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-The Project Gutenberg eBook of Angiola Maria, by Giulio Carcano
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Angiola Maria
- Storia domestica
-
-Author: Giulio Carcano
-
-Release Date: March 09, 2021 [eBook #64766]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by the HathiTrust Digital Library)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA ***
-
- [Illustrazione: Angiola Maria]
-
- ANGIOLA MARIA
-
- STORIA DOMESTICA
-
-
- DI
- GIULIO CARCANO
-
-
- TERZA EDIZIONE, COLL'AGGIUNTA INEDITA
- DEL
- MANOSCRITTO DEL VICECURATO
-
-
-
- MILANO
- PER L'EDITORE PIETRO MANZONI LIBRAIO
- MDCCCXLV.
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-
- TIP. GUGLIELMINI.
-
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-
-ANGIOLA MARIA
-
-
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-
-A CORINNA
-
-
- O spirito gentile,
- Che nel silenzio a visitarmi scendi;
- E a un angelo simile
- La più ascosa del cor favella intendi:
-
- Dimmi, qual luce è questa
- Che splende alla deserta anima mia?
- E qual memoria desta
- L'amica del pensier malinconia?
-
- Luce è d'amor, che move
- Dall'ignota virtù de la bellezza;
- Malinconia, che piove
- La segreta del pianto alma dolcezza! —
-
- In tempo lieto io vidi
- La tua sembianza, e ancor mi sei presente;
- E ancora mi sorridi,
- E all'arcano tuo raggio arde la mente.
-
- La tua fronte serena
- È quasi all'alma trasparente velo;
- E l'occhio che balena
- Par che dica alla terra: Io son del cielo!
-
- Diva solinga e pura,
- Questi adunque ti sacro umili fiori;
- Prole di zolla oscura,
- Da te cercan la vita ed i colori.
-
- Li colsi sull'aurora,
- Nè perduta avran forse ogni fragranza;
- V'è una lagrima ancora:
- È la lagrima pia della speranza!
-
-Marzo, 1839.
-
-
-
-
-LIBRO PRIMO.
-
- 1. Con due ale sollevasi l'uomo da terra, cioè con la
- semplicità e con la purità: semplicità dev'essere
- nell'intenzione, purità nell'affezione. — Non è
- creatura così piccola e vile che non rappresenti la
- divina bontà.
-
- 2. Il cuor puro trapassa il cielo e l'inferno.
-
- _Tommaso da Kempis._
-
-
-
-
-PROLOGO.
-
-
-Non è poesia senza verità e senza virtù. Se la Musa non veste il
-semplice manto della Verità; se la Virtù non le insegna il suo casto
-e tranquillo sorriso, le creazioni della poesia saranno indifferenti,
-o vane; poichè l'arte non è solamente figlia dell'inspirazione, ma
-anche della sapienza. Allora il poeta non avrà il suo più dolce premio,
-quell'intimo assenso ch'è la risposta dell'anima; non troverà nessuno
-che consacri a lui un pensiero, un affetto. — Il cuore poi ha sempre
-bisogno d'amare; esso sente bensì e gusta quanto accarezzi la sua parte
-di creta, ma intende e ama ciò che solleva la sua parte più bella, la
-coscienza.
-
-Per chi studia il cuore e le sue migliori affezioni, che nutrono le
-virtù semplici e domestiche, anche la vita della più umile creatura,
-anche la storia segreta dell'anima più modesta, sono una lezione
-sublime, quant'è il meditar sulla sorte dell'uomo grande e caduto,
-sull'età delle nazioni, sui fatti terribili e sanguinosi degli uomini.
-
-E noi, deh! non vogliamo crederci e parer peggiori di quello che siamo:
-le grandi virtù son rare, e per questo appunto son grandi; ma la virtù
-modesta, la virtù docile e vera abita in mezzo di noi. E tu, sempre
-che la cerchi, ad ogni passo puoi incontrarti in essa; e la ritrovi
-ne' piccoli e ne' potenti; e più spesso forse nella casa che nel
-palazzo, perchè, se non foss'altro, i più vivono nelle case, i pochi
-ne' palazzi. — Ond'io penso, che una fedele pittura della vita onesta e
-innocente sia studio più gentile e miglior pascolo dell'anima, che non
-la trista notomía d'una società fattizia e malata, di che grandemente
-si compiacquero molti; poichè, mentre questa non fa che serrarti il
-cuore e stillarti nell'anima il dubbio, lo sconforto e l'egoismo,
-quella invece nutre l'amore e procaccia l'esempio.
-
-L'innocenza poi ha in sè stessa un incanto di semplicità così vero,
-una dolcezza di vita e di costume sì schietta, che l'anima più severa
-e restia non può a meno di sentirne la bellezza, di donarle grazia,
-amicizia, o se non altro, di dimostrarle rispetto. Egli è ciò che v'ha
-in terra di più celeste!
-
-Ma anch'essa, questa virtù tutta sorriso e fiducia, è fuggitiva e
-pellegrina nel mondo. Dapprima il cielo, il sole, la bella natura,
-la contentezza dell'oggi e del dimani, tutto è per lei. Essa cerca
-l'amore, senza invidia e senza sospetto; è felice, e ha bisogno che gli
-altri sieno felici con essa. — È il fanciullo, il quale non conosce
-che suo padre e sua madre, e ama chiunque folleggi con lui e gli
-compiaccia; i suoi pensieri son lieti, come una fresca corona di rose
-sulla sua testa infantile.
-
-Se non che, troppo presto il pianto domanda il suo diritto, e l'alba
-della vita dura per poco. Dice un filosofo, che l'uomo è sì grande,
-che la sua grandezza appare anche in ciò, ch'egli si conosce misero.
-Così, quand'esso sente il peso de' suoi dolori, trova in sè medesimo
-una forza novella: la speranza. Questa gli dona la consolazione
-dell'amicizia, la dolcezza dell'amore; ed egli, incapace di sprezzar
-sè medesimo, sente pur sempre d'esser capace del bene. Allora l'amore
-solleva il cuore, consiglia la fede, suscita la volontà; e così tutti i
-nostri giorni fossero come quelli in cui veramente amiamo!
-
-Ma il cammino della vita è difficile. Il potere degli avvenimenti,
-dell'opinione, del costume crea nell'uomo, per dir così, una seconda
-natura; e questa, il più delle volte, soggioga la prima. Onde i più
-fortunati son coloro che, senza fallire la via, toccano alla meta,
-e che hanno saviezza abbastanza per vivere in pace con sè stessi, o
-coraggio abbastanza per soffrire.
-
-E anch'essa, la debole creatura che solo nacque per amare o per
-piangere, anch'essa, che vide morirsi d'intorno i più bei fiori della
-vita, conserva nel cuore un tesoro, la sua rassegnazione e la sua
-fede. L'angustia del dubbio, il languore dell'abbandono logorano la sua
-fragile esistenza; pure essa sostiene le prove della sventura, che son
-lunghe e dolorose, perchè la sventura è fedele. Ella è sola quaggiù,
-ma Dio è sopra di lei! E l'ultimo sacrifizio che fa un'anima innocente,
-è il più bello, il più sublime testimonio della virtù abitatrice della
-terra. — Così la storia d'una vita semplice e giusta può esprimersi in
-tre parole: innocenza, amore e sacrifizio.
-
-
-
-
-I.
-
-UNA DOMENICA.
-
-
-Chi vede un'alba di primavera nella nostra bella Italia, in questo
-cielo così quieto e trasparente della Lombardia, e non sente aprirsi
-libero il cuore e l'anima sollevarsi leggiera e serena, come al
-respirare un'aria che la nutre, ch'è la sua, non ebbe certamente, nè
-avrà mai, quel senso divino, che Dante, con sublime verità, chiamava
-intelletto d'amore. Questo sentimento così grande e puro non è gioia,
-nè maraviglia; non è nemmeno un'estasi; è l'intimo affetto della
-bellezza della natura, è vera poesia.
-
-Se tu hai contemplato qualche volta una di queste aurore, là sulle rive
-beate del lago di Como, dimmi, non ti nacque nell'anima un pensiero
-almeno, che la vita vi può esser più felice, gli anni più lenti e men
-gravi, il cuore più giusto, più in pace? E non pregasti allora, che
-Dio rendesse migliori i figli di questa dolce patria, dove si piacque
-di crear così bella e benedetta la natura? — Se tu non facesti questo
-voto, io lo feci per te!
-
-
-Era una mattina piena d'incanto. — La primavera cominciava appena;
-la limpidezza dell'aria e lo splendore del cielo, l'armonia della
-vita e della natura, tutto era bellezza e mistero. È il bel tempo,
-che il poeta sogna la gioventù del mondo, i giorni della creazione,
-quando terra e cielo forse non avevano che un nome; è il bel tempo,
-che rinnova que' miracoli della produzione, i quali all'uomo semplice
-e saggio si manifestano nelle grandi provvidenze della materia e
-della forza; che al ricco ozioso ristora la stanca complessione, e al
-povero contadino fa la promessa d'una buona annata. Allora noi sentiam
-più forte il bisogno d'amare i nostri fratelli, d'amar la terra dove
-nascemmo, i luoghi dove il nostro cuore apprese tanti cari nomi, fece
-tanti bei sogni nell'innocenza e nell'amore, e dove anche abbiam dovuto
-gustare i primi dolori, e piangere la prima volta!
-
-O nostra patria! — Ecco il sole, che nella pienezza della sua luce
-suscita l'allegrezza nel cielo, sparge la fecondità nelle campagne,
-la tranquillità nella vita, e l'amore nell'anima di tutti! Ecco
-interminate pianure, su cui l'occhio si perde; ecco laghi che ripetono
-il sereno del cielo, e fiumi maestosi, e acque irrigatrici; ecco
-campagne verdeggianti di gelsi, fiorenti di messi; colline liete d'una
-perpetua ubertà; monti che un'assidua coltura rivestì di vigneti e di
-pascoli, di casolari e di borgate! Qui la bellezza del cielo e della
-terra, la frequenza degli uomini, la leggiadria delle donne... È la
-terra de' nostri padri, dell'antica nostra religione, delle poche sante
-memorie che ancora ci rimangono. Non si cerchi di più. Il giovine ha
-bisogno della gloria, e della felicità, e ne vuole almeno la sembianza!
-
-
-Quel giorno era una domenica. — Dalle sponde e per le costiere de'
-monti che coronano le acque tranquille del lago di Como, s'udiva a
-intervalli ripetersi per l'aria e confondersi, a cento distanze, quasi
-in allegro accordo, uno scampanare di festa dai paesetti, de' quali è
-seminata quella beata parte di terra.
-
-Il più bello di quella scena, la ridente prospettiva di tanti villaggi
-che illuminati dal sole si specchiano nelle onde, quel misto di luce
-e di colori, quelle indefinite temperanze di vapori e d'ombre, tutto
-ciò sfida del pari il pennello del pittore e la magia della parola. Non
-son altro che poveri casali sparsi qua e là, sul dosso d'una collina,
-sulla costa d'un monte, o a fior dell'acqua; spicca solamente fra essi
-qualche casa più alta dell'altre, dipinta di bianco e circondata da una
-vite verdeggiante, o protetta dal bizzarro fogliame di qualche albero
-antico. Eppure sono i luoghi che t'accontentan l'occhio e il cuore, e
-che, veduti una volta, non sai più dimenticare.
-
-Al solo volger dello sguardo, su d'ogni punta che si prolunga
-nell'acqua, vedi bei villaggi distendersi a lungo della sponda, l'uno
-più dell'altro pittoresco e ameno, che sembrano sorti fuor del lago per
-incantesimo: su di ciascuna riva, su di ciascun'erta, arrestano la tua
-attenzione nobili e vasti palazzi degni di principi, a' quali ascendi
-per un ampio ordine di scaglioni; villette solitarie ed eleganti, che
-s'elevano al piede o sul fianco della montagna, ricinte di giardini
-tutti in fiore, adorne di piante rare e strane, consolate d'ombre
-perenni; più in su, la meschina casupola del montanaro e l'angusto
-suo campicello; poi la costiera si fa più ripida; spesseggiano gli
-arboscelli, e salendo ancora, non discerni che larghi strati bigiognoli
-d'ardesia, erbe grame che ne tappezzano i fianchi, e il saltellare
-d'acque montane. — Dall'una all'altra parte ti si presentano innanzi,
-ad uno, a due, a tre, i paesetti, quale sopra una pendice boscosa,
-quale sopra un ciglione tagliato a perpendìcolo, o in un seno di lago,
-o a cavaliere d'una roccia nuda e sporgente; mucchi di case, che ti
-sembran colà annidate per un giuoco dell'uomo: e se sollevi gli occhi
-fino a' vertici più alti, vedi disegnarsi nell'azzurro del cielo i
-contorni d'un'antica chiesa votiva, ch'è solitaria custode delle valli
-sottoposte.
-
-Eccoti in faccia un bel promontorio, coronato d'alcuni gruppi di
-pini, ove dal poggio fino alla scesa siede il più vago paese che ti
-si dipinga alla veduta; scena pittoresca di case modeste e tranquille,
-d'ombrosi vigneti e d'orti aprichi; pacifico asilo che seduce e invita
-nel suo seno l'uomo stanco delle cose di quaggiù. E dietro a questo
-superbo spettacolo d'acque, di piante e d'abitari, vedi altri monti;
-e dietro a quelli, altre cime, le Alpi; poi tutto l'orizzonte lucido
-e fiammeggiante, il sole che sparge una luce infinita, purissima
-sull'inquieta superficie del lago, e regna nel mezzo del cielo in tutta
-la solennità del suo splendore, come lo sguardo di Dio che si riposa
-sulla terra per risvegliarla alla vita. — Oh! per dire una sì gran
-maraviglia ci vuol ben altro che la mia povera penna.
-
-
-La piccola chiesa gotica di **** era aperta; e si vedeva il buon
-popolo della pieve entrarvi frettoloso e divoto, in fila, a gruppi,
-a brigatelle, mentre che le campane replicavano ancora l'ultimo tocco
-della messa della domenica. Per le viuzze oscure e chiuse dalle povere
-abitazioni, per le callaie bistorte e fiancheggiate d'un muricciolo
-di ciottoli, che sboccano nella piazzetta, da ogni casa, da ogni
-porta del dintorno, si vedevan salire, calare, incontrarsi donne,
-uomini e fanciulli: le madri si menavan dietro le figliuole, mentre
-i garzoncelli, nel loro bell'abito delle feste, correvan saltellando,
-come vispi capretti, sulla riva e pel greto; le fanciulle camminavano
-leste leste e raccolte fra i piccoli crocchii, che i compari e i
-giovani del paese andavan facendo qua e là sul sagrato della chiesa,
-fino a che la campana tacesse.
-
-Era proprio una bella gente; faccie floride e vivaci, fronti contente,
-aperte, su ciascuna delle quali avresti potuto legger la bontà del
-montanaro, mista a non so che d'ardito e di sagace, ond'è noto fra
-noi chi nacque sul lago; la bontà lombarda, e la toscana sottigliezza.
-I giovani sfoggiavano i loro acuminati cappelli a larga tesa, ornati
-d'un fibbiaglio d'acciajo, il farsetto nuovo di fustagno verde e le
-ampie brache di grosso velluto nero; nè più si contava fra essi che
-qualche vecchio fedele ancora al giubbone, all'alta cintura di cuoio
-e a' calzeroni di lana avvoltati sopra il ginocchio, in quella foggia
-che suol chiamarsi anche da noi _barulè_. Le fanciulle invece portavano
-addoppiato sulla testa un fazzoletto di vivaci colori, che copriva
-quella bella corona di spadine d'argento, onde le contadine lombarde
-hanno trapunte le trecce; andavano, quasi tutte del pari, vestite d'una
-semplice sottana di tela turchina, e di certi busti o giubberelli di
-seta o di rascia, rossi o cilestri, allacciati allo sparato delle
-maniche e del petto da molti galanetti di fettuccie, ch'erano una
-grazia. E mentre passavano, alcuna di quelle belle montanine lasciava
-indietro una rapida occhiata furtiva sui gruppi de' giovinotti del
-paese, forse cercando il suo innamorato; e qualch'altra si stringeva
-alla compagna, per nascondersi a uno sguardo audace che la cercava;
-ma la compagna volgeva il capo, e la tradiva con risa mal represse.
-A ciascuna giovinetta che di là s'avviasse, bisogna pur dirlo, que'
-garzoni arditi lanciavano di soppiatto una parolina, un motto, un
-sogghigno; e certo ch'eran da compatire, chè in piccolo paese si
-conoscono tutti, come fossero una famiglia. Ma quando videro di lontano
-venire alla volta della chiesa due donne vestite di nero, essi tacquero
-subito; e, con certo rispetto, si tirarono in disparte.
-
-Quelle due donne erano madre e figlia; una, curva della persona,
-portava sul volto magro e già rugoso, sebbene non apparisse molto
-vecchia, i segni del dolore che accorcia l'età; l'altra era giovinetta
-e fresca, ma così pallida e bianca, che nessuno, in quell'abito oscuro,
-e sotto quello zendado nero, l'avrebbe detta una contadina. Era il suo
-viso di gracile contorno e d'un ovale perfetto; gli occhi, che parevano
-ancora rossi del piangere, teneva chini a terra; e le mani, congiunte
-sopra il seno con un fare onesto e rassegnato, raccoglievano lo zendado
-d'intorno al sottile suo busto. Essa non era grande della persona,
-ma snella e graziosa del portamento; e più di tutto i suoi piccoli
-piedi, che spiccavano sotto le pieghe della nera sottana, rapivano gli
-occhi. In somma, v'era in lei qualche cosa di gentile e di raro, che al
-primo vederla non avresti pensato mai la fosse nata da povere genti,
-in un oscuro villaggio; chè invece pareva, sì dilicata e contegnosa
-ch'ell'era, allevata nel seno di ben più eletta condizione. Eppure
-era un fiore bello e modesto di quell'ignoto terreno, cresciuto in
-quell'aria libera e viva.
-
-Già tutti erano entrati nella piccola chiesa; dove, in silenzio e con
-una quiete consueta, si dividevano, gli uomini a parte destra, le donne
-a sinistra, savio costume antico che ancor dura nelle nostre campagne.
-Al cominciar della messa, s'inginocchiavano tutti al punto stesso,
-come i figliuoli che aspettano la benedizione del loro padre. E in quel
-giorno, era un loro fratello, un giovin prete del paese, che, in vece
-del vecchio curato, offriva per essi al Signore il divino Sacrifizio.
-
-La sua voce era chiara, solenne, ma commossa: le semplici parole
-del messale, cantate da lui con severa cadenza, avevano un non so
-che di tremolo e malinconico. Tutti que' contadini, in un sincero
-raccoglimento, parevano ascoltare con più divota attenzione quelle
-ripetute orazioni, ch'essi non intendevano, ma che accompagnavano
-nella fede e nella giustizia de' loro cuori. Ma quando il prete si
-rivolgeva dalla mensa dell'altare per dire: _Pregate, o fratelli!_
-— o per ripetere quelle sante parole: _Il Signore sia con voi!_ essi
-guardavansi l'un l'altro in atto di compassione; poichè s'erano accorti
-ch'egli aveva pianto, e che nel presentare al Signore i voti de' suoi
-fratelli aveva pur domandato per sè consolazione e pace.
-
-Ma v'erano nella chiesa due donne che intendevano la pienezza di quel
-dolore, perchè ne portavano anch'esse una gran parte; erano quelle
-stesse, vestite a bruno, alle quali, mentre passavano poco prima, i
-buoni contadini avevan dimostrato certa onoranza e rispetto. Oh nessuno
-colà, in quel giorno, pregava con tanto fervore, con tanta pietà, come
-quelle due donne!
-
-Quand'ebbe finita la messa e benedetto il piccol popolo, il giovine
-sacerdote si rivolse, e con voce piana e tranquilla disse dall'altare
-una di quelle parabole evangeliche, piene di semplicità affettuosa, di
-santa benevolenza, che scendon nell'intimo de' cuori con la soavità del
-virtuoso consiglio e nella divina schiettezza della verità.
-
-Le sue parole non eran cercate, nè mandate a memoria: egli parlava
-semplicemente, parlava il linguaggio dell'anima religiosa; e un cuore
-pieno di fede e di speranza era sulle sue labbra. La grandezza di
-quella dottrina, che con l'unico precetto d'una vita divina quaggiù,
-spiegata a esempio delle virtù umane, ha rinnovato la faccia della
-terra, rivelavasi nell'umile verità delle sue parole; e la santità di
-quella morale che consola e che persuade, adatta alla severa ragione
-del saggio, come a' naturali intelletti di que' contadini, inspirava
-ne' loro cuori la contentezza della pace e della fratellanza — perchè
-egli parlava loro d'una giustizia incolpabile e del terrore de'
-cattivi in mezzo al trionfo, delle afflizioni di questa terra e del
-contraccambio preparato lassù, di carità e di preghiere, di perdono e
-di rassegnazione.
-
-Intanto un giovin signore era entrato nella chiesa; e messosi in un
-canto, senza che molti s'addassero della sua presenza, si rimase con
-attenta maraviglia, per seguir le parole che il prete allora proferiva
-con accento più rapido e commosso, e ch'eran queste:
-
-— O miei fratelli, io lo domando a voi, e fra voi, a ciascun di coloro
-a' quali il Signore ha già mandato le sue prove, se non sia vero
-che nel tempo della disgrazia noi ci ricordiam della religione, noi
-sentiamo il bisogno di credere in essa, e confessiamo ch'è la verità!
-Allora corriamo a inginocchiarci all'altare, e domandiam di poter
-pregare e di piangere; poichè gli uomini non risposero alle nostre
-parole di dolore, e il nostro cuore non trovò pace nelle speranze
-terrene. Ah sì! non c'è umana superbia, la quale non cada dopo un'ora
-di miseria. — Oh! lasciate che sia disprezzato colui che mette la sua
-ragione nel cielo, e la sua fede nel Signore! Egli sa la verità più
-del filosofo che tentenna nell'oscurità del dubbio, e più del grande
-che ride e si dimentica. I'ho conosciuto, o miei fratelli, questi
-uomini che si chiamano i sapienti, e quelli che voi credete felici e
-potenti come i maghi, perchè son ricchi e hanno un gran nome: io le
-ho vedute queste grandi felicità, che i piccoli invidiano senza nè
-manco indovinarle — deh! che valgon mai, con le loro eterne menzogne,
-co' piaceri pagati a peso d'oro, e più di tutto con quella nausea di
-sazietà che le accompagna! — Sì! lo credete! nessun uomo quaggiù ha il
-diritto d'esser più felice del suo fratello! — Tutti posson esserlo del
-pari, perocchè lo stesso Libro è aperto a tutti, e la felicità è nella
-_verità_, e la contentezza nella _giustizia_. Gli è meglio patire, come
-il povero, come voi; e benedir al Signore, quando vi concede il vostro
-pane quotidiano, quando manda un lungo sonno di riposo sulle vostre
-coltri non invidiate, che non vivere schiavo delle usurpazioni, de'
-pregiudizii di quel mondo che non conoscete, e veder tutti i giorni
-il disinganno faccia a faccia, e crescere il proprio bene a scapito di
-quello degli altri. Il Signore ha vissuto nel tempo, è venuto fra noi,
-e ha voluto esser l'ultimo degli uomini: nessuno maledica dunque al
-Signore nella povertà e nella disgrazia!.. Egli v'ha dato l'allegrezza
-del cielo, l'aspetto d'una natura sorridente e feconda: Egli ha tolto a
-voi e a tutti i vostri fratelli che vivono in questa parte di terra, un
-nome potente, temuto una volta, e adesso dimenticato, inutile!.. Ma il
-Signore ha detto: Siate sempre fratelli, amatevi sempre! E io vi ripeto
-nel nome di lui: Ricordatevi che il Signore ha in mano il passato e
-l'avvenire, ch'egli suscita dal peccato la rigenerazione, dalla morte
-l'eternità! Educate nella rettitudine e nell'amore i vostri figliuoli,
-perchè essi vi consoleranno, e piangeranno quando voi sarete morti,
-e terranno sempre nel loro cuore la vostra memoria. — Oh! io non ho
-mai parlato a voi con tanta effusione di cuore come in questo giorno,
-nel quale invano gli occhi miei van cercando una cara testa canuta
-in mezzo di voi, la testa del padre mio, che con tanta gioia avrei
-veduto levarsi intenta alle mie povere parole, sotto le vôlte di questa
-chiesa. — Sia pace all'anima di quell'onesto vecchio! Oh ditelo voi
-pure con me, e perdonatemi, se domando la vostra preghiera anche per
-un dolore ch'è tutto mio.... La vostra preghiera, o fratelli, è per un
-giusto! —
-
-Il prete s'interruppe a queste parole, e un singhiozzo mal represso,
-e un pianto a gran pena trattenuto, s'udirono scoppiare in un angolo
-della chiesetta. Erano le due donne vestite di nero, le quali avevan
-cercato in vano di soffocare un affanno recente, al ricordarsi
-dell'uomo di cui parlavano le malinconiche parole del prete.
-
-Il giovin signore volse uno sguardo a quella parte, e si
-sentì commosso, poichè indovinò il segreto d'una sventura così
-involontariamente confessata, di un dolore così sincero. Egli guardò
-ancora, e vide sotto il velo bruno, ond'era ricoperta la giovinetta,
-l'eloquente pallidezza d'una fronte verginale e addolorata, ch'era
-stata dinanzi rosea di freschezza e sorridente; vide due occhi neri che
-piangevano tacitamente, un volto bianco e soave che s'inchinava, che
-gli ricordava uno di que' volti d'angiolo dipinti da Raffaello.
-
-Anche il prete fermò, quasi non volendo, gli occhi a quel lato, ma
-subito ne li distolse: le due donne erano sua madre e sua sorella. —
-Egli continuava:
-
-— La vita è breve, l'affanno è passeggiero anch'esso; ma verrà tempo
-che tutti i dolori saranno consolati. Non invidiate a coloro che stanno
-in alto, e non desiderate che venga il giorno di poterli calpestare
-e disprezzare voi pure, com'essi forse fanno adesso con voi; perchè
-il Signore ha benedetto l'uomo che patisce, e beato è colui che muore
-con maggior carico d'amore e di dolore!... Pregate, o miei fratelli,
-pregate per voi, per i vostri figliuoli, per i vostri poveri morti!...
-E quando, la sera, ve ne state raccolti in devoti crocchietti dinanzi
-alle vostre porte, dicendo in comune le vostre preghiere, o insegnando
-a ripetere a' vostri fanciulli il paternostro, non vi sconfortate se i
-cattivi passano e ridono. Essi non conoscono il tesoro d'una tranquilla
-coscienza, nè la contentezza delle anime semplici e credenti. E così
-io parlo a voi, perchè il profeta del Signore ha detto — e qui il prete
-levava la fronte con un ardor solenne, e il suo aspetto era acceso d'un
-sacro entusiasmo: — Lo spirito di Dio è sopra di me, perchè Dio m'ha
-consacrato, e mi mandò a portar la sua parola a' mansueti di cuore, a
-medicare gli addolorati, a prometter l'indulgenza a' prigioni, e la
-libertà a quelli che stanno rinchiusi. Egli mi mandò a predicare il
-tempo della misericordia e il giorno della vendetta, a consolar tutti
-quelli che piangono, a dar loro la corona per la cenere, il balsamo
-della gioia per il lutto, il manto della lode per le sofferte angustie.
-E costoro saranno chiamati i forti della giustizia, la radice della
-gloria del Signore. Perchè, come la terra produce i suoi frutti, e
-come l'orto gérmina la sua semente, così il Signore farà sorgere la
-giustizia e la santità in faccia a tutte le genti. —
-
-Il sacerdote benedisse il popolo, e scese dall'altare. E il giovine
-se n'andò, maravigliato di questa semplice eloquenza, che a lui parve
-sublime; se n'andò meditando a quella scena di dolore sì schietto e
-religioso, della quale l'aveva fatto testimonio il caso. Pensava alle
-due donne, al prete, a quella gente commossa, all'umile chiesa; nè
-ricordavasi d'aver provato mai un senso così mestamente pietoso, come
-quello che toccava allora il suo cuore.
-
-
-
-
-II.
-
-SUL TERRAZZO.
-
-
-Una villa, che ancora si vede, a breve distanza di ****, sorgere sulla
-riva destra del lago, fabbricata nello stile malinconico e severo
-dell'architettura del secolo passato, ha un bel terrazzo, che su d'una
-roccia stagliata stendesi alquanto nell'acqua, e lascia allo sguardo
-abbracciare la pittoresca veduta di quelle cinque miglia di lago,
-chiuse tra Como e la punta di Torno. Su quel terrazzo, che è come il
-prolungamento d'un'ala della casa, andavano e venivano, nella stessa
-mattina, alcuni servi per apparecchiar la consueta colezione de' loro
-padroni, una colezione all'inglese.
-
-E di fatto, una famiglia inglese aveva preso a pigione la villa per
-tutta la state di quell'anno. Era un vecchio signore venuto co' suoi
-figliuoli a cercare, sotto il ridente nostro cielo lombardo, alcuni
-mesi di salutar riposo dalle fatiche dell'aristocrazia. Avevano
-lasciato per la prima volta il cielo nebbioso di Londra e lo splendido
-tumulto della vita politica e cittadina; chè un viaggio sul continente
-è, per l'inglese, medicina d'ogni rovescio; per l'inglese che, in casa
-sua, tesse tranquillamente la politica delle cinque parti del mondo; e
-fuori, sen va a centellare con egual costanza il suo tè sui ghiacci del
-gran San Bernardo, e all'ombra delle Piramidi.
-
-
-— Vieni, Elisa! diceva una bionda giovinetta, correndo fuori colla più
-graziosa sveltezza su quel terrazzo. Vieni, dunque! chè le dieci ore
-sono testè sonate al villaggio, e il mio buon appetito me ne avverte.
-Nostro padre verrà subito anch'esso.
-
-— Eccomi, cara! le rispondeva uscendo Elisa, la sorella di Vittorina.
-Che bel giorno! che bel cielo! io aveva letto e sentito dir tante cose
-dell'Italia, ma non pensavo che fosse sì bella!
-
-— Bada prima, o sorella, a servire il tè! e poi, farai le tue
-contemplazioni alla buon'ora. Pensa a noi, te ne prego, o fantastica
-creatura. Vedi mo! quest'aria, che in te risveglia la poesia, in me
-stuzzica l'appetito!
-
-Ma l'Elisa, ch'era la sorella maggiore, una giovinetta pallida,
-malinconica e bella come la Malvina d'Ossian, non dava pensiero alla
-premura di Vittorina. Ella s'era abbandonata mollemente sul poggiuolo
-del terrazzo, e distratta guardava l'acqua del lago, che rompevasi con
-monotono gorgoglío al piede del sasso: e diceva sotto voce, parlando
-con sè stessa: — O mia povera madre! se tu pure fossi qui con noi! Io
-t'ho conosciuta appena: ero sì piccina ancora, quando n'abbandonasti
-per andare in paradiso!... Ma pure mi ricordo di te, mi ricordo de'
-tuoi baci, delle tue carezze.... Tu eri malinconica! Oh se tu fossi
-qui con noi, io non piangerei, ma così!... — E sollevava la faccia al
-sereno del cielo.
-
-Venne in quella sul terrazzo un vecchio signore, d'alta statura, di
-contegno serio e severo. Egli salutò d'un cenno della mano le due
-giovinette, poi si mise a sedere. Vittorina gli corse al fianco, e
-lo baciò in fronte, con una tenerezza infantile, dicendogli: — Buon
-giorno, padre mio! come state?
-
-— Bene.
-
-— Volete ch'io serva il tè? Io farei subito colezione ben volentieri!
-Ma non siate così brusco: l'aria di questo paese non vi rallegra?
-
-— Sì, quel che vuoi, cara. Ma l'Elisa che fa?
-
-— Eccomi, padre mio! perdonate, io era distratta ne' miei pensieri.
-
-Nel mentre le due sorelle apprestavano il tè, lord Guglielmo Leslie se
-ne stava taciturno, corrucciato in viso, e le gomita appoggiate alla
-tavola in atto d'interno dispetto; le due giovinette si sogguardavano
-tacitamente a ora a ora. Ma la fronte di Vittorina era serena e gaia,
-e sulla sua bocca scherzava sempre un ingenuo sorriso; Elisa invece
-levava gli occhi azzurri e intenti, e pareva voler leggere nella cupa
-meditazione del padre, perchè sentiva il bisogno di dividere il suo
-dolore e di confortarlo.
-
-Quella era dunque una mattina assai mesta, in faccia a un cielo
-incantevole, nel giorno più bello della primavera.
-
-Dopo un lungo silenzio, e poi ch'ebbero finita la colezione, Elisa si
-rivolgeva a suo padre, e vincendo una certa titubanza, dicevagli con
-tutta soavità: — Perdonategli, padre mio, perdonate al nostro buon
-Arnoldo! Ditemi che non è vero che voi non l'amiate più!.. dunque, se
-l'amate ancora...
-
-— Chi mi parla di colui?... rispose con piglio severo il lord.
-
-— È la vostra Elisa, padre mio, la vostra Elisa a cui pur volete tanto
-bene... Ma voi ne volete anche ad Arnoldo, e nel vostro cuore gli
-perdonate, non è vero?
-
-— Finitela, riprese il padre suo, finitela! Guai a chi mi parla di
-riconciliazione con quell'uomo indegno!... È troppo! — E battè con
-tal impeto di rabbia il pugno sulla tavola, che la povera Elisa si
-levò sbigottita; e Vittorina, che già stava per aggiunger la sua alla
-preghiera della sorella, balzò indietro, e mise un grido di spavento.
-
-Il vecchio lord, mormorando ancora — È troppo! — aggrottava le ciglia:
-poi, alzatosi dispettosamente, volgeva le spalle alle figliuole, e
-rientrato in casa, chiudevasi dietro le imposte. Elisa e Vittorina
-rimasero guardandosi l'una l'altra, e senza osar seguirlo cogli occhi,
-nè dir parola.
-
-
-Lord Guglielmo Leslie discendeva da una famiglia antica e chiara. I
-Leslie avevano avuta non l'ultima parte nelle vicende politiche del
-loro paese; e quantunque fossero scaduti da quell'antico splendore
-di potenza famigliare che i secoli e le ricchezze avevano sancita,
-nondimeno serbavan tuttavia gli avanzi d'un orgoglio aristocratico,
-e di quella superbia, direi quasi dinastica, che i severi Inglesi,
-più che tutti gli altri, seppero conservare in mezzo a tutte le loro
-cittadine libertà e a' loro civili procedimenti. Non c'è popolo, che
-al pari degl'Inglesi sia così ostinato e sdegnoso mantenitore de'
-privilegi e delle franchigie che i nobili vantano sui cittadini, e
-che nel mentre combatte in pace e in guerra per la causa della libertà
-delle nazioni, conservi con tanta gelosia i suoi privilegi e diritti;
-i quali almeno non sono, colà come altrove, una boria ridicola, poichè
-posano saldi sopra una base di fatto, come il cammino degli avvenimenti
-e le vicende del poter civile ve li hanno essenzialmente stabiliti.
-
-I Leslie di Falconbridge tenevano ancora alcuni vasti poderi in una
-delle più colte contrade del mezzodì d'Inghilterra. Al principiar del
-nostro secolo, non eran rimasti di quella famiglia che due fratelli,
-lord Giorgio e sir Guglielmo. Il primo, dopo che sostenne una grave
-magistratura dello Stato, andò a ritirarsi nelle sue terre, in seguito
-d'una mutazione del ministero; e il re aveva premiato le sue fatiche e
-il suo prudente ritirarsi a tempo col titolo di barone. Ma lord Giorgio
-non aveva figliuoli, e la sua recente dignità doveva passar nella
-linea cadetta. Sir Guglielmo dunque tenne aperti gli occhi sull'andar
-delle cose; accarezzò sempre le opinioni del fratel suo, e aspettò
-il giorno che gli avrebbe dato nuovi diritti e nuovi doveri. Nella
-futura grandezza dell'unico suo figliuolo Arnoldo, egli concentrava
-tutta la sua stessa potenza e quella del nome della sua famiglia, del
-quale era così geloso veneratore. Altero per costume e per educazione,
-tenace, fino allo scrupolo, della sua antica nobiltà e delle domestiche
-abitudini alle quali era stato ligio per tant'anni, dal tempo che
-viveva nell'antico castello di suo padre, là nell'Hampshire, sir
-Guglielmo pareva dispettoso d'invecchiare, senza vedere che le sue
-speranze s'avverassero mai. Non dirò ch'egli avesse desiderata la
-morte di suo fratello lord Giorgio, per venire in possessione delle
-sue grandi tenute e per andarne esso pure a sedersi nel parlamento; ma
-stava ad aspettarla, perchè Giorgio era d'alcuni anni più vecchio di
-lui, e di salute logora e fiacca.
-
-A quarant'anni, sir Guglielmo s'era ammogliato con Arabella Randale,
-che l'aveva fatto padre d'Arnoldo e di quelle due care giovinette,
-Elisa e Vittorina.
-
-La povera Arabella non era stata felice! Sacrificata, come pur troppo
-avvien di sovente anche fra noi, all'orgoglio e all'interesse, era
-stata gettata, qual vittima, nelle braccia d'un uomo ch'ella non amava,
-e che le tolse il suo per darle un nome, che non le fece palpitare
-soavemente il cuore, se non quando divenne il nome de' suoi figli.
-Ma l'anima sua era pia, la sua volontà docile e rassegnata. Tutta la
-vita di lei, che non fu lunga, era stata uno studio costante e secreto
-d'amar l'uomo ch'erale toccato a compagno, di cercare le più sane e
-oneste idee della mente di quest'uomo, le sue virtù sebben piccole,
-e le affezioni del suo cuore, per rispettarlo e amarlo in quelle.
-Ma sir Guglielmo era uno di coloro a' quali la natura sembra aver
-rifiutato il dovere amoroso di marito e di padre. Agitato da continui
-pensieri di fumo e d'ambizione, travagliato da mala vicenda nella sua
-domestica economia, egli era quasi sempre meditabondo, accigliato,
-dispettoso: fosse il cielo torbido o sereno, si raccontasse di fortune
-o di miserie, si spargesse la gioia o il dolore nella famiglia o ne'
-circoli, sempre la stessa nube era sulla sua fronte, lo stesso amaro
-sorriso sulle sue labbra. Non mai egli sovvenne la disgraziata sua
-donna di quelle consolazioni che cancellano tante memorie penose, nè
-mai le fu largo di quelle sollecite cure che medicano anche le più
-triste piaghe della vita. Arabella aveva vent'anni quando fu maritata
-a sir Guglielmo; a trentadue ella moriva, moriva portando seco tutto
-il cordoglio della sua vita sconosciuta e negletta. Aveva compiuto il
-sacrifizio di tutto ciò che v'ha di più sacro, la fede e l'amore; e
-non lasciava in terra che un pensiero di rammarico e un ultimo ardente
-desiderio: il pensiero de' suoi tre figliuoli, i quali, così giovani
-ancora, restavano senza di lei: il desiderio ch'essi almeno, più di
-lei, fossero felici.
-
-Dopo la morte di sua moglie, sir Guglielmo si mise dentro, assai più
-che prima non avesse fatto, nelle pubbliche cose. Egli si dimostrò
-allora uno de' più caldi sostenitori del partito _tory_, come già era
-sempre stato; e adoperò nome, fatiche e promesse al trionfo della sua
-parte. Sebbene non fosse quel che si chiama uom di Stato, e i più lo
-tenessero in conto di persona di comune levatura, nondimeno aveva
-quella prudenza politica che insegna di non arrischiar mai troppo,
-e quell'accorgimento che consiglia i mediocri ad appoggiarsi a'
-potenti senza farseli necessari, e a giovarsi a tempo di loro, facendo
-sembiante d'ajutarli.
-
-Mandò, com'è quasi legge pe' ricchi inglesi, il suo Arnoldo a viaggiar
-sul continente; affinchè poi, tornato in patria, si ponesse fra i
-candidati delle elezioni, per cominciare la sua via politica nel
-parlamento. Egl'intanto menò splendida vita in Londra, fece illustri
-amicizie, e molto profuse della sua ricchezza.
-
-Alla fine, lord Giorgio era morto nel suo feudal castello
-dell'Hampshire; e per accontentare la lunga aspettativa e la boria
-gentilesca del fratel suo, l'aveva chiamato unico e universale suo
-erede. Sir Guglielmo, divenuto così lord Leslie, vedeva avverarsi
-una dopo l'altra le sue speranze già da lungo tempo mature. Richiamò
-allora dal continente suo figlio Arnoldo, impaziente d'aprirgli un
-avvenire più sicuro e splendido; di preparargli una condizione, che non
-solamente gli procacciasse rispetto, ma facesse rumore e invidia.
-
-Arnoldo abbandonava a malincuore, e colla speranza di rivederle,
-le bellissime spiaggie di Mergellina, di Baja e di Pozzuoli, ove
-trovavasi allora; abbandonava la delizia di quel mare e di quel cielo
-veramente italiani, per ritornarsene, ignaro della domestica fortuna
-che l'aspettava, nel seno della superba Londra. Qui vide suo padre
-acceso più che mai di volontà d'onori e di ricchezze, attorniato di
-favoreggiatori e di nuovi amici; i quali vivevano tutti del suo credito
-e de' suoi conviti, e vendevansi a gara alla sua potenza.
-
-Il giovine amava le solenni memorie domestiche, e l'antica grandezza
-della sua famiglia così severa, veneranda e tranquilla, di cui il
-pensiero de' suoi prim'anni gli risvegliava la poetica ricordanza. Ma
-allora il suo cuore non era più il cuor del fanciullo; Arnoldo non era
-più quel di prima. Educato dall'esperienza de' viaggi, dallo spettacolo
-di tanti e variati costumi, dagli avvenimenti che dovunque parevano
-incalzarlo, dagli stessi suoi pensieri che si maturavano a una volontà
-più tenace e a più costanti proponimenti, il giovine si persuadeva che
-il tumulto della vita civile non era per l'uomo che sortì da natura
-affetti generosi ma tranquilli, non era per lui.
-
-Egli era entrato nell'onesta casa del cittadino di Parigi, e nella
-soffitta del povero operaio di Lione; stanco dalla lunga via sotto
-gli ardori del sole d'estate, s'era riposato all'ombra d'una vecchia
-quercia spagnuola, in mezzo a una banda di _guerrilleros_, che
-dormivano d'intorno a lui sicuri e spensierati, sul nudo terreno, co'
-fidi loro moschetti a lato; aveva durato molte notti sotto il tetto
-d'un casolare svizzero, in cima delle Alpi, alla vista delle eterne
-ghiacciaie, e del paese povero e libero; s'era adagiato nella barca
-del gondoliere veneziano, e aveva vogato nel navicello del pescatore
-di Napoli. Allora egli aveva sentito forte più che mai nel cuore la
-voce misteriosa della verità e della bellezza, che spiegano allo
-sguardo sempre e da per tutto una poesia potente e divina, nello
-spettacolo della natura e nelle vicissitudini del cielo e del mare,
-nella religione della povertà e nell'entusiasmo degli umani sacrifizi;
-allora aveva meditato a sè stesso, e aveva conosciuto che ben poca cosa
-diventano, in faccia d'una provvidenza così grande, le glorie storiche
-e l'orgoglio d'una famiglia che conta i nomi degli avi e de' redati
-poderi, nè si giova delle larghe fortune, che per far nuova grandezza e
-per ambizioni maggiori.
-
-Il cuore d'Arnoldo era buono e mite; generoso, com'è il giovine a
-vent'anni, ardente di trovar nella vita la bellezza e l'amore, come
-il poeta nelle sue prime inspirazioni, egli avrebbe fatto rinuncia
-del suo avvenire e forse della sua stessa fortuna, preparata con sì
-lunga solerzia, per una vita oscura e modesta, ma consolata dalla
-benevolenza, dall'amore, dalla semplice e tranquilla amicizia. L'arte
-della vita per lui altro non era ancora che il bel sogno della virtù.
-
-Una sera, lord Leslie, all'uscir della Camera de' Pari, chiamò con gran
-mistero il figlio nel suo gabinetto. E con insolita amorevolezza, e con
-la fronte serena, egli ch'era sempre accigliato e di scarse parole,
-s'aperse con Arnoldo, gli disse d'avere spesa tutta la sua vita per
-lui; gli ragionò della grandezza della sua casa, dell'onoranza degli
-avi; e conchiuse col proporgli un illustre accasamento, che doveva
-ristorar la sua ricchezza, crescere il favore del suo nome, e a lui
-medesimo aprire la luminosa via degli onori. In sulle prime, il giovine
-ristette mutolo e scontento; ma poi non potè rifiutare a suo padre di
-conoscere almeno la damigella che doveva essergli promessa sposa: e
-la cosa stette intanto segreta. La vide dunque, e la conobbe; essa era
-bella, orgogliosa e leggiera; era fatta per i piccoli trionfi del gran
-mondo, non per viver nel cuore d'un uomo. Arnoldo sentì subito che non
-avrebbe potuto amarla mai; vide che, insieme alla fanciulla, gli era
-necessario sposare anche la causa de' parenti di lei, gli parve quasi
-d'esser venduto; e a questo repugnava. Aperse allora la sua risoluzione
-al padre, che impaziente aspettava, e lo scongiurò di comandargli
-qualunque sacrifizio, fuorchè quello del suo cuore.
-
-Levò la testa il lord in atto di maraviglia, impallidì a quella
-negativa improvvisa; e congedò, senza dir nulla, ma in superbo atto,
-il ribelle figliuolo. Lord Leslie aveva già impegnata la sua parola a'
-genitori della fanciulla; e quello strano rifiuto d'Arnoldo rovesciava
-tutto l'edificio delle sue speranze. Poichè invano ebbe intromessi i
-consigli d'alcuni autorevoli parenti per vincere l'ostinata ripulsa
-del figliuolo, risolvè di lasciar l'Inghilterra, e se ne venne con
-rapido viaggio in Italia, insieme con Elisa e Vittorina. Arnoldo,
-ignaro affatto di quella subitanea partenza, e dolente dell'ingiusto
-sdegno del padre, ascoltò il buon pensiero di seguitarlo, per tornar
-più presto che potesse in pace con lui. Partì non molto dipoi, e lo
-raggiunse, ch'egli era di fresco arrivato.
-
-Io non dirò come il padre e il figlio s'incontrassero sul terrazzo
-della villa di ****, nè dirò le lagrime e le preghiere delle due
-giovinette, che tentarono invano di mitigare la cupa collera di
-quell'uomo sdegnato.
-
-— Io sono figliuol vostro, diceva Arnoldo supplichevole, e voglio
-starmi con voi! Se voi non mi perdonate ancora, aspetterò che il tempo
-e la conoscenza delle mie virtuose intenzioni mi tornino alla grazia
-vostra. Sì, avrò pazienza, finchè voi non pronunziate sul mio capo la
-maledizione!...
-
-Lord Leslie pareva commosso; ma non cedette, nè rispose che questo: —
-Andatevene, sconsigliato! Io non vi rivedrò finchè non abbiate fatto
-miglior senno. — E ogni ragione fu inutile.
-
-Ma Arnoldo non rinunciò alla sua virtuosa speranza. Prese a pigione una
-piccola casa, che non era a più d'un miglio di quella villa; abbastanza
-contento, se gli avvenisse d'incontrar le sue buone sorelle o sul lago,
-o sui sentieri della montagna. Con esse, egli ingannava molte ore,
-ragionando di tante care cose, di tante memorie che portava nel cuore.
-
-
-La storia di codesta vicenda famigliare potrà, cred'io, spiegare
-la sdegnosa tristezza del lord, e l'amorevole preghiera delle due
-fanciulle, in quella mattina.
-
-
-
-
-III.
-
-A DIPORTO SUL LAGO.
-
-
-Le due sorelle eran restate per alcun tempo sul terrazzo, dopo che
-il padre loro s'era ritirato. Mortificate e timide, come chi sente
-ripetersi la negativa di cosa già prima domandata nè ottenuta mai, esse
-guardavansi e tacevano. I loro pensieri eran diversi, ma i loro cuori
-eran del paro sbigottiti per quell'ostinato dispetto; nè sapevan come
-mai un padre potesse, quantunque offeso, non aprire per il primo le
-braccia a un figlio che prega. Avventurate! elleno si ricordano ancora
-della madre loro, e di quell'amore con cui le accarezzò fanciullette;
-elle non sanno di che sia capace un antico orgoglio, quand'è caduto da
-un'alta speranza.
-
-Elisa fu la prima che, avvicinandosi a sua sorella e abbracciandola con
-gran dolcezza d'affetto, le propose di scendere nella piccola barca,
-e di andarsene così sole a diporto lungo le rive del lago, che lucido
-e trasparente, al par del cielo, pareva le invitasse: quella buona
-fanciulla sperava che forse le sarebbe accaduto di vedere di lontano il
-suo Arnoldo, o di mandargli un saluto; e questa fiducia la consolava
-dell'amarezza che il rimprovero paterno le aveva gettato nel cuore. —
-Eran due giorni, ch'essa non incontravasi col fratello, e il segreto
-timore ch'egli potesse abbandonar que' luoghi, e toglierle la cara
-speranza, che pur nutriva, di riconciliarlo col padre, le angustiava i
-pensieri.
-
-Alla proposta della sorella, la leggiera nuvola di mestizia, che aveva
-offuscato la placida fronte di Vittorina, si dileguò; e la sua bocca
-s'aperse al sorriso e alla risposta d'un lieto consenso.
-
-Discesero inosservate, attraversarono l'ombreggiato viale del giardino,
-e calarono fino alla dàrsena; la quale aprivasi, come una grotta
-silenziosa, appiedi del terrazzo. Qui Vittorina, con un grido di
-gioia, balzò in una delle due barchette assicurate a grossi anelli
-di ferro; distaccò ella stessa colle sue piccole mani la catena che
-la legava al masso, e distese la destra, per prender quella d'Elisa;
-la quale, con maggior ritrosia, arrischiando un passo dall'ultimo
-scalino della sponda che le acque lambivano, la seguiva nella barca.
-Allora Vittorina, dato di piglio all'un de' remi, l'appuntò con agile
-movimento contro la muraglia, e sospinse la barchetta fuor della
-darsena, sì bene come l'avrebbe fatto un robusto navicellaio.
-
-E quando furono un po' al largo, affidò l'altro remo a Elisa, dicendole:
-
-— Via, sorella, aiutami almeno, se vuoi che andiamo innanzi. Già tu
-se' una cattiva barcaiuola, lo so! ma ti farò io da maestra. Dunque...
-guarda! — Non così! Tien saldo quel remo — allunga la destra — allenta
-adesso! — così! Non lo levar tant'alto, e fa che il remo si tuffi
-senza strepito, e senza mandar quegli sprazzi d'acqua... così! bene!
-Tien dietro a me, d'accordo, se no, vedi! la barca tentenna come una
-tròttola. Aspetta — adesso!... — E la giovinetta rideva di cuore.
-
-La barca leggera andava scorrendo lungo la costiera, sotto l'ombra
-oscura che gli annosi macchioni e i massi scheggiati, coperti
-d'eriche e di musco, gettavano sulle onde. E le due soavi figure delle
-giovinette rematrici si disegnavan leggiadramente sul fondo della verde
-parete della riva; la quale pareva via via fuggisse, a mano a mano
-che il battello col suo continuo ondeggiamento si dilungava nel lago,
-quieto e scintillante come lo zaffiro.
-
-Esse erano tutt'e due vestite d'un semplice abito bianco, e cinte d'un
-nero grembiule di seta, a foggia di guarnelletto; entrambe portavano
-una ciarpetta di velo color di rosa, ripiegata d'intorno la persona, e
-allacciata dietro con un nodo vezzoso; e, seguendo la vicenda de' remi,
-s'alzavano e s'abbassavano insieme le giovenili loro teste, ch'eran
-coperte d'un leggiadro cappello di paglia annodato di sotto il mento;
-ma i bianchi veletti de' loro cappelli svolazzavano all'indietro,
-scherzosamente agitati dalla fresca brezzolina, che spirava lungo i
-dossi e i pendii delle montagne del lago; perchè da quella parte non
-era disceso ancora il raggio del sole già alto.
-
-Allorchè d'un buon tratto di lago si furono allontanate dalla villa,
-le due sorelle allentarono i remi, lasciando andar la barchetta al
-capriccio dell'onde; ma le onde erano sì tranquille, e parevan cullare
-il legno con sì grazioso moto, che Elisa e Vittorina, rapite dalla
-magica scena che si distendeva loro d'intorno, sedettero, deposti i
-remi sulla piccola prora, l'una accanto all'altra. E mentre tenevansi
-soavemente abbracciate, le anime loro erravano negli amorosi pensieri
-e nelle divine fantasie, che non si risvegliano fuorchè in mezzo a
-que' luoghi felici, nell'ora splendida del meriggio, mentre disopra
-i casolari d'ogni paesetto del lago vedi levarsi, come una nuvoletta
-sottile, una lunga striscia di fumo, e dai campanili delle chiese
-sparse sulle montagne, odi echeggiare in un aereo concerto il sacro
-saluto del mezzogiorno.
-
-Così stettero per qualche tempo ad ammirare quel delizioso paese, che
-con sì grande e variato spettacolo di movimento e di quiete, e con sì
-superba armonia di cielo, d'acqua e di monti, ampiamente presentavasi
-dinanzi ai loro sguardi. Poi, quasi mosse da uno stesso pensiero, gli
-occhi loro s'arrestarono su quel mucchio di case che formano la terra
-di ****, cercando sul pendio del piccolo promontorio una casa nota, la
-quale sorgeva più in alto dell'altre, all'ombra d'un verde poggio.
-
-Stettero fisse per lunga pezza alle finestre di quella casa; era là che
-il loro Arnoldo dimorava.
-
-Ma quelle imposte non s'apersero; e per quanto Elisa e Vittorina
-cercassero con gli occhi, nulla poteron vedere.
-
-— Io temo che neppur quest'oggi non gli possiamo dire una parola,
-cominciò allora Elisa.
-
-— Fors'egli se ne va errando su per la montagna, soggiunse la sorella.
-
-— O forse... non è più qui!
-
-— Oh non lo credere! — E poi, come colpita da un'idea: Vuoi tu sapere
-s'egli è qui? Poniamci a cantare! Egli ne sentirà, si getterà in una
-barca, raggiungerà la nostra, e noi saremo contente. A te!
-
-— Ma se nostro padre di lontano ci scoprisse?...
-
-— Eh! vuoi che ne proibisca di cantare? E poi, scommetto che adesso
-egli è già immerso nella lettura de' suoi eterni giornali: jeri n'ha
-ricevuto un grosso piego da Londra; e certo, per tre o quattr'ore non
-sente più nulla; dorme nella sua politica.
-
-— Or bene?
-
-— A te dunque! Canta la romanza che quel giovine italiano ha
-scritta l'anno scorso sul tuo albo. È patetica, e piace tanto ad
-Arnoldo! —
-
-Elisa non voleva: ma Vittorina, stringendosele più vicino in quel suo
-vezzo leggiadro, ne la pregava con un bacio. — Ed Elisa cantò.
-
- IL RICORDO
-
- CANZONE DI ELISA.
-
- Egli è solo! — E la fida memoria
- Già l'estrema sua lagrima elìce:
- Chi può dargli col tardo consiglio
- Anche un'ora del tempo felice?..
- Egli è solo! alla gioja, al dolore
- Più non s'apre il ferito suo core.
-
- Muti, eterni i suoi giorni si volgono:
- Pur nell'ora del vespro romita
- S'addormenta il pensier dell'esiglio,
- Il suo cuor si risveglia alla vita.
- Ei contempla del duol nella piena
- La sua parte di cielo serena! —
-
- Ahi! degli anni sull'alba alle lagrime,
- Infelice! le luci schiudea:
- Sulla povera cuna deserta
- La piangente sua madre vedea!..
- Ella è morta! — Nè a lui più rimane
- Che invocar la suprema domane!
-
- Chi può dirgli: Quel giorno che perdesi
- T'è promessa d'un giorno più lieto?
- Quando ogni ora di lutto è coverta,
- Quando tace ogni gaudio segreto,
- Nè v'ha raggio che allegri e dipinga
- Il sentier di sua vita raminga?
-
- Ha perduto l'amore e la patria,
- Fin la stanca speranza ha perduta!
- La materna memoria era viva...
- Morì anch'essa nell'anima muta!
- Non ha un seno in cui pianga o s'asconda,
- Non ha un cor che al suo grido risponda.
-
- Un estranio terreno raccoglie,
- Il suo pianto e il negletto suo frale.
- Presso al mar, sul confin della riva.
- Col sorriso d'un ultimo vale,
- Splendi, o sole, a la fin del viaggio,
- La sua croce saluta d'un raggio!
-
-Così cantava, ma la voce della giovinetta era malinconica e lenta, e il
-suo canto morì sull'acque del lago, come il gemito d'una colomba.
-
-— Che buona Elisa! disse, scuotendo la testa, la gaia Vittorina. E come
-vuoi che Arnoldo ci senta, se tu canti con una voce patetica, come la
-sciagura che la tua canzone ricorda?... Oh! vedo che tocca a me! la mia
-voce è più lieta, più viva; e se nostro fratello non è lontano di qui
-una lega, scommetto che risponderà al nostro richiamo! —
-
-E la vezzosa sorella si fece essa pure a cantare. La voce di lei
-era limpida, giojosa ed acuta; e mentre gli accenti che scioglieva
-dall'innocente suo labbro, vibravano in vivace gorgheggio per
-quell'aere così tranquillo, il suo roseo volto coloravasi d'un'insolita
-vivezza, e gli occhi suoi scintillavano d'una leggiadria, d'un fuoco,
-che parevano chiamare i baci.
-
- IL DESIO.
-
- CANZONE DI VITTORINA.
-
- I giorni che fuggìro
- Non richiamar, donzella!
- L'età primiera è bella,
- È dolce il suo sospiro!
- Ma la gentil tua vita
- Fu a l'avvenir nudrita.
-
- Ascolta, o giovinetta,
- D'amor la pia parola!
- Non pianger tutta sola
- Ne' tuoi pensier negletta;
- Come deserto fiore,
- Che non olezza e muore.
-
- Non sai che la tua viva
- Gota scolora intanto,
- Che già vi solca il pianto
- La ruga intempestiva?
- Che quando amor vorrai,
- Ei non verrà più mai?...
-
- Se il sovvenir le preme,
- L'ore a volar son tarde.
- Senti il mio cor com'arde,
- Come sospira e teme!
- Non sa il dolor che sia,
- Ma il primo amor desía.
-
- D'una pudica rosa
- Sempre le trecce io m'orno;
- E allor che splenda il giorno,
- Che mi diran: Se' sposa!
- Porrò sul vergin cuore
- La rosa dell'amore!
-
-Non era finita la canzone, che le due sorelle discernevano, al basso
-della costiera, un giovine agitare un fazzoletto bianco; un giovine che
-subito avevan riconosciuto.
-
-Ravvisarlo, e gettarsi sopra i remi, e vogare entrambe con lena eguale
-alla volta della riva, fu un istante. Raggiavano di sincera gioja le
-care fisonomie delle fanciulle; e pareva ch'Elisa avesse in un momento
-imparato a tuffare il suo remo con quella destrezza, che poco prima
-Vittorina studiavasi invano d'insegnarle.
-
-
-
-
-IV.
-
-NELLA CASETTA.
-
-
-Intanto che la barca leggiera delle due giovinette solca a dilungo le
-placide acque del lago, entriamo in una piccola casa del paesello, la
-quale sorge poco sopra della riva, sull'orlo d'una facile discesa, e
-par quasi nascondersi dietro il lento dosso che forma l'ultima radice
-della montagna. Un cortiletto le s'allarga sul davanti; e il muricciolo
-che lo circonda, cala sino al filo dell'acqua. Sopra la porticella
-bassa e quadrata, a cui si sale per quattro scalini rozzi e malsicuri,
-e sulle due finestre inferriate dell'angusto pian terreno, una delle
-quali rischiara una povera ma decente cucina, e l'altra un salottino
-dipinto a verde ma umido e nudo, vedi stendersi all'infuori un bel
-pergolato, ricco di novello fogliame e di pendenti tralci gemmati. Al
-di su poi della pergola, s'aprono alcune altre finestre ineguali; e le
-impannate dischiuse vi lasciano entrare la piena luce di quel bel sole.
-Fuori d'una finestretta, ch'è presso all'angolo manco della casa, e
-sul cui margine s'intrecciano e arrampicano i viticchi del convòlvolo
-silvestre tutti fioriti di candide campanelle, vedi svolazzare una
-leggiera tendicciuola.
-
-Era quella la casa del povero Andrea. Colà, pochi giorni innanzi,
-quell'uom dabbene era morto, lasciandovi sole Caterina, la sua donna, e
-Angiola Maria la sua cara figliuola.
-
-In tempi migliori, quando viveva ancora il conte Francesco ****,
-signore della villa, in quell'anno abitata dalla famiglia inglese, fu
-l'Andrea il fattor della casa, l'intendente, il factotum di quel buon
-padrone. Eppure, com'egli era sempre stato un uomo onesto, così, al
-contrario di quel che al solito si vede, benchè agente dell'altrui,
-non aveva mai saputo avanzar nulla per sè. E per ciò quando, morto il
-suo antico signore e venduta la villa, egli venne lasciato in libertà,
-fu abbastanza contento di potersi ritirare in quell'umile casetta che
-lo aveva veduto nascere, e donde poteva ancora scorger di lontano il
-palazzo, come sempre continuava a chiamarlo, il palazzo del vecchio
-conte. Egli non ebbe più cuore, l'Andrea, di mettersi al servizio di
-qualch'altro padrone; e neppure per diventare il più ricco fittaiuolo
-della _Bassa_, avrebbe acconsentito di abbandonare la riva del suo
-lago, l'acqua sulla quale era nato. E se ne morì contento in quel
-fidato ricovero, in faccia ai monti e a quel cielo ch'egli aveva amato
-sempre come cosa sua. I suoi settant'anni eran corsi in tanta oscurità,
-in tanta quiete!
-
-Carlo, il suo figliuolo maggiore, era in quel tempo vicecurato in un
-povero paese della Valtellina: e anche questa fortuna, egli la doveva
-al conte Francesco, il quale alcuni anni prima aveva fondato apposta
-un piccolo beneficio per il giovane abate. La signora contessa poi,
-un'aurea donna, piena di bontà e d'amore, aveva posta una singolare
-affezione nella piccola Angiola Maria; e siccome dal cielo erale stata
-negata la consolazione d'aver de' figliuoli, così ella si teneva cara
-la fanciulletta, come se la fosse sua propria.
-
-Gli è inutile ch'io vi dica, perchè ben lo pensate, che, ogni volta
-la buona contessa Anna venisse a passare i più lieti mesi dell'anno
-nella villa del lago, la prima cosa a chiedere era della piccola Maria.
-Quella ragazzetta era così graziosa e bellina fin da' suoi primi anni,
-aveva il volto così ritondetto e color di rosa, e i capegli tra il
-biondo e il bruno così lucidi e inanellati che rubava al primo vederla
-i baci e le carezze di tutti. Le sua voce ancor fanciullesca aveva già
-quell'insinuante dolcezza ch'è segno di un'anima timida e amorosa: e il
-suo ingenuo parlare e le schiette domande che faceva, dimostravan che
-la sua nascente ragione era semplice e retta, e che già la sua mente
-era commossa dal trepido desiderio di pensare e di conoscere.
-
-La contessa Anna dunque rapiva spesso alla madre quella cara creaturina
-sì bella, ch'era la sua piccola delizia. E qualche volta poi la
-condusse con sè alla città; nè poco ci voleva allora per vincere una
-certa ritrosìa del buon Andrea, il quale finiva ad obbedire, perchè
-la era volontà dei padroni, ma in cuor suo pensava che da quella
-domestichezza co' signori non ne poteva venir bene per una povera
-figliuola come la sua. Alla madre invece, la pareva una benedizione del
-cielo; ella si trovava, è vero, come perduta, quand'era sola, ma il suo
-orgoglio materno, ben naturale, n'era consolato, chè vedeva crescer sì
-bianca e bella la figliuola, ch'ella chiamava sua perla, sua ricchezza.
-
-Quando la fanciulla si fe' più grandicella, la contessa se la teneva
-più sovente in compagnia, talvolta per le lunghe ore della mattina,
-talvolta per l'intera giornata, e le prodigava ogni cura, con
-sollecitudine quasi materna. Sotto gli occhi suoi, la fanciulla imparò
-a legger que' libri, che sono l'amore delle tenere menti appena s'apron
-facili agli accorti consigli del senno; e di que' libri, una Storia
-Sacra, tutta adornata di belle figure miniate, era il suo prediletto.
-Poi, seduta accanto dell'amorosa protettrice, Maria attendeva a qualche
-gentil lavoro d'ago o di spola; o si piaceva, sullo stesso scrittojo
-della contessa, di sgorbiar fogli di carta, copiando e ricopiando
-il nome della buona signora e quelli di suo padre, della mamma e del
-fratello; e quest'era la sua gran gioja. Oh! quanto l'amorevole donna
-era dolcemente rapita da quell'anima candida e ingenua, ch'essa vedeva
-a poco a poco prender come una nuova vita, alle semplici lezioni del
-bello e della virtù! Oh quanto era commossa dalle parole di Maria
-che rispondevano alle sue, dall'affetto di quella innocente che le
-chiedeva la grazia d'un bacio, dalle stesse sue lagrime, quando, per
-qualche lieve cruccio, il suo picciol cuore non trovava altra risposta
-che un largo pianto! — Quella era una beatitudine, e assai sovente
-la contessa, dopo d'aver a lungo contemplata la fanciulla, si faceva
-mesta, e pensava che felicità sarebbe stata la sua, se anch'ella avesse
-potuto sentirsi chiamar madre, se anche a lei avesse il cielo concessa
-una figliuola come quella.
-
-Ma la felicità di questi anni doveva presto finire. Il conte Francesco
-morì, e l'ottima sua compagna lo seguì presto al sepolcro. Erano
-svaniti i bei sogni di mamma Caterina; il compare Andrea aveva avuto
-ragione. Angiola Maria non abbandonò più la casa paterna, ma pur vi
-crebbe bella e serena com'era sempre stata; perchè quell'impronta
-virtuosa che il suo cuore aveva ricevuto, non poteva cancellarsi
-più. Pareva che la giovinetta portasse la pace e il bene con sè; il
-vecchio suo padre menava giorni tranquilli, d'altro non ragionando che
-delle sue lontane memorie, de' tempi burrascosi della sua gioventù, e
-de' suoi buoni padroni; e Caterina divideva colla figliuola le poche
-faccende della casa, serbando però sempre le più dure per sè, e paga
-abbastanza nella sua tenerezza di vedersi sorridere d'intorno quel
-fior sì gentile della sua Maria. Solo il giovine vicecurato mancava a
-compire la loro felicità: la parrocchia era lontana dalla sua terra, e
-la strada era rotta e aspra, a traverso di monti e vallate. Pure, una o
-due volte l'anno, egli veniva nel seno de' suoi cari, veniva a sparger
-di letizia le tranquille abitudini di quella domestica esistenza.
-
-Ma il buon Andrea cominciava a sentire il peso della vecchiezza. Già da
-tre o quattr'anni egli aveva appeso sopra il capezzale del suo letto
-il fedele archibugio, l'unica sua gloria, l'ultima sua amicizia; dopo
-ch'eragli morto il suo vecchio cane Azor, stato un tempo custode della
-villa, e poi suo compagno nella disgrazia, Andrea non era uscito mai
-più alla caccia del gallo di montagna o del camoscio sulle balze del
-Legnone, nè a quella degli anitrini e degli smerghi nelle paludi di
-Colico e del forte di Fuentes. Oramai altro spasso non si dava che
-quello di pigliar soletto ogni mattina il sentiero della riva, fino
-all'antico palazzo, e di riposare, in faccia al sole, sul sedile di
-sasso che stava ancora presso la porta della fattoria. Era la sua più
-cara abitudine; le ore gli fuggivano in pace, e la sua mente serena gli
-si dipingeva sulla fronte calva, ma senza rughe.
-
-Un giorno, l'ora consueta passò; e come non fu veduto tornare a
-casa, la sua Maria venne con passo rapido e con cuore inquieto fino
-alla villa; ma si rassicurò quando lo vide seduto all'usato posto,
-che pareva dormisse. La fanciulla s'avvicinò, quietamente sedette
-presso di lui, e temendo di risvegliarlo, se ne stava a contemplarlo
-in atto d'amore.... Quando, chinandosi più vicino al suo volto,
-s'accorse che non dormiva; i suoi occhi erano aperti, travolti, senza
-sguardo; il capo piegato sul petto, immobile, la bocca stranamente
-contraffatta. Allora spaventata levossi, lo prese per una mano, era
-fredda, insensibile, lo chiamò a nome più volte, e non rispose; lo
-riscosse fortemente.... e lo vide cader rovescioni da un lato sopra il
-sedile, come un cadavere. Diede un alto grido di terrore la fanciulla,
-chiamò soccorso: due giovani del paese che passavano al basso della
-riva, salirono a quella volta; e un pescatore non lontano che udì quel
-grido, lasciò la sua barca e accorse anch'esso. Trasportarono a casa il
-povero vecchio che credettero morto, e lo deposero sul suo letto; non
-mi domandate come lo ricevesse la sua donna, che lagrime fosser quelle
-dell'infelice figliuola! — Ma il medico del paese, che non fu tardo a
-correre, trovò che il pover uomo aveva ancora un fil di vita; egli era
-stato colpito d'apoplessìa, ed era morto di mezzo la persona. Andrea
-si ridestò ancora una volta; guardò, e riconobbe quelle sventurate di
-Caterina e di Maria, e le benedisse co' tremanti segni della mano, chè
-non potè colle parole. Alcuni dì appresso egli aveva finito di patire.
-
-Gli uomini che fanno vita di mondo dicono che la povera gente ha
-ruvida la pelle, che il suo dolore è simile alla sua allegrezza,
-ridicolo e rumoroso, come lo scoppiar de' mortai in una sagra di
-villaggio; l'indomani quel ch'è stato è stato. Io non so se sia
-così, ma son persuaso che il dolore della gente semplice e buona del
-popolo è più vivo e sincero di quello de' grandi, ne' lor magnifici
-funerali e nell'ereditarie gramaglie. Fra noi, nelle colte e fiorenti
-città, gli uomini nascono e muoiono, ridono, piangono, gavazzano e
-si disperano, tutti nello stesso momento, uno accanto all'altro; e
-sovente un sol piano di casa, una sola parete, dividon l'orgia d'un
-convito dall'agonia d'un moribondo; nessuno lo sa, nessuno se ne
-cura. L'etichetta poi, tra i profumati suoi codici, ha pur quello del
-dolore; il vestire a lutto è prescritto a mesi, a giorni; il bruno è
-una legge sancita per tutti, fuorchè pel gran cancelliere di Francia
-e per i nepoti del papa; padre, madre, fratelli, avoli, zii, moglie,
-marito, cugini primi, secondi, eccetera, a ciascheduno il suo, nemmeno
-un'ora di più; è la tariffa del dolore pesato, direi quasi, a once e
-dramme. Si lasciano le case ov'è entrata la morte, si chiudono a chiave
-le camere del _caro defunto_, si spediscono cento lettere dolorose
-coll'orliccio nero, si fa stampare l'indispensabile necrologia, si
-ricevon le visite d'una monotona e ceremoniosa condoglianza, si vestono
-di nero i fanciulletti che sorridono, e il servidorame che susurra
-e conta sulle dita il sospirato assegnamento vitalizio. E intanto
-che si deplora la luttuosa morte, con tutta l'energia della vita si
-disuggellano e confrontano i testamenti, si frugano e si compitano i
-codicilli.
-
-Ma io venero il dolore della povera gente, quello schietto e rozzo
-dolore che non conia frasi, e di conforto non vuol saperne. Nessuno,
-fuorchè il buon campagnuolo, mi parla più del suo nonno _buon'anima_;
-nessuno, fuorchè la vecchia massaia, o la sposa de' nostri contadi,
-quando ricorda alcuno de' suoi che non è più, ne accompagna il suo nome
-con quel santo augurio: _Gesù per lui!_
-
-
-Ma torniamo nella solitaria casetta d'Andrea.
-
-Il giovine vicecurato sedeva presso la finestra del salottino, tenendo
-nelle mani il suo breviario socchiuso. Egli alzava a quando a quando la
-testa, e volgendo gli sguardi fuor della piccola finestra, perchè solo
-il cielo fosse testimonio del suo sospiro, gemeva sommessamente; poi
-restava immobile, e si lasciava cader il volume sulle ginocchia. Allora
-i suoi pensieri erravano lontano; le memorie del dolore, le memorie di
-questa terra, si mischiavano alle interrotte frasi de' salmi che le sue
-labbra recitavano susurrando.
-
-Intanto sua madre e sua sorella, affaccendate negli apparecchi d'un
-parco desinare, andavano e venivano, a passi cauti, in quella e
-nell'altra stanza, ch'era la cucina; e scambiavan fra loro poche e
-sommesse parole, per non turbare la sua meditazione e la sua preghiera.
-
-Un'ora di poi, il piccol desco fu pronto. La tavola era coperta d'una
-tovaglia nostrale, ma pulita e bianca; a ciascuno de' tre lati una
-modesta posata e una seggiola di paglia; all'altro capo della tavola
-fumava la minestra allora versata in una capace scodella a manichi
-rabescati e dipinta di fiori azzurri, avanzo di qualche vecchia
-eredità. Le due donne sedettero l'una dirimpetto all'altra, senza
-parlare; e un momento appresso, il prete ripose il suo libro, e venne a
-collocarsi in mezzo di loro.
-
-Al cominciar del desinare, che presentava una strana mischianza di
-festivo nell'arredo, e di malinconico nelle persone che vi sedevano,
-nessuno de' tre ruppe il silenzio. Guardavansi a ora a ora l'un
-l'altro; e la madre, che trangugiava a stento qualche cucchiaiata di
-minestra, non poteva distaccare gli occhi dalla faccia del figlio, e
-pareva fare una gran resistenza al piangere.
-
-— Via, mamma, che fate? disse alla fine il prete con certa bruschezza;
-non v'accorate in questa maniera: non avete già pianto abbastanza?
-
-— Oh! siete voi che parlate così, don Carlo? rispose rammaricata
-la buona donna. Non v'ho veduto piangere anche voi che adesso mi
-rimproverate? Jeri, quando siete capitato qui, e che io vi son venuta
-incontro sull'uscio, non v'ho veduto forse far tutto per nascondermi le
-lagrime?
-
-— O mamma! in quel momento...
-
-— Lo so, che faceste per amor mio, per non mi crucciar di più;
-ma quando avete lasciato cadere la testa, qui, sulla mia spalla,
-e m'abbracciaste stretta stretta, io mi sono accorta che voi
-piangevate... E stamane, quando faceste quella bella predica, che non
-ne ho sentito mai l'uguale, nemmeno in duomo a Como, non avevate anche
-voi gli occhi rossi, e non vi tremava la voce?
-
-— Sì, sì, è vero! buona mamma, perdonatemi! Ma bisogna peraltro esser
-cristiani, pensar che Dio ha voluto così, che stiamo quaggiù per
-soffrire, e rassegnarci. Quando ci tocca il male, pensiamo al bene che
-prima il Signore ne ha fatto. Così noi benediremo sempre il suo nome!
-Il nostro povero padre almeno è morto vecchio: e non avremmo potuto
-forse perderlo tanto tempo innanzi, se Dio avesse voluto?...
-
-— Oh! tu hai ragione, Carlo, disse allora sua sorella. Il Signore non
-abbandona mai! Egli che ci manda i travagli, ci darà sempre anche la
-forza di sostenerli.
-
-— Buona Maria, tu sei un angelo! È la tua innocenza che parla: oh che
-tu possa essere sempre così rassegnata! Tocca a te di sostenere il
-coraggio di nostra madre... E anche il mio, sai, perchè sento che ho
-bisogno delle tue parole; mi sforzo di parer franco, ma sono afflitto e
-perduto d'animo.
-
-Poi tacevano tutti e tre, e si riguardavano alternamente in segreto.
-Solo la vecchia madre, non dimentica dalla sua abitudine di buona
-massaia, levavasi a ogni tratto da sedere, per toglier dal treppiè
-sul quale cuocevano e apprestare a' suoi figli le due vivande ch'ella
-stessa aveva ammanite; un piatto di lùppoli conditi, e una bragiuola.
-
-Ma poi ch'ella era di nuovo seduta, non poteva star di ripetere: Quando
-penso che quella buon'anima di vostro padre non ebbe la consolazione
-di vedervi diventar curato, o don Carlo, nè di sentirvi a predicar sì
-bene, nè ebbe la gioia di seder a tavola con voi, là, a quel posto
-ch'è vôto, e di bere insieme a voi una bottiglia di quel suo vin
-vecchio, l'ultimo avanzo della cantina del signor conte!... E dire,
-che anche lui, il signor conte, quel re degli uomini, è morto già da
-tant'anni!... Oh se Dio m'avesse almeno chiamata lassù, me, prima del
-povero Andrea!...
-
-— Fareste meglio a tacere, cara mamma! Voi siete una benedetta donna!
-Che pensieri, per carità, che pensieri vi girano in mente! Guardate
-adesso! col vostro dire, anche Maria non fa che mandar giù lagrime.
-Via, dunque, parliam d'altro. Di forestieri ne son capitati quest'anno?
-
-— Credo che sì, Maria rispose.
-
-— Certo, aggiunse la madre: un signore inglese è venuto a star nel
-palazzo, e vi resterà per tutto l'anno. Pochi dì innanzi morire, Andrea
-gli aveva parlato a quel signore, e anche alle sue figliuole, che son
-così belle... E pensare che il poveruomo, adesso, non c'è più!
-
-— Povera mamma! è impossibile parlar d'altro! disse Maria. O mio Carlo,
-se almeno tu fossi stato qui cinque giorni fa, quando è succeduta la
-disgrazia, e ch'io non sapeva trovare una parola di conforto da dire
-a nostra madre! Io domandava alla Madonna il coraggio, ma alla mamma
-non sapevo dir altro che: il Signore ha voluto così... E poi, dopo
-trattenute le lagrime un pezzo, che mi scoppiava il cuore, anch'io
-finiva a pianger con lei.
-
-— Oh così l'avessi potuto, com'io voleva, trovarmi fra voi! O Maria, se
-tu sapessi qual colpo fu per me il ricevere la tua lettera, che senza
-dirmi il pericolo di nostro padre mi fece tremare per la sua vita!...
-E non poter subito correre a vederlo!... Il curato era anch'esso
-inchiodato in letto da una malattia ostinata; io non poteva, io non
-doveva partire. Il Signore mi consegnò dell'altre anime; e non m'era
-permesso abbandonar quelle, nemmeno per accompagnar l'anima di mio
-padre nel suo transito da questo mondo all'altro. In che stato io mi
-fossi, pensate!
-
-— Ecco qui! e voi, don Carlo, perchè adesso mi parlate così? Forse per
-tenermi su allegra? disse sua madre.
-
-— Il signor curato, quantunque si sentisse ancora male, mi stimolava
-a correr qui; e mi diceva, oh ne lo rimeriti il cielo! che per lui
-l'andava meglio, che si sarebbe trascinato giù del letto, e avrebbe
-in qualche modo servita la parrocchia... Eppure aspettai; la più
-dura prova ch'io soffersi, fu questa! Ma c'è sempre il rimedio della
-provvidenza; due giorni appresso, il signor curato era sano, che mi
-parve un miracolo. E io partii allora, e fu egli stesso che m'imprestò
-il suo biroccio, e mi mise le redini in mano... Ah! io sperava ancora
-d'arrivare in tempo.
-
-— O Carlo, Carlo!.. lo interruppe Maria scuotendo mestamente il capo.
-
-— Non fu così! pazienza. E il buon prete lasciava cader fra le mani la
-testa.
-
-E qui nuove lagrime invano soffocate da una parte e dall'altra, e
-affettuose occhiate e strette di mano, come per annodare più forte que'
-legami d'amore che la morte aveva rallentato.
-
-Finito il piccolo desinare, che in quel dì non fu condito nè dalla fame
-nè dalla contentezza, ragionarono insieme de' pochi fatti loro, e di
-quel ben di Dio ch'era loro rimasto: e consisteva tutto in un po' di
-terra sulla falda della montagna, e in un magro capitale di cinquemila
-lire, avanzo de' sudori dell'onesto castaldo, ch'egli stesso pochi anni
-prima aveva messo a traffico ne' magli di ferro, là sopra di Lecco.
-Un altro tenue peculio di tremila lire aveva lasciato la buona defunta
-contessa, nel suo testamento, in dote a Maria; ma gli eredi, con certe
-loro scuse di passività da purgare e di attività da liquidare, non
-avevan pagato mai quel piccolo legato; e poi se n'erano scordati, e
-l'Andrea non aveva avuto cuore nè fronte di cercar più nulla; perchè,
-diceva, quella era roba de' signori, e in giustizia a lui non avrebbe
-dovuto toccare.
-
-L'unico voto di don Carlo sarebbe stato che le due donne potessero
-lasciar il paese, e venir a stabilirsi con lui, nella sua parrocchia
-di Valtellina. E anch'esse lo volevano, chè pesava loro il pensiero
-della futura solitudine: ma quest'era impossibile. Bisognava vender la
-casa, vender la terra, fare de' grossi sacrifizii; e tutto questo per
-andare a stentar la vita in un paese lontano, solitario, sepolto nel
-grembo d'una vallata infeconda, dove non abita che uno sparso e povero
-popolo di mandriani e di caprai; i quali al cominciar dell'inverno
-lasciano i loro dirupi per calare al piano, ne' dintorni delle città,
-e non tornare alle abbandonate case che allo squagliarsi delle nevi.
-Nel durar delle lunghe invernate, era colà il buon prete conforto e
-sostegno d'una grama moltitudine di vecchi, di donne, e fanciulli, che
-rimanevano nell'alpestre villaggio; egli divideva con loro la scarsa
-rendita del suo beneficio, e tutti lo benedicevano. — Che avrebber
-mai fatto sua madre e sua sorella, in quella solitudine squallida e
-malsana?
-
-— Sentite dunque, disse don Carlo alle due donne. Poichè il mio paroco
-me l'ha consentito, io resterò qui con voi, tre o quattro settimane,
-finchè abbia fatto quel che c'è a fare in queste triste congiunture.
-Messo che avrò in sesto i nostri pochi interessi, tornerò al mio
-romitorio. Io per me rinuncio alla parte che mi può toccare, e voglio
-che quel poco che abbiamo, non è vero, mamma? serva per voi, e per te,
-Maria, per te, quando troverai qualche onesto partito. E in appresso,
-se il Signore farà ch'io possa venir paroco in qualche paese men tristo
-e più vicino a voi, per esempio, qui sul lago... allora v'aprirò la
-mia casa, v'aprirò le mie braccia, e dirò a tutte e due: Venite a star
-con me, a consolarmi la vita. Oh allora sì che mi parrà ancora d'esser
-felice! —
-
-Caterina e Maria eran commosse e persuase; esse guardavan con tacita
-tenerezza il prete, che oramai era l'unico loro angelo protettore. E il
-prete, levatosi e fattosi vicino a sua madre, strinse tra le sue mani
-la destra della buona vecchia che piangeva, e la baciò con verecondo
-rispetto. Poi la sorella gli stese la sua; ed egli stringendola del
-paro, se la pose sul cuore, con una forza d'affetto che non può dirsi.
-
-Indi a poco uscì della casetta.
-
-
-
-
-V.
-
-UNA PRIMA CONOSCENZA.
-
-
-Il giorno se n'andava, e il sole declinando al più sereno tramonto che
-mai rallegrasse la primavera, spargeva una luce d'oro e di fuoco nel
-purissimo orizzonte dell'Alpi lontane; una luce, che scemando a mano
-a mano nella diffusa interminata armonia degli splendidi suoi colori,
-dal rosso di fiamma, fino al croceo porporino e al roseo morente
-nell'azzurro, pareva mandar gli ultimi saluti del giorno alla nostra
-parte d'Italia.
-
-E intanto un leggero vapore s'innalzava, s'innalzava lentamente
-sulle acque del lago, che risplendevano ancora di quell'argentina
-e tranquilla varietà de' riflessi dell'occidente, commosse dalla
-freschissima brezza a una lieve increspatura; un leggero vapore,
-che non era una nebbia, ma pareva quell'immenso velo di luce quieta
-che l'iride quasi sempre spiega al cessar d'un temporale; era come
-un etereo profumo, che si levasse per imbalsamar l'aria sempre pura
-e per rivestire di nuova incerta bellezza le rive deliziose. E quel
-velo trasparente, aereo, dilatavasi a poco a poco in tutto il cielo,
-conciliando quella pensierosa malinconia, ch'è tanto cara alle anime
-che vivon di sè stesse e delle loro memorie, quando le rapisce la
-contemplazione dell'infinito, donde nè l'occhio nè il cuore vorrebbero
-staccarsi giammai.
-
-
-Per una stradetta solinga, che discendeva con facile declivio alla riva
-del lago, se n'andava passeggiando lento lento il giovine vicecurato;
-e arrestavasi talora, sollevando distrattamente gli occhi al cielo, o
-fissandoli con una cupa immobilità sul terreno, così come lo movevan
-le molte angustie in che era posta la sua mente. Erano i suoi pensieri
-d'una tristezza insolita, inquieta; erano i pensieri del suo avvenire
-e di quello di due creature tanto amate, e per lui sacre allora più che
-mai.
-
-Alla svolta del sentiero, mentre il prete affrettava involontariamente
-i passi, quasi tenendo dietro alla foga delle idee che lo crucciavano,
-uno sconosciuto, il quale presso al margine della strada era seduto
-sulla rovina d'un di que' rozzi ponti che attraversano i torrentelli
-di quelle rive, levossi d'improvviso. E, chiuso un libro che stava
-leggendo, s'avanzò incontro al vicecurato, e si tolse con atto cortese
-di saluto il berretto; quest'era un dire: mi preme di far la vostra
-conoscenza.
-
-Era il giovine Arnoldo.
-
-Sulle prime don Carlo, il quale aveva tutt'altra voglia che di parlare,
-e peggio con uno sconosciuto, pensò di risponder al saluto, e salutando
-andarsene per la sua via, come fece; ma l'altro, che apposta gli
-s'era fatto incontro, con deciso animo di parlargli, ne lo trattenne
-con instanza rispettosa, e in atto di scusa gli disse: — Mi perdoni,
-signor abate, se ardisco così d'attraversare il sentiero della sua
-passeggiata. Io però ringrazio la fortuna che m'ha fatto incontrar con
-lei.
-
-— Signore, non so veramente a che io debba questa sua gentilezza.
-
-— Signor abate, ella non mi conosce; non sa nè manco chi io mi sia; e
-io, al contrario, sebbene non sappia il suo nome, io la conosco, e la
-stimo con sincerità.
-
-— Come? non saprei davvero...
-
-— Ma prima, la mi permetta che io mi faccia conoscere a lei, quantunque
-ciò forse poco importi. Io sono inglese, e mi chiamo Arnoldo Leslie.
-
-— Forse, ella è della famiglia del lord che dimora là, nella villa ****?
-
-— Io sono della sua famiglia! sono suo figlio. — Così rispose, con
-un sospiro represso, il giovine, e ristette pensoso alcun tempo,
-poi soggiunse: — Stamane, io passava a caso per la piazza del paese:
-vidi aperte le porte della chiesa, a cui nella loro divota sincerità
-concorrevano i contadini d'ogni parte, e udii il suono d'una voce che
-parlava alla raccolta moltitudine. Non so da che proposito io fossi
-condotto, quando venni nel piccolo tempio; so bene che appena v'entrai
-e intesi poche parole di quel discorso, io mi sentii conciliato a certa
-tristezza, a cui mai non rispondevano i miei poco lieti pensieri.
-
-— Oh! se le pareti d'una povera chiesa di campagna son meschine e nude,
-le rende auguste la solennità de' misteri che vi si spiegano!
-
-— Ma voi parlaste a quella gente con tale semplicità d'affetto e
-di parole, che non credetti quasi a me stesso, tanto io era lontano
-dell'aspettarmi di trovare in quell'oscuro tempio chi ragionasse di
-Dio e della virtù con tale mitezza di pensieri e insieme con tanta
-efficacia. Oh! i'ho sentita nel mio cuore, e letta su que' volti rozzi
-e intenti de' vostri ascoltatori la pietà semplice e religiosa, quella
-pietà che finora io non ho incontrato mai nè sotto gli archi de'
-santuarj delle più superbe città, nè in Roma stessa, fra le auguste
-pareti di San Pietro.
-
-— Mi perdoni, signore! Ella mi vuol far merito di quanto forse fu solo
-effetto d'un particolare sentimento del suo cuore. D'altra parte, io
-non dissi se non quello che l'anima mia e la povera condizione di que'
-buoni contadini mi chiamavano alla memoria.
-
-— Oh! io me n'avvidi, signor abate; voi parlaste secondo il cuore, e il
-cuore è tutto! Ma quando uscii della chiesa, più che non maravigliassi
-della schietta sapienza delle ascoltate verità, io sentiva in me stesso
-il desiderio di conoscer più davvicino colui che le aveva pronunziate.
-Sì! non solamente nella sua voce e nell'efficace convincimento delle
-parole, ma nel suo volto, nel girare degli occhi, nella commozione
-che tutto l'agitava, io indovinai in lui un uomo d'alti pensieri e
-d'anima generosa, l'uomo che ha sofferto e pianto, che ha studiato e
-conosciuto, l'uomo della sventura e del sacrifizio.
-
-— Ella si piace, signore, di far del romanzesco, cred'io! disse don
-Carlo con un tal sorriso di scontento.
-
-— No, non è così! riprese serio il giovine, a cui quella dura risposta
-spiacque.
-
-— Mi fa maraviglia l'udire, soggiunse il vicecurato, che un giovine,
-come lei, nell'ardore dell'età e della fortuna, s'occupi di cercar
-quegli uomini oscuri e per lo più dal mondo disprezzati, che vivono in
-un cantuccio della terra, per consacrare questi poveri anni al bene
-di pochi loro fratelli. Del resto, le confesso, io non veggo altra
-generosità nel sacrifizio che feci, se non quella che mille altri, al
-par di me, conduce per la stessa via.
-
-E queste parole egli diceva con una certa poco nascosta intenzione di
-tagliare a mezzo un colloquio che gli pareva strano, e l'impacciava. Ma
-il giovine Arnoldo, benchè il vedesse, dimostrò di non se ne accorgere,
-e continuò con un far d'amichevole premura, mentre teneva dietro a'
-passi del prete, che lentamente s'era mosso per il suo sentiero:
-
-— Io ben lo vedo, voi siete sorpreso forse che un uomo, nato sotto
-altro cielo, e cresciuto ne' principii d'un'altra fede, qui venga
-a cercar la conoscenza d'un prete cattolico, in un paese romito e
-senz'altra ragione o scusa, che quella d'una sua buona volontà. Questo
-vi parrà certo un capriccio... Ma se sapeste!... Io son solo! e spero
-d'aver ritrovato in voi un'anima che m'intenda e mi compatisca: oh
-perdonatemi dunque!
-
-— O mio buon signore, questa simpatia, non so se di pensieri o di
-sentimento, che vi spinse a cercar di me, solo perchè il caso vi portò
-a udire alcune poche parole, che non son già mie, ma del Vangelo;
-questa simpatia vostra, cred'io, scemerebbe ben presto, se voi poteste
-gettar uno sguardo nel mio cuore. Esso è come un libro di poche pagine,
-è una storia di solitario dolore; e la storia del dolore è sempre
-monotona e grave ad altrui!
-
-— È dunque vero? e a ciò io m'aspettava. Voi dunque avete sofferto?...
-
-— Ma, buon Dio! che domandate voi da me?
-
-— Quel ch'io domandi? nol so. — E il giovine rimase di nuovo mutolo e
-pensoso.
-
-E intanto, seguendo quasi involontariamente il pendio del sentiero,
-essi eran discesi a lenti passi fin presso la riva del lago; e poi,
-continuando taciturni tutt'e due per la costiera folta d'arboscelli e
-cespugli, salivano dall'altro lato del ridente promontorio di ****,
-donde, nell'orizzonte più vasto e vaporoso, la più bella ed estesa
-parte del Lario, illuminata da quel pacifico tramonto, spiegavasi in
-magica lontananza agli attoniti loro sguardi.
-
-Ma il vicecurato, più sovente che non riguardasse a quello spettacolo
-ben noto al suo cuore, volgeva gli occhi sulla fisonomia del giovine
-inglese; il quale sollevava la faccia commossa da non so che di mesto e
-sdegnoso insieme, come chi frema d'un pensiero che vorrebbe cacciarsi
-di mente, e non può. Pareva che il prete volesse indovinare i segreti
-di quell'animo giovenile e ardente, che per certo non aveva volontà
-ed affetti, quali tutti hanno: e sebbene don Carlo sentisse, in quel
-doloroso momento della sua vita, desiderio di tutt'altra cosa che di
-nuovi amici, pure la strana maniera con che il giovine forestiero gli
-cercò amicizia e conforto, la sincerità che rivelavasi nell'espressione
-malinconica della sua brama, e anche la speranza di poter in qualche
-modo far del bene a un'anima creata forse per miglior destino; tutto
-parve s'unisse nel suo cuore a consigliarlo di rispondere a quel
-fraterno richiamo.
-
-Arnoldo intanto camminavagli a fianco, e tuttavia nutriva pensiero di
-guadagnarsene la fiducia, perchè le parole gravi e contegnose del prete
-gli dimostravan chiaramente, ch'egli non era di coloro i quali nel
-volger d'un'ora ti sono amici; amici a posta d'ognuno, che ti rubano
-i tuoi e ti vendono i loro segreti, se pur ne hanno; che si sfiatano
-in protestazioni di servitù e di fede, e poi, il giorno appresso se
-avviene, ti rinfacciano amaramente l'angoscia che hai deposta nel
-loro cuore; usurpatori del nome santo dell'amicizia, infami che ti si
-prostrano a' piedi quando la buona fortuna ti sorride, e dappoi, se
-ti coglie la sventura, ti gettano il fango sul viso, ti guardano in
-cagnesco e sogghignano.
-
-Ad Arnoldo dunque non rincrebbe quell'esitanza del giovin prete, e
-quell'inquieta tema d'aprire il cuor suo, che rivelavano in un'anima
-severa e forte un pudore quasi verginale. Egli vide però che, per farsi
-amico di quest'uomo, gli era d'uopo avvicinarsegli con semplicità e
-fede, e dimostrargli di esser degno dell'affetto che a lui domandava.
-Gli si rivolse quindi, e — Mi duole, disse, d'avervi forse sviato dal
-vostro diporto della sera. Se la mia compagnia vi disturba, vi prego a
-scusarmi; io vi lascio.
-
-Don Carlo, il quale un momento prima avrebbe forse risposto: Fate come
-v'aggrada, — allora conobbe che la scusa del giovin forestiero era
-dettata da una dilicata civiltà, schiva sempre di troppa instanza, e
-sentì un segreto rimorso della ritrosia con cui prima aveva accolto le
-parole di lui. E poi, se in quel momento si lasciavan così, forse tutto
-era finito fra loro. E perciò, quando Arnoldo si volse per riprendere
-il già battuto sentiero, e' gli accennò di fermarsi, e disse: — Oh
-no! signore: la vostra compagnia m'onora, e vi son grato. Oggi poi, e
-massime in questo momento, ho bisogno di distrarre i miei pensieri,
-perchè la vista di questi luoghi, in vece di consolarmi, come io
-sperava, mi rattrista. Io non so se questo giovi, ma la memoria, che ha
-un gran potere sopra di noi, la memoria qualche volta pesa e opprime.
-In questi luoghi io vissi fanciullo, vissi circondato d'illusioni e di
-poesia, accarezzato dalle speranze, e adesso....
-
-— Eppure io credeva, Arnoldo rispose, che una scena bella com'è
-questa potesse calmare il dolore di qualunque ferita morale. È qui
-che s'impara a pensar veramente; qui, il cuore è libero e largo. La
-solitudine è madre de' grandi concepimenti, e in faccia a questa natura
-sempre stupenda e tranquilla...
-
-— Ah, non v'illudete, o signore! È questa una parte di terra, come
-qualunque altra; e anche qui il dolore ha la sua casa, il dolore più
-grande forse della consolazione che pur vi si ritrova. Se non temessi
-d'annojarvi, io vi darei un testimonio di ciò in me stesso. Credete
-a me, la natura è dappertutto bella e amica, e gli è dal nostro cuore
-che nasce la sventura; anzi bisogna dire che noi stessi la vogliamo,
-bisogna credere il dolore una necessità, com'è il desiderio d'esser
-felice... Signore! la mia tristezza contrasta colla serenità del giorno
-che tramonta — indi a poco soggiunse con voce tremante di commovimento:
-— Ma, s'io vi dicessi che appena cinque giorni fa, in questi luoghi, è
-morto mio padre, che alla sua donna ed alla figlia sua non rimane più
-nessuno al mondo, tranne il povero prete che vi parla?... Oh pensando a
-loro, bisogna ch'io pianga!...
-
-Arnoldo senti stringersi il cuore; la verità di quel filiale cordoglio
-lo compunse vivamente; e il pensiero tremendo, improvviso, ch'egli
-pure forse avrebbe potuto perdere un padre, il suo vecchio padre che
-l'aveva sdegnosamente cacciato dal suo seno, lo toccò d'involontario
-raccapriccio. Egli prese allora la mano del giovin prete, e la strinse
-in atto di affettuoso rispetto.
-
-Intanto s'era fatto notte.
-
-Don Carlo levò gli occhi, e: — Io veggo, disse, là in fondo, tra
-quel gruppo di case, un lume passar dall'una all'altra finestra della
-mia dimora. Là stanno le due donne abbandonate; esse m'aspettano, e
-io so che han bisogno di consolazione. Permettete dunque, signore,
-ch'io vi lasci; pure vi ringrazio di cuore della bontà che mi voleste
-dimostrare, e vi domando scusa della mestizia delle mie parole.
-Perdonatemi! e se mai non vi fosse discaro di visitare un prete
-sconosciuto e solitario, quella è la mia casetta! Voi siete sì cortese,
-ch'io vi rivedrò sempre volontieri. Buona notte, signore!
-
-E se n'andò.
-
-Arnoldo stette ancora per lungo tempo in quello stesso luogo, chè la
-notte era bella e stellata, e il suo cuore commosso da mille pensieri.
-
-
-
-
-VI.
-
-DALLO SPEZIALE.
-
-
-A chi di noi non accadde più d'una volta, alla campagna, ne' bei giorni
-de' nostri autunni, di sedere in circolo al convegno che sovente si
-raccoglie nella bottega dello speziale? A chi non toccò di trovarsi
-talora in mezzo a' consueti frequentatori di quell'officina, primario
-centro, anzi cuore del villaggio, condotto dallo spasso, dal non saper
-che fare, o dall'abitudine, fra que' meschini ragionari di grandi
-cose, fra quella gara di vecchie piacevolezze, avvicendate dalle
-rancide novelle politiche e cittadine, o da un eterno ricambio degli
-stessi motti e delle stesse avventure, quotidiano alimento di baie, di
-pettegolezzi, di piccoli intrighi?
-
-La bottega dello speziale è la camera legislativa, è l'accademia, il
-club, il caffè, l'aula enciclopedica del paese. Non v'e forse quistione
-di Stato o conflitto ministeriale in alcuno de' cinque grandi gabinetti
-europei, e fin nel Divano del Gran Signore, che la ragione non ne sia
-attaccata, combattuta, difesa, pesata e decisa nella bottega d'uno
-speziale di villaggio; non v'è causa di pace e di guerra, nè dispaccio
-telegrafico, nè legge nuova di Stati e di Comuni, che là non sia letta,
-meditata e commentata, da disgradarne quasi que' barbassori Pari e
-deputati di Francia e d'Inghilterra. E tutto questo sulla fede d'un
-solo testo, ma inesausto, irrefragabile e bollato, quello d'una grama
-gazzetta di provincia; la quale, aspettata con bramosa curiosità, vi
-capita fresca fresca, al più presto, cinque o sei dì dopo la data che
-ha in fronte.
-
-Dunque, come in tutte le nostre ville, il convegno delle persone
-importanti di **** era nella
-
- OFFICINA CHIMICO-FARMACEUTICA
- DI SAMUELE D****.
-
-Così era scritto al sommo della porta di quella bottega, in parole
-inesplicabili e scomunicate per que' buoni terrazzani. La qual bottega
-s'apriva a doppii e massicci battenti sull'angolo che fanno la piccola
-piazza e la principal via del paese.
-
-I soliti frequentatori di quella erano il signor curato, il medico
-condotto, l'agente comunale, un vecchio signorotto, che figurava come
-una delle importanze, o, per dirlo alla moderna, delle notabilità del
-paese; e il primo deputato, grosso possidente di quel territorio. Gli
-altri due deputati, sebbene per la dignità della carica ne vantassero
-il diritto, non vi capitavan che rade volte, perchè le erano persone
-dozzinali, che scrivendo il loro nome avevano il vizio di lasciar
-sempre fuori qualche sillaba; come diceva, geloso dell'uficio suo, il
-loro collega.
-
-Una sera — la settimana susseguente al giorno che abbiamo descritto
-— sedevano appunto a circolo nella bottega dello speziale, il signor
-curato, l'agente comunale e il vecchio signorotto. Era costui uno di
-que' piccoli _nabab_ del lago, specie di persone affatto particolare
-del paese; uno di quelli, che partiti in gioventù col bastone e il
-fardelletto del merciajolo sulle spalle (nel contado li chiamano
-_barometta_), vanno pellegrinando per Francia e per Inghilterra; e
-fatto un po' di fortuna, tornano alla casupola in cui nacquero, la
-fanno rifabbricare più alta d'un piano e tutta intonacata di bianco,
-e riposano in essa il resto della vita, facendosi dar del signore, e
-raccontando mirabilia di quel che han fatto o veduto.
-
-Il curato poi era un uomo sui sessant'anni, di fisonomia benevola, di
-persona ritonda e soda, in somma una buona pasta di vecchiotto, che
-pareva fatto per vivere in santa pace i suoi cent'anni; di costume era
-piacente, purchè non gli mettessero la mattana addosso, com'era non
-il rado, la fiocaggine d'una infreddatura toccata nel quotidiano suo
-passeggio sulla bass'ora, o la noja d'una stentata digestione, dopo
-un desinare d'etichetta presso alcuno de' signorazzi che villeggiasse
-nella contrada.
-
-Il curato dunque, il quale, al solito, se ne stava a suo grand'agio
-sdraiato in un seggiolone, che il signor Samuele aveva collocato
-nel miglior cantuccio della stanza, proprio per il signor curato
-_exclusive_ (così egli soleva dire), leggeva, al lume d'una fumosa
-candela, la gazzetta arrivata allor allora per il procaccio del
-distretto.
-
-I tre circostanti pendevano da quella lettura, come la gente del buon
-tempo antico dalle parole dell'Oracolo: solamente il signor Gaspero
-(quest'era il nome del vecchio signorotto) dimenava qualche volta il
-capo in atto di dissentimento, o sogghignava con un cotal suo vezzo,
-lasciando vedere due file di denti lisci e ben saldati. Lo speziale e
-l'agente, a bocca aperta, stavano intenti alle parole del curato, che
-leggendo si piaceva di frastagliar quelle politiche novità d'alcune sue
-chiose e considerazioni, giudicate voi se fossero profonde!
-
-— «Il ministero inglese, se si deve prestar fede a' rumori che
-corrono, sta per mutarsi.» — L'ho detto io, che la doveva finir così!
-Era impossibile durarla!... Non c'è stato buon sangue mai, mai, tra
-que' signori delle Camere e i ministri! La è curiosa da vero, voler
-governare loro signori, e non esser d'accordo giammai nel darla, la
-legge! eh! eh!...
-
-— Propio tale quale nel nostro convocato, dove ognuno vuol dire il suo
-sproposito! commentò l'agente della comune.
-
-— Sì! sì! ma, zitto! badate. — «Dicesi che lord **** voglia dare la
-sua dimissione. Jeri mattina, Sua Grazia s'è trasferito dal re; e
-si pretende che quanto prima il nobile lord deporrà nelle mani di S.
-M. il portafogli.» — Ma bravo! così avrei fatto anch'io! deporre il
-portafogli! bravo il mio lord ****! — «Se la crisi si verificasse, e
-se così di subito il ministero fosse disciolto, il partito de' _whigs_
-ne scapiterebbe, perchè, attesa la chiusura delle Camere, le notevoli
-riforme, che stavansi maturando dai radicali, sarebbero aggiornate fino
-alle nuove sessioni; e la buona riuscita ne diventerebbe più ardua.» —
-Conseguenza chiara come il sole!
-
-— Il partito dei whigs? Cos'è questo _whigs_? saltò su a domandare, con
-una smorfia innocente, l'agente comunale.
-
-— E i radicali?... Che voglion dire? chiese anch'egli il signor Samuele.
-
-— I whigs? i radicali? rispose il curato, con un'aria di compassione.
-Che cosa sono?... Se nol sanno nemmen essi che cosa sieno! I whigs
-sono un partito, i radicali sono un altro partito, e voi sapete che i
-partiti, non si domanda cosa sieno: gente nemica d'altra gente! Ma i
-galantuomini non sono di nessun partito; perchè galantuomo è chi vive
-in pace con tutto il mondo.... Oh andiam innanzi.
-
-— Adagio, adagio! prese a dire allora con un far d'importanza il signor
-Gaspero, che fra coloro era tenuto in conto d'uomo di gran criterio,
-perchè aveva veduto al mondo più che Ulisse, al suo tempo, dopo la
-caduta di Troja. Egli, intanto che il curato parlava, aveva sorriso fra
-sè e sè con una compiacenza segreta. Se volete, vel dirò io cosa sono
-i _whigs inglesi_! Dovete sapere che là, come dappertutto, i signori
-e i poveri diavoli si guardan di traverso, per gelosia, per invidia,
-per prepotenza, che so io... e cercan sempre di guadagnarla gli uni
-sugli altri, perchè nel mondo, vedete, la cammina così! I primi dunque
-si chiamano i _whigs_, gli altri i _tories_, mi pare... o viceversa,
-ch'è poi lo stesso, perchè non è il nome che fa la cosa. Avete capito?
-Adesso continui pure, signor curato.
-
-— «La compagnia delle Indie Orientali tenne nella passata settimana
-una sessione, alla quale sono intervenuti, eccetera...» salto questo
-paragrafo e questa filza di nomi indiavolati, perchè non la mi pare una
-notizia di peso.
-
-— Ma però, mi dica di grazia, tornò a domandar lo speziale, che
-compagnia è questa? l'ho udita menzionar le tante volte nella gazzetta.
-
-— Dev'essere, rispondeva ancora il curato, una società d'uomini dotti,
-filosofi, letterati e simil gente, i quali da lungo tempo hanno mandato
-in que' paesi a cercarvi le antichità; con che fine poi, non so.
-
-— Oh! oh! ma lei s'inganna, caro signor curato! lo interruppe un'altra
-volta il signor Gaspero col suo risolino. La compagnia delle Indie
-è una società di negozianti, tutti ricconi sfondolati: altro che
-letterati! altro che dotti!
-
-— Oibò! questa poi non me la bevo, replicava il curato, stizzito per
-quella nuova interruzione, e punto sul vivo. So ben che lei mi canzona!
-Cosa devon fare de' negozianti in que' paesi di barbarie, di miseria?
-Ma solamente la spesa del viaggio!... E poi, là... con quelle belle
-usanze d'impalare e bruciar vivi!... Se lo sanno i poveri missionari, a
-cui tocca di portar un po' di vita cristiana fra que' diavoli incarnati
-d'Indiani!... Negozianti? oh! oh!
-
-— Ma io l'ho veduta l'Inghilterra, sa lei, signor curato? l'ho girata
-in lungo e in largo; e di questi Marc'Antonii, che parlan di milioni,
-come noi di scudi, io n'ho veduti e conosciuti parecchi, come conosco
-lei. E a me bisogna credere, chè de' paesi n'ho attraversati tanti, che
-quasi non me ne ricordo più i nomi.
-
-— Sarà un'altra compagnia; ma questa non può, essere...
-
-— Eppure, caro signor curato, questa volta...
-
-— Scommetto che non è una compagnia di mercanti...
-
-— Che la fosse una compagnia comica?... domandò, per vedere d'accomodar
-le partite, l'agente comunale.
-
-— Eh! tacete voi!... E qui il povero curato, che in tutto il tempo
-di sua vita non aveva mai viaggiato più in giù di Como e più in su di
-Colico, sentiva scaldarsi il sangue, e fissando il suo contradditore:
-Questa volta, dice, eh! mi pare anche a me d'aver letto la mia parte
-di buoni libri, e ciò val tanto quanto il suo aver viaggiato, perchè
-quelli che scrivono han sempre ragione, e ne sanno un po' più di me e
-di lei... dunque, per dincibacco! mio caro signor Gaspero, posso aver
-ragione io, e lei torto!...
-
-— Ma la si quieti, don Gioachimo, e mi badi...
-
-— Eh le zucche! continuava l'altro, gettando sulla tavola la gazzetta,
-con una stizza da non dire. Lei l'ha sempre con me; già è un pezzo che
-me ne sono accorto.
-
-— Io?...
-
-— Sempre contraddirmi, sempre! tutto! È cosa incredibile! Scommetto
-che se dico che adesso è notte, lei sosterrà ch'è giorno chiaro! Gli è
-proprio un dispetto!
-
-— Ma, caro signor curato, la si calmi!...
-
-— Ma lei ha ragione! ma sarà come vuole...
-
-E, così dicendo, lo speziale e l'agente a stento lo trattenevano
-nel suo seggiolone, chè già stava per alzarsi sdegnosamente, e aveva
-ripigliato la canna e il cappello per andarsene. Nè poco ci volle per
-farlo rimanere; andava borbottando che già erasi fatto troppo tardo, e
-ch'egli aveva la testa a ben altre cose che a quelle bazzecole: e così
-mulinando fra sè stesso, tirava fuori a ogni momento dal taschino de'
-calzoni il suo grosso oriuolo d'argento, e studiava le ore e i minuti.
-
-Il signor Gaspero, che dal canto suo ben sapeva d'aver ragione,
-trascinandosi la seggiola dietro, aveva voltate le spalle al curato,
-e susurrava anch'egli: Che ignorante ostinato! Sicuro, quest'oggi ha
-fatto una cattiva digestione.
-
-E forse la cosa non sarebbe finita così, se in quel momento non
-foss'entrato nella bottega, con un far frettoloso e straordinario, e
-con una ciera tutta nuova il signor dottore.
-
-— Gran novità, signori! una cosa che non m'è capitata mai: indovinate
-mo, signor Samuele, donde vengo?
-
-— Che so io? da un'avventura galante.
-
-— Eh! non ho di questi belli spassi! E lei, signor Gaspero?
-
-— Ma... non saprei! forse da una vincita a tarocchi?
-
-— Eh via! tutt'altro.
-
-— Ma dunque da che? domandarono a una volta l'agente e lo speziale.
-
-E il dottore con voce seria, bassa, come rivelasse un mistero: — Vengo
-in questo punto dalla villa ****, dove fui chiamato, per visitar quel
-signore inglese, quel lord, ch'è venuto a starvi due mesi fa, e che
-adesso minaccia di lasciar qui le ossa!
-
-— Oh!... sclamarono a coro, lo speziale, l'agente, il curato e il
-signor Gaspero.
-
-— Se la è così, soggiunse poi il primo d'essi, voi gli avrete dunque
-parlato, a quest'uomo così ricco e così arrabbiato, che nessuno ancora
-ha veduto ch'è tampoco, perchè se ne sta sempre chiuso laggiù nel
-palazzotto, come l'orso nella sua tana.
-
-— Dite, l'avete veduto?
-
-— Veduto? no, veduto veramente, no!
-
-— Come? bravo dottore! disse ridendo sonoramente il signor Gaspero. Ma
-che razza di visita gli avete fatto?
-
-— Dirò, ecco qui cosa fu. Io me n'andava stasera solo e quieto a casa
-mia, al batter delle nove, e stavo per metter la chiave nella toppa
-della porta, quando mi si fa incontro, e mi ferma, tagliando l'aria con
-un gesto, un uomo alto, vestito di nero, meglio ch'io non sia. Domando
-che cosa voglia; non risponde, toglie fuor di tasca una letterina, e me
-la consegna. Io non poteva leggerla al chiaror di luna; dunque entro in
-casa, e invitato colui a salire, gli domando se aspetti risposta; egli
-mi fa segno col capo di no, e si pianta ritto, là, presso la porta.
-Salgo le scale, chiamo mia sorella Cecilia, che corra col lume: era al
-buio ancora la stordita! Basta, quando Dio volle, ella comparve col
-candeliere, e io, che morivo di voglia d'uscir del dubbio, apersi la
-lettera; era linda, lucida, e scritta d'un caratterino d'amore, bello
-da baciare...
-
-— O dottore, lei torna giovine di vent'anni! disse il signor Gaspero.
-
-— Eh! confesso che alla prima la credetti una dichiarazione amorosa...
-Era firmata _Elisa Leslie_... ma lessi! non dicev'altro, se non che
-subito, e in segreto, dovessi andare alla villa, dietro il latore del
-biglietto, per la premura d'un malato. Discesi dunque, e dicendo: Son
-qua, seguitai l'uomo nero e muto, che poi seppi essere un cameriere
-del lord. Mi fece entrar nel palazzo per una porta nascosta e per un
-andito nella cucina; di là, salita una scaletta torta e buia, mi mise,
-dentro un salotto, dove mi disse d'aspettare, e mi piantò solo. Alla
-fine comparve una bella giovine, una delle figliuole del lord... Non
-vi ricordate d'averle vedute talvolta a diporto giù per il lago?...
-Bene, era la più grande, la più smorta delle due; essa mi salutò con
-grazia, e mi disse, tutta affannosa, e pregandomi di non parlare con
-anima viva, che l'ammalato era suo padre; che da lungo tempo una tetra
-malinconia lo travagliava, e che pochi giorni innanzi, al ricevere
-non so che cattive notizie d'Inghilterra, aveva avuto un accesso di
-forti convulsioni, che risvegliarono una tosse sanguigna; che nella
-mattina poi, le convulsioni e la tosse avevano spiegata una spaventosa
-violenza: la povera giovinetta parlava e insieme piangeva, e mi
-scongiurava che salvassi suo padre. Fu allora che, fatto un passo,
-domandai di veder l'ammalato; e la fanciulla: Oh gli è impossibile,
-disse, trattenendomi; mio padre non vuol vedere nessuno, nessuno fuor
-di me e di mia sorella; l'ha giurato! nè, per quanto noi l'abbiam
-pregato, non ci permise mai di chiamar un medico; egli non fa altro
-che ripetere di voler morire!... E bene, che avrei dovuto fare? come
-vedere, conoscere, ponderare?... Io avevo un bel replicare: Senza
-la diàgnosi, cosa si fa? la fanciulla tornava da capo a pregare, a
-piangere. Era un impiccio nuovo per me!... Pensai, studiai, diedi
-un'occhiata mentale a tutta la mia teoria, perchè pratica sui lord non
-ne ho mai fatta... infine, scrissi queste pozioni e quest'empiastro,
-che faranno o no, come Dio vuole. E ora, a voi, signor Samuele! Spedite
-le ricette; premura e attenzione, che ci avrete il vostro conto!
-
-E gittò sulla tavola dello speziale due lunghe indicifrabili scritture,
-che preparavano sa il cielo quali cose! Il signor Samuele si piantò gli
-occhiali sulla gobba del naso, e si mise a studiarle.
-
-— Ora viene il buono, continuava il dottore; io aveva raccomandato
-alla signorina una rigorosa cura morale e uno scrupoloso trattamento
-dietetico dell'ammalato, ed essa mi congedava col miglior garbo del
-mondo, ringraziandomi mille volte — manco male! Partita lei, tornò quel
-cameriere, e cavandosi con atto di singolar rispetto il cappello, mi
-mise nelle mani un cartoccetto, e m'accompagnò fino alla porticina.
-Io presi la via inverso il paese; e cammin facendo, il raggio della
-luna, che stasera è sì bella e tonda, mi fece naturalmente pensare di
-guardar nella cartolina: l'apersi, guardai... mi pareva e non mi pareva
-una moneta piccola, gialla... oh! oh! foss'oro! Il cuore mi battè
-subito, e qui giunto, entrai nel primo uscio, dove vidi lume... dite
-mo? era un luigi d'oro, un buon luigi doppio, perchè gl'inglesi non
-contan che luigi e ghinee... Ecco qui — e tolse fuori la moneta ancora
-incartocciata — non è vero, signor Gaspero, lei che n'avrà vedute di
-questa razza, non è genuino, di peso?... Che bel curare i lord! La è
-un'avventura questa? vi pare?... Qui non ci son baie.
-
-— Ma bravo dottore! queste sono visite di nuova stampa per voi, disse
-il signor Gaspero.
-
-— Oh sì! proprio, nè sarà l'ultima, spero.
-
-— Bravo, bravo! ma quel lord! chi sa mai quel che ci cova qui sotto?
-soggiunse l'agente.
-
-Lo speziale intanto aveva messo sossopra la sua officina, e ingombrata
-la tavola d'una folla di boccie, vasi e fiaschetti. Rimboccate le
-maniche della giubba fino al gomito, stava stemperando e mescolando
-unguenti, siroppi e giulebbi, con uno scrupolo di scienza, degno di
-que' due barbuti figuroni, onde un vecchio pittore comasco aveva
-istoriate le grosse imposte della sua bottega, e che volean dire
-Ippocrate e Galeno.
-
-
-
-
-VII.
-
-SCENA DI FAMIGLIA.
-
-
-In una stanza solitaria, abbandonata del palazzo, lord Leslie
-nascondeva sè stesso e la sua cupa tristezza allo sguardo di tutti.
-Nessuno v'aveva mai messo piede, fuori delle sue figliuole e d'un
-antico famigliare, favorito del padrone, come son que' buoni vecchi che
-contan più di quarant'anni di servigio in una casa.
-
-La stanza non guardava al lago, ma al fianco della montagna, e solo
-la rischiaravano verso sera i pallidi riflessi del sole cadente. Un
-letto di foggia antica e chiuso da verdi cortine di seta, era collocato
-nell'alcova che s'apriva nel fondo: allato, un gran seggiolone a
-bracciuoli coperto di velluto damascato, una tavola con le gambe a
-rabeschi, e sopravi una guantiera con tazze di cristallo e vaselli
-d'argento. Pendevano dalle pareti gli antichi ritratti di famiglia,
-quell'ultime memorie de' nostri vecchi, che oramai non hanno altro
-rifugio che i cameroni e gli anditi buj delle ville deserte, se pur non
-albergano capovolti, in mucchio, su le soffitte o ne' soppalchi delle
-nostre case, o non sono dagli stessi figli e nipoti, come succede,
-mandati all'incanto su pe' muricciuoli. — Un armadio di legno nero
-intarsiato, uno scrittoio ingombro di carte e libri alla rinfusa,
-e poche seggiole rivestite di coperture di saja verde, compivano la
-suppellettile di quella trista dimora.
-
-Già da venti lunghi giorni il lord era là, inchiodato nel suo letto
-dall'improvviso malore che l'aveva colto; era là, con la sola compagnia
-de' suoi foschi pensieri e delle sue speranze antiche, richiamate con
-un accoramento febbrile, assaporate quasi per crucciarsi l'animo con la
-loro memoria.
-
-Le sue figliuole, que' due angioli che il Signore gli aveva mandato,
-perchè fossero la sua più fedele consolazione nella vôta esistenza,
-pareva che gli venissero in uggia anch'esse. Quand'erano a fianco del
-suo letto, sedute insieme nell'ampio seggiolone, con le leggiadre lor
-teste abbandonate su gli stessi origlieri che lo sorreggevano; quando
-venivano a confortarlo con quelle parole che a' figli nessuno insegna,
-e ch'essi soli sanno trovar sì bene, egli non sentiva l'armonia delle
-care voci, che avrebbero versato sul suo cuore ferito il balsamo
-dell'amore. Assorto ne' pensieri che lo facevan dispettoso d'ogni
-altra cosa, egli voltavasi bruscamente dall'altro lato, se una d'esse
-lo chiamava teneramente col nome di padre; e poi le congedava con mal
-piglio, dicendo di volere star solo e di non aver bisogno delle lor
-fanciullesche carezze.
-
-Piangevan silenziosamente le buone giovinette al suo duro parlare, e
-se n'andavano mute e lente; ma, uscite appena, compativano insieme al
-povero padre, chè il suo male l'avesse fatto inquieto ed aspro; e si
-confortavano a vicenda ad aver pazienza, chè forse, con l'amorose loro
-sollecitudini, avrebbero medicato il dolore di lui, e vinta la sua
-ostinata tristezza. E si fermavano nella vicina stanza, origliando a
-ogni più lieve rumore; e riscosse, appena che uno sfogo improvviso di
-tosse turbasse il caro ammalato, accorrevan di novo al suo fianco; e
-lo pregavano, col pianto sugli occhi, che per amor loro bevesse alcuna
-delle pozioni che gli apprestavano per temperare quella sua angoscia
-convulsiva. Ma non gli svelarono mai che un medico le avesse ordinate;
-sarebbe stato lo stesso che dirgli di spezzarne le boccie contro
-la parete; bensì, con pietoso inganno, rassicuravano sempre ch'eran
-semplici calmanti da esse loro apparecchiati.
-
-Ma le innocenti non sapevano che la principal cagione di quel male
-fosse l'ira dell'egoismo ingannato che lo rodeva, fosse l'estrema
-rovina delle sue lunghe fatiche, l'ultimo crollo d'un edifizio a cui
-per tutta la vita aveva lavorato, l'edifizio della sua grandezza!
-Le novelle a lui venute d'Inghilterra per lettere e per gazzette, e
-confermate pur troppo presto, avevano rivelato a lord Leslie che tutto
-il suo credito, un tempo così potente, era perduto, che le sue mene
-politiche cagionavano la caduta della sua stessa fazione; e che le
-nuove elezioni della sua contea, ultima speranza a lui rimasta, erano
-cadute sopra individui della parte opposta, e, fra quelli, sul più
-conosciuto suo civile nemico. E di più, gli toccò perfino di legger ne'
-giornali la storia della sua rottura col figlio, travolta, esagerata,
-come si suole, commentata per suo discredito, quasi fosse stata una
-domestica tirannide. Tutto ciò, e anche meno sarebbe certo bastato,
-finì a suscitare nella sua logora vita un subitano rovescio; la
-malattia che da lungo tempo covava, si spiegò violenta; e senza l'amore
-e la paziente attenzione di quelle soavi creature d'Elisa e Vittorina,
-lord Leslie avrebbe forse dovuto soggiacere a quell'ultima offesa
-dell'orgoglio già vulnerato.
-
-Non era la mattina, ed Elisa, a passo cauto, leggero, entrava nella
-camera del padre ammalato; il suo cuore batteva di speranza e di
-segreto timore. Ella rimosse con mano tremante la verde cortina
-dell'alcova, si sollevò lieve su la persona, e guardò. — Suo padre
-pareva dormire d'un sonno tranquillo; perchè il respirar di lui non era
-più sì affannoso, e la calva sua fronte, che ombravano due ciocche di
-grigi capegli, era pallida e serena.
-
-La buona figlia sentì allargarsi il cuore, levò al cielo gli occhi,
-domandò una benedizione all'anima di sua madre, perchè le dèsse forza
-di compiere il generoso proposito, per cui quel giorno ell'era venuta
-così di buon'ora nella stanza paterna. E poi lenta avanzando, s'adagiò
-cheta cheta nella seggiola, accanto al capezzale di suo padre; e
-abbandonata a' pensieri ond'era pieno il suo animo verginale, si
-perdette ne' sogni dell'avvenire, in quell'estasi che un'intemerata
-speranza dipinge come d'un'iride di felicità.
-
-Intanto, senza ch'ella se ne fosse accorta, il padre s'era svegliato;
-e il primo oggetto che gli appariva, era l'amorosa fanciulla sedutagli
-accanto, era quella sembianza angelica e pura, che la faceva parere
-cosa non mortale. Egli, senza pur muoversi, la guardava, ned ella s'era
-ancora riscossa; la guardava, non l'aveva creduta mai così bella. —
-Povero padre! quel pensiero d'innocente orgoglio nasceva nel suo cuore
-forse per la prima volta! Continuava a contemplarla, e sentiva un
-piacere mite, segreto, che non aveva provato mai.
-
-Allora trasse una mano fuor delle coltri, e strinse con dolce forza il
-braccio della figlia, ch'essa pianamente aveva poggiato su la sponda
-del letto. Elisa a un tratto si risentì, e le parve che il padre
-leggesse ne' suoi pensieri, che quello sguardo la penetrasse sino in
-fondo al cuore... I suoi sogni eran sì belli! Arrossendo per subitanea
-tema, si chinò verso di lui, e disse: — O mio padre! io era venuta a
-spiare il momento che vi sareste svegliato, e intanto i miei pensieri
-m'avevano rapita lontano lontano, ch'io quasi vi dimenticava; o mio
-caro povero padre!
-
-— Buona Elisa! tu mi vuoi bene, lo so! tu mi sei cara, adesso più che
-mai! rispondeva l'ammalato con tale accento di mitezza insolita, che la
-figlia non credette quasi a sè stessa.
-
-— E potrei non amarvi? Ma ditemi prima che avete passato una notte
-quieta, e che state meglio di jeri...
-
-— Sì, sì! Sto bene, bene da vero.
-
-— Corro dunque a dirlo a Vittorina, che aspetta qui fuori questa buona
-novella. Pure, siete assai pallido, e la vostra mano arde e trema...
-
-— Non importa, io sto bene! perchè, sappi, il mio male è qui, qui
-dentro!... E con la destra si premeva il cuore.
-
-— O padre mio! che pena mi danno le vostre parole! Oh non dite così;
-dite che noi possiam consolarvi, poichè nostra è una parte del vostro
-dolore! Deh fatevi cuore, siate giusto con voi medesimo! E se troppo
-vi pesa, come dite voi, la cattiveria degli uomini, oh copriteli di
-disprezzo e d'obblio! E guardate a noi, pensate alle vostre due figlie,
-e anche al vostro... sì, al povero... Ma s'arrestò d'improvviso, e
-chinò gli occhi a terra, sbigottita da uno sguardo terribile di suo
-padre.
-
-— Finite! Che cosa volevate dire? chiese il lord con tono severo, ma
-fatto più dolce in viso.
-
-— Oh nulla! Elisa rispondeva. Io non so, io parlava come il cuore mi
-suggeriva... mi compatite?
-
-— No! voi lo sapete pure, che non si deve pronunziar quel nome dinanzi
-a me: bisogna dimenticarlo!
-
-— Dimenticarlo?... non lo potrei. È mio fratello!
-
-— Egli non è più mio figlio, e io non lo vedrò mai più! Ho già
-cancellato dalla memoria anche il suo nome.
-
-— Dio! s'io fossi quell'infelice, ne sarei morta!
-
-— Tu, buona fanciulla, non m'avresti fatto il male ch'egli mi fece!
-
-— Ma se ora ne piangesse, se non parlasse che di voi, se non avesse
-altra speranza che del vostro perdono, che di vedervi una volta?
-
-— Egli? oh come t'inganni! Tu non conosci gli uomini, tu non sai come
-certi cuori son fatti! V'ha de' figli che calpesterebbero il cadavere
-del padre, se fosse messo a traverso della loro via!...
-
-— Ah non parlate così! Egli... era buono; e forse, se il vostro
-sdegno...
-
-— Eh non sai tu, che quell'uomo ha rovesciata la mia più lieta fortuna,
-l'opera di tutta la mia vita? È lui, che ha gettato nel fango la
-canizie di suo padre, lui che mi lima i giorni, che mi precipita prima
-del tempo nella fossa! — E il lord s'era levato su la persona, e il
-suo volto ardeva di tutto l'antico sdegno: ma, indi a poco, raccolse le
-coltri, e s'abbandonò, come oppresso, sugli origlieri, dicendo con voce
-mutata: — Via! non parliam più di lui! non affrettiamo con un impeto
-inutile l'ora fatale che non tarderà a venire! Povera Elisa! tu sola
-mi resti, tu che intendi cosa sia il segreto dolore di tuo padre. Tua
-sorella è troppo giovinetta, è ingenua, spensierata; essa vede le rughe
-della mia fronte, ma non la ferita del mio cuore.
-
-— O padre mio, se sapeste, non io sola, ma tutti piangiamo per voi...
-Oh! ricordatevi che l'ultimo voto di nostra madre fu la felicità e la
-pace di noi tutti... e che invece!... perchè, anche lui...
-
-— Lui! sempre lui! Sa egli forse ch'io son qui, presso a morire, in
-terra straniera, e per sua colpa? Io giuro che se il sa, ne ride!
-
-— Gran Dio!... proruppe la figlia, e si coperse con le mani il volto
-già bagnato di lagrime. No, non è vero! oh se sapeste!...
-
-— Ma voi, che sapete di colui?... dov'è? dite... dite! rispondete a
-vostro padre.
-
-— È qui!... balbettò allora con voce timida e sommessa la giovinetta;
-qui, ne' dintorni. No, egli non era partito, come voi avete creduto.
-Son due mesi che se ne sta in una povera casa, non lontano di noi,
-nascondendosi a tutti, e a voi più che a tutti, perchè l'avete con
-sì gran collera scacciato. Era questo il nostro gran segreto!... Oh
-perdonateci! Quante volte egli volle tornare, gettarsi dinanzi a voi,
-stringer le vostre ginocchia, e giurare di sagrificar tutto al più
-piccolo vostro volere!...
-
-— Che sento? Egli è qui? Ha dunque dimenticato che nulla v'è più
-di comune fra noi? E perchè non è partito, perchè non lascia ch'io
-sopporti in pace questo male?
-
-— Egli aspetta il vostro perdono...
-
-— E intanto che aspetta... io qui languisco, dimenticato da tutti...
-Oh! aspetti, aspetti pure, ch'io morirò ben presto, e porterò con me
-nella fossa il nome di mio padre!... Aimè, che ho vissuto infelice per
-morire infelice! Oh s'egli non avesse spezzato ogni legame fra noi, se
-venisse a sostenere il mio capo, a dirmi una parola di compassione!...
-Ma no! egli non verrà. Il suo cuore non è impastato che di bassezza
-e d'egoismo. Se fosse qui, mi lascerebbe languire, finire così, senza
-cercar di vedermi?
-
-— Ah signore, voi lo dite? ah ditelo un'altra volta, e lo vedrete
-inginocchiarsi a' piedi del vostro letto, piangere, domandarvi la
-vostra benedizione! Ricordatevi, padre mio, ricordatevi che voi l'avete
-respinto dal vostro seno! Dite adesso una pietosa parola. Ma, voi
-l'avete già detta!... e Arnoldo, ah! lasciate ch'io vi confidi tutto,
-Arnoldo è là che v'ascolta, che piange nelle braccia di Vittorina...
-E così parlando con inesprimibile dolcezza d'amore, ella correva
-affannosa all'uscio della stanza, e — Vieni, diceva, mio povero
-Arnoldo, vieni! tuo padre ti perdona! ah ringraziane Dio!...
-
-Entrava Arnoldo, pallido, sommesso, e fatto umile dal gran dolore. Il
-vedere suo padre così mutato, così invecchiato in due mesi, gli spezzò
-il cuore d'affanno. In quel momento, egli sentiva la forza di rinunziar
-per lui a ogni speranza, a ogni volere. Oh! nulla avrebb'egli osato
-negare a quel vecchio, che per la prima volta vedeva giacere oppresso
-sotto la muta sentenza d'una morte aspettata.
-
-S'avanzava lentamente, s'avvicinava al letto, china al terreno la
-testa, coprendosi d'una mano gli occhi; piangeva, nè sapeva trovar
-parole a spiegar la piena degli affetti, che sì forte in quel momento
-lo conturbavano. Egli rivedeva suo padre, lo rivedeva più mite e meno
-ingiusto; e la speranza di consolarci giorni travagliati di quell'uomo
-caduto, gli faceva parer men dura la parola d'accusa che stava per
-pronunziare contro sè stesso. L'immagine di un padre prostrato in
-una prematura vecchiezza, portante il peso d'una sciagura quantunque
-voluta, lo ferì nel più vivo del cuore. Egli cadde in ginocchio a'
-piedi del letto di lui.
-
-Lord Leslie sentivasi, pur non sapendo come, trascinato da un'angoscia
-segreta a perdonare, a dimenticare il passato, a rivivere come un tempo
-nell'unico suo figlio. Sollevossi allora sul letto; e alzando la sua
-testa calva e superba, nell'impeto d'un prepotente pensiero, stese la
-destra ad Arnoldo; il quale con rispetto la strinse, chinando su di
-essa la fronte. Ma il lord non disse una parola; il suo volto non fu
-rischiarato dal sorriso, il suo sguardo non si levò al cielo.
-
-Fu una pace gelida, incerta. Pareva che un destino, col quale entrambi
-avessero tentato di lottare invano, li riunisse in quel momento. Nel
-cuore del figlio, l'interno contento era temperato da un grave dolore,
-ma nel suo volto, più che gioja e dolore, leggevansi timidezza e
-rispetto: in vece l'impassibile e severa fronte del padre non era da
-nessun affetto rasserenata; le rughe, che da tanto tempo la solcavano,
-non erano scomparse, gli occhi suoi non furon bagnati d'una lagrima, il
-suo sguardo fu lucido e fisso. — Era lo strano e fiero contrasto di due
-cuori concitati e diversi; e quasi faceva terrore la verità di quella
-scena semplice e muta!
-
-Ma le due giovinette eran tutte commosse. Elisa, piena di gioja, perchè
-quella pace era stata opera sua, nascondeva nel seno di sua sorella il
-volto e le lagrime della tenerezza. E Vittorina teneva fissi gli occhi
-sopra di lei, e col sorriso d'un gaudio celeste la baciava in fronte.
-
-
-
-
-VIII.
-
-AMICIZIA.
-
-
-In quel mezzo, dopo il primo incontro d'Arnoldo e di don Carlo lungo il
-solitario sentiero della montagna, la conoscenza loro s'era fatta non
-solamente più fidata e più stretta, ma, grazie al costume, all'alterna
-stima, e allo stesso giovenile entusiasmo del cuore, era divenuta
-oramai una vita compagnevole e intima.
-
-Il giovine inglese non ebbe a male quella prima peritosa accoglienza
-del vicecurato; e il giorno dopo il loro incontro, come gli aveva
-permesso, venne a visitarlo, e seppe con maniere riverenti e modeste
-cattivarsene l'attenzione e la fiducia.
-
-Quella stessa mattina, quando nel partire attraversò il salotto a
-terreno della casa, il giovine rivide le due donne che aveva notate
-nella chiesa, la domenica innanzi; e il prete, accompagnandolo fino
-alla porta, gli disse ch'erano sua madre e sua sorella. La prima,
-al suo passare, aveva fatta una riverenza; ma la fanciulla non aveva
-sollevato la testa dal lavoro al quale stava intesa.
-
-Don Carlo, tornando col pensiero al novello colloquio avuto con
-Arnoldo, conobbe che l'anima di questo giovine non era solo dilicata
-e onesta, ma degna ancora di studio, e di raro pregio. Si persuase
-che Arnoldo non era uno di quegli scioperati che viaggian per paesi,
-di cui non sanno che il nome, d'altro non solleciti che degli agi e
-piaceri che abbandonarono in casa loro. Poco gli bastò per intendere
-che l'anima di lui era calda di nobili affetti e di volontà generosa,
-che lo spettacolo di tante cose nuove vedute e cercate aveva messo nel
-suo cuore, non logorato ancora da impetuose speranze, nè da violente
-passioni, un'incerta tristezza di pensieri, un'involontaria e immatura
-dubbiezza di tutto. Era la timidità d'una mente degna di miglior sorte;
-era l'inerzia d'una vita giovine e negletta che ripiegasi, per dir
-così, sopra sè stessa, nell'indifferenza delle cose che la circondano;
-era l'uomo che s'abbandona per non si rialzar forse mai, se la
-sventura nol trascini alla disperazione, o l'ebbrezza della fortuna non
-l'acciechi con un delirio.
-
-Arnoldo aveva cuore schietto e ardente. Egli non era creato per le
-compassate e meschine passioni, che nella nostra società trovano sempre
-la loro nicchia: ma a lui mancava quella costante energia del volere,
-che sola dà forza per trionfare delle grette apparenze di virtù che il
-mondo accarezza, e per non farsi reo di quelle piccole infamie, con cui
-si pensa bene spesso di guadagnar la stima degli altri. Benchè nato in
-quella casta privilegiata, che di per sè stessa chiamasi il gran mondo,
-egli cercava un'aria men corrotta; ma volle, per dir così, venire a
-transazione co' suoi affetti, con la sua coscienza; e non seppe più
-vivere nè d'illusioni, nè di dolori. Anzi non potè gettarsi di dosso
-la noja che gli si fece compagna, quando vide andarsene in fumo tutte
-le felicità, tutte le virtù che aveva amate; quand'egli, che si credeva
-così esperto della vita, conobbe che il mondo era ben diverso da' suoi
-sogni, e confessò d'esser novizio.
-
-Allora ritornò alla memoria de' suoi primi anni; tornò fanciullo nel
-grembo di sua madre, alla meditazione di quell'ore felici, quando
-ignorava che cosa fossero la gloria, la felicità, l'amore, nè d'altro
-si nutriva che delle belle speranze dell'avvenire, educato dalle sante
-parole dell'affetto materno e da' semplici consigli della sapienza. Ma,
-aimè! quello fu l'ultimo incanto della giovinezza; sentì di non poter
-più riposare nel passato, si trovò solo.
-
-Eppure l'anima sua era sempre travagliata dal desiderio della vita
-e del riposo, perchè in essa il fuoco della virtù non era spento;
-e viveva tuttavia, benchè negletto, in un angolo del suo cuore, un
-barlume di fede. Le vicende de' rapidi e diversi viaggi, che sovente
-trascinano al cinismo e alla noja, conciliarono in vece l'anima
-d'Arnoldo all'amor della pace e della solitudine. Da quel tempo, una
-tinta di non so quale malinconia fu sparsa in tutti i suoi pensieri.
-
-Rifece allora gli studii della adolescenza, amò la semplice verità,
-e si persuase che la miglior felicità che sia lecito sperar quaggiù,
-consiste in una vita libera e operosa, in una vita spesa a profitto
-altrui nell'onestà di tranquilla fortuna, senz'aspettare di esser dagli
-uomini ricambiati del bene che facciamo, ma con l'intima fede che il
-bene di per sè stesso produrrà lieti frutti quando che sia. Pure per
-lungo tempo, abbandonato com'egli era, nulla meditò, nulla fece; e la
-coscienza della virtù non era altro ancora che un bel voto de' suoi
-pensieri. Alla sua vita mancava tuttavia l'alito primo, il conforto
-dell'amore e dell'esempio, che dà il coraggio dell'azione. E giunto
-a quell'ora, in cui è forza lottare fra il disinganno e la speranza,
-l'anima sua o si giaceva prostrata nell'inazione, o gemeva della sua
-inutilità, come sotto il peso d'un vecchio rimorso.
-
-Lo sguardo cauto e sagace del vicecurato aveva indovinata la vita di
-quel giovine, che non era fatto per un destino infelice, e pareva
-volerlo. Il loro colloquio gli spiegò ben presto tutto il profondo
-d'un cuore, che a caro prezzo comprava l'amara lezione dell'esistenza.
-Ma egli, a cui era toccato d'assaggiare innanzi tempo di ben più
-fieri dolori, egli che nella sua ora aveva, come un uom disperato,
-combattuto e vinto, sentì allora una segreta e dolce compassione
-di quell'abbandonata giovinezza, e si compiacque nella fiducia di
-consolarla e di sostenerla.
-
-Così, dopo pochi amichevoli ragionamenti, l'uno e l'altro furon lieti
-di quella fortuita conoscenza; e s'erano raccontati a vicenda que'
-riposti segreti che apprezza e serba la sola amicizia. Intanto Arnoldo
-tenne per gran ventura che il vicecurato, per alcune domestiche ragioni
-e pel ritardo messo della pretura di **** a regolar la tutela della
-giovine Maria, dovesse rimanere più a lungo che prima non pensasse. E,
-dal canto suo, don Carlo divideva di buon grado col giovine forestiero
-le ore di libertà.
-
-Essi furono veramenti amici. E in que' luoghi pieni di vita, nella
-tranquillità di quelle rive sempre liete e sempre nuove, i loro cuori
-sentivano più forte il bisogno di rallegrarsi nella concordia de'
-pensieri, nell'adorazione della bellezza, e più di tutto di gustare il
-sublime del desiderio e il dolce del compianto. — Allorchè il tumulto
-del mondo non disturba la maestà della natura, oh come il cuore si
-versa nel contraccambio delle più intime virtù consigliate dalla
-religiosa estasi della contemplazione! oh come è bello e grande il
-credere e lo sperare insieme!
-
-Un giorno, abbandonati all'inquieto corso d'una barca leggera,
-quand'era il lago conturbato a più rapito ondeggiamento, sotto lo
-spirare del _tivàno_ dell'Alpi, essi confidavano i liberi pensieri,
-i voti misteriosi d'una più lieta aspettativa al cielo schietto e
-azzurro, e nell'alterna vicenda del remigare vedevano fuggirsi a fianco
-le rive, i palazzi, le ville; poi, quando il vento taceva e il lago
-tornava quieto, miravano l'acqua disotto ripetere, come un'instabile
-interminata scena, il bel paese, e disopra le nubi abbracciarsi e
-ravvolgersi sorvolando i vertici della montagna — come se l'anima
-arcana della natura tutta si risentisse in un'armonica commozione di
-vita.
-
-Un altro giorno invece, seguivano le viottole più erte e dirupate della
-costiera, e su su pel monte a lungo inerpicandosi salivano con una
-gioia selvaggia di libertà; contenti di trovarsi soli e dimenticati
-su le più ardue vette, di guardare di là, per ogni parte, fin dove
-l'occhio poteva, l'ampio orizzonte delle pianure, de' laghi, delle
-Alpi e del cielo, come un immenso oceano di luce e di colori! — E là,
-su quelle cime, sedevano su la dispersa rovina d'un casolare sfasciato
-dall'acque montane, o sul tronco d'un vecchio albero sradicato dal
-fulmine e marcito dal tempo; e disopra i loro capi non vedevano
-sollevarsi che qualche rado cucuzzolo di monte, con la sua veste
-di neve agghiacciata, o qualche rozza croce di legno, piantata nel
-crepaccio d'un masso forse da un povero pastore, chi sa da quant'anni.
-
-E più d'una volta cercavano nuovi sentieri sui fianchi dell'alpe dove
-il terreno, scemo d'umori e di fecondità, cessa d'esser ricoperto
-d'erba e ombreggiato di piante, dove non altro s'incontra che qualche
-rara segreta sorgente col suo fresco zampillo d'un fil d'acqua, o
-un'ampia zolla rivestita di muscosa verzura, o d'un rosato tappeto di
-ciclamini. E, su per que' dossi, il giovine Arnoldo andava cercando con
-mano paziente l'erbe più rare e le pianticelle mirabili e sconosciute,
-che pare l'aria vi cresca con più facile germoglio, solo per la pastura
-d'un branco errante di capre. Perchè egli aveva messo studio e amore
-a quella cara scienza dell'erbe e delle piante, che ama e intende la
-natura, e insegna con solitaria consolazione che in ogni angolo della
-terra v'è una virtù misteriosa, una bellezza.
-
-
-Una mattina, Arnoldo e don Carlo sedevano sur uno degli alti terrazzi
-della malinconica e deserta Pliniana.
-
-Il cielo era cinericcio e nebbioso; e i loro pensieri sentivano di
-quella solenne quiete della natura, che pare più muta e mesta, s'è
-una giornata avversa della sua più bella stagione. Arnoldo tenevasi
-spiegato sulle ginocchia il suo albo, e disegnava lo schizzo della
-veduta che gli s'apriva dinanzi — quella fuga di monti dietro un
-monotono velo di nebbia; lo spumoso torrente che si rovescia da un'erta
-cima a fianco del vetusto palagio; quel cielo bigio, uniforme, che gli
-richiamava al pensiero il cielo della patria, una delle scene della sua
-mesta e cara contrada, quel sacro cantuccio di terra, in cui riposavano
-le ossa di sua madre. Don Carlo, poco lontano di lui, meditava
-scrivendo sopra un foglietto, che appoggiato a un volume della Bibbia
-e' si teneva fra mano.
-
-Quando Arnoldo ebbe finito il suo disegno, s'avvicinò all'amico, e
-gli si mise accanto, in atto d'aspettare: ma quegli non si riscosse, e
-continuava a scrivere.
-
-— Che scrivete, don Carlo? domandò Arnoldo.
-
-— Amico mio, sono pensieri ch'io vo gettando su questa carta, tali
-quali m'ardono in cuore, schietti, nudi; egli è un ritorno innocente
-alla giovinezza già passata per me, la quale non m'è più che una
-memoria. Che volete? Noi italiani, noi figli di questo cielo e di
-questa terra, oh no! non possiam distaccarlo dal cuor nostro l'amore
-della poesia, che succhiamo forse col latte delle nostre madri, che
-beviamo coll'aria del nostro paese... L'armonia del canto è la più pura
-voce dell'anima!.. E io, vedete, qui, in quest'ora di solitudine, in
-questo luogo sublime, sento risvegliarmisi nel pensiero i miei sogni
-d'una volta, parmi ancora d'esser giovine, italiano, poeta!...
-
-— Oh il vostro sentire è nobile e bello! ditemi, ve ne prego, leggetemi
-il vostro canto: chè anche il cuore di chi nacque di là dell'Alpi sente
-e batte più forte, se la parola della bellezza lo scuote.
-
-— Deh! che volete mai ch'io pensi e scriva? Non è, ve l'ho detto, che
-la tarda rimembranza d'un tempo che non torna più. Ora, la mia sorte è
-certa e tranquilla, e il mio cuore contento. Fare a' miei fratelli quel
-poco di bene che per me si possa, nella condizione in che mi pose la
-provvidenza, questo fu il primo mio voto, e sarà l'ultimo.
-
-— Ma come potete voi col cuore sì caldo, con la mente fatta pura dal
-fuoco dell'ingegno?... lo interruppe Arnoldo.
-
-— Dimenticate l'uomo, e non guardate in me che il povero prete. Io
-sono un nulla agli occhi del mondo, ma c'è delle anime che non mi
-disprezzano. Sono que' pochi miei fratelli che vedono in me il loro
-unico protettore; per essi, io sono il mediatore fra i travagli di
-questa terra e la consolazione del Signore. Io parlo loro di semplici e
-sublimi verità, ed essi m'ascoltano; io raccolgo la confessione della
-loro debolezza, e li conforto al meglio; me li veggo inginocchiati ai
-piedi, e fo sopra d'essi il segno della croce, il segno del perdono;
-io battezzo i lor bambini, e seggo accanto del loro letto di morte,
-e le anime n'accompagno al Creatore, benedicendole... Che altra umana
-felicità poss'io invidiare?.. Oh! chi intende la grandezza di questa
-divina missione, e la compie con quella forza, che sola la fede può
-dare, non ha altro affetto quaggiù, non ha altro voto, se non che sia
-fatta la volontà del Signore sulla terra come nel cielo!
-
-— Queste son cose sublimi, e il vostro proposito è grande, come la
-virtù ch'è necessaria per adempirlo. Ma io credo, amico, che il dir
-addio alla gloria della scienza, alla dolcezza della vita, all'onore
-della patria stessa, vi debba esser costato un gran sacrifizio! e
-forse...
-
-— Deh! chi mi assicurava che sarei venuto in fama, che avrei trovato
-nella gloria il compenso della vita spesa per la sapienza? e ciò
-foss'anche, gli è poi vero che sia questa una felicità, o almeno un
-riposo de' nostri desiderii?... Ah! credetelo a me! io, dimenticato
-nella mia oscurità, vivo più contento di voi... E la sola cosa che
-adesso sparga di mestizia i miei giorni è il pensiero di mia madre e di
-mia sorella. Povere e buone creature! esse non avranno l'appoggio che
-di me aspettavano...
-
-— Ma che cosa potreste far di più per loro? Nel tempo che siete qui,
-non avete voi preparata loro una condizione onesta e sicura?...
-
-— Sì; ma io dovrò abbandonarle. Pochi giorni ancora, e tornerò dove mi
-chiama il mio debito sacro, che già per troppo tempo l'ho dimenticato.
-Oh! Dio mi conceda ch'io possa una volta vederle tutte e due vicine a
-me, sotto il mio tetto, ch'io viva con loro, sì... perchè io le amo,
-vedete! sono i soli legami che mi uniscono alla terra: mia madre, la
-donna amorevole e pietosa! mia sorella, l'angiolo della modestia e
-della pazienza!...
-
-— Non v'affliggete per loro; la virtù che si nasconde è sempre felice.
-Su via, aprite l'animo a più lieti pensieri; e se non è troppo esiger
-da voi, leggetemi ciò che avete scritto stamane, ve ne prego!
-
-
-Il vicecurato stette alquanto a guardar taciturno il suo giovine amico;
-e poi levatosi lesse:
-
- LA VOCE DELLA FEDE.
-
- I
-
- Perchè il mesto a la terra estremo vale,
- Anima mia, ti rinovella il pianto? —
- Poni giù il peso del dolor mortale,
- Pensa che solo il sagrifizio è santo!
- E tu, Signor, della speranza l'ale
- Dona al sospiro dell'ultimo canto;
- E tu l'adempi, se nel ciel non muore,
- La preghiera del pianto e dell'amore!
-
- II
-
- Quando, de' miei prim'anni in sul sentiero,
- Sparsa di fior la terra a me s'aprío,
- Con volo incauto il giovenil pensiero
- I fantasmi seguì d'ogni desio!
- Era un sogno la vita! il vel leggiero
- D'un'iri circonfusa la vestío;
- E 'l sol le rise di sua luce blanda,
- E amor la cinse de la sua ghirlanda.
-
- III
-
- O mia terra! o miei voti! — Io vi credea
- Il supremo confin d'ogni speranza:
- Altra prece il mio labbro non avea,
- Il mio cor non ardea d'altra fidanza;
- Io cantava di voi, di voi piangea,
- E appena un'ombra muta ora m'avanza;
- Quasi memoria di perduta voce,
- Quasi in terra deserta unica croce! —
-
- IV
-
- O Verità! quando tremante e anelo
- Del tuo regno alle sfere il guardo alzai,
- E quando all'infinita eco del cielo
- Il mio profondo gemito affidai,
- Perchè dal grembo dell'immobil velo,
- Mandato un raggio, un raggio tuo non m'hai?
- Perchè tace al mio cuor la luce eterna
- Dello spirto d'amor che ti governa?
-
- V
-
- Oh! il divino tuo sol ch'arde e non pare,
- Riluca al declinar degli anni rei!
- Se l'alme sofferenti ha Dio più care,
- Spargi di duolo tutti i giorni miei!
- Tu la solinga lampa dell'altare,
- Tu del martirio la corona sei!
- L'angelo dell'estrema dipartita,
- Il primo dì della seconda vita. —
-
- VI
-
- O Verità! ti credo anch'io, ti sento!
- E il verbo adoro de la gran promessa,
- Che il tuo libro mi schiuse in novo accento,
- Retaggio eterno d'una prole oppressa!
- Tu il ciel m'additi, e tempri il mio lamento,
- Tu splendi, e l'ombra arcana ha luce anch'essa!
- Già spira il tuo divin soffio sull'alma,
- Che ne deliba la siderea calma.
-
- VII
-
- Benedetta quell'ora, e benedetto
- L'astro che mi snebbiò la fosca via!
- Più non sorge dal cor mortale affetto;
- Altro è il fonte che l'anima sitía.
- La fè diemmi l'amor dell'intelletto,
- D'un secolo cadente all'agonia!
- Ed io baciai come un terreno santo
- Il suol che bevve de' fratelli il pianto.
-
- VIII
-
- Adempi, o Dio, la mia speranza, e scenda
- Del tuo servo nel cor l'alta parola;
- Sì che a' fratelli la virtude ei renda,
- Che l'opre edúca, ed il patir consola.
- Dammi l'accento che il perdono apprenda,
- Dammi l'amor che a nova età sia scola!
- All'avvenir promesso il cor nutrica,
- Apri il volume de la grazia antica! —
-
- IX
-
- Ecco il tempio e l'altare, ecco la Croce!
- Oh! ch'io mi prostri su la sacra pietra.
- Signor, questa ch'io sento è la tua voce!
- La tua voce è la fè che mi penétra.
- Stanco è lo spirto della pugna atroce;
- Geme, e la pace de' tuoi santi impetra;
- Contempla il fin d'ogni creata cosa,
- E nell'amplesso dell'Uom-Dio riposa.
-
- X
-
- Addio, sogni mortali! E tu fugace
- Ne le mie notti ombra evocata, addio!
- Qui nel sacro ricinto, ove si tace
- Dell'alma sconsolata ogni desio,
- Assiso al raggio dell'eterna face,
- L'aurora invoco del tuo regno, o Dio!
- Che renda all'uom di tua promessa erede
- Un amore, una patria ed una fede!
-
-Lesse questo canto con voce grave e commossa il giovin prete; poi
-sollevò gli occhi e li tenne lungamente fissi nella faccia china
-e pensosa del suo ascoltatore. Ma su la corrugata fronte di lui,
-nell'obliqua e muta guardatura, egli vide balenare un ascoso pensiero;
-su quella fisonomia indovinò una segreta ironia, un'intenzione amara,
-che mal suo grado s'appalesava.
-
-Tacquero entrambi un poco; poi Arnoldo, come facesse forza a sè
-medesimo, — Amico, interrogava, parlatemi di cuore: quanto avete qui
-scritto, lo sentite voi veramente? Crederò che il vostro cuore abbia
-per sempre trovato, come voi lo dite, quel riposo, quella rassegnazione
-ch'è un'incredibile virtù, e fa sì che la fede divenga coscienza in
-voi?
-
-— O amico, rispose l'altro, fin adesso noi non abbiamo mai seriamente
-discorso intorno a sì gravi cose; ma io ben conobbi tutta la vostra
-vita dal primo giorno che m'incontrai con voi: io ho penetrato il cuor
-vostro e la sua piaga!... Lasciate che io la scopra a voi stesso; è la
-mancanza d'una fede!... Povero giovine, io vi compiango!
-
-— Oh sì! proruppe l'altro, dopo una solenne pausa, compiangetemi! Non
-so dir che tumulto s'agiti qui dentro talvolta! Non so dir con quale
-ardore cercassi anch'io questa che voi chiamate virtù, certezza e
-verità, la fede! — ma non la trovai. Tutto calpestato, tutto diseccato
-e morto! Io penso che la fede non sia più che il rifugio dell'anime
-semplici, ingenue, fiacche: in quanto a me, non la vidi che in una
-povera chiesa di montagna, in un'officina, in un tugurio... e, anche
-là, fu un mistero per me! Ma voi... ma chi ha dubitato una volta, chi
-ha pianto per la sete della scienza, chi ha numerato in un cuore i
-bàttiti della virtù, e le convulsioni del delitto... Oh io vi credeva
-di tempra più forte e disdegnosa!
-
-— Uomo ingannato! tu non sai quanto ti costi la tua illusione, o che
-debolezza sia questa che tu stimi forza! Tu non vedi con quell'occhio
-di pace con cui io guardo agli uomini, alle cose, per ascendere fino a
-Colui che gli uni e le altre ha fatto. Ma forse, verrà qualche momento
-nella tua vita...
-
-— Eh! lasciamo un proposito del quale non possiamo convenire, e non sia
-questo che turbi la nostra amicizia... Ma l'ora è tarda, e non vorrei
-che il cattivo tempo ne cogliesse. Seguitiamo per quella via, se così
-vi piace, e torniamo a casa dalla parte di terra.
-
-L'altro si mosse senza far nuove parole; ma nel resto del cammino fin
-al paese, il loro ragionare fu più contegnoso e più cauto del solito.
-
-
-
-
-IX.
-
-AMORE.
-
-
-Ma in quell'amicizia, che il giovine forestiero aveva cercata con
-tanto studio, non si nascondeva un'altra cura più gelosa e segreta,
-un pensiero più intimo, più ardente, il primo pensiero dell'amore,
-l'imagine di Maria?
-
-Il giovine non può esser mesto a vent'anni: egli non vuole allora la
-malinconia e la meditazione, ma ha bisogno d'un affetto più potente che
-l'aiuti, che gli faccia sentire il fremito della vita; sia l'amore o
-l'ambizione, la gloria o la scienza, sia l'avvenire o la fede che lo
-commuova, gli è forza che il suo entusiasmo si nutra e viva. Guai a
-colui che a vent'anni ha il fiele dell'amarezza nel cuore, e il ghigno
-del disprezzo sul labbro!
-
-È nella solitudine, nella pace della campagna, che il giovine è
-più inchinevole alla dolcezza d'un affetto. Nel seno d'una bella e
-tranquilla natura, noi siamo, o almeno ne par d'essere, più virtuosi;
-crediam più facilmente all'amicizia, ascoltiamo il consiglio della
-benevolenza, gustiamo la pietà, cerchiamo l'amore. Non tutti pensano
-che sia così, ma non conta: non sono io il primo che così pensi e
-creda.
-
-Arnoldo fra gli altri così credeva. Nella vita solinga, abbandonata
-che menava in quel villaggio, presso a suo padre, alla sua famiglia,
-e costretto a nascondersi, a divorare in segreto il suo cordoglio,
-aspettando pur con fiducia che qualche raggio amico lo riconducesse
-nel seno de' suoi, la coscienza del giovine e saggio vicecurato era
-stata una gioia, una felicità per lui. Trovandosi solo, egli sentiva
-la necessità di cercar un amico che temperasse il suo sconforto, e lo
-compatisse. E questa sì cara amichevole servitù nessuno gli avrebbe
-potuto prestare meglio che don Carlo, il quale de' dolori di questa
-terra aveva abbastanza veduto per poterli prendere sul serio.
-
-Qui Arnoldo gli scoperse perchè ruppe col padre suo; e di quella
-domestica guerra di cui molti avrebber riso, egli vide e conobbe
-tutta l'acerbità e il disgusto. E non solo ne patì per l'amico, ma gli
-consigliò di tornare in pace a ogni patto, dicendogli che la collera
-del padre non poteva esser vinta che dall'amore delle sue sorelle.
-
-Ma quando Arnoldo si rallegrava con sè stesso dell'amico acquistato,
-una memoria più cara gli si risvegliava nell'anima. Si ricordava di
-quel giorno in cui aveva ascoltata la predica del vicecurato, là nella
-chiesa del paese. Pensava a quella bellissima e modesta creatura, che
-aveva veduto pregare, inginocchiata presso la madre, a quella sembianza
-malinconica e pur così serena nel dolore, a quel volto candido sotto
-il nero zendado. Egli aveva accompagnato con la sua la preghiera che
-allora faceva l'anima sofferente della fanciulla. Poi si ricordava
-che il dì appresso, quand'egli era ito a visitare il prete nella sua
-casetta, aveva riveduta la fanciulla, e al rivederla s'era turbato:
-ella invece non aveva sollevato gli occhi, non s'era quasi accorta di
-lui; e la piccola scortesia gli era dispiaciuta.
-
-Questa memoria ei la serbava come un segreto; ma non ardiva ancora
-d'interrogare il proprio cuore, quantunque il dubbio, in cui egli era,
-gli fosse assai penoso. Ma poi, di volta in volta ch'egli tornava alla
-casetta del lago, e quando, fatto più dimestico con le due donne, vide
-la semplice bonarietà della madre dell'amico suo, e scoperse l'anima
-delicata e sensitiva della sorella di lui, allora provò una gioia
-tranquilla e solitaria, una consolazione che non aveva gustata da tanto
-tempo. Respinto dalla sua, parevagli quasi d'aver trovato un'altra
-famiglia; i suoi pensieri, che prima erano agitati da un gran tumulto
-di cose, i dubbii cocenti che sempre lo travagliavano, le speranze
-incerte, le visioni che disturbavano i suoi sonni e la sua solitudine,
-tutto il cuor suo si faceva sereno, si riposava, appena egli passasse
-il limitare di quell'umile casa — dove non era nessun rumore, fuorchè
-il lento batter del fiotto al basso del muricciolo dell'angusto
-cortile; dove non era nessun'ombra fuorchè quella della verde tettoia
-formata dalla vecchia vite che saliva bistorta accanto all'uscio della
-casa.
-
-Al primo avvicinarsi a Maria, egli non poco si maravigliò, chè gli
-parve di trovare in essa una rara modestia, una riserbatezza semplice
-insieme e sicura, insomma una soavità di costume che, alla prima,
-annunziava non solo la bellezza nativa del cuore, ma anche lo studio
-e la squisitezza de' modi. Il suo portamento era timido, ma aveva non
-so qual vezzo; il sorriso rado e quieto, il parlare assai modesto, ma
-vero; e quel che più toccava il cuore, era il suono dolcissimo della
-sua voce. Ella portava sempre un vestitino schietto, semplicissimo,
-ch'era povero ma mondo, e fatto dalle stesse sue mani; i suoi bei
-capegli eran pettinati con gran cura; le sue mani bianche, come quelle
-d'una damigella. Ben vedevasi ch'ella conosceva d'esser nata in umile
-stato; ma che pur non aveva dimenticata ancora la gentilezza delle
-consuetudini d'una volta, la più eletta educazione della sua prima età.
-
-Arnoldo trovava Maria spesso taciturna e pensierosa. Egli non le
-aveva parlato quasi mai, quantunque la vedesse sovente; perchè ben
-di rado ella e sua madre discendevano nel salottino a terreno, quando
-il giovine vi si trovava in compagnia del vicecurato. Quindi Arnoldo
-ardeva del desiderio di conoscere i pensieri di quell'anima pudica
-e ritrosa, che pareva chiudere in sè stessa un tesoro di dolcezza
-e d'amore. E cominciò a pensare che la giovinetta doveva sentir con
-dolore la povertà della sua condizione, perchè il suo cuore era stato
-un giorno accarezzato dalle grazie della vita; a pensare ch'ella aveva
-la virtù d'esser felice ancora nell'oscura sua tranquillità, e che
-forse sentiva più forti que' nobili affetti di che il fratel suo gli
-ragionava sempre con tanto ardore. Arnoldo aveva egli potuto legger
-nel cuore di Maria?... O era il suo un incauto sospetto, un fumo che
-appannava il limpido specchio di quell'anima pura?...
-
-L'idea che Maria fosse degna di miglior sorte, la fiducia di
-sollevarla, di darle una vita novella, lo sedusse, lo vinse: il suo
-pensiero non corse più in là. Egli dunque s'abbandonò a quelle nuove e
-gentili illusioni. Un amore poetico, misterioso, un amore non rivelato,
-e tranquillo ancora nella sua purezza, gli suscitò nel cuore sogni
-tutti novi, che gli promettevan tuttavia qualche cosa di celeste in
-terra.
-
-Questo amore era il suo più prezioso segreto; uno sguardo, una parola
-non l'avevano tradito ancora. Dopo molto esitare e molto pentirsi,
-risolvette di tacersi e aspettare, con la sola speranza, che la
-simpatia di quell'anima candida nascesse spontanea per lui.... Nel
-principio dell'amore il giovine, non pensa che al suo cuore sol basterà
-per poco quella solitaria delizia; ch'egli ben presto cercherà, vorrà
-corrispondenza d'affetto: egli non pensa che tranquillo può essere
-il sorriso della virtù, non quello della passione, e che, sparita la
-prima aurora dell'amore, esso non gli dipingerà più la vita co' suoi
-bei colori; ma l'abitudine l'avrà circondata della muta sua nebbia! e
-allora verrà il tempo del disinganno, e fors'anche del rimorso.
-
-E non era la prima volta che Arnoldo amasse. Ma erano stati amori
-d'ebbrezza e di delirio; amori di un giorno, d'un'ora: visioni fugaci
-e lusinghiere di donne bianche e rosee, di semidive trasparenti sotto
-i ben foggiati merletti, fra l'onda delle trine e dei veli, ne' molli
-velluti, o nelle pelliccie profumate; erano stati capricci di facili
-seduzioni, usurpate dolcezze, e misteriosi ritrovi; gioie sparse di
-fiele e sfuggenti più rapide che non fosser venute, lasciandosi dietro
-un torpore, un tedio, se pur non era affanno e dispetto. Fino allora,
-dell'amore egli s'era fatto giuoco, come le donne s'eran fatto giuoco
-di lui: le grandi, le infelici passioni, colle quali si pretende
-di dare una tempra così romanzesca alla nostra società, egli soleva
-chiamarle le passioni a buon mercato. Si può perdonargli, perchè quando
-amò per la prima volta, credeva che l'amore fosse tutt'altra cosa!
-
-Ma ora quel cruccio e quell'amarezza avevano ceduto il luogo ad altri
-voti, ad altri pensieri. Egli non credeva ancora all'amore, ma pur
-credeva all'incanto della bellezza; e già si sentiva migliore, da
-quel punto in cui una povera fanciulla, che nol cercava, che non
-lo guardava, era divenuta, per dir così, la forma ideale delle sue
-fantasie. E non sapeva che quel divino soffio che spira la vita alla
-bellezza, è amore!
-
-
-Già eran passati alcuni giorni da che Arnoldo era tornato in grazia
-del padre; e non avendo in quel tempo riveduto l'amico, lasciò la villa
-e prese il sentiero lungo il lago che conduceva alla casetta. L'acqua
-era quietissima; la sera bella, ma senza luna; ed egli pensieroso più
-dell'usato.
-
-Bussò. Chi venne ad aprirgli fu Marta, la vedova d'un pescatore, che
-Caterina, dopo la morte di suo marito, aveva fatto venire in casa
-sua per le bisogne domestiche, e per non rimaner tutta sola con la
-figliuola, quando don Carlo fosse partito.
-
-La Marta, che già conosceva il giovine, — Non c'è nessuno, signore!
-disse, restando su la porta. Don Carlo è dal signor curato di qui, e
-Caterina e Maria sono ite in chiesa al rosario; nè son tornate ancora.
-
-— Dunque me n'andrò! disse Arnoldo, col cuor malcontento.
-
-— Ma, se volesse fermarsi, possono tardar poco...
-
-— Oh non importa!... Ma sì, aspetterò, bisogna ch'io parli a don
-Carlo. — E seguendo la donna, attraversò le due stanze a terreno, e
-per la scala che riusciva in un canto del salotto, ascese nella camera
-dell'amico. Marta pose giù sur uno scrittoio il lume, e se n'andò.
-
-Poco stante, egli s'accorse che le due donne eran tornate a casa,
-intese la voce di Maria che cercava di Marta, quella voce che gli era
-sì cara. Poi rispondersi, bisbigliare fra loro, e non far zitto...
-Certo Marta aveva detto alle donne ch'egli era là, ed esse s'eran
-ritirate nell'ultima cameretta, dall'altra parte della casa.
-
-Intanto Arnoldo aspettava. E lo sguardo suo errava distratto su le
-carte e su' pochi libri, de' quali era sparso lo scrittoio del prete:
-un volume delle OPERE DI SANT'AGOSTINO, un TOMMASO DA KEMPIS, un
-DANTE di vecchia edizione, il BREVIARIO e la BIBBIA; e qua e là, fra
-que' volumi, vide gettati a caso alcuni fogli e quaderni manoscritti.
-Ne prese uno, l'aperse e lo guardò. Eran pensieri scritti in uno
-o in altro giorno, nel tempo della solitudine, in ore di tristezza
-o di meditazione. Egli lesse in que' fogli amare parole, parole di
-sconforto e di sdegno, dettate, senza dubbio, da una potente e gelosa
-cura, e poi temperate da un voto di pace, da un ricordo di pietà o di
-rassegnazione, da un augurio di virtuosa coscienza.
-
-Una pagina, ch'egli scorse con rapido sguardo, diceva:
-
- A' 30 d'aprile 18..
-
- «Il mio povero padre è morto! — E io non lo vidi nella sua ultima
- ora, io non ebbi il conforto di bagnar del mio pianto la sua testa
- moribonda! — Oh che lagrime io avrei sparse, e con che fervide
- parole pregato!.... Ma no: anche questa misera speranza doveva
- esser vana. — È un'altra prova che il Signore mi ha mandata!...»
-
- A' 2 di maggio.
-
- «.... Le lagrime di mia madre, il dolore tacito e rassegnato della
- mia dolce sorella, hanno umiliata l'anima mia. E a me tocca di
- consolarle, a me di sorridere, col cuore serrato dall'affanno!
- Datemi forza, o Signore; e benedite, benedite sempre a quelle
- pietose e cristiane creature!
-
-E più sotto, a caratteri rapidi, intralciati, che mostravan la foga
-dello scrivere:
-
- «.... Perchè il cielo è così sereno, e la natura così feconda e
- lieta? — Una storia di secoli di sangue, inutile insegnamento a'
- miei fratelli — una contrada senza nome e senza avvenire — un'età
- grave a sè stessa — uomini vili e ciechi, che non sanno se vivano
- e perchè...! Non è uno scherno della provvidenza?... O forse è
- la pena d'un eterno peccato, la dimenticanza della prima virtù
- che Dio ci ha data, la virtù del volere?... No! no! via da me
- questi mortali e terribili pensieri! — Non ho madre e sorella,
- a cui preparare una sorte migliore, non ho tanti poveretti a'
- quali un dovere più sacro della vita e della morte mi lega per
- sempre?............
-
-Volse la pagina e continuò:
-
- «— Jeri ho incontrato quel giovine straniero. Non so perchè egli
- brami sì forte di conoscermi e di leggermi in cuore. Pure, l'anima
- sua mi pare schietta e nobile; vorrei rivederlo, perchè mi sarebbe
- dolce lo spargere qualche consolazione in un cuor ben fatto, in
- una vita giovine e capace di bene. — Stasera, quando raccontai a
- mia madre l'impensato incontro, Maria mi disse d'aver veduto più
- d'una volta quel solitario giovine, che da qualche tempo dimora in
- questi contorni; e avend'io soggiunto ch'era un gentiluomo inglese,
- si maravigliò che cercasse di farsi amico mio. — Buona fanciulla,
- le dissi, tu non sai di quali oscuri mezzi talvolta si valga il
- Signore per il nostro bene! Chi sa che quell'anima traviata e
- deserta non trovi nella calma delle mie parole, e nella povera
- virtù d'un uomo ignoto, com'io sono, un occulto consiglio, un
- nuovo conforto a miglior meta, la prima parola forse d'una verità
- aspettata, e non pur conosciuta!... Allora, io ben m'avvidi, il
- puro intelletto dell'ingenua fanciulla comprese d'un lampo il mio
- segreto proposito. Oh la purezza del cuore e del costume sono la
- più vera luce del pensiero!... —
-
- «— Buona e infelice Maria! Io penso bene spesso a te, e ti
- compiango, perchè l'anima tua parmi destinata a sofferir molto
- quaggiù. Il tuo cuore sente troppo, e troppo di buon'ora tu hai
- gustato i piaceri dell'anima, per viver contenta nella tua meschina
- sorte.... Ecco a che si riduce la benevolenza del ricco! — Con te,
- io non ho mai fatto parola di ciò... Ma oggi bastò una lagrima che
- ti cadde dagli occhi ad agghiacciarmi il cuore. Ella mi parlava
- del giovine forestiero. Oh! con qual accento, con qual sorriso
- celeste mi disse: Egli dev'esser buono, e pare infelice! E tu
- devi consolarlo, o fratello: oh se le tue parole gli toccassero
- il cuore!... Io non potrei sopportare il pensiero ch'esso abbia ad
- andar perduto in questo mondo e nell'altro!..........
-
-Arnoldo non lesse più innanzi. Gettò dispettoso il libro, un amaro
-sogghigno errava su le sue labbra. Egli ristette, lo sguardo fisso, le
-braccia serrate al petto, con un brivido nel cuore e uno strano tumulto
-ne' pensieri.
-
-Dopo alcun tempo don Carlo, tornato a casa, salì nella stanza; e,
-veduto l'amico in atto di sì profonda occupazione, che non s'accorse
-del venir suo, lentamente gli s'avvicinò.
-
-— Arnoldo, voi m'avete aspettato, non è vero?
-
-— Siete voi? rispose, riscotendosi, il giovine. Sì, venni a cercarvi.
-Da alcuni giorni io non vi ho veduto; e temevo quasi non foste partito.
-
-— Converrà bene ch'io vi lasci presto; e forse non resterò qui oltre
-domani...
-
-— Come?
-
-— Gli è già parecchie settimane ch'io son qui. Oramai, le poche brighe
-che domandavano la mia presenza, sono finite. Jeri mi fu consegnata
-la tutela di mia sorella, e di quel poco ben di Dio che le tocca, e
-quest'oggi ho riscossa porzione d'un vecchio credito, che mio padre
-teneva verso un tale di Lecco. Adesso, mi richiama altrove un dovere
-assai più sacro.
-
-— V'assicuro che mi sa male che voi partiate. Ma, vel prometto, verrò
-a trovarvi, e vi scriverò. Il vostro nome non è di quelli che si
-dimenticano sì presto; e la conoscenza nostra, io spero, non morrà,
-come tante che profanano la virtù e la fiducia dell'amicizia.
-
-— Dio il voglia! E quanto a me, vi confesso che una certa tristezza
-m'assale nel lasciar questa mia povera casa, e mia madre, e Maria...
-Esse qui resteranno, con la compagnia di molti travagli; e io non
-potrò, solo e lontano di loro...
-
-— Oh non pensate! finchè io starò qui, verrò di frequente a visitare la
-buona vostra madre; e poi condurrò meco le mie sorelle, e farò conoscer
-loro Maria. Ed esse s'ameranno certo, perchè anche Elisa e Vittorina
-sono due amorose fanciulle... Oh voi noi sapete ancora! Ho seguito il
-vostro consiglio; e furon esse che calmarono lo sdegno di mio padre,
-che m'han condotto nel suo seno... Da che non ci siam veduti, la pace
-fu fatta: io domandai perdono a mio padre d'una colpa non mia; ma lo
-feci di cuore, perchè da tanto tempo non avevo inteso la sua voce!
-
-— È dunque vero? Oh voi siete felice! Il cuor vostro gusterà una di
-quelle gioie non concesse che alla virtù cristiana d'umiliarsi.
-
-Don Carlo ringraziò l'amico per quella sua cortese promessa; e poi,
-prima di prender commiato, volle dirla anche a sua madre. Usciti di là
-e passati per un piccolo corridore, vennero nella stanza dov'erano le
-donne, le quali non aspettavano quella visita.
-
-
-Era la cameretta di Maria.
-
-La parete ignuda e bianca; da un lato un letticciuolo, a capo del quale
-pendeva un quadretto dipinto, l'immagine della Madonna addolorata;
-e più sotto, una candela benedetta e un crocifisso d'argento. Il
-letticciuolo coperto d'una coltre di color cilestro; e le lenzuola
-ripiegate sovr'essa eran sì candide, che non parevano ancor tocche.
-Da un altro lato, una piccola finestra che guardava nel cortile verso
-il lago, mezzo nascosta da una tendetta bianca. Qualche seggiole
-di paglia, un rozzo tavolino, suvvi una piccola spera, e un vecchio
-armadio in un canto, compivano la suppellettile della cameretta.
-
-
-Arnoldo sentì una tacita gioia in cuore, quando il suo sguardo
-s'arrestò su quella scena modesta e casalinga.
-
-I raggi pallidi, che fuggivan di sotto il coperchio della lucerna,
-mandavano una quieta luce su l'angelica faccia della fanciulla, e su
-le piccole sue mani intese a lavorar di maglie; i suoi bruni capegli
-rilucevan lisci e spartiti su la fronte, e le ricadevan dietro le
-orecchie in folte e facili anella, fino a toccarle il seno, china come
-ell'era; una veste semplice di percallo cenerino, e un nero fazzoletto
-appuntato nella cintura aggiungevano una grazia pudica al contorno
-della sua leggiadra persona. La madre sedeva anch'ella presso la
-tavola, occupata a rimendar con l'ago alcuni suoi lini; e la vecchia
-Marta più addietro, presso la parete e sur un trespolo, era attenta
-all'arcolaio, e dipanava. — Il lume della lucerna, che disegnava con
-varia movenza d'ombre e di chiarore quel gruppo sì raccolto, dava
-all'umile scena un incanto di quiete e d'armonia: pareva uno di quei
-cari quadretti fiamminghi, così semplici, così veri.
-
-
-— Sapete, madre mia? disse don Carlo entrando; bisogna ch'io parta
-domani: ho deciso.
-
-— Come? io non ne sapevo nulla: gli è propio vero? domani, doman
-mattina?... dimandò con turbato accento Maria, e sollevò la faccia. E
-voleva dir di più, ma s'accorse che con suo fratello anche un altro era
-là; chinò il capo, e ristette tra pentita e peritosa di quella domanda,
-che le era uscita del cuore.
-
-— È necessario, rispose il prete; chè io restai qui con voi più ancora
-che non avrei dovuto.
-
-E Caterina intanto scuoteva la testa, in atto di rassegnazione
-malcontenta, e mormorava piano: Già son avvezza a mandar giù di più
-amari bocconi... dunque pazienza!
-
-— Sì! abbiate pazienza anche stavolta, mamma Caterina, la confortava
-Arnoldo. La speranza del rivedersi è intanto qualche cosa: io poi
-vi darò spesso notizie del figliuol vostro, perchè gli ho promesso
-d'andare a visitarlo a ****.
-
-— Lei è propio un buon signore! rispose, facendo le sue grazie, là
-madre.
-
-— Oh sì! aggiunse Maria con una voce soave, ma così timida e fioca, che
-Arnoldo l'intese appena.
-
-— Fatevi pur cuore, nè fate star di malanimo anche me. Già bisogna
-ch'egli sia così! diceva don Carlo.
-
-— Ma crediate, amico, riprese Arnoldo, ch'io m'ero assuefatto così
-bene a passare i dì con voi, in questa contrada! Errando con voi da
-qualsiasi banda, ogni paesello, ogni villa aveva la sua storia, ogni
-montagna, ogni rupe il suo nome; e temo che mi costerà il divezzarmi...
-
-— Lei è un signore, soggiungeva Caterina, e non vorrà pensare a noi...
-
-— Che dite? anzi, se non me lo negate, voglio far conoscere le mie
-sorelle a voi e a vostra figlia, che siete così amorevoli e buone.
-
-— Oh Signore! noi avremo vergogna, rispose la madre.
-
-— No, non può essere, ve n'assicuro.
-
-— Oh noi desideriamo tanto di conoscerle, soggiunse vivamente e
-arrossendo alcun poco Maria; noi le ameremo!
-
-Quella sera, l'ultima che don Carlo passava presso de' suoi, chi sa per
-quanto tempo, egli rimase fino ad ora tarda con le donne, le quali a
-malincuore pensavano al domani. Anche Arnoldo stette un buon pezzo in
-quella modesta compagnia, in mezzo a' que' dolci colloqui familiari,
-in cui si ripetono tante lievi e care cose, e s'avvicendan parole, di
-consiglio, di ricordo, d'aspettazione. L'animo suo era pieno d'una pura
-contentezza; e quando, salutato di novo l'amico, tornò per la riva del
-lago alla villa, egli ripensava alla buona famiglia, e gli pareva che
-il suo cuore rimanesse là, in quell'angusta cameretta.
-
-
-
-
-X.
-
-LE TRE FANCIULLE.
-
-
-Al domani, il vicecurato si mise in via per la sua parrocchia. Caterina
-non potè trattenere alcune lagrime, mentre ch'esso, facendo per montar
-nel biroccio, le prese una mano, e le disse: — Addio dunque, mamma;
-state bene, e tenetevi su allegra!
-
-Maria invece non pianse, e se ne stava, indifferente quasi, a guardar
-il fratello che partiva. Se non che, quand'egli si distaccò da loro,
-la fanciulla se gli avvicinò, e appoggiate le mani alla spalla di lui,
-e lasciando cadere su quelle la testa, con voce sommessa gli disse: —
-Non crediate già, Carlo, che non m'incresca il vedervi andar via; ma,
-se anche non vi dico niente, pensate che vi tengo sempre nel cuore.
-E voi? Oh vi ricorderete di me; non è vero? e qualche volta anche
-mi scriverete, perchè le vostre parole fanno la mia vita... Ah voi,
-adesso, o Carlo, siete per me padre, fratello e tutto!
-
-Il fratello la guardò con tenerezza, ma non seppe rispondere. Le
-strinse la mano con amore; e poi montò nel calessino che partì.
-
-
-Passarono quindici giorni. E la vita di Caterina e della figliuola,
-non segnata d'altro avvenimento, che dall'alternarsi della domestica
-giornata, volgeva silenziosa e solitaria; perchè la lontananza del
-vicecurato, il quale per alcun tempo aveva mitigato alle due donne
-l'amarezza della vita, lasciava allora un altro vuoto ne' loro
-pensieri, e faceva quasi parer inutili quelle quotidiane cure, che
-prima eran per esse un'abitudine, una necessità.
-
-Intanto credevano che anche Arnoldo le avesse dimenticate; egli non
-era più ritornato a quella povera dimora; e una volta Caterina scappò
-a dire: Fidatevi delle parole de' signori! per me, non ci credo più! —
-Ben le aveva soggiunto Maria: Che volete, mamma, che venga a far qui da
-noi quel signore? Egli avrà ben altre cose da pensare! — Ma la vecchia
-replicava che quel giovine s'era fatto amico del suo don Carlo, e che
-appunto per ciò doveva essere un po' diverso dagli altri; e poi, che
-nessuno gli aveva cercato di venirle a trovare; e ch'esse, infin de'
-conti, avrebbero tanto e tanto mangiato con lo stesso appetito la loro
-minestra.
-
-— Avete ragione, mamma! aveva risposto Maria mestamente: noi siamo
-poveri, ed egli non verrà più!
-
-Appunto la mattina di quel giorno, ch'ebbero menzionato fra loro per
-la prima volta il nome del giovine forestiero, Maria, sedendo presso
-il murettino del lago a guardar le barche che radevano la riva, intese
-un vicino rumore di voci nuove e allegre. Si levò curiosa per correre
-alla porta; e, in quella, vide entrar nel cortiletto le due damigelle
-inglesi, accompagnate da Arnoldo.
-
-Ella rimase d'improvviso interdetta, muta, e sentì un tremito segreto;
-ma poi ripigliò cuore, e mosse verso le gentili visitatrici: era
-sopravvenuta intanto anche sua madre.
-
-Entraron nella saletta, e Arnoldo presentò alla buona comare e a Maria
-le sorelle, dicendo: — Elisa e Vittorina desiderano di conoscervi; voi
-sarete amiche, perchè i cuori, come i vostri, s'intendono sempre!
-
-Maria arrossì, e non sapeva che dire; ma ritirandosi un poco susurrò: —
-Oh questo sarà uno de' più bei giorni per me!
-
-— Sì, sì, esclamò allegramente Vittorina. Voglio che stiamo insieme;
-voi verrete sul lago nella nostra barchetta; voi c'insegnerete le belle
-canzoni delle montagne, sarete la nostra guida sui sentieri dell'alpe.
-Ah sì! dobbiamo passar di belle ore in compagnia.
-
-Anche Elisa avvicinavasi a Maria, e la pigliava con affetto per mano,
-dicendole: — Noi ci vorremo bene, come vostro fratello e Arnoldo, non è
-vero? Egli, sapete, ci parlò sovente con tanto amore di lui, di vostra
-madre e di voi. Non abbiate soggezione di noi; la vostra fisonomia è
-tanto dolce e bella!
-
-— Non mi mortificate così: io sono una povera fanciulla, e voi...
-
-— Noi, riprese l'Elisa, siamo ben liete di conoscervi; e se vostra
-madre è sì buona per non dirne di no, torneremo domani, per condurvi
-con noi alla villa; e sarà una giornata di contentezza.
-
-— E vi mostreremo, aggiunse Vittorina, cento cose belle; i nostri
-anelli, gli smanigli, le collane, le ciarpette e tant'altri vezzi, che
-sono una maraviglia a vederli. E ne daremo anche a voi, pensate! ch'e'
-devono stare pur bene a quel vostro collo, sì sottile e bianco!
-
-— Tu se' proprio uno spiritello! disse Arnoldo, mentre Maria alle
-parole della giovinetta chinava la faccia sul seno, e di novo
-arrossiva. Allora Vittorina, in atto di tenerezza infantile, le gettò
-le braccia al collo, e col suo pronto sorriso:
-
-— Perdonami, o Maria! ho creduto di farti piacere col dirti che sei
-bella!
-
-— Tu verrai, Maria, aggiunse Elisa, non è vero? dillo! vogliam
-raccontarci tante cose! Perchè, sai, adesso noi possiamo godere in
-pace questo tempo sì allegro, questo cielo sì bello! Adesso, noi non
-tremiamo più per la vita di nostro padre; egli era ammalato, ammalato
-assai, ma dopo che Arnoldo tornò, sta molto meglio.
-
-— Buona Caterina, riprese Arnoldo allora, fu appunto per causa di mio
-padre che non venni prima a trovarvi; ma son contento, chè vi veggo di
-buona ciera e serena.
-
-— Graziadio! rispose la vecchia.
-
-— Voi avrete forse pensato ch'io v'avessi dimenticata?
-
-— Nemmen per sogno!
-
-E Caterina fu presta ad acconsentire alla graziosa premura che le due
-damigelle le avevano fatta. Era un grand'onore per lei vedere la sua
-figliuola cercata da due signorine così leggiadre e buone, e il suo
-amor proprio non n'era poco lusingato; perchè pensava che in ogni
-maniera non poteva esser che una fortuna quella conoscenza.
-
-Ben presto le tre giovinette divennero amiche, come se già da un anno
-si fossero conosciute. E quasi ogni giorno, Elisa e Vittorina venivano
-a cercar di Maria, e con essa dividevano l'allegrezza di tutte l'ore.
-Bene spesso le avresti vedute seder in crocchio sul terrazzo della
-villa, intese allo studio de' loro disegni e lavori, al canto di care
-e semplici melodie, o abbandonate a fanciulleschi e sinceri colloqui. E
-talvolta anche il vecchio lord, che oramai era convalescente, sedendosi
-nel suo seggiolone in un angolo del terrazzo, contemplava in atto di
-segreta gioia quelle tre testoline giovani e aeree, che si chinavano
-e si levavano con un tripudio irrequieto, con un sorriso più eloquente
-d'ogni parola; e l'ampio foglio del _Times_, ch'egli si teneva spiegato
-sotto gli occhi, cadeva allora dimenticato su le sue ginocchia; e nel
-suo cuore l'arida politica cedeva il posto alla dolcezza d'un senso
-affatto novo.
-
-Più sovente le fanciulle andavano a diporto per i paesi della riva,
-o facevano una corsa su la montagna, e Arnoldo veniva con esse in
-compagnia. Era un alternar di risa schiette e d'allegri modi, un dolce
-motteggiare, un mescersi di voci argute e soavi, una corrispondenza di
-gioia e d'affetto.
-
-Alcuna volta invece, al levar della luna, essendo il tempo chiarissimo,
-e l'aria consolata dalla freschezza della sera, le tre fanciulle
-discendevano di nascosto nel giardino della villa, e sen venivano
-all'ombra per la riva bruna del lago. Poi calate chetamente nella loro
-fida barchetta, davano a gran lena ne' remi, e pigliavano il largo.
-La luna si rifletteva bellissima nel lago, come in uno specchio; ma,
-a ora a ora, l'acqua commossa da uno spirar di vento leggero pareva
-tutta risplendente di tremole scagliette d'argento. Quel fianco delle
-montagne, su cui spargevasi il pieno chiarore della luna, pareva
-circonfuso dalla vaporosa luce d'un incantesimo, e ne spiccavano i seni
-e i dossi, i paesetti e le case; l'opposto fianco invece si perdeva in
-un'ombra uguale e fitta, che nulla interrompeva, tranne il luccicare di
-qualche picciol lume, qua e là, dal balcone d'una villa, o dalla porta
-d'un casolare. E la barca delle giovinette fuggiva rapida su l'onde,
-come se avesse l'ale, e portasse le fate abitatrici di quella poetica
-contrada.
-
-Poi, quando tornavano alla riva, vedevasi quella barchetta fermarsi
-al piede dell'alto terrazzo; e l'aria taciturna risonava dell'armonia
-d'una prediletta canzone.
-
- UN CHIAROR DI LUNA.
-
- INSIEME
-
- Sei cheta, o notte, ma non sei mesta,
- Quando riluce sereno il ciel!
- L'ora beata d'amore è questa,
- Questa è del canto l'ora fedel!
- Andiam compagne! La notte è bella;
- Stacchiam dal lido la navicella.
-
- Aura di sera — spira leggiera;
- Geme alla sponda — l'onda che muor.
- La luna è chiara, splendon le stelle;
- Le tre sorelle — cantan d'amor!
- La luna è chiara,
- Cantan d'amor!
-
- VITTORINA
-
- Io sono lieta, non ho pensieri;
- Tutto è sorriso d'amor per me!
- L'oggi è fuggito, fuggito è l'ieri;
- Oltre il domani speme non v'è.
- Ma quando l'alma brilla contenta,
- Oh! perchè l'ora non va più lenta?
-
- Odi una stanca — voce che manca?
- Di veglia è grido, che dà il pastor.
- Ve' il lume errante d'una facella,
- La barca è quella — del pescator;
- Canta, o sorella,
- Canta d'amor!
-
- ELISA
-
- Lieta è dell'ore l'aerea danza,
- La vita a un roseo vespro è simíl;
- E il dïadema della speranza
- È della sera l'astro gentil,
- La cui tranquilla luce amorosa
- Sulla mia fronte lieve riposa.
-
- Per l'aure lente — l'arpa gemente
- Diffonde un suono che cerca il cor!
- Vedi alla bruna sua finestrella
- La damigella — china sui fior!
- Canta, o sorella,
- Canta d'amor!
-
-Fra l'una e l'altra canzone era una pausa; e le ultime voci s'andavan
-perdendo a poco a poco nell'aria silenziosa della notte, sì che quasi
-non poteva dirsi se il canto fosse venuto dalla terra, o dal cielo. E
-pareva che ciascuna delle due sorelle volesse all'accento confidare il
-segreto del proprio pensiero. Quando poi toccava a Maria a cantare,
-essa che non aveva avuto altro maestro che il cuore, e che solo col
-fino senso dell'orecchio misurava l'armonia, sapeva esprimere tutta la
-soavità, tutta la malinconia dell'anima sua nelle fresche e semplici
-note della sua voce.
-
- MARIA
-
- Nel ciel romito ho un astro anch'io,
- Che nessun vide, nessuno amò!
- Pudico raggio, deh splendi al mio
- Povero core che ti trovò!...
- Io t'amo, o stella, che sempre vegli,
- Ed amo l'onda dove ti spegli.
-
- De' giorni il fiore — s'inchina e muore,
- Breve è l'affanno, sacro il dolor:
- Dal basso esilio, l'alma più bella
- Alla sua stella — ritorna ancor.
- Canta, o sorella,
- Canta d'amor!
-
- INSIEME
-
- O cielo amico, ciel di zaffiro,
- Ah ne risplendi sempre così!
- Senza una nube, senza un sospiro
- Di nostra vita trapassi il dì;
- Nè rio pensiero mai turbi il core,
- Che solo cerca silenzio e amore!
-
- Aura di sera — spira leggiera,
- Geme alla sponda — l'onda che muor.
- La luna è chiara, splendon le stelle:
- Le tre sorelle — cantan d'amor.
- La luna è chiara,
- Cantan d'amor!
-
-Il più sovente, venuta la sera, le due damigelle accompagnavano Maria
-alla casa di sua madre; e là s'intrattenevano alquanto a frascheggiare
-con la vecchia Marta, e a raccontare la lieta giornata alla buona mamma
-Caterina, come già la chiamavano. E la buona mamma Caterina quasi ne
-piangeva di consolazione.
-
-
-In questa dolce e sollazzevole amicizia corsero così due mesi, i due
-mesi dell'estate: e su quella felicissima riva, dove gli ardori del
-sirio e del sollione sono temperati dalla freschezza dell'acque, e dal
-respiro quotidiano de' venti della pianura e dell'alpe, e ristorati
-dall'ombra delle montagne e dal silenzio perenne della natura, le tre
-fanciulle gustavano una contentezza così serena, che non avrebbero
-cercato di più. Quando la gioia è vera il cuore crede ch'essa durerà
-sempre!
-
-Anche Arnoldo non era mai stato lieto come allora, e quasi gli pareva
-un sogno la sua felicità. In quel tempo d'una confidente esistenza, in
-que' giorni fuggevoli e uguali, egli lasciava che l'anima sua errasse
-in balìa di facili illusioni; i suoi pensieri non eran più quelli
-d'una volta; egli trovava in essi una quiete insolita; e diceva che
-una stella nova e più pura era comparsa nel suo cielo. Arnoldo amava
-la povera Maria, e l'amava sinceramente. Eppure spesso, quand'era
-solo e domandava a sè stesso, se Maria, nella sua innocenza, avesse
-potuto indovinar quel segreto ch'egli aveva sì caro; un sospetto
-sorgeva a turbarlo con voce importuna, dipingendogli alla mente
-quell'angiolo come una povera creatura, ch'egli voleva far sua vittima
-per abbandonarla poi nella sciagura. Allora l'amor suo gli pareva
-una menzogna, le sue parole uno scherno crudele, ogni suo sguardo
-furtivo un'infame seduzione. Ma quand'essa era là, in mezzo alle sue
-sorelle, folleggiante e graziosa come Vittorina, tenera e meditabonda
-come Elisa; quando, con quella pura sua voce, gli cercava l'anima
-dolcemente, o la rapiva con la magia d'una sua canzone montanina,
-allora le fosche fantasie acchetavansi; egli credeva all'amore, credeva
-al suo cuore e a Dio.
-
-
-E la fanciulla? — Povera innocente! tu ancora non sai che sia l'amore
-d'un uomo! Nessuno ha gettato mai sopra di te un solo di quegli sguardi
-che consumano come fiamma, e lasciano un solco nel cuore; nessuno
-t'ha detto una parola, per rivelarti che l'abbandono del cuore e del
-pensiero ci può costar tante lagrime e tanto sacrifizio. Tu non ami
-che tua madre, il fratel tuo, Dio, il cielo, il tuo villaggio e i
-tuoi fiori!... Oh guardati, e ti salva dall'amore, finchè hai tempo
-ancora! L'anima tua è tuttavia pura e soave; essa trema, come una
-rosa tocca dal primo vento. Perchè abbandonasti il cantuccio della
-stanza di tua madre, e la tua piccola finestra incoronata di fiori?
-Aimè! gli occhi di chi non conosce l'amarezza del pianto che si versa
-quando l'innocenza è morta, guardano al futuro attraverso il prisma
-ingannevole del presente; e il cuore, se non è ferito, non crede al
-dolore! — Povera Maria! oh come tu benediresti a quella voce che ti
-dicesse: Tu se' troppo ingenua, tu se' troppo sicura di te stessa!
-
-
-
-
-XI.
-
-SULLA BASS'ORA.
-
-
-La Malizia, questa losca sorella della Bugia, questa fata capricciosa
-e segreta, la quale, sebben zoppichi su le sue grucce ineguali, pur
-tanto cammina che bene spesso vince della mano la Verità; la Malizia,
-ospite vecchia del nostro mondo, è stata sempre, per quanto si faccia
-o si dica, la regina delle cose, e ha codice, ragione e diritto;
-perchè forse la provvidenza le permise d'attecchire, crescere e
-moltiplicarsi, come la gramigna nel campo, di spiegarsi e regnare,
-come le nubi nel cielo. La Malizia passeggia sotto le vôlte dipinte
-delle case de' grandi, vestita d'un giubba trapunta di frastagli d'oro
-o d'uno splendido saio, siede alle mense e ne' circoli del bel mondo,
-coperta le spalle di màrtora o d'ermellino, di sete indiane, di veli
-aerei; trotta per le vie sotto l'abito modesto del cittadino; studia,
-medita, scribacchia anch'essa, come il più grave filosofo; ha il suo
-scanno nel cantuccio del focolare del borghigiano, e la rozza panca di
-legno sotto la tettoia del contadino; s'adagia a sua posta nel caffè,
-nella bottega, nel palchetto del teatro; sbircia, sogghigna, ciancia,
-gracchia, trincia a destra, a sinistra; e a sentirla, gli è sempre
-per amor del bene, o per onor del vero. — Nessuno dunque maraviglierà,
-cred'io, ch'ella avesse culto e alunni anche su quella beata riva del
-lago, tra le poche case del nostro paesetto.
-
-
-Su la bass'ora d'un bel dì, il signor curato passeggiava nella piccola
-spianata che si stendeva dinanzi la sua casa, in compagnia di quel
-signor Gaspero, il vecchio signorotto, del quale abbiam già fatta la
-conoscenza; e discorrevano fra loro a tutto bell'agio. Benchè costoro,
-come vedemmo, non fossero i migliori amici del mondo, e l'uno non
-andasse molto a sangue all'altro, pure lo star insieme e la necessità
-di tenersi in credito, facevano che si cercassero come due vecchi
-colleghi, o piuttosto come due gelose potestà rivali. E poi, don
-Gioachino non era uomo da legarsela al dito per qualche motto lanciato
-alla sua pretensione politica o letteraria, chè anzi piccavasi di non
-se ne far gran caso, come se si fosse trattato d'un complimento.
-
-— Ehi! signor Gaspero, diceva il curato, se foste venuto mezz'ora fa,
-v'avrei fatto sedere alla mia tavola tale e qual era; ne vengo or ora.
-Eh! un desinarino da povero curato, ma da galantuomo; poco ma buono! è
-il mio assioma.... ah! ah!
-
-— Oh lo so per esperienza! si mangia bene da voi....
-
-— Non fo per dire, ma la mia Sabina sa il fatto suo: da un par d'anni
-poi ne son contentone. Quest'oggi, vedete, m'ha regalato un bel pezzo
-di stufato fumante, con certe cipollette in sugo, che parevan perle; e
-poi una fricasséa di polli, che valeva un Perù!...
-
-— Corbezzoli! la è una dottorona la vostra serva; scommetto ch'ella sa
-a menadito tutto il _Cuoco Piemontese_, e che la vi corregge anche i
-testi latini delle vostre prediche.
-
-— Ah! ah! sempre di buon umore il nostro signor Gaspero!
-
-— Che volete, curato? Se non si cerca di passare, il meno mal che si
-possa, questi quattr'anni di vita che ci avanzano....
-
-— Buon per voi, che sul vostro non tempesta mai!... Ma per me,
-v'assicuro ch'io conto delle giornate brusche, e che qualche volta mi
-tocca di roder catene.
-
-— Canzonate, o dite da vero? Chi fa mai più beata vita della vostra?
-
-— Voi volete parlare, ma non le pigliate su voi quelle che mi toccano,
-proprio a me, che doverle inghiottire, la è dura! Ma, ma!... è meglio
-non pensarci, chè basterebbe a farmi far cattiva digestione.
-
-— Ma via! che avete? dite su: non son forse vostro amico, io?
-
-— Sì! voi siete un galantuomo, ma a questo mondo c'è dei birbanti.
-Io che non ho mai avuti impicci, sentite mo che cosa mi capita! —
-La settimana passata, fo una giterella a Como, per non so che miei
-interessi.... certo poco danaro, che ho messo da parte in tant'anni,
-e che ho voluto portare io stesso, in confidenza, ad un legale di
-là, un po' mio parente, perchè me ne cavi una cinquantina di lire
-d'interesse... Mo, vedete! Eran sei anni che non mettevo il piede in
-quella maladetta città; e sta, che quell'unica volta che ci casco,
-trovo un avviso che mi chiama, là.... da... (E qui gli bisbigliò
-a mezza voce un bel nome tondo.) Mi capite? Così è... proprio da
-lui! Bisognò dunque trottar subito... là dov'ero aspettato. Non vi
-dico nulla!.... Cose grosse, cose di fuoco; mi voglion mettere in
-compromesso, mi vogliono giuocare sicuro, io che non ho mai fatto nè
-detto male a nessuno...
-
-— Ma che diamine mai?...
-
-— Lo sapete voi? lo so anch'io. Fu un serio e lungo interrogatorio
-di lui, di lui stesso... capite? — E vi dico la verità, che la flemma
-delle sue domande mi faceva sudare, nello stesso tempo che la serietà
-delle sue occhiate mi metteva i brividi. E tutto, indovinate mo?... per
-amor di quel sapientaccio presontuoso di don Carlo.
-
-— Oh!...
-
-— Che so io de' garbugli che può avere colui?... E bene, sul conto suo,
-mi domandò più di cento cose; e ch'io sapevo, e che dovevo sapere...
-che quel prete era nativo di qui; ch'io conoscevo quali corrispondenze
-avesse, perchè quest'estate passasse qui tre mesi, e che ci doveva
-essere la sua buona ragione; che discorsi, che vita facesse, e che so
-io... Vi dico che avevo tanto di testa! Cercava ben io di rimbeccar
-quelle antifone alla meglio, ma era peggio! Io aveva bel dire, la
-responsabilità è sempre del povero paroco... E poi, sentite questa!
-— Non è la prima volta, conchius'egli infine nel congedarmi, che voi
-date serii motivi di censura!... sue precise parole. Figuratevi che
-condizione fosse la mia, a questi schietti complimenti!
-
-— Ma non siete arrivato a capire?...
-
-— Poco o niente. Furono avvertimenti sordi, misteriosi, consigli dati
-a mezz'aria, lasciati indovinare; ma, se non fallo, qui ci cova sotto
-qualche cosa di...
-
-— Di che?
-
-— Eh signor Gaspero! penso ch'io sono una bestia a ciarlar tanto di
-queste materie così gravi: lasciamo andare, lasciamo andare....
-
-— Ehi, m'offendete! dite su! Credete ch'io sia un bamboccio o un
-birbone? Parlate!
-
-— Ma! ma! ma!... voi non sapete che brutto rischio si corre....
-
-— Ditelo, che lo saprò.
-
-— In somma, in somma! volete propio saperlo?... Io credo che ci sia in
-aria qualcosa di torbido, di marcio, cioè di... rrrr... E nell'orecchio
-dello strabiliato compagno finì una terribile parola.
-
-— Bah!...
-
-E qui tacquero tutt'e due, e si guardarono in faccia un pezzo l'un
-l'altro, senza batter palpebra. Poi il signor curato, levando
-lentamente una mano, e mettendo l' indice a traverso le labbra,
-diede all'amico un'occhiata di gran significazione, come per dirgli:
-Silenzio, per amor del cielo!
-
-E l'altro, facendosi piccino e stringendosi nelle spalle, rispose con
-la stessa smorfia.
-
-In quel mezzo, altri capitavano su la spianata, e camminando
-sbadatamente andavan di lungo pe' fatti loro; se non che, due d'essi,
-veduti ch'ebbero don Gioachino e il signor Gaspero, attraversarono
-la strada, e vennero difilati alla volta loro. Erano il dottore e
-il deputato politico del paese. I quattro fecero tra loro le solite
-scambievoli cortesie, con una sberrettata che rese l'uno all'altro
-in aristocratica solennità, a grand'edificazione de' villani che
-di là passavano. La conversazione interrotta si rannodò; e fu lo
-stesso curato che per il primo pigliò la parola, sollecito di mutar
-l'argomento, e pauroso non fosse mai per iscappare al signor Gaspero
-qualche allusione alla confidenza fattagli.
-
-— Dunque, che c'è di nuovo, signor Mauro? disse, voltandosi al deputato
-politico.
-
-— Eh! che vuol mai ch'io sappia, io! rispose quegli. Lei, don
-Gioachino, lei che sa di politica, che vive di giornali, me le
-racconterà le notizie.
-
-— Oh sant'iddio! L'ho detto tante volte, caro mio signor Mauro, ch'io
-non m'impaccio di faccende mondane! Io vivo in questa tana, come un
-tasso di montagna... Io non c'entro, io non c'entro, lo dico e lo
-protesto! io dormo all'ombra del mio campanile, e di queste cose che
-bruciano, me ne lavo le mani.
-
-Questa protesta, che non sarebbe certo uscita di bocca al curato in
-altro tempo, gli fu allora suggerita dalla fresca tema di vedersi a
-qualche brutto giuoco, per la maledetta smania che aveva di pesare
-su la sua bilancia i destini d'Europa. Il buon uomo s'era ingannato:
-nessuno badava, più che agli abitatori della luna, alla congrega
-dottrinaria dello speziale; ma allora la paura era entrata in corpo al
-povero don Gioachino, e per lui era lo stesso che se l'avessero tenuto
-per un Robespierre in saio nero.
-
-— Dunque, mutiam discorso, seguitò, perchè vedete bene!... Già, non è
-bisogno dirne di più;..
-
-Gli astanti capirono, o credettero di capire, quella reticenza. E
-il signor Gaspero, che aveva la chiave del mistero, — Or via, disse,
-volete che ce n'andiamo in compagnia giù fino alla riva? Non può star
-molto, che passi il Vapore...
-
-— Andiamo! risposero.
-
-— E anche lei, signor curato, soggiunse il deputato politico; via!
-venga, non si faccia pregare.
-
-Cammin facendo cianciarono, al solito, di cose inutili. Ma poco stante,
-il dottore, additando una barchetta che prendeva il largo: — Guardate!
-disse, non è quella laggiù la barchetta delle nostre damine inglesi,
-qui della villa?
-
-— Ah si! è proprio quella! già si sa, il dottore ha buoni occhi, e
-conosce le belle fanciulle un miglio lontano.
-
-— Via, signor Gaspero! So ben che lei scherza: non me n'intendo io.
-
-— Eh voi siete un giovinotto, signor Paolino, un dottore di primo pelo!
-Caspita, che su' trent'anni, come voi adesso, ne feci anch'io delle
-belle, e qui e via di qui; ma era il secolo passato, amico, quel tempo
-di cui adesso si ride.. povera gente!
-
-— Buon pro le facciano, padron mio, ma le ripeto, lei s'inganna a
-partito!
-
-— Andate là, volpone dottorato, che avete buon gusto. Già lo sappiamo
-anche noi; è quella dagli occhi cilestri, dall'aria sentimentale! ah!
-ah!... diceva il deputato.
-
-— Anche voi volete spassarvi alle mie spalle, signor Mauro?
-
-— Via, confessate, signor Paolino, non è così? non è quella del
-bigliettino color di rosa, quella del luigi doppio? L'avete pur
-raccontata voi la storiella.
-
-— Oh andate al malanno, ch'io vi mando! rispose piccato il dottore.
-
-— Ehi! la vi pizzica? ripetè l'altro, dunque è segno ch'è vero!
-
-— Ah! ah! quest'è bella, è nuova di conio. Il dottore muore dietro
-all'Inglesina! oh me la godo proprio... E il signor Gaspero, con quella
-sua ciera piacente, rideva, rideva di gusto.
-
-— Ma via, finitela! lasciatelo stare quel povero figliuolo, se non
-volete che gli salti la mosca, continuando così come fate a dargli la
-soia, soggiunse il curato.
-
-— Se voglion pigliarsi il bel tempo, lasciateli dire. Magàri la fosse
-così!
-
-Intanto eran giunti alla strada che fiancheggia la riva. La barchetta,
-ch'era stata la cagione innocente di quel cicaleccio, passava
-rapida, alla distanza d'un trar di pietra; ond'è ch'essi videro
-le due giovinette e Maria, che guardavano verso di loro, ridendo e
-motteggiando con una sì schietta allegria, ch'era un'invidia. Arnoldo
-remava, e Vittorina, seduta su la poppa, governava il timone, a ogni
-momento volgendone l'ala a suo capriccio, sicchè il battello vogava in
-isbieco, come per obliqua via, lasciandosi dietro su l'onda un lungo
-solco schiumoso e serpeggiante.
-
-— E quella martorella, scappò fuori a dire il curato, levando
-con la punta dirizzata verso la barca la sua lunga canna dal pome
-d'osso bianco; la tosa d'Andrea, ch'è divenuta damigella delle due
-_milordine_, eh! che ve ne pare?
-
-— Quella giovine sa il suo conto! disse il dottore.
-
-— Oh sì, da vero, il curato ripigliò; ma questa sua confidenza io
-non l'approvo, son cose fuori di posto: una ragazza, una contadina,
-un'ignorantella, vedetela là, che vuol fare la burbanzosa, la
-superbetta, mettere il gonnellino di moda, capricci! e far pensare
-intanto, e far dire... No, non va bene! causa quella testa matta di suo
-fratello prete, che anch'esso ha la sua vena di dolce! vuol comparir
-filosofo, politico, romantico... Oh la vedrà bella anch'esso, la vedrà
-bella!...
-
-— Ma, lei non è il curato? dimandò il signor Mauro; non tocca a lei
-a dare una buona rammanzina alla ragazza, un'altra a sua madre, e
-ricondurre all'ovile la pecorella smarrita, come lor signori dicono in
-pulpito tante volte?
-
-— Ehi son parole: ci vuol altri che me! È l'ingordigia, la sete di far
-quattrini. La vecchia tale e quale la conoscete, fa la bigotta, ma le
-premono i comodi e la cucina; e poi, vuol mettere da parte, per que'
-pochi dì che le restano a campare... e la figlia è la sua insegna!
-
-— Oibò! oibò! che dite mai, curato? l'interruppe il signor Gaspero,
-queste son cose...
-
-— Cose da non credere, ma che son vere! Pensate forse ch'io sia qui,
-come si suol dire, il bastone della scopa? So, vedo e conosco!
-
-— Ma non basta, bisogna...
-
-— Bisogna che questi villani non sieno teste di scoglio, come sono. Ma
-che ci posso far io? e' la sarebbe come se volessi asciugar il lago col
-mio cappello. Non hanno badato mai alle parole del loro paroco! il qual
-paroco non ha più di due polmoni, che, una volta asciutti, non possono
-riempirsi di fiato, come una tinozza di vino!
-
-— Ah! ah! ma che v'importa a voi, che la giovine, la quale è poi savia
-e buona, vada con quei signori?
-
-— A me, come me, certo che no! ma se, per causa sua, avessi de'
-pasticci? Io ci vedo da lontano... Quel vecchio milord, che sarà
-luterano, puritano, manicheo, o qualche cosa di simile, fa una strana
-vita, la vita del mistero... Il suo signor figlio poi...
-
-— Dite un po': è forse quello che aveva fatta tant'amicizia col
-vicecurato?
-
-— Giusto! E colui, poteva far di peggio? Pensate! un prete, che deve
-sempre guardar bene a tutto quel che fa e che dice, un prete, com'è
-lui, viaggiar su per i monti, andar giù per il lago, in compagnia d'un
-forestiero libertino, d'un... dio sa che cosa? Già, è sempre stato
-un bel capo colui!... E mi ci voglion tirar dentro per i capegli, me?
-Oh se la sbagliano! Io me ne lavo le mani, non ne voglio saper nulla,
-faccian loro! Son pazzo a pensarci su... Non è egli vero, che non tocca
-a me?
-
-— Del prete, rispondeva sempre il signor Gaspero, del prete io non
-parlo! Siete l'autorità ecclesiastica del paese, la prima! Ma della
-giovine, chi vi può dir nulla? Eh via! chiudete un occhio, e lasciate
-che l'acqua vada in giù; perchè alla fine, non è essa padrona del suo?
-E potendo far la sua fortuna, la sarebbe una baggea a star lì, sempre
-appiccicata alla sottana di sua madre!
-
-— Bravo il nostro signor Gasperino! dicevagli il deputato, nel dargli
-d'una palma su la spalla: già l'ho sempre sentito far l'avvocato
-delle belle donne! Ora poi, che si tratta della graziosa figliuola
-d'Andrea... ch'è veramente un bel fiore di primavera, un fiore che,
-scommetto, vorrebbe trapiantar volentieri nel suo giardino!
-
-— Ehi, Mauro, che spropositi mi dite? cosa volete ch'io faccia, co'
-miei sessantacinque anni, col mio peso e con la mia mezza parrucca?...
-Ho altre fantasie; sono stato giovine anch'io, e al mio tempo, non fo
-per dire, era un giovinotto un po' più vivo di quelli del dì d'oggi...
-non so se mi capite! Ho avuti i miei grilli, e me la sono spassata alla
-buon'ora! E ho fatto anch'io, come si dice, le mie campagne, sono stato
-attore anch'io, ma adesso mi conviene accontentarmi della parte di
-spettatore; e ridere, quando c'è da ridere, della commedia che il mondo
-mi fa d'intorno.
-
-— Non faccia troppo il filosofo, caro signor Gaspero, soggiunse il
-dottore, contento, a dir poco, di rendergli di rimbalzo le parole
-che motteggiando gli aveva dette a principio della via. Anche
-sul suo conto, se ne sa qualcosa. E ne so una io... e se non me
-l'avesse raccontata quel brav'uomo d'Andrea, non la direi... I suoi
-sessantacinque anni? Non gli credete, al signor Gaspero, quando dice
-che gli pesano; ha i suoi capricci ancora, un grillo che gli mette il
-prurito da un pezzo; e se non fosse che...
-
-— Via è matto il dottore, disse l'allegro vecchio.
-
-— Matto io? sarà; ma nol fu già lei, signor mio, quando sottomano, alla
-sorda, lasciò sentire al padre della Maria, che cosa penserebbe se mai
-fosse capitato un partito alla sua povera figliuola, un partito come
-va; e se saprebbe farglielo parer buono; un uomo un po' sugli anni sì,
-ma vegeto, sano; e poi, persona di credito, particolare danaroso...
-Ehi, dica: non è così, signor Gaspero?
-
-— Che bravo poetai che rima! crollando il capo quegli diceva.
-
-— Altro che poeta! Lo so ben io! Se non fosse stato il buon galantuomo
-a rispondere, come pochi pur troppo rispondono in questi casi: Ma,
-io non ho che questa tosa, e ch'ella se lo trovi il marito, e sia
-contenta. Sono un povero diavolo, gli è vero; ma è meglio pochi stracci
-e cuor contento, che non abbondanza di fuori, e cuor voto di dentro...
-Non è così?
-
-— Pigliatelo, vi dico, il dottore! tenetelo saldo, ch'è matto, matto da
-legare!
-
-— E che mal ci sarebbe se la fosse come lui dice? soggiunse il deputato.
-
-— Ma sì, che mal ci sarebbe? ripetè il signor Gaspero.
-
-— Bene, dico io!... Ma sapete, conchiudeva il curato, che le nostre
-sono ciance da far ridere i morti? E mi pare che tutti siate un po' in
-cimberli, a chiacchierar così in pubblico di donnette e d'amori, come
-fanno i giovinotti della città al caffè! Oh finiamola, ch'è tempo! Ecco
-appunto il signor Samuele, che viene a questa volta. Ehi, ehi! signor
-Samuele, venite qua! Non vi pare che sia il Vapore quello laggiù in
-fondo, sotto la punta di Laglio?... Ohe, non vi dicon niente i vostri
-occhiali?
-
-— Mi pare e non mi pare; lo speziale rispose, levando il naso, e
-mettendo il rovescio della mano alla fronte, a mo' di visiera.
-
-Ed esso e gli altri s'aggrupparono sur un monticello della riva, per
-aspettare, con la loro quotidiana curiosità, il passaggio di quella
-barca che da pochi anni aveva segnato un nuovo e grave avvenimento
-nella loro vita. E là, su quel pianerottolo, figuravano un crocchietto
-degno del vivace pennello del nostro Migliara.
-
-
-
-
-XII.
-
-ADDIO AL LAGO.
-
-
-O terra solitaria e ridente, che il lago da tutt'e due i lati viene ad
-abbracciare col suo limpido specchio, o paesello che siedi su la china
-del promontorio, incoronato d'alberi d'ombra perenne e rallegrato da
-un misto digradar di sparsi colori, il verde dell'erbe freschissime,
-il rosso e il gialliccio delle foglie che cominciano ad appassire,
-il cupo del pino, dell'elce, e dell'abete, e il roseo degli odorosi
-ciclamini che tutto l'anno rivestono la tua bella pendice, addio!..
-Noi lasciamo le tue ore tranquille, l'innocente allegria de' tuoi
-passatempi, l'aria tua sincera e salubre, i lieti diporti su l'acque, i
-sentieri serpeggianti su per la montagna; noi abbandoniamo la casìpola
-che un'annosa vite ombreggia, la remota dàrsena con le sue barche
-pescherecce, la scoscesa costiera del lido, la chiesa antica e modesta,
-la cappelletta al crocicchio del bosco... Addio!
-
-Ma la memoria de' luoghi, che un tempo avemmo cari, dove passammo gli
-anni giovenili in libertà e in pace, questa memoria, che si nasconde
-nel cuore, ma non si cancella mai, verrà con noi, cara e segreta
-compagnia. E quando sorgeranno, nel mezzo della vita, i giorni delle
-lunghe prove e della tradita fatica, quando fra il rumore del mondo
-e l'angustia del futuro, volgeremo indietro uno sguardo al tempo
-che prometteva la felicità, allora ci sarà dolce il tornare, almeno
-col cuore, a riposarci in que' luoghi, dove la solitudine è piena
-de' nostri primi amori e di tante piccole storie da fanciulli; dove
-conosciamo ogni palmo di terra, ogni albero, ogni cespuglio; dove ne
-pare ancora dover esser meno amaro il ricordarsi del dolore sofferto.
-
-
-L'oscura sorte d'Angiola Maria sta per mutarsi: un giorno, una parola
-cambiano tante cose quaggiù; bastò un giorno per sedurre i pensieri
-della giovinetta con le lusinghe d'una vita più bella, d'una vita che
-fino a quel tempo era stata per lei un bel sogno fuggitivo, dal quale
-senza rammarico si risvegliava. La dimestichezza nata fra essa e le
-due damigelle compagne, il rivedersi tutt'i giorni, la concordia de'
-pensieri e de' cuori, la necessità di cercarsi, di volersi bene, quella
-fiducia della giovinezza sì schietta nell'anime buone, tutto si combinò
-per condurre Maria a lasciarsi vincere dalla preghiera d'Elisa e di
-Vittorina d'accompagnarle quell'inverno a Milano. Elleno speravano, in
-segreto, che poi l'avrebbero persuasa d'andar con loro in Inghilterra.
-
-Io avrei dovuto dirvi prima, che il vecchio lord, al cader
-dell'autunno, stanco della sua lunga solitudine, e ristorato
-alquanto nella salute, aveva, con gran rammarico delle due fanciulle
-e d'Arnoldo, risoluto di passar l'inverno nella città. Però,
-quando bisognò partire, Vittorina fu quella che trovò lo spediente
-d'acconciarla bene per tutti. Un bel dì, fece a suo padre molte carezze
-e una preghiera; e il lord, colto in buon'ora, acconsentì. Non occorre
-dirlo, la mamma Caterina non si fece neppur essa lungamente pregare,
-chè anzi non capiva in sè dal piacere, quando Elisa l'assicurava che
-si sarebbero tenuta la sua cara Maria, come una compagna, un'amica;
-che al primo giorno della primavera l'avrebbero a lei restituita, e
-tant'altre promesse. E poi, la buona vecchia voleva troppo bene alla
-sua figliuola; allorchè questa parlava, ella non sapeva trovar più
-ragione in contrario. — Oh l'amar molto è la gioja e il martirio delle
-povere madri!
-
-Il più serio fu, quando bisognò scriverne al vice-curato. Maria sapeva
-i pensieri, sapeva il cuore di suo fratello; e dubitava che quella
-partenza così nova, quel lasciar sola la madre per tutto l'inverno, a
-lui non dovesse parer bene. Tremava la povera fanciulla nello scrivere
-e suggellar quella lettera, tremava e non ne sapeva il perchè. Ma
-bisognava farlo; sua madre non aveva posta altra condizione, tranne
-questa, che vi fosse il consenso di don Carlo.
-
-Chi si pigliò la briga di portar la lettera al suo destino, fu lo
-stesso Arnoldo, per una buona ragione che coperse di due buone scuse,
-cioè di fare una visita all'amico, e di percorrere un'altra volta,
-innanzi abbandonarla, quella bella contrada.
-
-Prima che uscisse l'alba della vegnente mattina, una barca lo traghettò
-a ***, dov'erano i cavalli di suo padre. Qui giunto, condusse fuori
-uno svelto e brioso leardo; montò in sella, e seguitando i sentieri
-lungo la montagna, viaggiò tutta la giornata, per arrivare innanzi sera
-alla lontana parrocchia. Più d'una volta fallì il cammino, e gli fu
-forza tornar indietro, e rifare lunghi tratti della strada già corsa;
-onde sentiva dispetto dell'indugio, e compassione della sua povera
-cavalcatura. Già da parecchie ore il cavallo andava di buon portante
-o di galoppo su per quelle strade appena praticabili, e sbuffava
-dalle nari per la lunga fatica; la sua criniera ondeggiava sollevata
-dalla sottile brezzolina d'ottobre; le ferrate sue zampe percotevan
-con violento passo sui grossi ciottoli di que' sentieri franati: ma
-il giovin cavaliere non pareva mai stanco di tener piede in istaffa.
-Soltanto egli lasciava, a quando a quando, che il cavallo continuasse a
-passo la via, e intanto gli accarezzava il collo e la criniera.
-
-Al mezzo del cammino, scese di sella, e fermossi per breve tempo in un
-deserto casolare, il quale d'osteria non aveva altro che l'insegna; un
-tugurio, che la mala sorte aveva collocato in fondo di una solitaria
-valle. Condusse egli stesso il suo cavallo in un canto della corte,
-innanzi a una mangiatoia tarlata; poi entrò nella cucina, sedette,
-e senza parlare si refiziò con uno stantío resto di torta e con
-certo cacio di capra che gli fu messo innanzi, e che poi condì con
-un bicchiero di vino acido; e pure l'ostessa ne aspettò un pezzo il
-complimento. Era una giovine e tarchiata colligiana, la quale gli
-s'era piantata in faccia, con le pugna appuntate sul descaccio zoppo,
-quantunque fosse più usa a guardare, con due occhi grigi e furbi, il
-bel muso d'un contrabbandiere al lume della luna, che non la faccia
-dilicata e i capegli biondi d'un giovinotto inglese innamorato.
-
-Ripigliò il cammino, e lungo la strada, la sua fantasia, seguendo
-sempre gli stessi pensieri, vestiva d'una immagine sola la varia
-scena della natura ridente o selvaggia ch'egli attraversava; i gruppi
-d'alberi, i casali, i dirupi e le frane, il ruscello e il torrente, la
-piccola pianura e la greggia col mandriano, la siepaia e il cacciatore,
-il paesello e il cimitero, tutto pareva fuggirgli dinanzi, come s'egli
-fosse nel paese delle visioni. Sola una meditazione nutriva il suo
-cuore; nè quel pensiero era mai sì forte, come quando traeva fuori la
-lettera di Maria, e ne contemplava con segreta gioja le parole della
-soprascritta; la quale, del resto, era pur semplice, e non so che
-incanto avesse.
-
-A un'ora di notte, arrivò alla parrocchia, e scavalcò all'uscio
-d'una povera abitazione, che un pecoraio gl'insegnò esser quella del
-vicecurato. E lo trovò nella più interna delle due camere, ch'erano
-tutta la casa, lo trovò a vegliare in mezzo a' suoi volumi, qua e là
-sparsi, ammucchiati o aperti, al lume d'una piccola lucerna.
-
-
-Al vedere l'inaspettato visitatore, il prete s'alzò, e, fattosegli
-incontro, sorrise; poi, senza parlare, gli strinse con grand'amore la
-mano; ma il suo aspetto era pallido, malinconico il sorriso, lo stesso
-andare aveva qualche cosa di penoso e d'incerto.
-
-— Siate il benvenuto amico mio! Dunque non l'avete dimenticato il
-povero prete? Nella mia solitudine, la vostra venuta è una vera
-benedizione. Oh credetelo! il mio cuore n'è riconoscente.
-
-— Mio buon Carlo: tocca a me il domandarvi perdono, se questa è la
-prima volta che vengo a visitarvi; non ho tenuta la mia promessa, lo
-so; ma... mio padre...
-
-— Non dite di più: vi so troppo buon grado del piacere che adesso
-mi fate, e v'assicuro ch'io aveva un gran bisogno di vedere un volto
-amico.
-
-— Io vi trovo assai mutato da tre mesi, magro, sparuto: siete stato
-forse malato?
-
-— No! io sto bene: è l'animo mio ch'è malato. Ma di me non parliamo;
-voi...
-
-— I' ho una lettera da consegnarvi... una lettera di Maria, di vostra
-sorella.
-
-— Che? accadde mai qualche disgrazia a mia madre?
-
-— Oh! ella sta bene e vi saluta, la buona donna; ell'è così rubizza e
-così lieta!
-
-— Dio la benedica! Ma questa lettera di Maria...
-
-— Eccola! essa vi domanda che acconsentiate di lasciarla per qualche
-tempo con noi, che andiamo a passar l'inverno a Milano... Le mie
-sorelle ve ne pregano anch'esse!
-
-— Maria?.. disse il prete, maravigliando e cadendo d'improvviso in
-gravi pensieri. Indi aperse lentamente il foglio, lo lesse attento, e
-ripiegatolo lo intascò. Il giovine intanto lo riguardava, in atto di
-serio esitare. Indi a poco il prete gli domandò: — Quando contate di
-partire?
-
-— Domattina, forse. Perchè... non so se mio padre.... dubitando rispose
-Arnoldo.
-
-— Domattina dunque avrete la mia risposta per Maria.
-
-E detto ch'ebbe, mutò discorso, nè più parlò di sua madre, nè di sua
-sorella. Ma raccontò all'amico la vita che menava in quella valle; vita
-di sacrifizio e di coraggio, e che avrebbe presto distrutte le forze
-d'altri uomini di tempra più salda della sua. Quella remota parrocchia
-di poveri terrazzani, dispersa in abituri e capanne, senza ricolto e
-senza decime, metteva a dura e verace prova il ministero dell'uom del
-Signore, chiamandolo a tutte l'ore dov'era bisogno di consolazione e di
-costanza, e dove albergavano il pianto e la fame.
-
-Ma essendosi fatta l'ora tarda: — Pensiamo per voi, disse don Carlo.
-Voi siete stanco, rotto dal viaggio; qui nel paese, non v'è locanda
-di sorta, chè altri non vi capita se non qualche vagabondo, o al più
-due volte l'anno qualche viandante che abbia perduta la strada. Se
-v'accontentate, vi cederò il mio letto; già, lo sapete, siete sotto il
-tetto d'un povero romito...
-
-Ma, negando l'altro in ogni maniera: — Bene, soggiunse il prete, il
-mio Bernardo, è un buon cristiano di questi monti che m'ajuta e mi
-serve, vi preparerà alla meglio un lettuccio sul canapè ch'è nell'altra
-stanza. Scusatemi, amico! v'accorgerete stanotte di non essere nelle
-belle case, e ne' buoni letti della vostra Londra. Dunque, addio e
-buona notte!
-
-
-Arnoldo si coricò; ma alle stanche membra non concedevano riposo
-l'ardore e l'inquietudine della mente combattuta da cento pensieri più
-strani delle larve d'un cattivo sogno. Vegliava dunque, e dopo qualche
-tempo s'accorgeva che nella stanza vicina il prete era pur desto;
-perchè la lucerna mandava ancora, per alcune fessure dell'uscio, il
-sottile suo raggio.
-
-Dapprima non gli giungeva all'orecchio nè voce nè respiro; poi intese
-come il muover lento e grave d'un passo, che pareva misurar chetamente
-la stanza. Il giovine si trasse di novo sotto le coltri, e cercò
-dormire, ma invano... Origliava, non fiatava; passò un'ora, ne passò
-un'altra; e sempre sentiva il prete andare e venire su e giù lentamente
-per la camera.
-
-Tutto a un tratto lo riscosse uno strepito, come d'una seggiola che
-scricchioli sotto il peso di persona che sopra vi s'abbandoni; e in
-quella, gli parve d'udire un affannoso sospiro, e poi queste parole: —
-Mio Dio!.. dammi forza e costanza!...
-
-Allora, vinto da non so che terrore, egli stava per balzar dal letto,
-quando s'accorse che la lucerna era spenta, e che tutto era silenzio.
-
-Alla mattina, Arnoldo pensava di chiedere al prete, in nome
-dell'amicizia, la spiegazione di quel mistero, la causa della
-preoccupazione grave e dolorosa in cui l'aveva trovato. Pure, quando
-se lo vide venire incontro, con aspetto serio ma tranquillo, per fargli
-nuova scusa della sua meschina ospitalità, e s'accorse che gli tagliava
-a mezzo ogn'inchiesta la quale a lui riguardasse, allora pensò che
-quello doveva essere un segreto geloso e profondo, uno di que' segreti
-che si trema di confidare allo stesso cuor dell'amico; e tacque.
-
-Con un turbamento involontario Arnoldo ricevette la lettera che il
-vicecurato aveva scritta in risposta a quella di Maria.
-
-Quando, preso commiato e salito in sella, il giovine ripetè un sincero
-saluto, il prete gli s'avvicinò, e strettagli forte la destra, —
-Arnoldo, disse, voi siete un uomo onesto, e il cuor vostro è buono
-e generoso. Voi siete abbastanza felice, ma io non ho più nessuno
-quaggiù!.. Il futuro c'incalza e trascina, e Dio solamente lo conosce:
-se dunque a Lui piacesse che noi non avessimo a incontrarci più su
-la terra, e se mai l'avvenire vi menasse di nuovo in quest'Italia,
-non dimenticate mia madre e mia sorella! Confortale l'una, proteggete
-l'altra... Oh voi fortunato, se avrete questa consolazione di poter
-dire: C'è alcuno che mi ama e mi benedice! Addio!
-
-Arnoldo si sentì commosso fino alle lagrime; ma fattosi forza, — Addio,
-rispose, virtuoso amico! State di buon animo; io spero che ci rivedremo
-ben presto. Addio!
-
-E, dato di sprone al cavallo, s'allontanò.
-
-
-Due giorni appresso, la famiglia de' Leslie era partita dalla villa,
-e Maria aveva abbandonato la natale sua terra. La mano della fanciulla
-aveva tremato nell'aprir la lettera di suo fratello; erano poche linee
-che dicevano:
-
- — «Chi deve avere maggior pena che tu parta di qui, mia cara Maria,
- è la nostra buona mamma. S'ella dunque vuol fare questo sacrifizio,
- e tu segui allora la tua volontà. La famiglia, nel cui seno ti
- ritrovi, è un raro esempio di nobiltà vera e onesta. Ma non ti
- scordar mai, sorella, chi tu sia! Conserva il tuo cuore; pensa
- che un cuore come il tuo è una gemma, la quale, perduta una volta,
- non si ritrova mai più. Io spero per altro che la tua lontananza
- non sarà lunga: quando ritornerai, fa di trovare ancora nella tua
- povera casa, e sotto il cielo che il Signore t'ha dato, quegli
- stessi pensieri e quella stessa vita, che ora vi lasci. E se mai
- tu temi che non sia per essere così, oh! non abbandonare, te ne
- scongiuro, la tua povertà e il silenzio dell'oscurità in cui se'
- nata. Addio, mia sorella! Che il Signore t'accompagni! —
-
- Carlo.»
-
-Caterina pianse nel leggere questa lettera così semplice, ma non ebbe
-cuore di stornar la figliuola dalla proposta partenza. Maria mise
-insieme le sue poche robe; e la stessa mattina, nell'andar dall'una
-all'altra stanza della casa, le pareva che quell'abbandono le pesasse
-sul cuore, e quel breve viaggio le fosse imposto come una penitenza.
-
-La buona madre anch'essa, quando il momento fu venuto di staccarsi
-dalla sua Maria, sentì nel suo segreto un dispiacere, un pentimento
-quasi d'avere accondisceso all'impensata a quella partenza: e le
-vennero a mente le parole che ripeteva un tempo il suo pover'uomo,
-quando la signora contessa teneva con sè la fanciulletta: Verrà un
-giorno che ve ne pentirete, e non vi sarà più rimedio! — Ma non disse
-nulla, e cacciò via quel tristo pensiero.
-
-Nel tragittare il lago, per raggiungere le carrozze del lord, che
-stavano aspettando su l'opposta riva, Maria non potè nascondere
-l'angoscia che la stringeva, benchè non piangesse. Dilungandosi
-dalla sponda, guardava la madre sua e la vecchia Marta, che dalla
-soglia della casa le mandavano ancora baci d'amore; guardava la sua
-finestretta e la pergola del cortile. E certamente, se non era la
-presenza del vecchio signore, che quantunque buono e carezzevole con
-lei, pure la teneva nell'imbarazzo della suggezione, essa avrebbe
-lasciato libero sfogo alle sue lagrime.
-
-Elisa, guardandola con mestizia, le compativa; Vittorina l'abbracciava,
-ripetendole le più liete cose che siensi dette mai per consolare chi
-abbandona la prima volta i luoghi, a cui la vita serena di molt'anni
-donò tanta bellezza.
-
-Nel tempo di quel tragitto, un giovane barcaiuolo accompagnava il lento
-batter del remo nell'acqua con una semplice canzone del suo paese, su
-l'andar della seguente.
-
- IL COMMIATO.
-
- CANZONE DEL BARCAIUOLO.
-
- O Rita bella, mia Rita, addio!
- Ah! ti ricorda dell'amor mio.
-
- I' vo lontano dal suol natío,
- Lascio la barca che mi fu cuna;
- Solo, ramingo, pel mondo io vo.
- I' vo cercando la mia fortuna!
- Se il buon destino non è restio,
- Quando ritorno, ti sposerò.
- O Rita bella, mia Rita, addio!
-
- Ah! ti ricorda, cara, quand'io
- Sott'altro cielo, mesto, lontano,
- Penserò all'ora di questo dì;
- Che noi qui stretta ci siam la mano,
- Che un solo giuro due cori unío,
- E che il Signore quel giuro udì!
- Ah ti ricorda dell'amor mio!
-
- Là, presso l'erta di quel pendio,
- Cui lieta cinge la vigna in fiore,
- Vedi una casa, del monte al piè?
- Se fosse nostra!... Mi sta nel cuore
- Da tanto tempo questo desio!
- S'io vi potessi viver con te!..
- O Rita bella, mia Rita, addio!
-
- Oh sta, mio core! già l'alba uscío.
- Partir bisogna, lasciar la valle,
- Se ricco un giorno mi vuoi sposar!
- D'un fardelletto carco le spalle,
- Povero e franco, men vo con Dio...
- Ma prima, o cara, ti vo' baciar!
- Ah ti ricorda dell'amor mio!
-
- O Rita bella, mia Rita, addio!
- Ah ti ricorda dell'amor mio!
-
-
- [Illustrazione: — Sia ringraziato il Signore, disse il
- mendicante dopochè si furono allontanati, che m'abbia mandato
- l'inspirazione di continuar la strada.... — Lib. II, pag. 281.]
-
-
-
-
-LIBRO SECONDO
-
- Non mi chiamate Noemi (cioè bella), ma chiamatemi Mara
- (cioè amara), perchè l'Onnipotente m'ha ricolmata di
- grandi amarezze.
-
- _Nel libro di Ruth._
-
-
-
-
-I.
-
-ALTRO TEMPO, ALTRA VITA.
-
-
-Ecco Milano, la bella e ricca Milano! I larghi viali suburbani, che
-ornati d'una doppia fila d'alti platani, la circondano, come delle
-verdi ombre d'un giardino; i suoi lieti bastioni, le sue porte,
-che ora ti figurano la superba idea dell'arte romana studiata da'
-compassi dell'arte moderna, e ora ti presentano l'umile ingresso
-d'una borgata; i suoi corsi larghi, lisci ed asciutti, le sue variate
-vie fiancheggiate di modesti palazzi e di case belle e recenti dalla
-fronte allegra, dalle spesse e diritte finestre; tutto ti farebbe
-creder quasi d'essere in una città sorta ieri, se le belle cupole, e
-i campanili delle vecchie sue chiese, e quelle superbe colonne cadenti
-di San Lorenzo, unico avanzo della nostra grandezza a' migliori giorni
-di Roma, e più di tutto la mole sublime e gigantesca del Duomo con
-le cento sue guglie aeree, non sorgessero a ricordarti che i secoli
-passati hanno ancora le loro grandi vestigia, e signoreggiano, direi
-quasi, con l'armonia della loro maestà vetusta su d'un vasto anfiteatro
-di case, che la mediocrità costruì in compagnia del comodo, del
-risparmio e della convenienza.
-
-Ma non cercare gli avanzi delle nostre glorie municipali; son pochi e
-inutili per noi, e furono sepolti dai secoli, o dispersi dagli uomini.
-Non aprire i volumi della storia, che adesso non è il tempo; essa ha
-delle pagine scritte col sangue, pagine terribili che fanno fremere
-e lagrimare; e altre ne ha, ornate delle più belle glorie italiane,
-pagine sante, che sono l'entusiasmo e la speranza di chiunque si
-ricordi ancora di portare il nome de' suoi antichi. — Milano è la città
-del gran signore e dell'onesto privato, del mercatante e dell'ozioso,
-del filosofo e del povero galantuomo; è la città semplice e colta,
-generosa e ospitale, la patria della bella vita e del buon cuore.
-Tutto il mondo è paese, dice il proverbio; ma i proverbi, massime gli
-antichi, non han più ragione.
-
-Eppure colui che per la prima volta abbandona l'aria pura della
-campagna e la solitudine d'una terra ignota, non può trovar nella città
-quel soggiorno di delizie e di fortuna, che forse prima aveva sognato,
-nè quella pace oscura che nessuno al mondo invidia, tranne chi l'ha
-perduta.
-
-V' è una certa tristezza nella consueta tranquillità cittadina, una
-certa monotonia nella quotidiana vicenda delle sue costumanze, una
-noia negli spassi, un'inerzia nella vita, che talvolta ti par quasi
-di trovarti solo e abbandonato in mezzo alla frequenza della gente, e
-ti stanchi di vedere il malcontento in seno della ricchezza, e da una
-parte l'orgoglio, e il disprezzo dall'altra, e dappertutto l'abitudine
-e l'indifferenza per quanto ti s'agita o muta d'intorno. Al principio
-dell'inverno poi, quando il cielo non ha sole, e la terra non ha altro
-che nebbie e fumo, la è una scena a cui l'anima immalinconisce e si fa
-grave e noiosa.
-
-Le vie spesseggiano di popolo, ma son taciturne; è un andare e venire,
-un mischiarsi, un incontrarsi da ogni parte; ma ciascuno cammina per le
-faccende sue, o, se non ha faccende, s'accontenta di badare a quello
-che altri fa e dice. La scena poi è sempre la stessa: è il fanciullo
-che ora a ritroso, or saltelloni s'avvia alla scuola col fascetto
-de' libri sur una spalla, e il pigro servo o la fante brianzuola che
-gli tien dietro; è l'onesto impiegato che col suo lento passo usato
-s'incammina all'ufficio per la strada da vent'anni battuta, chiuso nel
-suo pastrano di panno turchino e col fido ombrello sotto l'ascella; il
-solito gruppo de' lettori d'affissi alle cantonate, il fattorino che
-torna zufolando alla bottega, la femminetta divota o la vecchia dama,
-seguita dal servitore in livrea e con l'astuccio degli occhiali e due
-grossi libri fra mano, le quali spesseggiando i passi se ne vanno alla
-messa della parrocchia; è l'ozioso che girando a zonzo arresta tutti
-gli amici e i conoscenti ne' quali s'imbatte, o dà gli occhi entro
-ogni bottega, o numera le finestre d'ogni nuova fabbrica; è il giovine
-signore, che dall'alto suo cocchio inglese balza su le soglie del
-palazzo di qualche eletta contessa, lasciando al valletto di dieci anni
-le briglie de' focosi puledri.
-
-Nondimeno nella città è un bel vivere per tutti. Ben so che spesso
-bisogna vedere e tacere, e mordersi la lingua o far orecchie di
-mercante; so che bisogna sorridere a tanti amici di cappello,
-accarezzare quelli che ti stanno di sopra, e quelli stessi che
-t'invidiano, e guardar confuso nella folla il traino cortigiano
-dell'ignoranza, e tremare talvolta perfino d'una segreta stretta di
-mano dell'uomo sincero; so che bisogna fremere e arrossire, se non per
-te, per altrui; e chinar la testa alle opinioni che, al pari di tanti
-piccoli tirannelli, si cozzano, e voglion regnare insieme... Ma finchè
-nella patria troverai un amico che ti dica una buona parola, finchè
-avrai nella tua casa alcuno che t'ami, alcuno da amare, oh! terrai
-sempre caro il nome della tua città, come quello di tua madre!
-
-
-La famiglia de' Leslie, venuta a Milano, aveva preso dimora in una
-bella e comoda casa, situata in una delle più popolose vie della città.
-La casa apparteneva a una vedova dama, la quale, alla morte del marito,
-s'era ritirato nel secondo piano, per nascondervi il suo lutto e i suoi
-quarant'anni, e per cedere a qualche ricco pigionale il quartiere del
-piano _nobile_, come qui si chiama.
-
-Le damigelle, non avendo altri pensieri che di gioia, s'addomesticarono
-in pochi dì con la vita cittadina e co' novi piaceri, e dimenticarono
-il lago e i suoi pacifici ozii. Ma così non era di Maria. Essa non
-aveva creduto da prima, che così presto si sarebbe trovata sola sola; e
-già s'accorgeva che le mancava qualche cosa, e non sapeva che pensare a
-sua madre, e pensare a suo fratello.
-
-Pure ne' primi giorni, la novità di tutto quello che la circondava,
-le cure divise con le compagne per mettere in ordine la nuova casa,
-e assettare ogni cosa nella piccola stanza che ciascuna d'esse
-aveva scelto per sè, fu una sollecitudine, un pensiero. Ma poi,
-quel trovarsi chiusa sempre tra le pareti d'una sala, quantunque
-tappezzata da lucenti arazzi e sfavillante d'oro e di cristalline
-lumiere, quel correre alle finestre, e non veder che tetti e case, a
-traverso l'aria greve e fosca, e cercare invano con l'occhio la linea
-serpeggiante delle montagne, e i noti paesetti su l'opposta riva, e
-l'incerta lontananza dell'acqua: tutto ciò la faceva ben sovente muta,
-incresciosa a sè stessa, e le aveva rapito quell'aria di freschezza e
-di sorriso, ond'era prima così bella e serena.
-
-Arnoldo e le sue sorelle impiegarono que' primi dì nel visitare a
-parte a parte le nostre chiese più antiche e famose, i pochi monumenti
-dell'arti, le molte fabbriche degne d'esser vedute. Il giovine era
-stato a Milano in altri tempi, e aveva conosciuta la città; egli si
-faceva dunque compagno delle fanciulle in quegli utili diporti della
-mattina, e dava loro la spiegazione di tutto, meglio che non l'avrebbe
-fatto un facondo cicerone di piazza.
-
-Ma elleno non potevano mai persuader Maria ad accompagnarle. Maria
-temeva di farsi vedere con esse in mezzo a tanta gente; e s'ella da
-prima non aveva pensato mai alla gran distanza che separava l'oscura
-fanciulla dalle nobili damigelle, quest'idea dolorosa cominciò allora a
-tormentarla con un assiduo rimprovero.
-
-Quand'era sola poi, rifletteva a quello strano mutamento della sua
-povera sorte, domandava a sè stessa perchè mai avesse acconsentito
-a seguire una famiglia che non era la sua, e come la si potesse
-abbandonar così, anima e cuore, a quella vita tutta nuova per lei,
-e a che fine la sarebbe venuta. Tutto le pareva un sogno; ma il
-turbamento che le s'era messo nel cuore, era vero. Allora sentiva
-il desiderio d'una consolazione lontana, ignota, che nessuna cosa al
-mondo le avrebbe potuto dare, nemmeno il ritorno alla sua casa, alle
-braccia di sua madre. Per la prima volta, ella pensava a sè stessa, a
-sè sola; all'avvenire, ai suoi timori, alle sue speranze. Oh! perchè
-tutte quelle angustie, perchè quelle inquietudini e quel rammarico si
-quietavano nel suo cuore, quando Elisa o Vittorina correva a scuoterla
-da' suoi mesti pensieri con l'ingenuo bacio d'una sorella, o quando
-sentiva soltanto pronunziar fra loro il nome d'Arnoldo, o sostava al
-suono della sua voce, a quello de' suoi passi?
-
-Lord Leslie intanto, giunto appena in città, ripigliò la sua vita
-altera e dispettosa, com'è costume de' vecchi, che senton oggi il tedio
-di quel che jeri bramarono. Lo strepito della città gli ricordava il
-tumulto della sua vita passata, i lunghi anni travagliati dalle cure
-della grandezza e dall'inimicizia della sorte. Egli dunque tornò a
-starsene chiuso e solitario, a non voler vedere anima viva; e alternava
-le lunghe ore della sua giornata fra il tè, le gazzette inglesi e la
-corrispondenza epistolare de' suoi agenti di Londra e de' gentiluomini
-della sua parte.
-
-Arnoldo amava passar la più gran parte del giorno in compagnia
-delle sorelle; chè la dimestichezza d'una vita modesta e uguale, le
-consuetudini quotidiane, quella sì cara onestà del costume di Maria,
-e quella sua semplice bellezza, tutto s'univa per fargli più prezioso
-un amor puro e segreto. Nè Elisa e Vittorina ne' loro cuori ingenui
-n'avevano ancora il più lontano sospetto; e lord Leslie stesso, anzi
-che a codesto affetto d'Arnoldo, avrebbe creduto alla prossima rovina
-della superba aristocrazia del suo paese.
-
-Era in quel torno capitato a Milano tra i molti inglesi che passar vi
-sogliono nell'inverno, un baronetto, antico amico de' Leslie, il quale
-trattenutosi pochi dì, venne a portar loro le fresche notizie della
-patria; e fu il solo che il lord acconsentisse di vedere. Era un uomo
-di mezz'età, con un falso e ricciutello toppè d'un biondo rossigno;
-volto di tinta accesa, ma sincero; cravatta e corpettino bianchi;
-abito di color verde inglese, soppannato di velluto, a larghe rivolte
-e larghi quarti; un occhialetto d'oro pendente al collo, e manichini
-increspati su' guanti gialli; insomma, lo scapolo elegante, il _dandy_
-di quarant'anni.
-
-Costui sedeva, una sera, in mezzo al piccolo circolo delle due
-damigelle, d'Arnoldo e della nostra fanciulla. Fosse l'aria vivida
-d'Italia che l'animasse più del solito, fosse la leggiadria delle
-giovinette, fatto è che quella sera egli faceva le spese della
-conversazione; sfoggiava quegli scherzosi nonnulla, per cui nel bel
-mondo anche il dappoco diventa fior di senno; ciarlava, rideva per
-tutti, chè non pareva fosse nato al di là della Manica; e, com'era
-stato gran viaggiatore, ripezzava il suo parlare or della lingua
-nativa, or della nostra e or della francese. Ad Elisa, in men di
-mezz'ora, egli aveva già ricordato a una a una le amiche damigelle che
-l'aspettavano nella contea, e le s'era fatto vicino per bisbigliarle
-all'orecchio che un giovine poeta italiano errava sempre intorno al
-deserto castello de' Leslie; e poi aveva presa la piccioletta mano di
-Vittorina, e le aveva descritte a parte a parte le splendide feste, i
-passeggi, le danze, le corse de' cavalli, le compagne fatte spose.
-
-— Oh perchè non son giovine anch'io come voi! seguitava il brioso
-baronetto. Per voi è l'aurora, per me il mezzodì, per voi splende
-il sole della bella Italia, per me quello del nord; pure non sono
-malcontento di me stesso... I' ho fatto più lunghi viaggi, che non
-Colombo, Marco Polo, Vasco de Gama e il capitano Cook, tutt'insieme!
-Ho veduto il mondo; ma lo darei tutto, se fosse mio, per un anno
-solo de' vostri... L'amore è la più bella parola di tutte le lingue;
-domandatelo, miss Elisa, al vostro poeta, e voi, miss Vittorina, al
-vostro cuore!...
-
-— Voi siete molto gaio, sir Edwin, l'interruppe Arnoldo; e la vostra
-vita, se alcuno la scrivesse mai, dovrebb'essere un bel romanzo.
-
-— O amico mio, pensate! press'a poco come quello di Gil Blas de
-Santillana. Anch'io sono sempre stato di buon umore, _a jolly
-fellow_... E poi? non credete forse che la vita di qualunque uomo,
-fra i venti e i cinquant'anni almeno, sia un romanzo?... Quella d'una
-giovinetta poi, quella d'una bella donna!... _Oh delicious! delicious!_
-
-— Aimè! disse ridendo Vittorina, io non ho tocca ancora l'età del
-romanzo.
-
-— Sì, sì! per un volto e per un cuore come il vostro, il romanzo
-comincia a quindici anni. Ma per me... la mia stella tramonta! ah! ah!
-l'ipoteca dell'età pesa anche su lo spirito! eh! eh!
-
-— Via, via, sir Edwin, soggiunse Elisa, consolatevi, chè lo spirito è
-un genio bizzarro che non ha paura del tempo!... Ma lasciam le follie;
-e voi continuate a darci le novelle de' nostri amici di Londra. Non ci
-avete ancora detto nulla d'Elena nostra cugina? l'avete veduta?...
-
-— Miss Davison? Essa è l'ultimo angelo _of our merry England_, che mi
-sorrise prima della mia partenza. Essa è sempre più bella, una maga,
-una divinità! I nostri _dandys_ le fanno corona sempre e da per tutto;
-è il sospiro di tutti, l'idolo che tutti adorano. Ma nessuno trionferà,
-perchè noi la serbiamo per l'amico nostro Arnoldo. Non va bene?...
-
-— V'assicuro, rispose Arnoldo, ch'io non fo di questi aurei sogni. Io
-vorrei piuttosto amare, che adorare...
-
-— Che c'è di novo? voi siete così mesto e circospetto, ch'io non vi
-riconosco più. Ma, a proposito, come riusciste a far pace con vostro
-padre, dopo quel terribile scacco?... A lui, non ebbi cuor di parlarne.
-Oh se sapeste! il nobile duca era uscito de' gangheri... le vostre
-superbe zie, la marchesa... la viscontessa, facevano _un commèrage_;
-tutta Londra lo seppe; se ne parlò a Bath, Brighton, Chelthenham...
-E quella povera miss? così giovine, così ricca e così bella? Ma essa
-si consolerà! ah! ah!.. Eppure, lasciate che io le dica, sir Arnoldo,
-ell'era fatta per voi!...
-
-Arnoldo non potè più sopportare l'insipido cicaleccio del baronetto; e
-poi, Maria era presente. Costui aveva toccato una corda, che in quel
-punto risvegliava un ricordo doloroso nel suo cuore; quindi troncò a
-mezzo il discorso, alzandosi bruscamente, e preso il cappello, uscì.
-Sir Edwin non s'avvide, o finse di non s'avvedere di quel mal garbo;
-si rivolse ancora alle fanciulle, e continuò le sue vôte facezie.
-Maria, nascosta quasi in un canto della sala, era stata silenziosa
-e indifferente per tutta la sera; se non che, alle ultime parole del
-baronetto, rivolse un momento gli occhi ad Arnoldo, e sentì ferirsi nel
-cuore, come d'una punta mortale.
-
-
-Alcuni giorni appresso, ell'era sola nella sua camera; le due
-damigelle, col padre e con Arnoldo, se n'erano ite a un ritrovo, in
-casa d'un gran personaggio. Mentre frugava nel suo armadietto, le
-era venuta sott'occhio l'ultima lettera del vicecurato, quella con
-cui le aveva concesso di partir di casa sua. Essa l'aprì, la meditò
-lungamente, china la fronte, e fissi gli occhi, che lasciavano cadere
-involontarie lagrime su le smorte sue guance: e quelle parole, che
-la prima volta l'avevano appena commossa, allora la fecero tremare.
-Alla fine, abbandonò la mano che teneva il foglio, e appoggiò l'altra
-dolorosamente sul cuore, come cercando di soffocarne il palpitar
-crescente. Allora proruppe in un pianger dirotto.
-
-Essa aveva letto nel proprio cuore. Ciò che fino a quel dì era stato un
-segreto, un mistero per lei, le apparve lucido e schietto al pensiero,
-divenne una certezza, una verità, che la riempì di confusione e quasi
-di spavento.
-
-— Oh Signore! ella diceva in mezzo alle lagrime, osando appena
-esprimere con un lamento l'angoscia del cuore. È possibile che sia
-così?... Ch'io mi lasci andare a pensar sempre a lui, anche senza
-volerlo, a lui, più che a mio fratello, più che a mia madre?...
-Oh! cosa son io a confronto di lui?... Povera mamma! perchè l'ho
-abbandonata?... Essa crede ancora ch'io sia innocente come un angelo,
-essa che mi diceva tante volte: Io t'ho messo il nome di Angiola,
-perchè tu sii sempre il mio angelo; te ne ricorda!... Ed egli?.. Oh
-se avesse a pensare ch'io sia venuta qui, qui in casa sua, con le sue
-sorelle, perchè gli voglia bene! Ah povero me! che abisso!... Come è
-avvenuta una cosa sì terribile?... Me l'aveva pur detto mio fratello,
-che in questa famiglia non credono come noi, e che per ciò appunto io
-dovessi esser tanto più buona e pia... E ora? sento che il cuore mi
-dice ch'io son rea!... No, no, non è possibile! È un sogno ch'io fo,
-è la mia fantasia ammalata; io tremo, e parmi quasi d'avere i brividi
-della febbre.
-
-E intanto ch'essa con voce fioca diceva queste parole, s'era
-abbandonata sur una seggiola, accanto del suo letto, e lasciava cader
-sul seno la testa. Ma pensava ancora. — Io fuggirò di qui, pensava;
-domani, subito, io dovrei lasciar questa casa! Ma come mai lo potrò
-fare?... Oh Signore! quest'è forse un castigo... Pure, che colpa è
-stata la mia per meritarlo? Ah toglietemi voi da questa angustia!...
-Io sono infelice sì! ma è poi vero, ch'io faccia tanto male ad amarlo?
-Perchè veniva egli così spesso, lassù, in casa nostra? perchè anche
-mio fratello l'amava? perchè mi parve così degno d'esser amato da
-tutti, così onesto e cortese?... Egli voleva tanto bene a mia madre! Il
-suo cuore è sì buono! E come si compiaceva di sedere all'ombra della
-vite, sui nostri scanni di paglia, di parlar con noi, di raccontarci
-tante cose! Ma io non gli ho detto mai nemmeno una parola, che potesse
-far credere a lui... No, no... Se io non ardisco nè anche guardarlo,
-quand'è presso di me! Oh se mai egli venisse ad averne il più piccolo
-sospetto, credo che ne morirei di vergogna!...
-
-Qui tornava a sollevarsi, e appoggiando il viso su le palme, e i gomiti
-alle ginocchia, gemeva in silenzio. I suoi bei capegli, nell'agitarsi
-ch'ella faceva sotto il peso di quel dolore, s'erano snodati, e le
-si spargevano giù sulle spalle e sul grembo, a somiglianza d'un nero
-velo. Ma poi continuava a martoriarsi ne' suoi terrori: — Gran Dio!
-cosa sarà di me?... Quand'anche io cercassi di tornare a casa mia,
-la mamma non vorrà più vedermi; e io pur sento che adesso non avrei
-coraggio d'andare a gettarmi nel suo seno. E le due damigelle, esse
-che m'han voluto un sì gran bene, che per tanto tempo mi tennero
-quasi come una sorella?... Ah no! Se io non le avessi conosciute, non
-sarei a quest'ora ridotta a piangere così!... Ed egli? E suo padre,
-quell'uomo così severo, che non dice mai una buona parola, nemmeno a'
-suoi figliuoli?... Io credo che se avesse a saperlo m'ucciderebbe forse
-con un solo di que' suoi sguardi!... Oh misera ch'io sono! io vedo che
-quest'amore sarà la mia morte!...
-
-Così ella, che fin allora aveva indirizzata tutta la sua mente a
-quella candida affezione e che altro più non sapeva desiderar nè
-cercare, adesso ne rifuggiva con terrore; e per la prima volta che
-s'accorgeva di amare, gustava tutto l'assenzio che si mesce all'amore.
-L'idea della sua pace perduta, il dubbio e la vergogna, la memoria de'
-suoi, il dolore della sua povera sorte, i pensieri di Dio e della sua
-fede innocente, e, insieme a questi affanni, anche la sola nascosta
-speranza che nutriva, di poter pure essere amata, tutto le pesava sul
-cuore già debole e stanco; e una folla di nuove e tremende immagini le
-accerchiava la mente smarrita.
-
-E già si sentiva venir meno a poco a poco; i suoi pensieri si
-mischiavano, si confondevano, più rapidi, agitati, cocenti; poi le
-pareva si facessero cupi, gravi, un peso insopportabile; ella perdette
-la conoscenza, e abbandonò la testa su gli scomposti cuscini del letto.
-
-La sua fronte appoggiavasi grave e lenta sopra il braccio manco; e la
-sua faccia appariva d'una bianchezza muta, al par delle lenzuola su cui
-riposava. Nella dolorosa inquietezza di quell'oppressura, la semplice
-e linda vesticciuola che le stringeva la persona, s'era slacciata allo
-sparato del collaretto; e sul candore del suo collo e d'una spalla
-seminuda spiccava la nera striscia d'un nastrino, dal quale pendeva
-una piccola crocetta d'argento, un dono fattole dalla sua nonna, fin da
-quando essa non aveva che sette anni.
-
-
-Arnoldo aveva abbandonata prima della mezzanotte la splendida festa; e
-per le vie mute, solitarie della città, ritornava a casa, in compagnia
-de' suoi pensieri torbidi e malcontenti. L'allegria del ballo, la pompa
-della bellezza, e lo sfoggio dell'onore e dei tesori più non potevano
-scuotere da quell'anima giovine e malata l'inerzia che la spossava, nè
-domarne la noia che innanzi tempo vi s'era messa, la noia, questa dura
-fatica d'una vita che non è feconda.
-
-Allorchè Arnoldo, rientrato in casa, passò lungo il corritoio, su cui
-s'apriva la camera di Maria, ne vide l'uscio socchiuso; il poco lume
-che n'usciva, era quel bagliore morente che tremola nell'ombra, come
-un augurio sinistro. Egli passò, ma il suono d'un gemito profondo,
-affannoso, lo fece sostare un istante, l'agghiacciò d'improvviso. Tese
-l'orecchio, stette ondeggiando fra due pensieri, un brivido ignoto gli
-sopraprese; poi aperse cautamente l'uscio, ed entrò nella cameretta.
-
-Maria posava come prima sulla seggiola, abbandonato il capo sul letto,
-e il viso coperto d'un pallore mortale; se non che aveva le braccia
-raccolte sul seno, e le mani congiunte insieme, in atto di preghiera.
-
-Arnoldo, appena si fece innanzi, sentì darsi una stretta al cuore,
-così lo sbigottì l'aspetto della fanciulla immota e giacente come
-persona morta. S'avvicinò tremando; ma il leggero sospirare a cui si
-schiudevano appena le labbra di Maria, l'assicurò ch'essa era immersa
-in languido sonno.
-
-Egli prese la lucerna, e velandone il raggio con una mano, sì che tutto
-il chiarore si raccolse sull'angelico viso della sopita, stette attento
-e senza moto a contemplarla lungamente. Arnoldo non aveva veduta mai
-creatura più bella.
-
-Una vampa improvvisa gli arse nell'intelletto, gli corse per le vene;
-un funesto riso gli stava su le labbra, e una luce fosca gli splendeva
-negli occhi; il suo cuore batteva violento... Ma non era un palpito
-di gioia, era un fremito d'ebbrezza. E in quell'istante, un pensiero
-d'inferno gli attraversò, come un fulmine, la mente.
-
-— No! no! egli disse: io credo che se osassi toccarle un dito, la
-maledizione del cielo cadrebbe sul mio capo! Ah! perchè mai è così
-grande la magia della bellezza nel dolore?... No, io non devo restar
-qui! O santa memoria di mia madre, aiutami!... Bisogna ch'io fugga!...
-ma come potrei io lasciarla così? Ella non riposa, ella soffre e
-addolora. O Maria, tu hai mutato il mio cuore, tu mi facesti credere
-alla virtù, risorgere nella speranza, amar la vita! Il mondo, gli
-amici si ridono di me... Che importa? Egli è perchè non hanno altre
-armi contro il cuore che l'ironia e il disprezzo! Ma tu, Maria, tu mi
-benedirai!... Ella mi ama, sì!... e forse avrebbe la forza di morire,
-prima di confessarlo una volta sola.
-
-Queste parole sommesse, agitate del giovine, e l'ardente suo sospiro
-risvegliarono d'improvviso la fanciulla. Ella aperse gli occhi, e vide
-Arnoldo; e vederlo, e dar un grido, e balzare in piedi precipitosa
-per fuggir della camera, fu tutt'una cosa. Ma il giovine le si pose
-dinanzi, la trattenne, e poi ritraendosi d'un passo, — Ah! restate,
-Maria, disse, restate e perdonatemi! Io passava di qui, intesi un
-lamento, entrai, pensando che aveste bisogno di soccorso. Io v'amo
-troppo, e non dovete aver timore di me!
-
-— Oh per amor del cielo, tacete! Io non so nulla, lasciatemi,
-lasciatemi partire!...
-
-— No, ascoltate, Maria!... Voi m'avete ridonata la vita, per voi ho
-ancora gustato giorni d'una felicità, ch'io credeva impossibile! Voi,
-senza saperlo, avete fatto puro il mio cuore: e io ritrovai tanti anni
-perduti!...
-
-— Oh dio! dio! lasciatemi andare!... non vedete quanto male mi fanno le
-vostre parole?...
-
-E la fanciulla s'inginocchiava innanzi a lui, giungendo le mani,
-supplichevole e affannata.
-
-— Maria! rispos'egli, chinandosi verso di lei, in atto di sollevarla;
-ascoltami, Maria, te ne scongiuro, o dimmi almeno che mi perdoni!
-
-— Oh! io non ho nulla con voi! Cosa m'avete fatto?... Io voglio
-ritornare al mio paese, io voglio mia madre! Ah! non l'avessi
-abbandonata, non sarei adesso una povera infelice!
-
-— Sì? dunque è vero, dunque è vero che m'ami?... Oh! io lo so, il
-tuo segreto è mio! Maria! Maria, amami! io non cerco che il tuo amore
-innocente!...
-
-Maria non fece motto, non rispose che con un gemito. S'alzò, fece
-alcuni passi, tentò ancora di fuggire; ma l'impeto di tanti e contrarii
-affetti, che tutti in una volta avevano oppresso il suo cuore, le tolse
-ogni lena: il piede non la sostenne più, e sarebbe caduta sul terreno,
-se non era Arnoldo a reggerla con le sue braccia.
-
-Egli la contemplò ancora; e il vedere ch'essa andava mancando e
-respirava a pena, lo riscosse, gli mise nell'anima ignoto terrore...
-Non sapeva che fare, e chiamò alcuno che venisse a soccorrere la
-svenuta. Ma nessuno comparve. Allora chinò il suo viso su quello della
-fanciulla, e le baciò la bocca, con un bacio timido, furtivo, quasi
-sperando di poter con esso richiamarla alla vita.... Ma il tocco di
-quelle labbra fredde e semiaperte gli destò in cuore il ribrezzo, lo
-sgomento di chi commette un delitto. Allora chiamò di nuovo; e, sendo
-accorsa una fantesca, confidò la fanciulla alle sue cure, e usci in
-silenzio.
-
-Dopo quel giorno, Maria fu sempre pallida e taciturna. Ella aveva
-perduto il suo sorriso e il suo bel colore, come l'ultima rosa
-dell'autunno.
-
-
-
-
-II.
-
-ORE DI TRISTEZZA.
-
-
-La fanciullesca amicizia ch'era nata tra le due figlie del signore
-inglese e Maria non doveva certamente durare più che un passatempo
-di campagna, un giovenile capriccio. Tra l'una e l'altre v'era troppa
-distanza, perchè potessero vivere insieme nella concordia de' pensieri
-e del costume, rallegrarsi delle stesse speranze, senza invidia
-nè gelosia, e vagheggiar lo stesso avvenire: la buona, la semplice
-amicizia ha bisogno di cuori che abbiano sempre la stessa fede, le
-stesse speranze, lo stesso amore. Era quello in vece un bel sogno, un
-sogno dorato ma passeggero. Un anno ancora, e forse le figliuole del
-lord, cercate da ricchi e illustri sposi, avrebbero dimenticata la loro
-amica, la compagna di pochi dì, alla quale non sarebbe rimasto altro
-che tornar più povera di prima, e infelice, dove prima non era, alla
-deserta casa del suo villaggio.
-
-Eppure Vittorina ed Elisa non pensavano che doveva esser così; perchè
-sentivano ancora come sia dolce l'amare con quell'incerto desiderio e
-quella serenità modesta, che sono il più bel dono della giovinezza,
-fino a tanto che il soffio gelido del mondo, e le piccole superbie
-della società non hanno appannato i sinceri affetti del cuore.
-
-E Maria anch'essa, la quale appena sapeva che cosa fosse la vita,
-s'abbandonava alla malía di quel sentimento che subito c'incatena,
-quando vediamo d'essere accarezzati, amati. Ma il soggiorno della città
-e le abitudini del mondo signorile dovevano presto rivelarle il vero, e
-farle sentire il molto amaro di che era mista la poca gioia gustata per
-breve stagione.
-
-Non andò gran tempo che gl'inviti a splendidi festini, a nobili
-brigate, e le visite fatte e ricevute, come impone la schizzinosa
-cerimonia, e i circoli dei forestieri, divezzarono lord Leslie dalla
-solitudine a cui pareva si fosse condannato. Le buone novelle politiche
-venute dallo straniero l'avevano riconciliato con le sue speranze
-d'una volta; egli frequentava le più illustri case, conduceva sempre
-con sè le figliuole, e voleva che Arnoldo le accompagnasse. Nel cuore
-dell'inverno, le armonie de' nostri teatri e l'allegria delle veglie
-e de' balli, chiamarono ad altri pensieri, ad altre premure le due
-giovinette; le quali prima avevano menata una vita troppo modesta
-e casalinga per non piacersi, come suole avvenire, di que' variati
-sollazzi che per loro avevano ancora la seducente lusinga della novità.
-
-Intanto Maria in tutto quel tempo, e furono due lunghi mesi, visse
-quasi sempre abbandonata e solitaria, in mezzo al tumulto della città,
-fra il continovo sentir ricordare le feste del dì passato e il vedere
-apparecchiarsi a' piaceri della domane, feste e piaceri che non erano
-per lei! E oh! quante volte allora desiderava di trovarsi a casa sua,
-al fianco di sua madre, accanto del suo arcolaio; e sentiva in sè
-stessa un accoramento di vedersi così negletta; e divorava in segreto
-le lagrime dell'amore e dell'abbandono.
-
-Quand'essa rimaneva in casa, in quelle lunghe sere invernali, che
-sembrano eterne a chi nella solitudine ha de' dolori a cui meditare;
-quando altro non le giungeva all'orecchio fuor di quel lontano
-mormorare, ch'è l'indizio della vita notturna d'una città, e pensava
-che nessuno poneva mente allo sfogo del suo dolore; allora, dopo d'aver
-tentato inutilmente d'occuparsi nell'una o nell'altra cosa, per disviar
-gli assidui pensieri che le stavano in cuore, rimembrava la pace che
-non avrebbe trovata mai più, e cercava di persuadersi della stoltezza
-di quell'amore che l'aveva fatta smarrire, e della vita inutile e
-desolata, che ormai le restava a compiere.
-
-Nelle prove del dolore quell'anima fiduciosa e pura aveva trovato
-la forza di conoscer la vita e la funesta sua realtà; perchè pare
-pur troppo, che la conquista d'una ferma ragione valga il prezzo
-dell'innocenza e del disinganno: così bisogna che l'albero perda i
-suoi fiori, perchè si fecondi il frutto. Maria, che non aveva veduto
-il mondo, che non aveva trovato sul suo cammino se non persone amiche e
-liete di poterla amare, Maria, in quell'ore di solitaria tristezza, era
-divenuta una creatura nova. Allora la vita, che un tempo si dipingeva
-dinanzi e lei così serena e bella, spogliavasi di tutta la sua magìa;
-anch'essa la timida fanciulla sentiva nel cuore una pena ignota, muta,
-indistinta, e poi la puntura segreta del primo rimorso; anch'essa
-aveva una parola, un'acerba parola per domandare al Signore con che
-ragione l'avesse resa infelice! E non le parevano più cosa impossibile
-la malizia degli uomini e la fortuna de' cattivi; per la prima volta,
-l'amaro sorriso dell'odio aveva sfiorato la sua bocca: ella pure
-sentiva d'avere una forza intima, potente, la forza di disprezzare chi
-le aveva fatto del male.
-
-In que' momenti angosciosi, si metteva a scrivere al fratello di ben
-lunghe lettere, nelle quali effondeva tutta l'amarezza del cuor suo
-e il compianto del suo misero destino. Ed eran fogli sparsi più di
-lagrime che di parole; era la pietosa confessione d'un'anima che non
-sa reggere al primo colpo del dolore. E poi lacerava, bruciava ciò che
-aveva scritto; si sforzava d'esser tranquilla, e, raccolti i pensieri,
-toglieva fuori, e ponevasi a leggere con voce commossa il suo libro
-delle preghiere.
-
-Così passavano per lei i giorni e le settimane di quel tristissimo
-inverno. Ella vide che sarebbe stato una follia il domandare alle
-amiche perchè non la conducessero con loro, dopo ch'ella stessa s'era
-tante volte mostrata ritrosa a accompagnarle; e le fanciulle non
-ebber più cuore di pregarnela, quando si furono accorte che il padre
-repugnava all'intima confidenza da loro messa in Maria.
-
-La giovinetta dunque soffocava il suo affanno; e tremando sempre che
-una parola, un gesto, un'occhiata potesse tradire quel segreto, il
-primo ch'ella avesse avuto mai, e che avrebbe voluto nascondere anche
-a sè medesima, cercava d'ingannar chiunque appena le volgesse uno
-sguardo; cercava di parer lieta, quando il suo cuore non era pieno che
-d'una sola malinconica idea. Egli era pur doloroso il veder sempre un
-mesto pallore sulla sua fronte, e un sorriso di gioia sulle sue labbra!
-
-
-Ma in quel tempo, il segreto turbamento d'altri e più gravi pensieri
-agitava la mente di Arnoldo. La quiete della meditazione, che fa
-nascere la necessità di conoscere e di sapere; la libertà dell'anima,
-che conduce allo studio di quanto v'ha di più riposto nella vita, e
-che in mezzo al tumulto degli uomini è così facilmente dimenticato e
-perduto; la volontà non più tentata dall'esterne apparenze e scevra
-d'ira o di timore: tutto ciò aveva fatto maturo l'intelletto del
-giovine a uno studio nuovo e più severo della vita. Troppo spesso la
-sana mente e la fredda ragione sono umiliate da una specie di vago
-abbattimento, da un amaro disgusto delle cose, perchè possano essere
-capaci di grandi e virtuose risoluzioni. La coscienza del dovere,
-senza l'alito segreto dell'affetto, non è virtù; perchè la virtù viva
-nel cuore, non basta la persuasione indotta dalia muta esperienza del
-fatto; è forza che al fatto si trovi una spiegazione, un principio
-sovrano: il misterioso legame dell'anima con la vita.
-
-Arnoldo aveva conosciuto nella nostra città uno di quegli uomini di
-semplici costumi e d'animo incorrotto, i quali in mezzo del mondo
-sieguono con passo sicuro una via negletta e taciturna, la via
-dell'onesta saggezza. Gli applausi e la gloria non sono per loro, anime
-grandi e oscure; ma sono per loro la tranquillità dell'uomo modesto
-e la forza del giusto; essi vengono sulla terra ignoti, dimenticati,
-e se ne vanno del pari; ma il frutto delle parole e dell'esempio loro
-sopravvive, e non può andar perduto.
-
-Quest'uomo del quale io non dirò il nome, perchè i buoni non cercano
-lode nè invidia nel mondo, paghi dell'amore dei pochi, nel piccolo
-cerchio di coloro che si ricordano del bene avuto; quest'uomo, con
-la dolcezza dei consigli e con la forza mite d'un senno angelico e
-consapevole del cuore umano, indirizzò e sostenne i pensieri di Arnoldo
-a quel fine a cui l'anima sua da tanto tempo anelava. Egli lo preparava
-a' gravi studi, lo nutriva di ferventi meditazioni e di calda volontà,
-accendeva il suo coraggio, rinfrancava la sua vigilanza, gli prometteva
-la vittoria dopo la battaglia, e dopo la fatica il sospirato riposo.
-
-Alle severe lezioni di lui Arnoldo consacrava allora la più gran parte
-del suo tempo; ond'avveniva ch'egli si rimanesse, talvolta anche per
-gli intieri giorni, lontano dalla sua casa e dall'amata giovinetta.
-E poi, quando ritornava, quasi sempre appariva mesto, chiuso nel suo
-pensiero; non parlava, e passava lunghe ore intento a nuove e severe
-letture, con l'animo combattuto da strane ed inquiete fantasie. Non
-di meno, con gran cautela, egli tenne sempre nascosta a tutti la
-ragione di quelle sue assenze quotidiane, di quell'assidua e muta
-preoccupazione. Maria soltanto se n'era accorta, ma taceva; e per il
-suo cuore era un tormento di più.
-
-Pure in mezzo a quest'ignota cura d'Arnoldo, vi era de' giorni ne'
-quali l'amore, che pareva quasi divenuto in lui una quieta abitudine,
-si faceva più forte del suo proposito, più grande della sua virtù.
-Allora egli s'abbandonava a' suoi sogni antichi, a quei fallaci disegni
-che fa sempre l'incauta giovinezza, persuasa che la scusa dell'amore
-renda tutto facile e giusto. Allora la leggiadra immagine di Maria
-non rallegrava più come prima tutti i suoi pensieri; il suo cuore
-era ardente, oppresso; egli la cercava sovente, e poi quando le era
-vicino sentiva conturbarsi; voleva parlarle, spiegarle l'amor suo, ma
-non sapeva con che parole. E se mai avveniva che i timidi occhi della
-fanciulla s'incontrassero per un momento ne' suoi, essa era colta da un
-terrore nascosto, non mai provato.
-
-Una mattina — era in febbraio — le due sorelle e Maria sedevano
-silenziose presso un tavolino di lavoro, non lungi dalla finestra, da
-cui penetrava una luce fosca, attraverso i cristalli che la gelata
-nebbia notturna aveva indorato dei più bizzarri rabeschi. Arnoldo,
-appoggiato alla spalla del camino, volgeva senza attenzione le pagine
-d'un volume che teneva fra le mani. Poco di poi, essendo venuta una
-mercantessa di mode, le due sorelle uscirono; e Arnoldo rimase solo con
-la fanciulla.
-
-Tacevano entrambi, e Maria non osava levare gli occhi dal lavoro, al
-quale pareva intenta. Arnoldo aveva posto giù il libro, e la rimirava,
-tutt'occupato nella sola idea dell'amore. Alla fine se le avvicinò, e
-con voce rapida e commossa, — Maria! le disse, è tanto tempo ch'io devo
-parlarvi, e voi...
-
-Maria taceva; ma il suo cuore era tremante, e batteva rapido e forte.
-
-— Maria, ascoltami, te ne scongiuro!
-
-— Pensi signore! io non posso, non devo...
-
-— No! Maria, bisogna che tu m'ascolti. Lo so, lo vedo, tu mi fuggi
-sempre, temi pur anche un mio sguardo, eviti di rispondermi una parola.
-Ma la tua timidezza, la tua angustia ti fanno più cara, più celeste al
-mio cuore!... Oh non mi respingere, Maria! Il mio amore ha bisogno del
-tuo!
-
-— Deh! non parli così! rispose la fanciulla. Io non ho nulla a questo
-mondo, e lei vorrà farmi più infelice di quel ch'io sono?...
-
-— Io non ho altra speranza che l'amor tuo! Dal primo giorno che ti vidi
-ti ho amata, e la tua felicità è l'unico mio voto... Oh se potessi
-spiegarti quanta dolcezza tu spargesti nella mia vita!... Ma no, io
-ti chiedo solo una parola!... Dimmi che mi ami, e io son pronto a far
-qualunque cosa per te! Mio padre potrà maledirmi, ma togliermi al tuo
-cuore giammai!... Noi fuggiremo di qui, andremo sotto un altro cielo
-bello e beato, come il cielo del tuo lago! E tua madre, la buona tua
-madre ci benedirà... Essa verrà e starà sempre con noi. Ah! dimmi una
-parola, e domani, quest'oggi ancora...
-
-— Ah no, no! per carità, non si prenda così amaro giuoco di me! Io non
-so che cosa lei voglia dire!...
-
-— O Maria, tu sei la creatura più santa ch'io trovai sulla terra!
-Perchè non vuoi credere al tuo cuore, perchè non a me stesso? Io non ho
-mentito mai! non temere... Tu non mi rispondi? non mi guardi nemmeno?
-
-Maria si coperse il viso con tutt'e due le mani.
-
-In quel momento rientrarono le due sorelle, tutte festevoli, recando
-ciascuna un bell'abito di velo trapunto; ch'era destinato per il
-ballo del domani. Entrambe corsero verso di Maria, e le mostrarono
-quei graziosi vestili: e mentr'ella li ammirava, nascondendo il
-suo turbamento sotto un menzognero sorriso, Arnoldo fissò sopra di
-lei uno sguardo ardente, uno sguardo che voleva dire tutta la sua
-speranza d'amore; e quando s'avvide che la fanciulla l'aveva compreso,
-s'allontanò.
-
-Quel giorno, Maria non fu più veduta, nè all'ora consueta del pranzo,
-nè a quella del tè. Ella s'era chiusa nella sua camera; e, dopo lunghi
-pensieri e lungo affannarsi, aveva scritto una lettera, come se in
-quel foglio fosse l'ultimo consiglio della sua pover'anima perduta; lo
-suggellò, e vi mise sopra il nome di suo fratello.
-
-Poi, di nascosto, sola e frettolosa, era uscita. Ella stessa, Maria,
-volle da nessuno veduta portar quella lettera, perchè temeva che
-qualunque altro, a cui l'affidasse, avrebbe indovinato ciò che v'era
-scritto dentro. Attraversò alla ventura due o tre vie, dubitando al
-volgere d'ogni contrada, e tutta paurosa, benchè fosse coperta nel
-suo velo e quasi nascosta in esso. Più d'una volta pensò d'arrestare
-qualche passeggiero, perchè le indicasse dov'era la posta delle
-lettere; ma sempre si pentiva e seguitava innanzi. Alla fine,
-avvenutasi in un vecchio, che aveva veduto levarsi il cappello nel
-passare sotto un'immagine della Madonna, gli s'accostò, e confusa gli
-fece la sua domanda; il galantuomo la guardò, fece un certo atto di
-maraviglia, poi sorrise e le insegnò la via. Ed ella vi corse quasi
-volando, e lasciata cadere la lettera nella cassetta della posta, tornò
-a casa, con più rapido passo e con l'anima più tremante di prima.
-
-
-
-
-III.
-
-UN COLLOQUIO.
-
-
-Passò quel giorno, e il dì appresso, e l'altro ancora. Maria non voleva
-abbandonare la sua solitaria cameretta; e una muta malinconia s'era
-messa nel suo cuore, in luogo dell'amore e del pianto. Le due sorelle
-la credevano ammalata. Vittorina la guardava mestamente, le diceva
-che non era più quella, nè sapeva che pensare; ma Elisa, più tenera
-e dotata di più squisito senso, non fu tardata sospettare la cagione
-di quel segreto tormento, quantunque non avesse l'animo di parlarne
-a Maria; la quale intanto languiva, e si teneva per sè tutto il suo
-dolore.
-
-In quelle due o tre notti, che sogni, che sogni terribili e confusi
-avevan turbato i pochi, interrotti riposi della povera innocente! Era
-stato il delirio, il primo spavento d'un'anima vergine e angosciosa.
-
-
-Sognava le cime delle sue montagne, i temporali del lago, il fulmine
-che incendiava la casa di sua madre; sognava d'essere trasportata
-attraverso a un turbine di polvere, in una carrozza trascinata da
-cavalli coperti di schiuma, e si vedeva seder vicino un giovine,
-vestito di nero, pallido e muto, che la guardava con occhi immoti,
-ardenti... Ella voleva dar un grido, ma la voce le moriva soffocata
-nel seno; sentiva un gran peso sul cuore, un fuoco in ogni vena, e il
-cocchio fuggiva, volava, senza calpestìo di cavalli, senza strepito
-di ruote, e per l'aria morta non si sentiva un soffio di vento; ai
-lati, di fronte passavano, sparivano come per magìa, selve, case, rupi,
-rovine; e quel giovine era sempre al suo fianco, immobile, e sorrideva
-con un sorriso che la faceva abbrividire... Voleva essa gettarsi dalla
-carrozza, ma l'impeto del balzo che arrischiava, non finiva mai, e
-le toglieva il respiro, ed era come un'agonia eterna. — Poi la scena
-mutavasi... Le pareva di trovarsi nella camera in cui era nata, nella
-camera del suo povero padre. Avvicinavasi allo scomposto letto, sul
-quale giaceva addormentata la madre sua; s'inginocchiava a lato del
-capezzale, pregando in silenzio, aspettando ch'ella si risvegliasse;
-poi sollevava la testa, tendeva l'orecchio, ma non udiva nè respiro nè
-anelito; quel sonno era dunque sì grave?... Levavasi allora, stringeva
-tra le sue mani la destra della dormente: quella destra era fredda
-fredda! Si chinava per baciar la fronte materna... Ahi! sua madre era
-morta! — Ma quell'affanno non bastava; altro era il luogo del sogno,
-altri i terrori. Era la chiesa del suo paesello, era il confessionale
-del vecchio paroco; ella si metteva in ginocchioni presso la piccola
-grata, tentava di parlare e non poteva... Alla fine, mormorò una parola
-sola, e la voce del confessore proferì sul suo capo la maledizione
-del Signore e la dannazione eterna... Gran Dio! era quella la voce
-del fratel suo! Allora la poveretta cadde all'indietro tramortita sul
-pavimento della chiesa....
-
-
-E risvegliavasi coperta d'un freddo sudore, senza conoscenza del
-dove si trovasse, senza saper quasi di tornare alla vita; tremava di
-raccapriccio, sentiva uno spasimo, una contrattura in ogni fibra, le
-si oscuravano gli occhi, la sua mente si smarriva; e le pareva che il
-dolore e lo spavento fossero per finire con la sua vita. Poi ricadde
-assonnata, e nulla più seppe.
-
-Alla tarda mattina, nel ridestarsi, trovossi fra le braccia della buona
-Elisa. E l'Elisa solamente aveva qualche parola di conforto per la sua
-povera amica. Oh! come volontieri Maria avrebbe versato nel seno di lei
-il suo caro e penoso segreto. Ma troppo essa temeva che nessuno avrebbe
-voluto credere mai alla sua pura intenzione.
-
-Finalmente, passato il terrore di quella notte, e riavutasi un poco,
-lasciò il letto, dicendo di sentirsi bene, ma di non essere ancora in
-istato d'abbandonar la sua camera. Si mise a lavorare, ma quasi le sue
-dita non potevano adoperar l'ago, nè tenere le cesoìne, e la sua mano
-tremante cadeva spesso sul grembo. Traevasi lenta presso alla finestra,
-e stava talvolta per lunghe ore a guardare il cielo cenerognolo e i
-tetti coperti di neve delle case dirimpetto, e le persone che passavano
-per la strada e che apparivano al suo sguardo appannato come ombre
-indifferenti.
-
-Pure, dopo quella muta quiete, v'era dei momenti in cui l'anima sua
-s'apriva ancora alla gioia d'una candida speranza, ai pensieri del
-suo affetto virtuoso. Quand'essa tornava col cuore a' quei dì felici
-del passato autunno, ne' quali ancora non sapeva d'amare; quando
-dimenticava sè stessa, e l'assenza di _lui_ faceva per un istante
-più ardita la sua timida fiamma, allora il suo bel sorriso di prima
-rasserenava ancora il suo volto, e il sospiro d'una segreta dolcezza
-scopriva involontariamente la fiducia del suo povero cuore.
-
-
-Erano quattr'ore dopo mezzodì, quell'ora in cui la nostra città è così
-malinconica e tetra nell'inverno, dopo che un breve saluto del sole,
-apparso a consolar la fredda mattina, è già fuggito, e quando la nebbia
-bassa, densa, umidiccia nasconde tutto il nostro bel cielo lombardo.
-Erano dunque quattr'ore, allorchè una fanciulla ravvolta in una
-mantellina di seta oscura, e chiusa nel velo nero di che aveva coperto
-il suo cappellino modesto, attraversava il ponte, che dalla via dov'era
-la casa dei Leslie mette presso alla piccola chiesa di San ***.
-
-Ella entrava nella chiesa, dopo d'aver più d'una volta lasciato
-sfuggire indietro uno sguardo, quasi che temesse d'esser veduta o
-seguita. Chi in quel momento le fosse stato vicino, si sarebbe accorto
-che la giovinetta camminava incerta e paurosa, avrebbe dubitato ch'ella
-entrasse nel luogo santo, non già per deporre a' piedi del Signore una
-preghiera consueta, ma per cercare un ricovero, un luogo qualunque,
-dove le fosse concesso d'adagiarsi e riposare; perchè pareva veramente
-ch'ella a stento potesse reggersi su la persona.
-
-La chiesetta era vôta; solo una povera donnicciuola stava pregando
-ginocchione sui gradini della balaustrata dell'altare, e il susurrío
-delle sue orazioni interrompeva la solennità di quel sacro silenzio.
-Faceva già buio all'intorno; e la luce moribonda del giorno si spargeva
-appena nell'alto della nuda vôlta. Il vecchio sagrestano, uscito del
-piccolo coro, veniva a versar novo olio nelle lampane dell'altare;
-e poi, attraversata la chiesa, andava ad accendere un cero innanzi a
-un'immagine dell'Angelo custode, in una cappella a fianco dell'altare.
-Rientrato ch'egli fu nella sagrestia, s'intesero indi a poco alcuni
-rintocchi lenti, malinconici della campana. Era il primo segno della
-benedizione della sera.
-
-La giovinetta si collocava in un canto della chiesa, sur una panca
-ch'era presso la parete, e poco lungi dalla cappella dell'Angelo
-custode. Sedette in quell'angolo oscuro, dove le pareva di starsene
-all'ombra del Signore; e assorta in un sacro raccoglimento, tentò di
-superare il terrore segreto, che l'agitava. Perchè mai era venuta sola,
-a un'ora sì tarda, e che grazia voleva domandar al Signore?... Essa nol
-sapeva; cercava un momento di pace, aveva bisogno di respirare un'aria
-benedetta, di piangere, non veduta che da Colui, il quale può consolare
-tutte le afflizioni.
-
-Sollevò all'altare vicino gli occhi, che s'arrestarono su quel sacro
-quadro rischiarato da fioco lume; e vide la celeste figura dell'Angelo,
-che in quel momento la illuse proprio come fosse viva, poichè, rivolta
-la testa al cielo e alzata la destra, pareva in atto di ricordarle
-che soltanto lassù è il tesoro della misericordia e della pace d'ogni
-cuore. Allora ella fece per inginocchiarsi, ma il rumore d'alcuno
-ch'entrava in quel punto nella chiesa, la riscosse subitamente.
-
-Soprastette, e guardò da quella parte. Ah! il suo timore non era stato
-dunque vano! Essa riconobbe il giovine che poco prima l'aveva seguita
-per tutta la via... Egli era là, vicino a lei, e la chiamava sotto voce
-per nome.
-
-La fanciulla non rispose, nè si rivolse a lui; ma cadendo su le
-ginocchia e nascondendo il volto nelle mani tremanti, effuse l'anima
-sua nella più calda e pietosa preghiera che mai l'innocenza abbia
-innalzata al Signore. Era un voto timido, celestiale; era una parola
-profferita dal cuore, col più puro palpito dell'amore e della fede;
-una parola che il labbro non avrebbe potuto articolare. Essa dimandò
-al Signore che la salvasse da quella tentazione, che le concedesse
-di morir presto, anche lontana da tutto ciò che aveva di più caro al
-mondo, lontana da sua madre, piuttosto che abbandonarla alla passione
-di quel giovine, di cui, senz'esser rea, non poteva ascoltar le parole.
-
-Ma Arnoldo le s'era fatto più accosto, e con voce di sommessa
-preghiera, — O Maria, diceva, non aver nessuna tema, se ho voluto
-parlarti, se l'ho voluto qui, in questo luogo santo. Io rispetto il
-tuo cuore e la tua onestà; ma sappi che nessuno deve conoscere l'amore
-che ci unisce. E poi, egli è qui che ho pensato di confidarti un altro
-segreto, un segreto, il quale non può essere inteso che da te e da
-Dio.... Dio, spero, lo benedirà!...
-
-Maria tacque ancora.
-
-— Tu tremi, povera e buona fanciulla! continuava il giovine. Forse in
-questo momento l'anima tua mi respinge, e ha terrore delle mie parole;
-tu forse mi credi un uomo senza cuore, senza pietà. Ma rassicurati! Tu
-non sai, nè puoi immaginare quanto bene m'abbia fatto il conoscerti,
-l'esserti vicino, l'amarti...
-
-— Oh cosa dice mai? ardì rispondere allora con accento languido la
-giovinetta. Non profferisca queste parole! Noi siamo in faccia al
-Signore, in chiesa. Almeno, abbia compassione di me... Anche lei ha una
-religione, anche lei ha bisogno di Dio!
-
-— Ascoltami, Maria!... Io sto per metterti a parte d'un gran segreto;
-la tua anima pura sarà la prima che lo riceva, la sola che per ora
-possa saperlo. Verrà tempo, e forse non è lontano, che si farà noto
-a tutti questo mistero, la cui conoscenza adesso sarebbe forse causa
-della mia e della tua perdita.
-
-Maria non replicò, ma levando il capo rivolse al giovine un'occhiata,
-in cui appariva tutta l'angoscia del dubbio e del sospetto.
-
-— Io sono cattolico, o Maria, riprese Arnoldo con voce grave e
-commossa; la tua religione è la mia! Il mio cuore ha conosciuto errori
-antichi e fatali, e ormai io sento d'esser rinato a una nova vita.
-Dio che t'ha fatto bella come l'anima tua, Egli che ha voluto ch'io
-t'amassi, ebbe finalmente pietà delle lunghe battaglie sofferte dal mio
-cuore, delle inutili speranze dalle quali fui agitato per tanto tempo!
-Chi, se non Egli, mandò sul mio cammino, incontro a me, quell'anima
-forte e credente del fratel tuo? Chi, se non Egli stesso, da tanti anni
-mi tormenta con questa smania ch'io provo di riposare in una fede, in
-una verità, che non mi riuscì di trovar mai in nessuna cosa mortale?...
-Tu col candido affetto che m'inspirasti, hai cominciata l'opera pietosa
-della mia conversione; tuo fratello, in quel tempo d'una felice e
-tranquilla amicizia, la indirizzò; un altro giusto, un uomo oscuro
-e sapiente ch'io aveva conosciuto in questa stessa città, or son tre
-anni, e che adesso mi rivide, e m'accolse come un suo figlio perduto,
-ha persuaso il mio cuore, ha vinto e mutato del tutto la mia mente!
-
-Queste parole penetravano fino al fondo l'anima di Maria. Un turbamento
-sconosciuto, misterioso, la riscosse tutta; ella riguardò incerta
-il giovine con un'espressione impossibile a dirsi. Ed egli tacque,
-e prostratosi a canto di lei, stette per qualche tempo in una mesta
-meditazione.
-
-Poi si levò, e in atto più rispettoso e sicuro ripigliò: — Maria,
-ora tu lo vedi: non può essere che io t'abbandoni; ora sai quanto sia
-grande il bene che tu m'hai fatto, e conosci che il Signore non vorrà
-punirmi, se venni qui ad aprirti il mio cuore, se qui, innanzi a Lui,
-io voglio giurarti...
-
-— Ah no! non dica di più, la fanciulla l'interruppe, sostenuta da
-un'occulta forza della sua virtù. Io benedico il Signore, perchè ha
-esaudita la più ardente delle mie preghiere; ma altro io non posso fare
-che questo!... No, no! da qui innanzi, oh! non pensi più a me... Io
-sono abbastanza felice!
-
-— Di che parli tu mai? la tua virtù, la tua innocenza meritano ben
-altro premio e maggiore di quello ch'io ti posso dare. Ma tu forse
-dubiti ancora, tu pensi che io non ti dica la verità!... Oh credilo,
-Maria, io non potrei mentire con te! la sola cosa che m'affanni, è il
-dovere aspettar tanto ancora a far palese a tutti il mio cuore. Tu non
-conosci il mondo e le sue opinioni più dure d'ogni legge; e io non ne
-ho mai sentito il peso, come in questo momento. Bisogna ch'io taccia e
-nasconda a tutti, e più che ad ogni altro a mio padre, questo segreto
-che confidai a te sola. Qual ch'essa sia la mente d'un padre, dev'esser
-venerata, temuta. E io non avrei forza adesso per andare incontro a
-tutto il suo sdegno, e più che allo sdegno al suo dolore; ma presto
-verrà un momento più propizio per rivelargli l'animo mio... Tu vedesti,
-Maria, com'egli pensa e come vive; ma non sai che una risoluzione come
-la mia è per lui un delitto, una vergogna da non esser perdonata mai
-più ad un uomo; tu non sai ch'egli potrebbe fors'anche gettar sopra di
-me la sua maledizione!
-
-— Oh! che dura prova dunque le toccherà di sostenere! rispondeva la
-fanciulla con atto pietoso. Ma Dio le ha fatto conoscere la verità, ed
-egli le donerà anche la sua grazia.
-
-— Se tu lo preghi per me, o Maria, egli lo farà!... Ma intanto, ah! non
-costringere il tuo cuore a rifiutarmi!
-
-— No, no! sento ch'è impossibile! io devo abbandonarla, io devo tornare
-presso a mia madre.
-
-— Giammai, giammai!... Consolati, o Maria, e spera!
-
-In quel mezzo, entravano alcuni buoni fedeli. Arnoldo s'allontanò
-dalla fanciulla, e maravigliato quasi di quel severo senso di rispetto
-ch'essa, con le sue poche parole, aveva saputo destargli nel cuore,
-turbato e incerto uscì della chiesa.
-
-Maria restava tuttavia inginocchiata. S'udì il secondo, poi il terzo
-tocco della campana; e il sagrestano ricomparve, e accese le lampane
-e i ceri dell'altare. Il piccolo tempio a poco a poco s'affollò di
-modesta e buona gente, venuta dalle soffitte, dalle botteghe, dalle
-cure casalinghe, dal lavoro, a ringraziare il Signore; anime contente
-e semplici, a cui la fede non manca mai, perchè è necessaria alla loro
-vita, come la fatica delle braccia. Echeggiò la vôlta della chiesa
-delle sacre litanie, e il fumo dell'incenso avvolse con l'odorosa sua
-nube l'altare. Il popolo era d'ogni parte divotamente inginocchiato
-sul nudo terreno; la sua orazione fu breve e rozza, ma sincera; e il
-sacerdote la benedisse in nome del Signore.
-
-Tutti se n'andarono; la chiesa tornò vôta e oscura, e Maria era ancora
-prostrata nella sua umile e fervida preghiera. L'anima sua, nella
-pace di quelle sante pareti, aveva abbandonata la memoria de' giorni
-dolorosi ch'eran passati, e quella stessa timida e vereconda speranza
-che faceva l'unico suo bene su questa terra: domandò a Dio di viver
-pura e senza rimorso com'era stata fin allora, e nelle sue mani pose
-le propria vita e tutti gli affanni che a Lui fosse piaciuto di mandare
-sopra di essa. E poi fece le sue orazioni della sera, con quell'ardente
-affetto, con che le ripeteva nei primi anni della sua fanciullezza;
-e non dimenticò il nome della sua povera madre lontana, nè l'anima
-benedetta del padre suo.
-
-Una fiducia mesta, ma pur soave, e una consolazione che non era di
-questa terra, mitigarono, come benefica rugiada, il cordoglio di quella
-vita debole e combattuta, la sollevarono, e la fecero ritornare alla
-pace della sua virtù mansueta.
-
-Quando si rialzò, s'accorse che era sola nella chiesa; e in quella, il
-sagrestano le s'accostò per avvertirla che l'ora di chiudere la porta
-era venuta. — Allora uscì chetamente, ma appena trovossi in mezzo della
-via, in quell'ora insolita, e intese il noioso frastono ch'empie le
-strade al cominciar della notte, si smarrì tra l'ombre fitte che le
-pareva di vedere agitarsi, e tra lo smorto chiarore delle lanterne
-che tremolava in mezzo alla nebbia; sicchè quasi non sapeva a qual
-parte indirizzarsi. Per buona ventura la casa non era lontana, ed essa
-raddoppiò i suoi passi e il suo coraggio. Ma il giovine amante che poco
-lontano l'aspettava, appena la scorse uscire della chiesa, le si mise
-dietro a breve distanza, e la accompagnò fino alla sua dimora. E Maria
-non se n'avvide; chè ell'era tutta ricreata da' suoi nuovi e tranquilli
-pensieri, e nella sua gioia nascosta si confidava di poter essere
-ancora felice.
-
-
-
-
-IV.
-
-L'ONESTÀ DEL POVERO.
-
-
-Il cameriere di lord Leslie apriva con cauto riguardo l'uscio della
-sala, in cui al consueto se ne stava ritirato il suo signore, e facendo
-una gran riverenza, annunziava che un prete, il quale già s'era
-presentato un'altra volta in quella mattina e che dicevasi l'abate
-****, aspettava l'onore di poter parlare a Milord.
-
-— A me? chi può esser costui? Io non ho mai conosciuto alcun prete
-italiano! rispose seccamente il vecchio signore, senza alzar gli occhi
-dalla tavola a cui sedeva, e su la quale erano spiegate e sparse molte
-lettere e carte.
-
-Il cameriere non ardì far nessuna osservazione. Ma Elisa, che per
-avventura era là seduta in compagnia di suo padre, alzando i suoi begli
-occhi verso di lui, — Oh noi lo conosciamo, padre mio, disse; è il
-fratello della nostra Maria!
-
-— A quest'ora non ricevo alcuno, lo sapete! soggiunse il lord, e
-ripigliò in mano il _Morning-Chronicle_.
-
-— Deh lasciate ch'egli venga! Forse vorrà parlarne di sua sorella; e,
-voi non lo sapete... essa, già qualche tempo, non ha più bene....
-
-— E dunque venga.
-
-Era di fatto il fratello di Maria, il nostro vicecurato. Per la
-prima volta egli si trovava in faccia del padre dell'amico suo; e
-quell'aspetto immobile e superbo pareva l'impacciasse non poco. Il lord
-non gli disse di sedere; ed egli si faceva innanzi lento, tenendo in
-una mano il cappello, e tentando coll'altra i bottoni della sua lunga
-sopravveste di panno oscuro.
-
-Don Carlo, se già non ve l'ho detto, toccava al più a' trent'anni;
-pure sul suo volto, ch'era simpatico e sereno, leggevasi l'incerta
-espressione d'una grave benchè velata amarezza, la traccia profonda del
-travaglio dell'anima. Le anticipate cure della giovinezza combattuta,
-avevano lasciato su la sua schietta e bella fisonomia le prime rughe
-di quel dolore segreto, il quale non si parte dal cuore che con la
-vita. Gli occhi suoi eran vivaci e intenti; appariva in essi l'ardor
-del pensiero temperato dal costume della meditazione e del patimento;
-la fronte alta, e assai calva, il sorriso fuggevole e sparso anch'esso
-d'un'ombra di malinconia; contegnoso nell'andare, ma alquanto chino
-della persona. Era un uomo che aveva molto studiato e molto dubitato;
-pure nella lunga guerra che sostenne contro sè stesso, e contro la
-sua fede, tra il passato e l'avvenire, tra la disperazione degli
-uomini e la coscienza di Dio, la sua energia, la sua volontà del bene
-non s'eran logorate o scemate; ma bensì rivolte al santissimo scopo
-di far migliori i suoi fratelli, e di risparmiare a molti di loro
-quelle crudeli prove per le quali egli aveva dovuto passare, prima di
-riposarsi nella sicurezza della virtù, prima di viver nella fede. Il
-suo nome, ch'era degno di chiarezza e di gratitudine, giacerà oscuro,
-non sarà ricordato tra gli uomini; nessuno forse parlerà mai della
-semplice sublimità della sua mente, della carità del suo cuore, del
-poco che potè fare, e del molto che sofferse; ma chi lo conobbe e amò,
-non potrà rifiutare una lagrima alla sua memoria.
-
-Il vicecurato, facendo passare il suo cappello dall'una all'altra
-mano, non sapeva in qual modo chiamar sopra di sè l'attenzione del
-signore inglese, che non lo guardava, come s'egli non fosse là. Elisa,
-avvedutasi di quell'impaccio, ne fu tocca e volle parlare la prima.
-Ma il prete, che in quel momento di silenzio fu assediato da una
-folla di pensieri, e così fortemente conturbato che tutto s'accese
-d'un involontario rossore, fece un passo innanzi, fissò gli occhi
-sul vecchio, e disse con voce ferma e lenta: — Signore, io la prego,
-m'ascolti!
-
-Il lord, scosso alquanto dalla serietà di quell'accento, levò il capo,
-e guardò il prete, senza parlare. Ma intanto, ripiegato il giornale, lo
-depose, e fece un gesto, come per significare: Parlate, ma spicciatevi
-presto.
-
-— Signore, soggiunse allora il vicecurato, ciò che qui mi conduce,
-la è cosa per me di troppo alta importanza, perchè non m'arrischi a
-disturbarla un momento. Io sono una persona oscura, senza nome; ella,
-un signore illustre e potente. Ma, s'assicuri, io qui non venni a
-domandarle favori o protezioni, nè a inginocchiarmi dinanzi a lei,
-poichè a nessuno io son uso prostrarmi, fuorchè a Dio. Ella è uno di
-coloro che si chiamano grandi; e se questo nome vuol dire qualche
-cosa, ella deve aver caro l'onor suo, al par di quello dell'ultimo
-degli uomini. Dunque io mi presento a lei, a cercar giustizia per il
-nome mio ignoto, ma puro come il suo, per il nome mio calpestato nella
-virtù d'una infelice creatura, a me più cara dell'anima stessa... Ella
-m'intende, o signore....
-
-— Io non intendo nulla, signor abate; e quello che so, gli è che non vi
-conosco, e che nessuno ha ardito mai parlarmi come voi adesso.
-
-— Perchè vuole avvilirmi così? Cred'ella che l'abito di che sono
-vestito, mi proibisca di parlarle com'io fo?... Ella non sa chi io sia?
-
-— Voi non siete certo nel vostro miglior senno, signor abate....
-
-— Bene sta all'uomo ricco e potente di disprezzar colui che gli domanda
-la ragione del suo onore, schiacciarlo nel fango, ridere di lui come
-d'uno stolto!... O Signore, reggi il mio cuore, e dammi pazienza.
-
-— Ma io vi ripeto che non so quel che diciate, come forse nol sapete
-voi stesso. E buon per voi, che non mi trovaste in cattivo momento...
-Pure, io son giusto; e se avete qualcosa con persona che m'appartenga,
-se alcuno de' miei v'avesse offeso, che so io... dite, spiegatevi
-chiaro; ma sopra tutto pensate innanzi a chi parlate.
-
-Così rispondeva il lord con un'altera serietà; ma si sarebbe potuto
-indovinare, che le parole del prete e la persuasione ch'era in esse
-avevano suscitato nel cuore del vecchio un'ansietà inquieta, il
-sospetto di qualche cosa di grave.
-
-— Dunque, o signore, ripigliò il prete, con voce fatta più umile,
-ella vuole ch'io arrossisca dinanzi a lei, nel ripetere una storia
-che copre di disonore la mia sfortunata sorella?... Ebbene, milord,
-io dirò tutto. All'onestà d'un'oscura famiglia non rimaneva altra
-protezione, fuorchè l'infelice che adesso le parla. Una madre amata e
-una sorella innocente, eran tutto il suo bene.... Vi fu un uomo che,
-allettato dalla bellezza di questa innocente, pose gli occhi sopra di
-lei; e vederla, e concepire il più nero tradimento che sia, fu per esso
-tutt'una cosa. S'infinse amico del sincero fratello, violò la santità
-d'una povera famiglia, ingannò la madre semplice e buona, ingannò la
-credula fanciulla, la sedusse con la promessa di farla sua sposa, la
-persuase a fuggire... Signore, quest'uomo vile, è suo figlio!... Oh non
-creda alle mie parole! In questa lettera è la confessione della misera
-tradita. Fu mia colpa, lo vedo, d'essere stato così cieco; fu nostro il
-danno, e sarà nostra ed eterna la vergogna! La madre che ne morirà, la
-figlia avvilita per sempre... oh non importa! Ora, il rimpiangere quel
-ch'è stato è inutile... Ma, per il nome di Dio, la si ricordi che anche
-l'onore del povero è sacro!...
-
-— Avete finito?
-
-— Non ancora. Voglio dirle ch'io non cerco nulla da lei; perchè a chi
-tutto ha perduto in terra, nulla più resta a domandare agli uomini.
-E quella infelice non avrà più consolazione in questa vita, che la
-speranza del perdono nell'altra... Io non vedrò il figliuol vostro; ma
-non vi chiedo se non ch'egli sappia per vostra bocca, e a mio nome, che
-il suo è più che un delitto, è un'infamia!... e che il cielo un giorno
-ne terrà conto!
-
-— Orsù, le vostre parole mi stancano.... Nulla m'è noto di ciò che
-aveste l'ardimento di raccontare; e se avessi pensato mai, che quella
-giovine potesse levar gli occhi sul figliuol mio, l'avrei fatta, a
-quest'ora, cacciar di mia casa!
-
-— Gran Dio! risparmiatemi almeno l'insulto... È una menzogna, uno
-scherno atroce! So pur troppo che non si conta per nulla la vita d'una
-povera creatura; so che i gran signori, come ora voi, ridon di queste
-cose, le chiamano capricci, passatempi, se pur non dicono essere per
-noi un onore, che voi, nobili, discendiate così basso, a portar la
-vergogna dov'è la miseria!... Ma, per carità, se non potete rendermi
-giustizia, compatitemi almeno!...
-
-— Fate ciò che v'aggradisce: se pensate che sir Arnoldo abbia macchiato
-il vostro nome, parlatene con lui... Egli vi saprà rispondere, e vi
-metterà in pace... Io, per me, non ho altro a dirvi!
-
-— Ch'io parli con lui?... No mai, mai! Una volta avevo pur creduto
-all'onestà, alla grandezza del suo cuore; povero ingannato ch'io
-m'era! Non l'ho cercato, nol vedrò più. La mia coscienza e quest'abito
-stesso, non mi farebbero forse dimenticare ch'io son uomo! Ma... venni
-a voi, perchè siete padre e vecchio! pensavo che almeno una parola di
-giustizia, una lagrima di compassione, non me l'avreste negate. Voi
-pure mi schernite?... Ma no! non siete voi, è il Signore che volle
-umiliarmi. S'adempiano i suoi giudizi!
-
-— Adesso parlate come si deve! E mi dispiace di non potere far nulla
-per voi. Vorreste voi forse che comandassi a sir Arnoldo Leslie di
-sposar vostra sorella? Il rimedio sarebbe opportuno!...
-
-— Ve lo ripeto, o signore; io nulla domando da voi! E volesse egli
-anche togliermi la creatura che mio padre m'ha consegnata, vi dichiaro
-ch'io la vedrei più volentieri morire, che sposarsi a tal uomo....
-
-— Oh! in ciò siam d'accordo; vorrei anch'io lo stesso. Una contadina,
-che raccolsi per compassione... Ma, in verità, più vi penso, e più
-credo che tutto questo sia un vostro sogno; gli è impossibile che sir
-Arnoldo...
-
-— Basta così: io son venuto per condur via da questa casa quella
-infelice, e nessuno me lo può vietare!... Il pane, ch'ella ha mangiato
-in casa vostra, lo piangerà per tutta la vita a lagrime cocenti; e così
-il cielo perdoni a voi la vostra durezza, come a lei la sua colpa!
-Di questo solamente vi prego, che vogliate dire al figliuol vostro,
-ch'egli ci ha rapito tutto, e ch'io gli ho perdonato! Sì, egli lo
-sappia, ma si guardi bene dal cercar me, dal cercare la sua vittima;
-essa è come morta per lui! Che se così non fosse, guai a lui e a me!
-Forse non sarei più quello che sono adesso, e il tradimento potrebbe
-fruttare la vendetta!
-
-Benchè lord Leslie avesse dato orecchio alle parole del prete con
-una fredd'alterigia e con l'ironia d'un esteriore disprezzo, pure il
-tremito involontario delle sue labbra, e l'attenzione delle pupille
-sotto le ciglia ristrette in torvo atto, dimostravano l'interno suo
-sdegno. Mentre il vicecurato parlava, anche la fronte del superbo
-Inglese si faceva scura; e chi avesse potuto legger nell'animo suo,
-avrebbe conosciuto che cento diversi e rapidi sospetti gli passavano
-innanzi, come nuvole sinistre. — È egli possibile, domandava a sè
-stesso, che mio figlio si sia perduto in un amore così indegno di lui?
-Eh via, sarà stato il solletico d'un momento, e forse egli stesso ne
-ride a quest'ora! Ma se veramente l'amasse, se avesse promesso di
-sposarla... Che importa? son promesse che legano come i giuramenti
-dell'ubbriaco! Pure, Arnoldo... non posso credere che Arnoldo...
-Egli, ch'era diventato circospetto e severo, egli che sapeva d'aver a
-fare con un fratello così sdegnoso e audace... È impossibile! O fu un
-giuoco da parte sua, o una strana seduzione della fanciulla. Ma in ogni
-modo, il miglior partito è ch'essa vada subito al suo malanno, e che
-noi torniamo in patria... Sì, sì, è tempo oramai. Il momento è buono,
-l'orizzonte politico si rischiara per noi, e l'era d'operare è venuta;
-bisogna che sir Arnoldo esca in iscena una volta... altro che perdersi
-dietro a sogni puerili!
-
-Eran questi press'a poco i pensieri che volgeva in mente il vecchio
-signore, all'udire i lamenti di don Cario. Ma intanto, qual era
-l'agitazione della compassionevole Elisa?... Essa voleva bene a Maria,
-e già da qualche tempo, turbata dal sospetto dell'amore d'Arnoldo,
-aveva veduto la fanciulla soffrire, senza poter confortarla! Sentì
-dunque stringersi il cuore, impallidì, quando intese le parole del
-prete, quando vide due lagrime agghiacciate su le ardenti sue guance, e
-pensò all'avvenire infelicissimo di Maria. Più d'una volta, essa volle
-gettarsi a' piedi del padre, pregarlo di non disprezzare con amare
-parole la sventura, di perdonare a un'ira giusta; ma un interno terrore
-la contenne suo malgrado, e rimase muta e sbigottita, testimonio
-innocente di quella scena.
-
-— Or via, riprese il lord, alzandosi; andate, andate, e conducete con
-voi la vostra sorella. Ch'io più non la vegga, e sopratutto che sir
-Arnoldo non ne sappia nulla! Voi diceste anche di troppo, mi pare, e la
-mia pazienza...
-
-— Non temete, o signore. Noi lasciamo questa casa senza maledirla; noi
-andiamo a nascondere nella solitudine la nostra disgrazia, a cercare
-alla misericordia di Colui che ha in mano il passato e l'avvenire il
-perdono del male che qui ci fu fatto!
-
-Così disse, e premendo la destra sul cuore, in cui il dolore e
-lo sdegno si facevano guerra ancora, levò al cielo, con sublime
-rassegnazione, gli occhi; poi li chinò di nuovo, li rivolse senza senso
-all'intorno, e si mosse per uscir della stanza.
-
-— Aspettate, se vi piace, soggiunse il lord richiamandolo. Ricevete
-questo leggiero compenso che vi offro, e scordatevi per sempre di noi!
-— E così dicendo, trasse fuori dalla cassetta della tavola una borsa, e
-gliela mise innanzi.
-
-Il vicecurato, alla vista di quell'oro, arse di rossore, poi divenne
-smorto e sentì scorrere tutto il sangue al cuore: — Ripigliate
-il vostro danaro! L'oro può pagare l'infamia, ma non comprare la
-dimenticanza di quel che è stato! Voi potete disonorarmi per sempre,
-ma farmi vile non mai! Che questa viltà ricada sul vostro capo, o
-piuttosto... che Dio abbia compassione di voi!
-
-Il prete era uscito, e lord Leslie l'accompagnava con un'occhiata
-indifferente, e con un sorriso sardonico: poi quando la porta fu
-richiusa tentennò il capo e susurrò: — Io non so come durassi a star
-cheto con quell'uomo ardito e superbo. E, tutto pensato, mi persuado
-sempre più che la cosa non sia così! Bisogna che mio figlio mi
-scopra... Si cerchi subito di lui. Intanto, sarà meglio partire prima
-che avvenga peggio... — Poi, rivolto a Elisa: — Lascio a te, figliuola
-mia, di disporre che tutto sia preparato per la nostra partenza fra
-pochi dì. Noi torneremo a Londra; è il tempo dell'elezioni, la stagione
-delle brighe, e gli è necessario ch'io non perda terreno. Dunque, hai
-inteso. Ma per ora non ne far parola con alcuno: voglio così.
-
-
-Intanto don Carlo, chiesto a un servo dove fosse la camera di Maria,
-entrava in quella. La fanciulla, al vederlo così d'improvviso, proruppe
-in un grido soffocato; era un grido di gioia vera, ma repressa da
-occulto terrore. E balzò per corrergli incontro, per gettarsi nelle
-sue braccia; ma egli si ritirò d'un passo, volse la testa, e stese
-risoluto la destra, quasi per respingerla dal suo seno. Allora
-l'infelice si ritrasse anch'ella, si lasciò cadere sopra una seggiola,
-e, nascondendosi il viso, singhiozzava affannosa.
-
-Il fratello la guardava e taceva.
-
-— Gran Dio! dunque è vero?... proruppe egli dopo un breve momento. E
-le s'avvicinò, le prese affettuosamente una mano, e fissando sovr'essa
-un compassionevole sguardo: — Maria! che avete mai fatto?... Noi siamo
-stati incauti, gli è vero, ma voi, voi siete perduta per sempre!...
-Abbandoniamo questa casa disgraziata; oh così non v'aveste mai posto
-il piede! Non piangete, è tardi, è inutile!... Venite, venite con me!
-Che vostra madre almeno non sappia mai quel che è succeduto, ch'ella
-possa almeno morire in pace!... Perchè tremate?... perchè mi guardate
-così?...
-
-— Oh come parlate, Carlo? Non sono io forse più vostra sorella?
-
-— Sì! voi lo siete ancora; se non fosse per questo, sarei venuto a
-cercarvi? rispondeva il prete con amarezza. Ah! perchè non vi siete
-ricordata di me, quand'era tempo ancora!... Io v'amo anche adesso,
-perchè siete infelice, e voi... Oh sì, piangete pure, e sperate che il
-Signore avrà misericordia di voi...
-
-— O mio Dio! rispose con voce debole la fanciulla. Io sono innocente,
-ve lo giuro, io sono innocente!... Ah, conducetemi, conducetemi da mia
-madre!
-
-— Sì?... tu lo dici?... Ah! ripetimi che sei ancora virtuosa e pura,
-lo ripeti, perchè io ho bisogno di crederlo!... Dimmi ch'è proprio
-vero!...
-
-— Sì, Carlo, io sono innocente, e ne chiamo in testimonio l'anima di
-nostro padre.
-
-— Dio! te ne ringrazio... E la sua fronte si serenò, e un lampo
-d'indicibile gioia gli balenò negli occhi.
-
-Allora egli la sollevò pietosamente, e con la destra abbracciandole la
-persona, spinto dal grande affetto, la baciò sulla fronte, e — Vieni,
-le disse con forza, finchè il cielo ti permette d'uscir di qui ancora
-onesta! Ritorniamo all'asilo della nostra montagna, alla nostra povera
-casa. Tua madre t'abbraccerà, oh con quanta contentezza! e tu potrai
-ritrovare presso di lei la tua consolazione, e non l'abbandonerai
-più. Vieni, o mia povera sorella! Tu non eri fatta per il rumore della
-città, per i vizi del bel mondo, per i piaceri d'un giorno di questi
-giovani eroi!... Non te ne rammaricare, ma benedici il tuo buon angelo,
-che a tempo ti salva!... Pochi dì ancora, e il tuo cuore sicuro e
-perdonato racquisterà le pace di prima; pochi dì ancora, e que' sogni
-che avevan turbata la tua vita e i tuoi verecondi pensieri, saranno
-svaniti. Non temer, no, di soffrire! Ma scaccia dal cuor tuo un amore,
-che t'avrebbe renduta per sempre infelice... Credilo a me! Il dolore
-nasce accanto al piacere, e dove adesso più si gode, è là che un'ora
-dopo si piangerà più forte... Oh! diamo con l'animo sereno un addio
-a questi luoghi d'amara ricordanza... alla miseria di queste gioie,
-alla voluttà di questi vili trionfi! un addio alle lucide pompe della
-città, a' suoi canti notturni, alle sue superbe case, alle sue povere
-officine, un addio a chi tripudia e s'inebbria, un addio e una lagrima
-a chi si martira e piange!
-
-Racconsolata da queste amorose parole, la giovinetta sollevò le
-pupille, e riguardò il fratello, con una viva confidenza espressa nel
-viso, con tenere parole di gratitudine, parole di soavità non terrena,
-ma celeste. — Oh verrò con te, gli rispose, verrò con te, o Carlo, che
-m'hai salvata! Oh quando ti scrissi quella lettera, fu un'inspirazione
-del cielo! O mio fratello, mio padre, guidami tu! Fa ch'io riveda
-presto nostra madre, ch'io possa posare la mia testa sul suo seno, e
-stare con lei sempre, sempre!...
-
-Così alternando le parole e le lagrime, Maria fece un involto del poco
-ch'era suo; e benchè le fosse amaro di partire, senza dar un ultimo
-saluto alle due buone giovinette, pure non fece motto, e seguitò
-i passi del fratello. Ma innanzi abbandonare quella stanza bella e
-modesta, dove essa aveva per la prima volta sognato la speranza e
-l'amore, non potè a meno di volgere ancora un mesto sguardo a quelle
-care pareti, a quegli arredi, a quei pochi libri che lasciava sopra la
-tavola...
-
-L'addio della fanciulla non fu che un profondo e doloroso sospiro;
-ma con esso, Maria accompagnava una muta preghiera dell'anima, una
-preghiera per l'uomo che le aveva per sempre rapito la pace.
-
-
-
-
-V.
-
-PARTENZA E MISTERO.
-
-
-Una settimana appresso, due grandi e pesanti carrozze da viaggio, che
-su gli sportelli portavano dipinto un ampio stemma, e ciascuna delle
-quali era tirata da quattro cavalli da posta, avevano attraversato la
-città ed erano uscite per la porta Vercellina. I postiglioni toccavan
-di sproni alla spacciata, facevano scoppiar le fruste, e davano fiato
-alle rauche cornette.
-
-Nell'interno della prima di quelle vetture sedevano un uomo vecchio
-e grave e un bel giovane; sul sedile di fronte stavano due gentili
-damigelle avvolte in mantelli eleganti e guerniti di pellicce. Nella
-seguente poi, che reggeva da tergo due larghi, neri bauli e parecchie
-grosse valigie, era sepolto in mezzo a un mucchio di fardelli il fedele
-cameriere del vecchio signore; due altri servitori stavano seduti a
-cassetta.
-
-Il padre e il figlio tacevano, assorti in profondi e contrarii
-pensieri; le due fanciulle malcontente d'abbandonare così presto il
-nostro bel cielo, alternavano fra loro poche e interrotte parole.
-Esse ricordavano la lieta vita passata, la voluttà dell'aria che
-si respira nel cerchio dell'Alpi, su le rive dei laghi; e a mano a
-mano lasciavansi dietro con rincrescimento le colte campagne che già
-cominciavano a sentire il primo tepore della bella stagione. Alle
-parole che facevano si frammischiava sovente il nome della loro povera
-e semplice amica, accompagnato da un pensiero doloroso. Ma pur quel
-nome non portava con sè nessuna amarezza; perchè Elisa non poteva
-persuadere a sè stessa che l'anima pura di Maria fosse colpevole, come
-aveva sospettato il padre suo; e Vittorina non sognava neppure che la
-causa di tutti que' guai fosse l'amore, ignara qual era ancora che per
-amore si pianga e si soffra, come aveva fatto la fanciulla.
-
-Ma ben altre erano le fantasie d'Arnoldo. Quel giorno che il vicecurato
-apparve d'improvviso per salvar la sorella e ricondurla con sè, volle
-il caso che Arnoldo rimanesse lontano; e, sul far della sera, quando
-tornò a casa, egli ignorava tuttavia ogni cosa. Vittorina fu la prima
-che gli corse incontro, e gli diede la trista novella. Com'egli fosse
-abbattuto dall'intendere che Maria era partita per sempre, e quanto
-patisse in quel momento solo il suo cuore lo seppe. S'era fatto
-pallido, cupo; l'ira, l'affanno, il sospetto erano entrati in un punto
-nell'anima sua; ma non si scoperse, non disse parola.
-
-In quella medesima sera, lord Leslie gli aveva fatto dire che sentiva
-desiderio di parlargli; ed egli non indugiò a presentarsi a suo padre.
-Il vecchio gli venne incontro di subito, lo prese per mano, e senza
-accennare alla più lontana idea di ciò ch'era stato, gli mise innanzi
-con parole amichevoli e gravi le nuove urgenti circostanze che lo
-consigliavano a ritornare alla patria, senza por tempo in mezzo; gli
-spiegò sott'occhio lettere d'uomini potenti, che gli avevano disegnato
-l'andar delle cose e la gravezza del momento; gli parlò poi del debito
-di non tradir l'avvenire, i proprii diritti, la parte alla quale s'era
-legato, della necessità infine di giovarsi di quella congiuntura, per
-non essere avvantaggiato da altri, e racquistare almeno ciò che prima
-aveva perduto.
-
-Arnoldo rimase confuso, annientato quasi dalle parole paterne. Il
-vecchio non imponeva, ma cercava consiglio, pregava; ond'egli che
-dapprima era stato pensoso, irresoluto, rompendo alla fine il silenzio,
-uscì a proporre al padre, che l'unico partito da seguitare era quello
-d'un sollecito ritorno in Inghilterra. L'accorto sguardo del lord aveva
-indovinata la via per arrivare al cuor generoso del figlio; la sua fina
-politica famigliare aveva trionfato.
-
-Il giovine però sentiva il peso di quel dovere penoso che su le
-prime aveva accettato con volontà sincera. Accondisceso ch'egli
-ebbe, il pensiero di perder Maria gli tornò in cuore, gli si fece
-insopportabile; voleva parlar di nuovo a suo padre, scoprirgli ogni
-cosa; ma poi riflettè, e conobbe che sarebbe stato lo stesso che
-perdere tutto. E intanto sorse a consolarlo una nuova speranza,
-che forse, cedendo da principio, gli sarebbe stato agevole poi, nel
-volgere di qualche tempo, di preparar l'animo paterno a non porre più
-altro contrasto alla sua volontà; e vinto così l'antico pregiudizio
-dell'orgoglio domestico, egli sarebbe stato padrone della sua mente e
-del suo cuore. Allora per non saper trovare altra uscita, abbracciò
-il più facile consiglio a cui, per la fiducia del meglio, assai di
-sovente si appigliano gli animi incerti e miti, quello di tacere e di
-aspettare.
-
-Ma pure egli era torbido e travagliato. Non poteva spiegare a sè stesso
-la causa di quell'improvviso fuggir della fanciulla, dopo tutto ciò
-ch'era stato; nè comprendere come il vicecurato fosse venuto e partito,
-senza cercare di lui, senza aspettare di vederlo. Ben gli nacque in
-mente l'idea, che Maria forse avesse confessato al fratello il segreto
-dell'amore che li univa; ma per ciò appunto si corrucciava di più,
-pensando al basso e falso concetto che l'amico doveva farsi di lui, non
-conoscendo ancora la purezza del suo proposito, il mutamento dell'anima
-sua. E desiderava di poter rivedere, innanzi partire, la giovinetta; e
-voleva parlarle almeno una volta, accertarla del suo ritorno dopo breve
-tempo, e ripeterle la già fatta promessa.
-
-Allora, dopo ch'ebbe inutilmente tentato più d'una via per trovar nella
-città chi gli desse qualche contezza del luogo in cui il vicecurato
-potesse aver formato dimora, dopo ch'ebbe risoluto di trasferirsi
-segretamente, prima al paesello del lago, poi all'alpestre villaggio di
-Valtellina; pentito dell'una e dell'altra cosa s'abbandonò all'inutile
-rammarico, all'inquietudine, a disegni cupi e sdegnosi. Pensò anche
-di palesare il suo stato a quel saggio uomo che aveva avuto tanto
-potere su la sua vita e ch'egli venerava come secondo padre, onde lo
-sovvenisse di consiglio; pure, quando fu sul punto di farlo, non ardì
-aprirgli l'animo, o temette forse il giudizio del semplice ma austero
-vecchio.
-
-Intanto il dì della partenza era venuto. Tutto quello ch'egli potè fare
-fu di scrivere una lunga lettera al vicecurato, nella quale n'acchiuse
-un'altra indirizzata a Maria; mandò queste lettere alla posta, e pregò
-il cielo che arrivassero al più presto al loro destino.
-
-
-Dov'era allora la nostra fanciulla?
-
-In certe povere stanzette, confinate nella soffitta deserta d'un antico
-palazzo, che appartenne un tempo alla famiglia del conte Francesco
-****, viveva ancora la vedova del vecchio maggiordomo di quella casa.
-Dopo la morte degli ultimi padroni, il palazzo era stato venduto,
-spogliato delle sue tappezzerie di damasco e delle dorate suppellettili
-che l'adornavano da forse un secolo; e un negoziante, arricchito di
-fresco e non ancora ritirato dagli affari, l'aveva acquistato e fatto
-restaurar tutto alle fogge del gusto moderno, con le sue sete, co'
-lucidi arredi parigini, co' molli tappeti turchi.
-
-Quella vedova era una buona vecchietta, servizievole, cicalona,
-tutt'amore del prossimo e de' poverelli, lodatrice eterna de' tempi
-suoi e de' suoi ottimi padroni, e massimamente della defunta signora
-contessa; la quale non l'aveva dimenticata nel testamento, e le aveva
-lasciato una provisioncella, vita sua durante, un trenta soldi al
-giorno e l'abitazione: era tutto quel che la povera donna possedeva
-quaggiù. Pure essa viveva contenta, e col suo sordo sogghignare, diceva
-bene spesso: Chi molto abbraccia, nulla stringe; ma chi sa contentarsi
-del poco, campa un pezzo e col cuor largo. — Quel negoziante, al quale
-certi lontani parenti della contessa, che ne furon gli eredi, avevano
-venduto il palazzo, dovette accettare tra gli altri patti anche la noia
-di tenersi in casa la vecchia vedova. E questa poi fu sempre ostinata a
-non voler abbandonare quella dimora dov'era vissuta per trent'anni; di
-modo che il novo padrone mise giù il pensiero di farla sloggiare con le
-buone, come aveva stimato facile, nella fiducia che la vecchia sarebbe
-presto ita a cercar posto nell'altro mondo.
-
-
-A quest'antica conoscente, alla signora Giuditta, come in tutto il
-quartiere era chiamata, affidò dunque il vicecurato la sua afflitta
-sorella. Essa gli aveva tante volte portati su le sue braccia l'uno e
-l'altra in giorni più lieti, quand'erano ancora ragazzetti, che non se
-n'era dimenticata; ma non gli aveva veduti da tanto tempo, che quasi
-non lo credè vero, allorchè le si fecero conoscere. Pure li ricevette
-a braccia aperte, e dimandò loro del buon Andrea, della comare
-Caterina, del palazzo, di cent'altre cose e perfino del vecchio Azor;
-rammaricandosi di tutto quello che non era più, e benedicendo il cielo,
-che la sua vecchia amica si ricordasse ancora di lei.
-
-Nell'ignota dimora della vedova Giuditta, don Carlo dunque pensò di
-nascondere Maria alle ricerche e alla persecuzione di colui, ch'egli
-credeva essere stato il suo seduttore; giacchè intendeva di fermarsi
-ancora per qualche giorno a Milano, e di ricondurre poi egli stesso la
-fanciulla a sua madre.
-
-Maria, ne' primi dì, non sapeva accomodarsi a quella nova solitudine.
-Ignara di quel che fosse avvenuto, dopo che aveva abbandonato la
-casa de' Leslie, di quel che potesse fare Arnoldo per ritrovarla, e
-sedotta ancora da una lontana idea di rivederlo, di separarsi in pace
-da lui, idea che la sua virtù e l'affetto le richiamavan sempre, non
-come una colpa, ma come unica consolazione, ella passava le ore in
-una rassegnazione dolorosa. Non piangeva più, ma faceva ogni sforzo
-per ritornare più spesso che poteva alla memoria di sua madre; pure,
-qualche volta, in segreto, ripeteva ancora il nome di colui che per il
-primo le aveva promesso amore, e sentiva ch'essa non avrebbe più potuto
-amar nessuno, come aveva amato lui.
-
-Ella non usciva mai, e stava sempre in compagnia della vedova, la quale
-non sapeva immaginare perchè una creatura, giovine e bella come Maria,
-fosse così tacita e mesta. Intanto il fratel suo consumava que' pochi
-giorni nel visitar gli amici che gli restavano ancora, antichi suoi
-compagni di scuola, alcuni de' quali erano allora parochi nella città,
-e altri procacciavan di guadagnarsi, con la penna e con gli studi, una
-vita stentata ma libera e onesta.
-
-E nel rinnovarsi di quelle conoscenze, che avevano messa profonda
-radice ne' cuori, di quella corrispondenza di sentimenti e di simpatie,
-ch'è sì bella quando la sorgente ne sia virtuosa e schietta, e fedele
-la ricordanza, oh! come gli pareva di ringiovenire, di ritornare
-a quell'età d'affetto e di desiderio, in cui si crede che la buona
-volontà sia tutto, e nulla la difficoltà delle opinioni e del potere
-altrui; in cui è certa e giusta l'aspettativa, e santa l'energia della
-fede e del contraccambio!...
-
-Con quali sinceri trasporti gli amici si rividero, s'abbracciarono!
-Con qual fratellanza di gioia e di dolore rinnovellarono le memorie
-della giovinezza! Come lagrimarono gli amici che non erano più,
-ch'eran mancati nell'ora migliore! Come compiansero a quelli che
-avevano tradito le speranze di loro concetto, un bell'avvenire, la
-vita intera!... E le promesse di star sempre uniti col cuore, se con le
-persone non potevano, d'adempiere insieme all'eterno dovere di render
-migliori gli altri, di non cader mai d'animo, nè per la tirannia de'
-pregiudizii e del tempo, nè per la cieca guerra delle passioni, e di
-servir liberamente alla causa della verità, preparando d'accordo, per
-quanta forza e per quanto cuore era in essi, il bene e la giustizia
-per tutti; queste altissime promesse si ripeteron più d'una volta ne'
-loro ragionari dolci e solenni, e furono santificate da' voti e dalle
-preghiere di que' giusti e generosi che amavano e che soffrivano.
-
-Così alcuni di que' dì felici, che il buon prete non credeva di trovare
-più su la terra, e dietro a' quali l'anima sua aveva ben sovente
-sospirato nelle solitudini della campagna, in mezzo alla povertà e
-alla dura vita del contadino, o sotto gli umili archi della chiesa del
-suo villaggio, alcuni di que' dì felici sorgevano ancora per lui; e lo
-consolavano nel momento che, ferito nella più viva parte del cuore,
-s'era umiliato innanzi alla superbia degli uomini, all'ingiustizia
-delle cose. Ed egli se ne rallegrava con sè stesso, chè da tanto tempo
-aveva rinunciato all'allegrezza: nè alcun funesto presentimento venne a
-turbar la purità di quell'affetto antico e santo, e il felice presagio
-d'un'età migliore!... Ma troppo spesso le nostre più vive speranze son
-le più vane!
-
-
-Un giorno — non eran passate più di due settimane da che Maria stava in
-casa della vedova — le due donne avevano apprestato un desinare assai
-modesto, e aspettavano il vicecurato.
-
-È passato il mezzodì; passano una, due, tre ore, ed esse aspettano
-ancora, e il vicecurato non comparisce. Su le prime, non si dan
-pensiero di quel suo tardare, rassicurandosi nell'idea che forse
-qualche impreveduta circostanza ne lo trattenga. Ma poi all'abbassar
-del giorno, quando l'una e l'altra ebbero finito di ripetere
-le consuete scuse che si van cercando per ingannar l'angustia
-dell'aspettare invano, allora, con quel senso di tristezza che desta il
-veder farsi sera, crebbe il loro dubbio e l'inquietudine. E taciturne
-entrambe si pongono a sedere presso una delle finestre che dà sul
-cortile, s'interrogano a vicenda con gli occhi, e guardano ogni momento
-verso il cancello del palazzo, in attenzione curiosa d'ognuno ch'entri
-o passi.
-
-Da quella finestra vedevasi, per il vano del portone, lungo tratto
-della frequentata corsìa. Si fece notte, le campane delle chiese erano
-già silenziose per tutta la città, e le donne aspettavano ancora. In
-ogni passeggero che attraversasse quel breve spazio, pareva loro di
-riconoscere il prete; ma nessuno mai s'arrestava, nessuno svoltava in
-quella porta. Maria ben cercava di persuadersi che nulla ci fosse di
-più naturale di quell'assenza, ma invano; un interno timore la vinceva,
-l'anima sua andava immaginando qualcosa di funesto, un pericolo, un
-tradimento, una sciagura improvvisa; e già, come una spina, le stava
-fitta in cuore l'angustia, che il suo Carlo non avesse a ritornare mai
-più!
-
-La vedova, indispettita alla fine di quel lungo tedio, cominciò a
-sfogarsi, a brontolare fra sè e sè: — Vedete mo, che vezzo! Son già
-passate più di sei o sett'ore.... Ha ragione chi dice: aspettare e
-non venire, cosa da morire! Intanto voi siete ancora a digiuno, la
-mia tosa! Manco male, ch'io ho pensato meglio di voi... ma domani, il
-resto di quel pollo e di quella zuppa sarà roba da buttar via per la
-finestra... Che cosa crede d'esser poi quel vostro signor fratello? Non
-è all'osteria, e se qui c'è poco, c'è del cuore almeno! Ma, adesso che
-ci penso.... Scommetto che, senza dir nulla, avrà desinato altrove; e
-noi siamo state sì buone ad aspettarlo... Oh via, levatevi su, e peggio
-per lui! mangiate un po' anche voi, chè almanco non si consumi questa
-poca grazia di Dio....
-
-— Ora non potrei, signora Giuditta, non potrei da vero... ho un gruppo
-qui, una cosa che m'opprime....
-
-— Oibò, non mi fate smorfie! In questi dì, non avete mangiato mai, più
-che non mangi un piccione.... E poi, non dormite, avete una ciera che
-fa pietà.... Via! ecco quel che son divenute le nostre ragazze! vedete
-un po' quel che si guadagna a star nelle case de' grandi signori...
-La minestra di casa vostra vi fa schifo... Non dico così per voi,
-ma al giorno d'oggi, si vede, tutti vogliono stare in sul grande...
-Ebbene? sorridete un po'!... Che dirà vostra madre? Quella è una donna
-casalinga, sincera, alla mano... Che dirà, quando vi rivedrà con quel
-viso di panno lavato?...
-
-La fanciulla taceva, pensava che sua madre non le aveva mai detto
-parole così amare; e quell'inutile conforto le parve più duro di
-qualunque rampogna.
-
-Non era lontana la mezzanotte, quando s'intese un calpestio su per
-l'angusta scala che saliva a quelle stanze. Le strepito risvegliò
-l'attenzione della vedova, la quale, seduta accanto del focolare,
-recitava il rosario con accento basso e sonnacchioso, e fece palpitare
-il cuor della fanciulla, che s'era presso a lei raggruppata, trovando
-appena voce di rispondere all'avemarie.
-
-— Siete voi, Carlo? domandò essa, con una gioia sicura, levandosi
-subitamente; siete voi una volta?... Oh sia ringraziato il cielo!
-
-Nessuno rispose. Ma, poco stante, un bussare forte e strano all'uscio
-risonò nelle tre stanzette del povero quartiere.
-
-— Ohe! che rumore di casa del diavolo, signor abate? gridò stizzosa la
-vecchia. Bella musica dopo averci fatto aspettare tutto il dì e tutta
-la notte!
-
-Intanto Maria era corsa ad aprire.
-
-
-Si presentaron due sconosciuti, col cappello basso su gli occhi,
-abbottonati fin sotto al mento in un palandrano nero. La fanciulla
-diede un grido, e balzò indietro atterrita; la vecchia spalancò tanto
-d'occhi, e facendosi ritta ritta su la persona, appuntò le braccia su
-l'anche, in atto di stupore e di dispetto.
-
-Ma l'uno de' due sconosciuti, avanzatosi verso le donne, si pose
-l'indice della mano attraverso le labbra, e, — State zitte, disse loro,
-non v'inquietate, non gridate! Non veniamo per farvi nessun male, noi
-siamo impiegati, facciamo il nostro dovere; e non si cerca di voi. Ma,
-per amore, silenzio!
-
-— Eh! ch'io non so niente, e qui non c'è nessuno, cominciò a gridare la
-vecchia. E... e...
-
-— Silenzio, dico, adesso! ripetè colui; risponderete a quel che siamo
-per domandarvi. E voi, soggiunse voltandosi al compagno — una faccia
-lunga, scura e smorta, che gli stava sempre alle calcagna, come la sua
-ombra — ponetevi là, a quel tavolino, e scrivete!
-
-E l'altro fece, senza dir nulla.
-
-— Siete voi la vedova Giuditta ****? chiese allora l'uomo che parlava.
-
-— Sì, son io! rispos'ella; ma perchè voi... perchè lui... perchè io...
-
-— Voi, tacete! e la giovine qui presente è la nominata Angiola Maria
-****?
-
-— Son io quella, rispose alla sua volta la fanciulla, ma con voce
-debole e tremante.
-
-— Bene! E si rivolse di nuovo alla vecchia: Abita in casa vostra il
-prete Carlo ****, fratello di questa giovine?
-
-— Sì, ma è solamente da pochi dì, ch'io stessa gli ho fatto il piacere
-di tenerlo qui, con sua sorella; e l'ho fatto perchè siam vecchi amici,
-e se a questo mondo non ci fosse un po' di carità...
-
-— Basta, tacete! Non ho domandato questo.
-
-— Ma se non posso tacere! Sono una donna onesta, nè voglio che
-nessuno...
-
-— Tacete! vi replico, e badate a me. Da quanto tempo quel prete abitava
-qui?
-
-— Fanno giusto quindici giorni ieri...... fu un venerdì! Quando si
-dice!... Ecco che cosa vuol dire un venerdì!... In verità santa, è una
-cosa da non credere... Una storia simile non m'è capitata mai!
-
-— Volete finirla con queste chiacchiere inutili? Ditemi piuttosto, dove
-tenete la roba del vostro ospite?
-
-La Giuditta, inasprita più che mai, non sapendo comprendere la ragione
-di quell'interrogatorio, rispose alzando le spalle, e con un gesto
-indicò l'altra camera; poi si mise a guardare or l'una or l'altra di
-quelle due faccie, per vedere se le riuscisse di poter raccapezzare
-qualche cosa di così fatto garbuglio. Ma l'uno senza complimenti, preso
-un lume ch'era sulla tavola, l'accese, e passò nella vicina stanza,
-come fosse in casa sua; e l'altro intanto continuava a scrivere col
-muso duro, con gli occhi inchiodati sul suo scartafaccio.
-
-Maria, tutta piena di spavento, non osava quasi respirare; essa aveva
-indovinato che il suo povero Carlo correva qualche gran pericolo, che
-coloro eran venuti per metter le mani sul fatto suo; e, resa ardita
-dal suo stesso terrore, si mosse per correr dietro a quell'uomo, e
-domandargli, per la pietà del cielo, che cosa fosse avvenuto del fratel
-suo. Ma colui, avendo trovato di là ciò che cercava, ricomparve su
-l'uscio, tenendo sotto il braccio un piccolo fascio di carte, e alcuni
-libri (erano le memorie, il breviario, il vecchio Dante e la Bibbia del
-buon prete). Pose il tutto su la tavola, rilegò con somma diligenza
-il fascio, e v'improntò, senz'altro dire, un gran suggello. Poi,
-volgendosi alla giovinetta, tolse fuori e le porse una lettera dicendo:
-— È di vostro fratello! Per quest'oggi la nostra incombenza è finita.
-Buona notte!... E fece un cenno al collega; il quale si levò, ripose
-via il grosso scartafaccio, e si chiuse di nuovo nel suo palandrano. E
-per dov'erano venuti, uscirono.
-
-La fanciulla allora s'abbandonò su la seggiola ch'era più vicina,
-tenendo stretto fra le mani il foglio fatale, che non aveva cuore
-d'aprire. Ma quando la vecchia, strabiliata ancora di quant'era
-succeduto, fece per toglierle quella carta, allora Maria la riguardò in
-volto, corrucciata insieme e pietosa, poi chinò gli occhi, e lesse, che
-quasi le mancava la voce:
-
- «Maria, mia cara sorella!
-
- «Colui che ti consegnerà questa lettera, ti dirà anche ciò che
- sia di me. Il cuore mi piange di dover lasciarti sola per qualche
- tempo; ma rassicurati, non sarà che per pochi dì, forse per poche
- ore! Pure, te ne prego, fa in modo che nostra madre venga anch'essa
- al più presto a Milano. Povera donna!... Ma in quanto a me, non
- le dir altro per carità, se non che sono ammalato, che spero e
- ho bisogno di rivederla. Il cielo benedica te e lei. Di' ancora
- alla buona signora Giuditta, che mi compatisca e mi perdoni. — Tu
- intanto prega il Signore per me, e fatti cuore; io non ho nulla di
- che rimproverarmi in faccia agli uomini. Mia amata, mia infelice
- sorella! ricordati sempre, che quanto succede quaggiù, è tutto per
- volontà di Dio!...»
-
-Misera giovinetta! — Che cuore fosse il suo allora, di quale spavento,
-di quali fantasmi fosse agitata e piena per essa la notte che seguì
-quel terribile giorno, nessuno il potrebbe immaginare, non che dirlo.
-Aimè! tutto l'affanno che può versarsi in cuore umano, era versato nel
-suo; e per maggior dolore, la sorgente di questa nuova sciagura era un
-mistero per lei!
-
-
-
-
-VI.
-
-IL FRATELLO E LA MADRE.
-
-
-La mattina del dì appresso, la signora Giuditta che aveva la mente
-intorbidata dalle conghietture più strane, e si sentiva morir della
-voglia di sfogarsi con qualcheduno, mise sossopra la casa e il
-vicinato, e raccontò a tutti il suo gran caso. A credere a lei, si
-trattava di cose straordinarie; e com'ella non ci poteva veder dentro
-chiaro, così s'era ficcato in capo di trovare il bandolo della matassa.
-
-Dunque, in manco d'un'ora, aveva narrato la strana avventura della
-notte alla portinaia della casa, alla moglie dello speziale dirimpetto,
-perfino alla fruttaiuola e alla lattivendola del contorno; ma nessuna
-di queste comari, com'è naturale, ne sapeva niente; e quando le avevano
-risposto con un:.. Oh!..» Bontà divina!... o che so altro, avevan
-finito.
-
-La signora Giuditta stava per tornarsene e casa, con la sua pettegola
-curiosità in corpo, quando la sorte la fece incontrare col signor
-Giosuè, uomo di un certo conto, e priore della dottrina cristiana nella
-parrocchia, il quale era tutto cosa sua. A costui dunque, come bene
-pensate, ella ricantò la sua storia, non gli facendo grazia del più
-piccolo particolare.
-
-Ed egli allora, ch'era un di coloro che sanno o credono di sapere tutto
-quello che succede e non succede, tirandola in disparte con un'aria
-cupa, — Cara signora Giuditta, le disse col sussiego di chi dà un gran
-parere, io so come va il mondo! Tutti i salmi finiscono in gloria, e
-una donna come voi... non so se mi spieghi... Basta, avete fatto male a
-impicciarvi con certa gente...
-
-— Ma lei ne sa dunque qualcosa?
-
-— E dàlle! volete voi venirle a contare a me? Sentite mo. Jeri mattina,
-giusto alle dieci ore, io mi trovava nella sagrestìa, intanto che
-quel prete stava dicendo messa. Veggo entrare due signori, che vengono
-dritto verso di me, mi pigliano in mezzo, così alla buona come fossero
-miei amici da vent'anni, e mi domandano il nome e cognome del prete...
-Io mo ne sono subito addato...
-
-— Sì! sì! ebbene?
-
-— Risposi loro con pulitezza; ed essi, senza cerimonie, si misero a
-sedere, uno da una parte, l'altro dall'altra, parlandosi fra loro con
-certe occhiate di traverso... finchè la messa finì. E pensare, che io
-quel momento fui tanto sciocco d'interrogarli che cosa volessero!...
-L'uno mi fissò gli occhi addosso e non rispose, l'altro brontolò fra'
-denti: La non è cosa che la riguardi; e mi voltò le spalle.
-
-— Son quelli, scommetterei che son quelli stessi: dica, dica su...
-
-— Insomma, finita che fu la messa, e tornato il prete nella sagrestia,
-quei due signori s'alzarono, gli andarono incontro in atto di rispetto,
-ed egli a loro... bisogna che si conoscessero! E l'un d'essi gli disse
-alcune poche parole, ch'io non intesi... Il prete allora impallidì,
-diventò bianco come il camice che aveva appena posto giù, poi rosso
-come bragia, guardò intorno, sospirò e disse chiaro: Sono pronto,
-vengo con loro!... Io restai di sasso e, non so perchè, sentivo le
-gambe barcollarmi sotto... Egli in vece, credereste? passandomi vicino
-mi rivolse uno sguardo tranquillo, e disse: Caro signor Giosuè, a
-rivederci!
-
-— Oh la cosa non è dunque tanto seria, com'io credeva!...
-
-— Non m'interrompete adesso! Una carrozza era fuori della chiesa ad
-aspettare. Nel porre il piede sul predellino, egli si fece il segno
-della croce, poi si mise dentro, e quei due dietro a lui. E io, alla
-lontana, così come n'andassi per i fatti miei, tenni dietro alla
-carrozza... Ma quando la vidi svoltar la cantonata, e compresi dove
-l'andava a riuscire... ho detto dentro di me: Tutti i salmi finiscono
-in gloria! Ci siamo, è fatta!... e presi un'altra strada.
-
-— Tutto va bene, ma fin qui non ci capisco ancora il perchè...
-
-— Il perchè? il perchè? ci son certi perchè al mondo, così serii, che
-non bisogna cercar di sapere, o quando mai per disgrazia si sanno,
-tacerli!... Con voi però, che siete donna prudente, posso dire una
-parola. Sappiate dunque che quel prete s'è trovato in un grosso guaio
-con un gran signore forestiero; che, pochi dì fa, dev'essere fra loro
-avvenuta una scena scandalosa, per causa d'una giovine, d'una fuga,
-d'un rapimento, d'un intrigo... cose, cose che mettono in compromesso
-la coscienza e qualche cosa di più. Dunque tutto è spiegato. E poi,
-quand'uno se la prende contro i pesci grossi, gli è raro che n'esca
-netto... So quel che dico, lo so di buon luogo, e l'affare è chiaro!
-Voi però non ve ne impacciate. E, per carità, abbiate giudizio con chi
-che sia!... Già ve l'ho pur detto, la prudenza non è stata messa per
-niente tra le virtù cardinali.
-
-— O signor Giosuè, si figuri! Solo mi dispiace per quella povera
-giovine...
-
-— Sopra tutto non state ad aprir bocca con lei! Non ci mancherebb'altro!
-
-— Bene, tacerò... le prometto che tacerò.
-
-— Si, sarà meglio, chè mi pento quasi di aver parlato io! Oh, signora
-Giuditta, a rivederci.
-
-— Un momento, dica... senta...
-
-Il priore della dottrina cristiana gli aveva voltato il tergo, e se
-n'era ito.
-
-La signora Giuditta, con la fantasia agitata, in un mar di pensieri,
-combattuta fra il desiderio di spiegarsi con Maria (la quale, secondo
-lei, era la colpa di tutto) e la promessa data di tacere, trovò appena
-la strada di casa sua.
-
-Quando entrò, la fanciulla le venne incontro interrogandola con gli
-occhi, se mai le recasse qualche buona novella; e in quel suo sguardo,
-in quella sembianza, leggevasi tutto l'affanno d'un'anima che non
-crede a una sventura e non ha la forza per sostenerla. La vedova, a
-cui pizzicava la voglia di parlare e di dire alla poveretta: Tutto è
-stato causa vostra anch'essa ne fu veramente tocca; e la compassione le
-suggerì qualche parola d'amicizia e di conforto. Al che la fanciulla
-rispose con lo stringere e baciare le mani di lei, in atto di viva
-gratitudine e di dolore, sforzandosi di parer tranquilla.
-
-Rilessero insieme la lettera del vicecurato; conghietturavano, dicevano
-dieci volte le stesse ragioni, ma non sapevano che ben fare. Alla fine
-fu stabilito fra di loro, che prima di scrivere alla mamma Caterina,
-come raccomandava la lettera, o d'andare a prenderla al paese, come
-voleva Maria, avrebbero aspettato fino al posdomani, affidate che
-potesse in quel mezzo ritornare don Carlo.
-
-Ma il posdomani passò, e non comparve persona, e non venne parola.
-Perduta quella poca speranza che per i cuori buoni ha sempre qualche
-sorriso, benchè mesto e solitario come un fil di luce, Maria cominciò
-a pentirsi di non esser subito partita a cercare sua madre; e, d'una
-in altra fantasia, andava creando le più funeste cose del mondo. E
-quantunque la vedova fosse stata prudente, forse per la prima volta in
-vita sua, e le avesse taciuto i sospetti di quella sparizione; pure,
-fra gli altri dolorosi pensieri, venne in mente a Maria anche questo
-che quant'era avvenuto poteva essere una vendetta dell'uomo potente con
-cui il fratel suo aveva ardito cozzare per salvarla. Ma tal pensiero
-era così grave e terribile, che al suo cuore mancava la forza di
-sopportarlo.
-
-Così abbandonavasi alle sue dolenti illusioni, alle sue inquiete paure.
-Intanto la vedova aveva trovato modo, per via d'un ex-procuratore
-del suo antico padrone, di far sapere ogni cosa alla mamma Caterina,
-affinchè, il più presto che poteva, affrettasse di trasferirsi a
-Milano: a dir quel ch'era, tutto il trambusto di que' giorni non le
-dava poco pensiero; nè si sarebbe accomodata, in caso di qualche cosa
-di grave, a tenersi in casa per un pezzo quella giovine, ch'era stata
-la pietra dello scandalo e che in fin dei conti non le apparteneva.
-
-Per consolare Maria, le annunziò dunque che fra due o tre giorni,
-alla più lunga, sarebbe venuta sua madre, ch'ella stessa s'era per
-ciò raccomandata a una persona di proposito, e che non occorreva la si
-pigliasse altro fastidio. Questa novella e l'idea di trovarsi presto
-nelle braccia della madre, rasserenarono per quel giorno l'anima e
-la fronte della giovinetta; e una consolazione le ne promise vicina
-un'altra, quella di poter finalmente rivedere anche il fratello.
-
-Passati tre giorni, un biroccio s'arrestava alla porta del palazzo.
-Era dessa, la comare Caterina, venuta a Milano in compagnia del signor
-Gaspero, quel vecchio possidente che abbiamo incontrato più d'una volta
-in questa storia semplice e nostrale. Costui aveva ricevuta una lettera
-del procuratore al quale la signora Giuditta s'era raccomandata: e,
-inteso di che si trattava, senz'indugio persuase alla Caterina quel
-piccolo viaggio, la condusse con sè a Como; e qui noleggiata una
-vettura, l'accompagnò egli stesso a Milano, dove per abitudine capitava
-sempre una volta all'anno.
-
-Maria era accorsa alla piccola finestra del cortile. Ella guardò, vide
-di lontano la madre che si congedava dal suo compagno di viaggio, ne
-intese la voce, e dimenticò tutto. Pochi momenti appresso, Caterina
-stringeva tra le braccia la sua povera figlia, e Maria nascondeva sul
-seno materno il viso, che solo per un istante si tinse ancora del suo
-vivo colore.
-
-Senza piangere, senza parlare, stettero così in quel dolce e prolungato
-abbracciamento; e pareva che la fanciulla non volesse distaccarsene
-più.
-
-— Maria, mia buona e cara figliuola, disse alla fine la madre. Oh!
-perchè m'hai tu abbandonata? questi sei mesi sono stati sei anni
-per me! Oh Madonna santa! come ti sei cambiata, povera tosa! Non ti
-riconosco più!... Ma com'è mai che ti trovo qui? Non sei più nella casa
-di quel signore inglese?... E voi, signora Giuditta, e mio figlio...
-è qui don Carlo? ma perchè non ho io saputo niente fin adesso?... M'
-hanno detto ch'era ammalato... io voglio vederlo! dov'è egli?... Ditelo
-dunque, non mi fate penare!...
-
-Queste molte inchieste, che alla misera suggeriva tutto in un punto
-il materno suo cuore, posero nell'impaccio la vedova; la quale s'era
-bene accorta che la vecchia comare era al buio di tutto. Maria non
-aveva coraggio di dire una parola; e guardava, guardava la madre, senza
-togliere mai gli occhi da quell'amato volto, in cui la solitudine ed
-il dolore avevano in poco tempo solcate più profonde le rughe dell'età.
-Ma, atteggiata com'ella era, in muta e affannosa contemplazione, la sua
-celeste figura suscitava nell'anima una pietà mista a terrore.
-
-Alla fine la Giuditta, fatta la faccia tosta e il cuor duro, pensò:
-Qui è meglio parlare; un momento o l'altro, bisogna pur ch'ella sappia
-tutto...
-
-— Cara la mia Caterina, prese dunque a dire, non vi crucciate così:
-fatevi un po' di coraggio!
-
-— Oh misericordia! che male c'è di nuovo?...
-
-— Già lo sapete, a questo mondo dei cattivi ce n'è anche troppi! E
-son sempre gli stracci che vanno all'aria, come dice il proverbio... E
-tocca spesso ai buoni a portare la pena dei tristi...
-
-— Oh santa pazienza! parlate, non mi tenete qui su le spine...
-
-— Eh! ognuno ha la sua croce, e c'è chi deve portarla anche per gli
-altri... E già si sa, bisogna star preparati sempre...
-
-— A che? ma dite su una volta! parla tu, Maria; chè in questo modo ben
-più mi spaventate e mi fate morire! Mio figlio sta forse male? forse...
-
-— No, no, egli sta bene, ma...
-
-— Signore, datemi cuore! ma che?...
-
-Per tutta risposta, Maria non fece che gettarsi un'altra volta nelle
-braccia di sua madre. E la vedova raccontò tutto quel che sapeva,
-tacendone però la cagione, per la pietà di Maria. La povera donna
-non volle credere a nulla; il colpo era troppo forte, e l'anima sua
-semplice e piena d'amore non lo sostenne. Ella non pensò nemmeno a
-chiedere il perchè di quella rovina; non poteva dubitare che il figlio
-non fosse innocente; il nome di suo figlio era sempre stato per lei
-come quello d'un santo. Stanca degli anni e sola, ella metteva in
-lui tutto il suo cuore, tutto il suo tenero orgoglio di madre: aveva
-speranza e vita nell'unico amato, il quale dopo la morte del suo
-pover'uomo, com'essa diceva, doveva essere il padre della sua Maria.
-
-La buona donna! Nella solitudine della sua dimora, un tempo rallegrata
-dalla presenza e dall'affetto de' suoi cari e poi rimasta vòta,
-deserta, come un sepolcro, ella si consolava e si pasceva dell'idea,
-che l'uno o l'altra avrebbero sortito una modesta e onorevole
-condizione su la terra, e che un giorno forse ne' suoi più tardi anni,
-l'avrebbero circondata di cure e d'amore, e a larga mano compensata
-de' sacrifizii fatti, e della vita tediosa che trascinava. Non si
-rammaricava mai che sola compagnia le restasse la vecchia Marta, perchè
-conosceva il cuore de' figli suoi, e le pareva quasi d'abitar con loro,
-di viver con loro, quantunque lontani; l'unico desiderio che nutrisse,
-era di poterli di tanto in tanto rivedere; e ogni dì si teneva certa
-di presto abbracciarli, in questa certezza essendo tutta la sua gioia.
-Seduta sovente, al tepido sole delle mattine d'inverno, sotto la nuda
-pergola della casa, con la sua conocchia fedele, la buona madre pensava
-alla povertà, alla pace, raccontava la storia d'altri anni, raccontava
-quella dell'avvenire; ed era felice quando parlava della sua bella
-Maria o del suo curato alla Maria che le sedeva rimpetto, pettinando
-la matassine del lino. E allora, senz'avvedersene, le due comari
-s'arrestavano dal lavoro; all'una spezzavasi il filo della conocchia
-o cadeva di mano il fuso; all'altra si perdeva il lino nelle punte del
-pettine. Ma entrambe, in que' momenti, sollevavano al cielo gli occhi
-e il cuore, con un pensiero più santo d'ogni preghiera, e del pari
-benedetto.
-
-Ma ora che diversi pensieri, che mutamento!
-
-
-La mamma Caterina, per tutto quel dì e per molti altri ancora, non
-volle ascoltare ragione, nè consolazione, nè speranza; non domandava
-che suo figlio, non voleva che vederlo. Ed essa pure, come prima aveva
-fatto Maria, si figurava alla mente angustie e spaventi, s'abbandonava
-ai più tristi presagi, non porgeva più orecchio a nulla, nemmeno al
-piangere della sua figliuola.
-
-Fu allora che l'amorosa fanciulla, la quale innanzi alla venuta della
-madre credeva di dover ben presto finire nell'affanno di que' giorni,
-si sentì maggiore di sè stessa. Una virtù, ignota a lei fino allora,
-la costanza nel soffrire raddoppiò il suo debole coraggio; ma la sua
-fermezza, la calma delle parole e degli atti avrebbero dimostrato ben
-più crudele il martirio dell'anima a chi avesse potuto vedere il suo
-segreto. Ella soffogava le lagrime; ed era ne' momenti del maggior
-dolore, che la sua voce si faceva più sicura e più affettuosa. E
-sorrideva; era un riso malinconico il suo, ma era un riso celeste.
-
-In que' giorni che sempre da uno stesso travaglio misurati fanno parer
-eterna la vita, così Maria con l'amor suo procacciava d'ingannare a
-sua madre le ore contate dall'afflizione; essa ragionava di tante cose
-passate, della loro casa, della vigna su la costa, della vecchia Marta,
-degli altri amici del paese. E ringraziava il cielo con tutta l'anima,
-quando vedeva che le sue parole avevano temperata per poco l'amarezza
-della sciagura presente. Ella nascose nel fondo del proprio cuore tutta
-la sua parte d'affanni; ella comprese e tolse sopra di sè quel dolore
-inesprimibile, che solamente pel cuor delle madri non è un mistero;
-quell'angoscia, la quale non trovava parole nè lagrime, perchè ha de'
-segreti che a umano orecchio non possono confidarsi e che il cuore
-altrui non ha mai conosciuto.
-
-Non v'è piaga quaggiù che il tempo non sani; l'abitudine stessa del
-soffrire può talvolta diventar quasi cara e necessaria; l'amore,
-l'ambizione, la vendetta, il rimorso, lascieranno pur una volta in
-pace l'anima di cui han fatto strazio; ma la ferita che porta il cuor
-d'una madre per amore de' figli suoi, non v'ha balsamo che la medichi,
-non felicità nè tempo che vi spargano sopra la mesta consolazione
-dell'obblio.
-
-
-Così, abbandonate e senza saper nulla mai di quel loro caro, Caterina
-e Maria trascinavano i dì, le settimane, in casa della vedova; la
-quale non aveva potuto far di meno di tenerle con sè per qualche tempo
-ancora, quand'esse, deliberate d'aspettare che fosse decisa la sorte
-del prete, ne la pregarono, a patto di pagarle trenta soldi al giorno,
-per le spese. Ciò veramente andava poco a' versi alla Giuditta, causa
-la paura di cert'altre visite della specie di quella prima che non
-aveva ancora dimenticata; ma poi, per amor di bene, non seppe dir di
-no.
-
-
-Una mattina, erano uscite di buon'ora le due donne per andare insieme a
-vendere a qualche mercante di mode un velo nero trapunto dalla Maria,
-in que' dì solitari e mesti: era dessa, che col lavoro delle sue mani
-sostentava anche la madre. Essendo a caso capitate presso la piccola
-chiesa di S.***, la Caterina, la quale non lasciava passar giorno che
-non andasse a pregare il Signore per il suo povero figliuolo e per sè
-stessa, si volse a quella parte e fece per entrar nella chiesa. Ma
-d'improvviso la fanciulla, tutta compresa dal terrore d'una funesta
-ricordanza, le si strinse al braccio, la trattenne, e con voce segreta
-e supplichevole: — Oh no! madre mia, non andiamo in questa chiesa; io
-non devo, non posso entrarvi più.
-
-— Perchè, Maria, perchè?... Che hai? tu tremi, diventi smorta! ti senti
-male?
-
-— No! madre mia, è un segreto.... un segreto che nessuno doveva
-conoscere! Ah se sapeste che in questa chiesa.... O mio Dio! toglietene
-per sempre dal mio cuore la memoria!
-
-— Maria! che mistero è questo? parla, dimmi...
-
-— Qui no, no, cara madre!... Torniamo a casa, ve ne prego, e vi dirò
-tutto. Oh povera me, oh povero mio fratello!
-
-E tornarono a casa. In quel giorno Maria non trovò parola che potesse
-spargere un po' di serenità su l'addolorata fronte di sua madre.
-Attendeva taciturna a' suoi lavori, s'appartava soletta a ricamare al
-telaio, per nascondere la viva angoscia che l'opprimeva; ma più d'una
-volta un leggero gemito, un volger degli occhi al cielo, un giunger
-le mani inquietamente, scoprivano il patimento del suo cuore. Invano
-la madre la stimolava a confidarle quel segreto. — Oggi non potrei,
-rispondeva; domani, mamma, domani saprai tutto! Oh dimmi prima che mi
-perdonerai!
-
-Pure, venuta la sera, quand'esse rimasero sole, in tempo che la vedova
-era discesa dalla portinaia della casa a pescar le novità, ch'erano
-poi sempre le solite, la fanciulla non potè resistere più alla materna
-preghiera; e con molte parole, spesso interrotte da lacrime e da scuse,
-raccontò l'amor suo, la promessa, il giuramento che quel giovine le
-aveva fatto, i dubbii, il timore che le avevano persuaso di ricorrere
-al fratello, e tutto ciò ch'era avvenuto di poi; e in fine non tacque
-nemmeno ch'ella si teneva certa di non essere stata tradita, e aveva la
-persuasione che la disgrazia del suo povero fratello non era avvenuta
-per causa sua.
-
-La buona Caterina amava tanto la figliuola che non ebbe pure
-il pensiero di farle il più piccolo rimprovero, perchè si fosse
-abbandonata ad un innocente sì, ma incauto affetto. In vece le
-compativa, e procurava ella stessa di consolar quella fede e
-quell'ingenua aspettativa, ch'erano la vita della sua Maria. Così la
-conoscenza di quel segreto, se non valse a scemare, parve almeno far
-più leggero, col disviarlo, il dolore delle due disgraziate: poichè
-sembra che un'arcana pietà del cielo nutra il conforto della fiducia
-nel momento più grave dell'affanno, e rivolga a consolazione d'un cuore
-travagliato quelle stesse memorie che a un cuore libero sarebbero di
-troppo molesto peso.
-
-E così forse il Signore le preparava a poco a poco a una più tremenda,
-inaspettata disavventura.
-
-
-In quella stessa sera, la madre e la figlia sentivano nell'anima
-una confidenza cara quasi al pari della certezza; e quantunque fosse
-riuscito vano il poco che avevano potuto tentare a fine di rivedere il
-loro Carlo, o di sapere almeno qualche cosa di quell'unica vita in cui
-s'eran raccolte tutte le loro speranze, tutti i loro timori, pure non
-avevan creduto mai come allora a un buon presentimento.
-
-Maria, seduta accanto del tavolino, stava leggendo una pagina d'un
-suo libricciolo alla madre e alla vedova amica; le quali, composte
-a religiosa attenzione, pendevano dalle labbra di lei; quel libro
-era l'ultimo ricordo donatole dal fratello, era l'aureo volumetto
-dell'Imitazione di Cristo. Essa leggeva, e l'incerto raggio del lume
-che le ardeva vicino, sembrava quasi circondare la sua candida fronte
-di quell'aureola, che si suol vedere dipinta intorno alla testa de'
-santi.
-
-
-«Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia paura.
-
-«Abbi fede in me, e nella mia misericordia ti fida.
-
-«Quando tu pensi d'essermi più lontano, allora è spesse volte ch'io ti
-son più vicino.
-
-«Quando tu credi quasi perduta ogni cosa, allora le più volte tu hai in
-mano maggior materia di merito.
-
-«Non è tutto gittato, perchè alcuna cosa ti sia avvenuta sinistramente.
-
-«Non dêi tu giudicar delle cose secondo il presente tuo sentimento,
-nè per alcuna disavventura, onde che ella ti avvenga, scorarti tanto
-perdutamente, nè in modo riceverla, come se ogni speranza ti fosse
-tolta di dovertene rilevare mai più.
-
-«Non volerti credere derelitto del tutto, se per alcun tempo io
-ti mandi alcuna tribolazione, oppure io ti ritolga la bramata
-consolazione; essendo che per tal via si va al regno de' cieli....
-
-«Quello che ti ho dato, il mi posso ritogliere, e rendertelo quando mi
-piaccia.
-
-«Quando alcuna cosa ti do, ella è mia: quando me la riprendo, non
-prendo del tuo; poichè mio è ogni bene e ogni dono perfetto.
-
-«Se io ti lascio venire gravezza alcuna o avversità, non isdegnartene,
-nè cader di animo; io posso rilevartene prestamente e cambiarti in
-gaudio ogni noia.
-
-«Ma non pertanto io son giusto, e da commendare altamente, quando io fo
-questo con te!...»
-
-
-La fanciulla leggeva queste schiette e sublimi parole con tanta verità
-e dolcezza, che parvero alle due donne un consiglio venuto dal cielo.
-
-— O mia madre! disse poi Maria, il libretto che vedete è un dono che
-m'ha fatto, gli è poco tempo, il nostro Carlo! E queste parole mi
-sembran le sue... Io mi ricordo ch'egli stesso me le fece leggere un
-giorno, quel primo giorno che venne lassù a visitarci, dopo la morte
-di nostro padre. E ogni volta ch'io ne rileggo solo una pagina, non
-so come, mi sento più forte, più in pace.... Oh! egli è buono, egli è
-un'anima santa, il nostro Carlo, e il Signore avrà pietà di lui e di
-noi!
-
-Caterina abbracciò sua figlia con gran tenerezza, e poi staccossi da
-lei, per andare a coricarsi.
-
-La fanciulla, rimasta sola, riaperse a caso il libro, e le cadde
-sott'occhio un foglietto scritto dalla mano di suo fratello, e forse
-dimenticato là entro: eran gli ultimi versi ch'egli aveva dettati.
-
- IL CALICE DEL DOLORE.
-
- O Signor, s'egli è decreto
- Che il tuo servo a te ritorni,
- Pria che pieni egli abbia i giorni,
- Io t'adoro umíle e lieto!
- Vegga alcun di me più degno
- Il meriggio del tuo regno.
-
- Sento anch'io, che s'avvicina
- La stagione a me suprema;
- Pure ondeggia, e spera, e trema
- L'alma schiava e pellegrina;
- Come indomito nemico,
- Sorge ancora il dubbio antico.
-
- Tu che il puoi, Tu la tempesta
- Della vita, o Dio, m'acqueta!
- Del tuo raggio almen fa lieta
- La brev'ora che mi resta.
- Quanto io piansi, e quanto amai,
- O mio Dio, Tu solo il sai!
-
- Nella polve a Te prostrato,
- Bevvi al calice del duolo:
- Ebbi un voto, un grido solo,
- Sotto il pondo del mio fato!
- Ma la voce dell'eletto
- I fratelli han maledetto.
-
- O mia patria antica e bella,
- O mio sole, io vi saluto!
- E tu, madre, e tu, sorella,
- Ond'è mai quel pianger muto?
- Ogni stilla è in ciel raccolta:
- Ah pregate! Iddio v'ascolta.
-
- Deh! se il figlio t'abbandona
- Tutta sola in questa terra,
- Al dolor della sua guerra,
- Pensa, o madre, e gli perdona!
- La sua vece è omai compiuta,
- L'ora santa è già venuta.
-
- Apri, o Dio, la ferrea stanza,
- Che non s'apre al mio lamento;
- Scendi a me nel gran momento,
- Mi rinnova la speranza;
- Su la bocca scolorita
- Posa l'ostia della vita!
-
- Prega allor, mia dolce suora,
- Fior che il cielo in terra mise,
- Che le nostre alme divise
- Ricongiunga l'ultim'ora!
- Prega, e riedi alla tua sfera;
- Patria questa a noi non era!
-
-La fanciulla lasciò cadere una calda lagrima su gli amati caratteri,
-i quali, mentre leggeva, le si offuscavano, le si confondevano sotto
-gli occhi... Ma il terrore ristagnò il pianto, un arcano terrore più
-grande d'ogni angoscia. Dio buono! quelle parole eran dolorose, come il
-lamento d'un uomo vicino a morire. Allora la poveretta perdè il cuore,
-e volle, ma non potè piangere.
-
-Batteva la mezzanotte. Que' rintocchi sordi, prolungati dell'ore
-le rispondevano fino all'anima, come il suono lento della campana
-dell'agonia. Era sola, in mezzo a una luce fioca, moribonda, a quella
-luce stanca, ondeggiante della candela vicina a spegnersi; i suoi
-pensieri erravano dietro le incerte larve della fantasia, si facevan
-tutti d'un fosco colore; una tema assidua, indefinita, uno stringimento
-al cuore, strano, non provato mai, eran più forti del suo coraggio.
-Ella fece pochi passi per accostarsi al suo letto, ch'era in un canto
-di quella camera; ma non n'ebbe la lena, e sedette di nuovo allo stesso
-luogo. Allentò su la tavola le braccia in croce l'uno sopra l'altro, e
-su vi lasciò cadere il capo oppresso e stanco. Allora fu la pietà del
-cielo che diffuse nelle gracili sue membra quel profondo sopore che
-somiglia al sonno, e che, se non conforta, interrompe almeno la fatica
-d'un gran dolore. E la misera ne aveva tanto bisogno!
-
-
-Il dì seguente, si mormorò da alcuni, e la terribile nuova giunse pure
-alle sventuratissime due donne, che in quella stessa notte, colto
-da sùbita e crudel malattia in poche ore, il povero don Carlo era
-morto. Fu un rumore sordo, occulto, ben presto soffocato e ben presto
-dimenticato.
-
-Ma passati due mesi, nessuno seppe, nessuno raccontò che la disgraziata
-sua madre finisse anch'essa di crepacuore e di miseria in un letto
-dell'ospedale. La morte d'una madre è cosa troppo santa e pietosa; a me
-mancan le parole per raccontarla, e la fanciulla anch'essa non confidò
-il segreto di questo suo dolore a nessuno.... Ella non aveva più nè
-fratello, nè madre. Povera Maria abbandonata!
-
-
-
-
-VII.
-
-IL PANE ALTRUI.
-
-
-Ditemi dove sia chi ricordi le gioie e i dolori del povero, chi
-ne racconti l'amore schietto e vero, come la sua povertà, la
-buon'amicizia, la generosità che ignora sè stessa; ditemi dove sia chi
-dipinga la sua virtù, più feconda di quella de' sapienti, la sua fede
-sincera, la sua speranza nell'altra vita?
-
-E chi volete che ripeta le rozze canzoni del povero, la sua spensierata
-ilarità, che numeri le sue dure giornate e i figli suoi, che rammenti
-il suo nome, di padre in figlio; se, quando battè stanco del cammino
-alla porta altrui, nessuno gli aperse, se nessuno sa che egli era vivo,
-e che poi è morto?
-
-Eppure le catapecchie aperte al sole e al vento sorgono accanto de'
-bei palazzi, e al piede delle ville superbe stanno i tugurii co' loro
-spenti focolari. Per le strade e pe' corsi, la carrozza del signore
-urta e sperde la folla; e vedi il funerale del povero andar rasente
-la muraglia della via, quasi messo in fuga, mentre la turba curiosa
-s'arresta a contemplare un cocchio vòto e due livree listate d'oro,
-alla porta d'un antico palazzo.
-
-Ma la provvidenza non dimentica i poveri che sopportano la fatica,
-che non chiedono altra consolazione, tranne quella di guadagnare il
-pane pe' loro figliuoli. Essa sola può rendere il bene fecondo per
-tutti, essa che dalla debolezza suscita, quando che sia, il coraggio
-e la forza, essa che fa nascere dalle lagrime la gioia, e apparecchia
-la pace a coloro che han sostenuto lunghe prove; quella gioia che
-si ravviva a ogni lieta benchè piccola vicenda, e quella pace che
-s'acquista quando il cuore senza viltà può benedire altrui. Il povero
-che divide col fratello più infelice di lui la mercede prima numerata
-con avara brama, si getta la notte sul suo stramazzo, forse più
-tranquillo e pago che non il milionario, quando si riposa in letto
-sprimacciato, su' gonfi guanciali, protetto dal baldacchino di velo
-frangiato, dopo avere aperta una scuola, o fondato un ospedale, dove
-gli par già di vedere, su la fronte della porta, scolpito in pietra il
-suo nome e i suoi titoli superbi, pagati coll'oro, o con la viltà.
-
-E poi nessuno v'è che poco o assai non viva per la domane. Se a ogni
-passo trovi chi bestemmia la povertà ne' giorni numerati sempre dagli
-stenti, i balzelli che non ristanno, il pane che rincara, trovi pure
-chi maledice alle noie della vita, al piacere marcito dall'abitudine,
-alla grandezza che fugge sempre, all'anima stessa che non si riposa
-mai. E lo scontento agita gli uni e gli altri: colui che vanta un gran
-nome e un gran censo, che ha sempre pranzi e ville, donne, cavalli e
-teatri, sen va felice d'essere invidiato; ma egli stesso ben sovente
-invidia la ruvida indifferenza, la credula mente, e la dura libertà del
-povero.
-
-Intanto gli anni passano per tutti, il sole nasce e tramonta su le
-prosperità e su le disavventure umane, la natura spoglia e riveste
-la sua bellezza; ma l'età perde i suoi fiori, e non si rinnova più! E
-l'uomo, quest'essere così fiacco insieme e forte, così timido e così
-audace, l'uomo non sente venir meno la vita, e cedere quasi sotto ai
-piedi la terra; non s'accorge che, a una a una, sfumano innanzi a lui
-le più gentili e care illusioni, che la sua memoria ha l'ale corte,
-che il suo cuore si va sempre più stancando di battere..... Oh quant'è
-più felice colui, il quale, nell'allegrezza e nel dolore, non sa che
-credere, sperare e amare!
-
-
-Sul cadere di una malinconica giornata di novembre — era appunto il dì
-de' morti — un'orfanella, in povero ma decente vestito bruno, e coperta
-d'un velo, se n'andava, assorta in profondi pensieri, verso il campo
-santo suburbano di Porta Tosa. Il sole non era tramontato ancora; ma si
-nascondeva innanzi tempo dietro una gran fascia cenerognola di nuvole;
-e pareva negare il mesto e poetico saluto dell'ultimo suo raggio a
-quella vasta e sacra campagna, tutta seminata di basse croci, e a
-quella gente buona e fedele, venuta a consacrare un'ora alla memoria e
-alla preghiera, nel soggiorno de' trapassati.
-
-L'orfanella entrava anch'essa nel campo santo, in mezzo a una
-processione di povere donne, delle quali parecchie venivano traendosi
-dietro due o tre figliuoletti, alcune si recavano un bambino su le
-braccia, altre camminavan sole e taciturne; e quale se ne andava
-pregando in compagnia, e quale piangeva, e quale si fermava in un
-compunto raccoglimento. Essa attraversava que' nudi sentieri; e
-lasciava dietro a sè alcuni buoni vecchi, che, tenendo il bastoncello
-in una mano e il rosario nell'altra, recitavano con mesta cantilena
-quelle orazioni che presto dovevano esser ripetute sul proprio loro
-capo. Vedeva, qua e là, al piede della bassa muraglia, all'angolo di
-qualche cippo, mendicanti accosciati sul terreno, appena coperti dagli
-ultimi cenci e portanti su le ginocchia le stampelle incrocicchiate,
-andar invocando lamentevolmente la pietà di chi era men povero di loro:
-vedeva più d'una madre infelice, circondata dalla miserabile corona di
-tre o quattro bambini, l'uno lattante, piangenti gli altri, sollevar la
-testa e con gli sguardi muti e l'estenuato aspetto raccomandarsi alla
-carità del passeggiero, nel nome di Quella che fu chiamata la Madre
-de' dolori; e da lontano e da presso, d'intorno a lei, in ogni canto,
-spargersi in pietosa ricerca, entro per quella folta selva delle croci,
-intere famiglie; e poi, a mano a mano, ciascuna di queste raccogliersi
-vicino a una croce nota, inginocchiarvisi all'intorno, rispondere
-insieme alla stessa preghiera; da un'altra parte, un vecchio già curvo
-insegnare al figlio adolescente, sul cui braccio s'appoggiava, dove
-riposasse suo padre e dove la madre sua; e qui, una donna starsene
-solitaria e muta presso una lapida recente; e là, al piede d'un'altra,
-due giovanette pari d'età e di sembianza, che sembravan gemelle,
-spargere pochi fiori e piangere senza ritegno.
-
-Maria, la nostra orfanella, s'aggirava anch'essa nel sacro terreno; ma
-non cercava una croce, perchè questo santo segno non era stato posto
-per distinguer dall'altre la fossa della povera sua madre. Pure, essa
-conosceva quella zolla, ignota a tutti, cara a lei sola; essa aveva
-veduto scavar quella terra, l'aveva visitata, quando nessuno era
-passato ancora a calpestarla; e di poi, quando un'erba verde e fresca
-la ricoperse, era tornata spesso a pregare colà; ell'amava quel breve
-palmo di terra, e amava le bianche pratelline che lo smaltavano.
-
-In quel dì solenne, Maria aveva speso i piccoli risparmi del suo
-guadagno per far celebrare una messa di suffragio per l'anima di sua
-madre; e poi era venuta a visitare un'altra volta quell'angolo santo,
-a ripetere una di quelle orazioni, delle quali non è parola che non
-salga nel cielo. Era là, in ginocchio, con la persona abbandonata
-mollemente e come stanca; e lasciando cadere sul grembo le mani
-intrecciate, rivolgeva al cielo la faccia, in quel soavissimo atto
-in che il Bartolini ha scolpito la sua divina statua della Fiducia in
-Dio. Affissandosi alla lontana dimora de' cieli, le pareva che l'anima
-di sua madre potesse di lassù vederla, e che ancora le benedicesse; e
-in fondo del suo cuore, mista alla dolcezza di quel sacro dovere, si
-risvegliava una segreta fidanza, una virtù tranquilla, che il Signore
-non l'avrebbe abbandonata mai. Il solo pensiero che in quell'ora
-dolorosa le fosse grave era quello di non sapere in qual altro canto
-di terra avessero portato a riposare per sempre lo sventurato suo
-fratello, di non potere almeno spargere qualche lagrima là, dove forse
-nessuno mai aveva detto un _requiem_.
-
-Così, benchè sola al mondo, la povera orfana ritrovava ancora la pace
-nel sentimento religioso dell'innocenza e nella memoria de' pochi che
-l'amarono! Così, il ricordarsi di quel primo affetto, che sull'alba
-della vita era stato per essa un amaro disinganno, non la turbava
-più; non era che un'idea di tranquilla rassegnazione, o un sospiro
-di timida speranza! Anche il pensiero, che spesso l'assaliva, d'esser
-predestinata a morir giovine, allora non aveva più spavento per lei;
-era anzi come la mesta aspettazione di chi non vede l'ora che sia
-adempita una promessa. Essa aveva già assaggiata l'amarezza d'altri
-contrasti e d'altre angustie, in quel breve tempo ch'era passato dopo
-la misera morte del fratello e della madre; e nessun legame più l'univa
-alla terra.
-
-Angiola Maria, dopo perduta la madre, restò per qualche settimana
-ancora nella casa della signora Giuditta la vedova del maggiordomo;
-e visse colà abbandonata, ma paga almeno di poter nascondere a tutti
-il travaglio del suo cuore. Ma quando, a poco a poco, il dolore
-si fece un po' quieto, e la mente tornò a' pensieri della vita e
-dell'avvenire, allora conobbe che anche troppo a lungo la vedova s'era
-pigliato carico di lei, e ch'ella, giovine e fresca com'era, doveva
-oramai cercare altrove di che vivere con la fatica delle sue mani.
-Sulle prime deliberava di tornarsene al paese, dove confidava di poter
-ancora compire onestamente i suoi pochi dì. Ma poi, non ebbe cuore di
-abbandonar così presto quel luogo dove suo fratello e sua madre eran
-morti, e dov'essa aveva amato e sofferto.
-
-Una mattina dunque, prese il buon punto che la sua vedova amica,
-la quale, come sapete, era una donna piena di buona volontà per il
-prossimo, doveva andarsene non so dove, per certa raccomandazione; e
-arrossendo con una vezzosa modestia: — Ho a pregarla anch'io di una
-cosa, signora Giuditta, ho a dirle....
-
-— Cosa volete? dite pur su col cuore in mano, la mia figliuola!....
-Così la vedova, dopo la morte di Caterina, era solita di nominar
-l'orfanella, come una pietà segreta le suggeriva.
-
-— Ecco qui, diceva Maria, lei ha fatto anche troppo per me; e io vedo
-in vece di non essere al mondo altro che un peso a quelli che m'han
-voluto bene... Ah sì, di quanto disturbo, di quant'angustia le siamo
-state causa noi, la mia povera mamma, e io massimamente! Oh così
-potessi almanco fare anch'io qualcosa per lei!... Ma pur troppo; non
-posso altro che tenermi nel cuore il bene ch'ella m'ha fatto, e pregare
-il Signore, che a lei ne renda altrettanto....
-
-— Oh! non istate a dir così, poverina, chè avete sofferto anche troppo;
-e io non ho potuto far niente per voi....
-
-— Lo può far adesso, signora Giuditta. Gli è un pezzo che ci penso,
-e capisco ch'è una vergogna... Buona come sono a guadagnarmi quel
-poco che mi può bastar a vivere, non devo star qui, come fin adesso,
-d'incomodo a lei e di bene a nessuno... È ben vero che fuori di lei
-non ho più chi pensi a me, non ho più a cui pensare: ma, tant'e tanto,
-ho risoluto d'allogarmi in qualche maniera, di mettermi a qualche
-servizio. Dica lei stessa, se non è vero che così fo bene?...
-
-— Sì, la mia figliuola! avete un cuore, che dirlo è poco; ma v'andate
-cruciando a torto, e dovete star con me.
-
-— No, no: è già troppo gran tempo, le ripeto; o non bisogna da vero che
-la vada così, perchè n'avrei sempre rimorso in cuore....
-
-— Ma cosa pensate dunque di fare?
-
-— Le dirò: prima volevo quasi tornarmene al mio paese, chè là forse
-potrei ancora trovar qualcheduno che si ricordasse di me; ma poi,
-venuta al punto di dir addio per sempre a questo luogo, dove avrei
-dovuto lasciare tutto quanto io aveva di caro, non ebbi forza di farlo;
-chè quasi mi pareva di perdere per la seconda volta la madre mia. Oh la
-mi compatisca, signora Giuditta! chè, in verità, c'è de' momenti, ne'
-quali non so nemmen io perchè sia ancor qui! Ho pochi anni, è vero...
-ma, adesso, che ho a fare a questo mondo?...
-
-— Oh vi compatisco sì, ma certe cose non bisogna poi prenderle tanto
-sul serio, perchè staremmo freschi allora! Già lo so che avete la
-testina un po' guasta.... È stata una gran benedetta signora quella
-nostra padrona! e coll'avervi tenuto con sè ne' vostri primi anni e
-fatto imparar a leggere e scrivere troppo presto.... Vedete, certe idee
-che avete voi, io non le ho mai avute, nè anche in sogno.
-
-— Ma, lei è buona, e non m'abbandonerà così! Per carità dunque, lei
-che conosce tante brave persone, mi raccomandi a qualcheduna: chè mi
-trovino un posto qualunque, un luogo, un servizio, tanto che mi dia
-come poter campare questi dì che m'avanzano; io cerco poco, e purchè,
-come le ho detto, non abbia a darle più questa noia, io m'accontento.
-
-— Lo farò, Maria, se voi lo volete, lo farò: oh vivesse ancora la
-buon'anima di mio marito! quello era un uomo di proposito; ha servito
-sempre delle eccellenze..... ah! ma saran quasi vent'anni ch'è
-morto!...
-
-— O signora Giuditta! una buona parola soltanto, a qualche pia dama,
-a qualche signora.... può valer molto; e io la terrò come un nuovo
-benefizio.
-
-— Bene, sì! parlerò, vi prometto, lasciate pensare a me... Andrò questa
-mattina stessa dal signor canonico ****, ch'è un bravo, un sant'uomo, e
-che conosce tutti gli ottimi signori di Milano.... Ma, non credeste mai
-che non vi volessi più in casa mia!...
-
-— Oh perchè, dopo tutto il bene che m'ha fatto, mi vuol dare questa
-mortificazione? No, no! l'assicuro, signora Giuditta, quel che le ho
-detto è il più vivo desiderio che mi sta in cuore!
-
-— Dunque farò come volete, e quando prometto io... — E fattole una
-carezza, se n'andò.
-
-Benchè la Giuditta fosse una donnicciuola sincera, e avesse, per dir
-vero, fatto qualche bene alla nostra fanciulla e a sua madre, nella
-passata loro strettezza, pure non intendeva di prendersi sopra di sè
-il peso di quella giovine; la quale, secondo lei, aveva mani e braccia
-come tutte l'altre, e non era che un po' ammalata di testa. E poi,
-siccom'essa era sempre stata avvezza a quel monotono andare di vita, a
-quel piccolo inerte egoismo d'una vecchia governante pensionata, così
-quel gran guai ch'era sopravvenuto al povero vicecurato, le era parso
-un pensier del malanno, un garbuglio, un finimondo. Far del bene al
-prossimo, sì — pensava la Giuditta — quando per l'altrui bene non ci
-vada il nostro, la salvezza dell'anima, come andrebbe qui; perchè la
-cosa è seria e brusca.... E se la Caterina era una buona donna, e se
-la Maria è una tosa d'oro, c'è però di mezzo quella storia scura del
-prete, che non ho mai potuto capire, e di cui ho fatto bene a tacer
-sempre, come m'aveva saviamente consigliato il signor Giosuè.
-
-Ella dunque non lasciò fuggir l'occasione: la stessa mattina, appena la
-fanciulla le ebbe spiegato il suo cuore, trottò diritto alla casa del
-signor canonico; e, trovato il modo di parlargli, narrò la disgrazia
-dell'orfana, e lo scongiurò, con una litania di lamenti, che la
-pigliasse sotto la sua protezione. Egli le promise di far qualche cosa,
-e durò gran fatica a rinviarla, chè la non finiva più di piagnucolare.
-
-Passati alcuni dì, la vedova ritornava alla porta del canonico, il
-quale non era in casa; ma essa, con la pazienza di chi vuol ottenere
-a qual si sia costo, l'aspettò due lunghe ore. Alla fine il canonico
-comparve, e veduta che l'ebbe farsegli vicino e attaccarsegli alla
-zimarra, — Siete una benedetta donna, le disse, ve l'avevo pur detto
-d'aspettare che vi facessi avvertir io stesso! Ma via, poi che la vi
-preme tanto, dite a questa vostra giovine che la si presenti, domani,
-verso mezzodì, alla signora marchesa ****, alla quale ho già parlato
-di lei; vedrò d'esserci anch'io, e faremo di trovarle un destino.
-Domani.... a mezzodì.... avete inteso?
-
-— Oh quanta carità, signor canonico! Lei fa da vero un'opera santa! —
-E si chinò per baciargli la mano, ch'egli, per modestia, nascose nelle
-pieghe della zimarra.
-
-— Sì, sì: andate, la mia donna, e ringraziate Dio che ci sieno ancora
-al mondo persone caritatevoli. — E passò innanzi.
-
-Non è a dire quanto lieta tornasse a casa la vecchia Giuditta, con
-questa novella; lieta, perchè nel riuscirle di metter via, com'essa
-diceva, una giovine onesta, le era pur concesso alfine di racconciarsi
-nella sua pace casalinga, salvando l'opinione della pietà. Appena pose
-il piede sul suo limitare, non potè trattenersi dall'abbracciar la
-giovinetta, dicendole: Lo sapevo ben io, che quel brav'uomo del signor
-canonico non promette per niente! Non ve l'ho detto, ch'egli avrebbe
-subito trovato dove allogarvi?.... Ebbene, la cosa è fatta: domattina
-vi presenteremo alla marchesa ****, ch'è una gran signora, una dama che
-ce n'è poche come lei, una di quelle sul far della mia povera padrona,
-delle quali pur troppo s'è quasi perduta la stampa; mettetevi nelle sue
-mani, e al resto non pensate; è il caso vostro, e ne son contenta per
-voi!....
-
-— O signora Giuditta, quanto le devo mai! Queste sue parole danno la
-vita, e io ne la ringrazierò e benedirò sempre.
-
-E Maria passò quella giornata nel rassettare il suo miglior vestito,
-apparecchiata da quel momento a mettersi per la via che la volontà del
-Signore le destinasse.
-
-Il giorno seguente, al primo tocco del mezzodì, le due donne si
-trovavano alla casa della marchesa, poichè la Giuditta s'era messo
-in capo di volere ella stessa presentarla a quella dama. Entrarono in
-uno di que' vecchi palazzi, che portano un nome storico, e de' quali
-pochi avanzano nella nostra città; uno di que' palazzi che, in mezzo
-alle nostre moderne case dalla fronte gretta e linda, dalle molte
-finestre e da' leggeri terrazzini, mostrano ancora la pesante e soda
-struttura d'un secolo e mezzo fa, il gran frontone della porta, i muri
-intonacati di sasso nericcio, i radi e ampii finestroni con le loro
-fosche invetriate e gli enormi davanzali: appunto come appare talvolta,
-in mezzo a gaia gioventù, uno di que' zazzeroni sessagenari che non
-si sono ancora emancipati dalla coda e dalla polvere di Cipri, nè
-dalle grosse fibbie d'argento alle scarpe, nè dai due tondi orologi di
-Bordier con le catenelle d'acciaio a pendaglio sotto la giubba larga e
-quadrata.
-
-Per uno scalone, che pareva il vestibolo d'una chiesa, salirono al
-quartier della dama. Un vecchio servitore, infagottato in una livrea
-orlata di passamano turchino, ricevette le due donne in una vasta
-anticamera; e le fece di là passare nell'attigua galleria lunga e buia,
-dove stettero ad aspettare il buon momento di presentarsi alla signora
-marchesa. E passata una mezz'ora, che a loro parve eterna, una gran
-scampanellata destò gli echi di tutti que' cameroni, e fece batter
-più forte il cuore delle due donne, avvertendole che il buon momento
-era venuto. Quello stesso vecchio servitore attraversò la galleria,
-borbottando fra le gengive, e scomparve dietro una porta rivestita di
-flanella verde; ma indi a poco tornò, e tenendo aperto l'usciale che
-metteva alle stanze interne, fece segno alla giovine che lo seguisse;
-e lasciò la vecchia, dispettosa di quel complimento, a contemplare a
-suo grado i seggioloni d'alta spalliera che fiancheggiavan le pareti,
-le facce torve e barbute di que' quadri neri e le soffitte di legno di
-noce a cassettoni dell'antica galleria.
-
-Benchè il passo della fanciulla fosse tremante, e più tremante il suo
-cuore, nell'attraversar le due sale che conducevano al gabinetto della
-sconosciuta dama, pure rassicuravasi pensando, che quella signora,
-s'era vero ciò che la vedova le aveva detto, doveva esser buona e
-pietosa; e rammentava la prima sua benefattrice, la contessa Anna; ma
-tanto aveva sofferto la poveretta, che non confidava più di trovar chi
-potesse amarla adesso, com'era amata allora.
-
-Quando il servitore ebbe aperto l'usciuolo del gabinetto, s'intese di
-là entro una voce: — Venite pure, quella giovine, venite; la signora
-marchesa ha la degnazione di ricevervi.
-
-Ella entrò, in atto rispettoso, fece alcuni passi, e modestamente
-sollevò gli occhi. La marchesa era seduta sur un canapè rivestito d'una
-copertura di seta gialla, scendente fino al suolo e foggiata a guisa di
-cortine; tutto il gabinetto e il rimanente della suppellettile era pure
-tappezzato d'una stoffa gialla, a grandi screzii e fiorami, riquadrata
-entro cornici sottili, dorate, adorne de' più bizzarri fregi, intagli e
-ghirigori, che avrebber fatto la maraviglia de' nostri moderni amatori
-dell'arredare antico. Parea e malinconica penetrava la luce per l'unica
-finestra del gabinetto, di sotto a' lembi semiaperti di due tende di
-damasco verde, rischiarando a pena un quadro sacro di fresca data, che
-pendeva su l'opposta parete, in una gran cornice nera a trafori; il
-ritratto d'una santa vergine e martire.
-
-La signora marchesa mostrava nell'aspetto la dignità d'un buon mezzo
-secolo compiuto; e benchè altri non fosse con lei che il signor
-canonico, suo direttore spirituale e amico di casa, pure la si teneva
-ritta e dura su la persona, con la faccia secca, grinzosa, e acuto il
-mento, e le braccia strette a' fianchi e distese sul grembo, come si
-disegnano le sfingi. Una cuffia bianca di ricchi merletti a cannoncini
-le s'impadiglionava su la testa e proteggeva due ciocche di capegli
-biondi artificiali; uno scialle nero le copriva le spalle magre e la
-persona; e i suoi piccoli piedi, che forse erano stati la disperazione
-de' ballerini dell'aristocratico _minuetto_, spuntavano appena dal
-lembo della sua sottana color di nocciuolo, per appoggiarsi sur uno
-sgabelletto di cannucce. Sul tavolino che le stava dinanzi, era un
-monticello di libri co' dossi e fogli dorati, volumi superbi al di
-fuori ma umili e pietosi al di dentro, un calamaio di cristallo co'
-becchi del pennaiuolo d'argento, posato su d'un fascio di lettere e
-carte, e un vassoio d'eguale fattura.
-
-Il canonico, che le sedeva a lato, finiva allora di succhiar la
-consueta cioccolata sul dipinto labbro della chicchera, e per una sua
-vecchia abitudine ne risciacquava il fondo coll'acqua cedrata: egli era
-in veste talare, secondo il suo costume per le visite della mattina;
-delle quali la prima era appunto per il buon cioccolate della marchesa.
-
-Due lunghe, uguali e scrutatrici occhiate, della marchesa, vo' dire,
-e del canonico, furono il primo interrogatorio che subì la fanciulla;
-e bastarono a rapire al suo cuore la poca fiducia con che veniva,
-e ad agghiacciarle su gli occhi una lagrima di gratitudine, che già
-v'era spuntata. Essa cercava invano sul volto bianco e arcigno della
-severa dama un ricordo della simpatia e del sorriso della buona e mite
-contessa, ch'era stata la sua seconda madre. Gli occhi piccoli e bigi
-della marchesa, e le sue labbra sottili senza colore, e compresse
-in uno stentato risetto, davano alla sua fisonomia un non so che di
-stranamente pietoso, un'apparenza di compassata bontà. E bisogna dire
-che l'esame di quelle occhiate non fosse molto propizio alla nostra
-Maria, se le prime parole che la dama le rivolse, furon queste: —
-M'avevano detto che una povera giovine cercava di raccomandarsi alla
-nostra compassione; ma siete voi? vestita così come venite, m'avete
-aria d'una damigella!
-
-— Signora marchesa, mi perdoni! Io porto ancora questo vestito nero,
-perchè ho perduto mia madre; nè mi pare ch'esso disdica alla mia umile
-condizione.
-
-— Però quel color nero fa spiccar la vostra fisonomia; siete un po'
-pallida, ma bellina.
-
-— Oh! mia signora, non mi mortifichi così!
-
-— Via, non arrossite!... Ma lasciamo andar questo per ora, e veniamo al
-sodo. Dunque, lei, signor canonico... E così dicendo volgevasi verso
-di lui con un chinar del capo — lei, m'assicura da vero.... Perchè,
-aggiunse fissando di nuovo gli occhi su la fanciulla lo dovete alla sua
-raccomandazione, se acconsento a far qualche cosa per voi....
-
-— Oh signora marchesa!... la prego, la prego... disse in atto d'umiltà
-e di riverenza il canonico; già è la nostra parte, di noi altri preti,
-quella di procurar il bene de' poveri. E quando s'ha la fortuna d'aver
-a fare con dame illustri e pie, come lei, signora marchesa....
-
-— Il male è, ripigliò questa, che pur troppo la nostra carità il più
-delle volte è sterile: è il grano che cade in terreno sassoso, come
-dice il Vangelo. Ma, parlando di questa giovine, spero che n'avremo
-bene.... Dunque voi vi chiamate?...
-
-— Angiola Maria ****. I miei parenti erano poveri, ma onesti.... e
-adesso sono morti....
-
-— Sì, sì, la solita storia; tutte dicono così! ma prima, spiegatevi:
-v'adattereste a servire?
-
-— Ah! rispose Maria con un profondo sospiro; non mi rimane altro
-destino, bisogna ch'io sia pur rassegnata a questo.
-
-— Eh! mi pare che abbiate il vostro piccolo orgoglio anche voi....
-
-— Bisogna compatirla, mormorò il signor canonico; era usa a star
-bene, e m'han detto che passò qualche tempo in una casa di signori
-inglesi....
-
-— Ah sì?... domandò strabiliando la marchesa; veramente, questa è
-una circostanza che non mi piace niente affatto.... Ma chi vi mise in
-quella casa forestiera?
-
-— È stata una fortuna.... il caso.... io era la compagna delle
-damigelle di quel signore; stetti alcuni mesi con esse, dopo che io le
-ebbi conosciute sul lago; e fu il mio povero fratello....
-
-— Vostro fratello? dunque voi avete un fratello?
-
-— Io l'ho avuto.... Anch'egli è morto, signora. E qui non potè stare
-di nascondere fra le mani il volto e le lagrime che quelle memorie le
-chiamavano su gli occhi.
-
-— E questo vostro fratello che cos'era? Così, con la freddezza di un
-giudice che processa, continuava la marchesa il suo interrogatorio.
-
-— Era vicecurato in un piccolo paese, a ***.
-
-— Come?... come?... interruppe allora il canonico; e battendo la
-tavola con una palmata, che fece sobbalzare a un punto il calamaio, il
-vassoio, la tazza e i libri: sarebb'esso mai questo vostro fratello, il
-prete Carlo ***?
-
-— Egli stesso! proferì con fioca voce la sbigottita giovinetta, e chinò
-subito sul seno la faccia, lasciando in quell'atto cadere il velo, che
-prima aveva sollevato.
-
-— Possibile?... oh vergogna!... scandalo!... orrore!... Signora
-marchesa, signora marchesa, non ne facciamo niente.... io ritiro la mia
-raccomandazione..... Non si può, la mia ragazza, non si può! So ben che
-ci canzonate!
-
-— Che cos'è mai? per amor del cielo! dica, signor canonico, si spieghi,
-ch'io mi sento già venir fredda!... E la marchesa, sbarrando con
-ispavento i suoi piccoli occhi, scuoteva la cuffia a gran rischio di
-scompigliare le bionde sue ciocche.
-
-Il canonico si levò in piedi, e delle braccia fatto arco su la tavola,
-si chinò all'orecchio della marchesa, sfiorando quasi con le labbra i
-merletti della preziosa cuffia; e le susurrò, in poche parole, non so
-che mistero.
-
-Ma quelle sue parole furono come un tocco di folgore. La marchesa balzò
-in piedi anch'essa, con una ciera sdegnosa e stralunata; lanciò alla
-povera tosa un'occhiata fulminea; ma poi, a poco a poco, si ricompose
-nella prima dignità, e mutato lo sguardo dell'ira in quello della
-gelida compassione: — Andate, povera giovine, le disse, andate! Io ne
-sono proprio accorata, ma non posso far niente per voi... la cosa è
-troppo seria. Voi forse non ne avete colpa, ma le leggi, il governo, la
-religione, e la quiete della mia coscienza voglion così; è impossibile,
-impossibile!....
-
-Ciascuna di queste dure parole apriva nel cuore di Maria una nuova
-ferita. Una maledizione le era dunque caduta sul capo, una maledizione
-terribile, immeritata, che faceva altrui delitto la pietà verso
-l'infelice orfanella? Era dunque l'infamia che pesava sopra il nome del
-suo fratello, sopra quel nome innocente e caro? Essa tremava come se
-fosse veramente colpevole; la sua mente si smarriva, nè so qual forza
-la sostenesse in quella difficile prova. Ella s'avanzò con sommessione,
-com'era venuta, verso la sdegnata marchesa; e timida arrischiò un
-passo e tentò di baciar la mano di lei, per chiederle perdono d'averla
-sturbata. Ma la pia e superba dama ritirò la mano, e la congedò
-dicendo: — Mi rincresce, la mia ragazza, ma, per ora, non m'è concesso
-assolutamente di potervi far del bene. Chi sa che col tempo....
-Piuttosto, cercate ricovero in qualche casa oscura, in uno stabilimento
-di carità, in un ritiro.... sarà meglio! E intanto tener lontano i
-pensieri mondani, avvezzarsi alla modestia, al raccoglimento.... e
-sopra tutto poi, alla rassegnazione. Quanto a me, vi prometto, che se
-m'avverrà, spenderò forse per voi qualche buona parola anch'io.... ma
-dipenderà dalla vostra buona condotta.
-
-E così detto, si volse al suo fedele consigliero, e si mise a parlargli
-in segreto e con gran calore.
-
-
-Maria trovò nella galleria la vecchia Giuditta; la quale, rassegnata
-ad aspettarla, erasi a tutto bell'agio accovacciata entro un gran
-seggiolone del seicento, sotto i piè d'uno degli antenati della
-marchesa; uno di que' cinquanta ritratti, con irti mustacchi, gorgiera
-spagnuola, cappa bruna e brache gonfie e listate. E, come vide Maria,
-le venne incontro con volto sereno, che voleva dire: E così? siete
-contenta?
-
-Ma la fanciulla, tutt'ancora confusa, le prese tremando la mano, e
-stringendosi a lei vicino: — Andiamo, le disse, andiamo via! Oh lei,
-signora Giuditta, è più buona di loro: lasciamo per carità questa casa,
-le dirò tutto poi. — E partirono.
-
-
-Fu dopo questo, e dopo un novello inutile tentativo appresso d'un'altra
-caritatevole signora, la quale trovò Maria d'età troppo fresca
-per poter far da cameriera a una sua figliuola che doveva andare a
-marito, fu allora che la povera giovine accettava di collocarsi, come
-ricamatrice, nella bottega d'una crestaia, una delle cento amicizie
-antiche della signora Giuditta. E si tenne abbastanza fortunata, chè
-almeno in quell'oscura vita nessuno le avrebbe rimproverato il suo
-dolore e la sua misera condizione; nessuno sarebbe venuto ancora a
-ripeterle all'orecchio una maledizione all'infelice fratel suo.
-
-Così aveva passato già sei mesi nella povertà e nel lavoro, paziente
-e tranquilla. Era come s'ella fosse morta per tutti; nessuno che
-domandasse il suo nome, nessuno che le dicesse una parola amorosa, o
-le avesse chiesto mai il perchè della sua tristezza. Anche la signora
-Giuditta, da prima così premurosa, così affannona, pareva averla
-dimenticata; poichè, appena le venne fatto d'appoggiare altrove la
-fanciulla, non si lasciò più vedere. Non già ch'ella fosse senza cuore,
-ma voleva respirare da quel gran trambusto avuto in poco tempo, chè non
-s'era figurato mai potesse succeder tanto al mondo a una donna. Maria
-però era venuta più d'una volta a visitarla, perchè essa non avrebbe
-potuto dimenticar mai il più piccolo bene a lei fatto; e poi, quella
-dimora era stato l'ultimo asilo della madre sua, innanzi che l'avessero
-portata via, all'ospedale; era là, che il suo Carlo l'aveva condotta
-in un giorno di fatale disinganno; era là, che essa l'aveva veduto
-l'ultima volta.
-
-L'onesta crestaia la teneva in casa sua, e le aveva destinata una
-cameretta buia, a mezzo la scala, che prima serviva all'uso di
-ripostiglio, e che rispondeva sur un cortiletto angusto e uggioso. In
-quel bugigattolo altro non c'era che un cassettone, un letto povero e
-basso, o piuttosto una grama materassa gettata su due panche nane, e
-un piccolo scanno nella stradetta fra il letto e la parete. Una luce
-morta, chiusa dal colore oscuro delle tettoie all'intorno, calando a
-traverso de' piccoli vetri verdognoli della finestra ferrata, dava a
-quell'umide pareti un aspetto più tristo ancora, e quasi di carcere.
-
-Eppure la buona orfanella, allorchè si trovava nel misero asilo, dove
-poteva pensare o piangere non veduta, credeva ancora d'esser libera;
-essa, che un tempo temeva di restarsene sola, allora cercava, amava
-il silenzio e l'ora solitaria. E quando, dopo l'assiduo lavoro della
-giornata, ritornava alla tarda sera nell'abbandonata cameretta; e
-quando in ginocchio a fianco del suo letto, chino il viso su le povere
-coltri, offeriva al Signore il giorno ch'era passato; il Signore allora
-spirava in quell'anima vergine l'alito della rassegnazione e della
-pace. E poi, ella coricavasi col cuor libero e con la mente serena,
-dormiva ancora i soavi sonni dell'infanzia. E l'angelo custode vegliava
-certamente nella sua nube sopra il capezzale dell'innocente.
-
-
-Così dunque Maria aveva passato sei mesi. E nel giorno de' morti era
-venuta su la fossa della madre, fra i poveri e i buoni, a portare
-anch'essa il tributo della sua orazione a quel Dio, che benedice al
-dolore prezioso de' piccoli, e rasciuga le loro lagrime.
-
-
-
-
-VIII.
-
-LE ALUNNE DELLA CRESTAIA.
-
-
-Se mai, al tramontar d'un bel giorno, quando, o miei giovani amici,
-andate a zonzo per le vie della città, lasciando vagar la fantasia
-dietro gli scherzosi buffi di fumo del vostro cigarro, vi siete fermati
-presso la porta invetriata della bottega d'una crestaia; se mai vi
-piacque d'andare sbirciando, con un'occhiata curiosa, la lieta scena
-che presentano le giovinette operaie in quel laboratorio della moda, io
-vo' scommettere che con un sorriso su le labbra e con un grillo nella
-mente avete detto: — Oh il bel cespuglio di rose che paiono aspettare
-chi primo le colga!... E poi forse, appoggiati alla spalla della
-muraglia, dietro il prisma di que' tersi cristalli, vi sarete fermati a
-rallegrarvi gli occhi nell'affaccendato crocchio delle belle fanciulle.
-— E via col fumo del cigarretto, i più matti pensieri vi avran fatto
-girare il capo, e sarete rimasti inchiodati là, senz'accorgervi
-forse neppure degli urtoni e degli sgambetti di qualche frettoloso
-passeggiero.
-
-Un banco lucido, incorniciato, attraversa per il lungo quell'elegante
-officina, coperto e ingombro tutto di scatolone aperte, di cartoni e
-di cassette; sopra le quali sfoggiano spiegate le più aeree stoffe, i
-più graziosi trapunti: i veli, i nastri, i mussolini, le sete danno al
-luogo un non so che di fantastico, di nebuloso, come si dipingerebbe
-il misterioso gabinetto d'una sultana delle Mille e una notti. Entro
-per le scansie, che nascondono tutto il giro della parete, vedi pendere
-in bell'ordine da lucidi piuoli le cuffie, le trine, i cappellini,
-le berrette, le gorgierine increspate, i cappucci, e l'altre cento
-maniere d'ornamenti che inventò l'arte capricciosa della donnesca
-civetteria. In mezzo a quell'onda trasparente di veli e di tessuti,
-spicca la sollecita figura della maestra crestaia, che mentre attende
-a foggiare il merletto d'una cuffia, o il bizzarro galano dell'ultimo
-cappello, leggiadra creazione delle sue cesoie, non perde però d'occhio
-l'inquieto gruppo delle giovani alunne; le quali, sedute in giro alla
-tavola de' lavori, sotto lo splendore d'una bella lampana di cristallo,
-si van raccontando una all'altra in segreto le lor piccole confidenze,
-i loro novi amoretti, e alternano intanto facili risa, motteggi e baie.
-
-Sono sei o sette fanciulle, vispe, sollazzevoli, accorte una più
-dell'altra, che tra l'agucchiare e il ricamare lasciano scappar certe
-loro rapide e loquaci occhiate verso l'entrata; e poi, sorridendo e
-guardandosi fra loro di nascosto, dan di gomito alla vicina, quando
-alcuna arrossendo d'improvviso abbassi il capo sul suo lavoro, sia che
-con la coda dell'occhio abbia veduto passar lungo la via il suo giovine
-innamorato, o sentito il picchiar del suo bastone su lo scalino della
-bottega, oppure distinto fra il continuo strepito del di fuori il noto
-zufolare della sua arietta.
-
-Una sola di quelle fanciulle se ne stava modesta e silenziosa, tutta
-intenta al collaretto già mezzo ricamato che teneva fra le dita; e
-mentre che le testoline irrequiete delle gaie compagne si volgevano di
-qua, di là a ogni momento, ne' più leggiadri e furbetti modi, quell'una
-s'inchinava in atto tranquillo e pensoso, quasi che fosse straniera al
-sommesso cicaleccio dell'altre, a quel sì frequente scoppiar di risa
-mal trattenute. Se non che gli occhi talvolta riposava, come incantati,
-sul suo gentil ricamo; e allora essa non cuciva più, e la mano che
-teneva l'ago, posava oziosa su le ginocchia. Bensì, di tanto in tanto,
-le compagne le dicevano qualche lieta parola, o le facevano qualche
-malignuzza domanda; ma essa non rispondeva che sollevando i suoi begli
-occhi, aprendo appena le labbra a un leggero sorriso. E certo le amiche
-non le avrebbero perdonato quella sua malinconica ritrosia; ma sapevan
-tutte, che alla poverina non restava più nè padre, nè madre; e che non
-aveva saputo ancora trovarsi un innamorato: per questo la compativano,
-e la chiamavano Maria la novizia.
-
-— Senti, Ghita! diceva alla sua vicina con segreto susurrio, la più
-tristarella di quel gruppo, una piccola brunetta, che aveva un par
-d'occhi di fuoco, e le guance paffutelle e colorite, come lo spicchio
-di una melagrana. Senti, ma non dirlo nemmeno all'aria, per carità!
-Gli è un pezzo che volevo parlarti di una cosa.... perchè, devi sapere
-che sono stufa di non aver nessuno che mi guardi a me! Tu, o Ghita, e
-Rosina, e Stella, avete pure il vostro amoroso; e me, non c'è anima che
-mi cerchi...
-
-La Ghita rideva a questa sincera confessione, e — Che vuoi che ti
-faccia io? rispondeva sotto voce anch'essa....
-
-E l'altra: — St! st! chè la maestra guarda verso di noi, e ne fa gli
-occhiacci, che par quasi la ci voglia mangiare.
-
-Pure, di lì a poco, si chinò ancora all'orecchio della compagna, e
-ripigliò: — Dunque.... tu sei felice, Ghita! tu che la sera, appena
-fuori di qui, trovi l'Eugenio, lì su' due piedi, che t'aspetta; e
-subito gli dai di braccio, e ve n'andate in santa pace; ma io...
-
-— Tu sei ancora una ragazza, o Luisa, rispondeva l'amica; hai quindici
-anni appena, e non è più di tre mesi, che sei qui con noi.
-
-— Che importa mai? Se son giovine, tanto meglio! Credo poi di non
-esser così brutta che m'abbiano a metter in un canto come un cencio; e
-non sono poi nè smorta come la Maria, nè losca come quella superba di
-Carlotta....
-
-— Abbi un po' di pazienza, che la capiterà presto anche per te la
-fortuna; se non è venuta, vuol dire che non è adesso la tua ora.
-
-— E io sento in vece che l'ora è questa... Ma ascolta una buona volta,
-qual sia il piacere che mi devi fare....
-
-— Gran segreti fra la Luisa e la Ghita! disse allora, battendo sul
-tombolo la spoletta del suo ricamo, la Carlotta, che sedeva in faccia a
-loro.
-
-— Niente del tutto! E poi, che ne vuole saper lei, signora pretendente?
-rispose la prima, indispettita.
-
-— Oh! oh! come la ti fuma subito! Non si può dirti nulla! soggiunse
-Stella, la sua vicina.
-
-— Lasciatemi un po' stare, replicò Luisa più corrucciata ancora; e
-in quella piccola ira, alzava con sgarbo le sue tonde spallucce: le
-compagne la guardavano di sottecchi, e sogghignavan fra loro. — E
-voglio dire e fare quel che mi piace, riprese poi, cogliendo il buon
-punto, che la maestra dal suo banco stava mostrando ad una merciaia del
-vicinato non so che fazzoletti di mussolino. — E se voi altre non mi
-lascerete stare, ve ne dirò tante da farvi diventar rosse di vergogna,
-dalla prima all'ultima, da farvi scappare!...
-
-Tutte ridevano; Maria soltanto, con un'aria di dolce compassione, levò
-gli occhi sopra di Luisa; ma questa, ostinata nel suo capriccio, si
-trasse con la sua seggioletta più vicino alla fedel Ghita, e continuò:
-— Ascoltami tu, che sei buona; voglio proprio dirti tutto, a marcio
-dispetto di queste grazie sgarbate. Sappi dunque, che stamane ho veduto
-passare di qui, più di due o tre volte, il tuo Eugenio, in compagnia
-d'un altro; quest'altro io non lo conosco, ma mi ricordo d'averlo
-veduto, e dev'esser suo amico.... Bene, questo bel giovine, perchè è un
-bel giovine, sai?... mi pareva che mi guardasse me.... oh anzi, ne son
-certa! E se tu fossi capace stasera di domandargli, all'Eugenio, chi
-sia quel suo amico.... oh! ti vorrei far mille baci. Senti, mi dice il
-cuore, che quel giovine passa di qui proprio per me. Egli è di bella
-statura, ha una fisonomia così cara, ha certi baffetti biondi.... e
-poi, un bel fare.... Oh! gli è sicuro un signore, e io muoio di voglia
-di sapere se è per me.... se è lui.... Oh cara Ghita, lo farai a me
-questo piacere, di', lo farai?...
-
-— Sì, sì, ma se poi non fosse che un riscaldarti la testa!...
-
-— Oh Ghita! tu non gli hai dato mente, perchè guardi sempre il
-tuo Eugenio; ma io... Sai? gli è perchè mia nonna, non contenta di
-recitar tutto il dì la corona, che in fine non è lei che m'ha fatto,
-non ha voluto mai lasciarmi andar sola per le vie, e manda sempre ad
-accompagnarmi, innanzi e indietro, quello stupido del mio fratello
-minore, che fa il copista da un avvocato: se non fosse così, oh me la
-spasserei ben alle spalle di queste cattive, che adesso ridon di me!
-Quel bel giovine, che tu sai, m'avrebbe già parlato, e vorrei farne
-crepar molte dall'invidia... Oh sì! vedi, perchè non son degni di
-stargli a confronto nè il Colombo, quel malcreato che fa all'amore con
-la Carlotta, nè il signor Antonio che parla alla Rosalia, e che avrà
-i suoi buoni cinquant'anni... No, no, io nol vorrei cambiare il mio
-amoroso, nè col Pietro della Clarina, proprio degno di lei, un giovine
-di bottega; nè col contino pitocco di cui si vanta tanto la Stella, e
-nemmeno quasi col tuo Eugenio; sebbene, bisogna dirlo, Eugenio li valga
-tutti insieme. E io, credilo, io sarò sempre la tua vera amica....
-
-— Senti, Luisa, rispondeva la Ghita a quell'inquieto cicaleccio: di
-malizie n'hai da vendere, ma tant'è, io ti voglio bene, perchè sei
-sincera; e gli domanderò....
-
-— Sì, ma stasera, stasera. Lascia poi fare a me... Domani, quando mio
-fratello verrà a prendermi, gli dirò che voglio accompagnarti a casa:
-andremo insieme, e tu troverai l'Eugenio, e ci sarà anche l'altro...
-Oh che bene! che allegria! non posso star cheta, solo a pensarci. — E
-la tristarella rideva di cuore. Ma quel suo ridere risvegliò ancora il
-motteggiar delle compagne.
-
-— Oh! la è lunga stasera!... diceva una; e le altre: — Già, lei è
-sempre la disturbatrice!
-
-— Qualche gran mistero!
-
-— Oh lo sapremo anche noi! la Ghita ne lo dirà.
-
-— Sei pur buona tu, Ghita, a darle ascolto.
-
-— Che si faccia sposa la Luisa? oh, oh!
-
-— E chi volete che la tolga?...
-
-Ma queste amare baie ferivano il cuore della Luisa, che girò una lenta
-e torva occhiata su le compagne. E voleva rispondere, ribatter quelle
-parole nemiche con più acerbi rimbrotti; ma ella arrossiva, e le sue
-mani tremavano: allora lasciando cadere il collaretto increspato, a cui
-avrebbe dovuto lavorare, appoggiò stizzita la sua piccola testa su la
-tavola, e ruppe in un improvviso scoppio di pianto.
-
-Maria, che sola era stata sempre silenziosa, sentì pietà della Luisa;
-e quando questa, non trovando più armi contro la sorda guerra delle
-pazzerelle amiche, finì a rispondere col pianto, ella s'alzò, le si
-fece accosto, le strinse con affetto una mano; indi, rivolta alle
-compagne, — Via, disse, siate buone! non vedete che vi riuscì di
-farla piangere? sareste mo contente d'esser ne' suoi panni?... E poi,
-che v'ha fatto mai, poverina? Su dunque lasciatela in pace, e fate
-vedere che avete buon cuore. E tu, Luisa, non piangere! ti vogliamo
-bene tutte, vedi! la è stata una burla; non àbbilo per male, o pensa
-piuttosto che non c'è rosa senza spine, e che tu sei ancora felice di
-non aver altri guai! Oh tu non conosci che si ha a sopportare a questo
-mondo di ben più grandi travagli!
-
-Ma la buona intenzione di Maria, e le sue miti parole fecero peggio;
-perchè le fanciulle, dispettose del sentirsi ammonire da una che poco
-amavano — Oh vedi! bisbigliarono fra loro, vedi un po' questa che vuol
-far la dottoressa!
-
-— E perchè se n'impiccia ella adesso?
-
-— Eh la santarella! sentitela, che fa la dottrina cristiana....
-
-— Taci, taci, Maria; si conta di belle cose anche di te, e non ci far
-parlare.
-
-Così la tempesta, che prima minacciava la Luisa, scoppiò in vece su la
-buona Maria; la quale mortificata essa pure, tornava mutola a sedere.
-Ed essendo in quel punto la crestaia scomparsa dietro l'uscio interno
-della bottega, per salir alle sue stanze di sopra, quelle mordaci
-cervelline non si tennero più, e si voltaron tutte contro di Maria.
-
-In quella, s'intese il battere delle otto. Allora fu un cinguettio,
-uno scoppiar di risa e di scherzi, un coro di vocine stridule e gaie,
-una furia di smettere i lavori alla rinfusa, di gettar su la tavola
-i guancialetti, le spole, le cuffie disfatte, i ricami su disegni
-incartocciati, le cesoie, i ditali. E ciascuna delle fanciulle correva
-a pigliare il suo cappellino di seta e lo scialle a scacchi o a
-quadretti, e tutte in una volta assediavano la povera Maria, che sola
-fra tutte era rimasta al lavoro. Pareva quel confuso cicalio che fanno
-le passerette d'una colombaia, sul vespro d'un bel dì d'estate.
-
-Diceva una: — Senti, Maria! tu, in fondo, non sei una cattiva pasta di
-ragazza, ma vuoi far la gatta morta, e non ti sta bene.
-
-E l'altra: — Non le guardate, ch'è marcia invidia che la fa parlare.
-
-E una terza: — No, no; scommetto che sa fare anche lei il fatto suo, e
-voi la chiamate la novizia! andate là, povere sciocche!... Chi diceva
-così era la Carlotta, la più sguaiatella e la più brutta, alla quale
-tutte si strinsero intorno, pressandola con cento interrogazioni.
-
-— Ah sì, dici? anche lei, con quella faccia compunta? Ma contane dunque
-qualcosetta, se ne sai!
-
-— Ah! ah! son proprio contenta! Non l'avrei mai creduto; e come?... e
-dove?...
-
-— Sì, dilla su, com'è stata? dunque l'ha avuto anche lei il suo bello,
-eh? altro che prediche, che amor del prossimo!
-
-— Ah! l'ha avuto anche lei l'amoroso? Egli l'avrà piantata, e per
-questo arrabbia che noi ce lo teniamo!... Oh conta, conta su!
-
-— Ma io non so altro... ma non posso dire... E poi io nol fo per
-vendetta, perchè io le voglio bene alla Maria... Così, ma inutilmente
-rispondeva la maligna Carlotta, mentre tutte le eran d'intorno, e chi
-per un braccio la pigliava, e chi le scuoteva un lembo dello scialle, e
-chi le tirava i nastri del cappellino: pareva quasi giocassero a gatta
-cieca.
-
-Maria rivolse alle compagne uno sguardo in cui appariva più la
-preghiera che il compatimento; ma quelle continuavano a ridere, a
-chiacchiere con gran bisbiglio; e non vi fu che la Luisa, la quale,
-forse per gratitudine, fattosele vicina, le disse all'orecchio: — Buona
-Maria, scusami se tutto è per cagion mia!... E le diede un bacio di
-cuore.
-
-Certamente, il giuoco avrebbe preso mala piega, se in quel punto non
-ricompariva la crestaia. La quale, veduta quella confusione, e intesa
-quella strana armonia di risa e di voci, si fermò nel bel mezzo della
-bottega, e girando un'occhiata lunga e severa sul crocchietto delle
-inquiete alunne, che alla sua presenza s'eran ricomposte in silenzio,
-umili, quatte e stupite, fece loro una solenne gridata, ch'egli era un
-pezzo che non toccavano la compagna; e con questa le congedò una dopo
-l'altra, che non vedevano l'ora d'andarsene.
-
-La piccola Luisa fu l'ultima, poi che dovette aspettar che venisse il
-caro suo fratello; e n'aveva tanto corruccio che dispettosa batteva
-i piedi. Ma appena lo vide metter il capo dentro la porta invetriata
-della bottega, strisciò una goffa riverenza alla maestra crestaia, e
-poi subito scappò via, come un uccello.
-
-Chi avesse avuto il capriccio di tener dietro a quelle farfalline,
-n'avrebbe veduta una, appena fuor dell'uscio, pigliarsi al braccio
-del bel giovinotto che stava ad aspettarla, avvolto, come il conte
-d'Almaviva, nel suo mantello; un'altra andar sola sola, rasente la
-muraglia, e via dilungarsi in mezzo della gente; un'altra poi, giunta
-a capo della via, arrestarsi, e guardar con ansietà di su, di giù,
-per ogni parte, in atto di chi cerca alcuno che non compaia; e questa
-stringersi presso la compagna, raccontare cammin facendo i suoi gelosi
-misteri d'amore; e quella dare una scrollatina di spalle e raddoppiare
-i passi, se avveniva che qualche mal capitato zerbino le augurasse
-la buona notte o le stendesse la mano indiscreta; in somma, una di
-quelle scene tra il chiaro e l'oscuro, così deliziose a' nostri giovani
-eroi che vanno in volta per la città, paladini notturni, in traccia
-d'amorose venture, come i bracchi dietro l'acceggia.
-
-
-In quella sera, quando si ritirò nella sua camera abbandonata, Maria
-benedisse il cielo di poter finalmente lasciar libero sfogo a' suoi
-sospiri. La sua mente era più che mai agitata da mille immagini
-dolorose; ma soprattutto l'angustiava un dubbio, un sospetto, un
-pensiero spaventoso, ch'ella non osava confessare al suo cuore.
-
-Si pose a sedere; meditava a sè stessa, alla sua vita, e le pupille
-le si gonfiavano di lagrime. La folle allegria delle compagne,
-i loro ghiribizzi, que' motti, que' consigli facili e maliziosi,
-non rispondevano al suo costume timido e dolce, alle sue dolenti
-ricordanze; ella si accuorava di dover tacere sempre, di vedersi
-negletta, perchè non aveva il cuore come l'altre; pativa di non esser
-amata, e pur pensava ch'essa non avrebbe potuto confidarsi a nessuno.
-Ma tutto questo era ancora nulla; il peso della sua vita essa l'aveva
-portato in silenzio e con rassegnazione fino a quel dì; e in quel
-dì appunto, un'improvvisa circostanza bastò a risvegliare nel suo
-cuore appena riposato un'antica e terribil guerra. — Quella stessa
-mattina, un giovane era passato più d'una volta dinanzi la bottega (se
-vi ricordate, i furbi occhietti della Luisa l'avevano ben notato),
-e Maria, nel gettare uno sguardo involontario su la via, lo vide
-anch'essa, lo conobbe... Era desso, era il suo Arnoldo! — Le parve
-ch'egli pure la conoscesse; le parve che gli occhi di lui si fossero
-scontrati ne' suoi... E poi non si ricordava più di nulla; essa non
-l'aveva più veduto.
-
-Fu un sogno, un'illusione?... No, no, l'anima sua era troppo in pace
-nel punto ch'egli passò, perchè quella vista fosse un inganno de'
-suoi pensieri. Già il rivederlo aveva rinnovato tutti i dolori della
-sua vita, e vinto il suo cuore; il rivederlo sola una volta bastava a
-rapirle di nuovo la calma e la forza in tutto quel tempo riavute, la
-memoria stessa di sua madre, e quella di tutto il pianger che aveva
-fatto... Ella ebbe ancora un momento, un solo momento di speranza e
-di gioia! — Ma come si trovava egli qui?... E perchè tornava, e che
-voleva da lei? Dunque non era tutto finito fra loro, non erano come
-morti l'uno per l'altro? Non era dessa la povera orfana, alla quale non
-restava più nulla in questa terra, più nulla fuorchè la virtù?
-
-Questo segreto patimento, che solo un'anima pura e addolorata può
-intendere, tolse a Maria il sonno di quella notte. Ma al mattino,
-quando appena per le fessure delle imposte il primo chiarore penetrò
-nella misera stanza, essa, lasciato il suo letto, fece una preghiera
-più fervida dell'usato; e quando si levò di terra, la sua deliberazione
-era già presa. Salì serena e composta, come soleva, alle camere della
-crestaia; e quando la seppe levata, bussò leggermente all'uscio di lei.
-La buona donna aveva preso ad amarla; cosicchè, sentita appena la sua
-voce, la fece venire a sè e le dimandò che volesse, dandole animo a
-parlare. La fanciulla rispose aver un segreto a scoprirle e una grazia
-a chiederle; si trattenne un pezzo con lei e le aperse tutto il suo
-cuore.
-
-Quella mattina, ella non discese nella bottega, e la sua seggiolina
-rimase vòta: le compagne n'ebbero gran maraviglia e bisbigliarono fra
-loro mille congetture di quest'improvvisa assenza: per tutto il dì non
-parlarono d'altro, nemmeno de' loro amorosi. Poi, la mattina appresso,
-la crestaia annunziava alle curiose alunne che Maria era partita di
-casa sua; ma per tentare che facesse or l'una or l'altra, affine di
-aver la chiave di quel segreto, non riuscirono a nulla; la brava donna
-mantenne a Maria il silenzio promesso.
-
-Alla fine, quando fu venuta la sera, le fanciulle, prima del rintocco
-delle sospirate ott'ore, svolazzarono fuor della bottega; e ciascuna
-ebbe a raccontare al suo fedele la storia della scena del dì passato e
-della compagna scomparsa.
-
-Noi lasceremo le altre, e terrem dietro con passo leggiero alla Ghita,
-la quale camminando stretta stretta al braccio del suo Eugenio, gli
-parlava con quell'ingenuo cicaleccio che nelle giovani crestaie ha
-pur il suo vezzo. Perchè, se nol pensaste, la Ghita era una buona
-ragazza, fresca come un botton di rosa, un po' capricciosetta ma
-savia; essa, quantunque alunna d'una crestaia, era graziosa e onesta;
-e le piaceva ch'Eugenio l'accompagnasse, perchè, poverina! aveva
-tanta paura di correr sola le vie; nè il suo innamorato poteva ancora
-vantarsi d'averle mai carpito un sol bacio. Egli poi, l'Eugenio, era
-un giovine come ce n'è tanti, allegro, buon tempone, ma di cuor mite e
-sincero; e benchè facesse all'amore per non saper fare di meglio, pur
-egli credeva ancora all'amore. Unico figlio d'un vecchio impiegato di
-scarse fortune, egli era scritturale in una buona casa di commercio.
-Una mattina, stando solo al terrazzino gli venne veduta, al terzo piano
-della casa dirimpetto, una giovine, la quale inaffiava due vasetti di
-fiori su la sua finestruola; stette a contemplarla lungamente, e gli
-parve bella: era Ghita. E poi, quando la fanciulla uscì, le si mise
-dietro, la seguitò come la sua ombra fedele, e così fece per un mese.
-Passato il quale, essa non ebbe cuore di far la ritrosa, chè se n'era
-accorta; un giorno, rispose al saluto del suo bel vicino, il giorno
-appresso gli concesse un'occhiata e un bel sorriso; poi venne una buona
-parola, e poi se n'andarono in compagnia; sicchè il povero giovine, a
-poco a poco, s'innamorò da vero della fedele sua dea del terzo piano.
-
-— Senti, mio caro! diceva in quella sera Ghita all'amico. L'altro dì,
-tu m'hai raccontata la storia d'un bel giovine forestiero, quello...
-del nome non mi ricordo più... quel bravo giovine con cui t'ho veduto
-passar più d'una volta. Tu m'hai pur detto ch'egli voleva sposar la mia
-compagna, la Maria, che gli piaceva tanto da un pezzo; ma che poi tutto
-era ito a monte, e non s'erano più veduti, e...
-
-— Sì, rispondeva il giovine, or bene? avresti forse detto alla tua
-compagna, che l'amico suo è qui e che a qualunque costo vuol parlar con
-essa?
-
-— No, no; t'avevo promesso di tacere, e ho taciuto.... benchè avessi
-una tentazione, a dirtela schietta, di mostrare che sapevo tutto
-anch'io, e di farla arrossire un po' quella Maria, ch'è un'acqua morta,
-e fa l'innocentina...
-
-— Via, che vuoi dirmi dunque, che mi fai gli occhietti?
-
-— Io voleva dirti che tu non mi vuoi bene, che sei un cattivo arnese,
-e non avresti cuor di fare come quel tuo bravo amico, che vuole un ben
-dell'anima alla Maria...
-
-— Di far che, maliziosa?
-
-— Di sposarmi, signorino! gli susurrò all'orecchio, con una graziosa
-moina. Tu non m'hai promesso ancora, ma lo farai, non è vero? quando
-sarai padrone del fatto tuo; perchè adesso sei un buon giovine, e
-null'altro, com'io una buona tosa...
-
-— Tu sei una matterella, e appena fuor del guscio, pensi già...
-
-— Oh se tu mettessi un po' di giudizio, mi sposeresti...
-
-— Non mi parlar di malinconie, o ch'io ti pianto qui su' due piedi.
-Dimmi piuttosto, che c'è di nuovo di Maria, perchè mi preme di
-sapere...
-
-— Oh vedi! una certa idea me l'aveva fatta già dimenticare. Maria
-dunque, Maria non c'è più!
-
-— Come non c'è più? dici da vero?
-
-— Se n'è andata, e non si sa come, nè dove...
-
-— È fuggita?...
-
-— Chi lo sa? Certo, la cosa non è chiara; ma io credo ch'essa non ne
-voglia saper altro di quel tuo amico; perchè io ci vedo, sai? Oh la
-è così; essa l'avrà riconosciuto, quando passava con te per la via; e
-per paura di far dire, e per non voler anche lei adattarsi come tutte
-l'altre, avrà pensato di schivar l'occasione e di fuggire...
-
-— È impossibile! e perchè dunque? e dove mai?
-
-— Io la conosco quella giovine; ha le idee storte, certe fantasie,
-ch'io non so propio quel che la si peschi. Figurati, non fa che
-pensare o piangere; se parla, se ride, è un miracolo... Io per me, la
-compatisco, poveretta! così giovine, e non aver più nessuno; ma, suo
-danno, se la è così semplice da scappar via quando c'è chi l'ama, la
-cerca... e di più la vuole sposare! Non è egli vero, ch'è peggio per
-lei?
-
-— Sì, sì! Ma intanto, come farò a dirlo a lui? Non so, da vero, come si
-possa esser matto, incocciato così per una come lei; e venir apposta
-d'Inghilterra e star un mese a cercarla... Io per me, a quest'ora
-l'avrei già mandata... dio sa dove!
-
-Ma essi, allo svoltar della via, si guardano indietro, camminano
-con passi così presti e spessi, e si parlan così davvicino, ch'è
-impossibile seguitarli ancora e rubar loro le parole... E poi, il più
-ladro mestiero della terra!
-
-Lasciamo dunque che la giovine coppia se ne vada in pace per la sua via.
-
-
-
-
-IX.
-
-SPERANZA E DUBBIO.
-
-
-Nel salotto d'un modesto albergo della città, un giovine passeggiava
-su e giù, coll'andar lento, interrotto di chi è preoccupato da profondi
-e importuni pensieri. Nel camino ardeva scintillando un fuoco vivo, un
-di que' cari fuochi così salutari che ti sciolgon le membra da' brividi
-de' primi freddi del dicembre; eppure, benchè un nebbione fitto fitto
-impregnasse l'aria e le vie de' suoi vapori, la finestra della stanza
-era aperta, spalancata; come si suol fare a' primi soli d'aprile.
-Il giovine teneva le braccia incrociate sul petto e gli occhi fissi
-all'angusto spazio di terreno che misurava co' passi; e in mezzo a'
-pensieri lasciavasi sfuggir di bocca ora un lamento, ora una parola di
-dispetto, secondo che lo vincesse impazienza o dolore. E poi, quasi
-per togliersi a quell'ostinato meditare, s'avvicinava alla finestra,
-e appoggiato alla soglia se ne stava a contemplare con occhio muto la
-gente, le strade, le case e il sole biancastro e senza raggi attraverso
-a quel velame di nebbia, che gli somigliava alla scena d'un sogno.
-
-— Eccomi solo! egli pensava: solo, abbandonato a ventitrè anni, tristo
-come un colpevole, inutile ad altrui, a me stesso!... Povera mia vita,
-povero mio cuore, che siete mai? È questa la felicità ch'io cercava, la
-verità, la pace di cui tanto aveva sete l'anima mia?... Benchè giovine,
-la vita mi costò a quest'ora troppo duro saggio; ma, a questo mondo,
-ciò che patisce il cuore soltanto, non si conta per nulla, l'ho perduto
-tutto, tutto; e non mi resta nemmeno il ricordarmi del passato senza
-sgomento e senza rimorso. È egli possibile che mio padre, il vecchio
-mio padre m'abbia maledetto?... Gran Dio! sostieni l'anima mia, dammi
-la virtù, di soffrire, o ch'io mi perdo!...
-
-— E gli uomini?... essi che non credono e non vivono che per il
-fatto, eterni schernitori d'ogni entusiasmo, d'ogni sacrifizio,
-d'ogni patimento dell'anima, mi volgon le spalle, mi tengono a vile,
-mi chiamano stolido, e fors'anche infame!... No, no! io fui, io sono
-più forte di voi tutti! Sia ciò che vuole, la voce della coscienza,
-la necessità dell'avvenire, l'infinito desiderio della verità gridan
-più alto di voi; e io vi disprezzo. Ho ben già fatto ancor più; a
-questa immensa speranza della verità ho sacrificato la canizie di
-mio padre, il pianto delle mie sorelle, il mio nome, la gloria e gli
-agi che il mondo m'aveva promesso, tutto, la religione stessa della
-mia famiglia!... Pure, per gli altri, io sono un uom fiacco, uno
-spirito vile, un imbecille. E qual è la mia colpa? Quella d'aver osato
-confessare apertamente, in faccia a tutti, di credere!... A che mi
-valse dunque la lotta lunga, penosa del dubbio? E se fu un martirio,
-perchè non ne ho io trionfato ancora?... Io sono cattolico! l'ho detto,
-e gli amici miei risero; ho creduto alla fede che m'insegnarono la
-semplice eloquenza d'un santo, l'amicizia d'un giusto, l'amore d'un
-angelo; ed essi risero!... Oh dolore, in cui v'ha di che maledir
-l'intelletto, e di sospirar di finire!
-
-— Io aveva tanto bisogno di riposo, eppur sento che il mio cuore
-sostiene ancora una fiera guerra. Se ritorno coll'anima su la vita
-passata, mi ricordo che a quindici anni io contava già amari giorni;
-che talvolta io mancava sotto il peso della noia, e tal altra la mia
-mente perdevasi nell'infinito. Ma almeno allora io poteva piangere...
-Oh perchè la povera mia madre mi fu tolta sì presto! Io avrei vissuto
-dell'amor suo, dell'amor suo, unica virtù di tutta la mia vita!
-Oh perchè mio padre fu sempre così avido di grandezze, e io così
-indifferente a ciò che chiamasi gloria e fortuna?... Se una passione
-cieca, violenta m'avesse trascinato, come tant'altri ch'io vidi e
-conobbi, sarei forse meno infelice che adesso non sono. Io non so
-qual condanna s'aggravi sul mio capo; ma so che ho sofferto, ho veduto
-piangere e soffrire quei pochi che mi amarono... No, no! gli è meglio
-ch'io discacci questi dolorosi pensieri...
-
-E tornava a passeggiare, e l'anima cupa gli si leggeva su la fronte
-sdegnosa; i suoi passi erano più concitati, e gli occhi torbidi e
-irrequieti, segno della tempesta che dentro sopportava. Alia fine
-rimase per qualche tempo immobile, come se i suoi pensieri tacessero;
-poi si gettò sopra una seggiola, abbandonò gravemente il capo fra le
-mani, appoggiandosi alla tavola ch'era presso il camino; e di nuovo
-s'immerse nelle più scure fantasie.
-
-— È impossibile! il mio cuore non ha più che un'illusione sola...
-Quell'oscura fanciulla, l'unica che, io abbia amato coll'anima mia,
-l'unica che non abbia ardito confidare il suo al mio affetto, e che
-pure mi ha amato, anch'essa m'abbandonò, non è più qui! Dunque non la
-vedrò più, io che sperava di trovar vicino a lei una pace che per breve
-tempo ho pur gustata, in que' pochi giorni fuggitivi, i soli giorni che
-con dolcezza io richiami!...
-
-— Buona e povera Maria! anche tu hai portato il peso del dolore, ma
-pure fosti meno sventurata di me. Non sono io sulla terra solo, al
-pari di te? ma tu vivi ancora la tua vita pura e tranquilla, non hai
-il cuore turbato dalle tempeste che agitano il mio; l'affanno t'ha
-oppressa, ma le tue lagrime sono silenziose e care, sono le lagrime
-della virtù e della rassegnazione: io in vece non posso piangere, e
-se piango, non son lagrime di conforto, ma di disperazione!... Oh le
-mie notti! le ore terribili della notte così gravi e mute, e piene di
-fantasmi! È allora che la mia mente va farneticando nelle tenebre,
-che l'anima mia si dibatte, come in un mare senza confini. Tenebre
-dappertutto, nel dì e nella notte, su la terra e nel cielo, tenebre
-il passato e l'avvenire, la vita e la morte!... O Signore! questa è
-la fede che tu m'hai data?... Eppure, io credeva!... e quando pregai
-d'essere ricevuto nel grembo della tua Chiesa, allora il cuor mio era
-sincero, era sicuro e forte. Deh! come in allora, ponmi al fianco, o
-Signore, alcuno che mi ami, e mi ricordi sempre che questa fede non è
-un sogno dell'anima, ma la vera, l'unica consolazione della vita!
-
-— Oh! che sarà mai intanto di Maria, di quell'innocente creatura, che
-per l'amor mio è fatta infelice? Io devo cercarla, ridonarle la pace
-che le ho tolta, e, quantunque io non possa più restituirle nè madre nè
-fratello, potrò almeno, se il cielo consente, e s'ella mi crede ancora,
-tenere il mio giuramento. E Dio che l'ha benedetta, benedirà me pure!
-
-
-Di lì a poco, alcuno bussò leggermente all'uscio della stanza. Era un
-giovine di bell'aspetto e di modi cortesi, un tale che noi conosciamo
-da poco in qua; era Eugenio, l'amico della graziosa alunna crestaia.
-
-Com'egli avesse fatto la conoscenza d'Arnoldo Leslie, perchè si fossero
-poi legati, io ve lo dirò adesso, se vi piace.
-
-Il giovine inglese era tornato in Italia due mesi prima, nell'ottobre;
-e, come ben lo pensate, col disegno di trovar Maria, la quale gli stava
-sempre nel cuore; era stato il primo amor suo, era il solo anello che
-ancora lo attaccasse alla vita.
-
-Attraversata Francia e Svizzera, poi venuto a Como, s'era fatto
-trasportare senza indugio al paesello di Maria. La prima gioia che
-gustasse, dopo tanto tempo, fu al salutare la bella riva e quella
-conosciuta e amata dimora; egli pensava di trovar colà, nella loro pace
-di prima, Maria e sua madre... Balzò dalla barca, cercò impaziente
-con gli occhi la casetta: le finestre eran tutte chiuse; solo vide
-semiaperta un'imposta della porticella di strada, e seduta a capo degli
-scalini la vecchia Marta.
-
-Essa non lo riconobbe; ma quando e' le disse il proprio nome, — Oh
-santissima Vergine! esclamò, cosa viene a far qui adesso lei? Non
-sa che non c'è più nessuno? Non sa che sono tutti morti?... cioè,
-la Caterina e don Carlo... e che di Maria non s'ebbe più nuova nè
-imbasciata, dopo la gran disgrazia...
-
-Arnoldo non chiese, non volle sapere di più. Ma il dì seguente, tornò
-muto e lento a quella casa deserta; rivide la Marta, domandò e conobbe
-la breve storia della sventurata famiglia, o almeno quel tanto che
-n'era noto alla vecchia; e pianse con lei.
-
-Di là poi, se n'era venuto a Milano. Presentatosi con note
-commendatizie a quella casa di commercio, nella quale Eugenio
-trascinava il suo meschino noviziato, egli s'avvenne in questo giovine,
-che gli sembrò dabbene e sincero; e com'ebbe più d'una volta occasione
-di trattar con lui, quando andava a riscuotere qualche somma di proprio
-credito (perchè, per buona o cattiva fortuna, a questo mondo non si
-vive soltanto d'amore e di fantasie); così, non di rado accadeva che se
-ne tornassero in compagnia, senza esser per questo i più grandi amici
-del mondo.
-
-Arnoldo, d'altro non sollecito che di saper la sorte di Maria, aveva
-inutilmente tentato ogni mezzo di trovarne traccia. Solitario per
-costume, e divenuto poi più diffidente, non volle aprire a nessuno
-l'animo suo; ma visse ritirato e malinconico nell'albergo poco noto,
-dove aveva preso stanza e dove altri non capitava che quel buon giovine
-dell'Eugenio; il quale talvolta, e quasi per forza, lo trascinava seco
-a diporto, per guarirlo dalla sua cupa tristezza, dicendogli che lo
-_spleen_ l'avrebbe presto fatto finir tisico.
-
-Per questo, Eugenio non conduceva l'amico nè lungo le monotone strade
-di circonvallazione, nè sotto i castani già brulli e nudi delle
-nostre solitarie mura, ma se lo traeva dietro per le corsìe più liete
-e frequenti di popolo; e tenendosi al braccio del compagno, sapeva,
-in quelle passeggiate, trovar fuori l'ora opportuna di venire verso
-la nota bottega, dove sedeva a ridere e a lavorare la sua Ghita; e
-questa ne lo ringraziava con una lunga occhiata, con un sorriso. Ma una
-volta fra l'altre, mentre al solito passavano appunto presso l'entrata
-della bottega, Arnoldo a caso rivolse gli occhi da quella parte, e
-vide, o gli parve vedere, la sua Maria che sedeva occupata al ricamo,
-vicina alla vetriera della porta... Si fermò, riguardolla ancora...
-era proprio dessa. Poco mancò che non gli sfuggisse un grido di gioia
-improvvisa. Ma la fanciulla non s'era distratta dal lavorio, non lo
-aveva riconosciuto. Egli allora, sforzandosi di parer indifferente,
-chiese all'amico se fosse stato mai in quella bottega; ed Eugenio,
-pensando che l'altro avesse indovinato il suo segreto, lo guardò
-sogghignando, e rispose che sì; poi, da buon figliuolo com'era, gli
-confidò il suo amoretto con la Ghita.
-
-Arnoldo l'aveva appena ascoltato; colmo l'animo del contento d'aver
-riveduta Maria, egli abbandonavasi alla soavità dell'antico affetto,
-alla voluttà della speranza adempita. Il suo volto s'era fatto
-sereno, il suo cuore leggiero e aperto; parlò e rise, sì ch'Eugenio ne
-strabiliò, pensò fosse effetto della sua medicina, di darsi un po' di
-bel tempone, e poco stette che non lo consigliasse allora, da bravo
-amico, a far come lui, e pigliarsi dett'e fatto una bell'amorosa,
-gaja, alla buona, che certamente gli avrebbe cacciato la mattana. Ma
-si pentì e restò intraddue; quando, prima che si lasciassero, Arnoldo
-gli strinse forte una mano, dicendogli seriamente: — Ho un servigio a
-chiedervi: venite domattina da me, ch'io devo confidare al vostro onore
-una cosa che mi preme.
-
-— Ben fortunato di potervi servire, gli aveva risposto Eugenio;
-di me potete viver sicuro, io vi stimo troppo, e... Ma non finì il
-complimento, e se n'andò pensando: Che vorrà mai quest'originale? O
-ch'egli è matto, o ch'io non ci vedo.
-
-
-La mattina vegnente, non mancò all'ora data; e Arnoldo, con gran
-mistero, gli scoperse la promessa che lo legava alla nostra fanciulla,
-per la quale soltanto era tornato in Italia; e soggiunse che, dopo
-molte vane ricerche, il caso gliela aveva fatta incontrare nella
-modesta bottega d'una mercantessa; in quella appunto, a cui eran
-passati vicino il dì innanzi in compagnia.
-
-Eugenio maravigliò e rise, chè gli pareva un sogno; ma l'altro prese
-sul serio la cosa, e fattogli giurare di non dir nulla, volle da
-lui la promessa di far di tutto, perch'egli potesse in qualche modo
-parlare alla giovine amata. Eugenio disse che non pensava l'affare
-molto scabroso; e prima di sera aveva già messo a parte del suo segreto
-l'amica, poichè non avrebbe potuto tenerlo intero per sè, a malgrado
-di tutte le promesse del mondo. Ma, saputo ch'egli ebbe dalla compagna
-che Maria era una giovine un po' diversa dall'altre, e che faceva la
-ritrosa e la santoccia, s'avvide non essere la cosa sì facile, e non
-seppe più dir nè fare.
-
-Fu il giorno appresso che la fanciulla disparve, come già sappiamo.
-Arnoldo ne disperò quasi, ma Eugenio era là per consolarlo e dargli
-buona speranza; rassicurava esser quello un ghiribizzo, una delle
-solite furberie delle fanciulle, le quali vogliono vedersi correr
-dietro il poveraccio che abbia la disgrazia d'innamorarsene. — Pure
-molti dì eran passati, senza che uno o l'altro avessero potuto ancora
-saper la verità. Ben aveva tentato più volte l'Eugenio di far parlare
-la crestaia, spacciando grandi promesse a nome dell'amico, ma non n'era
-venuto a capo: la buona donna fu muta, ostinata a custodire il segreto;
-benchè il giovine pensasse ch'egli era piuttosto per malizia che per
-virtù scrupolosa. Arnoldo, perduta la fiducia di ritrovarla, si rimise
-alla vita indifferente e monotona di prima, a quella vita tediosa che
-coll'inerzia del di fuori ricopre l'interno cruccio. Così era venuto il
-dicembre.
-
-
-— Eugenio! diceva adunque Arnoldo al suo nuovo amico, quella mattina in
-cui l'abbiamo trovato che passeggiava nella sala dell'albergo: Eugenio,
-sedete qui, accanto a me. Le prove d'amicizia che m'avete dato, il
-vostro onesto costume, la vostra premura, meritano ch'io metta in voi
-maggior confidenza. Voi mi conoscete appena, e poco sapendo di me forse
-mi giudicate male. Gli è giusto dunque ch'io vi spieghi il mistero che
-a voi ancora mi copre, gli è giusto che mi conosciate meglio: forse
-allora, se nel cuor vostro avete riso di me, mi compatirete!
-
-Il tono severo di quest'esordio scosse un poco Eugenio: e poi, i
-colloqui serii non erano il suo forte; nondimeno, fatta all'amico una
-solenne protesta d'osservanza, si pose a giocar distrattamente con le
-molle fra le ceneri del focolare.
-
-E l'altro prese a raccontargli la storia dell'amor suo, meglio che non
-abbiamo potuto far noi in queste pagine modeste; cosa ben naturale,
-era l'amante che parlava, e il suo cuore s'effondeva nelle parole, con
-una verità semplice, poetica. Ma Eugenio intanto pensava che l'amico
-suo era un bel pazzo, e ch'egli, se fosse stato ne' suoi panni, certo
-non avrebbe perduto il tempo in quelle malinconie, e a far all'amore
-alla romantica con una tapinella; mentre invece avrebbe potuto a suo
-capriccio fare il mestier del Michelaccio, quel beato mestiero che non
-s'insegna, e che tutti sanno e sapranno sempre.
-
-— Dopo quel tempo d'una felicità ch'io quasi non credeva possibile,
-così continuava Arnoldo il suo racconto; dopo quel tempo, vennero per
-me i giorni dell'amarezza e dello sconforto. Ma qui, bisogna che vi
-confidi un'altra cosa che ancora non sapete, il vero mio nome. Voi mi
-conoscete per Arnoldo Randale; questo non è il mio casato, ma quello
-della famiglia di mia madre; e per segrete ragioni io lo presi al mio
-ritorno in Italia. Mio padre è lord Guglielmo Leslie.
-
-L'amico Eugenio levò gli occhi con gran maraviglia a quella sonora
-parola di _lord_; e, poste giù le molle con che giocava, stette con più
-cheta attenzione ad ascoltarlo.
-
-— Mio padre, seguitava Arnoldo, è un uomo severo, superbo del suo
-nome e dell'antica sua nobiltà, quant'altri mai; i suoi principii sul
-fatto e su la condizione sociale son quelli d'un vero Inglese, onore,
-orgoglio e fermezza; il motto dell'arme gentilizia de' Leslie sembrava
-appunto dettato per lui: _Sempre salire!_... Ma, fin dagli anni
-infantili, il mio cuore s'apriva in vece all'incanto delle miti virtù
-di mia madre, dolcezza e compassione, amicizia e amore. Io sento di non
-esser nato per quelle che chiamansi le grandi virtù del nostro secolo,
-una politica che si veste del fastoso nome di filantropia, e una
-civiltà che pesa tutto su le bilance dell'industria. Passai i prim'anni
-dell'adolescenza nella casa d'uno zio di mia madre, venerabile vecchio,
-di cuor giovine e caldo, uom generoso, soccorrevole e costante; egli
-era irlandese e cattolico, e aveva perduto il figlio, la nuora e i
-nipoti, tranne uno solo che formava le delizie dell'abbandonata sua
-vecchiaia..... Questo giovine cugino fu il mio primo amico! Ah! pochi
-anni appresso, anch'egli era morto...
-
-— In quel tempo appunto, ripigliava il giovine dopo una pausa, nel
-nostro paese gli spiriti bollivano in quella famosa guerra d'opinioni
-e di parte, che tenne grandemente agitati tutti i giusti e i buoni, la
-controversia della emancipazione de' cattolici. Mio zio metteva in cima
-de' più cari suoi voti la sospirata legge, e ne procacciò il trionfo,
-per quanto potè e seppe. Parmi ancora vederlo scuotere la sua testa
-canuta, e volgere al cielo gli occhi accesi d'un insolito ardore di
-gioventù, dicendomi dover la giustizia trionfare una volta o l'altra
-anche su questa terra, e nessun sacrifizio esser poco, per guarire la
-patria d'una piaga che per tre secoli aveva fatto la vergogna della
-superba nostra civiltà!... Ma appena mio padre conobbe i nobili sforzi
-del suo parente e il mio entusiasmo a pro di questa causa generosa,
-mi rivolle presso di sè, caldo sostenitore, com'egli fu sempre, degli
-antichi rancori. E mi mandò a viaggiar sul continente, perchè la mia
-mente si spogliasse di queste fantasie, ch'egli chiamava la scorza del
-fanciullo, e imparasse a conoscer gli uomini e le cose. Ma era tardi.
-Io aveva già sposata la parte degli oppressi; io amava il culto solenne
-e maestoso della Chiesa a cui mi guidava fanciullo il mio vecchio
-zio, e dove univo le mie alle candide orazioni del mio povero cugino;
-l'arida e corrotta dottrina, e la troppo mutabil fede nel seno della
-quale io nacqui, non avevano parlato mai al mio cuore.
-
-— Nel mio viaggio attraversai, come un uomo nuovo, quest'Italia
-così degna d'amore e di venerazione; di città in città, vidi le
-sue basiliche, le sue cupole, le sue chiese, nelle quali mi pareva
-che l'arte veramente divina traducesse all'anima il mistero della
-suprema bellezza; vidi i capilavori di Michelangiolo, di Raffaele,
-di Tiziano, di Guido, di cent'altri; tutto mi rapì, mi commosse; e
-questo, il posso dire, fu il principio della mia conversione. Conobbi
-molti uomini d'alto ingegno, di semplice probità, uomini di fede e
-di sapienza; conversai con essi, ritrovai in loro le virtù, le parole
-dello zio Randale; e finalmente, venuto in questa stessa vostra città,
-Dio mi fece incontrare con quel saggio che doveva rinverginar la mia
-mente, vincere il dubbio del mio cuore, sollevare la mia speranza e la
-forza del mio intelletto a una lieta novella. Fin d'allora io voleva
-abbandonar l'eresìa; pure quell'uomo, ch'io venerava come il mio
-salvatore, aveva letto nel mio cuore, e veduto che la mia deliberazione
-era più d'entusiasmo che di convincimento; e non assentì. Ma,
-congedandomi con lagrime di consolazione, mi disse di lasciar fare al
-Signore, che avrebbe condotta a' fine l'opera sua.
-
-Intanto Eugenio, al quale il racconto riusciva nuovo e strano (egli
-che non aveva mai pensato sul serio a' paternostri e a' credo della sua
-nonna), diceva tra sè e sè che quel giovine aveva più del dottore che
-del lord, onde l'avrebbe indovinata meglio se fosse venuto al mondo a'
-bei tempi del bordone e delle cocolle: del resto, che le belle Madonne
-dipinte sui quadri l'avessero convertito, non lo capiva; chè per lui,
-tutte quelle belle sante color di rose e gigli, e quelle Maddalene
-penitenti che aveva veduto, gli avevan fatto frullare tutt'altri
-pensieri in capo.
-
-— Dopo qualche tempo, riprese Arnoldo, mio padre mi richiamò a casa;
-ma avend'io rifiutato un illustre matrimonio al quale egli stesso mi
-destinava, s'inasprì contro di me; mi respinse, e venne con le mie
-sorelle in Italia, ov'io lo seguitai poco di poi. Ma qui, l'amore
-di Maria e l'amicizia del fratel suo, come già v'ho narrato, mi
-ricondussero a' più santi pensieri, alla religione... Tornato in
-patria, volli alfine adempire il proposito fatto, e andai a visitare
-il mio buon zio, il quale più nulla aveva saputo della mia sorte;
-quell'uom venerando, giunto nell'ultima vecchiezza, era divenuto
-cieco. Lo trovai inchiodato dagli anni su d'una seggiola antica, ma
-con la mente lucida e col cuore tranquillo. Egli pianse di gioia al
-racconto delle arcane vie per le quali la provvidenza aveva condotto
-l'opera della mia salute; e levando in atto solenne la nuda sua testa,
-e con le mani tremanti cercando la mia, mi benedisse, ed esclamò che
-oramai moriva contento, perchè il Signore lasciava nella sua famiglia
-l'eredità della fede. Alcun tempo appresso, egli si fece trasportare,
-quantunque cieco, nella chiesa in cui io feci la pubblica abbiura
-dell'eresía!... La memoria di quel dì non uscirà mai dal mio cuore!...
-Ma da quel dì stesso, non rividi mio padre, e forse nol vedrò più.
-Nessuno, ben che il fatto della mia conversione menasse qualche rumore
-della città, nessuno ebbe l'animo di farne motto con lui; talchè seppi
-poi ch'egli ne aveva letto la notizia sui fogli pubblici... Mi fu
-riferito che nell'impeto del suo sdegno egli m'abbia maledetto... Oh
-Dio! No, no, io non lo crederò mai; e tu, o Signore, non consenti che
-un padre maledica al figliuol suo!... Il vero è ch'io fuggii, come un
-colpevole, abbandonai famiglia, amici e patria; non avrei potuto vivere
-come uno straniero vicino alla mia casa, a' miei; e mutai nome e cielo.
-Poi, qui speravo di trovar quel riposo che sempre fugge dinanzi a me,
-e qui mi chiamavano ancora una promessa, un amore... Ah! sì, che almeno
-io ritrovi quella virtuosa fanciulla! Essa non mi respingerà più; ora,
-io non sono il giovine ricco e potente, sono il figliuol diseredato, il
-povero esigliato che domanda conforto, che ha bisogno di trovar alcuno
-che l'ami ancora.
-
-— Ah! esclamò Eugenio, vi dico in coscienza che di certe cose io non
-ne so straccio! Ma se, per dio, non v'avessi intes'io a raccontare voi
-stesso la vostra storia, la crederei proprio, come se mi dicessero che
-il Gran Turco s'è fatto eremita. Un giovine come voi, un signore, un
-uomo d'ingegno, far questa fine... Scusate, sapete; ma, a me, questi
-miracoli non m'entrano in testa; sebbene, a dirvela com'è, tutto ciò
-m'abbia imbrogliato un po' le idee; m'avete tirato giù certe ragioni,
-certi scrupoli, a cui non ho mai pensato in vita mia.
-
-Arnoldo taceva, e teneva fissi sopra il compagno gli occhi con un'aria
-tra mesta e grave.
-
-— E vorrei veder adesso, soggiungeva Eugenio, che quella fortunata
-fanciulla volesse far la schizzinosa. È impossibile! e scommetto che il
-suo nascondersi è furberia bell'e buona per tirarvi meglio in trappola.
-
-— Non è vero! Voi non la conoscete, rispose sdegnoso Arnoldo.
-
-— Sarà, lo dite voi, sarà! Ma pur non vorrei che... E, con un tal
-maligno sorriso, Eugenio scoteva il capo.
-
-— Ah! voi ridete, voi ridete, come gli altri che mi tengono per uno
-stolto!... Ma voi non sapete quel che si passa qui dentro, quel che si
-può perdere e sperare!
-
-A queste parole dette con fuoco, l'altro tacque, si strinse nelle
-spalle, e conchiuse mentalmente: Non c'è da dire! bisogna persuadersi
-ch'egli pizzichi del matto.
-
-Ma poco di poi, quando Arnoldo gli confidò che al domani partiva
-per andare in cerca di Maria, al paesello del lago o nel dintorno, e
-conchiuse pregandolo in nome dell'amicizia di tentar tutto, durante la
-sua assenza, per averne egli pure contezza, Eugenio aveva promesso di
-far l'impossibile: e si lasciarono, buoni amici come prima.
-
-
-
-
-X.
-
-UN'ALTRA PROVA.
-
-
-Una casa di gretta apparenza, con le muraglie dipinte del colore del
-tempo e scalcinate, con un ballatoio alla lunga a ciascuno de' suoi
-due piani e un'ampia gronda tarlata che si versa all'infuori, come
-la tesa d'un cappellaccio su la fronte d'un pitocco, guarda su d'una
-rimota piazzetta, in una parte lontana della città, presso a uno de'
-nostri abbandonati _terraggi_. Da un fianco, il murello d'un'ortaglia
-che fa gomito nell'attiguo chiassuolo, dall'altro una casipola lunga,
-bassa, bucata d'usci e finestre come un crivello, angusto ricovero di
-povera gente; e vicino, una vecchia siepe su d'un ciglione di terra,
-che risponde a una strada fangosa, bistorta, orlata d'un fossato. V'ha
-ancora pochi angoli della nostra bella e ringiovenita Milano, i quali
-presentino un aspetto così malandato e tristo, da parer veramente la
-casa delle streghe; e chi si volesse pigliar lo spasso di cercare quel
-gruppo d'abituri ch'io descrivo, non aspetti al domani; perchè forse,
-dov'è la casa del signor Cipriano, troverà un bel palazzetto dalla
-fronte allegra e linda e dalle gelosie verdi, e in vece del rozzo
-casamento da vicini col marcio fossato al piede, si vedrà sorgere
-dirimpetto una fabbrica bianca, recente, di cinque piani, da far
-invidia a chiunque abbia due spanne di terra al sole.
-
-Il signor Cipriano era un antico fabbricatore di cioccolatte, il
-quale, avendo avanzate di buone migliaia di scudi, e non volendo morir
-sul mestiero, chiusa bottega, si ritirò a goder negli ultimi anni il
-frutto de' suoi sudori in santa libertà. Egli aveva dunque comperato
-quella casa a mezzo prezzo; ma poich'era assai taccagno e aveva spesa
-sempre la sua lira per venti soldi almeno, si ridusse a menar grama
-vita in quella topaia cadente, dove una volta aveva sognato di far il
-signorone. E parevagli di toccare il cielo col dito, allorchè sdraiato
-su d'una panchetta accanto al fuoco, col fido suo fiaschetto di vin
-d'Ossona al fianco, ruminava, tra l'una e l'altra mezzina, il conto
-degl'interessi de' suoi capitali, all'uno o al due per cento il mese.
-Quand'egli attraversava la piazzetta per entrar nella sua porta, andava
-tronfio, a lento passo, con le mani intrecciate sotto la schiena; e,
-levando il grosso ventre e il naso bernoccoluto, sbirciava su per
-le finestre e pe' terrazzini le più tonde e frescoccie comari del
-contorno: tutti lo conoscevano, e gli facevan di cappello, quasi al
-bassà del quartiere; perchè tutti supponevano che tenesse un bel morto
-sepolto in cantina.
-
-Dal primo all'ultimo de' sessant'anni, a cui toccava allora, egli era
-stato schivo sempre d'ogni molestia e d'ogni cura; e se non volle mai
-tor moglie, fu per non avere il pensiero de' figliuoli e l'impaccio
-della donna, ch'egli soleva chiamare la più spallata mercanzia del
-mondo. Ma, poco tempo prima, s'era condotte in casa la signora Barbara,
-sua sorella, vedova d'un fallito, e la Savina figlia di lei, che
-sole di tutti i parenti gli eran rimaste, e che s'accontentarono di
-governare la casa e pagar la pigione; perchè l'idea di fare un dì
-o l'altro una grossa eredità era l'áncora della loro speranza. In
-casa però, il signor Cipriano aveva sempre tenuta la mestola a suo
-modo; e ben se lo sapeva quello zotico baccellone di Michele, ch'era
-l'unico famiglio, quando il padrone, dotato d'una memoria spilorcia
-da far fremere, gli faceva dar conto ogni dì, della croce dell'ultimo
-quattrino.
-
-
-Nella casa di questo novello Arpagone noi troviamo adesso la nostra
-fanciulla, in qualità di cameriera della signora Barbara; la quale,
-incapricciata che la sua Savina diventasse una damigella e facesse un
-bel partito co' fiocchi, non voleva più vederla attendere alle meschine
-cure della famiglia.
-
-Maria vi stava già da un mese. Abbandonata ch'ebbe la bottega della
-crestaia, si gettò nelle braccia dell'unica conoscente che le restava,
-la signora Giuditta; e pianse, raccontando il pericolo che correva, e
-la scongiurò che le procacciasse un altro ricovero, una casa onesta,
-dove potesse viver più sicura, e nascosta a tutti. Appunto alcuni dì
-prima, la signora Barbara s'era raccomandata alla Giuditta (da un pezzo
-si conoscevano) chè facesse di trovarle una brava e savia giovine, la
-quale, contenta di poco, s'allogasse presso di lei. Dunque, la cosa fu
-ben presto combinata; e Maria, altro non sospirando che un'esistenza
-casalinga e solitaria, ringraziò il cielo che le avesse conceduto quel
-ricovero.
-
-Ell'era così docile e buona, che subito la signora Barbara prese a
-volerle bene; e il suo costume, le sue parole avevano un incanto così
-gentile e dolce, ch'essa pure la giovinetta Savina le pose molto amore,
-e volle subito che tra loro si dessero del tu. Maria le apparecchiava
-ogni mattina il più fresco e mondo vestito che pareva sempre del dì
-delle feste, un candido grembiule coll'orlo a traforo, e un bel collare
-a pieghette, e la cuffietta la più leggiadra, ch'era una grazia a
-vederla. E la madre si ringalluzziva tutta, nè capiva in sè della
-gioja, trovando sì bellina e compita d'ogni cosa la figliuola, che
-tutt'altra sembrava da quella di prima.
-
-Tutta la casa poi, in quel breve tempo, risentiva già della presenza
-d'una sollecita regolatrice, a cui il buon ordine e la mondezza sono
-necessità e abitudine; i vecchi mobili polverosi, muffati, del signor
-Cipriano, le tende delle finestre e le cortine de' letti luride e
-cadenti, avevan ripigliato un'aria di giovinezza e di pretensione.
-Fino quel semplice di Michele, il famiglio, voleva farsi in quattro
-per ripulire e rassettar le camere, il salotto e la cucina; e lavorava
-a tutta schiena a rigovernar le pentole, le casseruole, le stoviglie,
-obbediente come un cagnolino a tutto quel che Maria gli dicesse; perchè
-glielo diceva con un far così benevolo, ch'egli, usato a ricever buone
-lavate di capo dal padrone per cose da nulla, sarebbe per essa ito
-nel fuoco. L'avaro era il solo che più di frequente brontolasse di
-quelle novità; nè ci voleva meno di tutto l'accorgimento e di tutta la
-pazienza della sorella a persuaderlo che un uomo della sua qualità, con
-venti mila lire buone di rendita, doveva tenersi in credito, e aver una
-casa da cristiano; ma la ragione che lo faceva star più cheto, era che
-non gli toccasse di far vedere la luce a un soldo di più.
-
-Dopo che stava in quella casa, Maria non ne usciva mai, fuorchè la
-domenica di buon'ora, per andare alla messa nella chiesa più vicina.
-L'inverno si rabbruscava sempre più; il cielo era quasi sempre
-rannuvolato e piovoso, e le prime nevi avevan già messo nell'aria
-quella muta malinconia, che par s'acconci tanto bene a una vita
-rassegnata e oscura.
-
-Sbrigate le faccende di casa, tutta la gioia di Maria era di potersi
-ritirare nel silenzio della sua camera. Allora rialzata una cortina
-del balcone che metteva su la ringhiera, sedeva assidua al suo lavoro,
-là presso, sotto la poca luce; e le pianticelle d'un vaso di garofani,
-ch'essa teneva su d'un vicino armadietto, lasciavan talvolta cadere
-sul suo grembo alcune secche fogliette. Quel piccolo vaso, senza
-un fiore, quell'arida pianticella, quegli steli d'un pallido verde,
-ricadenti su l'orlo del vaso, bastavano a risvegliar nell'anima sua il
-dolore del tempo passato, il mesto desiderio d'un avvenire più felice.
-Si ricordava che nella casa di suo padre, sovra la soglia della sua
-finestra verso il lago, ella soleva una volta educare una famigliuola
-de' fiori che più amava; e via via, di pensiero in pensiero, il suo
-cuore la rapiva... Essa non era più là, era con sua madre e con la
-vecchia Marta, era con suo fratello... e con un altro!
-
-
-E dimenticava tutto, per ricordarsi solamente d'una appassionata
-canzoncina, che un giorno era tanto piaciuta all'amico suo:
-
- ROSA.
-
- Chi è che vien sì lenta e sospirosa?
- Povera Rosa! Rosa innamorata!
-
- Era un raggio del ciel la sua sembianza;
- Ora è senza color, senza parola:
- Prima al canto d'amor, prima alla danza,
- Ed ora agli occhi di ciascun s'invola;
- E se ne va piangente, e tutta sola
- Lungo la riva di fiori smaltata.
-
- Su la bell'alba move, in vesta bianca,
- E par l'ultima stella del mattino;
- Tacita riede, quando il giorno manca,
- E pare il primo raggio vespertino;
- All'alba e al vespro, sempre a quel cammino
- Sen viene la fanciulla sconsolata.
-
- Perchè si volge sempre al ciel lontano?
- Qui non è cosa più che la conforta!
- Madre infelice! E tu la cerchi invano;
- D'un angelo la vita in terra è corta!
- Madre, non hai più figlia!... Ell'è già morta,
- E già rivola a Dio l'alma beata.
-
- Chi a pianger vien sul sasso ov'ella posa?
- Povera Rosa! Rosa innamorata!
-
-Ma nella dolcezza del suo rapimento veniva a turbarla l'acuta voce
-della piccola Savina, la quale era inquieta, caparbia, un vero
-demonietto; e non la poteva star sola un'ora co' suoi pensieri di
-quindici anni, senz'annoiarsi. Allora essa correva dalla Maria, e
-saltellandole intorno, come un furetto, ora voleva che le acconciasse
-un riccio, ora che le stringesse la cintura, or una cosa, or un'altra.
-E poi, se le frullava il capriccio, Maria doveva porsi a giocar con
-lei; e pigliato un mazzo di carte, bisognava che la si facesse a
-indovinare, se la padroncina avrebbe avuto un amante, se giovine,
-ricco, bello e che so io. Maria paziente ne appagava i bizzarri
-ghiribizzi, le presagiva le più liete cose del mondo, tutto com'essa
-voleva; e la Savinetta allora le balzava al collo, le dava baci, le
-diceva ch'era tutta bella, e che appena divenuta una gran signora, essa
-l'avrebbe tenuta sempre con lei, e di più, che s'ella fosse stata un
-bel giovinotto co' baffi l'avrebbe sposata su' due piedi. Maria non si
-piaceva delle scioccherìe di quel farfarello; ma pur era bisogno che
-qualche volta mostrasse di sorridere, perchè non la facesse peggio.
-
-Così ella provava quanta pena costi a un animo debole e piagato la
-lotta dell'interno dolore con le amare inezie della vita. E non aver
-nessuno a cui svelare i segreti della sua pena, nessuno che le dicesse
-una parola, che le desse un consiglio; e in vece dover sempre parer
-lieta, e sorridere quando altrui piaceva, tutto ciò logorava il cuor
-suo; come un succo velenoso che fa morire lo stelo d'un fiore, quando
-appena il primo germoglio comincia ad aprirsi al sole.
-
-Pure, a poco a poco, l'aria dolce e l'ingenuità della fanciulla
-parevano aver fatto breccia perfino nello scabro cuore dell'avaro.
-Maria non se n'era accorta, ma il vecchio Arpagone non brontolava più
-come prima, non andava gironzando per la casa, le mani nelle tasche del
-giubbone, come soleva, e sguardando in cagnesco; fin al povero Michele
-non faceva più il viso arcigno, quando se lo faceva venir innanzi per
-saldare i conti, o comandar il desinare. Ond'era, che que' di casa e i
-vicini, i quali l'avevano sempre conosciuto per un sornione dannato,
-volevano sbattezzarsi per la maraviglia, non potendo capacitarsi di
-vedere il signor Cipriano rientrar in casa fuor dell'ore usate e con
-un'ariona allegra, della quale i suoi debitori del vicinato non avevan,
-da anni e anni, neppur sognato l'ombra.
-
-Ma il più strano fu, quando venuta la domenica, egli fu veduto
-attraversar la piazzetta, vestito d'un pastrano nuovo color marrone e
-con un cappello rimberciato, che pareva volesse sfidar l'aria; a mano
-a mano ch'egli passava, l'ortolana, la pizzicagnola, la tabaccaia e
-l'altre comari del quartiere gli tenevan dietro con gli occhi, e poi si
-guardavan tra loro stupite, come per dire: — O la è vicina la fine del
-mondo, o il signor Cipriano vuol morire.
-
-
-Nessuno l'avrebbe pensato, pure egli era vero, che da qualche tempo
-la graziosa figura di Maria trottava per il cervello del vecchio
-barbogio. Alla sera quand'egli seduto nel salotto, presso il camino,
-in cui ardevano due legni in croce, si traeva di tasca, e rileggeva la
-bisunta vacchetta del suo _dare_ e _avere_ (cosa ch'egli faceva tutti
-i santi giorni dell'anno, come un buon prete recita il suo breviario),
-gli occhi suoi piccoli e rossigni stoglievansi spesso dalle cifre
-arabiche ond'era tempestato quel libretto, per riposarsi sul leggiadro
-gruppo di Maria e della Savinetta che stavano poco lungi, accanto della
-tavola, l'una a cucire, l'altra a ridere ed a ciaramellare. Il dilicato
-aspetto di Maria, la sua testa vezzosa e coperta d'un bel pannolino
-bianco orlato d'azzurro che le si allacciava sotto al mento, i capegli
-scompartiti e lucidi, gli occhi grandi e modesti, quella faccia bella
-che cominciava a ripigliare il suo tenero incarnato, e quelle piccole e
-bianche mani inquiete sul lavoro, e lo schietto abbandono della snella
-persona, tutto aveva in lei una tale magia, che al signor Cipriano, a
-cui per le frequenti sorsate del suo pretto vin d'Ossona luceva un poco
-la vista e ballava la camera intorno, l'aerea figura della Maria era
-come l'apparizione d'un bellissimo sogno. Allora egli perdeva il filo
-de' suoi conti, il dare e l'avere gli andavano insieme sotto gli occhi,
-e scambiava numeri e parole; ogni zero gli pareva la bella testolina di
-Maria.
-
-Così in quelle sere, mentre il vôtar de' bicchieri gli scaldava le
-vene e i polsi, la presenza della vezzosa creatura gli metteva nella
-fantasia il grillo dei vent'anni; e dimenticava i suoi capegli grigi e
-il naso bitorzoluto e il suo piatto viso color di vinacce. E che non
-avrebb'egli dimenticato, se lasciò perfino passar due giorni interi,
-senz'esigere dal Michele il rendiconto dello scudo rimastogli nelle
-mani per far le spese?
-
-Allora, facendosi coraggio s'alzava, e, data una scosserella alle
-membra ingranchite, s'accostava pian piano, coll'andar del gatto, alla
-tavola dove sedevano le due giovinette, poco stante dalla signora
-Barbara. E appoggiati i gomiti alla spalliera della seggiola di
-Maria, contorceva il viso con una smorfia, che avrebbe dovuto essere
-un sorriso; e dondolando la testa or su l'una spalla, or su l'altra,
-domandava: — Che fate di bello. Maria?
-
-— Sto ricamando un fazzoletto da collo per la signora Savina.
-
-— Oh come sei brava! adoperi l'ago, ch'è una delizia vederti.
-
-— Come mi starà bene quel collare, non è egli vero, zio? Voglio
-metterlo il dì del Natale! diceva la Savinetta; e intanto, non potendo
-star cheta, andava tagliuzzando con le cesoine le frange del grosso
-tappeto che copriva la tavola.
-
-— Oh! ti starà bene anche di troppo, per quella maledetta smania di tua
-madre di spenderti intorno tutto il fatto tuo.
-
-— Lasciate pensare a chi tocca, voi! rispondeva la madre, chè non
-sapete mai cosa vi diciate.
-
-— Bene, bene, tal sia di voi! Ma tu, Maria, che sei così bellina, e sai
-far tante care cosette, perchè vai sempre con quel vestito povero, nè
-mai t'adorni di qualche ricamo delle tue belle manine?... E con quel
-suo strano vezzo dondolava sempre il capo, battendo con le dita il
-tamburo sull'appoggiatoio della scranna.
-
-— Oh! per me non ci penso neppure, io sono povera! rispondeva Maria con
-un sospiro, senza levar gli occhi dal trapunto.
-
-— Via, via, ripigliava il vecchio, non ti crucciare. Tu sei carina,
-buonina... e se non fosse... Oh sì, tu adesso sei della famiglia, e
-vorrei quasi... capisci? Io sono di cuor tenero, mi piace che tutti
-mi voglian bene... capisci? Però, non son ricco... è un babbuino chi
-lo crede; lo devo ben saper io, io che sono capo di casa: una famiglia
-costa gli occhi del capo, altro che baje!... Ma pure, vada!... per le
-feste del Natale, ti voglio regalare, sì regalare... uno scialle rosso,
-a fiori, magnifico, che ti ruberà gli occhi! E tu lo porterai per amor
-mio, non è vero?
-
-— Ah no! signore, non faccia niente, io ne la prego! lo interrompeva
-Maria, arrossendo tutta.
-
-— Tant'è! l'ho detto, e lo farò. E levandosi ritto, teneva fissi su lei
-gli occhi di bragia, la divorava con gli sguardi.
-
-— Ecco qui, voi! gli dava allora sulla voce la sorella. Che idee vi
-girano in capo? Non avete mai in vita vostra regalato alla mia Savina,
-ch'è pur l'unica vostra nipote, nemmen la capocchia d'uno spillo, e
-adesso vi salta il capriccio di donar uno scialle alla serva?... Cosa
-credete che costi? non ve la cavate con manco d'un paio di luigi! avete
-capito?... Eh andate a letto, chè la testa vi gira, e non mettete così
-sossopra le figliuole! Maria è una brava fanciulla, e fa bene a dir
-no. Pensateci bene... due luigi! voi che gridate tanto di me, che per
-una settimana tempestate, s'io spendo mezzo scudo!... Andate, andate in
-letto, ch'è l'ora.
-
-Per buona ventura quelle parole, due luigi! eran magiche sul vecchio
-spilorcio; il quale, pigliato un moccolo, obbediva, brontolando frasi
-scucite, e incamminavasi verso la sua camera, tentennando la grossa
-persona su le gambe mal ferme. Ma quand'era sull'uscio, rivolgevasi; e
-levando il lume alla dirittura de' suoi occhi lustri e accesi, salutava
-con la palma tesa la fanciulla, e lo diceva con una vocina stonata: —
-Buona notte, Marietta! buona notte, mia bella stella d'oro! ah! ah! eh!
-eh!... E, data una girivolta, imboccava nell'uscio e se n'andava.
-
-
-Fino a quel dì, sull'anima candida di Maria non era caduta pur l'ombra
-d'un pensiero di tema: ella viveva sicura, e senza alcun sospetto che
-il suo padrone tenesse gli occhi sopra di lei. Era innocente, nè il
-suo cuore poteva concepire quanto d'abbietto e d'infame vi fosse nelle
-semplici e rotte frasi che il vecchio le indirizzava in quella sera.
-Abbandonata nella disgrazia, benchè avesse patito molto, essa ignorava
-ancora che sciagure più atroci e prove più dolorose sovrastano alla
-povera innocenza; ignorava che l'uomo sembra quasi compiacersi di
-gettar la contaminazione dov'è la miseria, come se questa possa esser
-la scusa della colpa.
-
-Ma in quella sera, le si svegliò nell'anima un turbamento, un timor
-muto, del quale non sapeva spiegar la cagione. Quando si ritirò,
-sentiva un'inquietudine ne' pensieri, un raccapriccio in tutte le
-fibre, come il senso arcano d'una nuova sciagura; e ad ogni momento
-tremava di trovarsi tutta sola. Le risonavano ancora all'orecchio le
-parole che il vecchio le aveva dette, e ch'essa non intendeva; ancora
-le pareva di vedere il suo volto contraffatto dal ghignar di quella
-sua strana giovialità, i suoi guardi di fuoco, e gli atti schifi, e
-il maligno saluto. Quelle parole, quell'aspetto le somigliavano un
-terribile scherno, e le mettevano in cuore un gelo, un ribrezzo che non
-aveva provato mai.
-
-Volgeva intorno gli occhi sbigottiti, e il viso sparso di
-freddo sudore; trattenendo il respiro, tendeva l'orecchio al più
-leggero strepito che si movesse nell'altre stanze. E, nel terrore
-dell'abbandono, domandava al cielo la grazia d'essere liberata da
-quell'affanno, che le pareva effetto d'una visione spaventosa.
-
-A poco a poco tornata in pace, s'avvicinò al suo letto, e slacciando il
-fazzoletto che le copriva la testa, si sgruppò la bella treccia bruna,
-che le si diffuse tutta sulle spalle e sul seno...
-
-In quel momento, le percosse d'improvviso l'orecchio un quieto
-strisciar di pianelle, come il passo d'alcuno che s'accostasse al suo
-uscio. Sollevò al cielo il volto supplichevole; e poi, serrando le
-braccia strettamente al seno, si raccolse come in sè stessa, e stette
-senza movimento e quasi senza vita. Così una giovinetta indiana, la
-quale, fuggita dalla sferza del sole, riposavasi all'ombra del fedele
-sicomòro, si risveglia con subitano balzo da' suoi sogni dorati, e
-rimane muta, fredda, tremante, sotto la malía degli accesi occhi del
-serpente, che vede trascinarsi col lubrico ventre su per la zolla di
-muschio, ov'essa poco dianzi dormiva.
-
-Poi, quel cauto stropiccìo di passi le parve allontanarsi, e poco di
-poi cessar del tutto. Essa palpitava ancora, ma lo sgomento che l'aveva
-compresa divenne meno; diede un gran sospiro, e le si allargò il cuore.
-Pure, quando fece per ispogliarsi del suo modesto vestito, un segreto
-istinto di pudore, che le nacque nell'animo in quel momento come il
-gemito dell'innocenza, le persuase di coricarsi vestita com'era, senza
-quasi ch'ella osasse domandarne a sè medesima il perchè.
-
-Si gettò dunque sul letto, ma per tutta la lunga notte non potè chiuder
-gli occhi al sonno, nè trovar un istante di quiete. A ogni poco, il
-più lontano suono la riscoteva; e balzando a sedere su la coltre,
-ascoltava, tremava. E que' risalti e quelle paure erano per nulla:
-una volta era lo stillare d'alcuni ghiacciuoli che staccatisi dalla
-grondaia battevano su la balconata; poi, era un gatto che saltando
-dall'abbaìno attraversava su pel lungo ballatoio della casa; poi,
-qualche povero diavolo, un di coloro che non han luogo nè fuoco, il
-quale cacciato fuor della porta del vicino tavernaio, se n'andava in
-ronda gagnolando qualche rozza canzone, e faceva scricchiolare sotto
-i suoi passi la neve gelata, camminando a sghembo, come si dipinge la
-saetta.
-
-Oh come la fanciulla benedisse il ritorno della mattina! Ma gli ultimi
-giorni del dicembre, sotto l'umida coperta delle nebbie, nascono sì
-tardi su le tetre vie della città, e stillano i brividi della tristezza
-nel cuore. Nondimeno ella spalancò il balcone, e tutta consolata
-bevendo quell'aria cruda ma aperta, credette di tornare alla vita.
-Quando fu per uscire della sua camera, un dubbio inquieto le arrestava
-ancora il passo, perchè sopra ogni cosa temeva d'incontrarsi sola col
-vecchio padrone. In casa nessuno erasi levato, fuori di quel poveraccio
-del Michele: e Maria lo pregò con tal modo le desse una mano a
-rassettar le camere, che il buon uomo non sel fece dire due volte, e in
-manco di mezz'ora rimuginò e ripose tutte le masserizie, che si sarebbe
-potuto specchiarvisi.
-
-Poi, per tutto il dì, Maria non si tolse mai dal fianco della
-sua padrona, schivando sempre, con uno o con un altro pretesto,
-d'abbandonar la camera ove stava con essa e con la figliuola. Ma il
-signor Cipriano era uscito di buon'ora, nè tornò fino al desinare;
-durante il quale, rimase sopra pensiero, non disse mai parola, non
-guardò a nessuno, e tenne un broncio duro che gli s'acconciava a
-meraviglia. Maria non poteva crederlo, ma pur non desiderava di più: la
-sorella e la nipote di lui non ci vedevan dentro chiaro.
-
-Il dì dopo fu lo stesso, così che la fanciulla cominciò a rassicurarsi,
-a pensare che il suo timore fosse il giuoco d'un sogno cattivo; ella
-si persuase perfino, che il sospetto che l'aveva presa, fosse un reo
-pensiero dell'anima sua, una colpa di più... Povera innocente!
-
-
-Intanto il dì del Natale era passato, e nella casa del vecchio avaro
-tutto camminava col solito andare. La mattina breve, ma pur tediosa,
-era appena ingannata dalle poche faccende della famiglia, e da qualche
-rara visita d'una comare del vicinato o d'alcuna delle amiche della
-padrona. La sera poi, al consueto, le tre donne sedevano presso la
-tavola; e il signor Cipriano se ne stava nel salotto, rincantucciato al
-focolare, in compagnia del suo fiasco di vin vecchio, e studiava sul
-fido libricciolo degli interessi il conto della fin dell'anno, quel
-conto fatale ai poveri debitori; e al saldar di ciascheduna partita,
-vôtava d'un fiato il colmo bicchiero, e lanciava un'occhiata lunga
-e maligna alla giovinetta pensosa; una somma, un buon bicchiero, e
-un'occhiata di traverso, e via con questo giuoco. A mezza sera le
-donne si ritiravano, e il padrone rimaneva ancora per un buon pezzo a
-succiare del suo boccale; e allargando le gambe a cavalcioni del fuoco,
-rintascato il libro nero, lasciava le briglie a' suoi pensieri, si
-deliziava ne' più bei castelli in aria che abbian mai ballonzato nel
-cervello d'un vecchio.
-
-
-Una sera fra le altre — egli era solo, e bisogna che qualche strano
-ghiribizzo gli stuzzicasse la fantasia, perchè grattavasi le orecchie,
-e di tanto in tanto, sfregandosi le mani o facendosi scricchiolare
-le dita, borbottava strane e rotte parole, lasciava sfuggire certe
-mute risa, da disgradarne il don Bartolo della commedia; al quale
-somigliava, imbacuccato com'era in una grossa berretta di cotone e
-nell'emerita vestaccia da camera che aveva tutti i colori dell'iride.
-
-— Tant'è! bisogna venirne a capo, o non sono io!... È oramai tempo!
-non posso proprio star più nella pelle — così borbottava il maligno
-vecchiardo. — Ho un fuoco qui dentro che mi brucia!... Mi par quasi di
-non aver più testa, e tutto mi balla in giro. Ecco! di tante belle cose
-ch'io aveva pensate da dirle, non ne so più un'acca. E sì, che quando
-mi ci metto, so parlare in punta di forchetta!... Maledette le parole!
-Basta, sarà quel ch'ha da essere. Quando la vedo, mi sento rimescolar
-tutto... Ma ella? se bastasse il promettere, manco male, le prometterei
-Roma e Toma... E qui pensava.
-
-— A ogni buon conto, se la tristarella ha il cattivo uso di serrarsi
-in camera la notte, questa controchiave farà il fatto mio... Una volta
-ch'io ci sia, il resto vien di per sè. Vorrei vederla, che quel musetto
-avesse ad arricciare il naso alla vista di questo bel rotolo di ruspi
-nuovi!... E si toglieva di tasca un cartoccio, e lo contemplava con
-occhi di ramarro.
-
-— Veramente, penso che dodici son troppi, e mi piange il cuore...
-perchè, se la fosse come tant'altre con qualche cencio e un par
-d'orecchini... e saltar tant'alto!... Eh! una volta, che tempi! Gli
-è vero che allora io era più fresco, e che quell'altre non tenevano
-soltanto a' miei soldi... E si ringalluzziva, poi guardandosi
-nell'antico specchiaccio ch'era sopra il camino, scoteva il capo e
-rannuvolavasi in volto. — Ma questa piagnolona non so come pigliarla.
-Se non fosse che le voglio un bene matto!... Eh via! chè il mio
-grimaldello apre qualunque uscio... E riponeva il rotoletto.
-
-— E poi? vada _todos_! la sarà l'ultima questa, non ci casco più
-da vero, mi costa troppo caro: tant'e tanto, di questi dodici bei
-zecchinetti, mi ricatterò su quel piccolo prestito d'ieri... Ma basta,
-basta, non voglio arrischiar troppo, chè potrei far qualche marrone,
-e perder la testa. Dunque, zitto, zitto! Parmi che a quest'ora tutti
-debbano dormire... E levavasi, e camminando su le punte de' piedi
-andava a uno, poi all'altr'uscio della stanza, appostandosi alla toppa
-a origliare. — Oh non è niente!... mi pareva... è un'immaginazione! E
-poi, sono in casa mia e, alla peggio, tengo il coltello per il manico,
-io! Dirò che risvegliato dal rumore, m'è parso che alcuno entrasse
-in casa, che da buon padrone non voglio scandali, e... gliela farò
-pagar salata, la caccerò di casa mia... Ah! ah! sono un uomo io? Or
-che ci penso, potrei anche smagrire il rotolo, tirarne fuori uno o
-due di questi ruspi; un di più, un di manco, è lo stesso per lei; già
-non la starà a contarli. — E pigliato il piccolo cartoccio, ne traeva
-fuori uno zecchino, e se lo riponeva nel taschino del panciotto. Poi
-passeggiava per la stanza lentamente, con passi studiati, accorti,
-poi tornava a origliare. E solo, a ora a ora, susurrava: — Ah! mia
-speranzina, mio tesoro! che m'hai stregato, che m'hai rubato il cuore,
-che m'hai fatto diventar giovine di vent'anni!...
-
-E il vecchio rimbarbogito s'avviò verso l'uscio del salotto. Ma
-n'andava di male gambe, chè tra il molto vino bevuto e una cotal
-segreta paura, adombravasi, sostava a ogni passo, quasi che alcuno lo
-spiasse; e si guardava le calcagna, come il lupo che sente le peste del
-villano.
-
-
-Nel mentre che il reo babbaccio così andava mulinando l'infame suo
-tentativo, Michele, il dabben servitore, insospettito del perchè il
-padrone, a quell'ora così tarda, non si fosse coricato, si cacciava
-all'oscuro per il corridoio che conduceva alla camera di Maria; poi,
-cautamente avvicinatosi all'uscio ch'era chiuso, batteva un tocco
-leggero, dicendo sotto voce: — Maria, aprite, son io, sono Michele;
-aprite per carità!
-
-L'uscio s'aprì, e la fanciulla comparve ansiosa, atterrita, tenendo il
-lume in una mano, e con l'altra raccogliendosi sul seno il giubboncino,
-del quale già stava per dispogliarsi.
-
-— O Maria, disse Michele con accento rapido e sommesso; bo una cosa a
-dirvi, e in tutt'oggi non ho potuto mai trovar il momento...
-
-— Oh! che c'è mai? per amor del cielo, parlate! esclamò la giovine,
-divenuta pallida pallida per il terrore che si faceva più grande.
-
-— Egli è perchè siete così buona, e non mi dà l'animo di vedervi
-rovinata: ahi se potessi dir tutto quel che so... Ma no, vi basti, che
-non ci state bene voi, in questa casa; che il padrone v'ha messo gli
-occhi addosso; e voi non sapete che uomo sia, massime quando si lascia
-prender dal vino... Ah, per carità, pensateci e tremate! Non siete
-sicura, vi dico, e il Signore abbia compassione di voi...
-
-— O mio Dio, mio Dio! Che cosa ho a fare?
-
-— Fuggire, fuggir di qui, più presto ch'è possibile. Ah se sapeste,
-Maria, che lagrime ha fatto versare quell'uomo!... Se vi dicessi la
-storia d'un'altra poveretta... Domandate la vostra licenza, andate via,
-credete a me, che vi voglio bene, come se foste mia figliuola. Voi non
-potete dormir in pace nel vostro letto!
-
-Maria ascoltava, come istupidita, queste parole, e cogli occhi
-immobili, e con le labbra gelide e semiaperte, muta e senza senso
-guardava Michele, quasi aspettando da lui una parola, un pensiero. Poi,
-vinta dal dolore, rompendo a uno schianto — Oh! perchè mai, disse, non
-m'avete parlato prima? Ora, abbiate voi compassione di me, salvatemi
-voi, fate ch'io fugga subito di questa casa!
-
-— Oh è impossibile! Come volete ch'io faccia? è impossibile adesso!
-dove vorreste andare? Pensateci; e domani, o posdomani, qualche
-pretesto non vi mancherà.
-
-No, domani, no! Adesso, vi dico, adesso... io sono nelle vostre
-mani, salvatemi, salvatemi! E piena di raccapriccio e di spavento,
-guatava per il buio del corridore, come se già temesse l'avvicinarsi
-dell'odioso padrone.
-
-— Non sapete, ripigliava Michele, quel ch'arrischio solo per avervi
-avvisata? il mio pane per tutto il resto della vita; io sarei cacciato
-di qui: e dove trovare allora chi voglia di me, vecchio e gramo come
-sono?...
-
-— Anche voi m'abbandonate, buon Michele? E bene, Dio mi darà forza;
-e dovessi anche gettarmi giù dalla finestra, domani non sarò più in
-questa casa!
-
-— O mio Dio! Siete voi che parlate così, Maria? No, no, farò tutto,
-farò quel che volete. Sentite dunque...
-
-— Oh il cielo vi benedica! ma ch'io fugga sul momento... Domani, questa
-notte... qui io sarei già morta!
-
-— Sentite bene! raccogliete qualche cosa del vostro; poi, senza
-strepito, zitta e lenta, andate a basso, ch'io starò giù ad aspettarvi
-appiè della scala... Per una fortuna del cielo, ho qui una vecchia
-chiave dello sportello: vi metterò fuori e, se v'accontentate d'un
-povero cantuccio per questa notte, bussate a quella porticina qui
-poco lontano, la seconda voltato il canto: vi stanno una mia sorella e
-Brigida la mia figliuola; dite che vi mando io; v'apriranno, e sarete
-la ben venuta: domani poi, all'alba, verrò anch'io; e intanto il
-Signore v'inspirerà che cosa fare.
-
-— Ch'Egli vi dia del bene! Non sarà mai che il mio cuore dimentichi un
-benefizio sì grande!... E stringeva con affetto le mani dell'onesto
-famiglio; e su quelle cadeva una sua lagrima, una lagrima di
-riconoscenza.
-
-Questo colloquio agitato, sommesso, fu cosa d'un momento. Un momento
-dipoi, Michele era scomparso; e a tentone attraversando la stanza
-vicina e l'antisala, con gran cautela disserrò l'uscio che rispondeva
-sul pianerottolo della scala; lasciatolo socchiuso, discese, e si pose
-con animo inquieto ad aspettare, presso la porta di strada.
-
-Maria intanto, tutta ancora smarrita e tremante, era rientrata nella
-sua camera, e non potendo sopportar l'angoscia che le toglieva quasi
-il respiro, abbandonavasi per poco su d'una seggiola, sentendo bisogno
-più che mai di racquistare tutto il suo coraggio. Poi, riscossa da quel
-letargo, al destarsi di nuovo spavento, si racconciò in fretta nella
-sua semplice vesta, e già s'era mossa per uscire, quando le sovvenne
-di pigliar seco il rosario benedetto che la madre le aveva confidato al
-suo letto di morte. Tornò indietro, lo cercò fra le cose sue, che aveva
-lasciate; e trovatolo, con un santo pensiero infantile, e non sapendo
-quasi quel che si facesse, se lo pose al collo.
-
-In quella, apparve su l'entrata della camera la stupida, esosa figura
-del signor Cipriano. Egli aveva trovato schiuso l'uscio, e non volle
-di meglio; chè, vinto il primo passo, si teneva sicuro del fatto suo.
-S'avanzava pian piano, con un andar rotto, incerto; e sul volto acceso
-dal fuoco del vino, gli si leggeva il sinistro ghigno d'una compiacenza
-che aveva qualcosa di bestiale. Egli volle parlare, balbettò; ma, al
-primo vederlo, la fanciulla mise un disperato grido, un grido soffocato
-dal terrore, e corse a nascondersi nel più lontano angolo della stanza.
-Il vecchio continuava ad avvicinarsi tentennando, e sogghignava, e
-teneva sempre sovr'essa gli occhi intenti e bramosi.
-
-Quando fu vicino alla debole sbigottita creatura, la quale,
-rannicchiata sul pavimento, tentava di farsi scudo delle braccia
-tremanti, nè osava di respirare, come se un respiro solo avesse potuto
-perderla, il vile vecchio distese la destra per sollevarla dal terreno,
-e chinossi lentamente sopra di lei.
-
-Allora, inspirata dal suo verginale coraggio la giovinetta levò la
-testa, e con uno sguardo sublime, ardente di disprezzo e di vergogna,
-fissò gli occhi sicuri e innocenti su la delirante faccia del vecchio.
-Il quale, colto da involontaria tema, ristette scompigliato, e diede
-addietro due passi. Essa continuava a guardarlo, senza dire parola:
-quell'aspetto laido e ributtante, le suscitò nel cuore un fremito così
-doloroso che per salvarsi dall'orrore che l'agghiacciava, come se le
-fosse sorta dinanzi l'apparizione d'un demone, strinse con ambe le mani
-la sacra medaglietta del rosario che le pendeva sul seno, e la baciò.
-Quel bacio fu più che una preghiera, più che un voto.
-
-Il vecchiardo, il quale, non aspettando quella scena, temeva quasi di
-vedersi fuggir di mano la sua preda, fece i due passi che lo dividevano
-da lei, e chiamandola a nome e ringhiando, allungò di nuovo le braccia
-per afferrarla; ma la fanciulla con un rapido balzo distaccossi da
-lui, e fuggendo corse verso l'uscio. Allora il reo vecchio, fatto più
-audace dall'impensata resistenza, le attraversò la via, brancicando qua
-e là, e dando pugni all'aria per trattenerla nella sua fuga; e sentendo
-la poveretta con dolorose grida invocar misericordia e soccorso, egli
-ruppe in maledizioni, e inseguendola d'ogni parte, giunse ad afferrarla
-per le mani; ma a quell'impuro tocco, poco mancò che Maria non cadesse
-svenuta.
-
-Egli mischiava intanto preghiere e bestemmie con rauca voce, e
-ripeteva parole insensate, atroci; e serrando i denti per l'ira, e
-quasi schizzando fuoco dagli occhi grifagni, minacciava, minacciava
-d'ammazzarla se non tacesse.
-
-
-In quel momento terribile, la fanciulla, raccolta la poca lena che
-ancor le restava, e sostenuta nel cuore da una virtù sovrumana,
-fremendo d'orrore in ogni sua fibra, fece sembiante di cedere alla
-brutale forza che la strascinava... Poi, con una improvvisa stratta,
-si sciolse del feroce abbracciamento del vecchio, e sorta di lancio,
-con quell'impeto che lo spavento aveva fatto più grande, lo respinse,
-lontano, gridando: — Lasciatemi, infame! il Signore vi punisca!...
-lasciatemi!
-
-Il vecchio demente, mezzo ebbro e arrancato com'era, rinculò
-barcollando, vacillò, e cadde rovescioni sur una tavola; e traendo
-seco a ridosso la tavola, il lume e ogni altra cosa, stramazzò con
-gran tonfo sul terreno, nè potè più rialzarsi: ammaccato e malconcio,
-andava lamentandosi con un rantolo affogato, interrotto; finchè giacque
-immobile e riverso nel lurido sfinimento dell'ebbrezza.
-
-Maria era fuggita.
-
-
-
-
-XI.
-
-IL RITORNO.
-
-
-Era un giorno freddo e oscuro, nel cuor di gennaio. Stendevasi per
-tutto il cielo un immenso, uniforme padiglione di nuvole cenericcie e
-cupe, non interrotte da nessuno screzio di sereno, nè pure distinte
-dalla lieve striscia di quel chiarore pallido, che sembra almeno
-rammentare esservi ancora sotto al malinconico manto dell'inverno il
-nostro sole. L'atmosfera, che la notte innanzi s'era irrigidita per
-lo spirare d'un acuto, gelido rovaio, pareva più greve nella sua morta
-quiete, come allorchè promette vicina la neve.
-
-La strada era solitaria, le rive, le campagne si confondevano mute,
-nude, in tutta la squallidezza del l'inverno: le rotaie del cammino
-erano insudiciate d'un limaccio pesto, sdrucciolevole, e rotte a ogni
-tratto da fossatelli e da pozze. La natura intirizzita e moribonda, le
-piante aride e grame che lasciavano cadere qualche ramicello spezzato
-dal gelo, l'ultime foglie già morte; non un fiore, nè un fil d'erba
-che spuntasse di sotto la neve già vecchia e gelata, nè un passero
-che saltellasse fra i vizzi rami. In mezzo a quella scena, la quale
-t'avrebbe messo il freddo nell'ossa e nel cuore, erano solo indizio di
-vita i tocchi replicati e sordi del mezzodì, che venivano dal campanile
-d'un lontano paese. E la neve, già promessa dal rovaio della notte
-innanzi, cominciava a cadere fitta, quieta, a larghe falde; sì che ben
-presto tutta la campagna fu ricoperta d'una nuova veste biancastra, che
-lasciava appena indovinare giù per le avvallate costiere la pesta del
-cammino.
-
-
-Già da molte ore continuava a nevicare a gran fiocchi; eppure su
-quella strada deserta un povero cavalluccio, con la groppa coperta d'un
-ruvido coltrone addoppiato, andava trascinando a fatica una di quelle
-carrette a due ruote, con le spallette armate di quattro legni ad arco,
-e sopravi tesa una grossa tela di canapa, che formava il tetto dello
-strabalzante traino. Sul davanti, era seduto, con le gambe penzoloni
-all'infuori d'una delle stanghe, un buon villano, il padrone della
-carriuola: egli aveva una berretta rossa e nera, tirata su gli orecchi,
-cadente da una banda e suvvi un vecchio cappellaccio sfondato; e invece
-di mantello, anch'esso, come la sua bestia, portava su le spalle un
-grosso boldrone di lana. Di tanto in tanto dava un buono scrollo alle
-briglie di corda che teneva fra le mani, e col mozzicone della frusta
-punzecchiava le anche del paziente ronzino, o co' più strani versacci
-l'aizzava a un impossibile trotto; perchè la povera bestia, con le
-zampe ingranchite dal gelo, sprofondava fin sopra al garretto nella
-neve già alta, e a stento vi rompeva una callaia, inciampando sovente,
-e levando il muso, sbuffante come un Rabicano.
-
-— Uh! uh!... maledetta bestia! gridava il villano il quale, come gli
-eroi d'Omero, aveva costume di parlare col suo cavallo: uh! uh!....
-e' pare che sia la prima volta che tu batti questa strada, e sì che,
-per dannata sorte, io potrei contarne gli alberi e i sassi... hop!
-hop! non c'è verso; è come se parlassi alla cavalla orba del mulino...
-Poveraccia! un po' di ragione l'hai anche tu; chè con una neve di
-questa fatta, non ci si può vedere più in là del naso... Ah! la è
-una vita ladra la vita della povera gente! Oh se almeno, arrivato che
-fossi a casa, mi aspettasse un po' di roba da cristiano sul tagliere,
-un bel fuoco allegro, e un buon letto!... Ma non c'è santi per noi!...
-La casa è aperta alla furia di questo tempo indemoniato, i miei due
-marmocchi a piangere sulla porta, e la mia donna a gridarmi dietro che
-non ho guadagnato una boccicata; e rotte le impannate delle finestre,
-e sul focolare morto una pentola screpolata!... E poi domani, andare
-in giù con quattro ceste d'erbaggi, e qualche fardello, se pur capita,
-e tornare in su il dì appresso con le ceste vôte, e le tasche magre...
-E poi da capo sempre la stessa vita, finchè sia venuta l'ora di tirar
-le calze... Oh! se qualche volta non si guardasse in su, di sopra
-ai tetti, sarebbe meglio vendere l'anima al diavolo che forse è più
-galantuomo di tante birbe di questo mondo!... Ah che giornata! che
-neve!... Eh! uh! trotta, che la mangiatoia t'aspetta con una buona
-bracciata di fieno; trotta, trotta, se non vuoi star digiuna come me,
-bestia dell'inferno!
-
-Così andava brontolando il villano; mentre spingeva gli sguardi di
-sotto all'ale del cappellaccio, per vedere attraverso la folta neve se
-spuntasse l'acuta cima del campanile del suo paese.
-
-In quel punto, un lungo sospiro, il gemer d'una voce soffocata, che
-uscivan del fondo della carretta, gli ruppero il filo dei pensieri; e
-allora rivolto indietro il capo si ricordò della giovine, alla quale
-partendo da Milano egli aveva avuta la carità di ceder quell'angolo;
-una poveretta che aveva incontrato, appena fuor delle porte della
-città, sola, tapina e malata. E per tutto il durar del viaggio, che
-certo avevano fatto un diecisette miglia, ell'era rimasta là, in quel
-fondo, come in un nascondiglio, accosciata, raccolta ne' suoi miseri
-panni, e coperta d'una vecchia mantellina nera, che nascondeva quasi
-del tutto il suo viso pallido e le sue bianche mani tremanti di freddo;
-nè lungo la via aveva detto mai una parola, ma era stata così cheta,
-che il buon cavallaro aveva già dimenticato la sua compagna di viaggio.
-
-Pure quel nuovo gemito aveva un non so che di doloroso, che ruppe il
-cuor del buon uomo; il quale si pose a contemplar la giovinetta con
-quella compassione rozza ma schietta, che sì forte sentono i cuori di
-coloro, i quali, senza saperlo, fan vita domestica con la sventura. E
-vide l'infelice, benchè si tenesse tutta chiusa nella sua mantellina,
-agitata da frequenti brividi, tremante per tutta la persona con le
-labbra livide e semiaperte, e il viso scolorito e rigato di lagrime.
-Ella piangeva, soffriva, eppure soffocava il suo dolore.
-
-— Ehi! cos'avete, quella giovine? vi vien male? dite su! mi fate una
-compassione...
-
-— No, rispose con una voce debolissima che appena giunse all'orecchio
-del cavallaro; no, ho dei travagli...
-
-— Eppure, voi dovete aver freddo, tremate come una foglia! Mi
-rincresce, sapete, che faccia un tempo così brusco, più per voi, che
-per la mia povera bestia e per me! Siete così bianca e sparuta, che non
-vorrei che questo vento gelato vi portasse via.... Maledetta neve! non
-n'è mai venuta tanta, come in quest'inverno; è proprio una Russia!...
-Ah! trotta, bestia poltrona!... Oh, guarda ch'io non ci aveva dato
-mente! prendete, la mia figliuola, prendete questo mio tabarro; è una
-grossa coperta di lana, ma tant'e tanto vi terrà un po' di caldo; e io,
-bestia! che non ci ho pensato prima!...
-
-— Oh! no, brav'uomo, rispondeva la giovinetta; io sto bene, e poi siam
-vicini al vostro paese: non è vero?
-
-— Eh! questa dannata strada non la finisce mai, come quella del
-paradiso; il campanile lungo, lungo del nostro Cantù è sempre là,
-nè mai ci s'arriva. Pigliate, via! pigliate la coperta; avreste ben
-potuto cercarmela voi, chè per me gli è tutt'uno, ci sono avvezzo a
-fare questa vita, e ho l'ossa dure... Mo, brava, siete buona, così!
-chiudetevi ben dentro che vi sentirete meglio, e tiratevi i piedi
-sotto... Oh! guardate, se una giornata come questa la doveva toccar
-proprio a noi, con questo vento che taglia la faccia, e questa neve che
-seguita allegramente. Brr! brr!...
-
-— Vi ringrazio della vostra carità, disse la fanciulla, che
-ravviluppatasi nel boldrone del villano sentiva di tornare in vita, ed
-era tocca nel profondo del cuore dalle parole del galantuomo.
-
-— Oh! riprese l'altro, fate conto davvero di tirar innanzi fino a Como,
-con questo tempaccio del diavolo?
-
-— Sì: prima che ci arriviamo, il tempo può calmarsi: e poi se mai si
-facesse più cattivo, mi fermerò lungo la strada in qualche cascina; ma
-bisogna ch'io arrivi a Como prima di notte.
-
-— Ma, perchè mai andate così sola? e come vi siete arrischiata?...
-
-— Non ve l'ho detto? vo a casa mia, dove non ho più nessuno: e se non
-foste stato voi sì buono, che mi prendeste su in vostra compagnia, io
-già aveva risoluto, mi sarei messa in istrada tant'e tanto.
-
-— Pover'anima, vi compatisco! perchè lo so anch'io che cos'è patire,
-e anch'io la mia parte di disgrazia l'ho avuta, vedete... Oh! gli è
-pur troppo vero che le disgrazie son come le ciliegie, lo sapete il
-proverbio... In pochi anni, me ne son capitate delle belle, che quasi
-non le potrei contare; e in verità santa, penso che a noi, povera
-gente, tocca proprio di vivere, se il vivere è portar fastidii...
-Con tutto questo, se sapeste, nella mia miseria c'è dei momenti che
-non invidio, di cuore, a tutti quei gran signoroni che ho conosciuti;
-perch'io, povero e ignorante tal qual mi vedete, so cos'è il mondo; e
-son certo che se avessi a metter su uno di que' loro vestiti foderati
-di seta e coi bottoni dorati, ci creperei dentro prima di sera... No,
-no! una minestra col lardo, un bicchier di vino, e un sonno duro tutte
-le notti — e viva i poveri diavoli! Vedete, sono già otto o dieci anni
-ch'io fo questa vita di trottare innanzi e indietro, due o tre volte la
-settimana, dal mio paese fino a Milano; e pure, ogni volta che lascio
-quel gran Milano là in fondo, e mi trovo all'aperto, io respiro largo,
-e mi sento battere il cuore più giusto... Ah!
-
-A queste sincere parole, che il cavallaro diceva per confortar la
-fanciulla, essa non potè rispondere che con un sospiro, in cui era
-l'amarezza di tante ricordanze! Poi tacquero entrambi, finchè il
-ronzino, il quale, a malgrado de' sodi colpi che il padrone gli menava
-sulle schiene, mogio e stracco, tirava di lungo per il disagiato
-cammino, li ebbe strascinati fino all'entrata di Cantù.
-
-Intanto il mal tempo cominciava a calmarsi, e la neve e il vento a poco
-a poco cessavano. A un crocicchio di strade, la carretta s'arrestò; e
-la giovine, per quanto il buon villano ne la pregasse, non consentì a
-nessun patto a fermarsi in casa sua, e discese.
-
-Per dir tutto, il cavallaro non si disperò per questo, che già in cuor
-suo pensava al rabbuffo che poi avrebbe tocco dalla sua donna. — Via,
-dunque, disse, se dovete veramente andar innanzi, non voglio tenervi.
-Di qui a Como, c'è una buona camminata, un'ora e mezzo grossa... e la
-strada, la sapete?
-
-— Oh sì! e poi, spero di trovare alcuno di qui, da far la via insieme.
-
-— Può darsi; la strada è battuta, ma con tutto questo, non vi fidate
-troppo.
-
-— E bene, sarà come Dio vuole! Egli, che m'ha aiutato sempre, non vorrà
-abbandonarmi adesso! E quanto a voi, io non potrò che ricordarmi sempre
-del servizio che mi avete fatto.
-
-— Eh! m'è costato poco, la mia figliuola; che quasi m'ero dimenticato
-che c'eravate voi nel fondo della mia carretta. Oh! promettetemi
-almanco, che se aveste a passar ancor di qui, se tornaste un'altra
-volta a Milano, farete capitale di me; al caso, cercate conto di
-Battista il cavallaro; e tutti v'insegneranno.
-
-— Ah no! colà io non ritornerò mai più; e così non vi fossi andata
-mai!... Addio dunque, buon Battista; ricordatevi qualche volta anche
-voi della povera orfanella.
-
-Il buon villano pareva commosso, e: — Che almeno io sappia il vostro
-nome, riprese, perchè voglio che stasera la mia piccola Tecla dica
-un'avemaria per voi...
-
-— Sì, la preghiera dell'innocenza mi farà del bene! ditele dunque che
-raccomandi la povera Angiola Maria.
-
-Al momento di congedarsi, la giovinetta s'avvicinò al cavallaro,
-e traendo dalla taschetta del grembiale una moneta d'argento, fece
-prova di mettergliela nelle mani; ma egli, levata la destra in atto di
-malcontento, si fe' brusco in viso, e con un salto fu di nuovo al suo
-posto su la carretta; menò una buona sferzata al suo ronzino, il quale,
-come sentisse l'odore della stalla vicina, tirò innanzi di galoppo: un
-momento appresso, l'uomo e la carretta erano scomparsi; e la fanciulla
-si trovò sola, in mezzo alla strada deserta e nevosa.
-
-Ma quella sicurezza ignara quasi del pericolo, quel semplice coraggio
-che la provvidenza ha messo nell'anime innocenti, in quel duro momento
-rinacque in essa. Ell'era sola, ma pensava che intanto sua madre in
-cielo pregava per lei; il cuor suo batteva tranquillo, nella fiducia
-che la risoluzione da lei presa le fosse stata inspirata di lassù;
-onde, senza nessun terrore, s'apparecchiava a incontrare la traversìa
-del cammino, il rigore della stagione e l'incertezza dell'avvenire.
-
-Solo un pensiero di malinconia le chiamò in quell'ora una lagrima sugli
-occhi; era un involontario ritorno dell'anima al passato, il ricordarsi
-con che diverso augurio, con che lusinghiere speranze essa aveva
-attraversato, poco più d'un anno prima, quelle stesse strade, que'
-luoghi stessi, che voti erano stati i suoi, che incantesimo pareva la
-sua vita. E adesso, in poco tempo, qual funesto mutamento, qual lezione
-dolorosa!... Non più speranza nè amore, non più madre nè fratello,
-nè altra consolazione o promessa; dietro a sè lasciava il disinganno
-dell'innocenza, e l'orrore della malizia degli uomini; e nell'avvenire,
-non aveva più nulla, nulla, se non la fede nel Signore; la fede, che
-serbava sempre per essa lo stesso sorriso, ed era come quell'angolo di
-cielo azzurro, che ha una stella di pace nel mezzo, quando la notte è
-buia e l'aria carica di nubi nere.
-
-
-Maria si mise per una viottola di traverso, che la guidò sul sagrato
-d'una antica chiesa, fuori dell'abitato, che quei del paese chiamano la
-Madonna de' miracoli. Per avventura la porta n'era aperta; ella entrò,
-e inginocchiata appiè dell'altare, innalzò a Dio dal fondo del cuore
-una preghiera pudica, ardente, segreta; una preghiera tutta d'amore,
-che nessuno le aveva insegnata, e ch'era così pura, così preziosa! La
-chiesa era vasta, deserta, oscura; un lumicino, sprizzando le ultime
-scintille, moriva a fianco dell'altare. In quella solitudine, in quel
-silenzio le risovvenne la sera, quando, sola del pari al cospetto di
-Dio e tutta tremante d'una gioia segreta, aveva ascoltate le calde
-parole del giovine straniero e ricevuta la promessa dell'amor suo.
-
-Allora compresa da religioso spavento, quasi che le pesasse su l'anima,
-grave come la memoria d'un delitto, quell'importuno pensiero, posò la
-fronte ardente sul freddo marmo della balaustra dell'altare e con ferma
-voce proferì queste parole:
-
-— O Signore, io aveva dimenticata la vita oscura e tranquilla, nella
-quale voi mi poneste; e la vostra mano s'è aggravata sopra di me.
-Io adoro il vostro giudizio; ma se il piangere che ho fatto, se le
-prove che voi mi mandaste, han potuto espiare in qualche modo la mia
-colpa, oh! salvatemi voi da questa memoria che mi perseguita, datemi
-il mio cuore di prima!... Io perdono a tutti quelli che m'hanno fatto
-soffrire, e voi perdonate a me! E perdonatemi ancora, se vi prego, o
-Signore, per _lui_! È soltanto perchè anche a lui apriate gli occhi
-della mente, onde vi conosca e v'adori nella grazia della fede.
-Io benedico il vostro santo nome; e voi guardate al breve cammino
-dell'orfanella su questa terra!...
-
-Fatta questa preghiera, si levò con una tacita divozione; e togliendosi
-dal collo il rosario di sua madre, che ancora teneva nascosto in seno
-da quella notte fatale in cui era fuggita dalla casa del suo esoso
-padrone, appese quel dono povero ma prezioso accanto dell'altare,
-come un'offerta della cosa più cara ch'ella s'avesse; l'appese fra
-i molti voti d'altre infelici e afflitte creature, ond'era coronata
-quella santa immagine della Madre di Dio. E così, compito ch'ella ebbe
-l'ultimo sacrifizio del suo amore sulla terra, uscì della chiesa con
-l'anima piena d'una contentezza soave, di pensieri intemerati e tutti
-nuovi; e il cuor suo si sentì riposato in quella certezza che consola i
-più lunghi travagli, nella certezza che dal Signore le era perdonata la
-sua colpa.
-
-Attraversato il borgo, allora taciturno e quasi deserto, si mise per la
-vecchia strada di Como, lungo quella bella costiera orlata dall'ultime
-cascine del paese; e con leggiero e spedito passo, benchè il terreno
-fosse molle e manchevole per la neve recente, camminava pronta e
-sicura; poichè, portando essa povere vesti e grossi zoccoli all'uso
-delle contadine, pensava che nessuno l'avrebbe osservata; e quasi le
-pareva fosse tornato quel tempo che, fanciulletta ancora, correva in
-libertà su per gli erti dossi della sua terra, a cercar pe' sentieruoli
-e sotto le più tarde nevi i cespi delle viole de' suoi monti.
-
-Ma l'aria che prima s'era mitigata, si fece a poco a poco più cruda e
-tagliente. La fanciulla rivolgeva attorno per la campagna gli occhi
-attoniti e stanchi; e quell'uguale, infinita veste biancastra, che
-tutto ricopriva il piano e l'altura, le metteva ancora nell'anima certa
-mestizia, mentre la gelida brezza le feriva il viso dilicato, e le
-correva con un brivido per le membra infievolite. Ella tentò allora di
-seguitar con più rapido passo la via, chè sperava il camminare potesse
-ridarle animo e calore di vita; ma, essendo rimasta digiuna per tutto
-quel giorno, sentiva già languir le poche sue forze, perchè non era più
-avvezza a quell'aspra vita. E ben presto il suo non fu più camminare,
-ma uno strascinarsi lentamente su per la salita, che comincia a
-due miglia circa dal paese a cui aveva dato le spalle; e i passi le
-mancavano, e più d'una volta fu costretta di fermarsi e appoggiarsi
-al tronco d'un albero, a un masso della riva, per non cadere oppressa
-e sfinita. E nessuno v'era che potesse intendere il suo gemito, quel
-gemito che il durare del patimento avrebbe strappato alle anime ben più
-forti che la sua non fosse; ella avrebbe potuto venir manco e finire
-colà, senza che nessuno il sapesse: per tutta la strada non aveva
-incontrato anima viva.
-
-
-Alla fine, di lontano, in mezzo alle nebbie che andavano sempre più
-raddensandosi, gli occhi abbagliati della fanciulla distinsero un
-mucchio di case, la piccola colonna di fumo nericcio, che fuggiva
-del comignolo d'un casolare poco discosto; poi le giunse all'orecchio
-l'abbaiare d'un cane; e le parve quasi il saluto d'un amico.
-
-Allora, ripigliato un po' di lena, strascinò a stento i passi fino alla
-casupola che prima aveva scorta; e giunta all'entrata d'una morta siepe
-di pruni, che faceva cinta alla piccola aia dinanzi alla casa, vide
-quel cane che malinconiosamente uggiolava. Pure al suo avvicinarsi, il
-buon animale levò il muso e si tacque, come se l'aspetto d'una creatura
-sofferente l'avesse raumiliato. Ristette un momento la fanciulla, in
-forse d'entrare o d'andarne altrove a cercar qualche ristoro; ma il
-cane allora attraversò la corte saltellando verso la casa, e a ogni
-poco guardando indietro quasi che volesse invitare un ospite aspettato;
-e giunto all'uscio d'una stanza a terreno, con lo spingere del muso ne
-aperse le imposte, e la fanciulla gli tenne dietro.
-
-Era la cucina umida, tetra del povero contadino: le pareti e le
-travi della soffitta nere di fumo e di fuliggine, una tavolaccia nel
-mezzo, dall'un canto una rastrelliera appiccata al muro, con sopravi
-in bell'ordine una mezza dozzina di tondi di peltro lucenti e poche
-mezzine di terra; gli altri canti della stanza tutti ingombri degli
-arnesi della campagna ammucchiati, disfatti e ancora polverosi,
-l'aratro, le marre, l'erpici, i coreggiati, le vanghe; in faccia poi
-l'ampio focolare, dove ardeva stridendo e sfavillando un bel fuoco di
-legne secche; e su la sporgente capanna del camino posavano il vecchio
-e lungo archibugio, per traverso su due grossi arpioni, il mortaio
-e la falce. Presso a quell'allegra fiamma, sedeva sur un rozzo ceppo
-un contadino attempato, ma vegeto e d'aspetto gioviale; e rimpetto a
-lui se ne stava, con la rocca assestata sotto l'ascella manca, la sua
-donna, la quale torcendo il fuso con preste dita filava alla distesa un
-grosso pennecchio di lino.
-
-Maria s'accostò con peritanza; ma il contadino con quella schiettezza
-bonaria e serena, ch'è proprio tutta lombarda, fece la più onesta
-accoglienza alla giovinetta pellegrina; la quale, vinta quella prima
-tema, arrischiò di domandare per carità qualche po' di ristoro.
-
-Quei contadini erano buona gente, marito e moglie, i quali menavano
-vita abbastanza contenta nella loro povertà; perchè il poco che
-avevano, era anche di soverchio per essi, dopo una recente disgrazia
-ond'erano stati colpiti, cioè quella d'aver veduto morir prima di loro
-l'unica figliuola avuta, una poverina di quindici anni. E appunto
-la memoria della perduta figliuola rinacque nello stesso momento in
-cuor dell'uno e dell'altra, appena Maria apparve loro innanzi. Il suo
-bianco volto, i suoi occhi grandi e intenti, il suo andare faticato,
-tutto fece quasi credere a quelle due buone creature che fosse l'anima
-della loro Margherita, la quale tornasse una volta a visitarle: era
-questa l'illusione d'un dolore ancor vivo; il ricordarsi ch'essa pure,
-la Margherita, soleva così in compagnia del vecchio cane tornarsene
-spesso dal vicino chioso, ov'era stata a far pascolare la sua fedele
-vaccherella.
-
-La ricoverarono dunque, come fosse stata veramente la loro figliuola,
-e la fecero sedere nel canto del focolare; poi, intanto che il bravo
-compare le poneva innanzi una scodella di latte fresco e un bel pezzo
-di pan raffermo, dicendo ch'era tutto quanto restava loro per quel
-dì, la sua donna traeva di dosso alla fanciulla l'umido saione che
-le copriva la testa e le spalle; e, accarezzandole i neri capegli, li
-rasciugava dalle gelate goccie di che erano stillanti ancora. Quella
-premura affettuosa e quelle carezze furono un balsamo per il cuor di
-Maria.
-
-Un'ora di poi, essa abbandonava la casupola ospitale, seguita dalla
-sincera compassione, dagli augurii di quelle due buone creature;
-e persuasa che il Signore, il quale l'aveva prima fatta incontrare
-coll'onesto cavallaro, e poi condotta alla casa del contadino dabbene,
-l'avrebbe accompagnata nel resto della via. E ben s'era anche il buon
-campagnuolo profferto di venirle dietro, per un tratto di cammino; ma
-essa, che già non sapeva come dimostrargli la sua riconoscenza, non
-volle a qualunque modo assentire, e si rimise sola per il suo sentiero.
-Pure, appena uscita, vide che il vecchio cane del casolare l'aveva
-preceduta; e giunta poi dove la strada faceva volta al basso, lo scorse
-ancora sopra un'altra ripa, ov'erasi fermato, e donde la seguì per gran
-tempo cogli occhi, finchè si fu dilungata.
-
-La via s'avvallava, facendosi di tratto in tratto più lubrica e
-difficile; e fuor dalle gole dell'alture vicine soffiava cruda e
-sottile la tramontana; eppure, alla fanciulla, quell'aria spirava
-benedetta e salutare; perchè veniva dalla sua terra natale, e pareva
-dirle che dietro alle folte nebbie di che essa vedevasi circondata,
-erano le creste delle sue montagne, e le care acque nelle quali
-specchiavasi il suo paesello.
-
-Al piede di quella scesa, attraversava un rustico ponte gittato a
-cavallo d'un torrente, che coll'onda grossa e limacciosa rodeva i
-margini della riva: un uomo era seduto a capo della sponda del ponte,
-sur un masso di tufo, che forse l'urto delle piene estive aveva
-rovesciato. Era un vecchio mendicante; portava la bisaccia vuota al
-collo e un giubbone di lana rattoppato, alla foggia dei montanari; e
-stringendo con le due mani un nodoso bastone, se lo teneva piantato,
-dinanzi e appoggiava al vertice di quello la testa contornata di radi e
-canuti capegli e d'una barba grigia e irta.
-
-La fanciulla s'arrestò in faccia del vecchio, e con un sentimento di
-celeste compassione tolse fuori una moneta d'argento, l'unica a lei
-rimasta e che appena sarebbe bastata a procacciarle qualche soccorso
-lungo la via; e la lasciò cadere nella palma callosa e tremante che in
-quel momento il povero le tese. Egli fissò gli occhi con meraviglia su
-la moneta, poi li levò con una espressione indicibile sul volto della
-fanciulla, confuso e in atto di dubbio e d'inchiesta.
-
-— Ditemi, buon vecchio, gli domandò allora Maria, è questa a mancina la
-buona strada per Como?
-
-— Sì, tenete per di là, dopo un duecento passi vi troverete sulla
-strada maestra, poco lontana della Camerlata... Ma dite, quella buona
-giovine, non avete voi paura d'andar così sola a quest'ora, in una
-stagione di questa fatta?
-
-— No! mi son messa alla volontà del cielo; e pregatelo anche voi per
-me...
-
-— Oh pensate! anzi, se non fossi vecchio e stracco come sono, vorrei
-farvi compagnia; sono incamminato anch'io verso Como; ma fiacco e
-malato qual mi vedete, e dopo aver fatte venti lunghe miglia sotto la
-neve, appena potrò prima di notte tirar innanzi fino a quella cascina
-ch'è laggiù.
-
-— Vi ringrazio della buona intenzione, ma io devo andare ancor molto
-lontano, e si fa tardi. Addio!
-
-
-Ripigliò il cammino, e ben tosto trovossi all'imboccar della strada
-maestra. A mano a mano ch'essa progrediva, il nebbione si levava più
-denso e cupo, stillando i suoi umidi e crassi vapori nell'aere gelato.
-Già non era più di due miglia lontano della città: e qualche viandante
-povero come essa, e alcune carrette e calessi tenevano quella via.
-Sicchè essa allora si sentiva a battere il cuore più sicuro di prima,
-quando camminava sola per la strada di traverso.
-
-Passò davanti al portone d'una vecchia taverna, che spiccava con le
-muraglie sgretolate e tutte nere di fumo sotto le tettoie biancastre
-per la neve caduta: il carro d'un mulattiere era sotto il portone, e
-dalle grate di legno delle finestre usciva a lampi il chiarore d'una
-gran fiamma rossiccia. S'udiva, ora distinto, ora confuso, uno strepito
-di molte voci, un alto e sonoro scrosciar di risa: la fanciulla tremava
-di freddo e continuava per la via, seguendo intanto con l'anima la
-storia de' suoi mesti pensieri.
-
-Non molto dipoi, il suo orecchio fu percosso da un rumor di ruote e di
-cavalli; e quel carro, che aveva veduto sotto la porta dell'osteria, le
-passò vicino: lo conducevano due giovani e robusti mulattieri; uno de'
-quali seduto di traverso su la schiena d'un vigoroso mulo, cantava a
-piena gola, sur una rauca e strana solfa; e l'altro camminava a fianco
-del carico, traendo spesse boccate di fumo da una corta pipa di gesso
-che teneva inchiodata in un angolo delle labbra, e facendo agli orecchi
-delle bestie chioccare a grandi scoppii la sua grossa scuriada.
-
-Quando i due ebbero adocchiato la fanciulla cominciarono un l'altro a
-parlarsi in un rozzo gergo, alternando fra loro certe risa sguaiate e
-certi atti misteriosi, che la giovinetta ne raccapriciò tutta, e più
-stretto si chiuse sul viso e sul seno il rozzo panno che la copriva,
-rallentando i passi per rimanere indietro. Ma un d'essi, mettendo fuori
-un aspro gorgheggio che somigliava all'urlo d'un mastino, attraversò
-d'un salto il fossatello che lo divideva dal sentiero dov'era Maria,
-e le si piantò dinanzi, ficcandole nella faccia gli occhi arditi
-e travolti. La fanciulla gelò, e arretrandosi con un involontario
-ribrezzo chinò la testa e si coperse il volto con le mani; l'altro
-allora, al quale era cosa nuova quella paurosa modestia, le si fece
-incontro più audace; e con un motto vergognoso, che ripetè con la buona
-intenzione di calmar gli scrupoli della giovinetta, le profferse di far
-la strada in compagnia.
-
-Ella non rispose; ma d'improvviso volgendo le spalle allo sfacciato,
-cercò di salvarsi dalle sue mani col fuggire: il terrore le dava l'ale,
-ma il giovane la seguiva, la incalzava; e l'altro mulattiero, veduta la
-scena, balzava dalla groppa della sua cavalcatura, e correva anch'esso
-in aiuto del compagno.
-
-Maria ansante, affannosa, fuggendo, guatava per ogni parte se alcuno
-giungesse, e nessuno si vedeva. Già i due le stavano sopra, e con
-avide braccia, come una colomba che due falchi si contendano, già
-l'abbrancavano; quand'ecco un uomo sbucar fuori da una viuzza della
-campagna: era il vecchio mendicante, che Maria aveva incontrato
-al ponticello del torrente. Costui la vide, corse, gettossi fra la
-fuggitiva e i due inseguenti; e strinse al suo seno la sbigottita
-fanciulla, con un braccio che l'ira fece ancor forte, nel tempo stesso
-che levò l'altro armato del nodoso bastone, minacciando di romper
-l'ossa al primo che si fosse avvicinato: tutto fu un istante.
-
-I due compagni, sorpresi dall'imbarazzo si guardarono in faccia un
-l'altro; ma il vecchio, con ferma voce, gridò: — Non fate un passo, o
-scellerati, e tornate per la vostra strada! Io non ho paura di voi;
-e voi accopperete me, vecchio come sono, prima di toccare a questa
-fanciulla la punta d'un dito!
-
-— Cos'ha mai questo demonio di vecchio? disse uno allora; e l'altro:
-— Malann'aggia il dannato che guasta il fatto nostro! E come c'entri
-tu, vecchia tramoggia dismessa? Vanne al diavolo che t'aspetta, o
-t'avrai a pentire!... E tutt'e due allora fecero per iscagliarsi sul
-mendicante, e strappargli di mano il bastone, ch'egli teneva ancora
-sollevato in atto di minaccia su le loro teste. La giovinetta aveva
-gettato le braccia al collo del suo difensore, e vi si teneva stretta,
-avvinghiata.
-
-— Lasciatela stare, per dio! il vecchio riprese con accento disperato,
-lasciatela stare: ella è mia figlia!...
-
-Queste parole fecero uno strano effetto sulle anime rozze ma schiette
-de' due garzonacci: e l'accorta menzogna, che la stretta del pericolo
-suggerì al pover'uomo, fu quella che salvò la fanciulla dallo
-scellerato insulto.
-
-— Ella è mia figlia! replicò l'animoso vecchio, e la sua nuda fronte
-si corrugava, ardevano gli occhi, e tutte le sue membra per lo sdegno
-tremavano. I due giovani si trassero indietro, colti da un cotale
-istinto di vergogna che non sapevano spiegare a sè stessi; e sui loro
-volti foschi e fortemente scolpiti lo svergognato ardimento aveva
-ceduto il luogo a un insolito senso di compassione, che li faceva
-stupidi e muti.
-
-Alla fine: — Andiamo, Anselmo! disse uno, questo non è pane per i
-nostri denti; e voi, galantuomo, perchè non l'avete detto alla prima,
-ch'ell'era vostra figlia?... Non avete a far con dei birboni; e vi
-sareste risparmiato a voi l'incomodo d'alzare il bastone, e a noi il
-rischio di rompervi le corna.
-
-Ciò detto voltaron le spalle; e, pigliatosi a braccio un l'altro, se
-n'andarono zufolando di concerto, per correr dietro a' loro muli che
-avevano perduto di vista.
-
-— Sia ringraziato il Signore! disse il mendicante, dopo che si furono
-allontanati, che m'abbia mandato l'inspirazione di continuar la strada:
-io son vecchio, gli è vero, ma mi ricordo d'altri anni e d'altri
-tempi... e, per dio! vi giuro, che a costo di questi quattro dì che mi
-restano di vita, quegl'infami non avrebbero ardito non solo di torcervi
-un capello, ma nemmeno di dirvi una parola di più... Or via! andiamo,
-io mi sento bene; la mia forza antica mi è tornata in corpo, e voglio
-venir con voi fino laggiù alla città.
-
-La fanciulla lo guardava con una soave tenerezza, dalla quale
-traspariva tutta la gratitudine d'un'anima pura, che non sa trovar
-parole per esprimere quello che prova.
-
-— Creatura del cielo! continuava il mendicante, voi avete stesa la mano
-al povero vecchio, voi avete spartito con lui forse l'ultimo vostro
-pane! Poco fa, quando là sul ponticello, vi siete fermata dinanzi a
-me e con atto di compassione m'avete guardato, io ho veduto spuntare
-una lagrima sugli occhi vostri; era tanto tempo che non incontravo
-una faccia pietosa!... Adesso, io sono infelice; ma anch'io sono stato
-un uomo e ho vissuto giorni ben diversi... oh! ma allora, in vece di
-questo giubbone, io portava la divisa gloriosa del soldato, io aveva
-veduto più di trenta battaglie, io odorava con gioia il fumo del
-cannone; e queste mani, che adesso vedete tremare, hanno piantato una
-delle bandiere di Napoleone, là sui tetti delle case di Smolensko,
-in mezzo ai ghiacci della Russia!... ma, ora tutto è finito da tanto
-tempo; e nessuno sa più nè manco ch'io mi sia... Voi sola m'avete
-consolato con un'occhiata d'amore; siate dunque benedetta!
-
-Maria s'era appoggiata al braccio del vecchio; e alternando parole di
-conforto al racconto delle loro vicende così diverse, ma dolorose del
-paro, continuarono a camminare in compagnia, fino a che giunsero presso
-alla città. Qui si fermarono e si separarono: Maria, con un senso di
-riverenza e d'affetto strinse la mano della sua guida, quella mano arsa
-e callosa che poco prima s'era levata in sua difesa, e a malincuore si
-congedò dal vecchio mendicante, che più non doveva rivedere.
-
-Battevano le quattr'ore di sera sulla torre d'una chiesa del sobborgo
-di Sant'Agostino, quando la giovinetta, sola un'altra volta e sostenuta
-dal suo cuore, l'unico fedele che rimanga agli infelici, prendeva
-la via della montagna, sperando pure di potere almeno arrivare
-presso al suo paese, prima che la notte fosse venuta. Pensava che le
-sarebbe stato impossibile il trovare in quell'ora una barca che ve la
-tragitasse, tanto più che non l'era nemmeno avanzato di che pagarne il
-nolo; e poi, il timore d'esser conosciuta, e la ripugnanza che sentiva
-a mettersi di nuovo in mezzo alla gente per le vie oscure ed anguste
-della città, le accrescevano la sicurezza di poter giungere egualmente
-da parte di terra al termine del suo viaggio: era quella la strada
-del suo terreno nativo, e l'aveva trascorsa più già d'una volta fin da
-fanciulla, in compagnia del padre suo.
-
-L'alpestre cammino era disagiato e rotto, ma i passi della fanciulla
-eran rapidi e sicuri; un segreto coraggio la sosteneva, dicendole che
-dopo un'ora di via ella sarebbe finalmente giunta al luogo della sua
-pace, a quel ricovero così sospirato e pianto, dove oramai aveva poste
-le sue poche speranze, tutta la sua vita. La poveretta si pasceva,
-camminando, di queste pure idee consolatrici: e mentre continuava la
-sua via su per la difficile erta, pareva che la ricordanza de' suoi
-mali recenti andasse dietro a lei fuggendo, svanendo a poco a poco,
-come l'angustia di un pericolo già passato. Domandava a sè medesima, se
-la vecchia Marta fosse ancor viva, se l'aspettasse ancora, se l'avrebbe
-stretta nelle sue braccia, se le avrebbe perdonato e tenuto luogo di
-madre. In mezzo a queste immagini, la cui amarezza era temperata dalla
-fiducia, Maria non s'accorgeva dell'asprezza della strada, e le sue
-gracili membra portavano con alacrità l'insolita fatica.
-
-Di poche e rade tracce umane eran tocche le nevi di quelle dirupate
-rive; il fianco della montagna, tagliato a mezzo della via che conduce
-da uno all'altro di que' sette miserabili e oscuri villaggi, i quali
-si chiamano con superbo nome le sette città di Blevio, presentava in
-tutta la sua nudità lo squallore dell'inverno, che aveva fatto quasi
-impraticabile i sentieri e le coste. Macigni rovinati di recente, e
-ricoperti tutti dallo stesso manto di neve; alberi conquassati dagli
-eterni rovai, e minaccianti di rovesciar su la strada, co' rami più
-annosi squarciati, che crepitavano al più leggiero soffiare del vento;
-e gore d'acqua putrida, ghiacciata, dov'era rotta o fessa la terra;
-e giù giù, per il dosso della montagna, boscaglie nude, stecchite e
-rigagnoli di nevi squagliate: vecchi torrenti che trascinavansi dietro
-ceppaie sbarbicate e lembi di terreno lacerati dall'impeto del gorgo,
-poi con fracasso si dividevano, si moltiplicavano saltando per le
-rapide balze e rovinando per entro le scoscenditure e le frane con uno
-scrosciare dirotto, il solo strepito che sturbasse la sepolta natura;
-e al basso, in fondo, spiccando col suo cupo colore, sotto il cielo
-torbido e bruno e sotto ai monti tutti bianchi, la verde e muta acqua
-del lago.
-
-
-Intanto era sopraggiunta la notte; e, dopo molti pericoli e molto
-terrore, Maria aveva attraversato l'ultimo di que' sette villaggi.
-Passando, non aveva veduto che il riflesso di qualche tardo lume,
-dietro il pertugio ingraticolato d'una casipola; non aveva incontrato
-che due o tre montanari, i quali, senza badare a lei, s'erano perduti
-per le tenebrose callaie del paese. Cominciava a spirar di nuovo la
-tramontana e a fioccar più larga e più folta la neve, sbattuta dal
-vento, che fischiava rompendosi contro ai dirupi e sollevava ne' suoi
-vortici quella già caduta.
-
-Più d'una volta la fanciulla, la quale infiacchita, affranta dal
-crudele viaggio, oramai reggevasi a stento, sentì mancarsi sotto i
-piedi il terreno, e alzò uno strido di spavento, uno strido che quella
-stessa orrida solitudine lasciava senza risposta; più d'una volta
-con disperato sforzo si mise a correre a tutta lena su la perigliosa
-via, a fianco de' precipizii, sul margine degli sdrucciolevoli massi,
-come per salvarsi dal turbine che pareva inseguirla; e poi affannosa,
-anelante e credendo veramente di morire, s'avvinghiava con le deboli
-braccia al tronco d'un albero, alle punte d'uno scoglio. E il vento
-quasi si facesse giuoco della misera creatura, come d'una gracile
-canna, or la incalzava e or la respingeva infuriando; nella foga del
-correre contro l'impeto dell'uragano, essa aveva perduto la mantellina
-che la copriva: e, a ogni buffa del vento, le sue trecce sciolte le
-sferzavano sul candido collo e sul viso livido e agghiacciato. Poi
-tornava a camminare, e sollevando di sopra il capo le mani strettamente
-intrecciate, sembrava tra l'orror dello spavento e il gemere della
-preghiera domandasse al cielo la morte come una grazia; stanca la vista
-le si appannava, le si confondevano nella mente gli stessi pensieri di
-terrore, e già più non sapeva dove ella fosse.
-
-
-Alla fine, il sentiero cominciava a calar al basso; e in mezzo al fosco
-della notte e allo smorto biancheggiar delle nevi, parve a Maria di
-vedere un filare d'alberi, un muro, una casa...
-
-A tentone seguitava la guida di quel muro, e trovavasi in faccia d'un
-cancello chiuso fra due cadenti pilastri. Appoggiò la fronte alle
-fredde aste del cancello... e riconobbe ch'era il campo santo del suo
-paese; e credè perfino discernere il mucchio di terra dov'era sepolto
-suo padre e la croce coperta di neve che lo proteggeva.
-
-Allora si mise devotamente inginocchioni su l'entrata del sacro
-terreno; e da quella scena di morte richiamata d'improvviso ai
-pensieri della vita, pregò, pregò a lungo... Ma il disagio patito, la
-dolorosa via, l'angoscia e il rimorso, tutto le piombò in quel punto
-su l'anima, la quale forse più non era attaccata che per un filo
-all'esistenza. Ella abbrividiva, si sentiva sfinire, ardeva, gelava
-nel momento stesso... Non ebbe più forza di tenersi al cancello che
-aveva abbracciato, e lasciandosi cader giù lentamente su l'agghiacciato
-terreno, giacque come morta.
-
-
-Un'ora di poi lo scalpitar d'un cavallo turbava il silenzio mortale di
-quella desolata riva. La notte era già alta, l'uragano cessato; e solo
-testimonio di vita era il fremito indistinto del lago, che si rompeva
-alla sponda col monotono spumeggiar del fiotto.
-
-Il giovin cavaliero, ravvolto nel suo corto mantello, pareva
-disprezzare tutto il rigore della stagione, e consolarsi quasi nel
-respirar l'aria asprissima della montagna. Egli aveva abbandonato
-le redini sul collo del suo cavallo, che con passo lento e stanco
-discendeva per la china.
-
-Allorchè giunse presso al campo santo, il suo sguardo cadde a caso
-sopra qualche cosa d'opaco che spiccava sul bianco terreno. Raccolte
-le briglie, volse il cavallo da quella banda, e curvandosi sulla sella
-vide al debole chiaror della neve onde appariva coperta ogni cosa
-all'intorno, una misera creatura la quale pareva svenuta o estinta; e
-pensò ch'era forse colà venuta dal paese a pregare per i suoi morti,
-e che la crudezza del freddo o l'imperversar dell'uragano l'avevano
-ridotta a quegli estremi.
-
-Il cuore gli tremava forte; fermò il cavallo, scese di sella; e poi
-chinatosi sul terreno presso quella salma assiderata, riconobbe ch'era
-una povera giovinetta; e sorreggendola sulle sue braccia la sollevò
-alquanto e la sostenne, inginocchiato com'era, sì che la testa grave
-e cadente dell'estinta si rovesciò su la sua spalla. Allora egli
-avvicinò il suo volto alla bocca della infelice, per conoscere se un
-alito leggero di vita scaldasse ancora le sue membra immobili, fissò
-gli occhi sovr'essa; ma al primo guardare, nulla vide, nulla distinse,
-quasi che l'anima sua non avesse più senso... Tornò a fissar quella
-fronte, que' labbri, que' cigli, ogni fattezza... e un brivido gli
-corse per tutte le vene, e si sentì passar attraverso al cuore come la
-fredda lama d'un pugnale... Arnoldo l'aveva riconosciuta.
-
-
-
-
-XII.
-
-SAGRIFICIO.
-
-
-Chi non vide la bottega del signor Samuele, il nostro speziale, in
-quella notte, non penserà forse ch'io possa,
-
-«Credendo e non credendo, dicer vero.»
-
-Fu un agitarsi, un andar e venire, una faccenda, un tramestío, che a
-memoria d'uomo non s'era mai veduto il simile in quelle quattro mura; i
-novellieri del paese n'ebbero a cianciar per lungo tempo, e a farne le
-più belle e strane conghietture del mondo.
-
-
-Nel mezzo della stanza, sopra il seggiolone ch'era là, solito trono
-d'ogni sera del signor curato, giaceva coricata e sostenuta da alcuni
-guanciali, la povera giovinetta, la quale non dava più nessun segno
-di vita. Erane il viso bianco e smunto, e solo al contorno degli occhi
-infossati e delle labbra sottili appariva dipinto d'un rossor livido,
-cupo e morente nel pallidissimo colore della fronte e delle gote;
-ma gli occhi eran chiusi, le braccia al lungo del fianco distese,
-irrigidite; e tutta la bella persona immota, raggruppata, per così
-dire, in sè medesima e co' ruvidi panni raccolti d'intorno, che
-s'informavano dalle dilicate membra, era stesa nella grave, abbandonata
-positura d'un cadavere.
-
-Presso a lei, curvo sopra uno de' bracciuoli della seggiola, stava il
-giovine inglese, muto e smorto esso pure, quasi come la svenuta; e le
-sue pupille senza moto non si staccavano mai dalla faccia di Maria; la
-quale posava con la testa arrovesciata all'indietro, come se l'anima
-di lei avesse già abbandonata quella sua verginale dimora. Nè altra
-cosa rivelava la vita in quella strana immobilità del giovine, fuorchè
-il leggero mover delle labbra, quasi che pronunziassero parole senza
-suono, e tremassero commosse dall'incerto e sublime sorriso che fu dato
-solamente al dolore, quando ancora non abbia perduta tutta la speranza.
-
-Con le faccie lunghe, curiose, guardandosi di sottecchi a ogni
-momento, uno in atto d'interrogare come la sarebbe ita, e l'altro di
-rispondere che non lo sapeva, se ne stavano il signor curato e il
-deputato politico, dietro il seggiolone, presso d'un tavolino; sul
-quale vedevasi lo scacchiere abbandonato, con le pedine sparsevi sopra:
-e da certe occhiate, che i due lasciavan cadere su quello a ora a
-ora, s'indovinava in essi il rammarico della partita intralasciata. In
-mezzo a loro allungava il collo, come il solitario cappone dalla stia,
-l'agente comunale, quotidiano testimonio e giudice delle sette disfide
-de' due campioni a dama.
-
-Colui che dall'altra parte gesticolava con gran foga nel parlar
-sottovoce al dottore, era quel vecchio galantuomo del signor Gaspero;
-egli, ragionando, spiegazzava la gazzetta che ancor teneva fra le mani,
-l'ultima capitata al paese in quel dì stesso. E qui, torna bene che
-conosciate la prudenza del curato; il quale, dopo il brusco esempio
-di quel disgraziato don Carlo, aveva smesso non poco del suo ardore
-politico; e, ceduto il diritto della lettura al signor Gaspero, si
-era rassegnato alla parte d'ascoltatore, accontentandosi durante la
-sessione parlamentaria in casa dello speziale, di scrollare il capo,
-fregarsi le mani, o d'andar traendo lunghi sospironi, o di sogghignar
-fra sè e sè; il qual diplomatico suo vezzo faceva allora il termometro
-infallibile della politica del paese.
-
-Intanto lo speziale e il dottore s'affaccendavano a gara intorno
-alla tramortita fanciulla, con una sollecitudine e un'umanità degne
-veramente del secol nostro; e mettevano alle prove la dottrina e l'arte
-per richiamarla alla vita, e per conoscere se mai un palpito ancora
-poteva essere suscitato in quel cuore che più non batteva. Lo speziale,
-rimboccato un lembo del suo grembiule di tela roana scura, e inforcato
-il naso con gli occhiali, davasi attorno con una premura, un affanno da
-non dire, e rimestava le cassette, gli armadii e le scansìe, le quali
-dalle spalancate vetriere presentavano la tremenda falange de' vasi
-e delle boccie di polveri e manteche, d'olii e di sali, di succhi e
-quintessenze, da disgradarne Avicenna e Hanhemann. Il dottore aveva già
-invano sperimentato di stropicciar le tempie, la fronte e i polsi della
-giovinetta con essenze spiritose, e metteva giù con dispetto le inutili
-ampolle; invano le aveva posto sopra il seno de' pannilini riscaldati,
-e di grosse coperte le aveva ravvolte le insensibili membra. Tutti
-volevano dir e fare; proponevano, discutevano, parlavano tutti in una
-volta; era un trambusto, un frastornío, che avrebbe potuto risvegliare
-i sette dormienti della leggenda. — E quella gran gara era l'effetto di
-due sole parole, pronunziate dal nostro giovine eroe allorchè, entrato
-nella bottega, con infinito stupore e maraviglia di tutti, recandosi
-su le braccia la svenuta fanciulla, depose sul seggiolone il caro suo
-peso, e disse: — Tutto quanto io posseggo a chi salva questa giovine!
-
-
-Ma poichè il mio racconto, con vostra buona pazienza, cammina a
-rilento, non v'incresca di volgere indietro un'altra occhiata.
-
-Era passato più d'un mese dal dì che Arnoldo abbandonava Milano, per
-venire in traccia della perduta Maria. Se vi ricorda, quando seppe
-ch'essa non era più nella bottega della crestaia, nè potè averne
-in altra maniera notizia alcuna, si mise in mente che la si fosse
-ricoverata al suo paese, presso alcun parente; e partì con questa
-certezza. Venuto fino a ****, prese a pigione una parte dell'antico
-palazzotto, ove suo padre aveva prima dimorato; ma quant'egli fece
-per trovar qualche traccia della giovine orfana, fu tutto vano. Queste
-ricerche replicate e sempre perdute gli facevano scorrere nell'affanno
-e nel dubbio i tristi giorni dell'inverno; e un mese così passò.
-
-C'erano pure alcuni dì, ne' quali sentiva ancora di vivere: eran
-quelli, in cui salito in sella d'un giovine cavallo, che da un pacifico
-Comasco aveva in quel torno comperato, s'arrischiava su per le rotte
-strade delle montagne, sfidando l'aspreggiare della stagione, e la
-traversìa de' venti. Quelle corse selvagge lungo i margini dell'acque
-e sopra i fianchi de' dirupi, gli ricordavano la sua patria, il suo
-cielo, le nebbie del mare, il castello del buon zio, la combattuta
-sua giovinezza; tutta la prima, la vera poesia dell'anima vergine e
-ardente. Poi succedevano de' giorni, ne' quali gli tornava incresciosa
-la vita, e gli pareva che al suo soffrire non restasse altro conforto
-che un novello soffrire. Allora se ne stava, le ore intere, appoggiato
-alla finestra della sua stanza, guardando il lago, e si sprofondava
-nella meditazione e nel passato: un volume, suo fedele amico, un bello
-Shakspeare, ch'era un ricordo del cugino Randale, del compagno de' suoi
-prim'anni, gli stava aperto dinanzi; e gli uomini disegnati da quel
-gran pittore dell'anima e della vita pigliavano agli occhi suoi figura
-e movimento. Vedeva sè stesso nello sfortunato Edgardo, il figliuolo di
-Glocester; piangeva al sublime delirio, alle cocenti lagrime di Lear,
-fremeva a' soliloquii di Macbeth, e pensava a suo padre; per lui, la
-tenera Cordelia, l'innamorata Desdémona, la dolente Caterina, eran
-sempre Maria. Altre volte, e il più sovente, camminava di buon mattino
-fino alla casetta d'Andrea, che la vecchia Marta abitava ancora, quanto
-solitaria e grama, lo pensate! E' vi restava per tutta la giornata,
-seduto in un canto del focolare, poco lontano dalla vecchierella; la
-quale non faceva che parlargli di _quella cara tosa_. Era la meschina
-dimora unico avanzo del bene della fanciulla; e senza il buon signor
-Gaspero, che aveva salvato per miracolo dagli artigli dell'esattore
-comunale la casa e la vigna, tutto sarebbe stato perduto. Egli poi lo
-fece perchè, a dirvela in confidenza, sentiva ancora il batticore per
-la giovinetta, che si ricordava d'aver le tante volte fatto ballonzare
-piccina su le sue ginocchia.
-
-
-Arnoldo dunque contemplava, con l'anima tremante e con lo sguardo
-fisso, atterrito, immobile, la faccia della fanciulla; e stava spiando,
-se in mezzo a' tormenti, con che il dottore e lo speziale straziavano
-quella bianca e dilicata creatura, il cuore e le labbra di lei si
-riaprissero al gemito dell'esistenza. Con ambe le mani e' le strinse la
-destra agghiacciata, e avvicinandola alle sue labbra, con quell'affetto
-che solo può essere consacrato dalla terribile idea della morte,
-v'impresse un lungo ardente bacio d'amore, delirando quasi che con quel
-bacio gli fosse dato restituirle la vita; come Romeo, quando venne alla
-tomba di Giulietta.
-
-La baciò di nuovo, la contemplò... soprastette... E poi, balzando
-d'improvviso, con un accento soffocato dall'impeto della gioja,
-proruppe: — Ella vive ancora!...
-
-Non era una vana illusione; quella fredda mano aveva risposto al premer
-delle sue con un bàttito leggero, fuggitivo. Era il tornar della vita;
-egli allora, tutto tremante di speranza e di terrore, le posò la destra
-sopra il seno, e quel leggier risalto si ripetè: era il cuore che
-ripigliava il suo palpitare.
-
-Nè molto andò ch'essa riaperse e lasciò errar debilmente all'intorno
-gli occhi estatici e muti; e fece come un grande sforzo per sollevare
-la testa; poi gli occhi si richiusero, e la testa ricadde. Arnoldo
-sentì di nuovo la crudele stretta dell'angoscia, e il suo volto si
-ricoperse di mortale pallidezza. Allora afferrò per un braccio lo
-scompigliato dottore che gli era vicino, e fortemente scuotendolo, — Mi
-rispondete voi della sua vita? domandava con alto spavento. Ed esso,
-sotto la tortura di quelle valide stratte, balbettava: — Rispondo,
-rispondo io... Non tema; mi lasci, mi lasci andare!...
-
-— Ma questo letargo mi spaventa! replicava il giovine, dando un altro e
-più fiero squasso al braccio del povero dottore.
-
-— Non tema, questi rispondeva, è un semplice sopore, è una cosa
-naturale... Io me l'aspettavo... bisogna che sia così!
-
-Ma lo speziale, veduta quella potente dimostrazione, rinunziava
-all'intrapresa cura, alla speranza del grosso regalo; e cautamente,
-come un buon capitano che prevede a tempo il pericolo, ritiravasi
-dietro la trincea del suo banco.
-
-Intanto bisognava pensare a collocar la malata in qualche altra parte,
-dove potesse riposare, meglio che non in quel duro seggiolone del
-curato; bisognava trovare una camera, un letto: lo speziale era nel
-cimento d'offrir il suo per quella notte, e Arnoldo già aveva risoluto
-di farla trasportar nella villa; quando il signor Gaspero venne fuori
-col miglior consiglio: e fu, che mandassero a chiamar la Marta, e
-portassero la fanciulla nella sua propria casa, che non era lontana; e
-così almeno la poveretta, al suo risvegliarsi, sarebbesi trovata sotto
-un tetto conosciuto, tra le braccia d'una persona amica.
-
-Mandarono dunque per la Marta; e come la buona donna si rimanesse
-consolata insieme e sbigottita, tra la contentezza di riveder la
-sua Maria, e il dolore di ritrovarla in quello stato, può credersi
-appena. Ma Arnoldo e il dottore pressavano, sicchè ben presto ebbero
-trasportata la giovinetta, tutta ravviluppata nelle coltri, a casa sua;
-dove giunti, la posero in quella camera, ch'essa un tempo occupava, nel
-suo letticciolo, ch'era ancor rifatto.
-
-Essa era tuttavia immersa in un sopore profondo. Arnoldo, che l'aveva
-sostenuta tra le sue braccia, con quella cura attenta e gelosa della
-quale solo l'amore è capace, si trattenne per lunga pezza appiè del
-letto; e, seduto sur uno sgabello, col capo chino su le ginocchia,
-s'abbandonò a lunghi e dolorosi pensieri. Poi, avendo il medico
-raccomandato gran silenzio e quiete, acconsentì a ritirarsi nel
-piccolo andito vicino, e si riposò sopra una seggiola, presso la porta
-socchiusa della cameretta: donde gli giungeva all'orecchio l'affannoso
-e grave respirar di Maria, la quale, riavuta alfine dal suo lungo
-svenimento, era caduta in un sonno profondo. Marta stette a vegghia
-tutta la notte presso il capezzale della fanciulla.
-
-
-La mattina seguente, sul primo albeggiare — erasi il cielo durante la
-notte sgomberato dalle nuvole, e risplendeva uno di que' dolci soli
-d'inverno, che consolano il cuore degli uomini e la malinconia della
-natura, uno di que' soli che, dopo l'imperversare del cattivo tempo,
-non sono radi in quel beato angolo della terra. — Maria si riscosse
-dal profondo suo sonno, e sollevandosi lentamente su la persona, alzò
-gli occhi, e vide il primo raggio di quel sole, smorto ma pur limpido,
-che penetrava per la finestra, e cadeva sopra il suo letto. Guardò
-trasognata all'intorno, e ravvisò la figura amorevole e serena della
-Marta; la quale, seduta da un canto, stava a mirarla tra confortata e
-pietosa, senza poter dire sola una parola. Riebbe allora la conoscenza,
-tornò a volger gli occhi per ogni parte, chè ancora non sapeva dove
-fosse. Era pur quella la sua cameretta, un tempo sì cara, il soggiorno
-d'un'età più felice; era il raggio del suo sole che la salutava, era
-quella la casa di suo padre e di sua madre. E già non si ricordava più
-d'aver pianto e patito... Ell'era ancora là, eran tornati i giorni
-della sua fanciullezza.... tutto era stato un sogno, un lungo e
-terribile sogno!
-
-Ma rivolse il capo dall'altro canto, e gli occhi suoi s'incontraron
-negli occhi d'un giovine di nobile aspetto, che, incrociate sul petto
-le braccia, la contemplava silenzioso, ma sorridente. Essa lo guardava,
-e coll'incertezza dello sguardo pareva domandar chi fosse quel giovine.
-Allora tutti i suoi pensieri si sollevarono nella mente, si confusero,
-le ripiombarono in un punto sul cuore; la speranza che tutto fosse
-stato un sogno era svanita... Distolse gli occhi da lui, gettò le
-braccia al collo di Marta, che s'era fatta a lei più vicina; e tutto
-nascondendo il viso in quell'amplesso si mise a piangere, come si
-piange quando con le lagrime a lungo represse si può sfogar un dolore
-raggruppato per tanto tempo nel cuore.
-
-— Oh! cosa le avete voi fatto, signor Arnoldo?.. domandò la Marta,
-posando in atto di compassione la destra sul capo chino della
-giovinetta.
-
-— Io l'ho amata!.. rispos'egli.
-
-
-In quel mezzo, il medico comparve su l'uscio della camera. Maria era
-ricaduta sui cuscini del letto, in un nuovo spossamento di tutte le
-forze. Il dottore le si avvicinò, studiò con attenzione il suo volto
-colorato allora d'un leggier vermiglio, e gli occhi incavati e morti;
-le toccò i polsi, che rispondevano con ardenti e ineguali bàttiti
-febbrili, e conobbe che il male era più serio che prima non pensava.
-Ma, benchè in cuore lo sentisse, pure tacque al giovin forestiero
-il suo fatale sospetto; e limitossi a ordinare alcune pozioni, e a
-prescriver novamente che lasciassero l'ammalata in un assoluto riposo,
-procurando di risparmiarle la più piccola sensazione di piacere e
-di dolore. E poi, si volse ad Arnoldo, e, fattosi un po' d'animo,
-gli comandò d'allontanarsi da quel luogo, se pur voleva che la vita
-dell'ammalata fosse salva.
-
-Arnoldo obbedì a malincuore, ma obbedì. Uscito in compagnia del
-dottore, quando furon nell'andito, si fermò, e lo prese per la destra,
-dicendo: — Giuratemi ch'ella vivrà! con un accento che fece tremare il
-pover'uomo; il quale lo guardò, e balbettando rispose: — Oh! oh! oh!
-tutto sta nelle mani di Colui ch'è lassù!...
-
-Chi amò veramente e pianse al terribile dubbio di dover perdere per
-sempre l'amor suo, immagini l'angoscia dell'innamorato giovine. Alla
-vita di quella creatura era allora attaccata la vita della sua fede,
-il coraggio dell'anima sua, tutta la sua speranza terrena. Fino a
-quel giorno, egli non aveva pensato mai esser così dura la solitudine
-a un'anima che ha bisogno d'amore e d'esempio; e quando ritrovò
-quell'angelo di pura bellezza, che nella sua mente egli aveva rivestito
-dei più ideali colori della virtù, confidò finalmente che il cielo si
-fosse riaperto per lui. Il solo pensiero di dover perderla ancora gli
-appariva tremendo, come l'anátema della disperazione; egli stesso non
-aveva creduto fino allora d'amarla tanto!
-
-
-Il dì seguente, il medico dovette pur troppo confermarsi nel concepito
-sospetto; gl'indizi d'una lenta febbre di consunzione si manifestarono
-nell'ammalata; la sua notte era stata senza sonno; al letargo del dì
-innanzi eran succeduti il turbamento, il delirio, l'obblio del passato
-e il vago presentimento d'un termine vicino; e a tutto ciò ben presto
-s'aggiunsero una tosserella aspra e muta, e un assiduo languore.
-L'infelice si lamentava spesso d'atroci punture al cuore, d'un sordo
-tintinnìo negli orecchi, d'improvvise fiamme che le ardevano il sangue,
-le oscuravano gli occhi e la mente; e allora, le coltri le pesavano sul
-seno, le erano insopportabili; e, con un fievole gemito, diceva di non
-poter respirar l'aria che la circondava.
-
-Poi succedeva un lunga spossatezza, e pareva che la sua vita andasse
-mancando, come un raggio che si dilegua; pareva che ogni ora dovesse
-esser l'ultima per lei. La buona Marta era sempre al fianco di quel
-letto; e la sorreggeva, e apprestava le medicine dal dottore ordinate:
-benchè essa nel suo cuore molto soffrisse, aveva forza di non piangere,
-e trovava sempre qualche pietosa parola per sostenerla. Ma quando
-l'ammalata era quieta, e ch'ella si sedeva sola a' piedi del letto,
-allora lasciava tacitamente scorrere le sue lagrime; e coll'anima sua
-semplice e fedele pregava, sempre in segreto, la Madonna.
-
-Talvolta, nel cuor della notte, Maria a un tratto balzava esagitata, in
-mezzo a que' sonni leggieri, se pur sonni potevano dirsi gli sfuggevoli
-riposi che il dolore, stanco quasi di tormentarla, le concedeva; ella
-balzava a seder sul letto, e cacciandosi indietro con le mani tremule e
-scarne i lunghi capegli, che umidi di febbrile madore le si stendevan
-sul viso, spingeva gli occhi attoniti fra l'ombre della camera, e poi
-levava la destra convulsa per additar quelle immagini sinistre che
-l'assediavano, o quelle persone amiche con le quali immaginavasi di
-parlare e di piangere. Allora i suoi pensieri vagavano nelle torbide
-memorie del passato; la sua innocenza, l'amor suo, i pericoli corsi,
-le sue disgrazie, e tutti quelli che l'avevano avuta cara, e quelli che
-le avevano fatto del male, tutto le si affacciava in un punto all'anima
-oppressa; e le sue interrotte parole erano piene di pietà e di dolore.
-La sola Marta era testimonio di que' solitari e compassionevoli
-lamenti.
-
-
-— Perchè mai mi lascian tutti così sola, sola, dopo ch'io fui sempre
-perseguitata?... Oh Dio! che ho fatto di male? O mia madre, io pensava
-sempre a voi, quand'ero lontana; ma questo povero cuore... questo
-cuore non era mio! Tengo qui dentro un segreto, che non devo scoprire
-a nessuno, neppure a lui, a lui che... ah il suo nome io non potrò
-dirlo mai!.. perdonatemi, o mia buona mamma! Dio m'ha castigato...
-perdonatemi voi!... S'egli mi parla di qui innanzi, tacerò, farò la
-sorda, fuggirò via... Aimè! dove sono?... Questa è la chiesa ov'egli
-m'aspetta, questo è l'altare — Ave, Maria, piena di grazia, il Signore
-è con te... — Forse non verrà! Ah no! eccolo, è lui!... Perdono, o
-Signore! io ascoltai la sua promessa, perdono!
-
-E ricadeva illanguidita e senza movimento, per sollevarsi ancora, dopo
-pochi momenti, rapita dall'impeto di nuove immagini: — Egli tornerà,
-il suo cuore è buono; le sue parole son vere, come la virtù; con
-quello sguardo, è impossibile non dir la verità!... Oh caro! io l'avrò
-convertito, egli crederà nella nostra santa fede, e verrà a pregar il
-Signore con me... Io sono pallida, lo so; ho patito tanto e sto ancora
-assai male... Guardatemi, ditemi: è egli possibile che non mi riconosca
-più, che più non sappia chi sono?... No, non è vero! esso era pur qui,
-io l'ho veduto; e m'ha ben ravvisata, e m'ha sorriso come una volta!
-S'io non fossi bella come prima, avrebb'egli sorriso?...
-
-E anch'essa la povera giovinetta, come se contemplasse un'ombra
-presente, sorrideva così da strappar le lagrime a chiunque l'avesse
-ascoltata in quell'ora.
-
-Dopo un altro istante di riposo, risorgeva ancora lentamente, giacchè
-invano la desolata Marta tentava con amorose e ripetute preghiere
-di far ch'ella si coricasse più tranquilla. E giungendo le mani, e
-scuotendo il capo, in atto di chi racconta lunghi travagli sostenuti,
-ripigliava: — Io non ho amato altri che te, e non te l'ho detto mai!...
-Ma per amor del cielo, non ne parlare con persona viva... Vedi! mia
-madre è morta, mio fratello, mio padre, tutti son morti!... Io sono
-sola a questo mondo... e tu! tu mi puoi dare il paradiso o l'inferno...
-Io vorrei esser tua; ma temo che lassù in cielo non sia scritto così!
-Vieni, vedi, questa è quella Madonna, a' piè della quale mi giurasti
-di volermi sempre bene... T'avvicina, pigliami per mano! Dio ne
-benedirà!... Ma, chi è mai quel prete? lo vedi tu? io lo riconosco...
-è lui, è mio fratello, è il tuo amico... Oh Dio! Dio eterno! fuggiamo,
-lasciami! Non vedi ch'egli leva la destra in atto terribile di
-minaccia? non senti ch'egli ne maledice tutt'e due?...
-
-Ma il cielo pietoso, dopo quelle notti d'angoscia, dopo quelle visioni
-di sgomento, le concedeva almeno lunghe ore d'una calma benefica e
-sollevatrice, interi giorni di pace e di rassegnazione; nel volger
-de' quali dolce le tornava lo sfogo del pianto, il conforto d'una
-calda preghiera, e soave perfino il ricordarsi del dolore sofferto,
-il pensare a quello che ancora le restava a soffrire. In quel tempo
-però ella poco parlava, e pareva quasi straniera a ogni affetto che
-la riavvicinasse a questa vita: l'avresti creduta una di quelle sante
-giovinette martiri della prima età cristiana, le quali, in mezzo a'
-tormenti, contemplavano estatiche una corona celestiale.
-
-
-Io non dirò tutto il patire di quella meschina, chè già questa semplice
-narrazione è troppo compassionevole e piena di pianto. La malattia
-della povera Maria fu lenta, sorda, penosa; più d'una volta essa toccò
-a quel tremendo punto, in cui la sola speranza che rimanga è un domani
-nel cielo; più d'una volta fece temere di vederla finire, dopo alcuno
-di quegli impeti di tosse convulsiva che di frequente l'assalivano.
-
-Eppure il dottore, sia che non fosse troppo sapiente, sia che vedesse
-più in là che non sembrava, ebbe segreta speranza di salvarla ancora;
-e nelle cure assidue che le prodigava, non tardò ad accorgersi che il
-male non aveva soggiogato del tutto quella debole complessione, e che
-anzi a poco a poco rimetteva della sua crudeltà; onde fu persuaso che
-se alla fanciulla non erano quaggiù promessi lunghi anni, le sarebbe
-stato conceduto almeno di vedere più d'una primavera, e forse di
-respirar novella vita nel balsamo dell'aria nativa.
-
-Egli non s'ingannò. Venne la primavera, e ben presto la gracile salute
-della nostra giovinetta cominciò e rifiorire. Il silenzio dell'anima
-e la pace della natura poterono più che gli sforzi dell'arte; ma
-per non far ingiustizia a quel dabbene del dottore, bisogna dire che
-la paziente attenzione e lo studio che pose a risparmiare alla sua
-ammalata ogni più leggiera commozione e più di tutto ogni memoria della
-sua vita passata, fanno fede ch'era miglior medico ch'egli medesimo
-non si credesse, un medico filosofo, voglio dire, come pretendono
-d'essere tutti i nostri medicuzzi d'ieri. Non permise ad Arnoldo di
-visitar Maria che una sola, o al più due volte la settimana; e sempre
-in compagnia di lui, per due eccellenti ragioni: una, perchè il mondo
-non dicesse, l'altra, perchè un solo colloquio che fosse finito con far
-piangere l'ammalata, avrebbe potuto rovinar il sistema della sua cura.
-Dunque, in tutto quel tempo, Arnoldo era stato quasi straniero per
-Maria; essa non osava domandare di lui, neppure alla Marta; ed egli,
-temendo sempre che il cielo non gli rapisse quel fiore sì adorato, si
-tenne in una mesta e contegnosa lontananza. La Marta poi, la quale
-dapprima, finchè durò il male di quella sua diletta, aveva saputo
-soffocar le lagrime, allora piangeva; ma piangeva di consolazione.
-
-
-Era un mattino, un bellissimo mattino, al principio d'aprile.
-
-Maria sedeva al raggio di quel puro sole, nel cortiletto che si
-specchiava al lago; sedeva tranquilla presso il muricciolo, sul quale
-erano ancora i suoi vasi di fiori, quantunque inferme e cadenti ne
-fossero le odorose pianticelle. Essa respirava l'aria imbalsamata dai
-profumi della mattina; e il suo viso alquanto pallido ancora, mostrava
-quel soave incanto di bellezza, che tocca assai di più, quando rivela
-il segreto d'un'anima che si ricorda de' suoi dolori. Un sorriso
-ineffabile, misto d'una dolcissima malinconia, errava sulle sue labbra
-ancora smunte; e la lieve tinta rosata onde le si coloravano le gote,
-faceva spiccare di più la muta candidezza del suo bel volto e del
-sottile suo collo.
-
-Arnoldo entrò nel quieto ricinto; nè Maria, assorta ne' suoi pensieri,
-s'avvide di lui. Egli le si avvicinò lentamente: la fanciulla alzò
-allora gli occhi, e la sua fronte si velò d'un vivo rossore, che
-subito sparve. Alla prima, Maria non trovò parola; poi balbettò come
-un saluto; e il giovine, fattosi a sederle d'accanto, si rimase lungo
-tempo a guardarla, incerto e pensieroso. Ed essa, inchinate le pupille
-a terra, taceva.
-
-— O Maria! diss'egli finalmente, io benedico quest'aria così serena e
-in pace, questa gioja di tutta la natura, questa divina bellezza della
-terra e del cielo che vi restituiscono la vita, che sembrano sorridervi
-per consolarvi di tutto quel ch'è passato!... Voi siete nata in un
-paese beato; questi monti e quest'acque sono la più bella contrada del
-mondo... Oh vi fossi nato anch'io, oh fossi anch'io italiano!... Ma
-voi lo sapete, o Maria, i' ho risoluto di non abbandonar più questi
-luoghi. Ora, son solo su la terra, e costretto a fuggire dalla casa de'
-miei padri, a portare un nome che non è mio! Una volta io era potente,
-adulato, cercato; ora mi respingono tutti. Ma voi non mi respingete,
-no; io non posso più che offrirvi un'umile sorte e l'esilio; ma voi
-siete buona, e manterrete la vostra promessa!... Ditelo, Maria, ditelo
-adesso ch'è tempo! Fra voi e me non c'è più distanza; e una vita
-modesta, ma beata con voi, è la sola felicità alla quale io voglia,
-alla quale mi sia concesso d'aspirare.
-
-— Lei è un buon signore, ha un cuor che d'uguali ce n'è pochi! Ma io
-cerco inutilmente esprimere quel che sento... Ah! se le mie parole
-hanno qualche valore agli occhi suoi, deh m'ascolti, signor Arnoldo!...
-E così Dio mi mandi forza di parlarle com'io devo, in questo momento
-che deciderà della mia vita!
-
-— Dite, Maria! Il farmi felice o infelice per sempre, sta in voi... a
-voi lascio la mia sorte! Ho saputo rispettar fin adesso ogni vostro
-desiderio, non v'ho mai ricordata una promessa... perchè il vostro
-dolore, le vostre disgrazie...
-
-— Per carità, signor Arnoldo, non parliam più di me. È di lei che mi
-preme, della sua felicità, del sacrifizio ch'ella vorrebbe fare. Oh!
-ritorni per un momento su la sua vita passata; pensi a lei stesso, come
-deve fare un uomo; e poi decida.
-
-— Come, o Maria, sarebbe possibile che ricusaste d'unire la vostra
-sorte alla mia? dopo tutto quel ch'è stato, dopo tanto amore?... Oh io
-vi amo ancora, o Maria, vi amo, come la prima volta che vi ho veduta,
-come quel giorno...
-
-— Non mi dica così, signor Arnoldo, io ne la prego col mio cuore,
-con le mie lagrime!... Se ha ancora della stima per me, parliamo
-come fossimo stranieri uno all'altro. Non è vero ch'ella non abbia
-più nessuno a cui pensare... Suo padre soffre certamente per la sua
-lontananza, e sospira di rivederla prima di morire, di lasciarle il
-suo nome e l'onor della famiglia... E le sue buone sorelle?... e il
-suo paese che lo chiama, che l'aspetta, che ha bisogno di lei?...
-queste cose, appena io capisco come sieno, ma pur sento che son vere.
-Non posso creder che suo padre l'abbia maledetto, non è vero che più
-nessuno si ricordi di lei! E se anche, al primo momento, lo sdegno
-l'avesse fatto ingiusto, si sarà pentito da poi; perchè padre e
-madre perdono tutto, piuttosto che i figliuoli... E se dapprima, per
-l'onore, ella ha creduto bene d'abbandonare chi lo disprezzava, adesso
-è il momento di far vedere a loro stessi, che la persuasione e non il
-capriccio l'hanno consigliata, e che ha ancora, lasci ch'io lo dica, lo
-stesso cuore e la stessa virtù!
-
-— Buon Dio! siete voi che mi parlate così? chi vi disse tutte queste
-cose? chi ve le inspira? Io, sì, lo sento il cruccio di star lontano
-da' miei... so che le mie buone sorelle piangono e m'aspettano. Ma,
-per me, il domandar perdono sarebbe un rinnegare la verità che ho
-abbracciata! Nè per questo i' ho fatto sacrifizio d'ogni cosa; l'ho
-fatto per ciò che tutti calpestano, la fede e la coscienza. O Maria, lo
-veggo! voi non mi amate più!
-
-— Ah! signor Arnoldo, non dica, non pensi così. Io era già morta, ella
-mi salvò! Oh questa riconoscenza ch'io sento, basterà oramai essa sola
-a riempiere tutta la mia vita!...
-
-— Voi parlate di riconoscenza, ed è amore ch'io vi domando. E che?
-s'io dovessi anche tornarvi, là nella mia patria, se l'onore mi vi
-chiamasse, non andrei io superbo di mostrar a tutti qual angelo io
-possegga? non benedirei sempre il cielo di poter mettervi a parte
-d'ogni contentezza della vita, di farvi grande, come siete degna
-d'essere, più d'ogni altra donna?
-
-— Il suo cuore è buono e generoso; ma io, quantunque nulla sappia in
-confronto di lei, pur sento che questa la è un'illusione. Nol so da
-vero, perchè mai abbia preso a voler bene a una poveretta come me;
-pure, so ch'io non lo meritava, e che non ero nata per questa fortuna.
-Oh! non la mi guardi così! se ascoltassi soltanto il mio cuore, una
-cosa sì amara io non potrei dirla... E poi, capisco pure ch'io le parlo
-troppo male; ma al momento in che siamo, bisogna dir tutto com'è.
-
-— Cielo! oltre al non amarmi più, potreste voi pensare, o Maria, che
-verrebbe tempo ch'io avessi a mancare alla mia fede, all'amore?...
-
-— No! vedo pur troppo che non so spiegarmi, o ch'ella non m'intende!...
-E questi suoi rimproveri mi fan piangere. Ma io non voglio dire
-di lei... Tutti l'hanno amato, e l'ameranno sempre: e come nol
-dovrebbero?... Nessuno ardirà disprezzar la fortunata che porterà
-il suo nome. Ma a questa donna felice, se mai fosse d'una condizione
-diversa dalla sua, una meschina come son io, non sarebbe rìserbata una
-continua rampogna, un tormento segreto, eterno?... Potrà mai credere
-a quegli onori che non sono per essa, e non arrossire di trovarsi con
-quelli che mentono con la bocca e disprezzano nel cuore, con quelli che
-tacciono per compassione?... Oh! gli occhi di chi ha molto sofferto
-leggono nell'interno di coloro da' quali non sono amati, abbastanza
-per poter piangere ancora. E poi, viene il tempo il più amaro. Quegli
-che prima era l'amico, il fratello, il padre suo, il suo tutto, non
-la guarda più come in quel giorno, in quel giorno felice che nasce
-una volta sola, e non torna più; non le chiede più di quelle parole,
-che un tempo facevano la sua gioia, il suo conforto. Egli è un uomo,
-un cittadino; ha la gloria che lo chiama, la vita che gli comanda, la
-società che l'accarezza, il mondo che lo guarda... Egli non è più solo,
-come in quel giorno così bello!
-
-— Maria, Maria, che dite voi mai?
-
-— Ah! lasci ch'io sfoghi tante cose che da sì gran tempo porto nel
-mio cuore! Quella poveretta che sente non essergli più necessaria,
-quella, che al pari d'un fiore per un giorno gli piacque, non è più
-la medesima... Ella tace sempre, ella piange spesso; ed egli volge
-indietro la testa, e cerca altri fiori più freschi, più belli, perchè
-l'uomo ha sempre bisogno della bellezza... Oh mio Dio! quest'angoscia
-basta sola a far morire di dolore la infelice! E il dubbio che
-l'accompagna sempre, e il timore di proferire una parola sola che a
-lui dispiaccia, e l'affanno segreto di sentirsi così piccola cosa a
-paragone di lui, e la stessa grandezza dell'amore che gli porta, di
-quell'amore ch'egli con un pensier solo può maledir per sempre...
-
-— Non più, Maria, non più!... Ecco, era una speranza del tutto vana la
-mia, e voi spezzate l'ultimo anello della mia vita... Tu, o Maria?...
-tu, la più bella e la più santa creatura del Signore, l'unica stella
-ch'io avessi ancora, tu puoi abbandonarmi? Abbandonarmi, quand'io,
-per amarti, ho dimenticato patria, parenti, nome, tutto?... Gran dio!
-dunque la virtù ch'io cercai sempre, altro non era che un delirio, la
-poesia de' vent'anni, l'incanto d'una primavera?... Bisogna che sia
-così. E adesso, che farò?... Tornerò nel mondo, mi getterò in questo
-vortice di cose, nell'ebbrezza della passione, nella vita del momento;
-sì, riderò delle lagrime che si piangono da per tutto, e di quelle che
-farò versare anch'io; e a coloro che mi rinfacceranno di non creder più
-a nulla, nemmeno alla virtù, dirò; Gli uomini m'han voluto così! peggio
-per loro.
-
-Maria raccapricciò a queste strane parole, chinò la testa e impallidì.
-Arnoldo la guardava quasi sdegnoso, e levandosi a un tratto, mosse per
-allontanarsi.
-
-— Oh si fermi, signor Arnoldo, proruppe allora la sbigottita fanciulla,
-e non mi lasci in questo modo!... Io le ho parlato come una povera
-giovine onesta; ho fatto il mio dovere. Ella non sa, non vede il mio
-dolore; ma io soffrirei ben più, se non avessi coraggio di parlarle
-col cuore in mano. La grandezza, la felicità che mi vuol dare, non
-son fatte per me: questi due anni della mia vita non saranno stati
-altro che un sogno, ma il più bello di tutt'i miei sogni!... Quando
-penso a queste quattro mura, dove son nata, dove per tanto tempo sono
-stata felice anch'io... quando penso a mio padre, a mia madre... Oh se
-vivessero ancora... non mi avrebbero certamente benedetta!
-
-— Se que' buoni vivessero ancora, vorrei metter la nostra sorte nelle
-loro mani. E anch'esso, vostro fratello...
-
-— Il mio povero Carlo!.. Ah se sapesse quello ch'egli pensava e diceva!
-Questa forza ch'io sento di parlarle come feci, me l'hanno data le sue
-parole, e la santa virtù che inspiravano... Io me lo ricordo, come
-se fosse adesso; egli, il mio buono e santo fratello, mi disse una
-volta... qui, qui appunto dove siamo noi: Abita sempre nel luogo in
-che il Signore ti collocò; Egli solo è Quello che non abbandona mai!
-Conserva il tuo cuore, e vivi povera e modesta come sei nata!...
-
-E, ripetendo questo ricordo, Maria singhiozzava. Il giovine era
-commosso e sorpreso da contrarii pensieri.
-
-— Ecco, ripigliò indi a poco Maria, che le ho aperto l'anima mia.
-Un'altra ragione poi... non ho nemmeno il cuore di dirla, ma pur è
-vera anch'essa... ed è questa, ch'io sento di potere durar poco: la
-è un'idea che ho avuto sempre... Ma, adesso, Dio mi darà la virtù di
-patire per questo poco tempo.
-
-— No, Maria, non lo dire; no, non è vero!... Vuoi tu vedermi disperato,
-vuoi tu ch'io maledica al mondo e a Dio?...
-
-A questa imprecazione la fanciulla non resse; il coraggio, che fin
-allora l'aveva fatta maggiore di sè stessa, era esausto: ella tornava
-una fragile, sofferente creatura com'era prima. Fece per parlare, e non
-potè; sentì sciogliersi le membra, vide appannarsi, confondersi le cose
-a lei d'intorno, e la sua voce non seppe formar che un debole sospiro.
-
-— O Maria! o mio angelo tutelare, diceva Arnoldo con supplichevole
-affetto, sostenendola: ascoltami, o Maria, non m'abbandonare, non
-morire!... Tu sei una santa, io ti venero come mia madre! Farò tutto
-quello che vuoi; parla... guardami! dimmi una parola sola... Non m'ami
-più? Ah! non importa... Io sarò infelice; ma tu ascoltami, non morire,
-oh non morire!... Ti son forse odioso? Ah no, no! dimmi che non è vero!
-E perdonami: io voleva un poco della tua felicità, un poco della pace
-del tuo cuore. Parla, o Maria! ma non mi togliere tutta la speranza.
-Vuoi tu ch'io parta, che corra a gettarmi a' piedi di mio padre?... Io
-me n'andrò, domani... oggi... subito! Ma tu vivi, aspettami, e lascia
-ch'io creda all'amor tuo.
-
-— Sì, sì, è ben meglio che parta, signor Arnoldo! disse Maria, alla
-quale le ardenti parole del giovine avevano restituito un po' di
-coraggio, quantunque misto a un segreto fremito di terrore; è ben
-meglio che parta! Io per me, spero che Dio m'aiuterà... Senta dunque:
-s'ella torna nella sua patria, io l'aspetterò per un anno... e poi...
-quando veramente fosse la volontà del cielo...
-
-— Questa condizione è dura, Maria; nè so come potrò obbedire...
-
-— Ah! è necessario ch'ella s'allontani per qualche tempo, che torni in
-pace col padre suo!... Consoli le sue sorelle; e mi nomini a loro; a
-quella buona Elisa, se la si ricorda ancora del mio nome. Io intanto
-penserò a lei, sempre a lei, signor Arnoldo, ch'è stato così buono per
-me! Io non aveva più nulla a questo mondo, nulla fuorchè la mia onestà;
-ella ha avuto compassione di me, e io la benedirò sempre, pregherò
-sempre per lei!...
-
-Arnoldo era commosso fino alle lagrime. Contemplava Maria con una muta
-tenerezza; e la piena degli affetti che agitavano il suo cuore, non
-poteva trovare un'uscita. Alla fine le si appressò umiliato, le prese
-una mano, se la recò alle labbra, la baciò, la bagnò del suo pianto, e:
-
-— Addio, le disse, Maria! Addio per un anno.
-
-— Addio! rispose con voce sicura la fanciulla; ma il suo cuore
-addolorato in quel momento tremò che non fosse _per sempre_.
-
-
-Il seguente mattino, Arnoldo abbandonava quelle rive, abbandonava
-l'Italia. Tornato alla villa, dopo il colloquio avuto con Maria, vi
-aveva trovato alcune lettere d'Inghilterra, e fra queste una d'Elisa
-sua sorella, la quale dipingendole il rovescio ch'erasi fatto nella
-salute del padre suo, il terrore e l'abbandono in che essa e Vittorina
-vivevano, lo scongiurava a non perder nemmeno un'ora, a ritornar
-subito, a ricordarsi del nome che portava, e del dovere di figlio
-e d'Inglese, che lo richiamavano in patria. Questa lettera finì di
-persuadere Arnoldo. Bisognava dunque partire, senza riveder Maria,
-tutto il comandava: e chi sa anche s'egli potrà ancora arrivar a tempo
-per ricevere la benedizione del padre suo?
-
-Egli dunque partì. Maria, che in tutta quella notte non aveva potuto
-chiuder occhio mai, s'era levata col sole, e se ne stava appoggiata al
-davanzale dell'aperta sua finestra, a contemplar di lontano la villa
-**** dov'egli abitava.
-
-I balconi del terrazzo erano spalancati; quella parte della casa aveva
-l'aspetto d'un luogo abbandonato di recente. Quel pianerottolo deserto,
-quell'alto terrazzo, quelle vôte finestre, le mettevano nell'anima
-un'involontaria tristezza. I suoi sguardi calarono lenti e distratti al
-lungo della riva... In quel momento, essa vide una barchetta staccarsi
-dal piccolo porto che si apriva al piede della villa. Un uomo, chiuso
-nel suo mantello, era in quella, barca, la quale ben presto pigliò
-il largo; il barcaiuolo faceva forza di remi contro il vento che
-increspava tutta la superficie del lago. Un grido doloroso, invano
-trattenuto, le scoppiò dal più profondo del cuore... Allora, come
-fosse stato scosso da quel grido, Arnoldo levò il capo, e di lontano la
-riconobbe. Si alzò, stese la mano verso di lei nell'atto d'un ultimo
-saluto; poi, quasi oppresso da una forza prepotente, s'abbandonò di
-nuovo su la prora della barca: la quale fuggendo via via si dilungò
-rapidamente, finchè non apparve più che come un punto nero nell'iride
-dell'acque che riflettevano il sole nascente.
-
-Ma quand'ebbe perduta di vista quella barchetta, la povera Maria sentì
-mancarsi il cuore: uno schianto improvviso la soffocò; e proruppe in
-lagrime d'amarissimo cordoglio, in quel piangere caldo e dirotto di
-chi non ha più speranza. Ella pensava che tutto era finito, che non
-l'avrebbe riveduto mai più.
-
-Angiola Maria visse ancora un anno, nella solitaria casetta, in
-compagnia della sua vecchia amica, ch'erale prodiga delle cure le più
-amorevoli, e si ricordava così spesso di _lui_.
-
-Aveva raccolte sei o sette povere fanciulline del contado, tutte da
-quattro a cinque anni, belle angiolette da' capegli d'oro e dai visetti
-color di rosa, tenere anime che l'amavan come una madre. E insegnava
-loro a leggere, a dire quelle prime orazioni del fanciullo, che sono
-il più soave profumo che si alzi ne' cieli; e si deliziava di vederle
-folleggiare, quelle piccine, per le aiuole del suo cortiletto; e tutte
-le metteva a parte di quel poco ben di Dio che a lei era avanzato.
-
-Così ell'era abbastanza felice, perchè persuasa e contenta d'aver
-compito il suo dovere.
-
-Innocente e sublime creatura! Essa aveva compito il suo sacrifizio.
-
-Al cominciare dell'altro inverno, que' fatali indizii d'una lenta
-consunzione, sopita per qualche tempo ma non vinta, tornarono a
-spiegarsi; e il dottore, il quale a quando a quando capitava a
-visitarla, si fu subito accorto della funesta verità.
-
-Pure Maria trascinò i suoi giorni per tutta l'invernata. A poco a
-poco, ella si consumava, finiva, senza temer di nulla, senza soffrire:
-Dio è sempre pietoso, e volle risparmiarle quegli ultimi patimenti.
-Le fanciullette sue amiche venivano ancora, quasi ogni dì, a tenerle
-compagnia; qualche volta, alcuna d'esse, la più grandicella, le
-domandava perchè mai la fosse così pallida e dimagrita, e nel domandare
-piangeva... Ma ell'era rassegnata; nè fu udita mai pronunziare un solo
-lamento; chè anzi, assorta talora in una dolce meditazione, le sue
-labbra s'aprivano a un tranquillo e celeste sorriso.
-
-Tornò la primavera, tornò il bel sole, tornarono i fiori; ma il cielo
-non fu più sereno, nè più ebbe l'aria balsamo per lei. Oramai, ella non
-sorgeva più dal suo letticciolo.
-
-Al principio dell'aprile, in quel dì stesso che, un anno prima, aveva
-veduto partir Arnoldo, ella restituiva l'anima pura al Creatore. E
-le fanciulle ch'essa aveva tanto accarezzato, e la Marta, alla quale
-lasciò la sua casetta, e quel buon galantuomo del signor Gaspero, che
-sempre le aveva voluto bene, furon coloro che l'accompagnarono l'ultima
-volta fin al luogo del suo riposo. Ella è sepolta presso a suo padre; e
-quelle due zolle sono protette da una croce sola.
-
-Alcune settimane dopo la morte di Maria, il signor Gaspero stava
-leggendo agli amici le novità della gazzetta: sedevano a circolo
-su l'entrata della bottega di Samuele; poichè al venir della state,
-l'aristocrazia del paese, come i capi delle tribù indiane, soleva tener
-consiglio a cielo sereno. Dunque, fra le altre novelle, sotto la data
-di Londra, egli lesse questa:
-
- «— Sir Arnoldo, figlio di lord Leslie, quello stesso, la cui
- conversione alla fede cattolica menò gran rumore l'anno passato
- nel bel mondo, fu eletto membro del parlamento pel borgo di ****.
- Pretendesi che l'onorevole baronetto debba menare in isposa una sua
- cugina, la bella e ricca erede di lord S..... miss Elena Davison.»
-
-Il buon vecchiotto continuò a leggere; nè a lui, nè al dottore (il
-quale però conservava ancora, come reliquie, certe tre quadruple di
-Spagna lasciategli in dono dal giovine inglese), nè al curato, nè allo
-speziale, cadde in pensiero che quell'onorevole baronetto fosse appunto
-il bel forestiero che avevano conosciuto. Non vi fu che il deputato
-politico, il signor Mauro, se pur ve ne ricordate, il quale susurrò a
-mezza voce: — Quel nome non m'è nuovo... Ma via, che importa a noi?...
-
-Bisogna dire per altro, che di Maria non si dimenticarono. Il signor
-Gaspero raccontò più d'una volta la storia della povera tosa; e n'era
-sempre commosso, e conchiudeva seriamente: — Il mondo è una scala, e
-ciascuno deve starsene al suo scalino. La provvidenza non ha creato
-per niente i signori e i poveri diavoli. Dunque rimani contento nella
-condizione in che la Provvidenza t'ha collocato, nè voler sollevarti da
-quella, per non perdere pace, libertà e salute... Ma, dopo un momento,
-scrollava il capo, e con un sogghigno di compiacenza soggiungeva: —
-Quest'è vero! Eppure io sono la prova del contrario. Se fossi sempre
-stato quel baggeo ch'io m'era da fanciullo, la mia fortuna a quest'ora
-sarebbe di menar la barca fino a Domaso e di pescar gli agoni laggiù
-sotto la riva; ma perchè, in que' bei tempi, non me ne stetti con
-le mani nel giubbone, da povero merciaiolo son diventato quel che
-sono, e ho veduto quel che so io; e almeno ho casa e tetto, e posso
-far e disfare anch'io la mia parte; nè mi manca nulla, fuorchè la
-consolazione d'un'anima bella, come fu Maria. Ma, un'altra come lei,
-non la troverò più, se campassi anche gli anni di Noè.
-
-
-
-
-IL MANOSCRITTO
-
-DEL VICECURATO
-
-
-
-
-I. L'OSPITE MONTANARO.
-
-
-Cadeva l'autunno del 184*. Sull'imbrunire d'una di quelle care e
-malinconiche giornate, in cui le memorie dell'amore e dell'amicizia
-risvegliano nell'anima il bisogno di pensare e di piangere, io andava
-lentamente camminando sull'alpestre via che conduce al solitario
-villaggio di ****. Già avevo dato le spalle all'umide inabitate
-reliquie del castello di Fuentes, e più non m'appariva nella lontananza
-neppur quell'ultima lucida zona dell'Adda, che sboccando fuor dell'Alpi
-di Valtellina s'allarga e s'impaluda là dove comincia ad aprirsi
-il lago di Como. Le montagne all'ingiro s'eran velate di quel cupo
-uniforme colore che spandono i poetici crepuscoli dell'autunno; e più
-non si distingueva nè un villaggio, nè una chiesa, nè un campanile:
-appena gli ultimi riflessi del sole già caduto tingevano tuttora d'un
-roseo a grado a grado fuggente l'altissima cresta del Legnone, che
-sola, fra tutti gli altri monti all'intorno, portava il suo candido
-cappuccio di neve.
-
-Io era solo, e non sapendo se, prima della notte fatta, mi fosse
-possibile giungere al villaggio il più vicino, cominciavo a trovar la
-via più lunga e meno romanzesca che non mi paresse da prima, più umida
-e più trista la sera. E dubitai d'aver fallito il cammino; sicchè io
-era già sul punto di voltar indietro i passi per tornarne al paese
-d'onde veniva. Ma a poco a poco una cotale magia che si diffonde dalla
-silenziosa maestà della natura, una specie di vaghezza dolorosa che ne
-fa parer bello lo stesso terrore, e in uno quella meraviglia che andiam
-sempre cercando nell'incertezza delle cose di quaggiù, mi diedero animo
-a continuar la via.
-
-Allora mi venne all'orecchio il rumore d'un passo lento e grave che
-moveva dietro al mio, e l'eco d'una monotona cantilena, della quale
-non poteva ancora distinguer le parole, ma che aveva non so che di
-patetico e misterioso a cui mal non rispondevano i miei pensieri e le
-confuse fantasie ond'era occupata in quel momento l'anima mia. Nelle
-grandi solitudini, fuor dello strepito degli uomini e della vita, dove
-la natura regna ancora nella primitiva e severa sua bellezza, una sola
-voce, un suono lontano, un sospiro del vento che ti rechino di nuovo
-i pensieri del mondo che avevi, senza saperlo, dimenticato del tutto,
-d'improvviso ti rapiscono a quella contemplazione dell'infinito, a
-quell'intima forza dell'anima che dianzi ti facevano maggiori di te
-stesso, e ti ripiombano nella realtà delle cose, direi quasi, nel
-terrore d'esser uomo e d'esser solo.
-
-Mi fermai in mezzo della via, e diedi attento l'orecchio al suono che
-andavasi man mano facendo più distinto e più vicino. Egli era forse
-(pensai) un alpigiano di quella valle, che tardivo al par di me, si
-trovava sulla medesima strada per tornarsene a casa, e ingannava il
-tempo e il cammino ricantando alcuna delle vecchie canzoni del suo
-paese. Così parevami dicesse press'a poco quella canzone:
-
- Vedi la striscia bianca
- Che pare un nugoletto?
- Il vecchio non si stanca:
- È il fumo del suo tetto.
-
- O mia foresta bruna,
- O cime del Legnon!
- Passò la terza luna
- Che da voi lunge io son.
-
- Ampia, serena e chiara,
- Qui l'aria il cor non serra:
- La povertà m'è cara
- Nella mia poca terra!
-
- La nebbia eterna stagna
- In seno alla città:
- Cercai la mia montagna;
- Sognai la libertà!
-
- Cantar qui m'è concesso
- De' miei figliuoli al canto:
- Gli antichi miei qui presso
- Dormon nel campo santo.
-
- Per me sei vasto e bello,
- Povero casolar! —
- Ritorna al paesello
- Il vecchio montanar.
-
-— Ecco, diceva io tra me, dove si va a nascondere la semplice poesia,
-amica del sole e del cielo sereno. Le rimembranze della passata età,
-e le schiette, calde fantasie di questi abitatori d'ignote capanne
-serbano ancora un'impronta di quella naturale dolcezza antica che noi
-perdemmo: sono incolte, ma pur belle le armonie che d'una in altra
-generazione consolano le loro veglie invernali, le tranquille domeniche
-e gli allegri giorni della vendemmia, quand'essi s'accolgono a crocchio
-sulla spianata al raggio del sole occidente! L'uomo della città ritrova
-la sua patria per tutto il mondo: non v'è più che il montanaro il quale
-ami la sua rupe e la casipola che sopra vi siede, e viva contento della
-sua povertà all'ombra del campanile che lo vide a nascere.
-
-In quella, sul sentiero che saliva con rapida svolta verso il colmo
-d'una piccola altura, vidi venirne verso di me un vecchio; il quale,
-sebben curve le spalle sotto il peso d'un fardello appiccato alla
-cima del suo bastone, moveva con passo così alacre e spedito che in
-un momento m'avrebbe oltrepassato, ov'io stesso non gli fossi ito a
-rincontro, domandandogli: — Brav'uomo, siete del paese?
-
-Egli fermossi: parve maravigliato di trovare uno straniero a sì
-tarda ora su quella via. E guardandomi prima un poco, con cert'aria
-diffidente, ch'era forse un resto della sperienza di fresco imparata
-nella città, mi rispose: — Sì, o signore, torno a casa mia.
-
-— Quant'è lontano di qui il vostro paese? e come si chiama?
-
-— Oh bello! si chiama ****; e in una buona mezz'ora al più, del mio
-passo, ci sarò arrivato.
-
-Il nome del villaggio non mi parve nuovo, ma non sapevo in quale angolo
-della memoria cercarlo.
-
-— Se non v'incresce, soggiunsi, verrò fino al paese con voi; chè in
-mezzo alla notte, e ignaro di questi monti e di queste valli, avrei
-tema di perdere il sentiero.
-
-— Come le piace, signore! Ma se mai credesse di trovare alloggio
-al paese, cangi pure la strada fin d'adesso; chè sulla costa della
-vallata, fra que' sassi del tempo del diluvio, non ci stanno che un
-cinquanta povere e disperse tettoje, aperte al sole e alla neve, come
-Dio vuole; e son case quelle ove non può dormire se non chi vi nacque.
-
-— Ci sarà almeno il curato; ed egli forse...
-
-— Eh! il curato? so bene che quando alcuno di lor signori capita nelle
-nostre parti, si fa servir da osteria la casa della parrocchia; ed
-è un onore che fanno... Il curato c'è sicuro, un bravo prete, non fo
-per dire; ha un cuor da padre, un cuore proprio da buon montanaro. E
-pure...
-
-— E pure che cosa, amico mio?
-
-— Ecco, vorrei dirle, non so se il signor curato vedrà tanto volentieri
-in casa sua la faccia d'un forastiero. Egli fa la vita del romito;
-quella poca terra e que' scarsi livelli che fanno tutta la prebenda,
-gli bastano appena per non morir di fame. Perchè, il paese è povero,
-caro signore; e anche noi vecchi, quasi ogni anno, dobbiamo andarne
-a cercare un po' di sorte alla Bassa, e dopo aver tagliati i boschi
-de' nostri monti, girare laggiù facendo il manovale, o qualch'altro
-duro mestiero. Ma intanto, con la grazia di Dio, la si campa da povera
-gente.
-
-— E voi credete dunque che il vostro signor curato avrebbe cuor di
-lasciarmi sulla via? Eh! per un uomo che insegna il vangelo sarebbe una
-bella carità!
-
-— Non è questo; ma gli è che pur troppo nella nostra povera terra,
-benchè rintanata fra l'Alpi, i forestieri han finora condotto la
-mala fortuna. E il paroco anche lui, vede, ha dovuto imparare a non
-creder troppo alla gente, dopo la disgrazia del nostro vicecurato...
-Oh! ma quello sì era un uomo! che cosa dico? era un santo, la nostra
-provvidenza. Bisognava vederla quella testa che pareva inspirata
-veramente dal Signore! Così giovane e così sapiente! E il suo cuore,
-chi nol conobbe, chi non l'ha benedetto?... Egli spartiva con noi
-il suo pane, egli andava a comprare del suo le medicine per i poveri
-malati, e veniva a consolarci nella disgrazia, o a piangere con noi:
-tutti, dal primo all'ultimo, vecchi, uomini e figliuoli, noi abbiam
-imparato a ripetere il suo nome con una benedizione.... Oh! chi
-l'avesse veduto com'io che andavo in casa sua tutt'i giorni per que'
-pochi servigi che gli occorrevano!... Bisognava poi sentirlo, come lo
-sentivano tutti quei della vallata, che venivano a frotte quand'egli
-predicava e parlava delle cose del Signore, che dovevasi proprio dire
-ch'era la verità santa. Anche il signor curato, quantunque vecchio e
-superior suo, lo stimava come un dottore, lasciava facesse tutto lui;
-e quell'uomo del Signore era veramente il nostro padre, il nostro
-fratello.
-
-Mentre il vecchio alpigiano così mi parlava, mi risovvenne il come non
-mi fossero ignoti quel paese e la sventura del vicecurato: la quale io
-aveva udito raccontare alcuni anni innanzi, e m'avea dato di potere
-scrivere nella pace della giovanile mia stanza un libro semplice ma
-vero; un libro che nel gran vortice della letteratura dovea sortire un
-destino ben più lieto di quanto (non per la consueta umiltà d'autore,
-ma per coscienza di sè) avesse sperato mai colui che lo scrisse. E mi
-cadde in mente che più d'uno trovò ravvolta di soverchio mistero la
-storia di quel prete, credendo così tutt'altro che vera una sciagura
-ch'io non aveva potuto raccontare in modo più chiaro.
-
-In quel momento, trovandomi a pochi passi dal villaggio, in cui visse
-per alcun tempo il buon prete del quale parlavami il montanaro, pur non
-sognando, per certo ch'io l'avessi mai conosciuto, pensai che il caso
-m'offeriva forse un'occasione di saper qualche cosa di più che da prima
-non avessi potuto raccapezzare di quella storia buja, o se non altro di
-visitare i luoghi, dove quell'anima eletta così piena dell'amore degli
-uomini e del desiderio del bene aveva lasciato la migliore eredità che
-di noi possa restar sulla terra, una memoria incontaminata e benedetta.
-E tutto in questo pensiero, ringraziai la fortuna che m'avea messo per
-quell'alpestre contrada e fatto compagno di via del buon vecchio. Il
-quale continuava con le schiette e vive sue parole a ragionarmi delle
-virtù umili e grandi del vicecurato, e ripeteva a ogni poco che il
-Signore l'aveva rivoluto troppo presto con lui.
-
-Il montanaro sapeva solo che negli ultimi dì del viver suo l'infelice
-prete aveva patite grandi e immeritate sciagure, sapeva ch'era morto
-lontano lontano di là, e che la sua famiglia era ita per il mondo alla
-misericordia di Dio. Io mi guardai bene dal rivelare all'onest'uomo
-il poco che m'era noto della tremenda verità; chè temevo quasi rapire
-all'anima sua semplice e buona quel culto segreto, quel religioso amore
-che serbava ad una vita caduta sì presto in man de' cattivi, e ch'era
-stata (per dir come il buon montanaro) la vita d'un martire.
-
-Io camminava a fianco del vecchio, senza dirgli più nulla, e lasciando
-che a sua possa egli interrompesse l'alto silenzio della notte,
-parlandomi della sua montagna e delle città vedute, del suo paese, del
-magro ricolto, del maggior figliuolo morto da pochi mesi, e dell'altro
-partito l'anno innanzi coscritto militare, che più non sperava
-rivedere, vicino com'era ad andarne a star co' suoi vecchi. — I miei
-pensieri ritornavano a quegli anni in cui avevo anch'io conosciuto
-e amato il misero vicecurato, e s'eran fatti così dolorosi ch'io
-sentiva a quando a quando alcuna lacrima cadermi dagli occhi. E pure,
-erami dolce in quell'ora il pensare alla mia patria!... Il montanaro,
-accorgendosi ch'io più non dava mente alle sue parole, guardava la
-luna che allora appunto si levava limpida e bella, come un diadema
-d'argento, dietro gli altissimi gioghi dell'alpe; e canterellava ancora
-a mezza voce:
-
- Cercai la mia montagna,
- Sognai la libertà!
-
-Dopo un'ora buona di cammino (poichè su per la via de' monti, quando
-vi dicono una piccola mezz'ora s'intende un'ora grossa al manco)
-cominciammo a trovar le prime case del villaggio. Non si vedeva
-più neppure un lumicino, ch'era già spento ogni focolare; nulla che
-rompesse l'alta quiete notturna, se non il lontano romoreggiar del
-vento fra le cime de' pini e degli annosi castagni; talchè mi pareva
-d'attraversare un di que' paesi adombrati, morti, che talora ne
-fuggono dinanzi agli occhi ne' sogni. L'alpigiano mi condusse lungo la
-costiera per certe viottole che facevano giravolta a ogni cinque passi;
-e calando sempre, si fermò alla fine dinanzi un casolare isolato,
-dicendomi: — Questa è casa mia.
-
-E battè forte all'uscio.
-
-— Nessuno m'aspetta per certo, ripigliò poi: la mia vecchia e
-l'Assunta, la figliuola del mio povero Pietro, mi credono ancora
-laggiù alla fiera di Delebio; e il Sandro, quell'altro disutile che
-m'ha lasciato, sarà ancora sull'alpe con le poche bestie, finchè vi
-abbia pur qualche spanna di terra erbosa; le altre due grame vacche,
-poveraccie! le vendei sulla fiera: chè aspettiamo una trista invernata;
-e non potendo far vivere le bestie, bisogna pensare a campar noi.
-
-Tornò a battere, e una voce rispose di dentro; poi s'udi uno strepitar
-di zoccoli accorrenti, e levarsi il travicello che sprangava l'uscio, e
-due donne in un gruppo comparir nel vano della porta: una d'esse teneva
-alzata dinanzi agli occhi una fumigante lampanetta che maggior lume non
-mandava d'una lucciola estiva.
-
-— Oh Madonna santissima! disse la vecchia, siete voi?
-
-— O caro il mio nonno! soggiunse la fanciulla che, vedendo uno
-straniero, ardiva appena far capolino dietro la spalla della vecchia.
-Che il Signore vi benedica! Ben lo diss'io che non poteva esser altri
-che voi.
-
-Entrammo nel casolare. Il messere col quale, camminando di conserva, io
-aveva fatto più ampia conoscenza, e in cui veramente io vedeva uno di
-que' patriarchi di montagna che più non si trovano se non là dove si
-respira l'aria libera e pura, mi fece sedere sotto la capanna del suo
-camino, dinanzi un'allegra vampa di rami secchi che le due donne ebbero
-presto accesa sul largo focolare. Poi mi profferse di spartir con lui
-quella poca di cena che trasse fuor della sua bisaccia, un resto di
-pollanca fredda, e un bel pane bianco, messi in serbo la mattina: però
-che l'ospite mio, come poi seppi, era un di quelli che nel paese poteva
-dire la loro ragione, e possedeva terra e bestie, essendo da vent'anni
-e più il primo deputato della comune.
-
-Piacquemi di trovare ancora fra queste buone creature un esempio
-dell'antica ospitalità a cui il mondo più non crede; e, rese grazie
-all'onesto vecchio della sua cordiale profferta, accettai di preferenza
-dalle mani della giovane montanina una colma scodella di fresco latte.
-L'Assunta era una fanciulla di sedici anni, una brunetta dalle pupille
-di foco e di forme spigliate e snelle: il breve guarnelletto turchino
-lasciava vedere un bel piede e una gamba fatta al tornio; il suo busto
-di lana rossa le serrava bene alla persona; e il bianco fazzoletto,
-che teneva aggruppato di sotto al mento, faceva spiccare di più i bruni
-contorni del suo viso e le due lunghe treccie di bei capegli neri che
-le scendevano sul seno. E pure non era bella l'Assunta; ma aveva nella
-sembianza quella dolcezza che annunzia la pace del cuore, e negli occhi
-vivaci quella gioia che accompagna i semplici pensieri: ma nel lindo
-suo vestire, nell'ingenua sua positura, seduta qual era sulla grossa
-radice d'un albero a canto del focolare e intenta all'avolo suo che
-andava narrando tutto quanto aveva detto e fatto da che s'era partito,
-l'Assunta mi parve in quel momento una poetica figura, e poco mancò che
-i miei pensieri pigliassero tutt'altro colore e che un diverso perchè
-mi facesse fermar dimora in quella lontana e povera vallata.
-
-A poco a poco, senza metter ombra alla sincerità del vecchio lo
-ricondussi sulla via di parlarmi del vicecurato; e gli dissi che, per
-me, ero contento di dormir quella notte, per qualche ora, in un angolo
-della sua cucina, facendomi letto d'un bel mucchio di secche foglie
-colà raccolte; io pensava che miglior giaciglio non avrei forse trovato
-a venti miglia all'ingiro, e che così solevano dormire al tempo antico
-paladini e trovatori.
-
-— Or fa sett'anni, mi narrava il messere, noi avevamo ancora il nostro
-vicecurato. Egli ne conosceva tutti dal primo all'ultimo, veniva a
-sedere presso i nostri fuochi, nelle nostre povere stalle; nè mai
-s'intese parlar meno di disgrazie nel paese che in quel tempo. Già vel
-dissi, egli era il braccio destro del signor curato, e ogni cosa egli
-facesse, era per lo meglio. Aveva un'anima santa, e quanti de' nostri
-può dirsi, tornassero a vita per quella speranza ch'egli solo sapeva
-dare, per quell'amore con che faceva carità a tutti di quel poco che
-possedeva. Egli ci diceva sempre: — Sono povero anch'io al par di voi
-altri, sapete! Ma il Maestro in nome del quale io vi parlo volle essere
-quaggiù l'ultimo degli uomini; ed io v'amo tutti come miei fratelli...
-La povertà è la terra di promissione.
-
-Queste poche parole, ricordate nell'umile dimora con un sacro rispetto
-dal montanaro, mi ridipingevano alla mente l'austera e pallida figura
-di quell'uomo che aveva sostenuto quaggiù, per quanto era in lui, il
-còmpito della verità e del sacrificio. Chiesi allora al buon vecchio
-perchè e come mai l'avessero perduto quel loro padre e amico: ed egli,
-dopo aver sospirato, guardommi con non so qual turbamento. Poi, con
-voce commossa continuò:
-
-— Un giorno, era nella state del 183*, una brutta giornata d'agosto,
-nella quale tre temporali maledetti si scatenarono un dopo l'altro
-su questa povera nostra valle, comparve qui nel paese un giovine
-straniero, perduto forse sulla via, come lei in questa notte. Con
-sè non portava nè bagaglio nè altra cosa; ma andava chiuso in un
-mantellaccio e teneva calcato fin sugli occhi un cappello acuto
-all'alpigiana. Al primo tetto che trovò, chiese alla Menica, la quale
-stava filando sul suo uscio, quale fosse la casa del vicecurato. La
-Menica a quella domanda, alla foga, all'agitazione dello straniero
-che guardavasi indietro ogni momento, capì bene che colui, quantunque
-vestisse il giubbone di lana e portasse le grosse scarpe del montanaro,
-era tutt'altro da quel che compariva. E com'io appunto di là passava,
-mi fe' un cenno del capo domandandomi se volessi accompagnar quell'uomo
-alla casa del vicecurato. Io, che fo sempre di cuore un servigio al
-prossimo, dissi al giovine che mi tenesse dietro, e m'incamminai lungo
-la ripa, fino alla chiesa: colui mi stava alle calcagna, fissandomi con
-cert'occhi che m'avrebbero fatto paura, se non mi fossi addatto che
-il falso montanaro pareva aver egli stesso una gran paura in corpo.
-Il signor vicecurato, quando fummo a due passi da casa sua, usciva
-appunto, con un libro sotto il braccio; come soleva sempre a quell'ora,
-quando andava solo a girar per la montagna. Il giovine gli corse
-innanzi, ed appena i loro occhi s'incontrarono, vidi don Carlo diventar
-tutto bianco nel viso, e levar la mano verso di lui, come per parlare
-e non poter dir parola; ma poi subito ricomporsi, pigliar per mano il
-forestiero, e rientrare con gran furia in casa. Ed io che, senza nulla
-comprendere, faceva per andargli dietro, udii serrarmi dinanzi quella
-porta che da tant'anni era sempre stata aperta a tutti.
-
-— E non si venne poi a sapere chi fosse lo straniero? domandai.
-
-— Quel giovine, poi che andò là entro non fu più veduto uscirne.
-Chi disse vi sia stato chiuso tutta la notte, chi tre giorni, e chi
-più d'una settimana: chi fosse, nessuno il seppe mai. Pietro il mio
-figliuolo, che allora era ancor qui con noi, mi raccontò d'averlo
-veduto passare il dì seguente, prima che l'alba uscisse, e andarne
-in compagnia del vicecurato per la selva de' pini, e arrampicarsi
-poi verso il Sasso Aguzzo; in somma chi ne disse una, chi un'altra;
-io per me non potrei giurar nulla. Quel che so pur troppo è che
-da quell'ora don Carlo non fu più lui; era sempre malinconico, non
-parlava quasi mai: ed io, che lo vedeva ogni mattino, lo trovai più
-d'una volta seduto al tavolo della sua stanza, con un gomito sur un
-vecchio librone e la testa appoggiata alla mano, intanto che scriveva
-e piangeva. Appena si fosse di me accorto, faceva il viso sereno e
-alzandosi mi pigliava per mano, e mi chiamava il suo buon Bernardo, il
-suo amico vero. Più d'una volta mi domandò s'io mi sarei sempre di lui
-ricordato, ove mai gli fosse toccato di lasciar la nostra valle in cui
-aveva passato quattr'anni di pace... Alcun tempo di poi, il vicecurato
-partì per il suo paese, ch'è sul lago di Como, e mi disse che n'andava
-a vedere per l'ultima volta il suo vecchio padre moribondo: stette
-lontano quasi tutta la state, poi tornò in mezzo di noi, salutato e
-venerato dall'amore di tutti; chè senza lui ne pareva d'esser come
-pecore senza pastore. Passò anche quell'inverno, venne la primavera; e
-il vicecurato, da un dì all'altro, senza che alcuno ne sapesse nulla,
-abbandonò di nuovo il paese, e andò, s'è vero quel che fu detto, laggiù
-fino a Milano. Quella mattina, egli stesso venne qui a salutarmi;
-il fuoco era acceso come adesso, ed egli sedette su quello scanno di
-paglia dove lei siede adesso, mi consegnò la chiave della sua casa, e
-mi disse addio. Dopo quel dì non ricomparve più ne' nostri monti.
-
-Così narrava l'alpigiano, e il suo racconto m'invogliò più che mai di
-penetrare il mistero che pareva circondar gli ultimi anni della vita
-del buon prete, quantunque un segreto presentimento mi dicesse che la
-causa della sua sciagura era stata troppo alta e tremenda, e che, per
-quanto avessi potuto raccorre della verità, non mi sarebbe fatto per
-certo di rivelar del tutto quel mistero all'anime compassionevoli di
-coloro che avevano già versata qualche lagrima sull'umile storia di
-Angiola Maria.
-
-Ma pure, confidando di trovare almeno qualche dimenticata reliquia
-delle memorie del vicecurato che mi facesse più sacro il nome suo e più
-nota la sua preziosa virtù, determinai di condurmi la vegnente mattina
-a visitare il signor curato per cercar la via d'alleggerirgli un poco
-la coscienza di que' vecchi segreti che certamente gli dovevano pesare.
-
-Il montanaro, vedendo ch'io me ne stava imperterito senza più dargli
-ascolto, credè mi tornasse indifferente il suo discorrere, o fossi
-colto dal sonno: m'offerse allora il suo letto, ch'era nella stanza
-superiore, ma ch'io non volli a ogni patto accettare; contento di poter
-dormire una notte sulle foglie secche, come una volta il romeo che
-tornava di Terra Santa.
-
-Dettogli che sprangasse di nuovo la porta e addormentasse il fuoco
-sotto le ceneri, diedi all'ospite mio la felice notte: e ravviluppato
-nel mio mantello mi gittai su quel silvestre letto de' nostri
-primi padri. La buona comare faceva l'alte maraviglie; la fanciulla
-guardavami di sottecchi, lasciando sfuggire un involontario riso, e
-l'una e l'altra s'avviarono sulla rozza scaletta che appoggiavasi alla
-parete opposta al camino; poi sul pianerottolo si fermarono un poco;
-e dall'alto guardando giù nel cantuccio dov'io stava mi salutarono
-un'altra volta e disparvero.
-
-Io dormii un sonno intero e tranquillo, come da lungo tempo non aveva
-dormito; ma sognai l'Alpi e il lago, e la povera casa del vicecurato
-e gli occhi limpidi e bruni dell'Assunta, la gaia figliuola del
-montanaro.
-
-Sorsi coll'alba e trovai già levati i miei buoni ospiti. La giovinetta,
-sulla breve spianata dietro la casuccia, stava mugnendo la sua piccola
-giovenca; e il vecchio messere era già pronto a servirmi di guida per
-la valle e sul monte; poichè la sera innanzi io diceva che volontieri
-avrei fatto un'escursione nel dintorno. Ma non appena seppe ch'io
-voleva prima di tutto far la conoscenza del signor curato, si esibì
-di condurmi a lui, contento, a dir poco, ch'io avessi preferito nella
-passata notte la sua umile dimora a quella del curato medesimo. Allora
-seguitai i suoi passi, facendo alle due donne promessa di ritornare.
-
-Il curato di **** aveva veduto passare la metà de' suoi settant'anni
-in quell'ignota parte di Valtellina: la sua era forse la più povera
-pieve della diocesi. Uomo semplice e dabbene, di timida e ombrosa
-natura, egli avea menato colà una vita così solitaria, così uguale
-che quasi la sua povertà gli era divenuta necessaria; e da nessuno al
-mondo invidiato, non portava invidia a nessuno. In tutto quel tempo,
-l'unico avvenimento che turbasse la lunga pace di lui, fu la vicenda di
-don Carlo, il suo vicecurato: quella storia, nella quale non seppe mai
-veder chiaro, era stata per lui come lo scoppio d'una bomba; e soleva
-dire ne' momenti di grande espansione di cuore: — Guai a questo mondo
-a chi non vuol tacere! io per me veggo che non potrò rifarmi più da
-questo tracollo!
-
-Quel buon uomo adunque rimase in sulle prime tra insospettito e
-impacciato dall'inattesa mia visita. Mi guardava di traverso con una
-cotal ciera scura in uno e piacente, e a ogni mia domanda rispondeva
-appena con qualche fugace monosillabo, quasi avesse temuto che gli
-rubassi i pensieri. Ebbi un bel dirgli il mio nome, il caso che m'avea
-fatto capitare in que' luoghi, e l'intenzion sincera d'andar cercando
-per quei contorni i pochi avanzi del tempo antico, da' quali potessi
-cavar qualche vecchia storia da fare un libro; egli lasciava morir
-sempre il discorso, e pareva tentasse ogni uscita per salvarsi dal
-pericolo della conversazione. Lasciai sfuggirmi di bocca il nome del
-suo antico vicecurato, e dissi che l'avevo un poco conosciuto; mi
-rispose con un gelido: _Ah sì?_... e per quella mattina non potei
-strappargli più sola una sillaba.
-
-Allora m'accommiatai da esso, ma non senza chiedergli licenza di
-tornare a presentargli il mio rispetto innanzi abbandonare il paese.
-E per tutto il dì n'andai vagando in compagnia del mio ospite su
-per le vicine montagne, al raggio d'un bel sole d'autunno, e ben
-lieto di vedere un lembo di quella terra che nel passato secolo era
-stata testimonio di lunghe e feroci guerre di parte, quando in essa
-soffiarono sì forte la libertà e la riforma.
-
-Ma la ritrosia del signor curato non mi tolse dall'intento mio: e
-quella sera medesima, io era amichevolmente seduto vicino a lui ad
-un piccolo desco, dinanzi ad un certo botticello di legno, colmo
-dell'ottimo vin di Sassella: un orciuolo d'antica foggia, col beccuccio
-sporgente che quegli alpigiani chiamano ancora _galéda_, come lo
-chiamavan press'a poco i Romani. Fosse virtù di qualche libagione del
-patrio suo vino, fosse il consiglio della fedele sua Brigida e del
-mio ospite montanaro, il vecchio paroco s'era ammansato, e potei a
-poco a poco entrargli in buona grazia. Tempestato dalle mie inchieste
-sulle cose antiche del paese, egli non trovando più il filo d'uscir
-del laberinto in che s'era messo, scappò a dire che se ci fosse stato
-ancora il suo _quondam_ vicecurato, il quale ne sapeva anche di troppo
-e aveva scritto un mucchio di scartafacci appunto sulle antichità ch'io
-cercava, m'avrebbe potuto dire di quegli antichi tempi di miseria tutto
-quanto io voleva e non voleva sapere.
-
-Allora il posi alla stretta; ed egli mi confessò che di fatto don Carlo
-gli avea lasciato una confusione di quadernacci e di fogli sparsi dove
-forse avrei potuto pescar notizie; ma che, non avendo egli mai avuto
-nè tempo nè voglia di leggere quella scrittura così fina e minuta,
-giacevano tutt'ora in un cassettone dimenticato del suo studio, se pure
-i topi avevano loro avuto misericordia. In quella, con generoso atto
-si tolse fuor dal taschino de' calzoni, la chiave dello studio e me la
-porse. Non mi parve pur vero d'aver sì presto guadagnata la vittoria; e
-colta la palla al balzo, come si dice, presi un lume e penetrai nello
-studio, del curato. Frugai arditamente nel barcollante cassettone, e
-trovai molte memorie di cose antiche, di che forse mi gioverò un'altra
-volta, se a me non verranno meno il tempo, l'amicizia del lettore e la
-sua pazienza.
-
-Fra quelle venni a capo di raccogliere le poche e scucite pagine del
-manoscritto del buon prete; e stimai di darlo fuori tal quale; perchè,
-leggendo que' caratteri e ripensando a quell'uomo del sagrificio,
-mi rasciugai qualche lagrima, e dissi nell'anima mia: — Tu solo il
-giudicasti, o Signore! ed i figliuoli degli uomini avranno speranza
-sotto il velame delle tue ale.
-
-
-
-
-II. IL MANOSCRITTO.
-
-
- 2 di settembre 18..
-
-........ Eccomi nella solitudine, in mezzo alle Alpi che sempre amai,
-che vidi fin dagli anni della fanciullezza circondar la più bella parte
-della mia patria, come d'una sublime corona[1]. Qui forse, nel silenzio
-del mondo, in faccia alla grande maestà della natura, avranno tregua
-i pensieri che in mezzo agli uomini mi tormentavano, e pace i dolori
-di che fu pasciuta la mia gioventù troppo inesperta del vero e troppo
-credula del bene.
-
-Il Signore che mi chiamò per questa via, mi dia lena di correrla
-alacremente e di toccarne la meta. Or mi conviene diventare un
-uomo nuovo, dispogliarmi degli affetti e de' voleri che fin qui mi
-trascinarono d'uno in altro peggior disinganno, sollevar gli occhi al
-cielo, a quell'unica patria de' buoni e de' giusti; al cielo verso il
-quale elevano le gigantesche loro cime questi monti, esultando quasi e
-narrando in armonia col firmamento le glorie dell'Eterno.
-
-Diedi un addio al mio vecchio padre, alla madre mia, all'innocente
-mia sorella. Che il Signore vi protegga sempre, o giuste o semplici
-creature! Là sulle rive del lago, io tornerò ben sovente fra voi co'
-miei pensieri, seguirò coll'anima e col desiderio i vostri passi;
-siederò invisibile con voi intorno all'umil focolare; e ricordandomi
-di quel tempo che più non può tornare per me, porrò giù il peso delle
-immeritate angosce e il cumulo delle recenti sciagure. Qui troverò,
-lo spero, creature schiette e buone come voi, o miei parenti! qui non
-ire, non invidie, non basse e perfide congiure di chi s'adombra d'ogni
-forte e generosa parola; qui non verrà a turbarmi il cuore la fastosa
-ignoranza o la melliflua impostura di coloro a cui s'inchina il mondo;
-qui umili doveri da compiere, oneste compiacenze, tranquille opere di
-virtù non conosciuta e perciò non calpestate; qui lagrime da rasciugare
-e cuori da tener vivi nella speranza; qui solitudine, silenzio e pace.
-
- 7 di settembre.
-
-I pochi, i quali han fatto di me quella vana e volgar conoscenza che
-suolsi troppo presto chiamar amicizia, mi credevano misantropo, o
-forse orgoglioso; molti mi davan taccia d'uomo irrequieto, bollente,
-pericoloso, mi chiamavano una testa falsa e matta; i più mi avevano un
-po' di compassione, trattandomi da sognatore, da utopista, da uomo nato
-fuor del tempo suo.
-
-Ed io che, dopo tanta guerra di dubbj e di terrori, non perdei quella
-calda volontà di bene, la quale fu l'alito primo della mia vita, io
-che potei credere e riposare nella verità promessa da Colui che da una
-croce annunziò a tutti gli uomini ch'eran fratelli, doveva io forse
-mettermi alla tremenda prova di disperare un'altra volta, di lottare
-ogni dì a faccia a faccia col disinganno, di rinunziare a quel solo
-amore che può vivere eterno, e senza del quale non è fede?... No!
-Sieno grazie alla Provvidenza che mi tolse di mezzo a coloro ch'io
-voleva poter amare come fratelli, e che invece mi attraversarono la via
-come nemici, e m'insidiarono come lupi bramosi. Ora io li abbandonai,
-forse per sempre; ma non pagai offesa con offesa, nè sola una stilla
-dell'odio loro è caduta nel mio cuore.
-
-Ben so che per guadagnarmi i loro preziosi favori, le bugiarde loro
-carezze bastavami soffocar nel mio petto le ardenti speranze, i forti
-augurii di virtù e di giustizia ch'io non temeva far manifesti a
-qualunque si fosse con la sincerità dell'uomo giovine e credente; che
-bastavami chinar la fronte a ogni loro detto, mentire a me stesso,
-rinnegar la voce dell'anima con un servile ossequio; e farmi stromento
-della loro potenza, o almeno tacere.... Ah no! no! mai! Codesta non fu,
-non sarà la parte mia sopra la terra; e il campo seminato dal male non
-può fruttar la verità.
-
-Abbandoniamo queste amare ricordanze. Vi fu un tempo, nel quale le
-poetiche immagini della prima età potevano consolarmi delle traversie
-sopravvenute.
-
-Allora io scriveva:
-
- — «Nacqui in riva del Lario: a me fu cuna
- Il battello sull'onde, ed infantile
- Trastullo il remo e la paterna rete;
- E fanciullo scherzai con la riflessa
- Imago del fanciul che si specchiava
- Prono nell'acque. — In quell'etade appresi
- D'ogni riva, d'ogni antro e d'ogni rupe
- I varii nomi, i tramandati casi;
- E men fe' dono la verace bocca
- D'antico pescator; perchè nell'ora
- Ch'egli gittava insidïando l'amo
- All'ondivago pesce, ad ascoltarlo
- Cheto io sedessi del battello in seno.» —
-
-O mio lago, o splendida gemma della Lombardia! tu fosti il mio primo
-amore. Oh! perchè non nacqui più povero ancora di quel ch'io sono!
-Se mio padre, anzichè essere l'agente di nobile e ricco signore, non
-avesse avuto al mondo che il suo navicello e la sua rete, forse io pure
-non sarei stato che un umil pescatore; e non uscito mai dalla cerchia
-de' miei monti, altro non avrei imparato ad amare che la pace e la
-tempesta del lago. — Le memorie del passato mi ripiombano sul cuore.
-Chi m'avrebbe detto, allorchè adolescente appena io contemplava rapito
-da una fiera gioja di libertà le procelle e i fulmini che scrosciavano
-sul mio Lario, oh! chi m'avrebbe detto che assai più tremende, dovevano
-essere le tempeste dell'anima mia!
-
- 1 d'ottobre.
-
-La pace ritorna. La vita stanca e travagliosa qui si rintegra, si
-rinnova nella calma di questi bei giorni dell'autunno; e il sole
-tranquillo che indora le spalle della montagna rimpetto alla mia
-finestra, sembra mandare il benefico riflesso della sua luce nell'anima
-mia.
-
-Da tanto tempo io non poteva godermi una contentezza così salutare,
-così vera. E se vuole il cielo che passino per me soltanto pochi mesi
-di raccoglimento e di pacifica meditazione, senza che si risvegli a
-conturbarmi lo sdegno d'una vita costretta a consumarsi nella lunga
-aspettativa de' giorni promessi da Colui che venne ad abitare fra gli
-uomini, e fu vera luce dell'universo; allora forse la modesta missione
-che a me fu posta mi parrà più bella e sacra, perchè dimenticata e
-disprezzata dal mondo; allora forse Dio mi perdonerà il passato, e
-terrà conto del mio sagrificio.
-
-Coloro in mezzo a' quali vedrò scorrere la breve mia vita terrena, mi
-amano e mi vengono intorno. con rispettosa attenzione; ma non sanno
-ch'io non potrò render loro per questo affetto altra cosa che poche
-parole a confortarli nelle sciagure. Ben vorrei, come ne sento gran
-bisogno nell'anima, aprir coll'eloquenza della semplice verità i
-loro intelletti, far ragionevole il loro ossequio alla fede, scendere
-nel fondo de' loro cuori, e suscitarvi quella scintilla che li renda
-migliori di quel ch'essi sono, di quel che furono i padri e gli avi
-loro. Eglino sono contenti del poco, è vero; ma intanto anneghittiscono
-nella povertà, disimparano ad amare coloro che soffrono, ad amare il
-ben comune, per quell'affetto più augusto, più fiacco, direi quasi
-per quell'egoismo che li fa attaccati alla loro famiglia, al campanile
-della parrocchia, alle povere glebe della loro vallata. Ma pure chi sa
-che, procacciando di migliorare, per quanto è da me, gli umili destini
-di codesti montanari, io non dovessi invece riuscire a farli men
-felici, o men rassegnati di quel che sono? —
-
- 2 d'ottobre.
-
-Oggi, con dolor profondo mi toccò d'esser testimonio d'una contesa fra
-due mandriani, che mi persuase quanto sia pur troppo insensata e forte
-fra gente d'uno stesso paese quella vecchia ruggine, quell'inimicizia
-che sembra aver posta radice eterna nel cuor degli uomini, e più che in
-ogni altra in questa nostra patria.
-
-Uno de' due mandriani è nativo di questa, l'altro di valle San Giacomo:
-son vicini, son fratelli, parlano lo stesso dialetto; eppure serbano
-tuttavia quel rancore che separò i loro padri, che accese tanto fuoco
-di guerra in queste pacifiche contrade, che fece sparger tanto sangue
-e pianger tante madri. Sedevano sulla medesima panca di legno fuor
-dell'osteria, e bevevano alla stessa mezzina. Una sola parola di
-dispetto, una pretesa di soperchieria per causa d'una capra comperata
-o venduta attizzò la discordia: maledissero i loro paesi; maledissero
-i parenti e lo stesso Dio che li vede. La collera li fe' ciechi l'un
-contro l'altro, e dalla bestemmia e dal vile insulto sarebbero venuti
-alle coltella, se il mio braccio, più forte della mia parola, non fosse
-giunto a tempo di domar la selvaggia loro natura.
-
-O mio Dio! È dunque vero? anche qui, anche ne' luoghi dove la vostra
-onnipotenza parla all'intelletto e al cuore con le meraviglie d'una
-natura vergine ed austera, la cattiveria e l'odio faranno germogliare
-la loro trista semenza? L'uomo, la vostra creatura grande e misera
-è lo stesso sempre e in ogni parte della terra? Dal tempo del primo
-fratricida il cuore umano non s'è dunque mutato?... Qual profondo
-mistero in ogni cosa! — E noi che siamo sì piccoli, noi che strisciamo
-per un giorno, come l'insetto, sulla faccia della terra, vorremo con
-audace intenzione sollevar la fronte insino a Voi, interrogarvi, e
-pretendere che il buono e il giusto trionfino a questo mondo?... O
-Signore, tenete la vostra mano sul nostro capo, e dissipate il fumo
-dell'orgoglio che n'accieca.
-
-Le generazioni vengono, passano e scompaiono per sempre dalla terra ove
-tennero dimora. Chi potrà dire di qui a mill'anni i popoli che saranno
-sepolti sotto a questa parte di mondo?. L'Alpi e l'acque e tutta la
-contrada che mi circonda non hanno forse mutato anch'essi e rimutato
-aspetto e natura? E noi andiamo fantasticando dietro all'ombra d'un
-nome, dietro al sogno d'una patria, e confidiamo sia adempiuta sulla
-terra che invecchia sempre quella promessa che, sola non può morire?...
-
-Quest'ampia regione di monti che fu agli antichissimi tempi la stanza
-d'un popolo solo, se pur non mentono la tradizione e la storia, vide
-ne' tempi a noi più vicini la lotta di due razze diverse e mortali
-nemiche fra loro. Il Valtellino abborre ancora il Grigione; nè
-vicinanza, nè signoria, nè forza di guerra o di pace poterono mai
-operare che codeste due genti ne facessero una sola. Per questo forse
-la scissura fatta dalla riforma luterana fu origine d'una delle più
-lunghe, sanguinose e feroci rivoluzioni che l'Europa abbia veduto
-mai. — Un dabben montanaro m'additava, non ha molto, sull'alta cupola
-della chiesa della Madonna a Tirano la bruna statua di san Michele,
-colla spada in pugno, e, — Vede lei, dicevami nell'atto di farsi il
-segno della Croce, vede, egli è quello là il Santo che tenne lontano
-da questo paese la peste de' luterani!... Io nulla risposi; ma andava
-pensando nell'anima mia alle molte e triste cagioni che hanno fatto
-d'ogni lembo di terra cotante patrie diverse.
-
- 27 d'ottobre.
-
-Io mi proposi d'adoperare il tempo che mi sopravanza, dopo compiuti
-gli obblighi sacri del ministero, nell'andar cercando di sito in
-sito fin dove mi sia concesso inoltrare nelle quotidiane e solitario
-mie peregrinazioni, le reliquie de' secoli passati, le tradizioni
-antichissime che son vive tuttora nelle povere capanne del mandriano
-e del carbonajo sugli altipiani e ne' diroccati casolari degli umili
-paeselli; nell'andar raccogliendo le semplici cantilene delle fanciulle
-montanine e le pie leggende delle vecchie filatrici; nel visitar gli
-avanzi rovinosi e pittoreschi di qualche feudale castello di cui più
-nessuno sappia il nome; e gli abbandonati cimiteri e le lapide votive;
-e più di tutto nello studiar quelle antiche patriarcali costumanze, che
-sono come il simbolo della giustizia nelle famiglie, la religion vera
-del passato.
-
-Dachè incominciai, senz'alcuna pretensione di sapienza antiquaria,
-queste utili e studiose ricerche, la mia vita ben più occupata e
-operosa che prima non fosse, assorta nel meditare e nello scrivere,
-invogliata dalle prime scoperte a novelli e più forti studii, si
-ricompone in quella temperanza equanime di volontà e di sentimento ch'è
-la miglior medicina delle avverse cose.
-
-Son quasi corsi due secoli dalle terribili guerre che per furor di
-politica ricoperta del manto della religione, disertarono queste
-contrade; e la memoria della rivolta qui sopravvive ancora; qui suona
-ancora sul labbro de' fieri Valtellini la bestemmia antica contro il
-luterano; qui l'odio rugginoso verso le tre Leghe Grigie, alimentato
-dalla contesa proprietà del territorio, non è spento del tutto: mentre
-nessuno più si ricorda della tirannide spagnuola che, sotto colore di
-protezione, soffiava alimento a' dissidj, e col pretesto della fede
-calpestata e della santa causa della religione rinfocava le moltitudini
-alla riscossa. E guai, allorchè un popolo si solleva in nome della fede
-de' padri suoi!...
-
- 15 di novembre.
-
-In questa solitudine, altro io non desidero che la fedele compagnia
-d'un amico che riceva nel suo cuore la pienezza del mio, che meco
-divida il segreto del dolore e della speranza, e mi riconforti e
-sostenga ov'io ricada, come pur troppo avvien qualche volta, negli
-antichi terrori, in quelle fatali malinconie che m'avvelenarono l'anima
-non ancor del tutto guarita. Ohimè! basta un giorno solo di dubbio e
-di fiacchezza, un'ora sola d'interiore viltà per ripiombarmi in un mar
-d'incertezze, per togliermi la pace appena ottenuta coll'assidua fatica
-dello spirito.
-
-Tornato a casa col cuor pieno di rancore e di pianto, trovai la Bibbia
-sul mio tavolo: a caso l'apersi e mi venne sott'occhio quel lamentoso
-e poetico salmo, con cui il profeta ne' giorni della persecuzione
-confidava l'anima sua al Signore:
-
-— «Io mi confido nel Signore. Perchè dite voi all'anima mia: Ti
-trafuga, come il passero al monte?
-
-Poichè gli empi, ecco, han teso l'arco; apprestarono le saette nella
-faretra, per saettarle contro a' retti di cuore in luogo scuro.
-
-Dopo che ruinarono ciò che voi avete fatto, e che mai poteva il giusto?
-
-Il Signore nel suo tempio Santo, il Signore ha la sua sede nel cielo.
-
-Gli occhi suoi veggono il povero; le sue palpebre interrogano i
-figliuoli degli uomini.
-
-Il Signore interroga il giusto e l'empio: colui che ama l'iniquità odia
-l'anima sua.
-
-Pioverà lacci sugli empi; fuoco e zolfo e procelloso turbine è porzione
-del loro calice.
-
-Perocchè il Signore è giusto, e amò la giustizia; e la faccia di lui
-riguarda all'equità.» —
-
-
-Che altro avrei potuto dire al Signore, fuorchè offerirgli dal profondo
-anche per me questa santa preghiera?...
-
- 21 di novembre.
-
-Ho riveduto il solo amico che mi rimase della mia giovinezza, l'uomo
-ch'io amo e onoro come padre e fratello, quell'amico a cui la sorte,
-o per dir più vero la provvidenza di Colui che scruta i cuori, parve
-volesse congiungere per sempre la mia vita con quella catena di
-gratitudine ch'è più forte della vita stessa. E l'averlo riveduto una
-volta dopo lunghi mesi, e per solo un giorno, mi fece sentir ben più
-doloroso e vivo quel bisogno di fratellanza e d'amore che fu il primo
-tormento dell'anima mia.
-
-Con lui, coll'uomo il più modesto, il più degno di fede ch'io m'abbia
-conosciuto, parlai di quel tempo che non tornerà più per noi; e sentii
-riaprirsi una dopo l'altra tutte le mie ferite. Ed ora ch'egli se n'è
-ito e ch'io mi trovo nel mio romitorio, solo ancora, al cospetto delle
-grandi e severe ombre de' tempi andati, sento in me medesimo vergogna
-e dolore d'aver rimpianto un'altra volta con l'amico le mie giovanili
-vicende; e mi pesa, direi quasi, d'essermi abbandonato così ad una
-soverchia ed intempestiva effusione del cuore. Ecco qual povera cosa
-siam noi! Io stimava d'aver domo e vinto per sempre il mio passato, mi
-credevo forte, impassibile, e tetragono, come dice il poeta, a' colpi
-della sciagura. E invece, poche parole di malinconici ricordi e poche
-lagrime versate in un momento d'abbandono e di fralezza, mi rapirono il
-frutto di tanto volere e di tanto sacrifizio.
-
-Che avrà detto, o pensato di me l'amico mio?... Egli, forse, mi trovò
-ben mutato da quel che fui; o forse più non mi stima che un cuor
-debole, inetto alle grandi prove dell'esistenza, un povero illuso, un
-fanciullo!
-
-Ma se all'opposto fosse tutto amor proprio, fosse superbia che
-m'accieca questa brama di comparire agli occhi dell'amico altro da quel
-che sono? Non fu egli che m'aperse il cuor suo e la sua casa, che mi
-prodigò tutto quanto la santa amicizia può dare, che mi restituì il
-coraggio di vivere, e mi strappò alle braccia di morte che mi voleva
-far suo?... Egli sedè le intere notti al mio capezzale, allorchè
-lottando col male e venuto quasi all'agonia io delirava e diceva
-parole di furore e di pianto alle mie fatali speranze, alla tradita
-mia giovinezza, alle mille ombre che dì e notte m'assediavano. Egli
-stesso con occhio sapiente studiava intanto il lampo del mio sguardo e
-il pallor del mio viso; con la mano pietosa premeva la mia, contava i
-bàttiti delle mie arterie e i pochi minuti di posa che la febbre e il
-dolore concedevano allo strazio de' nervi e allo spavento dell'anima. —
-Io era solo, povero, lontano da' miei, calpestato da' potenti, umiliato
-dagli amici, e languente in un letto non mio, sospiravo di finire
-una volta: ed egli fratello, amico, medico, benefattore, mi fece dono
-d'una vita perchè tornassi non indegnamente a respirar fra gli umani;
-egli rimise in pace l'animo mio, e mi rese quasi altero delle sofferte
-nemiche fortune. Su quel desco, ove con esempio raro di vera grandezza
-quell'uom saggio e buono aveva con me spartito il suo pane e profferta
-la metà della sua tazza, io scrissi le pagine consacrate alla gloria
-d'un Grande che non è più; e a quelle pagine io poneva in fronte il
-nome dell'amico venerato e caro. Nullo di più m'era concesso. Ma questo
-nome che i piccoli e i buoni conoscono, questo nome che l'orfanello e
-la povera femminella impararono da tanto tempo a benedire, era per me
-il solo degno d'unirsi a quello del sommo genio italiano, per il quale
-fu rinnovata l'arcana scienza della natura e il nome della mia patria
-non morrà mai[2].
-
-Così, io non vendei la memoria intemerata della sapienza all'oscuro
-dovizioso o all'indegno possente; non infransi l'aureo simulacro della
-gloria, per fonderne la corona all'infamia: ma di quel nome altissimo
-io feci l'umile ghirlanda della gratitudine al beneficio.
-
- . . . . . . .
-
- Amico mio.[3]
-
-— M'è di grande consolazione il poter tornare a te in questi giorni
-d'amarezza e di prova, ne' quali anch'io, come Colui che portò tutti
-i nostri dolori, posso quasi dire: L'anima mia è trista fino alla
-morte!...
-
-Io vivea qui dimenticato, e non potei dimenticare. Le passioni degli
-uomini tornarono a visitarmi nella solitudine, ed io ascoltai quelle
-voci che altre volte avevano conturbata la mia giovinezza: ed un
-affetto ch'emunge le forze dello spirito e rimpicciolisce le idee
-dell'umanità e dell'infinito si risvegliò nel mio cuore, ove forse
-non ancora spento del tutto consumava non veduto le più pure sorgenti
-della vita, siccome fuoco che vive addormentato sotto la cenere. A
-tanto mio dolore s'aggiunse una piaga novella, il rimorso: poichè io
-sono ancora talvolta il trastullo d'una fuggitiva larva di bellezza;
-e mi trovo così debole e vile in faccia di me stesso che parmi nessun
-sagrificio esser poco, per ricompormi quest'avvenire ch'io voglio e non
-so disprezzare, che fugge sempre più da me lontano, e si porta con sè a
-brano a brano la mia vita.
-
-Tu sai la compassionevole vicenda che mi persuase di rinunziare alle
-facili glorie concesse dal mondo a chi appena sappia lusingar le inezie
-del suo tempo, e farsi campione del vizio imbellettato di virtù.. Io
-volli sposar la parte di coloro che patiscono; e nato povero e nudo,
-morrò povero e nudo.
-
-Perocchè non per nulla avrò detto addio alle splendide fantasie
-dell'arte, alle severe meditazioni della scienza, a' giorni tempestosi
-e ardenti della gioventù, alle grandi speranze dell'uom pellegrino
-in cerca della verità, a tutto quello che formò la poetica visione
-de' miei vent'anni.... Amore, amicizia, patria, sapienza, gloria, non
-bastano per legarmi a questa vita; più non sono per me altro che il
-primo batter d'ale che fa l'anima nostra verso l'infinito, il simbolo
-della virtù eterna, di quel bene che non alligna in terra, perchè la
-terra ritornerà nel suo nulla, e il bene è immortale.
-
- . . . . . . .
-
- Amico!
-
-— V'ha qualche ora nella quale credo che Dio non abbia accolto il
-suo servo: e parmi ch'egli maledica come opera di superbia, ovvero di
-disperazione questo sacro e terribil dovere ch'io m'assunsi (io così
-pieno ancora di ribelle volontà, di mortali odii, d'inutili speranze)
-d'annunziare agli uomini la sua verità, il giorno del suo regno. Allora
-lo spavento e l'angoscia incurvano la mia fronte; io vo' cercando i
-luoghi più solinghi e dirupati di quest'Alpi selvagge; io piango senza
-trovar sollievo dal piangere, e dico nel mio cuore: O Signore! come,
-potrò recar la tua pace agli uomini, io che non ebbi mai pace per
-me!...
-
-In tali giorni d'abbandono e di miseria morale, ben io tento di
-temperar l'interno patimento colle dolci distrazioni della lettura
-e dello studio, tornando ad evocar le belle imagini della poesia,
-le grandi ombre di coloro che parlano il vero e furono infelici, e
-infelici ben più ch'io non sia!
-
-Ma anche la poesia è morta nel mio cuore...
-
- . . . . . . .
-
-— Io aveva fermo nell'animo di non tornar mai più agli antichi
-prediletti studi della poesia; io voleva darmi tutto alle austere
-contemplazioni della sacra scienza, che sola ormai può consolarmi de'
-tanti disinganni provati, delle stolte speranze umane, delle menzognere
-imagini evocate dall'inquieta fantasia che vuol levarsi nella regione
-dell'impossibile... Eppure, in questi dì, tornai alla poesia, al culto
-di quell'arte che mi rende ancora così belli gli anni giovenili.
-
-Rovistando fra vecchie carte, rinvenni abbozzi di novelle poetiche, di
-poemetti, di canzoni, di tragedie; sorrisi di me stesso e de' sogni
-miei, rileggendo que' miseri brani. Mi sembravano come le macerie
-d'un edifizio caduto in rovina prima che di poche braccia sorgesse
-dal terreno. Mi provai a scrivere; ma sarà in vano. La letteratura
-del nostro tempo, se ne togli pochi i quali temono di mostrarsi fra
-gli altri per la coscienza di una virtù intemerata, ma pur tremante e
-sdegnosa, è fatta per tutt'altro che per educare il cuore ed innalzar
-la mente alla vera grandezza. È una letteratura smascolinata, come
-quell'arcigno del Baretti direbbe, una letteratura da canapè, buona
-tutt'al più per i gabinetti delle damine svenevoli e profumate.
-
-Nondimeno scrissi anch'io: ho gittato giù l'abbozzo di due tragedie.
-Nell'una il Buondelmonte, vorrei dipingere, a diversità degli altri che
-tentarono lo stesso tema, l'origine della fiorentina repubblica, e il
-fiero carattere del Mosca,
-
-«Che disse: Lasso! capo ha cosa fatta.»
-
-Nell'altra, il Procida, vorrei mostrare quanto possa amor di patria
-in lotta coll'amicizia e coll'amor paterno. Ma le mie forze non
-basteranno, lo temo, all'altezza del concetto.
-
- . . . . . . .
-
-Quando nè lo studio nè la contemplazione della natura valgono a tormi
-dal cuore il peso che vi sta sopra da lungo tempo, allora prendo la
-penna per scrivere a te, amico mio, a te che sai la storia della mia
-vita, e solo fra tutti puoi compatire al solitario prete, all'uomo
-il quale nulla più domanda su questa terra tranne di vivere nella
-memoria onesta de' pochi montanari che fanno la sua famiglia. Allorchè
-seppi rinunziare alle illusioni della mente superba d'aver vestita
-di novelle forme la vecchia filosofia del dubbio, quando parlai agli
-uomini di quella religione di fratellanza e d'amore che sola può
-apparecchiar l'avvenire, coloro che stavano in alto gittarono la
-vergogna e il disprezzo sopra di me. Avrebbero voluto che la mia fede
-si facesse serva delle imposture mondane e delle rugginose pretensioni
-della forza: io cercava d'abbracciare il povero e l'oppresso, che al
-par di me pativano e pregavano; ed essi mi rinfacciarono la ferrea
-legge del fatto, mi presentarono agli occhi de' miei fratelli come un
-sognatore irrequieto, come un uomo perduto dietro i delirii dell'umano
-pensiero, dietro le novità della filosofia e della religione. E i miei
-fratelli risero di me. Allora io non poteva più ritornar fanciullo e
-raccogliermi nell'innocenza della vita e della speranza; e sapendo già,
-per averne fatto duro saggio, quel che fosse il mondo, sentii tutta
-l'amarezza d'una vita inutile e tormentosa. Ma al tempo stesso una
-grande e nuova luce d'amore s'era fatta dentro di me, nel profondo: e
-in questa si rintegrò la mia fede a poco a poco; e, divenuta matura, la
-ragione unì i pochi e deboli suoi sforzi a quelli di tanti e tanti che
-combattono quaggiù per la causa dell'onestà e della giustizia.
-
-I miei mali cominciarono a parermi ben picciola cosa al paragone de'
-molti e grandissimi che aggravano l'umanità, e fui persuaso da quel
-momento che ognuno il quale cammini con semplicità per la via su cui
-la Provvidenza lo mise, nè mai rinneghi sè stesso, nè venga a patto
-con la propria coscienza, potrà dire un giorno: O Signore, anch'io
-feci la mia parte di bene, e vissi sempre nella fede, nella speranza, e
-nell'amore! — Perdonai da quel momento all'uomo che col suo tradimento
-m'aveva ferito nella più viva parte del cuore: mi gittai nelle tue
-braccia, t'apersi tutt'i miei segreti; e tu mi donasti il coraggio di
-vivere e d'operare. Gli uomini mi calunniavano ed io li amai; essi mi
-respinsero; e chinai la testa; poi venni a nascondere in questa povera
-valle il mio oscuro ma innocente apostolato.
-
-E oggi anch'io ripeto a te le dolorose parole che un moribondo amico
-mandava a me lontano: Fra me e te esiste un legame che la morte non
-rompe!..
-
- . . . . . . .
-
- Mio buon padre.
-
-Nel mio romitaggio, sento il bisogno di tornare a voi, di venir
-col pensiero all'umile casa ove nacqui, a quel paradiso de' miei
-anni infantili che si specchia nell'acque purissime del lago. Io
-veggo, padre mio, il vostro incredulo sogghigno a queste poetiche
-ricordanze; ma se vi dirò che la nostra casetta, dove abita mia madre,
-dove, nascosta come la rosa silvestre, si fa bella e grande la buona
-Angioletta, è il più sacro, il più desiderato angolo della terra per me
-che pur vidi molto e molto conobbi, forse non sorriderete più così, e
-darete un pensiero anche voi, un pensiero di compassione alla tristezza
-che bene spesso viene a tenermi compagnia.
-
-Non è già ch'io mi lagni della mia condizione, e del trovarmi qui
-solo, in povera e lontana contrada, dopo che i primi augurii della
-vita m'avevano promesso ben diverso avvenire. Sulla via ch'io tentai
-d'aprirmi, ardente qual fui di volere e di fiducia, ma scarso pur
-troppo di virtù, non trovai altro che spine; e m'avvidi che nell'ampio
-teatro del mondo il poco ch'io poteva fare m'avrebbe alla fine
-guadagnato le ire e le maligne persecuzioni di chi s'adombra d'ogni
-franca e generosa parola, di chi suol chiamar delitto il coraggio
-d'alzar la testa contro le prepotenze umane e quelle della fortuna.
-
-Per questo, benedissi come venuta dal cielo l'inspirazione che mi
-condusse qui, fra i poveri e i semplici, qui dove soffrono e aspettano,
-come la più gran parte degli uomini, tante creature per le quali morì
-sulla croce Colui che aveva pur detto a tutti: _Io sono la via, la
-verità e la vita!_... Vi ricordate? la prima volta ch'io ho voluto
-parlar da un pulpito, con nuovo ardimento, di certe grandi verità delle
-quali non sarà mai strappata la radice della terra, delle mie parole
-si prevalse il fanatismo, le condannò il fariseo e ne fu scandolezzata
-la debole virtù. Così sempre avviene; ed io non voleva chiamar sulla
-casa di mio padre, sui vostri bianchi capegli il turbine che di subito
-sorse a minacciarmi; pensai a mia madre, a mia sorella, e obbediente a
-chi mi percoteva, rinunziai ad ogni gloria e mi tenni abbastanza felice
-di questa parte che Dio m'aveva ancora serbata. Qui i buoni alpigiani
-mi conoscono e mi riveriscono come padre, m'ascoltano e mi amano come
-fratello; qui m'è consolazione il pensiero di quel filosofo: _Se utile
-non è quel che facciamo, stolta è la gloria_.
-
-Ma non più di questo....
-
- . . . . . . .
-
-Ringrazierete per me l'Angioletta di quella cassettina contenente
-poche cipolle de' panporcini de' nostri monti, ch'essa mi mandò per il
-Bernardo l'ultima volta che capitò al paese. Direte a lei e alla mamma
-che non si scordino di me nelle loro orazioni grate al Signore; io non
-n'ebbi mai tanto bisogno come in questo momento.
-
-Se mai tornasse a vedervi l'amico mio P*** e vi domandasse di me,
-ditegli che i poveri miei nervi risentono ancora a quando a quando
-le fiere commozioni patite, e che la mia testa qualche volta non è a
-segno del tutto; ch'egli stesso mi scriva se le lunghe peregrinazioni
-ch'io vo facendo ogni dì per questi monti, possano o no di soverchio
-abbattere le mie forze e fare in me effetto contrario a quello ch'io
-m'era promesso.
-
-Un'altra cosa vi commetto per la mia cara sorella. Ella sa dove stanno
-i pochi libri che innanzi partire lasciai, fra l'altre cose mie, in
-quella che fu la mia povera e beata cella. Nello scaffaletto a manca
-dello scrittoio, vicino alla finestra, troverà alcuni vecchi volumi
-giallognoli e mezzo rosi dal tarlo: sono i cari e preziosi amici della
-mia passata gioventù. Fra essi v'hanno due libri rilegati in carta
-pecora e intitolati l'uno: I soliloqii di sant'Agostino, e l'altro La
-Citta' di Dio. Nell'armadio situato nell'angolo dov'era il mio letto,
-ne troverà pure alcuni altri più vecchi ancora, fra cui un volume delle
-Opere di san Tommaso ed uno di quelle di Sant'Ambrogio; e un altro più
-piccolo, al quale manca il frontispizio; è il Trionfo della Croce di
-fra Girolamo Savonarola: quest'ultimo lo conoscerà dal mio nome scritto
-di mia mano sull'ultima pagina, sotto ad un braccio che tiene impugnata
-una spada e che vi disegnai quand'ero chierico ancora. Se l'Angiola
-riesce a raccozzare quel piccol mucchio di libri, ne' quali pongo
-tutta la mia speranza per quest'inverno, voi, mio buon padre, farete di
-trovar modo a spedirmeli al più presto nel modo che vi par meglio; io
-ne pagherò lo spendio all'uomo che me li porterà.
-
- . . . . . . .
-
- Mio padre.
-
-Vi raccomando quel che già vi scrissi nell'altra, di tener sempre
-presso di voi le lettere che per me venissero alla posta di Como,
-e di non darle in mano di nessuno, fuorchè del Bernardo che verrà a
-pigliarle alla fin del mese a mio nome. Se ve'n fosse alcuna pressante,
-questa potrete consegnarla all'amico mio P*** che sa il come mandarla a
-questo mio nido di montagna.
-
-Dite a mia madre, che al tornar della primavera ho speranza di venire
-a casa per qualche dì: che veggo il momento di sedermi ancora, come
-quand'ero fanciullo, vicino a lei sugli scalini della nostra porta: e
-che le farò raccontare un'altra volta la storia de' poveri morti di
-Torno. Oh! quante memorie leggiere, fuggitive, tessute, come tutte
-le cose della nostra vita, di piccole gioie e di grandi dolori, mi
-rifanno dinanzi al pensiero tutta l'età passata, e mi sforzano a
-piangere un'altra volta!... Perchè non sono io nato che per invocar la
-benedizione del Signore sopra coloro che denno trovare ogni lor bene
-nel patimento mitigato dalla speranza?... Io la sentiva nel mio cuore
-una fiamma più ardente, l'alito della fede, il coraggio di morire per i
-miei fratelli!....
-
- 2 di maggio 18..[4]
-
-«Niuna cosa violenta può esser perpetua.»
-
-E fino a quando vedrò sulla terra il trionfo del male? O Signore,
-tu rovesci i potenti dal seggio, ed esalti gli umili; ma tu dicesti
-ancora: il regno mio non è di questo mondo.
-
-Noi dovremo dunque piegar sempre la fronte, come in atto di vile
-osservanza, in faccia alla malizia che si veste di pompose apparenze,
-che vince la semplice onestà colle sue compre lusinghe, o colla
-ipocrisìa, la peggior delle tirannidi?... Combattere la forza brutale
-che non concede alla stanca umanità di sollevare il capo da quella
-nebbia d'ignoranza in cui da secoli le misere generazioni son costrette
-a vivere, o piuttosto a morire; parlare in nome di Quegli che spirò sul
-Calvario annunziando agli uomini che son tutti fratelli, e figliuoli
-dello stesso Padre che ama e perdona, è una grande e dolorosa parte che
-a pochi fu dato di compire sulla terra!
-
-Il tempo, come spaventoso torrente, trascina via con sè gli uomini e
-le idee; pochi nomi benedetti, poche sante e divine parole rimangono
-appena a far testimonianza del passato, a fermar la promessa del
-futuro. Avventurato chi visse nell'aspettazione de' tempi migliori,
-procacciando intanto ed operando il bene, come se dovesse da un dì
-all'altro fruttare! Dio ha veduto il cuor suo, Dio raccolse le sue
-lagrime; e quando seduto in disparte, come Geremia, stette solitario e
-tacque, Dio gli perdonò il silenzio e la luce del cielo venne sopra di
-lui.
-
-Ed il suo cuore sollevò un'altra volta quel profetico lamento:
-
-— «La parte mia è il Signore; e per questo io l'aspetterò.
-
-Buono è il Signore all'anima che in lui pone speranza e lo cerca.
-
-Buona cosa è procacciar nel silenzio la salute del Signore.
-
-Buona cosa è all'uomo il portar il giogo nella sua giovinezza.
-
-Siederà solitario e tacerà; poichè Dio gl'impose il suo carico.
-
-Metterà la sua bocca nella polve, cercando se vi sia speranza.
-
-Porgerà la guancia a chi lo percuote, sarà pasciuto d'obbrobrio.
-
-Perocchè il Signore non lo respingerà da sè in sempiterno.
-
-E s'egli affligge, ha pur compassione, secondo la moltitudine delle sue
-misericordie.»
-
- 12 di maggio.
-
-Qual nuova e più grave sciagura sovrasta a me o ad alcuno de' miei
-cari. Io n'ho da parecchi dì il doloroso presentimento; poichè la pace
-gustata per alcun tempo, alle forti contemplazioni della scienza,
-infiammatrice dell'intelletto, alla soave poesia della natura è
-succeduta nell'animo mio l'amarezza delle cose, la codardia del dubbio,
-e quasi una paura di me stesso. Questo fu sempre per me il presagio di
-un tristo giorno della vita.
-
-I miei vecchi volumi non mi racconsolano più; non mi sembran più che
-vani, indicifrabili enigmi, i quali altra cosa non mi fanno certo, se
-non che quaggiù nulla è certo.
-
-Non posso scrivere, non posso nè manco pensare...
-
- 19 d'agosto.
-
-Io mi reputava sì forte, sì provato della vita, e padrone di me
-medesimo da sostener con fronte serena e animo tranquillo ogni e
-qualunque nuova e più dura sperienza; e dopo essermi seduto tante volte
-al capezzale della morte, dopo aver veduto spirar nel bacio di Dio
-tante infelici e candide creature, e aver accompagnato sulla tremenda
-soglia dell'eternità tanti uomini ciechi del bene, travagliati dal
-patimento, consunti dalla disperazione o dal rimorso, io credeva che
-più nulla d'umano potesse conturbare ancora i miei pensieri. — Deh! che
-cosa è mai l'uomo, se tu nol visiti colla tua forza, o Signore?
-
-Oggi, dopo molti anni, il caso o piuttosto il volere di Chi tutto
-dispone per il bene, ricondusse a me dinanzi quell'uomo che forse fu
-la prima cagione di tutte le mie disgrazie. Io gli avea dato nella
-generosa effusione del mio cuore giovine ancora il santo nome d'amico;
-ed egli lo ha rinnegato questo nome così bello! Egli mi rapì la
-prima, la più poetica lusinga della vita, l'amore; mi derise con una
-crudele indifferenza nelle innocenti mie illusioni; e a coloro che
-poco m'amavano, se pur non m'odiavano già per la naturale ed avventata
-libertà del pensiero, per quello ardimento che di rado è scompagnato
-da un cuore acceso del desiderio d'operar qualche cosa a pro d'altrui,
-egli pose in mano de' potenti il segreto che doveva partorirmi
-l'infamia, o farmi morire!...
-
-Ma, come Dio anche quaggiù non consente sempre la vittoria ai cattivi,
-io, povero, oscuro e calpestato verme, fui più forte di coloro che si
-levarono a stormo contro di me. Vinsi l'impostura e l'aperta menzogna:
-poi mi ritrassi a piangere il mio passato nel silenzio della casa del
-Signore, e perdonai.
-
-Perdonai, sperando che Dio a me pure perdonasse. Ed Egli m'avea dato
-codesta pace; e fatto puro il mio cuore del lievito dell'ira, parevami
-d'avere in me spogliato per sempre il vecchio Adamo.
-
-La mattina era bella. — Per sollevare i pensieri dal peso delle angosce
-che ne' passati dì m'avevano prostrato siffattamente, m'incamminavo
-verso il sentiero della selva, dalla parte ove sorgono tappezzate di
-lambrusca e di parietaria le rovine dell'antica torre lombarda: è là
-dov'io passo in faccia alle maestose, lontane ghiacciaie dell'Alpi
-e all'interminato azzurro del cielo le più solitarie e beate ore del
-viver mio.
-
-Appena fuor della porta, un uomo incappucciato in un gabbano da
-montanaro mi s'affaccia d'improvviso. Io lo guardai; teneva china a
-terra la fronte, voleva come parlare; e pareva tremasse.
-
-— Chi siete? domandai.
-
-— Uno che... vi conosce; rispose o piuttosto balbettò, senza levar gli
-occhi.
-
-Quella voce non mi parve al tutto ignota; ma lo strano vestire, la
-sua dubitazione, lo sgomento con che andava guardandosi intorno,
-turbarono un poco me pure; e persuaso ch'era ben'altro da quel che i
-suoi meschini panni mostrassero, me gli feci più accosto e di nuovo il
-richiesi:
-
-— Che volete da me?
-
-— Sono un povero fuggitivo; venni a chiedervi asilo.
-
-— Ma, signore! ripigliai: nè vi conosco, nè so...
-
-— Sì, mi conoscete; è in nome dell'amicizia ch'io vengo a voi.
-
-E dicendo così, tolse giù il vecchio cappellaccio che gli copriva mezzo
-il volto, e mi guardò con aria supplichevole e malcerta. Ancora nol
-ravvisai.
-
-— Per carità, m'aprite la porta di casa vostra! voi, ministro del
-Signore, abbiate compassione dell'uom fuggiasco, perseguitato... — E
-qui abbassò la voce, e facendo un passo verso di me, dopo che di nuovo
-si guardò dietro le spalle: Io sono Alberto ***: io fui vostro amico!
-
-Egli era colui che m'avea tradito.
-
-Quel che si passava a quel momento nel mio cuore, io non voglio nè
-potrei scriverlo.
-
-
-Egli dimorò sotto al mio tetto due dì e due notti, nè io gli domandai
-se fosse innocente, o perchè avesse scelto ricovero nella casa d'un
-uomo a cui egli avea fatto tanto male e che fors'anco avrebbe potuto
-restituirgli il suo tradimento.
-
-Ah no! mai, mai! Colui che uccide è più misero di chi rimane ucciso:
-egli mi credè generoso e incapace del delitto di che spensieratamente
-e per leggiera causa non dubitò farsi reo contro di me. Io non so
-le conseguenze, le quali per la mia pietà potrei incontrare; ma non
-le temo. Nè fu pietà la mia, fu giustizia. A lui diedi tutto quel
-poco danaro che avevo, pregai per esso il Signore, e in quel momento
-dimenticai tutto il passato. Egli era più che amico mio, era fratello;
-Dio solo, Dio che mi lesse nel fondo dell'anima, mi giudicherà!
-
-Quando volle partire, io gli aveva stesa la mano e lo contemplava
-fissamente senza far motto. Mi parve commosso, soggiogato dalla memoria
-di quel che fu tra me e lui: mi guardò egli pure, poi mi si gittò al
-collo, e pianse.
-
- 3 di maggio.
-
-..... Nessuna novella del fuggitivo. Che il cielo l'accompagni! Il
-mio cuore s'è allargato nella pace di prima. Io sono rassegnato e
-tranquillo nella mia coscienza.
-
-Non so spiegarmi il come non ricevessi ancora riscontro alcuno da *** e
-da *** alle ultime mie lettere....
-
- . . . . . . .
-
-«[5]Molti presuntuosi reputano impossibile tutto ciò che per loro o
-non si sa o non si fa; moltissimi considerano le grandi cose che non
-intendono o che non sono capaci di operare, come inutile fatica d'un
-esaltato fanatismo; e stanchi prima d'intraprendere, si addormono sui
-morbidi ma dannosi letti dell'ozio. Tanto è superbo l'amore di noi
-stessi per non confessare la propria ignoranza e la propria debolezza;
-tanto è artificioso per giustificarla; tanto è ingiusto per assolverla.
-Frattanto l'infingardaggine si scusa colla pretesa impossibilità alle
-grandi cose, per non confessare il timore dell'utile fatica; ed il
-vizio colla pretesa loro inutilità, per non denunciarsi da sè medesimo
-vile ed iniquo; l'infingardaggine ed il vizio diventano costume: e
-perchè ciò che non è il costume dei più, sia tristo, sia buono, si
-chiama fanatismo e pazzia, ogni bello e generoso ardire vien collocato
-indegnamente in quest'ultima classe.»
-
-
-... «L'uomo contempla rappresentata ne' grandi genii, in una pompa la
-più solenne e nella sua più illustre magnificenza, la propria natura:
-una sublime compiacenza lo fa inorgoglire delle proprie forze; l'animo
-s'eleva ai più ardui concepimenti; il cuore s'infiamma ai più scabrosi
-sperimenti; nulla più si tollera di mediocre senza una nausea mortale
-ed un magnanimo disprezzo.»
-
-
-... «Nella rivoluzione de' tempi occorrono età così sciagurate per
-corruttela di costume, e così impudenti per abitudine di vizio che
-portano in trionfo la colpa, infamemente la collocano sugli altari
-della virtù, e, per averle cangiato nome, reputano di purgarsi da
-sacrilega idolatria. Allora, gentilezza di modi le mollezze, gloria
-l'oro, modestia la viltà, prudenza il timore, umiltà la codardìa,
-obbedienza la venalità, senno il raggiro, economia l'usura, avvedutezza
-la frode, laude l'adulazione, belle arti la lussuria: in una parola, la
-colpa virtù. Tale è il rovescio miserando e scandaloso che si fa d'ogni
-buono in cattivo, quasi che per mutar di vocabolo mutino le cose: ma
-dando così chiaro a vedere che ogni uomo sente che non è stromento di
-scelleratezza, e che tale è necessità per esso la virtù che il delitto
-non abbraccia se non colorato dalle tinte di quella. Anche scellerato,
-ama d'ingannarsi che non è: epperò, perdendo la virtù ne conserva la
-divisa, onde molta è la ciurma degl'ipocriti: e così, se dappertutto
-ove sono uomini il delitto ha schiavi, in nessun luogo regna a fronte
-scoperta. Quindi accade che, se in così fatti tempi sorge un magnanimo
-amico della virtù e del vero, tutti se gli fanno intorno co' sassi; ed
-è ben conseguente, perocchè se giunga face là ove tutti han bisogno
-di tenebre per ascondere la colpa, tutti si sforzano di spegnerla
-subitamente. Delitto dell'amore di noi medesimi, che giustificando i
-propri errori è pur uopo che le virtù contrarie condanni per evitar
-contradizione: sicchè in cuore invidia l'altrui virtù, e col labbro
-la lacera e la condanna. Del resto, la verace virtù che passeggia nel
-mezzo alla finta, tacitamente denunzia la colpa nascosa sotto le sue
-larve, e coll'opera del paragone squarcia la veste dell'impostura
-la più veneranda e la più astuta. Allora si distingue la virtù
-dall'ipocrisia che fa studio d'imitarla, coll'eguale facilità che un re
-da scena da un re da trono, ed è per questo che in tale condizione di
-tempi la virtù e la sapienza sono guardate come due possenti nemiche;
-ed è per questo che solo compaiono attraverso lo squarciato manto
-d'un'illustre povertà; e che sempre le ritrovi fuggiasche sulle spinose
-vie della persecuzione, e spesso ancora fra le catene e dentro la
-carcere dell'omicida e del ladro.»
-
-
-... «Le grandi speranze e i grandi sforzi sono de' generosi; le forti
-presunzioni e i deboli attentati de' superbi... Io tutto spero, tutto
-tento, nulla presumo!»
-
-
-... «Se è vero che dal conoscere scende ogni volere e dal volere
-ogni operazione umana, con cui si satisfa all'inesorabile bisogno, si
-accontenta il desìo insaziabile e si verificano le indelebili speranze,
-e nella cui somma soltanto può essere riposta quella felicità ch'è data
-ai mortali; se è vero, io dico, tutto questo, debbe scusarsi la nostra
-curiosità che tutto ad un solo sguardo vorrebbe possedere lo scibile
-umano. Anzi questa curiosità io la reputo come il possente motivo
-onde la natura invita l'uomo a ricercarla nel sacrario della scienza:
-come col desio della felicità lo spinse alle perenni agitazioni delle
-sorti mortali. Quindi è che, una volta messa sulle vie delle indagini
-per un sì grande impulso, non già s'avanza gradatamente e con tarda
-saggezza, contenta ad un vero discreto; ma impaziente delle sagge
-dimore della riflessione, si avanza baldanzoso, prima fidata al solo
-probabile, poi al verosimile, ed in ultimo anche al falso in colore
-di vero; e così per volere acquistare la vetta per la più spedita via,
-corre la più lubrica; e correndo questa bene spesso ritombola al basso.
-A spogliar la cosa di veste metaforica, fatto è che quando cessa il
-vero ce lo fabbrichiamo coll'ipotesi del nostro cervello; e vien poi
-una demenza filosofica che delira argomenti in suo soccorso; i quali,
-accreditati dall'umano orgoglio e dall'umana ignoranza, gli ottengono
-la cittadinanza del vero; e così, come dicevano i Greci, si abbraccia
-la nube per la diva. — Non già ch'io abborra dall'uso giudizioso
-dell'ipotesi: so benissimo ch'essa sola batte alle porte della verità;
-anzi m'aggrada quella sua audacia con che la sollecita a parlare e le
-squarcia il velo più misterioso. Mi rammento di Newton che con essa
-s'innalzò in mezzo de' cieli e che da esso imparò come due mirabili
-forze equilibrino i firmamenti. Io abborro che lo stromento diventi la
-cosa, che la via si reputi a meta, e voglio che l'ipotesi non si usurpi
-nome di realtà, ma che con felice metamorfosi si cangi in essa. Ma pur
-troppo più persuadono i nomi che le cose: onde il fatto inesorabile
-bene spesso appalesa le gradite menzogne di noi stessi: _decipimur
-specie recti_.»
-
-
-.... «La feconda meditazione de' grandi, tacita e nascosa ne' suoi
-preziosi ritiri, non ha nemmeno l'applauso che il saltimbanco ottiene
-sul trivio; anzi spesso dal volgo le sue sapienti lentezze e le sue
-cautele da precipitato giudizio s'imputano a colpa e si accusano d'ozio
-e di pigrizia. Ma i grandi, sdegnosi di piatire con una plebe che ha
-bisogno d'assiduo cicaleccio per non morir d'inedia sulle vie e ne'
-fori, ne confondono le menzogne recando in pubblica luce il frutto
-delle loro nascoste fatiche.»
-
-
-... «Le più sublimi speranze non bisogna misurar col solo calcolo
-del corto soffio dell'umana vita. Non bisogna solo calcolar quanto
-possa l'individuo; ma quanto può la specie, la cui vita è lunga come
-la sua perfettibilità. L'orgoglio umano è una menzogna quasi sempre
-nell'individuo; ma spesso nella specie è una verità; è uno sprone
-a quanto ella di fatto può. Questo esiste in ogni individuo; e ogni
-individuo, al divisamento, è pari al motivo; ma, all'opera, non potendo
-quanto la specie, ciò che non sa o non fa lo reputa per un cotale
-astuto giro dell'amor di sè stesso o inutile o impossibile. — Ma la
-specie all'opposto può di più che non sappia: ognuno porti quel masso
-che reggono le sue spalle, e l'edificio s'innalzerà verso il cielo
-saldo e sublime. Io l'ho detto: Umana perfezione? un sogno: Umana
-perfettibilità, una via di cui non conosco la meta, ma sulla quale io
-pure cammino.
-
-
- . . . . . . . . . . «La patria
- «Empie a mille la bocca, a dieci il petto»
-
-Eppure è il centro a cui dobbiamo tendere tutti del paro; e quando
-l'interesse privato non è congiunto al pubblico, e perde questa forza
-che tira al centro, la società si dissolve. La patria per tanto è
-un nome sì augusto, sì venerando, sì santo che al paragone di lui
-perdono i più bei nomi di ricchezza, di gloria, d'arti e di scienze.
-Se le scienze si opponessero a questo ch'è il primo de' doveri e delle
-glorie, le scienze sarebbero un delitto.»
-
-
-... «Molti, non sapienti ma cerretani, han d'uopo d'ingannare, per non
-saper istruire; d'apparenza per esser poveri di realtà; però cangiano
-la cattedra nel banco del trivio; non parlano, ma tuonano; non usano
-moderato gesto, ma fendono l'aria con tutto il braccio; non dicono cose
-ma parole; non hanno espressione viva ed esatta del proprio pensiero,
-ma pomposi e vuoti fantasmi mendicati qua e là; e ravvolgono le loro
-sentenze nelle tenebre, perchè il lume disvela la loro miseria; si
-fanno difficili per non essere avvicinati; non si lasciano intendere
-per timore d'esser conosciuti; non hanno altro merito che quello di
-strisciarsi dietro una gran toga che copre la loro mendicità; stanno
-nel breve cerchio del loro zero, coll'importanza di chi siede in
-un gran regno, simili agli oracoli ch'erano oracoli appunto, perchè
-nelle tenebre nascondevano la menzogna. E con tal arte d'ipocrisia
-scientifica sanno ingannare il volgo degli studenti e nel frastuono
-dell'applauso di costoro nascondere il dispregio de' pochi.»
-
-
-... «Il problema della vita non si risolve mai interamente che
-nell'estremo punto dell'esistenza mortale. Ho veduto molti filosofi
-studiare l'uomo in culla con ogni modo di accurata osservazione: per
-me credo che lo spettacolo dell'uomo che muore non sia meno importante
-per la storia del cuore umano, nè meno utile per l'umanità. È certo
-che la virtù e un premio immortale della virtù non appaiono mai tanto
-una necessità per l'uomo, quanto al momento ultimo della vita mortale.
-Questo è l'unico tesoro che non perda il suo aureo colore sulle sponde
-del letto dell'agonia e nelle stesse tenebre del sepolcro.»
-
-
-... «Erano ben saggi quegli antichi Egizii che posero un tribunale il
-quale giudicasse la vita di coloro che morivano, e incidesse le giuste
-sue sentenze sulle pietre de' sepolcri e sull'arche degli estinti:
-si passi la corteccia della cosa, e ciò parrà verissimo per molti
-riguardi. Le parole esistenza e nulla rivelano l'_essere_ e il _non
-essere_: e l'uomo inevitabilmente tormentato dal desiderio e dalla
-speranza della felicità, non potendo trovarla che nel sentire, è pur
-forza che rifugga possentemente dal non sentire; in altro modo che
-conosca tutta l'opposizione che v'ha tra l'essere e il non essere,
-tra le parole esistenza e nulla. È per questo ch'egli, non volendo
-perdere in tutto questa vita mortale alla quale la natura lo congiunse
-con tanto amore, creò un commercio d'affetti, di misericordie e di
-soccorso tra il mondo vivo e il mondo estinto: sicchè egli s'illuda di
-non perdere del tutto dopo l'estremo sospiro quanto ne' travagliati
-anni della vita umana gli fu più caro, più desiato e più sperato. La
-natura medesima sembra lo consigli a consolarsi delle sorti mortali;
-mentre suscitando un fioretto sulla funebre zolla, par che voglia
-infiorare l'ultimo velo che copre l'uomo. — Il genio colossale degli
-Egizii fabbrica le piramidi; i Greci, primi amanti del bello, seminano
-fiori e versano unguenti intorno a' sepolcri; i popoli cacciatori
-e barbari seppelliscono coll'estinto i suoi dardi e il suo arco,
-e sospendono sulla fossa di lui i trofei della sua vittoria; e lo
-stesso sciagurato reo di sangue, spesso prima di salire il patibolo
-lascia scritto il proprio nome sulle luride pareti della sua prigione.
-Poichè la prospettiva della vita, tutto che bella e sparsa di fiori,
-è sempre chiusa da una sepoltura, a noi riesce cara la croce piantata
-sovr'essa, che conservi il nostro nome e c'impetri una preghiera. —
-La religione de' sepolcri educa i nostri cuori ai sentimenti i più
-sacri che formano, per così dire, gli amplessi con cui l'uomo s'unisce
-in società. La pietà, la misericordia, la gratitudine, l'amore sono
-provocati, nudriti e rinforzati dalla religione degli estinti. Colui
-che sente la possa e il fremito che inspira una negra croce, sulla
-quale leggiamo il bianco nome d'un nostro caro, è forse il barattiere
-o l'usuraio? — È vero: una vecchierella che al rintocco della campana
-da morto in sulla sera fa piegar le ginocchia alla figlia di sua figlia
-innanzi all'entrata d'un camposanto, le segna a dito le croci di quelli
-ch'essa non vide, le congiunge le tenere mani, e corregge le inesperte
-labbra che balbettano un'innocente preghiera... oh sì! forse è derisa
-dall'orgogliosa filosofia che insolente passeggia sulle teste dei
-popoli; ma essa forse con maggiore utilità fa sorgere in quel tenero
-cuore i sentimenti delle virtù le più veraci, le più sacre. — »
-
- . . . . . . .
-
- — «E un'invisibil Vergine del cielo[6]
- È per l'aura sospesa, e mi risponde
- Confortando ad amar quella bellezza
- Che traspar dal sereno eterno riso...
- Del ciel m'invoglia santamente; obblio
- Gli atroci disinganni, de' ribaldi
- L'ira operosa, ed il fatal periglio
- Di fidente innocenza. Ed ondeggiando
- Sopra gli abissi del commosso lago
- Entro un leve battèl, tranquillamente
- Con lei converso a lungo; e mi rivela
- Che la calma dolcissima, cui piove
- La queta notte in cor del mesto, è parte
- Di quella che nel ciel fra poco aspetto.»
-
- 7 d'aprile 18..
-
-Eterno Iddio! abbi compassione della mia vita!... Ho ricevuto or ora
-una lettera di mia sorella. M'annunzia che il mio povero e vecchio
-padre sta molto male, e che desidera vedermi ancora una volta prima di
-morire.
-
-O Signore! dammi ch'io possa arrivare in tempo! dammi ch'io possa
-compiere anche questo penoso e santo dovere!....
-
- . . . . . . .
-
-
-
-
-III.
-
-COMMIATO.
-
-
-Intanto ch'io scorreva cogli occhi e col cuore quel manoscritto, che
-a me fu caro ben più di quanto parrà agli altri che lo leggeranno,
-il dabben pievano s'era chetamente addormentato nel suo seggiolone a
-canto del camino, dopo aver veduto il fondo della sua antica e fedele
-_galéda_.
-
-Eran forse passate due lunghe ore, allorchè io rientrando nel
-salottino con que' pochi fogli che, per dir vero, senza soverchio
-scrupolo m'intascai, lo vidi risvegliarsi di botto e fissarmi in
-volto due occhiacci da spaurato; chè, non ricordandosi forse più del
-suo forastiero, Dio sa per chi m'avea scambiato in quel momento.
-Feci le viste di non accorgermi del terrore che senza volerlo gli
-avevo cacciato in corpo, nè di quell'impaccio con cui egli andavasi
-raccostando alla meglio lo sbottonato panciotto e la lunga sottana
-d'un equivoco negro colore, che nell'abbandono del suo sonnecchiar
-vespertino aveva in dietro arrovesciata, non senza mettere un poco in
-compromesso la sua gravità di prima.
-
-Lo ringraziai il meglio che seppi della bontà colla quale m'avea
-lasciato frugare nel suo studio, e poi, per un certo prurito della
-coscienza, trassi di tasca il rotolo delle carte di che m'era fatto
-padrone; e gli chiesi il permesso di portarle meco per alcuni dì,
-affine di trarne le note che m'occorrevano. Egli allora per dársi un
-cotale sussiego d'inquisitoria importanza pigliò lo scartafaccio, senza
-badare che lo pigliava alla rovescia; e dato che v'ebbe un'occhiata mel
-rendè soggiungendo: — So cos'è, so cos'è... Poh! lo tenete, lo tenete
-pur fin che vi grada, ch'io per me di coteste malinconie non ho mai
-voluto l'impaccio e tanto meno adesso. E così, a dirla fra noi due, non
-mi fossi tirato addosso per que' brutti anni il fastidio di colui che
-le ha scarabocchiate tutte quelle pagine; che non l'avrei pagata con
-perder l'appetito per più d'un mese. Basta! ebbi il mio santo anch'io,
-e per buona sorte la è passata la trista burrasca. Ma v'accerto che
-sebben quello fosse una cima d'uomo, come dicono, per me fu il primo
-e l'ultimo prete che mi tenni vicino. Mi riuscì di accomodarla con
-monsignore; e d'allora in poi, io solo, povero e vecchio qual mi
-vedete, ho tirata la barca della parrocchia, e spero continuare per un
-bel pezzo ancora!...
-
-Essendo fatta l'ora tarda, mi congedai dal pievano, pensando fra me di
-mandargli in segno d'animo grato per il donatomi manoscritto un bel
-Breviario nuovo che gli servisse in vece di quello tutto squadernato
-e bisunto ch'io aveva veduto sul suo tavolo. E così poi feci, appena
-giunto a Milano.
-
-Tornai alla casuccia del mio buon alpigiano. E con lui, il seguente
-mattino, volli visitare quella ch'era stata la dimora dell'infelice
-don Carlo. Erano poche camerette, anguste, nude, disabitate, cadenti:
-e come appartenevano alla prebenda, nessuno le aveva più occupate dal
-giorno che il vicecurato s'era di là partito per non tornarvi più. Mi
-si serrò d'angoscia il cuore, veggendo che servivano di ripostiglio
-alle vecchie e rotte suppellettili della chiesa, e che in fondo della
-stanza terrena eran riposti il cataletto de' poveri della parrocchia,
-alcuni rugginosi candelabri di ferro usati ne' funerali, due panche
-sgangherate, una barella; e nel canto, la zappa e la vanga del
-becchino.
-
-Nulla più v'era che serbasse ancora in quel cadente tugurio la più
-piccola traccia della memoria di un giusto.
-
-
-In sul meriggio, salutai la povera famiglia del Bernardo, quelle buone
-e sincere creature ch'io aveva già preso ad amare, e che nella fede
-de' loro cuori benedicevano tuttora al nome del vicecurato. Allorchè
-m'arrestai un poco sul breve altipiano donde si vedevano in gruppo
-le prime case di quell'ignota terricciuola, mi venne all'orecchio la
-limpida voce argentina della figlia del montanaro che cantava così:
-
- Io la vidi salire alla montagna
- Io la vidi seder presso al torrente. —
- O mia compagna,
- Che fai tu qui?
-
- Salutava cantando il sol cadente,
- Povera abbandonata alpigianella! —
- L'Ave Maria
- Sonar s'udì.
-
- Allora sollevò la faccia bella,
- Le parole dicea dal piagner rotte, —
- Ma la sua stella
- Non apparì.
-
- A mezzo del cammin giunse la notte,
- Un nugol nero circondò la luna. —
- L'antica Fata
- Dall'antro uscì.
-
- Accanto a lei passò la Maga bruna.
- Povera alpigianella abbandonata! —
- Sulla montagna
- Essa morì.
-
-— Chi sa, diss'io fra me, ch'egli stesso, il buon prete, non abbia
-insegnato a quella montanina codesti semplici versi modulati su qualche
-poetica tradizione dell'Alpi! E il mio pensiero, raffigurando la bella
-sembianza dell'Assunta, ricordò ancora la fine della povera Angiola
-Maria, alla quale parevami quasi compiangere quel malinconico canto.
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- A Corinna _Pag._ 3
- Prologo » 7
-
- LIBRO PRIMO.
-
- I. Una domenica » 11
- II. Sul terrazzo » 21
- III. A diporto sul lago » 31
- Il ricordo, canzone » 35
- Il desio, canzone » 36
- IV. Nella casetta » 38
- V. Una prima conoscenza » 50
- VI. Dallo speziale » 58
- VII. Scena di famiglia » 68
- VIII. Amicizia » 76
- La voce della fede, stanze » 83
- IX. Amore » 88
- X. Le tre fanciulle » 100
- Un chiaror di luna, ballata » 104
- XI. Sulla bass'ora » 110
- XII. Addio al lago » 121
- Il commiato, canzone » 129
-
- LIBRO SECONDO.
-
- I. Altro tempo, altra vita » 133
- II. Ore di tristezza » 147
- III. Un colloquio » 155
- IV. L'onestà del povero » 164
- V. Partenza e mistero » 175
- VI. Il fratello e la madre » 187
- Il calice del dolore, versi » 199
- VII. Il pane altrui » 201
- VIII. Le alunne della crestaia » 219
- IX. Speranza e dubbio » 232
- X. Un'altra prova » 245
- Rosa, ballata » 249
- XI. Il ritorno » 265
- XII. Sacrifizio » 287
-
- IL MANOSCRITTO DEL VICECURATO.
-
- I. L'ospite montanaro » 313
- Il ritorno, canzone » 315
- II. Il manoscritto » 328
- III. Il commiato » 359
- L'alpigianella, ballata » 361
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Sembra che queste prime pagine del manoscritto si riportino al
-tempo che il buon prete fu mandato viceparoco in quel povero e ignoto
-villaggio di montagna.
-
-[2] Pare che qui intendesse parlare d'Alessandro Volta, di cui forse
-avea scritto a quel tempo.
-
-[3] Qui il manoscritto presentava una lacuna, e pareva fosse stato
-per parecchi mesi interrotto. A quel tempo forse riportansi i pochi
-brani delle lettere che trovai fra que' fogli, scritte con mano quasi
-illeggibile, spiegazzate e lacere, sicchè vedevasi che prima di finirle
-il vicecurato s'era pentito e le aveva gittate a parte.
-
-[4] Forse il manoscritto fu ripigliato all'entrar della seguente
-primavera; se pur non erano mancati alcuni foglietti.
-
-[5] Queste note e questi pensieri trovai qua e là sparsi sopra alcuni
-brani di carta frapposti alle pagine del manoscritto: erano per
-avventura frammenti o postille di qualche libricciuolo messo in luce
-senza nome in altro tempo. Ne tenni conto, perchè parmi rivelino meglio
-ancora quali fossero la mente e il cuore del vicecurato.
-
-[6] Questi pochi versi trovai scritti sulla coperta d'una lettera
-d'altrui mano: era forse una lettera della sua povera e buona sorella.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA ***
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-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Angiola Maria, by Giulio Carcano</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
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-
-<table style='min-width:0; padding:0; margin-left:0; border-collapse:collapse'>
- <tr><td>Title:</td><td>Angiola Maria</td></tr>
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-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Giulio Carcano</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: March 09, 2021 [eBook #64766]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by the HathiTrust Digital Library)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-ANGIOLA MARIA
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="figcenter break-before"><a id="fill-0-001"></a>
- <img src="images/ill-0-001.jpg" alt="Angiola Maria" />
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-ANGIOLA MARIA
-</p>
-
-<p class="pad1 large">
-STORIA DOMESTICA
-</p>
-
-<p class="pad2">
-DI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-GIULIO CARCANO
-</p>
-
-<p class="pad2">
-TERZA EDIZIONE, COLL'AGGIUNTA INEDITA<br />
-<span class="x-small">DEL</span><br /><br />
-<span class="x-large">MANOSCRITTO DEL VICECURATO</span>
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large g">MILANO</span><br />
-<span class="small">PER L'EDITORE PIETRO MANZONI LIBRAIO<br />
-MDCCCXLV.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-TIP. GUGLIELMINI.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p class="title">
-ANGIOLA MARIA
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-0-004"></a>
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-</div>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="corinna">A CORINNA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O spirito gentile,</p>
-<p class="i02"> Che nel silenzio a visitarmi scendi;</p>
-<p class="i02"> E a un angelo simile</p>
-<p class="i02"> La più ascosa del cor favella intendi:</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dimmi, qual luce è questa</p>
-<p class="i02"> Che splende alla deserta anima mia?</p>
-<p class="i02"> E qual memoria desta</p>
-<p class="i02"> L'amica del pensier malinconia?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Luce è d'amor, che move</p>
-<p class="i02"> Dall'ignota virtù de la bellezza;</p>
-<p class="i02"> Malinconia, che piove</p>
-<p class="i02"> La segreta del pianto alma dolcezza!&nbsp;—</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">In tempo lieto io vidi</p>
-<p class="i02"> La tua sembianza, e ancor mi sei presente;</p>
-<p class="i02"> E ancora mi sorridi,</p>
-<p class="i02"> E all'arcano tuo raggio arde la mente.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">La tua fronte serena</p>
-<p class="i02"> È quasi all'alma trasparente velo;</p>
-<p class="i02"> E l'occhio che balena</p>
-<p class="i02"> Par che dica alla terra: Io son del cielo!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Diva solinga e pura,</p>
-<p class="i02"> Questi adunque ti sacro umili fiori;</p>
-<p class="i02"> Prole di zolla oscura,</p>
-<p class="i02"> Da te cercan la vita ed i colori.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Li colsi sull'aurora,</p>
-<p class="i02"> Nè perduta avran forse ogni fragranza;</p>
-<p class="i02"> V'è una lagrima ancora:</p>
-<p class="i02"> È la lagrima pia della speranza!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Marzo, 1839.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2 id="libro1">LIBRO PRIMO.</h2>
-</div>
-
-<div class="blockcit">
-<p>
-1. Con due ale sollevasi l'uomo da terra,
-cioè con la semplicità e con la purità: semplicità
-dev'essere nell'intenzione, purità
-nell'affezione. — Non è creatura così piccola
-e vile che non rappresenti la divina bontà.
-</p>
-
-<p>
-2. Il cuor puro trapassa il cielo e l'inferno.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<i>Tommaso da Kempis.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<h3 id="prologo">PROLOGO.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Non è poesia senza verità e senza virtù. Se la Musa
-non veste il semplice manto della Verità; se la Virtù
-non le insegna il suo casto e tranquillo sorriso, le
-creazioni della poesia saranno indifferenti, o vane; poichè
-l'arte non è solamente figlia dell'inspirazione, ma
-anche della sapienza. Allora il poeta non avrà il suo
-più dolce premio, quell'intimo assenso ch'è la risposta
-dell'anima; non troverà nessuno che consacri a
-lui un pensiero, un affetto. — Il cuore poi ha sempre
-bisogno d'amare; esso sente bensì e gusta quanto accarezzi
-la sua parte di creta, ma intende e ama ciò
-che solleva la sua parte più bella, la coscienza.
-</p>
-
-<p>
-Per chi studia il cuore e le sue migliori affezioni,
-che nutrono le virtù semplici e domestiche, anche
-la vita della più umile creatura, anche la storia
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-segreta dell'anima più modesta, sono una lezione sublime,
-quant'è il meditar sulla sorte dell'uomo grande
-e caduto, sull'età delle nazioni, sui fatti terribili e
-sanguinosi degli uomini.
-</p>
-
-<p>
-E noi, deh! non vogliamo crederci e parer peggiori
-di quello che siamo: le grandi virtù son rare, e per
-questo appunto son grandi; ma la virtù modesta, la
-virtù docile e vera abita in mezzo di noi. E tu, sempre
-che la cerchi, ad ogni passo puoi incontrarti in
-essa; e la ritrovi ne' piccoli e ne' potenti; e più spesso
-forse nella casa che nel palazzo, perchè, se non foss'altro,
-i più vivono nelle case, i pochi ne' palazzi. — Ond'io
-penso, che una fedele pittura della vita onesta
-e innocente sia studio più gentile e miglior pascolo
-dell'anima, che non la trista notomía d'una società
-fattizia e malata, di che grandemente si compiacquero
-molti; poichè, mentre questa non fa che serrarti il
-cuore e stillarti nell'anima il dubbio, lo sconforto e
-l'egoismo, quella invece nutre l'amore e procaccia
-l'esempio.
-</p>
-
-<p>
-L'innocenza poi ha in sè stessa un incanto di semplicità
-così vero, una dolcezza di vita e di costume sì
-schietta, che l'anima più severa e restia non può a
-meno di sentirne la bellezza, di donarle grazia, amicizia,
-o se non altro, di dimostrarle rispetto. Egli è ciò
-che v'ha in terra di più celeste!
-</p>
-
-<p>
-Ma anch'essa, questa virtù tutta sorriso e fiducia,
-è fuggitiva e pellegrina nel mondo. Dapprima il cielo,
-il sole, la bella natura, la contentezza dell'oggi e del
-dimani, tutto è per lei. Essa cerca l'amore, senza invidia
-e senza sospetto; è felice, e ha bisogno che gli
-altri sieno felici con essa. — È il fanciullo, il quale
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-non conosce che suo padre e sua madre, e ama chiunque
-folleggi con lui e gli compiaccia; i suoi pensieri
-son lieti, come una fresca corona di rose sulla sua
-testa infantile.
-</p>
-
-<p>
-Se non che, troppo presto il pianto domanda il suo
-diritto, e l'alba della vita dura per poco. Dice un filosofo,
-che l'uomo è sì grande, che la sua grandezza
-appare anche in ciò, ch'egli si conosce misero. Così,
-quand'esso sente il peso de' suoi dolori, trova in sè
-medesimo una forza novella: la speranza. Questa gli
-dona la consolazione dell'amicizia, la dolcezza dell'amore;
-ed egli, incapace di sprezzar sè medesimo, sente
-pur sempre d'esser capace del bene. Allora l'amore
-solleva il cuore, consiglia la fede, suscita la volontà;
-e così tutti i nostri giorni fossero come quelli in cui
-veramente amiamo!
-</p>
-
-<p>
-Ma il cammino della vita è difficile. Il potere degli
-avvenimenti, dell'opinione, del costume crea nell'uomo,
-per dir così, una seconda natura; e questa, il più
-delle volte, soggioga la prima. Onde i più fortunati
-son coloro che, senza fallire la via, toccano alla meta,
-e che hanno saviezza abbastanza per vivere in pace
-con sè stessi, o coraggio abbastanza per soffrire.
-</p>
-
-<p>
-E anch'essa, la debole creatura che solo nacque per
-amare o per piangere, anch'essa, che vide morirsi d'intorno
-i più bei fiori della vita, conserva nel cuore un
-tesoro, la sua rassegnazione e la sua fede. L'angustia
-del dubbio, il languore dell'abbandono logorano la sua
-fragile esistenza; pure essa sostiene le prove della
-sventura, che son lunghe e dolorose, perchè la sventura
-è fedele. Ella è sola quaggiù, ma Dio è sopra di
-lei! E l'ultimo sacrifizio che fa un'anima innocente,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-è il più bello, il più sublime testimonio della virtù abitatrice
-della terra. — Così la storia d'una vita semplice
-e giusta può esprimersi in tre parole: innocenza,
-amore e sacrifizio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap1-1">I.
-<span class="smaller">UNA DOMENICA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Chi vede un'alba di primavera nella nostra bella
-Italia, in questo cielo così quieto e trasparente della
-Lombardia, e non sente aprirsi libero il cuore e l'anima
-sollevarsi leggiera e serena, come al respirare
-un'aria che la nutre, ch'è la sua, non ebbe certamente,
-nè avrà mai, quel senso divino, che Dante, con
-sublime verità, chiamava intelletto d'amore. Questo
-sentimento così grande e puro non è gioia, nè maraviglia;
-non è nemmeno un'estasi; è l'intimo affetto
-della bellezza della natura, è vera poesia.
-</p>
-
-<p>
-Se tu hai contemplato qualche volta una di queste
-aurore, là sulle rive beate del lago di Como, dimmi,
-non ti nacque nell'anima un pensiero almeno, che
-la vita vi può esser più felice, gli anni più lenti e
-men gravi, il cuore più giusto, più in pace? E non
-pregasti allora, che Dio rendesse migliori i figli di questa
-dolce patria, dove si piacque di crear così bella e
-benedetta la natura? — Se tu non facesti questo voto,
-io lo feci per te!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Era una mattina piena d'incanto. — La primavera
-cominciava appena; la limpidezza dell'aria e lo
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-splendore del cielo, l'armonia della vita e della natura,
-tutto era bellezza e mistero. È il bel tempo, che il
-poeta sogna la gioventù del mondo, i giorni della creazione,
-quando terra e cielo forse non avevano che un
-nome; è il bel tempo, che rinnova que' miracoli della
-produzione, i quali all'uomo semplice e saggio si manifestano
-nelle grandi provvidenze della materia e della
-forza; che al ricco ozioso ristora la stanca complessione,
-e al povero contadino fa la promessa d'una buona
-annata. Allora noi sentiam più forte il bisogno d'amare
-i nostri fratelli, d'amar la terra dove nascemmo,
-i luoghi dove il nostro cuore apprese tanti cari
-nomi, fece tanti bei sogni nell'innocenza e nell'amore,
-e dove anche abbiam dovuto gustare i primi dolori,
-e piangere la prima volta!
-</p>
-
-<p>
-O nostra patria! — Ecco il sole, che nella pienezza
-della sua luce suscita l'allegrezza nel cielo, sparge la
-fecondità nelle campagne, la tranquillità nella vita, e
-l'amore nell'anima di tutti! Ecco interminate pianure,
-su cui l'occhio si perde; ecco laghi che ripetono il
-sereno del cielo, e fiumi maestosi, e acque irrigatrici;
-ecco campagne verdeggianti di gelsi, fiorenti
-di messi; colline liete d'una perpetua ubertà; monti
-che un'assidua coltura rivestì di vigneti e di pascoli,
-di casolari e di borgate! Qui la bellezza del cielo e
-della terra, la frequenza degli uomini, la leggiadria
-delle donne... È la terra de' nostri padri, dell'antica
-nostra religione, delle poche sante memorie che ancora
-ci rimangono. Non si cerchi di più. Il giovine ha
-bisogno della gloria, e della felicità, e ne vuole almeno
-la sembianza!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quel giorno era una domenica. — Dalle sponde e
-per le costiere de' monti che coronano le acque tranquille
-del lago di Como, s'udiva a intervalli ripetersi
-per l'aria e confondersi, a cento distanze, quasi in allegro
-accordo, uno scampanare di festa dai paesetti,
-de' quali è seminata quella beata parte di terra.
-</p>
-
-<p>
-Il più bello di quella scena, la ridente prospettiva
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-di tanti villaggi che illuminati dal sole si specchiano
-nelle onde, quel misto di luce e di colori, quelle indefinite
-temperanze di vapori e d'ombre, tutto ciò
-sfida del pari il pennello del pittore e la magia della
-parola. Non son altro che poveri casali sparsi qua e
-là, sul dosso d'una collina, sulla costa d'un monte,
-o a fior dell'acqua; spicca solamente fra essi qualche
-casa più alta dell'altre, dipinta di bianco e circondata
-da una vite verdeggiante, o protetta dal bizzarro fogliame
-di qualche albero antico. Eppure sono i luoghi
-che t'accontentan l'occhio e il cuore, e che, veduti
-una volta, non sai più dimenticare.
-</p>
-
-<p>
-Al solo volger dello sguardo, su d'ogni punta che
-si prolunga nell'acqua, vedi bei villaggi distendersi a
-lungo della sponda, l'uno più dell'altro pittoresco e
-ameno, che sembrano sorti fuor del lago per incantesimo:
-su di ciascuna riva, su di ciascun'erta, arrestano
-la tua attenzione nobili e vasti palazzi degni di
-principi, a' quali ascendi per un ampio ordine di scaglioni;
-villette solitarie ed eleganti, che s'elevano al
-piede o sul fianco della montagna, ricinte di giardini
-tutti in fiore, adorne di piante rare e strane, consolate
-d'ombre perenni; più in su, la meschina casupola
-del montanaro e l'angusto suo campicello; poi la costiera
-si fa più ripida; spesseggiano gli arboscelli, e
-salendo ancora, non discerni che larghi strati bigiognoli
-d'ardesia, erbe grame che ne tappezzano i fianchi,
-e il saltellare d'acque montane. — Dall'una all'altra
-parte ti si presentano innanzi, ad uno, a due, a tre,
-i paesetti, quale sopra una pendice boscosa, quale
-sopra un ciglione tagliato a perpendìcolo, o in un seno
-di lago, o a cavaliere d'una roccia nuda e sporgente;
-mucchi di case, che ti sembran colà annidate per un
-giuoco dell'uomo: e se sollevi gli occhi fino a' vertici
-più alti, vedi disegnarsi nell'azzurro del cielo i contorni
-d'un'antica chiesa votiva, ch'è solitaria custode delle
-valli sottoposte.
-</p>
-
-<p>
-Eccoti in faccia un bel promontorio, coronato d'alcuni
-gruppi di pini, ove dal poggio fino alla scesa siede
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-il più vago paese che ti si dipinga alla veduta; scena
-pittoresca di case modeste e tranquille, d'ombrosi vigneti
-e d'orti aprichi; pacifico asilo che seduce e invita
-nel suo seno l'uomo stanco delle cose di quaggiù.
-E dietro a questo superbo spettacolo d'acque, di piante
-e d'abitari, vedi altri monti; e dietro a quelli, altre
-cime, le Alpi; poi tutto l'orizzonte lucido e fiammeggiante,
-il sole che sparge una luce infinita, purissima
-sull'inquieta superficie del lago, e regna nel mezzo del
-cielo in tutta la solennità del suo splendore, come lo
-sguardo di Dio che si riposa sulla terra per risvegliarla
-alla vita. — Oh! per dire una sì gran maraviglia ci
-vuol ben altro che la mia povera penna.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La piccola chiesa gotica di **** era aperta; e si vedeva
-il buon popolo della pieve entrarvi frettoloso e
-divoto, in fila, a gruppi, a brigatelle, mentre che le
-campane replicavano ancora l'ultimo tocco della messa
-della domenica. Per le viuzze oscure e chiuse dalle
-povere abitazioni, per le callaie bistorte e fiancheggiate
-d'un muricciolo di ciottoli, che sboccano nella piazzetta,
-da ogni casa, da ogni porta del dintorno, si vedevan
-salire, calare, incontrarsi donne, uomini e fanciulli:
-le madri si menavan dietro le figliuole, mentre
-i garzoncelli, nel loro bell'abito delle feste, correvan
-saltellando, come vispi capretti, sulla riva e pel greto;
-le fanciulle camminavano leste leste e raccolte fra i
-piccoli crocchii, che i compari e i giovani del paese
-andavan facendo qua e là sul sagrato della chiesa, fino
-a che la campana tacesse.
-</p>
-
-<p>
-Era proprio una bella gente; faccie floride e vivaci,
-fronti contente, aperte, su ciascuna delle quali avresti
-potuto legger la bontà del montanaro, mista a non so
-che d'ardito e di sagace, ond'è noto fra noi chi nacque
-sul lago; la bontà lombarda, e la toscana sottigliezza.
-I giovani sfoggiavano i loro acuminati cappelli
-a larga tesa, ornati d'un fibbiaglio d'acciajo, il farsetto
-nuovo di fustagno verde e le ampie brache di
-grosso velluto nero; nè più si contava fra essi che qualche
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-vecchio fedele ancora al giubbone, all'alta cintura
-di cuoio e a' calzeroni di lana avvoltati sopra il ginocchio,
-in quella foggia che suol chiamarsi anche da
-noi <i>barulè</i>. Le fanciulle invece portavano addoppiato
-sulla testa un fazzoletto di vivaci colori, che copriva
-quella bella corona di spadine d'argento, onde le contadine
-lombarde hanno trapunte le trecce; andavano,
-quasi tutte del pari, vestite d'una semplice sottana
-di tela turchina, e di certi busti o giubberelli di seta
-o di rascia, rossi o cilestri, allacciati allo sparato delle
-maniche e del petto da molti galanetti di fettuccie,
-ch'erano una grazia. E mentre passavano, alcuna di
-quelle belle montanine lasciava indietro una rapida occhiata
-furtiva sui gruppi de' giovinotti del paese, forse
-cercando il suo innamorato; e qualch'altra si stringeva
-alla compagna, per nascondersi a uno sguardo
-audace che la cercava; ma la compagna volgeva il
-capo, e la tradiva con risa mal represse. A ciascuna
-giovinetta che di là s'avviasse, bisogna pur dirlo, que'
-garzoni arditi lanciavano di soppiatto una parolina, un
-motto, un sogghigno; e certo ch'eran da compatire,
-chè in piccolo paese si conoscono tutti, come fossero
-una famiglia. Ma quando videro di lontano venire alla
-volta della chiesa due donne vestite di nero, essi tacquero
-subito; e, con certo rispetto, si tirarono in disparte.
-</p>
-
-<p>
-Quelle due donne erano madre e figlia; una, curva
-della persona, portava sul volto magro e già rugoso,
-sebbene non apparisse molto vecchia, i segni del dolore
-che accorcia l'età; l'altra era giovinetta e fresca,
-ma così pallida e bianca, che nessuno, in quell'abito
-oscuro, e sotto quello zendado nero, l'avrebbe
-detta una contadina. Era il suo viso di gracile contorno
-e d'un ovale perfetto; gli occhi, che parevano
-ancora rossi del piangere, teneva chini a terra; e le
-mani, congiunte sopra il seno con un fare onesto e
-rassegnato, raccoglievano lo zendado d'intorno al sottile
-suo busto. Essa non era grande della persona, ma
-snella e graziosa del portamento; e più di tutto i suoi
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-piccoli piedi, che spiccavano sotto le pieghe della nera
-sottana, rapivano gli occhi. In somma, v'era in lei
-qualche cosa di gentile e di raro, che al primo vederla
-non avresti pensato mai la fosse nata da povere
-genti, in un oscuro villaggio; chè invece pareva, sì
-dilicata e contegnosa ch'ell'era, allevata nel seno di
-ben più eletta condizione. Eppure era un fiore bello
-e modesto di quell'ignoto terreno, cresciuto in quell'aria
-libera e viva.
-</p>
-
-<p>
-Già tutti erano entrati nella piccola chiesa; dove,
-in silenzio e con una quiete consueta, si dividevano,
-gli uomini a parte destra, le donne a sinistra, savio
-costume antico che ancor dura nelle nostre campagne.
-Al cominciar della messa, s'inginocchiavano tutti al
-punto stesso, come i figliuoli che aspettano la benedizione
-del loro padre. E in quel giorno, era un loro
-fratello, un giovin prete del paese, che, in vece del
-vecchio curato, offriva per essi al Signore il divino
-Sacrifizio.
-</p>
-
-<p>
-La sua voce era chiara, solenne, ma commossa: le
-semplici parole del messale, cantate da lui con severa
-cadenza, avevano un non so che di tremolo e malinconico.
-Tutti que' contadini, in un sincero raccoglimento,
-parevano ascoltare con più divota attenzione
-quelle ripetute orazioni, ch'essi non intendevano, ma
-che accompagnavano nella fede e nella giustizia de'
-loro cuori. Ma quando il prete si rivolgeva dalla mensa
-dell'altare per dire: <i>Pregate, o fratelli!</i> — o per ripetere
-quelle sante parole: <i>Il Signore sia con voi!</i>
-essi guardavansi l'un l'altro in atto di compassione;
-poichè s'erano accorti ch'egli aveva pianto, e che
-nel presentare al Signore i voti de' suoi fratelli aveva
-pur domandato per sè consolazione e pace.
-</p>
-
-<p>
-Ma v'erano nella chiesa due donne che intendevano
-la pienezza di quel dolore, perchè ne portavano anch'esse
-una gran parte; erano quelle stesse, vestite
-a bruno, alle quali, mentre passavano poco prima, i
-buoni contadini avevan dimostrato certa onoranza e
-rispetto. Oh nessuno colà, in quel giorno, pregava con
-tanto fervore, con tanta pietà, come quelle due donne!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quand'ebbe finita la messa e benedetto il piccol
-popolo, il giovine sacerdote si rivolse, e con voce
-piana e tranquilla disse dall'altare una di quelle parabole
-evangeliche, piene di semplicità affettuosa, di
-santa benevolenza, che scendon nell'intimo de' cuori
-con la soavità del virtuoso consiglio e nella divina
-schiettezza della verità.
-</p>
-
-<p>
-Le sue parole non eran cercate, nè mandate a memoria:
-egli parlava semplicemente, parlava il linguaggio
-dell'anima religiosa; e un cuore pieno di fede e
-di speranza era sulle sue labbra. La grandezza di quella
-dottrina, che con l'unico precetto d'una vita divina
-quaggiù, spiegata a esempio delle virtù umane, ha rinnovato
-la faccia della terra, rivelavasi nell'umile verità
-delle sue parole; e la santità di quella morale
-che consola e che persuade, adatta alla severa ragione
-del saggio, come a' naturali intelletti di que' contadini,
-inspirava ne' loro cuori la contentezza della pace e
-della fratellanza — perchè egli parlava loro d'una giustizia
-incolpabile e del terrore de' cattivi in mezzo al
-trionfo, delle afflizioni di questa terra e del contraccambio
-preparato lassù, di carità e di preghiere, di
-perdono e di rassegnazione.
-</p>
-
-<p>
-Intanto un giovin signore era entrato nella chiesa;
-e messosi in un canto, senza che molti s'addassero
-della sua presenza, si rimase con attenta maraviglia,
-per seguir le parole che il prete allora proferiva con
-accento più rapido e commosso, e ch'eran queste:
-</p>
-
-<p>
-— O miei fratelli, io lo domando a voi, e fra voi,
-a ciascun di coloro a' quali il Signore ha già mandato
-le sue prove, se non sia vero che nel tempo della disgrazia
-noi ci ricordiam della religione, noi sentiamo
-il bisogno di credere in essa, e confessiamo ch'è la
-verità! Allora corriamo a inginocchiarci all'altare, e
-domandiam di poter pregare e di piangere; poichè
-gli uomini non risposero alle nostre parole di dolore,
-e il nostro cuore non trovò pace nelle speranze terrene.
-Ah sì! non c'è umana superbia, la quale non
-cada dopo un'ora di miseria. — Oh! lasciate che sia
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-disprezzato colui che mette la sua ragione nel cielo,
-e la sua fede nel Signore! Egli sa la verità più del
-filosofo che tentenna nell'oscurità del dubbio, e più
-del grande che ride e si dimentica. I'ho conosciuto,
-o miei fratelli, questi uomini che si chiamano i sapienti,
-e quelli che voi credete felici e potenti come
-i maghi, perchè son ricchi e hanno un gran nome:
-io le ho vedute queste grandi felicità, che i piccoli
-invidiano senza nè manco indovinarle — deh! che valgon
-mai, con le loro eterne menzogne, co' piaceri pagati
-a peso d'oro, e più di tutto con quella nausea
-di sazietà che le accompagna! — Sì! lo credete! nessun
-uomo quaggiù ha il diritto d'esser più felice del
-suo fratello! — Tutti posson esserlo del pari, perocchè
-lo stesso Libro è aperto a tutti, e la felicità è nella
-<i>verità</i>, e la contentezza nella <i>giustizia</i>. Gli è meglio
-patire, come il povero, come voi; e benedir al Signore,
-quando vi concede il vostro pane quotidiano,
-quando manda un lungo sonno di riposo sulle vostre
-coltri non invidiate, che non vivere schiavo delle usurpazioni,
-de' pregiudizii di quel mondo che non conoscete,
-e veder tutti i giorni il disinganno faccia a faccia,
-e crescere il proprio bene a scapito di quello degli
-altri. Il Signore ha vissuto nel tempo, è venuto fra
-noi, e ha voluto esser l'ultimo degli uomini: nessuno
-maledica dunque al Signore nella povertà e nella disgrazia!..
-Egli v'ha dato l'allegrezza del cielo, l'aspetto
-d'una natura sorridente e feconda: Egli ha tolto
-a voi e a tutti i vostri fratelli che vivono in questa
-parte di terra, un nome potente, temuto una volta, e
-adesso dimenticato, inutile!.. Ma il Signore ha detto:
-Siate sempre fratelli, amatevi sempre! E io vi ripeto
-nel nome di lui: Ricordatevi che il Signore ha in
-mano il passato e l'avvenire, ch'egli suscita dal peccato
-la rigenerazione, dalla morte l'eternità! Educate
-nella rettitudine e nell'amore i vostri figliuoli, perchè
-essi vi consoleranno, e piangeranno quando voi sarete
-morti, e terranno sempre nel loro cuore la vostra
-memoria. — Oh! io non ho mai parlato a voi
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-con tanta effusione di cuore come in questo giorno,
-nel quale invano gli occhi miei van cercando una cara
-testa canuta in mezzo di voi, la testa del padre mio,
-che con tanta gioia avrei veduto levarsi intenta alle
-mie povere parole, sotto le vôlte di questa chiesa. — Sia
-pace all'anima di quell'onesto vecchio! Oh ditelo
-voi pure con me, e perdonatemi, se domando la vostra
-preghiera anche per un dolore ch'è tutto mio....
-La vostra preghiera, o fratelli, è per un giusto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il prete s'interruppe a queste parole, e un singhiozzo
-mal represso, e un pianto a gran pena trattenuto,
-s'udirono scoppiare in un angolo della chiesetta.
-Erano le due donne vestite di nero, le quali
-avevan cercato in vano di soffocare un affanno recente,
-al ricordarsi dell'uomo di cui parlavano le malinconiche
-parole del prete.
-</p>
-
-<p>
-Il giovin signore volse uno sguardo a quella parte,
-e si sentì commosso, poichè indovinò il segreto d'una
-sventura così involontariamente confessata, di un dolore
-così sincero. Egli guardò ancora, e vide sotto il
-velo bruno, ond'era ricoperta la giovinetta, l'eloquente
-pallidezza d'una fronte verginale e addolorata, ch'era
-stata dinanzi rosea di freschezza e sorridente; vide due
-occhi neri che piangevano tacitamente, un volto bianco
-e soave che s'inchinava, che gli ricordava uno di que'
-volti d'angiolo dipinti da Raffaello.
-</p>
-
-<p>
-Anche il prete fermò, quasi non volendo, gli occhi
-a quel lato, ma subito ne li distolse: le due donne
-erano sua madre e sua sorella. — Egli continuava:
-</p>
-
-<p>
-— La vita è breve, l'affanno è passeggiero anch'esso;
-ma verrà tempo che tutti i dolori saranno
-consolati. Non invidiate a coloro che stanno in alto,
-e non desiderate che venga il giorno di poterli calpestare
-e disprezzare voi pure, com'essi forse fanno
-adesso con voi; perchè il Signore ha benedetto l'uomo
-che patisce, e beato è colui che muore con maggior
-carico d'amore e di dolore!... Pregate, o miei fratelli,
-pregate per voi, per i vostri figliuoli, per i
-vostri poveri morti!... E quando, la sera, ve ne
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-state raccolti in devoti crocchietti dinanzi alle vostre
-porte, dicendo in comune le vostre preghiere, o insegnando
-a ripetere a' vostri fanciulli il paternostro,
-non vi sconfortate se i cattivi passano e ridono. Essi
-non conoscono il tesoro d'una tranquilla coscienza,
-nè la contentezza delle anime semplici e credenti. E
-così io parlo a voi, perchè il profeta del Signore ha
-detto — e qui il prete levava la fronte con un ardor
-solenne, e il suo aspetto era acceso d'un sacro entusiasmo: — Lo
-spirito di Dio è sopra di me, perchè
-Dio m'ha consacrato, e mi mandò a portar la sua
-parola a' mansueti di cuore, a medicare gli addolorati,
-a prometter l'indulgenza a' prigioni, e la libertà a
-quelli che stanno rinchiusi. Egli mi mandò a predicare
-il tempo della misericordia e il giorno della vendetta,
-a consolar tutti quelli che piangono, a dar loro la
-corona per la cenere, il balsamo della gioia per il lutto,
-il manto della lode per le sofferte angustie. E costoro
-saranno chiamati i forti della giustizia, la radice della
-gloria del Signore. Perchè, come la terra produce i
-suoi frutti, e come l'orto gérmina la sua semente,
-così il Signore farà sorgere la giustizia e la santità
-in faccia a tutte le genti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il sacerdote benedisse il popolo, e scese dall'altare.
-E il giovine se n'andò, maravigliato di questa semplice
-eloquenza, che a lui parve sublime; se n'andò
-meditando a quella scena di dolore sì schietto e religioso,
-della quale l'aveva fatto testimonio il caso.
-Pensava alle due donne, al prete, a quella gente commossa,
-all'umile chiesa; nè ricordavasi d'aver provato
-mai un senso così mestamente pietoso, come
-quello che toccava allora il suo cuore.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap2-1">II.
-<span class="smaller">SUL TERRAZZO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Una villa, che ancora si vede, a breve distanza
-di ****, sorgere sulla riva destra del lago, fabbricata
-nello stile malinconico e severo dell'architettura del
-secolo passato, ha un bel terrazzo, che su d'una roccia
-stagliata stendesi alquanto nell'acqua, e lascia allo
-sguardo abbracciare la pittoresca veduta di quelle cinque
-miglia di lago, chiuse tra Como e la punta di
-Torno. Su quel terrazzo, che è come il prolungamento
-d'un'ala della casa, andavano e venivano, nella stessa
-mattina, alcuni servi per apparecchiar la consueta colezione
-de' loro padroni, una colezione all'inglese.
-</p>
-
-<p>
-E di fatto, una famiglia inglese aveva preso a pigione
-la villa per tutta la state di quell'anno. Era un
-vecchio signore venuto co' suoi figliuoli a cercare, sotto
-il ridente nostro cielo lombardo, alcuni mesi di salutar
-riposo dalle fatiche dell'aristocrazia. Avevano lasciato
-per la prima volta il cielo nebbioso di Londra e lo
-splendido tumulto della vita politica e cittadina; chè
-un viaggio sul continente è, per l'inglese, medicina
-d'ogni rovescio; per l'inglese che, in casa sua, tesse
-tranquillamente la politica delle cinque parti del mondo;
-e fuori, sen va a centellare con egual costanza il
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-suo tè sui ghiacci del gran San Bernardo, e all'ombra
-delle Piramidi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-— Vieni, Elisa! diceva una bionda giovinetta, correndo
-fuori colla più graziosa sveltezza su quel terrazzo.
-Vieni, dunque! chè le dieci ore sono testè sonate
-al villaggio, e il mio buon appetito me ne avverte.
-Nostro padre verrà subito anch'esso.
-</p>
-
-<p>
-— Eccomi, cara! le rispondeva uscendo Elisa, la
-sorella di Vittorina. Che bel giorno! che bel cielo!
-io aveva letto e sentito dir tante cose dell'Italia, ma
-non pensavo che fosse sì bella!
-</p>
-
-<p>
-— Bada prima, o sorella, a servire il tè! e poi,
-farai le tue contemplazioni alla buon'ora. Pensa a noi,
-te ne prego, o fantastica creatura. Vedi mo! quest'aria,
-che in te risveglia la poesia, in me stuzzica l'appetito!
-</p>
-
-<p>
-Ma l'Elisa, ch'era la sorella maggiore, una giovinetta
-pallida, malinconica e bella come la Malvina
-d'Ossian, non dava pensiero alla premura di Vittorina.
-Ella s'era abbandonata mollemente sul poggiuolo del
-terrazzo, e distratta guardava l'acqua del lago, che
-rompevasi con monotono gorgoglío al piede del sasso:
-e diceva sotto voce, parlando con sè stessa: — O mia
-povera madre! se tu pure fossi qui con noi! Io t'ho
-conosciuta appena: ero sì piccina ancora, quando n'abbandonasti
-per andare in paradiso!... Ma pure mi
-ricordo di te, mi ricordo de' tuoi baci, delle tue carezze....
-Tu eri malinconica! Oh se tu fossi qui con
-noi, io non piangerei, ma così!... — E sollevava la
-faccia al sereno del cielo.
-</p>
-
-<p>
-Venne in quella sul terrazzo un vecchio signore,
-d'alta statura, di contegno serio e severo. Egli salutò
-d'un cenno della mano le due giovinette, poi si mise
-a sedere. Vittorina gli corse al fianco, e lo baciò in
-fronte, con una tenerezza infantile, dicendogli: — Buon
-giorno, padre mio! come state?
-</p>
-
-<p>
-— Bene.
-</p>
-
-<p>
-— Volete ch'io serva il tè? Io farei subito colezione
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-ben volentieri! Ma non siate così brusco: l'aria di
-questo paese non vi rallegra?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, quel che vuoi, cara. Ma l'Elisa che fa?
-</p>
-
-<p>
-— Eccomi, padre mio! perdonate, io era distratta
-ne' miei pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Nel mentre le due sorelle apprestavano il tè, lord
-Guglielmo Leslie se ne stava taciturno, corrucciato in
-viso, e le gomita appoggiate alla tavola in atto d'interno
-dispetto; le due giovinette si sogguardavano
-tacitamente a ora a ora. Ma la fronte di Vittorina era
-serena e gaia, e sulla sua bocca scherzava sempre
-un ingenuo sorriso; Elisa invece levava gli occhi
-azzurri e intenti, e pareva voler leggere nella cupa
-meditazione del padre, perchè sentiva il bisogno di
-dividere il suo dolore e di confortarlo.
-</p>
-
-<p>
-Quella era dunque una mattina assai mesta, in faccia
-a un cielo incantevole, nel giorno più bello della primavera.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un lungo silenzio, e poi ch'ebbero finita la
-colezione, Elisa si rivolgeva a suo padre, e vincendo
-una certa titubanza, dicevagli con tutta soavità: — Perdonategli,
-padre mio, perdonate al nostro buon
-Arnoldo! Ditemi che non è vero che voi non l'amiate
-più!.. dunque, se l'amate ancora...
-</p>
-
-<p>
-— Chi mi parla di colui?... rispose con piglio
-severo il lord.
-</p>
-
-<p>
-— È la vostra Elisa, padre mio, la vostra Elisa a
-cui pur volete tanto bene... Ma voi ne volete anche
-ad Arnoldo, e nel vostro cuore gli perdonate, non è
-vero?
-</p>
-
-<p>
-— Finitela, riprese il padre suo, finitela! Guai a
-chi mi parla di riconciliazione con quell'uomo indegno!...
-È troppo! — E battè con tal impeto di rabbia
-il pugno sulla tavola, che la povera Elisa si levò
-sbigottita; e Vittorina, che già stava per aggiunger
-la sua alla preghiera della sorella, balzò indietro, e
-mise un grido di spavento.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio lord, mormorando ancora — È troppo! — aggrottava
-le ciglia: poi, alzatosi dispettosamente,
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-volgeva le spalle alle figliuole, e rientrato in casa,
-chiudevasi dietro le imposte. Elisa e Vittorina rimasero
-guardandosi l'una l'altra, e senza osar seguirlo
-cogli occhi, nè dir parola.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Lord Guglielmo Leslie discendeva da una famiglia
-antica e chiara. I Leslie avevano avuta non l'ultima
-parte nelle vicende politiche del loro paese; e quantunque
-fossero scaduti da quell'antico splendore di
-potenza famigliare che i secoli e le ricchezze avevano
-sancita, nondimeno serbavan tuttavia gli avanzi d'un
-orgoglio aristocratico, e di quella superbia, direi quasi
-dinastica, che i severi Inglesi, più che tutti gli altri,
-seppero conservare in mezzo a tutte le loro cittadine
-libertà e a' loro civili procedimenti. Non c'è popolo,
-che al pari degl'Inglesi sia così ostinato e sdegnoso
-mantenitore de' privilegi e delle franchigie che i nobili
-vantano sui cittadini, e che nel mentre combatte in
-pace e in guerra per la causa della libertà delle nazioni,
-conservi con tanta gelosia i suoi privilegi e
-diritti; i quali almeno non sono, colà come altrove, una
-boria ridicola, poichè posano saldi sopra una base di
-fatto, come il cammino degli avvenimenti e le vicende
-del poter civile ve li hanno essenzialmente stabiliti.
-</p>
-
-<p>
-I Leslie di Falconbridge tenevano ancora alcuni vasti
-poderi in una delle più colte contrade del mezzodì d'Inghilterra.
-Al principiar del nostro secolo, non eran rimasti
-di quella famiglia che due fratelli, lord Giorgio e sir
-Guglielmo. Il primo, dopo che sostenne una grave magistratura
-dello Stato, andò a ritirarsi nelle sue terre, in
-seguito d'una mutazione del ministero; e il re aveva premiato
-le sue fatiche e il suo prudente ritirarsi a tempo
-col titolo di barone. Ma lord Giorgio non aveva figliuoli,
-e la sua recente dignità doveva passar nella linea
-cadetta. Sir Guglielmo dunque tenne aperti gli occhi
-sull'andar delle cose; accarezzò sempre le opinioni del
-fratel suo, e aspettò il giorno che gli avrebbe dato
-nuovi diritti e nuovi doveri. Nella futura grandezza
-dell'unico suo figliuolo Arnoldo, egli concentrava tutta
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-la sua stessa potenza e quella del nome della sua famiglia,
-del quale era così geloso veneratore. Altero
-per costume e per educazione, tenace, fino allo scrupolo,
-della sua antica nobiltà e delle domestiche abitudini
-alle quali era stato ligio per tant'anni, dal
-tempo che viveva nell'antico castello di suo padre,
-là nell'Hampshire, sir Guglielmo pareva dispettoso
-d'invecchiare, senza vedere che le sue speranze s'avverassero
-mai. Non dirò ch'egli avesse desiderata la
-morte di suo fratello lord Giorgio, per venire in
-possessione delle sue grandi tenute e per andarne esso
-pure a sedersi nel parlamento; ma stava ad aspettarla,
-perchè Giorgio era d'alcuni anni più vecchio di lui,
-e di salute logora e fiacca.
-</p>
-
-<p>
-A quarant'anni, sir Guglielmo s'era ammogliato con
-Arabella Randale, che l'aveva fatto padre d'Arnoldo
-e di quelle due care giovinette, Elisa e Vittorina.
-</p>
-
-<p>
-La povera Arabella non era stata felice! Sacrificata,
-come pur troppo avvien di sovente anche fra noi,
-all'orgoglio e all'interesse, era stata gettata, qual
-vittima, nelle braccia d'un uomo ch'ella non amava,
-e che le tolse il suo per darle un nome, che non le
-fece palpitare soavemente il cuore, se non quando
-divenne il nome de' suoi figli. Ma l'anima sua era pia,
-la sua volontà docile e rassegnata. Tutta la vita di
-lei, che non fu lunga, era stata uno studio costante
-e secreto d'amar l'uomo ch'erale toccato a compagno,
-di cercare le più sane e oneste idee della mente di
-quest'uomo, le sue virtù sebben piccole, e le affezioni
-del suo cuore, per rispettarlo e amarlo in quelle. Ma
-sir Guglielmo era uno di coloro a' quali la natura
-sembra aver rifiutato il dovere amoroso di marito e
-di padre. Agitato da continui pensieri di fumo e d'ambizione,
-travagliato da mala vicenda nella sua domestica
-economia, egli era quasi sempre meditabondo, accigliato,
-dispettoso: fosse il cielo torbido o sereno, si
-raccontasse di fortune o di miserie, si spargesse la
-gioia o il dolore nella famiglia o ne' circoli, sempre
-la stessa nube era sulla sua fronte, lo stesso amaro
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-sorriso sulle sue labbra. Non mai egli sovvenne la
-disgraziata sua donna di quelle consolazioni che cancellano
-tante memorie penose, nè mai le fu largo di
-quelle sollecite cure che medicano anche le più triste
-piaghe della vita. Arabella aveva vent'anni quando fu
-maritata a sir Guglielmo; a trentadue ella moriva,
-moriva portando seco tutto il cordoglio della sua vita
-sconosciuta e negletta. Aveva compiuto il sacrifizio di
-tutto ciò che v'ha di più sacro, la fede e l'amore; e
-non lasciava in terra che un pensiero di rammarico
-e un ultimo ardente desiderio: il pensiero de' suoi tre
-figliuoli, i quali, così giovani ancora, restavano senza
-di lei: il desiderio ch'essi almeno, più di lei, fossero
-felici.
-</p>
-
-<p>
-Dopo la morte di sua moglie, sir Guglielmo si mise
-dentro, assai più che prima non avesse fatto, nelle
-pubbliche cose. Egli si dimostrò allora uno de' più caldi
-sostenitori del partito <i>tory</i>, come già era sempre stato;
-e adoperò nome, fatiche e promesse al trionfo della
-sua parte. Sebbene non fosse quel che si chiama uom
-di Stato, e i più lo tenessero in conto di persona di
-comune levatura, nondimeno aveva quella prudenza
-politica che insegna di non arrischiar mai troppo, e
-quell'accorgimento che consiglia i mediocri ad appoggiarsi
-a' potenti senza farseli necessari, e a giovarsi a
-tempo di loro, facendo sembiante d'ajutarli.
-</p>
-
-<p>
-Mandò, com'è quasi legge pe' ricchi inglesi, il suo
-Arnoldo a viaggiar sul continente; affinchè poi, tornato
-in patria, si ponesse fra i candidati delle elezioni,
-per cominciare la sua via politica nel parlamento.
-Egl'intanto menò splendida vita in Londra, fece illustri
-amicizie, e molto profuse della sua ricchezza.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine, lord Giorgio era morto nel suo feudal
-castello dell'Hampshire; e per accontentare la lunga
-aspettativa e la boria gentilesca del fratel suo, l'aveva
-chiamato unico e universale suo erede. Sir Guglielmo,
-divenuto così lord Leslie, vedeva avverarsi una dopo
-l'altra le sue speranze già da lungo tempo mature.
-Richiamò allora dal continente suo figlio Arnoldo, impaziente
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-d'aprirgli un avvenire più sicuro e splendido;
-di preparargli una condizione, che non solamente gli
-procacciasse rispetto, ma facesse rumore e invidia.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo abbandonava a malincuore, e colla speranza
-di rivederle, le bellissime spiaggie di Mergellina,
-di Baja e di Pozzuoli, ove trovavasi allora; abbandonava
-la delizia di quel mare e di quel cielo veramente
-italiani, per ritornarsene, ignaro della domestica
-fortuna che l'aspettava, nel seno della superba Londra.
-Qui vide suo padre acceso più che mai di volontà
-d'onori e di ricchezze, attorniato di favoreggiatori e
-di nuovi amici; i quali vivevano tutti del suo credito
-e de' suoi conviti, e vendevansi a gara alla sua potenza.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine amava le solenni memorie domestiche,
-e l'antica grandezza della sua famiglia così severa, veneranda
-e tranquilla, di cui il pensiero de' suoi prim'anni
-gli risvegliava la poetica ricordanza. Ma allora
-il suo cuore non era più il cuor del fanciullo; Arnoldo
-non era più quel di prima. Educato dall'esperienza
-de' viaggi, dallo spettacolo di tanti e variati costumi,
-dagli avvenimenti che dovunque parevano incalzarlo,
-dagli stessi suoi pensieri che si maturavano a una
-volontà più tenace e a più costanti proponimenti, il
-giovine si persuadeva che il tumulto della vita civile
-non era per l'uomo che sortì da natura affetti generosi
-ma tranquilli, non era per lui.
-</p>
-
-<p>
-Egli era entrato nell'onesta casa del cittadino di
-Parigi, e nella soffitta del povero operaio di Lione;
-stanco dalla lunga via sotto gli ardori del sole d'estate,
-s'era riposato all'ombra d'una vecchia quercia spagnuola,
-in mezzo a una banda di <i>guerrilleros</i>, che
-dormivano d'intorno a lui sicuri e spensierati, sul
-nudo terreno, co' fidi loro moschetti a lato; aveva
-durato molte notti sotto il tetto d'un casolare svizzero,
-in cima delle Alpi, alla vista delle eterne ghiacciaie,
-e del paese povero e libero; s'era adagiato nella barca
-del gondoliere veneziano, e aveva vogato nel navicello del
-pescatore di Napoli. Allora egli aveva sentito forte più
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-che mai nel cuore la voce misteriosa della verità e
-della bellezza, che spiegano allo sguardo sempre e
-da per tutto una poesia potente e divina, nello spettacolo
-della natura e nelle vicissitudini del cielo e del
-mare, nella religione della povertà e nell'entusiasmo
-degli umani sacrifizi; allora aveva meditato a sè
-stesso, e aveva conosciuto che ben poca cosa diventano,
-in faccia d'una provvidenza così grande, le
-glorie storiche e l'orgoglio d'una famiglia che conta
-i nomi degli avi e de' redati poderi, nè si giova delle
-larghe fortune, che per far nuova grandezza e per
-ambizioni maggiori.
-</p>
-
-<p>
-Il cuore d'Arnoldo era buono e mite; generoso,
-com'è il giovine a vent'anni, ardente di trovar nella
-vita la bellezza e l'amore, come il poeta nelle sue
-prime inspirazioni, egli avrebbe fatto rinuncia del suo
-avvenire e forse della sua stessa fortuna, preparata
-con sì lunga solerzia, per una vita oscura e modesta,
-ma consolata dalla benevolenza, dall'amore, dalla semplice
-e tranquilla amicizia. L'arte della vita per lui
-altro non era ancora che il bel sogno della virtù.
-</p>
-
-<p>
-Una sera, lord Leslie, all'uscir della Camera de' Pari,
-chiamò con gran mistero il figlio nel suo gabinetto.
-E con insolita amorevolezza, e con la fronte serena,
-egli ch'era sempre accigliato e di scarse parole, s'aperse
-con Arnoldo, gli disse d'avere spesa tutta la sua
-vita per lui; gli ragionò della grandezza della sua casa,
-dell'onoranza degli avi; e conchiuse col proporgli un
-illustre accasamento, che doveva ristorar la sua ricchezza,
-crescere il favore del suo nome, e a lui medesimo
-aprire la luminosa via degli onori. In sulle
-prime, il giovine ristette mutolo e scontento; ma poi
-non potè rifiutare a suo padre di conoscere almeno
-la damigella che doveva essergli promessa sposa: e
-la cosa stette intanto segreta. La vide dunque, e la
-conobbe; essa era bella, orgogliosa e leggiera; era
-fatta per i piccoli trionfi del gran mondo, non per
-viver nel cuore d'un uomo. Arnoldo sentì subito che
-non avrebbe potuto amarla mai; vide che, insieme
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-alla fanciulla, gli era necessario sposare anche la causa
-de' parenti di lei, gli parve quasi d'esser venduto; e
-a questo repugnava. Aperse allora la sua risoluzione
-al padre, che impaziente aspettava, e lo scongiurò di
-comandargli qualunque sacrifizio, fuorchè quello del
-suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Levò la testa il lord in atto di maraviglia, impallidì
-a quella negativa improvvisa; e congedò, senza
-dir nulla, ma in superbo atto, il ribelle figliuolo. Lord
-Leslie aveva già impegnata la sua parola a' genitori
-della fanciulla; e quello strano rifiuto d'Arnoldo rovesciava
-tutto l'edificio delle sue speranze. Poichè
-invano ebbe intromessi i consigli d'alcuni autorevoli
-parenti per vincere l'ostinata ripulsa del figliuolo, risolvè
-di lasciar l'Inghilterra, e se ne venne con rapido
-viaggio in Italia, insieme con Elisa e Vittorina. Arnoldo,
-ignaro affatto di quella subitanea partenza, e
-dolente dell'ingiusto sdegno del padre, ascoltò il buon
-pensiero di seguitarlo, per tornar più presto che potesse
-in pace con lui. Partì non molto dipoi, e lo
-raggiunse, ch'egli era di fresco arrivato.
-</p>
-
-<p>
-Io non dirò come il padre e il figlio s'incontrassero
-sul terrazzo della villa di ****, nè dirò le lagrime
-e le preghiere delle due giovinette, che tentarono
-invano di mitigare la cupa collera di quell'uomo sdegnato.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono figliuol vostro, diceva Arnoldo supplichevole,
-e voglio starmi con voi! Se voi non mi
-perdonate ancora, aspetterò che il tempo e la conoscenza
-delle mie virtuose intenzioni mi tornino alla
-grazia vostra. Sì, avrò pazienza, finchè voi non pronunziate
-sul mio capo la maledizione!...
-</p>
-
-<p>
-Lord Leslie pareva commosso; ma non cedette, nè
-rispose che questo: — Andatevene, sconsigliato! Io
-non vi rivedrò finchè non abbiate fatto miglior senno. — E
-ogni ragione fu inutile.
-</p>
-
-<p>
-Ma Arnoldo non rinunciò alla sua virtuosa speranza.
-Prese a pigione una piccola casa, che non era a più
-d'un miglio di quella villa; abbastanza contento, se
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-gli avvenisse d'incontrar le sue buone sorelle o sul
-lago, o sui sentieri della montagna. Con esse, egli
-ingannava molte ore, ragionando di tante care cose,
-di tante memorie che portava nel cuore.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La storia di codesta vicenda famigliare potrà,
-cred'io, spiegare la sdegnosa tristezza del lord, e
-l'amorevole preghiera delle due fanciulle, in quella
-mattina.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap3-1">III.
-<span class="smaller">A DIPORTO SUL LAGO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Le due sorelle eran restate per alcun tempo sul
-terrazzo, dopo che il padre loro s'era ritirato. Mortificate
-e timide, come chi sente ripetersi la negativa
-di cosa già prima domandata nè ottenuta mai, esse
-guardavansi e tacevano. I loro pensieri eran diversi,
-ma i loro cuori eran del paro sbigottiti per quell'ostinato
-dispetto; nè sapevan come mai un padre potesse,
-quantunque offeso, non aprire per il primo le
-braccia a un figlio che prega. Avventurate! elleno si
-ricordano ancora della madre loro, e di quell'amore
-con cui le accarezzò fanciullette; elle non sanno di
-che sia capace un antico orgoglio, quand'è caduto
-da un'alta speranza.
-</p>
-
-<p>
-Elisa fu la prima che, avvicinandosi a sua sorella
-e abbracciandola con gran dolcezza d'affetto, le propose
-di scendere nella piccola barca, e di andarsene
-così sole a diporto lungo le rive del lago, che lucido
-e trasparente, al par del cielo, pareva le invitasse:
-quella buona fanciulla sperava che forse le sarebbe
-accaduto di vedere di lontano il suo Arnoldo, o di
-mandargli un saluto; e questa fiducia la consolava
-dell'amarezza che il rimprovero paterno le aveva
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-gettato nel cuore. — Eran due giorni, ch'essa non incontravasi
-col fratello, e il segreto timore ch'egli potesse
-abbandonar que' luoghi, e toglierle la cara speranza,
-che pur nutriva, di riconciliarlo col padre,
-le angustiava i pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Alla proposta della sorella, la leggiera nuvola di
-mestizia, che aveva offuscato la placida fronte di Vittorina,
-si dileguò; e la sua bocca s'aperse al sorriso
-e alla risposta d'un lieto consenso.
-</p>
-
-<p>
-Discesero inosservate, attraversarono l'ombreggiato
-viale del giardino, e calarono fino alla dàrsena; la
-quale aprivasi, come una grotta silenziosa, appiedi
-del terrazzo. Qui Vittorina, con un grido di gioia,
-balzò in una delle due barchette assicurate a grossi
-anelli di ferro; distaccò ella stessa colle sue piccole
-mani la catena che la legava al masso, e distese la
-destra, per prender quella d'Elisa; la quale, con
-maggior ritrosia, arrischiando un passo dall'ultimo
-scalino della sponda che le acque lambivano, la seguiva
-nella barca. Allora Vittorina, dato di piglio all'un
-de' remi, l'appuntò con agile movimento contro
-la muraglia, e sospinse la barchetta fuor della
-darsena, sì bene come l'avrebbe fatto un robusto
-navicellaio.
-</p>
-
-<p>
-E quando furono un po' al largo, affidò l'altro
-remo a Elisa, dicendole:
-</p>
-
-<p>
-— Via, sorella, aiutami almeno, se vuoi che andiamo
-innanzi. Già tu se' una cattiva barcaiuola, lo
-so! ma ti farò io da maestra. Dunque... guarda! — Non
-così! Tien saldo quel remo — allunga la destra — allenta
-adesso! — così! Non lo levar tant'alto, e fa
-che il remo si tuffi senza strepito, e senza mandar
-quegli sprazzi d'acqua... così! bene! Tien dietro a
-me, d'accordo, se no, vedi! la barca tentenna come
-una tròttola. Aspetta — adesso!... — E la giovinetta
-rideva di cuore.
-</p>
-
-<p>
-La barca leggera andava scorrendo lungo la costiera,
-sotto l'ombra oscura che gli annosi macchioni
-e i massi scheggiati, coperti d'eriche e di musco,
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-gettavano sulle onde. E le due soavi figure delle giovinette
-rematrici si disegnavan leggiadramente sul
-fondo della verde parete della riva; la quale pareva
-via via fuggisse, a mano a mano che il battello col suo
-continuo ondeggiamento si dilungava nel lago, quieto
-e scintillante come lo zaffiro.
-</p>
-
-<p>
-Esse erano tutt'e due vestite d'un semplice abito
-bianco, e cinte d'un nero grembiule di seta, a foggia
-di guarnelletto; entrambe portavano una ciarpetta di
-velo color di rosa, ripiegata d'intorno la persona, e
-allacciata dietro con un nodo vezzoso; e, seguendo la
-vicenda de' remi, s'alzavano e s'abbassavano insieme
-le giovenili loro teste, ch'eran coperte d'un leggiadro
-cappello di paglia annodato di sotto il mento; ma
-i bianchi veletti de' loro cappelli svolazzavano all'indietro,
-scherzosamente agitati dalla fresca brezzolina,
-che spirava lungo i dossi e i pendii delle montagne
-del lago; perchè da quella parte non era disceso ancora
-il raggio del sole già alto.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè d'un buon tratto di lago si furono allontanate
-dalla villa, le due sorelle allentarono i remi,
-lasciando andar la barchetta al capriccio dell'onde;
-ma le onde erano sì tranquille, e parevan cullare il
-legno con sì grazioso moto, che Elisa e Vittorina,
-rapite dalla magica scena che si distendeva loro d'intorno,
-sedettero, deposti i remi sulla piccola prora,
-l'una accanto all'altra. E mentre tenevansi soavemente
-abbracciate, le anime loro erravano negli amorosi
-pensieri e nelle divine fantasie, che non si risvegliano
-fuorchè in mezzo a que' luoghi felici, nell'ora splendida
-del meriggio, mentre disopra i casolari d'ogni
-paesetto del lago vedi levarsi, come una nuvoletta
-sottile, una lunga striscia di fumo, e dai campanili
-delle chiese sparse sulle montagne, odi echeggiare in
-un aereo concerto il sacro saluto del mezzogiorno.
-</p>
-
-<p>
-Così stettero per qualche tempo ad ammirare quel
-delizioso paese, che con sì grande e variato spettacolo
-di movimento e di quiete, e con sì superba armonia
-di cielo, d'acqua e di monti, ampiamente presentavasi
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-dinanzi ai loro sguardi. Poi, quasi mosse da
-uno stesso pensiero, gli occhi loro s'arrestarono su
-quel mucchio di case che formano la terra di ****,
-cercando sul pendio del piccolo promontorio una casa
-nota, la quale sorgeva più in alto dell'altre, all'ombra
-d'un verde poggio.
-</p>
-
-<p>
-Stettero fisse per lunga pezza alle finestre di quella
-casa; era là che il loro Arnoldo dimorava.
-</p>
-
-<p>
-Ma quelle imposte non s'apersero; e per quanto
-Elisa e Vittorina cercassero con gli occhi, nulla poteron
-vedere.
-</p>
-
-<p>
-— Io temo che neppur quest'oggi non gli possiamo
-dire una parola, cominciò allora Elisa.
-</p>
-
-<p>
-— Fors'egli se ne va errando su per la montagna,
-soggiunse la sorella.
-</p>
-
-<p>
-— O forse... non è più qui!
-</p>
-
-<p>
-— Oh non lo credere! — E poi, come colpita da
-un'idea: Vuoi tu sapere s'egli è qui? Poniamci a
-cantare! Egli ne sentirà, si getterà in una barca,
-raggiungerà la nostra, e noi saremo contente. A te!
-</p>
-
-<p>
-— Ma se nostro padre di lontano ci scoprisse?...
-</p>
-
-<p>
-— Eh! vuoi che ne proibisca di cantare? E poi,
-scommetto che adesso egli è già immerso nella lettura
-de' suoi eterni giornali: jeri n'ha ricevuto un
-grosso piego da Londra; e certo, per tre o quattr'ore
-non sente più nulla; dorme nella sua politica.
-</p>
-
-<p>
-— Or bene?
-</p>
-
-<p>
-— A te dunque! Canta la romanza che quel giovine
-italiano ha scritta l'anno scorso sul tuo albo. È
-patetica, e piace tanto ad Arnoldo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Elisa non voleva: ma Vittorina, stringendosele più
-vicino in quel suo vezzo leggiadro, ne la pregava
-con un bacio. — Ed Elisa cantò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i05">IL RICORDO</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03">CANZONE DI ELISA.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Egli è solo! — E la fida memoria</p>
-<p class="i02"> Già l'estrema sua lagrima elìce:</p>
-<p class="i02"> Chi può dargli col tardo consiglio</p>
-<p class="i02"> Anche un'ora del tempo felice?..</p>
-<p class="i02"> Egli è solo! alla gioja, al dolore</p>
-<p class="i02"> Più non s'apre il ferito suo core.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Muti, eterni i suoi giorni si volgono:</p>
-<p class="i02"> Pur nell'ora del vespro romita</p>
-<p class="i02"> S'addormenta il pensier dell'esiglio,</p>
-<p class="i02"> Il suo cuor si risveglia alla vita.</p>
-<p class="i02"> Ei contempla del duol nella piena</p>
-<p class="i02"> La sua parte di cielo serena!&nbsp;—</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ahi! degli anni sull'alba alle lagrime,</p>
-<p class="i02"> Infelice! le luci schiudea:</p>
-<p class="i02"> Sulla povera cuna deserta</p>
-<p class="i02"> La piangente sua madre vedea!..</p>
-<p class="i02"> Ella è morta! — Nè a lui più rimane</p>
-<p class="i02"> Che invocar la suprema domane!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Chi può dirgli: Quel giorno che perdesi</p>
-<p class="i02"> T'è promessa d'un giorno più lieto?</p>
-<p class="i02"> Quando ogni ora di lutto è coverta,</p>
-<p class="i02"> Quando tace ogni gaudio segreto,</p>
-<p class="i02"> Nè v'ha raggio che allegri e dipinga</p>
-<p class="i02"> Il sentier di sua vita raminga?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ha perduto l'amore e la patria,</p>
-<p class="i02"> Fin la stanca speranza ha perduta!</p>
-<p class="i02"> La materna memoria era viva...</p>
-<p class="i02"> Morì anch'essa nell'anima muta!</p>
-<p class="i02"> Non ha un seno in cui pianga o s'asconda,</p>
-<p class="i02"> Non ha un cor che al suo grido risponda.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Un estranio terreno raccoglie,</p>
-<p class="i02"> Il suo pianto e il negletto suo frale.</p>
-<p class="i02"> Presso al mar, sul confin della riva.</p>
-<p class="i02"> Col sorriso d'un ultimo vale,</p>
-<p class="i02"> Splendi, o sole, a la fin del viaggio,</p>
-<p class="i02"> La sua croce saluta d'un raggio!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Così cantava, ma la voce della giovinetta era malinconica
-e lenta, e il suo canto morì sull'acque del
-lago, come il gemito d'una colomba.
-</p>
-
-<p>
-— Che buona Elisa! disse, scuotendo la testa, la
-gaia Vittorina. E come vuoi che Arnoldo ci senta, se tu
-canti con una voce patetica, come la sciagura che la
-tua canzone ricorda?... Oh! vedo che tocca a me! la
-mia voce è più lieta, più viva; e se nostro fratello
-non è lontano di qui una lega, scommetto che risponderà
-al nostro richiamo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E la vezzosa sorella si fece essa pure a cantare. La
-voce di lei era limpida, giojosa ed acuta; e mentre
-gli accenti che scioglieva dall'innocente suo labbro,
-vibravano in vivace gorgheggio per quell'aere così
-tranquillo, il suo roseo volto coloravasi d'un'insolita
-vivezza, e gli occhi suoi scintillavano d'una leggiadria,
-d'un fuoco, che parevano chiamare i baci.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i05">IL DESIO.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">CANZONE DI VITTORINA.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">I giorni che fuggìro</p>
-<p class="i02"> Non richiamar, donzella!</p>
-<p class="i02"> L'età primiera è bella,</p>
-<p class="i02"> È dolce il suo sospiro!</p>
-<p class="i02"> Ma la gentil tua vita</p>
-<p class="i02"> Fu a l'avvenir nudrita.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ascolta, o giovinetta,</p>
-<p class="i02"> D'amor la pia parola!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p>
-<p class="i02"> Non pianger tutta sola</p>
-<p class="i02"> Ne' tuoi pensier negletta;</p>
-<p class="i02"> Come deserto fiore,</p>
-<p class="i02"> Che non olezza e muore.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Non sai che la tua viva</p>
-<p class="i02"> Gota scolora intanto,</p>
-<p class="i02"> Che già vi solca il pianto</p>
-<p class="i02"> La ruga intempestiva?</p>
-<p class="i02"> Che quando amor vorrai,</p>
-<p class="i02"> Ei non verrà più mai?...</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Se il sovvenir le preme,</p>
-<p class="i02"> L'ore a volar son tarde.</p>
-<p class="i02"> Senti il mio cor com'arde,</p>
-<p class="i02"> Come sospira e teme!</p>
-<p class="i02"> Non sa il dolor che sia,</p>
-<p class="i02"> Ma il primo amor desía.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">D'una pudica rosa</p>
-<p class="i02"> Sempre le trecce io m'orno;</p>
-<p class="i02"> E allor che splenda il giorno,</p>
-<p class="i02"> Che mi diran: Se' sposa!</p>
-<p class="i02"> Porrò sul vergin cuore</p>
-<p class="i02"> La rosa dell'amore!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Non era finita la canzone, che le due sorelle discernevano,
-al basso della costiera, un giovine agitare
-un fazzoletto bianco; un giovine che subito avevan
-riconosciuto.
-</p>
-
-<p>
-Ravvisarlo, e gettarsi sopra i remi, e vogare entrambe
-con lena eguale alla volta della riva, fu un
-istante. Raggiavano di sincera gioja le care fisonomie
-delle fanciulle; e pareva ch'Elisa avesse in un momento
-imparato a tuffare il suo remo con quella destrezza,
-che poco prima Vittorina studiavasi invano
-d'insegnarle.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap4-1">IV.
-<span class="smaller">NELLA CASETTA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Intanto che la barca leggiera delle due giovinette
-solca a dilungo le placide acque del lago, entriamo
-in una piccola casa del paesello, la quale sorge poco
-sopra della riva, sull'orlo d'una facile discesa, e par
-quasi nascondersi dietro il lento dosso che forma
-l'ultima radice della montagna. Un cortiletto le s'allarga
-sul davanti; e il muricciolo che lo circonda, cala
-sino al filo dell'acqua. Sopra la porticella bassa e quadrata,
-a cui si sale per quattro scalini rozzi e malsicuri,
-e sulle due finestre inferriate dell'angusto pian
-terreno, una delle quali rischiara una povera ma decente
-cucina, e l'altra un salottino dipinto a verde
-ma umido e nudo, vedi stendersi all'infuori un bel
-pergolato, ricco di novello fogliame e di pendenti
-tralci gemmati. Al di su poi della pergola, s'aprono
-alcune altre finestre ineguali; e le impannate dischiuse
-vi lasciano entrare la piena luce di quel bel sole.
-Fuori d'una finestretta, ch'è presso all'angolo manco
-della casa, e sul cui margine s'intrecciano e arrampicano
-i viticchi del convòlvolo silvestre tutti fioriti
-di candide campanelle, vedi svolazzare una leggiera
-tendicciuola.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-</p>
-
-<p>
-Era quella la casa del povero Andrea. Colà, pochi
-giorni innanzi, quell'uom dabbene era morto, lasciandovi
-sole Caterina, la sua donna, e Angiola Maria
-la sua cara figliuola.
-</p>
-
-<p>
-In tempi migliori, quando viveva ancora il conte
-Francesco ****, signore della villa, in quell'anno abitata
-dalla famiglia inglese, fu l'Andrea il fattor della
-casa, l'intendente, il factotum di quel buon padrone.
-Eppure, com'egli era sempre stato un uomo onesto,
-così, al contrario di quel che al solito si vede, benchè
-agente dell'altrui, non aveva mai saputo avanzar nulla
-per sè. E per ciò quando, morto il suo antico signore
-e venduta la villa, egli venne lasciato in libertà,
-fu abbastanza contento di potersi ritirare in quell'umile
-casetta che lo aveva veduto nascere, e donde
-poteva ancora scorger di lontano il palazzo, come sempre
-continuava a chiamarlo, il palazzo del vecchio
-conte. Egli non ebbe più cuore, l'Andrea, di mettersi
-al servizio di qualch'altro padrone; e neppure per
-diventare il più ricco fittaiuolo della <i>Bassa</i>, avrebbe
-acconsentito di abbandonare la riva del suo lago,
-l'acqua sulla quale era nato. E se ne morì contento
-in quel fidato ricovero, in faccia ai monti e a quel
-cielo ch'egli aveva amato sempre come cosa sua. I
-suoi settant'anni eran corsi in tanta oscurità, in tanta
-quiete!
-</p>
-
-<p>
-Carlo, il suo figliuolo maggiore, era in quel tempo
-vicecurato in un povero paese della Valtellina: e
-anche questa fortuna, egli la doveva al conte Francesco,
-il quale alcuni anni prima aveva fondato apposta
-un piccolo beneficio per il giovane abate. La
-signora contessa poi, un'aurea donna, piena di bontà
-e d'amore, aveva posta una singolare affezione nella
-piccola Angiola Maria; e siccome dal cielo erale stata
-negata la consolazione d'aver de' figliuoli, così ella
-si teneva cara la fanciulletta, come se la fosse sua
-propria.
-</p>
-
-<p>
-Gli è inutile ch'io vi dica, perchè ben lo pensate,
-che, ogni volta la buona contessa Anna venisse a
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-passare i più lieti mesi dell'anno nella villa del lago,
-la prima cosa a chiedere era della piccola Maria.
-Quella ragazzetta era così graziosa e bellina fin da'
-suoi primi anni, aveva il volto così ritondetto e color
-di rosa, e i capegli tra il biondo e il bruno così lucidi
-e inanellati che rubava al primo vederla i baci
-e le carezze di tutti. Le sua voce ancor fanciullesca
-aveva già quell'insinuante dolcezza ch'è segno di
-un'anima timida e amorosa: e il suo ingenuo parlare
-e le schiette domande che faceva, dimostravan
-che la sua nascente ragione era semplice e retta, e
-che già la sua mente era commossa dal trepido desiderio
-di pensare e di conoscere.
-</p>
-
-<p>
-La contessa Anna dunque rapiva spesso alla madre
-quella cara creaturina sì bella, ch'era la sua
-piccola delizia. E qualche volta poi la condusse con
-sè alla città; nè poco ci voleva allora per vincere
-una certa ritrosìa del buon Andrea, il quale finiva
-ad obbedire, perchè la era volontà dei padroni, ma
-in cuor suo pensava che da quella domestichezza co'
-signori non ne poteva venir bene per una povera
-figliuola come la sua. Alla madre invece, la pareva
-una benedizione del cielo; ella si trovava, è vero,
-come perduta, quand'era sola, ma il suo orgoglio
-materno, ben naturale, n'era consolato, chè vedeva
-crescer sì bianca e bella la figliuola, ch'ella chiamava
-sua perla, sua ricchezza.
-</p>
-
-<p>
-Quando la fanciulla si fe' più grandicella, la contessa
-se la teneva più sovente in compagnia, talvolta
-per le lunghe ore della mattina, talvolta per l'intera giornata,
-e le prodigava ogni cura, con sollecitudine quasi
-materna. Sotto gli occhi suoi, la fanciulla imparò a
-legger que' libri, che sono l'amore delle tenere menti
-appena s'apron facili agli accorti consigli del senno;
-e di que' libri, una Storia Sacra, tutta adornata di
-belle figure miniate, era il suo prediletto. Poi, seduta
-accanto dell'amorosa protettrice, Maria attendeva a
-qualche gentil lavoro d'ago o di spola; o si piaceva,
-sullo stesso scrittojo della contessa, di sgorbiar fogli
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-di carta, copiando e ricopiando il nome della buona
-signora e quelli di suo padre, della mamma e del
-fratello; e quest'era la sua gran gioja. Oh! quanto
-l'amorevole donna era dolcemente rapita da quell'anima
-candida e ingenua, ch'essa vedeva a poco a poco
-prender come una nuova vita, alle semplici lezioni
-del bello e della virtù! Oh quanto era commossa
-dalle parole di Maria che rispondevano alle sue,
-dall'affetto di quella innocente che le chiedeva la
-grazia d'un bacio, dalle stesse sue lagrime, quando,
-per qualche lieve cruccio, il suo picciol cuore non
-trovava altra risposta che un largo pianto! — Quella
-era una beatitudine, e assai sovente la contessa, dopo
-d'aver a lungo contemplata la fanciulla, si faceva
-mesta, e pensava che felicità sarebbe stata la sua, se
-anch'ella avesse potuto sentirsi chiamar madre, se
-anche a lei avesse il cielo concessa una figliuola come
-quella.
-</p>
-
-<p>
-Ma la felicità di questi anni doveva presto finire.
-Il conte Francesco morì, e l'ottima sua compagna
-lo seguì presto al sepolcro. Erano svaniti i bei sogni
-di mamma Caterina; il compare Andrea aveva
-avuto ragione. Angiola Maria non abbandonò più la
-casa paterna, ma pur vi crebbe bella e serena com'era
-sempre stata; perchè quell'impronta virtuosa che il
-suo cuore aveva ricevuto, non poteva cancellarsi più.
-Pareva che la giovinetta portasse la pace e il bene
-con sè; il vecchio suo padre menava giorni tranquilli,
-d'altro non ragionando che delle sue lontane memorie,
-de' tempi burrascosi della sua gioventù, e de' suoi
-buoni padroni; e Caterina divideva colla figliuola le
-poche faccende della casa, serbando però sempre le più
-dure per sè, e paga abbastanza nella sua tenerezza di
-vedersi sorridere d'intorno quel fior sì gentile della
-sua Maria. Solo il giovine vicecurato mancava a compire
-la loro felicità: la parrocchia era lontana dalla
-sua terra, e la strada era rotta e aspra, a traverso
-di monti e vallate. Pure, una o due volte l'anno,
-egli veniva nel seno de' suoi cari, veniva a sparger
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-di letizia le tranquille abitudini di quella domestica
-esistenza.
-</p>
-
-<p>
-Ma il buon Andrea cominciava a sentire il peso della
-vecchiezza. Già da tre o quattr'anni egli aveva appeso
-sopra il capezzale del suo letto il fedele archibugio,
-l'unica sua gloria, l'ultima sua amicizia; dopo
-ch'eragli morto il suo vecchio cane Azor, stato un
-tempo custode della villa, e poi suo compagno nella
-disgrazia, Andrea non era uscito mai più alla caccia
-del gallo di montagna o del camoscio sulle balze del
-Legnone, nè a quella degli anitrini e degli smerghi
-nelle paludi di Colico e del forte di Fuentes. Oramai
-altro spasso non si dava che quello di pigliar soletto
-ogni mattina il sentiero della riva, fino all'antico palazzo,
-e di riposare, in faccia al sole, sul sedile di
-sasso che stava ancora presso la porta della fattoria.
-Era la sua più cara abitudine; le ore gli fuggivano
-in pace, e la sua mente serena gli si dipingeva sulla
-fronte calva, ma senza rughe.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno, l'ora consueta passò; e come non fu
-veduto tornare a casa, la sua Maria venne con passo
-rapido e con cuore inquieto fino alla villa; ma si
-rassicurò quando lo vide seduto all'usato posto, che
-pareva dormisse. La fanciulla s'avvicinò, quietamente
-sedette presso di lui, e temendo di risvegliarlo, se
-ne stava a contemplarlo in atto d'amore.... Quando,
-chinandosi più vicino al suo volto, s'accorse che non
-dormiva; i suoi occhi erano aperti, travolti, senza
-sguardo; il capo piegato sul petto, immobile, la bocca
-stranamente contraffatta. Allora spaventata levossi, lo
-prese per una mano, era fredda, insensibile, lo chiamò
-a nome più volte, e non rispose; lo riscosse fortemente....
-e lo vide cader rovescioni da un lato
-sopra il sedile, come un cadavere. Diede un alto
-grido di terrore la fanciulla, chiamò soccorso: due
-giovani del paese che passavano al basso della riva,
-salirono a quella volta; e un pescatore non lontano
-che udì quel grido, lasciò la sua barca e accorse
-anch'esso. Trasportarono a casa il povero vecchio
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-che credettero morto, e lo deposero sul suo letto;
-non mi domandate come lo ricevesse la sua donna,
-che lagrime fosser quelle dell'infelice figliuola! — Ma
-il medico del paese, che non fu tardo a correre,
-trovò che il pover uomo aveva ancora un fil di vita;
-egli era stato colpito d'apoplessìa, ed era morto di
-mezzo la persona. Andrea si ridestò ancora una volta;
-guardò, e riconobbe quelle sventurate di Caterina e
-di Maria, e le benedisse co' tremanti segni della mano,
-chè non potè colle parole. Alcuni dì appresso egli
-aveva finito di patire.
-</p>
-
-<p>
-Gli uomini che fanno vita di mondo dicono che la
-povera gente ha ruvida la pelle, che il suo dolore è
-simile alla sua allegrezza, ridicolo e rumoroso, come
-lo scoppiar de' mortai in una sagra di villaggio; l'indomani
-quel ch'è stato è stato. Io non so se sia
-così, ma son persuaso che il dolore della gente semplice
-e buona del popolo è più vivo e sincero di
-quello de' grandi, ne' lor magnifici funerali e nell'ereditarie
-gramaglie. Fra noi, nelle colte e fiorenti città,
-gli uomini nascono e muoiono, ridono, piangono, gavazzano
-e si disperano, tutti nello stesso momento,
-uno accanto all'altro; e sovente un sol piano di casa,
-una sola parete, dividon l'orgia d'un convito dall'agonia
-d'un moribondo; nessuno lo sa, nessuno se ne
-cura. L'etichetta poi, tra i profumati suoi codici, ha
-pur quello del dolore; il vestire a lutto è prescritto
-a mesi, a giorni; il bruno è una legge sancita per
-tutti, fuorchè pel gran cancelliere di Francia e per
-i nepoti del papa; padre, madre, fratelli, avoli, zii,
-moglie, marito, cugini primi, secondi, eccetera, a ciascheduno
-il suo, nemmeno un'ora di più; è la tariffa
-del dolore pesato, direi quasi, a once e dramme. Si
-lasciano le case ov'è entrata la morte, si chiudono a
-chiave le camere del <i>caro defunto</i>, si spediscono cento
-lettere dolorose coll'orliccio nero, si fa stampare l'indispensabile
-necrologia, si ricevon le visite d'una monotona
-e ceremoniosa condoglianza, si vestono di nero
-i fanciulletti che sorridono, e il servidorame che
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-susurra e conta sulle dita il sospirato assegnamento
-vitalizio. E intanto che si deplora la luttuosa morte,
-con tutta l'energia della vita si disuggellano e confrontano
-i testamenti, si frugano e si compitano i
-codicilli.
-</p>
-
-<p>
-Ma io venero il dolore della povera gente, quello
-schietto e rozzo dolore che non conia frasi, e di conforto
-non vuol saperne. Nessuno, fuorchè il buon
-campagnuolo, mi parla più del suo nonno <i>buon'anima</i>;
-nessuno, fuorchè la vecchia massaia, o la sposa
-de' nostri contadi, quando ricorda alcuno de' suoi che
-non è più, ne accompagna il suo nome con quel santo
-augurio: <i>Gesù per lui!</i>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma torniamo nella solitaria casetta d'Andrea.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine vicecurato sedeva presso la finestra del
-salottino, tenendo nelle mani il suo breviario socchiuso.
-Egli alzava a quando a quando la testa, e
-volgendo gli sguardi fuor della piccola finestra, perchè
-solo il cielo fosse testimonio del suo sospiro, gemeva
-sommessamente; poi restava immobile, e si
-lasciava cader il volume sulle ginocchia. Allora i suoi
-pensieri erravano lontano; le memorie del dolore, le
-memorie di questa terra, si mischiavano alle interrotte
-frasi de' salmi che le sue labbra recitavano susurrando.
-</p>
-
-<p>
-Intanto sua madre e sua sorella, affaccendate negli
-apparecchi d'un parco desinare, andavano e venivano,
-a passi cauti, in quella e nell'altra stanza, ch'era la
-cucina; e scambiavan fra loro poche e sommesse parole,
-per non turbare la sua meditazione e la sua
-preghiera.
-</p>
-
-<p>
-Un'ora di poi, il piccol desco fu pronto. La tavola
-era coperta d'una tovaglia nostrale, ma pulita e bianca;
-a ciascuno de' tre lati una modesta posata e una seggiola
-di paglia; all'altro capo della tavola fumava la
-minestra allora versata in una capace scodella a manichi
-rabescati e dipinta di fiori azzurri, avanzo di
-qualche vecchia eredità. Le due donne sedettero l'una
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-dirimpetto all'altra, senza parlare; e un momento appresso,
-il prete ripose il suo libro, e venne a collocarsi
-in mezzo di loro.
-</p>
-
-<p>
-Al cominciar del desinare, che presentava una
-strana mischianza di festivo nell'arredo, e di malinconico
-nelle persone che vi sedevano, nessuno de' tre
-ruppe il silenzio. Guardavansi a ora a ora l'un l'altro;
-e la madre, che trangugiava a stento qualche cucchiaiata
-di minestra, non poteva distaccare gli occhi
-dalla faccia del figlio, e pareva fare una gran resistenza
-al piangere.
-</p>
-
-<p>
-— Via, mamma, che fate? disse alla fine il prete
-con certa bruschezza; non v'accorate in questa maniera:
-non avete già pianto abbastanza?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! siete voi che parlate così, don Carlo? rispose
-rammaricata la buona donna. Non v'ho veduto
-piangere anche voi che adesso mi rimproverate? Jeri,
-quando siete capitato qui, e che io vi son venuta incontro
-sull'uscio, non v'ho veduto forse far tutto per
-nascondermi le lagrime?
-</p>
-
-<p>
-— O mamma! in quel momento...
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, che faceste per amor mio, per non mi
-crucciar di più; ma quando avete lasciato cadere la
-testa, qui, sulla mia spalla, e m'abbracciaste stretta
-stretta, io mi sono accorta che voi piangevate... E
-stamane, quando faceste quella bella predica, che non
-ne ho sentito mai l'uguale, nemmeno in duomo a
-Como, non avevate anche voi gli occhi rossi, e non
-vi tremava la voce?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, è vero! buona mamma, perdonatemi!
-Ma bisogna peraltro esser cristiani, pensar che Dio
-ha voluto così, che stiamo quaggiù per soffrire, e
-rassegnarci. Quando ci tocca il male, pensiamo al
-bene che prima il Signore ne ha fatto. Così noi benediremo
-sempre il suo nome! Il nostro povero padre
-almeno è morto vecchio: e non avremmo potuto
-forse perderlo tanto tempo innanzi, se Dio avesse
-voluto?...
-</p>
-
-<p>
-— Oh! tu hai ragione, Carlo, disse allora sua
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-sorella. Il Signore non abbandona mai! Egli che ci
-manda i travagli, ci darà sempre anche la forza di
-sostenerli.
-</p>
-
-<p>
-— Buona Maria, tu sei un angelo! È la tua innocenza
-che parla: oh che tu possa essere sempre
-così rassegnata! Tocca a te di sostenere il coraggio
-di nostra madre... E anche il mio, sai, perchè sento
-che ho bisogno delle tue parole; mi sforzo di parer
-franco, ma sono afflitto e perduto d'animo.
-</p>
-
-<p>
-Poi tacevano tutti e tre, e si riguardavano alternamente
-in segreto. Solo la vecchia madre, non dimentica
-dalla sua abitudine di buona massaia, levavasi
-a ogni tratto da sedere, per toglier dal treppiè
-sul quale cuocevano e apprestare a' suoi figli le due
-vivande ch'ella stessa aveva ammanite; un piatto di
-lùppoli conditi, e una bragiuola.
-</p>
-
-<p>
-Ma poi ch'ella era di nuovo seduta, non poteva
-star di ripetere: Quando penso che quella buon'anima
-di vostro padre non ebbe la consolazione di vedervi
-diventar curato, o don Carlo, nè di sentirvi a
-predicar sì bene, nè ebbe la gioia di seder a tavola
-con voi, là, a quel posto ch'è vôto, e di bere insieme
-a voi una bottiglia di quel suo vin vecchio,
-l'ultimo avanzo della cantina del signor conte!... E
-dire, che anche lui, il signor conte, quel re degli uomini,
-è morto già da tant'anni!... Oh se Dio m'avesse
-almeno chiamata lassù, me, prima del povero
-Andrea!...
-</p>
-
-<p>
-— Fareste meglio a tacere, cara mamma! Voi siete
-una benedetta donna! Che pensieri, per carità, che
-pensieri vi girano in mente! Guardate adesso! col vostro
-dire, anche Maria non fa che mandar giù lagrime.
-Via, dunque, parliam d'altro. Di forestieri ne son
-capitati quest'anno?
-</p>
-
-<p>
-— Credo che sì, Maria rispose.
-</p>
-
-<p>
-— Certo, aggiunse la madre: un signore inglese
-è venuto a star nel palazzo, e vi resterà per tutto
-l'anno. Pochi dì innanzi morire, Andrea gli aveva
-parlato a quel signore, e anche alle sue figliuole, che
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-son così belle... E pensare che il poveruomo, adesso,
-non c'è più!
-</p>
-
-<p>
-— Povera mamma! è impossibile parlar d'altro!
-disse Maria. O mio Carlo, se almeno tu fossi stato
-qui cinque giorni fa, quando è succeduta la disgrazia,
-e ch'io non sapeva trovare una parola di conforto
-da dire a nostra madre! Io domandava alla Madonna
-il coraggio, ma alla mamma non sapevo dir
-altro che: il Signore ha voluto così... E poi, dopo
-trattenute le lagrime un pezzo, che mi scoppiava il
-cuore, anch'io finiva a pianger con lei.
-</p>
-
-<p>
-— Oh così l'avessi potuto, com'io voleva, trovarmi
-fra voi! O Maria, se tu sapessi qual colpo fu per me
-il ricevere la tua lettera, che senza dirmi il pericolo
-di nostro padre mi fece tremare per la sua vita!...
-E non poter subito correre a vederlo!... Il curato
-era anch'esso inchiodato in letto da una malattia ostinata;
-io non poteva, io non doveva partire. Il Signore
-mi consegnò dell'altre anime; e non m'era permesso
-abbandonar quelle, nemmeno per accompagnar l'anima
-di mio padre nel suo transito da questo mondo all'altro.
-In che stato io mi fossi, pensate!
-</p>
-
-<p>
-— Ecco qui! e voi, don Carlo, perchè adesso mi
-parlate così? Forse per tenermi su allegra? disse sua
-madre.
-</p>
-
-<p>
-— Il signor curato, quantunque si sentisse ancora
-male, mi stimolava a correr qui; e mi diceva, oh ne
-lo rimeriti il cielo! che per lui l'andava meglio, che
-si sarebbe trascinato giù del letto, e avrebbe in qualche
-modo servita la parrocchia... Eppure aspettai; la più
-dura prova ch'io soffersi, fu questa! Ma c'è sempre
-il rimedio della provvidenza; due giorni appresso, il
-signor curato era sano, che mi parve un miracolo. E
-io partii allora, e fu egli stesso che m'imprestò il suo
-biroccio, e mi mise le redini in mano... Ah! io sperava
-ancora d'arrivare in tempo.
-</p>
-
-<p>
-— O Carlo, Carlo!.. lo interruppe Maria scuotendo
-mestamente il capo.
-</p>
-
-<p>
-— Non fu così! pazienza. E il buon prete lasciava
-cader fra le mani la testa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<p>
-E qui nuove lagrime invano soffocate da una parte
-e dall'altra, e affettuose occhiate e strette di mano,
-come per annodare più forte que' legami d'amore che
-la morte aveva rallentato.
-</p>
-
-<p>
-Finito il piccolo desinare, che in quel dì non fu
-condito nè dalla fame nè dalla contentezza, ragionarono
-insieme de' pochi fatti loro, e di quel ben di Dio
-ch'era loro rimasto: e consisteva tutto in un po' di
-terra sulla falda della montagna, e in un magro capitale
-di cinquemila lire, avanzo de' sudori dell'onesto castaldo,
-ch'egli stesso pochi anni prima aveva messo a traffico
-ne' magli di ferro, là sopra di Lecco. Un altro tenue
-peculio di tremila lire aveva lasciato la buona defunta
-contessa, nel suo testamento, in dote a Maria; ma gli
-eredi, con certe loro scuse di passività da purgare e
-di attività da liquidare, non avevan pagato mai quel
-piccolo legato; e poi se n'erano scordati, e l'Andrea
-non aveva avuto cuore nè fronte di cercar più nulla;
-perchè, diceva, quella era roba de' signori, e in giustizia
-a lui non avrebbe dovuto toccare.
-</p>
-
-<p>
-L'unico voto di don Carlo sarebbe stato che le due
-donne potessero lasciar il paese, e venir a stabilirsi
-con lui, nella sua parrocchia di Valtellina. E anch'esse
-lo volevano, chè pesava loro il pensiero della futura
-solitudine: ma quest'era impossibile. Bisognava
-vender la casa, vender la terra, fare de' grossi sacrifizii;
-e tutto questo per andare a stentar la vita in un
-paese lontano, solitario, sepolto nel grembo d'una vallata
-infeconda, dove non abita che uno sparso e povero
-popolo di mandriani e di caprai; i quali al cominciar
-dell'inverno lasciano i loro dirupi per calare
-al piano, ne' dintorni delle città, e non tornare alle
-abbandonate case che allo squagliarsi delle nevi. Nel
-durar delle lunghe invernate, era colà il buon prete
-conforto e sostegno d'una grama moltitudine di vecchi,
-di donne, e fanciulli, che rimanevano nell'alpestre
-villaggio; egli divideva con loro la scarsa rendita del suo
-beneficio, e tutti lo benedicevano. — Che avrebber
-mai fatto sua madre e sua sorella, in quella solitudine
-squallida e malsana?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sentite dunque, disse don Carlo alle due donne.
-Poichè il mio paroco me l'ha consentito, io resterò
-qui con voi, tre o quattro settimane, finchè abbia fatto
-quel che c'è a fare in queste triste congiunture. Messo
-che avrò in sesto i nostri pochi interessi, tornerò al
-mio romitorio. Io per me rinuncio alla parte che mi
-può toccare, e voglio che quel poco che abbiamo, non
-è vero, mamma? serva per voi, e per te, Maria, per
-te, quando troverai qualche onesto partito. E in appresso,
-se il Signore farà ch'io possa venir paroco in qualche
-paese men tristo e più vicino a voi, per esempio, qui
-sul lago... allora v'aprirò la mia casa, v'aprirò le mie
-braccia, e dirò a tutte e due: Venite a star con me,
-a consolarmi la vita. Oh allora sì che mi parrà ancora
-d'esser felice!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caterina e Maria eran commosse e persuase; esse
-guardavan con tacita tenerezza il prete, che oramai
-era l'unico loro angelo protettore. E il prete, levatosi
-e fattosi vicino a sua madre, strinse tra le sue mani
-la destra della buona vecchia che piangeva, e la baciò
-con verecondo rispetto. Poi la sorella gli stese la sua;
-ed egli stringendola del paro, se la pose sul cuore,
-con una forza d'affetto che non può dirsi.
-</p>
-
-<p>
-Indi a poco uscì della casetta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap5-1">V.
-<span class="smaller">UNA PRIMA CONOSCENZA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il giorno se n'andava, e il sole declinando al più
-sereno tramonto che mai rallegrasse la primavera,
-spargeva una luce d'oro e di fuoco nel purissimo
-orizzonte dell'Alpi lontane; una luce, che scemando
-a mano a mano nella diffusa interminata armonia degli
-splendidi suoi colori, dal rosso di fiamma, fino al
-croceo porporino e al roseo morente nell'azzurro, pareva
-mandar gli ultimi saluti del giorno alla nostra
-parte d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-E intanto un leggero vapore s'innalzava, s'innalzava
-lentamente sulle acque del lago, che risplendevano
-ancora di quell'argentina e tranquilla varietà de' riflessi
-dell'occidente, commosse dalla freschissima brezza a
-una lieve increspatura; un leggero vapore, che non
-era una nebbia, ma pareva quell'immenso velo di luce
-quieta che l'iride quasi sempre spiega al cessar d'un
-temporale; era come un etereo profumo, che si levasse
-per imbalsamar l'aria sempre pura e per rivestire
-di nuova incerta bellezza le rive deliziose. E quel
-velo trasparente, aereo, dilatavasi a poco a poco in tutto
-il cielo, conciliando quella pensierosa malinconia, ch'è
-tanto cara alle anime che vivon di sè stesse e delle
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-loro memorie, quando le rapisce la contemplazione
-dell'infinito, donde nè l'occhio nè il cuore vorrebbero
-staccarsi giammai.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Per una stradetta solinga, che discendeva con facile
-declivio alla riva del lago, se n'andava passeggiando
-lento lento il giovine vicecurato; e arrestavasi talora,
-sollevando distrattamente gli occhi al cielo, o fissandoli
-con una cupa immobilità sul terreno, così come
-lo movevan le molte angustie in che era posta la sua
-mente. Erano i suoi pensieri d'una tristezza insolita,
-inquieta; erano i pensieri del suo avvenire e di quello
-di due creature tanto amate, e per lui sacre allora
-più che mai.
-</p>
-
-<p>
-Alla svolta del sentiero, mentre il prete affrettava
-involontariamente i passi, quasi tenendo dietro alla foga
-delle idee che lo crucciavano, uno sconosciuto, il quale
-presso al margine della strada era seduto sulla rovina
-d'un di que' rozzi ponti che attraversano i torrentelli
-di quelle rive, levossi d'improvviso. E, chiuso un libro
-che stava leggendo, s'avanzò incontro al vicecurato,
-e si tolse con atto cortese di saluto il berretto;
-quest'era un dire: mi preme di far la vostra conoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Era il giovine Arnoldo.
-</p>
-
-<p>
-Sulle prime don Carlo, il quale aveva tutt'altra voglia
-che di parlare, e peggio con uno sconosciuto,
-pensò di risponder al saluto, e salutando andarsene
-per la sua via, come fece; ma l'altro, che apposta gli
-s'era fatto incontro, con deciso animo di parlargli, ne
-lo trattenne con instanza rispettosa, e in atto di scusa
-gli disse: — Mi perdoni, signor abate, se ardisco così
-d'attraversare il sentiero della sua passeggiata. Io però
-ringrazio la fortuna che m'ha fatto incontrar con lei.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, non so veramente a che io debba
-questa sua gentilezza.
-</p>
-
-<p>
-— Signor abate, ella non mi conosce; non sa nè
-manco chi io mi sia; e io, al contrario, sebbene non
-sappia il suo nome, io la conosco, e la stimo con
-sincerità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Come? non saprei davvero...
-</p>
-
-<p>
-— Ma prima, la mi permetta che io mi faccia conoscere
-a lei, quantunque ciò forse poco importi. Io
-sono inglese, e mi chiamo Arnoldo Leslie.
-</p>
-
-<p>
-— Forse, ella è della famiglia del lord che dimora
-là, nella villa ****?
-</p>
-
-<p>
-— Io sono della sua famiglia! sono suo figlio. — Così
-rispose, con un sospiro represso, il giovine, e
-ristette pensoso alcun tempo, poi soggiunse: — Stamane,
-io passava a caso per la piazza del paese: vidi
-aperte le porte della chiesa, a cui nella loro divota
-sincerità concorrevano i contadini d'ogni parte, e udii
-il suono d'una voce che parlava alla raccolta moltitudine.
-Non so da che proposito io fossi condotto, quando
-venni nel piccolo tempio; so bene che appena v'entrai
-e intesi poche parole di quel discorso, io mi sentii
-conciliato a certa tristezza, a cui mai non rispondevano
-i miei poco lieti pensieri.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! se le pareti d'una povera chiesa di campagna
-son meschine e nude, le rende auguste la solennità
-de' misteri che vi si spiegano!
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi parlaste a quella gente con tale semplicità
-d'affetto e di parole, che non credetti quasi a me
-stesso, tanto io era lontano dell'aspettarmi di trovare
-in quell'oscuro tempio chi ragionasse di Dio e della
-virtù con tale mitezza di pensieri e insieme con tanta
-efficacia. Oh! i'ho sentita nel mio cuore, e letta su
-que' volti rozzi e intenti de' vostri ascoltatori la pietà
-semplice e religiosa, quella pietà che finora io non ho
-incontrato mai nè sotto gli archi de' santuarj delle più
-superbe città, nè in Roma stessa, fra le auguste pareti
-di San Pietro.
-</p>
-
-<p>
-— Mi perdoni, signore! Ella mi vuol far merito di
-quanto forse fu solo effetto d'un particolare sentimento
-del suo cuore. D'altra parte, io non dissi se non quello
-che l'anima mia e la povera condizione di que' buoni
-contadini mi chiamavano alla memoria.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! io me n'avvidi, signor abate; voi parlaste
-secondo il cuore, e il cuore è tutto! Ma quando uscii
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-della chiesa, più che non maravigliassi della schietta
-sapienza delle ascoltate verità, io sentiva in me stesso
-il desiderio di conoscer più davvicino colui che le aveva
-pronunziate. Sì! non solamente nella sua voce e nell'efficace
-convincimento delle parole, ma nel suo volto,
-nel girare degli occhi, nella commozione che tutto
-l'agitava, io indovinai in lui un uomo d'alti pensieri
-e d'anima generosa, l'uomo che ha sofferto e pianto,
-che ha studiato e conosciuto, l'uomo della sventura e
-del sacrifizio.
-</p>
-
-<p>
-— Ella si piace, signore, di far del romanzesco,
-cred'io! disse don Carlo con un tal sorriso di scontento.
-</p>
-
-<p>
-— No, non è così! riprese serio il giovine, a cui
-quella dura risposta spiacque.
-</p>
-
-<p>
-— Mi fa maraviglia l'udire, soggiunse il vicecurato,
-che un giovine, come lei, nell'ardore dell'età e della
-fortuna, s'occupi di cercar quegli uomini oscuri e per
-lo più dal mondo disprezzati, che vivono in un cantuccio
-della terra, per consacrare questi poveri anni
-al bene di pochi loro fratelli. Del resto, le confesso,
-io non veggo altra generosità nel sacrifizio che feci,
-se non quella che mille altri, al par di me, conduce
-per la stessa via.
-</p>
-
-<p>
-E queste parole egli diceva con una certa poco nascosta
-intenzione di tagliare a mezzo un colloquio che
-gli pareva strano, e l'impacciava. Ma il giovine Arnoldo,
-benchè il vedesse, dimostrò di non se ne accorgere,
-e continuò con un far d'amichevole premura,
-mentre teneva dietro a' passi del prete, che lentamente
-s'era mosso per il suo sentiero:
-</p>
-
-<p>
-— Io ben lo vedo, voi siete sorpreso forse che un
-uomo, nato sotto altro cielo, e cresciuto ne' principii
-d'un'altra fede, qui venga a cercar la conoscenza d'un
-prete cattolico, in un paese romito e senz'altra ragione
-o scusa, che quella d'una sua buona volontà. Questo
-vi parrà certo un capriccio... Ma se sapeste!... Io son
-solo! e spero d'aver ritrovato in voi un'anima che
-m'intenda e mi compatisca: oh perdonatemi dunque!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-— O mio buon signore, questa simpatia, non so
-se di pensieri o di sentimento, che vi spinse a cercar
-di me, solo perchè il caso vi portò a udire alcune
-poche parole, che non son già mie, ma del Vangelo;
-questa simpatia vostra, cred'io, scemerebbe ben presto,
-se voi poteste gettar uno sguardo nel mio cuore. Esso
-è come un libro di poche pagine, è una storia di solitario
-dolore; e la storia del dolore è sempre monotona
-e grave ad altrui!
-</p>
-
-<p>
-— È dunque vero? e a ciò io m'aspettava. Voi
-dunque avete sofferto?...
-</p>
-
-<p>
-— Ma, buon Dio! che domandate voi da me?
-</p>
-
-<p>
-— Quel ch'io domandi? nol so. — E il giovine
-rimase di nuovo mutolo e pensoso.
-</p>
-
-<p>
-E intanto, seguendo quasi involontariamente il pendio
-del sentiero, essi eran discesi a lenti passi fin
-presso la riva del lago; e poi, continuando taciturni
-tutt'e due per la costiera folta d'arboscelli e cespugli,
-salivano dall'altro lato del ridente promontorio di ****,
-donde, nell'orizzonte più vasto e vaporoso, la più bella
-ed estesa parte del Lario, illuminata da quel pacifico
-tramonto, spiegavasi in magica lontananza agli attoniti
-loro sguardi.
-</p>
-
-<p>
-Ma il vicecurato, più sovente che non riguardasse
-a quello spettacolo ben noto al suo cuore, volgeva gli
-occhi sulla fisonomia del giovine inglese; il quale sollevava
-la faccia commossa da non so che di mesto e
-sdegnoso insieme, come chi frema d'un pensiero che
-vorrebbe cacciarsi di mente, e non può. Pareva che
-il prete volesse indovinare i segreti di quell'animo
-giovenile e ardente, che per certo non aveva volontà
-ed affetti, quali tutti hanno: e sebbene don Carlo sentisse,
-in quel doloroso momento della sua vita, desiderio
-di tutt'altra cosa che di nuovi amici, pure la
-strana maniera con che il giovine forestiero gli cercò
-amicizia e conforto, la sincerità che rivelavasi nell'espressione
-malinconica della sua brama, e anche la
-speranza di poter in qualche modo far del bene a
-un'anima creata forse per miglior destino; tutto parve
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-s'unisse nel suo cuore a consigliarlo di rispondere a
-quel fraterno richiamo.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo intanto camminavagli a fianco, e tuttavia
-nutriva pensiero di guadagnarsene la fiducia, perchè
-le parole gravi e contegnose del prete gli dimostravan
-chiaramente, ch'egli non era di coloro i quali nel
-volger d'un'ora ti sono amici; amici a posta d'ognuno,
-che ti rubano i tuoi e ti vendono i loro segreti, se
-pur ne hanno; che si sfiatano in protestazioni di servitù
-e di fede, e poi, il giorno appresso se avviene,
-ti rinfacciano amaramente l'angoscia che hai deposta
-nel loro cuore; usurpatori del nome santo dell'amicizia,
-infami che ti si prostrano a' piedi quando la buona
-fortuna ti sorride, e dappoi, se ti coglie la sventura,
-ti gettano il fango sul viso, ti guardano in cagnesco
-e sogghignano.
-</p>
-
-<p>
-Ad Arnoldo dunque non rincrebbe quell'esitanza
-del giovin prete, e quell'inquieta tema d'aprire il cuor
-suo, che rivelavano in un'anima severa e forte un
-pudore quasi verginale. Egli vide però che, per farsi
-amico di quest'uomo, gli era d'uopo avvicinarsegli con
-semplicità e fede, e dimostrargli di esser degno dell'affetto
-che a lui domandava. Gli si rivolse quindi,
-e — Mi duole, disse, d'avervi forse sviato dal vostro
-diporto della sera. Se la mia compagnia vi disturba,
-vi prego a scusarmi; io vi lascio.
-</p>
-
-<p>
-Don Carlo, il quale un momento prima avrebbe
-forse risposto: Fate come v'aggrada, — allora conobbe
-che la scusa del giovin forestiero era dettata da una
-dilicata civiltà, schiva sempre di troppa instanza, e
-sentì un segreto rimorso della ritrosia con cui prima
-aveva accolto le parole di lui. E poi, se in quel momento
-si lasciavan così, forse tutto era finito fra loro.
-E perciò, quando Arnoldo si volse per riprendere il
-già battuto sentiero, e' gli accennò di fermarsi, e disse: — Oh
-no! signore: la vostra compagnia m'onora, e
-vi son grato. Oggi poi, e massime in questo momento,
-ho bisogno di distrarre i miei pensieri, perchè la vista
-di questi luoghi, in vece di consolarmi, come io
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-sperava, mi rattrista. Io non so se questo giovi, ma la
-memoria, che ha un gran potere sopra di noi, la memoria
-qualche volta pesa e opprime. In questi luoghi
-io vissi fanciullo, vissi circondato d'illusioni e di poesia,
-accarezzato dalle speranze, e adesso....
-</p>
-
-<p>
-— Eppure io credeva, Arnoldo rispose, che una
-scena bella com'è questa potesse calmare il dolore di
-qualunque ferita morale. È qui che s'impara a pensar
-veramente; qui, il cuore è libero e largo. La solitudine
-è madre de' grandi concepimenti, e in faccia a
-questa natura sempre stupenda e tranquilla...
-</p>
-
-<p>
-— Ah, non v'illudete, o signore! È questa una parte
-di terra, come qualunque altra; e anche qui il dolore
-ha la sua casa, il dolore più grande forse della consolazione
-che pur vi si ritrova. Se non temessi d'annojarvi,
-io vi darei un testimonio di ciò in me stesso.
-Credete a me, la natura è dappertutto bella e amica,
-e gli è dal nostro cuore che nasce la sventura; anzi
-bisogna dire che noi stessi la vogliamo, bisogna credere
-il dolore una necessità, com'è il desiderio d'esser felice...
-Signore! la mia tristezza contrasta colla serenità
-del giorno che tramonta — indi a poco soggiunse
-con voce tremante di commovimento: — Ma,
-s'io vi dicessi che appena cinque giorni fa, in questi
-luoghi, è morto mio padre, che alla sua donna ed
-alla figlia sua non rimane più nessuno al mondo,
-tranne il povero prete che vi parla?... Oh pensando
-a loro, bisogna ch'io pianga!...
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo senti stringersi il cuore; la verità di quel
-filiale cordoglio lo compunse vivamente; e il pensiero
-tremendo, improvviso, ch'egli pure forse avrebbe potuto
-perdere un padre, il suo vecchio padre che l'aveva
-sdegnosamente cacciato dal suo seno, lo toccò
-d'involontario raccapriccio. Egli prese allora la mano
-del giovin prete, e la strinse in atto di affettuoso rispetto.
-</p>
-
-<p>
-Intanto s'era fatto notte.
-</p>
-
-<p>
-Don Carlo levò gli occhi, e: — Io veggo, disse, là
-in fondo, tra quel gruppo di case, un lume passar
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-dall'una all'altra finestra della mia dimora. Là stanno
-le due donne abbandonate; esse m'aspettano, e io so
-che han bisogno di consolazione. Permettete dunque,
-signore, ch'io vi lasci; pure vi ringrazio di cuore
-della bontà che mi voleste dimostrare, e vi domando
-scusa della mestizia delle mie parole. Perdonatemi! e
-se mai non vi fosse discaro di visitare un prete sconosciuto
-e solitario, quella è la mia casetta! Voi siete
-sì cortese, ch'io vi rivedrò sempre volontieri. Buona
-notte, signore!
-</p>
-
-<p>
-E se n'andò.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo stette ancora per lungo tempo in quello
-stesso luogo, chè la notte era bella e stellata, e il
-suo cuore commosso da mille pensieri.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap6-1">VI.
-<span class="smaller">DALLO SPEZIALE.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-A chi di noi non accadde più d'una volta, alla
-campagna, ne' bei giorni de' nostri autunni, di sedere
-in circolo al convegno che sovente si raccoglie nella
-bottega dello speziale? A chi non toccò di trovarsi
-talora in mezzo a' consueti frequentatori di quell'officina,
-primario centro, anzi cuore del villaggio, condotto
-dallo spasso, dal non saper che fare, o dall'abitudine,
-fra que' meschini ragionari di grandi cose,
-fra quella gara di vecchie piacevolezze, avvicendate
-dalle rancide novelle politiche e cittadine, o da un
-eterno ricambio degli stessi motti e delle stesse avventure,
-quotidiano alimento di baie, di pettegolezzi,
-di piccoli intrighi?
-</p>
-
-<p>
-La bottega dello speziale è la camera legislativa, è
-l'accademia, il club, il caffè, l'aula enciclopedica del
-paese. Non v'e forse quistione di Stato o conflitto
-ministeriale in alcuno de' cinque grandi gabinetti europei,
-e fin nel Divano del Gran Signore, che la ragione
-non ne sia attaccata, combattuta, difesa, pesata e decisa
-nella bottega d'uno speziale di villaggio; non v'è
-causa di pace e di guerra, nè dispaccio telegrafico, nè
-legge nuova di Stati e di Comuni, che là non sia letta,
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-meditata e commentata, da disgradarne quasi que' barbassori
-Pari e deputati di Francia e d'Inghilterra. E
-tutto questo sulla fede d'un solo testo, ma inesausto,
-irrefragabile e bollato, quello d'una grama gazzetta di
-provincia; la quale, aspettata con bramosa curiosità,
-vi capita fresca fresca, al più presto, cinque o sei dì
-dopo la data che ha in fronte.
-</p>
-
-<p>
-Dunque, come in tutte le nostre ville, il convegno
-delle persone importanti di **** era nella
-</p>
-
-<p class="center">
-OFFICINA CHIMICO-FARMACEUTICA<br />
-DI SAMUELE D****.
-</p>
-
-<p>
-Così era scritto al sommo della porta di quella bottega,
-in parole inesplicabili e scomunicate per que'
-buoni terrazzani. La qual bottega s'apriva a doppii e
-massicci battenti sull'angolo che fanno la piccola piazza
-e la principal via del paese.
-</p>
-
-<p>
-I soliti frequentatori di quella erano il signor curato,
-il medico condotto, l'agente comunale, un vecchio signorotto,
-che figurava come una delle importanze, o,
-per dirlo alla moderna, delle notabilità del paese; e
-il primo deputato, grosso possidente di quel territorio.
-Gli altri due deputati, sebbene per la dignità della carica
-ne vantassero il diritto, non vi capitavan che rade
-volte, perchè le erano persone dozzinali, che scrivendo
-il loro nome avevano il vizio di lasciar sempre fuori
-qualche sillaba; come diceva, geloso dell'uficio suo, il
-loro collega.
-</p>
-
-<p>
-Una sera — la settimana susseguente al giorno che
-abbiamo descritto — sedevano appunto a circolo nella
-bottega dello speziale, il signor curato, l'agente comunale
-e il vecchio signorotto. Era costui uno di que'
-piccoli <i>nabab</i> del lago, specie di persone affatto particolare
-del paese; uno di quelli, che partiti in gioventù
-col bastone e il fardelletto del merciajolo sulle
-spalle (nel contado li chiamano <i>barometta</i>), vanno
-pellegrinando per Francia e per Inghilterra; e fatto
-un po' di fortuna, tornano alla casupola in cui nacquero,
-la fanno rifabbricare più alta d'un piano e tutta intonacata
-di bianco, e riposano in essa il resto della
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-vita, facendosi dar del signore, e raccontando mirabilia
-di quel che han fatto o veduto.
-</p>
-
-<p>
-Il curato poi era un uomo sui sessant'anni, di fisonomia
-benevola, di persona ritonda e soda, in somma
-una buona pasta di vecchiotto, che pareva fatto per
-vivere in santa pace i suoi cent'anni; di costume era
-piacente, purchè non gli mettessero la mattana addosso,
-com'era non il rado, la fiocaggine d'una infreddatura
-toccata nel quotidiano suo passeggio sulla bass'ora, o
-la noja d'una stentata digestione, dopo un desinare
-d'etichetta presso alcuno de' signorazzi che villeggiasse
-nella contrada.
-</p>
-
-<p>
-Il curato dunque, il quale, al solito, se ne stava a
-suo grand'agio sdraiato in un seggiolone, che il signor
-Samuele aveva collocato nel miglior cantuccio della
-stanza, proprio per il signor curato <i>exclusive</i> (così
-egli soleva dire), leggeva, al lume d'una fumosa candela,
-la gazzetta arrivata allor allora per il procaccio
-del distretto.
-</p>
-
-<p>
-I tre circostanti pendevano da quella lettura, come
-la gente del buon tempo antico dalle parole dell'Oracolo:
-solamente il signor Gaspero (quest'era il nome
-del vecchio signorotto) dimenava qualche volta il capo
-in atto di dissentimento, o sogghignava con un cotal
-suo vezzo, lasciando vedere due file di denti lisci e
-ben saldati. Lo speziale e l'agente, a bocca aperta,
-stavano intenti alle parole del curato, che leggendo si
-piaceva di frastagliar quelle politiche novità d'alcune
-sue chiose e considerazioni, giudicate voi se fossero
-profonde!
-</p>
-
-<p>
-— «Il ministero inglese, se si deve prestar fede
-a' rumori che corrono, sta per mutarsi.» — L'ho
-detto io, che la doveva finir così! Era impossibile
-durarla!... Non c'è stato buon sangue mai, mai, tra
-que' signori delle Camere e i ministri! La è curiosa
-da vero, voler governare loro signori, e non esser
-d'accordo giammai nel darla, la legge! eh! eh!...
-</p>
-
-<p>
-— Propio tale quale nel nostro convocato, dove
-ognuno vuol dire il suo sproposito! commentò l'agente
-della comune.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì! sì! ma, zitto! badate. — «Dicesi che lord ****
-voglia dare la sua dimissione. Jeri mattina, Sua Grazia
-s'è trasferito dal re; e si pretende che quanto prima
-il nobile lord deporrà nelle mani di S. M. il
-portafogli.» — Ma bravo! così avrei fatto anch'io!
-deporre il portafogli! bravo il mio lord ****! — «Se
-la crisi si verificasse, e se così di subito il ministero
-fosse disciolto, il partito de' <i>whigs</i> ne scapiterebbe,
-perchè, attesa la chiusura delle Camere, le notevoli
-riforme, che stavansi maturando dai radicali, sarebbero
-aggiornate fino alle nuove sessioni; e la buona riuscita
-ne diventerebbe più ardua.» — Conseguenza
-chiara come il sole!
-</p>
-
-<p>
-— Il partito dei whigs? Cos'è questo <i>whigs</i>? saltò
-su a domandare, con una smorfia innocente, l'agente
-comunale.
-</p>
-
-<p>
-— E i radicali?... Che voglion dire? chiese anch'egli
-il signor Samuele.
-</p>
-
-<p>
-— I whigs? i radicali? rispose il curato, con un'aria
-di compassione. Che cosa sono?... Se nol sanno nemmen
-essi che cosa sieno! I whigs sono un partito, i
-radicali sono un altro partito, e voi sapete che i partiti,
-non si domanda cosa sieno: gente nemica d'altra
-gente! Ma i galantuomini non sono di nessun partito;
-perchè galantuomo è chi vive in pace con tutto il
-mondo.... Oh andiam innanzi.
-</p>
-
-<p>
-— Adagio, adagio! prese a dire allora con un far
-d'importanza il signor Gaspero, che fra coloro era
-tenuto in conto d'uomo di gran criterio, perchè aveva
-veduto al mondo più che Ulisse, al suo tempo, dopo
-la caduta di Troja. Egli, intanto che il curato parlava,
-aveva sorriso fra sè e sè con una compiacenza segreta.
-Se volete, vel dirò io cosa sono i <i>whigs inglesi</i>! Dovete
-sapere che là, come dappertutto, i signori e i
-poveri diavoli si guardan di traverso, per gelosia, per
-invidia, per prepotenza, che so io... e cercan sempre
-di guadagnarla gli uni sugli altri, perchè nel mondo,
-vedete, la cammina così! I primi dunque si chiamano
-i <i>whigs</i>, gli altri i <i>tories</i>, mi pare... o viceversa, ch'è
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-poi lo stesso, perchè non è il nome che fa la cosa.
-Avete capito? Adesso continui pure, signor curato.
-</p>
-
-<p>
-— «La compagnia delle Indie Orientali tenne nella
-passata settimana una sessione, alla quale sono intervenuti,
-eccetera...» salto questo paragrafo e questa
-filza di nomi indiavolati, perchè non la mi pare una
-notizia di peso.
-</p>
-
-<p>
-— Ma però, mi dica di grazia, tornò a domandar
-lo speziale, che compagnia è questa? l'ho udita menzionar
-le tante volte nella gazzetta.
-</p>
-
-<p>
-— Dev'essere, rispondeva ancora il curato, una società
-d'uomini dotti, filosofi, letterati e simil gente, i
-quali da lungo tempo hanno mandato in que' paesi a
-cercarvi le antichità; con che fine poi, non so.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! oh! ma lei s'inganna, caro signor curato! lo
-interruppe un'altra volta il signor Gaspero col suo risolino.
-La compagnia delle Indie è una società di negozianti,
-tutti ricconi sfondolati: altro che letterati!
-altro che dotti!
-</p>
-
-<p>
-— Oibò! questa poi non me la bevo, replicava il
-curato, stizzito per quella nuova interruzione, e punto
-sul vivo. So ben che lei mi canzona! Cosa devon fare
-de' negozianti in que' paesi di barbarie, di miseria? Ma
-solamente la spesa del viaggio!... E poi, là... con
-quelle belle usanze d'impalare e bruciar vivi!... Se
-lo sanno i poveri missionari, a cui tocca di portar un
-po' di vita cristiana fra que' diavoli incarnati d'Indiani!...
-Negozianti? oh! oh!
-</p>
-
-<p>
-— Ma io l'ho veduta l'Inghilterra, sa lei, signor
-curato? l'ho girata in lungo e in largo; e di questi
-Marc'Antonii, che parlan di milioni, come noi di scudi,
-io n'ho veduti e conosciuti parecchi, come conosco
-lei. E a me bisogna credere, chè de' paesi n'ho attraversati
-tanti, che quasi non me ne ricordo più i nomi.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà un'altra compagnia; ma questa non può,
-essere...
-</p>
-
-<p>
-— Eppure, caro signor curato, questa volta...
-</p>
-
-<p>
-— Scommetto che non è una compagnia di mercanti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che la fosse una compagnia comica?... domandò,
-per vedere d'accomodar le partite, l'agente
-comunale.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! tacete voi!... E qui il povero curato, che
-in tutto il tempo di sua vita non aveva mai viaggiato
-più in giù di Como e più in su di Colico, sentiva scaldarsi
-il sangue, e fissando il suo contradditore: Questa
-volta, dice, eh! mi pare anche a me d'aver letto la
-mia parte di buoni libri, e ciò val tanto quanto il suo
-aver viaggiato, perchè quelli che scrivono han sempre
-ragione, e ne sanno un po' più di me e di lei... dunque,
-per dincibacco! mio caro signor Gaspero, posso
-aver ragione io, e lei torto!...
-</p>
-
-<p>
-— Ma la si quieti, don Gioachimo, e mi badi...
-</p>
-
-<p>
-— Eh le zucche! continuava l'altro, gettando sulla
-tavola la gazzetta, con una stizza da non dire. Lei
-l'ha sempre con me; già è un pezzo che me ne sono
-accorto.
-</p>
-
-<p>
-— Io?...
-</p>
-
-<p>
-— Sempre contraddirmi, sempre! tutto! È cosa
-incredibile! Scommetto che se dico che adesso è notte,
-lei sosterrà ch'è giorno chiaro! Gli è proprio un
-dispetto!
-</p>
-
-<p>
-— Ma, caro signor curato, la si calmi!...
-</p>
-
-<p>
-— Ma lei ha ragione! ma sarà come vuole...
-</p>
-
-<p>
-E, così dicendo, lo speziale e l'agente a stento lo
-trattenevano nel suo seggiolone, chè già stava per alzarsi
-sdegnosamente, e aveva ripigliato la canna e il
-cappello per andarsene. Nè poco ci volle per farlo rimanere;
-andava borbottando che già erasi fatto troppo
-tardo, e ch'egli aveva la testa a ben altre cose che a
-quelle bazzecole: e così mulinando fra sè stesso, tirava
-fuori a ogni momento dal taschino de' calzoni il suo
-grosso oriuolo d'argento, e studiava le ore e i minuti.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Gaspero, che dal canto suo ben sapeva d'aver
-ragione, trascinandosi la seggiola dietro, aveva
-voltate le spalle al curato, e susurrava anch'egli: Che
-ignorante ostinato! Sicuro, quest'oggi ha fatto una
-cattiva digestione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-E forse la cosa non sarebbe finita così, se in quel
-momento non foss'entrato nella bottega, con un far
-frettoloso e straordinario, e con una ciera tutta nuova
-il signor dottore.
-</p>
-
-<p>
-— Gran novità, signori! una cosa che non m'è capitata
-mai: indovinate mo, signor Samuele, donde
-vengo?
-</p>
-
-<p>
-— Che so io? da un'avventura galante.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! non ho di questi belli spassi! E lei, signor
-Gaspero?
-</p>
-
-<p>
-— Ma... non saprei! forse da una vincita a tarocchi?
-</p>
-
-<p>
-— Eh via! tutt'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dunque da che? domandarono a una volta
-l'agente e lo speziale.
-</p>
-
-<p>
-E il dottore con voce seria, bassa, come rivelasse
-un mistero: — Vengo in questo punto dalla villa ****,
-dove fui chiamato, per visitar quel signore inglese,
-quel lord, ch'è venuto a starvi due mesi fa, e che
-adesso minaccia di lasciar qui le ossa!
-</p>
-
-<p>
-— Oh!... sclamarono a coro, lo speziale, l'agente,
-il curato e il signor Gaspero.
-</p>
-
-<p>
-— Se la è così, soggiunse poi il primo d'essi, voi
-gli avrete dunque parlato, a quest'uomo così ricco e
-così arrabbiato, che nessuno ancora ha veduto ch'è
-tampoco, perchè se ne sta sempre chiuso laggiù nel
-palazzotto, come l'orso nella sua tana.
-</p>
-
-<p>
-— Dite, l'avete veduto?
-</p>
-
-<p>
-— Veduto? no, veduto veramente, no!
-</p>
-
-<p>
-— Come? bravo dottore! disse ridendo sonoramente
-il signor Gaspero. Ma che razza di visita gli
-avete fatto?
-</p>
-
-<p>
-— Dirò, ecco qui cosa fu. Io me n'andava stasera
-solo e quieto a casa mia, al batter delle nove, e stavo
-per metter la chiave nella toppa della porta, quando
-mi si fa incontro, e mi ferma, tagliando l'aria con un
-gesto, un uomo alto, vestito di nero, meglio ch'io non
-sia. Domando che cosa voglia; non risponde, toglie fuor
-di tasca una letterina, e me la consegna. Io non poteva
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-leggerla al chiaror di luna; dunque entro in casa,
-e invitato colui a salire, gli domando se aspetti risposta;
-egli mi fa segno col capo di no, e si pianta
-ritto, là, presso la porta. Salgo le scale, chiamo mia
-sorella Cecilia, che corra col lume: era al buio ancora
-la stordita! Basta, quando Dio volle, ella comparve col
-candeliere, e io, che morivo di voglia d'uscir del dubbio,
-apersi la lettera; era linda, lucida, e scritta d'un
-caratterino d'amore, bello da baciare...
-</p>
-
-<p>
-— O dottore, lei torna giovine di vent'anni! disse
-il signor Gaspero.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! confesso che alla prima la credetti una dichiarazione
-amorosa... Era firmata <i>Elisa Leslie</i>... ma
-lessi! non dicev'altro, se non che subito, e in segreto,
-dovessi andare alla villa, dietro il latore del biglietto,
-per la premura d'un malato. Discesi dunque, e dicendo:
-Son qua, seguitai l'uomo nero e muto, che poi seppi
-essere un cameriere del lord. Mi fece entrar nel palazzo
-per una porta nascosta e per un andito nella
-cucina; di là, salita una scaletta torta e buia, mi mise,
-dentro un salotto, dove mi disse d'aspettare, e mi piantò
-solo. Alla fine comparve una bella giovine, una delle
-figliuole del lord... Non vi ricordate d'averle vedute
-talvolta a diporto giù per il lago?... Bene, era la più
-grande, la più smorta delle due; essa mi salutò con
-grazia, e mi disse, tutta affannosa, e pregandomi di
-non parlare con anima viva, che l'ammalato era suo
-padre; che da lungo tempo una tetra malinconia lo
-travagliava, e che pochi giorni innanzi, al ricevere non
-so che cattive notizie d'Inghilterra, aveva avuto un
-accesso di forti convulsioni, che risvegliarono una tosse
-sanguigna; che nella mattina poi, le convulsioni e la
-tosse avevano spiegata una spaventosa violenza: la povera
-giovinetta parlava e insieme piangeva, e mi scongiurava
-che salvassi suo padre. Fu allora che, fatto
-un passo, domandai di veder l'ammalato; e la fanciulla:
-Oh gli è impossibile, disse, trattenendomi;
-mio padre non vuol vedere nessuno, nessuno fuor di
-me e di mia sorella; l'ha giurato! nè, per quanto noi
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-l'abbiam pregato, non ci permise mai di chiamar un
-medico; egli non fa altro che ripetere di voler morire!...
-E bene, che avrei dovuto fare? come vedere,
-conoscere, ponderare?... Io avevo un bel replicare:
-Senza la diàgnosi, cosa si fa? la fanciulla tornava da
-capo a pregare, a piangere. Era un impiccio nuovo
-per me!... Pensai, studiai, diedi un'occhiata mentale
-a tutta la mia teoria, perchè pratica sui lord non ne
-ho mai fatta... infine, scrissi queste pozioni e quest'empiastro,
-che faranno o no, come Dio vuole. E ora, a
-voi, signor Samuele! Spedite le ricette; premura e
-attenzione, che ci avrete il vostro conto!
-</p>
-
-<p>
-E gittò sulla tavola dello speziale due lunghe indicifrabili
-scritture, che preparavano sa il cielo quali
-cose! Il signor Samuele si piantò gli occhiali sulla gobba
-del naso, e si mise a studiarle.
-</p>
-
-<p>
-— Ora viene il buono, continuava il dottore; io
-aveva raccomandato alla signorina una rigorosa cura
-morale e uno scrupoloso trattamento dietetico dell'ammalato,
-ed essa mi congedava col miglior garbo del
-mondo, ringraziandomi mille volte — manco male!
-Partita lei, tornò quel cameriere, e cavandosi con atto
-di singolar rispetto il cappello, mi mise nelle mani un
-cartoccetto, e m'accompagnò fino alla porticina. Io
-presi la via inverso il paese; e cammin facendo, il
-raggio della luna, che stasera è sì bella e tonda, mi
-fece naturalmente pensare di guardar nella cartolina:
-l'apersi, guardai... mi pareva e non mi pareva una
-moneta piccola, gialla... oh! oh! foss'oro! Il cuore
-mi battè subito, e qui giunto, entrai nel primo uscio,
-dove vidi lume... dite mo? era un luigi d'oro, un
-buon luigi doppio, perchè gl'inglesi non contan che
-luigi e ghinee... Ecco qui — e tolse fuori la moneta
-ancora incartocciata — non è vero, signor Gaspero,
-lei che n'avrà vedute di questa razza, non è genuino,
-di peso?... Che bel curare i lord! La è un'avventura
-questa? vi pare?... Qui non ci son baie.
-</p>
-
-<p>
-— Ma bravo dottore! queste sono visite di nuova
-stampa per voi, disse il signor Gaspero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì! proprio, nè sarà l'ultima, spero.
-</p>
-
-<p>
-— Bravo, bravo! ma quel lord! chi sa mai quel
-che ci cova qui sotto? soggiunse l'agente.
-</p>
-
-<p>
-Lo speziale intanto aveva messo sossopra la sua officina,
-e ingombrata la tavola d'una folla di boccie,
-vasi e fiaschetti. Rimboccate le maniche della giubba
-fino al gomito, stava stemperando e mescolando unguenti,
-siroppi e giulebbi, con uno scrupolo di scienza,
-degno di que' due barbuti figuroni, onde un vecchio
-pittore comasco aveva istoriate le grosse imposte della
-sua bottega, e che volean dire Ippocrate e Galeno.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap7-1">VII.
-<span class="smaller">SCENA DI FAMIGLIA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-In una stanza solitaria, abbandonata del palazzo, lord
-Leslie nascondeva sè stesso e la sua cupa tristezza
-allo sguardo di tutti. Nessuno v'aveva mai messo piede,
-fuori delle sue figliuole e d'un antico famigliare, favorito
-del padrone, come son que' buoni vecchi che
-contan più di quarant'anni di servigio in una casa.
-</p>
-
-<p>
-La stanza non guardava al lago, ma al fianco della
-montagna, e solo la rischiaravano verso sera i pallidi
-riflessi del sole cadente. Un letto di foggia antica e
-chiuso da verdi cortine di seta, era collocato nell'alcova
-che s'apriva nel fondo: allato, un gran seggiolone
-a bracciuoli coperto di velluto damascato, una
-tavola con le gambe a rabeschi, e sopravi una guantiera
-con tazze di cristallo e vaselli d'argento. Pendevano
-dalle pareti gli antichi ritratti di famiglia, quell'ultime
-memorie de' nostri vecchi, che oramai non
-hanno altro rifugio che i cameroni e gli anditi buj
-delle ville deserte, se pur non albergano capovolti, in
-mucchio, su le soffitte o ne' soppalchi delle nostre
-case, o non sono dagli stessi figli e nipoti, come succede,
-mandati all'incanto su pe' muricciuoli. — Un
-armadio di legno nero intarsiato, uno scrittoio ingombro
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-di carte e libri alla rinfusa, e poche seggiole rivestite
-di coperture di saja verde, compivano la suppellettile
-di quella trista dimora.
-</p>
-
-<p>
-Già da venti lunghi giorni il lord era là, inchiodato
-nel suo letto dall'improvviso malore che l'aveva colto;
-era là, con la sola compagnia de' suoi foschi pensieri
-e delle sue speranze antiche, richiamate con un accoramento
-febbrile, assaporate quasi per crucciarsi
-l'animo con la loro memoria.
-</p>
-
-<p>
-Le sue figliuole, que' due angioli che il Signore gli
-aveva mandato, perchè fossero la sua più fedele consolazione
-nella vôta esistenza, pareva che gli venissero
-in uggia anch'esse. Quand'erano a fianco del suo
-letto, sedute insieme nell'ampio seggiolone, con le leggiadre
-lor teste abbandonate su gli stessi origlieri che
-lo sorreggevano; quando venivano a confortarlo con
-quelle parole che a' figli nessuno insegna, e ch'essi
-soli sanno trovar sì bene, egli non sentiva l'armonia
-delle care voci, che avrebbero versato sul suo cuore
-ferito il balsamo dell'amore. Assorto ne' pensieri che
-lo facevan dispettoso d'ogni altra cosa, egli voltavasi
-bruscamente dall'altro lato, se una d'esse lo chiamava
-teneramente col nome di padre; e poi le congedava
-con mal piglio, dicendo di volere star solo e di non
-aver bisogno delle lor fanciullesche carezze.
-</p>
-
-<p>
-Piangevan silenziosamente le buone giovinette al
-suo duro parlare, e se n'andavano mute e lente; ma,
-uscite appena, compativano insieme al povero padre,
-chè il suo male l'avesse fatto inquieto ed aspro; e si
-confortavano a vicenda ad aver pazienza, chè forse, con
-l'amorose loro sollecitudini, avrebbero medicato il dolore
-di lui, e vinta la sua ostinata tristezza. E si fermavano
-nella vicina stanza, origliando a ogni più lieve rumore;
-e riscosse, appena che uno sfogo improvviso di tosse
-turbasse il caro ammalato, accorrevan di novo al suo
-fianco; e lo pregavano, col pianto sugli occhi, che per
-amor loro bevesse alcuna delle pozioni che gli apprestavano
-per temperare quella sua angoscia convulsiva.
-Ma non gli svelarono mai che un medico le avesse
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-ordinate; sarebbe stato lo stesso che dirgli di spezzarne
-le boccie contro la parete; bensì, con pietoso
-inganno, rassicuravano sempre ch'eran semplici calmanti
-da esse loro apparecchiati.
-</p>
-
-<p>
-Ma le innocenti non sapevano che la principal cagione
-di quel male fosse l'ira dell'egoismo ingannato
-che lo rodeva, fosse l'estrema rovina delle sue lunghe
-fatiche, l'ultimo crollo d'un edifizio a cui per
-tutta la vita aveva lavorato, l'edifizio della sua grandezza!
-Le novelle a lui venute d'Inghilterra per lettere
-e per gazzette, e confermate pur troppo presto,
-avevano rivelato a lord Leslie che tutto il suo credito,
-un tempo così potente, era perduto, che le sue
-mene politiche cagionavano la caduta della sua stessa
-fazione; e che le nuove elezioni della sua contea, ultima
-speranza a lui rimasta, erano cadute sopra individui
-della parte opposta, e, fra quelli, sul più conosciuto
-suo civile nemico. E di più, gli toccò perfino
-di legger ne' giornali la storia della sua rottura col
-figlio, travolta, esagerata, come si suole, commentata
-per suo discredito, quasi fosse stata una domestica tirannide.
-Tutto ciò, e anche meno sarebbe certo bastato,
-finì a suscitare nella sua logora vita un subitano
-rovescio; la malattia che da lungo tempo covava, si
-spiegò violenta; e senza l'amore e la paziente attenzione
-di quelle soavi creature d'Elisa e Vittorina, lord
-Leslie avrebbe forse dovuto soggiacere a quell'ultima
-offesa dell'orgoglio già vulnerato.
-</p>
-
-<p>
-Non era la mattina, ed Elisa, a passo cauto, leggero,
-entrava nella camera del padre ammalato; il
-suo cuore batteva di speranza e di segreto timore.
-Ella rimosse con mano tremante la verde cortina dell'alcova,
-si sollevò lieve su la persona, e guardò. — Suo
-padre pareva dormire d'un sonno tranquillo; perchè
-il respirar di lui non era più sì affannoso, e la
-calva sua fronte, che ombravano due ciocche di grigi
-capegli, era pallida e serena.
-</p>
-
-<p>
-La buona figlia sentì allargarsi il cuore, levò al cielo
-gli occhi, domandò una benedizione all'anima di sua
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-madre, perchè le dèsse forza di compiere il generoso
-proposito, per cui quel giorno ell'era venuta così di
-buon'ora nella stanza paterna. E poi lenta avanzando,
-s'adagiò cheta cheta nella seggiola, accanto al capezzale
-di suo padre; e abbandonata a' pensieri ond'era
-pieno il suo animo verginale, si perdette ne' sogni
-dell'avvenire, in quell'estasi che un'intemerata speranza
-dipinge come d'un'iride di felicità.
-</p>
-
-<p>
-Intanto, senza ch'ella se ne fosse accorta, il padre
-s'era svegliato; e il primo oggetto che gli appariva,
-era l'amorosa fanciulla sedutagli accanto, era quella
-sembianza angelica e pura, che la faceva parere cosa
-non mortale. Egli, senza pur muoversi, la guardava, ned
-ella s'era ancora riscossa; la guardava, non l'aveva creduta
-mai così bella. — Povero padre! quel pensiero
-d'innocente orgoglio nasceva nel suo cuore forse per la
-prima volta! Continuava a contemplarla, e sentiva un
-piacere mite, segreto, che non aveva provato mai.
-</p>
-
-<p>
-Allora trasse una mano fuor delle coltri, e strinse
-con dolce forza il braccio della figlia, ch'essa pianamente
-aveva poggiato su la sponda del letto. Elisa a
-un tratto si risentì, e le parve che il padre leggesse
-ne' suoi pensieri, che quello sguardo la penetrasse sino
-in fondo al cuore... I suoi sogni eran sì belli! Arrossendo
-per subitanea tema, si chinò verso di lui, e
-disse: — O mio padre! io era venuta a spiare il momento
-che vi sareste svegliato, e intanto i miei pensieri
-m'avevano rapita lontano lontano, ch'io quasi
-vi dimenticava; o mio caro povero padre!
-</p>
-
-<p>
-— Buona Elisa! tu mi vuoi bene, lo so! tu mi sei
-cara, adesso più che mai! rispondeva l'ammalato con
-tale accento di mitezza insolita, che la figlia non credette
-quasi a sè stessa.
-</p>
-
-<p>
-— E potrei non amarvi? Ma ditemi prima che avete
-passato una notte quieta, e che state meglio di jeri...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì! Sto bene, bene da vero.
-</p>
-
-<p>
-— Corro dunque a dirlo a Vittorina, che aspetta
-qui fuori questa buona novella. Pure, siete assai pallido,
-e la vostra mano arde e trema...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non importa, io sto bene! perchè, sappi, il mio
-male è qui, qui dentro!... E con la destra si premeva
-il cuore.
-</p>
-
-<p>
-— O padre mio! che pena mi danno le vostre parole!
-Oh non dite così; dite che noi possiam consolarvi,
-poichè nostra è una parte del vostro dolore!
-Deh fatevi cuore, siate giusto con voi medesimo! E
-se troppo vi pesa, come dite voi, la cattiveria degli
-uomini, oh copriteli di disprezzo e d'obblio! E guardate
-a noi, pensate alle vostre due figlie, e anche al
-vostro... sì, al povero... Ma s'arrestò d'improvviso,
-e chinò gli occhi a terra, sbigottita da uno sguardo
-terribile di suo padre.
-</p>
-
-<p>
-— Finite! Che cosa volevate dire? chiese il lord
-con tono severo, ma fatto più dolce in viso.
-</p>
-
-<p>
-— Oh nulla! Elisa rispondeva. Io non so, io parlava
-come il cuore mi suggeriva... mi compatite?
-</p>
-
-<p>
-— No! voi lo sapete pure, che non si deve pronunziar
-quel nome dinanzi a me: bisogna dimenticarlo!
-</p>
-
-<p>
-— Dimenticarlo?... non lo potrei. È mio fratello!
-</p>
-
-<p>
-— Egli non è più mio figlio, e io non lo vedrò
-mai più! Ho già cancellato dalla memoria anche il
-suo nome.
-</p>
-
-<p>
-— Dio! s'io fossi quell'infelice, ne sarei morta!
-</p>
-
-<p>
-— Tu, buona fanciulla, non m'avresti fatto il male
-ch'egli mi fece!
-</p>
-
-<p>
-— Ma se ora ne piangesse, se non parlasse che di
-voi, se non avesse altra speranza che del vostro perdono,
-che di vedervi una volta?
-</p>
-
-<p>
-— Egli? oh come t'inganni! Tu non conosci gli
-uomini, tu non sai come certi cuori son fatti! V'ha
-de' figli che calpesterebbero il cadavere del padre, se
-fosse messo a traverso della loro via!...
-</p>
-
-<p>
-— Ah non parlate così! Egli... era buono; e forse,
-se il vostro sdegno...
-</p>
-
-<p>
-— Eh non sai tu, che quell'uomo ha rovesciata la
-mia più lieta fortuna, l'opera di tutta la mia vita?
-È lui, che ha gettato nel fango la canizie di suo
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-padre, lui che mi lima i giorni, che mi precipita prima
-del tempo nella fossa! — E il lord s'era levato su la
-persona, e il suo volto ardeva di tutto l'antico sdegno:
-ma, indi a poco, raccolse le coltri, e s'abbandonò,
-come oppresso, sugli origlieri, dicendo con voce
-mutata: — Via! non parliam più di lui! non affrettiamo
-con un impeto inutile l'ora fatale che non tarderà
-a venire! Povera Elisa! tu sola mi resti, tu che
-intendi cosa sia il segreto dolore di tuo padre. Tua
-sorella è troppo giovinetta, è ingenua, spensierata;
-essa vede le rughe della mia fronte, ma non la ferita
-del mio cuore.
-</p>
-
-<p>
-— O padre mio, se sapeste, non io sola, ma tutti
-piangiamo per voi... Oh! ricordatevi che l'ultimo voto
-di nostra madre fu la felicità e la pace di noi tutti...
-e che invece!... perchè, anche lui...
-</p>
-
-<p>
-— Lui! sempre lui! Sa egli forse ch'io son qui,
-presso a morire, in terra straniera, e per sua colpa?
-Io giuro che se il sa, ne ride!
-</p>
-
-<p>
-— Gran Dio!... proruppe la figlia, e si coperse con
-le mani il volto già bagnato di lagrime. No, non è
-vero! oh se sapeste!...
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi, che sapete di colui?... dov'è? dite...
-dite! rispondete a vostro padre.
-</p>
-
-<p>
-— È qui!... balbettò allora con voce timida e sommessa
-la giovinetta; qui, ne' dintorni. No, egli non
-era partito, come voi avete creduto. Son due mesi
-che se ne sta in una povera casa, non lontano di noi,
-nascondendosi a tutti, e a voi più che a tutti, perchè
-l'avete con sì gran collera scacciato. Era questo
-il nostro gran segreto!... Oh perdonateci! Quante volte
-egli volle tornare, gettarsi dinanzi a voi, stringer le
-vostre ginocchia, e giurare di sagrificar tutto al più
-piccolo vostro volere!...
-</p>
-
-<p>
-— Che sento? Egli è qui? Ha dunque dimenticato
-che nulla v'è più di comune fra noi? E perchè non
-è partito, perchè non lascia ch'io sopporti in pace questo
-male?
-</p>
-
-<p>
-— Egli aspetta il vostro perdono...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E intanto che aspetta... io qui languisco, dimenticato
-da tutti... Oh! aspetti, aspetti pure, ch'io morirò
-ben presto, e porterò con me nella fossa il nome di
-mio padre!... Aimè, che ho vissuto infelice per morire
-infelice! Oh s'egli non avesse spezzato ogni legame
-fra noi, se venisse a sostenere il mio capo, a
-dirmi una parola di compassione!... Ma no! egli non
-verrà. Il suo cuore non è impastato che di bassezza
-e d'egoismo. Se fosse qui, mi lascerebbe languire,
-finire così, senza cercar di vedermi?
-</p>
-
-<p>
-— Ah signore, voi lo dite? ah ditelo un'altra volta,
-e lo vedrete inginocchiarsi a' piedi del vostro letto,
-piangere, domandarvi la vostra benedizione! Ricordatevi,
-padre mio, ricordatevi che voi l'avete respinto
-dal vostro seno! Dite adesso una pietosa parola. Ma,
-voi l'avete già detta!... e Arnoldo, ah! lasciate ch'io
-vi confidi tutto, Arnoldo è là che v'ascolta, che piange
-nelle braccia di Vittorina... E così parlando con inesprimibile
-dolcezza d'amore, ella correva affannosa all'uscio
-della stanza, e — Vieni, diceva, mio povero Arnoldo,
-vieni! tuo padre ti perdona! ah ringraziane
-Dio!...
-</p>
-
-<p>
-Entrava Arnoldo, pallido, sommesso, e fatto umile
-dal gran dolore. Il vedere suo padre così mutato, così
-invecchiato in due mesi, gli spezzò il cuore d'affanno.
-In quel momento, egli sentiva la forza di rinunziar
-per lui a ogni speranza, a ogni volere. Oh! nulla avrebb'egli
-osato negare a quel vecchio, che per la prima
-volta vedeva giacere oppresso sotto la muta sentenza
-d'una morte aspettata.
-</p>
-
-<p>
-S'avanzava lentamente, s'avvicinava al letto, china al
-terreno la testa, coprendosi d'una mano gli occhi; piangeva,
-nè sapeva trovar parole a spiegar la piena degli
-affetti, che sì forte in quel momento lo conturbavano.
-Egli rivedeva suo padre, lo rivedeva più mite e meno ingiusto;
-e la speranza di consolarci giorni travagliati di
-quell'uomo caduto, gli faceva parer men dura la parola
-d'accusa che stava per pronunziare contro sè stesso.
-L'immagine di un padre prostrato in una prematura
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-vecchiezza, portante il peso d'una sciagura quantunque
-voluta, lo ferì nel più vivo del cuore. Egli cadde in ginocchio
-a' piedi del letto di lui.
-</p>
-
-<p>
-Lord Leslie sentivasi, pur non sapendo come, trascinato
-da un'angoscia segreta a perdonare, a dimenticare
-il passato, a rivivere come un tempo nell'unico suo
-figlio. Sollevossi allora sul letto; e alzando la sua testa
-calva e superba, nell'impeto d'un prepotente pensiero,
-stese la destra ad Arnoldo; il quale con rispetto la strinse,
-chinando su di essa la fronte. Ma il lord non disse una
-parola; il suo volto non fu rischiarato dal sorriso, il
-suo sguardo non si levò al cielo.
-</p>
-
-<p>
-Fu una pace gelida, incerta. Pareva che un destino,
-col quale entrambi avessero tentato di lottare invano,
-li riunisse in quel momento. Nel cuore del figlio, l'interno
-contento era temperato da un grave dolore, ma
-nel suo volto, più che gioja e dolore, leggevansi timidezza
-e rispetto: in vece l'impassibile e severa fronte
-del padre non era da nessun affetto rasserenata; le rughe,
-che da tanto tempo la solcavano, non erano scomparse,
-gli occhi suoi non furon bagnati d'una lagrima,
-il suo sguardo fu lucido e fisso. — Era lo strano e fiero
-contrasto di due cuori concitati e diversi; e quasi faceva
-terrore la verità di quella scena semplice e muta!
-</p>
-
-<p>
-Ma le due giovinette eran tutte commosse. Elisa,
-piena di gioja, perchè quella pace era stata opera sua,
-nascondeva nel seno di sua sorella il volto e le lagrime
-della tenerezza. E Vittorina teneva fissi gli occhi
-sopra di lei, e col sorriso d'un gaudio celeste la baciava
-in fronte.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap8-1">VIII.
-<span class="smaller">AMICIZIA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-In quel mezzo, dopo il primo incontro d'Arnoldo
-e di don Carlo lungo il solitario sentiero della montagna,
-la conoscenza loro s'era fatta non solamente più fidata
-e più stretta, ma, grazie al costume, all'alterna
-stima, e allo stesso giovenile entusiasmo del cuore,
-era divenuta oramai una vita compagnevole e intima.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine inglese non ebbe a male quella prima
-peritosa accoglienza del vicecurato; e il giorno dopo il
-loro incontro, come gli aveva permesso, venne a visitarlo,
-e seppe con maniere riverenti e modeste cattivarsene
-l'attenzione e la fiducia.
-</p>
-
-<p>
-Quella stessa mattina, quando nel partire attraversò
-il salotto a terreno della casa, il giovine rivide le due
-donne che aveva notate nella chiesa, la domenica innanzi;
-e il prete, accompagnandolo fino alla porta,
-gli disse ch'erano sua madre e sua sorella. La prima,
-al suo passare, aveva fatta una riverenza; ma la fanciulla
-non aveva sollevato la testa dal lavoro al quale
-stava intesa.
-</p>
-
-<p>
-Don Carlo, tornando col pensiero al novello colloquio
-avuto con Arnoldo, conobbe che l'anima di
-questo giovine non era solo dilicata e onesta, ma
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-degna ancora di studio, e di raro pregio. Si persuase
-che Arnoldo non era uno di quegli scioperati che
-viaggian per paesi, di cui non sanno che il nome, d'altro
-non solleciti che degli agi e piaceri che abbandonarono
-in casa loro. Poco gli bastò per intendere che l'anima
-di lui era calda di nobili affetti e di volontà generosa,
-che lo spettacolo di tante cose nuove vedute e cercate
-aveva messo nel suo cuore, non logorato ancora da impetuose
-speranze, nè da violente passioni, un'incerta
-tristezza di pensieri, un'involontaria e immatura dubbiezza
-di tutto. Era la timidità d'una mente degna
-di miglior sorte; era l'inerzia d'una vita giovine e
-negletta che ripiegasi, per dir così, sopra sè stessa,
-nell'indifferenza delle cose che la circondano; era
-l'uomo che s'abbandona per non si rialzar forse mai,
-se la sventura nol trascini alla disperazione, o l'ebbrezza
-della fortuna non l'acciechi con un delirio.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo aveva cuore schietto e ardente. Egli non
-era creato per le compassate e meschine passioni, che
-nella nostra società trovano sempre la loro nicchia: ma
-a lui mancava quella costante energia del volere, che
-sola dà forza per trionfare delle grette apparenze
-di virtù che il mondo accarezza, e per non farsi reo
-di quelle piccole infamie, con cui si pensa bene spesso
-di guadagnar la stima degli altri. Benchè nato in quella
-casta privilegiata, che di per sè stessa chiamasi il gran
-mondo, egli cercava un'aria men corrotta; ma volle,
-per dir così, venire a transazione co' suoi affetti, con
-la sua coscienza; e non seppe più vivere nè d'illusioni,
-nè di dolori. Anzi non potè gettarsi di dosso la noja
-che gli si fece compagna, quando vide andarsene in
-fumo tutte le felicità, tutte le virtù che aveva amate;
-quand'egli, che si credeva così esperto della vita, conobbe
-che il mondo era ben diverso da' suoi sogni, e
-confessò d'esser novizio.
-</p>
-
-<p>
-Allora ritornò alla memoria de' suoi primi anni;
-tornò fanciullo nel grembo di sua madre, alla meditazione
-di quell'ore felici, quando ignorava che cosa
-fossero la gloria, la felicità, l'amore, nè d'altro si
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-nutriva che delle belle speranze dell'avvenire, educato
-dalle sante parole dell'affetto materno e da' semplici
-consigli della sapienza. Ma, aimè! quello fu l'ultimo
-incanto della giovinezza; sentì di non poter più riposare
-nel passato, si trovò solo.
-</p>
-
-<p>
-Eppure l'anima sua era sempre travagliata dal desiderio
-della vita e del riposo, perchè in essa il fuoco
-della virtù non era spento; e viveva tuttavia, benchè
-negletto, in un angolo del suo cuore, un barlume di
-fede. Le vicende de' rapidi e diversi viaggi, che sovente
-trascinano al cinismo e alla noja, conciliarono
-in vece l'anima d'Arnoldo all'amor della pace e della
-solitudine. Da quel tempo, una tinta di non so quale
-malinconia fu sparsa in tutti i suoi pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Rifece allora gli studii della adolescenza, amò la semplice
-verità, e si persuase che la miglior felicità che sia
-lecito sperar quaggiù, consiste in una vita libera e operosa,
-in una vita spesa a profitto altrui nell'onestà di
-tranquilla fortuna, senz'aspettare di esser dagli uomini
-ricambiati del bene che facciamo, ma con l'intima fede
-che il bene di per sè stesso produrrà lieti frutti quando
-che sia. Pure per lungo tempo, abbandonato com'egli
-era, nulla meditò, nulla fece; e la coscienza della virtù
-non era altro ancora che un bel voto de' suoi pensieri.
-Alla sua vita mancava tuttavia l'alito primo, il conforto
-dell'amore e dell'esempio, che dà il coraggio dell'azione.
-E giunto a quell'ora, in cui è forza lottare fra il disinganno
-e la speranza, l'anima sua o si giaceva prostrata
-nell'inazione, o gemeva della sua inutilità, come sotto
-il peso d'un vecchio rimorso.
-</p>
-
-<p>
-Lo sguardo cauto e sagace del vicecurato aveva indovinata
-la vita di quel giovine, che non era fatto per
-un destino infelice, e pareva volerlo. Il loro colloquio gli
-spiegò ben presto tutto il profondo d'un cuore, che a
-caro prezzo comprava l'amara lezione dell'esistenza.
-Ma egli, a cui era toccato d'assaggiare innanzi tempo
-di ben più fieri dolori, egli che nella sua ora aveva,
-come un uom disperato, combattuto e vinto, sentì allora
-una segreta e dolce compassione di quell'abbandonata
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-giovinezza, e si compiacque nella fiducia di
-consolarla e di sostenerla.
-</p>
-
-<p>
-Così, dopo pochi amichevoli ragionamenti, l'uno e
-l'altro furon lieti di quella fortuita conoscenza; e s'erano
-raccontati a vicenda que' riposti segreti che apprezza
-e serba la sola amicizia. Intanto Arnoldo tenne per
-gran ventura che il vicecurato, per alcune domestiche
-ragioni e pel ritardo messo della pretura di **** a regolar
-la tutela della giovine Maria, dovesse rimanere
-più a lungo che prima non pensasse. E, dal canto
-suo, don Carlo divideva di buon grado col giovine forestiero
-le ore di libertà.
-</p>
-
-<p>
-Essi furono veramenti amici. E in que' luoghi pieni
-di vita, nella tranquillità di quelle rive sempre liete
-e sempre nuove, i loro cuori sentivano più forte il
-bisogno di rallegrarsi nella concordia de' pensieri, nell'adorazione
-della bellezza, e più di tutto di gustare
-il sublime del desiderio e il dolce del compianto. — Allorchè
-il tumulto del mondo non disturba la maestà
-della natura, oh come il cuore si versa nel contraccambio
-delle più intime virtù consigliate dalla religiosa
-estasi della contemplazione! oh come è bello e grande
-il credere e lo sperare insieme!
-</p>
-
-<p>
-Un giorno, abbandonati all'inquieto corso d'una barca
-leggera, quand'era il lago conturbato a più rapito ondeggiamento,
-sotto lo spirare del <i>tivàno</i> dell'Alpi, essi confidavano
-i liberi pensieri, i voti misteriosi d'una più
-lieta aspettativa al cielo schietto e azzurro, e nell'alterna
-vicenda del remigare vedevano fuggirsi a fianco
-le rive, i palazzi, le ville; poi, quando il vento taceva
-e il lago tornava quieto, miravano l'acqua disotto ripetere,
-come un'instabile interminata scena, il bel
-paese, e disopra le nubi abbracciarsi e ravvolgersi sorvolando
-i vertici della montagna — come se l'anima arcana
-della natura tutta si risentisse in un'armonica
-commozione di vita.
-</p>
-
-<p>
-Un altro giorno invece, seguivano le viottole più
-erte e dirupate della costiera, e su su pel monte a
-lungo inerpicandosi salivano con una gioia selvaggia
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-di libertà; contenti di trovarsi soli e dimenticati su le
-più ardue vette, di guardare di là, per ogni parte,
-fin dove l'occhio poteva, l'ampio orizzonte delle pianure,
-de' laghi, delle Alpi e del cielo, come un immenso
-oceano di luce e di colori! — E là, su quelle
-cime, sedevano su la dispersa rovina d'un casolare sfasciato
-dall'acque montane, o sul tronco d'un vecchio
-albero sradicato dal fulmine e marcito dal tempo; e
-disopra i loro capi non vedevano sollevarsi che qualche
-rado cucuzzolo di monte, con la sua veste di neve agghiacciata,
-o qualche rozza croce di legno, piantata nel
-crepaccio d'un masso forse da un povero pastore, chi
-sa da quant'anni.
-</p>
-
-<p>
-E più d'una volta cercavano nuovi sentieri sui fianchi
-dell'alpe dove il terreno, scemo d'umori e di fecondità,
-cessa d'esser ricoperto d'erba e ombreggiato di piante,
-dove non altro s'incontra che qualche rara segreta sorgente
-col suo fresco zampillo d'un fil d'acqua, o un'ampia
-zolla rivestita di muscosa verzura, o d'un rosato
-tappeto di ciclamini. E, su per que' dossi, il giovine
-Arnoldo andava cercando con mano paziente l'erbe
-più rare e le pianticelle mirabili e sconosciute, che pare
-l'aria vi cresca con più facile germoglio, solo per la
-pastura d'un branco errante di capre. Perchè egli
-aveva messo studio e amore a quella cara scienza
-dell'erbe e delle piante, che ama e intende la natura,
-e insegna con solitaria consolazione che in ogni angolo
-della terra v'è una virtù misteriosa, una bellezza.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una mattina, Arnoldo e don Carlo sedevano sur uno
-degli alti terrazzi della malinconica e deserta Pliniana.
-</p>
-
-<p>
-Il cielo era cinericcio e nebbioso; e i loro pensieri
-sentivano di quella solenne quiete della natura, che
-pare più muta e mesta, s'è una giornata avversa della
-sua più bella stagione. Arnoldo tenevasi spiegato sulle
-ginocchia il suo albo, e disegnava lo schizzo della veduta
-che gli s'apriva dinanzi — quella fuga di monti dietro
-un monotono velo di nebbia; lo spumoso torrente che
-si rovescia da un'erta cima a fianco del vetusto palagio;
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-quel cielo bigio, uniforme, che gli richiamava al pensiero
-il cielo della patria, una delle scene della sua mesta
-e cara contrada, quel sacro cantuccio di terra, in cui
-riposavano le ossa di sua madre. Don Carlo, poco lontano
-di lui, meditava scrivendo sopra un foglietto, che
-appoggiato a un volume della Bibbia e' si teneva fra
-mano.
-</p>
-
-<p>
-Quando Arnoldo ebbe finito il suo disegno, s'avvicinò
-all'amico, e gli si mise accanto, in atto d'aspettare:
-ma quegli non si riscosse, e continuava a
-scrivere.
-</p>
-
-<p>
-— Che scrivete, don Carlo? domandò Arnoldo.
-</p>
-
-<p>
-— Amico mio, sono pensieri ch'io vo gettando su
-questa carta, tali quali m'ardono in cuore, schietti,
-nudi; egli è un ritorno innocente alla giovinezza già
-passata per me, la quale non m'è più che una memoria.
-Che volete? Noi italiani, noi figli di questo cielo e di
-questa terra, oh no! non possiam distaccarlo dal cuor
-nostro l'amore della poesia, che succhiamo forse col
-latte delle nostre madri, che beviamo coll'aria del
-nostro paese... L'armonia del canto è la più pura
-voce dell'anima!.. E io, vedete, qui, in quest'ora di
-solitudine, in questo luogo sublime, sento risvegliarmisi
-nel pensiero i miei sogni d'una volta, parmi ancora
-d'esser giovine, italiano, poeta!...
-</p>
-
-<p>
-— Oh il vostro sentire è nobile e bello! ditemi,
-ve ne prego, leggetemi il vostro canto: chè anche il
-cuore di chi nacque di là dell'Alpi sente e batte più
-forte, se la parola della bellezza lo scuote.
-</p>
-
-<p>
-— Deh! che volete mai ch'io pensi e scriva? Non
-è, ve l'ho detto, che la tarda rimembranza d'un tempo
-che non torna più. Ora, la mia sorte è certa e tranquilla,
-e il mio cuore contento. Fare a' miei fratelli
-quel poco di bene che per me si possa, nella condizione
-in che mi pose la provvidenza, questo fu il
-primo mio voto, e sarà l'ultimo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma come potete voi col cuore sì caldo, con la
-mente fatta pura dal fuoco dell'ingegno?... lo interruppe
-Arnoldo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Dimenticate l'uomo, e non guardate in me che
-il povero prete. Io sono un nulla agli occhi del mondo,
-ma c'è delle anime che non mi disprezzano. Sono
-que' pochi miei fratelli che vedono in me il loro unico
-protettore; per essi, io sono il mediatore fra i travagli
-di questa terra e la consolazione del Signore. Io parlo
-loro di semplici e sublimi verità, ed essi m'ascoltano;
-io raccolgo la confessione della loro debolezza, e li
-conforto al meglio; me li veggo inginocchiati ai piedi,
-e fo sopra d'essi il segno della croce, il segno del
-perdono; io battezzo i lor bambini, e seggo accanto
-del loro letto di morte, e le anime n'accompagno al
-Creatore, benedicendole... Che altra umana felicità
-poss'io invidiare?.. Oh! chi intende la grandezza di
-questa divina missione, e la compie con quella forza,
-che sola la fede può dare, non ha altro affetto quaggiù,
-non ha altro voto, se non che sia fatta la volontà
-del Signore sulla terra come nel cielo!
-</p>
-
-<p>
-— Queste son cose sublimi, e il vostro proposito è
-grande, come la virtù ch'è necessaria per adempirlo.
-Ma io credo, amico, che il dir addio alla gloria della
-scienza, alla dolcezza della vita, all'onore della patria
-stessa, vi debba esser costato un gran sacrifizio!
-e forse...
-</p>
-
-<p>
-— Deh! chi mi assicurava che sarei venuto in fama,
-che avrei trovato nella gloria il compenso della
-vita spesa per la sapienza? e ciò foss'anche, gli è
-poi vero che sia questa una felicità, o almeno un riposo
-de' nostri desiderii?... Ah! credetelo a me!
-io, dimenticato nella mia oscurità, vivo più contento
-di voi... E la sola cosa che adesso sparga di mestizia
-i miei giorni è il pensiero di mia madre e di mia
-sorella. Povere e buone creature! esse non avranno
-l'appoggio che di me aspettavano...
-</p>
-
-<p>
-— Ma che cosa potreste far di più per loro? Nel
-tempo che siete qui, non avete voi preparata loro
-una condizione onesta e sicura?...
-</p>
-
-<p>
-— Sì; ma io dovrò abbandonarle. Pochi giorni
-ancora, e tornerò dove mi chiama il mio debito
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-sacro, che già per troppo tempo l'ho dimenticato. Oh!
-Dio mi conceda ch'io possa una volta vederle tutte
-e due vicine a me, sotto il mio tetto, ch'io viva con
-loro, sì... perchè io le amo, vedete! sono i soli legami
-che mi uniscono alla terra: mia madre, la donna
-amorevole e pietosa! mia sorella, l'angiolo della modestia
-e della pazienza!...
-</p>
-
-<p>
-— Non v'affliggete per loro; la virtù che si nasconde
-è sempre felice. Su via, aprite l'animo a
-più lieti pensieri; e se non è troppo esiger da voi,
-leggetemi ciò che avete scritto stamane, ve ne prego!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il vicecurato stette alquanto a guardar taciturno il
-suo giovine amico; e poi levatosi lesse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03">LA VOCE DELLA FEDE.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">I</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Perchè il mesto a la terra estremo vale,</p>
-<p class="i02"> Anima mia, ti rinovella il pianto?&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> Poni giù il peso del dolor mortale,</p>
-<p class="i02"> Pensa che solo il sagrifizio è santo!</p>
-<p class="i02"> E tu, Signor, della speranza l'ale</p>
-<p class="i02"> Dona al sospiro dell'ultimo canto;</p>
-<p class="i02"> E tu l'adempi, se nel ciel non muore,</p>
-<p class="i02"> La preghiera del pianto e dell'amore!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">II</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Quando, de' miei prim'anni in sul sentiero,</p>
-<p class="i02"> Sparsa di fior la terra a me s'aprío,</p>
-<p class="i02"> Con volo incauto il giovenil pensiero</p>
-<p class="i02"> I fantasmi seguì d'ogni desio!</p>
-<p class="i02"> Era un sogno la vita! il vel leggiero</p>
-<p class="i02"> D'un'iri circonfusa la vestío;</p>
-<p class="i02"> E 'l sol le rise di sua luce blanda,</p>
-<p class="i02"> E amor la cinse de la sua ghirlanda.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">III</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">O mia terra! o miei voti! — Io vi credea</p>
-<p class="i02"> Il supremo confin d'ogni speranza:</p>
-<p class="i02"> Altra prece il mio labbro non avea,</p>
-<p class="i02"> Il mio cor non ardea d'altra fidanza;</p>
-<p class="i02"> Io cantava di voi, di voi piangea,</p>
-<p class="i02"> E appena un'ombra muta ora m'avanza;</p>
-<p class="i02"> Quasi memoria di perduta voce,</p>
-<p class="i02"> Quasi in terra deserta unica croce!&nbsp;—</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">IV</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">O Verità! quando tremante e anelo</p>
-<p class="i02"> Del tuo regno alle sfere il guardo alzai,</p>
-<p class="i02"> E quando all'infinita eco del cielo</p>
-<p class="i02"> Il mio profondo gemito affidai,</p>
-<p class="i02"> Perchè dal grembo dell'immobil velo,</p>
-<p class="i02"> Mandato un raggio, un raggio tuo non m'hai?</p>
-<p class="i02"> Perchè tace al mio cuor la luce eterna</p>
-<p class="i02"> Dello spirto d'amor che ti governa?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">V</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Oh! il divino tuo sol ch'arde e non pare,</p>
-<p class="i02"> Riluca al declinar degli anni rei!</p>
-<p class="i02"> Se l'alme sofferenti ha Dio più care,</p>
-<p class="i02"> Spargi di duolo tutti i giorni miei!</p>
-<p class="i02"> Tu la solinga lampa dell'altare,</p>
-<p class="i02"> Tu del martirio la corona sei!</p>
-<p class="i02"> L'angelo dell'estrema dipartita,</p>
-<p class="i02"> Il primo dì della seconda vita.&nbsp;—</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">VI</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">O Verità! ti credo anch'io, ti sento!</p>
-<p class="i02"> E il verbo adoro de la gran promessa,</p>
-<p class="i02"> Che il tuo libro mi schiuse in novo accento,</p>
-<p class="i02"> Retaggio eterno d'una prole oppressa!</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p>
-<p class="i02"> Tu il ciel m'additi, e tempri il mio lamento,</p>
-<p class="i02"> Tu splendi, e l'ombra arcana ha luce anch'essa!</p>
-<p class="i02"> Già spira il tuo divin soffio sull'alma,</p>
-<p class="i02"> Che ne deliba la siderea calma.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">VII</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Benedetta quell'ora, e benedetto</p>
-<p class="i02"> L'astro che mi snebbiò la fosca via!</p>
-<p class="i02"> Più non sorge dal cor mortale affetto;</p>
-<p class="i02"> Altro è il fonte che l'anima sitía.</p>
-<p class="i02"> La fè diemmi l'amor dell'intelletto,</p>
-<p class="i02"> D'un secolo cadente all'agonia!</p>
-<p class="i02"> Ed io baciai come un terreno santo</p>
-<p class="i02"> Il suol che bevve de' fratelli il pianto.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">VIII</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Adempi, o Dio, la mia speranza, e scenda</p>
-<p class="i02"> Del tuo servo nel cor l'alta parola;</p>
-<p class="i02"> Sì che a' fratelli la virtude ei renda,</p>
-<p class="i02"> Che l'opre edúca, ed il patir consola.</p>
-<p class="i02"> Dammi l'accento che il perdono apprenda,</p>
-<p class="i02"> Dammi l'amor che a nova età sia scola!</p>
-<p class="i02"> All'avvenir promesso il cor nutrica,</p>
-<p class="i02"> Apri il volume de la grazia antica!&nbsp;—</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">IX</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ecco il tempio e l'altare, ecco la Croce!</p>
-<p class="i02"> Oh! ch'io mi prostri su la sacra pietra.</p>
-<p class="i02"> Signor, questa ch'io sento è la tua voce!</p>
-<p class="i02"> La tua voce è la fè che mi penétra.</p>
-<p class="i02"> Stanco è lo spirto della pugna atroce;</p>
-<p class="i02"> Geme, e la pace de' tuoi santi impetra;</p>
-<p class="i02"> Contempla il fin d'ogni creata cosa,</p>
-<p class="i02"> E nell'amplesso dell'Uom-Dio riposa.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i08">X</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Addio, sogni mortali! E tu fugace</p>
-<p class="i02"> Ne le mie notti ombra evocata, addio!</p>
-<p class="i02"> Qui nel sacro ricinto, ove si tace</p>
-<p class="i02"> Dell'alma sconsolata ogni desio,</p>
-<p class="i02"> Assiso al raggio dell'eterna face,</p>
-<p class="i02"> L'aurora invoco del tuo regno, o Dio!</p>
-<p class="i02"> Che renda all'uom di tua promessa erede</p>
-<p class="i02"> Un amore, una patria ed una fede!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Lesse questo canto con voce grave e commossa il
-giovin prete; poi sollevò gli occhi e li tenne lungamente
-fissi nella faccia china e pensosa del suo
-ascoltatore. Ma su la corrugata fronte di lui, nell'obliqua
-e muta guardatura, egli vide balenare un
-ascoso pensiero; su quella fisonomia indovinò una segreta
-ironia, un'intenzione amara, che mal suo grado
-s'appalesava.
-</p>
-
-<p>
-Tacquero entrambi un poco; poi Arnoldo, come
-facesse forza a sè medesimo, — Amico, interrogava,
-parlatemi di cuore: quanto avete qui scritto, lo
-sentite voi veramente? Crederò che il vostro cuore
-abbia per sempre trovato, come voi lo dite, quel riposo,
-quella rassegnazione ch'è un'incredibile virtù,
-e fa sì che la fede divenga coscienza in voi?
-</p>
-
-<p>
-— O amico, rispose l'altro, fin adesso noi non abbiamo
-mai seriamente discorso intorno a sì gravi
-cose; ma io ben conobbi tutta la vostra vita dal primo
-giorno che m'incontrai con voi: io ho penetrato il
-cuor vostro e la sua piaga!... Lasciate che io la
-scopra a voi stesso; è la mancanza d'una fede!...
-Povero giovine, io vi compiango!
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì! proruppe l'altro, dopo una solenne pausa,
-compiangetemi! Non so dir che tumulto s'agiti qui
-dentro talvolta! Non so dir con quale ardore cercassi anch'io
-questa che voi chiamate virtù, certezza e verità, la
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-fede! — ma non la trovai. Tutto calpestato, tutto diseccato
-e morto! Io penso che la fede non sia più che il
-rifugio dell'anime semplici, ingenue, fiacche: in quanto
-a me, non la vidi che in una povera chiesa di montagna,
-in un'officina, in un tugurio... e, anche là, fu
-un mistero per me! Ma voi... ma chi ha dubitato
-una volta, chi ha pianto per la sete della scienza, chi
-ha numerato in un cuore i bàttiti della virtù, e le
-convulsioni del delitto... Oh io vi credeva di tempra
-più forte e disdegnosa!
-</p>
-
-<p>
-— Uomo ingannato! tu non sai quanto ti costi la
-tua illusione, o che debolezza sia questa che tu stimi
-forza! Tu non vedi con quell'occhio di pace con cui
-io guardo agli uomini, alle cose, per ascendere fino a
-Colui che gli uni e le altre ha fatto. Ma forse, verrà
-qualche momento nella tua vita...
-</p>
-
-<p>
-— Eh! lasciamo un proposito del quale non possiamo
-convenire, e non sia questo che turbi la nostra
-amicizia... Ma l'ora è tarda, e non vorrei che il cattivo
-tempo ne cogliesse. Seguitiamo per quella via,
-se così vi piace, e torniamo a casa dalla parte di
-terra.
-</p>
-
-<p>
-L'altro si mosse senza far nuove parole; ma nel resto
-del cammino fin al paese, il loro ragionare fu
-più contegnoso e più cauto del solito.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap9-1">IX.
-<span class="smaller">AMORE.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Ma in quell'amicizia, che il giovine forestiero aveva
-cercata con tanto studio, non si nascondeva un'altra
-cura più gelosa e segreta, un pensiero più intimo, più
-ardente, il primo pensiero dell'amore, l'imagine di
-Maria?
-</p>
-
-<p>
-Il giovine non può esser mesto a vent'anni: egli
-non vuole allora la malinconia e la meditazione, ma ha
-bisogno d'un affetto più potente che l'aiuti, che gli faccia
-sentire il fremito della vita; sia l'amore o l'ambizione,
-la gloria o la scienza, sia l'avvenire o la fede
-che lo commuova, gli è forza che il suo entusiasmo
-si nutra e viva. Guai a colui che a vent'anni ha il
-fiele dell'amarezza nel cuore, e il ghigno del disprezzo
-sul labbro!
-</p>
-
-<p>
-È nella solitudine, nella pace della campagna, che
-il giovine è più inchinevole alla dolcezza d'un affetto.
-Nel seno d'una bella e tranquilla natura, noi siamo, o
-almeno ne par d'essere, più virtuosi; crediam più facilmente
-all'amicizia, ascoltiamo il consiglio della benevolenza,
-gustiamo la pietà, cerchiamo l'amore. Non
-tutti pensano che sia così, ma non conta: non sono
-io il primo che così pensi e creda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo fra gli altri così credeva. Nella vita solinga,
-abbandonata che menava in quel villaggio, presso a
-suo padre, alla sua famiglia, e costretto a nascondersi,
-a divorare in segreto il suo cordoglio, aspettando pur
-con fiducia che qualche raggio amico lo riconducesse
-nel seno de' suoi, la coscienza del giovine e saggio
-vicecurato era stata una gioia, una felicità per lui.
-Trovandosi solo, egli sentiva la necessità di cercar un
-amico che temperasse il suo sconforto, e lo compatisse.
-E questa sì cara amichevole servitù nessuno gli avrebbe
-potuto prestare meglio che don Carlo, il quale de'
-dolori di questa terra aveva abbastanza veduto per poterli
-prendere sul serio.
-</p>
-
-<p>
-Qui Arnoldo gli scoperse perchè ruppe col padre
-suo; e di quella domestica guerra di cui molti avrebber
-riso, egli vide e conobbe tutta l'acerbità e il disgusto.
-E non solo ne patì per l'amico, ma gli consigliò
-di tornare in pace a ogni patto, dicendogli che
-la collera del padre non poteva esser vinta che dall'amore
-delle sue sorelle.
-</p>
-
-<p>
-Ma quando Arnoldo si rallegrava con sè stesso dell'amico
-acquistato, una memoria più cara gli si risvegliava
-nell'anima. Si ricordava di quel giorno in cui
-aveva ascoltata la predica del vicecurato, là nella chiesa
-del paese. Pensava a quella bellissima e modesta
-creatura, che aveva veduto pregare, inginocchiata
-presso la madre, a quella sembianza malinconica e pur
-così serena nel dolore, a quel volto candido sotto il
-nero zendado. Egli aveva accompagnato con la sua
-la preghiera che allora faceva l'anima sofferente della
-fanciulla. Poi si ricordava che il dì appresso, quand'egli
-era ito a visitare il prete nella sua casetta, aveva
-riveduta la fanciulla, e al rivederla s'era turbato:
-ella invece non aveva sollevato gli occhi, non s'era
-quasi accorta di lui; e la piccola scortesia gli era dispiaciuta.
-</p>
-
-<p>
-Questa memoria ei la serbava come un segreto;
-ma non ardiva ancora d'interrogare il proprio cuore,
-quantunque il dubbio, in cui egli era, gli fosse assai
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-penoso. Ma poi, di volta in volta ch'egli tornava
-alla casetta del lago, e quando, fatto più dimestico
-con le due donne, vide la semplice bonarietà della
-madre dell'amico suo, e scoperse l'anima delicata e
-sensitiva della sorella di lui, allora provò una gioia
-tranquilla e solitaria, una consolazione che non aveva
-gustata da tanto tempo. Respinto dalla sua, parevagli
-quasi d'aver trovato un'altra famiglia; i suoi pensieri,
-che prima erano agitati da un gran tumulto di
-cose, i dubbii cocenti che sempre lo travagliavano, le
-speranze incerte, le visioni che disturbavano i suoi
-sonni e la sua solitudine, tutto il cuor suo si faceva
-sereno, si riposava, appena egli passasse il limitare di
-quell'umile casa — dove non era nessun rumore, fuorchè
-il lento batter del fiotto al basso del muricciolo
-dell'angusto cortile; dove non era nessun'ombra
-fuorchè quella della verde tettoia formata dalla
-vecchia vite che saliva bistorta accanto all'uscio della
-casa.
-</p>
-
-<p>
-Al primo avvicinarsi a Maria, egli non poco si maravigliò,
-chè gli parve di trovare in essa una rara
-modestia, una riserbatezza semplice insieme e sicura,
-insomma una soavità di costume che, alla prima, annunziava
-non solo la bellezza nativa del cuore, ma
-anche lo studio e la squisitezza de' modi. Il suo portamento
-era timido, ma aveva non so qual vezzo; il
-sorriso rado e quieto, il parlare assai modesto, ma
-vero; e quel che più toccava il cuore, era il suono
-dolcissimo della sua voce. Ella portava sempre un
-vestitino schietto, semplicissimo, ch'era povero ma
-mondo, e fatto dalle stesse sue mani; i suoi bei capegli
-eran pettinati con gran cura; le sue mani bianche,
-come quelle d'una damigella. Ben vedevasi
-ch'ella conosceva d'esser nata in umile stato; ma che
-pur non aveva dimenticata ancora la gentilezza delle
-consuetudini d'una volta, la più eletta educazione
-della sua prima età.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo trovava Maria spesso taciturna e pensierosa.
-Egli non le aveva parlato quasi mai, quantunque
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-la vedesse sovente; perchè ben di rado ella e
-sua madre discendevano nel salottino a terreno,
-quando il giovine vi si trovava in compagnia del vicecurato.
-Quindi Arnoldo ardeva del desiderio di
-conoscere i pensieri di quell'anima pudica e ritrosa,
-che pareva chiudere in sè stessa un tesoro di dolcezza
-e d'amore. E cominciò a pensare che la giovinetta
-doveva sentir con dolore la povertà della sua
-condizione, perchè il suo cuore era stato un giorno
-accarezzato dalle grazie della vita; a pensare ch'ella
-aveva la virtù d'esser felice ancora nell'oscura sua
-tranquillità, e che forse sentiva più forti que' nobili
-affetti di che il fratel suo gli ragionava sempre con
-tanto ardore. Arnoldo aveva egli potuto legger nel
-cuore di Maria?... O era il suo un incauto sospetto,
-un fumo che appannava il limpido specchio di quell'anima
-pura?...
-</p>
-
-<p>
-L'idea che Maria fosse degna di miglior sorte, la
-fiducia di sollevarla, di darle una vita novella, lo
-sedusse, lo vinse: il suo pensiero non corse più in
-là. Egli dunque s'abbandonò a quelle nuove e gentili
-illusioni. Un amore poetico, misterioso, un amore non
-rivelato, e tranquillo ancora nella sua purezza, gli
-suscitò nel cuore sogni tutti novi, che gli promettevan
-tuttavia qualche cosa di celeste in terra.
-</p>
-
-<p>
-Questo amore era il suo più prezioso segreto; uno
-sguardo, una parola non l'avevano tradito ancora.
-Dopo molto esitare e molto pentirsi, risolvette di
-tacersi e aspettare, con la sola speranza, che la simpatia
-di quell'anima candida nascesse spontanea per
-lui.... Nel principio dell'amore il giovine, non
-pensa che al suo cuore sol basterà per poco quella
-solitaria delizia; ch'egli ben presto cercherà, vorrà
-corrispondenza d'affetto: egli non pensa che tranquillo
-può essere il sorriso della virtù, non quello
-della passione, e che, sparita la prima aurora dell'amore,
-esso non gli dipingerà più la vita co' suoi
-bei colori; ma l'abitudine l'avrà circondata della
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-muta sua nebbia! e allora verrà il tempo del disinganno,
-e fors'anche del rimorso.
-</p>
-
-<p>
-E non era la prima volta che Arnoldo amasse. Ma
-erano stati amori d'ebbrezza e di delirio; amori di
-un giorno, d'un'ora: visioni fugaci e lusinghiere di
-donne bianche e rosee, di semidive trasparenti sotto
-i ben foggiati merletti, fra l'onda delle trine e dei
-veli, ne' molli velluti, o nelle pelliccie profumate;
-erano stati capricci di facili seduzioni, usurpate dolcezze,
-e misteriosi ritrovi; gioie sparse di fiele e sfuggenti
-più rapide che non fosser venute, lasciandosi
-dietro un torpore, un tedio, se pur non era affanno
-e dispetto. Fino allora, dell'amore egli s'era fatto
-giuoco, come le donne s'eran fatto giuoco di lui: le
-grandi, le infelici passioni, colle quali si pretende di
-dare una tempra così romanzesca alla nostra società,
-egli soleva chiamarle le passioni a buon mercato. Si
-può perdonargli, perchè quando amò per la prima
-volta, credeva che l'amore fosse tutt'altra cosa!
-</p>
-
-<p>
-Ma ora quel cruccio e quell'amarezza avevano ceduto
-il luogo ad altri voti, ad altri pensieri. Egli non
-credeva ancora all'amore, ma pur credeva all'incanto
-della bellezza; e già si sentiva migliore, da
-quel punto in cui una povera fanciulla, che nol cercava,
-che non lo guardava, era divenuta, per dir
-così, la forma ideale delle sue fantasie. E non sapeva
-che quel divino soffio che spira la vita alla bellezza,
-è amore!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Già eran passati alcuni giorni da che Arnoldo era
-tornato in grazia del padre; e non avendo in quel
-tempo riveduto l'amico, lasciò la villa e prese il
-sentiero lungo il lago che conduceva alla casetta.
-L'acqua era quietissima; la sera bella, ma senza luna;
-ed egli pensieroso più dell'usato.
-</p>
-
-<p>
-Bussò. Chi venne ad aprirgli fu Marta, la vedova
-d'un pescatore, che Caterina, dopo la morte di suo
-marito, aveva fatto venire in casa sua per le bisogne
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-domestiche, e per non rimaner tutta sola con la figliuola,
-quando don Carlo fosse partito.
-</p>
-
-<p>
-La Marta, che già conosceva il giovine, — Non c'è
-nessuno, signore! disse, restando su la porta. Don
-Carlo è dal signor curato di qui, e Caterina e Maria
-sono ite in chiesa al rosario; nè son tornate ancora.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque me n'andrò! disse Arnoldo, col cuor
-malcontento.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, se volesse fermarsi, possono tardar poco...
-</p>
-
-<p>
-— Oh non importa!... Ma sì, aspetterò, bisogna
-ch'io parli a don Carlo. — E seguendo la donna,
-attraversò le due stanze a terreno, e per la scala che
-riusciva in un canto del salotto, ascese nella camera
-dell'amico. Marta pose giù sur uno scrittoio il lume,
-e se n'andò.
-</p>
-
-<p>
-Poco stante, egli s'accorse che le due donne eran
-tornate a casa, intese la voce di Maria che cercava
-di Marta, quella voce che gli era sì cara. Poi rispondersi,
-bisbigliare fra loro, e non far zitto... Certo
-Marta aveva detto alle donne ch'egli era là, ed esse
-s'eran ritirate nell'ultima cameretta, dall'altra parte
-della casa.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Arnoldo aspettava. E lo sguardo suo errava
-distratto su le carte e su' pochi libri, de' quali era
-sparso lo scrittoio del prete: un volume delle <span class="smcap lowercase">OPERE
-DI SANT'AGOSTINO</span>, un <span class="smcap lowercase">TOMMASO DA KEMPIS</span>, un <span class="smcap lowercase">DANTE</span>
-di vecchia edizione, il <span class="smcap lowercase">BREVIARIO</span> e la <span class="smcap lowercase">BIBBIA</span>; e qua
-e là, fra que' volumi, vide gettati a caso alcuni fogli
-e quaderni manoscritti. Ne prese uno, l'aperse e lo
-guardò. Eran pensieri scritti in uno o in altro giorno,
-nel tempo della solitudine, in ore di tristezza o di
-meditazione. Egli lesse in que' fogli amare parole,
-parole di sconforto e di sdegno, dettate, senza dubbio,
-da una potente e gelosa cura, e poi temperate da
-un voto di pace, da un ricordo di pietà o di rassegnazione,
-da un augurio di virtuosa coscienza.
-</p>
-
-<p>
-Una pagina, ch'egli scorse con rapido sguardo,
-diceva:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indr">
-A' 30 d'aprile 18..
-</p>
-
-<p>
-«Il mio povero padre è morto! — E io non lo
-vidi nella sua ultima ora, io non ebbi il conforto
-di bagnar del mio pianto la sua testa moribonda! — Oh
-che lagrime io avrei sparse, e con che fervide
-parole pregato!.... Ma no: anche questa
-misera speranza doveva esser vana. — È un'altra
-prova che il Signore mi ha mandata!...»
-</p>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indr">
-A' 2 di maggio.
-</p>
-
-<p>
-«.... Le lagrime di mia madre, il dolore tacito
-e rassegnato della mia dolce sorella, hanno umiliata
-l'anima mia. E a me tocca di consolarle, a
-me di sorridere, col cuore serrato dall'affanno!
-Datemi forza, o Signore; e benedite, benedite sempre
-a quelle pietose e cristiane creature!
-</p>
-</div>
-
-<p>
-E più sotto, a caratteri rapidi, intralciati, che mostravan
-la foga dello scrivere:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«.... Perchè il cielo è così sereno, e la natura
-così feconda e lieta? — Una storia di secoli di
-sangue, inutile insegnamento a' miei fratelli — una
-contrada senza nome e senza avvenire — un'età
-grave a sè stessa — uomini vili e ciechi, che non
-sanno se vivano e perchè...! Non è uno scherno
-della provvidenza?... O forse è la pena d'un
-eterno peccato, la dimenticanza della prima virtù
-che Dio ci ha data, la virtù del volere?... No!
-no! via da me questi mortali e terribili pensieri! — Non
-ho madre e sorella, a cui preparare una
-sorte migliore, non ho tanti poveretti a' quali un
-dovere più sacro della vita e della morte mi lega
-per sempre?............
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Volse la pagina e continuò:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«— Jeri ho incontrato quel giovine straniero.
-Non so perchè egli brami sì forte di conoscermi
-e di leggermi in cuore. Pure, l'anima sua mi pare
-schietta e nobile; vorrei rivederlo, perchè mi sarebbe
-dolce lo spargere qualche consolazione in
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-un cuor ben fatto, in una vita giovine e capace
-di bene. — Stasera, quando raccontai a mia madre
-l'impensato incontro, Maria mi disse d'aver veduto
-più d'una volta quel solitario giovine, che
-da qualche tempo dimora in questi contorni; e
-avend'io soggiunto ch'era un gentiluomo inglese,
-si maravigliò che cercasse di farsi amico mio. — Buona
-fanciulla, le dissi, tu non sai di quali oscuri
-mezzi talvolta si valga il Signore per il nostro bene!
-Chi sa che quell'anima traviata e deserta non
-trovi nella calma delle mie parole, e nella povera
-virtù d'un uomo ignoto, com'io sono, un occulto
-consiglio, un nuovo conforto a miglior meta, la
-prima parola forse d'una verità aspettata, e non
-pur conosciuta!... Allora, io ben m'avvidi, il
-puro intelletto dell'ingenua fanciulla comprese
-d'un lampo il mio segreto proposito. Oh la purezza
-del cuore e del costume sono la più vera
-luce del pensiero!...&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-«— Buona e infelice Maria! Io penso bene spesso
-a te, e ti compiango, perchè l'anima tua parmi
-destinata a sofferir molto quaggiù. Il tuo cuore
-sente troppo, e troppo di buon'ora tu hai gustato
-i piaceri dell'anima, per viver contenta nella tua
-meschina sorte.... Ecco a che si riduce la benevolenza
-del ricco! — Con te, io non ho mai
-fatto parola di ciò... Ma oggi bastò una lagrima
-che ti cadde dagli occhi ad agghiacciarmi il cuore.
-Ella mi parlava del giovine forestiero. Oh! con
-qual accento, con qual sorriso celeste mi disse:
-Egli dev'esser buono, e pare infelice! E tu devi
-consolarlo, o fratello: oh se le tue parole gli toccassero
-il cuore!... Io non potrei sopportare il
-pensiero ch'esso abbia ad andar perduto in questo
-mondo e nell'altro!..........
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Arnoldo non lesse più innanzi. Gettò dispettoso il
-libro, un amaro sogghigno errava su le sue labbra.
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-Egli ristette, lo sguardo fisso, le braccia serrate al
-petto, con un brivido nel cuore e uno strano tumulto
-ne' pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Dopo alcun tempo don Carlo, tornato a casa, salì
-nella stanza; e, veduto l'amico in atto di sì profonda
-occupazione, che non s'accorse del venir suo,
-lentamente gli s'avvicinò.
-</p>
-
-<p>
-— Arnoldo, voi m'avete aspettato, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi? rispose, riscotendosi, il giovine. Sì,
-venni a cercarvi. Da alcuni giorni io non vi ho veduto;
-e temevo quasi non foste partito.
-</p>
-
-<p>
-— Converrà bene ch'io vi lasci presto; e forse non
-resterò qui oltre domani...
-</p>
-
-<p>
-— Come?
-</p>
-
-<p>
-— Gli è già parecchie settimane ch'io son qui.
-Oramai, le poche brighe che domandavano la mia
-presenza, sono finite. Jeri mi fu consegnata la tutela
-di mia sorella, e di quel poco ben di Dio che le
-tocca, e quest'oggi ho riscossa porzione d'un vecchio
-credito, che mio padre teneva verso un tale di Lecco.
-Adesso, mi richiama altrove un dovere assai più sacro.
-</p>
-
-<p>
-— V'assicuro che mi sa male che voi partiate.
-Ma, vel prometto, verrò a trovarvi, e vi scriverò. Il
-vostro nome non è di quelli che si dimenticano sì
-presto; e la conoscenza nostra, io spero, non morrà,
-come tante che profanano la virtù e la fiducia dell'amicizia.
-</p>
-
-<p>
-— Dio il voglia! E quanto a me, vi confesso che
-una certa tristezza m'assale nel lasciar questa mia
-povera casa, e mia madre, e Maria... Esse qui resteranno,
-con la compagnia di molti travagli; e io
-non potrò, solo e lontano di loro...
-</p>
-
-<p>
-— Oh non pensate! finchè io starò qui, verrò di
-frequente a visitare la buona vostra madre; e poi
-condurrò meco le mie sorelle, e farò conoscer loro
-Maria. Ed esse s'ameranno certo, perchè anche Elisa
-e Vittorina sono due amorose fanciulle... Oh voi
-noi sapete ancora! Ho seguito il vostro consiglio; e
-furon esse che calmarono lo sdegno di mio padre,
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-che m'han condotto nel suo seno... Da che non
-ci siam veduti, la pace fu fatta: io domandai perdono
-a mio padre d'una colpa non mia; ma lo feci
-di cuore, perchè da tanto tempo non avevo inteso
-la sua voce!
-</p>
-
-<p>
-— È dunque vero? Oh voi siete felice! Il cuor
-vostro gusterà una di quelle gioie non concesse che
-alla virtù cristiana d'umiliarsi.
-</p>
-
-<p>
-Don Carlo ringraziò l'amico per quella sua cortese
-promessa; e poi, prima di prender commiato, volle
-dirla anche a sua madre. Usciti di là e passati per
-un piccolo corridore, vennero nella stanza dov'erano
-le donne, le quali non aspettavano quella visita.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Era la cameretta di Maria.
-</p>
-
-<p>
-La parete ignuda e bianca; da un lato un letticciuolo,
-a capo del quale pendeva un quadretto dipinto,
-l'immagine della Madonna addolorata; e più
-sotto, una candela benedetta e un crocifisso d'argento.
-Il letticciuolo coperto d'una coltre di color cilestro;
-e le lenzuola ripiegate sovr'essa eran sì candide,
-che non parevano ancor tocche. Da un altro
-lato, una piccola finestra che guardava nel cortile
-verso il lago, mezzo nascosta da una tendetta bianca.
-Qualche seggiole di paglia, un rozzo tavolino, suvvi
-una piccola spera, e un vecchio armadio in un canto,
-compivano la suppellettile della cameretta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Arnoldo sentì una tacita gioia in cuore, quando il
-suo sguardo s'arrestò su quella scena modesta e casalinga.
-</p>
-
-<p>
-I raggi pallidi, che fuggivan di sotto il coperchio
-della lucerna, mandavano una quieta luce su l'angelica
-faccia della fanciulla, e su le piccole sue mani
-intese a lavorar di maglie; i suoi bruni capegli rilucevan
-lisci e spartiti su la fronte, e le ricadevan
-dietro le orecchie in folte e facili anella, fino a toccarle
-il seno, china come ell'era; una veste semplice
-di percallo cenerino, e un nero fazzoletto appuntato
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-nella cintura aggiungevano una grazia pudica al contorno
-della sua leggiadra persona. La madre sedeva
-anch'ella presso la tavola, occupata a rimendar con
-l'ago alcuni suoi lini; e la vecchia Marta più addietro,
-presso la parete e sur un trespolo, era attenta
-all'arcolaio, e dipanava. — Il lume della lucerna, che
-disegnava con varia movenza d'ombre e di chiarore
-quel gruppo sì raccolto, dava all'umile scena un incanto
-di quiete e d'armonia: pareva uno di quei
-cari quadretti fiamminghi, così semplici, così veri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-— Sapete, madre mia? disse don Carlo entrando;
-bisogna ch'io parta domani: ho deciso.
-</p>
-
-<p>
-— Come? io non ne sapevo nulla: gli è propio
-vero? domani, doman mattina?... dimandò con
-turbato accento Maria, e sollevò la faccia. E voleva
-dir di più, ma s'accorse che con suo fratello anche
-un altro era là; chinò il capo, e ristette tra pentita
-e peritosa di quella domanda, che le era uscita del
-cuore.
-</p>
-
-<p>
-— È necessario, rispose il prete; chè io restai qui
-con voi più ancora che non avrei dovuto.
-</p>
-
-<p>
-E Caterina intanto scuoteva la testa, in atto di
-rassegnazione malcontenta, e mormorava piano: Già
-son avvezza a mandar giù di più amari bocconi...
-dunque pazienza!
-</p>
-
-<p>
-— Sì! abbiate pazienza anche stavolta, mamma
-Caterina, la confortava Arnoldo. La speranza del rivedersi
-è intanto qualche cosa: io poi vi darò spesso
-notizie del figliuol vostro, perchè gli ho promesso
-d'andare a visitarlo a ****.
-</p>
-
-<p>
-— Lei è propio un buon signore! rispose, facendo
-le sue grazie, là madre.
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì! aggiunse Maria con una voce soave, ma
-così timida e fioca, che Arnoldo l'intese appena.
-</p>
-
-<p>
-— Fatevi pur cuore, nè fate star di malanimo anche
-me. Già bisogna ch'egli sia così! diceva don
-Carlo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma crediate, amico, riprese Arnoldo, ch'io
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-m'ero assuefatto così bene a passare i dì con voi,
-in questa contrada! Errando con voi da qualsiasi
-banda, ogni paesello, ogni villa aveva la sua storia,
-ogni montagna, ogni rupe il suo nome; e temo che
-mi costerà il divezzarmi...
-</p>
-
-<p>
-— Lei è un signore, soggiungeva Caterina, e non
-vorrà pensare a noi...
-</p>
-
-<p>
-— Che dite? anzi, se non me lo negate, voglio
-far conoscere le mie sorelle a voi e a vostra figlia,
-che siete così amorevoli e buone.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Signore! noi avremo vergogna, rispose la
-madre.
-</p>
-
-<p>
-— No, non può essere, ve n'assicuro.
-</p>
-
-<p>
-— Oh noi desideriamo tanto di conoscerle, soggiunse
-vivamente e arrossendo alcun poco Maria;
-noi le ameremo!
-</p>
-
-<p>
-Quella sera, l'ultima che don Carlo passava presso
-de' suoi, chi sa per quanto tempo, egli rimase fino
-ad ora tarda con le donne, le quali a malincuore
-pensavano al domani. Anche Arnoldo stette un buon
-pezzo in quella modesta compagnia, in mezzo a' que'
-dolci colloqui familiari, in cui si ripetono tante lievi
-e care cose, e s'avvicendan parole, di consiglio, di
-ricordo, d'aspettazione. L'animo suo era pieno d'una
-pura contentezza; e quando, salutato di novo l'amico,
-tornò per la riva del lago alla villa, egli ripensava
-alla buona famiglia, e gli pareva che il suo cuore
-rimanesse là, in quell'angusta cameretta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap10-1">X.
-<span class="smaller">LE TRE FANCIULLE.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Al domani, il vicecurato si mise in via per la sua
-parrocchia. Caterina non potè trattenere alcune lagrime,
-mentre ch'esso, facendo per montar nel biroccio,
-le prese una mano, e le disse: — Addio dunque,
-mamma; state bene, e tenetevi su allegra!
-</p>
-
-<p>
-Maria invece non pianse, e se ne stava, indifferente
-quasi, a guardar il fratello che partiva. Se non
-che, quand'egli si distaccò da loro, la fanciulla se
-gli avvicinò, e appoggiate le mani alla spalla di lui,
-e lasciando cadere su quelle la testa, con voce sommessa
-gli disse: — Non crediate già, Carlo, che non
-m'incresca il vedervi andar via; ma, se anche non
-vi dico niente, pensate che vi tengo sempre nel
-cuore. E voi? Oh vi ricorderete di me; non è vero?
-e qualche volta anche mi scriverete, perchè le vostre
-parole fanno la mia vita... Ah voi, adesso, o Carlo,
-siete per me padre, fratello e tutto!
-</p>
-
-<p>
-Il fratello la guardò con tenerezza, ma non seppe
-rispondere. Le strinse la mano con amore; e poi
-montò nel calessino che partì.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Passarono quindici giorni. E la vita di Caterina e
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-della figliuola, non segnata d'altro avvenimento, che
-dall'alternarsi della domestica giornata, volgeva silenziosa
-e solitaria; perchè la lontananza del vicecurato,
-il quale per alcun tempo aveva mitigato alle
-due donne l'amarezza della vita, lasciava allora un
-altro vuoto ne' loro pensieri, e faceva quasi parer
-inutili quelle quotidiane cure, che prima eran per
-esse un'abitudine, una necessità.
-</p>
-
-<p>
-Intanto credevano che anche Arnoldo le avesse dimenticate;
-egli non era più ritornato a quella povera
-dimora; e una volta Caterina scappò a dire: Fidatevi
-delle parole de' signori! per me, non ci credo più! — Ben
-le aveva soggiunto Maria: Che volete, mamma,
-che venga a far qui da noi quel signore? Egli
-avrà ben altre cose da pensare! — Ma la vecchia replicava
-che quel giovine s'era fatto amico del suo
-don Carlo, e che appunto per ciò doveva essere un
-po' diverso dagli altri; e poi, che nessuno gli aveva
-cercato di venirle a trovare; e ch'esse, infin de' conti,
-avrebbero tanto e tanto mangiato con lo stesso
-appetito la loro minestra.
-</p>
-
-<p>
-— Avete ragione, mamma! aveva risposto Maria
-mestamente: noi siamo poveri, ed egli non verrà più!
-</p>
-
-<p>
-Appunto la mattina di quel giorno, ch'ebbero menzionato
-fra loro per la prima volta il nome del giovine
-forestiero, Maria, sedendo presso il murettino
-del lago a guardar le barche che radevano la riva,
-intese un vicino rumore di voci nuove e allegre. Si
-levò curiosa per correre alla porta; e, in quella, vide
-entrar nel cortiletto le due damigelle inglesi, accompagnate
-da Arnoldo.
-</p>
-
-<p>
-Ella rimase d'improvviso interdetta, muta, e sentì
-un tremito segreto; ma poi ripigliò cuore, e mosse
-verso le gentili visitatrici: era sopravvenuta intanto
-anche sua madre.
-</p>
-
-<p>
-Entraron nella saletta, e Arnoldo presentò alla
-buona comare e a Maria le sorelle, dicendo: — Elisa
-e Vittorina desiderano di conoscervi; voi sarete amiche,
-perchè i cuori, come i vostri, s'intendono sempre!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p>
-Maria arrossì, e non sapeva che dire; ma ritirandosi
-un poco susurrò: — Oh questo sarà uno de' più
-bei giorni per me!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, esclamò allegramente Vittorina. Voglio
-che stiamo insieme; voi verrete sul lago nella nostra
-barchetta; voi c'insegnerete le belle canzoni delle
-montagne, sarete la nostra guida sui sentieri dell'alpe.
-Ah sì! dobbiamo passar di belle ore in
-compagnia.
-</p>
-
-<p>
-Anche Elisa avvicinavasi a Maria, e la pigliava con
-affetto per mano, dicendole: — Noi ci vorremo bene,
-come vostro fratello e Arnoldo, non è vero? Egli,
-sapete, ci parlò sovente con tanto amore di lui, di
-vostra madre e di voi. Non abbiate soggezione di
-noi; la vostra fisonomia è tanto dolce e bella!
-</p>
-
-<p>
-— Non mi mortificate così: io sono una povera
-fanciulla, e voi...
-</p>
-
-<p>
-— Noi, riprese l'Elisa, siamo ben liete di conoscervi;
-e se vostra madre è sì buona per non dirne
-di no, torneremo domani, per condurvi con noi alla
-villa; e sarà una giornata di contentezza.
-</p>
-
-<p>
-— E vi mostreremo, aggiunse Vittorina, cento cose
-belle; i nostri anelli, gli smanigli, le collane, le ciarpette
-e tant'altri vezzi, che sono una maraviglia a
-vederli. E ne daremo anche a voi, pensate! ch'e' devono
-stare pur bene a quel vostro collo, sì sottile
-e bianco!
-</p>
-
-<p>
-— Tu se' proprio uno spiritello! disse Arnoldo,
-mentre Maria alle parole della giovinetta chinava la
-faccia sul seno, e di novo arrossiva. Allora Vittorina,
-in atto di tenerezza infantile, le gettò le braccia al
-collo, e col suo pronto sorriso:
-</p>
-
-<p>
-— Perdonami, o Maria! ho creduto di farti piacere
-col dirti che sei bella!
-</p>
-
-<p>
-— Tu verrai, Maria, aggiunse Elisa, non è vero?
-dillo! vogliam raccontarci tante cose! Perchè, sai,
-adesso noi possiamo godere in pace questo tempo
-sì allegro, questo cielo sì bello! Adesso, noi non tremiamo
-più per la vita di nostro padre; egli era ammalato,
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-ammalato assai, ma dopo che Arnoldo tornò,
-sta molto meglio.
-</p>
-
-<p>
-— Buona Caterina, riprese Arnoldo allora, fu appunto
-per causa di mio padre che non venni prima
-a trovarvi; ma son contento, chè vi veggo di buona
-ciera e serena.
-</p>
-
-<p>
-— Graziadio! rispose la vecchia.
-</p>
-
-<p>
-— Voi avrete forse pensato ch'io v'avessi dimenticata?
-</p>
-
-<p>
-— Nemmen per sogno!
-</p>
-
-<p>
-E Caterina fu presta ad acconsentire alla graziosa
-premura che le due damigelle le avevano fatta. Era
-un grand'onore per lei vedere la sua figliuola cercata
-da due signorine così leggiadre e buone, e il
-suo amor proprio non n'era poco lusingato; perchè
-pensava che in ogni maniera non poteva esser che
-una fortuna quella conoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Ben presto le tre giovinette divennero amiche,
-come se già da un anno si fossero conosciute. E
-quasi ogni giorno, Elisa e Vittorina venivano a cercar
-di Maria, e con essa dividevano l'allegrezza di
-tutte l'ore. Bene spesso le avresti vedute seder in
-crocchio sul terrazzo della villa, intese allo studio
-de' loro disegni e lavori, al canto di care e semplici
-melodie, o abbandonate a fanciulleschi e sinceri colloqui.
-E talvolta anche il vecchio lord, che oramai
-era convalescente, sedendosi nel suo seggiolone in un
-angolo del terrazzo, contemplava in atto di segreta
-gioia quelle tre testoline giovani e aeree, che si chinavano
-e si levavano con un tripudio irrequieto, con
-un sorriso più eloquente d'ogni parola; e l'ampio
-foglio del <i>Times</i>, ch'egli si teneva spiegato sotto
-gli occhi, cadeva allora dimenticato su le sue ginocchia;
-e nel suo cuore l'arida politica cedeva il posto
-alla dolcezza d'un senso affatto novo.
-</p>
-
-<p>
-Più sovente le fanciulle andavano a diporto per i
-paesi della riva, o facevano una corsa su la montagna,
-e Arnoldo veniva con esse in compagnia. Era
-un alternar di risa schiette e d'allegri modi, un dolce
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-motteggiare, un mescersi di voci argute e soavi, una
-corrispondenza di gioia e d'affetto.
-</p>
-
-<p>
-Alcuna volta invece, al levar della luna, essendo
-il tempo chiarissimo, e l'aria consolata dalla freschezza
-della sera, le tre fanciulle discendevano di
-nascosto nel giardino della villa, e sen venivano all'ombra
-per la riva bruna del lago. Poi calate chetamente
-nella loro fida barchetta, davano a gran lena
-ne' remi, e pigliavano il largo. La luna si rifletteva
-bellissima nel lago, come in uno specchio; ma, a ora
-a ora, l'acqua commossa da uno spirar di vento
-leggero pareva tutta risplendente di tremole scagliette
-d'argento. Quel fianco delle montagne, su cui spargevasi
-il pieno chiarore della luna, pareva circonfuso
-dalla vaporosa luce d'un incantesimo, e ne spiccavano
-i seni e i dossi, i paesetti e le case; l'opposto
-fianco invece si perdeva in un'ombra uguale e fitta,
-che nulla interrompeva, tranne il luccicare di qualche
-picciol lume, qua e là, dal balcone d'una villa, o
-dalla porta d'un casolare. E la barca delle giovinette
-fuggiva rapida su l'onde, come se avesse l'ale, e
-portasse le fate abitatrici di quella poetica contrada.
-</p>
-
-<p>
-Poi, quando tornavano alla riva, vedevasi quella
-barchetta fermarsi al piede dell'alto terrazzo; e l'aria
-taciturna risonava dell'armonia d'una prediletta
-canzone.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04">UN CHIAROR DI LUNA.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i07">INSIEME</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Sei cheta, o notte, ma non sei mesta,</p>
-<p class="i01">Quando riluce sereno il ciel!</p>
-<p class="i01">L'ora beata d'amore è questa,</p>
-<p class="i01">Questa è del canto l'ora fedel!</p>
-<p class="i01">Andiam compagne! La notte è bella;</p>
-<p class="i01">Stacchiam dal lido la navicella.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Aura di sera — spira leggiera;</p>
-<p class="i02"> Geme alla sponda — l'onda che muor.</p>
-<p class="i02"> La luna è chiara, splendon le stelle;</p>
-<p class="i02"> Le tre sorelle — cantan d'amor!</p>
-<p class="i05"> La luna è chiara,</p>
-<p class="i05"> Cantan d'amor!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i07">VITTORINA</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Io sono lieta, non ho pensieri;</p>
-<p class="i01">Tutto è sorriso d'amor per me!</p>
-<p class="i01">L'oggi è fuggito, fuggito è l'ieri;</p>
-<p class="i01">Oltre il domani speme non v'è.</p>
-<p class="i01">Ma quando l'alma brilla contenta,</p>
-<p class="i01">Oh! perchè l'ora non va più lenta?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Odi una stanca — voce che manca?</p>
-<p class="i02"> Di veglia è grido, che dà il pastor.</p>
-<p class="i02"> Ve' il lume errante d'una facella,</p>
-<p class="i02"> La barca è quella — del pescator;</p>
-<p class="i05"> Canta, o sorella,</p>
-<p class="i05"> Canta d'amor!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i07">ELISA</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Lieta è dell'ore l'aerea danza,</p>
-<p class="i01">La vita a un roseo vespro è simíl;</p>
-<p class="i01">E il dïadema della speranza</p>
-<p class="i01">È della sera l'astro gentil,</p>
-<p class="i01">La cui tranquilla luce amorosa</p>
-<p class="i01">Sulla mia fronte lieve riposa.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Per l'aure lente — l'arpa gemente</p>
-<p class="i02"> Diffonde un suono che cerca il cor!</p>
-<p class="i02"> Vedi alla bruna sua finestrella</p>
-<p class="i02"> La damigella — china sui fior!</p>
-<p class="i05"> Canta, o sorella,</p>
-<p class="i05"> Canta d'amor!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Fra l'una e l'altra canzone era una pausa; e le
-ultime voci s'andavan perdendo a poco a poco nell'aria
-silenziosa della notte, sì che quasi non poteva
-dirsi se il canto fosse venuto dalla terra, o dal cielo.
-E pareva che ciascuna delle due sorelle volesse all'accento
-confidare il segreto del proprio pensiero.
-Quando poi toccava a Maria a cantare, essa che non
-aveva avuto altro maestro che il cuore, e che solo
-col fino senso dell'orecchio misurava l'armonia, sapeva
-esprimere tutta la soavità, tutta la malinconia
-dell'anima sua nelle fresche e semplici note della
-sua voce.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i07">MARIA</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Nel ciel romito ho un astro anch'io,</p>
-<p class="i01">Che nessun vide, nessuno amò!</p>
-<p class="i01">Pudico raggio, deh splendi al mio</p>
-<p class="i01">Povero core che ti trovò!...</p>
-<p class="i01">Io t'amo, o stella, che sempre vegli,</p>
-<p class="i01">Ed amo l'onda dove ti spegli.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> De' giorni il fiore — s'inchina e muore,</p>
-<p class="i02"> Breve è l'affanno, sacro il dolor:</p>
-<p class="i02"> Dal basso esilio, l'alma più bella</p>
-<p class="i02"> Alla sua stella — ritorna ancor.</p>
-<p class="i05"> Canta, o sorella,</p>
-<p class="i05"> Canta d'amor!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i07">INSIEME</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> O cielo amico, ciel di zaffiro,</p>
-<p class="i01">Ah ne risplendi sempre così!</p>
-<p class="i01">Senza una nube, senza un sospiro</p>
-<p class="i01">Di nostra vita trapassi il dì;</p>
-<p class="i01">Nè rio pensiero mai turbi il core,</p>
-<p class="i01">Che solo cerca silenzio e amore!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Aura di sera — spira leggiera,</p>
-<p class="i02"> Geme alla sponda — l'onda che muor.</p>
-<p class="i02"> La luna è chiara, splendon le stelle:</p>
-<p class="i02"> Le tre sorelle — cantan d'amor.</p>
-<p class="i05"> La luna è chiara,</p>
-<p class="i05"> Cantan d'amor!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il più sovente, venuta la sera, le due damigelle
-accompagnavano Maria alla casa di sua madre; e là
-s'intrattenevano alquanto a frascheggiare con la vecchia
-Marta, e a raccontare la lieta giornata alla buona
-mamma Caterina, come già la chiamavano. E la
-buona mamma Caterina quasi ne piangeva di consolazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In questa dolce e sollazzevole amicizia corsero così
-due mesi, i due mesi dell'estate: e su quella felicissima
-riva, dove gli ardori del sirio e del sollione
-sono temperati dalla freschezza dell'acque, e dal respiro
-quotidiano de' venti della pianura e dell'alpe,
-e ristorati dall'ombra delle montagne e dal silenzio
-perenne della natura, le tre fanciulle gustavano una
-contentezza così serena, che non avrebbero cercato
-di più. Quando la gioia è vera il cuore crede ch'essa
-durerà sempre!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p>
-Anche Arnoldo non era mai stato lieto come allora,
-e quasi gli pareva un sogno la sua felicità. In
-quel tempo d'una confidente esistenza, in que' giorni
-fuggevoli e uguali, egli lasciava che l'anima sua errasse
-in balìa di facili illusioni; i suoi pensieri non
-eran più quelli d'una volta; egli trovava in essi una
-quiete insolita; e diceva che una stella nova e più
-pura era comparsa nel suo cielo. Arnoldo amava la
-povera Maria, e l'amava sinceramente. Eppure spesso,
-quand'era solo e domandava a sè stesso, se Maria,
-nella sua innocenza, avesse potuto indovinar quel
-segreto ch'egli aveva sì caro; un sospetto sorgeva a
-turbarlo con voce importuna, dipingendogli alla mente
-quell'angiolo come una povera creatura, ch'egli voleva
-far sua vittima per abbandonarla poi nella sciagura.
-Allora l'amor suo gli pareva una menzogna,
-le sue parole uno scherno crudele, ogni suo sguardo
-furtivo un'infame seduzione. Ma quand'essa era là,
-in mezzo alle sue sorelle, folleggiante e graziosa come
-Vittorina, tenera e meditabonda come Elisa;
-quando, con quella pura sua voce, gli cercava l'anima
-dolcemente, o la rapiva con la magia d'una
-sua canzone montanina, allora le fosche fantasie acchetavansi;
-egli credeva all'amore, credeva al suo
-cuore e a Dio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-E la fanciulla? — Povera innocente! tu ancora non
-sai che sia l'amore d'un uomo! Nessuno ha gettato
-mai sopra di te un solo di quegli sguardi che consumano
-come fiamma, e lasciano un solco nel cuore;
-nessuno t'ha detto una parola, per rivelarti che
-l'abbandono del cuore e del pensiero ci può costar
-tante lagrime e tanto sacrifizio. Tu non ami che
-tua madre, il fratel tuo, Dio, il cielo, il tuo villaggio
-e i tuoi fiori!... Oh guardati, e ti salva dall'amore,
-finchè hai tempo ancora! L'anima tua è tuttavia pura
-e soave; essa trema, come una rosa tocca dal primo
-vento. Perchè abbandonasti il cantuccio della stanza
-di tua madre, e la tua piccola finestra incoronata di
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-fiori? Aimè! gli occhi di chi non conosce l'amarezza
-del pianto che si versa quando l'innocenza è morta,
-guardano al futuro attraverso il prisma ingannevole
-del presente; e il cuore, se non è ferito, non crede
-al dolore! — Povera Maria! oh come tu benediresti
-a quella voce che ti dicesse: Tu se' troppo ingenua,
-tu se' troppo sicura di te stessa!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap11-1">XI.
-<span class="smaller">SULLA BASS'ORA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-La Malizia, questa losca sorella della Bugia, questa
-fata capricciosa e segreta, la quale, sebben zoppichi
-su le sue grucce ineguali, pur tanto cammina che
-bene spesso vince della mano la Verità; la Malizia,
-ospite vecchia del nostro mondo, è stata sempre, per
-quanto si faccia o si dica, la regina delle cose, e ha
-codice, ragione e diritto; perchè forse la provvidenza
-le permise d'attecchire, crescere e moltiplicarsi, come
-la gramigna nel campo, di spiegarsi e regnare, come
-le nubi nel cielo. La Malizia passeggia sotto le vôlte
-dipinte delle case de' grandi, vestita d'un giubba trapunta
-di frastagli d'oro o d'uno splendido saio, siede
-alle mense e ne' circoli del bel mondo, coperta le
-spalle di màrtora o d'ermellino, di sete indiane, di veli
-aerei; trotta per le vie sotto l'abito modesto del cittadino;
-studia, medita, scribacchia anch'essa, come il
-più grave filosofo; ha il suo scanno nel cantuccio del
-focolare del borghigiano, e la rozza panca di legno
-sotto la tettoia del contadino; s'adagia a sua posta nel
-caffè, nella bottega, nel palchetto del teatro; sbircia,
-sogghigna, ciancia, gracchia, trincia a destra, a sinistra;
-e a sentirla, gli è sempre per amor del bene,
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-o per onor del vero. — Nessuno dunque maraviglierà,
-cred'io, ch'ella avesse culto e alunni anche su
-quella beata riva del lago, tra le poche case del nostro
-paesetto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Su la bass'ora d'un bel dì, il signor curato passeggiava
-nella piccola spianata che si stendeva dinanzi
-la sua casa, in compagnia di quel signor Gaspero,
-il vecchio signorotto, del quale abbiam già
-fatta la conoscenza; e discorrevano fra loro a tutto
-bell'agio. Benchè costoro, come vedemmo, non fossero
-i migliori amici del mondo, e l'uno non andasse
-molto a sangue all'altro, pure lo star insieme e la
-necessità di tenersi in credito, facevano che si cercassero
-come due vecchi colleghi, o piuttosto come due
-gelose potestà rivali. E poi, don Gioachino non era
-uomo da legarsela al dito per qualche motto lanciato
-alla sua pretensione politica o letteraria, chè anzi piccavasi
-di non se ne far gran caso, come se si fosse
-trattato d'un complimento.
-</p>
-
-<p>
-— Ehi! signor Gaspero, diceva il curato, se foste
-venuto mezz'ora fa, v'avrei fatto sedere alla mia tavola
-tale e qual era; ne vengo or ora. Eh! un desinarino
-da povero curato, ma da galantuomo; poco ma
-buono! è il mio assioma.... ah! ah!
-</p>
-
-<p>
-— Oh lo so per esperienza! si mangia bene da
-voi....
-</p>
-
-<p>
-— Non fo per dire, ma la mia Sabina sa il fatto
-suo: da un par d'anni poi ne son contentone. Quest'oggi,
-vedete, m'ha regalato un bel pezzo di stufato
-fumante, con certe cipollette in sugo, che parevan
-perle; e poi una fricasséa di polli, che valeva
-un Perù!...
-</p>
-
-<p>
-— Corbezzoli! la è una dottorona la vostra serva;
-scommetto ch'ella sa a menadito tutto il <i>Cuoco Piemontese</i>,
-e che la vi corregge anche i testi latini delle
-vostre prediche.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! sempre di buon umore il nostro signor
-Gaspero!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che volete, curato? Se non si cerca di passare,
-il meno mal che si possa, questi quattr'anni di vita
-che ci avanzano....
-</p>
-
-<p>
-— Buon per voi, che sul vostro non tempesta
-mai!... Ma per me, v'assicuro ch'io conto delle giornate
-brusche, e che qualche volta mi tocca di roder
-catene.
-</p>
-
-<p>
-— Canzonate, o dite da vero? Chi fa mai più beata
-vita della vostra?
-</p>
-
-<p>
-— Voi volete parlare, ma non le pigliate su voi
-quelle che mi toccano, proprio a me, che doverle inghiottire,
-la è dura! Ma, ma!... è meglio non pensarci,
-chè basterebbe a farmi far cattiva digestione.
-</p>
-
-<p>
-— Ma via! che avete? dite su: non son forse vostro
-amico, io?
-</p>
-
-<p>
-— Sì! voi siete un galantuomo, ma a questo mondo
-c'è dei birbanti. Io che non ho mai avuti impicci,
-sentite mo che cosa mi capita! — La settimana passata,
-fo una giterella a Como, per non so che miei interessi....
-certo poco danaro, che ho messo da parte in
-tant'anni, e che ho voluto portare io stesso, in confidenza,
-ad un legale di là, un po' mio parente, perchè
-me ne cavi una cinquantina di lire d'interesse... Mo,
-vedete! Eran sei anni che non mettevo il piede in
-quella maladetta città; e sta, che quell'unica volta che
-ci casco, trovo un avviso che mi chiama, là.... da...
-(E qui gli bisbigliò a mezza voce un bel nome tondo.)
-Mi capite? Così è... proprio da lui! Bisognò dunque
-trottar subito... là dov'ero aspettato. Non vi dico
-nulla!.... Cose grosse, cose di fuoco; mi voglion
-mettere in compromesso, mi vogliono giuocare sicuro,
-io che non ho mai fatto nè detto male a nessuno...
-</p>
-
-<p>
-— Ma che diamine mai?...
-</p>
-
-<p>
-— Lo sapete voi? lo so anch'io. Fu un serio e lungo
-interrogatorio di lui, di lui stesso... capite? — E
-vi dico la verità, che la flemma delle sue domande mi
-faceva sudare, nello stesso tempo che la serietà delle
-sue occhiate mi metteva i brividi. E tutto, indovinate
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-mo?... per amor di quel sapientaccio presontuoso di
-don Carlo.
-</p>
-
-<p>
-— Oh!...
-</p>
-
-<p>
-— Che so io de' garbugli che può avere colui?...
-E bene, sul conto suo, mi domandò più di cento cose;
-e ch'io sapevo, e che dovevo sapere... che quel prete
-era nativo di qui; ch'io conoscevo quali corrispondenze
-avesse, perchè quest'estate passasse qui tre
-mesi, e che ci doveva essere la sua buona ragione;
-che discorsi, che vita facesse, e che so io... Vi dico
-che avevo tanto di testa! Cercava ben io di rimbeccar
-quelle antifone alla meglio, ma era peggio! Io aveva
-bel dire, la responsabilità è sempre del povero paroco...
-E poi, sentite questa! — Non è la prima volta,
-conchius'egli infine nel congedarmi, che voi date serii
-motivi di censura!... sue precise parole. Figuratevi
-che condizione fosse la mia, a questi schietti complimenti!
-</p>
-
-<p>
-— Ma non siete arrivato a capire?...
-</p>
-
-<p>
-— Poco o niente. Furono avvertimenti sordi, misteriosi,
-consigli dati a mezz'aria, lasciati indovinare;
-ma, se non fallo, qui ci cova sotto qualche cosa di...
-</p>
-
-<p>
-— Di che?
-</p>
-
-<p>
-— Eh signor Gaspero! penso ch'io sono una bestia
-a ciarlar tanto di queste materie così gravi: lasciamo
-andare, lasciamo andare....
-</p>
-
-<p>
-— Ehi, m'offendete! dite su! Credete ch'io sia un
-bamboccio o un birbone? Parlate!
-</p>
-
-<p>
-— Ma! ma! ma!... voi non sapete che brutto rischio
-si corre....
-</p>
-
-<p>
-— Ditelo, che lo saprò.
-</p>
-
-<p>
-— In somma, in somma! volete propio saperlo?...
-Io credo che ci sia in aria qualcosa di torbido, di marcio,
-cioè di... rrrr... E nell'orecchio dello strabiliato
-compagno finì una terribile parola.
-</p>
-
-<p>
-— Bah!...
-</p>
-
-<p>
-E qui tacquero tutt'e due, e si guardarono in faccia
-un pezzo l'un l'altro, senza batter palpebra. Poi
-il signor curato, levando lentamente una mano, e mettendo
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-l' indice a traverso le labbra, diede all'amico
-un'occhiata di gran significazione, come per dirgli:
-Silenzio, per amor del cielo!
-</p>
-
-<p>
-E l'altro, facendosi piccino e stringendosi nelle spalle,
-rispose con la stessa smorfia.
-</p>
-
-<p>
-In quel mezzo, altri capitavano su la spianata, e
-camminando sbadatamente andavan di lungo pe' fatti
-loro; se non che, due d'essi, veduti ch'ebbero don
-Gioachino e il signor Gaspero, attraversarono la strada,
-e vennero difilati alla volta loro. Erano il dottore
-e il deputato politico del paese. I quattro fecero tra
-loro le solite scambievoli cortesie, con una sberrettata
-che rese l'uno all'altro in aristocratica solennità, a
-grand'edificazione de' villani che di là passavano. La
-conversazione interrotta si rannodò; e fu lo stesso curato
-che per il primo pigliò la parola, sollecito di mutar
-l'argomento, e pauroso non fosse mai per iscappare al
-signor Gaspero qualche allusione alla confidenza fattagli.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, che c'è di nuovo, signor Mauro? disse,
-voltandosi al deputato politico.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! che vuol mai ch'io sappia, io! rispose quegli.
-Lei, don Gioachino, lei che sa di politica, che vive
-di giornali, me le racconterà le notizie.
-</p>
-
-<p>
-— Oh sant'iddio! L'ho detto tante volte, caro mio
-signor Mauro, ch'io non m'impaccio di faccende mondane!
-Io vivo in questa tana, come un tasso di montagna...
-Io non c'entro, io non c'entro, lo dico e lo
-protesto! io dormo all'ombra del mio campanile, e di
-queste cose che bruciano, me ne lavo le mani.
-</p>
-
-<p>
-Questa protesta, che non sarebbe certo uscita di bocca
-al curato in altro tempo, gli fu allora suggerita
-dalla fresca tema di vedersi a qualche brutto giuoco,
-per la maledetta smania che aveva di pesare su la sua
-bilancia i destini d'Europa. Il buon uomo s'era ingannato:
-nessuno badava, più che agli abitatori della
-luna, alla congrega dottrinaria dello speziale; ma allora
-la paura era entrata in corpo al povero don Gioachino,
-e per lui era lo stesso che se l'avessero tenuto
-per un Robespierre in saio nero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, mutiam discorso, seguitò, perchè vedete
-bene!... Già, non è bisogno dirne di più;..
-</p>
-
-<p>
-Gli astanti capirono, o credettero di capire, quella
-reticenza. E il signor Gaspero, che aveva la chiave
-del mistero, — Or via, disse, volete che ce n'andiamo
-in compagnia giù fino alla riva? Non può star molto,
-che passi il Vapore...
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo! risposero.
-</p>
-
-<p>
-— E anche lei, signor curato, soggiunse il deputato
-politico; via! venga, non si faccia pregare.
-</p>
-
-<p>
-Cammin facendo cianciarono, al solito, di cose inutili.
-Ma poco stante, il dottore, additando una barchetta
-che prendeva il largo: — Guardate! disse, non è quella
-laggiù la barchetta delle nostre damine inglesi, qui
-della villa?
-</p>
-
-<p>
-— Ah si! è proprio quella! già si sa, il dottore ha
-buoni occhi, e conosce le belle fanciulle un miglio
-lontano.
-</p>
-
-<p>
-— Via, signor Gaspero! So ben che lei scherza:
-non me n'intendo io.
-</p>
-
-<p>
-— Eh voi siete un giovinotto, signor Paolino, un
-dottore di primo pelo! Caspita, che su' trent'anni,
-come voi adesso, ne feci anch'io delle belle, e qui
-e via di qui; ma era il secolo passato, amico, quel
-tempo di cui adesso si ride.. povera gente!
-</p>
-
-<p>
-— Buon pro le facciano, padron mio, ma le ripeto,
-lei s'inganna a partito!
-</p>
-
-<p>
-— Andate là, volpone dottorato, che avete buon
-gusto. Già lo sappiamo anche noi; è quella dagli occhi
-cilestri, dall'aria sentimentale! ah! ah!... diceva
-il deputato.
-</p>
-
-<p>
-— Anche voi volete spassarvi alle mie spalle, signor
-Mauro?
-</p>
-
-<p>
-— Via, confessate, signor Paolino, non è così? non
-è quella del bigliettino color di rosa, quella del
-luigi doppio? L'avete pur raccontata voi la storiella.
-</p>
-
-<p>
-— Oh andate al malanno, ch'io vi mando! rispose
-piccato il dottore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ehi! la vi pizzica? ripetè l'altro, dunque è
-segno ch'è vero!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! quest'è bella, è nuova di conio. Il
-dottore muore dietro all'Inglesina! oh me la godo
-proprio... E il signor Gaspero, con quella sua ciera
-piacente, rideva, rideva di gusto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma via, finitela! lasciatelo stare quel povero
-figliuolo, se non volete che gli salti la mosca, continuando
-così come fate a dargli la soia, soggiunse
-il curato.
-</p>
-
-<p>
-— Se voglion pigliarsi il bel tempo, lasciateli dire.
-Magàri la fosse così!
-</p>
-
-<p>
-Intanto eran giunti alla strada che fiancheggia la
-riva. La barchetta, ch'era stata la cagione innocente
-di quel cicaleccio, passava rapida, alla distanza d'un
-trar di pietra; ond'è ch'essi videro le due giovinette
-e Maria, che guardavano verso di loro, ridendo e
-motteggiando con una sì schietta allegria, ch'era
-un'invidia. Arnoldo remava, e Vittorina, seduta su
-la poppa, governava il timone, a ogni momento volgendone
-l'ala a suo capriccio, sicchè il battello vogava
-in isbieco, come per obliqua via, lasciandosi dietro
-su l'onda un lungo solco schiumoso e serpeggiante.
-</p>
-
-<p>
-— E quella martorella, scappò fuori a dire il curato,
-levando con la punta dirizzata verso la barca la
-sua lunga canna dal pome d'osso bianco; la tosa
-d'Andrea, ch'è divenuta damigella delle due <i>milordine</i>,
-eh! che ve ne pare?
-</p>
-
-<p>
-— Quella giovine sa il suo conto! disse il dottore.
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì, da vero, il curato ripigliò; ma questa
-sua confidenza io non l'approvo, son cose fuori di
-posto: una ragazza, una contadina, un'ignorantella,
-vedetela là, che vuol fare la burbanzosa, la superbetta,
-mettere il gonnellino di moda, capricci! e far pensare
-intanto, e far dire... No, non va bene! causa
-quella testa matta di suo fratello prete, che anch'esso
-ha la sua vena di dolce! vuol comparir filosofo, politico,
-romantico... Oh la vedrà bella anch'esso, la
-vedrà bella!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma, lei non è il curato? dimandò il signor
-Mauro; non tocca a lei a dare una buona rammanzina
-alla ragazza, un'altra a sua madre, e ricondurre
-all'ovile la pecorella smarrita, come lor signori dicono
-in pulpito tante volte?
-</p>
-
-<p>
-— Ehi son parole: ci vuol altri che me! È l'ingordigia,
-la sete di far quattrini. La vecchia tale e
-quale la conoscete, fa la bigotta, ma le premono i
-comodi e la cucina; e poi, vuol mettere da parte, per
-que' pochi dì che le restano a campare... e la figlia
-è la sua insegna!
-</p>
-
-<p>
-— Oibò! oibò! che dite mai, curato? l'interruppe
-il signor Gaspero, queste son cose...
-</p>
-
-<p>
-— Cose da non credere, ma che son vere! Pensate
-forse ch'io sia qui, come si suol dire, il bastone
-della scopa? So, vedo e conosco!
-</p>
-
-<p>
-— Ma non basta, bisogna...
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna che questi villani non sieno teste di
-scoglio, come sono. Ma che ci posso far io? e' la sarebbe
-come se volessi asciugar il lago col mio cappello.
-Non hanno badato mai alle parole del loro
-paroco! il qual paroco non ha più di due polmoni,
-che, una volta asciutti, non possono riempirsi di
-fiato, come una tinozza di vino!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! ma che v'importa a voi, che la giovine,
-la quale è poi savia e buona, vada con quei
-signori?
-</p>
-
-<p>
-— A me, come me, certo che no! ma se, per
-causa sua, avessi de' pasticci? Io ci vedo da lontano...
-Quel vecchio milord, che sarà luterano, puritano,
-manicheo, o qualche cosa di simile, fa una strana vita,
-la vita del mistero... Il suo signor figlio poi...
-</p>
-
-<p>
-— Dite un po': è forse quello che aveva fatta
-tant'amicizia col vicecurato?
-</p>
-
-<p>
-— Giusto! E colui, poteva far di peggio? Pensate!
-un prete, che deve sempre guardar bene a tutto
-quel che fa e che dice, un prete, com'è lui, viaggiar
-su per i monti, andar giù per il lago, in compagnia
-d'un forestiero libertino, d'un... dio sa che cosa?
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-Già, è sempre stato un bel capo colui!... E mi ci
-voglion tirar dentro per i capegli, me? Oh se la
-sbagliano! Io me ne lavo le mani, non ne voglio
-saper nulla, faccian loro! Son pazzo a pensarci su...
-Non è egli vero, che non tocca a me?
-</p>
-
-<p>
-— Del prete, rispondeva sempre il signor Gaspero,
-del prete io non parlo! Siete l'autorità ecclesiastica
-del paese, la prima! Ma della giovine, chi vi può
-dir nulla? Eh via! chiudete un occhio, e lasciate che
-l'acqua vada in giù; perchè alla fine, non è essa padrona
-del suo? E potendo far la sua fortuna, la sarebbe
-una baggea a star lì, sempre appiccicata alla
-sottana di sua madre!
-</p>
-
-<p>
-— Bravo il nostro signor Gasperino! dicevagli il
-deputato, nel dargli d'una palma su la spalla: già
-l'ho sempre sentito far l'avvocato delle belle donne!
-Ora poi, che si tratta della graziosa figliuola d'Andrea...
-ch'è veramente un bel fiore di primavera,
-un fiore che, scommetto, vorrebbe trapiantar volentieri
-nel suo giardino!
-</p>
-
-<p>
-— Ehi, Mauro, che spropositi mi dite? cosa volete
-ch'io faccia, co' miei sessantacinque anni, col mio peso
-e con la mia mezza parrucca?... Ho altre fantasie;
-sono stato giovine anch'io, e al mio tempo, non fo
-per dire, era un giovinotto un po' più vivo di quelli
-del dì d'oggi... non so se mi capite! Ho avuti i
-miei grilli, e me la sono spassata alla buon'ora! E ho
-fatto anch'io, come si dice, le mie campagne, sono
-stato attore anch'io, ma adesso mi conviene accontentarmi
-della parte di spettatore; e ridere, quando
-c'è da ridere, della commedia che il mondo mi fa
-d'intorno.
-</p>
-
-<p>
-— Non faccia troppo il filosofo, caro signor Gaspero,
-soggiunse il dottore, contento, a dir poco, di rendergli
-di rimbalzo le parole che motteggiando gli aveva
-dette a principio della via. Anche sul suo conto, se
-ne sa qualcosa. E ne so una io... e se non me
-l'avesse raccontata quel brav'uomo d'Andrea, non
-la direi... I suoi sessantacinque anni? Non gli credete,
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-al signor Gaspero, quando dice che gli pesano;
-ha i suoi capricci ancora, un grillo che gli mette il
-prurito da un pezzo; e se non fosse che...
-</p>
-
-<p>
-— Via è matto il dottore, disse l'allegro vecchio.
-</p>
-
-<p>
-— Matto io? sarà; ma nol fu già lei, signor mio,
-quando sottomano, alla sorda, lasciò sentire al padre
-della Maria, che cosa penserebbe se mai fosse capitato
-un partito alla sua povera figliuola, un partito
-come va; e se saprebbe farglielo parer buono; un
-uomo un po' sugli anni sì, ma vegeto, sano; e poi,
-persona di credito, particolare danaroso... Ehi, dica:
-non è così, signor Gaspero?
-</p>
-
-<p>
-— Che bravo poetai che rima! crollando il capo
-quegli diceva.
-</p>
-
-<p>
-— Altro che poeta! Lo so ben io! Se non fosse
-stato il buon galantuomo a rispondere, come pochi
-pur troppo rispondono in questi casi: Ma, io non ho
-che questa tosa, e ch'ella se lo trovi il marito, e sia
-contenta. Sono un povero diavolo, gli è vero; ma è
-meglio pochi stracci e cuor contento, che non abbondanza
-di fuori, e cuor voto di dentro... Non
-è così?
-</p>
-
-<p>
-— Pigliatelo, vi dico, il dottore! tenetelo saldo,
-ch'è matto, matto da legare!
-</p>
-
-<p>
-— E che mal ci sarebbe se la fosse come lui dice?
-soggiunse il deputato.
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì, che mal ci sarebbe? ripetè il signor
-Gaspero.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, dico io!... Ma sapete, conchiudeva il
-curato, che le nostre sono ciance da far ridere i
-morti? E mi pare che tutti siate un po' in cimberli,
-a chiacchierar così in pubblico di donnette e d'amori,
-come fanno i giovinotti della città al caffè! Oh finiamola,
-ch'è tempo! Ecco appunto il signor Samuele,
-che viene a questa volta. Ehi, ehi! signor Samuele, venite
-qua! Non vi pare che sia il Vapore quello laggiù
-in fondo, sotto la punta di Laglio?... Ohe, non
-vi dicon niente i vostri occhiali?
-</p>
-
-<p>
-— Mi pare e non mi pare; lo speziale rispose,
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-levando il naso, e mettendo il rovescio della mano
-alla fronte, a mo' di visiera.
-</p>
-
-<p>
-Ed esso e gli altri s'aggrupparono sur un monticello
-della riva, per aspettare, con la loro quotidiana
-curiosità, il passaggio di quella barca che da pochi
-anni aveva segnato un nuovo e grave avvenimento
-nella loro vita. E là, su quel pianerottolo, figuravano
-un crocchietto degno del vivace pennello del
-nostro Migliara.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap12-1">XII.
-<span class="smaller">ADDIO AL LAGO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-O terra solitaria e ridente, che il lago da tutt'e
-due i lati viene ad abbracciare col suo limpido specchio,
-o paesello che siedi su la china del promontorio,
-incoronato d'alberi d'ombra perenne e rallegrato
-da un misto digradar di sparsi colori, il verde dell'erbe
-freschissime, il rosso e il gialliccio delle foglie
-che cominciano ad appassire, il cupo del pino, dell'elce,
-e dell'abete, e il roseo degli odorosi ciclamini
-che tutto l'anno rivestono la tua bella pendice, addio!..
-Noi lasciamo le tue ore tranquille, l'innocente
-allegria de' tuoi passatempi, l'aria tua sincera e salubre,
-i lieti diporti su l'acque, i sentieri serpeggianti
-su per la montagna; noi abbandoniamo la casìpola
-che un'annosa vite ombreggia, la remota dàrsena
-con le sue barche pescherecce, la scoscesa costiera
-del lido, la chiesa antica e modesta, la cappelletta al
-crocicchio del bosco... Addio!
-</p>
-
-<p>
-Ma la memoria de' luoghi, che un tempo avemmo
-cari, dove passammo gli anni giovenili in libertà e
-in pace, questa memoria, che si nasconde nel cuore,
-ma non si cancella mai, verrà con noi, cara e segreta
-compagnia. E quando sorgeranno, nel mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-della vita, i giorni delle lunghe prove e della tradita
-fatica, quando fra il rumore del mondo e l'angustia
-del futuro, volgeremo indietro uno sguardo al tempo
-che prometteva la felicità, allora ci sarà dolce il tornare,
-almeno col cuore, a riposarci in que' luoghi,
-dove la solitudine è piena de' nostri primi amori e
-di tante piccole storie da fanciulli; dove conosciamo
-ogni palmo di terra, ogni albero, ogni cespuglio;
-dove ne pare ancora dover esser meno amaro il
-ricordarsi del dolore sofferto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'oscura sorte d'Angiola Maria sta per mutarsi: un
-giorno, una parola cambiano tante cose quaggiù; bastò
-un giorno per sedurre i pensieri della giovinetta con
-le lusinghe d'una vita più bella, d'una vita che fino
-a quel tempo era stata per lei un bel sogno fuggitivo,
-dal quale senza rammarico si risvegliava. La
-dimestichezza nata fra essa e le due damigelle compagne,
-il rivedersi tutt'i giorni, la concordia de' pensieri
-e de' cuori, la necessità di cercarsi, di volersi
-bene, quella fiducia della giovinezza sì schietta nell'anime
-buone, tutto si combinò per condurre Maria
-a lasciarsi vincere dalla preghiera d'Elisa e di Vittorina
-d'accompagnarle quell'inverno a Milano. Elleno
-speravano, in segreto, che poi l'avrebbero persuasa
-d'andar con loro in Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-Io avrei dovuto dirvi prima, che il vecchio lord,
-al cader dell'autunno, stanco della sua lunga solitudine,
-e ristorato alquanto nella salute, aveva, con
-gran rammarico delle due fanciulle e d'Arnoldo,
-risoluto di passar l'inverno nella città. Però, quando
-bisognò partire, Vittorina fu quella che trovò lo spediente
-d'acconciarla bene per tutti. Un bel dì, fece
-a suo padre molte carezze e una preghiera; e il
-lord, colto in buon'ora, acconsentì. Non occorre
-dirlo, la mamma Caterina non si fece neppur essa
-lungamente pregare, chè anzi non capiva in sè dal
-piacere, quando Elisa l'assicurava che si sarebbero
-tenuta la sua cara Maria, come una compagna, un'amica;
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-che al primo giorno della primavera l'avrebbero
-a lei restituita, e tant'altre promesse. E poi, la
-buona vecchia voleva troppo bene alla sua figliuola;
-allorchè questa parlava, ella non sapeva trovar più
-ragione in contrario. — Oh l'amar molto è la gioja e
-il martirio delle povere madri!
-</p>
-
-<p>
-Il più serio fu, quando bisognò scriverne al vice-curato.
-Maria sapeva i pensieri, sapeva il cuore di
-suo fratello; e dubitava che quella partenza così
-nova, quel lasciar sola la madre per tutto l'inverno,
-a lui non dovesse parer bene. Tremava la povera
-fanciulla nello scrivere e suggellar quella lettera, tremava
-e non ne sapeva il perchè. Ma bisognava farlo;
-sua madre non aveva posta altra condizione, tranne
-questa, che vi fosse il consenso di don Carlo.
-</p>
-
-<p>
-Chi si pigliò la briga di portar la lettera al suo
-destino, fu lo stesso Arnoldo, per una buona ragione
-che coperse di due buone scuse, cioè di fare una
-visita all'amico, e di percorrere un'altra volta, innanzi
-abbandonarla, quella bella contrada.
-</p>
-
-<p>
-Prima che uscisse l'alba della vegnente mattina,
-una barca lo traghettò a ***, dov'erano i cavalli di
-suo padre. Qui giunto, condusse fuori uno svelto e
-brioso leardo; montò in sella, e seguitando i sentieri
-lungo la montagna, viaggiò tutta la giornata, per
-arrivare innanzi sera alla lontana parrocchia. Più
-d'una volta fallì il cammino, e gli fu forza tornar
-indietro, e rifare lunghi tratti della strada già corsa;
-onde sentiva dispetto dell'indugio, e compassione
-della sua povera cavalcatura. Già da parecchie ore il
-cavallo andava di buon portante o di galoppo su per
-quelle strade appena praticabili, e sbuffava dalle nari
-per la lunga fatica; la sua criniera ondeggiava sollevata
-dalla sottile brezzolina d'ottobre; le ferrate sue
-zampe percotevan con violento passo sui grossi ciottoli
-di que' sentieri franati: ma il giovin cavaliere
-non pareva mai stanco di tener piede in istaffa. Soltanto
-egli lasciava, a quando a quando, che il cavallo
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-continuasse a passo la via, e intanto gli accarezzava
-il collo e la criniera.
-</p>
-
-<p>
-Al mezzo del cammino, scese di sella, e fermossi
-per breve tempo in un deserto casolare, il quale
-d'osteria non aveva altro che l'insegna; un tugurio,
-che la mala sorte aveva collocato in fondo di una
-solitaria valle. Condusse egli stesso il suo cavallo in
-un canto della corte, innanzi a una mangiatoia tarlata;
-poi entrò nella cucina, sedette, e senza parlare
-si refiziò con uno stantío resto di torta e con certo
-cacio di capra che gli fu messo innanzi, e che poi
-condì con un bicchiero di vino acido; e pure l'ostessa
-ne aspettò un pezzo il complimento. Era una giovine
-e tarchiata colligiana, la quale gli s'era piantata in
-faccia, con le pugna appuntate sul descaccio zoppo,
-quantunque fosse più usa a guardare, con due occhi
-grigi e furbi, il bel muso d'un contrabbandiere al
-lume della luna, che non la faccia dilicata e i capegli
-biondi d'un giovinotto inglese innamorato.
-</p>
-
-<p>
-Ripigliò il cammino, e lungo la strada, la sua fantasia,
-seguendo sempre gli stessi pensieri, vestiva
-d'una immagine sola la varia scena della natura ridente
-o selvaggia ch'egli attraversava; i gruppi
-d'alberi, i casali, i dirupi e le frane, il ruscello e il
-torrente, la piccola pianura e la greggia col mandriano,
-la siepaia e il cacciatore, il paesello e il cimitero,
-tutto pareva fuggirgli dinanzi, come s'egli fosse
-nel paese delle visioni. Sola una meditazione nutriva
-il suo cuore; nè quel pensiero era mai sì forte, come
-quando traeva fuori la lettera di Maria, e ne contemplava
-con segreta gioja le parole della soprascritta;
-la quale, del resto, era pur semplice, e non so che
-incanto avesse.
-</p>
-
-<p>
-A un'ora di notte, arrivò alla parrocchia, e scavalcò
-all'uscio d'una povera abitazione, che un pecoraio
-gl'insegnò esser quella del vicecurato. E lo trovò
-nella più interna delle due camere, ch'erano tutta la
-casa, lo trovò a vegliare in mezzo a' suoi volumi, qua
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-e là sparsi, ammucchiati o aperti, al lume d'una piccola
-lucerna.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Al vedere l'inaspettato visitatore, il prete s'alzò,
-e, fattosegli incontro, sorrise; poi, senza parlare, gli
-strinse con grand'amore la mano; ma il suo aspetto
-era pallido, malinconico il sorriso, lo stesso andare
-aveva qualche cosa di penoso e d'incerto.
-</p>
-
-<p>
-— Siate il benvenuto amico mio! Dunque non
-l'avete dimenticato il povero prete? Nella mia solitudine,
-la vostra venuta è una vera benedizione. Oh
-credetelo! il mio cuore n'è riconoscente.
-</p>
-
-<p>
-— Mio buon Carlo: tocca a me il domandarvi perdono,
-se questa è la prima volta che vengo a visitarvi;
-non ho tenuta la mia promessa, lo so; ma...
-mio padre...
-</p>
-
-<p>
-— Non dite di più: vi so troppo buon grado del
-piacere che adesso mi fate, e v'assicuro ch'io aveva
-un gran bisogno di vedere un volto amico.
-</p>
-
-<p>
-— Io vi trovo assai mutato da tre mesi, magro,
-sparuto: siete stato forse malato?
-</p>
-
-<p>
-— No! io sto bene: è l'animo mio ch'è malato.
-Ma di me non parliamo; voi...
-</p>
-
-<p>
-— I' ho una lettera da consegnarvi... una lettera
-di Maria, di vostra sorella.
-</p>
-
-<p>
-— Che? accadde mai qualche disgrazia a mia madre?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! ella sta bene e vi saluta, la buona donna;
-ell'è così rubizza e così lieta!
-</p>
-
-<p>
-— Dio la benedica! Ma questa lettera di Maria...
-</p>
-
-<p>
-— Eccola! essa vi domanda che acconsentiate di
-lasciarla per qualche tempo con noi, che andiamo a
-passar l'inverno a Milano... Le mie sorelle ve ne
-pregano anch'esse!
-</p>
-
-<p>
-— Maria?.. disse il prete, maravigliando e cadendo
-d'improvviso in gravi pensieri. Indi aperse
-lentamente il foglio, lo lesse attento, e ripiegatolo lo
-intascò. Il giovine intanto lo riguardava, in atto di
-serio esitare. Indi a poco il prete gli domandò: — Quando
-contate di partire?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Domattina, forse. Perchè... non so se mio
-padre.... dubitando rispose Arnoldo.
-</p>
-
-<p>
-— Domattina dunque avrete la mia risposta per
-Maria.
-</p>
-
-<p>
-E detto ch'ebbe, mutò discorso, nè più parlò di
-sua madre, nè di sua sorella. Ma raccontò all'amico
-la vita che menava in quella valle; vita di sacrifizio
-e di coraggio, e che avrebbe presto distrutte le forze
-d'altri uomini di tempra più salda della sua. Quella
-remota parrocchia di poveri terrazzani, dispersa in
-abituri e capanne, senza ricolto e senza decime, metteva
-a dura e verace prova il ministero dell'uom
-del Signore, chiamandolo a tutte l'ore dov'era bisogno
-di consolazione e di costanza, e dove albergavano
-il pianto e la fame.
-</p>
-
-<p>
-Ma essendosi fatta l'ora tarda: — Pensiamo per
-voi, disse don Carlo. Voi siete stanco, rotto dal viaggio;
-qui nel paese, non v'è locanda di sorta, chè
-altri non vi capita se non qualche vagabondo, o al
-più due volte l'anno qualche viandante che abbia
-perduta la strada. Se v'accontentate, vi cederò il mio
-letto; già, lo sapete, siete sotto il tetto d'un povero
-romito...
-</p>
-
-<p>
-Ma, negando l'altro in ogni maniera: — Bene,
-soggiunse il prete, il mio Bernardo, è un buon cristiano
-di questi monti che m'ajuta e mi serve, vi
-preparerà alla meglio un lettuccio sul canapè ch'è
-nell'altra stanza. Scusatemi, amico! v'accorgerete stanotte
-di non essere nelle belle case, e ne' buoni letti
-della vostra Londra. Dunque, addio e buona notte!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Arnoldo si coricò; ma alle stanche membra non
-concedevano riposo l'ardore e l'inquietudine della
-mente combattuta da cento pensieri più strani delle
-larve d'un cattivo sogno. Vegliava dunque, e dopo
-qualche tempo s'accorgeva che nella stanza vicina il
-prete era pur desto; perchè la lucerna mandava ancora,
-per alcune fessure dell'uscio, il sottile suo
-raggio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dapprima non gli giungeva all'orecchio nè voce
-nè respiro; poi intese come il muover lento e grave
-d'un passo, che pareva misurar chetamente la stanza.
-Il giovine si trasse di novo sotto le coltri, e cercò
-dormire, ma invano... Origliava, non fiatava; passò
-un'ora, ne passò un'altra; e sempre sentiva il prete
-andare e venire su e giù lentamente per la camera.
-</p>
-
-<p>
-Tutto a un tratto lo riscosse uno strepito, come
-d'una seggiola che scricchioli sotto il peso di persona
-che sopra vi s'abbandoni; e in quella, gli parve d'udire
-un affannoso sospiro, e poi queste parole: — Mio
-Dio!.. dammi forza e costanza!...
-</p>
-
-<p>
-Allora, vinto da non so che terrore, egli stava per
-balzar dal letto, quando s'accorse che la lucerna era
-spenta, e che tutto era silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Alla mattina, Arnoldo pensava di chiedere al prete,
-in nome dell'amicizia, la spiegazione di quel mistero,
-la causa della preoccupazione grave e dolorosa in cui
-l'aveva trovato. Pure, quando se lo vide venire incontro,
-con aspetto serio ma tranquillo, per fargli
-nuova scusa della sua meschina ospitalità, e s'accorse
-che gli tagliava a mezzo ogn'inchiesta la quale a lui
-riguardasse, allora pensò che quello doveva essere un
-segreto geloso e profondo, uno di que' segreti che si
-trema di confidare allo stesso cuor dell'amico; e
-tacque.
-</p>
-
-<p>
-Con un turbamento involontario Arnoldo ricevette
-la lettera che il vicecurato aveva scritta in risposta a
-quella di Maria.
-</p>
-
-<p>
-Quando, preso commiato e salito in sella, il giovine
-ripetè un sincero saluto, il prete gli s'avvicinò,
-e strettagli forte la destra, — Arnoldo, disse, voi
-siete un uomo onesto, e il cuor vostro è buono e
-generoso. Voi siete abbastanza felice, ma io non ho
-più nessuno quaggiù!.. Il futuro c'incalza e trascina,
-e Dio solamente lo conosce: se dunque a Lui piacesse
-che noi non avessimo a incontrarci più su la
-terra, e se mai l'avvenire vi menasse di nuovo in quest'Italia,
-non dimenticate mia madre e mia sorella!
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-Confortale l'una, proteggete l'altra... Oh voi fortunato,
-se avrete questa consolazione di poter dire: C'è
-alcuno che mi ama e mi benedice! Addio!
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo si sentì commosso fino alle lagrime; ma
-fattosi forza, — Addio, rispose, virtuoso amico! State
-di buon animo; io spero che ci rivedremo ben presto.
-Addio!
-</p>
-
-<p>
-E, dato di sprone al cavallo, s'allontanò.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Due giorni appresso, la famiglia de' Leslie era partita
-dalla villa, e Maria aveva abbandonato la natale
-sua terra. La mano della fanciulla aveva tremato
-nell'aprir la lettera di suo fratello; erano poche linee
-che dicevano:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-— «Chi deve avere maggior pena che tu parta
-di qui, mia cara Maria, è la nostra buona mamma.
-S'ella dunque vuol fare questo sacrifizio, e tu segui
-allora la tua volontà. La famiglia, nel cui seno ti
-ritrovi, è un raro esempio di nobiltà vera e onesta.
-Ma non ti scordar mai, sorella, chi tu sia!
-Conserva il tuo cuore; pensa che un cuore come
-il tuo è una gemma, la quale, perduta una volta,
-non si ritrova mai più. Io spero per altro che la
-tua lontananza non sarà lunga: quando ritornerai,
-fa di trovare ancora nella tua povera casa, e sotto
-il cielo che il Signore t'ha dato, quegli stessi pensieri
-e quella stessa vita, che ora vi lasci. E se
-mai tu temi che non sia per essere così, oh! non
-abbandonare, te ne scongiuro, la tua povertà e il
-silenzio dell'oscurità in cui se' nata. Addio, mia
-sorella! Che il Signore t'accompagni!&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="indr">
-Carlo.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Caterina pianse nel leggere questa lettera così semplice,
-ma non ebbe cuore di stornar la figliuola dalla
-proposta partenza. Maria mise insieme le sue poche
-robe; e la stessa mattina, nell'andar dall'una all'altra
-stanza della casa, le pareva che quell'abbandono le
-pesasse sul cuore, e quel breve viaggio le fosse imposto
-come una penitenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-La buona madre anch'essa, quando il momento fu
-venuto di staccarsi dalla sua Maria, sentì nel suo
-segreto un dispiacere, un pentimento quasi d'avere
-accondisceso all'impensata a quella partenza: e le
-vennero a mente le parole che ripeteva un tempo il
-suo pover'uomo, quando la signora contessa teneva
-con sè la fanciulletta: Verrà un giorno che ve ne
-pentirete, e non vi sarà più rimedio! — Ma non
-disse nulla, e cacciò via quel tristo pensiero.
-</p>
-
-<p>
-Nel tragittare il lago, per raggiungere le carrozze
-del lord, che stavano aspettando su l'opposta riva,
-Maria non potè nascondere l'angoscia che la stringeva,
-benchè non piangesse. Dilungandosi dalla sponda,
-guardava la madre sua e la vecchia Marta, che dalla
-soglia della casa le mandavano ancora baci d'amore;
-guardava la sua finestretta e la pergola del cortile.
-E certamente, se non era la presenza del vecchio
-signore, che quantunque buono e carezzevole con lei,
-pure la teneva nell'imbarazzo della suggezione, essa
-avrebbe lasciato libero sfogo alle sue lagrime.
-</p>
-
-<p>
-Elisa, guardandola con mestizia, le compativa; Vittorina
-l'abbracciava, ripetendole le più liete cose che
-siensi dette mai per consolare chi abbandona la prima
-volta i luoghi, a cui la vita serena di molt'anni donò
-tanta bellezza.
-</p>
-
-<p>
-Nel tempo di quel tragitto, un giovane barcaiuolo
-accompagnava il lento batter del remo nell'acqua con
-una semplice canzone del suo paese, su l'andar della
-seguente.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04">IL COMMIATO.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">CANZONE DEL BARCAIUOLO.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p>
-<p class="i02"> Ah! ti ricorda dell'amor mio.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">I' vo lontano dal suol natío,</p>
-<p class="i02"> Lascio la barca che mi fu cuna;</p>
-<p class="i02"> Solo, ramingo, pel mondo io vo.</p>
-<p class="i02"> I' vo cercando la mia fortuna!</p>
-<p class="i02"> Se il buon destino non è restio,</p>
-<p class="i02"> Quando ritorno, ti sposerò.</p>
-<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ah! ti ricorda, cara, quand'io</p>
-<p class="i02"> Sott'altro cielo, mesto, lontano,</p>
-<p class="i02"> Penserò all'ora di questo dì;</p>
-<p class="i02"> Che noi qui stretta ci siam la mano,</p>
-<p class="i02"> Che un solo giuro due cori unío,</p>
-<p class="i02"> E che il Signore quel giuro udì!</p>
-<p class="i01">Ah ti ricorda dell'amor mio!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Là, presso l'erta di quel pendio,</p>
-<p class="i02"> Cui lieta cinge la vigna in fiore,</p>
-<p class="i02"> Vedi una casa, del monte al piè?</p>
-<p class="i02"> Se fosse nostra!... Mi sta nel cuore</p>
-<p class="i02"> Da tanto tempo questo desio!</p>
-<p class="i02"> S'io vi potessi viver con te!..</p>
-<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Oh sta, mio core! già l'alba uscío.</p>
-<p class="i02"> Partir bisogna, lasciar la valle,</p>
-<p class="i02"> Se ricco un giorno mi vuoi sposar!</p>
-<p class="i02"> D'un fardelletto carco le spalle,</p>
-<p class="i02"> Povero e franco, men vo con Dio...</p>
-<p class="i02"> Ma prima, o cara, ti vo' baciar!</p>
-<p class="i01">Ah ti ricorda dell'amor mio!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">O Rita bella, mia Rita, addio!</p>
-<p class="i02"> Ah ti ricorda dell'amor mio!</p>
-</div></div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="figcenter break-before"><a id="fill-130b"></a>
- <img src="images/ill-130b.jpg" alt="" />
-<p class="caption">— Sia ringraziato il Signore, disse il mendicante dopochè si
-furono allontanati, che m'abbia mandato l'inspirazione di continuar
-la strada.... — Lib. <span class="smcap lowercase">II</span>, pag. 281.</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<h2 id="libro2">LIBRO SECONDO</h2>
-</div>
-
-<div class="blockcit">
-<p>
-Non mi chiamate Noemi (cioè bella), ma
-chiamatemi Mara (cioè amara), perchè
-l'Onnipotente m'ha ricolmata di grandi
-amarezze.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<i>Nel libro di Ruth.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap1-2">I.
-<span class="smaller">ALTRO TEMPO, ALTRA VITA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Ecco Milano, la bella e ricca Milano! I larghi viali
-suburbani, che ornati d'una doppia fila d'alti platani,
-la circondano, come delle verdi ombre d'un giardino;
-i suoi lieti bastioni, le sue porte, che ora ti
-figurano la superba idea dell'arte romana studiata
-da' compassi dell'arte moderna, e ora ti presentano
-l'umile ingresso d'una borgata; i suoi corsi larghi,
-lisci ed asciutti, le sue variate vie fiancheggiate di
-modesti palazzi e di case belle e recenti dalla fronte
-allegra, dalle spesse e diritte finestre; tutto ti farebbe
-creder quasi d'essere in una città sorta ieri, se le
-belle cupole, e i campanili delle vecchie sue chiese,
-e quelle superbe colonne cadenti di San Lorenzo,
-unico avanzo della nostra grandezza a' migliori giorni
-di Roma, e più di tutto la mole sublime e gigantesca
-del Duomo con le cento sue guglie aeree, non
-sorgessero a ricordarti che i secoli passati hanno ancora
-le loro grandi vestigia, e signoreggiano, direi
-quasi, con l'armonia della loro maestà vetusta su d'un
-vasto anfiteatro di case, che la mediocrità costruì in
-compagnia del comodo, del risparmio e della convenienza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma non cercare gli avanzi delle nostre glorie municipali;
-son pochi e inutili per noi, e furono sepolti
-dai secoli, o dispersi dagli uomini. Non aprire i volumi
-della storia, che adesso non è il tempo; essa ha
-delle pagine scritte col sangue, pagine terribili che
-fanno fremere e lagrimare; e altre ne ha, ornate delle
-più belle glorie italiane, pagine sante, che sono l'entusiasmo
-e la speranza di chiunque si ricordi ancora
-di portare il nome de' suoi antichi. — Milano è la
-città del gran signore e dell'onesto privato, del mercatante
-e dell'ozioso, del filosofo e del povero galantuomo;
-è la città semplice e colta, generosa e ospitale,
-la patria della bella vita e del buon cuore. Tutto il
-mondo è paese, dice il proverbio; ma i proverbi, massime
-gli antichi, non han più ragione.
-</p>
-
-<p>
-Eppure colui che per la prima volta abbandona
-l'aria pura della campagna e la solitudine d'una
-terra ignota, non può trovar nella città quel soggiorno
-di delizie e di fortuna, che forse prima aveva sognato,
-nè quella pace oscura che nessuno al mondo
-invidia, tranne chi l'ha perduta.
-</p>
-
-<p>
-V' è una certa tristezza nella consueta tranquillità
-cittadina, una certa monotonia nella quotidiana vicenda
-delle sue costumanze, una noia negli spassi, un'inerzia
-nella vita, che talvolta ti par quasi di trovarti
-solo e abbandonato in mezzo alla frequenza della gente,
-e ti stanchi di vedere il malcontento in seno della
-ricchezza, e da una parte l'orgoglio, e il disprezzo
-dall'altra, e dappertutto l'abitudine e l'indifferenza
-per quanto ti s'agita o muta d'intorno. Al principio
-dell'inverno poi, quando il cielo non ha sole, e la
-terra non ha altro che nebbie e fumo, la è una scena
-a cui l'anima immalinconisce e si fa grave e noiosa.
-</p>
-
-<p>
-Le vie spesseggiano di popolo, ma son taciturne;
-è un andare e venire, un mischiarsi, un incontrarsi
-da ogni parte; ma ciascuno cammina per le faccende
-sue, o, se non ha faccende, s'accontenta di badare
-a quello che altri fa e dice. La scena poi è sempre
-la stessa: è il fanciullo che ora a ritroso, or saltelloni
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-s'avvia alla scuola col fascetto de' libri sur una
-spalla, e il pigro servo o la fante brianzuola che gli
-tien dietro; è l'onesto impiegato che col suo lento
-passo usato s'incammina all'ufficio per la strada da
-vent'anni battuta, chiuso nel suo pastrano di panno
-turchino e col fido ombrello sotto l'ascella; il solito
-gruppo de' lettori d'affissi alle cantonate, il fattorino
-che torna zufolando alla bottega, la femminetta divota
-o la vecchia dama, seguita dal servitore in livrea
-e con l'astuccio degli occhiali e due grossi libri fra
-mano, le quali spesseggiando i passi se ne vanno alla
-messa della parrocchia; è l'ozioso che girando a zonzo
-arresta tutti gli amici e i conoscenti ne' quali s'imbatte,
-o dà gli occhi entro ogni bottega, o numera
-le finestre d'ogni nuova fabbrica; è il giovine signore,
-che dall'alto suo cocchio inglese balza su le soglie
-del palazzo di qualche eletta contessa, lasciando al valletto
-di dieci anni le briglie de' focosi puledri.
-</p>
-
-<p>
-Nondimeno nella città è un bel vivere per tutti.
-Ben so che spesso bisogna vedere e tacere, e mordersi
-la lingua o far orecchie di mercante; so che
-bisogna sorridere a tanti amici di cappello, accarezzare
-quelli che ti stanno di sopra, e quelli stessi che
-t'invidiano, e guardar confuso nella folla il traino
-cortigiano dell'ignoranza, e tremare talvolta perfino
-d'una segreta stretta di mano dell'uomo sincero; so
-che bisogna fremere e arrossire, se non per te, per
-altrui; e chinar la testa alle opinioni che, al pari di
-tanti piccoli tirannelli, si cozzano, e voglion regnare
-insieme... Ma finchè nella patria troverai un amico
-che ti dica una buona parola, finchè avrai nella tua
-casa alcuno che t'ami, alcuno da amare, oh! terrai
-sempre caro il nome della tua città, come quello di
-tua madre!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La famiglia de' Leslie, venuta a Milano, aveva preso
-dimora in una bella e comoda casa, situata in una
-delle più popolose vie della città. La casa apparteneva
-a una vedova dama, la quale, alla morte del marito,
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-s'era ritirato nel secondo piano, per nascondervi il
-suo lutto e i suoi quarant'anni, e per cedere a qualche
-ricco pigionale il quartiere del piano <i>nobile</i>, come
-qui si chiama.
-</p>
-
-<p>
-Le damigelle, non avendo altri pensieri che di gioia,
-s'addomesticarono in pochi dì con la vita cittadina e
-co' novi piaceri, e dimenticarono il lago e i suoi pacifici
-ozii. Ma così non era di Maria. Essa non aveva
-creduto da prima, che così presto si sarebbe trovata
-sola sola; e già s'accorgeva che le mancava qualche
-cosa, e non sapeva che pensare a sua madre, e pensare
-a suo fratello.
-</p>
-
-<p>
-Pure ne' primi giorni, la novità di tutto quello che
-la circondava, le cure divise con le compagne per
-mettere in ordine la nuova casa, e assettare ogni cosa
-nella piccola stanza che ciascuna d'esse aveva scelto
-per sè, fu una sollecitudine, un pensiero. Ma poi, quel
-trovarsi chiusa sempre tra le pareti d'una sala, quantunque
-tappezzata da lucenti arazzi e sfavillante d'oro
-e di cristalline lumiere, quel correre alle finestre, e
-non veder che tetti e case, a traverso l'aria greve
-e fosca, e cercare invano con l'occhio la linea serpeggiante
-delle montagne, e i noti paesetti su l'opposta
-riva, e l'incerta lontananza dell'acqua: tutto
-ciò la faceva ben sovente muta, incresciosa a sè stessa,
-e le aveva rapito quell'aria di freschezza e di sorriso,
-ond'era prima così bella e serena.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo e le sue sorelle impiegarono que' primi dì
-nel visitare a parte a parte le nostre chiese più antiche
-e famose, i pochi monumenti dell'arti, le molte
-fabbriche degne d'esser vedute. Il giovine era stato a
-Milano in altri tempi, e aveva conosciuta la città; egli
-si faceva dunque compagno delle fanciulle in quegli
-utili diporti della mattina, e dava loro la spiegazione
-di tutto, meglio che non l'avrebbe fatto un facondo
-cicerone di piazza.
-</p>
-
-<p>
-Ma elleno non potevano mai persuader Maria ad
-accompagnarle. Maria temeva di farsi vedere con esse
-in mezzo a tanta gente; e s'ella da prima non aveva
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-pensato mai alla gran distanza che separava l'oscura
-fanciulla dalle nobili damigelle, quest'idea dolorosa
-cominciò allora a tormentarla con un assiduo rimprovero.
-</p>
-
-<p>
-Quand'era sola poi, rifletteva a quello strano mutamento
-della sua povera sorte, domandava a sè stessa
-perchè mai avesse acconsentito a seguire una famiglia
-che non era la sua, e come la si potesse abbandonar
-così, anima e cuore, a quella vita tutta nuova
-per lei, e a che fine la sarebbe venuta. Tutto le pareva
-un sogno; ma il turbamento che le s'era messo
-nel cuore, era vero. Allora sentiva il desiderio d'una
-consolazione lontana, ignota, che nessuna cosa al mondo
-le avrebbe potuto dare, nemmeno il ritorno alla sua
-casa, alle braccia di sua madre. Per la prima volta,
-ella pensava a sè stessa, a sè sola; all'avvenire, ai
-suoi timori, alle sue speranze. Oh! perchè tutte quelle
-angustie, perchè quelle inquietudini e quel rammarico
-si quietavano nel suo cuore, quando Elisa o Vittorina
-correva a scuoterla da' suoi mesti pensieri con l'ingenuo
-bacio d'una sorella, o quando sentiva soltanto
-pronunziar fra loro il nome d'Arnoldo, o sostava al
-suono della sua voce, a quello de' suoi passi?
-</p>
-
-<p>
-Lord Leslie intanto, giunto appena in città, ripigliò
-la sua vita altera e dispettosa, com'è costume de'
-vecchi, che senton oggi il tedio di quel che jeri bramarono.
-Lo strepito della città gli ricordava il tumulto
-della sua vita passata, i lunghi anni travagliati
-dalle cure della grandezza e dall'inimicizia della sorte.
-Egli dunque tornò a starsene chiuso e solitario, a non
-voler vedere anima viva; e alternava le lunghe ore
-della sua giornata fra il tè, le gazzette inglesi e la
-corrispondenza epistolare de' suoi agenti di Londra
-e de' gentiluomini della sua parte.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo amava passar la più gran parte del giorno
-in compagnia delle sorelle; chè la dimestichezza d'una
-vita modesta e uguale, le consuetudini quotidiane,
-quella sì cara onestà del costume di Maria, e quella
-sua semplice bellezza, tutto s'univa per fargli più
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-prezioso un amor puro e segreto. Nè Elisa e Vittorina
-ne' loro cuori ingenui n'avevano ancora il più lontano
-sospetto; e lord Leslie stesso, anzi che a codesto affetto
-d'Arnoldo, avrebbe creduto alla prossima rovina
-della superba aristocrazia del suo paese.
-</p>
-
-<p>
-Era in quel torno capitato a Milano tra i molti inglesi
-che passar vi sogliono nell'inverno, un baronetto,
-antico amico de' Leslie, il quale trattenutosi
-pochi dì, venne a portar loro le fresche notizie della
-patria; e fu il solo che il lord acconsentisse di vedere.
-Era un uomo di mezz'età, con un falso e ricciutello
-toppè d'un biondo rossigno; volto di tinta accesa,
-ma sincero; cravatta e corpettino bianchi; abito di
-color verde inglese, soppannato di velluto, a larghe
-rivolte e larghi quarti; un occhialetto d'oro pendente
-al collo, e manichini increspati su' guanti gialli; insomma,
-lo scapolo elegante, il <i>dandy</i> di quarant'anni.
-</p>
-
-<p>
-Costui sedeva, una sera, in mezzo al piccolo circolo
-delle due damigelle, d'Arnoldo e della nostra
-fanciulla. Fosse l'aria vivida d'Italia che l'animasse
-più del solito, fosse la leggiadria delle giovinette, fatto
-è che quella sera egli faceva le spese della conversazione;
-sfoggiava quegli scherzosi nonnulla, per cui
-nel bel mondo anche il dappoco diventa fior di senno;
-ciarlava, rideva per tutti, chè non pareva fosse
-nato al di là della Manica; e, com'era stato gran viaggiatore,
-ripezzava il suo parlare or della lingua nativa,
-or della nostra e or della francese. Ad Elisa, in men
-di mezz'ora, egli aveva già ricordato a una a una le
-amiche damigelle che l'aspettavano nella contea, e le
-s'era fatto vicino per bisbigliarle all'orecchio che un
-giovine poeta italiano errava sempre intorno al deserto
-castello de' Leslie; e poi aveva presa la piccioletta
-mano di Vittorina, e le aveva descritte a parte
-a parte le splendide feste, i passeggi, le danze, le
-corse de' cavalli, le compagne fatte spose.
-</p>
-
-<p>
-— Oh perchè non son giovine anch'io come voi!
-seguitava il brioso baronetto. Per voi è l'aurora,
-per me il mezzodì, per voi splende il sole della bella
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-Italia, per me quello del nord; pure non sono malcontento
-di me stesso... I' ho fatto più lunghi viaggi,
-che non Colombo, Marco Polo, Vasco de Gama e il
-capitano Cook, tutt'insieme! Ho veduto il mondo; ma
-lo darei tutto, se fosse mio, per un anno solo de' vostri...
-L'amore è la più bella parola di tutte le lingue;
-domandatelo, miss Elisa, al vostro poeta, e voi,
-miss Vittorina, al vostro cuore!...
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete molto gaio, sir Edwin, l'interruppe
-Arnoldo; e la vostra vita, se alcuno la scrivesse mai,
-dovrebb'essere un bel romanzo.
-</p>
-
-<p>
-— O amico mio, pensate! press'a poco come quello
-di Gil Blas de Santillana. Anch'io sono sempre stato
-di buon umore, <i>a jolly fellow</i>... E poi? non credete
-forse che la vita di qualunque uomo, fra i venti
-e i cinquant'anni almeno, sia un romanzo?... Quella
-d'una giovinetta poi, quella d'una bella donna!...
-<i>Oh delicious! delicious!</i>
-</p>
-
-<p>
-— Aimè! disse ridendo Vittorina, io non ho tocca
-ancora l'età del romanzo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì! per un volto e per un cuore come il
-vostro, il romanzo comincia a quindici anni. Ma per
-me... la mia stella tramonta! ah! ah! l'ipoteca dell'età
-pesa anche su lo spirito! eh! eh!
-</p>
-
-<p>
-— Via, via, sir Edwin, soggiunse Elisa, consolatevi,
-chè lo spirito è un genio bizzarro che non ha
-paura del tempo!... Ma lasciam le follie; e voi continuate
-a darci le novelle de' nostri amici di Londra.
-Non ci avete ancora detto nulla d'Elena nostra cugina?
-l'avete veduta?...
-</p>
-
-<p>
-— Miss Davison? Essa è l'ultimo angelo <i>of our
-merry England</i>, che mi sorrise prima della mia partenza.
-Essa è sempre più bella, una maga, una divinità!
-I nostri <i>dandys</i> le fanno corona sempre e da
-per tutto; è il sospiro di tutti, l'idolo che tutti adorano.
-Ma nessuno trionferà, perchè noi la serbiamo
-per l'amico nostro Arnoldo. Non va bene?...
-</p>
-
-<p>
-— V'assicuro, rispose Arnoldo, ch'io non fo di questi
-aurei sogni. Io vorrei piuttosto amare, che adorare...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che c'è di novo? voi siete così mesto e circospetto,
-ch'io non vi riconosco più. Ma, a proposito,
-come riusciste a far pace con vostro padre, dopo quel
-terribile scacco?... A lui, non ebbi cuor di parlarne.
-Oh se sapeste! il nobile duca era uscito de' gangheri...
-le vostre superbe zie, la marchesa... la viscontessa,
-facevano <i>un commèrage</i>; tutta Londra lo
-seppe; se ne parlò a Bath, Brighton, Chelthenham...
-E quella povera miss? così giovine, così ricca e così
-bella? Ma essa si consolerà! ah! ah!.. Eppure, lasciate
-che io le dica, sir Arnoldo, ell'era fatta per voi!...
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo non potè più sopportare l'insipido cicaleccio
-del baronetto; e poi, Maria era presente. Costui
-aveva toccato una corda, che in quel punto risvegliava
-un ricordo doloroso nel suo cuore; quindi troncò a
-mezzo il discorso, alzandosi bruscamente, e preso il
-cappello, uscì. Sir Edwin non s'avvide, o finse di non
-s'avvedere di quel mal garbo; si rivolse ancora alle
-fanciulle, e continuò le sue vôte facezie. Maria, nascosta
-quasi in un canto della sala, era stata silenziosa e
-indifferente per tutta la sera; se non che, alle ultime
-parole del baronetto, rivolse un momento gli occhi
-ad Arnoldo, e sentì ferirsi nel cuore, come d'una punta
-mortale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Alcuni giorni appresso, ell'era sola nella sua camera;
-le due damigelle, col padre e con Arnoldo,
-se n'erano ite a un ritrovo, in casa d'un gran personaggio.
-Mentre frugava nel suo armadietto, le era
-venuta sott'occhio l'ultima lettera del vicecurato, quella
-con cui le aveva concesso di partir di casa sua. Essa
-l'aprì, la meditò lungamente, china la fronte, e fissi
-gli occhi, che lasciavano cadere involontarie lagrime
-su le smorte sue guance: e quelle parole, che la prima
-volta l'avevano appena commossa, allora la fecero tremare.
-Alla fine, abbandonò la mano che teneva il foglio,
-e appoggiò l'altra dolorosamente sul cuore, come
-cercando di soffocarne il palpitar crescente. Allora proruppe
-in un pianger dirotto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-Essa aveva letto nel proprio cuore. Ciò che fino a
-quel dì era stato un segreto, un mistero per lei, le
-apparve lucido e schietto al pensiero, divenne una certezza,
-una verità, che la riempì di confusione e quasi
-di spavento.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Signore! ella diceva in mezzo alle lagrime,
-osando appena esprimere con un lamento l'angoscia
-del cuore. È possibile che sia così?... Ch'io mi lasci
-andare a pensar sempre a lui, anche senza volerlo,
-a lui, più che a mio fratello, più che a mia madre?...
-Oh! cosa son io a confronto di lui?... Povera mamma!
-perchè l'ho abbandonata?... Essa crede ancora
-ch'io sia innocente come un angelo, essa che mi diceva
-tante volte: Io t'ho messo il nome di Angiola,
-perchè tu sii sempre il mio angelo; te ne ricorda!...
-Ed egli?.. Oh se avesse a pensare ch'io sia venuta
-qui, qui in casa sua, con le sue sorelle, perchè gli
-voglia bene! Ah povero me! che abisso!... Come
-è avvenuta una cosa sì terribile?... Me l'aveva pur
-detto mio fratello, che in questa famiglia non credono
-come noi, e che per ciò appunto io dovessi esser
-tanto più buona e pia... E ora? sento che il cuore
-mi dice ch'io son rea!... No, no, non è possibile!
-È un sogno ch'io fo, è la mia fantasia ammalata;
-io tremo, e parmi quasi d'avere i brividi della febbre.
-</p>
-
-<p>
-E intanto ch'essa con voce fioca diceva queste parole,
-s'era abbandonata sur una seggiola, accanto del
-suo letto, e lasciava cader sul seno la testa. Ma pensava
-ancora. — Io fuggirò di qui, pensava; domani,
-subito, io dovrei lasciar questa casa! Ma come mai
-lo potrò fare?... Oh Signore! quest'è forse un castigo...
-Pure, che colpa è stata la mia per meritarlo?
-Ah toglietemi voi da questa angustia!... Io sono infelice
-sì! ma è poi vero, ch'io faccia tanto male ad amarlo?
-Perchè veniva egli così spesso, lassù, in casa nostra?
-perchè anche mio fratello l'amava? perchè mi parve
-così degno d'esser amato da tutti, così onesto e cortese?...
-Egli voleva tanto bene a mia madre! Il suo
-cuore è sì buono! E come si compiaceva di sedere
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-all'ombra della vite, sui nostri scanni di paglia, di
-parlar con noi, di raccontarci tante cose! Ma io non
-gli ho detto mai nemmeno una parola, che potesse
-far credere a lui... No, no... Se io non ardisco nè
-anche guardarlo, quand'è presso di me! Oh se mai
-egli venisse ad averne il più piccolo sospetto, credo
-che ne morirei di vergogna!...
-</p>
-
-<p>
-Qui tornava a sollevarsi, e appoggiando il viso su
-le palme, e i gomiti alle ginocchia, gemeva in silenzio.
-I suoi bei capegli, nell'agitarsi ch'ella faceva
-sotto il peso di quel dolore, s'erano snodati, e le si
-spargevano giù sulle spalle e sul grembo, a somiglianza
-d'un nero velo. Ma poi continuava a martoriarsi ne'
-suoi terrori: — Gran Dio! cosa sarà di me?... Quand'anche
-io cercassi di tornare a casa mia, la mamma
-non vorrà più vedermi; e io pur sento che adesso
-non avrei coraggio d'andare a gettarmi nel suo seno.
-E le due damigelle, esse che m'han voluto un sì
-gran bene, che per tanto tempo mi tennero quasi come
-una sorella?... Ah no! Se io non le avessi conosciute,
-non sarei a quest'ora ridotta a piangere così!... Ed
-egli? E suo padre, quell'uomo così severo, che non
-dice mai una buona parola, nemmeno a' suoi figliuoli?...
-Io credo che se avesse a saperlo m'ucciderebbe
-forse con un solo di que' suoi sguardi!... Oh
-misera ch'io sono! io vedo che quest'amore sarà la
-mia morte!...
-</p>
-
-<p>
-Così ella, che fin allora aveva indirizzata tutta la
-sua mente a quella candida affezione e che altro più
-non sapeva desiderar nè cercare, adesso ne rifuggiva
-con terrore; e per la prima volta che s'accorgeva di
-amare, gustava tutto l'assenzio che si mesce all'amore.
-L'idea della sua pace perduta, il dubbio e la vergogna,
-la memoria de' suoi, il dolore della sua povera
-sorte, i pensieri di Dio e della sua fede innocente,
-e, insieme a questi affanni, anche la sola nascosta
-speranza che nutriva, di poter pure essere amata,
-tutto le pesava sul cuore già debole e stanco; e una
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-folla di nuove e tremende immagini le accerchiava la
-mente smarrita.
-</p>
-
-<p>
-E già si sentiva venir meno a poco a poco; i suoi
-pensieri si mischiavano, si confondevano, più rapidi,
-agitati, cocenti; poi le pareva si facessero cupi, gravi,
-un peso insopportabile; ella perdette la conoscenza,
-e abbandonò la testa su gli scomposti cuscini del
-letto.
-</p>
-
-<p>
-La sua fronte appoggiavasi grave e lenta sopra il
-braccio manco; e la sua faccia appariva d'una bianchezza
-muta, al par delle lenzuola su cui riposava.
-Nella dolorosa inquietezza di quell'oppressura, la semplice
-e linda vesticciuola che le stringeva la persona,
-s'era slacciata allo sparato del collaretto; e sul candore
-del suo collo e d'una spalla seminuda spiccava
-la nera striscia d'un nastrino, dal quale pendeva una
-piccola crocetta d'argento, un dono fattole dalla sua
-nonna, fin da quando essa non aveva che sette anni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Arnoldo aveva abbandonata prima della mezzanotte
-la splendida festa; e per le vie mute, solitarie della
-città, ritornava a casa, in compagnia de' suoi pensieri
-torbidi e malcontenti. L'allegria del ballo, la pompa
-della bellezza, e lo sfoggio dell'onore e dei tesori più
-non potevano scuotere da quell'anima giovine e malata
-l'inerzia che la spossava, nè domarne la noia
-che innanzi tempo vi s'era messa, la noia, questa dura
-fatica d'una vita che non è feconda.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè Arnoldo, rientrato in casa, passò lungo il
-corritoio, su cui s'apriva la camera di Maria, ne vide
-l'uscio socchiuso; il poco lume che n'usciva, era
-quel bagliore morente che tremola nell'ombra, come
-un augurio sinistro. Egli passò, ma il suono d'un gemito
-profondo, affannoso, lo fece sostare un istante,
-l'agghiacciò d'improvviso. Tese l'orecchio, stette ondeggiando
-fra due pensieri, un brivido ignoto gli sopraprese;
-poi aperse cautamente l'uscio, ed entrò nella
-cameretta.
-</p>
-
-<p>
-Maria posava come prima sulla seggiola, abbandonato
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-il capo sul letto, e il viso coperto d'un pallore
-mortale; se non che aveva le braccia raccolte sul seno,
-e le mani congiunte insieme, in atto di preghiera.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo, appena si fece innanzi, sentì darsi una
-stretta al cuore, così lo sbigottì l'aspetto della fanciulla
-immota e giacente come persona morta. S'avvicinò
-tremando; ma il leggero sospirare a cui si schiudevano
-appena le labbra di Maria, l'assicurò ch'essa era immersa
-in languido sonno.
-</p>
-
-<p>
-Egli prese la lucerna, e velandone il raggio con
-una mano, sì che tutto il chiarore si raccolse sull'angelico
-viso della sopita, stette attento e senza moto a
-contemplarla lungamente. Arnoldo non aveva veduta
-mai creatura più bella.
-</p>
-
-<p>
-Una vampa improvvisa gli arse nell'intelletto, gli
-corse per le vene; un funesto riso gli stava su le labbra,
-e una luce fosca gli splendeva negli occhi; il suo
-cuore batteva violento... Ma non era un palpito di
-gioia, era un fremito d'ebbrezza. E in quell'istante,
-un pensiero d'inferno gli attraversò, come un fulmine,
-la mente.
-</p>
-
-<p>
-— No! no! egli disse: io credo che se osassi toccarle
-un dito, la maledizione del cielo cadrebbe sul
-mio capo! Ah! perchè mai è così grande la magia
-della bellezza nel dolore?... No, io non devo restar
-qui! O santa memoria di mia madre, aiutami!...
-Bisogna ch'io fugga!... ma come potrei io lasciarla
-così? Ella non riposa, ella soffre e addolora. O Maria,
-tu hai mutato il mio cuore, tu mi facesti credere
-alla virtù, risorgere nella speranza, amar la vita!
-Il mondo, gli amici si ridono di me... Che importa?
-Egli è perchè non hanno altre armi contro il cuore
-che l'ironia e il disprezzo! Ma tu, Maria, tu mi benedirai!...
-Ella mi ama, sì!... e forse avrebbe la
-forza di morire, prima di confessarlo una volta sola.
-</p>
-
-<p>
-Queste parole sommesse, agitate del giovine, e l'ardente
-suo sospiro risvegliarono d'improvviso la fanciulla.
-Ella aperse gli occhi, e vide Arnoldo; e vederlo,
-e dar un grido, e balzare in piedi precipitosa per
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-fuggir della camera, fu tutt'una cosa. Ma il giovine
-le si pose dinanzi, la trattenne, e poi ritraendosi d'un
-passo, — Ah! restate, Maria, disse, restate e perdonatemi!
-Io passava di qui, intesi un lamento, entrai,
-pensando che aveste bisogno di soccorso. Io v'amo
-troppo, e non dovete aver timore di me!
-</p>
-
-<p>
-— Oh per amor del cielo, tacete! Io non so nulla,
-lasciatemi, lasciatemi partire!...
-</p>
-
-<p>
-— No, ascoltate, Maria!... Voi m'avete ridonata la
-vita, per voi ho ancora gustato giorni d'una felicità,
-ch'io credeva impossibile! Voi, senza saperlo, avete
-fatto puro il mio cuore: e io ritrovai tanti anni perduti!...
-</p>
-
-<p>
-— Oh dio! dio! lasciatemi andare!... non vedete
-quanto male mi fanno le vostre parole?...
-</p>
-
-<p>
-E la fanciulla s'inginocchiava innanzi a lui, giungendo
-le mani, supplichevole e affannata.
-</p>
-
-<p>
-— Maria! rispos'egli, chinandosi verso di lei, in
-atto di sollevarla; ascoltami, Maria, te ne scongiuro,
-o dimmi almeno che mi perdoni!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! io non ho nulla con voi! Cosa m'avete
-fatto?... Io voglio ritornare al mio paese, io voglio
-mia madre! Ah! non l'avessi abbandonata, non sarei
-adesso una povera infelice!
-</p>
-
-<p>
-— Sì? dunque è vero, dunque è vero che m'ami?...
-Oh! io lo so, il tuo segreto è mio! Maria! Maria,
-amami! io non cerco che il tuo amore innocente!...
-</p>
-
-<p>
-Maria non fece motto, non rispose che con un gemito.
-S'alzò, fece alcuni passi, tentò ancora di fuggire;
-ma l'impeto di tanti e contrarii affetti, che tutti
-in una volta avevano oppresso il suo cuore, le tolse
-ogni lena: il piede non la sostenne più, e sarebbe caduta
-sul terreno, se non era Arnoldo a reggerla con
-le sue braccia.
-</p>
-
-<p>
-Egli la contemplò ancora; e il vedere ch'essa andava
-mancando e respirava a pena, lo riscosse, gli
-mise nell'anima ignoto terrore... Non sapeva che
-fare, e chiamò alcuno che venisse a soccorrere la svenuta.
-Ma nessuno comparve. Allora chinò il suo viso
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-su quello della fanciulla, e le baciò la bocca, con un
-bacio timido, furtivo, quasi sperando di poter con esso
-richiamarla alla vita.... Ma il tocco di quelle labbra
-fredde e semiaperte gli destò in cuore il ribrezzo,
-lo sgomento di chi commette un delitto. Allora chiamò
-di nuovo; e, sendo accorsa una fantesca, confidò la
-fanciulla alle sue cure, e usci in silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Dopo quel giorno, Maria fu sempre pallida e taciturna.
-Ella aveva perduto il suo sorriso e il suo bel
-colore, come l'ultima rosa dell'autunno.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap2-2">II.
-<span class="smaller">ORE DI TRISTEZZA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-La fanciullesca amicizia ch'era nata tra le due figlie
-del signore inglese e Maria non doveva certamente
-durare più che un passatempo di campagna, un giovenile
-capriccio. Tra l'una e l'altre v'era troppa distanza,
-perchè potessero vivere insieme nella concordia
-de' pensieri e del costume, rallegrarsi delle stesse
-speranze, senza invidia nè gelosia, e vagheggiar lo
-stesso avvenire: la buona, la semplice amicizia ha bisogno
-di cuori che abbiano sempre la stessa fede, le
-stesse speranze, lo stesso amore. Era quello in vece un
-bel sogno, un sogno dorato ma passeggero. Un anno ancora,
-e forse le figliuole del lord, cercate da ricchi e
-illustri sposi, avrebbero dimenticata la loro amica, la
-compagna di pochi dì, alla quale non sarebbe rimasto
-altro che tornar più povera di prima, e infelice, dove
-prima non era, alla deserta casa del suo villaggio.
-</p>
-
-<p>
-Eppure Vittorina ed Elisa non pensavano che doveva
-esser così; perchè sentivano ancora come sia dolce
-l'amare con quell'incerto desiderio e quella serenità
-modesta, che sono il più bel dono della giovinezza,
-fino a tanto che il soffio gelido del mondo, e le piccole
-superbie della società non hanno appannato i sinceri
-affetti del cuore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-</p>
-
-<p>
-E Maria anch'essa, la quale appena sapeva che cosa
-fosse la vita, s'abbandonava alla malía di quel sentimento
-che subito c'incatena, quando vediamo d'essere
-accarezzati, amati. Ma il soggiorno della città e
-le abitudini del mondo signorile dovevano presto rivelarle
-il vero, e farle sentire il molto amaro di che
-era mista la poca gioia gustata per breve stagione.
-</p>
-
-<p>
-Non andò gran tempo che gl'inviti a splendidi festini,
-a nobili brigate, e le visite fatte e ricevute,
-come impone la schizzinosa cerimonia, e i circoli dei
-forestieri, divezzarono lord Leslie dalla solitudine a cui
-pareva si fosse condannato. Le buone novelle politiche
-venute dallo straniero l'avevano riconciliato con
-le sue speranze d'una volta; egli frequentava le più
-illustri case, conduceva sempre con sè le figliuole, e
-voleva che Arnoldo le accompagnasse. Nel cuore dell'inverno,
-le armonie de' nostri teatri e l'allegria
-delle veglie e de' balli, chiamarono ad altri pensieri,
-ad altre premure le due giovinette; le quali prima
-avevano menata una vita troppo modesta e casalinga
-per non piacersi, come suole avvenire, di que' variati
-sollazzi che per loro avevano ancora la seducente
-lusinga della novità.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Maria in tutto quel tempo, e furono due
-lunghi mesi, visse quasi sempre abbandonata e solitaria,
-in mezzo al tumulto della città, fra il continovo
-sentir ricordare le feste del dì passato e il vedere apparecchiarsi
-a' piaceri della domane, feste e piaceri
-che non erano per lei! E oh! quante volte allora desiderava
-di trovarsi a casa sua, al fianco di sua madre,
-accanto del suo arcolaio; e sentiva in sè stessa
-un accoramento di vedersi così negletta; e divorava
-in segreto le lagrime dell'amore e dell'abbandono.
-</p>
-
-<p>
-Quand'essa rimaneva in casa, in quelle lunghe sere
-invernali, che sembrano eterne a chi nella solitudine
-ha de' dolori a cui meditare; quando altro non le giungeva
-all'orecchio fuor di quel lontano mormorare,
-ch'è l'indizio della vita notturna d'una città, e pensava
-che nessuno poneva mente allo sfogo del suo dolore;
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-allora, dopo d'aver tentato inutilmente d'occuparsi
-nell'una o nell'altra cosa, per disviar gli assidui pensieri
-che le stavano in cuore, rimembrava la pace che
-non avrebbe trovata mai più, e cercava di persuadersi
-della stoltezza di quell'amore che l'aveva fatta smarrire,
-e della vita inutile e desolata, che ormai le restava
-a compiere.
-</p>
-
-<p>
-Nelle prove del dolore quell'anima fiduciosa e pura
-aveva trovato la forza di conoscer la vita e la funesta
-sua realtà; perchè pare pur troppo, che la conquista
-d'una ferma ragione valga il prezzo dell'innocenza
-e del disinganno: così bisogna che l'albero
-perda i suoi fiori, perchè si fecondi il frutto. Maria,
-che non aveva veduto il mondo, che non aveva trovato
-sul suo cammino se non persone amiche e liete
-di poterla amare, Maria, in quell'ore di solitaria tristezza,
-era divenuta una creatura nova. Allora la vita,
-che un tempo si dipingeva dinanzi e lei così serena
-e bella, spogliavasi di tutta la sua magìa; anch'essa
-la timida fanciulla sentiva nel cuore una pena ignota,
-muta, indistinta, e poi la puntura segreta del primo
-rimorso; anch'essa aveva una parola, un'acerba parola
-per domandare al Signore con che ragione l'avesse
-resa infelice! E non le parevano più cosa impossibile
-la malizia degli uomini e la fortuna de' cattivi;
-per la prima volta, l'amaro sorriso dell'odio
-aveva sfiorato la sua bocca: ella pure sentiva d'avere
-una forza intima, potente, la forza di disprezzare
-chi le aveva fatto del male.
-</p>
-
-<p>
-In que' momenti angosciosi, si metteva a scrivere
-al fratello di ben lunghe lettere, nelle quali effondeva
-tutta l'amarezza del cuor suo e il compianto del suo
-misero destino. Ed eran fogli sparsi più di lagrime
-che di parole; era la pietosa confessione d'un'anima
-che non sa reggere al primo colpo del dolore. E poi
-lacerava, bruciava ciò che aveva scritto; si sforzava
-d'esser tranquilla, e, raccolti i pensieri, toglieva fuori,
-e ponevasi a leggere con voce commossa il suo libro
-delle preghiere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così passavano per lei i giorni e le settimane di
-quel tristissimo inverno. Ella vide che sarebbe stato
-una follia il domandare alle amiche perchè non la conducessero
-con loro, dopo ch'ella stessa s'era tante
-volte mostrata ritrosa a accompagnarle; e le fanciulle
-non ebber più cuore di pregarnela, quando si furono
-accorte che il padre repugnava all'intima confidenza
-da loro messa in Maria.
-</p>
-
-<p>
-La giovinetta dunque soffocava il suo affanno; e
-tremando sempre che una parola, un gesto, un'occhiata
-potesse tradire quel segreto, il primo ch'ella
-avesse avuto mai, e che avrebbe voluto nascondere
-anche a sè medesima, cercava d'ingannar chiunque
-appena le volgesse uno sguardo; cercava di parer lieta,
-quando il suo cuore non era pieno che d'una sola
-malinconica idea. Egli era pur doloroso il veder sempre
-un mesto pallore sulla sua fronte, e un sorriso
-di gioia sulle sue labbra!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma in quel tempo, il segreto turbamento d'altri e
-più gravi pensieri agitava la mente di Arnoldo. La
-quiete della meditazione, che fa nascere la necessità
-di conoscere e di sapere; la libertà dell'anima, che
-conduce allo studio di quanto v'ha di più riposto nella
-vita, e che in mezzo al tumulto degli uomini è così
-facilmente dimenticato e perduto; la volontà non più
-tentata dall'esterne apparenze e scevra d'ira o di timore:
-tutto ciò aveva fatto maturo l'intelletto del
-giovine a uno studio nuovo e più severo della vita.
-Troppo spesso la sana mente e la fredda ragione
-sono umiliate da una specie di vago abbattimento, da
-un amaro disgusto delle cose, perchè possano essere
-capaci di grandi e virtuose risoluzioni. La coscienza
-del dovere, senza l'alito segreto dell'affetto, non è
-virtù; perchè la virtù viva nel cuore, non basta la
-persuasione indotta dalia muta esperienza del fatto;
-è forza che al fatto si trovi una spiegazione, un principio
-sovrano: il misterioso legame dell'anima con
-la vita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo aveva conosciuto nella nostra città uno di
-quegli uomini di semplici costumi e d'animo incorrotto,
-i quali in mezzo del mondo sieguono con passo sicuro
-una via negletta e taciturna, la via dell'onesta saggezza.
-Gli applausi e la gloria non sono per loro, anime
-grandi e oscure; ma sono per loro la tranquillità
-dell'uomo modesto e la forza del giusto; essi vengono
-sulla terra ignoti, dimenticati, e se ne vanno del
-pari; ma il frutto delle parole e dell'esempio loro
-sopravvive, e non può andar perduto.
-</p>
-
-<p>
-Quest'uomo del quale io non dirò il nome, perchè
-i buoni non cercano lode nè invidia nel mondo,
-paghi dell'amore dei pochi, nel piccolo cerchio di
-coloro che si ricordano del bene avuto; quest'uomo,
-con la dolcezza dei consigli e con la forza mite d'un
-senno angelico e consapevole del cuore umano, indirizzò
-e sostenne i pensieri di Arnoldo a quel fine
-a cui l'anima sua da tanto tempo anelava. Egli lo
-preparava a' gravi studi, lo nutriva di ferventi meditazioni
-e di calda volontà, accendeva il suo coraggio,
-rinfrancava la sua vigilanza, gli prometteva la
-vittoria dopo la battaglia, e dopo la fatica il sospirato
-riposo.
-</p>
-
-<p>
-Alle severe lezioni di lui Arnoldo consacrava allora
-la più gran parte del suo tempo; ond'avveniva
-ch'egli si rimanesse, talvolta anche per gli intieri
-giorni, lontano dalla sua casa e dall'amata giovinetta.
-E poi, quando ritornava, quasi sempre appariva
-mesto, chiuso nel suo pensiero; non parlava, e passava
-lunghe ore intento a nuove e severe letture,
-con l'animo combattuto da strane ed inquiete fantasie.
-Non di meno, con gran cautela, egli tenne sempre
-nascosta a tutti la ragione di quelle sue assenze
-quotidiane, di quell'assidua e muta preoccupazione.
-Maria soltanto se n'era accorta, ma taceva; e per il
-suo cuore era un tormento di più.
-</p>
-
-<p>
-Pure in mezzo a quest'ignota cura d'Arnoldo, vi
-era de' giorni ne' quali l'amore, che pareva quasi
-divenuto in lui una quieta abitudine, si faceva più
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-forte del suo proposito, più grande della sua virtù.
-Allora egli s'abbandonava a' suoi sogni antichi, a quei
-fallaci disegni che fa sempre l'incauta giovinezza,
-persuasa che la scusa dell'amore renda tutto facile e
-giusto. Allora la leggiadra immagine di Maria non
-rallegrava più come prima tutti i suoi pensieri; il
-suo cuore era ardente, oppresso; egli la cercava sovente,
-e poi quando le era vicino sentiva conturbarsi;
-voleva parlarle, spiegarle l'amor suo, ma non sapeva
-con che parole. E se mai avveniva che i timidi
-occhi della fanciulla s'incontrassero per un momento
-ne' suoi, essa era colta da un terrore nascosto, non
-mai provato.
-</p>
-
-<p>
-Una mattina — era in febbraio — le due sorelle
-e Maria sedevano silenziose presso un tavolino di lavoro,
-non lungi dalla finestra, da cui penetrava una
-luce fosca, attraverso i cristalli che la gelata nebbia
-notturna aveva indorato dei più bizzarri rabeschi. Arnoldo,
-appoggiato alla spalla del camino, volgeva senza
-attenzione le pagine d'un volume che teneva fra
-le mani. Poco di poi, essendo venuta una mercantessa
-di mode, le due sorelle uscirono; e Arnoldo
-rimase solo con la fanciulla.
-</p>
-
-<p>
-Tacevano entrambi, e Maria non osava levare gli
-occhi dal lavoro, al quale pareva intenta. Arnoldo
-aveva posto giù il libro, e la rimirava, tutt'occupato
-nella sola idea dell'amore. Alla fine se le avvicinò, e
-con voce rapida e commossa, — Maria! le disse, è
-tanto tempo ch'io devo parlarvi, e voi...
-</p>
-
-<p>
-Maria taceva; ma il suo cuore era tremante, e
-batteva rapido e forte.
-</p>
-
-<p>
-— Maria, ascoltami, te ne scongiuro!
-</p>
-
-<p>
-— Pensi signore! io non posso, non devo...
-</p>
-
-<p>
-— No! Maria, bisogna che tu m'ascolti. Lo so, lo
-vedo, tu mi fuggi sempre, temi pur anche un mio
-sguardo, eviti di rispondermi una parola. Ma la tua
-timidezza, la tua angustia ti fanno più cara, più celeste
-al mio cuore!... Oh non mi respingere, Maria!
-Il mio amore ha bisogno del tuo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Deh! non parli così! rispose la fanciulla. Io
-non ho nulla a questo mondo, e lei vorrà farmi più
-infelice di quel ch'io sono?...
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho altra speranza che l'amor tuo! Dal
-primo giorno che ti vidi ti ho amata, e la tua felicità
-è l'unico mio voto... Oh se potessi spiegarti
-quanta dolcezza tu spargesti nella mia vita!... Ma
-no, io ti chiedo solo una parola!... Dimmi che mi
-ami, e io son pronto a far qualunque cosa per te!
-Mio padre potrà maledirmi, ma togliermi al tuo cuore
-giammai!... Noi fuggiremo di qui, andremo sotto
-un altro cielo bello e beato, come il cielo del tuo
-lago! E tua madre, la buona tua madre ci benedirà...
-Essa verrà e starà sempre con noi. Ah! dimmi
-una parola, e domani, quest'oggi ancora...
-</p>
-
-<p>
-— Ah no, no! per carità, non si prenda così
-amaro giuoco di me! Io non so che cosa lei voglia
-dire!...
-</p>
-
-<p>
-— O Maria, tu sei la creatura più santa ch'io
-trovai sulla terra! Perchè non vuoi credere al tuo
-cuore, perchè non a me stesso? Io non ho mentito
-mai! non temere... Tu non mi rispondi? non mi
-guardi nemmeno?
-</p>
-
-<p>
-Maria si coperse il viso con tutt'e due le mani.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento rientrarono le due sorelle, tutte
-festevoli, recando ciascuna un bell'abito di velo trapunto;
-ch'era destinato per il ballo del domani. Entrambe
-corsero verso di Maria, e le mostrarono quei
-graziosi vestili: e mentr'ella li ammirava, nascondendo
-il suo turbamento sotto un menzognero sorriso,
-Arnoldo fissò sopra di lei uno sguardo ardente, uno
-sguardo che voleva dire tutta la sua speranza d'amore;
-e quando s'avvide che la fanciulla l'aveva
-compreso, s'allontanò.
-</p>
-
-<p>
-Quel giorno, Maria non fu più veduta, nè all'ora
-consueta del pranzo, nè a quella del tè. Ella s'era
-chiusa nella sua camera; e, dopo lunghi pensieri e
-lungo affannarsi, aveva scritto una lettera, come se
-in quel foglio fosse l'ultimo consiglio della sua pover'anima
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-perduta; lo suggellò, e vi mise sopra il
-nome di suo fratello.
-</p>
-
-<p>
-Poi, di nascosto, sola e frettolosa, era uscita. Ella
-stessa, Maria, volle da nessuno veduta portar quella
-lettera, perchè temeva che qualunque altro, a cui l'affidasse,
-avrebbe indovinato ciò che v'era scritto dentro.
-Attraversò alla ventura due o tre vie, dubitando
-al volgere d'ogni contrada, e tutta paurosa,
-benchè fosse coperta nel suo velo e quasi nascosta
-in esso. Più d'una volta pensò d'arrestare qualche
-passeggiero, perchè le indicasse dov'era la posta delle
-lettere; ma sempre si pentiva e seguitava innanzi.
-Alla fine, avvenutasi in un vecchio, che aveva veduto
-levarsi il cappello nel passare sotto un'immagine
-della Madonna, gli s'accostò, e confusa gli fece
-la sua domanda; il galantuomo la guardò, fece un
-certo atto di maraviglia, poi sorrise e le insegnò la
-via. Ed ella vi corse quasi volando, e lasciata cadere
-la lettera nella cassetta della posta, tornò a casa,
-con più rapido passo e con l'anima più tremante di
-prima.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap3-2">III.
-<span class="smaller">UN COLLOQUIO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Passò quel giorno, e il dì appresso, e l'altro ancora.
-Maria non voleva abbandonare la sua solitaria cameretta;
-e una muta malinconia s'era messa nel suo
-cuore, in luogo dell'amore e del pianto. Le due sorelle
-la credevano ammalata. Vittorina la guardava
-mestamente, le diceva che non era più quella, nè sapeva
-che pensare; ma Elisa, più tenera e dotata di
-più squisito senso, non fu tardata sospettare la cagione
-di quel segreto tormento, quantunque non
-avesse l'animo di parlarne a Maria; la quale intanto
-languiva, e si teneva per sè tutto il suo dolore.
-</p>
-
-<p>
-In quelle due o tre notti, che sogni, che sogni
-terribili e confusi avevan turbato i pochi, interrotti
-riposi della povera innocente! Era stato il delirio, il
-primo spavento d'un'anima vergine e angosciosa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sognava le cime delle sue montagne, i temporali
-del lago, il fulmine che incendiava la casa di sua
-madre; sognava d'essere trasportata attraverso a un
-turbine di polvere, in una carrozza trascinata da cavalli
-coperti di schiuma, e si vedeva seder vicino un
-giovine, vestito di nero, pallido e muto, che la guardava
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-con occhi immoti, ardenti... Ella voleva dar
-un grido, ma la voce le moriva soffocata nel seno;
-sentiva un gran peso sul cuore, un fuoco in ogni
-vena, e il cocchio fuggiva, volava, senza calpestìo di
-cavalli, senza strepito di ruote, e per l'aria morta
-non si sentiva un soffio di vento; ai lati, di fronte
-passavano, sparivano come per magìa, selve, case,
-rupi, rovine; e quel giovine era sempre al suo fianco,
-immobile, e sorrideva con un sorriso che la faceva
-abbrividire... Voleva essa gettarsi dalla carrozza, ma
-l'impeto del balzo che arrischiava, non finiva mai, e
-le toglieva il respiro, ed era come un'agonia eterna. — Poi
-la scena mutavasi... Le pareva di trovarsi
-nella camera in cui era nata, nella camera del
-suo povero padre. Avvicinavasi allo scomposto letto,
-sul quale giaceva addormentata la madre sua; s'inginocchiava
-a lato del capezzale, pregando in silenzio,
-aspettando ch'ella si risvegliasse; poi sollevava la
-testa, tendeva l'orecchio, ma non udiva nè respiro
-nè anelito; quel sonno era dunque sì grave?... Levavasi
-allora, stringeva tra le sue mani la destra
-della dormente: quella destra era fredda fredda! Si
-chinava per baciar la fronte materna... Ahi! sua
-madre era morta! — Ma quell'affanno non bastava;
-altro era il luogo del sogno, altri i terrori. Era la
-chiesa del suo paesello, era il confessionale del vecchio
-paroco; ella si metteva in ginocchioni presso la
-piccola grata, tentava di parlare e non poteva...
-Alla fine, mormorò una parola sola, e la voce del
-confessore proferì sul suo capo la maledizione del
-Signore e la dannazione eterna... Gran Dio! era
-quella la voce del fratel suo! Allora la poveretta
-cadde all'indietro tramortita sul pavimento della
-chiesa....
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-E risvegliavasi coperta d'un freddo sudore, senza
-conoscenza del dove si trovasse, senza saper quasi di
-tornare alla vita; tremava di raccapriccio, sentiva uno
-spasimo, una contrattura in ogni fibra, le si oscuravano
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-gli occhi, la sua mente si smarriva; e le pareva
-che il dolore e lo spavento fossero per finire
-con la sua vita. Poi ricadde assonnata, e nulla più
-seppe.
-</p>
-
-<p>
-Alla tarda mattina, nel ridestarsi, trovossi fra le
-braccia della buona Elisa. E l'Elisa solamente aveva
-qualche parola di conforto per la sua povera amica.
-Oh! come volontieri Maria avrebbe versato nel seno
-di lei il suo caro e penoso segreto. Ma troppo essa
-temeva che nessuno avrebbe voluto credere mai alla
-sua pura intenzione.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, passato il terrore di quella notte, e
-riavutasi un poco, lasciò il letto, dicendo di sentirsi
-bene, ma di non essere ancora in istato d'abbandonar
-la sua camera. Si mise a lavorare, ma quasi
-le sue dita non potevano adoperar l'ago, nè tenere
-le cesoìne, e la sua mano tremante cadeva spesso
-sul grembo. Traevasi lenta presso alla finestra, e
-stava talvolta per lunghe ore a guardare il cielo
-cenerognolo e i tetti coperti di neve delle case dirimpetto,
-e le persone che passavano per la strada
-e che apparivano al suo sguardo appannato come ombre
-indifferenti.
-</p>
-
-<p>
-Pure, dopo quella muta quiete, v'era dei momenti
-in cui l'anima sua s'apriva ancora alla gioia d'una
-candida speranza, ai pensieri del suo affetto virtuoso.
-Quand'essa tornava col cuore a' quei dì felici del
-passato autunno, ne' quali ancora non sapeva d'amare;
-quando dimenticava sè stessa, e l'assenza di
-<i>lui</i> faceva per un istante più ardita la sua timida
-fiamma, allora il suo bel sorriso di prima rasserenava
-ancora il suo volto, e il sospiro d'una segreta
-dolcezza scopriva involontariamente la fiducia del suo
-povero cuore.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Erano quattr'ore dopo mezzodì, quell'ora in cui
-la nostra città è così malinconica e tetra nell'inverno,
-dopo che un breve saluto del sole, apparso a
-consolar la fredda mattina, è già fuggito, e quando la
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-nebbia bassa, densa, umidiccia nasconde tutto il nostro
-bel cielo lombardo. Erano dunque quattr'ore,
-allorchè una fanciulla ravvolta in una mantellina di
-seta oscura, e chiusa nel velo nero di che aveva coperto
-il suo cappellino modesto, attraversava il ponte,
-che dalla via dov'era la casa dei Leslie mette presso
-alla piccola chiesa di San ***.
-</p>
-
-<p>
-Ella entrava nella chiesa, dopo d'aver più d'una
-volta lasciato sfuggire indietro uno sguardo, quasi che
-temesse d'esser veduta o seguita. Chi in quel momento
-le fosse stato vicino, si sarebbe accorto che
-la giovinetta camminava incerta e paurosa, avrebbe
-dubitato ch'ella entrasse nel luogo santo, non già per
-deporre a' piedi del Signore una preghiera consueta,
-ma per cercare un ricovero, un luogo qualunque, dove
-le fosse concesso d'adagiarsi e riposare; perchè pareva
-veramente ch'ella a stento potesse reggersi su
-la persona.
-</p>
-
-<p>
-La chiesetta era vôta; solo una povera donnicciuola
-stava pregando ginocchione sui gradini della balaustrata
-dell'altare, e il susurrío delle sue orazioni interrompeva
-la solennità di quel sacro silenzio. Faceva
-già buio all'intorno; e la luce moribonda del giorno
-si spargeva appena nell'alto della nuda vôlta. Il vecchio
-sagrestano, uscito del piccolo coro, veniva a versar
-novo olio nelle lampane dell'altare; e poi, attraversata
-la chiesa, andava ad accendere un cero innanzi
-a un'immagine dell'Angelo custode, in una
-cappella a fianco dell'altare. Rientrato ch'egli fu nella
-sagrestia, s'intesero indi a poco alcuni rintocchi lenti,
-malinconici della campana. Era il primo segno della
-benedizione della sera.
-</p>
-
-<p>
-La giovinetta si collocava in un canto della chiesa,
-sur una panca ch'era presso la parete, e poco lungi
-dalla cappella dell'Angelo custode. Sedette in quell'angolo
-oscuro, dove le pareva di starsene all'ombra
-del Signore; e assorta in un sacro raccoglimento,
-tentò di superare il terrore segreto, che l'agitava. Perchè
-mai era venuta sola, a un'ora sì tarda, e che
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-grazia voleva domandar al Signore?... Essa nol sapeva;
-cercava un momento di pace, aveva bisogno
-di respirare un'aria benedetta, di piangere, non veduta
-che da Colui, il quale può consolare tutte le afflizioni.
-</p>
-
-<p>
-Sollevò all'altare vicino gli occhi, che s'arrestarono
-su quel sacro quadro rischiarato da fioco lume; e vide
-la celeste figura dell'Angelo, che in quel momento la
-illuse proprio come fosse viva, poichè, rivolta la testa
-al cielo e alzata la destra, pareva in atto di ricordarle
-che soltanto lassù è il tesoro della misericordia e della
-pace d'ogni cuore. Allora ella fece per inginocchiarsi,
-ma il rumore d'alcuno ch'entrava in quel punto nella
-chiesa, la riscosse subitamente.
-</p>
-
-<p>
-Soprastette, e guardò da quella parte. Ah! il suo
-timore non era stato dunque vano! Essa riconobbe
-il giovine che poco prima l'aveva seguita per tutta
-la via... Egli era là, vicino a lei, e la chiamava sotto
-voce per nome.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla non rispose, nè si rivolse a lui; ma
-cadendo su le ginocchia e nascondendo il volto nelle
-mani tremanti, effuse l'anima sua nella più calda e
-pietosa preghiera che mai l'innocenza abbia innalzata
-al Signore. Era un voto timido, celestiale; era una
-parola profferita dal cuore, col più puro palpito dell'amore
-e della fede; una parola che il labbro non
-avrebbe potuto articolare. Essa dimandò al Signore
-che la salvasse da quella tentazione, che le concedesse
-di morir presto, anche lontana da tutto ciò che aveva
-di più caro al mondo, lontana da sua madre, piuttosto
-che abbandonarla alla passione di quel giovine,
-di cui, senz'esser rea, non poteva ascoltar le parole.
-</p>
-
-<p>
-Ma Arnoldo le s'era fatto più accosto, e con voce
-di sommessa preghiera, — O Maria, diceva, non aver
-nessuna tema, se ho voluto parlarti, se l'ho voluto
-qui, in questo luogo santo. Io rispetto il tuo cuore e
-la tua onestà; ma sappi che nessuno deve conoscere
-l'amore che ci unisce. E poi, egli è qui che ho pensato
-di confidarti un altro segreto, un segreto, il quale
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-non può essere inteso che da te e da Dio.... Dio,
-spero, lo benedirà!...
-</p>
-
-<p>
-Maria tacque ancora.
-</p>
-
-<p>
-— Tu tremi, povera e buona fanciulla! continuava
-il giovine. Forse in questo momento l'anima tua mi
-respinge, e ha terrore delle mie parole; tu forse mi
-credi un uomo senza cuore, senza pietà. Ma rassicurati!
-Tu non sai, nè puoi immaginare quanto bene
-m'abbia fatto il conoscerti, l'esserti vicino, l'amarti...
-</p>
-
-<p>
-— Oh cosa dice mai? ardì rispondere allora con
-accento languido la giovinetta. Non profferisca queste
-parole! Noi siamo in faccia al Signore, in chiesa. Almeno,
-abbia compassione di me... Anche lei ha una
-religione, anche lei ha bisogno di Dio!
-</p>
-
-<p>
-— Ascoltami, Maria!... Io sto per metterti a parte
-d'un gran segreto; la tua anima pura sarà la prima
-che lo riceva, la sola che per ora possa saperlo. Verrà
-tempo, e forse non è lontano, che si farà noto a tutti
-questo mistero, la cui conoscenza adesso sarebbe forse
-causa della mia e della tua perdita.
-</p>
-
-<p>
-Maria non replicò, ma levando il capo rivolse al
-giovine un'occhiata, in cui appariva tutta l'angoscia
-del dubbio e del sospetto.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono cattolico, o Maria, riprese Arnoldo con
-voce grave e commossa; la tua religione è la mia!
-Il mio cuore ha conosciuto errori antichi e fatali, e
-ormai io sento d'esser rinato a una nova vita. Dio
-che t'ha fatto bella come l'anima tua, Egli che ha
-voluto ch'io t'amassi, ebbe finalmente pietà delle lunghe
-battaglie sofferte dal mio cuore, delle inutili speranze
-dalle quali fui agitato per tanto tempo! Chi, se
-non Egli, mandò sul mio cammino, incontro a me,
-quell'anima forte e credente del fratel tuo? Chi, se
-non Egli stesso, da tanti anni mi tormenta con questa
-smania ch'io provo di riposare in una fede, in una
-verità, che non mi riuscì di trovar mai in nessuna
-cosa mortale?... Tu col candido affetto che m'inspirasti,
-hai cominciata l'opera pietosa della mia conversione;
-tuo fratello, in quel tempo d'una felice e
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-tranquilla amicizia, la indirizzò; un altro giusto, un
-uomo oscuro e sapiente ch'io aveva conosciuto in
-questa stessa città, or son tre anni, e che adesso mi
-rivide, e m'accolse come un suo figlio perduto, ha
-persuaso il mio cuore, ha vinto e mutato del tutto la
-mia mente!
-</p>
-
-<p>
-Queste parole penetravano fino al fondo l'anima
-di Maria. Un turbamento sconosciuto, misterioso, la
-riscosse tutta; ella riguardò incerta il giovine con
-un'espressione impossibile a dirsi. Ed egli tacque, e
-prostratosi a canto di lei, stette per qualche tempo
-in una mesta meditazione.
-</p>
-
-<p>
-Poi si levò, e in atto più rispettoso e sicuro ripigliò: — Maria,
-ora tu lo vedi: non può essere che
-io t'abbandoni; ora sai quanto sia grande il bene
-che tu m'hai fatto, e conosci che il Signore non
-vorrà punirmi, se venni qui ad aprirti il mio cuore,
-se qui, innanzi a Lui, io voglio giurarti...
-</p>
-
-<p>
-— Ah no! non dica di più, la fanciulla l'interruppe,
-sostenuta da un'occulta forza della sua virtù.
-Io benedico il Signore, perchè ha esaudita la più ardente
-delle mie preghiere; ma altro io non posso
-fare che questo!... No, no! da qui innanzi, oh!
-non pensi più a me... Io sono abbastanza felice!
-</p>
-
-<p>
-— Di che parli tu mai? la tua virtù, la tua innocenza
-meritano ben altro premio e maggiore di
-quello ch'io ti posso dare. Ma tu forse dubiti ancora,
-tu pensi che io non ti dica la verità!... Oh credilo,
-Maria, io non potrei mentire con te! la sola
-cosa che m'affanni, è il dovere aspettar tanto ancora
-a far palese a tutti il mio cuore. Tu non conosci
-il mondo e le sue opinioni più dure d'ogni
-legge; e io non ne ho mai sentito il peso, come in
-questo momento. Bisogna ch'io taccia e nasconda a
-tutti, e più che ad ogni altro a mio padre, questo
-segreto che confidai a te sola. Qual ch'essa sia la
-mente d'un padre, dev'esser venerata, temuta. E io
-non avrei forza adesso per andare incontro a tutto
-il suo sdegno, e più che allo sdegno al suo dolore;
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-ma presto verrà un momento più propizio per rivelargli
-l'animo mio... Tu vedesti, Maria, com'egli
-pensa e come vive; ma non sai che una risoluzione
-come la mia è per lui un delitto, una vergogna
-da non esser perdonata mai più ad un uomo;
-tu non sai ch'egli potrebbe fors'anche gettar sopra
-di me la sua maledizione!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! che dura prova dunque le toccherà di sostenere!
-rispondeva la fanciulla con atto pietoso. Ma
-Dio le ha fatto conoscere la verità, ed egli le donerà
-anche la sua grazia.
-</p>
-
-<p>
-— Se tu lo preghi per me, o Maria, egli lo farà!...
-Ma intanto, ah! non costringere il tuo cuore
-a rifiutarmi!
-</p>
-
-<p>
-— No, no! sento ch'è impossibile! io devo abbandonarla,
-io devo tornare presso a mia madre.
-</p>
-
-<p>
-— Giammai, giammai!... Consolati, o Maria, e
-spera!
-</p>
-
-<p>
-In quel mezzo, entravano alcuni buoni fedeli. Arnoldo
-s'allontanò dalla fanciulla, e maravigliato quasi
-di quel severo senso di rispetto ch'essa, con le sue
-poche parole, aveva saputo destargli nel cuore, turbato
-e incerto uscì della chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Maria restava tuttavia inginocchiata. S'udì il secondo,
-poi il terzo tocco della campana; e il sagrestano
-ricomparve, e accese le lampane e i ceri dell'altare.
-Il piccolo tempio a poco a poco s'affollò di
-modesta e buona gente, venuta dalle soffitte, dalle
-botteghe, dalle cure casalinghe, dal lavoro, a ringraziare
-il Signore; anime contente e semplici, a cui
-la fede non manca mai, perchè è necessaria alla loro
-vita, come la fatica delle braccia. Echeggiò la vôlta
-della chiesa delle sacre litanie, e il fumo dell'incenso
-avvolse con l'odorosa sua nube l'altare. Il popolo era
-d'ogni parte divotamente inginocchiato sul nudo terreno;
-la sua orazione fu breve e rozza, ma sincera;
-e il sacerdote la benedisse in nome del Signore.
-</p>
-
-<p>
-Tutti se n'andarono; la chiesa tornò vôta e oscura,
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-e Maria era ancora prostrata nella sua umile e fervida
-preghiera. L'anima sua, nella pace di quelle
-sante pareti, aveva abbandonata la memoria de' giorni
-dolorosi ch'eran passati, e quella stessa timida e
-vereconda speranza che faceva l'unico suo bene su
-questa terra: domandò a Dio di viver pura e senza
-rimorso com'era stata fin allora, e nelle sue mani
-pose le propria vita e tutti gli affanni che a Lui
-fosse piaciuto di mandare sopra di essa. E poi fece
-le sue orazioni della sera, con quell'ardente affetto,
-con che le ripeteva nei primi anni della sua fanciullezza;
-e non dimenticò il nome della sua povera
-madre lontana, nè l'anima benedetta del padre suo.
-</p>
-
-<p>
-Una fiducia mesta, ma pur soave, e una consolazione
-che non era di questa terra, mitigarono, come
-benefica rugiada, il cordoglio di quella vita debole e
-combattuta, la sollevarono, e la fecero ritornare alla
-pace della sua virtù mansueta.
-</p>
-
-<p>
-Quando si rialzò, s'accorse che era sola nella chiesa;
-e in quella, il sagrestano le s'accostò per avvertirla
-che l'ora di chiudere la porta era venuta. — Allora
-uscì chetamente, ma appena trovossi in mezzo
-della via, in quell'ora insolita, e intese il noioso frastono
-ch'empie le strade al cominciar della notte,
-si smarrì tra l'ombre fitte che le pareva di vedere
-agitarsi, e tra lo smorto chiarore delle lanterne che
-tremolava in mezzo alla nebbia; sicchè quasi non
-sapeva a qual parte indirizzarsi. Per buona ventura
-la casa non era lontana, ed essa raddoppiò i suoi
-passi e il suo coraggio. Ma il giovine amante che
-poco lontano l'aspettava, appena la scorse uscire
-della chiesa, le si mise dietro a breve distanza, e la
-accompagnò fino alla sua dimora. E Maria non se
-n'avvide; chè ell'era tutta ricreata da' suoi nuovi e
-tranquilli pensieri, e nella sua gioia nascosta si confidava
-di poter essere ancora felice.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap4-2">IV.
-<span class="smaller">L'ONESTÀ DEL POVERO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il cameriere di lord Leslie apriva con cauto riguardo
-l'uscio della sala, in cui al consueto se ne stava ritirato
-il suo signore, e facendo una gran riverenza, annunziava
-che un prete, il quale già s'era presentato
-un'altra volta in quella mattina e che dicevasi l'abate
-****, aspettava l'onore di poter parlare a Milord.
-</p>
-
-<p>
-— A me? chi può esser costui? Io non ho mai
-conosciuto alcun prete italiano! rispose seccamente il
-vecchio signore, senza alzar gli occhi dalla tavola a
-cui sedeva, e su la quale erano spiegate e sparse molte
-lettere e carte.
-</p>
-
-<p>
-Il cameriere non ardì far nessuna osservazione. Ma
-Elisa, che per avventura era là seduta in compagnia
-di suo padre, alzando i suoi begli occhi verso di lui, — Oh
-noi lo conosciamo, padre mio, disse; è il fratello
-della nostra Maria!
-</p>
-
-<p>
-— A quest'ora non ricevo alcuno, lo sapete! soggiunse
-il lord, e ripigliò in mano il <i>Morning-Chronicle</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Deh lasciate ch'egli venga! Forse vorrà parlarne
-di sua sorella; e, voi non lo sapete... essa, già
-qualche tempo, non ha più bene....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E dunque venga.
-</p>
-
-<p>
-Era di fatto il fratello di Maria, il nostro vicecurato.
-Per la prima volta egli si trovava in faccia del padre
-dell'amico suo; e quell'aspetto immobile e superbo
-pareva l'impacciasse non poco. Il lord non gli disse
-di sedere; ed egli si faceva innanzi lento, tenendo in
-una mano il cappello, e tentando coll'altra i bottoni
-della sua lunga sopravveste di panno oscuro.
-</p>
-
-<p>
-Don Carlo, se già non ve l'ho detto, toccava al più
-a' trent'anni; pure sul suo volto, ch'era simpatico e
-sereno, leggevasi l'incerta espressione d'una grave
-benchè velata amarezza, la traccia profonda del travaglio
-dell'anima. Le anticipate cure della giovinezza
-combattuta, avevano lasciato su la sua schietta e bella
-fisonomia le prime rughe di quel dolore segreto, il
-quale non si parte dal cuore che con la vita. Gli occhi
-suoi eran vivaci e intenti; appariva in essi l'ardor
-del pensiero temperato dal costume della meditazione
-e del patimento; la fronte alta, e assai calva, il
-sorriso fuggevole e sparso anch'esso d'un'ombra di
-malinconia; contegnoso nell'andare, ma alquanto chino
-della persona. Era un uomo che aveva molto studiato
-e molto dubitato; pure nella lunga guerra che sostenne
-contro sè stesso, e contro la sua fede, tra il passato e
-l'avvenire, tra la disperazione degli uomini e la coscienza
-di Dio, la sua energia, la sua volontà del bene
-non s'eran logorate o scemate; ma bensì rivolte al
-santissimo scopo di far migliori i suoi fratelli, e di risparmiare
-a molti di loro quelle crudeli prove per le
-quali egli aveva dovuto passare, prima di riposarsi
-nella sicurezza della virtù, prima di viver nella fede.
-Il suo nome, ch'era degno di chiarezza e di gratitudine,
-giacerà oscuro, non sarà ricordato tra gli uomini;
-nessuno forse parlerà mai della semplice sublimità
-della sua mente, della carità del suo cuore,
-del poco che potè fare, e del molto che sofferse; ma
-chi lo conobbe e amò, non potrà rifiutare una lagrima
-alla sua memoria.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il vicecurato, facendo passare il suo cappello dall'una
-all'altra mano, non sapeva in qual modo chiamar
-sopra di sè l'attenzione del signore inglese, che
-non lo guardava, come s'egli non fosse là. Elisa, avvedutasi
-di quell'impaccio, ne fu tocca e volle parlare
-la prima. Ma il prete, che in quel momento di silenzio
-fu assediato da una folla di pensieri, e così fortemente
-conturbato che tutto s'accese d'un involontario
-rossore, fece un passo innanzi, fissò gli occhi sul vecchio,
-e disse con voce ferma e lenta: — Signore, io
-la prego, m'ascolti!
-</p>
-
-<p>
-Il lord, scosso alquanto dalla serietà di quell'accento,
-levò il capo, e guardò il prete, senza parlare.
-Ma intanto, ripiegato il giornale, lo depose, e fece un
-gesto, come per significare: Parlate, ma spicciatevi presto.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, soggiunse allora il vicecurato, ciò che
-qui mi conduce, la è cosa per me di troppo alta importanza,
-perchè non m'arrischi a disturbarla un
-momento. Io sono una persona oscura, senza nome;
-ella, un signore illustre e potente. Ma, s'assicuri,
-io qui non venni a domandarle favori o protezioni,
-nè a inginocchiarmi dinanzi a lei, poichè a nessuno
-io son uso prostrarmi, fuorchè a Dio. Ella è uno di
-coloro che si chiamano grandi; e se questo nome
-vuol dire qualche cosa, ella deve aver caro l'onor
-suo, al par di quello dell'ultimo degli uomini. Dunque
-io mi presento a lei, a cercar giustizia per il
-nome mio ignoto, ma puro come il suo, per il nome
-mio calpestato nella virtù d'una infelice creatura, a
-me più cara dell'anima stessa... Ella m'intende, o
-signore....
-</p>
-
-<p>
-— Io non intendo nulla, signor abate; e quello che
-so, gli è che non vi conosco, e che nessuno ha ardito
-mai parlarmi come voi adesso.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè vuole avvilirmi così? Cred'ella che l'abito
-di che sono vestito, mi proibisca di parlarle com'io
-fo?... Ella non sa chi io sia?
-</p>
-
-<p>
-— Voi non siete certo nel vostro miglior senno,
-signor abate....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Bene sta all'uomo ricco e potente di disprezzar
-colui che gli domanda la ragione del suo onore, schiacciarlo
-nel fango, ridere di lui come d'uno stolto!...
-O Signore, reggi il mio cuore, e dammi pazienza.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io vi ripeto che non so quel che diciate,
-come forse nol sapete voi stesso. E buon per voi, che
-non mi trovaste in cattivo momento... Pure, io son
-giusto; e se avete qualcosa con persona che m'appartenga,
-se alcuno de' miei v'avesse offeso, che so
-io... dite, spiegatevi chiaro; ma sopra tutto pensate
-innanzi a chi parlate.
-</p>
-
-<p>
-Così rispondeva il lord con un'altera serietà; ma
-si sarebbe potuto indovinare, che le parole del prete
-e la persuasione ch'era in esse avevano suscitato nel
-cuore del vecchio un'ansietà inquieta, il sospetto di
-qualche cosa di grave.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, o signore, ripigliò il prete, con voce
-fatta più umile, ella vuole ch'io arrossisca dinanzi a
-lei, nel ripetere una storia che copre di disonore la
-mia sfortunata sorella?... Ebbene, milord, io dirò
-tutto. All'onestà d'un'oscura famiglia non rimaneva
-altra protezione, fuorchè l'infelice che adesso le parla.
-Una madre amata e una sorella innocente, eran tutto
-il suo bene.... Vi fu un uomo che, allettato dalla
-bellezza di questa innocente, pose gli occhi sopra di
-lei; e vederla, e concepire il più nero tradimento che
-sia, fu per esso tutt'una cosa. S'infinse amico del sincero
-fratello, violò la santità d'una povera famiglia,
-ingannò la madre semplice e buona, ingannò la credula
-fanciulla, la sedusse con la promessa di farla sua
-sposa, la persuase a fuggire... Signore, quest'uomo
-vile, è suo figlio!... Oh non creda alle mie parole!
-In questa lettera è la confessione della misera tradita.
-Fu mia colpa, lo vedo, d'essere stato così cieco; fu
-nostro il danno, e sarà nostra ed eterna la vergogna!
-La madre che ne morirà, la figlia avvilita per sempre...
-oh non importa! Ora, il rimpiangere quel
-ch'è stato è inutile... Ma, per il nome di Dio, la
-si ricordi che anche l'onore del povero è sacro!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Avete finito?
-</p>
-
-<p>
-— Non ancora. Voglio dirle ch'io non cerco nulla
-da lei; perchè a chi tutto ha perduto in terra, nulla
-più resta a domandare agli uomini. E quella infelice
-non avrà più consolazione in questa vita, che la speranza
-del perdono nell'altra... Io non vedrò il figliuol
-vostro; ma non vi chiedo se non ch'egli sappia
-per vostra bocca, e a mio nome, che il suo è più
-che un delitto, è un'infamia!... e che il cielo un
-giorno ne terrà conto!
-</p>
-
-<p>
-— Orsù, le vostre parole mi stancano.... Nulla
-m'è noto di ciò che aveste l'ardimento di raccontare;
-e se avessi pensato mai, che quella giovine
-potesse levar gli occhi sul figliuol mio, l'avrei fatta,
-a quest'ora, cacciar di mia casa!
-</p>
-
-<p>
-— Gran Dio! risparmiatemi almeno l'insulto...
-È una menzogna, uno scherno atroce! So pur troppo
-che non si conta per nulla la vita d'una povera creatura;
-so che i gran signori, come ora voi, ridon di
-queste cose, le chiamano capricci, passatempi, se pur
-non dicono essere per noi un onore, che voi, nobili,
-discendiate così basso, a portar la vergogna dov'è la
-miseria!... Ma, per carità, se non potete rendermi
-giustizia, compatitemi almeno!...
-</p>
-
-<p>
-— Fate ciò che v'aggradisce: se pensate che sir
-Arnoldo abbia macchiato il vostro nome, parlatene
-con lui... Egli vi saprà rispondere, e vi metterà in
-pace... Io, per me, non ho altro a dirvi!
-</p>
-
-<p>
-— Ch'io parli con lui?... No mai, mai! Una volta
-avevo pur creduto all'onestà, alla grandezza del suo
-cuore; povero ingannato ch'io m'era! Non l'ho cercato,
-nol vedrò più. La mia coscienza e quest'abito
-stesso, non mi farebbero forse dimenticare ch'io son
-uomo! Ma... venni a voi, perchè siete padre e vecchio!
-pensavo che almeno una parola di giustizia, una
-lagrima di compassione, non me l'avreste negate. Voi
-pure mi schernite?... Ma no! non siete voi, è il
-Signore che volle umiliarmi. S'adempiano i suoi giudizi!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Adesso parlate come si deve! E mi dispiace di
-non potere far nulla per voi. Vorreste voi forse che
-comandassi a sir Arnoldo Leslie di sposar vostra sorella?
-Il rimedio sarebbe opportuno!...
-</p>
-
-<p>
-— Ve lo ripeto, o signore; io nulla domando da
-voi! E volesse egli anche togliermi la creatura che
-mio padre m'ha consegnata, vi dichiaro ch'io la vedrei
-più volentieri morire, che sposarsi a tal uomo....
-</p>
-
-<p>
-— Oh! in ciò siam d'accordo; vorrei anch'io lo
-stesso. Una contadina, che raccolsi per compassione...
-Ma, in verità, più vi penso, e più credo che tutto questo
-sia un vostro sogno; gli è impossibile che sir Arnoldo...
-</p>
-
-<p>
-— Basta così: io son venuto per condur via da
-questa casa quella infelice, e nessuno me lo può vietare!...
-Il pane, ch'ella ha mangiato in casa vostra,
-lo piangerà per tutta la vita a lagrime cocenti; e così
-il cielo perdoni a voi la vostra durezza, come a lei
-la sua colpa! Di questo solamente vi prego, che vogliate
-dire al figliuol vostro, ch'egli ci ha rapito tutto,
-e ch'io gli ho perdonato! Sì, egli lo sappia, ma si
-guardi bene dal cercar me, dal cercare la sua vittima;
-essa è come morta per lui! Che se così non
-fosse, guai a lui e a me! Forse non sarei più quello
-che sono adesso, e il tradimento potrebbe fruttare la
-vendetta!
-</p>
-
-<p>
-Benchè lord Leslie avesse dato orecchio alle parole
-del prete con una fredd'alterigia e con l'ironia d'un
-esteriore disprezzo, pure il tremito involontario delle
-sue labbra, e l'attenzione delle pupille sotto le ciglia
-ristrette in torvo atto, dimostravano l'interno suo sdegno.
-Mentre il vicecurato parlava, anche la fronte del
-superbo Inglese si faceva scura; e chi avesse potuto
-legger nell'animo suo, avrebbe conosciuto che cento
-diversi e rapidi sospetti gli passavano innanzi, come
-nuvole sinistre. — È egli possibile, domandava a sè
-stesso, che mio figlio si sia perduto in un amore così
-indegno di lui? Eh via, sarà stato il solletico d'un
-momento, e forse egli stesso ne ride a quest'ora! Ma
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-se veramente l'amasse, se avesse promesso di sposarla...
-Che importa? son promesse che legano come
-i giuramenti dell'ubbriaco! Pure, Arnoldo... non
-posso credere che Arnoldo... Egli, ch'era diventato
-circospetto e severo, egli che sapeva d'aver a fare
-con un fratello così sdegnoso e audace... È impossibile!
-O fu un giuoco da parte sua, o una strana seduzione
-della fanciulla. Ma in ogni modo, il miglior
-partito è ch'essa vada subito al suo malanno, e che
-noi torniamo in patria... Sì, sì, è tempo oramai. Il
-momento è buono, l'orizzonte politico si rischiara per
-noi, e l'era d'operare è venuta; bisogna che sir Arnoldo
-esca in iscena una volta... altro che perdersi
-dietro a sogni puerili!
-</p>
-
-<p>
-Eran questi press'a poco i pensieri che volgeva in
-mente il vecchio signore, all'udire i lamenti di don
-Cario. Ma intanto, qual era l'agitazione della compassionevole
-Elisa?... Essa voleva bene a Maria, e già
-da qualche tempo, turbata dal sospetto dell'amore
-d'Arnoldo, aveva veduto la fanciulla soffrire, senza
-poter confortarla! Sentì dunque stringersi il cuore,
-impallidì, quando intese le parole del prete, quando
-vide due lagrime agghiacciate su le ardenti sue guance,
-e pensò all'avvenire infelicissimo di Maria. Più
-d'una volta, essa volle gettarsi a' piedi del padre,
-pregarlo di non disprezzare con amare parole la sventura,
-di perdonare a un'ira giusta; ma un interno
-terrore la contenne suo malgrado, e rimase muta e
-sbigottita, testimonio innocente di quella scena.
-</p>
-
-<p>
-— Or via, riprese il lord, alzandosi; andate, andate,
-e conducete con voi la vostra sorella. Ch'io più
-non la vegga, e sopratutto che sir Arnoldo non ne
-sappia nulla! Voi diceste anche di troppo, mi pare,
-e la mia pazienza...
-</p>
-
-<p>
-— Non temete, o signore. Noi lasciamo questa
-casa senza maledirla; noi andiamo a nascondere nella
-solitudine la nostra disgrazia, a cercare alla misericordia
-di Colui che ha in mano il passato e l'avvenire
-il perdono del male che qui ci fu fatto!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così disse, e premendo la destra sul cuore, in cui
-il dolore e lo sdegno si facevano guerra ancora, levò
-al cielo, con sublime rassegnazione, gli occhi; poi
-li chinò di nuovo, li rivolse senza senso all'intorno,
-e si mosse per uscir della stanza.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate, se vi piace, soggiunse il lord richiamandolo.
-Ricevete questo leggiero compenso che vi
-offro, e scordatevi per sempre di noi! — E così
-dicendo, trasse fuori dalla cassetta della tavola una
-borsa, e gliela mise innanzi.
-</p>
-
-<p>
-Il vicecurato, alla vista di quell'oro, arse di rossore,
-poi divenne smorto e sentì scorrere tutto il sangue
-al cuore: — Ripigliate il vostro danaro! L'oro
-può pagare l'infamia, ma non comprare la dimenticanza
-di quel che è stato! Voi potete disonorarmi
-per sempre, ma farmi vile non mai! Che questa
-viltà ricada sul vostro capo, o piuttosto... che Dio
-abbia compassione di voi!
-</p>
-
-<p>
-Il prete era uscito, e lord Leslie l'accompagnava
-con un'occhiata indifferente, e con un sorriso sardonico:
-poi quando la porta fu richiusa tentennò il
-capo e susurrò: — Io non so come durassi a star
-cheto con quell'uomo ardito e superbo. E, tutto pensato,
-mi persuado sempre più che la cosa non sia
-così! Bisogna che mio figlio mi scopra... Si cerchi
-subito di lui. Intanto, sarà meglio partire prima che
-avvenga peggio... — Poi, rivolto a Elisa: — Lascio
-a te, figliuola mia, di disporre che tutto sia preparato
-per la nostra partenza fra pochi dì. Noi torneremo
-a Londra; è il tempo dell'elezioni, la stagione
-delle brighe, e gli è necessario ch'io non perda terreno.
-Dunque, hai inteso. Ma per ora non ne far
-parola con alcuno: voglio così.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Intanto don Carlo, chiesto a un servo dove fosse
-la camera di Maria, entrava in quella. La fanciulla,
-al vederlo così d'improvviso, proruppe in un grido
-soffocato; era un grido di gioia vera, ma repressa
-da occulto terrore. E balzò per corrergli incontro,
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-per gettarsi nelle sue braccia; ma egli si ritirò d'un
-passo, volse la testa, e stese risoluto la destra, quasi
-per respingerla dal suo seno. Allora l'infelice si ritrasse
-anch'ella, si lasciò cadere sopra una seggiola,
-e, nascondendosi il viso, singhiozzava affannosa.
-</p>
-
-<p>
-Il fratello la guardava e taceva.
-</p>
-
-<p>
-— Gran Dio! dunque è vero?... proruppe egli
-dopo un breve momento. E le s'avvicinò, le prese
-affettuosamente una mano, e fissando sovr'essa un
-compassionevole sguardo: — Maria! che avete mai
-fatto?... Noi siamo stati incauti, gli è vero, ma
-voi, voi siete perduta per sempre!... Abbandoniamo
-questa casa disgraziata; oh così non v'aveste mai
-posto il piede! Non piangete, è tardi, è inutile!...
-Venite, venite con me! Che vostra madre almeno
-non sappia mai quel che è succeduto, ch'ella possa
-almeno morire in pace!... Perchè tremate?... perchè
-mi guardate così?...
-</p>
-
-<p>
-— Oh come parlate, Carlo? Non sono io forse
-più vostra sorella?
-</p>
-
-<p>
-— Sì! voi lo siete ancora; se non fosse per questo,
-sarei venuto a cercarvi? rispondeva il prete con
-amarezza. Ah! perchè non vi siete ricordata di me,
-quand'era tempo ancora!... Io v'amo anche adesso,
-perchè siete infelice, e voi... Oh sì, piangete
-pure, e sperate che il Signore avrà misericordia di
-voi...
-</p>
-
-<p>
-— O mio Dio! rispose con voce debole la fanciulla.
-Io sono innocente, ve lo giuro, io sono innocente!...
-Ah, conducetemi, conducetemi da mia
-madre!
-</p>
-
-<p>
-— Sì?... tu lo dici?... Ah! ripetimi che sei
-ancora virtuosa e pura, lo ripeti, perchè io ho bisogno
-di crederlo!... Dimmi ch'è proprio vero!...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Carlo, io sono innocente, e ne chiamo in
-testimonio l'anima di nostro padre.
-</p>
-
-<p>
-— Dio! te ne ringrazio... E la sua fronte si serenò,
-e un lampo d'indicibile gioia gli balenò negli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<p>
-Allora egli la sollevò pietosamente, e con la destra
-abbracciandole la persona, spinto dal grande affetto,
-la baciò sulla fronte, e — Vieni, le disse con forza,
-finchè il cielo ti permette d'uscir di qui ancora onesta!
-Ritorniamo all'asilo della nostra montagna, alla
-nostra povera casa. Tua madre t'abbraccerà, oh con
-quanta contentezza! e tu potrai ritrovare presso di
-lei la tua consolazione, e non l'abbandonerai più.
-Vieni, o mia povera sorella! Tu non eri fatta per il
-rumore della città, per i vizi del bel mondo, per i
-piaceri d'un giorno di questi giovani eroi!... Non
-te ne rammaricare, ma benedici il tuo buon angelo,
-che a tempo ti salva!... Pochi dì ancora, e il tuo
-cuore sicuro e perdonato racquisterà le pace di prima;
-pochi dì ancora, e que' sogni che avevan turbata
-la tua vita e i tuoi verecondi pensieri, saranno
-svaniti. Non temer, no, di soffrire! Ma scaccia dal
-cuor tuo un amore, che t'avrebbe renduta per sempre
-infelice... Credilo a me! Il dolore nasce accanto
-al piacere, e dove adesso più si gode, è là che
-un'ora dopo si piangerà più forte... Oh! diamo
-con l'animo sereno un addio a questi luoghi d'amara
-ricordanza... alla miseria di queste gioie, alla voluttà
-di questi vili trionfi! un addio alle lucide pompe
-della città, a' suoi canti notturni, alle sue superbe
-case, alle sue povere officine, un addio a chi tripudia
-e s'inebbria, un addio e una lagrima a chi
-si martira e piange!
-</p>
-
-<p>
-Racconsolata da queste amorose parole, la giovinetta
-sollevò le pupille, e riguardò il fratello, con
-una viva confidenza espressa nel viso, con tenere
-parole di gratitudine, parole di soavità non terrena,
-ma celeste. — Oh verrò con te, gli rispose, verrò
-con te, o Carlo, che m'hai salvata! Oh quando ti
-scrissi quella lettera, fu un'inspirazione del cielo! O
-mio fratello, mio padre, guidami tu! Fa ch'io riveda
-presto nostra madre, ch'io possa posare la
-mia testa sul suo seno, e stare con lei sempre,
-sempre!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così alternando le parole e le lagrime, Maria fece
-un involto del poco ch'era suo; e benchè le fosse
-amaro di partire, senza dar un ultimo saluto alle due
-buone giovinette, pure non fece motto, e seguitò i
-passi del fratello. Ma innanzi abbandonare quella stanza
-bella e modesta, dove essa aveva per la prima
-volta sognato la speranza e l'amore, non potè a meno
-di volgere ancora un mesto sguardo a quelle care
-pareti, a quegli arredi, a quei pochi libri che lasciava
-sopra la tavola...
-</p>
-
-<p>
-L'addio della fanciulla non fu che un profondo
-e doloroso sospiro; ma con esso, Maria accompagnava
-una muta preghiera dell'anima, una preghiera
-per l'uomo che le aveva per sempre rapito la
-pace.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap5-2">V.
-<span class="smaller">PARTENZA E MISTERO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Una settimana appresso, due grandi e pesanti carrozze
-da viaggio, che su gli sportelli portavano dipinto
-un ampio stemma, e ciascuna delle quali era
-tirata da quattro cavalli da posta, avevano attraversato
-la città ed erano uscite per la porta Vercellina.
-I postiglioni toccavan di sproni alla spacciata, facevano
-scoppiar le fruste, e davano fiato alle rauche
-cornette.
-</p>
-
-<p>
-Nell'interno della prima di quelle vetture sedevano
-un uomo vecchio e grave e un bel giovane;
-sul sedile di fronte stavano due gentili damigelle
-avvolte in mantelli eleganti e guerniti di pellicce.
-Nella seguente poi, che reggeva da tergo due larghi,
-neri bauli e parecchie grosse valigie, era sepolto in
-mezzo a un mucchio di fardelli il fedele cameriere
-del vecchio signore; due altri servitori stavano seduti
-a cassetta.
-</p>
-
-<p>
-Il padre e il figlio tacevano, assorti in profondi e
-contrarii pensieri; le due fanciulle malcontente d'abbandonare
-così presto il nostro bel cielo, alternavano
-fra loro poche e interrotte parole. Esse ricordavano
-la lieta vita passata, la voluttà dell'aria che si respira
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-nel cerchio dell'Alpi, su le rive dei laghi; e a mano
-a mano lasciavansi dietro con rincrescimento le colte
-campagne che già cominciavano a sentire il primo
-tepore della bella stagione. Alle parole che facevano
-si frammischiava sovente il nome della loro povera
-e semplice amica, accompagnato da un pensiero doloroso.
-Ma pur quel nome non portava con sè nessuna
-amarezza; perchè Elisa non poteva persuadere
-a sè stessa che l'anima pura di Maria fosse colpevole,
-come aveva sospettato il padre suo; e Vittorina
-non sognava neppure che la causa di tutti que'
-guai fosse l'amore, ignara qual era ancora che per
-amore si pianga e si soffra, come aveva fatto la
-fanciulla.
-</p>
-
-<p>
-Ma ben altre erano le fantasie d'Arnoldo. Quel giorno
-che il vicecurato apparve d'improvviso per salvar
-la sorella e ricondurla con sè, volle il caso che
-Arnoldo rimanesse lontano; e, sul far della sera, quando
-tornò a casa, egli ignorava tuttavia ogni cosa.
-Vittorina fu la prima che gli corse incontro, e gli
-diede la trista novella. Com'egli fosse abbattuto dall'intendere
-che Maria era partita per sempre, e quanto
-patisse in quel momento solo il suo cuore lo seppe.
-S'era fatto pallido, cupo; l'ira, l'affanno, il sospetto
-erano entrati in un punto nell'anima sua; ma non
-si scoperse, non disse parola.
-</p>
-
-<p>
-In quella medesima sera, lord Leslie gli aveva fatto
-dire che sentiva desiderio di parlargli; ed egli non
-indugiò a presentarsi a suo padre. Il vecchio gli venne
-incontro di subito, lo prese per mano, e senza
-accennare alla più lontana idea di ciò ch'era stato,
-gli mise innanzi con parole amichevoli e gravi le
-nuove urgenti circostanze che lo consigliavano a ritornare
-alla patria, senza por tempo in mezzo; gli
-spiegò sott'occhio lettere d'uomini potenti, che gli
-avevano disegnato l'andar delle cose e la gravezza
-del momento; gli parlò poi del debito di non tradir
-l'avvenire, i proprii diritti, la parte alla quale
-s'era legato, della necessità infine di giovarsi di
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-quella congiuntura, per non essere avvantaggiato da
-altri, e racquistare almeno ciò che prima aveva
-perduto.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo rimase confuso, annientato quasi dalle
-parole paterne. Il vecchio non imponeva, ma cercava
-consiglio, pregava; ond'egli che dapprima era
-stato pensoso, irresoluto, rompendo alla fine il silenzio,
-uscì a proporre al padre, che l'unico partito
-da seguitare era quello d'un sollecito ritorno
-in Inghilterra. L'accorto sguardo del lord aveva indovinata
-la via per arrivare al cuor generoso del
-figlio; la sua fina politica famigliare aveva trionfato.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine però sentiva il peso di quel dovere penoso
-che su le prime aveva accettato con volontà
-sincera. Accondisceso ch'egli ebbe, il pensiero di perder
-Maria gli tornò in cuore, gli si fece insopportabile;
-voleva parlar di nuovo a suo padre, scoprirgli
-ogni cosa; ma poi riflettè, e conobbe che sarebbe
-stato lo stesso che perdere tutto. E intanto sorse a
-consolarlo una nuova speranza, che forse, cedendo da
-principio, gli sarebbe stato agevole poi, nel volgere
-di qualche tempo, di preparar l'animo paterno a
-non porre più altro contrasto alla sua volontà; e
-vinto così l'antico pregiudizio dell'orgoglio domestico,
-egli sarebbe stato padrone della sua mente e del
-suo cuore. Allora per non saper trovare altra uscita,
-abbracciò il più facile consiglio a cui, per la fiducia
-del meglio, assai di sovente si appigliano gli
-animi incerti e miti, quello di tacere e di aspettare.
-</p>
-
-<p>
-Ma pure egli era torbido e travagliato. Non poteva
-spiegare a sè stesso la causa di quell'improvviso
-fuggir della fanciulla, dopo tutto ciò ch'era stato;
-nè comprendere come il vicecurato fosse venuto e
-partito, senza cercare di lui, senza aspettare di vederlo.
-Ben gli nacque in mente l'idea, che Maria
-forse avesse confessato al fratello il segreto dell'amore
-che li univa; ma per ciò appunto si corrucciava
-di più, pensando al basso e falso concetto che
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-l'amico doveva farsi di lui, non conoscendo ancora
-la purezza del suo proposito, il mutamento dell'anima
-sua. E desiderava di poter rivedere, innanzi partire,
-la giovinetta; e voleva parlarle almeno una
-volta, accertarla del suo ritorno dopo breve tempo,
-e ripeterle la già fatta promessa.
-</p>
-
-<p>
-Allora, dopo ch'ebbe inutilmente tentato più d'una
-via per trovar nella città chi gli desse qualche contezza
-del luogo in cui il vicecurato potesse aver formato
-dimora, dopo ch'ebbe risoluto di trasferirsi
-segretamente, prima al paesello del lago, poi all'alpestre
-villaggio di Valtellina; pentito dell'una e dell'altra
-cosa s'abbandonò all'inutile rammarico, all'inquietudine,
-a disegni cupi e sdegnosi. Pensò anche
-di palesare il suo stato a quel saggio uomo che aveva
-avuto tanto potere su la sua vita e ch'egli
-venerava come secondo padre, onde lo sovvenisse di
-consiglio; pure, quando fu sul punto di farlo, non
-ardì aprirgli l'animo, o temette forse il giudizio del
-semplice ma austero vecchio.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il dì della partenza era venuto. Tutto
-quello ch'egli potè fare fu di scrivere una lunga lettera
-al vicecurato, nella quale n'acchiuse un'altra indirizzata
-a Maria; mandò queste lettere alla posta, e
-pregò il cielo che arrivassero al più presto al loro destino.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dov'era allora la nostra fanciulla?
-</p>
-
-<p>
-In certe povere stanzette, confinate nella soffitta
-deserta d'un antico palazzo, che appartenne un tempo
-alla famiglia del conte Francesco ****, viveva ancora
-la vedova del vecchio maggiordomo di quella casa.
-Dopo la morte degli ultimi padroni, il palazzo era
-stato venduto, spogliato delle sue tappezzerie di damasco
-e delle dorate suppellettili che l'adornavano
-da forse un secolo; e un negoziante, arricchito di
-fresco e non ancora ritirato dagli affari, l'aveva acquistato
-e fatto restaurar tutto alle fogge del gusto moderno,
-con le sue sete, co' lucidi arredi parigini, co'
-molli tappeti turchi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quella vedova era una buona vecchietta, servizievole,
-cicalona, tutt'amore del prossimo e de' poverelli,
-lodatrice eterna de' tempi suoi e de' suoi ottimi padroni,
-e massimamente della defunta signora contessa;
-la quale non l'aveva dimenticata nel testamento, e le
-aveva lasciato una provisioncella, vita sua durante, un
-trenta soldi al giorno e l'abitazione: era tutto quel
-che la povera donna possedeva quaggiù. Pure essa
-viveva contenta, e col suo sordo sogghignare, diceva
-bene spesso: Chi molto abbraccia, nulla stringe; ma
-chi sa contentarsi del poco, campa un pezzo e col cuor
-largo. — Quel negoziante, al quale certi lontani parenti
-della contessa, che ne furon gli eredi, avevano
-venduto il palazzo, dovette accettare tra gli altri patti
-anche la noia di tenersi in casa la vecchia vedova. E
-questa poi fu sempre ostinata a non voler abbandonare
-quella dimora dov'era vissuta per trent'anni; di
-modo che il novo padrone mise giù il pensiero di farla
-sloggiare con le buone, come aveva stimato facile, nella
-fiducia che la vecchia sarebbe presto ita a cercar posto
-nell'altro mondo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A quest'antica conoscente, alla signora Giuditta,
-come in tutto il quartiere era chiamata, affidò dunque
-il vicecurato la sua afflitta sorella. Essa gli aveva
-tante volte portati su le sue braccia l'uno e l'altra in
-giorni più lieti, quand'erano ancora ragazzetti, che
-non se n'era dimenticata; ma non gli aveva veduti
-da tanto tempo, che quasi non lo credè vero, allorchè
-le si fecero conoscere. Pure li ricevette a braccia aperte,
-e dimandò loro del buon Andrea, della comare Caterina,
-del palazzo, di cent'altre cose e perfino del
-vecchio Azor; rammaricandosi di tutto quello che non
-era più, e benedicendo il cielo, che la sua vecchia amica
-si ricordasse ancora di lei.
-</p>
-
-<p>
-Nell'ignota dimora della vedova Giuditta, don Carlo
-dunque pensò di nascondere Maria alle ricerche e alla
-persecuzione di colui, ch'egli credeva essere stato il
-suo seduttore; giacchè intendeva di fermarsi ancora
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-per qualche giorno a Milano, e di ricondurre poi egli
-stesso la fanciulla a sua madre.
-</p>
-
-<p>
-Maria, ne' primi dì, non sapeva accomodarsi a quella
-nova solitudine. Ignara di quel che fosse avvenuto,
-dopo che aveva abbandonato la casa de' Leslie, di quel
-che potesse fare Arnoldo per ritrovarla, e sedotta ancora
-da una lontana idea di rivederlo, di separarsi in
-pace da lui, idea che la sua virtù e l'affetto le richiamavan
-sempre, non come una colpa, ma come
-unica consolazione, ella passava le ore in una rassegnazione
-dolorosa. Non piangeva più, ma faceva ogni
-sforzo per ritornare più spesso che poteva alla memoria
-di sua madre; pure, qualche volta, in segreto,
-ripeteva ancora il nome di colui che per il primo le
-aveva promesso amore, e sentiva ch'essa non avrebbe
-più potuto amar nessuno, come aveva amato lui.
-</p>
-
-<p>
-Ella non usciva mai, e stava sempre in compagnia
-della vedova, la quale non sapeva immaginare perchè
-una creatura, giovine e bella come Maria, fosse
-così tacita e mesta. Intanto il fratel suo consumava
-que' pochi giorni nel visitar gli amici che gli restavano
-ancora, antichi suoi compagni di scuola, alcuni de'
-quali erano allora parochi nella città, e altri procacciavan
-di guadagnarsi, con la penna e con gli studi,
-una vita stentata ma libera e onesta.
-</p>
-
-<p>
-E nel rinnovarsi di quelle conoscenze, che avevano
-messa profonda radice ne' cuori, di quella corrispondenza
-di sentimenti e di simpatie, ch'è sì bella quando
-la sorgente ne sia virtuosa e schietta, e fedele la
-ricordanza, oh! come gli pareva di ringiovenire, di
-ritornare a quell'età d'affetto e di desiderio, in cui
-si crede che la buona volontà sia tutto, e nulla la
-difficoltà delle opinioni e del potere altrui; in cui è
-certa e giusta l'aspettativa, e santa l'energia della
-fede e del contraccambio!...
-</p>
-
-<p>
-Con quali sinceri trasporti gli amici si rividero,
-s'abbracciarono! Con qual fratellanza di gioia e di
-dolore rinnovellarono le memorie della giovinezza!
-Come lagrimarono gli amici che non erano più, ch'eran
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-mancati nell'ora migliore! Come compiansero a quelli
-che avevano tradito le speranze di loro concetto, un
-bell'avvenire, la vita intera!... E le promesse di star
-sempre uniti col cuore, se con le persone non potevano,
-d'adempiere insieme all'eterno dovere di render
-migliori gli altri, di non cader mai d'animo, nè
-per la tirannia de' pregiudizii e del tempo, nè per la
-cieca guerra delle passioni, e di servir liberamente
-alla causa della verità, preparando d'accordo, per
-quanta forza e per quanto cuore era in essi, il bene
-e la giustizia per tutti; queste altissime promesse si
-ripeteron più d'una volta ne' loro ragionari dolci e
-solenni, e furono santificate da' voti e dalle preghiere
-di que' giusti e generosi che amavano e che soffrivano.
-</p>
-
-<p>
-Così alcuni di que' dì felici, che il buon prete non
-credeva di trovare più su la terra, e dietro a' quali
-l'anima sua aveva ben sovente sospirato nelle solitudini
-della campagna, in mezzo alla povertà e alla dura
-vita del contadino, o sotto gli umili archi della chiesa
-del suo villaggio, alcuni di que' dì felici sorgevano
-ancora per lui; e lo consolavano nel momento che,
-ferito nella più viva parte del cuore, s'era umiliato
-innanzi alla superbia degli uomini, all'ingiustizia delle
-cose. Ed egli se ne rallegrava con sè stesso, chè da
-tanto tempo aveva rinunciato all'allegrezza: nè alcun
-funesto presentimento venne a turbar la purità di quell'affetto
-antico e santo, e il felice presagio d'un'età
-migliore!... Ma troppo spesso le nostre più vive speranze
-son le più vane!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un giorno — non eran passate più di due settimane
-da che Maria stava in casa della vedova — le due
-donne avevano apprestato un desinare assai modesto,
-e aspettavano il vicecurato.
-</p>
-
-<p>
-È passato il mezzodì; passano una, due, tre ore, ed
-esse aspettano ancora, e il vicecurato non comparisce.
-Su le prime, non si dan pensiero di quel suo
-tardare, rassicurandosi nell'idea che forse qualche impreveduta
-circostanza ne lo trattenga. Ma poi all'abbassar
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-del giorno, quando l'una e l'altra ebbero finito
-di ripetere le consuete scuse che si van cercando
-per ingannar l'angustia dell'aspettare invano, allora,
-con quel senso di tristezza che desta il veder farsi
-sera, crebbe il loro dubbio e l'inquietudine. E taciturne
-entrambe si pongono a sedere presso una delle
-finestre che dà sul cortile, s'interrogano a vicenda
-con gli occhi, e guardano ogni momento verso il cancello
-del palazzo, in attenzione curiosa d'ognuno ch'entri
-o passi.
-</p>
-
-<p>
-Da quella finestra vedevasi, per il vano del portone,
-lungo tratto della frequentata corsìa. Si fece notte,
-le campane delle chiese erano già silenziose per tutta
-la città, e le donne aspettavano ancora. In ogni passeggero
-che attraversasse quel breve spazio, pareva
-loro di riconoscere il prete; ma nessuno mai s'arrestava,
-nessuno svoltava in quella porta. Maria ben
-cercava di persuadersi che nulla ci fosse di più naturale
-di quell'assenza, ma invano; un interno timore
-la vinceva, l'anima sua andava immaginando qualcosa
-di funesto, un pericolo, un tradimento, una sciagura
-improvvisa; e già, come una spina, le stava fitta in
-cuore l'angustia, che il suo Carlo non avesse a ritornare
-mai più!
-</p>
-
-<p>
-La vedova, indispettita alla fine di quel lungo tedio,
-cominciò a sfogarsi, a brontolare fra sè e sè: — Vedete
-mo, che vezzo! Son già passate più di sei o sett'ore....
-Ha ragione chi dice: aspettare e non venire,
-cosa da morire! Intanto voi siete ancora a digiuno, la
-mia tosa! Manco male, ch'io ho pensato meglio di
-voi... ma domani, il resto di quel pollo e di quella
-zuppa sarà roba da buttar via per la finestra... Che
-cosa crede d'esser poi quel vostro signor fratello?
-Non è all'osteria, e se qui c'è poco, c'è del cuore
-almeno! Ma, adesso che ci penso.... Scommetto che,
-senza dir nulla, avrà desinato altrove; e noi siamo
-state sì buone ad aspettarlo... Oh via, levatevi su, e
-peggio per lui! mangiate un po' anche voi, chè almanco
-non si consumi questa poca grazia di Dio....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ora non potrei, signora Giuditta, non potrei
-da vero... ho un gruppo qui, una cosa che m'opprime....
-</p>
-
-<p>
-— Oibò, non mi fate smorfie! In questi dì, non
-avete mangiato mai, più che non mangi un piccione....
-E poi, non dormite, avete una ciera che fa
-pietà.... Via! ecco quel che son divenute le nostre
-ragazze! vedete un po' quel che si guadagna a star
-nelle case de' grandi signori... La minestra di casa
-vostra vi fa schifo... Non dico così per voi, ma al
-giorno d'oggi, si vede, tutti vogliono stare in sul grande...
-Ebbene? sorridete un po'!... Che dirà vostra
-madre? Quella è una donna casalinga, sincera, alla
-mano... Che dirà, quando vi rivedrà con quel viso
-di panno lavato?...
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla taceva, pensava che sua madre non le
-aveva mai detto parole così amare; e quell'inutile conforto
-le parve più duro di qualunque rampogna.
-</p>
-
-<p>
-Non era lontana la mezzanotte, quando s'intese un
-calpestio su per l'angusta scala che saliva a quelle
-stanze. Le strepito risvegliò l'attenzione della vedova,
-la quale, seduta accanto del focolare, recitava il rosario
-con accento basso e sonnacchioso, e fece palpitare
-il cuor della fanciulla, che s'era presso a lei raggruppata,
-trovando appena voce di rispondere all'avemarie.
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi, Carlo? domandò essa, con una gioia
-sicura, levandosi subitamente; siete voi una volta?...
-Oh sia ringraziato il cielo!
-</p>
-
-<p>
-Nessuno rispose. Ma, poco stante, un bussare forte
-e strano all'uscio risonò nelle tre stanzette del povero
-quartiere.
-</p>
-
-<p>
-— Ohe! che rumore di casa del diavolo, signor abate?
-gridò stizzosa la vecchia. Bella musica dopo averci
-fatto aspettare tutto il dì e tutta la notte!
-</p>
-
-<p>
-Intanto Maria era corsa ad aprire.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Si presentaron due sconosciuti, col cappello basso
-su gli occhi, abbottonati fin sotto al mento in un
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-palandrano nero. La fanciulla diede un grido, e balzò
-indietro atterrita; la vecchia spalancò tanto d'occhi,
-e facendosi ritta ritta su la persona, appuntò le braccia
-su l'anche, in atto di stupore e di dispetto.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'uno de' due sconosciuti, avanzatosi verso le
-donne, si pose l'indice della mano attraverso le labbra,
-e, — State zitte, disse loro, non v'inquietate,
-non gridate! Non veniamo per farvi nessun male, noi
-siamo impiegati, facciamo il nostro dovere; e non si
-cerca di voi. Ma, per amore, silenzio!
-</p>
-
-<p>
-— Eh! ch'io non so niente, e qui non c'è nessuno,
-cominciò a gridare la vecchia. E... e...
-</p>
-
-<p>
-— Silenzio, dico, adesso! ripetè colui; risponderete
-a quel che siamo per domandarvi. E voi, soggiunse
-voltandosi al compagno — una faccia lunga, scura e
-smorta, che gli stava sempre alle calcagna, come la
-sua ombra — ponetevi là, a quel tavolino, e scrivete!
-</p>
-
-<p>
-E l'altro fece, senza dir nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi la vedova Giuditta ****? chiese allora
-l'uomo che parlava.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, son io! rispos'ella; ma perchè voi... perchè
-lui... perchè io...
-</p>
-
-<p>
-— Voi, tacete! e la giovine qui presente è la nominata
-Angiola Maria ****?
-</p>
-
-<p>
-— Son io quella, rispose alla sua volta la fanciulla,
-ma con voce debole e tremante.
-</p>
-
-<p>
-— Bene! E si rivolse di nuovo alla vecchia: Abita
-in casa vostra il prete Carlo ****, fratello di questa
-giovine?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma è solamente da pochi dì, ch'io stessa gli
-ho fatto il piacere di tenerlo qui, con sua sorella; e
-l'ho fatto perchè siam vecchi amici, e se a questo
-mondo non ci fosse un po' di carità...
-</p>
-
-<p>
-— Basta, tacete! Non ho domandato questo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma se non posso tacere! Sono una donna onesta,
-nè voglio che nessuno...
-</p>
-
-<p>
-— Tacete! vi replico, e badate a me. Da quanto
-tempo quel prete abitava qui?
-</p>
-
-<p>
-— Fanno giusto quindici giorni ieri...... fu un
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-venerdì! Quando si dice!... Ecco che cosa vuol dire
-un venerdì!... In verità santa, è una cosa da non
-credere... Una storia simile non m'è capitata mai!
-</p>
-
-<p>
-— Volete finirla con queste chiacchiere inutili? Ditemi
-piuttosto, dove tenete la roba del vostro ospite?
-</p>
-
-<p>
-La Giuditta, inasprita più che mai, non sapendo
-comprendere la ragione di quell'interrogatorio, rispose
-alzando le spalle, e con un gesto indicò l'altra
-camera; poi si mise a guardare or l'una or l'altra di
-quelle due faccie, per vedere se le riuscisse di poter
-raccapezzare qualche cosa di così fatto garbuglio. Ma
-l'uno senza complimenti, preso un lume ch'era sulla
-tavola, l'accese, e passò nella vicina stanza, come fosse
-in casa sua; e l'altro intanto continuava a scrivere
-col muso duro, con gli occhi inchiodati sul suo scartafaccio.
-</p>
-
-<p>
-Maria, tutta piena di spavento, non osava quasi respirare;
-essa aveva indovinato che il suo povero Carlo
-correva qualche gran pericolo, che coloro eran venuti
-per metter le mani sul fatto suo; e, resa ardita dal
-suo stesso terrore, si mosse per correr dietro a quell'uomo,
-e domandargli, per la pietà del cielo, che cosa
-fosse avvenuto del fratel suo. Ma colui, avendo trovato
-di là ciò che cercava, ricomparve su l'uscio, tenendo
-sotto il braccio un piccolo fascio di carte, e alcuni libri
-(erano le memorie, il breviario, il vecchio Dante
-e la Bibbia del buon prete). Pose il tutto su la tavola,
-rilegò con somma diligenza il fascio, e v'improntò,
-senz'altro dire, un gran suggello. Poi, volgendosi alla
-giovinetta, tolse fuori e le porse una lettera dicendo: — È
-di vostro fratello! Per quest'oggi la nostra incombenza
-è finita. Buona notte!... E fece un cenno al
-collega; il quale si levò, ripose via il grosso scartafaccio,
-e si chiuse di nuovo nel suo palandrano. E per
-dov'erano venuti, uscirono.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla allora s'abbandonò su la seggiola ch'era
-più vicina, tenendo stretto fra le mani il foglio fatale,
-che non aveva cuore d'aprire. Ma quando la vecchia,
-strabiliata ancora di quant'era succeduto, fece per
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-toglierle quella carta, allora Maria la riguardò in volto,
-corrucciata insieme e pietosa, poi chinò gli occhi, e lesse,
-che quasi le mancava la voce:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indl">
-«Maria, mia cara sorella!
-</p>
-
-<p>
-«Colui che ti consegnerà questa lettera, ti dirà anche
-ciò che sia di me. Il cuore mi piange di dover
-lasciarti sola per qualche tempo; ma rassicurati, non
-sarà che per pochi dì, forse per poche ore! Pure,
-te ne prego, fa in modo che nostra madre venga
-anch'essa al più presto a Milano. Povera donna!...
-Ma in quanto a me, non le dir altro per carità,
-se non che sono ammalato, che spero e ho
-bisogno di rivederla. Il cielo benedica te e lei. Di'
-ancora alla buona signora Giuditta, che mi compatisca
-e mi perdoni. — Tu intanto prega il Signore
-per me, e fatti cuore; io non ho nulla di che rimproverarmi
-in faccia agli uomini. Mia amata, mia
-infelice sorella! ricordati sempre, che quanto succede
-quaggiù, è tutto per volontà di Dio!...»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Misera giovinetta! — Che cuore fosse il suo allora,
-di quale spavento, di quali fantasmi fosse agitata
-e piena per essa la notte che seguì quel terribile
-giorno, nessuno il potrebbe immaginare, non
-che dirlo. Aimè! tutto l'affanno che può versarsi in
-cuore umano, era versato nel suo; e per maggior
-dolore, la sorgente di questa nuova sciagura era un
-mistero per lei!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap6-2">VI.
-<span class="smaller">IL FRATELLO E LA MADRE.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-La mattina del dì appresso, la signora Giuditta che
-aveva la mente intorbidata dalle conghietture più
-strane, e si sentiva morir della voglia di sfogarsi con
-qualcheduno, mise sossopra la casa e il vicinato, e
-raccontò a tutti il suo gran caso. A credere a lei, si
-trattava di cose straordinarie; e com'ella non ci poteva
-veder dentro chiaro, così s'era ficcato in capo
-di trovare il bandolo della matassa.
-</p>
-
-<p>
-Dunque, in manco d'un'ora, aveva narrato la strana
-avventura della notte alla portinaia della casa, alla
-moglie dello speziale dirimpetto, perfino alla fruttaiuola
-e alla lattivendola del contorno; ma nessuna
-di queste comari, com'è naturale, ne sapeva niente;
-e quando le avevano risposto con un:.. Oh!..»
-Bontà divina!... o che so altro, avevan finito.
-</p>
-
-<p>
-La signora Giuditta stava per tornarsene e casa,
-con la sua pettegola curiosità in corpo, quando la
-sorte la fece incontrare col signor Giosuè, uomo di
-un certo conto, e priore della dottrina cristiana nella
-parrocchia, il quale era tutto cosa sua. A costui dunque,
-come bene pensate, ella ricantò la sua storia,
-non gli facendo grazia del più piccolo particolare.
-</p>
-
-<p>
-Ed egli allora, ch'era un di coloro che sanno o
-credono di sapere tutto quello che succede e non
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-succede, tirandola in disparte con un'aria cupa, — Cara
-signora Giuditta, le disse col sussiego di
-chi dà un gran parere, io so come va il mondo! Tutti
-i salmi finiscono in gloria, e una donna come voi...
-non so se mi spieghi... Basta, avete fatto male a
-impicciarvi con certa gente...
-</p>
-
-<p>
-— Ma lei ne sa dunque qualcosa?
-</p>
-
-<p>
-— E dàlle! volete voi venirle a contare a me?
-Sentite mo. Jeri mattina, giusto alle dieci ore, io mi
-trovava nella sagrestìa, intanto che quel prete stava
-dicendo messa. Veggo entrare due signori, che vengono
-dritto verso di me, mi pigliano in mezzo, così
-alla buona come fossero miei amici da vent'anni, e
-mi domandano il nome e cognome del prete... Io
-mo ne sono subito addato...
-</p>
-
-<p>
-— Sì! sì! ebbene?
-</p>
-
-<p>
-— Risposi loro con pulitezza; ed essi, senza cerimonie,
-si misero a sedere, uno da una parte, l'altro
-dall'altra, parlandosi fra loro con certe occhiate di
-traverso... finchè la messa finì. E pensare, che io
-quel momento fui tanto sciocco d'interrogarli che cosa
-volessero!... L'uno mi fissò gli occhi addosso e non
-rispose, l'altro brontolò fra' denti: La non è cosa
-che la riguardi; e mi voltò le spalle.
-</p>
-
-<p>
-— Son quelli, scommetterei che son quelli stessi:
-dica, dica su...
-</p>
-
-<p>
-— Insomma, finita che fu la messa, e tornato il
-prete nella sagrestia, quei due signori s'alzarono, gli
-andarono incontro in atto di rispetto, ed egli a loro...
-bisogna che si conoscessero! E l'un d'essi
-gli disse alcune poche parole, ch'io non intesi...
-Il prete allora impallidì, diventò bianco come il camice
-che aveva appena posto giù, poi rosso come bragia,
-guardò intorno, sospirò e disse chiaro: Sono
-pronto, vengo con loro!... Io restai di sasso e, non
-so perchè, sentivo le gambe barcollarmi sotto... Egli
-in vece, credereste? passandomi vicino mi rivolse
-uno sguardo tranquillo, e disse: Caro signor Giosuè,
-a rivederci!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh la cosa non è dunque tanto seria, com'io
-credeva!...
-</p>
-
-<p>
-— Non m'interrompete adesso! Una carrozza era
-fuori della chiesa ad aspettare. Nel porre il piede
-sul predellino, egli si fece il segno della croce, poi
-si mise dentro, e quei due dietro a lui. E io, alla
-lontana, così come n'andassi per i fatti miei,
-tenni dietro alla carrozza... Ma quando la vidi svoltar
-la cantonata, e compresi dove l'andava a riuscire...
-ho detto dentro di me: Tutti i salmi finiscono
-in gloria! Ci siamo, è fatta!... e presi un'altra
-strada.
-</p>
-
-<p>
-— Tutto va bene, ma fin qui non ci capisco ancora
-il perchè...
-</p>
-
-<p>
-— Il perchè? il perchè? ci son certi perchè al mondo,
-così serii, che non bisogna cercar di sapere, o
-quando mai per disgrazia si sanno, tacerli!... Con
-voi però, che siete donna prudente, posso dire una parola.
-Sappiate dunque che quel prete s'è trovato
-in un grosso guaio con un gran signore forestiero;
-che, pochi dì fa, dev'essere fra loro avvenuta una
-scena scandalosa, per causa d'una giovine, d'una fuga,
-d'un rapimento, d'un intrigo... cose, cose che mettono
-in compromesso la coscienza e qualche cosa di
-più. Dunque tutto è spiegato. E poi, quand'uno se
-la prende contro i pesci grossi, gli è raro che n'esca
-netto... So quel che dico, lo so di buon luogo,
-e l'affare è chiaro! Voi però non ve ne impacciate.
-E, per carità, abbiate giudizio con chi che sia!... Già
-ve l'ho pur detto, la prudenza non è stata messa
-per niente tra le virtù cardinali.
-</p>
-
-<p>
-— O signor Giosuè, si figuri! Solo mi dispiace
-per quella povera giovine...
-</p>
-
-<p>
-— Sopra tutto non state ad aprir bocca con lei!
-Non ci mancherebb'altro!
-</p>
-
-<p>
-— Bene, tacerò... le prometto che tacerò.
-</p>
-
-<p>
-— Si, sarà meglio, chè mi pento quasi di aver
-parlato io! Oh, signora Giuditta, a rivederci.
-</p>
-
-<p>
-— Un momento, dica... senta...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il priore della dottrina cristiana gli aveva voltato
-il tergo, e se n'era ito.
-</p>
-
-<p>
-La signora Giuditta, con la fantasia agitata, in un
-mar di pensieri, combattuta fra il desiderio di spiegarsi
-con Maria (la quale, secondo lei, era la colpa di
-tutto) e la promessa data di tacere, trovò appena la
-strada di casa sua.
-</p>
-
-<p>
-Quando entrò, la fanciulla le venne incontro interrogandola
-con gli occhi, se mai le recasse qualche
-buona novella; e in quel suo sguardo, in quella
-sembianza, leggevasi tutto l'affanno d'un'anima che
-non crede a una sventura e non ha la forza per
-sostenerla. La vedova, a cui pizzicava la voglia di
-parlare e di dire alla poveretta: Tutto è stato
-causa vostra anch'essa ne fu veramente tocca; e
-la compassione le suggerì qualche parola d'amicizia
-e di conforto. Al che la fanciulla rispose con lo
-stringere e baciare le mani di lei, in atto di viva
-gratitudine e di dolore, sforzandosi di parer tranquilla.
-</p>
-
-<p>
-Rilessero insieme la lettera del vicecurato; conghietturavano,
-dicevano dieci volte le stesse ragioni,
-ma non sapevano che ben fare. Alla fine fu stabilito
-fra di loro, che prima di scrivere alla mamma
-Caterina, come raccomandava la lettera, o d'andare
-a prenderla al paese, come voleva Maria, avrebbero
-aspettato fino al posdomani, affidate che potesse in
-quel mezzo ritornare don Carlo.
-</p>
-
-<p>
-Ma il posdomani passò, e non comparve persona,
-e non venne parola. Perduta quella poca speranza
-che per i cuori buoni ha sempre qualche sorriso,
-benchè mesto e solitario come un fil di luce, Maria
-cominciò a pentirsi di non esser subito partita a cercare
-sua madre; e, d'una in altra fantasia, andava
-creando le più funeste cose del mondo. E quantunque
-la vedova fosse stata prudente, forse per la prima
-volta in vita sua, e le avesse taciuto i sospetti
-di quella sparizione; pure, fra gli altri dolorosi pensieri,
-venne in mente a Maria anche questo che
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-quant'era avvenuto poteva essere una vendetta dell'uomo
-potente con cui il fratel suo aveva ardito
-cozzare per salvarla. Ma tal pensiero era così grave
-e terribile, che al suo cuore mancava la forza di
-sopportarlo.
-</p>
-
-<p>
-Così abbandonavasi alle sue dolenti illusioni, alle
-sue inquiete paure. Intanto la vedova aveva trovato
-modo, per via d'un ex-procuratore del suo antico
-padrone, di far sapere ogni cosa alla mamma Caterina,
-affinchè, il più presto che poteva, affrettasse
-di trasferirsi a Milano: a dir quel ch'era, tutto
-il trambusto di que' giorni non le dava poco pensiero;
-nè si sarebbe accomodata, in caso di qualche
-cosa di grave, a tenersi in casa per un pezzo quella
-giovine, ch'era stata la pietra dello scandalo e che
-in fin dei conti non le apparteneva.
-</p>
-
-<p>
-Per consolare Maria, le annunziò dunque che fra
-due o tre giorni, alla più lunga, sarebbe venuta sua
-madre, ch'ella stessa s'era per ciò raccomandata a
-una persona di proposito, e che non occorreva la
-si pigliasse altro fastidio. Questa novella e l'idea
-di trovarsi presto nelle braccia della madre, rasserenarono
-per quel giorno l'anima e la fronte della
-giovinetta; e una consolazione le ne promise vicina
-un'altra, quella di poter finalmente rivedere anche
-il fratello.
-</p>
-
-<p>
-Passati tre giorni, un biroccio s'arrestava alla porta
-del palazzo. Era dessa, la comare Caterina, venuta
-a Milano in compagnia del signor Gaspero, quel vecchio
-possidente che abbiamo incontrato più d'una
-volta in questa storia semplice e nostrale. Costui
-aveva ricevuta una lettera del procuratore al quale
-la signora Giuditta s'era raccomandata: e, inteso di
-che si trattava, senz'indugio persuase alla Caterina
-quel piccolo viaggio, la condusse con sè a Como; e
-qui noleggiata una vettura, l'accompagnò egli stesso
-a Milano, dove per abitudine capitava sempre una
-volta all'anno.
-</p>
-
-<p>
-Maria era accorsa alla piccola finestra del cortile.
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-Ella guardò, vide di lontano la madre che si congedava
-dal suo compagno di viaggio, ne intese la voce,
-e dimenticò tutto. Pochi momenti appresso, Caterina
-stringeva tra le braccia la sua povera figlia, e Maria
-nascondeva sul seno materno il viso, che solo per
-un istante si tinse ancora del suo vivo colore.
-</p>
-
-<p>
-Senza piangere, senza parlare, stettero così in quel
-dolce e prolungato abbracciamento; e pareva che la
-fanciulla non volesse distaccarsene più.
-</p>
-
-<p>
-— Maria, mia buona e cara figliuola, disse alla
-fine la madre. Oh! perchè m'hai tu abbandonata?
-questi sei mesi sono stati sei anni per me! Oh Madonna
-santa! come ti sei cambiata, povera tosa!
-Non ti riconosco più!... Ma com'è mai che ti trovo
-qui? Non sei più nella casa di quel signore inglese?...
-E voi, signora Giuditta, e mio figlio...
-è qui don Carlo? ma perchè non ho io saputo niente
-fin adesso?... M' hanno detto ch'era ammalato...
-io voglio vederlo! dov'è egli?... Ditelo dunque,
-non mi fate penare!...
-</p>
-
-<p>
-Queste molte inchieste, che alla misera suggeriva
-tutto in un punto il materno suo cuore, posero nell'impaccio
-la vedova; la quale s'era bene accorta
-che la vecchia comare era al buio di tutto. Maria
-non aveva coraggio di dire una parola; e guardava,
-guardava la madre, senza togliere mai gli occhi da
-quell'amato volto, in cui la solitudine ed il dolore
-avevano in poco tempo solcate più profonde le rughe
-dell'età. Ma, atteggiata com'ella era, in muta e
-affannosa contemplazione, la sua celeste figura suscitava
-nell'anima una pietà mista a terrore.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine la Giuditta, fatta la faccia tosta e il cuor
-duro, pensò: Qui è meglio parlare; un momento o
-l'altro, bisogna pur ch'ella sappia tutto...
-</p>
-
-<p>
-— Cara la mia Caterina, prese dunque a dire,
-non vi crucciate così: fatevi un po' di coraggio!
-</p>
-
-<p>
-— Oh misericordia! che male c'è di nuovo?...
-</p>
-
-<p>
-— Già lo sapete, a questo mondo dei cattivi ce
-n'è anche troppi! E son sempre gli stracci che
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-vanno all'aria, come dice il proverbio... E tocca
-spesso ai buoni a portare la pena dei tristi...
-</p>
-
-<p>
-— Oh santa pazienza! parlate, non mi tenete qui
-su le spine...
-</p>
-
-<p>
-— Eh! ognuno ha la sua croce, e c'è chi deve
-portarla anche per gli altri... E già si sa, bisogna
-star preparati sempre...
-</p>
-
-<p>
-— A che? ma dite su una volta! parla tu, Maria;
-chè in questo modo ben più mi spaventate e mi
-fate morire! Mio figlio sta forse male? forse...
-</p>
-
-<p>
-— No, no, egli sta bene, ma...
-</p>
-
-<p>
-— Signore, datemi cuore! ma che?...
-</p>
-
-<p>
-Per tutta risposta, Maria non fece che gettarsi
-un'altra volta nelle braccia di sua madre. E la vedova
-raccontò tutto quel che sapeva, tacendone però la
-cagione, per la pietà di Maria. La povera donna non
-volle credere a nulla; il colpo era troppo forte, e
-l'anima sua semplice e piena d'amore non lo sostenne.
-Ella non pensò nemmeno a chiedere il perchè
-di quella rovina; non poteva dubitare che il figlio
-non fosse innocente; il nome di suo figlio era sempre
-stato per lei come quello d'un santo. Stanca
-degli anni e sola, ella metteva in lui tutto il suo
-cuore, tutto il suo tenero orgoglio di madre: aveva
-speranza e vita nell'unico amato, il quale dopo la
-morte del suo pover'uomo, com'essa diceva, doveva
-essere il padre della sua Maria.
-</p>
-
-<p>
-La buona donna! Nella solitudine della sua dimora,
-un tempo rallegrata dalla presenza e dall'affetto
-de' suoi cari e poi rimasta vòta, deserta, come
-un sepolcro, ella si consolava e si pasceva dell'idea,
-che l'uno o l'altra avrebbero sortito una modesta e
-onorevole condizione su la terra, e che un giorno
-forse ne' suoi più tardi anni, l'avrebbero circondata
-di cure e d'amore, e a larga mano compensata de'
-sacrifizii fatti, e della vita tediosa che trascinava. Non
-si rammaricava mai che sola compagnia le restasse
-la vecchia Marta, perchè conosceva il cuore de' figli
-suoi, e le pareva quasi d'abitar con loro, di viver con
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-loro, quantunque lontani; l'unico desiderio che nutrisse,
-era di poterli di tanto in tanto rivedere; e
-ogni dì si teneva certa di presto abbracciarli, in questa
-certezza essendo tutta la sua gioia. Seduta sovente,
-al tepido sole delle mattine d'inverno, sotto
-la nuda pergola della casa, con la sua conocchia fedele,
-la buona madre pensava alla povertà, alla pace,
-raccontava la storia d'altri anni, raccontava quella dell'avvenire;
-ed era felice quando parlava della sua
-bella Maria o del suo curato alla Maria che le sedeva
-rimpetto, pettinando la matassine del lino. E
-allora, senz'avvedersene, le due comari s'arrestavano
-dal lavoro; all'una spezzavasi il filo della conocchia o
-cadeva di mano il fuso; all'altra si perdeva il lino nelle
-punte del pettine. Ma entrambe, in que' momenti,
-sollevavano al cielo gli occhi e il cuore, con un pensiero
-più santo d'ogni preghiera, e del pari benedetto.
-</p>
-
-<p>
-Ma ora che diversi pensieri, che mutamento!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La mamma Caterina, per tutto quel dì e per molti
-altri ancora, non volle ascoltare ragione, nè consolazione,
-nè speranza; non domandava che suo figlio,
-non voleva che vederlo. Ed essa pure, come prima
-aveva fatto Maria, si figurava alla mente angustie e
-spaventi, s'abbandonava ai più tristi presagi, non
-porgeva più orecchio a nulla, nemmeno al piangere
-della sua figliuola.
-</p>
-
-<p>
-Fu allora che l'amorosa fanciulla, la quale innanzi
-alla venuta della madre credeva di dover ben presto
-finire nell'affanno di que' giorni, si sentì maggiore
-di sè stessa. Una virtù, ignota a lei fino allora, la
-costanza nel soffrire raddoppiò il suo debole coraggio;
-ma la sua fermezza, la calma delle parole e degli
-atti avrebbero dimostrato ben più crudele il martirio
-dell'anima a chi avesse potuto vedere il suo segreto.
-Ella soffogava le lagrime; ed era ne' momenti del
-maggior dolore, che la sua voce si faceva più sicura
-e più affettuosa. E sorrideva; era un riso malinconico
-il suo, ma era un riso celeste.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-</p>
-
-<p>
-In que' giorni che sempre da uno stesso travaglio
-misurati fanno parer eterna la vita, così Maria con
-l'amor suo procacciava d'ingannare a sua madre le
-ore contate dall'afflizione; essa ragionava di tante cose
-passate, della loro casa, della vigna su la costa, della
-vecchia Marta, degli altri amici del paese. E ringraziava
-il cielo con tutta l'anima, quando vedeva che
-le sue parole avevano temperata per poco l'amarezza
-della sciagura presente. Ella nascose nel fondo del
-proprio cuore tutta la sua parte d'affanni; ella comprese
-e tolse sopra di sè quel dolore inesprimibile,
-che solamente pel cuor delle madri non è un mistero;
-quell'angoscia, la quale non trovava parole nè lagrime,
-perchè ha de' segreti che a umano orecchio
-non possono confidarsi e che il cuore altrui non ha
-mai conosciuto.
-</p>
-
-<p>
-Non v'è piaga quaggiù che il tempo non sani; l'abitudine
-stessa del soffrire può talvolta diventar quasi
-cara e necessaria; l'amore, l'ambizione, la vendetta,
-il rimorso, lascieranno pur una volta in pace l'anima
-di cui han fatto strazio; ma la ferita che porta il cuor
-d'una madre per amore de' figli suoi, non v'ha balsamo
-che la medichi, non felicità nè tempo che vi
-spargano sopra la mesta consolazione dell'obblio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Così, abbandonate e senza saper nulla mai di quel
-loro caro, Caterina e Maria trascinavano i dì, le settimane,
-in casa della vedova; la quale non aveva potuto
-far di meno di tenerle con sè per qualche tempo
-ancora, quand'esse, deliberate d'aspettare che fosse
-decisa la sorte del prete, ne la pregarono, a patto di
-pagarle trenta soldi al giorno, per le spese. Ciò veramente
-andava poco a' versi alla Giuditta, causa la
-paura di cert'altre visite della specie di quella prima
-che non aveva ancora dimenticata; ma poi, per amor
-di bene, non seppe dir di no.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una mattina, erano uscite di buon'ora le due donne
-per andare insieme a vendere a qualche mercante di
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-mode un velo nero trapunto dalla Maria, in que' dì
-solitari e mesti: era dessa, che col lavoro delle sue
-mani sostentava anche la madre. Essendo a caso capitate
-presso la piccola chiesa di S.***, la Caterina, la
-quale non lasciava passar giorno che non andasse a
-pregare il Signore per il suo povero figliuolo e per
-sè stessa, si volse a quella parte e fece per entrar
-nella chiesa. Ma d'improvviso la fanciulla, tutta compresa
-dal terrore d'una funesta ricordanza, le si strinse
-al braccio, la trattenne, e con voce segreta e supplichevole: — Oh
-no! madre mia, non andiamo in questa
-chiesa; io non devo, non posso entrarvi più.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè, Maria, perchè?... Che hai? tu tremi,
-diventi smorta! ti senti male?
-</p>
-
-<p>
-— No! madre mia, è un segreto.... un segreto
-che nessuno doveva conoscere! Ah se sapeste che in
-questa chiesa.... O mio Dio! toglietene per sempre
-dal mio cuore la memoria!
-</p>
-
-<p>
-— Maria! che mistero è questo? parla, dimmi...
-</p>
-
-<p>
-— Qui no, no, cara madre!... Torniamo a casa,
-ve ne prego, e vi dirò tutto. Oh povera me, oh povero
-mio fratello!
-</p>
-
-<p>
-E tornarono a casa. In quel giorno Maria non trovò
-parola che potesse spargere un po' di serenità su l'addolorata
-fronte di sua madre. Attendeva taciturna a'
-suoi lavori, s'appartava soletta a ricamare al telaio, per
-nascondere la viva angoscia che l'opprimeva; ma più
-d'una volta un leggero gemito, un volger degli occhi
-al cielo, un giunger le mani inquietamente, scoprivano
-il patimento del suo cuore. Invano la madre
-la stimolava a confidarle quel segreto. — Oggi non
-potrei, rispondeva; domani, mamma, domani saprai
-tutto! Oh dimmi prima che mi perdonerai!
-</p>
-
-<p>
-Pure, venuta la sera, quand'esse rimasero sole, in
-tempo che la vedova era discesa dalla portinaia della
-casa a pescar le novità, ch'erano poi sempre le solite,
-la fanciulla non potè resistere più alla materna preghiera;
-e con molte parole, spesso interrotte da lacrime
-e da scuse, raccontò l'amor suo, la promessa,
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-il giuramento che quel giovine le aveva fatto, i dubbii,
-il timore che le avevano persuaso di ricorrere al fratello,
-e tutto ciò ch'era avvenuto di poi; e in fine
-non tacque nemmeno ch'ella si teneva certa di non
-essere stata tradita, e aveva la persuasione che la disgrazia
-del suo povero fratello non era avvenuta per
-causa sua.
-</p>
-
-<p>
-La buona Caterina amava tanto la figliuola che non
-ebbe pure il pensiero di farle il più piccolo rimprovero,
-perchè si fosse abbandonata ad un innocente
-sì, ma incauto affetto. In vece le compativa, e procurava
-ella stessa di consolar quella fede e quell'ingenua
-aspettativa, ch'erano la vita della sua Maria. Così
-la conoscenza di quel segreto, se non valse a scemare,
-parve almeno far più leggero, col disviarlo, il dolore
-delle due disgraziate: poichè sembra che un'arcana
-pietà del cielo nutra il conforto della fiducia nel
-momento più grave dell'affanno, e rivolga a consolazione
-d'un cuore travagliato quelle stesse memorie
-che a un cuore libero sarebbero di troppo molesto
-peso.
-</p>
-
-<p>
-E così forse il Signore le preparava a poco a poco
-a una più tremenda, inaspettata disavventura.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In quella stessa sera, la madre e la figlia sentivano
-nell'anima una confidenza cara quasi al pari della
-certezza; e quantunque fosse riuscito vano il poco
-che avevano potuto tentare a fine di rivedere il loro
-Carlo, o di sapere almeno qualche cosa di quell'unica
-vita in cui s'eran raccolte tutte le loro speranze,
-tutti i loro timori, pure non avevan creduto mai come
-allora a un buon presentimento.
-</p>
-
-<p>
-Maria, seduta accanto del tavolino, stava leggendo
-una pagina d'un suo libricciolo alla madre e alla
-vedova amica; le quali, composte a religiosa attenzione,
-pendevano dalle labbra di lei; quel libro era
-l'ultimo ricordo donatole dal fratello, era l'aureo volumetto
-dell'Imitazione di Cristo. Essa leggeva, e l'incerto
-raggio del lume che le ardeva vicino, sembrava
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-quasi circondare la sua candida fronte di quell'aureola,
-che si suol vedere dipinta intorno alla testa de' santi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-«Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia
-paura.
-</p>
-
-<p>
-«Abbi fede in me, e nella mia misericordia ti fida.
-</p>
-
-<p>
-«Quando tu pensi d'essermi più lontano, allora
-è spesse volte ch'io ti son più vicino.
-</p>
-
-<p>
-«Quando tu credi quasi perduta ogni cosa, allora
-le più volte tu hai in mano maggior materia di merito.
-</p>
-
-<p>
-«Non è tutto gittato, perchè alcuna cosa ti sia
-avvenuta sinistramente.
-</p>
-
-<p>
-«Non dêi tu giudicar delle cose secondo il presente
-tuo sentimento, nè per alcuna disavventura,
-onde che ella ti avvenga, scorarti tanto perdutamente,
-nè in modo riceverla, come se ogni speranza ti fosse
-tolta di dovertene rilevare mai più.
-</p>
-
-<p>
-«Non volerti credere derelitto del tutto, se per
-alcun tempo io ti mandi alcuna tribolazione, oppure
-io ti ritolga la bramata consolazione; essendo che per
-tal via si va al regno de' cieli....
-</p>
-
-<p>
-«Quello che ti ho dato, il mi posso ritogliere, e
-rendertelo quando mi piaccia.
-</p>
-
-<p>
-«Quando alcuna cosa ti do, ella è mia: quando
-me la riprendo, non prendo del tuo; poichè mio è
-ogni bene e ogni dono perfetto.
-</p>
-
-<p>
-«Se io ti lascio venire gravezza alcuna o avversità,
-non isdegnartene, nè cader di animo; io posso
-rilevartene prestamente e cambiarti in gaudio ogni
-noia.
-</p>
-
-<p>
-«Ma non pertanto io son giusto, e da commendare
-altamente, quando io fo questo con te!...»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La fanciulla leggeva queste schiette e sublimi parole
-con tanta verità e dolcezza, che parvero alle due
-donne un consiglio venuto dal cielo.
-</p>
-
-<p>
-— O mia madre! disse poi Maria, il libretto che
-vedete è un dono che m'ha fatto, gli è poco tempo,
-il nostro Carlo! E queste parole mi sembran le sue...
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-Io mi ricordo ch'egli stesso me le fece leggere un
-giorno, quel primo giorno che venne lassù a visitarci,
-dopo la morte di nostro padre. E ogni volta ch'io
-ne rileggo solo una pagina, non so come, mi sento
-più forte, più in pace.... Oh! egli è buono, egli
-è un'anima santa, il nostro Carlo, e il Signore avrà
-pietà di lui e di noi!
-</p>
-
-<p>
-Caterina abbracciò sua figlia con gran tenerezza, e
-poi staccossi da lei, per andare a coricarsi.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla, rimasta sola, riaperse a caso il libro,
-e le cadde sott'occhio un foglietto scritto dalla mano
-di suo fratello, e forse dimenticato là entro: eran gli
-ultimi versi ch'egli aveva dettati.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">IL CALICE DEL DOLORE.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> O Signor, s'egli è decreto</p>
-<p class="i01">Che il tuo servo a te ritorni,</p>
-<p class="i01">Pria che pieni egli abbia i giorni,</p>
-<p class="i01">Io t'adoro umíle e lieto!</p>
-<p class="i01">Vegga alcun di me più degno</p>
-<p class="i01">Il meriggio del tuo regno.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Sento anch'io, che s'avvicina</p>
-<p class="i01">La stagione a me suprema;</p>
-<p class="i01">Pure ondeggia, e spera, e trema</p>
-<p class="i01">L'alma schiava e pellegrina;</p>
-<p class="i01">Come indomito nemico,</p>
-<p class="i01">Sorge ancora il dubbio antico.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Tu che il puoi, Tu la tempesta</p>
-<p class="i01">Della vita, o Dio, m'acqueta!</p>
-<p class="i01">Del tuo raggio almen fa lieta</p>
-<p class="i01">La brev'ora che mi resta.</p>
-<p class="i01">Quanto io piansi, e quanto amai,</p>
-<p class="i01">O mio Dio, Tu solo il sai!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Nella polve a Te prostrato,</p>
-<p class="i01">Bevvi al calice del duolo:</p>
-<p class="i01">Ebbi un voto, un grido solo,</p>
-<p class="i01">Sotto il pondo del mio fato!</p>
-<p class="i01">Ma la voce dell'eletto</p>
-<p class="i01">I fratelli han maledetto.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> O mia patria antica e bella,</p>
-<p class="i01">O mio sole, io vi saluto!</p>
-<p class="i01">E tu, madre, e tu, sorella,</p>
-<p class="i01">Ond'è mai quel pianger muto?</p>
-<p class="i01">Ogni stilla è in ciel raccolta:</p>
-<p class="i01">Ah pregate! Iddio v'ascolta.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Deh! se il figlio t'abbandona</p>
-<p class="i01">Tutta sola in questa terra,</p>
-<p class="i01">Al dolor della sua guerra,</p>
-<p class="i01">Pensa, o madre, e gli perdona!</p>
-<p class="i01">La sua vece è omai compiuta,</p>
-<p class="i01">L'ora santa è già venuta.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Apri, o Dio, la ferrea stanza,</p>
-<p class="i01">Che non s'apre al mio lamento;</p>
-<p class="i01">Scendi a me nel gran momento,</p>
-<p class="i01">Mi rinnova la speranza;</p>
-<p class="i01">Su la bocca scolorita</p>
-<p class="i01">Posa l'ostia della vita!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Prega allor, mia dolce suora,</p>
-<p class="i01">Fior che il cielo in terra mise,</p>
-<p class="i01">Che le nostre alme divise</p>
-<p class="i01">Ricongiunga l'ultim'ora!</p>
-<p class="i01">Prega, e riedi alla tua sfera;</p>
-<p class="i01">Patria questa a noi non era!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla lasciò cadere una calda lagrima su gli
-amati caratteri, i quali, mentre leggeva, le si offuscavano,
-le si confondevano sotto gli occhi... Ma il terrore
-ristagnò il pianto, un arcano terrore più grande d'ogni
-angoscia. Dio buono! quelle parole eran dolorose, come
-il lamento d'un uomo vicino a morire. Allora la poveretta
-perdè il cuore, e volle, ma non potè piangere.
-</p>
-
-<p>
-Batteva la mezzanotte. Que' rintocchi sordi, prolungati
-dell'ore le rispondevano fino all'anima, come il
-suono lento della campana dell'agonia. Era sola, in
-mezzo a una luce fioca, moribonda, a quella luce stanca,
-ondeggiante della candela vicina a spegnersi; i
-suoi pensieri erravano dietro le incerte larve della fantasia,
-si facevan tutti d'un fosco colore; una tema
-assidua, indefinita, uno stringimento al cuore, strano,
-non provato mai, eran più forti del suo coraggio. Ella
-fece pochi passi per accostarsi al suo letto, ch'era in
-un canto di quella camera; ma non n'ebbe la lena,
-e sedette di nuovo allo stesso luogo. Allentò su la tavola
-le braccia in croce l'uno sopra l'altro, e su vi
-lasciò cadere il capo oppresso e stanco. Allora fu la
-pietà del cielo che diffuse nelle gracili sue membra
-quel profondo sopore che somiglia al sonno, e che,
-se non conforta, interrompe almeno la fatica d'un
-gran dolore. E la misera ne aveva tanto bisogno!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il dì seguente, si mormorò da alcuni, e la terribile
-nuova giunse pure alle sventuratissime due donne,
-che in quella stessa notte, colto da sùbita e crudel
-malattia in poche ore, il povero don Carlo era morto.
-Fu un rumore sordo, occulto, ben presto soffocato e
-ben presto dimenticato.
-</p>
-
-<p>
-Ma passati due mesi, nessuno seppe, nessuno raccontò
-che la disgraziata sua madre finisse anch'essa
-di crepacuore e di miseria in un letto dell'ospedale.
-La morte d'una madre è cosa troppo santa e pietosa;
-a me mancan le parole per raccontarla, e la fanciulla
-anch'essa non confidò il segreto di questo suo
-dolore a nessuno.... Ella non aveva più nè fratello,
-nè madre. Povera Maria abbandonata!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap7-2">VII.
-<span class="smaller">IL PANE ALTRUI.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Ditemi dove sia chi ricordi le gioie e i dolori del
-povero, chi ne racconti l'amore schietto e vero, come
-la sua povertà, la buon'amicizia, la generosità che
-ignora sè stessa; ditemi dove sia chi dipinga la sua
-virtù, più feconda di quella de' sapienti, la sua fede
-sincera, la sua speranza nell'altra vita?
-</p>
-
-<p>
-E chi volete che ripeta le rozze canzoni del povero,
-la sua spensierata ilarità, che numeri le sue dure giornate
-e i figli suoi, che rammenti il suo nome, di
-padre in figlio; se, quando battè stanco del cammino
-alla porta altrui, nessuno gli aperse, se nessuno sa che
-egli era vivo, e che poi è morto?
-</p>
-
-<p>
-Eppure le catapecchie aperte al sole e al vento sorgono
-accanto de' bei palazzi, e al piede delle ville
-superbe stanno i tugurii co' loro spenti focolari. Per
-le strade e pe' corsi, la carrozza del signore urta e
-sperde la folla; e vedi il funerale del povero andar
-rasente la muraglia della via, quasi messo in fuga,
-mentre la turba curiosa s'arresta a contemplare un
-cocchio vòto e due livree listate d'oro, alla porta d'un
-antico palazzo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma la provvidenza non dimentica i poveri che sopportano
-la fatica, che non chiedono altra consolazione,
-tranne quella di guadagnare il pane pe' loro figliuoli.
-Essa sola può rendere il bene fecondo per tutti, essa
-che dalla debolezza suscita, quando che sia, il coraggio
-e la forza, essa che fa nascere dalle lagrime la gioia,
-e apparecchia la pace a coloro che han sostenuto lunghe
-prove; quella gioia che si ravviva a ogni lieta
-benchè piccola vicenda, e quella pace che s'acquista
-quando il cuore senza viltà può benedire altrui. Il
-povero che divide col fratello più infelice di lui la
-mercede prima numerata con avara brama, si getta
-la notte sul suo stramazzo, forse più tranquillo e pago
-che non il milionario, quando si riposa in letto sprimacciato,
-su' gonfi guanciali, protetto dal baldacchino
-di velo frangiato, dopo avere aperta una scuola, o fondato
-un ospedale, dove gli par già di vedere, su la
-fronte della porta, scolpito in pietra il suo nome e i
-suoi titoli superbi, pagati coll'oro, o con la viltà.
-</p>
-
-<p>
-E poi nessuno v'è che poco o assai non viva per
-la domane. Se a ogni passo trovi chi bestemmia la
-povertà ne' giorni numerati sempre dagli stenti, i
-balzelli che non ristanno, il pane che rincara, trovi
-pure chi maledice alle noie della vita, al piacere marcito
-dall'abitudine, alla grandezza che fugge sempre,
-all'anima stessa che non si riposa mai. E lo scontento
-agita gli uni e gli altri: colui che vanta un gran nome
-e un gran censo, che ha sempre pranzi e ville, donne,
-cavalli e teatri, sen va felice d'essere invidiato;
-ma egli stesso ben sovente invidia la ruvida indifferenza,
-la credula mente, e la dura libertà del povero.
-</p>
-
-<p>
-Intanto gli anni passano per tutti, il sole nasce e
-tramonta su le prosperità e su le disavventure umane,
-la natura spoglia e riveste la sua bellezza; ma l'età
-perde i suoi fiori, e non si rinnova più! E l'uomo,
-quest'essere così fiacco insieme e forte, così timido e
-così audace, l'uomo non sente venir meno la vita,
-e cedere quasi sotto ai piedi la terra; non s'accorge
-che, a una a una, sfumano innanzi a lui le più gentili
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-e care illusioni, che la sua memoria ha l'ale corte,
-che il suo cuore si va sempre più stancando di battere.....
-Oh quant'è più felice colui, il quale, nell'allegrezza
-e nel dolore, non sa che credere, sperare
-e amare!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sul cadere di una malinconica giornata di novembre — era
-appunto il dì de' morti — un'orfanella,
-in povero ma decente vestito bruno, e coperta d'un
-velo, se n'andava, assorta in profondi pensieri, verso
-il campo santo suburbano di Porta Tosa. Il sole non
-era tramontato ancora; ma si nascondeva innanzi tempo
-dietro una gran fascia cenerognola di nuvole; e pareva
-negare il mesto e poetico saluto dell'ultimo suo
-raggio a quella vasta e sacra campagna, tutta seminata
-di basse croci, e a quella gente buona e fedele,
-venuta a consacrare un'ora alla memoria e alla preghiera,
-nel soggiorno de' trapassati.
-</p>
-
-<p>
-L'orfanella entrava anch'essa nel campo santo, in
-mezzo a una processione di povere donne, delle quali
-parecchie venivano traendosi dietro due o tre figliuoletti,
-alcune si recavano un bambino su le braccia,
-altre camminavan sole e taciturne; e quale se ne
-andava pregando in compagnia, e quale piangeva, e
-quale si fermava in un compunto raccoglimento.
-Essa attraversava que' nudi sentieri; e lasciava dietro
-a sè alcuni buoni vecchi, che, tenendo il
-bastoncello in una mano e il rosario nell'altra, recitavano
-con mesta cantilena quelle orazioni che presto
-dovevano esser ripetute sul proprio loro capo.
-Vedeva, qua e là, al piede della bassa muraglia, all'angolo
-di qualche cippo, mendicanti accosciati sul
-terreno, appena coperti dagli ultimi cenci e portanti
-su le ginocchia le stampelle incrocicchiate, andar invocando
-lamentevolmente la pietà di chi era men
-povero di loro: vedeva più d'una madre infelice, circondata
-dalla miserabile corona di tre o quattro bambini,
-l'uno lattante, piangenti gli altri, sollevar la
-testa e con gli sguardi muti e l'estenuato aspetto
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-raccomandarsi alla carità del passeggiero, nel nome
-di Quella che fu chiamata la Madre de' dolori; e da
-lontano e da presso, d'intorno a lei, in ogni canto,
-spargersi in pietosa ricerca, entro per quella folta
-selva delle croci, intere famiglie; e poi, a mano a
-mano, ciascuna di queste raccogliersi vicino a una
-croce nota, inginocchiarvisi all'intorno, rispondere insieme
-alla stessa preghiera; da un'altra parte, un
-vecchio già curvo insegnare al figlio adolescente, sul
-cui braccio s'appoggiava, dove riposasse suo padre
-e dove la madre sua; e qui, una donna starsene solitaria
-e muta presso una lapida recente; e là, al
-piede d'un'altra, due giovanette pari d'età e di sembianza,
-che sembravan gemelle, spargere pochi fiori
-e piangere senza ritegno.
-</p>
-
-<p>
-Maria, la nostra orfanella, s'aggirava anch'essa nel
-sacro terreno; ma non cercava una croce, perchè
-questo santo segno non era stato posto per distinguer
-dall'altre la fossa della povera sua madre. Pure, essa
-conosceva quella zolla, ignota a tutti, cara a lei sola;
-essa aveva veduto scavar quella terra, l'aveva visitata,
-quando nessuno era passato ancora a calpestarla; e
-di poi, quando un'erba verde e fresca la ricoperse,
-era tornata spesso a pregare colà; ell'amava quel
-breve palmo di terra, e amava le bianche pratelline
-che lo smaltavano.
-</p>
-
-<p>
-In quel dì solenne, Maria aveva speso i piccoli risparmi
-del suo guadagno per far celebrare una messa
-di suffragio per l'anima di sua madre; e poi era venuta
-a visitare un'altra volta quell'angolo santo, a
-ripetere una di quelle orazioni, delle quali non è parola
-che non salga nel cielo. Era là, in ginocchio,
-con la persona abbandonata mollemente e come stanca;
-e lasciando cadere sul grembo le mani intrecciate,
-rivolgeva al cielo la faccia, in quel soavissimo atto in
-che il Bartolini ha scolpito la sua divina statua della
-Fiducia in Dio. Affissandosi alla lontana dimora de'
-cieli, le pareva che l'anima di sua madre potesse di
-lassù vederla, e che ancora le benedicesse; e in fondo
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-del suo cuore, mista alla dolcezza di quel sacro dovere,
-si risvegliava una segreta fidanza, una virtù
-tranquilla, che il Signore non l'avrebbe abbandonata
-mai. Il solo pensiero che in quell'ora dolorosa le
-fosse grave era quello di non sapere in qual altro
-canto di terra avessero portato a riposare per sempre
-lo sventurato suo fratello, di non potere almeno spargere
-qualche lagrima là, dove forse nessuno mai aveva
-detto un <i>requiem</i>.
-</p>
-
-<p>
-Così, benchè sola al mondo, la povera orfana ritrovava
-ancora la pace nel sentimento religioso dell'innocenza
-e nella memoria de' pochi che l'amarono!
-Così, il ricordarsi di quel primo affetto, che sull'alba
-della vita era stato per essa un amaro disinganno, non
-la turbava più; non era che un'idea di tranquilla
-rassegnazione, o un sospiro di timida speranza! Anche
-il pensiero, che spesso l'assaliva, d'esser predestinata
-a morir giovine, allora non aveva più spavento
-per lei; era anzi come la mesta aspettazione di chi
-non vede l'ora che sia adempita una promessa. Essa
-aveva già assaggiata l'amarezza d'altri contrasti e
-d'altre angustie, in quel breve tempo ch'era passato
-dopo la misera morte del fratello e della madre; e
-nessun legame più l'univa alla terra.
-</p>
-
-<p>
-Angiola Maria, dopo perduta la madre, restò per
-qualche settimana ancora nella casa della signora Giuditta
-la vedova del maggiordomo; e visse colà abbandonata,
-ma paga almeno di poter nascondere a tutti
-il travaglio del suo cuore. Ma quando, a poco a poco,
-il dolore si fece un po' quieto, e la mente tornò a'
-pensieri della vita e dell'avvenire, allora conobbe che
-anche troppo a lungo la vedova s'era pigliato carico
-di lei, e ch'ella, giovine e fresca com'era, doveva
-oramai cercare altrove di che vivere con la fatica delle
-sue mani. Sulle prime deliberava di tornarsene al
-paese, dove confidava di poter ancora compire onestamente
-i suoi pochi dì. Ma poi, non ebbe cuore di abbandonar
-così presto quel luogo dove suo fratello e sua
-madre eran morti, e dov'essa aveva amato e sofferto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-</p>
-
-<p>
-Una mattina dunque, prese il buon punto che la
-sua vedova amica, la quale, come sapete, era una
-donna piena di buona volontà per il prossimo, doveva
-andarsene non so dove, per certa raccomandazione;
-e arrossendo con una vezzosa modestia: — Ho
-a pregarla anch'io di una cosa, signora Giuditta,
-ho a dirle....
-</p>
-
-<p>
-— Cosa volete? dite pur su col cuore in mano, la
-mia figliuola!.... Così la vedova, dopo la morte di
-Caterina, era solita di nominar l'orfanella, come una
-pietà segreta le suggeriva.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco qui, diceva Maria, lei ha fatto anche troppo
-per me; e io vedo in vece di non essere al mondo
-altro che un peso a quelli che m'han voluto bene...
-Ah sì, di quanto disturbo, di quant'angustia le siamo
-state causa noi, la mia povera mamma, e io massimamente!
-Oh così potessi almanco fare anch'io qualcosa
-per lei!... Ma pur troppo; non posso altro che
-tenermi nel cuore il bene ch'ella m'ha fatto, e pregare
-il Signore, che a lei ne renda altrettanto....
-</p>
-
-<p>
-— Oh! non istate a dir così, poverina, chè avete
-sofferto anche troppo; e io non ho potuto far niente
-per voi....
-</p>
-
-<p>
-— Lo può far adesso, signora Giuditta. Gli è un
-pezzo che ci penso, e capisco ch'è una vergogna...
-Buona come sono a guadagnarmi quel poco che mi
-può bastar a vivere, non devo star qui, come fin adesso,
-d'incomodo a lei e di bene a nessuno... È ben
-vero che fuori di lei non ho più chi pensi a me,
-non ho più a cui pensare: ma, tant'e tanto, ho risoluto
-d'allogarmi in qualche maniera, di mettermi a
-qualche servizio. Dica lei stessa, se non è vero che
-così fo bene?...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, la mia figliuola! avete un cuore, che dirlo
-è poco; ma v'andate cruciando a torto, e dovete star
-con me.
-</p>
-
-<p>
-— No, no: è già troppo gran tempo, le ripeto;
-o non bisogna da vero che la vada così, perchè n'avrei
-sempre rimorso in cuore....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma cosa pensate dunque di fare?
-</p>
-
-<p>
-— Le dirò: prima volevo quasi tornarmene al mio
-paese, chè là forse potrei ancora trovar qualcheduno
-che si ricordasse di me; ma poi, venuta al punto di
-dir addio per sempre a questo luogo, dove avrei dovuto
-lasciare tutto quanto io aveva di caro, non ebbi
-forza di farlo; chè quasi mi pareva di perdere per
-la seconda volta la madre mia. Oh la mi compatisca,
-signora Giuditta! chè, in verità, c'è de' momenti,
-ne' quali non so nemmen io perchè sia ancor qui!
-Ho pochi anni, è vero... ma, adesso, che ho a fare
-a questo mondo?...
-</p>
-
-<p>
-— Oh vi compatisco sì, ma certe cose non bisogna
-poi prenderle tanto sul serio, perchè staremmo
-freschi allora! Già lo so che avete la testina un po'
-guasta.... È stata una gran benedetta signora quella
-nostra padrona! e coll'avervi tenuto con sè ne' vostri
-primi anni e fatto imparar a leggere e scrivere troppo
-presto.... Vedete, certe idee che avete voi, io non
-le ho mai avute, nè anche in sogno.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, lei è buona, e non m'abbandonerà così!
-Per carità dunque, lei che conosce tante brave persone,
-mi raccomandi a qualcheduna: chè mi trovino
-un posto qualunque, un luogo, un servizio, tanto che
-mi dia come poter campare questi dì che m'avanzano;
-io cerco poco, e purchè, come le ho detto,
-non abbia a darle più questa noia, io m'accontento.
-</p>
-
-<p>
-— Lo farò, Maria, se voi lo volete, lo farò: oh
-vivesse ancora la buon'anima di mio marito! quello
-era un uomo di proposito; ha servito sempre delle
-eccellenze..... ah! ma saran quasi vent'anni ch'è
-morto!...
-</p>
-
-<p>
-— O signora Giuditta! una buona parola soltanto,
-a qualche pia dama, a qualche signora.... può valer
-molto; e io la terrò come un nuovo benefizio.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, sì! parlerò, vi prometto, lasciate pensare
-a me... Andrò questa mattina stessa dal signor canonico
-****, ch'è un bravo, un sant'uomo, e che conosce
-tutti gli ottimi signori di Milano.... Ma, non
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-credeste mai che non vi volessi più in casa mia!...
-</p>
-
-<p>
-— Oh perchè, dopo tutto il bene che m'ha fatto,
-mi vuol dare questa mortificazione? No, no! l'assicuro,
-signora Giuditta, quel che le ho detto è il più
-vivo desiderio che mi sta in cuore!
-</p>
-
-<p>
-— Dunque farò come volete, e quando prometto
-io... — E fattole una carezza, se n'andò.
-</p>
-
-<p>
-Benchè la Giuditta fosse una donnicciuola sincera,
-e avesse, per dir vero, fatto qualche bene alla nostra
-fanciulla e a sua madre, nella passata loro strettezza,
-pure non intendeva di prendersi sopra di sè il peso
-di quella giovine; la quale, secondo lei, aveva mani
-e braccia come tutte l'altre, e non era che un po'
-ammalata di testa. E poi, siccom'essa era sempre stata
-avvezza a quel monotono andare di vita, a quel piccolo
-inerte egoismo d'una vecchia governante pensionata,
-così quel gran guai ch'era sopravvenuto al
-povero vicecurato, le era parso un pensier del malanno,
-un garbuglio, un finimondo. Far del bene al
-prossimo, sì — pensava la Giuditta — quando per
-l'altrui bene non ci vada il nostro, la salvezza dell'anima,
-come andrebbe qui; perchè la cosa è seria e
-brusca.... E se la Caterina era una buona donna,
-e se la Maria è una tosa d'oro, c'è però di mezzo
-quella storia scura del prete, che non ho mai potuto
-capire, e di cui ho fatto bene a tacer sempre, come
-m'aveva saviamente consigliato il signor Giosuè.
-</p>
-
-<p>
-Ella dunque non lasciò fuggir l'occasione: la stessa
-mattina, appena la fanciulla le ebbe spiegato il suo
-cuore, trottò diritto alla casa del signor canonico; e,
-trovato il modo di parlargli, narrò la disgrazia dell'orfana,
-e lo scongiurò, con una litania di lamenti,
-che la pigliasse sotto la sua protezione. Egli le promise
-di far qualche cosa, e durò gran fatica a rinviarla,
-chè la non finiva più di piagnucolare.
-</p>
-
-<p>
-Passati alcuni dì, la vedova ritornava alla porta del
-canonico, il quale non era in casa; ma essa, con la
-pazienza di chi vuol ottenere a qual si sia costo, l'aspettò
-due lunghe ore. Alla fine il canonico comparve,
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-e veduta che l'ebbe farsegli vicino e attaccarsegli alla
-zimarra, — Siete una benedetta donna, le disse, ve
-l'avevo pur detto d'aspettare che vi facessi avvertir
-io stesso! Ma via, poi che la vi preme tanto, dite a
-questa vostra giovine che la si presenti, domani,
-verso mezzodì, alla signora marchesa ****, alla quale
-ho già parlato di lei; vedrò d'esserci anch'io, e faremo
-di trovarle un destino. Domani.... a mezzodì....
-avete inteso?
-</p>
-
-<p>
-— Oh quanta carità, signor canonico! Lei fa da vero
-un'opera santa! — E si chinò per baciargli la mano,
-ch'egli, per modestia, nascose nelle pieghe della zimarra.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì: andate, la mia donna, e ringraziate Dio
-che ci sieno ancora al mondo persone caritatevoli. — E
-passò innanzi.
-</p>
-
-<p>
-Non è a dire quanto lieta tornasse a casa la vecchia
-Giuditta, con questa novella; lieta, perchè nel
-riuscirle di metter via, com'essa diceva, una giovine
-onesta, le era pur concesso alfine di racconciarsi nella
-sua pace casalinga, salvando l'opinione della pietà.
-Appena pose il piede sul suo limitare, non potè trattenersi
-dall'abbracciar la giovinetta, dicendole: Lo
-sapevo ben io, che quel brav'uomo del signor canonico
-non promette per niente! Non ve l'ho detto,
-ch'egli avrebbe subito trovato dove allogarvi?....
-Ebbene, la cosa è fatta: domattina vi presenteremo alla
-marchesa ****, ch'è una gran signora, una dama che
-ce n'è poche come lei, una di quelle sul far della
-mia povera padrona, delle quali pur troppo s'è quasi
-perduta la stampa; mettetevi nelle sue mani, e al resto
-non pensate; è il caso vostro, e ne son contenta
-per voi!....
-</p>
-
-<p>
-— O signora Giuditta, quanto le devo mai! Queste
-sue parole danno la vita, e io ne la ringrazierò
-e benedirò sempre.
-</p>
-
-<p>
-E Maria passò quella giornata nel rassettare il suo
-miglior vestito, apparecchiata da quel momento a mettersi
-per la via che la volontà del Signore le destinasse.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il giorno seguente, al primo tocco del mezzodì, le
-due donne si trovavano alla casa della marchesa, poichè
-la Giuditta s'era messo in capo di volere ella
-stessa presentarla a quella dama. Entrarono in uno
-di que' vecchi palazzi, che portano un nome storico,
-e de' quali pochi avanzano nella nostra città; uno di
-que' palazzi che, in mezzo alle nostre moderne case
-dalla fronte gretta e linda, dalle molte finestre e da'
-leggeri terrazzini, mostrano ancora la pesante e soda
-struttura d'un secolo e mezzo fa, il gran frontone della
-porta, i muri intonacati di sasso nericcio, i radi e ampii
-finestroni con le loro fosche invetriate e gli enormi
-davanzali: appunto come appare talvolta, in mezzo a
-gaia gioventù, uno di que' zazzeroni sessagenari che
-non si sono ancora emancipati dalla coda e dalla polvere
-di Cipri, nè dalle grosse fibbie d'argento alle
-scarpe, nè dai due tondi orologi di Bordier con le
-catenelle d'acciaio a pendaglio sotto la giubba larga
-e quadrata.
-</p>
-
-<p>
-Per uno scalone, che pareva il vestibolo d'una chiesa,
-salirono al quartier della dama. Un vecchio servitore,
-infagottato in una livrea orlata di passamano
-turchino, ricevette le due donne in una vasta anticamera;
-e le fece di là passare nell'attigua galleria
-lunga e buia, dove stettero ad aspettare il buon momento
-di presentarsi alla signora marchesa. E passata
-una mezz'ora, che a loro parve eterna, una gran
-scampanellata destò gli echi di tutti que' cameroni,
-e fece batter più forte il cuore delle due donne, avvertendole
-che il buon momento era venuto. Quello
-stesso vecchio servitore attraversò la galleria, borbottando
-fra le gengive, e scomparve dietro una porta
-rivestita di flanella verde; ma indi a poco tornò, e
-tenendo aperto l'usciale che metteva alle stanze interne,
-fece segno alla giovine che lo seguisse; e lasciò
-la vecchia, dispettosa di quel complimento, a contemplare
-a suo grado i seggioloni d'alta spalliera che
-fiancheggiavan le pareti, le facce torve e barbute di
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-que' quadri neri e le soffitte di legno di noce a cassettoni
-dell'antica galleria.
-</p>
-
-<p>
-Benchè il passo della fanciulla fosse tremante, e
-più tremante il suo cuore, nell'attraversar le due sale
-che conducevano al gabinetto della sconosciuta dama,
-pure rassicuravasi pensando, che quella signora, s'era
-vero ciò che la vedova le aveva detto, doveva esser buona
-e pietosa; e rammentava la prima sua benefattrice,
-la contessa Anna; ma tanto aveva sofferto la poveretta,
-che non confidava più di trovar chi potesse amarla
-adesso, com'era amata allora.
-</p>
-
-<p>
-Quando il servitore ebbe aperto l'usciuolo del gabinetto,
-s'intese di là entro una voce: — Venite
-pure, quella giovine, venite; la signora marchesa ha
-la degnazione di ricevervi.
-</p>
-
-<p>
-Ella entrò, in atto rispettoso, fece alcuni passi, e
-modestamente sollevò gli occhi. La marchesa era seduta
-sur un canapè rivestito d'una copertura di seta
-gialla, scendente fino al suolo e foggiata a guisa di
-cortine; tutto il gabinetto e il rimanente della suppellettile
-era pure tappezzato d'una stoffa gialla, a grandi
-screzii e fiorami, riquadrata entro cornici sottili, dorate,
-adorne de' più bizzarri fregi, intagli e ghirigori,
-che avrebber fatto la maraviglia de' nostri moderni
-amatori dell'arredare antico. Parea e malinconica penetrava
-la luce per l'unica finestra del gabinetto, di
-sotto a' lembi semiaperti di due tende di damasco
-verde, rischiarando a pena un quadro sacro di fresca
-data, che pendeva su l'opposta parete, in una gran
-cornice nera a trafori; il ritratto d'una santa vergine
-e martire.
-</p>
-
-<p>
-La signora marchesa mostrava nell'aspetto la dignità
-d'un buon mezzo secolo compiuto; e benchè
-altri non fosse con lei che il signor canonico, suo direttore
-spirituale e amico di casa, pure la si teneva
-ritta e dura su la persona, con la faccia secca, grinzosa,
-e acuto il mento, e le braccia strette a' fianchi
-e distese sul grembo, come si disegnano le sfingi. Una
-cuffia bianca di ricchi merletti a cannoncini le s'impadiglionava
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-su la testa e proteggeva due ciocche
-di capegli biondi artificiali; uno scialle nero le copriva
-le spalle magre e la persona; e i suoi piccoli piedi,
-che forse erano stati la disperazione de' ballerini dell'aristocratico
-<i>minuetto</i>, spuntavano appena dal lembo
-della sua sottana color di nocciuolo, per appoggiarsi sur
-uno sgabelletto di cannucce. Sul tavolino che le stava
-dinanzi, era un monticello di libri co' dossi e fogli
-dorati, volumi superbi al di fuori ma umili e pietosi
-al di dentro, un calamaio di cristallo co' becchi del
-pennaiuolo d'argento, posato su d'un fascio di lettere
-e carte, e un vassoio d'eguale fattura.
-</p>
-
-<p>
-Il canonico, che le sedeva a lato, finiva allora di
-succhiar la consueta cioccolata sul dipinto labbro della
-chicchera, e per una sua vecchia abitudine ne risciacquava
-il fondo coll'acqua cedrata: egli era in
-veste talare, secondo il suo costume per le visite della
-mattina; delle quali la prima era appunto per il buon
-cioccolate della marchesa.
-</p>
-
-<p>
-Due lunghe, uguali e scrutatrici occhiate, della marchesa,
-vo' dire, e del canonico, furono il primo interrogatorio
-che subì la fanciulla; e bastarono a rapire
-al suo cuore la poca fiducia con che veniva, e
-ad agghiacciarle su gli occhi una lagrima di gratitudine,
-che già v'era spuntata. Essa cercava invano sul
-volto bianco e arcigno della severa dama un ricordo
-della simpatia e del sorriso della buona e mite contessa,
-ch'era stata la sua seconda madre. Gli occhi
-piccoli e bigi della marchesa, e le sue labbra sottili
-senza colore, e compresse in uno stentato risetto, davano
-alla sua fisonomia un non so che di stranamente
-pietoso, un'apparenza di compassata bontà. E bisogna
-dire che l'esame di quelle occhiate non fosse molto
-propizio alla nostra Maria, se le prime parole che la
-dama le rivolse, furon queste: — M'avevano detto
-che una povera giovine cercava di raccomandarsi alla
-nostra compassione; ma siete voi? vestita così come
-venite, m'avete aria d'una damigella!
-</p>
-
-<p>
-— Signora marchesa, mi perdoni! Io porto ancora
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-questo vestito nero, perchè ho perduto mia madre;
-nè mi pare ch'esso disdica alla mia umile condizione.
-</p>
-
-<p>
-— Però quel color nero fa spiccar la vostra fisonomia;
-siete un po' pallida, ma bellina.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! mia signora, non mi mortifichi così!
-</p>
-
-<p>
-— Via, non arrossite!... Ma lasciamo andar questo
-per ora, e veniamo al sodo. Dunque, lei, signor canonico...
-E così dicendo volgevasi verso di lui con
-un chinar del capo — lei, m'assicura da vero....
-Perchè, aggiunse fissando di nuovo gli occhi su la
-fanciulla lo dovete alla sua raccomandazione, se
-acconsento a far qualche cosa per voi....
-</p>
-
-<p>
-— Oh signora marchesa!... la prego, la prego...
-disse in atto d'umiltà e di riverenza il canonico; già
-è la nostra parte, di noi altri preti, quella di procurar
-il bene de' poveri. E quando s'ha la fortuna
-d'aver a fare con dame illustri e pie, come lei, signora
-marchesa....
-</p>
-
-<p>
-— Il male è, ripigliò questa, che pur troppo la
-nostra carità il più delle volte è sterile: è il grano
-che cade in terreno sassoso, come dice il Vangelo.
-Ma, parlando di questa giovine, spero che n'avremo
-bene.... Dunque voi vi chiamate?...
-</p>
-
-<p>
-— Angiola Maria ****. I miei parenti erano poveri,
-ma onesti.... e adesso sono morti....
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, la solita storia; tutte dicono così! ma
-prima, spiegatevi: v'adattereste a servire?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! rispose Maria con un profondo sospiro;
-non mi rimane altro destino, bisogna ch'io sia pur
-rassegnata a questo.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! mi pare che abbiate il vostro piccolo orgoglio
-anche voi....
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna compatirla, mormorò il signor canonico;
-era usa a star bene, e m'han detto che passò
-qualche tempo in una casa di signori inglesi....
-</p>
-
-<p>
-— Ah sì?... domandò strabiliando la marchesa; veramente,
-questa è una circostanza che non mi piace
-niente affatto.... Ma chi vi mise in quella casa forestiera?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<p>
-— È stata una fortuna.... il caso.... io era la
-compagna delle damigelle di quel signore; stetti alcuni
-mesi con esse, dopo che io le ebbi conosciute
-sul lago; e fu il mio povero fratello....
-</p>
-
-<p>
-— Vostro fratello? dunque voi avete un fratello?
-</p>
-
-<p>
-— Io l'ho avuto.... Anch'egli è morto, signora.
-E qui non potè stare di nascondere fra le mani il
-volto e le lagrime che quelle memorie le chiamavano
-su gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— E questo vostro fratello che cos'era? Così, con
-la freddezza di un giudice che processa, continuava
-la marchesa il suo interrogatorio.
-</p>
-
-<p>
-— Era vicecurato in un piccolo paese, a ***.
-</p>
-
-<p>
-— Come?... come?... interruppe allora il canonico;
-e battendo la tavola con una palmata, che
-fece sobbalzare a un punto il calamaio, il vassoio, la
-tazza e i libri: sarebb'esso mai questo vostro fratello,
-il prete Carlo ***?
-</p>
-
-<p>
-— Egli stesso! proferì con fioca voce la sbigottita
-giovinetta, e chinò subito sul seno la faccia, lasciando
-in quell'atto cadere il velo, che prima aveva
-sollevato.
-</p>
-
-<p>
-— Possibile?... oh vergogna!... scandalo!...
-orrore!... Signora marchesa, signora marchesa, non
-ne facciamo niente.... io ritiro la mia raccomandazione.....
-Non si può, la mia ragazza, non si può!
-So ben che ci canzonate!
-</p>
-
-<p>
-— Che cos'è mai? per amor del cielo! dica, signor
-canonico, si spieghi, ch'io mi sento già venir
-fredda!... E la marchesa, sbarrando con ispavento
-i suoi piccoli occhi, scuoteva la cuffia a gran rischio
-di scompigliare le bionde sue ciocche.
-</p>
-
-<p>
-Il canonico si levò in piedi, e delle braccia fatto
-arco su la tavola, si chinò all'orecchio della marchesa,
-sfiorando quasi con le labbra i merletti della preziosa
-cuffia; e le susurrò, in poche parole, non so
-che mistero.
-</p>
-
-<p>
-Ma quelle sue parole furono come un tocco di folgore.
-La marchesa balzò in piedi anch'essa, con una
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-ciera sdegnosa e stralunata; lanciò alla povera tosa
-un'occhiata fulminea; ma poi, a poco a poco, si ricompose
-nella prima dignità, e mutato lo sguardo
-dell'ira in quello della gelida compassione: — Andate,
-povera giovine, le disse, andate! Io ne sono
-proprio accorata, ma non posso far niente per voi...
-la cosa è troppo seria. Voi forse non ne avete colpa,
-ma le leggi, il governo, la religione, e la quiete della
-mia coscienza voglion così; è impossibile, impossibile!....
-</p>
-
-<p>
-Ciascuna di queste dure parole apriva nel cuore di
-Maria una nuova ferita. Una maledizione le era dunque
-caduta sul capo, una maledizione terribile, immeritata,
-che faceva altrui delitto la pietà verso l'infelice
-orfanella? Era dunque l'infamia che pesava sopra il
-nome del suo fratello, sopra quel nome innocente e
-caro? Essa tremava come se fosse veramente colpevole;
-la sua mente si smarriva, nè so qual forza la
-sostenesse in quella difficile prova. Ella s'avanzò con
-sommessione, com'era venuta, verso la sdegnata marchesa;
-e timida arrischiò un passo e tentò di baciar la mano
-di lei, per chiederle perdono d'averla sturbata. Ma la pia
-e superba dama ritirò la mano, e la congedò dicendo: — Mi
-rincresce, la mia ragazza, ma, per ora, non
-m'è concesso assolutamente di potervi far del bene.
-Chi sa che col tempo.... Piuttosto, cercate ricovero
-in qualche casa oscura, in uno stabilimento di carità,
-in un ritiro.... sarà meglio! E intanto tener lontano
-i pensieri mondani, avvezzarsi alla modestia, al
-raccoglimento.... e sopra tutto poi, alla rassegnazione.
-Quanto a me, vi prometto, che se m'avverrà,
-spenderò forse per voi qualche buona parola anch'io....
-ma dipenderà dalla vostra buona condotta.
-</p>
-
-<p>
-E così detto, si volse al suo fedele consigliero, e
-si mise a parlargli in segreto e con gran calore.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Maria trovò nella galleria la vecchia Giuditta; la
-quale, rassegnata ad aspettarla, erasi a tutto bell'agio
-accovacciata entro un gran seggiolone del seicento,
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-sotto i piè d'uno degli antenati della marchesa;
-uno di que' cinquanta ritratti, con irti mustacchi,
-gorgiera spagnuola, cappa bruna e brache gonfie e
-listate. E, come vide Maria, le venne incontro con
-volto sereno, che voleva dire: E così? siete contenta?
-</p>
-
-<p>
-Ma la fanciulla, tutt'ancora confusa, le prese tremando
-la mano, e stringendosi a lei vicino: — Andiamo,
-le disse, andiamo via! Oh lei, signora Giuditta,
-è più buona di loro: lasciamo per carità questa casa,
-le dirò tutto poi. — E partirono.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Fu dopo questo, e dopo un novello inutile tentativo
-appresso d'un'altra caritatevole signora, la quale
-trovò Maria d'età troppo fresca per poter far da cameriera
-a una sua figliuola che doveva andare a marito,
-fu allora che la povera giovine accettava di collocarsi,
-come ricamatrice, nella bottega d'una crestaia,
-una delle cento amicizie antiche della signora Giuditta.
-E si tenne abbastanza fortunata, chè almeno
-in quell'oscura vita nessuno le avrebbe rimproverato
-il suo dolore e la sua misera condizione; nessuno sarebbe
-venuto ancora a ripeterle all'orecchio una maledizione
-all'infelice fratel suo.
-</p>
-
-<p>
-Così aveva passato già sei mesi nella povertà e nel
-lavoro, paziente e tranquilla. Era come s'ella fosse
-morta per tutti; nessuno che domandasse il suo nome,
-nessuno che le dicesse una parola amorosa, o le
-avesse chiesto mai il perchè della sua tristezza. Anche
-la signora Giuditta, da prima così premurosa, così
-affannona, pareva averla dimenticata; poichè, appena
-le venne fatto d'appoggiare altrove la fanciulla, non
-si lasciò più vedere. Non già ch'ella fosse senza cuore,
-ma voleva respirare da quel gran trambusto avuto in
-poco tempo, chè non s'era figurato mai potesse succeder
-tanto al mondo a una donna. Maria però era
-venuta più d'una volta a visitarla, perchè essa non
-avrebbe potuto dimenticar mai il più piccolo bene a
-lei fatto; e poi, quella dimora era stato l'ultimo asilo
-della madre sua, innanzi che l'avessero portata via,
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-all'ospedale; era là, che il suo Carlo l'aveva condotta
-in un giorno di fatale disinganno; era là, che
-essa l'aveva veduto l'ultima volta.
-</p>
-
-<p>
-L'onesta crestaia la teneva in casa sua, e le aveva
-destinata una cameretta buia, a mezzo la scala, che prima
-serviva all'uso di ripostiglio, e che rispondeva sur
-un cortiletto angusto e uggioso. In quel bugigattolo
-altro non c'era che un cassettone, un letto povero e
-basso, o piuttosto una grama materassa gettata su due
-panche nane, e un piccolo scanno nella stradetta fra
-il letto e la parete. Una luce morta, chiusa dal colore
-oscuro delle tettoie all'intorno, calando a traverso de'
-piccoli vetri verdognoli della finestra ferrata, dava a
-quell'umide pareti un aspetto più tristo ancora, e
-quasi di carcere.
-</p>
-
-<p>
-Eppure la buona orfanella, allorchè si trovava nel
-misero asilo, dove poteva pensare o piangere non veduta,
-credeva ancora d'esser libera; essa, che un
-tempo temeva di restarsene sola, allora cercava, amava
-il silenzio e l'ora solitaria. E quando, dopo l'assiduo
-lavoro della giornata, ritornava alla tarda sera nell'abbandonata
-cameretta; e quando in ginocchio a fianco
-del suo letto, chino il viso su le povere coltri, offeriva
-al Signore il giorno ch'era passato; il Signore
-allora spirava in quell'anima vergine l'alito della rassegnazione
-e della pace. E poi, ella coricavasi col cuor
-libero e con la mente serena, dormiva ancora i soavi
-sonni dell'infanzia. E l'angelo custode vegliava certamente
-nella sua nube sopra il capezzale dell'innocente.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Così dunque Maria aveva passato sei mesi. E nel
-giorno de' morti era venuta su la fossa della madre,
-fra i poveri e i buoni, a portare anch'essa il tributo
-della sua orazione a quel Dio, che benedice al dolore
-prezioso de' piccoli, e rasciuga le loro lagrime.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap8-2">VIII.
-<span class="smaller">LE ALUNNE DELLA CRESTAIA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Se mai, al tramontar d'un bel giorno, quando, o
-miei giovani amici, andate a zonzo per le vie della
-città, lasciando vagar la fantasia dietro gli scherzosi
-buffi di fumo del vostro cigarro, vi siete fermati
-presso la porta invetriata della bottega d'una crestaia;
-se mai vi piacque d'andare sbirciando, con un'occhiata
-curiosa, la lieta scena che presentano le giovinette
-operaie in quel laboratorio della moda, io vo'
-scommettere che con un sorriso su le labbra e con
-un grillo nella mente avete detto: — Oh il bel cespuglio
-di rose che paiono aspettare chi primo le colga!...
-E poi forse, appoggiati alla spalla della muraglia,
-dietro il prisma di que' tersi cristalli, vi sarete
-fermati a rallegrarvi gli occhi nell'affaccendato crocchio
-delle belle fanciulle. — E via col fumo del cigarretto,
-i più matti pensieri vi avran fatto girare il
-capo, e sarete rimasti inchiodati là, senz'accorgervi
-forse neppure degli urtoni e degli sgambetti di qualche
-frettoloso passeggiero.
-</p>
-
-<p>
-Un banco lucido, incorniciato, attraversa per il lungo
-quell'elegante officina, coperto e ingombro tutto di
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-scatolone aperte, di cartoni e di cassette; sopra le
-quali sfoggiano spiegate le più aeree stoffe, i più graziosi
-trapunti: i veli, i nastri, i mussolini, le sete
-danno al luogo un non so che di fantastico, di nebuloso,
-come si dipingerebbe il misterioso gabinetto
-d'una sultana delle Mille e una notti. Entro per le
-scansie, che nascondono tutto il giro della parete, vedi
-pendere in bell'ordine da lucidi piuoli le cuffie, le
-trine, i cappellini, le berrette, le gorgierine increspate,
-i cappucci, e l'altre cento maniere d'ornamenti che
-inventò l'arte capricciosa della donnesca civetteria. In
-mezzo a quell'onda trasparente di veli e di tessuti,
-spicca la sollecita figura della maestra crestaia, che
-mentre attende a foggiare il merletto d'una cuffia, o
-il bizzarro galano dell'ultimo cappello, leggiadra creazione
-delle sue cesoie, non perde però d'occhio l'inquieto
-gruppo delle giovani alunne; le quali, sedute
-in giro alla tavola de' lavori, sotto lo splendore d'una
-bella lampana di cristallo, si van raccontando una
-all'altra in segreto le lor piccole confidenze, i loro
-novi amoretti, e alternano intanto facili risa, motteggi
-e baie.
-</p>
-
-<p>
-Sono sei o sette fanciulle, vispe, sollazzevoli, accorte
-una più dell'altra, che tra l'agucchiare e il ricamare
-lasciano scappar certe loro rapide e loquaci
-occhiate verso l'entrata; e poi, sorridendo e guardandosi
-fra loro di nascosto, dan di gomito alla vicina,
-quando alcuna arrossendo d'improvviso abbassi il capo
-sul suo lavoro, sia che con la coda dell'occhio abbia
-veduto passar lungo la via il suo giovine innamorato,
-o sentito il picchiar del suo bastone su lo scalino della
-bottega, oppure distinto fra il continuo strepito del di
-fuori il noto zufolare della sua arietta.
-</p>
-
-<p>
-Una sola di quelle fanciulle se ne stava modesta e
-silenziosa, tutta intenta al collaretto già mezzo ricamato
-che teneva fra le dita; e mentre che le testoline
-irrequiete delle gaie compagne si volgevano di qua,
-di là a ogni momento, ne' più leggiadri e furbetti
-modi, quell'una s'inchinava in atto tranquillo e pensoso,
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-quasi che fosse straniera al sommesso cicaleccio
-dell'altre, a quel sì frequente scoppiar di risa mal
-trattenute. Se non che gli occhi talvolta riposava,
-come incantati, sul suo gentil ricamo; e allora essa
-non cuciva più, e la mano che teneva l'ago, posava
-oziosa su le ginocchia. Bensì, di tanto in tanto, le
-compagne le dicevano qualche lieta parola, o le facevano
-qualche malignuzza domanda; ma essa non rispondeva
-che sollevando i suoi begli occhi, aprendo
-appena le labbra a un leggero sorriso. E certo le
-amiche non le avrebbero perdonato quella sua malinconica
-ritrosia; ma sapevan tutte, che alla poverina
-non restava più nè padre, nè madre; e che non aveva
-saputo ancora trovarsi un innamorato: per questo la
-compativano, e la chiamavano Maria la novizia.
-</p>
-
-<p>
-— Senti, Ghita! diceva alla sua vicina con segreto
-susurrio, la più tristarella di quel gruppo, una
-piccola brunetta, che aveva un par d'occhi di fuoco,
-e le guance paffutelle e colorite, come lo spicchio di
-una melagrana. Senti, ma non dirlo nemmeno all'aria,
-per carità! Gli è un pezzo che volevo parlarti di una
-cosa.... perchè, devi sapere che sono stufa di non
-aver nessuno che mi guardi a me! Tu, o Ghita, e
-Rosina, e Stella, avete pure il vostro amoroso; e me,
-non c'è anima che mi cerchi...
-</p>
-
-<p>
-La Ghita rideva a questa sincera confessione, e — Che
-vuoi che ti faccia io? rispondeva sotto voce
-anch'essa....
-</p>
-
-<p>
-E l'altra: — St! st! chè la maestra guarda verso
-di noi, e ne fa gli occhiacci, che par quasi la ci voglia
-mangiare.
-</p>
-
-<p>
-Pure, di lì a poco, si chinò ancora all'orecchio della
-compagna, e ripigliò: — Dunque.... tu sei felice,
-Ghita! tu che la sera, appena fuori di qui, trovi l'Eugenio,
-lì su' due piedi, che t'aspetta; e subito gli
-dai di braccio, e ve n'andate in santa pace; ma io...
-</p>
-
-<p>
-— Tu sei ancora una ragazza, o Luisa, rispondeva
-l'amica; hai quindici anni appena, e non è più di
-tre mesi, che sei qui con noi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che importa mai? Se son giovine, tanto meglio!
-Credo poi di non esser così brutta che m'abbiano
-a metter in un canto come un cencio; e non
-sono poi nè smorta come la Maria, nè losca come
-quella superba di Carlotta....
-</p>
-
-<p>
-— Abbi un po' di pazienza, che la capiterà presto
-anche per te la fortuna; se non è venuta, vuol dire
-che non è adesso la tua ora.
-</p>
-
-<p>
-— E io sento in vece che l'ora è questa... Ma
-ascolta una buona volta, qual sia il piacere che mi
-devi fare....
-</p>
-
-<p>
-— Gran segreti fra la Luisa e la Ghita! disse allora,
-battendo sul tombolo la spoletta del suo ricamo,
-la Carlotta, che sedeva in faccia a loro.
-</p>
-
-<p>
-— Niente del tutto! E poi, che ne vuole saper lei,
-signora pretendente? rispose la prima, indispettita.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! oh! come la ti fuma subito! Non si può
-dirti nulla! soggiunse Stella, la sua vicina.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciatemi un po' stare, replicò Luisa più corrucciata
-ancora; e in quella piccola ira, alzava con
-sgarbo le sue tonde spallucce: le compagne la guardavano
-di sottecchi, e sogghignavan fra loro. — E
-voglio dire e fare quel che mi piace, riprese poi, cogliendo
-il buon punto, che la maestra dal suo banco
-stava mostrando ad una merciaia del vicinato non so
-che fazzoletti di mussolino. — E se voi altre non mi
-lascerete stare, ve ne dirò tante da farvi diventar
-rosse di vergogna, dalla prima all'ultima, da farvi
-scappare!...
-</p>
-
-<p>
-Tutte ridevano; Maria soltanto, con un'aria di
-dolce compassione, levò gli occhi sopra di Luisa; ma
-questa, ostinata nel suo capriccio, si trasse con la sua
-seggioletta più vicino alla fedel Ghita, e continuò: — Ascoltami
-tu, che sei buona; voglio proprio dirti
-tutto, a marcio dispetto di queste grazie sgarbate. Sappi
-dunque, che stamane ho veduto passare di qui, più di
-due o tre volte, il tuo Eugenio, in compagnia d'un altro;
-quest'altro io non lo conosco, ma mi ricordo d'averlo
-veduto, e dev'esser suo amico.... Bene, questo bel
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-giovine, perchè è un bel giovine, sai?... mi pareva
-che mi guardasse me.... oh anzi, ne son certa! E
-se tu fossi capace stasera di domandargli, all'Eugenio,
-chi sia quel suo amico.... oh! ti vorrei far mille
-baci. Senti, mi dice il cuore, che quel giovine passa
-di qui proprio per me. Egli è di bella statura, ha
-una fisonomia così cara, ha certi baffetti biondi....
-e poi, un bel fare.... Oh! gli è sicuro un signore,
-e io muoio di voglia di sapere se è per me.... se
-è lui.... Oh cara Ghita, lo farai a me questo piacere,
-di', lo farai?...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, ma se poi non fosse che un riscaldarti
-la testa!...
-</p>
-
-<p>
-— Oh Ghita! tu non gli hai dato mente, perchè
-guardi sempre il tuo Eugenio; ma io... Sai? gli è
-perchè mia nonna, non contenta di recitar tutto il dì
-la corona, che in fine non è lei che m'ha fatto, non
-ha voluto mai lasciarmi andar sola per le vie, e manda
-sempre ad accompagnarmi, innanzi e indietro, quello
-stupido del mio fratello minore, che fa il copista da
-un avvocato: se non fosse così, oh me la spasserei
-ben alle spalle di queste cattive, che adesso ridon di
-me! Quel bel giovine, che tu sai, m'avrebbe già parlato,
-e vorrei farne crepar molte dall'invidia... Oh
-sì! vedi, perchè non son degni di stargli a confronto
-nè il Colombo, quel malcreato che fa all'amore con
-la Carlotta, nè il signor Antonio che parla alla Rosalia,
-e che avrà i suoi buoni cinquant'anni... No,
-no, io nol vorrei cambiare il mio amoroso, nè col
-Pietro della Clarina, proprio degno di lei, un giovine
-di bottega; nè col contino pitocco di cui si vanta tanto
-la Stella, e nemmeno quasi col tuo Eugenio; sebbene,
-bisogna dirlo, Eugenio li valga tutti insieme. E io,
-credilo, io sarò sempre la tua vera amica....
-</p>
-
-<p>
-— Senti, Luisa, rispondeva la Ghita a quell'inquieto
-cicaleccio: di malizie n'hai da vendere, ma tant'è,
-io ti voglio bene, perchè sei sincera; e gli domanderò....
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma stasera, stasera. Lascia poi fare a me...
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-Domani, quando mio fratello verrà a prendermi, gli
-dirò che voglio accompagnarti a casa: andremo insieme,
-e tu troverai l'Eugenio, e ci sarà anche l'altro...
-Oh che bene! che allegria! non posso star cheta,
-solo a pensarci. — E la tristarella rideva di cuore.
-Ma quel suo ridere risvegliò ancora il motteggiar delle
-compagne.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! la è lunga stasera!... diceva una; e le
-altre: — Già, lei è sempre la disturbatrice!
-</p>
-
-<p>
-— Qualche gran mistero!
-</p>
-
-<p>
-— Oh lo sapremo anche noi! la Ghita ne lo dirà.
-</p>
-
-<p>
-— Sei pur buona tu, Ghita, a darle ascolto.
-</p>
-
-<p>
-— Che si faccia sposa la Luisa? oh, oh!
-</p>
-
-<p>
-— E chi volete che la tolga?...
-</p>
-
-<p>
-Ma queste amare baie ferivano il cuore della Luisa,
-che girò una lenta e torva occhiata su le compagne.
-E voleva rispondere, ribatter quelle parole nemiche
-con più acerbi rimbrotti; ma ella arrossiva, e
-le sue mani tremavano: allora lasciando cadere il collaretto
-increspato, a cui avrebbe dovuto lavorare, appoggiò
-stizzita la sua piccola testa su la tavola, e ruppe
-in un improvviso scoppio di pianto.
-</p>
-
-<p>
-Maria, che sola era stata sempre silenziosa, sentì
-pietà della Luisa; e quando questa, non trovando più
-armi contro la sorda guerra delle pazzerelle amiche,
-finì a rispondere col pianto, ella s'alzò, le si fece accosto,
-le strinse con affetto una mano; indi, rivolta
-alle compagne, — Via, disse, siate buone! non vedete
-che vi riuscì di farla piangere? sareste mo
-contente d'esser ne' suoi panni?... E poi, che v'ha
-fatto mai, poverina? Su dunque lasciatela in pace,
-e fate vedere che avete buon cuore. E tu, Luisa, non
-piangere! ti vogliamo bene tutte, vedi! la è stata una
-burla; non àbbilo per male, o pensa piuttosto che
-non c'è rosa senza spine, e che tu sei ancora felice
-di non aver altri guai! Oh tu non conosci che si ha
-a sopportare a questo mondo di ben più grandi travagli!
-</p>
-
-<p>
-Ma la buona intenzione di Maria, e le sue miti parole
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-fecero peggio; perchè le fanciulle, dispettose del
-sentirsi ammonire da una che poco amavano — Oh
-vedi! bisbigliarono fra loro, vedi un po' questa che
-vuol far la dottoressa!
-</p>
-
-<p>
-— E perchè se n'impiccia ella adesso?
-</p>
-
-<p>
-— Eh la santarella! sentitela, che fa la dottrina cristiana....
-</p>
-
-<p>
-— Taci, taci, Maria; si conta di belle cose anche
-di te, e non ci far parlare.
-</p>
-
-<p>
-Così la tempesta, che prima minacciava la Luisa,
-scoppiò in vece su la buona Maria; la quale mortificata
-essa pure, tornava mutola a sedere. Ed essendo
-in quel punto la crestaia scomparsa dietro l'uscio interno
-della bottega, per salir alle sue stanze di sopra,
-quelle mordaci cervelline non si tennero più, e si voltaron
-tutte contro di Maria.
-</p>
-
-<p>
-In quella, s'intese il battere delle otto. Allora fu
-un cinguettio, uno scoppiar di risa e di scherzi, un
-coro di vocine stridule e gaie, una furia di smettere
-i lavori alla rinfusa, di gettar su la tavola i guancialetti,
-le spole, le cuffie disfatte, i ricami su disegni
-incartocciati, le cesoie, i ditali. E ciascuna delle fanciulle
-correva a pigliare il suo cappellino di seta e lo
-scialle a scacchi o a quadretti, e tutte in una volta
-assediavano la povera Maria, che sola fra tutte era rimasta
-al lavoro. Pareva quel confuso cicalio che fanno
-le passerette d'una colombaia, sul vespro d'un bel
-dì d'estate.
-</p>
-
-<p>
-Diceva una: — Senti, Maria! tu, in fondo, non sei
-una cattiva pasta di ragazza, ma vuoi far la gatta morta,
-e non ti sta bene.
-</p>
-
-<p>
-E l'altra: — Non le guardate, ch'è marcia invidia
-che la fa parlare.
-</p>
-
-<p>
-E una terza: — No, no; scommetto che sa fare anche
-lei il fatto suo, e voi la chiamate la novizia! andate
-là, povere sciocche!... Chi diceva così era la
-Carlotta, la più sguaiatella e la più brutta, alla quale
-tutte si strinsero intorno, pressandola con cento interrogazioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ah sì, dici? anche lei, con quella faccia compunta?
-Ma contane dunque qualcosetta, se ne sai!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! son proprio contenta! Non l'avrei mai
-creduto; e come?... e dove?...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, dilla su, com'è stata? dunque l'ha avuto
-anche lei il suo bello, eh? altro che prediche, che amor
-del prossimo!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! l'ha avuto anche lei l'amoroso? Egli l'avrà
-piantata, e per questo arrabbia che noi ce lo teniamo!...
-Oh conta, conta su!
-</p>
-
-<p>
-— Ma io non so altro... ma non posso dire... E
-poi io nol fo per vendetta, perchè io le voglio bene
-alla Maria... Così, ma inutilmente rispondeva la maligna
-Carlotta, mentre tutte le eran d'intorno, e chi
-per un braccio la pigliava, e chi le scuoteva un lembo
-dello scialle, e chi le tirava i nastri del cappellino:
-pareva quasi giocassero a gatta cieca.
-</p>
-
-<p>
-Maria rivolse alle compagne uno sguardo in cui
-appariva più la preghiera che il compatimento; ma
-quelle continuavano a ridere, a chiacchiere con gran
-bisbiglio; e non vi fu che la Luisa, la quale, forse
-per gratitudine, fattosele vicina, le disse all'orecchio: — Buona
-Maria, scusami se tutto è per cagion mia!...
-E le diede un bacio di cuore.
-</p>
-
-<p>
-Certamente, il giuoco avrebbe preso mala piega, se
-in quel punto non ricompariva la crestaia. La quale,
-veduta quella confusione, e intesa quella strana armonia
-di risa e di voci, si fermò nel bel mezzo della
-bottega, e girando un'occhiata lunga e severa sul crocchietto
-delle inquiete alunne, che alla sua presenza
-s'eran ricomposte in silenzio, umili, quatte e stupite,
-fece loro una solenne gridata, ch'egli era un pezzo
-che non toccavano la compagna; e con questa le
-congedò una dopo l'altra, che non vedevano l'ora
-d'andarsene.
-</p>
-
-<p>
-La piccola Luisa fu l'ultima, poi che dovette aspettar
-che venisse il caro suo fratello; e n'aveva tanto
-corruccio che dispettosa batteva i piedi. Ma appena lo
-vide metter il capo dentro la porta invetriata della
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-bottega, strisciò una goffa riverenza alla maestra crestaia,
-e poi subito scappò via, come un uccello.
-</p>
-
-<p>
-Chi avesse avuto il capriccio di tener dietro a quelle
-farfalline, n'avrebbe veduta una, appena fuor dell'uscio,
-pigliarsi al braccio del bel giovinotto che stava
-ad aspettarla, avvolto, come il conte d'Almaviva, nel
-suo mantello; un'altra andar sola sola, rasente la muraglia,
-e via dilungarsi in mezzo della gente; un'altra
-poi, giunta a capo della via, arrestarsi, e guardar
-con ansietà di su, di giù, per ogni parte, in atto di
-chi cerca alcuno che non compaia; e questa stringersi
-presso la compagna, raccontare cammin facendo i suoi
-gelosi misteri d'amore; e quella dare una scrollatina
-di spalle e raddoppiare i passi, se avveniva che qualche
-mal capitato zerbino le augurasse la buona notte
-o le stendesse la mano indiscreta; in somma, una di
-quelle scene tra il chiaro e l'oscuro, così deliziose
-a' nostri giovani eroi che vanno in volta per la città,
-paladini notturni, in traccia d'amorose venture, come
-i bracchi dietro l'acceggia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In quella sera, quando si ritirò nella sua camera
-abbandonata, Maria benedisse il cielo di poter finalmente
-lasciar libero sfogo a' suoi sospiri. La sua mente
-era più che mai agitata da mille immagini dolorose;
-ma soprattutto l'angustiava un dubbio, un sospetto, un
-pensiero spaventoso, ch'ella non osava confessare al
-suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Si pose a sedere; meditava a sè stessa, alla sua vita,
-e le pupille le si gonfiavano di lagrime. La folle allegria
-delle compagne, i loro ghiribizzi, que' motti,
-que' consigli facili e maliziosi, non rispondevano al suo
-costume timido e dolce, alle sue dolenti ricordanze;
-ella si accuorava di dover tacere sempre, di vedersi
-negletta, perchè non aveva il cuore come l'altre; pativa
-di non esser amata, e pur pensava ch'essa non
-avrebbe potuto confidarsi a nessuno. Ma tutto questo
-era ancora nulla; il peso della sua vita essa l'aveva
-portato in silenzio e con rassegnazione fino a quel dì;
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-e in quel dì appunto, un'improvvisa circostanza bastò
-a risvegliare nel suo cuore appena riposato un'antica
-e terribil guerra. — Quella stessa mattina, un giovane
-era passato più d'una volta dinanzi la bottega (se vi
-ricordate, i furbi occhietti della Luisa l'avevano ben
-notato), e Maria, nel gettare uno sguardo involontario
-su la via, lo vide anch'essa, lo conobbe... Era desso,
-era il suo Arnoldo! — Le parve ch'egli pure la conoscesse;
-le parve che gli occhi di lui si fossero scontrati
-ne' suoi... E poi non si ricordava più di nulla;
-essa non l'aveva più veduto.
-</p>
-
-<p>
-Fu un sogno, un'illusione?... No, no, l'anima sua
-era troppo in pace nel punto ch'egli passò, perchè
-quella vista fosse un inganno de' suoi pensieri. Già il
-rivederlo aveva rinnovato tutti i dolori della sua vita, e
-vinto il suo cuore; il rivederlo sola una volta bastava
-a rapirle di nuovo la calma e la forza in tutto quel
-tempo riavute, la memoria stessa di sua madre, e quella
-di tutto il pianger che aveva fatto... Ella ebbe ancora
-un momento, un solo momento di speranza e di
-gioia! — Ma come si trovava egli qui?... E perchè
-tornava, e che voleva da lei? Dunque non era tutto
-finito fra loro, non erano come morti l'uno per l'altro?
-Non era dessa la povera orfana, alla quale non restava
-più nulla in questa terra, più nulla fuorchè la
-virtù?
-</p>
-
-<p>
-Questo segreto patimento, che solo un'anima pura
-e addolorata può intendere, tolse a Maria il sonno di
-quella notte. Ma al mattino, quando appena per le fessure
-delle imposte il primo chiarore penetrò nella misera
-stanza, essa, lasciato il suo letto, fece una preghiera
-più fervida dell'usato; e quando si levò di terra,
-la sua deliberazione era già presa. Salì serena e
-composta, come soleva, alle camere della crestaia; e
-quando la seppe levata, bussò leggermente all'uscio
-di lei. La buona donna aveva preso ad amarla; cosicchè,
-sentita appena la sua voce, la fece venire a sè
-e le dimandò che volesse, dandole animo a parlare.
-La fanciulla rispose aver un segreto a scoprirle e una
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-grazia a chiederle; si trattenne un pezzo con lei e le
-aperse tutto il suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Quella mattina, ella non discese nella bottega, e la
-sua seggiolina rimase vòta: le compagne n'ebbero
-gran maraviglia e bisbigliarono fra loro mille congetture
-di quest'improvvisa assenza: per tutto il dì non
-parlarono d'altro, nemmeno de' loro amorosi. Poi, la
-mattina appresso, la crestaia annunziava alle curiose
-alunne che Maria era partita di casa sua; ma per tentare
-che facesse or l'una or l'altra, affine di aver
-la chiave di quel segreto, non riuscirono a nulla;
-la brava donna mantenne a Maria il silenzio promesso.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine, quando fu venuta la sera, le fanciulle,
-prima del rintocco delle sospirate ott'ore, svolazzarono
-fuor della bottega; e ciascuna ebbe a raccontare
-al suo fedele la storia della scena del dì passato e della
-compagna scomparsa.
-</p>
-
-<p>
-Noi lasceremo le altre, e terrem dietro con passo
-leggiero alla Ghita, la quale camminando stretta stretta
-al braccio del suo Eugenio, gli parlava con quell'ingenuo
-cicaleccio che nelle giovani crestaie ha pur
-il suo vezzo. Perchè, se nol pensaste, la Ghita era una
-buona ragazza, fresca come un botton di rosa, un po'
-capricciosetta ma savia; essa, quantunque alunna d'una
-crestaia, era graziosa e onesta; e le piaceva ch'Eugenio
-l'accompagnasse, perchè, poverina! aveva tanta
-paura di correr sola le vie; nè il suo innamorato poteva
-ancora vantarsi d'averle mai carpito un sol bacio.
-Egli poi, l'Eugenio, era un giovine come ce n'è
-tanti, allegro, buon tempone, ma di cuor mite e sincero;
-e benchè facesse all'amore per non saper fare
-di meglio, pur egli credeva ancora all'amore. Unico
-figlio d'un vecchio impiegato di scarse fortune, egli
-era scritturale in una buona casa di commercio. Una
-mattina, stando solo al terrazzino gli venne veduta,
-al terzo piano della casa dirimpetto, una giovine, la
-quale inaffiava due vasetti di fiori su la sua finestruola;
-stette a contemplarla lungamente, e gli parve bella:
-era Ghita. E poi, quando la fanciulla uscì, le si mise
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-dietro, la seguitò come la sua ombra fedele, e così
-fece per un mese. Passato il quale, essa non ebbe
-cuore di far la ritrosa, chè se n'era accorta; un giorno,
-rispose al saluto del suo bel vicino, il giorno appresso
-gli concesse un'occhiata e un bel sorriso; poi
-venne una buona parola, e poi se n'andarono in compagnia;
-sicchè il povero giovine, a poco a poco, s'innamorò
-da vero della fedele sua dea del terzo piano.
-</p>
-
-<p>
-— Senti, mio caro! diceva in quella sera Ghita
-all'amico. L'altro dì, tu m'hai raccontata la storia d'un
-bel giovine forestiero, quello... del nome non mi
-ricordo più... quel bravo giovine con cui t'ho veduto
-passar più d'una volta. Tu m'hai pur detto ch'egli
-voleva sposar la mia compagna, la Maria, che gli piaceva
-tanto da un pezzo; ma che poi tutto era ito a
-monte, e non s'erano più veduti, e...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispondeva il giovine, or bene? avresti forse
-detto alla tua compagna, che l'amico suo è qui e
-che a qualunque costo vuol parlar con essa?
-</p>
-
-<p>
-— No, no; t'avevo promesso di tacere, e ho taciuto....
-benchè avessi una tentazione, a dirtela
-schietta, di mostrare che sapevo tutto anch'io, e di
-farla arrossire un po' quella Maria, ch'è un'acqua
-morta, e fa l'innocentina...
-</p>
-
-<p>
-— Via, che vuoi dirmi dunque, che mi fai gli occhietti?
-</p>
-
-<p>
-— Io voleva dirti che tu non mi vuoi bene, che
-sei un cattivo arnese, e non avresti cuor di fare come
-quel tuo bravo amico, che vuole un ben dell'anima
-alla Maria...
-</p>
-
-<p>
-— Di far che, maliziosa?
-</p>
-
-<p>
-— Di sposarmi, signorino! gli susurrò all'orecchio,
-con una graziosa moina. Tu non m'hai promesso ancora,
-ma lo farai, non è vero? quando sarai padrone
-del fatto tuo; perchè adesso sei un buon giovine, e
-null'altro, com'io una buona tosa...
-</p>
-
-<p>
-— Tu sei una matterella, e appena fuor del guscio,
-pensi già...
-</p>
-
-<p>
-— Oh se tu mettessi un po' di giudizio, mi sposeresti...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non mi parlar di malinconie, o ch'io ti pianto
-qui su' due piedi. Dimmi piuttosto, che c'è di nuovo
-di Maria, perchè mi preme di sapere...
-</p>
-
-<p>
-— Oh vedi! una certa idea me l'aveva fatta già
-dimenticare. Maria dunque, Maria non c'è più!
-</p>
-
-<p>
-— Come non c'è più? dici da vero?
-</p>
-
-<p>
-— Se n'è andata, e non si sa come, nè dove...
-</p>
-
-<p>
-— È fuggita?...
-</p>
-
-<p>
-— Chi lo sa? Certo, la cosa non è chiara; ma io
-credo ch'essa non ne voglia saper altro di quel tuo
-amico; perchè io ci vedo, sai? Oh la è così; essa
-l'avrà riconosciuto, quando passava con te per la via;
-e per paura di far dire, e per non voler anche lei
-adattarsi come tutte l'altre, avrà pensato di schivar
-l'occasione e di fuggire...
-</p>
-
-<p>
-— È impossibile! e perchè dunque? e dove mai?
-</p>
-
-<p>
-— Io la conosco quella giovine; ha le idee storte,
-certe fantasie, ch'io non so propio quel che la si peschi.
-Figurati, non fa che pensare o piangere; se
-parla, se ride, è un miracolo... Io per me, la compatisco,
-poveretta! così giovine, e non aver più nessuno;
-ma, suo danno, se la è così semplice da scappar
-via quando c'è chi l'ama, la cerca... e di più
-la vuole sposare! Non è egli vero, ch'è peggio per lei?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì! Ma intanto, come farò a dirlo a lui? Non
-so, da vero, come si possa esser matto, incocciato
-così per una come lei; e venir apposta d'Inghilterra
-e star un mese a cercarla... Io per me, a quest'ora
-l'avrei già mandata... dio sa dove!
-</p>
-
-<p>
-Ma essi, allo svoltar della via, si guardano indietro,
-camminano con passi così presti e spessi, e si
-parlan così davvicino, ch'è impossibile seguitarli ancora
-e rubar loro le parole... E poi, il più ladro
-mestiero della terra!
-</p>
-
-<p>
-Lasciamo dunque che la giovine coppia se ne vada
-in pace per la sua via.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap9-2">IX.
-<span class="smaller">SPERANZA E DUBBIO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Nel salotto d'un modesto albergo della città, un
-giovine passeggiava su e giù, coll'andar lento,
-interrotto di chi è preoccupato da profondi e importuni
-pensieri. Nel camino ardeva scintillando un fuoco
-vivo, un di que' cari fuochi così salutari che ti
-sciolgon le membra da' brividi de' primi freddi del dicembre;
-eppure, benchè un nebbione fitto fitto impregnasse
-l'aria e le vie de' suoi vapori, la finestra
-della stanza era aperta, spalancata; come si suol fare
-a' primi soli d'aprile. Il giovine teneva le braccia incrociate
-sul petto e gli occhi fissi all'angusto spazio
-di terreno che misurava co' passi; e in mezzo a' pensieri
-lasciavasi sfuggir di bocca ora un lamento, ora
-una parola di dispetto, secondo che lo vincesse impazienza
-o dolore. E poi, quasi per togliersi a quell'ostinato
-meditare, s'avvicinava alla finestra, e appoggiato
-alla soglia se ne stava a contemplare con
-occhio muto la gente, le strade, le case e il sole
-biancastro e senza raggi attraverso a quel velame di
-nebbia, che gli somigliava alla scena d'un sogno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Eccomi solo! egli pensava: solo, abbandonato a
-ventitrè anni, tristo come un colpevole, inutile ad
-altrui, a me stesso!... Povera mia vita, povero mio
-cuore, che siete mai? È questa la felicità ch'io cercava,
-la verità, la pace di cui tanto aveva sete l'anima
-mia?... Benchè giovine, la vita mi costò a quest'ora
-troppo duro saggio; ma, a questo mondo, ciò che
-patisce il cuore soltanto, non si conta per nulla, l'ho
-perduto tutto, tutto; e non mi resta nemmeno il ricordarmi
-del passato senza sgomento e senza rimorso.
-È egli possibile che mio padre, il vecchio mio
-padre m'abbia maledetto?... Gran Dio! sostieni l'anima
-mia, dammi la virtù, di soffrire, o ch'io mi
-perdo!...
-</p>
-
-<p>
-— E gli uomini?... essi che non credono e non
-vivono che per il fatto, eterni schernitori d'ogni entusiasmo,
-d'ogni sacrifizio, d'ogni patimento dell'anima,
-mi volgon le spalle, mi tengono a vile, mi chiamano
-stolido, e fors'anche infame!... No, no! io
-fui, io sono più forte di voi tutti! Sia ciò che vuole,
-la voce della coscienza, la necessità dell'avvenire,
-l'infinito desiderio della verità gridan più alto di voi;
-e io vi disprezzo. Ho ben già fatto ancor più; a questa
-immensa speranza della verità ho sacrificato la
-canizie di mio padre, il pianto delle mie sorelle, il
-mio nome, la gloria e gli agi che il mondo m'aveva
-promesso, tutto, la religione stessa della mia famiglia!...
-Pure, per gli altri, io sono un uom fiacco,
-uno spirito vile, un imbecille. E qual è la mia colpa?
-Quella d'aver osato confessare apertamente, in
-faccia a tutti, di credere!... A che mi valse dunque
-la lotta lunga, penosa del dubbio? E se fu un martirio,
-perchè non ne ho io trionfato ancora?... Io
-sono cattolico! l'ho detto, e gli amici miei risero; ho
-creduto alla fede che m'insegnarono la semplice eloquenza
-d'un santo, l'amicizia d'un giusto, l'amore
-d'un angelo; ed essi risero!... Oh dolore, in cui
-v'ha di che maledir l'intelletto, e di sospirar di finire!
-</p>
-
-<p>
-— Io aveva tanto bisogno di riposo, eppur sento
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-che il mio cuore sostiene ancora una fiera guerra.
-Se ritorno coll'anima su la vita passata, mi ricordo
-che a quindici anni io contava già amari giorni; che
-talvolta io mancava sotto il peso della noia, e tal altra
-la mia mente perdevasi nell'infinito. Ma almeno
-allora io poteva piangere... Oh perchè la povera
-mia madre mi fu tolta sì presto! Io avrei vissuto
-dell'amor suo, dell'amor suo, unica virtù di tutta la
-mia vita! Oh perchè mio padre fu sempre così avido
-di grandezze, e io così indifferente a ciò che chiamasi
-gloria e fortuna?... Se una passione cieca, violenta
-m'avesse trascinato, come tant'altri ch'io vidi e conobbi,
-sarei forse meno infelice che adesso non sono.
-Io non so qual condanna s'aggravi sul mio capo; ma
-so che ho sofferto, ho veduto piangere e soffrire quei
-pochi che mi amarono... No, no! gli è meglio ch'io
-discacci questi dolorosi pensieri...
-</p>
-
-<p>
-E tornava a passeggiare, e l'anima cupa gli si leggeva
-su la fronte sdegnosa; i suoi passi erano più
-concitati, e gli occhi torbidi e irrequieti, segno della
-tempesta che dentro sopportava. Alia fine rimase per
-qualche tempo immobile, come se i suoi pensieri tacessero;
-poi si gettò sopra una seggiola, abbandonò
-gravemente il capo fra le mani, appoggiandosi alla
-tavola ch'era presso il camino; e di nuovo s'immerse
-nelle più scure fantasie.
-</p>
-
-<p>
-— È impossibile! il mio cuore non ha più che
-un'illusione sola... Quell'oscura fanciulla, l'unica che,
-io abbia amato coll'anima mia, l'unica che non abbia
-ardito confidare il suo al mio affetto, e che pure mi
-ha amato, anch'essa m'abbandonò, non è più qui!
-Dunque non la vedrò più, io che sperava di trovar
-vicino a lei una pace che per breve tempo ho pur
-gustata, in que' pochi giorni fuggitivi, i soli giorni che
-con dolcezza io richiami!...
-</p>
-
-<p>
-— Buona e povera Maria! anche tu hai portato il
-peso del dolore, ma pure fosti meno sventurata di
-me. Non sono io sulla terra solo, al pari di te? ma
-tu vivi ancora la tua vita pura e tranquilla, non hai
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-il cuore turbato dalle tempeste che agitano il mio;
-l'affanno t'ha oppressa, ma le tue lagrime sono silenziose
-e care, sono le lagrime della virtù e della
-rassegnazione: io in vece non posso piangere, e se
-piango, non son lagrime di conforto, ma di disperazione!...
-Oh le mie notti! le ore terribili della
-notte così gravi e mute, e piene di fantasmi! È allora
-che la mia mente va farneticando nelle tenebre, che
-l'anima mia si dibatte, come in un mare senza confini.
-Tenebre dappertutto, nel dì e nella notte, su la
-terra e nel cielo, tenebre il passato e l'avvenire, la
-vita e la morte!... O Signore! questa è la fede che
-tu m'hai data?... Eppure, io credeva!... e quando
-pregai d'essere ricevuto nel grembo della tua Chiesa,
-allora il cuor mio era sincero, era sicuro e forte.
-Deh! come in allora, ponmi al fianco, o Signore, alcuno
-che mi ami, e mi ricordi sempre che questa
-fede non è un sogno dell'anima, ma la vera, l'unica
-consolazione della vita!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! che sarà mai intanto di Maria, di quell'innocente
-creatura, che per l'amor mio è fatta infelice?
-Io devo cercarla, ridonarle la pace che le ho
-tolta, e, quantunque io non possa più restituirle nè
-madre nè fratello, potrò almeno, se il cielo consente,
-e s'ella mi crede ancora, tenere il mio giuramento.
-E Dio che l'ha benedetta, benedirà me pure!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Di lì a poco, alcuno bussò leggermente all'uscio
-della stanza. Era un giovine di bell'aspetto e di modi
-cortesi, un tale che noi conosciamo da poco in qua;
-era Eugenio, l'amico della graziosa alunna crestaia.
-</p>
-
-<p>
-Com'egli avesse fatto la conoscenza d'Arnoldo Leslie,
-perchè si fossero poi legati, io ve lo dirò adesso,
-se vi piace.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine inglese era tornato in Italia due mesi
-prima, nell'ottobre; e, come ben lo pensate, col disegno
-di trovar Maria, la quale gli stava sempre nel
-cuore; era stato il primo amor suo, era il solo anello
-che ancora lo attaccasse alla vita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-</p>
-
-<p>
-Attraversata Francia e Svizzera, poi venuto a Como,
-s'era fatto trasportare senza indugio al paesello
-di Maria. La prima gioia che gustasse, dopo tanto
-tempo, fu al salutare la bella riva e quella conosciuta
-e amata dimora; egli pensava di trovar colà, nella
-loro pace di prima, Maria e sua madre... Balzò dalla
-barca, cercò impaziente con gli occhi la casetta: le
-finestre eran tutte chiuse; solo vide semiaperta un'imposta
-della porticella di strada, e seduta a capo
-degli scalini la vecchia Marta.
-</p>
-
-<p>
-Essa non lo riconobbe; ma quando e' le disse il
-proprio nome, — Oh santissima Vergine! esclamò,
-cosa viene a far qui adesso lei? Non sa che non c'è
-più nessuno? Non sa che sono tutti morti?... cioè,
-la Caterina e don Carlo... e che di Maria non s'ebbe
-più nuova nè imbasciata, dopo la gran disgrazia...
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo non chiese, non volle sapere di più. Ma
-il dì seguente, tornò muto e lento a quella casa deserta;
-rivide la Marta, domandò e conobbe la breve
-storia della sventurata famiglia, o almeno quel tanto
-che n'era noto alla vecchia; e pianse con lei.
-</p>
-
-<p>
-Di là poi, se n'era venuto a Milano. Presentatosi
-con note commendatizie a quella casa di commercio,
-nella quale Eugenio trascinava il suo meschino noviziato,
-egli s'avvenne in questo giovine, che gli sembrò
-dabbene e sincero; e com'ebbe più d'una volta
-occasione di trattar con lui, quando andava a riscuotere
-qualche somma di proprio credito (perchè, per
-buona o cattiva fortuna, a questo mondo non si vive
-soltanto d'amore e di fantasie); così, non di rado
-accadeva che se ne tornassero in compagnia, senza
-esser per questo i più grandi amici del mondo.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo, d'altro non sollecito che di saper la sorte
-di Maria, aveva inutilmente tentato ogni mezzo di trovarne
-traccia. Solitario per costume, e divenuto poi
-più diffidente, non volle aprire a nessuno l'animo
-suo; ma visse ritirato e malinconico nell'albergo poco
-noto, dove aveva preso stanza e dove altri non capitava
-che quel buon giovine dell'Eugenio; il quale
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-talvolta, e quasi per forza, lo trascinava seco a diporto,
-per guarirlo dalla sua cupa tristezza, dicendogli
-che lo <i>spleen</i> l'avrebbe presto fatto finir tisico.
-</p>
-
-<p>
-Per questo, Eugenio non conduceva l'amico nè
-lungo le monotone strade di circonvallazione, nè sotto
-i castani già brulli e nudi delle nostre solitarie mura,
-ma se lo traeva dietro per le corsìe più liete e
-frequenti di popolo; e tenendosi al braccio del compagno,
-sapeva, in quelle passeggiate, trovar fuori l'ora
-opportuna di venire verso la nota bottega, dove
-sedeva a ridere e a lavorare la sua Ghita; e questa
-ne lo ringraziava con una lunga occhiata, con un
-sorriso. Ma una volta fra l'altre, mentre al solito
-passavano appunto presso l'entrata della bottega, Arnoldo
-a caso rivolse gli occhi da quella parte, e vide,
-o gli parve vedere, la sua Maria che sedeva occupata
-al ricamo, vicina alla vetriera della porta...
-Si fermò, riguardolla ancora... era proprio dessa.
-Poco mancò che non gli sfuggisse un grido di gioia
-improvvisa. Ma la fanciulla non s'era distratta dal
-lavorio, non lo aveva riconosciuto. Egli allora, sforzandosi
-di parer indifferente, chiese all'amico se fosse
-stato mai in quella bottega; ed Eugenio, pensando
-che l'altro avesse indovinato il suo segreto, lo guardò
-sogghignando, e rispose che sì; poi, da buon figliuolo
-com'era, gli confidò il suo amoretto con la
-Ghita.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo l'aveva appena ascoltato; colmo l'animo
-del contento d'aver riveduta Maria, egli abbandonavasi
-alla soavità dell'antico affetto, alla voluttà della
-speranza adempita. Il suo volto s'era fatto sereno, il
-suo cuore leggiero e aperto; parlò e rise, sì ch'Eugenio
-ne strabiliò, pensò fosse effetto della sua medicina,
-di darsi un po' di bel tempone, e poco stette
-che non lo consigliasse allora, da bravo amico, a far
-come lui, e pigliarsi dett'e fatto una bell'amorosa,
-gaja, alla buona, che certamente gli avrebbe cacciato
-la mattana. Ma si pentì e restò intraddue; quando,
-prima che si lasciassero, Arnoldo gli strinse forte una
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-mano, dicendogli seriamente: — Ho un servigio a
-chiedervi: venite domattina da me, ch'io devo confidare
-al vostro onore una cosa che mi preme.
-</p>
-
-<p>
-— Ben fortunato di potervi servire, gli aveva risposto
-Eugenio; di me potete viver sicuro, io vi stimo
-troppo, e... Ma non finì il complimento, e se
-n'andò pensando: Che vorrà mai quest'originale? O
-ch'egli è matto, o ch'io non ci vedo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La mattina vegnente, non mancò all'ora data; e
-Arnoldo, con gran mistero, gli scoperse la promessa
-che lo legava alla nostra fanciulla, per la quale soltanto
-era tornato in Italia; e soggiunse che, dopo
-molte vane ricerche, il caso gliela aveva fatta incontrare
-nella modesta bottega d'una mercantessa; in
-quella appunto, a cui eran passati vicino il dì innanzi
-in compagnia.
-</p>
-
-<p>
-Eugenio maravigliò e rise, chè gli pareva un sogno;
-ma l'altro prese sul serio la cosa, e fattogli
-giurare di non dir nulla, volle da lui la promessa di
-far di tutto, perch'egli potesse in qualche modo parlare
-alla giovine amata. Eugenio disse che non pensava
-l'affare molto scabroso; e prima di sera aveva
-già messo a parte del suo segreto l'amica, poichè
-non avrebbe potuto tenerlo intero per sè, a malgrado
-di tutte le promesse del mondo. Ma, saputo ch'egli
-ebbe dalla compagna che Maria era una giovine un
-po' diversa dall'altre, e che faceva la ritrosa e la santoccia,
-s'avvide non essere la cosa sì facile, e non
-seppe più dir nè fare.
-</p>
-
-<p>
-Fu il giorno appresso che la fanciulla disparve, come
-già sappiamo. Arnoldo ne disperò quasi, ma Eugenio
-era là per consolarlo e dargli buona speranza;
-rassicurava esser quello un ghiribizzo, una delle solite
-furberie delle fanciulle, le quali vogliono vedersi
-correr dietro il poveraccio che abbia la disgrazia d'innamorarsene. — Pure
-molti dì eran passati, senza
-che uno o l'altro avessero potuto ancora saper la verità.
-Ben aveva tentato più volte l'Eugenio di far
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-parlare la crestaia, spacciando grandi promesse a nome
-dell'amico, ma non n'era venuto a capo: la buona
-donna fu muta, ostinata a custodire il segreto; benchè
-il giovine pensasse ch'egli era piuttosto per malizia
-che per virtù scrupolosa. Arnoldo, perduta la
-fiducia di ritrovarla, si rimise alla vita indifferente e
-monotona di prima, a quella vita tediosa che coll'inerzia
-del di fuori ricopre l'interno cruccio. Così era
-venuto il dicembre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-— Eugenio! diceva adunque Arnoldo al suo nuovo
-amico, quella mattina in cui l'abbiamo trovato che
-passeggiava nella sala dell'albergo: Eugenio, sedete
-qui, accanto a me. Le prove d'amicizia che m'avete
-dato, il vostro onesto costume, la vostra premura,
-meritano ch'io metta in voi maggior confidenza. Voi
-mi conoscete appena, e poco sapendo di me forse
-mi giudicate male. Gli è giusto dunque ch'io vi spieghi
-il mistero che a voi ancora mi copre, gli è giusto
-che mi conosciate meglio: forse allora, se nel
-cuor vostro avete riso di me, mi compatirete!
-</p>
-
-<p>
-Il tono severo di quest'esordio scosse un poco
-Eugenio: e poi, i colloqui serii non erano il suo
-forte; nondimeno, fatta all'amico una solenne protesta
-d'osservanza, si pose a giocar distrattamente con
-le molle fra le ceneri del focolare.
-</p>
-
-<p>
-E l'altro prese a raccontargli la storia dell'amor
-suo, meglio che non abbiamo potuto far noi in queste
-pagine modeste; cosa ben naturale, era l'amante
-che parlava, e il suo cuore s'effondeva nelle parole,
-con una verità semplice, poetica. Ma Eugenio intanto
-pensava che l'amico suo era un bel pazzo, e ch'egli,
-se fosse stato ne' suoi panni, certo non avrebbe perduto
-il tempo in quelle malinconie, e a far all'amore
-alla romantica con una tapinella; mentre invece
-avrebbe potuto a suo capriccio fare il mestier del
-Michelaccio, quel beato mestiero che non s'insegna,
-e che tutti sanno e sapranno sempre.
-</p>
-
-<p>
-— Dopo quel tempo d'una felicità ch'io quasi
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-non credeva possibile, così continuava Arnoldo il suo
-racconto; dopo quel tempo, vennero per me i giorni
-dell'amarezza e dello sconforto. Ma qui, bisogna che
-vi confidi un'altra cosa che ancora non sapete, il
-vero mio nome. Voi mi conoscete per Arnoldo Randale;
-questo non è il mio casato, ma quello della
-famiglia di mia madre; e per segrete ragioni io lo
-presi al mio ritorno in Italia. Mio padre è lord Guglielmo
-Leslie.
-</p>
-
-<p>
-L'amico Eugenio levò gli occhi con gran maraviglia a
-quella sonora parola di <i>lord</i>; e, poste giù le
-molle con che giocava, stette con più cheta attenzione
-ad ascoltarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Mio padre, seguitava Arnoldo, è un uomo severo,
-superbo del suo nome e dell'antica sua nobiltà,
-quant'altri mai; i suoi principii sul fatto e su la
-condizione sociale son quelli d'un vero Inglese,
-onore, orgoglio e fermezza; il motto dell'arme gentilizia
-de' Leslie sembrava appunto dettato per lui:
-<i>Sempre salire!</i>... Ma, fin dagli anni infantili, il mio
-cuore s'apriva in vece all'incanto delle miti virtù di
-mia madre, dolcezza e compassione, amicizia e amore.
-Io sento di non esser nato per quelle che chiamansi
-le grandi virtù del nostro secolo, una politica che si
-veste del fastoso nome di filantropia, e una civiltà
-che pesa tutto su le bilance dell'industria. Passai i
-prim'anni dell'adolescenza nella casa d'uno zio di
-mia madre, venerabile vecchio, di cuor giovine e
-caldo, uom generoso, soccorrevole e costante; egli
-era irlandese e cattolico, e aveva perduto il figlio, la
-nuora e i nipoti, tranne uno solo che formava le
-delizie dell'abbandonata sua vecchiaia..... Questo
-giovine cugino fu il mio primo amico! Ah! pochi
-anni appresso, anch'egli era morto...
-</p>
-
-<p>
-— In quel tempo appunto, ripigliava il giovine
-dopo una pausa, nel nostro paese gli spiriti bollivano
-in quella famosa guerra d'opinioni e di parte, che
-tenne grandemente agitati tutti i giusti e i buoni, la
-controversia della emancipazione de' cattolici. Mio zio
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-metteva in cima de' più cari suoi voti la sospirata
-legge, e ne procacciò il trionfo, per quanto potè e
-seppe. Parmi ancora vederlo scuotere la sua testa
-canuta, e volgere al cielo gli occhi accesi d'un insolito
-ardore di gioventù, dicendomi dover la giustizia
-trionfare una volta o l'altra anche su questa terra,
-e nessun sacrifizio esser poco, per guarire la patria
-d'una piaga che per tre secoli aveva fatto la vergogna
-della superba nostra civiltà!... Ma appena mio
-padre conobbe i nobili sforzi del suo parente e il mio
-entusiasmo a pro di questa causa generosa, mi rivolle
-presso di sè, caldo sostenitore, com'egli fu sempre,
-degli antichi rancori. E mi mandò a viaggiar sul
-continente, perchè la mia mente si spogliasse di queste
-fantasie, ch'egli chiamava la scorza del fanciullo,
-e imparasse a conoscer gli uomini e le cose. Ma era
-tardi. Io aveva già sposata la parte degli oppressi;
-io amava il culto solenne e maestoso della Chiesa a
-cui mi guidava fanciullo il mio vecchio zio, e dove
-univo le mie alle candide orazioni del mio povero
-cugino; l'arida e corrotta dottrina, e la troppo mutabil
-fede nel seno della quale io nacqui, non avevano
-parlato mai al mio cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Nel mio viaggio attraversai, come un uomo
-nuovo, quest'Italia così degna d'amore e di venerazione;
-di città in città, vidi le sue basiliche, le sue
-cupole, le sue chiese, nelle quali mi pareva che l'arte
-veramente divina traducesse all'anima il mistero
-della suprema bellezza; vidi i capilavori di Michelangiolo,
-di Raffaele, di Tiziano, di Guido, di cent'altri;
-tutto mi rapì, mi commosse; e questo, il posso dire,
-fu il principio della mia conversione. Conobbi molti
-uomini d'alto ingegno, di semplice probità, uomini
-di fede e di sapienza; conversai con essi, ritrovai in
-loro le virtù, le parole dello zio Randale; e finalmente,
-venuto in questa stessa vostra città, Dio mi
-fece incontrare con quel saggio che doveva rinverginar
-la mia mente, vincere il dubbio del mio cuore,
-sollevare la mia speranza e la forza del mio intelletto
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-a una lieta novella. Fin d'allora io voleva abbandonar
-l'eresìa; pure quell'uomo, ch'io venerava
-come il mio salvatore, aveva letto nel mio cuore, e
-veduto che la mia deliberazione era più d'entusiasmo
-che di convincimento; e non assentì. Ma, congedandomi
-con lagrime di consolazione, mi disse di lasciar
-fare al Signore, che avrebbe condotta a' fine l'opera
-sua.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Eugenio, al quale il racconto riusciva nuovo
-e strano (egli che non aveva mai pensato sul serio
-a' paternostri e a' credo della sua nonna), diceva tra
-sè e sè che quel giovine aveva più del dottore che
-del lord, onde l'avrebbe indovinata meglio se fosse
-venuto al mondo a' bei tempi del bordone e delle
-cocolle: del resto, che le belle Madonne dipinte sui
-quadri l'avessero convertito, non lo capiva; chè per
-lui, tutte quelle belle sante color di rose e gigli, e
-quelle Maddalene penitenti che aveva veduto, gli
-avevan fatto frullare tutt'altri pensieri in capo.
-</p>
-
-<p>
-— Dopo qualche tempo, riprese Arnoldo, mio
-padre mi richiamò a casa; ma avend'io rifiutato un
-illustre matrimonio al quale egli stesso mi destinava,
-s'inasprì contro di me; mi respinse, e venne con
-le mie sorelle in Italia, ov'io lo seguitai poco di poi.
-Ma qui, l'amore di Maria e l'amicizia del fratel suo,
-come già v'ho narrato, mi ricondussero a' più santi
-pensieri, alla religione... Tornato in patria, volli
-alfine adempire il proposito fatto, e andai a visitare
-il mio buon zio, il quale più nulla aveva saputo della
-mia sorte; quell'uom venerando, giunto nell'ultima
-vecchiezza, era divenuto cieco. Lo trovai inchiodato
-dagli anni su d'una seggiola antica, ma con la mente
-lucida e col cuore tranquillo. Egli pianse di gioia al
-racconto delle arcane vie per le quali la provvidenza
-aveva condotto l'opera della mia salute; e levando
-in atto solenne la nuda sua testa, e con le mani tremanti
-cercando la mia, mi benedisse, ed esclamò che
-oramai moriva contento, perchè il Signore lasciava
-nella sua famiglia l'eredità della fede. Alcun tempo
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-appresso, egli si fece trasportare, quantunque cieco,
-nella chiesa in cui io feci la pubblica abbiura dell'eresía!...
-La memoria di quel dì non uscirà mai
-dal mio cuore!... Ma da quel dì stesso, non rividi
-mio padre, e forse nol vedrò più. Nessuno, ben che
-il fatto della mia conversione menasse qualche rumore
-della città, nessuno ebbe l'animo di farne motto con
-lui; talchè seppi poi ch'egli ne aveva letto la notizia
-sui fogli pubblici... Mi fu riferito che nell'impeto
-del suo sdegno egli m'abbia maledetto... Oh
-Dio! No, no, io non lo crederò mai; e tu, o Signore,
-non consenti che un padre maledica al figliuol suo!...
-Il vero è ch'io fuggii, come un colpevole, abbandonai
-famiglia, amici e patria; non avrei potuto vivere
-come uno straniero vicino alla mia casa, a' miei; e
-mutai nome e cielo. Poi, qui speravo di trovar quel
-riposo che sempre fugge dinanzi a me, e qui mi
-chiamavano ancora una promessa, un amore... Ah!
-sì, che almeno io ritrovi quella virtuosa fanciulla!
-Essa non mi respingerà più; ora, io non sono il giovine
-ricco e potente, sono il figliuol diseredato, il
-povero esigliato che domanda conforto, che ha bisogno
-di trovar alcuno che l'ami ancora.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! esclamò Eugenio, vi dico in coscienza che
-di certe cose io non ne so straccio! Ma se, per dio,
-non v'avessi intes'io a raccontare voi stesso la vostra
-storia, la crederei proprio, come se mi dicessero che
-il Gran Turco s'è fatto eremita. Un giovine come voi,
-un signore, un uomo d'ingegno, far questa fine...
-Scusate, sapete; ma, a me, questi miracoli non m'entrano
-in testa; sebbene, a dirvela com'è, tutto ciò
-m'abbia imbrogliato un po' le idee; m'avete tirato
-giù certe ragioni, certi scrupoli, a cui non ho mai
-pensato in vita mia.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo taceva, e teneva fissi sopra il compagno
-gli occhi con un'aria tra mesta e grave.
-</p>
-
-<p>
-— E vorrei veder adesso, soggiungeva Eugenio,
-che quella fortunata fanciulla volesse far la schizzinosa.
-È impossibile! e scommetto che il suo nascondersi
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-è furberia bell'e buona per tirarvi meglio in
-trappola.
-</p>
-
-<p>
-— Non è vero! Voi non la conoscete, rispose sdegnoso
-Arnoldo.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà, lo dite voi, sarà! Ma pur non vorrei
-che... E, con un tal maligno sorriso, Eugenio scoteva
-il capo.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi ridete, voi ridete, come gli altri che
-mi tengono per uno stolto!... Ma voi non sapete
-quel che si passa qui dentro, quel che si può perdere
-e sperare!
-</p>
-
-<p>
-A queste parole dette con fuoco, l'altro tacque,
-si strinse nelle spalle, e conchiuse mentalmente: Non
-c'è da dire! bisogna persuadersi ch'egli pizzichi del
-matto.
-</p>
-
-<p>
-Ma poco di poi, quando Arnoldo gli confidò che
-al domani partiva per andare in cerca di Maria, al
-paesello del lago o nel dintorno, e conchiuse pregandolo
-in nome dell'amicizia di tentar tutto, durante
-la sua assenza, per averne egli pure contezza, Eugenio
-aveva promesso di far l'impossibile: e si lasciarono,
-buoni amici come prima.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap10-2">X.
-<span class="smaller">UN'ALTRA PROVA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Una casa di gretta apparenza, con le muraglie dipinte
-del colore del tempo e scalcinate, con un ballatoio
-alla lunga a ciascuno de' suoi due piani e un'ampia
-gronda tarlata che si versa all'infuori, come
-la tesa d'un cappellaccio su la fronte d'un pitocco,
-guarda su d'una rimota piazzetta, in una parte lontana
-della città, presso a uno de' nostri abbandonati
-<i>terraggi</i>. Da un fianco, il murello d'un'ortaglia che
-fa gomito nell'attiguo chiassuolo, dall'altro una casipola
-lunga, bassa, bucata d'usci e finestre come un
-crivello, angusto ricovero di povera gente; e vicino,
-una vecchia siepe su d'un ciglione di terra, che risponde
-a una strada fangosa, bistorta, orlata d'un
-fossato. V'ha ancora pochi angoli della nostra bella
-e ringiovenita Milano, i quali presentino un aspetto
-così malandato e tristo, da parer veramente la casa
-delle streghe; e chi si volesse pigliar lo spasso di
-cercare quel gruppo d'abituri ch'io descrivo, non aspetti
-al domani; perchè forse, dov'è la casa del signor
-Cipriano, troverà un bel palazzetto dalla fronte
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-allegra e linda e dalle gelosie verdi, e in vece del
-rozzo casamento da vicini col marcio fossato al piede, si
-vedrà sorgere dirimpetto una fabbrica bianca, recente,
-di cinque piani, da far invidia a chiunque abbia due
-spanne di terra al sole.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Cipriano era un antico fabbricatore di
-cioccolatte, il quale, avendo avanzate di buone migliaia
-di scudi, e non volendo morir sul mestiero, chiusa
-bottega, si ritirò a goder negli ultimi anni il frutto
-de' suoi sudori in santa libertà. Egli aveva dunque
-comperato quella casa a mezzo prezzo; ma poich'era
-assai taccagno e aveva spesa sempre la sua lira per
-venti soldi almeno, si ridusse a menar grama vita in
-quella topaia cadente, dove una volta aveva sognato
-di far il signorone. E parevagli di toccare il cielo col
-dito, allorchè sdraiato su d'una panchetta accanto al
-fuoco, col fido suo fiaschetto di vin d'Ossona al fianco,
-ruminava, tra l'una e l'altra mezzina, il conto
-degl'interessi de' suoi capitali, all'uno o al due per
-cento il mese. Quand'egli attraversava la piazzetta
-per entrar nella sua porta, andava tronfio, a lento
-passo, con le mani intrecciate sotto la schiena; e, levando
-il grosso ventre e il naso bernoccoluto, sbirciava
-su per le finestre e pe' terrazzini le più tonde
-e frescoccie comari del contorno: tutti lo conoscevano,
-e gli facevan di cappello, quasi al bassà del quartiere;
-perchè tutti supponevano che tenesse un bel
-morto sepolto in cantina.
-</p>
-
-<p>
-Dal primo all'ultimo de' sessant'anni, a cui toccava
-allora, egli era stato schivo sempre d'ogni molestia
-e d'ogni cura; e se non volle mai tor moglie,
-fu per non avere il pensiero de' figliuoli e l'impaccio
-della donna, ch'egli soleva chiamare la più spallata
-mercanzia del mondo. Ma, poco tempo prima,
-s'era condotte in casa la signora Barbara, sua sorella,
-vedova d'un fallito, e la Savina figlia di lei,
-che sole di tutti i parenti gli eran rimaste, e che
-s'accontentarono di governare la casa e pagar la pigione;
-perchè l'idea di fare un dì o l'altro una grossa
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-eredità era l'áncora della loro speranza. In casa
-però, il signor Cipriano aveva sempre tenuta la mestola
-a suo modo; e ben se lo sapeva quello zotico
-baccellone di Michele, ch'era l'unico famiglio, quando
-il padrone, dotato d'una memoria spilorcia da far
-fremere, gli faceva dar conto ogni dì, della croce
-dell'ultimo quattrino.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nella casa di questo novello Arpagone noi troviamo
-adesso la nostra fanciulla, in qualità di cameriera
-della signora Barbara; la quale, incapricciata
-che la sua Savina diventasse una damigella e facesse
-un bel partito co' fiocchi, non voleva più vederla attendere
-alle meschine cure della famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Maria vi stava già da un mese. Abbandonata ch'ebbe
-la bottega della crestaia, si gettò nelle braccia dell'unica
-conoscente che le restava, la signora Giuditta;
-e pianse, raccontando il pericolo che correva, e la
-scongiurò che le procacciasse un altro ricovero, una
-casa onesta, dove potesse viver più sicura, e nascosta
-a tutti. Appunto alcuni dì prima, la signora Barbara
-s'era raccomandata alla Giuditta (da un pezzo
-si conoscevano) chè facesse di trovarle una brava e
-savia giovine, la quale, contenta di poco, s'allogasse
-presso di lei. Dunque, la cosa fu ben presto combinata;
-e Maria, altro non sospirando che un'esistenza
-casalinga e solitaria, ringraziò il cielo che le avesse
-conceduto quel ricovero.
-</p>
-
-<p>
-Ell'era così docile e buona, che subito la signora
-Barbara prese a volerle bene; e il suo costume, le
-sue parole avevano un incanto così gentile e dolce,
-ch'essa pure la giovinetta Savina le pose molto amore,
-e volle subito che tra loro si dessero del tu. Maria
-le apparecchiava ogni mattina il più fresco e mondo
-vestito che pareva sempre del dì delle feste, un
-candido grembiule coll'orlo a traforo, e un bel collare
-a pieghette, e la cuffietta la più leggiadra, ch'era
-una grazia a vederla. E la madre si ringalluzziva
-tutta, nè capiva in sè della gioja, trovando sì bellina
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-e compita d'ogni cosa la figliuola, che tutt'altra sembrava
-da quella di prima.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la casa poi, in quel breve tempo, risentiva
-già della presenza d'una sollecita regolatrice, a cui
-il buon ordine e la mondezza sono necessità e abitudine;
-i vecchi mobili polverosi, muffati, del signor
-Cipriano, le tende delle finestre e le cortine de' letti
-luride e cadenti, avevan ripigliato un'aria di giovinezza
-e di pretensione. Fino quel semplice di Michele,
-il famiglio, voleva farsi in quattro per ripulire e rassettar
-le camere, il salotto e la cucina; e lavorava a
-tutta schiena a rigovernar le pentole, le casseruole, le
-stoviglie, obbediente come un cagnolino a tutto quel che
-Maria gli dicesse; perchè glielo diceva con un far così
-benevolo, ch'egli, usato a ricever buone lavate di capo
-dal padrone per cose da nulla, sarebbe per essa ito
-nel fuoco. L'avaro era il solo che più di frequente
-brontolasse di quelle novità; nè ci voleva meno di
-tutto l'accorgimento e di tutta la pazienza della sorella
-a persuaderlo che un uomo della sua qualità,
-con venti mila lire buone di rendita, doveva tenersi
-in credito, e aver una casa da cristiano; ma la ragione
-che lo faceva star più cheto, era che non gli
-toccasse di far vedere la luce a un soldo di più.
-</p>
-
-<p>
-Dopo che stava in quella casa, Maria non ne usciva
-mai, fuorchè la domenica di buon'ora, per andare
-alla messa nella chiesa più vicina. L'inverno si rabbruscava
-sempre più; il cielo era quasi sempre rannuvolato
-e piovoso, e le prime nevi avevan già messo
-nell'aria quella muta malinconia, che par s'acconci
-tanto bene a una vita rassegnata e oscura.
-</p>
-
-<p>
-Sbrigate le faccende di casa, tutta la gioia di Maria
-era di potersi ritirare nel silenzio della sua camera.
-Allora rialzata una cortina del balcone che metteva
-su la ringhiera, sedeva assidua al suo lavoro, là
-presso, sotto la poca luce; e le pianticelle d'un vaso
-di garofani, ch'essa teneva su d'un vicino armadietto,
-lasciavan talvolta cadere sul suo grembo alcune secche
-fogliette. Quel piccolo vaso, senza un fiore, quell'arida
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-pianticella, quegli steli d'un pallido verde, ricadenti
-su l'orlo del vaso, bastavano a risvegliar nell'anima
-sua il dolore del tempo passato, il mesto
-desiderio d'un avvenire più felice. Si ricordava che
-nella casa di suo padre, sovra la soglia della sua finestra
-verso il lago, ella soleva una volta educare
-una famigliuola de' fiori che più amava; e via via, di
-pensiero in pensiero, il suo cuore la rapiva... Essa
-non era più là, era con sua madre e con la vecchia
-Marta, era con suo fratello... e con un altro!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-E dimenticava tutto, per ricordarsi solamente d'una
-appassionata canzoncina, che un giorno era tanto
-piaciuta all'amico suo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i07">ROSA.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Chi è che vien sì lenta e sospirosa?</p>
-<p class="i01">Povera Rosa! Rosa innamorata!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Era un raggio del ciel la sua sembianza;</p>
-<p class="i01">Ora è senza color, senza parola:</p>
-<p class="i01">Prima al canto d'amor, prima alla danza,</p>
-<p class="i01">Ed ora agli occhi di ciascun s'invola;</p>
-<p class="i01">E se ne va piangente, e tutta sola</p>
-<p class="i01">Lungo la riva di fiori smaltata.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Su la bell'alba move, in vesta bianca,</p>
-<p class="i01">E par l'ultima stella del mattino;</p>
-<p class="i01">Tacita riede, quando il giorno manca,</p>
-<p class="i01">E pare il primo raggio vespertino;</p>
-<p class="i01">All'alba e al vespro, sempre a quel cammino</p>
-<p class="i01">Sen viene la fanciulla sconsolata.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Perchè si volge sempre al ciel lontano?</p>
-<p class="i01">Qui non è cosa più che la conforta!</p>
-<p class="i01">Madre infelice! E tu la cerchi invano;</p>
-<p class="i01">D'un angelo la vita in terra è corta!</p>
-<p class="i01">Madre, non hai più figlia!... Ell'è già morta,</p>
-<p class="i01">E già rivola a Dio l'alma beata.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Chi a pianger vien sul sasso ov'ella posa?</p>
-<p class="i01">Povera Rosa! Rosa innamorata!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma nella dolcezza del suo rapimento veniva a turbarla
-l'acuta voce della piccola Savina, la quale era
-inquieta, caparbia, un vero demonietto; e non la poteva
-star sola un'ora co' suoi pensieri di quindici anni,
-senz'annoiarsi. Allora essa correva dalla Maria, e saltellandole
-intorno, come un furetto, ora voleva che le
-acconciasse un riccio, ora che le stringesse la cintura,
-or una cosa, or un'altra. E poi, se le frullava il
-capriccio, Maria doveva porsi a giocar con lei; e pigliato
-un mazzo di carte, bisognava che la si facesse
-a indovinare, se la padroncina avrebbe avuto un amante,
-se giovine, ricco, bello e che so io. Maria paziente
-ne appagava i bizzarri ghiribizzi, le presagiva
-le più liete cose del mondo, tutto com'essa voleva; e
-la Savinetta allora le balzava al collo, le dava baci,
-le diceva ch'era tutta bella, e che appena divenuta
-una gran signora, essa l'avrebbe tenuta sempre con
-lei, e di più, che s'ella fosse stata un bel giovinotto
-co' baffi l'avrebbe sposata su' due piedi. Maria non si
-piaceva delle scioccherìe di quel farfarello; ma pur
-era bisogno che qualche volta mostrasse di sorridere,
-perchè non la facesse peggio.
-</p>
-
-<p>
-Così ella provava quanta pena costi a un animo
-debole e piagato la lotta dell'interno dolore con le
-amare inezie della vita. E non aver nessuno a cui
-svelare i segreti della sua pena, nessuno che le dicesse
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-una parola, che le desse un consiglio; e in vece
-dover sempre parer lieta, e sorridere quando altrui
-piaceva, tutto ciò logorava il cuor suo; come un succo
-velenoso che fa morire lo stelo d'un fiore, quando
-appena il primo germoglio comincia ad aprirsi al sole.
-</p>
-
-<p>
-Pure, a poco a poco, l'aria dolce e l'ingenuità
-della fanciulla parevano aver fatto breccia perfino
-nello scabro cuore dell'avaro. Maria non se n'era
-accorta, ma il vecchio Arpagone non brontolava più
-come prima, non andava gironzando per la casa, le
-mani nelle tasche del giubbone, come soleva, e sguardando
-in cagnesco; fin al povero Michele non faceva
-più il viso arcigno, quando se lo faceva venir innanzi
-per saldare i conti, o comandar il desinare. Ond'era,
-che que' di casa e i vicini, i quali l'avevano sempre
-conosciuto per un sornione dannato, volevano sbattezzarsi
-per la maraviglia, non potendo capacitarsi di
-vedere il signor Cipriano rientrar in casa fuor dell'ore
-usate e con un'ariona allegra, della quale i suoi debitori
-del vicinato non avevan, da anni e anni, neppur
-sognato l'ombra.
-</p>
-
-<p>
-Ma il più strano fu, quando venuta la domenica,
-egli fu veduto attraversar la piazzetta, vestito d'un
-pastrano nuovo color marrone e con un cappello
-rimberciato, che pareva volesse sfidar l'aria; a mano
-a mano ch'egli passava, l'ortolana, la pizzicagnola, la
-tabaccaia e l'altre comari del quartiere gli tenevan
-dietro con gli occhi, e poi si guardavan tra loro stupite,
-come per dire: — O la è vicina la fine del
-mondo, o il signor Cipriano vuol morire.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nessuno l'avrebbe pensato, pure egli era vero, che
-da qualche tempo la graziosa figura di Maria trottava
-per il cervello del vecchio barbogio. Alla sera quand'egli
-seduto nel salotto, presso il camino, in cui ardevano
-due legni in croce, si traeva di tasca, e rileggeva
-la bisunta vacchetta del suo <i>dare</i> e <i>avere</i>
-(cosa ch'egli faceva tutti i santi giorni dell'anno, come
-un buon prete recita il suo breviario), gli occhi
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-suoi piccoli e rossigni stoglievansi spesso dalle cifre
-arabiche ond'era tempestato quel libretto, per riposarsi
-sul leggiadro gruppo di Maria e della Savinetta
-che stavano poco lungi, accanto della tavola, l'una a
-cucire, l'altra a ridere ed a ciaramellare. Il dilicato
-aspetto di Maria, la sua testa vezzosa e coperta d'un
-bel pannolino bianco orlato d'azzurro che le si allacciava
-sotto al mento, i capegli scompartiti e lucidi,
-gli occhi grandi e modesti, quella faccia bella che
-cominciava a ripigliare il suo tenero incarnato, e
-quelle piccole e bianche mani inquiete sul lavoro, e
-lo schietto abbandono della snella persona, tutto aveva
-in lei una tale magia, che al signor Cipriano, a cui
-per le frequenti sorsate del suo pretto vin d'Ossona
-luceva un poco la vista e ballava la camera intorno,
-l'aerea figura della Maria era come l'apparizione
-d'un bellissimo sogno. Allora egli perdeva il filo de'
-suoi conti, il dare e l'avere gli andavano insieme sotto gli
-occhi, e scambiava numeri e parole; ogni zero gli
-pareva la bella testolina di Maria.
-</p>
-
-<p>
-Così in quelle sere, mentre il vôtar de' bicchieri
-gli scaldava le vene e i polsi, la presenza della vezzosa
-creatura gli metteva nella fantasia il grillo dei
-vent'anni; e dimenticava i suoi capegli grigi e il naso
-bitorzoluto e il suo piatto viso color di vinacce. E
-che non avrebb'egli dimenticato, se lasciò perfino passar
-due giorni interi, senz'esigere dal Michele il rendiconto
-dello scudo rimastogli nelle mani per far le spese?
-</p>
-
-<p>
-Allora, facendosi coraggio s'alzava, e, data una
-scosserella alle membra ingranchite, s'accostava pian
-piano, coll'andar del gatto, alla tavola dove sedevano
-le due giovinette, poco stante dalla signora Barbara.
-E appoggiati i gomiti alla spalliera della seggiola di
-Maria, contorceva il viso con una smorfia, che avrebbe
-dovuto essere un sorriso; e dondolando la testa
-or su l'una spalla, or su l'altra, domandava: — Che
-fate di bello. Maria?
-</p>
-
-<p>
-— Sto ricamando un fazzoletto da collo per la signora
-Savina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh come sei brava! adoperi l'ago, ch'è una delizia
-vederti.
-</p>
-
-<p>
-— Come mi starà bene quel collare, non è egli
-vero, zio? Voglio metterlo il dì del Natale! diceva
-la Savinetta; e intanto, non potendo star cheta, andava
-tagliuzzando con le cesoine le frange del grosso
-tappeto che copriva la tavola.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! ti starà bene anche di troppo, per quella
-maledetta smania di tua madre di spenderti intorno
-tutto il fatto tuo.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciate pensare a chi tocca, voi! rispondeva la
-madre, chè non sapete mai cosa vi diciate.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, bene, tal sia di voi! Ma tu, Maria, che
-sei così bellina, e sai far tante care cosette, perchè
-vai sempre con quel vestito povero, nè mai t'adorni
-di qualche ricamo delle tue belle manine?... E con
-quel suo strano vezzo dondolava sempre il capo, battendo
-con le dita il tamburo sull'appoggiatoio della
-scranna.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! per me non ci penso neppure, io sono
-povera! rispondeva Maria con un sospiro, senza levar
-gli occhi dal trapunto.
-</p>
-
-<p>
-— Via, via, ripigliava il vecchio, non ti crucciare.
-Tu sei carina, buonina... e se non fosse... Oh sì,
-tu adesso sei della famiglia, e vorrei quasi... capisci?
-Io sono di cuor tenero, mi piace che tutti mi
-voglian bene... capisci? Però, non son ricco... è un
-babbuino chi lo crede; lo devo ben saper io, io che
-sono capo di casa: una famiglia costa gli occhi del
-capo, altro che baje!... Ma pure, vada!... per le
-feste del Natale, ti voglio regalare, sì regalare... uno
-scialle rosso, a fiori, magnifico, che ti ruberà gli occhi!
-E tu lo porterai per amor mio, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Ah no! signore, non faccia niente, io ne la
-prego! lo interrompeva Maria, arrossendo tutta.
-</p>
-
-<p>
-— Tant'è! l'ho detto, e lo farò. E levandosi ritto,
-teneva fissi su lei gli occhi di bragia, la divorava
-con gli sguardi.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco qui, voi! gli dava allora sulla voce la
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-sorella. Che idee vi girano in capo? Non avete mai in
-vita vostra regalato alla mia Savina, ch'è pur l'unica
-vostra nipote, nemmen la capocchia d'uno spillo, e
-adesso vi salta il capriccio di donar uno scialle alla
-serva?... Cosa credete che costi? non ve la cavate
-con manco d'un paio di luigi! avete capito?... Eh
-andate a letto, chè la testa vi gira, e non mettete
-così sossopra le figliuole! Maria è una brava fanciulla,
-e fa bene a dir no. Pensateci bene... due luigi!
-voi che gridate tanto di me, che per una settimana
-tempestate, s'io spendo mezzo scudo!... Andate, andate
-in letto, ch'è l'ora.
-</p>
-
-<p>
-Per buona ventura quelle parole, due luigi! eran
-magiche sul vecchio spilorcio; il quale, pigliato un
-moccolo, obbediva, brontolando frasi scucite, e incamminavasi
-verso la sua camera, tentennando la grossa
-persona su le gambe mal ferme. Ma quand'era sull'uscio,
-rivolgevasi; e levando il lume alla dirittura
-de' suoi occhi lustri e accesi, salutava con la palma
-tesa la fanciulla, e lo diceva con una vocina stonata: — Buona
-notte, Marietta! buona notte, mia bella
-stella d'oro! ah! ah! eh! eh!... E, data una girivolta,
-imboccava nell'uscio e se n'andava.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Fino a quel dì, sull'anima candida di Maria non
-era caduta pur l'ombra d'un pensiero di tema: ella
-viveva sicura, e senza alcun sospetto che il suo padrone
-tenesse gli occhi sopra di lei. Era innocente,
-nè il suo cuore poteva concepire quanto d'abbietto e
-d'infame vi fosse nelle semplici e rotte frasi che il
-vecchio le indirizzava in quella sera. Abbandonata
-nella disgrazia, benchè avesse patito molto, essa ignorava
-ancora che sciagure più atroci e prove più dolorose
-sovrastano alla povera innocenza; ignorava che
-l'uomo sembra quasi compiacersi di gettar la contaminazione
-dov'è la miseria, come se questa possa esser
-la scusa della colpa.
-</p>
-
-<p>
-Ma in quella sera, le si svegliò nell'anima un turbamento,
-un timor muto, del quale non sapeva spiegar
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-la cagione. Quando si ritirò, sentiva un'inquietudine
-ne' pensieri, un raccapriccio in tutte le fibre,
-come il senso arcano d'una nuova sciagura; e ad ogni
-momento tremava di trovarsi tutta sola. Le risonavano
-ancora all'orecchio le parole che il vecchio le
-aveva dette, e ch'essa non intendeva; ancora le pareva
-di vedere il suo volto contraffatto dal ghignar di
-quella sua strana giovialità, i suoi guardi di fuoco, e
-gli atti schifi, e il maligno saluto. Quelle parole,
-quell'aspetto le somigliavano un terribile scherno, e
-le mettevano in cuore un gelo, un ribrezzo che non
-aveva provato mai.
-</p>
-
-<p>
-Volgeva intorno gli occhi sbigottiti, e il viso sparso
-di freddo sudore; trattenendo il respiro, tendeva
-l'orecchio al più leggero strepito che si movesse nell'altre
-stanze. E, nel terrore dell'abbandono, domandava
-al cielo la grazia d'essere liberata da quell'affanno,
-che le pareva effetto d'una visione spaventosa.
-</p>
-
-<p>
-A poco a poco tornata in pace, s'avvicinò al suo
-letto, e slacciando il fazzoletto che le copriva la testa,
-si sgruppò la bella treccia bruna, che le si diffuse
-tutta sulle spalle e sul seno...
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, le percosse d'improvviso l'orecchio
-un quieto strisciar di pianelle, come il passo
-d'alcuno che s'accostasse al suo uscio. Sollevò al cielo
-il volto supplichevole; e poi, serrando le braccia
-strettamente al seno, si raccolse come in sè stessa, e
-stette senza movimento e quasi senza vita. Così una
-giovinetta indiana, la quale, fuggita dalla sferza del
-sole, riposavasi all'ombra del fedele sicomòro, si risveglia
-con subitano balzo da' suoi sogni dorati, e rimane
-muta, fredda, tremante, sotto la malía degli
-accesi occhi del serpente, che vede trascinarsi col lubrico
-ventre su per la zolla di muschio, ov'essa poco
-dianzi dormiva.
-</p>
-
-<p>
-Poi, quel cauto stropiccìo di passi le parve allontanarsi,
-e poco di poi cessar del tutto. Essa palpitava
-ancora, ma lo sgomento che l'aveva compresa divenne
-meno; diede un gran sospiro, e le si allargò il
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-cuore. Pure, quando fece per ispogliarsi del suo modesto
-vestito, un segreto istinto di pudore, che le
-nacque nell'animo in quel momento come il gemito
-dell'innocenza, le persuase di coricarsi vestita com'era,
-senza quasi ch'ella osasse domandarne a sè medesima
-il perchè.
-</p>
-
-<p>
-Si gettò dunque sul letto, ma per tutta la lunga
-notte non potè chiuder gli occhi al sonno, nè trovar
-un istante di quiete. A ogni poco, il più lontano suono
-la riscoteva; e balzando a sedere su la coltre, ascoltava,
-tremava. E que' risalti e quelle paure erano
-per nulla: una volta era lo stillare d'alcuni ghiacciuoli
-che staccatisi dalla grondaia battevano su la balconata;
-poi, era un gatto che saltando dall'abbaìno attraversava
-su pel lungo ballatoio della casa; poi, qualche
-povero diavolo, un di coloro che non han luogo
-nè fuoco, il quale cacciato fuor della porta del vicino
-tavernaio, se n'andava in ronda gagnolando qualche
-rozza canzone, e faceva scricchiolare sotto i suoi passi
-la neve gelata, camminando a sghembo, come si dipinge
-la saetta.
-</p>
-
-<p>
-Oh come la fanciulla benedisse il ritorno della mattina!
-Ma gli ultimi giorni del dicembre, sotto l'umida
-coperta delle nebbie, nascono sì tardi su le tetre vie
-della città, e stillano i brividi della tristezza nel cuore.
-Nondimeno ella spalancò il balcone, e tutta consolata
-bevendo quell'aria cruda ma aperta, credette di tornare
-alla vita. Quando fu per uscire della sua camera,
-un dubbio inquieto le arrestava ancora il passo,
-perchè sopra ogni cosa temeva d'incontrarsi sola col
-vecchio padrone. In casa nessuno erasi levato, fuori
-di quel poveraccio del Michele: e Maria lo pregò con
-tal modo le desse una mano a rassettar le camere, che
-il buon uomo non sel fece dire due volte, e in manco
-di mezz'ora rimuginò e ripose tutte le masserizie, che
-si sarebbe potuto specchiarvisi.
-</p>
-
-<p>
-Poi, per tutto il dì, Maria non si tolse mai dal fianco
-della sua padrona, schivando sempre, con uno o
-con un altro pretesto, d'abbandonar la camera ove
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-stava con essa e con la figliuola. Ma il signor Cipriano
-era uscito di buon'ora, nè tornò fino al desinare;
-durante il quale, rimase sopra pensiero, non disse mai
-parola, non guardò a nessuno, e tenne un broncio duro
-che gli s'acconciava a meraviglia. Maria non poteva
-crederlo, ma pur non desiderava di più: la sorella
-e la nipote di lui non ci vedevan dentro chiaro.
-</p>
-
-<p>
-Il dì dopo fu lo stesso, così che la fanciulla cominciò
-a rassicurarsi, a pensare che il suo timore fosse
-il giuoco d'un sogno cattivo; ella si persuase perfino,
-che il sospetto che l'aveva presa, fosse un reo
-pensiero dell'anima sua, una colpa di più... Povera
-innocente!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Intanto il dì del Natale era passato, e nella casa
-del vecchio avaro tutto camminava col solito andare.
-La mattina breve, ma pur tediosa, era appena ingannata
-dalle poche faccende della famiglia, e da qualche
-rara visita d'una comare del vicinato o d'alcuna
-delle amiche della padrona. La sera poi, al consueto,
-le tre donne sedevano presso la tavola; e il signor
-Cipriano se ne stava nel salotto, rincantucciato al focolare,
-in compagnia del suo fiasco di vin vecchio, e
-studiava sul fido libricciolo degli interessi il conto
-della fin dell'anno, quel conto fatale ai poveri debitori;
-e al saldar di ciascheduna partita, vôtava d'un
-fiato il colmo bicchiero, e lanciava un'occhiata lunga
-e maligna alla giovinetta pensosa; una somma, un
-buon bicchiero, e un'occhiata di traverso, e via con
-questo giuoco. A mezza sera le donne si ritiravano,
-e il padrone rimaneva ancora per un buon pezzo a
-succiare del suo boccale; e allargando le gambe a cavalcioni
-del fuoco, rintascato il libro nero, lasciava
-le briglie a' suoi pensieri, si deliziava ne' più bei castelli
-in aria che abbian mai ballonzato nel cervello
-d'un vecchio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una sera fra le altre — egli era solo, e bisogna
-che qualche strano ghiribizzo gli stuzzicasse la fantasia,
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-perchè grattavasi le orecchie, e di tanto in tanto,
-sfregandosi le mani o facendosi scricchiolare le dita,
-borbottava strane e rotte parole, lasciava sfuggire
-certe mute risa, da disgradarne il don Bartolo della
-commedia; al quale somigliava, imbacuccato com'era
-in una grossa berretta di cotone e nell'emerita vestaccia
-da camera che aveva tutti i colori dell'iride.
-</p>
-
-<p>
-— Tant'è! bisogna venirne a capo, o non sono
-io!... È oramai tempo! non posso proprio star più
-nella pelle — così borbottava il maligno vecchiardo. — Ho
-un fuoco qui dentro che mi brucia!... Mi
-par quasi di non aver più testa, e tutto mi balla in
-giro. Ecco! di tante belle cose ch'io aveva pensate
-da dirle, non ne so più un'acca. E sì, che quando mi
-ci metto, so parlare in punta di forchetta!... Maledette
-le parole! Basta, sarà quel ch'ha da essere.
-Quando la vedo, mi sento rimescolar tutto... Ma
-ella? se bastasse il promettere, manco male, le prometterei
-Roma e Toma... E qui pensava.
-</p>
-
-<p>
-— A ogni buon conto, se la tristarella ha il cattivo
-uso di serrarsi in camera la notte, questa controchiave
-farà il fatto mio... Una volta ch'io ci sia, il
-resto vien di per sè. Vorrei vederla, che quel musetto
-avesse ad arricciare il naso alla vista di questo bel
-rotolo di ruspi nuovi!... E si toglieva di tasca un
-cartoccio, e lo contemplava con occhi di ramarro.
-</p>
-
-<p>
-— Veramente, penso che dodici son troppi, e mi
-piange il cuore... perchè, se la fosse come tant'altre
-con qualche cencio e un par d'orecchini... e saltar
-tant'alto!... Eh! una volta, che tempi! Gli è
-vero che allora io era più fresco, e che quell'altre
-non tenevano soltanto a' miei soldi... E si ringalluzziva,
-poi guardandosi nell'antico specchiaccio ch'era
-sopra il camino, scoteva il capo e rannuvolavasi in
-volto. — Ma questa piagnolona non so come pigliarla.
-Se non fosse che le voglio un bene matto!... Eh
-via! chè il mio grimaldello apre qualunque uscio...
-E riponeva il rotoletto.
-</p>
-
-<p>
-— E poi? vada <i>todos</i>! la sarà l'ultima questa, non
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-ci casco più da vero, mi costa troppo caro: tant'e
-tanto, di questi dodici bei zecchinetti, mi ricatterò su
-quel piccolo prestito d'ieri... Ma basta, basta, non
-voglio arrischiar troppo, chè potrei far qualche marrone,
-e perder la testa. Dunque, zitto, zitto! Parmi
-che a quest'ora tutti debbano dormire... E levavasi,
-e camminando su le punte de' piedi andava a uno,
-poi all'altr'uscio della stanza, appostandosi alla toppa
-a origliare. — Oh non è niente!... mi pareva...
-è un'immaginazione! E poi, sono in casa mia e, alla
-peggio, tengo il coltello per il manico, io! Dirò che
-risvegliato dal rumore, m'è parso che alcuno entrasse
-in casa, che da buon padrone non voglio scandali,
-e... gliela farò pagar salata, la caccerò di casa mia...
-Ah! ah! sono un uomo io? Or che ci penso, potrei
-anche smagrire il rotolo, tirarne fuori uno o due di
-questi ruspi; un di più, un di manco, è lo stesso per
-lei; già non la starà a contarli. — E pigliato il piccolo
-cartoccio, ne traeva fuori uno zecchino, e se lo
-riponeva nel taschino del panciotto. Poi passeggiava
-per la stanza lentamente, con passi studiati, accorti,
-poi tornava a origliare. E solo, a ora a ora, susurrava: — Ah!
-mia speranzina, mio tesoro! che m'hai stregato,
-che m'hai rubato il cuore, che m'hai fatto diventar
-giovine di vent'anni!...
-</p>
-
-<p>
-E il vecchio rimbarbogito s'avviò verso l'uscio del
-salotto. Ma n'andava di male gambe, chè tra il molto
-vino bevuto e una cotal segreta paura, adombravasi,
-sostava a ogni passo, quasi che alcuno lo spiasse; e
-si guardava le calcagna, come il lupo che sente le
-peste del villano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nel mentre che il reo babbaccio così andava mulinando
-l'infame suo tentativo, Michele, il dabben servitore,
-insospettito del perchè il padrone, a quell'ora
-così tarda, non si fosse coricato, si cacciava all'oscuro
-per il corridoio che conduceva alla camera di Maria;
-poi, cautamente avvicinatosi all'uscio ch'era chiuso,
-batteva un tocco leggero, dicendo sotto voce: — Maria,
-aprite, son io, sono Michele; aprite per carità!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'uscio s'aprì, e la fanciulla comparve ansiosa, atterrita,
-tenendo il lume in una mano, e con l'altra
-raccogliendosi sul seno il giubboncino, del quale già
-stava per dispogliarsi.
-</p>
-
-<p>
-— O Maria, disse Michele con accento rapido e
-sommesso; bo una cosa a dirvi, e in tutt'oggi non
-ho potuto mai trovar il momento...
-</p>
-
-<p>
-— Oh! che c'è mai? per amor del cielo, parlate!
-esclamò la giovine, divenuta pallida pallida per il terrore
-che si faceva più grande.
-</p>
-
-<p>
-— Egli è perchè siete così buona, e non mi dà
-l'animo di vedervi rovinata: ahi se potessi dir tutto
-quel che so... Ma no, vi basti, che non ci state bene
-voi, in questa casa; che il padrone v'ha messo gli
-occhi addosso; e voi non sapete che uomo sia, massime
-quando si lascia prender dal vino... Ah, per carità,
-pensateci e tremate! Non siete sicura, vi dico,
-e il Signore abbia compassione di voi...
-</p>
-
-<p>
-— O mio Dio, mio Dio! Che cosa ho a fare?
-</p>
-
-<p>
-— Fuggire, fuggir di qui, più presto ch'è possibile.
-Ah se sapeste, Maria, che lagrime ha fatto versare
-quell'uomo!... Se vi dicessi la storia d'un'altra
-poveretta... Domandate la vostra licenza, andate via,
-credete a me, che vi voglio bene, come se foste mia
-figliuola. Voi non potete dormir in pace nel vostro
-letto!
-</p>
-
-<p>
-Maria ascoltava, come istupidita, queste parole, e
-cogli occhi immobili, e con le labbra gelide e semiaperte,
-muta e senza senso guardava Michele, quasi
-aspettando da lui una parola, un pensiero. Poi, vinta
-dal dolore, rompendo a uno schianto — Oh! perchè
-mai, disse, non m'avete parlato prima? Ora, abbiate
-voi compassione di me, salvatemi voi, fate ch'io
-fugga subito di questa casa!
-</p>
-
-<p>
-— Oh è impossibile! Come volete ch'io faccia? è
-impossibile adesso! dove vorreste andare? Pensateci;
-e domani, o posdomani, qualche pretesto non vi
-mancherà.
-</p>
-
-<p>
-No, domani, no! Adesso, vi dico, adesso... io
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-sono nelle vostre mani, salvatemi, salvatemi! E piena
-di raccapriccio e di spavento, guatava per il buio
-del corridore, come se già temesse l'avvicinarsi dell'odioso
-padrone.
-</p>
-
-<p>
-— Non sapete, ripigliava Michele, quel ch'arrischio
-solo per avervi avvisata? il mio pane per tutto il
-resto della vita; io sarei cacciato di qui: e dove trovare
-allora chi voglia di me, vecchio e gramo come
-sono?...
-</p>
-
-<p>
-— Anche voi m'abbandonate, buon Michele? E
-bene, Dio mi darà forza; e dovessi anche gettarmi
-giù dalla finestra, domani non sarò più in questa casa!
-</p>
-
-<p>
-— O mio Dio! Siete voi che parlate così, Maria?
-No, no, farò tutto, farò quel che volete. Sentite
-dunque...
-</p>
-
-<p>
-— Oh il cielo vi benedica! ma ch'io fugga sul
-momento... Domani, questa notte... qui io sarei
-già morta!
-</p>
-
-<p>
-— Sentite bene! raccogliete qualche cosa del vostro;
-poi, senza strepito, zitta e lenta, andate a basso,
-ch'io starò giù ad aspettarvi appiè della scala...
-Per una fortuna del cielo, ho qui una vecchia chiave
-dello sportello: vi metterò fuori e, se v'accontentate
-d'un povero cantuccio per questa notte, bussate a
-quella porticina qui poco lontano, la seconda voltato
-il canto: vi stanno una mia sorella e Brigida la mia
-figliuola; dite che vi mando io; v'apriranno, e sarete
-la ben venuta: domani poi, all'alba, verrò anch'io;
-e intanto il Signore v'inspirerà che cosa fare.
-</p>
-
-<p>
-— Ch'Egli vi dia del bene! Non sarà mai che il
-mio cuore dimentichi un benefizio sì grande!... E
-stringeva con affetto le mani dell'onesto famiglio; e
-su quelle cadeva una sua lagrima, una lagrima di riconoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Questo colloquio agitato, sommesso, fu cosa d'un
-momento. Un momento dipoi, Michele era scomparso;
-e a tentone attraversando la stanza vicina e l'antisala,
-con gran cautela disserrò l'uscio che rispondeva
-sul pianerottolo della scala; lasciatolo socchiuso,
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-discese, e si pose con animo inquieto ad aspettare,
-presso la porta di strada.
-</p>
-
-<p>
-Maria intanto, tutta ancora smarrita e tremante,
-era rientrata nella sua camera, e non potendo sopportar
-l'angoscia che le toglieva quasi il respiro, abbandonavasi
-per poco su d'una seggiola, sentendo
-bisogno più che mai di racquistare tutto il suo coraggio.
-Poi, riscossa da quel letargo, al destarsi di
-nuovo spavento, si racconciò in fretta nella sua semplice
-vesta, e già s'era mossa per uscire, quando le
-sovvenne di pigliar seco il rosario benedetto che la
-madre le aveva confidato al suo letto di morte. Tornò
-indietro, lo cercò fra le cose sue, che aveva lasciate;
-e trovatolo, con un santo pensiero infantile,
-e non sapendo quasi quel che si facesse, se lo pose
-al collo.
-</p>
-
-<p>
-In quella, apparve su l'entrata della camera la stupida,
-esosa figura del signor Cipriano. Egli aveva
-trovato schiuso l'uscio, e non volle di meglio; chè,
-vinto il primo passo, si teneva sicuro del fatto suo.
-S'avanzava pian piano, con un andar rotto, incerto;
-e sul volto acceso dal fuoco del vino, gli si leggeva
-il sinistro ghigno d'una compiacenza che aveva qualcosa
-di bestiale. Egli volle parlare, balbettò; ma, al
-primo vederlo, la fanciulla mise un disperato grido,
-un grido soffocato dal terrore, e corse a nascondersi
-nel più lontano angolo della stanza. Il vecchio continuava
-ad avvicinarsi tentennando, e sogghignava, e
-teneva sempre sovr'essa gli occhi intenti e bramosi.
-</p>
-
-<p>
-Quando fu vicino alla debole sbigottita creatura, la
-quale, rannicchiata sul pavimento, tentava di farsi
-scudo delle braccia tremanti, nè osava di respirare,
-come se un respiro solo avesse potuto perderla, il
-vile vecchio distese la destra per sollevarla dal terreno,
-e chinossi lentamente sopra di lei.
-</p>
-
-<p>
-Allora, inspirata dal suo verginale coraggio la giovinetta
-levò la testa, e con uno sguardo sublime, ardente
-di disprezzo e di vergogna, fissò gli occhi sicuri
-e innocenti su la delirante faccia del vecchio. Il
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-quale, colto da involontaria tema, ristette scompigliato,
-e diede addietro due passi. Essa continuava a guardarlo,
-senza dire parola: quell'aspetto laido e ributtante,
-le suscitò nel cuore un fremito così doloroso
-che per salvarsi dall'orrore che l'agghiacciava, come
-se le fosse sorta dinanzi l'apparizione d'un demone,
-strinse con ambe le mani la sacra medaglietta del rosario
-che le pendeva sul seno, e la baciò. Quel bacio
-fu più che una preghiera, più che un voto.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchiardo, il quale, non aspettando quella scena,
-temeva quasi di vedersi fuggir di mano la sua
-preda, fece i due passi che lo dividevano da lei, e
-chiamandola a nome e ringhiando, allungò di nuovo
-le braccia per afferrarla; ma la fanciulla con un rapido
-balzo distaccossi da lui, e fuggendo corse verso
-l'uscio. Allora il reo vecchio, fatto più audace dall'impensata
-resistenza, le attraversò la via, brancicando
-qua e là, e dando pugni all'aria per trattenerla
-nella sua fuga; e sentendo la poveretta con
-dolorose grida invocar misericordia e soccorso, egli
-ruppe in maledizioni, e inseguendola d'ogni parte,
-giunse ad afferrarla per le mani; ma a quell'impuro
-tocco, poco mancò che Maria non cadesse svenuta.
-</p>
-
-<p>
-Egli mischiava intanto preghiere e bestemmie con
-rauca voce, e ripeteva parole insensate, atroci; e serrando
-i denti per l'ira, e quasi schizzando fuoco dagli
-occhi grifagni, minacciava, minacciava d'ammazzarla
-se non tacesse.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In quel momento terribile, la fanciulla, raccolta la
-poca lena che ancor le restava, e sostenuta nel cuore
-da una virtù sovrumana, fremendo d'orrore in ogni
-sua fibra, fece sembiante di cedere alla brutale forza
-che la strascinava... Poi, con una improvvisa stratta,
-si sciolse del feroce abbracciamento del vecchio, e
-sorta di lancio, con quell'impeto che lo spavento aveva
-fatto più grande, lo respinse, lontano, gridando: — Lasciatemi,
-infame! il Signore vi punisca!... lasciatemi!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio demente, mezzo ebbro e arrancato com'era,
-rinculò barcollando, vacillò, e cadde rovescioni
-sur una tavola; e traendo seco a ridosso la tavola, il
-lume e ogni altra cosa, stramazzò con gran tonfo sul
-terreno, nè potè più rialzarsi: ammaccato e malconcio,
-andava lamentandosi con un rantolo affogato, interrotto;
-finchè giacque immobile e riverso nel lurido
-sfinimento dell'ebbrezza.
-</p>
-
-<p>
-Maria era fuggita.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap11-2">XI.
-<span class="smaller">IL RITORNO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Era un giorno freddo e oscuro, nel cuor di gennaio.
-Stendevasi per tutto il cielo un immenso, uniforme
-padiglione di nuvole cenericcie e cupe, non interrotte
-da nessuno screzio di sereno, nè pure distinte
-dalla lieve striscia di quel chiarore pallido, che
-sembra almeno rammentare esservi ancora sotto al
-malinconico manto dell'inverno il nostro sole. L'atmosfera,
-che la notte innanzi s'era irrigidita per lo
-spirare d'un acuto, gelido rovaio, pareva più greve
-nella sua morta quiete, come allorchè promette vicina
-la neve.
-</p>
-
-<p>
-La strada era solitaria, le rive, le campagne si
-confondevano mute, nude, in tutta la squallidezza del
-l'inverno: le rotaie del cammino erano insudiciate
-d'un limaccio pesto, sdrucciolevole, e rotte a ogni
-tratto da fossatelli e da pozze. La natura intirizzita e
-moribonda, le piante aride e grame che lasciavano
-cadere qualche ramicello spezzato dal gelo, l'ultime
-foglie già morte; non un fiore, nè un fil d'erba che
-spuntasse di sotto la neve già vecchia e gelata, nè un
-passero che saltellasse fra i vizzi rami. In mezzo a
-quella scena, la quale t'avrebbe messo il freddo nell'ossa
-e nel cuore, erano solo indizio di vita i tocchi
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-replicati e sordi del mezzodì, che venivano dal
-campanile d'un lontano paese. E la neve, già promessa
-dal rovaio della notte innanzi, cominciava a cadere
-fitta, quieta, a larghe falde; sì che ben presto
-tutta la campagna fu ricoperta d'una nuova veste
-biancastra, che lasciava appena indovinare giù per le
-avvallate costiere la pesta del cammino.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Già da molte ore continuava a nevicare a gran
-fiocchi; eppure su quella strada deserta un povero
-cavalluccio, con la groppa coperta d'un ruvido coltrone
-addoppiato, andava trascinando a fatica una di
-quelle carrette a due ruote, con le spallette armate
-di quattro legni ad arco, e sopravi tesa una grossa
-tela di canapa, che formava il tetto dello strabalzante
-traino. Sul davanti, era seduto, con le gambe penzoloni
-all'infuori d'una delle stanghe, un buon villano,
-il padrone della carriuola: egli aveva una berretta
-rossa e nera, tirata su gli orecchi, cadente da
-una banda e suvvi un vecchio cappellaccio sfondato;
-e invece di mantello, anch'esso, come la sua bestia,
-portava su le spalle un grosso boldrone di lana. Di
-tanto in tanto dava un buono scrollo alle briglie di
-corda che teneva fra le mani, e col mozzicone della
-frusta punzecchiava le anche del paziente ronzino, o
-co' più strani versacci l'aizzava a un impossibile trotto;
-perchè la povera bestia, con le zampe ingranchite
-dal gelo, sprofondava fin sopra al garretto nella
-neve già alta, e a stento vi rompeva una callaia, inciampando
-sovente, e levando il muso, sbuffante come
-un Rabicano.
-</p>
-
-<p>
-— Uh! uh!... maledetta bestia! gridava il villano
-il quale, come gli eroi d'Omero, aveva costume di
-parlare col suo cavallo: uh! uh!.... e' pare che
-sia la prima volta che tu batti questa strada, e sì
-che, per dannata sorte, io potrei contarne gli alberi
-e i sassi... hop! hop! non c'è verso; è come se
-parlassi alla cavalla orba del mulino... Poveraccia!
-un po' di ragione l'hai anche tu; chè con una neve
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-di questa fatta, non ci si può vedere più in là del
-naso... Ah! la è una vita ladra la vita della povera
-gente! Oh se almeno, arrivato che fossi a casa, mi
-aspettasse un po' di roba da cristiano sul tagliere, un
-bel fuoco allegro, e un buon letto!... Ma non c'è
-santi per noi!... La casa è aperta alla furia di questo
-tempo indemoniato, i miei due marmocchi a piangere
-sulla porta, e la mia donna a gridarmi dietro
-che non ho guadagnato una boccicata; e rotte le
-impannate delle finestre, e sul focolare morto una
-pentola screpolata!... E poi domani, andare in giù
-con quattro ceste d'erbaggi, e qualche fardello, se
-pur capita, e tornare in su il dì appresso con le ceste
-vôte, e le tasche magre... E poi da capo sempre
-la stessa vita, finchè sia venuta l'ora di tirar le
-calze... Oh! se qualche volta non si guardasse in
-su, di sopra ai tetti, sarebbe meglio vendere l'anima
-al diavolo che forse è più galantuomo di tante birbe
-di questo mondo!... Ah che giornata! che neve!...
-Eh! uh! trotta, che la mangiatoia t'aspetta con una
-buona bracciata di fieno; trotta, trotta, se non vuoi
-star digiuna come me, bestia dell'inferno!
-</p>
-
-<p>
-Così andava brontolando il villano; mentre spingeva
-gli sguardi di sotto all'ale del cappellaccio, per
-vedere attraverso la folta neve se spuntasse l'acuta
-cima del campanile del suo paese.
-</p>
-
-<p>
-In quel punto, un lungo sospiro, il gemer d'una
-voce soffocata, che uscivan del fondo della carretta,
-gli ruppero il filo dei pensieri; e allora rivolto indietro
-il capo si ricordò della giovine, alla quale partendo
-da Milano egli aveva avuta la carità di ceder
-quell'angolo; una poveretta che aveva incontrato,
-appena fuor delle porte della città, sola, tapina e malata.
-E per tutto il durar del viaggio, che certo avevano
-fatto un diecisette miglia, ell'era rimasta là, in
-quel fondo, come in un nascondiglio, accosciata, raccolta
-ne' suoi miseri panni, e coperta d'una vecchia
-mantellina nera, che nascondeva quasi del tutto il suo
-viso pallido e le sue bianche mani tremanti di freddo;
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-nè lungo la via aveva detto mai una parola, ma era
-stata così cheta, che il buon cavallaro aveva già dimenticato
-la sua compagna di viaggio.
-</p>
-
-<p>
-Pure quel nuovo gemito aveva un non so che di
-doloroso, che ruppe il cuor del buon uomo; il quale
-si pose a contemplar la giovinetta con quella compassione
-rozza ma schietta, che sì forte sentono i
-cuori di coloro, i quali, senza saperlo, fan vita domestica
-con la sventura. E vide l'infelice, benchè si
-tenesse tutta chiusa nella sua mantellina, agitata da
-frequenti brividi, tremante per tutta la persona con
-le labbra livide e semiaperte, e il viso scolorito e rigato
-di lagrime. Ella piangeva, soffriva, eppure soffocava
-il suo dolore.
-</p>
-
-<p>
-— Ehi! cos'avete, quella giovine? vi vien male?
-dite su! mi fate una compassione...
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose con una voce debolissima che appena
-giunse all'orecchio del cavallaro; no, ho dei
-travagli...
-</p>
-
-<p>
-— Eppure, voi dovete aver freddo, tremate come
-una foglia! Mi rincresce, sapete, che faccia un tempo
-così brusco, più per voi, che per la mia povera bestia
-e per me! Siete così bianca e sparuta, che non
-vorrei che questo vento gelato vi portasse via....
-Maledetta neve! non n'è mai venuta tanta, come in
-quest'inverno; è proprio una Russia!... Ah! trotta,
-bestia poltrona!... Oh, guarda ch'io non ci aveva
-dato mente! prendete, la mia figliuola, prendete questo
-mio tabarro; è una grossa coperta di lana, ma
-tant'e tanto vi terrà un po' di caldo; e io, bestia!
-che non ci ho pensato prima!...
-</p>
-
-<p>
-— Oh! no, brav'uomo, rispondeva la giovinetta;
-io sto bene, e poi siam vicini al vostro paese: non
-è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Eh! questa dannata strada non la finisce mai,
-come quella del paradiso; il campanile lungo, lungo
-del nostro Cantù è sempre là, nè mai ci s'arriva.
-Pigliate, via! pigliate la coperta; avreste ben potuto
-cercarmela voi, chè per me gli è tutt'uno, ci sono avvezzo
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-a fare questa vita, e ho l'ossa dure... Mo,
-brava, siete buona, così! chiudetevi ben dentro che
-vi sentirete meglio, e tiratevi i piedi sotto... Oh!
-guardate, se una giornata come questa la doveva toccar
-proprio a noi, con questo vento che taglia la faccia,
-e questa neve che seguita allegramente. Brr!
-brr!...
-</p>
-
-<p>
-— Vi ringrazio della vostra carità, disse la fanciulla,
-che ravviluppatasi nel boldrone del villano sentiva
-di tornare in vita, ed era tocca nel profondo del cuore
-dalle parole del galantuomo.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! riprese l'altro, fate conto davvero di tirar
-innanzi fino a Como, con questo tempaccio del diavolo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì: prima che ci arriviamo, il tempo può calmarsi:
-e poi se mai si facesse più cattivo, mi fermerò
-lungo la strada in qualche cascina; ma bisogna ch'io
-arrivi a Como prima di notte.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, perchè mai andate così sola? e come vi
-siete arrischiata?...
-</p>
-
-<p>
-— Non ve l'ho detto? vo a casa mia, dove non
-ho più nessuno: e se non foste stato voi sì buono,
-che mi prendeste su in vostra compagnia, io già
-aveva risoluto, mi sarei messa in istrada tant'e tanto.
-</p>
-
-<p>
-— Pover'anima, vi compatisco! perchè lo so anch'io
-che cos'è patire, e anch'io la mia parte di
-disgrazia l'ho avuta, vedete... Oh! gli è pur troppo
-vero che le disgrazie son come le ciliegie, lo sapete
-il proverbio... In pochi anni, me ne son capitate
-delle belle, che quasi non le potrei contare; e in verità
-santa, penso che a noi, povera gente, tocca proprio
-di vivere, se il vivere è portar fastidii... Con
-tutto questo, se sapeste, nella mia miseria c'è dei
-momenti che non invidio, di cuore, a tutti quei gran
-signoroni che ho conosciuti; perch'io, povero e ignorante
-tal qual mi vedete, so cos'è il mondo; e son
-certo che se avessi a metter su uno di que' loro vestiti
-foderati di seta e coi bottoni dorati, ci creperei
-dentro prima di sera... No, no! una minestra col
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-lardo, un bicchier di vino, e un sonno duro tutte le
-notti — e viva i poveri diavoli! Vedete, sono già
-otto o dieci anni ch'io fo questa vita di trottare innanzi
-e indietro, due o tre volte la settimana, dal
-mio paese fino a Milano; e pure, ogni volta che lascio
-quel gran Milano là in fondo, e mi trovo all'aperto,
-io respiro largo, e mi sento battere il cuore
-più giusto... Ah!
-</p>
-
-<p>
-A queste sincere parole, che il cavallaro diceva per
-confortar la fanciulla, essa non potè rispondere che
-con un sospiro, in cui era l'amarezza di tante ricordanze!
-Poi tacquero entrambi, finchè il ronzino, il
-quale, a malgrado de' sodi colpi che il padrone gli
-menava sulle schiene, mogio e stracco, tirava di
-lungo per il disagiato cammino, li ebbe strascinati
-fino all'entrata di Cantù.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il mal tempo cominciava a calmarsi, e la
-neve e il vento a poco a poco cessavano. A un crocicchio
-di strade, la carretta s'arrestò; e la giovine,
-per quanto il buon villano ne la pregasse, non consentì
-a nessun patto a fermarsi in casa sua, e discese.
-</p>
-
-<p>
-Per dir tutto, il cavallaro non si disperò per questo,
-che già in cuor suo pensava al rabbuffo che
-poi avrebbe tocco dalla sua donna. — Via, dunque,
-disse, se dovete veramente andar innanzi, non voglio
-tenervi. Di qui a Como, c'è una buona camminata,
-un'ora e mezzo grossa... e la strada, la
-sapete?
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì! e poi, spero di trovare alcuno di qui,
-da far la via insieme.
-</p>
-
-<p>
-— Può darsi; la strada è battuta, ma con tutto
-questo, non vi fidate troppo.
-</p>
-
-<p>
-— E bene, sarà come Dio vuole! Egli, che m'ha
-aiutato sempre, non vorrà abbandonarmi adesso! E
-quanto a voi, io non potrò che ricordarmi sempre
-del servizio che mi avete fatto.
-</p>
-
-<p>
-— Eh! m'è costato poco, la mia figliuola; che
-quasi m'ero dimenticato che c'eravate voi nel fondo
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-della mia carretta. Oh! promettetemi almanco, che
-se aveste a passar ancor di qui, se tornaste un'altra
-volta a Milano, farete capitale di me; al caso, cercate
-conto di Battista il cavallaro; e tutti v'insegneranno.
-</p>
-
-<p>
-— Ah no! colà io non ritornerò mai più; e così
-non vi fossi andata mai!... Addio dunque, buon
-Battista; ricordatevi qualche volta anche voi della povera
-orfanella.
-</p>
-
-<p>
-Il buon villano pareva commosso, e: — Che almeno
-io sappia il vostro nome, riprese, perchè voglio
-che stasera la mia piccola Tecla dica un'avemaria per
-voi...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, la preghiera dell'innocenza mi farà del bene!
-ditele dunque che raccomandi la povera Angiola
-Maria.
-</p>
-
-<p>
-Al momento di congedarsi, la giovinetta s'avvicinò
-al cavallaro, e traendo dalla taschetta del grembiale
-una moneta d'argento, fece prova di mettergliela
-nelle mani; ma egli, levata la destra in atto di malcontento,
-si fe' brusco in viso, e con un salto fu di
-nuovo al suo posto su la carretta; menò una buona
-sferzata al suo ronzino, il quale, come sentisse l'odore
-della stalla vicina, tirò innanzi di galoppo: un
-momento appresso, l'uomo e la carretta erano scomparsi;
-e la fanciulla si trovò sola, in mezzo alla strada
-deserta e nevosa.
-</p>
-
-<p>
-Ma quella sicurezza ignara quasi del pericolo, quel
-semplice coraggio che la provvidenza ha messo nell'anime
-innocenti, in quel duro momento rinacque in
-essa. Ell'era sola, ma pensava che intanto sua madre
-in cielo pregava per lei; il cuor suo batteva tranquillo,
-nella fiducia che la risoluzione da lei presa le
-fosse stata inspirata di lassù; onde, senza nessun terrore,
-s'apparecchiava a incontrare la traversìa del
-cammino, il rigore della stagione e l'incertezza dell'avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Solo un pensiero di malinconia le chiamò in quell'ora
-una lagrima sugli occhi; era un involontario
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-ritorno dell'anima al passato, il ricordarsi con che diverso
-augurio, con che lusinghiere speranze essa aveva
-attraversato, poco più d'un anno prima, quelle
-stesse strade, que' luoghi stessi, che voti erano stati
-i suoi, che incantesimo pareva la sua vita. E adesso,
-in poco tempo, qual funesto mutamento, qual lezione
-dolorosa!... Non più speranza nè amore, non
-più madre nè fratello, nè altra consolazione o promessa;
-dietro a sè lasciava il disinganno dell'innocenza,
-e l'orrore della malizia degli uomini; e nell'avvenire,
-non aveva più nulla, nulla, se non la fede
-nel Signore; la fede, che serbava sempre per essa lo
-stesso sorriso, ed era come quell'angolo di cielo azzurro,
-che ha una stella di pace nel mezzo, quando
-la notte è buia e l'aria carica di nubi nere.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Maria si mise per una viottola di traverso, che la
-guidò sul sagrato d'una antica chiesa, fuori dell'abitato,
-che quei del paese chiamano la Madonna de'
-miracoli. Per avventura la porta n'era aperta; ella
-entrò, e inginocchiata appiè dell'altare, innalzò a Dio
-dal fondo del cuore una preghiera pudica, ardente, segreta;
-una preghiera tutta d'amore, che nessuno le
-aveva insegnata, e ch'era così pura, così preziosa!
-La chiesa era vasta, deserta, oscura; un lumicino,
-sprizzando le ultime scintille, moriva a fianco dell'altare.
-In quella solitudine, in quel silenzio le risovvenne
-la sera, quando, sola del pari al cospetto di
-Dio e tutta tremante d'una gioia segreta, aveva ascoltate
-le calde parole del giovine straniero e ricevuta
-la promessa dell'amor suo.
-</p>
-
-<p>
-Allora compresa da religioso spavento, quasi che
-le pesasse su l'anima, grave come la memoria d'un
-delitto, quell'importuno pensiero, posò la fronte ardente
-sul freddo marmo della balaustra dell'altare e
-con ferma voce proferì queste parole:
-</p>
-
-<p>
-— O Signore, io aveva dimenticata la vita oscura
-e tranquilla, nella quale voi mi poneste; e la vostra
-mano s'è aggravata sopra di me. Io adoro il vostro giudizio;
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-ma se il piangere che ho fatto, se le prove che
-voi mi mandaste, han potuto espiare in qualche modo
-la mia colpa, oh! salvatemi voi da questa memoria
-che mi perseguita, datemi il mio cuore di prima!...
-Io perdono a tutti quelli che m'hanno fatto
-soffrire, e voi perdonate a me! E perdonatemi ancora,
-se vi prego, o Signore, per <i>lui</i>! È soltanto
-perchè anche a lui apriate gli occhi della mente, onde
-vi conosca e v'adori nella grazia della fede. Io benedico
-il vostro santo nome; e voi guardate al breve
-cammino dell'orfanella su questa terra!...
-</p>
-
-<p>
-Fatta questa preghiera, si levò con una tacita divozione;
-e togliendosi dal collo il rosario di sua madre,
-che ancora teneva nascosto in seno da quella
-notte fatale in cui era fuggita dalla casa del suo esoso
-padrone, appese quel dono povero ma prezioso accanto
-dell'altare, come un'offerta della cosa più cara
-ch'ella s'avesse; l'appese fra i molti voti d'altre infelici
-e afflitte creature, ond'era coronata quella
-santa immagine della Madre di Dio. E così, compito
-ch'ella ebbe l'ultimo sacrifizio del suo amore sulla
-terra, uscì della chiesa con l'anima piena d'una contentezza
-soave, di pensieri intemerati e tutti nuovi; e
-il cuor suo si sentì riposato in quella certezza che
-consola i più lunghi travagli, nella certezza che dal Signore
-le era perdonata la sua colpa.
-</p>
-
-<p>
-Attraversato il borgo, allora taciturno e quasi deserto,
-si mise per la vecchia strada di Como, lungo
-quella bella costiera orlata dall'ultime cascine del
-paese; e con leggiero e spedito passo, benchè il terreno
-fosse molle e manchevole per la neve recente,
-camminava pronta e sicura; poichè, portando essa
-povere vesti e grossi zoccoli all'uso delle contadine,
-pensava che nessuno l'avrebbe osservata; e quasi le
-pareva fosse tornato quel tempo che, fanciulletta ancora,
-correva in libertà su per gli erti dossi della
-sua terra, a cercar pe' sentieruoli e sotto le più tarde
-nevi i cespi delle viole de' suoi monti.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'aria che prima s'era mitigata, si fece a poco
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-a poco più cruda e tagliente. La fanciulla rivolgeva
-attorno per la campagna gli occhi attoniti e stanchi;
-e quell'uguale, infinita veste biancastra, che tutto ricopriva
-il piano e l'altura, le metteva ancora nell'anima
-certa mestizia, mentre la gelida brezza le feriva
-il viso dilicato, e le correva con un brivido per
-le membra infievolite. Ella tentò allora di seguitar
-con più rapido passo la via, chè sperava il camminare
-potesse ridarle animo e calore di vita; ma, essendo
-rimasta digiuna per tutto quel giorno, sentiva
-già languir le poche sue forze, perchè non era più
-avvezza a quell'aspra vita. E ben presto il suo non
-fu più camminare, ma uno strascinarsi lentamente su
-per la salita, che comincia a due miglia circa dal
-paese a cui aveva dato le spalle; e i passi le mancavano,
-e più d'una volta fu costretta di fermarsi e
-appoggiarsi al tronco d'un albero, a un masso della
-riva, per non cadere oppressa e sfinita. E nessuno
-v'era che potesse intendere il suo gemito, quel gemito
-che il durare del patimento avrebbe strappato
-alle anime ben più forti che la sua non fosse; ella
-avrebbe potuto venir manco e finire colà, senza che
-nessuno il sapesse: per tutta la strada non aveva incontrato
-anima viva.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Alla fine, di lontano, in mezzo alle nebbie che andavano
-sempre più raddensandosi, gli occhi abbagliati
-della fanciulla distinsero un mucchio di case, la piccola
-colonna di fumo nericcio, che fuggiva del comignolo
-d'un casolare poco discosto; poi le giunse all'orecchio
-l'abbaiare d'un cane; e le parve quasi il
-saluto d'un amico.
-</p>
-
-<p>
-Allora, ripigliato un po' di lena, strascinò a stento
-i passi fino alla casupola che prima aveva scorta; e
-giunta all'entrata d'una morta siepe di pruni, che faceva
-cinta alla piccola aia dinanzi alla casa, vide
-quel cane che malinconiosamente uggiolava. Pure al
-suo avvicinarsi, il buon animale levò il muso e si
-tacque, come se l'aspetto d'una creatura sofferente
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-l'avesse raumiliato. Ristette un momento la fanciulla,
-in forse d'entrare o d'andarne altrove a cercar
-qualche ristoro; ma il cane allora attraversò la corte
-saltellando verso la casa, e a ogni poco guardando
-indietro quasi che volesse invitare un ospite aspettato;
-e giunto all'uscio d'una stanza a terreno, con lo
-spingere del muso ne aperse le imposte, e la fanciulla
-gli tenne dietro.
-</p>
-
-<p>
-Era la cucina umida, tetra del povero contadino:
-le pareti e le travi della soffitta nere di fumo e di
-fuliggine, una tavolaccia nel mezzo, dall'un canto una
-rastrelliera appiccata al muro, con sopravi in bell'ordine
-una mezza dozzina di tondi di peltro lucenti e
-poche mezzine di terra; gli altri canti della stanza
-tutti ingombri degli arnesi della campagna ammucchiati,
-disfatti e ancora polverosi, l'aratro, le marre,
-l'erpici, i coreggiati, le vanghe; in faccia poi l'ampio
-focolare, dove ardeva stridendo e sfavillando un
-bel fuoco di legne secche; e su la sporgente capanna
-del camino posavano il vecchio e lungo archibugio,
-per traverso su due grossi arpioni, il mortaio e la
-falce. Presso a quell'allegra fiamma, sedeva sur un
-rozzo ceppo un contadino attempato, ma vegeto e
-d'aspetto gioviale; e rimpetto a lui se ne stava, con
-la rocca assestata sotto l'ascella manca, la sua donna,
-la quale torcendo il fuso con preste dita filava alla
-distesa un grosso pennecchio di lino.
-</p>
-
-<p>
-Maria s'accostò con peritanza; ma il contadino con
-quella schiettezza bonaria e serena, ch'è proprio
-tutta lombarda, fece la più onesta accoglienza alla giovinetta
-pellegrina; la quale, vinta quella prima tema,
-arrischiò di domandare per carità qualche po' di
-ristoro.
-</p>
-
-<p>
-Quei contadini erano buona gente, marito e moglie,
-i quali menavano vita abbastanza contenta nella
-loro povertà; perchè il poco che avevano, era anche
-di soverchio per essi, dopo una recente disgrazia
-ond'erano stati colpiti, cioè quella d'aver veduto morir
-prima di loro l'unica figliuola avuta, una poverina
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-di quindici anni. E appunto la memoria della
-perduta figliuola rinacque nello stesso momento in
-cuor dell'uno e dell'altra, appena Maria apparve loro
-innanzi. Il suo bianco volto, i suoi occhi grandi e intenti,
-il suo andare faticato, tutto fece quasi credere
-a quelle due buone creature che fosse l'anima della
-loro Margherita, la quale tornasse una volta a visitarle:
-era questa l'illusione d'un dolore ancor vivo;
-il ricordarsi ch'essa pure, la Margherita, soleva così
-in compagnia del vecchio cane tornarsene spesso dal
-vicino chioso, ov'era stata a far pascolare la sua
-fedele vaccherella.
-</p>
-
-<p>
-La ricoverarono dunque, come fosse stata veramente
-la loro figliuola, e la fecero sedere nel canto del
-focolare; poi, intanto che il bravo compare le poneva
-innanzi una scodella di latte fresco e un bel pezzo
-di pan raffermo, dicendo ch'era tutto quanto restava
-loro per quel dì, la sua donna traeva di dosso alla
-fanciulla l'umido saione che le copriva la testa e
-le spalle; e, accarezzandole i neri capegli, li rasciugava
-dalle gelate goccie di che erano stillanti ancora.
-Quella premura affettuosa e quelle carezze furono un
-balsamo per il cuor di Maria.
-</p>
-
-<p>
-Un'ora di poi, essa abbandonava la casupola ospitale,
-seguita dalla sincera compassione, dagli augurii
-di quelle due buone creature; e persuasa che il Signore,
-il quale l'aveva prima fatta incontrare coll'onesto
-cavallaro, e poi condotta alla casa del contadino
-dabbene, l'avrebbe accompagnata nel resto della
-via. E ben s'era anche il buon campagnuolo profferto
-di venirle dietro, per un tratto di cammino; ma essa,
-che già non sapeva come dimostrargli la sua riconoscenza,
-non volle a qualunque modo assentire, e si
-rimise sola per il suo sentiero. Pure, appena uscita,
-vide che il vecchio cane del casolare l'aveva preceduta;
-e giunta poi dove la strada faceva volta al
-basso, lo scorse ancora sopra un'altra ripa, ov'erasi
-fermato, e donde la seguì per gran tempo cogli occhi,
-finchè si fu dilungata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-</p>
-
-<p>
-La via s'avvallava, facendosi di tratto in tratto più
-lubrica e difficile; e fuor dalle gole dell'alture vicine
-soffiava cruda e sottile la tramontana; eppure, alla
-fanciulla, quell'aria spirava benedetta e salutare; perchè
-veniva dalla sua terra natale, e pareva dirle che
-dietro alle folte nebbie di che essa vedevasi circondata,
-erano le creste delle sue montagne, e le care
-acque nelle quali specchiavasi il suo paesello.
-</p>
-
-<p>
-Al piede di quella scesa, attraversava un rustico
-ponte gittato a cavallo d'un torrente, che coll'onda
-grossa e limacciosa rodeva i margini della riva: un
-uomo era seduto a capo della sponda del ponte, sur
-un masso di tufo, che forse l'urto delle piene estive
-aveva rovesciato. Era un vecchio mendicante;
-portava la bisaccia vuota al collo e un giubbone di
-lana rattoppato, alla foggia dei montanari; e stringendo
-con le due mani un nodoso bastone, se lo teneva
-piantato, dinanzi e appoggiava al vertice di
-quello la testa contornata di radi e canuti capegli e
-d'una barba grigia e irta.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla s'arrestò in faccia del vecchio, e con
-un sentimento di celeste compassione tolse fuori una
-moneta d'argento, l'unica a lei rimasta e che appena
-sarebbe bastata a procacciarle qualche soccorso
-lungo la via; e la lasciò cadere nella palma callosa
-e tremante che in quel momento il povero le tese.
-Egli fissò gli occhi con meraviglia su la moneta, poi
-li levò con una espressione indicibile sul volto della
-fanciulla, confuso e in atto di dubbio e d'inchiesta.
-</p>
-
-<p>
-— Ditemi, buon vecchio, gli domandò allora
-Maria, è questa a mancina la buona strada per Como?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, tenete per di là, dopo un duecento passi
-vi troverete sulla strada maestra, poco lontana della
-Camerlata... Ma dite, quella buona giovine, non
-avete voi paura d'andar così sola a quest'ora, in una
-stagione di questa fatta?
-</p>
-
-<p>
-— No! mi son messa alla volontà del cielo; e
-pregatelo anche voi per me...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh pensate! anzi, se non fossi vecchio e stracco
-come sono, vorrei farvi compagnia; sono incamminato
-anch'io verso Como; ma fiacco e malato qual
-mi vedete, e dopo aver fatte venti lunghe miglia sotto
-la neve, appena potrò prima di notte tirar innanzi
-fino a quella cascina ch'è laggiù.
-</p>
-
-<p>
-— Vi ringrazio della buona intenzione, ma io devo
-andare ancor molto lontano, e si fa tardi. Addio!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ripigliò il cammino, e ben tosto trovossi all'imboccar
-della strada maestra. A mano a mano ch'essa
-progrediva, il nebbione si levava più denso e cupo,
-stillando i suoi umidi e crassi vapori nell'aere gelato.
-Già non era più di due miglia lontano della
-città: e qualche viandante povero come essa, e alcune
-carrette e calessi tenevano quella via. Sicchè
-essa allora si sentiva a battere il cuore più sicuro di
-prima, quando camminava sola per la strada di traverso.
-</p>
-
-<p>
-Passò davanti al portone d'una vecchia taverna,
-che spiccava con le muraglie sgretolate e tutte nere
-di fumo sotto le tettoie biancastre per la neve caduta:
-il carro d'un mulattiere era sotto il portone,
-e dalle grate di legno delle finestre usciva a lampi il
-chiarore d'una gran fiamma rossiccia. S'udiva, ora
-distinto, ora confuso, uno strepito di molte voci, un
-alto e sonoro scrosciar di risa: la fanciulla tremava
-di freddo e continuava per la via, seguendo intanto
-con l'anima la storia de' suoi mesti pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Non molto dipoi, il suo orecchio fu percosso da
-un rumor di ruote e di cavalli; e quel carro, che
-aveva veduto sotto la porta dell'osteria, le passò vicino:
-lo conducevano due giovani e robusti mulattieri;
-uno de' quali seduto di traverso su la schiena
-d'un vigoroso mulo, cantava a piena gola, sur una
-rauca e strana solfa; e l'altro camminava a fianco
-del carico, traendo spesse boccate di fumo da una
-corta pipa di gesso che teneva inchiodata in un angolo
-delle labbra, e facendo agli orecchi delle bestie
-chioccare a grandi scoppii la sua grossa scuriada.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando i due ebbero adocchiato la fanciulla cominciarono
-un l'altro a parlarsi in un rozzo gergo, alternando
-fra loro certe risa sguaiate e certi atti misteriosi,
-che la giovinetta ne raccapriciò tutta, e più
-stretto si chiuse sul viso e sul seno il rozzo panno
-che la copriva, rallentando i passi per rimanere
-indietro. Ma un d'essi, mettendo fuori un aspro gorgheggio
-che somigliava all'urlo d'un mastino, attraversò
-d'un salto il fossatello che lo divideva dal sentiero
-dov'era Maria, e le si piantò dinanzi, ficcandole
-nella faccia gli occhi arditi e travolti. La fanciulla gelò,
-e arretrandosi con un involontario ribrezzo chinò la
-testa e si coperse il volto con le mani; l'altro allora,
-al quale era cosa nuova quella paurosa modestia, le si
-fece incontro più audace; e con un motto vergognoso,
-che ripetè con la buona intenzione di calmar gli scrupoli
-della giovinetta, le profferse di far la strada in
-compagnia.
-</p>
-
-<p>
-Ella non rispose; ma d'improvviso volgendo le
-spalle allo sfacciato, cercò di salvarsi dalle sue mani
-col fuggire: il terrore le dava l'ale, ma il giovane la
-seguiva, la incalzava; e l'altro mulattiero, veduta la
-scena, balzava dalla groppa della sua cavalcatura, e
-correva anch'esso in aiuto del compagno.
-</p>
-
-<p>
-Maria ansante, affannosa, fuggendo, guatava per
-ogni parte se alcuno giungesse, e nessuno si vedeva.
-Già i due le stavano sopra, e con avide braccia, come
-una colomba che due falchi si contendano, già l'abbrancavano;
-quand'ecco un uomo sbucar fuori da
-una viuzza della campagna: era il vecchio mendicante,
-che Maria aveva incontrato al ponticello del
-torrente. Costui la vide, corse, gettossi fra la fuggitiva
-e i due inseguenti; e strinse al suo seno la sbigottita
-fanciulla, con un braccio che l'ira fece ancor
-forte, nel tempo stesso che levò l'altro armato
-del nodoso bastone, minacciando di romper l'ossa al
-primo che si fosse avvicinato: tutto fu un istante.
-</p>
-
-<p>
-I due compagni, sorpresi dall'imbarazzo si guardarono
-in faccia un l'altro; ma il vecchio, con ferma
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-voce, gridò: — Non fate un passo, o scellerati,
-e tornate per la vostra strada! Io non ho paura di
-voi; e voi accopperete me, vecchio come sono, prima
-di toccare a questa fanciulla la punta d'un dito!
-</p>
-
-<p>
-— Cos'ha mai questo demonio di vecchio? disse
-uno allora; e l'altro: — Malann'aggia il dannato che
-guasta il fatto nostro! E come c'entri tu, vecchia
-tramoggia dismessa? Vanne al diavolo che t'aspetta,
-o t'avrai a pentire!... E tutt'e due allora fecero
-per iscagliarsi sul mendicante, e strappargli di mano
-il bastone, ch'egli teneva ancora sollevato in atto
-di minaccia su le loro teste. La giovinetta aveva gettato
-le braccia al collo del suo difensore, e vi si teneva
-stretta, avvinghiata.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciatela stare, per dio! il vecchio riprese
-con accento disperato, lasciatela stare: ella è mia
-figlia!...
-</p>
-
-<p>
-Queste parole fecero uno strano effetto sulle anime
-rozze ma schiette de' due garzonacci: e l'accorta
-menzogna, che la stretta del pericolo suggerì al pover'uomo,
-fu quella che salvò la fanciulla dallo scellerato
-insulto.
-</p>
-
-<p>
-— Ella è mia figlia! replicò l'animoso vecchio, e
-la sua nuda fronte si corrugava, ardevano gli occhi,
-e tutte le sue membra per lo sdegno tremavano.
-I due giovani si trassero indietro, colti da un cotale
-istinto di vergogna che non sapevano spiegare a sè
-stessi; e sui loro volti foschi e fortemente scolpiti lo
-svergognato ardimento aveva ceduto il luogo a un
-insolito senso di compassione, che li faceva stupidi e
-muti.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine: — Andiamo, Anselmo! disse uno, questo
-non è pane per i nostri denti; e voi, galantuomo,
-perchè non l'avete detto alla prima, ch'ell'era
-vostra figlia?... Non avete a far con dei birboni; e
-vi sareste risparmiato a voi l'incomodo d'alzare il
-bastone, e a noi il rischio di rompervi le corna.
-</p>
-
-<p>
-Ciò detto voltaron le spalle; e, pigliatosi a braccio
-un l'altro, se n'andarono zufolando di concerto, per
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-correr dietro a' loro muli che avevano perduto di
-vista.
-</p>
-
-<p>
-— Sia ringraziato il Signore! disse il mendicante,
-dopo che si furono allontanati, che m'abbia mandato
-l'inspirazione di continuar la strada: io son vecchio,
-gli è vero, ma mi ricordo d'altri anni e d'altri tempi...
-e, per dio! vi giuro, che a costo di questi
-quattro dì che mi restano di vita, quegl'infami non
-avrebbero ardito non solo di torcervi un capello, ma
-nemmeno di dirvi una parola di più... Or via! andiamo,
-io mi sento bene; la mia forza antica mi è
-tornata in corpo, e voglio venir con voi fino laggiù
-alla città.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla lo guardava con una soave tenerezza,
-dalla quale traspariva tutta la gratitudine d'un'anima
-pura, che non sa trovar parole per esprimere
-quello che prova.
-</p>
-
-<p>
-— Creatura del cielo! continuava il mendicante,
-voi avete stesa la mano al povero vecchio, voi avete
-spartito con lui forse l'ultimo vostro pane! Poco fa,
-quando là sul ponticello, vi siete fermata dinanzi a
-me e con atto di compassione m'avete guardato, io
-ho veduto spuntare una lagrima sugli occhi vostri;
-era tanto tempo che non incontravo una faccia pietosa!...
-Adesso, io sono infelice; ma anch'io sono
-stato un uomo e ho vissuto giorni ben diversi... oh!
-ma allora, in vece di questo giubbone, io portava la
-divisa gloriosa del soldato, io aveva veduto più di
-trenta battaglie, io odorava con gioia il fumo del
-cannone; e queste mani, che adesso vedete tremare,
-hanno piantato una delle bandiere di Napoleone, là
-sui tetti delle case di Smolensko, in mezzo ai ghiacci
-della Russia!... ma, ora tutto è finito da tanto tempo;
-e nessuno sa più nè manco ch'io mi sia... Voi sola
-m'avete consolato con un'occhiata d'amore; siate
-dunque benedetta!
-</p>
-
-<p>
-Maria s'era appoggiata al braccio del vecchio; e
-alternando parole di conforto al racconto delle loro
-vicende così diverse, ma dolorose del paro, continuarono
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-a camminare in compagnia, fino a che giunsero
-presso alla città. Qui si fermarono e si separarono:
-Maria, con un senso di riverenza e d'affetto strinse
-la mano della sua guida, quella mano arsa e callosa
-che poco prima s'era levata in sua difesa, e a malincuore
-si congedò dal vecchio mendicante, che più
-non doveva rivedere.
-</p>
-
-<p>
-Battevano le quattr'ore di sera sulla torre d'una
-chiesa del sobborgo di Sant'Agostino, quando la giovinetta,
-sola un'altra volta e sostenuta dal suo cuore,
-l'unico fedele che rimanga agli infelici, prendeva la
-via della montagna, sperando pure di potere almeno
-arrivare presso al suo paese, prima che la notte fosse
-venuta. Pensava che le sarebbe stato impossibile il
-trovare in quell'ora una barca che ve la tragitasse,
-tanto più che non l'era nemmeno avanzato di che
-pagarne il nolo; e poi, il timore d'esser conosciuta,
-e la ripugnanza che sentiva a mettersi di nuovo in
-mezzo alla gente per le vie oscure ed anguste della
-città, le accrescevano la sicurezza di poter giungere
-egualmente da parte di terra al termine del suo viaggio:
-era quella la strada del suo terreno nativo, e
-l'aveva trascorsa più già d'una volta fin da fanciulla,
-in compagnia del padre suo.
-</p>
-
-<p>
-L'alpestre cammino era disagiato e rotto, ma i
-passi della fanciulla eran rapidi e sicuri; un segreto
-coraggio la sosteneva, dicendole che dopo un'ora di
-via ella sarebbe finalmente giunta al luogo della sua
-pace, a quel ricovero così sospirato e pianto, dove
-oramai aveva poste le sue poche speranze, tutta la
-sua vita. La poveretta si pasceva, camminando, di queste
-pure idee consolatrici: e mentre continuava la
-sua via su per la difficile erta, pareva che la ricordanza
-de' suoi mali recenti andasse dietro a lei fuggendo,
-svanendo a poco a poco, come l'angustia di
-un pericolo già passato. Domandava a sè medesima,
-se la vecchia Marta fosse ancor viva, se l'aspettasse
-ancora, se l'avrebbe stretta nelle sue braccia, se le
-avrebbe perdonato e tenuto luogo di madre. In mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-a queste immagini, la cui amarezza era temperata
-dalla fiducia, Maria non s'accorgeva dell'asprezza
-della strada, e le sue gracili membra portavano con
-alacrità l'insolita fatica.
-</p>
-
-<p>
-Di poche e rade tracce umane eran tocche le nevi
-di quelle dirupate rive; il fianco della montagna,
-tagliato a mezzo della via che conduce da uno all'altro
-di que' sette miserabili e oscuri villaggi, i quali si
-chiamano con superbo nome le sette città di Blevio,
-presentava in tutta la sua nudità lo squallore dell'inverno,
-che aveva fatto quasi impraticabile i sentieri
-e le coste. Macigni rovinati di recente, e ricoperti
-tutti dallo stesso manto di neve; alberi conquassati
-dagli eterni rovai, e minaccianti di rovesciar su la
-strada, co' rami più annosi squarciati, che crepitavano
-al più leggiero soffiare del vento; e gore d'acqua
-putrida, ghiacciata, dov'era rotta o fessa la terra; e giù
-giù, per il dosso della montagna, boscaglie nude, stecchite
-e rigagnoli di nevi squagliate: vecchi torrenti
-che trascinavansi dietro ceppaie sbarbicate e lembi di
-terreno lacerati dall'impeto del gorgo, poi con fracasso
-si dividevano, si moltiplicavano saltando per le
-rapide balze e rovinando per entro le scoscenditure
-e le frane con uno scrosciare dirotto, il solo strepito
-che sturbasse la sepolta natura; e al basso, in fondo,
-spiccando col suo cupo colore, sotto il cielo torbido
-e bruno e sotto ai monti tutti bianchi, la verde e
-muta acqua del lago.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Intanto era sopraggiunta la notte; e, dopo molti
-pericoli e molto terrore, Maria aveva attraversato
-l'ultimo di que' sette villaggi. Passando, non aveva
-veduto che il riflesso di qualche tardo lume, dietro
-il pertugio ingraticolato d'una casipola; non aveva
-incontrato che due o tre montanari, i quali, senza
-badare a lei, s'erano perduti per le tenebrose callaie
-del paese. Cominciava a spirar di nuovo la tramontana
-e a fioccar più larga e più folta la neve, sbattuta
-dal vento, che fischiava rompendosi contro ai
-dirupi e sollevava ne' suoi vortici quella già caduta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-</p>
-
-<p>
-Più d'una volta la fanciulla, la quale infiacchita,
-affranta dal crudele viaggio, oramai reggevasi a stento,
-sentì mancarsi sotto i piedi il terreno, e alzò uno
-strido di spavento, uno strido che quella stessa orrida
-solitudine lasciava senza risposta; più d'una volta
-con disperato sforzo si mise a correre a tutta lena
-su la perigliosa via, a fianco de' precipizii, sul margine
-degli sdrucciolevoli massi, come per salvarsi dal
-turbine che pareva inseguirla; e poi affannosa, anelante
-e credendo veramente di morire, s'avvinghiava
-con le deboli braccia al tronco d'un albero, alle
-punte d'uno scoglio. E il vento quasi si facesse giuoco
-della misera creatura, come d'una gracile canna,
-or la incalzava e or la respingeva infuriando; nella
-foga del correre contro l'impeto dell'uragano, essa
-aveva perduto la mantellina che la copriva: e, a ogni
-buffa del vento, le sue trecce sciolte le sferzavano sul
-candido collo e sul viso livido e agghiacciato. Poi
-tornava a camminare, e sollevando di sopra il capo
-le mani strettamente intrecciate, sembrava tra l'orror
-dello spavento e il gemere della preghiera domandasse
-al cielo la morte come una grazia; stanca la vista le
-si appannava, le si confondevano nella mente gli
-stessi pensieri di terrore, e già più non sapeva dove
-ella fosse.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Alla fine, il sentiero cominciava a calar al basso;
-e in mezzo al fosco della notte e allo smorto biancheggiar
-delle nevi, parve a Maria di vedere un filare
-d'alberi, un muro, una casa...
-</p>
-
-<p>
-A tentone seguitava la guida di quel muro, e trovavasi
-in faccia d'un cancello chiuso fra due cadenti
-pilastri. Appoggiò la fronte alle fredde aste del
-cancello... e riconobbe ch'era il campo santo del suo
-paese; e credè perfino discernere il mucchio di terra
-dov'era sepolto suo padre e la croce coperta di neve
-che lo proteggeva.
-</p>
-
-<p>
-Allora si mise devotamente inginocchioni su l'entrata
-del sacro terreno; e da quella scena di morte
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-richiamata d'improvviso ai pensieri della vita, pregò,
-pregò a lungo... Ma il disagio patito, la dolorosa via,
-l'angoscia e il rimorso, tutto le piombò in quel punto
-su l'anima, la quale forse più non era attaccata che
-per un filo all'esistenza. Ella abbrividiva, si sentiva
-sfinire, ardeva, gelava nel momento stesso... Non
-ebbe più forza di tenersi al cancello che aveva abbracciato,
-e lasciandosi cader giù lentamente su l'agghiacciato
-terreno, giacque come morta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un'ora di poi lo scalpitar d'un cavallo turbava il
-silenzio mortale di quella desolata riva. La notte era
-già alta, l'uragano cessato; e solo testimonio di vita
-era il fremito indistinto del lago, che si rompeva
-alla sponda col monotono spumeggiar del fiotto.
-</p>
-
-<p>
-Il giovin cavaliero, ravvolto nel suo corto mantello,
-pareva disprezzare tutto il rigore della stagione,
-e consolarsi quasi nel respirar l'aria asprissima della
-montagna. Egli aveva abbandonato le redini sul collo
-del suo cavallo, che con passo lento e stanco discendeva
-per la china.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè giunse presso al campo santo, il suo sguardo
-cadde a caso sopra qualche cosa d'opaco che spiccava
-sul bianco terreno. Raccolte le briglie, volse il
-cavallo da quella banda, e curvandosi sulla sella vide
-al debole chiaror della neve onde appariva coperta
-ogni cosa all'intorno, una misera creatura la quale
-pareva svenuta o estinta; e pensò ch'era forse colà
-venuta dal paese a pregare per i suoi morti, e che
-la crudezza del freddo o l'imperversar dell'uragano
-l'avevano ridotta a quegli estremi.
-</p>
-
-<p>
-Il cuore gli tremava forte; fermò il cavallo, scese
-di sella; e poi chinatosi sul terreno presso quella
-salma assiderata, riconobbe ch'era una povera giovinetta;
-e sorreggendola sulle sue braccia la sollevò
-alquanto e la sostenne, inginocchiato com'era, sì che
-la testa grave e cadente dell'estinta si rovesciò su la
-sua spalla. Allora egli avvicinò il suo volto alla bocca
-della infelice, per conoscere se un alito leggero
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-di vita scaldasse ancora le sue membra immobili, fissò
-gli occhi sovr'essa; ma al primo guardare, nulla vide,
-nulla distinse, quasi che l'anima sua non avesse
-più senso... Tornò a fissar quella fronte, que' labbri,
-que' cigli, ogni fattezza... e un brivido gli corse
-per tutte le vene, e si sentì passar attraverso al cuore
-come la fredda lama d'un pugnale... Arnoldo l'aveva
-riconosciuta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap12-2">XII.
-<span class="smaller">SAGRIFICIO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Chi non vide la bottega del signor Samuele, il
-nostro speziale, in quella notte, non penserà forse
-ch'io possa,
-</p>
-
-<p>
-«Credendo e non credendo, dicer vero.»
-</p>
-
-<p>
-Fu un agitarsi, un andar e venire, una faccenda,
-un tramestío, che a memoria d'uomo non s'era mai
-veduto il simile in quelle quattro mura; i novellieri
-del paese n'ebbero a cianciar per lungo tempo, e a
-farne le più belle e strane conghietture del mondo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nel mezzo della stanza, sopra il seggiolone ch'era
-là, solito trono d'ogni sera del signor curato, giaceva
-coricata e sostenuta da alcuni guanciali, la povera
-giovinetta, la quale non dava più nessun segno di
-vita. Erane il viso bianco e smunto, e solo al contorno
-degli occhi infossati e delle labbra sottili appariva
-dipinto d'un rossor livido, cupo e morente nel
-pallidissimo colore della fronte e delle gote; ma gli
-occhi eran chiusi, le braccia al lungo del fianco distese,
-irrigidite; e tutta la bella persona immota, raggruppata,
-per così dire, in sè medesima e co' ruvidi
-panni raccolti d'intorno, che s'informavano dalle
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-dilicate membra, era stesa nella grave, abbandonata
-positura d'un cadavere.
-</p>
-
-<p>
-Presso a lei, curvo sopra uno de' bracciuoli della
-seggiola, stava il giovine inglese, muto e smorto esso
-pure, quasi come la svenuta; e le sue pupille senza
-moto non si staccavano mai dalla faccia di Maria; la
-quale posava con la testa arrovesciata all'indietro,
-come se l'anima di lei avesse già abbandonata quella
-sua verginale dimora. Nè altra cosa rivelava la vita
-in quella strana immobilità del giovine, fuorchè il
-leggero mover delle labbra, quasi che pronunziassero
-parole senza suono, e tremassero commosse dall'incerto
-e sublime sorriso che fu dato solamente al dolore,
-quando ancora non abbia perduta tutta la speranza.
-</p>
-
-<p>
-Con le faccie lunghe, curiose, guardandosi di sottecchi
-a ogni momento, uno in atto d'interrogare
-come la sarebbe ita, e l'altro di rispondere che non
-lo sapeva, se ne stavano il signor curato e il deputato
-politico, dietro il seggiolone, presso d'un tavolino;
-sul quale vedevasi lo scacchiere abbandonato,
-con le pedine sparsevi sopra: e da certe occhiate,
-che i due lasciavan cadere su quello a ora a ora,
-s'indovinava in essi il rammarico della partita intralasciata.
-In mezzo a loro allungava il collo, come il
-solitario cappone dalla stia, l'agente comunale, quotidiano
-testimonio e giudice delle sette disfide de' due
-campioni a dama.
-</p>
-
-<p>
-Colui che dall'altra parte gesticolava con gran foga
-nel parlar sottovoce al dottore, era quel vecchio galantuomo
-del signor Gaspero; egli, ragionando, spiegazzava
-la gazzetta che ancor teneva fra le mani,
-l'ultima capitata al paese in quel dì stesso. E qui,
-torna bene che conosciate la prudenza del curato; il
-quale, dopo il brusco esempio di quel disgraziato don
-Carlo, aveva smesso non poco del suo ardore politico;
-e, ceduto il diritto della lettura al signor Gaspero, si
-era rassegnato alla parte d'ascoltatore, accontentandosi
-durante la sessione parlamentaria in casa dello
-speziale, di scrollare il capo, fregarsi le mani, o d'andar
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-traendo lunghi sospironi, o di sogghignar fra sè
-e sè; il qual diplomatico suo vezzo faceva allora il
-termometro infallibile della politica del paese.
-</p>
-
-<p>
-Intanto lo speziale e il dottore s'affaccendavano a
-gara intorno alla tramortita fanciulla, con una sollecitudine
-e un'umanità degne veramente del secol nostro;
-e mettevano alle prove la dottrina e l'arte per
-richiamarla alla vita, e per conoscere se mai un palpito
-ancora poteva essere suscitato in quel cuore che
-più non batteva. Lo speziale, rimboccato un lembo
-del suo grembiule di tela roana scura, e inforcato il
-naso con gli occhiali, davasi attorno con una premura,
-un affanno da non dire, e rimestava le cassette,
-gli armadii e le scansìe, le quali dalle spalancate vetriere
-presentavano la tremenda falange de' vasi e
-delle boccie di polveri e manteche, d'olii e di sali,
-di succhi e quintessenze, da disgradarne Avicenna e
-Hanhemann. Il dottore aveva già invano sperimentato
-di stropicciar le tempie, la fronte e i polsi della giovinetta
-con essenze spiritose, e metteva giù con dispetto
-le inutili ampolle; invano le aveva posto sopra
-il seno de' pannilini riscaldati, e di grosse coperte le
-aveva ravvolte le insensibili membra. Tutti volevano
-dir e fare; proponevano, discutevano, parlavano tutti
-in una volta; era un trambusto, un frastornío, che
-avrebbe potuto risvegliare i sette dormienti della leggenda. — E
-quella gran gara era l'effetto di due sole
-parole, pronunziate dal nostro giovine eroe allorchè,
-entrato nella bottega, con infinito stupore e maraviglia
-di tutti, recandosi su le braccia la svenuta fanciulla,
-depose sul seggiolone il caro suo peso, e disse: — Tutto
-quanto io posseggo a chi salva questa
-giovine!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma poichè il mio racconto, con vostra buona pazienza,
-cammina a rilento, non v'incresca di volgere
-indietro un'altra occhiata.
-</p>
-
-<p>
-Era passato più d'un mese dal dì che Arnoldo abbandonava
-Milano, per venire in traccia della perduta
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-Maria. Se vi ricorda, quando seppe ch'essa non era
-più nella bottega della crestaia, nè potè averne in
-altra maniera notizia alcuna, si mise in mente che la
-si fosse ricoverata al suo paese, presso alcun parente;
-e partì con questa certezza. Venuto fino a ****,
-prese a pigione una parte dell'antico palazzotto, ove
-suo padre aveva prima dimorato; ma quant'egli fece
-per trovar qualche traccia della giovine orfana, fu
-tutto vano. Queste ricerche replicate e sempre perdute
-gli facevano scorrere nell'affanno e nel dubbio
-i tristi giorni dell'inverno; e un mese così passò.
-</p>
-
-<p>
-C'erano pure alcuni dì, ne' quali sentiva ancora di
-vivere: eran quelli, in cui salito in sella d'un giovine
-cavallo, che da un pacifico Comasco aveva in
-quel torno comperato, s'arrischiava su per le rotte
-strade delle montagne, sfidando l'aspreggiare della
-stagione, e la traversìa de' venti. Quelle corse selvagge
-lungo i margini dell'acque e sopra i fianchi
-de' dirupi, gli ricordavano la sua patria, il suo cielo,
-le nebbie del mare, il castello del buon zio, la combattuta
-sua giovinezza; tutta la prima, la vera poesia
-dell'anima vergine e ardente. Poi succedevano de'
-giorni, ne' quali gli tornava incresciosa la vita, e gli
-pareva che al suo soffrire non restasse altro conforto
-che un novello soffrire. Allora se ne stava, le ore
-intere, appoggiato alla finestra della sua stanza, guardando
-il lago, e si sprofondava nella meditazione e
-nel passato: un volume, suo fedele amico, un bello
-Shakspeare, ch'era un ricordo del cugino Randale,
-del compagno de' suoi prim'anni, gli stava aperto
-dinanzi; e gli uomini disegnati da quel gran pittore
-dell'anima e della vita pigliavano agli occhi suoi figura
-e movimento. Vedeva sè stesso nello sfortunato
-Edgardo, il figliuolo di Glocester; piangeva al sublime
-delirio, alle cocenti lagrime di Lear, fremeva a' soliloquii
-di Macbeth, e pensava a suo padre; per lui,
-la tenera Cordelia, l'innamorata Desdémona, la dolente
-Caterina, eran sempre Maria. Altre volte, e il
-più sovente, camminava di buon mattino fino alla
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-casetta d'Andrea, che la vecchia Marta abitava ancora,
-quanto solitaria e grama, lo pensate! E' vi restava
-per tutta la giornata, seduto in un canto del focolare,
-poco lontano dalla vecchierella; la quale non faceva
-che parlargli di <i>quella cara tosa</i>. Era la meschina
-dimora unico avanzo del bene della fanciulla; e
-senza il buon signor Gaspero, che aveva salvato per
-miracolo dagli artigli dell'esattore comunale la casa e
-la vigna, tutto sarebbe stato perduto. Egli poi lo fece
-perchè, a dirvela in confidenza, sentiva ancora il batticore
-per la giovinetta, che si ricordava d'aver le
-tante volte fatto ballonzare piccina su le sue ginocchia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Arnoldo dunque contemplava, con l'anima tremante
-e con lo sguardo fisso, atterrito, immobile, la faccia
-della fanciulla; e stava spiando, se in mezzo a' tormenti,
-con che il dottore e lo speziale straziavano
-quella bianca e dilicata creatura, il cuore e le labbra
-di lei si riaprissero al gemito dell'esistenza. Con
-ambe le mani e' le strinse la destra agghiacciata, e
-avvicinandola alle sue labbra, con quell'affetto che
-solo può essere consacrato dalla terribile idea della
-morte, v'impresse un lungo ardente bacio d'amore,
-delirando quasi che con quel bacio gli fosse dato restituirle
-la vita; come Romeo, quando venne alla tomba
-di Giulietta.
-</p>
-
-<p>
-La baciò di nuovo, la contemplò... soprastette... E
-poi, balzando d'improvviso, con un accento soffocato
-dall'impeto della gioja, proruppe: — Ella vive ancora!...
-</p>
-
-<p>
-Non era una vana illusione; quella fredda mano
-aveva risposto al premer delle sue con un bàttito leggero,
-fuggitivo. Era il tornar della vita; egli allora,
-tutto tremante di speranza e di terrore, le posò la
-destra sopra il seno, e quel leggier risalto si ripetè:
-era il cuore che ripigliava il suo palpitare.
-</p>
-
-<p>
-Nè molto andò ch'essa riaperse e lasciò errar debilmente
-all'intorno gli occhi estatici e muti; e fece
-come un grande sforzo per sollevare la testa; poi gli
-occhi si richiusero, e la testa ricadde. Arnoldo sentì
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-di nuovo la crudele stretta dell'angoscia, e il suo volto
-si ricoperse di mortale pallidezza. Allora afferrò per
-un braccio lo scompigliato dottore che gli era vicino,
-e fortemente scuotendolo, — Mi rispondete voi della
-sua vita? domandava con alto spavento. Ed esso, sotto
-la tortura di quelle valide stratte, balbettava: — Rispondo,
-rispondo io... Non tema; mi lasci, mi lasci
-andare!...
-</p>
-
-<p>
-— Ma questo letargo mi spaventa! replicava il giovine,
-dando un altro e più fiero squasso al braccio
-del povero dottore.
-</p>
-
-<p>
-— Non tema, questi rispondeva, è un semplice sopore,
-è una cosa naturale... Io me l'aspettavo... bisogna
-che sia così!
-</p>
-
-<p>
-Ma lo speziale, veduta quella potente dimostrazione,
-rinunziava all'intrapresa cura, alla speranza del
-grosso regalo; e cautamente, come un buon capitano
-che prevede a tempo il pericolo, ritiravasi dietro la
-trincea del suo banco.
-</p>
-
-<p>
-Intanto bisognava pensare a collocar la malata in
-qualche altra parte, dove potesse riposare, meglio che
-non in quel duro seggiolone del curato; bisognava
-trovare una camera, un letto: lo speziale era nel cimento
-d'offrir il suo per quella notte, e Arnoldo già
-aveva risoluto di farla trasportar nella villa; quando
-il signor Gaspero venne fuori col miglior consiglio:
-e fu, che mandassero a chiamar la Marta, e portassero
-la fanciulla nella sua propria casa, che non era
-lontana; e così almeno la poveretta, al suo risvegliarsi,
-sarebbesi trovata sotto un tetto conosciuto, tra le
-braccia d'una persona amica.
-</p>
-
-<p>
-Mandarono dunque per la Marta; e come la buona
-donna si rimanesse consolata insieme e sbigottita, tra
-la contentezza di riveder la sua Maria, e il dolore di
-ritrovarla in quello stato, può credersi appena. Ma
-Arnoldo e il dottore pressavano, sicchè ben presto
-ebbero trasportata la giovinetta, tutta ravviluppata nelle
-coltri, a casa sua; dove giunti, la posero in quella
-camera, ch'essa un tempo occupava, nel suo letticciolo,
-ch'era ancor rifatto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-</p>
-
-<p>
-Essa era tuttavia immersa in un sopore profondo.
-Arnoldo, che l'aveva sostenuta tra le sue braccia, con
-quella cura attenta e gelosa della quale solo l'amore
-è capace, si trattenne per lunga pezza appiè del
-letto; e, seduto sur uno sgabello, col capo chino su
-le ginocchia, s'abbandonò a lunghi e dolorosi pensieri.
-Poi, avendo il medico raccomandato gran silenzio
-e quiete, acconsentì a ritirarsi nel piccolo andito
-vicino, e si riposò sopra una seggiola, presso la porta
-socchiusa della cameretta: donde gli giungeva all'orecchio
-l'affannoso e grave respirar di Maria, la quale,
-riavuta alfine dal suo lungo svenimento, era caduta
-in un sonno profondo. Marta stette a vegghia
-tutta la notte presso il capezzale della fanciulla.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La mattina seguente, sul primo albeggiare — erasi
-il cielo durante la notte sgomberato dalle nuvole,
-e risplendeva uno di que' dolci soli d'inverno,
-che consolano il cuore degli uomini e la malinconia
-della natura, uno di que' soli che, dopo l'imperversare
-del cattivo tempo, non sono radi in quel beato
-angolo della terra. — Maria si riscosse dal profondo
-suo sonno, e sollevandosi lentamente su la persona,
-alzò gli occhi, e vide il primo raggio di quel sole,
-smorto ma pur limpido, che penetrava per la finestra,
-e cadeva sopra il suo letto. Guardò trasognata
-all'intorno, e ravvisò la figura amorevole e serena
-della Marta; la quale, seduta da un canto, stava a
-mirarla tra confortata e pietosa, senza poter dire
-sola una parola. Riebbe allora la conoscenza, tornò a
-volger gli occhi per ogni parte, chè ancora non sapeva
-dove fosse. Era pur quella la sua cameretta, un
-tempo sì cara, il soggiorno d'un'età più felice; era
-il raggio del suo sole che la salutava, era quella la
-casa di suo padre e di sua madre. E già non si ricordava
-più d'aver pianto e patito... Ell'era ancora
-là, eran tornati i giorni della sua fanciullezza....
-tutto era stato un sogno, un lungo e terribile sogno!
-</p>
-
-<p>
-Ma rivolse il capo dall'altro canto, e gli occhi suoi
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-s'incontraron negli occhi d'un giovine di nobile aspetto,
-che, incrociate sul petto le braccia, la contemplava
-silenzioso, ma sorridente. Essa lo guardava, e
-coll'incertezza dello sguardo pareva domandar chi
-fosse quel giovine. Allora tutti i suoi pensieri si sollevarono
-nella mente, si confusero, le ripiombarono
-in un punto sul cuore; la speranza che tutto fosse
-stato un sogno era svanita... Distolse gli occhi da
-lui, gettò le braccia al collo di Marta, che s'era fatta
-a lei più vicina; e tutto nascondendo il viso in
-quell'amplesso si mise a piangere, come si piange
-quando con le lagrime a lungo represse si può sfogar
-un dolore raggruppato per tanto tempo nel
-cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! cosa le avete voi fatto, signor Arnoldo?..
-domandò la Marta, posando in atto di compassione
-la destra sul capo chino della giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-— Io l'ho amata!.. rispos'egli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In quel mezzo, il medico comparve su l'uscio della
-camera. Maria era ricaduta sui cuscini del letto, in
-un nuovo spossamento di tutte le forze. Il dottore le
-si avvicinò, studiò con attenzione il suo volto colorato
-allora d'un leggier vermiglio, e gli occhi incavati
-e morti; le toccò i polsi, che rispondevano con
-ardenti e ineguali bàttiti febbrili, e conobbe che il
-male era più serio che prima non pensava. Ma, benchè
-in cuore lo sentisse, pure tacque al giovin forestiero
-il suo fatale sospetto; e limitossi a ordinare alcune
-pozioni, e a prescriver novamente che lasciassero l'ammalata
-in un assoluto riposo, procurando di risparmiarle
-la più piccola sensazione di piacere e di dolore.
-E poi, si volse ad Arnoldo, e, fattosi un po' d'animo,
-gli comandò d'allontanarsi da quel luogo, se pur voleva
-che la vita dell'ammalata fosse salva.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo obbedì a malincuore, ma obbedì. Uscito in
-compagnia del dottore, quando furon nell'andito, si
-fermò, e lo prese per la destra, dicendo: — Giuratemi
-ch'ella vivrà! con un accento che fece tremare il pover'uomo;
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-il quale lo guardò, e balbettando rispose:
-— Oh! oh! oh! tutto sta nelle mani di Colui ch'è
-lassù!...
-</p>
-
-<p>
-Chi amò veramente e pianse al terribile dubbio di
-dover perdere per sempre l'amor suo, immagini l'angoscia
-dell'innamorato giovine. Alla vita di quella creatura
-era allora attaccata la vita della sua fede, il coraggio
-dell'anima sua, tutta la sua speranza terrena. Fino
-a quel giorno, egli non aveva pensato mai esser così
-dura la solitudine a un'anima che ha bisogno d'amore
-e d'esempio; e quando ritrovò quell'angelo di pura
-bellezza, che nella sua mente egli aveva rivestito dei
-più ideali colori della virtù, confidò finalmente che
-il cielo si fosse riaperto per lui. Il solo pensiero di
-dover perderla ancora gli appariva tremendo, come
-l'anátema della disperazione; egli stesso non aveva
-creduto fino allora d'amarla tanto!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il dì seguente, il medico dovette pur troppo confermarsi
-nel concepito sospetto; gl'indizi d'una lenta
-febbre di consunzione si manifestarono nell'ammalata;
-la sua notte era stata senza sonno; al letargo del dì
-innanzi eran succeduti il turbamento, il delirio, l'obblio
-del passato e il vago presentimento d'un termine
-vicino; e a tutto ciò ben presto s'aggiunsero una tosserella
-aspra e muta, e un assiduo languore. L'infelice
-si lamentava spesso d'atroci punture al cuore, d'un
-sordo tintinnìo negli orecchi, d'improvvise fiamme che
-le ardevano il sangue, le oscuravano gli occhi e la
-mente; e allora, le coltri le pesavano sul seno, le
-erano insopportabili; e, con un fievole gemito, diceva
-di non poter respirar l'aria che la circondava.
-</p>
-
-<p>
-Poi succedeva un lunga spossatezza, e pareva che
-la sua vita andasse mancando, come un raggio che si
-dilegua; pareva che ogni ora dovesse esser l'ultima
-per lei. La buona Marta era sempre al fianco di quel
-letto; e la sorreggeva, e apprestava le medicine dal
-dottore ordinate: benchè essa nel suo cuore molto
-soffrisse, aveva forza di non piangere, e trovava
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-sempre qualche pietosa parola per sostenerla. Ma quando
-l'ammalata era quieta, e ch'ella si sedeva sola a' piedi
-del letto, allora lasciava tacitamente scorrere le sue
-lagrime; e coll'anima sua semplice e fedele pregava,
-sempre in segreto, la Madonna.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta, nel cuor della notte, Maria a un tratto
-balzava esagitata, in mezzo a que' sonni leggieri, se
-pur sonni potevano dirsi gli sfuggevoli riposi che il
-dolore, stanco quasi di tormentarla, le concedeva; ella
-balzava a seder sul letto, e cacciandosi indietro con
-le mani tremule e scarne i lunghi capegli, che umidi
-di febbrile madore le si stendevan sul viso, spingeva
-gli occhi attoniti fra l'ombre della camera, e poi levava
-la destra convulsa per additar quelle immagini
-sinistre che l'assediavano, o quelle persone amiche
-con le quali immaginavasi di parlare e di piangere. Allora
-i suoi pensieri vagavano nelle torbide memorie
-del passato; la sua innocenza, l'amor suo, i pericoli
-corsi, le sue disgrazie, e tutti quelli che l'avevano
-avuta cara, e quelli che le avevano fatto del male,
-tutto le si affacciava in un punto all'anima oppressa;
-e le sue interrotte parole erano piene di pietà e di
-dolore. La sola Marta era testimonio di que' solitari
-e compassionevoli lamenti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-— Perchè mai mi lascian tutti così sola, sola,
-dopo ch'io fui sempre perseguitata?... Oh Dio! che
-ho fatto di male? O mia madre, io pensava sempre
-a voi, quand'ero lontana; ma questo povero cuore...
-questo cuore non era mio! Tengo qui dentro un segreto,
-che non devo scoprire a nessuno, neppure a
-lui, a lui che... ah il suo nome io non potrò dirlo
-mai!.. perdonatemi, o mia buona mamma! Dio m'ha
-castigato... perdonatemi voi!... S'egli mi parla di
-qui innanzi, tacerò, farò la sorda, fuggirò via... Aimè!
-dove sono?... Questa è la chiesa ov'egli m'aspetta,
-questo è l'altare — Ave, Maria, piena di grazia, il
-Signore è con te... — Forse non verrà! Ah no!
-eccolo, è lui!... Perdono, o Signore! io ascoltai la
-sua promessa, perdono!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-</p>
-
-<p>
-E ricadeva illanguidita e senza movimento, per sollevarsi
-ancora, dopo pochi momenti, rapita dall'impeto
-di nuove immagini: — Egli tornerà, il suo cuore è
-buono; le sue parole son vere, come la virtù; con
-quello sguardo, è impossibile non dir la verità!...
-Oh caro! io l'avrò convertito, egli crederà nella nostra
-santa fede, e verrà a pregar il Signore con me...
-Io sono pallida, lo so; ho patito tanto e sto ancora
-assai male... Guardatemi, ditemi: è egli possibile che
-non mi riconosca più, che più non sappia chi sono?...
-No, non è vero! esso era pur qui, io l'ho veduto;
-e m'ha ben ravvisata, e m'ha sorriso come una volta!
-S'io non fossi bella come prima, avrebb'egli
-sorriso?...
-</p>
-
-<p>
-E anch'essa la povera giovinetta, come se contemplasse
-un'ombra presente, sorrideva così da strappar
-le lagrime a chiunque l'avesse ascoltata in quell'ora.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un altro istante di riposo, risorgeva ancora
-lentamente, giacchè invano la desolata Marta tentava
-con amorose e ripetute preghiere di far ch'ella si
-coricasse più tranquilla. E giungendo le mani, e scuotendo
-il capo, in atto di chi racconta lunghi travagli
-sostenuti, ripigliava: — Io non ho amato altri che te,
-e non te l'ho detto mai!... Ma per amor del cielo,
-non ne parlare con persona viva... Vedi! mia madre
-è morta, mio fratello, mio padre, tutti son morti!...
-Io sono sola a questo mondo... e tu! tu mi puoi
-dare il paradiso o l'inferno... Io vorrei esser tua; ma
-temo che lassù in cielo non sia scritto così! Vieni, vedi,
-questa è quella Madonna, a' piè della quale mi giurasti
-di volermi sempre bene... T'avvicina, pigliami
-per mano! Dio ne benedirà!... Ma, chi è mai quel
-prete? lo vedi tu? io lo riconosco... è lui, è mio
-fratello, è il tuo amico... Oh Dio! Dio eterno! fuggiamo,
-lasciami! Non vedi ch'egli leva la destra in
-atto terribile di minaccia? non senti ch'egli ne maledice
-tutt'e due?...
-</p>
-
-<p>
-Ma il cielo pietoso, dopo quelle notti d'angoscia,
-dopo quelle visioni di sgomento, le concedeva almeno
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-lunghe ore d'una calma benefica e sollevatrice, interi
-giorni di pace e di rassegnazione; nel volger de' quali
-dolce le tornava lo sfogo del pianto, il conforto d'una
-calda preghiera, e soave perfino il ricordarsi del dolore
-sofferto, il pensare a quello che ancora le restava
-a soffrire. In quel tempo però ella poco parlava, e
-pareva quasi straniera a ogni affetto che la riavvicinasse
-a questa vita: l'avresti creduta una di quelle
-sante giovinette martiri della prima età cristiana, le
-quali, in mezzo a' tormenti, contemplavano estatiche
-una corona celestiale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Io non dirò tutto il patire di quella meschina, chè
-già questa semplice narrazione è troppo compassionevole
-e piena di pianto. La malattia della povera
-Maria fu lenta, sorda, penosa; più d'una volta essa
-toccò a quel tremendo punto, in cui la sola speranza
-che rimanga è un domani nel cielo; più d'una volta
-fece temere di vederla finire, dopo alcuno di quegli
-impeti di tosse convulsiva che di frequente l'assalivano.
-</p>
-
-<p>
-Eppure il dottore, sia che non fosse troppo sapiente,
-sia che vedesse più in là che non sembrava, ebbe
-segreta speranza di salvarla ancora; e nelle cure assidue
-che le prodigava, non tardò ad accorgersi che il
-male non aveva soggiogato del tutto quella debole
-complessione, e che anzi a poco a poco rimetteva della
-sua crudeltà; onde fu persuaso che se alla fanciulla
-non erano quaggiù promessi lunghi anni, le sarebbe
-stato conceduto almeno di vedere più d'una primavera,
-e forse di respirar novella vita nel balsamo dell'aria
-nativa.
-</p>
-
-<p>
-Egli non s'ingannò. Venne la primavera, e ben
-presto la gracile salute della nostra giovinetta cominciò
-e rifiorire. Il silenzio dell'anima e la pace della
-natura poterono più che gli sforzi dell'arte; ma per
-non far ingiustizia a quel dabbene del dottore, bisogna
-dire che la paziente attenzione e lo studio che
-pose a risparmiare alla sua ammalata ogni più leggiera
-commozione e più di tutto ogni memoria della sua
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-vita passata, fanno fede ch'era miglior medico ch'egli
-medesimo non si credesse, un medico filosofo, voglio
-dire, come pretendono d'essere tutti i nostri medicuzzi
-d'ieri. Non permise ad Arnoldo di visitar Maria
-che una sola, o al più due volte la settimana; e sempre
-in compagnia di lui, per due eccellenti ragioni:
-una, perchè il mondo non dicesse, l'altra, perchè un
-solo colloquio che fosse finito con far piangere l'ammalata,
-avrebbe potuto rovinar il sistema della sua
-cura. Dunque, in tutto quel tempo, Arnoldo era stato
-quasi straniero per Maria; essa non osava domandare
-di lui, neppure alla Marta; ed egli, temendo sempre
-che il cielo non gli rapisse quel fiore sì adorato, si
-tenne in una mesta e contegnosa lontananza. La Marta
-poi, la quale dapprima, finchè durò il male di quella
-sua diletta, aveva saputo soffocar le lagrime, allora
-piangeva; ma piangeva di consolazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Era un mattino, un bellissimo mattino, al principio
-d'aprile.
-</p>
-
-<p>
-Maria sedeva al raggio di quel puro sole, nel cortiletto
-che si specchiava al lago; sedeva tranquilla
-presso il muricciolo, sul quale erano ancora i suoi
-vasi di fiori, quantunque inferme e cadenti ne fossero
-le odorose pianticelle. Essa respirava l'aria imbalsamata
-dai profumi della mattina; e il suo viso alquanto
-pallido ancora, mostrava quel soave incanto di bellezza,
-che tocca assai di più, quando rivela il segreto
-d'un'anima che si ricorda de' suoi dolori. Un sorriso
-ineffabile, misto d'una dolcissima malinconia, errava
-sulle sue labbra ancora smunte; e la lieve tinta rosata
-onde le si coloravano le gote, faceva spiccare di più
-la muta candidezza del suo bel volto e del sottile
-suo collo.
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo entrò nel quieto ricinto; nè Maria, assorta
-ne' suoi pensieri, s'avvide di lui. Egli le si avvicinò
-lentamente: la fanciulla alzò allora gli occhi, e la sua
-fronte si velò d'un vivo rossore, che subito sparve.
-Alla prima, Maria non trovò parola; poi balbettò come
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-un saluto; e il giovine, fattosi a sederle d'accanto, si
-rimase lungo tempo a guardarla, incerto e pensieroso.
-Ed essa, inchinate le pupille a terra, taceva.
-</p>
-
-<p>
-— O Maria! diss'egli finalmente, io benedico quest'aria
-così serena e in pace, questa gioja di tutta la
-natura, questa divina bellezza della terra e del cielo
-che vi restituiscono la vita, che sembrano sorridervi
-per consolarvi di tutto quel ch'è passato!... Voi siete
-nata in un paese beato; questi monti e quest'acque
-sono la più bella contrada del mondo... Oh vi fossi
-nato anch'io, oh fossi anch'io italiano!... Ma voi lo
-sapete, o Maria, i' ho risoluto di non abbandonar più
-questi luoghi. Ora, son solo su la terra, e costretto
-a fuggire dalla casa de' miei padri, a portare un nome
-che non è mio! Una volta io era potente, adulato,
-cercato; ora mi respingono tutti. Ma voi non mi respingete,
-no; io non posso più che offrirvi un'umile
-sorte e l'esilio; ma voi siete buona, e manterrete la
-vostra promessa!... Ditelo, Maria, ditelo adesso ch'è
-tempo! Fra voi e me non c'è più distanza; e una
-vita modesta, ma beata con voi, è la sola felicità alla
-quale io voglia, alla quale mi sia concesso d'aspirare.
-</p>
-
-<p>
-— Lei è un buon signore, ha un cuor che d'uguali
-ce n'è pochi! Ma io cerco inutilmente esprimere quel
-che sento... Ah! se le mie parole hanno qualche valore
-agli occhi suoi, deh m'ascolti, signor Arnoldo!...
-E così Dio mi mandi forza di parlarle com'io devo,
-in questo momento che deciderà della mia vita!
-</p>
-
-<p>
-— Dite, Maria! Il farmi felice o infelice per sempre,
-sta in voi... a voi lascio la mia sorte! Ho saputo
-rispettar fin adesso ogni vostro desiderio, non v'ho
-mai ricordata una promessa... perchè il vostro dolore,
-le vostre disgrazie...
-</p>
-
-<p>
-— Per carità, signor Arnoldo, non parliam più di
-me. È di lei che mi preme, della sua felicità, del sacrifizio
-ch'ella vorrebbe fare. Oh! ritorni per un momento
-su la sua vita passata; pensi a lei stesso, come
-deve fare un uomo; e poi decida.
-</p>
-
-<p>
-— Come, o Maria, sarebbe possibile che ricusaste
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-d'unire la vostra sorte alla mia? dopo tutto quel ch'è
-stato, dopo tanto amore?... Oh io vi amo ancora,
-o Maria, vi amo, come la prima volta che vi ho veduta,
-come quel giorno...
-</p>
-
-<p>
-— Non mi dica così, signor Arnoldo, io ne la prego
-col mio cuore, con le mie lagrime!... Se ha ancora
-della stima per me, parliamo come fossimo stranieri
-uno all'altro. Non è vero ch'ella non abbia più nessuno
-a cui pensare... Suo padre soffre certamente per
-la sua lontananza, e sospira di rivederla prima di morire,
-di lasciarle il suo nome e l'onor della famiglia...
-E le sue buone sorelle?... e il suo paese che lo
-chiama, che l'aspetta, che ha bisogno di lei?... queste
-cose, appena io capisco come sieno, ma pur sento
-che son vere. Non posso creder che suo padre l'abbia
-maledetto, non è vero che più nessuno si ricordi di
-lei! E se anche, al primo momento, lo sdegno l'avesse
-fatto ingiusto, si sarà pentito da poi; perchè padre
-e madre perdono tutto, piuttosto che i figliuoli... E
-se dapprima, per l'onore, ella ha creduto bene d'abbandonare
-chi lo disprezzava, adesso è il momento di
-far vedere a loro stessi, che la persuasione e non il
-capriccio l'hanno consigliata, e che ha ancora, lasci
-ch'io lo dica, lo stesso cuore e la stessa virtù!
-</p>
-
-<p>
-— Buon Dio! siete voi che mi parlate così? chi
-vi disse tutte queste cose? chi ve le inspira? Io, sì,
-lo sento il cruccio di star lontano da' miei... so che
-le mie buone sorelle piangono e m'aspettano. Ma, per
-me, il domandar perdono sarebbe un rinnegare la
-verità che ho abbracciata! Nè per questo i' ho fatto
-sacrifizio d'ogni cosa; l'ho fatto per ciò che tutti calpestano,
-la fede e la coscienza. O Maria, lo veggo! voi
-non mi amate più!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! signor Arnoldo, non dica, non pensi così.
-Io era già morta, ella mi salvò! Oh questa riconoscenza
-ch'io sento, basterà oramai essa sola a riempiere
-tutta la mia vita!...
-</p>
-
-<p>
-— Voi parlate di riconoscenza, ed è amore ch'io
-vi domando. E che? s'io dovessi anche tornarvi, là
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-nella mia patria, se l'onore mi vi chiamasse, non
-andrei io superbo di mostrar a tutti qual angelo io
-possegga? non benedirei sempre il cielo di poter mettervi
-a parte d'ogni contentezza della vita, di farvi
-grande, come siete degna d'essere, più d'ogni altra
-donna?
-</p>
-
-<p>
-— Il suo cuore è buono e generoso; ma io, quantunque
-nulla sappia in confronto di lei, pur sento
-che questa la è un'illusione. Nol so da vero, perchè
-mai abbia preso a voler bene a una poveretta come
-me; pure, so ch'io non lo meritava, e che non ero
-nata per questa fortuna. Oh! non la mi guardi così!
-se ascoltassi soltanto il mio cuore, una cosa sì amara
-io non potrei dirla... E poi, capisco pure ch'io le
-parlo troppo male; ma al momento in che siamo,
-bisogna dir tutto com'è.
-</p>
-
-<p>
-— Cielo! oltre al non amarmi più, potreste voi
-pensare, o Maria, che verrebbe tempo ch'io avessi
-a mancare alla mia fede, all'amore?...
-</p>
-
-<p>
-— No! vedo pur troppo che non so spiegarmi, o
-ch'ella non m'intende!... E questi suoi rimproveri
-mi fan piangere. Ma io non voglio dire di lei... Tutti
-l'hanno amato, e l'ameranno sempre: e come nol
-dovrebbero?... Nessuno ardirà disprezzar la fortunata
-che porterà il suo nome. Ma a questa donna felice,
-se mai fosse d'una condizione diversa dalla sua, una
-meschina come son io, non sarebbe rìserbata una continua
-rampogna, un tormento segreto, eterno?...
-Potrà mai credere a quegli onori che non sono per
-essa, e non arrossire di trovarsi con quelli che mentono
-con la bocca e disprezzano nel cuore, con quelli
-che tacciono per compassione?... Oh! gli occhi di
-chi ha molto sofferto leggono nell'interno di coloro
-da' quali non sono amati, abbastanza per poter piangere
-ancora. E poi, viene il tempo il più amaro. Quegli
-che prima era l'amico, il fratello, il padre suo,
-il suo tutto, non la guarda più come in quel giorno,
-in quel giorno felice che nasce una volta sola, e non
-torna più; non le chiede più di quelle parole, che un
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-tempo facevano la sua gioia, il suo conforto. Egli è
-un uomo, un cittadino; ha la gloria che lo chiama,
-la vita che gli comanda, la società che l'accarezza,
-il mondo che lo guarda... Egli non è più solo, come
-in quel giorno così bello!
-</p>
-
-<p>
-— Maria, Maria, che dite voi mai?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! lasci ch'io sfoghi tante cose che da sì gran
-tempo porto nel mio cuore! Quella poveretta che
-sente non essergli più necessaria, quella, che al pari
-d'un fiore per un giorno gli piacque, non è più la
-medesima... Ella tace sempre, ella piange spesso; ed
-egli volge indietro la testa, e cerca altri fiori più freschi,
-più belli, perchè l'uomo ha sempre bisogno della
-bellezza... Oh mio Dio! quest'angoscia basta sola a
-far morire di dolore la infelice! E il dubbio che l'accompagna
-sempre, e il timore di proferire una parola
-sola che a lui dispiaccia, e l'affanno segreto di
-sentirsi così piccola cosa a paragone di lui, e la stessa
-grandezza dell'amore che gli porta, di quell'amore
-ch'egli con un pensier solo può maledir per sempre...
-</p>
-
-<p>
-— Non più, Maria, non più!... Ecco, era una
-speranza del tutto vana la mia, e voi spezzate l'ultimo
-anello della mia vita... Tu, o Maria?... tu, la
-più bella e la più santa creatura del Signore, l'unica
-stella ch'io avessi ancora, tu puoi abbandonarmi?
-Abbandonarmi, quand'io, per amarti, ho dimenticato
-patria, parenti, nome, tutto?... Gran dio! dunque
-la virtù ch'io cercai sempre, altro non era che un
-delirio, la poesia de' vent'anni, l'incanto d'una primavera?...
-Bisogna che sia così. E adesso, che farò?...
-Tornerò nel mondo, mi getterò in questo vortice
-di cose, nell'ebbrezza della passione, nella vita
-del momento; sì, riderò delle lagrime che si piangono
-da per tutto, e di quelle che farò versare anch'io;
-e a coloro che mi rinfacceranno di non creder più a
-nulla, nemmeno alla virtù, dirò; Gli uomini m'han
-voluto così! peggio per loro.
-</p>
-
-<p>
-Maria raccapricciò a queste strane parole, chinò la
-testa e impallidì. Arnoldo la guardava quasi sdegnoso,
-e levandosi a un tratto, mosse per allontanarsi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh si fermi, signor Arnoldo, proruppe allora
-la sbigottita fanciulla, e non mi lasci in questo modo!...
-Io le ho parlato come una povera giovine onesta;
-ho fatto il mio dovere. Ella non sa, non vede il mio
-dolore; ma io soffrirei ben più, se non avessi coraggio
-di parlarle col cuore in mano. La grandezza, la
-felicità che mi vuol dare, non son fatte per me: questi
-due anni della mia vita non saranno stati altro che
-un sogno, ma il più bello di tutt'i miei sogni!...
-Quando penso a queste quattro mura, dove son nata,
-dove per tanto tempo sono stata felice anch'io...
-quando penso a mio padre, a mia madre... Oh se
-vivessero ancora... non mi avrebbero certamente benedetta!
-</p>
-
-<p>
-— Se que' buoni vivessero ancora, vorrei metter
-la nostra sorte nelle loro mani. E anch'esso, vostro
-fratello...
-</p>
-
-<p>
-— Il mio povero Carlo!.. Ah se sapesse quello
-ch'egli pensava e diceva! Questa forza ch'io sento
-di parlarle come feci, me l'hanno data le sue parole,
-e la santa virtù che inspiravano... Io me lo ricordo,
-come se fosse adesso; egli, il mio buono e
-santo fratello, mi disse una volta... qui, qui appunto
-dove siamo noi: Abita sempre nel luogo in che il
-Signore ti collocò; Egli solo è Quello che non abbandona
-mai! Conserva il tuo cuore, e vivi povera e modesta
-come sei nata!...
-</p>
-
-<p>
-E, ripetendo questo ricordo, Maria singhiozzava. Il
-giovine era commosso e sorpreso da contrarii pensieri.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, ripigliò indi a poco Maria, che le ho aperto
-l'anima mia. Un'altra ragione poi... non ho nemmeno
-il cuore di dirla, ma pur è vera anch'essa...
-ed è questa, ch'io sento di potere durar poco: la è
-un'idea che ho avuto sempre... Ma, adesso, Dio mi
-darà la virtù di patire per questo poco tempo.
-</p>
-
-<p>
-— No, Maria, non lo dire; no, non è vero!...
-Vuoi tu vedermi disperato, vuoi tu ch'io maledica al
-mondo e a Dio?...
-</p>
-
-<p>
-A questa imprecazione la fanciulla non resse; il coraggio,
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-che fin allora l'aveva fatta maggiore di sè
-stessa, era esausto: ella tornava una fragile, sofferente
-creatura com'era prima. Fece per parlare, e non potè;
-sentì sciogliersi le membra, vide appannarsi, confondersi
-le cose a lei d'intorno, e la sua voce non seppe
-formar che un debole sospiro.
-</p>
-
-<p>
-— O Maria! o mio angelo tutelare, diceva Arnoldo
-con supplichevole affetto, sostenendola: ascoltami, o
-Maria, non m'abbandonare, non morire!... Tu sei
-una santa, io ti venero come mia madre! Farò tutto
-quello che vuoi; parla... guardami! dimmi una parola
-sola... Non m'ami più? Ah! non importa... Io sarò
-infelice; ma tu ascoltami, non morire, oh non morire!...
-Ti son forse odioso? Ah no, no! dimmi che
-non è vero! E perdonami: io voleva un poco della
-tua felicità, un poco della pace del tuo cuore. Parla,
-o Maria! ma non mi togliere tutta la speranza. Vuoi
-tu ch'io parta, che corra a gettarmi a' piedi di mio
-padre?... Io me n'andrò, domani... oggi... subito!
-Ma tu vivi, aspettami, e lascia ch'io creda all'amor tuo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, è ben meglio che parta, signor Arnoldo!
-disse Maria, alla quale le ardenti parole del giovine
-avevano restituito un po' di coraggio, quantunque misto
-a un segreto fremito di terrore; è ben meglio che
-parta! Io per me, spero che Dio m'aiuterà... Senta
-dunque: s'ella torna nella sua patria, io l'aspetterò
-per un anno... e poi... quando veramente fosse la
-volontà del cielo...
-</p>
-
-<p>
-— Questa condizione è dura, Maria; nè so come
-potrò obbedire...
-</p>
-
-<p>
-— Ah! è necessario ch'ella s'allontani per qualche
-tempo, che torni in pace col padre suo!... Consoli
-le sue sorelle; e mi nomini a loro; a quella buona
-Elisa, se la si ricorda ancora del mio nome. Io intanto
-penserò a lei, sempre a lei, signor Arnoldo, ch'è
-stato così buono per me! Io non aveva più nulla a
-questo mondo, nulla fuorchè la mia onestà; ella ha
-avuto compassione di me, e io la benedirò sempre,
-pregherò sempre per lei!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arnoldo era commosso fino alle lagrime. Contemplava
-Maria con una muta tenerezza; e la piena degli
-affetti che agitavano il suo cuore, non poteva trovare
-un'uscita. Alla fine le si appressò umiliato, le prese
-una mano, se la recò alle labbra, la baciò, la bagnò
-del suo pianto, e:
-</p>
-
-<p>
-— Addio, le disse, Maria! Addio per un anno.
-</p>
-
-<p>
-— Addio! rispose con voce sicura la fanciulla; ma
-il suo cuore addolorato in quel momento tremò che
-non fosse <i>per sempre</i>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il seguente mattino, Arnoldo abbandonava quelle
-rive, abbandonava l'Italia. Tornato alla villa, dopo il
-colloquio avuto con Maria, vi aveva trovato alcune
-lettere d'Inghilterra, e fra queste una d'Elisa sua
-sorella, la quale dipingendole il rovescio ch'erasi fatto
-nella salute del padre suo, il terrore e l'abbandono
-in che essa e Vittorina vivevano, lo scongiurava a
-non perder nemmeno un'ora, a ritornar subito, a ricordarsi
-del nome che portava, e del dovere di figlio
-e d'Inglese, che lo richiamavano in patria. Questa
-lettera finì di persuadere Arnoldo. Bisognava dunque
-partire, senza riveder Maria, tutto il comandava: e
-chi sa anche s'egli potrà ancora arrivar a tempo per
-ricevere la benedizione del padre suo?
-</p>
-
-<p>
-Egli dunque partì. Maria, che in tutta quella notte
-non aveva potuto chiuder occhio mai, s'era levata col
-sole, e se ne stava appoggiata al davanzale dell'aperta
-sua finestra, a contemplar di lontano la villa **** dov'egli
-abitava.
-</p>
-
-<p>
-I balconi del terrazzo erano spalancati; quella parte
-della casa aveva l'aspetto d'un luogo abbandonato di
-recente. Quel pianerottolo deserto, quell'alto terrazzo,
-quelle vôte finestre, le mettevano nell'anima un'involontaria
-tristezza. I suoi sguardi calarono lenti e
-distratti al lungo della riva... In quel momento, essa
-vide una barchetta staccarsi dal piccolo porto che si
-apriva al piede della villa. Un uomo, chiuso nel suo
-mantello, era in quella, barca, la quale ben presto pigliò
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-il largo; il barcaiuolo faceva forza di remi contro
-il vento che increspava tutta la superficie del lago.
-Un grido doloroso, invano trattenuto, le scoppiò dal
-più profondo del cuore... Allora, come fosse stato
-scosso da quel grido, Arnoldo levò il capo, e di lontano
-la riconobbe. Si alzò, stese la mano verso di lei
-nell'atto d'un ultimo saluto; poi, quasi oppresso da
-una forza prepotente, s'abbandonò di nuovo su la prora
-della barca: la quale fuggendo via via si dilungò rapidamente,
-finchè non apparve più che come un punto
-nero nell'iride dell'acque che riflettevano il sole
-nascente.
-</p>
-
-<p>
-Ma quand'ebbe perduta di vista quella barchetta,
-la povera Maria sentì mancarsi il cuore: uno schianto
-improvviso la soffocò; e proruppe in lagrime d'amarissimo
-cordoglio, in quel piangere caldo e dirotto di
-chi non ha più speranza. Ella pensava che tutto era
-finito, che non l'avrebbe riveduto mai più.
-</p>
-
-<p>
-Angiola Maria visse ancora un anno, nella solitaria
-casetta, in compagnia della sua vecchia amica,
-ch'erale prodiga delle cure le più amorevoli, e si ricordava
-così spesso di <i>lui</i>.
-</p>
-
-<p>
-Aveva raccolte sei o sette povere fanciulline del
-contado, tutte da quattro a cinque anni, belle angiolette
-da' capegli d'oro e dai visetti color di rosa, tenere
-anime che l'amavan come una madre. E insegnava
-loro a leggere, a dire quelle prime orazioni
-del fanciullo, che sono il più soave profumo che si
-alzi ne' cieli; e si deliziava di vederle folleggiare,
-quelle piccine, per le aiuole del suo cortiletto; e tutte
-le metteva a parte di quel poco ben di Dio che a lei
-era avanzato.
-</p>
-
-<p>
-Così ell'era abbastanza felice, perchè persuasa e
-contenta d'aver compito il suo dovere.
-</p>
-
-<p>
-Innocente e sublime creatura! Essa aveva compito
-il suo sacrifizio.
-</p>
-
-<p>
-Al cominciare dell'altro inverno, que' fatali indizii
-d'una lenta consunzione, sopita per qualche tempo
-ma non vinta, tornarono a spiegarsi; e il dottore, il
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-quale a quando a quando capitava a visitarla, si fu
-subito accorto della funesta verità.
-</p>
-
-<p>
-Pure Maria trascinò i suoi giorni per tutta l'invernata.
-A poco a poco, ella si consumava, finiva, senza
-temer di nulla, senza soffrire: Dio è sempre pietoso,
-e volle risparmiarle quegli ultimi patimenti.
-Le fanciullette sue amiche venivano ancora, quasi
-ogni dì, a tenerle compagnia; qualche volta, alcuna
-d'esse, la più grandicella, le domandava perchè mai
-la fosse così pallida e dimagrita, e nel domandare
-piangeva... Ma ell'era rassegnata; nè fu udita mai
-pronunziare un solo lamento; chè anzi, assorta talora
-in una dolce meditazione, le sue labbra s'aprivano a
-un tranquillo e celeste sorriso.
-</p>
-
-<p>
-Tornò la primavera, tornò il bel sole, tornarono i
-fiori; ma il cielo non fu più sereno, nè più ebbe
-l'aria balsamo per lei. Oramai, ella non sorgeva più
-dal suo letticciolo.
-</p>
-
-<p>
-Al principio dell'aprile, in quel dì stesso che, un
-anno prima, aveva veduto partir Arnoldo, ella restituiva
-l'anima pura al Creatore. E le fanciulle ch'essa
-aveva tanto accarezzato, e la Marta, alla quale
-lasciò la sua casetta, e quel buon galantuomo del signor
-Gaspero, che sempre le aveva voluto bene, furon
-coloro che l'accompagnarono l'ultima volta fin
-al luogo del suo riposo. Ella è sepolta presso a suo
-padre; e quelle due zolle sono protette da una croce
-sola.
-</p>
-
-<p>
-Alcune settimane dopo la morte di Maria, il signor
-Gaspero stava leggendo agli amici le novità
-della gazzetta: sedevano a circolo su l'entrata della
-bottega di Samuele; poichè al venir della state, l'aristocrazia
-del paese, come i capi delle tribù indiane,
-soleva tener consiglio a cielo sereno. Dunque, fra le
-altre novelle, sotto la data di Londra, egli lesse
-questa:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«— Sir Arnoldo, figlio di lord Leslie, quello stesso,
-la cui conversione alla fede cattolica menò gran
-rumore l'anno passato nel bel mondo, fu eletto
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-membro del parlamento pel borgo di ****. Pretendesi
-che l'onorevole baronetto debba menare in
-isposa una sua cugina, la bella e ricca erede di
-lord S..... miss Elena Davison.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Il buon vecchiotto continuò a leggere; nè a lui,
-nè al dottore (il quale però conservava ancora, come
-reliquie, certe tre quadruple di Spagna lasciategli
-in dono dal giovine inglese), nè al curato, nè
-allo speziale, cadde in pensiero che quell'onorevole
-baronetto fosse appunto il bel forestiero che avevano
-conosciuto. Non vi fu che il deputato politico, il signor
-Mauro, se pur ve ne ricordate, il quale susurrò
-a mezza voce: — Quel nome non m'è nuovo...
-Ma via, che importa a noi?...
-</p>
-
-<p>
-Bisogna dire per altro, che di Maria non si dimenticarono.
-Il signor Gaspero raccontò più d'una
-volta la storia della povera tosa; e n'era sempre commosso,
-e conchiudeva seriamente: — Il mondo è una
-scala, e ciascuno deve starsene al suo scalino. La
-provvidenza non ha creato per niente i signori e i
-poveri diavoli. Dunque rimani contento nella condizione
-in che la Provvidenza t'ha collocato, nè voler
-sollevarti da quella, per non perdere pace, libertà e
-salute... Ma, dopo un momento, scrollava il capo,
-e con un sogghigno di compiacenza soggiungeva: — Quest'è
-vero! Eppure io sono la prova del contrario.
-Se fossi sempre stato quel baggeo ch'io m'era
-da fanciullo, la mia fortuna a quest'ora sarebbe di
-menar la barca fino a Domaso e di pescar gli agoni
-laggiù sotto la riva; ma perchè, in que' bei tempi,
-non me ne stetti con le mani nel giubbone, da povero
-merciaiolo son diventato quel che sono, e ho
-veduto quel che so io; e almeno ho casa e tetto, e
-posso far e disfare anch'io la mia parte; nè mi manca
-nulla, fuorchè la consolazione d'un'anima bella,
-come fu Maria. Ma, un'altra come lei, non la troverò
-più, se campassi anche gli anni di Noè.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-</p>
-
-<h2 id="manoscr">IL MANOSCRITTO
-<span class="smaller">DEL
-VICECURATO</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap1-man">I.
-L'OSPITE MONTANARO.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Cadeva l'autunno del 184*. Sull'imbrunire d'una
-di quelle care e malinconiche giornate, in cui le memorie
-dell'amore e dell'amicizia risvegliano nell'anima
-il bisogno di pensare e di piangere, io andava lentamente
-camminando sull'alpestre via che conduce al
-solitario villaggio di ****. Già avevo dato le spalle
-all'umide inabitate reliquie del castello di Fuentes, e
-più non m'appariva nella lontananza neppur quell'ultima
-lucida zona dell'Adda, che sboccando fuor dell'Alpi
-di Valtellina s'allarga e s'impaluda là dove
-comincia ad aprirsi il lago di Como. Le montagne
-all'ingiro s'eran velate di quel cupo uniforme colore
-che spandono i poetici crepuscoli dell'autunno; e più
-non si distingueva nè un villaggio, nè una chiesa,
-nè un campanile: appena gli ultimi riflessi del sole
-già caduto tingevano tuttora d'un roseo a grado a
-grado fuggente l'altissima cresta del Legnone, che
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-sola, fra tutti gli altri monti all'intorno, portava il suo
-candido cappuccio di neve.
-</p>
-
-<p>
-Io era solo, e non sapendo se, prima della notte
-fatta, mi fosse possibile giungere al villaggio il più
-vicino, cominciavo a trovar la via più lunga e meno
-romanzesca che non mi paresse da prima, più umida
-e più trista la sera. E dubitai d'aver fallito il cammino;
-sicchè io era già sul punto di voltar indietro i passi
-per tornarne al paese d'onde veniva. Ma a poco a
-poco una cotale magia che si diffonde dalla silenziosa
-maestà della natura, una specie di vaghezza dolorosa
-che ne fa parer bello lo stesso terrore, e in
-uno quella meraviglia che andiam sempre cercando
-nell'incertezza delle cose di quaggiù, mi diedero animo
-a continuar la via.
-</p>
-
-<p>
-Allora mi venne all'orecchio il rumore d'un passo
-lento e grave che moveva dietro al mio, e l'eco d'una
-monotona cantilena, della quale non poteva ancora
-distinguer le parole, ma che aveva non so che di
-patetico e misterioso a cui mal non rispondevano i
-miei pensieri e le confuse fantasie ond'era occupata
-in quel momento l'anima mia. Nelle grandi solitudini,
-fuor dello strepito degli uomini e della vita, dove la
-natura regna ancora nella primitiva e severa sua
-bellezza, una sola voce, un suono lontano, un sospiro
-del vento che ti rechino di nuovo i pensieri del mondo
-che avevi, senza saperlo, dimenticato del tutto, d'improvviso
-ti rapiscono a quella contemplazione dell'infinito,
-a quell'intima forza dell'anima che dianzi ti
-facevano maggiori di te stesso, e ti ripiombano nella
-realtà delle cose, direi quasi, nel terrore d'esser uomo
-e d'esser solo.
-</p>
-
-<p>
-Mi fermai in mezzo della via, e diedi attento l'orecchio
-al suono che andavasi man mano facendo più
-distinto e più vicino. Egli era forse (pensai) un alpigiano
-di quella valle, che tardivo al par di me, si
-trovava sulla medesima strada per tornarsene a casa,
-e ingannava il tempo e il cammino ricantando alcuna
-delle vecchie canzoni del suo paese.
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-Così parevami dicesse press'a poco quella canzone:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vedi la striscia bianca</p>
-<p class="i02"> Che pare un nugoletto?</p>
-<p class="i02"> Il vecchio non si stanca:</p>
-<p class="i02"> È il fumo del suo tetto.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> O mia foresta bruna,</p>
-<p class="i02"> O cime del Legnon!</p>
-<p class="i02"> Passò la terza luna</p>
-<p class="i02"> Che da voi lunge io son.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ampia, serena e chiara,</p>
-<p class="i02"> Qui l'aria il cor non serra:</p>
-<p class="i02"> La povertà m'è cara</p>
-<p class="i02"> Nella mia poca terra!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> La nebbia eterna stagna</p>
-<p class="i02"> In seno alla città:</p>
-<p class="i02"> Cercai la mia montagna;</p>
-<p class="i02"> Sognai la libertà!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Cantar qui m'è concesso</p>
-<p class="i02"> De' miei figliuoli al canto:</p>
-<p class="i02"> Gli antichi miei qui presso</p>
-<p class="i02"> Dormon nel campo santo.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i03"> Per me sei vasto e bello,</p>
-<p class="i02"> Povero casolar!&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> Ritorna al paesello</p>
-<p class="i02"> Il vecchio montanar.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-— Ecco, diceva io tra me, dove si va a nascondere
-la semplice poesia, amica del sole e del cielo sereno.
-Le rimembranze della passata età, e le schiette, calde
-fantasie di questi abitatori d'ignote capanne serbano
-ancora un'impronta di quella naturale dolcezza antica
-che noi perdemmo: sono incolte, ma pur belle le armonie
-che d'una in altra generazione consolano le loro
-veglie invernali, le tranquille domeniche e gli allegri
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-giorni della vendemmia, quand'essi s'accolgono a
-crocchio sulla spianata al raggio del sole occidente!
-L'uomo della città ritrova la sua patria per tutto il
-mondo: non v'è più che il montanaro il quale ami la
-sua rupe e la casipola che sopra vi siede, e viva contento
-della sua povertà all'ombra del campanile che
-lo vide a nascere.
-</p>
-
-<p>
-In quella, sul sentiero che saliva con rapida svolta
-verso il colmo d'una piccola altura, vidi venirne verso
-di me un vecchio; il quale, sebben curve le spalle
-sotto il peso d'un fardello appiccato alla cima del suo
-bastone, moveva con passo così alacre e spedito che
-in un momento m'avrebbe oltrepassato, ov'io stesso non
-gli fossi ito a rincontro, domandandogli: — Brav'uomo,
-siete del paese?
-</p>
-
-<p>
-Egli fermossi: parve maravigliato di trovare uno
-straniero a sì tarda ora su quella via. E guardandomi
-prima un poco, con cert'aria diffidente, ch'era forse
-un resto della sperienza di fresco imparata nella città,
-mi rispose: — Sì, o signore, torno a casa mia.
-</p>
-
-<p>
-— Quant'è lontano di qui il vostro paese? e come
-si chiama?
-</p>
-
-<p>
-— Oh bello! si chiama ****; e in una buona
-mezz'ora al più, del mio passo, ci sarò arrivato.
-</p>
-
-<p>
-Il nome del villaggio non mi parve nuovo, ma non
-sapevo in quale angolo della memoria cercarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Se non v'incresce, soggiunsi, verrò fino al paese
-con voi; chè in mezzo alla notte, e ignaro di questi
-monti e di queste valli, avrei tema di perdere il
-sentiero.
-</p>
-
-<p>
-— Come le piace, signore! Ma se mai credesse di
-trovare alloggio al paese, cangi pure la strada fin
-d'adesso; chè sulla costa della vallata, fra que' sassi
-del tempo del diluvio, non ci stanno che un cinquanta
-povere e disperse tettoje, aperte al sole e alla neve,
-come Dio vuole; e son case quelle ove non può
-dormire se non chi vi nacque.
-</p>
-
-<p>
-— Ci sarà almeno il curato; ed egli forse...
-</p>
-
-<p>
-— Eh! il curato? so bene che quando alcuno di lor
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-signori capita nelle nostre parti, si fa servir da osteria
-la casa della parrocchia; ed è un onore che fanno...
-Il curato c'è sicuro, un bravo prete, non fo per dire;
-ha un cuor da padre, un cuore proprio da buon
-montanaro. E pure...
-</p>
-
-<p>
-— E pure che cosa, amico mio?
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, vorrei dirle, non so se il signor curato
-vedrà tanto volentieri in casa sua la faccia d'un forastiero.
-Egli fa la vita del romito; quella poca terra
-e que' scarsi livelli che fanno tutta la prebenda, gli
-bastano appena per non morir di fame. Perchè, il
-paese è povero, caro signore; e anche noi vecchi,
-quasi ogni anno, dobbiamo andarne a cercare un po'
-di sorte alla Bassa, e dopo aver tagliati i boschi de'
-nostri monti, girare laggiù facendo il manovale, o
-qualch'altro duro mestiero. Ma intanto, con la grazia
-di Dio, la si campa da povera gente.
-</p>
-
-<p>
-— E voi credete dunque che il vostro signor curato
-avrebbe cuor di lasciarmi sulla via? Eh! per
-un uomo che insegna il vangelo sarebbe una bella
-carità!
-</p>
-
-<p>
-— Non è questo; ma gli è che pur troppo nella
-nostra povera terra, benchè rintanata fra l'Alpi, i
-forestieri han finora condotto la mala fortuna. E il
-paroco anche lui, vede, ha dovuto imparare a non
-creder troppo alla gente, dopo la disgrazia del nostro
-vicecurato... Oh! ma quello sì era un uomo! che
-cosa dico? era un santo, la nostra provvidenza. Bisognava
-vederla quella testa che pareva inspirata veramente
-dal Signore! Così giovane e così sapiente!
-E il suo cuore, chi nol conobbe, chi non l'ha benedetto?...
-Egli spartiva con noi il suo pane, egli andava
-a comprare del suo le medicine per i poveri malati,
-e veniva a consolarci nella disgrazia, o a piangere
-con noi: tutti, dal primo all'ultimo, vecchi, uomini
-e figliuoli, noi abbiam imparato a ripetere il suo
-nome con una benedizione.... Oh! chi l'avesse
-veduto com'io che andavo in casa sua tutt'i giorni
-per que' pochi servigi che gli occorrevano!... Bisognava
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-poi sentirlo, come lo sentivano tutti quei della vallata,
-che venivano a frotte quand'egli predicava e parlava
-delle cose del Signore, che dovevasi proprio dire ch'era
-la verità santa. Anche il signor curato, quantunque
-vecchio e superior suo, lo stimava come un dottore,
-lasciava facesse tutto lui; e quell'uomo del Signore era
-veramente il nostro padre, il nostro fratello.
-</p>
-
-<p>
-Mentre il vecchio alpigiano così mi parlava, mi
-risovvenne il come non mi fossero ignoti quel paese
-e la sventura del vicecurato: la quale io aveva udito
-raccontare alcuni anni innanzi, e m'avea dato di potere
-scrivere nella pace della giovanile mia stanza un
-libro semplice ma vero; un libro che nel gran vortice
-della letteratura dovea sortire un destino ben più lieto
-di quanto (non per la consueta umiltà d'autore, ma
-per coscienza di sè) avesse sperato mai colui che lo
-scrisse. E mi cadde in mente che più d'uno trovò ravvolta
-di soverchio mistero la storia di quel prete, credendo
-così tutt'altro che vera una sciagura ch'io non
-aveva potuto raccontare in modo più chiaro.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, trovandomi a pochi passi dal
-villaggio, in cui visse per alcun tempo il buon prete
-del quale parlavami il montanaro, pur non sognando,
-per certo ch'io l'avessi mai conosciuto, pensai che il
-caso m'offeriva forse un'occasione di saper qualche
-cosa di più che da prima non avessi potuto raccapezzare
-di quella storia buja, o se non altro di
-visitare i luoghi, dove quell'anima eletta così piena
-dell'amore degli uomini e del desiderio del bene
-aveva lasciato la migliore eredità che di noi possa
-restar sulla terra, una memoria incontaminata e benedetta.
-E tutto in questo pensiero, ringraziai la fortuna
-che m'avea messo per quell'alpestre contrada e
-fatto compagno di via del buon vecchio. Il quale continuava
-con le schiette e vive sue parole a ragionarmi
-delle virtù umili e grandi del vicecurato, e ripeteva
-a ogni poco che il Signore l'aveva rivoluto troppo presto
-con lui.
-</p>
-
-<p>
-Il montanaro sapeva solo che negli ultimi dì del
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-viver suo l'infelice prete aveva patite grandi e immeritate
-sciagure, sapeva ch'era morto lontano lontano
-di là, e che la sua famiglia era ita per il mondo alla
-misericordia di Dio. Io mi guardai bene dal rivelare
-all'onest'uomo il poco che m'era noto della tremenda
-verità; chè temevo quasi rapire all'anima sua semplice
-e buona quel culto segreto, quel religioso amore
-che serbava ad una vita caduta sì presto in man de'
-cattivi, e ch'era stata (per dir come il buon montanaro)
-la vita d'un martire.
-</p>
-
-<p>
-Io camminava a fianco del vecchio, senza dirgli
-più nulla, e lasciando che a sua possa egli interrompesse
-l'alto silenzio della notte, parlandomi della sua
-montagna e delle città vedute, del suo paese, del
-magro ricolto, del maggior figliuolo morto da pochi
-mesi, e dell'altro partito l'anno innanzi coscritto militare,
-che più non sperava rivedere, vicino com'era
-ad andarne a star co' suoi vecchi. — I miei pensieri
-ritornavano a quegli anni in cui avevo anch'io conosciuto
-e amato il misero vicecurato, e s'eran fatti così
-dolorosi ch'io sentiva a quando a quando alcuna lacrima
-cadermi dagli occhi. E pure, erami dolce in
-quell'ora il pensare alla mia patria!... Il montanaro,
-accorgendosi ch'io più non dava mente alle sue parole,
-guardava la luna che allora appunto si levava limpida
-e bella, come un diadema d'argento, dietro gli altissimi
-gioghi dell'alpe; e canterellava ancora a mezza voce:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Cercai la mia montagna,</p>
-<p class="i01">Sognai la libertà!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Dopo un'ora buona di cammino (poichè su per la
-via de' monti, quando vi dicono una piccola mezz'ora
-s'intende un'ora grossa al manco) cominciammo a
-trovar le prime case del villaggio. Non si vedeva più
-neppure un lumicino, ch'era già spento ogni focolare;
-nulla che rompesse l'alta quiete notturna, se non
-il lontano romoreggiar del vento fra le cime de' pini
-e degli annosi castagni; talchè mi pareva d'attraversare
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-un di que' paesi adombrati, morti, che talora ne
-fuggono dinanzi agli occhi ne' sogni. L'alpigiano mi
-condusse lungo la costiera per certe viottole che facevano
-giravolta a ogni cinque passi; e calando sempre,
-si fermò alla fine dinanzi un casolare isolato, dicendomi: — Questa
-è casa mia.
-</p>
-
-<p>
-E battè forte all'uscio.
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno m'aspetta per certo, ripigliò poi: la
-mia vecchia e l'Assunta, la figliuola del mio povero
-Pietro, mi credono ancora laggiù alla fiera di Delebio;
-e il Sandro, quell'altro disutile che m'ha lasciato,
-sarà ancora sull'alpe con le poche bestie, finchè vi
-abbia pur qualche spanna di terra erbosa; le altre due
-grame vacche, poveraccie! le vendei sulla fiera: chè
-aspettiamo una trista invernata; e non potendo far
-vivere le bestie, bisogna pensare a campar noi.
-</p>
-
-<p>
-Tornò a battere, e una voce rispose di dentro;
-poi s'udi uno strepitar di zoccoli accorrenti, e levarsi
-il travicello che sprangava l'uscio, e due donne in un
-gruppo comparir nel vano della porta: una d'esse
-teneva alzata dinanzi agli occhi una fumigante lampanetta
-che maggior lume non mandava d'una lucciola
-estiva.
-</p>
-
-<p>
-— Oh Madonna santissima! disse la vecchia, siete voi?
-</p>
-
-<p>
-— O caro il mio nonno! soggiunse la fanciulla che,
-vedendo uno straniero, ardiva appena far capolino
-dietro la spalla della vecchia. Che il Signore vi benedica!
-Ben lo diss'io che non poteva esser altri che voi.
-</p>
-
-<p>
-Entrammo nel casolare. Il messere col quale, camminando
-di conserva, io aveva fatto più ampia conoscenza,
-e in cui veramente io vedeva uno di que'
-patriarchi di montagna che più non si trovano se non
-là dove si respira l'aria libera e pura, mi fece sedere
-sotto la capanna del suo camino, dinanzi un'allegra
-vampa di rami secchi che le due donne ebbero presto
-accesa sul largo focolare. Poi mi profferse di spartir
-con lui quella poca di cena che trasse fuor della sua
-bisaccia, un resto di pollanca fredda, e un bel pane
-bianco, messi in serbo la mattina: però che l'ospite
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-mio, come poi seppi, era un di quelli che nel paese
-poteva dire la loro ragione, e possedeva terra e
-bestie, essendo da vent'anni e più il primo deputato
-della comune.
-</p>
-
-<p>
-Piacquemi di trovare ancora fra queste buone creature
-un esempio dell'antica ospitalità a cui il mondo
-più non crede; e, rese grazie all'onesto vecchio della
-sua cordiale profferta, accettai di preferenza dalle mani
-della giovane montanina una colma scodella di fresco
-latte. L'Assunta era una fanciulla di sedici anni, una
-brunetta dalle pupille di foco e di forme spigliate e
-snelle: il breve guarnelletto turchino lasciava vedere
-un bel piede e una gamba fatta al tornio; il suo
-busto di lana rossa le serrava bene alla persona; e
-il bianco fazzoletto, che teneva aggruppato di sotto al
-mento, faceva spiccare di più i bruni contorni del suo
-viso e le due lunghe treccie di bei capegli neri che
-le scendevano sul seno. E pure non era bella l'Assunta;
-ma aveva nella sembianza quella dolcezza che
-annunzia la pace del cuore, e negli occhi vivaci quella
-gioia che accompagna i semplici pensieri: ma nel
-lindo suo vestire, nell'ingenua sua positura, seduta
-qual era sulla grossa radice d'un albero a canto del
-focolare e intenta all'avolo suo che andava narrando
-tutto quanto aveva detto e fatto da che s'era partito,
-l'Assunta mi parve in quel momento una poetica figura,
-e poco mancò che i miei pensieri pigliassero tutt'altro
-colore e che un diverso perchè mi facesse fermar dimora
-in quella lontana e povera vallata.
-</p>
-
-<p>
-A poco a poco, senza metter ombra alla sincerità
-del vecchio lo ricondussi sulla via di parlarmi del
-vicecurato; e gli dissi che, per me, ero contento di
-dormir quella notte, per qualche ora, in un angolo
-della sua cucina, facendomi letto d'un bel mucchio di
-secche foglie colà raccolte; io pensava che miglior
-giaciglio non avrei forse trovato a venti miglia all'ingiro,
-e che così solevano dormire al tempo antico
-paladini e trovatori.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Or fa sett'anni, mi narrava il messere, noi
-avevamo ancora il nostro vicecurato. Egli ne conosceva
-tutti dal primo all'ultimo, veniva a sedere presso
-i nostri fuochi, nelle nostre povere stalle; nè mai
-s'intese parlar meno di disgrazie nel paese che in
-quel tempo. Già vel dissi, egli era il braccio destro
-del signor curato, e ogni cosa egli facesse, era per
-lo meglio. Aveva un'anima santa, e quanti de' nostri
-può dirsi, tornassero a vita per quella speranza ch'egli
-solo sapeva dare, per quell'amore con che faceva
-carità a tutti di quel poco che possedeva. Egli ci
-diceva sempre: — Sono povero anch'io al par di voi
-altri, sapete! Ma il Maestro in nome del quale io vi
-parlo volle essere quaggiù l'ultimo degli uomini; ed
-io v'amo tutti come miei fratelli... La povertà è la
-terra di promissione.
-</p>
-
-<p>
-Queste poche parole, ricordate nell'umile dimora
-con un sacro rispetto dal montanaro, mi ridipingevano
-alla mente l'austera e pallida figura di quell'uomo
-che aveva sostenuto quaggiù, per quanto era in lui,
-il còmpito della verità e del sacrificio. Chiesi allora
-al buon vecchio perchè e come mai l'avessero perduto
-quel loro padre e amico: ed egli, dopo aver sospirato,
-guardommi con non so qual turbamento.
-Poi, con voce commossa continuò:
-</p>
-
-<p>
-— Un giorno, era nella state del 183*, una brutta
-giornata d'agosto, nella quale tre temporali maledetti
-si scatenarono un dopo l'altro su questa povera nostra
-valle, comparve qui nel paese un giovine straniero,
-perduto forse sulla via, come lei in questa notte. Con
-sè non portava nè bagaglio nè altra cosa; ma andava
-chiuso in un mantellaccio e teneva calcato fin sugli
-occhi un cappello acuto all'alpigiana. Al primo tetto
-che trovò, chiese alla Menica, la quale stava filando
-sul suo uscio, quale fosse la casa del vicecurato. La
-Menica a quella domanda, alla foga, all'agitazione
-dello straniero che guardavasi indietro ogni momento,
-capì bene che colui, quantunque vestisse il giubbone
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-di lana e portasse le grosse scarpe del montanaro,
-era tutt'altro da quel che compariva. E com'io appunto
-di là passava, mi fe' un cenno del capo domandandomi
-se volessi accompagnar quell'uomo alla
-casa del vicecurato. Io, che fo sempre di cuore un
-servigio al prossimo, dissi al giovine che mi tenesse
-dietro, e m'incamminai lungo la ripa, fino alla chiesa:
-colui mi stava alle calcagna, fissandomi con cert'occhi
-che m'avrebbero fatto paura, se non mi fossi addatto
-che il falso montanaro pareva aver egli stesso una
-gran paura in corpo. Il signor vicecurato, quando
-fummo a due passi da casa sua, usciva appunto,
-con un libro sotto il braccio; come soleva sempre a
-quell'ora, quando andava solo a girar per la montagna.
-Il giovine gli corse innanzi, ed appena i loro occhi
-s'incontrarono, vidi don Carlo diventar tutto bianco
-nel viso, e levar la mano verso di lui, come per parlare
-e non poter dir parola; ma poi subito ricomporsi,
-pigliar per mano il forestiero, e rientrare con
-gran furia in casa. Ed io che, senza nulla comprendere,
-faceva per andargli dietro, udii serrarmi dinanzi
-quella porta che da tant'anni era sempre stata
-aperta a tutti.
-</p>
-
-<p>
-— E non si venne poi a sapere chi fosse lo straniero?
-domandai.
-</p>
-
-<p>
-— Quel giovine, poi che andò là entro non fu più
-veduto uscirne. Chi disse vi sia stato chiuso tutta la
-notte, chi tre giorni, e chi più d'una settimana: chi
-fosse, nessuno il seppe mai. Pietro il mio figliuolo,
-che allora era ancor qui con noi, mi raccontò d'averlo
-veduto passare il dì seguente, prima che l'alba
-uscisse, e andarne in compagnia del vicecurato per la
-selva de' pini, e arrampicarsi poi verso il Sasso Aguzzo;
-in somma chi ne disse una, chi un'altra; io per me
-non potrei giurar nulla. Quel che so pur troppo è
-che da quell'ora don Carlo non fu più lui; era sempre
-malinconico, non parlava quasi mai: ed io, che lo
-vedeva ogni mattino, lo trovai più d'una volta seduto
-al tavolo della sua stanza, con un gomito sur un
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-vecchio librone e la testa appoggiata alla mano, intanto
-che scriveva e piangeva. Appena si fosse di me
-accorto, faceva il viso sereno e alzandosi mi pigliava
-per mano, e mi chiamava il suo buon Bernardo, il
-suo amico vero. Più d'una volta mi domandò s'io mi
-sarei sempre di lui ricordato, ove mai gli fosse toccato
-di lasciar la nostra valle in cui aveva passato quattr'anni
-di pace... Alcun tempo di poi, il vicecurato
-partì per il suo paese, ch'è sul lago di Como, e mi
-disse che n'andava a vedere per l'ultima volta il suo
-vecchio padre moribondo: stette lontano quasi tutta
-la state, poi tornò in mezzo di noi, salutato e venerato
-dall'amore di tutti; chè senza lui ne pareva
-d'esser come pecore senza pastore. Passò anche quell'inverno,
-venne la primavera; e il vicecurato, da
-un dì all'altro, senza che alcuno ne sapesse nulla,
-abbandonò di nuovo il paese, e andò, s'è vero quel
-che fu detto, laggiù fino a Milano. Quella mattina,
-egli stesso venne qui a salutarmi; il fuoco era acceso
-come adesso, ed egli sedette su quello scanno di
-paglia dove lei siede adesso, mi consegnò la chiave
-della sua casa, e mi disse addio. Dopo quel dì non
-ricomparve più ne' nostri monti.
-</p>
-
-<p>
-Così narrava l'alpigiano, e il suo racconto m'invogliò
-più che mai di penetrare il mistero che pareva circondar
-gli ultimi anni della vita del buon prete,
-quantunque un segreto presentimento mi dicesse che
-la causa della sua sciagura era stata troppo alta e tremenda,
-e che, per quanto avessi potuto raccorre della
-verità, non mi sarebbe fatto per certo di rivelar del
-tutto quel mistero all'anime compassionevoli di coloro
-che avevano già versata qualche lagrima sull'umile
-storia di Angiola Maria.
-</p>
-
-<p>
-Ma pure, confidando di trovare almeno qualche
-dimenticata reliquia delle memorie del vicecurato che
-mi facesse più sacro il nome suo e più nota la sua
-preziosa virtù, determinai di condurmi la vegnente
-mattina a visitare il signor curato per cercar la via
-d'alleggerirgli un poco la coscienza di que' vecchi segreti
-che certamente gli dovevano pesare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il montanaro, vedendo ch'io me ne stava imperterito
-senza più dargli ascolto, credè mi tornasse indifferente
-il suo discorrere, o fossi colto dal sonno: m'offerse
-allora il suo letto, ch'era nella stanza superiore,
-ma ch'io non volli a ogni patto accettare; contento
-di poter dormire una notte sulle foglie secche, come
-una volta il romeo che tornava di Terra Santa.
-</p>
-
-<p>
-Dettogli che sprangasse di nuovo la porta e addormentasse
-il fuoco sotto le ceneri, diedi all'ospite
-mio la felice notte: e ravviluppato nel mio mantello
-mi gittai su quel silvestre letto de' nostri primi padri.
-La buona comare faceva l'alte maraviglie; la fanciulla
-guardavami di sottecchi, lasciando sfuggire un involontario
-riso, e l'una e l'altra s'avviarono sulla rozza
-scaletta che appoggiavasi alla parete opposta al camino;
-poi sul pianerottolo si fermarono un poco; e
-dall'alto guardando giù nel cantuccio dov'io stava mi
-salutarono un'altra volta e disparvero.
-</p>
-
-<p>
-Io dormii un sonno intero e tranquillo, come da
-lungo tempo non aveva dormito; ma sognai l'Alpi e
-il lago, e la povera casa del vicecurato e gli occhi
-limpidi e bruni dell'Assunta, la gaia figliuola del montanaro.
-</p>
-
-<p>
-Sorsi coll'alba e trovai già levati i miei buoni ospiti.
-La giovinetta, sulla breve spianata dietro la casuccia,
-stava mugnendo la sua piccola giovenca; e il vecchio
-messere era già pronto a servirmi di guida per la
-valle e sul monte; poichè la sera innanzi io diceva che
-volontieri avrei fatto un'escursione nel dintorno. Ma non
-appena seppe ch'io voleva prima di tutto far la conoscenza
-del signor curato, si esibì di condurmi a lui,
-contento, a dir poco, ch'io avessi preferito nella passata
-notte la sua umile dimora a quella del curato medesimo.
-Allora seguitai i suoi passi, facendo alle due
-donne promessa di ritornare.
-</p>
-
-<p>
-Il curato di **** aveva veduto passare la metà de'
-suoi settant'anni in quell'ignota parte di Valtellina: la
-sua era forse la più povera pieve della diocesi. Uomo
-semplice e dabbene, di timida e ombrosa natura, egli
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-avea menato colà una vita così solitaria, così uguale
-che quasi la sua povertà gli era divenuta necessaria;
-e da nessuno al mondo invidiato, non portava invidia
-a nessuno. In tutto quel tempo, l'unico avvenimento
-che turbasse la lunga pace di lui, fu la vicenda di
-don Carlo, il suo vicecurato: quella storia, nella quale
-non seppe mai veder chiaro, era stata per lui come
-lo scoppio d'una bomba; e soleva dire ne' momenti
-di grande espansione di cuore: — Guai a questo
-mondo a chi non vuol tacere! io per me veggo che
-non potrò rifarmi più da questo tracollo!
-</p>
-
-<p>
-Quel buon uomo adunque rimase in sulle prime
-tra insospettito e impacciato dall'inattesa mia visita.
-Mi guardava di traverso con una cotal ciera scura in
-uno e piacente, e a ogni mia domanda rispondeva
-appena con qualche fugace monosillabo, quasi avesse
-temuto che gli rubassi i pensieri. Ebbi un bel dirgli
-il mio nome, il caso che m'avea fatto capitare in que'
-luoghi, e l'intenzion sincera d'andar cercando per quei
-contorni i pochi avanzi del tempo antico, da' quali
-potessi cavar qualche vecchia storia da fare un libro;
-egli lasciava morir sempre il discorso, e pareva tentasse
-ogni uscita per salvarsi dal pericolo della conversazione.
-Lasciai sfuggirmi di bocca il nome del suo
-antico vicecurato, e dissi che l'avevo un poco conosciuto;
-mi rispose con un gelido: <i>Ah sì?</i>... e per quella
-mattina non potei strappargli più sola una sillaba.
-</p>
-
-<p>
-Allora m'accommiatai da esso, ma non senza chiedergli
-licenza di tornare a presentargli il mio rispetto
-innanzi abbandonare il paese. E per tutto il dì n'andai
-vagando in compagnia del mio ospite su per le vicine
-montagne, al raggio d'un bel sole d'autunno, e
-ben lieto di vedere un lembo di quella terra che nel
-passato secolo era stata testimonio di lunghe e feroci
-guerre di parte, quando in essa soffiarono sì forte la
-libertà e la riforma.
-</p>
-
-<p>
-Ma la ritrosia del signor curato non mi tolse dall'intento
-mio: e quella sera medesima, io era amichevolmente
-seduto vicino a lui ad un piccolo desco,
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-dinanzi ad un certo botticello di legno, colmo dell'ottimo
-vin di Sassella: un orciuolo d'antica foggia,
-col beccuccio sporgente che quegli alpigiani chiamano
-ancora <i>galéda</i>, come lo chiamavan press'a poco i Romani.
-Fosse virtù di qualche libagione del patrio suo
-vino, fosse il consiglio della fedele sua Brigida e del mio
-ospite montanaro, il vecchio paroco s'era ammansato,
-e potei a poco a poco entrargli in buona grazia. Tempestato
-dalle mie inchieste sulle cose antiche del paese,
-egli non trovando più il filo d'uscir del laberinto in
-che s'era messo, scappò a dire che se ci fosse stato
-ancora il suo <i>quondam</i> vicecurato, il quale ne sapeva
-anche di troppo e aveva scritto un mucchio di scartafacci
-appunto sulle antichità ch'io cercava, m'avrebbe
-potuto dire di quegli antichi tempi di miseria tutto
-quanto io voleva e non voleva sapere.
-</p>
-
-<p>
-Allora il posi alla stretta; ed egli mi confessò che
-di fatto don Carlo gli avea lasciato una confusione di
-quadernacci e di fogli sparsi dove forse avrei potuto
-pescar notizie; ma che, non avendo egli mai avuto
-nè tempo nè voglia di leggere quella scrittura così
-fina e minuta, giacevano tutt'ora in un cassettone dimenticato
-del suo studio, se pure i topi avevano loro
-avuto misericordia. In quella, con generoso atto si
-tolse fuor dal taschino de' calzoni, la chiave dello studio
-e me la porse. Non mi parve pur vero d'aver sì
-presto guadagnata la vittoria; e colta la palla al balzo,
-come si dice, presi un lume e penetrai nello studio,
-del curato. Frugai arditamente nel barcollante cassettone,
-e trovai molte memorie di cose antiche, di che
-forse mi gioverò un'altra volta, se a me non verranno
-meno il tempo, l'amicizia del lettore e la sua pazienza.
-</p>
-
-<p>
-Fra quelle venni a capo di raccogliere le poche e
-scucite pagine del manoscritto del buon prete; e
-stimai di darlo fuori tal quale; perchè, leggendo que'
-caratteri e ripensando a quell'uomo del sagrificio, mi
-rasciugai qualche lagrima, e dissi nell'anima mia: — Tu
-solo il giudicasti, o Signore! ed i figliuoli degli
-uomini avranno speranza sotto il velame delle tue ale.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap2-man">II.
-IL MANOSCRITTO.</h3>
-</div>
-
-<p class="indl">
-2 di settembre 18..
-</p>
-
-<p>
-........ Eccomi nella solitudine, in mezzo
-alle Alpi che sempre amai, che vidi fin dagli anni
-della fanciullezza circondar la più bella parte della
-mia patria, come d'una sublime corona<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Qui forse,
-nel silenzio del mondo, in faccia alla grande maestà
-della natura, avranno tregua i pensieri che in mezzo
-agli uomini mi tormentavano, e pace i dolori di che
-fu pasciuta la mia gioventù troppo inesperta del vero
-e troppo credula del bene.
-</p>
-
-<p>
-Il Signore che mi chiamò per questa via, mi dia
-lena di correrla alacremente e di toccarne la meta.
-Or mi conviene diventare un uomo nuovo, dispogliarmi
-degli affetti e de' voleri che fin qui mi trascinarono
-d'uno in altro peggior disinganno, sollevar gli
-occhi al cielo, a quell'unica patria de' buoni e de' giusti;
-al cielo verso il quale elevano le gigantesche loro
-cime questi monti, esultando quasi e narrando in armonia
-col firmamento le glorie dell'Eterno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-</p>
-
-<p>
-Diedi un addio al mio vecchio padre, alla madre
-mia, all'innocente mia sorella. Che il Signore vi protegga
-sempre, o giuste o semplici creature! Là sulle
-rive del lago, io tornerò ben sovente fra voi co' miei
-pensieri, seguirò coll'anima e col desiderio i vostri
-passi; siederò invisibile con voi intorno all'umil focolare;
-e ricordandomi di quel tempo che più non
-può tornare per me, porrò giù il peso delle immeritate
-angosce e il cumulo delle recenti sciagure. Qui
-troverò, lo spero, creature schiette e buone come voi,
-o miei parenti! qui non ire, non invidie, non basse
-e perfide congiure di chi s'adombra d'ogni forte e
-generosa parola; qui non verrà a turbarmi il cuore la
-fastosa ignoranza o la melliflua impostura di coloro
-a cui s'inchina il mondo; qui umili doveri da compiere,
-oneste compiacenze, tranquille opere di virtù non
-conosciuta e perciò non calpestate; qui lagrime da rasciugare
-e cuori da tener vivi nella speranza; qui
-solitudine, silenzio e pace.
-</p>
-
-<p class="indl">
-7 di settembre.
-</p>
-
-<p>
-I pochi, i quali han fatto di me quella vana e volgar
-conoscenza che suolsi troppo presto chiamar amicizia,
-mi credevano misantropo, o forse orgoglioso;
-molti mi davan taccia d'uomo irrequieto, bollente, pericoloso,
-mi chiamavano una testa falsa e matta; i più
-mi avevano un po' di compassione, trattandomi da
-sognatore, da utopista, da uomo nato fuor del tempo
-suo.
-</p>
-
-<p>
-Ed io che, dopo tanta guerra di dubbj e di terrori,
-non perdei quella calda volontà di bene, la quale fu
-l'alito primo della mia vita, io che potei credere e riposare
-nella verità promessa da Colui che da una croce
-annunziò a tutti gli uomini ch'eran fratelli, doveva io
-forse mettermi alla tremenda prova di disperare un'altra
-volta, di lottare ogni dì a faccia a faccia col disinganno,
-di rinunziare a quel solo amore che può
-vivere eterno, e senza del quale non è fede?... No!
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-Sieno grazie alla Provvidenza che mi tolse di mezzo
-a coloro ch'io voleva poter amare come fratelli, e che
-invece mi attraversarono la via come nemici, e m'insidiarono
-come lupi bramosi. Ora io li abbandonai, forse
-per sempre; ma non pagai offesa con offesa, nè sola
-una stilla dell'odio loro è caduta nel mio cuore.
-</p>
-
-<p>
-Ben so che per guadagnarmi i loro preziosi favori,
-le bugiarde loro carezze bastavami soffocar nel mio
-petto le ardenti speranze, i forti augurii di virtù e di
-giustizia ch'io non temeva far manifesti a qualunque
-si fosse con la sincerità dell'uomo giovine e credente;
-che bastavami chinar la fronte a ogni loro detto, mentire
-a me stesso, rinnegar la voce dell'anima con un
-servile ossequio; e farmi stromento della loro potenza,
-o almeno tacere.... Ah no! no! mai! Codesta non
-fu, non sarà la parte mia sopra la terra; e il campo
-seminato dal male non può fruttar la verità.
-</p>
-
-<p>
-Abbandoniamo queste amare ricordanze. Vi fu un
-tempo, nel quale le poetiche immagini della prima
-età potevano consolarmi delle traversie sopravvenute.
-</p>
-
-<p>
-Allora io scriveva:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— «Nacqui in riva del Lario: a me fu cuna</p>
-<p class="i01">Il battello sull'onde, ed infantile</p>
-<p class="i01">Trastullo il remo e la paterna rete;</p>
-<p class="i01">E fanciullo scherzai con la riflessa</p>
-<p class="i01">Imago del fanciul che si specchiava</p>
-<p class="i01">Prono nell'acque. — In quell'etade appresi</p>
-<p class="i01">D'ogni riva, d'ogni antro e d'ogni rupe</p>
-<p class="i01">I varii nomi, i tramandati casi;</p>
-<p class="i01">E men fe' dono la verace bocca</p>
-<p class="i01">D'antico pescator; perchè nell'ora</p>
-<p class="i01">Ch'egli gittava insidïando l'amo</p>
-<p class="i01">All'ondivago pesce, ad ascoltarlo</p>
-<p class="i01">Cheto io sedessi del battello in seno.»&nbsp;—</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-</p>
-
-<p>
-O mio lago, o splendida gemma della Lombardia!
-tu fosti il mio primo amore. Oh! perchè non nacqui
-più povero ancora di quel ch'io sono! Se mio padre,
-anzichè essere l'agente di nobile e ricco signore, non
-avesse avuto al mondo che il suo navicello e la sua
-rete, forse io pure non sarei stato che un umil pescatore;
-e non uscito mai dalla cerchia de' miei monti,
-altro non avrei imparato ad amare che la pace e la
-tempesta del lago. — Le memorie del passato mi ripiombano
-sul cuore. Chi m'avrebbe detto, allorchè
-adolescente appena io contemplava rapito da una fiera
-gioja di libertà le procelle e i fulmini che scrosciavano
-sul mio Lario, oh! chi m'avrebbe detto che assai
-più tremende, dovevano essere le tempeste dell'anima
-mia!
-</p>
-
-<p class="indl">
-1 d'ottobre.
-</p>
-
-<p>
-La pace ritorna. La vita stanca e travagliosa qui
-si rintegra, si rinnova nella calma di questi bei giorni
-dell'autunno; e il sole tranquillo che indora le spalle
-della montagna rimpetto alla mia finestra, sembra
-mandare il benefico riflesso della sua luce nell'anima
-mia.
-</p>
-
-<p>
-Da tanto tempo io non poteva godermi una contentezza
-così salutare, così vera. E se vuole il cielo
-che passino per me soltanto pochi mesi di raccoglimento
-e di pacifica meditazione, senza che si risvegli a
-conturbarmi lo sdegno d'una vita costretta a consumarsi
-nella lunga aspettativa de' giorni promessi da Colui
-che venne ad abitare fra gli uomini, e fu vera luce
-dell'universo; allora forse la modesta missione che a
-me fu posta mi parrà più bella e sacra, perchè dimenticata
-e disprezzata dal mondo; allora forse Dio
-mi perdonerà il passato, e terrà conto del mio sagrificio.
-</p>
-
-<p>
-Coloro in mezzo a' quali vedrò scorrere la breve
-mia vita terrena, mi amano e mi vengono intorno.
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-con rispettosa attenzione; ma non sanno ch'io non
-potrò render loro per questo affetto altra cosa che
-poche parole a confortarli nelle sciagure. Ben vorrei,
-come ne sento gran bisogno nell'anima, aprir coll'eloquenza
-della semplice verità i loro intelletti, far
-ragionevole il loro ossequio alla fede, scendere nel
-fondo de' loro cuori, e suscitarvi quella scintilla che li
-renda migliori di quel ch'essi sono, di quel che furono
-i padri e gli avi loro. Eglino sono contenti del
-poco, è vero; ma intanto anneghittiscono nella povertà,
-disimparano ad amare coloro che soffrono, ad amare
-il ben comune, per quell'affetto più augusto, più
-fiacco, direi quasi per quell'egoismo che li fa attaccati
-alla loro famiglia, al campanile della parrocchia,
-alle povere glebe della loro vallata. Ma pure chi sa
-che, procacciando di migliorare, per quanto è da me,
-gli umili destini di codesti montanari, io non dovessi
-invece riuscire a farli men felici, o men rassegnati
-di quel che sono?&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="indl">
-2 d'ottobre.
-</p>
-
-<p>
-Oggi, con dolor profondo mi toccò d'esser testimonio
-d'una contesa fra due mandriani, che mi
-persuase quanto sia pur troppo insensata e forte fra
-gente d'uno stesso paese quella vecchia ruggine,
-quell'inimicizia che sembra aver posta radice eterna
-nel cuor degli uomini, e più che in ogni altra in
-questa nostra patria.
-</p>
-
-<p>
-Uno de' due mandriani è nativo di questa, l'altro
-di valle San Giacomo: son vicini, son fratelli, parlano
-lo stesso dialetto; eppure serbano tuttavia quel rancore
-che separò i loro padri, che accese tanto fuoco
-di guerra in queste pacifiche contrade, che fece sparger
-tanto sangue e pianger tante madri. Sedevano sulla
-medesima panca di legno fuor dell'osteria, e bevevano
-alla stessa mezzina. Una sola parola di dispetto, una
-pretesa di soperchieria per causa d'una capra comperata
-o venduta attizzò la discordia: maledissero i
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-loro paesi; maledissero i parenti e lo stesso Dio che
-li vede. La collera li fe' ciechi l'un contro l'altro, e
-dalla bestemmia e dal vile insulto sarebbero venuti alle
-coltella, se il mio braccio, più forte della mia parola,
-non fosse giunto a tempo di domar la selvaggia loro
-natura.
-</p>
-
-<p>
-O mio Dio! È dunque vero? anche qui, anche ne'
-luoghi dove la vostra onnipotenza parla all'intelletto
-e al cuore con le meraviglie d'una natura vergine
-ed austera, la cattiveria e l'odio faranno germogliare
-la loro trista semenza? L'uomo, la vostra creatura
-grande e misera è lo stesso sempre e in ogni parte
-della terra? Dal tempo del primo fratricida il cuore
-umano non s'è dunque mutato?... Qual profondo
-mistero in ogni cosa! — E noi che siamo sì piccoli,
-noi che strisciamo per un giorno, come l'insetto, sulla
-faccia della terra, vorremo con audace intenzione sollevar
-la fronte insino a Voi, interrogarvi, e pretendere
-che il buono e il giusto trionfino a questo mondo?...
-O Signore, tenete la vostra mano sul nostro
-capo, e dissipate il fumo dell'orgoglio che n'accieca.
-</p>
-
-<p>
-Le generazioni vengono, passano e scompaiono
-per sempre dalla terra ove tennero dimora. Chi potrà
-dire di qui a mill'anni i popoli che saranno sepolti
-sotto a questa parte di mondo?. L'Alpi e l'acque e
-tutta la contrada che mi circonda non hanno forse
-mutato anch'essi e rimutato aspetto e natura? E noi
-andiamo fantasticando dietro all'ombra d'un nome,
-dietro al sogno d'una patria, e confidiamo sia adempiuta
-sulla terra che invecchia sempre quella promessa
-che, sola non può morire?...
-</p>
-
-<p>
-Quest'ampia regione di monti che fu agli antichissimi
-tempi la stanza d'un popolo solo, se pur non mentono
-la tradizione e la storia, vide ne' tempi a noi più
-vicini la lotta di due razze diverse e mortali nemiche
-fra loro. Il Valtellino abborre ancora il Grigione; nè
-vicinanza, nè signoria, nè forza di guerra o di pace
-poterono mai operare che codeste due genti ne facessero
-una sola. Per questo forse la scissura fatta
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-dalla riforma luterana fu origine d'una delle più lunghe,
-sanguinose e feroci rivoluzioni che l'Europa
-abbia veduto mai. — Un dabben montanaro m'additava,
-non ha molto, sull'alta cupola della chiesa della
-Madonna a Tirano la bruna statua di san Michele,
-colla spada in pugno, e, — Vede lei, dicevami nell'atto
-di farsi il segno della Croce, vede, egli è quello
-là il Santo che tenne lontano da questo paese la peste
-de' luterani!... Io nulla risposi; ma andava pensando
-nell'anima mia alle molte e triste cagioni che hanno
-fatto d'ogni lembo di terra cotante patrie diverse.
-</p>
-
-<p class="indl">
-27 d'ottobre.
-</p>
-
-<p>
-Io mi proposi d'adoperare il tempo che mi sopravanza,
-dopo compiuti gli obblighi sacri del ministero,
-nell'andar cercando di sito in sito fin dove mi sia
-concesso inoltrare nelle quotidiane e solitario mie peregrinazioni,
-le reliquie de' secoli passati, le tradizioni
-antichissime che son vive tuttora nelle povere capanne
-del mandriano e del carbonajo sugli altipiani e ne'
-diroccati casolari degli umili paeselli; nell'andar raccogliendo
-le semplici cantilene delle fanciulle montanine
-e le pie leggende delle vecchie filatrici; nel visitar
-gli avanzi rovinosi e pittoreschi di qualche feudale
-castello di cui più nessuno sappia il nome; e gli
-abbandonati cimiteri e le lapide votive; e più di tutto
-nello studiar quelle antiche patriarcali costumanze,
-che sono come il simbolo della giustizia nelle famiglie,
-la religion vera del passato.
-</p>
-
-<p>
-Dachè incominciai, senz'alcuna pretensione di sapienza
-antiquaria, queste utili e studiose ricerche, la
-mia vita ben più occupata e operosa che prima non
-fosse, assorta nel meditare e nello scrivere, invogliata
-dalle prime scoperte a novelli e più forti studii, si
-ricompone in quella temperanza equanime di volontà
-e di sentimento ch'è la miglior medicina delle avverse cose.
-</p>
-
-<p>
-Son quasi corsi due secoli dalle terribili guerre
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-che per furor di politica ricoperta del manto della
-religione, disertarono queste contrade; e la memoria
-della rivolta qui sopravvive ancora; qui suona ancora
-sul labbro de' fieri Valtellini la bestemmia antica
-contro il luterano; qui l'odio rugginoso verso le tre
-Leghe Grigie, alimentato dalla contesa proprietà del
-territorio, non è spento del tutto: mentre nessuno
-più si ricorda della tirannide spagnuola che, sotto colore
-di protezione, soffiava alimento a' dissidj, e col
-pretesto della fede calpestata e della santa causa della
-religione rinfocava le moltitudini alla riscossa. E
-guai, allorchè un popolo si solleva in nome della fede
-de' padri suoi!...
-</p>
-
-<p class="indl">
-15 di novembre.
-</p>
-
-<p>
-In questa solitudine, altro io non desidero che la
-fedele compagnia d'un amico che riceva nel suo cuore
-la pienezza del mio, che meco divida il segreto del
-dolore e della speranza, e mi riconforti e sostenga
-ov'io ricada, come pur troppo avvien qualche volta,
-negli antichi terrori, in quelle fatali malinconie che
-m'avvelenarono l'anima non ancor del tutto guarita.
-Ohimè! basta un giorno solo di dubbio e di fiacchezza,
-un'ora sola d'interiore viltà per ripiombarmi in un
-mar d'incertezze, per togliermi la pace appena ottenuta
-coll'assidua fatica dello spirito.
-</p>
-
-<p>
-Tornato a casa col cuor pieno di rancore e di
-pianto, trovai la Bibbia sul mio tavolo: a caso l'apersi
-e mi venne sott'occhio quel lamentoso e poetico salmo,
-con cui il profeta ne' giorni della persecuzione confidava
-l'anima sua al Signore:
-</p>
-
-<p>
-— «Io mi confido nel Signore. Perchè dite voi
-all'anima mia: Ti trafuga, come il passero al monte?
-</p>
-
-<p>
-Poichè gli empi, ecco, han teso l'arco; apprestarono
-le saette nella faretra, per saettarle contro a' retti
-di cuore in luogo scuro.
-</p>
-
-<p>
-Dopo che ruinarono ciò che voi avete fatto, e che
-mai poteva il giusto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Signore nel suo tempio Santo, il Signore ha la
-sua sede nel cielo.
-</p>
-
-<p>
-Gli occhi suoi veggono il povero; le sue palpebre
-interrogano i figliuoli degli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Il Signore interroga il giusto e l'empio: colui che
-ama l'iniquità odia l'anima sua.
-</p>
-
-<p>
-Pioverà lacci sugli empi; fuoco e zolfo e procelloso
-turbine è porzione del loro calice.
-</p>
-
-<p>
-Perocchè il Signore è giusto, e amò la giustizia; e
-la faccia di lui riguarda all'equità.»&nbsp;—
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Che altro avrei potuto dire al Signore, fuorchè
-offerirgli dal profondo anche per me questa santa preghiera?...
-</p>
-
-<p class="indl">
-21 di novembre.
-</p>
-
-<p>
-Ho riveduto il solo amico che mi rimase della mia
-giovinezza, l'uomo ch'io amo e onoro come padre e
-fratello, quell'amico a cui la sorte, o per dir più vero
-la provvidenza di Colui che scruta i cuori, parve volesse
-congiungere per sempre la mia vita con quella
-catena di gratitudine ch'è più forte della vita stessa.
-E l'averlo riveduto una volta dopo lunghi mesi, e
-per solo un giorno, mi fece sentir ben più doloroso
-e vivo quel bisogno di fratellanza e d'amore che fu
-il primo tormento dell'anima mia.
-</p>
-
-<p>
-Con lui, coll'uomo il più modesto, il più degno di
-fede ch'io m'abbia conosciuto, parlai di quel tempo
-che non tornerà più per noi; e sentii riaprirsi una
-dopo l'altra tutte le mie ferite. Ed ora ch'egli se n'è
-ito e ch'io mi trovo nel mio romitorio, solo ancora,
-al cospetto delle grandi e severe ombre de' tempi
-andati, sento in me medesimo vergogna e dolore d'aver
-rimpianto un'altra volta con l'amico le mie giovanili
-vicende; e mi pesa, direi quasi, d'essermi abbandonato
-così ad una soverchia ed intempestiva
-effusione del cuore. Ecco qual povera cosa siam noi!
-Io stimava d'aver domo e vinto per sempre il mio
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-passato, mi credevo forte, impassibile, e tetragono,
-come dice il poeta, a' colpi della sciagura. E invece,
-poche parole di malinconici ricordi e poche lagrime
-versate in un momento d'abbandono e di fralezza, mi
-rapirono il frutto di tanto volere e di tanto sacrifizio.
-</p>
-
-<p>
-Che avrà detto, o pensato di me l'amico mio?...
-Egli, forse, mi trovò ben mutato da quel che fui; o
-forse più non mi stima che un cuor debole, inetto
-alle grandi prove dell'esistenza, un povero illuso, un
-fanciullo!
-</p>
-
-<p>
-Ma se all'opposto fosse tutto amor proprio, fosse superbia
-che m'accieca questa brama di comparire agli
-occhi dell'amico altro da quel che sono? Non fu egli che
-m'aperse il cuor suo e la sua casa, che mi prodigò
-tutto quanto la santa amicizia può dare, che mi restituì
-il coraggio di vivere, e mi strappò alle braccia di
-morte che mi voleva far suo?... Egli sedè le intere
-notti al mio capezzale, allorchè lottando col male e
-venuto quasi all'agonia io delirava e diceva parole di
-furore e di pianto alle mie fatali speranze, alla tradita
-mia giovinezza, alle mille ombre che dì e notte
-m'assediavano. Egli stesso con occhio sapiente studiava
-intanto il lampo del mio sguardo e il pallor del mio
-viso; con la mano pietosa premeva la mia, contava
-i bàttiti delle mie arterie e i pochi minuti di posa
-che la febbre e il dolore concedevano allo strazio
-de' nervi e allo spavento dell'anima. — Io era solo,
-povero, lontano da' miei, calpestato da' potenti,
-umiliato dagli amici, e languente in un letto non
-mio, sospiravo di finire una volta: ed egli fratello,
-amico, medico, benefattore, mi fece dono d'una
-vita perchè tornassi non indegnamente a respirar
-fra gli umani; egli rimise in pace l'animo mio, e
-mi rese quasi altero delle sofferte nemiche fortune.
-Su quel desco, ove con esempio raro di vera grandezza
-quell'uom saggio e buono aveva con me spartito
-il suo pane e profferta la metà della sua tazza,
-io scrissi le pagine consacrate alla gloria d'un Grande
-che non è più; e a quelle pagine io poneva in fronte
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-il nome dell'amico venerato e caro. Nullo di più m'era
-concesso. Ma questo nome che i piccoli e i buoni
-conoscono, questo nome che l'orfanello e la povera
-femminella impararono da tanto tempo a benedire,
-era per me il solo degno d'unirsi a quello del sommo
-genio italiano, per il quale fu rinnovata l'arcana scienza
-della natura e il nome della mia patria non morrà
-mai<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Così, io non vendei la memoria intemerata della
-sapienza all'oscuro dovizioso o all'indegno possente;
-non infransi l'aureo simulacro della gloria, per fonderne
-la corona all'infamia: ma di quel nome altissimo
-io feci l'umile ghirlanda della gratitudine al beneficio.
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p class="indl">
-Amico mio.<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>
-</p>
-
-<p>
-— M'è di grande consolazione il poter tornare a
-te in questi giorni d'amarezza e di prova, ne' quali
-anch'io, come Colui che portò tutti i nostri dolori,
-posso quasi dire: L'anima mia è trista fino alla
-morte!...
-</p>
-
-<p>
-Io vivea qui dimenticato, e non potei dimenticare.
-Le passioni degli uomini tornarono a visitarmi nella
-solitudine, ed io ascoltai quelle voci che altre volte
-avevano conturbata la mia giovinezza: ed un affetto
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-ch'emunge le forze dello spirito e rimpicciolisce le
-idee dell'umanità e dell'infinito si risvegliò nel mio
-cuore, ove forse non ancora spento del tutto consumava
-non veduto le più pure sorgenti della vita,
-siccome fuoco che vive addormentato sotto la cenere.
-A tanto mio dolore s'aggiunse una piaga novella, il
-rimorso: poichè io sono ancora talvolta il trastullo
-d'una fuggitiva larva di bellezza; e mi trovo così
-debole e vile in faccia di me stesso che parmi nessun
-sagrificio esser poco, per ricompormi quest'avvenire
-ch'io voglio e non so disprezzare, che fugge sempre
-più da me lontano, e si porta con sè a brano a brano
-la mia vita.
-</p>
-
-<p>
-Tu sai la compassionevole vicenda che mi persuase
-di rinunziare alle facili glorie concesse dal mondo a
-chi appena sappia lusingar le inezie del suo tempo, e
-farsi campione del vizio imbellettato di virtù.. Io volli
-sposar la parte di coloro che patiscono; e nato povero
-e nudo, morrò povero e nudo.
-</p>
-
-<p>
-Perocchè non per nulla avrò detto addio alle
-splendide fantasie dell'arte, alle severe meditazioni
-della scienza, a' giorni tempestosi e ardenti della
-gioventù, alle grandi speranze dell'uom pellegrino
-in cerca della verità, a tutto quello che formò la
-poetica visione de' miei vent'anni.... Amore,
-amicizia, patria, sapienza, gloria, non bastano per legarmi
-a questa vita; più non sono per me altro che
-il primo batter d'ale che fa l'anima nostra verso
-l'infinito, il simbolo della virtù eterna, di quel bene
-che non alligna in terra, perchè la terra ritornerà nel
-suo nulla, e il bene è immortale.
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p class="indl">
-Amico!
-</p>
-
-<p>
-— V'ha qualche ora nella quale credo che Dio non
-abbia accolto il suo servo: e parmi ch'egli maledica
-come opera di superbia, ovvero di disperazione questo
-sacro e terribil dovere ch'io m'assunsi (io così pieno
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-ancora di ribelle volontà, di mortali odii, d'inutili
-speranze) d'annunziare agli uomini la sua verità, il
-giorno del suo regno. Allora lo spavento e l'angoscia
-incurvano la mia fronte; io vo' cercando i luoghi più
-solinghi e dirupati di quest'Alpi selvagge; io piango
-senza trovar sollievo dal piangere, e dico nel mio
-cuore: O Signore! come, potrò recar la tua pace agli
-uomini, io che non ebbi mai pace per me!...
-</p>
-
-<p>
-In tali giorni d'abbandono e di miseria morale,
-ben io tento di temperar l'interno patimento colle
-dolci distrazioni della lettura e dello studio, tornando
-ad evocar le belle imagini della poesia, le grandi
-ombre di coloro che parlano il vero e furono infelici,
-e infelici ben più ch'io non sia!
-</p>
-
-<p>
-Ma anche la poesia è morta nel mio cuore...
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p>
-— Io aveva fermo nell'animo di non tornar mai
-più agli antichi prediletti studi della poesia; io voleva
-darmi tutto alle austere contemplazioni della sacra
-scienza, che sola ormai può consolarmi de' tanti disinganni
-provati, delle stolte speranze umane, delle menzognere
-imagini evocate dall'inquieta fantasia che
-vuol levarsi nella regione dell'impossibile... Eppure,
-in questi dì, tornai alla poesia, al culto di quell'arte
-che mi rende ancora così belli gli anni giovenili.
-</p>
-
-<p>
-Rovistando fra vecchie carte, rinvenni abbozzi di
-novelle poetiche, di poemetti, di canzoni, di tragedie;
-sorrisi di me stesso e de' sogni miei, rileggendo
-que' miseri brani. Mi sembravano come le macerie
-d'un edifizio caduto in rovina prima che di poche
-braccia sorgesse dal terreno. Mi provai a scrivere;
-ma sarà in vano. La letteratura del nostro tempo, se
-ne togli pochi i quali temono di mostrarsi fra gli altri
-per la coscienza di una virtù intemerata, ma pur
-tremante e sdegnosa, è fatta per tutt'altro che per
-educare il cuore ed innalzar la mente alla vera grandezza.
-È una letteratura smascolinata, come quell'arcigno
-del Baretti direbbe, una letteratura da canapè,
-buona tutt'al più per i gabinetti delle damine svenevoli
-e profumate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nondimeno scrissi anch'io: ho gittato giù l'abbozzo
-di due tragedie. Nell'una il Buondelmonte,
-vorrei dipingere, a diversità degli altri che tentarono
-lo stesso tema, l'origine della fiorentina repubblica, e
-il fiero carattere del Mosca,
-</p>
-
-<p>
-«Che disse: Lasso! capo ha cosa fatta.»
-</p>
-
-<p>
-Nell'altra, il Procida, vorrei mostrare quanto possa
-amor di patria in lotta coll'amicizia e coll'amor paterno.
-Ma le mie forze non basteranno, lo temo, all'altezza
-del concetto.
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p>
-Quando nè lo studio nè la contemplazione della
-natura valgono a tormi dal cuore il peso che vi sta
-sopra da lungo tempo, allora prendo la penna per
-scrivere a te, amico mio, a te che sai la storia della
-mia vita, e solo fra tutti puoi compatire al solitario
-prete, all'uomo il quale nulla più domanda su questa
-terra tranne di vivere nella memoria onesta de' pochi
-montanari che fanno la sua famiglia. Allorchè seppi
-rinunziare alle illusioni della mente superba d'aver
-vestita di novelle forme la vecchia filosofia del dubbio,
-quando parlai agli uomini di quella religione di
-fratellanza e d'amore che sola può apparecchiar l'avvenire,
-coloro che stavano in alto gittarono la vergogna
-e il disprezzo sopra di me. Avrebbero voluto
-che la mia fede si facesse serva delle imposture
-mondane e delle rugginose pretensioni della forza: io
-cercava d'abbracciare il povero e l'oppresso, che al
-par di me pativano e pregavano; ed essi mi rinfacciarono
-la ferrea legge del fatto, mi presentarono agli
-occhi de' miei fratelli come un sognatore irrequieto,
-come un uomo perduto dietro i delirii dell'umano
-pensiero, dietro le novità della filosofia e della religione.
-E i miei fratelli risero di me. Allora io non
-poteva più ritornar fanciullo e raccogliermi nell'innocenza
-della vita e della speranza; e sapendo già, per
-averne fatto duro saggio, quel che fosse il mondo,
-sentii tutta l'amarezza d'una vita inutile e tormentosa.
-Ma al tempo stesso una grande e nuova luce d'amore
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-s'era fatta dentro di me, nel profondo: e in questa
-si rintegrò la mia fede a poco a poco; e, divenuta
-matura, la ragione unì i pochi e deboli suoi sforzi a
-quelli di tanti e tanti che combattono quaggiù per la
-causa dell'onestà e della giustizia.
-</p>
-
-<p>
-I miei mali cominciarono a parermi ben picciola
-cosa al paragone de' molti e grandissimi che aggravano
-l'umanità, e fui persuaso da quel momento che
-ognuno il quale cammini con semplicità per la via su
-cui la Provvidenza lo mise, nè mai rinneghi sè stesso,
-nè venga a patto con la propria coscienza, potrà dire
-un giorno: O Signore, anch'io feci la mia parte di
-bene, e vissi sempre nella fede, nella speranza, e
-nell'amore! — Perdonai da quel momento all'uomo
-che col suo tradimento m'aveva ferito nella più viva
-parte del cuore: mi gittai nelle tue braccia, t'apersi
-tutt'i miei segreti; e tu mi donasti il coraggio di
-vivere e d'operare. Gli uomini mi calunniavano ed
-io li amai; essi mi respinsero; e chinai la testa; poi
-venni a nascondere in questa povera valle il mio
-oscuro ma innocente apostolato.
-</p>
-
-<p>
-E oggi anch'io ripeto a te le dolorose parole che
-un moribondo amico mandava a me lontano: Fra me
-e te esiste un legame che la morte non rompe!..
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p class="indl">
-Mio buon padre.
-</p>
-
-<p>
-Nel mio romitaggio, sento il bisogno di tornare a
-voi, di venir col pensiero all'umile casa ove nacqui,
-a quel paradiso de' miei anni infantili che si specchia
-nell'acque purissime del lago. Io veggo, padre mio,
-il vostro incredulo sogghigno a queste poetiche ricordanze;
-ma se vi dirò che la nostra casetta, dove abita
-mia madre, dove, nascosta come la rosa silvestre, si fa
-bella e grande la buona Angioletta, è il più sacro, il
-più desiderato angolo della terra per me che pur vidi
-molto e molto conobbi, forse non sorriderete più così,
-e darete un pensiero anche voi, un pensiero di compassione
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-alla tristezza che bene spesso viene a tenermi
-compagnia.
-</p>
-
-<p>
-Non è già ch'io mi lagni della mia condizione, e
-del trovarmi qui solo, in povera e lontana contrada,
-dopo che i primi augurii della vita m'avevano promesso
-ben diverso avvenire. Sulla via ch'io tentai d'aprirmi,
-ardente qual fui di volere e di fiducia, ma
-scarso pur troppo di virtù, non trovai altro che spine;
-e m'avvidi che nell'ampio teatro del mondo il poco
-ch'io poteva fare m'avrebbe alla fine guadagnato le
-ire e le maligne persecuzioni di chi s'adombra d'ogni
-franca e generosa parola, di chi suol chiamar delitto
-il coraggio d'alzar la testa contro le prepotenze umane
-e quelle della fortuna.
-</p>
-
-<p>
-Per questo, benedissi come venuta dal cielo l'inspirazione
-che mi condusse qui, fra i poveri e i semplici,
-qui dove soffrono e aspettano, come la più gran parte
-degli uomini, tante creature per le quali morì sulla
-croce Colui che aveva pur detto a tutti: <i>Io sono la
-via, la verità e la vita!</i>... Vi ricordate? la prima
-volta ch'io ho voluto parlar da un pulpito, con nuovo
-ardimento, di certe grandi verità delle quali non sarà
-mai strappata la radice della terra, delle mie parole
-si prevalse il fanatismo, le condannò il fariseo e ne
-fu scandolezzata la debole virtù. Così sempre avviene;
-ed io non voleva chiamar sulla casa di mio padre, sui
-vostri bianchi capegli il turbine che di subito sorse a
-minacciarmi; pensai a mia madre, a mia sorella, e
-obbediente a chi mi percoteva, rinunziai ad ogni gloria
-e mi tenni abbastanza felice di questa parte che Dio
-m'aveva ancora serbata. Qui i buoni alpigiani mi conoscono
-e mi riveriscono come padre, m'ascoltano e
-mi amano come fratello; qui m'è consolazione il
-pensiero di quel filosofo: <i>Se utile non è quel che
-facciamo, stolta è la gloria</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ma non più di questo....
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p>
-Ringrazierete per me l'Angioletta di quella cassettina
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-contenente poche cipolle de' panporcini de' nostri
-monti, ch'essa mi mandò per il Bernardo l'ultima
-volta che capitò al paese. Direte a lei e alla mamma
-che non si scordino di me nelle loro orazioni grate
-al Signore; io non n'ebbi mai tanto bisogno come in
-questo momento.
-</p>
-
-<p>
-Se mai tornasse a vedervi l'amico mio P*** e vi
-domandasse di me, ditegli che i poveri miei nervi
-risentono ancora a quando a quando le fiere commozioni
-patite, e che la mia testa qualche volta non
-è a segno del tutto; ch'egli stesso mi scriva se le
-lunghe peregrinazioni ch'io vo facendo ogni dì per
-questi monti, possano o no di soverchio abbattere le
-mie forze e fare in me effetto contrario a quello ch'io
-m'era promesso.
-</p>
-
-<p>
-Un'altra cosa vi commetto per la mia cara sorella.
-Ella sa dove stanno i pochi libri che innanzi partire
-lasciai, fra l'altre cose mie, in quella che fu la mia
-povera e beata cella. Nello scaffaletto a manca dello
-scrittoio, vicino alla finestra, troverà alcuni vecchi volumi
-giallognoli e mezzo rosi dal tarlo: sono i cari
-e preziosi amici della mia passata gioventù. Fra essi
-v'hanno due libri rilegati in carta pecora e intitolati
-l'uno: I soliloqii di sant'Agostino, e l'altro La
-Citta' di Dio. Nell'armadio situato nell'angolo dov'era
-il mio letto, ne troverà pure alcuni altri più vecchi
-ancora, fra cui un volume delle Opere di san Tommaso
-ed uno di quelle di Sant'Ambrogio; e un altro più piccolo,
-al quale manca il frontispizio; è il Trionfo della
-Croce di fra Girolamo Savonarola: quest'ultimo lo conoscerà
-dal mio nome scritto di mia mano sull'ultima
-pagina, sotto ad un braccio che tiene impugnata una
-spada e che vi disegnai quand'ero chierico ancora.
-Se l'Angiola riesce a raccozzare quel piccol mucchio
-di libri, ne' quali pongo tutta la mia speranza per
-quest'inverno, voi, mio buon padre, farete di trovar
-modo a spedirmeli al più presto nel modo che vi par
-meglio; io ne pagherò lo spendio all'uomo che me
-li porterà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p class="indl">
-Mio padre.
-</p>
-
-<p>
-Vi raccomando quel che già vi scrissi nell'altra,
-di tener sempre presso di voi le lettere che per me
-venissero alla posta di Como, e di non darle in mano
-di nessuno, fuorchè del Bernardo che verrà a pigliarle
-alla fin del mese a mio nome. Se ve'n fosse alcuna
-pressante, questa potrete consegnarla all'amico mio
-P*** che sa il come mandarla a questo mio nido di
-montagna.
-</p>
-
-<p>
-Dite a mia madre, che al tornar della primavera
-ho speranza di venire a casa per qualche dì: che
-veggo il momento di sedermi ancora, come quand'ero
-fanciullo, vicino a lei sugli scalini della nostra porta:
-e che le farò raccontare un'altra volta la storia de' poveri
-morti di Torno. Oh! quante memorie leggiere,
-fuggitive, tessute, come tutte le cose della nostra vita,
-di piccole gioie e di grandi dolori, mi rifanno dinanzi
-al pensiero tutta l'età passata, e mi sforzano a piangere
-un'altra volta!... Perchè non sono io nato che per
-invocar la benedizione del Signore sopra coloro che
-denno trovare ogni lor bene nel patimento mitigato
-dalla speranza?... Io la sentiva nel mio cuore una
-fiamma più ardente, l'alito della fede, il coraggio di
-morire per i miei fratelli!....
-</p>
-
-<p class="indl">
-2 di maggio 18..<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
-</p>
-
-<p>
-«Niuna cosa violenta può esser perpetua.»
-</p>
-
-<p>
-E fino a quando vedrò sulla terra il trionfo del
-male? O Signore, tu rovesci i potenti dal seggio, ed
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-esalti gli umili; ma tu dicesti ancora: il regno mio
-non è di questo mondo.
-</p>
-
-<p>
-Noi dovremo dunque piegar sempre la fronte, come
-in atto di vile osservanza, in faccia alla malizia che
-si veste di pompose apparenze, che vince la semplice
-onestà colle sue compre lusinghe, o colla ipocrisìa, la
-peggior delle tirannidi?... Combattere la forza brutale
-che non concede alla stanca umanità di sollevare
-il capo da quella nebbia d'ignoranza in cui da secoli
-le misere generazioni son costrette a vivere, o piuttosto
-a morire; parlare in nome di Quegli che spirò sul
-Calvario annunziando agli uomini che son tutti fratelli,
-e figliuoli dello stesso Padre che ama e perdona, è
-una grande e dolorosa parte che a pochi fu dato di
-compire sulla terra!
-</p>
-
-<p>
-Il tempo, come spaventoso torrente, trascina via
-con sè gli uomini e le idee; pochi nomi benedetti,
-poche sante e divine parole rimangono appena a far
-testimonianza del passato, a fermar la promessa del
-futuro. Avventurato chi visse nell'aspettazione de' tempi
-migliori, procacciando intanto ed operando il bene,
-come se dovesse da un dì all'altro fruttare! Dio ha
-veduto il cuor suo, Dio raccolse le sue lagrime; e
-quando seduto in disparte, come Geremia, stette solitario
-e tacque, Dio gli perdonò il silenzio e la luce
-del cielo venne sopra di lui.
-</p>
-
-<p>
-Ed il suo cuore sollevò un'altra volta quel profetico
-lamento:
-</p>
-
-<p>
-— «La parte mia è il Signore; e per questo
-io l'aspetterò.
-</p>
-
-<p>
-Buono è il Signore all'anima che in lui pone
-speranza e lo cerca.
-</p>
-
-<p>
-Buona cosa è procacciar nel silenzio la salute del
-Signore.
-</p>
-
-<p>
-Buona cosa è all'uomo il portar il giogo nella sua
-giovinezza.
-</p>
-
-<p>
-Siederà solitario e tacerà; poichè Dio gl'impose il
-suo carico.
-</p>
-
-<p>
-Metterà la sua bocca nella polve, cercando se vi
-sia speranza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-</p>
-
-<p>
-Porgerà la guancia a chi lo percuote, sarà pasciuto
-d'obbrobrio.
-</p>
-
-<p>
-Perocchè il Signore non lo respingerà da sè in
-sempiterno.
-</p>
-
-<p>
-E s'egli affligge, ha pur compassione, secondo la
-moltitudine delle sue misericordie.»
-</p>
-
-<p class="indl">
-12 di maggio.
-</p>
-
-<p>
-Qual nuova e più grave sciagura sovrasta a me
-o ad alcuno de' miei cari. Io n'ho da parecchi dì il
-doloroso presentimento; poichè la pace gustata per
-alcun tempo, alle forti contemplazioni della scienza,
-infiammatrice dell'intelletto, alla soave poesia della
-natura è succeduta nell'animo mio l'amarezza delle
-cose, la codardia del dubbio, e quasi una paura di
-me stesso. Questo fu sempre per me il presagio di
-un tristo giorno della vita.
-</p>
-
-<p>
-I miei vecchi volumi non mi racconsolano più; non
-mi sembran più che vani, indicifrabili enigmi, i quali
-altra cosa non mi fanno certo, se non che quaggiù
-nulla è certo.
-</p>
-
-<p>
-Non posso scrivere, non posso nè manco pensare...
-</p>
-
-<p class="indl">
-19 d'agosto.
-</p>
-
-<p>
-Io mi reputava sì forte, sì provato della vita, e
-padrone di me medesimo da sostener con fronte serena
-e animo tranquillo ogni e qualunque nuova e più
-dura sperienza; e dopo essermi seduto tante volte
-al capezzale della morte, dopo aver veduto spirar nel
-bacio di Dio tante infelici e candide creature, e aver
-accompagnato sulla tremenda soglia dell'eternità tanti
-uomini ciechi del bene, travagliati dal patimento,
-consunti dalla disperazione o dal rimorso, io credeva
-che più nulla d'umano potesse conturbare ancora i
-miei pensieri. — Deh! che cosa è mai l'uomo, se tu
-nol visiti colla tua forza, o Signore?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-</p>
-
-<p>
-Oggi, dopo molti anni, il caso o piuttosto il volere
-di Chi tutto dispone per il bene, ricondusse a me
-dinanzi quell'uomo che forse fu la prima cagione di
-tutte le mie disgrazie. Io gli avea dato nella generosa
-effusione del mio cuore giovine ancora il santo nome
-d'amico; ed egli lo ha rinnegato questo nome così
-bello! Egli mi rapì la prima, la più poetica lusinga
-della vita, l'amore; mi derise con una crudele indifferenza
-nelle innocenti mie illusioni; e a coloro che
-poco m'amavano, se pur non m'odiavano già per la
-naturale ed avventata libertà del pensiero, per quello
-ardimento che di rado è scompagnato da un cuore
-acceso del desiderio d'operar qualche cosa a pro
-d'altrui, egli pose in mano de' potenti il segreto che
-doveva partorirmi l'infamia, o farmi morire!...
-</p>
-
-<p>
-Ma, come Dio anche quaggiù non consente sempre
-la vittoria ai cattivi, io, povero, oscuro e calpestato
-verme, fui più forte di coloro che si levarono a stormo
-contro di me. Vinsi l'impostura e l'aperta menzogna:
-poi mi ritrassi a piangere il mio passato nel silenzio
-della casa del Signore, e perdonai.
-</p>
-
-<p>
-Perdonai, sperando che Dio a me pure perdonasse.
-Ed Egli m'avea dato codesta pace; e fatto puro il mio
-cuore del lievito dell'ira, parevami d'avere in me
-spogliato per sempre il vecchio Adamo.
-</p>
-
-<p>
-La mattina era bella. — Per sollevare i pensieri
-dal peso delle angosce che ne' passati dì m'avevano
-prostrato siffattamente, m'incamminavo verso il sentiero
-della selva, dalla parte ove sorgono tappezzate di
-lambrusca e di parietaria le rovine dell'antica torre
-lombarda: è là dov'io passo in faccia alle maestose,
-lontane ghiacciaie dell'Alpi e all'interminato azzurro
-del cielo le più solitarie e beate ore del viver mio.
-</p>
-
-<p>
-Appena fuor della porta, un uomo incappucciato
-in un gabbano da montanaro mi s'affaccia d'improvviso.
-Io lo guardai; teneva china a terra la fronte,
-voleva come parlare; e pareva tremasse.
-</p>
-
-<p>
-— Chi siete? domandai.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Uno che... vi conosce; rispose o piuttosto balbettò,
-senza levar gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Quella voce non mi parve al tutto ignota; ma lo
-strano vestire, la sua dubitazione, lo sgomento con
-che andava guardandosi intorno, turbarono un poco
-me pure; e persuaso ch'era ben'altro da quel che
-i suoi meschini panni mostrassero, me gli feci più
-accosto e di nuovo il richiesi:
-</p>
-
-<p>
-— Che volete da me?
-</p>
-
-<p>
-— Sono un povero fuggitivo; venni a chiedervi
-asilo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signore! ripigliai: nè vi conosco, nè so...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mi conoscete; è in nome dell'amicizia ch'io
-vengo a voi.
-</p>
-
-<p>
-E dicendo così, tolse giù il vecchio cappellaccio che
-gli copriva mezzo il volto, e mi guardò con aria supplichevole
-e malcerta. Ancora nol ravvisai.
-</p>
-
-<p>
-— Per carità, m'aprite la porta di casa vostra!
-voi, ministro del Signore, abbiate compassione dell'uom
-fuggiasco, perseguitato... — E qui abbassò
-la voce, e facendo un passo verso di me, dopo che di
-nuovo si guardò dietro le spalle: Io sono Alberto ***:
-io fui vostro amico!
-</p>
-
-<p>
-Egli era colui che m'avea tradito.
-</p>
-
-<p>
-Quel che si passava a quel momento nel mio cuore,
-io non voglio nè potrei scriverlo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Egli dimorò sotto al mio tetto due dì e due notti,
-nè io gli domandai se fosse innocente, o perchè avesse
-scelto ricovero nella casa d'un uomo a cui egli avea
-fatto tanto male e che fors'anco avrebbe potuto
-restituirgli il suo tradimento.
-</p>
-
-<p>
-Ah no! mai, mai! Colui che uccide è più misero
-di chi rimane ucciso: egli mi credè generoso e incapace
-del delitto di che spensieratamente e per leggiera
-causa non dubitò farsi reo contro di me. Io non so
-le conseguenze, le quali per la mia pietà potrei incontrare;
-ma non le temo. Nè fu pietà la mia, fu giustizia.
-A lui diedi tutto quel poco danaro che avevo,
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-pregai per esso il Signore, e in quel momento dimenticai
-tutto il passato. Egli era più che amico mio, era
-fratello; Dio solo, Dio che mi lesse nel fondo dell'anima,
-mi giudicherà!
-</p>
-
-<p>
-Quando volle partire, io gli aveva stesa la mano e
-lo contemplava fissamente senza far motto. Mi parve
-commosso, soggiogato dalla memoria di quel che fu
-tra me e lui: mi guardò egli pure, poi mi si gittò
-al collo, e pianse.
-</p>
-
-<p class="indl">
-3 di maggio.
-</p>
-
-<p>
-..... Nessuna novella del fuggitivo. Che il cielo
-l'accompagni! Il mio cuore s'è allargato nella pace
-di prima. Io sono rassegnato e tranquillo nella mia
-coscienza.
-</p>
-
-<p>
-Non so spiegarmi il come non ricevessi ancora
-riscontro alcuno da *** e da *** alle ultime mie lettere....
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p>
-«<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>Molti presuntuosi reputano impossibile tutto
-ciò che per loro o non si sa o non si fa; moltissimi
-considerano le grandi cose che non intendono o che
-non sono capaci di operare, come inutile fatica d'un
-esaltato fanatismo; e stanchi prima d'intraprendere,
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-si addormono sui morbidi ma dannosi letti dell'ozio.
-Tanto è superbo l'amore di noi stessi per non confessare
-la propria ignoranza e la propria debolezza;
-tanto è artificioso per giustificarla; tanto è ingiusto
-per assolverla. Frattanto l'infingardaggine si scusa
-colla pretesa impossibilità alle grandi cose, per non
-confessare il timore dell'utile fatica; ed il vizio
-colla pretesa loro inutilità, per non denunciarsi da
-sè medesimo vile ed iniquo; l'infingardaggine ed
-il vizio diventano costume: e perchè ciò che non è
-il costume dei più, sia tristo, sia buono, si chiama
-fanatismo e pazzia, ogni bello e generoso ardire vien
-collocato indegnamente in quest'ultima classe.»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «L'uomo contempla rappresentata ne' grandi
-genii, in una pompa la più solenne e nella sua più
-illustre magnificenza, la propria natura: una sublime
-compiacenza lo fa inorgoglire delle proprie forze;
-l'animo s'eleva ai più ardui concepimenti; il cuore
-s'infiamma ai più scabrosi sperimenti; nulla più si
-tollera di mediocre senza una nausea mortale ed un
-magnanimo disprezzo.»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «Nella rivoluzione de' tempi occorrono età
-così sciagurate per corruttela di costume, e così impudenti
-per abitudine di vizio che portano in trionfo
-la colpa, infamemente la collocano sugli altari della
-virtù, e, per averle cangiato nome, reputano di purgarsi
-da sacrilega idolatria. Allora, gentilezza di modi
-le mollezze, gloria l'oro, modestia la viltà, prudenza
-il timore, umiltà la codardìa, obbedienza la venalità,
-senno il raggiro, economia l'usura, avvedutezza la
-frode, laude l'adulazione, belle arti la lussuria: in
-una parola, la colpa virtù. Tale è il rovescio miserando
-e scandaloso che si fa d'ogni buono in cattivo,
-quasi che per mutar di vocabolo mutino le cose: ma
-dando così chiaro a vedere che ogni uomo sente che
-non è stromento di scelleratezza, e che tale è necessità
-per esso la virtù che il delitto non abbraccia se
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-non colorato dalle tinte di quella. Anche scellerato,
-ama d'ingannarsi che non è: epperò, perdendo la
-virtù ne conserva la divisa, onde molta è la ciurma
-degl'ipocriti: e così, se dappertutto ove sono uomini
-il delitto ha schiavi, in nessun luogo regna a fronte
-scoperta. Quindi accade che, se in così fatti tempi
-sorge un magnanimo amico della virtù e del vero,
-tutti se gli fanno intorno co' sassi; ed è ben conseguente,
-perocchè se giunga face là ove tutti han bisogno
-di tenebre per ascondere la colpa, tutti si sforzano
-di spegnerla subitamente. Delitto dell'amore di
-noi medesimi, che giustificando i propri errori è pur
-uopo che le virtù contrarie condanni per evitar contradizione:
-sicchè in cuore invidia l'altrui virtù, e
-col labbro la lacera e la condanna. Del resto, la verace
-virtù che passeggia nel mezzo alla finta, tacitamente
-denunzia la colpa nascosa sotto le sue larve, e coll'opera
-del paragone squarcia la veste dell'impostura
-la più veneranda e la più astuta. Allora si distingue
-la virtù dall'ipocrisia che fa studio d'imitarla, coll'eguale
-facilità che un re da scena da un re da trono,
-ed è per questo che in tale condizione di tempi la
-virtù e la sapienza sono guardate come due possenti
-nemiche; ed è per questo che solo compaiono attraverso
-lo squarciato manto d'un'illustre povertà; e che
-sempre le ritrovi fuggiasche sulle spinose vie della
-persecuzione, e spesso ancora fra le catene e dentro
-la carcere dell'omicida e del ladro.»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «Le grandi speranze e i grandi sforzi sono
-de' generosi; le forti presunzioni e i deboli attentati
-de' superbi... Io tutto spero, tutto tento, nulla presumo!»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «Se è vero che dal conoscere scende ogni
-volere e dal volere ogni operazione umana, con cui
-si satisfa all'inesorabile bisogno, si accontenta il desìo
-insaziabile e si verificano le indelebili speranze, e nella
-cui somma soltanto può essere riposta quella felicità
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-ch'è data ai mortali; se è vero, io dico, tutto questo,
-debbe scusarsi la nostra curiosità che tutto ad un solo
-sguardo vorrebbe possedere lo scibile umano. Anzi
-questa curiosità io la reputo come il possente motivo
-onde la natura invita l'uomo a ricercarla nel sacrario
-della scienza: come col desio della felicità lo spinse
-alle perenni agitazioni delle sorti mortali. Quindi è
-che, una volta messa sulle vie delle indagini per un
-sì grande impulso, non già s'avanza gradatamente e
-con tarda saggezza, contenta ad un vero discreto; ma
-impaziente delle sagge dimore della riflessione, si
-avanza baldanzoso, prima fidata al solo probabile, poi
-al verosimile, ed in ultimo anche al falso in colore di
-vero; e così per volere acquistare la vetta per la più
-spedita via, corre la più lubrica; e correndo questa
-bene spesso ritombola al basso. A spogliar la cosa di
-veste metaforica, fatto è che quando cessa il vero ce
-lo fabbrichiamo coll'ipotesi del nostro cervello; e
-vien poi una demenza filosofica che delira argomenti
-in suo soccorso; i quali, accreditati dall'umano orgoglio
-e dall'umana ignoranza, gli ottengono la cittadinanza
-del vero; e così, come dicevano i Greci, si
-abbraccia la nube per la diva. — Non già ch'io
-abborra dall'uso giudizioso dell'ipotesi: so benissimo
-ch'essa sola batte alle porte della verità; anzi m'aggrada
-quella sua audacia con che la sollecita a parlare
-e le squarcia il velo più misterioso. Mi rammento di
-Newton che con essa s'innalzò in mezzo de' cieli e
-che da esso imparò come due mirabili forze equilibrino
-i firmamenti. Io abborro che lo stromento diventi
-la cosa, che la via si reputi a meta, e voglio
-che l'ipotesi non si usurpi nome di realtà, ma che
-con felice metamorfosi si cangi in essa. Ma pur troppo
-più persuadono i nomi che le cose: onde il fatto
-inesorabile bene spesso appalesa le gradite menzogne
-di noi stessi: <i>decipimur specie recti</i>.»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-.... «La feconda meditazione de' grandi, tacita
-e nascosa ne' suoi preziosi ritiri, non ha nemmeno
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-l'applauso che il saltimbanco ottiene sul trivio; anzi
-spesso dal volgo le sue sapienti lentezze e le sue
-cautele da precipitato giudizio s'imputano a colpa e
-si accusano d'ozio e di pigrizia. Ma i grandi, sdegnosi
-di piatire con una plebe che ha bisogno d'assiduo
-cicaleccio per non morir d'inedia sulle vie e ne' fori,
-ne confondono le menzogne recando in pubblica luce
-il frutto delle loro nascoste fatiche.»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «Le più sublimi speranze non bisogna misurar
-col solo calcolo del corto soffio dell'umana vita. Non
-bisogna solo calcolar quanto possa l'individuo; ma
-quanto può la specie, la cui vita è lunga come la
-sua perfettibilità. L'orgoglio umano è una menzogna
-quasi sempre nell'individuo; ma spesso nella specie
-è una verità; è uno sprone a quanto ella di fatto può.
-Questo esiste in ogni individuo; e ogni individuo, al divisamento,
-è pari al motivo; ma, all'opera, non potendo
-quanto la specie, ciò che non sa o non fa lo reputa per un
-cotale astuto giro dell'amor di sè stesso o inutile o
-impossibile. — Ma la specie all'opposto può di più
-che non sappia: ognuno porti quel masso che reggono
-le sue spalle, e l'edificio s'innalzerà verso il cielo
-saldo e sublime. Io l'ho detto: Umana perfezione?
-un sogno: Umana perfettibilità, una via di cui non
-conosco la meta, ma sulla quale io pure cammino.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> «La patria</p>
-<p class="i01">«Empie a mille la bocca, a dieci il petto»</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Eppure è il centro a cui dobbiamo tendere tutti del
-paro; e quando l'interesse privato non è congiunto
-al pubblico, e perde questa forza che tira al centro,
-la società si dissolve. La patria per tanto è un nome
-sì augusto, sì venerando, sì santo che al paragone di
-lui perdono i più bei nomi di ricchezza, di gloria,
-d'arti e di scienze. Se le scienze si opponessero a
-questo ch'è il primo de' doveri e delle glorie, le scienze
-sarebbero un delitto.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «Molti, non sapienti ma cerretani, han d'uopo
-d'ingannare, per non saper istruire; d'apparenza per
-esser poveri di realtà; però cangiano la cattedra nel
-banco del trivio; non parlano, ma tuonano; non
-usano moderato gesto, ma fendono l'aria con tutto
-il braccio; non dicono cose ma parole; non hanno
-espressione viva ed esatta del proprio pensiero, ma
-pomposi e vuoti fantasmi mendicati qua e là; e ravvolgono
-le loro sentenze nelle tenebre, perchè il lume
-disvela la loro miseria; si fanno difficili per non essere
-avvicinati; non si lasciano intendere per timore d'esser
-conosciuti; non hanno altro merito che quello di
-strisciarsi dietro una gran toga che copre la loro
-mendicità; stanno nel breve cerchio del loro zero,
-coll'importanza di chi siede in un gran regno, simili
-agli oracoli ch'erano oracoli appunto, perchè nelle
-tenebre nascondevano la menzogna. E con tal arte
-d'ipocrisia scientifica sanno ingannare il volgo degli
-studenti e nel frastuono dell'applauso di costoro nascondere
-il dispregio de' pochi.»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «Il problema della vita non si risolve mai
-interamente che nell'estremo punto dell'esistenza
-mortale. Ho veduto molti filosofi studiare l'uomo in
-culla con ogni modo di accurata osservazione: per me
-credo che lo spettacolo dell'uomo che muore non sia
-meno importante per la storia del cuore umano, nè
-meno utile per l'umanità. È certo che la virtù e un
-premio immortale della virtù non appaiono mai tanto
-una necessità per l'uomo, quanto al momento ultimo
-della vita mortale. Questo è l'unico tesoro che non
-perda il suo aureo colore sulle sponde del letto dell'agonia
-e nelle stesse tenebre del sepolcro.»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-... «Erano ben saggi quegli antichi Egizii che posero
-un tribunale il quale giudicasse la vita di coloro che
-morivano, e incidesse le giuste sue sentenze sulle pietre
-de' sepolcri e sull'arche degli estinti: si passi la
-corteccia della cosa, e ciò parrà verissimo per molti
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-riguardi. Le parole esistenza e nulla rivelano l'<i>essere</i>
-e il <i>non essere</i>: e l'uomo inevitabilmente tormentato
-dal desiderio e dalla speranza della felicità, non potendo
-trovarla che nel sentire, è pur forza che rifugga
-possentemente dal non sentire; in altro modo
-che conosca tutta l'opposizione che v'ha tra l'essere
-e il non essere, tra le parole esistenza e nulla. È
-per questo ch'egli, non volendo perdere in tutto
-questa vita mortale alla quale la natura lo congiunse
-con tanto amore, creò un commercio d'affetti, di
-misericordie e di soccorso tra il mondo vivo e il
-mondo estinto: sicchè egli s'illuda di non perdere
-del tutto dopo l'estremo sospiro quanto ne' travagliati
-anni della vita umana gli fu più caro, più desiato
-e più sperato. La natura medesima sembra lo
-consigli a consolarsi delle sorti mortali; mentre suscitando
-un fioretto sulla funebre zolla, par che voglia
-infiorare l'ultimo velo che copre l'uomo. — Il
-genio colossale degli Egizii fabbrica le piramidi; i
-Greci, primi amanti del bello, seminano fiori e versano
-unguenti intorno a' sepolcri; i popoli cacciatori
-e barbari seppelliscono coll'estinto i suoi dardi e il
-suo arco, e sospendono sulla fossa di lui i trofei della
-sua vittoria; e lo stesso sciagurato reo di sangue,
-spesso prima di salire il patibolo lascia scritto il proprio
-nome sulle luride pareti della sua prigione. Poichè
-la prospettiva della vita, tutto che bella e sparsa
-di fiori, è sempre chiusa da una sepoltura, a noi
-riesce cara la croce piantata sovr'essa, che conservi
-il nostro nome e c'impetri una preghiera. — La
-religione de' sepolcri educa i nostri cuori ai sentimenti
-i più sacri che formano, per così dire, gli amplessi
-con cui l'uomo s'unisce in società. La pietà,
-la misericordia, la gratitudine, l'amore sono provocati,
-nudriti e rinforzati dalla religione degli estinti.
-Colui che sente la possa e il fremito che inspira una
-negra croce, sulla quale leggiamo il bianco nome d'un
-nostro caro, è forse il barattiere o l'usuraio? — È vero:
-una vecchierella che al rintocco della campana da
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-morto in sulla sera fa piegar le ginocchia alla figlia
-di sua figlia innanzi all'entrata d'un camposanto, le
-segna a dito le croci di quelli ch'essa non vide, le
-congiunge le tenere mani, e corregge le inesperte
-labbra che balbettano un'innocente preghiera... oh
-sì! forse è derisa dall'orgogliosa filosofia che insolente
-passeggia sulle teste dei popoli; ma essa forse con
-maggiore utilità fa sorgere in quel tenero cuore i
-sentimenti delle virtù le più veraci, le più sacre. — »
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— «E un'invisibil Vergine del cielo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a></p>
-<p class="i01">È per l'aura sospesa, e mi risponde</p>
-<p class="i01">Confortando ad amar quella bellezza</p>
-<p class="i01">Che traspar dal sereno eterno riso...</p>
-<p class="i01">Del ciel m'invoglia santamente; obblio</p>
-<p class="i01">Gli atroci disinganni, de' ribaldi</p>
-<p class="i01">L'ira operosa, ed il fatal periglio</p>
-<p class="i01">Di fidente innocenza. Ed ondeggiando</p>
-<p class="i01">Sopra gli abissi del commosso lago</p>
-<p class="i01">Entro un leve battèl, tranquillamente</p>
-<p class="i01">Con lei converso a lungo; e mi rivela</p>
-<p class="i01">Che la calma dolcissima, cui piove</p>
-<p class="i01">La queta notte in cor del mesto, è parte</p>
-<p class="i01">Di quella che nel ciel fra poco aspetto.»</p>
-</div></div>
-
-<p class="indl">
-7 d'aprile 18..
-</p>
-
-<p>
-Eterno Iddio! abbi compassione della mia vita!...
-Ho ricevuto or ora una lettera di mia sorella. M'annunzia
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-che il mio povero e vecchio padre sta molto
-male, e che desidera vedermi ancora una volta prima
-di morire.
-</p>
-
-<p>
-O Signore! dammi ch'io possa arrivare in tempo!
-dammi ch'io possa compiere anche questo penoso e
-santo dovere!....
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-</p>
-
-<h3 id="cap3-man">III.
-<span class="smaller">COMMIATO.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Intanto ch'io scorreva cogli occhi e col cuore quel
-manoscritto, che a me fu caro ben più di quanto
-parrà agli altri che lo leggeranno, il dabben pievano
-s'era chetamente addormentato nel suo seggiolone
-a canto del camino, dopo aver veduto il fondo della
-sua antica e fedele <i>galéda</i>.
-</p>
-
-<p>
-Eran forse passate due lunghe ore, allorchè io
-rientrando nel salottino con que' pochi fogli che, per
-dir vero, senza soverchio scrupolo m'intascai, lo vidi
-risvegliarsi di botto e fissarmi in volto due occhiacci
-da spaurato; chè, non ricordandosi forse più del suo
-forastiero, Dio sa per chi m'avea scambiato in quel
-momento. Feci le viste di non accorgermi del terrore
-che senza volerlo gli avevo cacciato in corpo, nè di
-quell'impaccio con cui egli andavasi raccostando alla
-meglio lo sbottonato panciotto e la lunga sottana
-d'un equivoco negro colore, che nell'abbandono del
-suo sonnecchiar vespertino aveva in dietro arrovesciata,
-non senza mettere un poco in compromesso
-la sua gravità di prima.
-</p>
-
-<p>
-Lo ringraziai il meglio che seppi della bontà colla
-quale m'avea lasciato frugare nel suo studio, e poi,
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-per un certo prurito della coscienza, trassi di tasca
-il rotolo delle carte di che m'era fatto padrone; e
-gli chiesi il permesso di portarle meco per alcuni dì,
-affine di trarne le note che m'occorrevano. Egli allora
-per dársi un cotale sussiego d'inquisitoria importanza
-pigliò lo scartafaccio, senza badare che lo pigliava
-alla rovescia; e dato che v'ebbe un'occhiata mel
-rendè soggiungendo: — So cos'è, so cos'è... Poh!
-lo tenete, lo tenete pur fin che vi grada, ch'io per
-me di coteste malinconie non ho mai voluto l'impaccio
-e tanto meno adesso. E così, a dirla fra noi
-due, non mi fossi tirato addosso per que' brutti anni
-il fastidio di colui che le ha scarabocchiate tutte quelle
-pagine; che non l'avrei pagata con perder l'appetito
-per più d'un mese. Basta! ebbi il mio santo
-anch'io, e per buona sorte la è passata la trista burrasca.
-Ma v'accerto che sebben quello fosse una
-cima d'uomo, come dicono, per me fu il primo e
-l'ultimo prete che mi tenni vicino. Mi riuscì di accomodarla
-con monsignore; e d'allora in poi, io solo,
-povero e vecchio qual mi vedete, ho tirata la barca
-della parrocchia, e spero continuare per un bel pezzo
-ancora!...
-</p>
-
-<p>
-Essendo fatta l'ora tarda, mi congedai dal pievano,
-pensando fra me di mandargli in segno d'animo
-grato per il donatomi manoscritto un bel Breviario
-nuovo che gli servisse in vece di quello tutto squadernato
-e bisunto ch'io aveva veduto sul suo tavolo. E
-così poi feci, appena giunto a Milano.
-</p>
-
-<p>
-Tornai alla casuccia del mio buon alpigiano. E con
-lui, il seguente mattino, volli visitare quella ch'era
-stata la dimora dell'infelice don Carlo. Erano poche
-camerette, anguste, nude, disabitate, cadenti: e come
-appartenevano alla prebenda, nessuno le aveva più
-occupate dal giorno che il vicecurato s'era di là partito
-per non tornarvi più. Mi si serrò d'angoscia il
-cuore, veggendo che servivano di ripostiglio alle vecchie
-e rotte suppellettili della chiesa, e che in fondo
-della stanza terrena eran riposti il cataletto de' poveri
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-della parrocchia, alcuni rugginosi candelabri di ferro
-usati ne' funerali, due panche sgangherate, una barella;
-e nel canto, la zappa e la vanga del becchino.
-</p>
-
-<p>
-Nulla più v'era che serbasse ancora in quel cadente
-tugurio la più piccola traccia della memoria
-di un giusto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In sul meriggio, salutai la povera famiglia del Bernardo,
-quelle buone e sincere creature ch'io aveva
-già preso ad amare, e che nella fede de' loro cuori
-benedicevano tuttora al nome del vicecurato. Allorchè
-m'arrestai un poco sul breve altipiano donde si
-vedevano in gruppo le prime case di quell'ignota
-terricciuola, mi venne all'orecchio la limpida voce
-argentina della figlia del montanaro che cantava così:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Io la vidi salire alla montagna</p>
-<p class="i02"> Io la vidi seder presso al torrente.&nbsp;—</p>
-<p class="i04"> O mia compagna,</p>
-<p class="i04"> Che fai tu qui?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Salutava cantando il sol cadente,</p>
-<p class="i02"> Povera abbandonata alpigianella!&nbsp;—</p>
-<p class="i04"> L'Ave Maria</p>
-<p class="i04"> Sonar s'udì.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Allora sollevò la faccia bella,</p>
-<p class="i02"> Le parole dicea dal piagner rotte,&nbsp;—</p>
-<p class="i04"> Ma la sua stella</p>
-<p class="i04"> Non apparì.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">A mezzo del cammin giunse la notte,</p>
-<p class="i02"> Un nugol nero circondò la luna.&nbsp;—</p>
-<p class="i04"> L'antica Fata</p>
-<p class="i04"> Dall'antro uscì.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Accanto a lei passò la Maga bruna.</p>
-<p class="i02"> Povera alpigianella abbandonata!&nbsp;—</p>
-<p class="i04"> Sulla montagna</p>
-<p class="i04"> Essa morì.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-— Chi sa, diss'io fra me, ch'egli stesso, il buon
-prete, non abbia insegnato a quella montanina codesti
-semplici versi modulati su qualche poetica tradizione
-dell'Alpi! E il mio pensiero, raffigurando la bella
-sembianza dell'Assunta, ricordò ancora la fine della
-povera Angiola Maria, alla quale parevami quasi compiangere
-quel malinconico canto.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE.</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="2">A Corinna</td> <td class="pag"><a href="#corinna"><i>Pag.</i> 3</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2">Prologo</td> <td class="pag"><a href="#prologo">7</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">LIBRO PRIMO.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Una domenica</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">11</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Sul terrazzo</td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">21</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>A diporto sul lago</td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">31</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Il ricordo, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_35">35</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Il desio, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_36">36</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Nella casetta</td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">38</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Una prima conoscenza</td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">50</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Dallo speziale</td> <td class="pag"><a href="#cap6-1">58</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>Scena di famiglia</td> <td class="pag"><a href="#cap7-1">68</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>Amicizia</td> <td class="pag"><a href="#cap8-1">76</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>La voce della fede, stanze</td> <td class="pag"><a href="#Page_83">83</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IX.</td> <td>Amore</td> <td class="pag"><a href="#cap9-1">88</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">X.</td> <td>Le tre fanciulle</td> <td class="pag"><a href="#cap10-1">100</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Un chiaror di luna, ballata</td> <td class="pag"><a href="#Page_104">104</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XI.</td> <td>Sulla bass'ora</td> <td class="pag"><a href="#cap11-1">110</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XII.</td> <td>Addio al lago</td> <td class="pag"><a href="#cap12-1">121</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Il commiato, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_129">129</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">LIBRO SECONDO.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Altro tempo, altra vita</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">133</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Ore di tristezza</td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">147</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Un colloquio</td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">155</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>L'onestà del povero</td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">164</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Partenza e mistero</td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">175</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Il fratello e la madre</td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">187</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Il calice del dolore, versi</td> <td class="pag"><a href="#Page_199">199</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>Il pane altrui</td> <td class="pag"><a href="#cap7-2">201</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>Le alunne della crestaia</td> <td class="pag"><a href="#cap8-2">219</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IX.</td> <td>Speranza e dubbio</td> <td class="pag"><a href="#cap9-2">232</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">X.</td> <td>Un'altra prova</td> <td class="pag"><a href="#cap10-2">245</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Rosa, ballata</td> <td class="pag"><a href="#Page_249">249</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XI.</td> <td>Il ritorno</td> <td class="pag"><a href="#cap11-2">265</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XII.</td> <td>Sacrifizio</td> <td class="pag"><a href="#cap12-2">287</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">IL MANOSCRITTO DEL VICECURATO.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>L'ospite montanaro</td> <td class="pag"><a href="#cap1-man">313</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>Il ritorno, canzone</td> <td class="pag"><a href="#Page_315">315</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Il manoscritto</td> <td class="pag"><a href="#cap2-man">328</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Il commiato</td> <td class="pag"><a href="#cap3-man">359</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>L'alpigianella, ballata</td> <td class="pag"><a href="#Page_361">361</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sembra che queste prime pagine del manoscritto si
-riportino al tempo che il buon prete fu mandato viceparoco
-in quel povero e ignoto villaggio di montagna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pare che qui intendesse parlare d'Alessandro Volta,
-di cui forse avea scritto a quel tempo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui il manoscritto presentava una lacuna, e pareva
-fosse stato per parecchi mesi interrotto. A quel tempo
-forse riportansi i pochi brani delle lettere che trovai fra
-que' fogli, scritte con mano quasi illeggibile, spiegazzate e
-lacere, sicchè vedevasi che prima di finirle il vicecurato
-s'era pentito e le aveva gittate a parte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Forse il manoscritto fu ripigliato all'entrar della seguente
-primavera; se pur non erano mancati alcuni foglietti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Queste note e questi pensieri trovai qua e là sparsi
-sopra alcuni brani di carta frapposti alle pagine del manoscritto:
-erano per avventura frammenti o postille di qualche
-libricciuolo messo in luce senza nome in altro tempo. Ne
-tenni conto, perchè parmi rivelino meglio ancora quali
-fossero la mente e il cuore del vicecurato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi pochi versi trovai scritti sulla coperta d'una
-lettera d'altrui mano: era forse una lettera della sua povera
-e buona sorella.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ANGIOLA MARIA ***</div>
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-</div>
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-additions or deletions to any Project Gutenberg&#8482; work, and (c) any
-Defect you cause.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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-</div>
-
-</div>
-
-</body>
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