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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Angiola Maria - Storia domestica - -Author: Giulio Carcano - -Release Date: March 09, 2021 [eBook #64766] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by the HathiTrust Digital Library) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA *** - - [Illustrazione: Angiola Maria] - - ANGIOLA MARIA - - STORIA DOMESTICA - - - DI - GIULIO CARCANO - - - TERZA EDIZIONE, COLL'AGGIUNTA INEDITA - DEL - MANOSCRITTO DEL VICECURATO - - - - MILANO - PER L'EDITORE PIETRO MANZONI LIBRAIO - MDCCCXLV. - - - - - TIP. GUGLIELMINI. - - - - -ANGIOLA MARIA - - - - -A CORINNA - - - O spirito gentile, - Che nel silenzio a visitarmi scendi; - E a un angelo simile - La più ascosa del cor favella intendi: - - Dimmi, qual luce è questa - Che splende alla deserta anima mia? - E qual memoria desta - L'amica del pensier malinconia? - - Luce è d'amor, che move - Dall'ignota virtù de la bellezza; - Malinconia, che piove - La segreta del pianto alma dolcezza! — - - In tempo lieto io vidi - La tua sembianza, e ancor mi sei presente; - E ancora mi sorridi, - E all'arcano tuo raggio arde la mente. - - La tua fronte serena - È quasi all'alma trasparente velo; - E l'occhio che balena - Par che dica alla terra: Io son del cielo! - - Diva solinga e pura, - Questi adunque ti sacro umili fiori; - Prole di zolla oscura, - Da te cercan la vita ed i colori. - - Li colsi sull'aurora, - Nè perduta avran forse ogni fragranza; - V'è una lagrima ancora: - È la lagrima pia della speranza! - -Marzo, 1839. - - - - -LIBRO PRIMO. - - 1. Con due ale sollevasi l'uomo da terra, cioè con la - semplicità e con la purità: semplicità dev'essere - nell'intenzione, purità nell'affezione. — Non è - creatura così piccola e vile che non rappresenti la - divina bontà. - - 2. Il cuor puro trapassa il cielo e l'inferno. - - _Tommaso da Kempis._ - - - - -PROLOGO. - - -Non è poesia senza verità e senza virtù. Se la Musa non veste il -semplice manto della Verità; se la Virtù non le insegna il suo casto -e tranquillo sorriso, le creazioni della poesia saranno indifferenti, -o vane; poichè l'arte non è solamente figlia dell'inspirazione, ma -anche della sapienza. Allora il poeta non avrà il suo più dolce premio, -quell'intimo assenso ch'è la risposta dell'anima; non troverà nessuno -che consacri a lui un pensiero, un affetto. — Il cuore poi ha sempre -bisogno d'amare; esso sente bensì e gusta quanto accarezzi la sua parte -di creta, ma intende e ama ciò che solleva la sua parte più bella, la -coscienza. - -Per chi studia il cuore e le sue migliori affezioni, che nutrono le -virtù semplici e domestiche, anche la vita della più umile creatura, -anche la storia segreta dell'anima più modesta, sono una lezione -sublime, quant'è il meditar sulla sorte dell'uomo grande e caduto, -sull'età delle nazioni, sui fatti terribili e sanguinosi degli uomini. - -E noi, deh! non vogliamo crederci e parer peggiori di quello che siamo: -le grandi virtù son rare, e per questo appunto son grandi; ma la virtù -modesta, la virtù docile e vera abita in mezzo di noi. E tu, sempre -che la cerchi, ad ogni passo puoi incontrarti in essa; e la ritrovi -ne' piccoli e ne' potenti; e più spesso forse nella casa che nel -palazzo, perchè, se non foss'altro, i più vivono nelle case, i pochi -ne' palazzi. — Ond'io penso, che una fedele pittura della vita onesta e -innocente sia studio più gentile e miglior pascolo dell'anima, che non -la trista notomía d'una società fattizia e malata, di che grandemente -si compiacquero molti; poichè, mentre questa non fa che serrarti il -cuore e stillarti nell'anima il dubbio, lo sconforto e l'egoismo, -quella invece nutre l'amore e procaccia l'esempio. - -L'innocenza poi ha in sè stessa un incanto di semplicità così vero, -una dolcezza di vita e di costume sì schietta, che l'anima più severa -e restia non può a meno di sentirne la bellezza, di donarle grazia, -amicizia, o se non altro, di dimostrarle rispetto. Egli è ciò che v'ha -in terra di più celeste! - -Ma anch'essa, questa virtù tutta sorriso e fiducia, è fuggitiva e -pellegrina nel mondo. Dapprima il cielo, il sole, la bella natura, -la contentezza dell'oggi e del dimani, tutto è per lei. Essa cerca -l'amore, senza invidia e senza sospetto; è felice, e ha bisogno che gli -altri sieno felici con essa. — È il fanciullo, il quale non conosce -che suo padre e sua madre, e ama chiunque folleggi con lui e gli -compiaccia; i suoi pensieri son lieti, come una fresca corona di rose -sulla sua testa infantile. - -Se non che, troppo presto il pianto domanda il suo diritto, e l'alba -della vita dura per poco. Dice un filosofo, che l'uomo è sì grande, -che la sua grandezza appare anche in ciò, ch'egli si conosce misero. -Così, quand'esso sente il peso de' suoi dolori, trova in sè medesimo -una forza novella: la speranza. Questa gli dona la consolazione -dell'amicizia, la dolcezza dell'amore; ed egli, incapace di sprezzar -sè medesimo, sente pur sempre d'esser capace del bene. Allora l'amore -solleva il cuore, consiglia la fede, suscita la volontà; e così tutti i -nostri giorni fossero come quelli in cui veramente amiamo! - -Ma il cammino della vita è difficile. Il potere degli avvenimenti, -dell'opinione, del costume crea nell'uomo, per dir così, una seconda -natura; e questa, il più delle volte, soggioga la prima. Onde i più -fortunati son coloro che, senza fallire la via, toccano alla meta, -e che hanno saviezza abbastanza per vivere in pace con sè stessi, o -coraggio abbastanza per soffrire. - -E anch'essa, la debole creatura che solo nacque per amare o per -piangere, anch'essa, che vide morirsi d'intorno i più bei fiori della -vita, conserva nel cuore un tesoro, la sua rassegnazione e la sua -fede. L'angustia del dubbio, il languore dell'abbandono logorano la sua -fragile esistenza; pure essa sostiene le prove della sventura, che son -lunghe e dolorose, perchè la sventura è fedele. Ella è sola quaggiù, -ma Dio è sopra di lei! E l'ultimo sacrifizio che fa un'anima innocente, -è il più bello, il più sublime testimonio della virtù abitatrice della -terra. — Così la storia d'una vita semplice e giusta può esprimersi in -tre parole: innocenza, amore e sacrifizio. - - - - -I. - -UNA DOMENICA. - - -Chi vede un'alba di primavera nella nostra bella Italia, in questo -cielo così quieto e trasparente della Lombardia, e non sente aprirsi -libero il cuore e l'anima sollevarsi leggiera e serena, come al -respirare un'aria che la nutre, ch'è la sua, non ebbe certamente, nè -avrà mai, quel senso divino, che Dante, con sublime verità, chiamava -intelletto d'amore. Questo sentimento così grande e puro non è gioia, -nè maraviglia; non è nemmeno un'estasi; è l'intimo affetto della -bellezza della natura, è vera poesia. - -Se tu hai contemplato qualche volta una di queste aurore, là sulle rive -beate del lago di Como, dimmi, non ti nacque nell'anima un pensiero -almeno, che la vita vi può esser più felice, gli anni più lenti e men -gravi, il cuore più giusto, più in pace? E non pregasti allora, che -Dio rendesse migliori i figli di questa dolce patria, dove si piacque -di crear così bella e benedetta la natura? — Se tu non facesti questo -voto, io lo feci per te! - - -Era una mattina piena d'incanto. — La primavera cominciava appena; -la limpidezza dell'aria e lo splendore del cielo, l'armonia della -vita e della natura, tutto era bellezza e mistero. È il bel tempo, -che il poeta sogna la gioventù del mondo, i giorni della creazione, -quando terra e cielo forse non avevano che un nome; è il bel tempo, -che rinnova que' miracoli della produzione, i quali all'uomo semplice -e saggio si manifestano nelle grandi provvidenze della materia e -della forza; che al ricco ozioso ristora la stanca complessione, e al -povero contadino fa la promessa d'una buona annata. Allora noi sentiam -più forte il bisogno d'amare i nostri fratelli, d'amar la terra dove -nascemmo, i luoghi dove il nostro cuore apprese tanti cari nomi, fece -tanti bei sogni nell'innocenza e nell'amore, e dove anche abbiam dovuto -gustare i primi dolori, e piangere la prima volta! - -O nostra patria! — Ecco il sole, che nella pienezza della sua luce -suscita l'allegrezza nel cielo, sparge la fecondità nelle campagne, -la tranquillità nella vita, e l'amore nell'anima di tutti! Ecco -interminate pianure, su cui l'occhio si perde; ecco laghi che ripetono -il sereno del cielo, e fiumi maestosi, e acque irrigatrici; ecco -campagne verdeggianti di gelsi, fiorenti di messi; colline liete d'una -perpetua ubertà; monti che un'assidua coltura rivestì di vigneti e di -pascoli, di casolari e di borgate! Qui la bellezza del cielo e della -terra, la frequenza degli uomini, la leggiadria delle donne... È la -terra de' nostri padri, dell'antica nostra religione, delle poche sante -memorie che ancora ci rimangono. Non si cerchi di più. Il giovine ha -bisogno della gloria, e della felicità, e ne vuole almeno la sembianza! - - -Quel giorno era una domenica. — Dalle sponde e per le costiere de' -monti che coronano le acque tranquille del lago di Como, s'udiva a -intervalli ripetersi per l'aria e confondersi, a cento distanze, quasi -in allegro accordo, uno scampanare di festa dai paesetti, de' quali è -seminata quella beata parte di terra. - -Il più bello di quella scena, la ridente prospettiva di tanti villaggi -che illuminati dal sole si specchiano nelle onde, quel misto di luce -e di colori, quelle indefinite temperanze di vapori e d'ombre, tutto -ciò sfida del pari il pennello del pittore e la magia della parola. Non -son altro che poveri casali sparsi qua e là, sul dosso d'una collina, -sulla costa d'un monte, o a fior dell'acqua; spicca solamente fra essi -qualche casa più alta dell'altre, dipinta di bianco e circondata da una -vite verdeggiante, o protetta dal bizzarro fogliame di qualche albero -antico. Eppure sono i luoghi che t'accontentan l'occhio e il cuore, e -che, veduti una volta, non sai più dimenticare. - -Al solo volger dello sguardo, su d'ogni punta che si prolunga -nell'acqua, vedi bei villaggi distendersi a lungo della sponda, l'uno -più dell'altro pittoresco e ameno, che sembrano sorti fuor del lago per -incantesimo: su di ciascuna riva, su di ciascun'erta, arrestano la tua -attenzione nobili e vasti palazzi degni di principi, a' quali ascendi -per un ampio ordine di scaglioni; villette solitarie ed eleganti, che -s'elevano al piede o sul fianco della montagna, ricinte di giardini -tutti in fiore, adorne di piante rare e strane, consolate d'ombre -perenni; più in su, la meschina casupola del montanaro e l'angusto -suo campicello; poi la costiera si fa più ripida; spesseggiano gli -arboscelli, e salendo ancora, non discerni che larghi strati bigiognoli -d'ardesia, erbe grame che ne tappezzano i fianchi, e il saltellare -d'acque montane. — Dall'una all'altra parte ti si presentano innanzi, -ad uno, a due, a tre, i paesetti, quale sopra una pendice boscosa, -quale sopra un ciglione tagliato a perpendìcolo, o in un seno di lago, -o a cavaliere d'una roccia nuda e sporgente; mucchi di case, che ti -sembran colà annidate per un giuoco dell'uomo: e se sollevi gli occhi -fino a' vertici più alti, vedi disegnarsi nell'azzurro del cielo i -contorni d'un'antica chiesa votiva, ch'è solitaria custode delle valli -sottoposte. - -Eccoti in faccia un bel promontorio, coronato d'alcuni gruppi di -pini, ove dal poggio fino alla scesa siede il più vago paese che ti -si dipinga alla veduta; scena pittoresca di case modeste e tranquille, -d'ombrosi vigneti e d'orti aprichi; pacifico asilo che seduce e invita -nel suo seno l'uomo stanco delle cose di quaggiù. E dietro a questo -superbo spettacolo d'acque, di piante e d'abitari, vedi altri monti; -e dietro a quelli, altre cime, le Alpi; poi tutto l'orizzonte lucido -e fiammeggiante, il sole che sparge una luce infinita, purissima -sull'inquieta superficie del lago, e regna nel mezzo del cielo in tutta -la solennità del suo splendore, come lo sguardo di Dio che si riposa -sulla terra per risvegliarla alla vita. — Oh! per dire una sì gran -maraviglia ci vuol ben altro che la mia povera penna. - - -La piccola chiesa gotica di **** era aperta; e si vedeva il buon -popolo della pieve entrarvi frettoloso e divoto, in fila, a gruppi, -a brigatelle, mentre che le campane replicavano ancora l'ultimo tocco -della messa della domenica. Per le viuzze oscure e chiuse dalle povere -abitazioni, per le callaie bistorte e fiancheggiate d'un muricciolo -di ciottoli, che sboccano nella piazzetta, da ogni casa, da ogni -porta del dintorno, si vedevan salire, calare, incontrarsi donne, -uomini e fanciulli: le madri si menavan dietro le figliuole, mentre -i garzoncelli, nel loro bell'abito delle feste, correvan saltellando, -come vispi capretti, sulla riva e pel greto; le fanciulle camminavano -leste leste e raccolte fra i piccoli crocchii, che i compari e i -giovani del paese andavan facendo qua e là sul sagrato della chiesa, -fino a che la campana tacesse. - -Era proprio una bella gente; faccie floride e vivaci, fronti contente, -aperte, su ciascuna delle quali avresti potuto legger la bontà del -montanaro, mista a non so che d'ardito e di sagace, ond'è noto fra -noi chi nacque sul lago; la bontà lombarda, e la toscana sottigliezza. -I giovani sfoggiavano i loro acuminati cappelli a larga tesa, ornati -d'un fibbiaglio d'acciajo, il farsetto nuovo di fustagno verde e le -ampie brache di grosso velluto nero; nè più si contava fra essi che -qualche vecchio fedele ancora al giubbone, all'alta cintura di cuoio -e a' calzeroni di lana avvoltati sopra il ginocchio, in quella foggia -che suol chiamarsi anche da noi _barulè_. Le fanciulle invece portavano -addoppiato sulla testa un fazzoletto di vivaci colori, che copriva -quella bella corona di spadine d'argento, onde le contadine lombarde -hanno trapunte le trecce; andavano, quasi tutte del pari, vestite d'una -semplice sottana di tela turchina, e di certi busti o giubberelli di -seta o di rascia, rossi o cilestri, allacciati allo sparato delle -maniche e del petto da molti galanetti di fettuccie, ch'erano una -grazia. E mentre passavano, alcuna di quelle belle montanine lasciava -indietro una rapida occhiata furtiva sui gruppi de' giovinotti del -paese, forse cercando il suo innamorato; e qualch'altra si stringeva -alla compagna, per nascondersi a uno sguardo audace che la cercava; -ma la compagna volgeva il capo, e la tradiva con risa mal represse. -A ciascuna giovinetta che di là s'avviasse, bisogna pur dirlo, que' -garzoni arditi lanciavano di soppiatto una parolina, un motto, un -sogghigno; e certo ch'eran da compatire, chè in piccolo paese si -conoscono tutti, come fossero una famiglia. Ma quando videro di lontano -venire alla volta della chiesa due donne vestite di nero, essi tacquero -subito; e, con certo rispetto, si tirarono in disparte. - -Quelle due donne erano madre e figlia; una, curva della persona, -portava sul volto magro e già rugoso, sebbene non apparisse molto -vecchia, i segni del dolore che accorcia l'età; l'altra era giovinetta -e fresca, ma così pallida e bianca, che nessuno, in quell'abito oscuro, -e sotto quello zendado nero, l'avrebbe detta una contadina. Era il suo -viso di gracile contorno e d'un ovale perfetto; gli occhi, che parevano -ancora rossi del piangere, teneva chini a terra; e le mani, congiunte -sopra il seno con un fare onesto e rassegnato, raccoglievano lo zendado -d'intorno al sottile suo busto. Essa non era grande della persona, -ma snella e graziosa del portamento; e più di tutto i suoi piccoli -piedi, che spiccavano sotto le pieghe della nera sottana, rapivano gli -occhi. In somma, v'era in lei qualche cosa di gentile e di raro, che al -primo vederla non avresti pensato mai la fosse nata da povere genti, -in un oscuro villaggio; chè invece pareva, sì dilicata e contegnosa -ch'ell'era, allevata nel seno di ben più eletta condizione. Eppure -era un fiore bello e modesto di quell'ignoto terreno, cresciuto in -quell'aria libera e viva. - -Già tutti erano entrati nella piccola chiesa; dove, in silenzio e con -una quiete consueta, si dividevano, gli uomini a parte destra, le donne -a sinistra, savio costume antico che ancor dura nelle nostre campagne. -Al cominciar della messa, s'inginocchiavano tutti al punto stesso, -come i figliuoli che aspettano la benedizione del loro padre. E in quel -giorno, era un loro fratello, un giovin prete del paese, che, in vece -del vecchio curato, offriva per essi al Signore il divino Sacrifizio. - -La sua voce era chiara, solenne, ma commossa: le semplici parole -del messale, cantate da lui con severa cadenza, avevano un non so -che di tremolo e malinconico. Tutti que' contadini, in un sincero -raccoglimento, parevano ascoltare con più divota attenzione quelle -ripetute orazioni, ch'essi non intendevano, ma che accompagnavano -nella fede e nella giustizia de' loro cuori. Ma quando il prete si -rivolgeva dalla mensa dell'altare per dire: _Pregate, o fratelli!_ -— o per ripetere quelle sante parole: _Il Signore sia con voi!_ essi -guardavansi l'un l'altro in atto di compassione; poichè s'erano accorti -ch'egli aveva pianto, e che nel presentare al Signore i voti de' suoi -fratelli aveva pur domandato per sè consolazione e pace. - -Ma v'erano nella chiesa due donne che intendevano la pienezza di quel -dolore, perchè ne portavano anch'esse una gran parte; erano quelle -stesse, vestite a bruno, alle quali, mentre passavano poco prima, i -buoni contadini avevan dimostrato certa onoranza e rispetto. Oh nessuno -colà, in quel giorno, pregava con tanto fervore, con tanta pietà, come -quelle due donne! - -Quand'ebbe finita la messa e benedetto il piccol popolo, il giovine -sacerdote si rivolse, e con voce piana e tranquilla disse dall'altare -una di quelle parabole evangeliche, piene di semplicità affettuosa, di -santa benevolenza, che scendon nell'intimo de' cuori con la soavità del -virtuoso consiglio e nella divina schiettezza della verità. - -Le sue parole non eran cercate, nè mandate a memoria: egli parlava -semplicemente, parlava il linguaggio dell'anima religiosa; e un cuore -pieno di fede e di speranza era sulle sue labbra. La grandezza di -quella dottrina, che con l'unico precetto d'una vita divina quaggiù, -spiegata a esempio delle virtù umane, ha rinnovato la faccia della -terra, rivelavasi nell'umile verità delle sue parole; e la santità di -quella morale che consola e che persuade, adatta alla severa ragione -del saggio, come a' naturali intelletti di que' contadini, inspirava -ne' loro cuori la contentezza della pace e della fratellanza — perchè -egli parlava loro d'una giustizia incolpabile e del terrore de' -cattivi in mezzo al trionfo, delle afflizioni di questa terra e del -contraccambio preparato lassù, di carità e di preghiere, di perdono e -di rassegnazione. - -Intanto un giovin signore era entrato nella chiesa; e messosi in un -canto, senza che molti s'addassero della sua presenza, si rimase con -attenta maraviglia, per seguir le parole che il prete allora proferiva -con accento più rapido e commosso, e ch'eran queste: - -— O miei fratelli, io lo domando a voi, e fra voi, a ciascun di coloro -a' quali il Signore ha già mandato le sue prove, se non sia vero -che nel tempo della disgrazia noi ci ricordiam della religione, noi -sentiamo il bisogno di credere in essa, e confessiamo ch'è la verità! -Allora corriamo a inginocchiarci all'altare, e domandiam di poter -pregare e di piangere; poichè gli uomini non risposero alle nostre -parole di dolore, e il nostro cuore non trovò pace nelle speranze -terrene. Ah sì! non c'è umana superbia, la quale non cada dopo un'ora -di miseria. — Oh! lasciate che sia disprezzato colui che mette la sua -ragione nel cielo, e la sua fede nel Signore! Egli sa la verità più -del filosofo che tentenna nell'oscurità del dubbio, e più del grande -che ride e si dimentica. I'ho conosciuto, o miei fratelli, questi -uomini che si chiamano i sapienti, e quelli che voi credete felici e -potenti come i maghi, perchè son ricchi e hanno un gran nome: io le -ho vedute queste grandi felicità, che i piccoli invidiano senza nè -manco indovinarle — deh! che valgon mai, con le loro eterne menzogne, -co' piaceri pagati a peso d'oro, e più di tutto con quella nausea di -sazietà che le accompagna! — Sì! lo credete! nessun uomo quaggiù ha il -diritto d'esser più felice del suo fratello! — Tutti posson esserlo del -pari, perocchè lo stesso Libro è aperto a tutti, e la felicità è nella -_verità_, e la contentezza nella _giustizia_. Gli è meglio patire, come -il povero, come voi; e benedir al Signore, quando vi concede il vostro -pane quotidiano, quando manda un lungo sonno di riposo sulle vostre -coltri non invidiate, che non vivere schiavo delle usurpazioni, de' -pregiudizii di quel mondo che non conoscete, e veder tutti i giorni -il disinganno faccia a faccia, e crescere il proprio bene a scapito di -quello degli altri. Il Signore ha vissuto nel tempo, è venuto fra noi, -e ha voluto esser l'ultimo degli uomini: nessuno maledica dunque al -Signore nella povertà e nella disgrazia!.. Egli v'ha dato l'allegrezza -del cielo, l'aspetto d'una natura sorridente e feconda: Egli ha tolto a -voi e a tutti i vostri fratelli che vivono in questa parte di terra, un -nome potente, temuto una volta, e adesso dimenticato, inutile!.. Ma il -Signore ha detto: Siate sempre fratelli, amatevi sempre! E io vi ripeto -nel nome di lui: Ricordatevi che il Signore ha in mano il passato e -l'avvenire, ch'egli suscita dal peccato la rigenerazione, dalla morte -l'eternità! Educate nella rettitudine e nell'amore i vostri figliuoli, -perchè essi vi consoleranno, e piangeranno quando voi sarete morti, -e terranno sempre nel loro cuore la vostra memoria. — Oh! io non ho -mai parlato a voi con tanta effusione di cuore come in questo giorno, -nel quale invano gli occhi miei van cercando una cara testa canuta -in mezzo di voi, la testa del padre mio, che con tanta gioia avrei -veduto levarsi intenta alle mie povere parole, sotto le vôlte di questa -chiesa. — Sia pace all'anima di quell'onesto vecchio! Oh ditelo voi -pure con me, e perdonatemi, se domando la vostra preghiera anche per -un dolore ch'è tutto mio.... La vostra preghiera, o fratelli, è per un -giusto! — - -Il prete s'interruppe a queste parole, e un singhiozzo mal represso, -e un pianto a gran pena trattenuto, s'udirono scoppiare in un angolo -della chiesetta. Erano le due donne vestite di nero, le quali avevan -cercato in vano di soffocare un affanno recente, al ricordarsi -dell'uomo di cui parlavano le malinconiche parole del prete. - -Il giovin signore volse uno sguardo a quella parte, e si -sentì commosso, poichè indovinò il segreto d'una sventura così -involontariamente confessata, di un dolore così sincero. Egli guardò -ancora, e vide sotto il velo bruno, ond'era ricoperta la giovinetta, -l'eloquente pallidezza d'una fronte verginale e addolorata, ch'era -stata dinanzi rosea di freschezza e sorridente; vide due occhi neri che -piangevano tacitamente, un volto bianco e soave che s'inchinava, che -gli ricordava uno di que' volti d'angiolo dipinti da Raffaello. - -Anche il prete fermò, quasi non volendo, gli occhi a quel lato, ma -subito ne li distolse: le due donne erano sua madre e sua sorella. — -Egli continuava: - -— La vita è breve, l'affanno è passeggiero anch'esso; ma verrà tempo -che tutti i dolori saranno consolati. Non invidiate a coloro che stanno -in alto, e non desiderate che venga il giorno di poterli calpestare -e disprezzare voi pure, com'essi forse fanno adesso con voi; perchè -il Signore ha benedetto l'uomo che patisce, e beato è colui che muore -con maggior carico d'amore e di dolore!... Pregate, o miei fratelli, -pregate per voi, per i vostri figliuoli, per i vostri poveri morti!... -E quando, la sera, ve ne state raccolti in devoti crocchietti dinanzi -alle vostre porte, dicendo in comune le vostre preghiere, o insegnando -a ripetere a' vostri fanciulli il paternostro, non vi sconfortate se i -cattivi passano e ridono. Essi non conoscono il tesoro d'una tranquilla -coscienza, nè la contentezza delle anime semplici e credenti. E così -io parlo a voi, perchè il profeta del Signore ha detto — e qui il prete -levava la fronte con un ardor solenne, e il suo aspetto era acceso d'un -sacro entusiasmo: — Lo spirito di Dio è sopra di me, perchè Dio m'ha -consacrato, e mi mandò a portar la sua parola a' mansueti di cuore, a -medicare gli addolorati, a prometter l'indulgenza a' prigioni, e la -libertà a quelli che stanno rinchiusi. Egli mi mandò a predicare il -tempo della misericordia e il giorno della vendetta, a consolar tutti -quelli che piangono, a dar loro la corona per la cenere, il balsamo -della gioia per il lutto, il manto della lode per le sofferte angustie. -E costoro saranno chiamati i forti della giustizia, la radice della -gloria del Signore. Perchè, come la terra produce i suoi frutti, e -come l'orto gérmina la sua semente, così il Signore farà sorgere la -giustizia e la santità in faccia a tutte le genti. — - -Il sacerdote benedisse il popolo, e scese dall'altare. E il giovine -se n'andò, maravigliato di questa semplice eloquenza, che a lui parve -sublime; se n'andò meditando a quella scena di dolore sì schietto e -religioso, della quale l'aveva fatto testimonio il caso. Pensava alle -due donne, al prete, a quella gente commossa, all'umile chiesa; nè -ricordavasi d'aver provato mai un senso così mestamente pietoso, come -quello che toccava allora il suo cuore. - - - - -II. - -SUL TERRAZZO. - - -Una villa, che ancora si vede, a breve distanza di ****, sorgere sulla -riva destra del lago, fabbricata nello stile malinconico e severo -dell'architettura del secolo passato, ha un bel terrazzo, che su d'una -roccia stagliata stendesi alquanto nell'acqua, e lascia allo sguardo -abbracciare la pittoresca veduta di quelle cinque miglia di lago, -chiuse tra Como e la punta di Torno. Su quel terrazzo, che è come il -prolungamento d'un'ala della casa, andavano e venivano, nella stessa -mattina, alcuni servi per apparecchiar la consueta colezione de' loro -padroni, una colezione all'inglese. - -E di fatto, una famiglia inglese aveva preso a pigione la villa per -tutta la state di quell'anno. Era un vecchio signore venuto co' suoi -figliuoli a cercare, sotto il ridente nostro cielo lombardo, alcuni -mesi di salutar riposo dalle fatiche dell'aristocrazia. Avevano -lasciato per la prima volta il cielo nebbioso di Londra e lo splendido -tumulto della vita politica e cittadina; chè un viaggio sul continente -è, per l'inglese, medicina d'ogni rovescio; per l'inglese che, in casa -sua, tesse tranquillamente la politica delle cinque parti del mondo; e -fuori, sen va a centellare con egual costanza il suo tè sui ghiacci del -gran San Bernardo, e all'ombra delle Piramidi. - - -— Vieni, Elisa! diceva una bionda giovinetta, correndo fuori colla più -graziosa sveltezza su quel terrazzo. Vieni, dunque! chè le dieci ore -sono testè sonate al villaggio, e il mio buon appetito me ne avverte. -Nostro padre verrà subito anch'esso. - -— Eccomi, cara! le rispondeva uscendo Elisa, la sorella di Vittorina. -Che bel giorno! che bel cielo! io aveva letto e sentito dir tante cose -dell'Italia, ma non pensavo che fosse sì bella! - -— Bada prima, o sorella, a servire il tè! e poi, farai le tue -contemplazioni alla buon'ora. Pensa a noi, te ne prego, o fantastica -creatura. Vedi mo! quest'aria, che in te risveglia la poesia, in me -stuzzica l'appetito! - -Ma l'Elisa, ch'era la sorella maggiore, una giovinetta pallida, -malinconica e bella come la Malvina d'Ossian, non dava pensiero alla -premura di Vittorina. Ella s'era abbandonata mollemente sul poggiuolo -del terrazzo, e distratta guardava l'acqua del lago, che rompevasi con -monotono gorgoglío al piede del sasso: e diceva sotto voce, parlando -con sè stessa: — O mia povera madre! se tu pure fossi qui con noi! Io -t'ho conosciuta appena: ero sì piccina ancora, quando n'abbandonasti -per andare in paradiso!... Ma pure mi ricordo di te, mi ricordo de' -tuoi baci, delle tue carezze.... Tu eri malinconica! Oh se tu fossi -qui con noi, io non piangerei, ma così!... — E sollevava la faccia al -sereno del cielo. - -Venne in quella sul terrazzo un vecchio signore, d'alta statura, di -contegno serio e severo. Egli salutò d'un cenno della mano le due -giovinette, poi si mise a sedere. Vittorina gli corse al fianco, e -lo baciò in fronte, con una tenerezza infantile, dicendogli: — Buon -giorno, padre mio! come state? - -— Bene. - -— Volete ch'io serva il tè? Io farei subito colezione ben volentieri! -Ma non siate così brusco: l'aria di questo paese non vi rallegra? - -— Sì, quel che vuoi, cara. Ma l'Elisa che fa? - -— Eccomi, padre mio! perdonate, io era distratta ne' miei pensieri. - -Nel mentre le due sorelle apprestavano il tè, lord Guglielmo Leslie se -ne stava taciturno, corrucciato in viso, e le gomita appoggiate alla -tavola in atto d'interno dispetto; le due giovinette si sogguardavano -tacitamente a ora a ora. Ma la fronte di Vittorina era serena e gaia, -e sulla sua bocca scherzava sempre un ingenuo sorriso; Elisa invece -levava gli occhi azzurri e intenti, e pareva voler leggere nella cupa -meditazione del padre, perchè sentiva il bisogno di dividere il suo -dolore e di confortarlo. - -Quella era dunque una mattina assai mesta, in faccia a un cielo -incantevole, nel giorno più bello della primavera. - -Dopo un lungo silenzio, e poi ch'ebbero finita la colezione, Elisa si -rivolgeva a suo padre, e vincendo una certa titubanza, dicevagli con -tutta soavità: — Perdonategli, padre mio, perdonate al nostro buon -Arnoldo! Ditemi che non è vero che voi non l'amiate più!.. dunque, se -l'amate ancora... - -— Chi mi parla di colui?... rispose con piglio severo il lord. - -— È la vostra Elisa, padre mio, la vostra Elisa a cui pur volete tanto -bene... Ma voi ne volete anche ad Arnoldo, e nel vostro cuore gli -perdonate, non è vero? - -— Finitela, riprese il padre suo, finitela! Guai a chi mi parla di -riconciliazione con quell'uomo indegno!... È troppo! — E battè con -tal impeto di rabbia il pugno sulla tavola, che la povera Elisa si -levò sbigottita; e Vittorina, che già stava per aggiunger la sua alla -preghiera della sorella, balzò indietro, e mise un grido di spavento. - -Il vecchio lord, mormorando ancora — È troppo! — aggrottava le ciglia: -poi, alzatosi dispettosamente, volgeva le spalle alle figliuole, e -rientrato in casa, chiudevasi dietro le imposte. Elisa e Vittorina -rimasero guardandosi l'una l'altra, e senza osar seguirlo cogli occhi, -nè dir parola. - - -Lord Guglielmo Leslie discendeva da una famiglia antica e chiara. I -Leslie avevano avuta non l'ultima parte nelle vicende politiche del -loro paese; e quantunque fossero scaduti da quell'antico splendore -di potenza famigliare che i secoli e le ricchezze avevano sancita, -nondimeno serbavan tuttavia gli avanzi d'un orgoglio aristocratico, -e di quella superbia, direi quasi dinastica, che i severi Inglesi, -più che tutti gli altri, seppero conservare in mezzo a tutte le loro -cittadine libertà e a' loro civili procedimenti. Non c'è popolo, che -al pari degl'Inglesi sia così ostinato e sdegnoso mantenitore de' -privilegi e delle franchigie che i nobili vantano sui cittadini, e -che nel mentre combatte in pace e in guerra per la causa della libertà -delle nazioni, conservi con tanta gelosia i suoi privilegi e diritti; -i quali almeno non sono, colà come altrove, una boria ridicola, poichè -posano saldi sopra una base di fatto, come il cammino degli avvenimenti -e le vicende del poter civile ve li hanno essenzialmente stabiliti. - -I Leslie di Falconbridge tenevano ancora alcuni vasti poderi in una -delle più colte contrade del mezzodì d'Inghilterra. Al principiar del -nostro secolo, non eran rimasti di quella famiglia che due fratelli, -lord Giorgio e sir Guglielmo. Il primo, dopo che sostenne una grave -magistratura dello Stato, andò a ritirarsi nelle sue terre, in seguito -d'una mutazione del ministero; e il re aveva premiato le sue fatiche e -il suo prudente ritirarsi a tempo col titolo di barone. Ma lord Giorgio -non aveva figliuoli, e la sua recente dignità doveva passar nella -linea cadetta. Sir Guglielmo dunque tenne aperti gli occhi sull'andar -delle cose; accarezzò sempre le opinioni del fratel suo, e aspettò -il giorno che gli avrebbe dato nuovi diritti e nuovi doveri. Nella -futura grandezza dell'unico suo figliuolo Arnoldo, egli concentrava -tutta la sua stessa potenza e quella del nome della sua famiglia, del -quale era così geloso veneratore. Altero per costume e per educazione, -tenace, fino allo scrupolo, della sua antica nobiltà e delle domestiche -abitudini alle quali era stato ligio per tant'anni, dal tempo che -viveva nell'antico castello di suo padre, là nell'Hampshire, sir -Guglielmo pareva dispettoso d'invecchiare, senza vedere che le sue -speranze s'avverassero mai. Non dirò ch'egli avesse desiderata la -morte di suo fratello lord Giorgio, per venire in possessione delle -sue grandi tenute e per andarne esso pure a sedersi nel parlamento; ma -stava ad aspettarla, perchè Giorgio era d'alcuni anni più vecchio di -lui, e di salute logora e fiacca. - -A quarant'anni, sir Guglielmo s'era ammogliato con Arabella Randale, -che l'aveva fatto padre d'Arnoldo e di quelle due care giovinette, -Elisa e Vittorina. - -La povera Arabella non era stata felice! Sacrificata, come pur troppo -avvien di sovente anche fra noi, all'orgoglio e all'interesse, era -stata gettata, qual vittima, nelle braccia d'un uomo ch'ella non amava, -e che le tolse il suo per darle un nome, che non le fece palpitare -soavemente il cuore, se non quando divenne il nome de' suoi figli. -Ma l'anima sua era pia, la sua volontà docile e rassegnata. Tutta la -vita di lei, che non fu lunga, era stata uno studio costante e secreto -d'amar l'uomo ch'erale toccato a compagno, di cercare le più sane e -oneste idee della mente di quest'uomo, le sue virtù sebben piccole, -e le affezioni del suo cuore, per rispettarlo e amarlo in quelle. -Ma sir Guglielmo era uno di coloro a' quali la natura sembra aver -rifiutato il dovere amoroso di marito e di padre. Agitato da continui -pensieri di fumo e d'ambizione, travagliato da mala vicenda nella sua -domestica economia, egli era quasi sempre meditabondo, accigliato, -dispettoso: fosse il cielo torbido o sereno, si raccontasse di fortune -o di miserie, si spargesse la gioia o il dolore nella famiglia o ne' -circoli, sempre la stessa nube era sulla sua fronte, lo stesso amaro -sorriso sulle sue labbra. Non mai egli sovvenne la disgraziata sua -donna di quelle consolazioni che cancellano tante memorie penose, nè -mai le fu largo di quelle sollecite cure che medicano anche le più -triste piaghe della vita. Arabella aveva vent'anni quando fu maritata -a sir Guglielmo; a trentadue ella moriva, moriva portando seco tutto -il cordoglio della sua vita sconosciuta e negletta. Aveva compiuto il -sacrifizio di tutto ciò che v'ha di più sacro, la fede e l'amore; e -non lasciava in terra che un pensiero di rammarico e un ultimo ardente -desiderio: il pensiero de' suoi tre figliuoli, i quali, così giovani -ancora, restavano senza di lei: il desiderio ch'essi almeno, più di -lei, fossero felici. - -Dopo la morte di sua moglie, sir Guglielmo si mise dentro, assai più -che prima non avesse fatto, nelle pubbliche cose. Egli si dimostrò -allora uno de' più caldi sostenitori del partito _tory_, come già era -sempre stato; e adoperò nome, fatiche e promesse al trionfo della sua -parte. Sebbene non fosse quel che si chiama uom di Stato, e i più lo -tenessero in conto di persona di comune levatura, nondimeno aveva -quella prudenza politica che insegna di non arrischiar mai troppo, -e quell'accorgimento che consiglia i mediocri ad appoggiarsi a' -potenti senza farseli necessari, e a giovarsi a tempo di loro, facendo -sembiante d'ajutarli. - -Mandò, com'è quasi legge pe' ricchi inglesi, il suo Arnoldo a viaggiar -sul continente; affinchè poi, tornato in patria, si ponesse fra i -candidati delle elezioni, per cominciare la sua via politica nel -parlamento. Egl'intanto menò splendida vita in Londra, fece illustri -amicizie, e molto profuse della sua ricchezza. - -Alla fine, lord Giorgio era morto nel suo feudal castello -dell'Hampshire; e per accontentare la lunga aspettativa e la boria -gentilesca del fratel suo, l'aveva chiamato unico e universale suo -erede. Sir Guglielmo, divenuto così lord Leslie, vedeva avverarsi -una dopo l'altra le sue speranze già da lungo tempo mature. Richiamò -allora dal continente suo figlio Arnoldo, impaziente d'aprirgli un -avvenire più sicuro e splendido; di preparargli una condizione, che non -solamente gli procacciasse rispetto, ma facesse rumore e invidia. - -Arnoldo abbandonava a malincuore, e colla speranza di rivederle, -le bellissime spiaggie di Mergellina, di Baja e di Pozzuoli, ove -trovavasi allora; abbandonava la delizia di quel mare e di quel cielo -veramente italiani, per ritornarsene, ignaro della domestica fortuna -che l'aspettava, nel seno della superba Londra. Qui vide suo padre -acceso più che mai di volontà d'onori e di ricchezze, attorniato di -favoreggiatori e di nuovi amici; i quali vivevano tutti del suo credito -e de' suoi conviti, e vendevansi a gara alla sua potenza. - -Il giovine amava le solenni memorie domestiche, e l'antica grandezza -della sua famiglia così severa, veneranda e tranquilla, di cui il -pensiero de' suoi prim'anni gli risvegliava la poetica ricordanza. Ma -allora il suo cuore non era più il cuor del fanciullo; Arnoldo non era -più quel di prima. Educato dall'esperienza de' viaggi, dallo spettacolo -di tanti e variati costumi, dagli avvenimenti che dovunque parevano -incalzarlo, dagli stessi suoi pensieri che si maturavano a una volontà -più tenace e a più costanti proponimenti, il giovine si persuadeva che -il tumulto della vita civile non era per l'uomo che sortì da natura -affetti generosi ma tranquilli, non era per lui. - -Egli era entrato nell'onesta casa del cittadino di Parigi, e nella -soffitta del povero operaio di Lione; stanco dalla lunga via sotto -gli ardori del sole d'estate, s'era riposato all'ombra d'una vecchia -quercia spagnuola, in mezzo a una banda di _guerrilleros_, che -dormivano d'intorno a lui sicuri e spensierati, sul nudo terreno, co' -fidi loro moschetti a lato; aveva durato molte notti sotto il tetto -d'un casolare svizzero, in cima delle Alpi, alla vista delle eterne -ghiacciaie, e del paese povero e libero; s'era adagiato nella barca -del gondoliere veneziano, e aveva vogato nel navicello del pescatore -di Napoli. Allora egli aveva sentito forte più che mai nel cuore la -voce misteriosa della verità e della bellezza, che spiegano allo -sguardo sempre e da per tutto una poesia potente e divina, nello -spettacolo della natura e nelle vicissitudini del cielo e del mare, -nella religione della povertà e nell'entusiasmo degli umani sacrifizi; -allora aveva meditato a sè stesso, e aveva conosciuto che ben poca cosa -diventano, in faccia d'una provvidenza così grande, le glorie storiche -e l'orgoglio d'una famiglia che conta i nomi degli avi e de' redati -poderi, nè si giova delle larghe fortune, che per far nuova grandezza e -per ambizioni maggiori. - -Il cuore d'Arnoldo era buono e mite; generoso, com'è il giovine a -vent'anni, ardente di trovar nella vita la bellezza e l'amore, come -il poeta nelle sue prime inspirazioni, egli avrebbe fatto rinuncia -del suo avvenire e forse della sua stessa fortuna, preparata con sì -lunga solerzia, per una vita oscura e modesta, ma consolata dalla -benevolenza, dall'amore, dalla semplice e tranquilla amicizia. L'arte -della vita per lui altro non era ancora che il bel sogno della virtù. - -Una sera, lord Leslie, all'uscir della Camera de' Pari, chiamò con gran -mistero il figlio nel suo gabinetto. E con insolita amorevolezza, e con -la fronte serena, egli ch'era sempre accigliato e di scarse parole, -s'aperse con Arnoldo, gli disse d'avere spesa tutta la sua vita per -lui; gli ragionò della grandezza della sua casa, dell'onoranza degli -avi; e conchiuse col proporgli un illustre accasamento, che doveva -ristorar la sua ricchezza, crescere il favore del suo nome, e a lui -medesimo aprire la luminosa via degli onori. In sulle prime, il giovine -ristette mutolo e scontento; ma poi non potè rifiutare a suo padre di -conoscere almeno la damigella che doveva essergli promessa sposa: e -la cosa stette intanto segreta. La vide dunque, e la conobbe; essa era -bella, orgogliosa e leggiera; era fatta per i piccoli trionfi del gran -mondo, non per viver nel cuore d'un uomo. Arnoldo sentì subito che non -avrebbe potuto amarla mai; vide che, insieme alla fanciulla, gli era -necessario sposare anche la causa de' parenti di lei, gli parve quasi -d'esser venduto; e a questo repugnava. Aperse allora la sua risoluzione -al padre, che impaziente aspettava, e lo scongiurò di comandargli -qualunque sacrifizio, fuorchè quello del suo cuore. - -Levò la testa il lord in atto di maraviglia, impallidì a quella -negativa improvvisa; e congedò, senza dir nulla, ma in superbo atto, -il ribelle figliuolo. Lord Leslie aveva già impegnata la sua parola a' -genitori della fanciulla; e quello strano rifiuto d'Arnoldo rovesciava -tutto l'edificio delle sue speranze. Poichè invano ebbe intromessi i -consigli d'alcuni autorevoli parenti per vincere l'ostinata ripulsa -del figliuolo, risolvè di lasciar l'Inghilterra, e se ne venne con -rapido viaggio in Italia, insieme con Elisa e Vittorina. Arnoldo, -ignaro affatto di quella subitanea partenza, e dolente dell'ingiusto -sdegno del padre, ascoltò il buon pensiero di seguitarlo, per tornar -più presto che potesse in pace con lui. Partì non molto dipoi, e lo -raggiunse, ch'egli era di fresco arrivato. - -Io non dirò come il padre e il figlio s'incontrassero sul terrazzo -della villa di ****, nè dirò le lagrime e le preghiere delle due -giovinette, che tentarono invano di mitigare la cupa collera di -quell'uomo sdegnato. - -— Io sono figliuol vostro, diceva Arnoldo supplichevole, e voglio -starmi con voi! Se voi non mi perdonate ancora, aspetterò che il tempo -e la conoscenza delle mie virtuose intenzioni mi tornino alla grazia -vostra. Sì, avrò pazienza, finchè voi non pronunziate sul mio capo la -maledizione!... - -Lord Leslie pareva commosso; ma non cedette, nè rispose che questo: — -Andatevene, sconsigliato! Io non vi rivedrò finchè non abbiate fatto -miglior senno. — E ogni ragione fu inutile. - -Ma Arnoldo non rinunciò alla sua virtuosa speranza. Prese a pigione una -piccola casa, che non era a più d'un miglio di quella villa; abbastanza -contento, se gli avvenisse d'incontrar le sue buone sorelle o sul lago, -o sui sentieri della montagna. Con esse, egli ingannava molte ore, -ragionando di tante care cose, di tante memorie che portava nel cuore. - - -La storia di codesta vicenda famigliare potrà, cred'io, spiegare -la sdegnosa tristezza del lord, e l'amorevole preghiera delle due -fanciulle, in quella mattina. - - - - -III. - -A DIPORTO SUL LAGO. - - -Le due sorelle eran restate per alcun tempo sul terrazzo, dopo che -il padre loro s'era ritirato. Mortificate e timide, come chi sente -ripetersi la negativa di cosa già prima domandata nè ottenuta mai, esse -guardavansi e tacevano. I loro pensieri eran diversi, ma i loro cuori -eran del paro sbigottiti per quell'ostinato dispetto; nè sapevan come -mai un padre potesse, quantunque offeso, non aprire per il primo le -braccia a un figlio che prega. Avventurate! elleno si ricordano ancora -della madre loro, e di quell'amore con cui le accarezzò fanciullette; -elle non sanno di che sia capace un antico orgoglio, quand'è caduto da -un'alta speranza. - -Elisa fu la prima che, avvicinandosi a sua sorella e abbracciandola con -gran dolcezza d'affetto, le propose di scendere nella piccola barca, -e di andarsene così sole a diporto lungo le rive del lago, che lucido -e trasparente, al par del cielo, pareva le invitasse: quella buona -fanciulla sperava che forse le sarebbe accaduto di vedere di lontano il -suo Arnoldo, o di mandargli un saluto; e questa fiducia la consolava -dell'amarezza che il rimprovero paterno le aveva gettato nel cuore. — -Eran due giorni, ch'essa non incontravasi col fratello, e il segreto -timore ch'egli potesse abbandonar que' luoghi, e toglierle la cara -speranza, che pur nutriva, di riconciliarlo col padre, le angustiava i -pensieri. - -Alla proposta della sorella, la leggiera nuvola di mestizia, che aveva -offuscato la placida fronte di Vittorina, si dileguò; e la sua bocca -s'aperse al sorriso e alla risposta d'un lieto consenso. - -Discesero inosservate, attraversarono l'ombreggiato viale del giardino, -e calarono fino alla dàrsena; la quale aprivasi, come una grotta -silenziosa, appiedi del terrazzo. Qui Vittorina, con un grido di -gioia, balzò in una delle due barchette assicurate a grossi anelli -di ferro; distaccò ella stessa colle sue piccole mani la catena che -la legava al masso, e distese la destra, per prender quella d'Elisa; -la quale, con maggior ritrosia, arrischiando un passo dall'ultimo -scalino della sponda che le acque lambivano, la seguiva nella barca. -Allora Vittorina, dato di piglio all'un de' remi, l'appuntò con agile -movimento contro la muraglia, e sospinse la barchetta fuor della -darsena, sì bene come l'avrebbe fatto un robusto navicellaio. - -E quando furono un po' al largo, affidò l'altro remo a Elisa, dicendole: - -— Via, sorella, aiutami almeno, se vuoi che andiamo innanzi. Già tu -se' una cattiva barcaiuola, lo so! ma ti farò io da maestra. Dunque... -guarda! — Non così! Tien saldo quel remo — allunga la destra — allenta -adesso! — così! Non lo levar tant'alto, e fa che il remo si tuffi -senza strepito, e senza mandar quegli sprazzi d'acqua... così! bene! -Tien dietro a me, d'accordo, se no, vedi! la barca tentenna come una -tròttola. Aspetta — adesso!... — E la giovinetta rideva di cuore. - -La barca leggera andava scorrendo lungo la costiera, sotto l'ombra -oscura che gli annosi macchioni e i massi scheggiati, coperti -d'eriche e di musco, gettavano sulle onde. E le due soavi figure delle -giovinette rematrici si disegnavan leggiadramente sul fondo della verde -parete della riva; la quale pareva via via fuggisse, a mano a mano -che il battello col suo continuo ondeggiamento si dilungava nel lago, -quieto e scintillante come lo zaffiro. - -Esse erano tutt'e due vestite d'un semplice abito bianco, e cinte d'un -nero grembiule di seta, a foggia di guarnelletto; entrambe portavano -una ciarpetta di velo color di rosa, ripiegata d'intorno la persona, e -allacciata dietro con un nodo vezzoso; e, seguendo la vicenda de' remi, -s'alzavano e s'abbassavano insieme le giovenili loro teste, ch'eran -coperte d'un leggiadro cappello di paglia annodato di sotto il mento; -ma i bianchi veletti de' loro cappelli svolazzavano all'indietro, -scherzosamente agitati dalla fresca brezzolina, che spirava lungo i -dossi e i pendii delle montagne del lago; perchè da quella parte non -era disceso ancora il raggio del sole già alto. - -Allorchè d'un buon tratto di lago si furono allontanate dalla villa, -le due sorelle allentarono i remi, lasciando andar la barchetta al -capriccio dell'onde; ma le onde erano sì tranquille, e parevan cullare -il legno con sì grazioso moto, che Elisa e Vittorina, rapite dalla -magica scena che si distendeva loro d'intorno, sedettero, deposti i -remi sulla piccola prora, l'una accanto all'altra. E mentre tenevansi -soavemente abbracciate, le anime loro erravano negli amorosi pensieri -e nelle divine fantasie, che non si risvegliano fuorchè in mezzo a -que' luoghi felici, nell'ora splendida del meriggio, mentre disopra -i casolari d'ogni paesetto del lago vedi levarsi, come una nuvoletta -sottile, una lunga striscia di fumo, e dai campanili delle chiese -sparse sulle montagne, odi echeggiare in un aereo concerto il sacro -saluto del mezzogiorno. - -Così stettero per qualche tempo ad ammirare quel delizioso paese, che -con sì grande e variato spettacolo di movimento e di quiete, e con sì -superba armonia di cielo, d'acqua e di monti, ampiamente presentavasi -dinanzi ai loro sguardi. Poi, quasi mosse da uno stesso pensiero, gli -occhi loro s'arrestarono su quel mucchio di case che formano la terra -di ****, cercando sul pendio del piccolo promontorio una casa nota, la -quale sorgeva più in alto dell'altre, all'ombra d'un verde poggio. - -Stettero fisse per lunga pezza alle finestre di quella casa; era là che -il loro Arnoldo dimorava. - -Ma quelle imposte non s'apersero; e per quanto Elisa e Vittorina -cercassero con gli occhi, nulla poteron vedere. - -— Io temo che neppur quest'oggi non gli possiamo dire una parola, -cominciò allora Elisa. - -— Fors'egli se ne va errando su per la montagna, soggiunse la sorella. - -— O forse... non è più qui! - -— Oh non lo credere! — E poi, come colpita da un'idea: Vuoi tu sapere -s'egli è qui? Poniamci a cantare! Egli ne sentirà, si getterà in una -barca, raggiungerà la nostra, e noi saremo contente. A te! - -— Ma se nostro padre di lontano ci scoprisse?... - -— Eh! vuoi che ne proibisca di cantare? E poi, scommetto che adesso -egli è già immerso nella lettura de' suoi eterni giornali: jeri n'ha -ricevuto un grosso piego da Londra; e certo, per tre o quattr'ore non -sente più nulla; dorme nella sua politica. - -— Or bene? - -— A te dunque! Canta la romanza che quel giovine italiano ha -scritta l'anno scorso sul tuo albo. È patetica, e piace tanto ad -Arnoldo! — - -Elisa non voleva: ma Vittorina, stringendosele più vicino in quel suo -vezzo leggiadro, ne la pregava con un bacio. — Ed Elisa cantò. - - IL RICORDO - - CANZONE DI ELISA. - - Egli è solo! — E la fida memoria - Già l'estrema sua lagrima elìce: - Chi può dargli col tardo consiglio - Anche un'ora del tempo felice?.. - Egli è solo! alla gioja, al dolore - Più non s'apre il ferito suo core. - - Muti, eterni i suoi giorni si volgono: - Pur nell'ora del vespro romita - S'addormenta il pensier dell'esiglio, - Il suo cuor si risveglia alla vita. - Ei contempla del duol nella piena - La sua parte di cielo serena! — - - Ahi! degli anni sull'alba alle lagrime, - Infelice! le luci schiudea: - Sulla povera cuna deserta - La piangente sua madre vedea!.. - Ella è morta! — Nè a lui più rimane - Che invocar la suprema domane! - - Chi può dirgli: Quel giorno che perdesi - T'è promessa d'un giorno più lieto? - Quando ogni ora di lutto è coverta, - Quando tace ogni gaudio segreto, - Nè v'ha raggio che allegri e dipinga - Il sentier di sua vita raminga? - - Ha perduto l'amore e la patria, - Fin la stanca speranza ha perduta! - La materna memoria era viva... - Morì anch'essa nell'anima muta! - Non ha un seno in cui pianga o s'asconda, - Non ha un cor che al suo grido risponda. - - Un estranio terreno raccoglie, - Il suo pianto e il negletto suo frale. - Presso al mar, sul confin della riva. - Col sorriso d'un ultimo vale, - Splendi, o sole, a la fin del viaggio, - La sua croce saluta d'un raggio! - -Così cantava, ma la voce della giovinetta era malinconica e lenta, e il -suo canto morì sull'acque del lago, come il gemito d'una colomba. - -— Che buona Elisa! disse, scuotendo la testa, la gaia Vittorina. E come -vuoi che Arnoldo ci senta, se tu canti con una voce patetica, come la -sciagura che la tua canzone ricorda?... Oh! vedo che tocca a me! la mia -voce è più lieta, più viva; e se nostro fratello non è lontano di qui -una lega, scommetto che risponderà al nostro richiamo! — - -E la vezzosa sorella si fece essa pure a cantare. La voce di lei -era limpida, giojosa ed acuta; e mentre gli accenti che scioglieva -dall'innocente suo labbro, vibravano in vivace gorgheggio per -quell'aere così tranquillo, il suo roseo volto coloravasi d'un'insolita -vivezza, e gli occhi suoi scintillavano d'una leggiadria, d'un fuoco, -che parevano chiamare i baci. - - IL DESIO. - - CANZONE DI VITTORINA. - - I giorni che fuggìro - Non richiamar, donzella! - L'età primiera è bella, - È dolce il suo sospiro! - Ma la gentil tua vita - Fu a l'avvenir nudrita. - - Ascolta, o giovinetta, - D'amor la pia parola! - Non pianger tutta sola - Ne' tuoi pensier negletta; - Come deserto fiore, - Che non olezza e muore. - - Non sai che la tua viva - Gota scolora intanto, - Che già vi solca il pianto - La ruga intempestiva? - Che quando amor vorrai, - Ei non verrà più mai?... - - Se il sovvenir le preme, - L'ore a volar son tarde. - Senti il mio cor com'arde, - Come sospira e teme! - Non sa il dolor che sia, - Ma il primo amor desía. - - D'una pudica rosa - Sempre le trecce io m'orno; - E allor che splenda il giorno, - Che mi diran: Se' sposa! - Porrò sul vergin cuore - La rosa dell'amore! - -Non era finita la canzone, che le due sorelle discernevano, al basso -della costiera, un giovine agitare un fazzoletto bianco; un giovine che -subito avevan riconosciuto. - -Ravvisarlo, e gettarsi sopra i remi, e vogare entrambe con lena eguale -alla volta della riva, fu un istante. Raggiavano di sincera gioja le -care fisonomie delle fanciulle; e pareva ch'Elisa avesse in un momento -imparato a tuffare il suo remo con quella destrezza, che poco prima -Vittorina studiavasi invano d'insegnarle. - - - - -IV. - -NELLA CASETTA. - - -Intanto che la barca leggiera delle due giovinette solca a dilungo le -placide acque del lago, entriamo in una piccola casa del paesello, la -quale sorge poco sopra della riva, sull'orlo d'una facile discesa, e -par quasi nascondersi dietro il lento dosso che forma l'ultima radice -della montagna. Un cortiletto le s'allarga sul davanti; e il muricciolo -che lo circonda, cala sino al filo dell'acqua. Sopra la porticella -bassa e quadrata, a cui si sale per quattro scalini rozzi e malsicuri, -e sulle due finestre inferriate dell'angusto pian terreno, una delle -quali rischiara una povera ma decente cucina, e l'altra un salottino -dipinto a verde ma umido e nudo, vedi stendersi all'infuori un bel -pergolato, ricco di novello fogliame e di pendenti tralci gemmati. Al -di su poi della pergola, s'aprono alcune altre finestre ineguali; e le -impannate dischiuse vi lasciano entrare la piena luce di quel bel sole. -Fuori d'una finestretta, ch'è presso all'angolo manco della casa, e -sul cui margine s'intrecciano e arrampicano i viticchi del convòlvolo -silvestre tutti fioriti di candide campanelle, vedi svolazzare una -leggiera tendicciuola. - -Era quella la casa del povero Andrea. Colà, pochi giorni innanzi, -quell'uom dabbene era morto, lasciandovi sole Caterina, la sua donna, e -Angiola Maria la sua cara figliuola. - -In tempi migliori, quando viveva ancora il conte Francesco ****, -signore della villa, in quell'anno abitata dalla famiglia inglese, fu -l'Andrea il fattor della casa, l'intendente, il factotum di quel buon -padrone. Eppure, com'egli era sempre stato un uomo onesto, così, al -contrario di quel che al solito si vede, benchè agente dell'altrui, -non aveva mai saputo avanzar nulla per sè. E per ciò quando, morto il -suo antico signore e venduta la villa, egli venne lasciato in libertà, -fu abbastanza contento di potersi ritirare in quell'umile casetta che -lo aveva veduto nascere, e donde poteva ancora scorger di lontano il -palazzo, come sempre continuava a chiamarlo, il palazzo del vecchio -conte. Egli non ebbe più cuore, l'Andrea, di mettersi al servizio di -qualch'altro padrone; e neppure per diventare il più ricco fittaiuolo -della _Bassa_, avrebbe acconsentito di abbandonare la riva del suo -lago, l'acqua sulla quale era nato. E se ne morì contento in quel -fidato ricovero, in faccia ai monti e a quel cielo ch'egli aveva amato -sempre come cosa sua. I suoi settant'anni eran corsi in tanta oscurità, -in tanta quiete! - -Carlo, il suo figliuolo maggiore, era in quel tempo vicecurato in un -povero paese della Valtellina: e anche questa fortuna, egli la doveva -al conte Francesco, il quale alcuni anni prima aveva fondato apposta -un piccolo beneficio per il giovane abate. La signora contessa poi, -un'aurea donna, piena di bontà e d'amore, aveva posta una singolare -affezione nella piccola Angiola Maria; e siccome dal cielo erale stata -negata la consolazione d'aver de' figliuoli, così ella si teneva cara -la fanciulletta, come se la fosse sua propria. - -Gli è inutile ch'io vi dica, perchè ben lo pensate, che, ogni volta -la buona contessa Anna venisse a passare i più lieti mesi dell'anno -nella villa del lago, la prima cosa a chiedere era della piccola Maria. -Quella ragazzetta era così graziosa e bellina fin da' suoi primi anni, -aveva il volto così ritondetto e color di rosa, e i capegli tra il -biondo e il bruno così lucidi e inanellati che rubava al primo vederla -i baci e le carezze di tutti. Le sua voce ancor fanciullesca aveva già -quell'insinuante dolcezza ch'è segno di un'anima timida e amorosa: e il -suo ingenuo parlare e le schiette domande che faceva, dimostravan che -la sua nascente ragione era semplice e retta, e che già la sua mente -era commossa dal trepido desiderio di pensare e di conoscere. - -La contessa Anna dunque rapiva spesso alla madre quella cara creaturina -sì bella, ch'era la sua piccola delizia. E qualche volta poi la -condusse con sè alla città; nè poco ci voleva allora per vincere una -certa ritrosìa del buon Andrea, il quale finiva ad obbedire, perchè -la era volontà dei padroni, ma in cuor suo pensava che da quella -domestichezza co' signori non ne poteva venir bene per una povera -figliuola come la sua. Alla madre invece, la pareva una benedizione del -cielo; ella si trovava, è vero, come perduta, quand'era sola, ma il suo -orgoglio materno, ben naturale, n'era consolato, chè vedeva crescer sì -bianca e bella la figliuola, ch'ella chiamava sua perla, sua ricchezza. - -Quando la fanciulla si fe' più grandicella, la contessa se la teneva -più sovente in compagnia, talvolta per le lunghe ore della mattina, -talvolta per l'intera giornata, e le prodigava ogni cura, con -sollecitudine quasi materna. Sotto gli occhi suoi, la fanciulla imparò -a legger que' libri, che sono l'amore delle tenere menti appena s'apron -facili agli accorti consigli del senno; e di que' libri, una Storia -Sacra, tutta adornata di belle figure miniate, era il suo prediletto. -Poi, seduta accanto dell'amorosa protettrice, Maria attendeva a qualche -gentil lavoro d'ago o di spola; o si piaceva, sullo stesso scrittojo -della contessa, di sgorbiar fogli di carta, copiando e ricopiando -il nome della buona signora e quelli di suo padre, della mamma e del -fratello; e quest'era la sua gran gioja. Oh! quanto l'amorevole donna -era dolcemente rapita da quell'anima candida e ingenua, ch'essa vedeva -a poco a poco prender come una nuova vita, alle semplici lezioni del -bello e della virtù! Oh quanto era commossa dalle parole di Maria -che rispondevano alle sue, dall'affetto di quella innocente che le -chiedeva la grazia d'un bacio, dalle stesse sue lagrime, quando, per -qualche lieve cruccio, il suo picciol cuore non trovava altra risposta -che un largo pianto! — Quella era una beatitudine, e assai sovente -la contessa, dopo d'aver a lungo contemplata la fanciulla, si faceva -mesta, e pensava che felicità sarebbe stata la sua, se anch'ella avesse -potuto sentirsi chiamar madre, se anche a lei avesse il cielo concessa -una figliuola come quella. - -Ma la felicità di questi anni doveva presto finire. Il conte Francesco -morì, e l'ottima sua compagna lo seguì presto al sepolcro. Erano -svaniti i bei sogni di mamma Caterina; il compare Andrea aveva avuto -ragione. Angiola Maria non abbandonò più la casa paterna, ma pur vi -crebbe bella e serena com'era sempre stata; perchè quell'impronta -virtuosa che il suo cuore aveva ricevuto, non poteva cancellarsi -più. Pareva che la giovinetta portasse la pace e il bene con sè; il -vecchio suo padre menava giorni tranquilli, d'altro non ragionando che -delle sue lontane memorie, de' tempi burrascosi della sua gioventù, e -de' suoi buoni padroni; e Caterina divideva colla figliuola le poche -faccende della casa, serbando però sempre le più dure per sè, e paga -abbastanza nella sua tenerezza di vedersi sorridere d'intorno quel -fior sì gentile della sua Maria. Solo il giovine vicecurato mancava a -compire la loro felicità: la parrocchia era lontana dalla sua terra, e -la strada era rotta e aspra, a traverso di monti e vallate. Pure, una o -due volte l'anno, egli veniva nel seno de' suoi cari, veniva a sparger -di letizia le tranquille abitudini di quella domestica esistenza. - -Ma il buon Andrea cominciava a sentire il peso della vecchiezza. Già da -tre o quattr'anni egli aveva appeso sopra il capezzale del suo letto -il fedele archibugio, l'unica sua gloria, l'ultima sua amicizia; dopo -ch'eragli morto il suo vecchio cane Azor, stato un tempo custode della -villa, e poi suo compagno nella disgrazia, Andrea non era uscito mai -più alla caccia del gallo di montagna o del camoscio sulle balze del -Legnone, nè a quella degli anitrini e degli smerghi nelle paludi di -Colico e del forte di Fuentes. Oramai altro spasso non si dava che -quello di pigliar soletto ogni mattina il sentiero della riva, fino -all'antico palazzo, e di riposare, in faccia al sole, sul sedile di -sasso che stava ancora presso la porta della fattoria. Era la sua più -cara abitudine; le ore gli fuggivano in pace, e la sua mente serena gli -si dipingeva sulla fronte calva, ma senza rughe. - -Un giorno, l'ora consueta passò; e come non fu veduto tornare a -casa, la sua Maria venne con passo rapido e con cuore inquieto fino -alla villa; ma si rassicurò quando lo vide seduto all'usato posto, -che pareva dormisse. La fanciulla s'avvicinò, quietamente sedette -presso di lui, e temendo di risvegliarlo, se ne stava a contemplarlo -in atto d'amore.... Quando, chinandosi più vicino al suo volto, -s'accorse che non dormiva; i suoi occhi erano aperti, travolti, senza -sguardo; il capo piegato sul petto, immobile, la bocca stranamente -contraffatta. Allora spaventata levossi, lo prese per una mano, era -fredda, insensibile, lo chiamò a nome più volte, e non rispose; lo -riscosse fortemente.... e lo vide cader rovescioni da un lato sopra il -sedile, come un cadavere. Diede un alto grido di terrore la fanciulla, -chiamò soccorso: due giovani del paese che passavano al basso della -riva, salirono a quella volta; e un pescatore non lontano che udì quel -grido, lasciò la sua barca e accorse anch'esso. Trasportarono a casa il -povero vecchio che credettero morto, e lo deposero sul suo letto; non -mi domandate come lo ricevesse la sua donna, che lagrime fosser quelle -dell'infelice figliuola! — Ma il medico del paese, che non fu tardo a -correre, trovò che il pover uomo aveva ancora un fil di vita; egli era -stato colpito d'apoplessìa, ed era morto di mezzo la persona. Andrea -si ridestò ancora una volta; guardò, e riconobbe quelle sventurate di -Caterina e di Maria, e le benedisse co' tremanti segni della mano, chè -non potè colle parole. Alcuni dì appresso egli aveva finito di patire. - -Gli uomini che fanno vita di mondo dicono che la povera gente ha -ruvida la pelle, che il suo dolore è simile alla sua allegrezza, -ridicolo e rumoroso, come lo scoppiar de' mortai in una sagra di -villaggio; l'indomani quel ch'è stato è stato. Io non so se sia -così, ma son persuaso che il dolore della gente semplice e buona del -popolo è più vivo e sincero di quello de' grandi, ne' lor magnifici -funerali e nell'ereditarie gramaglie. Fra noi, nelle colte e fiorenti -città, gli uomini nascono e muoiono, ridono, piangono, gavazzano e -si disperano, tutti nello stesso momento, uno accanto all'altro; e -sovente un sol piano di casa, una sola parete, dividon l'orgia d'un -convito dall'agonia d'un moribondo; nessuno lo sa, nessuno se ne -cura. L'etichetta poi, tra i profumati suoi codici, ha pur quello del -dolore; il vestire a lutto è prescritto a mesi, a giorni; il bruno è -una legge sancita per tutti, fuorchè pel gran cancelliere di Francia -e per i nepoti del papa; padre, madre, fratelli, avoli, zii, moglie, -marito, cugini primi, secondi, eccetera, a ciascheduno il suo, nemmeno -un'ora di più; è la tariffa del dolore pesato, direi quasi, a once e -dramme. Si lasciano le case ov'è entrata la morte, si chiudono a chiave -le camere del _caro defunto_, si spediscono cento lettere dolorose -coll'orliccio nero, si fa stampare l'indispensabile necrologia, si -ricevon le visite d'una monotona e ceremoniosa condoglianza, si vestono -di nero i fanciulletti che sorridono, e il servidorame che susurra -e conta sulle dita il sospirato assegnamento vitalizio. E intanto -che si deplora la luttuosa morte, con tutta l'energia della vita si -disuggellano e confrontano i testamenti, si frugano e si compitano i -codicilli. - -Ma io venero il dolore della povera gente, quello schietto e rozzo -dolore che non conia frasi, e di conforto non vuol saperne. Nessuno, -fuorchè il buon campagnuolo, mi parla più del suo nonno _buon'anima_; -nessuno, fuorchè la vecchia massaia, o la sposa de' nostri contadi, -quando ricorda alcuno de' suoi che non è più, ne accompagna il suo nome -con quel santo augurio: _Gesù per lui!_ - - -Ma torniamo nella solitaria casetta d'Andrea. - -Il giovine vicecurato sedeva presso la finestra del salottino, tenendo -nelle mani il suo breviario socchiuso. Egli alzava a quando a quando la -testa, e volgendo gli sguardi fuor della piccola finestra, perchè solo -il cielo fosse testimonio del suo sospiro, gemeva sommessamente; poi -restava immobile, e si lasciava cader il volume sulle ginocchia. Allora -i suoi pensieri erravano lontano; le memorie del dolore, le memorie di -questa terra, si mischiavano alle interrotte frasi de' salmi che le sue -labbra recitavano susurrando. - -Intanto sua madre e sua sorella, affaccendate negli apparecchi d'un -parco desinare, andavano e venivano, a passi cauti, in quella e -nell'altra stanza, ch'era la cucina; e scambiavan fra loro poche e -sommesse parole, per non turbare la sua meditazione e la sua preghiera. - -Un'ora di poi, il piccol desco fu pronto. La tavola era coperta d'una -tovaglia nostrale, ma pulita e bianca; a ciascuno de' tre lati una -modesta posata e una seggiola di paglia; all'altro capo della tavola -fumava la minestra allora versata in una capace scodella a manichi -rabescati e dipinta di fiori azzurri, avanzo di qualche vecchia -eredità. Le due donne sedettero l'una dirimpetto all'altra, senza -parlare; e un momento appresso, il prete ripose il suo libro, e venne a -collocarsi in mezzo di loro. - -Al cominciar del desinare, che presentava una strana mischianza di -festivo nell'arredo, e di malinconico nelle persone che vi sedevano, -nessuno de' tre ruppe il silenzio. Guardavansi a ora a ora l'un -l'altro; e la madre, che trangugiava a stento qualche cucchiaiata di -minestra, non poteva distaccare gli occhi dalla faccia del figlio, e -pareva fare una gran resistenza al piangere. - -— Via, mamma, che fate? disse alla fine il prete con certa bruschezza; -non v'accorate in questa maniera: non avete già pianto abbastanza? - -— Oh! siete voi che parlate così, don Carlo? rispose rammaricata -la buona donna. Non v'ho veduto piangere anche voi che adesso mi -rimproverate? Jeri, quando siete capitato qui, e che io vi son venuta -incontro sull'uscio, non v'ho veduto forse far tutto per nascondermi le -lagrime? - -— O mamma! in quel momento... - -— Lo so, che faceste per amor mio, per non mi crucciar di più; -ma quando avete lasciato cadere la testa, qui, sulla mia spalla, -e m'abbracciaste stretta stretta, io mi sono accorta che voi -piangevate... E stamane, quando faceste quella bella predica, che non -ne ho sentito mai l'uguale, nemmeno in duomo a Como, non avevate anche -voi gli occhi rossi, e non vi tremava la voce? - -— Sì, sì, è vero! buona mamma, perdonatemi! Ma bisogna peraltro esser -cristiani, pensar che Dio ha voluto così, che stiamo quaggiù per -soffrire, e rassegnarci. Quando ci tocca il male, pensiamo al bene che -prima il Signore ne ha fatto. Così noi benediremo sempre il suo nome! -Il nostro povero padre almeno è morto vecchio: e non avremmo potuto -forse perderlo tanto tempo innanzi, se Dio avesse voluto?... - -— Oh! tu hai ragione, Carlo, disse allora sua sorella. Il Signore non -abbandona mai! Egli che ci manda i travagli, ci darà sempre anche la -forza di sostenerli. - -— Buona Maria, tu sei un angelo! È la tua innocenza che parla: oh che -tu possa essere sempre così rassegnata! Tocca a te di sostenere il -coraggio di nostra madre... E anche il mio, sai, perchè sento che ho -bisogno delle tue parole; mi sforzo di parer franco, ma sono afflitto e -perduto d'animo. - -Poi tacevano tutti e tre, e si riguardavano alternamente in segreto. -Solo la vecchia madre, non dimentica dalla sua abitudine di buona -massaia, levavasi a ogni tratto da sedere, per toglier dal treppiè -sul quale cuocevano e apprestare a' suoi figli le due vivande ch'ella -stessa aveva ammanite; un piatto di lùppoli conditi, e una bragiuola. - -Ma poi ch'ella era di nuovo seduta, non poteva star di ripetere: Quando -penso che quella buon'anima di vostro padre non ebbe la consolazione -di vedervi diventar curato, o don Carlo, nè di sentirvi a predicar sì -bene, nè ebbe la gioia di seder a tavola con voi, là, a quel posto -ch'è vôto, e di bere insieme a voi una bottiglia di quel suo vin -vecchio, l'ultimo avanzo della cantina del signor conte!... E dire, -che anche lui, il signor conte, quel re degli uomini, è morto già da -tant'anni!... Oh se Dio m'avesse almeno chiamata lassù, me, prima del -povero Andrea!... - -— Fareste meglio a tacere, cara mamma! Voi siete una benedetta donna! -Che pensieri, per carità, che pensieri vi girano in mente! Guardate -adesso! col vostro dire, anche Maria non fa che mandar giù lagrime. -Via, dunque, parliam d'altro. Di forestieri ne son capitati quest'anno? - -— Credo che sì, Maria rispose. - -— Certo, aggiunse la madre: un signore inglese è venuto a star nel -palazzo, e vi resterà per tutto l'anno. Pochi dì innanzi morire, Andrea -gli aveva parlato a quel signore, e anche alle sue figliuole, che son -così belle... E pensare che il poveruomo, adesso, non c'è più! - -— Povera mamma! è impossibile parlar d'altro! disse Maria. O mio Carlo, -se almeno tu fossi stato qui cinque giorni fa, quando è succeduta la -disgrazia, e ch'io non sapeva trovare una parola di conforto da dire -a nostra madre! Io domandava alla Madonna il coraggio, ma alla mamma -non sapevo dir altro che: il Signore ha voluto così... E poi, dopo -trattenute le lagrime un pezzo, che mi scoppiava il cuore, anch'io -finiva a pianger con lei. - -— Oh così l'avessi potuto, com'io voleva, trovarmi fra voi! O Maria, se -tu sapessi qual colpo fu per me il ricevere la tua lettera, che senza -dirmi il pericolo di nostro padre mi fece tremare per la sua vita!... -E non poter subito correre a vederlo!... Il curato era anch'esso -inchiodato in letto da una malattia ostinata; io non poteva, io non -doveva partire. Il Signore mi consegnò dell'altre anime; e non m'era -permesso abbandonar quelle, nemmeno per accompagnar l'anima di mio -padre nel suo transito da questo mondo all'altro. In che stato io mi -fossi, pensate! - -— Ecco qui! e voi, don Carlo, perchè adesso mi parlate così? Forse per -tenermi su allegra? disse sua madre. - -— Il signor curato, quantunque si sentisse ancora male, mi stimolava -a correr qui; e mi diceva, oh ne lo rimeriti il cielo! che per lui -l'andava meglio, che si sarebbe trascinato giù del letto, e avrebbe -in qualche modo servita la parrocchia... Eppure aspettai; la più -dura prova ch'io soffersi, fu questa! Ma c'è sempre il rimedio della -provvidenza; due giorni appresso, il signor curato era sano, che mi -parve un miracolo. E io partii allora, e fu egli stesso che m'imprestò -il suo biroccio, e mi mise le redini in mano... Ah! io sperava ancora -d'arrivare in tempo. - -— O Carlo, Carlo!.. lo interruppe Maria scuotendo mestamente il capo. - -— Non fu così! pazienza. E il buon prete lasciava cader fra le mani la -testa. - -E qui nuove lagrime invano soffocate da una parte e dall'altra, e -affettuose occhiate e strette di mano, come per annodare più forte que' -legami d'amore che la morte aveva rallentato. - -Finito il piccolo desinare, che in quel dì non fu condito nè dalla fame -nè dalla contentezza, ragionarono insieme de' pochi fatti loro, e di -quel ben di Dio ch'era loro rimasto: e consisteva tutto in un po' di -terra sulla falda della montagna, e in un magro capitale di cinquemila -lire, avanzo de' sudori dell'onesto castaldo, ch'egli stesso pochi anni -prima aveva messo a traffico ne' magli di ferro, là sopra di Lecco. -Un altro tenue peculio di tremila lire aveva lasciato la buona defunta -contessa, nel suo testamento, in dote a Maria; ma gli eredi, con certe -loro scuse di passività da purgare e di attività da liquidare, non -avevan pagato mai quel piccolo legato; e poi se n'erano scordati, e -l'Andrea non aveva avuto cuore nè fronte di cercar più nulla; perchè, -diceva, quella era roba de' signori, e in giustizia a lui non avrebbe -dovuto toccare. - -L'unico voto di don Carlo sarebbe stato che le due donne potessero -lasciar il paese, e venir a stabilirsi con lui, nella sua parrocchia -di Valtellina. E anch'esse lo volevano, chè pesava loro il pensiero -della futura solitudine: ma quest'era impossibile. Bisognava vender la -casa, vender la terra, fare de' grossi sacrifizii; e tutto questo per -andare a stentar la vita in un paese lontano, solitario, sepolto nel -grembo d'una vallata infeconda, dove non abita che uno sparso e povero -popolo di mandriani e di caprai; i quali al cominciar dell'inverno -lasciano i loro dirupi per calare al piano, ne' dintorni delle città, -e non tornare alle abbandonate case che allo squagliarsi delle nevi. -Nel durar delle lunghe invernate, era colà il buon prete conforto e -sostegno d'una grama moltitudine di vecchi, di donne, e fanciulli, che -rimanevano nell'alpestre villaggio; egli divideva con loro la scarsa -rendita del suo beneficio, e tutti lo benedicevano. — Che avrebber -mai fatto sua madre e sua sorella, in quella solitudine squallida e -malsana? - -— Sentite dunque, disse don Carlo alle due donne. Poichè il mio paroco -me l'ha consentito, io resterò qui con voi, tre o quattro settimane, -finchè abbia fatto quel che c'è a fare in queste triste congiunture. -Messo che avrò in sesto i nostri pochi interessi, tornerò al mio -romitorio. Io per me rinuncio alla parte che mi può toccare, e voglio -che quel poco che abbiamo, non è vero, mamma? serva per voi, e per te, -Maria, per te, quando troverai qualche onesto partito. E in appresso, -se il Signore farà ch'io possa venir paroco in qualche paese men tristo -e più vicino a voi, per esempio, qui sul lago... allora v'aprirò la -mia casa, v'aprirò le mie braccia, e dirò a tutte e due: Venite a star -con me, a consolarmi la vita. Oh allora sì che mi parrà ancora d'esser -felice! — - -Caterina e Maria eran commosse e persuase; esse guardavan con tacita -tenerezza il prete, che oramai era l'unico loro angelo protettore. E il -prete, levatosi e fattosi vicino a sua madre, strinse tra le sue mani -la destra della buona vecchia che piangeva, e la baciò con verecondo -rispetto. Poi la sorella gli stese la sua; ed egli stringendola del -paro, se la pose sul cuore, con una forza d'affetto che non può dirsi. - -Indi a poco uscì della casetta. - - - - -V. - -UNA PRIMA CONOSCENZA. - - -Il giorno se n'andava, e il sole declinando al più sereno tramonto che -mai rallegrasse la primavera, spargeva una luce d'oro e di fuoco nel -purissimo orizzonte dell'Alpi lontane; una luce, che scemando a mano -a mano nella diffusa interminata armonia degli splendidi suoi colori, -dal rosso di fiamma, fino al croceo porporino e al roseo morente -nell'azzurro, pareva mandar gli ultimi saluti del giorno alla nostra -parte d'Italia. - -E intanto un leggero vapore s'innalzava, s'innalzava lentamente -sulle acque del lago, che risplendevano ancora di quell'argentina -e tranquilla varietà de' riflessi dell'occidente, commosse dalla -freschissima brezza a una lieve increspatura; un leggero vapore, -che non era una nebbia, ma pareva quell'immenso velo di luce quieta -che l'iride quasi sempre spiega al cessar d'un temporale; era come -un etereo profumo, che si levasse per imbalsamar l'aria sempre pura -e per rivestire di nuova incerta bellezza le rive deliziose. E quel -velo trasparente, aereo, dilatavasi a poco a poco in tutto il cielo, -conciliando quella pensierosa malinconia, ch'è tanto cara alle anime -che vivon di sè stesse e delle loro memorie, quando le rapisce la -contemplazione dell'infinito, donde nè l'occhio nè il cuore vorrebbero -staccarsi giammai. - - -Per una stradetta solinga, che discendeva con facile declivio alla riva -del lago, se n'andava passeggiando lento lento il giovine vicecurato; -e arrestavasi talora, sollevando distrattamente gli occhi al cielo, o -fissandoli con una cupa immobilità sul terreno, così come lo movevan -le molte angustie in che era posta la sua mente. Erano i suoi pensieri -d'una tristezza insolita, inquieta; erano i pensieri del suo avvenire -e di quello di due creature tanto amate, e per lui sacre allora più che -mai. - -Alla svolta del sentiero, mentre il prete affrettava involontariamente -i passi, quasi tenendo dietro alla foga delle idee che lo crucciavano, -uno sconosciuto, il quale presso al margine della strada era seduto -sulla rovina d'un di que' rozzi ponti che attraversano i torrentelli -di quelle rive, levossi d'improvviso. E, chiuso un libro che stava -leggendo, s'avanzò incontro al vicecurato, e si tolse con atto cortese -di saluto il berretto; quest'era un dire: mi preme di far la vostra -conoscenza. - -Era il giovine Arnoldo. - -Sulle prime don Carlo, il quale aveva tutt'altra voglia che di parlare, -e peggio con uno sconosciuto, pensò di risponder al saluto, e salutando -andarsene per la sua via, come fece; ma l'altro, che apposta gli -s'era fatto incontro, con deciso animo di parlargli, ne lo trattenne -con instanza rispettosa, e in atto di scusa gli disse: — Mi perdoni, -signor abate, se ardisco così d'attraversare il sentiero della sua -passeggiata. Io però ringrazio la fortuna che m'ha fatto incontrar con -lei. - -— Signore, non so veramente a che io debba questa sua gentilezza. - -— Signor abate, ella non mi conosce; non sa nè manco chi io mi sia; e -io, al contrario, sebbene non sappia il suo nome, io la conosco, e la -stimo con sincerità. - -— Come? non saprei davvero... - -— Ma prima, la mi permetta che io mi faccia conoscere a lei, quantunque -ciò forse poco importi. Io sono inglese, e mi chiamo Arnoldo Leslie. - -— Forse, ella è della famiglia del lord che dimora là, nella villa ****? - -— Io sono della sua famiglia! sono suo figlio. — Così rispose, con -un sospiro represso, il giovine, e ristette pensoso alcun tempo, -poi soggiunse: — Stamane, io passava a caso per la piazza del paese: -vidi aperte le porte della chiesa, a cui nella loro divota sincerità -concorrevano i contadini d'ogni parte, e udii il suono d'una voce che -parlava alla raccolta moltitudine. Non so da che proposito io fossi -condotto, quando venni nel piccolo tempio; so bene che appena v'entrai -e intesi poche parole di quel discorso, io mi sentii conciliato a certa -tristezza, a cui mai non rispondevano i miei poco lieti pensieri. - -— Oh! se le pareti d'una povera chiesa di campagna son meschine e nude, -le rende auguste la solennità de' misteri che vi si spiegano! - -— Ma voi parlaste a quella gente con tale semplicità d'affetto e -di parole, che non credetti quasi a me stesso, tanto io era lontano -dell'aspettarmi di trovare in quell'oscuro tempio chi ragionasse di -Dio e della virtù con tale mitezza di pensieri e insieme con tanta -efficacia. Oh! i'ho sentita nel mio cuore, e letta su que' volti rozzi -e intenti de' vostri ascoltatori la pietà semplice e religiosa, quella -pietà che finora io non ho incontrato mai nè sotto gli archi de' -santuarj delle più superbe città, nè in Roma stessa, fra le auguste -pareti di San Pietro. - -— Mi perdoni, signore! Ella mi vuol far merito di quanto forse fu solo -effetto d'un particolare sentimento del suo cuore. D'altra parte, io -non dissi se non quello che l'anima mia e la povera condizione di que' -buoni contadini mi chiamavano alla memoria. - -— Oh! io me n'avvidi, signor abate; voi parlaste secondo il cuore, e il -cuore è tutto! Ma quando uscii della chiesa, più che non maravigliassi -della schietta sapienza delle ascoltate verità, io sentiva in me stesso -il desiderio di conoscer più davvicino colui che le aveva pronunziate. -Sì! non solamente nella sua voce e nell'efficace convincimento delle -parole, ma nel suo volto, nel girare degli occhi, nella commozione -che tutto l'agitava, io indovinai in lui un uomo d'alti pensieri e -d'anima generosa, l'uomo che ha sofferto e pianto, che ha studiato e -conosciuto, l'uomo della sventura e del sacrifizio. - -— Ella si piace, signore, di far del romanzesco, cred'io! disse don -Carlo con un tal sorriso di scontento. - -— No, non è così! riprese serio il giovine, a cui quella dura risposta -spiacque. - -— Mi fa maraviglia l'udire, soggiunse il vicecurato, che un giovine, -come lei, nell'ardore dell'età e della fortuna, s'occupi di cercar -quegli uomini oscuri e per lo più dal mondo disprezzati, che vivono in -un cantuccio della terra, per consacrare questi poveri anni al bene -di pochi loro fratelli. Del resto, le confesso, io non veggo altra -generosità nel sacrifizio che feci, se non quella che mille altri, al -par di me, conduce per la stessa via. - -E queste parole egli diceva con una certa poco nascosta intenzione di -tagliare a mezzo un colloquio che gli pareva strano, e l'impacciava. Ma -il giovine Arnoldo, benchè il vedesse, dimostrò di non se ne accorgere, -e continuò con un far d'amichevole premura, mentre teneva dietro a' -passi del prete, che lentamente s'era mosso per il suo sentiero: - -— Io ben lo vedo, voi siete sorpreso forse che un uomo, nato sotto -altro cielo, e cresciuto ne' principii d'un'altra fede, qui venga -a cercar la conoscenza d'un prete cattolico, in un paese romito e -senz'altra ragione o scusa, che quella d'una sua buona volontà. Questo -vi parrà certo un capriccio... Ma se sapeste!... Io son solo! e spero -d'aver ritrovato in voi un'anima che m'intenda e mi compatisca: oh -perdonatemi dunque! - -— O mio buon signore, questa simpatia, non so se di pensieri o di -sentimento, che vi spinse a cercar di me, solo perchè il caso vi portò -a udire alcune poche parole, che non son già mie, ma del Vangelo; -questa simpatia vostra, cred'io, scemerebbe ben presto, se voi poteste -gettar uno sguardo nel mio cuore. Esso è come un libro di poche pagine, -è una storia di solitario dolore; e la storia del dolore è sempre -monotona e grave ad altrui! - -— È dunque vero? e a ciò io m'aspettava. Voi dunque avete sofferto?... - -— Ma, buon Dio! che domandate voi da me? - -— Quel ch'io domandi? nol so. — E il giovine rimase di nuovo mutolo e -pensoso. - -E intanto, seguendo quasi involontariamente il pendio del sentiero, -essi eran discesi a lenti passi fin presso la riva del lago; e poi, -continuando taciturni tutt'e due per la costiera folta d'arboscelli e -cespugli, salivano dall'altro lato del ridente promontorio di ****, -donde, nell'orizzonte più vasto e vaporoso, la più bella ed estesa -parte del Lario, illuminata da quel pacifico tramonto, spiegavasi in -magica lontananza agli attoniti loro sguardi. - -Ma il vicecurato, più sovente che non riguardasse a quello spettacolo -ben noto al suo cuore, volgeva gli occhi sulla fisonomia del giovine -inglese; il quale sollevava la faccia commossa da non so che di mesto e -sdegnoso insieme, come chi frema d'un pensiero che vorrebbe cacciarsi -di mente, e non può. Pareva che il prete volesse indovinare i segreti -di quell'animo giovenile e ardente, che per certo non aveva volontà -ed affetti, quali tutti hanno: e sebbene don Carlo sentisse, in quel -doloroso momento della sua vita, desiderio di tutt'altra cosa che di -nuovi amici, pure la strana maniera con che il giovine forestiero gli -cercò amicizia e conforto, la sincerità che rivelavasi nell'espressione -malinconica della sua brama, e anche la speranza di poter in qualche -modo far del bene a un'anima creata forse per miglior destino; tutto -parve s'unisse nel suo cuore a consigliarlo di rispondere a quel -fraterno richiamo. - -Arnoldo intanto camminavagli a fianco, e tuttavia nutriva pensiero di -guadagnarsene la fiducia, perchè le parole gravi e contegnose del prete -gli dimostravan chiaramente, ch'egli non era di coloro i quali nel -volger d'un'ora ti sono amici; amici a posta d'ognuno, che ti rubano -i tuoi e ti vendono i loro segreti, se pur ne hanno; che si sfiatano -in protestazioni di servitù e di fede, e poi, il giorno appresso se -avviene, ti rinfacciano amaramente l'angoscia che hai deposta nel -loro cuore; usurpatori del nome santo dell'amicizia, infami che ti si -prostrano a' piedi quando la buona fortuna ti sorride, e dappoi, se -ti coglie la sventura, ti gettano il fango sul viso, ti guardano in -cagnesco e sogghignano. - -Ad Arnoldo dunque non rincrebbe quell'esitanza del giovin prete, e -quell'inquieta tema d'aprire il cuor suo, che rivelavano in un'anima -severa e forte un pudore quasi verginale. Egli vide però che, per farsi -amico di quest'uomo, gli era d'uopo avvicinarsegli con semplicità e -fede, e dimostrargli di esser degno dell'affetto che a lui domandava. -Gli si rivolse quindi, e — Mi duole, disse, d'avervi forse sviato dal -vostro diporto della sera. Se la mia compagnia vi disturba, vi prego a -scusarmi; io vi lascio. - -Don Carlo, il quale un momento prima avrebbe forse risposto: Fate come -v'aggrada, — allora conobbe che la scusa del giovin forestiero era -dettata da una dilicata civiltà, schiva sempre di troppa instanza, e -sentì un segreto rimorso della ritrosia con cui prima aveva accolto le -parole di lui. E poi, se in quel momento si lasciavan così, forse tutto -era finito fra loro. E perciò, quando Arnoldo si volse per riprendere -il già battuto sentiero, e' gli accennò di fermarsi, e disse: — Oh -no! signore: la vostra compagnia m'onora, e vi son grato. Oggi poi, e -massime in questo momento, ho bisogno di distrarre i miei pensieri, -perchè la vista di questi luoghi, in vece di consolarmi, come io -sperava, mi rattrista. Io non so se questo giovi, ma la memoria, che ha -un gran potere sopra di noi, la memoria qualche volta pesa e opprime. -In questi luoghi io vissi fanciullo, vissi circondato d'illusioni e di -poesia, accarezzato dalle speranze, e adesso.... - -— Eppure io credeva, Arnoldo rispose, che una scena bella com'è -questa potesse calmare il dolore di qualunque ferita morale. È qui -che s'impara a pensar veramente; qui, il cuore è libero e largo. La -solitudine è madre de' grandi concepimenti, e in faccia a questa natura -sempre stupenda e tranquilla... - -— Ah, non v'illudete, o signore! È questa una parte di terra, come -qualunque altra; e anche qui il dolore ha la sua casa, il dolore più -grande forse della consolazione che pur vi si ritrova. Se non temessi -d'annojarvi, io vi darei un testimonio di ciò in me stesso. Credete -a me, la natura è dappertutto bella e amica, e gli è dal nostro cuore -che nasce la sventura; anzi bisogna dire che noi stessi la vogliamo, -bisogna credere il dolore una necessità, com'è il desiderio d'esser -felice... Signore! la mia tristezza contrasta colla serenità del giorno -che tramonta — indi a poco soggiunse con voce tremante di commovimento: -— Ma, s'io vi dicessi che appena cinque giorni fa, in questi luoghi, è -morto mio padre, che alla sua donna ed alla figlia sua non rimane più -nessuno al mondo, tranne il povero prete che vi parla?... Oh pensando a -loro, bisogna ch'io pianga!... - -Arnoldo senti stringersi il cuore; la verità di quel filiale cordoglio -lo compunse vivamente; e il pensiero tremendo, improvviso, ch'egli -pure forse avrebbe potuto perdere un padre, il suo vecchio padre che -l'aveva sdegnosamente cacciato dal suo seno, lo toccò d'involontario -raccapriccio. Egli prese allora la mano del giovin prete, e la strinse -in atto di affettuoso rispetto. - -Intanto s'era fatto notte. - -Don Carlo levò gli occhi, e: — Io veggo, disse, là in fondo, tra -quel gruppo di case, un lume passar dall'una all'altra finestra della -mia dimora. Là stanno le due donne abbandonate; esse m'aspettano, e -io so che han bisogno di consolazione. Permettete dunque, signore, -ch'io vi lasci; pure vi ringrazio di cuore della bontà che mi voleste -dimostrare, e vi domando scusa della mestizia delle mie parole. -Perdonatemi! e se mai non vi fosse discaro di visitare un prete -sconosciuto e solitario, quella è la mia casetta! Voi siete sì cortese, -ch'io vi rivedrò sempre volontieri. Buona notte, signore! - -E se n'andò. - -Arnoldo stette ancora per lungo tempo in quello stesso luogo, chè la -notte era bella e stellata, e il suo cuore commosso da mille pensieri. - - - - -VI. - -DALLO SPEZIALE. - - -A chi di noi non accadde più d'una volta, alla campagna, ne' bei giorni -de' nostri autunni, di sedere in circolo al convegno che sovente si -raccoglie nella bottega dello speziale? A chi non toccò di trovarsi -talora in mezzo a' consueti frequentatori di quell'officina, primario -centro, anzi cuore del villaggio, condotto dallo spasso, dal non saper -che fare, o dall'abitudine, fra que' meschini ragionari di grandi -cose, fra quella gara di vecchie piacevolezze, avvicendate dalle -rancide novelle politiche e cittadine, o da un eterno ricambio degli -stessi motti e delle stesse avventure, quotidiano alimento di baie, di -pettegolezzi, di piccoli intrighi? - -La bottega dello speziale è la camera legislativa, è l'accademia, il -club, il caffè, l'aula enciclopedica del paese. Non v'e forse quistione -di Stato o conflitto ministeriale in alcuno de' cinque grandi gabinetti -europei, e fin nel Divano del Gran Signore, che la ragione non ne sia -attaccata, combattuta, difesa, pesata e decisa nella bottega d'uno -speziale di villaggio; non v'è causa di pace e di guerra, nè dispaccio -telegrafico, nè legge nuova di Stati e di Comuni, che là non sia letta, -meditata e commentata, da disgradarne quasi que' barbassori Pari e -deputati di Francia e d'Inghilterra. E tutto questo sulla fede d'un -solo testo, ma inesausto, irrefragabile e bollato, quello d'una grama -gazzetta di provincia; la quale, aspettata con bramosa curiosità, vi -capita fresca fresca, al più presto, cinque o sei dì dopo la data che -ha in fronte. - -Dunque, come in tutte le nostre ville, il convegno delle persone -importanti di **** era nella - - OFFICINA CHIMICO-FARMACEUTICA - DI SAMUELE D****. - -Così era scritto al sommo della porta di quella bottega, in parole -inesplicabili e scomunicate per que' buoni terrazzani. La qual bottega -s'apriva a doppii e massicci battenti sull'angolo che fanno la piccola -piazza e la principal via del paese. - -I soliti frequentatori di quella erano il signor curato, il medico -condotto, l'agente comunale, un vecchio signorotto, che figurava come -una delle importanze, o, per dirlo alla moderna, delle notabilità del -paese; e il primo deputato, grosso possidente di quel territorio. Gli -altri due deputati, sebbene per la dignità della carica ne vantassero -il diritto, non vi capitavan che rade volte, perchè le erano persone -dozzinali, che scrivendo il loro nome avevano il vizio di lasciar -sempre fuori qualche sillaba; come diceva, geloso dell'uficio suo, il -loro collega. - -Una sera — la settimana susseguente al giorno che abbiamo descritto -— sedevano appunto a circolo nella bottega dello speziale, il signor -curato, l'agente comunale e il vecchio signorotto. Era costui uno di -que' piccoli _nabab_ del lago, specie di persone affatto particolare -del paese; uno di quelli, che partiti in gioventù col bastone e il -fardelletto del merciajolo sulle spalle (nel contado li chiamano -_barometta_), vanno pellegrinando per Francia e per Inghilterra; e -fatto un po' di fortuna, tornano alla casupola in cui nacquero, la -fanno rifabbricare più alta d'un piano e tutta intonacata di bianco, -e riposano in essa il resto della vita, facendosi dar del signore, e -raccontando mirabilia di quel che han fatto o veduto. - -Il curato poi era un uomo sui sessant'anni, di fisonomia benevola, di -persona ritonda e soda, in somma una buona pasta di vecchiotto, che -pareva fatto per vivere in santa pace i suoi cent'anni; di costume era -piacente, purchè non gli mettessero la mattana addosso, com'era non -il rado, la fiocaggine d'una infreddatura toccata nel quotidiano suo -passeggio sulla bass'ora, o la noja d'una stentata digestione, dopo -un desinare d'etichetta presso alcuno de' signorazzi che villeggiasse -nella contrada. - -Il curato dunque, il quale, al solito, se ne stava a suo grand'agio -sdraiato in un seggiolone, che il signor Samuele aveva collocato -nel miglior cantuccio della stanza, proprio per il signor curato -_exclusive_ (così egli soleva dire), leggeva, al lume d'una fumosa -candela, la gazzetta arrivata allor allora per il procaccio del -distretto. - -I tre circostanti pendevano da quella lettura, come la gente del buon -tempo antico dalle parole dell'Oracolo: solamente il signor Gaspero -(quest'era il nome del vecchio signorotto) dimenava qualche volta il -capo in atto di dissentimento, o sogghignava con un cotal suo vezzo, -lasciando vedere due file di denti lisci e ben saldati. Lo speziale e -l'agente, a bocca aperta, stavano intenti alle parole del curato, che -leggendo si piaceva di frastagliar quelle politiche novità d'alcune sue -chiose e considerazioni, giudicate voi se fossero profonde! - -— «Il ministero inglese, se si deve prestar fede a' rumori che -corrono, sta per mutarsi.» — L'ho detto io, che la doveva finir così! -Era impossibile durarla!... Non c'è stato buon sangue mai, mai, tra -que' signori delle Camere e i ministri! La è curiosa da vero, voler -governare loro signori, e non esser d'accordo giammai nel darla, la -legge! eh! eh!... - -— Propio tale quale nel nostro convocato, dove ognuno vuol dire il suo -sproposito! commentò l'agente della comune. - -— Sì! sì! ma, zitto! badate. — «Dicesi che lord **** voglia dare la -sua dimissione. Jeri mattina, Sua Grazia s'è trasferito dal re; e -si pretende che quanto prima il nobile lord deporrà nelle mani di S. -M. il portafogli.» — Ma bravo! così avrei fatto anch'io! deporre il -portafogli! bravo il mio lord ****! — «Se la crisi si verificasse, e -se così di subito il ministero fosse disciolto, il partito de' _whigs_ -ne scapiterebbe, perchè, attesa la chiusura delle Camere, le notevoli -riforme, che stavansi maturando dai radicali, sarebbero aggiornate fino -alle nuove sessioni; e la buona riuscita ne diventerebbe più ardua.» — -Conseguenza chiara come il sole! - -— Il partito dei whigs? Cos'è questo _whigs_? saltò su a domandare, con -una smorfia innocente, l'agente comunale. - -— E i radicali?... Che voglion dire? chiese anch'egli il signor Samuele. - -— I whigs? i radicali? rispose il curato, con un'aria di compassione. -Che cosa sono?... Se nol sanno nemmen essi che cosa sieno! I whigs -sono un partito, i radicali sono un altro partito, e voi sapete che i -partiti, non si domanda cosa sieno: gente nemica d'altra gente! Ma i -galantuomini non sono di nessun partito; perchè galantuomo è chi vive -in pace con tutto il mondo.... Oh andiam innanzi. - -— Adagio, adagio! prese a dire allora con un far d'importanza il signor -Gaspero, che fra coloro era tenuto in conto d'uomo di gran criterio, -perchè aveva veduto al mondo più che Ulisse, al suo tempo, dopo la -caduta di Troja. Egli, intanto che il curato parlava, aveva sorriso fra -sè e sè con una compiacenza segreta. Se volete, vel dirò io cosa sono -i _whigs inglesi_! Dovete sapere che là, come dappertutto, i signori -e i poveri diavoli si guardan di traverso, per gelosia, per invidia, -per prepotenza, che so io... e cercan sempre di guadagnarla gli uni -sugli altri, perchè nel mondo, vedete, la cammina così! I primi dunque -si chiamano i _whigs_, gli altri i _tories_, mi pare... o viceversa, -ch'è poi lo stesso, perchè non è il nome che fa la cosa. Avete capito? -Adesso continui pure, signor curato. - -— «La compagnia delle Indie Orientali tenne nella passata settimana -una sessione, alla quale sono intervenuti, eccetera...» salto questo -paragrafo e questa filza di nomi indiavolati, perchè non la mi pare una -notizia di peso. - -— Ma però, mi dica di grazia, tornò a domandar lo speziale, che -compagnia è questa? l'ho udita menzionar le tante volte nella gazzetta. - -— Dev'essere, rispondeva ancora il curato, una società d'uomini dotti, -filosofi, letterati e simil gente, i quali da lungo tempo hanno mandato -in que' paesi a cercarvi le antichità; con che fine poi, non so. - -— Oh! oh! ma lei s'inganna, caro signor curato! lo interruppe un'altra -volta il signor Gaspero col suo risolino. La compagnia delle Indie -è una società di negozianti, tutti ricconi sfondolati: altro che -letterati! altro che dotti! - -— Oibò! questa poi non me la bevo, replicava il curato, stizzito per -quella nuova interruzione, e punto sul vivo. So ben che lei mi canzona! -Cosa devon fare de' negozianti in que' paesi di barbarie, di miseria? -Ma solamente la spesa del viaggio!... E poi, là... con quelle belle -usanze d'impalare e bruciar vivi!... Se lo sanno i poveri missionari, a -cui tocca di portar un po' di vita cristiana fra que' diavoli incarnati -d'Indiani!... Negozianti? oh! oh! - -— Ma io l'ho veduta l'Inghilterra, sa lei, signor curato? l'ho girata -in lungo e in largo; e di questi Marc'Antonii, che parlan di milioni, -come noi di scudi, io n'ho veduti e conosciuti parecchi, come conosco -lei. E a me bisogna credere, chè de' paesi n'ho attraversati tanti, che -quasi non me ne ricordo più i nomi. - -— Sarà un'altra compagnia; ma questa non può, essere... - -— Eppure, caro signor curato, questa volta... - -— Scommetto che non è una compagnia di mercanti... - -— Che la fosse una compagnia comica?... domandò, per vedere d'accomodar -le partite, l'agente comunale. - -— Eh! tacete voi!... E qui il povero curato, che in tutto il tempo -di sua vita non aveva mai viaggiato più in giù di Como e più in su di -Colico, sentiva scaldarsi il sangue, e fissando il suo contradditore: -Questa volta, dice, eh! mi pare anche a me d'aver letto la mia parte -di buoni libri, e ciò val tanto quanto il suo aver viaggiato, perchè -quelli che scrivono han sempre ragione, e ne sanno un po' più di me e -di lei... dunque, per dincibacco! mio caro signor Gaspero, posso aver -ragione io, e lei torto!... - -— Ma la si quieti, don Gioachimo, e mi badi... - -— Eh le zucche! continuava l'altro, gettando sulla tavola la gazzetta, -con una stizza da non dire. Lei l'ha sempre con me; già è un pezzo che -me ne sono accorto. - -— Io?... - -— Sempre contraddirmi, sempre! tutto! È cosa incredibile! Scommetto -che se dico che adesso è notte, lei sosterrà ch'è giorno chiaro! Gli è -proprio un dispetto! - -— Ma, caro signor curato, la si calmi!... - -— Ma lei ha ragione! ma sarà come vuole... - -E, così dicendo, lo speziale e l'agente a stento lo trattenevano -nel suo seggiolone, chè già stava per alzarsi sdegnosamente, e aveva -ripigliato la canna e il cappello per andarsene. Nè poco ci volle per -farlo rimanere; andava borbottando che già erasi fatto troppo tardo, e -ch'egli aveva la testa a ben altre cose che a quelle bazzecole: e così -mulinando fra sè stesso, tirava fuori a ogni momento dal taschino de' -calzoni il suo grosso oriuolo d'argento, e studiava le ore e i minuti. - -Il signor Gaspero, che dal canto suo ben sapeva d'aver ragione, -trascinandosi la seggiola dietro, aveva voltate le spalle al curato, -e susurrava anch'egli: Che ignorante ostinato! Sicuro, quest'oggi ha -fatto una cattiva digestione. - -E forse la cosa non sarebbe finita così, se in quel momento non -foss'entrato nella bottega, con un far frettoloso e straordinario, e -con una ciera tutta nuova il signor dottore. - -— Gran novità, signori! una cosa che non m'è capitata mai: indovinate -mo, signor Samuele, donde vengo? - -— Che so io? da un'avventura galante. - -— Eh! non ho di questi belli spassi! E lei, signor Gaspero? - -— Ma... non saprei! forse da una vincita a tarocchi? - -— Eh via! tutt'altro. - -— Ma dunque da che? domandarono a una volta l'agente e lo speziale. - -E il dottore con voce seria, bassa, come rivelasse un mistero: — Vengo -in questo punto dalla villa ****, dove fui chiamato, per visitar quel -signore inglese, quel lord, ch'è venuto a starvi due mesi fa, e che -adesso minaccia di lasciar qui le ossa! - -— Oh!... sclamarono a coro, lo speziale, l'agente, il curato e il -signor Gaspero. - -— Se la è così, soggiunse poi il primo d'essi, voi gli avrete dunque -parlato, a quest'uomo così ricco e così arrabbiato, che nessuno ancora -ha veduto ch'è tampoco, perchè se ne sta sempre chiuso laggiù nel -palazzotto, come l'orso nella sua tana. - -— Dite, l'avete veduto? - -— Veduto? no, veduto veramente, no! - -— Come? bravo dottore! disse ridendo sonoramente il signor Gaspero. Ma -che razza di visita gli avete fatto? - -— Dirò, ecco qui cosa fu. Io me n'andava stasera solo e quieto a casa -mia, al batter delle nove, e stavo per metter la chiave nella toppa -della porta, quando mi si fa incontro, e mi ferma, tagliando l'aria con -un gesto, un uomo alto, vestito di nero, meglio ch'io non sia. Domando -che cosa voglia; non risponde, toglie fuor di tasca una letterina, e me -la consegna. Io non poteva leggerla al chiaror di luna; dunque entro in -casa, e invitato colui a salire, gli domando se aspetti risposta; egli -mi fa segno col capo di no, e si pianta ritto, là, presso la porta. -Salgo le scale, chiamo mia sorella Cecilia, che corra col lume: era al -buio ancora la stordita! Basta, quando Dio volle, ella comparve col -candeliere, e io, che morivo di voglia d'uscir del dubbio, apersi la -lettera; era linda, lucida, e scritta d'un caratterino d'amore, bello -da baciare... - -— O dottore, lei torna giovine di vent'anni! disse il signor Gaspero. - -— Eh! confesso che alla prima la credetti una dichiarazione amorosa... -Era firmata _Elisa Leslie_... ma lessi! non dicev'altro, se non che -subito, e in segreto, dovessi andare alla villa, dietro il latore del -biglietto, per la premura d'un malato. Discesi dunque, e dicendo: Son -qua, seguitai l'uomo nero e muto, che poi seppi essere un cameriere -del lord. Mi fece entrar nel palazzo per una porta nascosta e per un -andito nella cucina; di là, salita una scaletta torta e buia, mi mise, -dentro un salotto, dove mi disse d'aspettare, e mi piantò solo. Alla -fine comparve una bella giovine, una delle figliuole del lord... Non -vi ricordate d'averle vedute talvolta a diporto giù per il lago?... -Bene, era la più grande, la più smorta delle due; essa mi salutò con -grazia, e mi disse, tutta affannosa, e pregandomi di non parlare con -anima viva, che l'ammalato era suo padre; che da lungo tempo una tetra -malinconia lo travagliava, e che pochi giorni innanzi, al ricevere -non so che cattive notizie d'Inghilterra, aveva avuto un accesso di -forti convulsioni, che risvegliarono una tosse sanguigna; che nella -mattina poi, le convulsioni e la tosse avevano spiegata una spaventosa -violenza: la povera giovinetta parlava e insieme piangeva, e mi -scongiurava che salvassi suo padre. Fu allora che, fatto un passo, -domandai di veder l'ammalato; e la fanciulla: Oh gli è impossibile, -disse, trattenendomi; mio padre non vuol vedere nessuno, nessuno fuor -di me e di mia sorella; l'ha giurato! nè, per quanto noi l'abbiam -pregato, non ci permise mai di chiamar un medico; egli non fa altro -che ripetere di voler morire!... E bene, che avrei dovuto fare? come -vedere, conoscere, ponderare?... Io avevo un bel replicare: Senza -la diàgnosi, cosa si fa? la fanciulla tornava da capo a pregare, a -piangere. Era un impiccio nuovo per me!... Pensai, studiai, diedi -un'occhiata mentale a tutta la mia teoria, perchè pratica sui lord non -ne ho mai fatta... infine, scrissi queste pozioni e quest'empiastro, -che faranno o no, come Dio vuole. E ora, a voi, signor Samuele! Spedite -le ricette; premura e attenzione, che ci avrete il vostro conto! - -E gittò sulla tavola dello speziale due lunghe indicifrabili scritture, -che preparavano sa il cielo quali cose! Il signor Samuele si piantò gli -occhiali sulla gobba del naso, e si mise a studiarle. - -— Ora viene il buono, continuava il dottore; io aveva raccomandato -alla signorina una rigorosa cura morale e uno scrupoloso trattamento -dietetico dell'ammalato, ed essa mi congedava col miglior garbo del -mondo, ringraziandomi mille volte — manco male! Partita lei, tornò quel -cameriere, e cavandosi con atto di singolar rispetto il cappello, mi -mise nelle mani un cartoccetto, e m'accompagnò fino alla porticina. -Io presi la via inverso il paese; e cammin facendo, il raggio della -luna, che stasera è sì bella e tonda, mi fece naturalmente pensare di -guardar nella cartolina: l'apersi, guardai... mi pareva e non mi pareva -una moneta piccola, gialla... oh! oh! foss'oro! Il cuore mi battè -subito, e qui giunto, entrai nel primo uscio, dove vidi lume... dite -mo? era un luigi d'oro, un buon luigi doppio, perchè gl'inglesi non -contan che luigi e ghinee... Ecco qui — e tolse fuori la moneta ancora -incartocciata — non è vero, signor Gaspero, lei che n'avrà vedute di -questa razza, non è genuino, di peso?... Che bel curare i lord! La è -un'avventura questa? vi pare?... Qui non ci son baie. - -— Ma bravo dottore! queste sono visite di nuova stampa per voi, disse -il signor Gaspero. - -— Oh sì! proprio, nè sarà l'ultima, spero. - -— Bravo, bravo! ma quel lord! chi sa mai quel che ci cova qui sotto? -soggiunse l'agente. - -Lo speziale intanto aveva messo sossopra la sua officina, e ingombrata -la tavola d'una folla di boccie, vasi e fiaschetti. Rimboccate le -maniche della giubba fino al gomito, stava stemperando e mescolando -unguenti, siroppi e giulebbi, con uno scrupolo di scienza, degno di -que' due barbuti figuroni, onde un vecchio pittore comasco aveva -istoriate le grosse imposte della sua bottega, e che volean dire -Ippocrate e Galeno. - - - - -VII. - -SCENA DI FAMIGLIA. - - -In una stanza solitaria, abbandonata del palazzo, lord Leslie -nascondeva sè stesso e la sua cupa tristezza allo sguardo di tutti. -Nessuno v'aveva mai messo piede, fuori delle sue figliuole e d'un -antico famigliare, favorito del padrone, come son que' buoni vecchi che -contan più di quarant'anni di servigio in una casa. - -La stanza non guardava al lago, ma al fianco della montagna, e solo -la rischiaravano verso sera i pallidi riflessi del sole cadente. Un -letto di foggia antica e chiuso da verdi cortine di seta, era collocato -nell'alcova che s'apriva nel fondo: allato, un gran seggiolone a -bracciuoli coperto di velluto damascato, una tavola con le gambe a -rabeschi, e sopravi una guantiera con tazze di cristallo e vaselli -d'argento. Pendevano dalle pareti gli antichi ritratti di famiglia, -quell'ultime memorie de' nostri vecchi, che oramai non hanno altro -rifugio che i cameroni e gli anditi buj delle ville deserte, se pur non -albergano capovolti, in mucchio, su le soffitte o ne' soppalchi delle -nostre case, o non sono dagli stessi figli e nipoti, come succede, -mandati all'incanto su pe' muricciuoli. — Un armadio di legno nero -intarsiato, uno scrittoio ingombro di carte e libri alla rinfusa, -e poche seggiole rivestite di coperture di saja verde, compivano la -suppellettile di quella trista dimora. - -Già da venti lunghi giorni il lord era là, inchiodato nel suo letto -dall'improvviso malore che l'aveva colto; era là, con la sola compagnia -de' suoi foschi pensieri e delle sue speranze antiche, richiamate con -un accoramento febbrile, assaporate quasi per crucciarsi l'animo con la -loro memoria. - -Le sue figliuole, que' due angioli che il Signore gli aveva mandato, -perchè fossero la sua più fedele consolazione nella vôta esistenza, -pareva che gli venissero in uggia anch'esse. Quand'erano a fianco del -suo letto, sedute insieme nell'ampio seggiolone, con le leggiadre lor -teste abbandonate su gli stessi origlieri che lo sorreggevano; quando -venivano a confortarlo con quelle parole che a' figli nessuno insegna, -e ch'essi soli sanno trovar sì bene, egli non sentiva l'armonia delle -care voci, che avrebbero versato sul suo cuore ferito il balsamo -dell'amore. Assorto ne' pensieri che lo facevan dispettoso d'ogni -altra cosa, egli voltavasi bruscamente dall'altro lato, se una d'esse -lo chiamava teneramente col nome di padre; e poi le congedava con mal -piglio, dicendo di volere star solo e di non aver bisogno delle lor -fanciullesche carezze. - -Piangevan silenziosamente le buone giovinette al suo duro parlare, e -se n'andavano mute e lente; ma, uscite appena, compativano insieme al -povero padre, chè il suo male l'avesse fatto inquieto ed aspro; e si -confortavano a vicenda ad aver pazienza, chè forse, con l'amorose loro -sollecitudini, avrebbero medicato il dolore di lui, e vinta la sua -ostinata tristezza. E si fermavano nella vicina stanza, origliando a -ogni più lieve rumore; e riscosse, appena che uno sfogo improvviso di -tosse turbasse il caro ammalato, accorrevan di novo al suo fianco; e -lo pregavano, col pianto sugli occhi, che per amor loro bevesse alcuna -delle pozioni che gli apprestavano per temperare quella sua angoscia -convulsiva. Ma non gli svelarono mai che un medico le avesse ordinate; -sarebbe stato lo stesso che dirgli di spezzarne le boccie contro -la parete; bensì, con pietoso inganno, rassicuravano sempre ch'eran -semplici calmanti da esse loro apparecchiati. - -Ma le innocenti non sapevano che la principal cagione di quel male -fosse l'ira dell'egoismo ingannato che lo rodeva, fosse l'estrema -rovina delle sue lunghe fatiche, l'ultimo crollo d'un edifizio a cui -per tutta la vita aveva lavorato, l'edifizio della sua grandezza! -Le novelle a lui venute d'Inghilterra per lettere e per gazzette, e -confermate pur troppo presto, avevano rivelato a lord Leslie che tutto -il suo credito, un tempo così potente, era perduto, che le sue mene -politiche cagionavano la caduta della sua stessa fazione; e che le -nuove elezioni della sua contea, ultima speranza a lui rimasta, erano -cadute sopra individui della parte opposta, e, fra quelli, sul più -conosciuto suo civile nemico. E di più, gli toccò perfino di legger ne' -giornali la storia della sua rottura col figlio, travolta, esagerata, -come si suole, commentata per suo discredito, quasi fosse stata una -domestica tirannide. Tutto ciò, e anche meno sarebbe certo bastato, -finì a suscitare nella sua logora vita un subitano rovescio; la -malattia che da lungo tempo covava, si spiegò violenta; e senza l'amore -e la paziente attenzione di quelle soavi creature d'Elisa e Vittorina, -lord Leslie avrebbe forse dovuto soggiacere a quell'ultima offesa -dell'orgoglio già vulnerato. - -Non era la mattina, ed Elisa, a passo cauto, leggero, entrava nella -camera del padre ammalato; il suo cuore batteva di speranza e di -segreto timore. Ella rimosse con mano tremante la verde cortina -dell'alcova, si sollevò lieve su la persona, e guardò. — Suo padre -pareva dormire d'un sonno tranquillo; perchè il respirar di lui non era -più sì affannoso, e la calva sua fronte, che ombravano due ciocche di -grigi capegli, era pallida e serena. - -La buona figlia sentì allargarsi il cuore, levò al cielo gli occhi, -domandò una benedizione all'anima di sua madre, perchè le dèsse forza -di compiere il generoso proposito, per cui quel giorno ell'era venuta -così di buon'ora nella stanza paterna. E poi lenta avanzando, s'adagiò -cheta cheta nella seggiola, accanto al capezzale di suo padre; e -abbandonata a' pensieri ond'era pieno il suo animo verginale, si -perdette ne' sogni dell'avvenire, in quell'estasi che un'intemerata -speranza dipinge come d'un'iride di felicità. - -Intanto, senza ch'ella se ne fosse accorta, il padre s'era svegliato; -e il primo oggetto che gli appariva, era l'amorosa fanciulla sedutagli -accanto, era quella sembianza angelica e pura, che la faceva parere -cosa non mortale. Egli, senza pur muoversi, la guardava, ned ella s'era -ancora riscossa; la guardava, non l'aveva creduta mai così bella. — -Povero padre! quel pensiero d'innocente orgoglio nasceva nel suo cuore -forse per la prima volta! Continuava a contemplarla, e sentiva un -piacere mite, segreto, che non aveva provato mai. - -Allora trasse una mano fuor delle coltri, e strinse con dolce forza il -braccio della figlia, ch'essa pianamente aveva poggiato su la sponda -del letto. Elisa a un tratto si risentì, e le parve che il padre -leggesse ne' suoi pensieri, che quello sguardo la penetrasse sino in -fondo al cuore... I suoi sogni eran sì belli! Arrossendo per subitanea -tema, si chinò verso di lui, e disse: — O mio padre! io era venuta a -spiare il momento che vi sareste svegliato, e intanto i miei pensieri -m'avevano rapita lontano lontano, ch'io quasi vi dimenticava; o mio -caro povero padre! - -— Buona Elisa! tu mi vuoi bene, lo so! tu mi sei cara, adesso più che -mai! rispondeva l'ammalato con tale accento di mitezza insolita, che la -figlia non credette quasi a sè stessa. - -— E potrei non amarvi? Ma ditemi prima che avete passato una notte -quieta, e che state meglio di jeri... - -— Sì, sì! Sto bene, bene da vero. - -— Corro dunque a dirlo a Vittorina, che aspetta qui fuori questa buona -novella. Pure, siete assai pallido, e la vostra mano arde e trema... - -— Non importa, io sto bene! perchè, sappi, il mio male è qui, qui -dentro!... E con la destra si premeva il cuore. - -— O padre mio! che pena mi danno le vostre parole! Oh non dite così; -dite che noi possiam consolarvi, poichè nostra è una parte del vostro -dolore! Deh fatevi cuore, siate giusto con voi medesimo! E se troppo -vi pesa, come dite voi, la cattiveria degli uomini, oh copriteli di -disprezzo e d'obblio! E guardate a noi, pensate alle vostre due figlie, -e anche al vostro... sì, al povero... Ma s'arrestò d'improvviso, e -chinò gli occhi a terra, sbigottita da uno sguardo terribile di suo -padre. - -— Finite! Che cosa volevate dire? chiese il lord con tono severo, ma -fatto più dolce in viso. - -— Oh nulla! Elisa rispondeva. Io non so, io parlava come il cuore mi -suggeriva... mi compatite? - -— No! voi lo sapete pure, che non si deve pronunziar quel nome dinanzi -a me: bisogna dimenticarlo! - -— Dimenticarlo?... non lo potrei. È mio fratello! - -— Egli non è più mio figlio, e io non lo vedrò mai più! Ho già -cancellato dalla memoria anche il suo nome. - -— Dio! s'io fossi quell'infelice, ne sarei morta! - -— Tu, buona fanciulla, non m'avresti fatto il male ch'egli mi fece! - -— Ma se ora ne piangesse, se non parlasse che di voi, se non avesse -altra speranza che del vostro perdono, che di vedervi una volta? - -— Egli? oh come t'inganni! Tu non conosci gli uomini, tu non sai come -certi cuori son fatti! V'ha de' figli che calpesterebbero il cadavere -del padre, se fosse messo a traverso della loro via!... - -— Ah non parlate così! Egli... era buono; e forse, se il vostro -sdegno... - -— Eh non sai tu, che quell'uomo ha rovesciata la mia più lieta fortuna, -l'opera di tutta la mia vita? È lui, che ha gettato nel fango la -canizie di suo padre, lui che mi lima i giorni, che mi precipita prima -del tempo nella fossa! — E il lord s'era levato su la persona, e il -suo volto ardeva di tutto l'antico sdegno: ma, indi a poco, raccolse le -coltri, e s'abbandonò, come oppresso, sugli origlieri, dicendo con voce -mutata: — Via! non parliam più di lui! non affrettiamo con un impeto -inutile l'ora fatale che non tarderà a venire! Povera Elisa! tu sola -mi resti, tu che intendi cosa sia il segreto dolore di tuo padre. Tua -sorella è troppo giovinetta, è ingenua, spensierata; essa vede le rughe -della mia fronte, ma non la ferita del mio cuore. - -— O padre mio, se sapeste, non io sola, ma tutti piangiamo per voi... -Oh! ricordatevi che l'ultimo voto di nostra madre fu la felicità e la -pace di noi tutti... e che invece!... perchè, anche lui... - -— Lui! sempre lui! Sa egli forse ch'io son qui, presso a morire, in -terra straniera, e per sua colpa? Io giuro che se il sa, ne ride! - -— Gran Dio!... proruppe la figlia, e si coperse con le mani il volto -già bagnato di lagrime. No, non è vero! oh se sapeste!... - -— Ma voi, che sapete di colui?... dov'è? dite... dite! rispondete a -vostro padre. - -— È qui!... balbettò allora con voce timida e sommessa la giovinetta; -qui, ne' dintorni. No, egli non era partito, come voi avete creduto. -Son due mesi che se ne sta in una povera casa, non lontano di noi, -nascondendosi a tutti, e a voi più che a tutti, perchè l'avete con -sì gran collera scacciato. Era questo il nostro gran segreto!... Oh -perdonateci! Quante volte egli volle tornare, gettarsi dinanzi a voi, -stringer le vostre ginocchia, e giurare di sagrificar tutto al più -piccolo vostro volere!... - -— Che sento? Egli è qui? Ha dunque dimenticato che nulla v'è più -di comune fra noi? E perchè non è partito, perchè non lascia ch'io -sopporti in pace questo male? - -— Egli aspetta il vostro perdono... - -— E intanto che aspetta... io qui languisco, dimenticato da tutti... -Oh! aspetti, aspetti pure, ch'io morirò ben presto, e porterò con me -nella fossa il nome di mio padre!... Aimè, che ho vissuto infelice per -morire infelice! Oh s'egli non avesse spezzato ogni legame fra noi, se -venisse a sostenere il mio capo, a dirmi una parola di compassione!... -Ma no! egli non verrà. Il suo cuore non è impastato che di bassezza -e d'egoismo. Se fosse qui, mi lascerebbe languire, finire così, senza -cercar di vedermi? - -— Ah signore, voi lo dite? ah ditelo un'altra volta, e lo vedrete -inginocchiarsi a' piedi del vostro letto, piangere, domandarvi la -vostra benedizione! Ricordatevi, padre mio, ricordatevi che voi l'avete -respinto dal vostro seno! Dite adesso una pietosa parola. Ma, voi -l'avete già detta!... e Arnoldo, ah! lasciate ch'io vi confidi tutto, -Arnoldo è là che v'ascolta, che piange nelle braccia di Vittorina... -E così parlando con inesprimibile dolcezza d'amore, ella correva -affannosa all'uscio della stanza, e — Vieni, diceva, mio povero -Arnoldo, vieni! tuo padre ti perdona! ah ringraziane Dio!... - -Entrava Arnoldo, pallido, sommesso, e fatto umile dal gran dolore. Il -vedere suo padre così mutato, così invecchiato in due mesi, gli spezzò -il cuore d'affanno. In quel momento, egli sentiva la forza di rinunziar -per lui a ogni speranza, a ogni volere. Oh! nulla avrebb'egli osato -negare a quel vecchio, che per la prima volta vedeva giacere oppresso -sotto la muta sentenza d'una morte aspettata. - -S'avanzava lentamente, s'avvicinava al letto, china al terreno la -testa, coprendosi d'una mano gli occhi; piangeva, nè sapeva trovar -parole a spiegar la piena degli affetti, che sì forte in quel momento -lo conturbavano. Egli rivedeva suo padre, lo rivedeva più mite e meno -ingiusto; e la speranza di consolarci giorni travagliati di quell'uomo -caduto, gli faceva parer men dura la parola d'accusa che stava per -pronunziare contro sè stesso. L'immagine di un padre prostrato in -una prematura vecchiezza, portante il peso d'una sciagura quantunque -voluta, lo ferì nel più vivo del cuore. Egli cadde in ginocchio a' -piedi del letto di lui. - -Lord Leslie sentivasi, pur non sapendo come, trascinato da un'angoscia -segreta a perdonare, a dimenticare il passato, a rivivere come un tempo -nell'unico suo figlio. Sollevossi allora sul letto; e alzando la sua -testa calva e superba, nell'impeto d'un prepotente pensiero, stese la -destra ad Arnoldo; il quale con rispetto la strinse, chinando su di -essa la fronte. Ma il lord non disse una parola; il suo volto non fu -rischiarato dal sorriso, il suo sguardo non si levò al cielo. - -Fu una pace gelida, incerta. Pareva che un destino, col quale entrambi -avessero tentato di lottare invano, li riunisse in quel momento. Nel -cuore del figlio, l'interno contento era temperato da un grave dolore, -ma nel suo volto, più che gioja e dolore, leggevansi timidezza e -rispetto: in vece l'impassibile e severa fronte del padre non era da -nessun affetto rasserenata; le rughe, che da tanto tempo la solcavano, -non erano scomparse, gli occhi suoi non furon bagnati d'una lagrima, il -suo sguardo fu lucido e fisso. — Era lo strano e fiero contrasto di due -cuori concitati e diversi; e quasi faceva terrore la verità di quella -scena semplice e muta! - -Ma le due giovinette eran tutte commosse. Elisa, piena di gioja, perchè -quella pace era stata opera sua, nascondeva nel seno di sua sorella il -volto e le lagrime della tenerezza. E Vittorina teneva fissi gli occhi -sopra di lei, e col sorriso d'un gaudio celeste la baciava in fronte. - - - - -VIII. - -AMICIZIA. - - -In quel mezzo, dopo il primo incontro d'Arnoldo e di don Carlo lungo il -solitario sentiero della montagna, la conoscenza loro s'era fatta non -solamente più fidata e più stretta, ma, grazie al costume, all'alterna -stima, e allo stesso giovenile entusiasmo del cuore, era divenuta -oramai una vita compagnevole e intima. - -Il giovine inglese non ebbe a male quella prima peritosa accoglienza -del vicecurato; e il giorno dopo il loro incontro, come gli aveva -permesso, venne a visitarlo, e seppe con maniere riverenti e modeste -cattivarsene l'attenzione e la fiducia. - -Quella stessa mattina, quando nel partire attraversò il salotto a -terreno della casa, il giovine rivide le due donne che aveva notate -nella chiesa, la domenica innanzi; e il prete, accompagnandolo fino -alla porta, gli disse ch'erano sua madre e sua sorella. La prima, -al suo passare, aveva fatta una riverenza; ma la fanciulla non aveva -sollevato la testa dal lavoro al quale stava intesa. - -Don Carlo, tornando col pensiero al novello colloquio avuto con -Arnoldo, conobbe che l'anima di questo giovine non era solo dilicata -e onesta, ma degna ancora di studio, e di raro pregio. Si persuase -che Arnoldo non era uno di quegli scioperati che viaggian per paesi, -di cui non sanno che il nome, d'altro non solleciti che degli agi e -piaceri che abbandonarono in casa loro. Poco gli bastò per intendere -che l'anima di lui era calda di nobili affetti e di volontà generosa, -che lo spettacolo di tante cose nuove vedute e cercate aveva messo nel -suo cuore, non logorato ancora da impetuose speranze, nè da violente -passioni, un'incerta tristezza di pensieri, un'involontaria e immatura -dubbiezza di tutto. Era la timidità d'una mente degna di miglior sorte; -era l'inerzia d'una vita giovine e negletta che ripiegasi, per dir -così, sopra sè stessa, nell'indifferenza delle cose che la circondano; -era l'uomo che s'abbandona per non si rialzar forse mai, se la -sventura nol trascini alla disperazione, o l'ebbrezza della fortuna non -l'acciechi con un delirio. - -Arnoldo aveva cuore schietto e ardente. Egli non era creato per le -compassate e meschine passioni, che nella nostra società trovano sempre -la loro nicchia: ma a lui mancava quella costante energia del volere, -che sola dà forza per trionfare delle grette apparenze di virtù che il -mondo accarezza, e per non farsi reo di quelle piccole infamie, con cui -si pensa bene spesso di guadagnar la stima degli altri. Benchè nato in -quella casta privilegiata, che di per sè stessa chiamasi il gran mondo, -egli cercava un'aria men corrotta; ma volle, per dir così, venire a -transazione co' suoi affetti, con la sua coscienza; e non seppe più -vivere nè d'illusioni, nè di dolori. Anzi non potè gettarsi di dosso -la noja che gli si fece compagna, quando vide andarsene in fumo tutte -le felicità, tutte le virtù che aveva amate; quand'egli, che si credeva -così esperto della vita, conobbe che il mondo era ben diverso da' suoi -sogni, e confessò d'esser novizio. - -Allora ritornò alla memoria de' suoi primi anni; tornò fanciullo nel -grembo di sua madre, alla meditazione di quell'ore felici, quando -ignorava che cosa fossero la gloria, la felicità, l'amore, nè d'altro -si nutriva che delle belle speranze dell'avvenire, educato dalle sante -parole dell'affetto materno e da' semplici consigli della sapienza. Ma, -aimè! quello fu l'ultimo incanto della giovinezza; sentì di non poter -più riposare nel passato, si trovò solo. - -Eppure l'anima sua era sempre travagliata dal desiderio della vita -e del riposo, perchè in essa il fuoco della virtù non era spento; -e viveva tuttavia, benchè negletto, in un angolo del suo cuore, un -barlume di fede. Le vicende de' rapidi e diversi viaggi, che sovente -trascinano al cinismo e alla noja, conciliarono in vece l'anima -d'Arnoldo all'amor della pace e della solitudine. Da quel tempo, una -tinta di non so quale malinconia fu sparsa in tutti i suoi pensieri. - -Rifece allora gli studii della adolescenza, amò la semplice verità, -e si persuase che la miglior felicità che sia lecito sperar quaggiù, -consiste in una vita libera e operosa, in una vita spesa a profitto -altrui nell'onestà di tranquilla fortuna, senz'aspettare di esser dagli -uomini ricambiati del bene che facciamo, ma con l'intima fede che il -bene di per sè stesso produrrà lieti frutti quando che sia. Pure per -lungo tempo, abbandonato com'egli era, nulla meditò, nulla fece; e la -coscienza della virtù non era altro ancora che un bel voto de' suoi -pensieri. Alla sua vita mancava tuttavia l'alito primo, il conforto -dell'amore e dell'esempio, che dà il coraggio dell'azione. E giunto -a quell'ora, in cui è forza lottare fra il disinganno e la speranza, -l'anima sua o si giaceva prostrata nell'inazione, o gemeva della sua -inutilità, come sotto il peso d'un vecchio rimorso. - -Lo sguardo cauto e sagace del vicecurato aveva indovinata la vita di -quel giovine, che non era fatto per un destino infelice, e pareva -volerlo. Il loro colloquio gli spiegò ben presto tutto il profondo -d'un cuore, che a caro prezzo comprava l'amara lezione dell'esistenza. -Ma egli, a cui era toccato d'assaggiare innanzi tempo di ben più -fieri dolori, egli che nella sua ora aveva, come un uom disperato, -combattuto e vinto, sentì allora una segreta e dolce compassione -di quell'abbandonata giovinezza, e si compiacque nella fiducia di -consolarla e di sostenerla. - -Così, dopo pochi amichevoli ragionamenti, l'uno e l'altro furon lieti -di quella fortuita conoscenza; e s'erano raccontati a vicenda que' -riposti segreti che apprezza e serba la sola amicizia. Intanto Arnoldo -tenne per gran ventura che il vicecurato, per alcune domestiche ragioni -e pel ritardo messo della pretura di **** a regolar la tutela della -giovine Maria, dovesse rimanere più a lungo che prima non pensasse. E, -dal canto suo, don Carlo divideva di buon grado col giovine forestiero -le ore di libertà. - -Essi furono veramenti amici. E in que' luoghi pieni di vita, nella -tranquillità di quelle rive sempre liete e sempre nuove, i loro cuori -sentivano più forte il bisogno di rallegrarsi nella concordia de' -pensieri, nell'adorazione della bellezza, e più di tutto di gustare il -sublime del desiderio e il dolce del compianto. — Allorchè il tumulto -del mondo non disturba la maestà della natura, oh come il cuore si -versa nel contraccambio delle più intime virtù consigliate dalla -religiosa estasi della contemplazione! oh come è bello e grande il -credere e lo sperare insieme! - -Un giorno, abbandonati all'inquieto corso d'una barca leggera, -quand'era il lago conturbato a più rapito ondeggiamento, sotto lo -spirare del _tivàno_ dell'Alpi, essi confidavano i liberi pensieri, -i voti misteriosi d'una più lieta aspettativa al cielo schietto e -azzurro, e nell'alterna vicenda del remigare vedevano fuggirsi a fianco -le rive, i palazzi, le ville; poi, quando il vento taceva e il lago -tornava quieto, miravano l'acqua disotto ripetere, come un'instabile -interminata scena, il bel paese, e disopra le nubi abbracciarsi e -ravvolgersi sorvolando i vertici della montagna — come se l'anima -arcana della natura tutta si risentisse in un'armonica commozione di -vita. - -Un altro giorno invece, seguivano le viottole più erte e dirupate della -costiera, e su su pel monte a lungo inerpicandosi salivano con una -gioia selvaggia di libertà; contenti di trovarsi soli e dimenticati -su le più ardue vette, di guardare di là, per ogni parte, fin dove -l'occhio poteva, l'ampio orizzonte delle pianure, de' laghi, delle -Alpi e del cielo, come un immenso oceano di luce e di colori! — E là, -su quelle cime, sedevano su la dispersa rovina d'un casolare sfasciato -dall'acque montane, o sul tronco d'un vecchio albero sradicato dal -fulmine e marcito dal tempo; e disopra i loro capi non vedevano -sollevarsi che qualche rado cucuzzolo di monte, con la sua veste -di neve agghiacciata, o qualche rozza croce di legno, piantata nel -crepaccio d'un masso forse da un povero pastore, chi sa da quant'anni. - -E più d'una volta cercavano nuovi sentieri sui fianchi dell'alpe dove -il terreno, scemo d'umori e di fecondità, cessa d'esser ricoperto -d'erba e ombreggiato di piante, dove non altro s'incontra che qualche -rara segreta sorgente col suo fresco zampillo d'un fil d'acqua, o -un'ampia zolla rivestita di muscosa verzura, o d'un rosato tappeto di -ciclamini. E, su per que' dossi, il giovine Arnoldo andava cercando con -mano paziente l'erbe più rare e le pianticelle mirabili e sconosciute, -che pare l'aria vi cresca con più facile germoglio, solo per la pastura -d'un branco errante di capre. Perchè egli aveva messo studio e amore -a quella cara scienza dell'erbe e delle piante, che ama e intende la -natura, e insegna con solitaria consolazione che in ogni angolo della -terra v'è una virtù misteriosa, una bellezza. - - -Una mattina, Arnoldo e don Carlo sedevano sur uno degli alti terrazzi -della malinconica e deserta Pliniana. - -Il cielo era cinericcio e nebbioso; e i loro pensieri sentivano di -quella solenne quiete della natura, che pare più muta e mesta, s'è -una giornata avversa della sua più bella stagione. Arnoldo tenevasi -spiegato sulle ginocchia il suo albo, e disegnava lo schizzo della -veduta che gli s'apriva dinanzi — quella fuga di monti dietro un -monotono velo di nebbia; lo spumoso torrente che si rovescia da un'erta -cima a fianco del vetusto palagio; quel cielo bigio, uniforme, che gli -richiamava al pensiero il cielo della patria, una delle scene della sua -mesta e cara contrada, quel sacro cantuccio di terra, in cui riposavano -le ossa di sua madre. Don Carlo, poco lontano di lui, meditava -scrivendo sopra un foglietto, che appoggiato a un volume della Bibbia -e' si teneva fra mano. - -Quando Arnoldo ebbe finito il suo disegno, s'avvicinò all'amico, e -gli si mise accanto, in atto d'aspettare: ma quegli non si riscosse, e -continuava a scrivere. - -— Che scrivete, don Carlo? domandò Arnoldo. - -— Amico mio, sono pensieri ch'io vo gettando su questa carta, tali -quali m'ardono in cuore, schietti, nudi; egli è un ritorno innocente -alla giovinezza già passata per me, la quale non m'è più che una -memoria. Che volete? Noi italiani, noi figli di questo cielo e di -questa terra, oh no! non possiam distaccarlo dal cuor nostro l'amore -della poesia, che succhiamo forse col latte delle nostre madri, che -beviamo coll'aria del nostro paese... L'armonia del canto è la più pura -voce dell'anima!.. E io, vedete, qui, in quest'ora di solitudine, in -questo luogo sublime, sento risvegliarmisi nel pensiero i miei sogni -d'una volta, parmi ancora d'esser giovine, italiano, poeta!... - -— Oh il vostro sentire è nobile e bello! ditemi, ve ne prego, leggetemi -il vostro canto: chè anche il cuore di chi nacque di là dell'Alpi sente -e batte più forte, se la parola della bellezza lo scuote. - -— Deh! che volete mai ch'io pensi e scriva? Non è, ve l'ho detto, che -la tarda rimembranza d'un tempo che non torna più. Ora, la mia sorte è -certa e tranquilla, e il mio cuore contento. Fare a' miei fratelli quel -poco di bene che per me si possa, nella condizione in che mi pose la -provvidenza, questo fu il primo mio voto, e sarà l'ultimo. - -— Ma come potete voi col cuore sì caldo, con la mente fatta pura dal -fuoco dell'ingegno?... lo interruppe Arnoldo. - -— Dimenticate l'uomo, e non guardate in me che il povero prete. Io -sono un nulla agli occhi del mondo, ma c'è delle anime che non mi -disprezzano. Sono que' pochi miei fratelli che vedono in me il loro -unico protettore; per essi, io sono il mediatore fra i travagli di -questa terra e la consolazione del Signore. Io parlo loro di semplici e -sublimi verità, ed essi m'ascoltano; io raccolgo la confessione della -loro debolezza, e li conforto al meglio; me li veggo inginocchiati ai -piedi, e fo sopra d'essi il segno della croce, il segno del perdono; -io battezzo i lor bambini, e seggo accanto del loro letto di morte, -e le anime n'accompagno al Creatore, benedicendole... Che altra umana -felicità poss'io invidiare?.. Oh! chi intende la grandezza di questa -divina missione, e la compie con quella forza, che sola la fede può -dare, non ha altro affetto quaggiù, non ha altro voto, se non che sia -fatta la volontà del Signore sulla terra come nel cielo! - -— Queste son cose sublimi, e il vostro proposito è grande, come la -virtù ch'è necessaria per adempirlo. Ma io credo, amico, che il dir -addio alla gloria della scienza, alla dolcezza della vita, all'onore -della patria stessa, vi debba esser costato un gran sacrifizio! e -forse... - -— Deh! chi mi assicurava che sarei venuto in fama, che avrei trovato -nella gloria il compenso della vita spesa per la sapienza? e ciò -foss'anche, gli è poi vero che sia questa una felicità, o almeno un -riposo de' nostri desiderii?... Ah! credetelo a me! io, dimenticato -nella mia oscurità, vivo più contento di voi... E la sola cosa che -adesso sparga di mestizia i miei giorni è il pensiero di mia madre e di -mia sorella. Povere e buone creature! esse non avranno l'appoggio che -di me aspettavano... - -— Ma che cosa potreste far di più per loro? Nel tempo che siete qui, -non avete voi preparata loro una condizione onesta e sicura?... - -— Sì; ma io dovrò abbandonarle. Pochi giorni ancora, e tornerò dove mi -chiama il mio debito sacro, che già per troppo tempo l'ho dimenticato. -Oh! Dio mi conceda ch'io possa una volta vederle tutte e due vicine a -me, sotto il mio tetto, ch'io viva con loro, sì... perchè io le amo, -vedete! sono i soli legami che mi uniscono alla terra: mia madre, la -donna amorevole e pietosa! mia sorella, l'angiolo della modestia e -della pazienza!... - -— Non v'affliggete per loro; la virtù che si nasconde è sempre felice. -Su via, aprite l'animo a più lieti pensieri; e se non è troppo esiger -da voi, leggetemi ciò che avete scritto stamane, ve ne prego! - - -Il vicecurato stette alquanto a guardar taciturno il suo giovine amico; -e poi levatosi lesse: - - LA VOCE DELLA FEDE. - - I - - Perchè il mesto a la terra estremo vale, - Anima mia, ti rinovella il pianto? — - Poni giù il peso del dolor mortale, - Pensa che solo il sagrifizio è santo! - E tu, Signor, della speranza l'ale - Dona al sospiro dell'ultimo canto; - E tu l'adempi, se nel ciel non muore, - La preghiera del pianto e dell'amore! - - II - - Quando, de' miei prim'anni in sul sentiero, - Sparsa di fior la terra a me s'aprío, - Con volo incauto il giovenil pensiero - I fantasmi seguì d'ogni desio! - Era un sogno la vita! il vel leggiero - D'un'iri circonfusa la vestío; - E 'l sol le rise di sua luce blanda, - E amor la cinse de la sua ghirlanda. - - III - - O mia terra! o miei voti! — Io vi credea - Il supremo confin d'ogni speranza: - Altra prece il mio labbro non avea, - Il mio cor non ardea d'altra fidanza; - Io cantava di voi, di voi piangea, - E appena un'ombra muta ora m'avanza; - Quasi memoria di perduta voce, - Quasi in terra deserta unica croce! — - - IV - - O Verità! quando tremante e anelo - Del tuo regno alle sfere il guardo alzai, - E quando all'infinita eco del cielo - Il mio profondo gemito affidai, - Perchè dal grembo dell'immobil velo, - Mandato un raggio, un raggio tuo non m'hai? - Perchè tace al mio cuor la luce eterna - Dello spirto d'amor che ti governa? - - V - - Oh! il divino tuo sol ch'arde e non pare, - Riluca al declinar degli anni rei! - Se l'alme sofferenti ha Dio più care, - Spargi di duolo tutti i giorni miei! - Tu la solinga lampa dell'altare, - Tu del martirio la corona sei! - L'angelo dell'estrema dipartita, - Il primo dì della seconda vita. — - - VI - - O Verità! ti credo anch'io, ti sento! - E il verbo adoro de la gran promessa, - Che il tuo libro mi schiuse in novo accento, - Retaggio eterno d'una prole oppressa! - Tu il ciel m'additi, e tempri il mio lamento, - Tu splendi, e l'ombra arcana ha luce anch'essa! - Già spira il tuo divin soffio sull'alma, - Che ne deliba la siderea calma. - - VII - - Benedetta quell'ora, e benedetto - L'astro che mi snebbiò la fosca via! - Più non sorge dal cor mortale affetto; - Altro è il fonte che l'anima sitía. - La fè diemmi l'amor dell'intelletto, - D'un secolo cadente all'agonia! - Ed io baciai come un terreno santo - Il suol che bevve de' fratelli il pianto. - - VIII - - Adempi, o Dio, la mia speranza, e scenda - Del tuo servo nel cor l'alta parola; - Sì che a' fratelli la virtude ei renda, - Che l'opre edúca, ed il patir consola. - Dammi l'accento che il perdono apprenda, - Dammi l'amor che a nova età sia scola! - All'avvenir promesso il cor nutrica, - Apri il volume de la grazia antica! — - - IX - - Ecco il tempio e l'altare, ecco la Croce! - Oh! ch'io mi prostri su la sacra pietra. - Signor, questa ch'io sento è la tua voce! - La tua voce è la fè che mi penétra. - Stanco è lo spirto della pugna atroce; - Geme, e la pace de' tuoi santi impetra; - Contempla il fin d'ogni creata cosa, - E nell'amplesso dell'Uom-Dio riposa. - - X - - Addio, sogni mortali! E tu fugace - Ne le mie notti ombra evocata, addio! - Qui nel sacro ricinto, ove si tace - Dell'alma sconsolata ogni desio, - Assiso al raggio dell'eterna face, - L'aurora invoco del tuo regno, o Dio! - Che renda all'uom di tua promessa erede - Un amore, una patria ed una fede! - -Lesse questo canto con voce grave e commossa il giovin prete; poi -sollevò gli occhi e li tenne lungamente fissi nella faccia china -e pensosa del suo ascoltatore. Ma su la corrugata fronte di lui, -nell'obliqua e muta guardatura, egli vide balenare un ascoso pensiero; -su quella fisonomia indovinò una segreta ironia, un'intenzione amara, -che mal suo grado s'appalesava. - -Tacquero entrambi un poco; poi Arnoldo, come facesse forza a sè -medesimo, — Amico, interrogava, parlatemi di cuore: quanto avete qui -scritto, lo sentite voi veramente? Crederò che il vostro cuore abbia -per sempre trovato, come voi lo dite, quel riposo, quella rassegnazione -ch'è un'incredibile virtù, e fa sì che la fede divenga coscienza in -voi? - -— O amico, rispose l'altro, fin adesso noi non abbiamo mai seriamente -discorso intorno a sì gravi cose; ma io ben conobbi tutta la vostra -vita dal primo giorno che m'incontrai con voi: io ho penetrato il cuor -vostro e la sua piaga!... Lasciate che io la scopra a voi stesso; è la -mancanza d'una fede!... Povero giovine, io vi compiango! - -— Oh sì! proruppe l'altro, dopo una solenne pausa, compiangetemi! Non -so dir che tumulto s'agiti qui dentro talvolta! Non so dir con quale -ardore cercassi anch'io questa che voi chiamate virtù, certezza e -verità, la fede! — ma non la trovai. Tutto calpestato, tutto diseccato -e morto! Io penso che la fede non sia più che il rifugio dell'anime -semplici, ingenue, fiacche: in quanto a me, non la vidi che in una -povera chiesa di montagna, in un'officina, in un tugurio... e, anche -là, fu un mistero per me! Ma voi... ma chi ha dubitato una volta, chi -ha pianto per la sete della scienza, chi ha numerato in un cuore i -bàttiti della virtù, e le convulsioni del delitto... Oh io vi credeva -di tempra più forte e disdegnosa! - -— Uomo ingannato! tu non sai quanto ti costi la tua illusione, o che -debolezza sia questa che tu stimi forza! Tu non vedi con quell'occhio -di pace con cui io guardo agli uomini, alle cose, per ascendere fino a -Colui che gli uni e le altre ha fatto. Ma forse, verrà qualche momento -nella tua vita... - -— Eh! lasciamo un proposito del quale non possiamo convenire, e non sia -questo che turbi la nostra amicizia... Ma l'ora è tarda, e non vorrei -che il cattivo tempo ne cogliesse. Seguitiamo per quella via, se così -vi piace, e torniamo a casa dalla parte di terra. - -L'altro si mosse senza far nuove parole; ma nel resto del cammino fin -al paese, il loro ragionare fu più contegnoso e più cauto del solito. - - - - -IX. - -AMORE. - - -Ma in quell'amicizia, che il giovine forestiero aveva cercata con -tanto studio, non si nascondeva un'altra cura più gelosa e segreta, -un pensiero più intimo, più ardente, il primo pensiero dell'amore, -l'imagine di Maria? - -Il giovine non può esser mesto a vent'anni: egli non vuole allora la -malinconia e la meditazione, ma ha bisogno d'un affetto più potente che -l'aiuti, che gli faccia sentire il fremito della vita; sia l'amore o -l'ambizione, la gloria o la scienza, sia l'avvenire o la fede che lo -commuova, gli è forza che il suo entusiasmo si nutra e viva. Guai a -colui che a vent'anni ha il fiele dell'amarezza nel cuore, e il ghigno -del disprezzo sul labbro! - -È nella solitudine, nella pace della campagna, che il giovine è -più inchinevole alla dolcezza d'un affetto. Nel seno d'una bella e -tranquilla natura, noi siamo, o almeno ne par d'essere, più virtuosi; -crediam più facilmente all'amicizia, ascoltiamo il consiglio della -benevolenza, gustiamo la pietà, cerchiamo l'amore. Non tutti pensano -che sia così, ma non conta: non sono io il primo che così pensi e -creda. - -Arnoldo fra gli altri così credeva. Nella vita solinga, abbandonata -che menava in quel villaggio, presso a suo padre, alla sua famiglia, -e costretto a nascondersi, a divorare in segreto il suo cordoglio, -aspettando pur con fiducia che qualche raggio amico lo riconducesse -nel seno de' suoi, la coscienza del giovine e saggio vicecurato era -stata una gioia, una felicità per lui. Trovandosi solo, egli sentiva -la necessità di cercar un amico che temperasse il suo sconforto, e lo -compatisse. E questa sì cara amichevole servitù nessuno gli avrebbe -potuto prestare meglio che don Carlo, il quale de' dolori di questa -terra aveva abbastanza veduto per poterli prendere sul serio. - -Qui Arnoldo gli scoperse perchè ruppe col padre suo; e di quella -domestica guerra di cui molti avrebber riso, egli vide e conobbe -tutta l'acerbità e il disgusto. E non solo ne patì per l'amico, ma gli -consigliò di tornare in pace a ogni patto, dicendogli che la collera -del padre non poteva esser vinta che dall'amore delle sue sorelle. - -Ma quando Arnoldo si rallegrava con sè stesso dell'amico acquistato, -una memoria più cara gli si risvegliava nell'anima. Si ricordava di -quel giorno in cui aveva ascoltata la predica del vicecurato, là nella -chiesa del paese. Pensava a quella bellissima e modesta creatura, che -aveva veduto pregare, inginocchiata presso la madre, a quella sembianza -malinconica e pur così serena nel dolore, a quel volto candido sotto -il nero zendado. Egli aveva accompagnato con la sua la preghiera che -allora faceva l'anima sofferente della fanciulla. Poi si ricordava -che il dì appresso, quand'egli era ito a visitare il prete nella sua -casetta, aveva riveduta la fanciulla, e al rivederla s'era turbato: -ella invece non aveva sollevato gli occhi, non s'era quasi accorta di -lui; e la piccola scortesia gli era dispiaciuta. - -Questa memoria ei la serbava come un segreto; ma non ardiva ancora -d'interrogare il proprio cuore, quantunque il dubbio, in cui egli era, -gli fosse assai penoso. Ma poi, di volta in volta ch'egli tornava alla -casetta del lago, e quando, fatto più dimestico con le due donne, vide -la semplice bonarietà della madre dell'amico suo, e scoperse l'anima -delicata e sensitiva della sorella di lui, allora provò una gioia -tranquilla e solitaria, una consolazione che non aveva gustata da tanto -tempo. Respinto dalla sua, parevagli quasi d'aver trovato un'altra -famiglia; i suoi pensieri, che prima erano agitati da un gran tumulto -di cose, i dubbii cocenti che sempre lo travagliavano, le speranze -incerte, le visioni che disturbavano i suoi sonni e la sua solitudine, -tutto il cuor suo si faceva sereno, si riposava, appena egli passasse -il limitare di quell'umile casa — dove non era nessun rumore, fuorchè -il lento batter del fiotto al basso del muricciolo dell'angusto -cortile; dove non era nessun'ombra fuorchè quella della verde tettoia -formata dalla vecchia vite che saliva bistorta accanto all'uscio della -casa. - -Al primo avvicinarsi a Maria, egli non poco si maravigliò, chè gli -parve di trovare in essa una rara modestia, una riserbatezza semplice -insieme e sicura, insomma una soavità di costume che, alla prima, -annunziava non solo la bellezza nativa del cuore, ma anche lo studio -e la squisitezza de' modi. Il suo portamento era timido, ma aveva non -so qual vezzo; il sorriso rado e quieto, il parlare assai modesto, ma -vero; e quel che più toccava il cuore, era il suono dolcissimo della -sua voce. Ella portava sempre un vestitino schietto, semplicissimo, -ch'era povero ma mondo, e fatto dalle stesse sue mani; i suoi bei -capegli eran pettinati con gran cura; le sue mani bianche, come quelle -d'una damigella. Ben vedevasi ch'ella conosceva d'esser nata in umile -stato; ma che pur non aveva dimenticata ancora la gentilezza delle -consuetudini d'una volta, la più eletta educazione della sua prima età. - -Arnoldo trovava Maria spesso taciturna e pensierosa. Egli non le -aveva parlato quasi mai, quantunque la vedesse sovente; perchè ben -di rado ella e sua madre discendevano nel salottino a terreno, quando -il giovine vi si trovava in compagnia del vicecurato. Quindi Arnoldo -ardeva del desiderio di conoscere i pensieri di quell'anima pudica -e ritrosa, che pareva chiudere in sè stessa un tesoro di dolcezza -e d'amore. E cominciò a pensare che la giovinetta doveva sentir con -dolore la povertà della sua condizione, perchè il suo cuore era stato -un giorno accarezzato dalle grazie della vita; a pensare ch'ella aveva -la virtù d'esser felice ancora nell'oscura sua tranquillità, e che -forse sentiva più forti que' nobili affetti di che il fratel suo gli -ragionava sempre con tanto ardore. Arnoldo aveva egli potuto legger -nel cuore di Maria?... O era il suo un incauto sospetto, un fumo che -appannava il limpido specchio di quell'anima pura?... - -L'idea che Maria fosse degna di miglior sorte, la fiducia di -sollevarla, di darle una vita novella, lo sedusse, lo vinse: il suo -pensiero non corse più in là. Egli dunque s'abbandonò a quelle nuove e -gentili illusioni. Un amore poetico, misterioso, un amore non rivelato, -e tranquillo ancora nella sua purezza, gli suscitò nel cuore sogni -tutti novi, che gli promettevan tuttavia qualche cosa di celeste in -terra. - -Questo amore era il suo più prezioso segreto; uno sguardo, una parola -non l'avevano tradito ancora. Dopo molto esitare e molto pentirsi, -risolvette di tacersi e aspettare, con la sola speranza, che la -simpatia di quell'anima candida nascesse spontanea per lui.... Nel -principio dell'amore il giovine, non pensa che al suo cuore sol basterà -per poco quella solitaria delizia; ch'egli ben presto cercherà, vorrà -corrispondenza d'affetto: egli non pensa che tranquillo può essere -il sorriso della virtù, non quello della passione, e che, sparita la -prima aurora dell'amore, esso non gli dipingerà più la vita co' suoi -bei colori; ma l'abitudine l'avrà circondata della muta sua nebbia! e -allora verrà il tempo del disinganno, e fors'anche del rimorso. - -E non era la prima volta che Arnoldo amasse. Ma erano stati amori -d'ebbrezza e di delirio; amori di un giorno, d'un'ora: visioni fugaci -e lusinghiere di donne bianche e rosee, di semidive trasparenti sotto -i ben foggiati merletti, fra l'onda delle trine e dei veli, ne' molli -velluti, o nelle pelliccie profumate; erano stati capricci di facili -seduzioni, usurpate dolcezze, e misteriosi ritrovi; gioie sparse di -fiele e sfuggenti più rapide che non fosser venute, lasciandosi dietro -un torpore, un tedio, se pur non era affanno e dispetto. Fino allora, -dell'amore egli s'era fatto giuoco, come le donne s'eran fatto giuoco -di lui: le grandi, le infelici passioni, colle quali si pretende -di dare una tempra così romanzesca alla nostra società, egli soleva -chiamarle le passioni a buon mercato. Si può perdonargli, perchè quando -amò per la prima volta, credeva che l'amore fosse tutt'altra cosa! - -Ma ora quel cruccio e quell'amarezza avevano ceduto il luogo ad altri -voti, ad altri pensieri. Egli non credeva ancora all'amore, ma pur -credeva all'incanto della bellezza; e già si sentiva migliore, da -quel punto in cui una povera fanciulla, che nol cercava, che non -lo guardava, era divenuta, per dir così, la forma ideale delle sue -fantasie. E non sapeva che quel divino soffio che spira la vita alla -bellezza, è amore! - - -Già eran passati alcuni giorni da che Arnoldo era tornato in grazia -del padre; e non avendo in quel tempo riveduto l'amico, lasciò la villa -e prese il sentiero lungo il lago che conduceva alla casetta. L'acqua -era quietissima; la sera bella, ma senza luna; ed egli pensieroso più -dell'usato. - -Bussò. Chi venne ad aprirgli fu Marta, la vedova d'un pescatore, che -Caterina, dopo la morte di suo marito, aveva fatto venire in casa -sua per le bisogne domestiche, e per non rimaner tutta sola con la -figliuola, quando don Carlo fosse partito. - -La Marta, che già conosceva il giovine, — Non c'è nessuno, signore! -disse, restando su la porta. Don Carlo è dal signor curato di qui, e -Caterina e Maria sono ite in chiesa al rosario; nè son tornate ancora. - -— Dunque me n'andrò! disse Arnoldo, col cuor malcontento. - -— Ma, se volesse fermarsi, possono tardar poco... - -— Oh non importa!... Ma sì, aspetterò, bisogna ch'io parli a don -Carlo. — E seguendo la donna, attraversò le due stanze a terreno, e -per la scala che riusciva in un canto del salotto, ascese nella camera -dell'amico. Marta pose giù sur uno scrittoio il lume, e se n'andò. - -Poco stante, egli s'accorse che le due donne eran tornate a casa, -intese la voce di Maria che cercava di Marta, quella voce che gli era -sì cara. Poi rispondersi, bisbigliare fra loro, e non far zitto... -Certo Marta aveva detto alle donne ch'egli era là, ed esse s'eran -ritirate nell'ultima cameretta, dall'altra parte della casa. - -Intanto Arnoldo aspettava. E lo sguardo suo errava distratto su le -carte e su' pochi libri, de' quali era sparso lo scrittoio del prete: -un volume delle OPERE DI SANT'AGOSTINO, un TOMMASO DA KEMPIS, un -DANTE di vecchia edizione, il BREVIARIO e la BIBBIA; e qua e là, fra -que' volumi, vide gettati a caso alcuni fogli e quaderni manoscritti. -Ne prese uno, l'aperse e lo guardò. Eran pensieri scritti in uno -o in altro giorno, nel tempo della solitudine, in ore di tristezza -o di meditazione. Egli lesse in que' fogli amare parole, parole di -sconforto e di sdegno, dettate, senza dubbio, da una potente e gelosa -cura, e poi temperate da un voto di pace, da un ricordo di pietà o di -rassegnazione, da un augurio di virtuosa coscienza. - -Una pagina, ch'egli scorse con rapido sguardo, diceva: - - A' 30 d'aprile 18.. - - «Il mio povero padre è morto! — E io non lo vidi nella sua ultima - ora, io non ebbi il conforto di bagnar del mio pianto la sua testa - moribonda! — Oh che lagrime io avrei sparse, e con che fervide - parole pregato!.... Ma no: anche questa misera speranza doveva - esser vana. — È un'altra prova che il Signore mi ha mandata!...» - - A' 2 di maggio. - - «.... Le lagrime di mia madre, il dolore tacito e rassegnato della - mia dolce sorella, hanno umiliata l'anima mia. E a me tocca di - consolarle, a me di sorridere, col cuore serrato dall'affanno! - Datemi forza, o Signore; e benedite, benedite sempre a quelle - pietose e cristiane creature! - -E più sotto, a caratteri rapidi, intralciati, che mostravan la foga -dello scrivere: - - «.... Perchè il cielo è così sereno, e la natura così feconda e - lieta? — Una storia di secoli di sangue, inutile insegnamento a' - miei fratelli — una contrada senza nome e senza avvenire — un'età - grave a sè stessa — uomini vili e ciechi, che non sanno se vivano - e perchè...! Non è uno scherno della provvidenza?... O forse è - la pena d'un eterno peccato, la dimenticanza della prima virtù - che Dio ci ha data, la virtù del volere?... No! no! via da me - questi mortali e terribili pensieri! — Non ho madre e sorella, - a cui preparare una sorte migliore, non ho tanti poveretti a' - quali un dovere più sacro della vita e della morte mi lega per - sempre?............ - -Volse la pagina e continuò: - - «— Jeri ho incontrato quel giovine straniero. Non so perchè egli - brami sì forte di conoscermi e di leggermi in cuore. Pure, l'anima - sua mi pare schietta e nobile; vorrei rivederlo, perchè mi sarebbe - dolce lo spargere qualche consolazione in un cuor ben fatto, in - una vita giovine e capace di bene. — Stasera, quando raccontai a - mia madre l'impensato incontro, Maria mi disse d'aver veduto più - d'una volta quel solitario giovine, che da qualche tempo dimora in - questi contorni; e avend'io soggiunto ch'era un gentiluomo inglese, - si maravigliò che cercasse di farsi amico mio. — Buona fanciulla, - le dissi, tu non sai di quali oscuri mezzi talvolta si valga il - Signore per il nostro bene! Chi sa che quell'anima traviata e - deserta non trovi nella calma delle mie parole, e nella povera - virtù d'un uomo ignoto, com'io sono, un occulto consiglio, un - nuovo conforto a miglior meta, la prima parola forse d'una verità - aspettata, e non pur conosciuta!... Allora, io ben m'avvidi, il - puro intelletto dell'ingenua fanciulla comprese d'un lampo il mio - segreto proposito. Oh la purezza del cuore e del costume sono la - più vera luce del pensiero!... — - - «— Buona e infelice Maria! Io penso bene spesso a te, e ti - compiango, perchè l'anima tua parmi destinata a sofferir molto - quaggiù. Il tuo cuore sente troppo, e troppo di buon'ora tu hai - gustato i piaceri dell'anima, per viver contenta nella tua meschina - sorte.... Ecco a che si riduce la benevolenza del ricco! — Con te, - io non ho mai fatto parola di ciò... Ma oggi bastò una lagrima che - ti cadde dagli occhi ad agghiacciarmi il cuore. Ella mi parlava - del giovine forestiero. Oh! con qual accento, con qual sorriso - celeste mi disse: Egli dev'esser buono, e pare infelice! E tu - devi consolarlo, o fratello: oh se le tue parole gli toccassero - il cuore!... Io non potrei sopportare il pensiero ch'esso abbia ad - andar perduto in questo mondo e nell'altro!.......... - -Arnoldo non lesse più innanzi. Gettò dispettoso il libro, un amaro -sogghigno errava su le sue labbra. Egli ristette, lo sguardo fisso, le -braccia serrate al petto, con un brivido nel cuore e uno strano tumulto -ne' pensieri. - -Dopo alcun tempo don Carlo, tornato a casa, salì nella stanza; e, -veduto l'amico in atto di sì profonda occupazione, che non s'accorse -del venir suo, lentamente gli s'avvicinò. - -— Arnoldo, voi m'avete aspettato, non è vero? - -— Siete voi? rispose, riscotendosi, il giovine. Sì, venni a cercarvi. -Da alcuni giorni io non vi ho veduto; e temevo quasi non foste partito. - -— Converrà bene ch'io vi lasci presto; e forse non resterò qui oltre -domani... - -— Come? - -— Gli è già parecchie settimane ch'io son qui. Oramai, le poche brighe -che domandavano la mia presenza, sono finite. Jeri mi fu consegnata -la tutela di mia sorella, e di quel poco ben di Dio che le tocca, e -quest'oggi ho riscossa porzione d'un vecchio credito, che mio padre -teneva verso un tale di Lecco. Adesso, mi richiama altrove un dovere -assai più sacro. - -— V'assicuro che mi sa male che voi partiate. Ma, vel prometto, verrò -a trovarvi, e vi scriverò. Il vostro nome non è di quelli che si -dimenticano sì presto; e la conoscenza nostra, io spero, non morrà, -come tante che profanano la virtù e la fiducia dell'amicizia. - -— Dio il voglia! E quanto a me, vi confesso che una certa tristezza -m'assale nel lasciar questa mia povera casa, e mia madre, e Maria... -Esse qui resteranno, con la compagnia di molti travagli; e io non -potrò, solo e lontano di loro... - -— Oh non pensate! finchè io starò qui, verrò di frequente a visitare la -buona vostra madre; e poi condurrò meco le mie sorelle, e farò conoscer -loro Maria. Ed esse s'ameranno certo, perchè anche Elisa e Vittorina -sono due amorose fanciulle... Oh voi noi sapete ancora! Ho seguito il -vostro consiglio; e furon esse che calmarono lo sdegno di mio padre, -che m'han condotto nel suo seno... Da che non ci siam veduti, la pace -fu fatta: io domandai perdono a mio padre d'una colpa non mia; ma lo -feci di cuore, perchè da tanto tempo non avevo inteso la sua voce! - -— È dunque vero? Oh voi siete felice! Il cuor vostro gusterà una di -quelle gioie non concesse che alla virtù cristiana d'umiliarsi. - -Don Carlo ringraziò l'amico per quella sua cortese promessa; e poi, -prima di prender commiato, volle dirla anche a sua madre. Usciti di là -e passati per un piccolo corridore, vennero nella stanza dov'erano le -donne, le quali non aspettavano quella visita. - - -Era la cameretta di Maria. - -La parete ignuda e bianca; da un lato un letticciuolo, a capo del quale -pendeva un quadretto dipinto, l'immagine della Madonna addolorata; -e più sotto, una candela benedetta e un crocifisso d'argento. Il -letticciuolo coperto d'una coltre di color cilestro; e le lenzuola -ripiegate sovr'essa eran sì candide, che non parevano ancor tocche. -Da un altro lato, una piccola finestra che guardava nel cortile verso -il lago, mezzo nascosta da una tendetta bianca. Qualche seggiole -di paglia, un rozzo tavolino, suvvi una piccola spera, e un vecchio -armadio in un canto, compivano la suppellettile della cameretta. - - -Arnoldo sentì una tacita gioia in cuore, quando il suo sguardo -s'arrestò su quella scena modesta e casalinga. - -I raggi pallidi, che fuggivan di sotto il coperchio della lucerna, -mandavano una quieta luce su l'angelica faccia della fanciulla, e su -le piccole sue mani intese a lavorar di maglie; i suoi bruni capegli -rilucevan lisci e spartiti su la fronte, e le ricadevan dietro le -orecchie in folte e facili anella, fino a toccarle il seno, china come -ell'era; una veste semplice di percallo cenerino, e un nero fazzoletto -appuntato nella cintura aggiungevano una grazia pudica al contorno -della sua leggiadra persona. La madre sedeva anch'ella presso la -tavola, occupata a rimendar con l'ago alcuni suoi lini; e la vecchia -Marta più addietro, presso la parete e sur un trespolo, era attenta -all'arcolaio, e dipanava. — Il lume della lucerna, che disegnava con -varia movenza d'ombre e di chiarore quel gruppo sì raccolto, dava -all'umile scena un incanto di quiete e d'armonia: pareva uno di quei -cari quadretti fiamminghi, così semplici, così veri. - - -— Sapete, madre mia? disse don Carlo entrando; bisogna ch'io parta -domani: ho deciso. - -— Come? io non ne sapevo nulla: gli è propio vero? domani, doman -mattina?... dimandò con turbato accento Maria, e sollevò la faccia. E -voleva dir di più, ma s'accorse che con suo fratello anche un altro era -là; chinò il capo, e ristette tra pentita e peritosa di quella domanda, -che le era uscita del cuore. - -— È necessario, rispose il prete; chè io restai qui con voi più ancora -che non avrei dovuto. - -E Caterina intanto scuoteva la testa, in atto di rassegnazione -malcontenta, e mormorava piano: Già son avvezza a mandar giù di più -amari bocconi... dunque pazienza! - -— Sì! abbiate pazienza anche stavolta, mamma Caterina, la confortava -Arnoldo. La speranza del rivedersi è intanto qualche cosa: io poi -vi darò spesso notizie del figliuol vostro, perchè gli ho promesso -d'andare a visitarlo a ****. - -— Lei è propio un buon signore! rispose, facendo le sue grazie, là -madre. - -— Oh sì! aggiunse Maria con una voce soave, ma così timida e fioca, che -Arnoldo l'intese appena. - -— Fatevi pur cuore, nè fate star di malanimo anche me. Già bisogna -ch'egli sia così! diceva don Carlo. - -— Ma crediate, amico, riprese Arnoldo, ch'io m'ero assuefatto così -bene a passare i dì con voi, in questa contrada! Errando con voi da -qualsiasi banda, ogni paesello, ogni villa aveva la sua storia, ogni -montagna, ogni rupe il suo nome; e temo che mi costerà il divezzarmi... - -— Lei è un signore, soggiungeva Caterina, e non vorrà pensare a noi... - -— Che dite? anzi, se non me lo negate, voglio far conoscere le mie -sorelle a voi e a vostra figlia, che siete così amorevoli e buone. - -— Oh Signore! noi avremo vergogna, rispose la madre. - -— No, non può essere, ve n'assicuro. - -— Oh noi desideriamo tanto di conoscerle, soggiunse vivamente e -arrossendo alcun poco Maria; noi le ameremo! - -Quella sera, l'ultima che don Carlo passava presso de' suoi, chi sa per -quanto tempo, egli rimase fino ad ora tarda con le donne, le quali a -malincuore pensavano al domani. Anche Arnoldo stette un buon pezzo in -quella modesta compagnia, in mezzo a' que' dolci colloqui familiari, -in cui si ripetono tante lievi e care cose, e s'avvicendan parole, di -consiglio, di ricordo, d'aspettazione. L'animo suo era pieno d'una pura -contentezza; e quando, salutato di novo l'amico, tornò per la riva del -lago alla villa, egli ripensava alla buona famiglia, e gli pareva che -il suo cuore rimanesse là, in quell'angusta cameretta. - - - - -X. - -LE TRE FANCIULLE. - - -Al domani, il vicecurato si mise in via per la sua parrocchia. Caterina -non potè trattenere alcune lagrime, mentre ch'esso, facendo per montar -nel biroccio, le prese una mano, e le disse: — Addio dunque, mamma; -state bene, e tenetevi su allegra! - -Maria invece non pianse, e se ne stava, indifferente quasi, a guardar -il fratello che partiva. Se non che, quand'egli si distaccò da loro, -la fanciulla se gli avvicinò, e appoggiate le mani alla spalla di lui, -e lasciando cadere su quelle la testa, con voce sommessa gli disse: — -Non crediate già, Carlo, che non m'incresca il vedervi andar via; ma, -se anche non vi dico niente, pensate che vi tengo sempre nel cuore. -E voi? Oh vi ricorderete di me; non è vero? e qualche volta anche -mi scriverete, perchè le vostre parole fanno la mia vita... Ah voi, -adesso, o Carlo, siete per me padre, fratello e tutto! - -Il fratello la guardò con tenerezza, ma non seppe rispondere. Le -strinse la mano con amore; e poi montò nel calessino che partì. - - -Passarono quindici giorni. E la vita di Caterina e della figliuola, -non segnata d'altro avvenimento, che dall'alternarsi della domestica -giornata, volgeva silenziosa e solitaria; perchè la lontananza del -vicecurato, il quale per alcun tempo aveva mitigato alle due donne -l'amarezza della vita, lasciava allora un altro vuoto ne' loro -pensieri, e faceva quasi parer inutili quelle quotidiane cure, che -prima eran per esse un'abitudine, una necessità. - -Intanto credevano che anche Arnoldo le avesse dimenticate; egli non -era più ritornato a quella povera dimora; e una volta Caterina scappò -a dire: Fidatevi delle parole de' signori! per me, non ci credo più! — -Ben le aveva soggiunto Maria: Che volete, mamma, che venga a far qui da -noi quel signore? Egli avrà ben altre cose da pensare! — Ma la vecchia -replicava che quel giovine s'era fatto amico del suo don Carlo, e che -appunto per ciò doveva essere un po' diverso dagli altri; e poi, che -nessuno gli aveva cercato di venirle a trovare; e ch'esse, infin de' -conti, avrebbero tanto e tanto mangiato con lo stesso appetito la loro -minestra. - -— Avete ragione, mamma! aveva risposto Maria mestamente: noi siamo -poveri, ed egli non verrà più! - -Appunto la mattina di quel giorno, ch'ebbero menzionato fra loro per -la prima volta il nome del giovine forestiero, Maria, sedendo presso -il murettino del lago a guardar le barche che radevano la riva, intese -un vicino rumore di voci nuove e allegre. Si levò curiosa per correre -alla porta; e, in quella, vide entrar nel cortiletto le due damigelle -inglesi, accompagnate da Arnoldo. - -Ella rimase d'improvviso interdetta, muta, e sentì un tremito segreto; -ma poi ripigliò cuore, e mosse verso le gentili visitatrici: era -sopravvenuta intanto anche sua madre. - -Entraron nella saletta, e Arnoldo presentò alla buona comare e a Maria -le sorelle, dicendo: — Elisa e Vittorina desiderano di conoscervi; voi -sarete amiche, perchè i cuori, come i vostri, s'intendono sempre! - -Maria arrossì, e non sapeva che dire; ma ritirandosi un poco susurrò: — -Oh questo sarà uno de' più bei giorni per me! - -— Sì, sì, esclamò allegramente Vittorina. Voglio che stiamo insieme; -voi verrete sul lago nella nostra barchetta; voi c'insegnerete le belle -canzoni delle montagne, sarete la nostra guida sui sentieri dell'alpe. -Ah sì! dobbiamo passar di belle ore in compagnia. - -Anche Elisa avvicinavasi a Maria, e la pigliava con affetto per mano, -dicendole: — Noi ci vorremo bene, come vostro fratello e Arnoldo, non è -vero? Egli, sapete, ci parlò sovente con tanto amore di lui, di vostra -madre e di voi. Non abbiate soggezione di noi; la vostra fisonomia è -tanto dolce e bella! - -— Non mi mortificate così: io sono una povera fanciulla, e voi... - -— Noi, riprese l'Elisa, siamo ben liete di conoscervi; e se vostra -madre è sì buona per non dirne di no, torneremo domani, per condurvi -con noi alla villa; e sarà una giornata di contentezza. - -— E vi mostreremo, aggiunse Vittorina, cento cose belle; i nostri -anelli, gli smanigli, le collane, le ciarpette e tant'altri vezzi, che -sono una maraviglia a vederli. E ne daremo anche a voi, pensate! ch'e' -devono stare pur bene a quel vostro collo, sì sottile e bianco! - -— Tu se' proprio uno spiritello! disse Arnoldo, mentre Maria alle -parole della giovinetta chinava la faccia sul seno, e di novo -arrossiva. Allora Vittorina, in atto di tenerezza infantile, le gettò -le braccia al collo, e col suo pronto sorriso: - -— Perdonami, o Maria! ho creduto di farti piacere col dirti che sei -bella! - -— Tu verrai, Maria, aggiunse Elisa, non è vero? dillo! vogliam -raccontarci tante cose! Perchè, sai, adesso noi possiamo godere in -pace questo tempo sì allegro, questo cielo sì bello! Adesso, noi non -tremiamo più per la vita di nostro padre; egli era ammalato, ammalato -assai, ma dopo che Arnoldo tornò, sta molto meglio. - -— Buona Caterina, riprese Arnoldo allora, fu appunto per causa di mio -padre che non venni prima a trovarvi; ma son contento, chè vi veggo di -buona ciera e serena. - -— Graziadio! rispose la vecchia. - -— Voi avrete forse pensato ch'io v'avessi dimenticata? - -— Nemmen per sogno! - -E Caterina fu presta ad acconsentire alla graziosa premura che le due -damigelle le avevano fatta. Era un grand'onore per lei vedere la sua -figliuola cercata da due signorine così leggiadre e buone, e il suo -amor proprio non n'era poco lusingato; perchè pensava che in ogni -maniera non poteva esser che una fortuna quella conoscenza. - -Ben presto le tre giovinette divennero amiche, come se già da un anno -si fossero conosciute. E quasi ogni giorno, Elisa e Vittorina venivano -a cercar di Maria, e con essa dividevano l'allegrezza di tutte l'ore. -Bene spesso le avresti vedute seder in crocchio sul terrazzo della -villa, intese allo studio de' loro disegni e lavori, al canto di care -e semplici melodie, o abbandonate a fanciulleschi e sinceri colloqui. E -talvolta anche il vecchio lord, che oramai era convalescente, sedendosi -nel suo seggiolone in un angolo del terrazzo, contemplava in atto di -segreta gioia quelle tre testoline giovani e aeree, che si chinavano -e si levavano con un tripudio irrequieto, con un sorriso più eloquente -d'ogni parola; e l'ampio foglio del _Times_, ch'egli si teneva spiegato -sotto gli occhi, cadeva allora dimenticato su le sue ginocchia; e nel -suo cuore l'arida politica cedeva il posto alla dolcezza d'un senso -affatto novo. - -Più sovente le fanciulle andavano a diporto per i paesi della riva, -o facevano una corsa su la montagna, e Arnoldo veniva con esse in -compagnia. Era un alternar di risa schiette e d'allegri modi, un dolce -motteggiare, un mescersi di voci argute e soavi, una corrispondenza di -gioia e d'affetto. - -Alcuna volta invece, al levar della luna, essendo il tempo chiarissimo, -e l'aria consolata dalla freschezza della sera, le tre fanciulle -discendevano di nascosto nel giardino della villa, e sen venivano -all'ombra per la riva bruna del lago. Poi calate chetamente nella loro -fida barchetta, davano a gran lena ne' remi, e pigliavano il largo. -La luna si rifletteva bellissima nel lago, come in uno specchio; ma, -a ora a ora, l'acqua commossa da uno spirar di vento leggero pareva -tutta risplendente di tremole scagliette d'argento. Quel fianco delle -montagne, su cui spargevasi il pieno chiarore della luna, pareva -circonfuso dalla vaporosa luce d'un incantesimo, e ne spiccavano i seni -e i dossi, i paesetti e le case; l'opposto fianco invece si perdeva in -un'ombra uguale e fitta, che nulla interrompeva, tranne il luccicare di -qualche picciol lume, qua e là, dal balcone d'una villa, o dalla porta -d'un casolare. E la barca delle giovinette fuggiva rapida su l'onde, -come se avesse l'ale, e portasse le fate abitatrici di quella poetica -contrada. - -Poi, quando tornavano alla riva, vedevasi quella barchetta fermarsi -al piede dell'alto terrazzo; e l'aria taciturna risonava dell'armonia -d'una prediletta canzone. - - UN CHIAROR DI LUNA. - - INSIEME - - Sei cheta, o notte, ma non sei mesta, - Quando riluce sereno il ciel! - L'ora beata d'amore è questa, - Questa è del canto l'ora fedel! - Andiam compagne! La notte è bella; - Stacchiam dal lido la navicella. - - Aura di sera — spira leggiera; - Geme alla sponda — l'onda che muor. - La luna è chiara, splendon le stelle; - Le tre sorelle — cantan d'amor! - La luna è chiara, - Cantan d'amor! - - VITTORINA - - Io sono lieta, non ho pensieri; - Tutto è sorriso d'amor per me! - L'oggi è fuggito, fuggito è l'ieri; - Oltre il domani speme non v'è. - Ma quando l'alma brilla contenta, - Oh! perchè l'ora non va più lenta? - - Odi una stanca — voce che manca? - Di veglia è grido, che dà il pastor. - Ve' il lume errante d'una facella, - La barca è quella — del pescator; - Canta, o sorella, - Canta d'amor! - - ELISA - - Lieta è dell'ore l'aerea danza, - La vita a un roseo vespro è simíl; - E il dïadema della speranza - È della sera l'astro gentil, - La cui tranquilla luce amorosa - Sulla mia fronte lieve riposa. - - Per l'aure lente — l'arpa gemente - Diffonde un suono che cerca il cor! - Vedi alla bruna sua finestrella - La damigella — china sui fior! - Canta, o sorella, - Canta d'amor! - -Fra l'una e l'altra canzone era una pausa; e le ultime voci s'andavan -perdendo a poco a poco nell'aria silenziosa della notte, sì che quasi -non poteva dirsi se il canto fosse venuto dalla terra, o dal cielo. E -pareva che ciascuna delle due sorelle volesse all'accento confidare il -segreto del proprio pensiero. Quando poi toccava a Maria a cantare, -essa che non aveva avuto altro maestro che il cuore, e che solo col -fino senso dell'orecchio misurava l'armonia, sapeva esprimere tutta la -soavità, tutta la malinconia dell'anima sua nelle fresche e semplici -note della sua voce. - - MARIA - - Nel ciel romito ho un astro anch'io, - Che nessun vide, nessuno amò! - Pudico raggio, deh splendi al mio - Povero core che ti trovò!... - Io t'amo, o stella, che sempre vegli, - Ed amo l'onda dove ti spegli. - - De' giorni il fiore — s'inchina e muore, - Breve è l'affanno, sacro il dolor: - Dal basso esilio, l'alma più bella - Alla sua stella — ritorna ancor. - Canta, o sorella, - Canta d'amor! - - INSIEME - - O cielo amico, ciel di zaffiro, - Ah ne risplendi sempre così! - Senza una nube, senza un sospiro - Di nostra vita trapassi il dì; - Nè rio pensiero mai turbi il core, - Che solo cerca silenzio e amore! - - Aura di sera — spira leggiera, - Geme alla sponda — l'onda che muor. - La luna è chiara, splendon le stelle: - Le tre sorelle — cantan d'amor. - La luna è chiara, - Cantan d'amor! - -Il più sovente, venuta la sera, le due damigelle accompagnavano Maria -alla casa di sua madre; e là s'intrattenevano alquanto a frascheggiare -con la vecchia Marta, e a raccontare la lieta giornata alla buona mamma -Caterina, come già la chiamavano. E la buona mamma Caterina quasi ne -piangeva di consolazione. - - -In questa dolce e sollazzevole amicizia corsero così due mesi, i due -mesi dell'estate: e su quella felicissima riva, dove gli ardori del -sirio e del sollione sono temperati dalla freschezza dell'acque, e dal -respiro quotidiano de' venti della pianura e dell'alpe, e ristorati -dall'ombra delle montagne e dal silenzio perenne della natura, le tre -fanciulle gustavano una contentezza così serena, che non avrebbero -cercato di più. Quando la gioia è vera il cuore crede ch'essa durerà -sempre! - -Anche Arnoldo non era mai stato lieto come allora, e quasi gli pareva -un sogno la sua felicità. In quel tempo d'una confidente esistenza, in -que' giorni fuggevoli e uguali, egli lasciava che l'anima sua errasse -in balìa di facili illusioni; i suoi pensieri non eran più quelli -d'una volta; egli trovava in essi una quiete insolita; e diceva che -una stella nova e più pura era comparsa nel suo cielo. Arnoldo amava -la povera Maria, e l'amava sinceramente. Eppure spesso, quand'era -solo e domandava a sè stesso, se Maria, nella sua innocenza, avesse -potuto indovinar quel segreto ch'egli aveva sì caro; un sospetto -sorgeva a turbarlo con voce importuna, dipingendogli alla mente -quell'angiolo come una povera creatura, ch'egli voleva far sua vittima -per abbandonarla poi nella sciagura. Allora l'amor suo gli pareva -una menzogna, le sue parole uno scherno crudele, ogni suo sguardo -furtivo un'infame seduzione. Ma quand'essa era là, in mezzo alle sue -sorelle, folleggiante e graziosa come Vittorina, tenera e meditabonda -come Elisa; quando, con quella pura sua voce, gli cercava l'anima -dolcemente, o la rapiva con la magia d'una sua canzone montanina, -allora le fosche fantasie acchetavansi; egli credeva all'amore, credeva -al suo cuore e a Dio. - - -E la fanciulla? — Povera innocente! tu ancora non sai che sia l'amore -d'un uomo! Nessuno ha gettato mai sopra di te un solo di quegli sguardi -che consumano come fiamma, e lasciano un solco nel cuore; nessuno -t'ha detto una parola, per rivelarti che l'abbandono del cuore e del -pensiero ci può costar tante lagrime e tanto sacrifizio. Tu non ami -che tua madre, il fratel tuo, Dio, il cielo, il tuo villaggio e i -tuoi fiori!... Oh guardati, e ti salva dall'amore, finchè hai tempo -ancora! L'anima tua è tuttavia pura e soave; essa trema, come una -rosa tocca dal primo vento. Perchè abbandonasti il cantuccio della -stanza di tua madre, e la tua piccola finestra incoronata di fiori? -Aimè! gli occhi di chi non conosce l'amarezza del pianto che si versa -quando l'innocenza è morta, guardano al futuro attraverso il prisma -ingannevole del presente; e il cuore, se non è ferito, non crede al -dolore! — Povera Maria! oh come tu benediresti a quella voce che ti -dicesse: Tu se' troppo ingenua, tu se' troppo sicura di te stessa! - - - - -XI. - -SULLA BASS'ORA. - - -La Malizia, questa losca sorella della Bugia, questa fata capricciosa -e segreta, la quale, sebben zoppichi su le sue grucce ineguali, pur -tanto cammina che bene spesso vince della mano la Verità; la Malizia, -ospite vecchia del nostro mondo, è stata sempre, per quanto si faccia -o si dica, la regina delle cose, e ha codice, ragione e diritto; -perchè forse la provvidenza le permise d'attecchire, crescere e -moltiplicarsi, come la gramigna nel campo, di spiegarsi e regnare, -come le nubi nel cielo. La Malizia passeggia sotto le vôlte dipinte -delle case de' grandi, vestita d'un giubba trapunta di frastagli d'oro -o d'uno splendido saio, siede alle mense e ne' circoli del bel mondo, -coperta le spalle di màrtora o d'ermellino, di sete indiane, di veli -aerei; trotta per le vie sotto l'abito modesto del cittadino; studia, -medita, scribacchia anch'essa, come il più grave filosofo; ha il suo -scanno nel cantuccio del focolare del borghigiano, e la rozza panca di -legno sotto la tettoia del contadino; s'adagia a sua posta nel caffè, -nella bottega, nel palchetto del teatro; sbircia, sogghigna, ciancia, -gracchia, trincia a destra, a sinistra; e a sentirla, gli è sempre -per amor del bene, o per onor del vero. — Nessuno dunque maraviglierà, -cred'io, ch'ella avesse culto e alunni anche su quella beata riva del -lago, tra le poche case del nostro paesetto. - - -Su la bass'ora d'un bel dì, il signor curato passeggiava nella piccola -spianata che si stendeva dinanzi la sua casa, in compagnia di quel -signor Gaspero, il vecchio signorotto, del quale abbiam già fatta la -conoscenza; e discorrevano fra loro a tutto bell'agio. Benchè costoro, -come vedemmo, non fossero i migliori amici del mondo, e l'uno non -andasse molto a sangue all'altro, pure lo star insieme e la necessità -di tenersi in credito, facevano che si cercassero come due vecchi -colleghi, o piuttosto come due gelose potestà rivali. E poi, don -Gioachino non era uomo da legarsela al dito per qualche motto lanciato -alla sua pretensione politica o letteraria, chè anzi piccavasi di non -se ne far gran caso, come se si fosse trattato d'un complimento. - -— Ehi! signor Gaspero, diceva il curato, se foste venuto mezz'ora fa, -v'avrei fatto sedere alla mia tavola tale e qual era; ne vengo or ora. -Eh! un desinarino da povero curato, ma da galantuomo; poco ma buono! è -il mio assioma.... ah! ah! - -— Oh lo so per esperienza! si mangia bene da voi.... - -— Non fo per dire, ma la mia Sabina sa il fatto suo: da un par d'anni -poi ne son contentone. Quest'oggi, vedete, m'ha regalato un bel pezzo -di stufato fumante, con certe cipollette in sugo, che parevan perle; e -poi una fricasséa di polli, che valeva un Perù!... - -— Corbezzoli! la è una dottorona la vostra serva; scommetto ch'ella sa -a menadito tutto il _Cuoco Piemontese_, e che la vi corregge anche i -testi latini delle vostre prediche. - -— Ah! ah! sempre di buon umore il nostro signor Gaspero! - -— Che volete, curato? Se non si cerca di passare, il meno mal che si -possa, questi quattr'anni di vita che ci avanzano.... - -— Buon per voi, che sul vostro non tempesta mai!... Ma per me, -v'assicuro ch'io conto delle giornate brusche, e che qualche volta mi -tocca di roder catene. - -— Canzonate, o dite da vero? Chi fa mai più beata vita della vostra? - -— Voi volete parlare, ma non le pigliate su voi quelle che mi toccano, -proprio a me, che doverle inghiottire, la è dura! Ma, ma!... è meglio -non pensarci, chè basterebbe a farmi far cattiva digestione. - -— Ma via! che avete? dite su: non son forse vostro amico, io? - -— Sì! voi siete un galantuomo, ma a questo mondo c'è dei birbanti. -Io che non ho mai avuti impicci, sentite mo che cosa mi capita! — -La settimana passata, fo una giterella a Como, per non so che miei -interessi.... certo poco danaro, che ho messo da parte in tant'anni, -e che ho voluto portare io stesso, in confidenza, ad un legale di -là, un po' mio parente, perchè me ne cavi una cinquantina di lire -d'interesse... Mo, vedete! Eran sei anni che non mettevo il piede in -quella maladetta città; e sta, che quell'unica volta che ci casco, -trovo un avviso che mi chiama, là.... da... (E qui gli bisbigliò -a mezza voce un bel nome tondo.) Mi capite? Così è... proprio da -lui! Bisognò dunque trottar subito... là dov'ero aspettato. Non vi -dico nulla!.... Cose grosse, cose di fuoco; mi voglion mettere in -compromesso, mi vogliono giuocare sicuro, io che non ho mai fatto nè -detto male a nessuno... - -— Ma che diamine mai?... - -— Lo sapete voi? lo so anch'io. Fu un serio e lungo interrogatorio -di lui, di lui stesso... capite? — E vi dico la verità, che la flemma -delle sue domande mi faceva sudare, nello stesso tempo che la serietà -delle sue occhiate mi metteva i brividi. E tutto, indovinate mo?... per -amor di quel sapientaccio presontuoso di don Carlo. - -— Oh!... - -— Che so io de' garbugli che può avere colui?... E bene, sul conto suo, -mi domandò più di cento cose; e ch'io sapevo, e che dovevo sapere... -che quel prete era nativo di qui; ch'io conoscevo quali corrispondenze -avesse, perchè quest'estate passasse qui tre mesi, e che ci doveva -essere la sua buona ragione; che discorsi, che vita facesse, e che so -io... Vi dico che avevo tanto di testa! Cercava ben io di rimbeccar -quelle antifone alla meglio, ma era peggio! Io aveva bel dire, la -responsabilità è sempre del povero paroco... E poi, sentite questa! -— Non è la prima volta, conchius'egli infine nel congedarmi, che voi -date serii motivi di censura!... sue precise parole. Figuratevi che -condizione fosse la mia, a questi schietti complimenti! - -— Ma non siete arrivato a capire?... - -— Poco o niente. Furono avvertimenti sordi, misteriosi, consigli dati -a mezz'aria, lasciati indovinare; ma, se non fallo, qui ci cova sotto -qualche cosa di... - -— Di che? - -— Eh signor Gaspero! penso ch'io sono una bestia a ciarlar tanto di -queste materie così gravi: lasciamo andare, lasciamo andare.... - -— Ehi, m'offendete! dite su! Credete ch'io sia un bamboccio o un -birbone? Parlate! - -— Ma! ma! ma!... voi non sapete che brutto rischio si corre.... - -— Ditelo, che lo saprò. - -— In somma, in somma! volete propio saperlo?... Io credo che ci sia in -aria qualcosa di torbido, di marcio, cioè di... rrrr... E nell'orecchio -dello strabiliato compagno finì una terribile parola. - -— Bah!... - -E qui tacquero tutt'e due, e si guardarono in faccia un pezzo l'un -l'altro, senza batter palpebra. Poi il signor curato, levando -lentamente una mano, e mettendo l' indice a traverso le labbra, -diede all'amico un'occhiata di gran significazione, come per dirgli: -Silenzio, per amor del cielo! - -E l'altro, facendosi piccino e stringendosi nelle spalle, rispose con -la stessa smorfia. - -In quel mezzo, altri capitavano su la spianata, e camminando -sbadatamente andavan di lungo pe' fatti loro; se non che, due d'essi, -veduti ch'ebbero don Gioachino e il signor Gaspero, attraversarono -la strada, e vennero difilati alla volta loro. Erano il dottore e -il deputato politico del paese. I quattro fecero tra loro le solite -scambievoli cortesie, con una sberrettata che rese l'uno all'altro -in aristocratica solennità, a grand'edificazione de' villani che -di là passavano. La conversazione interrotta si rannodò; e fu lo -stesso curato che per il primo pigliò la parola, sollecito di mutar -l'argomento, e pauroso non fosse mai per iscappare al signor Gaspero -qualche allusione alla confidenza fattagli. - -— Dunque, che c'è di nuovo, signor Mauro? disse, voltandosi al deputato -politico. - -— Eh! che vuol mai ch'io sappia, io! rispose quegli. Lei, don -Gioachino, lei che sa di politica, che vive di giornali, me le -racconterà le notizie. - -— Oh sant'iddio! L'ho detto tante volte, caro mio signor Mauro, ch'io -non m'impaccio di faccende mondane! Io vivo in questa tana, come un -tasso di montagna... Io non c'entro, io non c'entro, lo dico e lo -protesto! io dormo all'ombra del mio campanile, e di queste cose che -bruciano, me ne lavo le mani. - -Questa protesta, che non sarebbe certo uscita di bocca al curato in -altro tempo, gli fu allora suggerita dalla fresca tema di vedersi a -qualche brutto giuoco, per la maledetta smania che aveva di pesare -su la sua bilancia i destini d'Europa. Il buon uomo s'era ingannato: -nessuno badava, più che agli abitatori della luna, alla congrega -dottrinaria dello speziale; ma allora la paura era entrata in corpo al -povero don Gioachino, e per lui era lo stesso che se l'avessero tenuto -per un Robespierre in saio nero. - -— Dunque, mutiam discorso, seguitò, perchè vedete bene!... Già, non è -bisogno dirne di più;.. - -Gli astanti capirono, o credettero di capire, quella reticenza. E -il signor Gaspero, che aveva la chiave del mistero, — Or via, disse, -volete che ce n'andiamo in compagnia giù fino alla riva? Non può star -molto, che passi il Vapore... - -— Andiamo! risposero. - -— E anche lei, signor curato, soggiunse il deputato politico; via! -venga, non si faccia pregare. - -Cammin facendo cianciarono, al solito, di cose inutili. Ma poco stante, -il dottore, additando una barchetta che prendeva il largo: — Guardate! -disse, non è quella laggiù la barchetta delle nostre damine inglesi, -qui della villa? - -— Ah si! è proprio quella! già si sa, il dottore ha buoni occhi, e -conosce le belle fanciulle un miglio lontano. - -— Via, signor Gaspero! So ben che lei scherza: non me n'intendo io. - -— Eh voi siete un giovinotto, signor Paolino, un dottore di primo pelo! -Caspita, che su' trent'anni, come voi adesso, ne feci anch'io delle -belle, e qui e via di qui; ma era il secolo passato, amico, quel tempo -di cui adesso si ride.. povera gente! - -— Buon pro le facciano, padron mio, ma le ripeto, lei s'inganna a -partito! - -— Andate là, volpone dottorato, che avete buon gusto. Già lo sappiamo -anche noi; è quella dagli occhi cilestri, dall'aria sentimentale! ah! -ah!... diceva il deputato. - -— Anche voi volete spassarvi alle mie spalle, signor Mauro? - -— Via, confessate, signor Paolino, non è così? non è quella del -bigliettino color di rosa, quella del luigi doppio? L'avete pur -raccontata voi la storiella. - -— Oh andate al malanno, ch'io vi mando! rispose piccato il dottore. - -— Ehi! la vi pizzica? ripetè l'altro, dunque è segno ch'è vero! - -— Ah! ah! quest'è bella, è nuova di conio. Il dottore muore dietro -all'Inglesina! oh me la godo proprio... E il signor Gaspero, con quella -sua ciera piacente, rideva, rideva di gusto. - -— Ma via, finitela! lasciatelo stare quel povero figliuolo, se non -volete che gli salti la mosca, continuando così come fate a dargli la -soia, soggiunse il curato. - -— Se voglion pigliarsi il bel tempo, lasciateli dire. Magàri la fosse -così! - -Intanto eran giunti alla strada che fiancheggia la riva. La barchetta, -ch'era stata la cagione innocente di quel cicaleccio, passava -rapida, alla distanza d'un trar di pietra; ond'è ch'essi videro -le due giovinette e Maria, che guardavano verso di loro, ridendo e -motteggiando con una sì schietta allegria, ch'era un'invidia. Arnoldo -remava, e Vittorina, seduta su la poppa, governava il timone, a ogni -momento volgendone l'ala a suo capriccio, sicchè il battello vogava in -isbieco, come per obliqua via, lasciandosi dietro su l'onda un lungo -solco schiumoso e serpeggiante. - -— E quella martorella, scappò fuori a dire il curato, levando -con la punta dirizzata verso la barca la sua lunga canna dal pome -d'osso bianco; la tosa d'Andrea, ch'è divenuta damigella delle due -_milordine_, eh! che ve ne pare? - -— Quella giovine sa il suo conto! disse il dottore. - -— Oh sì, da vero, il curato ripigliò; ma questa sua confidenza io -non l'approvo, son cose fuori di posto: una ragazza, una contadina, -un'ignorantella, vedetela là, che vuol fare la burbanzosa, la -superbetta, mettere il gonnellino di moda, capricci! e far pensare -intanto, e far dire... No, non va bene! causa quella testa matta di suo -fratello prete, che anch'esso ha la sua vena di dolce! vuol comparir -filosofo, politico, romantico... Oh la vedrà bella anch'esso, la vedrà -bella!... - -— Ma, lei non è il curato? dimandò il signor Mauro; non tocca a lei -a dare una buona rammanzina alla ragazza, un'altra a sua madre, e -ricondurre all'ovile la pecorella smarrita, come lor signori dicono in -pulpito tante volte? - -— Ehi son parole: ci vuol altri che me! È l'ingordigia, la sete di far -quattrini. La vecchia tale e quale la conoscete, fa la bigotta, ma le -premono i comodi e la cucina; e poi, vuol mettere da parte, per que' -pochi dì che le restano a campare... e la figlia è la sua insegna! - -— Oibò! oibò! che dite mai, curato? l'interruppe il signor Gaspero, -queste son cose... - -— Cose da non credere, ma che son vere! Pensate forse ch'io sia qui, -come si suol dire, il bastone della scopa? So, vedo e conosco! - -— Ma non basta, bisogna... - -— Bisogna che questi villani non sieno teste di scoglio, come sono. Ma -che ci posso far io? e' la sarebbe come se volessi asciugar il lago col -mio cappello. Non hanno badato mai alle parole del loro paroco! il qual -paroco non ha più di due polmoni, che, una volta asciutti, non possono -riempirsi di fiato, come una tinozza di vino! - -— Ah! ah! ma che v'importa a voi, che la giovine, la quale è poi savia -e buona, vada con quei signori? - -— A me, come me, certo che no! ma se, per causa sua, avessi de' -pasticci? Io ci vedo da lontano... Quel vecchio milord, che sarà -luterano, puritano, manicheo, o qualche cosa di simile, fa una strana -vita, la vita del mistero... Il suo signor figlio poi... - -— Dite un po': è forse quello che aveva fatta tant'amicizia col -vicecurato? - -— Giusto! E colui, poteva far di peggio? Pensate! un prete, che deve -sempre guardar bene a tutto quel che fa e che dice, un prete, com'è -lui, viaggiar su per i monti, andar giù per il lago, in compagnia d'un -forestiero libertino, d'un... dio sa che cosa? Già, è sempre stato -un bel capo colui!... E mi ci voglion tirar dentro per i capegli, me? -Oh se la sbagliano! Io me ne lavo le mani, non ne voglio saper nulla, -faccian loro! Son pazzo a pensarci su... Non è egli vero, che non tocca -a me? - -— Del prete, rispondeva sempre il signor Gaspero, del prete io non -parlo! Siete l'autorità ecclesiastica del paese, la prima! Ma della -giovine, chi vi può dir nulla? Eh via! chiudete un occhio, e lasciate -che l'acqua vada in giù; perchè alla fine, non è essa padrona del suo? -E potendo far la sua fortuna, la sarebbe una baggea a star lì, sempre -appiccicata alla sottana di sua madre! - -— Bravo il nostro signor Gasperino! dicevagli il deputato, nel dargli -d'una palma su la spalla: già l'ho sempre sentito far l'avvocato -delle belle donne! Ora poi, che si tratta della graziosa figliuola -d'Andrea... ch'è veramente un bel fiore di primavera, un fiore che, -scommetto, vorrebbe trapiantar volentieri nel suo giardino! - -— Ehi, Mauro, che spropositi mi dite? cosa volete ch'io faccia, co' -miei sessantacinque anni, col mio peso e con la mia mezza parrucca?... -Ho altre fantasie; sono stato giovine anch'io, e al mio tempo, non fo -per dire, era un giovinotto un po' più vivo di quelli del dì d'oggi... -non so se mi capite! Ho avuti i miei grilli, e me la sono spassata alla -buon'ora! E ho fatto anch'io, come si dice, le mie campagne, sono stato -attore anch'io, ma adesso mi conviene accontentarmi della parte di -spettatore; e ridere, quando c'è da ridere, della commedia che il mondo -mi fa d'intorno. - -— Non faccia troppo il filosofo, caro signor Gaspero, soggiunse il -dottore, contento, a dir poco, di rendergli di rimbalzo le parole -che motteggiando gli aveva dette a principio della via. Anche -sul suo conto, se ne sa qualcosa. E ne so una io... e se non me -l'avesse raccontata quel brav'uomo d'Andrea, non la direi... I suoi -sessantacinque anni? Non gli credete, al signor Gaspero, quando dice -che gli pesano; ha i suoi capricci ancora, un grillo che gli mette il -prurito da un pezzo; e se non fosse che... - -— Via è matto il dottore, disse l'allegro vecchio. - -— Matto io? sarà; ma nol fu già lei, signor mio, quando sottomano, alla -sorda, lasciò sentire al padre della Maria, che cosa penserebbe se mai -fosse capitato un partito alla sua povera figliuola, un partito come -va; e se saprebbe farglielo parer buono; un uomo un po' sugli anni sì, -ma vegeto, sano; e poi, persona di credito, particolare danaroso... -Ehi, dica: non è così, signor Gaspero? - -— Che bravo poetai che rima! crollando il capo quegli diceva. - -— Altro che poeta! Lo so ben io! Se non fosse stato il buon galantuomo -a rispondere, come pochi pur troppo rispondono in questi casi: Ma, -io non ho che questa tosa, e ch'ella se lo trovi il marito, e sia -contenta. Sono un povero diavolo, gli è vero; ma è meglio pochi stracci -e cuor contento, che non abbondanza di fuori, e cuor voto di dentro... -Non è così? - -— Pigliatelo, vi dico, il dottore! tenetelo saldo, ch'è matto, matto da -legare! - -— E che mal ci sarebbe se la fosse come lui dice? soggiunse il deputato. - -— Ma sì, che mal ci sarebbe? ripetè il signor Gaspero. - -— Bene, dico io!... Ma sapete, conchiudeva il curato, che le nostre -sono ciance da far ridere i morti? E mi pare che tutti siate un po' in -cimberli, a chiacchierar così in pubblico di donnette e d'amori, come -fanno i giovinotti della città al caffè! Oh finiamola, ch'è tempo! Ecco -appunto il signor Samuele, che viene a questa volta. Ehi, ehi! signor -Samuele, venite qua! Non vi pare che sia il Vapore quello laggiù in -fondo, sotto la punta di Laglio?... Ohe, non vi dicon niente i vostri -occhiali? - -— Mi pare e non mi pare; lo speziale rispose, levando il naso, e -mettendo il rovescio della mano alla fronte, a mo' di visiera. - -Ed esso e gli altri s'aggrupparono sur un monticello della riva, per -aspettare, con la loro quotidiana curiosità, il passaggio di quella -barca che da pochi anni aveva segnato un nuovo e grave avvenimento -nella loro vita. E là, su quel pianerottolo, figuravano un crocchietto -degno del vivace pennello del nostro Migliara. - - - - -XII. - -ADDIO AL LAGO. - - -O terra solitaria e ridente, che il lago da tutt'e due i lati viene ad -abbracciare col suo limpido specchio, o paesello che siedi su la china -del promontorio, incoronato d'alberi d'ombra perenne e rallegrato da -un misto digradar di sparsi colori, il verde dell'erbe freschissime, -il rosso e il gialliccio delle foglie che cominciano ad appassire, -il cupo del pino, dell'elce, e dell'abete, e il roseo degli odorosi -ciclamini che tutto l'anno rivestono la tua bella pendice, addio!.. -Noi lasciamo le tue ore tranquille, l'innocente allegria de' tuoi -passatempi, l'aria tua sincera e salubre, i lieti diporti su l'acque, i -sentieri serpeggianti su per la montagna; noi abbandoniamo la casìpola -che un'annosa vite ombreggia, la remota dàrsena con le sue barche -pescherecce, la scoscesa costiera del lido, la chiesa antica e modesta, -la cappelletta al crocicchio del bosco... Addio! - -Ma la memoria de' luoghi, che un tempo avemmo cari, dove passammo gli -anni giovenili in libertà e in pace, questa memoria, che si nasconde -nel cuore, ma non si cancella mai, verrà con noi, cara e segreta -compagnia. E quando sorgeranno, nel mezzo della vita, i giorni delle -lunghe prove e della tradita fatica, quando fra il rumore del mondo -e l'angustia del futuro, volgeremo indietro uno sguardo al tempo -che prometteva la felicità, allora ci sarà dolce il tornare, almeno -col cuore, a riposarci in que' luoghi, dove la solitudine è piena -de' nostri primi amori e di tante piccole storie da fanciulli; dove -conosciamo ogni palmo di terra, ogni albero, ogni cespuglio; dove ne -pare ancora dover esser meno amaro il ricordarsi del dolore sofferto. - - -L'oscura sorte d'Angiola Maria sta per mutarsi: un giorno, una parola -cambiano tante cose quaggiù; bastò un giorno per sedurre i pensieri -della giovinetta con le lusinghe d'una vita più bella, d'una vita che -fino a quel tempo era stata per lei un bel sogno fuggitivo, dal quale -senza rammarico si risvegliava. La dimestichezza nata fra essa e le -due damigelle compagne, il rivedersi tutt'i giorni, la concordia de' -pensieri e de' cuori, la necessità di cercarsi, di volersi bene, quella -fiducia della giovinezza sì schietta nell'anime buone, tutto si combinò -per condurre Maria a lasciarsi vincere dalla preghiera d'Elisa e di -Vittorina d'accompagnarle quell'inverno a Milano. Elleno speravano, in -segreto, che poi l'avrebbero persuasa d'andar con loro in Inghilterra. - -Io avrei dovuto dirvi prima, che il vecchio lord, al cader -dell'autunno, stanco della sua lunga solitudine, e ristorato -alquanto nella salute, aveva, con gran rammarico delle due fanciulle -e d'Arnoldo, risoluto di passar l'inverno nella città. Però, -quando bisognò partire, Vittorina fu quella che trovò lo spediente -d'acconciarla bene per tutti. Un bel dì, fece a suo padre molte carezze -e una preghiera; e il lord, colto in buon'ora, acconsentì. Non occorre -dirlo, la mamma Caterina non si fece neppur essa lungamente pregare, -chè anzi non capiva in sè dal piacere, quando Elisa l'assicurava che -si sarebbero tenuta la sua cara Maria, come una compagna, un'amica; -che al primo giorno della primavera l'avrebbero a lei restituita, e -tant'altre promesse. E poi, la buona vecchia voleva troppo bene alla -sua figliuola; allorchè questa parlava, ella non sapeva trovar più -ragione in contrario. — Oh l'amar molto è la gioja e il martirio delle -povere madri! - -Il più serio fu, quando bisognò scriverne al vice-curato. Maria sapeva -i pensieri, sapeva il cuore di suo fratello; e dubitava che quella -partenza così nova, quel lasciar sola la madre per tutto l'inverno, a -lui non dovesse parer bene. Tremava la povera fanciulla nello scrivere -e suggellar quella lettera, tremava e non ne sapeva il perchè. Ma -bisognava farlo; sua madre non aveva posta altra condizione, tranne -questa, che vi fosse il consenso di don Carlo. - -Chi si pigliò la briga di portar la lettera al suo destino, fu lo -stesso Arnoldo, per una buona ragione che coperse di due buone scuse, -cioè di fare una visita all'amico, e di percorrere un'altra volta, -innanzi abbandonarla, quella bella contrada. - -Prima che uscisse l'alba della vegnente mattina, una barca lo traghettò -a ***, dov'erano i cavalli di suo padre. Qui giunto, condusse fuori -uno svelto e brioso leardo; montò in sella, e seguitando i sentieri -lungo la montagna, viaggiò tutta la giornata, per arrivare innanzi sera -alla lontana parrocchia. Più d'una volta fallì il cammino, e gli fu -forza tornar indietro, e rifare lunghi tratti della strada già corsa; -onde sentiva dispetto dell'indugio, e compassione della sua povera -cavalcatura. Già da parecchie ore il cavallo andava di buon portante -o di galoppo su per quelle strade appena praticabili, e sbuffava -dalle nari per la lunga fatica; la sua criniera ondeggiava sollevata -dalla sottile brezzolina d'ottobre; le ferrate sue zampe percotevan -con violento passo sui grossi ciottoli di que' sentieri franati: ma -il giovin cavaliere non pareva mai stanco di tener piede in istaffa. -Soltanto egli lasciava, a quando a quando, che il cavallo continuasse a -passo la via, e intanto gli accarezzava il collo e la criniera. - -Al mezzo del cammino, scese di sella, e fermossi per breve tempo in un -deserto casolare, il quale d'osteria non aveva altro che l'insegna; un -tugurio, che la mala sorte aveva collocato in fondo di una solitaria -valle. Condusse egli stesso il suo cavallo in un canto della corte, -innanzi a una mangiatoia tarlata; poi entrò nella cucina, sedette, -e senza parlare si refiziò con uno stantío resto di torta e con -certo cacio di capra che gli fu messo innanzi, e che poi condì con -un bicchiero di vino acido; e pure l'ostessa ne aspettò un pezzo il -complimento. Era una giovine e tarchiata colligiana, la quale gli -s'era piantata in faccia, con le pugna appuntate sul descaccio zoppo, -quantunque fosse più usa a guardare, con due occhi grigi e furbi, il -bel muso d'un contrabbandiere al lume della luna, che non la faccia -dilicata e i capegli biondi d'un giovinotto inglese innamorato. - -Ripigliò il cammino, e lungo la strada, la sua fantasia, seguendo -sempre gli stessi pensieri, vestiva d'una immagine sola la varia -scena della natura ridente o selvaggia ch'egli attraversava; i gruppi -d'alberi, i casali, i dirupi e le frane, il ruscello e il torrente, la -piccola pianura e la greggia col mandriano, la siepaia e il cacciatore, -il paesello e il cimitero, tutto pareva fuggirgli dinanzi, come s'egli -fosse nel paese delle visioni. Sola una meditazione nutriva il suo -cuore; nè quel pensiero era mai sì forte, come quando traeva fuori la -lettera di Maria, e ne contemplava con segreta gioja le parole della -soprascritta; la quale, del resto, era pur semplice, e non so che -incanto avesse. - -A un'ora di notte, arrivò alla parrocchia, e scavalcò all'uscio -d'una povera abitazione, che un pecoraio gl'insegnò esser quella del -vicecurato. E lo trovò nella più interna delle due camere, ch'erano -tutta la casa, lo trovò a vegliare in mezzo a' suoi volumi, qua e là -sparsi, ammucchiati o aperti, al lume d'una piccola lucerna. - - -Al vedere l'inaspettato visitatore, il prete s'alzò, e, fattosegli -incontro, sorrise; poi, senza parlare, gli strinse con grand'amore la -mano; ma il suo aspetto era pallido, malinconico il sorriso, lo stesso -andare aveva qualche cosa di penoso e d'incerto. - -— Siate il benvenuto amico mio! Dunque non l'avete dimenticato il -povero prete? Nella mia solitudine, la vostra venuta è una vera -benedizione. Oh credetelo! il mio cuore n'è riconoscente. - -— Mio buon Carlo: tocca a me il domandarvi perdono, se questa è la -prima volta che vengo a visitarvi; non ho tenuta la mia promessa, lo -so; ma... mio padre... - -— Non dite di più: vi so troppo buon grado del piacere che adesso -mi fate, e v'assicuro ch'io aveva un gran bisogno di vedere un volto -amico. - -— Io vi trovo assai mutato da tre mesi, magro, sparuto: siete stato -forse malato? - -— No! io sto bene: è l'animo mio ch'è malato. Ma di me non parliamo; -voi... - -— I' ho una lettera da consegnarvi... una lettera di Maria, di vostra -sorella. - -— Che? accadde mai qualche disgrazia a mia madre? - -— Oh! ella sta bene e vi saluta, la buona donna; ell'è così rubizza e -così lieta! - -— Dio la benedica! Ma questa lettera di Maria... - -— Eccola! essa vi domanda che acconsentiate di lasciarla per qualche -tempo con noi, che andiamo a passar l'inverno a Milano... Le mie -sorelle ve ne pregano anch'esse! - -— Maria?.. disse il prete, maravigliando e cadendo d'improvviso in -gravi pensieri. Indi aperse lentamente il foglio, lo lesse attento, e -ripiegatolo lo intascò. Il giovine intanto lo riguardava, in atto di -serio esitare. Indi a poco il prete gli domandò: — Quando contate di -partire? - -— Domattina, forse. Perchè... non so se mio padre.... dubitando rispose -Arnoldo. - -— Domattina dunque avrete la mia risposta per Maria. - -E detto ch'ebbe, mutò discorso, nè più parlò di sua madre, nè di sua -sorella. Ma raccontò all'amico la vita che menava in quella valle; vita -di sacrifizio e di coraggio, e che avrebbe presto distrutte le forze -d'altri uomini di tempra più salda della sua. Quella remota parrocchia -di poveri terrazzani, dispersa in abituri e capanne, senza ricolto e -senza decime, metteva a dura e verace prova il ministero dell'uom del -Signore, chiamandolo a tutte l'ore dov'era bisogno di consolazione e di -costanza, e dove albergavano il pianto e la fame. - -Ma essendosi fatta l'ora tarda: — Pensiamo per voi, disse don Carlo. -Voi siete stanco, rotto dal viaggio; qui nel paese, non v'è locanda -di sorta, chè altri non vi capita se non qualche vagabondo, o al più -due volte l'anno qualche viandante che abbia perduta la strada. Se -v'accontentate, vi cederò il mio letto; già, lo sapete, siete sotto il -tetto d'un povero romito... - -Ma, negando l'altro in ogni maniera: — Bene, soggiunse il prete, il -mio Bernardo, è un buon cristiano di questi monti che m'ajuta e mi -serve, vi preparerà alla meglio un lettuccio sul canapè ch'è nell'altra -stanza. Scusatemi, amico! v'accorgerete stanotte di non essere nelle -belle case, e ne' buoni letti della vostra Londra. Dunque, addio e -buona notte! - - -Arnoldo si coricò; ma alle stanche membra non concedevano riposo -l'ardore e l'inquietudine della mente combattuta da cento pensieri più -strani delle larve d'un cattivo sogno. Vegliava dunque, e dopo qualche -tempo s'accorgeva che nella stanza vicina il prete era pur desto; -perchè la lucerna mandava ancora, per alcune fessure dell'uscio, il -sottile suo raggio. - -Dapprima non gli giungeva all'orecchio nè voce nè respiro; poi intese -come il muover lento e grave d'un passo, che pareva misurar chetamente -la stanza. Il giovine si trasse di novo sotto le coltri, e cercò -dormire, ma invano... Origliava, non fiatava; passò un'ora, ne passò -un'altra; e sempre sentiva il prete andare e venire su e giù lentamente -per la camera. - -Tutto a un tratto lo riscosse uno strepito, come d'una seggiola che -scricchioli sotto il peso di persona che sopra vi s'abbandoni; e in -quella, gli parve d'udire un affannoso sospiro, e poi queste parole: — -Mio Dio!.. dammi forza e costanza!... - -Allora, vinto da non so che terrore, egli stava per balzar dal letto, -quando s'accorse che la lucerna era spenta, e che tutto era silenzio. - -Alla mattina, Arnoldo pensava di chiedere al prete, in nome -dell'amicizia, la spiegazione di quel mistero, la causa della -preoccupazione grave e dolorosa in cui l'aveva trovato. Pure, quando -se lo vide venire incontro, con aspetto serio ma tranquillo, per fargli -nuova scusa della sua meschina ospitalità, e s'accorse che gli tagliava -a mezzo ogn'inchiesta la quale a lui riguardasse, allora pensò che -quello doveva essere un segreto geloso e profondo, uno di que' segreti -che si trema di confidare allo stesso cuor dell'amico; e tacque. - -Con un turbamento involontario Arnoldo ricevette la lettera che il -vicecurato aveva scritta in risposta a quella di Maria. - -Quando, preso commiato e salito in sella, il giovine ripetè un sincero -saluto, il prete gli s'avvicinò, e strettagli forte la destra, — -Arnoldo, disse, voi siete un uomo onesto, e il cuor vostro è buono -e generoso. Voi siete abbastanza felice, ma io non ho più nessuno -quaggiù!.. Il futuro c'incalza e trascina, e Dio solamente lo conosce: -se dunque a Lui piacesse che noi non avessimo a incontrarci più su -la terra, e se mai l'avvenire vi menasse di nuovo in quest'Italia, -non dimenticate mia madre e mia sorella! Confortale l'una, proteggete -l'altra... Oh voi fortunato, se avrete questa consolazione di poter -dire: C'è alcuno che mi ama e mi benedice! Addio! - -Arnoldo si sentì commosso fino alle lagrime; ma fattosi forza, — Addio, -rispose, virtuoso amico! State di buon animo; io spero che ci rivedremo -ben presto. Addio! - -E, dato di sprone al cavallo, s'allontanò. - - -Due giorni appresso, la famiglia de' Leslie era partita dalla villa, -e Maria aveva abbandonato la natale sua terra. La mano della fanciulla -aveva tremato nell'aprir la lettera di suo fratello; erano poche linee -che dicevano: - - — «Chi deve avere maggior pena che tu parta di qui, mia cara Maria, - è la nostra buona mamma. S'ella dunque vuol fare questo sacrifizio, - e tu segui allora la tua volontà. La famiglia, nel cui seno ti - ritrovi, è un raro esempio di nobiltà vera e onesta. Ma non ti - scordar mai, sorella, chi tu sia! Conserva il tuo cuore; pensa - che un cuore come il tuo è una gemma, la quale, perduta una volta, - non si ritrova mai più. Io spero per altro che la tua lontananza - non sarà lunga: quando ritornerai, fa di trovare ancora nella tua - povera casa, e sotto il cielo che il Signore t'ha dato, quegli - stessi pensieri e quella stessa vita, che ora vi lasci. E se mai - tu temi che non sia per essere così, oh! non abbandonare, te ne - scongiuro, la tua povertà e il silenzio dell'oscurità in cui se' - nata. Addio, mia sorella! Che il Signore t'accompagni! — - - Carlo.» - -Caterina pianse nel leggere questa lettera così semplice, ma non ebbe -cuore di stornar la figliuola dalla proposta partenza. Maria mise -insieme le sue poche robe; e la stessa mattina, nell'andar dall'una -all'altra stanza della casa, le pareva che quell'abbandono le pesasse -sul cuore, e quel breve viaggio le fosse imposto come una penitenza. - -La buona madre anch'essa, quando il momento fu venuto di staccarsi -dalla sua Maria, sentì nel suo segreto un dispiacere, un pentimento -quasi d'avere accondisceso all'impensata a quella partenza: e le -vennero a mente le parole che ripeteva un tempo il suo pover'uomo, -quando la signora contessa teneva con sè la fanciulletta: Verrà un -giorno che ve ne pentirete, e non vi sarà più rimedio! — Ma non disse -nulla, e cacciò via quel tristo pensiero. - -Nel tragittare il lago, per raggiungere le carrozze del lord, che -stavano aspettando su l'opposta riva, Maria non potè nascondere -l'angoscia che la stringeva, benchè non piangesse. Dilungandosi -dalla sponda, guardava la madre sua e la vecchia Marta, che dalla -soglia della casa le mandavano ancora baci d'amore; guardava la sua -finestretta e la pergola del cortile. E certamente, se non era la -presenza del vecchio signore, che quantunque buono e carezzevole con -lei, pure la teneva nell'imbarazzo della suggezione, essa avrebbe -lasciato libero sfogo alle sue lagrime. - -Elisa, guardandola con mestizia, le compativa; Vittorina l'abbracciava, -ripetendole le più liete cose che siensi dette mai per consolare chi -abbandona la prima volta i luoghi, a cui la vita serena di molt'anni -donò tanta bellezza. - -Nel tempo di quel tragitto, un giovane barcaiuolo accompagnava il lento -batter del remo nell'acqua con una semplice canzone del suo paese, su -l'andar della seguente. - - IL COMMIATO. - - CANZONE DEL BARCAIUOLO. - - O Rita bella, mia Rita, addio! - Ah! ti ricorda dell'amor mio. - - I' vo lontano dal suol natío, - Lascio la barca che mi fu cuna; - Solo, ramingo, pel mondo io vo. - I' vo cercando la mia fortuna! - Se il buon destino non è restio, - Quando ritorno, ti sposerò. - O Rita bella, mia Rita, addio! - - Ah! ti ricorda, cara, quand'io - Sott'altro cielo, mesto, lontano, - Penserò all'ora di questo dì; - Che noi qui stretta ci siam la mano, - Che un solo giuro due cori unío, - E che il Signore quel giuro udì! - Ah ti ricorda dell'amor mio! - - Là, presso l'erta di quel pendio, - Cui lieta cinge la vigna in fiore, - Vedi una casa, del monte al piè? - Se fosse nostra!... Mi sta nel cuore - Da tanto tempo questo desio! - S'io vi potessi viver con te!.. - O Rita bella, mia Rita, addio! - - Oh sta, mio core! già l'alba uscío. - Partir bisogna, lasciar la valle, - Se ricco un giorno mi vuoi sposar! - D'un fardelletto carco le spalle, - Povero e franco, men vo con Dio... - Ma prima, o cara, ti vo' baciar! - Ah ti ricorda dell'amor mio! - - O Rita bella, mia Rita, addio! - Ah ti ricorda dell'amor mio! - - - [Illustrazione: — Sia ringraziato il Signore, disse il - mendicante dopochè si furono allontanati, che m'abbia mandato - l'inspirazione di continuar la strada.... — Lib. II, pag. 281.] - - - - -LIBRO SECONDO - - Non mi chiamate Noemi (cioè bella), ma chiamatemi Mara - (cioè amara), perchè l'Onnipotente m'ha ricolmata di - grandi amarezze. - - _Nel libro di Ruth._ - - - - -I. - -ALTRO TEMPO, ALTRA VITA. - - -Ecco Milano, la bella e ricca Milano! I larghi viali suburbani, che -ornati d'una doppia fila d'alti platani, la circondano, come delle -verdi ombre d'un giardino; i suoi lieti bastioni, le sue porte, -che ora ti figurano la superba idea dell'arte romana studiata da' -compassi dell'arte moderna, e ora ti presentano l'umile ingresso -d'una borgata; i suoi corsi larghi, lisci ed asciutti, le sue variate -vie fiancheggiate di modesti palazzi e di case belle e recenti dalla -fronte allegra, dalle spesse e diritte finestre; tutto ti farebbe -creder quasi d'essere in una città sorta ieri, se le belle cupole, e -i campanili delle vecchie sue chiese, e quelle superbe colonne cadenti -di San Lorenzo, unico avanzo della nostra grandezza a' migliori giorni -di Roma, e più di tutto la mole sublime e gigantesca del Duomo con -le cento sue guglie aeree, non sorgessero a ricordarti che i secoli -passati hanno ancora le loro grandi vestigia, e signoreggiano, direi -quasi, con l'armonia della loro maestà vetusta su d'un vasto anfiteatro -di case, che la mediocrità costruì in compagnia del comodo, del -risparmio e della convenienza. - -Ma non cercare gli avanzi delle nostre glorie municipali; son pochi e -inutili per noi, e furono sepolti dai secoli, o dispersi dagli uomini. -Non aprire i volumi della storia, che adesso non è il tempo; essa ha -delle pagine scritte col sangue, pagine terribili che fanno fremere -e lagrimare; e altre ne ha, ornate delle più belle glorie italiane, -pagine sante, che sono l'entusiasmo e la speranza di chiunque si -ricordi ancora di portare il nome de' suoi antichi. — Milano è la città -del gran signore e dell'onesto privato, del mercatante e dell'ozioso, -del filosofo e del povero galantuomo; è la città semplice e colta, -generosa e ospitale, la patria della bella vita e del buon cuore. -Tutto il mondo è paese, dice il proverbio; ma i proverbi, massime gli -antichi, non han più ragione. - -Eppure colui che per la prima volta abbandona l'aria pura della -campagna e la solitudine d'una terra ignota, non può trovar nella città -quel soggiorno di delizie e di fortuna, che forse prima aveva sognato, -nè quella pace oscura che nessuno al mondo invidia, tranne chi l'ha -perduta. - -V' è una certa tristezza nella consueta tranquillità cittadina, una -certa monotonia nella quotidiana vicenda delle sue costumanze, una -noia negli spassi, un'inerzia nella vita, che talvolta ti par quasi -di trovarti solo e abbandonato in mezzo alla frequenza della gente, e -ti stanchi di vedere il malcontento in seno della ricchezza, e da una -parte l'orgoglio, e il disprezzo dall'altra, e dappertutto l'abitudine -e l'indifferenza per quanto ti s'agita o muta d'intorno. Al principio -dell'inverno poi, quando il cielo non ha sole, e la terra non ha altro -che nebbie e fumo, la è una scena a cui l'anima immalinconisce e si fa -grave e noiosa. - -Le vie spesseggiano di popolo, ma son taciturne; è un andare e venire, -un mischiarsi, un incontrarsi da ogni parte; ma ciascuno cammina per le -faccende sue, o, se non ha faccende, s'accontenta di badare a quello -che altri fa e dice. La scena poi è sempre la stessa: è il fanciullo -che ora a ritroso, or saltelloni s'avvia alla scuola col fascetto -de' libri sur una spalla, e il pigro servo o la fante brianzuola che -gli tien dietro; è l'onesto impiegato che col suo lento passo usato -s'incammina all'ufficio per la strada da vent'anni battuta, chiuso nel -suo pastrano di panno turchino e col fido ombrello sotto l'ascella; il -solito gruppo de' lettori d'affissi alle cantonate, il fattorino che -torna zufolando alla bottega, la femminetta divota o la vecchia dama, -seguita dal servitore in livrea e con l'astuccio degli occhiali e due -grossi libri fra mano, le quali spesseggiando i passi se ne vanno alla -messa della parrocchia; è l'ozioso che girando a zonzo arresta tutti -gli amici e i conoscenti ne' quali s'imbatte, o dà gli occhi entro -ogni bottega, o numera le finestre d'ogni nuova fabbrica; è il giovine -signore, che dall'alto suo cocchio inglese balza su le soglie del -palazzo di qualche eletta contessa, lasciando al valletto di dieci anni -le briglie de' focosi puledri. - -Nondimeno nella città è un bel vivere per tutti. Ben so che spesso -bisogna vedere e tacere, e mordersi la lingua o far orecchie di -mercante; so che bisogna sorridere a tanti amici di cappello, -accarezzare quelli che ti stanno di sopra, e quelli stessi che -t'invidiano, e guardar confuso nella folla il traino cortigiano -dell'ignoranza, e tremare talvolta perfino d'una segreta stretta di -mano dell'uomo sincero; so che bisogna fremere e arrossire, se non per -te, per altrui; e chinar la testa alle opinioni che, al pari di tanti -piccoli tirannelli, si cozzano, e voglion regnare insieme... Ma finchè -nella patria troverai un amico che ti dica una buona parola, finchè -avrai nella tua casa alcuno che t'ami, alcuno da amare, oh! terrai -sempre caro il nome della tua città, come quello di tua madre! - - -La famiglia de' Leslie, venuta a Milano, aveva preso dimora in una -bella e comoda casa, situata in una delle più popolose vie della città. -La casa apparteneva a una vedova dama, la quale, alla morte del marito, -s'era ritirato nel secondo piano, per nascondervi il suo lutto e i suoi -quarant'anni, e per cedere a qualche ricco pigionale il quartiere del -piano _nobile_, come qui si chiama. - -Le damigelle, non avendo altri pensieri che di gioia, s'addomesticarono -in pochi dì con la vita cittadina e co' novi piaceri, e dimenticarono -il lago e i suoi pacifici ozii. Ma così non era di Maria. Essa non -aveva creduto da prima, che così presto si sarebbe trovata sola sola; e -già s'accorgeva che le mancava qualche cosa, e non sapeva che pensare a -sua madre, e pensare a suo fratello. - -Pure ne' primi giorni, la novità di tutto quello che la circondava, -le cure divise con le compagne per mettere in ordine la nuova casa, -e assettare ogni cosa nella piccola stanza che ciascuna d'esse -aveva scelto per sè, fu una sollecitudine, un pensiero. Ma poi, -quel trovarsi chiusa sempre tra le pareti d'una sala, quantunque -tappezzata da lucenti arazzi e sfavillante d'oro e di cristalline -lumiere, quel correre alle finestre, e non veder che tetti e case, a -traverso l'aria greve e fosca, e cercare invano con l'occhio la linea -serpeggiante delle montagne, e i noti paesetti su l'opposta riva, e -l'incerta lontananza dell'acqua: tutto ciò la faceva ben sovente muta, -incresciosa a sè stessa, e le aveva rapito quell'aria di freschezza e -di sorriso, ond'era prima così bella e serena. - -Arnoldo e le sue sorelle impiegarono que' primi dì nel visitare a -parte a parte le nostre chiese più antiche e famose, i pochi monumenti -dell'arti, le molte fabbriche degne d'esser vedute. Il giovine era -stato a Milano in altri tempi, e aveva conosciuta la città; egli si -faceva dunque compagno delle fanciulle in quegli utili diporti della -mattina, e dava loro la spiegazione di tutto, meglio che non l'avrebbe -fatto un facondo cicerone di piazza. - -Ma elleno non potevano mai persuader Maria ad accompagnarle. Maria -temeva di farsi vedere con esse in mezzo a tanta gente; e s'ella da -prima non aveva pensato mai alla gran distanza che separava l'oscura -fanciulla dalle nobili damigelle, quest'idea dolorosa cominciò allora a -tormentarla con un assiduo rimprovero. - -Quand'era sola poi, rifletteva a quello strano mutamento della sua -povera sorte, domandava a sè stessa perchè mai avesse acconsentito -a seguire una famiglia che non era la sua, e come la si potesse -abbandonar così, anima e cuore, a quella vita tutta nuova per lei, -e a che fine la sarebbe venuta. Tutto le pareva un sogno; ma il -turbamento che le s'era messo nel cuore, era vero. Allora sentiva -il desiderio d'una consolazione lontana, ignota, che nessuna cosa al -mondo le avrebbe potuto dare, nemmeno il ritorno alla sua casa, alle -braccia di sua madre. Per la prima volta, ella pensava a sè stessa, a -sè sola; all'avvenire, ai suoi timori, alle sue speranze. Oh! perchè -tutte quelle angustie, perchè quelle inquietudini e quel rammarico si -quietavano nel suo cuore, quando Elisa o Vittorina correva a scuoterla -da' suoi mesti pensieri con l'ingenuo bacio d'una sorella, o quando -sentiva soltanto pronunziar fra loro il nome d'Arnoldo, o sostava al -suono della sua voce, a quello de' suoi passi? - -Lord Leslie intanto, giunto appena in città, ripigliò la sua vita -altera e dispettosa, com'è costume de' vecchi, che senton oggi il tedio -di quel che jeri bramarono. Lo strepito della città gli ricordava il -tumulto della sua vita passata, i lunghi anni travagliati dalle cure -della grandezza e dall'inimicizia della sorte. Egli dunque tornò a -starsene chiuso e solitario, a non voler vedere anima viva; e alternava -le lunghe ore della sua giornata fra il tè, le gazzette inglesi e la -corrispondenza epistolare de' suoi agenti di Londra e de' gentiluomini -della sua parte. - -Arnoldo amava passar la più gran parte del giorno in compagnia -delle sorelle; chè la dimestichezza d'una vita modesta e uguale, le -consuetudini quotidiane, quella sì cara onestà del costume di Maria, -e quella sua semplice bellezza, tutto s'univa per fargli più prezioso -un amor puro e segreto. Nè Elisa e Vittorina ne' loro cuori ingenui -n'avevano ancora il più lontano sospetto; e lord Leslie stesso, anzi -che a codesto affetto d'Arnoldo, avrebbe creduto alla prossima rovina -della superba aristocrazia del suo paese. - -Era in quel torno capitato a Milano tra i molti inglesi che passar vi -sogliono nell'inverno, un baronetto, antico amico de' Leslie, il quale -trattenutosi pochi dì, venne a portar loro le fresche notizie della -patria; e fu il solo che il lord acconsentisse di vedere. Era un uomo -di mezz'età, con un falso e ricciutello toppè d'un biondo rossigno; -volto di tinta accesa, ma sincero; cravatta e corpettino bianchi; -abito di color verde inglese, soppannato di velluto, a larghe rivolte -e larghi quarti; un occhialetto d'oro pendente al collo, e manichini -increspati su' guanti gialli; insomma, lo scapolo elegante, il _dandy_ -di quarant'anni. - -Costui sedeva, una sera, in mezzo al piccolo circolo delle due -damigelle, d'Arnoldo e della nostra fanciulla. Fosse l'aria vivida -d'Italia che l'animasse più del solito, fosse la leggiadria delle -giovinette, fatto è che quella sera egli faceva le spese della -conversazione; sfoggiava quegli scherzosi nonnulla, per cui nel bel -mondo anche il dappoco diventa fior di senno; ciarlava, rideva per -tutti, chè non pareva fosse nato al di là della Manica; e, com'era -stato gran viaggiatore, ripezzava il suo parlare or della lingua -nativa, or della nostra e or della francese. Ad Elisa, in men di -mezz'ora, egli aveva già ricordato a una a una le amiche damigelle che -l'aspettavano nella contea, e le s'era fatto vicino per bisbigliarle -all'orecchio che un giovine poeta italiano errava sempre intorno al -deserto castello de' Leslie; e poi aveva presa la piccioletta mano di -Vittorina, e le aveva descritte a parte a parte le splendide feste, i -passeggi, le danze, le corse de' cavalli, le compagne fatte spose. - -— Oh perchè non son giovine anch'io come voi! seguitava il brioso -baronetto. Per voi è l'aurora, per me il mezzodì, per voi splende -il sole della bella Italia, per me quello del nord; pure non sono -malcontento di me stesso... I' ho fatto più lunghi viaggi, che non -Colombo, Marco Polo, Vasco de Gama e il capitano Cook, tutt'insieme! -Ho veduto il mondo; ma lo darei tutto, se fosse mio, per un anno -solo de' vostri... L'amore è la più bella parola di tutte le lingue; -domandatelo, miss Elisa, al vostro poeta, e voi, miss Vittorina, al -vostro cuore!... - -— Voi siete molto gaio, sir Edwin, l'interruppe Arnoldo; e la vostra -vita, se alcuno la scrivesse mai, dovrebb'essere un bel romanzo. - -— O amico mio, pensate! press'a poco come quello di Gil Blas de -Santillana. Anch'io sono sempre stato di buon umore, _a jolly -fellow_... E poi? non credete forse che la vita di qualunque uomo, -fra i venti e i cinquant'anni almeno, sia un romanzo?... Quella d'una -giovinetta poi, quella d'una bella donna!... _Oh delicious! delicious!_ - -— Aimè! disse ridendo Vittorina, io non ho tocca ancora l'età del -romanzo. - -— Sì, sì! per un volto e per un cuore come il vostro, il romanzo -comincia a quindici anni. Ma per me... la mia stella tramonta! ah! ah! -l'ipoteca dell'età pesa anche su lo spirito! eh! eh! - -— Via, via, sir Edwin, soggiunse Elisa, consolatevi, chè lo spirito è -un genio bizzarro che non ha paura del tempo!... Ma lasciam le follie; -e voi continuate a darci le novelle de' nostri amici di Londra. Non ci -avete ancora detto nulla d'Elena nostra cugina? l'avete veduta?... - -— Miss Davison? Essa è l'ultimo angelo _of our merry England_, che mi -sorrise prima della mia partenza. Essa è sempre più bella, una maga, -una divinità! I nostri _dandys_ le fanno corona sempre e da per tutto; -è il sospiro di tutti, l'idolo che tutti adorano. Ma nessuno trionferà, -perchè noi la serbiamo per l'amico nostro Arnoldo. Non va bene?... - -— V'assicuro, rispose Arnoldo, ch'io non fo di questi aurei sogni. Io -vorrei piuttosto amare, che adorare... - -— Che c'è di novo? voi siete così mesto e circospetto, ch'io non vi -riconosco più. Ma, a proposito, come riusciste a far pace con vostro -padre, dopo quel terribile scacco?... A lui, non ebbi cuor di parlarne. -Oh se sapeste! il nobile duca era uscito de' gangheri... le vostre -superbe zie, la marchesa... la viscontessa, facevano _un commèrage_; -tutta Londra lo seppe; se ne parlò a Bath, Brighton, Chelthenham... -E quella povera miss? così giovine, così ricca e così bella? Ma essa -si consolerà! ah! ah!.. Eppure, lasciate che io le dica, sir Arnoldo, -ell'era fatta per voi!... - -Arnoldo non potè più sopportare l'insipido cicaleccio del baronetto; e -poi, Maria era presente. Costui aveva toccato una corda, che in quel -punto risvegliava un ricordo doloroso nel suo cuore; quindi troncò a -mezzo il discorso, alzandosi bruscamente, e preso il cappello, uscì. -Sir Edwin non s'avvide, o finse di non s'avvedere di quel mal garbo; -si rivolse ancora alle fanciulle, e continuò le sue vôte facezie. -Maria, nascosta quasi in un canto della sala, era stata silenziosa -e indifferente per tutta la sera; se non che, alle ultime parole del -baronetto, rivolse un momento gli occhi ad Arnoldo, e sentì ferirsi nel -cuore, come d'una punta mortale. - - -Alcuni giorni appresso, ell'era sola nella sua camera; le due -damigelle, col padre e con Arnoldo, se n'erano ite a un ritrovo, in -casa d'un gran personaggio. Mentre frugava nel suo armadietto, le -era venuta sott'occhio l'ultima lettera del vicecurato, quella con -cui le aveva concesso di partir di casa sua. Essa l'aprì, la meditò -lungamente, china la fronte, e fissi gli occhi, che lasciavano cadere -involontarie lagrime su le smorte sue guance: e quelle parole, che -la prima volta l'avevano appena commossa, allora la fecero tremare. -Alla fine, abbandonò la mano che teneva il foglio, e appoggiò l'altra -dolorosamente sul cuore, come cercando di soffocarne il palpitar -crescente. Allora proruppe in un pianger dirotto. - -Essa aveva letto nel proprio cuore. Ciò che fino a quel dì era stato un -segreto, un mistero per lei, le apparve lucido e schietto al pensiero, -divenne una certezza, una verità, che la riempì di confusione e quasi -di spavento. - -— Oh Signore! ella diceva in mezzo alle lagrime, osando appena -esprimere con un lamento l'angoscia del cuore. È possibile che sia -così?... Ch'io mi lasci andare a pensar sempre a lui, anche senza -volerlo, a lui, più che a mio fratello, più che a mia madre?... -Oh! cosa son io a confronto di lui?... Povera mamma! perchè l'ho -abbandonata?... Essa crede ancora ch'io sia innocente come un angelo, -essa che mi diceva tante volte: Io t'ho messo il nome di Angiola, -perchè tu sii sempre il mio angelo; te ne ricorda!... Ed egli?.. Oh -se avesse a pensare ch'io sia venuta qui, qui in casa sua, con le sue -sorelle, perchè gli voglia bene! Ah povero me! che abisso!... Come è -avvenuta una cosa sì terribile?... Me l'aveva pur detto mio fratello, -che in questa famiglia non credono come noi, e che per ciò appunto io -dovessi esser tanto più buona e pia... E ora? sento che il cuore mi -dice ch'io son rea!... No, no, non è possibile! È un sogno ch'io fo, -è la mia fantasia ammalata; io tremo, e parmi quasi d'avere i brividi -della febbre. - -E intanto ch'essa con voce fioca diceva queste parole, s'era -abbandonata sur una seggiola, accanto del suo letto, e lasciava cader -sul seno la testa. Ma pensava ancora. — Io fuggirò di qui, pensava; -domani, subito, io dovrei lasciar questa casa! Ma come mai lo potrò -fare?... Oh Signore! quest'è forse un castigo... Pure, che colpa è -stata la mia per meritarlo? Ah toglietemi voi da questa angustia!... -Io sono infelice sì! ma è poi vero, ch'io faccia tanto male ad amarlo? -Perchè veniva egli così spesso, lassù, in casa nostra? perchè anche -mio fratello l'amava? perchè mi parve così degno d'esser amato da -tutti, così onesto e cortese?... Egli voleva tanto bene a mia madre! Il -suo cuore è sì buono! E come si compiaceva di sedere all'ombra della -vite, sui nostri scanni di paglia, di parlar con noi, di raccontarci -tante cose! Ma io non gli ho detto mai nemmeno una parola, che potesse -far credere a lui... No, no... Se io non ardisco nè anche guardarlo, -quand'è presso di me! Oh se mai egli venisse ad averne il più piccolo -sospetto, credo che ne morirei di vergogna!... - -Qui tornava a sollevarsi, e appoggiando il viso su le palme, e i gomiti -alle ginocchia, gemeva in silenzio. I suoi bei capegli, nell'agitarsi -ch'ella faceva sotto il peso di quel dolore, s'erano snodati, e le -si spargevano giù sulle spalle e sul grembo, a somiglianza d'un nero -velo. Ma poi continuava a martoriarsi ne' suoi terrori: — Gran Dio! -cosa sarà di me?... Quand'anche io cercassi di tornare a casa mia, -la mamma non vorrà più vedermi; e io pur sento che adesso non avrei -coraggio d'andare a gettarmi nel suo seno. E le due damigelle, esse -che m'han voluto un sì gran bene, che per tanto tempo mi tennero -quasi come una sorella?... Ah no! Se io non le avessi conosciute, non -sarei a quest'ora ridotta a piangere così!... Ed egli? E suo padre, -quell'uomo così severo, che non dice mai una buona parola, nemmeno a' -suoi figliuoli?... Io credo che se avesse a saperlo m'ucciderebbe forse -con un solo di que' suoi sguardi!... Oh misera ch'io sono! io vedo che -quest'amore sarà la mia morte!... - -Così ella, che fin allora aveva indirizzata tutta la sua mente a -quella candida affezione e che altro più non sapeva desiderar nè -cercare, adesso ne rifuggiva con terrore; e per la prima volta che -s'accorgeva di amare, gustava tutto l'assenzio che si mesce all'amore. -L'idea della sua pace perduta, il dubbio e la vergogna, la memoria de' -suoi, il dolore della sua povera sorte, i pensieri di Dio e della sua -fede innocente, e, insieme a questi affanni, anche la sola nascosta -speranza che nutriva, di poter pure essere amata, tutto le pesava sul -cuore già debole e stanco; e una folla di nuove e tremende immagini le -accerchiava la mente smarrita. - -E già si sentiva venir meno a poco a poco; i suoi pensieri si -mischiavano, si confondevano, più rapidi, agitati, cocenti; poi le -pareva si facessero cupi, gravi, un peso insopportabile; ella perdette -la conoscenza, e abbandonò la testa su gli scomposti cuscini del letto. - -La sua fronte appoggiavasi grave e lenta sopra il braccio manco; e la -sua faccia appariva d'una bianchezza muta, al par delle lenzuola su cui -riposava. Nella dolorosa inquietezza di quell'oppressura, la semplice -e linda vesticciuola che le stringeva la persona, s'era slacciata allo -sparato del collaretto; e sul candore del suo collo e d'una spalla -seminuda spiccava la nera striscia d'un nastrino, dal quale pendeva -una piccola crocetta d'argento, un dono fattole dalla sua nonna, fin da -quando essa non aveva che sette anni. - - -Arnoldo aveva abbandonata prima della mezzanotte la splendida festa; e -per le vie mute, solitarie della città, ritornava a casa, in compagnia -de' suoi pensieri torbidi e malcontenti. L'allegria del ballo, la pompa -della bellezza, e lo sfoggio dell'onore e dei tesori più non potevano -scuotere da quell'anima giovine e malata l'inerzia che la spossava, nè -domarne la noia che innanzi tempo vi s'era messa, la noia, questa dura -fatica d'una vita che non è feconda. - -Allorchè Arnoldo, rientrato in casa, passò lungo il corritoio, su cui -s'apriva la camera di Maria, ne vide l'uscio socchiuso; il poco lume -che n'usciva, era quel bagliore morente che tremola nell'ombra, come -un augurio sinistro. Egli passò, ma il suono d'un gemito profondo, -affannoso, lo fece sostare un istante, l'agghiacciò d'improvviso. Tese -l'orecchio, stette ondeggiando fra due pensieri, un brivido ignoto gli -sopraprese; poi aperse cautamente l'uscio, ed entrò nella cameretta. - -Maria posava come prima sulla seggiola, abbandonato il capo sul letto, -e il viso coperto d'un pallore mortale; se non che aveva le braccia -raccolte sul seno, e le mani congiunte insieme, in atto di preghiera. - -Arnoldo, appena si fece innanzi, sentì darsi una stretta al cuore, -così lo sbigottì l'aspetto della fanciulla immota e giacente come -persona morta. S'avvicinò tremando; ma il leggero sospirare a cui si -schiudevano appena le labbra di Maria, l'assicurò ch'essa era immersa -in languido sonno. - -Egli prese la lucerna, e velandone il raggio con una mano, sì che tutto -il chiarore si raccolse sull'angelico viso della sopita, stette attento -e senza moto a contemplarla lungamente. Arnoldo non aveva veduta mai -creatura più bella. - -Una vampa improvvisa gli arse nell'intelletto, gli corse per le vene; -un funesto riso gli stava su le labbra, e una luce fosca gli splendeva -negli occhi; il suo cuore batteva violento... Ma non era un palpito -di gioia, era un fremito d'ebbrezza. E in quell'istante, un pensiero -d'inferno gli attraversò, come un fulmine, la mente. - -— No! no! egli disse: io credo che se osassi toccarle un dito, la -maledizione del cielo cadrebbe sul mio capo! Ah! perchè mai è così -grande la magia della bellezza nel dolore?... No, io non devo restar -qui! O santa memoria di mia madre, aiutami!... Bisogna ch'io fugga!... -ma come potrei io lasciarla così? Ella non riposa, ella soffre e -addolora. O Maria, tu hai mutato il mio cuore, tu mi facesti credere -alla virtù, risorgere nella speranza, amar la vita! Il mondo, gli -amici si ridono di me... Che importa? Egli è perchè non hanno altre -armi contro il cuore che l'ironia e il disprezzo! Ma tu, Maria, tu mi -benedirai!... Ella mi ama, sì!... e forse avrebbe la forza di morire, -prima di confessarlo una volta sola. - -Queste parole sommesse, agitate del giovine, e l'ardente suo sospiro -risvegliarono d'improvviso la fanciulla. Ella aperse gli occhi, e vide -Arnoldo; e vederlo, e dar un grido, e balzare in piedi precipitosa -per fuggir della camera, fu tutt'una cosa. Ma il giovine le si pose -dinanzi, la trattenne, e poi ritraendosi d'un passo, — Ah! restate, -Maria, disse, restate e perdonatemi! Io passava di qui, intesi un -lamento, entrai, pensando che aveste bisogno di soccorso. Io v'amo -troppo, e non dovete aver timore di me! - -— Oh per amor del cielo, tacete! Io non so nulla, lasciatemi, -lasciatemi partire!... - -— No, ascoltate, Maria!... Voi m'avete ridonata la vita, per voi ho -ancora gustato giorni d'una felicità, ch'io credeva impossibile! Voi, -senza saperlo, avete fatto puro il mio cuore: e io ritrovai tanti anni -perduti!... - -— Oh dio! dio! lasciatemi andare!... non vedete quanto male mi fanno le -vostre parole?... - -E la fanciulla s'inginocchiava innanzi a lui, giungendo le mani, -supplichevole e affannata. - -— Maria! rispos'egli, chinandosi verso di lei, in atto di sollevarla; -ascoltami, Maria, te ne scongiuro, o dimmi almeno che mi perdoni! - -— Oh! io non ho nulla con voi! Cosa m'avete fatto?... Io voglio -ritornare al mio paese, io voglio mia madre! Ah! non l'avessi -abbandonata, non sarei adesso una povera infelice! - -— Sì? dunque è vero, dunque è vero che m'ami?... Oh! io lo so, il -tuo segreto è mio! Maria! Maria, amami! io non cerco che il tuo amore -innocente!... - -Maria non fece motto, non rispose che con un gemito. S'alzò, fece -alcuni passi, tentò ancora di fuggire; ma l'impeto di tanti e contrarii -affetti, che tutti in una volta avevano oppresso il suo cuore, le tolse -ogni lena: il piede non la sostenne più, e sarebbe caduta sul terreno, -se non era Arnoldo a reggerla con le sue braccia. - -Egli la contemplò ancora; e il vedere ch'essa andava mancando e -respirava a pena, lo riscosse, gli mise nell'anima ignoto terrore... -Non sapeva che fare, e chiamò alcuno che venisse a soccorrere la -svenuta. Ma nessuno comparve. Allora chinò il suo viso su quello della -fanciulla, e le baciò la bocca, con un bacio timido, furtivo, quasi -sperando di poter con esso richiamarla alla vita.... Ma il tocco di -quelle labbra fredde e semiaperte gli destò in cuore il ribrezzo, lo -sgomento di chi commette un delitto. Allora chiamò di nuovo; e, sendo -accorsa una fantesca, confidò la fanciulla alle sue cure, e usci in -silenzio. - -Dopo quel giorno, Maria fu sempre pallida e taciturna. Ella aveva -perduto il suo sorriso e il suo bel colore, come l'ultima rosa -dell'autunno. - - - - -II. - -ORE DI TRISTEZZA. - - -La fanciullesca amicizia ch'era nata tra le due figlie del signore -inglese e Maria non doveva certamente durare più che un passatempo -di campagna, un giovenile capriccio. Tra l'una e l'altre v'era troppa -distanza, perchè potessero vivere insieme nella concordia de' pensieri -e del costume, rallegrarsi delle stesse speranze, senza invidia -nè gelosia, e vagheggiar lo stesso avvenire: la buona, la semplice -amicizia ha bisogno di cuori che abbiano sempre la stessa fede, le -stesse speranze, lo stesso amore. Era quello in vece un bel sogno, un -sogno dorato ma passeggero. Un anno ancora, e forse le figliuole del -lord, cercate da ricchi e illustri sposi, avrebbero dimenticata la loro -amica, la compagna di pochi dì, alla quale non sarebbe rimasto altro -che tornar più povera di prima, e infelice, dove prima non era, alla -deserta casa del suo villaggio. - -Eppure Vittorina ed Elisa non pensavano che doveva esser così; perchè -sentivano ancora come sia dolce l'amare con quell'incerto desiderio e -quella serenità modesta, che sono il più bel dono della giovinezza, -fino a tanto che il soffio gelido del mondo, e le piccole superbie -della società non hanno appannato i sinceri affetti del cuore. - -E Maria anch'essa, la quale appena sapeva che cosa fosse la vita, -s'abbandonava alla malía di quel sentimento che subito c'incatena, -quando vediamo d'essere accarezzati, amati. Ma il soggiorno della città -e le abitudini del mondo signorile dovevano presto rivelarle il vero, e -farle sentire il molto amaro di che era mista la poca gioia gustata per -breve stagione. - -Non andò gran tempo che gl'inviti a splendidi festini, a nobili -brigate, e le visite fatte e ricevute, come impone la schizzinosa -cerimonia, e i circoli dei forestieri, divezzarono lord Leslie dalla -solitudine a cui pareva si fosse condannato. Le buone novelle politiche -venute dallo straniero l'avevano riconciliato con le sue speranze -d'una volta; egli frequentava le più illustri case, conduceva sempre -con sè le figliuole, e voleva che Arnoldo le accompagnasse. Nel cuore -dell'inverno, le armonie de' nostri teatri e l'allegria delle veglie -e de' balli, chiamarono ad altri pensieri, ad altre premure le due -giovinette; le quali prima avevano menata una vita troppo modesta -e casalinga per non piacersi, come suole avvenire, di que' variati -sollazzi che per loro avevano ancora la seducente lusinga della novità. - -Intanto Maria in tutto quel tempo, e furono due lunghi mesi, visse -quasi sempre abbandonata e solitaria, in mezzo al tumulto della città, -fra il continovo sentir ricordare le feste del dì passato e il vedere -apparecchiarsi a' piaceri della domane, feste e piaceri che non erano -per lei! E oh! quante volte allora desiderava di trovarsi a casa sua, -al fianco di sua madre, accanto del suo arcolaio; e sentiva in sè -stessa un accoramento di vedersi così negletta; e divorava in segreto -le lagrime dell'amore e dell'abbandono. - -Quand'essa rimaneva in casa, in quelle lunghe sere invernali, che -sembrano eterne a chi nella solitudine ha de' dolori a cui meditare; -quando altro non le giungeva all'orecchio fuor di quel lontano -mormorare, ch'è l'indizio della vita notturna d'una città, e pensava -che nessuno poneva mente allo sfogo del suo dolore; allora, dopo d'aver -tentato inutilmente d'occuparsi nell'una o nell'altra cosa, per disviar -gli assidui pensieri che le stavano in cuore, rimembrava la pace che -non avrebbe trovata mai più, e cercava di persuadersi della stoltezza -di quell'amore che l'aveva fatta smarrire, e della vita inutile e -desolata, che ormai le restava a compiere. - -Nelle prove del dolore quell'anima fiduciosa e pura aveva trovato -la forza di conoscer la vita e la funesta sua realtà; perchè pare -pur troppo, che la conquista d'una ferma ragione valga il prezzo -dell'innocenza e del disinganno: così bisogna che l'albero perda i -suoi fiori, perchè si fecondi il frutto. Maria, che non aveva veduto -il mondo, che non aveva trovato sul suo cammino se non persone amiche e -liete di poterla amare, Maria, in quell'ore di solitaria tristezza, era -divenuta una creatura nova. Allora la vita, che un tempo si dipingeva -dinanzi e lei così serena e bella, spogliavasi di tutta la sua magìa; -anch'essa la timida fanciulla sentiva nel cuore una pena ignota, muta, -indistinta, e poi la puntura segreta del primo rimorso; anch'essa -aveva una parola, un'acerba parola per domandare al Signore con che -ragione l'avesse resa infelice! E non le parevano più cosa impossibile -la malizia degli uomini e la fortuna de' cattivi; per la prima volta, -l'amaro sorriso dell'odio aveva sfiorato la sua bocca: ella pure -sentiva d'avere una forza intima, potente, la forza di disprezzare chi -le aveva fatto del male. - -In que' momenti angosciosi, si metteva a scrivere al fratello di ben -lunghe lettere, nelle quali effondeva tutta l'amarezza del cuor suo -e il compianto del suo misero destino. Ed eran fogli sparsi più di -lagrime che di parole; era la pietosa confessione d'un'anima che non -sa reggere al primo colpo del dolore. E poi lacerava, bruciava ciò che -aveva scritto; si sforzava d'esser tranquilla, e, raccolti i pensieri, -toglieva fuori, e ponevasi a leggere con voce commossa il suo libro -delle preghiere. - -Così passavano per lei i giorni e le settimane di quel tristissimo -inverno. Ella vide che sarebbe stato una follia il domandare alle -amiche perchè non la conducessero con loro, dopo ch'ella stessa s'era -tante volte mostrata ritrosa a accompagnarle; e le fanciulle non -ebber più cuore di pregarnela, quando si furono accorte che il padre -repugnava all'intima confidenza da loro messa in Maria. - -La giovinetta dunque soffocava il suo affanno; e tremando sempre che -una parola, un gesto, un'occhiata potesse tradire quel segreto, il -primo ch'ella avesse avuto mai, e che avrebbe voluto nascondere anche -a sè medesima, cercava d'ingannar chiunque appena le volgesse uno -sguardo; cercava di parer lieta, quando il suo cuore non era pieno che -d'una sola malinconica idea. Egli era pur doloroso il veder sempre un -mesto pallore sulla sua fronte, e un sorriso di gioia sulle sue labbra! - - -Ma in quel tempo, il segreto turbamento d'altri e più gravi pensieri -agitava la mente di Arnoldo. La quiete della meditazione, che fa -nascere la necessità di conoscere e di sapere; la libertà dell'anima, -che conduce allo studio di quanto v'ha di più riposto nella vita, e -che in mezzo al tumulto degli uomini è così facilmente dimenticato e -perduto; la volontà non più tentata dall'esterne apparenze e scevra -d'ira o di timore: tutto ciò aveva fatto maturo l'intelletto del -giovine a uno studio nuovo e più severo della vita. Troppo spesso la -sana mente e la fredda ragione sono umiliate da una specie di vago -abbattimento, da un amaro disgusto delle cose, perchè possano essere -capaci di grandi e virtuose risoluzioni. La coscienza del dovere, -senza l'alito segreto dell'affetto, non è virtù; perchè la virtù viva -nel cuore, non basta la persuasione indotta dalia muta esperienza del -fatto; è forza che al fatto si trovi una spiegazione, un principio -sovrano: il misterioso legame dell'anima con la vita. - -Arnoldo aveva conosciuto nella nostra città uno di quegli uomini di -semplici costumi e d'animo incorrotto, i quali in mezzo del mondo -sieguono con passo sicuro una via negletta e taciturna, la via -dell'onesta saggezza. Gli applausi e la gloria non sono per loro, anime -grandi e oscure; ma sono per loro la tranquillità dell'uomo modesto -e la forza del giusto; essi vengono sulla terra ignoti, dimenticati, -e se ne vanno del pari; ma il frutto delle parole e dell'esempio loro -sopravvive, e non può andar perduto. - -Quest'uomo del quale io non dirò il nome, perchè i buoni non cercano -lode nè invidia nel mondo, paghi dell'amore dei pochi, nel piccolo -cerchio di coloro che si ricordano del bene avuto; quest'uomo, con -la dolcezza dei consigli e con la forza mite d'un senno angelico e -consapevole del cuore umano, indirizzò e sostenne i pensieri di Arnoldo -a quel fine a cui l'anima sua da tanto tempo anelava. Egli lo preparava -a' gravi studi, lo nutriva di ferventi meditazioni e di calda volontà, -accendeva il suo coraggio, rinfrancava la sua vigilanza, gli prometteva -la vittoria dopo la battaglia, e dopo la fatica il sospirato riposo. - -Alle severe lezioni di lui Arnoldo consacrava allora la più gran parte -del suo tempo; ond'avveniva ch'egli si rimanesse, talvolta anche per -gli intieri giorni, lontano dalla sua casa e dall'amata giovinetta. -E poi, quando ritornava, quasi sempre appariva mesto, chiuso nel suo -pensiero; non parlava, e passava lunghe ore intento a nuove e severe -letture, con l'animo combattuto da strane ed inquiete fantasie. Non -di meno, con gran cautela, egli tenne sempre nascosta a tutti la -ragione di quelle sue assenze quotidiane, di quell'assidua e muta -preoccupazione. Maria soltanto se n'era accorta, ma taceva; e per il -suo cuore era un tormento di più. - -Pure in mezzo a quest'ignota cura d'Arnoldo, vi era de' giorni ne' -quali l'amore, che pareva quasi divenuto in lui una quieta abitudine, -si faceva più forte del suo proposito, più grande della sua virtù. -Allora egli s'abbandonava a' suoi sogni antichi, a quei fallaci disegni -che fa sempre l'incauta giovinezza, persuasa che la scusa dell'amore -renda tutto facile e giusto. Allora la leggiadra immagine di Maria -non rallegrava più come prima tutti i suoi pensieri; il suo cuore -era ardente, oppresso; egli la cercava sovente, e poi quando le era -vicino sentiva conturbarsi; voleva parlarle, spiegarle l'amor suo, ma -non sapeva con che parole. E se mai avveniva che i timidi occhi della -fanciulla s'incontrassero per un momento ne' suoi, essa era colta da un -terrore nascosto, non mai provato. - -Una mattina — era in febbraio — le due sorelle e Maria sedevano -silenziose presso un tavolino di lavoro, non lungi dalla finestra, da -cui penetrava una luce fosca, attraverso i cristalli che la gelata -nebbia notturna aveva indorato dei più bizzarri rabeschi. Arnoldo, -appoggiato alla spalla del camino, volgeva senza attenzione le pagine -d'un volume che teneva fra le mani. Poco di poi, essendo venuta una -mercantessa di mode, le due sorelle uscirono; e Arnoldo rimase solo con -la fanciulla. - -Tacevano entrambi, e Maria non osava levare gli occhi dal lavoro, al -quale pareva intenta. Arnoldo aveva posto giù il libro, e la rimirava, -tutt'occupato nella sola idea dell'amore. Alla fine se le avvicinò, e -con voce rapida e commossa, — Maria! le disse, è tanto tempo ch'io devo -parlarvi, e voi... - -Maria taceva; ma il suo cuore era tremante, e batteva rapido e forte. - -— Maria, ascoltami, te ne scongiuro! - -— Pensi signore! io non posso, non devo... - -— No! Maria, bisogna che tu m'ascolti. Lo so, lo vedo, tu mi fuggi -sempre, temi pur anche un mio sguardo, eviti di rispondermi una parola. -Ma la tua timidezza, la tua angustia ti fanno più cara, più celeste al -mio cuore!... Oh non mi respingere, Maria! Il mio amore ha bisogno del -tuo! - -— Deh! non parli così! rispose la fanciulla. Io non ho nulla a questo -mondo, e lei vorrà farmi più infelice di quel ch'io sono?... - -— Io non ho altra speranza che l'amor tuo! Dal primo giorno che ti vidi -ti ho amata, e la tua felicità è l'unico mio voto... Oh se potessi -spiegarti quanta dolcezza tu spargesti nella mia vita!... Ma no, io -ti chiedo solo una parola!... Dimmi che mi ami, e io son pronto a far -qualunque cosa per te! Mio padre potrà maledirmi, ma togliermi al tuo -cuore giammai!... Noi fuggiremo di qui, andremo sotto un altro cielo -bello e beato, come il cielo del tuo lago! E tua madre, la buona tua -madre ci benedirà... Essa verrà e starà sempre con noi. Ah! dimmi una -parola, e domani, quest'oggi ancora... - -— Ah no, no! per carità, non si prenda così amaro giuoco di me! Io non -so che cosa lei voglia dire!... - -— O Maria, tu sei la creatura più santa ch'io trovai sulla terra! -Perchè non vuoi credere al tuo cuore, perchè non a me stesso? Io non ho -mentito mai! non temere... Tu non mi rispondi? non mi guardi nemmeno? - -Maria si coperse il viso con tutt'e due le mani. - -In quel momento rientrarono le due sorelle, tutte festevoli, recando -ciascuna un bell'abito di velo trapunto; ch'era destinato per il -ballo del domani. Entrambe corsero verso di Maria, e le mostrarono -quei graziosi vestili: e mentr'ella li ammirava, nascondendo il -suo turbamento sotto un menzognero sorriso, Arnoldo fissò sopra di -lei uno sguardo ardente, uno sguardo che voleva dire tutta la sua -speranza d'amore; e quando s'avvide che la fanciulla l'aveva compreso, -s'allontanò. - -Quel giorno, Maria non fu più veduta, nè all'ora consueta del pranzo, -nè a quella del tè. Ella s'era chiusa nella sua camera; e, dopo lunghi -pensieri e lungo affannarsi, aveva scritto una lettera, come se in -quel foglio fosse l'ultimo consiglio della sua pover'anima perduta; lo -suggellò, e vi mise sopra il nome di suo fratello. - -Poi, di nascosto, sola e frettolosa, era uscita. Ella stessa, Maria, -volle da nessuno veduta portar quella lettera, perchè temeva che -qualunque altro, a cui l'affidasse, avrebbe indovinato ciò che v'era -scritto dentro. Attraversò alla ventura due o tre vie, dubitando al -volgere d'ogni contrada, e tutta paurosa, benchè fosse coperta nel -suo velo e quasi nascosta in esso. Più d'una volta pensò d'arrestare -qualche passeggiero, perchè le indicasse dov'era la posta delle -lettere; ma sempre si pentiva e seguitava innanzi. Alla fine, -avvenutasi in un vecchio, che aveva veduto levarsi il cappello nel -passare sotto un'immagine della Madonna, gli s'accostò, e confusa gli -fece la sua domanda; il galantuomo la guardò, fece un certo atto di -maraviglia, poi sorrise e le insegnò la via. Ed ella vi corse quasi -volando, e lasciata cadere la lettera nella cassetta della posta, tornò -a casa, con più rapido passo e con l'anima più tremante di prima. - - - - -III. - -UN COLLOQUIO. - - -Passò quel giorno, e il dì appresso, e l'altro ancora. Maria non voleva -abbandonare la sua solitaria cameretta; e una muta malinconia s'era -messa nel suo cuore, in luogo dell'amore e del pianto. Le due sorelle -la credevano ammalata. Vittorina la guardava mestamente, le diceva -che non era più quella, nè sapeva che pensare; ma Elisa, più tenera -e dotata di più squisito senso, non fu tardata sospettare la cagione -di quel segreto tormento, quantunque non avesse l'animo di parlarne -a Maria; la quale intanto languiva, e si teneva per sè tutto il suo -dolore. - -In quelle due o tre notti, che sogni, che sogni terribili e confusi -avevan turbato i pochi, interrotti riposi della povera innocente! Era -stato il delirio, il primo spavento d'un'anima vergine e angosciosa. - - -Sognava le cime delle sue montagne, i temporali del lago, il fulmine -che incendiava la casa di sua madre; sognava d'essere trasportata -attraverso a un turbine di polvere, in una carrozza trascinata da -cavalli coperti di schiuma, e si vedeva seder vicino un giovine, -vestito di nero, pallido e muto, che la guardava con occhi immoti, -ardenti... Ella voleva dar un grido, ma la voce le moriva soffocata -nel seno; sentiva un gran peso sul cuore, un fuoco in ogni vena, e il -cocchio fuggiva, volava, senza calpestìo di cavalli, senza strepito -di ruote, e per l'aria morta non si sentiva un soffio di vento; ai -lati, di fronte passavano, sparivano come per magìa, selve, case, rupi, -rovine; e quel giovine era sempre al suo fianco, immobile, e sorrideva -con un sorriso che la faceva abbrividire... Voleva essa gettarsi dalla -carrozza, ma l'impeto del balzo che arrischiava, non finiva mai, e -le toglieva il respiro, ed era come un'agonia eterna. — Poi la scena -mutavasi... Le pareva di trovarsi nella camera in cui era nata, nella -camera del suo povero padre. Avvicinavasi allo scomposto letto, sul -quale giaceva addormentata la madre sua; s'inginocchiava a lato del -capezzale, pregando in silenzio, aspettando ch'ella si risvegliasse; -poi sollevava la testa, tendeva l'orecchio, ma non udiva nè respiro nè -anelito; quel sonno era dunque sì grave?... Levavasi allora, stringeva -tra le sue mani la destra della dormente: quella destra era fredda -fredda! Si chinava per baciar la fronte materna... Ahi! sua madre era -morta! — Ma quell'affanno non bastava; altro era il luogo del sogno, -altri i terrori. Era la chiesa del suo paesello, era il confessionale -del vecchio paroco; ella si metteva in ginocchioni presso la piccola -grata, tentava di parlare e non poteva... Alla fine, mormorò una parola -sola, e la voce del confessore proferì sul suo capo la maledizione -del Signore e la dannazione eterna... Gran Dio! era quella la voce -del fratel suo! Allora la poveretta cadde all'indietro tramortita sul -pavimento della chiesa.... - - -E risvegliavasi coperta d'un freddo sudore, senza conoscenza del -dove si trovasse, senza saper quasi di tornare alla vita; tremava di -raccapriccio, sentiva uno spasimo, una contrattura in ogni fibra, le -si oscuravano gli occhi, la sua mente si smarriva; e le pareva che il -dolore e lo spavento fossero per finire con la sua vita. Poi ricadde -assonnata, e nulla più seppe. - -Alla tarda mattina, nel ridestarsi, trovossi fra le braccia della buona -Elisa. E l'Elisa solamente aveva qualche parola di conforto per la sua -povera amica. Oh! come volontieri Maria avrebbe versato nel seno di lei -il suo caro e penoso segreto. Ma troppo essa temeva che nessuno avrebbe -voluto credere mai alla sua pura intenzione. - -Finalmente, passato il terrore di quella notte, e riavutasi un poco, -lasciò il letto, dicendo di sentirsi bene, ma di non essere ancora in -istato d'abbandonar la sua camera. Si mise a lavorare, ma quasi le sue -dita non potevano adoperar l'ago, nè tenere le cesoìne, e la sua mano -tremante cadeva spesso sul grembo. Traevasi lenta presso alla finestra, -e stava talvolta per lunghe ore a guardare il cielo cenerognolo e i -tetti coperti di neve delle case dirimpetto, e le persone che passavano -per la strada e che apparivano al suo sguardo appannato come ombre -indifferenti. - -Pure, dopo quella muta quiete, v'era dei momenti in cui l'anima sua -s'apriva ancora alla gioia d'una candida speranza, ai pensieri del -suo affetto virtuoso. Quand'essa tornava col cuore a' quei dì felici -del passato autunno, ne' quali ancora non sapeva d'amare; quando -dimenticava sè stessa, e l'assenza di _lui_ faceva per un istante -più ardita la sua timida fiamma, allora il suo bel sorriso di prima -rasserenava ancora il suo volto, e il sospiro d'una segreta dolcezza -scopriva involontariamente la fiducia del suo povero cuore. - - -Erano quattr'ore dopo mezzodì, quell'ora in cui la nostra città è così -malinconica e tetra nell'inverno, dopo che un breve saluto del sole, -apparso a consolar la fredda mattina, è già fuggito, e quando la nebbia -bassa, densa, umidiccia nasconde tutto il nostro bel cielo lombardo. -Erano dunque quattr'ore, allorchè una fanciulla ravvolta in una -mantellina di seta oscura, e chiusa nel velo nero di che aveva coperto -il suo cappellino modesto, attraversava il ponte, che dalla via dov'era -la casa dei Leslie mette presso alla piccola chiesa di San ***. - -Ella entrava nella chiesa, dopo d'aver più d'una volta lasciato -sfuggire indietro uno sguardo, quasi che temesse d'esser veduta o -seguita. Chi in quel momento le fosse stato vicino, si sarebbe accorto -che la giovinetta camminava incerta e paurosa, avrebbe dubitato ch'ella -entrasse nel luogo santo, non già per deporre a' piedi del Signore una -preghiera consueta, ma per cercare un ricovero, un luogo qualunque, -dove le fosse concesso d'adagiarsi e riposare; perchè pareva veramente -ch'ella a stento potesse reggersi su la persona. - -La chiesetta era vôta; solo una povera donnicciuola stava pregando -ginocchione sui gradini della balaustrata dell'altare, e il susurrío -delle sue orazioni interrompeva la solennità di quel sacro silenzio. -Faceva già buio all'intorno; e la luce moribonda del giorno si spargeva -appena nell'alto della nuda vôlta. Il vecchio sagrestano, uscito del -piccolo coro, veniva a versar novo olio nelle lampane dell'altare; -e poi, attraversata la chiesa, andava ad accendere un cero innanzi a -un'immagine dell'Angelo custode, in una cappella a fianco dell'altare. -Rientrato ch'egli fu nella sagrestia, s'intesero indi a poco alcuni -rintocchi lenti, malinconici della campana. Era il primo segno della -benedizione della sera. - -La giovinetta si collocava in un canto della chiesa, sur una panca -ch'era presso la parete, e poco lungi dalla cappella dell'Angelo -custode. Sedette in quell'angolo oscuro, dove le pareva di starsene -all'ombra del Signore; e assorta in un sacro raccoglimento, tentò di -superare il terrore segreto, che l'agitava. Perchè mai era venuta sola, -a un'ora sì tarda, e che grazia voleva domandar al Signore?... Essa nol -sapeva; cercava un momento di pace, aveva bisogno di respirare un'aria -benedetta, di piangere, non veduta che da Colui, il quale può consolare -tutte le afflizioni. - -Sollevò all'altare vicino gli occhi, che s'arrestarono su quel sacro -quadro rischiarato da fioco lume; e vide la celeste figura dell'Angelo, -che in quel momento la illuse proprio come fosse viva, poichè, rivolta -la testa al cielo e alzata la destra, pareva in atto di ricordarle -che soltanto lassù è il tesoro della misericordia e della pace d'ogni -cuore. Allora ella fece per inginocchiarsi, ma il rumore d'alcuno -ch'entrava in quel punto nella chiesa, la riscosse subitamente. - -Soprastette, e guardò da quella parte. Ah! il suo timore non era stato -dunque vano! Essa riconobbe il giovine che poco prima l'aveva seguita -per tutta la via... Egli era là, vicino a lei, e la chiamava sotto voce -per nome. - -La fanciulla non rispose, nè si rivolse a lui; ma cadendo su le -ginocchia e nascondendo il volto nelle mani tremanti, effuse l'anima -sua nella più calda e pietosa preghiera che mai l'innocenza abbia -innalzata al Signore. Era un voto timido, celestiale; era una parola -profferita dal cuore, col più puro palpito dell'amore e della fede; -una parola che il labbro non avrebbe potuto articolare. Essa dimandò -al Signore che la salvasse da quella tentazione, che le concedesse -di morir presto, anche lontana da tutto ciò che aveva di più caro al -mondo, lontana da sua madre, piuttosto che abbandonarla alla passione -di quel giovine, di cui, senz'esser rea, non poteva ascoltar le parole. - -Ma Arnoldo le s'era fatto più accosto, e con voce di sommessa -preghiera, — O Maria, diceva, non aver nessuna tema, se ho voluto -parlarti, se l'ho voluto qui, in questo luogo santo. Io rispetto il -tuo cuore e la tua onestà; ma sappi che nessuno deve conoscere l'amore -che ci unisce. E poi, egli è qui che ho pensato di confidarti un altro -segreto, un segreto, il quale non può essere inteso che da te e da -Dio.... Dio, spero, lo benedirà!... - -Maria tacque ancora. - -— Tu tremi, povera e buona fanciulla! continuava il giovine. Forse in -questo momento l'anima tua mi respinge, e ha terrore delle mie parole; -tu forse mi credi un uomo senza cuore, senza pietà. Ma rassicurati! Tu -non sai, nè puoi immaginare quanto bene m'abbia fatto il conoscerti, -l'esserti vicino, l'amarti... - -— Oh cosa dice mai? ardì rispondere allora con accento languido la -giovinetta. Non profferisca queste parole! Noi siamo in faccia al -Signore, in chiesa. Almeno, abbia compassione di me... Anche lei ha una -religione, anche lei ha bisogno di Dio! - -— Ascoltami, Maria!... Io sto per metterti a parte d'un gran segreto; -la tua anima pura sarà la prima che lo riceva, la sola che per ora -possa saperlo. Verrà tempo, e forse non è lontano, che si farà noto -a tutti questo mistero, la cui conoscenza adesso sarebbe forse causa -della mia e della tua perdita. - -Maria non replicò, ma levando il capo rivolse al giovine un'occhiata, -in cui appariva tutta l'angoscia del dubbio e del sospetto. - -— Io sono cattolico, o Maria, riprese Arnoldo con voce grave e -commossa; la tua religione è la mia! Il mio cuore ha conosciuto errori -antichi e fatali, e ormai io sento d'esser rinato a una nova vita. -Dio che t'ha fatto bella come l'anima tua, Egli che ha voluto ch'io -t'amassi, ebbe finalmente pietà delle lunghe battaglie sofferte dal mio -cuore, delle inutili speranze dalle quali fui agitato per tanto tempo! -Chi, se non Egli, mandò sul mio cammino, incontro a me, quell'anima -forte e credente del fratel tuo? Chi, se non Egli stesso, da tanti anni -mi tormenta con questa smania ch'io provo di riposare in una fede, in -una verità, che non mi riuscì di trovar mai in nessuna cosa mortale?... -Tu col candido affetto che m'inspirasti, hai cominciata l'opera pietosa -della mia conversione; tuo fratello, in quel tempo d'una felice e -tranquilla amicizia, la indirizzò; un altro giusto, un uomo oscuro -e sapiente ch'io aveva conosciuto in questa stessa città, or son tre -anni, e che adesso mi rivide, e m'accolse come un suo figlio perduto, -ha persuaso il mio cuore, ha vinto e mutato del tutto la mia mente! - -Queste parole penetravano fino al fondo l'anima di Maria. Un turbamento -sconosciuto, misterioso, la riscosse tutta; ella riguardò incerta -il giovine con un'espressione impossibile a dirsi. Ed egli tacque, -e prostratosi a canto di lei, stette per qualche tempo in una mesta -meditazione. - -Poi si levò, e in atto più rispettoso e sicuro ripigliò: — Maria, -ora tu lo vedi: non può essere che io t'abbandoni; ora sai quanto sia -grande il bene che tu m'hai fatto, e conosci che il Signore non vorrà -punirmi, se venni qui ad aprirti il mio cuore, se qui, innanzi a Lui, -io voglio giurarti... - -— Ah no! non dica di più, la fanciulla l'interruppe, sostenuta da -un'occulta forza della sua virtù. Io benedico il Signore, perchè ha -esaudita la più ardente delle mie preghiere; ma altro io non posso fare -che questo!... No, no! da qui innanzi, oh! non pensi più a me... Io -sono abbastanza felice! - -— Di che parli tu mai? la tua virtù, la tua innocenza meritano ben -altro premio e maggiore di quello ch'io ti posso dare. Ma tu forse -dubiti ancora, tu pensi che io non ti dica la verità!... Oh credilo, -Maria, io non potrei mentire con te! la sola cosa che m'affanni, è il -dovere aspettar tanto ancora a far palese a tutti il mio cuore. Tu non -conosci il mondo e le sue opinioni più dure d'ogni legge; e io non ne -ho mai sentito il peso, come in questo momento. Bisogna ch'io taccia e -nasconda a tutti, e più che ad ogni altro a mio padre, questo segreto -che confidai a te sola. Qual ch'essa sia la mente d'un padre, dev'esser -venerata, temuta. E io non avrei forza adesso per andare incontro a -tutto il suo sdegno, e più che allo sdegno al suo dolore; ma presto -verrà un momento più propizio per rivelargli l'animo mio... Tu vedesti, -Maria, com'egli pensa e come vive; ma non sai che una risoluzione come -la mia è per lui un delitto, una vergogna da non esser perdonata mai -più ad un uomo; tu non sai ch'egli potrebbe fors'anche gettar sopra di -me la sua maledizione! - -— Oh! che dura prova dunque le toccherà di sostenere! rispondeva la -fanciulla con atto pietoso. Ma Dio le ha fatto conoscere la verità, ed -egli le donerà anche la sua grazia. - -— Se tu lo preghi per me, o Maria, egli lo farà!... Ma intanto, ah! non -costringere il tuo cuore a rifiutarmi! - -— No, no! sento ch'è impossibile! io devo abbandonarla, io devo tornare -presso a mia madre. - -— Giammai, giammai!... Consolati, o Maria, e spera! - -In quel mezzo, entravano alcuni buoni fedeli. Arnoldo s'allontanò -dalla fanciulla, e maravigliato quasi di quel severo senso di rispetto -ch'essa, con le sue poche parole, aveva saputo destargli nel cuore, -turbato e incerto uscì della chiesa. - -Maria restava tuttavia inginocchiata. S'udì il secondo, poi il terzo -tocco della campana; e il sagrestano ricomparve, e accese le lampane -e i ceri dell'altare. Il piccolo tempio a poco a poco s'affollò di -modesta e buona gente, venuta dalle soffitte, dalle botteghe, dalle -cure casalinghe, dal lavoro, a ringraziare il Signore; anime contente -e semplici, a cui la fede non manca mai, perchè è necessaria alla loro -vita, come la fatica delle braccia. Echeggiò la vôlta della chiesa -delle sacre litanie, e il fumo dell'incenso avvolse con l'odorosa sua -nube l'altare. Il popolo era d'ogni parte divotamente inginocchiato -sul nudo terreno; la sua orazione fu breve e rozza, ma sincera; e il -sacerdote la benedisse in nome del Signore. - -Tutti se n'andarono; la chiesa tornò vôta e oscura, e Maria era ancora -prostrata nella sua umile e fervida preghiera. L'anima sua, nella -pace di quelle sante pareti, aveva abbandonata la memoria de' giorni -dolorosi ch'eran passati, e quella stessa timida e vereconda speranza -che faceva l'unico suo bene su questa terra: domandò a Dio di viver -pura e senza rimorso com'era stata fin allora, e nelle sue mani pose -le propria vita e tutti gli affanni che a Lui fosse piaciuto di mandare -sopra di essa. E poi fece le sue orazioni della sera, con quell'ardente -affetto, con che le ripeteva nei primi anni della sua fanciullezza; -e non dimenticò il nome della sua povera madre lontana, nè l'anima -benedetta del padre suo. - -Una fiducia mesta, ma pur soave, e una consolazione che non era di -questa terra, mitigarono, come benefica rugiada, il cordoglio di quella -vita debole e combattuta, la sollevarono, e la fecero ritornare alla -pace della sua virtù mansueta. - -Quando si rialzò, s'accorse che era sola nella chiesa; e in quella, il -sagrestano le s'accostò per avvertirla che l'ora di chiudere la porta -era venuta. — Allora uscì chetamente, ma appena trovossi in mezzo della -via, in quell'ora insolita, e intese il noioso frastono ch'empie le -strade al cominciar della notte, si smarrì tra l'ombre fitte che le -pareva di vedere agitarsi, e tra lo smorto chiarore delle lanterne -che tremolava in mezzo alla nebbia; sicchè quasi non sapeva a qual -parte indirizzarsi. Per buona ventura la casa non era lontana, ed essa -raddoppiò i suoi passi e il suo coraggio. Ma il giovine amante che poco -lontano l'aspettava, appena la scorse uscire della chiesa, le si mise -dietro a breve distanza, e la accompagnò fino alla sua dimora. E Maria -non se n'avvide; chè ell'era tutta ricreata da' suoi nuovi e tranquilli -pensieri, e nella sua gioia nascosta si confidava di poter essere -ancora felice. - - - - -IV. - -L'ONESTÀ DEL POVERO. - - -Il cameriere di lord Leslie apriva con cauto riguardo l'uscio della -sala, in cui al consueto se ne stava ritirato il suo signore, e facendo -una gran riverenza, annunziava che un prete, il quale già s'era -presentato un'altra volta in quella mattina e che dicevasi l'abate -****, aspettava l'onore di poter parlare a Milord. - -— A me? chi può esser costui? Io non ho mai conosciuto alcun prete -italiano! rispose seccamente il vecchio signore, senza alzar gli occhi -dalla tavola a cui sedeva, e su la quale erano spiegate e sparse molte -lettere e carte. - -Il cameriere non ardì far nessuna osservazione. Ma Elisa, che per -avventura era là seduta in compagnia di suo padre, alzando i suoi begli -occhi verso di lui, — Oh noi lo conosciamo, padre mio, disse; è il -fratello della nostra Maria! - -— A quest'ora non ricevo alcuno, lo sapete! soggiunse il lord, e -ripigliò in mano il _Morning-Chronicle_. - -— Deh lasciate ch'egli venga! Forse vorrà parlarne di sua sorella; e, -voi non lo sapete... essa, già qualche tempo, non ha più bene.... - -— E dunque venga. - -Era di fatto il fratello di Maria, il nostro vicecurato. Per la -prima volta egli si trovava in faccia del padre dell'amico suo; e -quell'aspetto immobile e superbo pareva l'impacciasse non poco. Il lord -non gli disse di sedere; ed egli si faceva innanzi lento, tenendo in -una mano il cappello, e tentando coll'altra i bottoni della sua lunga -sopravveste di panno oscuro. - -Don Carlo, se già non ve l'ho detto, toccava al più a' trent'anni; -pure sul suo volto, ch'era simpatico e sereno, leggevasi l'incerta -espressione d'una grave benchè velata amarezza, la traccia profonda del -travaglio dell'anima. Le anticipate cure della giovinezza combattuta, -avevano lasciato su la sua schietta e bella fisonomia le prime rughe -di quel dolore segreto, il quale non si parte dal cuore che con la -vita. Gli occhi suoi eran vivaci e intenti; appariva in essi l'ardor -del pensiero temperato dal costume della meditazione e del patimento; -la fronte alta, e assai calva, il sorriso fuggevole e sparso anch'esso -d'un'ombra di malinconia; contegnoso nell'andare, ma alquanto chino -della persona. Era un uomo che aveva molto studiato e molto dubitato; -pure nella lunga guerra che sostenne contro sè stesso, e contro la -sua fede, tra il passato e l'avvenire, tra la disperazione degli -uomini e la coscienza di Dio, la sua energia, la sua volontà del bene -non s'eran logorate o scemate; ma bensì rivolte al santissimo scopo -di far migliori i suoi fratelli, e di risparmiare a molti di loro -quelle crudeli prove per le quali egli aveva dovuto passare, prima di -riposarsi nella sicurezza della virtù, prima di viver nella fede. Il -suo nome, ch'era degno di chiarezza e di gratitudine, giacerà oscuro, -non sarà ricordato tra gli uomini; nessuno forse parlerà mai della -semplice sublimità della sua mente, della carità del suo cuore, del -poco che potè fare, e del molto che sofferse; ma chi lo conobbe e amò, -non potrà rifiutare una lagrima alla sua memoria. - -Il vicecurato, facendo passare il suo cappello dall'una all'altra -mano, non sapeva in qual modo chiamar sopra di sè l'attenzione del -signore inglese, che non lo guardava, come s'egli non fosse là. Elisa, -avvedutasi di quell'impaccio, ne fu tocca e volle parlare la prima. -Ma il prete, che in quel momento di silenzio fu assediato da una -folla di pensieri, e così fortemente conturbato che tutto s'accese -d'un involontario rossore, fece un passo innanzi, fissò gli occhi -sul vecchio, e disse con voce ferma e lenta: — Signore, io la prego, -m'ascolti! - -Il lord, scosso alquanto dalla serietà di quell'accento, levò il capo, -e guardò il prete, senza parlare. Ma intanto, ripiegato il giornale, lo -depose, e fece un gesto, come per significare: Parlate, ma spicciatevi -presto. - -— Signore, soggiunse allora il vicecurato, ciò che qui mi conduce, -la è cosa per me di troppo alta importanza, perchè non m'arrischi a -disturbarla un momento. Io sono una persona oscura, senza nome; ella, -un signore illustre e potente. Ma, s'assicuri, io qui non venni a -domandarle favori o protezioni, nè a inginocchiarmi dinanzi a lei, -poichè a nessuno io son uso prostrarmi, fuorchè a Dio. Ella è uno di -coloro che si chiamano grandi; e se questo nome vuol dire qualche -cosa, ella deve aver caro l'onor suo, al par di quello dell'ultimo -degli uomini. Dunque io mi presento a lei, a cercar giustizia per il -nome mio ignoto, ma puro come il suo, per il nome mio calpestato nella -virtù d'una infelice creatura, a me più cara dell'anima stessa... Ella -m'intende, o signore.... - -— Io non intendo nulla, signor abate; e quello che so, gli è che non vi -conosco, e che nessuno ha ardito mai parlarmi come voi adesso. - -— Perchè vuole avvilirmi così? Cred'ella che l'abito di che sono -vestito, mi proibisca di parlarle com'io fo?... Ella non sa chi io sia? - -— Voi non siete certo nel vostro miglior senno, signor abate.... - -— Bene sta all'uomo ricco e potente di disprezzar colui che gli domanda -la ragione del suo onore, schiacciarlo nel fango, ridere di lui come -d'uno stolto!... O Signore, reggi il mio cuore, e dammi pazienza. - -— Ma io vi ripeto che non so quel che diciate, come forse nol sapete -voi stesso. E buon per voi, che non mi trovaste in cattivo momento... -Pure, io son giusto; e se avete qualcosa con persona che m'appartenga, -se alcuno de' miei v'avesse offeso, che so io... dite, spiegatevi -chiaro; ma sopra tutto pensate innanzi a chi parlate. - -Così rispondeva il lord con un'altera serietà; ma si sarebbe potuto -indovinare, che le parole del prete e la persuasione ch'era in esse -avevano suscitato nel cuore del vecchio un'ansietà inquieta, il -sospetto di qualche cosa di grave. - -— Dunque, o signore, ripigliò il prete, con voce fatta più umile, -ella vuole ch'io arrossisca dinanzi a lei, nel ripetere una storia -che copre di disonore la mia sfortunata sorella?... Ebbene, milord, -io dirò tutto. All'onestà d'un'oscura famiglia non rimaneva altra -protezione, fuorchè l'infelice che adesso le parla. Una madre amata e -una sorella innocente, eran tutto il suo bene.... Vi fu un uomo che, -allettato dalla bellezza di questa innocente, pose gli occhi sopra di -lei; e vederla, e concepire il più nero tradimento che sia, fu per esso -tutt'una cosa. S'infinse amico del sincero fratello, violò la santità -d'una povera famiglia, ingannò la madre semplice e buona, ingannò la -credula fanciulla, la sedusse con la promessa di farla sua sposa, la -persuase a fuggire... Signore, quest'uomo vile, è suo figlio!... Oh non -creda alle mie parole! In questa lettera è la confessione della misera -tradita. Fu mia colpa, lo vedo, d'essere stato così cieco; fu nostro il -danno, e sarà nostra ed eterna la vergogna! La madre che ne morirà, la -figlia avvilita per sempre... oh non importa! Ora, il rimpiangere quel -ch'è stato è inutile... Ma, per il nome di Dio, la si ricordi che anche -l'onore del povero è sacro!... - -— Avete finito? - -— Non ancora. Voglio dirle ch'io non cerco nulla da lei; perchè a chi -tutto ha perduto in terra, nulla più resta a domandare agli uomini. -E quella infelice non avrà più consolazione in questa vita, che la -speranza del perdono nell'altra... Io non vedrò il figliuol vostro; ma -non vi chiedo se non ch'egli sappia per vostra bocca, e a mio nome, che -il suo è più che un delitto, è un'infamia!... e che il cielo un giorno -ne terrà conto! - -— Orsù, le vostre parole mi stancano.... Nulla m'è noto di ciò che -aveste l'ardimento di raccontare; e se avessi pensato mai, che quella -giovine potesse levar gli occhi sul figliuol mio, l'avrei fatta, a -quest'ora, cacciar di mia casa! - -— Gran Dio! risparmiatemi almeno l'insulto... È una menzogna, uno -scherno atroce! So pur troppo che non si conta per nulla la vita d'una -povera creatura; so che i gran signori, come ora voi, ridon di queste -cose, le chiamano capricci, passatempi, se pur non dicono essere per -noi un onore, che voi, nobili, discendiate così basso, a portar la -vergogna dov'è la miseria!... Ma, per carità, se non potete rendermi -giustizia, compatitemi almeno!... - -— Fate ciò che v'aggradisce: se pensate che sir Arnoldo abbia macchiato -il vostro nome, parlatene con lui... Egli vi saprà rispondere, e vi -metterà in pace... Io, per me, non ho altro a dirvi! - -— Ch'io parli con lui?... No mai, mai! Una volta avevo pur creduto -all'onestà, alla grandezza del suo cuore; povero ingannato ch'io -m'era! Non l'ho cercato, nol vedrò più. La mia coscienza e quest'abito -stesso, non mi farebbero forse dimenticare ch'io son uomo! Ma... venni -a voi, perchè siete padre e vecchio! pensavo che almeno una parola di -giustizia, una lagrima di compassione, non me l'avreste negate. Voi -pure mi schernite?... Ma no! non siete voi, è il Signore che volle -umiliarmi. S'adempiano i suoi giudizi! - -— Adesso parlate come si deve! E mi dispiace di non potere far nulla -per voi. Vorreste voi forse che comandassi a sir Arnoldo Leslie di -sposar vostra sorella? Il rimedio sarebbe opportuno!... - -— Ve lo ripeto, o signore; io nulla domando da voi! E volesse egli -anche togliermi la creatura che mio padre m'ha consegnata, vi dichiaro -ch'io la vedrei più volentieri morire, che sposarsi a tal uomo.... - -— Oh! in ciò siam d'accordo; vorrei anch'io lo stesso. Una contadina, -che raccolsi per compassione... Ma, in verità, più vi penso, e più -credo che tutto questo sia un vostro sogno; gli è impossibile che sir -Arnoldo... - -— Basta così: io son venuto per condur via da questa casa quella -infelice, e nessuno me lo può vietare!... Il pane, ch'ella ha mangiato -in casa vostra, lo piangerà per tutta la vita a lagrime cocenti; e così -il cielo perdoni a voi la vostra durezza, come a lei la sua colpa! -Di questo solamente vi prego, che vogliate dire al figliuol vostro, -ch'egli ci ha rapito tutto, e ch'io gli ho perdonato! Sì, egli lo -sappia, ma si guardi bene dal cercar me, dal cercare la sua vittima; -essa è come morta per lui! Che se così non fosse, guai a lui e a me! -Forse non sarei più quello che sono adesso, e il tradimento potrebbe -fruttare la vendetta! - -Benchè lord Leslie avesse dato orecchio alle parole del prete con -una fredd'alterigia e con l'ironia d'un esteriore disprezzo, pure il -tremito involontario delle sue labbra, e l'attenzione delle pupille -sotto le ciglia ristrette in torvo atto, dimostravano l'interno suo -sdegno. Mentre il vicecurato parlava, anche la fronte del superbo -Inglese si faceva scura; e chi avesse potuto legger nell'animo suo, -avrebbe conosciuto che cento diversi e rapidi sospetti gli passavano -innanzi, come nuvole sinistre. — È egli possibile, domandava a sè -stesso, che mio figlio si sia perduto in un amore così indegno di lui? -Eh via, sarà stato il solletico d'un momento, e forse egli stesso ne -ride a quest'ora! Ma se veramente l'amasse, se avesse promesso di -sposarla... Che importa? son promesse che legano come i giuramenti -dell'ubbriaco! Pure, Arnoldo... non posso credere che Arnoldo... -Egli, ch'era diventato circospetto e severo, egli che sapeva d'aver a -fare con un fratello così sdegnoso e audace... È impossibile! O fu un -giuoco da parte sua, o una strana seduzione della fanciulla. Ma in ogni -modo, il miglior partito è ch'essa vada subito al suo malanno, e che -noi torniamo in patria... Sì, sì, è tempo oramai. Il momento è buono, -l'orizzonte politico si rischiara per noi, e l'era d'operare è venuta; -bisogna che sir Arnoldo esca in iscena una volta... altro che perdersi -dietro a sogni puerili! - -Eran questi press'a poco i pensieri che volgeva in mente il vecchio -signore, all'udire i lamenti di don Cario. Ma intanto, qual era -l'agitazione della compassionevole Elisa?... Essa voleva bene a Maria, -e già da qualche tempo, turbata dal sospetto dell'amore d'Arnoldo, -aveva veduto la fanciulla soffrire, senza poter confortarla! Sentì -dunque stringersi il cuore, impallidì, quando intese le parole del -prete, quando vide due lagrime agghiacciate su le ardenti sue guance, e -pensò all'avvenire infelicissimo di Maria. Più d'una volta, essa volle -gettarsi a' piedi del padre, pregarlo di non disprezzare con amare -parole la sventura, di perdonare a un'ira giusta; ma un interno terrore -la contenne suo malgrado, e rimase muta e sbigottita, testimonio -innocente di quella scena. - -— Or via, riprese il lord, alzandosi; andate, andate, e conducete con -voi la vostra sorella. Ch'io più non la vegga, e sopratutto che sir -Arnoldo non ne sappia nulla! Voi diceste anche di troppo, mi pare, e la -mia pazienza... - -— Non temete, o signore. Noi lasciamo questa casa senza maledirla; noi -andiamo a nascondere nella solitudine la nostra disgrazia, a cercare -alla misericordia di Colui che ha in mano il passato e l'avvenire il -perdono del male che qui ci fu fatto! - -Così disse, e premendo la destra sul cuore, in cui il dolore e -lo sdegno si facevano guerra ancora, levò al cielo, con sublime -rassegnazione, gli occhi; poi li chinò di nuovo, li rivolse senza senso -all'intorno, e si mosse per uscir della stanza. - -— Aspettate, se vi piace, soggiunse il lord richiamandolo. Ricevete -questo leggiero compenso che vi offro, e scordatevi per sempre di noi! -— E così dicendo, trasse fuori dalla cassetta della tavola una borsa, e -gliela mise innanzi. - -Il vicecurato, alla vista di quell'oro, arse di rossore, poi divenne -smorto e sentì scorrere tutto il sangue al cuore: — Ripigliate -il vostro danaro! L'oro può pagare l'infamia, ma non comprare la -dimenticanza di quel che è stato! Voi potete disonorarmi per sempre, -ma farmi vile non mai! Che questa viltà ricada sul vostro capo, o -piuttosto... che Dio abbia compassione di voi! - -Il prete era uscito, e lord Leslie l'accompagnava con un'occhiata -indifferente, e con un sorriso sardonico: poi quando la porta fu -richiusa tentennò il capo e susurrò: — Io non so come durassi a star -cheto con quell'uomo ardito e superbo. E, tutto pensato, mi persuado -sempre più che la cosa non sia così! Bisogna che mio figlio mi -scopra... Si cerchi subito di lui. Intanto, sarà meglio partire prima -che avvenga peggio... — Poi, rivolto a Elisa: — Lascio a te, figliuola -mia, di disporre che tutto sia preparato per la nostra partenza fra -pochi dì. Noi torneremo a Londra; è il tempo dell'elezioni, la stagione -delle brighe, e gli è necessario ch'io non perda terreno. Dunque, hai -inteso. Ma per ora non ne far parola con alcuno: voglio così. - - -Intanto don Carlo, chiesto a un servo dove fosse la camera di Maria, -entrava in quella. La fanciulla, al vederlo così d'improvviso, proruppe -in un grido soffocato; era un grido di gioia vera, ma repressa da -occulto terrore. E balzò per corrergli incontro, per gettarsi nelle -sue braccia; ma egli si ritirò d'un passo, volse la testa, e stese -risoluto la destra, quasi per respingerla dal suo seno. Allora -l'infelice si ritrasse anch'ella, si lasciò cadere sopra una seggiola, -e, nascondendosi il viso, singhiozzava affannosa. - -Il fratello la guardava e taceva. - -— Gran Dio! dunque è vero?... proruppe egli dopo un breve momento. E -le s'avvicinò, le prese affettuosamente una mano, e fissando sovr'essa -un compassionevole sguardo: — Maria! che avete mai fatto?... Noi siamo -stati incauti, gli è vero, ma voi, voi siete perduta per sempre!... -Abbandoniamo questa casa disgraziata; oh così non v'aveste mai posto -il piede! Non piangete, è tardi, è inutile!... Venite, venite con me! -Che vostra madre almeno non sappia mai quel che è succeduto, ch'ella -possa almeno morire in pace!... Perchè tremate?... perchè mi guardate -così?... - -— Oh come parlate, Carlo? Non sono io forse più vostra sorella? - -— Sì! voi lo siete ancora; se non fosse per questo, sarei venuto a -cercarvi? rispondeva il prete con amarezza. Ah! perchè non vi siete -ricordata di me, quand'era tempo ancora!... Io v'amo anche adesso, -perchè siete infelice, e voi... Oh sì, piangete pure, e sperate che il -Signore avrà misericordia di voi... - -— O mio Dio! rispose con voce debole la fanciulla. Io sono innocente, -ve lo giuro, io sono innocente!... Ah, conducetemi, conducetemi da mia -madre! - -— Sì?... tu lo dici?... Ah! ripetimi che sei ancora virtuosa e pura, -lo ripeti, perchè io ho bisogno di crederlo!... Dimmi ch'è proprio -vero!... - -— Sì, Carlo, io sono innocente, e ne chiamo in testimonio l'anima di -nostro padre. - -— Dio! te ne ringrazio... E la sua fronte si serenò, e un lampo -d'indicibile gioia gli balenò negli occhi. - -Allora egli la sollevò pietosamente, e con la destra abbracciandole la -persona, spinto dal grande affetto, la baciò sulla fronte, e — Vieni, -le disse con forza, finchè il cielo ti permette d'uscir di qui ancora -onesta! Ritorniamo all'asilo della nostra montagna, alla nostra povera -casa. Tua madre t'abbraccerà, oh con quanta contentezza! e tu potrai -ritrovare presso di lei la tua consolazione, e non l'abbandonerai -più. Vieni, o mia povera sorella! Tu non eri fatta per il rumore della -città, per i vizi del bel mondo, per i piaceri d'un giorno di questi -giovani eroi!... Non te ne rammaricare, ma benedici il tuo buon angelo, -che a tempo ti salva!... Pochi dì ancora, e il tuo cuore sicuro e -perdonato racquisterà le pace di prima; pochi dì ancora, e que' sogni -che avevan turbata la tua vita e i tuoi verecondi pensieri, saranno -svaniti. Non temer, no, di soffrire! Ma scaccia dal cuor tuo un amore, -che t'avrebbe renduta per sempre infelice... Credilo a me! Il dolore -nasce accanto al piacere, e dove adesso più si gode, è là che un'ora -dopo si piangerà più forte... Oh! diamo con l'animo sereno un addio -a questi luoghi d'amara ricordanza... alla miseria di queste gioie, -alla voluttà di questi vili trionfi! un addio alle lucide pompe della -città, a' suoi canti notturni, alle sue superbe case, alle sue povere -officine, un addio a chi tripudia e s'inebbria, un addio e una lagrima -a chi si martira e piange! - -Racconsolata da queste amorose parole, la giovinetta sollevò le -pupille, e riguardò il fratello, con una viva confidenza espressa nel -viso, con tenere parole di gratitudine, parole di soavità non terrena, -ma celeste. — Oh verrò con te, gli rispose, verrò con te, o Carlo, che -m'hai salvata! Oh quando ti scrissi quella lettera, fu un'inspirazione -del cielo! O mio fratello, mio padre, guidami tu! Fa ch'io riveda -presto nostra madre, ch'io possa posare la mia testa sul suo seno, e -stare con lei sempre, sempre!... - -Così alternando le parole e le lagrime, Maria fece un involto del poco -ch'era suo; e benchè le fosse amaro di partire, senza dar un ultimo -saluto alle due buone giovinette, pure non fece motto, e seguitò -i passi del fratello. Ma innanzi abbandonare quella stanza bella e -modesta, dove essa aveva per la prima volta sognato la speranza e -l'amore, non potè a meno di volgere ancora un mesto sguardo a quelle -care pareti, a quegli arredi, a quei pochi libri che lasciava sopra la -tavola... - -L'addio della fanciulla non fu che un profondo e doloroso sospiro; -ma con esso, Maria accompagnava una muta preghiera dell'anima, una -preghiera per l'uomo che le aveva per sempre rapito la pace. - - - - -V. - -PARTENZA E MISTERO. - - -Una settimana appresso, due grandi e pesanti carrozze da viaggio, che -su gli sportelli portavano dipinto un ampio stemma, e ciascuna delle -quali era tirata da quattro cavalli da posta, avevano attraversato la -città ed erano uscite per la porta Vercellina. I postiglioni toccavan -di sproni alla spacciata, facevano scoppiar le fruste, e davano fiato -alle rauche cornette. - -Nell'interno della prima di quelle vetture sedevano un uomo vecchio -e grave e un bel giovane; sul sedile di fronte stavano due gentili -damigelle avvolte in mantelli eleganti e guerniti di pellicce. Nella -seguente poi, che reggeva da tergo due larghi, neri bauli e parecchie -grosse valigie, era sepolto in mezzo a un mucchio di fardelli il fedele -cameriere del vecchio signore; due altri servitori stavano seduti a -cassetta. - -Il padre e il figlio tacevano, assorti in profondi e contrarii -pensieri; le due fanciulle malcontente d'abbandonare così presto il -nostro bel cielo, alternavano fra loro poche e interrotte parole. -Esse ricordavano la lieta vita passata, la voluttà dell'aria che -si respira nel cerchio dell'Alpi, su le rive dei laghi; e a mano a -mano lasciavansi dietro con rincrescimento le colte campagne che già -cominciavano a sentire il primo tepore della bella stagione. Alle -parole che facevano si frammischiava sovente il nome della loro povera -e semplice amica, accompagnato da un pensiero doloroso. Ma pur quel -nome non portava con sè nessuna amarezza; perchè Elisa non poteva -persuadere a sè stessa che l'anima pura di Maria fosse colpevole, come -aveva sospettato il padre suo; e Vittorina non sognava neppure che la -causa di tutti que' guai fosse l'amore, ignara qual era ancora che per -amore si pianga e si soffra, come aveva fatto la fanciulla. - -Ma ben altre erano le fantasie d'Arnoldo. Quel giorno che il vicecurato -apparve d'improvviso per salvar la sorella e ricondurla con sè, volle -il caso che Arnoldo rimanesse lontano; e, sul far della sera, quando -tornò a casa, egli ignorava tuttavia ogni cosa. Vittorina fu la prima -che gli corse incontro, e gli diede la trista novella. Com'egli fosse -abbattuto dall'intendere che Maria era partita per sempre, e quanto -patisse in quel momento solo il suo cuore lo seppe. S'era fatto -pallido, cupo; l'ira, l'affanno, il sospetto erano entrati in un punto -nell'anima sua; ma non si scoperse, non disse parola. - -In quella medesima sera, lord Leslie gli aveva fatto dire che sentiva -desiderio di parlargli; ed egli non indugiò a presentarsi a suo padre. -Il vecchio gli venne incontro di subito, lo prese per mano, e senza -accennare alla più lontana idea di ciò ch'era stato, gli mise innanzi -con parole amichevoli e gravi le nuove urgenti circostanze che lo -consigliavano a ritornare alla patria, senza por tempo in mezzo; gli -spiegò sott'occhio lettere d'uomini potenti, che gli avevano disegnato -l'andar delle cose e la gravezza del momento; gli parlò poi del debito -di non tradir l'avvenire, i proprii diritti, la parte alla quale s'era -legato, della necessità infine di giovarsi di quella congiuntura, per -non essere avvantaggiato da altri, e racquistare almeno ciò che prima -aveva perduto. - -Arnoldo rimase confuso, annientato quasi dalle parole paterne. Il -vecchio non imponeva, ma cercava consiglio, pregava; ond'egli che -dapprima era stato pensoso, irresoluto, rompendo alla fine il silenzio, -uscì a proporre al padre, che l'unico partito da seguitare era quello -d'un sollecito ritorno in Inghilterra. L'accorto sguardo del lord aveva -indovinata la via per arrivare al cuor generoso del figlio; la sua fina -politica famigliare aveva trionfato. - -Il giovine però sentiva il peso di quel dovere penoso che su le -prime aveva accettato con volontà sincera. Accondisceso ch'egli -ebbe, il pensiero di perder Maria gli tornò in cuore, gli si fece -insopportabile; voleva parlar di nuovo a suo padre, scoprirgli ogni -cosa; ma poi riflettè, e conobbe che sarebbe stato lo stesso che -perdere tutto. E intanto sorse a consolarlo una nuova speranza, -che forse, cedendo da principio, gli sarebbe stato agevole poi, nel -volgere di qualche tempo, di preparar l'animo paterno a non porre più -altro contrasto alla sua volontà; e vinto così l'antico pregiudizio -dell'orgoglio domestico, egli sarebbe stato padrone della sua mente e -del suo cuore. Allora per non saper trovare altra uscita, abbracciò -il più facile consiglio a cui, per la fiducia del meglio, assai di -sovente si appigliano gli animi incerti e miti, quello di tacere e di -aspettare. - -Ma pure egli era torbido e travagliato. Non poteva spiegare a sè stesso -la causa di quell'improvviso fuggir della fanciulla, dopo tutto ciò -ch'era stato; nè comprendere come il vicecurato fosse venuto e partito, -senza cercare di lui, senza aspettare di vederlo. Ben gli nacque in -mente l'idea, che Maria forse avesse confessato al fratello il segreto -dell'amore che li univa; ma per ciò appunto si corrucciava di più, -pensando al basso e falso concetto che l'amico doveva farsi di lui, non -conoscendo ancora la purezza del suo proposito, il mutamento dell'anima -sua. E desiderava di poter rivedere, innanzi partire, la giovinetta; e -voleva parlarle almeno una volta, accertarla del suo ritorno dopo breve -tempo, e ripeterle la già fatta promessa. - -Allora, dopo ch'ebbe inutilmente tentato più d'una via per trovar nella -città chi gli desse qualche contezza del luogo in cui il vicecurato -potesse aver formato dimora, dopo ch'ebbe risoluto di trasferirsi -segretamente, prima al paesello del lago, poi all'alpestre villaggio di -Valtellina; pentito dell'una e dell'altra cosa s'abbandonò all'inutile -rammarico, all'inquietudine, a disegni cupi e sdegnosi. Pensò anche -di palesare il suo stato a quel saggio uomo che aveva avuto tanto -potere su la sua vita e ch'egli venerava come secondo padre, onde lo -sovvenisse di consiglio; pure, quando fu sul punto di farlo, non ardì -aprirgli l'animo, o temette forse il giudizio del semplice ma austero -vecchio. - -Intanto il dì della partenza era venuto. Tutto quello ch'egli potè fare -fu di scrivere una lunga lettera al vicecurato, nella quale n'acchiuse -un'altra indirizzata a Maria; mandò queste lettere alla posta, e pregò -il cielo che arrivassero al più presto al loro destino. - - -Dov'era allora la nostra fanciulla? - -In certe povere stanzette, confinate nella soffitta deserta d'un antico -palazzo, che appartenne un tempo alla famiglia del conte Francesco -****, viveva ancora la vedova del vecchio maggiordomo di quella casa. -Dopo la morte degli ultimi padroni, il palazzo era stato venduto, -spogliato delle sue tappezzerie di damasco e delle dorate suppellettili -che l'adornavano da forse un secolo; e un negoziante, arricchito di -fresco e non ancora ritirato dagli affari, l'aveva acquistato e fatto -restaurar tutto alle fogge del gusto moderno, con le sue sete, co' -lucidi arredi parigini, co' molli tappeti turchi. - -Quella vedova era una buona vecchietta, servizievole, cicalona, -tutt'amore del prossimo e de' poverelli, lodatrice eterna de' tempi -suoi e de' suoi ottimi padroni, e massimamente della defunta signora -contessa; la quale non l'aveva dimenticata nel testamento, e le aveva -lasciato una provisioncella, vita sua durante, un trenta soldi al -giorno e l'abitazione: era tutto quel che la povera donna possedeva -quaggiù. Pure essa viveva contenta, e col suo sordo sogghignare, diceva -bene spesso: Chi molto abbraccia, nulla stringe; ma chi sa contentarsi -del poco, campa un pezzo e col cuor largo. — Quel negoziante, al quale -certi lontani parenti della contessa, che ne furon gli eredi, avevano -venduto il palazzo, dovette accettare tra gli altri patti anche la noia -di tenersi in casa la vecchia vedova. E questa poi fu sempre ostinata a -non voler abbandonare quella dimora dov'era vissuta per trent'anni; di -modo che il novo padrone mise giù il pensiero di farla sloggiare con le -buone, come aveva stimato facile, nella fiducia che la vecchia sarebbe -presto ita a cercar posto nell'altro mondo. - - -A quest'antica conoscente, alla signora Giuditta, come in tutto il -quartiere era chiamata, affidò dunque il vicecurato la sua afflitta -sorella. Essa gli aveva tante volte portati su le sue braccia l'uno e -l'altra in giorni più lieti, quand'erano ancora ragazzetti, che non se -n'era dimenticata; ma non gli aveva veduti da tanto tempo, che quasi -non lo credè vero, allorchè le si fecero conoscere. Pure li ricevette -a braccia aperte, e dimandò loro del buon Andrea, della comare -Caterina, del palazzo, di cent'altre cose e perfino del vecchio Azor; -rammaricandosi di tutto quello che non era più, e benedicendo il cielo, -che la sua vecchia amica si ricordasse ancora di lei. - -Nell'ignota dimora della vedova Giuditta, don Carlo dunque pensò di -nascondere Maria alle ricerche e alla persecuzione di colui, ch'egli -credeva essere stato il suo seduttore; giacchè intendeva di fermarsi -ancora per qualche giorno a Milano, e di ricondurre poi egli stesso la -fanciulla a sua madre. - -Maria, ne' primi dì, non sapeva accomodarsi a quella nova solitudine. -Ignara di quel che fosse avvenuto, dopo che aveva abbandonato la -casa de' Leslie, di quel che potesse fare Arnoldo per ritrovarla, e -sedotta ancora da una lontana idea di rivederlo, di separarsi in pace -da lui, idea che la sua virtù e l'affetto le richiamavan sempre, non -come una colpa, ma come unica consolazione, ella passava le ore in -una rassegnazione dolorosa. Non piangeva più, ma faceva ogni sforzo -per ritornare più spesso che poteva alla memoria di sua madre; pure, -qualche volta, in segreto, ripeteva ancora il nome di colui che per il -primo le aveva promesso amore, e sentiva ch'essa non avrebbe più potuto -amar nessuno, come aveva amato lui. - -Ella non usciva mai, e stava sempre in compagnia della vedova, la quale -non sapeva immaginare perchè una creatura, giovine e bella come Maria, -fosse così tacita e mesta. Intanto il fratel suo consumava que' pochi -giorni nel visitar gli amici che gli restavano ancora, antichi suoi -compagni di scuola, alcuni de' quali erano allora parochi nella città, -e altri procacciavan di guadagnarsi, con la penna e con gli studi, una -vita stentata ma libera e onesta. - -E nel rinnovarsi di quelle conoscenze, che avevano messa profonda -radice ne' cuori, di quella corrispondenza di sentimenti e di simpatie, -ch'è sì bella quando la sorgente ne sia virtuosa e schietta, e fedele -la ricordanza, oh! come gli pareva di ringiovenire, di ritornare -a quell'età d'affetto e di desiderio, in cui si crede che la buona -volontà sia tutto, e nulla la difficoltà delle opinioni e del potere -altrui; in cui è certa e giusta l'aspettativa, e santa l'energia della -fede e del contraccambio!... - -Con quali sinceri trasporti gli amici si rividero, s'abbracciarono! -Con qual fratellanza di gioia e di dolore rinnovellarono le memorie -della giovinezza! Come lagrimarono gli amici che non erano più, -ch'eran mancati nell'ora migliore! Come compiansero a quelli che -avevano tradito le speranze di loro concetto, un bell'avvenire, la -vita intera!... E le promesse di star sempre uniti col cuore, se con le -persone non potevano, d'adempiere insieme all'eterno dovere di render -migliori gli altri, di non cader mai d'animo, nè per la tirannia de' -pregiudizii e del tempo, nè per la cieca guerra delle passioni, e di -servir liberamente alla causa della verità, preparando d'accordo, per -quanta forza e per quanto cuore era in essi, il bene e la giustizia -per tutti; queste altissime promesse si ripeteron più d'una volta ne' -loro ragionari dolci e solenni, e furono santificate da' voti e dalle -preghiere di que' giusti e generosi che amavano e che soffrivano. - -Così alcuni di que' dì felici, che il buon prete non credeva di trovare -più su la terra, e dietro a' quali l'anima sua aveva ben sovente -sospirato nelle solitudini della campagna, in mezzo alla povertà e -alla dura vita del contadino, o sotto gli umili archi della chiesa del -suo villaggio, alcuni di que' dì felici sorgevano ancora per lui; e lo -consolavano nel momento che, ferito nella più viva parte del cuore, -s'era umiliato innanzi alla superbia degli uomini, all'ingiustizia -delle cose. Ed egli se ne rallegrava con sè stesso, chè da tanto tempo -aveva rinunciato all'allegrezza: nè alcun funesto presentimento venne a -turbar la purità di quell'affetto antico e santo, e il felice presagio -d'un'età migliore!... Ma troppo spesso le nostre più vive speranze son -le più vane! - - -Un giorno — non eran passate più di due settimane da che Maria stava in -casa della vedova — le due donne avevano apprestato un desinare assai -modesto, e aspettavano il vicecurato. - -È passato il mezzodì; passano una, due, tre ore, ed esse aspettano -ancora, e il vicecurato non comparisce. Su le prime, non si dan -pensiero di quel suo tardare, rassicurandosi nell'idea che forse -qualche impreveduta circostanza ne lo trattenga. Ma poi all'abbassar -del giorno, quando l'una e l'altra ebbero finito di ripetere -le consuete scuse che si van cercando per ingannar l'angustia -dell'aspettare invano, allora, con quel senso di tristezza che desta il -veder farsi sera, crebbe il loro dubbio e l'inquietudine. E taciturne -entrambe si pongono a sedere presso una delle finestre che dà sul -cortile, s'interrogano a vicenda con gli occhi, e guardano ogni momento -verso il cancello del palazzo, in attenzione curiosa d'ognuno ch'entri -o passi. - -Da quella finestra vedevasi, per il vano del portone, lungo tratto -della frequentata corsìa. Si fece notte, le campane delle chiese erano -già silenziose per tutta la città, e le donne aspettavano ancora. In -ogni passeggero che attraversasse quel breve spazio, pareva loro di -riconoscere il prete; ma nessuno mai s'arrestava, nessuno svoltava in -quella porta. Maria ben cercava di persuadersi che nulla ci fosse di -più naturale di quell'assenza, ma invano; un interno timore la vinceva, -l'anima sua andava immaginando qualcosa di funesto, un pericolo, un -tradimento, una sciagura improvvisa; e già, come una spina, le stava -fitta in cuore l'angustia, che il suo Carlo non avesse a ritornare mai -più! - -La vedova, indispettita alla fine di quel lungo tedio, cominciò a -sfogarsi, a brontolare fra sè e sè: — Vedete mo, che vezzo! Son già -passate più di sei o sett'ore.... Ha ragione chi dice: aspettare e -non venire, cosa da morire! Intanto voi siete ancora a digiuno, la -mia tosa! Manco male, ch'io ho pensato meglio di voi... ma domani, il -resto di quel pollo e di quella zuppa sarà roba da buttar via per la -finestra... Che cosa crede d'esser poi quel vostro signor fratello? Non -è all'osteria, e se qui c'è poco, c'è del cuore almeno! Ma, adesso che -ci penso.... Scommetto che, senza dir nulla, avrà desinato altrove; e -noi siamo state sì buone ad aspettarlo... Oh via, levatevi su, e peggio -per lui! mangiate un po' anche voi, chè almanco non si consumi questa -poca grazia di Dio.... - -— Ora non potrei, signora Giuditta, non potrei da vero... ho un gruppo -qui, una cosa che m'opprime.... - -— Oibò, non mi fate smorfie! In questi dì, non avete mangiato mai, più -che non mangi un piccione.... E poi, non dormite, avete una ciera che -fa pietà.... Via! ecco quel che son divenute le nostre ragazze! vedete -un po' quel che si guadagna a star nelle case de' grandi signori... -La minestra di casa vostra vi fa schifo... Non dico così per voi, -ma al giorno d'oggi, si vede, tutti vogliono stare in sul grande... -Ebbene? sorridete un po'!... Che dirà vostra madre? Quella è una donna -casalinga, sincera, alla mano... Che dirà, quando vi rivedrà con quel -viso di panno lavato?... - -La fanciulla taceva, pensava che sua madre non le aveva mai detto -parole così amare; e quell'inutile conforto le parve più duro di -qualunque rampogna. - -Non era lontana la mezzanotte, quando s'intese un calpestio su per -l'angusta scala che saliva a quelle stanze. Le strepito risvegliò -l'attenzione della vedova, la quale, seduta accanto del focolare, -recitava il rosario con accento basso e sonnacchioso, e fece palpitare -il cuor della fanciulla, che s'era presso a lei raggruppata, trovando -appena voce di rispondere all'avemarie. - -— Siete voi, Carlo? domandò essa, con una gioia sicura, levandosi -subitamente; siete voi una volta?... Oh sia ringraziato il cielo! - -Nessuno rispose. Ma, poco stante, un bussare forte e strano all'uscio -risonò nelle tre stanzette del povero quartiere. - -— Ohe! che rumore di casa del diavolo, signor abate? gridò stizzosa la -vecchia. Bella musica dopo averci fatto aspettare tutto il dì e tutta -la notte! - -Intanto Maria era corsa ad aprire. - - -Si presentaron due sconosciuti, col cappello basso su gli occhi, -abbottonati fin sotto al mento in un palandrano nero. La fanciulla -diede un grido, e balzò indietro atterrita; la vecchia spalancò tanto -d'occhi, e facendosi ritta ritta su la persona, appuntò le braccia su -l'anche, in atto di stupore e di dispetto. - -Ma l'uno de' due sconosciuti, avanzatosi verso le donne, si pose -l'indice della mano attraverso le labbra, e, — State zitte, disse loro, -non v'inquietate, non gridate! Non veniamo per farvi nessun male, noi -siamo impiegati, facciamo il nostro dovere; e non si cerca di voi. Ma, -per amore, silenzio! - -— Eh! ch'io non so niente, e qui non c'è nessuno, cominciò a gridare la -vecchia. E... e... - -— Silenzio, dico, adesso! ripetè colui; risponderete a quel che siamo -per domandarvi. E voi, soggiunse voltandosi al compagno — una faccia -lunga, scura e smorta, che gli stava sempre alle calcagna, come la sua -ombra — ponetevi là, a quel tavolino, e scrivete! - -E l'altro fece, senza dir nulla. - -— Siete voi la vedova Giuditta ****? chiese allora l'uomo che parlava. - -— Sì, son io! rispos'ella; ma perchè voi... perchè lui... perchè io... - -— Voi, tacete! e la giovine qui presente è la nominata Angiola Maria -****? - -— Son io quella, rispose alla sua volta la fanciulla, ma con voce -debole e tremante. - -— Bene! E si rivolse di nuovo alla vecchia: Abita in casa vostra il -prete Carlo ****, fratello di questa giovine? - -— Sì, ma è solamente da pochi dì, ch'io stessa gli ho fatto il piacere -di tenerlo qui, con sua sorella; e l'ho fatto perchè siam vecchi amici, -e se a questo mondo non ci fosse un po' di carità... - -— Basta, tacete! Non ho domandato questo. - -— Ma se non posso tacere! Sono una donna onesta, nè voglio che -nessuno... - -— Tacete! vi replico, e badate a me. Da quanto tempo quel prete abitava -qui? - -— Fanno giusto quindici giorni ieri...... fu un venerdì! Quando si -dice!... Ecco che cosa vuol dire un venerdì!... In verità santa, è una -cosa da non credere... Una storia simile non m'è capitata mai! - -— Volete finirla con queste chiacchiere inutili? Ditemi piuttosto, dove -tenete la roba del vostro ospite? - -La Giuditta, inasprita più che mai, non sapendo comprendere la ragione -di quell'interrogatorio, rispose alzando le spalle, e con un gesto -indicò l'altra camera; poi si mise a guardare or l'una or l'altra di -quelle due faccie, per vedere se le riuscisse di poter raccapezzare -qualche cosa di così fatto garbuglio. Ma l'uno senza complimenti, preso -un lume ch'era sulla tavola, l'accese, e passò nella vicina stanza, -come fosse in casa sua; e l'altro intanto continuava a scrivere col -muso duro, con gli occhi inchiodati sul suo scartafaccio. - -Maria, tutta piena di spavento, non osava quasi respirare; essa aveva -indovinato che il suo povero Carlo correva qualche gran pericolo, che -coloro eran venuti per metter le mani sul fatto suo; e, resa ardita -dal suo stesso terrore, si mosse per correr dietro a quell'uomo, e -domandargli, per la pietà del cielo, che cosa fosse avvenuto del fratel -suo. Ma colui, avendo trovato di là ciò che cercava, ricomparve su -l'uscio, tenendo sotto il braccio un piccolo fascio di carte, e alcuni -libri (erano le memorie, il breviario, il vecchio Dante e la Bibbia del -buon prete). Pose il tutto su la tavola, rilegò con somma diligenza -il fascio, e v'improntò, senz'altro dire, un gran suggello. Poi, -volgendosi alla giovinetta, tolse fuori e le porse una lettera dicendo: -— È di vostro fratello! Per quest'oggi la nostra incombenza è finita. -Buona notte!... E fece un cenno al collega; il quale si levò, ripose -via il grosso scartafaccio, e si chiuse di nuovo nel suo palandrano. E -per dov'erano venuti, uscirono. - -La fanciulla allora s'abbandonò su la seggiola ch'era più vicina, -tenendo stretto fra le mani il foglio fatale, che non aveva cuore -d'aprire. Ma quando la vecchia, strabiliata ancora di quant'era -succeduto, fece per toglierle quella carta, allora Maria la riguardò in -volto, corrucciata insieme e pietosa, poi chinò gli occhi, e lesse, che -quasi le mancava la voce: - - «Maria, mia cara sorella! - - «Colui che ti consegnerà questa lettera, ti dirà anche ciò che - sia di me. Il cuore mi piange di dover lasciarti sola per qualche - tempo; ma rassicurati, non sarà che per pochi dì, forse per poche - ore! Pure, te ne prego, fa in modo che nostra madre venga anch'essa - al più presto a Milano. Povera donna!... Ma in quanto a me, non - le dir altro per carità, se non che sono ammalato, che spero e - ho bisogno di rivederla. Il cielo benedica te e lei. Di' ancora - alla buona signora Giuditta, che mi compatisca e mi perdoni. — Tu - intanto prega il Signore per me, e fatti cuore; io non ho nulla di - che rimproverarmi in faccia agli uomini. Mia amata, mia infelice - sorella! ricordati sempre, che quanto succede quaggiù, è tutto per - volontà di Dio!...» - -Misera giovinetta! — Che cuore fosse il suo allora, di quale spavento, -di quali fantasmi fosse agitata e piena per essa la notte che seguì -quel terribile giorno, nessuno il potrebbe immaginare, non che dirlo. -Aimè! tutto l'affanno che può versarsi in cuore umano, era versato nel -suo; e per maggior dolore, la sorgente di questa nuova sciagura era un -mistero per lei! - - - - -VI. - -IL FRATELLO E LA MADRE. - - -La mattina del dì appresso, la signora Giuditta che aveva la mente -intorbidata dalle conghietture più strane, e si sentiva morir della -voglia di sfogarsi con qualcheduno, mise sossopra la casa e il -vicinato, e raccontò a tutti il suo gran caso. A credere a lei, si -trattava di cose straordinarie; e com'ella non ci poteva veder dentro -chiaro, così s'era ficcato in capo di trovare il bandolo della matassa. - -Dunque, in manco d'un'ora, aveva narrato la strana avventura della -notte alla portinaia della casa, alla moglie dello speziale dirimpetto, -perfino alla fruttaiuola e alla lattivendola del contorno; ma nessuna -di queste comari, com'è naturale, ne sapeva niente; e quando le avevano -risposto con un:.. Oh!..» Bontà divina!... o che so altro, avevan -finito. - -La signora Giuditta stava per tornarsene e casa, con la sua pettegola -curiosità in corpo, quando la sorte la fece incontrare col signor -Giosuè, uomo di un certo conto, e priore della dottrina cristiana nella -parrocchia, il quale era tutto cosa sua. A costui dunque, come bene -pensate, ella ricantò la sua storia, non gli facendo grazia del più -piccolo particolare. - -Ed egli allora, ch'era un di coloro che sanno o credono di sapere tutto -quello che succede e non succede, tirandola in disparte con un'aria -cupa, — Cara signora Giuditta, le disse col sussiego di chi dà un gran -parere, io so come va il mondo! Tutti i salmi finiscono in gloria, e -una donna come voi... non so se mi spieghi... Basta, avete fatto male a -impicciarvi con certa gente... - -— Ma lei ne sa dunque qualcosa? - -— E dàlle! volete voi venirle a contare a me? Sentite mo. Jeri mattina, -giusto alle dieci ore, io mi trovava nella sagrestìa, intanto che -quel prete stava dicendo messa. Veggo entrare due signori, che vengono -dritto verso di me, mi pigliano in mezzo, così alla buona come fossero -miei amici da vent'anni, e mi domandano il nome e cognome del prete... -Io mo ne sono subito addato... - -— Sì! sì! ebbene? - -— Risposi loro con pulitezza; ed essi, senza cerimonie, si misero a -sedere, uno da una parte, l'altro dall'altra, parlandosi fra loro con -certe occhiate di traverso... finchè la messa finì. E pensare, che io -quel momento fui tanto sciocco d'interrogarli che cosa volessero!... -L'uno mi fissò gli occhi addosso e non rispose, l'altro brontolò fra' -denti: La non è cosa che la riguardi; e mi voltò le spalle. - -— Son quelli, scommetterei che son quelli stessi: dica, dica su... - -— Insomma, finita che fu la messa, e tornato il prete nella sagrestia, -quei due signori s'alzarono, gli andarono incontro in atto di rispetto, -ed egli a loro... bisogna che si conoscessero! E l'un d'essi gli disse -alcune poche parole, ch'io non intesi... Il prete allora impallidì, -diventò bianco come il camice che aveva appena posto giù, poi rosso -come bragia, guardò intorno, sospirò e disse chiaro: Sono pronto, -vengo con loro!... Io restai di sasso e, non so perchè, sentivo le -gambe barcollarmi sotto... Egli in vece, credereste? passandomi vicino -mi rivolse uno sguardo tranquillo, e disse: Caro signor Giosuè, a -rivederci! - -— Oh la cosa non è dunque tanto seria, com'io credeva!... - -— Non m'interrompete adesso! Una carrozza era fuori della chiesa ad -aspettare. Nel porre il piede sul predellino, egli si fece il segno -della croce, poi si mise dentro, e quei due dietro a lui. E io, alla -lontana, così come n'andassi per i fatti miei, tenni dietro alla -carrozza... Ma quando la vidi svoltar la cantonata, e compresi dove -l'andava a riuscire... ho detto dentro di me: Tutti i salmi finiscono -in gloria! Ci siamo, è fatta!... e presi un'altra strada. - -— Tutto va bene, ma fin qui non ci capisco ancora il perchè... - -— Il perchè? il perchè? ci son certi perchè al mondo, così serii, che -non bisogna cercar di sapere, o quando mai per disgrazia si sanno, -tacerli!... Con voi però, che siete donna prudente, posso dire una -parola. Sappiate dunque che quel prete s'è trovato in un grosso guaio -con un gran signore forestiero; che, pochi dì fa, dev'essere fra loro -avvenuta una scena scandalosa, per causa d'una giovine, d'una fuga, -d'un rapimento, d'un intrigo... cose, cose che mettono in compromesso -la coscienza e qualche cosa di più. Dunque tutto è spiegato. E poi, -quand'uno se la prende contro i pesci grossi, gli è raro che n'esca -netto... So quel che dico, lo so di buon luogo, e l'affare è chiaro! -Voi però non ve ne impacciate. E, per carità, abbiate giudizio con chi -che sia!... Già ve l'ho pur detto, la prudenza non è stata messa per -niente tra le virtù cardinali. - -— O signor Giosuè, si figuri! Solo mi dispiace per quella povera -giovine... - -— Sopra tutto non state ad aprir bocca con lei! Non ci mancherebb'altro! - -— Bene, tacerò... le prometto che tacerò. - -— Si, sarà meglio, chè mi pento quasi di aver parlato io! Oh, signora -Giuditta, a rivederci. - -— Un momento, dica... senta... - -Il priore della dottrina cristiana gli aveva voltato il tergo, e se -n'era ito. - -La signora Giuditta, con la fantasia agitata, in un mar di pensieri, -combattuta fra il desiderio di spiegarsi con Maria (la quale, secondo -lei, era la colpa di tutto) e la promessa data di tacere, trovò appena -la strada di casa sua. - -Quando entrò, la fanciulla le venne incontro interrogandola con gli -occhi, se mai le recasse qualche buona novella; e in quel suo sguardo, -in quella sembianza, leggevasi tutto l'affanno d'un'anima che non -crede a una sventura e non ha la forza per sostenerla. La vedova, a -cui pizzicava la voglia di parlare e di dire alla poveretta: Tutto è -stato causa vostra anch'essa ne fu veramente tocca; e la compassione le -suggerì qualche parola d'amicizia e di conforto. Al che la fanciulla -rispose con lo stringere e baciare le mani di lei, in atto di viva -gratitudine e di dolore, sforzandosi di parer tranquilla. - -Rilessero insieme la lettera del vicecurato; conghietturavano, dicevano -dieci volte le stesse ragioni, ma non sapevano che ben fare. Alla fine -fu stabilito fra di loro, che prima di scrivere alla mamma Caterina, -come raccomandava la lettera, o d'andare a prenderla al paese, come -voleva Maria, avrebbero aspettato fino al posdomani, affidate che -potesse in quel mezzo ritornare don Carlo. - -Ma il posdomani passò, e non comparve persona, e non venne parola. -Perduta quella poca speranza che per i cuori buoni ha sempre qualche -sorriso, benchè mesto e solitario come un fil di luce, Maria cominciò -a pentirsi di non esser subito partita a cercare sua madre; e, d'una -in altra fantasia, andava creando le più funeste cose del mondo. E -quantunque la vedova fosse stata prudente, forse per la prima volta in -vita sua, e le avesse taciuto i sospetti di quella sparizione; pure, -fra gli altri dolorosi pensieri, venne in mente a Maria anche questo -che quant'era avvenuto poteva essere una vendetta dell'uomo potente con -cui il fratel suo aveva ardito cozzare per salvarla. Ma tal pensiero -era così grave e terribile, che al suo cuore mancava la forza di -sopportarlo. - -Così abbandonavasi alle sue dolenti illusioni, alle sue inquiete paure. -Intanto la vedova aveva trovato modo, per via d'un ex-procuratore -del suo antico padrone, di far sapere ogni cosa alla mamma Caterina, -affinchè, il più presto che poteva, affrettasse di trasferirsi a -Milano: a dir quel ch'era, tutto il trambusto di que' giorni non le -dava poco pensiero; nè si sarebbe accomodata, in caso di qualche cosa -di grave, a tenersi in casa per un pezzo quella giovine, ch'era stata -la pietra dello scandalo e che in fin dei conti non le apparteneva. - -Per consolare Maria, le annunziò dunque che fra due o tre giorni, -alla più lunga, sarebbe venuta sua madre, ch'ella stessa s'era per -ciò raccomandata a una persona di proposito, e che non occorreva la si -pigliasse altro fastidio. Questa novella e l'idea di trovarsi presto -nelle braccia della madre, rasserenarono per quel giorno l'anima e -la fronte della giovinetta; e una consolazione le ne promise vicina -un'altra, quella di poter finalmente rivedere anche il fratello. - -Passati tre giorni, un biroccio s'arrestava alla porta del palazzo. -Era dessa, la comare Caterina, venuta a Milano in compagnia del signor -Gaspero, quel vecchio possidente che abbiamo incontrato più d'una volta -in questa storia semplice e nostrale. Costui aveva ricevuta una lettera -del procuratore al quale la signora Giuditta s'era raccomandata: e, -inteso di che si trattava, senz'indugio persuase alla Caterina quel -piccolo viaggio, la condusse con sè a Como; e qui noleggiata una -vettura, l'accompagnò egli stesso a Milano, dove per abitudine capitava -sempre una volta all'anno. - -Maria era accorsa alla piccola finestra del cortile. Ella guardò, vide -di lontano la madre che si congedava dal suo compagno di viaggio, ne -intese la voce, e dimenticò tutto. Pochi momenti appresso, Caterina -stringeva tra le braccia la sua povera figlia, e Maria nascondeva sul -seno materno il viso, che solo per un istante si tinse ancora del suo -vivo colore. - -Senza piangere, senza parlare, stettero così in quel dolce e prolungato -abbracciamento; e pareva che la fanciulla non volesse distaccarsene -più. - -— Maria, mia buona e cara figliuola, disse alla fine la madre. Oh! -perchè m'hai tu abbandonata? questi sei mesi sono stati sei anni -per me! Oh Madonna santa! come ti sei cambiata, povera tosa! Non ti -riconosco più!... Ma com'è mai che ti trovo qui? Non sei più nella casa -di quel signore inglese?... E voi, signora Giuditta, e mio figlio... -è qui don Carlo? ma perchè non ho io saputo niente fin adesso?... M' -hanno detto ch'era ammalato... io voglio vederlo! dov'è egli?... Ditelo -dunque, non mi fate penare!... - -Queste molte inchieste, che alla misera suggeriva tutto in un punto -il materno suo cuore, posero nell'impaccio la vedova; la quale s'era -bene accorta che la vecchia comare era al buio di tutto. Maria non -aveva coraggio di dire una parola; e guardava, guardava la madre, senza -togliere mai gli occhi da quell'amato volto, in cui la solitudine ed -il dolore avevano in poco tempo solcate più profonde le rughe dell'età. -Ma, atteggiata com'ella era, in muta e affannosa contemplazione, la sua -celeste figura suscitava nell'anima una pietà mista a terrore. - -Alla fine la Giuditta, fatta la faccia tosta e il cuor duro, pensò: -Qui è meglio parlare; un momento o l'altro, bisogna pur ch'ella sappia -tutto... - -— Cara la mia Caterina, prese dunque a dire, non vi crucciate così: -fatevi un po' di coraggio! - -— Oh misericordia! che male c'è di nuovo?... - -— Già lo sapete, a questo mondo dei cattivi ce n'è anche troppi! E -son sempre gli stracci che vanno all'aria, come dice il proverbio... E -tocca spesso ai buoni a portare la pena dei tristi... - -— Oh santa pazienza! parlate, non mi tenete qui su le spine... - -— Eh! ognuno ha la sua croce, e c'è chi deve portarla anche per gli -altri... E già si sa, bisogna star preparati sempre... - -— A che? ma dite su una volta! parla tu, Maria; chè in questo modo ben -più mi spaventate e mi fate morire! Mio figlio sta forse male? forse... - -— No, no, egli sta bene, ma... - -— Signore, datemi cuore! ma che?... - -Per tutta risposta, Maria non fece che gettarsi un'altra volta nelle -braccia di sua madre. E la vedova raccontò tutto quel che sapeva, -tacendone però la cagione, per la pietà di Maria. La povera donna -non volle credere a nulla; il colpo era troppo forte, e l'anima sua -semplice e piena d'amore non lo sostenne. Ella non pensò nemmeno a -chiedere il perchè di quella rovina; non poteva dubitare che il figlio -non fosse innocente; il nome di suo figlio era sempre stato per lei -come quello d'un santo. Stanca degli anni e sola, ella metteva in -lui tutto il suo cuore, tutto il suo tenero orgoglio di madre: aveva -speranza e vita nell'unico amato, il quale dopo la morte del suo -pover'uomo, com'essa diceva, doveva essere il padre della sua Maria. - -La buona donna! Nella solitudine della sua dimora, un tempo rallegrata -dalla presenza e dall'affetto de' suoi cari e poi rimasta vòta, -deserta, come un sepolcro, ella si consolava e si pasceva dell'idea, -che l'uno o l'altra avrebbero sortito una modesta e onorevole -condizione su la terra, e che un giorno forse ne' suoi più tardi anni, -l'avrebbero circondata di cure e d'amore, e a larga mano compensata -de' sacrifizii fatti, e della vita tediosa che trascinava. Non si -rammaricava mai che sola compagnia le restasse la vecchia Marta, perchè -conosceva il cuore de' figli suoi, e le pareva quasi d'abitar con loro, -di viver con loro, quantunque lontani; l'unico desiderio che nutrisse, -era di poterli di tanto in tanto rivedere; e ogni dì si teneva certa -di presto abbracciarli, in questa certezza essendo tutta la sua gioia. -Seduta sovente, al tepido sole delle mattine d'inverno, sotto la nuda -pergola della casa, con la sua conocchia fedele, la buona madre pensava -alla povertà, alla pace, raccontava la storia d'altri anni, raccontava -quella dell'avvenire; ed era felice quando parlava della sua bella -Maria o del suo curato alla Maria che le sedeva rimpetto, pettinando -la matassine del lino. E allora, senz'avvedersene, le due comari -s'arrestavano dal lavoro; all'una spezzavasi il filo della conocchia -o cadeva di mano il fuso; all'altra si perdeva il lino nelle punte del -pettine. Ma entrambe, in que' momenti, sollevavano al cielo gli occhi -e il cuore, con un pensiero più santo d'ogni preghiera, e del pari -benedetto. - -Ma ora che diversi pensieri, che mutamento! - - -La mamma Caterina, per tutto quel dì e per molti altri ancora, non -volle ascoltare ragione, nè consolazione, nè speranza; non domandava -che suo figlio, non voleva che vederlo. Ed essa pure, come prima aveva -fatto Maria, si figurava alla mente angustie e spaventi, s'abbandonava -ai più tristi presagi, non porgeva più orecchio a nulla, nemmeno al -piangere della sua figliuola. - -Fu allora che l'amorosa fanciulla, la quale innanzi alla venuta della -madre credeva di dover ben presto finire nell'affanno di que' giorni, -si sentì maggiore di sè stessa. Una virtù, ignota a lei fino allora, -la costanza nel soffrire raddoppiò il suo debole coraggio; ma la sua -fermezza, la calma delle parole e degli atti avrebbero dimostrato ben -più crudele il martirio dell'anima a chi avesse potuto vedere il suo -segreto. Ella soffogava le lagrime; ed era ne' momenti del maggior -dolore, che la sua voce si faceva più sicura e più affettuosa. E -sorrideva; era un riso malinconico il suo, ma era un riso celeste. - -In que' giorni che sempre da uno stesso travaglio misurati fanno parer -eterna la vita, così Maria con l'amor suo procacciava d'ingannare a -sua madre le ore contate dall'afflizione; essa ragionava di tante cose -passate, della loro casa, della vigna su la costa, della vecchia Marta, -degli altri amici del paese. E ringraziava il cielo con tutta l'anima, -quando vedeva che le sue parole avevano temperata per poco l'amarezza -della sciagura presente. Ella nascose nel fondo del proprio cuore tutta -la sua parte d'affanni; ella comprese e tolse sopra di sè quel dolore -inesprimibile, che solamente pel cuor delle madri non è un mistero; -quell'angoscia, la quale non trovava parole nè lagrime, perchè ha de' -segreti che a umano orecchio non possono confidarsi e che il cuore -altrui non ha mai conosciuto. - -Non v'è piaga quaggiù che il tempo non sani; l'abitudine stessa del -soffrire può talvolta diventar quasi cara e necessaria; l'amore, -l'ambizione, la vendetta, il rimorso, lascieranno pur una volta in -pace l'anima di cui han fatto strazio; ma la ferita che porta il cuor -d'una madre per amore de' figli suoi, non v'ha balsamo che la medichi, -non felicità nè tempo che vi spargano sopra la mesta consolazione -dell'obblio. - - -Così, abbandonate e senza saper nulla mai di quel loro caro, Caterina -e Maria trascinavano i dì, le settimane, in casa della vedova; la -quale non aveva potuto far di meno di tenerle con sè per qualche tempo -ancora, quand'esse, deliberate d'aspettare che fosse decisa la sorte -del prete, ne la pregarono, a patto di pagarle trenta soldi al giorno, -per le spese. Ciò veramente andava poco a' versi alla Giuditta, causa -la paura di cert'altre visite della specie di quella prima che non -aveva ancora dimenticata; ma poi, per amor di bene, non seppe dir di -no. - - -Una mattina, erano uscite di buon'ora le due donne per andare insieme a -vendere a qualche mercante di mode un velo nero trapunto dalla Maria, -in que' dì solitari e mesti: era dessa, che col lavoro delle sue mani -sostentava anche la madre. Essendo a caso capitate presso la piccola -chiesa di S.***, la Caterina, la quale non lasciava passar giorno che -non andasse a pregare il Signore per il suo povero figliuolo e per sè -stessa, si volse a quella parte e fece per entrar nella chiesa. Ma -d'improvviso la fanciulla, tutta compresa dal terrore d'una funesta -ricordanza, le si strinse al braccio, la trattenne, e con voce segreta -e supplichevole: — Oh no! madre mia, non andiamo in questa chiesa; io -non devo, non posso entrarvi più. - -— Perchè, Maria, perchè?... Che hai? tu tremi, diventi smorta! ti senti -male? - -— No! madre mia, è un segreto.... un segreto che nessuno doveva -conoscere! Ah se sapeste che in questa chiesa.... O mio Dio! toglietene -per sempre dal mio cuore la memoria! - -— Maria! che mistero è questo? parla, dimmi... - -— Qui no, no, cara madre!... Torniamo a casa, ve ne prego, e vi dirò -tutto. Oh povera me, oh povero mio fratello! - -E tornarono a casa. In quel giorno Maria non trovò parola che potesse -spargere un po' di serenità su l'addolorata fronte di sua madre. -Attendeva taciturna a' suoi lavori, s'appartava soletta a ricamare al -telaio, per nascondere la viva angoscia che l'opprimeva; ma più d'una -volta un leggero gemito, un volger degli occhi al cielo, un giunger -le mani inquietamente, scoprivano il patimento del suo cuore. Invano -la madre la stimolava a confidarle quel segreto. — Oggi non potrei, -rispondeva; domani, mamma, domani saprai tutto! Oh dimmi prima che mi -perdonerai! - -Pure, venuta la sera, quand'esse rimasero sole, in tempo che la vedova -era discesa dalla portinaia della casa a pescar le novità, ch'erano -poi sempre le solite, la fanciulla non potè resistere più alla materna -preghiera; e con molte parole, spesso interrotte da lacrime e da scuse, -raccontò l'amor suo, la promessa, il giuramento che quel giovine le -aveva fatto, i dubbii, il timore che le avevano persuaso di ricorrere -al fratello, e tutto ciò ch'era avvenuto di poi; e in fine non tacque -nemmeno ch'ella si teneva certa di non essere stata tradita, e aveva la -persuasione che la disgrazia del suo povero fratello non era avvenuta -per causa sua. - -La buona Caterina amava tanto la figliuola che non ebbe pure -il pensiero di farle il più piccolo rimprovero, perchè si fosse -abbandonata ad un innocente sì, ma incauto affetto. In vece le -compativa, e procurava ella stessa di consolar quella fede e -quell'ingenua aspettativa, ch'erano la vita della sua Maria. Così la -conoscenza di quel segreto, se non valse a scemare, parve almeno far -più leggero, col disviarlo, il dolore delle due disgraziate: poichè -sembra che un'arcana pietà del cielo nutra il conforto della fiducia -nel momento più grave dell'affanno, e rivolga a consolazione d'un cuore -travagliato quelle stesse memorie che a un cuore libero sarebbero di -troppo molesto peso. - -E così forse il Signore le preparava a poco a poco a una più tremenda, -inaspettata disavventura. - - -In quella stessa sera, la madre e la figlia sentivano nell'anima -una confidenza cara quasi al pari della certezza; e quantunque fosse -riuscito vano il poco che avevano potuto tentare a fine di rivedere il -loro Carlo, o di sapere almeno qualche cosa di quell'unica vita in cui -s'eran raccolte tutte le loro speranze, tutti i loro timori, pure non -avevan creduto mai come allora a un buon presentimento. - -Maria, seduta accanto del tavolino, stava leggendo una pagina d'un -suo libricciolo alla madre e alla vedova amica; le quali, composte -a religiosa attenzione, pendevano dalle labbra di lei; quel libro -era l'ultimo ricordo donatole dal fratello, era l'aureo volumetto -dell'Imitazione di Cristo. Essa leggeva, e l'incerto raggio del lume -che le ardeva vicino, sembrava quasi circondare la sua candida fronte -di quell'aureola, che si suol vedere dipinta intorno alla testa de' -santi. - - -«Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia paura. - -«Abbi fede in me, e nella mia misericordia ti fida. - -«Quando tu pensi d'essermi più lontano, allora è spesse volte ch'io ti -son più vicino. - -«Quando tu credi quasi perduta ogni cosa, allora le più volte tu hai in -mano maggior materia di merito. - -«Non è tutto gittato, perchè alcuna cosa ti sia avvenuta sinistramente. - -«Non dêi tu giudicar delle cose secondo il presente tuo sentimento, -nè per alcuna disavventura, onde che ella ti avvenga, scorarti tanto -perdutamente, nè in modo riceverla, come se ogni speranza ti fosse -tolta di dovertene rilevare mai più. - -«Non volerti credere derelitto del tutto, se per alcun tempo io -ti mandi alcuna tribolazione, oppure io ti ritolga la bramata -consolazione; essendo che per tal via si va al regno de' cieli.... - -«Quello che ti ho dato, il mi posso ritogliere, e rendertelo quando mi -piaccia. - -«Quando alcuna cosa ti do, ella è mia: quando me la riprendo, non -prendo del tuo; poichè mio è ogni bene e ogni dono perfetto. - -«Se io ti lascio venire gravezza alcuna o avversità, non isdegnartene, -nè cader di animo; io posso rilevartene prestamente e cambiarti in -gaudio ogni noia. - -«Ma non pertanto io son giusto, e da commendare altamente, quando io fo -questo con te!...» - - -La fanciulla leggeva queste schiette e sublimi parole con tanta verità -e dolcezza, che parvero alle due donne un consiglio venuto dal cielo. - -— O mia madre! disse poi Maria, il libretto che vedete è un dono che -m'ha fatto, gli è poco tempo, il nostro Carlo! E queste parole mi -sembran le sue... Io mi ricordo ch'egli stesso me le fece leggere un -giorno, quel primo giorno che venne lassù a visitarci, dopo la morte -di nostro padre. E ogni volta ch'io ne rileggo solo una pagina, non -so come, mi sento più forte, più in pace.... Oh! egli è buono, egli è -un'anima santa, il nostro Carlo, e il Signore avrà pietà di lui e di -noi! - -Caterina abbracciò sua figlia con gran tenerezza, e poi staccossi da -lei, per andare a coricarsi. - -La fanciulla, rimasta sola, riaperse a caso il libro, e le cadde -sott'occhio un foglietto scritto dalla mano di suo fratello, e forse -dimenticato là entro: eran gli ultimi versi ch'egli aveva dettati. - - IL CALICE DEL DOLORE. - - O Signor, s'egli è decreto - Che il tuo servo a te ritorni, - Pria che pieni egli abbia i giorni, - Io t'adoro umíle e lieto! - Vegga alcun di me più degno - Il meriggio del tuo regno. - - Sento anch'io, che s'avvicina - La stagione a me suprema; - Pure ondeggia, e spera, e trema - L'alma schiava e pellegrina; - Come indomito nemico, - Sorge ancora il dubbio antico. - - Tu che il puoi, Tu la tempesta - Della vita, o Dio, m'acqueta! - Del tuo raggio almen fa lieta - La brev'ora che mi resta. - Quanto io piansi, e quanto amai, - O mio Dio, Tu solo il sai! - - Nella polve a Te prostrato, - Bevvi al calice del duolo: - Ebbi un voto, un grido solo, - Sotto il pondo del mio fato! - Ma la voce dell'eletto - I fratelli han maledetto. - - O mia patria antica e bella, - O mio sole, io vi saluto! - E tu, madre, e tu, sorella, - Ond'è mai quel pianger muto? - Ogni stilla è in ciel raccolta: - Ah pregate! Iddio v'ascolta. - - Deh! se il figlio t'abbandona - Tutta sola in questa terra, - Al dolor della sua guerra, - Pensa, o madre, e gli perdona! - La sua vece è omai compiuta, - L'ora santa è già venuta. - - Apri, o Dio, la ferrea stanza, - Che non s'apre al mio lamento; - Scendi a me nel gran momento, - Mi rinnova la speranza; - Su la bocca scolorita - Posa l'ostia della vita! - - Prega allor, mia dolce suora, - Fior che il cielo in terra mise, - Che le nostre alme divise - Ricongiunga l'ultim'ora! - Prega, e riedi alla tua sfera; - Patria questa a noi non era! - -La fanciulla lasciò cadere una calda lagrima su gli amati caratteri, -i quali, mentre leggeva, le si offuscavano, le si confondevano sotto -gli occhi... Ma il terrore ristagnò il pianto, un arcano terrore più -grande d'ogni angoscia. Dio buono! quelle parole eran dolorose, come il -lamento d'un uomo vicino a morire. Allora la poveretta perdè il cuore, -e volle, ma non potè piangere. - -Batteva la mezzanotte. Que' rintocchi sordi, prolungati dell'ore -le rispondevano fino all'anima, come il suono lento della campana -dell'agonia. Era sola, in mezzo a una luce fioca, moribonda, a quella -luce stanca, ondeggiante della candela vicina a spegnersi; i suoi -pensieri erravano dietro le incerte larve della fantasia, si facevan -tutti d'un fosco colore; una tema assidua, indefinita, uno stringimento -al cuore, strano, non provato mai, eran più forti del suo coraggio. -Ella fece pochi passi per accostarsi al suo letto, ch'era in un canto -di quella camera; ma non n'ebbe la lena, e sedette di nuovo allo stesso -luogo. Allentò su la tavola le braccia in croce l'uno sopra l'altro, e -su vi lasciò cadere il capo oppresso e stanco. Allora fu la pietà del -cielo che diffuse nelle gracili sue membra quel profondo sopore che -somiglia al sonno, e che, se non conforta, interrompe almeno la fatica -d'un gran dolore. E la misera ne aveva tanto bisogno! - - -Il dì seguente, si mormorò da alcuni, e la terribile nuova giunse pure -alle sventuratissime due donne, che in quella stessa notte, colto -da sùbita e crudel malattia in poche ore, il povero don Carlo era -morto. Fu un rumore sordo, occulto, ben presto soffocato e ben presto -dimenticato. - -Ma passati due mesi, nessuno seppe, nessuno raccontò che la disgraziata -sua madre finisse anch'essa di crepacuore e di miseria in un letto -dell'ospedale. La morte d'una madre è cosa troppo santa e pietosa; a me -mancan le parole per raccontarla, e la fanciulla anch'essa non confidò -il segreto di questo suo dolore a nessuno.... Ella non aveva più nè -fratello, nè madre. Povera Maria abbandonata! - - - - -VII. - -IL PANE ALTRUI. - - -Ditemi dove sia chi ricordi le gioie e i dolori del povero, chi -ne racconti l'amore schietto e vero, come la sua povertà, la -buon'amicizia, la generosità che ignora sè stessa; ditemi dove sia chi -dipinga la sua virtù, più feconda di quella de' sapienti, la sua fede -sincera, la sua speranza nell'altra vita? - -E chi volete che ripeta le rozze canzoni del povero, la sua spensierata -ilarità, che numeri le sue dure giornate e i figli suoi, che rammenti -il suo nome, di padre in figlio; se, quando battè stanco del cammino -alla porta altrui, nessuno gli aperse, se nessuno sa che egli era vivo, -e che poi è morto? - -Eppure le catapecchie aperte al sole e al vento sorgono accanto de' -bei palazzi, e al piede delle ville superbe stanno i tugurii co' loro -spenti focolari. Per le strade e pe' corsi, la carrozza del signore -urta e sperde la folla; e vedi il funerale del povero andar rasente -la muraglia della via, quasi messo in fuga, mentre la turba curiosa -s'arresta a contemplare un cocchio vòto e due livree listate d'oro, -alla porta d'un antico palazzo. - -Ma la provvidenza non dimentica i poveri che sopportano la fatica, -che non chiedono altra consolazione, tranne quella di guadagnare il -pane pe' loro figliuoli. Essa sola può rendere il bene fecondo per -tutti, essa che dalla debolezza suscita, quando che sia, il coraggio -e la forza, essa che fa nascere dalle lagrime la gioia, e apparecchia -la pace a coloro che han sostenuto lunghe prove; quella gioia che -si ravviva a ogni lieta benchè piccola vicenda, e quella pace che -s'acquista quando il cuore senza viltà può benedire altrui. Il povero -che divide col fratello più infelice di lui la mercede prima numerata -con avara brama, si getta la notte sul suo stramazzo, forse più -tranquillo e pago che non il milionario, quando si riposa in letto -sprimacciato, su' gonfi guanciali, protetto dal baldacchino di velo -frangiato, dopo avere aperta una scuola, o fondato un ospedale, dove -gli par già di vedere, su la fronte della porta, scolpito in pietra il -suo nome e i suoi titoli superbi, pagati coll'oro, o con la viltà. - -E poi nessuno v'è che poco o assai non viva per la domane. Se a ogni -passo trovi chi bestemmia la povertà ne' giorni numerati sempre dagli -stenti, i balzelli che non ristanno, il pane che rincara, trovi pure -chi maledice alle noie della vita, al piacere marcito dall'abitudine, -alla grandezza che fugge sempre, all'anima stessa che non si riposa -mai. E lo scontento agita gli uni e gli altri: colui che vanta un gran -nome e un gran censo, che ha sempre pranzi e ville, donne, cavalli e -teatri, sen va felice d'essere invidiato; ma egli stesso ben sovente -invidia la ruvida indifferenza, la credula mente, e la dura libertà del -povero. - -Intanto gli anni passano per tutti, il sole nasce e tramonta su le -prosperità e su le disavventure umane, la natura spoglia e riveste -la sua bellezza; ma l'età perde i suoi fiori, e non si rinnova più! E -l'uomo, quest'essere così fiacco insieme e forte, così timido e così -audace, l'uomo non sente venir meno la vita, e cedere quasi sotto ai -piedi la terra; non s'accorge che, a una a una, sfumano innanzi a lui -le più gentili e care illusioni, che la sua memoria ha l'ale corte, -che il suo cuore si va sempre più stancando di battere..... Oh quant'è -più felice colui, il quale, nell'allegrezza e nel dolore, non sa che -credere, sperare e amare! - - -Sul cadere di una malinconica giornata di novembre — era appunto il dì -de' morti — un'orfanella, in povero ma decente vestito bruno, e coperta -d'un velo, se n'andava, assorta in profondi pensieri, verso il campo -santo suburbano di Porta Tosa. Il sole non era tramontato ancora; ma si -nascondeva innanzi tempo dietro una gran fascia cenerognola di nuvole; -e pareva negare il mesto e poetico saluto dell'ultimo suo raggio a -quella vasta e sacra campagna, tutta seminata di basse croci, e a -quella gente buona e fedele, venuta a consacrare un'ora alla memoria e -alla preghiera, nel soggiorno de' trapassati. - -L'orfanella entrava anch'essa nel campo santo, in mezzo a una -processione di povere donne, delle quali parecchie venivano traendosi -dietro due o tre figliuoletti, alcune si recavano un bambino su le -braccia, altre camminavan sole e taciturne; e quale se ne andava -pregando in compagnia, e quale piangeva, e quale si fermava in un -compunto raccoglimento. Essa attraversava que' nudi sentieri; e -lasciava dietro a sè alcuni buoni vecchi, che, tenendo il bastoncello -in una mano e il rosario nell'altra, recitavano con mesta cantilena -quelle orazioni che presto dovevano esser ripetute sul proprio loro -capo. Vedeva, qua e là, al piede della bassa muraglia, all'angolo di -qualche cippo, mendicanti accosciati sul terreno, appena coperti dagli -ultimi cenci e portanti su le ginocchia le stampelle incrocicchiate, -andar invocando lamentevolmente la pietà di chi era men povero di loro: -vedeva più d'una madre infelice, circondata dalla miserabile corona di -tre o quattro bambini, l'uno lattante, piangenti gli altri, sollevar la -testa e con gli sguardi muti e l'estenuato aspetto raccomandarsi alla -carità del passeggiero, nel nome di Quella che fu chiamata la Madre -de' dolori; e da lontano e da presso, d'intorno a lei, in ogni canto, -spargersi in pietosa ricerca, entro per quella folta selva delle croci, -intere famiglie; e poi, a mano a mano, ciascuna di queste raccogliersi -vicino a una croce nota, inginocchiarvisi all'intorno, rispondere -insieme alla stessa preghiera; da un'altra parte, un vecchio già curvo -insegnare al figlio adolescente, sul cui braccio s'appoggiava, dove -riposasse suo padre e dove la madre sua; e qui, una donna starsene -solitaria e muta presso una lapida recente; e là, al piede d'un'altra, -due giovanette pari d'età e di sembianza, che sembravan gemelle, -spargere pochi fiori e piangere senza ritegno. - -Maria, la nostra orfanella, s'aggirava anch'essa nel sacro terreno; ma -non cercava una croce, perchè questo santo segno non era stato posto -per distinguer dall'altre la fossa della povera sua madre. Pure, essa -conosceva quella zolla, ignota a tutti, cara a lei sola; essa aveva -veduto scavar quella terra, l'aveva visitata, quando nessuno era -passato ancora a calpestarla; e di poi, quando un'erba verde e fresca -la ricoperse, era tornata spesso a pregare colà; ell'amava quel breve -palmo di terra, e amava le bianche pratelline che lo smaltavano. - -In quel dì solenne, Maria aveva speso i piccoli risparmi del suo -guadagno per far celebrare una messa di suffragio per l'anima di sua -madre; e poi era venuta a visitare un'altra volta quell'angolo santo, -a ripetere una di quelle orazioni, delle quali non è parola che non -salga nel cielo. Era là, in ginocchio, con la persona abbandonata -mollemente e come stanca; e lasciando cadere sul grembo le mani -intrecciate, rivolgeva al cielo la faccia, in quel soavissimo atto -in che il Bartolini ha scolpito la sua divina statua della Fiducia in -Dio. Affissandosi alla lontana dimora de' cieli, le pareva che l'anima -di sua madre potesse di lassù vederla, e che ancora le benedicesse; e -in fondo del suo cuore, mista alla dolcezza di quel sacro dovere, si -risvegliava una segreta fidanza, una virtù tranquilla, che il Signore -non l'avrebbe abbandonata mai. Il solo pensiero che in quell'ora -dolorosa le fosse grave era quello di non sapere in qual altro canto -di terra avessero portato a riposare per sempre lo sventurato suo -fratello, di non potere almeno spargere qualche lagrima là, dove forse -nessuno mai aveva detto un _requiem_. - -Così, benchè sola al mondo, la povera orfana ritrovava ancora la pace -nel sentimento religioso dell'innocenza e nella memoria de' pochi che -l'amarono! Così, il ricordarsi di quel primo affetto, che sull'alba -della vita era stato per essa un amaro disinganno, non la turbava -più; non era che un'idea di tranquilla rassegnazione, o un sospiro -di timida speranza! Anche il pensiero, che spesso l'assaliva, d'esser -predestinata a morir giovine, allora non aveva più spavento per lei; -era anzi come la mesta aspettazione di chi non vede l'ora che sia -adempita una promessa. Essa aveva già assaggiata l'amarezza d'altri -contrasti e d'altre angustie, in quel breve tempo ch'era passato dopo -la misera morte del fratello e della madre; e nessun legame più l'univa -alla terra. - -Angiola Maria, dopo perduta la madre, restò per qualche settimana -ancora nella casa della signora Giuditta la vedova del maggiordomo; -e visse colà abbandonata, ma paga almeno di poter nascondere a tutti -il travaglio del suo cuore. Ma quando, a poco a poco, il dolore -si fece un po' quieto, e la mente tornò a' pensieri della vita e -dell'avvenire, allora conobbe che anche troppo a lungo la vedova s'era -pigliato carico di lei, e ch'ella, giovine e fresca com'era, doveva -oramai cercare altrove di che vivere con la fatica delle sue mani. -Sulle prime deliberava di tornarsene al paese, dove confidava di poter -ancora compire onestamente i suoi pochi dì. Ma poi, non ebbe cuore di -abbandonar così presto quel luogo dove suo fratello e sua madre eran -morti, e dov'essa aveva amato e sofferto. - -Una mattina dunque, prese il buon punto che la sua vedova amica, -la quale, come sapete, era una donna piena di buona volontà per il -prossimo, doveva andarsene non so dove, per certa raccomandazione; e -arrossendo con una vezzosa modestia: — Ho a pregarla anch'io di una -cosa, signora Giuditta, ho a dirle.... - -— Cosa volete? dite pur su col cuore in mano, la mia figliuola!.... -Così la vedova, dopo la morte di Caterina, era solita di nominar -l'orfanella, come una pietà segreta le suggeriva. - -— Ecco qui, diceva Maria, lei ha fatto anche troppo per me; e io vedo -in vece di non essere al mondo altro che un peso a quelli che m'han -voluto bene... Ah sì, di quanto disturbo, di quant'angustia le siamo -state causa noi, la mia povera mamma, e io massimamente! Oh così -potessi almanco fare anch'io qualcosa per lei!... Ma pur troppo; non -posso altro che tenermi nel cuore il bene ch'ella m'ha fatto, e pregare -il Signore, che a lei ne renda altrettanto.... - -— Oh! non istate a dir così, poverina, chè avete sofferto anche troppo; -e io non ho potuto far niente per voi.... - -— Lo può far adesso, signora Giuditta. Gli è un pezzo che ci penso, -e capisco ch'è una vergogna... Buona come sono a guadagnarmi quel -poco che mi può bastar a vivere, non devo star qui, come fin adesso, -d'incomodo a lei e di bene a nessuno... È ben vero che fuori di lei -non ho più chi pensi a me, non ho più a cui pensare: ma, tant'e tanto, -ho risoluto d'allogarmi in qualche maniera, di mettermi a qualche -servizio. Dica lei stessa, se non è vero che così fo bene?... - -— Sì, la mia figliuola! avete un cuore, che dirlo è poco; ma v'andate -cruciando a torto, e dovete star con me. - -— No, no: è già troppo gran tempo, le ripeto; o non bisogna da vero che -la vada così, perchè n'avrei sempre rimorso in cuore.... - -— Ma cosa pensate dunque di fare? - -— Le dirò: prima volevo quasi tornarmene al mio paese, chè là forse -potrei ancora trovar qualcheduno che si ricordasse di me; ma poi, -venuta al punto di dir addio per sempre a questo luogo, dove avrei -dovuto lasciare tutto quanto io aveva di caro, non ebbi forza di farlo; -chè quasi mi pareva di perdere per la seconda volta la madre mia. Oh la -mi compatisca, signora Giuditta! chè, in verità, c'è de' momenti, ne' -quali non so nemmen io perchè sia ancor qui! Ho pochi anni, è vero... -ma, adesso, che ho a fare a questo mondo?... - -— Oh vi compatisco sì, ma certe cose non bisogna poi prenderle tanto -sul serio, perchè staremmo freschi allora! Già lo so che avete la -testina un po' guasta.... È stata una gran benedetta signora quella -nostra padrona! e coll'avervi tenuto con sè ne' vostri primi anni e -fatto imparar a leggere e scrivere troppo presto.... Vedete, certe idee -che avete voi, io non le ho mai avute, nè anche in sogno. - -— Ma, lei è buona, e non m'abbandonerà così! Per carità dunque, lei -che conosce tante brave persone, mi raccomandi a qualcheduna: chè mi -trovino un posto qualunque, un luogo, un servizio, tanto che mi dia -come poter campare questi dì che m'avanzano; io cerco poco, e purchè, -come le ho detto, non abbia a darle più questa noia, io m'accontento. - -— Lo farò, Maria, se voi lo volete, lo farò: oh vivesse ancora la -buon'anima di mio marito! quello era un uomo di proposito; ha servito -sempre delle eccellenze..... ah! ma saran quasi vent'anni ch'è -morto!... - -— O signora Giuditta! una buona parola soltanto, a qualche pia dama, -a qualche signora.... può valer molto; e io la terrò come un nuovo -benefizio. - -— Bene, sì! parlerò, vi prometto, lasciate pensare a me... Andrò questa -mattina stessa dal signor canonico ****, ch'è un bravo, un sant'uomo, e -che conosce tutti gli ottimi signori di Milano.... Ma, non credeste mai -che non vi volessi più in casa mia!... - -— Oh perchè, dopo tutto il bene che m'ha fatto, mi vuol dare questa -mortificazione? No, no! l'assicuro, signora Giuditta, quel che le ho -detto è il più vivo desiderio che mi sta in cuore! - -— Dunque farò come volete, e quando prometto io... — E fattole una -carezza, se n'andò. - -Benchè la Giuditta fosse una donnicciuola sincera, e avesse, per dir -vero, fatto qualche bene alla nostra fanciulla e a sua madre, nella -passata loro strettezza, pure non intendeva di prendersi sopra di sè -il peso di quella giovine; la quale, secondo lei, aveva mani e braccia -come tutte l'altre, e non era che un po' ammalata di testa. E poi, -siccom'essa era sempre stata avvezza a quel monotono andare di vita, a -quel piccolo inerte egoismo d'una vecchia governante pensionata, così -quel gran guai ch'era sopravvenuto al povero vicecurato, le era parso -un pensier del malanno, un garbuglio, un finimondo. Far del bene al -prossimo, sì — pensava la Giuditta — quando per l'altrui bene non ci -vada il nostro, la salvezza dell'anima, come andrebbe qui; perchè la -cosa è seria e brusca.... E se la Caterina era una buona donna, e se -la Maria è una tosa d'oro, c'è però di mezzo quella storia scura del -prete, che non ho mai potuto capire, e di cui ho fatto bene a tacer -sempre, come m'aveva saviamente consigliato il signor Giosuè. - -Ella dunque non lasciò fuggir l'occasione: la stessa mattina, appena la -fanciulla le ebbe spiegato il suo cuore, trottò diritto alla casa del -signor canonico; e, trovato il modo di parlargli, narrò la disgrazia -dell'orfana, e lo scongiurò, con una litania di lamenti, che la -pigliasse sotto la sua protezione. Egli le promise di far qualche cosa, -e durò gran fatica a rinviarla, chè la non finiva più di piagnucolare. - -Passati alcuni dì, la vedova ritornava alla porta del canonico, il -quale non era in casa; ma essa, con la pazienza di chi vuol ottenere -a qual si sia costo, l'aspettò due lunghe ore. Alla fine il canonico -comparve, e veduta che l'ebbe farsegli vicino e attaccarsegli alla -zimarra, — Siete una benedetta donna, le disse, ve l'avevo pur detto -d'aspettare che vi facessi avvertir io stesso! Ma via, poi che la vi -preme tanto, dite a questa vostra giovine che la si presenti, domani, -verso mezzodì, alla signora marchesa ****, alla quale ho già parlato -di lei; vedrò d'esserci anch'io, e faremo di trovarle un destino. -Domani.... a mezzodì.... avete inteso? - -— Oh quanta carità, signor canonico! Lei fa da vero un'opera santa! — -E si chinò per baciargli la mano, ch'egli, per modestia, nascose nelle -pieghe della zimarra. - -— Sì, sì: andate, la mia donna, e ringraziate Dio che ci sieno ancora -al mondo persone caritatevoli. — E passò innanzi. - -Non è a dire quanto lieta tornasse a casa la vecchia Giuditta, con -questa novella; lieta, perchè nel riuscirle di metter via, com'essa -diceva, una giovine onesta, le era pur concesso alfine di racconciarsi -nella sua pace casalinga, salvando l'opinione della pietà. Appena pose -il piede sul suo limitare, non potè trattenersi dall'abbracciar la -giovinetta, dicendole: Lo sapevo ben io, che quel brav'uomo del signor -canonico non promette per niente! Non ve l'ho detto, ch'egli avrebbe -subito trovato dove allogarvi?.... Ebbene, la cosa è fatta: domattina -vi presenteremo alla marchesa ****, ch'è una gran signora, una dama che -ce n'è poche come lei, una di quelle sul far della mia povera padrona, -delle quali pur troppo s'è quasi perduta la stampa; mettetevi nelle sue -mani, e al resto non pensate; è il caso vostro, e ne son contenta per -voi!.... - -— O signora Giuditta, quanto le devo mai! Queste sue parole danno la -vita, e io ne la ringrazierò e benedirò sempre. - -E Maria passò quella giornata nel rassettare il suo miglior vestito, -apparecchiata da quel momento a mettersi per la via che la volontà del -Signore le destinasse. - -Il giorno seguente, al primo tocco del mezzodì, le due donne si -trovavano alla casa della marchesa, poichè la Giuditta s'era messo -in capo di volere ella stessa presentarla a quella dama. Entrarono in -uno di que' vecchi palazzi, che portano un nome storico, e de' quali -pochi avanzano nella nostra città; uno di que' palazzi che, in mezzo -alle nostre moderne case dalla fronte gretta e linda, dalle molte -finestre e da' leggeri terrazzini, mostrano ancora la pesante e soda -struttura d'un secolo e mezzo fa, il gran frontone della porta, i muri -intonacati di sasso nericcio, i radi e ampii finestroni con le loro -fosche invetriate e gli enormi davanzali: appunto come appare talvolta, -in mezzo a gaia gioventù, uno di que' zazzeroni sessagenari che non -si sono ancora emancipati dalla coda e dalla polvere di Cipri, nè -dalle grosse fibbie d'argento alle scarpe, nè dai due tondi orologi di -Bordier con le catenelle d'acciaio a pendaglio sotto la giubba larga e -quadrata. - -Per uno scalone, che pareva il vestibolo d'una chiesa, salirono al -quartier della dama. Un vecchio servitore, infagottato in una livrea -orlata di passamano turchino, ricevette le due donne in una vasta -anticamera; e le fece di là passare nell'attigua galleria lunga e buia, -dove stettero ad aspettare il buon momento di presentarsi alla signora -marchesa. E passata una mezz'ora, che a loro parve eterna, una gran -scampanellata destò gli echi di tutti que' cameroni, e fece batter -più forte il cuore delle due donne, avvertendole che il buon momento -era venuto. Quello stesso vecchio servitore attraversò la galleria, -borbottando fra le gengive, e scomparve dietro una porta rivestita di -flanella verde; ma indi a poco tornò, e tenendo aperto l'usciale che -metteva alle stanze interne, fece segno alla giovine che lo seguisse; -e lasciò la vecchia, dispettosa di quel complimento, a contemplare a -suo grado i seggioloni d'alta spalliera che fiancheggiavan le pareti, -le facce torve e barbute di que' quadri neri e le soffitte di legno di -noce a cassettoni dell'antica galleria. - -Benchè il passo della fanciulla fosse tremante, e più tremante il suo -cuore, nell'attraversar le due sale che conducevano al gabinetto della -sconosciuta dama, pure rassicuravasi pensando, che quella signora, -s'era vero ciò che la vedova le aveva detto, doveva esser buona e -pietosa; e rammentava la prima sua benefattrice, la contessa Anna; ma -tanto aveva sofferto la poveretta, che non confidava più di trovar chi -potesse amarla adesso, com'era amata allora. - -Quando il servitore ebbe aperto l'usciuolo del gabinetto, s'intese di -là entro una voce: — Venite pure, quella giovine, venite; la signora -marchesa ha la degnazione di ricevervi. - -Ella entrò, in atto rispettoso, fece alcuni passi, e modestamente -sollevò gli occhi. La marchesa era seduta sur un canapè rivestito d'una -copertura di seta gialla, scendente fino al suolo e foggiata a guisa di -cortine; tutto il gabinetto e il rimanente della suppellettile era pure -tappezzato d'una stoffa gialla, a grandi screzii e fiorami, riquadrata -entro cornici sottili, dorate, adorne de' più bizzarri fregi, intagli e -ghirigori, che avrebber fatto la maraviglia de' nostri moderni amatori -dell'arredare antico. Parea e malinconica penetrava la luce per l'unica -finestra del gabinetto, di sotto a' lembi semiaperti di due tende di -damasco verde, rischiarando a pena un quadro sacro di fresca data, che -pendeva su l'opposta parete, in una gran cornice nera a trafori; il -ritratto d'una santa vergine e martire. - -La signora marchesa mostrava nell'aspetto la dignità d'un buon mezzo -secolo compiuto; e benchè altri non fosse con lei che il signor -canonico, suo direttore spirituale e amico di casa, pure la si teneva -ritta e dura su la persona, con la faccia secca, grinzosa, e acuto il -mento, e le braccia strette a' fianchi e distese sul grembo, come si -disegnano le sfingi. Una cuffia bianca di ricchi merletti a cannoncini -le s'impadiglionava su la testa e proteggeva due ciocche di capegli -biondi artificiali; uno scialle nero le copriva le spalle magre e la -persona; e i suoi piccoli piedi, che forse erano stati la disperazione -de' ballerini dell'aristocratico _minuetto_, spuntavano appena dal -lembo della sua sottana color di nocciuolo, per appoggiarsi sur uno -sgabelletto di cannucce. Sul tavolino che le stava dinanzi, era un -monticello di libri co' dossi e fogli dorati, volumi superbi al di -fuori ma umili e pietosi al di dentro, un calamaio di cristallo co' -becchi del pennaiuolo d'argento, posato su d'un fascio di lettere e -carte, e un vassoio d'eguale fattura. - -Il canonico, che le sedeva a lato, finiva allora di succhiar la -consueta cioccolata sul dipinto labbro della chicchera, e per una sua -vecchia abitudine ne risciacquava il fondo coll'acqua cedrata: egli era -in veste talare, secondo il suo costume per le visite della mattina; -delle quali la prima era appunto per il buon cioccolate della marchesa. - -Due lunghe, uguali e scrutatrici occhiate, della marchesa, vo' dire, -e del canonico, furono il primo interrogatorio che subì la fanciulla; -e bastarono a rapire al suo cuore la poca fiducia con che veniva, -e ad agghiacciarle su gli occhi una lagrima di gratitudine, che già -v'era spuntata. Essa cercava invano sul volto bianco e arcigno della -severa dama un ricordo della simpatia e del sorriso della buona e mite -contessa, ch'era stata la sua seconda madre. Gli occhi piccoli e bigi -della marchesa, e le sue labbra sottili senza colore, e compresse -in uno stentato risetto, davano alla sua fisonomia un non so che di -stranamente pietoso, un'apparenza di compassata bontà. E bisogna dire -che l'esame di quelle occhiate non fosse molto propizio alla nostra -Maria, se le prime parole che la dama le rivolse, furon queste: — -M'avevano detto che una povera giovine cercava di raccomandarsi alla -nostra compassione; ma siete voi? vestita così come venite, m'avete -aria d'una damigella! - -— Signora marchesa, mi perdoni! Io porto ancora questo vestito nero, -perchè ho perduto mia madre; nè mi pare ch'esso disdica alla mia umile -condizione. - -— Però quel color nero fa spiccar la vostra fisonomia; siete un po' -pallida, ma bellina. - -— Oh! mia signora, non mi mortifichi così! - -— Via, non arrossite!... Ma lasciamo andar questo per ora, e veniamo al -sodo. Dunque, lei, signor canonico... E così dicendo volgevasi verso -di lui con un chinar del capo — lei, m'assicura da vero.... Perchè, -aggiunse fissando di nuovo gli occhi su la fanciulla lo dovete alla sua -raccomandazione, se acconsento a far qualche cosa per voi.... - -— Oh signora marchesa!... la prego, la prego... disse in atto d'umiltà -e di riverenza il canonico; già è la nostra parte, di noi altri preti, -quella di procurar il bene de' poveri. E quando s'ha la fortuna d'aver -a fare con dame illustri e pie, come lei, signora marchesa.... - -— Il male è, ripigliò questa, che pur troppo la nostra carità il più -delle volte è sterile: è il grano che cade in terreno sassoso, come -dice il Vangelo. Ma, parlando di questa giovine, spero che n'avremo -bene.... Dunque voi vi chiamate?... - -— Angiola Maria ****. I miei parenti erano poveri, ma onesti.... e -adesso sono morti.... - -— Sì, sì, la solita storia; tutte dicono così! ma prima, spiegatevi: -v'adattereste a servire? - -— Ah! rispose Maria con un profondo sospiro; non mi rimane altro -destino, bisogna ch'io sia pur rassegnata a questo. - -— Eh! mi pare che abbiate il vostro piccolo orgoglio anche voi.... - -— Bisogna compatirla, mormorò il signor canonico; era usa a star -bene, e m'han detto che passò qualche tempo in una casa di signori -inglesi.... - -— Ah sì?... domandò strabiliando la marchesa; veramente, questa è -una circostanza che non mi piace niente affatto.... Ma chi vi mise in -quella casa forestiera? - -— È stata una fortuna.... il caso.... io era la compagna delle -damigelle di quel signore; stetti alcuni mesi con esse, dopo che io le -ebbi conosciute sul lago; e fu il mio povero fratello.... - -— Vostro fratello? dunque voi avete un fratello? - -— Io l'ho avuto.... Anch'egli è morto, signora. E qui non potè stare -di nascondere fra le mani il volto e le lagrime che quelle memorie le -chiamavano su gli occhi. - -— E questo vostro fratello che cos'era? Così, con la freddezza di un -giudice che processa, continuava la marchesa il suo interrogatorio. - -— Era vicecurato in un piccolo paese, a ***. - -— Come?... come?... interruppe allora il canonico; e battendo la -tavola con una palmata, che fece sobbalzare a un punto il calamaio, il -vassoio, la tazza e i libri: sarebb'esso mai questo vostro fratello, il -prete Carlo ***? - -— Egli stesso! proferì con fioca voce la sbigottita giovinetta, e chinò -subito sul seno la faccia, lasciando in quell'atto cadere il velo, che -prima aveva sollevato. - -— Possibile?... oh vergogna!... scandalo!... orrore!... Signora -marchesa, signora marchesa, non ne facciamo niente.... io ritiro la mia -raccomandazione..... Non si può, la mia ragazza, non si può! So ben che -ci canzonate! - -— Che cos'è mai? per amor del cielo! dica, signor canonico, si spieghi, -ch'io mi sento già venir fredda!... E la marchesa, sbarrando con -ispavento i suoi piccoli occhi, scuoteva la cuffia a gran rischio di -scompigliare le bionde sue ciocche. - -Il canonico si levò in piedi, e delle braccia fatto arco su la tavola, -si chinò all'orecchio della marchesa, sfiorando quasi con le labbra i -merletti della preziosa cuffia; e le susurrò, in poche parole, non so -che mistero. - -Ma quelle sue parole furono come un tocco di folgore. La marchesa balzò -in piedi anch'essa, con una ciera sdegnosa e stralunata; lanciò alla -povera tosa un'occhiata fulminea; ma poi, a poco a poco, si ricompose -nella prima dignità, e mutato lo sguardo dell'ira in quello della -gelida compassione: — Andate, povera giovine, le disse, andate! Io ne -sono proprio accorata, ma non posso far niente per voi... la cosa è -troppo seria. Voi forse non ne avete colpa, ma le leggi, il governo, la -religione, e la quiete della mia coscienza voglion così; è impossibile, -impossibile!.... - -Ciascuna di queste dure parole apriva nel cuore di Maria una nuova -ferita. Una maledizione le era dunque caduta sul capo, una maledizione -terribile, immeritata, che faceva altrui delitto la pietà verso -l'infelice orfanella? Era dunque l'infamia che pesava sopra il nome del -suo fratello, sopra quel nome innocente e caro? Essa tremava come se -fosse veramente colpevole; la sua mente si smarriva, nè so qual forza -la sostenesse in quella difficile prova. Ella s'avanzò con sommessione, -com'era venuta, verso la sdegnata marchesa; e timida arrischiò un -passo e tentò di baciar la mano di lei, per chiederle perdono d'averla -sturbata. Ma la pia e superba dama ritirò la mano, e la congedò -dicendo: — Mi rincresce, la mia ragazza, ma, per ora, non m'è concesso -assolutamente di potervi far del bene. Chi sa che col tempo.... -Piuttosto, cercate ricovero in qualche casa oscura, in uno stabilimento -di carità, in un ritiro.... sarà meglio! E intanto tener lontano i -pensieri mondani, avvezzarsi alla modestia, al raccoglimento.... e -sopra tutto poi, alla rassegnazione. Quanto a me, vi prometto, che se -m'avverrà, spenderò forse per voi qualche buona parola anch'io.... ma -dipenderà dalla vostra buona condotta. - -E così detto, si volse al suo fedele consigliero, e si mise a parlargli -in segreto e con gran calore. - - -Maria trovò nella galleria la vecchia Giuditta; la quale, rassegnata -ad aspettarla, erasi a tutto bell'agio accovacciata entro un gran -seggiolone del seicento, sotto i piè d'uno degli antenati della -marchesa; uno di que' cinquanta ritratti, con irti mustacchi, gorgiera -spagnuola, cappa bruna e brache gonfie e listate. E, come vide Maria, -le venne incontro con volto sereno, che voleva dire: E così? siete -contenta? - -Ma la fanciulla, tutt'ancora confusa, le prese tremando la mano, e -stringendosi a lei vicino: — Andiamo, le disse, andiamo via! Oh lei, -signora Giuditta, è più buona di loro: lasciamo per carità questa casa, -le dirò tutto poi. — E partirono. - - -Fu dopo questo, e dopo un novello inutile tentativo appresso d'un'altra -caritatevole signora, la quale trovò Maria d'età troppo fresca -per poter far da cameriera a una sua figliuola che doveva andare a -marito, fu allora che la povera giovine accettava di collocarsi, come -ricamatrice, nella bottega d'una crestaia, una delle cento amicizie -antiche della signora Giuditta. E si tenne abbastanza fortunata, chè -almeno in quell'oscura vita nessuno le avrebbe rimproverato il suo -dolore e la sua misera condizione; nessuno sarebbe venuto ancora a -ripeterle all'orecchio una maledizione all'infelice fratel suo. - -Così aveva passato già sei mesi nella povertà e nel lavoro, paziente -e tranquilla. Era come s'ella fosse morta per tutti; nessuno che -domandasse il suo nome, nessuno che le dicesse una parola amorosa, o -le avesse chiesto mai il perchè della sua tristezza. Anche la signora -Giuditta, da prima così premurosa, così affannona, pareva averla -dimenticata; poichè, appena le venne fatto d'appoggiare altrove la -fanciulla, non si lasciò più vedere. Non già ch'ella fosse senza cuore, -ma voleva respirare da quel gran trambusto avuto in poco tempo, chè non -s'era figurato mai potesse succeder tanto al mondo a una donna. Maria -però era venuta più d'una volta a visitarla, perchè essa non avrebbe -potuto dimenticar mai il più piccolo bene a lei fatto; e poi, quella -dimora era stato l'ultimo asilo della madre sua, innanzi che l'avessero -portata via, all'ospedale; era là, che il suo Carlo l'aveva condotta -in un giorno di fatale disinganno; era là, che essa l'aveva veduto -l'ultima volta. - -L'onesta crestaia la teneva in casa sua, e le aveva destinata una -cameretta buia, a mezzo la scala, che prima serviva all'uso di -ripostiglio, e che rispondeva sur un cortiletto angusto e uggioso. In -quel bugigattolo altro non c'era che un cassettone, un letto povero e -basso, o piuttosto una grama materassa gettata su due panche nane, e -un piccolo scanno nella stradetta fra il letto e la parete. Una luce -morta, chiusa dal colore oscuro delle tettoie all'intorno, calando a -traverso de' piccoli vetri verdognoli della finestra ferrata, dava a -quell'umide pareti un aspetto più tristo ancora, e quasi di carcere. - -Eppure la buona orfanella, allorchè si trovava nel misero asilo, dove -poteva pensare o piangere non veduta, credeva ancora d'esser libera; -essa, che un tempo temeva di restarsene sola, allora cercava, amava -il silenzio e l'ora solitaria. E quando, dopo l'assiduo lavoro della -giornata, ritornava alla tarda sera nell'abbandonata cameretta; e -quando in ginocchio a fianco del suo letto, chino il viso su le povere -coltri, offeriva al Signore il giorno ch'era passato; il Signore allora -spirava in quell'anima vergine l'alito della rassegnazione e della -pace. E poi, ella coricavasi col cuor libero e con la mente serena, -dormiva ancora i soavi sonni dell'infanzia. E l'angelo custode vegliava -certamente nella sua nube sopra il capezzale dell'innocente. - - -Così dunque Maria aveva passato sei mesi. E nel giorno de' morti era -venuta su la fossa della madre, fra i poveri e i buoni, a portare -anch'essa il tributo della sua orazione a quel Dio, che benedice al -dolore prezioso de' piccoli, e rasciuga le loro lagrime. - - - - -VIII. - -LE ALUNNE DELLA CRESTAIA. - - -Se mai, al tramontar d'un bel giorno, quando, o miei giovani amici, -andate a zonzo per le vie della città, lasciando vagar la fantasia -dietro gli scherzosi buffi di fumo del vostro cigarro, vi siete fermati -presso la porta invetriata della bottega d'una crestaia; se mai vi -piacque d'andare sbirciando, con un'occhiata curiosa, la lieta scena -che presentano le giovinette operaie in quel laboratorio della moda, io -vo' scommettere che con un sorriso su le labbra e con un grillo nella -mente avete detto: — Oh il bel cespuglio di rose che paiono aspettare -chi primo le colga!... E poi forse, appoggiati alla spalla della -muraglia, dietro il prisma di que' tersi cristalli, vi sarete fermati a -rallegrarvi gli occhi nell'affaccendato crocchio delle belle fanciulle. -— E via col fumo del cigarretto, i più matti pensieri vi avran fatto -girare il capo, e sarete rimasti inchiodati là, senz'accorgervi -forse neppure degli urtoni e degli sgambetti di qualche frettoloso -passeggiero. - -Un banco lucido, incorniciato, attraversa per il lungo quell'elegante -officina, coperto e ingombro tutto di scatolone aperte, di cartoni e -di cassette; sopra le quali sfoggiano spiegate le più aeree stoffe, i -più graziosi trapunti: i veli, i nastri, i mussolini, le sete danno al -luogo un non so che di fantastico, di nebuloso, come si dipingerebbe -il misterioso gabinetto d'una sultana delle Mille e una notti. Entro -per le scansie, che nascondono tutto il giro della parete, vedi pendere -in bell'ordine da lucidi piuoli le cuffie, le trine, i cappellini, -le berrette, le gorgierine increspate, i cappucci, e l'altre cento -maniere d'ornamenti che inventò l'arte capricciosa della donnesca -civetteria. In mezzo a quell'onda trasparente di veli e di tessuti, -spicca la sollecita figura della maestra crestaia, che mentre attende -a foggiare il merletto d'una cuffia, o il bizzarro galano dell'ultimo -cappello, leggiadra creazione delle sue cesoie, non perde però d'occhio -l'inquieto gruppo delle giovani alunne; le quali, sedute in giro alla -tavola de' lavori, sotto lo splendore d'una bella lampana di cristallo, -si van raccontando una all'altra in segreto le lor piccole confidenze, -i loro novi amoretti, e alternano intanto facili risa, motteggi e baie. - -Sono sei o sette fanciulle, vispe, sollazzevoli, accorte una più -dell'altra, che tra l'agucchiare e il ricamare lasciano scappar certe -loro rapide e loquaci occhiate verso l'entrata; e poi, sorridendo e -guardandosi fra loro di nascosto, dan di gomito alla vicina, quando -alcuna arrossendo d'improvviso abbassi il capo sul suo lavoro, sia che -con la coda dell'occhio abbia veduto passar lungo la via il suo giovine -innamorato, o sentito il picchiar del suo bastone su lo scalino della -bottega, oppure distinto fra il continuo strepito del di fuori il noto -zufolare della sua arietta. - -Una sola di quelle fanciulle se ne stava modesta e silenziosa, tutta -intenta al collaretto già mezzo ricamato che teneva fra le dita; e -mentre che le testoline irrequiete delle gaie compagne si volgevano di -qua, di là a ogni momento, ne' più leggiadri e furbetti modi, quell'una -s'inchinava in atto tranquillo e pensoso, quasi che fosse straniera al -sommesso cicaleccio dell'altre, a quel sì frequente scoppiar di risa -mal trattenute. Se non che gli occhi talvolta riposava, come incantati, -sul suo gentil ricamo; e allora essa non cuciva più, e la mano che -teneva l'ago, posava oziosa su le ginocchia. Bensì, di tanto in tanto, -le compagne le dicevano qualche lieta parola, o le facevano qualche -malignuzza domanda; ma essa non rispondeva che sollevando i suoi begli -occhi, aprendo appena le labbra a un leggero sorriso. E certo le amiche -non le avrebbero perdonato quella sua malinconica ritrosia; ma sapevan -tutte, che alla poverina non restava più nè padre, nè madre; e che non -aveva saputo ancora trovarsi un innamorato: per questo la compativano, -e la chiamavano Maria la novizia. - -— Senti, Ghita! diceva alla sua vicina con segreto susurrio, la più -tristarella di quel gruppo, una piccola brunetta, che aveva un par -d'occhi di fuoco, e le guance paffutelle e colorite, come lo spicchio -di una melagrana. Senti, ma non dirlo nemmeno all'aria, per carità! -Gli è un pezzo che volevo parlarti di una cosa.... perchè, devi sapere -che sono stufa di non aver nessuno che mi guardi a me! Tu, o Ghita, e -Rosina, e Stella, avete pure il vostro amoroso; e me, non c'è anima che -mi cerchi... - -La Ghita rideva a questa sincera confessione, e — Che vuoi che ti -faccia io? rispondeva sotto voce anch'essa.... - -E l'altra: — St! st! chè la maestra guarda verso di noi, e ne fa gli -occhiacci, che par quasi la ci voglia mangiare. - -Pure, di lì a poco, si chinò ancora all'orecchio della compagna, e -ripigliò: — Dunque.... tu sei felice, Ghita! tu che la sera, appena -fuori di qui, trovi l'Eugenio, lì su' due piedi, che t'aspetta; e -subito gli dai di braccio, e ve n'andate in santa pace; ma io... - -— Tu sei ancora una ragazza, o Luisa, rispondeva l'amica; hai quindici -anni appena, e non è più di tre mesi, che sei qui con noi. - -— Che importa mai? Se son giovine, tanto meglio! Credo poi di non -esser così brutta che m'abbiano a metter in un canto come un cencio; e -non sono poi nè smorta come la Maria, nè losca come quella superba di -Carlotta.... - -— Abbi un po' di pazienza, che la capiterà presto anche per te la -fortuna; se non è venuta, vuol dire che non è adesso la tua ora. - -— E io sento in vece che l'ora è questa... Ma ascolta una buona volta, -qual sia il piacere che mi devi fare.... - -— Gran segreti fra la Luisa e la Ghita! disse allora, battendo sul -tombolo la spoletta del suo ricamo, la Carlotta, che sedeva in faccia a -loro. - -— Niente del tutto! E poi, che ne vuole saper lei, signora pretendente? -rispose la prima, indispettita. - -— Oh! oh! come la ti fuma subito! Non si può dirti nulla! soggiunse -Stella, la sua vicina. - -— Lasciatemi un po' stare, replicò Luisa più corrucciata ancora; e -in quella piccola ira, alzava con sgarbo le sue tonde spallucce: le -compagne la guardavano di sottecchi, e sogghignavan fra loro. — E -voglio dire e fare quel che mi piace, riprese poi, cogliendo il buon -punto, che la maestra dal suo banco stava mostrando ad una merciaia del -vicinato non so che fazzoletti di mussolino. — E se voi altre non mi -lascerete stare, ve ne dirò tante da farvi diventar rosse di vergogna, -dalla prima all'ultima, da farvi scappare!... - -Tutte ridevano; Maria soltanto, con un'aria di dolce compassione, levò -gli occhi sopra di Luisa; ma questa, ostinata nel suo capriccio, si -trasse con la sua seggioletta più vicino alla fedel Ghita, e continuò: -— Ascoltami tu, che sei buona; voglio proprio dirti tutto, a marcio -dispetto di queste grazie sgarbate. Sappi dunque, che stamane ho veduto -passare di qui, più di due o tre volte, il tuo Eugenio, in compagnia -d'un altro; quest'altro io non lo conosco, ma mi ricordo d'averlo -veduto, e dev'esser suo amico.... Bene, questo bel giovine, perchè è un -bel giovine, sai?... mi pareva che mi guardasse me.... oh anzi, ne son -certa! E se tu fossi capace stasera di domandargli, all'Eugenio, chi -sia quel suo amico.... oh! ti vorrei far mille baci. Senti, mi dice il -cuore, che quel giovine passa di qui proprio per me. Egli è di bella -statura, ha una fisonomia così cara, ha certi baffetti biondi.... e -poi, un bel fare.... Oh! gli è sicuro un signore, e io muoio di voglia -di sapere se è per me.... se è lui.... Oh cara Ghita, lo farai a me -questo piacere, di', lo farai?... - -— Sì, sì, ma se poi non fosse che un riscaldarti la testa!... - -— Oh Ghita! tu non gli hai dato mente, perchè guardi sempre il -tuo Eugenio; ma io... Sai? gli è perchè mia nonna, non contenta di -recitar tutto il dì la corona, che in fine non è lei che m'ha fatto, -non ha voluto mai lasciarmi andar sola per le vie, e manda sempre ad -accompagnarmi, innanzi e indietro, quello stupido del mio fratello -minore, che fa il copista da un avvocato: se non fosse così, oh me la -spasserei ben alle spalle di queste cattive, che adesso ridon di me! -Quel bel giovine, che tu sai, m'avrebbe già parlato, e vorrei farne -crepar molte dall'invidia... Oh sì! vedi, perchè non son degni di -stargli a confronto nè il Colombo, quel malcreato che fa all'amore con -la Carlotta, nè il signor Antonio che parla alla Rosalia, e che avrà -i suoi buoni cinquant'anni... No, no, io nol vorrei cambiare il mio -amoroso, nè col Pietro della Clarina, proprio degno di lei, un giovine -di bottega; nè col contino pitocco di cui si vanta tanto la Stella, e -nemmeno quasi col tuo Eugenio; sebbene, bisogna dirlo, Eugenio li valga -tutti insieme. E io, credilo, io sarò sempre la tua vera amica.... - -— Senti, Luisa, rispondeva la Ghita a quell'inquieto cicaleccio: di -malizie n'hai da vendere, ma tant'è, io ti voglio bene, perchè sei -sincera; e gli domanderò.... - -— Sì, ma stasera, stasera. Lascia poi fare a me... Domani, quando mio -fratello verrà a prendermi, gli dirò che voglio accompagnarti a casa: -andremo insieme, e tu troverai l'Eugenio, e ci sarà anche l'altro... -Oh che bene! che allegria! non posso star cheta, solo a pensarci. — E -la tristarella rideva di cuore. Ma quel suo ridere risvegliò ancora il -motteggiar delle compagne. - -— Oh! la è lunga stasera!... diceva una; e le altre: — Già, lei è -sempre la disturbatrice! - -— Qualche gran mistero! - -— Oh lo sapremo anche noi! la Ghita ne lo dirà. - -— Sei pur buona tu, Ghita, a darle ascolto. - -— Che si faccia sposa la Luisa? oh, oh! - -— E chi volete che la tolga?... - -Ma queste amare baie ferivano il cuore della Luisa, che girò una lenta -e torva occhiata su le compagne. E voleva rispondere, ribatter quelle -parole nemiche con più acerbi rimbrotti; ma ella arrossiva, e le sue -mani tremavano: allora lasciando cadere il collaretto increspato, a cui -avrebbe dovuto lavorare, appoggiò stizzita la sua piccola testa su la -tavola, e ruppe in un improvviso scoppio di pianto. - -Maria, che sola era stata sempre silenziosa, sentì pietà della Luisa; -e quando questa, non trovando più armi contro la sorda guerra delle -pazzerelle amiche, finì a rispondere col pianto, ella s'alzò, le si -fece accosto, le strinse con affetto una mano; indi, rivolta alle -compagne, — Via, disse, siate buone! non vedete che vi riuscì di -farla piangere? sareste mo contente d'esser ne' suoi panni?... E poi, -che v'ha fatto mai, poverina? Su dunque lasciatela in pace, e fate -vedere che avete buon cuore. E tu, Luisa, non piangere! ti vogliamo -bene tutte, vedi! la è stata una burla; non àbbilo per male, o pensa -piuttosto che non c'è rosa senza spine, e che tu sei ancora felice di -non aver altri guai! Oh tu non conosci che si ha a sopportare a questo -mondo di ben più grandi travagli! - -Ma la buona intenzione di Maria, e le sue miti parole fecero peggio; -perchè le fanciulle, dispettose del sentirsi ammonire da una che poco -amavano — Oh vedi! bisbigliarono fra loro, vedi un po' questa che vuol -far la dottoressa! - -— E perchè se n'impiccia ella adesso? - -— Eh la santarella! sentitela, che fa la dottrina cristiana.... - -— Taci, taci, Maria; si conta di belle cose anche di te, e non ci far -parlare. - -Così la tempesta, che prima minacciava la Luisa, scoppiò in vece su la -buona Maria; la quale mortificata essa pure, tornava mutola a sedere. -Ed essendo in quel punto la crestaia scomparsa dietro l'uscio interno -della bottega, per salir alle sue stanze di sopra, quelle mordaci -cervelline non si tennero più, e si voltaron tutte contro di Maria. - -In quella, s'intese il battere delle otto. Allora fu un cinguettio, -uno scoppiar di risa e di scherzi, un coro di vocine stridule e gaie, -una furia di smettere i lavori alla rinfusa, di gettar su la tavola -i guancialetti, le spole, le cuffie disfatte, i ricami su disegni -incartocciati, le cesoie, i ditali. E ciascuna delle fanciulle correva -a pigliare il suo cappellino di seta e lo scialle a scacchi o a -quadretti, e tutte in una volta assediavano la povera Maria, che sola -fra tutte era rimasta al lavoro. Pareva quel confuso cicalio che fanno -le passerette d'una colombaia, sul vespro d'un bel dì d'estate. - -Diceva una: — Senti, Maria! tu, in fondo, non sei una cattiva pasta di -ragazza, ma vuoi far la gatta morta, e non ti sta bene. - -E l'altra: — Non le guardate, ch'è marcia invidia che la fa parlare. - -E una terza: — No, no; scommetto che sa fare anche lei il fatto suo, e -voi la chiamate la novizia! andate là, povere sciocche!... Chi diceva -così era la Carlotta, la più sguaiatella e la più brutta, alla quale -tutte si strinsero intorno, pressandola con cento interrogazioni. - -— Ah sì, dici? anche lei, con quella faccia compunta? Ma contane dunque -qualcosetta, se ne sai! - -— Ah! ah! son proprio contenta! Non l'avrei mai creduto; e come?... e -dove?... - -— Sì, dilla su, com'è stata? dunque l'ha avuto anche lei il suo bello, -eh? altro che prediche, che amor del prossimo! - -— Ah! l'ha avuto anche lei l'amoroso? Egli l'avrà piantata, e per -questo arrabbia che noi ce lo teniamo!... Oh conta, conta su! - -— Ma io non so altro... ma non posso dire... E poi io nol fo per -vendetta, perchè io le voglio bene alla Maria... Così, ma inutilmente -rispondeva la maligna Carlotta, mentre tutte le eran d'intorno, e chi -per un braccio la pigliava, e chi le scuoteva un lembo dello scialle, e -chi le tirava i nastri del cappellino: pareva quasi giocassero a gatta -cieca. - -Maria rivolse alle compagne uno sguardo in cui appariva più la -preghiera che il compatimento; ma quelle continuavano a ridere, a -chiacchiere con gran bisbiglio; e non vi fu che la Luisa, la quale, -forse per gratitudine, fattosele vicina, le disse all'orecchio: — Buona -Maria, scusami se tutto è per cagion mia!... E le diede un bacio di -cuore. - -Certamente, il giuoco avrebbe preso mala piega, se in quel punto non -ricompariva la crestaia. La quale, veduta quella confusione, e intesa -quella strana armonia di risa e di voci, si fermò nel bel mezzo della -bottega, e girando un'occhiata lunga e severa sul crocchietto delle -inquiete alunne, che alla sua presenza s'eran ricomposte in silenzio, -umili, quatte e stupite, fece loro una solenne gridata, ch'egli era un -pezzo che non toccavano la compagna; e con questa le congedò una dopo -l'altra, che non vedevano l'ora d'andarsene. - -La piccola Luisa fu l'ultima, poi che dovette aspettar che venisse il -caro suo fratello; e n'aveva tanto corruccio che dispettosa batteva -i piedi. Ma appena lo vide metter il capo dentro la porta invetriata -della bottega, strisciò una goffa riverenza alla maestra crestaia, e -poi subito scappò via, come un uccello. - -Chi avesse avuto il capriccio di tener dietro a quelle farfalline, -n'avrebbe veduta una, appena fuor dell'uscio, pigliarsi al braccio -del bel giovinotto che stava ad aspettarla, avvolto, come il conte -d'Almaviva, nel suo mantello; un'altra andar sola sola, rasente la -muraglia, e via dilungarsi in mezzo della gente; un'altra poi, giunta -a capo della via, arrestarsi, e guardar con ansietà di su, di giù, -per ogni parte, in atto di chi cerca alcuno che non compaia; e questa -stringersi presso la compagna, raccontare cammin facendo i suoi gelosi -misteri d'amore; e quella dare una scrollatina di spalle e raddoppiare -i passi, se avveniva che qualche mal capitato zerbino le augurasse -la buona notte o le stendesse la mano indiscreta; in somma, una di -quelle scene tra il chiaro e l'oscuro, così deliziose a' nostri giovani -eroi che vanno in volta per la città, paladini notturni, in traccia -d'amorose venture, come i bracchi dietro l'acceggia. - - -In quella sera, quando si ritirò nella sua camera abbandonata, Maria -benedisse il cielo di poter finalmente lasciar libero sfogo a' suoi -sospiri. La sua mente era più che mai agitata da mille immagini -dolorose; ma soprattutto l'angustiava un dubbio, un sospetto, un -pensiero spaventoso, ch'ella non osava confessare al suo cuore. - -Si pose a sedere; meditava a sè stessa, alla sua vita, e le pupille -le si gonfiavano di lagrime. La folle allegria delle compagne, -i loro ghiribizzi, que' motti, que' consigli facili e maliziosi, -non rispondevano al suo costume timido e dolce, alle sue dolenti -ricordanze; ella si accuorava di dover tacere sempre, di vedersi -negletta, perchè non aveva il cuore come l'altre; pativa di non esser -amata, e pur pensava ch'essa non avrebbe potuto confidarsi a nessuno. -Ma tutto questo era ancora nulla; il peso della sua vita essa l'aveva -portato in silenzio e con rassegnazione fino a quel dì; e in quel -dì appunto, un'improvvisa circostanza bastò a risvegliare nel suo -cuore appena riposato un'antica e terribil guerra. — Quella stessa -mattina, un giovane era passato più d'una volta dinanzi la bottega (se -vi ricordate, i furbi occhietti della Luisa l'avevano ben notato), -e Maria, nel gettare uno sguardo involontario su la via, lo vide -anch'essa, lo conobbe... Era desso, era il suo Arnoldo! — Le parve -ch'egli pure la conoscesse; le parve che gli occhi di lui si fossero -scontrati ne' suoi... E poi non si ricordava più di nulla; essa non -l'aveva più veduto. - -Fu un sogno, un'illusione?... No, no, l'anima sua era troppo in pace -nel punto ch'egli passò, perchè quella vista fosse un inganno de' -suoi pensieri. Già il rivederlo aveva rinnovato tutti i dolori della -sua vita, e vinto il suo cuore; il rivederlo sola una volta bastava a -rapirle di nuovo la calma e la forza in tutto quel tempo riavute, la -memoria stessa di sua madre, e quella di tutto il pianger che aveva -fatto... Ella ebbe ancora un momento, un solo momento di speranza e -di gioia! — Ma come si trovava egli qui?... E perchè tornava, e che -voleva da lei? Dunque non era tutto finito fra loro, non erano come -morti l'uno per l'altro? Non era dessa la povera orfana, alla quale non -restava più nulla in questa terra, più nulla fuorchè la virtù? - -Questo segreto patimento, che solo un'anima pura e addolorata può -intendere, tolse a Maria il sonno di quella notte. Ma al mattino, -quando appena per le fessure delle imposte il primo chiarore penetrò -nella misera stanza, essa, lasciato il suo letto, fece una preghiera -più fervida dell'usato; e quando si levò di terra, la sua deliberazione -era già presa. Salì serena e composta, come soleva, alle camere della -crestaia; e quando la seppe levata, bussò leggermente all'uscio di lei. -La buona donna aveva preso ad amarla; cosicchè, sentita appena la sua -voce, la fece venire a sè e le dimandò che volesse, dandole animo a -parlare. La fanciulla rispose aver un segreto a scoprirle e una grazia -a chiederle; si trattenne un pezzo con lei e le aperse tutto il suo -cuore. - -Quella mattina, ella non discese nella bottega, e la sua seggiolina -rimase vòta: le compagne n'ebbero gran maraviglia e bisbigliarono fra -loro mille congetture di quest'improvvisa assenza: per tutto il dì non -parlarono d'altro, nemmeno de' loro amorosi. Poi, la mattina appresso, -la crestaia annunziava alle curiose alunne che Maria era partita di -casa sua; ma per tentare che facesse or l'una or l'altra, affine di -aver la chiave di quel segreto, non riuscirono a nulla; la brava donna -mantenne a Maria il silenzio promesso. - -Alla fine, quando fu venuta la sera, le fanciulle, prima del rintocco -delle sospirate ott'ore, svolazzarono fuor della bottega; e ciascuna -ebbe a raccontare al suo fedele la storia della scena del dì passato e -della compagna scomparsa. - -Noi lasceremo le altre, e terrem dietro con passo leggiero alla Ghita, -la quale camminando stretta stretta al braccio del suo Eugenio, gli -parlava con quell'ingenuo cicaleccio che nelle giovani crestaie ha -pur il suo vezzo. Perchè, se nol pensaste, la Ghita era una buona -ragazza, fresca come un botton di rosa, un po' capricciosetta ma -savia; essa, quantunque alunna d'una crestaia, era graziosa e onesta; -e le piaceva ch'Eugenio l'accompagnasse, perchè, poverina! aveva -tanta paura di correr sola le vie; nè il suo innamorato poteva ancora -vantarsi d'averle mai carpito un sol bacio. Egli poi, l'Eugenio, era -un giovine come ce n'è tanti, allegro, buon tempone, ma di cuor mite e -sincero; e benchè facesse all'amore per non saper fare di meglio, pur -egli credeva ancora all'amore. Unico figlio d'un vecchio impiegato di -scarse fortune, egli era scritturale in una buona casa di commercio. -Una mattina, stando solo al terrazzino gli venne veduta, al terzo piano -della casa dirimpetto, una giovine, la quale inaffiava due vasetti di -fiori su la sua finestruola; stette a contemplarla lungamente, e gli -parve bella: era Ghita. E poi, quando la fanciulla uscì, le si mise -dietro, la seguitò come la sua ombra fedele, e così fece per un mese. -Passato il quale, essa non ebbe cuore di far la ritrosa, chè se n'era -accorta; un giorno, rispose al saluto del suo bel vicino, il giorno -appresso gli concesse un'occhiata e un bel sorriso; poi venne una buona -parola, e poi se n'andarono in compagnia; sicchè il povero giovine, a -poco a poco, s'innamorò da vero della fedele sua dea del terzo piano. - -— Senti, mio caro! diceva in quella sera Ghita all'amico. L'altro dì, -tu m'hai raccontata la storia d'un bel giovine forestiero, quello... -del nome non mi ricordo più... quel bravo giovine con cui t'ho veduto -passar più d'una volta. Tu m'hai pur detto ch'egli voleva sposar la mia -compagna, la Maria, che gli piaceva tanto da un pezzo; ma che poi tutto -era ito a monte, e non s'erano più veduti, e... - -— Sì, rispondeva il giovine, or bene? avresti forse detto alla tua -compagna, che l'amico suo è qui e che a qualunque costo vuol parlar con -essa? - -— No, no; t'avevo promesso di tacere, e ho taciuto.... benchè avessi -una tentazione, a dirtela schietta, di mostrare che sapevo tutto -anch'io, e di farla arrossire un po' quella Maria, ch'è un'acqua morta, -e fa l'innocentina... - -— Via, che vuoi dirmi dunque, che mi fai gli occhietti? - -— Io voleva dirti che tu non mi vuoi bene, che sei un cattivo arnese, -e non avresti cuor di fare come quel tuo bravo amico, che vuole un ben -dell'anima alla Maria... - -— Di far che, maliziosa? - -— Di sposarmi, signorino! gli susurrò all'orecchio, con una graziosa -moina. Tu non m'hai promesso ancora, ma lo farai, non è vero? quando -sarai padrone del fatto tuo; perchè adesso sei un buon giovine, e -null'altro, com'io una buona tosa... - -— Tu sei una matterella, e appena fuor del guscio, pensi già... - -— Oh se tu mettessi un po' di giudizio, mi sposeresti... - -— Non mi parlar di malinconie, o ch'io ti pianto qui su' due piedi. -Dimmi piuttosto, che c'è di nuovo di Maria, perchè mi preme di -sapere... - -— Oh vedi! una certa idea me l'aveva fatta già dimenticare. Maria -dunque, Maria non c'è più! - -— Come non c'è più? dici da vero? - -— Se n'è andata, e non si sa come, nè dove... - -— È fuggita?... - -— Chi lo sa? Certo, la cosa non è chiara; ma io credo ch'essa non ne -voglia saper altro di quel tuo amico; perchè io ci vedo, sai? Oh la -è così; essa l'avrà riconosciuto, quando passava con te per la via; e -per paura di far dire, e per non voler anche lei adattarsi come tutte -l'altre, avrà pensato di schivar l'occasione e di fuggire... - -— È impossibile! e perchè dunque? e dove mai? - -— Io la conosco quella giovine; ha le idee storte, certe fantasie, -ch'io non so propio quel che la si peschi. Figurati, non fa che -pensare o piangere; se parla, se ride, è un miracolo... Io per me, la -compatisco, poveretta! così giovine, e non aver più nessuno; ma, suo -danno, se la è così semplice da scappar via quando c'è chi l'ama, la -cerca... e di più la vuole sposare! Non è egli vero, ch'è peggio per -lei? - -— Sì, sì! Ma intanto, come farò a dirlo a lui? Non so, da vero, come si -possa esser matto, incocciato così per una come lei; e venir apposta -d'Inghilterra e star un mese a cercarla... Io per me, a quest'ora -l'avrei già mandata... dio sa dove! - -Ma essi, allo svoltar della via, si guardano indietro, camminano -con passi così presti e spessi, e si parlan così davvicino, ch'è -impossibile seguitarli ancora e rubar loro le parole... E poi, il più -ladro mestiero della terra! - -Lasciamo dunque che la giovine coppia se ne vada in pace per la sua via. - - - - -IX. - -SPERANZA E DUBBIO. - - -Nel salotto d'un modesto albergo della città, un giovine passeggiava -su e giù, coll'andar lento, interrotto di chi è preoccupato da profondi -e importuni pensieri. Nel camino ardeva scintillando un fuoco vivo, un -di que' cari fuochi così salutari che ti sciolgon le membra da' brividi -de' primi freddi del dicembre; eppure, benchè un nebbione fitto fitto -impregnasse l'aria e le vie de' suoi vapori, la finestra della stanza -era aperta, spalancata; come si suol fare a' primi soli d'aprile. -Il giovine teneva le braccia incrociate sul petto e gli occhi fissi -all'angusto spazio di terreno che misurava co' passi; e in mezzo a' -pensieri lasciavasi sfuggir di bocca ora un lamento, ora una parola di -dispetto, secondo che lo vincesse impazienza o dolore. E poi, quasi -per togliersi a quell'ostinato meditare, s'avvicinava alla finestra, -e appoggiato alla soglia se ne stava a contemplare con occhio muto la -gente, le strade, le case e il sole biancastro e senza raggi attraverso -a quel velame di nebbia, che gli somigliava alla scena d'un sogno. - -— Eccomi solo! egli pensava: solo, abbandonato a ventitrè anni, tristo -come un colpevole, inutile ad altrui, a me stesso!... Povera mia vita, -povero mio cuore, che siete mai? È questa la felicità ch'io cercava, la -verità, la pace di cui tanto aveva sete l'anima mia?... Benchè giovine, -la vita mi costò a quest'ora troppo duro saggio; ma, a questo mondo, -ciò che patisce il cuore soltanto, non si conta per nulla, l'ho perduto -tutto, tutto; e non mi resta nemmeno il ricordarmi del passato senza -sgomento e senza rimorso. È egli possibile che mio padre, il vecchio -mio padre m'abbia maledetto?... Gran Dio! sostieni l'anima mia, dammi -la virtù, di soffrire, o ch'io mi perdo!... - -— E gli uomini?... essi che non credono e non vivono che per il -fatto, eterni schernitori d'ogni entusiasmo, d'ogni sacrifizio, -d'ogni patimento dell'anima, mi volgon le spalle, mi tengono a vile, -mi chiamano stolido, e fors'anche infame!... No, no! io fui, io sono -più forte di voi tutti! Sia ciò che vuole, la voce della coscienza, -la necessità dell'avvenire, l'infinito desiderio della verità gridan -più alto di voi; e io vi disprezzo. Ho ben già fatto ancor più; a -questa immensa speranza della verità ho sacrificato la canizie di -mio padre, il pianto delle mie sorelle, il mio nome, la gloria e gli -agi che il mondo m'aveva promesso, tutto, la religione stessa della -mia famiglia!... Pure, per gli altri, io sono un uom fiacco, uno -spirito vile, un imbecille. E qual è la mia colpa? Quella d'aver osato -confessare apertamente, in faccia a tutti, di credere!... A che mi -valse dunque la lotta lunga, penosa del dubbio? E se fu un martirio, -perchè non ne ho io trionfato ancora?... Io sono cattolico! l'ho detto, -e gli amici miei risero; ho creduto alla fede che m'insegnarono la -semplice eloquenza d'un santo, l'amicizia d'un giusto, l'amore d'un -angelo; ed essi risero!... Oh dolore, in cui v'ha di che maledir -l'intelletto, e di sospirar di finire! - -— Io aveva tanto bisogno di riposo, eppur sento che il mio cuore -sostiene ancora una fiera guerra. Se ritorno coll'anima su la vita -passata, mi ricordo che a quindici anni io contava già amari giorni; -che talvolta io mancava sotto il peso della noia, e tal altra la mia -mente perdevasi nell'infinito. Ma almeno allora io poteva piangere... -Oh perchè la povera mia madre mi fu tolta sì presto! Io avrei vissuto -dell'amor suo, dell'amor suo, unica virtù di tutta la mia vita! -Oh perchè mio padre fu sempre così avido di grandezze, e io così -indifferente a ciò che chiamasi gloria e fortuna?... Se una passione -cieca, violenta m'avesse trascinato, come tant'altri ch'io vidi e -conobbi, sarei forse meno infelice che adesso non sono. Io non so -qual condanna s'aggravi sul mio capo; ma so che ho sofferto, ho veduto -piangere e soffrire quei pochi che mi amarono... No, no! gli è meglio -ch'io discacci questi dolorosi pensieri... - -E tornava a passeggiare, e l'anima cupa gli si leggeva su la fronte -sdegnosa; i suoi passi erano più concitati, e gli occhi torbidi e -irrequieti, segno della tempesta che dentro sopportava. Alia fine -rimase per qualche tempo immobile, come se i suoi pensieri tacessero; -poi si gettò sopra una seggiola, abbandonò gravemente il capo fra le -mani, appoggiandosi alla tavola ch'era presso il camino; e di nuovo -s'immerse nelle più scure fantasie. - -— È impossibile! il mio cuore non ha più che un'illusione sola... -Quell'oscura fanciulla, l'unica che, io abbia amato coll'anima mia, -l'unica che non abbia ardito confidare il suo al mio affetto, e che -pure mi ha amato, anch'essa m'abbandonò, non è più qui! Dunque non la -vedrò più, io che sperava di trovar vicino a lei una pace che per breve -tempo ho pur gustata, in que' pochi giorni fuggitivi, i soli giorni che -con dolcezza io richiami!... - -— Buona e povera Maria! anche tu hai portato il peso del dolore, ma -pure fosti meno sventurata di me. Non sono io sulla terra solo, al -pari di te? ma tu vivi ancora la tua vita pura e tranquilla, non hai -il cuore turbato dalle tempeste che agitano il mio; l'affanno t'ha -oppressa, ma le tue lagrime sono silenziose e care, sono le lagrime -della virtù e della rassegnazione: io in vece non posso piangere, e -se piango, non son lagrime di conforto, ma di disperazione!... Oh le -mie notti! le ore terribili della notte così gravi e mute, e piene di -fantasmi! È allora che la mia mente va farneticando nelle tenebre, -che l'anima mia si dibatte, come in un mare senza confini. Tenebre -dappertutto, nel dì e nella notte, su la terra e nel cielo, tenebre -il passato e l'avvenire, la vita e la morte!... O Signore! questa è -la fede che tu m'hai data?... Eppure, io credeva!... e quando pregai -d'essere ricevuto nel grembo della tua Chiesa, allora il cuor mio era -sincero, era sicuro e forte. Deh! come in allora, ponmi al fianco, o -Signore, alcuno che mi ami, e mi ricordi sempre che questa fede non è -un sogno dell'anima, ma la vera, l'unica consolazione della vita! - -— Oh! che sarà mai intanto di Maria, di quell'innocente creatura, che -per l'amor mio è fatta infelice? Io devo cercarla, ridonarle la pace -che le ho tolta, e, quantunque io non possa più restituirle nè madre nè -fratello, potrò almeno, se il cielo consente, e s'ella mi crede ancora, -tenere il mio giuramento. E Dio che l'ha benedetta, benedirà me pure! - - -Di lì a poco, alcuno bussò leggermente all'uscio della stanza. Era un -giovine di bell'aspetto e di modi cortesi, un tale che noi conosciamo -da poco in qua; era Eugenio, l'amico della graziosa alunna crestaia. - -Com'egli avesse fatto la conoscenza d'Arnoldo Leslie, perchè si fossero -poi legati, io ve lo dirò adesso, se vi piace. - -Il giovine inglese era tornato in Italia due mesi prima, nell'ottobre; -e, come ben lo pensate, col disegno di trovar Maria, la quale gli stava -sempre nel cuore; era stato il primo amor suo, era il solo anello che -ancora lo attaccasse alla vita. - -Attraversata Francia e Svizzera, poi venuto a Como, s'era fatto -trasportare senza indugio al paesello di Maria. La prima gioia che -gustasse, dopo tanto tempo, fu al salutare la bella riva e quella -conosciuta e amata dimora; egli pensava di trovar colà, nella loro pace -di prima, Maria e sua madre... Balzò dalla barca, cercò impaziente -con gli occhi la casetta: le finestre eran tutte chiuse; solo vide -semiaperta un'imposta della porticella di strada, e seduta a capo degli -scalini la vecchia Marta. - -Essa non lo riconobbe; ma quando e' le disse il proprio nome, — Oh -santissima Vergine! esclamò, cosa viene a far qui adesso lei? Non -sa che non c'è più nessuno? Non sa che sono tutti morti?... cioè, -la Caterina e don Carlo... e che di Maria non s'ebbe più nuova nè -imbasciata, dopo la gran disgrazia... - -Arnoldo non chiese, non volle sapere di più. Ma il dì seguente, tornò -muto e lento a quella casa deserta; rivide la Marta, domandò e conobbe -la breve storia della sventurata famiglia, o almeno quel tanto che -n'era noto alla vecchia; e pianse con lei. - -Di là poi, se n'era venuto a Milano. Presentatosi con note -commendatizie a quella casa di commercio, nella quale Eugenio -trascinava il suo meschino noviziato, egli s'avvenne in questo giovine, -che gli sembrò dabbene e sincero; e com'ebbe più d'una volta occasione -di trattar con lui, quando andava a riscuotere qualche somma di proprio -credito (perchè, per buona o cattiva fortuna, a questo mondo non si -vive soltanto d'amore e di fantasie); così, non di rado accadeva che se -ne tornassero in compagnia, senza esser per questo i più grandi amici -del mondo. - -Arnoldo, d'altro non sollecito che di saper la sorte di Maria, aveva -inutilmente tentato ogni mezzo di trovarne traccia. Solitario per -costume, e divenuto poi più diffidente, non volle aprire a nessuno -l'animo suo; ma visse ritirato e malinconico nell'albergo poco noto, -dove aveva preso stanza e dove altri non capitava che quel buon giovine -dell'Eugenio; il quale talvolta, e quasi per forza, lo trascinava seco -a diporto, per guarirlo dalla sua cupa tristezza, dicendogli che lo -_spleen_ l'avrebbe presto fatto finir tisico. - -Per questo, Eugenio non conduceva l'amico nè lungo le monotone strade -di circonvallazione, nè sotto i castani già brulli e nudi delle -nostre solitarie mura, ma se lo traeva dietro per le corsìe più liete -e frequenti di popolo; e tenendosi al braccio del compagno, sapeva, -in quelle passeggiate, trovar fuori l'ora opportuna di venire verso -la nota bottega, dove sedeva a ridere e a lavorare la sua Ghita; e -questa ne lo ringraziava con una lunga occhiata, con un sorriso. Ma una -volta fra l'altre, mentre al solito passavano appunto presso l'entrata -della bottega, Arnoldo a caso rivolse gli occhi da quella parte, e -vide, o gli parve vedere, la sua Maria che sedeva occupata al ricamo, -vicina alla vetriera della porta... Si fermò, riguardolla ancora... -era proprio dessa. Poco mancò che non gli sfuggisse un grido di gioia -improvvisa. Ma la fanciulla non s'era distratta dal lavorio, non lo -aveva riconosciuto. Egli allora, sforzandosi di parer indifferente, -chiese all'amico se fosse stato mai in quella bottega; ed Eugenio, -pensando che l'altro avesse indovinato il suo segreto, lo guardò -sogghignando, e rispose che sì; poi, da buon figliuolo com'era, gli -confidò il suo amoretto con la Ghita. - -Arnoldo l'aveva appena ascoltato; colmo l'animo del contento d'aver -riveduta Maria, egli abbandonavasi alla soavità dell'antico affetto, -alla voluttà della speranza adempita. Il suo volto s'era fatto -sereno, il suo cuore leggiero e aperto; parlò e rise, sì ch'Eugenio ne -strabiliò, pensò fosse effetto della sua medicina, di darsi un po' di -bel tempone, e poco stette che non lo consigliasse allora, da bravo -amico, a far come lui, e pigliarsi dett'e fatto una bell'amorosa, -gaja, alla buona, che certamente gli avrebbe cacciato la mattana. Ma -si pentì e restò intraddue; quando, prima che si lasciassero, Arnoldo -gli strinse forte una mano, dicendogli seriamente: — Ho un servigio a -chiedervi: venite domattina da me, ch'io devo confidare al vostro onore -una cosa che mi preme. - -— Ben fortunato di potervi servire, gli aveva risposto Eugenio; -di me potete viver sicuro, io vi stimo troppo, e... Ma non finì il -complimento, e se n'andò pensando: Che vorrà mai quest'originale? O -ch'egli è matto, o ch'io non ci vedo. - - -La mattina vegnente, non mancò all'ora data; e Arnoldo, con gran -mistero, gli scoperse la promessa che lo legava alla nostra fanciulla, -per la quale soltanto era tornato in Italia; e soggiunse che, dopo -molte vane ricerche, il caso gliela aveva fatta incontrare nella -modesta bottega d'una mercantessa; in quella appunto, a cui eran -passati vicino il dì innanzi in compagnia. - -Eugenio maravigliò e rise, chè gli pareva un sogno; ma l'altro prese -sul serio la cosa, e fattogli giurare di non dir nulla, volle da -lui la promessa di far di tutto, perch'egli potesse in qualche modo -parlare alla giovine amata. Eugenio disse che non pensava l'affare -molto scabroso; e prima di sera aveva già messo a parte del suo segreto -l'amica, poichè non avrebbe potuto tenerlo intero per sè, a malgrado -di tutte le promesse del mondo. Ma, saputo ch'egli ebbe dalla compagna -che Maria era una giovine un po' diversa dall'altre, e che faceva la -ritrosa e la santoccia, s'avvide non essere la cosa sì facile, e non -seppe più dir nè fare. - -Fu il giorno appresso che la fanciulla disparve, come già sappiamo. -Arnoldo ne disperò quasi, ma Eugenio era là per consolarlo e dargli -buona speranza; rassicurava esser quello un ghiribizzo, una delle -solite furberie delle fanciulle, le quali vogliono vedersi correr -dietro il poveraccio che abbia la disgrazia d'innamorarsene. — Pure -molti dì eran passati, senza che uno o l'altro avessero potuto ancora -saper la verità. Ben aveva tentato più volte l'Eugenio di far parlare -la crestaia, spacciando grandi promesse a nome dell'amico, ma non n'era -venuto a capo: la buona donna fu muta, ostinata a custodire il segreto; -benchè il giovine pensasse ch'egli era piuttosto per malizia che per -virtù scrupolosa. Arnoldo, perduta la fiducia di ritrovarla, si rimise -alla vita indifferente e monotona di prima, a quella vita tediosa che -coll'inerzia del di fuori ricopre l'interno cruccio. Così era venuto il -dicembre. - - -— Eugenio! diceva adunque Arnoldo al suo nuovo amico, quella mattina in -cui l'abbiamo trovato che passeggiava nella sala dell'albergo: Eugenio, -sedete qui, accanto a me. Le prove d'amicizia che m'avete dato, il -vostro onesto costume, la vostra premura, meritano ch'io metta in voi -maggior confidenza. Voi mi conoscete appena, e poco sapendo di me forse -mi giudicate male. Gli è giusto dunque ch'io vi spieghi il mistero che -a voi ancora mi copre, gli è giusto che mi conosciate meglio: forse -allora, se nel cuor vostro avete riso di me, mi compatirete! - -Il tono severo di quest'esordio scosse un poco Eugenio: e poi, i -colloqui serii non erano il suo forte; nondimeno, fatta all'amico una -solenne protesta d'osservanza, si pose a giocar distrattamente con le -molle fra le ceneri del focolare. - -E l'altro prese a raccontargli la storia dell'amor suo, meglio che non -abbiamo potuto far noi in queste pagine modeste; cosa ben naturale, -era l'amante che parlava, e il suo cuore s'effondeva nelle parole, con -una verità semplice, poetica. Ma Eugenio intanto pensava che l'amico -suo era un bel pazzo, e ch'egli, se fosse stato ne' suoi panni, certo -non avrebbe perduto il tempo in quelle malinconie, e a far all'amore -alla romantica con una tapinella; mentre invece avrebbe potuto a suo -capriccio fare il mestier del Michelaccio, quel beato mestiero che non -s'insegna, e che tutti sanno e sapranno sempre. - -— Dopo quel tempo d'una felicità ch'io quasi non credeva possibile, -così continuava Arnoldo il suo racconto; dopo quel tempo, vennero per -me i giorni dell'amarezza e dello sconforto. Ma qui, bisogna che vi -confidi un'altra cosa che ancora non sapete, il vero mio nome. Voi mi -conoscete per Arnoldo Randale; questo non è il mio casato, ma quello -della famiglia di mia madre; e per segrete ragioni io lo presi al mio -ritorno in Italia. Mio padre è lord Guglielmo Leslie. - -L'amico Eugenio levò gli occhi con gran maraviglia a quella sonora -parola di _lord_; e, poste giù le molle con che giocava, stette con più -cheta attenzione ad ascoltarlo. - -— Mio padre, seguitava Arnoldo, è un uomo severo, superbo del suo -nome e dell'antica sua nobiltà, quant'altri mai; i suoi principii sul -fatto e su la condizione sociale son quelli d'un vero Inglese, onore, -orgoglio e fermezza; il motto dell'arme gentilizia de' Leslie sembrava -appunto dettato per lui: _Sempre salire!_... Ma, fin dagli anni -infantili, il mio cuore s'apriva in vece all'incanto delle miti virtù -di mia madre, dolcezza e compassione, amicizia e amore. Io sento di non -esser nato per quelle che chiamansi le grandi virtù del nostro secolo, -una politica che si veste del fastoso nome di filantropia, e una -civiltà che pesa tutto su le bilance dell'industria. Passai i prim'anni -dell'adolescenza nella casa d'uno zio di mia madre, venerabile vecchio, -di cuor giovine e caldo, uom generoso, soccorrevole e costante; egli -era irlandese e cattolico, e aveva perduto il figlio, la nuora e i -nipoti, tranne uno solo che formava le delizie dell'abbandonata sua -vecchiaia..... Questo giovine cugino fu il mio primo amico! Ah! pochi -anni appresso, anch'egli era morto... - -— In quel tempo appunto, ripigliava il giovine dopo una pausa, nel -nostro paese gli spiriti bollivano in quella famosa guerra d'opinioni -e di parte, che tenne grandemente agitati tutti i giusti e i buoni, la -controversia della emancipazione de' cattolici. Mio zio metteva in cima -de' più cari suoi voti la sospirata legge, e ne procacciò il trionfo, -per quanto potè e seppe. Parmi ancora vederlo scuotere la sua testa -canuta, e volgere al cielo gli occhi accesi d'un insolito ardore di -gioventù, dicendomi dover la giustizia trionfare una volta o l'altra -anche su questa terra, e nessun sacrifizio esser poco, per guarire la -patria d'una piaga che per tre secoli aveva fatto la vergogna della -superba nostra civiltà!... Ma appena mio padre conobbe i nobili sforzi -del suo parente e il mio entusiasmo a pro di questa causa generosa, -mi rivolle presso di sè, caldo sostenitore, com'egli fu sempre, degli -antichi rancori. E mi mandò a viaggiar sul continente, perchè la mia -mente si spogliasse di queste fantasie, ch'egli chiamava la scorza del -fanciullo, e imparasse a conoscer gli uomini e le cose. Ma era tardi. -Io aveva già sposata la parte degli oppressi; io amava il culto solenne -e maestoso della Chiesa a cui mi guidava fanciullo il mio vecchio -zio, e dove univo le mie alle candide orazioni del mio povero cugino; -l'arida e corrotta dottrina, e la troppo mutabil fede nel seno della -quale io nacqui, non avevano parlato mai al mio cuore. - -— Nel mio viaggio attraversai, come un uomo nuovo, quest'Italia -così degna d'amore e di venerazione; di città in città, vidi le -sue basiliche, le sue cupole, le sue chiese, nelle quali mi pareva -che l'arte veramente divina traducesse all'anima il mistero della -suprema bellezza; vidi i capilavori di Michelangiolo, di Raffaele, -di Tiziano, di Guido, di cent'altri; tutto mi rapì, mi commosse; e -questo, il posso dire, fu il principio della mia conversione. Conobbi -molti uomini d'alto ingegno, di semplice probità, uomini di fede e -di sapienza; conversai con essi, ritrovai in loro le virtù, le parole -dello zio Randale; e finalmente, venuto in questa stessa vostra città, -Dio mi fece incontrare con quel saggio che doveva rinverginar la mia -mente, vincere il dubbio del mio cuore, sollevare la mia speranza e la -forza del mio intelletto a una lieta novella. Fin d'allora io voleva -abbandonar l'eresìa; pure quell'uomo, ch'io venerava come il mio -salvatore, aveva letto nel mio cuore, e veduto che la mia deliberazione -era più d'entusiasmo che di convincimento; e non assentì. Ma, -congedandomi con lagrime di consolazione, mi disse di lasciar fare al -Signore, che avrebbe condotta a' fine l'opera sua. - -Intanto Eugenio, al quale il racconto riusciva nuovo e strano (egli -che non aveva mai pensato sul serio a' paternostri e a' credo della sua -nonna), diceva tra sè e sè che quel giovine aveva più del dottore che -del lord, onde l'avrebbe indovinata meglio se fosse venuto al mondo a' -bei tempi del bordone e delle cocolle: del resto, che le belle Madonne -dipinte sui quadri l'avessero convertito, non lo capiva; chè per lui, -tutte quelle belle sante color di rose e gigli, e quelle Maddalene -penitenti che aveva veduto, gli avevan fatto frullare tutt'altri -pensieri in capo. - -— Dopo qualche tempo, riprese Arnoldo, mio padre mi richiamò a casa; -ma avend'io rifiutato un illustre matrimonio al quale egli stesso mi -destinava, s'inasprì contro di me; mi respinse, e venne con le mie -sorelle in Italia, ov'io lo seguitai poco di poi. Ma qui, l'amore -di Maria e l'amicizia del fratel suo, come già v'ho narrato, mi -ricondussero a' più santi pensieri, alla religione... Tornato in -patria, volli alfine adempire il proposito fatto, e andai a visitare -il mio buon zio, il quale più nulla aveva saputo della mia sorte; -quell'uom venerando, giunto nell'ultima vecchiezza, era divenuto -cieco. Lo trovai inchiodato dagli anni su d'una seggiola antica, ma -con la mente lucida e col cuore tranquillo. Egli pianse di gioia al -racconto delle arcane vie per le quali la provvidenza aveva condotto -l'opera della mia salute; e levando in atto solenne la nuda sua testa, -e con le mani tremanti cercando la mia, mi benedisse, ed esclamò che -oramai moriva contento, perchè il Signore lasciava nella sua famiglia -l'eredità della fede. Alcun tempo appresso, egli si fece trasportare, -quantunque cieco, nella chiesa in cui io feci la pubblica abbiura -dell'eresía!... La memoria di quel dì non uscirà mai dal mio cuore!... -Ma da quel dì stesso, non rividi mio padre, e forse nol vedrò più. -Nessuno, ben che il fatto della mia conversione menasse qualche rumore -della città, nessuno ebbe l'animo di farne motto con lui; talchè seppi -poi ch'egli ne aveva letto la notizia sui fogli pubblici... Mi fu -riferito che nell'impeto del suo sdegno egli m'abbia maledetto... Oh -Dio! No, no, io non lo crederò mai; e tu, o Signore, non consenti che -un padre maledica al figliuol suo!... Il vero è ch'io fuggii, come un -colpevole, abbandonai famiglia, amici e patria; non avrei potuto vivere -come uno straniero vicino alla mia casa, a' miei; e mutai nome e cielo. -Poi, qui speravo di trovar quel riposo che sempre fugge dinanzi a me, -e qui mi chiamavano ancora una promessa, un amore... Ah! sì, che almeno -io ritrovi quella virtuosa fanciulla! Essa non mi respingerà più; ora, -io non sono il giovine ricco e potente, sono il figliuol diseredato, il -povero esigliato che domanda conforto, che ha bisogno di trovar alcuno -che l'ami ancora. - -— Ah! esclamò Eugenio, vi dico in coscienza che di certe cose io non -ne so straccio! Ma se, per dio, non v'avessi intes'io a raccontare voi -stesso la vostra storia, la crederei proprio, come se mi dicessero che -il Gran Turco s'è fatto eremita. Un giovine come voi, un signore, un -uomo d'ingegno, far questa fine... Scusate, sapete; ma, a me, questi -miracoli non m'entrano in testa; sebbene, a dirvela com'è, tutto ciò -m'abbia imbrogliato un po' le idee; m'avete tirato giù certe ragioni, -certi scrupoli, a cui non ho mai pensato in vita mia. - -Arnoldo taceva, e teneva fissi sopra il compagno gli occhi con un'aria -tra mesta e grave. - -— E vorrei veder adesso, soggiungeva Eugenio, che quella fortunata -fanciulla volesse far la schizzinosa. È impossibile! e scommetto che il -suo nascondersi è furberia bell'e buona per tirarvi meglio in trappola. - -— Non è vero! Voi non la conoscete, rispose sdegnoso Arnoldo. - -— Sarà, lo dite voi, sarà! Ma pur non vorrei che... E, con un tal -maligno sorriso, Eugenio scoteva il capo. - -— Ah! voi ridete, voi ridete, come gli altri che mi tengono per uno -stolto!... Ma voi non sapete quel che si passa qui dentro, quel che si -può perdere e sperare! - -A queste parole dette con fuoco, l'altro tacque, si strinse nelle -spalle, e conchiuse mentalmente: Non c'è da dire! bisogna persuadersi -ch'egli pizzichi del matto. - -Ma poco di poi, quando Arnoldo gli confidò che al domani partiva -per andare in cerca di Maria, al paesello del lago o nel dintorno, e -conchiuse pregandolo in nome dell'amicizia di tentar tutto, durante la -sua assenza, per averne egli pure contezza, Eugenio aveva promesso di -far l'impossibile: e si lasciarono, buoni amici come prima. - - - - -X. - -UN'ALTRA PROVA. - - -Una casa di gretta apparenza, con le muraglie dipinte del colore del -tempo e scalcinate, con un ballatoio alla lunga a ciascuno de' suoi -due piani e un'ampia gronda tarlata che si versa all'infuori, come -la tesa d'un cappellaccio su la fronte d'un pitocco, guarda su d'una -rimota piazzetta, in una parte lontana della città, presso a uno de' -nostri abbandonati _terraggi_. Da un fianco, il murello d'un'ortaglia -che fa gomito nell'attiguo chiassuolo, dall'altro una casipola lunga, -bassa, bucata d'usci e finestre come un crivello, angusto ricovero di -povera gente; e vicino, una vecchia siepe su d'un ciglione di terra, -che risponde a una strada fangosa, bistorta, orlata d'un fossato. V'ha -ancora pochi angoli della nostra bella e ringiovenita Milano, i quali -presentino un aspetto così malandato e tristo, da parer veramente la -casa delle streghe; e chi si volesse pigliar lo spasso di cercare quel -gruppo d'abituri ch'io descrivo, non aspetti al domani; perchè forse, -dov'è la casa del signor Cipriano, troverà un bel palazzetto dalla -fronte allegra e linda e dalle gelosie verdi, e in vece del rozzo -casamento da vicini col marcio fossato al piede, si vedrà sorgere -dirimpetto una fabbrica bianca, recente, di cinque piani, da far -invidia a chiunque abbia due spanne di terra al sole. - -Il signor Cipriano era un antico fabbricatore di cioccolatte, il -quale, avendo avanzate di buone migliaia di scudi, e non volendo morir -sul mestiero, chiusa bottega, si ritirò a goder negli ultimi anni il -frutto de' suoi sudori in santa libertà. Egli aveva dunque comperato -quella casa a mezzo prezzo; ma poich'era assai taccagno e aveva spesa -sempre la sua lira per venti soldi almeno, si ridusse a menar grama -vita in quella topaia cadente, dove una volta aveva sognato di far il -signorone. E parevagli di toccare il cielo col dito, allorchè sdraiato -su d'una panchetta accanto al fuoco, col fido suo fiaschetto di vin -d'Ossona al fianco, ruminava, tra l'una e l'altra mezzina, il conto -degl'interessi de' suoi capitali, all'uno o al due per cento il mese. -Quand'egli attraversava la piazzetta per entrar nella sua porta, andava -tronfio, a lento passo, con le mani intrecciate sotto la schiena; e, -levando il grosso ventre e il naso bernoccoluto, sbirciava su per -le finestre e pe' terrazzini le più tonde e frescoccie comari del -contorno: tutti lo conoscevano, e gli facevan di cappello, quasi al -bassà del quartiere; perchè tutti supponevano che tenesse un bel morto -sepolto in cantina. - -Dal primo all'ultimo de' sessant'anni, a cui toccava allora, egli era -stato schivo sempre d'ogni molestia e d'ogni cura; e se non volle mai -tor moglie, fu per non avere il pensiero de' figliuoli e l'impaccio -della donna, ch'egli soleva chiamare la più spallata mercanzia del -mondo. Ma, poco tempo prima, s'era condotte in casa la signora Barbara, -sua sorella, vedova d'un fallito, e la Savina figlia di lei, che -sole di tutti i parenti gli eran rimaste, e che s'accontentarono di -governare la casa e pagar la pigione; perchè l'idea di fare un dì -o l'altro una grossa eredità era l'áncora della loro speranza. In -casa però, il signor Cipriano aveva sempre tenuta la mestola a suo -modo; e ben se lo sapeva quello zotico baccellone di Michele, ch'era -l'unico famiglio, quando il padrone, dotato d'una memoria spilorcia -da far fremere, gli faceva dar conto ogni dì, della croce dell'ultimo -quattrino. - - -Nella casa di questo novello Arpagone noi troviamo adesso la nostra -fanciulla, in qualità di cameriera della signora Barbara; la quale, -incapricciata che la sua Savina diventasse una damigella e facesse un -bel partito co' fiocchi, non voleva più vederla attendere alle meschine -cure della famiglia. - -Maria vi stava già da un mese. Abbandonata ch'ebbe la bottega della -crestaia, si gettò nelle braccia dell'unica conoscente che le restava, -la signora Giuditta; e pianse, raccontando il pericolo che correva, e -la scongiurò che le procacciasse un altro ricovero, una casa onesta, -dove potesse viver più sicura, e nascosta a tutti. Appunto alcuni dì -prima, la signora Barbara s'era raccomandata alla Giuditta (da un pezzo -si conoscevano) chè facesse di trovarle una brava e savia giovine, la -quale, contenta di poco, s'allogasse presso di lei. Dunque, la cosa fu -ben presto combinata; e Maria, altro non sospirando che un'esistenza -casalinga e solitaria, ringraziò il cielo che le avesse conceduto quel -ricovero. - -Ell'era così docile e buona, che subito la signora Barbara prese a -volerle bene; e il suo costume, le sue parole avevano un incanto così -gentile e dolce, ch'essa pure la giovinetta Savina le pose molto amore, -e volle subito che tra loro si dessero del tu. Maria le apparecchiava -ogni mattina il più fresco e mondo vestito che pareva sempre del dì -delle feste, un candido grembiule coll'orlo a traforo, e un bel collare -a pieghette, e la cuffietta la più leggiadra, ch'era una grazia a -vederla. E la madre si ringalluzziva tutta, nè capiva in sè della -gioja, trovando sì bellina e compita d'ogni cosa la figliuola, che -tutt'altra sembrava da quella di prima. - -Tutta la casa poi, in quel breve tempo, risentiva già della presenza -d'una sollecita regolatrice, a cui il buon ordine e la mondezza sono -necessità e abitudine; i vecchi mobili polverosi, muffati, del signor -Cipriano, le tende delle finestre e le cortine de' letti luride e -cadenti, avevan ripigliato un'aria di giovinezza e di pretensione. -Fino quel semplice di Michele, il famiglio, voleva farsi in quattro -per ripulire e rassettar le camere, il salotto e la cucina; e lavorava -a tutta schiena a rigovernar le pentole, le casseruole, le stoviglie, -obbediente come un cagnolino a tutto quel che Maria gli dicesse; perchè -glielo diceva con un far così benevolo, ch'egli, usato a ricever buone -lavate di capo dal padrone per cose da nulla, sarebbe per essa ito -nel fuoco. L'avaro era il solo che più di frequente brontolasse di -quelle novità; nè ci voleva meno di tutto l'accorgimento e di tutta la -pazienza della sorella a persuaderlo che un uomo della sua qualità, con -venti mila lire buone di rendita, doveva tenersi in credito, e aver una -casa da cristiano; ma la ragione che lo faceva star più cheto, era che -non gli toccasse di far vedere la luce a un soldo di più. - -Dopo che stava in quella casa, Maria non ne usciva mai, fuorchè la -domenica di buon'ora, per andare alla messa nella chiesa più vicina. -L'inverno si rabbruscava sempre più; il cielo era quasi sempre -rannuvolato e piovoso, e le prime nevi avevan già messo nell'aria -quella muta malinconia, che par s'acconci tanto bene a una vita -rassegnata e oscura. - -Sbrigate le faccende di casa, tutta la gioia di Maria era di potersi -ritirare nel silenzio della sua camera. Allora rialzata una cortina -del balcone che metteva su la ringhiera, sedeva assidua al suo lavoro, -là presso, sotto la poca luce; e le pianticelle d'un vaso di garofani, -ch'essa teneva su d'un vicino armadietto, lasciavan talvolta cadere -sul suo grembo alcune secche fogliette. Quel piccolo vaso, senza -un fiore, quell'arida pianticella, quegli steli d'un pallido verde, -ricadenti su l'orlo del vaso, bastavano a risvegliar nell'anima sua il -dolore del tempo passato, il mesto desiderio d'un avvenire più felice. -Si ricordava che nella casa di suo padre, sovra la soglia della sua -finestra verso il lago, ella soleva una volta educare una famigliuola -de' fiori che più amava; e via via, di pensiero in pensiero, il suo -cuore la rapiva... Essa non era più là, era con sua madre e con la -vecchia Marta, era con suo fratello... e con un altro! - - -E dimenticava tutto, per ricordarsi solamente d'una appassionata -canzoncina, che un giorno era tanto piaciuta all'amico suo: - - ROSA. - - Chi è che vien sì lenta e sospirosa? - Povera Rosa! Rosa innamorata! - - Era un raggio del ciel la sua sembianza; - Ora è senza color, senza parola: - Prima al canto d'amor, prima alla danza, - Ed ora agli occhi di ciascun s'invola; - E se ne va piangente, e tutta sola - Lungo la riva di fiori smaltata. - - Su la bell'alba move, in vesta bianca, - E par l'ultima stella del mattino; - Tacita riede, quando il giorno manca, - E pare il primo raggio vespertino; - All'alba e al vespro, sempre a quel cammino - Sen viene la fanciulla sconsolata. - - Perchè si volge sempre al ciel lontano? - Qui non è cosa più che la conforta! - Madre infelice! E tu la cerchi invano; - D'un angelo la vita in terra è corta! - Madre, non hai più figlia!... Ell'è già morta, - E già rivola a Dio l'alma beata. - - Chi a pianger vien sul sasso ov'ella posa? - Povera Rosa! Rosa innamorata! - -Ma nella dolcezza del suo rapimento veniva a turbarla l'acuta voce -della piccola Savina, la quale era inquieta, caparbia, un vero -demonietto; e non la poteva star sola un'ora co' suoi pensieri di -quindici anni, senz'annoiarsi. Allora essa correva dalla Maria, e -saltellandole intorno, come un furetto, ora voleva che le acconciasse -un riccio, ora che le stringesse la cintura, or una cosa, or un'altra. -E poi, se le frullava il capriccio, Maria doveva porsi a giocar con -lei; e pigliato un mazzo di carte, bisognava che la si facesse a -indovinare, se la padroncina avrebbe avuto un amante, se giovine, -ricco, bello e che so io. Maria paziente ne appagava i bizzarri -ghiribizzi, le presagiva le più liete cose del mondo, tutto com'essa -voleva; e la Savinetta allora le balzava al collo, le dava baci, le -diceva ch'era tutta bella, e che appena divenuta una gran signora, essa -l'avrebbe tenuta sempre con lei, e di più, che s'ella fosse stata un -bel giovinotto co' baffi l'avrebbe sposata su' due piedi. Maria non si -piaceva delle scioccherìe di quel farfarello; ma pur era bisogno che -qualche volta mostrasse di sorridere, perchè non la facesse peggio. - -Così ella provava quanta pena costi a un animo debole e piagato la -lotta dell'interno dolore con le amare inezie della vita. E non aver -nessuno a cui svelare i segreti della sua pena, nessuno che le dicesse -una parola, che le desse un consiglio; e in vece dover sempre parer -lieta, e sorridere quando altrui piaceva, tutto ciò logorava il cuor -suo; come un succo velenoso che fa morire lo stelo d'un fiore, quando -appena il primo germoglio comincia ad aprirsi al sole. - -Pure, a poco a poco, l'aria dolce e l'ingenuità della fanciulla -parevano aver fatto breccia perfino nello scabro cuore dell'avaro. -Maria non se n'era accorta, ma il vecchio Arpagone non brontolava più -come prima, non andava gironzando per la casa, le mani nelle tasche del -giubbone, come soleva, e sguardando in cagnesco; fin al povero Michele -non faceva più il viso arcigno, quando se lo faceva venir innanzi per -saldare i conti, o comandar il desinare. Ond'era, che que' di casa e i -vicini, i quali l'avevano sempre conosciuto per un sornione dannato, -volevano sbattezzarsi per la maraviglia, non potendo capacitarsi di -vedere il signor Cipriano rientrar in casa fuor dell'ore usate e con -un'ariona allegra, della quale i suoi debitori del vicinato non avevan, -da anni e anni, neppur sognato l'ombra. - -Ma il più strano fu, quando venuta la domenica, egli fu veduto -attraversar la piazzetta, vestito d'un pastrano nuovo color marrone e -con un cappello rimberciato, che pareva volesse sfidar l'aria; a mano -a mano ch'egli passava, l'ortolana, la pizzicagnola, la tabaccaia e -l'altre comari del quartiere gli tenevan dietro con gli occhi, e poi si -guardavan tra loro stupite, come per dire: — O la è vicina la fine del -mondo, o il signor Cipriano vuol morire. - - -Nessuno l'avrebbe pensato, pure egli era vero, che da qualche tempo -la graziosa figura di Maria trottava per il cervello del vecchio -barbogio. Alla sera quand'egli seduto nel salotto, presso il camino, -in cui ardevano due legni in croce, si traeva di tasca, e rileggeva la -bisunta vacchetta del suo _dare_ e _avere_ (cosa ch'egli faceva tutti -i santi giorni dell'anno, come un buon prete recita il suo breviario), -gli occhi suoi piccoli e rossigni stoglievansi spesso dalle cifre -arabiche ond'era tempestato quel libretto, per riposarsi sul leggiadro -gruppo di Maria e della Savinetta che stavano poco lungi, accanto della -tavola, l'una a cucire, l'altra a ridere ed a ciaramellare. Il dilicato -aspetto di Maria, la sua testa vezzosa e coperta d'un bel pannolino -bianco orlato d'azzurro che le si allacciava sotto al mento, i capegli -scompartiti e lucidi, gli occhi grandi e modesti, quella faccia bella -che cominciava a ripigliare il suo tenero incarnato, e quelle piccole e -bianche mani inquiete sul lavoro, e lo schietto abbandono della snella -persona, tutto aveva in lei una tale magia, che al signor Cipriano, a -cui per le frequenti sorsate del suo pretto vin d'Ossona luceva un poco -la vista e ballava la camera intorno, l'aerea figura della Maria era -come l'apparizione d'un bellissimo sogno. Allora egli perdeva il filo -de' suoi conti, il dare e l'avere gli andavano insieme sotto gli occhi, -e scambiava numeri e parole; ogni zero gli pareva la bella testolina di -Maria. - -Così in quelle sere, mentre il vôtar de' bicchieri gli scaldava le -vene e i polsi, la presenza della vezzosa creatura gli metteva nella -fantasia il grillo dei vent'anni; e dimenticava i suoi capegli grigi e -il naso bitorzoluto e il suo piatto viso color di vinacce. E che non -avrebb'egli dimenticato, se lasciò perfino passar due giorni interi, -senz'esigere dal Michele il rendiconto dello scudo rimastogli nelle -mani per far le spese? - -Allora, facendosi coraggio s'alzava, e, data una scosserella alle -membra ingranchite, s'accostava pian piano, coll'andar del gatto, alla -tavola dove sedevano le due giovinette, poco stante dalla signora -Barbara. E appoggiati i gomiti alla spalliera della seggiola di -Maria, contorceva il viso con una smorfia, che avrebbe dovuto essere -un sorriso; e dondolando la testa or su l'una spalla, or su l'altra, -domandava: — Che fate di bello. Maria? - -— Sto ricamando un fazzoletto da collo per la signora Savina. - -— Oh come sei brava! adoperi l'ago, ch'è una delizia vederti. - -— Come mi starà bene quel collare, non è egli vero, zio? Voglio -metterlo il dì del Natale! diceva la Savinetta; e intanto, non potendo -star cheta, andava tagliuzzando con le cesoine le frange del grosso -tappeto che copriva la tavola. - -— Oh! ti starà bene anche di troppo, per quella maledetta smania di tua -madre di spenderti intorno tutto il fatto tuo. - -— Lasciate pensare a chi tocca, voi! rispondeva la madre, chè non -sapete mai cosa vi diciate. - -— Bene, bene, tal sia di voi! Ma tu, Maria, che sei così bellina, e sai -far tante care cosette, perchè vai sempre con quel vestito povero, nè -mai t'adorni di qualche ricamo delle tue belle manine?... E con quel -suo strano vezzo dondolava sempre il capo, battendo con le dita il -tamburo sull'appoggiatoio della scranna. - -— Oh! per me non ci penso neppure, io sono povera! rispondeva Maria con -un sospiro, senza levar gli occhi dal trapunto. - -— Via, via, ripigliava il vecchio, non ti crucciare. Tu sei carina, -buonina... e se non fosse... Oh sì, tu adesso sei della famiglia, e -vorrei quasi... capisci? Io sono di cuor tenero, mi piace che tutti -mi voglian bene... capisci? Però, non son ricco... è un babbuino chi -lo crede; lo devo ben saper io, io che sono capo di casa: una famiglia -costa gli occhi del capo, altro che baje!... Ma pure, vada!... per le -feste del Natale, ti voglio regalare, sì regalare... uno scialle rosso, -a fiori, magnifico, che ti ruberà gli occhi! E tu lo porterai per amor -mio, non è vero? - -— Ah no! signore, non faccia niente, io ne la prego! lo interrompeva -Maria, arrossendo tutta. - -— Tant'è! l'ho detto, e lo farò. E levandosi ritto, teneva fissi su lei -gli occhi di bragia, la divorava con gli sguardi. - -— Ecco qui, voi! gli dava allora sulla voce la sorella. Che idee vi -girano in capo? Non avete mai in vita vostra regalato alla mia Savina, -ch'è pur l'unica vostra nipote, nemmen la capocchia d'uno spillo, e -adesso vi salta il capriccio di donar uno scialle alla serva?... Cosa -credete che costi? non ve la cavate con manco d'un paio di luigi! avete -capito?... Eh andate a letto, chè la testa vi gira, e non mettete così -sossopra le figliuole! Maria è una brava fanciulla, e fa bene a dir -no. Pensateci bene... due luigi! voi che gridate tanto di me, che per -una settimana tempestate, s'io spendo mezzo scudo!... Andate, andate in -letto, ch'è l'ora. - -Per buona ventura quelle parole, due luigi! eran magiche sul vecchio -spilorcio; il quale, pigliato un moccolo, obbediva, brontolando frasi -scucite, e incamminavasi verso la sua camera, tentennando la grossa -persona su le gambe mal ferme. Ma quand'era sull'uscio, rivolgevasi; e -levando il lume alla dirittura de' suoi occhi lustri e accesi, salutava -con la palma tesa la fanciulla, e lo diceva con una vocina stonata: — -Buona notte, Marietta! buona notte, mia bella stella d'oro! ah! ah! eh! -eh!... E, data una girivolta, imboccava nell'uscio e se n'andava. - - -Fino a quel dì, sull'anima candida di Maria non era caduta pur l'ombra -d'un pensiero di tema: ella viveva sicura, e senza alcun sospetto che -il suo padrone tenesse gli occhi sopra di lei. Era innocente, nè il -suo cuore poteva concepire quanto d'abbietto e d'infame vi fosse nelle -semplici e rotte frasi che il vecchio le indirizzava in quella sera. -Abbandonata nella disgrazia, benchè avesse patito molto, essa ignorava -ancora che sciagure più atroci e prove più dolorose sovrastano alla -povera innocenza; ignorava che l'uomo sembra quasi compiacersi di -gettar la contaminazione dov'è la miseria, come se questa possa esser -la scusa della colpa. - -Ma in quella sera, le si svegliò nell'anima un turbamento, un timor -muto, del quale non sapeva spiegar la cagione. Quando si ritirò, -sentiva un'inquietudine ne' pensieri, un raccapriccio in tutte le -fibre, come il senso arcano d'una nuova sciagura; e ad ogni momento -tremava di trovarsi tutta sola. Le risonavano ancora all'orecchio le -parole che il vecchio le aveva dette, e ch'essa non intendeva; ancora -le pareva di vedere il suo volto contraffatto dal ghignar di quella -sua strana giovialità, i suoi guardi di fuoco, e gli atti schifi, e -il maligno saluto. Quelle parole, quell'aspetto le somigliavano un -terribile scherno, e le mettevano in cuore un gelo, un ribrezzo che non -aveva provato mai. - -Volgeva intorno gli occhi sbigottiti, e il viso sparso di -freddo sudore; trattenendo il respiro, tendeva l'orecchio al più -leggero strepito che si movesse nell'altre stanze. E, nel terrore -dell'abbandono, domandava al cielo la grazia d'essere liberata da -quell'affanno, che le pareva effetto d'una visione spaventosa. - -A poco a poco tornata in pace, s'avvicinò al suo letto, e slacciando il -fazzoletto che le copriva la testa, si sgruppò la bella treccia bruna, -che le si diffuse tutta sulle spalle e sul seno... - -In quel momento, le percosse d'improvviso l'orecchio un quieto -strisciar di pianelle, come il passo d'alcuno che s'accostasse al suo -uscio. Sollevò al cielo il volto supplichevole; e poi, serrando le -braccia strettamente al seno, si raccolse come in sè stessa, e stette -senza movimento e quasi senza vita. Così una giovinetta indiana, la -quale, fuggita dalla sferza del sole, riposavasi all'ombra del fedele -sicomòro, si risveglia con subitano balzo da' suoi sogni dorati, e -rimane muta, fredda, tremante, sotto la malía degli accesi occhi del -serpente, che vede trascinarsi col lubrico ventre su per la zolla di -muschio, ov'essa poco dianzi dormiva. - -Poi, quel cauto stropiccìo di passi le parve allontanarsi, e poco di -poi cessar del tutto. Essa palpitava ancora, ma lo sgomento che l'aveva -compresa divenne meno; diede un gran sospiro, e le si allargò il cuore. -Pure, quando fece per ispogliarsi del suo modesto vestito, un segreto -istinto di pudore, che le nacque nell'animo in quel momento come il -gemito dell'innocenza, le persuase di coricarsi vestita com'era, senza -quasi ch'ella osasse domandarne a sè medesima il perchè. - -Si gettò dunque sul letto, ma per tutta la lunga notte non potè chiuder -gli occhi al sonno, nè trovar un istante di quiete. A ogni poco, il -più lontano suono la riscoteva; e balzando a sedere su la coltre, -ascoltava, tremava. E que' risalti e quelle paure erano per nulla: -una volta era lo stillare d'alcuni ghiacciuoli che staccatisi dalla -grondaia battevano su la balconata; poi, era un gatto che saltando -dall'abbaìno attraversava su pel lungo ballatoio della casa; poi, -qualche povero diavolo, un di coloro che non han luogo nè fuoco, il -quale cacciato fuor della porta del vicino tavernaio, se n'andava in -ronda gagnolando qualche rozza canzone, e faceva scricchiolare sotto -i suoi passi la neve gelata, camminando a sghembo, come si dipinge la -saetta. - -Oh come la fanciulla benedisse il ritorno della mattina! Ma gli ultimi -giorni del dicembre, sotto l'umida coperta delle nebbie, nascono sì -tardi su le tetre vie della città, e stillano i brividi della tristezza -nel cuore. Nondimeno ella spalancò il balcone, e tutta consolata -bevendo quell'aria cruda ma aperta, credette di tornare alla vita. -Quando fu per uscire della sua camera, un dubbio inquieto le arrestava -ancora il passo, perchè sopra ogni cosa temeva d'incontrarsi sola col -vecchio padrone. In casa nessuno erasi levato, fuori di quel poveraccio -del Michele: e Maria lo pregò con tal modo le desse una mano a -rassettar le camere, che il buon uomo non sel fece dire due volte, e in -manco di mezz'ora rimuginò e ripose tutte le masserizie, che si sarebbe -potuto specchiarvisi. - -Poi, per tutto il dì, Maria non si tolse mai dal fianco della -sua padrona, schivando sempre, con uno o con un altro pretesto, -d'abbandonar la camera ove stava con essa e con la figliuola. Ma il -signor Cipriano era uscito di buon'ora, nè tornò fino al desinare; -durante il quale, rimase sopra pensiero, non disse mai parola, non -guardò a nessuno, e tenne un broncio duro che gli s'acconciava a -meraviglia. Maria non poteva crederlo, ma pur non desiderava di più: la -sorella e la nipote di lui non ci vedevan dentro chiaro. - -Il dì dopo fu lo stesso, così che la fanciulla cominciò a rassicurarsi, -a pensare che il suo timore fosse il giuoco d'un sogno cattivo; ella -si persuase perfino, che il sospetto che l'aveva presa, fosse un reo -pensiero dell'anima sua, una colpa di più... Povera innocente! - - -Intanto il dì del Natale era passato, e nella casa del vecchio avaro -tutto camminava col solito andare. La mattina breve, ma pur tediosa, -era appena ingannata dalle poche faccende della famiglia, e da qualche -rara visita d'una comare del vicinato o d'alcuna delle amiche della -padrona. La sera poi, al consueto, le tre donne sedevano presso la -tavola; e il signor Cipriano se ne stava nel salotto, rincantucciato al -focolare, in compagnia del suo fiasco di vin vecchio, e studiava sul -fido libricciolo degli interessi il conto della fin dell'anno, quel -conto fatale ai poveri debitori; e al saldar di ciascheduna partita, -vôtava d'un fiato il colmo bicchiero, e lanciava un'occhiata lunga -e maligna alla giovinetta pensosa; una somma, un buon bicchiero, e -un'occhiata di traverso, e via con questo giuoco. A mezza sera le -donne si ritiravano, e il padrone rimaneva ancora per un buon pezzo a -succiare del suo boccale; e allargando le gambe a cavalcioni del fuoco, -rintascato il libro nero, lasciava le briglie a' suoi pensieri, si -deliziava ne' più bei castelli in aria che abbian mai ballonzato nel -cervello d'un vecchio. - - -Una sera fra le altre — egli era solo, e bisogna che qualche strano -ghiribizzo gli stuzzicasse la fantasia, perchè grattavasi le orecchie, -e di tanto in tanto, sfregandosi le mani o facendosi scricchiolare -le dita, borbottava strane e rotte parole, lasciava sfuggire certe -mute risa, da disgradarne il don Bartolo della commedia; al quale -somigliava, imbacuccato com'era in una grossa berretta di cotone e -nell'emerita vestaccia da camera che aveva tutti i colori dell'iride. - -— Tant'è! bisogna venirne a capo, o non sono io!... È oramai tempo! -non posso proprio star più nella pelle — così borbottava il maligno -vecchiardo. — Ho un fuoco qui dentro che mi brucia!... Mi par quasi di -non aver più testa, e tutto mi balla in giro. Ecco! di tante belle cose -ch'io aveva pensate da dirle, non ne so più un'acca. E sì, che quando -mi ci metto, so parlare in punta di forchetta!... Maledette le parole! -Basta, sarà quel ch'ha da essere. Quando la vedo, mi sento rimescolar -tutto... Ma ella? se bastasse il promettere, manco male, le prometterei -Roma e Toma... E qui pensava. - -— A ogni buon conto, se la tristarella ha il cattivo uso di serrarsi -in camera la notte, questa controchiave farà il fatto mio... Una volta -ch'io ci sia, il resto vien di per sè. Vorrei vederla, che quel musetto -avesse ad arricciare il naso alla vista di questo bel rotolo di ruspi -nuovi!... E si toglieva di tasca un cartoccio, e lo contemplava con -occhi di ramarro. - -— Veramente, penso che dodici son troppi, e mi piange il cuore... -perchè, se la fosse come tant'altre con qualche cencio e un par -d'orecchini... e saltar tant'alto!... Eh! una volta, che tempi! Gli -è vero che allora io era più fresco, e che quell'altre non tenevano -soltanto a' miei soldi... E si ringalluzziva, poi guardandosi -nell'antico specchiaccio ch'era sopra il camino, scoteva il capo e -rannuvolavasi in volto. — Ma questa piagnolona non so come pigliarla. -Se non fosse che le voglio un bene matto!... Eh via! chè il mio -grimaldello apre qualunque uscio... E riponeva il rotoletto. - -— E poi? vada _todos_! la sarà l'ultima questa, non ci casco più -da vero, mi costa troppo caro: tant'e tanto, di questi dodici bei -zecchinetti, mi ricatterò su quel piccolo prestito d'ieri... Ma basta, -basta, non voglio arrischiar troppo, chè potrei far qualche marrone, -e perder la testa. Dunque, zitto, zitto! Parmi che a quest'ora tutti -debbano dormire... E levavasi, e camminando su le punte de' piedi -andava a uno, poi all'altr'uscio della stanza, appostandosi alla toppa -a origliare. — Oh non è niente!... mi pareva... è un'immaginazione! E -poi, sono in casa mia e, alla peggio, tengo il coltello per il manico, -io! Dirò che risvegliato dal rumore, m'è parso che alcuno entrasse -in casa, che da buon padrone non voglio scandali, e... gliela farò -pagar salata, la caccerò di casa mia... Ah! ah! sono un uomo io? Or -che ci penso, potrei anche smagrire il rotolo, tirarne fuori uno o -due di questi ruspi; un di più, un di manco, è lo stesso per lei; già -non la starà a contarli. — E pigliato il piccolo cartoccio, ne traeva -fuori uno zecchino, e se lo riponeva nel taschino del panciotto. Poi -passeggiava per la stanza lentamente, con passi studiati, accorti, -poi tornava a origliare. E solo, a ora a ora, susurrava: — Ah! mia -speranzina, mio tesoro! che m'hai stregato, che m'hai rubato il cuore, -che m'hai fatto diventar giovine di vent'anni!... - -E il vecchio rimbarbogito s'avviò verso l'uscio del salotto. Ma -n'andava di male gambe, chè tra il molto vino bevuto e una cotal -segreta paura, adombravasi, sostava a ogni passo, quasi che alcuno lo -spiasse; e si guardava le calcagna, come il lupo che sente le peste del -villano. - - -Nel mentre che il reo babbaccio così andava mulinando l'infame suo -tentativo, Michele, il dabben servitore, insospettito del perchè il -padrone, a quell'ora così tarda, non si fosse coricato, si cacciava -all'oscuro per il corridoio che conduceva alla camera di Maria; poi, -cautamente avvicinatosi all'uscio ch'era chiuso, batteva un tocco -leggero, dicendo sotto voce: — Maria, aprite, son io, sono Michele; -aprite per carità! - -L'uscio s'aprì, e la fanciulla comparve ansiosa, atterrita, tenendo il -lume in una mano, e con l'altra raccogliendosi sul seno il giubboncino, -del quale già stava per dispogliarsi. - -— O Maria, disse Michele con accento rapido e sommesso; bo una cosa a -dirvi, e in tutt'oggi non ho potuto mai trovar il momento... - -— Oh! che c'è mai? per amor del cielo, parlate! esclamò la giovine, -divenuta pallida pallida per il terrore che si faceva più grande. - -— Egli è perchè siete così buona, e non mi dà l'animo di vedervi -rovinata: ahi se potessi dir tutto quel che so... Ma no, vi basti, che -non ci state bene voi, in questa casa; che il padrone v'ha messo gli -occhi addosso; e voi non sapete che uomo sia, massime quando si lascia -prender dal vino... Ah, per carità, pensateci e tremate! Non siete -sicura, vi dico, e il Signore abbia compassione di voi... - -— O mio Dio, mio Dio! Che cosa ho a fare? - -— Fuggire, fuggir di qui, più presto ch'è possibile. Ah se sapeste, -Maria, che lagrime ha fatto versare quell'uomo!... Se vi dicessi la -storia d'un'altra poveretta... Domandate la vostra licenza, andate via, -credete a me, che vi voglio bene, come se foste mia figliuola. Voi non -potete dormir in pace nel vostro letto! - -Maria ascoltava, come istupidita, queste parole, e cogli occhi -immobili, e con le labbra gelide e semiaperte, muta e senza senso -guardava Michele, quasi aspettando da lui una parola, un pensiero. Poi, -vinta dal dolore, rompendo a uno schianto — Oh! perchè mai, disse, non -m'avete parlato prima? Ora, abbiate voi compassione di me, salvatemi -voi, fate ch'io fugga subito di questa casa! - -— Oh è impossibile! Come volete ch'io faccia? è impossibile adesso! -dove vorreste andare? Pensateci; e domani, o posdomani, qualche -pretesto non vi mancherà. - -No, domani, no! Adesso, vi dico, adesso... io sono nelle vostre -mani, salvatemi, salvatemi! E piena di raccapriccio e di spavento, -guatava per il buio del corridore, come se già temesse l'avvicinarsi -dell'odioso padrone. - -— Non sapete, ripigliava Michele, quel ch'arrischio solo per avervi -avvisata? il mio pane per tutto il resto della vita; io sarei cacciato -di qui: e dove trovare allora chi voglia di me, vecchio e gramo come -sono?... - -— Anche voi m'abbandonate, buon Michele? E bene, Dio mi darà forza; -e dovessi anche gettarmi giù dalla finestra, domani non sarò più in -questa casa! - -— O mio Dio! Siete voi che parlate così, Maria? No, no, farò tutto, -farò quel che volete. Sentite dunque... - -— Oh il cielo vi benedica! ma ch'io fugga sul momento... Domani, questa -notte... qui io sarei già morta! - -— Sentite bene! raccogliete qualche cosa del vostro; poi, senza -strepito, zitta e lenta, andate a basso, ch'io starò giù ad aspettarvi -appiè della scala... Per una fortuna del cielo, ho qui una vecchia -chiave dello sportello: vi metterò fuori e, se v'accontentate d'un -povero cantuccio per questa notte, bussate a quella porticina qui -poco lontano, la seconda voltato il canto: vi stanno una mia sorella e -Brigida la mia figliuola; dite che vi mando io; v'apriranno, e sarete -la ben venuta: domani poi, all'alba, verrò anch'io; e intanto il -Signore v'inspirerà che cosa fare. - -— Ch'Egli vi dia del bene! Non sarà mai che il mio cuore dimentichi un -benefizio sì grande!... E stringeva con affetto le mani dell'onesto -famiglio; e su quelle cadeva una sua lagrima, una lagrima di -riconoscenza. - -Questo colloquio agitato, sommesso, fu cosa d'un momento. Un momento -dipoi, Michele era scomparso; e a tentone attraversando la stanza -vicina e l'antisala, con gran cautela disserrò l'uscio che rispondeva -sul pianerottolo della scala; lasciatolo socchiuso, discese, e si pose -con animo inquieto ad aspettare, presso la porta di strada. - -Maria intanto, tutta ancora smarrita e tremante, era rientrata nella -sua camera, e non potendo sopportar l'angoscia che le toglieva quasi -il respiro, abbandonavasi per poco su d'una seggiola, sentendo bisogno -più che mai di racquistare tutto il suo coraggio. Poi, riscossa da quel -letargo, al destarsi di nuovo spavento, si racconciò in fretta nella -sua semplice vesta, e già s'era mossa per uscire, quando le sovvenne -di pigliar seco il rosario benedetto che la madre le aveva confidato al -suo letto di morte. Tornò indietro, lo cercò fra le cose sue, che aveva -lasciate; e trovatolo, con un santo pensiero infantile, e non sapendo -quasi quel che si facesse, se lo pose al collo. - -In quella, apparve su l'entrata della camera la stupida, esosa figura -del signor Cipriano. Egli aveva trovato schiuso l'uscio, e non volle -di meglio; chè, vinto il primo passo, si teneva sicuro del fatto suo. -S'avanzava pian piano, con un andar rotto, incerto; e sul volto acceso -dal fuoco del vino, gli si leggeva il sinistro ghigno d'una compiacenza -che aveva qualcosa di bestiale. Egli volle parlare, balbettò; ma, al -primo vederlo, la fanciulla mise un disperato grido, un grido soffocato -dal terrore, e corse a nascondersi nel più lontano angolo della stanza. -Il vecchio continuava ad avvicinarsi tentennando, e sogghignava, e -teneva sempre sovr'essa gli occhi intenti e bramosi. - -Quando fu vicino alla debole sbigottita creatura, la quale, -rannicchiata sul pavimento, tentava di farsi scudo delle braccia -tremanti, nè osava di respirare, come se un respiro solo avesse potuto -perderla, il vile vecchio distese la destra per sollevarla dal terreno, -e chinossi lentamente sopra di lei. - -Allora, inspirata dal suo verginale coraggio la giovinetta levò la -testa, e con uno sguardo sublime, ardente di disprezzo e di vergogna, -fissò gli occhi sicuri e innocenti su la delirante faccia del vecchio. -Il quale, colto da involontaria tema, ristette scompigliato, e diede -addietro due passi. Essa continuava a guardarlo, senza dire parola: -quell'aspetto laido e ributtante, le suscitò nel cuore un fremito così -doloroso che per salvarsi dall'orrore che l'agghiacciava, come se le -fosse sorta dinanzi l'apparizione d'un demone, strinse con ambe le mani -la sacra medaglietta del rosario che le pendeva sul seno, e la baciò. -Quel bacio fu più che una preghiera, più che un voto. - -Il vecchiardo, il quale, non aspettando quella scena, temeva quasi di -vedersi fuggir di mano la sua preda, fece i due passi che lo dividevano -da lei, e chiamandola a nome e ringhiando, allungò di nuovo le braccia -per afferrarla; ma la fanciulla con un rapido balzo distaccossi da -lui, e fuggendo corse verso l'uscio. Allora il reo vecchio, fatto più -audace dall'impensata resistenza, le attraversò la via, brancicando qua -e là, e dando pugni all'aria per trattenerla nella sua fuga; e sentendo -la poveretta con dolorose grida invocar misericordia e soccorso, egli -ruppe in maledizioni, e inseguendola d'ogni parte, giunse ad afferrarla -per le mani; ma a quell'impuro tocco, poco mancò che Maria non cadesse -svenuta. - -Egli mischiava intanto preghiere e bestemmie con rauca voce, e -ripeteva parole insensate, atroci; e serrando i denti per l'ira, e -quasi schizzando fuoco dagli occhi grifagni, minacciava, minacciava -d'ammazzarla se non tacesse. - - -In quel momento terribile, la fanciulla, raccolta la poca lena che -ancor le restava, e sostenuta nel cuore da una virtù sovrumana, -fremendo d'orrore in ogni sua fibra, fece sembiante di cedere alla -brutale forza che la strascinava... Poi, con una improvvisa stratta, -si sciolse del feroce abbracciamento del vecchio, e sorta di lancio, -con quell'impeto che lo spavento aveva fatto più grande, lo respinse, -lontano, gridando: — Lasciatemi, infame! il Signore vi punisca!... -lasciatemi! - -Il vecchio demente, mezzo ebbro e arrancato com'era, rinculò -barcollando, vacillò, e cadde rovescioni sur una tavola; e traendo -seco a ridosso la tavola, il lume e ogni altra cosa, stramazzò con -gran tonfo sul terreno, nè potè più rialzarsi: ammaccato e malconcio, -andava lamentandosi con un rantolo affogato, interrotto; finchè giacque -immobile e riverso nel lurido sfinimento dell'ebbrezza. - -Maria era fuggita. - - - - -XI. - -IL RITORNO. - - -Era un giorno freddo e oscuro, nel cuor di gennaio. Stendevasi per -tutto il cielo un immenso, uniforme padiglione di nuvole cenericcie e -cupe, non interrotte da nessuno screzio di sereno, nè pure distinte -dalla lieve striscia di quel chiarore pallido, che sembra almeno -rammentare esservi ancora sotto al malinconico manto dell'inverno il -nostro sole. L'atmosfera, che la notte innanzi s'era irrigidita per -lo spirare d'un acuto, gelido rovaio, pareva più greve nella sua morta -quiete, come allorchè promette vicina la neve. - -La strada era solitaria, le rive, le campagne si confondevano mute, -nude, in tutta la squallidezza del l'inverno: le rotaie del cammino -erano insudiciate d'un limaccio pesto, sdrucciolevole, e rotte a ogni -tratto da fossatelli e da pozze. La natura intirizzita e moribonda, le -piante aride e grame che lasciavano cadere qualche ramicello spezzato -dal gelo, l'ultime foglie già morte; non un fiore, nè un fil d'erba -che spuntasse di sotto la neve già vecchia e gelata, nè un passero -che saltellasse fra i vizzi rami. In mezzo a quella scena, la quale -t'avrebbe messo il freddo nell'ossa e nel cuore, erano solo indizio di -vita i tocchi replicati e sordi del mezzodì, che venivano dal campanile -d'un lontano paese. E la neve, già promessa dal rovaio della notte -innanzi, cominciava a cadere fitta, quieta, a larghe falde; sì che ben -presto tutta la campagna fu ricoperta d'una nuova veste biancastra, che -lasciava appena indovinare giù per le avvallate costiere la pesta del -cammino. - - -Già da molte ore continuava a nevicare a gran fiocchi; eppure su -quella strada deserta un povero cavalluccio, con la groppa coperta d'un -ruvido coltrone addoppiato, andava trascinando a fatica una di quelle -carrette a due ruote, con le spallette armate di quattro legni ad arco, -e sopravi tesa una grossa tela di canapa, che formava il tetto dello -strabalzante traino. Sul davanti, era seduto, con le gambe penzoloni -all'infuori d'una delle stanghe, un buon villano, il padrone della -carriuola: egli aveva una berretta rossa e nera, tirata su gli orecchi, -cadente da una banda e suvvi un vecchio cappellaccio sfondato; e invece -di mantello, anch'esso, come la sua bestia, portava su le spalle un -grosso boldrone di lana. Di tanto in tanto dava un buono scrollo alle -briglie di corda che teneva fra le mani, e col mozzicone della frusta -punzecchiava le anche del paziente ronzino, o co' più strani versacci -l'aizzava a un impossibile trotto; perchè la povera bestia, con le -zampe ingranchite dal gelo, sprofondava fin sopra al garretto nella -neve già alta, e a stento vi rompeva una callaia, inciampando sovente, -e levando il muso, sbuffante come un Rabicano. - -— Uh! uh!... maledetta bestia! gridava il villano il quale, come gli -eroi d'Omero, aveva costume di parlare col suo cavallo: uh! uh!.... -e' pare che sia la prima volta che tu batti questa strada, e sì che, -per dannata sorte, io potrei contarne gli alberi e i sassi... hop! -hop! non c'è verso; è come se parlassi alla cavalla orba del mulino... -Poveraccia! un po' di ragione l'hai anche tu; chè con una neve di -questa fatta, non ci si può vedere più in là del naso... Ah! la è -una vita ladra la vita della povera gente! Oh se almeno, arrivato che -fossi a casa, mi aspettasse un po' di roba da cristiano sul tagliere, -un bel fuoco allegro, e un buon letto!... Ma non c'è santi per noi!... -La casa è aperta alla furia di questo tempo indemoniato, i miei due -marmocchi a piangere sulla porta, e la mia donna a gridarmi dietro che -non ho guadagnato una boccicata; e rotte le impannate delle finestre, -e sul focolare morto una pentola screpolata!... E poi domani, andare -in giù con quattro ceste d'erbaggi, e qualche fardello, se pur capita, -e tornare in su il dì appresso con le ceste vôte, e le tasche magre... -E poi da capo sempre la stessa vita, finchè sia venuta l'ora di tirar -le calze... Oh! se qualche volta non si guardasse in su, di sopra -ai tetti, sarebbe meglio vendere l'anima al diavolo che forse è più -galantuomo di tante birbe di questo mondo!... Ah che giornata! che -neve!... Eh! uh! trotta, che la mangiatoia t'aspetta con una buona -bracciata di fieno; trotta, trotta, se non vuoi star digiuna come me, -bestia dell'inferno! - -Così andava brontolando il villano; mentre spingeva gli sguardi di -sotto all'ale del cappellaccio, per vedere attraverso la folta neve se -spuntasse l'acuta cima del campanile del suo paese. - -In quel punto, un lungo sospiro, il gemer d'una voce soffocata, che -uscivan del fondo della carretta, gli ruppero il filo dei pensieri; e -allora rivolto indietro il capo si ricordò della giovine, alla quale -partendo da Milano egli aveva avuta la carità di ceder quell'angolo; -una poveretta che aveva incontrato, appena fuor delle porte della -città, sola, tapina e malata. E per tutto il durar del viaggio, che -certo avevano fatto un diecisette miglia, ell'era rimasta là, in quel -fondo, come in un nascondiglio, accosciata, raccolta ne' suoi miseri -panni, e coperta d'una vecchia mantellina nera, che nascondeva quasi -del tutto il suo viso pallido e le sue bianche mani tremanti di freddo; -nè lungo la via aveva detto mai una parola, ma era stata così cheta, -che il buon cavallaro aveva già dimenticato la sua compagna di viaggio. - -Pure quel nuovo gemito aveva un non so che di doloroso, che ruppe il -cuor del buon uomo; il quale si pose a contemplar la giovinetta con -quella compassione rozza ma schietta, che sì forte sentono i cuori di -coloro, i quali, senza saperlo, fan vita domestica con la sventura. E -vide l'infelice, benchè si tenesse tutta chiusa nella sua mantellina, -agitata da frequenti brividi, tremante per tutta la persona con le -labbra livide e semiaperte, e il viso scolorito e rigato di lagrime. -Ella piangeva, soffriva, eppure soffocava il suo dolore. - -— Ehi! cos'avete, quella giovine? vi vien male? dite su! mi fate una -compassione... - -— No, rispose con una voce debolissima che appena giunse all'orecchio -del cavallaro; no, ho dei travagli... - -— Eppure, voi dovete aver freddo, tremate come una foglia! Mi -rincresce, sapete, che faccia un tempo così brusco, più per voi, che -per la mia povera bestia e per me! Siete così bianca e sparuta, che non -vorrei che questo vento gelato vi portasse via.... Maledetta neve! non -n'è mai venuta tanta, come in quest'inverno; è proprio una Russia!... -Ah! trotta, bestia poltrona!... Oh, guarda ch'io non ci aveva dato -mente! prendete, la mia figliuola, prendete questo mio tabarro; è una -grossa coperta di lana, ma tant'e tanto vi terrà un po' di caldo; e io, -bestia! che non ci ho pensato prima!... - -— Oh! no, brav'uomo, rispondeva la giovinetta; io sto bene, e poi siam -vicini al vostro paese: non è vero? - -— Eh! questa dannata strada non la finisce mai, come quella del -paradiso; il campanile lungo, lungo del nostro Cantù è sempre là, -nè mai ci s'arriva. Pigliate, via! pigliate la coperta; avreste ben -potuto cercarmela voi, chè per me gli è tutt'uno, ci sono avvezzo a -fare questa vita, e ho l'ossa dure... Mo, brava, siete buona, così! -chiudetevi ben dentro che vi sentirete meglio, e tiratevi i piedi -sotto... Oh! guardate, se una giornata come questa la doveva toccar -proprio a noi, con questo vento che taglia la faccia, e questa neve che -seguita allegramente. Brr! brr!... - -— Vi ringrazio della vostra carità, disse la fanciulla, che -ravviluppatasi nel boldrone del villano sentiva di tornare in vita, ed -era tocca nel profondo del cuore dalle parole del galantuomo. - -— Oh! riprese l'altro, fate conto davvero di tirar innanzi fino a Como, -con questo tempaccio del diavolo? - -— Sì: prima che ci arriviamo, il tempo può calmarsi: e poi se mai si -facesse più cattivo, mi fermerò lungo la strada in qualche cascina; ma -bisogna ch'io arrivi a Como prima di notte. - -— Ma, perchè mai andate così sola? e come vi siete arrischiata?... - -— Non ve l'ho detto? vo a casa mia, dove non ho più nessuno: e se non -foste stato voi sì buono, che mi prendeste su in vostra compagnia, io -già aveva risoluto, mi sarei messa in istrada tant'e tanto. - -— Pover'anima, vi compatisco! perchè lo so anch'io che cos'è patire, -e anch'io la mia parte di disgrazia l'ho avuta, vedete... Oh! gli è -pur troppo vero che le disgrazie son come le ciliegie, lo sapete il -proverbio... In pochi anni, me ne son capitate delle belle, che quasi -non le potrei contare; e in verità santa, penso che a noi, povera -gente, tocca proprio di vivere, se il vivere è portar fastidii... -Con tutto questo, se sapeste, nella mia miseria c'è dei momenti che -non invidio, di cuore, a tutti quei gran signoroni che ho conosciuti; -perch'io, povero e ignorante tal qual mi vedete, so cos'è il mondo; e -son certo che se avessi a metter su uno di que' loro vestiti foderati -di seta e coi bottoni dorati, ci creperei dentro prima di sera... No, -no! una minestra col lardo, un bicchier di vino, e un sonno duro tutte -le notti — e viva i poveri diavoli! Vedete, sono già otto o dieci anni -ch'io fo questa vita di trottare innanzi e indietro, due o tre volte la -settimana, dal mio paese fino a Milano; e pure, ogni volta che lascio -quel gran Milano là in fondo, e mi trovo all'aperto, io respiro largo, -e mi sento battere il cuore più giusto... Ah! - -A queste sincere parole, che il cavallaro diceva per confortar la -fanciulla, essa non potè rispondere che con un sospiro, in cui era -l'amarezza di tante ricordanze! Poi tacquero entrambi, finchè il -ronzino, il quale, a malgrado de' sodi colpi che il padrone gli menava -sulle schiene, mogio e stracco, tirava di lungo per il disagiato -cammino, li ebbe strascinati fino all'entrata di Cantù. - -Intanto il mal tempo cominciava a calmarsi, e la neve e il vento a poco -a poco cessavano. A un crocicchio di strade, la carretta s'arrestò; e -la giovine, per quanto il buon villano ne la pregasse, non consentì a -nessun patto a fermarsi in casa sua, e discese. - -Per dir tutto, il cavallaro non si disperò per questo, che già in cuor -suo pensava al rabbuffo che poi avrebbe tocco dalla sua donna. — Via, -dunque, disse, se dovete veramente andar innanzi, non voglio tenervi. -Di qui a Como, c'è una buona camminata, un'ora e mezzo grossa... e la -strada, la sapete? - -— Oh sì! e poi, spero di trovare alcuno di qui, da far la via insieme. - -— Può darsi; la strada è battuta, ma con tutto questo, non vi fidate -troppo. - -— E bene, sarà come Dio vuole! Egli, che m'ha aiutato sempre, non vorrà -abbandonarmi adesso! E quanto a voi, io non potrò che ricordarmi sempre -del servizio che mi avete fatto. - -— Eh! m'è costato poco, la mia figliuola; che quasi m'ero dimenticato -che c'eravate voi nel fondo della mia carretta. Oh! promettetemi -almanco, che se aveste a passar ancor di qui, se tornaste un'altra -volta a Milano, farete capitale di me; al caso, cercate conto di -Battista il cavallaro; e tutti v'insegneranno. - -— Ah no! colà io non ritornerò mai più; e così non vi fossi andata -mai!... Addio dunque, buon Battista; ricordatevi qualche volta anche -voi della povera orfanella. - -Il buon villano pareva commosso, e: — Che almeno io sappia il vostro -nome, riprese, perchè voglio che stasera la mia piccola Tecla dica -un'avemaria per voi... - -— Sì, la preghiera dell'innocenza mi farà del bene! ditele dunque che -raccomandi la povera Angiola Maria. - -Al momento di congedarsi, la giovinetta s'avvicinò al cavallaro, -e traendo dalla taschetta del grembiale una moneta d'argento, fece -prova di mettergliela nelle mani; ma egli, levata la destra in atto di -malcontento, si fe' brusco in viso, e con un salto fu di nuovo al suo -posto su la carretta; menò una buona sferzata al suo ronzino, il quale, -come sentisse l'odore della stalla vicina, tirò innanzi di galoppo: un -momento appresso, l'uomo e la carretta erano scomparsi; e la fanciulla -si trovò sola, in mezzo alla strada deserta e nevosa. - -Ma quella sicurezza ignara quasi del pericolo, quel semplice coraggio -che la provvidenza ha messo nell'anime innocenti, in quel duro momento -rinacque in essa. Ell'era sola, ma pensava che intanto sua madre in -cielo pregava per lei; il cuor suo batteva tranquillo, nella fiducia -che la risoluzione da lei presa le fosse stata inspirata di lassù; -onde, senza nessun terrore, s'apparecchiava a incontrare la traversìa -del cammino, il rigore della stagione e l'incertezza dell'avvenire. - -Solo un pensiero di malinconia le chiamò in quell'ora una lagrima sugli -occhi; era un involontario ritorno dell'anima al passato, il ricordarsi -con che diverso augurio, con che lusinghiere speranze essa aveva -attraversato, poco più d'un anno prima, quelle stesse strade, que' -luoghi stessi, che voti erano stati i suoi, che incantesimo pareva la -sua vita. E adesso, in poco tempo, qual funesto mutamento, qual lezione -dolorosa!... Non più speranza nè amore, non più madre nè fratello, -nè altra consolazione o promessa; dietro a sè lasciava il disinganno -dell'innocenza, e l'orrore della malizia degli uomini; e nell'avvenire, -non aveva più nulla, nulla, se non la fede nel Signore; la fede, che -serbava sempre per essa lo stesso sorriso, ed era come quell'angolo di -cielo azzurro, che ha una stella di pace nel mezzo, quando la notte è -buia e l'aria carica di nubi nere. - - -Maria si mise per una viottola di traverso, che la guidò sul sagrato -d'una antica chiesa, fuori dell'abitato, che quei del paese chiamano la -Madonna de' miracoli. Per avventura la porta n'era aperta; ella entrò, -e inginocchiata appiè dell'altare, innalzò a Dio dal fondo del cuore -una preghiera pudica, ardente, segreta; una preghiera tutta d'amore, -che nessuno le aveva insegnata, e ch'era così pura, così preziosa! La -chiesa era vasta, deserta, oscura; un lumicino, sprizzando le ultime -scintille, moriva a fianco dell'altare. In quella solitudine, in quel -silenzio le risovvenne la sera, quando, sola del pari al cospetto di -Dio e tutta tremante d'una gioia segreta, aveva ascoltate le calde -parole del giovine straniero e ricevuta la promessa dell'amor suo. - -Allora compresa da religioso spavento, quasi che le pesasse su l'anima, -grave come la memoria d'un delitto, quell'importuno pensiero, posò la -fronte ardente sul freddo marmo della balaustra dell'altare e con ferma -voce proferì queste parole: - -— O Signore, io aveva dimenticata la vita oscura e tranquilla, nella -quale voi mi poneste; e la vostra mano s'è aggravata sopra di me. -Io adoro il vostro giudizio; ma se il piangere che ho fatto, se le -prove che voi mi mandaste, han potuto espiare in qualche modo la mia -colpa, oh! salvatemi voi da questa memoria che mi perseguita, datemi -il mio cuore di prima!... Io perdono a tutti quelli che m'hanno fatto -soffrire, e voi perdonate a me! E perdonatemi ancora, se vi prego, o -Signore, per _lui_! È soltanto perchè anche a lui apriate gli occhi -della mente, onde vi conosca e v'adori nella grazia della fede. -Io benedico il vostro santo nome; e voi guardate al breve cammino -dell'orfanella su questa terra!... - -Fatta questa preghiera, si levò con una tacita divozione; e togliendosi -dal collo il rosario di sua madre, che ancora teneva nascosto in seno -da quella notte fatale in cui era fuggita dalla casa del suo esoso -padrone, appese quel dono povero ma prezioso accanto dell'altare, -come un'offerta della cosa più cara ch'ella s'avesse; l'appese fra -i molti voti d'altre infelici e afflitte creature, ond'era coronata -quella santa immagine della Madre di Dio. E così, compito ch'ella ebbe -l'ultimo sacrifizio del suo amore sulla terra, uscì della chiesa con -l'anima piena d'una contentezza soave, di pensieri intemerati e tutti -nuovi; e il cuor suo si sentì riposato in quella certezza che consola i -più lunghi travagli, nella certezza che dal Signore le era perdonata la -sua colpa. - -Attraversato il borgo, allora taciturno e quasi deserto, si mise per la -vecchia strada di Como, lungo quella bella costiera orlata dall'ultime -cascine del paese; e con leggiero e spedito passo, benchè il terreno -fosse molle e manchevole per la neve recente, camminava pronta e -sicura; poichè, portando essa povere vesti e grossi zoccoli all'uso -delle contadine, pensava che nessuno l'avrebbe osservata; e quasi le -pareva fosse tornato quel tempo che, fanciulletta ancora, correva in -libertà su per gli erti dossi della sua terra, a cercar pe' sentieruoli -e sotto le più tarde nevi i cespi delle viole de' suoi monti. - -Ma l'aria che prima s'era mitigata, si fece a poco a poco più cruda e -tagliente. La fanciulla rivolgeva attorno per la campagna gli occhi -attoniti e stanchi; e quell'uguale, infinita veste biancastra, che -tutto ricopriva il piano e l'altura, le metteva ancora nell'anima certa -mestizia, mentre la gelida brezza le feriva il viso dilicato, e le -correva con un brivido per le membra infievolite. Ella tentò allora di -seguitar con più rapido passo la via, chè sperava il camminare potesse -ridarle animo e calore di vita; ma, essendo rimasta digiuna per tutto -quel giorno, sentiva già languir le poche sue forze, perchè non era più -avvezza a quell'aspra vita. E ben presto il suo non fu più camminare, -ma uno strascinarsi lentamente su per la salita, che comincia a -due miglia circa dal paese a cui aveva dato le spalle; e i passi le -mancavano, e più d'una volta fu costretta di fermarsi e appoggiarsi -al tronco d'un albero, a un masso della riva, per non cadere oppressa -e sfinita. E nessuno v'era che potesse intendere il suo gemito, quel -gemito che il durare del patimento avrebbe strappato alle anime ben più -forti che la sua non fosse; ella avrebbe potuto venir manco e finire -colà, senza che nessuno il sapesse: per tutta la strada non aveva -incontrato anima viva. - - -Alla fine, di lontano, in mezzo alle nebbie che andavano sempre più -raddensandosi, gli occhi abbagliati della fanciulla distinsero un -mucchio di case, la piccola colonna di fumo nericcio, che fuggiva -del comignolo d'un casolare poco discosto; poi le giunse all'orecchio -l'abbaiare d'un cane; e le parve quasi il saluto d'un amico. - -Allora, ripigliato un po' di lena, strascinò a stento i passi fino alla -casupola che prima aveva scorta; e giunta all'entrata d'una morta siepe -di pruni, che faceva cinta alla piccola aia dinanzi alla casa, vide -quel cane che malinconiosamente uggiolava. Pure al suo avvicinarsi, il -buon animale levò il muso e si tacque, come se l'aspetto d'una creatura -sofferente l'avesse raumiliato. Ristette un momento la fanciulla, in -forse d'entrare o d'andarne altrove a cercar qualche ristoro; ma il -cane allora attraversò la corte saltellando verso la casa, e a ogni -poco guardando indietro quasi che volesse invitare un ospite aspettato; -e giunto all'uscio d'una stanza a terreno, con lo spingere del muso ne -aperse le imposte, e la fanciulla gli tenne dietro. - -Era la cucina umida, tetra del povero contadino: le pareti e le -travi della soffitta nere di fumo e di fuliggine, una tavolaccia nel -mezzo, dall'un canto una rastrelliera appiccata al muro, con sopravi -in bell'ordine una mezza dozzina di tondi di peltro lucenti e poche -mezzine di terra; gli altri canti della stanza tutti ingombri degli -arnesi della campagna ammucchiati, disfatti e ancora polverosi, -l'aratro, le marre, l'erpici, i coreggiati, le vanghe; in faccia poi -l'ampio focolare, dove ardeva stridendo e sfavillando un bel fuoco di -legne secche; e su la sporgente capanna del camino posavano il vecchio -e lungo archibugio, per traverso su due grossi arpioni, il mortaio -e la falce. Presso a quell'allegra fiamma, sedeva sur un rozzo ceppo -un contadino attempato, ma vegeto e d'aspetto gioviale; e rimpetto a -lui se ne stava, con la rocca assestata sotto l'ascella manca, la sua -donna, la quale torcendo il fuso con preste dita filava alla distesa un -grosso pennecchio di lino. - -Maria s'accostò con peritanza; ma il contadino con quella schiettezza -bonaria e serena, ch'è proprio tutta lombarda, fece la più onesta -accoglienza alla giovinetta pellegrina; la quale, vinta quella prima -tema, arrischiò di domandare per carità qualche po' di ristoro. - -Quei contadini erano buona gente, marito e moglie, i quali menavano -vita abbastanza contenta nella loro povertà; perchè il poco che -avevano, era anche di soverchio per essi, dopo una recente disgrazia -ond'erano stati colpiti, cioè quella d'aver veduto morir prima di loro -l'unica figliuola avuta, una poverina di quindici anni. E appunto -la memoria della perduta figliuola rinacque nello stesso momento in -cuor dell'uno e dell'altra, appena Maria apparve loro innanzi. Il suo -bianco volto, i suoi occhi grandi e intenti, il suo andare faticato, -tutto fece quasi credere a quelle due buone creature che fosse l'anima -della loro Margherita, la quale tornasse una volta a visitarle: era -questa l'illusione d'un dolore ancor vivo; il ricordarsi ch'essa pure, -la Margherita, soleva così in compagnia del vecchio cane tornarsene -spesso dal vicino chioso, ov'era stata a far pascolare la sua fedele -vaccherella. - -La ricoverarono dunque, come fosse stata veramente la loro figliuola, -e la fecero sedere nel canto del focolare; poi, intanto che il bravo -compare le poneva innanzi una scodella di latte fresco e un bel pezzo -di pan raffermo, dicendo ch'era tutto quanto restava loro per quel -dì, la sua donna traeva di dosso alla fanciulla l'umido saione che -le copriva la testa e le spalle; e, accarezzandole i neri capegli, li -rasciugava dalle gelate goccie di che erano stillanti ancora. Quella -premura affettuosa e quelle carezze furono un balsamo per il cuor di -Maria. - -Un'ora di poi, essa abbandonava la casupola ospitale, seguita dalla -sincera compassione, dagli augurii di quelle due buone creature; -e persuasa che il Signore, il quale l'aveva prima fatta incontrare -coll'onesto cavallaro, e poi condotta alla casa del contadino dabbene, -l'avrebbe accompagnata nel resto della via. E ben s'era anche il buon -campagnuolo profferto di venirle dietro, per un tratto di cammino; ma -essa, che già non sapeva come dimostrargli la sua riconoscenza, non -volle a qualunque modo assentire, e si rimise sola per il suo sentiero. -Pure, appena uscita, vide che il vecchio cane del casolare l'aveva -preceduta; e giunta poi dove la strada faceva volta al basso, lo scorse -ancora sopra un'altra ripa, ov'erasi fermato, e donde la seguì per gran -tempo cogli occhi, finchè si fu dilungata. - -La via s'avvallava, facendosi di tratto in tratto più lubrica e -difficile; e fuor dalle gole dell'alture vicine soffiava cruda e -sottile la tramontana; eppure, alla fanciulla, quell'aria spirava -benedetta e salutare; perchè veniva dalla sua terra natale, e pareva -dirle che dietro alle folte nebbie di che essa vedevasi circondata, -erano le creste delle sue montagne, e le care acque nelle quali -specchiavasi il suo paesello. - -Al piede di quella scesa, attraversava un rustico ponte gittato a -cavallo d'un torrente, che coll'onda grossa e limacciosa rodeva i -margini della riva: un uomo era seduto a capo della sponda del ponte, -sur un masso di tufo, che forse l'urto delle piene estive aveva -rovesciato. Era un vecchio mendicante; portava la bisaccia vuota al -collo e un giubbone di lana rattoppato, alla foggia dei montanari; e -stringendo con le due mani un nodoso bastone, se lo teneva piantato, -dinanzi e appoggiava al vertice di quello la testa contornata di radi e -canuti capegli e d'una barba grigia e irta. - -La fanciulla s'arrestò in faccia del vecchio, e con un sentimento di -celeste compassione tolse fuori una moneta d'argento, l'unica a lei -rimasta e che appena sarebbe bastata a procacciarle qualche soccorso -lungo la via; e la lasciò cadere nella palma callosa e tremante che in -quel momento il povero le tese. Egli fissò gli occhi con meraviglia su -la moneta, poi li levò con una espressione indicibile sul volto della -fanciulla, confuso e in atto di dubbio e d'inchiesta. - -— Ditemi, buon vecchio, gli domandò allora Maria, è questa a mancina la -buona strada per Como? - -— Sì, tenete per di là, dopo un duecento passi vi troverete sulla -strada maestra, poco lontana della Camerlata... Ma dite, quella buona -giovine, non avete voi paura d'andar così sola a quest'ora, in una -stagione di questa fatta? - -— No! mi son messa alla volontà del cielo; e pregatelo anche voi per -me... - -— Oh pensate! anzi, se non fossi vecchio e stracco come sono, vorrei -farvi compagnia; sono incamminato anch'io verso Como; ma fiacco e -malato qual mi vedete, e dopo aver fatte venti lunghe miglia sotto la -neve, appena potrò prima di notte tirar innanzi fino a quella cascina -ch'è laggiù. - -— Vi ringrazio della buona intenzione, ma io devo andare ancor molto -lontano, e si fa tardi. Addio! - - -Ripigliò il cammino, e ben tosto trovossi all'imboccar della strada -maestra. A mano a mano ch'essa progrediva, il nebbione si levava più -denso e cupo, stillando i suoi umidi e crassi vapori nell'aere gelato. -Già non era più di due miglia lontano della città: e qualche viandante -povero come essa, e alcune carrette e calessi tenevano quella via. -Sicchè essa allora si sentiva a battere il cuore più sicuro di prima, -quando camminava sola per la strada di traverso. - -Passò davanti al portone d'una vecchia taverna, che spiccava con le -muraglie sgretolate e tutte nere di fumo sotto le tettoie biancastre -per la neve caduta: il carro d'un mulattiere era sotto il portone, e -dalle grate di legno delle finestre usciva a lampi il chiarore d'una -gran fiamma rossiccia. S'udiva, ora distinto, ora confuso, uno strepito -di molte voci, un alto e sonoro scrosciar di risa: la fanciulla tremava -di freddo e continuava per la via, seguendo intanto con l'anima la -storia de' suoi mesti pensieri. - -Non molto dipoi, il suo orecchio fu percosso da un rumor di ruote e di -cavalli; e quel carro, che aveva veduto sotto la porta dell'osteria, le -passò vicino: lo conducevano due giovani e robusti mulattieri; uno de' -quali seduto di traverso su la schiena d'un vigoroso mulo, cantava a -piena gola, sur una rauca e strana solfa; e l'altro camminava a fianco -del carico, traendo spesse boccate di fumo da una corta pipa di gesso -che teneva inchiodata in un angolo delle labbra, e facendo agli orecchi -delle bestie chioccare a grandi scoppii la sua grossa scuriada. - -Quando i due ebbero adocchiato la fanciulla cominciarono un l'altro a -parlarsi in un rozzo gergo, alternando fra loro certe risa sguaiate e -certi atti misteriosi, che la giovinetta ne raccapriciò tutta, e più -stretto si chiuse sul viso e sul seno il rozzo panno che la copriva, -rallentando i passi per rimanere indietro. Ma un d'essi, mettendo fuori -un aspro gorgheggio che somigliava all'urlo d'un mastino, attraversò -d'un salto il fossatello che lo divideva dal sentiero dov'era Maria, -e le si piantò dinanzi, ficcandole nella faccia gli occhi arditi -e travolti. La fanciulla gelò, e arretrandosi con un involontario -ribrezzo chinò la testa e si coperse il volto con le mani; l'altro -allora, al quale era cosa nuova quella paurosa modestia, le si fece -incontro più audace; e con un motto vergognoso, che ripetè con la buona -intenzione di calmar gli scrupoli della giovinetta, le profferse di far -la strada in compagnia. - -Ella non rispose; ma d'improvviso volgendo le spalle allo sfacciato, -cercò di salvarsi dalle sue mani col fuggire: il terrore le dava l'ale, -ma il giovane la seguiva, la incalzava; e l'altro mulattiero, veduta la -scena, balzava dalla groppa della sua cavalcatura, e correva anch'esso -in aiuto del compagno. - -Maria ansante, affannosa, fuggendo, guatava per ogni parte se alcuno -giungesse, e nessuno si vedeva. Già i due le stavano sopra, e con -avide braccia, come una colomba che due falchi si contendano, già -l'abbrancavano; quand'ecco un uomo sbucar fuori da una viuzza della -campagna: era il vecchio mendicante, che Maria aveva incontrato -al ponticello del torrente. Costui la vide, corse, gettossi fra la -fuggitiva e i due inseguenti; e strinse al suo seno la sbigottita -fanciulla, con un braccio che l'ira fece ancor forte, nel tempo stesso -che levò l'altro armato del nodoso bastone, minacciando di romper -l'ossa al primo che si fosse avvicinato: tutto fu un istante. - -I due compagni, sorpresi dall'imbarazzo si guardarono in faccia un -l'altro; ma il vecchio, con ferma voce, gridò: — Non fate un passo, o -scellerati, e tornate per la vostra strada! Io non ho paura di voi; -e voi accopperete me, vecchio come sono, prima di toccare a questa -fanciulla la punta d'un dito! - -— Cos'ha mai questo demonio di vecchio? disse uno allora; e l'altro: -— Malann'aggia il dannato che guasta il fatto nostro! E come c'entri -tu, vecchia tramoggia dismessa? Vanne al diavolo che t'aspetta, o -t'avrai a pentire!... E tutt'e due allora fecero per iscagliarsi sul -mendicante, e strappargli di mano il bastone, ch'egli teneva ancora -sollevato in atto di minaccia su le loro teste. La giovinetta aveva -gettato le braccia al collo del suo difensore, e vi si teneva stretta, -avvinghiata. - -— Lasciatela stare, per dio! il vecchio riprese con accento disperato, -lasciatela stare: ella è mia figlia!... - -Queste parole fecero uno strano effetto sulle anime rozze ma schiette -de' due garzonacci: e l'accorta menzogna, che la stretta del pericolo -suggerì al pover'uomo, fu quella che salvò la fanciulla dallo -scellerato insulto. - -— Ella è mia figlia! replicò l'animoso vecchio, e la sua nuda fronte -si corrugava, ardevano gli occhi, e tutte le sue membra per lo sdegno -tremavano. I due giovani si trassero indietro, colti da un cotale -istinto di vergogna che non sapevano spiegare a sè stessi; e sui loro -volti foschi e fortemente scolpiti lo svergognato ardimento aveva -ceduto il luogo a un insolito senso di compassione, che li faceva -stupidi e muti. - -Alla fine: — Andiamo, Anselmo! disse uno, questo non è pane per i -nostri denti; e voi, galantuomo, perchè non l'avete detto alla prima, -ch'ell'era vostra figlia?... Non avete a far con dei birboni; e vi -sareste risparmiato a voi l'incomodo d'alzare il bastone, e a noi il -rischio di rompervi le corna. - -Ciò detto voltaron le spalle; e, pigliatosi a braccio un l'altro, se -n'andarono zufolando di concerto, per correr dietro a' loro muli che -avevano perduto di vista. - -— Sia ringraziato il Signore! disse il mendicante, dopo che si furono -allontanati, che m'abbia mandato l'inspirazione di continuar la strada: -io son vecchio, gli è vero, ma mi ricordo d'altri anni e d'altri -tempi... e, per dio! vi giuro, che a costo di questi quattro dì che mi -restano di vita, quegl'infami non avrebbero ardito non solo di torcervi -un capello, ma nemmeno di dirvi una parola di più... Or via! andiamo, -io mi sento bene; la mia forza antica mi è tornata in corpo, e voglio -venir con voi fino laggiù alla città. - -La fanciulla lo guardava con una soave tenerezza, dalla quale -traspariva tutta la gratitudine d'un'anima pura, che non sa trovar -parole per esprimere quello che prova. - -— Creatura del cielo! continuava il mendicante, voi avete stesa la mano -al povero vecchio, voi avete spartito con lui forse l'ultimo vostro -pane! Poco fa, quando là sul ponticello, vi siete fermata dinanzi a -me e con atto di compassione m'avete guardato, io ho veduto spuntare -una lagrima sugli occhi vostri; era tanto tempo che non incontravo -una faccia pietosa!... Adesso, io sono infelice; ma anch'io sono stato -un uomo e ho vissuto giorni ben diversi... oh! ma allora, in vece di -questo giubbone, io portava la divisa gloriosa del soldato, io aveva -veduto più di trenta battaglie, io odorava con gioia il fumo del -cannone; e queste mani, che adesso vedete tremare, hanno piantato una -delle bandiere di Napoleone, là sui tetti delle case di Smolensko, -in mezzo ai ghiacci della Russia!... ma, ora tutto è finito da tanto -tempo; e nessuno sa più nè manco ch'io mi sia... Voi sola m'avete -consolato con un'occhiata d'amore; siate dunque benedetta! - -Maria s'era appoggiata al braccio del vecchio; e alternando parole di -conforto al racconto delle loro vicende così diverse, ma dolorose del -paro, continuarono a camminare in compagnia, fino a che giunsero presso -alla città. Qui si fermarono e si separarono: Maria, con un senso di -riverenza e d'affetto strinse la mano della sua guida, quella mano arsa -e callosa che poco prima s'era levata in sua difesa, e a malincuore si -congedò dal vecchio mendicante, che più non doveva rivedere. - -Battevano le quattr'ore di sera sulla torre d'una chiesa del sobborgo -di Sant'Agostino, quando la giovinetta, sola un'altra volta e sostenuta -dal suo cuore, l'unico fedele che rimanga agli infelici, prendeva -la via della montagna, sperando pure di potere almeno arrivare -presso al suo paese, prima che la notte fosse venuta. Pensava che le -sarebbe stato impossibile il trovare in quell'ora una barca che ve la -tragitasse, tanto più che non l'era nemmeno avanzato di che pagarne il -nolo; e poi, il timore d'esser conosciuta, e la ripugnanza che sentiva -a mettersi di nuovo in mezzo alla gente per le vie oscure ed anguste -della città, le accrescevano la sicurezza di poter giungere egualmente -da parte di terra al termine del suo viaggio: era quella la strada -del suo terreno nativo, e l'aveva trascorsa più già d'una volta fin da -fanciulla, in compagnia del padre suo. - -L'alpestre cammino era disagiato e rotto, ma i passi della fanciulla -eran rapidi e sicuri; un segreto coraggio la sosteneva, dicendole che -dopo un'ora di via ella sarebbe finalmente giunta al luogo della sua -pace, a quel ricovero così sospirato e pianto, dove oramai aveva poste -le sue poche speranze, tutta la sua vita. La poveretta si pasceva, -camminando, di queste pure idee consolatrici: e mentre continuava la -sua via su per la difficile erta, pareva che la ricordanza de' suoi -mali recenti andasse dietro a lei fuggendo, svanendo a poco a poco, -come l'angustia di un pericolo già passato. Domandava a sè medesima, se -la vecchia Marta fosse ancor viva, se l'aspettasse ancora, se l'avrebbe -stretta nelle sue braccia, se le avrebbe perdonato e tenuto luogo di -madre. In mezzo a queste immagini, la cui amarezza era temperata dalla -fiducia, Maria non s'accorgeva dell'asprezza della strada, e le sue -gracili membra portavano con alacrità l'insolita fatica. - -Di poche e rade tracce umane eran tocche le nevi di quelle dirupate -rive; il fianco della montagna, tagliato a mezzo della via che conduce -da uno all'altro di que' sette miserabili e oscuri villaggi, i quali -si chiamano con superbo nome le sette città di Blevio, presentava in -tutta la sua nudità lo squallore dell'inverno, che aveva fatto quasi -impraticabile i sentieri e le coste. Macigni rovinati di recente, e -ricoperti tutti dallo stesso manto di neve; alberi conquassati dagli -eterni rovai, e minaccianti di rovesciar su la strada, co' rami più -annosi squarciati, che crepitavano al più leggiero soffiare del vento; -e gore d'acqua putrida, ghiacciata, dov'era rotta o fessa la terra; -e giù giù, per il dosso della montagna, boscaglie nude, stecchite e -rigagnoli di nevi squagliate: vecchi torrenti che trascinavansi dietro -ceppaie sbarbicate e lembi di terreno lacerati dall'impeto del gorgo, -poi con fracasso si dividevano, si moltiplicavano saltando per le -rapide balze e rovinando per entro le scoscenditure e le frane con uno -scrosciare dirotto, il solo strepito che sturbasse la sepolta natura; -e al basso, in fondo, spiccando col suo cupo colore, sotto il cielo -torbido e bruno e sotto ai monti tutti bianchi, la verde e muta acqua -del lago. - - -Intanto era sopraggiunta la notte; e, dopo molti pericoli e molto -terrore, Maria aveva attraversato l'ultimo di que' sette villaggi. -Passando, non aveva veduto che il riflesso di qualche tardo lume, -dietro il pertugio ingraticolato d'una casipola; non aveva incontrato -che due o tre montanari, i quali, senza badare a lei, s'erano perduti -per le tenebrose callaie del paese. Cominciava a spirar di nuovo la -tramontana e a fioccar più larga e più folta la neve, sbattuta dal -vento, che fischiava rompendosi contro ai dirupi e sollevava ne' suoi -vortici quella già caduta. - -Più d'una volta la fanciulla, la quale infiacchita, affranta dal -crudele viaggio, oramai reggevasi a stento, sentì mancarsi sotto i -piedi il terreno, e alzò uno strido di spavento, uno strido che quella -stessa orrida solitudine lasciava senza risposta; più d'una volta -con disperato sforzo si mise a correre a tutta lena su la perigliosa -via, a fianco de' precipizii, sul margine degli sdrucciolevoli massi, -come per salvarsi dal turbine che pareva inseguirla; e poi affannosa, -anelante e credendo veramente di morire, s'avvinghiava con le deboli -braccia al tronco d'un albero, alle punte d'uno scoglio. E il vento -quasi si facesse giuoco della misera creatura, come d'una gracile -canna, or la incalzava e or la respingeva infuriando; nella foga del -correre contro l'impeto dell'uragano, essa aveva perduto la mantellina -che la copriva: e, a ogni buffa del vento, le sue trecce sciolte le -sferzavano sul candido collo e sul viso livido e agghiacciato. Poi -tornava a camminare, e sollevando di sopra il capo le mani strettamente -intrecciate, sembrava tra l'orror dello spavento e il gemere della -preghiera domandasse al cielo la morte come una grazia; stanca la vista -le si appannava, le si confondevano nella mente gli stessi pensieri di -terrore, e già più non sapeva dove ella fosse. - - -Alla fine, il sentiero cominciava a calar al basso; e in mezzo al fosco -della notte e allo smorto biancheggiar delle nevi, parve a Maria di -vedere un filare d'alberi, un muro, una casa... - -A tentone seguitava la guida di quel muro, e trovavasi in faccia d'un -cancello chiuso fra due cadenti pilastri. Appoggiò la fronte alle -fredde aste del cancello... e riconobbe ch'era il campo santo del suo -paese; e credè perfino discernere il mucchio di terra dov'era sepolto -suo padre e la croce coperta di neve che lo proteggeva. - -Allora si mise devotamente inginocchioni su l'entrata del sacro -terreno; e da quella scena di morte richiamata d'improvviso ai -pensieri della vita, pregò, pregò a lungo... Ma il disagio patito, la -dolorosa via, l'angoscia e il rimorso, tutto le piombò in quel punto -su l'anima, la quale forse più non era attaccata che per un filo -all'esistenza. Ella abbrividiva, si sentiva sfinire, ardeva, gelava -nel momento stesso... Non ebbe più forza di tenersi al cancello che -aveva abbracciato, e lasciandosi cader giù lentamente su l'agghiacciato -terreno, giacque come morta. - - -Un'ora di poi lo scalpitar d'un cavallo turbava il silenzio mortale di -quella desolata riva. La notte era già alta, l'uragano cessato; e solo -testimonio di vita era il fremito indistinto del lago, che si rompeva -alla sponda col monotono spumeggiar del fiotto. - -Il giovin cavaliero, ravvolto nel suo corto mantello, pareva -disprezzare tutto il rigore della stagione, e consolarsi quasi nel -respirar l'aria asprissima della montagna. Egli aveva abbandonato -le redini sul collo del suo cavallo, che con passo lento e stanco -discendeva per la china. - -Allorchè giunse presso al campo santo, il suo sguardo cadde a caso -sopra qualche cosa d'opaco che spiccava sul bianco terreno. Raccolte -le briglie, volse il cavallo da quella banda, e curvandosi sulla sella -vide al debole chiaror della neve onde appariva coperta ogni cosa -all'intorno, una misera creatura la quale pareva svenuta o estinta; e -pensò ch'era forse colà venuta dal paese a pregare per i suoi morti, -e che la crudezza del freddo o l'imperversar dell'uragano l'avevano -ridotta a quegli estremi. - -Il cuore gli tremava forte; fermò il cavallo, scese di sella; e poi -chinatosi sul terreno presso quella salma assiderata, riconobbe ch'era -una povera giovinetta; e sorreggendola sulle sue braccia la sollevò -alquanto e la sostenne, inginocchiato com'era, sì che la testa grave -e cadente dell'estinta si rovesciò su la sua spalla. Allora egli -avvicinò il suo volto alla bocca della infelice, per conoscere se un -alito leggero di vita scaldasse ancora le sue membra immobili, fissò -gli occhi sovr'essa; ma al primo guardare, nulla vide, nulla distinse, -quasi che l'anima sua non avesse più senso... Tornò a fissar quella -fronte, que' labbri, que' cigli, ogni fattezza... e un brivido gli -corse per tutte le vene, e si sentì passar attraverso al cuore come la -fredda lama d'un pugnale... Arnoldo l'aveva riconosciuta. - - - - -XII. - -SAGRIFICIO. - - -Chi non vide la bottega del signor Samuele, il nostro speziale, in -quella notte, non penserà forse ch'io possa, - -«Credendo e non credendo, dicer vero.» - -Fu un agitarsi, un andar e venire, una faccenda, un tramestío, che a -memoria d'uomo non s'era mai veduto il simile in quelle quattro mura; i -novellieri del paese n'ebbero a cianciar per lungo tempo, e a farne le -più belle e strane conghietture del mondo. - - -Nel mezzo della stanza, sopra il seggiolone ch'era là, solito trono -d'ogni sera del signor curato, giaceva coricata e sostenuta da alcuni -guanciali, la povera giovinetta, la quale non dava più nessun segno -di vita. Erane il viso bianco e smunto, e solo al contorno degli occhi -infossati e delle labbra sottili appariva dipinto d'un rossor livido, -cupo e morente nel pallidissimo colore della fronte e delle gote; -ma gli occhi eran chiusi, le braccia al lungo del fianco distese, -irrigidite; e tutta la bella persona immota, raggruppata, per così -dire, in sè medesima e co' ruvidi panni raccolti d'intorno, che -s'informavano dalle dilicate membra, era stesa nella grave, abbandonata -positura d'un cadavere. - -Presso a lei, curvo sopra uno de' bracciuoli della seggiola, stava il -giovine inglese, muto e smorto esso pure, quasi come la svenuta; e le -sue pupille senza moto non si staccavano mai dalla faccia di Maria; la -quale posava con la testa arrovesciata all'indietro, come se l'anima -di lei avesse già abbandonata quella sua verginale dimora. Nè altra -cosa rivelava la vita in quella strana immobilità del giovine, fuorchè -il leggero mover delle labbra, quasi che pronunziassero parole senza -suono, e tremassero commosse dall'incerto e sublime sorriso che fu dato -solamente al dolore, quando ancora non abbia perduta tutta la speranza. - -Con le faccie lunghe, curiose, guardandosi di sottecchi a ogni -momento, uno in atto d'interrogare come la sarebbe ita, e l'altro di -rispondere che non lo sapeva, se ne stavano il signor curato e il -deputato politico, dietro il seggiolone, presso d'un tavolino; sul -quale vedevasi lo scacchiere abbandonato, con le pedine sparsevi sopra: -e da certe occhiate, che i due lasciavan cadere su quello a ora a -ora, s'indovinava in essi il rammarico della partita intralasciata. In -mezzo a loro allungava il collo, come il solitario cappone dalla stia, -l'agente comunale, quotidiano testimonio e giudice delle sette disfide -de' due campioni a dama. - -Colui che dall'altra parte gesticolava con gran foga nel parlar -sottovoce al dottore, era quel vecchio galantuomo del signor Gaspero; -egli, ragionando, spiegazzava la gazzetta che ancor teneva fra le mani, -l'ultima capitata al paese in quel dì stesso. E qui, torna bene che -conosciate la prudenza del curato; il quale, dopo il brusco esempio -di quel disgraziato don Carlo, aveva smesso non poco del suo ardore -politico; e, ceduto il diritto della lettura al signor Gaspero, si -era rassegnato alla parte d'ascoltatore, accontentandosi durante la -sessione parlamentaria in casa dello speziale, di scrollare il capo, -fregarsi le mani, o d'andar traendo lunghi sospironi, o di sogghignar -fra sè e sè; il qual diplomatico suo vezzo faceva allora il termometro -infallibile della politica del paese. - -Intanto lo speziale e il dottore s'affaccendavano a gara intorno -alla tramortita fanciulla, con una sollecitudine e un'umanità degne -veramente del secol nostro; e mettevano alle prove la dottrina e l'arte -per richiamarla alla vita, e per conoscere se mai un palpito ancora -poteva essere suscitato in quel cuore che più non batteva. Lo speziale, -rimboccato un lembo del suo grembiule di tela roana scura, e inforcato -il naso con gli occhiali, davasi attorno con una premura, un affanno da -non dire, e rimestava le cassette, gli armadii e le scansìe, le quali -dalle spalancate vetriere presentavano la tremenda falange de' vasi -e delle boccie di polveri e manteche, d'olii e di sali, di succhi e -quintessenze, da disgradarne Avicenna e Hanhemann. Il dottore aveva già -invano sperimentato di stropicciar le tempie, la fronte e i polsi della -giovinetta con essenze spiritose, e metteva giù con dispetto le inutili -ampolle; invano le aveva posto sopra il seno de' pannilini riscaldati, -e di grosse coperte le aveva ravvolte le insensibili membra. Tutti -volevano dir e fare; proponevano, discutevano, parlavano tutti in una -volta; era un trambusto, un frastornío, che avrebbe potuto risvegliare -i sette dormienti della leggenda. — E quella gran gara era l'effetto di -due sole parole, pronunziate dal nostro giovine eroe allorchè, entrato -nella bottega, con infinito stupore e maraviglia di tutti, recandosi -su le braccia la svenuta fanciulla, depose sul seggiolone il caro suo -peso, e disse: — Tutto quanto io posseggo a chi salva questa giovine! - - -Ma poichè il mio racconto, con vostra buona pazienza, cammina a -rilento, non v'incresca di volgere indietro un'altra occhiata. - -Era passato più d'un mese dal dì che Arnoldo abbandonava Milano, per -venire in traccia della perduta Maria. Se vi ricorda, quando seppe -ch'essa non era più nella bottega della crestaia, nè potè averne -in altra maniera notizia alcuna, si mise in mente che la si fosse -ricoverata al suo paese, presso alcun parente; e partì con questa -certezza. Venuto fino a ****, prese a pigione una parte dell'antico -palazzotto, ove suo padre aveva prima dimorato; ma quant'egli fece -per trovar qualche traccia della giovine orfana, fu tutto vano. Queste -ricerche replicate e sempre perdute gli facevano scorrere nell'affanno -e nel dubbio i tristi giorni dell'inverno; e un mese così passò. - -C'erano pure alcuni dì, ne' quali sentiva ancora di vivere: eran -quelli, in cui salito in sella d'un giovine cavallo, che da un pacifico -Comasco aveva in quel torno comperato, s'arrischiava su per le rotte -strade delle montagne, sfidando l'aspreggiare della stagione, e la -traversìa de' venti. Quelle corse selvagge lungo i margini dell'acque -e sopra i fianchi de' dirupi, gli ricordavano la sua patria, il suo -cielo, le nebbie del mare, il castello del buon zio, la combattuta -sua giovinezza; tutta la prima, la vera poesia dell'anima vergine e -ardente. Poi succedevano de' giorni, ne' quali gli tornava incresciosa -la vita, e gli pareva che al suo soffrire non restasse altro conforto -che un novello soffrire. Allora se ne stava, le ore intere, appoggiato -alla finestra della sua stanza, guardando il lago, e si sprofondava -nella meditazione e nel passato: un volume, suo fedele amico, un bello -Shakspeare, ch'era un ricordo del cugino Randale, del compagno de' suoi -prim'anni, gli stava aperto dinanzi; e gli uomini disegnati da quel -gran pittore dell'anima e della vita pigliavano agli occhi suoi figura -e movimento. Vedeva sè stesso nello sfortunato Edgardo, il figliuolo di -Glocester; piangeva al sublime delirio, alle cocenti lagrime di Lear, -fremeva a' soliloquii di Macbeth, e pensava a suo padre; per lui, la -tenera Cordelia, l'innamorata Desdémona, la dolente Caterina, eran -sempre Maria. Altre volte, e il più sovente, camminava di buon mattino -fino alla casetta d'Andrea, che la vecchia Marta abitava ancora, quanto -solitaria e grama, lo pensate! E' vi restava per tutta la giornata, -seduto in un canto del focolare, poco lontano dalla vecchierella; la -quale non faceva che parlargli di _quella cara tosa_. Era la meschina -dimora unico avanzo del bene della fanciulla; e senza il buon signor -Gaspero, che aveva salvato per miracolo dagli artigli dell'esattore -comunale la casa e la vigna, tutto sarebbe stato perduto. Egli poi lo -fece perchè, a dirvela in confidenza, sentiva ancora il batticore per -la giovinetta, che si ricordava d'aver le tante volte fatto ballonzare -piccina su le sue ginocchia. - - -Arnoldo dunque contemplava, con l'anima tremante e con lo sguardo -fisso, atterrito, immobile, la faccia della fanciulla; e stava spiando, -se in mezzo a' tormenti, con che il dottore e lo speziale straziavano -quella bianca e dilicata creatura, il cuore e le labbra di lei si -riaprissero al gemito dell'esistenza. Con ambe le mani e' le strinse la -destra agghiacciata, e avvicinandola alle sue labbra, con quell'affetto -che solo può essere consacrato dalla terribile idea della morte, -v'impresse un lungo ardente bacio d'amore, delirando quasi che con quel -bacio gli fosse dato restituirle la vita; come Romeo, quando venne alla -tomba di Giulietta. - -La baciò di nuovo, la contemplò... soprastette... E poi, balzando -d'improvviso, con un accento soffocato dall'impeto della gioja, -proruppe: — Ella vive ancora!... - -Non era una vana illusione; quella fredda mano aveva risposto al premer -delle sue con un bàttito leggero, fuggitivo. Era il tornar della vita; -egli allora, tutto tremante di speranza e di terrore, le posò la destra -sopra il seno, e quel leggier risalto si ripetè: era il cuore che -ripigliava il suo palpitare. - -Nè molto andò ch'essa riaperse e lasciò errar debilmente all'intorno -gli occhi estatici e muti; e fece come un grande sforzo per sollevare -la testa; poi gli occhi si richiusero, e la testa ricadde. Arnoldo -sentì di nuovo la crudele stretta dell'angoscia, e il suo volto si -ricoperse di mortale pallidezza. Allora afferrò per un braccio lo -scompigliato dottore che gli era vicino, e fortemente scuotendolo, — Mi -rispondete voi della sua vita? domandava con alto spavento. Ed esso, -sotto la tortura di quelle valide stratte, balbettava: — Rispondo, -rispondo io... Non tema; mi lasci, mi lasci andare!... - -— Ma questo letargo mi spaventa! replicava il giovine, dando un altro e -più fiero squasso al braccio del povero dottore. - -— Non tema, questi rispondeva, è un semplice sopore, è una cosa -naturale... Io me l'aspettavo... bisogna che sia così! - -Ma lo speziale, veduta quella potente dimostrazione, rinunziava -all'intrapresa cura, alla speranza del grosso regalo; e cautamente, -come un buon capitano che prevede a tempo il pericolo, ritiravasi -dietro la trincea del suo banco. - -Intanto bisognava pensare a collocar la malata in qualche altra parte, -dove potesse riposare, meglio che non in quel duro seggiolone del -curato; bisognava trovare una camera, un letto: lo speziale era nel -cimento d'offrir il suo per quella notte, e Arnoldo già aveva risoluto -di farla trasportar nella villa; quando il signor Gaspero venne fuori -col miglior consiglio: e fu, che mandassero a chiamar la Marta, e -portassero la fanciulla nella sua propria casa, che non era lontana; e -così almeno la poveretta, al suo risvegliarsi, sarebbesi trovata sotto -un tetto conosciuto, tra le braccia d'una persona amica. - -Mandarono dunque per la Marta; e come la buona donna si rimanesse -consolata insieme e sbigottita, tra la contentezza di riveder la -sua Maria, e il dolore di ritrovarla in quello stato, può credersi -appena. Ma Arnoldo e il dottore pressavano, sicchè ben presto ebbero -trasportata la giovinetta, tutta ravviluppata nelle coltri, a casa sua; -dove giunti, la posero in quella camera, ch'essa un tempo occupava, nel -suo letticciolo, ch'era ancor rifatto. - -Essa era tuttavia immersa in un sopore profondo. Arnoldo, che l'aveva -sostenuta tra le sue braccia, con quella cura attenta e gelosa della -quale solo l'amore è capace, si trattenne per lunga pezza appiè del -letto; e, seduto sur uno sgabello, col capo chino su le ginocchia, -s'abbandonò a lunghi e dolorosi pensieri. Poi, avendo il medico -raccomandato gran silenzio e quiete, acconsentì a ritirarsi nel -piccolo andito vicino, e si riposò sopra una seggiola, presso la porta -socchiusa della cameretta: donde gli giungeva all'orecchio l'affannoso -e grave respirar di Maria, la quale, riavuta alfine dal suo lungo -svenimento, era caduta in un sonno profondo. Marta stette a vegghia -tutta la notte presso il capezzale della fanciulla. - - -La mattina seguente, sul primo albeggiare — erasi il cielo durante la -notte sgomberato dalle nuvole, e risplendeva uno di que' dolci soli -d'inverno, che consolano il cuore degli uomini e la malinconia della -natura, uno di que' soli che, dopo l'imperversare del cattivo tempo, -non sono radi in quel beato angolo della terra. — Maria si riscosse -dal profondo suo sonno, e sollevandosi lentamente su la persona, alzò -gli occhi, e vide il primo raggio di quel sole, smorto ma pur limpido, -che penetrava per la finestra, e cadeva sopra il suo letto. Guardò -trasognata all'intorno, e ravvisò la figura amorevole e serena della -Marta; la quale, seduta da un canto, stava a mirarla tra confortata e -pietosa, senza poter dire sola una parola. Riebbe allora la conoscenza, -tornò a volger gli occhi per ogni parte, chè ancora non sapeva dove -fosse. Era pur quella la sua cameretta, un tempo sì cara, il soggiorno -d'un'età più felice; era il raggio del suo sole che la salutava, era -quella la casa di suo padre e di sua madre. E già non si ricordava più -d'aver pianto e patito... Ell'era ancora là, eran tornati i giorni -della sua fanciullezza.... tutto era stato un sogno, un lungo e -terribile sogno! - -Ma rivolse il capo dall'altro canto, e gli occhi suoi s'incontraron -negli occhi d'un giovine di nobile aspetto, che, incrociate sul petto -le braccia, la contemplava silenzioso, ma sorridente. Essa lo guardava, -e coll'incertezza dello sguardo pareva domandar chi fosse quel giovine. -Allora tutti i suoi pensieri si sollevarono nella mente, si confusero, -le ripiombarono in un punto sul cuore; la speranza che tutto fosse -stato un sogno era svanita... Distolse gli occhi da lui, gettò le -braccia al collo di Marta, che s'era fatta a lei più vicina; e tutto -nascondendo il viso in quell'amplesso si mise a piangere, come si -piange quando con le lagrime a lungo represse si può sfogar un dolore -raggruppato per tanto tempo nel cuore. - -— Oh! cosa le avete voi fatto, signor Arnoldo?.. domandò la Marta, -posando in atto di compassione la destra sul capo chino della -giovinetta. - -— Io l'ho amata!.. rispos'egli. - - -In quel mezzo, il medico comparve su l'uscio della camera. Maria era -ricaduta sui cuscini del letto, in un nuovo spossamento di tutte le -forze. Il dottore le si avvicinò, studiò con attenzione il suo volto -colorato allora d'un leggier vermiglio, e gli occhi incavati e morti; -le toccò i polsi, che rispondevano con ardenti e ineguali bàttiti -febbrili, e conobbe che il male era più serio che prima non pensava. -Ma, benchè in cuore lo sentisse, pure tacque al giovin forestiero -il suo fatale sospetto; e limitossi a ordinare alcune pozioni, e a -prescriver novamente che lasciassero l'ammalata in un assoluto riposo, -procurando di risparmiarle la più piccola sensazione di piacere e -di dolore. E poi, si volse ad Arnoldo, e, fattosi un po' d'animo, -gli comandò d'allontanarsi da quel luogo, se pur voleva che la vita -dell'ammalata fosse salva. - -Arnoldo obbedì a malincuore, ma obbedì. Uscito in compagnia del -dottore, quando furon nell'andito, si fermò, e lo prese per la destra, -dicendo: — Giuratemi ch'ella vivrà! con un accento che fece tremare il -pover'uomo; il quale lo guardò, e balbettando rispose: — Oh! oh! oh! -tutto sta nelle mani di Colui ch'è lassù!... - -Chi amò veramente e pianse al terribile dubbio di dover perdere per -sempre l'amor suo, immagini l'angoscia dell'innamorato giovine. Alla -vita di quella creatura era allora attaccata la vita della sua fede, -il coraggio dell'anima sua, tutta la sua speranza terrena. Fino a -quel giorno, egli non aveva pensato mai esser così dura la solitudine -a un'anima che ha bisogno d'amore e d'esempio; e quando ritrovò -quell'angelo di pura bellezza, che nella sua mente egli aveva rivestito -dei più ideali colori della virtù, confidò finalmente che il cielo si -fosse riaperto per lui. Il solo pensiero di dover perderla ancora gli -appariva tremendo, come l'anátema della disperazione; egli stesso non -aveva creduto fino allora d'amarla tanto! - - -Il dì seguente, il medico dovette pur troppo confermarsi nel concepito -sospetto; gl'indizi d'una lenta febbre di consunzione si manifestarono -nell'ammalata; la sua notte era stata senza sonno; al letargo del dì -innanzi eran succeduti il turbamento, il delirio, l'obblio del passato -e il vago presentimento d'un termine vicino; e a tutto ciò ben presto -s'aggiunsero una tosserella aspra e muta, e un assiduo languore. -L'infelice si lamentava spesso d'atroci punture al cuore, d'un sordo -tintinnìo negli orecchi, d'improvvise fiamme che le ardevano il sangue, -le oscuravano gli occhi e la mente; e allora, le coltri le pesavano sul -seno, le erano insopportabili; e, con un fievole gemito, diceva di non -poter respirar l'aria che la circondava. - -Poi succedeva un lunga spossatezza, e pareva che la sua vita andasse -mancando, come un raggio che si dilegua; pareva che ogni ora dovesse -esser l'ultima per lei. La buona Marta era sempre al fianco di quel -letto; e la sorreggeva, e apprestava le medicine dal dottore ordinate: -benchè essa nel suo cuore molto soffrisse, aveva forza di non piangere, -e trovava sempre qualche pietosa parola per sostenerla. Ma quando -l'ammalata era quieta, e ch'ella si sedeva sola a' piedi del letto, -allora lasciava tacitamente scorrere le sue lagrime; e coll'anima sua -semplice e fedele pregava, sempre in segreto, la Madonna. - -Talvolta, nel cuor della notte, Maria a un tratto balzava esagitata, in -mezzo a que' sonni leggieri, se pur sonni potevano dirsi gli sfuggevoli -riposi che il dolore, stanco quasi di tormentarla, le concedeva; ella -balzava a seder sul letto, e cacciandosi indietro con le mani tremule e -scarne i lunghi capegli, che umidi di febbrile madore le si stendevan -sul viso, spingeva gli occhi attoniti fra l'ombre della camera, e poi -levava la destra convulsa per additar quelle immagini sinistre che -l'assediavano, o quelle persone amiche con le quali immaginavasi di -parlare e di piangere. Allora i suoi pensieri vagavano nelle torbide -memorie del passato; la sua innocenza, l'amor suo, i pericoli corsi, -le sue disgrazie, e tutti quelli che l'avevano avuta cara, e quelli che -le avevano fatto del male, tutto le si affacciava in un punto all'anima -oppressa; e le sue interrotte parole erano piene di pietà e di dolore. -La sola Marta era testimonio di que' solitari e compassionevoli -lamenti. - - -— Perchè mai mi lascian tutti così sola, sola, dopo ch'io fui sempre -perseguitata?... Oh Dio! che ho fatto di male? O mia madre, io pensava -sempre a voi, quand'ero lontana; ma questo povero cuore... questo -cuore non era mio! Tengo qui dentro un segreto, che non devo scoprire -a nessuno, neppure a lui, a lui che... ah il suo nome io non potrò -dirlo mai!.. perdonatemi, o mia buona mamma! Dio m'ha castigato... -perdonatemi voi!... S'egli mi parla di qui innanzi, tacerò, farò la -sorda, fuggirò via... Aimè! dove sono?... Questa è la chiesa ov'egli -m'aspetta, questo è l'altare — Ave, Maria, piena di grazia, il Signore -è con te... — Forse non verrà! Ah no! eccolo, è lui!... Perdono, o -Signore! io ascoltai la sua promessa, perdono! - -E ricadeva illanguidita e senza movimento, per sollevarsi ancora, dopo -pochi momenti, rapita dall'impeto di nuove immagini: — Egli tornerà, -il suo cuore è buono; le sue parole son vere, come la virtù; con -quello sguardo, è impossibile non dir la verità!... Oh caro! io l'avrò -convertito, egli crederà nella nostra santa fede, e verrà a pregar il -Signore con me... Io sono pallida, lo so; ho patito tanto e sto ancora -assai male... Guardatemi, ditemi: è egli possibile che non mi riconosca -più, che più non sappia chi sono?... No, non è vero! esso era pur qui, -io l'ho veduto; e m'ha ben ravvisata, e m'ha sorriso come una volta! -S'io non fossi bella come prima, avrebb'egli sorriso?... - -E anch'essa la povera giovinetta, come se contemplasse un'ombra -presente, sorrideva così da strappar le lagrime a chiunque l'avesse -ascoltata in quell'ora. - -Dopo un altro istante di riposo, risorgeva ancora lentamente, giacchè -invano la desolata Marta tentava con amorose e ripetute preghiere -di far ch'ella si coricasse più tranquilla. E giungendo le mani, e -scuotendo il capo, in atto di chi racconta lunghi travagli sostenuti, -ripigliava: — Io non ho amato altri che te, e non te l'ho detto mai!... -Ma per amor del cielo, non ne parlare con persona viva... Vedi! mia -madre è morta, mio fratello, mio padre, tutti son morti!... Io sono -sola a questo mondo... e tu! tu mi puoi dare il paradiso o l'inferno... -Io vorrei esser tua; ma temo che lassù in cielo non sia scritto così! -Vieni, vedi, questa è quella Madonna, a' piè della quale mi giurasti -di volermi sempre bene... T'avvicina, pigliami per mano! Dio ne -benedirà!... Ma, chi è mai quel prete? lo vedi tu? io lo riconosco... -è lui, è mio fratello, è il tuo amico... Oh Dio! Dio eterno! fuggiamo, -lasciami! Non vedi ch'egli leva la destra in atto terribile di -minaccia? non senti ch'egli ne maledice tutt'e due?... - -Ma il cielo pietoso, dopo quelle notti d'angoscia, dopo quelle visioni -di sgomento, le concedeva almeno lunghe ore d'una calma benefica e -sollevatrice, interi giorni di pace e di rassegnazione; nel volger -de' quali dolce le tornava lo sfogo del pianto, il conforto d'una -calda preghiera, e soave perfino il ricordarsi del dolore sofferto, -il pensare a quello che ancora le restava a soffrire. In quel tempo -però ella poco parlava, e pareva quasi straniera a ogni affetto che -la riavvicinasse a questa vita: l'avresti creduta una di quelle sante -giovinette martiri della prima età cristiana, le quali, in mezzo a' -tormenti, contemplavano estatiche una corona celestiale. - - -Io non dirò tutto il patire di quella meschina, chè già questa semplice -narrazione è troppo compassionevole e piena di pianto. La malattia -della povera Maria fu lenta, sorda, penosa; più d'una volta essa toccò -a quel tremendo punto, in cui la sola speranza che rimanga è un domani -nel cielo; più d'una volta fece temere di vederla finire, dopo alcuno -di quegli impeti di tosse convulsiva che di frequente l'assalivano. - -Eppure il dottore, sia che non fosse troppo sapiente, sia che vedesse -più in là che non sembrava, ebbe segreta speranza di salvarla ancora; -e nelle cure assidue che le prodigava, non tardò ad accorgersi che il -male non aveva soggiogato del tutto quella debole complessione, e che -anzi a poco a poco rimetteva della sua crudeltà; onde fu persuaso che -se alla fanciulla non erano quaggiù promessi lunghi anni, le sarebbe -stato conceduto almeno di vedere più d'una primavera, e forse di -respirar novella vita nel balsamo dell'aria nativa. - -Egli non s'ingannò. Venne la primavera, e ben presto la gracile salute -della nostra giovinetta cominciò e rifiorire. Il silenzio dell'anima -e la pace della natura poterono più che gli sforzi dell'arte; ma -per non far ingiustizia a quel dabbene del dottore, bisogna dire che -la paziente attenzione e lo studio che pose a risparmiare alla sua -ammalata ogni più leggiera commozione e più di tutto ogni memoria della -sua vita passata, fanno fede ch'era miglior medico ch'egli medesimo -non si credesse, un medico filosofo, voglio dire, come pretendono -d'essere tutti i nostri medicuzzi d'ieri. Non permise ad Arnoldo di -visitar Maria che una sola, o al più due volte la settimana; e sempre -in compagnia di lui, per due eccellenti ragioni: una, perchè il mondo -non dicesse, l'altra, perchè un solo colloquio che fosse finito con far -piangere l'ammalata, avrebbe potuto rovinar il sistema della sua cura. -Dunque, in tutto quel tempo, Arnoldo era stato quasi straniero per -Maria; essa non osava domandare di lui, neppure alla Marta; ed egli, -temendo sempre che il cielo non gli rapisse quel fiore sì adorato, si -tenne in una mesta e contegnosa lontananza. La Marta poi, la quale -dapprima, finchè durò il male di quella sua diletta, aveva saputo -soffocar le lagrime, allora piangeva; ma piangeva di consolazione. - - -Era un mattino, un bellissimo mattino, al principio d'aprile. - -Maria sedeva al raggio di quel puro sole, nel cortiletto che si -specchiava al lago; sedeva tranquilla presso il muricciolo, sul quale -erano ancora i suoi vasi di fiori, quantunque inferme e cadenti ne -fossero le odorose pianticelle. Essa respirava l'aria imbalsamata dai -profumi della mattina; e il suo viso alquanto pallido ancora, mostrava -quel soave incanto di bellezza, che tocca assai di più, quando rivela -il segreto d'un'anima che si ricorda de' suoi dolori. Un sorriso -ineffabile, misto d'una dolcissima malinconia, errava sulle sue labbra -ancora smunte; e la lieve tinta rosata onde le si coloravano le gote, -faceva spiccare di più la muta candidezza del suo bel volto e del -sottile suo collo. - -Arnoldo entrò nel quieto ricinto; nè Maria, assorta ne' suoi pensieri, -s'avvide di lui. Egli le si avvicinò lentamente: la fanciulla alzò -allora gli occhi, e la sua fronte si velò d'un vivo rossore, che -subito sparve. Alla prima, Maria non trovò parola; poi balbettò come -un saluto; e il giovine, fattosi a sederle d'accanto, si rimase lungo -tempo a guardarla, incerto e pensieroso. Ed essa, inchinate le pupille -a terra, taceva. - -— O Maria! diss'egli finalmente, io benedico quest'aria così serena e -in pace, questa gioja di tutta la natura, questa divina bellezza della -terra e del cielo che vi restituiscono la vita, che sembrano sorridervi -per consolarvi di tutto quel ch'è passato!... Voi siete nata in un -paese beato; questi monti e quest'acque sono la più bella contrada del -mondo... Oh vi fossi nato anch'io, oh fossi anch'io italiano!... Ma -voi lo sapete, o Maria, i' ho risoluto di non abbandonar più questi -luoghi. Ora, son solo su la terra, e costretto a fuggire dalla casa de' -miei padri, a portare un nome che non è mio! Una volta io era potente, -adulato, cercato; ora mi respingono tutti. Ma voi non mi respingete, -no; io non posso più che offrirvi un'umile sorte e l'esilio; ma voi -siete buona, e manterrete la vostra promessa!... Ditelo, Maria, ditelo -adesso ch'è tempo! Fra voi e me non c'è più distanza; e una vita -modesta, ma beata con voi, è la sola felicità alla quale io voglia, -alla quale mi sia concesso d'aspirare. - -— Lei è un buon signore, ha un cuor che d'uguali ce n'è pochi! Ma io -cerco inutilmente esprimere quel che sento... Ah! se le mie parole -hanno qualche valore agli occhi suoi, deh m'ascolti, signor Arnoldo!... -E così Dio mi mandi forza di parlarle com'io devo, in questo momento -che deciderà della mia vita! - -— Dite, Maria! Il farmi felice o infelice per sempre, sta in voi... a -voi lascio la mia sorte! Ho saputo rispettar fin adesso ogni vostro -desiderio, non v'ho mai ricordata una promessa... perchè il vostro -dolore, le vostre disgrazie... - -— Per carità, signor Arnoldo, non parliam più di me. È di lei che mi -preme, della sua felicità, del sacrifizio ch'ella vorrebbe fare. Oh! -ritorni per un momento su la sua vita passata; pensi a lei stesso, come -deve fare un uomo; e poi decida. - -— Come, o Maria, sarebbe possibile che ricusaste d'unire la vostra -sorte alla mia? dopo tutto quel ch'è stato, dopo tanto amore?... Oh io -vi amo ancora, o Maria, vi amo, come la prima volta che vi ho veduta, -come quel giorno... - -— Non mi dica così, signor Arnoldo, io ne la prego col mio cuore, -con le mie lagrime!... Se ha ancora della stima per me, parliamo -come fossimo stranieri uno all'altro. Non è vero ch'ella non abbia -più nessuno a cui pensare... Suo padre soffre certamente per la sua -lontananza, e sospira di rivederla prima di morire, di lasciarle il -suo nome e l'onor della famiglia... E le sue buone sorelle?... e il -suo paese che lo chiama, che l'aspetta, che ha bisogno di lei?... -queste cose, appena io capisco come sieno, ma pur sento che son vere. -Non posso creder che suo padre l'abbia maledetto, non è vero che più -nessuno si ricordi di lei! E se anche, al primo momento, lo sdegno -l'avesse fatto ingiusto, si sarà pentito da poi; perchè padre e -madre perdono tutto, piuttosto che i figliuoli... E se dapprima, per -l'onore, ella ha creduto bene d'abbandonare chi lo disprezzava, adesso -è il momento di far vedere a loro stessi, che la persuasione e non il -capriccio l'hanno consigliata, e che ha ancora, lasci ch'io lo dica, lo -stesso cuore e la stessa virtù! - -— Buon Dio! siete voi che mi parlate così? chi vi disse tutte queste -cose? chi ve le inspira? Io, sì, lo sento il cruccio di star lontano -da' miei... so che le mie buone sorelle piangono e m'aspettano. Ma, -per me, il domandar perdono sarebbe un rinnegare la verità che ho -abbracciata! Nè per questo i' ho fatto sacrifizio d'ogni cosa; l'ho -fatto per ciò che tutti calpestano, la fede e la coscienza. O Maria, lo -veggo! voi non mi amate più! - -— Ah! signor Arnoldo, non dica, non pensi così. Io era già morta, ella -mi salvò! Oh questa riconoscenza ch'io sento, basterà oramai essa sola -a riempiere tutta la mia vita!... - -— Voi parlate di riconoscenza, ed è amore ch'io vi domando. E che? -s'io dovessi anche tornarvi, là nella mia patria, se l'onore mi vi -chiamasse, non andrei io superbo di mostrar a tutti qual angelo io -possegga? non benedirei sempre il cielo di poter mettervi a parte -d'ogni contentezza della vita, di farvi grande, come siete degna -d'essere, più d'ogni altra donna? - -— Il suo cuore è buono e generoso; ma io, quantunque nulla sappia in -confronto di lei, pur sento che questa la è un'illusione. Nol so da -vero, perchè mai abbia preso a voler bene a una poveretta come me; -pure, so ch'io non lo meritava, e che non ero nata per questa fortuna. -Oh! non la mi guardi così! se ascoltassi soltanto il mio cuore, una -cosa sì amara io non potrei dirla... E poi, capisco pure ch'io le parlo -troppo male; ma al momento in che siamo, bisogna dir tutto com'è. - -— Cielo! oltre al non amarmi più, potreste voi pensare, o Maria, che -verrebbe tempo ch'io avessi a mancare alla mia fede, all'amore?... - -— No! vedo pur troppo che non so spiegarmi, o ch'ella non m'intende!... -E questi suoi rimproveri mi fan piangere. Ma io non voglio dire -di lei... Tutti l'hanno amato, e l'ameranno sempre: e come nol -dovrebbero?... Nessuno ardirà disprezzar la fortunata che porterà -il suo nome. Ma a questa donna felice, se mai fosse d'una condizione -diversa dalla sua, una meschina come son io, non sarebbe rìserbata una -continua rampogna, un tormento segreto, eterno?... Potrà mai credere -a quegli onori che non sono per essa, e non arrossire di trovarsi con -quelli che mentono con la bocca e disprezzano nel cuore, con quelli che -tacciono per compassione?... Oh! gli occhi di chi ha molto sofferto -leggono nell'interno di coloro da' quali non sono amati, abbastanza -per poter piangere ancora. E poi, viene il tempo il più amaro. Quegli -che prima era l'amico, il fratello, il padre suo, il suo tutto, non -la guarda più come in quel giorno, in quel giorno felice che nasce -una volta sola, e non torna più; non le chiede più di quelle parole, -che un tempo facevano la sua gioia, il suo conforto. Egli è un uomo, -un cittadino; ha la gloria che lo chiama, la vita che gli comanda, la -società che l'accarezza, il mondo che lo guarda... Egli non è più solo, -come in quel giorno così bello! - -— Maria, Maria, che dite voi mai? - -— Ah! lasci ch'io sfoghi tante cose che da sì gran tempo porto nel -mio cuore! Quella poveretta che sente non essergli più necessaria, -quella, che al pari d'un fiore per un giorno gli piacque, non è più -la medesima... Ella tace sempre, ella piange spesso; ed egli volge -indietro la testa, e cerca altri fiori più freschi, più belli, perchè -l'uomo ha sempre bisogno della bellezza... Oh mio Dio! quest'angoscia -basta sola a far morire di dolore la infelice! E il dubbio che -l'accompagna sempre, e il timore di proferire una parola sola che a -lui dispiaccia, e l'affanno segreto di sentirsi così piccola cosa a -paragone di lui, e la stessa grandezza dell'amore che gli porta, di -quell'amore ch'egli con un pensier solo può maledir per sempre... - -— Non più, Maria, non più!... Ecco, era una speranza del tutto vana la -mia, e voi spezzate l'ultimo anello della mia vita... Tu, o Maria?... -tu, la più bella e la più santa creatura del Signore, l'unica stella -ch'io avessi ancora, tu puoi abbandonarmi? Abbandonarmi, quand'io, -per amarti, ho dimenticato patria, parenti, nome, tutto?... Gran dio! -dunque la virtù ch'io cercai sempre, altro non era che un delirio, la -poesia de' vent'anni, l'incanto d'una primavera?... Bisogna che sia -così. E adesso, che farò?... Tornerò nel mondo, mi getterò in questo -vortice di cose, nell'ebbrezza della passione, nella vita del momento; -sì, riderò delle lagrime che si piangono da per tutto, e di quelle che -farò versare anch'io; e a coloro che mi rinfacceranno di non creder più -a nulla, nemmeno alla virtù, dirò; Gli uomini m'han voluto così! peggio -per loro. - -Maria raccapricciò a queste strane parole, chinò la testa e impallidì. -Arnoldo la guardava quasi sdegnoso, e levandosi a un tratto, mosse per -allontanarsi. - -— Oh si fermi, signor Arnoldo, proruppe allora la sbigottita fanciulla, -e non mi lasci in questo modo!... Io le ho parlato come una povera -giovine onesta; ho fatto il mio dovere. Ella non sa, non vede il mio -dolore; ma io soffrirei ben più, se non avessi coraggio di parlarle -col cuore in mano. La grandezza, la felicità che mi vuol dare, non -son fatte per me: questi due anni della mia vita non saranno stati -altro che un sogno, ma il più bello di tutt'i miei sogni!... Quando -penso a queste quattro mura, dove son nata, dove per tanto tempo sono -stata felice anch'io... quando penso a mio padre, a mia madre... Oh se -vivessero ancora... non mi avrebbero certamente benedetta! - -— Se que' buoni vivessero ancora, vorrei metter la nostra sorte nelle -loro mani. E anch'esso, vostro fratello... - -— Il mio povero Carlo!.. Ah se sapesse quello ch'egli pensava e diceva! -Questa forza ch'io sento di parlarle come feci, me l'hanno data le sue -parole, e la santa virtù che inspiravano... Io me lo ricordo, come -se fosse adesso; egli, il mio buono e santo fratello, mi disse una -volta... qui, qui appunto dove siamo noi: Abita sempre nel luogo in -che il Signore ti collocò; Egli solo è Quello che non abbandona mai! -Conserva il tuo cuore, e vivi povera e modesta come sei nata!... - -E, ripetendo questo ricordo, Maria singhiozzava. Il giovine era -commosso e sorpreso da contrarii pensieri. - -— Ecco, ripigliò indi a poco Maria, che le ho aperto l'anima mia. -Un'altra ragione poi... non ho nemmeno il cuore di dirla, ma pur è -vera anch'essa... ed è questa, ch'io sento di potere durar poco: la -è un'idea che ho avuto sempre... Ma, adesso, Dio mi darà la virtù di -patire per questo poco tempo. - -— No, Maria, non lo dire; no, non è vero!... Vuoi tu vedermi disperato, -vuoi tu ch'io maledica al mondo e a Dio?... - -A questa imprecazione la fanciulla non resse; il coraggio, che fin -allora l'aveva fatta maggiore di sè stessa, era esausto: ella tornava -una fragile, sofferente creatura com'era prima. Fece per parlare, e non -potè; sentì sciogliersi le membra, vide appannarsi, confondersi le cose -a lei d'intorno, e la sua voce non seppe formar che un debole sospiro. - -— O Maria! o mio angelo tutelare, diceva Arnoldo con supplichevole -affetto, sostenendola: ascoltami, o Maria, non m'abbandonare, non -morire!... Tu sei una santa, io ti venero come mia madre! Farò tutto -quello che vuoi; parla... guardami! dimmi una parola sola... Non m'ami -più? Ah! non importa... Io sarò infelice; ma tu ascoltami, non morire, -oh non morire!... Ti son forse odioso? Ah no, no! dimmi che non è vero! -E perdonami: io voleva un poco della tua felicità, un poco della pace -del tuo cuore. Parla, o Maria! ma non mi togliere tutta la speranza. -Vuoi tu ch'io parta, che corra a gettarmi a' piedi di mio padre?... Io -me n'andrò, domani... oggi... subito! Ma tu vivi, aspettami, e lascia -ch'io creda all'amor tuo. - -— Sì, sì, è ben meglio che parta, signor Arnoldo! disse Maria, alla -quale le ardenti parole del giovine avevano restituito un po' di -coraggio, quantunque misto a un segreto fremito di terrore; è ben -meglio che parta! Io per me, spero che Dio m'aiuterà... Senta dunque: -s'ella torna nella sua patria, io l'aspetterò per un anno... e poi... -quando veramente fosse la volontà del cielo... - -— Questa condizione è dura, Maria; nè so come potrò obbedire... - -— Ah! è necessario ch'ella s'allontani per qualche tempo, che torni in -pace col padre suo!... Consoli le sue sorelle; e mi nomini a loro; a -quella buona Elisa, se la si ricorda ancora del mio nome. Io intanto -penserò a lei, sempre a lei, signor Arnoldo, ch'è stato così buono per -me! Io non aveva più nulla a questo mondo, nulla fuorchè la mia onestà; -ella ha avuto compassione di me, e io la benedirò sempre, pregherò -sempre per lei!... - -Arnoldo era commosso fino alle lagrime. Contemplava Maria con una muta -tenerezza; e la piena degli affetti che agitavano il suo cuore, non -poteva trovare un'uscita. Alla fine le si appressò umiliato, le prese -una mano, se la recò alle labbra, la baciò, la bagnò del suo pianto, e: - -— Addio, le disse, Maria! Addio per un anno. - -— Addio! rispose con voce sicura la fanciulla; ma il suo cuore -addolorato in quel momento tremò che non fosse _per sempre_. - - -Il seguente mattino, Arnoldo abbandonava quelle rive, abbandonava -l'Italia. Tornato alla villa, dopo il colloquio avuto con Maria, vi -aveva trovato alcune lettere d'Inghilterra, e fra queste una d'Elisa -sua sorella, la quale dipingendole il rovescio ch'erasi fatto nella -salute del padre suo, il terrore e l'abbandono in che essa e Vittorina -vivevano, lo scongiurava a non perder nemmeno un'ora, a ritornar -subito, a ricordarsi del nome che portava, e del dovere di figlio -e d'Inglese, che lo richiamavano in patria. Questa lettera finì di -persuadere Arnoldo. Bisognava dunque partire, senza riveder Maria, -tutto il comandava: e chi sa anche s'egli potrà ancora arrivar a tempo -per ricevere la benedizione del padre suo? - -Egli dunque partì. Maria, che in tutta quella notte non aveva potuto -chiuder occhio mai, s'era levata col sole, e se ne stava appoggiata al -davanzale dell'aperta sua finestra, a contemplar di lontano la villa -**** dov'egli abitava. - -I balconi del terrazzo erano spalancati; quella parte della casa aveva -l'aspetto d'un luogo abbandonato di recente. Quel pianerottolo deserto, -quell'alto terrazzo, quelle vôte finestre, le mettevano nell'anima -un'involontaria tristezza. I suoi sguardi calarono lenti e distratti al -lungo della riva... In quel momento, essa vide una barchetta staccarsi -dal piccolo porto che si apriva al piede della villa. Un uomo, chiuso -nel suo mantello, era in quella, barca, la quale ben presto pigliò -il largo; il barcaiuolo faceva forza di remi contro il vento che -increspava tutta la superficie del lago. Un grido doloroso, invano -trattenuto, le scoppiò dal più profondo del cuore... Allora, come -fosse stato scosso da quel grido, Arnoldo levò il capo, e di lontano la -riconobbe. Si alzò, stese la mano verso di lei nell'atto d'un ultimo -saluto; poi, quasi oppresso da una forza prepotente, s'abbandonò di -nuovo su la prora della barca: la quale fuggendo via via si dilungò -rapidamente, finchè non apparve più che come un punto nero nell'iride -dell'acque che riflettevano il sole nascente. - -Ma quand'ebbe perduta di vista quella barchetta, la povera Maria sentì -mancarsi il cuore: uno schianto improvviso la soffocò; e proruppe in -lagrime d'amarissimo cordoglio, in quel piangere caldo e dirotto di -chi non ha più speranza. Ella pensava che tutto era finito, che non -l'avrebbe riveduto mai più. - -Angiola Maria visse ancora un anno, nella solitaria casetta, in -compagnia della sua vecchia amica, ch'erale prodiga delle cure le più -amorevoli, e si ricordava così spesso di _lui_. - -Aveva raccolte sei o sette povere fanciulline del contado, tutte da -quattro a cinque anni, belle angiolette da' capegli d'oro e dai visetti -color di rosa, tenere anime che l'amavan come una madre. E insegnava -loro a leggere, a dire quelle prime orazioni del fanciullo, che sono -il più soave profumo che si alzi ne' cieli; e si deliziava di vederle -folleggiare, quelle piccine, per le aiuole del suo cortiletto; e tutte -le metteva a parte di quel poco ben di Dio che a lei era avanzato. - -Così ell'era abbastanza felice, perchè persuasa e contenta d'aver -compito il suo dovere. - -Innocente e sublime creatura! Essa aveva compito il suo sacrifizio. - -Al cominciare dell'altro inverno, que' fatali indizii d'una lenta -consunzione, sopita per qualche tempo ma non vinta, tornarono a -spiegarsi; e il dottore, il quale a quando a quando capitava a -visitarla, si fu subito accorto della funesta verità. - -Pure Maria trascinò i suoi giorni per tutta l'invernata. A poco a -poco, ella si consumava, finiva, senza temer di nulla, senza soffrire: -Dio è sempre pietoso, e volle risparmiarle quegli ultimi patimenti. -Le fanciullette sue amiche venivano ancora, quasi ogni dì, a tenerle -compagnia; qualche volta, alcuna d'esse, la più grandicella, le -domandava perchè mai la fosse così pallida e dimagrita, e nel domandare -piangeva... Ma ell'era rassegnata; nè fu udita mai pronunziare un solo -lamento; chè anzi, assorta talora in una dolce meditazione, le sue -labbra s'aprivano a un tranquillo e celeste sorriso. - -Tornò la primavera, tornò il bel sole, tornarono i fiori; ma il cielo -non fu più sereno, nè più ebbe l'aria balsamo per lei. Oramai, ella non -sorgeva più dal suo letticciolo. - -Al principio dell'aprile, in quel dì stesso che, un anno prima, aveva -veduto partir Arnoldo, ella restituiva l'anima pura al Creatore. E -le fanciulle ch'essa aveva tanto accarezzato, e la Marta, alla quale -lasciò la sua casetta, e quel buon galantuomo del signor Gaspero, che -sempre le aveva voluto bene, furon coloro che l'accompagnarono l'ultima -volta fin al luogo del suo riposo. Ella è sepolta presso a suo padre; e -quelle due zolle sono protette da una croce sola. - -Alcune settimane dopo la morte di Maria, il signor Gaspero stava -leggendo agli amici le novità della gazzetta: sedevano a circolo -su l'entrata della bottega di Samuele; poichè al venir della state, -l'aristocrazia del paese, come i capi delle tribù indiane, soleva tener -consiglio a cielo sereno. Dunque, fra le altre novelle, sotto la data -di Londra, egli lesse questa: - - «— Sir Arnoldo, figlio di lord Leslie, quello stesso, la cui - conversione alla fede cattolica menò gran rumore l'anno passato - nel bel mondo, fu eletto membro del parlamento pel borgo di ****. - Pretendesi che l'onorevole baronetto debba menare in isposa una sua - cugina, la bella e ricca erede di lord S..... miss Elena Davison.» - -Il buon vecchiotto continuò a leggere; nè a lui, nè al dottore (il -quale però conservava ancora, come reliquie, certe tre quadruple di -Spagna lasciategli in dono dal giovine inglese), nè al curato, nè allo -speziale, cadde in pensiero che quell'onorevole baronetto fosse appunto -il bel forestiero che avevano conosciuto. Non vi fu che il deputato -politico, il signor Mauro, se pur ve ne ricordate, il quale susurrò a -mezza voce: — Quel nome non m'è nuovo... Ma via, che importa a noi?... - -Bisogna dire per altro, che di Maria non si dimenticarono. Il signor -Gaspero raccontò più d'una volta la storia della povera tosa; e n'era -sempre commosso, e conchiudeva seriamente: — Il mondo è una scala, e -ciascuno deve starsene al suo scalino. La provvidenza non ha creato -per niente i signori e i poveri diavoli. Dunque rimani contento nella -condizione in che la Provvidenza t'ha collocato, nè voler sollevarti da -quella, per non perdere pace, libertà e salute... Ma, dopo un momento, -scrollava il capo, e con un sogghigno di compiacenza soggiungeva: — -Quest'è vero! Eppure io sono la prova del contrario. Se fossi sempre -stato quel baggeo ch'io m'era da fanciullo, la mia fortuna a quest'ora -sarebbe di menar la barca fino a Domaso e di pescar gli agoni laggiù -sotto la riva; ma perchè, in que' bei tempi, non me ne stetti con -le mani nel giubbone, da povero merciaiolo son diventato quel che -sono, e ho veduto quel che so io; e almeno ho casa e tetto, e posso -far e disfare anch'io la mia parte; nè mi manca nulla, fuorchè la -consolazione d'un'anima bella, come fu Maria. Ma, un'altra come lei, -non la troverò più, se campassi anche gli anni di Noè. - - - - -IL MANOSCRITTO - -DEL VICECURATO - - - - -I. L'OSPITE MONTANARO. - - -Cadeva l'autunno del 184*. Sull'imbrunire d'una di quelle care e -malinconiche giornate, in cui le memorie dell'amore e dell'amicizia -risvegliano nell'anima il bisogno di pensare e di piangere, io andava -lentamente camminando sull'alpestre via che conduce al solitario -villaggio di ****. Già avevo dato le spalle all'umide inabitate -reliquie del castello di Fuentes, e più non m'appariva nella lontananza -neppur quell'ultima lucida zona dell'Adda, che sboccando fuor dell'Alpi -di Valtellina s'allarga e s'impaluda là dove comincia ad aprirsi -il lago di Como. Le montagne all'ingiro s'eran velate di quel cupo -uniforme colore che spandono i poetici crepuscoli dell'autunno; e più -non si distingueva nè un villaggio, nè una chiesa, nè un campanile: -appena gli ultimi riflessi del sole già caduto tingevano tuttora d'un -roseo a grado a grado fuggente l'altissima cresta del Legnone, che -sola, fra tutti gli altri monti all'intorno, portava il suo candido -cappuccio di neve. - -Io era solo, e non sapendo se, prima della notte fatta, mi fosse -possibile giungere al villaggio il più vicino, cominciavo a trovar la -via più lunga e meno romanzesca che non mi paresse da prima, più umida -e più trista la sera. E dubitai d'aver fallito il cammino; sicchè io -era già sul punto di voltar indietro i passi per tornarne al paese -d'onde veniva. Ma a poco a poco una cotale magia che si diffonde dalla -silenziosa maestà della natura, una specie di vaghezza dolorosa che ne -fa parer bello lo stesso terrore, e in uno quella meraviglia che andiam -sempre cercando nell'incertezza delle cose di quaggiù, mi diedero animo -a continuar la via. - -Allora mi venne all'orecchio il rumore d'un passo lento e grave che -moveva dietro al mio, e l'eco d'una monotona cantilena, della quale -non poteva ancora distinguer le parole, ma che aveva non so che di -patetico e misterioso a cui mal non rispondevano i miei pensieri e le -confuse fantasie ond'era occupata in quel momento l'anima mia. Nelle -grandi solitudini, fuor dello strepito degli uomini e della vita, dove -la natura regna ancora nella primitiva e severa sua bellezza, una sola -voce, un suono lontano, un sospiro del vento che ti rechino di nuovo -i pensieri del mondo che avevi, senza saperlo, dimenticato del tutto, -d'improvviso ti rapiscono a quella contemplazione dell'infinito, a -quell'intima forza dell'anima che dianzi ti facevano maggiori di te -stesso, e ti ripiombano nella realtà delle cose, direi quasi, nel -terrore d'esser uomo e d'esser solo. - -Mi fermai in mezzo della via, e diedi attento l'orecchio al suono che -andavasi man mano facendo più distinto e più vicino. Egli era forse -(pensai) un alpigiano di quella valle, che tardivo al par di me, si -trovava sulla medesima strada per tornarsene a casa, e ingannava il -tempo e il cammino ricantando alcuna delle vecchie canzoni del suo -paese. Così parevami dicesse press'a poco quella canzone: - - Vedi la striscia bianca - Che pare un nugoletto? - Il vecchio non si stanca: - È il fumo del suo tetto. - - O mia foresta bruna, - O cime del Legnon! - Passò la terza luna - Che da voi lunge io son. - - Ampia, serena e chiara, - Qui l'aria il cor non serra: - La povertà m'è cara - Nella mia poca terra! - - La nebbia eterna stagna - In seno alla città: - Cercai la mia montagna; - Sognai la libertà! - - Cantar qui m'è concesso - De' miei figliuoli al canto: - Gli antichi miei qui presso - Dormon nel campo santo. - - Per me sei vasto e bello, - Povero casolar! — - Ritorna al paesello - Il vecchio montanar. - -— Ecco, diceva io tra me, dove si va a nascondere la semplice poesia, -amica del sole e del cielo sereno. Le rimembranze della passata età, -e le schiette, calde fantasie di questi abitatori d'ignote capanne -serbano ancora un'impronta di quella naturale dolcezza antica che noi -perdemmo: sono incolte, ma pur belle le armonie che d'una in altra -generazione consolano le loro veglie invernali, le tranquille domeniche -e gli allegri giorni della vendemmia, quand'essi s'accolgono a crocchio -sulla spianata al raggio del sole occidente! L'uomo della città ritrova -la sua patria per tutto il mondo: non v'è più che il montanaro il quale -ami la sua rupe e la casipola che sopra vi siede, e viva contento della -sua povertà all'ombra del campanile che lo vide a nascere. - -In quella, sul sentiero che saliva con rapida svolta verso il colmo -d'una piccola altura, vidi venirne verso di me un vecchio; il quale, -sebben curve le spalle sotto il peso d'un fardello appiccato alla -cima del suo bastone, moveva con passo così alacre e spedito che in -un momento m'avrebbe oltrepassato, ov'io stesso non gli fossi ito a -rincontro, domandandogli: — Brav'uomo, siete del paese? - -Egli fermossi: parve maravigliato di trovare uno straniero a sì -tarda ora su quella via. E guardandomi prima un poco, con cert'aria -diffidente, ch'era forse un resto della sperienza di fresco imparata -nella città, mi rispose: — Sì, o signore, torno a casa mia. - -— Quant'è lontano di qui il vostro paese? e come si chiama? - -— Oh bello! si chiama ****; e in una buona mezz'ora al più, del mio -passo, ci sarò arrivato. - -Il nome del villaggio non mi parve nuovo, ma non sapevo in quale angolo -della memoria cercarlo. - -— Se non v'incresce, soggiunsi, verrò fino al paese con voi; chè in -mezzo alla notte, e ignaro di questi monti e di queste valli, avrei -tema di perdere il sentiero. - -— Come le piace, signore! Ma se mai credesse di trovare alloggio -al paese, cangi pure la strada fin d'adesso; chè sulla costa della -vallata, fra que' sassi del tempo del diluvio, non ci stanno che un -cinquanta povere e disperse tettoje, aperte al sole e alla neve, come -Dio vuole; e son case quelle ove non può dormire se non chi vi nacque. - -— Ci sarà almeno il curato; ed egli forse... - -— Eh! il curato? so bene che quando alcuno di lor signori capita nelle -nostre parti, si fa servir da osteria la casa della parrocchia; ed -è un onore che fanno... Il curato c'è sicuro, un bravo prete, non fo -per dire; ha un cuor da padre, un cuore proprio da buon montanaro. E -pure... - -— E pure che cosa, amico mio? - -— Ecco, vorrei dirle, non so se il signor curato vedrà tanto volentieri -in casa sua la faccia d'un forastiero. Egli fa la vita del romito; -quella poca terra e que' scarsi livelli che fanno tutta la prebenda, -gli bastano appena per non morir di fame. Perchè, il paese è povero, -caro signore; e anche noi vecchi, quasi ogni anno, dobbiamo andarne -a cercare un po' di sorte alla Bassa, e dopo aver tagliati i boschi -de' nostri monti, girare laggiù facendo il manovale, o qualch'altro -duro mestiero. Ma intanto, con la grazia di Dio, la si campa da povera -gente. - -— E voi credete dunque che il vostro signor curato avrebbe cuor di -lasciarmi sulla via? Eh! per un uomo che insegna il vangelo sarebbe una -bella carità! - -— Non è questo; ma gli è che pur troppo nella nostra povera terra, -benchè rintanata fra l'Alpi, i forestieri han finora condotto la -mala fortuna. E il paroco anche lui, vede, ha dovuto imparare a non -creder troppo alla gente, dopo la disgrazia del nostro vicecurato... -Oh! ma quello sì era un uomo! che cosa dico? era un santo, la nostra -provvidenza. Bisognava vederla quella testa che pareva inspirata -veramente dal Signore! Così giovane e così sapiente! E il suo cuore, -chi nol conobbe, chi non l'ha benedetto?... Egli spartiva con noi -il suo pane, egli andava a comprare del suo le medicine per i poveri -malati, e veniva a consolarci nella disgrazia, o a piangere con noi: -tutti, dal primo all'ultimo, vecchi, uomini e figliuoli, noi abbiam -imparato a ripetere il suo nome con una benedizione.... Oh! chi -l'avesse veduto com'io che andavo in casa sua tutt'i giorni per que' -pochi servigi che gli occorrevano!... Bisognava poi sentirlo, come lo -sentivano tutti quei della vallata, che venivano a frotte quand'egli -predicava e parlava delle cose del Signore, che dovevasi proprio dire -ch'era la verità santa. Anche il signor curato, quantunque vecchio e -superior suo, lo stimava come un dottore, lasciava facesse tutto lui; -e quell'uomo del Signore era veramente il nostro padre, il nostro -fratello. - -Mentre il vecchio alpigiano così mi parlava, mi risovvenne il come non -mi fossero ignoti quel paese e la sventura del vicecurato: la quale io -aveva udito raccontare alcuni anni innanzi, e m'avea dato di potere -scrivere nella pace della giovanile mia stanza un libro semplice ma -vero; un libro che nel gran vortice della letteratura dovea sortire un -destino ben più lieto di quanto (non per la consueta umiltà d'autore, -ma per coscienza di sè) avesse sperato mai colui che lo scrisse. E mi -cadde in mente che più d'uno trovò ravvolta di soverchio mistero la -storia di quel prete, credendo così tutt'altro che vera una sciagura -ch'io non aveva potuto raccontare in modo più chiaro. - -In quel momento, trovandomi a pochi passi dal villaggio, in cui visse -per alcun tempo il buon prete del quale parlavami il montanaro, pur non -sognando, per certo ch'io l'avessi mai conosciuto, pensai che il caso -m'offeriva forse un'occasione di saper qualche cosa di più che da prima -non avessi potuto raccapezzare di quella storia buja, o se non altro di -visitare i luoghi, dove quell'anima eletta così piena dell'amore degli -uomini e del desiderio del bene aveva lasciato la migliore eredità che -di noi possa restar sulla terra, una memoria incontaminata e benedetta. -E tutto in questo pensiero, ringraziai la fortuna che m'avea messo per -quell'alpestre contrada e fatto compagno di via del buon vecchio. Il -quale continuava con le schiette e vive sue parole a ragionarmi delle -virtù umili e grandi del vicecurato, e ripeteva a ogni poco che il -Signore l'aveva rivoluto troppo presto con lui. - -Il montanaro sapeva solo che negli ultimi dì del viver suo l'infelice -prete aveva patite grandi e immeritate sciagure, sapeva ch'era morto -lontano lontano di là, e che la sua famiglia era ita per il mondo alla -misericordia di Dio. Io mi guardai bene dal rivelare all'onest'uomo -il poco che m'era noto della tremenda verità; chè temevo quasi rapire -all'anima sua semplice e buona quel culto segreto, quel religioso amore -che serbava ad una vita caduta sì presto in man de' cattivi, e ch'era -stata (per dir come il buon montanaro) la vita d'un martire. - -Io camminava a fianco del vecchio, senza dirgli più nulla, e lasciando -che a sua possa egli interrompesse l'alto silenzio della notte, -parlandomi della sua montagna e delle città vedute, del suo paese, del -magro ricolto, del maggior figliuolo morto da pochi mesi, e dell'altro -partito l'anno innanzi coscritto militare, che più non sperava -rivedere, vicino com'era ad andarne a star co' suoi vecchi. — I miei -pensieri ritornavano a quegli anni in cui avevo anch'io conosciuto -e amato il misero vicecurato, e s'eran fatti così dolorosi ch'io -sentiva a quando a quando alcuna lacrima cadermi dagli occhi. E pure, -erami dolce in quell'ora il pensare alla mia patria!... Il montanaro, -accorgendosi ch'io più non dava mente alle sue parole, guardava la -luna che allora appunto si levava limpida e bella, come un diadema -d'argento, dietro gli altissimi gioghi dell'alpe; e canterellava ancora -a mezza voce: - - Cercai la mia montagna, - Sognai la libertà! - -Dopo un'ora buona di cammino (poichè su per la via de' monti, quando -vi dicono una piccola mezz'ora s'intende un'ora grossa al manco) -cominciammo a trovar le prime case del villaggio. Non si vedeva -più neppure un lumicino, ch'era già spento ogni focolare; nulla che -rompesse l'alta quiete notturna, se non il lontano romoreggiar del -vento fra le cime de' pini e degli annosi castagni; talchè mi pareva -d'attraversare un di que' paesi adombrati, morti, che talora ne -fuggono dinanzi agli occhi ne' sogni. L'alpigiano mi condusse lungo la -costiera per certe viottole che facevano giravolta a ogni cinque passi; -e calando sempre, si fermò alla fine dinanzi un casolare isolato, -dicendomi: — Questa è casa mia. - -E battè forte all'uscio. - -— Nessuno m'aspetta per certo, ripigliò poi: la mia vecchia e -l'Assunta, la figliuola del mio povero Pietro, mi credono ancora -laggiù alla fiera di Delebio; e il Sandro, quell'altro disutile che -m'ha lasciato, sarà ancora sull'alpe con le poche bestie, finchè vi -abbia pur qualche spanna di terra erbosa; le altre due grame vacche, -poveraccie! le vendei sulla fiera: chè aspettiamo una trista invernata; -e non potendo far vivere le bestie, bisogna pensare a campar noi. - -Tornò a battere, e una voce rispose di dentro; poi s'udi uno strepitar -di zoccoli accorrenti, e levarsi il travicello che sprangava l'uscio, e -due donne in un gruppo comparir nel vano della porta: una d'esse teneva -alzata dinanzi agli occhi una fumigante lampanetta che maggior lume non -mandava d'una lucciola estiva. - -— Oh Madonna santissima! disse la vecchia, siete voi? - -— O caro il mio nonno! soggiunse la fanciulla che, vedendo uno -straniero, ardiva appena far capolino dietro la spalla della vecchia. -Che il Signore vi benedica! Ben lo diss'io che non poteva esser altri -che voi. - -Entrammo nel casolare. Il messere col quale, camminando di conserva, io -aveva fatto più ampia conoscenza, e in cui veramente io vedeva uno di -que' patriarchi di montagna che più non si trovano se non là dove si -respira l'aria libera e pura, mi fece sedere sotto la capanna del suo -camino, dinanzi un'allegra vampa di rami secchi che le due donne ebbero -presto accesa sul largo focolare. Poi mi profferse di spartir con lui -quella poca di cena che trasse fuor della sua bisaccia, un resto di -pollanca fredda, e un bel pane bianco, messi in serbo la mattina: però -che l'ospite mio, come poi seppi, era un di quelli che nel paese poteva -dire la loro ragione, e possedeva terra e bestie, essendo da vent'anni -e più il primo deputato della comune. - -Piacquemi di trovare ancora fra queste buone creature un esempio -dell'antica ospitalità a cui il mondo più non crede; e, rese grazie -all'onesto vecchio della sua cordiale profferta, accettai di preferenza -dalle mani della giovane montanina una colma scodella di fresco latte. -L'Assunta era una fanciulla di sedici anni, una brunetta dalle pupille -di foco e di forme spigliate e snelle: il breve guarnelletto turchino -lasciava vedere un bel piede e una gamba fatta al tornio; il suo busto -di lana rossa le serrava bene alla persona; e il bianco fazzoletto, -che teneva aggruppato di sotto al mento, faceva spiccare di più i bruni -contorni del suo viso e le due lunghe treccie di bei capegli neri che -le scendevano sul seno. E pure non era bella l'Assunta; ma aveva nella -sembianza quella dolcezza che annunzia la pace del cuore, e negli occhi -vivaci quella gioia che accompagna i semplici pensieri: ma nel lindo -suo vestire, nell'ingenua sua positura, seduta qual era sulla grossa -radice d'un albero a canto del focolare e intenta all'avolo suo che -andava narrando tutto quanto aveva detto e fatto da che s'era partito, -l'Assunta mi parve in quel momento una poetica figura, e poco mancò che -i miei pensieri pigliassero tutt'altro colore e che un diverso perchè -mi facesse fermar dimora in quella lontana e povera vallata. - -A poco a poco, senza metter ombra alla sincerità del vecchio lo -ricondussi sulla via di parlarmi del vicecurato; e gli dissi che, per -me, ero contento di dormir quella notte, per qualche ora, in un angolo -della sua cucina, facendomi letto d'un bel mucchio di secche foglie -colà raccolte; io pensava che miglior giaciglio non avrei forse trovato -a venti miglia all'ingiro, e che così solevano dormire al tempo antico -paladini e trovatori. - -— Or fa sett'anni, mi narrava il messere, noi avevamo ancora il nostro -vicecurato. Egli ne conosceva tutti dal primo all'ultimo, veniva a -sedere presso i nostri fuochi, nelle nostre povere stalle; nè mai -s'intese parlar meno di disgrazie nel paese che in quel tempo. Già vel -dissi, egli era il braccio destro del signor curato, e ogni cosa egli -facesse, era per lo meglio. Aveva un'anima santa, e quanti de' nostri -può dirsi, tornassero a vita per quella speranza ch'egli solo sapeva -dare, per quell'amore con che faceva carità a tutti di quel poco che -possedeva. Egli ci diceva sempre: — Sono povero anch'io al par di voi -altri, sapete! Ma il Maestro in nome del quale io vi parlo volle essere -quaggiù l'ultimo degli uomini; ed io v'amo tutti come miei fratelli... -La povertà è la terra di promissione. - -Queste poche parole, ricordate nell'umile dimora con un sacro rispetto -dal montanaro, mi ridipingevano alla mente l'austera e pallida figura -di quell'uomo che aveva sostenuto quaggiù, per quanto era in lui, il -còmpito della verità e del sacrificio. Chiesi allora al buon vecchio -perchè e come mai l'avessero perduto quel loro padre e amico: ed egli, -dopo aver sospirato, guardommi con non so qual turbamento. Poi, con -voce commossa continuò: - -— Un giorno, era nella state del 183*, una brutta giornata d'agosto, -nella quale tre temporali maledetti si scatenarono un dopo l'altro -su questa povera nostra valle, comparve qui nel paese un giovine -straniero, perduto forse sulla via, come lei in questa notte. Con -sè non portava nè bagaglio nè altra cosa; ma andava chiuso in un -mantellaccio e teneva calcato fin sugli occhi un cappello acuto -all'alpigiana. Al primo tetto che trovò, chiese alla Menica, la quale -stava filando sul suo uscio, quale fosse la casa del vicecurato. La -Menica a quella domanda, alla foga, all'agitazione dello straniero -che guardavasi indietro ogni momento, capì bene che colui, quantunque -vestisse il giubbone di lana e portasse le grosse scarpe del montanaro, -era tutt'altro da quel che compariva. E com'io appunto di là passava, -mi fe' un cenno del capo domandandomi se volessi accompagnar quell'uomo -alla casa del vicecurato. Io, che fo sempre di cuore un servigio al -prossimo, dissi al giovine che mi tenesse dietro, e m'incamminai lungo -la ripa, fino alla chiesa: colui mi stava alle calcagna, fissandomi con -cert'occhi che m'avrebbero fatto paura, se non mi fossi addatto che -il falso montanaro pareva aver egli stesso una gran paura in corpo. -Il signor vicecurato, quando fummo a due passi da casa sua, usciva -appunto, con un libro sotto il braccio; come soleva sempre a quell'ora, -quando andava solo a girar per la montagna. Il giovine gli corse -innanzi, ed appena i loro occhi s'incontrarono, vidi don Carlo diventar -tutto bianco nel viso, e levar la mano verso di lui, come per parlare -e non poter dir parola; ma poi subito ricomporsi, pigliar per mano il -forestiero, e rientrare con gran furia in casa. Ed io che, senza nulla -comprendere, faceva per andargli dietro, udii serrarmi dinanzi quella -porta che da tant'anni era sempre stata aperta a tutti. - -— E non si venne poi a sapere chi fosse lo straniero? domandai. - -— Quel giovine, poi che andò là entro non fu più veduto uscirne. -Chi disse vi sia stato chiuso tutta la notte, chi tre giorni, e chi -più d'una settimana: chi fosse, nessuno il seppe mai. Pietro il mio -figliuolo, che allora era ancor qui con noi, mi raccontò d'averlo -veduto passare il dì seguente, prima che l'alba uscisse, e andarne -in compagnia del vicecurato per la selva de' pini, e arrampicarsi -poi verso il Sasso Aguzzo; in somma chi ne disse una, chi un'altra; -io per me non potrei giurar nulla. Quel che so pur troppo è che -da quell'ora don Carlo non fu più lui; era sempre malinconico, non -parlava quasi mai: ed io, che lo vedeva ogni mattino, lo trovai più -d'una volta seduto al tavolo della sua stanza, con un gomito sur un -vecchio librone e la testa appoggiata alla mano, intanto che scriveva -e piangeva. Appena si fosse di me accorto, faceva il viso sereno e -alzandosi mi pigliava per mano, e mi chiamava il suo buon Bernardo, il -suo amico vero. Più d'una volta mi domandò s'io mi sarei sempre di lui -ricordato, ove mai gli fosse toccato di lasciar la nostra valle in cui -aveva passato quattr'anni di pace... Alcun tempo di poi, il vicecurato -partì per il suo paese, ch'è sul lago di Como, e mi disse che n'andava -a vedere per l'ultima volta il suo vecchio padre moribondo: stette -lontano quasi tutta la state, poi tornò in mezzo di noi, salutato e -venerato dall'amore di tutti; chè senza lui ne pareva d'esser come -pecore senza pastore. Passò anche quell'inverno, venne la primavera; e -il vicecurato, da un dì all'altro, senza che alcuno ne sapesse nulla, -abbandonò di nuovo il paese, e andò, s'è vero quel che fu detto, laggiù -fino a Milano. Quella mattina, egli stesso venne qui a salutarmi; -il fuoco era acceso come adesso, ed egli sedette su quello scanno di -paglia dove lei siede adesso, mi consegnò la chiave della sua casa, e -mi disse addio. Dopo quel dì non ricomparve più ne' nostri monti. - -Così narrava l'alpigiano, e il suo racconto m'invogliò più che mai di -penetrare il mistero che pareva circondar gli ultimi anni della vita -del buon prete, quantunque un segreto presentimento mi dicesse che la -causa della sua sciagura era stata troppo alta e tremenda, e che, per -quanto avessi potuto raccorre della verità, non mi sarebbe fatto per -certo di rivelar del tutto quel mistero all'anime compassionevoli di -coloro che avevano già versata qualche lagrima sull'umile storia di -Angiola Maria. - -Ma pure, confidando di trovare almeno qualche dimenticata reliquia -delle memorie del vicecurato che mi facesse più sacro il nome suo e più -nota la sua preziosa virtù, determinai di condurmi la vegnente mattina -a visitare il signor curato per cercar la via d'alleggerirgli un poco -la coscienza di que' vecchi segreti che certamente gli dovevano pesare. - -Il montanaro, vedendo ch'io me ne stava imperterito senza più dargli -ascolto, credè mi tornasse indifferente il suo discorrere, o fossi -colto dal sonno: m'offerse allora il suo letto, ch'era nella stanza -superiore, ma ch'io non volli a ogni patto accettare; contento di poter -dormire una notte sulle foglie secche, come una volta il romeo che -tornava di Terra Santa. - -Dettogli che sprangasse di nuovo la porta e addormentasse il fuoco -sotto le ceneri, diedi all'ospite mio la felice notte: e ravviluppato -nel mio mantello mi gittai su quel silvestre letto de' nostri -primi padri. La buona comare faceva l'alte maraviglie; la fanciulla -guardavami di sottecchi, lasciando sfuggire un involontario riso, e -l'una e l'altra s'avviarono sulla rozza scaletta che appoggiavasi alla -parete opposta al camino; poi sul pianerottolo si fermarono un poco; -e dall'alto guardando giù nel cantuccio dov'io stava mi salutarono -un'altra volta e disparvero. - -Io dormii un sonno intero e tranquillo, come da lungo tempo non aveva -dormito; ma sognai l'Alpi e il lago, e la povera casa del vicecurato -e gli occhi limpidi e bruni dell'Assunta, la gaia figliuola del -montanaro. - -Sorsi coll'alba e trovai già levati i miei buoni ospiti. La giovinetta, -sulla breve spianata dietro la casuccia, stava mugnendo la sua piccola -giovenca; e il vecchio messere era già pronto a servirmi di guida per -la valle e sul monte; poichè la sera innanzi io diceva che volontieri -avrei fatto un'escursione nel dintorno. Ma non appena seppe ch'io -voleva prima di tutto far la conoscenza del signor curato, si esibì -di condurmi a lui, contento, a dir poco, ch'io avessi preferito nella -passata notte la sua umile dimora a quella del curato medesimo. Allora -seguitai i suoi passi, facendo alle due donne promessa di ritornare. - -Il curato di **** aveva veduto passare la metà de' suoi settant'anni -in quell'ignota parte di Valtellina: la sua era forse la più povera -pieve della diocesi. Uomo semplice e dabbene, di timida e ombrosa -natura, egli avea menato colà una vita così solitaria, così uguale -che quasi la sua povertà gli era divenuta necessaria; e da nessuno al -mondo invidiato, non portava invidia a nessuno. In tutto quel tempo, -l'unico avvenimento che turbasse la lunga pace di lui, fu la vicenda di -don Carlo, il suo vicecurato: quella storia, nella quale non seppe mai -veder chiaro, era stata per lui come lo scoppio d'una bomba; e soleva -dire ne' momenti di grande espansione di cuore: — Guai a questo mondo -a chi non vuol tacere! io per me veggo che non potrò rifarmi più da -questo tracollo! - -Quel buon uomo adunque rimase in sulle prime tra insospettito e -impacciato dall'inattesa mia visita. Mi guardava di traverso con una -cotal ciera scura in uno e piacente, e a ogni mia domanda rispondeva -appena con qualche fugace monosillabo, quasi avesse temuto che gli -rubassi i pensieri. Ebbi un bel dirgli il mio nome, il caso che m'avea -fatto capitare in que' luoghi, e l'intenzion sincera d'andar cercando -per quei contorni i pochi avanzi del tempo antico, da' quali potessi -cavar qualche vecchia storia da fare un libro; egli lasciava morir -sempre il discorso, e pareva tentasse ogni uscita per salvarsi dal -pericolo della conversazione. Lasciai sfuggirmi di bocca il nome del -suo antico vicecurato, e dissi che l'avevo un poco conosciuto; mi -rispose con un gelido: _Ah sì?_... e per quella mattina non potei -strappargli più sola una sillaba. - -Allora m'accommiatai da esso, ma non senza chiedergli licenza di -tornare a presentargli il mio rispetto innanzi abbandonare il paese. -E per tutto il dì n'andai vagando in compagnia del mio ospite su -per le vicine montagne, al raggio d'un bel sole d'autunno, e ben -lieto di vedere un lembo di quella terra che nel passato secolo era -stata testimonio di lunghe e feroci guerre di parte, quando in essa -soffiarono sì forte la libertà e la riforma. - -Ma la ritrosia del signor curato non mi tolse dall'intento mio: e -quella sera medesima, io era amichevolmente seduto vicino a lui ad -un piccolo desco, dinanzi ad un certo botticello di legno, colmo -dell'ottimo vin di Sassella: un orciuolo d'antica foggia, col beccuccio -sporgente che quegli alpigiani chiamano ancora _galéda_, come lo -chiamavan press'a poco i Romani. Fosse virtù di qualche libagione del -patrio suo vino, fosse il consiglio della fedele sua Brigida e del -mio ospite montanaro, il vecchio paroco s'era ammansato, e potei a -poco a poco entrargli in buona grazia. Tempestato dalle mie inchieste -sulle cose antiche del paese, egli non trovando più il filo d'uscir -del laberinto in che s'era messo, scappò a dire che se ci fosse stato -ancora il suo _quondam_ vicecurato, il quale ne sapeva anche di troppo -e aveva scritto un mucchio di scartafacci appunto sulle antichità ch'io -cercava, m'avrebbe potuto dire di quegli antichi tempi di miseria tutto -quanto io voleva e non voleva sapere. - -Allora il posi alla stretta; ed egli mi confessò che di fatto don Carlo -gli avea lasciato una confusione di quadernacci e di fogli sparsi dove -forse avrei potuto pescar notizie; ma che, non avendo egli mai avuto -nè tempo nè voglia di leggere quella scrittura così fina e minuta, -giacevano tutt'ora in un cassettone dimenticato del suo studio, se pure -i topi avevano loro avuto misericordia. In quella, con generoso atto -si tolse fuor dal taschino de' calzoni, la chiave dello studio e me la -porse. Non mi parve pur vero d'aver sì presto guadagnata la vittoria; e -colta la palla al balzo, come si dice, presi un lume e penetrai nello -studio, del curato. Frugai arditamente nel barcollante cassettone, e -trovai molte memorie di cose antiche, di che forse mi gioverò un'altra -volta, se a me non verranno meno il tempo, l'amicizia del lettore e la -sua pazienza. - -Fra quelle venni a capo di raccogliere le poche e scucite pagine del -manoscritto del buon prete; e stimai di darlo fuori tal quale; perchè, -leggendo que' caratteri e ripensando a quell'uomo del sagrificio, -mi rasciugai qualche lagrima, e dissi nell'anima mia: — Tu solo il -giudicasti, o Signore! ed i figliuoli degli uomini avranno speranza -sotto il velame delle tue ale. - - - - -II. IL MANOSCRITTO. - - - 2 di settembre 18.. - -........ Eccomi nella solitudine, in mezzo alle Alpi che sempre amai, -che vidi fin dagli anni della fanciullezza circondar la più bella parte -della mia patria, come d'una sublime corona[1]. Qui forse, nel silenzio -del mondo, in faccia alla grande maestà della natura, avranno tregua -i pensieri che in mezzo agli uomini mi tormentavano, e pace i dolori -di che fu pasciuta la mia gioventù troppo inesperta del vero e troppo -credula del bene. - -Il Signore che mi chiamò per questa via, mi dia lena di correrla -alacremente e di toccarne la meta. Or mi conviene diventare un -uomo nuovo, dispogliarmi degli affetti e de' voleri che fin qui mi -trascinarono d'uno in altro peggior disinganno, sollevar gli occhi al -cielo, a quell'unica patria de' buoni e de' giusti; al cielo verso il -quale elevano le gigantesche loro cime questi monti, esultando quasi e -narrando in armonia col firmamento le glorie dell'Eterno. - -Diedi un addio al mio vecchio padre, alla madre mia, all'innocente -mia sorella. Che il Signore vi protegga sempre, o giuste o semplici -creature! Là sulle rive del lago, io tornerò ben sovente fra voi co' -miei pensieri, seguirò coll'anima e col desiderio i vostri passi; -siederò invisibile con voi intorno all'umil focolare; e ricordandomi -di quel tempo che più non può tornare per me, porrò giù il peso delle -immeritate angosce e il cumulo delle recenti sciagure. Qui troverò, -lo spero, creature schiette e buone come voi, o miei parenti! qui non -ire, non invidie, non basse e perfide congiure di chi s'adombra d'ogni -forte e generosa parola; qui non verrà a turbarmi il cuore la fastosa -ignoranza o la melliflua impostura di coloro a cui s'inchina il mondo; -qui umili doveri da compiere, oneste compiacenze, tranquille opere di -virtù non conosciuta e perciò non calpestate; qui lagrime da rasciugare -e cuori da tener vivi nella speranza; qui solitudine, silenzio e pace. - - 7 di settembre. - -I pochi, i quali han fatto di me quella vana e volgar conoscenza che -suolsi troppo presto chiamar amicizia, mi credevano misantropo, o -forse orgoglioso; molti mi davan taccia d'uomo irrequieto, bollente, -pericoloso, mi chiamavano una testa falsa e matta; i più mi avevano un -po' di compassione, trattandomi da sognatore, da utopista, da uomo nato -fuor del tempo suo. - -Ed io che, dopo tanta guerra di dubbj e di terrori, non perdei quella -calda volontà di bene, la quale fu l'alito primo della mia vita, io -che potei credere e riposare nella verità promessa da Colui che da una -croce annunziò a tutti gli uomini ch'eran fratelli, doveva io forse -mettermi alla tremenda prova di disperare un'altra volta, di lottare -ogni dì a faccia a faccia col disinganno, di rinunziare a quel solo -amore che può vivere eterno, e senza del quale non è fede?... No! -Sieno grazie alla Provvidenza che mi tolse di mezzo a coloro ch'io -voleva poter amare come fratelli, e che invece mi attraversarono la via -come nemici, e m'insidiarono come lupi bramosi. Ora io li abbandonai, -forse per sempre; ma non pagai offesa con offesa, nè sola una stilla -dell'odio loro è caduta nel mio cuore. - -Ben so che per guadagnarmi i loro preziosi favori, le bugiarde loro -carezze bastavami soffocar nel mio petto le ardenti speranze, i forti -augurii di virtù e di giustizia ch'io non temeva far manifesti a -qualunque si fosse con la sincerità dell'uomo giovine e credente; che -bastavami chinar la fronte a ogni loro detto, mentire a me stesso, -rinnegar la voce dell'anima con un servile ossequio; e farmi stromento -della loro potenza, o almeno tacere.... Ah no! no! mai! Codesta non fu, -non sarà la parte mia sopra la terra; e il campo seminato dal male non -può fruttar la verità. - -Abbandoniamo queste amare ricordanze. Vi fu un tempo, nel quale le -poetiche immagini della prima età potevano consolarmi delle traversie -sopravvenute. - -Allora io scriveva: - - — «Nacqui in riva del Lario: a me fu cuna - Il battello sull'onde, ed infantile - Trastullo il remo e la paterna rete; - E fanciullo scherzai con la riflessa - Imago del fanciul che si specchiava - Prono nell'acque. — In quell'etade appresi - D'ogni riva, d'ogni antro e d'ogni rupe - I varii nomi, i tramandati casi; - E men fe' dono la verace bocca - D'antico pescator; perchè nell'ora - Ch'egli gittava insidïando l'amo - All'ondivago pesce, ad ascoltarlo - Cheto io sedessi del battello in seno.» — - -O mio lago, o splendida gemma della Lombardia! tu fosti il mio primo -amore. Oh! perchè non nacqui più povero ancora di quel ch'io sono! -Se mio padre, anzichè essere l'agente di nobile e ricco signore, non -avesse avuto al mondo che il suo navicello e la sua rete, forse io pure -non sarei stato che un umil pescatore; e non uscito mai dalla cerchia -de' miei monti, altro non avrei imparato ad amare che la pace e la -tempesta del lago. — Le memorie del passato mi ripiombano sul cuore. -Chi m'avrebbe detto, allorchè adolescente appena io contemplava rapito -da una fiera gioja di libertà le procelle e i fulmini che scrosciavano -sul mio Lario, oh! chi m'avrebbe detto che assai più tremende, dovevano -essere le tempeste dell'anima mia! - - 1 d'ottobre. - -La pace ritorna. La vita stanca e travagliosa qui si rintegra, si -rinnova nella calma di questi bei giorni dell'autunno; e il sole -tranquillo che indora le spalle della montagna rimpetto alla mia -finestra, sembra mandare il benefico riflesso della sua luce nell'anima -mia. - -Da tanto tempo io non poteva godermi una contentezza così salutare, -così vera. E se vuole il cielo che passino per me soltanto pochi mesi -di raccoglimento e di pacifica meditazione, senza che si risvegli a -conturbarmi lo sdegno d'una vita costretta a consumarsi nella lunga -aspettativa de' giorni promessi da Colui che venne ad abitare fra gli -uomini, e fu vera luce dell'universo; allora forse la modesta missione -che a me fu posta mi parrà più bella e sacra, perchè dimenticata e -disprezzata dal mondo; allora forse Dio mi perdonerà il passato, e -terrà conto del mio sagrificio. - -Coloro in mezzo a' quali vedrò scorrere la breve mia vita terrena, mi -amano e mi vengono intorno. con rispettosa attenzione; ma non sanno -ch'io non potrò render loro per questo affetto altra cosa che poche -parole a confortarli nelle sciagure. Ben vorrei, come ne sento gran -bisogno nell'anima, aprir coll'eloquenza della semplice verità i -loro intelletti, far ragionevole il loro ossequio alla fede, scendere -nel fondo de' loro cuori, e suscitarvi quella scintilla che li renda -migliori di quel ch'essi sono, di quel che furono i padri e gli avi -loro. Eglino sono contenti del poco, è vero; ma intanto anneghittiscono -nella povertà, disimparano ad amare coloro che soffrono, ad amare il -ben comune, per quell'affetto più augusto, più fiacco, direi quasi -per quell'egoismo che li fa attaccati alla loro famiglia, al campanile -della parrocchia, alle povere glebe della loro vallata. Ma pure chi sa -che, procacciando di migliorare, per quanto è da me, gli umili destini -di codesti montanari, io non dovessi invece riuscire a farli men -felici, o men rassegnati di quel che sono? — - - 2 d'ottobre. - -Oggi, con dolor profondo mi toccò d'esser testimonio d'una contesa fra -due mandriani, che mi persuase quanto sia pur troppo insensata e forte -fra gente d'uno stesso paese quella vecchia ruggine, quell'inimicizia -che sembra aver posta radice eterna nel cuor degli uomini, e più che in -ogni altra in questa nostra patria. - -Uno de' due mandriani è nativo di questa, l'altro di valle San Giacomo: -son vicini, son fratelli, parlano lo stesso dialetto; eppure serbano -tuttavia quel rancore che separò i loro padri, che accese tanto fuoco -di guerra in queste pacifiche contrade, che fece sparger tanto sangue -e pianger tante madri. Sedevano sulla medesima panca di legno fuor -dell'osteria, e bevevano alla stessa mezzina. Una sola parola di -dispetto, una pretesa di soperchieria per causa d'una capra comperata -o venduta attizzò la discordia: maledissero i loro paesi; maledissero -i parenti e lo stesso Dio che li vede. La collera li fe' ciechi l'un -contro l'altro, e dalla bestemmia e dal vile insulto sarebbero venuti -alle coltella, se il mio braccio, più forte della mia parola, non fosse -giunto a tempo di domar la selvaggia loro natura. - -O mio Dio! È dunque vero? anche qui, anche ne' luoghi dove la vostra -onnipotenza parla all'intelletto e al cuore con le meraviglie d'una -natura vergine ed austera, la cattiveria e l'odio faranno germogliare -la loro trista semenza? L'uomo, la vostra creatura grande e misera -è lo stesso sempre e in ogni parte della terra? Dal tempo del primo -fratricida il cuore umano non s'è dunque mutato?... Qual profondo -mistero in ogni cosa! — E noi che siamo sì piccoli, noi che strisciamo -per un giorno, come l'insetto, sulla faccia della terra, vorremo con -audace intenzione sollevar la fronte insino a Voi, interrogarvi, e -pretendere che il buono e il giusto trionfino a questo mondo?... O -Signore, tenete la vostra mano sul nostro capo, e dissipate il fumo -dell'orgoglio che n'accieca. - -Le generazioni vengono, passano e scompaiono per sempre dalla terra ove -tennero dimora. Chi potrà dire di qui a mill'anni i popoli che saranno -sepolti sotto a questa parte di mondo?. L'Alpi e l'acque e tutta la -contrada che mi circonda non hanno forse mutato anch'essi e rimutato -aspetto e natura? E noi andiamo fantasticando dietro all'ombra d'un -nome, dietro al sogno d'una patria, e confidiamo sia adempiuta sulla -terra che invecchia sempre quella promessa che, sola non può morire?... - -Quest'ampia regione di monti che fu agli antichissimi tempi la stanza -d'un popolo solo, se pur non mentono la tradizione e la storia, vide -ne' tempi a noi più vicini la lotta di due razze diverse e mortali -nemiche fra loro. Il Valtellino abborre ancora il Grigione; nè -vicinanza, nè signoria, nè forza di guerra o di pace poterono mai -operare che codeste due genti ne facessero una sola. Per questo forse -la scissura fatta dalla riforma luterana fu origine d'una delle più -lunghe, sanguinose e feroci rivoluzioni che l'Europa abbia veduto -mai. — Un dabben montanaro m'additava, non ha molto, sull'alta cupola -della chiesa della Madonna a Tirano la bruna statua di san Michele, -colla spada in pugno, e, — Vede lei, dicevami nell'atto di farsi il -segno della Croce, vede, egli è quello là il Santo che tenne lontano -da questo paese la peste de' luterani!... Io nulla risposi; ma andava -pensando nell'anima mia alle molte e triste cagioni che hanno fatto -d'ogni lembo di terra cotante patrie diverse. - - 27 d'ottobre. - -Io mi proposi d'adoperare il tempo che mi sopravanza, dopo compiuti -gli obblighi sacri del ministero, nell'andar cercando di sito in -sito fin dove mi sia concesso inoltrare nelle quotidiane e solitario -mie peregrinazioni, le reliquie de' secoli passati, le tradizioni -antichissime che son vive tuttora nelle povere capanne del mandriano -e del carbonajo sugli altipiani e ne' diroccati casolari degli umili -paeselli; nell'andar raccogliendo le semplici cantilene delle fanciulle -montanine e le pie leggende delle vecchie filatrici; nel visitar gli -avanzi rovinosi e pittoreschi di qualche feudale castello di cui più -nessuno sappia il nome; e gli abbandonati cimiteri e le lapide votive; -e più di tutto nello studiar quelle antiche patriarcali costumanze, che -sono come il simbolo della giustizia nelle famiglie, la religion vera -del passato. - -Dachè incominciai, senz'alcuna pretensione di sapienza antiquaria, -queste utili e studiose ricerche, la mia vita ben più occupata e -operosa che prima non fosse, assorta nel meditare e nello scrivere, -invogliata dalle prime scoperte a novelli e più forti studii, si -ricompone in quella temperanza equanime di volontà e di sentimento ch'è -la miglior medicina delle avverse cose. - -Son quasi corsi due secoli dalle terribili guerre che per furor di -politica ricoperta del manto della religione, disertarono queste -contrade; e la memoria della rivolta qui sopravvive ancora; qui suona -ancora sul labbro de' fieri Valtellini la bestemmia antica contro il -luterano; qui l'odio rugginoso verso le tre Leghe Grigie, alimentato -dalla contesa proprietà del territorio, non è spento del tutto: mentre -nessuno più si ricorda della tirannide spagnuola che, sotto colore di -protezione, soffiava alimento a' dissidj, e col pretesto della fede -calpestata e della santa causa della religione rinfocava le moltitudini -alla riscossa. E guai, allorchè un popolo si solleva in nome della fede -de' padri suoi!... - - 15 di novembre. - -In questa solitudine, altro io non desidero che la fedele compagnia -d'un amico che riceva nel suo cuore la pienezza del mio, che meco -divida il segreto del dolore e della speranza, e mi riconforti e -sostenga ov'io ricada, come pur troppo avvien qualche volta, negli -antichi terrori, in quelle fatali malinconie che m'avvelenarono l'anima -non ancor del tutto guarita. Ohimè! basta un giorno solo di dubbio e -di fiacchezza, un'ora sola d'interiore viltà per ripiombarmi in un mar -d'incertezze, per togliermi la pace appena ottenuta coll'assidua fatica -dello spirito. - -Tornato a casa col cuor pieno di rancore e di pianto, trovai la Bibbia -sul mio tavolo: a caso l'apersi e mi venne sott'occhio quel lamentoso -e poetico salmo, con cui il profeta ne' giorni della persecuzione -confidava l'anima sua al Signore: - -— «Io mi confido nel Signore. Perchè dite voi all'anima mia: Ti -trafuga, come il passero al monte? - -Poichè gli empi, ecco, han teso l'arco; apprestarono le saette nella -faretra, per saettarle contro a' retti di cuore in luogo scuro. - -Dopo che ruinarono ciò che voi avete fatto, e che mai poteva il giusto? - -Il Signore nel suo tempio Santo, il Signore ha la sua sede nel cielo. - -Gli occhi suoi veggono il povero; le sue palpebre interrogano i -figliuoli degli uomini. - -Il Signore interroga il giusto e l'empio: colui che ama l'iniquità odia -l'anima sua. - -Pioverà lacci sugli empi; fuoco e zolfo e procelloso turbine è porzione -del loro calice. - -Perocchè il Signore è giusto, e amò la giustizia; e la faccia di lui -riguarda all'equità.» — - - -Che altro avrei potuto dire al Signore, fuorchè offerirgli dal profondo -anche per me questa santa preghiera?... - - 21 di novembre. - -Ho riveduto il solo amico che mi rimase della mia giovinezza, l'uomo -ch'io amo e onoro come padre e fratello, quell'amico a cui la sorte, -o per dir più vero la provvidenza di Colui che scruta i cuori, parve -volesse congiungere per sempre la mia vita con quella catena di -gratitudine ch'è più forte della vita stessa. E l'averlo riveduto una -volta dopo lunghi mesi, e per solo un giorno, mi fece sentir ben più -doloroso e vivo quel bisogno di fratellanza e d'amore che fu il primo -tormento dell'anima mia. - -Con lui, coll'uomo il più modesto, il più degno di fede ch'io m'abbia -conosciuto, parlai di quel tempo che non tornerà più per noi; e sentii -riaprirsi una dopo l'altra tutte le mie ferite. Ed ora ch'egli se n'è -ito e ch'io mi trovo nel mio romitorio, solo ancora, al cospetto delle -grandi e severe ombre de' tempi andati, sento in me medesimo vergogna -e dolore d'aver rimpianto un'altra volta con l'amico le mie giovanili -vicende; e mi pesa, direi quasi, d'essermi abbandonato così ad una -soverchia ed intempestiva effusione del cuore. Ecco qual povera cosa -siam noi! Io stimava d'aver domo e vinto per sempre il mio passato, mi -credevo forte, impassibile, e tetragono, come dice il poeta, a' colpi -della sciagura. E invece, poche parole di malinconici ricordi e poche -lagrime versate in un momento d'abbandono e di fralezza, mi rapirono il -frutto di tanto volere e di tanto sacrifizio. - -Che avrà detto, o pensato di me l'amico mio?... Egli, forse, mi trovò -ben mutato da quel che fui; o forse più non mi stima che un cuor -debole, inetto alle grandi prove dell'esistenza, un povero illuso, un -fanciullo! - -Ma se all'opposto fosse tutto amor proprio, fosse superbia che -m'accieca questa brama di comparire agli occhi dell'amico altro da quel -che sono? Non fu egli che m'aperse il cuor suo e la sua casa, che mi -prodigò tutto quanto la santa amicizia può dare, che mi restituì il -coraggio di vivere, e mi strappò alle braccia di morte che mi voleva -far suo?... Egli sedè le intere notti al mio capezzale, allorchè -lottando col male e venuto quasi all'agonia io delirava e diceva -parole di furore e di pianto alle mie fatali speranze, alla tradita -mia giovinezza, alle mille ombre che dì e notte m'assediavano. Egli -stesso con occhio sapiente studiava intanto il lampo del mio sguardo e -il pallor del mio viso; con la mano pietosa premeva la mia, contava i -bàttiti delle mie arterie e i pochi minuti di posa che la febbre e il -dolore concedevano allo strazio de' nervi e allo spavento dell'anima. — -Io era solo, povero, lontano da' miei, calpestato da' potenti, umiliato -dagli amici, e languente in un letto non mio, sospiravo di finire -una volta: ed egli fratello, amico, medico, benefattore, mi fece dono -d'una vita perchè tornassi non indegnamente a respirar fra gli umani; -egli rimise in pace l'animo mio, e mi rese quasi altero delle sofferte -nemiche fortune. Su quel desco, ove con esempio raro di vera grandezza -quell'uom saggio e buono aveva con me spartito il suo pane e profferta -la metà della sua tazza, io scrissi le pagine consacrate alla gloria -d'un Grande che non è più; e a quelle pagine io poneva in fronte il -nome dell'amico venerato e caro. Nullo di più m'era concesso. Ma questo -nome che i piccoli e i buoni conoscono, questo nome che l'orfanello e -la povera femminella impararono da tanto tempo a benedire, era per me -il solo degno d'unirsi a quello del sommo genio italiano, per il quale -fu rinnovata l'arcana scienza della natura e il nome della mia patria -non morrà mai[2]. - -Così, io non vendei la memoria intemerata della sapienza all'oscuro -dovizioso o all'indegno possente; non infransi l'aureo simulacro della -gloria, per fonderne la corona all'infamia: ma di quel nome altissimo -io feci l'umile ghirlanda della gratitudine al beneficio. - - . . . . . . . - - Amico mio.[3] - -— M'è di grande consolazione il poter tornare a te in questi giorni -d'amarezza e di prova, ne' quali anch'io, come Colui che portò tutti -i nostri dolori, posso quasi dire: L'anima mia è trista fino alla -morte!... - -Io vivea qui dimenticato, e non potei dimenticare. Le passioni degli -uomini tornarono a visitarmi nella solitudine, ed io ascoltai quelle -voci che altre volte avevano conturbata la mia giovinezza: ed un -affetto ch'emunge le forze dello spirito e rimpicciolisce le idee -dell'umanità e dell'infinito si risvegliò nel mio cuore, ove forse -non ancora spento del tutto consumava non veduto le più pure sorgenti -della vita, siccome fuoco che vive addormentato sotto la cenere. A -tanto mio dolore s'aggiunse una piaga novella, il rimorso: poichè io -sono ancora talvolta il trastullo d'una fuggitiva larva di bellezza; -e mi trovo così debole e vile in faccia di me stesso che parmi nessun -sagrificio esser poco, per ricompormi quest'avvenire ch'io voglio e non -so disprezzare, che fugge sempre più da me lontano, e si porta con sè a -brano a brano la mia vita. - -Tu sai la compassionevole vicenda che mi persuase di rinunziare alle -facili glorie concesse dal mondo a chi appena sappia lusingar le inezie -del suo tempo, e farsi campione del vizio imbellettato di virtù.. Io -volli sposar la parte di coloro che patiscono; e nato povero e nudo, -morrò povero e nudo. - -Perocchè non per nulla avrò detto addio alle splendide fantasie -dell'arte, alle severe meditazioni della scienza, a' giorni tempestosi -e ardenti della gioventù, alle grandi speranze dell'uom pellegrino -in cerca della verità, a tutto quello che formò la poetica visione -de' miei vent'anni.... Amore, amicizia, patria, sapienza, gloria, non -bastano per legarmi a questa vita; più non sono per me altro che il -primo batter d'ale che fa l'anima nostra verso l'infinito, il simbolo -della virtù eterna, di quel bene che non alligna in terra, perchè la -terra ritornerà nel suo nulla, e il bene è immortale. - - . . . . . . . - - Amico! - -— V'ha qualche ora nella quale credo che Dio non abbia accolto il -suo servo: e parmi ch'egli maledica come opera di superbia, ovvero di -disperazione questo sacro e terribil dovere ch'io m'assunsi (io così -pieno ancora di ribelle volontà, di mortali odii, d'inutili speranze) -d'annunziare agli uomini la sua verità, il giorno del suo regno. Allora -lo spavento e l'angoscia incurvano la mia fronte; io vo' cercando i -luoghi più solinghi e dirupati di quest'Alpi selvagge; io piango senza -trovar sollievo dal piangere, e dico nel mio cuore: O Signore! come, -potrò recar la tua pace agli uomini, io che non ebbi mai pace per -me!... - -In tali giorni d'abbandono e di miseria morale, ben io tento di -temperar l'interno patimento colle dolci distrazioni della lettura -e dello studio, tornando ad evocar le belle imagini della poesia, -le grandi ombre di coloro che parlano il vero e furono infelici, e -infelici ben più ch'io non sia! - -Ma anche la poesia è morta nel mio cuore... - - . . . . . . . - -— Io aveva fermo nell'animo di non tornar mai più agli antichi -prediletti studi della poesia; io voleva darmi tutto alle austere -contemplazioni della sacra scienza, che sola ormai può consolarmi de' -tanti disinganni provati, delle stolte speranze umane, delle menzognere -imagini evocate dall'inquieta fantasia che vuol levarsi nella regione -dell'impossibile... Eppure, in questi dì, tornai alla poesia, al culto -di quell'arte che mi rende ancora così belli gli anni giovenili. - -Rovistando fra vecchie carte, rinvenni abbozzi di novelle poetiche, di -poemetti, di canzoni, di tragedie; sorrisi di me stesso e de' sogni -miei, rileggendo que' miseri brani. Mi sembravano come le macerie -d'un edifizio caduto in rovina prima che di poche braccia sorgesse -dal terreno. Mi provai a scrivere; ma sarà in vano. La letteratura -del nostro tempo, se ne togli pochi i quali temono di mostrarsi fra -gli altri per la coscienza di una virtù intemerata, ma pur tremante e -sdegnosa, è fatta per tutt'altro che per educare il cuore ed innalzar -la mente alla vera grandezza. È una letteratura smascolinata, come -quell'arcigno del Baretti direbbe, una letteratura da canapè, buona -tutt'al più per i gabinetti delle damine svenevoli e profumate. - -Nondimeno scrissi anch'io: ho gittato giù l'abbozzo di due tragedie. -Nell'una il Buondelmonte, vorrei dipingere, a diversità degli altri che -tentarono lo stesso tema, l'origine della fiorentina repubblica, e il -fiero carattere del Mosca, - -«Che disse: Lasso! capo ha cosa fatta.» - -Nell'altra, il Procida, vorrei mostrare quanto possa amor di patria -in lotta coll'amicizia e coll'amor paterno. Ma le mie forze non -basteranno, lo temo, all'altezza del concetto. - - . . . . . . . - -Quando nè lo studio nè la contemplazione della natura valgono a tormi -dal cuore il peso che vi sta sopra da lungo tempo, allora prendo la -penna per scrivere a te, amico mio, a te che sai la storia della mia -vita, e solo fra tutti puoi compatire al solitario prete, all'uomo -il quale nulla più domanda su questa terra tranne di vivere nella -memoria onesta de' pochi montanari che fanno la sua famiglia. Allorchè -seppi rinunziare alle illusioni della mente superba d'aver vestita -di novelle forme la vecchia filosofia del dubbio, quando parlai agli -uomini di quella religione di fratellanza e d'amore che sola può -apparecchiar l'avvenire, coloro che stavano in alto gittarono la -vergogna e il disprezzo sopra di me. Avrebbero voluto che la mia fede -si facesse serva delle imposture mondane e delle rugginose pretensioni -della forza: io cercava d'abbracciare il povero e l'oppresso, che al -par di me pativano e pregavano; ed essi mi rinfacciarono la ferrea -legge del fatto, mi presentarono agli occhi de' miei fratelli come un -sognatore irrequieto, come un uomo perduto dietro i delirii dell'umano -pensiero, dietro le novità della filosofia e della religione. E i miei -fratelli risero di me. Allora io non poteva più ritornar fanciullo e -raccogliermi nell'innocenza della vita e della speranza; e sapendo già, -per averne fatto duro saggio, quel che fosse il mondo, sentii tutta -l'amarezza d'una vita inutile e tormentosa. Ma al tempo stesso una -grande e nuova luce d'amore s'era fatta dentro di me, nel profondo: e -in questa si rintegrò la mia fede a poco a poco; e, divenuta matura, la -ragione unì i pochi e deboli suoi sforzi a quelli di tanti e tanti che -combattono quaggiù per la causa dell'onestà e della giustizia. - -I miei mali cominciarono a parermi ben picciola cosa al paragone de' -molti e grandissimi che aggravano l'umanità, e fui persuaso da quel -momento che ognuno il quale cammini con semplicità per la via su cui -la Provvidenza lo mise, nè mai rinneghi sè stesso, nè venga a patto -con la propria coscienza, potrà dire un giorno: O Signore, anch'io -feci la mia parte di bene, e vissi sempre nella fede, nella speranza, e -nell'amore! — Perdonai da quel momento all'uomo che col suo tradimento -m'aveva ferito nella più viva parte del cuore: mi gittai nelle tue -braccia, t'apersi tutt'i miei segreti; e tu mi donasti il coraggio di -vivere e d'operare. Gli uomini mi calunniavano ed io li amai; essi mi -respinsero; e chinai la testa; poi venni a nascondere in questa povera -valle il mio oscuro ma innocente apostolato. - -E oggi anch'io ripeto a te le dolorose parole che un moribondo amico -mandava a me lontano: Fra me e te esiste un legame che la morte non -rompe!.. - - . . . . . . . - - Mio buon padre. - -Nel mio romitaggio, sento il bisogno di tornare a voi, di venir -col pensiero all'umile casa ove nacqui, a quel paradiso de' miei -anni infantili che si specchia nell'acque purissime del lago. Io -veggo, padre mio, il vostro incredulo sogghigno a queste poetiche -ricordanze; ma se vi dirò che la nostra casetta, dove abita mia madre, -dove, nascosta come la rosa silvestre, si fa bella e grande la buona -Angioletta, è il più sacro, il più desiderato angolo della terra per me -che pur vidi molto e molto conobbi, forse non sorriderete più così, e -darete un pensiero anche voi, un pensiero di compassione alla tristezza -che bene spesso viene a tenermi compagnia. - -Non è già ch'io mi lagni della mia condizione, e del trovarmi qui -solo, in povera e lontana contrada, dopo che i primi augurii della -vita m'avevano promesso ben diverso avvenire. Sulla via ch'io tentai -d'aprirmi, ardente qual fui di volere e di fiducia, ma scarso pur -troppo di virtù, non trovai altro che spine; e m'avvidi che nell'ampio -teatro del mondo il poco ch'io poteva fare m'avrebbe alla fine -guadagnato le ire e le maligne persecuzioni di chi s'adombra d'ogni -franca e generosa parola, di chi suol chiamar delitto il coraggio -d'alzar la testa contro le prepotenze umane e quelle della fortuna. - -Per questo, benedissi come venuta dal cielo l'inspirazione che mi -condusse qui, fra i poveri e i semplici, qui dove soffrono e aspettano, -come la più gran parte degli uomini, tante creature per le quali morì -sulla croce Colui che aveva pur detto a tutti: _Io sono la via, la -verità e la vita!_... Vi ricordate? la prima volta ch'io ho voluto -parlar da un pulpito, con nuovo ardimento, di certe grandi verità delle -quali non sarà mai strappata la radice della terra, delle mie parole -si prevalse il fanatismo, le condannò il fariseo e ne fu scandolezzata -la debole virtù. Così sempre avviene; ed io non voleva chiamar sulla -casa di mio padre, sui vostri bianchi capegli il turbine che di subito -sorse a minacciarmi; pensai a mia madre, a mia sorella, e obbediente a -chi mi percoteva, rinunziai ad ogni gloria e mi tenni abbastanza felice -di questa parte che Dio m'aveva ancora serbata. Qui i buoni alpigiani -mi conoscono e mi riveriscono come padre, m'ascoltano e mi amano come -fratello; qui m'è consolazione il pensiero di quel filosofo: _Se utile -non è quel che facciamo, stolta è la gloria_. - -Ma non più di questo.... - - . . . . . . . - -Ringrazierete per me l'Angioletta di quella cassettina contenente -poche cipolle de' panporcini de' nostri monti, ch'essa mi mandò per il -Bernardo l'ultima volta che capitò al paese. Direte a lei e alla mamma -che non si scordino di me nelle loro orazioni grate al Signore; io non -n'ebbi mai tanto bisogno come in questo momento. - -Se mai tornasse a vedervi l'amico mio P*** e vi domandasse di me, -ditegli che i poveri miei nervi risentono ancora a quando a quando -le fiere commozioni patite, e che la mia testa qualche volta non è a -segno del tutto; ch'egli stesso mi scriva se le lunghe peregrinazioni -ch'io vo facendo ogni dì per questi monti, possano o no di soverchio -abbattere le mie forze e fare in me effetto contrario a quello ch'io -m'era promesso. - -Un'altra cosa vi commetto per la mia cara sorella. Ella sa dove stanno -i pochi libri che innanzi partire lasciai, fra l'altre cose mie, in -quella che fu la mia povera e beata cella. Nello scaffaletto a manca -dello scrittoio, vicino alla finestra, troverà alcuni vecchi volumi -giallognoli e mezzo rosi dal tarlo: sono i cari e preziosi amici della -mia passata gioventù. Fra essi v'hanno due libri rilegati in carta -pecora e intitolati l'uno: I soliloqii di sant'Agostino, e l'altro La -Citta' di Dio. Nell'armadio situato nell'angolo dov'era il mio letto, -ne troverà pure alcuni altri più vecchi ancora, fra cui un volume delle -Opere di san Tommaso ed uno di quelle di Sant'Ambrogio; e un altro più -piccolo, al quale manca il frontispizio; è il Trionfo della Croce di -fra Girolamo Savonarola: quest'ultimo lo conoscerà dal mio nome scritto -di mia mano sull'ultima pagina, sotto ad un braccio che tiene impugnata -una spada e che vi disegnai quand'ero chierico ancora. Se l'Angiola -riesce a raccozzare quel piccol mucchio di libri, ne' quali pongo -tutta la mia speranza per quest'inverno, voi, mio buon padre, farete di -trovar modo a spedirmeli al più presto nel modo che vi par meglio; io -ne pagherò lo spendio all'uomo che me li porterà. - - . . . . . . . - - Mio padre. - -Vi raccomando quel che già vi scrissi nell'altra, di tener sempre -presso di voi le lettere che per me venissero alla posta di Como, -e di non darle in mano di nessuno, fuorchè del Bernardo che verrà a -pigliarle alla fin del mese a mio nome. Se ve'n fosse alcuna pressante, -questa potrete consegnarla all'amico mio P*** che sa il come mandarla a -questo mio nido di montagna. - -Dite a mia madre, che al tornar della primavera ho speranza di venire -a casa per qualche dì: che veggo il momento di sedermi ancora, come -quand'ero fanciullo, vicino a lei sugli scalini della nostra porta: e -che le farò raccontare un'altra volta la storia de' poveri morti di -Torno. Oh! quante memorie leggiere, fuggitive, tessute, come tutte -le cose della nostra vita, di piccole gioie e di grandi dolori, mi -rifanno dinanzi al pensiero tutta l'età passata, e mi sforzano a -piangere un'altra volta!... Perchè non sono io nato che per invocar la -benedizione del Signore sopra coloro che denno trovare ogni lor bene -nel patimento mitigato dalla speranza?... Io la sentiva nel mio cuore -una fiamma più ardente, l'alito della fede, il coraggio di morire per i -miei fratelli!.... - - 2 di maggio 18..[4] - -«Niuna cosa violenta può esser perpetua.» - -E fino a quando vedrò sulla terra il trionfo del male? O Signore, -tu rovesci i potenti dal seggio, ed esalti gli umili; ma tu dicesti -ancora: il regno mio non è di questo mondo. - -Noi dovremo dunque piegar sempre la fronte, come in atto di vile -osservanza, in faccia alla malizia che si veste di pompose apparenze, -che vince la semplice onestà colle sue compre lusinghe, o colla -ipocrisìa, la peggior delle tirannidi?... Combattere la forza brutale -che non concede alla stanca umanità di sollevare il capo da quella -nebbia d'ignoranza in cui da secoli le misere generazioni son costrette -a vivere, o piuttosto a morire; parlare in nome di Quegli che spirò sul -Calvario annunziando agli uomini che son tutti fratelli, e figliuoli -dello stesso Padre che ama e perdona, è una grande e dolorosa parte che -a pochi fu dato di compire sulla terra! - -Il tempo, come spaventoso torrente, trascina via con sè gli uomini e -le idee; pochi nomi benedetti, poche sante e divine parole rimangono -appena a far testimonianza del passato, a fermar la promessa del -futuro. Avventurato chi visse nell'aspettazione de' tempi migliori, -procacciando intanto ed operando il bene, come se dovesse da un dì -all'altro fruttare! Dio ha veduto il cuor suo, Dio raccolse le sue -lagrime; e quando seduto in disparte, come Geremia, stette solitario e -tacque, Dio gli perdonò il silenzio e la luce del cielo venne sopra di -lui. - -Ed il suo cuore sollevò un'altra volta quel profetico lamento: - -— «La parte mia è il Signore; e per questo io l'aspetterò. - -Buono è il Signore all'anima che in lui pone speranza e lo cerca. - -Buona cosa è procacciar nel silenzio la salute del Signore. - -Buona cosa è all'uomo il portar il giogo nella sua giovinezza. - -Siederà solitario e tacerà; poichè Dio gl'impose il suo carico. - -Metterà la sua bocca nella polve, cercando se vi sia speranza. - -Porgerà la guancia a chi lo percuote, sarà pasciuto d'obbrobrio. - -Perocchè il Signore non lo respingerà da sè in sempiterno. - -E s'egli affligge, ha pur compassione, secondo la moltitudine delle sue -misericordie.» - - 12 di maggio. - -Qual nuova e più grave sciagura sovrasta a me o ad alcuno de' miei -cari. Io n'ho da parecchi dì il doloroso presentimento; poichè la pace -gustata per alcun tempo, alle forti contemplazioni della scienza, -infiammatrice dell'intelletto, alla soave poesia della natura è -succeduta nell'animo mio l'amarezza delle cose, la codardia del dubbio, -e quasi una paura di me stesso. Questo fu sempre per me il presagio di -un tristo giorno della vita. - -I miei vecchi volumi non mi racconsolano più; non mi sembran più che -vani, indicifrabili enigmi, i quali altra cosa non mi fanno certo, se -non che quaggiù nulla è certo. - -Non posso scrivere, non posso nè manco pensare... - - 19 d'agosto. - -Io mi reputava sì forte, sì provato della vita, e padrone di me -medesimo da sostener con fronte serena e animo tranquillo ogni e -qualunque nuova e più dura sperienza; e dopo essermi seduto tante volte -al capezzale della morte, dopo aver veduto spirar nel bacio di Dio -tante infelici e candide creature, e aver accompagnato sulla tremenda -soglia dell'eternità tanti uomini ciechi del bene, travagliati dal -patimento, consunti dalla disperazione o dal rimorso, io credeva che -più nulla d'umano potesse conturbare ancora i miei pensieri. — Deh! che -cosa è mai l'uomo, se tu nol visiti colla tua forza, o Signore? - -Oggi, dopo molti anni, il caso o piuttosto il volere di Chi tutto -dispone per il bene, ricondusse a me dinanzi quell'uomo che forse fu -la prima cagione di tutte le mie disgrazie. Io gli avea dato nella -generosa effusione del mio cuore giovine ancora il santo nome d'amico; -ed egli lo ha rinnegato questo nome così bello! Egli mi rapì la -prima, la più poetica lusinga della vita, l'amore; mi derise con una -crudele indifferenza nelle innocenti mie illusioni; e a coloro che -poco m'amavano, se pur non m'odiavano già per la naturale ed avventata -libertà del pensiero, per quello ardimento che di rado è scompagnato -da un cuore acceso del desiderio d'operar qualche cosa a pro d'altrui, -egli pose in mano de' potenti il segreto che doveva partorirmi -l'infamia, o farmi morire!... - -Ma, come Dio anche quaggiù non consente sempre la vittoria ai cattivi, -io, povero, oscuro e calpestato verme, fui più forte di coloro che si -levarono a stormo contro di me. Vinsi l'impostura e l'aperta menzogna: -poi mi ritrassi a piangere il mio passato nel silenzio della casa del -Signore, e perdonai. - -Perdonai, sperando che Dio a me pure perdonasse. Ed Egli m'avea dato -codesta pace; e fatto puro il mio cuore del lievito dell'ira, parevami -d'avere in me spogliato per sempre il vecchio Adamo. - -La mattina era bella. — Per sollevare i pensieri dal peso delle angosce -che ne' passati dì m'avevano prostrato siffattamente, m'incamminavo -verso il sentiero della selva, dalla parte ove sorgono tappezzate di -lambrusca e di parietaria le rovine dell'antica torre lombarda: è là -dov'io passo in faccia alle maestose, lontane ghiacciaie dell'Alpi -e all'interminato azzurro del cielo le più solitarie e beate ore del -viver mio. - -Appena fuor della porta, un uomo incappucciato in un gabbano da -montanaro mi s'affaccia d'improvviso. Io lo guardai; teneva china a -terra la fronte, voleva come parlare; e pareva tremasse. - -— Chi siete? domandai. - -— Uno che... vi conosce; rispose o piuttosto balbettò, senza levar gli -occhi. - -Quella voce non mi parve al tutto ignota; ma lo strano vestire, la -sua dubitazione, lo sgomento con che andava guardandosi intorno, -turbarono un poco me pure; e persuaso ch'era ben'altro da quel che i -suoi meschini panni mostrassero, me gli feci più accosto e di nuovo il -richiesi: - -— Che volete da me? - -— Sono un povero fuggitivo; venni a chiedervi asilo. - -— Ma, signore! ripigliai: nè vi conosco, nè so... - -— Sì, mi conoscete; è in nome dell'amicizia ch'io vengo a voi. - -E dicendo così, tolse giù il vecchio cappellaccio che gli copriva mezzo -il volto, e mi guardò con aria supplichevole e malcerta. Ancora nol -ravvisai. - -— Per carità, m'aprite la porta di casa vostra! voi, ministro del -Signore, abbiate compassione dell'uom fuggiasco, perseguitato... — E -qui abbassò la voce, e facendo un passo verso di me, dopo che di nuovo -si guardò dietro le spalle: Io sono Alberto ***: io fui vostro amico! - -Egli era colui che m'avea tradito. - -Quel che si passava a quel momento nel mio cuore, io non voglio nè -potrei scriverlo. - - -Egli dimorò sotto al mio tetto due dì e due notti, nè io gli domandai -se fosse innocente, o perchè avesse scelto ricovero nella casa d'un -uomo a cui egli avea fatto tanto male e che fors'anco avrebbe potuto -restituirgli il suo tradimento. - -Ah no! mai, mai! Colui che uccide è più misero di chi rimane ucciso: -egli mi credè generoso e incapace del delitto di che spensieratamente -e per leggiera causa non dubitò farsi reo contro di me. Io non so -le conseguenze, le quali per la mia pietà potrei incontrare; ma non -le temo. Nè fu pietà la mia, fu giustizia. A lui diedi tutto quel -poco danaro che avevo, pregai per esso il Signore, e in quel momento -dimenticai tutto il passato. Egli era più che amico mio, era fratello; -Dio solo, Dio che mi lesse nel fondo dell'anima, mi giudicherà! - -Quando volle partire, io gli aveva stesa la mano e lo contemplava -fissamente senza far motto. Mi parve commosso, soggiogato dalla memoria -di quel che fu tra me e lui: mi guardò egli pure, poi mi si gittò al -collo, e pianse. - - 3 di maggio. - -..... Nessuna novella del fuggitivo. Che il cielo l'accompagni! Il -mio cuore s'è allargato nella pace di prima. Io sono rassegnato e -tranquillo nella mia coscienza. - -Non so spiegarmi il come non ricevessi ancora riscontro alcuno da *** e -da *** alle ultime mie lettere.... - - . . . . . . . - -«[5]Molti presuntuosi reputano impossibile tutto ciò che per loro o -non si sa o non si fa; moltissimi considerano le grandi cose che non -intendono o che non sono capaci di operare, come inutile fatica d'un -esaltato fanatismo; e stanchi prima d'intraprendere, si addormono sui -morbidi ma dannosi letti dell'ozio. Tanto è superbo l'amore di noi -stessi per non confessare la propria ignoranza e la propria debolezza; -tanto è artificioso per giustificarla; tanto è ingiusto per assolverla. -Frattanto l'infingardaggine si scusa colla pretesa impossibilità alle -grandi cose, per non confessare il timore dell'utile fatica; ed il -vizio colla pretesa loro inutilità, per non denunciarsi da sè medesimo -vile ed iniquo; l'infingardaggine ed il vizio diventano costume: e -perchè ciò che non è il costume dei più, sia tristo, sia buono, si -chiama fanatismo e pazzia, ogni bello e generoso ardire vien collocato -indegnamente in quest'ultima classe.» - - -... «L'uomo contempla rappresentata ne' grandi genii, in una pompa la -più solenne e nella sua più illustre magnificenza, la propria natura: -una sublime compiacenza lo fa inorgoglire delle proprie forze; l'animo -s'eleva ai più ardui concepimenti; il cuore s'infiamma ai più scabrosi -sperimenti; nulla più si tollera di mediocre senza una nausea mortale -ed un magnanimo disprezzo.» - - -... «Nella rivoluzione de' tempi occorrono età così sciagurate per -corruttela di costume, e così impudenti per abitudine di vizio che -portano in trionfo la colpa, infamemente la collocano sugli altari -della virtù, e, per averle cangiato nome, reputano di purgarsi da -sacrilega idolatria. Allora, gentilezza di modi le mollezze, gloria -l'oro, modestia la viltà, prudenza il timore, umiltà la codardìa, -obbedienza la venalità, senno il raggiro, economia l'usura, avvedutezza -la frode, laude l'adulazione, belle arti la lussuria: in una parola, la -colpa virtù. Tale è il rovescio miserando e scandaloso che si fa d'ogni -buono in cattivo, quasi che per mutar di vocabolo mutino le cose: ma -dando così chiaro a vedere che ogni uomo sente che non è stromento di -scelleratezza, e che tale è necessità per esso la virtù che il delitto -non abbraccia se non colorato dalle tinte di quella. Anche scellerato, -ama d'ingannarsi che non è: epperò, perdendo la virtù ne conserva la -divisa, onde molta è la ciurma degl'ipocriti: e così, se dappertutto -ove sono uomini il delitto ha schiavi, in nessun luogo regna a fronte -scoperta. Quindi accade che, se in così fatti tempi sorge un magnanimo -amico della virtù e del vero, tutti se gli fanno intorno co' sassi; ed -è ben conseguente, perocchè se giunga face là ove tutti han bisogno -di tenebre per ascondere la colpa, tutti si sforzano di spegnerla -subitamente. Delitto dell'amore di noi medesimi, che giustificando i -propri errori è pur uopo che le virtù contrarie condanni per evitar -contradizione: sicchè in cuore invidia l'altrui virtù, e col labbro -la lacera e la condanna. Del resto, la verace virtù che passeggia nel -mezzo alla finta, tacitamente denunzia la colpa nascosa sotto le sue -larve, e coll'opera del paragone squarcia la veste dell'impostura -la più veneranda e la più astuta. Allora si distingue la virtù -dall'ipocrisia che fa studio d'imitarla, coll'eguale facilità che un re -da scena da un re da trono, ed è per questo che in tale condizione di -tempi la virtù e la sapienza sono guardate come due possenti nemiche; -ed è per questo che solo compaiono attraverso lo squarciato manto -d'un'illustre povertà; e che sempre le ritrovi fuggiasche sulle spinose -vie della persecuzione, e spesso ancora fra le catene e dentro la -carcere dell'omicida e del ladro.» - - -... «Le grandi speranze e i grandi sforzi sono de' generosi; le forti -presunzioni e i deboli attentati de' superbi... Io tutto spero, tutto -tento, nulla presumo!» - - -... «Se è vero che dal conoscere scende ogni volere e dal volere -ogni operazione umana, con cui si satisfa all'inesorabile bisogno, si -accontenta il desìo insaziabile e si verificano le indelebili speranze, -e nella cui somma soltanto può essere riposta quella felicità ch'è data -ai mortali; se è vero, io dico, tutto questo, debbe scusarsi la nostra -curiosità che tutto ad un solo sguardo vorrebbe possedere lo scibile -umano. Anzi questa curiosità io la reputo come il possente motivo -onde la natura invita l'uomo a ricercarla nel sacrario della scienza: -come col desio della felicità lo spinse alle perenni agitazioni delle -sorti mortali. Quindi è che, una volta messa sulle vie delle indagini -per un sì grande impulso, non già s'avanza gradatamente e con tarda -saggezza, contenta ad un vero discreto; ma impaziente delle sagge -dimore della riflessione, si avanza baldanzoso, prima fidata al solo -probabile, poi al verosimile, ed in ultimo anche al falso in colore -di vero; e così per volere acquistare la vetta per la più spedita via, -corre la più lubrica; e correndo questa bene spesso ritombola al basso. -A spogliar la cosa di veste metaforica, fatto è che quando cessa il -vero ce lo fabbrichiamo coll'ipotesi del nostro cervello; e vien poi -una demenza filosofica che delira argomenti in suo soccorso; i quali, -accreditati dall'umano orgoglio e dall'umana ignoranza, gli ottengono -la cittadinanza del vero; e così, come dicevano i Greci, si abbraccia -la nube per la diva. — Non già ch'io abborra dall'uso giudizioso -dell'ipotesi: so benissimo ch'essa sola batte alle porte della verità; -anzi m'aggrada quella sua audacia con che la sollecita a parlare e le -squarcia il velo più misterioso. Mi rammento di Newton che con essa -s'innalzò in mezzo de' cieli e che da esso imparò come due mirabili -forze equilibrino i firmamenti. Io abborro che lo stromento diventi la -cosa, che la via si reputi a meta, e voglio che l'ipotesi non si usurpi -nome di realtà, ma che con felice metamorfosi si cangi in essa. Ma pur -troppo più persuadono i nomi che le cose: onde il fatto inesorabile -bene spesso appalesa le gradite menzogne di noi stessi: _decipimur -specie recti_.» - - -.... «La feconda meditazione de' grandi, tacita e nascosa ne' suoi -preziosi ritiri, non ha nemmeno l'applauso che il saltimbanco ottiene -sul trivio; anzi spesso dal volgo le sue sapienti lentezze e le sue -cautele da precipitato giudizio s'imputano a colpa e si accusano d'ozio -e di pigrizia. Ma i grandi, sdegnosi di piatire con una plebe che ha -bisogno d'assiduo cicaleccio per non morir d'inedia sulle vie e ne' -fori, ne confondono le menzogne recando in pubblica luce il frutto -delle loro nascoste fatiche.» - - -... «Le più sublimi speranze non bisogna misurar col solo calcolo -del corto soffio dell'umana vita. Non bisogna solo calcolar quanto -possa l'individuo; ma quanto può la specie, la cui vita è lunga come -la sua perfettibilità. L'orgoglio umano è una menzogna quasi sempre -nell'individuo; ma spesso nella specie è una verità; è uno sprone -a quanto ella di fatto può. Questo esiste in ogni individuo; e ogni -individuo, al divisamento, è pari al motivo; ma, all'opera, non potendo -quanto la specie, ciò che non sa o non fa lo reputa per un cotale -astuto giro dell'amor di sè stesso o inutile o impossibile. — Ma la -specie all'opposto può di più che non sappia: ognuno porti quel masso -che reggono le sue spalle, e l'edificio s'innalzerà verso il cielo -saldo e sublime. Io l'ho detto: Umana perfezione? un sogno: Umana -perfettibilità, una via di cui non conosco la meta, ma sulla quale io -pure cammino. - - - . . . . . . . . . . «La patria - «Empie a mille la bocca, a dieci il petto» - -Eppure è il centro a cui dobbiamo tendere tutti del paro; e quando -l'interesse privato non è congiunto al pubblico, e perde questa forza -che tira al centro, la società si dissolve. La patria per tanto è -un nome sì augusto, sì venerando, sì santo che al paragone di lui -perdono i più bei nomi di ricchezza, di gloria, d'arti e di scienze. -Se le scienze si opponessero a questo ch'è il primo de' doveri e delle -glorie, le scienze sarebbero un delitto.» - - -... «Molti, non sapienti ma cerretani, han d'uopo d'ingannare, per non -saper istruire; d'apparenza per esser poveri di realtà; però cangiano -la cattedra nel banco del trivio; non parlano, ma tuonano; non usano -moderato gesto, ma fendono l'aria con tutto il braccio; non dicono cose -ma parole; non hanno espressione viva ed esatta del proprio pensiero, -ma pomposi e vuoti fantasmi mendicati qua e là; e ravvolgono le loro -sentenze nelle tenebre, perchè il lume disvela la loro miseria; si -fanno difficili per non essere avvicinati; non si lasciano intendere -per timore d'esser conosciuti; non hanno altro merito che quello di -strisciarsi dietro una gran toga che copre la loro mendicità; stanno -nel breve cerchio del loro zero, coll'importanza di chi siede in -un gran regno, simili agli oracoli ch'erano oracoli appunto, perchè -nelle tenebre nascondevano la menzogna. E con tal arte d'ipocrisia -scientifica sanno ingannare il volgo degli studenti e nel frastuono -dell'applauso di costoro nascondere il dispregio de' pochi.» - - -... «Il problema della vita non si risolve mai interamente che -nell'estremo punto dell'esistenza mortale. Ho veduto molti filosofi -studiare l'uomo in culla con ogni modo di accurata osservazione: per -me credo che lo spettacolo dell'uomo che muore non sia meno importante -per la storia del cuore umano, nè meno utile per l'umanità. È certo -che la virtù e un premio immortale della virtù non appaiono mai tanto -una necessità per l'uomo, quanto al momento ultimo della vita mortale. -Questo è l'unico tesoro che non perda il suo aureo colore sulle sponde -del letto dell'agonia e nelle stesse tenebre del sepolcro.» - - -... «Erano ben saggi quegli antichi Egizii che posero un tribunale il -quale giudicasse la vita di coloro che morivano, e incidesse le giuste -sue sentenze sulle pietre de' sepolcri e sull'arche degli estinti: -si passi la corteccia della cosa, e ciò parrà verissimo per molti -riguardi. Le parole esistenza e nulla rivelano l'_essere_ e il _non -essere_: e l'uomo inevitabilmente tormentato dal desiderio e dalla -speranza della felicità, non potendo trovarla che nel sentire, è pur -forza che rifugga possentemente dal non sentire; in altro modo che -conosca tutta l'opposizione che v'ha tra l'essere e il non essere, -tra le parole esistenza e nulla. È per questo ch'egli, non volendo -perdere in tutto questa vita mortale alla quale la natura lo congiunse -con tanto amore, creò un commercio d'affetti, di misericordie e di -soccorso tra il mondo vivo e il mondo estinto: sicchè egli s'illuda di -non perdere del tutto dopo l'estremo sospiro quanto ne' travagliati -anni della vita umana gli fu più caro, più desiato e più sperato. La -natura medesima sembra lo consigli a consolarsi delle sorti mortali; -mentre suscitando un fioretto sulla funebre zolla, par che voglia -infiorare l'ultimo velo che copre l'uomo. — Il genio colossale degli -Egizii fabbrica le piramidi; i Greci, primi amanti del bello, seminano -fiori e versano unguenti intorno a' sepolcri; i popoli cacciatori -e barbari seppelliscono coll'estinto i suoi dardi e il suo arco, -e sospendono sulla fossa di lui i trofei della sua vittoria; e lo -stesso sciagurato reo di sangue, spesso prima di salire il patibolo -lascia scritto il proprio nome sulle luride pareti della sua prigione. -Poichè la prospettiva della vita, tutto che bella e sparsa di fiori, -è sempre chiusa da una sepoltura, a noi riesce cara la croce piantata -sovr'essa, che conservi il nostro nome e c'impetri una preghiera. — -La religione de' sepolcri educa i nostri cuori ai sentimenti i più -sacri che formano, per così dire, gli amplessi con cui l'uomo s'unisce -in società. La pietà, la misericordia, la gratitudine, l'amore sono -provocati, nudriti e rinforzati dalla religione degli estinti. Colui -che sente la possa e il fremito che inspira una negra croce, sulla -quale leggiamo il bianco nome d'un nostro caro, è forse il barattiere -o l'usuraio? — È vero: una vecchierella che al rintocco della campana -da morto in sulla sera fa piegar le ginocchia alla figlia di sua figlia -innanzi all'entrata d'un camposanto, le segna a dito le croci di quelli -ch'essa non vide, le congiunge le tenere mani, e corregge le inesperte -labbra che balbettano un'innocente preghiera... oh sì! forse è derisa -dall'orgogliosa filosofia che insolente passeggia sulle teste dei -popoli; ma essa forse con maggiore utilità fa sorgere in quel tenero -cuore i sentimenti delle virtù le più veraci, le più sacre. — » - - . . . . . . . - - — «E un'invisibil Vergine del cielo[6] - È per l'aura sospesa, e mi risponde - Confortando ad amar quella bellezza - Che traspar dal sereno eterno riso... - Del ciel m'invoglia santamente; obblio - Gli atroci disinganni, de' ribaldi - L'ira operosa, ed il fatal periglio - Di fidente innocenza. Ed ondeggiando - Sopra gli abissi del commosso lago - Entro un leve battèl, tranquillamente - Con lei converso a lungo; e mi rivela - Che la calma dolcissima, cui piove - La queta notte in cor del mesto, è parte - Di quella che nel ciel fra poco aspetto.» - - 7 d'aprile 18.. - -Eterno Iddio! abbi compassione della mia vita!... Ho ricevuto or ora -una lettera di mia sorella. M'annunzia che il mio povero e vecchio -padre sta molto male, e che desidera vedermi ancora una volta prima di -morire. - -O Signore! dammi ch'io possa arrivare in tempo! dammi ch'io possa -compiere anche questo penoso e santo dovere!.... - - . . . . . . . - - - - -III. - -COMMIATO. - - -Intanto ch'io scorreva cogli occhi e col cuore quel manoscritto, che -a me fu caro ben più di quanto parrà agli altri che lo leggeranno, -il dabben pievano s'era chetamente addormentato nel suo seggiolone a -canto del camino, dopo aver veduto il fondo della sua antica e fedele -_galéda_. - -Eran forse passate due lunghe ore, allorchè io rientrando nel -salottino con que' pochi fogli che, per dir vero, senza soverchio -scrupolo m'intascai, lo vidi risvegliarsi di botto e fissarmi in -volto due occhiacci da spaurato; chè, non ricordandosi forse più del -suo forastiero, Dio sa per chi m'avea scambiato in quel momento. -Feci le viste di non accorgermi del terrore che senza volerlo gli -avevo cacciato in corpo, nè di quell'impaccio con cui egli andavasi -raccostando alla meglio lo sbottonato panciotto e la lunga sottana -d'un equivoco negro colore, che nell'abbandono del suo sonnecchiar -vespertino aveva in dietro arrovesciata, non senza mettere un poco in -compromesso la sua gravità di prima. - -Lo ringraziai il meglio che seppi della bontà colla quale m'avea -lasciato frugare nel suo studio, e poi, per un certo prurito della -coscienza, trassi di tasca il rotolo delle carte di che m'era fatto -padrone; e gli chiesi il permesso di portarle meco per alcuni dì, -affine di trarne le note che m'occorrevano. Egli allora per dársi un -cotale sussiego d'inquisitoria importanza pigliò lo scartafaccio, senza -badare che lo pigliava alla rovescia; e dato che v'ebbe un'occhiata mel -rendè soggiungendo: — So cos'è, so cos'è... Poh! lo tenete, lo tenete -pur fin che vi grada, ch'io per me di coteste malinconie non ho mai -voluto l'impaccio e tanto meno adesso. E così, a dirla fra noi due, non -mi fossi tirato addosso per que' brutti anni il fastidio di colui che -le ha scarabocchiate tutte quelle pagine; che non l'avrei pagata con -perder l'appetito per più d'un mese. Basta! ebbi il mio santo anch'io, -e per buona sorte la è passata la trista burrasca. Ma v'accerto che -sebben quello fosse una cima d'uomo, come dicono, per me fu il primo -e l'ultimo prete che mi tenni vicino. Mi riuscì di accomodarla con -monsignore; e d'allora in poi, io solo, povero e vecchio qual mi -vedete, ho tirata la barca della parrocchia, e spero continuare per un -bel pezzo ancora!... - -Essendo fatta l'ora tarda, mi congedai dal pievano, pensando fra me di -mandargli in segno d'animo grato per il donatomi manoscritto un bel -Breviario nuovo che gli servisse in vece di quello tutto squadernato -e bisunto ch'io aveva veduto sul suo tavolo. E così poi feci, appena -giunto a Milano. - -Tornai alla casuccia del mio buon alpigiano. E con lui, il seguente -mattino, volli visitare quella ch'era stata la dimora dell'infelice -don Carlo. Erano poche camerette, anguste, nude, disabitate, cadenti: -e come appartenevano alla prebenda, nessuno le aveva più occupate dal -giorno che il vicecurato s'era di là partito per non tornarvi più. Mi -si serrò d'angoscia il cuore, veggendo che servivano di ripostiglio -alle vecchie e rotte suppellettili della chiesa, e che in fondo della -stanza terrena eran riposti il cataletto de' poveri della parrocchia, -alcuni rugginosi candelabri di ferro usati ne' funerali, due panche -sgangherate, una barella; e nel canto, la zappa e la vanga del -becchino. - -Nulla più v'era che serbasse ancora in quel cadente tugurio la più -piccola traccia della memoria di un giusto. - - -In sul meriggio, salutai la povera famiglia del Bernardo, quelle buone -e sincere creature ch'io aveva già preso ad amare, e che nella fede -de' loro cuori benedicevano tuttora al nome del vicecurato. Allorchè -m'arrestai un poco sul breve altipiano donde si vedevano in gruppo -le prime case di quell'ignota terricciuola, mi venne all'orecchio la -limpida voce argentina della figlia del montanaro che cantava così: - - Io la vidi salire alla montagna - Io la vidi seder presso al torrente. — - O mia compagna, - Che fai tu qui? - - Salutava cantando il sol cadente, - Povera abbandonata alpigianella! — - L'Ave Maria - Sonar s'udì. - - Allora sollevò la faccia bella, - Le parole dicea dal piagner rotte, — - Ma la sua stella - Non apparì. - - A mezzo del cammin giunse la notte, - Un nugol nero circondò la luna. — - L'antica Fata - Dall'antro uscì. - - Accanto a lei passò la Maga bruna. - Povera alpigianella abbandonata! — - Sulla montagna - Essa morì. - -— Chi sa, diss'io fra me, ch'egli stesso, il buon prete, non abbia -insegnato a quella montanina codesti semplici versi modulati su qualche -poetica tradizione dell'Alpi! E il mio pensiero, raffigurando la bella -sembianza dell'Assunta, ricordò ancora la fine della povera Angiola -Maria, alla quale parevami quasi compiangere quel malinconico canto. - - - - -INDICE. - - - A Corinna _Pag._ 3 - Prologo » 7 - - LIBRO PRIMO. - - I. Una domenica » 11 - II. Sul terrazzo » 21 - III. A diporto sul lago » 31 - Il ricordo, canzone » 35 - Il desio, canzone » 36 - IV. Nella casetta » 38 - V. Una prima conoscenza » 50 - VI. Dallo speziale » 58 - VII. Scena di famiglia » 68 - VIII. Amicizia » 76 - La voce della fede, stanze » 83 - IX. Amore » 88 - X. Le tre fanciulle » 100 - Un chiaror di luna, ballata » 104 - XI. Sulla bass'ora » 110 - XII. Addio al lago » 121 - Il commiato, canzone » 129 - - LIBRO SECONDO. - - I. Altro tempo, altra vita » 133 - II. Ore di tristezza » 147 - III. Un colloquio » 155 - IV. L'onestà del povero » 164 - V. Partenza e mistero » 175 - VI. Il fratello e la madre » 187 - Il calice del dolore, versi » 199 - VII. Il pane altrui » 201 - VIII. Le alunne della crestaia » 219 - IX. Speranza e dubbio » 232 - X. Un'altra prova » 245 - Rosa, ballata » 249 - XI. Il ritorno » 265 - XII. Sacrifizio » 287 - - IL MANOSCRITTO DEL VICECURATO. - - I. L'ospite montanaro » 313 - Il ritorno, canzone » 315 - II. Il manoscritto » 328 - III. Il commiato » 359 - L'alpigianella, ballata » 361 - - - - -NOTE: - - -[1] Sembra che queste prime pagine del manoscritto si riportino al -tempo che il buon prete fu mandato viceparoco in quel povero e ignoto -villaggio di montagna. - -[2] Pare che qui intendesse parlare d'Alessandro Volta, di cui forse -avea scritto a quel tempo. - -[3] Qui il manoscritto presentava una lacuna, e pareva fosse stato -per parecchi mesi interrotto. A quel tempo forse riportansi i pochi -brani delle lettere che trovai fra que' fogli, scritte con mano quasi -illeggibile, spiegazzate e lacere, sicchè vedevasi che prima di finirle -il vicecurato s'era pentito e le aveva gittate a parte. - -[4] Forse il manoscritto fu ripigliato all'entrar della seguente -primavera; se pur non erano mancati alcuni foglietti. - -[5] Queste note e questi pensieri trovai qua e là sparsi sopra alcuni -brani di carta frapposti alle pagine del manoscritto: erano per -avventura frammenti o postille di qualche libricciuolo messo in luce -senza nome in altro tempo. Ne tenni conto, perchè parmi rivelino meglio -ancora quali fossero la mente e il cuore del vicecurato. - -[6] Questi pochi versi trovai scritti sulla coperta d'una lettera -d'altrui mano: era forse una lettera della sua povera e buona sorella. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you -are not located in the United States, you will have to check the laws of the -country where you are located before using this eBook. -</div> - -<table style='min-width:0; padding:0; margin-left:0; border-collapse:collapse'> - <tr><td>Title:</td><td>Angiola Maria</td></tr> - <tr><td></td><td>Storia domestica</td></tr> -</table> - -<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Giulio Carcano</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: March 09, 2021 [eBook #64766]</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div> - -<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by the HathiTrust Digital Library)</div> - -<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA ***</div> - -<div class="booktitle"> -<h1> -ANGIOLA MARIA -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="figcenter break-before"><a id="fill-0-001"></a> - <img src="images/ill-0-001.jpg" alt="Angiola Maria" /> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -ANGIOLA MARIA -</p> - -<p class="pad1 large"> -STORIA DOMESTICA -</p> - -<p class="pad2"> -DI -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -GIULIO CARCANO -</p> - -<p class="pad2"> -TERZA EDIZIONE, COLL'AGGIUNTA INEDITA<br /> -<span class="x-small">DEL</span><br /><br /> -<span class="x-large">MANOSCRITTO DEL VICECURATO</span> -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large g">MILANO</span><br /> -<span class="small">PER L'EDITORE PIETRO MANZONI LIBRAIO<br /> -MDCCCXLV.</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -TIP. GUGLIELMINI. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p class="title"> -ANGIOLA MARIA -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-0-004"></a> - <img src="images/ill-0-004.jpg" alt="" /> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="corinna">A CORINNA</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O spirito gentile,</p> -<p class="i02"> Che nel silenzio a visitarmi scendi;</p> -<p class="i02"> E a un angelo simile</p> -<p class="i02"> La più ascosa del cor favella intendi:</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dimmi, qual luce è questa</p> -<p class="i02"> Che splende alla deserta anima mia?</p> -<p class="i02"> E qual memoria desta</p> -<p class="i02"> L'amica del pensier malinconia?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Luce è d'amor, che move</p> -<p class="i02"> Dall'ignota virtù de la bellezza;</p> -<p class="i02"> Malinconia, che piove</p> -<p class="i02"> La segreta del pianto alma dolcezza! —</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">In tempo lieto io vidi</p> -<p class="i02"> La tua sembianza, e ancor mi sei presente;</p> -<p class="i02"> E ancora mi sorridi,</p> -<p class="i02"> E all'arcano tuo raggio arde la mente.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">La tua fronte serena</p> -<p class="i02"> È quasi all'alma trasparente velo;</p> -<p class="i02"> E l'occhio che balena</p> -<p class="i02"> Par che dica alla terra: Io son del cielo!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Diva solinga e pura,</p> -<p class="i02"> Questi adunque ti sacro umili fiori;</p> -<p class="i02"> Prole di zolla oscura,</p> -<p class="i02"> Da te cercan la vita ed i colori.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Li colsi sull'aurora,</p> -<p class="i02"> Nè perduta avran forse ogni fragranza;</p> -<p class="i02"> V'è una lagrima ancora:</p> -<p class="i02"> È la lagrima pia della speranza!</p> -</div></div> - -<p> -Marzo, 1839. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="libro1">LIBRO PRIMO.</h2> -</div> - -<div class="blockcit"> -<p> -1. Con due ale sollevasi l'uomo da terra, -cioè con la semplicità e con la purità: semplicità -dev'essere nell'intenzione, purità -nell'affezione. — Non è creatura così piccola -e vile che non rappresenti la divina bontà. -</p> - -<p> -2. Il cuor puro trapassa il cielo e l'inferno. -</p> - -<p class="indr"> -<i>Tommaso da Kempis.</i> -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<h3 id="prologo">PROLOGO.</h3> -</div> - -<p> -Non è poesia senza verità e senza virtù. Se la Musa -non veste il semplice manto della Verità; se la Virtù -non le insegna il suo casto e tranquillo sorriso, le -creazioni della poesia saranno indifferenti, o vane; poichè -l'arte non è solamente figlia dell'inspirazione, ma -anche della sapienza. Allora il poeta non avrà il suo -più dolce premio, quell'intimo assenso ch'è la risposta -dell'anima; non troverà nessuno che consacri a -lui un pensiero, un affetto. — Il cuore poi ha sempre -bisogno d'amare; esso sente bensì e gusta quanto accarezzi -la sua parte di creta, ma intende e ama ciò -che solleva la sua parte più bella, la coscienza. -</p> - -<p> -Per chi studia il cuore e le sue migliori affezioni, -che nutrono le virtù semplici e domestiche, anche -la vita della più umile creatura, anche la storia -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -segreta dell'anima più modesta, sono una lezione sublime, -quant'è il meditar sulla sorte dell'uomo grande -e caduto, sull'età delle nazioni, sui fatti terribili e -sanguinosi degli uomini. -</p> - -<p> -E noi, deh! non vogliamo crederci e parer peggiori -di quello che siamo: le grandi virtù son rare, e per -questo appunto son grandi; ma la virtù modesta, la -virtù docile e vera abita in mezzo di noi. E tu, sempre -che la cerchi, ad ogni passo puoi incontrarti in -essa; e la ritrovi ne' piccoli e ne' potenti; e più spesso -forse nella casa che nel palazzo, perchè, se non foss'altro, -i più vivono nelle case, i pochi ne' palazzi. — Ond'io -penso, che una fedele pittura della vita onesta -e innocente sia studio più gentile e miglior pascolo -dell'anima, che non la trista notomía d'una società -fattizia e malata, di che grandemente si compiacquero -molti; poichè, mentre questa non fa che serrarti il -cuore e stillarti nell'anima il dubbio, lo sconforto e -l'egoismo, quella invece nutre l'amore e procaccia -l'esempio. -</p> - -<p> -L'innocenza poi ha in sè stessa un incanto di semplicità -così vero, una dolcezza di vita e di costume sì -schietta, che l'anima più severa e restia non può a -meno di sentirne la bellezza, di donarle grazia, amicizia, -o se non altro, di dimostrarle rispetto. Egli è ciò -che v'ha in terra di più celeste! -</p> - -<p> -Ma anch'essa, questa virtù tutta sorriso e fiducia, -è fuggitiva e pellegrina nel mondo. Dapprima il cielo, -il sole, la bella natura, la contentezza dell'oggi e del -dimani, tutto è per lei. Essa cerca l'amore, senza invidia -e senza sospetto; è felice, e ha bisogno che gli -altri sieno felici con essa. — È il fanciullo, il quale -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -non conosce che suo padre e sua madre, e ama chiunque -folleggi con lui e gli compiaccia; i suoi pensieri -son lieti, come una fresca corona di rose sulla sua -testa infantile. -</p> - -<p> -Se non che, troppo presto il pianto domanda il suo -diritto, e l'alba della vita dura per poco. Dice un filosofo, -che l'uomo è sì grande, che la sua grandezza -appare anche in ciò, ch'egli si conosce misero. Così, -quand'esso sente il peso de' suoi dolori, trova in sè -medesimo una forza novella: la speranza. Questa gli -dona la consolazione dell'amicizia, la dolcezza dell'amore; -ed egli, incapace di sprezzar sè medesimo, sente -pur sempre d'esser capace del bene. Allora l'amore -solleva il cuore, consiglia la fede, suscita la volontà; -e così tutti i nostri giorni fossero come quelli in cui -veramente amiamo! -</p> - -<p> -Ma il cammino della vita è difficile. Il potere degli -avvenimenti, dell'opinione, del costume crea nell'uomo, -per dir così, una seconda natura; e questa, il più -delle volte, soggioga la prima. Onde i più fortunati -son coloro che, senza fallire la via, toccano alla meta, -e che hanno saviezza abbastanza per vivere in pace -con sè stessi, o coraggio abbastanza per soffrire. -</p> - -<p> -E anch'essa, la debole creatura che solo nacque per -amare o per piangere, anch'essa, che vide morirsi d'intorno -i più bei fiori della vita, conserva nel cuore un -tesoro, la sua rassegnazione e la sua fede. L'angustia -del dubbio, il languore dell'abbandono logorano la sua -fragile esistenza; pure essa sostiene le prove della -sventura, che son lunghe e dolorose, perchè la sventura -è fedele. Ella è sola quaggiù, ma Dio è sopra di -lei! E l'ultimo sacrifizio che fa un'anima innocente, -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -è il più bello, il più sublime testimonio della virtù abitatrice -della terra. — Così la storia d'una vita semplice -e giusta può esprimersi in tre parole: innocenza, -amore e sacrifizio. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<h3 id="cap1-1">I. -<span class="smaller">UNA DOMENICA.</span></h3> -</div> - -<p> -Chi vede un'alba di primavera nella nostra bella -Italia, in questo cielo così quieto e trasparente della -Lombardia, e non sente aprirsi libero il cuore e l'anima -sollevarsi leggiera e serena, come al respirare -un'aria che la nutre, ch'è la sua, non ebbe certamente, -nè avrà mai, quel senso divino, che Dante, con -sublime verità, chiamava intelletto d'amore. Questo -sentimento così grande e puro non è gioia, nè maraviglia; -non è nemmeno un'estasi; è l'intimo affetto -della bellezza della natura, è vera poesia. -</p> - -<p> -Se tu hai contemplato qualche volta una di queste -aurore, là sulle rive beate del lago di Como, dimmi, -non ti nacque nell'anima un pensiero almeno, che -la vita vi può esser più felice, gli anni più lenti e -men gravi, il cuore più giusto, più in pace? E non -pregasti allora, che Dio rendesse migliori i figli di questa -dolce patria, dove si piacque di crear così bella e -benedetta la natura? — Se tu non facesti questo voto, -io lo feci per te! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Era una mattina piena d'incanto. — La primavera -cominciava appena; la limpidezza dell'aria e lo -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -splendore del cielo, l'armonia della vita e della natura, -tutto era bellezza e mistero. È il bel tempo, che il -poeta sogna la gioventù del mondo, i giorni della creazione, -quando terra e cielo forse non avevano che un -nome; è il bel tempo, che rinnova que' miracoli della -produzione, i quali all'uomo semplice e saggio si manifestano -nelle grandi provvidenze della materia e della -forza; che al ricco ozioso ristora la stanca complessione, -e al povero contadino fa la promessa d'una buona -annata. Allora noi sentiam più forte il bisogno d'amare -i nostri fratelli, d'amar la terra dove nascemmo, -i luoghi dove il nostro cuore apprese tanti cari -nomi, fece tanti bei sogni nell'innocenza e nell'amore, -e dove anche abbiam dovuto gustare i primi dolori, -e piangere la prima volta! -</p> - -<p> -O nostra patria! — Ecco il sole, che nella pienezza -della sua luce suscita l'allegrezza nel cielo, sparge la -fecondità nelle campagne, la tranquillità nella vita, e -l'amore nell'anima di tutti! Ecco interminate pianure, -su cui l'occhio si perde; ecco laghi che ripetono il -sereno del cielo, e fiumi maestosi, e acque irrigatrici; -ecco campagne verdeggianti di gelsi, fiorenti -di messi; colline liete d'una perpetua ubertà; monti -che un'assidua coltura rivestì di vigneti e di pascoli, -di casolari e di borgate! Qui la bellezza del cielo e -della terra, la frequenza degli uomini, la leggiadria -delle donne... È la terra de' nostri padri, dell'antica -nostra religione, delle poche sante memorie che ancora -ci rimangono. Non si cerchi di più. Il giovine ha -bisogno della gloria, e della felicità, e ne vuole almeno -la sembianza! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quel giorno era una domenica. — Dalle sponde e -per le costiere de' monti che coronano le acque tranquille -del lago di Como, s'udiva a intervalli ripetersi -per l'aria e confondersi, a cento distanze, quasi in allegro -accordo, uno scampanare di festa dai paesetti, -de' quali è seminata quella beata parte di terra. -</p> - -<p> -Il più bello di quella scena, la ridente prospettiva -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -di tanti villaggi che illuminati dal sole si specchiano -nelle onde, quel misto di luce e di colori, quelle indefinite -temperanze di vapori e d'ombre, tutto ciò -sfida del pari il pennello del pittore e la magia della -parola. Non son altro che poveri casali sparsi qua e -là, sul dosso d'una collina, sulla costa d'un monte, -o a fior dell'acqua; spicca solamente fra essi qualche -casa più alta dell'altre, dipinta di bianco e circondata -da una vite verdeggiante, o protetta dal bizzarro fogliame -di qualche albero antico. Eppure sono i luoghi -che t'accontentan l'occhio e il cuore, e che, veduti -una volta, non sai più dimenticare. -</p> - -<p> -Al solo volger dello sguardo, su d'ogni punta che -si prolunga nell'acqua, vedi bei villaggi distendersi a -lungo della sponda, l'uno più dell'altro pittoresco e -ameno, che sembrano sorti fuor del lago per incantesimo: -su di ciascuna riva, su di ciascun'erta, arrestano -la tua attenzione nobili e vasti palazzi degni di -principi, a' quali ascendi per un ampio ordine di scaglioni; -villette solitarie ed eleganti, che s'elevano al -piede o sul fianco della montagna, ricinte di giardini -tutti in fiore, adorne di piante rare e strane, consolate -d'ombre perenni; più in su, la meschina casupola -del montanaro e l'angusto suo campicello; poi la costiera -si fa più ripida; spesseggiano gli arboscelli, e -salendo ancora, non discerni che larghi strati bigiognoli -d'ardesia, erbe grame che ne tappezzano i fianchi, -e il saltellare d'acque montane. — Dall'una all'altra -parte ti si presentano innanzi, ad uno, a due, a tre, -i paesetti, quale sopra una pendice boscosa, quale -sopra un ciglione tagliato a perpendìcolo, o in un seno -di lago, o a cavaliere d'una roccia nuda e sporgente; -mucchi di case, che ti sembran colà annidate per un -giuoco dell'uomo: e se sollevi gli occhi fino a' vertici -più alti, vedi disegnarsi nell'azzurro del cielo i contorni -d'un'antica chiesa votiva, ch'è solitaria custode delle -valli sottoposte. -</p> - -<p> -Eccoti in faccia un bel promontorio, coronato d'alcuni -gruppi di pini, ove dal poggio fino alla scesa siede -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -il più vago paese che ti si dipinga alla veduta; scena -pittoresca di case modeste e tranquille, d'ombrosi vigneti -e d'orti aprichi; pacifico asilo che seduce e invita -nel suo seno l'uomo stanco delle cose di quaggiù. -E dietro a questo superbo spettacolo d'acque, di piante -e d'abitari, vedi altri monti; e dietro a quelli, altre -cime, le Alpi; poi tutto l'orizzonte lucido e fiammeggiante, -il sole che sparge una luce infinita, purissima -sull'inquieta superficie del lago, e regna nel mezzo del -cielo in tutta la solennità del suo splendore, come lo -sguardo di Dio che si riposa sulla terra per risvegliarla -alla vita. — Oh! per dire una sì gran maraviglia ci -vuol ben altro che la mia povera penna. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La piccola chiesa gotica di **** era aperta; e si vedeva -il buon popolo della pieve entrarvi frettoloso e -divoto, in fila, a gruppi, a brigatelle, mentre che le -campane replicavano ancora l'ultimo tocco della messa -della domenica. Per le viuzze oscure e chiuse dalle -povere abitazioni, per le callaie bistorte e fiancheggiate -d'un muricciolo di ciottoli, che sboccano nella piazzetta, -da ogni casa, da ogni porta del dintorno, si vedevan -salire, calare, incontrarsi donne, uomini e fanciulli: -le madri si menavan dietro le figliuole, mentre -i garzoncelli, nel loro bell'abito delle feste, correvan -saltellando, come vispi capretti, sulla riva e pel greto; -le fanciulle camminavano leste leste e raccolte fra i -piccoli crocchii, che i compari e i giovani del paese -andavan facendo qua e là sul sagrato della chiesa, fino -a che la campana tacesse. -</p> - -<p> -Era proprio una bella gente; faccie floride e vivaci, -fronti contente, aperte, su ciascuna delle quali avresti -potuto legger la bontà del montanaro, mista a non so -che d'ardito e di sagace, ond'è noto fra noi chi nacque -sul lago; la bontà lombarda, e la toscana sottigliezza. -I giovani sfoggiavano i loro acuminati cappelli -a larga tesa, ornati d'un fibbiaglio d'acciajo, il farsetto -nuovo di fustagno verde e le ampie brache di -grosso velluto nero; nè più si contava fra essi che qualche -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -vecchio fedele ancora al giubbone, all'alta cintura -di cuoio e a' calzeroni di lana avvoltati sopra il ginocchio, -in quella foggia che suol chiamarsi anche da -noi <i>barulè</i>. Le fanciulle invece portavano addoppiato -sulla testa un fazzoletto di vivaci colori, che copriva -quella bella corona di spadine d'argento, onde le contadine -lombarde hanno trapunte le trecce; andavano, -quasi tutte del pari, vestite d'una semplice sottana -di tela turchina, e di certi busti o giubberelli di seta -o di rascia, rossi o cilestri, allacciati allo sparato delle -maniche e del petto da molti galanetti di fettuccie, -ch'erano una grazia. E mentre passavano, alcuna di -quelle belle montanine lasciava indietro una rapida occhiata -furtiva sui gruppi de' giovinotti del paese, forse -cercando il suo innamorato; e qualch'altra si stringeva -alla compagna, per nascondersi a uno sguardo -audace che la cercava; ma la compagna volgeva il -capo, e la tradiva con risa mal represse. A ciascuna -giovinetta che di là s'avviasse, bisogna pur dirlo, que' -garzoni arditi lanciavano di soppiatto una parolina, un -motto, un sogghigno; e certo ch'eran da compatire, -chè in piccolo paese si conoscono tutti, come fossero -una famiglia. Ma quando videro di lontano venire alla -volta della chiesa due donne vestite di nero, essi tacquero -subito; e, con certo rispetto, si tirarono in disparte. -</p> - -<p> -Quelle due donne erano madre e figlia; una, curva -della persona, portava sul volto magro e già rugoso, -sebbene non apparisse molto vecchia, i segni del dolore -che accorcia l'età; l'altra era giovinetta e fresca, -ma così pallida e bianca, che nessuno, in quell'abito -oscuro, e sotto quello zendado nero, l'avrebbe -detta una contadina. Era il suo viso di gracile contorno -e d'un ovale perfetto; gli occhi, che parevano -ancora rossi del piangere, teneva chini a terra; e le -mani, congiunte sopra il seno con un fare onesto e -rassegnato, raccoglievano lo zendado d'intorno al sottile -suo busto. Essa non era grande della persona, ma -snella e graziosa del portamento; e più di tutto i suoi -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -piccoli piedi, che spiccavano sotto le pieghe della nera -sottana, rapivano gli occhi. In somma, v'era in lei -qualche cosa di gentile e di raro, che al primo vederla -non avresti pensato mai la fosse nata da povere -genti, in un oscuro villaggio; chè invece pareva, sì -dilicata e contegnosa ch'ell'era, allevata nel seno di -ben più eletta condizione. Eppure era un fiore bello -e modesto di quell'ignoto terreno, cresciuto in quell'aria -libera e viva. -</p> - -<p> -Già tutti erano entrati nella piccola chiesa; dove, -in silenzio e con una quiete consueta, si dividevano, -gli uomini a parte destra, le donne a sinistra, savio -costume antico che ancor dura nelle nostre campagne. -Al cominciar della messa, s'inginocchiavano tutti al -punto stesso, come i figliuoli che aspettano la benedizione -del loro padre. E in quel giorno, era un loro -fratello, un giovin prete del paese, che, in vece del -vecchio curato, offriva per essi al Signore il divino -Sacrifizio. -</p> - -<p> -La sua voce era chiara, solenne, ma commossa: le -semplici parole del messale, cantate da lui con severa -cadenza, avevano un non so che di tremolo e malinconico. -Tutti que' contadini, in un sincero raccoglimento, -parevano ascoltare con più divota attenzione -quelle ripetute orazioni, ch'essi non intendevano, ma -che accompagnavano nella fede e nella giustizia de' -loro cuori. Ma quando il prete si rivolgeva dalla mensa -dell'altare per dire: <i>Pregate, o fratelli!</i> — o per ripetere -quelle sante parole: <i>Il Signore sia con voi!</i> -essi guardavansi l'un l'altro in atto di compassione; -poichè s'erano accorti ch'egli aveva pianto, e che -nel presentare al Signore i voti de' suoi fratelli aveva -pur domandato per sè consolazione e pace. -</p> - -<p> -Ma v'erano nella chiesa due donne che intendevano -la pienezza di quel dolore, perchè ne portavano anch'esse -una gran parte; erano quelle stesse, vestite -a bruno, alle quali, mentre passavano poco prima, i -buoni contadini avevan dimostrato certa onoranza e -rispetto. Oh nessuno colà, in quel giorno, pregava con -tanto fervore, con tanta pietà, come quelle due donne! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -Quand'ebbe finita la messa e benedetto il piccol -popolo, il giovine sacerdote si rivolse, e con voce -piana e tranquilla disse dall'altare una di quelle parabole -evangeliche, piene di semplicità affettuosa, di -santa benevolenza, che scendon nell'intimo de' cuori -con la soavità del virtuoso consiglio e nella divina -schiettezza della verità. -</p> - -<p> -Le sue parole non eran cercate, nè mandate a memoria: -egli parlava semplicemente, parlava il linguaggio -dell'anima religiosa; e un cuore pieno di fede e -di speranza era sulle sue labbra. La grandezza di quella -dottrina, che con l'unico precetto d'una vita divina -quaggiù, spiegata a esempio delle virtù umane, ha rinnovato -la faccia della terra, rivelavasi nell'umile verità -delle sue parole; e la santità di quella morale -che consola e che persuade, adatta alla severa ragione -del saggio, come a' naturali intelletti di que' contadini, -inspirava ne' loro cuori la contentezza della pace e -della fratellanza — perchè egli parlava loro d'una giustizia -incolpabile e del terrore de' cattivi in mezzo al -trionfo, delle afflizioni di questa terra e del contraccambio -preparato lassù, di carità e di preghiere, di -perdono e di rassegnazione. -</p> - -<p> -Intanto un giovin signore era entrato nella chiesa; -e messosi in un canto, senza che molti s'addassero -della sua presenza, si rimase con attenta maraviglia, -per seguir le parole che il prete allora proferiva con -accento più rapido e commosso, e ch'eran queste: -</p> - -<p> -— O miei fratelli, io lo domando a voi, e fra voi, -a ciascun di coloro a' quali il Signore ha già mandato -le sue prove, se non sia vero che nel tempo della disgrazia -noi ci ricordiam della religione, noi sentiamo -il bisogno di credere in essa, e confessiamo ch'è la -verità! Allora corriamo a inginocchiarci all'altare, e -domandiam di poter pregare e di piangere; poichè -gli uomini non risposero alle nostre parole di dolore, -e il nostro cuore non trovò pace nelle speranze terrene. -Ah sì! non c'è umana superbia, la quale non -cada dopo un'ora di miseria. — Oh! lasciate che sia -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -disprezzato colui che mette la sua ragione nel cielo, -e la sua fede nel Signore! Egli sa la verità più del -filosofo che tentenna nell'oscurità del dubbio, e più -del grande che ride e si dimentica. I'ho conosciuto, -o miei fratelli, questi uomini che si chiamano i sapienti, -e quelli che voi credete felici e potenti come -i maghi, perchè son ricchi e hanno un gran nome: -io le ho vedute queste grandi felicità, che i piccoli -invidiano senza nè manco indovinarle — deh! che valgon -mai, con le loro eterne menzogne, co' piaceri pagati -a peso d'oro, e più di tutto con quella nausea -di sazietà che le accompagna! — Sì! lo credete! nessun -uomo quaggiù ha il diritto d'esser più felice del -suo fratello! — Tutti posson esserlo del pari, perocchè -lo stesso Libro è aperto a tutti, e la felicità è nella -<i>verità</i>, e la contentezza nella <i>giustizia</i>. Gli è meglio -patire, come il povero, come voi; e benedir al Signore, -quando vi concede il vostro pane quotidiano, -quando manda un lungo sonno di riposo sulle vostre -coltri non invidiate, che non vivere schiavo delle usurpazioni, -de' pregiudizii di quel mondo che non conoscete, -e veder tutti i giorni il disinganno faccia a faccia, -e crescere il proprio bene a scapito di quello degli -altri. Il Signore ha vissuto nel tempo, è venuto fra -noi, e ha voluto esser l'ultimo degli uomini: nessuno -maledica dunque al Signore nella povertà e nella disgrazia!.. -Egli v'ha dato l'allegrezza del cielo, l'aspetto -d'una natura sorridente e feconda: Egli ha tolto -a voi e a tutti i vostri fratelli che vivono in questa -parte di terra, un nome potente, temuto una volta, e -adesso dimenticato, inutile!.. Ma il Signore ha detto: -Siate sempre fratelli, amatevi sempre! E io vi ripeto -nel nome di lui: Ricordatevi che il Signore ha in -mano il passato e l'avvenire, ch'egli suscita dal peccato -la rigenerazione, dalla morte l'eternità! Educate -nella rettitudine e nell'amore i vostri figliuoli, perchè -essi vi consoleranno, e piangeranno quando voi sarete -morti, e terranno sempre nel loro cuore la vostra -memoria. — Oh! io non ho mai parlato a voi -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -con tanta effusione di cuore come in questo giorno, -nel quale invano gli occhi miei van cercando una cara -testa canuta in mezzo di voi, la testa del padre mio, -che con tanta gioia avrei veduto levarsi intenta alle -mie povere parole, sotto le vôlte di questa chiesa. — Sia -pace all'anima di quell'onesto vecchio! Oh ditelo -voi pure con me, e perdonatemi, se domando la vostra -preghiera anche per un dolore ch'è tutto mio.... -La vostra preghiera, o fratelli, è per un giusto! — -</p> - -<p> -Il prete s'interruppe a queste parole, e un singhiozzo -mal represso, e un pianto a gran pena trattenuto, -s'udirono scoppiare in un angolo della chiesetta. -Erano le due donne vestite di nero, le quali -avevan cercato in vano di soffocare un affanno recente, -al ricordarsi dell'uomo di cui parlavano le malinconiche -parole del prete. -</p> - -<p> -Il giovin signore volse uno sguardo a quella parte, -e si sentì commosso, poichè indovinò il segreto d'una -sventura così involontariamente confessata, di un dolore -così sincero. Egli guardò ancora, e vide sotto il -velo bruno, ond'era ricoperta la giovinetta, l'eloquente -pallidezza d'una fronte verginale e addolorata, ch'era -stata dinanzi rosea di freschezza e sorridente; vide due -occhi neri che piangevano tacitamente, un volto bianco -e soave che s'inchinava, che gli ricordava uno di que' -volti d'angiolo dipinti da Raffaello. -</p> - -<p> -Anche il prete fermò, quasi non volendo, gli occhi -a quel lato, ma subito ne li distolse: le due donne -erano sua madre e sua sorella. — Egli continuava: -</p> - -<p> -— La vita è breve, l'affanno è passeggiero anch'esso; -ma verrà tempo che tutti i dolori saranno -consolati. Non invidiate a coloro che stanno in alto, -e non desiderate che venga il giorno di poterli calpestare -e disprezzare voi pure, com'essi forse fanno -adesso con voi; perchè il Signore ha benedetto l'uomo -che patisce, e beato è colui che muore con maggior -carico d'amore e di dolore!... Pregate, o miei fratelli, -pregate per voi, per i vostri figliuoli, per i -vostri poveri morti!... E quando, la sera, ve ne -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -state raccolti in devoti crocchietti dinanzi alle vostre -porte, dicendo in comune le vostre preghiere, o insegnando -a ripetere a' vostri fanciulli il paternostro, -non vi sconfortate se i cattivi passano e ridono. Essi -non conoscono il tesoro d'una tranquilla coscienza, -nè la contentezza delle anime semplici e credenti. E -così io parlo a voi, perchè il profeta del Signore ha -detto — e qui il prete levava la fronte con un ardor -solenne, e il suo aspetto era acceso d'un sacro entusiasmo: — Lo -spirito di Dio è sopra di me, perchè -Dio m'ha consacrato, e mi mandò a portar la sua -parola a' mansueti di cuore, a medicare gli addolorati, -a prometter l'indulgenza a' prigioni, e la libertà a -quelli che stanno rinchiusi. Egli mi mandò a predicare -il tempo della misericordia e il giorno della vendetta, -a consolar tutti quelli che piangono, a dar loro la -corona per la cenere, il balsamo della gioia per il lutto, -il manto della lode per le sofferte angustie. E costoro -saranno chiamati i forti della giustizia, la radice della -gloria del Signore. Perchè, come la terra produce i -suoi frutti, e come l'orto gérmina la sua semente, -così il Signore farà sorgere la giustizia e la santità -in faccia a tutte le genti. — -</p> - -<p> -Il sacerdote benedisse il popolo, e scese dall'altare. -E il giovine se n'andò, maravigliato di questa semplice -eloquenza, che a lui parve sublime; se n'andò -meditando a quella scena di dolore sì schietto e religioso, -della quale l'aveva fatto testimonio il caso. -Pensava alle due donne, al prete, a quella gente commossa, -all'umile chiesa; nè ricordavasi d'aver provato -mai un senso così mestamente pietoso, come -quello che toccava allora il suo cuore. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<h3 id="cap2-1">II. -<span class="smaller">SUL TERRAZZO.</span></h3> -</div> - -<p> -Una villa, che ancora si vede, a breve distanza -di ****, sorgere sulla riva destra del lago, fabbricata -nello stile malinconico e severo dell'architettura del -secolo passato, ha un bel terrazzo, che su d'una roccia -stagliata stendesi alquanto nell'acqua, e lascia allo -sguardo abbracciare la pittoresca veduta di quelle cinque -miglia di lago, chiuse tra Como e la punta di -Torno. Su quel terrazzo, che è come il prolungamento -d'un'ala della casa, andavano e venivano, nella stessa -mattina, alcuni servi per apparecchiar la consueta colezione -de' loro padroni, una colezione all'inglese. -</p> - -<p> -E di fatto, una famiglia inglese aveva preso a pigione -la villa per tutta la state di quell'anno. Era un -vecchio signore venuto co' suoi figliuoli a cercare, sotto -il ridente nostro cielo lombardo, alcuni mesi di salutar -riposo dalle fatiche dell'aristocrazia. Avevano lasciato -per la prima volta il cielo nebbioso di Londra e lo -splendido tumulto della vita politica e cittadina; chè -un viaggio sul continente è, per l'inglese, medicina -d'ogni rovescio; per l'inglese che, in casa sua, tesse -tranquillamente la politica delle cinque parti del mondo; -e fuori, sen va a centellare con egual costanza il -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -suo tè sui ghiacci del gran San Bernardo, e all'ombra -delle Piramidi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -— Vieni, Elisa! diceva una bionda giovinetta, correndo -fuori colla più graziosa sveltezza su quel terrazzo. -Vieni, dunque! chè le dieci ore sono testè sonate -al villaggio, e il mio buon appetito me ne avverte. -Nostro padre verrà subito anch'esso. -</p> - -<p> -— Eccomi, cara! le rispondeva uscendo Elisa, la -sorella di Vittorina. Che bel giorno! che bel cielo! -io aveva letto e sentito dir tante cose dell'Italia, ma -non pensavo che fosse sì bella! -</p> - -<p> -— Bada prima, o sorella, a servire il tè! e poi, -farai le tue contemplazioni alla buon'ora. Pensa a noi, -te ne prego, o fantastica creatura. Vedi mo! quest'aria, -che in te risveglia la poesia, in me stuzzica l'appetito! -</p> - -<p> -Ma l'Elisa, ch'era la sorella maggiore, una giovinetta -pallida, malinconica e bella come la Malvina -d'Ossian, non dava pensiero alla premura di Vittorina. -Ella s'era abbandonata mollemente sul poggiuolo del -terrazzo, e distratta guardava l'acqua del lago, che -rompevasi con monotono gorgoglío al piede del sasso: -e diceva sotto voce, parlando con sè stessa: — O mia -povera madre! se tu pure fossi qui con noi! Io t'ho -conosciuta appena: ero sì piccina ancora, quando n'abbandonasti -per andare in paradiso!... Ma pure mi -ricordo di te, mi ricordo de' tuoi baci, delle tue carezze.... -Tu eri malinconica! Oh se tu fossi qui con -noi, io non piangerei, ma così!... — E sollevava la -faccia al sereno del cielo. -</p> - -<p> -Venne in quella sul terrazzo un vecchio signore, -d'alta statura, di contegno serio e severo. Egli salutò -d'un cenno della mano le due giovinette, poi si mise -a sedere. Vittorina gli corse al fianco, e lo baciò in -fronte, con una tenerezza infantile, dicendogli: — Buon -giorno, padre mio! come state? -</p> - -<p> -— Bene. -</p> - -<p> -— Volete ch'io serva il tè? Io farei subito colezione -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -ben volentieri! Ma non siate così brusco: l'aria di -questo paese non vi rallegra? -</p> - -<p> -— Sì, quel che vuoi, cara. Ma l'Elisa che fa? -</p> - -<p> -— Eccomi, padre mio! perdonate, io era distratta -ne' miei pensieri. -</p> - -<p> -Nel mentre le due sorelle apprestavano il tè, lord -Guglielmo Leslie se ne stava taciturno, corrucciato in -viso, e le gomita appoggiate alla tavola in atto d'interno -dispetto; le due giovinette si sogguardavano -tacitamente a ora a ora. Ma la fronte di Vittorina era -serena e gaia, e sulla sua bocca scherzava sempre -un ingenuo sorriso; Elisa invece levava gli occhi -azzurri e intenti, e pareva voler leggere nella cupa -meditazione del padre, perchè sentiva il bisogno di -dividere il suo dolore e di confortarlo. -</p> - -<p> -Quella era dunque una mattina assai mesta, in faccia -a un cielo incantevole, nel giorno più bello della primavera. -</p> - -<p> -Dopo un lungo silenzio, e poi ch'ebbero finita la -colezione, Elisa si rivolgeva a suo padre, e vincendo -una certa titubanza, dicevagli con tutta soavità: — Perdonategli, -padre mio, perdonate al nostro buon -Arnoldo! Ditemi che non è vero che voi non l'amiate -più!.. dunque, se l'amate ancora... -</p> - -<p> -— Chi mi parla di colui?... rispose con piglio -severo il lord. -</p> - -<p> -— È la vostra Elisa, padre mio, la vostra Elisa a -cui pur volete tanto bene... Ma voi ne volete anche -ad Arnoldo, e nel vostro cuore gli perdonate, non è -vero? -</p> - -<p> -— Finitela, riprese il padre suo, finitela! Guai a -chi mi parla di riconciliazione con quell'uomo indegno!... -È troppo! — E battè con tal impeto di rabbia -il pugno sulla tavola, che la povera Elisa si levò -sbigottita; e Vittorina, che già stava per aggiunger -la sua alla preghiera della sorella, balzò indietro, e -mise un grido di spavento. -</p> - -<p> -Il vecchio lord, mormorando ancora — È troppo! — aggrottava -le ciglia: poi, alzatosi dispettosamente, -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -volgeva le spalle alle figliuole, e rientrato in casa, -chiudevasi dietro le imposte. Elisa e Vittorina rimasero -guardandosi l'una l'altra, e senza osar seguirlo -cogli occhi, nè dir parola. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Lord Guglielmo Leslie discendeva da una famiglia -antica e chiara. I Leslie avevano avuta non l'ultima -parte nelle vicende politiche del loro paese; e quantunque -fossero scaduti da quell'antico splendore di -potenza famigliare che i secoli e le ricchezze avevano -sancita, nondimeno serbavan tuttavia gli avanzi d'un -orgoglio aristocratico, e di quella superbia, direi quasi -dinastica, che i severi Inglesi, più che tutti gli altri, -seppero conservare in mezzo a tutte le loro cittadine -libertà e a' loro civili procedimenti. Non c'è popolo, -che al pari degl'Inglesi sia così ostinato e sdegnoso -mantenitore de' privilegi e delle franchigie che i nobili -vantano sui cittadini, e che nel mentre combatte in -pace e in guerra per la causa della libertà delle nazioni, -conservi con tanta gelosia i suoi privilegi e -diritti; i quali almeno non sono, colà come altrove, una -boria ridicola, poichè posano saldi sopra una base di -fatto, come il cammino degli avvenimenti e le vicende -del poter civile ve li hanno essenzialmente stabiliti. -</p> - -<p> -I Leslie di Falconbridge tenevano ancora alcuni vasti -poderi in una delle più colte contrade del mezzodì d'Inghilterra. -Al principiar del nostro secolo, non eran rimasti -di quella famiglia che due fratelli, lord Giorgio e sir -Guglielmo. Il primo, dopo che sostenne una grave magistratura -dello Stato, andò a ritirarsi nelle sue terre, in -seguito d'una mutazione del ministero; e il re aveva premiato -le sue fatiche e il suo prudente ritirarsi a tempo -col titolo di barone. Ma lord Giorgio non aveva figliuoli, -e la sua recente dignità doveva passar nella linea -cadetta. Sir Guglielmo dunque tenne aperti gli occhi -sull'andar delle cose; accarezzò sempre le opinioni del -fratel suo, e aspettò il giorno che gli avrebbe dato -nuovi diritti e nuovi doveri. Nella futura grandezza -dell'unico suo figliuolo Arnoldo, egli concentrava tutta -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -la sua stessa potenza e quella del nome della sua famiglia, -del quale era così geloso veneratore. Altero -per costume e per educazione, tenace, fino allo scrupolo, -della sua antica nobiltà e delle domestiche abitudini -alle quali era stato ligio per tant'anni, dal -tempo che viveva nell'antico castello di suo padre, -là nell'Hampshire, sir Guglielmo pareva dispettoso -d'invecchiare, senza vedere che le sue speranze s'avverassero -mai. Non dirò ch'egli avesse desiderata la -morte di suo fratello lord Giorgio, per venire in -possessione delle sue grandi tenute e per andarne esso -pure a sedersi nel parlamento; ma stava ad aspettarla, -perchè Giorgio era d'alcuni anni più vecchio di lui, -e di salute logora e fiacca. -</p> - -<p> -A quarant'anni, sir Guglielmo s'era ammogliato con -Arabella Randale, che l'aveva fatto padre d'Arnoldo -e di quelle due care giovinette, Elisa e Vittorina. -</p> - -<p> -La povera Arabella non era stata felice! Sacrificata, -come pur troppo avvien di sovente anche fra noi, -all'orgoglio e all'interesse, era stata gettata, qual -vittima, nelle braccia d'un uomo ch'ella non amava, -e che le tolse il suo per darle un nome, che non le -fece palpitare soavemente il cuore, se non quando -divenne il nome de' suoi figli. Ma l'anima sua era pia, -la sua volontà docile e rassegnata. Tutta la vita di -lei, che non fu lunga, era stata uno studio costante -e secreto d'amar l'uomo ch'erale toccato a compagno, -di cercare le più sane e oneste idee della mente di -quest'uomo, le sue virtù sebben piccole, e le affezioni -del suo cuore, per rispettarlo e amarlo in quelle. Ma -sir Guglielmo era uno di coloro a' quali la natura -sembra aver rifiutato il dovere amoroso di marito e -di padre. Agitato da continui pensieri di fumo e d'ambizione, -travagliato da mala vicenda nella sua domestica -economia, egli era quasi sempre meditabondo, accigliato, -dispettoso: fosse il cielo torbido o sereno, si -raccontasse di fortune o di miserie, si spargesse la -gioia o il dolore nella famiglia o ne' circoli, sempre -la stessa nube era sulla sua fronte, lo stesso amaro -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -sorriso sulle sue labbra. Non mai egli sovvenne la -disgraziata sua donna di quelle consolazioni che cancellano -tante memorie penose, nè mai le fu largo di -quelle sollecite cure che medicano anche le più triste -piaghe della vita. Arabella aveva vent'anni quando fu -maritata a sir Guglielmo; a trentadue ella moriva, -moriva portando seco tutto il cordoglio della sua vita -sconosciuta e negletta. Aveva compiuto il sacrifizio di -tutto ciò che v'ha di più sacro, la fede e l'amore; e -non lasciava in terra che un pensiero di rammarico -e un ultimo ardente desiderio: il pensiero de' suoi tre -figliuoli, i quali, così giovani ancora, restavano senza -di lei: il desiderio ch'essi almeno, più di lei, fossero -felici. -</p> - -<p> -Dopo la morte di sua moglie, sir Guglielmo si mise -dentro, assai più che prima non avesse fatto, nelle -pubbliche cose. Egli si dimostrò allora uno de' più caldi -sostenitori del partito <i>tory</i>, come già era sempre stato; -e adoperò nome, fatiche e promesse al trionfo della -sua parte. Sebbene non fosse quel che si chiama uom -di Stato, e i più lo tenessero in conto di persona di -comune levatura, nondimeno aveva quella prudenza -politica che insegna di non arrischiar mai troppo, e -quell'accorgimento che consiglia i mediocri ad appoggiarsi -a' potenti senza farseli necessari, e a giovarsi a -tempo di loro, facendo sembiante d'ajutarli. -</p> - -<p> -Mandò, com'è quasi legge pe' ricchi inglesi, il suo -Arnoldo a viaggiar sul continente; affinchè poi, tornato -in patria, si ponesse fra i candidati delle elezioni, -per cominciare la sua via politica nel parlamento. -Egl'intanto menò splendida vita in Londra, fece illustri -amicizie, e molto profuse della sua ricchezza. -</p> - -<p> -Alla fine, lord Giorgio era morto nel suo feudal -castello dell'Hampshire; e per accontentare la lunga -aspettativa e la boria gentilesca del fratel suo, l'aveva -chiamato unico e universale suo erede. Sir Guglielmo, -divenuto così lord Leslie, vedeva avverarsi una dopo -l'altra le sue speranze già da lungo tempo mature. -Richiamò allora dal continente suo figlio Arnoldo, impaziente -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -d'aprirgli un avvenire più sicuro e splendido; -di preparargli una condizione, che non solamente gli -procacciasse rispetto, ma facesse rumore e invidia. -</p> - -<p> -Arnoldo abbandonava a malincuore, e colla speranza -di rivederle, le bellissime spiaggie di Mergellina, -di Baja e di Pozzuoli, ove trovavasi allora; abbandonava -la delizia di quel mare e di quel cielo veramente -italiani, per ritornarsene, ignaro della domestica -fortuna che l'aspettava, nel seno della superba Londra. -Qui vide suo padre acceso più che mai di volontà -d'onori e di ricchezze, attorniato di favoreggiatori e -di nuovi amici; i quali vivevano tutti del suo credito -e de' suoi conviti, e vendevansi a gara alla sua potenza. -</p> - -<p> -Il giovine amava le solenni memorie domestiche, -e l'antica grandezza della sua famiglia così severa, veneranda -e tranquilla, di cui il pensiero de' suoi prim'anni -gli risvegliava la poetica ricordanza. Ma allora -il suo cuore non era più il cuor del fanciullo; Arnoldo -non era più quel di prima. Educato dall'esperienza -de' viaggi, dallo spettacolo di tanti e variati costumi, -dagli avvenimenti che dovunque parevano incalzarlo, -dagli stessi suoi pensieri che si maturavano a una -volontà più tenace e a più costanti proponimenti, il -giovine si persuadeva che il tumulto della vita civile -non era per l'uomo che sortì da natura affetti generosi -ma tranquilli, non era per lui. -</p> - -<p> -Egli era entrato nell'onesta casa del cittadino di -Parigi, e nella soffitta del povero operaio di Lione; -stanco dalla lunga via sotto gli ardori del sole d'estate, -s'era riposato all'ombra d'una vecchia quercia spagnuola, -in mezzo a una banda di <i>guerrilleros</i>, che -dormivano d'intorno a lui sicuri e spensierati, sul -nudo terreno, co' fidi loro moschetti a lato; aveva -durato molte notti sotto il tetto d'un casolare svizzero, -in cima delle Alpi, alla vista delle eterne ghiacciaie, -e del paese povero e libero; s'era adagiato nella barca -del gondoliere veneziano, e aveva vogato nel navicello del -pescatore di Napoli. Allora egli aveva sentito forte più -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -che mai nel cuore la voce misteriosa della verità e -della bellezza, che spiegano allo sguardo sempre e -da per tutto una poesia potente e divina, nello spettacolo -della natura e nelle vicissitudini del cielo e del -mare, nella religione della povertà e nell'entusiasmo -degli umani sacrifizi; allora aveva meditato a sè -stesso, e aveva conosciuto che ben poca cosa diventano, -in faccia d'una provvidenza così grande, le -glorie storiche e l'orgoglio d'una famiglia che conta -i nomi degli avi e de' redati poderi, nè si giova delle -larghe fortune, che per far nuova grandezza e per -ambizioni maggiori. -</p> - -<p> -Il cuore d'Arnoldo era buono e mite; generoso, -com'è il giovine a vent'anni, ardente di trovar nella -vita la bellezza e l'amore, come il poeta nelle sue -prime inspirazioni, egli avrebbe fatto rinuncia del suo -avvenire e forse della sua stessa fortuna, preparata -con sì lunga solerzia, per una vita oscura e modesta, -ma consolata dalla benevolenza, dall'amore, dalla semplice -e tranquilla amicizia. L'arte della vita per lui -altro non era ancora che il bel sogno della virtù. -</p> - -<p> -Una sera, lord Leslie, all'uscir della Camera de' Pari, -chiamò con gran mistero il figlio nel suo gabinetto. -E con insolita amorevolezza, e con la fronte serena, -egli ch'era sempre accigliato e di scarse parole, s'aperse -con Arnoldo, gli disse d'avere spesa tutta la sua -vita per lui; gli ragionò della grandezza della sua casa, -dell'onoranza degli avi; e conchiuse col proporgli un -illustre accasamento, che doveva ristorar la sua ricchezza, -crescere il favore del suo nome, e a lui medesimo -aprire la luminosa via degli onori. In sulle -prime, il giovine ristette mutolo e scontento; ma poi -non potè rifiutare a suo padre di conoscere almeno -la damigella che doveva essergli promessa sposa: e -la cosa stette intanto segreta. La vide dunque, e la -conobbe; essa era bella, orgogliosa e leggiera; era -fatta per i piccoli trionfi del gran mondo, non per -viver nel cuore d'un uomo. Arnoldo sentì subito che -non avrebbe potuto amarla mai; vide che, insieme -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -alla fanciulla, gli era necessario sposare anche la causa -de' parenti di lei, gli parve quasi d'esser venduto; e -a questo repugnava. Aperse allora la sua risoluzione -al padre, che impaziente aspettava, e lo scongiurò di -comandargli qualunque sacrifizio, fuorchè quello del -suo cuore. -</p> - -<p> -Levò la testa il lord in atto di maraviglia, impallidì -a quella negativa improvvisa; e congedò, senza -dir nulla, ma in superbo atto, il ribelle figliuolo. Lord -Leslie aveva già impegnata la sua parola a' genitori -della fanciulla; e quello strano rifiuto d'Arnoldo rovesciava -tutto l'edificio delle sue speranze. Poichè -invano ebbe intromessi i consigli d'alcuni autorevoli -parenti per vincere l'ostinata ripulsa del figliuolo, risolvè -di lasciar l'Inghilterra, e se ne venne con rapido -viaggio in Italia, insieme con Elisa e Vittorina. Arnoldo, -ignaro affatto di quella subitanea partenza, e -dolente dell'ingiusto sdegno del padre, ascoltò il buon -pensiero di seguitarlo, per tornar più presto che potesse -in pace con lui. Partì non molto dipoi, e lo -raggiunse, ch'egli era di fresco arrivato. -</p> - -<p> -Io non dirò come il padre e il figlio s'incontrassero -sul terrazzo della villa di ****, nè dirò le lagrime -e le preghiere delle due giovinette, che tentarono -invano di mitigare la cupa collera di quell'uomo sdegnato. -</p> - -<p> -— Io sono figliuol vostro, diceva Arnoldo supplichevole, -e voglio starmi con voi! Se voi non mi -perdonate ancora, aspetterò che il tempo e la conoscenza -delle mie virtuose intenzioni mi tornino alla -grazia vostra. Sì, avrò pazienza, finchè voi non pronunziate -sul mio capo la maledizione!... -</p> - -<p> -Lord Leslie pareva commosso; ma non cedette, nè -rispose che questo: — Andatevene, sconsigliato! Io -non vi rivedrò finchè non abbiate fatto miglior senno. — E -ogni ragione fu inutile. -</p> - -<p> -Ma Arnoldo non rinunciò alla sua virtuosa speranza. -Prese a pigione una piccola casa, che non era a più -d'un miglio di quella villa; abbastanza contento, se -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -gli avvenisse d'incontrar le sue buone sorelle o sul -lago, o sui sentieri della montagna. Con esse, egli -ingannava molte ore, ragionando di tante care cose, -di tante memorie che portava nel cuore. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La storia di codesta vicenda famigliare potrà, -cred'io, spiegare la sdegnosa tristezza del lord, e -l'amorevole preghiera delle due fanciulle, in quella -mattina. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<h3 id="cap3-1">III. -<span class="smaller">A DIPORTO SUL LAGO.</span></h3> -</div> - -<p> -Le due sorelle eran restate per alcun tempo sul -terrazzo, dopo che il padre loro s'era ritirato. Mortificate -e timide, come chi sente ripetersi la negativa -di cosa già prima domandata nè ottenuta mai, esse -guardavansi e tacevano. I loro pensieri eran diversi, -ma i loro cuori eran del paro sbigottiti per quell'ostinato -dispetto; nè sapevan come mai un padre potesse, -quantunque offeso, non aprire per il primo le -braccia a un figlio che prega. Avventurate! elleno si -ricordano ancora della madre loro, e di quell'amore -con cui le accarezzò fanciullette; elle non sanno di -che sia capace un antico orgoglio, quand'è caduto -da un'alta speranza. -</p> - -<p> -Elisa fu la prima che, avvicinandosi a sua sorella -e abbracciandola con gran dolcezza d'affetto, le propose -di scendere nella piccola barca, e di andarsene -così sole a diporto lungo le rive del lago, che lucido -e trasparente, al par del cielo, pareva le invitasse: -quella buona fanciulla sperava che forse le sarebbe -accaduto di vedere di lontano il suo Arnoldo, o di -mandargli un saluto; e questa fiducia la consolava -dell'amarezza che il rimprovero paterno le aveva -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -gettato nel cuore. — Eran due giorni, ch'essa non incontravasi -col fratello, e il segreto timore ch'egli potesse -abbandonar que' luoghi, e toglierle la cara speranza, -che pur nutriva, di riconciliarlo col padre, -le angustiava i pensieri. -</p> - -<p> -Alla proposta della sorella, la leggiera nuvola di -mestizia, che aveva offuscato la placida fronte di Vittorina, -si dileguò; e la sua bocca s'aperse al sorriso -e alla risposta d'un lieto consenso. -</p> - -<p> -Discesero inosservate, attraversarono l'ombreggiato -viale del giardino, e calarono fino alla dàrsena; la -quale aprivasi, come una grotta silenziosa, appiedi -del terrazzo. Qui Vittorina, con un grido di gioia, -balzò in una delle due barchette assicurate a grossi -anelli di ferro; distaccò ella stessa colle sue piccole -mani la catena che la legava al masso, e distese la -destra, per prender quella d'Elisa; la quale, con -maggior ritrosia, arrischiando un passo dall'ultimo -scalino della sponda che le acque lambivano, la seguiva -nella barca. Allora Vittorina, dato di piglio all'un -de' remi, l'appuntò con agile movimento contro -la muraglia, e sospinse la barchetta fuor della -darsena, sì bene come l'avrebbe fatto un robusto -navicellaio. -</p> - -<p> -E quando furono un po' al largo, affidò l'altro -remo a Elisa, dicendole: -</p> - -<p> -— Via, sorella, aiutami almeno, se vuoi che andiamo -innanzi. Già tu se' una cattiva barcaiuola, lo -so! ma ti farò io da maestra. Dunque... guarda! — Non -così! Tien saldo quel remo — allunga la destra — allenta -adesso! — così! Non lo levar tant'alto, e fa -che il remo si tuffi senza strepito, e senza mandar -quegli sprazzi d'acqua... così! bene! Tien dietro a -me, d'accordo, se no, vedi! la barca tentenna come -una tròttola. Aspetta — adesso!... — E la giovinetta -rideva di cuore. -</p> - -<p> -La barca leggera andava scorrendo lungo la costiera, -sotto l'ombra oscura che gli annosi macchioni -e i massi scheggiati, coperti d'eriche e di musco, -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -gettavano sulle onde. E le due soavi figure delle giovinette -rematrici si disegnavan leggiadramente sul -fondo della verde parete della riva; la quale pareva -via via fuggisse, a mano a mano che il battello col suo -continuo ondeggiamento si dilungava nel lago, quieto -e scintillante come lo zaffiro. -</p> - -<p> -Esse erano tutt'e due vestite d'un semplice abito -bianco, e cinte d'un nero grembiule di seta, a foggia -di guarnelletto; entrambe portavano una ciarpetta di -velo color di rosa, ripiegata d'intorno la persona, e -allacciata dietro con un nodo vezzoso; e, seguendo la -vicenda de' remi, s'alzavano e s'abbassavano insieme -le giovenili loro teste, ch'eran coperte d'un leggiadro -cappello di paglia annodato di sotto il mento; ma -i bianchi veletti de' loro cappelli svolazzavano all'indietro, -scherzosamente agitati dalla fresca brezzolina, -che spirava lungo i dossi e i pendii delle montagne -del lago; perchè da quella parte non era disceso ancora -il raggio del sole già alto. -</p> - -<p> -Allorchè d'un buon tratto di lago si furono allontanate -dalla villa, le due sorelle allentarono i remi, -lasciando andar la barchetta al capriccio dell'onde; -ma le onde erano sì tranquille, e parevan cullare il -legno con sì grazioso moto, che Elisa e Vittorina, -rapite dalla magica scena che si distendeva loro d'intorno, -sedettero, deposti i remi sulla piccola prora, -l'una accanto all'altra. E mentre tenevansi soavemente -abbracciate, le anime loro erravano negli amorosi -pensieri e nelle divine fantasie, che non si risvegliano -fuorchè in mezzo a que' luoghi felici, nell'ora splendida -del meriggio, mentre disopra i casolari d'ogni -paesetto del lago vedi levarsi, come una nuvoletta -sottile, una lunga striscia di fumo, e dai campanili -delle chiese sparse sulle montagne, odi echeggiare in -un aereo concerto il sacro saluto del mezzogiorno. -</p> - -<p> -Così stettero per qualche tempo ad ammirare quel -delizioso paese, che con sì grande e variato spettacolo -di movimento e di quiete, e con sì superba armonia -di cielo, d'acqua e di monti, ampiamente presentavasi -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -dinanzi ai loro sguardi. Poi, quasi mosse da -uno stesso pensiero, gli occhi loro s'arrestarono su -quel mucchio di case che formano la terra di ****, -cercando sul pendio del piccolo promontorio una casa -nota, la quale sorgeva più in alto dell'altre, all'ombra -d'un verde poggio. -</p> - -<p> -Stettero fisse per lunga pezza alle finestre di quella -casa; era là che il loro Arnoldo dimorava. -</p> - -<p> -Ma quelle imposte non s'apersero; e per quanto -Elisa e Vittorina cercassero con gli occhi, nulla poteron -vedere. -</p> - -<p> -— Io temo che neppur quest'oggi non gli possiamo -dire una parola, cominciò allora Elisa. -</p> - -<p> -— Fors'egli se ne va errando su per la montagna, -soggiunse la sorella. -</p> - -<p> -— O forse... non è più qui! -</p> - -<p> -— Oh non lo credere! — E poi, come colpita da -un'idea: Vuoi tu sapere s'egli è qui? Poniamci a -cantare! Egli ne sentirà, si getterà in una barca, -raggiungerà la nostra, e noi saremo contente. A te! -</p> - -<p> -— Ma se nostro padre di lontano ci scoprisse?... -</p> - -<p> -— Eh! vuoi che ne proibisca di cantare? E poi, -scommetto che adesso egli è già immerso nella lettura -de' suoi eterni giornali: jeri n'ha ricevuto un -grosso piego da Londra; e certo, per tre o quattr'ore -non sente più nulla; dorme nella sua politica. -</p> - -<p> -— Or bene? -</p> - -<p> -— A te dunque! Canta la romanza che quel giovine -italiano ha scritta l'anno scorso sul tuo albo. È -patetica, e piace tanto ad Arnoldo! — -</p> - -<p> -Elisa non voleva: ma Vittorina, stringendosele più -vicino in quel suo vezzo leggiadro, ne la pregava -con un bacio. — Ed Elisa cantò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i05">IL RICORDO</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03">CANZONE DI ELISA.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Egli è solo! — E la fida memoria</p> -<p class="i02"> Già l'estrema sua lagrima elìce:</p> -<p class="i02"> Chi può dargli col tardo consiglio</p> -<p class="i02"> Anche un'ora del tempo felice?..</p> -<p class="i02"> Egli è solo! alla gioja, al dolore</p> -<p class="i02"> Più non s'apre il ferito suo core.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Muti, eterni i suoi giorni si volgono:</p> -<p class="i02"> Pur nell'ora del vespro romita</p> -<p class="i02"> S'addormenta il pensier dell'esiglio,</p> -<p class="i02"> Il suo cuor si risveglia alla vita.</p> -<p class="i02"> Ei contempla del duol nella piena</p> -<p class="i02"> La sua parte di cielo serena! —</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ahi! degli anni sull'alba alle lagrime,</p> -<p class="i02"> Infelice! le luci schiudea:</p> -<p class="i02"> Sulla povera cuna deserta</p> -<p class="i02"> La piangente sua madre vedea!..</p> -<p class="i02"> Ella è morta! — Nè a lui più rimane</p> -<p class="i02"> Che invocar la suprema domane!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Chi può dirgli: Quel giorno che perdesi</p> -<p class="i02"> T'è promessa d'un giorno più lieto?</p> -<p class="i02"> Quando ogni ora di lutto è coverta,</p> -<p class="i02"> Quando tace ogni gaudio segreto,</p> -<p class="i02"> Nè v'ha raggio che allegri e dipinga</p> -<p class="i02"> Il sentier di sua vita raminga?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ha perduto l'amore e la patria,</p> -<p class="i02"> Fin la stanca speranza ha perduta!</p> -<p class="i02"> La materna memoria era viva...</p> -<p class="i02"> Morì anch'essa nell'anima muta!</p> -<p class="i02"> Non ha un seno in cui pianga o s'asconda,</p> -<p class="i02"> Non ha un cor che al suo grido risponda.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Un estranio terreno raccoglie,</p> -<p class="i02"> Il suo pianto e il negletto suo frale.</p> -<p class="i02"> Presso al mar, sul confin della riva.</p> -<p class="i02"> Col sorriso d'un ultimo vale,</p> -<p class="i02"> Splendi, o sole, a la fin del viaggio,</p> -<p class="i02"> La sua croce saluta d'un raggio!</p> -</div></div> - -<p> -Così cantava, ma la voce della giovinetta era malinconica -e lenta, e il suo canto morì sull'acque del -lago, come il gemito d'una colomba. -</p> - -<p> -— Che buona Elisa! disse, scuotendo la testa, la -gaia Vittorina. E come vuoi che Arnoldo ci senta, se tu -canti con una voce patetica, come la sciagura che la -tua canzone ricorda?... Oh! vedo che tocca a me! la -mia voce è più lieta, più viva; e se nostro fratello -non è lontano di qui una lega, scommetto che risponderà -al nostro richiamo! — -</p> - -<p> -E la vezzosa sorella si fece essa pure a cantare. La -voce di lei era limpida, giojosa ed acuta; e mentre -gli accenti che scioglieva dall'innocente suo labbro, -vibravano in vivace gorgheggio per quell'aere così -tranquillo, il suo roseo volto coloravasi d'un'insolita -vivezza, e gli occhi suoi scintillavano d'una leggiadria, -d'un fuoco, che parevano chiamare i baci. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i05">IL DESIO.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">CANZONE DI VITTORINA.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">I giorni che fuggìro</p> -<p class="i02"> Non richiamar, donzella!</p> -<p class="i02"> L'età primiera è bella,</p> -<p class="i02"> È dolce il suo sospiro!</p> -<p class="i02"> Ma la gentil tua vita</p> -<p class="i02"> Fu a l'avvenir nudrita.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ascolta, o giovinetta,</p> -<p class="i02"> D'amor la pia parola!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p> -<p class="i02"> Non pianger tutta sola</p> -<p class="i02"> Ne' tuoi pensier negletta;</p> -<p class="i02"> Come deserto fiore,</p> -<p class="i02"> Che non olezza e muore.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non sai che la tua viva</p> -<p class="i02"> Gota scolora intanto,</p> -<p class="i02"> Che già vi solca il pianto</p> -<p class="i02"> La ruga intempestiva?</p> -<p class="i02"> Che quando amor vorrai,</p> -<p class="i02"> Ei non verrà più mai?...</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Se il sovvenir le preme,</p> -<p class="i02"> L'ore a volar son tarde.</p> -<p class="i02"> Senti il mio cor com'arde,</p> -<p class="i02"> Come sospira e teme!</p> -<p class="i02"> Non sa il dolor che sia,</p> -<p class="i02"> Ma il primo amor desía.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">D'una pudica rosa</p> -<p class="i02"> Sempre le trecce io m'orno;</p> -<p class="i02"> E allor che splenda il giorno,</p> -<p class="i02"> Che mi diran: Se' sposa!</p> -<p class="i02"> Porrò sul vergin cuore</p> -<p class="i02"> La rosa dell'amore!</p> -</div></div> - -<p> -Non era finita la canzone, che le due sorelle discernevano, -al basso della costiera, un giovine agitare -un fazzoletto bianco; un giovine che subito avevan -riconosciuto. -</p> - -<p> -Ravvisarlo, e gettarsi sopra i remi, e vogare entrambe -con lena eguale alla volta della riva, fu un -istante. Raggiavano di sincera gioja le care fisonomie -delle fanciulle; e pareva ch'Elisa avesse in un momento -imparato a tuffare il suo remo con quella destrezza, -che poco prima Vittorina studiavasi invano -d'insegnarle. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -</p> - -<h3 id="cap4-1">IV. -<span class="smaller">NELLA CASETTA.</span></h3> -</div> - -<p> -Intanto che la barca leggiera delle due giovinette -solca a dilungo le placide acque del lago, entriamo -in una piccola casa del paesello, la quale sorge poco -sopra della riva, sull'orlo d'una facile discesa, e par -quasi nascondersi dietro il lento dosso che forma -l'ultima radice della montagna. Un cortiletto le s'allarga -sul davanti; e il muricciolo che lo circonda, cala -sino al filo dell'acqua. Sopra la porticella bassa e quadrata, -a cui si sale per quattro scalini rozzi e malsicuri, -e sulle due finestre inferriate dell'angusto pian -terreno, una delle quali rischiara una povera ma decente -cucina, e l'altra un salottino dipinto a verde -ma umido e nudo, vedi stendersi all'infuori un bel -pergolato, ricco di novello fogliame e di pendenti -tralci gemmati. Al di su poi della pergola, s'aprono -alcune altre finestre ineguali; e le impannate dischiuse -vi lasciano entrare la piena luce di quel bel sole. -Fuori d'una finestretta, ch'è presso all'angolo manco -della casa, e sul cui margine s'intrecciano e arrampicano -i viticchi del convòlvolo silvestre tutti fioriti -di candide campanelle, vedi svolazzare una leggiera -tendicciuola. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<p> -Era quella la casa del povero Andrea. Colà, pochi -giorni innanzi, quell'uom dabbene era morto, lasciandovi -sole Caterina, la sua donna, e Angiola Maria -la sua cara figliuola. -</p> - -<p> -In tempi migliori, quando viveva ancora il conte -Francesco ****, signore della villa, in quell'anno abitata -dalla famiglia inglese, fu l'Andrea il fattor della -casa, l'intendente, il factotum di quel buon padrone. -Eppure, com'egli era sempre stato un uomo onesto, -così, al contrario di quel che al solito si vede, benchè -agente dell'altrui, non aveva mai saputo avanzar nulla -per sè. E per ciò quando, morto il suo antico signore -e venduta la villa, egli venne lasciato in libertà, -fu abbastanza contento di potersi ritirare in quell'umile -casetta che lo aveva veduto nascere, e donde -poteva ancora scorger di lontano il palazzo, come sempre -continuava a chiamarlo, il palazzo del vecchio -conte. Egli non ebbe più cuore, l'Andrea, di mettersi -al servizio di qualch'altro padrone; e neppure per -diventare il più ricco fittaiuolo della <i>Bassa</i>, avrebbe -acconsentito di abbandonare la riva del suo lago, -l'acqua sulla quale era nato. E se ne morì contento -in quel fidato ricovero, in faccia ai monti e a quel -cielo ch'egli aveva amato sempre come cosa sua. I -suoi settant'anni eran corsi in tanta oscurità, in tanta -quiete! -</p> - -<p> -Carlo, il suo figliuolo maggiore, era in quel tempo -vicecurato in un povero paese della Valtellina: e -anche questa fortuna, egli la doveva al conte Francesco, -il quale alcuni anni prima aveva fondato apposta -un piccolo beneficio per il giovane abate. La -signora contessa poi, un'aurea donna, piena di bontà -e d'amore, aveva posta una singolare affezione nella -piccola Angiola Maria; e siccome dal cielo erale stata -negata la consolazione d'aver de' figliuoli, così ella -si teneva cara la fanciulletta, come se la fosse sua -propria. -</p> - -<p> -Gli è inutile ch'io vi dica, perchè ben lo pensate, -che, ogni volta la buona contessa Anna venisse a -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -passare i più lieti mesi dell'anno nella villa del lago, -la prima cosa a chiedere era della piccola Maria. -Quella ragazzetta era così graziosa e bellina fin da' -suoi primi anni, aveva il volto così ritondetto e color -di rosa, e i capegli tra il biondo e il bruno così lucidi -e inanellati che rubava al primo vederla i baci -e le carezze di tutti. Le sua voce ancor fanciullesca -aveva già quell'insinuante dolcezza ch'è segno di -un'anima timida e amorosa: e il suo ingenuo parlare -e le schiette domande che faceva, dimostravan -che la sua nascente ragione era semplice e retta, e -che già la sua mente era commossa dal trepido desiderio -di pensare e di conoscere. -</p> - -<p> -La contessa Anna dunque rapiva spesso alla madre -quella cara creaturina sì bella, ch'era la sua -piccola delizia. E qualche volta poi la condusse con -sè alla città; nè poco ci voleva allora per vincere -una certa ritrosìa del buon Andrea, il quale finiva -ad obbedire, perchè la era volontà dei padroni, ma -in cuor suo pensava che da quella domestichezza co' -signori non ne poteva venir bene per una povera -figliuola come la sua. Alla madre invece, la pareva -una benedizione del cielo; ella si trovava, è vero, -come perduta, quand'era sola, ma il suo orgoglio -materno, ben naturale, n'era consolato, chè vedeva -crescer sì bianca e bella la figliuola, ch'ella chiamava -sua perla, sua ricchezza. -</p> - -<p> -Quando la fanciulla si fe' più grandicella, la contessa -se la teneva più sovente in compagnia, talvolta -per le lunghe ore della mattina, talvolta per l'intera giornata, -e le prodigava ogni cura, con sollecitudine quasi -materna. Sotto gli occhi suoi, la fanciulla imparò a -legger que' libri, che sono l'amore delle tenere menti -appena s'apron facili agli accorti consigli del senno; -e di que' libri, una Storia Sacra, tutta adornata di -belle figure miniate, era il suo prediletto. Poi, seduta -accanto dell'amorosa protettrice, Maria attendeva a -qualche gentil lavoro d'ago o di spola; o si piaceva, -sullo stesso scrittojo della contessa, di sgorbiar fogli -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -di carta, copiando e ricopiando il nome della buona -signora e quelli di suo padre, della mamma e del -fratello; e quest'era la sua gran gioja. Oh! quanto -l'amorevole donna era dolcemente rapita da quell'anima -candida e ingenua, ch'essa vedeva a poco a poco -prender come una nuova vita, alle semplici lezioni -del bello e della virtù! Oh quanto era commossa -dalle parole di Maria che rispondevano alle sue, -dall'affetto di quella innocente che le chiedeva la -grazia d'un bacio, dalle stesse sue lagrime, quando, -per qualche lieve cruccio, il suo picciol cuore non -trovava altra risposta che un largo pianto! — Quella -era una beatitudine, e assai sovente la contessa, dopo -d'aver a lungo contemplata la fanciulla, si faceva -mesta, e pensava che felicità sarebbe stata la sua, se -anch'ella avesse potuto sentirsi chiamar madre, se -anche a lei avesse il cielo concessa una figliuola come -quella. -</p> - -<p> -Ma la felicità di questi anni doveva presto finire. -Il conte Francesco morì, e l'ottima sua compagna -lo seguì presto al sepolcro. Erano svaniti i bei sogni -di mamma Caterina; il compare Andrea aveva -avuto ragione. Angiola Maria non abbandonò più la -casa paterna, ma pur vi crebbe bella e serena com'era -sempre stata; perchè quell'impronta virtuosa che il -suo cuore aveva ricevuto, non poteva cancellarsi più. -Pareva che la giovinetta portasse la pace e il bene -con sè; il vecchio suo padre menava giorni tranquilli, -d'altro non ragionando che delle sue lontane memorie, -de' tempi burrascosi della sua gioventù, e de' suoi -buoni padroni; e Caterina divideva colla figliuola le -poche faccende della casa, serbando però sempre le più -dure per sè, e paga abbastanza nella sua tenerezza di -vedersi sorridere d'intorno quel fior sì gentile della -sua Maria. Solo il giovine vicecurato mancava a compire -la loro felicità: la parrocchia era lontana dalla -sua terra, e la strada era rotta e aspra, a traverso -di monti e vallate. Pure, una o due volte l'anno, -egli veniva nel seno de' suoi cari, veniva a sparger -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -di letizia le tranquille abitudini di quella domestica -esistenza. -</p> - -<p> -Ma il buon Andrea cominciava a sentire il peso della -vecchiezza. Già da tre o quattr'anni egli aveva appeso -sopra il capezzale del suo letto il fedele archibugio, -l'unica sua gloria, l'ultima sua amicizia; dopo -ch'eragli morto il suo vecchio cane Azor, stato un -tempo custode della villa, e poi suo compagno nella -disgrazia, Andrea non era uscito mai più alla caccia -del gallo di montagna o del camoscio sulle balze del -Legnone, nè a quella degli anitrini e degli smerghi -nelle paludi di Colico e del forte di Fuentes. Oramai -altro spasso non si dava che quello di pigliar soletto -ogni mattina il sentiero della riva, fino all'antico palazzo, -e di riposare, in faccia al sole, sul sedile di -sasso che stava ancora presso la porta della fattoria. -Era la sua più cara abitudine; le ore gli fuggivano -in pace, e la sua mente serena gli si dipingeva sulla -fronte calva, ma senza rughe. -</p> - -<p> -Un giorno, l'ora consueta passò; e come non fu -veduto tornare a casa, la sua Maria venne con passo -rapido e con cuore inquieto fino alla villa; ma si -rassicurò quando lo vide seduto all'usato posto, che -pareva dormisse. La fanciulla s'avvicinò, quietamente -sedette presso di lui, e temendo di risvegliarlo, se -ne stava a contemplarlo in atto d'amore.... Quando, -chinandosi più vicino al suo volto, s'accorse che non -dormiva; i suoi occhi erano aperti, travolti, senza -sguardo; il capo piegato sul petto, immobile, la bocca -stranamente contraffatta. Allora spaventata levossi, lo -prese per una mano, era fredda, insensibile, lo chiamò -a nome più volte, e non rispose; lo riscosse fortemente.... -e lo vide cader rovescioni da un lato -sopra il sedile, come un cadavere. Diede un alto -grido di terrore la fanciulla, chiamò soccorso: due -giovani del paese che passavano al basso della riva, -salirono a quella volta; e un pescatore non lontano -che udì quel grido, lasciò la sua barca e accorse -anch'esso. Trasportarono a casa il povero vecchio -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -che credettero morto, e lo deposero sul suo letto; -non mi domandate come lo ricevesse la sua donna, -che lagrime fosser quelle dell'infelice figliuola! — Ma -il medico del paese, che non fu tardo a correre, -trovò che il pover uomo aveva ancora un fil di vita; -egli era stato colpito d'apoplessìa, ed era morto di -mezzo la persona. Andrea si ridestò ancora una volta; -guardò, e riconobbe quelle sventurate di Caterina e -di Maria, e le benedisse co' tremanti segni della mano, -chè non potè colle parole. Alcuni dì appresso egli -aveva finito di patire. -</p> - -<p> -Gli uomini che fanno vita di mondo dicono che la -povera gente ha ruvida la pelle, che il suo dolore è -simile alla sua allegrezza, ridicolo e rumoroso, come -lo scoppiar de' mortai in una sagra di villaggio; l'indomani -quel ch'è stato è stato. Io non so se sia -così, ma son persuaso che il dolore della gente semplice -e buona del popolo è più vivo e sincero di -quello de' grandi, ne' lor magnifici funerali e nell'ereditarie -gramaglie. Fra noi, nelle colte e fiorenti città, -gli uomini nascono e muoiono, ridono, piangono, gavazzano -e si disperano, tutti nello stesso momento, -uno accanto all'altro; e sovente un sol piano di casa, -una sola parete, dividon l'orgia d'un convito dall'agonia -d'un moribondo; nessuno lo sa, nessuno se ne -cura. L'etichetta poi, tra i profumati suoi codici, ha -pur quello del dolore; il vestire a lutto è prescritto -a mesi, a giorni; il bruno è una legge sancita per -tutti, fuorchè pel gran cancelliere di Francia e per -i nepoti del papa; padre, madre, fratelli, avoli, zii, -moglie, marito, cugini primi, secondi, eccetera, a ciascheduno -il suo, nemmeno un'ora di più; è la tariffa -del dolore pesato, direi quasi, a once e dramme. Si -lasciano le case ov'è entrata la morte, si chiudono a -chiave le camere del <i>caro defunto</i>, si spediscono cento -lettere dolorose coll'orliccio nero, si fa stampare l'indispensabile -necrologia, si ricevon le visite d'una monotona -e ceremoniosa condoglianza, si vestono di nero -i fanciulletti che sorridono, e il servidorame che -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -susurra e conta sulle dita il sospirato assegnamento -vitalizio. E intanto che si deplora la luttuosa morte, -con tutta l'energia della vita si disuggellano e confrontano -i testamenti, si frugano e si compitano i -codicilli. -</p> - -<p> -Ma io venero il dolore della povera gente, quello -schietto e rozzo dolore che non conia frasi, e di conforto -non vuol saperne. Nessuno, fuorchè il buon -campagnuolo, mi parla più del suo nonno <i>buon'anima</i>; -nessuno, fuorchè la vecchia massaia, o la sposa -de' nostri contadi, quando ricorda alcuno de' suoi che -non è più, ne accompagna il suo nome con quel santo -augurio: <i>Gesù per lui!</i> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma torniamo nella solitaria casetta d'Andrea. -</p> - -<p> -Il giovine vicecurato sedeva presso la finestra del -salottino, tenendo nelle mani il suo breviario socchiuso. -Egli alzava a quando a quando la testa, e -volgendo gli sguardi fuor della piccola finestra, perchè -solo il cielo fosse testimonio del suo sospiro, gemeva -sommessamente; poi restava immobile, e si -lasciava cader il volume sulle ginocchia. Allora i suoi -pensieri erravano lontano; le memorie del dolore, le -memorie di questa terra, si mischiavano alle interrotte -frasi de' salmi che le sue labbra recitavano susurrando. -</p> - -<p> -Intanto sua madre e sua sorella, affaccendate negli -apparecchi d'un parco desinare, andavano e venivano, -a passi cauti, in quella e nell'altra stanza, ch'era la -cucina; e scambiavan fra loro poche e sommesse parole, -per non turbare la sua meditazione e la sua -preghiera. -</p> - -<p> -Un'ora di poi, il piccol desco fu pronto. La tavola -era coperta d'una tovaglia nostrale, ma pulita e bianca; -a ciascuno de' tre lati una modesta posata e una seggiola -di paglia; all'altro capo della tavola fumava la -minestra allora versata in una capace scodella a manichi -rabescati e dipinta di fiori azzurri, avanzo di -qualche vecchia eredità. Le due donne sedettero l'una -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -dirimpetto all'altra, senza parlare; e un momento appresso, -il prete ripose il suo libro, e venne a collocarsi -in mezzo di loro. -</p> - -<p> -Al cominciar del desinare, che presentava una -strana mischianza di festivo nell'arredo, e di malinconico -nelle persone che vi sedevano, nessuno de' tre -ruppe il silenzio. Guardavansi a ora a ora l'un l'altro; -e la madre, che trangugiava a stento qualche cucchiaiata -di minestra, non poteva distaccare gli occhi -dalla faccia del figlio, e pareva fare una gran resistenza -al piangere. -</p> - -<p> -— Via, mamma, che fate? disse alla fine il prete -con certa bruschezza; non v'accorate in questa maniera: -non avete già pianto abbastanza? -</p> - -<p> -— Oh! siete voi che parlate così, don Carlo? rispose -rammaricata la buona donna. Non v'ho veduto -piangere anche voi che adesso mi rimproverate? Jeri, -quando siete capitato qui, e che io vi son venuta incontro -sull'uscio, non v'ho veduto forse far tutto per -nascondermi le lagrime? -</p> - -<p> -— O mamma! in quel momento... -</p> - -<p> -— Lo so, che faceste per amor mio, per non mi -crucciar di più; ma quando avete lasciato cadere la -testa, qui, sulla mia spalla, e m'abbracciaste stretta -stretta, io mi sono accorta che voi piangevate... E -stamane, quando faceste quella bella predica, che non -ne ho sentito mai l'uguale, nemmeno in duomo a -Como, non avevate anche voi gli occhi rossi, e non -vi tremava la voce? -</p> - -<p> -— Sì, sì, è vero! buona mamma, perdonatemi! -Ma bisogna peraltro esser cristiani, pensar che Dio -ha voluto così, che stiamo quaggiù per soffrire, e -rassegnarci. Quando ci tocca il male, pensiamo al -bene che prima il Signore ne ha fatto. Così noi benediremo -sempre il suo nome! Il nostro povero padre -almeno è morto vecchio: e non avremmo potuto -forse perderlo tanto tempo innanzi, se Dio avesse -voluto?... -</p> - -<p> -— Oh! tu hai ragione, Carlo, disse allora sua -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -sorella. Il Signore non abbandona mai! Egli che ci -manda i travagli, ci darà sempre anche la forza di -sostenerli. -</p> - -<p> -— Buona Maria, tu sei un angelo! È la tua innocenza -che parla: oh che tu possa essere sempre -così rassegnata! Tocca a te di sostenere il coraggio -di nostra madre... E anche il mio, sai, perchè sento -che ho bisogno delle tue parole; mi sforzo di parer -franco, ma sono afflitto e perduto d'animo. -</p> - -<p> -Poi tacevano tutti e tre, e si riguardavano alternamente -in segreto. Solo la vecchia madre, non dimentica -dalla sua abitudine di buona massaia, levavasi -a ogni tratto da sedere, per toglier dal treppiè -sul quale cuocevano e apprestare a' suoi figli le due -vivande ch'ella stessa aveva ammanite; un piatto di -lùppoli conditi, e una bragiuola. -</p> - -<p> -Ma poi ch'ella era di nuovo seduta, non poteva -star di ripetere: Quando penso che quella buon'anima -di vostro padre non ebbe la consolazione di vedervi -diventar curato, o don Carlo, nè di sentirvi a -predicar sì bene, nè ebbe la gioia di seder a tavola -con voi, là, a quel posto ch'è vôto, e di bere insieme -a voi una bottiglia di quel suo vin vecchio, -l'ultimo avanzo della cantina del signor conte!... E -dire, che anche lui, il signor conte, quel re degli uomini, -è morto già da tant'anni!... Oh se Dio m'avesse -almeno chiamata lassù, me, prima del povero -Andrea!... -</p> - -<p> -— Fareste meglio a tacere, cara mamma! Voi siete -una benedetta donna! Che pensieri, per carità, che -pensieri vi girano in mente! Guardate adesso! col vostro -dire, anche Maria non fa che mandar giù lagrime. -Via, dunque, parliam d'altro. Di forestieri ne son -capitati quest'anno? -</p> - -<p> -— Credo che sì, Maria rispose. -</p> - -<p> -— Certo, aggiunse la madre: un signore inglese -è venuto a star nel palazzo, e vi resterà per tutto -l'anno. Pochi dì innanzi morire, Andrea gli aveva -parlato a quel signore, e anche alle sue figliuole, che -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -son così belle... E pensare che il poveruomo, adesso, -non c'è più! -</p> - -<p> -— Povera mamma! è impossibile parlar d'altro! -disse Maria. O mio Carlo, se almeno tu fossi stato -qui cinque giorni fa, quando è succeduta la disgrazia, -e ch'io non sapeva trovare una parola di conforto -da dire a nostra madre! Io domandava alla Madonna -il coraggio, ma alla mamma non sapevo dir -altro che: il Signore ha voluto così... E poi, dopo -trattenute le lagrime un pezzo, che mi scoppiava il -cuore, anch'io finiva a pianger con lei. -</p> - -<p> -— Oh così l'avessi potuto, com'io voleva, trovarmi -fra voi! O Maria, se tu sapessi qual colpo fu per me -il ricevere la tua lettera, che senza dirmi il pericolo -di nostro padre mi fece tremare per la sua vita!... -E non poter subito correre a vederlo!... Il curato -era anch'esso inchiodato in letto da una malattia ostinata; -io non poteva, io non doveva partire. Il Signore -mi consegnò dell'altre anime; e non m'era permesso -abbandonar quelle, nemmeno per accompagnar l'anima -di mio padre nel suo transito da questo mondo all'altro. -In che stato io mi fossi, pensate! -</p> - -<p> -— Ecco qui! e voi, don Carlo, perchè adesso mi -parlate così? Forse per tenermi su allegra? disse sua -madre. -</p> - -<p> -— Il signor curato, quantunque si sentisse ancora -male, mi stimolava a correr qui; e mi diceva, oh ne -lo rimeriti il cielo! che per lui l'andava meglio, che -si sarebbe trascinato giù del letto, e avrebbe in qualche -modo servita la parrocchia... Eppure aspettai; la più -dura prova ch'io soffersi, fu questa! Ma c'è sempre -il rimedio della provvidenza; due giorni appresso, il -signor curato era sano, che mi parve un miracolo. E -io partii allora, e fu egli stesso che m'imprestò il suo -biroccio, e mi mise le redini in mano... Ah! io sperava -ancora d'arrivare in tempo. -</p> - -<p> -— O Carlo, Carlo!.. lo interruppe Maria scuotendo -mestamente il capo. -</p> - -<p> -— Non fu così! pazienza. E il buon prete lasciava -cader fra le mani la testa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<p> -E qui nuove lagrime invano soffocate da una parte -e dall'altra, e affettuose occhiate e strette di mano, -come per annodare più forte que' legami d'amore che -la morte aveva rallentato. -</p> - -<p> -Finito il piccolo desinare, che in quel dì non fu -condito nè dalla fame nè dalla contentezza, ragionarono -insieme de' pochi fatti loro, e di quel ben di Dio -ch'era loro rimasto: e consisteva tutto in un po' di -terra sulla falda della montagna, e in un magro capitale -di cinquemila lire, avanzo de' sudori dell'onesto castaldo, -ch'egli stesso pochi anni prima aveva messo a traffico -ne' magli di ferro, là sopra di Lecco. Un altro tenue -peculio di tremila lire aveva lasciato la buona defunta -contessa, nel suo testamento, in dote a Maria; ma gli -eredi, con certe loro scuse di passività da purgare e -di attività da liquidare, non avevan pagato mai quel -piccolo legato; e poi se n'erano scordati, e l'Andrea -non aveva avuto cuore nè fronte di cercar più nulla; -perchè, diceva, quella era roba de' signori, e in giustizia -a lui non avrebbe dovuto toccare. -</p> - -<p> -L'unico voto di don Carlo sarebbe stato che le due -donne potessero lasciar il paese, e venir a stabilirsi -con lui, nella sua parrocchia di Valtellina. E anch'esse -lo volevano, chè pesava loro il pensiero della futura -solitudine: ma quest'era impossibile. Bisognava -vender la casa, vender la terra, fare de' grossi sacrifizii; -e tutto questo per andare a stentar la vita in un -paese lontano, solitario, sepolto nel grembo d'una vallata -infeconda, dove non abita che uno sparso e povero -popolo di mandriani e di caprai; i quali al cominciar -dell'inverno lasciano i loro dirupi per calare -al piano, ne' dintorni delle città, e non tornare alle -abbandonate case che allo squagliarsi delle nevi. Nel -durar delle lunghe invernate, era colà il buon prete -conforto e sostegno d'una grama moltitudine di vecchi, -di donne, e fanciulli, che rimanevano nell'alpestre -villaggio; egli divideva con loro la scarsa rendita del suo -beneficio, e tutti lo benedicevano. — Che avrebber -mai fatto sua madre e sua sorella, in quella solitudine -squallida e malsana? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -— Sentite dunque, disse don Carlo alle due donne. -Poichè il mio paroco me l'ha consentito, io resterò -qui con voi, tre o quattro settimane, finchè abbia fatto -quel che c'è a fare in queste triste congiunture. Messo -che avrò in sesto i nostri pochi interessi, tornerò al -mio romitorio. Io per me rinuncio alla parte che mi -può toccare, e voglio che quel poco che abbiamo, non -è vero, mamma? serva per voi, e per te, Maria, per -te, quando troverai qualche onesto partito. E in appresso, -se il Signore farà ch'io possa venir paroco in qualche -paese men tristo e più vicino a voi, per esempio, qui -sul lago... allora v'aprirò la mia casa, v'aprirò le mie -braccia, e dirò a tutte e due: Venite a star con me, -a consolarmi la vita. Oh allora sì che mi parrà ancora -d'esser felice! — -</p> - -<p> -Caterina e Maria eran commosse e persuase; esse -guardavan con tacita tenerezza il prete, che oramai -era l'unico loro angelo protettore. E il prete, levatosi -e fattosi vicino a sua madre, strinse tra le sue mani -la destra della buona vecchia che piangeva, e la baciò -con verecondo rispetto. Poi la sorella gli stese la sua; -ed egli stringendola del paro, se la pose sul cuore, -con una forza d'affetto che non può dirsi. -</p> - -<p> -Indi a poco uscì della casetta. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -</p> - -<h3 id="cap5-1">V. -<span class="smaller">UNA PRIMA CONOSCENZA.</span></h3> -</div> - -<p> -Il giorno se n'andava, e il sole declinando al più -sereno tramonto che mai rallegrasse la primavera, -spargeva una luce d'oro e di fuoco nel purissimo -orizzonte dell'Alpi lontane; una luce, che scemando -a mano a mano nella diffusa interminata armonia degli -splendidi suoi colori, dal rosso di fiamma, fino al -croceo porporino e al roseo morente nell'azzurro, pareva -mandar gli ultimi saluti del giorno alla nostra -parte d'Italia. -</p> - -<p> -E intanto un leggero vapore s'innalzava, s'innalzava -lentamente sulle acque del lago, che risplendevano -ancora di quell'argentina e tranquilla varietà de' riflessi -dell'occidente, commosse dalla freschissima brezza a -una lieve increspatura; un leggero vapore, che non -era una nebbia, ma pareva quell'immenso velo di luce -quieta che l'iride quasi sempre spiega al cessar d'un -temporale; era come un etereo profumo, che si levasse -per imbalsamar l'aria sempre pura e per rivestire -di nuova incerta bellezza le rive deliziose. E quel -velo trasparente, aereo, dilatavasi a poco a poco in tutto -il cielo, conciliando quella pensierosa malinconia, ch'è -tanto cara alle anime che vivon di sè stesse e delle -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -loro memorie, quando le rapisce la contemplazione -dell'infinito, donde nè l'occhio nè il cuore vorrebbero -staccarsi giammai. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Per una stradetta solinga, che discendeva con facile -declivio alla riva del lago, se n'andava passeggiando -lento lento il giovine vicecurato; e arrestavasi talora, -sollevando distrattamente gli occhi al cielo, o fissandoli -con una cupa immobilità sul terreno, così come -lo movevan le molte angustie in che era posta la sua -mente. Erano i suoi pensieri d'una tristezza insolita, -inquieta; erano i pensieri del suo avvenire e di quello -di due creature tanto amate, e per lui sacre allora -più che mai. -</p> - -<p> -Alla svolta del sentiero, mentre il prete affrettava -involontariamente i passi, quasi tenendo dietro alla foga -delle idee che lo crucciavano, uno sconosciuto, il quale -presso al margine della strada era seduto sulla rovina -d'un di que' rozzi ponti che attraversano i torrentelli -di quelle rive, levossi d'improvviso. E, chiuso un libro -che stava leggendo, s'avanzò incontro al vicecurato, -e si tolse con atto cortese di saluto il berretto; -quest'era un dire: mi preme di far la vostra conoscenza. -</p> - -<p> -Era il giovine Arnoldo. -</p> - -<p> -Sulle prime don Carlo, il quale aveva tutt'altra voglia -che di parlare, e peggio con uno sconosciuto, -pensò di risponder al saluto, e salutando andarsene -per la sua via, come fece; ma l'altro, che apposta gli -s'era fatto incontro, con deciso animo di parlargli, ne -lo trattenne con instanza rispettosa, e in atto di scusa -gli disse: — Mi perdoni, signor abate, se ardisco così -d'attraversare il sentiero della sua passeggiata. Io però -ringrazio la fortuna che m'ha fatto incontrar con lei. -</p> - -<p> -— Signore, non so veramente a che io debba -questa sua gentilezza. -</p> - -<p> -— Signor abate, ella non mi conosce; non sa nè -manco chi io mi sia; e io, al contrario, sebbene non -sappia il suo nome, io la conosco, e la stimo con -sincerità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -— Come? non saprei davvero... -</p> - -<p> -— Ma prima, la mi permetta che io mi faccia conoscere -a lei, quantunque ciò forse poco importi. Io -sono inglese, e mi chiamo Arnoldo Leslie. -</p> - -<p> -— Forse, ella è della famiglia del lord che dimora -là, nella villa ****? -</p> - -<p> -— Io sono della sua famiglia! sono suo figlio. — Così -rispose, con un sospiro represso, il giovine, e -ristette pensoso alcun tempo, poi soggiunse: — Stamane, -io passava a caso per la piazza del paese: vidi -aperte le porte della chiesa, a cui nella loro divota -sincerità concorrevano i contadini d'ogni parte, e udii -il suono d'una voce che parlava alla raccolta moltitudine. -Non so da che proposito io fossi condotto, quando -venni nel piccolo tempio; so bene che appena v'entrai -e intesi poche parole di quel discorso, io mi sentii -conciliato a certa tristezza, a cui mai non rispondevano -i miei poco lieti pensieri. -</p> - -<p> -— Oh! se le pareti d'una povera chiesa di campagna -son meschine e nude, le rende auguste la solennità -de' misteri che vi si spiegano! -</p> - -<p> -— Ma voi parlaste a quella gente con tale semplicità -d'affetto e di parole, che non credetti quasi a me -stesso, tanto io era lontano dell'aspettarmi di trovare -in quell'oscuro tempio chi ragionasse di Dio e della -virtù con tale mitezza di pensieri e insieme con tanta -efficacia. Oh! i'ho sentita nel mio cuore, e letta su -que' volti rozzi e intenti de' vostri ascoltatori la pietà -semplice e religiosa, quella pietà che finora io non ho -incontrato mai nè sotto gli archi de' santuarj delle più -superbe città, nè in Roma stessa, fra le auguste pareti -di San Pietro. -</p> - -<p> -— Mi perdoni, signore! Ella mi vuol far merito di -quanto forse fu solo effetto d'un particolare sentimento -del suo cuore. D'altra parte, io non dissi se non quello -che l'anima mia e la povera condizione di que' buoni -contadini mi chiamavano alla memoria. -</p> - -<p> -— Oh! io me n'avvidi, signor abate; voi parlaste -secondo il cuore, e il cuore è tutto! Ma quando uscii -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -della chiesa, più che non maravigliassi della schietta -sapienza delle ascoltate verità, io sentiva in me stesso -il desiderio di conoscer più davvicino colui che le aveva -pronunziate. Sì! non solamente nella sua voce e nell'efficace -convincimento delle parole, ma nel suo volto, -nel girare degli occhi, nella commozione che tutto -l'agitava, io indovinai in lui un uomo d'alti pensieri -e d'anima generosa, l'uomo che ha sofferto e pianto, -che ha studiato e conosciuto, l'uomo della sventura e -del sacrifizio. -</p> - -<p> -— Ella si piace, signore, di far del romanzesco, -cred'io! disse don Carlo con un tal sorriso di scontento. -</p> - -<p> -— No, non è così! riprese serio il giovine, a cui -quella dura risposta spiacque. -</p> - -<p> -— Mi fa maraviglia l'udire, soggiunse il vicecurato, -che un giovine, come lei, nell'ardore dell'età e della -fortuna, s'occupi di cercar quegli uomini oscuri e per -lo più dal mondo disprezzati, che vivono in un cantuccio -della terra, per consacrare questi poveri anni -al bene di pochi loro fratelli. Del resto, le confesso, -io non veggo altra generosità nel sacrifizio che feci, -se non quella che mille altri, al par di me, conduce -per la stessa via. -</p> - -<p> -E queste parole egli diceva con una certa poco nascosta -intenzione di tagliare a mezzo un colloquio che -gli pareva strano, e l'impacciava. Ma il giovine Arnoldo, -benchè il vedesse, dimostrò di non se ne accorgere, -e continuò con un far d'amichevole premura, -mentre teneva dietro a' passi del prete, che lentamente -s'era mosso per il suo sentiero: -</p> - -<p> -— Io ben lo vedo, voi siete sorpreso forse che un -uomo, nato sotto altro cielo, e cresciuto ne' principii -d'un'altra fede, qui venga a cercar la conoscenza d'un -prete cattolico, in un paese romito e senz'altra ragione -o scusa, che quella d'una sua buona volontà. Questo -vi parrà certo un capriccio... Ma se sapeste!... Io son -solo! e spero d'aver ritrovato in voi un'anima che -m'intenda e mi compatisca: oh perdonatemi dunque! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -— O mio buon signore, questa simpatia, non so -se di pensieri o di sentimento, che vi spinse a cercar -di me, solo perchè il caso vi portò a udire alcune -poche parole, che non son già mie, ma del Vangelo; -questa simpatia vostra, cred'io, scemerebbe ben presto, -se voi poteste gettar uno sguardo nel mio cuore. Esso -è come un libro di poche pagine, è una storia di solitario -dolore; e la storia del dolore è sempre monotona -e grave ad altrui! -</p> - -<p> -— È dunque vero? e a ciò io m'aspettava. Voi -dunque avete sofferto?... -</p> - -<p> -— Ma, buon Dio! che domandate voi da me? -</p> - -<p> -— Quel ch'io domandi? nol so. — E il giovine -rimase di nuovo mutolo e pensoso. -</p> - -<p> -E intanto, seguendo quasi involontariamente il pendio -del sentiero, essi eran discesi a lenti passi fin -presso la riva del lago; e poi, continuando taciturni -tutt'e due per la costiera folta d'arboscelli e cespugli, -salivano dall'altro lato del ridente promontorio di ****, -donde, nell'orizzonte più vasto e vaporoso, la più bella -ed estesa parte del Lario, illuminata da quel pacifico -tramonto, spiegavasi in magica lontananza agli attoniti -loro sguardi. -</p> - -<p> -Ma il vicecurato, più sovente che non riguardasse -a quello spettacolo ben noto al suo cuore, volgeva gli -occhi sulla fisonomia del giovine inglese; il quale sollevava -la faccia commossa da non so che di mesto e -sdegnoso insieme, come chi frema d'un pensiero che -vorrebbe cacciarsi di mente, e non può. Pareva che -il prete volesse indovinare i segreti di quell'animo -giovenile e ardente, che per certo non aveva volontà -ed affetti, quali tutti hanno: e sebbene don Carlo sentisse, -in quel doloroso momento della sua vita, desiderio -di tutt'altra cosa che di nuovi amici, pure la -strana maniera con che il giovine forestiero gli cercò -amicizia e conforto, la sincerità che rivelavasi nell'espressione -malinconica della sua brama, e anche la -speranza di poter in qualche modo far del bene a -un'anima creata forse per miglior destino; tutto parve -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -s'unisse nel suo cuore a consigliarlo di rispondere a -quel fraterno richiamo. -</p> - -<p> -Arnoldo intanto camminavagli a fianco, e tuttavia -nutriva pensiero di guadagnarsene la fiducia, perchè -le parole gravi e contegnose del prete gli dimostravan -chiaramente, ch'egli non era di coloro i quali nel -volger d'un'ora ti sono amici; amici a posta d'ognuno, -che ti rubano i tuoi e ti vendono i loro segreti, se -pur ne hanno; che si sfiatano in protestazioni di servitù -e di fede, e poi, il giorno appresso se avviene, -ti rinfacciano amaramente l'angoscia che hai deposta -nel loro cuore; usurpatori del nome santo dell'amicizia, -infami che ti si prostrano a' piedi quando la buona -fortuna ti sorride, e dappoi, se ti coglie la sventura, -ti gettano il fango sul viso, ti guardano in cagnesco -e sogghignano. -</p> - -<p> -Ad Arnoldo dunque non rincrebbe quell'esitanza -del giovin prete, e quell'inquieta tema d'aprire il cuor -suo, che rivelavano in un'anima severa e forte un -pudore quasi verginale. Egli vide però che, per farsi -amico di quest'uomo, gli era d'uopo avvicinarsegli con -semplicità e fede, e dimostrargli di esser degno dell'affetto -che a lui domandava. Gli si rivolse quindi, -e — Mi duole, disse, d'avervi forse sviato dal vostro -diporto della sera. Se la mia compagnia vi disturba, -vi prego a scusarmi; io vi lascio. -</p> - -<p> -Don Carlo, il quale un momento prima avrebbe -forse risposto: Fate come v'aggrada, — allora conobbe -che la scusa del giovin forestiero era dettata da una -dilicata civiltà, schiva sempre di troppa instanza, e -sentì un segreto rimorso della ritrosia con cui prima -aveva accolto le parole di lui. E poi, se in quel momento -si lasciavan così, forse tutto era finito fra loro. -E perciò, quando Arnoldo si volse per riprendere il -già battuto sentiero, e' gli accennò di fermarsi, e disse: — Oh -no! signore: la vostra compagnia m'onora, e -vi son grato. Oggi poi, e massime in questo momento, -ho bisogno di distrarre i miei pensieri, perchè la vista -di questi luoghi, in vece di consolarmi, come io -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -sperava, mi rattrista. Io non so se questo giovi, ma la -memoria, che ha un gran potere sopra di noi, la memoria -qualche volta pesa e opprime. In questi luoghi -io vissi fanciullo, vissi circondato d'illusioni e di poesia, -accarezzato dalle speranze, e adesso.... -</p> - -<p> -— Eppure io credeva, Arnoldo rispose, che una -scena bella com'è questa potesse calmare il dolore di -qualunque ferita morale. È qui che s'impara a pensar -veramente; qui, il cuore è libero e largo. La solitudine -è madre de' grandi concepimenti, e in faccia a -questa natura sempre stupenda e tranquilla... -</p> - -<p> -— Ah, non v'illudete, o signore! È questa una parte -di terra, come qualunque altra; e anche qui il dolore -ha la sua casa, il dolore più grande forse della consolazione -che pur vi si ritrova. Se non temessi d'annojarvi, -io vi darei un testimonio di ciò in me stesso. -Credete a me, la natura è dappertutto bella e amica, -e gli è dal nostro cuore che nasce la sventura; anzi -bisogna dire che noi stessi la vogliamo, bisogna credere -il dolore una necessità, com'è il desiderio d'esser felice... -Signore! la mia tristezza contrasta colla serenità -del giorno che tramonta — indi a poco soggiunse -con voce tremante di commovimento: — Ma, -s'io vi dicessi che appena cinque giorni fa, in questi -luoghi, è morto mio padre, che alla sua donna ed -alla figlia sua non rimane più nessuno al mondo, -tranne il povero prete che vi parla?... Oh pensando -a loro, bisogna ch'io pianga!... -</p> - -<p> -Arnoldo senti stringersi il cuore; la verità di quel -filiale cordoglio lo compunse vivamente; e il pensiero -tremendo, improvviso, ch'egli pure forse avrebbe potuto -perdere un padre, il suo vecchio padre che l'aveva -sdegnosamente cacciato dal suo seno, lo toccò -d'involontario raccapriccio. Egli prese allora la mano -del giovin prete, e la strinse in atto di affettuoso rispetto. -</p> - -<p> -Intanto s'era fatto notte. -</p> - -<p> -Don Carlo levò gli occhi, e: — Io veggo, disse, là -in fondo, tra quel gruppo di case, un lume passar -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -dall'una all'altra finestra della mia dimora. Là stanno -le due donne abbandonate; esse m'aspettano, e io so -che han bisogno di consolazione. Permettete dunque, -signore, ch'io vi lasci; pure vi ringrazio di cuore -della bontà che mi voleste dimostrare, e vi domando -scusa della mestizia delle mie parole. Perdonatemi! e -se mai non vi fosse discaro di visitare un prete sconosciuto -e solitario, quella è la mia casetta! Voi siete -sì cortese, ch'io vi rivedrò sempre volontieri. Buona -notte, signore! -</p> - -<p> -E se n'andò. -</p> - -<p> -Arnoldo stette ancora per lungo tempo in quello -stesso luogo, chè la notte era bella e stellata, e il -suo cuore commosso da mille pensieri. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -</p> - -<h3 id="cap6-1">VI. -<span class="smaller">DALLO SPEZIALE.</span></h3> -</div> - -<p> -A chi di noi non accadde più d'una volta, alla -campagna, ne' bei giorni de' nostri autunni, di sedere -in circolo al convegno che sovente si raccoglie nella -bottega dello speziale? A chi non toccò di trovarsi -talora in mezzo a' consueti frequentatori di quell'officina, -primario centro, anzi cuore del villaggio, condotto -dallo spasso, dal non saper che fare, o dall'abitudine, -fra que' meschini ragionari di grandi cose, -fra quella gara di vecchie piacevolezze, avvicendate -dalle rancide novelle politiche e cittadine, o da un -eterno ricambio degli stessi motti e delle stesse avventure, -quotidiano alimento di baie, di pettegolezzi, -di piccoli intrighi? -</p> - -<p> -La bottega dello speziale è la camera legislativa, è -l'accademia, il club, il caffè, l'aula enciclopedica del -paese. Non v'e forse quistione di Stato o conflitto -ministeriale in alcuno de' cinque grandi gabinetti europei, -e fin nel Divano del Gran Signore, che la ragione -non ne sia attaccata, combattuta, difesa, pesata e decisa -nella bottega d'uno speziale di villaggio; non v'è -causa di pace e di guerra, nè dispaccio telegrafico, nè -legge nuova di Stati e di Comuni, che là non sia letta, -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -meditata e commentata, da disgradarne quasi que' barbassori -Pari e deputati di Francia e d'Inghilterra. E -tutto questo sulla fede d'un solo testo, ma inesausto, -irrefragabile e bollato, quello d'una grama gazzetta di -provincia; la quale, aspettata con bramosa curiosità, -vi capita fresca fresca, al più presto, cinque o sei dì -dopo la data che ha in fronte. -</p> - -<p> -Dunque, come in tutte le nostre ville, il convegno -delle persone importanti di **** era nella -</p> - -<p class="center"> -OFFICINA CHIMICO-FARMACEUTICA<br /> -DI SAMUELE D****. -</p> - -<p> -Così era scritto al sommo della porta di quella bottega, -in parole inesplicabili e scomunicate per que' -buoni terrazzani. La qual bottega s'apriva a doppii e -massicci battenti sull'angolo che fanno la piccola piazza -e la principal via del paese. -</p> - -<p> -I soliti frequentatori di quella erano il signor curato, -il medico condotto, l'agente comunale, un vecchio signorotto, -che figurava come una delle importanze, o, -per dirlo alla moderna, delle notabilità del paese; e -il primo deputato, grosso possidente di quel territorio. -Gli altri due deputati, sebbene per la dignità della carica -ne vantassero il diritto, non vi capitavan che rade -volte, perchè le erano persone dozzinali, che scrivendo -il loro nome avevano il vizio di lasciar sempre fuori -qualche sillaba; come diceva, geloso dell'uficio suo, il -loro collega. -</p> - -<p> -Una sera — la settimana susseguente al giorno che -abbiamo descritto — sedevano appunto a circolo nella -bottega dello speziale, il signor curato, l'agente comunale -e il vecchio signorotto. Era costui uno di que' -piccoli <i>nabab</i> del lago, specie di persone affatto particolare -del paese; uno di quelli, che partiti in gioventù -col bastone e il fardelletto del merciajolo sulle -spalle (nel contado li chiamano <i>barometta</i>), vanno -pellegrinando per Francia e per Inghilterra; e fatto -un po' di fortuna, tornano alla casupola in cui nacquero, -la fanno rifabbricare più alta d'un piano e tutta intonacata -di bianco, e riposano in essa il resto della -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -vita, facendosi dar del signore, e raccontando mirabilia -di quel che han fatto o veduto. -</p> - -<p> -Il curato poi era un uomo sui sessant'anni, di fisonomia -benevola, di persona ritonda e soda, in somma -una buona pasta di vecchiotto, che pareva fatto per -vivere in santa pace i suoi cent'anni; di costume era -piacente, purchè non gli mettessero la mattana addosso, -com'era non il rado, la fiocaggine d'una infreddatura -toccata nel quotidiano suo passeggio sulla bass'ora, o -la noja d'una stentata digestione, dopo un desinare -d'etichetta presso alcuno de' signorazzi che villeggiasse -nella contrada. -</p> - -<p> -Il curato dunque, il quale, al solito, se ne stava a -suo grand'agio sdraiato in un seggiolone, che il signor -Samuele aveva collocato nel miglior cantuccio della -stanza, proprio per il signor curato <i>exclusive</i> (così -egli soleva dire), leggeva, al lume d'una fumosa candela, -la gazzetta arrivata allor allora per il procaccio -del distretto. -</p> - -<p> -I tre circostanti pendevano da quella lettura, come -la gente del buon tempo antico dalle parole dell'Oracolo: -solamente il signor Gaspero (quest'era il nome -del vecchio signorotto) dimenava qualche volta il capo -in atto di dissentimento, o sogghignava con un cotal -suo vezzo, lasciando vedere due file di denti lisci e -ben saldati. Lo speziale e l'agente, a bocca aperta, -stavano intenti alle parole del curato, che leggendo si -piaceva di frastagliar quelle politiche novità d'alcune -sue chiose e considerazioni, giudicate voi se fossero -profonde! -</p> - -<p> -— «Il ministero inglese, se si deve prestar fede -a' rumori che corrono, sta per mutarsi.» — L'ho -detto io, che la doveva finir così! Era impossibile -durarla!... Non c'è stato buon sangue mai, mai, tra -que' signori delle Camere e i ministri! La è curiosa -da vero, voler governare loro signori, e non esser -d'accordo giammai nel darla, la legge! eh! eh!... -</p> - -<p> -— Propio tale quale nel nostro convocato, dove -ognuno vuol dire il suo sproposito! commentò l'agente -della comune. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -— Sì! sì! ma, zitto! badate. — «Dicesi che lord **** -voglia dare la sua dimissione. Jeri mattina, Sua Grazia -s'è trasferito dal re; e si pretende che quanto prima -il nobile lord deporrà nelle mani di S. M. il -portafogli.» — Ma bravo! così avrei fatto anch'io! -deporre il portafogli! bravo il mio lord ****! — «Se -la crisi si verificasse, e se così di subito il ministero -fosse disciolto, il partito de' <i>whigs</i> ne scapiterebbe, -perchè, attesa la chiusura delle Camere, le notevoli -riforme, che stavansi maturando dai radicali, sarebbero -aggiornate fino alle nuove sessioni; e la buona riuscita -ne diventerebbe più ardua.» — Conseguenza -chiara come il sole! -</p> - -<p> -— Il partito dei whigs? Cos'è questo <i>whigs</i>? saltò -su a domandare, con una smorfia innocente, l'agente -comunale. -</p> - -<p> -— E i radicali?... Che voglion dire? chiese anch'egli -il signor Samuele. -</p> - -<p> -— I whigs? i radicali? rispose il curato, con un'aria -di compassione. Che cosa sono?... Se nol sanno nemmen -essi che cosa sieno! I whigs sono un partito, i -radicali sono un altro partito, e voi sapete che i partiti, -non si domanda cosa sieno: gente nemica d'altra -gente! Ma i galantuomini non sono di nessun partito; -perchè galantuomo è chi vive in pace con tutto il -mondo.... Oh andiam innanzi. -</p> - -<p> -— Adagio, adagio! prese a dire allora con un far -d'importanza il signor Gaspero, che fra coloro era -tenuto in conto d'uomo di gran criterio, perchè aveva -veduto al mondo più che Ulisse, al suo tempo, dopo -la caduta di Troja. Egli, intanto che il curato parlava, -aveva sorriso fra sè e sè con una compiacenza segreta. -Se volete, vel dirò io cosa sono i <i>whigs inglesi</i>! Dovete -sapere che là, come dappertutto, i signori e i -poveri diavoli si guardan di traverso, per gelosia, per -invidia, per prepotenza, che so io... e cercan sempre -di guadagnarla gli uni sugli altri, perchè nel mondo, -vedete, la cammina così! I primi dunque si chiamano -i <i>whigs</i>, gli altri i <i>tories</i>, mi pare... o viceversa, ch'è -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -poi lo stesso, perchè non è il nome che fa la cosa. -Avete capito? Adesso continui pure, signor curato. -</p> - -<p> -— «La compagnia delle Indie Orientali tenne nella -passata settimana una sessione, alla quale sono intervenuti, -eccetera...» salto questo paragrafo e questa -filza di nomi indiavolati, perchè non la mi pare una -notizia di peso. -</p> - -<p> -— Ma però, mi dica di grazia, tornò a domandar -lo speziale, che compagnia è questa? l'ho udita menzionar -le tante volte nella gazzetta. -</p> - -<p> -— Dev'essere, rispondeva ancora il curato, una società -d'uomini dotti, filosofi, letterati e simil gente, i -quali da lungo tempo hanno mandato in que' paesi a -cercarvi le antichità; con che fine poi, non so. -</p> - -<p> -— Oh! oh! ma lei s'inganna, caro signor curato! lo -interruppe un'altra volta il signor Gaspero col suo risolino. -La compagnia delle Indie è una società di negozianti, -tutti ricconi sfondolati: altro che letterati! -altro che dotti! -</p> - -<p> -— Oibò! questa poi non me la bevo, replicava il -curato, stizzito per quella nuova interruzione, e punto -sul vivo. So ben che lei mi canzona! Cosa devon fare -de' negozianti in que' paesi di barbarie, di miseria? Ma -solamente la spesa del viaggio!... E poi, là... con -quelle belle usanze d'impalare e bruciar vivi!... Se -lo sanno i poveri missionari, a cui tocca di portar un -po' di vita cristiana fra que' diavoli incarnati d'Indiani!... -Negozianti? oh! oh! -</p> - -<p> -— Ma io l'ho veduta l'Inghilterra, sa lei, signor -curato? l'ho girata in lungo e in largo; e di questi -Marc'Antonii, che parlan di milioni, come noi di scudi, -io n'ho veduti e conosciuti parecchi, come conosco -lei. E a me bisogna credere, chè de' paesi n'ho attraversati -tanti, che quasi non me ne ricordo più i nomi. -</p> - -<p> -— Sarà un'altra compagnia; ma questa non può, -essere... -</p> - -<p> -— Eppure, caro signor curato, questa volta... -</p> - -<p> -— Scommetto che non è una compagnia di mercanti... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -— Che la fosse una compagnia comica?... domandò, -per vedere d'accomodar le partite, l'agente -comunale. -</p> - -<p> -— Eh! tacete voi!... E qui il povero curato, che -in tutto il tempo di sua vita non aveva mai viaggiato -più in giù di Como e più in su di Colico, sentiva scaldarsi -il sangue, e fissando il suo contradditore: Questa -volta, dice, eh! mi pare anche a me d'aver letto la -mia parte di buoni libri, e ciò val tanto quanto il suo -aver viaggiato, perchè quelli che scrivono han sempre -ragione, e ne sanno un po' più di me e di lei... dunque, -per dincibacco! mio caro signor Gaspero, posso -aver ragione io, e lei torto!... -</p> - -<p> -— Ma la si quieti, don Gioachimo, e mi badi... -</p> - -<p> -— Eh le zucche! continuava l'altro, gettando sulla -tavola la gazzetta, con una stizza da non dire. Lei -l'ha sempre con me; già è un pezzo che me ne sono -accorto. -</p> - -<p> -— Io?... -</p> - -<p> -— Sempre contraddirmi, sempre! tutto! È cosa -incredibile! Scommetto che se dico che adesso è notte, -lei sosterrà ch'è giorno chiaro! Gli è proprio un -dispetto! -</p> - -<p> -— Ma, caro signor curato, la si calmi!... -</p> - -<p> -— Ma lei ha ragione! ma sarà come vuole... -</p> - -<p> -E, così dicendo, lo speziale e l'agente a stento lo -trattenevano nel suo seggiolone, chè già stava per alzarsi -sdegnosamente, e aveva ripigliato la canna e il -cappello per andarsene. Nè poco ci volle per farlo rimanere; -andava borbottando che già erasi fatto troppo -tardo, e ch'egli aveva la testa a ben altre cose che a -quelle bazzecole: e così mulinando fra sè stesso, tirava -fuori a ogni momento dal taschino de' calzoni il suo -grosso oriuolo d'argento, e studiava le ore e i minuti. -</p> - -<p> -Il signor Gaspero, che dal canto suo ben sapeva d'aver -ragione, trascinandosi la seggiola dietro, aveva -voltate le spalle al curato, e susurrava anch'egli: Che -ignorante ostinato! Sicuro, quest'oggi ha fatto una -cattiva digestione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -E forse la cosa non sarebbe finita così, se in quel -momento non foss'entrato nella bottega, con un far -frettoloso e straordinario, e con una ciera tutta nuova -il signor dottore. -</p> - -<p> -— Gran novità, signori! una cosa che non m'è capitata -mai: indovinate mo, signor Samuele, donde -vengo? -</p> - -<p> -— Che so io? da un'avventura galante. -</p> - -<p> -— Eh! non ho di questi belli spassi! E lei, signor -Gaspero? -</p> - -<p> -— Ma... non saprei! forse da una vincita a tarocchi? -</p> - -<p> -— Eh via! tutt'altro. -</p> - -<p> -— Ma dunque da che? domandarono a una volta -l'agente e lo speziale. -</p> - -<p> -E il dottore con voce seria, bassa, come rivelasse -un mistero: — Vengo in questo punto dalla villa ****, -dove fui chiamato, per visitar quel signore inglese, -quel lord, ch'è venuto a starvi due mesi fa, e che -adesso minaccia di lasciar qui le ossa! -</p> - -<p> -— Oh!... sclamarono a coro, lo speziale, l'agente, -il curato e il signor Gaspero. -</p> - -<p> -— Se la è così, soggiunse poi il primo d'essi, voi -gli avrete dunque parlato, a quest'uomo così ricco e -così arrabbiato, che nessuno ancora ha veduto ch'è -tampoco, perchè se ne sta sempre chiuso laggiù nel -palazzotto, come l'orso nella sua tana. -</p> - -<p> -— Dite, l'avete veduto? -</p> - -<p> -— Veduto? no, veduto veramente, no! -</p> - -<p> -— Come? bravo dottore! disse ridendo sonoramente -il signor Gaspero. Ma che razza di visita gli -avete fatto? -</p> - -<p> -— Dirò, ecco qui cosa fu. Io me n'andava stasera -solo e quieto a casa mia, al batter delle nove, e stavo -per metter la chiave nella toppa della porta, quando -mi si fa incontro, e mi ferma, tagliando l'aria con un -gesto, un uomo alto, vestito di nero, meglio ch'io non -sia. Domando che cosa voglia; non risponde, toglie fuor -di tasca una letterina, e me la consegna. Io non poteva -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -leggerla al chiaror di luna; dunque entro in casa, -e invitato colui a salire, gli domando se aspetti risposta; -egli mi fa segno col capo di no, e si pianta -ritto, là, presso la porta. Salgo le scale, chiamo mia -sorella Cecilia, che corra col lume: era al buio ancora -la stordita! Basta, quando Dio volle, ella comparve col -candeliere, e io, che morivo di voglia d'uscir del dubbio, -apersi la lettera; era linda, lucida, e scritta d'un -caratterino d'amore, bello da baciare... -</p> - -<p> -— O dottore, lei torna giovine di vent'anni! disse -il signor Gaspero. -</p> - -<p> -— Eh! confesso che alla prima la credetti una dichiarazione -amorosa... Era firmata <i>Elisa Leslie</i>... ma -lessi! non dicev'altro, se non che subito, e in segreto, -dovessi andare alla villa, dietro il latore del biglietto, -per la premura d'un malato. Discesi dunque, e dicendo: -Son qua, seguitai l'uomo nero e muto, che poi seppi -essere un cameriere del lord. Mi fece entrar nel palazzo -per una porta nascosta e per un andito nella -cucina; di là, salita una scaletta torta e buia, mi mise, -dentro un salotto, dove mi disse d'aspettare, e mi piantò -solo. Alla fine comparve una bella giovine, una delle -figliuole del lord... Non vi ricordate d'averle vedute -talvolta a diporto giù per il lago?... Bene, era la più -grande, la più smorta delle due; essa mi salutò con -grazia, e mi disse, tutta affannosa, e pregandomi di -non parlare con anima viva, che l'ammalato era suo -padre; che da lungo tempo una tetra malinconia lo -travagliava, e che pochi giorni innanzi, al ricevere non -so che cattive notizie d'Inghilterra, aveva avuto un -accesso di forti convulsioni, che risvegliarono una tosse -sanguigna; che nella mattina poi, le convulsioni e la -tosse avevano spiegata una spaventosa violenza: la povera -giovinetta parlava e insieme piangeva, e mi scongiurava -che salvassi suo padre. Fu allora che, fatto -un passo, domandai di veder l'ammalato; e la fanciulla: -Oh gli è impossibile, disse, trattenendomi; -mio padre non vuol vedere nessuno, nessuno fuor di -me e di mia sorella; l'ha giurato! nè, per quanto noi -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -l'abbiam pregato, non ci permise mai di chiamar un -medico; egli non fa altro che ripetere di voler morire!... -E bene, che avrei dovuto fare? come vedere, -conoscere, ponderare?... Io avevo un bel replicare: -Senza la diàgnosi, cosa si fa? la fanciulla tornava da -capo a pregare, a piangere. Era un impiccio nuovo -per me!... Pensai, studiai, diedi un'occhiata mentale -a tutta la mia teoria, perchè pratica sui lord non ne -ho mai fatta... infine, scrissi queste pozioni e quest'empiastro, -che faranno o no, come Dio vuole. E ora, a -voi, signor Samuele! Spedite le ricette; premura e -attenzione, che ci avrete il vostro conto! -</p> - -<p> -E gittò sulla tavola dello speziale due lunghe indicifrabili -scritture, che preparavano sa il cielo quali -cose! Il signor Samuele si piantò gli occhiali sulla gobba -del naso, e si mise a studiarle. -</p> - -<p> -— Ora viene il buono, continuava il dottore; io -aveva raccomandato alla signorina una rigorosa cura -morale e uno scrupoloso trattamento dietetico dell'ammalato, -ed essa mi congedava col miglior garbo del -mondo, ringraziandomi mille volte — manco male! -Partita lei, tornò quel cameriere, e cavandosi con atto -di singolar rispetto il cappello, mi mise nelle mani un -cartoccetto, e m'accompagnò fino alla porticina. Io -presi la via inverso il paese; e cammin facendo, il -raggio della luna, che stasera è sì bella e tonda, mi -fece naturalmente pensare di guardar nella cartolina: -l'apersi, guardai... mi pareva e non mi pareva una -moneta piccola, gialla... oh! oh! foss'oro! Il cuore -mi battè subito, e qui giunto, entrai nel primo uscio, -dove vidi lume... dite mo? era un luigi d'oro, un -buon luigi doppio, perchè gl'inglesi non contan che -luigi e ghinee... Ecco qui — e tolse fuori la moneta -ancora incartocciata — non è vero, signor Gaspero, -lei che n'avrà vedute di questa razza, non è genuino, -di peso?... Che bel curare i lord! La è un'avventura -questa? vi pare?... Qui non ci son baie. -</p> - -<p> -— Ma bravo dottore! queste sono visite di nuova -stampa per voi, disse il signor Gaspero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -</p> - -<p> -— Oh sì! proprio, nè sarà l'ultima, spero. -</p> - -<p> -— Bravo, bravo! ma quel lord! chi sa mai quel -che ci cova qui sotto? soggiunse l'agente. -</p> - -<p> -Lo speziale intanto aveva messo sossopra la sua officina, -e ingombrata la tavola d'una folla di boccie, -vasi e fiaschetti. Rimboccate le maniche della giubba -fino al gomito, stava stemperando e mescolando unguenti, -siroppi e giulebbi, con uno scrupolo di scienza, -degno di que' due barbuti figuroni, onde un vecchio -pittore comasco aveva istoriate le grosse imposte della -sua bottega, e che volean dire Ippocrate e Galeno. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<h3 id="cap7-1">VII. -<span class="smaller">SCENA DI FAMIGLIA.</span></h3> -</div> - -<p> -In una stanza solitaria, abbandonata del palazzo, lord -Leslie nascondeva sè stesso e la sua cupa tristezza -allo sguardo di tutti. Nessuno v'aveva mai messo piede, -fuori delle sue figliuole e d'un antico famigliare, favorito -del padrone, come son que' buoni vecchi che -contan più di quarant'anni di servigio in una casa. -</p> - -<p> -La stanza non guardava al lago, ma al fianco della -montagna, e solo la rischiaravano verso sera i pallidi -riflessi del sole cadente. Un letto di foggia antica e -chiuso da verdi cortine di seta, era collocato nell'alcova -che s'apriva nel fondo: allato, un gran seggiolone -a bracciuoli coperto di velluto damascato, una -tavola con le gambe a rabeschi, e sopravi una guantiera -con tazze di cristallo e vaselli d'argento. Pendevano -dalle pareti gli antichi ritratti di famiglia, quell'ultime -memorie de' nostri vecchi, che oramai non -hanno altro rifugio che i cameroni e gli anditi buj -delle ville deserte, se pur non albergano capovolti, in -mucchio, su le soffitte o ne' soppalchi delle nostre -case, o non sono dagli stessi figli e nipoti, come succede, -mandati all'incanto su pe' muricciuoli. — Un -armadio di legno nero intarsiato, uno scrittoio ingombro -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -di carte e libri alla rinfusa, e poche seggiole rivestite -di coperture di saja verde, compivano la suppellettile -di quella trista dimora. -</p> - -<p> -Già da venti lunghi giorni il lord era là, inchiodato -nel suo letto dall'improvviso malore che l'aveva colto; -era là, con la sola compagnia de' suoi foschi pensieri -e delle sue speranze antiche, richiamate con un accoramento -febbrile, assaporate quasi per crucciarsi -l'animo con la loro memoria. -</p> - -<p> -Le sue figliuole, que' due angioli che il Signore gli -aveva mandato, perchè fossero la sua più fedele consolazione -nella vôta esistenza, pareva che gli venissero -in uggia anch'esse. Quand'erano a fianco del suo -letto, sedute insieme nell'ampio seggiolone, con le leggiadre -lor teste abbandonate su gli stessi origlieri che -lo sorreggevano; quando venivano a confortarlo con -quelle parole che a' figli nessuno insegna, e ch'essi -soli sanno trovar sì bene, egli non sentiva l'armonia -delle care voci, che avrebbero versato sul suo cuore -ferito il balsamo dell'amore. Assorto ne' pensieri che -lo facevan dispettoso d'ogni altra cosa, egli voltavasi -bruscamente dall'altro lato, se una d'esse lo chiamava -teneramente col nome di padre; e poi le congedava -con mal piglio, dicendo di volere star solo e di non -aver bisogno delle lor fanciullesche carezze. -</p> - -<p> -Piangevan silenziosamente le buone giovinette al -suo duro parlare, e se n'andavano mute e lente; ma, -uscite appena, compativano insieme al povero padre, -chè il suo male l'avesse fatto inquieto ed aspro; e si -confortavano a vicenda ad aver pazienza, chè forse, con -l'amorose loro sollecitudini, avrebbero medicato il dolore -di lui, e vinta la sua ostinata tristezza. E si fermavano -nella vicina stanza, origliando a ogni più lieve rumore; -e riscosse, appena che uno sfogo improvviso di tosse -turbasse il caro ammalato, accorrevan di novo al suo -fianco; e lo pregavano, col pianto sugli occhi, che per -amor loro bevesse alcuna delle pozioni che gli apprestavano -per temperare quella sua angoscia convulsiva. -Ma non gli svelarono mai che un medico le avesse -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -ordinate; sarebbe stato lo stesso che dirgli di spezzarne -le boccie contro la parete; bensì, con pietoso -inganno, rassicuravano sempre ch'eran semplici calmanti -da esse loro apparecchiati. -</p> - -<p> -Ma le innocenti non sapevano che la principal cagione -di quel male fosse l'ira dell'egoismo ingannato -che lo rodeva, fosse l'estrema rovina delle sue lunghe -fatiche, l'ultimo crollo d'un edifizio a cui per -tutta la vita aveva lavorato, l'edifizio della sua grandezza! -Le novelle a lui venute d'Inghilterra per lettere -e per gazzette, e confermate pur troppo presto, -avevano rivelato a lord Leslie che tutto il suo credito, -un tempo così potente, era perduto, che le sue -mene politiche cagionavano la caduta della sua stessa -fazione; e che le nuove elezioni della sua contea, ultima -speranza a lui rimasta, erano cadute sopra individui -della parte opposta, e, fra quelli, sul più conosciuto -suo civile nemico. E di più, gli toccò perfino -di legger ne' giornali la storia della sua rottura col -figlio, travolta, esagerata, come si suole, commentata -per suo discredito, quasi fosse stata una domestica tirannide. -Tutto ciò, e anche meno sarebbe certo bastato, -finì a suscitare nella sua logora vita un subitano -rovescio; la malattia che da lungo tempo covava, si -spiegò violenta; e senza l'amore e la paziente attenzione -di quelle soavi creature d'Elisa e Vittorina, lord -Leslie avrebbe forse dovuto soggiacere a quell'ultima -offesa dell'orgoglio già vulnerato. -</p> - -<p> -Non era la mattina, ed Elisa, a passo cauto, leggero, -entrava nella camera del padre ammalato; il -suo cuore batteva di speranza e di segreto timore. -Ella rimosse con mano tremante la verde cortina dell'alcova, -si sollevò lieve su la persona, e guardò. — Suo -padre pareva dormire d'un sonno tranquillo; perchè -il respirar di lui non era più sì affannoso, e la -calva sua fronte, che ombravano due ciocche di grigi -capegli, era pallida e serena. -</p> - -<p> -La buona figlia sentì allargarsi il cuore, levò al cielo -gli occhi, domandò una benedizione all'anima di sua -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -madre, perchè le dèsse forza di compiere il generoso -proposito, per cui quel giorno ell'era venuta così di -buon'ora nella stanza paterna. E poi lenta avanzando, -s'adagiò cheta cheta nella seggiola, accanto al capezzale -di suo padre; e abbandonata a' pensieri ond'era -pieno il suo animo verginale, si perdette ne' sogni -dell'avvenire, in quell'estasi che un'intemerata speranza -dipinge come d'un'iride di felicità. -</p> - -<p> -Intanto, senza ch'ella se ne fosse accorta, il padre -s'era svegliato; e il primo oggetto che gli appariva, -era l'amorosa fanciulla sedutagli accanto, era quella -sembianza angelica e pura, che la faceva parere cosa -non mortale. Egli, senza pur muoversi, la guardava, ned -ella s'era ancora riscossa; la guardava, non l'aveva creduta -mai così bella. — Povero padre! quel pensiero -d'innocente orgoglio nasceva nel suo cuore forse per la -prima volta! Continuava a contemplarla, e sentiva un -piacere mite, segreto, che non aveva provato mai. -</p> - -<p> -Allora trasse una mano fuor delle coltri, e strinse -con dolce forza il braccio della figlia, ch'essa pianamente -aveva poggiato su la sponda del letto. Elisa a -un tratto si risentì, e le parve che il padre leggesse -ne' suoi pensieri, che quello sguardo la penetrasse sino -in fondo al cuore... I suoi sogni eran sì belli! Arrossendo -per subitanea tema, si chinò verso di lui, e -disse: — O mio padre! io era venuta a spiare il momento -che vi sareste svegliato, e intanto i miei pensieri -m'avevano rapita lontano lontano, ch'io quasi -vi dimenticava; o mio caro povero padre! -</p> - -<p> -— Buona Elisa! tu mi vuoi bene, lo so! tu mi sei -cara, adesso più che mai! rispondeva l'ammalato con -tale accento di mitezza insolita, che la figlia non credette -quasi a sè stessa. -</p> - -<p> -— E potrei non amarvi? Ma ditemi prima che avete -passato una notte quieta, e che state meglio di jeri... -</p> - -<p> -— Sì, sì! Sto bene, bene da vero. -</p> - -<p> -— Corro dunque a dirlo a Vittorina, che aspetta -qui fuori questa buona novella. Pure, siete assai pallido, -e la vostra mano arde e trema... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -— Non importa, io sto bene! perchè, sappi, il mio -male è qui, qui dentro!... E con la destra si premeva -il cuore. -</p> - -<p> -— O padre mio! che pena mi danno le vostre parole! -Oh non dite così; dite che noi possiam consolarvi, -poichè nostra è una parte del vostro dolore! -Deh fatevi cuore, siate giusto con voi medesimo! E -se troppo vi pesa, come dite voi, la cattiveria degli -uomini, oh copriteli di disprezzo e d'obblio! E guardate -a noi, pensate alle vostre due figlie, e anche al -vostro... sì, al povero... Ma s'arrestò d'improvviso, -e chinò gli occhi a terra, sbigottita da uno sguardo -terribile di suo padre. -</p> - -<p> -— Finite! Che cosa volevate dire? chiese il lord -con tono severo, ma fatto più dolce in viso. -</p> - -<p> -— Oh nulla! Elisa rispondeva. Io non so, io parlava -come il cuore mi suggeriva... mi compatite? -</p> - -<p> -— No! voi lo sapete pure, che non si deve pronunziar -quel nome dinanzi a me: bisogna dimenticarlo! -</p> - -<p> -— Dimenticarlo?... non lo potrei. È mio fratello! -</p> - -<p> -— Egli non è più mio figlio, e io non lo vedrò -mai più! Ho già cancellato dalla memoria anche il -suo nome. -</p> - -<p> -— Dio! s'io fossi quell'infelice, ne sarei morta! -</p> - -<p> -— Tu, buona fanciulla, non m'avresti fatto il male -ch'egli mi fece! -</p> - -<p> -— Ma se ora ne piangesse, se non parlasse che di -voi, se non avesse altra speranza che del vostro perdono, -che di vedervi una volta? -</p> - -<p> -— Egli? oh come t'inganni! Tu non conosci gli -uomini, tu non sai come certi cuori son fatti! V'ha -de' figli che calpesterebbero il cadavere del padre, se -fosse messo a traverso della loro via!... -</p> - -<p> -— Ah non parlate così! Egli... era buono; e forse, -se il vostro sdegno... -</p> - -<p> -— Eh non sai tu, che quell'uomo ha rovesciata la -mia più lieta fortuna, l'opera di tutta la mia vita? -È lui, che ha gettato nel fango la canizie di suo -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -padre, lui che mi lima i giorni, che mi precipita prima -del tempo nella fossa! — E il lord s'era levato su la -persona, e il suo volto ardeva di tutto l'antico sdegno: -ma, indi a poco, raccolse le coltri, e s'abbandonò, -come oppresso, sugli origlieri, dicendo con voce -mutata: — Via! non parliam più di lui! non affrettiamo -con un impeto inutile l'ora fatale che non tarderà -a venire! Povera Elisa! tu sola mi resti, tu che -intendi cosa sia il segreto dolore di tuo padre. Tua -sorella è troppo giovinetta, è ingenua, spensierata; -essa vede le rughe della mia fronte, ma non la ferita -del mio cuore. -</p> - -<p> -— O padre mio, se sapeste, non io sola, ma tutti -piangiamo per voi... Oh! ricordatevi che l'ultimo voto -di nostra madre fu la felicità e la pace di noi tutti... -e che invece!... perchè, anche lui... -</p> - -<p> -— Lui! sempre lui! Sa egli forse ch'io son qui, -presso a morire, in terra straniera, e per sua colpa? -Io giuro che se il sa, ne ride! -</p> - -<p> -— Gran Dio!... proruppe la figlia, e si coperse con -le mani il volto già bagnato di lagrime. No, non è -vero! oh se sapeste!... -</p> - -<p> -— Ma voi, che sapete di colui?... dov'è? dite... -dite! rispondete a vostro padre. -</p> - -<p> -— È qui!... balbettò allora con voce timida e sommessa -la giovinetta; qui, ne' dintorni. No, egli non -era partito, come voi avete creduto. Son due mesi -che se ne sta in una povera casa, non lontano di noi, -nascondendosi a tutti, e a voi più che a tutti, perchè -l'avete con sì gran collera scacciato. Era questo -il nostro gran segreto!... Oh perdonateci! Quante volte -egli volle tornare, gettarsi dinanzi a voi, stringer le -vostre ginocchia, e giurare di sagrificar tutto al più -piccolo vostro volere!... -</p> - -<p> -— Che sento? Egli è qui? Ha dunque dimenticato -che nulla v'è più di comune fra noi? E perchè non -è partito, perchè non lascia ch'io sopporti in pace questo -male? -</p> - -<p> -— Egli aspetta il vostro perdono... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -— E intanto che aspetta... io qui languisco, dimenticato -da tutti... Oh! aspetti, aspetti pure, ch'io morirò -ben presto, e porterò con me nella fossa il nome di -mio padre!... Aimè, che ho vissuto infelice per morire -infelice! Oh s'egli non avesse spezzato ogni legame -fra noi, se venisse a sostenere il mio capo, a -dirmi una parola di compassione!... Ma no! egli non -verrà. Il suo cuore non è impastato che di bassezza -e d'egoismo. Se fosse qui, mi lascerebbe languire, -finire così, senza cercar di vedermi? -</p> - -<p> -— Ah signore, voi lo dite? ah ditelo un'altra volta, -e lo vedrete inginocchiarsi a' piedi del vostro letto, -piangere, domandarvi la vostra benedizione! Ricordatevi, -padre mio, ricordatevi che voi l'avete respinto -dal vostro seno! Dite adesso una pietosa parola. Ma, -voi l'avete già detta!... e Arnoldo, ah! lasciate ch'io -vi confidi tutto, Arnoldo è là che v'ascolta, che piange -nelle braccia di Vittorina... E così parlando con inesprimibile -dolcezza d'amore, ella correva affannosa all'uscio -della stanza, e — Vieni, diceva, mio povero Arnoldo, -vieni! tuo padre ti perdona! ah ringraziane -Dio!... -</p> - -<p> -Entrava Arnoldo, pallido, sommesso, e fatto umile -dal gran dolore. Il vedere suo padre così mutato, così -invecchiato in due mesi, gli spezzò il cuore d'affanno. -In quel momento, egli sentiva la forza di rinunziar -per lui a ogni speranza, a ogni volere. Oh! nulla avrebb'egli -osato negare a quel vecchio, che per la prima -volta vedeva giacere oppresso sotto la muta sentenza -d'una morte aspettata. -</p> - -<p> -S'avanzava lentamente, s'avvicinava al letto, china al -terreno la testa, coprendosi d'una mano gli occhi; piangeva, -nè sapeva trovar parole a spiegar la piena degli -affetti, che sì forte in quel momento lo conturbavano. -Egli rivedeva suo padre, lo rivedeva più mite e meno ingiusto; -e la speranza di consolarci giorni travagliati di -quell'uomo caduto, gli faceva parer men dura la parola -d'accusa che stava per pronunziare contro sè stesso. -L'immagine di un padre prostrato in una prematura -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -vecchiezza, portante il peso d'una sciagura quantunque -voluta, lo ferì nel più vivo del cuore. Egli cadde in ginocchio -a' piedi del letto di lui. -</p> - -<p> -Lord Leslie sentivasi, pur non sapendo come, trascinato -da un'angoscia segreta a perdonare, a dimenticare -il passato, a rivivere come un tempo nell'unico suo -figlio. Sollevossi allora sul letto; e alzando la sua testa -calva e superba, nell'impeto d'un prepotente pensiero, -stese la destra ad Arnoldo; il quale con rispetto la strinse, -chinando su di essa la fronte. Ma il lord non disse una -parola; il suo volto non fu rischiarato dal sorriso, il -suo sguardo non si levò al cielo. -</p> - -<p> -Fu una pace gelida, incerta. Pareva che un destino, -col quale entrambi avessero tentato di lottare invano, -li riunisse in quel momento. Nel cuore del figlio, l'interno -contento era temperato da un grave dolore, ma -nel suo volto, più che gioja e dolore, leggevansi timidezza -e rispetto: in vece l'impassibile e severa fronte -del padre non era da nessun affetto rasserenata; le rughe, -che da tanto tempo la solcavano, non erano scomparse, -gli occhi suoi non furon bagnati d'una lagrima, -il suo sguardo fu lucido e fisso. — Era lo strano e fiero -contrasto di due cuori concitati e diversi; e quasi faceva -terrore la verità di quella scena semplice e muta! -</p> - -<p> -Ma le due giovinette eran tutte commosse. Elisa, -piena di gioja, perchè quella pace era stata opera sua, -nascondeva nel seno di sua sorella il volto e le lagrime -della tenerezza. E Vittorina teneva fissi gli occhi -sopra di lei, e col sorriso d'un gaudio celeste la baciava -in fronte. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<h3 id="cap8-1">VIII. -<span class="smaller">AMICIZIA.</span></h3> -</div> - -<p> -In quel mezzo, dopo il primo incontro d'Arnoldo -e di don Carlo lungo il solitario sentiero della montagna, -la conoscenza loro s'era fatta non solamente più fidata -e più stretta, ma, grazie al costume, all'alterna -stima, e allo stesso giovenile entusiasmo del cuore, -era divenuta oramai una vita compagnevole e intima. -</p> - -<p> -Il giovine inglese non ebbe a male quella prima -peritosa accoglienza del vicecurato; e il giorno dopo il -loro incontro, come gli aveva permesso, venne a visitarlo, -e seppe con maniere riverenti e modeste cattivarsene -l'attenzione e la fiducia. -</p> - -<p> -Quella stessa mattina, quando nel partire attraversò -il salotto a terreno della casa, il giovine rivide le due -donne che aveva notate nella chiesa, la domenica innanzi; -e il prete, accompagnandolo fino alla porta, -gli disse ch'erano sua madre e sua sorella. La prima, -al suo passare, aveva fatta una riverenza; ma la fanciulla -non aveva sollevato la testa dal lavoro al quale -stava intesa. -</p> - -<p> -Don Carlo, tornando col pensiero al novello colloquio -avuto con Arnoldo, conobbe che l'anima di -questo giovine non era solo dilicata e onesta, ma -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -degna ancora di studio, e di raro pregio. Si persuase -che Arnoldo non era uno di quegli scioperati che -viaggian per paesi, di cui non sanno che il nome, d'altro -non solleciti che degli agi e piaceri che abbandonarono -in casa loro. Poco gli bastò per intendere che l'anima -di lui era calda di nobili affetti e di volontà generosa, -che lo spettacolo di tante cose nuove vedute e cercate -aveva messo nel suo cuore, non logorato ancora da impetuose -speranze, nè da violente passioni, un'incerta -tristezza di pensieri, un'involontaria e immatura dubbiezza -di tutto. Era la timidità d'una mente degna -di miglior sorte; era l'inerzia d'una vita giovine e -negletta che ripiegasi, per dir così, sopra sè stessa, -nell'indifferenza delle cose che la circondano; era -l'uomo che s'abbandona per non si rialzar forse mai, -se la sventura nol trascini alla disperazione, o l'ebbrezza -della fortuna non l'acciechi con un delirio. -</p> - -<p> -Arnoldo aveva cuore schietto e ardente. Egli non -era creato per le compassate e meschine passioni, che -nella nostra società trovano sempre la loro nicchia: ma -a lui mancava quella costante energia del volere, che -sola dà forza per trionfare delle grette apparenze -di virtù che il mondo accarezza, e per non farsi reo -di quelle piccole infamie, con cui si pensa bene spesso -di guadagnar la stima degli altri. Benchè nato in quella -casta privilegiata, che di per sè stessa chiamasi il gran -mondo, egli cercava un'aria men corrotta; ma volle, -per dir così, venire a transazione co' suoi affetti, con -la sua coscienza; e non seppe più vivere nè d'illusioni, -nè di dolori. Anzi non potè gettarsi di dosso la noja -che gli si fece compagna, quando vide andarsene in -fumo tutte le felicità, tutte le virtù che aveva amate; -quand'egli, che si credeva così esperto della vita, conobbe -che il mondo era ben diverso da' suoi sogni, e -confessò d'esser novizio. -</p> - -<p> -Allora ritornò alla memoria de' suoi primi anni; -tornò fanciullo nel grembo di sua madre, alla meditazione -di quell'ore felici, quando ignorava che cosa -fossero la gloria, la felicità, l'amore, nè d'altro si -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -nutriva che delle belle speranze dell'avvenire, educato -dalle sante parole dell'affetto materno e da' semplici -consigli della sapienza. Ma, aimè! quello fu l'ultimo -incanto della giovinezza; sentì di non poter più riposare -nel passato, si trovò solo. -</p> - -<p> -Eppure l'anima sua era sempre travagliata dal desiderio -della vita e del riposo, perchè in essa il fuoco -della virtù non era spento; e viveva tuttavia, benchè -negletto, in un angolo del suo cuore, un barlume di -fede. Le vicende de' rapidi e diversi viaggi, che sovente -trascinano al cinismo e alla noja, conciliarono -in vece l'anima d'Arnoldo all'amor della pace e della -solitudine. Da quel tempo, una tinta di non so quale -malinconia fu sparsa in tutti i suoi pensieri. -</p> - -<p> -Rifece allora gli studii della adolescenza, amò la semplice -verità, e si persuase che la miglior felicità che sia -lecito sperar quaggiù, consiste in una vita libera e operosa, -in una vita spesa a profitto altrui nell'onestà di -tranquilla fortuna, senz'aspettare di esser dagli uomini -ricambiati del bene che facciamo, ma con l'intima fede -che il bene di per sè stesso produrrà lieti frutti quando -che sia. Pure per lungo tempo, abbandonato com'egli -era, nulla meditò, nulla fece; e la coscienza della virtù -non era altro ancora che un bel voto de' suoi pensieri. -Alla sua vita mancava tuttavia l'alito primo, il conforto -dell'amore e dell'esempio, che dà il coraggio dell'azione. -E giunto a quell'ora, in cui è forza lottare fra il disinganno -e la speranza, l'anima sua o si giaceva prostrata -nell'inazione, o gemeva della sua inutilità, come sotto -il peso d'un vecchio rimorso. -</p> - -<p> -Lo sguardo cauto e sagace del vicecurato aveva indovinata -la vita di quel giovine, che non era fatto per -un destino infelice, e pareva volerlo. Il loro colloquio gli -spiegò ben presto tutto il profondo d'un cuore, che a -caro prezzo comprava l'amara lezione dell'esistenza. -Ma egli, a cui era toccato d'assaggiare innanzi tempo -di ben più fieri dolori, egli che nella sua ora aveva, -come un uom disperato, combattuto e vinto, sentì allora -una segreta e dolce compassione di quell'abbandonata -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -giovinezza, e si compiacque nella fiducia di -consolarla e di sostenerla. -</p> - -<p> -Così, dopo pochi amichevoli ragionamenti, l'uno e -l'altro furon lieti di quella fortuita conoscenza; e s'erano -raccontati a vicenda que' riposti segreti che apprezza -e serba la sola amicizia. Intanto Arnoldo tenne per -gran ventura che il vicecurato, per alcune domestiche -ragioni e pel ritardo messo della pretura di **** a regolar -la tutela della giovine Maria, dovesse rimanere -più a lungo che prima non pensasse. E, dal canto -suo, don Carlo divideva di buon grado col giovine forestiero -le ore di libertà. -</p> - -<p> -Essi furono veramenti amici. E in que' luoghi pieni -di vita, nella tranquillità di quelle rive sempre liete -e sempre nuove, i loro cuori sentivano più forte il -bisogno di rallegrarsi nella concordia de' pensieri, nell'adorazione -della bellezza, e più di tutto di gustare -il sublime del desiderio e il dolce del compianto. — Allorchè -il tumulto del mondo non disturba la maestà -della natura, oh come il cuore si versa nel contraccambio -delle più intime virtù consigliate dalla religiosa -estasi della contemplazione! oh come è bello e grande -il credere e lo sperare insieme! -</p> - -<p> -Un giorno, abbandonati all'inquieto corso d'una barca -leggera, quand'era il lago conturbato a più rapito ondeggiamento, -sotto lo spirare del <i>tivàno</i> dell'Alpi, essi confidavano -i liberi pensieri, i voti misteriosi d'una più -lieta aspettativa al cielo schietto e azzurro, e nell'alterna -vicenda del remigare vedevano fuggirsi a fianco -le rive, i palazzi, le ville; poi, quando il vento taceva -e il lago tornava quieto, miravano l'acqua disotto ripetere, -come un'instabile interminata scena, il bel -paese, e disopra le nubi abbracciarsi e ravvolgersi sorvolando -i vertici della montagna — come se l'anima arcana -della natura tutta si risentisse in un'armonica -commozione di vita. -</p> - -<p> -Un altro giorno invece, seguivano le viottole più -erte e dirupate della costiera, e su su pel monte a -lungo inerpicandosi salivano con una gioia selvaggia -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -di libertà; contenti di trovarsi soli e dimenticati su le -più ardue vette, di guardare di là, per ogni parte, -fin dove l'occhio poteva, l'ampio orizzonte delle pianure, -de' laghi, delle Alpi e del cielo, come un immenso -oceano di luce e di colori! — E là, su quelle -cime, sedevano su la dispersa rovina d'un casolare sfasciato -dall'acque montane, o sul tronco d'un vecchio -albero sradicato dal fulmine e marcito dal tempo; e -disopra i loro capi non vedevano sollevarsi che qualche -rado cucuzzolo di monte, con la sua veste di neve agghiacciata, -o qualche rozza croce di legno, piantata nel -crepaccio d'un masso forse da un povero pastore, chi -sa da quant'anni. -</p> - -<p> -E più d'una volta cercavano nuovi sentieri sui fianchi -dell'alpe dove il terreno, scemo d'umori e di fecondità, -cessa d'esser ricoperto d'erba e ombreggiato di piante, -dove non altro s'incontra che qualche rara segreta sorgente -col suo fresco zampillo d'un fil d'acqua, o un'ampia -zolla rivestita di muscosa verzura, o d'un rosato -tappeto di ciclamini. E, su per que' dossi, il giovine -Arnoldo andava cercando con mano paziente l'erbe -più rare e le pianticelle mirabili e sconosciute, che pare -l'aria vi cresca con più facile germoglio, solo per la -pastura d'un branco errante di capre. Perchè egli -aveva messo studio e amore a quella cara scienza -dell'erbe e delle piante, che ama e intende la natura, -e insegna con solitaria consolazione che in ogni angolo -della terra v'è una virtù misteriosa, una bellezza. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Una mattina, Arnoldo e don Carlo sedevano sur uno -degli alti terrazzi della malinconica e deserta Pliniana. -</p> - -<p> -Il cielo era cinericcio e nebbioso; e i loro pensieri -sentivano di quella solenne quiete della natura, che -pare più muta e mesta, s'è una giornata avversa della -sua più bella stagione. Arnoldo tenevasi spiegato sulle -ginocchia il suo albo, e disegnava lo schizzo della veduta -che gli s'apriva dinanzi — quella fuga di monti dietro -un monotono velo di nebbia; lo spumoso torrente che -si rovescia da un'erta cima a fianco del vetusto palagio; -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -quel cielo bigio, uniforme, che gli richiamava al pensiero -il cielo della patria, una delle scene della sua mesta -e cara contrada, quel sacro cantuccio di terra, in cui -riposavano le ossa di sua madre. Don Carlo, poco lontano -di lui, meditava scrivendo sopra un foglietto, che -appoggiato a un volume della Bibbia e' si teneva fra -mano. -</p> - -<p> -Quando Arnoldo ebbe finito il suo disegno, s'avvicinò -all'amico, e gli si mise accanto, in atto d'aspettare: -ma quegli non si riscosse, e continuava a -scrivere. -</p> - -<p> -— Che scrivete, don Carlo? domandò Arnoldo. -</p> - -<p> -— Amico mio, sono pensieri ch'io vo gettando su -questa carta, tali quali m'ardono in cuore, schietti, -nudi; egli è un ritorno innocente alla giovinezza già -passata per me, la quale non m'è più che una memoria. -Che volete? Noi italiani, noi figli di questo cielo e di -questa terra, oh no! non possiam distaccarlo dal cuor -nostro l'amore della poesia, che succhiamo forse col -latte delle nostre madri, che beviamo coll'aria del -nostro paese... L'armonia del canto è la più pura -voce dell'anima!.. E io, vedete, qui, in quest'ora di -solitudine, in questo luogo sublime, sento risvegliarmisi -nel pensiero i miei sogni d'una volta, parmi ancora -d'esser giovine, italiano, poeta!... -</p> - -<p> -— Oh il vostro sentire è nobile e bello! ditemi, -ve ne prego, leggetemi il vostro canto: chè anche il -cuore di chi nacque di là dell'Alpi sente e batte più -forte, se la parola della bellezza lo scuote. -</p> - -<p> -— Deh! che volete mai ch'io pensi e scriva? Non -è, ve l'ho detto, che la tarda rimembranza d'un tempo -che non torna più. Ora, la mia sorte è certa e tranquilla, -e il mio cuore contento. Fare a' miei fratelli -quel poco di bene che per me si possa, nella condizione -in che mi pose la provvidenza, questo fu il -primo mio voto, e sarà l'ultimo. -</p> - -<p> -— Ma come potete voi col cuore sì caldo, con la -mente fatta pura dal fuoco dell'ingegno?... lo interruppe -Arnoldo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -— Dimenticate l'uomo, e non guardate in me che -il povero prete. Io sono un nulla agli occhi del mondo, -ma c'è delle anime che non mi disprezzano. Sono -que' pochi miei fratelli che vedono in me il loro unico -protettore; per essi, io sono il mediatore fra i travagli -di questa terra e la consolazione del Signore. Io parlo -loro di semplici e sublimi verità, ed essi m'ascoltano; -io raccolgo la confessione della loro debolezza, e li -conforto al meglio; me li veggo inginocchiati ai piedi, -e fo sopra d'essi il segno della croce, il segno del -perdono; io battezzo i lor bambini, e seggo accanto -del loro letto di morte, e le anime n'accompagno al -Creatore, benedicendole... Che altra umana felicità -poss'io invidiare?.. Oh! chi intende la grandezza di -questa divina missione, e la compie con quella forza, -che sola la fede può dare, non ha altro affetto quaggiù, -non ha altro voto, se non che sia fatta la volontà -del Signore sulla terra come nel cielo! -</p> - -<p> -— Queste son cose sublimi, e il vostro proposito è -grande, come la virtù ch'è necessaria per adempirlo. -Ma io credo, amico, che il dir addio alla gloria della -scienza, alla dolcezza della vita, all'onore della patria -stessa, vi debba esser costato un gran sacrifizio! -e forse... -</p> - -<p> -— Deh! chi mi assicurava che sarei venuto in fama, -che avrei trovato nella gloria il compenso della -vita spesa per la sapienza? e ciò foss'anche, gli è -poi vero che sia questa una felicità, o almeno un riposo -de' nostri desiderii?... Ah! credetelo a me! -io, dimenticato nella mia oscurità, vivo più contento -di voi... E la sola cosa che adesso sparga di mestizia -i miei giorni è il pensiero di mia madre e di mia -sorella. Povere e buone creature! esse non avranno -l'appoggio che di me aspettavano... -</p> - -<p> -— Ma che cosa potreste far di più per loro? Nel -tempo che siete qui, non avete voi preparata loro -una condizione onesta e sicura?... -</p> - -<p> -— Sì; ma io dovrò abbandonarle. Pochi giorni -ancora, e tornerò dove mi chiama il mio debito -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -sacro, che già per troppo tempo l'ho dimenticato. Oh! -Dio mi conceda ch'io possa una volta vederle tutte -e due vicine a me, sotto il mio tetto, ch'io viva con -loro, sì... perchè io le amo, vedete! sono i soli legami -che mi uniscono alla terra: mia madre, la donna -amorevole e pietosa! mia sorella, l'angiolo della modestia -e della pazienza!... -</p> - -<p> -— Non v'affliggete per loro; la virtù che si nasconde -è sempre felice. Su via, aprite l'animo a -più lieti pensieri; e se non è troppo esiger da voi, -leggetemi ciò che avete scritto stamane, ve ne prego! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il vicecurato stette alquanto a guardar taciturno il -suo giovine amico; e poi levatosi lesse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i03">LA VOCE DELLA FEDE.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">I</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Perchè il mesto a la terra estremo vale,</p> -<p class="i02"> Anima mia, ti rinovella il pianto? —</p> -<p class="i02"> Poni giù il peso del dolor mortale,</p> -<p class="i02"> Pensa che solo il sagrifizio è santo!</p> -<p class="i02"> E tu, Signor, della speranza l'ale</p> -<p class="i02"> Dona al sospiro dell'ultimo canto;</p> -<p class="i02"> E tu l'adempi, se nel ciel non muore,</p> -<p class="i02"> La preghiera del pianto e dell'amore!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">II</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Quando, de' miei prim'anni in sul sentiero,</p> -<p class="i02"> Sparsa di fior la terra a me s'aprío,</p> -<p class="i02"> Con volo incauto il giovenil pensiero</p> -<p class="i02"> I fantasmi seguì d'ogni desio!</p> -<p class="i02"> Era un sogno la vita! il vel leggiero</p> -<p class="i02"> D'un'iri circonfusa la vestío;</p> -<p class="i02"> E 'l sol le rise di sua luce blanda,</p> -<p class="i02"> E amor la cinse de la sua ghirlanda.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">III</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">O mia terra! o miei voti! — Io vi credea</p> -<p class="i02"> Il supremo confin d'ogni speranza:</p> -<p class="i02"> Altra prece il mio labbro non avea,</p> -<p class="i02"> Il mio cor non ardea d'altra fidanza;</p> -<p class="i02"> Io cantava di voi, di voi piangea,</p> -<p class="i02"> E appena un'ombra muta ora m'avanza;</p> -<p class="i02"> Quasi memoria di perduta voce,</p> -<p class="i02"> Quasi in terra deserta unica croce! —</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">IV</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">O Verità! quando tremante e anelo</p> -<p class="i02"> Del tuo regno alle sfere il guardo alzai,</p> -<p class="i02"> E quando all'infinita eco del cielo</p> -<p class="i02"> Il mio profondo gemito affidai,</p> -<p class="i02"> Perchè dal grembo dell'immobil velo,</p> -<p class="i02"> Mandato un raggio, un raggio tuo non m'hai?</p> -<p class="i02"> Perchè tace al mio cuor la luce eterna</p> -<p class="i02"> Dello spirto d'amor che ti governa?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">V</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Oh! il divino tuo sol ch'arde e non pare,</p> -<p class="i02"> Riluca al declinar degli anni rei!</p> -<p class="i02"> Se l'alme sofferenti ha Dio più care,</p> -<p class="i02"> Spargi di duolo tutti i giorni miei!</p> -<p class="i02"> Tu la solinga lampa dell'altare,</p> -<p class="i02"> Tu del martirio la corona sei!</p> -<p class="i02"> L'angelo dell'estrema dipartita,</p> -<p class="i02"> Il primo dì della seconda vita. —</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">VI</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">O Verità! ti credo anch'io, ti sento!</p> -<p class="i02"> E il verbo adoro de la gran promessa,</p> -<p class="i02"> Che il tuo libro mi schiuse in novo accento,</p> -<p class="i02"> Retaggio eterno d'una prole oppressa!</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p> -<p class="i02"> Tu il ciel m'additi, e tempri il mio lamento,</p> -<p class="i02"> Tu splendi, e l'ombra arcana ha luce anch'essa!</p> -<p class="i02"> Già spira il tuo divin soffio sull'alma,</p> -<p class="i02"> Che ne deliba la siderea calma.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">VII</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Benedetta quell'ora, e benedetto</p> -<p class="i02"> L'astro che mi snebbiò la fosca via!</p> -<p class="i02"> Più non sorge dal cor mortale affetto;</p> -<p class="i02"> Altro è il fonte che l'anima sitía.</p> -<p class="i02"> La fè diemmi l'amor dell'intelletto,</p> -<p class="i02"> D'un secolo cadente all'agonia!</p> -<p class="i02"> Ed io baciai come un terreno santo</p> -<p class="i02"> Il suol che bevve de' fratelli il pianto.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">VIII</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Adempi, o Dio, la mia speranza, e scenda</p> -<p class="i02"> Del tuo servo nel cor l'alta parola;</p> -<p class="i02"> Sì che a' fratelli la virtude ei renda,</p> -<p class="i02"> Che l'opre edúca, ed il patir consola.</p> -<p class="i02"> Dammi l'accento che il perdono apprenda,</p> -<p class="i02"> Dammi l'amor che a nova età sia scola!</p> -<p class="i02"> All'avvenir promesso il cor nutrica,</p> -<p class="i02"> Apri il volume de la grazia antica! —</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">IX</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ecco il tempio e l'altare, ecco la Croce!</p> -<p class="i02"> Oh! ch'io mi prostri su la sacra pietra.</p> -<p class="i02"> Signor, questa ch'io sento è la tua voce!</p> -<p class="i02"> La tua voce è la fè che mi penétra.</p> -<p class="i02"> Stanco è lo spirto della pugna atroce;</p> -<p class="i02"> Geme, e la pace de' tuoi santi impetra;</p> -<p class="i02"> Contempla il fin d'ogni creata cosa,</p> -<p class="i02"> E nell'amplesso dell'Uom-Dio riposa.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i08">X</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Addio, sogni mortali! E tu fugace</p> -<p class="i02"> Ne le mie notti ombra evocata, addio!</p> -<p class="i02"> Qui nel sacro ricinto, ove si tace</p> -<p class="i02"> Dell'alma sconsolata ogni desio,</p> -<p class="i02"> Assiso al raggio dell'eterna face,</p> -<p class="i02"> L'aurora invoco del tuo regno, o Dio!</p> -<p class="i02"> Che renda all'uom di tua promessa erede</p> -<p class="i02"> Un amore, una patria ed una fede!</p> -</div></div> - -<p> -Lesse questo canto con voce grave e commossa il -giovin prete; poi sollevò gli occhi e li tenne lungamente -fissi nella faccia china e pensosa del suo -ascoltatore. Ma su la corrugata fronte di lui, nell'obliqua -e muta guardatura, egli vide balenare un -ascoso pensiero; su quella fisonomia indovinò una segreta -ironia, un'intenzione amara, che mal suo grado -s'appalesava. -</p> - -<p> -Tacquero entrambi un poco; poi Arnoldo, come -facesse forza a sè medesimo, — Amico, interrogava, -parlatemi di cuore: quanto avete qui scritto, lo -sentite voi veramente? Crederò che il vostro cuore -abbia per sempre trovato, come voi lo dite, quel riposo, -quella rassegnazione ch'è un'incredibile virtù, -e fa sì che la fede divenga coscienza in voi? -</p> - -<p> -— O amico, rispose l'altro, fin adesso noi non abbiamo -mai seriamente discorso intorno a sì gravi -cose; ma io ben conobbi tutta la vostra vita dal primo -giorno che m'incontrai con voi: io ho penetrato il -cuor vostro e la sua piaga!... Lasciate che io la -scopra a voi stesso; è la mancanza d'una fede!... -Povero giovine, io vi compiango! -</p> - -<p> -— Oh sì! proruppe l'altro, dopo una solenne pausa, -compiangetemi! Non so dir che tumulto s'agiti qui -dentro talvolta! Non so dir con quale ardore cercassi anch'io -questa che voi chiamate virtù, certezza e verità, la -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -fede! — ma non la trovai. Tutto calpestato, tutto diseccato -e morto! Io penso che la fede non sia più che il -rifugio dell'anime semplici, ingenue, fiacche: in quanto -a me, non la vidi che in una povera chiesa di montagna, -in un'officina, in un tugurio... e, anche là, fu -un mistero per me! Ma voi... ma chi ha dubitato -una volta, chi ha pianto per la sete della scienza, chi -ha numerato in un cuore i bàttiti della virtù, e le -convulsioni del delitto... Oh io vi credeva di tempra -più forte e disdegnosa! -</p> - -<p> -— Uomo ingannato! tu non sai quanto ti costi la -tua illusione, o che debolezza sia questa che tu stimi -forza! Tu non vedi con quell'occhio di pace con cui -io guardo agli uomini, alle cose, per ascendere fino a -Colui che gli uni e le altre ha fatto. Ma forse, verrà -qualche momento nella tua vita... -</p> - -<p> -— Eh! lasciamo un proposito del quale non possiamo -convenire, e non sia questo che turbi la nostra -amicizia... Ma l'ora è tarda, e non vorrei che il cattivo -tempo ne cogliesse. Seguitiamo per quella via, -se così vi piace, e torniamo a casa dalla parte di -terra. -</p> - -<p> -L'altro si mosse senza far nuove parole; ma nel resto -del cammino fin al paese, il loro ragionare fu -più contegnoso e più cauto del solito. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -</p> - -<h3 id="cap9-1">IX. -<span class="smaller">AMORE.</span></h3> -</div> - -<p> -Ma in quell'amicizia, che il giovine forestiero aveva -cercata con tanto studio, non si nascondeva un'altra -cura più gelosa e segreta, un pensiero più intimo, più -ardente, il primo pensiero dell'amore, l'imagine di -Maria? -</p> - -<p> -Il giovine non può esser mesto a vent'anni: egli -non vuole allora la malinconia e la meditazione, ma ha -bisogno d'un affetto più potente che l'aiuti, che gli faccia -sentire il fremito della vita; sia l'amore o l'ambizione, -la gloria o la scienza, sia l'avvenire o la fede -che lo commuova, gli è forza che il suo entusiasmo -si nutra e viva. Guai a colui che a vent'anni ha il -fiele dell'amarezza nel cuore, e il ghigno del disprezzo -sul labbro! -</p> - -<p> -È nella solitudine, nella pace della campagna, che -il giovine è più inchinevole alla dolcezza d'un affetto. -Nel seno d'una bella e tranquilla natura, noi siamo, o -almeno ne par d'essere, più virtuosi; crediam più facilmente -all'amicizia, ascoltiamo il consiglio della benevolenza, -gustiamo la pietà, cerchiamo l'amore. Non -tutti pensano che sia così, ma non conta: non sono -io il primo che così pensi e creda. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -</p> - -<p> -Arnoldo fra gli altri così credeva. Nella vita solinga, -abbandonata che menava in quel villaggio, presso a -suo padre, alla sua famiglia, e costretto a nascondersi, -a divorare in segreto il suo cordoglio, aspettando pur -con fiducia che qualche raggio amico lo riconducesse -nel seno de' suoi, la coscienza del giovine e saggio -vicecurato era stata una gioia, una felicità per lui. -Trovandosi solo, egli sentiva la necessità di cercar un -amico che temperasse il suo sconforto, e lo compatisse. -E questa sì cara amichevole servitù nessuno gli avrebbe -potuto prestare meglio che don Carlo, il quale de' -dolori di questa terra aveva abbastanza veduto per poterli -prendere sul serio. -</p> - -<p> -Qui Arnoldo gli scoperse perchè ruppe col padre -suo; e di quella domestica guerra di cui molti avrebber -riso, egli vide e conobbe tutta l'acerbità e il disgusto. -E non solo ne patì per l'amico, ma gli consigliò -di tornare in pace a ogni patto, dicendogli che -la collera del padre non poteva esser vinta che dall'amore -delle sue sorelle. -</p> - -<p> -Ma quando Arnoldo si rallegrava con sè stesso dell'amico -acquistato, una memoria più cara gli si risvegliava -nell'anima. Si ricordava di quel giorno in cui -aveva ascoltata la predica del vicecurato, là nella chiesa -del paese. Pensava a quella bellissima e modesta -creatura, che aveva veduto pregare, inginocchiata -presso la madre, a quella sembianza malinconica e pur -così serena nel dolore, a quel volto candido sotto il -nero zendado. Egli aveva accompagnato con la sua -la preghiera che allora faceva l'anima sofferente della -fanciulla. Poi si ricordava che il dì appresso, quand'egli -era ito a visitare il prete nella sua casetta, aveva -riveduta la fanciulla, e al rivederla s'era turbato: -ella invece non aveva sollevato gli occhi, non s'era -quasi accorta di lui; e la piccola scortesia gli era dispiaciuta. -</p> - -<p> -Questa memoria ei la serbava come un segreto; -ma non ardiva ancora d'interrogare il proprio cuore, -quantunque il dubbio, in cui egli era, gli fosse assai -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -penoso. Ma poi, di volta in volta ch'egli tornava -alla casetta del lago, e quando, fatto più dimestico -con le due donne, vide la semplice bonarietà della -madre dell'amico suo, e scoperse l'anima delicata e -sensitiva della sorella di lui, allora provò una gioia -tranquilla e solitaria, una consolazione che non aveva -gustata da tanto tempo. Respinto dalla sua, parevagli -quasi d'aver trovato un'altra famiglia; i suoi pensieri, -che prima erano agitati da un gran tumulto di -cose, i dubbii cocenti che sempre lo travagliavano, le -speranze incerte, le visioni che disturbavano i suoi -sonni e la sua solitudine, tutto il cuor suo si faceva -sereno, si riposava, appena egli passasse il limitare di -quell'umile casa — dove non era nessun rumore, fuorchè -il lento batter del fiotto al basso del muricciolo -dell'angusto cortile; dove non era nessun'ombra -fuorchè quella della verde tettoia formata dalla -vecchia vite che saliva bistorta accanto all'uscio della -casa. -</p> - -<p> -Al primo avvicinarsi a Maria, egli non poco si maravigliò, -chè gli parve di trovare in essa una rara -modestia, una riserbatezza semplice insieme e sicura, -insomma una soavità di costume che, alla prima, annunziava -non solo la bellezza nativa del cuore, ma -anche lo studio e la squisitezza de' modi. Il suo portamento -era timido, ma aveva non so qual vezzo; il -sorriso rado e quieto, il parlare assai modesto, ma -vero; e quel che più toccava il cuore, era il suono -dolcissimo della sua voce. Ella portava sempre un -vestitino schietto, semplicissimo, ch'era povero ma -mondo, e fatto dalle stesse sue mani; i suoi bei capegli -eran pettinati con gran cura; le sue mani bianche, -come quelle d'una damigella. Ben vedevasi -ch'ella conosceva d'esser nata in umile stato; ma che -pur non aveva dimenticata ancora la gentilezza delle -consuetudini d'una volta, la più eletta educazione -della sua prima età. -</p> - -<p> -Arnoldo trovava Maria spesso taciturna e pensierosa. -Egli non le aveva parlato quasi mai, quantunque -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -la vedesse sovente; perchè ben di rado ella e -sua madre discendevano nel salottino a terreno, -quando il giovine vi si trovava in compagnia del vicecurato. -Quindi Arnoldo ardeva del desiderio di -conoscere i pensieri di quell'anima pudica e ritrosa, -che pareva chiudere in sè stessa un tesoro di dolcezza -e d'amore. E cominciò a pensare che la giovinetta -doveva sentir con dolore la povertà della sua -condizione, perchè il suo cuore era stato un giorno -accarezzato dalle grazie della vita; a pensare ch'ella -aveva la virtù d'esser felice ancora nell'oscura sua -tranquillità, e che forse sentiva più forti que' nobili -affetti di che il fratel suo gli ragionava sempre con -tanto ardore. Arnoldo aveva egli potuto legger nel -cuore di Maria?... O era il suo un incauto sospetto, -un fumo che appannava il limpido specchio di quell'anima -pura?... -</p> - -<p> -L'idea che Maria fosse degna di miglior sorte, la -fiducia di sollevarla, di darle una vita novella, lo -sedusse, lo vinse: il suo pensiero non corse più in -là. Egli dunque s'abbandonò a quelle nuove e gentili -illusioni. Un amore poetico, misterioso, un amore non -rivelato, e tranquillo ancora nella sua purezza, gli -suscitò nel cuore sogni tutti novi, che gli promettevan -tuttavia qualche cosa di celeste in terra. -</p> - -<p> -Questo amore era il suo più prezioso segreto; uno -sguardo, una parola non l'avevano tradito ancora. -Dopo molto esitare e molto pentirsi, risolvette di -tacersi e aspettare, con la sola speranza, che la simpatia -di quell'anima candida nascesse spontanea per -lui.... Nel principio dell'amore il giovine, non -pensa che al suo cuore sol basterà per poco quella -solitaria delizia; ch'egli ben presto cercherà, vorrà -corrispondenza d'affetto: egli non pensa che tranquillo -può essere il sorriso della virtù, non quello -della passione, e che, sparita la prima aurora dell'amore, -esso non gli dipingerà più la vita co' suoi -bei colori; ma l'abitudine l'avrà circondata della -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -muta sua nebbia! e allora verrà il tempo del disinganno, -e fors'anche del rimorso. -</p> - -<p> -E non era la prima volta che Arnoldo amasse. Ma -erano stati amori d'ebbrezza e di delirio; amori di -un giorno, d'un'ora: visioni fugaci e lusinghiere di -donne bianche e rosee, di semidive trasparenti sotto -i ben foggiati merletti, fra l'onda delle trine e dei -veli, ne' molli velluti, o nelle pelliccie profumate; -erano stati capricci di facili seduzioni, usurpate dolcezze, -e misteriosi ritrovi; gioie sparse di fiele e sfuggenti -più rapide che non fosser venute, lasciandosi -dietro un torpore, un tedio, se pur non era affanno -e dispetto. Fino allora, dell'amore egli s'era fatto -giuoco, come le donne s'eran fatto giuoco di lui: le -grandi, le infelici passioni, colle quali si pretende di -dare una tempra così romanzesca alla nostra società, -egli soleva chiamarle le passioni a buon mercato. Si -può perdonargli, perchè quando amò per la prima -volta, credeva che l'amore fosse tutt'altra cosa! -</p> - -<p> -Ma ora quel cruccio e quell'amarezza avevano ceduto -il luogo ad altri voti, ad altri pensieri. Egli non -credeva ancora all'amore, ma pur credeva all'incanto -della bellezza; e già si sentiva migliore, da -quel punto in cui una povera fanciulla, che nol cercava, -che non lo guardava, era divenuta, per dir -così, la forma ideale delle sue fantasie. E non sapeva -che quel divino soffio che spira la vita alla bellezza, -è amore! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Già eran passati alcuni giorni da che Arnoldo era -tornato in grazia del padre; e non avendo in quel -tempo riveduto l'amico, lasciò la villa e prese il -sentiero lungo il lago che conduceva alla casetta. -L'acqua era quietissima; la sera bella, ma senza luna; -ed egli pensieroso più dell'usato. -</p> - -<p> -Bussò. Chi venne ad aprirgli fu Marta, la vedova -d'un pescatore, che Caterina, dopo la morte di suo -marito, aveva fatto venire in casa sua per le bisogne -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -domestiche, e per non rimaner tutta sola con la figliuola, -quando don Carlo fosse partito. -</p> - -<p> -La Marta, che già conosceva il giovine, — Non c'è -nessuno, signore! disse, restando su la porta. Don -Carlo è dal signor curato di qui, e Caterina e Maria -sono ite in chiesa al rosario; nè son tornate ancora. -</p> - -<p> -— Dunque me n'andrò! disse Arnoldo, col cuor -malcontento. -</p> - -<p> -— Ma, se volesse fermarsi, possono tardar poco... -</p> - -<p> -— Oh non importa!... Ma sì, aspetterò, bisogna -ch'io parli a don Carlo. — E seguendo la donna, -attraversò le due stanze a terreno, e per la scala che -riusciva in un canto del salotto, ascese nella camera -dell'amico. Marta pose giù sur uno scrittoio il lume, -e se n'andò. -</p> - -<p> -Poco stante, egli s'accorse che le due donne eran -tornate a casa, intese la voce di Maria che cercava -di Marta, quella voce che gli era sì cara. Poi rispondersi, -bisbigliare fra loro, e non far zitto... Certo -Marta aveva detto alle donne ch'egli era là, ed esse -s'eran ritirate nell'ultima cameretta, dall'altra parte -della casa. -</p> - -<p> -Intanto Arnoldo aspettava. E lo sguardo suo errava -distratto su le carte e su' pochi libri, de' quali era -sparso lo scrittoio del prete: un volume delle <span class="smcap lowercase">OPERE -DI SANT'AGOSTINO</span>, un <span class="smcap lowercase">TOMMASO DA KEMPIS</span>, un <span class="smcap lowercase">DANTE</span> -di vecchia edizione, il <span class="smcap lowercase">BREVIARIO</span> e la <span class="smcap lowercase">BIBBIA</span>; e qua -e là, fra que' volumi, vide gettati a caso alcuni fogli -e quaderni manoscritti. Ne prese uno, l'aperse e lo -guardò. Eran pensieri scritti in uno o in altro giorno, -nel tempo della solitudine, in ore di tristezza o di -meditazione. Egli lesse in que' fogli amare parole, -parole di sconforto e di sdegno, dettate, senza dubbio, -da una potente e gelosa cura, e poi temperate da -un voto di pace, da un ricordo di pietà o di rassegnazione, -da un augurio di virtuosa coscienza. -</p> - -<p> -Una pagina, ch'egli scorse con rapido sguardo, -diceva: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indr"> -A' 30 d'aprile 18.. -</p> - -<p> -«Il mio povero padre è morto! — E io non lo -vidi nella sua ultima ora, io non ebbi il conforto -di bagnar del mio pianto la sua testa moribonda! — Oh -che lagrime io avrei sparse, e con che fervide -parole pregato!.... Ma no: anche questa -misera speranza doveva esser vana. — È un'altra -prova che il Signore mi ha mandata!...» -</p> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p class="indr"> -A' 2 di maggio. -</p> - -<p> -«.... Le lagrime di mia madre, il dolore tacito -e rassegnato della mia dolce sorella, hanno umiliata -l'anima mia. E a me tocca di consolarle, a -me di sorridere, col cuore serrato dall'affanno! -Datemi forza, o Signore; e benedite, benedite sempre -a quelle pietose e cristiane creature! -</p> -</div> - -<p> -E più sotto, a caratteri rapidi, intralciati, che mostravan -la foga dello scrivere: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«.... Perchè il cielo è così sereno, e la natura -così feconda e lieta? — Una storia di secoli di -sangue, inutile insegnamento a' miei fratelli — una -contrada senza nome e senza avvenire — un'età -grave a sè stessa — uomini vili e ciechi, che non -sanno se vivano e perchè...! Non è uno scherno -della provvidenza?... O forse è la pena d'un -eterno peccato, la dimenticanza della prima virtù -che Dio ci ha data, la virtù del volere?... No! -no! via da me questi mortali e terribili pensieri! — Non -ho madre e sorella, a cui preparare una -sorte migliore, non ho tanti poveretti a' quali un -dovere più sacro della vita e della morte mi lega -per sempre?............ -</p> -</div> - -<p> -Volse la pagina e continuò: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«— Jeri ho incontrato quel giovine straniero. -Non so perchè egli brami sì forte di conoscermi -e di leggermi in cuore. Pure, l'anima sua mi pare -schietta e nobile; vorrei rivederlo, perchè mi sarebbe -dolce lo spargere qualche consolazione in -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -un cuor ben fatto, in una vita giovine e capace -di bene. — Stasera, quando raccontai a mia madre -l'impensato incontro, Maria mi disse d'aver veduto -più d'una volta quel solitario giovine, che -da qualche tempo dimora in questi contorni; e -avend'io soggiunto ch'era un gentiluomo inglese, -si maravigliò che cercasse di farsi amico mio. — Buona -fanciulla, le dissi, tu non sai di quali oscuri -mezzi talvolta si valga il Signore per il nostro bene! -Chi sa che quell'anima traviata e deserta non -trovi nella calma delle mie parole, e nella povera -virtù d'un uomo ignoto, com'io sono, un occulto -consiglio, un nuovo conforto a miglior meta, la -prima parola forse d'una verità aspettata, e non -pur conosciuta!... Allora, io ben m'avvidi, il -puro intelletto dell'ingenua fanciulla comprese -d'un lampo il mio segreto proposito. Oh la purezza -del cuore e del costume sono la più vera -luce del pensiero!... — -</p> - -<p> -«— Buona e infelice Maria! Io penso bene spesso -a te, e ti compiango, perchè l'anima tua parmi -destinata a sofferir molto quaggiù. Il tuo cuore -sente troppo, e troppo di buon'ora tu hai gustato -i piaceri dell'anima, per viver contenta nella tua -meschina sorte.... Ecco a che si riduce la benevolenza -del ricco! — Con te, io non ho mai -fatto parola di ciò... Ma oggi bastò una lagrima -che ti cadde dagli occhi ad agghiacciarmi il cuore. -Ella mi parlava del giovine forestiero. Oh! con -qual accento, con qual sorriso celeste mi disse: -Egli dev'esser buono, e pare infelice! E tu devi -consolarlo, o fratello: oh se le tue parole gli toccassero -il cuore!... Io non potrei sopportare il -pensiero ch'esso abbia ad andar perduto in questo -mondo e nell'altro!.......... -</p> -</div> - -<p> -Arnoldo non lesse più innanzi. Gettò dispettoso il -libro, un amaro sogghigno errava su le sue labbra. -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -Egli ristette, lo sguardo fisso, le braccia serrate al -petto, con un brivido nel cuore e uno strano tumulto -ne' pensieri. -</p> - -<p> -Dopo alcun tempo don Carlo, tornato a casa, salì -nella stanza; e, veduto l'amico in atto di sì profonda -occupazione, che non s'accorse del venir suo, -lentamente gli s'avvicinò. -</p> - -<p> -— Arnoldo, voi m'avete aspettato, non è vero? -</p> - -<p> -— Siete voi? rispose, riscotendosi, il giovine. Sì, -venni a cercarvi. Da alcuni giorni io non vi ho veduto; -e temevo quasi non foste partito. -</p> - -<p> -— Converrà bene ch'io vi lasci presto; e forse non -resterò qui oltre domani... -</p> - -<p> -— Come? -</p> - -<p> -— Gli è già parecchie settimane ch'io son qui. -Oramai, le poche brighe che domandavano la mia -presenza, sono finite. Jeri mi fu consegnata la tutela -di mia sorella, e di quel poco ben di Dio che le -tocca, e quest'oggi ho riscossa porzione d'un vecchio -credito, che mio padre teneva verso un tale di Lecco. -Adesso, mi richiama altrove un dovere assai più sacro. -</p> - -<p> -— V'assicuro che mi sa male che voi partiate. -Ma, vel prometto, verrò a trovarvi, e vi scriverò. Il -vostro nome non è di quelli che si dimenticano sì -presto; e la conoscenza nostra, io spero, non morrà, -come tante che profanano la virtù e la fiducia dell'amicizia. -</p> - -<p> -— Dio il voglia! E quanto a me, vi confesso che -una certa tristezza m'assale nel lasciar questa mia -povera casa, e mia madre, e Maria... Esse qui resteranno, -con la compagnia di molti travagli; e io -non potrò, solo e lontano di loro... -</p> - -<p> -— Oh non pensate! finchè io starò qui, verrò di -frequente a visitare la buona vostra madre; e poi -condurrò meco le mie sorelle, e farò conoscer loro -Maria. Ed esse s'ameranno certo, perchè anche Elisa -e Vittorina sono due amorose fanciulle... Oh voi -noi sapete ancora! Ho seguito il vostro consiglio; e -furon esse che calmarono lo sdegno di mio padre, -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -che m'han condotto nel suo seno... Da che non -ci siam veduti, la pace fu fatta: io domandai perdono -a mio padre d'una colpa non mia; ma lo feci -di cuore, perchè da tanto tempo non avevo inteso -la sua voce! -</p> - -<p> -— È dunque vero? Oh voi siete felice! Il cuor -vostro gusterà una di quelle gioie non concesse che -alla virtù cristiana d'umiliarsi. -</p> - -<p> -Don Carlo ringraziò l'amico per quella sua cortese -promessa; e poi, prima di prender commiato, volle -dirla anche a sua madre. Usciti di là e passati per -un piccolo corridore, vennero nella stanza dov'erano -le donne, le quali non aspettavano quella visita. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Era la cameretta di Maria. -</p> - -<p> -La parete ignuda e bianca; da un lato un letticciuolo, -a capo del quale pendeva un quadretto dipinto, -l'immagine della Madonna addolorata; e più -sotto, una candela benedetta e un crocifisso d'argento. -Il letticciuolo coperto d'una coltre di color cilestro; -e le lenzuola ripiegate sovr'essa eran sì candide, -che non parevano ancor tocche. Da un altro -lato, una piccola finestra che guardava nel cortile -verso il lago, mezzo nascosta da una tendetta bianca. -Qualche seggiole di paglia, un rozzo tavolino, suvvi -una piccola spera, e un vecchio armadio in un canto, -compivano la suppellettile della cameretta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Arnoldo sentì una tacita gioia in cuore, quando il -suo sguardo s'arrestò su quella scena modesta e casalinga. -</p> - -<p> -I raggi pallidi, che fuggivan di sotto il coperchio -della lucerna, mandavano una quieta luce su l'angelica -faccia della fanciulla, e su le piccole sue mani -intese a lavorar di maglie; i suoi bruni capegli rilucevan -lisci e spartiti su la fronte, e le ricadevan -dietro le orecchie in folte e facili anella, fino a toccarle -il seno, china come ell'era; una veste semplice -di percallo cenerino, e un nero fazzoletto appuntato -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -nella cintura aggiungevano una grazia pudica al contorno -della sua leggiadra persona. La madre sedeva -anch'ella presso la tavola, occupata a rimendar con -l'ago alcuni suoi lini; e la vecchia Marta più addietro, -presso la parete e sur un trespolo, era attenta -all'arcolaio, e dipanava. — Il lume della lucerna, che -disegnava con varia movenza d'ombre e di chiarore -quel gruppo sì raccolto, dava all'umile scena un incanto -di quiete e d'armonia: pareva uno di quei -cari quadretti fiamminghi, così semplici, così veri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -— Sapete, madre mia? disse don Carlo entrando; -bisogna ch'io parta domani: ho deciso. -</p> - -<p> -— Come? io non ne sapevo nulla: gli è propio -vero? domani, doman mattina?... dimandò con -turbato accento Maria, e sollevò la faccia. E voleva -dir di più, ma s'accorse che con suo fratello anche -un altro era là; chinò il capo, e ristette tra pentita -e peritosa di quella domanda, che le era uscita del -cuore. -</p> - -<p> -— È necessario, rispose il prete; chè io restai qui -con voi più ancora che non avrei dovuto. -</p> - -<p> -E Caterina intanto scuoteva la testa, in atto di -rassegnazione malcontenta, e mormorava piano: Già -son avvezza a mandar giù di più amari bocconi... -dunque pazienza! -</p> - -<p> -— Sì! abbiate pazienza anche stavolta, mamma -Caterina, la confortava Arnoldo. La speranza del rivedersi -è intanto qualche cosa: io poi vi darò spesso -notizie del figliuol vostro, perchè gli ho promesso -d'andare a visitarlo a ****. -</p> - -<p> -— Lei è propio un buon signore! rispose, facendo -le sue grazie, là madre. -</p> - -<p> -— Oh sì! aggiunse Maria con una voce soave, ma -così timida e fioca, che Arnoldo l'intese appena. -</p> - -<p> -— Fatevi pur cuore, nè fate star di malanimo anche -me. Già bisogna ch'egli sia così! diceva don -Carlo. -</p> - -<p> -— Ma crediate, amico, riprese Arnoldo, ch'io -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -m'ero assuefatto così bene a passare i dì con voi, -in questa contrada! Errando con voi da qualsiasi -banda, ogni paesello, ogni villa aveva la sua storia, -ogni montagna, ogni rupe il suo nome; e temo che -mi costerà il divezzarmi... -</p> - -<p> -— Lei è un signore, soggiungeva Caterina, e non -vorrà pensare a noi... -</p> - -<p> -— Che dite? anzi, se non me lo negate, voglio -far conoscere le mie sorelle a voi e a vostra figlia, -che siete così amorevoli e buone. -</p> - -<p> -— Oh Signore! noi avremo vergogna, rispose la -madre. -</p> - -<p> -— No, non può essere, ve n'assicuro. -</p> - -<p> -— Oh noi desideriamo tanto di conoscerle, soggiunse -vivamente e arrossendo alcun poco Maria; -noi le ameremo! -</p> - -<p> -Quella sera, l'ultima che don Carlo passava presso -de' suoi, chi sa per quanto tempo, egli rimase fino -ad ora tarda con le donne, le quali a malincuore -pensavano al domani. Anche Arnoldo stette un buon -pezzo in quella modesta compagnia, in mezzo a' que' -dolci colloqui familiari, in cui si ripetono tante lievi -e care cose, e s'avvicendan parole, di consiglio, di -ricordo, d'aspettazione. L'animo suo era pieno d'una -pura contentezza; e quando, salutato di novo l'amico, -tornò per la riva del lago alla villa, egli ripensava -alla buona famiglia, e gli pareva che il suo cuore -rimanesse là, in quell'angusta cameretta. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<h3 id="cap10-1">X. -<span class="smaller">LE TRE FANCIULLE.</span></h3> -</div> - -<p> -Al domani, il vicecurato si mise in via per la sua -parrocchia. Caterina non potè trattenere alcune lagrime, -mentre ch'esso, facendo per montar nel biroccio, -le prese una mano, e le disse: — Addio dunque, -mamma; state bene, e tenetevi su allegra! -</p> - -<p> -Maria invece non pianse, e se ne stava, indifferente -quasi, a guardar il fratello che partiva. Se non -che, quand'egli si distaccò da loro, la fanciulla se -gli avvicinò, e appoggiate le mani alla spalla di lui, -e lasciando cadere su quelle la testa, con voce sommessa -gli disse: — Non crediate già, Carlo, che non -m'incresca il vedervi andar via; ma, se anche non -vi dico niente, pensate che vi tengo sempre nel -cuore. E voi? Oh vi ricorderete di me; non è vero? -e qualche volta anche mi scriverete, perchè le vostre -parole fanno la mia vita... Ah voi, adesso, o Carlo, -siete per me padre, fratello e tutto! -</p> - -<p> -Il fratello la guardò con tenerezza, ma non seppe -rispondere. Le strinse la mano con amore; e poi -montò nel calessino che partì. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Passarono quindici giorni. E la vita di Caterina e -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -della figliuola, non segnata d'altro avvenimento, che -dall'alternarsi della domestica giornata, volgeva silenziosa -e solitaria; perchè la lontananza del vicecurato, -il quale per alcun tempo aveva mitigato alle -due donne l'amarezza della vita, lasciava allora un -altro vuoto ne' loro pensieri, e faceva quasi parer -inutili quelle quotidiane cure, che prima eran per -esse un'abitudine, una necessità. -</p> - -<p> -Intanto credevano che anche Arnoldo le avesse dimenticate; -egli non era più ritornato a quella povera -dimora; e una volta Caterina scappò a dire: Fidatevi -delle parole de' signori! per me, non ci credo più! — Ben -le aveva soggiunto Maria: Che volete, mamma, -che venga a far qui da noi quel signore? Egli -avrà ben altre cose da pensare! — Ma la vecchia replicava -che quel giovine s'era fatto amico del suo -don Carlo, e che appunto per ciò doveva essere un -po' diverso dagli altri; e poi, che nessuno gli aveva -cercato di venirle a trovare; e ch'esse, infin de' conti, -avrebbero tanto e tanto mangiato con lo stesso -appetito la loro minestra. -</p> - -<p> -— Avete ragione, mamma! aveva risposto Maria -mestamente: noi siamo poveri, ed egli non verrà più! -</p> - -<p> -Appunto la mattina di quel giorno, ch'ebbero menzionato -fra loro per la prima volta il nome del giovine -forestiero, Maria, sedendo presso il murettino -del lago a guardar le barche che radevano la riva, -intese un vicino rumore di voci nuove e allegre. Si -levò curiosa per correre alla porta; e, in quella, vide -entrar nel cortiletto le due damigelle inglesi, accompagnate -da Arnoldo. -</p> - -<p> -Ella rimase d'improvviso interdetta, muta, e sentì -un tremito segreto; ma poi ripigliò cuore, e mosse -verso le gentili visitatrici: era sopravvenuta intanto -anche sua madre. -</p> - -<p> -Entraron nella saletta, e Arnoldo presentò alla -buona comare e a Maria le sorelle, dicendo: — Elisa -e Vittorina desiderano di conoscervi; voi sarete amiche, -perchè i cuori, come i vostri, s'intendono sempre! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -Maria arrossì, e non sapeva che dire; ma ritirandosi -un poco susurrò: — Oh questo sarà uno de' più -bei giorni per me! -</p> - -<p> -— Sì, sì, esclamò allegramente Vittorina. Voglio -che stiamo insieme; voi verrete sul lago nella nostra -barchetta; voi c'insegnerete le belle canzoni delle -montagne, sarete la nostra guida sui sentieri dell'alpe. -Ah sì! dobbiamo passar di belle ore in -compagnia. -</p> - -<p> -Anche Elisa avvicinavasi a Maria, e la pigliava con -affetto per mano, dicendole: — Noi ci vorremo bene, -come vostro fratello e Arnoldo, non è vero? Egli, -sapete, ci parlò sovente con tanto amore di lui, di -vostra madre e di voi. Non abbiate soggezione di -noi; la vostra fisonomia è tanto dolce e bella! -</p> - -<p> -— Non mi mortificate così: io sono una povera -fanciulla, e voi... -</p> - -<p> -— Noi, riprese l'Elisa, siamo ben liete di conoscervi; -e se vostra madre è sì buona per non dirne -di no, torneremo domani, per condurvi con noi alla -villa; e sarà una giornata di contentezza. -</p> - -<p> -— E vi mostreremo, aggiunse Vittorina, cento cose -belle; i nostri anelli, gli smanigli, le collane, le ciarpette -e tant'altri vezzi, che sono una maraviglia a -vederli. E ne daremo anche a voi, pensate! ch'e' devono -stare pur bene a quel vostro collo, sì sottile -e bianco! -</p> - -<p> -— Tu se' proprio uno spiritello! disse Arnoldo, -mentre Maria alle parole della giovinetta chinava la -faccia sul seno, e di novo arrossiva. Allora Vittorina, -in atto di tenerezza infantile, le gettò le braccia al -collo, e col suo pronto sorriso: -</p> - -<p> -— Perdonami, o Maria! ho creduto di farti piacere -col dirti che sei bella! -</p> - -<p> -— Tu verrai, Maria, aggiunse Elisa, non è vero? -dillo! vogliam raccontarci tante cose! Perchè, sai, -adesso noi possiamo godere in pace questo tempo -sì allegro, questo cielo sì bello! Adesso, noi non tremiamo -più per la vita di nostro padre; egli era ammalato, -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -ammalato assai, ma dopo che Arnoldo tornò, -sta molto meglio. -</p> - -<p> -— Buona Caterina, riprese Arnoldo allora, fu appunto -per causa di mio padre che non venni prima -a trovarvi; ma son contento, chè vi veggo di buona -ciera e serena. -</p> - -<p> -— Graziadio! rispose la vecchia. -</p> - -<p> -— Voi avrete forse pensato ch'io v'avessi dimenticata? -</p> - -<p> -— Nemmen per sogno! -</p> - -<p> -E Caterina fu presta ad acconsentire alla graziosa -premura che le due damigelle le avevano fatta. Era -un grand'onore per lei vedere la sua figliuola cercata -da due signorine così leggiadre e buone, e il -suo amor proprio non n'era poco lusingato; perchè -pensava che in ogni maniera non poteva esser che -una fortuna quella conoscenza. -</p> - -<p> -Ben presto le tre giovinette divennero amiche, -come se già da un anno si fossero conosciute. E -quasi ogni giorno, Elisa e Vittorina venivano a cercar -di Maria, e con essa dividevano l'allegrezza di -tutte l'ore. Bene spesso le avresti vedute seder in -crocchio sul terrazzo della villa, intese allo studio -de' loro disegni e lavori, al canto di care e semplici -melodie, o abbandonate a fanciulleschi e sinceri colloqui. -E talvolta anche il vecchio lord, che oramai -era convalescente, sedendosi nel suo seggiolone in un -angolo del terrazzo, contemplava in atto di segreta -gioia quelle tre testoline giovani e aeree, che si chinavano -e si levavano con un tripudio irrequieto, con -un sorriso più eloquente d'ogni parola; e l'ampio -foglio del <i>Times</i>, ch'egli si teneva spiegato sotto -gli occhi, cadeva allora dimenticato su le sue ginocchia; -e nel suo cuore l'arida politica cedeva il posto -alla dolcezza d'un senso affatto novo. -</p> - -<p> -Più sovente le fanciulle andavano a diporto per i -paesi della riva, o facevano una corsa su la montagna, -e Arnoldo veniva con esse in compagnia. Era -un alternar di risa schiette e d'allegri modi, un dolce -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -motteggiare, un mescersi di voci argute e soavi, una -corrispondenza di gioia e d'affetto. -</p> - -<p> -Alcuna volta invece, al levar della luna, essendo -il tempo chiarissimo, e l'aria consolata dalla freschezza -della sera, le tre fanciulle discendevano di -nascosto nel giardino della villa, e sen venivano all'ombra -per la riva bruna del lago. Poi calate chetamente -nella loro fida barchetta, davano a gran lena -ne' remi, e pigliavano il largo. La luna si rifletteva -bellissima nel lago, come in uno specchio; ma, a ora -a ora, l'acqua commossa da uno spirar di vento -leggero pareva tutta risplendente di tremole scagliette -d'argento. Quel fianco delle montagne, su cui spargevasi -il pieno chiarore della luna, pareva circonfuso -dalla vaporosa luce d'un incantesimo, e ne spiccavano -i seni e i dossi, i paesetti e le case; l'opposto -fianco invece si perdeva in un'ombra uguale e fitta, -che nulla interrompeva, tranne il luccicare di qualche -picciol lume, qua e là, dal balcone d'una villa, o -dalla porta d'un casolare. E la barca delle giovinette -fuggiva rapida su l'onde, come se avesse l'ale, e -portasse le fate abitatrici di quella poetica contrada. -</p> - -<p> -Poi, quando tornavano alla riva, vedevasi quella -barchetta fermarsi al piede dell'alto terrazzo; e l'aria -taciturna risonava dell'armonia d'una prediletta -canzone. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i04">UN CHIAROR DI LUNA.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i07">INSIEME</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Sei cheta, o notte, ma non sei mesta,</p> -<p class="i01">Quando riluce sereno il ciel!</p> -<p class="i01">L'ora beata d'amore è questa,</p> -<p class="i01">Questa è del canto l'ora fedel!</p> -<p class="i01">Andiam compagne! La notte è bella;</p> -<p class="i01">Stacchiam dal lido la navicella.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Aura di sera — spira leggiera;</p> -<p class="i02"> Geme alla sponda — l'onda che muor.</p> -<p class="i02"> La luna è chiara, splendon le stelle;</p> -<p class="i02"> Le tre sorelle — cantan d'amor!</p> -<p class="i05"> La luna è chiara,</p> -<p class="i05"> Cantan d'amor!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i07">VITTORINA</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Io sono lieta, non ho pensieri;</p> -<p class="i01">Tutto è sorriso d'amor per me!</p> -<p class="i01">L'oggi è fuggito, fuggito è l'ieri;</p> -<p class="i01">Oltre il domani speme non v'è.</p> -<p class="i01">Ma quando l'alma brilla contenta,</p> -<p class="i01">Oh! perchè l'ora non va più lenta?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Odi una stanca — voce che manca?</p> -<p class="i02"> Di veglia è grido, che dà il pastor.</p> -<p class="i02"> Ve' il lume errante d'una facella,</p> -<p class="i02"> La barca è quella — del pescator;</p> -<p class="i05"> Canta, o sorella,</p> -<p class="i05"> Canta d'amor!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i07">ELISA</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Lieta è dell'ore l'aerea danza,</p> -<p class="i01">La vita a un roseo vespro è simíl;</p> -<p class="i01">E il dïadema della speranza</p> -<p class="i01">È della sera l'astro gentil,</p> -<p class="i01">La cui tranquilla luce amorosa</p> -<p class="i01">Sulla mia fronte lieve riposa.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Per l'aure lente — l'arpa gemente</p> -<p class="i02"> Diffonde un suono che cerca il cor!</p> -<p class="i02"> Vedi alla bruna sua finestrella</p> -<p class="i02"> La damigella — china sui fior!</p> -<p class="i05"> Canta, o sorella,</p> -<p class="i05"> Canta d'amor!</p> -</div></div> - -<p> -Fra l'una e l'altra canzone era una pausa; e le -ultime voci s'andavan perdendo a poco a poco nell'aria -silenziosa della notte, sì che quasi non poteva -dirsi se il canto fosse venuto dalla terra, o dal cielo. -E pareva che ciascuna delle due sorelle volesse all'accento -confidare il segreto del proprio pensiero. -Quando poi toccava a Maria a cantare, essa che non -aveva avuto altro maestro che il cuore, e che solo -col fino senso dell'orecchio misurava l'armonia, sapeva -esprimere tutta la soavità, tutta la malinconia -dell'anima sua nelle fresche e semplici note della -sua voce. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i07">MARIA</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Nel ciel romito ho un astro anch'io,</p> -<p class="i01">Che nessun vide, nessuno amò!</p> -<p class="i01">Pudico raggio, deh splendi al mio</p> -<p class="i01">Povero core che ti trovò!...</p> -<p class="i01">Io t'amo, o stella, che sempre vegli,</p> -<p class="i01">Ed amo l'onda dove ti spegli.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> De' giorni il fiore — s'inchina e muore,</p> -<p class="i02"> Breve è l'affanno, sacro il dolor:</p> -<p class="i02"> Dal basso esilio, l'alma più bella</p> -<p class="i02"> Alla sua stella — ritorna ancor.</p> -<p class="i05"> Canta, o sorella,</p> -<p class="i05"> Canta d'amor!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i07">INSIEME</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> O cielo amico, ciel di zaffiro,</p> -<p class="i01">Ah ne risplendi sempre così!</p> -<p class="i01">Senza una nube, senza un sospiro</p> -<p class="i01">Di nostra vita trapassi il dì;</p> -<p class="i01">Nè rio pensiero mai turbi il core,</p> -<p class="i01">Che solo cerca silenzio e amore!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Aura di sera — spira leggiera,</p> -<p class="i02"> Geme alla sponda — l'onda che muor.</p> -<p class="i02"> La luna è chiara, splendon le stelle:</p> -<p class="i02"> Le tre sorelle — cantan d'amor.</p> -<p class="i05"> La luna è chiara,</p> -<p class="i05"> Cantan d'amor!</p> -</div></div> - -<p> -Il più sovente, venuta la sera, le due damigelle -accompagnavano Maria alla casa di sua madre; e là -s'intrattenevano alquanto a frascheggiare con la vecchia -Marta, e a raccontare la lieta giornata alla buona -mamma Caterina, come già la chiamavano. E la -buona mamma Caterina quasi ne piangeva di consolazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In questa dolce e sollazzevole amicizia corsero così -due mesi, i due mesi dell'estate: e su quella felicissima -riva, dove gli ardori del sirio e del sollione -sono temperati dalla freschezza dell'acque, e dal respiro -quotidiano de' venti della pianura e dell'alpe, -e ristorati dall'ombra delle montagne e dal silenzio -perenne della natura, le tre fanciulle gustavano una -contentezza così serena, che non avrebbero cercato -di più. Quando la gioia è vera il cuore crede ch'essa -durerà sempre! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -Anche Arnoldo non era mai stato lieto come allora, -e quasi gli pareva un sogno la sua felicità. In -quel tempo d'una confidente esistenza, in que' giorni -fuggevoli e uguali, egli lasciava che l'anima sua errasse -in balìa di facili illusioni; i suoi pensieri non -eran più quelli d'una volta; egli trovava in essi una -quiete insolita; e diceva che una stella nova e più -pura era comparsa nel suo cielo. Arnoldo amava la -povera Maria, e l'amava sinceramente. Eppure spesso, -quand'era solo e domandava a sè stesso, se Maria, -nella sua innocenza, avesse potuto indovinar quel -segreto ch'egli aveva sì caro; un sospetto sorgeva a -turbarlo con voce importuna, dipingendogli alla mente -quell'angiolo come una povera creatura, ch'egli voleva -far sua vittima per abbandonarla poi nella sciagura. -Allora l'amor suo gli pareva una menzogna, -le sue parole uno scherno crudele, ogni suo sguardo -furtivo un'infame seduzione. Ma quand'essa era là, -in mezzo alle sue sorelle, folleggiante e graziosa come -Vittorina, tenera e meditabonda come Elisa; -quando, con quella pura sua voce, gli cercava l'anima -dolcemente, o la rapiva con la magia d'una -sua canzone montanina, allora le fosche fantasie acchetavansi; -egli credeva all'amore, credeva al suo -cuore e a Dio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -E la fanciulla? — Povera innocente! tu ancora non -sai che sia l'amore d'un uomo! Nessuno ha gettato -mai sopra di te un solo di quegli sguardi che consumano -come fiamma, e lasciano un solco nel cuore; -nessuno t'ha detto una parola, per rivelarti che -l'abbandono del cuore e del pensiero ci può costar -tante lagrime e tanto sacrifizio. Tu non ami che -tua madre, il fratel tuo, Dio, il cielo, il tuo villaggio -e i tuoi fiori!... Oh guardati, e ti salva dall'amore, -finchè hai tempo ancora! L'anima tua è tuttavia pura -e soave; essa trema, come una rosa tocca dal primo -vento. Perchè abbandonasti il cantuccio della stanza -di tua madre, e la tua piccola finestra incoronata di -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -fiori? Aimè! gli occhi di chi non conosce l'amarezza -del pianto che si versa quando l'innocenza è morta, -guardano al futuro attraverso il prisma ingannevole -del presente; e il cuore, se non è ferito, non crede -al dolore! — Povera Maria! oh come tu benediresti -a quella voce che ti dicesse: Tu se' troppo ingenua, -tu se' troppo sicura di te stessa! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<h3 id="cap11-1">XI. -<span class="smaller">SULLA BASS'ORA.</span></h3> -</div> - -<p> -La Malizia, questa losca sorella della Bugia, questa -fata capricciosa e segreta, la quale, sebben zoppichi -su le sue grucce ineguali, pur tanto cammina che -bene spesso vince della mano la Verità; la Malizia, -ospite vecchia del nostro mondo, è stata sempre, per -quanto si faccia o si dica, la regina delle cose, e ha -codice, ragione e diritto; perchè forse la provvidenza -le permise d'attecchire, crescere e moltiplicarsi, come -la gramigna nel campo, di spiegarsi e regnare, come -le nubi nel cielo. La Malizia passeggia sotto le vôlte -dipinte delle case de' grandi, vestita d'un giubba trapunta -di frastagli d'oro o d'uno splendido saio, siede -alle mense e ne' circoli del bel mondo, coperta le -spalle di màrtora o d'ermellino, di sete indiane, di veli -aerei; trotta per le vie sotto l'abito modesto del cittadino; -studia, medita, scribacchia anch'essa, come il -più grave filosofo; ha il suo scanno nel cantuccio del -focolare del borghigiano, e la rozza panca di legno -sotto la tettoia del contadino; s'adagia a sua posta nel -caffè, nella bottega, nel palchetto del teatro; sbircia, -sogghigna, ciancia, gracchia, trincia a destra, a sinistra; -e a sentirla, gli è sempre per amor del bene, -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -o per onor del vero. — Nessuno dunque maraviglierà, -cred'io, ch'ella avesse culto e alunni anche su -quella beata riva del lago, tra le poche case del nostro -paesetto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Su la bass'ora d'un bel dì, il signor curato passeggiava -nella piccola spianata che si stendeva dinanzi -la sua casa, in compagnia di quel signor Gaspero, -il vecchio signorotto, del quale abbiam già -fatta la conoscenza; e discorrevano fra loro a tutto -bell'agio. Benchè costoro, come vedemmo, non fossero -i migliori amici del mondo, e l'uno non andasse -molto a sangue all'altro, pure lo star insieme e la -necessità di tenersi in credito, facevano che si cercassero -come due vecchi colleghi, o piuttosto come due -gelose potestà rivali. E poi, don Gioachino non era -uomo da legarsela al dito per qualche motto lanciato -alla sua pretensione politica o letteraria, chè anzi piccavasi -di non se ne far gran caso, come se si fosse -trattato d'un complimento. -</p> - -<p> -— Ehi! signor Gaspero, diceva il curato, se foste -venuto mezz'ora fa, v'avrei fatto sedere alla mia tavola -tale e qual era; ne vengo or ora. Eh! un desinarino -da povero curato, ma da galantuomo; poco ma -buono! è il mio assioma.... ah! ah! -</p> - -<p> -— Oh lo so per esperienza! si mangia bene da -voi.... -</p> - -<p> -— Non fo per dire, ma la mia Sabina sa il fatto -suo: da un par d'anni poi ne son contentone. Quest'oggi, -vedete, m'ha regalato un bel pezzo di stufato -fumante, con certe cipollette in sugo, che parevan -perle; e poi una fricasséa di polli, che valeva -un Perù!... -</p> - -<p> -— Corbezzoli! la è una dottorona la vostra serva; -scommetto ch'ella sa a menadito tutto il <i>Cuoco Piemontese</i>, -e che la vi corregge anche i testi latini delle -vostre prediche. -</p> - -<p> -— Ah! ah! sempre di buon umore il nostro signor -Gaspero! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -</p> - -<p> -— Che volete, curato? Se non si cerca di passare, -il meno mal che si possa, questi quattr'anni di vita -che ci avanzano.... -</p> - -<p> -— Buon per voi, che sul vostro non tempesta -mai!... Ma per me, v'assicuro ch'io conto delle giornate -brusche, e che qualche volta mi tocca di roder -catene. -</p> - -<p> -— Canzonate, o dite da vero? Chi fa mai più beata -vita della vostra? -</p> - -<p> -— Voi volete parlare, ma non le pigliate su voi -quelle che mi toccano, proprio a me, che doverle inghiottire, -la è dura! Ma, ma!... è meglio non pensarci, -chè basterebbe a farmi far cattiva digestione. -</p> - -<p> -— Ma via! che avete? dite su: non son forse vostro -amico, io? -</p> - -<p> -— Sì! voi siete un galantuomo, ma a questo mondo -c'è dei birbanti. Io che non ho mai avuti impicci, -sentite mo che cosa mi capita! — La settimana passata, -fo una giterella a Como, per non so che miei interessi.... -certo poco danaro, che ho messo da parte in -tant'anni, e che ho voluto portare io stesso, in confidenza, -ad un legale di là, un po' mio parente, perchè -me ne cavi una cinquantina di lire d'interesse... Mo, -vedete! Eran sei anni che non mettevo il piede in -quella maladetta città; e sta, che quell'unica volta che -ci casco, trovo un avviso che mi chiama, là.... da... -(E qui gli bisbigliò a mezza voce un bel nome tondo.) -Mi capite? Così è... proprio da lui! Bisognò dunque -trottar subito... là dov'ero aspettato. Non vi dico -nulla!.... Cose grosse, cose di fuoco; mi voglion -mettere in compromesso, mi vogliono giuocare sicuro, -io che non ho mai fatto nè detto male a nessuno... -</p> - -<p> -— Ma che diamine mai?... -</p> - -<p> -— Lo sapete voi? lo so anch'io. Fu un serio e lungo -interrogatorio di lui, di lui stesso... capite? — E -vi dico la verità, che la flemma delle sue domande mi -faceva sudare, nello stesso tempo che la serietà delle -sue occhiate mi metteva i brividi. E tutto, indovinate -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -mo?... per amor di quel sapientaccio presontuoso di -don Carlo. -</p> - -<p> -— Oh!... -</p> - -<p> -— Che so io de' garbugli che può avere colui?... -E bene, sul conto suo, mi domandò più di cento cose; -e ch'io sapevo, e che dovevo sapere... che quel prete -era nativo di qui; ch'io conoscevo quali corrispondenze -avesse, perchè quest'estate passasse qui tre -mesi, e che ci doveva essere la sua buona ragione; -che discorsi, che vita facesse, e che so io... Vi dico -che avevo tanto di testa! Cercava ben io di rimbeccar -quelle antifone alla meglio, ma era peggio! Io aveva -bel dire, la responsabilità è sempre del povero paroco... -E poi, sentite questa! — Non è la prima volta, -conchius'egli infine nel congedarmi, che voi date serii -motivi di censura!... sue precise parole. Figuratevi -che condizione fosse la mia, a questi schietti complimenti! -</p> - -<p> -— Ma non siete arrivato a capire?... -</p> - -<p> -— Poco o niente. Furono avvertimenti sordi, misteriosi, -consigli dati a mezz'aria, lasciati indovinare; -ma, se non fallo, qui ci cova sotto qualche cosa di... -</p> - -<p> -— Di che? -</p> - -<p> -— Eh signor Gaspero! penso ch'io sono una bestia -a ciarlar tanto di queste materie così gravi: lasciamo -andare, lasciamo andare.... -</p> - -<p> -— Ehi, m'offendete! dite su! Credete ch'io sia un -bamboccio o un birbone? Parlate! -</p> - -<p> -— Ma! ma! ma!... voi non sapete che brutto rischio -si corre.... -</p> - -<p> -— Ditelo, che lo saprò. -</p> - -<p> -— In somma, in somma! volete propio saperlo?... -Io credo che ci sia in aria qualcosa di torbido, di marcio, -cioè di... rrrr... E nell'orecchio dello strabiliato -compagno finì una terribile parola. -</p> - -<p> -— Bah!... -</p> - -<p> -E qui tacquero tutt'e due, e si guardarono in faccia -un pezzo l'un l'altro, senza batter palpebra. Poi -il signor curato, levando lentamente una mano, e mettendo -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -l' indice a traverso le labbra, diede all'amico -un'occhiata di gran significazione, come per dirgli: -Silenzio, per amor del cielo! -</p> - -<p> -E l'altro, facendosi piccino e stringendosi nelle spalle, -rispose con la stessa smorfia. -</p> - -<p> -In quel mezzo, altri capitavano su la spianata, e -camminando sbadatamente andavan di lungo pe' fatti -loro; se non che, due d'essi, veduti ch'ebbero don -Gioachino e il signor Gaspero, attraversarono la strada, -e vennero difilati alla volta loro. Erano il dottore -e il deputato politico del paese. I quattro fecero tra -loro le solite scambievoli cortesie, con una sberrettata -che rese l'uno all'altro in aristocratica solennità, a -grand'edificazione de' villani che di là passavano. La -conversazione interrotta si rannodò; e fu lo stesso curato -che per il primo pigliò la parola, sollecito di mutar -l'argomento, e pauroso non fosse mai per iscappare al -signor Gaspero qualche allusione alla confidenza fattagli. -</p> - -<p> -— Dunque, che c'è di nuovo, signor Mauro? disse, -voltandosi al deputato politico. -</p> - -<p> -— Eh! che vuol mai ch'io sappia, io! rispose quegli. -Lei, don Gioachino, lei che sa di politica, che vive -di giornali, me le racconterà le notizie. -</p> - -<p> -— Oh sant'iddio! L'ho detto tante volte, caro mio -signor Mauro, ch'io non m'impaccio di faccende mondane! -Io vivo in questa tana, come un tasso di montagna... -Io non c'entro, io non c'entro, lo dico e lo -protesto! io dormo all'ombra del mio campanile, e di -queste cose che bruciano, me ne lavo le mani. -</p> - -<p> -Questa protesta, che non sarebbe certo uscita di bocca -al curato in altro tempo, gli fu allora suggerita -dalla fresca tema di vedersi a qualche brutto giuoco, -per la maledetta smania che aveva di pesare su la sua -bilancia i destini d'Europa. Il buon uomo s'era ingannato: -nessuno badava, più che agli abitatori della -luna, alla congrega dottrinaria dello speziale; ma allora -la paura era entrata in corpo al povero don Gioachino, -e per lui era lo stesso che se l'avessero tenuto -per un Robespierre in saio nero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -— Dunque, mutiam discorso, seguitò, perchè vedete -bene!... Già, non è bisogno dirne di più;.. -</p> - -<p> -Gli astanti capirono, o credettero di capire, quella -reticenza. E il signor Gaspero, che aveva la chiave -del mistero, — Or via, disse, volete che ce n'andiamo -in compagnia giù fino alla riva? Non può star molto, -che passi il Vapore... -</p> - -<p> -— Andiamo! risposero. -</p> - -<p> -— E anche lei, signor curato, soggiunse il deputato -politico; via! venga, non si faccia pregare. -</p> - -<p> -Cammin facendo cianciarono, al solito, di cose inutili. -Ma poco stante, il dottore, additando una barchetta -che prendeva il largo: — Guardate! disse, non è quella -laggiù la barchetta delle nostre damine inglesi, qui -della villa? -</p> - -<p> -— Ah si! è proprio quella! già si sa, il dottore ha -buoni occhi, e conosce le belle fanciulle un miglio -lontano. -</p> - -<p> -— Via, signor Gaspero! So ben che lei scherza: -non me n'intendo io. -</p> - -<p> -— Eh voi siete un giovinotto, signor Paolino, un -dottore di primo pelo! Caspita, che su' trent'anni, -come voi adesso, ne feci anch'io delle belle, e qui -e via di qui; ma era il secolo passato, amico, quel -tempo di cui adesso si ride.. povera gente! -</p> - -<p> -— Buon pro le facciano, padron mio, ma le ripeto, -lei s'inganna a partito! -</p> - -<p> -— Andate là, volpone dottorato, che avete buon -gusto. Già lo sappiamo anche noi; è quella dagli occhi -cilestri, dall'aria sentimentale! ah! ah!... diceva -il deputato. -</p> - -<p> -— Anche voi volete spassarvi alle mie spalle, signor -Mauro? -</p> - -<p> -— Via, confessate, signor Paolino, non è così? non -è quella del bigliettino color di rosa, quella del -luigi doppio? L'avete pur raccontata voi la storiella. -</p> - -<p> -— Oh andate al malanno, ch'io vi mando! rispose -piccato il dottore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -— Ehi! la vi pizzica? ripetè l'altro, dunque è -segno ch'è vero! -</p> - -<p> -— Ah! ah! quest'è bella, è nuova di conio. Il -dottore muore dietro all'Inglesina! oh me la godo -proprio... E il signor Gaspero, con quella sua ciera -piacente, rideva, rideva di gusto. -</p> - -<p> -— Ma via, finitela! lasciatelo stare quel povero -figliuolo, se non volete che gli salti la mosca, continuando -così come fate a dargli la soia, soggiunse -il curato. -</p> - -<p> -— Se voglion pigliarsi il bel tempo, lasciateli dire. -Magàri la fosse così! -</p> - -<p> -Intanto eran giunti alla strada che fiancheggia la -riva. La barchetta, ch'era stata la cagione innocente -di quel cicaleccio, passava rapida, alla distanza d'un -trar di pietra; ond'è ch'essi videro le due giovinette -e Maria, che guardavano verso di loro, ridendo e -motteggiando con una sì schietta allegria, ch'era -un'invidia. Arnoldo remava, e Vittorina, seduta su -la poppa, governava il timone, a ogni momento volgendone -l'ala a suo capriccio, sicchè il battello vogava -in isbieco, come per obliqua via, lasciandosi dietro -su l'onda un lungo solco schiumoso e serpeggiante. -</p> - -<p> -— E quella martorella, scappò fuori a dire il curato, -levando con la punta dirizzata verso la barca la -sua lunga canna dal pome d'osso bianco; la tosa -d'Andrea, ch'è divenuta damigella delle due <i>milordine</i>, -eh! che ve ne pare? -</p> - -<p> -— Quella giovine sa il suo conto! disse il dottore. -</p> - -<p> -— Oh sì, da vero, il curato ripigliò; ma questa -sua confidenza io non l'approvo, son cose fuori di -posto: una ragazza, una contadina, un'ignorantella, -vedetela là, che vuol fare la burbanzosa, la superbetta, -mettere il gonnellino di moda, capricci! e far pensare -intanto, e far dire... No, non va bene! causa -quella testa matta di suo fratello prete, che anch'esso -ha la sua vena di dolce! vuol comparir filosofo, politico, -romantico... Oh la vedrà bella anch'esso, la -vedrà bella!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p> -— Ma, lei non è il curato? dimandò il signor -Mauro; non tocca a lei a dare una buona rammanzina -alla ragazza, un'altra a sua madre, e ricondurre -all'ovile la pecorella smarrita, come lor signori dicono -in pulpito tante volte? -</p> - -<p> -— Ehi son parole: ci vuol altri che me! È l'ingordigia, -la sete di far quattrini. La vecchia tale e -quale la conoscete, fa la bigotta, ma le premono i -comodi e la cucina; e poi, vuol mettere da parte, per -que' pochi dì che le restano a campare... e la figlia -è la sua insegna! -</p> - -<p> -— Oibò! oibò! che dite mai, curato? l'interruppe -il signor Gaspero, queste son cose... -</p> - -<p> -— Cose da non credere, ma che son vere! Pensate -forse ch'io sia qui, come si suol dire, il bastone -della scopa? So, vedo e conosco! -</p> - -<p> -— Ma non basta, bisogna... -</p> - -<p> -— Bisogna che questi villani non sieno teste di -scoglio, come sono. Ma che ci posso far io? e' la sarebbe -come se volessi asciugar il lago col mio cappello. -Non hanno badato mai alle parole del loro -paroco! il qual paroco non ha più di due polmoni, -che, una volta asciutti, non possono riempirsi di -fiato, come una tinozza di vino! -</p> - -<p> -— Ah! ah! ma che v'importa a voi, che la giovine, -la quale è poi savia e buona, vada con quei -signori? -</p> - -<p> -— A me, come me, certo che no! ma se, per -causa sua, avessi de' pasticci? Io ci vedo da lontano... -Quel vecchio milord, che sarà luterano, puritano, -manicheo, o qualche cosa di simile, fa una strana vita, -la vita del mistero... Il suo signor figlio poi... -</p> - -<p> -— Dite un po': è forse quello che aveva fatta -tant'amicizia col vicecurato? -</p> - -<p> -— Giusto! E colui, poteva far di peggio? Pensate! -un prete, che deve sempre guardar bene a tutto -quel che fa e che dice, un prete, com'è lui, viaggiar -su per i monti, andar giù per il lago, in compagnia -d'un forestiero libertino, d'un... dio sa che cosa? -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -Già, è sempre stato un bel capo colui!... E mi ci -voglion tirar dentro per i capegli, me? Oh se la -sbagliano! Io me ne lavo le mani, non ne voglio -saper nulla, faccian loro! Son pazzo a pensarci su... -Non è egli vero, che non tocca a me? -</p> - -<p> -— Del prete, rispondeva sempre il signor Gaspero, -del prete io non parlo! Siete l'autorità ecclesiastica -del paese, la prima! Ma della giovine, chi vi può -dir nulla? Eh via! chiudete un occhio, e lasciate che -l'acqua vada in giù; perchè alla fine, non è essa padrona -del suo? E potendo far la sua fortuna, la sarebbe -una baggea a star lì, sempre appiccicata alla -sottana di sua madre! -</p> - -<p> -— Bravo il nostro signor Gasperino! dicevagli il -deputato, nel dargli d'una palma su la spalla: già -l'ho sempre sentito far l'avvocato delle belle donne! -Ora poi, che si tratta della graziosa figliuola d'Andrea... -ch'è veramente un bel fiore di primavera, -un fiore che, scommetto, vorrebbe trapiantar volentieri -nel suo giardino! -</p> - -<p> -— Ehi, Mauro, che spropositi mi dite? cosa volete -ch'io faccia, co' miei sessantacinque anni, col mio peso -e con la mia mezza parrucca?... Ho altre fantasie; -sono stato giovine anch'io, e al mio tempo, non fo -per dire, era un giovinotto un po' più vivo di quelli -del dì d'oggi... non so se mi capite! Ho avuti i -miei grilli, e me la sono spassata alla buon'ora! E ho -fatto anch'io, come si dice, le mie campagne, sono -stato attore anch'io, ma adesso mi conviene accontentarmi -della parte di spettatore; e ridere, quando -c'è da ridere, della commedia che il mondo mi fa -d'intorno. -</p> - -<p> -— Non faccia troppo il filosofo, caro signor Gaspero, -soggiunse il dottore, contento, a dir poco, di rendergli -di rimbalzo le parole che motteggiando gli aveva -dette a principio della via. Anche sul suo conto, se -ne sa qualcosa. E ne so una io... e se non me -l'avesse raccontata quel brav'uomo d'Andrea, non -la direi... I suoi sessantacinque anni? Non gli credete, -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -al signor Gaspero, quando dice che gli pesano; -ha i suoi capricci ancora, un grillo che gli mette il -prurito da un pezzo; e se non fosse che... -</p> - -<p> -— Via è matto il dottore, disse l'allegro vecchio. -</p> - -<p> -— Matto io? sarà; ma nol fu già lei, signor mio, -quando sottomano, alla sorda, lasciò sentire al padre -della Maria, che cosa penserebbe se mai fosse capitato -un partito alla sua povera figliuola, un partito -come va; e se saprebbe farglielo parer buono; un -uomo un po' sugli anni sì, ma vegeto, sano; e poi, -persona di credito, particolare danaroso... Ehi, dica: -non è così, signor Gaspero? -</p> - -<p> -— Che bravo poetai che rima! crollando il capo -quegli diceva. -</p> - -<p> -— Altro che poeta! Lo so ben io! Se non fosse -stato il buon galantuomo a rispondere, come pochi -pur troppo rispondono in questi casi: Ma, io non ho -che questa tosa, e ch'ella se lo trovi il marito, e sia -contenta. Sono un povero diavolo, gli è vero; ma è -meglio pochi stracci e cuor contento, che non abbondanza -di fuori, e cuor voto di dentro... Non -è così? -</p> - -<p> -— Pigliatelo, vi dico, il dottore! tenetelo saldo, -ch'è matto, matto da legare! -</p> - -<p> -— E che mal ci sarebbe se la fosse come lui dice? -soggiunse il deputato. -</p> - -<p> -— Ma sì, che mal ci sarebbe? ripetè il signor -Gaspero. -</p> - -<p> -— Bene, dico io!... Ma sapete, conchiudeva il -curato, che le nostre sono ciance da far ridere i -morti? E mi pare che tutti siate un po' in cimberli, -a chiacchierar così in pubblico di donnette e d'amori, -come fanno i giovinotti della città al caffè! Oh finiamola, -ch'è tempo! Ecco appunto il signor Samuele, -che viene a questa volta. Ehi, ehi! signor Samuele, venite -qua! Non vi pare che sia il Vapore quello laggiù -in fondo, sotto la punta di Laglio?... Ohe, non -vi dicon niente i vostri occhiali? -</p> - -<p> -— Mi pare e non mi pare; lo speziale rispose, -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -levando il naso, e mettendo il rovescio della mano -alla fronte, a mo' di visiera. -</p> - -<p> -Ed esso e gli altri s'aggrupparono sur un monticello -della riva, per aspettare, con la loro quotidiana -curiosità, il passaggio di quella barca che da pochi -anni aveva segnato un nuovo e grave avvenimento -nella loro vita. E là, su quel pianerottolo, figuravano -un crocchietto degno del vivace pennello del -nostro Migliara. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<h3 id="cap12-1">XII. -<span class="smaller">ADDIO AL LAGO.</span></h3> -</div> - -<p> -O terra solitaria e ridente, che il lago da tutt'e -due i lati viene ad abbracciare col suo limpido specchio, -o paesello che siedi su la china del promontorio, -incoronato d'alberi d'ombra perenne e rallegrato -da un misto digradar di sparsi colori, il verde dell'erbe -freschissime, il rosso e il gialliccio delle foglie -che cominciano ad appassire, il cupo del pino, dell'elce, -e dell'abete, e il roseo degli odorosi ciclamini -che tutto l'anno rivestono la tua bella pendice, addio!.. -Noi lasciamo le tue ore tranquille, l'innocente -allegria de' tuoi passatempi, l'aria tua sincera e salubre, -i lieti diporti su l'acque, i sentieri serpeggianti -su per la montagna; noi abbandoniamo la casìpola -che un'annosa vite ombreggia, la remota dàrsena -con le sue barche pescherecce, la scoscesa costiera -del lido, la chiesa antica e modesta, la cappelletta al -crocicchio del bosco... Addio! -</p> - -<p> -Ma la memoria de' luoghi, che un tempo avemmo -cari, dove passammo gli anni giovenili in libertà e -in pace, questa memoria, che si nasconde nel cuore, -ma non si cancella mai, verrà con noi, cara e segreta -compagnia. E quando sorgeranno, nel mezzo -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -della vita, i giorni delle lunghe prove e della tradita -fatica, quando fra il rumore del mondo e l'angustia -del futuro, volgeremo indietro uno sguardo al tempo -che prometteva la felicità, allora ci sarà dolce il tornare, -almeno col cuore, a riposarci in que' luoghi, -dove la solitudine è piena de' nostri primi amori e -di tante piccole storie da fanciulli; dove conosciamo -ogni palmo di terra, ogni albero, ogni cespuglio; -dove ne pare ancora dover esser meno amaro il -ricordarsi del dolore sofferto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'oscura sorte d'Angiola Maria sta per mutarsi: un -giorno, una parola cambiano tante cose quaggiù; bastò -un giorno per sedurre i pensieri della giovinetta con -le lusinghe d'una vita più bella, d'una vita che fino -a quel tempo era stata per lei un bel sogno fuggitivo, -dal quale senza rammarico si risvegliava. La -dimestichezza nata fra essa e le due damigelle compagne, -il rivedersi tutt'i giorni, la concordia de' pensieri -e de' cuori, la necessità di cercarsi, di volersi -bene, quella fiducia della giovinezza sì schietta nell'anime -buone, tutto si combinò per condurre Maria -a lasciarsi vincere dalla preghiera d'Elisa e di Vittorina -d'accompagnarle quell'inverno a Milano. Elleno -speravano, in segreto, che poi l'avrebbero persuasa -d'andar con loro in Inghilterra. -</p> - -<p> -Io avrei dovuto dirvi prima, che il vecchio lord, -al cader dell'autunno, stanco della sua lunga solitudine, -e ristorato alquanto nella salute, aveva, con -gran rammarico delle due fanciulle e d'Arnoldo, -risoluto di passar l'inverno nella città. Però, quando -bisognò partire, Vittorina fu quella che trovò lo spediente -d'acconciarla bene per tutti. Un bel dì, fece -a suo padre molte carezze e una preghiera; e il -lord, colto in buon'ora, acconsentì. Non occorre -dirlo, la mamma Caterina non si fece neppur essa -lungamente pregare, chè anzi non capiva in sè dal -piacere, quando Elisa l'assicurava che si sarebbero -tenuta la sua cara Maria, come una compagna, un'amica; -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -che al primo giorno della primavera l'avrebbero -a lei restituita, e tant'altre promesse. E poi, la -buona vecchia voleva troppo bene alla sua figliuola; -allorchè questa parlava, ella non sapeva trovar più -ragione in contrario. — Oh l'amar molto è la gioja e -il martirio delle povere madri! -</p> - -<p> -Il più serio fu, quando bisognò scriverne al vice-curato. -Maria sapeva i pensieri, sapeva il cuore di -suo fratello; e dubitava che quella partenza così -nova, quel lasciar sola la madre per tutto l'inverno, -a lui non dovesse parer bene. Tremava la povera -fanciulla nello scrivere e suggellar quella lettera, tremava -e non ne sapeva il perchè. Ma bisognava farlo; -sua madre non aveva posta altra condizione, tranne -questa, che vi fosse il consenso di don Carlo. -</p> - -<p> -Chi si pigliò la briga di portar la lettera al suo -destino, fu lo stesso Arnoldo, per una buona ragione -che coperse di due buone scuse, cioè di fare una -visita all'amico, e di percorrere un'altra volta, innanzi -abbandonarla, quella bella contrada. -</p> - -<p> -Prima che uscisse l'alba della vegnente mattina, -una barca lo traghettò a ***, dov'erano i cavalli di -suo padre. Qui giunto, condusse fuori uno svelto e -brioso leardo; montò in sella, e seguitando i sentieri -lungo la montagna, viaggiò tutta la giornata, per -arrivare innanzi sera alla lontana parrocchia. Più -d'una volta fallì il cammino, e gli fu forza tornar -indietro, e rifare lunghi tratti della strada già corsa; -onde sentiva dispetto dell'indugio, e compassione -della sua povera cavalcatura. Già da parecchie ore il -cavallo andava di buon portante o di galoppo su per -quelle strade appena praticabili, e sbuffava dalle nari -per la lunga fatica; la sua criniera ondeggiava sollevata -dalla sottile brezzolina d'ottobre; le ferrate sue -zampe percotevan con violento passo sui grossi ciottoli -di que' sentieri franati: ma il giovin cavaliere -non pareva mai stanco di tener piede in istaffa. Soltanto -egli lasciava, a quando a quando, che il cavallo -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -continuasse a passo la via, e intanto gli accarezzava -il collo e la criniera. -</p> - -<p> -Al mezzo del cammino, scese di sella, e fermossi -per breve tempo in un deserto casolare, il quale -d'osteria non aveva altro che l'insegna; un tugurio, -che la mala sorte aveva collocato in fondo di una -solitaria valle. Condusse egli stesso il suo cavallo in -un canto della corte, innanzi a una mangiatoia tarlata; -poi entrò nella cucina, sedette, e senza parlare -si refiziò con uno stantío resto di torta e con certo -cacio di capra che gli fu messo innanzi, e che poi -condì con un bicchiero di vino acido; e pure l'ostessa -ne aspettò un pezzo il complimento. Era una giovine -e tarchiata colligiana, la quale gli s'era piantata in -faccia, con le pugna appuntate sul descaccio zoppo, -quantunque fosse più usa a guardare, con due occhi -grigi e furbi, il bel muso d'un contrabbandiere al -lume della luna, che non la faccia dilicata e i capegli -biondi d'un giovinotto inglese innamorato. -</p> - -<p> -Ripigliò il cammino, e lungo la strada, la sua fantasia, -seguendo sempre gli stessi pensieri, vestiva -d'una immagine sola la varia scena della natura ridente -o selvaggia ch'egli attraversava; i gruppi -d'alberi, i casali, i dirupi e le frane, il ruscello e il -torrente, la piccola pianura e la greggia col mandriano, -la siepaia e il cacciatore, il paesello e il cimitero, -tutto pareva fuggirgli dinanzi, come s'egli fosse -nel paese delle visioni. Sola una meditazione nutriva -il suo cuore; nè quel pensiero era mai sì forte, come -quando traeva fuori la lettera di Maria, e ne contemplava -con segreta gioja le parole della soprascritta; -la quale, del resto, era pur semplice, e non so che -incanto avesse. -</p> - -<p> -A un'ora di notte, arrivò alla parrocchia, e scavalcò -all'uscio d'una povera abitazione, che un pecoraio -gl'insegnò esser quella del vicecurato. E lo trovò -nella più interna delle due camere, ch'erano tutta la -casa, lo trovò a vegliare in mezzo a' suoi volumi, qua -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -e là sparsi, ammucchiati o aperti, al lume d'una piccola -lucerna. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Al vedere l'inaspettato visitatore, il prete s'alzò, -e, fattosegli incontro, sorrise; poi, senza parlare, gli -strinse con grand'amore la mano; ma il suo aspetto -era pallido, malinconico il sorriso, lo stesso andare -aveva qualche cosa di penoso e d'incerto. -</p> - -<p> -— Siate il benvenuto amico mio! Dunque non -l'avete dimenticato il povero prete? Nella mia solitudine, -la vostra venuta è una vera benedizione. Oh -credetelo! il mio cuore n'è riconoscente. -</p> - -<p> -— Mio buon Carlo: tocca a me il domandarvi perdono, -se questa è la prima volta che vengo a visitarvi; -non ho tenuta la mia promessa, lo so; ma... -mio padre... -</p> - -<p> -— Non dite di più: vi so troppo buon grado del -piacere che adesso mi fate, e v'assicuro ch'io aveva -un gran bisogno di vedere un volto amico. -</p> - -<p> -— Io vi trovo assai mutato da tre mesi, magro, -sparuto: siete stato forse malato? -</p> - -<p> -— No! io sto bene: è l'animo mio ch'è malato. -Ma di me non parliamo; voi... -</p> - -<p> -— I' ho una lettera da consegnarvi... una lettera -di Maria, di vostra sorella. -</p> - -<p> -— Che? accadde mai qualche disgrazia a mia madre? -</p> - -<p> -— Oh! ella sta bene e vi saluta, la buona donna; -ell'è così rubizza e così lieta! -</p> - -<p> -— Dio la benedica! Ma questa lettera di Maria... -</p> - -<p> -— Eccola! essa vi domanda che acconsentiate di -lasciarla per qualche tempo con noi, che andiamo a -passar l'inverno a Milano... Le mie sorelle ve ne -pregano anch'esse! -</p> - -<p> -— Maria?.. disse il prete, maravigliando e cadendo -d'improvviso in gravi pensieri. Indi aperse -lentamente il foglio, lo lesse attento, e ripiegatolo lo -intascò. Il giovine intanto lo riguardava, in atto di -serio esitare. Indi a poco il prete gli domandò: — Quando -contate di partire? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<p> -— Domattina, forse. Perchè... non so se mio -padre.... dubitando rispose Arnoldo. -</p> - -<p> -— Domattina dunque avrete la mia risposta per -Maria. -</p> - -<p> -E detto ch'ebbe, mutò discorso, nè più parlò di -sua madre, nè di sua sorella. Ma raccontò all'amico -la vita che menava in quella valle; vita di sacrifizio -e di coraggio, e che avrebbe presto distrutte le forze -d'altri uomini di tempra più salda della sua. Quella -remota parrocchia di poveri terrazzani, dispersa in -abituri e capanne, senza ricolto e senza decime, metteva -a dura e verace prova il ministero dell'uom -del Signore, chiamandolo a tutte l'ore dov'era bisogno -di consolazione e di costanza, e dove albergavano -il pianto e la fame. -</p> - -<p> -Ma essendosi fatta l'ora tarda: — Pensiamo per -voi, disse don Carlo. Voi siete stanco, rotto dal viaggio; -qui nel paese, non v'è locanda di sorta, chè -altri non vi capita se non qualche vagabondo, o al -più due volte l'anno qualche viandante che abbia -perduta la strada. Se v'accontentate, vi cederò il mio -letto; già, lo sapete, siete sotto il tetto d'un povero -romito... -</p> - -<p> -Ma, negando l'altro in ogni maniera: — Bene, -soggiunse il prete, il mio Bernardo, è un buon cristiano -di questi monti che m'ajuta e mi serve, vi -preparerà alla meglio un lettuccio sul canapè ch'è -nell'altra stanza. Scusatemi, amico! v'accorgerete stanotte -di non essere nelle belle case, e ne' buoni letti -della vostra Londra. Dunque, addio e buona notte! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Arnoldo si coricò; ma alle stanche membra non -concedevano riposo l'ardore e l'inquietudine della -mente combattuta da cento pensieri più strani delle -larve d'un cattivo sogno. Vegliava dunque, e dopo -qualche tempo s'accorgeva che nella stanza vicina il -prete era pur desto; perchè la lucerna mandava ancora, -per alcune fessure dell'uscio, il sottile suo -raggio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -</p> - -<p> -Dapprima non gli giungeva all'orecchio nè voce -nè respiro; poi intese come il muover lento e grave -d'un passo, che pareva misurar chetamente la stanza. -Il giovine si trasse di novo sotto le coltri, e cercò -dormire, ma invano... Origliava, non fiatava; passò -un'ora, ne passò un'altra; e sempre sentiva il prete -andare e venire su e giù lentamente per la camera. -</p> - -<p> -Tutto a un tratto lo riscosse uno strepito, come -d'una seggiola che scricchioli sotto il peso di persona -che sopra vi s'abbandoni; e in quella, gli parve d'udire -un affannoso sospiro, e poi queste parole: — Mio -Dio!.. dammi forza e costanza!... -</p> - -<p> -Allora, vinto da non so che terrore, egli stava per -balzar dal letto, quando s'accorse che la lucerna era -spenta, e che tutto era silenzio. -</p> - -<p> -Alla mattina, Arnoldo pensava di chiedere al prete, -in nome dell'amicizia, la spiegazione di quel mistero, -la causa della preoccupazione grave e dolorosa in cui -l'aveva trovato. Pure, quando se lo vide venire incontro, -con aspetto serio ma tranquillo, per fargli -nuova scusa della sua meschina ospitalità, e s'accorse -che gli tagliava a mezzo ogn'inchiesta la quale a lui -riguardasse, allora pensò che quello doveva essere un -segreto geloso e profondo, uno di que' segreti che si -trema di confidare allo stesso cuor dell'amico; e -tacque. -</p> - -<p> -Con un turbamento involontario Arnoldo ricevette -la lettera che il vicecurato aveva scritta in risposta a -quella di Maria. -</p> - -<p> -Quando, preso commiato e salito in sella, il giovine -ripetè un sincero saluto, il prete gli s'avvicinò, -e strettagli forte la destra, — Arnoldo, disse, voi -siete un uomo onesto, e il cuor vostro è buono e -generoso. Voi siete abbastanza felice, ma io non ho -più nessuno quaggiù!.. Il futuro c'incalza e trascina, -e Dio solamente lo conosce: se dunque a Lui piacesse -che noi non avessimo a incontrarci più su la -terra, e se mai l'avvenire vi menasse di nuovo in quest'Italia, -non dimenticate mia madre e mia sorella! -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -Confortale l'una, proteggete l'altra... Oh voi fortunato, -se avrete questa consolazione di poter dire: C'è -alcuno che mi ama e mi benedice! Addio! -</p> - -<p> -Arnoldo si sentì commosso fino alle lagrime; ma -fattosi forza, — Addio, rispose, virtuoso amico! State -di buon animo; io spero che ci rivedremo ben presto. -Addio! -</p> - -<p> -E, dato di sprone al cavallo, s'allontanò. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Due giorni appresso, la famiglia de' Leslie era partita -dalla villa, e Maria aveva abbandonato la natale -sua terra. La mano della fanciulla aveva tremato -nell'aprir la lettera di suo fratello; erano poche linee -che dicevano: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -— «Chi deve avere maggior pena che tu parta -di qui, mia cara Maria, è la nostra buona mamma. -S'ella dunque vuol fare questo sacrifizio, e tu segui -allora la tua volontà. La famiglia, nel cui seno ti -ritrovi, è un raro esempio di nobiltà vera e onesta. -Ma non ti scordar mai, sorella, chi tu sia! -Conserva il tuo cuore; pensa che un cuore come -il tuo è una gemma, la quale, perduta una volta, -non si ritrova mai più. Io spero per altro che la -tua lontananza non sarà lunga: quando ritornerai, -fa di trovare ancora nella tua povera casa, e sotto -il cielo che il Signore t'ha dato, quegli stessi pensieri -e quella stessa vita, che ora vi lasci. E se -mai tu temi che non sia per essere così, oh! non -abbandonare, te ne scongiuro, la tua povertà e il -silenzio dell'oscurità in cui se' nata. Addio, mia -sorella! Che il Signore t'accompagni! — -</p> - -<p class="indr"> -Carlo.» -</p> -</div> - -<p> -Caterina pianse nel leggere questa lettera così semplice, -ma non ebbe cuore di stornar la figliuola dalla -proposta partenza. Maria mise insieme le sue poche -robe; e la stessa mattina, nell'andar dall'una all'altra -stanza della casa, le pareva che quell'abbandono le -pesasse sul cuore, e quel breve viaggio le fosse imposto -come una penitenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -La buona madre anch'essa, quando il momento fu -venuto di staccarsi dalla sua Maria, sentì nel suo -segreto un dispiacere, un pentimento quasi d'avere -accondisceso all'impensata a quella partenza: e le -vennero a mente le parole che ripeteva un tempo il -suo pover'uomo, quando la signora contessa teneva -con sè la fanciulletta: Verrà un giorno che ve ne -pentirete, e non vi sarà più rimedio! — Ma non -disse nulla, e cacciò via quel tristo pensiero. -</p> - -<p> -Nel tragittare il lago, per raggiungere le carrozze -del lord, che stavano aspettando su l'opposta riva, -Maria non potè nascondere l'angoscia che la stringeva, -benchè non piangesse. Dilungandosi dalla sponda, -guardava la madre sua e la vecchia Marta, che dalla -soglia della casa le mandavano ancora baci d'amore; -guardava la sua finestretta e la pergola del cortile. -E certamente, se non era la presenza del vecchio -signore, che quantunque buono e carezzevole con lei, -pure la teneva nell'imbarazzo della suggezione, essa -avrebbe lasciato libero sfogo alle sue lagrime. -</p> - -<p> -Elisa, guardandola con mestizia, le compativa; Vittorina -l'abbracciava, ripetendole le più liete cose che -siensi dette mai per consolare chi abbandona la prima -volta i luoghi, a cui la vita serena di molt'anni donò -tanta bellezza. -</p> - -<p> -Nel tempo di quel tragitto, un giovane barcaiuolo -accompagnava il lento batter del remo nell'acqua con -una semplice canzone del suo paese, su l'andar della -seguente. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i04">IL COMMIATO.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">CANZONE DEL BARCAIUOLO.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p> -<p class="i02"> Ah! ti ricorda dell'amor mio.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">I' vo lontano dal suol natío,</p> -<p class="i02"> Lascio la barca che mi fu cuna;</p> -<p class="i02"> Solo, ramingo, pel mondo io vo.</p> -<p class="i02"> I' vo cercando la mia fortuna!</p> -<p class="i02"> Se il buon destino non è restio,</p> -<p class="i02"> Quando ritorno, ti sposerò.</p> -<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ah! ti ricorda, cara, quand'io</p> -<p class="i02"> Sott'altro cielo, mesto, lontano,</p> -<p class="i02"> Penserò all'ora di questo dì;</p> -<p class="i02"> Che noi qui stretta ci siam la mano,</p> -<p class="i02"> Che un solo giuro due cori unío,</p> -<p class="i02"> E che il Signore quel giuro udì!</p> -<p class="i01">Ah ti ricorda dell'amor mio!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Là, presso l'erta di quel pendio,</p> -<p class="i02"> Cui lieta cinge la vigna in fiore,</p> -<p class="i02"> Vedi una casa, del monte al piè?</p> -<p class="i02"> Se fosse nostra!... Mi sta nel cuore</p> -<p class="i02"> Da tanto tempo questo desio!</p> -<p class="i02"> S'io vi potessi viver con te!..</p> -<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Oh sta, mio core! già l'alba uscío.</p> -<p class="i02"> Partir bisogna, lasciar la valle,</p> -<p class="i02"> Se ricco un giorno mi vuoi sposar!</p> -<p class="i02"> D'un fardelletto carco le spalle,</p> -<p class="i02"> Povero e franco, men vo con Dio...</p> -<p class="i02"> Ma prima, o cara, ti vo' baciar!</p> -<p class="i01">Ah ti ricorda dell'amor mio!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p> -<p class="i02"> Ah ti ricorda dell'amor mio!</p> -</div></div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="figcenter break-before"><a id="fill-130b"></a> - <img src="images/ill-130b.jpg" alt="" /> -<p class="caption">— Sia ringraziato il Signore, disse il mendicante dopochè si -furono allontanati, che m'abbia mandato l'inspirazione di continuar -la strada.... — Lib. <span class="smcap lowercase">II</span>, pag. 281.</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<h2 id="libro2">LIBRO SECONDO</h2> -</div> - -<div class="blockcit"> -<p> -Non mi chiamate Noemi (cioè bella), ma -chiamatemi Mara (cioè amara), perchè -l'Onnipotente m'ha ricolmata di grandi -amarezze. -</p> - -<p class="indr"> -<i>Nel libro di Ruth.</i> -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -</p> - -<h3 id="cap1-2">I. -<span class="smaller">ALTRO TEMPO, ALTRA VITA.</span></h3> -</div> - -<p> -Ecco Milano, la bella e ricca Milano! I larghi viali -suburbani, che ornati d'una doppia fila d'alti platani, -la circondano, come delle verdi ombre d'un giardino; -i suoi lieti bastioni, le sue porte, che ora ti -figurano la superba idea dell'arte romana studiata -da' compassi dell'arte moderna, e ora ti presentano -l'umile ingresso d'una borgata; i suoi corsi larghi, -lisci ed asciutti, le sue variate vie fiancheggiate di -modesti palazzi e di case belle e recenti dalla fronte -allegra, dalle spesse e diritte finestre; tutto ti farebbe -creder quasi d'essere in una città sorta ieri, se le -belle cupole, e i campanili delle vecchie sue chiese, -e quelle superbe colonne cadenti di San Lorenzo, -unico avanzo della nostra grandezza a' migliori giorni -di Roma, e più di tutto la mole sublime e gigantesca -del Duomo con le cento sue guglie aeree, non -sorgessero a ricordarti che i secoli passati hanno ancora -le loro grandi vestigia, e signoreggiano, direi -quasi, con l'armonia della loro maestà vetusta su d'un -vasto anfiteatro di case, che la mediocrità costruì in -compagnia del comodo, del risparmio e della convenienza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -Ma non cercare gli avanzi delle nostre glorie municipali; -son pochi e inutili per noi, e furono sepolti -dai secoli, o dispersi dagli uomini. Non aprire i volumi -della storia, che adesso non è il tempo; essa ha -delle pagine scritte col sangue, pagine terribili che -fanno fremere e lagrimare; e altre ne ha, ornate delle -più belle glorie italiane, pagine sante, che sono l'entusiasmo -e la speranza di chiunque si ricordi ancora -di portare il nome de' suoi antichi. — Milano è la -città del gran signore e dell'onesto privato, del mercatante -e dell'ozioso, del filosofo e del povero galantuomo; -è la città semplice e colta, generosa e ospitale, -la patria della bella vita e del buon cuore. Tutto il -mondo è paese, dice il proverbio; ma i proverbi, massime -gli antichi, non han più ragione. -</p> - -<p> -Eppure colui che per la prima volta abbandona -l'aria pura della campagna e la solitudine d'una -terra ignota, non può trovar nella città quel soggiorno -di delizie e di fortuna, che forse prima aveva sognato, -nè quella pace oscura che nessuno al mondo -invidia, tranne chi l'ha perduta. -</p> - -<p> -V' è una certa tristezza nella consueta tranquillità -cittadina, una certa monotonia nella quotidiana vicenda -delle sue costumanze, una noia negli spassi, un'inerzia -nella vita, che talvolta ti par quasi di trovarti -solo e abbandonato in mezzo alla frequenza della gente, -e ti stanchi di vedere il malcontento in seno della -ricchezza, e da una parte l'orgoglio, e il disprezzo -dall'altra, e dappertutto l'abitudine e l'indifferenza -per quanto ti s'agita o muta d'intorno. Al principio -dell'inverno poi, quando il cielo non ha sole, e la -terra non ha altro che nebbie e fumo, la è una scena -a cui l'anima immalinconisce e si fa grave e noiosa. -</p> - -<p> -Le vie spesseggiano di popolo, ma son taciturne; -è un andare e venire, un mischiarsi, un incontrarsi -da ogni parte; ma ciascuno cammina per le faccende -sue, o, se non ha faccende, s'accontenta di badare -a quello che altri fa e dice. La scena poi è sempre -la stessa: è il fanciullo che ora a ritroso, or saltelloni -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -s'avvia alla scuola col fascetto de' libri sur una -spalla, e il pigro servo o la fante brianzuola che gli -tien dietro; è l'onesto impiegato che col suo lento -passo usato s'incammina all'ufficio per la strada da -vent'anni battuta, chiuso nel suo pastrano di panno -turchino e col fido ombrello sotto l'ascella; il solito -gruppo de' lettori d'affissi alle cantonate, il fattorino -che torna zufolando alla bottega, la femminetta divota -o la vecchia dama, seguita dal servitore in livrea -e con l'astuccio degli occhiali e due grossi libri fra -mano, le quali spesseggiando i passi se ne vanno alla -messa della parrocchia; è l'ozioso che girando a zonzo -arresta tutti gli amici e i conoscenti ne' quali s'imbatte, -o dà gli occhi entro ogni bottega, o numera -le finestre d'ogni nuova fabbrica; è il giovine signore, -che dall'alto suo cocchio inglese balza su le soglie -del palazzo di qualche eletta contessa, lasciando al valletto -di dieci anni le briglie de' focosi puledri. -</p> - -<p> -Nondimeno nella città è un bel vivere per tutti. -Ben so che spesso bisogna vedere e tacere, e mordersi -la lingua o far orecchie di mercante; so che -bisogna sorridere a tanti amici di cappello, accarezzare -quelli che ti stanno di sopra, e quelli stessi che -t'invidiano, e guardar confuso nella folla il traino -cortigiano dell'ignoranza, e tremare talvolta perfino -d'una segreta stretta di mano dell'uomo sincero; so -che bisogna fremere e arrossire, se non per te, per -altrui; e chinar la testa alle opinioni che, al pari di -tanti piccoli tirannelli, si cozzano, e voglion regnare -insieme... Ma finchè nella patria troverai un amico -che ti dica una buona parola, finchè avrai nella tua -casa alcuno che t'ami, alcuno da amare, oh! terrai -sempre caro il nome della tua città, come quello di -tua madre! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La famiglia de' Leslie, venuta a Milano, aveva preso -dimora in una bella e comoda casa, situata in una -delle più popolose vie della città. La casa apparteneva -a una vedova dama, la quale, alla morte del marito, -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -s'era ritirato nel secondo piano, per nascondervi il -suo lutto e i suoi quarant'anni, e per cedere a qualche -ricco pigionale il quartiere del piano <i>nobile</i>, come -qui si chiama. -</p> - -<p> -Le damigelle, non avendo altri pensieri che di gioia, -s'addomesticarono in pochi dì con la vita cittadina e -co' novi piaceri, e dimenticarono il lago e i suoi pacifici -ozii. Ma così non era di Maria. Essa non aveva -creduto da prima, che così presto si sarebbe trovata -sola sola; e già s'accorgeva che le mancava qualche -cosa, e non sapeva che pensare a sua madre, e pensare -a suo fratello. -</p> - -<p> -Pure ne' primi giorni, la novità di tutto quello che -la circondava, le cure divise con le compagne per -mettere in ordine la nuova casa, e assettare ogni cosa -nella piccola stanza che ciascuna d'esse aveva scelto -per sè, fu una sollecitudine, un pensiero. Ma poi, quel -trovarsi chiusa sempre tra le pareti d'una sala, quantunque -tappezzata da lucenti arazzi e sfavillante d'oro -e di cristalline lumiere, quel correre alle finestre, e -non veder che tetti e case, a traverso l'aria greve -e fosca, e cercare invano con l'occhio la linea serpeggiante -delle montagne, e i noti paesetti su l'opposta -riva, e l'incerta lontananza dell'acqua: tutto -ciò la faceva ben sovente muta, incresciosa a sè stessa, -e le aveva rapito quell'aria di freschezza e di sorriso, -ond'era prima così bella e serena. -</p> - -<p> -Arnoldo e le sue sorelle impiegarono que' primi dì -nel visitare a parte a parte le nostre chiese più antiche -e famose, i pochi monumenti dell'arti, le molte -fabbriche degne d'esser vedute. Il giovine era stato a -Milano in altri tempi, e aveva conosciuta la città; egli -si faceva dunque compagno delle fanciulle in quegli -utili diporti della mattina, e dava loro la spiegazione -di tutto, meglio che non l'avrebbe fatto un facondo -cicerone di piazza. -</p> - -<p> -Ma elleno non potevano mai persuader Maria ad -accompagnarle. Maria temeva di farsi vedere con esse -in mezzo a tanta gente; e s'ella da prima non aveva -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -pensato mai alla gran distanza che separava l'oscura -fanciulla dalle nobili damigelle, quest'idea dolorosa -cominciò allora a tormentarla con un assiduo rimprovero. -</p> - -<p> -Quand'era sola poi, rifletteva a quello strano mutamento -della sua povera sorte, domandava a sè stessa -perchè mai avesse acconsentito a seguire una famiglia -che non era la sua, e come la si potesse abbandonar -così, anima e cuore, a quella vita tutta nuova -per lei, e a che fine la sarebbe venuta. Tutto le pareva -un sogno; ma il turbamento che le s'era messo -nel cuore, era vero. Allora sentiva il desiderio d'una -consolazione lontana, ignota, che nessuna cosa al mondo -le avrebbe potuto dare, nemmeno il ritorno alla sua -casa, alle braccia di sua madre. Per la prima volta, -ella pensava a sè stessa, a sè sola; all'avvenire, ai -suoi timori, alle sue speranze. Oh! perchè tutte quelle -angustie, perchè quelle inquietudini e quel rammarico -si quietavano nel suo cuore, quando Elisa o Vittorina -correva a scuoterla da' suoi mesti pensieri con l'ingenuo -bacio d'una sorella, o quando sentiva soltanto -pronunziar fra loro il nome d'Arnoldo, o sostava al -suono della sua voce, a quello de' suoi passi? -</p> - -<p> -Lord Leslie intanto, giunto appena in città, ripigliò -la sua vita altera e dispettosa, com'è costume de' -vecchi, che senton oggi il tedio di quel che jeri bramarono. -Lo strepito della città gli ricordava il tumulto -della sua vita passata, i lunghi anni travagliati -dalle cure della grandezza e dall'inimicizia della sorte. -Egli dunque tornò a starsene chiuso e solitario, a non -voler vedere anima viva; e alternava le lunghe ore -della sua giornata fra il tè, le gazzette inglesi e la -corrispondenza epistolare de' suoi agenti di Londra -e de' gentiluomini della sua parte. -</p> - -<p> -Arnoldo amava passar la più gran parte del giorno -in compagnia delle sorelle; chè la dimestichezza d'una -vita modesta e uguale, le consuetudini quotidiane, -quella sì cara onestà del costume di Maria, e quella -sua semplice bellezza, tutto s'univa per fargli più -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -prezioso un amor puro e segreto. Nè Elisa e Vittorina -ne' loro cuori ingenui n'avevano ancora il più lontano -sospetto; e lord Leslie stesso, anzi che a codesto affetto -d'Arnoldo, avrebbe creduto alla prossima rovina -della superba aristocrazia del suo paese. -</p> - -<p> -Era in quel torno capitato a Milano tra i molti inglesi -che passar vi sogliono nell'inverno, un baronetto, -antico amico de' Leslie, il quale trattenutosi -pochi dì, venne a portar loro le fresche notizie della -patria; e fu il solo che il lord acconsentisse di vedere. -Era un uomo di mezz'età, con un falso e ricciutello -toppè d'un biondo rossigno; volto di tinta accesa, -ma sincero; cravatta e corpettino bianchi; abito di -color verde inglese, soppannato di velluto, a larghe -rivolte e larghi quarti; un occhialetto d'oro pendente -al collo, e manichini increspati su' guanti gialli; insomma, -lo scapolo elegante, il <i>dandy</i> di quarant'anni. -</p> - -<p> -Costui sedeva, una sera, in mezzo al piccolo circolo -delle due damigelle, d'Arnoldo e della nostra -fanciulla. Fosse l'aria vivida d'Italia che l'animasse -più del solito, fosse la leggiadria delle giovinette, fatto -è che quella sera egli faceva le spese della conversazione; -sfoggiava quegli scherzosi nonnulla, per cui -nel bel mondo anche il dappoco diventa fior di senno; -ciarlava, rideva per tutti, chè non pareva fosse -nato al di là della Manica; e, com'era stato gran viaggiatore, -ripezzava il suo parlare or della lingua nativa, -or della nostra e or della francese. Ad Elisa, in men -di mezz'ora, egli aveva già ricordato a una a una le -amiche damigelle che l'aspettavano nella contea, e le -s'era fatto vicino per bisbigliarle all'orecchio che un -giovine poeta italiano errava sempre intorno al deserto -castello de' Leslie; e poi aveva presa la piccioletta -mano di Vittorina, e le aveva descritte a parte -a parte le splendide feste, i passeggi, le danze, le -corse de' cavalli, le compagne fatte spose. -</p> - -<p> -— Oh perchè non son giovine anch'io come voi! -seguitava il brioso baronetto. Per voi è l'aurora, -per me il mezzodì, per voi splende il sole della bella -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -Italia, per me quello del nord; pure non sono malcontento -di me stesso... I' ho fatto più lunghi viaggi, -che non Colombo, Marco Polo, Vasco de Gama e il -capitano Cook, tutt'insieme! Ho veduto il mondo; ma -lo darei tutto, se fosse mio, per un anno solo de' vostri... -L'amore è la più bella parola di tutte le lingue; -domandatelo, miss Elisa, al vostro poeta, e voi, -miss Vittorina, al vostro cuore!... -</p> - -<p> -— Voi siete molto gaio, sir Edwin, l'interruppe -Arnoldo; e la vostra vita, se alcuno la scrivesse mai, -dovrebb'essere un bel romanzo. -</p> - -<p> -— O amico mio, pensate! press'a poco come quello -di Gil Blas de Santillana. Anch'io sono sempre stato -di buon umore, <i>a jolly fellow</i>... E poi? non credete -forse che la vita di qualunque uomo, fra i venti -e i cinquant'anni almeno, sia un romanzo?... Quella -d'una giovinetta poi, quella d'una bella donna!... -<i>Oh delicious! delicious!</i> -</p> - -<p> -— Aimè! disse ridendo Vittorina, io non ho tocca -ancora l'età del romanzo. -</p> - -<p> -— Sì, sì! per un volto e per un cuore come il -vostro, il romanzo comincia a quindici anni. Ma per -me... la mia stella tramonta! ah! ah! l'ipoteca dell'età -pesa anche su lo spirito! eh! eh! -</p> - -<p> -— Via, via, sir Edwin, soggiunse Elisa, consolatevi, -chè lo spirito è un genio bizzarro che non ha -paura del tempo!... Ma lasciam le follie; e voi continuate -a darci le novelle de' nostri amici di Londra. -Non ci avete ancora detto nulla d'Elena nostra cugina? -l'avete veduta?... -</p> - -<p> -— Miss Davison? Essa è l'ultimo angelo <i>of our -merry England</i>, che mi sorrise prima della mia partenza. -Essa è sempre più bella, una maga, una divinità! -I nostri <i>dandys</i> le fanno corona sempre e da -per tutto; è il sospiro di tutti, l'idolo che tutti adorano. -Ma nessuno trionferà, perchè noi la serbiamo -per l'amico nostro Arnoldo. Non va bene?... -</p> - -<p> -— V'assicuro, rispose Arnoldo, ch'io non fo di questi -aurei sogni. Io vorrei piuttosto amare, che adorare... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -</p> - -<p> -— Che c'è di novo? voi siete così mesto e circospetto, -ch'io non vi riconosco più. Ma, a proposito, -come riusciste a far pace con vostro padre, dopo quel -terribile scacco?... A lui, non ebbi cuor di parlarne. -Oh se sapeste! il nobile duca era uscito de' gangheri... -le vostre superbe zie, la marchesa... la viscontessa, -facevano <i>un commèrage</i>; tutta Londra lo -seppe; se ne parlò a Bath, Brighton, Chelthenham... -E quella povera miss? così giovine, così ricca e così -bella? Ma essa si consolerà! ah! ah!.. Eppure, lasciate -che io le dica, sir Arnoldo, ell'era fatta per voi!... -</p> - -<p> -Arnoldo non potè più sopportare l'insipido cicaleccio -del baronetto; e poi, Maria era presente. Costui -aveva toccato una corda, che in quel punto risvegliava -un ricordo doloroso nel suo cuore; quindi troncò a -mezzo il discorso, alzandosi bruscamente, e preso il -cappello, uscì. Sir Edwin non s'avvide, o finse di non -s'avvedere di quel mal garbo; si rivolse ancora alle -fanciulle, e continuò le sue vôte facezie. Maria, nascosta -quasi in un canto della sala, era stata silenziosa e -indifferente per tutta la sera; se non che, alle ultime -parole del baronetto, rivolse un momento gli occhi -ad Arnoldo, e sentì ferirsi nel cuore, come d'una punta -mortale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Alcuni giorni appresso, ell'era sola nella sua camera; -le due damigelle, col padre e con Arnoldo, -se n'erano ite a un ritrovo, in casa d'un gran personaggio. -Mentre frugava nel suo armadietto, le era -venuta sott'occhio l'ultima lettera del vicecurato, quella -con cui le aveva concesso di partir di casa sua. Essa -l'aprì, la meditò lungamente, china la fronte, e fissi -gli occhi, che lasciavano cadere involontarie lagrime -su le smorte sue guance: e quelle parole, che la prima -volta l'avevano appena commossa, allora la fecero tremare. -Alla fine, abbandonò la mano che teneva il foglio, -e appoggiò l'altra dolorosamente sul cuore, come -cercando di soffocarne il palpitar crescente. Allora proruppe -in un pianger dirotto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -Essa aveva letto nel proprio cuore. Ciò che fino a -quel dì era stato un segreto, un mistero per lei, le -apparve lucido e schietto al pensiero, divenne una certezza, -una verità, che la riempì di confusione e quasi -di spavento. -</p> - -<p> -— Oh Signore! ella diceva in mezzo alle lagrime, -osando appena esprimere con un lamento l'angoscia -del cuore. È possibile che sia così?... Ch'io mi lasci -andare a pensar sempre a lui, anche senza volerlo, -a lui, più che a mio fratello, più che a mia madre?... -Oh! cosa son io a confronto di lui?... Povera mamma! -perchè l'ho abbandonata?... Essa crede ancora -ch'io sia innocente come un angelo, essa che mi diceva -tante volte: Io t'ho messo il nome di Angiola, -perchè tu sii sempre il mio angelo; te ne ricorda!... -Ed egli?.. Oh se avesse a pensare ch'io sia venuta -qui, qui in casa sua, con le sue sorelle, perchè gli -voglia bene! Ah povero me! che abisso!... Come -è avvenuta una cosa sì terribile?... Me l'aveva pur -detto mio fratello, che in questa famiglia non credono -come noi, e che per ciò appunto io dovessi esser -tanto più buona e pia... E ora? sento che il cuore -mi dice ch'io son rea!... No, no, non è possibile! -È un sogno ch'io fo, è la mia fantasia ammalata; -io tremo, e parmi quasi d'avere i brividi della febbre. -</p> - -<p> -E intanto ch'essa con voce fioca diceva queste parole, -s'era abbandonata sur una seggiola, accanto del -suo letto, e lasciava cader sul seno la testa. Ma pensava -ancora. — Io fuggirò di qui, pensava; domani, -subito, io dovrei lasciar questa casa! Ma come mai -lo potrò fare?... Oh Signore! quest'è forse un castigo... -Pure, che colpa è stata la mia per meritarlo? -Ah toglietemi voi da questa angustia!... Io sono infelice -sì! ma è poi vero, ch'io faccia tanto male ad amarlo? -Perchè veniva egli così spesso, lassù, in casa nostra? -perchè anche mio fratello l'amava? perchè mi parve -così degno d'esser amato da tutti, così onesto e cortese?... -Egli voleva tanto bene a mia madre! Il suo -cuore è sì buono! E come si compiaceva di sedere -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -all'ombra della vite, sui nostri scanni di paglia, di -parlar con noi, di raccontarci tante cose! Ma io non -gli ho detto mai nemmeno una parola, che potesse -far credere a lui... No, no... Se io non ardisco nè -anche guardarlo, quand'è presso di me! Oh se mai -egli venisse ad averne il più piccolo sospetto, credo -che ne morirei di vergogna!... -</p> - -<p> -Qui tornava a sollevarsi, e appoggiando il viso su -le palme, e i gomiti alle ginocchia, gemeva in silenzio. -I suoi bei capegli, nell'agitarsi ch'ella faceva -sotto il peso di quel dolore, s'erano snodati, e le si -spargevano giù sulle spalle e sul grembo, a somiglianza -d'un nero velo. Ma poi continuava a martoriarsi ne' -suoi terrori: — Gran Dio! cosa sarà di me?... Quand'anche -io cercassi di tornare a casa mia, la mamma -non vorrà più vedermi; e io pur sento che adesso -non avrei coraggio d'andare a gettarmi nel suo seno. -E le due damigelle, esse che m'han voluto un sì -gran bene, che per tanto tempo mi tennero quasi come -una sorella?... Ah no! Se io non le avessi conosciute, -non sarei a quest'ora ridotta a piangere così!... Ed -egli? E suo padre, quell'uomo così severo, che non -dice mai una buona parola, nemmeno a' suoi figliuoli?... -Io credo che se avesse a saperlo m'ucciderebbe -forse con un solo di que' suoi sguardi!... Oh -misera ch'io sono! io vedo che quest'amore sarà la -mia morte!... -</p> - -<p> -Così ella, che fin allora aveva indirizzata tutta la -sua mente a quella candida affezione e che altro più -non sapeva desiderar nè cercare, adesso ne rifuggiva -con terrore; e per la prima volta che s'accorgeva di -amare, gustava tutto l'assenzio che si mesce all'amore. -L'idea della sua pace perduta, il dubbio e la vergogna, -la memoria de' suoi, il dolore della sua povera -sorte, i pensieri di Dio e della sua fede innocente, -e, insieme a questi affanni, anche la sola nascosta -speranza che nutriva, di poter pure essere amata, -tutto le pesava sul cuore già debole e stanco; e una -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -folla di nuove e tremende immagini le accerchiava la -mente smarrita. -</p> - -<p> -E già si sentiva venir meno a poco a poco; i suoi -pensieri si mischiavano, si confondevano, più rapidi, -agitati, cocenti; poi le pareva si facessero cupi, gravi, -un peso insopportabile; ella perdette la conoscenza, -e abbandonò la testa su gli scomposti cuscini del -letto. -</p> - -<p> -La sua fronte appoggiavasi grave e lenta sopra il -braccio manco; e la sua faccia appariva d'una bianchezza -muta, al par delle lenzuola su cui riposava. -Nella dolorosa inquietezza di quell'oppressura, la semplice -e linda vesticciuola che le stringeva la persona, -s'era slacciata allo sparato del collaretto; e sul candore -del suo collo e d'una spalla seminuda spiccava -la nera striscia d'un nastrino, dal quale pendeva una -piccola crocetta d'argento, un dono fattole dalla sua -nonna, fin da quando essa non aveva che sette anni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Arnoldo aveva abbandonata prima della mezzanotte -la splendida festa; e per le vie mute, solitarie della -città, ritornava a casa, in compagnia de' suoi pensieri -torbidi e malcontenti. L'allegria del ballo, la pompa -della bellezza, e lo sfoggio dell'onore e dei tesori più -non potevano scuotere da quell'anima giovine e malata -l'inerzia che la spossava, nè domarne la noia -che innanzi tempo vi s'era messa, la noia, questa dura -fatica d'una vita che non è feconda. -</p> - -<p> -Allorchè Arnoldo, rientrato in casa, passò lungo il -corritoio, su cui s'apriva la camera di Maria, ne vide -l'uscio socchiuso; il poco lume che n'usciva, era -quel bagliore morente che tremola nell'ombra, come -un augurio sinistro. Egli passò, ma il suono d'un gemito -profondo, affannoso, lo fece sostare un istante, -l'agghiacciò d'improvviso. Tese l'orecchio, stette ondeggiando -fra due pensieri, un brivido ignoto gli sopraprese; -poi aperse cautamente l'uscio, ed entrò nella -cameretta. -</p> - -<p> -Maria posava come prima sulla seggiola, abbandonato -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -il capo sul letto, e il viso coperto d'un pallore -mortale; se non che aveva le braccia raccolte sul seno, -e le mani congiunte insieme, in atto di preghiera. -</p> - -<p> -Arnoldo, appena si fece innanzi, sentì darsi una -stretta al cuore, così lo sbigottì l'aspetto della fanciulla -immota e giacente come persona morta. S'avvicinò -tremando; ma il leggero sospirare a cui si schiudevano -appena le labbra di Maria, l'assicurò ch'essa era immersa -in languido sonno. -</p> - -<p> -Egli prese la lucerna, e velandone il raggio con -una mano, sì che tutto il chiarore si raccolse sull'angelico -viso della sopita, stette attento e senza moto a -contemplarla lungamente. Arnoldo non aveva veduta -mai creatura più bella. -</p> - -<p> -Una vampa improvvisa gli arse nell'intelletto, gli -corse per le vene; un funesto riso gli stava su le labbra, -e una luce fosca gli splendeva negli occhi; il suo -cuore batteva violento... Ma non era un palpito di -gioia, era un fremito d'ebbrezza. E in quell'istante, -un pensiero d'inferno gli attraversò, come un fulmine, -la mente. -</p> - -<p> -— No! no! egli disse: io credo che se osassi toccarle -un dito, la maledizione del cielo cadrebbe sul -mio capo! Ah! perchè mai è così grande la magia -della bellezza nel dolore?... No, io non devo restar -qui! O santa memoria di mia madre, aiutami!... -Bisogna ch'io fugga!... ma come potrei io lasciarla -così? Ella non riposa, ella soffre e addolora. O Maria, -tu hai mutato il mio cuore, tu mi facesti credere -alla virtù, risorgere nella speranza, amar la vita! -Il mondo, gli amici si ridono di me... Che importa? -Egli è perchè non hanno altre armi contro il cuore -che l'ironia e il disprezzo! Ma tu, Maria, tu mi benedirai!... -Ella mi ama, sì!... e forse avrebbe la -forza di morire, prima di confessarlo una volta sola. -</p> - -<p> -Queste parole sommesse, agitate del giovine, e l'ardente -suo sospiro risvegliarono d'improvviso la fanciulla. -Ella aperse gli occhi, e vide Arnoldo; e vederlo, -e dar un grido, e balzare in piedi precipitosa per -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -fuggir della camera, fu tutt'una cosa. Ma il giovine -le si pose dinanzi, la trattenne, e poi ritraendosi d'un -passo, — Ah! restate, Maria, disse, restate e perdonatemi! -Io passava di qui, intesi un lamento, entrai, -pensando che aveste bisogno di soccorso. Io v'amo -troppo, e non dovete aver timore di me! -</p> - -<p> -— Oh per amor del cielo, tacete! Io non so nulla, -lasciatemi, lasciatemi partire!... -</p> - -<p> -— No, ascoltate, Maria!... Voi m'avete ridonata la -vita, per voi ho ancora gustato giorni d'una felicità, -ch'io credeva impossibile! Voi, senza saperlo, avete -fatto puro il mio cuore: e io ritrovai tanti anni perduti!... -</p> - -<p> -— Oh dio! dio! lasciatemi andare!... non vedete -quanto male mi fanno le vostre parole?... -</p> - -<p> -E la fanciulla s'inginocchiava innanzi a lui, giungendo -le mani, supplichevole e affannata. -</p> - -<p> -— Maria! rispos'egli, chinandosi verso di lei, in -atto di sollevarla; ascoltami, Maria, te ne scongiuro, -o dimmi almeno che mi perdoni! -</p> - -<p> -— Oh! io non ho nulla con voi! Cosa m'avete -fatto?... Io voglio ritornare al mio paese, io voglio -mia madre! Ah! non l'avessi abbandonata, non sarei -adesso una povera infelice! -</p> - -<p> -— Sì? dunque è vero, dunque è vero che m'ami?... -Oh! io lo so, il tuo segreto è mio! Maria! Maria, -amami! io non cerco che il tuo amore innocente!... -</p> - -<p> -Maria non fece motto, non rispose che con un gemito. -S'alzò, fece alcuni passi, tentò ancora di fuggire; -ma l'impeto di tanti e contrarii affetti, che tutti -in una volta avevano oppresso il suo cuore, le tolse -ogni lena: il piede non la sostenne più, e sarebbe caduta -sul terreno, se non era Arnoldo a reggerla con -le sue braccia. -</p> - -<p> -Egli la contemplò ancora; e il vedere ch'essa andava -mancando e respirava a pena, lo riscosse, gli -mise nell'anima ignoto terrore... Non sapeva che -fare, e chiamò alcuno che venisse a soccorrere la svenuta. -Ma nessuno comparve. Allora chinò il suo viso -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -su quello della fanciulla, e le baciò la bocca, con un -bacio timido, furtivo, quasi sperando di poter con esso -richiamarla alla vita.... Ma il tocco di quelle labbra -fredde e semiaperte gli destò in cuore il ribrezzo, -lo sgomento di chi commette un delitto. Allora chiamò -di nuovo; e, sendo accorsa una fantesca, confidò la -fanciulla alle sue cure, e usci in silenzio. -</p> - -<p> -Dopo quel giorno, Maria fu sempre pallida e taciturna. -Ella aveva perduto il suo sorriso e il suo bel -colore, come l'ultima rosa dell'autunno. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<h3 id="cap2-2">II. -<span class="smaller">ORE DI TRISTEZZA.</span></h3> -</div> - -<p> -La fanciullesca amicizia ch'era nata tra le due figlie -del signore inglese e Maria non doveva certamente -durare più che un passatempo di campagna, un giovenile -capriccio. Tra l'una e l'altre v'era troppa distanza, -perchè potessero vivere insieme nella concordia -de' pensieri e del costume, rallegrarsi delle stesse -speranze, senza invidia nè gelosia, e vagheggiar lo -stesso avvenire: la buona, la semplice amicizia ha bisogno -di cuori che abbiano sempre la stessa fede, le -stesse speranze, lo stesso amore. Era quello in vece un -bel sogno, un sogno dorato ma passeggero. Un anno ancora, -e forse le figliuole del lord, cercate da ricchi e -illustri sposi, avrebbero dimenticata la loro amica, la -compagna di pochi dì, alla quale non sarebbe rimasto -altro che tornar più povera di prima, e infelice, dove -prima non era, alla deserta casa del suo villaggio. -</p> - -<p> -Eppure Vittorina ed Elisa non pensavano che doveva -esser così; perchè sentivano ancora come sia dolce -l'amare con quell'incerto desiderio e quella serenità -modesta, che sono il più bel dono della giovinezza, -fino a tanto che il soffio gelido del mondo, e le piccole -superbie della società non hanno appannato i sinceri -affetti del cuore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -</p> - -<p> -E Maria anch'essa, la quale appena sapeva che cosa -fosse la vita, s'abbandonava alla malía di quel sentimento -che subito c'incatena, quando vediamo d'essere -accarezzati, amati. Ma il soggiorno della città e -le abitudini del mondo signorile dovevano presto rivelarle -il vero, e farle sentire il molto amaro di che -era mista la poca gioia gustata per breve stagione. -</p> - -<p> -Non andò gran tempo che gl'inviti a splendidi festini, -a nobili brigate, e le visite fatte e ricevute, -come impone la schizzinosa cerimonia, e i circoli dei -forestieri, divezzarono lord Leslie dalla solitudine a cui -pareva si fosse condannato. Le buone novelle politiche -venute dallo straniero l'avevano riconciliato con -le sue speranze d'una volta; egli frequentava le più -illustri case, conduceva sempre con sè le figliuole, e -voleva che Arnoldo le accompagnasse. Nel cuore dell'inverno, -le armonie de' nostri teatri e l'allegria -delle veglie e de' balli, chiamarono ad altri pensieri, -ad altre premure le due giovinette; le quali prima -avevano menata una vita troppo modesta e casalinga -per non piacersi, come suole avvenire, di que' variati -sollazzi che per loro avevano ancora la seducente -lusinga della novità. -</p> - -<p> -Intanto Maria in tutto quel tempo, e furono due -lunghi mesi, visse quasi sempre abbandonata e solitaria, -in mezzo al tumulto della città, fra il continovo -sentir ricordare le feste del dì passato e il vedere apparecchiarsi -a' piaceri della domane, feste e piaceri -che non erano per lei! E oh! quante volte allora desiderava -di trovarsi a casa sua, al fianco di sua madre, -accanto del suo arcolaio; e sentiva in sè stessa -un accoramento di vedersi così negletta; e divorava -in segreto le lagrime dell'amore e dell'abbandono. -</p> - -<p> -Quand'essa rimaneva in casa, in quelle lunghe sere -invernali, che sembrano eterne a chi nella solitudine -ha de' dolori a cui meditare; quando altro non le giungeva -all'orecchio fuor di quel lontano mormorare, -ch'è l'indizio della vita notturna d'una città, e pensava -che nessuno poneva mente allo sfogo del suo dolore; -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -allora, dopo d'aver tentato inutilmente d'occuparsi -nell'una o nell'altra cosa, per disviar gli assidui pensieri -che le stavano in cuore, rimembrava la pace che -non avrebbe trovata mai più, e cercava di persuadersi -della stoltezza di quell'amore che l'aveva fatta smarrire, -e della vita inutile e desolata, che ormai le restava -a compiere. -</p> - -<p> -Nelle prove del dolore quell'anima fiduciosa e pura -aveva trovato la forza di conoscer la vita e la funesta -sua realtà; perchè pare pur troppo, che la conquista -d'una ferma ragione valga il prezzo dell'innocenza -e del disinganno: così bisogna che l'albero -perda i suoi fiori, perchè si fecondi il frutto. Maria, -che non aveva veduto il mondo, che non aveva trovato -sul suo cammino se non persone amiche e liete -di poterla amare, Maria, in quell'ore di solitaria tristezza, -era divenuta una creatura nova. Allora la vita, -che un tempo si dipingeva dinanzi e lei così serena -e bella, spogliavasi di tutta la sua magìa; anch'essa -la timida fanciulla sentiva nel cuore una pena ignota, -muta, indistinta, e poi la puntura segreta del primo -rimorso; anch'essa aveva una parola, un'acerba parola -per domandare al Signore con che ragione l'avesse -resa infelice! E non le parevano più cosa impossibile -la malizia degli uomini e la fortuna de' cattivi; -per la prima volta, l'amaro sorriso dell'odio -aveva sfiorato la sua bocca: ella pure sentiva d'avere -una forza intima, potente, la forza di disprezzare -chi le aveva fatto del male. -</p> - -<p> -In que' momenti angosciosi, si metteva a scrivere -al fratello di ben lunghe lettere, nelle quali effondeva -tutta l'amarezza del cuor suo e il compianto del suo -misero destino. Ed eran fogli sparsi più di lagrime -che di parole; era la pietosa confessione d'un'anima -che non sa reggere al primo colpo del dolore. E poi -lacerava, bruciava ciò che aveva scritto; si sforzava -d'esser tranquilla, e, raccolti i pensieri, toglieva fuori, -e ponevasi a leggere con voce commossa il suo libro -delle preghiere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -</p> - -<p> -Così passavano per lei i giorni e le settimane di -quel tristissimo inverno. Ella vide che sarebbe stato -una follia il domandare alle amiche perchè non la conducessero -con loro, dopo ch'ella stessa s'era tante -volte mostrata ritrosa a accompagnarle; e le fanciulle -non ebber più cuore di pregarnela, quando si furono -accorte che il padre repugnava all'intima confidenza -da loro messa in Maria. -</p> - -<p> -La giovinetta dunque soffocava il suo affanno; e -tremando sempre che una parola, un gesto, un'occhiata -potesse tradire quel segreto, il primo ch'ella -avesse avuto mai, e che avrebbe voluto nascondere -anche a sè medesima, cercava d'ingannar chiunque -appena le volgesse uno sguardo; cercava di parer lieta, -quando il suo cuore non era pieno che d'una sola -malinconica idea. Egli era pur doloroso il veder sempre -un mesto pallore sulla sua fronte, e un sorriso -di gioia sulle sue labbra! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma in quel tempo, il segreto turbamento d'altri e -più gravi pensieri agitava la mente di Arnoldo. La -quiete della meditazione, che fa nascere la necessità -di conoscere e di sapere; la libertà dell'anima, che -conduce allo studio di quanto v'ha di più riposto nella -vita, e che in mezzo al tumulto degli uomini è così -facilmente dimenticato e perduto; la volontà non più -tentata dall'esterne apparenze e scevra d'ira o di timore: -tutto ciò aveva fatto maturo l'intelletto del -giovine a uno studio nuovo e più severo della vita. -Troppo spesso la sana mente e la fredda ragione -sono umiliate da una specie di vago abbattimento, da -un amaro disgusto delle cose, perchè possano essere -capaci di grandi e virtuose risoluzioni. La coscienza -del dovere, senza l'alito segreto dell'affetto, non è -virtù; perchè la virtù viva nel cuore, non basta la -persuasione indotta dalia muta esperienza del fatto; -è forza che al fatto si trovi una spiegazione, un principio -sovrano: il misterioso legame dell'anima con -la vita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -</p> - -<p> -Arnoldo aveva conosciuto nella nostra città uno di -quegli uomini di semplici costumi e d'animo incorrotto, -i quali in mezzo del mondo sieguono con passo sicuro -una via negletta e taciturna, la via dell'onesta saggezza. -Gli applausi e la gloria non sono per loro, anime -grandi e oscure; ma sono per loro la tranquillità -dell'uomo modesto e la forza del giusto; essi vengono -sulla terra ignoti, dimenticati, e se ne vanno del -pari; ma il frutto delle parole e dell'esempio loro -sopravvive, e non può andar perduto. -</p> - -<p> -Quest'uomo del quale io non dirò il nome, perchè -i buoni non cercano lode nè invidia nel mondo, -paghi dell'amore dei pochi, nel piccolo cerchio di -coloro che si ricordano del bene avuto; quest'uomo, -con la dolcezza dei consigli e con la forza mite d'un -senno angelico e consapevole del cuore umano, indirizzò -e sostenne i pensieri di Arnoldo a quel fine -a cui l'anima sua da tanto tempo anelava. Egli lo -preparava a' gravi studi, lo nutriva di ferventi meditazioni -e di calda volontà, accendeva il suo coraggio, -rinfrancava la sua vigilanza, gli prometteva la -vittoria dopo la battaglia, e dopo la fatica il sospirato -riposo. -</p> - -<p> -Alle severe lezioni di lui Arnoldo consacrava allora -la più gran parte del suo tempo; ond'avveniva -ch'egli si rimanesse, talvolta anche per gli intieri -giorni, lontano dalla sua casa e dall'amata giovinetta. -E poi, quando ritornava, quasi sempre appariva -mesto, chiuso nel suo pensiero; non parlava, e passava -lunghe ore intento a nuove e severe letture, -con l'animo combattuto da strane ed inquiete fantasie. -Non di meno, con gran cautela, egli tenne sempre -nascosta a tutti la ragione di quelle sue assenze -quotidiane, di quell'assidua e muta preoccupazione. -Maria soltanto se n'era accorta, ma taceva; e per il -suo cuore era un tormento di più. -</p> - -<p> -Pure in mezzo a quest'ignota cura d'Arnoldo, vi -era de' giorni ne' quali l'amore, che pareva quasi -divenuto in lui una quieta abitudine, si faceva più -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -forte del suo proposito, più grande della sua virtù. -Allora egli s'abbandonava a' suoi sogni antichi, a quei -fallaci disegni che fa sempre l'incauta giovinezza, -persuasa che la scusa dell'amore renda tutto facile e -giusto. Allora la leggiadra immagine di Maria non -rallegrava più come prima tutti i suoi pensieri; il -suo cuore era ardente, oppresso; egli la cercava sovente, -e poi quando le era vicino sentiva conturbarsi; -voleva parlarle, spiegarle l'amor suo, ma non sapeva -con che parole. E se mai avveniva che i timidi -occhi della fanciulla s'incontrassero per un momento -ne' suoi, essa era colta da un terrore nascosto, non -mai provato. -</p> - -<p> -Una mattina — era in febbraio — le due sorelle -e Maria sedevano silenziose presso un tavolino di lavoro, -non lungi dalla finestra, da cui penetrava una -luce fosca, attraverso i cristalli che la gelata nebbia -notturna aveva indorato dei più bizzarri rabeschi. Arnoldo, -appoggiato alla spalla del camino, volgeva senza -attenzione le pagine d'un volume che teneva fra -le mani. Poco di poi, essendo venuta una mercantessa -di mode, le due sorelle uscirono; e Arnoldo -rimase solo con la fanciulla. -</p> - -<p> -Tacevano entrambi, e Maria non osava levare gli -occhi dal lavoro, al quale pareva intenta. Arnoldo -aveva posto giù il libro, e la rimirava, tutt'occupato -nella sola idea dell'amore. Alla fine se le avvicinò, e -con voce rapida e commossa, — Maria! le disse, è -tanto tempo ch'io devo parlarvi, e voi... -</p> - -<p> -Maria taceva; ma il suo cuore era tremante, e -batteva rapido e forte. -</p> - -<p> -— Maria, ascoltami, te ne scongiuro! -</p> - -<p> -— Pensi signore! io non posso, non devo... -</p> - -<p> -— No! Maria, bisogna che tu m'ascolti. Lo so, lo -vedo, tu mi fuggi sempre, temi pur anche un mio -sguardo, eviti di rispondermi una parola. Ma la tua -timidezza, la tua angustia ti fanno più cara, più celeste -al mio cuore!... Oh non mi respingere, Maria! -Il mio amore ha bisogno del tuo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -— Deh! non parli così! rispose la fanciulla. Io -non ho nulla a questo mondo, e lei vorrà farmi più -infelice di quel ch'io sono?... -</p> - -<p> -— Io non ho altra speranza che l'amor tuo! Dal -primo giorno che ti vidi ti ho amata, e la tua felicità -è l'unico mio voto... Oh se potessi spiegarti -quanta dolcezza tu spargesti nella mia vita!... Ma -no, io ti chiedo solo una parola!... Dimmi che mi -ami, e io son pronto a far qualunque cosa per te! -Mio padre potrà maledirmi, ma togliermi al tuo cuore -giammai!... Noi fuggiremo di qui, andremo sotto -un altro cielo bello e beato, come il cielo del tuo -lago! E tua madre, la buona tua madre ci benedirà... -Essa verrà e starà sempre con noi. Ah! dimmi -una parola, e domani, quest'oggi ancora... -</p> - -<p> -— Ah no, no! per carità, non si prenda così -amaro giuoco di me! Io non so che cosa lei voglia -dire!... -</p> - -<p> -— O Maria, tu sei la creatura più santa ch'io -trovai sulla terra! Perchè non vuoi credere al tuo -cuore, perchè non a me stesso? Io non ho mentito -mai! non temere... Tu non mi rispondi? non mi -guardi nemmeno? -</p> - -<p> -Maria si coperse il viso con tutt'e due le mani. -</p> - -<p> -In quel momento rientrarono le due sorelle, tutte -festevoli, recando ciascuna un bell'abito di velo trapunto; -ch'era destinato per il ballo del domani. Entrambe -corsero verso di Maria, e le mostrarono quei -graziosi vestili: e mentr'ella li ammirava, nascondendo -il suo turbamento sotto un menzognero sorriso, -Arnoldo fissò sopra di lei uno sguardo ardente, uno -sguardo che voleva dire tutta la sua speranza d'amore; -e quando s'avvide che la fanciulla l'aveva -compreso, s'allontanò. -</p> - -<p> -Quel giorno, Maria non fu più veduta, nè all'ora -consueta del pranzo, nè a quella del tè. Ella s'era -chiusa nella sua camera; e, dopo lunghi pensieri e -lungo affannarsi, aveva scritto una lettera, come se -in quel foglio fosse l'ultimo consiglio della sua pover'anima -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -perduta; lo suggellò, e vi mise sopra il -nome di suo fratello. -</p> - -<p> -Poi, di nascosto, sola e frettolosa, era uscita. Ella -stessa, Maria, volle da nessuno veduta portar quella -lettera, perchè temeva che qualunque altro, a cui l'affidasse, -avrebbe indovinato ciò che v'era scritto dentro. -Attraversò alla ventura due o tre vie, dubitando -al volgere d'ogni contrada, e tutta paurosa, -benchè fosse coperta nel suo velo e quasi nascosta -in esso. Più d'una volta pensò d'arrestare qualche -passeggiero, perchè le indicasse dov'era la posta delle -lettere; ma sempre si pentiva e seguitava innanzi. -Alla fine, avvenutasi in un vecchio, che aveva veduto -levarsi il cappello nel passare sotto un'immagine -della Madonna, gli s'accostò, e confusa gli fece -la sua domanda; il galantuomo la guardò, fece un -certo atto di maraviglia, poi sorrise e le insegnò la -via. Ed ella vi corse quasi volando, e lasciata cadere -la lettera nella cassetta della posta, tornò a casa, -con più rapido passo e con l'anima più tremante di -prima. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<h3 id="cap3-2">III. -<span class="smaller">UN COLLOQUIO.</span></h3> -</div> - -<p> -Passò quel giorno, e il dì appresso, e l'altro ancora. -Maria non voleva abbandonare la sua solitaria cameretta; -e una muta malinconia s'era messa nel suo -cuore, in luogo dell'amore e del pianto. Le due sorelle -la credevano ammalata. Vittorina la guardava -mestamente, le diceva che non era più quella, nè sapeva -che pensare; ma Elisa, più tenera e dotata di -più squisito senso, non fu tardata sospettare la cagione -di quel segreto tormento, quantunque non -avesse l'animo di parlarne a Maria; la quale intanto -languiva, e si teneva per sè tutto il suo dolore. -</p> - -<p> -In quelle due o tre notti, che sogni, che sogni -terribili e confusi avevan turbato i pochi, interrotti -riposi della povera innocente! Era stato il delirio, il -primo spavento d'un'anima vergine e angosciosa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sognava le cime delle sue montagne, i temporali -del lago, il fulmine che incendiava la casa di sua -madre; sognava d'essere trasportata attraverso a un -turbine di polvere, in una carrozza trascinata da cavalli -coperti di schiuma, e si vedeva seder vicino un -giovine, vestito di nero, pallido e muto, che la guardava -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -con occhi immoti, ardenti... Ella voleva dar -un grido, ma la voce le moriva soffocata nel seno; -sentiva un gran peso sul cuore, un fuoco in ogni -vena, e il cocchio fuggiva, volava, senza calpestìo di -cavalli, senza strepito di ruote, e per l'aria morta -non si sentiva un soffio di vento; ai lati, di fronte -passavano, sparivano come per magìa, selve, case, -rupi, rovine; e quel giovine era sempre al suo fianco, -immobile, e sorrideva con un sorriso che la faceva -abbrividire... Voleva essa gettarsi dalla carrozza, ma -l'impeto del balzo che arrischiava, non finiva mai, e -le toglieva il respiro, ed era come un'agonia eterna. — Poi -la scena mutavasi... Le pareva di trovarsi -nella camera in cui era nata, nella camera del -suo povero padre. Avvicinavasi allo scomposto letto, -sul quale giaceva addormentata la madre sua; s'inginocchiava -a lato del capezzale, pregando in silenzio, -aspettando ch'ella si risvegliasse; poi sollevava la -testa, tendeva l'orecchio, ma non udiva nè respiro -nè anelito; quel sonno era dunque sì grave?... Levavasi -allora, stringeva tra le sue mani la destra -della dormente: quella destra era fredda fredda! Si -chinava per baciar la fronte materna... Ahi! sua -madre era morta! — Ma quell'affanno non bastava; -altro era il luogo del sogno, altri i terrori. Era la -chiesa del suo paesello, era il confessionale del vecchio -paroco; ella si metteva in ginocchioni presso la -piccola grata, tentava di parlare e non poteva... -Alla fine, mormorò una parola sola, e la voce del -confessore proferì sul suo capo la maledizione del -Signore e la dannazione eterna... Gran Dio! era -quella la voce del fratel suo! Allora la poveretta -cadde all'indietro tramortita sul pavimento della -chiesa.... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -E risvegliavasi coperta d'un freddo sudore, senza -conoscenza del dove si trovasse, senza saper quasi di -tornare alla vita; tremava di raccapriccio, sentiva uno -spasimo, una contrattura in ogni fibra, le si oscuravano -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -gli occhi, la sua mente si smarriva; e le pareva -che il dolore e lo spavento fossero per finire -con la sua vita. Poi ricadde assonnata, e nulla più -seppe. -</p> - -<p> -Alla tarda mattina, nel ridestarsi, trovossi fra le -braccia della buona Elisa. E l'Elisa solamente aveva -qualche parola di conforto per la sua povera amica. -Oh! come volontieri Maria avrebbe versato nel seno -di lei il suo caro e penoso segreto. Ma troppo essa -temeva che nessuno avrebbe voluto credere mai alla -sua pura intenzione. -</p> - -<p> -Finalmente, passato il terrore di quella notte, e -riavutasi un poco, lasciò il letto, dicendo di sentirsi -bene, ma di non essere ancora in istato d'abbandonar -la sua camera. Si mise a lavorare, ma quasi -le sue dita non potevano adoperar l'ago, nè tenere -le cesoìne, e la sua mano tremante cadeva spesso -sul grembo. Traevasi lenta presso alla finestra, e -stava talvolta per lunghe ore a guardare il cielo -cenerognolo e i tetti coperti di neve delle case dirimpetto, -e le persone che passavano per la strada -e che apparivano al suo sguardo appannato come ombre -indifferenti. -</p> - -<p> -Pure, dopo quella muta quiete, v'era dei momenti -in cui l'anima sua s'apriva ancora alla gioia d'una -candida speranza, ai pensieri del suo affetto virtuoso. -Quand'essa tornava col cuore a' quei dì felici del -passato autunno, ne' quali ancora non sapeva d'amare; -quando dimenticava sè stessa, e l'assenza di -<i>lui</i> faceva per un istante più ardita la sua timida -fiamma, allora il suo bel sorriso di prima rasserenava -ancora il suo volto, e il sospiro d'una segreta -dolcezza scopriva involontariamente la fiducia del suo -povero cuore. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Erano quattr'ore dopo mezzodì, quell'ora in cui -la nostra città è così malinconica e tetra nell'inverno, -dopo che un breve saluto del sole, apparso a -consolar la fredda mattina, è già fuggito, e quando la -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -nebbia bassa, densa, umidiccia nasconde tutto il nostro -bel cielo lombardo. Erano dunque quattr'ore, -allorchè una fanciulla ravvolta in una mantellina di -seta oscura, e chiusa nel velo nero di che aveva coperto -il suo cappellino modesto, attraversava il ponte, -che dalla via dov'era la casa dei Leslie mette presso -alla piccola chiesa di San ***. -</p> - -<p> -Ella entrava nella chiesa, dopo d'aver più d'una -volta lasciato sfuggire indietro uno sguardo, quasi che -temesse d'esser veduta o seguita. Chi in quel momento -le fosse stato vicino, si sarebbe accorto che -la giovinetta camminava incerta e paurosa, avrebbe -dubitato ch'ella entrasse nel luogo santo, non già per -deporre a' piedi del Signore una preghiera consueta, -ma per cercare un ricovero, un luogo qualunque, dove -le fosse concesso d'adagiarsi e riposare; perchè pareva -veramente ch'ella a stento potesse reggersi su -la persona. -</p> - -<p> -La chiesetta era vôta; solo una povera donnicciuola -stava pregando ginocchione sui gradini della balaustrata -dell'altare, e il susurrío delle sue orazioni interrompeva -la solennità di quel sacro silenzio. Faceva -già buio all'intorno; e la luce moribonda del giorno -si spargeva appena nell'alto della nuda vôlta. Il vecchio -sagrestano, uscito del piccolo coro, veniva a versar -novo olio nelle lampane dell'altare; e poi, attraversata -la chiesa, andava ad accendere un cero innanzi -a un'immagine dell'Angelo custode, in una -cappella a fianco dell'altare. Rientrato ch'egli fu nella -sagrestia, s'intesero indi a poco alcuni rintocchi lenti, -malinconici della campana. Era il primo segno della -benedizione della sera. -</p> - -<p> -La giovinetta si collocava in un canto della chiesa, -sur una panca ch'era presso la parete, e poco lungi -dalla cappella dell'Angelo custode. Sedette in quell'angolo -oscuro, dove le pareva di starsene all'ombra -del Signore; e assorta in un sacro raccoglimento, -tentò di superare il terrore segreto, che l'agitava. Perchè -mai era venuta sola, a un'ora sì tarda, e che -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -grazia voleva domandar al Signore?... Essa nol sapeva; -cercava un momento di pace, aveva bisogno -di respirare un'aria benedetta, di piangere, non veduta -che da Colui, il quale può consolare tutte le afflizioni. -</p> - -<p> -Sollevò all'altare vicino gli occhi, che s'arrestarono -su quel sacro quadro rischiarato da fioco lume; e vide -la celeste figura dell'Angelo, che in quel momento la -illuse proprio come fosse viva, poichè, rivolta la testa -al cielo e alzata la destra, pareva in atto di ricordarle -che soltanto lassù è il tesoro della misericordia e della -pace d'ogni cuore. Allora ella fece per inginocchiarsi, -ma il rumore d'alcuno ch'entrava in quel punto nella -chiesa, la riscosse subitamente. -</p> - -<p> -Soprastette, e guardò da quella parte. Ah! il suo -timore non era stato dunque vano! Essa riconobbe -il giovine che poco prima l'aveva seguita per tutta -la via... Egli era là, vicino a lei, e la chiamava sotto -voce per nome. -</p> - -<p> -La fanciulla non rispose, nè si rivolse a lui; ma -cadendo su le ginocchia e nascondendo il volto nelle -mani tremanti, effuse l'anima sua nella più calda e -pietosa preghiera che mai l'innocenza abbia innalzata -al Signore. Era un voto timido, celestiale; era una -parola profferita dal cuore, col più puro palpito dell'amore -e della fede; una parola che il labbro non -avrebbe potuto articolare. Essa dimandò al Signore -che la salvasse da quella tentazione, che le concedesse -di morir presto, anche lontana da tutto ciò che aveva -di più caro al mondo, lontana da sua madre, piuttosto -che abbandonarla alla passione di quel giovine, -di cui, senz'esser rea, non poteva ascoltar le parole. -</p> - -<p> -Ma Arnoldo le s'era fatto più accosto, e con voce -di sommessa preghiera, — O Maria, diceva, non aver -nessuna tema, se ho voluto parlarti, se l'ho voluto -qui, in questo luogo santo. Io rispetto il tuo cuore e -la tua onestà; ma sappi che nessuno deve conoscere -l'amore che ci unisce. E poi, egli è qui che ho pensato -di confidarti un altro segreto, un segreto, il quale -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -non può essere inteso che da te e da Dio.... Dio, -spero, lo benedirà!... -</p> - -<p> -Maria tacque ancora. -</p> - -<p> -— Tu tremi, povera e buona fanciulla! continuava -il giovine. Forse in questo momento l'anima tua mi -respinge, e ha terrore delle mie parole; tu forse mi -credi un uomo senza cuore, senza pietà. Ma rassicurati! -Tu non sai, nè puoi immaginare quanto bene -m'abbia fatto il conoscerti, l'esserti vicino, l'amarti... -</p> - -<p> -— Oh cosa dice mai? ardì rispondere allora con -accento languido la giovinetta. Non profferisca queste -parole! Noi siamo in faccia al Signore, in chiesa. Almeno, -abbia compassione di me... Anche lei ha una -religione, anche lei ha bisogno di Dio! -</p> - -<p> -— Ascoltami, Maria!... Io sto per metterti a parte -d'un gran segreto; la tua anima pura sarà la prima -che lo riceva, la sola che per ora possa saperlo. Verrà -tempo, e forse non è lontano, che si farà noto a tutti -questo mistero, la cui conoscenza adesso sarebbe forse -causa della mia e della tua perdita. -</p> - -<p> -Maria non replicò, ma levando il capo rivolse al -giovine un'occhiata, in cui appariva tutta l'angoscia -del dubbio e del sospetto. -</p> - -<p> -— Io sono cattolico, o Maria, riprese Arnoldo con -voce grave e commossa; la tua religione è la mia! -Il mio cuore ha conosciuto errori antichi e fatali, e -ormai io sento d'esser rinato a una nova vita. Dio -che t'ha fatto bella come l'anima tua, Egli che ha -voluto ch'io t'amassi, ebbe finalmente pietà delle lunghe -battaglie sofferte dal mio cuore, delle inutili speranze -dalle quali fui agitato per tanto tempo! Chi, se -non Egli, mandò sul mio cammino, incontro a me, -quell'anima forte e credente del fratel tuo? Chi, se -non Egli stesso, da tanti anni mi tormenta con questa -smania ch'io provo di riposare in una fede, in una -verità, che non mi riuscì di trovar mai in nessuna -cosa mortale?... Tu col candido affetto che m'inspirasti, -hai cominciata l'opera pietosa della mia conversione; -tuo fratello, in quel tempo d'una felice e -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -tranquilla amicizia, la indirizzò; un altro giusto, un -uomo oscuro e sapiente ch'io aveva conosciuto in -questa stessa città, or son tre anni, e che adesso mi -rivide, e m'accolse come un suo figlio perduto, ha -persuaso il mio cuore, ha vinto e mutato del tutto la -mia mente! -</p> - -<p> -Queste parole penetravano fino al fondo l'anima -di Maria. Un turbamento sconosciuto, misterioso, la -riscosse tutta; ella riguardò incerta il giovine con -un'espressione impossibile a dirsi. Ed egli tacque, e -prostratosi a canto di lei, stette per qualche tempo -in una mesta meditazione. -</p> - -<p> -Poi si levò, e in atto più rispettoso e sicuro ripigliò: — Maria, -ora tu lo vedi: non può essere che -io t'abbandoni; ora sai quanto sia grande il bene -che tu m'hai fatto, e conosci che il Signore non -vorrà punirmi, se venni qui ad aprirti il mio cuore, -se qui, innanzi a Lui, io voglio giurarti... -</p> - -<p> -— Ah no! non dica di più, la fanciulla l'interruppe, -sostenuta da un'occulta forza della sua virtù. -Io benedico il Signore, perchè ha esaudita la più ardente -delle mie preghiere; ma altro io non posso -fare che questo!... No, no! da qui innanzi, oh! -non pensi più a me... Io sono abbastanza felice! -</p> - -<p> -— Di che parli tu mai? la tua virtù, la tua innocenza -meritano ben altro premio e maggiore di -quello ch'io ti posso dare. Ma tu forse dubiti ancora, -tu pensi che io non ti dica la verità!... Oh credilo, -Maria, io non potrei mentire con te! la sola -cosa che m'affanni, è il dovere aspettar tanto ancora -a far palese a tutti il mio cuore. Tu non conosci -il mondo e le sue opinioni più dure d'ogni -legge; e io non ne ho mai sentito il peso, come in -questo momento. Bisogna ch'io taccia e nasconda a -tutti, e più che ad ogni altro a mio padre, questo -segreto che confidai a te sola. Qual ch'essa sia la -mente d'un padre, dev'esser venerata, temuta. E io -non avrei forza adesso per andare incontro a tutto -il suo sdegno, e più che allo sdegno al suo dolore; -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -ma presto verrà un momento più propizio per rivelargli -l'animo mio... Tu vedesti, Maria, com'egli -pensa e come vive; ma non sai che una risoluzione -come la mia è per lui un delitto, una vergogna -da non esser perdonata mai più ad un uomo; -tu non sai ch'egli potrebbe fors'anche gettar sopra -di me la sua maledizione! -</p> - -<p> -— Oh! che dura prova dunque le toccherà di sostenere! -rispondeva la fanciulla con atto pietoso. Ma -Dio le ha fatto conoscere la verità, ed egli le donerà -anche la sua grazia. -</p> - -<p> -— Se tu lo preghi per me, o Maria, egli lo farà!... -Ma intanto, ah! non costringere il tuo cuore -a rifiutarmi! -</p> - -<p> -— No, no! sento ch'è impossibile! io devo abbandonarla, -io devo tornare presso a mia madre. -</p> - -<p> -— Giammai, giammai!... Consolati, o Maria, e -spera! -</p> - -<p> -In quel mezzo, entravano alcuni buoni fedeli. Arnoldo -s'allontanò dalla fanciulla, e maravigliato quasi -di quel severo senso di rispetto ch'essa, con le sue -poche parole, aveva saputo destargli nel cuore, turbato -e incerto uscì della chiesa. -</p> - -<p> -Maria restava tuttavia inginocchiata. S'udì il secondo, -poi il terzo tocco della campana; e il sagrestano -ricomparve, e accese le lampane e i ceri dell'altare. -Il piccolo tempio a poco a poco s'affollò di -modesta e buona gente, venuta dalle soffitte, dalle -botteghe, dalle cure casalinghe, dal lavoro, a ringraziare -il Signore; anime contente e semplici, a cui -la fede non manca mai, perchè è necessaria alla loro -vita, come la fatica delle braccia. Echeggiò la vôlta -della chiesa delle sacre litanie, e il fumo dell'incenso -avvolse con l'odorosa sua nube l'altare. Il popolo era -d'ogni parte divotamente inginocchiato sul nudo terreno; -la sua orazione fu breve e rozza, ma sincera; -e il sacerdote la benedisse in nome del Signore. -</p> - -<p> -Tutti se n'andarono; la chiesa tornò vôta e oscura, -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -e Maria era ancora prostrata nella sua umile e fervida -preghiera. L'anima sua, nella pace di quelle -sante pareti, aveva abbandonata la memoria de' giorni -dolorosi ch'eran passati, e quella stessa timida e -vereconda speranza che faceva l'unico suo bene su -questa terra: domandò a Dio di viver pura e senza -rimorso com'era stata fin allora, e nelle sue mani -pose le propria vita e tutti gli affanni che a Lui -fosse piaciuto di mandare sopra di essa. E poi fece -le sue orazioni della sera, con quell'ardente affetto, -con che le ripeteva nei primi anni della sua fanciullezza; -e non dimenticò il nome della sua povera -madre lontana, nè l'anima benedetta del padre suo. -</p> - -<p> -Una fiducia mesta, ma pur soave, e una consolazione -che non era di questa terra, mitigarono, come -benefica rugiada, il cordoglio di quella vita debole e -combattuta, la sollevarono, e la fecero ritornare alla -pace della sua virtù mansueta. -</p> - -<p> -Quando si rialzò, s'accorse che era sola nella chiesa; -e in quella, il sagrestano le s'accostò per avvertirla -che l'ora di chiudere la porta era venuta. — Allora -uscì chetamente, ma appena trovossi in mezzo -della via, in quell'ora insolita, e intese il noioso frastono -ch'empie le strade al cominciar della notte, -si smarrì tra l'ombre fitte che le pareva di vedere -agitarsi, e tra lo smorto chiarore delle lanterne che -tremolava in mezzo alla nebbia; sicchè quasi non -sapeva a qual parte indirizzarsi. Per buona ventura -la casa non era lontana, ed essa raddoppiò i suoi -passi e il suo coraggio. Ma il giovine amante che -poco lontano l'aspettava, appena la scorse uscire -della chiesa, le si mise dietro a breve distanza, e la -accompagnò fino alla sua dimora. E Maria non se -n'avvide; chè ell'era tutta ricreata da' suoi nuovi e -tranquilli pensieri, e nella sua gioia nascosta si confidava -di poter essere ancora felice. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -</p> - -<h3 id="cap4-2">IV. -<span class="smaller">L'ONESTÀ DEL POVERO.</span></h3> -</div> - -<p> -Il cameriere di lord Leslie apriva con cauto riguardo -l'uscio della sala, in cui al consueto se ne stava ritirato -il suo signore, e facendo una gran riverenza, annunziava -che un prete, il quale già s'era presentato -un'altra volta in quella mattina e che dicevasi l'abate -****, aspettava l'onore di poter parlare a Milord. -</p> - -<p> -— A me? chi può esser costui? Io non ho mai -conosciuto alcun prete italiano! rispose seccamente il -vecchio signore, senza alzar gli occhi dalla tavola a -cui sedeva, e su la quale erano spiegate e sparse molte -lettere e carte. -</p> - -<p> -Il cameriere non ardì far nessuna osservazione. Ma -Elisa, che per avventura era là seduta in compagnia -di suo padre, alzando i suoi begli occhi verso di lui, — Oh -noi lo conosciamo, padre mio, disse; è il fratello -della nostra Maria! -</p> - -<p> -— A quest'ora non ricevo alcuno, lo sapete! soggiunse -il lord, e ripigliò in mano il <i>Morning-Chronicle</i>. -</p> - -<p> -— Deh lasciate ch'egli venga! Forse vorrà parlarne -di sua sorella; e, voi non lo sapete... essa, già -qualche tempo, non ha più bene.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<p> -— E dunque venga. -</p> - -<p> -Era di fatto il fratello di Maria, il nostro vicecurato. -Per la prima volta egli si trovava in faccia del padre -dell'amico suo; e quell'aspetto immobile e superbo -pareva l'impacciasse non poco. Il lord non gli disse -di sedere; ed egli si faceva innanzi lento, tenendo in -una mano il cappello, e tentando coll'altra i bottoni -della sua lunga sopravveste di panno oscuro. -</p> - -<p> -Don Carlo, se già non ve l'ho detto, toccava al più -a' trent'anni; pure sul suo volto, ch'era simpatico e -sereno, leggevasi l'incerta espressione d'una grave -benchè velata amarezza, la traccia profonda del travaglio -dell'anima. Le anticipate cure della giovinezza -combattuta, avevano lasciato su la sua schietta e bella -fisonomia le prime rughe di quel dolore segreto, il -quale non si parte dal cuore che con la vita. Gli occhi -suoi eran vivaci e intenti; appariva in essi l'ardor -del pensiero temperato dal costume della meditazione -e del patimento; la fronte alta, e assai calva, il -sorriso fuggevole e sparso anch'esso d'un'ombra di -malinconia; contegnoso nell'andare, ma alquanto chino -della persona. Era un uomo che aveva molto studiato -e molto dubitato; pure nella lunga guerra che sostenne -contro sè stesso, e contro la sua fede, tra il passato e -l'avvenire, tra la disperazione degli uomini e la coscienza -di Dio, la sua energia, la sua volontà del bene -non s'eran logorate o scemate; ma bensì rivolte al -santissimo scopo di far migliori i suoi fratelli, e di risparmiare -a molti di loro quelle crudeli prove per le -quali egli aveva dovuto passare, prima di riposarsi -nella sicurezza della virtù, prima di viver nella fede. -Il suo nome, ch'era degno di chiarezza e di gratitudine, -giacerà oscuro, non sarà ricordato tra gli uomini; -nessuno forse parlerà mai della semplice sublimità -della sua mente, della carità del suo cuore, -del poco che potè fare, e del molto che sofferse; ma -chi lo conobbe e amò, non potrà rifiutare una lagrima -alla sua memoria. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -</p> - -<p> -Il vicecurato, facendo passare il suo cappello dall'una -all'altra mano, non sapeva in qual modo chiamar -sopra di sè l'attenzione del signore inglese, che -non lo guardava, come s'egli non fosse là. Elisa, avvedutasi -di quell'impaccio, ne fu tocca e volle parlare -la prima. Ma il prete, che in quel momento di silenzio -fu assediato da una folla di pensieri, e così fortemente -conturbato che tutto s'accese d'un involontario -rossore, fece un passo innanzi, fissò gli occhi sul vecchio, -e disse con voce ferma e lenta: — Signore, io -la prego, m'ascolti! -</p> - -<p> -Il lord, scosso alquanto dalla serietà di quell'accento, -levò il capo, e guardò il prete, senza parlare. -Ma intanto, ripiegato il giornale, lo depose, e fece un -gesto, come per significare: Parlate, ma spicciatevi presto. -</p> - -<p> -— Signore, soggiunse allora il vicecurato, ciò che -qui mi conduce, la è cosa per me di troppo alta importanza, -perchè non m'arrischi a disturbarla un -momento. Io sono una persona oscura, senza nome; -ella, un signore illustre e potente. Ma, s'assicuri, -io qui non venni a domandarle favori o protezioni, -nè a inginocchiarmi dinanzi a lei, poichè a nessuno -io son uso prostrarmi, fuorchè a Dio. Ella è uno di -coloro che si chiamano grandi; e se questo nome -vuol dire qualche cosa, ella deve aver caro l'onor -suo, al par di quello dell'ultimo degli uomini. Dunque -io mi presento a lei, a cercar giustizia per il -nome mio ignoto, ma puro come il suo, per il nome -mio calpestato nella virtù d'una infelice creatura, a -me più cara dell'anima stessa... Ella m'intende, o -signore.... -</p> - -<p> -— Io non intendo nulla, signor abate; e quello che -so, gli è che non vi conosco, e che nessuno ha ardito -mai parlarmi come voi adesso. -</p> - -<p> -— Perchè vuole avvilirmi così? Cred'ella che l'abito -di che sono vestito, mi proibisca di parlarle com'io -fo?... Ella non sa chi io sia? -</p> - -<p> -— Voi non siete certo nel vostro miglior senno, -signor abate.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -</p> - -<p> -— Bene sta all'uomo ricco e potente di disprezzar -colui che gli domanda la ragione del suo onore, schiacciarlo -nel fango, ridere di lui come d'uno stolto!... -O Signore, reggi il mio cuore, e dammi pazienza. -</p> - -<p> -— Ma io vi ripeto che non so quel che diciate, -come forse nol sapete voi stesso. E buon per voi, che -non mi trovaste in cattivo momento... Pure, io son -giusto; e se avete qualcosa con persona che m'appartenga, -se alcuno de' miei v'avesse offeso, che so -io... dite, spiegatevi chiaro; ma sopra tutto pensate -innanzi a chi parlate. -</p> - -<p> -Così rispondeva il lord con un'altera serietà; ma -si sarebbe potuto indovinare, che le parole del prete -e la persuasione ch'era in esse avevano suscitato nel -cuore del vecchio un'ansietà inquieta, il sospetto di -qualche cosa di grave. -</p> - -<p> -— Dunque, o signore, ripigliò il prete, con voce -fatta più umile, ella vuole ch'io arrossisca dinanzi a -lei, nel ripetere una storia che copre di disonore la -mia sfortunata sorella?... Ebbene, milord, io dirò -tutto. All'onestà d'un'oscura famiglia non rimaneva -altra protezione, fuorchè l'infelice che adesso le parla. -Una madre amata e una sorella innocente, eran tutto -il suo bene.... Vi fu un uomo che, allettato dalla -bellezza di questa innocente, pose gli occhi sopra di -lei; e vederla, e concepire il più nero tradimento che -sia, fu per esso tutt'una cosa. S'infinse amico del sincero -fratello, violò la santità d'una povera famiglia, -ingannò la madre semplice e buona, ingannò la credula -fanciulla, la sedusse con la promessa di farla sua -sposa, la persuase a fuggire... Signore, quest'uomo -vile, è suo figlio!... Oh non creda alle mie parole! -In questa lettera è la confessione della misera tradita. -Fu mia colpa, lo vedo, d'essere stato così cieco; fu -nostro il danno, e sarà nostra ed eterna la vergogna! -La madre che ne morirà, la figlia avvilita per sempre... -oh non importa! Ora, il rimpiangere quel -ch'è stato è inutile... Ma, per il nome di Dio, la -si ricordi che anche l'onore del povero è sacro!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -— Avete finito? -</p> - -<p> -— Non ancora. Voglio dirle ch'io non cerco nulla -da lei; perchè a chi tutto ha perduto in terra, nulla -più resta a domandare agli uomini. E quella infelice -non avrà più consolazione in questa vita, che la speranza -del perdono nell'altra... Io non vedrò il figliuol -vostro; ma non vi chiedo se non ch'egli sappia -per vostra bocca, e a mio nome, che il suo è più -che un delitto, è un'infamia!... e che il cielo un -giorno ne terrà conto! -</p> - -<p> -— Orsù, le vostre parole mi stancano.... Nulla -m'è noto di ciò che aveste l'ardimento di raccontare; -e se avessi pensato mai, che quella giovine -potesse levar gli occhi sul figliuol mio, l'avrei fatta, -a quest'ora, cacciar di mia casa! -</p> - -<p> -— Gran Dio! risparmiatemi almeno l'insulto... -È una menzogna, uno scherno atroce! So pur troppo -che non si conta per nulla la vita d'una povera creatura; -so che i gran signori, come ora voi, ridon di -queste cose, le chiamano capricci, passatempi, se pur -non dicono essere per noi un onore, che voi, nobili, -discendiate così basso, a portar la vergogna dov'è la -miseria!... Ma, per carità, se non potete rendermi -giustizia, compatitemi almeno!... -</p> - -<p> -— Fate ciò che v'aggradisce: se pensate che sir -Arnoldo abbia macchiato il vostro nome, parlatene -con lui... Egli vi saprà rispondere, e vi metterà in -pace... Io, per me, non ho altro a dirvi! -</p> - -<p> -— Ch'io parli con lui?... No mai, mai! Una volta -avevo pur creduto all'onestà, alla grandezza del suo -cuore; povero ingannato ch'io m'era! Non l'ho cercato, -nol vedrò più. La mia coscienza e quest'abito -stesso, non mi farebbero forse dimenticare ch'io son -uomo! Ma... venni a voi, perchè siete padre e vecchio! -pensavo che almeno una parola di giustizia, una -lagrima di compassione, non me l'avreste negate. Voi -pure mi schernite?... Ma no! non siete voi, è il -Signore che volle umiliarmi. S'adempiano i suoi giudizi! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<p> -— Adesso parlate come si deve! E mi dispiace di -non potere far nulla per voi. Vorreste voi forse che -comandassi a sir Arnoldo Leslie di sposar vostra sorella? -Il rimedio sarebbe opportuno!... -</p> - -<p> -— Ve lo ripeto, o signore; io nulla domando da -voi! E volesse egli anche togliermi la creatura che -mio padre m'ha consegnata, vi dichiaro ch'io la vedrei -più volentieri morire, che sposarsi a tal uomo.... -</p> - -<p> -— Oh! in ciò siam d'accordo; vorrei anch'io lo -stesso. Una contadina, che raccolsi per compassione... -Ma, in verità, più vi penso, e più credo che tutto questo -sia un vostro sogno; gli è impossibile che sir Arnoldo... -</p> - -<p> -— Basta così: io son venuto per condur via da -questa casa quella infelice, e nessuno me lo può vietare!... -Il pane, ch'ella ha mangiato in casa vostra, -lo piangerà per tutta la vita a lagrime cocenti; e così -il cielo perdoni a voi la vostra durezza, come a lei -la sua colpa! Di questo solamente vi prego, che vogliate -dire al figliuol vostro, ch'egli ci ha rapito tutto, -e ch'io gli ho perdonato! Sì, egli lo sappia, ma si -guardi bene dal cercar me, dal cercare la sua vittima; -essa è come morta per lui! Che se così non -fosse, guai a lui e a me! Forse non sarei più quello -che sono adesso, e il tradimento potrebbe fruttare la -vendetta! -</p> - -<p> -Benchè lord Leslie avesse dato orecchio alle parole -del prete con una fredd'alterigia e con l'ironia d'un -esteriore disprezzo, pure il tremito involontario delle -sue labbra, e l'attenzione delle pupille sotto le ciglia -ristrette in torvo atto, dimostravano l'interno suo sdegno. -Mentre il vicecurato parlava, anche la fronte del -superbo Inglese si faceva scura; e chi avesse potuto -legger nell'animo suo, avrebbe conosciuto che cento -diversi e rapidi sospetti gli passavano innanzi, come -nuvole sinistre. — È egli possibile, domandava a sè -stesso, che mio figlio si sia perduto in un amore così -indegno di lui? Eh via, sarà stato il solletico d'un -momento, e forse egli stesso ne ride a quest'ora! Ma -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -se veramente l'amasse, se avesse promesso di sposarla... -Che importa? son promesse che legano come -i giuramenti dell'ubbriaco! Pure, Arnoldo... non -posso credere che Arnoldo... Egli, ch'era diventato -circospetto e severo, egli che sapeva d'aver a fare -con un fratello così sdegnoso e audace... È impossibile! -O fu un giuoco da parte sua, o una strana seduzione -della fanciulla. Ma in ogni modo, il miglior -partito è ch'essa vada subito al suo malanno, e che -noi torniamo in patria... Sì, sì, è tempo oramai. Il -momento è buono, l'orizzonte politico si rischiara per -noi, e l'era d'operare è venuta; bisogna che sir Arnoldo -esca in iscena una volta... altro che perdersi -dietro a sogni puerili! -</p> - -<p> -Eran questi press'a poco i pensieri che volgeva in -mente il vecchio signore, all'udire i lamenti di don -Cario. Ma intanto, qual era l'agitazione della compassionevole -Elisa?... Essa voleva bene a Maria, e già -da qualche tempo, turbata dal sospetto dell'amore -d'Arnoldo, aveva veduto la fanciulla soffrire, senza -poter confortarla! Sentì dunque stringersi il cuore, -impallidì, quando intese le parole del prete, quando -vide due lagrime agghiacciate su le ardenti sue guance, -e pensò all'avvenire infelicissimo di Maria. Più -d'una volta, essa volle gettarsi a' piedi del padre, -pregarlo di non disprezzare con amare parole la sventura, -di perdonare a un'ira giusta; ma un interno -terrore la contenne suo malgrado, e rimase muta e -sbigottita, testimonio innocente di quella scena. -</p> - -<p> -— Or via, riprese il lord, alzandosi; andate, andate, -e conducete con voi la vostra sorella. Ch'io più -non la vegga, e sopratutto che sir Arnoldo non ne -sappia nulla! Voi diceste anche di troppo, mi pare, -e la mia pazienza... -</p> - -<p> -— Non temete, o signore. Noi lasciamo questa -casa senza maledirla; noi andiamo a nascondere nella -solitudine la nostra disgrazia, a cercare alla misericordia -di Colui che ha in mano il passato e l'avvenire -il perdono del male che qui ci fu fatto! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<p> -Così disse, e premendo la destra sul cuore, in cui -il dolore e lo sdegno si facevano guerra ancora, levò -al cielo, con sublime rassegnazione, gli occhi; poi -li chinò di nuovo, li rivolse senza senso all'intorno, -e si mosse per uscir della stanza. -</p> - -<p> -— Aspettate, se vi piace, soggiunse il lord richiamandolo. -Ricevete questo leggiero compenso che vi -offro, e scordatevi per sempre di noi! — E così -dicendo, trasse fuori dalla cassetta della tavola una -borsa, e gliela mise innanzi. -</p> - -<p> -Il vicecurato, alla vista di quell'oro, arse di rossore, -poi divenne smorto e sentì scorrere tutto il sangue -al cuore: — Ripigliate il vostro danaro! L'oro -può pagare l'infamia, ma non comprare la dimenticanza -di quel che è stato! Voi potete disonorarmi -per sempre, ma farmi vile non mai! Che questa -viltà ricada sul vostro capo, o piuttosto... che Dio -abbia compassione di voi! -</p> - -<p> -Il prete era uscito, e lord Leslie l'accompagnava -con un'occhiata indifferente, e con un sorriso sardonico: -poi quando la porta fu richiusa tentennò il -capo e susurrò: — Io non so come durassi a star -cheto con quell'uomo ardito e superbo. E, tutto pensato, -mi persuado sempre più che la cosa non sia -così! Bisogna che mio figlio mi scopra... Si cerchi -subito di lui. Intanto, sarà meglio partire prima che -avvenga peggio... — Poi, rivolto a Elisa: — Lascio -a te, figliuola mia, di disporre che tutto sia preparato -per la nostra partenza fra pochi dì. Noi torneremo -a Londra; è il tempo dell'elezioni, la stagione -delle brighe, e gli è necessario ch'io non perda terreno. -Dunque, hai inteso. Ma per ora non ne far -parola con alcuno: voglio così. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Intanto don Carlo, chiesto a un servo dove fosse -la camera di Maria, entrava in quella. La fanciulla, -al vederlo così d'improvviso, proruppe in un grido -soffocato; era un grido di gioia vera, ma repressa -da occulto terrore. E balzò per corrergli incontro, -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -per gettarsi nelle sue braccia; ma egli si ritirò d'un -passo, volse la testa, e stese risoluto la destra, quasi -per respingerla dal suo seno. Allora l'infelice si ritrasse -anch'ella, si lasciò cadere sopra una seggiola, -e, nascondendosi il viso, singhiozzava affannosa. -</p> - -<p> -Il fratello la guardava e taceva. -</p> - -<p> -— Gran Dio! dunque è vero?... proruppe egli -dopo un breve momento. E le s'avvicinò, le prese -affettuosamente una mano, e fissando sovr'essa un -compassionevole sguardo: — Maria! che avete mai -fatto?... Noi siamo stati incauti, gli è vero, ma -voi, voi siete perduta per sempre!... Abbandoniamo -questa casa disgraziata; oh così non v'aveste mai -posto il piede! Non piangete, è tardi, è inutile!... -Venite, venite con me! Che vostra madre almeno -non sappia mai quel che è succeduto, ch'ella possa -almeno morire in pace!... Perchè tremate?... perchè -mi guardate così?... -</p> - -<p> -— Oh come parlate, Carlo? Non sono io forse -più vostra sorella? -</p> - -<p> -— Sì! voi lo siete ancora; se non fosse per questo, -sarei venuto a cercarvi? rispondeva il prete con -amarezza. Ah! perchè non vi siete ricordata di me, -quand'era tempo ancora!... Io v'amo anche adesso, -perchè siete infelice, e voi... Oh sì, piangete -pure, e sperate che il Signore avrà misericordia di -voi... -</p> - -<p> -— O mio Dio! rispose con voce debole la fanciulla. -Io sono innocente, ve lo giuro, io sono innocente!... -Ah, conducetemi, conducetemi da mia -madre! -</p> - -<p> -— Sì?... tu lo dici?... Ah! ripetimi che sei -ancora virtuosa e pura, lo ripeti, perchè io ho bisogno -di crederlo!... Dimmi ch'è proprio vero!... -</p> - -<p> -— Sì, Carlo, io sono innocente, e ne chiamo in -testimonio l'anima di nostro padre. -</p> - -<p> -— Dio! te ne ringrazio... E la sua fronte si serenò, -e un lampo d'indicibile gioia gli balenò negli -occhi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<p> -Allora egli la sollevò pietosamente, e con la destra -abbracciandole la persona, spinto dal grande affetto, -la baciò sulla fronte, e — Vieni, le disse con forza, -finchè il cielo ti permette d'uscir di qui ancora onesta! -Ritorniamo all'asilo della nostra montagna, alla -nostra povera casa. Tua madre t'abbraccerà, oh con -quanta contentezza! e tu potrai ritrovare presso di -lei la tua consolazione, e non l'abbandonerai più. -Vieni, o mia povera sorella! Tu non eri fatta per il -rumore della città, per i vizi del bel mondo, per i -piaceri d'un giorno di questi giovani eroi!... Non -te ne rammaricare, ma benedici il tuo buon angelo, -che a tempo ti salva!... Pochi dì ancora, e il tuo -cuore sicuro e perdonato racquisterà le pace di prima; -pochi dì ancora, e que' sogni che avevan turbata -la tua vita e i tuoi verecondi pensieri, saranno -svaniti. Non temer, no, di soffrire! Ma scaccia dal -cuor tuo un amore, che t'avrebbe renduta per sempre -infelice... Credilo a me! Il dolore nasce accanto -al piacere, e dove adesso più si gode, è là che -un'ora dopo si piangerà più forte... Oh! diamo -con l'animo sereno un addio a questi luoghi d'amara -ricordanza... alla miseria di queste gioie, alla voluttà -di questi vili trionfi! un addio alle lucide pompe -della città, a' suoi canti notturni, alle sue superbe -case, alle sue povere officine, un addio a chi tripudia -e s'inebbria, un addio e una lagrima a chi -si martira e piange! -</p> - -<p> -Racconsolata da queste amorose parole, la giovinetta -sollevò le pupille, e riguardò il fratello, con -una viva confidenza espressa nel viso, con tenere -parole di gratitudine, parole di soavità non terrena, -ma celeste. — Oh verrò con te, gli rispose, verrò -con te, o Carlo, che m'hai salvata! Oh quando ti -scrissi quella lettera, fu un'inspirazione del cielo! O -mio fratello, mio padre, guidami tu! Fa ch'io riveda -presto nostra madre, ch'io possa posare la -mia testa sul suo seno, e stare con lei sempre, -sempre!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<p> -Così alternando le parole e le lagrime, Maria fece -un involto del poco ch'era suo; e benchè le fosse -amaro di partire, senza dar un ultimo saluto alle due -buone giovinette, pure non fece motto, e seguitò i -passi del fratello. Ma innanzi abbandonare quella stanza -bella e modesta, dove essa aveva per la prima -volta sognato la speranza e l'amore, non potè a meno -di volgere ancora un mesto sguardo a quelle care -pareti, a quegli arredi, a quei pochi libri che lasciava -sopra la tavola... -</p> - -<p> -L'addio della fanciulla non fu che un profondo -e doloroso sospiro; ma con esso, Maria accompagnava -una muta preghiera dell'anima, una preghiera -per l'uomo che le aveva per sempre rapito la -pace. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -</p> - -<h3 id="cap5-2">V. -<span class="smaller">PARTENZA E MISTERO.</span></h3> -</div> - -<p> -Una settimana appresso, due grandi e pesanti carrozze -da viaggio, che su gli sportelli portavano dipinto -un ampio stemma, e ciascuna delle quali era -tirata da quattro cavalli da posta, avevano attraversato -la città ed erano uscite per la porta Vercellina. -I postiglioni toccavan di sproni alla spacciata, facevano -scoppiar le fruste, e davano fiato alle rauche -cornette. -</p> - -<p> -Nell'interno della prima di quelle vetture sedevano -un uomo vecchio e grave e un bel giovane; -sul sedile di fronte stavano due gentili damigelle -avvolte in mantelli eleganti e guerniti di pellicce. -Nella seguente poi, che reggeva da tergo due larghi, -neri bauli e parecchie grosse valigie, era sepolto in -mezzo a un mucchio di fardelli il fedele cameriere -del vecchio signore; due altri servitori stavano seduti -a cassetta. -</p> - -<p> -Il padre e il figlio tacevano, assorti in profondi e -contrarii pensieri; le due fanciulle malcontente d'abbandonare -così presto il nostro bel cielo, alternavano -fra loro poche e interrotte parole. Esse ricordavano -la lieta vita passata, la voluttà dell'aria che si respira -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -nel cerchio dell'Alpi, su le rive dei laghi; e a mano -a mano lasciavansi dietro con rincrescimento le colte -campagne che già cominciavano a sentire il primo -tepore della bella stagione. Alle parole che facevano -si frammischiava sovente il nome della loro povera -e semplice amica, accompagnato da un pensiero doloroso. -Ma pur quel nome non portava con sè nessuna -amarezza; perchè Elisa non poteva persuadere -a sè stessa che l'anima pura di Maria fosse colpevole, -come aveva sospettato il padre suo; e Vittorina -non sognava neppure che la causa di tutti que' -guai fosse l'amore, ignara qual era ancora che per -amore si pianga e si soffra, come aveva fatto la -fanciulla. -</p> - -<p> -Ma ben altre erano le fantasie d'Arnoldo. Quel giorno -che il vicecurato apparve d'improvviso per salvar -la sorella e ricondurla con sè, volle il caso che -Arnoldo rimanesse lontano; e, sul far della sera, quando -tornò a casa, egli ignorava tuttavia ogni cosa. -Vittorina fu la prima che gli corse incontro, e gli -diede la trista novella. Com'egli fosse abbattuto dall'intendere -che Maria era partita per sempre, e quanto -patisse in quel momento solo il suo cuore lo seppe. -S'era fatto pallido, cupo; l'ira, l'affanno, il sospetto -erano entrati in un punto nell'anima sua; ma non -si scoperse, non disse parola. -</p> - -<p> -In quella medesima sera, lord Leslie gli aveva fatto -dire che sentiva desiderio di parlargli; ed egli non -indugiò a presentarsi a suo padre. Il vecchio gli venne -incontro di subito, lo prese per mano, e senza -accennare alla più lontana idea di ciò ch'era stato, -gli mise innanzi con parole amichevoli e gravi le -nuove urgenti circostanze che lo consigliavano a ritornare -alla patria, senza por tempo in mezzo; gli -spiegò sott'occhio lettere d'uomini potenti, che gli -avevano disegnato l'andar delle cose e la gravezza -del momento; gli parlò poi del debito di non tradir -l'avvenire, i proprii diritti, la parte alla quale -s'era legato, della necessità infine di giovarsi di -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -quella congiuntura, per non essere avvantaggiato da -altri, e racquistare almeno ciò che prima aveva -perduto. -</p> - -<p> -Arnoldo rimase confuso, annientato quasi dalle -parole paterne. Il vecchio non imponeva, ma cercava -consiglio, pregava; ond'egli che dapprima era -stato pensoso, irresoluto, rompendo alla fine il silenzio, -uscì a proporre al padre, che l'unico partito -da seguitare era quello d'un sollecito ritorno -in Inghilterra. L'accorto sguardo del lord aveva indovinata -la via per arrivare al cuor generoso del -figlio; la sua fina politica famigliare aveva trionfato. -</p> - -<p> -Il giovine però sentiva il peso di quel dovere penoso -che su le prime aveva accettato con volontà -sincera. Accondisceso ch'egli ebbe, il pensiero di perder -Maria gli tornò in cuore, gli si fece insopportabile; -voleva parlar di nuovo a suo padre, scoprirgli -ogni cosa; ma poi riflettè, e conobbe che sarebbe -stato lo stesso che perdere tutto. E intanto sorse a -consolarlo una nuova speranza, che forse, cedendo da -principio, gli sarebbe stato agevole poi, nel volgere -di qualche tempo, di preparar l'animo paterno a -non porre più altro contrasto alla sua volontà; e -vinto così l'antico pregiudizio dell'orgoglio domestico, -egli sarebbe stato padrone della sua mente e del -suo cuore. Allora per non saper trovare altra uscita, -abbracciò il più facile consiglio a cui, per la fiducia -del meglio, assai di sovente si appigliano gli -animi incerti e miti, quello di tacere e di aspettare. -</p> - -<p> -Ma pure egli era torbido e travagliato. Non poteva -spiegare a sè stesso la causa di quell'improvviso -fuggir della fanciulla, dopo tutto ciò ch'era stato; -nè comprendere come il vicecurato fosse venuto e -partito, senza cercare di lui, senza aspettare di vederlo. -Ben gli nacque in mente l'idea, che Maria -forse avesse confessato al fratello il segreto dell'amore -che li univa; ma per ciò appunto si corrucciava -di più, pensando al basso e falso concetto che -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -l'amico doveva farsi di lui, non conoscendo ancora -la purezza del suo proposito, il mutamento dell'anima -sua. E desiderava di poter rivedere, innanzi partire, -la giovinetta; e voleva parlarle almeno una -volta, accertarla del suo ritorno dopo breve tempo, -e ripeterle la già fatta promessa. -</p> - -<p> -Allora, dopo ch'ebbe inutilmente tentato più d'una -via per trovar nella città chi gli desse qualche contezza -del luogo in cui il vicecurato potesse aver formato -dimora, dopo ch'ebbe risoluto di trasferirsi -segretamente, prima al paesello del lago, poi all'alpestre -villaggio di Valtellina; pentito dell'una e dell'altra -cosa s'abbandonò all'inutile rammarico, all'inquietudine, -a disegni cupi e sdegnosi. Pensò anche -di palesare il suo stato a quel saggio uomo che aveva -avuto tanto potere su la sua vita e ch'egli -venerava come secondo padre, onde lo sovvenisse di -consiglio; pure, quando fu sul punto di farlo, non -ardì aprirgli l'animo, o temette forse il giudizio del -semplice ma austero vecchio. -</p> - -<p> -Intanto il dì della partenza era venuto. Tutto -quello ch'egli potè fare fu di scrivere una lunga lettera -al vicecurato, nella quale n'acchiuse un'altra indirizzata -a Maria; mandò queste lettere alla posta, e -pregò il cielo che arrivassero al più presto al loro destino. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dov'era allora la nostra fanciulla? -</p> - -<p> -In certe povere stanzette, confinate nella soffitta -deserta d'un antico palazzo, che appartenne un tempo -alla famiglia del conte Francesco ****, viveva ancora -la vedova del vecchio maggiordomo di quella casa. -Dopo la morte degli ultimi padroni, il palazzo era -stato venduto, spogliato delle sue tappezzerie di damasco -e delle dorate suppellettili che l'adornavano -da forse un secolo; e un negoziante, arricchito di -fresco e non ancora ritirato dagli affari, l'aveva acquistato -e fatto restaurar tutto alle fogge del gusto moderno, -con le sue sete, co' lucidi arredi parigini, co' -molli tappeti turchi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<p> -Quella vedova era una buona vecchietta, servizievole, -cicalona, tutt'amore del prossimo e de' poverelli, -lodatrice eterna de' tempi suoi e de' suoi ottimi padroni, -e massimamente della defunta signora contessa; -la quale non l'aveva dimenticata nel testamento, e le -aveva lasciato una provisioncella, vita sua durante, un -trenta soldi al giorno e l'abitazione: era tutto quel -che la povera donna possedeva quaggiù. Pure essa -viveva contenta, e col suo sordo sogghignare, diceva -bene spesso: Chi molto abbraccia, nulla stringe; ma -chi sa contentarsi del poco, campa un pezzo e col cuor -largo. — Quel negoziante, al quale certi lontani parenti -della contessa, che ne furon gli eredi, avevano -venduto il palazzo, dovette accettare tra gli altri patti -anche la noia di tenersi in casa la vecchia vedova. E -questa poi fu sempre ostinata a non voler abbandonare -quella dimora dov'era vissuta per trent'anni; di -modo che il novo padrone mise giù il pensiero di farla -sloggiare con le buone, come aveva stimato facile, nella -fiducia che la vecchia sarebbe presto ita a cercar posto -nell'altro mondo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A quest'antica conoscente, alla signora Giuditta, -come in tutto il quartiere era chiamata, affidò dunque -il vicecurato la sua afflitta sorella. Essa gli aveva -tante volte portati su le sue braccia l'uno e l'altra in -giorni più lieti, quand'erano ancora ragazzetti, che -non se n'era dimenticata; ma non gli aveva veduti -da tanto tempo, che quasi non lo credè vero, allorchè -le si fecero conoscere. Pure li ricevette a braccia aperte, -e dimandò loro del buon Andrea, della comare Caterina, -del palazzo, di cent'altre cose e perfino del -vecchio Azor; rammaricandosi di tutto quello che non -era più, e benedicendo il cielo, che la sua vecchia amica -si ricordasse ancora di lei. -</p> - -<p> -Nell'ignota dimora della vedova Giuditta, don Carlo -dunque pensò di nascondere Maria alle ricerche e alla -persecuzione di colui, ch'egli credeva essere stato il -suo seduttore; giacchè intendeva di fermarsi ancora -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -per qualche giorno a Milano, e di ricondurre poi egli -stesso la fanciulla a sua madre. -</p> - -<p> -Maria, ne' primi dì, non sapeva accomodarsi a quella -nova solitudine. Ignara di quel che fosse avvenuto, -dopo che aveva abbandonato la casa de' Leslie, di quel -che potesse fare Arnoldo per ritrovarla, e sedotta ancora -da una lontana idea di rivederlo, di separarsi in -pace da lui, idea che la sua virtù e l'affetto le richiamavan -sempre, non come una colpa, ma come -unica consolazione, ella passava le ore in una rassegnazione -dolorosa. Non piangeva più, ma faceva ogni -sforzo per ritornare più spesso che poteva alla memoria -di sua madre; pure, qualche volta, in segreto, -ripeteva ancora il nome di colui che per il primo le -aveva promesso amore, e sentiva ch'essa non avrebbe -più potuto amar nessuno, come aveva amato lui. -</p> - -<p> -Ella non usciva mai, e stava sempre in compagnia -della vedova, la quale non sapeva immaginare perchè -una creatura, giovine e bella come Maria, fosse -così tacita e mesta. Intanto il fratel suo consumava -que' pochi giorni nel visitar gli amici che gli restavano -ancora, antichi suoi compagni di scuola, alcuni de' -quali erano allora parochi nella città, e altri procacciavan -di guadagnarsi, con la penna e con gli studi, -una vita stentata ma libera e onesta. -</p> - -<p> -E nel rinnovarsi di quelle conoscenze, che avevano -messa profonda radice ne' cuori, di quella corrispondenza -di sentimenti e di simpatie, ch'è sì bella quando -la sorgente ne sia virtuosa e schietta, e fedele la -ricordanza, oh! come gli pareva di ringiovenire, di -ritornare a quell'età d'affetto e di desiderio, in cui -si crede che la buona volontà sia tutto, e nulla la -difficoltà delle opinioni e del potere altrui; in cui è -certa e giusta l'aspettativa, e santa l'energia della -fede e del contraccambio!... -</p> - -<p> -Con quali sinceri trasporti gli amici si rividero, -s'abbracciarono! Con qual fratellanza di gioia e di -dolore rinnovellarono le memorie della giovinezza! -Come lagrimarono gli amici che non erano più, ch'eran -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -mancati nell'ora migliore! Come compiansero a quelli -che avevano tradito le speranze di loro concetto, un -bell'avvenire, la vita intera!... E le promesse di star -sempre uniti col cuore, se con le persone non potevano, -d'adempiere insieme all'eterno dovere di render -migliori gli altri, di non cader mai d'animo, nè -per la tirannia de' pregiudizii e del tempo, nè per la -cieca guerra delle passioni, e di servir liberamente -alla causa della verità, preparando d'accordo, per -quanta forza e per quanto cuore era in essi, il bene -e la giustizia per tutti; queste altissime promesse si -ripeteron più d'una volta ne' loro ragionari dolci e -solenni, e furono santificate da' voti e dalle preghiere -di que' giusti e generosi che amavano e che soffrivano. -</p> - -<p> -Così alcuni di que' dì felici, che il buon prete non -credeva di trovare più su la terra, e dietro a' quali -l'anima sua aveva ben sovente sospirato nelle solitudini -della campagna, in mezzo alla povertà e alla dura -vita del contadino, o sotto gli umili archi della chiesa -del suo villaggio, alcuni di que' dì felici sorgevano -ancora per lui; e lo consolavano nel momento che, -ferito nella più viva parte del cuore, s'era umiliato -innanzi alla superbia degli uomini, all'ingiustizia delle -cose. Ed egli se ne rallegrava con sè stesso, chè da -tanto tempo aveva rinunciato all'allegrezza: nè alcun -funesto presentimento venne a turbar la purità di quell'affetto -antico e santo, e il felice presagio d'un'età -migliore!... Ma troppo spesso le nostre più vive speranze -son le più vane! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un giorno — non eran passate più di due settimane -da che Maria stava in casa della vedova — le due -donne avevano apprestato un desinare assai modesto, -e aspettavano il vicecurato. -</p> - -<p> -È passato il mezzodì; passano una, due, tre ore, ed -esse aspettano ancora, e il vicecurato non comparisce. -Su le prime, non si dan pensiero di quel suo -tardare, rassicurandosi nell'idea che forse qualche impreveduta -circostanza ne lo trattenga. Ma poi all'abbassar -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -del giorno, quando l'una e l'altra ebbero finito -di ripetere le consuete scuse che si van cercando -per ingannar l'angustia dell'aspettare invano, allora, -con quel senso di tristezza che desta il veder farsi -sera, crebbe il loro dubbio e l'inquietudine. E taciturne -entrambe si pongono a sedere presso una delle -finestre che dà sul cortile, s'interrogano a vicenda -con gli occhi, e guardano ogni momento verso il cancello -del palazzo, in attenzione curiosa d'ognuno ch'entri -o passi. -</p> - -<p> -Da quella finestra vedevasi, per il vano del portone, -lungo tratto della frequentata corsìa. Si fece notte, -le campane delle chiese erano già silenziose per tutta -la città, e le donne aspettavano ancora. In ogni passeggero -che attraversasse quel breve spazio, pareva -loro di riconoscere il prete; ma nessuno mai s'arrestava, -nessuno svoltava in quella porta. Maria ben -cercava di persuadersi che nulla ci fosse di più naturale -di quell'assenza, ma invano; un interno timore -la vinceva, l'anima sua andava immaginando qualcosa -di funesto, un pericolo, un tradimento, una sciagura -improvvisa; e già, come una spina, le stava fitta in -cuore l'angustia, che il suo Carlo non avesse a ritornare -mai più! -</p> - -<p> -La vedova, indispettita alla fine di quel lungo tedio, -cominciò a sfogarsi, a brontolare fra sè e sè: — Vedete -mo, che vezzo! Son già passate più di sei o sett'ore.... -Ha ragione chi dice: aspettare e non venire, -cosa da morire! Intanto voi siete ancora a digiuno, la -mia tosa! Manco male, ch'io ho pensato meglio di -voi... ma domani, il resto di quel pollo e di quella -zuppa sarà roba da buttar via per la finestra... Che -cosa crede d'esser poi quel vostro signor fratello? -Non è all'osteria, e se qui c'è poco, c'è del cuore -almeno! Ma, adesso che ci penso.... Scommetto che, -senza dir nulla, avrà desinato altrove; e noi siamo -state sì buone ad aspettarlo... Oh via, levatevi su, e -peggio per lui! mangiate un po' anche voi, chè almanco -non si consumi questa poca grazia di Dio.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p> -— Ora non potrei, signora Giuditta, non potrei -da vero... ho un gruppo qui, una cosa che m'opprime.... -</p> - -<p> -— Oibò, non mi fate smorfie! In questi dì, non -avete mangiato mai, più che non mangi un piccione.... -E poi, non dormite, avete una ciera che fa -pietà.... Via! ecco quel che son divenute le nostre -ragazze! vedete un po' quel che si guadagna a star -nelle case de' grandi signori... La minestra di casa -vostra vi fa schifo... Non dico così per voi, ma al -giorno d'oggi, si vede, tutti vogliono stare in sul grande... -Ebbene? sorridete un po'!... Che dirà vostra -madre? Quella è una donna casalinga, sincera, alla -mano... Che dirà, quando vi rivedrà con quel viso -di panno lavato?... -</p> - -<p> -La fanciulla taceva, pensava che sua madre non le -aveva mai detto parole così amare; e quell'inutile conforto -le parve più duro di qualunque rampogna. -</p> - -<p> -Non era lontana la mezzanotte, quando s'intese un -calpestio su per l'angusta scala che saliva a quelle -stanze. Le strepito risvegliò l'attenzione della vedova, -la quale, seduta accanto del focolare, recitava il rosario -con accento basso e sonnacchioso, e fece palpitare -il cuor della fanciulla, che s'era presso a lei raggruppata, -trovando appena voce di rispondere all'avemarie. -</p> - -<p> -— Siete voi, Carlo? domandò essa, con una gioia -sicura, levandosi subitamente; siete voi una volta?... -Oh sia ringraziato il cielo! -</p> - -<p> -Nessuno rispose. Ma, poco stante, un bussare forte -e strano all'uscio risonò nelle tre stanzette del povero -quartiere. -</p> - -<p> -— Ohe! che rumore di casa del diavolo, signor abate? -gridò stizzosa la vecchia. Bella musica dopo averci -fatto aspettare tutto il dì e tutta la notte! -</p> - -<p> -Intanto Maria era corsa ad aprire. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Si presentaron due sconosciuti, col cappello basso -su gli occhi, abbottonati fin sotto al mento in un -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -palandrano nero. La fanciulla diede un grido, e balzò -indietro atterrita; la vecchia spalancò tanto d'occhi, -e facendosi ritta ritta su la persona, appuntò le braccia -su l'anche, in atto di stupore e di dispetto. -</p> - -<p> -Ma l'uno de' due sconosciuti, avanzatosi verso le -donne, si pose l'indice della mano attraverso le labbra, -e, — State zitte, disse loro, non v'inquietate, -non gridate! Non veniamo per farvi nessun male, noi -siamo impiegati, facciamo il nostro dovere; e non si -cerca di voi. Ma, per amore, silenzio! -</p> - -<p> -— Eh! ch'io non so niente, e qui non c'è nessuno, -cominciò a gridare la vecchia. E... e... -</p> - -<p> -— Silenzio, dico, adesso! ripetè colui; risponderete -a quel che siamo per domandarvi. E voi, soggiunse -voltandosi al compagno — una faccia lunga, scura e -smorta, che gli stava sempre alle calcagna, come la -sua ombra — ponetevi là, a quel tavolino, e scrivete! -</p> - -<p> -E l'altro fece, senza dir nulla. -</p> - -<p> -— Siete voi la vedova Giuditta ****? chiese allora -l'uomo che parlava. -</p> - -<p> -— Sì, son io! rispos'ella; ma perchè voi... perchè -lui... perchè io... -</p> - -<p> -— Voi, tacete! e la giovine qui presente è la nominata -Angiola Maria ****? -</p> - -<p> -— Son io quella, rispose alla sua volta la fanciulla, -ma con voce debole e tremante. -</p> - -<p> -— Bene! E si rivolse di nuovo alla vecchia: Abita -in casa vostra il prete Carlo ****, fratello di questa -giovine? -</p> - -<p> -— Sì, ma è solamente da pochi dì, ch'io stessa gli -ho fatto il piacere di tenerlo qui, con sua sorella; e -l'ho fatto perchè siam vecchi amici, e se a questo -mondo non ci fosse un po' di carità... -</p> - -<p> -— Basta, tacete! Non ho domandato questo. -</p> - -<p> -— Ma se non posso tacere! Sono una donna onesta, -nè voglio che nessuno... -</p> - -<p> -— Tacete! vi replico, e badate a me. Da quanto -tempo quel prete abitava qui? -</p> - -<p> -— Fanno giusto quindici giorni ieri...... fu un -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -venerdì! Quando si dice!... Ecco che cosa vuol dire -un venerdì!... In verità santa, è una cosa da non -credere... Una storia simile non m'è capitata mai! -</p> - -<p> -— Volete finirla con queste chiacchiere inutili? Ditemi -piuttosto, dove tenete la roba del vostro ospite? -</p> - -<p> -La Giuditta, inasprita più che mai, non sapendo -comprendere la ragione di quell'interrogatorio, rispose -alzando le spalle, e con un gesto indicò l'altra -camera; poi si mise a guardare or l'una or l'altra di -quelle due faccie, per vedere se le riuscisse di poter -raccapezzare qualche cosa di così fatto garbuglio. Ma -l'uno senza complimenti, preso un lume ch'era sulla -tavola, l'accese, e passò nella vicina stanza, come fosse -in casa sua; e l'altro intanto continuava a scrivere -col muso duro, con gli occhi inchiodati sul suo scartafaccio. -</p> - -<p> -Maria, tutta piena di spavento, non osava quasi respirare; -essa aveva indovinato che il suo povero Carlo -correva qualche gran pericolo, che coloro eran venuti -per metter le mani sul fatto suo; e, resa ardita dal -suo stesso terrore, si mosse per correr dietro a quell'uomo, -e domandargli, per la pietà del cielo, che cosa -fosse avvenuto del fratel suo. Ma colui, avendo trovato -di là ciò che cercava, ricomparve su l'uscio, tenendo -sotto il braccio un piccolo fascio di carte, e alcuni libri -(erano le memorie, il breviario, il vecchio Dante -e la Bibbia del buon prete). Pose il tutto su la tavola, -rilegò con somma diligenza il fascio, e v'improntò, -senz'altro dire, un gran suggello. Poi, volgendosi alla -giovinetta, tolse fuori e le porse una lettera dicendo: — È -di vostro fratello! Per quest'oggi la nostra incombenza -è finita. Buona notte!... E fece un cenno al -collega; il quale si levò, ripose via il grosso scartafaccio, -e si chiuse di nuovo nel suo palandrano. E per -dov'erano venuti, uscirono. -</p> - -<p> -La fanciulla allora s'abbandonò su la seggiola ch'era -più vicina, tenendo stretto fra le mani il foglio fatale, -che non aveva cuore d'aprire. Ma quando la vecchia, -strabiliata ancora di quant'era succeduto, fece per -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -toglierle quella carta, allora Maria la riguardò in volto, -corrucciata insieme e pietosa, poi chinò gli occhi, e lesse, -che quasi le mancava la voce: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -«Maria, mia cara sorella! -</p> - -<p> -«Colui che ti consegnerà questa lettera, ti dirà anche -ciò che sia di me. Il cuore mi piange di dover -lasciarti sola per qualche tempo; ma rassicurati, non -sarà che per pochi dì, forse per poche ore! Pure, -te ne prego, fa in modo che nostra madre venga -anch'essa al più presto a Milano. Povera donna!... -Ma in quanto a me, non le dir altro per carità, -se non che sono ammalato, che spero e ho -bisogno di rivederla. Il cielo benedica te e lei. Di' -ancora alla buona signora Giuditta, che mi compatisca -e mi perdoni. — Tu intanto prega il Signore -per me, e fatti cuore; io non ho nulla di che rimproverarmi -in faccia agli uomini. Mia amata, mia -infelice sorella! ricordati sempre, che quanto succede -quaggiù, è tutto per volontà di Dio!...» -</p> -</div> - -<p> -Misera giovinetta! — Che cuore fosse il suo allora, -di quale spavento, di quali fantasmi fosse agitata -e piena per essa la notte che seguì quel terribile -giorno, nessuno il potrebbe immaginare, non -che dirlo. Aimè! tutto l'affanno che può versarsi in -cuore umano, era versato nel suo; e per maggior -dolore, la sorgente di questa nuova sciagura era un -mistero per lei! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -</p> - -<h3 id="cap6-2">VI. -<span class="smaller">IL FRATELLO E LA MADRE.</span></h3> -</div> - -<p> -La mattina del dì appresso, la signora Giuditta che -aveva la mente intorbidata dalle conghietture più -strane, e si sentiva morir della voglia di sfogarsi con -qualcheduno, mise sossopra la casa e il vicinato, e -raccontò a tutti il suo gran caso. A credere a lei, si -trattava di cose straordinarie; e com'ella non ci poteva -veder dentro chiaro, così s'era ficcato in capo -di trovare il bandolo della matassa. -</p> - -<p> -Dunque, in manco d'un'ora, aveva narrato la strana -avventura della notte alla portinaia della casa, alla -moglie dello speziale dirimpetto, perfino alla fruttaiuola -e alla lattivendola del contorno; ma nessuna -di queste comari, com'è naturale, ne sapeva niente; -e quando le avevano risposto con un:.. Oh!..» -Bontà divina!... o che so altro, avevan finito. -</p> - -<p> -La signora Giuditta stava per tornarsene e casa, -con la sua pettegola curiosità in corpo, quando la -sorte la fece incontrare col signor Giosuè, uomo di -un certo conto, e priore della dottrina cristiana nella -parrocchia, il quale era tutto cosa sua. A costui dunque, -come bene pensate, ella ricantò la sua storia, -non gli facendo grazia del più piccolo particolare. -</p> - -<p> -Ed egli allora, ch'era un di coloro che sanno o -credono di sapere tutto quello che succede e non -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -succede, tirandola in disparte con un'aria cupa, — Cara -signora Giuditta, le disse col sussiego di -chi dà un gran parere, io so come va il mondo! Tutti -i salmi finiscono in gloria, e una donna come voi... -non so se mi spieghi... Basta, avete fatto male a -impicciarvi con certa gente... -</p> - -<p> -— Ma lei ne sa dunque qualcosa? -</p> - -<p> -— E dàlle! volete voi venirle a contare a me? -Sentite mo. Jeri mattina, giusto alle dieci ore, io mi -trovava nella sagrestìa, intanto che quel prete stava -dicendo messa. Veggo entrare due signori, che vengono -dritto verso di me, mi pigliano in mezzo, così -alla buona come fossero miei amici da vent'anni, e -mi domandano il nome e cognome del prete... Io -mo ne sono subito addato... -</p> - -<p> -— Sì! sì! ebbene? -</p> - -<p> -— Risposi loro con pulitezza; ed essi, senza cerimonie, -si misero a sedere, uno da una parte, l'altro -dall'altra, parlandosi fra loro con certe occhiate di -traverso... finchè la messa finì. E pensare, che io -quel momento fui tanto sciocco d'interrogarli che cosa -volessero!... L'uno mi fissò gli occhi addosso e non -rispose, l'altro brontolò fra' denti: La non è cosa -che la riguardi; e mi voltò le spalle. -</p> - -<p> -— Son quelli, scommetterei che son quelli stessi: -dica, dica su... -</p> - -<p> -— Insomma, finita che fu la messa, e tornato il -prete nella sagrestia, quei due signori s'alzarono, gli -andarono incontro in atto di rispetto, ed egli a loro... -bisogna che si conoscessero! E l'un d'essi -gli disse alcune poche parole, ch'io non intesi... -Il prete allora impallidì, diventò bianco come il camice -che aveva appena posto giù, poi rosso come bragia, -guardò intorno, sospirò e disse chiaro: Sono -pronto, vengo con loro!... Io restai di sasso e, non -so perchè, sentivo le gambe barcollarmi sotto... Egli -in vece, credereste? passandomi vicino mi rivolse -uno sguardo tranquillo, e disse: Caro signor Giosuè, -a rivederci! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -— Oh la cosa non è dunque tanto seria, com'io -credeva!... -</p> - -<p> -— Non m'interrompete adesso! Una carrozza era -fuori della chiesa ad aspettare. Nel porre il piede -sul predellino, egli si fece il segno della croce, poi -si mise dentro, e quei due dietro a lui. E io, alla -lontana, così come n'andassi per i fatti miei, -tenni dietro alla carrozza... Ma quando la vidi svoltar -la cantonata, e compresi dove l'andava a riuscire... -ho detto dentro di me: Tutti i salmi finiscono -in gloria! Ci siamo, è fatta!... e presi un'altra -strada. -</p> - -<p> -— Tutto va bene, ma fin qui non ci capisco ancora -il perchè... -</p> - -<p> -— Il perchè? il perchè? ci son certi perchè al mondo, -così serii, che non bisogna cercar di sapere, o -quando mai per disgrazia si sanno, tacerli!... Con -voi però, che siete donna prudente, posso dire una parola. -Sappiate dunque che quel prete s'è trovato -in un grosso guaio con un gran signore forestiero; -che, pochi dì fa, dev'essere fra loro avvenuta una -scena scandalosa, per causa d'una giovine, d'una fuga, -d'un rapimento, d'un intrigo... cose, cose che mettono -in compromesso la coscienza e qualche cosa di -più. Dunque tutto è spiegato. E poi, quand'uno se -la prende contro i pesci grossi, gli è raro che n'esca -netto... So quel che dico, lo so di buon luogo, -e l'affare è chiaro! Voi però non ve ne impacciate. -E, per carità, abbiate giudizio con chi che sia!... Già -ve l'ho pur detto, la prudenza non è stata messa -per niente tra le virtù cardinali. -</p> - -<p> -— O signor Giosuè, si figuri! Solo mi dispiace -per quella povera giovine... -</p> - -<p> -— Sopra tutto non state ad aprir bocca con lei! -Non ci mancherebb'altro! -</p> - -<p> -— Bene, tacerò... le prometto che tacerò. -</p> - -<p> -— Si, sarà meglio, chè mi pento quasi di aver -parlato io! Oh, signora Giuditta, a rivederci. -</p> - -<p> -— Un momento, dica... senta... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -</p> - -<p> -Il priore della dottrina cristiana gli aveva voltato -il tergo, e se n'era ito. -</p> - -<p> -La signora Giuditta, con la fantasia agitata, in un -mar di pensieri, combattuta fra il desiderio di spiegarsi -con Maria (la quale, secondo lei, era la colpa di -tutto) e la promessa data di tacere, trovò appena la -strada di casa sua. -</p> - -<p> -Quando entrò, la fanciulla le venne incontro interrogandola -con gli occhi, se mai le recasse qualche -buona novella; e in quel suo sguardo, in quella -sembianza, leggevasi tutto l'affanno d'un'anima che -non crede a una sventura e non ha la forza per -sostenerla. La vedova, a cui pizzicava la voglia di -parlare e di dire alla poveretta: Tutto è stato -causa vostra anch'essa ne fu veramente tocca; e -la compassione le suggerì qualche parola d'amicizia -e di conforto. Al che la fanciulla rispose con lo -stringere e baciare le mani di lei, in atto di viva -gratitudine e di dolore, sforzandosi di parer tranquilla. -</p> - -<p> -Rilessero insieme la lettera del vicecurato; conghietturavano, -dicevano dieci volte le stesse ragioni, -ma non sapevano che ben fare. Alla fine fu stabilito -fra di loro, che prima di scrivere alla mamma -Caterina, come raccomandava la lettera, o d'andare -a prenderla al paese, come voleva Maria, avrebbero -aspettato fino al posdomani, affidate che potesse in -quel mezzo ritornare don Carlo. -</p> - -<p> -Ma il posdomani passò, e non comparve persona, -e non venne parola. Perduta quella poca speranza -che per i cuori buoni ha sempre qualche sorriso, -benchè mesto e solitario come un fil di luce, Maria -cominciò a pentirsi di non esser subito partita a cercare -sua madre; e, d'una in altra fantasia, andava -creando le più funeste cose del mondo. E quantunque -la vedova fosse stata prudente, forse per la prima -volta in vita sua, e le avesse taciuto i sospetti -di quella sparizione; pure, fra gli altri dolorosi pensieri, -venne in mente a Maria anche questo che -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -quant'era avvenuto poteva essere una vendetta dell'uomo -potente con cui il fratel suo aveva ardito -cozzare per salvarla. Ma tal pensiero era così grave -e terribile, che al suo cuore mancava la forza di -sopportarlo. -</p> - -<p> -Così abbandonavasi alle sue dolenti illusioni, alle -sue inquiete paure. Intanto la vedova aveva trovato -modo, per via d'un ex-procuratore del suo antico -padrone, di far sapere ogni cosa alla mamma Caterina, -affinchè, il più presto che poteva, affrettasse -di trasferirsi a Milano: a dir quel ch'era, tutto -il trambusto di que' giorni non le dava poco pensiero; -nè si sarebbe accomodata, in caso di qualche -cosa di grave, a tenersi in casa per un pezzo quella -giovine, ch'era stata la pietra dello scandalo e che -in fin dei conti non le apparteneva. -</p> - -<p> -Per consolare Maria, le annunziò dunque che fra -due o tre giorni, alla più lunga, sarebbe venuta sua -madre, ch'ella stessa s'era per ciò raccomandata a -una persona di proposito, e che non occorreva la -si pigliasse altro fastidio. Questa novella e l'idea -di trovarsi presto nelle braccia della madre, rasserenarono -per quel giorno l'anima e la fronte della -giovinetta; e una consolazione le ne promise vicina -un'altra, quella di poter finalmente rivedere anche -il fratello. -</p> - -<p> -Passati tre giorni, un biroccio s'arrestava alla porta -del palazzo. Era dessa, la comare Caterina, venuta -a Milano in compagnia del signor Gaspero, quel vecchio -possidente che abbiamo incontrato più d'una -volta in questa storia semplice e nostrale. Costui -aveva ricevuta una lettera del procuratore al quale -la signora Giuditta s'era raccomandata: e, inteso di -che si trattava, senz'indugio persuase alla Caterina -quel piccolo viaggio, la condusse con sè a Como; e -qui noleggiata una vettura, l'accompagnò egli stesso -a Milano, dove per abitudine capitava sempre una -volta all'anno. -</p> - -<p> -Maria era accorsa alla piccola finestra del cortile. -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -Ella guardò, vide di lontano la madre che si congedava -dal suo compagno di viaggio, ne intese la voce, -e dimenticò tutto. Pochi momenti appresso, Caterina -stringeva tra le braccia la sua povera figlia, e Maria -nascondeva sul seno materno il viso, che solo per -un istante si tinse ancora del suo vivo colore. -</p> - -<p> -Senza piangere, senza parlare, stettero così in quel -dolce e prolungato abbracciamento; e pareva che la -fanciulla non volesse distaccarsene più. -</p> - -<p> -— Maria, mia buona e cara figliuola, disse alla -fine la madre. Oh! perchè m'hai tu abbandonata? -questi sei mesi sono stati sei anni per me! Oh Madonna -santa! come ti sei cambiata, povera tosa! -Non ti riconosco più!... Ma com'è mai che ti trovo -qui? Non sei più nella casa di quel signore inglese?... -E voi, signora Giuditta, e mio figlio... -è qui don Carlo? ma perchè non ho io saputo niente -fin adesso?... M' hanno detto ch'era ammalato... -io voglio vederlo! dov'è egli?... Ditelo dunque, -non mi fate penare!... -</p> - -<p> -Queste molte inchieste, che alla misera suggeriva -tutto in un punto il materno suo cuore, posero nell'impaccio -la vedova; la quale s'era bene accorta -che la vecchia comare era al buio di tutto. Maria -non aveva coraggio di dire una parola; e guardava, -guardava la madre, senza togliere mai gli occhi da -quell'amato volto, in cui la solitudine ed il dolore -avevano in poco tempo solcate più profonde le rughe -dell'età. Ma, atteggiata com'ella era, in muta e -affannosa contemplazione, la sua celeste figura suscitava -nell'anima una pietà mista a terrore. -</p> - -<p> -Alla fine la Giuditta, fatta la faccia tosta e il cuor -duro, pensò: Qui è meglio parlare; un momento o -l'altro, bisogna pur ch'ella sappia tutto... -</p> - -<p> -— Cara la mia Caterina, prese dunque a dire, -non vi crucciate così: fatevi un po' di coraggio! -</p> - -<p> -— Oh misericordia! che male c'è di nuovo?... -</p> - -<p> -— Già lo sapete, a questo mondo dei cattivi ce -n'è anche troppi! E son sempre gli stracci che -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -vanno all'aria, come dice il proverbio... E tocca -spesso ai buoni a portare la pena dei tristi... -</p> - -<p> -— Oh santa pazienza! parlate, non mi tenete qui -su le spine... -</p> - -<p> -— Eh! ognuno ha la sua croce, e c'è chi deve -portarla anche per gli altri... E già si sa, bisogna -star preparati sempre... -</p> - -<p> -— A che? ma dite su una volta! parla tu, Maria; -chè in questo modo ben più mi spaventate e mi -fate morire! Mio figlio sta forse male? forse... -</p> - -<p> -— No, no, egli sta bene, ma... -</p> - -<p> -— Signore, datemi cuore! ma che?... -</p> - -<p> -Per tutta risposta, Maria non fece che gettarsi -un'altra volta nelle braccia di sua madre. E la vedova -raccontò tutto quel che sapeva, tacendone però la -cagione, per la pietà di Maria. La povera donna non -volle credere a nulla; il colpo era troppo forte, e -l'anima sua semplice e piena d'amore non lo sostenne. -Ella non pensò nemmeno a chiedere il perchè -di quella rovina; non poteva dubitare che il figlio -non fosse innocente; il nome di suo figlio era sempre -stato per lei come quello d'un santo. Stanca -degli anni e sola, ella metteva in lui tutto il suo -cuore, tutto il suo tenero orgoglio di madre: aveva -speranza e vita nell'unico amato, il quale dopo la -morte del suo pover'uomo, com'essa diceva, doveva -essere il padre della sua Maria. -</p> - -<p> -La buona donna! Nella solitudine della sua dimora, -un tempo rallegrata dalla presenza e dall'affetto -de' suoi cari e poi rimasta vòta, deserta, come -un sepolcro, ella si consolava e si pasceva dell'idea, -che l'uno o l'altra avrebbero sortito una modesta e -onorevole condizione su la terra, e che un giorno -forse ne' suoi più tardi anni, l'avrebbero circondata -di cure e d'amore, e a larga mano compensata de' -sacrifizii fatti, e della vita tediosa che trascinava. Non -si rammaricava mai che sola compagnia le restasse -la vecchia Marta, perchè conosceva il cuore de' figli -suoi, e le pareva quasi d'abitar con loro, di viver con -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -loro, quantunque lontani; l'unico desiderio che nutrisse, -era di poterli di tanto in tanto rivedere; e -ogni dì si teneva certa di presto abbracciarli, in questa -certezza essendo tutta la sua gioia. Seduta sovente, -al tepido sole delle mattine d'inverno, sotto -la nuda pergola della casa, con la sua conocchia fedele, -la buona madre pensava alla povertà, alla pace, -raccontava la storia d'altri anni, raccontava quella dell'avvenire; -ed era felice quando parlava della sua -bella Maria o del suo curato alla Maria che le sedeva -rimpetto, pettinando la matassine del lino. E -allora, senz'avvedersene, le due comari s'arrestavano -dal lavoro; all'una spezzavasi il filo della conocchia o -cadeva di mano il fuso; all'altra si perdeva il lino nelle -punte del pettine. Ma entrambe, in que' momenti, -sollevavano al cielo gli occhi e il cuore, con un pensiero -più santo d'ogni preghiera, e del pari benedetto. -</p> - -<p> -Ma ora che diversi pensieri, che mutamento! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La mamma Caterina, per tutto quel dì e per molti -altri ancora, non volle ascoltare ragione, nè consolazione, -nè speranza; non domandava che suo figlio, -non voleva che vederlo. Ed essa pure, come prima -aveva fatto Maria, si figurava alla mente angustie e -spaventi, s'abbandonava ai più tristi presagi, non -porgeva più orecchio a nulla, nemmeno al piangere -della sua figliuola. -</p> - -<p> -Fu allora che l'amorosa fanciulla, la quale innanzi -alla venuta della madre credeva di dover ben presto -finire nell'affanno di que' giorni, si sentì maggiore -di sè stessa. Una virtù, ignota a lei fino allora, la -costanza nel soffrire raddoppiò il suo debole coraggio; -ma la sua fermezza, la calma delle parole e degli -atti avrebbero dimostrato ben più crudele il martirio -dell'anima a chi avesse potuto vedere il suo segreto. -Ella soffogava le lagrime; ed era ne' momenti del -maggior dolore, che la sua voce si faceva più sicura -e più affettuosa. E sorrideva; era un riso malinconico -il suo, ma era un riso celeste. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -</p> - -<p> -In que' giorni che sempre da uno stesso travaglio -misurati fanno parer eterna la vita, così Maria con -l'amor suo procacciava d'ingannare a sua madre le -ore contate dall'afflizione; essa ragionava di tante cose -passate, della loro casa, della vigna su la costa, della -vecchia Marta, degli altri amici del paese. E ringraziava -il cielo con tutta l'anima, quando vedeva che -le sue parole avevano temperata per poco l'amarezza -della sciagura presente. Ella nascose nel fondo del -proprio cuore tutta la sua parte d'affanni; ella comprese -e tolse sopra di sè quel dolore inesprimibile, -che solamente pel cuor delle madri non è un mistero; -quell'angoscia, la quale non trovava parole nè lagrime, -perchè ha de' segreti che a umano orecchio -non possono confidarsi e che il cuore altrui non ha -mai conosciuto. -</p> - -<p> -Non v'è piaga quaggiù che il tempo non sani; l'abitudine -stessa del soffrire può talvolta diventar quasi -cara e necessaria; l'amore, l'ambizione, la vendetta, -il rimorso, lascieranno pur una volta in pace l'anima -di cui han fatto strazio; ma la ferita che porta il cuor -d'una madre per amore de' figli suoi, non v'ha balsamo -che la medichi, non felicità nè tempo che vi -spargano sopra la mesta consolazione dell'obblio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Così, abbandonate e senza saper nulla mai di quel -loro caro, Caterina e Maria trascinavano i dì, le settimane, -in casa della vedova; la quale non aveva potuto -far di meno di tenerle con sè per qualche tempo -ancora, quand'esse, deliberate d'aspettare che fosse -decisa la sorte del prete, ne la pregarono, a patto di -pagarle trenta soldi al giorno, per le spese. Ciò veramente -andava poco a' versi alla Giuditta, causa la -paura di cert'altre visite della specie di quella prima -che non aveva ancora dimenticata; ma poi, per amor -di bene, non seppe dir di no. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Una mattina, erano uscite di buon'ora le due donne -per andare insieme a vendere a qualche mercante di -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -mode un velo nero trapunto dalla Maria, in que' dì -solitari e mesti: era dessa, che col lavoro delle sue -mani sostentava anche la madre. Essendo a caso capitate -presso la piccola chiesa di S.***, la Caterina, la -quale non lasciava passar giorno che non andasse a -pregare il Signore per il suo povero figliuolo e per -sè stessa, si volse a quella parte e fece per entrar -nella chiesa. Ma d'improvviso la fanciulla, tutta compresa -dal terrore d'una funesta ricordanza, le si strinse -al braccio, la trattenne, e con voce segreta e supplichevole: — Oh -no! madre mia, non andiamo in questa -chiesa; io non devo, non posso entrarvi più. -</p> - -<p> -— Perchè, Maria, perchè?... Che hai? tu tremi, -diventi smorta! ti senti male? -</p> - -<p> -— No! madre mia, è un segreto.... un segreto -che nessuno doveva conoscere! Ah se sapeste che in -questa chiesa.... O mio Dio! toglietene per sempre -dal mio cuore la memoria! -</p> - -<p> -— Maria! che mistero è questo? parla, dimmi... -</p> - -<p> -— Qui no, no, cara madre!... Torniamo a casa, -ve ne prego, e vi dirò tutto. Oh povera me, oh povero -mio fratello! -</p> - -<p> -E tornarono a casa. In quel giorno Maria non trovò -parola che potesse spargere un po' di serenità su l'addolorata -fronte di sua madre. Attendeva taciturna a' -suoi lavori, s'appartava soletta a ricamare al telaio, per -nascondere la viva angoscia che l'opprimeva; ma più -d'una volta un leggero gemito, un volger degli occhi -al cielo, un giunger le mani inquietamente, scoprivano -il patimento del suo cuore. Invano la madre -la stimolava a confidarle quel segreto. — Oggi non -potrei, rispondeva; domani, mamma, domani saprai -tutto! Oh dimmi prima che mi perdonerai! -</p> - -<p> -Pure, venuta la sera, quand'esse rimasero sole, in -tempo che la vedova era discesa dalla portinaia della -casa a pescar le novità, ch'erano poi sempre le solite, -la fanciulla non potè resistere più alla materna preghiera; -e con molte parole, spesso interrotte da lacrime -e da scuse, raccontò l'amor suo, la promessa, -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -il giuramento che quel giovine le aveva fatto, i dubbii, -il timore che le avevano persuaso di ricorrere al fratello, -e tutto ciò ch'era avvenuto di poi; e in fine -non tacque nemmeno ch'ella si teneva certa di non -essere stata tradita, e aveva la persuasione che la disgrazia -del suo povero fratello non era avvenuta per -causa sua. -</p> - -<p> -La buona Caterina amava tanto la figliuola che non -ebbe pure il pensiero di farle il più piccolo rimprovero, -perchè si fosse abbandonata ad un innocente -sì, ma incauto affetto. In vece le compativa, e procurava -ella stessa di consolar quella fede e quell'ingenua -aspettativa, ch'erano la vita della sua Maria. Così -la conoscenza di quel segreto, se non valse a scemare, -parve almeno far più leggero, col disviarlo, il dolore -delle due disgraziate: poichè sembra che un'arcana -pietà del cielo nutra il conforto della fiducia nel -momento più grave dell'affanno, e rivolga a consolazione -d'un cuore travagliato quelle stesse memorie -che a un cuore libero sarebbero di troppo molesto -peso. -</p> - -<p> -E così forse il Signore le preparava a poco a poco -a una più tremenda, inaspettata disavventura. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In quella stessa sera, la madre e la figlia sentivano -nell'anima una confidenza cara quasi al pari della -certezza; e quantunque fosse riuscito vano il poco -che avevano potuto tentare a fine di rivedere il loro -Carlo, o di sapere almeno qualche cosa di quell'unica -vita in cui s'eran raccolte tutte le loro speranze, -tutti i loro timori, pure non avevan creduto mai come -allora a un buon presentimento. -</p> - -<p> -Maria, seduta accanto del tavolino, stava leggendo -una pagina d'un suo libricciolo alla madre e alla -vedova amica; le quali, composte a religiosa attenzione, -pendevano dalle labbra di lei; quel libro era -l'ultimo ricordo donatole dal fratello, era l'aureo volumetto -dell'Imitazione di Cristo. Essa leggeva, e l'incerto -raggio del lume che le ardeva vicino, sembrava -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -quasi circondare la sua candida fronte di quell'aureola, -che si suol vedere dipinta intorno alla testa de' santi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -«Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia -paura. -</p> - -<p> -«Abbi fede in me, e nella mia misericordia ti fida. -</p> - -<p> -«Quando tu pensi d'essermi più lontano, allora -è spesse volte ch'io ti son più vicino. -</p> - -<p> -«Quando tu credi quasi perduta ogni cosa, allora -le più volte tu hai in mano maggior materia di merito. -</p> - -<p> -«Non è tutto gittato, perchè alcuna cosa ti sia -avvenuta sinistramente. -</p> - -<p> -«Non dêi tu giudicar delle cose secondo il presente -tuo sentimento, nè per alcuna disavventura, -onde che ella ti avvenga, scorarti tanto perdutamente, -nè in modo riceverla, come se ogni speranza ti fosse -tolta di dovertene rilevare mai più. -</p> - -<p> -«Non volerti credere derelitto del tutto, se per -alcun tempo io ti mandi alcuna tribolazione, oppure -io ti ritolga la bramata consolazione; essendo che per -tal via si va al regno de' cieli.... -</p> - -<p> -«Quello che ti ho dato, il mi posso ritogliere, e -rendertelo quando mi piaccia. -</p> - -<p> -«Quando alcuna cosa ti do, ella è mia: quando -me la riprendo, non prendo del tuo; poichè mio è -ogni bene e ogni dono perfetto. -</p> - -<p> -«Se io ti lascio venire gravezza alcuna o avversità, -non isdegnartene, nè cader di animo; io posso -rilevartene prestamente e cambiarti in gaudio ogni -noia. -</p> - -<p> -«Ma non pertanto io son giusto, e da commendare -altamente, quando io fo questo con te!...» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La fanciulla leggeva queste schiette e sublimi parole -con tanta verità e dolcezza, che parvero alle due -donne un consiglio venuto dal cielo. -</p> - -<p> -— O mia madre! disse poi Maria, il libretto che -vedete è un dono che m'ha fatto, gli è poco tempo, -il nostro Carlo! E queste parole mi sembran le sue... -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -Io mi ricordo ch'egli stesso me le fece leggere un -giorno, quel primo giorno che venne lassù a visitarci, -dopo la morte di nostro padre. E ogni volta ch'io -ne rileggo solo una pagina, non so come, mi sento -più forte, più in pace.... Oh! egli è buono, egli -è un'anima santa, il nostro Carlo, e il Signore avrà -pietà di lui e di noi! -</p> - -<p> -Caterina abbracciò sua figlia con gran tenerezza, e -poi staccossi da lei, per andare a coricarsi. -</p> - -<p> -La fanciulla, rimasta sola, riaperse a caso il libro, -e le cadde sott'occhio un foglietto scritto dalla mano -di suo fratello, e forse dimenticato là entro: eran gli -ultimi versi ch'egli aveva dettati. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">IL CALICE DEL DOLORE.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> O Signor, s'egli è decreto</p> -<p class="i01">Che il tuo servo a te ritorni,</p> -<p class="i01">Pria che pieni egli abbia i giorni,</p> -<p class="i01">Io t'adoro umíle e lieto!</p> -<p class="i01">Vegga alcun di me più degno</p> -<p class="i01">Il meriggio del tuo regno.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Sento anch'io, che s'avvicina</p> -<p class="i01">La stagione a me suprema;</p> -<p class="i01">Pure ondeggia, e spera, e trema</p> -<p class="i01">L'alma schiava e pellegrina;</p> -<p class="i01">Come indomito nemico,</p> -<p class="i01">Sorge ancora il dubbio antico.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Tu che il puoi, Tu la tempesta</p> -<p class="i01">Della vita, o Dio, m'acqueta!</p> -<p class="i01">Del tuo raggio almen fa lieta</p> -<p class="i01">La brev'ora che mi resta.</p> -<p class="i01">Quanto io piansi, e quanto amai,</p> -<p class="i01">O mio Dio, Tu solo il sai!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Nella polve a Te prostrato,</p> -<p class="i01">Bevvi al calice del duolo:</p> -<p class="i01">Ebbi un voto, un grido solo,</p> -<p class="i01">Sotto il pondo del mio fato!</p> -<p class="i01">Ma la voce dell'eletto</p> -<p class="i01">I fratelli han maledetto.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> O mia patria antica e bella,</p> -<p class="i01">O mio sole, io vi saluto!</p> -<p class="i01">E tu, madre, e tu, sorella,</p> -<p class="i01">Ond'è mai quel pianger muto?</p> -<p class="i01">Ogni stilla è in ciel raccolta:</p> -<p class="i01">Ah pregate! Iddio v'ascolta.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Deh! se il figlio t'abbandona</p> -<p class="i01">Tutta sola in questa terra,</p> -<p class="i01">Al dolor della sua guerra,</p> -<p class="i01">Pensa, o madre, e gli perdona!</p> -<p class="i01">La sua vece è omai compiuta,</p> -<p class="i01">L'ora santa è già venuta.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Apri, o Dio, la ferrea stanza,</p> -<p class="i01">Che non s'apre al mio lamento;</p> -<p class="i01">Scendi a me nel gran momento,</p> -<p class="i01">Mi rinnova la speranza;</p> -<p class="i01">Su la bocca scolorita</p> -<p class="i01">Posa l'ostia della vita!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Prega allor, mia dolce suora,</p> -<p class="i01">Fior che il cielo in terra mise,</p> -<p class="i01">Che le nostre alme divise</p> -<p class="i01">Ricongiunga l'ultim'ora!</p> -<p class="i01">Prega, e riedi alla tua sfera;</p> -<p class="i01">Patria questa a noi non era!</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -</p> - -<p> -La fanciulla lasciò cadere una calda lagrima su gli -amati caratteri, i quali, mentre leggeva, le si offuscavano, -le si confondevano sotto gli occhi... Ma il terrore -ristagnò il pianto, un arcano terrore più grande d'ogni -angoscia. Dio buono! quelle parole eran dolorose, come -il lamento d'un uomo vicino a morire. Allora la poveretta -perdè il cuore, e volle, ma non potè piangere. -</p> - -<p> -Batteva la mezzanotte. Que' rintocchi sordi, prolungati -dell'ore le rispondevano fino all'anima, come il -suono lento della campana dell'agonia. Era sola, in -mezzo a una luce fioca, moribonda, a quella luce stanca, -ondeggiante della candela vicina a spegnersi; i -suoi pensieri erravano dietro le incerte larve della fantasia, -si facevan tutti d'un fosco colore; una tema -assidua, indefinita, uno stringimento al cuore, strano, -non provato mai, eran più forti del suo coraggio. Ella -fece pochi passi per accostarsi al suo letto, ch'era in -un canto di quella camera; ma non n'ebbe la lena, -e sedette di nuovo allo stesso luogo. Allentò su la tavola -le braccia in croce l'uno sopra l'altro, e su vi -lasciò cadere il capo oppresso e stanco. Allora fu la -pietà del cielo che diffuse nelle gracili sue membra -quel profondo sopore che somiglia al sonno, e che, -se non conforta, interrompe almeno la fatica d'un -gran dolore. E la misera ne aveva tanto bisogno! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il dì seguente, si mormorò da alcuni, e la terribile -nuova giunse pure alle sventuratissime due donne, -che in quella stessa notte, colto da sùbita e crudel -malattia in poche ore, il povero don Carlo era morto. -Fu un rumore sordo, occulto, ben presto soffocato e -ben presto dimenticato. -</p> - -<p> -Ma passati due mesi, nessuno seppe, nessuno raccontò -che la disgraziata sua madre finisse anch'essa -di crepacuore e di miseria in un letto dell'ospedale. -La morte d'una madre è cosa troppo santa e pietosa; -a me mancan le parole per raccontarla, e la fanciulla -anch'essa non confidò il segreto di questo suo -dolore a nessuno.... Ella non aveva più nè fratello, -nè madre. Povera Maria abbandonata! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -</p> - -<h3 id="cap7-2">VII. -<span class="smaller">IL PANE ALTRUI.</span></h3> -</div> - -<p> -Ditemi dove sia chi ricordi le gioie e i dolori del -povero, chi ne racconti l'amore schietto e vero, come -la sua povertà, la buon'amicizia, la generosità che -ignora sè stessa; ditemi dove sia chi dipinga la sua -virtù, più feconda di quella de' sapienti, la sua fede -sincera, la sua speranza nell'altra vita? -</p> - -<p> -E chi volete che ripeta le rozze canzoni del povero, -la sua spensierata ilarità, che numeri le sue dure giornate -e i figli suoi, che rammenti il suo nome, di -padre in figlio; se, quando battè stanco del cammino -alla porta altrui, nessuno gli aperse, se nessuno sa che -egli era vivo, e che poi è morto? -</p> - -<p> -Eppure le catapecchie aperte al sole e al vento sorgono -accanto de' bei palazzi, e al piede delle ville -superbe stanno i tugurii co' loro spenti focolari. Per -le strade e pe' corsi, la carrozza del signore urta e -sperde la folla; e vedi il funerale del povero andar -rasente la muraglia della via, quasi messo in fuga, -mentre la turba curiosa s'arresta a contemplare un -cocchio vòto e due livree listate d'oro, alla porta d'un -antico palazzo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -</p> - -<p> -Ma la provvidenza non dimentica i poveri che sopportano -la fatica, che non chiedono altra consolazione, -tranne quella di guadagnare il pane pe' loro figliuoli. -Essa sola può rendere il bene fecondo per tutti, essa -che dalla debolezza suscita, quando che sia, il coraggio -e la forza, essa che fa nascere dalle lagrime la gioia, -e apparecchia la pace a coloro che han sostenuto lunghe -prove; quella gioia che si ravviva a ogni lieta -benchè piccola vicenda, e quella pace che s'acquista -quando il cuore senza viltà può benedire altrui. Il -povero che divide col fratello più infelice di lui la -mercede prima numerata con avara brama, si getta -la notte sul suo stramazzo, forse più tranquillo e pago -che non il milionario, quando si riposa in letto sprimacciato, -su' gonfi guanciali, protetto dal baldacchino -di velo frangiato, dopo avere aperta una scuola, o fondato -un ospedale, dove gli par già di vedere, su la -fronte della porta, scolpito in pietra il suo nome e i -suoi titoli superbi, pagati coll'oro, o con la viltà. -</p> - -<p> -E poi nessuno v'è che poco o assai non viva per -la domane. Se a ogni passo trovi chi bestemmia la -povertà ne' giorni numerati sempre dagli stenti, i -balzelli che non ristanno, il pane che rincara, trovi -pure chi maledice alle noie della vita, al piacere marcito -dall'abitudine, alla grandezza che fugge sempre, -all'anima stessa che non si riposa mai. E lo scontento -agita gli uni e gli altri: colui che vanta un gran nome -e un gran censo, che ha sempre pranzi e ville, donne, -cavalli e teatri, sen va felice d'essere invidiato; -ma egli stesso ben sovente invidia la ruvida indifferenza, -la credula mente, e la dura libertà del povero. -</p> - -<p> -Intanto gli anni passano per tutti, il sole nasce e -tramonta su le prosperità e su le disavventure umane, -la natura spoglia e riveste la sua bellezza; ma l'età -perde i suoi fiori, e non si rinnova più! E l'uomo, -quest'essere così fiacco insieme e forte, così timido e -così audace, l'uomo non sente venir meno la vita, -e cedere quasi sotto ai piedi la terra; non s'accorge -che, a una a una, sfumano innanzi a lui le più gentili -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -e care illusioni, che la sua memoria ha l'ale corte, -che il suo cuore si va sempre più stancando di battere..... -Oh quant'è più felice colui, il quale, nell'allegrezza -e nel dolore, non sa che credere, sperare -e amare! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sul cadere di una malinconica giornata di novembre — era -appunto il dì de' morti — un'orfanella, -in povero ma decente vestito bruno, e coperta d'un -velo, se n'andava, assorta in profondi pensieri, verso -il campo santo suburbano di Porta Tosa. Il sole non -era tramontato ancora; ma si nascondeva innanzi tempo -dietro una gran fascia cenerognola di nuvole; e pareva -negare il mesto e poetico saluto dell'ultimo suo -raggio a quella vasta e sacra campagna, tutta seminata -di basse croci, e a quella gente buona e fedele, -venuta a consacrare un'ora alla memoria e alla preghiera, -nel soggiorno de' trapassati. -</p> - -<p> -L'orfanella entrava anch'essa nel campo santo, in -mezzo a una processione di povere donne, delle quali -parecchie venivano traendosi dietro due o tre figliuoletti, -alcune si recavano un bambino su le braccia, -altre camminavan sole e taciturne; e quale se ne -andava pregando in compagnia, e quale piangeva, e -quale si fermava in un compunto raccoglimento. -Essa attraversava que' nudi sentieri; e lasciava dietro -a sè alcuni buoni vecchi, che, tenendo il -bastoncello in una mano e il rosario nell'altra, recitavano -con mesta cantilena quelle orazioni che presto -dovevano esser ripetute sul proprio loro capo. -Vedeva, qua e là, al piede della bassa muraglia, all'angolo -di qualche cippo, mendicanti accosciati sul -terreno, appena coperti dagli ultimi cenci e portanti -su le ginocchia le stampelle incrocicchiate, andar invocando -lamentevolmente la pietà di chi era men -povero di loro: vedeva più d'una madre infelice, circondata -dalla miserabile corona di tre o quattro bambini, -l'uno lattante, piangenti gli altri, sollevar la -testa e con gli sguardi muti e l'estenuato aspetto -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -raccomandarsi alla carità del passeggiero, nel nome -di Quella che fu chiamata la Madre de' dolori; e da -lontano e da presso, d'intorno a lei, in ogni canto, -spargersi in pietosa ricerca, entro per quella folta -selva delle croci, intere famiglie; e poi, a mano a -mano, ciascuna di queste raccogliersi vicino a una -croce nota, inginocchiarvisi all'intorno, rispondere insieme -alla stessa preghiera; da un'altra parte, un -vecchio già curvo insegnare al figlio adolescente, sul -cui braccio s'appoggiava, dove riposasse suo padre -e dove la madre sua; e qui, una donna starsene solitaria -e muta presso una lapida recente; e là, al -piede d'un'altra, due giovanette pari d'età e di sembianza, -che sembravan gemelle, spargere pochi fiori -e piangere senza ritegno. -</p> - -<p> -Maria, la nostra orfanella, s'aggirava anch'essa nel -sacro terreno; ma non cercava una croce, perchè -questo santo segno non era stato posto per distinguer -dall'altre la fossa della povera sua madre. Pure, essa -conosceva quella zolla, ignota a tutti, cara a lei sola; -essa aveva veduto scavar quella terra, l'aveva visitata, -quando nessuno era passato ancora a calpestarla; e -di poi, quando un'erba verde e fresca la ricoperse, -era tornata spesso a pregare colà; ell'amava quel -breve palmo di terra, e amava le bianche pratelline -che lo smaltavano. -</p> - -<p> -In quel dì solenne, Maria aveva speso i piccoli risparmi -del suo guadagno per far celebrare una messa -di suffragio per l'anima di sua madre; e poi era venuta -a visitare un'altra volta quell'angolo santo, a -ripetere una di quelle orazioni, delle quali non è parola -che non salga nel cielo. Era là, in ginocchio, -con la persona abbandonata mollemente e come stanca; -e lasciando cadere sul grembo le mani intrecciate, -rivolgeva al cielo la faccia, in quel soavissimo atto in -che il Bartolini ha scolpito la sua divina statua della -Fiducia in Dio. Affissandosi alla lontana dimora de' -cieli, le pareva che l'anima di sua madre potesse di -lassù vederla, e che ancora le benedicesse; e in fondo -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -del suo cuore, mista alla dolcezza di quel sacro dovere, -si risvegliava una segreta fidanza, una virtù -tranquilla, che il Signore non l'avrebbe abbandonata -mai. Il solo pensiero che in quell'ora dolorosa le -fosse grave era quello di non sapere in qual altro -canto di terra avessero portato a riposare per sempre -lo sventurato suo fratello, di non potere almeno spargere -qualche lagrima là, dove forse nessuno mai aveva -detto un <i>requiem</i>. -</p> - -<p> -Così, benchè sola al mondo, la povera orfana ritrovava -ancora la pace nel sentimento religioso dell'innocenza -e nella memoria de' pochi che l'amarono! -Così, il ricordarsi di quel primo affetto, che sull'alba -della vita era stato per essa un amaro disinganno, non -la turbava più; non era che un'idea di tranquilla -rassegnazione, o un sospiro di timida speranza! Anche -il pensiero, che spesso l'assaliva, d'esser predestinata -a morir giovine, allora non aveva più spavento -per lei; era anzi come la mesta aspettazione di chi -non vede l'ora che sia adempita una promessa. Essa -aveva già assaggiata l'amarezza d'altri contrasti e -d'altre angustie, in quel breve tempo ch'era passato -dopo la misera morte del fratello e della madre; e -nessun legame più l'univa alla terra. -</p> - -<p> -Angiola Maria, dopo perduta la madre, restò per -qualche settimana ancora nella casa della signora Giuditta -la vedova del maggiordomo; e visse colà abbandonata, -ma paga almeno di poter nascondere a tutti -il travaglio del suo cuore. Ma quando, a poco a poco, -il dolore si fece un po' quieto, e la mente tornò a' -pensieri della vita e dell'avvenire, allora conobbe che -anche troppo a lungo la vedova s'era pigliato carico -di lei, e ch'ella, giovine e fresca com'era, doveva -oramai cercare altrove di che vivere con la fatica delle -sue mani. Sulle prime deliberava di tornarsene al -paese, dove confidava di poter ancora compire onestamente -i suoi pochi dì. Ma poi, non ebbe cuore di abbandonar -così presto quel luogo dove suo fratello e sua -madre eran morti, e dov'essa aveva amato e sofferto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -</p> - -<p> -Una mattina dunque, prese il buon punto che la -sua vedova amica, la quale, come sapete, era una -donna piena di buona volontà per il prossimo, doveva -andarsene non so dove, per certa raccomandazione; -e arrossendo con una vezzosa modestia: — Ho -a pregarla anch'io di una cosa, signora Giuditta, -ho a dirle.... -</p> - -<p> -— Cosa volete? dite pur su col cuore in mano, la -mia figliuola!.... Così la vedova, dopo la morte di -Caterina, era solita di nominar l'orfanella, come una -pietà segreta le suggeriva. -</p> - -<p> -— Ecco qui, diceva Maria, lei ha fatto anche troppo -per me; e io vedo in vece di non essere al mondo -altro che un peso a quelli che m'han voluto bene... -Ah sì, di quanto disturbo, di quant'angustia le siamo -state causa noi, la mia povera mamma, e io massimamente! -Oh così potessi almanco fare anch'io qualcosa -per lei!... Ma pur troppo; non posso altro che -tenermi nel cuore il bene ch'ella m'ha fatto, e pregare -il Signore, che a lei ne renda altrettanto.... -</p> - -<p> -— Oh! non istate a dir così, poverina, chè avete -sofferto anche troppo; e io non ho potuto far niente -per voi.... -</p> - -<p> -— Lo può far adesso, signora Giuditta. Gli è un -pezzo che ci penso, e capisco ch'è una vergogna... -Buona come sono a guadagnarmi quel poco che mi -può bastar a vivere, non devo star qui, come fin adesso, -d'incomodo a lei e di bene a nessuno... È ben -vero che fuori di lei non ho più chi pensi a me, -non ho più a cui pensare: ma, tant'e tanto, ho risoluto -d'allogarmi in qualche maniera, di mettermi a -qualche servizio. Dica lei stessa, se non è vero che -così fo bene?... -</p> - -<p> -— Sì, la mia figliuola! avete un cuore, che dirlo -è poco; ma v'andate cruciando a torto, e dovete star -con me. -</p> - -<p> -— No, no: è già troppo gran tempo, le ripeto; -o non bisogna da vero che la vada così, perchè n'avrei -sempre rimorso in cuore.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -</p> - -<p> -— Ma cosa pensate dunque di fare? -</p> - -<p> -— Le dirò: prima volevo quasi tornarmene al mio -paese, chè là forse potrei ancora trovar qualcheduno -che si ricordasse di me; ma poi, venuta al punto di -dir addio per sempre a questo luogo, dove avrei dovuto -lasciare tutto quanto io aveva di caro, non ebbi -forza di farlo; chè quasi mi pareva di perdere per -la seconda volta la madre mia. Oh la mi compatisca, -signora Giuditta! chè, in verità, c'è de' momenti, -ne' quali non so nemmen io perchè sia ancor qui! -Ho pochi anni, è vero... ma, adesso, che ho a fare -a questo mondo?... -</p> - -<p> -— Oh vi compatisco sì, ma certe cose non bisogna -poi prenderle tanto sul serio, perchè staremmo -freschi allora! Già lo so che avete la testina un po' -guasta.... È stata una gran benedetta signora quella -nostra padrona! e coll'avervi tenuto con sè ne' vostri -primi anni e fatto imparar a leggere e scrivere troppo -presto.... Vedete, certe idee che avete voi, io non -le ho mai avute, nè anche in sogno. -</p> - -<p> -— Ma, lei è buona, e non m'abbandonerà così! -Per carità dunque, lei che conosce tante brave persone, -mi raccomandi a qualcheduna: chè mi trovino -un posto qualunque, un luogo, un servizio, tanto che -mi dia come poter campare questi dì che m'avanzano; -io cerco poco, e purchè, come le ho detto, -non abbia a darle più questa noia, io m'accontento. -</p> - -<p> -— Lo farò, Maria, se voi lo volete, lo farò: oh -vivesse ancora la buon'anima di mio marito! quello -era un uomo di proposito; ha servito sempre delle -eccellenze..... ah! ma saran quasi vent'anni ch'è -morto!... -</p> - -<p> -— O signora Giuditta! una buona parola soltanto, -a qualche pia dama, a qualche signora.... può valer -molto; e io la terrò come un nuovo benefizio. -</p> - -<p> -— Bene, sì! parlerò, vi prometto, lasciate pensare -a me... Andrò questa mattina stessa dal signor canonico -****, ch'è un bravo, un sant'uomo, e che conosce -tutti gli ottimi signori di Milano.... Ma, non -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -credeste mai che non vi volessi più in casa mia!... -</p> - -<p> -— Oh perchè, dopo tutto il bene che m'ha fatto, -mi vuol dare questa mortificazione? No, no! l'assicuro, -signora Giuditta, quel che le ho detto è il più -vivo desiderio che mi sta in cuore! -</p> - -<p> -— Dunque farò come volete, e quando prometto -io... — E fattole una carezza, se n'andò. -</p> - -<p> -Benchè la Giuditta fosse una donnicciuola sincera, -e avesse, per dir vero, fatto qualche bene alla nostra -fanciulla e a sua madre, nella passata loro strettezza, -pure non intendeva di prendersi sopra di sè il peso -di quella giovine; la quale, secondo lei, aveva mani -e braccia come tutte l'altre, e non era che un po' -ammalata di testa. E poi, siccom'essa era sempre stata -avvezza a quel monotono andare di vita, a quel piccolo -inerte egoismo d'una vecchia governante pensionata, -così quel gran guai ch'era sopravvenuto al -povero vicecurato, le era parso un pensier del malanno, -un garbuglio, un finimondo. Far del bene al -prossimo, sì — pensava la Giuditta — quando per -l'altrui bene non ci vada il nostro, la salvezza dell'anima, -come andrebbe qui; perchè la cosa è seria e -brusca.... E se la Caterina era una buona donna, -e se la Maria è una tosa d'oro, c'è però di mezzo -quella storia scura del prete, che non ho mai potuto -capire, e di cui ho fatto bene a tacer sempre, come -m'aveva saviamente consigliato il signor Giosuè. -</p> - -<p> -Ella dunque non lasciò fuggir l'occasione: la stessa -mattina, appena la fanciulla le ebbe spiegato il suo -cuore, trottò diritto alla casa del signor canonico; e, -trovato il modo di parlargli, narrò la disgrazia dell'orfana, -e lo scongiurò, con una litania di lamenti, -che la pigliasse sotto la sua protezione. Egli le promise -di far qualche cosa, e durò gran fatica a rinviarla, -chè la non finiva più di piagnucolare. -</p> - -<p> -Passati alcuni dì, la vedova ritornava alla porta del -canonico, il quale non era in casa; ma essa, con la -pazienza di chi vuol ottenere a qual si sia costo, l'aspettò -due lunghe ore. Alla fine il canonico comparve, -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -e veduta che l'ebbe farsegli vicino e attaccarsegli alla -zimarra, — Siete una benedetta donna, le disse, ve -l'avevo pur detto d'aspettare che vi facessi avvertir -io stesso! Ma via, poi che la vi preme tanto, dite a -questa vostra giovine che la si presenti, domani, -verso mezzodì, alla signora marchesa ****, alla quale -ho già parlato di lei; vedrò d'esserci anch'io, e faremo -di trovarle un destino. Domani.... a mezzodì.... -avete inteso? -</p> - -<p> -— Oh quanta carità, signor canonico! Lei fa da vero -un'opera santa! — E si chinò per baciargli la mano, -ch'egli, per modestia, nascose nelle pieghe della zimarra. -</p> - -<p> -— Sì, sì: andate, la mia donna, e ringraziate Dio -che ci sieno ancora al mondo persone caritatevoli. — E -passò innanzi. -</p> - -<p> -Non è a dire quanto lieta tornasse a casa la vecchia -Giuditta, con questa novella; lieta, perchè nel -riuscirle di metter via, com'essa diceva, una giovine -onesta, le era pur concesso alfine di racconciarsi nella -sua pace casalinga, salvando l'opinione della pietà. -Appena pose il piede sul suo limitare, non potè trattenersi -dall'abbracciar la giovinetta, dicendole: Lo -sapevo ben io, che quel brav'uomo del signor canonico -non promette per niente! Non ve l'ho detto, -ch'egli avrebbe subito trovato dove allogarvi?.... -Ebbene, la cosa è fatta: domattina vi presenteremo alla -marchesa ****, ch'è una gran signora, una dama che -ce n'è poche come lei, una di quelle sul far della -mia povera padrona, delle quali pur troppo s'è quasi -perduta la stampa; mettetevi nelle sue mani, e al resto -non pensate; è il caso vostro, e ne son contenta -per voi!.... -</p> - -<p> -— O signora Giuditta, quanto le devo mai! Queste -sue parole danno la vita, e io ne la ringrazierò -e benedirò sempre. -</p> - -<p> -E Maria passò quella giornata nel rassettare il suo -miglior vestito, apparecchiata da quel momento a mettersi -per la via che la volontà del Signore le destinasse. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -</p> - -<p> -Il giorno seguente, al primo tocco del mezzodì, le -due donne si trovavano alla casa della marchesa, poichè -la Giuditta s'era messo in capo di volere ella -stessa presentarla a quella dama. Entrarono in uno -di que' vecchi palazzi, che portano un nome storico, -e de' quali pochi avanzano nella nostra città; uno di -que' palazzi che, in mezzo alle nostre moderne case -dalla fronte gretta e linda, dalle molte finestre e da' -leggeri terrazzini, mostrano ancora la pesante e soda -struttura d'un secolo e mezzo fa, il gran frontone della -porta, i muri intonacati di sasso nericcio, i radi e ampii -finestroni con le loro fosche invetriate e gli enormi -davanzali: appunto come appare talvolta, in mezzo a -gaia gioventù, uno di que' zazzeroni sessagenari che -non si sono ancora emancipati dalla coda e dalla polvere -di Cipri, nè dalle grosse fibbie d'argento alle -scarpe, nè dai due tondi orologi di Bordier con le -catenelle d'acciaio a pendaglio sotto la giubba larga -e quadrata. -</p> - -<p> -Per uno scalone, che pareva il vestibolo d'una chiesa, -salirono al quartier della dama. Un vecchio servitore, -infagottato in una livrea orlata di passamano -turchino, ricevette le due donne in una vasta anticamera; -e le fece di là passare nell'attigua galleria -lunga e buia, dove stettero ad aspettare il buon momento -di presentarsi alla signora marchesa. E passata -una mezz'ora, che a loro parve eterna, una gran -scampanellata destò gli echi di tutti que' cameroni, -e fece batter più forte il cuore delle due donne, avvertendole -che il buon momento era venuto. Quello -stesso vecchio servitore attraversò la galleria, borbottando -fra le gengive, e scomparve dietro una porta -rivestita di flanella verde; ma indi a poco tornò, e -tenendo aperto l'usciale che metteva alle stanze interne, -fece segno alla giovine che lo seguisse; e lasciò -la vecchia, dispettosa di quel complimento, a contemplare -a suo grado i seggioloni d'alta spalliera che -fiancheggiavan le pareti, le facce torve e barbute di -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -que' quadri neri e le soffitte di legno di noce a cassettoni -dell'antica galleria. -</p> - -<p> -Benchè il passo della fanciulla fosse tremante, e -più tremante il suo cuore, nell'attraversar le due sale -che conducevano al gabinetto della sconosciuta dama, -pure rassicuravasi pensando, che quella signora, s'era -vero ciò che la vedova le aveva detto, doveva esser buona -e pietosa; e rammentava la prima sua benefattrice, -la contessa Anna; ma tanto aveva sofferto la poveretta, -che non confidava più di trovar chi potesse amarla -adesso, com'era amata allora. -</p> - -<p> -Quando il servitore ebbe aperto l'usciuolo del gabinetto, -s'intese di là entro una voce: — Venite -pure, quella giovine, venite; la signora marchesa ha -la degnazione di ricevervi. -</p> - -<p> -Ella entrò, in atto rispettoso, fece alcuni passi, e -modestamente sollevò gli occhi. La marchesa era seduta -sur un canapè rivestito d'una copertura di seta -gialla, scendente fino al suolo e foggiata a guisa di -cortine; tutto il gabinetto e il rimanente della suppellettile -era pure tappezzato d'una stoffa gialla, a grandi -screzii e fiorami, riquadrata entro cornici sottili, dorate, -adorne de' più bizzarri fregi, intagli e ghirigori, -che avrebber fatto la maraviglia de' nostri moderni -amatori dell'arredare antico. Parea e malinconica penetrava -la luce per l'unica finestra del gabinetto, di -sotto a' lembi semiaperti di due tende di damasco -verde, rischiarando a pena un quadro sacro di fresca -data, che pendeva su l'opposta parete, in una gran -cornice nera a trafori; il ritratto d'una santa vergine -e martire. -</p> - -<p> -La signora marchesa mostrava nell'aspetto la dignità -d'un buon mezzo secolo compiuto; e benchè -altri non fosse con lei che il signor canonico, suo direttore -spirituale e amico di casa, pure la si teneva -ritta e dura su la persona, con la faccia secca, grinzosa, -e acuto il mento, e le braccia strette a' fianchi -e distese sul grembo, come si disegnano le sfingi. Una -cuffia bianca di ricchi merletti a cannoncini le s'impadiglionava -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -su la testa e proteggeva due ciocche -di capegli biondi artificiali; uno scialle nero le copriva -le spalle magre e la persona; e i suoi piccoli piedi, -che forse erano stati la disperazione de' ballerini dell'aristocratico -<i>minuetto</i>, spuntavano appena dal lembo -della sua sottana color di nocciuolo, per appoggiarsi sur -uno sgabelletto di cannucce. Sul tavolino che le stava -dinanzi, era un monticello di libri co' dossi e fogli -dorati, volumi superbi al di fuori ma umili e pietosi -al di dentro, un calamaio di cristallo co' becchi del -pennaiuolo d'argento, posato su d'un fascio di lettere -e carte, e un vassoio d'eguale fattura. -</p> - -<p> -Il canonico, che le sedeva a lato, finiva allora di -succhiar la consueta cioccolata sul dipinto labbro della -chicchera, e per una sua vecchia abitudine ne risciacquava -il fondo coll'acqua cedrata: egli era in -veste talare, secondo il suo costume per le visite della -mattina; delle quali la prima era appunto per il buon -cioccolate della marchesa. -</p> - -<p> -Due lunghe, uguali e scrutatrici occhiate, della marchesa, -vo' dire, e del canonico, furono il primo interrogatorio -che subì la fanciulla; e bastarono a rapire -al suo cuore la poca fiducia con che veniva, e -ad agghiacciarle su gli occhi una lagrima di gratitudine, -che già v'era spuntata. Essa cercava invano sul -volto bianco e arcigno della severa dama un ricordo -della simpatia e del sorriso della buona e mite contessa, -ch'era stata la sua seconda madre. Gli occhi -piccoli e bigi della marchesa, e le sue labbra sottili -senza colore, e compresse in uno stentato risetto, davano -alla sua fisonomia un non so che di stranamente -pietoso, un'apparenza di compassata bontà. E bisogna -dire che l'esame di quelle occhiate non fosse molto -propizio alla nostra Maria, se le prime parole che la -dama le rivolse, furon queste: — M'avevano detto -che una povera giovine cercava di raccomandarsi alla -nostra compassione; ma siete voi? vestita così come -venite, m'avete aria d'una damigella! -</p> - -<p> -— Signora marchesa, mi perdoni! Io porto ancora -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -questo vestito nero, perchè ho perduto mia madre; -nè mi pare ch'esso disdica alla mia umile condizione. -</p> - -<p> -— Però quel color nero fa spiccar la vostra fisonomia; -siete un po' pallida, ma bellina. -</p> - -<p> -— Oh! mia signora, non mi mortifichi così! -</p> - -<p> -— Via, non arrossite!... Ma lasciamo andar questo -per ora, e veniamo al sodo. Dunque, lei, signor canonico... -E così dicendo volgevasi verso di lui con -un chinar del capo — lei, m'assicura da vero.... -Perchè, aggiunse fissando di nuovo gli occhi su la -fanciulla lo dovete alla sua raccomandazione, se -acconsento a far qualche cosa per voi.... -</p> - -<p> -— Oh signora marchesa!... la prego, la prego... -disse in atto d'umiltà e di riverenza il canonico; già -è la nostra parte, di noi altri preti, quella di procurar -il bene de' poveri. E quando s'ha la fortuna -d'aver a fare con dame illustri e pie, come lei, signora -marchesa.... -</p> - -<p> -— Il male è, ripigliò questa, che pur troppo la -nostra carità il più delle volte è sterile: è il grano -che cade in terreno sassoso, come dice il Vangelo. -Ma, parlando di questa giovine, spero che n'avremo -bene.... Dunque voi vi chiamate?... -</p> - -<p> -— Angiola Maria ****. I miei parenti erano poveri, -ma onesti.... e adesso sono morti.... -</p> - -<p> -— Sì, sì, la solita storia; tutte dicono così! ma -prima, spiegatevi: v'adattereste a servire? -</p> - -<p> -— Ah! rispose Maria con un profondo sospiro; -non mi rimane altro destino, bisogna ch'io sia pur -rassegnata a questo. -</p> - -<p> -— Eh! mi pare che abbiate il vostro piccolo orgoglio -anche voi.... -</p> - -<p> -— Bisogna compatirla, mormorò il signor canonico; -era usa a star bene, e m'han detto che passò -qualche tempo in una casa di signori inglesi.... -</p> - -<p> -— Ah sì?... domandò strabiliando la marchesa; veramente, -questa è una circostanza che non mi piace -niente affatto.... Ma chi vi mise in quella casa forestiera? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -</p> - -<p> -— È stata una fortuna.... il caso.... io era la -compagna delle damigelle di quel signore; stetti alcuni -mesi con esse, dopo che io le ebbi conosciute -sul lago; e fu il mio povero fratello.... -</p> - -<p> -— Vostro fratello? dunque voi avete un fratello? -</p> - -<p> -— Io l'ho avuto.... Anch'egli è morto, signora. -E qui non potè stare di nascondere fra le mani il -volto e le lagrime che quelle memorie le chiamavano -su gli occhi. -</p> - -<p> -— E questo vostro fratello che cos'era? Così, con -la freddezza di un giudice che processa, continuava -la marchesa il suo interrogatorio. -</p> - -<p> -— Era vicecurato in un piccolo paese, a ***. -</p> - -<p> -— Come?... come?... interruppe allora il canonico; -e battendo la tavola con una palmata, che -fece sobbalzare a un punto il calamaio, il vassoio, la -tazza e i libri: sarebb'esso mai questo vostro fratello, -il prete Carlo ***? -</p> - -<p> -— Egli stesso! proferì con fioca voce la sbigottita -giovinetta, e chinò subito sul seno la faccia, lasciando -in quell'atto cadere il velo, che prima aveva -sollevato. -</p> - -<p> -— Possibile?... oh vergogna!... scandalo!... -orrore!... Signora marchesa, signora marchesa, non -ne facciamo niente.... io ritiro la mia raccomandazione..... -Non si può, la mia ragazza, non si può! -So ben che ci canzonate! -</p> - -<p> -— Che cos'è mai? per amor del cielo! dica, signor -canonico, si spieghi, ch'io mi sento già venir -fredda!... E la marchesa, sbarrando con ispavento -i suoi piccoli occhi, scuoteva la cuffia a gran rischio -di scompigliare le bionde sue ciocche. -</p> - -<p> -Il canonico si levò in piedi, e delle braccia fatto -arco su la tavola, si chinò all'orecchio della marchesa, -sfiorando quasi con le labbra i merletti della preziosa -cuffia; e le susurrò, in poche parole, non so -che mistero. -</p> - -<p> -Ma quelle sue parole furono come un tocco di folgore. -La marchesa balzò in piedi anch'essa, con una -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -ciera sdegnosa e stralunata; lanciò alla povera tosa -un'occhiata fulminea; ma poi, a poco a poco, si ricompose -nella prima dignità, e mutato lo sguardo -dell'ira in quello della gelida compassione: — Andate, -povera giovine, le disse, andate! Io ne sono -proprio accorata, ma non posso far niente per voi... -la cosa è troppo seria. Voi forse non ne avete colpa, -ma le leggi, il governo, la religione, e la quiete della -mia coscienza voglion così; è impossibile, impossibile!.... -</p> - -<p> -Ciascuna di queste dure parole apriva nel cuore di -Maria una nuova ferita. Una maledizione le era dunque -caduta sul capo, una maledizione terribile, immeritata, -che faceva altrui delitto la pietà verso l'infelice -orfanella? Era dunque l'infamia che pesava sopra il -nome del suo fratello, sopra quel nome innocente e -caro? Essa tremava come se fosse veramente colpevole; -la sua mente si smarriva, nè so qual forza la -sostenesse in quella difficile prova. Ella s'avanzò con -sommessione, com'era venuta, verso la sdegnata marchesa; -e timida arrischiò un passo e tentò di baciar la mano -di lei, per chiederle perdono d'averla sturbata. Ma la pia -e superba dama ritirò la mano, e la congedò dicendo: — Mi -rincresce, la mia ragazza, ma, per ora, non -m'è concesso assolutamente di potervi far del bene. -Chi sa che col tempo.... Piuttosto, cercate ricovero -in qualche casa oscura, in uno stabilimento di carità, -in un ritiro.... sarà meglio! E intanto tener lontano -i pensieri mondani, avvezzarsi alla modestia, al -raccoglimento.... e sopra tutto poi, alla rassegnazione. -Quanto a me, vi prometto, che se m'avverrà, -spenderò forse per voi qualche buona parola anch'io.... -ma dipenderà dalla vostra buona condotta. -</p> - -<p> -E così detto, si volse al suo fedele consigliero, e -si mise a parlargli in segreto e con gran calore. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Maria trovò nella galleria la vecchia Giuditta; la -quale, rassegnata ad aspettarla, erasi a tutto bell'agio -accovacciata entro un gran seggiolone del seicento, -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -sotto i piè d'uno degli antenati della marchesa; -uno di que' cinquanta ritratti, con irti mustacchi, -gorgiera spagnuola, cappa bruna e brache gonfie e -listate. E, come vide Maria, le venne incontro con -volto sereno, che voleva dire: E così? siete contenta? -</p> - -<p> -Ma la fanciulla, tutt'ancora confusa, le prese tremando -la mano, e stringendosi a lei vicino: — Andiamo, -le disse, andiamo via! Oh lei, signora Giuditta, -è più buona di loro: lasciamo per carità questa casa, -le dirò tutto poi. — E partirono. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Fu dopo questo, e dopo un novello inutile tentativo -appresso d'un'altra caritatevole signora, la quale -trovò Maria d'età troppo fresca per poter far da cameriera -a una sua figliuola che doveva andare a marito, -fu allora che la povera giovine accettava di collocarsi, -come ricamatrice, nella bottega d'una crestaia, -una delle cento amicizie antiche della signora Giuditta. -E si tenne abbastanza fortunata, chè almeno -in quell'oscura vita nessuno le avrebbe rimproverato -il suo dolore e la sua misera condizione; nessuno sarebbe -venuto ancora a ripeterle all'orecchio una maledizione -all'infelice fratel suo. -</p> - -<p> -Così aveva passato già sei mesi nella povertà e nel -lavoro, paziente e tranquilla. Era come s'ella fosse -morta per tutti; nessuno che domandasse il suo nome, -nessuno che le dicesse una parola amorosa, o le -avesse chiesto mai il perchè della sua tristezza. Anche -la signora Giuditta, da prima così premurosa, così -affannona, pareva averla dimenticata; poichè, appena -le venne fatto d'appoggiare altrove la fanciulla, non -si lasciò più vedere. Non già ch'ella fosse senza cuore, -ma voleva respirare da quel gran trambusto avuto in -poco tempo, chè non s'era figurato mai potesse succeder -tanto al mondo a una donna. Maria però era -venuta più d'una volta a visitarla, perchè essa non -avrebbe potuto dimenticar mai il più piccolo bene a -lei fatto; e poi, quella dimora era stato l'ultimo asilo -della madre sua, innanzi che l'avessero portata via, -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -all'ospedale; era là, che il suo Carlo l'aveva condotta -in un giorno di fatale disinganno; era là, che -essa l'aveva veduto l'ultima volta. -</p> - -<p> -L'onesta crestaia la teneva in casa sua, e le aveva -destinata una cameretta buia, a mezzo la scala, che prima -serviva all'uso di ripostiglio, e che rispondeva sur -un cortiletto angusto e uggioso. In quel bugigattolo -altro non c'era che un cassettone, un letto povero e -basso, o piuttosto una grama materassa gettata su due -panche nane, e un piccolo scanno nella stradetta fra -il letto e la parete. Una luce morta, chiusa dal colore -oscuro delle tettoie all'intorno, calando a traverso de' -piccoli vetri verdognoli della finestra ferrata, dava a -quell'umide pareti un aspetto più tristo ancora, e -quasi di carcere. -</p> - -<p> -Eppure la buona orfanella, allorchè si trovava nel -misero asilo, dove poteva pensare o piangere non veduta, -credeva ancora d'esser libera; essa, che un -tempo temeva di restarsene sola, allora cercava, amava -il silenzio e l'ora solitaria. E quando, dopo l'assiduo -lavoro della giornata, ritornava alla tarda sera nell'abbandonata -cameretta; e quando in ginocchio a fianco -del suo letto, chino il viso su le povere coltri, offeriva -al Signore il giorno ch'era passato; il Signore -allora spirava in quell'anima vergine l'alito della rassegnazione -e della pace. E poi, ella coricavasi col cuor -libero e con la mente serena, dormiva ancora i soavi -sonni dell'infanzia. E l'angelo custode vegliava certamente -nella sua nube sopra il capezzale dell'innocente. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Così dunque Maria aveva passato sei mesi. E nel -giorno de' morti era venuta su la fossa della madre, -fra i poveri e i buoni, a portare anch'essa il tributo -della sua orazione a quel Dio, che benedice al dolore -prezioso de' piccoli, e rasciuga le loro lagrime. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -</p> - -<h3 id="cap8-2">VIII. -<span class="smaller">LE ALUNNE DELLA CRESTAIA.</span></h3> -</div> - -<p> -Se mai, al tramontar d'un bel giorno, quando, o -miei giovani amici, andate a zonzo per le vie della -città, lasciando vagar la fantasia dietro gli scherzosi -buffi di fumo del vostro cigarro, vi siete fermati -presso la porta invetriata della bottega d'una crestaia; -se mai vi piacque d'andare sbirciando, con un'occhiata -curiosa, la lieta scena che presentano le giovinette -operaie in quel laboratorio della moda, io vo' -scommettere che con un sorriso su le labbra e con -un grillo nella mente avete detto: — Oh il bel cespuglio -di rose che paiono aspettare chi primo le colga!... -E poi forse, appoggiati alla spalla della muraglia, -dietro il prisma di que' tersi cristalli, vi sarete -fermati a rallegrarvi gli occhi nell'affaccendato crocchio -delle belle fanciulle. — E via col fumo del cigarretto, -i più matti pensieri vi avran fatto girare il -capo, e sarete rimasti inchiodati là, senz'accorgervi -forse neppure degli urtoni e degli sgambetti di qualche -frettoloso passeggiero. -</p> - -<p> -Un banco lucido, incorniciato, attraversa per il lungo -quell'elegante officina, coperto e ingombro tutto di -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -scatolone aperte, di cartoni e di cassette; sopra le -quali sfoggiano spiegate le più aeree stoffe, i più graziosi -trapunti: i veli, i nastri, i mussolini, le sete -danno al luogo un non so che di fantastico, di nebuloso, -come si dipingerebbe il misterioso gabinetto -d'una sultana delle Mille e una notti. Entro per le -scansie, che nascondono tutto il giro della parete, vedi -pendere in bell'ordine da lucidi piuoli le cuffie, le -trine, i cappellini, le berrette, le gorgierine increspate, -i cappucci, e l'altre cento maniere d'ornamenti che -inventò l'arte capricciosa della donnesca civetteria. In -mezzo a quell'onda trasparente di veli e di tessuti, -spicca la sollecita figura della maestra crestaia, che -mentre attende a foggiare il merletto d'una cuffia, o -il bizzarro galano dell'ultimo cappello, leggiadra creazione -delle sue cesoie, non perde però d'occhio l'inquieto -gruppo delle giovani alunne; le quali, sedute -in giro alla tavola de' lavori, sotto lo splendore d'una -bella lampana di cristallo, si van raccontando una -all'altra in segreto le lor piccole confidenze, i loro -novi amoretti, e alternano intanto facili risa, motteggi -e baie. -</p> - -<p> -Sono sei o sette fanciulle, vispe, sollazzevoli, accorte -una più dell'altra, che tra l'agucchiare e il ricamare -lasciano scappar certe loro rapide e loquaci -occhiate verso l'entrata; e poi, sorridendo e guardandosi -fra loro di nascosto, dan di gomito alla vicina, -quando alcuna arrossendo d'improvviso abbassi il capo -sul suo lavoro, sia che con la coda dell'occhio abbia -veduto passar lungo la via il suo giovine innamorato, -o sentito il picchiar del suo bastone su lo scalino della -bottega, oppure distinto fra il continuo strepito del di -fuori il noto zufolare della sua arietta. -</p> - -<p> -Una sola di quelle fanciulle se ne stava modesta e -silenziosa, tutta intenta al collaretto già mezzo ricamato -che teneva fra le dita; e mentre che le testoline -irrequiete delle gaie compagne si volgevano di qua, -di là a ogni momento, ne' più leggiadri e furbetti -modi, quell'una s'inchinava in atto tranquillo e pensoso, -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -quasi che fosse straniera al sommesso cicaleccio -dell'altre, a quel sì frequente scoppiar di risa mal -trattenute. Se non che gli occhi talvolta riposava, -come incantati, sul suo gentil ricamo; e allora essa -non cuciva più, e la mano che teneva l'ago, posava -oziosa su le ginocchia. Bensì, di tanto in tanto, le -compagne le dicevano qualche lieta parola, o le facevano -qualche malignuzza domanda; ma essa non rispondeva -che sollevando i suoi begli occhi, aprendo -appena le labbra a un leggero sorriso. E certo le -amiche non le avrebbero perdonato quella sua malinconica -ritrosia; ma sapevan tutte, che alla poverina -non restava più nè padre, nè madre; e che non aveva -saputo ancora trovarsi un innamorato: per questo la -compativano, e la chiamavano Maria la novizia. -</p> - -<p> -— Senti, Ghita! diceva alla sua vicina con segreto -susurrio, la più tristarella di quel gruppo, una -piccola brunetta, che aveva un par d'occhi di fuoco, -e le guance paffutelle e colorite, come lo spicchio di -una melagrana. Senti, ma non dirlo nemmeno all'aria, -per carità! Gli è un pezzo che volevo parlarti di una -cosa.... perchè, devi sapere che sono stufa di non -aver nessuno che mi guardi a me! Tu, o Ghita, e -Rosina, e Stella, avete pure il vostro amoroso; e me, -non c'è anima che mi cerchi... -</p> - -<p> -La Ghita rideva a questa sincera confessione, e — Che -vuoi che ti faccia io? rispondeva sotto voce -anch'essa.... -</p> - -<p> -E l'altra: — St! st! chè la maestra guarda verso -di noi, e ne fa gli occhiacci, che par quasi la ci voglia -mangiare. -</p> - -<p> -Pure, di lì a poco, si chinò ancora all'orecchio della -compagna, e ripigliò: — Dunque.... tu sei felice, -Ghita! tu che la sera, appena fuori di qui, trovi l'Eugenio, -lì su' due piedi, che t'aspetta; e subito gli -dai di braccio, e ve n'andate in santa pace; ma io... -</p> - -<p> -— Tu sei ancora una ragazza, o Luisa, rispondeva -l'amica; hai quindici anni appena, e non è più di -tre mesi, che sei qui con noi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -</p> - -<p> -— Che importa mai? Se son giovine, tanto meglio! -Credo poi di non esser così brutta che m'abbiano -a metter in un canto come un cencio; e non -sono poi nè smorta come la Maria, nè losca come -quella superba di Carlotta.... -</p> - -<p> -— Abbi un po' di pazienza, che la capiterà presto -anche per te la fortuna; se non è venuta, vuol dire -che non è adesso la tua ora. -</p> - -<p> -— E io sento in vece che l'ora è questa... Ma -ascolta una buona volta, qual sia il piacere che mi -devi fare.... -</p> - -<p> -— Gran segreti fra la Luisa e la Ghita! disse allora, -battendo sul tombolo la spoletta del suo ricamo, -la Carlotta, che sedeva in faccia a loro. -</p> - -<p> -— Niente del tutto! E poi, che ne vuole saper lei, -signora pretendente? rispose la prima, indispettita. -</p> - -<p> -— Oh! oh! come la ti fuma subito! Non si può -dirti nulla! soggiunse Stella, la sua vicina. -</p> - -<p> -— Lasciatemi un po' stare, replicò Luisa più corrucciata -ancora; e in quella piccola ira, alzava con -sgarbo le sue tonde spallucce: le compagne la guardavano -di sottecchi, e sogghignavan fra loro. — E -voglio dire e fare quel che mi piace, riprese poi, cogliendo -il buon punto, che la maestra dal suo banco -stava mostrando ad una merciaia del vicinato non so -che fazzoletti di mussolino. — E se voi altre non mi -lascerete stare, ve ne dirò tante da farvi diventar -rosse di vergogna, dalla prima all'ultima, da farvi -scappare!... -</p> - -<p> -Tutte ridevano; Maria soltanto, con un'aria di -dolce compassione, levò gli occhi sopra di Luisa; ma -questa, ostinata nel suo capriccio, si trasse con la sua -seggioletta più vicino alla fedel Ghita, e continuò: — Ascoltami -tu, che sei buona; voglio proprio dirti -tutto, a marcio dispetto di queste grazie sgarbate. Sappi -dunque, che stamane ho veduto passare di qui, più di -due o tre volte, il tuo Eugenio, in compagnia d'un altro; -quest'altro io non lo conosco, ma mi ricordo d'averlo -veduto, e dev'esser suo amico.... Bene, questo bel -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -giovine, perchè è un bel giovine, sai?... mi pareva -che mi guardasse me.... oh anzi, ne son certa! E -se tu fossi capace stasera di domandargli, all'Eugenio, -chi sia quel suo amico.... oh! ti vorrei far mille -baci. Senti, mi dice il cuore, che quel giovine passa -di qui proprio per me. Egli è di bella statura, ha -una fisonomia così cara, ha certi baffetti biondi.... -e poi, un bel fare.... Oh! gli è sicuro un signore, -e io muoio di voglia di sapere se è per me.... se -è lui.... Oh cara Ghita, lo farai a me questo piacere, -di', lo farai?... -</p> - -<p> -— Sì, sì, ma se poi non fosse che un riscaldarti -la testa!... -</p> - -<p> -— Oh Ghita! tu non gli hai dato mente, perchè -guardi sempre il tuo Eugenio; ma io... Sai? gli è -perchè mia nonna, non contenta di recitar tutto il dì -la corona, che in fine non è lei che m'ha fatto, non -ha voluto mai lasciarmi andar sola per le vie, e manda -sempre ad accompagnarmi, innanzi e indietro, quello -stupido del mio fratello minore, che fa il copista da -un avvocato: se non fosse così, oh me la spasserei -ben alle spalle di queste cattive, che adesso ridon di -me! Quel bel giovine, che tu sai, m'avrebbe già parlato, -e vorrei farne crepar molte dall'invidia... Oh -sì! vedi, perchè non son degni di stargli a confronto -nè il Colombo, quel malcreato che fa all'amore con -la Carlotta, nè il signor Antonio che parla alla Rosalia, -e che avrà i suoi buoni cinquant'anni... No, -no, io nol vorrei cambiare il mio amoroso, nè col -Pietro della Clarina, proprio degno di lei, un giovine -di bottega; nè col contino pitocco di cui si vanta tanto -la Stella, e nemmeno quasi col tuo Eugenio; sebbene, -bisogna dirlo, Eugenio li valga tutti insieme. E io, -credilo, io sarò sempre la tua vera amica.... -</p> - -<p> -— Senti, Luisa, rispondeva la Ghita a quell'inquieto -cicaleccio: di malizie n'hai da vendere, ma tant'è, -io ti voglio bene, perchè sei sincera; e gli domanderò.... -</p> - -<p> -— Sì, ma stasera, stasera. Lascia poi fare a me... -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -Domani, quando mio fratello verrà a prendermi, gli -dirò che voglio accompagnarti a casa: andremo insieme, -e tu troverai l'Eugenio, e ci sarà anche l'altro... -Oh che bene! che allegria! non posso star cheta, -solo a pensarci. — E la tristarella rideva di cuore. -Ma quel suo ridere risvegliò ancora il motteggiar delle -compagne. -</p> - -<p> -— Oh! la è lunga stasera!... diceva una; e le -altre: — Già, lei è sempre la disturbatrice! -</p> - -<p> -— Qualche gran mistero! -</p> - -<p> -— Oh lo sapremo anche noi! la Ghita ne lo dirà. -</p> - -<p> -— Sei pur buona tu, Ghita, a darle ascolto. -</p> - -<p> -— Che si faccia sposa la Luisa? oh, oh! -</p> - -<p> -— E chi volete che la tolga?... -</p> - -<p> -Ma queste amare baie ferivano il cuore della Luisa, -che girò una lenta e torva occhiata su le compagne. -E voleva rispondere, ribatter quelle parole nemiche -con più acerbi rimbrotti; ma ella arrossiva, e -le sue mani tremavano: allora lasciando cadere il collaretto -increspato, a cui avrebbe dovuto lavorare, appoggiò -stizzita la sua piccola testa su la tavola, e ruppe -in un improvviso scoppio di pianto. -</p> - -<p> -Maria, che sola era stata sempre silenziosa, sentì -pietà della Luisa; e quando questa, non trovando più -armi contro la sorda guerra delle pazzerelle amiche, -finì a rispondere col pianto, ella s'alzò, le si fece accosto, -le strinse con affetto una mano; indi, rivolta -alle compagne, — Via, disse, siate buone! non vedete -che vi riuscì di farla piangere? sareste mo -contente d'esser ne' suoi panni?... E poi, che v'ha -fatto mai, poverina? Su dunque lasciatela in pace, -e fate vedere che avete buon cuore. E tu, Luisa, non -piangere! ti vogliamo bene tutte, vedi! la è stata una -burla; non àbbilo per male, o pensa piuttosto che -non c'è rosa senza spine, e che tu sei ancora felice -di non aver altri guai! Oh tu non conosci che si ha -a sopportare a questo mondo di ben più grandi travagli! -</p> - -<p> -Ma la buona intenzione di Maria, e le sue miti parole -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -fecero peggio; perchè le fanciulle, dispettose del -sentirsi ammonire da una che poco amavano — Oh -vedi! bisbigliarono fra loro, vedi un po' questa che -vuol far la dottoressa! -</p> - -<p> -— E perchè se n'impiccia ella adesso? -</p> - -<p> -— Eh la santarella! sentitela, che fa la dottrina cristiana.... -</p> - -<p> -— Taci, taci, Maria; si conta di belle cose anche -di te, e non ci far parlare. -</p> - -<p> -Così la tempesta, che prima minacciava la Luisa, -scoppiò in vece su la buona Maria; la quale mortificata -essa pure, tornava mutola a sedere. Ed essendo -in quel punto la crestaia scomparsa dietro l'uscio interno -della bottega, per salir alle sue stanze di sopra, -quelle mordaci cervelline non si tennero più, e si voltaron -tutte contro di Maria. -</p> - -<p> -In quella, s'intese il battere delle otto. Allora fu -un cinguettio, uno scoppiar di risa e di scherzi, un -coro di vocine stridule e gaie, una furia di smettere -i lavori alla rinfusa, di gettar su la tavola i guancialetti, -le spole, le cuffie disfatte, i ricami su disegni -incartocciati, le cesoie, i ditali. E ciascuna delle fanciulle -correva a pigliare il suo cappellino di seta e lo -scialle a scacchi o a quadretti, e tutte in una volta -assediavano la povera Maria, che sola fra tutte era rimasta -al lavoro. Pareva quel confuso cicalio che fanno -le passerette d'una colombaia, sul vespro d'un bel -dì d'estate. -</p> - -<p> -Diceva una: — Senti, Maria! tu, in fondo, non sei -una cattiva pasta di ragazza, ma vuoi far la gatta morta, -e non ti sta bene. -</p> - -<p> -E l'altra: — Non le guardate, ch'è marcia invidia -che la fa parlare. -</p> - -<p> -E una terza: — No, no; scommetto che sa fare anche -lei il fatto suo, e voi la chiamate la novizia! andate -là, povere sciocche!... Chi diceva così era la -Carlotta, la più sguaiatella e la più brutta, alla quale -tutte si strinsero intorno, pressandola con cento interrogazioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -</p> - -<p> -— Ah sì, dici? anche lei, con quella faccia compunta? -Ma contane dunque qualcosetta, se ne sai! -</p> - -<p> -— Ah! ah! son proprio contenta! Non l'avrei mai -creduto; e come?... e dove?... -</p> - -<p> -— Sì, dilla su, com'è stata? dunque l'ha avuto -anche lei il suo bello, eh? altro che prediche, che amor -del prossimo! -</p> - -<p> -— Ah! l'ha avuto anche lei l'amoroso? Egli l'avrà -piantata, e per questo arrabbia che noi ce lo teniamo!... -Oh conta, conta su! -</p> - -<p> -— Ma io non so altro... ma non posso dire... E -poi io nol fo per vendetta, perchè io le voglio bene -alla Maria... Così, ma inutilmente rispondeva la maligna -Carlotta, mentre tutte le eran d'intorno, e chi -per un braccio la pigliava, e chi le scuoteva un lembo -dello scialle, e chi le tirava i nastri del cappellino: -pareva quasi giocassero a gatta cieca. -</p> - -<p> -Maria rivolse alle compagne uno sguardo in cui -appariva più la preghiera che il compatimento; ma -quelle continuavano a ridere, a chiacchiere con gran -bisbiglio; e non vi fu che la Luisa, la quale, forse -per gratitudine, fattosele vicina, le disse all'orecchio: — Buona -Maria, scusami se tutto è per cagion mia!... -E le diede un bacio di cuore. -</p> - -<p> -Certamente, il giuoco avrebbe preso mala piega, se -in quel punto non ricompariva la crestaia. La quale, -veduta quella confusione, e intesa quella strana armonia -di risa e di voci, si fermò nel bel mezzo della -bottega, e girando un'occhiata lunga e severa sul crocchietto -delle inquiete alunne, che alla sua presenza -s'eran ricomposte in silenzio, umili, quatte e stupite, -fece loro una solenne gridata, ch'egli era un pezzo -che non toccavano la compagna; e con questa le -congedò una dopo l'altra, che non vedevano l'ora -d'andarsene. -</p> - -<p> -La piccola Luisa fu l'ultima, poi che dovette aspettar -che venisse il caro suo fratello; e n'aveva tanto -corruccio che dispettosa batteva i piedi. Ma appena lo -vide metter il capo dentro la porta invetriata della -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -bottega, strisciò una goffa riverenza alla maestra crestaia, -e poi subito scappò via, come un uccello. -</p> - -<p> -Chi avesse avuto il capriccio di tener dietro a quelle -farfalline, n'avrebbe veduta una, appena fuor dell'uscio, -pigliarsi al braccio del bel giovinotto che stava -ad aspettarla, avvolto, come il conte d'Almaviva, nel -suo mantello; un'altra andar sola sola, rasente la muraglia, -e via dilungarsi in mezzo della gente; un'altra -poi, giunta a capo della via, arrestarsi, e guardar -con ansietà di su, di giù, per ogni parte, in atto di -chi cerca alcuno che non compaia; e questa stringersi -presso la compagna, raccontare cammin facendo i suoi -gelosi misteri d'amore; e quella dare una scrollatina -di spalle e raddoppiare i passi, se avveniva che qualche -mal capitato zerbino le augurasse la buona notte -o le stendesse la mano indiscreta; in somma, una di -quelle scene tra il chiaro e l'oscuro, così deliziose -a' nostri giovani eroi che vanno in volta per la città, -paladini notturni, in traccia d'amorose venture, come -i bracchi dietro l'acceggia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In quella sera, quando si ritirò nella sua camera -abbandonata, Maria benedisse il cielo di poter finalmente -lasciar libero sfogo a' suoi sospiri. La sua mente -era più che mai agitata da mille immagini dolorose; -ma soprattutto l'angustiava un dubbio, un sospetto, un -pensiero spaventoso, ch'ella non osava confessare al -suo cuore. -</p> - -<p> -Si pose a sedere; meditava a sè stessa, alla sua vita, -e le pupille le si gonfiavano di lagrime. La folle allegria -delle compagne, i loro ghiribizzi, que' motti, -que' consigli facili e maliziosi, non rispondevano al suo -costume timido e dolce, alle sue dolenti ricordanze; -ella si accuorava di dover tacere sempre, di vedersi -negletta, perchè non aveva il cuore come l'altre; pativa -di non esser amata, e pur pensava ch'essa non -avrebbe potuto confidarsi a nessuno. Ma tutto questo -era ancora nulla; il peso della sua vita essa l'aveva -portato in silenzio e con rassegnazione fino a quel dì; -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -e in quel dì appunto, un'improvvisa circostanza bastò -a risvegliare nel suo cuore appena riposato un'antica -e terribil guerra. — Quella stessa mattina, un giovane -era passato più d'una volta dinanzi la bottega (se vi -ricordate, i furbi occhietti della Luisa l'avevano ben -notato), e Maria, nel gettare uno sguardo involontario -su la via, lo vide anch'essa, lo conobbe... Era desso, -era il suo Arnoldo! — Le parve ch'egli pure la conoscesse; -le parve che gli occhi di lui si fossero scontrati -ne' suoi... E poi non si ricordava più di nulla; -essa non l'aveva più veduto. -</p> - -<p> -Fu un sogno, un'illusione?... No, no, l'anima sua -era troppo in pace nel punto ch'egli passò, perchè -quella vista fosse un inganno de' suoi pensieri. Già il -rivederlo aveva rinnovato tutti i dolori della sua vita, e -vinto il suo cuore; il rivederlo sola una volta bastava -a rapirle di nuovo la calma e la forza in tutto quel -tempo riavute, la memoria stessa di sua madre, e quella -di tutto il pianger che aveva fatto... Ella ebbe ancora -un momento, un solo momento di speranza e di -gioia! — Ma come si trovava egli qui?... E perchè -tornava, e che voleva da lei? Dunque non era tutto -finito fra loro, non erano come morti l'uno per l'altro? -Non era dessa la povera orfana, alla quale non restava -più nulla in questa terra, più nulla fuorchè la -virtù? -</p> - -<p> -Questo segreto patimento, che solo un'anima pura -e addolorata può intendere, tolse a Maria il sonno di -quella notte. Ma al mattino, quando appena per le fessure -delle imposte il primo chiarore penetrò nella misera -stanza, essa, lasciato il suo letto, fece una preghiera -più fervida dell'usato; e quando si levò di terra, -la sua deliberazione era già presa. Salì serena e -composta, come soleva, alle camere della crestaia; e -quando la seppe levata, bussò leggermente all'uscio -di lei. La buona donna aveva preso ad amarla; cosicchè, -sentita appena la sua voce, la fece venire a sè -e le dimandò che volesse, dandole animo a parlare. -La fanciulla rispose aver un segreto a scoprirle e una -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -grazia a chiederle; si trattenne un pezzo con lei e le -aperse tutto il suo cuore. -</p> - -<p> -Quella mattina, ella non discese nella bottega, e la -sua seggiolina rimase vòta: le compagne n'ebbero -gran maraviglia e bisbigliarono fra loro mille congetture -di quest'improvvisa assenza: per tutto il dì non -parlarono d'altro, nemmeno de' loro amorosi. Poi, la -mattina appresso, la crestaia annunziava alle curiose -alunne che Maria era partita di casa sua; ma per tentare -che facesse or l'una or l'altra, affine di aver -la chiave di quel segreto, non riuscirono a nulla; -la brava donna mantenne a Maria il silenzio promesso. -</p> - -<p> -Alla fine, quando fu venuta la sera, le fanciulle, -prima del rintocco delle sospirate ott'ore, svolazzarono -fuor della bottega; e ciascuna ebbe a raccontare -al suo fedele la storia della scena del dì passato e della -compagna scomparsa. -</p> - -<p> -Noi lasceremo le altre, e terrem dietro con passo -leggiero alla Ghita, la quale camminando stretta stretta -al braccio del suo Eugenio, gli parlava con quell'ingenuo -cicaleccio che nelle giovani crestaie ha pur -il suo vezzo. Perchè, se nol pensaste, la Ghita era una -buona ragazza, fresca come un botton di rosa, un po' -capricciosetta ma savia; essa, quantunque alunna d'una -crestaia, era graziosa e onesta; e le piaceva ch'Eugenio -l'accompagnasse, perchè, poverina! aveva tanta -paura di correr sola le vie; nè il suo innamorato poteva -ancora vantarsi d'averle mai carpito un sol bacio. -Egli poi, l'Eugenio, era un giovine come ce n'è -tanti, allegro, buon tempone, ma di cuor mite e sincero; -e benchè facesse all'amore per non saper fare -di meglio, pur egli credeva ancora all'amore. Unico -figlio d'un vecchio impiegato di scarse fortune, egli -era scritturale in una buona casa di commercio. Una -mattina, stando solo al terrazzino gli venne veduta, -al terzo piano della casa dirimpetto, una giovine, la -quale inaffiava due vasetti di fiori su la sua finestruola; -stette a contemplarla lungamente, e gli parve bella: -era Ghita. E poi, quando la fanciulla uscì, le si mise -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -dietro, la seguitò come la sua ombra fedele, e così -fece per un mese. Passato il quale, essa non ebbe -cuore di far la ritrosa, chè se n'era accorta; un giorno, -rispose al saluto del suo bel vicino, il giorno appresso -gli concesse un'occhiata e un bel sorriso; poi -venne una buona parola, e poi se n'andarono in compagnia; -sicchè il povero giovine, a poco a poco, s'innamorò -da vero della fedele sua dea del terzo piano. -</p> - -<p> -— Senti, mio caro! diceva in quella sera Ghita -all'amico. L'altro dì, tu m'hai raccontata la storia d'un -bel giovine forestiero, quello... del nome non mi -ricordo più... quel bravo giovine con cui t'ho veduto -passar più d'una volta. Tu m'hai pur detto ch'egli -voleva sposar la mia compagna, la Maria, che gli piaceva -tanto da un pezzo; ma che poi tutto era ito a -monte, e non s'erano più veduti, e... -</p> - -<p> -— Sì, rispondeva il giovine, or bene? avresti forse -detto alla tua compagna, che l'amico suo è qui e -che a qualunque costo vuol parlar con essa? -</p> - -<p> -— No, no; t'avevo promesso di tacere, e ho taciuto.... -benchè avessi una tentazione, a dirtela -schietta, di mostrare che sapevo tutto anch'io, e di -farla arrossire un po' quella Maria, ch'è un'acqua -morta, e fa l'innocentina... -</p> - -<p> -— Via, che vuoi dirmi dunque, che mi fai gli occhietti? -</p> - -<p> -— Io voleva dirti che tu non mi vuoi bene, che -sei un cattivo arnese, e non avresti cuor di fare come -quel tuo bravo amico, che vuole un ben dell'anima -alla Maria... -</p> - -<p> -— Di far che, maliziosa? -</p> - -<p> -— Di sposarmi, signorino! gli susurrò all'orecchio, -con una graziosa moina. Tu non m'hai promesso ancora, -ma lo farai, non è vero? quando sarai padrone -del fatto tuo; perchè adesso sei un buon giovine, e -null'altro, com'io una buona tosa... -</p> - -<p> -— Tu sei una matterella, e appena fuor del guscio, -pensi già... -</p> - -<p> -— Oh se tu mettessi un po' di giudizio, mi sposeresti... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -</p> - -<p> -— Non mi parlar di malinconie, o ch'io ti pianto -qui su' due piedi. Dimmi piuttosto, che c'è di nuovo -di Maria, perchè mi preme di sapere... -</p> - -<p> -— Oh vedi! una certa idea me l'aveva fatta già -dimenticare. Maria dunque, Maria non c'è più! -</p> - -<p> -— Come non c'è più? dici da vero? -</p> - -<p> -— Se n'è andata, e non si sa come, nè dove... -</p> - -<p> -— È fuggita?... -</p> - -<p> -— Chi lo sa? Certo, la cosa non è chiara; ma io -credo ch'essa non ne voglia saper altro di quel tuo -amico; perchè io ci vedo, sai? Oh la è così; essa -l'avrà riconosciuto, quando passava con te per la via; -e per paura di far dire, e per non voler anche lei -adattarsi come tutte l'altre, avrà pensato di schivar -l'occasione e di fuggire... -</p> - -<p> -— È impossibile! e perchè dunque? e dove mai? -</p> - -<p> -— Io la conosco quella giovine; ha le idee storte, -certe fantasie, ch'io non so propio quel che la si peschi. -Figurati, non fa che pensare o piangere; se -parla, se ride, è un miracolo... Io per me, la compatisco, -poveretta! così giovine, e non aver più nessuno; -ma, suo danno, se la è così semplice da scappar -via quando c'è chi l'ama, la cerca... e di più -la vuole sposare! Non è egli vero, ch'è peggio per lei? -</p> - -<p> -— Sì, sì! Ma intanto, come farò a dirlo a lui? Non -so, da vero, come si possa esser matto, incocciato -così per una come lei; e venir apposta d'Inghilterra -e star un mese a cercarla... Io per me, a quest'ora -l'avrei già mandata... dio sa dove! -</p> - -<p> -Ma essi, allo svoltar della via, si guardano indietro, -camminano con passi così presti e spessi, e si -parlan così davvicino, ch'è impossibile seguitarli ancora -e rubar loro le parole... E poi, il più ladro -mestiero della terra! -</p> - -<p> -Lasciamo dunque che la giovine coppia se ne vada -in pace per la sua via. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -</p> - -<h3 id="cap9-2">IX. -<span class="smaller">SPERANZA E DUBBIO.</span></h3> -</div> - -<p> -Nel salotto d'un modesto albergo della città, un -giovine passeggiava su e giù, coll'andar lento, -interrotto di chi è preoccupato da profondi e importuni -pensieri. Nel camino ardeva scintillando un fuoco -vivo, un di que' cari fuochi così salutari che ti -sciolgon le membra da' brividi de' primi freddi del dicembre; -eppure, benchè un nebbione fitto fitto impregnasse -l'aria e le vie de' suoi vapori, la finestra -della stanza era aperta, spalancata; come si suol fare -a' primi soli d'aprile. Il giovine teneva le braccia incrociate -sul petto e gli occhi fissi all'angusto spazio -di terreno che misurava co' passi; e in mezzo a' pensieri -lasciavasi sfuggir di bocca ora un lamento, ora -una parola di dispetto, secondo che lo vincesse impazienza -o dolore. E poi, quasi per togliersi a quell'ostinato -meditare, s'avvicinava alla finestra, e appoggiato -alla soglia se ne stava a contemplare con -occhio muto la gente, le strade, le case e il sole -biancastro e senza raggi attraverso a quel velame di -nebbia, che gli somigliava alla scena d'un sogno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -</p> - -<p> -— Eccomi solo! egli pensava: solo, abbandonato a -ventitrè anni, tristo come un colpevole, inutile ad -altrui, a me stesso!... Povera mia vita, povero mio -cuore, che siete mai? È questa la felicità ch'io cercava, -la verità, la pace di cui tanto aveva sete l'anima -mia?... Benchè giovine, la vita mi costò a quest'ora -troppo duro saggio; ma, a questo mondo, ciò che -patisce il cuore soltanto, non si conta per nulla, l'ho -perduto tutto, tutto; e non mi resta nemmeno il ricordarmi -del passato senza sgomento e senza rimorso. -È egli possibile che mio padre, il vecchio mio -padre m'abbia maledetto?... Gran Dio! sostieni l'anima -mia, dammi la virtù, di soffrire, o ch'io mi -perdo!... -</p> - -<p> -— E gli uomini?... essi che non credono e non -vivono che per il fatto, eterni schernitori d'ogni entusiasmo, -d'ogni sacrifizio, d'ogni patimento dell'anima, -mi volgon le spalle, mi tengono a vile, mi chiamano -stolido, e fors'anche infame!... No, no! io -fui, io sono più forte di voi tutti! Sia ciò che vuole, -la voce della coscienza, la necessità dell'avvenire, -l'infinito desiderio della verità gridan più alto di voi; -e io vi disprezzo. Ho ben già fatto ancor più; a questa -immensa speranza della verità ho sacrificato la -canizie di mio padre, il pianto delle mie sorelle, il -mio nome, la gloria e gli agi che il mondo m'aveva -promesso, tutto, la religione stessa della mia famiglia!... -Pure, per gli altri, io sono un uom fiacco, -uno spirito vile, un imbecille. E qual è la mia colpa? -Quella d'aver osato confessare apertamente, in -faccia a tutti, di credere!... A che mi valse dunque -la lotta lunga, penosa del dubbio? E se fu un martirio, -perchè non ne ho io trionfato ancora?... Io -sono cattolico! l'ho detto, e gli amici miei risero; ho -creduto alla fede che m'insegnarono la semplice eloquenza -d'un santo, l'amicizia d'un giusto, l'amore -d'un angelo; ed essi risero!... Oh dolore, in cui -v'ha di che maledir l'intelletto, e di sospirar di finire! -</p> - -<p> -— Io aveva tanto bisogno di riposo, eppur sento -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -che il mio cuore sostiene ancora una fiera guerra. -Se ritorno coll'anima su la vita passata, mi ricordo -che a quindici anni io contava già amari giorni; che -talvolta io mancava sotto il peso della noia, e tal altra -la mia mente perdevasi nell'infinito. Ma almeno -allora io poteva piangere... Oh perchè la povera -mia madre mi fu tolta sì presto! Io avrei vissuto -dell'amor suo, dell'amor suo, unica virtù di tutta la -mia vita! Oh perchè mio padre fu sempre così avido -di grandezze, e io così indifferente a ciò che chiamasi -gloria e fortuna?... Se una passione cieca, violenta -m'avesse trascinato, come tant'altri ch'io vidi e conobbi, -sarei forse meno infelice che adesso non sono. -Io non so qual condanna s'aggravi sul mio capo; ma -so che ho sofferto, ho veduto piangere e soffrire quei -pochi che mi amarono... No, no! gli è meglio ch'io -discacci questi dolorosi pensieri... -</p> - -<p> -E tornava a passeggiare, e l'anima cupa gli si leggeva -su la fronte sdegnosa; i suoi passi erano più -concitati, e gli occhi torbidi e irrequieti, segno della -tempesta che dentro sopportava. Alia fine rimase per -qualche tempo immobile, come se i suoi pensieri tacessero; -poi si gettò sopra una seggiola, abbandonò -gravemente il capo fra le mani, appoggiandosi alla -tavola ch'era presso il camino; e di nuovo s'immerse -nelle più scure fantasie. -</p> - -<p> -— È impossibile! il mio cuore non ha più che -un'illusione sola... Quell'oscura fanciulla, l'unica che, -io abbia amato coll'anima mia, l'unica che non abbia -ardito confidare il suo al mio affetto, e che pure mi -ha amato, anch'essa m'abbandonò, non è più qui! -Dunque non la vedrò più, io che sperava di trovar -vicino a lei una pace che per breve tempo ho pur -gustata, in que' pochi giorni fuggitivi, i soli giorni che -con dolcezza io richiami!... -</p> - -<p> -— Buona e povera Maria! anche tu hai portato il -peso del dolore, ma pure fosti meno sventurata di -me. Non sono io sulla terra solo, al pari di te? ma -tu vivi ancora la tua vita pura e tranquilla, non hai -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -il cuore turbato dalle tempeste che agitano il mio; -l'affanno t'ha oppressa, ma le tue lagrime sono silenziose -e care, sono le lagrime della virtù e della -rassegnazione: io in vece non posso piangere, e se -piango, non son lagrime di conforto, ma di disperazione!... -Oh le mie notti! le ore terribili della -notte così gravi e mute, e piene di fantasmi! È allora -che la mia mente va farneticando nelle tenebre, che -l'anima mia si dibatte, come in un mare senza confini. -Tenebre dappertutto, nel dì e nella notte, su la -terra e nel cielo, tenebre il passato e l'avvenire, la -vita e la morte!... O Signore! questa è la fede che -tu m'hai data?... Eppure, io credeva!... e quando -pregai d'essere ricevuto nel grembo della tua Chiesa, -allora il cuor mio era sincero, era sicuro e forte. -Deh! come in allora, ponmi al fianco, o Signore, alcuno -che mi ami, e mi ricordi sempre che questa -fede non è un sogno dell'anima, ma la vera, l'unica -consolazione della vita! -</p> - -<p> -— Oh! che sarà mai intanto di Maria, di quell'innocente -creatura, che per l'amor mio è fatta infelice? -Io devo cercarla, ridonarle la pace che le ho -tolta, e, quantunque io non possa più restituirle nè -madre nè fratello, potrò almeno, se il cielo consente, -e s'ella mi crede ancora, tenere il mio giuramento. -E Dio che l'ha benedetta, benedirà me pure! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Di lì a poco, alcuno bussò leggermente all'uscio -della stanza. Era un giovine di bell'aspetto e di modi -cortesi, un tale che noi conosciamo da poco in qua; -era Eugenio, l'amico della graziosa alunna crestaia. -</p> - -<p> -Com'egli avesse fatto la conoscenza d'Arnoldo Leslie, -perchè si fossero poi legati, io ve lo dirò adesso, -se vi piace. -</p> - -<p> -Il giovine inglese era tornato in Italia due mesi -prima, nell'ottobre; e, come ben lo pensate, col disegno -di trovar Maria, la quale gli stava sempre nel -cuore; era stato il primo amor suo, era il solo anello -che ancora lo attaccasse alla vita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -</p> - -<p> -Attraversata Francia e Svizzera, poi venuto a Como, -s'era fatto trasportare senza indugio al paesello -di Maria. La prima gioia che gustasse, dopo tanto -tempo, fu al salutare la bella riva e quella conosciuta -e amata dimora; egli pensava di trovar colà, nella -loro pace di prima, Maria e sua madre... Balzò dalla -barca, cercò impaziente con gli occhi la casetta: le -finestre eran tutte chiuse; solo vide semiaperta un'imposta -della porticella di strada, e seduta a capo -degli scalini la vecchia Marta. -</p> - -<p> -Essa non lo riconobbe; ma quando e' le disse il -proprio nome, — Oh santissima Vergine! esclamò, -cosa viene a far qui adesso lei? Non sa che non c'è -più nessuno? Non sa che sono tutti morti?... cioè, -la Caterina e don Carlo... e che di Maria non s'ebbe -più nuova nè imbasciata, dopo la gran disgrazia... -</p> - -<p> -Arnoldo non chiese, non volle sapere di più. Ma -il dì seguente, tornò muto e lento a quella casa deserta; -rivide la Marta, domandò e conobbe la breve -storia della sventurata famiglia, o almeno quel tanto -che n'era noto alla vecchia; e pianse con lei. -</p> - -<p> -Di là poi, se n'era venuto a Milano. Presentatosi -con note commendatizie a quella casa di commercio, -nella quale Eugenio trascinava il suo meschino noviziato, -egli s'avvenne in questo giovine, che gli sembrò -dabbene e sincero; e com'ebbe più d'una volta -occasione di trattar con lui, quando andava a riscuotere -qualche somma di proprio credito (perchè, per -buona o cattiva fortuna, a questo mondo non si vive -soltanto d'amore e di fantasie); così, non di rado -accadeva che se ne tornassero in compagnia, senza -esser per questo i più grandi amici del mondo. -</p> - -<p> -Arnoldo, d'altro non sollecito che di saper la sorte -di Maria, aveva inutilmente tentato ogni mezzo di trovarne -traccia. Solitario per costume, e divenuto poi -più diffidente, non volle aprire a nessuno l'animo -suo; ma visse ritirato e malinconico nell'albergo poco -noto, dove aveva preso stanza e dove altri non capitava -che quel buon giovine dell'Eugenio; il quale -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -talvolta, e quasi per forza, lo trascinava seco a diporto, -per guarirlo dalla sua cupa tristezza, dicendogli -che lo <i>spleen</i> l'avrebbe presto fatto finir tisico. -</p> - -<p> -Per questo, Eugenio non conduceva l'amico nè -lungo le monotone strade di circonvallazione, nè sotto -i castani già brulli e nudi delle nostre solitarie mura, -ma se lo traeva dietro per le corsìe più liete e -frequenti di popolo; e tenendosi al braccio del compagno, -sapeva, in quelle passeggiate, trovar fuori l'ora -opportuna di venire verso la nota bottega, dove -sedeva a ridere e a lavorare la sua Ghita; e questa -ne lo ringraziava con una lunga occhiata, con un -sorriso. Ma una volta fra l'altre, mentre al solito -passavano appunto presso l'entrata della bottega, Arnoldo -a caso rivolse gli occhi da quella parte, e vide, -o gli parve vedere, la sua Maria che sedeva occupata -al ricamo, vicina alla vetriera della porta... -Si fermò, riguardolla ancora... era proprio dessa. -Poco mancò che non gli sfuggisse un grido di gioia -improvvisa. Ma la fanciulla non s'era distratta dal -lavorio, non lo aveva riconosciuto. Egli allora, sforzandosi -di parer indifferente, chiese all'amico se fosse -stato mai in quella bottega; ed Eugenio, pensando -che l'altro avesse indovinato il suo segreto, lo guardò -sogghignando, e rispose che sì; poi, da buon figliuolo -com'era, gli confidò il suo amoretto con la -Ghita. -</p> - -<p> -Arnoldo l'aveva appena ascoltato; colmo l'animo -del contento d'aver riveduta Maria, egli abbandonavasi -alla soavità dell'antico affetto, alla voluttà della -speranza adempita. Il suo volto s'era fatto sereno, il -suo cuore leggiero e aperto; parlò e rise, sì ch'Eugenio -ne strabiliò, pensò fosse effetto della sua medicina, -di darsi un po' di bel tempone, e poco stette -che non lo consigliasse allora, da bravo amico, a far -come lui, e pigliarsi dett'e fatto una bell'amorosa, -gaja, alla buona, che certamente gli avrebbe cacciato -la mattana. Ma si pentì e restò intraddue; quando, -prima che si lasciassero, Arnoldo gli strinse forte una -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -mano, dicendogli seriamente: — Ho un servigio a -chiedervi: venite domattina da me, ch'io devo confidare -al vostro onore una cosa che mi preme. -</p> - -<p> -— Ben fortunato di potervi servire, gli aveva risposto -Eugenio; di me potete viver sicuro, io vi stimo -troppo, e... Ma non finì il complimento, e se -n'andò pensando: Che vorrà mai quest'originale? O -ch'egli è matto, o ch'io non ci vedo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La mattina vegnente, non mancò all'ora data; e -Arnoldo, con gran mistero, gli scoperse la promessa -che lo legava alla nostra fanciulla, per la quale soltanto -era tornato in Italia; e soggiunse che, dopo -molte vane ricerche, il caso gliela aveva fatta incontrare -nella modesta bottega d'una mercantessa; in -quella appunto, a cui eran passati vicino il dì innanzi -in compagnia. -</p> - -<p> -Eugenio maravigliò e rise, chè gli pareva un sogno; -ma l'altro prese sul serio la cosa, e fattogli -giurare di non dir nulla, volle da lui la promessa di -far di tutto, perch'egli potesse in qualche modo parlare -alla giovine amata. Eugenio disse che non pensava -l'affare molto scabroso; e prima di sera aveva -già messo a parte del suo segreto l'amica, poichè -non avrebbe potuto tenerlo intero per sè, a malgrado -di tutte le promesse del mondo. Ma, saputo ch'egli -ebbe dalla compagna che Maria era una giovine un -po' diversa dall'altre, e che faceva la ritrosa e la santoccia, -s'avvide non essere la cosa sì facile, e non -seppe più dir nè fare. -</p> - -<p> -Fu il giorno appresso che la fanciulla disparve, come -già sappiamo. Arnoldo ne disperò quasi, ma Eugenio -era là per consolarlo e dargli buona speranza; -rassicurava esser quello un ghiribizzo, una delle solite -furberie delle fanciulle, le quali vogliono vedersi -correr dietro il poveraccio che abbia la disgrazia d'innamorarsene. — Pure -molti dì eran passati, senza -che uno o l'altro avessero potuto ancora saper la verità. -Ben aveva tentato più volte l'Eugenio di far -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -parlare la crestaia, spacciando grandi promesse a nome -dell'amico, ma non n'era venuto a capo: la buona -donna fu muta, ostinata a custodire il segreto; benchè -il giovine pensasse ch'egli era piuttosto per malizia -che per virtù scrupolosa. Arnoldo, perduta la -fiducia di ritrovarla, si rimise alla vita indifferente e -monotona di prima, a quella vita tediosa che coll'inerzia -del di fuori ricopre l'interno cruccio. Così era -venuto il dicembre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -— Eugenio! diceva adunque Arnoldo al suo nuovo -amico, quella mattina in cui l'abbiamo trovato che -passeggiava nella sala dell'albergo: Eugenio, sedete -qui, accanto a me. Le prove d'amicizia che m'avete -dato, il vostro onesto costume, la vostra premura, -meritano ch'io metta in voi maggior confidenza. Voi -mi conoscete appena, e poco sapendo di me forse -mi giudicate male. Gli è giusto dunque ch'io vi spieghi -il mistero che a voi ancora mi copre, gli è giusto -che mi conosciate meglio: forse allora, se nel -cuor vostro avete riso di me, mi compatirete! -</p> - -<p> -Il tono severo di quest'esordio scosse un poco -Eugenio: e poi, i colloqui serii non erano il suo -forte; nondimeno, fatta all'amico una solenne protesta -d'osservanza, si pose a giocar distrattamente con -le molle fra le ceneri del focolare. -</p> - -<p> -E l'altro prese a raccontargli la storia dell'amor -suo, meglio che non abbiamo potuto far noi in queste -pagine modeste; cosa ben naturale, era l'amante -che parlava, e il suo cuore s'effondeva nelle parole, -con una verità semplice, poetica. Ma Eugenio intanto -pensava che l'amico suo era un bel pazzo, e ch'egli, -se fosse stato ne' suoi panni, certo non avrebbe perduto -il tempo in quelle malinconie, e a far all'amore -alla romantica con una tapinella; mentre invece -avrebbe potuto a suo capriccio fare il mestier del -Michelaccio, quel beato mestiero che non s'insegna, -e che tutti sanno e sapranno sempre. -</p> - -<p> -— Dopo quel tempo d'una felicità ch'io quasi -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -non credeva possibile, così continuava Arnoldo il suo -racconto; dopo quel tempo, vennero per me i giorni -dell'amarezza e dello sconforto. Ma qui, bisogna che -vi confidi un'altra cosa che ancora non sapete, il -vero mio nome. Voi mi conoscete per Arnoldo Randale; -questo non è il mio casato, ma quello della -famiglia di mia madre; e per segrete ragioni io lo -presi al mio ritorno in Italia. Mio padre è lord Guglielmo -Leslie. -</p> - -<p> -L'amico Eugenio levò gli occhi con gran maraviglia a -quella sonora parola di <i>lord</i>; e, poste giù le -molle con che giocava, stette con più cheta attenzione -ad ascoltarlo. -</p> - -<p> -— Mio padre, seguitava Arnoldo, è un uomo severo, -superbo del suo nome e dell'antica sua nobiltà, -quant'altri mai; i suoi principii sul fatto e su la -condizione sociale son quelli d'un vero Inglese, -onore, orgoglio e fermezza; il motto dell'arme gentilizia -de' Leslie sembrava appunto dettato per lui: -<i>Sempre salire!</i>... Ma, fin dagli anni infantili, il mio -cuore s'apriva in vece all'incanto delle miti virtù di -mia madre, dolcezza e compassione, amicizia e amore. -Io sento di non esser nato per quelle che chiamansi -le grandi virtù del nostro secolo, una politica che si -veste del fastoso nome di filantropia, e una civiltà -che pesa tutto su le bilance dell'industria. Passai i -prim'anni dell'adolescenza nella casa d'uno zio di -mia madre, venerabile vecchio, di cuor giovine e -caldo, uom generoso, soccorrevole e costante; egli -era irlandese e cattolico, e aveva perduto il figlio, la -nuora e i nipoti, tranne uno solo che formava le -delizie dell'abbandonata sua vecchiaia..... Questo -giovine cugino fu il mio primo amico! Ah! pochi -anni appresso, anch'egli era morto... -</p> - -<p> -— In quel tempo appunto, ripigliava il giovine -dopo una pausa, nel nostro paese gli spiriti bollivano -in quella famosa guerra d'opinioni e di parte, che -tenne grandemente agitati tutti i giusti e i buoni, la -controversia della emancipazione de' cattolici. Mio zio -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -metteva in cima de' più cari suoi voti la sospirata -legge, e ne procacciò il trionfo, per quanto potè e -seppe. Parmi ancora vederlo scuotere la sua testa -canuta, e volgere al cielo gli occhi accesi d'un insolito -ardore di gioventù, dicendomi dover la giustizia -trionfare una volta o l'altra anche su questa terra, -e nessun sacrifizio esser poco, per guarire la patria -d'una piaga che per tre secoli aveva fatto la vergogna -della superba nostra civiltà!... Ma appena mio -padre conobbe i nobili sforzi del suo parente e il mio -entusiasmo a pro di questa causa generosa, mi rivolle -presso di sè, caldo sostenitore, com'egli fu sempre, -degli antichi rancori. E mi mandò a viaggiar sul -continente, perchè la mia mente si spogliasse di queste -fantasie, ch'egli chiamava la scorza del fanciullo, -e imparasse a conoscer gli uomini e le cose. Ma era -tardi. Io aveva già sposata la parte degli oppressi; -io amava il culto solenne e maestoso della Chiesa a -cui mi guidava fanciullo il mio vecchio zio, e dove -univo le mie alle candide orazioni del mio povero -cugino; l'arida e corrotta dottrina, e la troppo mutabil -fede nel seno della quale io nacqui, non avevano -parlato mai al mio cuore. -</p> - -<p> -— Nel mio viaggio attraversai, come un uomo -nuovo, quest'Italia così degna d'amore e di venerazione; -di città in città, vidi le sue basiliche, le sue -cupole, le sue chiese, nelle quali mi pareva che l'arte -veramente divina traducesse all'anima il mistero -della suprema bellezza; vidi i capilavori di Michelangiolo, -di Raffaele, di Tiziano, di Guido, di cent'altri; -tutto mi rapì, mi commosse; e questo, il posso dire, -fu il principio della mia conversione. Conobbi molti -uomini d'alto ingegno, di semplice probità, uomini -di fede e di sapienza; conversai con essi, ritrovai in -loro le virtù, le parole dello zio Randale; e finalmente, -venuto in questa stessa vostra città, Dio mi -fece incontrare con quel saggio che doveva rinverginar -la mia mente, vincere il dubbio del mio cuore, -sollevare la mia speranza e la forza del mio intelletto -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -a una lieta novella. Fin d'allora io voleva abbandonar -l'eresìa; pure quell'uomo, ch'io venerava -come il mio salvatore, aveva letto nel mio cuore, e -veduto che la mia deliberazione era più d'entusiasmo -che di convincimento; e non assentì. Ma, congedandomi -con lagrime di consolazione, mi disse di lasciar -fare al Signore, che avrebbe condotta a' fine l'opera -sua. -</p> - -<p> -Intanto Eugenio, al quale il racconto riusciva nuovo -e strano (egli che non aveva mai pensato sul serio -a' paternostri e a' credo della sua nonna), diceva tra -sè e sè che quel giovine aveva più del dottore che -del lord, onde l'avrebbe indovinata meglio se fosse -venuto al mondo a' bei tempi del bordone e delle -cocolle: del resto, che le belle Madonne dipinte sui -quadri l'avessero convertito, non lo capiva; chè per -lui, tutte quelle belle sante color di rose e gigli, e -quelle Maddalene penitenti che aveva veduto, gli -avevan fatto frullare tutt'altri pensieri in capo. -</p> - -<p> -— Dopo qualche tempo, riprese Arnoldo, mio -padre mi richiamò a casa; ma avend'io rifiutato un -illustre matrimonio al quale egli stesso mi destinava, -s'inasprì contro di me; mi respinse, e venne con -le mie sorelle in Italia, ov'io lo seguitai poco di poi. -Ma qui, l'amore di Maria e l'amicizia del fratel suo, -come già v'ho narrato, mi ricondussero a' più santi -pensieri, alla religione... Tornato in patria, volli -alfine adempire il proposito fatto, e andai a visitare -il mio buon zio, il quale più nulla aveva saputo della -mia sorte; quell'uom venerando, giunto nell'ultima -vecchiezza, era divenuto cieco. Lo trovai inchiodato -dagli anni su d'una seggiola antica, ma con la mente -lucida e col cuore tranquillo. Egli pianse di gioia al -racconto delle arcane vie per le quali la provvidenza -aveva condotto l'opera della mia salute; e levando -in atto solenne la nuda sua testa, e con le mani tremanti -cercando la mia, mi benedisse, ed esclamò che -oramai moriva contento, perchè il Signore lasciava -nella sua famiglia l'eredità della fede. Alcun tempo -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -appresso, egli si fece trasportare, quantunque cieco, -nella chiesa in cui io feci la pubblica abbiura dell'eresía!... -La memoria di quel dì non uscirà mai -dal mio cuore!... Ma da quel dì stesso, non rividi -mio padre, e forse nol vedrò più. Nessuno, ben che -il fatto della mia conversione menasse qualche rumore -della città, nessuno ebbe l'animo di farne motto con -lui; talchè seppi poi ch'egli ne aveva letto la notizia -sui fogli pubblici... Mi fu riferito che nell'impeto -del suo sdegno egli m'abbia maledetto... Oh -Dio! No, no, io non lo crederò mai; e tu, o Signore, -non consenti che un padre maledica al figliuol suo!... -Il vero è ch'io fuggii, come un colpevole, abbandonai -famiglia, amici e patria; non avrei potuto vivere -come uno straniero vicino alla mia casa, a' miei; e -mutai nome e cielo. Poi, qui speravo di trovar quel -riposo che sempre fugge dinanzi a me, e qui mi -chiamavano ancora una promessa, un amore... Ah! -sì, che almeno io ritrovi quella virtuosa fanciulla! -Essa non mi respingerà più; ora, io non sono il giovine -ricco e potente, sono il figliuol diseredato, il -povero esigliato che domanda conforto, che ha bisogno -di trovar alcuno che l'ami ancora. -</p> - -<p> -— Ah! esclamò Eugenio, vi dico in coscienza che -di certe cose io non ne so straccio! Ma se, per dio, -non v'avessi intes'io a raccontare voi stesso la vostra -storia, la crederei proprio, come se mi dicessero che -il Gran Turco s'è fatto eremita. Un giovine come voi, -un signore, un uomo d'ingegno, far questa fine... -Scusate, sapete; ma, a me, questi miracoli non m'entrano -in testa; sebbene, a dirvela com'è, tutto ciò -m'abbia imbrogliato un po' le idee; m'avete tirato -giù certe ragioni, certi scrupoli, a cui non ho mai -pensato in vita mia. -</p> - -<p> -Arnoldo taceva, e teneva fissi sopra il compagno -gli occhi con un'aria tra mesta e grave. -</p> - -<p> -— E vorrei veder adesso, soggiungeva Eugenio, -che quella fortunata fanciulla volesse far la schizzinosa. -È impossibile! e scommetto che il suo nascondersi -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -è furberia bell'e buona per tirarvi meglio in -trappola. -</p> - -<p> -— Non è vero! Voi non la conoscete, rispose sdegnoso -Arnoldo. -</p> - -<p> -— Sarà, lo dite voi, sarà! Ma pur non vorrei -che... E, con un tal maligno sorriso, Eugenio scoteva -il capo. -</p> - -<p> -— Ah! voi ridete, voi ridete, come gli altri che -mi tengono per uno stolto!... Ma voi non sapete -quel che si passa qui dentro, quel che si può perdere -e sperare! -</p> - -<p> -A queste parole dette con fuoco, l'altro tacque, -si strinse nelle spalle, e conchiuse mentalmente: Non -c'è da dire! bisogna persuadersi ch'egli pizzichi del -matto. -</p> - -<p> -Ma poco di poi, quando Arnoldo gli confidò che -al domani partiva per andare in cerca di Maria, al -paesello del lago o nel dintorno, e conchiuse pregandolo -in nome dell'amicizia di tentar tutto, durante -la sua assenza, per averne egli pure contezza, Eugenio -aveva promesso di far l'impossibile: e si lasciarono, -buoni amici come prima. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -</p> - -<h3 id="cap10-2">X. -<span class="smaller">UN'ALTRA PROVA.</span></h3> -</div> - -<p> -Una casa di gretta apparenza, con le muraglie dipinte -del colore del tempo e scalcinate, con un ballatoio -alla lunga a ciascuno de' suoi due piani e un'ampia -gronda tarlata che si versa all'infuori, come -la tesa d'un cappellaccio su la fronte d'un pitocco, -guarda su d'una rimota piazzetta, in una parte lontana -della città, presso a uno de' nostri abbandonati -<i>terraggi</i>. Da un fianco, il murello d'un'ortaglia che -fa gomito nell'attiguo chiassuolo, dall'altro una casipola -lunga, bassa, bucata d'usci e finestre come un -crivello, angusto ricovero di povera gente; e vicino, -una vecchia siepe su d'un ciglione di terra, che risponde -a una strada fangosa, bistorta, orlata d'un -fossato. V'ha ancora pochi angoli della nostra bella -e ringiovenita Milano, i quali presentino un aspetto -così malandato e tristo, da parer veramente la casa -delle streghe; e chi si volesse pigliar lo spasso di -cercare quel gruppo d'abituri ch'io descrivo, non aspetti -al domani; perchè forse, dov'è la casa del signor -Cipriano, troverà un bel palazzetto dalla fronte -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -allegra e linda e dalle gelosie verdi, e in vece del -rozzo casamento da vicini col marcio fossato al piede, si -vedrà sorgere dirimpetto una fabbrica bianca, recente, -di cinque piani, da far invidia a chiunque abbia due -spanne di terra al sole. -</p> - -<p> -Il signor Cipriano era un antico fabbricatore di -cioccolatte, il quale, avendo avanzate di buone migliaia -di scudi, e non volendo morir sul mestiero, chiusa -bottega, si ritirò a goder negli ultimi anni il frutto -de' suoi sudori in santa libertà. Egli aveva dunque -comperato quella casa a mezzo prezzo; ma poich'era -assai taccagno e aveva spesa sempre la sua lira per -venti soldi almeno, si ridusse a menar grama vita in -quella topaia cadente, dove una volta aveva sognato -di far il signorone. E parevagli di toccare il cielo col -dito, allorchè sdraiato su d'una panchetta accanto al -fuoco, col fido suo fiaschetto di vin d'Ossona al fianco, -ruminava, tra l'una e l'altra mezzina, il conto -degl'interessi de' suoi capitali, all'uno o al due per -cento il mese. Quand'egli attraversava la piazzetta -per entrar nella sua porta, andava tronfio, a lento -passo, con le mani intrecciate sotto la schiena; e, levando -il grosso ventre e il naso bernoccoluto, sbirciava -su per le finestre e pe' terrazzini le più tonde -e frescoccie comari del contorno: tutti lo conoscevano, -e gli facevan di cappello, quasi al bassà del quartiere; -perchè tutti supponevano che tenesse un bel -morto sepolto in cantina. -</p> - -<p> -Dal primo all'ultimo de' sessant'anni, a cui toccava -allora, egli era stato schivo sempre d'ogni molestia -e d'ogni cura; e se non volle mai tor moglie, -fu per non avere il pensiero de' figliuoli e l'impaccio -della donna, ch'egli soleva chiamare la più spallata -mercanzia del mondo. Ma, poco tempo prima, -s'era condotte in casa la signora Barbara, sua sorella, -vedova d'un fallito, e la Savina figlia di lei, -che sole di tutti i parenti gli eran rimaste, e che -s'accontentarono di governare la casa e pagar la pigione; -perchè l'idea di fare un dì o l'altro una grossa -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -eredità era l'áncora della loro speranza. In casa -però, il signor Cipriano aveva sempre tenuta la mestola -a suo modo; e ben se lo sapeva quello zotico -baccellone di Michele, ch'era l'unico famiglio, quando -il padrone, dotato d'una memoria spilorcia da far -fremere, gli faceva dar conto ogni dì, della croce -dell'ultimo quattrino. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nella casa di questo novello Arpagone noi troviamo -adesso la nostra fanciulla, in qualità di cameriera -della signora Barbara; la quale, incapricciata -che la sua Savina diventasse una damigella e facesse -un bel partito co' fiocchi, non voleva più vederla attendere -alle meschine cure della famiglia. -</p> - -<p> -Maria vi stava già da un mese. Abbandonata ch'ebbe -la bottega della crestaia, si gettò nelle braccia dell'unica -conoscente che le restava, la signora Giuditta; -e pianse, raccontando il pericolo che correva, e la -scongiurò che le procacciasse un altro ricovero, una -casa onesta, dove potesse viver più sicura, e nascosta -a tutti. Appunto alcuni dì prima, la signora Barbara -s'era raccomandata alla Giuditta (da un pezzo -si conoscevano) chè facesse di trovarle una brava e -savia giovine, la quale, contenta di poco, s'allogasse -presso di lei. Dunque, la cosa fu ben presto combinata; -e Maria, altro non sospirando che un'esistenza -casalinga e solitaria, ringraziò il cielo che le avesse -conceduto quel ricovero. -</p> - -<p> -Ell'era così docile e buona, che subito la signora -Barbara prese a volerle bene; e il suo costume, le -sue parole avevano un incanto così gentile e dolce, -ch'essa pure la giovinetta Savina le pose molto amore, -e volle subito che tra loro si dessero del tu. Maria -le apparecchiava ogni mattina il più fresco e mondo -vestito che pareva sempre del dì delle feste, un -candido grembiule coll'orlo a traforo, e un bel collare -a pieghette, e la cuffietta la più leggiadra, ch'era -una grazia a vederla. E la madre si ringalluzziva -tutta, nè capiva in sè della gioja, trovando sì bellina -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -e compita d'ogni cosa la figliuola, che tutt'altra sembrava -da quella di prima. -</p> - -<p> -Tutta la casa poi, in quel breve tempo, risentiva -già della presenza d'una sollecita regolatrice, a cui -il buon ordine e la mondezza sono necessità e abitudine; -i vecchi mobili polverosi, muffati, del signor -Cipriano, le tende delle finestre e le cortine de' letti -luride e cadenti, avevan ripigliato un'aria di giovinezza -e di pretensione. Fino quel semplice di Michele, -il famiglio, voleva farsi in quattro per ripulire e rassettar -le camere, il salotto e la cucina; e lavorava a -tutta schiena a rigovernar le pentole, le casseruole, le -stoviglie, obbediente come un cagnolino a tutto quel che -Maria gli dicesse; perchè glielo diceva con un far così -benevolo, ch'egli, usato a ricever buone lavate di capo -dal padrone per cose da nulla, sarebbe per essa ito -nel fuoco. L'avaro era il solo che più di frequente -brontolasse di quelle novità; nè ci voleva meno di -tutto l'accorgimento e di tutta la pazienza della sorella -a persuaderlo che un uomo della sua qualità, -con venti mila lire buone di rendita, doveva tenersi -in credito, e aver una casa da cristiano; ma la ragione -che lo faceva star più cheto, era che non gli -toccasse di far vedere la luce a un soldo di più. -</p> - -<p> -Dopo che stava in quella casa, Maria non ne usciva -mai, fuorchè la domenica di buon'ora, per andare -alla messa nella chiesa più vicina. L'inverno si rabbruscava -sempre più; il cielo era quasi sempre rannuvolato -e piovoso, e le prime nevi avevan già messo -nell'aria quella muta malinconia, che par s'acconci -tanto bene a una vita rassegnata e oscura. -</p> - -<p> -Sbrigate le faccende di casa, tutta la gioia di Maria -era di potersi ritirare nel silenzio della sua camera. -Allora rialzata una cortina del balcone che metteva -su la ringhiera, sedeva assidua al suo lavoro, là -presso, sotto la poca luce; e le pianticelle d'un vaso -di garofani, ch'essa teneva su d'un vicino armadietto, -lasciavan talvolta cadere sul suo grembo alcune secche -fogliette. Quel piccolo vaso, senza un fiore, quell'arida -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -pianticella, quegli steli d'un pallido verde, ricadenti -su l'orlo del vaso, bastavano a risvegliar nell'anima -sua il dolore del tempo passato, il mesto -desiderio d'un avvenire più felice. Si ricordava che -nella casa di suo padre, sovra la soglia della sua finestra -verso il lago, ella soleva una volta educare -una famigliuola de' fiori che più amava; e via via, di -pensiero in pensiero, il suo cuore la rapiva... Essa -non era più là, era con sua madre e con la vecchia -Marta, era con suo fratello... e con un altro! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -E dimenticava tutto, per ricordarsi solamente d'una -appassionata canzoncina, che un giorno era tanto -piaciuta all'amico suo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i07">ROSA.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Chi è che vien sì lenta e sospirosa?</p> -<p class="i01">Povera Rosa! Rosa innamorata!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Era un raggio del ciel la sua sembianza;</p> -<p class="i01">Ora è senza color, senza parola:</p> -<p class="i01">Prima al canto d'amor, prima alla danza,</p> -<p class="i01">Ed ora agli occhi di ciascun s'invola;</p> -<p class="i01">E se ne va piangente, e tutta sola</p> -<p class="i01">Lungo la riva di fiori smaltata.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Su la bell'alba move, in vesta bianca,</p> -<p class="i01">E par l'ultima stella del mattino;</p> -<p class="i01">Tacita riede, quando il giorno manca,</p> -<p class="i01">E pare il primo raggio vespertino;</p> -<p class="i01">All'alba e al vespro, sempre a quel cammino</p> -<p class="i01">Sen viene la fanciulla sconsolata.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Perchè si volge sempre al ciel lontano?</p> -<p class="i01">Qui non è cosa più che la conforta!</p> -<p class="i01">Madre infelice! E tu la cerchi invano;</p> -<p class="i01">D'un angelo la vita in terra è corta!</p> -<p class="i01">Madre, non hai più figlia!... Ell'è già morta,</p> -<p class="i01">E già rivola a Dio l'alma beata.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Chi a pianger vien sul sasso ov'ella posa?</p> -<p class="i01">Povera Rosa! Rosa innamorata!</p> -</div></div> - -<p> -Ma nella dolcezza del suo rapimento veniva a turbarla -l'acuta voce della piccola Savina, la quale era -inquieta, caparbia, un vero demonietto; e non la poteva -star sola un'ora co' suoi pensieri di quindici anni, -senz'annoiarsi. Allora essa correva dalla Maria, e saltellandole -intorno, come un furetto, ora voleva che le -acconciasse un riccio, ora che le stringesse la cintura, -or una cosa, or un'altra. E poi, se le frullava il -capriccio, Maria doveva porsi a giocar con lei; e pigliato -un mazzo di carte, bisognava che la si facesse -a indovinare, se la padroncina avrebbe avuto un amante, -se giovine, ricco, bello e che so io. Maria paziente -ne appagava i bizzarri ghiribizzi, le presagiva -le più liete cose del mondo, tutto com'essa voleva; e -la Savinetta allora le balzava al collo, le dava baci, -le diceva ch'era tutta bella, e che appena divenuta -una gran signora, essa l'avrebbe tenuta sempre con -lei, e di più, che s'ella fosse stata un bel giovinotto -co' baffi l'avrebbe sposata su' due piedi. Maria non si -piaceva delle scioccherìe di quel farfarello; ma pur -era bisogno che qualche volta mostrasse di sorridere, -perchè non la facesse peggio. -</p> - -<p> -Così ella provava quanta pena costi a un animo -debole e piagato la lotta dell'interno dolore con le -amare inezie della vita. E non aver nessuno a cui -svelare i segreti della sua pena, nessuno che le dicesse -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -una parola, che le desse un consiglio; e in vece -dover sempre parer lieta, e sorridere quando altrui -piaceva, tutto ciò logorava il cuor suo; come un succo -velenoso che fa morire lo stelo d'un fiore, quando -appena il primo germoglio comincia ad aprirsi al sole. -</p> - -<p> -Pure, a poco a poco, l'aria dolce e l'ingenuità -della fanciulla parevano aver fatto breccia perfino -nello scabro cuore dell'avaro. Maria non se n'era -accorta, ma il vecchio Arpagone non brontolava più -come prima, non andava gironzando per la casa, le -mani nelle tasche del giubbone, come soleva, e sguardando -in cagnesco; fin al povero Michele non faceva -più il viso arcigno, quando se lo faceva venir innanzi -per saldare i conti, o comandar il desinare. Ond'era, -che que' di casa e i vicini, i quali l'avevano sempre -conosciuto per un sornione dannato, volevano sbattezzarsi -per la maraviglia, non potendo capacitarsi di -vedere il signor Cipriano rientrar in casa fuor dell'ore -usate e con un'ariona allegra, della quale i suoi debitori -del vicinato non avevan, da anni e anni, neppur -sognato l'ombra. -</p> - -<p> -Ma il più strano fu, quando venuta la domenica, -egli fu veduto attraversar la piazzetta, vestito d'un -pastrano nuovo color marrone e con un cappello -rimberciato, che pareva volesse sfidar l'aria; a mano -a mano ch'egli passava, l'ortolana, la pizzicagnola, la -tabaccaia e l'altre comari del quartiere gli tenevan -dietro con gli occhi, e poi si guardavan tra loro stupite, -come per dire: — O la è vicina la fine del -mondo, o il signor Cipriano vuol morire. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nessuno l'avrebbe pensato, pure egli era vero, che -da qualche tempo la graziosa figura di Maria trottava -per il cervello del vecchio barbogio. Alla sera quand'egli -seduto nel salotto, presso il camino, in cui ardevano -due legni in croce, si traeva di tasca, e rileggeva -la bisunta vacchetta del suo <i>dare</i> e <i>avere</i> -(cosa ch'egli faceva tutti i santi giorni dell'anno, come -un buon prete recita il suo breviario), gli occhi -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -suoi piccoli e rossigni stoglievansi spesso dalle cifre -arabiche ond'era tempestato quel libretto, per riposarsi -sul leggiadro gruppo di Maria e della Savinetta -che stavano poco lungi, accanto della tavola, l'una a -cucire, l'altra a ridere ed a ciaramellare. Il dilicato -aspetto di Maria, la sua testa vezzosa e coperta d'un -bel pannolino bianco orlato d'azzurro che le si allacciava -sotto al mento, i capegli scompartiti e lucidi, -gli occhi grandi e modesti, quella faccia bella che -cominciava a ripigliare il suo tenero incarnato, e -quelle piccole e bianche mani inquiete sul lavoro, e -lo schietto abbandono della snella persona, tutto aveva -in lei una tale magia, che al signor Cipriano, a cui -per le frequenti sorsate del suo pretto vin d'Ossona -luceva un poco la vista e ballava la camera intorno, -l'aerea figura della Maria era come l'apparizione -d'un bellissimo sogno. Allora egli perdeva il filo de' -suoi conti, il dare e l'avere gli andavano insieme sotto gli -occhi, e scambiava numeri e parole; ogni zero gli -pareva la bella testolina di Maria. -</p> - -<p> -Così in quelle sere, mentre il vôtar de' bicchieri -gli scaldava le vene e i polsi, la presenza della vezzosa -creatura gli metteva nella fantasia il grillo dei -vent'anni; e dimenticava i suoi capegli grigi e il naso -bitorzoluto e il suo piatto viso color di vinacce. E -che non avrebb'egli dimenticato, se lasciò perfino passar -due giorni interi, senz'esigere dal Michele il rendiconto -dello scudo rimastogli nelle mani per far le spese? -</p> - -<p> -Allora, facendosi coraggio s'alzava, e, data una -scosserella alle membra ingranchite, s'accostava pian -piano, coll'andar del gatto, alla tavola dove sedevano -le due giovinette, poco stante dalla signora Barbara. -E appoggiati i gomiti alla spalliera della seggiola di -Maria, contorceva il viso con una smorfia, che avrebbe -dovuto essere un sorriso; e dondolando la testa -or su l'una spalla, or su l'altra, domandava: — Che -fate di bello. Maria? -</p> - -<p> -— Sto ricamando un fazzoletto da collo per la signora -Savina. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -</p> - -<p> -— Oh come sei brava! adoperi l'ago, ch'è una delizia -vederti. -</p> - -<p> -— Come mi starà bene quel collare, non è egli -vero, zio? Voglio metterlo il dì del Natale! diceva -la Savinetta; e intanto, non potendo star cheta, andava -tagliuzzando con le cesoine le frange del grosso -tappeto che copriva la tavola. -</p> - -<p> -— Oh! ti starà bene anche di troppo, per quella -maledetta smania di tua madre di spenderti intorno -tutto il fatto tuo. -</p> - -<p> -— Lasciate pensare a chi tocca, voi! rispondeva la -madre, chè non sapete mai cosa vi diciate. -</p> - -<p> -— Bene, bene, tal sia di voi! Ma tu, Maria, che -sei così bellina, e sai far tante care cosette, perchè -vai sempre con quel vestito povero, nè mai t'adorni -di qualche ricamo delle tue belle manine?... E con -quel suo strano vezzo dondolava sempre il capo, battendo -con le dita il tamburo sull'appoggiatoio della -scranna. -</p> - -<p> -— Oh! per me non ci penso neppure, io sono -povera! rispondeva Maria con un sospiro, senza levar -gli occhi dal trapunto. -</p> - -<p> -— Via, via, ripigliava il vecchio, non ti crucciare. -Tu sei carina, buonina... e se non fosse... Oh sì, -tu adesso sei della famiglia, e vorrei quasi... capisci? -Io sono di cuor tenero, mi piace che tutti mi -voglian bene... capisci? Però, non son ricco... è un -babbuino chi lo crede; lo devo ben saper io, io che -sono capo di casa: una famiglia costa gli occhi del -capo, altro che baje!... Ma pure, vada!... per le -feste del Natale, ti voglio regalare, sì regalare... uno -scialle rosso, a fiori, magnifico, che ti ruberà gli occhi! -E tu lo porterai per amor mio, non è vero? -</p> - -<p> -— Ah no! signore, non faccia niente, io ne la -prego! lo interrompeva Maria, arrossendo tutta. -</p> - -<p> -— Tant'è! l'ho detto, e lo farò. E levandosi ritto, -teneva fissi su lei gli occhi di bragia, la divorava -con gli sguardi. -</p> - -<p> -— Ecco qui, voi! gli dava allora sulla voce la -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -sorella. Che idee vi girano in capo? Non avete mai in -vita vostra regalato alla mia Savina, ch'è pur l'unica -vostra nipote, nemmen la capocchia d'uno spillo, e -adesso vi salta il capriccio di donar uno scialle alla -serva?... Cosa credete che costi? non ve la cavate -con manco d'un paio di luigi! avete capito?... Eh -andate a letto, chè la testa vi gira, e non mettete -così sossopra le figliuole! Maria è una brava fanciulla, -e fa bene a dir no. Pensateci bene... due luigi! -voi che gridate tanto di me, che per una settimana -tempestate, s'io spendo mezzo scudo!... Andate, andate -in letto, ch'è l'ora. -</p> - -<p> -Per buona ventura quelle parole, due luigi! eran -magiche sul vecchio spilorcio; il quale, pigliato un -moccolo, obbediva, brontolando frasi scucite, e incamminavasi -verso la sua camera, tentennando la grossa -persona su le gambe mal ferme. Ma quand'era sull'uscio, -rivolgevasi; e levando il lume alla dirittura -de' suoi occhi lustri e accesi, salutava con la palma -tesa la fanciulla, e lo diceva con una vocina stonata: — Buona -notte, Marietta! buona notte, mia bella -stella d'oro! ah! ah! eh! eh!... E, data una girivolta, -imboccava nell'uscio e se n'andava. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Fino a quel dì, sull'anima candida di Maria non -era caduta pur l'ombra d'un pensiero di tema: ella -viveva sicura, e senza alcun sospetto che il suo padrone -tenesse gli occhi sopra di lei. Era innocente, -nè il suo cuore poteva concepire quanto d'abbietto e -d'infame vi fosse nelle semplici e rotte frasi che il -vecchio le indirizzava in quella sera. Abbandonata -nella disgrazia, benchè avesse patito molto, essa ignorava -ancora che sciagure più atroci e prove più dolorose -sovrastano alla povera innocenza; ignorava che -l'uomo sembra quasi compiacersi di gettar la contaminazione -dov'è la miseria, come se questa possa esser -la scusa della colpa. -</p> - -<p> -Ma in quella sera, le si svegliò nell'anima un turbamento, -un timor muto, del quale non sapeva spiegar -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -la cagione. Quando si ritirò, sentiva un'inquietudine -ne' pensieri, un raccapriccio in tutte le fibre, -come il senso arcano d'una nuova sciagura; e ad ogni -momento tremava di trovarsi tutta sola. Le risonavano -ancora all'orecchio le parole che il vecchio le -aveva dette, e ch'essa non intendeva; ancora le pareva -di vedere il suo volto contraffatto dal ghignar di -quella sua strana giovialità, i suoi guardi di fuoco, e -gli atti schifi, e il maligno saluto. Quelle parole, -quell'aspetto le somigliavano un terribile scherno, e -le mettevano in cuore un gelo, un ribrezzo che non -aveva provato mai. -</p> - -<p> -Volgeva intorno gli occhi sbigottiti, e il viso sparso -di freddo sudore; trattenendo il respiro, tendeva -l'orecchio al più leggero strepito che si movesse nell'altre -stanze. E, nel terrore dell'abbandono, domandava -al cielo la grazia d'essere liberata da quell'affanno, -che le pareva effetto d'una visione spaventosa. -</p> - -<p> -A poco a poco tornata in pace, s'avvicinò al suo -letto, e slacciando il fazzoletto che le copriva la testa, -si sgruppò la bella treccia bruna, che le si diffuse -tutta sulle spalle e sul seno... -</p> - -<p> -In quel momento, le percosse d'improvviso l'orecchio -un quieto strisciar di pianelle, come il passo -d'alcuno che s'accostasse al suo uscio. Sollevò al cielo -il volto supplichevole; e poi, serrando le braccia -strettamente al seno, si raccolse come in sè stessa, e -stette senza movimento e quasi senza vita. Così una -giovinetta indiana, la quale, fuggita dalla sferza del -sole, riposavasi all'ombra del fedele sicomòro, si risveglia -con subitano balzo da' suoi sogni dorati, e rimane -muta, fredda, tremante, sotto la malía degli -accesi occhi del serpente, che vede trascinarsi col lubrico -ventre su per la zolla di muschio, ov'essa poco -dianzi dormiva. -</p> - -<p> -Poi, quel cauto stropiccìo di passi le parve allontanarsi, -e poco di poi cessar del tutto. Essa palpitava -ancora, ma lo sgomento che l'aveva compresa divenne -meno; diede un gran sospiro, e le si allargò il -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -cuore. Pure, quando fece per ispogliarsi del suo modesto -vestito, un segreto istinto di pudore, che le -nacque nell'animo in quel momento come il gemito -dell'innocenza, le persuase di coricarsi vestita com'era, -senza quasi ch'ella osasse domandarne a sè medesima -il perchè. -</p> - -<p> -Si gettò dunque sul letto, ma per tutta la lunga -notte non potè chiuder gli occhi al sonno, nè trovar -un istante di quiete. A ogni poco, il più lontano suono -la riscoteva; e balzando a sedere su la coltre, ascoltava, -tremava. E que' risalti e quelle paure erano -per nulla: una volta era lo stillare d'alcuni ghiacciuoli -che staccatisi dalla grondaia battevano su la balconata; -poi, era un gatto che saltando dall'abbaìno attraversava -su pel lungo ballatoio della casa; poi, qualche -povero diavolo, un di coloro che non han luogo -nè fuoco, il quale cacciato fuor della porta del vicino -tavernaio, se n'andava in ronda gagnolando qualche -rozza canzone, e faceva scricchiolare sotto i suoi passi -la neve gelata, camminando a sghembo, come si dipinge -la saetta. -</p> - -<p> -Oh come la fanciulla benedisse il ritorno della mattina! -Ma gli ultimi giorni del dicembre, sotto l'umida -coperta delle nebbie, nascono sì tardi su le tetre vie -della città, e stillano i brividi della tristezza nel cuore. -Nondimeno ella spalancò il balcone, e tutta consolata -bevendo quell'aria cruda ma aperta, credette di tornare -alla vita. Quando fu per uscire della sua camera, -un dubbio inquieto le arrestava ancora il passo, -perchè sopra ogni cosa temeva d'incontrarsi sola col -vecchio padrone. In casa nessuno erasi levato, fuori -di quel poveraccio del Michele: e Maria lo pregò con -tal modo le desse una mano a rassettar le camere, che -il buon uomo non sel fece dire due volte, e in manco -di mezz'ora rimuginò e ripose tutte le masserizie, che -si sarebbe potuto specchiarvisi. -</p> - -<p> -Poi, per tutto il dì, Maria non si tolse mai dal fianco -della sua padrona, schivando sempre, con uno o -con un altro pretesto, d'abbandonar la camera ove -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -stava con essa e con la figliuola. Ma il signor Cipriano -era uscito di buon'ora, nè tornò fino al desinare; -durante il quale, rimase sopra pensiero, non disse mai -parola, non guardò a nessuno, e tenne un broncio duro -che gli s'acconciava a meraviglia. Maria non poteva -crederlo, ma pur non desiderava di più: la sorella -e la nipote di lui non ci vedevan dentro chiaro. -</p> - -<p> -Il dì dopo fu lo stesso, così che la fanciulla cominciò -a rassicurarsi, a pensare che il suo timore fosse -il giuoco d'un sogno cattivo; ella si persuase perfino, -che il sospetto che l'aveva presa, fosse un reo -pensiero dell'anima sua, una colpa di più... Povera -innocente! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Intanto il dì del Natale era passato, e nella casa -del vecchio avaro tutto camminava col solito andare. -La mattina breve, ma pur tediosa, era appena ingannata -dalle poche faccende della famiglia, e da qualche -rara visita d'una comare del vicinato o d'alcuna -delle amiche della padrona. La sera poi, al consueto, -le tre donne sedevano presso la tavola; e il signor -Cipriano se ne stava nel salotto, rincantucciato al focolare, -in compagnia del suo fiasco di vin vecchio, e -studiava sul fido libricciolo degli interessi il conto -della fin dell'anno, quel conto fatale ai poveri debitori; -e al saldar di ciascheduna partita, vôtava d'un -fiato il colmo bicchiero, e lanciava un'occhiata lunga -e maligna alla giovinetta pensosa; una somma, un -buon bicchiero, e un'occhiata di traverso, e via con -questo giuoco. A mezza sera le donne si ritiravano, -e il padrone rimaneva ancora per un buon pezzo a -succiare del suo boccale; e allargando le gambe a cavalcioni -del fuoco, rintascato il libro nero, lasciava -le briglie a' suoi pensieri, si deliziava ne' più bei castelli -in aria che abbian mai ballonzato nel cervello -d'un vecchio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Una sera fra le altre — egli era solo, e bisogna -che qualche strano ghiribizzo gli stuzzicasse la fantasia, -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -perchè grattavasi le orecchie, e di tanto in tanto, -sfregandosi le mani o facendosi scricchiolare le dita, -borbottava strane e rotte parole, lasciava sfuggire -certe mute risa, da disgradarne il don Bartolo della -commedia; al quale somigliava, imbacuccato com'era -in una grossa berretta di cotone e nell'emerita vestaccia -da camera che aveva tutti i colori dell'iride. -</p> - -<p> -— Tant'è! bisogna venirne a capo, o non sono -io!... È oramai tempo! non posso proprio star più -nella pelle — così borbottava il maligno vecchiardo. — Ho -un fuoco qui dentro che mi brucia!... Mi -par quasi di non aver più testa, e tutto mi balla in -giro. Ecco! di tante belle cose ch'io aveva pensate -da dirle, non ne so più un'acca. E sì, che quando mi -ci metto, so parlare in punta di forchetta!... Maledette -le parole! Basta, sarà quel ch'ha da essere. -Quando la vedo, mi sento rimescolar tutto... Ma -ella? se bastasse il promettere, manco male, le prometterei -Roma e Toma... E qui pensava. -</p> - -<p> -— A ogni buon conto, se la tristarella ha il cattivo -uso di serrarsi in camera la notte, questa controchiave -farà il fatto mio... Una volta ch'io ci sia, il -resto vien di per sè. Vorrei vederla, che quel musetto -avesse ad arricciare il naso alla vista di questo bel -rotolo di ruspi nuovi!... E si toglieva di tasca un -cartoccio, e lo contemplava con occhi di ramarro. -</p> - -<p> -— Veramente, penso che dodici son troppi, e mi -piange il cuore... perchè, se la fosse come tant'altre -con qualche cencio e un par d'orecchini... e saltar -tant'alto!... Eh! una volta, che tempi! Gli è -vero che allora io era più fresco, e che quell'altre -non tenevano soltanto a' miei soldi... E si ringalluzziva, -poi guardandosi nell'antico specchiaccio ch'era -sopra il camino, scoteva il capo e rannuvolavasi in -volto. — Ma questa piagnolona non so come pigliarla. -Se non fosse che le voglio un bene matto!... Eh -via! chè il mio grimaldello apre qualunque uscio... -E riponeva il rotoletto. -</p> - -<p> -— E poi? vada <i>todos</i>! la sarà l'ultima questa, non -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -ci casco più da vero, mi costa troppo caro: tant'e -tanto, di questi dodici bei zecchinetti, mi ricatterò su -quel piccolo prestito d'ieri... Ma basta, basta, non -voglio arrischiar troppo, chè potrei far qualche marrone, -e perder la testa. Dunque, zitto, zitto! Parmi -che a quest'ora tutti debbano dormire... E levavasi, -e camminando su le punte de' piedi andava a uno, -poi all'altr'uscio della stanza, appostandosi alla toppa -a origliare. — Oh non è niente!... mi pareva... -è un'immaginazione! E poi, sono in casa mia e, alla -peggio, tengo il coltello per il manico, io! Dirò che -risvegliato dal rumore, m'è parso che alcuno entrasse -in casa, che da buon padrone non voglio scandali, -e... gliela farò pagar salata, la caccerò di casa mia... -Ah! ah! sono un uomo io? Or che ci penso, potrei -anche smagrire il rotolo, tirarne fuori uno o due di -questi ruspi; un di più, un di manco, è lo stesso per -lei; già non la starà a contarli. — E pigliato il piccolo -cartoccio, ne traeva fuori uno zecchino, e se lo -riponeva nel taschino del panciotto. Poi passeggiava -per la stanza lentamente, con passi studiati, accorti, -poi tornava a origliare. E solo, a ora a ora, susurrava: — Ah! -mia speranzina, mio tesoro! che m'hai stregato, -che m'hai rubato il cuore, che m'hai fatto diventar -giovine di vent'anni!... -</p> - -<p> -E il vecchio rimbarbogito s'avviò verso l'uscio del -salotto. Ma n'andava di male gambe, chè tra il molto -vino bevuto e una cotal segreta paura, adombravasi, -sostava a ogni passo, quasi che alcuno lo spiasse; e -si guardava le calcagna, come il lupo che sente le -peste del villano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nel mentre che il reo babbaccio così andava mulinando -l'infame suo tentativo, Michele, il dabben servitore, -insospettito del perchè il padrone, a quell'ora -così tarda, non si fosse coricato, si cacciava all'oscuro -per il corridoio che conduceva alla camera di Maria; -poi, cautamente avvicinatosi all'uscio ch'era chiuso, -batteva un tocco leggero, dicendo sotto voce: — Maria, -aprite, son io, sono Michele; aprite per carità! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -</p> - -<p> -L'uscio s'aprì, e la fanciulla comparve ansiosa, atterrita, -tenendo il lume in una mano, e con l'altra -raccogliendosi sul seno il giubboncino, del quale già -stava per dispogliarsi. -</p> - -<p> -— O Maria, disse Michele con accento rapido e -sommesso; bo una cosa a dirvi, e in tutt'oggi non -ho potuto mai trovar il momento... -</p> - -<p> -— Oh! che c'è mai? per amor del cielo, parlate! -esclamò la giovine, divenuta pallida pallida per il terrore -che si faceva più grande. -</p> - -<p> -— Egli è perchè siete così buona, e non mi dà -l'animo di vedervi rovinata: ahi se potessi dir tutto -quel che so... Ma no, vi basti, che non ci state bene -voi, in questa casa; che il padrone v'ha messo gli -occhi addosso; e voi non sapete che uomo sia, massime -quando si lascia prender dal vino... Ah, per carità, -pensateci e tremate! Non siete sicura, vi dico, -e il Signore abbia compassione di voi... -</p> - -<p> -— O mio Dio, mio Dio! Che cosa ho a fare? -</p> - -<p> -— Fuggire, fuggir di qui, più presto ch'è possibile. -Ah se sapeste, Maria, che lagrime ha fatto versare -quell'uomo!... Se vi dicessi la storia d'un'altra -poveretta... Domandate la vostra licenza, andate via, -credete a me, che vi voglio bene, come se foste mia -figliuola. Voi non potete dormir in pace nel vostro -letto! -</p> - -<p> -Maria ascoltava, come istupidita, queste parole, e -cogli occhi immobili, e con le labbra gelide e semiaperte, -muta e senza senso guardava Michele, quasi -aspettando da lui una parola, un pensiero. Poi, vinta -dal dolore, rompendo a uno schianto — Oh! perchè -mai, disse, non m'avete parlato prima? Ora, abbiate -voi compassione di me, salvatemi voi, fate ch'io -fugga subito di questa casa! -</p> - -<p> -— Oh è impossibile! Come volete ch'io faccia? è -impossibile adesso! dove vorreste andare? Pensateci; -e domani, o posdomani, qualche pretesto non vi -mancherà. -</p> - -<p> -No, domani, no! Adesso, vi dico, adesso... io -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -sono nelle vostre mani, salvatemi, salvatemi! E piena -di raccapriccio e di spavento, guatava per il buio -del corridore, come se già temesse l'avvicinarsi dell'odioso -padrone. -</p> - -<p> -— Non sapete, ripigliava Michele, quel ch'arrischio -solo per avervi avvisata? il mio pane per tutto il -resto della vita; io sarei cacciato di qui: e dove trovare -allora chi voglia di me, vecchio e gramo come -sono?... -</p> - -<p> -— Anche voi m'abbandonate, buon Michele? E -bene, Dio mi darà forza; e dovessi anche gettarmi -giù dalla finestra, domani non sarò più in questa casa! -</p> - -<p> -— O mio Dio! Siete voi che parlate così, Maria? -No, no, farò tutto, farò quel che volete. Sentite -dunque... -</p> - -<p> -— Oh il cielo vi benedica! ma ch'io fugga sul -momento... Domani, questa notte... qui io sarei -già morta! -</p> - -<p> -— Sentite bene! raccogliete qualche cosa del vostro; -poi, senza strepito, zitta e lenta, andate a basso, -ch'io starò giù ad aspettarvi appiè della scala... -Per una fortuna del cielo, ho qui una vecchia chiave -dello sportello: vi metterò fuori e, se v'accontentate -d'un povero cantuccio per questa notte, bussate a -quella porticina qui poco lontano, la seconda voltato -il canto: vi stanno una mia sorella e Brigida la mia -figliuola; dite che vi mando io; v'apriranno, e sarete -la ben venuta: domani poi, all'alba, verrò anch'io; -e intanto il Signore v'inspirerà che cosa fare. -</p> - -<p> -— Ch'Egli vi dia del bene! Non sarà mai che il -mio cuore dimentichi un benefizio sì grande!... E -stringeva con affetto le mani dell'onesto famiglio; e -su quelle cadeva una sua lagrima, una lagrima di riconoscenza. -</p> - -<p> -Questo colloquio agitato, sommesso, fu cosa d'un -momento. Un momento dipoi, Michele era scomparso; -e a tentone attraversando la stanza vicina e l'antisala, -con gran cautela disserrò l'uscio che rispondeva -sul pianerottolo della scala; lasciatolo socchiuso, -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -discese, e si pose con animo inquieto ad aspettare, -presso la porta di strada. -</p> - -<p> -Maria intanto, tutta ancora smarrita e tremante, -era rientrata nella sua camera, e non potendo sopportar -l'angoscia che le toglieva quasi il respiro, abbandonavasi -per poco su d'una seggiola, sentendo -bisogno più che mai di racquistare tutto il suo coraggio. -Poi, riscossa da quel letargo, al destarsi di -nuovo spavento, si racconciò in fretta nella sua semplice -vesta, e già s'era mossa per uscire, quando le -sovvenne di pigliar seco il rosario benedetto che la -madre le aveva confidato al suo letto di morte. Tornò -indietro, lo cercò fra le cose sue, che aveva lasciate; -e trovatolo, con un santo pensiero infantile, -e non sapendo quasi quel che si facesse, se lo pose -al collo. -</p> - -<p> -In quella, apparve su l'entrata della camera la stupida, -esosa figura del signor Cipriano. Egli aveva -trovato schiuso l'uscio, e non volle di meglio; chè, -vinto il primo passo, si teneva sicuro del fatto suo. -S'avanzava pian piano, con un andar rotto, incerto; -e sul volto acceso dal fuoco del vino, gli si leggeva -il sinistro ghigno d'una compiacenza che aveva qualcosa -di bestiale. Egli volle parlare, balbettò; ma, al -primo vederlo, la fanciulla mise un disperato grido, -un grido soffocato dal terrore, e corse a nascondersi -nel più lontano angolo della stanza. Il vecchio continuava -ad avvicinarsi tentennando, e sogghignava, e -teneva sempre sovr'essa gli occhi intenti e bramosi. -</p> - -<p> -Quando fu vicino alla debole sbigottita creatura, la -quale, rannicchiata sul pavimento, tentava di farsi -scudo delle braccia tremanti, nè osava di respirare, -come se un respiro solo avesse potuto perderla, il -vile vecchio distese la destra per sollevarla dal terreno, -e chinossi lentamente sopra di lei. -</p> - -<p> -Allora, inspirata dal suo verginale coraggio la giovinetta -levò la testa, e con uno sguardo sublime, ardente -di disprezzo e di vergogna, fissò gli occhi sicuri -e innocenti su la delirante faccia del vecchio. Il -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -quale, colto da involontaria tema, ristette scompigliato, -e diede addietro due passi. Essa continuava a guardarlo, -senza dire parola: quell'aspetto laido e ributtante, -le suscitò nel cuore un fremito così doloroso -che per salvarsi dall'orrore che l'agghiacciava, come -se le fosse sorta dinanzi l'apparizione d'un demone, -strinse con ambe le mani la sacra medaglietta del rosario -che le pendeva sul seno, e la baciò. Quel bacio -fu più che una preghiera, più che un voto. -</p> - -<p> -Il vecchiardo, il quale, non aspettando quella scena, -temeva quasi di vedersi fuggir di mano la sua -preda, fece i due passi che lo dividevano da lei, e -chiamandola a nome e ringhiando, allungò di nuovo -le braccia per afferrarla; ma la fanciulla con un rapido -balzo distaccossi da lui, e fuggendo corse verso -l'uscio. Allora il reo vecchio, fatto più audace dall'impensata -resistenza, le attraversò la via, brancicando -qua e là, e dando pugni all'aria per trattenerla -nella sua fuga; e sentendo la poveretta con -dolorose grida invocar misericordia e soccorso, egli -ruppe in maledizioni, e inseguendola d'ogni parte, -giunse ad afferrarla per le mani; ma a quell'impuro -tocco, poco mancò che Maria non cadesse svenuta. -</p> - -<p> -Egli mischiava intanto preghiere e bestemmie con -rauca voce, e ripeteva parole insensate, atroci; e serrando -i denti per l'ira, e quasi schizzando fuoco dagli -occhi grifagni, minacciava, minacciava d'ammazzarla -se non tacesse. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In quel momento terribile, la fanciulla, raccolta la -poca lena che ancor le restava, e sostenuta nel cuore -da una virtù sovrumana, fremendo d'orrore in ogni -sua fibra, fece sembiante di cedere alla brutale forza -che la strascinava... Poi, con una improvvisa stratta, -si sciolse del feroce abbracciamento del vecchio, e -sorta di lancio, con quell'impeto che lo spavento aveva -fatto più grande, lo respinse, lontano, gridando: — Lasciatemi, -infame! il Signore vi punisca!... lasciatemi! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -</p> - -<p> -Il vecchio demente, mezzo ebbro e arrancato com'era, -rinculò barcollando, vacillò, e cadde rovescioni -sur una tavola; e traendo seco a ridosso la tavola, il -lume e ogni altra cosa, stramazzò con gran tonfo sul -terreno, nè potè più rialzarsi: ammaccato e malconcio, -andava lamentandosi con un rantolo affogato, interrotto; -finchè giacque immobile e riverso nel lurido -sfinimento dell'ebbrezza. -</p> - -<p> -Maria era fuggita. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -</p> - -<h3 id="cap11-2">XI. -<span class="smaller">IL RITORNO.</span></h3> -</div> - -<p> -Era un giorno freddo e oscuro, nel cuor di gennaio. -Stendevasi per tutto il cielo un immenso, uniforme -padiglione di nuvole cenericcie e cupe, non interrotte -da nessuno screzio di sereno, nè pure distinte -dalla lieve striscia di quel chiarore pallido, che -sembra almeno rammentare esservi ancora sotto al -malinconico manto dell'inverno il nostro sole. L'atmosfera, -che la notte innanzi s'era irrigidita per lo -spirare d'un acuto, gelido rovaio, pareva più greve -nella sua morta quiete, come allorchè promette vicina -la neve. -</p> - -<p> -La strada era solitaria, le rive, le campagne si -confondevano mute, nude, in tutta la squallidezza del -l'inverno: le rotaie del cammino erano insudiciate -d'un limaccio pesto, sdrucciolevole, e rotte a ogni -tratto da fossatelli e da pozze. La natura intirizzita e -moribonda, le piante aride e grame che lasciavano -cadere qualche ramicello spezzato dal gelo, l'ultime -foglie già morte; non un fiore, nè un fil d'erba che -spuntasse di sotto la neve già vecchia e gelata, nè un -passero che saltellasse fra i vizzi rami. In mezzo a -quella scena, la quale t'avrebbe messo il freddo nell'ossa -e nel cuore, erano solo indizio di vita i tocchi -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -replicati e sordi del mezzodì, che venivano dal -campanile d'un lontano paese. E la neve, già promessa -dal rovaio della notte innanzi, cominciava a cadere -fitta, quieta, a larghe falde; sì che ben presto -tutta la campagna fu ricoperta d'una nuova veste -biancastra, che lasciava appena indovinare giù per le -avvallate costiere la pesta del cammino. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Già da molte ore continuava a nevicare a gran -fiocchi; eppure su quella strada deserta un povero -cavalluccio, con la groppa coperta d'un ruvido coltrone -addoppiato, andava trascinando a fatica una di -quelle carrette a due ruote, con le spallette armate -di quattro legni ad arco, e sopravi tesa una grossa -tela di canapa, che formava il tetto dello strabalzante -traino. Sul davanti, era seduto, con le gambe penzoloni -all'infuori d'una delle stanghe, un buon villano, -il padrone della carriuola: egli aveva una berretta -rossa e nera, tirata su gli orecchi, cadente da -una banda e suvvi un vecchio cappellaccio sfondato; -e invece di mantello, anch'esso, come la sua bestia, -portava su le spalle un grosso boldrone di lana. Di -tanto in tanto dava un buono scrollo alle briglie di -corda che teneva fra le mani, e col mozzicone della -frusta punzecchiava le anche del paziente ronzino, o -co' più strani versacci l'aizzava a un impossibile trotto; -perchè la povera bestia, con le zampe ingranchite -dal gelo, sprofondava fin sopra al garretto nella -neve già alta, e a stento vi rompeva una callaia, inciampando -sovente, e levando il muso, sbuffante come -un Rabicano. -</p> - -<p> -— Uh! uh!... maledetta bestia! gridava il villano -il quale, come gli eroi d'Omero, aveva costume di -parlare col suo cavallo: uh! uh!.... e' pare che -sia la prima volta che tu batti questa strada, e sì -che, per dannata sorte, io potrei contarne gli alberi -e i sassi... hop! hop! non c'è verso; è come se -parlassi alla cavalla orba del mulino... Poveraccia! -un po' di ragione l'hai anche tu; chè con una neve -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -di questa fatta, non ci si può vedere più in là del -naso... Ah! la è una vita ladra la vita della povera -gente! Oh se almeno, arrivato che fossi a casa, mi -aspettasse un po' di roba da cristiano sul tagliere, un -bel fuoco allegro, e un buon letto!... Ma non c'è -santi per noi!... La casa è aperta alla furia di questo -tempo indemoniato, i miei due marmocchi a piangere -sulla porta, e la mia donna a gridarmi dietro -che non ho guadagnato una boccicata; e rotte le -impannate delle finestre, e sul focolare morto una -pentola screpolata!... E poi domani, andare in giù -con quattro ceste d'erbaggi, e qualche fardello, se -pur capita, e tornare in su il dì appresso con le ceste -vôte, e le tasche magre... E poi da capo sempre -la stessa vita, finchè sia venuta l'ora di tirar le -calze... Oh! se qualche volta non si guardasse in -su, di sopra ai tetti, sarebbe meglio vendere l'anima -al diavolo che forse è più galantuomo di tante birbe -di questo mondo!... Ah che giornata! che neve!... -Eh! uh! trotta, che la mangiatoia t'aspetta con una -buona bracciata di fieno; trotta, trotta, se non vuoi -star digiuna come me, bestia dell'inferno! -</p> - -<p> -Così andava brontolando il villano; mentre spingeva -gli sguardi di sotto all'ale del cappellaccio, per -vedere attraverso la folta neve se spuntasse l'acuta -cima del campanile del suo paese. -</p> - -<p> -In quel punto, un lungo sospiro, il gemer d'una -voce soffocata, che uscivan del fondo della carretta, -gli ruppero il filo dei pensieri; e allora rivolto indietro -il capo si ricordò della giovine, alla quale partendo -da Milano egli aveva avuta la carità di ceder -quell'angolo; una poveretta che aveva incontrato, -appena fuor delle porte della città, sola, tapina e malata. -E per tutto il durar del viaggio, che certo avevano -fatto un diecisette miglia, ell'era rimasta là, in -quel fondo, come in un nascondiglio, accosciata, raccolta -ne' suoi miseri panni, e coperta d'una vecchia -mantellina nera, che nascondeva quasi del tutto il suo -viso pallido e le sue bianche mani tremanti di freddo; -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -nè lungo la via aveva detto mai una parola, ma era -stata così cheta, che il buon cavallaro aveva già dimenticato -la sua compagna di viaggio. -</p> - -<p> -Pure quel nuovo gemito aveva un non so che di -doloroso, che ruppe il cuor del buon uomo; il quale -si pose a contemplar la giovinetta con quella compassione -rozza ma schietta, che sì forte sentono i -cuori di coloro, i quali, senza saperlo, fan vita domestica -con la sventura. E vide l'infelice, benchè si -tenesse tutta chiusa nella sua mantellina, agitata da -frequenti brividi, tremante per tutta la persona con -le labbra livide e semiaperte, e il viso scolorito e rigato -di lagrime. Ella piangeva, soffriva, eppure soffocava -il suo dolore. -</p> - -<p> -— Ehi! cos'avete, quella giovine? vi vien male? -dite su! mi fate una compassione... -</p> - -<p> -— No, rispose con una voce debolissima che appena -giunse all'orecchio del cavallaro; no, ho dei -travagli... -</p> - -<p> -— Eppure, voi dovete aver freddo, tremate come -una foglia! Mi rincresce, sapete, che faccia un tempo -così brusco, più per voi, che per la mia povera bestia -e per me! Siete così bianca e sparuta, che non -vorrei che questo vento gelato vi portasse via.... -Maledetta neve! non n'è mai venuta tanta, come in -quest'inverno; è proprio una Russia!... Ah! trotta, -bestia poltrona!... Oh, guarda ch'io non ci aveva -dato mente! prendete, la mia figliuola, prendete questo -mio tabarro; è una grossa coperta di lana, ma -tant'e tanto vi terrà un po' di caldo; e io, bestia! -che non ci ho pensato prima!... -</p> - -<p> -— Oh! no, brav'uomo, rispondeva la giovinetta; -io sto bene, e poi siam vicini al vostro paese: non -è vero? -</p> - -<p> -— Eh! questa dannata strada non la finisce mai, -come quella del paradiso; il campanile lungo, lungo -del nostro Cantù è sempre là, nè mai ci s'arriva. -Pigliate, via! pigliate la coperta; avreste ben potuto -cercarmela voi, chè per me gli è tutt'uno, ci sono avvezzo -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -a fare questa vita, e ho l'ossa dure... Mo, -brava, siete buona, così! chiudetevi ben dentro che -vi sentirete meglio, e tiratevi i piedi sotto... Oh! -guardate, se una giornata come questa la doveva toccar -proprio a noi, con questo vento che taglia la faccia, -e questa neve che seguita allegramente. Brr! -brr!... -</p> - -<p> -— Vi ringrazio della vostra carità, disse la fanciulla, -che ravviluppatasi nel boldrone del villano sentiva -di tornare in vita, ed era tocca nel profondo del cuore -dalle parole del galantuomo. -</p> - -<p> -— Oh! riprese l'altro, fate conto davvero di tirar -innanzi fino a Como, con questo tempaccio del diavolo? -</p> - -<p> -— Sì: prima che ci arriviamo, il tempo può calmarsi: -e poi se mai si facesse più cattivo, mi fermerò -lungo la strada in qualche cascina; ma bisogna ch'io -arrivi a Como prima di notte. -</p> - -<p> -— Ma, perchè mai andate così sola? e come vi -siete arrischiata?... -</p> - -<p> -— Non ve l'ho detto? vo a casa mia, dove non -ho più nessuno: e se non foste stato voi sì buono, -che mi prendeste su in vostra compagnia, io già -aveva risoluto, mi sarei messa in istrada tant'e tanto. -</p> - -<p> -— Pover'anima, vi compatisco! perchè lo so anch'io -che cos'è patire, e anch'io la mia parte di -disgrazia l'ho avuta, vedete... Oh! gli è pur troppo -vero che le disgrazie son come le ciliegie, lo sapete -il proverbio... In pochi anni, me ne son capitate -delle belle, che quasi non le potrei contare; e in verità -santa, penso che a noi, povera gente, tocca proprio -di vivere, se il vivere è portar fastidii... Con -tutto questo, se sapeste, nella mia miseria c'è dei -momenti che non invidio, di cuore, a tutti quei gran -signoroni che ho conosciuti; perch'io, povero e ignorante -tal qual mi vedete, so cos'è il mondo; e son -certo che se avessi a metter su uno di que' loro vestiti -foderati di seta e coi bottoni dorati, ci creperei -dentro prima di sera... No, no! una minestra col -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -lardo, un bicchier di vino, e un sonno duro tutte le -notti — e viva i poveri diavoli! Vedete, sono già -otto o dieci anni ch'io fo questa vita di trottare innanzi -e indietro, due o tre volte la settimana, dal -mio paese fino a Milano; e pure, ogni volta che lascio -quel gran Milano là in fondo, e mi trovo all'aperto, -io respiro largo, e mi sento battere il cuore -più giusto... Ah! -</p> - -<p> -A queste sincere parole, che il cavallaro diceva per -confortar la fanciulla, essa non potè rispondere che -con un sospiro, in cui era l'amarezza di tante ricordanze! -Poi tacquero entrambi, finchè il ronzino, il -quale, a malgrado de' sodi colpi che il padrone gli -menava sulle schiene, mogio e stracco, tirava di -lungo per il disagiato cammino, li ebbe strascinati -fino all'entrata di Cantù. -</p> - -<p> -Intanto il mal tempo cominciava a calmarsi, e la -neve e il vento a poco a poco cessavano. A un crocicchio -di strade, la carretta s'arrestò; e la giovine, -per quanto il buon villano ne la pregasse, non consentì -a nessun patto a fermarsi in casa sua, e discese. -</p> - -<p> -Per dir tutto, il cavallaro non si disperò per questo, -che già in cuor suo pensava al rabbuffo che -poi avrebbe tocco dalla sua donna. — Via, dunque, -disse, se dovete veramente andar innanzi, non voglio -tenervi. Di qui a Como, c'è una buona camminata, -un'ora e mezzo grossa... e la strada, la -sapete? -</p> - -<p> -— Oh sì! e poi, spero di trovare alcuno di qui, -da far la via insieme. -</p> - -<p> -— Può darsi; la strada è battuta, ma con tutto -questo, non vi fidate troppo. -</p> - -<p> -— E bene, sarà come Dio vuole! Egli, che m'ha -aiutato sempre, non vorrà abbandonarmi adesso! E -quanto a voi, io non potrò che ricordarmi sempre -del servizio che mi avete fatto. -</p> - -<p> -— Eh! m'è costato poco, la mia figliuola; che -quasi m'ero dimenticato che c'eravate voi nel fondo -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -della mia carretta. Oh! promettetemi almanco, che -se aveste a passar ancor di qui, se tornaste un'altra -volta a Milano, farete capitale di me; al caso, cercate -conto di Battista il cavallaro; e tutti v'insegneranno. -</p> - -<p> -— Ah no! colà io non ritornerò mai più; e così -non vi fossi andata mai!... Addio dunque, buon -Battista; ricordatevi qualche volta anche voi della povera -orfanella. -</p> - -<p> -Il buon villano pareva commosso, e: — Che almeno -io sappia il vostro nome, riprese, perchè voglio -che stasera la mia piccola Tecla dica un'avemaria per -voi... -</p> - -<p> -— Sì, la preghiera dell'innocenza mi farà del bene! -ditele dunque che raccomandi la povera Angiola -Maria. -</p> - -<p> -Al momento di congedarsi, la giovinetta s'avvicinò -al cavallaro, e traendo dalla taschetta del grembiale -una moneta d'argento, fece prova di mettergliela -nelle mani; ma egli, levata la destra in atto di malcontento, -si fe' brusco in viso, e con un salto fu di -nuovo al suo posto su la carretta; menò una buona -sferzata al suo ronzino, il quale, come sentisse l'odore -della stalla vicina, tirò innanzi di galoppo: un -momento appresso, l'uomo e la carretta erano scomparsi; -e la fanciulla si trovò sola, in mezzo alla strada -deserta e nevosa. -</p> - -<p> -Ma quella sicurezza ignara quasi del pericolo, quel -semplice coraggio che la provvidenza ha messo nell'anime -innocenti, in quel duro momento rinacque in -essa. Ell'era sola, ma pensava che intanto sua madre -in cielo pregava per lei; il cuor suo batteva tranquillo, -nella fiducia che la risoluzione da lei presa le -fosse stata inspirata di lassù; onde, senza nessun terrore, -s'apparecchiava a incontrare la traversìa del -cammino, il rigore della stagione e l'incertezza dell'avvenire. -</p> - -<p> -Solo un pensiero di malinconia le chiamò in quell'ora -una lagrima sugli occhi; era un involontario -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -ritorno dell'anima al passato, il ricordarsi con che diverso -augurio, con che lusinghiere speranze essa aveva -attraversato, poco più d'un anno prima, quelle -stesse strade, que' luoghi stessi, che voti erano stati -i suoi, che incantesimo pareva la sua vita. E adesso, -in poco tempo, qual funesto mutamento, qual lezione -dolorosa!... Non più speranza nè amore, non -più madre nè fratello, nè altra consolazione o promessa; -dietro a sè lasciava il disinganno dell'innocenza, -e l'orrore della malizia degli uomini; e nell'avvenire, -non aveva più nulla, nulla, se non la fede -nel Signore; la fede, che serbava sempre per essa lo -stesso sorriso, ed era come quell'angolo di cielo azzurro, -che ha una stella di pace nel mezzo, quando -la notte è buia e l'aria carica di nubi nere. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Maria si mise per una viottola di traverso, che la -guidò sul sagrato d'una antica chiesa, fuori dell'abitato, -che quei del paese chiamano la Madonna de' -miracoli. Per avventura la porta n'era aperta; ella -entrò, e inginocchiata appiè dell'altare, innalzò a Dio -dal fondo del cuore una preghiera pudica, ardente, segreta; -una preghiera tutta d'amore, che nessuno le -aveva insegnata, e ch'era così pura, così preziosa! -La chiesa era vasta, deserta, oscura; un lumicino, -sprizzando le ultime scintille, moriva a fianco dell'altare. -In quella solitudine, in quel silenzio le risovvenne -la sera, quando, sola del pari al cospetto di -Dio e tutta tremante d'una gioia segreta, aveva ascoltate -le calde parole del giovine straniero e ricevuta -la promessa dell'amor suo. -</p> - -<p> -Allora compresa da religioso spavento, quasi che -le pesasse su l'anima, grave come la memoria d'un -delitto, quell'importuno pensiero, posò la fronte ardente -sul freddo marmo della balaustra dell'altare e -con ferma voce proferì queste parole: -</p> - -<p> -— O Signore, io aveva dimenticata la vita oscura -e tranquilla, nella quale voi mi poneste; e la vostra -mano s'è aggravata sopra di me. Io adoro il vostro giudizio; -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -ma se il piangere che ho fatto, se le prove che -voi mi mandaste, han potuto espiare in qualche modo -la mia colpa, oh! salvatemi voi da questa memoria -che mi perseguita, datemi il mio cuore di prima!... -Io perdono a tutti quelli che m'hanno fatto -soffrire, e voi perdonate a me! E perdonatemi ancora, -se vi prego, o Signore, per <i>lui</i>! È soltanto -perchè anche a lui apriate gli occhi della mente, onde -vi conosca e v'adori nella grazia della fede. Io benedico -il vostro santo nome; e voi guardate al breve -cammino dell'orfanella su questa terra!... -</p> - -<p> -Fatta questa preghiera, si levò con una tacita divozione; -e togliendosi dal collo il rosario di sua madre, -che ancora teneva nascosto in seno da quella -notte fatale in cui era fuggita dalla casa del suo esoso -padrone, appese quel dono povero ma prezioso accanto -dell'altare, come un'offerta della cosa più cara -ch'ella s'avesse; l'appese fra i molti voti d'altre infelici -e afflitte creature, ond'era coronata quella -santa immagine della Madre di Dio. E così, compito -ch'ella ebbe l'ultimo sacrifizio del suo amore sulla -terra, uscì della chiesa con l'anima piena d'una contentezza -soave, di pensieri intemerati e tutti nuovi; e -il cuor suo si sentì riposato in quella certezza che -consola i più lunghi travagli, nella certezza che dal Signore -le era perdonata la sua colpa. -</p> - -<p> -Attraversato il borgo, allora taciturno e quasi deserto, -si mise per la vecchia strada di Como, lungo -quella bella costiera orlata dall'ultime cascine del -paese; e con leggiero e spedito passo, benchè il terreno -fosse molle e manchevole per la neve recente, -camminava pronta e sicura; poichè, portando essa -povere vesti e grossi zoccoli all'uso delle contadine, -pensava che nessuno l'avrebbe osservata; e quasi le -pareva fosse tornato quel tempo che, fanciulletta ancora, -correva in libertà su per gli erti dossi della -sua terra, a cercar pe' sentieruoli e sotto le più tarde -nevi i cespi delle viole de' suoi monti. -</p> - -<p> -Ma l'aria che prima s'era mitigata, si fece a poco -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -a poco più cruda e tagliente. La fanciulla rivolgeva -attorno per la campagna gli occhi attoniti e stanchi; -e quell'uguale, infinita veste biancastra, che tutto ricopriva -il piano e l'altura, le metteva ancora nell'anima -certa mestizia, mentre la gelida brezza le feriva -il viso dilicato, e le correva con un brivido per -le membra infievolite. Ella tentò allora di seguitar -con più rapido passo la via, chè sperava il camminare -potesse ridarle animo e calore di vita; ma, essendo -rimasta digiuna per tutto quel giorno, sentiva -già languir le poche sue forze, perchè non era più -avvezza a quell'aspra vita. E ben presto il suo non -fu più camminare, ma uno strascinarsi lentamente su -per la salita, che comincia a due miglia circa dal -paese a cui aveva dato le spalle; e i passi le mancavano, -e più d'una volta fu costretta di fermarsi e -appoggiarsi al tronco d'un albero, a un masso della -riva, per non cadere oppressa e sfinita. E nessuno -v'era che potesse intendere il suo gemito, quel gemito -che il durare del patimento avrebbe strappato -alle anime ben più forti che la sua non fosse; ella -avrebbe potuto venir manco e finire colà, senza che -nessuno il sapesse: per tutta la strada non aveva incontrato -anima viva. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Alla fine, di lontano, in mezzo alle nebbie che andavano -sempre più raddensandosi, gli occhi abbagliati -della fanciulla distinsero un mucchio di case, la piccola -colonna di fumo nericcio, che fuggiva del comignolo -d'un casolare poco discosto; poi le giunse all'orecchio -l'abbaiare d'un cane; e le parve quasi il -saluto d'un amico. -</p> - -<p> -Allora, ripigliato un po' di lena, strascinò a stento -i passi fino alla casupola che prima aveva scorta; e -giunta all'entrata d'una morta siepe di pruni, che faceva -cinta alla piccola aia dinanzi alla casa, vide -quel cane che malinconiosamente uggiolava. Pure al -suo avvicinarsi, il buon animale levò il muso e si -tacque, come se l'aspetto d'una creatura sofferente -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -l'avesse raumiliato. Ristette un momento la fanciulla, -in forse d'entrare o d'andarne altrove a cercar -qualche ristoro; ma il cane allora attraversò la corte -saltellando verso la casa, e a ogni poco guardando -indietro quasi che volesse invitare un ospite aspettato; -e giunto all'uscio d'una stanza a terreno, con lo -spingere del muso ne aperse le imposte, e la fanciulla -gli tenne dietro. -</p> - -<p> -Era la cucina umida, tetra del povero contadino: -le pareti e le travi della soffitta nere di fumo e di -fuliggine, una tavolaccia nel mezzo, dall'un canto una -rastrelliera appiccata al muro, con sopravi in bell'ordine -una mezza dozzina di tondi di peltro lucenti e -poche mezzine di terra; gli altri canti della stanza -tutti ingombri degli arnesi della campagna ammucchiati, -disfatti e ancora polverosi, l'aratro, le marre, -l'erpici, i coreggiati, le vanghe; in faccia poi l'ampio -focolare, dove ardeva stridendo e sfavillando un -bel fuoco di legne secche; e su la sporgente capanna -del camino posavano il vecchio e lungo archibugio, -per traverso su due grossi arpioni, il mortaio e la -falce. Presso a quell'allegra fiamma, sedeva sur un -rozzo ceppo un contadino attempato, ma vegeto e -d'aspetto gioviale; e rimpetto a lui se ne stava, con -la rocca assestata sotto l'ascella manca, la sua donna, -la quale torcendo il fuso con preste dita filava alla -distesa un grosso pennecchio di lino. -</p> - -<p> -Maria s'accostò con peritanza; ma il contadino con -quella schiettezza bonaria e serena, ch'è proprio -tutta lombarda, fece la più onesta accoglienza alla giovinetta -pellegrina; la quale, vinta quella prima tema, -arrischiò di domandare per carità qualche po' di -ristoro. -</p> - -<p> -Quei contadini erano buona gente, marito e moglie, -i quali menavano vita abbastanza contenta nella -loro povertà; perchè il poco che avevano, era anche -di soverchio per essi, dopo una recente disgrazia -ond'erano stati colpiti, cioè quella d'aver veduto morir -prima di loro l'unica figliuola avuta, una poverina -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -di quindici anni. E appunto la memoria della -perduta figliuola rinacque nello stesso momento in -cuor dell'uno e dell'altra, appena Maria apparve loro -innanzi. Il suo bianco volto, i suoi occhi grandi e intenti, -il suo andare faticato, tutto fece quasi credere -a quelle due buone creature che fosse l'anima della -loro Margherita, la quale tornasse una volta a visitarle: -era questa l'illusione d'un dolore ancor vivo; -il ricordarsi ch'essa pure, la Margherita, soleva così -in compagnia del vecchio cane tornarsene spesso dal -vicino chioso, ov'era stata a far pascolare la sua -fedele vaccherella. -</p> - -<p> -La ricoverarono dunque, come fosse stata veramente -la loro figliuola, e la fecero sedere nel canto del -focolare; poi, intanto che il bravo compare le poneva -innanzi una scodella di latte fresco e un bel pezzo -di pan raffermo, dicendo ch'era tutto quanto restava -loro per quel dì, la sua donna traeva di dosso alla -fanciulla l'umido saione che le copriva la testa e -le spalle; e, accarezzandole i neri capegli, li rasciugava -dalle gelate goccie di che erano stillanti ancora. -Quella premura affettuosa e quelle carezze furono un -balsamo per il cuor di Maria. -</p> - -<p> -Un'ora di poi, essa abbandonava la casupola ospitale, -seguita dalla sincera compassione, dagli augurii -di quelle due buone creature; e persuasa che il Signore, -il quale l'aveva prima fatta incontrare coll'onesto -cavallaro, e poi condotta alla casa del contadino -dabbene, l'avrebbe accompagnata nel resto della -via. E ben s'era anche il buon campagnuolo profferto -di venirle dietro, per un tratto di cammino; ma essa, -che già non sapeva come dimostrargli la sua riconoscenza, -non volle a qualunque modo assentire, e si -rimise sola per il suo sentiero. Pure, appena uscita, -vide che il vecchio cane del casolare l'aveva preceduta; -e giunta poi dove la strada faceva volta al -basso, lo scorse ancora sopra un'altra ripa, ov'erasi -fermato, e donde la seguì per gran tempo cogli occhi, -finchè si fu dilungata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -</p> - -<p> -La via s'avvallava, facendosi di tratto in tratto più -lubrica e difficile; e fuor dalle gole dell'alture vicine -soffiava cruda e sottile la tramontana; eppure, alla -fanciulla, quell'aria spirava benedetta e salutare; perchè -veniva dalla sua terra natale, e pareva dirle che -dietro alle folte nebbie di che essa vedevasi circondata, -erano le creste delle sue montagne, e le care -acque nelle quali specchiavasi il suo paesello. -</p> - -<p> -Al piede di quella scesa, attraversava un rustico -ponte gittato a cavallo d'un torrente, che coll'onda -grossa e limacciosa rodeva i margini della riva: un -uomo era seduto a capo della sponda del ponte, sur -un masso di tufo, che forse l'urto delle piene estive -aveva rovesciato. Era un vecchio mendicante; -portava la bisaccia vuota al collo e un giubbone di -lana rattoppato, alla foggia dei montanari; e stringendo -con le due mani un nodoso bastone, se lo teneva -piantato, dinanzi e appoggiava al vertice di -quello la testa contornata di radi e canuti capegli e -d'una barba grigia e irta. -</p> - -<p> -La fanciulla s'arrestò in faccia del vecchio, e con -un sentimento di celeste compassione tolse fuori una -moneta d'argento, l'unica a lei rimasta e che appena -sarebbe bastata a procacciarle qualche soccorso -lungo la via; e la lasciò cadere nella palma callosa -e tremante che in quel momento il povero le tese. -Egli fissò gli occhi con meraviglia su la moneta, poi -li levò con una espressione indicibile sul volto della -fanciulla, confuso e in atto di dubbio e d'inchiesta. -</p> - -<p> -— Ditemi, buon vecchio, gli domandò allora -Maria, è questa a mancina la buona strada per Como? -</p> - -<p> -— Sì, tenete per di là, dopo un duecento passi -vi troverete sulla strada maestra, poco lontana della -Camerlata... Ma dite, quella buona giovine, non -avete voi paura d'andar così sola a quest'ora, in una -stagione di questa fatta? -</p> - -<p> -— No! mi son messa alla volontà del cielo; e -pregatelo anche voi per me... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -</p> - -<p> -— Oh pensate! anzi, se non fossi vecchio e stracco -come sono, vorrei farvi compagnia; sono incamminato -anch'io verso Como; ma fiacco e malato qual -mi vedete, e dopo aver fatte venti lunghe miglia sotto -la neve, appena potrò prima di notte tirar innanzi -fino a quella cascina ch'è laggiù. -</p> - -<p> -— Vi ringrazio della buona intenzione, ma io devo -andare ancor molto lontano, e si fa tardi. Addio! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ripigliò il cammino, e ben tosto trovossi all'imboccar -della strada maestra. A mano a mano ch'essa -progrediva, il nebbione si levava più denso e cupo, -stillando i suoi umidi e crassi vapori nell'aere gelato. -Già non era più di due miglia lontano della -città: e qualche viandante povero come essa, e alcune -carrette e calessi tenevano quella via. Sicchè -essa allora si sentiva a battere il cuore più sicuro di -prima, quando camminava sola per la strada di traverso. -</p> - -<p> -Passò davanti al portone d'una vecchia taverna, -che spiccava con le muraglie sgretolate e tutte nere -di fumo sotto le tettoie biancastre per la neve caduta: -il carro d'un mulattiere era sotto il portone, -e dalle grate di legno delle finestre usciva a lampi il -chiarore d'una gran fiamma rossiccia. S'udiva, ora -distinto, ora confuso, uno strepito di molte voci, un -alto e sonoro scrosciar di risa: la fanciulla tremava -di freddo e continuava per la via, seguendo intanto -con l'anima la storia de' suoi mesti pensieri. -</p> - -<p> -Non molto dipoi, il suo orecchio fu percosso da -un rumor di ruote e di cavalli; e quel carro, che -aveva veduto sotto la porta dell'osteria, le passò vicino: -lo conducevano due giovani e robusti mulattieri; -uno de' quali seduto di traverso su la schiena -d'un vigoroso mulo, cantava a piena gola, sur una -rauca e strana solfa; e l'altro camminava a fianco -del carico, traendo spesse boccate di fumo da una -corta pipa di gesso che teneva inchiodata in un angolo -delle labbra, e facendo agli orecchi delle bestie -chioccare a grandi scoppii la sua grossa scuriada. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -</p> - -<p> -Quando i due ebbero adocchiato la fanciulla cominciarono -un l'altro a parlarsi in un rozzo gergo, alternando -fra loro certe risa sguaiate e certi atti misteriosi, -che la giovinetta ne raccapriciò tutta, e più -stretto si chiuse sul viso e sul seno il rozzo panno -che la copriva, rallentando i passi per rimanere -indietro. Ma un d'essi, mettendo fuori un aspro gorgheggio -che somigliava all'urlo d'un mastino, attraversò -d'un salto il fossatello che lo divideva dal sentiero -dov'era Maria, e le si piantò dinanzi, ficcandole -nella faccia gli occhi arditi e travolti. La fanciulla gelò, -e arretrandosi con un involontario ribrezzo chinò la -testa e si coperse il volto con le mani; l'altro allora, -al quale era cosa nuova quella paurosa modestia, le si -fece incontro più audace; e con un motto vergognoso, -che ripetè con la buona intenzione di calmar gli scrupoli -della giovinetta, le profferse di far la strada in -compagnia. -</p> - -<p> -Ella non rispose; ma d'improvviso volgendo le -spalle allo sfacciato, cercò di salvarsi dalle sue mani -col fuggire: il terrore le dava l'ale, ma il giovane la -seguiva, la incalzava; e l'altro mulattiero, veduta la -scena, balzava dalla groppa della sua cavalcatura, e -correva anch'esso in aiuto del compagno. -</p> - -<p> -Maria ansante, affannosa, fuggendo, guatava per -ogni parte se alcuno giungesse, e nessuno si vedeva. -Già i due le stavano sopra, e con avide braccia, come -una colomba che due falchi si contendano, già l'abbrancavano; -quand'ecco un uomo sbucar fuori da -una viuzza della campagna: era il vecchio mendicante, -che Maria aveva incontrato al ponticello del -torrente. Costui la vide, corse, gettossi fra la fuggitiva -e i due inseguenti; e strinse al suo seno la sbigottita -fanciulla, con un braccio che l'ira fece ancor -forte, nel tempo stesso che levò l'altro armato -del nodoso bastone, minacciando di romper l'ossa al -primo che si fosse avvicinato: tutto fu un istante. -</p> - -<p> -I due compagni, sorpresi dall'imbarazzo si guardarono -in faccia un l'altro; ma il vecchio, con ferma -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -voce, gridò: — Non fate un passo, o scellerati, -e tornate per la vostra strada! Io non ho paura di -voi; e voi accopperete me, vecchio come sono, prima -di toccare a questa fanciulla la punta d'un dito! -</p> - -<p> -— Cos'ha mai questo demonio di vecchio? disse -uno allora; e l'altro: — Malann'aggia il dannato che -guasta il fatto nostro! E come c'entri tu, vecchia -tramoggia dismessa? Vanne al diavolo che t'aspetta, -o t'avrai a pentire!... E tutt'e due allora fecero -per iscagliarsi sul mendicante, e strappargli di mano -il bastone, ch'egli teneva ancora sollevato in atto -di minaccia su le loro teste. La giovinetta aveva gettato -le braccia al collo del suo difensore, e vi si teneva -stretta, avvinghiata. -</p> - -<p> -— Lasciatela stare, per dio! il vecchio riprese -con accento disperato, lasciatela stare: ella è mia -figlia!... -</p> - -<p> -Queste parole fecero uno strano effetto sulle anime -rozze ma schiette de' due garzonacci: e l'accorta -menzogna, che la stretta del pericolo suggerì al pover'uomo, -fu quella che salvò la fanciulla dallo scellerato -insulto. -</p> - -<p> -— Ella è mia figlia! replicò l'animoso vecchio, e -la sua nuda fronte si corrugava, ardevano gli occhi, -e tutte le sue membra per lo sdegno tremavano. -I due giovani si trassero indietro, colti da un cotale -istinto di vergogna che non sapevano spiegare a sè -stessi; e sui loro volti foschi e fortemente scolpiti lo -svergognato ardimento aveva ceduto il luogo a un -insolito senso di compassione, che li faceva stupidi e -muti. -</p> - -<p> -Alla fine: — Andiamo, Anselmo! disse uno, questo -non è pane per i nostri denti; e voi, galantuomo, -perchè non l'avete detto alla prima, ch'ell'era -vostra figlia?... Non avete a far con dei birboni; e -vi sareste risparmiato a voi l'incomodo d'alzare il -bastone, e a noi il rischio di rompervi le corna. -</p> - -<p> -Ciò detto voltaron le spalle; e, pigliatosi a braccio -un l'altro, se n'andarono zufolando di concerto, per -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -correr dietro a' loro muli che avevano perduto di -vista. -</p> - -<p> -— Sia ringraziato il Signore! disse il mendicante, -dopo che si furono allontanati, che m'abbia mandato -l'inspirazione di continuar la strada: io son vecchio, -gli è vero, ma mi ricordo d'altri anni e d'altri tempi... -e, per dio! vi giuro, che a costo di questi -quattro dì che mi restano di vita, quegl'infami non -avrebbero ardito non solo di torcervi un capello, ma -nemmeno di dirvi una parola di più... Or via! andiamo, -io mi sento bene; la mia forza antica mi è -tornata in corpo, e voglio venir con voi fino laggiù -alla città. -</p> - -<p> -La fanciulla lo guardava con una soave tenerezza, -dalla quale traspariva tutta la gratitudine d'un'anima -pura, che non sa trovar parole per esprimere -quello che prova. -</p> - -<p> -— Creatura del cielo! continuava il mendicante, -voi avete stesa la mano al povero vecchio, voi avete -spartito con lui forse l'ultimo vostro pane! Poco fa, -quando là sul ponticello, vi siete fermata dinanzi a -me e con atto di compassione m'avete guardato, io -ho veduto spuntare una lagrima sugli occhi vostri; -era tanto tempo che non incontravo una faccia pietosa!... -Adesso, io sono infelice; ma anch'io sono -stato un uomo e ho vissuto giorni ben diversi... oh! -ma allora, in vece di questo giubbone, io portava la -divisa gloriosa del soldato, io aveva veduto più di -trenta battaglie, io odorava con gioia il fumo del -cannone; e queste mani, che adesso vedete tremare, -hanno piantato una delle bandiere di Napoleone, là -sui tetti delle case di Smolensko, in mezzo ai ghiacci -della Russia!... ma, ora tutto è finito da tanto tempo; -e nessuno sa più nè manco ch'io mi sia... Voi sola -m'avete consolato con un'occhiata d'amore; siate -dunque benedetta! -</p> - -<p> -Maria s'era appoggiata al braccio del vecchio; e -alternando parole di conforto al racconto delle loro -vicende così diverse, ma dolorose del paro, continuarono -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -a camminare in compagnia, fino a che giunsero -presso alla città. Qui si fermarono e si separarono: -Maria, con un senso di riverenza e d'affetto strinse -la mano della sua guida, quella mano arsa e callosa -che poco prima s'era levata in sua difesa, e a malincuore -si congedò dal vecchio mendicante, che più -non doveva rivedere. -</p> - -<p> -Battevano le quattr'ore di sera sulla torre d'una -chiesa del sobborgo di Sant'Agostino, quando la giovinetta, -sola un'altra volta e sostenuta dal suo cuore, -l'unico fedele che rimanga agli infelici, prendeva la -via della montagna, sperando pure di potere almeno -arrivare presso al suo paese, prima che la notte fosse -venuta. Pensava che le sarebbe stato impossibile il -trovare in quell'ora una barca che ve la tragitasse, -tanto più che non l'era nemmeno avanzato di che -pagarne il nolo; e poi, il timore d'esser conosciuta, -e la ripugnanza che sentiva a mettersi di nuovo in -mezzo alla gente per le vie oscure ed anguste della -città, le accrescevano la sicurezza di poter giungere -egualmente da parte di terra al termine del suo viaggio: -era quella la strada del suo terreno nativo, e -l'aveva trascorsa più già d'una volta fin da fanciulla, -in compagnia del padre suo. -</p> - -<p> -L'alpestre cammino era disagiato e rotto, ma i -passi della fanciulla eran rapidi e sicuri; un segreto -coraggio la sosteneva, dicendole che dopo un'ora di -via ella sarebbe finalmente giunta al luogo della sua -pace, a quel ricovero così sospirato e pianto, dove -oramai aveva poste le sue poche speranze, tutta la -sua vita. La poveretta si pasceva, camminando, di queste -pure idee consolatrici: e mentre continuava la -sua via su per la difficile erta, pareva che la ricordanza -de' suoi mali recenti andasse dietro a lei fuggendo, -svanendo a poco a poco, come l'angustia di -un pericolo già passato. Domandava a sè medesima, -se la vecchia Marta fosse ancor viva, se l'aspettasse -ancora, se l'avrebbe stretta nelle sue braccia, se le -avrebbe perdonato e tenuto luogo di madre. In mezzo -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -a queste immagini, la cui amarezza era temperata -dalla fiducia, Maria non s'accorgeva dell'asprezza -della strada, e le sue gracili membra portavano con -alacrità l'insolita fatica. -</p> - -<p> -Di poche e rade tracce umane eran tocche le nevi -di quelle dirupate rive; il fianco della montagna, -tagliato a mezzo della via che conduce da uno all'altro -di que' sette miserabili e oscuri villaggi, i quali si -chiamano con superbo nome le sette città di Blevio, -presentava in tutta la sua nudità lo squallore dell'inverno, -che aveva fatto quasi impraticabile i sentieri -e le coste. Macigni rovinati di recente, e ricoperti -tutti dallo stesso manto di neve; alberi conquassati -dagli eterni rovai, e minaccianti di rovesciar su la -strada, co' rami più annosi squarciati, che crepitavano -al più leggiero soffiare del vento; e gore d'acqua -putrida, ghiacciata, dov'era rotta o fessa la terra; e giù -giù, per il dosso della montagna, boscaglie nude, stecchite -e rigagnoli di nevi squagliate: vecchi torrenti -che trascinavansi dietro ceppaie sbarbicate e lembi di -terreno lacerati dall'impeto del gorgo, poi con fracasso -si dividevano, si moltiplicavano saltando per le -rapide balze e rovinando per entro le scoscenditure -e le frane con uno scrosciare dirotto, il solo strepito -che sturbasse la sepolta natura; e al basso, in fondo, -spiccando col suo cupo colore, sotto il cielo torbido -e bruno e sotto ai monti tutti bianchi, la verde e -muta acqua del lago. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Intanto era sopraggiunta la notte; e, dopo molti -pericoli e molto terrore, Maria aveva attraversato -l'ultimo di que' sette villaggi. Passando, non aveva -veduto che il riflesso di qualche tardo lume, dietro -il pertugio ingraticolato d'una casipola; non aveva -incontrato che due o tre montanari, i quali, senza -badare a lei, s'erano perduti per le tenebrose callaie -del paese. Cominciava a spirar di nuovo la tramontana -e a fioccar più larga e più folta la neve, sbattuta -dal vento, che fischiava rompendosi contro ai -dirupi e sollevava ne' suoi vortici quella già caduta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -</p> - -<p> -Più d'una volta la fanciulla, la quale infiacchita, -affranta dal crudele viaggio, oramai reggevasi a stento, -sentì mancarsi sotto i piedi il terreno, e alzò uno -strido di spavento, uno strido che quella stessa orrida -solitudine lasciava senza risposta; più d'una volta -con disperato sforzo si mise a correre a tutta lena -su la perigliosa via, a fianco de' precipizii, sul margine -degli sdrucciolevoli massi, come per salvarsi dal -turbine che pareva inseguirla; e poi affannosa, anelante -e credendo veramente di morire, s'avvinghiava -con le deboli braccia al tronco d'un albero, alle -punte d'uno scoglio. E il vento quasi si facesse giuoco -della misera creatura, come d'una gracile canna, -or la incalzava e or la respingeva infuriando; nella -foga del correre contro l'impeto dell'uragano, essa -aveva perduto la mantellina che la copriva: e, a ogni -buffa del vento, le sue trecce sciolte le sferzavano sul -candido collo e sul viso livido e agghiacciato. Poi -tornava a camminare, e sollevando di sopra il capo -le mani strettamente intrecciate, sembrava tra l'orror -dello spavento e il gemere della preghiera domandasse -al cielo la morte come una grazia; stanca la vista le -si appannava, le si confondevano nella mente gli -stessi pensieri di terrore, e già più non sapeva dove -ella fosse. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Alla fine, il sentiero cominciava a calar al basso; -e in mezzo al fosco della notte e allo smorto biancheggiar -delle nevi, parve a Maria di vedere un filare -d'alberi, un muro, una casa... -</p> - -<p> -A tentone seguitava la guida di quel muro, e trovavasi -in faccia d'un cancello chiuso fra due cadenti -pilastri. Appoggiò la fronte alle fredde aste del -cancello... e riconobbe ch'era il campo santo del suo -paese; e credè perfino discernere il mucchio di terra -dov'era sepolto suo padre e la croce coperta di neve -che lo proteggeva. -</p> - -<p> -Allora si mise devotamente inginocchioni su l'entrata -del sacro terreno; e da quella scena di morte -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -richiamata d'improvviso ai pensieri della vita, pregò, -pregò a lungo... Ma il disagio patito, la dolorosa via, -l'angoscia e il rimorso, tutto le piombò in quel punto -su l'anima, la quale forse più non era attaccata che -per un filo all'esistenza. Ella abbrividiva, si sentiva -sfinire, ardeva, gelava nel momento stesso... Non -ebbe più forza di tenersi al cancello che aveva abbracciato, -e lasciandosi cader giù lentamente su l'agghiacciato -terreno, giacque come morta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un'ora di poi lo scalpitar d'un cavallo turbava il -silenzio mortale di quella desolata riva. La notte era -già alta, l'uragano cessato; e solo testimonio di vita -era il fremito indistinto del lago, che si rompeva -alla sponda col monotono spumeggiar del fiotto. -</p> - -<p> -Il giovin cavaliero, ravvolto nel suo corto mantello, -pareva disprezzare tutto il rigore della stagione, -e consolarsi quasi nel respirar l'aria asprissima della -montagna. Egli aveva abbandonato le redini sul collo -del suo cavallo, che con passo lento e stanco discendeva -per la china. -</p> - -<p> -Allorchè giunse presso al campo santo, il suo sguardo -cadde a caso sopra qualche cosa d'opaco che spiccava -sul bianco terreno. Raccolte le briglie, volse il -cavallo da quella banda, e curvandosi sulla sella vide -al debole chiaror della neve onde appariva coperta -ogni cosa all'intorno, una misera creatura la quale -pareva svenuta o estinta; e pensò ch'era forse colà -venuta dal paese a pregare per i suoi morti, e che -la crudezza del freddo o l'imperversar dell'uragano -l'avevano ridotta a quegli estremi. -</p> - -<p> -Il cuore gli tremava forte; fermò il cavallo, scese -di sella; e poi chinatosi sul terreno presso quella -salma assiderata, riconobbe ch'era una povera giovinetta; -e sorreggendola sulle sue braccia la sollevò -alquanto e la sostenne, inginocchiato com'era, sì che -la testa grave e cadente dell'estinta si rovesciò su la -sua spalla. Allora egli avvicinò il suo volto alla bocca -della infelice, per conoscere se un alito leggero -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -di vita scaldasse ancora le sue membra immobili, fissò -gli occhi sovr'essa; ma al primo guardare, nulla vide, -nulla distinse, quasi che l'anima sua non avesse -più senso... Tornò a fissar quella fronte, que' labbri, -que' cigli, ogni fattezza... e un brivido gli corse -per tutte le vene, e si sentì passar attraverso al cuore -come la fredda lama d'un pugnale... Arnoldo l'aveva -riconosciuta. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<h3 id="cap12-2">XII. -<span class="smaller">SAGRIFICIO.</span></h3> -</div> - -<p> -Chi non vide la bottega del signor Samuele, il -nostro speziale, in quella notte, non penserà forse -ch'io possa, -</p> - -<p> -«Credendo e non credendo, dicer vero.» -</p> - -<p> -Fu un agitarsi, un andar e venire, una faccenda, -un tramestío, che a memoria d'uomo non s'era mai -veduto il simile in quelle quattro mura; i novellieri -del paese n'ebbero a cianciar per lungo tempo, e a -farne le più belle e strane conghietture del mondo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nel mezzo della stanza, sopra il seggiolone ch'era -là, solito trono d'ogni sera del signor curato, giaceva -coricata e sostenuta da alcuni guanciali, la povera -giovinetta, la quale non dava più nessun segno di -vita. Erane il viso bianco e smunto, e solo al contorno -degli occhi infossati e delle labbra sottili appariva -dipinto d'un rossor livido, cupo e morente nel -pallidissimo colore della fronte e delle gote; ma gli -occhi eran chiusi, le braccia al lungo del fianco distese, -irrigidite; e tutta la bella persona immota, raggruppata, -per così dire, in sè medesima e co' ruvidi -panni raccolti d'intorno, che s'informavano dalle -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -dilicate membra, era stesa nella grave, abbandonata -positura d'un cadavere. -</p> - -<p> -Presso a lei, curvo sopra uno de' bracciuoli della -seggiola, stava il giovine inglese, muto e smorto esso -pure, quasi come la svenuta; e le sue pupille senza -moto non si staccavano mai dalla faccia di Maria; la -quale posava con la testa arrovesciata all'indietro, -come se l'anima di lei avesse già abbandonata quella -sua verginale dimora. Nè altra cosa rivelava la vita -in quella strana immobilità del giovine, fuorchè il -leggero mover delle labbra, quasi che pronunziassero -parole senza suono, e tremassero commosse dall'incerto -e sublime sorriso che fu dato solamente al dolore, -quando ancora non abbia perduta tutta la speranza. -</p> - -<p> -Con le faccie lunghe, curiose, guardandosi di sottecchi -a ogni momento, uno in atto d'interrogare -come la sarebbe ita, e l'altro di rispondere che non -lo sapeva, se ne stavano il signor curato e il deputato -politico, dietro il seggiolone, presso d'un tavolino; -sul quale vedevasi lo scacchiere abbandonato, -con le pedine sparsevi sopra: e da certe occhiate, -che i due lasciavan cadere su quello a ora a ora, -s'indovinava in essi il rammarico della partita intralasciata. -In mezzo a loro allungava il collo, come il -solitario cappone dalla stia, l'agente comunale, quotidiano -testimonio e giudice delle sette disfide de' due -campioni a dama. -</p> - -<p> -Colui che dall'altra parte gesticolava con gran foga -nel parlar sottovoce al dottore, era quel vecchio galantuomo -del signor Gaspero; egli, ragionando, spiegazzava -la gazzetta che ancor teneva fra le mani, -l'ultima capitata al paese in quel dì stesso. E qui, -torna bene che conosciate la prudenza del curato; il -quale, dopo il brusco esempio di quel disgraziato don -Carlo, aveva smesso non poco del suo ardore politico; -e, ceduto il diritto della lettura al signor Gaspero, si -era rassegnato alla parte d'ascoltatore, accontentandosi -durante la sessione parlamentaria in casa dello -speziale, di scrollare il capo, fregarsi le mani, o d'andar -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -traendo lunghi sospironi, o di sogghignar fra sè -e sè; il qual diplomatico suo vezzo faceva allora il -termometro infallibile della politica del paese. -</p> - -<p> -Intanto lo speziale e il dottore s'affaccendavano a -gara intorno alla tramortita fanciulla, con una sollecitudine -e un'umanità degne veramente del secol nostro; -e mettevano alle prove la dottrina e l'arte per -richiamarla alla vita, e per conoscere se mai un palpito -ancora poteva essere suscitato in quel cuore che -più non batteva. Lo speziale, rimboccato un lembo -del suo grembiule di tela roana scura, e inforcato il -naso con gli occhiali, davasi attorno con una premura, -un affanno da non dire, e rimestava le cassette, -gli armadii e le scansìe, le quali dalle spalancate vetriere -presentavano la tremenda falange de' vasi e -delle boccie di polveri e manteche, d'olii e di sali, -di succhi e quintessenze, da disgradarne Avicenna e -Hanhemann. Il dottore aveva già invano sperimentato -di stropicciar le tempie, la fronte e i polsi della giovinetta -con essenze spiritose, e metteva giù con dispetto -le inutili ampolle; invano le aveva posto sopra -il seno de' pannilini riscaldati, e di grosse coperte le -aveva ravvolte le insensibili membra. Tutti volevano -dir e fare; proponevano, discutevano, parlavano tutti -in una volta; era un trambusto, un frastornío, che -avrebbe potuto risvegliare i sette dormienti della leggenda. — E -quella gran gara era l'effetto di due sole -parole, pronunziate dal nostro giovine eroe allorchè, -entrato nella bottega, con infinito stupore e maraviglia -di tutti, recandosi su le braccia la svenuta fanciulla, -depose sul seggiolone il caro suo peso, e disse: — Tutto -quanto io posseggo a chi salva questa -giovine! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma poichè il mio racconto, con vostra buona pazienza, -cammina a rilento, non v'incresca di volgere -indietro un'altra occhiata. -</p> - -<p> -Era passato più d'un mese dal dì che Arnoldo abbandonava -Milano, per venire in traccia della perduta -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -Maria. Se vi ricorda, quando seppe ch'essa non era -più nella bottega della crestaia, nè potè averne in -altra maniera notizia alcuna, si mise in mente che la -si fosse ricoverata al suo paese, presso alcun parente; -e partì con questa certezza. Venuto fino a ****, -prese a pigione una parte dell'antico palazzotto, ove -suo padre aveva prima dimorato; ma quant'egli fece -per trovar qualche traccia della giovine orfana, fu -tutto vano. Queste ricerche replicate e sempre perdute -gli facevano scorrere nell'affanno e nel dubbio -i tristi giorni dell'inverno; e un mese così passò. -</p> - -<p> -C'erano pure alcuni dì, ne' quali sentiva ancora di -vivere: eran quelli, in cui salito in sella d'un giovine -cavallo, che da un pacifico Comasco aveva in -quel torno comperato, s'arrischiava su per le rotte -strade delle montagne, sfidando l'aspreggiare della -stagione, e la traversìa de' venti. Quelle corse selvagge -lungo i margini dell'acque e sopra i fianchi -de' dirupi, gli ricordavano la sua patria, il suo cielo, -le nebbie del mare, il castello del buon zio, la combattuta -sua giovinezza; tutta la prima, la vera poesia -dell'anima vergine e ardente. Poi succedevano de' -giorni, ne' quali gli tornava incresciosa la vita, e gli -pareva che al suo soffrire non restasse altro conforto -che un novello soffrire. Allora se ne stava, le ore -intere, appoggiato alla finestra della sua stanza, guardando -il lago, e si sprofondava nella meditazione e -nel passato: un volume, suo fedele amico, un bello -Shakspeare, ch'era un ricordo del cugino Randale, -del compagno de' suoi prim'anni, gli stava aperto -dinanzi; e gli uomini disegnati da quel gran pittore -dell'anima e della vita pigliavano agli occhi suoi figura -e movimento. Vedeva sè stesso nello sfortunato -Edgardo, il figliuolo di Glocester; piangeva al sublime -delirio, alle cocenti lagrime di Lear, fremeva a' soliloquii -di Macbeth, e pensava a suo padre; per lui, -la tenera Cordelia, l'innamorata Desdémona, la dolente -Caterina, eran sempre Maria. Altre volte, e il -più sovente, camminava di buon mattino fino alla -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -casetta d'Andrea, che la vecchia Marta abitava ancora, -quanto solitaria e grama, lo pensate! E' vi restava -per tutta la giornata, seduto in un canto del focolare, -poco lontano dalla vecchierella; la quale non faceva -che parlargli di <i>quella cara tosa</i>. Era la meschina -dimora unico avanzo del bene della fanciulla; e -senza il buon signor Gaspero, che aveva salvato per -miracolo dagli artigli dell'esattore comunale la casa e -la vigna, tutto sarebbe stato perduto. Egli poi lo fece -perchè, a dirvela in confidenza, sentiva ancora il batticore -per la giovinetta, che si ricordava d'aver le -tante volte fatto ballonzare piccina su le sue ginocchia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Arnoldo dunque contemplava, con l'anima tremante -e con lo sguardo fisso, atterrito, immobile, la faccia -della fanciulla; e stava spiando, se in mezzo a' tormenti, -con che il dottore e lo speziale straziavano -quella bianca e dilicata creatura, il cuore e le labbra -di lei si riaprissero al gemito dell'esistenza. Con -ambe le mani e' le strinse la destra agghiacciata, e -avvicinandola alle sue labbra, con quell'affetto che -solo può essere consacrato dalla terribile idea della -morte, v'impresse un lungo ardente bacio d'amore, -delirando quasi che con quel bacio gli fosse dato restituirle -la vita; come Romeo, quando venne alla tomba -di Giulietta. -</p> - -<p> -La baciò di nuovo, la contemplò... soprastette... E -poi, balzando d'improvviso, con un accento soffocato -dall'impeto della gioja, proruppe: — Ella vive ancora!... -</p> - -<p> -Non era una vana illusione; quella fredda mano -aveva risposto al premer delle sue con un bàttito leggero, -fuggitivo. Era il tornar della vita; egli allora, -tutto tremante di speranza e di terrore, le posò la -destra sopra il seno, e quel leggier risalto si ripetè: -era il cuore che ripigliava il suo palpitare. -</p> - -<p> -Nè molto andò ch'essa riaperse e lasciò errar debilmente -all'intorno gli occhi estatici e muti; e fece -come un grande sforzo per sollevare la testa; poi gli -occhi si richiusero, e la testa ricadde. Arnoldo sentì -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -di nuovo la crudele stretta dell'angoscia, e il suo volto -si ricoperse di mortale pallidezza. Allora afferrò per -un braccio lo scompigliato dottore che gli era vicino, -e fortemente scuotendolo, — Mi rispondete voi della -sua vita? domandava con alto spavento. Ed esso, sotto -la tortura di quelle valide stratte, balbettava: — Rispondo, -rispondo io... Non tema; mi lasci, mi lasci -andare!... -</p> - -<p> -— Ma questo letargo mi spaventa! replicava il giovine, -dando un altro e più fiero squasso al braccio -del povero dottore. -</p> - -<p> -— Non tema, questi rispondeva, è un semplice sopore, -è una cosa naturale... Io me l'aspettavo... bisogna -che sia così! -</p> - -<p> -Ma lo speziale, veduta quella potente dimostrazione, -rinunziava all'intrapresa cura, alla speranza del -grosso regalo; e cautamente, come un buon capitano -che prevede a tempo il pericolo, ritiravasi dietro la -trincea del suo banco. -</p> - -<p> -Intanto bisognava pensare a collocar la malata in -qualche altra parte, dove potesse riposare, meglio che -non in quel duro seggiolone del curato; bisognava -trovare una camera, un letto: lo speziale era nel cimento -d'offrir il suo per quella notte, e Arnoldo già -aveva risoluto di farla trasportar nella villa; quando -il signor Gaspero venne fuori col miglior consiglio: -e fu, che mandassero a chiamar la Marta, e portassero -la fanciulla nella sua propria casa, che non era -lontana; e così almeno la poveretta, al suo risvegliarsi, -sarebbesi trovata sotto un tetto conosciuto, tra le -braccia d'una persona amica. -</p> - -<p> -Mandarono dunque per la Marta; e come la buona -donna si rimanesse consolata insieme e sbigottita, tra -la contentezza di riveder la sua Maria, e il dolore di -ritrovarla in quello stato, può credersi appena. Ma -Arnoldo e il dottore pressavano, sicchè ben presto -ebbero trasportata la giovinetta, tutta ravviluppata nelle -coltri, a casa sua; dove giunti, la posero in quella -camera, ch'essa un tempo occupava, nel suo letticciolo, -ch'era ancor rifatto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -</p> - -<p> -Essa era tuttavia immersa in un sopore profondo. -Arnoldo, che l'aveva sostenuta tra le sue braccia, con -quella cura attenta e gelosa della quale solo l'amore -è capace, si trattenne per lunga pezza appiè del -letto; e, seduto sur uno sgabello, col capo chino su -le ginocchia, s'abbandonò a lunghi e dolorosi pensieri. -Poi, avendo il medico raccomandato gran silenzio -e quiete, acconsentì a ritirarsi nel piccolo andito -vicino, e si riposò sopra una seggiola, presso la porta -socchiusa della cameretta: donde gli giungeva all'orecchio -l'affannoso e grave respirar di Maria, la quale, -riavuta alfine dal suo lungo svenimento, era caduta -in un sonno profondo. Marta stette a vegghia -tutta la notte presso il capezzale della fanciulla. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La mattina seguente, sul primo albeggiare — erasi -il cielo durante la notte sgomberato dalle nuvole, -e risplendeva uno di que' dolci soli d'inverno, -che consolano il cuore degli uomini e la malinconia -della natura, uno di que' soli che, dopo l'imperversare -del cattivo tempo, non sono radi in quel beato -angolo della terra. — Maria si riscosse dal profondo -suo sonno, e sollevandosi lentamente su la persona, -alzò gli occhi, e vide il primo raggio di quel sole, -smorto ma pur limpido, che penetrava per la finestra, -e cadeva sopra il suo letto. Guardò trasognata -all'intorno, e ravvisò la figura amorevole e serena -della Marta; la quale, seduta da un canto, stava a -mirarla tra confortata e pietosa, senza poter dire -sola una parola. Riebbe allora la conoscenza, tornò a -volger gli occhi per ogni parte, chè ancora non sapeva -dove fosse. Era pur quella la sua cameretta, un -tempo sì cara, il soggiorno d'un'età più felice; era -il raggio del suo sole che la salutava, era quella la -casa di suo padre e di sua madre. E già non si ricordava -più d'aver pianto e patito... Ell'era ancora -là, eran tornati i giorni della sua fanciullezza.... -tutto era stato un sogno, un lungo e terribile sogno! -</p> - -<p> -Ma rivolse il capo dall'altro canto, e gli occhi suoi -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -s'incontraron negli occhi d'un giovine di nobile aspetto, -che, incrociate sul petto le braccia, la contemplava -silenzioso, ma sorridente. Essa lo guardava, e -coll'incertezza dello sguardo pareva domandar chi -fosse quel giovine. Allora tutti i suoi pensieri si sollevarono -nella mente, si confusero, le ripiombarono -in un punto sul cuore; la speranza che tutto fosse -stato un sogno era svanita... Distolse gli occhi da -lui, gettò le braccia al collo di Marta, che s'era fatta -a lei più vicina; e tutto nascondendo il viso in -quell'amplesso si mise a piangere, come si piange -quando con le lagrime a lungo represse si può sfogar -un dolore raggruppato per tanto tempo nel -cuore. -</p> - -<p> -— Oh! cosa le avete voi fatto, signor Arnoldo?.. -domandò la Marta, posando in atto di compassione -la destra sul capo chino della giovinetta. -</p> - -<p> -— Io l'ho amata!.. rispos'egli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In quel mezzo, il medico comparve su l'uscio della -camera. Maria era ricaduta sui cuscini del letto, in -un nuovo spossamento di tutte le forze. Il dottore le -si avvicinò, studiò con attenzione il suo volto colorato -allora d'un leggier vermiglio, e gli occhi incavati -e morti; le toccò i polsi, che rispondevano con -ardenti e ineguali bàttiti febbrili, e conobbe che il -male era più serio che prima non pensava. Ma, benchè -in cuore lo sentisse, pure tacque al giovin forestiero -il suo fatale sospetto; e limitossi a ordinare alcune -pozioni, e a prescriver novamente che lasciassero l'ammalata -in un assoluto riposo, procurando di risparmiarle -la più piccola sensazione di piacere e di dolore. -E poi, si volse ad Arnoldo, e, fattosi un po' d'animo, -gli comandò d'allontanarsi da quel luogo, se pur voleva -che la vita dell'ammalata fosse salva. -</p> - -<p> -Arnoldo obbedì a malincuore, ma obbedì. Uscito in -compagnia del dottore, quando furon nell'andito, si -fermò, e lo prese per la destra, dicendo: — Giuratemi -ch'ella vivrà! con un accento che fece tremare il pover'uomo; -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -il quale lo guardò, e balbettando rispose: -— Oh! oh! oh! tutto sta nelle mani di Colui ch'è -lassù!... -</p> - -<p> -Chi amò veramente e pianse al terribile dubbio di -dover perdere per sempre l'amor suo, immagini l'angoscia -dell'innamorato giovine. Alla vita di quella creatura -era allora attaccata la vita della sua fede, il coraggio -dell'anima sua, tutta la sua speranza terrena. Fino -a quel giorno, egli non aveva pensato mai esser così -dura la solitudine a un'anima che ha bisogno d'amore -e d'esempio; e quando ritrovò quell'angelo di pura -bellezza, che nella sua mente egli aveva rivestito dei -più ideali colori della virtù, confidò finalmente che -il cielo si fosse riaperto per lui. Il solo pensiero di -dover perderla ancora gli appariva tremendo, come -l'anátema della disperazione; egli stesso non aveva -creduto fino allora d'amarla tanto! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il dì seguente, il medico dovette pur troppo confermarsi -nel concepito sospetto; gl'indizi d'una lenta -febbre di consunzione si manifestarono nell'ammalata; -la sua notte era stata senza sonno; al letargo del dì -innanzi eran succeduti il turbamento, il delirio, l'obblio -del passato e il vago presentimento d'un termine -vicino; e a tutto ciò ben presto s'aggiunsero una tosserella -aspra e muta, e un assiduo languore. L'infelice -si lamentava spesso d'atroci punture al cuore, d'un -sordo tintinnìo negli orecchi, d'improvvise fiamme che -le ardevano il sangue, le oscuravano gli occhi e la -mente; e allora, le coltri le pesavano sul seno, le -erano insopportabili; e, con un fievole gemito, diceva -di non poter respirar l'aria che la circondava. -</p> - -<p> -Poi succedeva un lunga spossatezza, e pareva che -la sua vita andasse mancando, come un raggio che si -dilegua; pareva che ogni ora dovesse esser l'ultima -per lei. La buona Marta era sempre al fianco di quel -letto; e la sorreggeva, e apprestava le medicine dal -dottore ordinate: benchè essa nel suo cuore molto -soffrisse, aveva forza di non piangere, e trovava -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -sempre qualche pietosa parola per sostenerla. Ma quando -l'ammalata era quieta, e ch'ella si sedeva sola a' piedi -del letto, allora lasciava tacitamente scorrere le sue -lagrime; e coll'anima sua semplice e fedele pregava, -sempre in segreto, la Madonna. -</p> - -<p> -Talvolta, nel cuor della notte, Maria a un tratto -balzava esagitata, in mezzo a que' sonni leggieri, se -pur sonni potevano dirsi gli sfuggevoli riposi che il -dolore, stanco quasi di tormentarla, le concedeva; ella -balzava a seder sul letto, e cacciandosi indietro con -le mani tremule e scarne i lunghi capegli, che umidi -di febbrile madore le si stendevan sul viso, spingeva -gli occhi attoniti fra l'ombre della camera, e poi levava -la destra convulsa per additar quelle immagini -sinistre che l'assediavano, o quelle persone amiche -con le quali immaginavasi di parlare e di piangere. Allora -i suoi pensieri vagavano nelle torbide memorie -del passato; la sua innocenza, l'amor suo, i pericoli -corsi, le sue disgrazie, e tutti quelli che l'avevano -avuta cara, e quelli che le avevano fatto del male, -tutto le si affacciava in un punto all'anima oppressa; -e le sue interrotte parole erano piene di pietà e di -dolore. La sola Marta era testimonio di que' solitari -e compassionevoli lamenti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -— Perchè mai mi lascian tutti così sola, sola, -dopo ch'io fui sempre perseguitata?... Oh Dio! che -ho fatto di male? O mia madre, io pensava sempre -a voi, quand'ero lontana; ma questo povero cuore... -questo cuore non era mio! Tengo qui dentro un segreto, -che non devo scoprire a nessuno, neppure a -lui, a lui che... ah il suo nome io non potrò dirlo -mai!.. perdonatemi, o mia buona mamma! Dio m'ha -castigato... perdonatemi voi!... S'egli mi parla di -qui innanzi, tacerò, farò la sorda, fuggirò via... Aimè! -dove sono?... Questa è la chiesa ov'egli m'aspetta, -questo è l'altare — Ave, Maria, piena di grazia, il -Signore è con te... — Forse non verrà! Ah no! -eccolo, è lui!... Perdono, o Signore! io ascoltai la -sua promessa, perdono! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -</p> - -<p> -E ricadeva illanguidita e senza movimento, per sollevarsi -ancora, dopo pochi momenti, rapita dall'impeto -di nuove immagini: — Egli tornerà, il suo cuore è -buono; le sue parole son vere, come la virtù; con -quello sguardo, è impossibile non dir la verità!... -Oh caro! io l'avrò convertito, egli crederà nella nostra -santa fede, e verrà a pregar il Signore con me... -Io sono pallida, lo so; ho patito tanto e sto ancora -assai male... Guardatemi, ditemi: è egli possibile che -non mi riconosca più, che più non sappia chi sono?... -No, non è vero! esso era pur qui, io l'ho veduto; -e m'ha ben ravvisata, e m'ha sorriso come una volta! -S'io non fossi bella come prima, avrebb'egli -sorriso?... -</p> - -<p> -E anch'essa la povera giovinetta, come se contemplasse -un'ombra presente, sorrideva così da strappar -le lagrime a chiunque l'avesse ascoltata in quell'ora. -</p> - -<p> -Dopo un altro istante di riposo, risorgeva ancora -lentamente, giacchè invano la desolata Marta tentava -con amorose e ripetute preghiere di far ch'ella si -coricasse più tranquilla. E giungendo le mani, e scuotendo -il capo, in atto di chi racconta lunghi travagli -sostenuti, ripigliava: — Io non ho amato altri che te, -e non te l'ho detto mai!... Ma per amor del cielo, -non ne parlare con persona viva... Vedi! mia madre -è morta, mio fratello, mio padre, tutti son morti!... -Io sono sola a questo mondo... e tu! tu mi puoi -dare il paradiso o l'inferno... Io vorrei esser tua; ma -temo che lassù in cielo non sia scritto così! Vieni, vedi, -questa è quella Madonna, a' piè della quale mi giurasti -di volermi sempre bene... T'avvicina, pigliami -per mano! Dio ne benedirà!... Ma, chi è mai quel -prete? lo vedi tu? io lo riconosco... è lui, è mio -fratello, è il tuo amico... Oh Dio! Dio eterno! fuggiamo, -lasciami! Non vedi ch'egli leva la destra in -atto terribile di minaccia? non senti ch'egli ne maledice -tutt'e due?... -</p> - -<p> -Ma il cielo pietoso, dopo quelle notti d'angoscia, -dopo quelle visioni di sgomento, le concedeva almeno -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -lunghe ore d'una calma benefica e sollevatrice, interi -giorni di pace e di rassegnazione; nel volger de' quali -dolce le tornava lo sfogo del pianto, il conforto d'una -calda preghiera, e soave perfino il ricordarsi del dolore -sofferto, il pensare a quello che ancora le restava -a soffrire. In quel tempo però ella poco parlava, e -pareva quasi straniera a ogni affetto che la riavvicinasse -a questa vita: l'avresti creduta una di quelle -sante giovinette martiri della prima età cristiana, le -quali, in mezzo a' tormenti, contemplavano estatiche -una corona celestiale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Io non dirò tutto il patire di quella meschina, chè -già questa semplice narrazione è troppo compassionevole -e piena di pianto. La malattia della povera -Maria fu lenta, sorda, penosa; più d'una volta essa -toccò a quel tremendo punto, in cui la sola speranza -che rimanga è un domani nel cielo; più d'una volta -fece temere di vederla finire, dopo alcuno di quegli -impeti di tosse convulsiva che di frequente l'assalivano. -</p> - -<p> -Eppure il dottore, sia che non fosse troppo sapiente, -sia che vedesse più in là che non sembrava, ebbe -segreta speranza di salvarla ancora; e nelle cure assidue -che le prodigava, non tardò ad accorgersi che il -male non aveva soggiogato del tutto quella debole -complessione, e che anzi a poco a poco rimetteva della -sua crudeltà; onde fu persuaso che se alla fanciulla -non erano quaggiù promessi lunghi anni, le sarebbe -stato conceduto almeno di vedere più d'una primavera, -e forse di respirar novella vita nel balsamo dell'aria -nativa. -</p> - -<p> -Egli non s'ingannò. Venne la primavera, e ben -presto la gracile salute della nostra giovinetta cominciò -e rifiorire. Il silenzio dell'anima e la pace della -natura poterono più che gli sforzi dell'arte; ma per -non far ingiustizia a quel dabbene del dottore, bisogna -dire che la paziente attenzione e lo studio che -pose a risparmiare alla sua ammalata ogni più leggiera -commozione e più di tutto ogni memoria della sua -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -vita passata, fanno fede ch'era miglior medico ch'egli -medesimo non si credesse, un medico filosofo, voglio -dire, come pretendono d'essere tutti i nostri medicuzzi -d'ieri. Non permise ad Arnoldo di visitar Maria -che una sola, o al più due volte la settimana; e sempre -in compagnia di lui, per due eccellenti ragioni: -una, perchè il mondo non dicesse, l'altra, perchè un -solo colloquio che fosse finito con far piangere l'ammalata, -avrebbe potuto rovinar il sistema della sua -cura. Dunque, in tutto quel tempo, Arnoldo era stato -quasi straniero per Maria; essa non osava domandare -di lui, neppure alla Marta; ed egli, temendo sempre -che il cielo non gli rapisse quel fiore sì adorato, si -tenne in una mesta e contegnosa lontananza. La Marta -poi, la quale dapprima, finchè durò il male di quella -sua diletta, aveva saputo soffocar le lagrime, allora -piangeva; ma piangeva di consolazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Era un mattino, un bellissimo mattino, al principio -d'aprile. -</p> - -<p> -Maria sedeva al raggio di quel puro sole, nel cortiletto -che si specchiava al lago; sedeva tranquilla -presso il muricciolo, sul quale erano ancora i suoi -vasi di fiori, quantunque inferme e cadenti ne fossero -le odorose pianticelle. Essa respirava l'aria imbalsamata -dai profumi della mattina; e il suo viso alquanto -pallido ancora, mostrava quel soave incanto di bellezza, -che tocca assai di più, quando rivela il segreto -d'un'anima che si ricorda de' suoi dolori. Un sorriso -ineffabile, misto d'una dolcissima malinconia, errava -sulle sue labbra ancora smunte; e la lieve tinta rosata -onde le si coloravano le gote, faceva spiccare di più -la muta candidezza del suo bel volto e del sottile -suo collo. -</p> - -<p> -Arnoldo entrò nel quieto ricinto; nè Maria, assorta -ne' suoi pensieri, s'avvide di lui. Egli le si avvicinò -lentamente: la fanciulla alzò allora gli occhi, e la sua -fronte si velò d'un vivo rossore, che subito sparve. -Alla prima, Maria non trovò parola; poi balbettò come -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -un saluto; e il giovine, fattosi a sederle d'accanto, si -rimase lungo tempo a guardarla, incerto e pensieroso. -Ed essa, inchinate le pupille a terra, taceva. -</p> - -<p> -— O Maria! diss'egli finalmente, io benedico quest'aria -così serena e in pace, questa gioja di tutta la -natura, questa divina bellezza della terra e del cielo -che vi restituiscono la vita, che sembrano sorridervi -per consolarvi di tutto quel ch'è passato!... Voi siete -nata in un paese beato; questi monti e quest'acque -sono la più bella contrada del mondo... Oh vi fossi -nato anch'io, oh fossi anch'io italiano!... Ma voi lo -sapete, o Maria, i' ho risoluto di non abbandonar più -questi luoghi. Ora, son solo su la terra, e costretto -a fuggire dalla casa de' miei padri, a portare un nome -che non è mio! Una volta io era potente, adulato, -cercato; ora mi respingono tutti. Ma voi non mi respingete, -no; io non posso più che offrirvi un'umile -sorte e l'esilio; ma voi siete buona, e manterrete la -vostra promessa!... Ditelo, Maria, ditelo adesso ch'è -tempo! Fra voi e me non c'è più distanza; e una -vita modesta, ma beata con voi, è la sola felicità alla -quale io voglia, alla quale mi sia concesso d'aspirare. -</p> - -<p> -— Lei è un buon signore, ha un cuor che d'uguali -ce n'è pochi! Ma io cerco inutilmente esprimere quel -che sento... Ah! se le mie parole hanno qualche valore -agli occhi suoi, deh m'ascolti, signor Arnoldo!... -E così Dio mi mandi forza di parlarle com'io devo, -in questo momento che deciderà della mia vita! -</p> - -<p> -— Dite, Maria! Il farmi felice o infelice per sempre, -sta in voi... a voi lascio la mia sorte! Ho saputo -rispettar fin adesso ogni vostro desiderio, non v'ho -mai ricordata una promessa... perchè il vostro dolore, -le vostre disgrazie... -</p> - -<p> -— Per carità, signor Arnoldo, non parliam più di -me. È di lei che mi preme, della sua felicità, del sacrifizio -ch'ella vorrebbe fare. Oh! ritorni per un momento -su la sua vita passata; pensi a lei stesso, come -deve fare un uomo; e poi decida. -</p> - -<p> -— Come, o Maria, sarebbe possibile che ricusaste -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -d'unire la vostra sorte alla mia? dopo tutto quel ch'è -stato, dopo tanto amore?... Oh io vi amo ancora, -o Maria, vi amo, come la prima volta che vi ho veduta, -come quel giorno... -</p> - -<p> -— Non mi dica così, signor Arnoldo, io ne la prego -col mio cuore, con le mie lagrime!... Se ha ancora -della stima per me, parliamo come fossimo stranieri -uno all'altro. Non è vero ch'ella non abbia più nessuno -a cui pensare... Suo padre soffre certamente per -la sua lontananza, e sospira di rivederla prima di morire, -di lasciarle il suo nome e l'onor della famiglia... -E le sue buone sorelle?... e il suo paese che lo -chiama, che l'aspetta, che ha bisogno di lei?... queste -cose, appena io capisco come sieno, ma pur sento -che son vere. Non posso creder che suo padre l'abbia -maledetto, non è vero che più nessuno si ricordi di -lei! E se anche, al primo momento, lo sdegno l'avesse -fatto ingiusto, si sarà pentito da poi; perchè padre -e madre perdono tutto, piuttosto che i figliuoli... E -se dapprima, per l'onore, ella ha creduto bene d'abbandonare -chi lo disprezzava, adesso è il momento di -far vedere a loro stessi, che la persuasione e non il -capriccio l'hanno consigliata, e che ha ancora, lasci -ch'io lo dica, lo stesso cuore e la stessa virtù! -</p> - -<p> -— Buon Dio! siete voi che mi parlate così? chi -vi disse tutte queste cose? chi ve le inspira? Io, sì, -lo sento il cruccio di star lontano da' miei... so che -le mie buone sorelle piangono e m'aspettano. Ma, per -me, il domandar perdono sarebbe un rinnegare la -verità che ho abbracciata! Nè per questo i' ho fatto -sacrifizio d'ogni cosa; l'ho fatto per ciò che tutti calpestano, -la fede e la coscienza. O Maria, lo veggo! voi -non mi amate più! -</p> - -<p> -— Ah! signor Arnoldo, non dica, non pensi così. -Io era già morta, ella mi salvò! Oh questa riconoscenza -ch'io sento, basterà oramai essa sola a riempiere -tutta la mia vita!... -</p> - -<p> -— Voi parlate di riconoscenza, ed è amore ch'io -vi domando. E che? s'io dovessi anche tornarvi, là -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -nella mia patria, se l'onore mi vi chiamasse, non -andrei io superbo di mostrar a tutti qual angelo io -possegga? non benedirei sempre il cielo di poter mettervi -a parte d'ogni contentezza della vita, di farvi -grande, come siete degna d'essere, più d'ogni altra -donna? -</p> - -<p> -— Il suo cuore è buono e generoso; ma io, quantunque -nulla sappia in confronto di lei, pur sento -che questa la è un'illusione. Nol so da vero, perchè -mai abbia preso a voler bene a una poveretta come -me; pure, so ch'io non lo meritava, e che non ero -nata per questa fortuna. Oh! non la mi guardi così! -se ascoltassi soltanto il mio cuore, una cosa sì amara -io non potrei dirla... E poi, capisco pure ch'io le -parlo troppo male; ma al momento in che siamo, -bisogna dir tutto com'è. -</p> - -<p> -— Cielo! oltre al non amarmi più, potreste voi -pensare, o Maria, che verrebbe tempo ch'io avessi -a mancare alla mia fede, all'amore?... -</p> - -<p> -— No! vedo pur troppo che non so spiegarmi, o -ch'ella non m'intende!... E questi suoi rimproveri -mi fan piangere. Ma io non voglio dire di lei... Tutti -l'hanno amato, e l'ameranno sempre: e come nol -dovrebbero?... Nessuno ardirà disprezzar la fortunata -che porterà il suo nome. Ma a questa donna felice, -se mai fosse d'una condizione diversa dalla sua, una -meschina come son io, non sarebbe rìserbata una continua -rampogna, un tormento segreto, eterno?... -Potrà mai credere a quegli onori che non sono per -essa, e non arrossire di trovarsi con quelli che mentono -con la bocca e disprezzano nel cuore, con quelli -che tacciono per compassione?... Oh! gli occhi di -chi ha molto sofferto leggono nell'interno di coloro -da' quali non sono amati, abbastanza per poter piangere -ancora. E poi, viene il tempo il più amaro. Quegli -che prima era l'amico, il fratello, il padre suo, -il suo tutto, non la guarda più come in quel giorno, -in quel giorno felice che nasce una volta sola, e non -torna più; non le chiede più di quelle parole, che un -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -tempo facevano la sua gioia, il suo conforto. Egli è -un uomo, un cittadino; ha la gloria che lo chiama, -la vita che gli comanda, la società che l'accarezza, -il mondo che lo guarda... Egli non è più solo, come -in quel giorno così bello! -</p> - -<p> -— Maria, Maria, che dite voi mai? -</p> - -<p> -— Ah! lasci ch'io sfoghi tante cose che da sì gran -tempo porto nel mio cuore! Quella poveretta che -sente non essergli più necessaria, quella, che al pari -d'un fiore per un giorno gli piacque, non è più la -medesima... Ella tace sempre, ella piange spesso; ed -egli volge indietro la testa, e cerca altri fiori più freschi, -più belli, perchè l'uomo ha sempre bisogno della -bellezza... Oh mio Dio! quest'angoscia basta sola a -far morire di dolore la infelice! E il dubbio che l'accompagna -sempre, e il timore di proferire una parola -sola che a lui dispiaccia, e l'affanno segreto di -sentirsi così piccola cosa a paragone di lui, e la stessa -grandezza dell'amore che gli porta, di quell'amore -ch'egli con un pensier solo può maledir per sempre... -</p> - -<p> -— Non più, Maria, non più!... Ecco, era una -speranza del tutto vana la mia, e voi spezzate l'ultimo -anello della mia vita... Tu, o Maria?... tu, la -più bella e la più santa creatura del Signore, l'unica -stella ch'io avessi ancora, tu puoi abbandonarmi? -Abbandonarmi, quand'io, per amarti, ho dimenticato -patria, parenti, nome, tutto?... Gran dio! dunque -la virtù ch'io cercai sempre, altro non era che un -delirio, la poesia de' vent'anni, l'incanto d'una primavera?... -Bisogna che sia così. E adesso, che farò?... -Tornerò nel mondo, mi getterò in questo vortice -di cose, nell'ebbrezza della passione, nella vita -del momento; sì, riderò delle lagrime che si piangono -da per tutto, e di quelle che farò versare anch'io; -e a coloro che mi rinfacceranno di non creder più a -nulla, nemmeno alla virtù, dirò; Gli uomini m'han -voluto così! peggio per loro. -</p> - -<p> -Maria raccapricciò a queste strane parole, chinò la -testa e impallidì. Arnoldo la guardava quasi sdegnoso, -e levandosi a un tratto, mosse per allontanarsi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -</p> - -<p> -— Oh si fermi, signor Arnoldo, proruppe allora -la sbigottita fanciulla, e non mi lasci in questo modo!... -Io le ho parlato come una povera giovine onesta; -ho fatto il mio dovere. Ella non sa, non vede il mio -dolore; ma io soffrirei ben più, se non avessi coraggio -di parlarle col cuore in mano. La grandezza, la -felicità che mi vuol dare, non son fatte per me: questi -due anni della mia vita non saranno stati altro che -un sogno, ma il più bello di tutt'i miei sogni!... -Quando penso a queste quattro mura, dove son nata, -dove per tanto tempo sono stata felice anch'io... -quando penso a mio padre, a mia madre... Oh se -vivessero ancora... non mi avrebbero certamente benedetta! -</p> - -<p> -— Se que' buoni vivessero ancora, vorrei metter -la nostra sorte nelle loro mani. E anch'esso, vostro -fratello... -</p> - -<p> -— Il mio povero Carlo!.. Ah se sapesse quello -ch'egli pensava e diceva! Questa forza ch'io sento -di parlarle come feci, me l'hanno data le sue parole, -e la santa virtù che inspiravano... Io me lo ricordo, -come se fosse adesso; egli, il mio buono e -santo fratello, mi disse una volta... qui, qui appunto -dove siamo noi: Abita sempre nel luogo in che il -Signore ti collocò; Egli solo è Quello che non abbandona -mai! Conserva il tuo cuore, e vivi povera e modesta -come sei nata!... -</p> - -<p> -E, ripetendo questo ricordo, Maria singhiozzava. Il -giovine era commosso e sorpreso da contrarii pensieri. -</p> - -<p> -— Ecco, ripigliò indi a poco Maria, che le ho aperto -l'anima mia. Un'altra ragione poi... non ho nemmeno -il cuore di dirla, ma pur è vera anch'essa... -ed è questa, ch'io sento di potere durar poco: la è -un'idea che ho avuto sempre... Ma, adesso, Dio mi -darà la virtù di patire per questo poco tempo. -</p> - -<p> -— No, Maria, non lo dire; no, non è vero!... -Vuoi tu vedermi disperato, vuoi tu ch'io maledica al -mondo e a Dio?... -</p> - -<p> -A questa imprecazione la fanciulla non resse; il coraggio, -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -che fin allora l'aveva fatta maggiore di sè -stessa, era esausto: ella tornava una fragile, sofferente -creatura com'era prima. Fece per parlare, e non potè; -sentì sciogliersi le membra, vide appannarsi, confondersi -le cose a lei d'intorno, e la sua voce non seppe -formar che un debole sospiro. -</p> - -<p> -— O Maria! o mio angelo tutelare, diceva Arnoldo -con supplichevole affetto, sostenendola: ascoltami, o -Maria, non m'abbandonare, non morire!... Tu sei -una santa, io ti venero come mia madre! Farò tutto -quello che vuoi; parla... guardami! dimmi una parola -sola... Non m'ami più? Ah! non importa... Io sarò -infelice; ma tu ascoltami, non morire, oh non morire!... -Ti son forse odioso? Ah no, no! dimmi che -non è vero! E perdonami: io voleva un poco della -tua felicità, un poco della pace del tuo cuore. Parla, -o Maria! ma non mi togliere tutta la speranza. Vuoi -tu ch'io parta, che corra a gettarmi a' piedi di mio -padre?... Io me n'andrò, domani... oggi... subito! -Ma tu vivi, aspettami, e lascia ch'io creda all'amor tuo. -</p> - -<p> -— Sì, sì, è ben meglio che parta, signor Arnoldo! -disse Maria, alla quale le ardenti parole del giovine -avevano restituito un po' di coraggio, quantunque misto -a un segreto fremito di terrore; è ben meglio che -parta! Io per me, spero che Dio m'aiuterà... Senta -dunque: s'ella torna nella sua patria, io l'aspetterò -per un anno... e poi... quando veramente fosse la -volontà del cielo... -</p> - -<p> -— Questa condizione è dura, Maria; nè so come -potrò obbedire... -</p> - -<p> -— Ah! è necessario ch'ella s'allontani per qualche -tempo, che torni in pace col padre suo!... Consoli -le sue sorelle; e mi nomini a loro; a quella buona -Elisa, se la si ricorda ancora del mio nome. Io intanto -penserò a lei, sempre a lei, signor Arnoldo, ch'è -stato così buono per me! Io non aveva più nulla a -questo mondo, nulla fuorchè la mia onestà; ella ha -avuto compassione di me, e io la benedirò sempre, -pregherò sempre per lei!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -</p> - -<p> -Arnoldo era commosso fino alle lagrime. Contemplava -Maria con una muta tenerezza; e la piena degli -affetti che agitavano il suo cuore, non poteva trovare -un'uscita. Alla fine le si appressò umiliato, le prese -una mano, se la recò alle labbra, la baciò, la bagnò -del suo pianto, e: -</p> - -<p> -— Addio, le disse, Maria! Addio per un anno. -</p> - -<p> -— Addio! rispose con voce sicura la fanciulla; ma -il suo cuore addolorato in quel momento tremò che -non fosse <i>per sempre</i>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il seguente mattino, Arnoldo abbandonava quelle -rive, abbandonava l'Italia. Tornato alla villa, dopo il -colloquio avuto con Maria, vi aveva trovato alcune -lettere d'Inghilterra, e fra queste una d'Elisa sua -sorella, la quale dipingendole il rovescio ch'erasi fatto -nella salute del padre suo, il terrore e l'abbandono -in che essa e Vittorina vivevano, lo scongiurava a -non perder nemmeno un'ora, a ritornar subito, a ricordarsi -del nome che portava, e del dovere di figlio -e d'Inglese, che lo richiamavano in patria. Questa -lettera finì di persuadere Arnoldo. Bisognava dunque -partire, senza riveder Maria, tutto il comandava: e -chi sa anche s'egli potrà ancora arrivar a tempo per -ricevere la benedizione del padre suo? -</p> - -<p> -Egli dunque partì. Maria, che in tutta quella notte -non aveva potuto chiuder occhio mai, s'era levata col -sole, e se ne stava appoggiata al davanzale dell'aperta -sua finestra, a contemplar di lontano la villa **** dov'egli -abitava. -</p> - -<p> -I balconi del terrazzo erano spalancati; quella parte -della casa aveva l'aspetto d'un luogo abbandonato di -recente. Quel pianerottolo deserto, quell'alto terrazzo, -quelle vôte finestre, le mettevano nell'anima un'involontaria -tristezza. I suoi sguardi calarono lenti e -distratti al lungo della riva... In quel momento, essa -vide una barchetta staccarsi dal piccolo porto che si -apriva al piede della villa. Un uomo, chiuso nel suo -mantello, era in quella, barca, la quale ben presto pigliò -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -il largo; il barcaiuolo faceva forza di remi contro -il vento che increspava tutta la superficie del lago. -Un grido doloroso, invano trattenuto, le scoppiò dal -più profondo del cuore... Allora, come fosse stato -scosso da quel grido, Arnoldo levò il capo, e di lontano -la riconobbe. Si alzò, stese la mano verso di lei -nell'atto d'un ultimo saluto; poi, quasi oppresso da -una forza prepotente, s'abbandonò di nuovo su la prora -della barca: la quale fuggendo via via si dilungò rapidamente, -finchè non apparve più che come un punto -nero nell'iride dell'acque che riflettevano il sole -nascente. -</p> - -<p> -Ma quand'ebbe perduta di vista quella barchetta, -la povera Maria sentì mancarsi il cuore: uno schianto -improvviso la soffocò; e proruppe in lagrime d'amarissimo -cordoglio, in quel piangere caldo e dirotto di -chi non ha più speranza. Ella pensava che tutto era -finito, che non l'avrebbe riveduto mai più. -</p> - -<p> -Angiola Maria visse ancora un anno, nella solitaria -casetta, in compagnia della sua vecchia amica, -ch'erale prodiga delle cure le più amorevoli, e si ricordava -così spesso di <i>lui</i>. -</p> - -<p> -Aveva raccolte sei o sette povere fanciulline del -contado, tutte da quattro a cinque anni, belle angiolette -da' capegli d'oro e dai visetti color di rosa, tenere -anime che l'amavan come una madre. E insegnava -loro a leggere, a dire quelle prime orazioni -del fanciullo, che sono il più soave profumo che si -alzi ne' cieli; e si deliziava di vederle folleggiare, -quelle piccine, per le aiuole del suo cortiletto; e tutte -le metteva a parte di quel poco ben di Dio che a lei -era avanzato. -</p> - -<p> -Così ell'era abbastanza felice, perchè persuasa e -contenta d'aver compito il suo dovere. -</p> - -<p> -Innocente e sublime creatura! Essa aveva compito -il suo sacrifizio. -</p> - -<p> -Al cominciare dell'altro inverno, que' fatali indizii -d'una lenta consunzione, sopita per qualche tempo -ma non vinta, tornarono a spiegarsi; e il dottore, il -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -quale a quando a quando capitava a visitarla, si fu -subito accorto della funesta verità. -</p> - -<p> -Pure Maria trascinò i suoi giorni per tutta l'invernata. -A poco a poco, ella si consumava, finiva, senza -temer di nulla, senza soffrire: Dio è sempre pietoso, -e volle risparmiarle quegli ultimi patimenti. -Le fanciullette sue amiche venivano ancora, quasi -ogni dì, a tenerle compagnia; qualche volta, alcuna -d'esse, la più grandicella, le domandava perchè mai -la fosse così pallida e dimagrita, e nel domandare -piangeva... Ma ell'era rassegnata; nè fu udita mai -pronunziare un solo lamento; chè anzi, assorta talora -in una dolce meditazione, le sue labbra s'aprivano a -un tranquillo e celeste sorriso. -</p> - -<p> -Tornò la primavera, tornò il bel sole, tornarono i -fiori; ma il cielo non fu più sereno, nè più ebbe -l'aria balsamo per lei. Oramai, ella non sorgeva più -dal suo letticciolo. -</p> - -<p> -Al principio dell'aprile, in quel dì stesso che, un -anno prima, aveva veduto partir Arnoldo, ella restituiva -l'anima pura al Creatore. E le fanciulle ch'essa -aveva tanto accarezzato, e la Marta, alla quale -lasciò la sua casetta, e quel buon galantuomo del signor -Gaspero, che sempre le aveva voluto bene, furon -coloro che l'accompagnarono l'ultima volta fin -al luogo del suo riposo. Ella è sepolta presso a suo -padre; e quelle due zolle sono protette da una croce -sola. -</p> - -<p> -Alcune settimane dopo la morte di Maria, il signor -Gaspero stava leggendo agli amici le novità -della gazzetta: sedevano a circolo su l'entrata della -bottega di Samuele; poichè al venir della state, l'aristocrazia -del paese, come i capi delle tribù indiane, -soleva tener consiglio a cielo sereno. Dunque, fra le -altre novelle, sotto la data di Londra, egli lesse -questa: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«— Sir Arnoldo, figlio di lord Leslie, quello stesso, -la cui conversione alla fede cattolica menò gran -rumore l'anno passato nel bel mondo, fu eletto -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -membro del parlamento pel borgo di ****. Pretendesi -che l'onorevole baronetto debba menare in -isposa una sua cugina, la bella e ricca erede di -lord S..... miss Elena Davison.» -</p> -</div> - -<p> -Il buon vecchiotto continuò a leggere; nè a lui, -nè al dottore (il quale però conservava ancora, come -reliquie, certe tre quadruple di Spagna lasciategli -in dono dal giovine inglese), nè al curato, nè -allo speziale, cadde in pensiero che quell'onorevole -baronetto fosse appunto il bel forestiero che avevano -conosciuto. Non vi fu che il deputato politico, il signor -Mauro, se pur ve ne ricordate, il quale susurrò -a mezza voce: — Quel nome non m'è nuovo... -Ma via, che importa a noi?... -</p> - -<p> -Bisogna dire per altro, che di Maria non si dimenticarono. -Il signor Gaspero raccontò più d'una -volta la storia della povera tosa; e n'era sempre commosso, -e conchiudeva seriamente: — Il mondo è una -scala, e ciascuno deve starsene al suo scalino. La -provvidenza non ha creato per niente i signori e i -poveri diavoli. Dunque rimani contento nella condizione -in che la Provvidenza t'ha collocato, nè voler -sollevarti da quella, per non perdere pace, libertà e -salute... Ma, dopo un momento, scrollava il capo, -e con un sogghigno di compiacenza soggiungeva: — Quest'è -vero! Eppure io sono la prova del contrario. -Se fossi sempre stato quel baggeo ch'io m'era -da fanciullo, la mia fortuna a quest'ora sarebbe di -menar la barca fino a Domaso e di pescar gli agoni -laggiù sotto la riva; ma perchè, in que' bei tempi, -non me ne stetti con le mani nel giubbone, da povero -merciaiolo son diventato quel che sono, e ho -veduto quel che so io; e almeno ho casa e tetto, e -posso far e disfare anch'io la mia parte; nè mi manca -nulla, fuorchè la consolazione d'un'anima bella, -come fu Maria. Ma, un'altra come lei, non la troverò -più, se campassi anche gli anni di Noè. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -</p> - -<h2 id="manoscr">IL MANOSCRITTO -<span class="smaller">DEL -VICECURATO</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -</p> - -<h3 id="cap1-man">I. -L'OSPITE MONTANARO.</h3> -</div> - -<p> -Cadeva l'autunno del 184*. Sull'imbrunire d'una -di quelle care e malinconiche giornate, in cui le memorie -dell'amore e dell'amicizia risvegliano nell'anima -il bisogno di pensare e di piangere, io andava lentamente -camminando sull'alpestre via che conduce al -solitario villaggio di ****. Già avevo dato le spalle -all'umide inabitate reliquie del castello di Fuentes, e -più non m'appariva nella lontananza neppur quell'ultima -lucida zona dell'Adda, che sboccando fuor dell'Alpi -di Valtellina s'allarga e s'impaluda là dove -comincia ad aprirsi il lago di Como. Le montagne -all'ingiro s'eran velate di quel cupo uniforme colore -che spandono i poetici crepuscoli dell'autunno; e più -non si distingueva nè un villaggio, nè una chiesa, -nè un campanile: appena gli ultimi riflessi del sole -già caduto tingevano tuttora d'un roseo a grado a -grado fuggente l'altissima cresta del Legnone, che -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -sola, fra tutti gli altri monti all'intorno, portava il suo -candido cappuccio di neve. -</p> - -<p> -Io era solo, e non sapendo se, prima della notte -fatta, mi fosse possibile giungere al villaggio il più -vicino, cominciavo a trovar la via più lunga e meno -romanzesca che non mi paresse da prima, più umida -e più trista la sera. E dubitai d'aver fallito il cammino; -sicchè io era già sul punto di voltar indietro i passi -per tornarne al paese d'onde veniva. Ma a poco a -poco una cotale magia che si diffonde dalla silenziosa -maestà della natura, una specie di vaghezza dolorosa -che ne fa parer bello lo stesso terrore, e in -uno quella meraviglia che andiam sempre cercando -nell'incertezza delle cose di quaggiù, mi diedero animo -a continuar la via. -</p> - -<p> -Allora mi venne all'orecchio il rumore d'un passo -lento e grave che moveva dietro al mio, e l'eco d'una -monotona cantilena, della quale non poteva ancora -distinguer le parole, ma che aveva non so che di -patetico e misterioso a cui mal non rispondevano i -miei pensieri e le confuse fantasie ond'era occupata -in quel momento l'anima mia. Nelle grandi solitudini, -fuor dello strepito degli uomini e della vita, dove la -natura regna ancora nella primitiva e severa sua -bellezza, una sola voce, un suono lontano, un sospiro -del vento che ti rechino di nuovo i pensieri del mondo -che avevi, senza saperlo, dimenticato del tutto, d'improvviso -ti rapiscono a quella contemplazione dell'infinito, -a quell'intima forza dell'anima che dianzi ti -facevano maggiori di te stesso, e ti ripiombano nella -realtà delle cose, direi quasi, nel terrore d'esser uomo -e d'esser solo. -</p> - -<p> -Mi fermai in mezzo della via, e diedi attento l'orecchio -al suono che andavasi man mano facendo più -distinto e più vicino. Egli era forse (pensai) un alpigiano -di quella valle, che tardivo al par di me, si -trovava sulla medesima strada per tornarsene a casa, -e ingannava il tempo e il cammino ricantando alcuna -delle vecchie canzoni del suo paese. -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -Così parevami dicesse press'a poco quella canzone: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vedi la striscia bianca</p> -<p class="i02"> Che pare un nugoletto?</p> -<p class="i02"> Il vecchio non si stanca:</p> -<p class="i02"> È il fumo del suo tetto.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> O mia foresta bruna,</p> -<p class="i02"> O cime del Legnon!</p> -<p class="i02"> Passò la terza luna</p> -<p class="i02"> Che da voi lunge io son.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ampia, serena e chiara,</p> -<p class="i02"> Qui l'aria il cor non serra:</p> -<p class="i02"> La povertà m'è cara</p> -<p class="i02"> Nella mia poca terra!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> La nebbia eterna stagna</p> -<p class="i02"> In seno alla città:</p> -<p class="i02"> Cercai la mia montagna;</p> -<p class="i02"> Sognai la libertà!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Cantar qui m'è concesso</p> -<p class="i02"> De' miei figliuoli al canto:</p> -<p class="i02"> Gli antichi miei qui presso</p> -<p class="i02"> Dormon nel campo santo.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i03"> Per me sei vasto e bello,</p> -<p class="i02"> Povero casolar! —</p> -<p class="i02"> Ritorna al paesello</p> -<p class="i02"> Il vecchio montanar.</p> -</div></div> - -<p> -— Ecco, diceva io tra me, dove si va a nascondere -la semplice poesia, amica del sole e del cielo sereno. -Le rimembranze della passata età, e le schiette, calde -fantasie di questi abitatori d'ignote capanne serbano -ancora un'impronta di quella naturale dolcezza antica -che noi perdemmo: sono incolte, ma pur belle le armonie -che d'una in altra generazione consolano le loro -veglie invernali, le tranquille domeniche e gli allegri -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -giorni della vendemmia, quand'essi s'accolgono a -crocchio sulla spianata al raggio del sole occidente! -L'uomo della città ritrova la sua patria per tutto il -mondo: non v'è più che il montanaro il quale ami la -sua rupe e la casipola che sopra vi siede, e viva contento -della sua povertà all'ombra del campanile che -lo vide a nascere. -</p> - -<p> -In quella, sul sentiero che saliva con rapida svolta -verso il colmo d'una piccola altura, vidi venirne verso -di me un vecchio; il quale, sebben curve le spalle -sotto il peso d'un fardello appiccato alla cima del suo -bastone, moveva con passo così alacre e spedito che -in un momento m'avrebbe oltrepassato, ov'io stesso non -gli fossi ito a rincontro, domandandogli: — Brav'uomo, -siete del paese? -</p> - -<p> -Egli fermossi: parve maravigliato di trovare uno -straniero a sì tarda ora su quella via. E guardandomi -prima un poco, con cert'aria diffidente, ch'era forse -un resto della sperienza di fresco imparata nella città, -mi rispose: — Sì, o signore, torno a casa mia. -</p> - -<p> -— Quant'è lontano di qui il vostro paese? e come -si chiama? -</p> - -<p> -— Oh bello! si chiama ****; e in una buona -mezz'ora al più, del mio passo, ci sarò arrivato. -</p> - -<p> -Il nome del villaggio non mi parve nuovo, ma non -sapevo in quale angolo della memoria cercarlo. -</p> - -<p> -— Se non v'incresce, soggiunsi, verrò fino al paese -con voi; chè in mezzo alla notte, e ignaro di questi -monti e di queste valli, avrei tema di perdere il -sentiero. -</p> - -<p> -— Come le piace, signore! Ma se mai credesse di -trovare alloggio al paese, cangi pure la strada fin -d'adesso; chè sulla costa della vallata, fra que' sassi -del tempo del diluvio, non ci stanno che un cinquanta -povere e disperse tettoje, aperte al sole e alla neve, -come Dio vuole; e son case quelle ove non può -dormire se non chi vi nacque. -</p> - -<p> -— Ci sarà almeno il curato; ed egli forse... -</p> - -<p> -— Eh! il curato? so bene che quando alcuno di lor -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -signori capita nelle nostre parti, si fa servir da osteria -la casa della parrocchia; ed è un onore che fanno... -Il curato c'è sicuro, un bravo prete, non fo per dire; -ha un cuor da padre, un cuore proprio da buon -montanaro. E pure... -</p> - -<p> -— E pure che cosa, amico mio? -</p> - -<p> -— Ecco, vorrei dirle, non so se il signor curato -vedrà tanto volentieri in casa sua la faccia d'un forastiero. -Egli fa la vita del romito; quella poca terra -e que' scarsi livelli che fanno tutta la prebenda, gli -bastano appena per non morir di fame. Perchè, il -paese è povero, caro signore; e anche noi vecchi, -quasi ogni anno, dobbiamo andarne a cercare un po' -di sorte alla Bassa, e dopo aver tagliati i boschi de' -nostri monti, girare laggiù facendo il manovale, o -qualch'altro duro mestiero. Ma intanto, con la grazia -di Dio, la si campa da povera gente. -</p> - -<p> -— E voi credete dunque che il vostro signor curato -avrebbe cuor di lasciarmi sulla via? Eh! per -un uomo che insegna il vangelo sarebbe una bella -carità! -</p> - -<p> -— Non è questo; ma gli è che pur troppo nella -nostra povera terra, benchè rintanata fra l'Alpi, i -forestieri han finora condotto la mala fortuna. E il -paroco anche lui, vede, ha dovuto imparare a non -creder troppo alla gente, dopo la disgrazia del nostro -vicecurato... Oh! ma quello sì era un uomo! che -cosa dico? era un santo, la nostra provvidenza. Bisognava -vederla quella testa che pareva inspirata veramente -dal Signore! Così giovane e così sapiente! -E il suo cuore, chi nol conobbe, chi non l'ha benedetto?... -Egli spartiva con noi il suo pane, egli andava -a comprare del suo le medicine per i poveri malati, -e veniva a consolarci nella disgrazia, o a piangere -con noi: tutti, dal primo all'ultimo, vecchi, uomini -e figliuoli, noi abbiam imparato a ripetere il suo -nome con una benedizione.... Oh! chi l'avesse -veduto com'io che andavo in casa sua tutt'i giorni -per que' pochi servigi che gli occorrevano!... Bisognava -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -poi sentirlo, come lo sentivano tutti quei della vallata, -che venivano a frotte quand'egli predicava e parlava -delle cose del Signore, che dovevasi proprio dire ch'era -la verità santa. Anche il signor curato, quantunque -vecchio e superior suo, lo stimava come un dottore, -lasciava facesse tutto lui; e quell'uomo del Signore era -veramente il nostro padre, il nostro fratello. -</p> - -<p> -Mentre il vecchio alpigiano così mi parlava, mi -risovvenne il come non mi fossero ignoti quel paese -e la sventura del vicecurato: la quale io aveva udito -raccontare alcuni anni innanzi, e m'avea dato di potere -scrivere nella pace della giovanile mia stanza un -libro semplice ma vero; un libro che nel gran vortice -della letteratura dovea sortire un destino ben più lieto -di quanto (non per la consueta umiltà d'autore, ma -per coscienza di sè) avesse sperato mai colui che lo -scrisse. E mi cadde in mente che più d'uno trovò ravvolta -di soverchio mistero la storia di quel prete, credendo -così tutt'altro che vera una sciagura ch'io non -aveva potuto raccontare in modo più chiaro. -</p> - -<p> -In quel momento, trovandomi a pochi passi dal -villaggio, in cui visse per alcun tempo il buon prete -del quale parlavami il montanaro, pur non sognando, -per certo ch'io l'avessi mai conosciuto, pensai che il -caso m'offeriva forse un'occasione di saper qualche -cosa di più che da prima non avessi potuto raccapezzare -di quella storia buja, o se non altro di -visitare i luoghi, dove quell'anima eletta così piena -dell'amore degli uomini e del desiderio del bene -aveva lasciato la migliore eredità che di noi possa -restar sulla terra, una memoria incontaminata e benedetta. -E tutto in questo pensiero, ringraziai la fortuna -che m'avea messo per quell'alpestre contrada e -fatto compagno di via del buon vecchio. Il quale continuava -con le schiette e vive sue parole a ragionarmi -delle virtù umili e grandi del vicecurato, e ripeteva -a ogni poco che il Signore l'aveva rivoluto troppo presto -con lui. -</p> - -<p> -Il montanaro sapeva solo che negli ultimi dì del -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -viver suo l'infelice prete aveva patite grandi e immeritate -sciagure, sapeva ch'era morto lontano lontano -di là, e che la sua famiglia era ita per il mondo alla -misericordia di Dio. Io mi guardai bene dal rivelare -all'onest'uomo il poco che m'era noto della tremenda -verità; chè temevo quasi rapire all'anima sua semplice -e buona quel culto segreto, quel religioso amore -che serbava ad una vita caduta sì presto in man de' -cattivi, e ch'era stata (per dir come il buon montanaro) -la vita d'un martire. -</p> - -<p> -Io camminava a fianco del vecchio, senza dirgli -più nulla, e lasciando che a sua possa egli interrompesse -l'alto silenzio della notte, parlandomi della sua -montagna e delle città vedute, del suo paese, del -magro ricolto, del maggior figliuolo morto da pochi -mesi, e dell'altro partito l'anno innanzi coscritto militare, -che più non sperava rivedere, vicino com'era -ad andarne a star co' suoi vecchi. — I miei pensieri -ritornavano a quegli anni in cui avevo anch'io conosciuto -e amato il misero vicecurato, e s'eran fatti così -dolorosi ch'io sentiva a quando a quando alcuna lacrima -cadermi dagli occhi. E pure, erami dolce in -quell'ora il pensare alla mia patria!... Il montanaro, -accorgendosi ch'io più non dava mente alle sue parole, -guardava la luna che allora appunto si levava limpida -e bella, come un diadema d'argento, dietro gli altissimi -gioghi dell'alpe; e canterellava ancora a mezza voce: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Cercai la mia montagna,</p> -<p class="i01">Sognai la libertà!</p> -</div></div> - -<p> -Dopo un'ora buona di cammino (poichè su per la -via de' monti, quando vi dicono una piccola mezz'ora -s'intende un'ora grossa al manco) cominciammo a -trovar le prime case del villaggio. Non si vedeva più -neppure un lumicino, ch'era già spento ogni focolare; -nulla che rompesse l'alta quiete notturna, se non -il lontano romoreggiar del vento fra le cime de' pini -e degli annosi castagni; talchè mi pareva d'attraversare -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -un di que' paesi adombrati, morti, che talora ne -fuggono dinanzi agli occhi ne' sogni. L'alpigiano mi -condusse lungo la costiera per certe viottole che facevano -giravolta a ogni cinque passi; e calando sempre, -si fermò alla fine dinanzi un casolare isolato, dicendomi: — Questa -è casa mia. -</p> - -<p> -E battè forte all'uscio. -</p> - -<p> -— Nessuno m'aspetta per certo, ripigliò poi: la -mia vecchia e l'Assunta, la figliuola del mio povero -Pietro, mi credono ancora laggiù alla fiera di Delebio; -e il Sandro, quell'altro disutile che m'ha lasciato, -sarà ancora sull'alpe con le poche bestie, finchè vi -abbia pur qualche spanna di terra erbosa; le altre due -grame vacche, poveraccie! le vendei sulla fiera: chè -aspettiamo una trista invernata; e non potendo far -vivere le bestie, bisogna pensare a campar noi. -</p> - -<p> -Tornò a battere, e una voce rispose di dentro; -poi s'udi uno strepitar di zoccoli accorrenti, e levarsi -il travicello che sprangava l'uscio, e due donne in un -gruppo comparir nel vano della porta: una d'esse -teneva alzata dinanzi agli occhi una fumigante lampanetta -che maggior lume non mandava d'una lucciola -estiva. -</p> - -<p> -— Oh Madonna santissima! disse la vecchia, siete voi? -</p> - -<p> -— O caro il mio nonno! soggiunse la fanciulla che, -vedendo uno straniero, ardiva appena far capolino -dietro la spalla della vecchia. Che il Signore vi benedica! -Ben lo diss'io che non poteva esser altri che voi. -</p> - -<p> -Entrammo nel casolare. Il messere col quale, camminando -di conserva, io aveva fatto più ampia conoscenza, -e in cui veramente io vedeva uno di que' -patriarchi di montagna che più non si trovano se non -là dove si respira l'aria libera e pura, mi fece sedere -sotto la capanna del suo camino, dinanzi un'allegra -vampa di rami secchi che le due donne ebbero presto -accesa sul largo focolare. Poi mi profferse di spartir -con lui quella poca di cena che trasse fuor della sua -bisaccia, un resto di pollanca fredda, e un bel pane -bianco, messi in serbo la mattina: però che l'ospite -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -mio, come poi seppi, era un di quelli che nel paese -poteva dire la loro ragione, e possedeva terra e -bestie, essendo da vent'anni e più il primo deputato -della comune. -</p> - -<p> -Piacquemi di trovare ancora fra queste buone creature -un esempio dell'antica ospitalità a cui il mondo -più non crede; e, rese grazie all'onesto vecchio della -sua cordiale profferta, accettai di preferenza dalle mani -della giovane montanina una colma scodella di fresco -latte. L'Assunta era una fanciulla di sedici anni, una -brunetta dalle pupille di foco e di forme spigliate e -snelle: il breve guarnelletto turchino lasciava vedere -un bel piede e una gamba fatta al tornio; il suo -busto di lana rossa le serrava bene alla persona; e -il bianco fazzoletto, che teneva aggruppato di sotto al -mento, faceva spiccare di più i bruni contorni del suo -viso e le due lunghe treccie di bei capegli neri che -le scendevano sul seno. E pure non era bella l'Assunta; -ma aveva nella sembianza quella dolcezza che -annunzia la pace del cuore, e negli occhi vivaci quella -gioia che accompagna i semplici pensieri: ma nel -lindo suo vestire, nell'ingenua sua positura, seduta -qual era sulla grossa radice d'un albero a canto del -focolare e intenta all'avolo suo che andava narrando -tutto quanto aveva detto e fatto da che s'era partito, -l'Assunta mi parve in quel momento una poetica figura, -e poco mancò che i miei pensieri pigliassero tutt'altro -colore e che un diverso perchè mi facesse fermar dimora -in quella lontana e povera vallata. -</p> - -<p> -A poco a poco, senza metter ombra alla sincerità -del vecchio lo ricondussi sulla via di parlarmi del -vicecurato; e gli dissi che, per me, ero contento di -dormir quella notte, per qualche ora, in un angolo -della sua cucina, facendomi letto d'un bel mucchio di -secche foglie colà raccolte; io pensava che miglior -giaciglio non avrei forse trovato a venti miglia all'ingiro, -e che così solevano dormire al tempo antico -paladini e trovatori. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -</p> - -<p> -— Or fa sett'anni, mi narrava il messere, noi -avevamo ancora il nostro vicecurato. Egli ne conosceva -tutti dal primo all'ultimo, veniva a sedere presso -i nostri fuochi, nelle nostre povere stalle; nè mai -s'intese parlar meno di disgrazie nel paese che in -quel tempo. Già vel dissi, egli era il braccio destro -del signor curato, e ogni cosa egli facesse, era per -lo meglio. Aveva un'anima santa, e quanti de' nostri -può dirsi, tornassero a vita per quella speranza ch'egli -solo sapeva dare, per quell'amore con che faceva -carità a tutti di quel poco che possedeva. Egli ci -diceva sempre: — Sono povero anch'io al par di voi -altri, sapete! Ma il Maestro in nome del quale io vi -parlo volle essere quaggiù l'ultimo degli uomini; ed -io v'amo tutti come miei fratelli... La povertà è la -terra di promissione. -</p> - -<p> -Queste poche parole, ricordate nell'umile dimora -con un sacro rispetto dal montanaro, mi ridipingevano -alla mente l'austera e pallida figura di quell'uomo -che aveva sostenuto quaggiù, per quanto era in lui, -il còmpito della verità e del sacrificio. Chiesi allora -al buon vecchio perchè e come mai l'avessero perduto -quel loro padre e amico: ed egli, dopo aver sospirato, -guardommi con non so qual turbamento. -Poi, con voce commossa continuò: -</p> - -<p> -— Un giorno, era nella state del 183*, una brutta -giornata d'agosto, nella quale tre temporali maledetti -si scatenarono un dopo l'altro su questa povera nostra -valle, comparve qui nel paese un giovine straniero, -perduto forse sulla via, come lei in questa notte. Con -sè non portava nè bagaglio nè altra cosa; ma andava -chiuso in un mantellaccio e teneva calcato fin sugli -occhi un cappello acuto all'alpigiana. Al primo tetto -che trovò, chiese alla Menica, la quale stava filando -sul suo uscio, quale fosse la casa del vicecurato. La -Menica a quella domanda, alla foga, all'agitazione -dello straniero che guardavasi indietro ogni momento, -capì bene che colui, quantunque vestisse il giubbone -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -di lana e portasse le grosse scarpe del montanaro, -era tutt'altro da quel che compariva. E com'io appunto -di là passava, mi fe' un cenno del capo domandandomi -se volessi accompagnar quell'uomo alla -casa del vicecurato. Io, che fo sempre di cuore un -servigio al prossimo, dissi al giovine che mi tenesse -dietro, e m'incamminai lungo la ripa, fino alla chiesa: -colui mi stava alle calcagna, fissandomi con cert'occhi -che m'avrebbero fatto paura, se non mi fossi addatto -che il falso montanaro pareva aver egli stesso una -gran paura in corpo. Il signor vicecurato, quando -fummo a due passi da casa sua, usciva appunto, -con un libro sotto il braccio; come soleva sempre a -quell'ora, quando andava solo a girar per la montagna. -Il giovine gli corse innanzi, ed appena i loro occhi -s'incontrarono, vidi don Carlo diventar tutto bianco -nel viso, e levar la mano verso di lui, come per parlare -e non poter dir parola; ma poi subito ricomporsi, -pigliar per mano il forestiero, e rientrare con -gran furia in casa. Ed io che, senza nulla comprendere, -faceva per andargli dietro, udii serrarmi dinanzi -quella porta che da tant'anni era sempre stata -aperta a tutti. -</p> - -<p> -— E non si venne poi a sapere chi fosse lo straniero? -domandai. -</p> - -<p> -— Quel giovine, poi che andò là entro non fu più -veduto uscirne. Chi disse vi sia stato chiuso tutta la -notte, chi tre giorni, e chi più d'una settimana: chi -fosse, nessuno il seppe mai. Pietro il mio figliuolo, -che allora era ancor qui con noi, mi raccontò d'averlo -veduto passare il dì seguente, prima che l'alba -uscisse, e andarne in compagnia del vicecurato per la -selva de' pini, e arrampicarsi poi verso il Sasso Aguzzo; -in somma chi ne disse una, chi un'altra; io per me -non potrei giurar nulla. Quel che so pur troppo è -che da quell'ora don Carlo non fu più lui; era sempre -malinconico, non parlava quasi mai: ed io, che lo -vedeva ogni mattino, lo trovai più d'una volta seduto -al tavolo della sua stanza, con un gomito sur un -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -vecchio librone e la testa appoggiata alla mano, intanto -che scriveva e piangeva. Appena si fosse di me -accorto, faceva il viso sereno e alzandosi mi pigliava -per mano, e mi chiamava il suo buon Bernardo, il -suo amico vero. Più d'una volta mi domandò s'io mi -sarei sempre di lui ricordato, ove mai gli fosse toccato -di lasciar la nostra valle in cui aveva passato quattr'anni -di pace... Alcun tempo di poi, il vicecurato -partì per il suo paese, ch'è sul lago di Como, e mi -disse che n'andava a vedere per l'ultima volta il suo -vecchio padre moribondo: stette lontano quasi tutta -la state, poi tornò in mezzo di noi, salutato e venerato -dall'amore di tutti; chè senza lui ne pareva -d'esser come pecore senza pastore. Passò anche quell'inverno, -venne la primavera; e il vicecurato, da -un dì all'altro, senza che alcuno ne sapesse nulla, -abbandonò di nuovo il paese, e andò, s'è vero quel -che fu detto, laggiù fino a Milano. Quella mattina, -egli stesso venne qui a salutarmi; il fuoco era acceso -come adesso, ed egli sedette su quello scanno di -paglia dove lei siede adesso, mi consegnò la chiave -della sua casa, e mi disse addio. Dopo quel dì non -ricomparve più ne' nostri monti. -</p> - -<p> -Così narrava l'alpigiano, e il suo racconto m'invogliò -più che mai di penetrare il mistero che pareva circondar -gli ultimi anni della vita del buon prete, -quantunque un segreto presentimento mi dicesse che -la causa della sua sciagura era stata troppo alta e tremenda, -e che, per quanto avessi potuto raccorre della -verità, non mi sarebbe fatto per certo di rivelar del -tutto quel mistero all'anime compassionevoli di coloro -che avevano già versata qualche lagrima sull'umile -storia di Angiola Maria. -</p> - -<p> -Ma pure, confidando di trovare almeno qualche -dimenticata reliquia delle memorie del vicecurato che -mi facesse più sacro il nome suo e più nota la sua -preziosa virtù, determinai di condurmi la vegnente -mattina a visitare il signor curato per cercar la via -d'alleggerirgli un poco la coscienza di que' vecchi segreti -che certamente gli dovevano pesare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -</p> - -<p> -Il montanaro, vedendo ch'io me ne stava imperterito -senza più dargli ascolto, credè mi tornasse indifferente -il suo discorrere, o fossi colto dal sonno: m'offerse -allora il suo letto, ch'era nella stanza superiore, -ma ch'io non volli a ogni patto accettare; contento -di poter dormire una notte sulle foglie secche, come -una volta il romeo che tornava di Terra Santa. -</p> - -<p> -Dettogli che sprangasse di nuovo la porta e addormentasse -il fuoco sotto le ceneri, diedi all'ospite -mio la felice notte: e ravviluppato nel mio mantello -mi gittai su quel silvestre letto de' nostri primi padri. -La buona comare faceva l'alte maraviglie; la fanciulla -guardavami di sottecchi, lasciando sfuggire un involontario -riso, e l'una e l'altra s'avviarono sulla rozza -scaletta che appoggiavasi alla parete opposta al camino; -poi sul pianerottolo si fermarono un poco; e -dall'alto guardando giù nel cantuccio dov'io stava mi -salutarono un'altra volta e disparvero. -</p> - -<p> -Io dormii un sonno intero e tranquillo, come da -lungo tempo non aveva dormito; ma sognai l'Alpi e -il lago, e la povera casa del vicecurato e gli occhi -limpidi e bruni dell'Assunta, la gaia figliuola del montanaro. -</p> - -<p> -Sorsi coll'alba e trovai già levati i miei buoni ospiti. -La giovinetta, sulla breve spianata dietro la casuccia, -stava mugnendo la sua piccola giovenca; e il vecchio -messere era già pronto a servirmi di guida per la -valle e sul monte; poichè la sera innanzi io diceva che -volontieri avrei fatto un'escursione nel dintorno. Ma non -appena seppe ch'io voleva prima di tutto far la conoscenza -del signor curato, si esibì di condurmi a lui, -contento, a dir poco, ch'io avessi preferito nella passata -notte la sua umile dimora a quella del curato medesimo. -Allora seguitai i suoi passi, facendo alle due -donne promessa di ritornare. -</p> - -<p> -Il curato di **** aveva veduto passare la metà de' -suoi settant'anni in quell'ignota parte di Valtellina: la -sua era forse la più povera pieve della diocesi. Uomo -semplice e dabbene, di timida e ombrosa natura, egli -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -avea menato colà una vita così solitaria, così uguale -che quasi la sua povertà gli era divenuta necessaria; -e da nessuno al mondo invidiato, non portava invidia -a nessuno. In tutto quel tempo, l'unico avvenimento -che turbasse la lunga pace di lui, fu la vicenda di -don Carlo, il suo vicecurato: quella storia, nella quale -non seppe mai veder chiaro, era stata per lui come -lo scoppio d'una bomba; e soleva dire ne' momenti -di grande espansione di cuore: — Guai a questo -mondo a chi non vuol tacere! io per me veggo che -non potrò rifarmi più da questo tracollo! -</p> - -<p> -Quel buon uomo adunque rimase in sulle prime -tra insospettito e impacciato dall'inattesa mia visita. -Mi guardava di traverso con una cotal ciera scura in -uno e piacente, e a ogni mia domanda rispondeva -appena con qualche fugace monosillabo, quasi avesse -temuto che gli rubassi i pensieri. Ebbi un bel dirgli -il mio nome, il caso che m'avea fatto capitare in que' -luoghi, e l'intenzion sincera d'andar cercando per quei -contorni i pochi avanzi del tempo antico, da' quali -potessi cavar qualche vecchia storia da fare un libro; -egli lasciava morir sempre il discorso, e pareva tentasse -ogni uscita per salvarsi dal pericolo della conversazione. -Lasciai sfuggirmi di bocca il nome del suo -antico vicecurato, e dissi che l'avevo un poco conosciuto; -mi rispose con un gelido: <i>Ah sì?</i>... e per quella -mattina non potei strappargli più sola una sillaba. -</p> - -<p> -Allora m'accommiatai da esso, ma non senza chiedergli -licenza di tornare a presentargli il mio rispetto -innanzi abbandonare il paese. E per tutto il dì n'andai -vagando in compagnia del mio ospite su per le vicine -montagne, al raggio d'un bel sole d'autunno, e -ben lieto di vedere un lembo di quella terra che nel -passato secolo era stata testimonio di lunghe e feroci -guerre di parte, quando in essa soffiarono sì forte la -libertà e la riforma. -</p> - -<p> -Ma la ritrosia del signor curato non mi tolse dall'intento -mio: e quella sera medesima, io era amichevolmente -seduto vicino a lui ad un piccolo desco, -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -dinanzi ad un certo botticello di legno, colmo dell'ottimo -vin di Sassella: un orciuolo d'antica foggia, -col beccuccio sporgente che quegli alpigiani chiamano -ancora <i>galéda</i>, come lo chiamavan press'a poco i Romani. -Fosse virtù di qualche libagione del patrio suo -vino, fosse il consiglio della fedele sua Brigida e del mio -ospite montanaro, il vecchio paroco s'era ammansato, -e potei a poco a poco entrargli in buona grazia. Tempestato -dalle mie inchieste sulle cose antiche del paese, -egli non trovando più il filo d'uscir del laberinto in -che s'era messo, scappò a dire che se ci fosse stato -ancora il suo <i>quondam</i> vicecurato, il quale ne sapeva -anche di troppo e aveva scritto un mucchio di scartafacci -appunto sulle antichità ch'io cercava, m'avrebbe -potuto dire di quegli antichi tempi di miseria tutto -quanto io voleva e non voleva sapere. -</p> - -<p> -Allora il posi alla stretta; ed egli mi confessò che -di fatto don Carlo gli avea lasciato una confusione di -quadernacci e di fogli sparsi dove forse avrei potuto -pescar notizie; ma che, non avendo egli mai avuto -nè tempo nè voglia di leggere quella scrittura così -fina e minuta, giacevano tutt'ora in un cassettone dimenticato -del suo studio, se pure i topi avevano loro -avuto misericordia. In quella, con generoso atto si -tolse fuor dal taschino de' calzoni, la chiave dello studio -e me la porse. Non mi parve pur vero d'aver sì -presto guadagnata la vittoria; e colta la palla al balzo, -come si dice, presi un lume e penetrai nello studio, -del curato. Frugai arditamente nel barcollante cassettone, -e trovai molte memorie di cose antiche, di che -forse mi gioverò un'altra volta, se a me non verranno -meno il tempo, l'amicizia del lettore e la sua pazienza. -</p> - -<p> -Fra quelle venni a capo di raccogliere le poche e -scucite pagine del manoscritto del buon prete; e -stimai di darlo fuori tal quale; perchè, leggendo que' -caratteri e ripensando a quell'uomo del sagrificio, mi -rasciugai qualche lagrima, e dissi nell'anima mia: — Tu -solo il giudicasti, o Signore! ed i figliuoli degli -uomini avranno speranza sotto il velame delle tue ale. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -</p> - -<h3 id="cap2-man">II. -IL MANOSCRITTO.</h3> -</div> - -<p class="indl"> -2 di settembre 18.. -</p> - -<p> -........ Eccomi nella solitudine, in mezzo -alle Alpi che sempre amai, che vidi fin dagli anni -della fanciullezza circondar la più bella parte della -mia patria, come d'una sublime corona<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Qui forse, -nel silenzio del mondo, in faccia alla grande maestà -della natura, avranno tregua i pensieri che in mezzo -agli uomini mi tormentavano, e pace i dolori di che -fu pasciuta la mia gioventù troppo inesperta del vero -e troppo credula del bene. -</p> - -<p> -Il Signore che mi chiamò per questa via, mi dia -lena di correrla alacremente e di toccarne la meta. -Or mi conviene diventare un uomo nuovo, dispogliarmi -degli affetti e de' voleri che fin qui mi trascinarono -d'uno in altro peggior disinganno, sollevar gli -occhi al cielo, a quell'unica patria de' buoni e de' giusti; -al cielo verso il quale elevano le gigantesche loro -cime questi monti, esultando quasi e narrando in armonia -col firmamento le glorie dell'Eterno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -</p> - -<p> -Diedi un addio al mio vecchio padre, alla madre -mia, all'innocente mia sorella. Che il Signore vi protegga -sempre, o giuste o semplici creature! Là sulle -rive del lago, io tornerò ben sovente fra voi co' miei -pensieri, seguirò coll'anima e col desiderio i vostri -passi; siederò invisibile con voi intorno all'umil focolare; -e ricordandomi di quel tempo che più non -può tornare per me, porrò giù il peso delle immeritate -angosce e il cumulo delle recenti sciagure. Qui -troverò, lo spero, creature schiette e buone come voi, -o miei parenti! qui non ire, non invidie, non basse -e perfide congiure di chi s'adombra d'ogni forte e -generosa parola; qui non verrà a turbarmi il cuore la -fastosa ignoranza o la melliflua impostura di coloro -a cui s'inchina il mondo; qui umili doveri da compiere, -oneste compiacenze, tranquille opere di virtù non -conosciuta e perciò non calpestate; qui lagrime da rasciugare -e cuori da tener vivi nella speranza; qui -solitudine, silenzio e pace. -</p> - -<p class="indl"> -7 di settembre. -</p> - -<p> -I pochi, i quali han fatto di me quella vana e volgar -conoscenza che suolsi troppo presto chiamar amicizia, -mi credevano misantropo, o forse orgoglioso; -molti mi davan taccia d'uomo irrequieto, bollente, pericoloso, -mi chiamavano una testa falsa e matta; i più -mi avevano un po' di compassione, trattandomi da -sognatore, da utopista, da uomo nato fuor del tempo -suo. -</p> - -<p> -Ed io che, dopo tanta guerra di dubbj e di terrori, -non perdei quella calda volontà di bene, la quale fu -l'alito primo della mia vita, io che potei credere e riposare -nella verità promessa da Colui che da una croce -annunziò a tutti gli uomini ch'eran fratelli, doveva io -forse mettermi alla tremenda prova di disperare un'altra -volta, di lottare ogni dì a faccia a faccia col disinganno, -di rinunziare a quel solo amore che può -vivere eterno, e senza del quale non è fede?... No! -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -Sieno grazie alla Provvidenza che mi tolse di mezzo -a coloro ch'io voleva poter amare come fratelli, e che -invece mi attraversarono la via come nemici, e m'insidiarono -come lupi bramosi. Ora io li abbandonai, forse -per sempre; ma non pagai offesa con offesa, nè sola -una stilla dell'odio loro è caduta nel mio cuore. -</p> - -<p> -Ben so che per guadagnarmi i loro preziosi favori, -le bugiarde loro carezze bastavami soffocar nel mio -petto le ardenti speranze, i forti augurii di virtù e di -giustizia ch'io non temeva far manifesti a qualunque -si fosse con la sincerità dell'uomo giovine e credente; -che bastavami chinar la fronte a ogni loro detto, mentire -a me stesso, rinnegar la voce dell'anima con un -servile ossequio; e farmi stromento della loro potenza, -o almeno tacere.... Ah no! no! mai! Codesta non -fu, non sarà la parte mia sopra la terra; e il campo -seminato dal male non può fruttar la verità. -</p> - -<p> -Abbandoniamo queste amare ricordanze. Vi fu un -tempo, nel quale le poetiche immagini della prima -età potevano consolarmi delle traversie sopravvenute. -</p> - -<p> -Allora io scriveva: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— «Nacqui in riva del Lario: a me fu cuna</p> -<p class="i01">Il battello sull'onde, ed infantile</p> -<p class="i01">Trastullo il remo e la paterna rete;</p> -<p class="i01">E fanciullo scherzai con la riflessa</p> -<p class="i01">Imago del fanciul che si specchiava</p> -<p class="i01">Prono nell'acque. — In quell'etade appresi</p> -<p class="i01">D'ogni riva, d'ogni antro e d'ogni rupe</p> -<p class="i01">I varii nomi, i tramandati casi;</p> -<p class="i01">E men fe' dono la verace bocca</p> -<p class="i01">D'antico pescator; perchè nell'ora</p> -<p class="i01">Ch'egli gittava insidïando l'amo</p> -<p class="i01">All'ondivago pesce, ad ascoltarlo</p> -<p class="i01">Cheto io sedessi del battello in seno.» —</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -</p> - -<p> -O mio lago, o splendida gemma della Lombardia! -tu fosti il mio primo amore. Oh! perchè non nacqui -più povero ancora di quel ch'io sono! Se mio padre, -anzichè essere l'agente di nobile e ricco signore, non -avesse avuto al mondo che il suo navicello e la sua -rete, forse io pure non sarei stato che un umil pescatore; -e non uscito mai dalla cerchia de' miei monti, -altro non avrei imparato ad amare che la pace e la -tempesta del lago. — Le memorie del passato mi ripiombano -sul cuore. Chi m'avrebbe detto, allorchè -adolescente appena io contemplava rapito da una fiera -gioja di libertà le procelle e i fulmini che scrosciavano -sul mio Lario, oh! chi m'avrebbe detto che assai -più tremende, dovevano essere le tempeste dell'anima -mia! -</p> - -<p class="indl"> -1 d'ottobre. -</p> - -<p> -La pace ritorna. La vita stanca e travagliosa qui -si rintegra, si rinnova nella calma di questi bei giorni -dell'autunno; e il sole tranquillo che indora le spalle -della montagna rimpetto alla mia finestra, sembra -mandare il benefico riflesso della sua luce nell'anima -mia. -</p> - -<p> -Da tanto tempo io non poteva godermi una contentezza -così salutare, così vera. E se vuole il cielo -che passino per me soltanto pochi mesi di raccoglimento -e di pacifica meditazione, senza che si risvegli a -conturbarmi lo sdegno d'una vita costretta a consumarsi -nella lunga aspettativa de' giorni promessi da Colui -che venne ad abitare fra gli uomini, e fu vera luce -dell'universo; allora forse la modesta missione che a -me fu posta mi parrà più bella e sacra, perchè dimenticata -e disprezzata dal mondo; allora forse Dio -mi perdonerà il passato, e terrà conto del mio sagrificio. -</p> - -<p> -Coloro in mezzo a' quali vedrò scorrere la breve -mia vita terrena, mi amano e mi vengono intorno. -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -con rispettosa attenzione; ma non sanno ch'io non -potrò render loro per questo affetto altra cosa che -poche parole a confortarli nelle sciagure. Ben vorrei, -come ne sento gran bisogno nell'anima, aprir coll'eloquenza -della semplice verità i loro intelletti, far -ragionevole il loro ossequio alla fede, scendere nel -fondo de' loro cuori, e suscitarvi quella scintilla che li -renda migliori di quel ch'essi sono, di quel che furono -i padri e gli avi loro. Eglino sono contenti del -poco, è vero; ma intanto anneghittiscono nella povertà, -disimparano ad amare coloro che soffrono, ad amare -il ben comune, per quell'affetto più augusto, più -fiacco, direi quasi per quell'egoismo che li fa attaccati -alla loro famiglia, al campanile della parrocchia, -alle povere glebe della loro vallata. Ma pure chi sa -che, procacciando di migliorare, per quanto è da me, -gli umili destini di codesti montanari, io non dovessi -invece riuscire a farli men felici, o men rassegnati -di quel che sono? — -</p> - -<p class="indl"> -2 d'ottobre. -</p> - -<p> -Oggi, con dolor profondo mi toccò d'esser testimonio -d'una contesa fra due mandriani, che mi -persuase quanto sia pur troppo insensata e forte fra -gente d'uno stesso paese quella vecchia ruggine, -quell'inimicizia che sembra aver posta radice eterna -nel cuor degli uomini, e più che in ogni altra in -questa nostra patria. -</p> - -<p> -Uno de' due mandriani è nativo di questa, l'altro -di valle San Giacomo: son vicini, son fratelli, parlano -lo stesso dialetto; eppure serbano tuttavia quel rancore -che separò i loro padri, che accese tanto fuoco -di guerra in queste pacifiche contrade, che fece sparger -tanto sangue e pianger tante madri. Sedevano sulla -medesima panca di legno fuor dell'osteria, e bevevano -alla stessa mezzina. Una sola parola di dispetto, una -pretesa di soperchieria per causa d'una capra comperata -o venduta attizzò la discordia: maledissero i -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -loro paesi; maledissero i parenti e lo stesso Dio che -li vede. La collera li fe' ciechi l'un contro l'altro, e -dalla bestemmia e dal vile insulto sarebbero venuti alle -coltella, se il mio braccio, più forte della mia parola, -non fosse giunto a tempo di domar la selvaggia loro -natura. -</p> - -<p> -O mio Dio! È dunque vero? anche qui, anche ne' -luoghi dove la vostra onnipotenza parla all'intelletto -e al cuore con le meraviglie d'una natura vergine -ed austera, la cattiveria e l'odio faranno germogliare -la loro trista semenza? L'uomo, la vostra creatura -grande e misera è lo stesso sempre e in ogni parte -della terra? Dal tempo del primo fratricida il cuore -umano non s'è dunque mutato?... Qual profondo -mistero in ogni cosa! — E noi che siamo sì piccoli, -noi che strisciamo per un giorno, come l'insetto, sulla -faccia della terra, vorremo con audace intenzione sollevar -la fronte insino a Voi, interrogarvi, e pretendere -che il buono e il giusto trionfino a questo mondo?... -O Signore, tenete la vostra mano sul nostro -capo, e dissipate il fumo dell'orgoglio che n'accieca. -</p> - -<p> -Le generazioni vengono, passano e scompaiono -per sempre dalla terra ove tennero dimora. Chi potrà -dire di qui a mill'anni i popoli che saranno sepolti -sotto a questa parte di mondo?. L'Alpi e l'acque e -tutta la contrada che mi circonda non hanno forse -mutato anch'essi e rimutato aspetto e natura? E noi -andiamo fantasticando dietro all'ombra d'un nome, -dietro al sogno d'una patria, e confidiamo sia adempiuta -sulla terra che invecchia sempre quella promessa -che, sola non può morire?... -</p> - -<p> -Quest'ampia regione di monti che fu agli antichissimi -tempi la stanza d'un popolo solo, se pur non mentono -la tradizione e la storia, vide ne' tempi a noi più -vicini la lotta di due razze diverse e mortali nemiche -fra loro. Il Valtellino abborre ancora il Grigione; nè -vicinanza, nè signoria, nè forza di guerra o di pace -poterono mai operare che codeste due genti ne facessero -una sola. Per questo forse la scissura fatta -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -dalla riforma luterana fu origine d'una delle più lunghe, -sanguinose e feroci rivoluzioni che l'Europa -abbia veduto mai. — Un dabben montanaro m'additava, -non ha molto, sull'alta cupola della chiesa della -Madonna a Tirano la bruna statua di san Michele, -colla spada in pugno, e, — Vede lei, dicevami nell'atto -di farsi il segno della Croce, vede, egli è quello -là il Santo che tenne lontano da questo paese la peste -de' luterani!... Io nulla risposi; ma andava pensando -nell'anima mia alle molte e triste cagioni che hanno -fatto d'ogni lembo di terra cotante patrie diverse. -</p> - -<p class="indl"> -27 d'ottobre. -</p> - -<p> -Io mi proposi d'adoperare il tempo che mi sopravanza, -dopo compiuti gli obblighi sacri del ministero, -nell'andar cercando di sito in sito fin dove mi sia -concesso inoltrare nelle quotidiane e solitario mie peregrinazioni, -le reliquie de' secoli passati, le tradizioni -antichissime che son vive tuttora nelle povere capanne -del mandriano e del carbonajo sugli altipiani e ne' -diroccati casolari degli umili paeselli; nell'andar raccogliendo -le semplici cantilene delle fanciulle montanine -e le pie leggende delle vecchie filatrici; nel visitar -gli avanzi rovinosi e pittoreschi di qualche feudale -castello di cui più nessuno sappia il nome; e gli -abbandonati cimiteri e le lapide votive; e più di tutto -nello studiar quelle antiche patriarcali costumanze, -che sono come il simbolo della giustizia nelle famiglie, -la religion vera del passato. -</p> - -<p> -Dachè incominciai, senz'alcuna pretensione di sapienza -antiquaria, queste utili e studiose ricerche, la -mia vita ben più occupata e operosa che prima non -fosse, assorta nel meditare e nello scrivere, invogliata -dalle prime scoperte a novelli e più forti studii, si -ricompone in quella temperanza equanime di volontà -e di sentimento ch'è la miglior medicina delle avverse cose. -</p> - -<p> -Son quasi corsi due secoli dalle terribili guerre -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -che per furor di politica ricoperta del manto della -religione, disertarono queste contrade; e la memoria -della rivolta qui sopravvive ancora; qui suona ancora -sul labbro de' fieri Valtellini la bestemmia antica -contro il luterano; qui l'odio rugginoso verso le tre -Leghe Grigie, alimentato dalla contesa proprietà del -territorio, non è spento del tutto: mentre nessuno -più si ricorda della tirannide spagnuola che, sotto colore -di protezione, soffiava alimento a' dissidj, e col -pretesto della fede calpestata e della santa causa della -religione rinfocava le moltitudini alla riscossa. E -guai, allorchè un popolo si solleva in nome della fede -de' padri suoi!... -</p> - -<p class="indl"> -15 di novembre. -</p> - -<p> -In questa solitudine, altro io non desidero che la -fedele compagnia d'un amico che riceva nel suo cuore -la pienezza del mio, che meco divida il segreto del -dolore e della speranza, e mi riconforti e sostenga -ov'io ricada, come pur troppo avvien qualche volta, -negli antichi terrori, in quelle fatali malinconie che -m'avvelenarono l'anima non ancor del tutto guarita. -Ohimè! basta un giorno solo di dubbio e di fiacchezza, -un'ora sola d'interiore viltà per ripiombarmi in un -mar d'incertezze, per togliermi la pace appena ottenuta -coll'assidua fatica dello spirito. -</p> - -<p> -Tornato a casa col cuor pieno di rancore e di -pianto, trovai la Bibbia sul mio tavolo: a caso l'apersi -e mi venne sott'occhio quel lamentoso e poetico salmo, -con cui il profeta ne' giorni della persecuzione confidava -l'anima sua al Signore: -</p> - -<p> -— «Io mi confido nel Signore. Perchè dite voi -all'anima mia: Ti trafuga, come il passero al monte? -</p> - -<p> -Poichè gli empi, ecco, han teso l'arco; apprestarono -le saette nella faretra, per saettarle contro a' retti -di cuore in luogo scuro. -</p> - -<p> -Dopo che ruinarono ciò che voi avete fatto, e che -mai poteva il giusto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -</p> - -<p> -Il Signore nel suo tempio Santo, il Signore ha la -sua sede nel cielo. -</p> - -<p> -Gli occhi suoi veggono il povero; le sue palpebre -interrogano i figliuoli degli uomini. -</p> - -<p> -Il Signore interroga il giusto e l'empio: colui che -ama l'iniquità odia l'anima sua. -</p> - -<p> -Pioverà lacci sugli empi; fuoco e zolfo e procelloso -turbine è porzione del loro calice. -</p> - -<p> -Perocchè il Signore è giusto, e amò la giustizia; e -la faccia di lui riguarda all'equità.» — -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Che altro avrei potuto dire al Signore, fuorchè -offerirgli dal profondo anche per me questa santa preghiera?... -</p> - -<p class="indl"> -21 di novembre. -</p> - -<p> -Ho riveduto il solo amico che mi rimase della mia -giovinezza, l'uomo ch'io amo e onoro come padre e -fratello, quell'amico a cui la sorte, o per dir più vero -la provvidenza di Colui che scruta i cuori, parve volesse -congiungere per sempre la mia vita con quella -catena di gratitudine ch'è più forte della vita stessa. -E l'averlo riveduto una volta dopo lunghi mesi, e -per solo un giorno, mi fece sentir ben più doloroso -e vivo quel bisogno di fratellanza e d'amore che fu -il primo tormento dell'anima mia. -</p> - -<p> -Con lui, coll'uomo il più modesto, il più degno di -fede ch'io m'abbia conosciuto, parlai di quel tempo -che non tornerà più per noi; e sentii riaprirsi una -dopo l'altra tutte le mie ferite. Ed ora ch'egli se n'è -ito e ch'io mi trovo nel mio romitorio, solo ancora, -al cospetto delle grandi e severe ombre de' tempi -andati, sento in me medesimo vergogna e dolore d'aver -rimpianto un'altra volta con l'amico le mie giovanili -vicende; e mi pesa, direi quasi, d'essermi abbandonato -così ad una soverchia ed intempestiva -effusione del cuore. Ecco qual povera cosa siam noi! -Io stimava d'aver domo e vinto per sempre il mio -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -passato, mi credevo forte, impassibile, e tetragono, -come dice il poeta, a' colpi della sciagura. E invece, -poche parole di malinconici ricordi e poche lagrime -versate in un momento d'abbandono e di fralezza, mi -rapirono il frutto di tanto volere e di tanto sacrifizio. -</p> - -<p> -Che avrà detto, o pensato di me l'amico mio?... -Egli, forse, mi trovò ben mutato da quel che fui; o -forse più non mi stima che un cuor debole, inetto -alle grandi prove dell'esistenza, un povero illuso, un -fanciullo! -</p> - -<p> -Ma se all'opposto fosse tutto amor proprio, fosse superbia -che m'accieca questa brama di comparire agli -occhi dell'amico altro da quel che sono? Non fu egli che -m'aperse il cuor suo e la sua casa, che mi prodigò -tutto quanto la santa amicizia può dare, che mi restituì -il coraggio di vivere, e mi strappò alle braccia di -morte che mi voleva far suo?... Egli sedè le intere -notti al mio capezzale, allorchè lottando col male e -venuto quasi all'agonia io delirava e diceva parole di -furore e di pianto alle mie fatali speranze, alla tradita -mia giovinezza, alle mille ombre che dì e notte -m'assediavano. Egli stesso con occhio sapiente studiava -intanto il lampo del mio sguardo e il pallor del mio -viso; con la mano pietosa premeva la mia, contava -i bàttiti delle mie arterie e i pochi minuti di posa -che la febbre e il dolore concedevano allo strazio -de' nervi e allo spavento dell'anima. — Io era solo, -povero, lontano da' miei, calpestato da' potenti, -umiliato dagli amici, e languente in un letto non -mio, sospiravo di finire una volta: ed egli fratello, -amico, medico, benefattore, mi fece dono d'una -vita perchè tornassi non indegnamente a respirar -fra gli umani; egli rimise in pace l'animo mio, e -mi rese quasi altero delle sofferte nemiche fortune. -Su quel desco, ove con esempio raro di vera grandezza -quell'uom saggio e buono aveva con me spartito -il suo pane e profferta la metà della sua tazza, -io scrissi le pagine consacrate alla gloria d'un Grande -che non è più; e a quelle pagine io poneva in fronte -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -il nome dell'amico venerato e caro. Nullo di più m'era -concesso. Ma questo nome che i piccoli e i buoni -conoscono, questo nome che l'orfanello e la povera -femminella impararono da tanto tempo a benedire, -era per me il solo degno d'unirsi a quello del sommo -genio italiano, per il quale fu rinnovata l'arcana scienza -della natura e il nome della mia patria non morrà -mai<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. -</p> - -<p> -Così, io non vendei la memoria intemerata della -sapienza all'oscuro dovizioso o all'indegno possente; -non infransi l'aureo simulacro della gloria, per fonderne -la corona all'infamia: ma di quel nome altissimo -io feci l'umile ghirlanda della gratitudine al beneficio. -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p class="indl"> -Amico mio.<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> -</p> - -<p> -— M'è di grande consolazione il poter tornare a -te in questi giorni d'amarezza e di prova, ne' quali -anch'io, come Colui che portò tutti i nostri dolori, -posso quasi dire: L'anima mia è trista fino alla -morte!... -</p> - -<p> -Io vivea qui dimenticato, e non potei dimenticare. -Le passioni degli uomini tornarono a visitarmi nella -solitudine, ed io ascoltai quelle voci che altre volte -avevano conturbata la mia giovinezza: ed un affetto -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -ch'emunge le forze dello spirito e rimpicciolisce le -idee dell'umanità e dell'infinito si risvegliò nel mio -cuore, ove forse non ancora spento del tutto consumava -non veduto le più pure sorgenti della vita, -siccome fuoco che vive addormentato sotto la cenere. -A tanto mio dolore s'aggiunse una piaga novella, il -rimorso: poichè io sono ancora talvolta il trastullo -d'una fuggitiva larva di bellezza; e mi trovo così -debole e vile in faccia di me stesso che parmi nessun -sagrificio esser poco, per ricompormi quest'avvenire -ch'io voglio e non so disprezzare, che fugge sempre -più da me lontano, e si porta con sè a brano a brano -la mia vita. -</p> - -<p> -Tu sai la compassionevole vicenda che mi persuase -di rinunziare alle facili glorie concesse dal mondo a -chi appena sappia lusingar le inezie del suo tempo, e -farsi campione del vizio imbellettato di virtù.. Io volli -sposar la parte di coloro che patiscono; e nato povero -e nudo, morrò povero e nudo. -</p> - -<p> -Perocchè non per nulla avrò detto addio alle -splendide fantasie dell'arte, alle severe meditazioni -della scienza, a' giorni tempestosi e ardenti della -gioventù, alle grandi speranze dell'uom pellegrino -in cerca della verità, a tutto quello che formò la -poetica visione de' miei vent'anni.... Amore, -amicizia, patria, sapienza, gloria, non bastano per legarmi -a questa vita; più non sono per me altro che -il primo batter d'ale che fa l'anima nostra verso -l'infinito, il simbolo della virtù eterna, di quel bene -che non alligna in terra, perchè la terra ritornerà nel -suo nulla, e il bene è immortale. -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p class="indl"> -Amico! -</p> - -<p> -— V'ha qualche ora nella quale credo che Dio non -abbia accolto il suo servo: e parmi ch'egli maledica -come opera di superbia, ovvero di disperazione questo -sacro e terribil dovere ch'io m'assunsi (io così pieno -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -ancora di ribelle volontà, di mortali odii, d'inutili -speranze) d'annunziare agli uomini la sua verità, il -giorno del suo regno. Allora lo spavento e l'angoscia -incurvano la mia fronte; io vo' cercando i luoghi più -solinghi e dirupati di quest'Alpi selvagge; io piango -senza trovar sollievo dal piangere, e dico nel mio -cuore: O Signore! come, potrò recar la tua pace agli -uomini, io che non ebbi mai pace per me!... -</p> - -<p> -In tali giorni d'abbandono e di miseria morale, -ben io tento di temperar l'interno patimento colle -dolci distrazioni della lettura e dello studio, tornando -ad evocar le belle imagini della poesia, le grandi -ombre di coloro che parlano il vero e furono infelici, -e infelici ben più ch'io non sia! -</p> - -<p> -Ma anche la poesia è morta nel mio cuore... -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p> -— Io aveva fermo nell'animo di non tornar mai -più agli antichi prediletti studi della poesia; io voleva -darmi tutto alle austere contemplazioni della sacra -scienza, che sola ormai può consolarmi de' tanti disinganni -provati, delle stolte speranze umane, delle menzognere -imagini evocate dall'inquieta fantasia che -vuol levarsi nella regione dell'impossibile... Eppure, -in questi dì, tornai alla poesia, al culto di quell'arte -che mi rende ancora così belli gli anni giovenili. -</p> - -<p> -Rovistando fra vecchie carte, rinvenni abbozzi di -novelle poetiche, di poemetti, di canzoni, di tragedie; -sorrisi di me stesso e de' sogni miei, rileggendo -que' miseri brani. Mi sembravano come le macerie -d'un edifizio caduto in rovina prima che di poche -braccia sorgesse dal terreno. Mi provai a scrivere; -ma sarà in vano. La letteratura del nostro tempo, se -ne togli pochi i quali temono di mostrarsi fra gli altri -per la coscienza di una virtù intemerata, ma pur -tremante e sdegnosa, è fatta per tutt'altro che per -educare il cuore ed innalzar la mente alla vera grandezza. -È una letteratura smascolinata, come quell'arcigno -del Baretti direbbe, una letteratura da canapè, -buona tutt'al più per i gabinetti delle damine svenevoli -e profumate. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -</p> - -<p> -Nondimeno scrissi anch'io: ho gittato giù l'abbozzo -di due tragedie. Nell'una il Buondelmonte, -vorrei dipingere, a diversità degli altri che tentarono -lo stesso tema, l'origine della fiorentina repubblica, e -il fiero carattere del Mosca, -</p> - -<p> -«Che disse: Lasso! capo ha cosa fatta.» -</p> - -<p> -Nell'altra, il Procida, vorrei mostrare quanto possa -amor di patria in lotta coll'amicizia e coll'amor paterno. -Ma le mie forze non basteranno, lo temo, all'altezza -del concetto. -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p> -Quando nè lo studio nè la contemplazione della -natura valgono a tormi dal cuore il peso che vi sta -sopra da lungo tempo, allora prendo la penna per -scrivere a te, amico mio, a te che sai la storia della -mia vita, e solo fra tutti puoi compatire al solitario -prete, all'uomo il quale nulla più domanda su questa -terra tranne di vivere nella memoria onesta de' pochi -montanari che fanno la sua famiglia. Allorchè seppi -rinunziare alle illusioni della mente superba d'aver -vestita di novelle forme la vecchia filosofia del dubbio, -quando parlai agli uomini di quella religione di -fratellanza e d'amore che sola può apparecchiar l'avvenire, -coloro che stavano in alto gittarono la vergogna -e il disprezzo sopra di me. Avrebbero voluto -che la mia fede si facesse serva delle imposture -mondane e delle rugginose pretensioni della forza: io -cercava d'abbracciare il povero e l'oppresso, che al -par di me pativano e pregavano; ed essi mi rinfacciarono -la ferrea legge del fatto, mi presentarono agli -occhi de' miei fratelli come un sognatore irrequieto, -come un uomo perduto dietro i delirii dell'umano -pensiero, dietro le novità della filosofia e della religione. -E i miei fratelli risero di me. Allora io non -poteva più ritornar fanciullo e raccogliermi nell'innocenza -della vita e della speranza; e sapendo già, per -averne fatto duro saggio, quel che fosse il mondo, -sentii tutta l'amarezza d'una vita inutile e tormentosa. -Ma al tempo stesso una grande e nuova luce d'amore -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -s'era fatta dentro di me, nel profondo: e in questa -si rintegrò la mia fede a poco a poco; e, divenuta -matura, la ragione unì i pochi e deboli suoi sforzi a -quelli di tanti e tanti che combattono quaggiù per la -causa dell'onestà e della giustizia. -</p> - -<p> -I miei mali cominciarono a parermi ben picciola -cosa al paragone de' molti e grandissimi che aggravano -l'umanità, e fui persuaso da quel momento che -ognuno il quale cammini con semplicità per la via su -cui la Provvidenza lo mise, nè mai rinneghi sè stesso, -nè venga a patto con la propria coscienza, potrà dire -un giorno: O Signore, anch'io feci la mia parte di -bene, e vissi sempre nella fede, nella speranza, e -nell'amore! — Perdonai da quel momento all'uomo -che col suo tradimento m'aveva ferito nella più viva -parte del cuore: mi gittai nelle tue braccia, t'apersi -tutt'i miei segreti; e tu mi donasti il coraggio di -vivere e d'operare. Gli uomini mi calunniavano ed -io li amai; essi mi respinsero; e chinai la testa; poi -venni a nascondere in questa povera valle il mio -oscuro ma innocente apostolato. -</p> - -<p> -E oggi anch'io ripeto a te le dolorose parole che -un moribondo amico mandava a me lontano: Fra me -e te esiste un legame che la morte non rompe!.. -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p class="indl"> -Mio buon padre. -</p> - -<p> -Nel mio romitaggio, sento il bisogno di tornare a -voi, di venir col pensiero all'umile casa ove nacqui, -a quel paradiso de' miei anni infantili che si specchia -nell'acque purissime del lago. Io veggo, padre mio, -il vostro incredulo sogghigno a queste poetiche ricordanze; -ma se vi dirò che la nostra casetta, dove abita -mia madre, dove, nascosta come la rosa silvestre, si fa -bella e grande la buona Angioletta, è il più sacro, il -più desiderato angolo della terra per me che pur vidi -molto e molto conobbi, forse non sorriderete più così, -e darete un pensiero anche voi, un pensiero di compassione -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -alla tristezza che bene spesso viene a tenermi -compagnia. -</p> - -<p> -Non è già ch'io mi lagni della mia condizione, e -del trovarmi qui solo, in povera e lontana contrada, -dopo che i primi augurii della vita m'avevano promesso -ben diverso avvenire. Sulla via ch'io tentai d'aprirmi, -ardente qual fui di volere e di fiducia, ma -scarso pur troppo di virtù, non trovai altro che spine; -e m'avvidi che nell'ampio teatro del mondo il poco -ch'io poteva fare m'avrebbe alla fine guadagnato le -ire e le maligne persecuzioni di chi s'adombra d'ogni -franca e generosa parola, di chi suol chiamar delitto -il coraggio d'alzar la testa contro le prepotenze umane -e quelle della fortuna. -</p> - -<p> -Per questo, benedissi come venuta dal cielo l'inspirazione -che mi condusse qui, fra i poveri e i semplici, -qui dove soffrono e aspettano, come la più gran parte -degli uomini, tante creature per le quali morì sulla -croce Colui che aveva pur detto a tutti: <i>Io sono la -via, la verità e la vita!</i>... Vi ricordate? la prima -volta ch'io ho voluto parlar da un pulpito, con nuovo -ardimento, di certe grandi verità delle quali non sarà -mai strappata la radice della terra, delle mie parole -si prevalse il fanatismo, le condannò il fariseo e ne -fu scandolezzata la debole virtù. Così sempre avviene; -ed io non voleva chiamar sulla casa di mio padre, sui -vostri bianchi capegli il turbine che di subito sorse a -minacciarmi; pensai a mia madre, a mia sorella, e -obbediente a chi mi percoteva, rinunziai ad ogni gloria -e mi tenni abbastanza felice di questa parte che Dio -m'aveva ancora serbata. Qui i buoni alpigiani mi conoscono -e mi riveriscono come padre, m'ascoltano e -mi amano come fratello; qui m'è consolazione il -pensiero di quel filosofo: <i>Se utile non è quel che -facciamo, stolta è la gloria</i>. -</p> - -<p> -Ma non più di questo.... -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p> -Ringrazierete per me l'Angioletta di quella cassettina -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -contenente poche cipolle de' panporcini de' nostri -monti, ch'essa mi mandò per il Bernardo l'ultima -volta che capitò al paese. Direte a lei e alla mamma -che non si scordino di me nelle loro orazioni grate -al Signore; io non n'ebbi mai tanto bisogno come in -questo momento. -</p> - -<p> -Se mai tornasse a vedervi l'amico mio P*** e vi -domandasse di me, ditegli che i poveri miei nervi -risentono ancora a quando a quando le fiere commozioni -patite, e che la mia testa qualche volta non -è a segno del tutto; ch'egli stesso mi scriva se le -lunghe peregrinazioni ch'io vo facendo ogni dì per -questi monti, possano o no di soverchio abbattere le -mie forze e fare in me effetto contrario a quello ch'io -m'era promesso. -</p> - -<p> -Un'altra cosa vi commetto per la mia cara sorella. -Ella sa dove stanno i pochi libri che innanzi partire -lasciai, fra l'altre cose mie, in quella che fu la mia -povera e beata cella. Nello scaffaletto a manca dello -scrittoio, vicino alla finestra, troverà alcuni vecchi volumi -giallognoli e mezzo rosi dal tarlo: sono i cari -e preziosi amici della mia passata gioventù. Fra essi -v'hanno due libri rilegati in carta pecora e intitolati -l'uno: I soliloqii di sant'Agostino, e l'altro La -Citta' di Dio. Nell'armadio situato nell'angolo dov'era -il mio letto, ne troverà pure alcuni altri più vecchi -ancora, fra cui un volume delle Opere di san Tommaso -ed uno di quelle di Sant'Ambrogio; e un altro più piccolo, -al quale manca il frontispizio; è il Trionfo della -Croce di fra Girolamo Savonarola: quest'ultimo lo conoscerà -dal mio nome scritto di mia mano sull'ultima -pagina, sotto ad un braccio che tiene impugnata una -spada e che vi disegnai quand'ero chierico ancora. -Se l'Angiola riesce a raccozzare quel piccol mucchio -di libri, ne' quali pongo tutta la mia speranza per -quest'inverno, voi, mio buon padre, farete di trovar -modo a spedirmeli al più presto nel modo che vi par -meglio; io ne pagherò lo spendio all'uomo che me -li porterà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p class="indl"> -Mio padre. -</p> - -<p> -Vi raccomando quel che già vi scrissi nell'altra, -di tener sempre presso di voi le lettere che per me -venissero alla posta di Como, e di non darle in mano -di nessuno, fuorchè del Bernardo che verrà a pigliarle -alla fin del mese a mio nome. Se ve'n fosse alcuna -pressante, questa potrete consegnarla all'amico mio -P*** che sa il come mandarla a questo mio nido di -montagna. -</p> - -<p> -Dite a mia madre, che al tornar della primavera -ho speranza di venire a casa per qualche dì: che -veggo il momento di sedermi ancora, come quand'ero -fanciullo, vicino a lei sugli scalini della nostra porta: -e che le farò raccontare un'altra volta la storia de' poveri -morti di Torno. Oh! quante memorie leggiere, -fuggitive, tessute, come tutte le cose della nostra vita, -di piccole gioie e di grandi dolori, mi rifanno dinanzi -al pensiero tutta l'età passata, e mi sforzano a piangere -un'altra volta!... Perchè non sono io nato che per -invocar la benedizione del Signore sopra coloro che -denno trovare ogni lor bene nel patimento mitigato -dalla speranza?... Io la sentiva nel mio cuore una -fiamma più ardente, l'alito della fede, il coraggio di -morire per i miei fratelli!.... -</p> - -<p class="indl"> -2 di maggio 18..<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -</p> - -<p> -«Niuna cosa violenta può esser perpetua.» -</p> - -<p> -E fino a quando vedrò sulla terra il trionfo del -male? O Signore, tu rovesci i potenti dal seggio, ed -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -esalti gli umili; ma tu dicesti ancora: il regno mio -non è di questo mondo. -</p> - -<p> -Noi dovremo dunque piegar sempre la fronte, come -in atto di vile osservanza, in faccia alla malizia che -si veste di pompose apparenze, che vince la semplice -onestà colle sue compre lusinghe, o colla ipocrisìa, la -peggior delle tirannidi?... Combattere la forza brutale -che non concede alla stanca umanità di sollevare -il capo da quella nebbia d'ignoranza in cui da secoli -le misere generazioni son costrette a vivere, o piuttosto -a morire; parlare in nome di Quegli che spirò sul -Calvario annunziando agli uomini che son tutti fratelli, -e figliuoli dello stesso Padre che ama e perdona, è -una grande e dolorosa parte che a pochi fu dato di -compire sulla terra! -</p> - -<p> -Il tempo, come spaventoso torrente, trascina via -con sè gli uomini e le idee; pochi nomi benedetti, -poche sante e divine parole rimangono appena a far -testimonianza del passato, a fermar la promessa del -futuro. Avventurato chi visse nell'aspettazione de' tempi -migliori, procacciando intanto ed operando il bene, -come se dovesse da un dì all'altro fruttare! Dio ha -veduto il cuor suo, Dio raccolse le sue lagrime; e -quando seduto in disparte, come Geremia, stette solitario -e tacque, Dio gli perdonò il silenzio e la luce -del cielo venne sopra di lui. -</p> - -<p> -Ed il suo cuore sollevò un'altra volta quel profetico -lamento: -</p> - -<p> -— «La parte mia è il Signore; e per questo -io l'aspetterò. -</p> - -<p> -Buono è il Signore all'anima che in lui pone -speranza e lo cerca. -</p> - -<p> -Buona cosa è procacciar nel silenzio la salute del -Signore. -</p> - -<p> -Buona cosa è all'uomo il portar il giogo nella sua -giovinezza. -</p> - -<p> -Siederà solitario e tacerà; poichè Dio gl'impose il -suo carico. -</p> - -<p> -Metterà la sua bocca nella polve, cercando se vi -sia speranza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -</p> - -<p> -Porgerà la guancia a chi lo percuote, sarà pasciuto -d'obbrobrio. -</p> - -<p> -Perocchè il Signore non lo respingerà da sè in -sempiterno. -</p> - -<p> -E s'egli affligge, ha pur compassione, secondo la -moltitudine delle sue misericordie.» -</p> - -<p class="indl"> -12 di maggio. -</p> - -<p> -Qual nuova e più grave sciagura sovrasta a me -o ad alcuno de' miei cari. Io n'ho da parecchi dì il -doloroso presentimento; poichè la pace gustata per -alcun tempo, alle forti contemplazioni della scienza, -infiammatrice dell'intelletto, alla soave poesia della -natura è succeduta nell'animo mio l'amarezza delle -cose, la codardia del dubbio, e quasi una paura di -me stesso. Questo fu sempre per me il presagio di -un tristo giorno della vita. -</p> - -<p> -I miei vecchi volumi non mi racconsolano più; non -mi sembran più che vani, indicifrabili enigmi, i quali -altra cosa non mi fanno certo, se non che quaggiù -nulla è certo. -</p> - -<p> -Non posso scrivere, non posso nè manco pensare... -</p> - -<p class="indl"> -19 d'agosto. -</p> - -<p> -Io mi reputava sì forte, sì provato della vita, e -padrone di me medesimo da sostener con fronte serena -e animo tranquillo ogni e qualunque nuova e più -dura sperienza; e dopo essermi seduto tante volte -al capezzale della morte, dopo aver veduto spirar nel -bacio di Dio tante infelici e candide creature, e aver -accompagnato sulla tremenda soglia dell'eternità tanti -uomini ciechi del bene, travagliati dal patimento, -consunti dalla disperazione o dal rimorso, io credeva -che più nulla d'umano potesse conturbare ancora i -miei pensieri. — Deh! che cosa è mai l'uomo, se tu -nol visiti colla tua forza, o Signore? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -</p> - -<p> -Oggi, dopo molti anni, il caso o piuttosto il volere -di Chi tutto dispone per il bene, ricondusse a me -dinanzi quell'uomo che forse fu la prima cagione di -tutte le mie disgrazie. Io gli avea dato nella generosa -effusione del mio cuore giovine ancora il santo nome -d'amico; ed egli lo ha rinnegato questo nome così -bello! Egli mi rapì la prima, la più poetica lusinga -della vita, l'amore; mi derise con una crudele indifferenza -nelle innocenti mie illusioni; e a coloro che -poco m'amavano, se pur non m'odiavano già per la -naturale ed avventata libertà del pensiero, per quello -ardimento che di rado è scompagnato da un cuore -acceso del desiderio d'operar qualche cosa a pro -d'altrui, egli pose in mano de' potenti il segreto che -doveva partorirmi l'infamia, o farmi morire!... -</p> - -<p> -Ma, come Dio anche quaggiù non consente sempre -la vittoria ai cattivi, io, povero, oscuro e calpestato -verme, fui più forte di coloro che si levarono a stormo -contro di me. Vinsi l'impostura e l'aperta menzogna: -poi mi ritrassi a piangere il mio passato nel silenzio -della casa del Signore, e perdonai. -</p> - -<p> -Perdonai, sperando che Dio a me pure perdonasse. -Ed Egli m'avea dato codesta pace; e fatto puro il mio -cuore del lievito dell'ira, parevami d'avere in me -spogliato per sempre il vecchio Adamo. -</p> - -<p> -La mattina era bella. — Per sollevare i pensieri -dal peso delle angosce che ne' passati dì m'avevano -prostrato siffattamente, m'incamminavo verso il sentiero -della selva, dalla parte ove sorgono tappezzate di -lambrusca e di parietaria le rovine dell'antica torre -lombarda: è là dov'io passo in faccia alle maestose, -lontane ghiacciaie dell'Alpi e all'interminato azzurro -del cielo le più solitarie e beate ore del viver mio. -</p> - -<p> -Appena fuor della porta, un uomo incappucciato -in un gabbano da montanaro mi s'affaccia d'improvviso. -Io lo guardai; teneva china a terra la fronte, -voleva come parlare; e pareva tremasse. -</p> - -<p> -— Chi siete? domandai. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -</p> - -<p> -— Uno che... vi conosce; rispose o piuttosto balbettò, -senza levar gli occhi. -</p> - -<p> -Quella voce non mi parve al tutto ignota; ma lo -strano vestire, la sua dubitazione, lo sgomento con -che andava guardandosi intorno, turbarono un poco -me pure; e persuaso ch'era ben'altro da quel che -i suoi meschini panni mostrassero, me gli feci più -accosto e di nuovo il richiesi: -</p> - -<p> -— Che volete da me? -</p> - -<p> -— Sono un povero fuggitivo; venni a chiedervi -asilo. -</p> - -<p> -— Ma, signore! ripigliai: nè vi conosco, nè so... -</p> - -<p> -— Sì, mi conoscete; è in nome dell'amicizia ch'io -vengo a voi. -</p> - -<p> -E dicendo così, tolse giù il vecchio cappellaccio che -gli copriva mezzo il volto, e mi guardò con aria supplichevole -e malcerta. Ancora nol ravvisai. -</p> - -<p> -— Per carità, m'aprite la porta di casa vostra! -voi, ministro del Signore, abbiate compassione dell'uom -fuggiasco, perseguitato... — E qui abbassò -la voce, e facendo un passo verso di me, dopo che di -nuovo si guardò dietro le spalle: Io sono Alberto ***: -io fui vostro amico! -</p> - -<p> -Egli era colui che m'avea tradito. -</p> - -<p> -Quel che si passava a quel momento nel mio cuore, -io non voglio nè potrei scriverlo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Egli dimorò sotto al mio tetto due dì e due notti, -nè io gli domandai se fosse innocente, o perchè avesse -scelto ricovero nella casa d'un uomo a cui egli avea -fatto tanto male e che fors'anco avrebbe potuto -restituirgli il suo tradimento. -</p> - -<p> -Ah no! mai, mai! Colui che uccide è più misero -di chi rimane ucciso: egli mi credè generoso e incapace -del delitto di che spensieratamente e per leggiera -causa non dubitò farsi reo contro di me. Io non so -le conseguenze, le quali per la mia pietà potrei incontrare; -ma non le temo. Nè fu pietà la mia, fu giustizia. -A lui diedi tutto quel poco danaro che avevo, -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -pregai per esso il Signore, e in quel momento dimenticai -tutto il passato. Egli era più che amico mio, era -fratello; Dio solo, Dio che mi lesse nel fondo dell'anima, -mi giudicherà! -</p> - -<p> -Quando volle partire, io gli aveva stesa la mano e -lo contemplava fissamente senza far motto. Mi parve -commosso, soggiogato dalla memoria di quel che fu -tra me e lui: mi guardò egli pure, poi mi si gittò -al collo, e pianse. -</p> - -<p class="indl"> -3 di maggio. -</p> - -<p> -..... Nessuna novella del fuggitivo. Che il cielo -l'accompagni! Il mio cuore s'è allargato nella pace -di prima. Io sono rassegnato e tranquillo nella mia -coscienza. -</p> - -<p> -Non so spiegarmi il come non ricevessi ancora -riscontro alcuno da *** e da *** alle ultime mie lettere.... -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p> -«<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>Molti presuntuosi reputano impossibile tutto -ciò che per loro o non si sa o non si fa; moltissimi -considerano le grandi cose che non intendono o che -non sono capaci di operare, come inutile fatica d'un -esaltato fanatismo; e stanchi prima d'intraprendere, -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -si addormono sui morbidi ma dannosi letti dell'ozio. -Tanto è superbo l'amore di noi stessi per non confessare -la propria ignoranza e la propria debolezza; -tanto è artificioso per giustificarla; tanto è ingiusto -per assolverla. Frattanto l'infingardaggine si scusa -colla pretesa impossibilità alle grandi cose, per non -confessare il timore dell'utile fatica; ed il vizio -colla pretesa loro inutilità, per non denunciarsi da -sè medesimo vile ed iniquo; l'infingardaggine ed -il vizio diventano costume: e perchè ciò che non è -il costume dei più, sia tristo, sia buono, si chiama -fanatismo e pazzia, ogni bello e generoso ardire vien -collocato indegnamente in quest'ultima classe.» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «L'uomo contempla rappresentata ne' grandi -genii, in una pompa la più solenne e nella sua più -illustre magnificenza, la propria natura: una sublime -compiacenza lo fa inorgoglire delle proprie forze; -l'animo s'eleva ai più ardui concepimenti; il cuore -s'infiamma ai più scabrosi sperimenti; nulla più si -tollera di mediocre senza una nausea mortale ed un -magnanimo disprezzo.» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «Nella rivoluzione de' tempi occorrono età -così sciagurate per corruttela di costume, e così impudenti -per abitudine di vizio che portano in trionfo -la colpa, infamemente la collocano sugli altari della -virtù, e, per averle cangiato nome, reputano di purgarsi -da sacrilega idolatria. Allora, gentilezza di modi -le mollezze, gloria l'oro, modestia la viltà, prudenza -il timore, umiltà la codardìa, obbedienza la venalità, -senno il raggiro, economia l'usura, avvedutezza la -frode, laude l'adulazione, belle arti la lussuria: in -una parola, la colpa virtù. Tale è il rovescio miserando -e scandaloso che si fa d'ogni buono in cattivo, -quasi che per mutar di vocabolo mutino le cose: ma -dando così chiaro a vedere che ogni uomo sente che -non è stromento di scelleratezza, e che tale è necessità -per esso la virtù che il delitto non abbraccia se -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -non colorato dalle tinte di quella. Anche scellerato, -ama d'ingannarsi che non è: epperò, perdendo la -virtù ne conserva la divisa, onde molta è la ciurma -degl'ipocriti: e così, se dappertutto ove sono uomini -il delitto ha schiavi, in nessun luogo regna a fronte -scoperta. Quindi accade che, se in così fatti tempi -sorge un magnanimo amico della virtù e del vero, -tutti se gli fanno intorno co' sassi; ed è ben conseguente, -perocchè se giunga face là ove tutti han bisogno -di tenebre per ascondere la colpa, tutti si sforzano -di spegnerla subitamente. Delitto dell'amore di -noi medesimi, che giustificando i propri errori è pur -uopo che le virtù contrarie condanni per evitar contradizione: -sicchè in cuore invidia l'altrui virtù, e -col labbro la lacera e la condanna. Del resto, la verace -virtù che passeggia nel mezzo alla finta, tacitamente -denunzia la colpa nascosa sotto le sue larve, e coll'opera -del paragone squarcia la veste dell'impostura -la più veneranda e la più astuta. Allora si distingue -la virtù dall'ipocrisia che fa studio d'imitarla, coll'eguale -facilità che un re da scena da un re da trono, -ed è per questo che in tale condizione di tempi la -virtù e la sapienza sono guardate come due possenti -nemiche; ed è per questo che solo compaiono attraverso -lo squarciato manto d'un'illustre povertà; e che -sempre le ritrovi fuggiasche sulle spinose vie della -persecuzione, e spesso ancora fra le catene e dentro -la carcere dell'omicida e del ladro.» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «Le grandi speranze e i grandi sforzi sono -de' generosi; le forti presunzioni e i deboli attentati -de' superbi... Io tutto spero, tutto tento, nulla presumo!» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «Se è vero che dal conoscere scende ogni -volere e dal volere ogni operazione umana, con cui -si satisfa all'inesorabile bisogno, si accontenta il desìo -insaziabile e si verificano le indelebili speranze, e nella -cui somma soltanto può essere riposta quella felicità -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -ch'è data ai mortali; se è vero, io dico, tutto questo, -debbe scusarsi la nostra curiosità che tutto ad un solo -sguardo vorrebbe possedere lo scibile umano. Anzi -questa curiosità io la reputo come il possente motivo -onde la natura invita l'uomo a ricercarla nel sacrario -della scienza: come col desio della felicità lo spinse -alle perenni agitazioni delle sorti mortali. Quindi è -che, una volta messa sulle vie delle indagini per un -sì grande impulso, non già s'avanza gradatamente e -con tarda saggezza, contenta ad un vero discreto; ma -impaziente delle sagge dimore della riflessione, si -avanza baldanzoso, prima fidata al solo probabile, poi -al verosimile, ed in ultimo anche al falso in colore di -vero; e così per volere acquistare la vetta per la più -spedita via, corre la più lubrica; e correndo questa -bene spesso ritombola al basso. A spogliar la cosa di -veste metaforica, fatto è che quando cessa il vero ce -lo fabbrichiamo coll'ipotesi del nostro cervello; e -vien poi una demenza filosofica che delira argomenti -in suo soccorso; i quali, accreditati dall'umano orgoglio -e dall'umana ignoranza, gli ottengono la cittadinanza -del vero; e così, come dicevano i Greci, si -abbraccia la nube per la diva. — Non già ch'io -abborra dall'uso giudizioso dell'ipotesi: so benissimo -ch'essa sola batte alle porte della verità; anzi m'aggrada -quella sua audacia con che la sollecita a parlare -e le squarcia il velo più misterioso. Mi rammento di -Newton che con essa s'innalzò in mezzo de' cieli e -che da esso imparò come due mirabili forze equilibrino -i firmamenti. Io abborro che lo stromento diventi -la cosa, che la via si reputi a meta, e voglio -che l'ipotesi non si usurpi nome di realtà, ma che -con felice metamorfosi si cangi in essa. Ma pur troppo -più persuadono i nomi che le cose: onde il fatto -inesorabile bene spesso appalesa le gradite menzogne -di noi stessi: <i>decipimur specie recti</i>.» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -.... «La feconda meditazione de' grandi, tacita -e nascosa ne' suoi preziosi ritiri, non ha nemmeno -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -l'applauso che il saltimbanco ottiene sul trivio; anzi -spesso dal volgo le sue sapienti lentezze e le sue -cautele da precipitato giudizio s'imputano a colpa e -si accusano d'ozio e di pigrizia. Ma i grandi, sdegnosi -di piatire con una plebe che ha bisogno d'assiduo -cicaleccio per non morir d'inedia sulle vie e ne' fori, -ne confondono le menzogne recando in pubblica luce -il frutto delle loro nascoste fatiche.» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «Le più sublimi speranze non bisogna misurar -col solo calcolo del corto soffio dell'umana vita. Non -bisogna solo calcolar quanto possa l'individuo; ma -quanto può la specie, la cui vita è lunga come la -sua perfettibilità. L'orgoglio umano è una menzogna -quasi sempre nell'individuo; ma spesso nella specie -è una verità; è uno sprone a quanto ella di fatto può. -Questo esiste in ogni individuo; e ogni individuo, al divisamento, -è pari al motivo; ma, all'opera, non potendo -quanto la specie, ciò che non sa o non fa lo reputa per un -cotale astuto giro dell'amor di sè stesso o inutile o -impossibile. — Ma la specie all'opposto può di più -che non sappia: ognuno porti quel masso che reggono -le sue spalle, e l'edificio s'innalzerà verso il cielo -saldo e sublime. Io l'ho detto: Umana perfezione? -un sogno: Umana perfettibilità, una via di cui non -conosco la meta, ma sulla quale io pure cammino. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> «La patria</p> -<p class="i01">«Empie a mille la bocca, a dieci il petto»</p> -</div></div> - -<p> -Eppure è il centro a cui dobbiamo tendere tutti del -paro; e quando l'interesse privato non è congiunto -al pubblico, e perde questa forza che tira al centro, -la società si dissolve. La patria per tanto è un nome -sì augusto, sì venerando, sì santo che al paragone di -lui perdono i più bei nomi di ricchezza, di gloria, -d'arti e di scienze. Se le scienze si opponessero a -questo ch'è il primo de' doveri e delle glorie, le scienze -sarebbero un delitto.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «Molti, non sapienti ma cerretani, han d'uopo -d'ingannare, per non saper istruire; d'apparenza per -esser poveri di realtà; però cangiano la cattedra nel -banco del trivio; non parlano, ma tuonano; non -usano moderato gesto, ma fendono l'aria con tutto -il braccio; non dicono cose ma parole; non hanno -espressione viva ed esatta del proprio pensiero, ma -pomposi e vuoti fantasmi mendicati qua e là; e ravvolgono -le loro sentenze nelle tenebre, perchè il lume -disvela la loro miseria; si fanno difficili per non essere -avvicinati; non si lasciano intendere per timore d'esser -conosciuti; non hanno altro merito che quello di -strisciarsi dietro una gran toga che copre la loro -mendicità; stanno nel breve cerchio del loro zero, -coll'importanza di chi siede in un gran regno, simili -agli oracoli ch'erano oracoli appunto, perchè nelle -tenebre nascondevano la menzogna. E con tal arte -d'ipocrisia scientifica sanno ingannare il volgo degli -studenti e nel frastuono dell'applauso di costoro nascondere -il dispregio de' pochi.» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «Il problema della vita non si risolve mai -interamente che nell'estremo punto dell'esistenza -mortale. Ho veduto molti filosofi studiare l'uomo in -culla con ogni modo di accurata osservazione: per me -credo che lo spettacolo dell'uomo che muore non sia -meno importante per la storia del cuore umano, nè -meno utile per l'umanità. È certo che la virtù e un -premio immortale della virtù non appaiono mai tanto -una necessità per l'uomo, quanto al momento ultimo -della vita mortale. Questo è l'unico tesoro che non -perda il suo aureo colore sulle sponde del letto dell'agonia -e nelle stesse tenebre del sepolcro.» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -... «Erano ben saggi quegli antichi Egizii che posero -un tribunale il quale giudicasse la vita di coloro che -morivano, e incidesse le giuste sue sentenze sulle pietre -de' sepolcri e sull'arche degli estinti: si passi la -corteccia della cosa, e ciò parrà verissimo per molti -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -riguardi. Le parole esistenza e nulla rivelano l'<i>essere</i> -e il <i>non essere</i>: e l'uomo inevitabilmente tormentato -dal desiderio e dalla speranza della felicità, non potendo -trovarla che nel sentire, è pur forza che rifugga -possentemente dal non sentire; in altro modo -che conosca tutta l'opposizione che v'ha tra l'essere -e il non essere, tra le parole esistenza e nulla. È -per questo ch'egli, non volendo perdere in tutto -questa vita mortale alla quale la natura lo congiunse -con tanto amore, creò un commercio d'affetti, di -misericordie e di soccorso tra il mondo vivo e il -mondo estinto: sicchè egli s'illuda di non perdere -del tutto dopo l'estremo sospiro quanto ne' travagliati -anni della vita umana gli fu più caro, più desiato -e più sperato. La natura medesima sembra lo -consigli a consolarsi delle sorti mortali; mentre suscitando -un fioretto sulla funebre zolla, par che voglia -infiorare l'ultimo velo che copre l'uomo. — Il -genio colossale degli Egizii fabbrica le piramidi; i -Greci, primi amanti del bello, seminano fiori e versano -unguenti intorno a' sepolcri; i popoli cacciatori -e barbari seppelliscono coll'estinto i suoi dardi e il -suo arco, e sospendono sulla fossa di lui i trofei della -sua vittoria; e lo stesso sciagurato reo di sangue, -spesso prima di salire il patibolo lascia scritto il proprio -nome sulle luride pareti della sua prigione. Poichè -la prospettiva della vita, tutto che bella e sparsa -di fiori, è sempre chiusa da una sepoltura, a noi -riesce cara la croce piantata sovr'essa, che conservi -il nostro nome e c'impetri una preghiera. — La -religione de' sepolcri educa i nostri cuori ai sentimenti -i più sacri che formano, per così dire, gli amplessi -con cui l'uomo s'unisce in società. La pietà, -la misericordia, la gratitudine, l'amore sono provocati, -nudriti e rinforzati dalla religione degli estinti. -Colui che sente la possa e il fremito che inspira una -negra croce, sulla quale leggiamo il bianco nome d'un -nostro caro, è forse il barattiere o l'usuraio? — È vero: -una vecchierella che al rintocco della campana da -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -morto in sulla sera fa piegar le ginocchia alla figlia -di sua figlia innanzi all'entrata d'un camposanto, le -segna a dito le croci di quelli ch'essa non vide, le -congiunge le tenere mani, e corregge le inesperte -labbra che balbettano un'innocente preghiera... oh -sì! forse è derisa dall'orgogliosa filosofia che insolente -passeggia sulle teste dei popoli; ma essa forse con -maggiore utilità fa sorgere in quel tenero cuore i -sentimenti delle virtù le più veraci, le più sacre. — » -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">— «E un'invisibil Vergine del cielo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a></p> -<p class="i01">È per l'aura sospesa, e mi risponde</p> -<p class="i01">Confortando ad amar quella bellezza</p> -<p class="i01">Che traspar dal sereno eterno riso...</p> -<p class="i01">Del ciel m'invoglia santamente; obblio</p> -<p class="i01">Gli atroci disinganni, de' ribaldi</p> -<p class="i01">L'ira operosa, ed il fatal periglio</p> -<p class="i01">Di fidente innocenza. Ed ondeggiando</p> -<p class="i01">Sopra gli abissi del commosso lago</p> -<p class="i01">Entro un leve battèl, tranquillamente</p> -<p class="i01">Con lei converso a lungo; e mi rivela</p> -<p class="i01">Che la calma dolcissima, cui piove</p> -<p class="i01">La queta notte in cor del mesto, è parte</p> -<p class="i01">Di quella che nel ciel fra poco aspetto.»</p> -</div></div> - -<p class="indl"> -7 d'aprile 18.. -</p> - -<p> -Eterno Iddio! abbi compassione della mia vita!... -Ho ricevuto or ora una lettera di mia sorella. M'annunzia -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -che il mio povero e vecchio padre sta molto -male, e che desidera vedermi ancora una volta prima -di morire. -</p> - -<p> -O Signore! dammi ch'io possa arrivare in tempo! -dammi ch'io possa compiere anche questo penoso e -santo dovere!.... -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -</p> - -<h3 id="cap3-man">III. -<span class="smaller">COMMIATO.</span></h3> -</div> - -<p> -Intanto ch'io scorreva cogli occhi e col cuore quel -manoscritto, che a me fu caro ben più di quanto -parrà agli altri che lo leggeranno, il dabben pievano -s'era chetamente addormentato nel suo seggiolone -a canto del camino, dopo aver veduto il fondo della -sua antica e fedele <i>galéda</i>. -</p> - -<p> -Eran forse passate due lunghe ore, allorchè io -rientrando nel salottino con que' pochi fogli che, per -dir vero, senza soverchio scrupolo m'intascai, lo vidi -risvegliarsi di botto e fissarmi in volto due occhiacci -da spaurato; chè, non ricordandosi forse più del suo -forastiero, Dio sa per chi m'avea scambiato in quel -momento. Feci le viste di non accorgermi del terrore -che senza volerlo gli avevo cacciato in corpo, nè di -quell'impaccio con cui egli andavasi raccostando alla -meglio lo sbottonato panciotto e la lunga sottana -d'un equivoco negro colore, che nell'abbandono del -suo sonnecchiar vespertino aveva in dietro arrovesciata, -non senza mettere un poco in compromesso -la sua gravità di prima. -</p> - -<p> -Lo ringraziai il meglio che seppi della bontà colla -quale m'avea lasciato frugare nel suo studio, e poi, -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -per un certo prurito della coscienza, trassi di tasca -il rotolo delle carte di che m'era fatto padrone; e -gli chiesi il permesso di portarle meco per alcuni dì, -affine di trarne le note che m'occorrevano. Egli allora -per dársi un cotale sussiego d'inquisitoria importanza -pigliò lo scartafaccio, senza badare che lo pigliava -alla rovescia; e dato che v'ebbe un'occhiata mel -rendè soggiungendo: — So cos'è, so cos'è... Poh! -lo tenete, lo tenete pur fin che vi grada, ch'io per -me di coteste malinconie non ho mai voluto l'impaccio -e tanto meno adesso. E così, a dirla fra noi -due, non mi fossi tirato addosso per que' brutti anni -il fastidio di colui che le ha scarabocchiate tutte quelle -pagine; che non l'avrei pagata con perder l'appetito -per più d'un mese. Basta! ebbi il mio santo -anch'io, e per buona sorte la è passata la trista burrasca. -Ma v'accerto che sebben quello fosse una -cima d'uomo, come dicono, per me fu il primo e -l'ultimo prete che mi tenni vicino. Mi riuscì di accomodarla -con monsignore; e d'allora in poi, io solo, -povero e vecchio qual mi vedete, ho tirata la barca -della parrocchia, e spero continuare per un bel pezzo -ancora!... -</p> - -<p> -Essendo fatta l'ora tarda, mi congedai dal pievano, -pensando fra me di mandargli in segno d'animo -grato per il donatomi manoscritto un bel Breviario -nuovo che gli servisse in vece di quello tutto squadernato -e bisunto ch'io aveva veduto sul suo tavolo. E -così poi feci, appena giunto a Milano. -</p> - -<p> -Tornai alla casuccia del mio buon alpigiano. E con -lui, il seguente mattino, volli visitare quella ch'era -stata la dimora dell'infelice don Carlo. Erano poche -camerette, anguste, nude, disabitate, cadenti: e come -appartenevano alla prebenda, nessuno le aveva più -occupate dal giorno che il vicecurato s'era di là partito -per non tornarvi più. Mi si serrò d'angoscia il -cuore, veggendo che servivano di ripostiglio alle vecchie -e rotte suppellettili della chiesa, e che in fondo -della stanza terrena eran riposti il cataletto de' poveri -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -della parrocchia, alcuni rugginosi candelabri di ferro -usati ne' funerali, due panche sgangherate, una barella; -e nel canto, la zappa e la vanga del becchino. -</p> - -<p> -Nulla più v'era che serbasse ancora in quel cadente -tugurio la più piccola traccia della memoria -di un giusto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In sul meriggio, salutai la povera famiglia del Bernardo, -quelle buone e sincere creature ch'io aveva -già preso ad amare, e che nella fede de' loro cuori -benedicevano tuttora al nome del vicecurato. Allorchè -m'arrestai un poco sul breve altipiano donde si -vedevano in gruppo le prime case di quell'ignota -terricciuola, mi venne all'orecchio la limpida voce -argentina della figlia del montanaro che cantava così: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Io la vidi salire alla montagna</p> -<p class="i02"> Io la vidi seder presso al torrente. —</p> -<p class="i04"> O mia compagna,</p> -<p class="i04"> Che fai tu qui?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Salutava cantando il sol cadente,</p> -<p class="i02"> Povera abbandonata alpigianella! —</p> -<p class="i04"> L'Ave Maria</p> -<p class="i04"> Sonar s'udì.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Allora sollevò la faccia bella,</p> -<p class="i02"> Le parole dicea dal piagner rotte, —</p> -<p class="i04"> Ma la sua stella</p> -<p class="i04"> Non apparì.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">A mezzo del cammin giunse la notte,</p> -<p class="i02"> Un nugol nero circondò la luna. —</p> -<p class="i04"> L'antica Fata</p> -<p class="i04"> Dall'antro uscì.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Accanto a lei passò la Maga bruna.</p> -<p class="i02"> Povera alpigianella abbandonata! —</p> -<p class="i04"> Sulla montagna</p> -<p class="i04"> Essa morì.</p> -</div></div> - -<p> -— Chi sa, diss'io fra me, ch'egli stesso, il buon -prete, non abbia insegnato a quella montanina codesti -semplici versi modulati su qualche poetica tradizione -dell'Alpi! E il mio pensiero, raffigurando la bella -sembianza dell'Assunta, ricordò ancora la fine della -povera Angiola Maria, alla quale parevami quasi compiangere -quel malinconico canto. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE.</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="2">A Corinna</td> <td class="pag"><a href="#corinna"><i>Pag.</i> 3</a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="2">Prologo</td> <td class="pag"><a href="#prologo">7</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">LIBRO PRIMO.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td>Una domenica</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">11</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td>Sul terrazzo</td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">21</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td>A diporto sul lago</td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">31</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>Il ricordo, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_35">35</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>Il desio, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_36">36</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td>Nella casetta</td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">38</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td>Una prima conoscenza</td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">50</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td>Dallo speziale</td> <td class="pag"><a href="#cap6-1">58</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VII.</td> <td>Scena di famiglia</td> <td class="pag"><a href="#cap7-1">68</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VIII.</td> <td>Amicizia</td> <td class="pag"><a href="#cap8-1">76</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>La voce della fede, stanze</td> <td class="pag"><a href="#Page_83">83</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IX.</td> <td>Amore</td> <td class="pag"><a href="#cap9-1">88</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">X.</td> <td>Le tre fanciulle</td> <td class="pag"><a href="#cap10-1">100</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>Un chiaror di luna, ballata</td> <td class="pag"><a href="#Page_104">104</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XI.</td> <td>Sulla bass'ora</td> <td class="pag"><a href="#cap11-1">110</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XII.</td> <td>Addio al lago</td> <td class="pag"><a href="#cap12-1">121</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>Il commiato, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_129">129</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">LIBRO SECONDO.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td>Altro tempo, altra vita</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">133</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td>Ore di tristezza</td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">147</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td>Un colloquio</td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">155</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td>L'onestà del povero</td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">164</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td>Partenza e mistero</td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">175</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td>Il fratello e la madre</td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">187</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>Il calice del dolore, versi</td> <td class="pag"><a href="#Page_199">199</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VII.</td> <td>Il pane altrui</td> <td class="pag"><a href="#cap7-2">201</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VIII.</td> <td>Le alunne della crestaia</td> <td class="pag"><a href="#cap8-2">219</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IX.</td> <td>Speranza e dubbio</td> <td class="pag"><a href="#cap9-2">232</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">X.</td> <td>Un'altra prova</td> <td class="pag"><a href="#cap10-2">245</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>Rosa, ballata</td> <td class="pag"><a href="#Page_249">249</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XI.</td> <td>Il ritorno</td> <td class="pag"><a href="#cap11-2">265</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XII.</td> <td>Sacrifizio</td> <td class="pag"><a href="#cap12-2">287</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">IL MANOSCRITTO DEL VICECURATO.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td>L'ospite montanaro</td> <td class="pag"><a href="#cap1-man">313</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>Il ritorno, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_315">315</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td>Il manoscritto</td> <td class="pag"><a href="#cap2-man">328</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td>Il commiato</td> <td class="pag"><a href="#cap3-man">359</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td>L'alpigianella, ballata</td> <td class="pag"><a href="#Page_361">361</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Sembra che queste prime pagine del manoscritto si -riportino al tempo che il buon prete fu mandato viceparoco -in quel povero e ignoto villaggio di montagna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Pare che qui intendesse parlare d'Alessandro Volta, -di cui forse avea scritto a quel tempo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Qui il manoscritto presentava una lacuna, e pareva -fosse stato per parecchi mesi interrotto. A quel tempo -forse riportansi i pochi brani delle lettere che trovai fra -que' fogli, scritte con mano quasi illeggibile, spiegazzate e -lacere, sicchè vedevasi che prima di finirle il vicecurato -s'era pentito e le aveva gittate a parte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Forse il manoscritto fu ripigliato all'entrar della seguente -primavera; se pur non erano mancati alcuni foglietti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Queste note e questi pensieri trovai qua e là sparsi -sopra alcuni brani di carta frapposti alle pagine del manoscritto: -erano per avventura frammenti o postille di qualche -libricciuolo messo in luce senza nome in altro tempo. Ne -tenni conto, perchè parmi rivelino meglio ancora quali -fossero la mente e il cuore del vicecurato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Questi pochi versi trovai scritti sulla coperta d'una -lettera d'altrui mano: era forse una lettera della sua povera -e buona sorella.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</div> - -</body> -</html> diff --git a/old/64766-h/images/cover.jpg b/old/64766-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 4fa864e..0000000 --- a/old/64766-h/images/cover.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/64766-h/images/ill-0-001.jpg b/old/64766-h/images/ill-0-001.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index bc14602..0000000 --- a/old/64766-h/images/ill-0-001.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/64766-h/images/ill-0-004.jpg b/old/64766-h/images/ill-0-004.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 0c69689..0000000 --- a/old/64766-h/images/ill-0-004.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/64766-h/images/ill-130b.jpg b/old/64766-h/images/ill-130b.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 691674d..0000000 --- a/old/64766-h/images/ill-130b.jpg +++ /dev/null |
