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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Storia di Carlomagno vol. 1/2 - -Author: Jean Baptiste Capefigue - -Translator: Luigi Toccagni - -Release Date: February 14, 2021 [eBook #64551] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 1/2 *** - - [Illustrazione: CARLOMAGNO] - - STORIA - DI - CARLOMAGNO - - - DEL - SIGNOR CAPEFIGUE - - - FATTA ITALIANA - DA - LUIGI TOCCAGNI - - CON NOTE DELL'AUTORE E DEL TRADUTTORE - - VOLUME PRIMO - - - - MILANO - PRESSO GIUSEPPE REINA LIBRAIO-EDITORE - 1842. - - - - - TIP. GUGLIELMINI E REDAELLI. - - - - -LETTERA - -INTORNO AL GOVERNO E ALL'AMMINISTRAZIONE DI CARLOMAGNO. - - -Gli annali dei popoli presentano, a rari intervalli di tempo, -certi uomini più che tutt'altri famosi, i quali in sè, a così -dire, compendiano la civiltà d'un secolo intero, e lasciano, al -loro inabissarsi nei tempi, una lunghissima catena di memorie, -d'instituzioni e di gloria. Tal fu Carlomagno. Se non che la società -dell'ottavo e del nono secolo ancor non era foggiata alle forme -generali d'una regolata amministrazione, ed indarno il figlio di -Pipino, capo degli Austrasii, innalzarla volle fino alla sua propria -altezza, e fondar un impero commisurato alla vasta sua mente, chè -la società ricusò di camminar sì veloce, e di secondare lo smisurato -intendimento suo. - -L'impero d'Occidente, straordinaria creazione, fuor delle consuetudini -così dei Franchi come dei Germani, rimase non più che un accozzamento -di popoli, posti insieme così ad un tratto dalla conquista, ond'è -ch'esso cadde insiem con la testa possente che lo avea fondato. Colà -dove Carlomagno avea stabilita l'unità sorse la dissoluzione: l'impero -d'Occidente, nato d'un colpo, d'un colpo anche crollò: portentoso -parto d'un sol uomo, che seco ne portò il segreto nel sepolcro suo -d'Aquisgrana. - -L'impero di Carlomagno è come a dire un ponte sterminato e luminoso -gittato fra due epoche barbare. Le sorti del periodo merovingico -già erano al tutto compiute, e appena è che se ne trovi qualche -menzione nelle leggi e negli atti de' Carolingi; ma quando avverrà -che la storia si sollevi a una certa altezza rispetto a' tempi dei -Merovei, ella si applicherà più che altro ad un sol punto che spiega e -amplifica que' tempi antichi, e troverà che non vi fu cosa più vasta, -nè più atta ad incivilire dell'opera dei vescovi dal secolo quinto -all'ottavo. In mezzo a quelle sanguinose guerre fra i Barbari, che -straziano il cuore, e in cui vedi il perpetuo conflitto delle orde -selvagge che si contrastavan fra loro il bottino, in mezzo a quella -pittura di passioni e di odii fra tribù e tribù, coll'istinto e la -ferocità loro natia, vedi apparire i vescovi, que' grandi municipali -dell'epoca merovingica, i quali diventan come i guardiani, i protettori -delle città e delle popolazioni. Che mirabili storie non son quelle -infatti di Martino di Tours, di Maclovio che incivilì la Bretagna, di -Fortunato, dell'un santo Germano d'Auxerre e dell'altro, d'Onorato di -Marsiglia, di Remigio di Reims, di Cesario d'Arli, di Vasto d'Arras, -di Gregorio, pure di Tours, e di tanti altri di splendida memoria, che -si consacrarono alla difesa della città gallica![1] Dir potrebbesi -giustamente che la prima razza è dominata da due grandi fatti -cristiani: la costituzione dell'episcopato e la vasta fondazione di san -Benedetto; e finchè non sia chi, scrivendo intorno a questa istoria, si -ponga a considerarla da questo largo prospetto, non verrà mai fatto ad -alcuno di comprendere e descrivere l'indole vera della prima schiatta. -La _Gallia christiana_ è la più grande spiegazione che aver si possa -dei quattro secoli franchi. - -All'altro estremo del periodo carolingico, è il principio della -terza schiatta, la quale non ha maggior somiglianza che la prima, con -l'opera concetta da Carlomagno. Il decimo secolo vede l'origine della -feudalità, svolgimento essa di quel sistema, che rappicca le une con -le altre terre in una lunga gerarchia: l'allodio, il feudo sovrano, il -feudo dipendente; onde avviene un compiuto mutamento nello stato delle -persone e delle sostanze. Le instituzioni carolingiche non lasciarono -dopo di sè vestigio alcuno; nuovi doveri s'impongono; i beneficii -e, quasi direi, gli allodii e le proprietà libere si dileguano; la -romana idea del fisco, il sistema penale dei componimenti fra le parti -vengono meno, ed appena è che a quando a quando s'incontrino. Son cose -dai tempi carolingi disparatissime; mille strani censi e livelli si -stabiliscono; la servitù divien generale: tutto legasi e concatenasi, -le città, con le pratiche d'uomo ad uomo, di feudo a feudo, pigliano -altra sembianza, le instituzioni altro aspetto, talchè i capitolari -stessi son caduti in piena dimenticanza. - -Qual è dunque l'epoca carolingica, quale il suo spirito, quale l'indole -sua? L'impero di Carlomagno è l'effetto d'uno straordinario sforzo -diretto da un genio potente. Il signor feudale austriasiaco toglie un -poco dalle mani di tutti; egli dà ordine e centro ad una moltitudine -d'instituzioni merovingiche, imprime al suo potere un carattere di -energia che signoreggiar gli fa i fatti del suo tempo; alla guisa che -sogliono tutti gli uomini di mente sovrana, ei toglie a tutti le loro -idee, le loro istituzioni: a Roma, alla Chiesa, ai Merovingi, alle -memorie stesse della Germania, e le accomoda e taglia a suo modo; e -così facendo egli crea men ch'altri non crede, però che lo spirito -della società non cangiasi così dall'oggi al dimani; ma la cosa -in che più ei vuole essere ammirato, si è quel lasciar ch'egli fa, -nell'immenso suo edificio, ad ogni popolo la sua forma, il costume suo -particolare. Egli sotto la sua mano congiunge i Franchi della Neustria -con quei dell'Austrasia, ed anzichè por la mano entro i prischi loro -costumi, lacerar le leggi loro, sovvertir le antiche loro istituzioni, -appena tocca con qualche modificazione la legge salica e la ripária, -la rinvigorisce anzi co' suoi proprii capitolari. Non sì tosto egli -ha conquistata la Lombardia, e s'è posta in capo la corona di ferro, -eccolo confermar la legge dei Longobardi; lascia ai Bavari, agli -Alemanni, ai Visigoti le leggi loro; poco o niun fastidio si prende -delle private consuetudini o delle civili costumanze di questi o di -quelli; solo egli ad essi impone le leggi generali del suo governo e -della sua politica, in ciò imitando intieramente i Romani. Tu diresti -che il potente genio suo ha indovinato i costumi esser la cosa a cui -sono più affezionate le nazioni anche vinte e avvilite; si può cangiar -di signoria pur senza avvedersene, ma la casa è tutto: lasciate stare -gli Dei Lari, se non volete sollevare i popoli. Così fece Carlomagno -nella sua larga costituzione, ei sottomise bensì le nazioni ad alcune -forme particolari de' suoi capitolari, ma lasciò ad esse il pieno -godimento dei loro diritti civili. - -Non v'ebbe mai personaggio storico, che lasciasse orme e memorie più -profonde di quelle che lasciò Carlomagno. Nel rovistar le antiche -croniche, tu il trovi ad ogni foglio; nelle leggende, nelle canzoni, -nelle pergamene, entro i diplomi[2], grande qua, colà santo. Se tu -scorri le rive del Reno, le antiche città d'Aquisgrana, di Colonia, -di Magonza, le ampie foreste della Turingia e della Vesfalia, in ogni -luogo trovi l'orma de' suoi passi, de' suoi monumenti, delle sue leggi. -Tu vedi sulle pubbliche piazze la statua di quel grande, con la sua -buona spada _Gioiosa_ alla mano, e coll'imperial suo diadema in fronte. -Se visiti le città della Lombardia, Monza, Pavia e Ravenna, quivi -lo trovi in sembianza di re dalla corona di ferro; le ruine de' suoi -monumenti appena si discernono dai rottami dell'impero romano[3]: e -le pietre delle sue basiliche si frammischiano alle pietre dei grandi -circhi eretti dai consoli e dai Cesari. Ai Pirenei si vanno perpetuando -altre tradizioni. Carlomagno v'ha lasciato vestigia per ogni dove: le -valli rispondono al nome di Roncisvalle; i mulattieri ripetono ancor -quelle gesta nelle loro canzoni, e i lamenti di donna Alda, _la esposa -de don Roland_, e gli inni guerrieri dei Baschi ripetono come le ossa -biancheggianti degli uomini del Norte, son venute a rallegrar l'aquila -di quegli altissimi gioghi. - -Quando uno s'accinge a determinare alcun po' queste tradizioni e ad -ordinar questi fatti, egli è compreso da due caratteri essenziali -che forman come due periodi distinti: 1.º l'epoca conquistatrice; 2.º -l'epoca ordinatrice. Carlomagno passa una buona metà della sua vita a -conquistar terre e allargare il suo dominio; nè in ciò egli altro fa -che ubbidire allo spirito ardimentoso ed avventuroso della nazione de' -Franchi, ed alla propria sua bellicosa natura. Egli è qual furono gli -antecessori suoi, Pipino d'Eristal, e Carlo Martello d'Austrasia; si fa -guida della gente da guerra e conquista. - -La sua guerra di Lombardia, la rapida sua soggiogazione del Milanese, -la sua calata in quel paese pei due passi dell'Alpi, fan supporre in -lui un sommo accorgimento strategico, attinto senza dubbio questo pur -dai Romani; trentatrè anni di guerra da lui governata contro i Sassoni -bastano a dimostrar come continuo fosse il bisogno di stare col piè sul -collo a que' popoli, e di conquistarli. L'invasione della Spagna, per -la via della Navarra e della Catalogna fu il frutto di sagaci disegni, -laddove il disastro di Roncisvalle venne da una sorpresa che niun -capitano del mondo avrebbe potuto evitar per certo nè antivedere. - -Questo periodo adunque della conquista, ch'ebbe a durar bene -quarantatrè anni, fu costantemente fortunato; Carlomagno ebbe a -combattere contro quasi tutte le popolazioni dell'Europa, e dappertutto -trionfò, e le sottomise alle sue leggi. Gli eserciti superarono monti -altissimi, varcarono larghissime fiumane; li vedi nella Frisia, in -Sassonia, in Pannonia, e vincer gli uni dopo gli altri i Longobardi, -i Saraceni, i Greci. Or, da che riconosceva egli mai una sì costante -supremità militare? In così lunga serie di guerre, ben facil sarebbe -spiegar l'abituatezza delle vittorie, avvicendate con alcune sconfitte; -ma quando la vittoria è continua, non si vuol egli attribuirne la causa -a condizioni eccezionali? Carlomagno fu un gran capitano, questa è cosa -incontrastabile: egli accoppiava una forza gigantea di corpo ad una -infaticabile attività; i suoi disegni furono per lo più fortunati, e -sagacemente ordinati; ma questi meriti sarebbero pur nondimeno stati -insufficienti all'uopo, s'ei non avesse saputo adunar sotto la sua mano -strumenti degni di sè, e soccorrere al natural valore dei Franchi con -potentissimi mezzi di guerra. - -I Franchi aveano, anche sotto i Merovingi, conservato una -incontrastabile militar preminenza, ma s'erano logorati, versando -fiumi di sangue nelle guerre civili. Il merito di Carlomagno fu di far -tacere quegli odii intestini, e di raccor sotto la medesima insegna -tutte le forze di quelle diverse barbare nazioni. Onde, se ancor ci -furono Goti e Borgognoni e Franchi, distinti per costumi e per leggi, -più non v'ebbe che un popolo in campo; Carlomagno tutti gli strinse a' -suoi disegni, e tutti li fece ugualmente servire alla sua conquista: -e si affratellaron, per così dire, sotto la tenda, e la guerra civile -fu spenta nella vittoria. Ordinator vigoroso, com'ei fu, delle servitù -militari, ei seppe altresì cogli atti suoi, colle sue leggi, co' -suoi capitolari, regolarle con inesorabile severità; i possessori -dei beneficii e degli allodii dovettero irremissibilmente porsi in -campo alla chiamata del feudatario sovrano; l'imperatore prescriveva -le armi da guerra, i carri, il numero dei cavalli da battaglia, che -dovevano seguirlo alla guerra; egli avea pure i suoi legionarii, i -suoi veterani, la rigorosa sua disciplina; l'armature rassomigliavano -anch'esse a quelle dei Romani, e l'ordinamento delle schiere de' suoi -feudi foggiavasi sulle coorti e sulle legioni romane. - -Alle quali cagioni di superiorità, venivasi ad aggiungere l'inferiorità -relativa delle popolazioni ch'egli avea da combattere. Gli effeminati -Aquitani ed i Goti poterono essi mai tener fronte ai figli dell'antiche -foreste della Germania, armati della lor chiaverina? Quand'ei calò -addosso ai Longobardi, questi erano omai spossati, e crollante era -già il loro impero, poche vittorie bastaron quindi a farlo al tutto -cadere. Più vigorosa fu la difesa dei Sassoni, ma Carlomagno seppe -con l'usata scaltrezza sua assalirli dalla parte più debole: questi -popoli primitivi si distruggevan l'un l'altro con la guerra civile, -e formavano come una repubblica militare, in armi sempre; or che fece -Carlomagno? divise i capi, smembrò le tribù, e dopo trentatrè anni di -fatica venne a capo dell'opera sua. Allorchè poi mosse in Spagna fino -all'Ebro, altro più non ebbe incontro a sè che la snervata civiltà dei -Saracini, chè già passato era per quei popoli il tempo delle conquiste -e delle invasioni. - -In mezzo a questi atti di sovranità, una cosa sopra tutte segnalò -Carlomagno, e fu l'ordinamento della conquista, con l'unità di cui -volle improntar le sue leggi, le comunicazioni per ambascerie che -egli crear seppe con Costantinopoli e colla Siria, cogli imperatori -bisantini e coi califfi; quel gran codice di leggi ch'egli impor seppe, -la vasta creazione dei _missi dominici_, grande e forte instituzione, -che, col dare un voto comune alla podestà centrale, rendea presente -in ogni luogo l'autorità dell'imperatore. Questo è principalmente il -merito che pose Carlomagno in cima agli ordinarii conquistatori dei -popoli; egli ordinava, disciplinava e governava nell'atto che aggiungea -nuove terre all'impero suo: egli fondò, solo assunto questo in cui si -faccia manifesto il genio del conquistatore. - -Noi possiamo valutare di netto, e senza lasciarci traviar dallo spirito -troppo assoluto di teoria, il sistema tanto amministrativo quanto -politico di Carlomagno. Dividesi esso in due parti principali, dalla -troppo frequente confusione delle quali ebbero appunto a risultar -di gravissimi errori. I capitolari comprendono il governo pubblico -della società e l'amministrazione dei beni privati dell'imperatore, -ed è mestieri di costantemente separar l'una dall'altra chi giunger -voglia alla giusta valutazione dei diplomi e dei capitolari. -L'amministrazion generale poggia innanzi tratto sul sistema permanente -dei conti, i quali Carlomagno ebbe a trovar già istituiti, nè sono -altrimenti un'invenzione della sua mente, ma sì una instituzione quasi -merovingica, e più anticamente romana; solo il possente imperatore diè -a quelli forma regolare, compiuta, e assegnò loro distretti meglio -determinati; egli assister li fa dai proprietarii eletti, e questo -è il concetto sassone del governo rappresentativo. Nulla v'ha qui di -distinto, ma tutto si collega per concorrere al medesimo fine: il conte -amministra, giudica e riscuote l'entrate del regio patrimonio; egli è -il ministro principale intorno al quale s'aggruppano gli assessori, i -giurati, tutti quelli che gli debbono dar mano nell'amministrazione e -nella giustizia. - -Ma instituzione effettivamente e veramente carolingica, si è -l'ordinamento dei _missi dominici_. Un dotto d'ingegno e di sapere[4] -sostiene che i _missi dominici_ erano già ai tempi della prima schiatta -da cui li tolse Carlomagno. Niuno pone in dubbio che non vi fossero -tracce a que' tempi di questa istituzione, nè punto era nuovo il -trovato di questa delegazione di straordinari inviati a soprintendere -all'amministrazione; esso era anzi antico al par di Roma repubblicana -e imperiale. E i papi non aveano anch'essi i loro legati? E' potè -avvenir dunque che si trovasse anche sotto i Merovingi qualche -esempio di delegati o inviati col carico d'esaminar l'amministrazione -dei distretti; ma l'instituzione permanente e ampliata dai _missi -dominici_[5] appartiene unicamente a Carlomagno; ei solo concepì il -forte pensiero di ridurre ad un sol centro la podestà sopravveduta dai -_missi dominici_; chè ad immaginare una sì mirabil forma d'inspezione -era bisogno d'uno sterminato impero, qual fu appunto quello di -Carlomagno. Per solito questi commessarii erano due, un conte ed un -vescovo; talvolta quattro ancora, se di maggior rilievo era il mandato. -Pur valido concorso questo di vigilanza e di forma! - -L'amministrazione particolare dei beni o del patrimonio dell'imperatore -non avea nulla a che far col governo generale della società, ma -ben ci era per essa un'interna e particolare azienda; i capitolari -fan menzione d'una serie di uffiziali d'ordine subalterno, i quali -attendevano a reggere i vasti e ben coltivati poderi, che componevan -le sole rendite dei Carolingi, e questi ufficiali sono ordinariamente -chiamati col nome di _judices_; ordinati com'essi erano nei gradi -subalterni, amministravano le ragioni fiscali del dominio, e -giudicavano le liti fra gli uomini dell'imperatore. A quel tempo, -nulla v'è di distinto negli uffizii; amministrare e giudicare son -cose insiem confuse, e questa giurisdizion domestica va tant'oltre, -che l'imperatrice medesima presiede un tribunale, il cui distretto -giurisdizionale è tutto di pertinenza di lei, e questo tribunale -sentenziar dee sopra certi ordini di persone. - -Di questo modo ci ha in cotesta carolingica costituzione alcun che -di grandioso insieme e di misero; il pensamento è attivo ed operoso, -si vede che Carlomagno vuol porre in uso tutti gli ordigni per far -camminare innanzi la generazione ch'egli ha d'intorno a sè; si rivolge -continuamente verso Roma e Bisanzio; piglia da loro la scienza e le -arti. E dove va egli a prendere i primi elementi della sua letteratura? -Quali son gli uomini ch'ei chiama vicino a sè per illuminare i popoli, -e schiuder gl'intelletti? I papi gli confidano le decretali ed i -canoni, sorgenti del morale incivilimento; Costantinopoli gl'invia il -codice teodosiano; ai califfi egli va debitore dei primi orologi; agli -artefici romani e lombardi degli organi che vengono a sposarsi con -la voce dei cantori nelle cattedrali. Quella specie d'areopago ch'ei -raccoglie a sè intorno: Alcuino, Teodolfo, Leidrado, Paolo, Varnefrido, -non son forse tutti chiamati a dar forte impulso agli studi? Ei -gl'incuora, egli studia continuamente con loro, svegliato sì di mente, -e sì attivo di corpo, che tu lo vedi a un tratto sull'Elba, sul Reno, -a' Pirenei, a Roma, a Saragozza, ad Aquisgrana, consumar le sue vigilie -in far trascrivere manoscritti, e riformar la scrittura; ei fa imitare -que' bei caratteri greci e romani, e li sostituisce alle lettere -gotiche e sassoni; vuol che leggasi Omero e Virgilio; diffonde le -Sacre Scritture. Tutto va sotto di lui riformandosi: il registro delle -leggi, le formole degli atti della sua cancelleria; nulla sfugge a quel -solerte intelletto. - -In mezzo a quest'opera d'incivilimento Carlomagno non lascia nè per un -solo istante l'indole sua germanica, e resta qual desso è; s'ei toglie -da Roma qualche idea, pure ei sempre si piace nelle consuetudini della -patria; passa sua vita sulle rive del Reno, della Mosa, nella Svevia -e nella Turingia; se ne resta col tipo delle sue foreste, e colla -selvaggia grandezza dell'origine sua. Protegge le lettere, ed ei si -rimane poco men che illetterato; studia le leggi romane, e promulga -barbari codici; fa quant'ei può per dispiccarsi dalla natura sua, ma -questa continuo ritorna; simile al fiero corridor della selva, invano -la civiltà vorrebbe mettergli un freno, che egli s'impenna, e spezza -d'un salto tutti i nodi per tornare alle selvagge sue lande. - -L'opera di Carlomagno fu grande sì, ma non si dee darne merito a lui -solo, chè non sarebbe giustizia; la schiatta carolingica ci offre -una serie di menti alte e robuste. Tre uomini segnalati ebb'ella, che -si tennero dietro l'un dopo l'altro, e furono: Carlo Martello, mero -condottier di guerra, che nulla ordina, nulla prepara per l'avvenire; -ha suoi soldati, e li conduce a rintuzzar la nemica invasione, e come -tosto i Saracini son vinti nelle pianure di Poitiers, ei distribuisce -le terre, anche ecclesiastiche, a tutti coloro che lo accompagnarono -al campo. È cosa naturale, egli non pensa al dopo, nè quindi punto si -cura di fondare un governo. Ben più accorto è Pipino; egli non ha nè le -forme robuste, nè la statura gigantesca dell'altro; ma se quest'ultimo, -violenta natura d'uomo, offende il clero, s'impadronisce dei beni -della Chiesa, se la sua conquista passa come un torrente, Pipino -all'incontro, che vuol fondare una dinastia, sente che la Chiesa è il -fondamento di ogni ordine politico, ch'ei non può ottener la corona, se -non amicandosi il clero, sente che per abbatter la domestica devozione -dei Franchi pe' Merovingi gli è di bisogno far lega col papa, onde le -pratiche sue con Roma e la protezione da lui conceduta ai pontefici. - -Carlomagno ha ben compresa una tal politica, e la va seguitando; -re così come imperatore, non cessa egli mai di tenersi in perfetto -accordo coi papi, e trova in buon punto due grandi pontefici fatti a -secondarlo: Adriano, espressione del romano patriziato, e Leone destro -politico, che concerta con Carlomagno la ricostituzione dell'impero -d'Occidente, il quale vien eretto contro la dominazione greca in uno -e saracina; ed è una spada che san Pietro mette in mano a Carlomagno, -perch'ei difenda la nazione italica minacciata dagl'infedeli d'Africa e -di Spagna e dagli imperatori di Bisanzio. - -Spesso s'è misurata la grandezza di Carlomagno, nè v'ha forse storico, -il quale non abbia gittata qualche frase su questo ampio regno; di -speciosissime sentenze si sciorinarono a caratterizzar la politica -di quel regnante. Alcuni l'innalzarono a cielo, e per ver dire, -chi non conosce e saluta questa mente sublime? Altri all'incontro -lo posero intieramente in basso a profitto di Lodovico il Pio, cui -rappresentarono, io stimo, come il Cristo, il martire di quell'età; -a udir costoro, l'imperator Carlomagno è poco men che un cerretano, -un cattivo fabbricator di leggi; le sue conquiste sono cose da nulla, -meno ancor sono i suoi capitolari, e le generazioni del medievo si sono -ingannate nel conservar ch'esse fecero un'antica e grandiosa impronta -di quell'imperatore. - -Io per me non ho questo coraggio di sistema; nè mi piace, dopo dieci -secoli, costituirmi giudice meglio informato dei contemporanei; io -preferisco, per me, venti righe di Eginardo a tutti i simbolismi -moderni. Nella storia io amo i fatti, e gli inventario e gli ordino; -e pongo tutta la suppellettile d'un'età innanzi ai lettori che -possono darle il valor suo così bene come gliel do io stesso, e mi fo -tenerissimo custode dei tesori del tempo antico, del sedile di pietra -su cui è assiso Carlomagno, della longobardica corona di ferro, di -quelle polverose pergamene conservate attraverso dei secoli, di que' -suggelli di cera gialla improntati di antichi cammei e d'effigie di re -e imperatori, col capo pressochè tutto raso, e con la barba crespa; -e novero i rarissimi danari d'argento, e quelle colossali figure da -scacchiere, che gli son date dalla tradizione per un presente del -califfo Arun-al-Raschild[6]. O degni e buoni canonici di Aquisgrana, -mostratemi una volta ancora que' benedetti reliquiarii e tesori di -Carlomagno, l'ampia sua mano, e lo smisurato suo cranio incastonato -d'oro: fossero anche pie menzogne, io le preferirei non pertanto alle -più belle teoriche dell'arte. Chi aver potrebbe tanta temerità da -evocar le ossa di Carlomagno per dir loro: «O imperatore, tu altro non -sei che un cerretano.» E tuttavia vi fu chi lo disse! - -Lo studio indispensabile che far si convenne per ben determinare il -periodo carolingico quello fu di sceverarlo da quei della prima e -della terza schiatta, però che la confusione di questi tre periodi -era sorgente di molti errori. Io so bene che nella storia i tempi -si seguono e si succedono; che nulla v'ha in essa mai d'interamente -isolato, che il passato si confonde nel presente e il presente -nell'avvenire, che una misteriosa catena congiunge con l'une le altre -generazioni, ma pure, il ridico, il periodo di Carlomagno è un qual -che di appartato. Ond'è che quando altri spiegar volle il sistema -merovingico coi capitolari, e i capitolari con la feudalità, s'inoltrò -per un ginepraio. Lo studio de' capitolari è da sè solo un'opera -delle più faticose, e l'attenta disamina dell'ampia compilazione che -dobbiamo alle cure di Benedetto, diacono di Magonza[7], ben dovette dar -a conoscere altrui più d'un fatto importante; se non che erano tempi -che si compilava senza metodo, senza critica, e il buon diacono ebbe a -framezzar, copiandoli, frammenti del codice teodosiano, e interi titoli -dei Concilii ai Capitolari. Gli eruditi anche più sicuri e sodi, qual, -per citarne uno, sarebbe il Baluze, non poterono andare esenti da simil -confusione, donde venne che alcune instituzioni romane furon prese per -creazioni di Carlomagno. Certo è che il grande imperatore molto tolse -da Roma, e avea conoscenza del codice teodosiano, e certo è ancora -che i papi gli avean fatto dono delle decretali, ma pur mostrerebbe di -mal conoscere la particolar sua legislazione chi vi comprendesse tutto -che da Benedetto fu attinto nelle decretali e nei codici teodosiano e -giustinianeo. - -I capitolari vogliono essere chiariti col riscontro delle carte -antiche e dei diplomi, col _Codex carolinus_ (codice carolino), di cui -conservasi a Vienna il testo originale, e con alcuni sparsi avanzi -delle leggi barbare. Questi capitolari son venuti ad uno ad uno, e -quindi la raccolta venne compiendosi in lungo spazio di tempo, e si -fecero nuove scoperte fino all'ultimo secolo. Aveano i Benedettini -trovato un modo di scientifico pellegrinaggio che venne ad ampliar -sempre più l'ampia loro raccolta; degni questuanti della scienza eran -essi, che se ne andavan con la tonaca indosso di san Benedetto da -biblioteca in biblioteca, a Montecassino, a Roma, nel settentrione, -nel Belgio, a Vienna, non altro che per fare incetta degli sparsi -frammenti dei nostri tempi storici. Il padre Martene e il padre -Durand fraternamente si unirono nei loro pellegrinaggi in Italia e in -Germania, e il padre Mabillon viaggiò per dieci anni a raccogliere -l'_Analecta_, curiosissimi documenti che servirono di elemento ai -nostri annali. Essi trovavano sparsi qua e là, capitolari, patenti, -diplomi, cartolari; li ragunavano, e ne facean presente alla nostra -Francia, alla nostra Francia cristiana allora e credente[8]. - -Ed io pure amo questi viaggi di erudizione e di studio; chè le -impressioni dei luoghi ti si scolpiscono profondamente nell'animo, e -tutti questi fatti e queste epopee del medio evo si schierano dinanzi -agli occhi tuoi col corteo dei secoli andati. Argomento di schietta -gioia è per l'erudito il ritrovamento di qualche documento della storia -nostra, e niun sa come gli batta il cuore alla vista di un diploma -che rettifichi un fatto innanzi falsamente riferito; tutte sono allora -ricompensate le cure sue, e talvolta dalla polvere di un cartolaro esce -bello ed intero un sistema. - -Varii sono gli elementi che compongon quest'opera, ma la cronaca -n'è per sempre la base: Eginardo cioè, il monaco di San Gallo, e -le croniche di San Dionigi in Francia, tutte raccolte nel quinto -volume dei Benedettini, che il Pertz[9], quel gran ricoglitore della -Germania, ci diede in testi più purgati ed esatti che prima non -erano. Di costante amor patrio diè prova questo dotto Tedesco, nel -dedicar così la sua vita al solo assunto di cercare tutti i monumenti -che si riferiscono agli eroi della Germania: e però che Carlomagno è -tutto germanico anch'esso, è un Austrasio che ha caro di vivere sulle -rive del Reno, nelle foreste delle Ardenne, nei regali poderi della -Mosella, e nelle badie di Fulda e di San Gallo, il Pertz si diè cura -di restituire alla Germania l'antico suo imperatore, sdebitandosi con -giudiziosa perspicacia di questo carico suo. - -Troppo facil sarebbe, ed anche in generale, mal chiara l'opera -dell'erudizione, dove avesse solo a guida le cronache, però che in -fatti le più di esse sono foggiate alla medesima stampa, e derivando -dalla medesima fonte monastica, hanno naturalmente sui fatti uno stesso -concetto. Egli è uopo dunque spiegarle con documenti, ardirei così dir, -più ufficiali. Il regno di Carlomagno non consta già solo d'avvenimenti -interni, nè tutto si consuma in militari spedizioni o in atti di -palazzo; chè quel gran feudatario germanico ebbe pratiche coi papi -e cogli imperatori di Costantinopoli, e ci restan frammenti del suo -carteggio diplomatico e lettere che ci posson dar ad intendere il senso -esatto di moltissimi avvenimenti politici; e questi elementi volevan -pure essere raccolti e ordinati. Quest'essa è l'epoca pontificia. E' -sono i vescovi quelli che danno l'impulso all'incivilimento sotto i -Merovei, e al tempo di Carlomagno sono Adriano e Leone papi, quelli -che con essolui concorrono a cacciare innanzi le idee della podestà -e dell'ingegno; quindi egli è agevole comprendere tutta l'importanza -del carteggio pontificio, chè non trattasi già solo dei racconti d'una -cronaca, o delle dicerie, con maggiore o minor esattezza riferite da -un povero frate, ma sono atti usciti dai medesimi grandi operatori -degli avvenimenti. Rare sono le lettere di Carlomagno, ma numerose -all'incontro quelle d'Adriano, e spiegano la ragione vera della -conquista d'Italia contro i Longobardi, e ci fan penetrar nell'interna -politica che guidò alla creazione dell'impero d'Occidente. - -Nè questo disegno fu altrimenti effettuato da Adriano, ma sì da papa -Leone; chè Adriano, inteso com'era particolarmente ad assicurare la -dominazione dei Franchi in Italia, volle, innanzi tutto, strigarsi dei -Longobardi. Ad Adriano succedette indi Leone, l'amico, il confidente di -Carlomagno, pel quale la creazione più vasta dell'Imperio d'Occidente -fu come un potente principio di opposizione contro l'impero d'Oriente. -L'Italia era minacciata dai Greci e dai Saracini: or col porre la -spada imperiale in mano a Carlomagno, Leone affortificava d'un possente -protettore la Chiesa contro i nemici che la minacciavano. In progresso -di tempo il concetto pontificale venne ampliandosi, e fu allora che per -mezzo d'un imeneo fra Carlomagno ed Irene, il papato congiunger volle -i due imperi, per cessare lo scisma, e ricondur l'unità dove innanzi -altro non era che discordia e disordine. - -Tutti i quali ammaestramenti risultano, quanto ad Adriano, dal -carteggio dei papi e dal codice carolino, e quanto a Leone, dagli -archivii del Vaticano, e ci vengono inoltre da parecchi curiosi -frammenti degli storici bisantini, e da Teofane in particolare. Io -ne ho riportati i testi greci, però che questi fatti mi parvero sì -curiosi e risolutivi, ch'io credetti indispensabil cosa pienamente -giustificarli. Un'altra cosa deesi notare ancora, ed è che a questo -carattere meramente pontificale del regno di Carlomagno, viene a -mescolarsi l'incontrovertibile ingerenza dell'ordine di san Benedetto. -Sotto i Merovingi tu vedi i Vescovi risplendere e operar quasi soli; -sotto Carlomagno in vece maggioreggiano i pontefici ed i capi degli -ordini monastici; i vescovi son posti nella seconda schiera, e tu -diresti che se ne ricattano a danno di Lodovico il Pio. Le badie, -protette come sono dall'imperator d'Occidente, esprimono un non so che -di regale, un carattere di autorità e di potentato: san Dionigi, san -Martino di Tours, san Bertino, Corbia, Fontenelle, Ferrieres, l'uno -e l'altro san Germano di Parigi, esercitano l'autorità che mai la -maggiore sopra la società, e questo procede dall'indole di generalità -che van pigliando le istituzioni monastiche; l'autorità del vescovo -avea qualcosa di locale, di circoscritto; egli era come dir la podestà -della comune, della diocesi. Ma quest'uffizio più non bastava al -concetto carolingico, mentre l'impero procedea verso sì alti destini, -che già essi abbracciavano l'Occidente; ond'è che a Carlomagno fu forza -di entrare in pratiche col papa rappresentante del mondo cattolico, -e a quest'uopo si giovò pur degli abati, i quali corrispondendo -direttamente coi papi, s'imbevevano del principio di universalità di -questi ultimi, testimonio la regola di san Benedetto. - -Alle cronache si aggiungan le carte, i diplomi, documenti della vita -privata di quella società; chè molte rivelazioni hai nel semplice -contratto di vendita d'un bene allodiale e di quel che nella -_Polyptyca_ dell'abate Irminone vien chiamato un _aripennum_[10] di -terra, nel testamento d'un militare, o nell'emancipazione d'un servo. -A cui non piace veder la società nell'interno suo? Le cronache parlano -di fatti generali, i diplomi vi raccontan la vita della famiglia fra -le domestiche pareti. Vengon poscia le vite dei santi, le leggende, -documenti preziosi intorno alla prima e alla seconda schiatta; nei -Bollandisti tu trovi la storia dei costumi; con le vite di sant'Eligio -e di santa Genoveffa ricompor tu puoi le costumanze di due secoli. Le -leggende furono derise e avute in dispregio assai, come se tutti nosco -non portassimo la nostra leggenda: leggenda che ci agita il cuore, che -ci fa bollire il cervello, leggenda di fanciullezza o d'amore: e se -noi più non n'abbiamo, gli è quando siamo troppo antichi d'età, troppo -logori e rifiniti. - -Col sussidio appunto di questi particolari documenti ti riesce -fattibile lo stabilir le condizioni delle persone e delle sostanze, -quistioni rilevantissime dell'età media; se non che lo spirito di -sistema s'è impadronito di queste idee, e così accadere dovea. Ai -tempi degli usi eleganti e delle costumanze cortigianesche del secolo -decimottavo, i Sainte-Palaye, ed i conti di Caylus attendevano ai -romanzi di cavalleria, e altro non vedevano che i gran fendenti e le -maravigliose prodezze. Veniva indi la scuola degli Enciclopedisti, dei -filosofi disputanti, i quali altro non cercarono nei tempi lontani -se non armi di scherno per combattere le credenze. Così ora, poichè -l'epoca presente si è fatta politica, s'è voluto esaminar più che altro -lo stato delle persone e delle instituzioni, e trovar per ogni dove -assemblee e rappresentanze nazionali. Un tempo ad altro non si pensava -che ai blasoni ed ai titoli di nobiltà; oggidì la borghesia, che -governa la società, ha voluto pur essa cercare i suoi titoli, e frugar -sin entro le instituzioni della Germania, quindi sognaron la storia -del terzo stato, colà dove ancor non appariva indizio di libertà. Le -sono smanie coteste che passeranno al pari di tante altre, e tracotanze -che pur se n'andranno: la borghesia ha pur essa le vanità sue, e vuole -anch'essa i suoi genealogisti che la servano nell'ubbriachezza del suo -potere. - -Lo stato delle persone, e delle sostanze sotto la seconda schiatta, -poco diversifica da quel ch'era sotto i Merovingi, chè i governi ben -possono con rapidità mutarsi; ma gli usi della famiglia e lo stato -delle proprietà van soggetti a tardi rivolgimenti. Malagevol sarebbe il -distinguere appuntino da che sceverate fossero le differenti classi dei -coloni e dei servi al tempo dei Merovei, quando le distinzioni erano -piuttosto stabilite dall'origine dei popoli che dalla condizione degli -individui: chi era Franco, chi Romano, chi Longobardo, chi Gallo, e la -condizione risultava dal valore, dal merito pecuniario di ciascuno. -Nè si vede che sotto Carlomagno questa condizion sociale siasi gran -fatto mutata: la schiavitù comprende ancora una ragguardevol porzione -della società; vi sono servi che appartengono al principe, servi che -appartengono alle Chiese, il maggior numero ai conti ed ai feudi; il -colono non è ancor divenuto contadino: le città sono riguardevoli, e -ritraggono dell'origine gallica e romana; ancor non si veggono torri -feudali sorger di villaggio in villaggio, e il titol di conte è un -uffizio più che un onore. - -La proprietà è rimasa nelle condizioni del beneficio romano e -germanico: qual possiede una terra libera o allodio, e quale la terra -dell'erario o del fisco; non v'è orma di feudalità disciplinata, non -indizio di quella gerarchia che poi costituisce il diritto pubblico -della terza schiatta. Col sussidio dei diplomi e dei cartolari seguir -tu puoi l'andamento della proprietà carolingica e delle regie tenute; -ma chi cerca ivi l'origine della comune, chi fa sì alto salir nella -storia i titoli della libertà attuale, troppo è preoccupato dalle idee -de' nostri tempi. Lasciate ad ogni età l'indole sua, ad ogni cosa morta -il suo sepolcro, ad ogni generazione del passato la sua sembianza: non -v'ebbe terzo stato sotto i Carolingi in quella guisa medesima che non -v'ebber pari nel regno di Carlomagno. - -V'ha pure un altro genere di documenti, di che molto mi sono giovato -nel comporre quest'opera, dir voglio le epopee, ovvero le canzoni -narrative, notabili poemi che formano argomenti di nuovi e speciali -studi. Certo non è da prestar fede intera a siffatti componimenti -epici, i quali furono, per la maggior parte, compilati non più su del -secolo XIII, ma pure e' ci rivelano il concetto che il mondo erasi -formato di Carlomagno, alcune generazioni dopo di lui, e la grandissima -impressione che questo genio avea lasciato ne' suoi contemporanei; -chè ci sono nella storia alcuni nomi, i quali nel passare d'età in -età si fanno più grandi. Quanto alle dette canzoni, io poco le ho -discusse, contentandomi di analizzarle. Io mi son tenuto all'uffizio di -archivista dei tempi andati e delle generazioni defunte, e ho raccolto -le testimonianze dei sepolcri. - -Di utili studii si son fatti recentissimamente intorno ai documenti -carolini, e oltre la raccolta del Pertz e dei Benedettini, si son -pubblicati alcuni cartolari originali, e quello principalmente di -Sithieu o di San Bertino; il libro dei censi della badia di San -Germano, fu buono anch'esso a dare un giusto concetto della condizion -delle proprietà e delle persone ai tempi dei Carolingi. Essendomi stato -conceduto di consultar tutte queste raccolte, io ne trassi alcune -preziose notizie, che dar potranno a quest'opera un nuovo aspetto. -L'edizione dei testi è impresa di maggior merito assai ch'altri non -creda, sol mi duole che lo spirito dei tempi abbia spesso framezzato di -mondani e frivoli pensieri queste gravi raccolte, patrimonio un tempo -dei monasteri. - -Ora fatevi tutti meco a queste investigazioni, o antichi cronisti, -trovatori, leggendarii, cancellieri e protonotari di Carlo; sedete -una volta ancora ai banchetti delle corti plenarie, alle diete del -campo di maggio, bevete con le labbra vostre inaridite dalla morte -una capace tazza di vin del Reno, e contempliamo insieme le battaglie -della Sassonia, della Lombardia e la rotta funesta di Roncisvalle[11]. -Io voglio far conoscere Carlomagno tal quale io l'ho inteso, veduto, -toccato. Il disegno di quest'opera mi fu suggerito dal visitar ch'io -feci in due fiate la basilica d'Aquisgrana[12], e al calcar co' -miei piedi la lapide spaziosa che copre il vuoto sepolcro del grande -imperatore, mentre mi pendea sul capo l'antico doppiere di cera gialla -offerto da Federigo Barbarossa a san Carlomagno. Io toccai con la mia -propria mano il sedile di pietra su cui s'assise: io vedeva in ogni -luogo il magno imperatore, e gli occhi suoi sì fiso mi guatavano ch'io -n'ebbi spavento. A quel modo egli guardar doveva i suoi paladini, -quand'ei comandava in campo. La palla ch'ei teneva in mano, quella era -del mondo; la spada era la buona Gioiosa. In mezzo a quelle memorie e -a quell'ombre io formai il disegno di quest'opera, e sto, quest'anno, -compiendolo in Ravenna, la città del greco esarcato, la città del -Longobardi. Aquisgrana ti rammenta Carlomagno imperatore, cinto della -corona d'Occidente; Pavia e Monza ti rammentano il re di Lombardia -cinto della corona di ferro. Di questo modo quel genio straordinario si -mostra per ogni dove, e domina su tre civiltà, la franca, la germana e -la lombarda. - - Ravenna, a dì 25 d'agosto 1841. - - - - -PERIODO DELLA CONQUISTA. - - - L'onnipotente Signore dei principi, - arbitro dei regni e dei tempi, franto - innanzi il maraviglioso colosso dai - piè di ferro o di creta del romano - impero, innalzò per mano dell'illustre - Carlo un altro colosso, non meno - maraviglioso, col capo d'oro: quello - dell'impero dei Franchi. - - (_Monach. S. Gall._, lib I.) - - - - -STORIA DI CARLOMAGNO - - - - -CAPITOLO I. - -LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI CAROLINGI. - - I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed i Borgognoni. — I - Sassoni. — I Frisoni. — Nazioni Scandinave. — I Longobardi. — Gli - Aquitani. — I Provenzali. — I Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. - — Gli Schiavoni. — Il grande impero greco. Roma e l'Italia. — I - Saracini. - -752 — 768. - - -Indarno tu cercheresti un territorio fermo per ciascun popolo, e -segni bene impressi di nazione in mezzo al secolo VIII, epoca in cui -la schiatta carolingica comincia a mostrarsi nella grandezza sua. -Gli imperi, le province e le città, sono in continuo scompiglio per -le invasioni e il rapido passaggio delle diverse popolazioni che -si riposano un istante, poi si precipitano per nuove contrade, seco -recando le costumanze loro, le loro leggi, e le tradizioni dell'antica -patria. Non c'è ancora nè Francia, nè Alemagna, nè Inghilterra, ma -ci son Franchi, Alemanni e Sassoni[13] che vogliono stabilir la loro -signoria per forza di conquista: si veggon tribù che passano nei -territorj, e non si veggono nazioni stabili. Tutto ha forma di vita -errante: re, principi, capi, popolazioni, gli stessi cherici non hanno -alcuna stabilità nel governo delle chiese; se tu n'eccettui le pie -famiglie dell'ordine di san Benedetto che coltivan la terra e son come -legati al suolo, i vescovi, gli abati diventano come grandi viaggiatori -che recano la predicazione evangelica col pastorale in mano e insieme -col bordone da pellegrino[14]. - -I Franchi, siccome quelli che possedevano le più belle città -dell'antica Gallia romana, conservarono alcune di quelle denominazioni -con le quali i pretori ed i consoli della città eterna chiamavano pur -dianzi le province della Gallia. Si partiron eglino in diverse potenti -famiglie. I Franchi austrasii abitavano le colonie del Reno, famose nei -fasti degli imperatori, dove si trovano ampie tracce delle grandi opere -loro; da Colonia, Magonza, Treveri, sino ad Aquisgrana che già viene -da' poeti celebrata per l'acque sue termali. E' sono accampati a guisa -di conquistatori nelle province dalla geografia imperiale additate -sotto il nome di _Germania inferior, Belgica prima et secunda_; dalle -leggi loro sono governati quanti portano scudo ed asta, intanto ch'essi -conservano quel carattere d'individualità che è il tipo delle conquiste -barbare; sotto l'impero della civiltà romana, sì profondamente scolpita -com'è, i Franchi lasciano ai popoli le usanze loro; i municipj ai -Galli; ai vescovi i loro canoni; ai Romani il codice teodosiano ed il -giustinianeo[15]. - -A lato dei Franchi austrasii, i cui estremi confini vanno, da occidente -fino a Reims e a Chalons, si distendono i Franchi della Neustria, -stabiliti fra la Senna, la Marna e la Loira; la città lor capitale è -la Lutezia dei Galli (la Parigi poi delle cronache), la città dove -si veggono le terme di Giuliano, memoria di Roma, le badie di San -Germano d'Auxerre ed ai Prati; il pellegrinaggio di Santa Genoveffa -al monte. I Franchi della Neustria sono padroni di San Dionigi, di -San Clodoaldo[16], illustre pel suo fondatore di franca origine, di -Melun, di Chartres, di Meaux, d'Evreux e di Lisieux; poi de' solinghi -monasteri sulla Senna, sull'Orna e sull'Era, ubertose contrade. Essi -respinsero i Bretoni sin dentro alle selve druidiche; quei Bretoni, -popolo misterioso di cui parla Tacito, con le sterminate loro tavole di -pietra, e le mitologiche lor tradizioni; quei Bretoni che nelle oscure -lor solitudini e in mezzo ai sacri boschi sagrificavano ad ignoti -iddii[17]. - -Altri conquistatori dalla bionda capellatura si sparsero nella -Borgogna. L'Ionna di nuovo risuonò delle grida di guerra; Sens, la -città dei pretori; Auxerre, la città episcopale; Autun, superba degli -archi suoi trionfali e de' suoi templi; Lione, famosa per le sue -accademie e pe' suoi martiri; Vienna, dove vivea la civiltà romana -in mezzo alle reliquie d'un'altra età: tutte queste metropoli, con -Besanzone pure, e una porzione della Svizzera, erano egualmente -soggette ad un ramo della gran famiglia franca sotto il nome di regno -di Borgogna. Se non che fra i Borgognoni notavasi un cambiamento -più sensibile degli originari costumi, e s'erano ammolliti sotto -l'impressione della civiltà cristiana. Alcune tribù di Franchi eran -pur traboccate nell'Aquitania, in mezzo alle razze del mezzodì; i -Goti della Settimania, avean dovuto piegare il capo sotto il giogo de' -Merovingi; i quali varcando la Loira si precipitavano sull'Aquitania -per le città d'Angoulemme e di Perigueux; la Dordogna e la Garonna, -che uniscon come due sorelle le acque loro, avean pure soggiacciuto -al giogo, e i campi loro coperti di vigneti e le città loro fatte -splendide più che altre dal sole, ubbidivano a re o a conti della razza -conquistatrice[18]. - -Ben dir potevasi che nel settimo e ottavo secolo il nome dei Franchi -era in ogni luogo, a somiglianza della memoria dei Goti nel quarto -e quinto secolo. Ad ognuna di queste epoche, nuove popolazioni -accorrevano per dividersi fra loro le spoglie del vasto impero romano. -Così quando una nazione cade in basso, altre sorgono ad occupare il suo -luogo; quando una civiltà si estingue, un'altra viene a riempier questo -vuoto, nè la consunzione è legge di Dio, che anzi dalla morte nasce la -vita. I Franchi erano popoli virili che accorrevano per ringiovanir -l'infiacchita società; i loro re e i conti loro si combattevano a -morte l'un l'altro, e pur non ostanti queste guerre civili, i Galli già -vecchi e prostrati si assoggettavano al dominio loro. Le zuffe tra i -vincitori, che si contendevano le spoglie della vittoria, ricordavano -il vaso di Clodoveo a Soissons[19]. Dell'antica forma romana e gallica -oramai più non sopravvivevano se non le fondazioni tuttavia incerte -della Chiesa, e pochi avanzi dei municipj; il cristianesimo in somma -e le reminiscenze delle leggi che si veggono ancora durare, attraverso -alle barbare costumanze, fino in mezzo alla schiatta carolingica[20]. - -Gli avversari più potenti dell'impero franco nell'ottavo secolo, furono -i Sassoni, combattuti da Carlomagno per trentatrè anni della sua vita. -E tuttavia l'origine di queste due razze non era troppo disparata, -chè anzi negli annali dell'uno e dell'altro popolo trovar si potea più -d'un punto di somiglianza tra loro. Essi uscivan, per così dir, d'una -patria comune, il Reno e l'Elba: i loro occhi azzurri, la loro bianca -carnagione, appalesavano un medesimo sangue, una medesima famiglia. Se -non che i Sassoni s'eran serbati fedeli agli iddii della patria, e i -Franchi aveano abbracciato la religione di Clotilde: questi possedevano -la ricca eredità dei Romani e dei Galli, quelli erravano ancora in -mezzo ai pascoli e alle foreste dell'antica Germania, nelle terre che -si stendevano dall'Oder sino al Meno, da Osnabruc fino all'estremo -confine degli Obotriti. I Sassoni conservavano gl'invariabili usi -loro: poca lealtà nella parola, il culto a dèi ignoti, una mitologia -che ritraeva della loro origine scandinava. Tacito avea dipinto le -loro costumanze nella grand'opera _De moribus Germanorum_, essendo -che la Sassonia era veramente il cuore della Germania. L'idolo -gigantesco di Erminsul, segno all'adorazione di tutti que' popoli, era -l'espressione morale di quel mito germanico di cui trovi la spiegazione -nell'aspetto delle solitarie foreste, e nei costumi erranti dei popoli -tramontani[21]. - -I Frisoni o Frisi avevano alcun che di più salvatico ancora dei Sassoni -delle terre di mezzo; alla passion loro per le conquiste, mescolavasi -quella per la pirateria; l'aspetto del mare e degli spumanti suoi -flutti, avea dato loro una certa barbara insensibilità in cospetto dei -pericoli; amavano i naufragi e le spoglie della tempesta, e ferventi -nel culto loro, adoravano le divinità scandinave. Invano la cristiana -predicazione gli avea chiamati all'umanità, alla gerarchia, che anzi -più d'un santo vescovo era perito ne' suoi religiosi pellegrinaggi -in sulle soglie dell'indomita Frisia. Le tradizioni della cavalleria -fingevano in que' paesi atti di spietata ferocità[22]; nella Zelanda -e nella Frisia fu dai poemi epici posto il supplicio della giovin -donzella esposta alle zanne d'un mostro marino, favola imitata da -quella di Andromeda, e il paladino da cui è liberata, impreca l'ira di -Dio sull'esecranda crudeltà dei Barbari della Frisia e dell'Olanda[23]. - -E non pertanto in mezzo a quella patria scandinava, in mezzo a quelle -terre di ghiaccio, dalla Dania fino alla Norvegia, vivevano popoli -già bene inoltrati nella poesia e nella storia, i quali possedeano -forse tradizioni altrettanto calorate e colorate, quanto le leggende -dell'Europa meridionale, però che secondo le antiche asserzioni -ei venivan dall'Asia. Le _saghe_ recitate dagli scaldi narravano -le avventure di Odino e i fatti di guerra; Odino con l'elmetto suo -dall'ondeggiante criniera, e col suo giavellotto d'oro, altrettanto -risplendea quanto l'Apollo de' Greci; Torn, il dio della guerra, -Fraja, la Venere del Nord, nella sua reggia di cristallo, co' suoi -casti amori, parevan tolti all'Olimpo d'Omero. I gusti, le passioni -degli Scandinavi inclinavano alle spedizioni lontane, alle imprese -eroiche, al corseggiare su barche ch'essi lanciavano in seno ai flutti -del Baltico e dell'Oceano; godevano di contrastar con la procella e -con la folgore stridente; i fanciulli medesimi scherzavan col mare; le -due razze, sassone e danese, avean più d'un punto di rassomiglianza -tra loro; lasciavano ai Franchi le spedizioni dentro terra, ed -essi scagliavansi qua e là sulle spiagge, e l'isola dei Bretoni già -piegavasi sotto la signoria delle razze settentrionali[24]. A voler -conoscere gli usi e i costumi dei popoli di que' tempi, si vuol seguire -attentamente i pellegrinaggi, le leggende dei santi, curiose reliquie -che ci furon dagli atti de' santi (_Acta Sanctorum_), conservate. Quei -poveri pellegrini che se ne andavano per mezzo a terre incognite ad -annunziare il cristianesimo, raccontano le minime particolarità di -quelle estranee regioni, e nelle leggende sono le sole relazioni che -la geografia moderna possa consultare a rettificar ed a compiere le -incerte congetture della scienza. - -In mezzo all'antica Italia, e sul confine quasi dei Borgognoni, era -venuto per forza e per conquista, fondandosi lo stato d'una gente di -stirpe germanica, la cui civiltà si foggiò poi su quella di Roma e -della Grecia. I Longobardi (la gente di cui parliamo) che sono sì gran -parte del primo periodo dell'età media, avevano stabilito l'imperio -loro nelle ridenti pianure chiuse fra l'Alpi, gli Apennini e il Tirolo, -e avevano Milano per città capitale; i capi loro sotto il titolo -di conti o di re, si cingevan la fronte della corona di ferro nel -monastero di Monza. Popolo solerte ed industre, avean essi arricchito -le città romane di quei monumenti di pesante e solida architettura che -contrassegnarono il loro passaggio per mezzo all'Italia; convertivano -Aquileja, sull'Adriatico, in città che servir dovea di scala al -traffico loro, e conquistavano Ferrara, Bologna e l'esarcato di -Ravenna, sede militare e civile che i greci avean lasciato in Italia. -Laonde per la loro postura i Longobardi si trovavano in perpetua -nimistà coll'impero greco[25], pur dianzi padron dell'Italia, ed -insieme coi papi che governavano Roma e le sue basiliche; ma quanto -al dominio imperiale sull'Adriatico, essi l'aveano quasi del tutto -atterrato, rincacciando i Greci fino agli ultimi confini della penisola -entro i monti del reame di Taranto. Quanto ai papi, i Longobardi -diventaron i più ardenti loro persecutori, e ancorchè convertiti al -cristianesimo, erano in guerra col pontificato, e il vescovo di Ravenna -contendeva il primato al vescovo di Roma. Al dominio dei Longobardi -sol mancava la grande città dei Cesari, e la volevano a ogni modo -per compimento dell'italica lor signoria; i re dalla corona di ferro -agognavan dunque l'acquisto della metropoli dell'impero romano, e -di qui ebber cagione in appresso le prime pratiche fra i papi e i -Carolingi, i quali a combattere i Longobardi, chiamarono i Franchi, -ed ai Barbari opposero altri Barbari più fermi e meno effeminati dalla -civiltà. - -Il regno dei Longobardi distendevasi fino alla Provenza con la città -di Nizza al confine; i Provenzali, razza mista di Galli, Greci e -Romani, occupavano il gran delta formato dal Rodano, dalla Duranza e -dal Varo; Marsiglia era il porto a cui venivano ad approdare tutte le -merci della Siria e del traffico orientale, le sete, le spezierie[26]. -Marsiglia andava pur famosa nei fasti del cristianesimo, e superba del -suo monastero di San Vittore, e della sua cattedrale (la _Maggiore_) -che sporgeva come un promontorio sul mare. Non lungi da Marsiglia, -retta a comune, splendeva Aix, città romana, la colonia di Sestio, con -l'acque sue termali, emula di quell'altra Aix del regno d'Austrasia, -città tanto cara a Carlomagno. Il Rodano e la Duranza confinavano la -Provenza, che contender potea d'antichità con la metropoli d'Arli, -culla del cristianesimo, a buon dritto superba delle sue romane -reliquie, de' suoi circhi, de' suoi teatri, dove ben trentamila -spettatori agiatamente sedevano sopr'ampi sedili, come nel Coliseo di -Roma[27]. - -Al di là del Reno cominciava la Gotia o Settimania, che non vuol essere -confusa coll'Aquitania, confinata dalla Garonna. Se il regno degli -Aquitani vantavasi di Tolosa e d'Albi, la Gotia avea per città capitale -Narbona, che diede il nome alla provincia romana, nel primo partimento -delle Gallie, e Nimes, sorella vera di Roma, che conserva pur tuttavia -i frammenti più intatti delle antichità sue, la sua Casa Quadrata -e le sue Arene, quasi altrettanto spaziose quanto il Coliseo[28]. -La Settimania era come il maggior vestibolo del regno de' Goti, e -stendevasi oltre i Pirenei fino all'Ebro. In sulla cresta de' Pirenei -occidentali abitavano i Guasconi, fieri montanari indurati alla fatica, -popoli di pastori che non pativano l'estranie dominazioni, e verrà -fra breve il giorno in cui costoro insorgeranno contro l'invasione -de' Franchi, e le cronache risuoneranno per lungo tempo della rotta di -Roncisvalle, dove perirono i paladini di Carlo il Magno. - -Di questo modo a occidente del reame de' Longobardi, erano i -Provenzali, i Goti, i Visigoti e i Guasconi, intanto che a oriente -altri popoli ancor serbavano la selvaggia vigoria de' tempi primitivi; -eran dessi gli Schiavoni, i Croati, i Dalmati, padroni delle terre -fra la Sala e l'Adriatico. A lato di Venezia, che sorgea come nata -dall'acque, addobbata già delle ricchezze orientali, e non lungi -dalla colonia di Giustino e dalla civiltà greca, vivean popoli tuttora -nello stato primitivo, i tremendi Ungari, gli Avari e i Bulgari, dalla -tralignata Bisanzio tanto temuti[29]. I Bulgari, accampati intorno al -Ponte Eusino, fondavano un regno ordinato; avevano lor capi o re[30], -e più tardi il cristianesimo apportava loro l'alta civiltà sua, però -che non si vuol dimenticare come la predicazione de' vescovi fu di que' -tempi l'impulso più potente a far che le nazioni avanzassero in quella, -e v'ebbero apostoli ferventi, infaticabili, principiando da Bonifazio, -il vescovo germanico, fino a sant'Anscario, il predicatore dei popoli -scandinavi[31]. I Bulgari mossero verso le arti e la coltura più -rapidamente degli Ungari, selvagge popolazioni che vedremo nel secolo -decimo venir a disertare il regno dei Franchi. I Bulgari si trovaron -quasi sempre in commercio coll'impero di Costantinopoli, e ne imitarono -gli usi. - -In mezzo a tanto scrollo di popoli, quando tutti si precipitavano -sulla vecchia civiltà, alcuni imperi tuttavia rimasero in piedi, ed -esercitarono un'operosa influenza sull'epoca di Carlomagno: io intendo -qui parlare dei Greci, dei Saracini, e della terra d'Italia, essendochè -ivi le idee e le instituzioni medesime di Roma sopravvissero alle ruine -del mondo antico. Chi si faccia a studiar bene addentro la storia -bisantina, dee sentirsi commosso a quel carattere di grandezza che -contrassegna fino anco il suo decadimento, chè certo v'ha qualcosa di -lacrimabile nell'affralimento e nella debolezza di un vasto impero, -incalzato da tutte le parti, e quasi affogato sotto le strette dei -Barbari. Lo spettacolo di quegli eunuchi coperti d'oro, di quei -Cesari fiaccati sotto la porpora nei marmorei loro palagi, inspira -pur qualche pietà alle più rigorose nazioni: ma chi poi riconoscer non -può e salutare l'infinito incremento delle arti, la civiltà inoltrata, -l'ordine maraviglioso che per ogni dove si manifestano in quell'impero? -Bisanzio era la metropoli del sapere, della filosofia, del commercio e -dell'industria; in ogni luogo dell'Asia Minore verso cui il viaggiatore -volgesse i suoi passi, così a Laodicea come a Corinto, così nelle -isole dell'Arcipelago come in terra ferma, dappertutto ei vedeva i -tesori dell'industria d'una coltissima nazione: ippodromi, teatri, -statue antiche[32], sontuosi palazzi, ampie strade, flotte innumerevoli -che scorrevano i mari, il maraviglioso trovato del fuoco greco, il -traffico della porpora e della seta, un lusso che appalesavasi in -tutti i monumenti. L'amministrazione dell'impero, le forme del suo -governo erano un modello di gerarchia; ogni uffizio era segnato, ogni -ordine chiamato a concorrere con la sua forza d'azione e di mente -all'amministrazione delle provincie. Il Libro di porpora e d'oro -regolava il governo e l'autorità di ciascuno; l'erario riboccava, tutto -era opulenza: i Greci alimentavano la vigoria loro nelle guerre civili; -l'indole loro antica era questa, furon essi mai altri al tempo di -Sparta e d'Atene, e si corressero eglino mai? Si perdeano nelle sottili -disputazioni intorno al cristianesimo, intorno alla procreazione del -Padre e del Figlio, alla misteriosa Trinità, a quel modo che in altri -tempi disputavano sopra tesi filosofiche negli areopaghi. Nè l'aspetto -di sì potente civiltà lasciava però d'aver qualche azione sui Barbari -del Nord, e gli annali di quei secoli attestano che i re dei Franchi -chiedevan titoli pomposi agli imperatori di Costantinopoli[33], e -mandavano più d'un'ambasceria a sollecitar dai Cesari la porpora, il -consolato, o il patriziato. L'ordinamento amministrativo di Bisanzio, -e le forme sue di governo furono altresì, per più d'un rispetto, il -fondamento e il principio delle prime instituzioni di ordine e di -gerarchia che contrassegnarono il regno di Carlomagno[34]. - -Accanto alla greca preminenza si vien manifestando il corso sagliente -delle provincie moresche. I settatori di Maometto stanno per aver -sì gran parte negli avvenimenti, ch'egli è impossibil sceverarli -dall'istoria e dalle civiltà contemporanee. Fino al secolo ottavo il -loro corso è tutto di conquiste: sono popoli armati che si spargono -rapidamente dall'Asia e dall'Africa fino entro la Spagna e l'Aquitania, -nè leggi altre han che il Corano, altra ragion che la spada. Il -califfato, per ben forte ch'ei fosse in sè stesso, non potea servir di -modello alla instituzione d'un ordinato impero in Occidente[35]: chè -esso era un miscuglio di dispotismo religioso e politico: con amendue -le spade in una man sola, e non altro. Quel poco che il califfato -aver può di civile, esso lo debbe a Costantinopoli, ai Greci dell'Asia -Minore ed all'India, ed ei toglie ai popoli conquistati, anzichè donar -loro. Gli Arabi precedono nel medio evo gli Ebrei nel gran monopolio -del sapere. I Saracini, torrente distruttore, s'uniscon nel settimo -secolo, agli altri Barbari per trinciare il romano impero. Fu solo -dopo lo stabilimento loro nelle città dei Goti in Ispagna, ch'essi -esercitarono il poter dell'immaginazione e della poesia sui tempi -appresso. Furon eglino i Saracini quei che recaron fra' Goti le arti e -le maraviglie d'una più inoltrata civiltà? Sarebbe pur bello provare -che i Goti, con quel vivo sentir loro, più donarono ai primi che non -ne ricevessero[36]. E che avean mai di comune con lo spirito e il -progresso cristiano quei popoli che procedevano innanzi con la spada -di Maometto in pugno? Vero è che alcune città della Spagna eransi -fatte fiorenti sotto i Mori, che ivi sorsero le frastagliate moschee, -fino al cielo salirono i minareti, ma qual ebber opera in questo le -leggi e le arti della Grecia, di Roma e delle Gallie? I figliuoli del -Profeta atterrarono più che non edificarono. Qual maraviglia che in -tali città, come son Cordova o Toledo, Siviglia o Granata, sotto a quel -sole, le orientali fantasie crear potessero monumenti maravigliosi? -Ma le reliquie dell'arti che ancor si veggono sulle meschite, quei -fiori, quelle frutta d'oro son tolte per la più parte dagli artefici -bisantini. - -E d'altra parte i Goti non avean essi pur qualche parte redato della -civiltà romana? Tutto il mondo echeggiava del nome di Roma; l'autorità -sua era in ogni parte quella d'uno spento ma immenso potere; non v'era -città dell'Austrasia, della Neustria o dell'Aquitania che tenacemente -non conservasse le vestigia di quel grande rivolgimento; non acquedotti -solo, nè ampie vie segnate di tombe funebri, e come a dir _vie de' -morti_, come a Pompei, ma sì pur costumanze, leggi, municipii che -avean sopravvissuto alla distruzion dell'impero e al passaggio dei -Barbari. Qua e là spuntavano instituzioni: i municipii, le compagnie -degli artieri, i procuratori delle città, le leggi sulle annone, sulle -magistrature, sui decurioni[37]; Roma e le Gallie avean segnato in ogni -parte della profonda loro impronta le franche instituzioni. - -E' si vuol dunque far conto di siffatti elementi in ciò che costituisce -l'opera di Carlomagno, il quale non si fa a creare altrimenti una cosa -nuova, ma si serve dei fatti ch'egli ha sotto la mano, e gli organizza; -egli lascia ad ognun la sua legge, ad ogni popolo i suoi costumi: -la legge salica ai Franchi, ai Longobardi le loro formole, i codici -loro ai Romani. Solo in mezzo a questo sminuzzamento egli pianta un -principio di unità, toglie dal cristianesimo la sua forza morale, dai -papi la loro perseveranza nei disegni, e nella costituzion del suo -grande impero prende Roma per base e la Chiesa per modello. - - - - -CAPITOLO II. - -ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ. - - Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini - di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione dei monasteri. - — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le leggende. - — Apostolato alle terre barbare. — I reliquiarii. — Le chiese. - — Concilii provinciali. — Instituzioni municipali. — Le città, i - borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie. - -SETTIMO ED OTTAVO SECOLO. - - -In sì violento tramutar d'invasioni e di conquiste non fu possibile -alla Chiesa conservar quel carattere di regolata unità, di che il -papato impresse più tardi la gran forma cattolica, e la società -mostrava di que' tempi una mescolanza di leggi civili e di canoni -ecclesiastici, una perpetua confusion tra gli uomini di guerra ed i -cherici, tra i conti ed i vescovi. La Chiesa primitiva delle Gallie -erasi costituita sugli antichi scompartimenti dell'Impero, colle sue -provincie e le metropoli, partizioni territoriali già da Roma buttate -innanzi al mondo. La _Gallia christiana_ ripartiva le metropoli e -le suffraganee in tredici provincie come la Gallia imperiale, e il -metropolitano rappresentava nella costituzione spirituale il magistrato -che l'imperatore deputava al governo di quelle provincie.[38] - -Gli stessi scompartimenti durarono anche dopo la conquista dei Franchi, -se non che allora si manifestò la confusione degli uomini di guerra e -dei cherici: il vescovo e l'abate brandiscon spesso anch'essi l'asta -nelle battaglie, e si fan per le secolari foreste seguir da mute -di cani e da' falconieri, e coperti d'impenetrabil ferro, duellano -a morte[39], intantochè l'uom di guerra, divenuto possessore, in -vece, della badia o del vescovado, conduce su quelle pingui terre -i suoi soldati, i suoi famigli e le sue concubine, distribuisce tra -loro i poderi, l'entrate; vi son donne perfino, che ricevono a feudo -vescovadi e badie: gli è un viluppo che i papi non sono ancor giunti -a distrigare. Il diritto della conquista si mesce con le antiche -leggi della Chiesa, lo spirito barbarico col cristiano, donde poi si -ha spesso la spiegazione di quegli strani canoni che trovansi sparsi -nella raccolta dei concilii delle Gallie; gli è un conflitto tra i -grezzi e primitivi principii delle nazioni germaniche, e le massime -di morale insegnate dalla Chiesa di Cristo, e vorrebbesi imporre un -freno all'impeto dei sensi e dei loro appetiti che scoppiano a guisa -di folgore. L'amor della donna è fra quelle conquistatrici nazioni il -principio più operativo; perchè l'uom franco, quando la passion gli -bolle prepotente in cuore, non potrà egli liberamente soddisfarla? Che -gli fa d'esser congiunto a una compagna per tutta la vita? Che male -s'ei tiene in casa concubine, o se la donna, ch'egli ama, sia parente -sua in grado strettissimo! Quando il sangue parla, nessuno il può -domare... Di tali costumanze sanno alcun poco i primissimi concilii -delle Gallie, nè sempre hanno quel carattere di sublime purità, di -che i pontefici improntar seppero appresso il sistema cattolico[40]: -i canoni stessi rivelano questo miscuglio delle idee clericali con le -violenze degli uomini di guerra. Ai concilii non assistevan già solo -i cherici, ma anche i conti ci venivano con le focose e brutali loro -passioni; l'episcopato, d'origine, di consueto, romana, noverava nelle -sue schiere alcuni di quest'impetuosi Franchi non rattenuti da freno -veruno: onde non è maraviglia che in siffatte adunanze la purità dei -canoni della Chiesa n'andasse di mezzo. Egli è permesso quindi agli -uomini di guerra ripudiar, benchè casta, la moglie, nè la concubina -v'è altrimenti vituperata, e vi son tollerati e spiegati i traviamenti -della carne. Più innanzi occorrerà di tener dietro all'opera faticosa -del papato per ricostituire il matrimonio e proteggere la santità del -tetto domestico[41]. - -La partizion romana intanto delle metropoli, sopravviveva, già il -dissi, a questa confusione delle leggi civili e religiose, e la -podestà dell'episcopato attenevasi alla giurisdizione che altri -esercitava sulla provincia ecclesiastica. In ogni città che fosse stata -residenza del pretore o del magistrato era di pien diritto istituita -la metropoli; ma quanto a' territorii di più recente acquisto al -cristianesimo il deliberar delle instituzioni metropolitane era dei -papi, e ne vediamo un esempio nel vescovado di Magonza. Convertito che -quest'ampio borgo fu da san Bonifazio alla fede di Cristo, Zaccaria -scrisse che ivi fosse stabilita la sedia del metropolitano[42], -potendo questi di colà vigilar tutta la Chiesa della Germania e san -Bonifazio continuar sotto il piviale e la mitra episcopale la sua -predicazione[43]. Curioso è questo carteggio dei papi, dei vescovi e -dei concilii; ivi Roma è oramai l'autorità che altri viene a consultare -in tutte le quistioni di morale, e par che il papa, perseguitato -com'è dentro alla città santa dai turbolenti patrizii, domini il mondo -cristiano non altro che col principato della parola. Cotesto lavoro -è un lungo conflitto, finchè la suprema autorità papale assume nel -secolo undecimo, sotto Gregorio VII, l'universal dittatura, per ben -dell'universa morale e dell'ordinato principio del governo[44]. - -Presso alla instituzione gerargica dei vescovi troviamo la fondazione -dei monasteri, che tanto con l'opera contribuirono alla civiltà del -mondo cristiano. In mezzo alle invasioni dei Barbari, le anime stanche -del mondo e delle sue agitazioni si consacravano alla solitudine ed a -Dio, e la maggior parte delle basiliche che noi vediamo oggidì, quelle -ruine, quegli avanzi, ci additano la grandezza insieme e la sorte degli -ordini monastici nelle Gallie. Il secolo settimo andò principalmente -famoso per la fondazione di badie e di monasteri. Chi cerchi le origini -delle città di Francia, delle grosse borgate, dei villaggi, troverà che -la più parte riconoscon la loro fondazione dal monasterio, edificato -in origine con meravigliosa simmetria nei luoghi più inculti. Dapprima -innalzavano un devoto oratorio, un romitorio al deserto, come dice -la cronaca, poi v'aggruppavano intorno alcune celle, e una comunità -religiosa mutava questo romitorio in una famiglia nella quale oravano, -lavoravano e digiunavano in onore di Dio e ad edificazione degli -uomini[45]. Ampliate di poi queste celle, pie confraternite mutavano -la cappelletta in basilica, e se accadeva che qualcun di quei santi -abati morisse martire o confessore, si raccoglievan le sue relique, le -gocce del suo sangue, le preziose sue ossa, e foggiavasi nel monastero -a deporvele, un'area di forme bisantine con l'effigie del Santo; e -da tutte le parti accorreva qui gente in pellegrinaggio, però che -quell'arca rifugio degli infermi e dei tapini avea grido di miracolosa. -Ma se i pellegrini accorrevano, e sempre più folta si facea la turba -loro, convenia pur provedere a ospitarli, e a quest'uopo si costruivan -da prima alcune case di legno, alcuni modesti abituri; poi fra breve -ci vennero a gara i mercadanti ad offrir le loro derrate e ad esercitar -l'industria loro, in quella guisa che venivano e facevano alle fiere di -San Dionigi; quindi le fiere e i mercati che ottenean lettere patenti -e privilegi in nome dell'abate, e poi del conte o del re; quindi -l'industria per tutto ivi d'intorno, sì che al fianco del monastero -edificavasi un borgo, e il borgo poi si convertiva in città. Tale si fu -l'origine della maggior parte fra le città della Francia, cui grato il -popolo, dotava del nome d'un santo tutelare: celle e romitorj, arche -benedette, fiere e borghi furon cagione ed origine della fondazion -di luoghi cittadinati nelle Gallie, e le sconoscenti generazioni -indarno si affannano di cancellar queste memorie, ch'elle rimangono -incrostate nei marmi, a quel modo che scritte nelle carte antiche della -patria[46]. - -Curiosa è la geografia monastica delle Gallie nel settimo secolo, però -che addita il progresso e lo svolgimento dell'amore alla regola, dir -potendosi che in ogni luogo dove fondasi un monastero, ivi s'inchina ad -un più perfetto ordinamento della società. Nella Neustria, le badie e i -monasteri vengon multiplicando, ivi lunga schiera di gran santi, con le -loro leggende, si mostra; tutti resero smisurati beneficj alla civiltà -di quelle contrade, pur or disertate dall'invasione dei Barbari. Ecco -i due Germani le reliquie dei quali adoravansi nei monasteri edificati -sulle rive della Senna: l'un d'essi san Germano, l'antico vescovo -d'Auxerre (l'_Auxerese_, come le leggende il chiamano), l'altro san -Germano ai Prati, nelle fiorite praterie, sulle quali sorse poscia -l'Università; ecco santa Genoveffa al Monte, monumento alla memoria -della vergine di Nanterre, che salvò il paese dai guasti dei Barbari, -e preservò dalla fame Parigi. Indi a due leghe sulla Senna ecco san -Dionigi famoso pel suo tesoro, per le sue cronache, per le sue fiere e -pe' suoi _landiti_[47]; san Dionigi dove scriveasi la storia del paese -per atto di religione e di patria devozione. - -Pur prezioso è il catalogo dei santi nazionali della Neustria! -Gervasio, Eligio orefice, Landry, il fondator degli ospizj, Meri o -Mederico tutti artieri o cherici, l'arche dei quali, costrutte nelle -basiliche in onor loro, splendevan d'oro e di gemme più che le corone -dei re. Sant'Ovano di Rouen, san Martino di Tours e san Vandrillo di -Piccardia aveano le ospitali lor celle; san Bertino vedeva edificare -il monastero di Sithieu; sant'Uberto correndo i boschi, convertiva -alla fede i selvaggi abitatori delle Ardenne, più barbari delle -fiere medesime; sant'Uberto, diss'io, le cui reliquie sanavano i -morsicati dagli animali arrabbiati: che non potea la fede sul morale -dell'uomo![48] All'estremità dell'Oceano, sur un promontorio chiamato -il sepolcro e il pericolo del mare, quando ivi a romper venivano -gli agitati e spumanti suoi flutti, edificavasi il monastero di San -Michele[49] a salvamento de' marinai, mentre san Bonifazio fondava in -Germania, sopra una pacifica riviera, la badia di Fulda dove aveasi -a scriver tra i lavori della terra pur allora dissodata, gli annali -de' carolingi[50]. Nella Neustria, nell'Austrasia, in Aquitania e in -Germania, s'instituivano dappertutto monastiche instituzioni, sotto -il patrocinio di santi nomi; le comunità religiose piantavan le viti -sui colli del Reno e del Rodano, aravano per la prima volta le vaste -pianure, introducevano l'ordine, il lavoro, la regola, la gerarchia, -e fondavano l'ampie città che portano tuttora i nomi loro così nella -Germania come nella Gallia[51]. - -Da queste fondazioni monastiche inspirate furono le leggende, -tradizioni poetiche del cristianesimo, drammi colorati che miravano ad -insegnare al mondo con l'intervenimento del cielo le verità morali, e -le leggi dell'umanità. In tutti i tempi la riconoscenza degli uomini -ai grandi benefizi appiccò alla storia dell'uom di mente sovrana, -e al benefattore del genere umano, alcun che di maraviglioso: alle -azioni vere della vita vien quindi a congiungersi la parte dorata, -e si copre d'oro e di rubini il modesto sepolcro in cui deposte sono -le sue reliquie. Così fa coi santi la leggenda, racconto entusiastico -di quanto il servo e il discepolo videro o udiron della vita di colui -l'ossa del quale riposano nell'arca preziosa; e questi maravigliosi -racconti, quasi tutti contengono una lezione di morale; ai tumulti -della guerra, alla foga dei Barbari, i leggendari contrappongono le -dolcezze della solitudine, lo spettacolo della tranquillità e della -pace. Se gli uomini di guerra, violenti e rissosi, opprimono i servi -ed i piccioli che lavoran la terra, le leggende raccontano come la -mano del conte (del _graff_ e dell'_hern_) s'è inaridita nel dar di -piglio alla sostanza del popolo, o al reliquiario della Chiesa; come -i prieghi e le ammonizioni d'un santo, arrestarono i conquistatori; il -digiuno, l'astinenza, fanno ivi contrapposto alla cupidità degli uomini -di guerra, che si divorano il bene del povero, e fan le corpacciate di -cacciagione nei loro conviti. Se alcun di quei furiosi conti, caccia -dal talamo nuziale la casta sua sposa, la leggenda narra bentosto -come la morte lo ha colto in mezzo a' suoi carnali banchetti[52]; ivi -un povero servo che s'è fatto monaco o eremita, esercita, per mezzo -de' miracoli, maggior potere che non il conte e il duca, chè alle sue -preci accorrono le celesti legioni, ed i diavoli sono gli strumenti che -adoprano le leggende a far stare a segno il malvagio. - -Le vite dei santi sono il racconto più schietto di que' tempi, esse -affidano i deboli, e spaventano i potenti; nei Bollandisti, più che -altrove è da imparare il medio evo; Plutarchi della solitudine che -descriveano con fede i miracoli onde il debole era stato salvo dalla -vendetta del forte. Le leggende furon l'unico freno per avventura -onde la società fu salva dalle violenze della guerra; questi miti del -cristianesimo erano in armonia con lo stato sociale; vi furon luoghi -sacri contro la violenta man del soldato, vi furon deboli risparmiati, -vi fu una morale mantenuta per le vive impressioni della credenza: -leggete i miracoli di san Germano descritti da frate Aimoino[53]; la -storia di san Benedetto, il predicatore dell'Inghilterra; la vita di -Martino da Tours, e vedrete che l'esempio di questi uomini pii aveva -preparato e indirizzato le generazioni verso una via migliore. In una -società ancor selvaggia, era pur bisogno di queste umane leggende, -che nobilitasser la donna, proteggessero i deboli fanciulli, i -servi, le città, i mercati e i pellegrini. E tu nobile, Genoveffa del -Brabante, non eri tu ivi la donna perseguitata dal traditore e dal -forte dalla man di Dio guidata e salvata dagli oltraggi dello sleal -maggiordomo?[54] - -Alcune di tali leggende raccontan la vita errante dei Santi che si -consacrano all'apostolato in terre incognite, e se la maggior parte dei -monaci si chiudono in cella per insegnare al mondo esservi una felicità -in cospetto di Dio e di sè stesso, e se altri pregano e digiunano per -avvezzare il mondo alle mortificazioni, mentre gli uomini di guerra -ingrassan di selvaggina fra gli stravizzi del convito, altri cherici -si votano alla vita errante per bandire la parola di Dio, e appunto -quando la società è più circondata di Barbari estranei alla civiltà -e alla fede cristiana, vescovi pieni di fervore s'avviano ver quelle -inospiti contrade per predicare e convertire. San Benedetto Biscopo -o Bischopo[55], ammaestra i popoli dell'Ettarchia sassone; Vilfredo o -Bonifazio, sassone anch'egli, si fa apostolo della Germania, e fonda di -mano in man ch'ei passa città e monasteri nell'Assia e nella Turingia -dalle scure foreste[56]. Tutti quei paesi son coperti di barbare torme; -nelle Ardenne pure son popoli selvaggi; vi si adoran gl'idoli del mondo -antico, ma nulla fa dare addietro gli apostoli, nè la crudeltà de' -Frisoni, nè l'odio efferato dei Sassoni contro le massime e le leggi -del cristianesimo. Muovono essi per insegnare la verità senz'altro -portar seco che alcune lettere dei papi e dei principi, e predicano -per annunziare in ogni luogo il vero Dio, la santità del matrimonio, -la vita e la missione di Cristo. Spesso a coronamento dell'opera -loro, quegli apostoli patiscono il martirio, un tumulto di popolo gli -sacrifica appiè degli idoli, e cadon sotto l'asta o la scure. Così finì -san Bonifazio[57] sull'indomita terra dei Frisii, che gli strapparon le -viscere, e sfragellarono il cranio contro quelle pietre insanguinate. - -Le ossa de' martiri eran quindi a gran cura raccolte e incassate nei -reliquiarii, che le chiese chiamavano il loro _tesoro_: tesoro infatti -di fede e di protezione pel tapino e pel debole! Quei reliquiarii -chiudevano preziosi avanzi, e eran coperti d'oro, tempestato di pietre, -di smeraldi, di topazii che splendevano a par della luce del giorno. -Quelle arche eran l'oggetto dell'adorazion dei fedeli, i quali venivano -a deporvi sopra i loro presenti; la sanna del cignale che li minacciò, -l'azza che rimbalzò sulle teste loro; servi, popoli, Romani e Franchi -accorrono per pregare intorno a queste reliquie ch'essi accompagnano in -solenne processione, tra i profumi dei fiori e degli incensi. Se Dio -nega il ristoro della pioggia all'arse campagne, ecco aversi ricorso -al sacro reliquiario, per ottener la benefica inaffiatura; se il morbo -e la fame affliggono il paese, ecco un concerto di comuni preghiere -d'intorno all'arca: essa è il tesoro e la ricchezza della chiesa; vi -si depongon voti, e lampane, si prega e si digiuna in onor suo. Sul -modello di siffatti reliquiari si costruiscon le cattedrali lombarde -e bisantine del settimo secolo; ognun si gloria ed onora d'imitare in -tutto le tombe dei Santi; le vengon trasformate in basiliche, a quel -modo che prima le furon foggiate in argento puro o dorato, secondo che -usava l'orafo Eligio, il possessore e l'artefice del reliquiario di -san Martino di Tours. Un piccol frammento dell'ossa di qualche vescovo -in venerazione fu spesso origine e cagione di que' bei monumenti del -medio evo, pantei cristiani sparsi qua e là; ogni cattedrale ha la -sua leggenda, ed ogni leggenda la sua cattedrale. I racconti sulla -vita de' Santi son la più curiosa lettura che far tu possa intorno -al medio evo; ci vedi predicata la temperanza, la castità, i digiuni, -quasi provisioni di polizia e fame disciplinata nelle grandi fami sì -frequenti a quei tempi; tu ci vedi esempi di moderazione. In mezzo -a una società violentemente scossa e agitata, la vita monastica fu -come un contrappeso posto di rincontro alla vita operosa e violenta -dell'orde barbare; la solitudine del monastero forma riscontro alla -foga errante delle popolazioni germaniche[58]. - -L'azione de' concilii, benchè irregolare ancora, venne in aiuto delle -leggi politiche per l'ordine della società, e questi concilii furono -nelle Gallie frequenti al secolo ottavo, però che grande essendovi la -rilassatezza dei costumi, e' conveniva, per reprimerla, aver ricorso -alle leggi ecclesiastiche. Questi atti ritraggon del mescuglio pur -sempre degli uomini di guerra e dei cherici: una cosa v'è confusa -con l'altra, nulla v'è di distinto, una disposizione meramente -ecclesiastica, è accanto d'un atto di polizia sociale. Le regole -del matrimonio occupano principalmente i concilii, chè le passioni -dei sensi sono le più difficili a domare fra le nazioni selvagge, -signoreggiate come sono da ogni cosa che venga dai moti del sangue, -come a dir l'ira e l'incontinenza. La disciplina dei cherici occupa il -primo luogo, chè egli è d'uopo prima introdur l'ordine della Chiesa -per farlo poi prevalere nella società. I concilii di Verberia[59] -e di Nantes possono aversi in conto dei due estremi del sistema -ecclesiastico, per tutto il durar d'un secolo, nelle Gallie. Il -concilio di Nantes[60] antichissimo, serba una sembianza romana, nè ivi -è trattato se non della clerical disciplina. — Deesi ascoltar la messa -alla sua parrocchia; ogni domenica, si domanderà, dalla porta della -chiesa, se ci sien persone in nimistà fra loro, e dovranno prima della -messa rappacificarsi. I cherici non potranno coabitare con donne, nè -sarà pur lecito a queste, in chiesa, accostarsi al coro. Le sepolture -si faran sotto il portico delle chiese o nell'atrio; nessun prete -aver possa più d'una chiesa, e la decima altro non è per essi che un -sussidio pei poveri e pellegrini. Lecito è ripudiar la moglie per causa -d'adulterio; il pasto del prete consiste in un pezzo di pane e in una -tazza di vino; l'omicida è punito con quattordici anni di penitenza; -alle donne non sia lecito ingerirsi nelle cose pubbliche, ma attendano -ai lavori dell'ago; niuno può tramutarsi da un luogo all'altro senza il -beneplacito del vescovo. Si facciano al più presto atterrare gli alberi -druidici, pe' quali il popolo conservi ancor qualche venerazione, e si -distruggan le pietre dalla superstizione degli antichi Galli consacrate -alle divinità ignote[61]. - -All'altra estremità del periodo, il concilio verberiense ritrae de' -costumi della nazione conquistatrice, e dir puoi che se il concilio di -Nantes è romano quello di Verberia è franco; ond'è che men rispettata -v'è la continenza, e si suppone possibile il caso d'un prete che -siasi sposato con la propria nipote, e moltiplicate vi si trovan le -cause del ripudio, e preveduti vi sono svariatissimi casi d'incesto o -d'adulterio, come se frequenti fossero, e non vi appar niente custodita -la castità del domestico tetto. — Se alcuna moglie si duole, così il -concilio, che il marito non abbia mai consumato il matrimonio, vadano -entrambi alla croce, e se vero è quanto la femina afferma, sieno -separati, e sia libero a lei di fare il voler suo.[62] — Rinnovasi -ai cherici il divieto di portar armi, il passatempo loro più caro; -si pongono restrizioni alla caccia, e pene per gli omicidj; gli è -un codice di polizia sociale. Questi concilii provinciali non hanno -carattere alcuno di universalità, sono anzi spesso al tutto speciali -ad una metropoli, a una città, a un distretto diocesano; sol qualche -volta comprendono tutte le chiese delle Gallie[63]. In caso alcuno -essi stender non si possono alle leggi generali della Chiesa; son come -addizioni ai capitolari, ai diplomi, agli atti dei consigli reali. Nel -secolo ottavo si vien formando una mescolanza di leggi religiose. E -qual differenza puoi tu trovar fra i concilii e i capitolari? Quelli -e questi trattano egualmente della Chiesa, del popolo, delle leggi -penali e degli editti civili; vi son capitolari che si frammettono -della disciplina episcopale, e vi son concilii che si frammetton dei -Conti d'un borgo, e degli inviati regi, per una perfetta confusione di -tutti i sistemi. Invano tu sceverar vorresti per metodo la costituzion -civile dalla ecclesiastica, chè elle si incastran pur sempre, e si -attraversano nei medesimi codici[64]. - -E qual era poi questa costituzione civile nel secolo ottavo? Le società -politiche, non provan pure per la conquista alcun compiuto e assoluto -cambiamento; le masse son di granito, e quando già esiste una civiltà, -il sopravvenire e stanziarsi d'una nuova generazion di conquistatori, -non distrugge altrimenti l'antico ordine sociale, egli è come se tu -dicessi uno strato nuovo di terra che viene a porsi sul vecchio. Quindi -è che i Romani si stabiliron nelle Gallie con le loro larghe e vigorose -instituzioni, e non pertanto le costumanze dei Galli rimasero, chè -non si distruggon così a un tratto le tradizioni di un popolo, e i -costumi sopravvivono per gran tempo anche dopo che la conquista si sia -raffermata. Tal pure avvenne dei Franchi, nè altro che per ispirito -di sistema creder si potè al rapido passaggio da un ordine sociale -all'altro. - -Chi esamina da presso i documenti dell'epoca gallica, romana e franca, -ben s'avvede che l'indole originaria conservasi delle tre nazioni e ne -ritraggono i costumi del paro e le leggi, avendo la conquista lasciato -sopravvivere una moltitudine di principii antichi nello stato delle -persone, delle città e delle possessioni territoriali. - -Il primo carattere che riconoscer si dee in questi tempi, si è la -personalità delle leggi o dei codici applicabili a ciascun popolo; -qui ancor non è proposito di nazioni stabili, ma sol di tribù, ognuna -delle quali conserva i suoi titoli e le sue politiche instituzioni. -I Galli e i Romani hanno il codice teodosiano[65]; i Franchi la -_lex salica_ o _ripuaria_; i Longobardi _le leges Longobardorum_; i -Visigoti, i concilii de' vescovi, che tolgono dalle leggi di Roma i -più dei prescrivimenti loro[66]. Nulla v'ha di territoriale, sì che -quando i Franchi e i Borgognoni si tramutano in altre terre, eglino -il fanno seco recando il loro codice particolare. Onde lo stato delle -persone all'ottavo secolo, vien regolato per mille diverse forme -dalle leggi proprie a ciascun popolo: servi, uomini liberi, uomini -di guerra, vescovi, conti, tutti hanno lor privilegi scritti nella -loro speciale legislazione. Posa in falso chi afferma che i Romani o -i Galli furono tutti servi o soggetti a un dominio esclusivo sotto la -massa dei Franchi, accampatisi come conquistatori, sulle terre degli -antichi possessori; chè vescovi, cherici e conti appartenevano spesso -alla razza gallica e alla romana, nè questa civiltà s'è altrimenti -cancellata, ma sì mescolata e confusa, però che quando un popolo è -giunto sì alto, la conquista s'accompagna sibbene ai fatti antichi, ma -non li distrugge. - -La società gallica prima dell'epoca carolingica si manifesta in -tutto e specialmente nella costituzione dei municipii; chè la comune -non nacque già spontaneamente nel secolo decimo come un fatto della -sedizione[67], nè le instituzioni municipali uscirono altrimenti -dal popolo in un giorno di tumulto e di bollore nei servi. Tutta la -Gallia romana era coperta di città, di comuni, coi loro privilegi e -le loro curie: al mezzodì Arli, Aix, Carpentrasso, Marsiglia, Frejus; -al settentrione Amiens, Auxerre, Tournai, San Quintino. In tutte -le quali città troviamo lo stabilimento compiuto della curia e dei -magistrati municipali, e ve n'ha un ordine intero, e la legge _Julia -municipalia_ ordinava la polizia nelle città delle Gallie[68]. Roma -ammetteva le comunità municipali, la libera elezione dei cittadini, e -i collegi dei negozianti e i merciai, e i _nautes_ della Saona e della -Duranza avean conservato gran riputazione nei fasti dell'Impero[69]; -nè le instituzioni erano ponto sparite al passaggio della conquista e -moltissimi municipii s'erano serbati in piedi attraverso dei secoli. - -Nello stabilimento dei Barbari v'ebbe per avventura più ordine che -altri non crede. Fecesi una specie di spartizione: in un luogo i -vinti obbligaronsi a lavorar la terra mediante tributo; altrove le -parti furon più eguali, la civiltà romana sopravvisse, e Clodoveo, se -stabilir volle le condizioni del suo governo, fu obbligato di accettare -la religion dei Romani; la santa leggenda di Clotilde fu come il -simbolo di questo passar dei Franchi ai costumi e agli usi cristiani, -e Clotilde fu la imagine dell'antica patria, dinanzi alla quale -s'inginocchiò il capo dei Barbari. Ond'è che in ogni luogo si trovano, -sotto la prima schiatta, vestigia d'anteriori instituzioni. Se i -Franchi salii o ripensi conservaron le leggi loro, i Romani ed i Galli -conservaron anch'essi le loro prische instituzioni: le leggi imperiali -quelle divennero della Chiesi e del clero, e i concilii ritraggono dei -forti studi che i vescovi hanno fatto dell'_Instituta_ e del codice -teodosiano[70]. I quali studi influiscon pure sulle leggi dei re -Franchi, e vedesi ch'eglino hanno studiato la legislazione di Roma, -i preamboli degli editti de' Merovei manifestando questa inclinazion -loro verso i codici, conservatisi come tradizioni fra i Galli soggetti -a Roma. Le formole quasi tutte son compilate con questo spirito[71], e -i re merovingi si studian di piegar i fieri loro compagni ai più miti -costumi dei vinti. «I Franchi, dice Agatia, hanno per sè accettata -la maggior parte del diritto romano; si governano con le medesime -leggi, si maritano alla stessa foggia de' Romani, hanno abbracciata -la religione di questi, però che i Franchi son tutti cristiani e -cattolici, hanno magistrati e vescovi nelle città loro, nè in altro -diversano dai Romani, che nel vestire e nella favella[72].» - -Quest'è un fatto che importa moltissimo notarlo, perch'esso stabilisce -e comprova gli elementi di cui si servì Carlomagno a compier la -sua grand'opera, nella quale non ebbe ad impiegar solo la civiltà -franca e germanica, ma sì ancora ad invocar la forza cristiana e -pontificia mista con le rimembranze di Roma. Le greche e bisantine -instituzioni[73] anch'esse sovraneggiavano i Barbari, e il codice con -le _basiliche_ conservato aveano la riputazione e l'autorità loro; -Galli, Romani, Franchi, tutti si mescolarono insieme dinanzi agli -altari nella comunione di Cristo. I codici serviron di base ai concilii -ed ai capitolari, e ne scorgiamo i vestigi fin entro alle formole -de' conquistatori, i quali ebbero certe loro speciali costumanze, che -in breve si confusero. Le curie, i municipii furono il principio de' -comuni; le magistrature si perpetuarono sotto altri nomi, le comunità -e compagnie delle arti[74] si mantennero in condizioni pressochè simili -alle antiche. - -Se Galli e Romani in gran quantità si trovaron ridotti allo stato -di coloni, i Franchi rimaser liberi e fieri, ed ecco una delle prime -distinzioni. Più forte era l'ammenda che dovea pagar chi avesse ucciso -un Franco o un Romano, e il vincitore fu esente d'ogni gravezza, nè -ad altro era tenuto che a servire con la persona in caso di guerra. -Eccetto queste distinzioni, non vi furon tra le razze conquistatrici e -conquistate assolute ripartizioni o separazioni compiute; il trapasso -da uno stato sociale all'altro fu quasi insensibile; i Franchi -non contrassegnaron altro che per breve momento della tradizion -germanica le terre soggette, e i Carolingi furon per avventura la -manifestazion più fiera di questo spirito della conquista. La potenza -dell'incivilimento e delle sue maraviglie è sì grande, che noi vedrem -Carlomagno, nipote di Carlo Martello, il prefetto di palazzo[75], il -Germanico per eccellenza, imprimer sovente gli atti suoi e le sue leggi -dello spirito romano. Forsechè il finale intendimento di Carlomagno, -suggeritogli dagli imperadori e dai papi, quello non fu di ricostituir -l'impero di Occidente sulle fondamenta e sulle tradizioni di Roma? - - - - -CAPITOLO III. - -SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO -PRIMA DEI CAROLINGI. - - Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica. - — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze - naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti romane, bisantine, - franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi. - — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure — Gli Ebrei nel - medio evo. - -SETTIMO ED OTTAVO SECOLO. - - -Sì forte erasi stabilito nelle Gallie il dominio romano che ivi, -fin dal quinto secolo, regnar solo si vide l'autorità della grande -sua letteratura. Sotto il governo d'Onorio, le Gallie fiorir videro -rinomate accademie, ed ognuna delle tredici provincie ebbe le sue -scuole, i suoi insegnamenti foggiati sulle norme generali che Roma -diede al mondo[76]. In breve anche le accademie galliche salirono in -fama. Lione, Arli, Sens, risonarono per gran tempo delle grammaticali -disputazioni; la Gallia narbonese ebbe i suoi poeti ed i suoi prosatori -al pari della lionese e della belgica, e videro i lor portici popolati -da migliaia di scolari, che si destavano al canto del gallo, a -simiglianza de' clienti di cui parla il Venosino. I Romani aveano ai -Galli ceduti gli usi e i costumi loro, e l'imperator Caracalla, col -dare a tutti il titolo di cittadini, avea distrutte le distinzioni -della conquista. I Galli aveano tradizioni lor proprie, e storie ed -annali della patria che si conservavano nei templi[77]. Le instituzioni -e le lettere druidiche venner di questo modo a mescersi cogli -insegnamenti di Roma, e quando i Franchi si stabilirono alla volta -loro nelle provincie soggiogate, quando i figli di Clodoveo allargaron -dappertutto intorno il loro dominio, anch'essi recarono i canti dei -loro antenati, e le tradizioni germaniche sì comuni fra i popoli -settentrionali. - -Nella Gallia quindi tu trovar puoi tre letterature ad un tratto, l'una -di rincontro all'altra, le quali tutte a vicenda si prestano lingua, -parole, pensieri. La prima gallica unicamente, coll'impronta della -religione e dei costumi de' Druidi; la seconda classica e romana, -però che i conquistatori per ogni luogo spargevano la lingua e i libri -loro; nelle città galliche divenute municipii, si studiavan Cicerone, -Lucrezio, Virgilio, e nelle scuole di Lione, di Bordò e di Lutezia[78] -leggevansi e recitavansi i papiri della Grecia e di Roma, a tutto che -si aggiunser da ultimo le tradizioni franche e i canti della Germania -che raccontavano i gloriosi fatti dei guerrieri conquistatori. Questo -mescuglio di letterature appar nel settimo secolo e nell'ottavo; nulla -v'è di chiaro, nulla che tenga d'un'origine sola; nei monasteri, nelle -scuole, si commentano i Padri della Chiesa, gli autori di Grecia e di -Roma, ed a persuaderli che il clero di que' tempi era molto innanzi -nello studio dei classici greci e romani, ti basta lo scorrere i testi -di Gregorio di Tours e di Fredegario, dove frequenti sono le citazioni -di Omero e di Virgilio; qualche volta pare i filosofi dell'antichità -vi son citati insiem co' santi Padri, e chiamati con le loro sentenze -in sussidio della religione. I vescovi e i cherici, poco men che tutti -Galli, addomesticati com'erano con gli studi graditi del foro romano, -da sè sdegnosamente gittavano il nome di Barbari, ogni monastero era -una scuola di sapienza in cui insegnavasi la grammatica, la filosofia -e la storia. L'incivilimento, nel passar ch'esso fa sopra un popolo, -vi lascia profonde vestigia, ond'è che i cherici de' Galli andavan -superbi della sapienza di Roma, e i popoli de' medesimi conquistatori -si addomesticavano cogli studi dell'antichità. - -La letteratura franca si ristringe, al pari di tulle le tradizioni -primitive, in canti narrativi, racconti dei guerrieri e dei poeti. Egli -si volea ben conservar la memoria degli antenati, dei gloriosi fatti -d'armi che aveano illustrata la conquista; quindi gli scaldi sono in -ogni luogo, chè in ogni luogo dove sono foreste e are sacre, e popoli -conquistatori, sono anche sempre bollenti fantasie che trasmettono -ai posteri la memoria dell'eroiche azioni[79]. Nessun grande poema -abbiamo che si colleghi a quest'epoca, ma solo brani spicciolati di -opere più compiute. Le leggende non furono se non canti narrativi più -specialmente monastici; gli studi giaceano confinati entro le celle; -ivi manoscritti, pergamene, papiri venuti da Roma e da Costantinopoli; -ivi si scrivean le cronache nazionali, ivi consacravasi la memoria del -passato; la scienza venne dagli studi monastici. Tutte le opere di quel -tempo danno a divedere una mescolanza d'idee romane e di germaniche; -non v'è cosa che abbia interamente serbato il suo carattere; le prime -orme della civiltà si confondono naturalmente e calcan fra loro. - -Questo tramestio accade in ispecialità nella lingua e nella grammatica. -Niuno dubita che i Galli non avessero un idioma con le sue regole e i -suoi principii; questa lingua celtica fu parlata su tutto il territorio -della Gallia, dalla Somma fino al Rodano, e i Romani che la trovarono -stabilita nelle provincie, la rispettarono come eran usi di fare con -ogni antica instituzione dei popoli; ma pure il latino diventò la -lingua usuale di tutte le amministrazioni, del pretore e dei tribunali -stabiliti nella Gallia. L'idioma celtico fu lasciato al popolo, e -il latino divenne la lingua delle genti civili, nè guari andò che a -questi due idiomi venne anche a mescolarsi la lingua germanica parlata -dai conquistatori; ond'è che allor si vide la medesima confusione -che nella letteratura; v'ebbe un parlar volgare, composto di tutti -gli idiomi; la lingua latina si corruppe, e vi si mescolaron franche -desinenze, e vocaboli celtici. I diplomi e le croniche di quel tempo -comprovano questa confusione, che precedette la formazione d'una lingua -regolata[80]. - -La scrittura soggiacque alla medesima alterazione, onde i diplomi -merovingici a stento si possono leggere, mal formati sono i caratteri -romani e i corsivi, nè più vi si scorge orma di quella regolarità -che addita e distingue la scrittura carolingica, nei manoscritti -principalmente, finchè anche questa si perde in una nuova confusione ai -tempi rozzi e feudali. I diplomi merovingici si trovano scritti sovente -sopra il papiro, già principia l'uso dei monogrammi, e i sigilli -consistono generalmente in pietre antiche; i caratteri sono lunghi e -male segnati, numerose e imbrogliate le abbreviazioni. Questa forma di -scrittura de' tempi merovingici, tu l'incontri sulle lapidi sepolcrali, -nelle iscrizioni del pari che nei diplomi; essa è contrassegnata d'un -carattere suo particolare, e prova il poco progresso degli usi civili. -Un picciol numero di diplomi è sopravvissuto alla gran distruzione -del tempo, e si vede che all'età de' Merovei primeggiano i caratteri -cubitali. - -In que' tempi d'agitazione e di conquiste, la scienza si riduce a -pochi, primordiali elementi; il mondo antico non è gran fatto innanzi -negli studi speciali della natura, e nella cognizion delle cause che -muover fanno gli enti animati; niun vestigio si trova di matematica, -la scienza del calcolo non esce dalle semplici operazioni usuali; si -conta alla maniera dei Romani, e si misura secondo la consuetudine -dei Galli. Gli ordinamenti ecclesiastici soli obbligano i cherici e i -fedeli a qualche studio, a qualche astronomica cognizione; le feste -mobili son regolate sulle vicende della luna; è mestieri saperne -il corso per determinare le quattro Tempora, fondamento di tutti i -calcoli dell'anno; i calendarii muovono dalle due feste di Pasqua -e di Natale; si contano meno i giorni che le solennità; le cronache -fanno perpetuamente menzione dell'epoche cristiane, e le riferiscono -alla vita degli uomini[81]. «Carlomagno passò a Fulda la Pasqua, il -Natale a Magonza, la Pentecoste a Quercy o a Compiegne». Tali son le -ripetizioni delle cronache; pochi i calendarii regolari, tutti sono -composti per istrane forme, e i segni dello zodiaco tolti a prestito da -Roma e dalla Grecia. Le ore si contano con l'aiuto dei taciti oriuoli -a polvere che divengono i misuratori del tempo. Gli studi degli astri -sono reminiscenze quasi tutte delle scuole alessandrine, e la meccanica -principalmente, nel progredir ch'ella fa, è piuttosto una scienza di -destrezza, che un calcolo di sapiente geometria. - -Le arti, la musica, la pittura, l'architettura, prendon anch'esse la -sorgente loro più pura negli studi di Roma e della Grecia. Lo studio -solenne del canto fermo, è impresso d'un carattere germanico; se un -concerto di voci soavi nella Chiesa romana e pontificale, produce -maggior varietà, e dona di maggior dolcezza i sacri cantici; il canto -fermo, grave, appartiene in essenza a un'origine franca; il falso -bordone che sembra la voce del tuono, i punti di contrabbasso, e il -fagotto non vennero da costumanze italiane, greche o longobardiche, ma -di origine franca com'ei di necessità sono, anche austeri sono come il -grigio cielo del Nord, come le selve druidiche, come il freddo marmo -delle cattedrali. Lungo tempo durò la contesa del canto germanico -contro il canto romano; le cattedrali franche sostenner come proprietà -loro il canto fermo e le antifone dei loro maggiori, e i canti romani -ebbero assai da fare a introdursi nelle basiliche della Gallia[82]. - -L'epoche differenti dell'arti architettoniche non posson mai, nè -debbono essere insieme confuse; i monumenti gallici, informi quasi -tutti, ti presentan l'immagine di templi appena scalpellati, di are -druidiche seminate qua e là in vaste pianure, in mezzo alle lande, -nelle mobili arene. La grande scuola romana che fa mostra di sè ne' bei -monumenti delle città di Arli, di Nimes, d'Autun e di Sens, sparisce -nella distruzion dell'impero, e altre idee soprarrivano insiem coi -conquistatori. Al cristianesimo ripugnan le forme dei templi dedicati -agli Dei del mondo antico, vuole aver un concetto suo proprio, e -crea la basilica quale ancor la vediamo in qualcuna delle primissime -chiese di Roma[83]. Questa è l'età dell'arte che sorge fin dal terzo -e dal quarto secolo, la forma bisantina, è la prima fonte di tutte le -inspirazioni; non si vede ancor l'arco a sesto acuto cogli aguzzi suoi -marmi, ma le son masse di colonnette stiacciate sovra basse cupole, e -sotto vôlte inclinate. - -Pare a me che le basiliche cristiane abbian tre epoche; la prima, -che collegasi coi tempi in cui la croce usciva delle catacombe per -presentarsi alla luce del mondo, quando l'architettura è tutta semplice -come la fede che lanciasi verso Dio; un edificio sol tanto o quanto -ornato, vôlte senz'archi, facciata senza colonnette qual ci appare agli -antichi vestigi che se ne veggono in Roma; o se pur qualche rottame -v'è ancor di colonna, questo è perchè la basilica fu innalzata su -qualche tempio pagano consacrato agli Dei immortali. Il secondo periodo -appartiene all'arte bisantina: i pronai a colonnette, senz'archi a -sesto acuto, la facciata con porte basse, il tempio semplice e nudo -che va in breve a confondersi nello stile lombardo. Vien finalmente -il terzo periodo, il periodo dell'arte cogli archi a sest'acuto, che -non trovasi oltre il secolo undecimo. Ivi cominciano i frastagli, gli -ornati, i campanili e le cupole librate in aria: fino ai Carolingi, e -per tutta la lor dinastia non si veggono che forme romane, bisantine e -lombarde. - -La basilica di prima origine ha pochi ornamenti, laddove più prodiga -n'è la scuola bisantina. L'Occidente e l'Oriente erano divisi per lo -scisma sul culto delle immagini; gl'Italiani dalla viva immaginazione -e i Greci, eredi della grande scuola d'Atene, amavano le statue e i -dipinti che ritraevano i santi ed i martiri, la Vergine dagli occhi -soavi, il povero che soffre, il martire che si rassegna. La quistion -delle immagini è la maggiore che mai avvenisse nella storia, quanto -all'arte, non altro essendo ella, di fatto, che il gran conflitto -fra l'entusiasmo degli artisti e il freddo puritanismo, a così dire, -dei raziocinanti. Se prevaluto avessero le austere dottrine, se la -Chiesa proscritto avesse le rappresentazioni delle immagini di Dio -e de' suoi Santi, delle storie divote de' patimenti della vita e del -trionfo dell'anima, noi privi saremmo dei capolavori de' secoli del -Risorgimento, nè Michelangelo e Raffaello nati sarebbero a popolare il -mondo cristiano delle magnifiche opere loro. Gli artisti debbono grande -e viva riconoscenza ai cattolicismo, e principalmente alla podestà -pontificia, in cui esso cattolicismo è sovranamente personificato; -i papi prevaler fecero questa bella teologia scolpita e colorata nei -capolavori della scultura e della pittura. - -Poche immagini troviamo nei primi tempi della Chiesa; sol poche ed -informi statue degli Apostoli qua e là corcate accanto alle colonne -della scuola greca e romana[84]. Talvolta tu scorgi le vestigia -dell'arte antica nei monumenti cristiani, e nelle rare tombe del -terzo e del quarto secolo, quali si veggono al Vaticano, o nella -chiesa di San Massimino in Provenza[85]; Cristo e gli Apostoli vi son -figurati con ornamenti di pretta scuola romana[86]. Si vedrà che in -questi monumenti Cristo è rappresentato sempre in figura da giovane, -dell'età di venti anni appena; venuto il medio evo, anche Cristo fu -fatto vecchio, però che il tempo è infelice, e Cristo patisce come il -popolo, che egli è popolo pure; le fattezze della Vergine soggiacciono -invece ad una modificazione al tutto contraria; a' primi tempi essa -è vecchia come una madre addolorata, con le rughe e il pallore che il -Rubens riprodusse nella sua _Deposizion di croce_; ma di mano in man -che ci accostiamo al medio evo ella ringiovanisce, come si vede nelle -miniature del secolo duodecimo. La scuola bisantina è più prodiga di -statue, d'ornamenti, di arabeschi; sul marmo del battistero e in fondo -al santuario si veggono immagini d'un azzurro e d'un rosso vivissimo; -su que' freschi o su que' dipinti in legno, risplende il volto di -Cristo con occhi fissi e penetranti; san Pietro, san Paolo, san -Bartolomeo, sì spesso riprodotti nelle opere della scuola bisantina, -gli fanno corteo nella sua predicazione, mentr'egli stende a loro le -braccia. In tutte queste reliquie della scuola di Costantinopoli si -vede chiaro il martirologio delle basiliche greche, e l'impronta del -Basso Impero: e a Ravenna, a Roma, a Milano, dappertutto si veggono -impresse l'orme dell'arte bisantina. - -Queste chiese primitive son semplici in generale, e vi si entra pel -pronao, scoperto e circondato di basse gallerie, ove si veggono avanzi -di statue e d'immagini; il battistero è situato sotto il portico, -essendochè a que' giorni, prima d'entrare in chiesa, era bisogno -vestir la tunica di neofito. Accanto del battistero sorge una cattedra -di marmo, donde annunziare al popolo la parola di Dio. Il tempio è -nudo, semplice nelle sue navate, e nelle sue vôlte inclinate, dietro -all'altar maggiore si trovan quasi sempre quelle cotali figure di -Cristo su fondo d'oro, insiem con gli apostoli che ti seguono pur -tuttavia coi loro occhi fissi, e splendidi di potenza e di vita[88]. -Nelle antiche provincie delle Gallie ci son chiese ancora col triplice -loro carattere romano, bisantino, e ad arco a sest'acuto; gli avanzi -della badia di San Vittore a Marsiglia, ti danno un'immagine di ciò -che era una chiesa primitiva ai tempi delle persecuzioni, co' suoi -sotterranei e le sue catacombe che passano sotto le acque del porto, -per congiungersi alla _Maggiore_ edificata sur un antico tempio di -Diana[89]. Quasi per tutta l'estension delle Gallie le chiese ad archi -a sesto acuto furono costrutte sulle ruine delle prime basiliche. - -Anche la scultura tolse il suo splendore dall'arte bisantina, e -rimase informe fino a che non invocò ad aiuto suo le memorie di Roma -e della Grecia. Ebbe essa, è incontrastabile, di esperti artefici. -I reliquiari, tesori veri delle chiese, fecer progredire innanzi -l'oreficeria e l'arte statuaria; le arche sacre del secolo ottavo -son quasi tutte ornate di pietre preziose. La forma loro è per lo più -quella d'una cattedrale sostenuta dagli angioli, sorta di cariatidi -cristiane, in mezzo a corone di smeraldi, topazii e rubini. Sur alcune -di queste arche, splendono bassirilievi, rappresentanti soggetti -storici: le vite dei Santi, le leggende della vita e della morte, -e memorie tratte dall'antico e nuovo Testamento, quali esempigrazia -sarebbero: Eva che coglie il pomo, Cristo che predica, gli Apostoli -che insegnano alle turbe. Le pitture, o sieno per la chiesa, o sieno -nel lastrico del coro o nel soffitto, son contrassegnate dal medesimo -suggello; sono tutte dipinte su fondo d'oro, e fanno mostra di -vivacissimi colori; le carnagioni han sembianza d'una maschera levata -dal cadavere, d'un gesso foggiato sul morto, rassomigliano insomma -alla carne umana sì, ma quando morta, e al colore dei Cristi d'osso o -d'avorio, o anche alle figure di cera. Ivi il Padre Eterno ti guarda -con occhi terribili, nell'atteggiamento in cui ti apparirà il dì del -finale giudizio; mentre Gesù è mite come la parola del perdono ch'ei -manda dall'alto della croce. A imitazione di tutta la scuola bisantina, -Cristo qui non è ignudo ma vestito d'una lunga tunica, nella forma -che il veggiamo nella cattedrale di Amiens. D'onde vien'ella questa -sacra e curiosa immagine, e chi l'è venuta a riporre in una cattedrale -antichissima delle Gallie? - -L'oreficeria procede verso la sua perfezione; che se gli artefici di -quel tempo non sanno ben ritrarre le umane fattezze, e dan loro quel -carattere di secchezza che contrassegna il nascer dell'arte, essi hanno -all'incontro perfezionato il disegno e il colore delle cose inanimate. -Pochi sono i manoscritti, salvo alcune bibbie o messali che precedon -l'epoca carolingica; nella pittura e nella scrittura manifestasi l'arte -bisantina: quella legatura che chiamavasi _testo_ (_textum_), perchè -fatta a coprire e difendere il libro, presentava bassirilievi d'avorio, -di squisitissimo lavoro, pari a quello dei reliquiarii incastonati di -gemme e smeraldi[90]. In queste mirabili fatture dell'arte la porpora -e la seta s'intrecciavano e mescevano i loro colori; il messale ha -borchie d'oro o d'argento ai quattro canti; apri il manoscritto, -raccolto diligentemente dall'amanuense, e il trovi per lo più scritto -in caratteri cubitali; le miniature son rade, ma quasi sempre su fondo -d'oro a simiglianza dei dipinti delle chiese; gli arabeschi vi appaiono -più ricchi e meglio ricamati. Ancor ci si scorgono le tradizioni -dell'arte greca e romana nei bei modelli, e l'orefice sant'Eligio -ornava il palazzo del re Dagoberto con una finitezza ch'ei certo avea -studiata a Roma; il sepolcro di san Martino di Tours era un capolavoro -di oreficeria[91], che a que' tempi fregiavansi d'oro e d'argento le -tombe, però che il sepolcro era il palazzo di quella pia generazione. -In ogni monastero quindi ci aveano artefici, che s'impratichivano delle -arti speciali, essendochè la scienza e ben anco i mestieri avevano -origine ed incremento appunto nelle badie. I più degli artefici erano -monaci e solitarii di San Benedetto; tutti i lavori d'intelletto -venivano dalle lor mani, e questo spiegasi co' lunghi ozi della vita -monastica: che far altro nelle notturne vigilie, e al gemer dei venti -autunnali e invernali, se non pregare, meditare e lavorar per Dio e per -gli uomini! - -La ricchezza degli ornamenti ecclesiastici, il lusso dei re e dei -conti, diedero a fare al commercio. Le ampie vie aperte dal dominio -romano in mezzo a quell'impero, che abbracciava il mondo, favorivano -il baratto delle derrate, e sui mercati delle Gallie e dell'Italia si -trasportavano le merci della Siria e dell'Egitto, le pellicce della -Sassonia e della Polonia, le ferrerie della Scandinavia. Il traffico -durò così attivo anche dopo che i Franchi ebbero occupata questa parte -dell'imperio romano, ed anche di questo commercio tra popolo e popolo -è da cercar le vestigia nelle _Vite de' Santi,_ dove i Bollandisti -descrivono le ricche offerte d'incenso, di mirra e delle pietre -preziose, che venivano accumulate sull'arche dei santi nei monasteri. -Le carovane conducean le derrate dell'India ai porti della Siria, -e i mercatanti ebrei le sbarcavano indi a Marsiglia e sulle coste -dell'Italia, poi le si trasportavano a dorso di mulo fino alle fiere e -ai mercati della Neustria o dell'Austrasia, con patenti di privilegio. -I re della prima progenie reser famosa la fiera di San Dionigi, a cui -venivano Lombardi, Sassoni, Spagnuoli, Greci e anche Saracini: e in -queste fiere facevasi baratto delle più svarie derrate di tutte le -contrade del mondo; i mercanti vi accorrevano a carovane esenti di ogni -gabella, del _telonio_ pure e del _portico_, di cui parlano le antiche -cronache e sicuri dai signori feudali, sì formidabili ai mercatanti -che giravano soli. In que' grandi bazarri cristiani i cattolici non -eran distinti dagli ebrei, ma tutti posti sotto la stessa immunità e -guarentigia. Col principiar della fiera ogni processo rimanea sospeso; -il mercatante deponeva liberamente le cose destinate alla vendita, e -ne facea spaccio a tutto agio suo; i contratti faceansi di reciproco -accordo. Se ad alcuno facea bisogno di danaro, ecco l'ebreo ivi pronto -a prestar ad usura, ad un interesse non punto determinato dai diplomi; -egli non si facea quindi scrupolo alcuno di stipolare il frutto di -due denari al soldo per settimana, e indarno gli abati assordavano il -mondo, di vivissime querele contro questi miscredenti[92]. Ci si facea -pure mercato di schiavi, quasi tutti bretoni, a dispetto dell'insorger -di più d'un santo contro questo traffico scellerato, condannato dal -cristianesimo. I regi diplomi dichiaravano le franchigie delle fiere, -sorta di saturnali, in cui il guadagno era il dio: a San Dionigi, -principalmente, il pastorale dell'abate copriva tutti gli atti dei -banditi, e favoriva il concorso de' mercatanti ebrei, lombardi, greci e -bretoni. - -I fiumi navigati dalle pesanti barche dei nanti o ballettanti, erano -i modi di comunicazione pel commercio, e i capitolari della prima -schiatta obbligano i possessori dei beni a riva di essi fiumi di -lasciarli sgombri al passaggio dei cavalli sulla Loira, sulla Mosa e -sulla Mosella. Vi si trasportavano i vini più rinomati per la bontà -loro, e principalmente quei d'Orleans, de' poderi della prima schiatta, -e i re attendevano a piantare strade maestre e altre ampie vie sugli -avanzi de' monumenti romani, e l'argine di Brunechilde serba tuttor -questo nome dalle opere intraprese sotto quella potente regina. I -mercatanti, a que' giorni, formavano una comunità, e avevano in Parigi -loro mercati e quartieri speciali vicino a Sant'Andrea delle Arti, che -poi divenne il _parlouer aux bourgeois_. Ivi teneasi tutti i giorni -un mercato dei profumi e delle stoffe più fine provegnenti dall'Asia e -dalla Grecia, e un'antica cronaca parla dell'ardimento de' mercatanti -parigini, i quali aveano banchi e magazzini fino in Siria, e un -giorno essendosi scontrati con certi mercanti veneziani in una città -dell'Egitto, eran venuti coi medesimi a gran contesa ed all'armi. - -Ragguardevoli eran le gabelle sul traffico, e i battelli andavano -soggetti a mille tributi, che sono nei capitolari specificati: tasse di -sanità, pedaggi dei ponti, approdo, ancoraggio, sbarco delle merci[93], -tutto è ivi stabilmente regolato. I mercanti erano esenti di tutte -queste gabelle in tempo e luogo di fiera, nè ad altro tenuti che al -pagamento de' livelli particolari alle chiese, proprietarie delle -piazze e terreni; a San Dionigi, la badia esigeva dodici denari, nè -alcuno potea nulla di più domandare a' mercatanti che da ogni parte -accorrevano sotto la franchigia della chiesa. Laonde il concorso era -numerosissimo: i Sassoni recavano sul campo della fiera il piombo -ed il ferro; gli ebrei gli aromi dell'Oriente, l'incenso, la mirra; -i mercatanti della Neustria e dell'Armorica, il mele e la robbia; i -Provenzali l'olio fino d'oliva e le derrate della Siria; i trafficanti -d'Orleans, di Bordò e di Digione, vino, cera, sego e pece; gli audaci -Schiavoni andavano fin dentro a' paesi nordici per indi recarne a San -Dionigi i frutti delle loro miniere. - -Nè men ci volea di quest'operoso commercio per soddisfare a tutti i -bisogni di quella nascente civiltà. Il lusso veniva l'un di più che -l'altro crescendo; si profondea l'oro e l'argento nei mobili, alcuni -anche faceansi d'oro massiccio; Dagoberto re, facea far una sedia -o un trono a sant'Eligio, tutto, comechè grandissimo, tempestato di -perle sino alla cima. La vita di sant'Eligio, scritta da sant'Adoeno, -è una curiosissima nomenclatura di quanto possa l'ingegno d'un -artefice pel progresso dell'industria. Nelle occasioni che i re tenean -loro corti plenarie, ricchissime eran le vestimenta, e abbiamo dal -medesimo sant'Adoeno la descrizione del vestito di sant'Eligio, quando -era dall'uffizio suo chiamato alla corte. Avea la camicia di lino -finissimo, ricamata d'oro agli orli; la tunica o dalmatica era di seta -intessuta d'oro e di gemme, che mandavano intorno vivissimo splendore; -avea le maniche coperte di diamanti e smeraldi, con braccialetti d'oro, -e cintura simile lavorata con mirabile artificio e la borsa ricamata -di pietre preziose e sì rilucenti, che splendevan da lungi a pari del -sole. - -Cotesto lusso importava un gran giro della moneta, e però i capitolari -cominciano già a statuir sul valore dei soldi e dei denari; gli ebrei, -nelle cui mani era ito a finir quasi tutto il contante, lo prestavano -a interesse grossissimo; potentissimi eran costoro sotto Dagoberto, -nè mai forse godettero a memoria d'uomini, di più ampli privilegi. La -moneta che era d'oro tutta e d'argento, contavasi per marchi, lire, -soldi e denari. Noi vediamo nelle vite de' Bollandisti più d'un Santo -affaticarsi pure per introdur nel commercio i principii di probità e -d'onore. Predicavano essi contro la vendita degli schiavi[94], contro -l'usura, sì contraria alla fede cristiana, e contro le rapine della -gente da guerra, che impedivano a' mercatanti di professare liberamente -il loro traffico. Molto dovettero alla religione cristiana, nelle -Gallie, le arti, il commercio, le lettere, e a ben conoscere quella -società è bisogno studiarla nelle vite de' Santi: la cronaca non è -altro che una copia imperfetta; ma nelle divote relazioni raccolte da' -contemporanei ben puoi farti un giusto concetto dei costumi e degli usi -del medio evo. - - - - -CAPITOLO IV. - -LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI. - - I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'Imperatori - d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi del Friuli, di - Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I califfi. — I _re_ - o _condottieri d'uomini_ appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. — - La ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei - prefetti di palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. - — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I duchi - d'Austrasia, I prefetti di Neustria. - -628 — 714. - - -Difficilissimo sopr'ogni cosa è nella confusion che precede la civiltà -disciplinata de' popoli, il tener dietro alla storia della podestà; -che se ci troviamo imbrogliati sol quando è da penetrare in mezzo -alle razze, sceverarne le origini, stabilirle dall'indole e sembianze -loro, come potrem poi esattamente diffinire la via e il progresso -della potenza sociale? I conflitti della forza e della violenza hanno -un carattere instabile, che non si può cogliere, e nondimeno non v'è -cosa che più di questa importi a spiegar l'origine e l'incremento -dell'impero carolingico. Egli si vuol in un rapido sunto ristringere -il prospetto dei poteri nella società al settimo ed ottavo secolo, e -determinare in ispezialtà, in quai mani fosse confidato il reggimento -degli uomini e delle idee in quei tempi di scotimenti e di tenebre. - -La succession de' papi a questi tempi è rapida al par della morte che -abbatte la canuta e debil vecchiaia; Roma sempre turbolenta città, -governata dai tralignati suoi patrizii e da' suoi scaduti comizii, -straziava i papi, in balía ora de' Barbari, che davano il guasto -all'Italia, ed or degli imperadori di Costantinopoli, forse più -crudeli ancor dei Barbari perchè più raffinati. Chi legge le vite di -san Martino e di sant'Eugenio, che furon papi ambedue nello spazio di -men che otto anni, potrà far ragione delle tempeste ond'era di que' -dì agitata la navicella di san Pietro. Martino viene a forza condotto -via dai greci imperatori, e cacciato nel Chersoneso taurico[95] dove -morì di fame; Eugenio, che gli succede, non dura più che due anni[96]; -Vitaliano; uom di fermo proposito, provasi a riordinar l'unità della -Chiesa scomunicando i vescovi, che vogliono da essa spiccarsi[97]; -Adeodato sostiene la dignità papale, e imparte agli imperatori ed -ai re la benedizione apostolica con l'autorità di un padre sopra i -figliuoli. Tutti questi pontificati durano tre o quattro anni appena, -nel qual breve periodo i papi usano mente e zelo a constituir la -forza della Chiesa; essi hanno a difendersi contro i re longobardi, -contra i conti di Benevento, e contro i duchi di Spoleti e del Friuli, -che sovraneggiano l'Italia, e a contrastar continuamente contro i -patriarchi ed i vescovi, che disconoscer vogliono i diritti dell'unità -cattolica. L'elezione dei papi vien fatta a Roma nelle antiche -basiliche, e gl'imperatori di Bisanzio punto non riconoscono il primato -dei pontefici italiani; è l'antica gelosia delle due metropoli del -mondo, Roma e Costantinopoli, sotto altra forma. I più dei papi sono -italiani, e difendono l'antica nazional preminenza dei Romani; se non -che a quando a quando i cesari di Bisanzio ottengono di far eleggere -alcun Greco al soglio pontificio, e trovano in lui maggior ubbidienza. -Così sotto l'impression religiosa viene manifestandosi l'antica gelosia -dei patrizii del Lazio verso i nuovi porporati cortigiani che vivon -nella città di Costantino. - -Gregorio II, fu tra quei papi latini il più illustre. Romano di -nazione, ed uomo di scienza, da bibliotecario e da custode ch'egli era -delle bolle e degli archivi, fu eletto papa dal popolo, e volgendo ogni -cura sua alla predicazione evangelica fra le nazioni barbare, empiè -d'intrepidi missionarii la Germania. I Bollandisti ci hanno conservata -la vita di san Corbiniano, nativo di Chatres, nelle vicinanze di -Parigi, il quale precedè nell'apostolato in Germania san Bonifazio, -ed ebbe il sacro suo mandato da san Gregorio papa. Corbiniano scorreva -la Sassonia, intantochè Bonifazio convertiva la Turingia e la Baviera. -San Gregorio fu un de' pontefici più operosi e più dotti, e l'epistole -sue a Carlo Martello, prefetto del palazzo, sono un modello della -fermezza ed insiem della grandezza che aver debbe un pontefice. Nemico -a lui violentissimo sopra tutti fu Leone l'Isaurico, quel barbaro -soldato che seppe recarsi in mano il fren de' Greci protestandosi -altamente iconoclasta. San Gregorio si fece a difender le immagini, -divoto oggetto della pubblica venerazione; e Romano com'egli era, e -tenerissimo della sua italiana patria, patir non volle che l'antico -Lazio si sottoponesse al principato de' Greci, e i discendenti de' -patrizii, le prische famiglie dei Paoli Emillii e dei Marii[98] -conservarono l'indipendenza loro appiè dei circhi e dei templi, avanzi -della grandezza romana. - -Il patriarcato fu instituzione orientale ed antichissima per le chiese -di Costantinopoli, d'Alessandria, d'Antiochia e di Gerusalemme. I -patriarchi nascevano in un con l'apostolato, però che i metropolitani -d'Egitto e della Siria furon contemporanei degli apostoli. Il -patriarcato d'Alessandria, che comprendeva l'intiero Egitto, fu -fondato da san Marco, e si distese in breve fino agli ultimi confini -dell'Abissinia. Quello d'Antiochia abbracciava la Siria, la Palestina -e l'Arabia, e se ne attribuisce la fondazione a san Pietro. San Marco -fu dannato al martirio in Alessandria, tra le sfrenatezze d'una festa -di Serapide, e san Pietro lasciò Antiochia, per venir a morire in Roma, -dove fondò il papato, quell'instituzione che poi dovea incivilire il -medio evo. Irrepugnabile era l'antichità della Chiesa di Gerusalemme, -il cui primo patriarca fu san Jacopo il Minore, d'origine israelitica. -La cattedra patriarcale di Costantinopoli saliva essa pure al quarto -secolo. Laonde tutti questi vescovi metropolitani potevan contendere -d'antichità co' papi, in quella guisa che Bisanzio avea conteso con -Roma; pure alla fine la tanta unità papale uscì vittoriosa; ma un lungo -conflitto ci volle a sbrogliar questa anarchia nella Chiesa, finchè il -genio di Gregorio VII, all'undecimo secolo, venne a ordinarla sotto una -sola mano, con cui domò sicuramente la barbarie feudale. - -Durava in Costantinopoli l'impero dei cesari, ma dopo Eraclio, da -governatore dell'Africa innalzato dai soldati all'onor della porpora, -non v'ebbe più alcun imperatore che facesse mostra d'una tal qual -vigoria in quel supremo comando; e in quella lunga lista di cesari non -troviamo se non uomini sollevati dalla fortuna, e dal capriccio con la -medesima prontezza giù precipitati dal trono. L'impero greco intanto -resiste in mezzo alle forti e barbare invasioni dei Saracini governati -dai califfi, dei Longobardi d'Italia e dei Bulgari, che accampano quasi -alle rive del Danubio. Il fuoco greco salvò l'impero, e fu di sostegno -alla sua fiacchezza; ora un soldato di brutal forza, ora l'altro sorgea -dal mezzo de' campi o de' circhi, e impadronivasi dello scettro, -o, più spesso, gl'imperatori non regnavano se non per la protezione -dei Barbari, come appunto Giustiniano II, il quale ottenne la corona -non altrimenti che per aiuto del re dei Bulgari; più tardi un Armeno -assunse la porpora, e le bende imperiali, e la famiglia d'Eraclio si -trovò in preda alle persecuzioni di questi coronati avventurieri, che -temevano i prìncipi d'antica ed imperiale origine. - -In questi annali bisantini si leggono crudeltà inaudite: ora tu vedi -cavar gli occhi a' fanciulli su cui splendesse il diadema imperiale; -or darli in preda alle fiere del circo o farli calpestar dai cavalli -nell'ippodromo; finalmente, un soldato di dura tempra strinse con -ferrea mano lo scettro di Costantino, e fu Leone III, figlio d'un -operaio di Seleucia, che levandolo sugli scudi fu dall'esercito greco -gridato imperatore. Uomo costui di barbari costumi, e rapace come esser -sogliono tutti coloro che nascon dalla forza, fece guerra alle immagini -solo per far suo profitto della spoglia de' reliquiarii, e convertir -in moneta le statue d'oro; donde la distruzione dei capolavori della -scuola bisantina: avea l'Isaurico tolto i costumi suoi da' Saracini che -non pativano figure intagliate, nè statue, nè disegni di sorte alcuna. -I Greci di fantasia sì calda nell'arti, i discendenti degli Apelli e -dei Fidii, sdegnati agli inconclastici decreti del Barbaro, si levano -qua e là a rumore, ed egli allora, ad imitazione del califfo Omar, -fa dar le pubbliche biblioteche alle fiamme, migliaia di manoscritti -con preziose pitture son ridotte in cenere! Papa Gregorio indarno gli -scrive per indurlo ad avere in rispetto le immagini che conservano -e perpetuano la venerazione pe' Santi, chè Leone per tutta risposta -comanda di deporre Gregorio, il difensore dell'arti. Fu in quel tempo -che Costantinopoli e la Grecia soggiacquero a un tremendo flagello: -le città furono scrollate da un terribile tremuoto, che aperse in -varii luoghi la terra, e rovesciò le mura di Costantinopoli; le -lettere pastorali, ricordano questo castigo fulminato contro gli empi -iconoclasti. - -Nemici implacabili degli imperatori di Costantinopoli erano a oriente -i Saracini e ad occidente i Longobardi. Questi ultimi, che discendevan -dagli Unni, ebbero lor capi o re fin dal primo loro stabilimento -in Italia. Ancor si veggono in alcune immagini o pietre intagliate, -l'effigie loro: raso il capo dietro la nuca essi portavano i capelli -divisi sull'una e l'altra gota, sì che scendevano a confondersi con -la prolissa barba, e a coprir loro il viso della negra capellatura, -onde aveano, secondo che dice Paolo Diacono, terribile aspetto. I re e -i grandi portavano abiti succinti, nè altra calzatura che i sandali; -in guerra, eran coperti fino ai ginocchi da pelli ferine. S'erano -stabiliti al settentrione dell'Italia, e quivi attendevano a sottrarne -le città al dominio degli imperatori d'Oriente; aveano in rispetto il -re, come capo militare che guidava i compagni alla conquista. Il più -fiero e valoroso di questi re fu Luitprando, Bavaro di nazione, il -quale, vedendo i popoli d'Italia inaspriti contro Leone Isaurico per -la sua persecuzione alle immagini, approfittando del mal contento di -quelli, e del discredito in cui caduta era l'autorità dell'esarcato, -muove contro Ravenna, e se ne impadronisce, insieme con tutte le altre -città della Pentapoli[99]. - -A volersi fare un giusto concetto del dominio de' Longobardi in Italia, -scorrer si vuole le triste città che fronteggiano l'Adriatico da -Rimini sino ad Ancona, e veder le ruine di Ravenna, e la silenziosa -Pavia[100]. Miravan essi all'assoluta sovranità di tutta la penisola, -e a quest'effetto Luitprando combatte contro gl'imperatori greci, -contro gli esarchi, contro i papi; egli è destro in politica al par -che intrepido capitano, ed al governo suo si riferisce la caduta della -sovranità greca in Italia; nè gli sarebbe manco riuscito di domar -materialmente il papato, se i Franchi non fosser venuti indi appresso -in aiuto dei pontefici. I duchi o esarchi di Ravenna, delegati che -erano dell'impero greco, furono stritolati dai Longobardi, a cui la -sorte serbava la signoria delle città sull'Adriatico, fino al grande -impero di Carlomagno. - -In Italia eran pure i duchi del Friuli, che precedon d'oltre a un -secolo la costituzione dell'impero carolingico, e i cui nomi ritraggono -dell'origin loro germanica e dell'affinità loro co' Longobardi; sono -una stessa famiglia, e vi si trovano gli Astolfi e gli Anselmi, tipi -della razza longobarda. Il medesimo è da dirsi dei duchi di Spoleti -che governavano la Toscana e l'Umbria, vassallaggi del reame de' -Longobardi, i quali furono i primi a posar sopra solide fondamenta il -sistema feudale. Da questo deriva pure il gran feudo di Benevento, che -originariamente instituito dai Greci, cadde nella famiglia dei duchi -del Friuli, per quindi confondersi nella corona di ferro che in Monza -cingevano i re longobardi. Il Friuli, Spoleti e Benevento furono i -tre maggior cerchi di questa corona, e in quest'origine e con questo -privilegio di feudi imperiali durarono anche sotto i Carolingi. - -I Bulgari, di origine scitica, ebbero fin dal tempo che si stabilirono -sul Danubio lor principi o re, con nomi di sarmatica desinenza, se -non che Anna Comnena, vana pur sempre delle memorie sue, parlando -nel duodecimo secolo del fondatore di quella barbarica monarchia, gli -presta il nome greco di _Mocro_; ma troppo evidente è nella dinastia -di quei popoli la schiatta tartara. Tarbaglo, da cui principia la -serie dei re Bulgari nel secolo ottavo, avendo aiutato Giustiniano II -a racquistare Costantinopoli, gli dimandò che cosa gli avrebbe dato in -ricompensa. «Quel che più vuoi,» gli rispose l'imperatore; e Tarbaglo -allora, gittato in terra il suo amplissimo scudo e lo scudiscio che -adoperava a stimolare il cavallo. «Riempi, gli disse, questo spazio -di monete d'oro;» indi alzata la picca volle che tutto intorno fosse -ripieno di seriche stoffe, fino alla punta, e ognun de' suoi Bulgari -ebbe la man destra colma di monete d'oro e la sinistra di monete -d'argento. Un fiero uomo era cotesto Tarbaglo, ed anzichè rassegnarsi -ad esser vassallo dell'impero, volle esserne il protettore; ma pur sì -fatta era la potenza delle arti e della civiltà, che i Barbari, benchè -vittoriosi, non si appressavano altrimenti che rispettosi alle rive -del Bosforo, e ancor non si ardivano di stender la mano alla splendida -città di Costantino, tanto ancor da lontano raggiava il suo lume. - -Ma ben sorgevano maggiori nemici all'impero sulle rive asiatiche del -Bosforo, dove il califfato, che riconosceva l'origin sua da Maometto, -univa insieme, sotto la sua spada, la podestà civile e la religiosa. -Aveano i successori di Maometto, nel secolo ottavo, compiuta con -gloriosa perseveranza l'opera sua, e quel periodo ha principio col -famoso califfato di Valido, sotto il cui regno vediam soggiogata -la Galazia, terminata dai Musulmani la conquista dell'Affrica, ed i -Berberi fuggire atterriti per le mobili arene del deserto. Su quegli -scogli che prospettan di rincontro la penisola ispanica, sorge intanto -un impero, sotto Musa governatore dell'Affrica, tremendo conquistatore -che traripa da tutte le parti, «somigliante, come dice un poeta arabo, -all'onde del Mediterraneo, che si precipitan come figlie nelle braccia -del padre, per lo stretto verso l'Oceano». Tarifo discende indi in -Ispagna, e in quindici mesi le infiacchite popolazioni dei Visigoti -s'inchinano sotto la spada del luogotenente del Califfo. Valido fu un -de' più ardenti settatori, ed a lui debbono le moschee di Damasco il -loro splendore. Costui non volle saper nè di lingua nè di architettura -greca, ma edificò suoi minareti, d'onde i Musulmani, al triplice e -monotono grido del Moezzino, venivano invitati alla preghiera. A Valido -succedè Solimano, il quale inaugura il suo regno, col far da un'armata -di mille e ottocento vele assediare Costantinopoli; ma i Greci, esperti -marinai, a somiglianza de' loro maggiori, ardono, col fuoco greco -quelle navi, e Solimano muor di crepacuore alla trista novella. Omaro e -Iezzido, furono anch'essi ardenti nella fede come Valido, e la barbara -avversion loro alle immagini, gli spinse a ordinar di distruggere i -dipinti nelle chiese ed i bei mosaici sopra le pareti, a simiglianza di -quanto operato aveano i Greci iconoclasti. Perdite irreparabili per le -arti! - -Il califfato scese in basso nel secolo ottavo, e gli Ommiadi furono -oscurati dagli Abbassidi, i quali ebbero per secondo loro califfo -Abu-Giafar o Almanzorre. Formarono gli Ommiadi una monarchia -independente in Affrica, prima, poscia in Ispagna dove fondarono il -regno di Cordova. Almanzorre edificò Bagdad, la città degli aromi, -delle rose e del pesco, di che indi le crociate regalaron l'Europa; -Bagdad fatta residenza dei califfi, nemici eterni dell'impero greco, e -per legge di religione, signori assolati d'ogni cosa che portasse nome -musulmano; ma come suol sempre avvenire colà dove la conquista allarga -il dominio suo, i luogotenenti del califfo, ambiscono l'independenza -sovrana, quale in Affrica e quale in Ispagna. Le maggiori invasioni -dei Saracini avvennero nel secolo ottavo, e li vediam nelle Gallie, -attraverso de' Pirenei, nella Provenza, nel Delfinato, dappertutto; -inondano essi città e regioni, e si mostran con l'erranti orde loro -fino alla Loira, distruggendo monasteri, città, con tutti gli avanzi -dell'antico incivilimento. Ma non precediamo i tempi di Carlo Martello, -in cui essi verranno ad occupare il luogo loro nella nostra cronaca de' -secoli andati. - -Quest'è il tempo che i popoli continuamente si muovono al settentrione -ed al mezzogiorno del mondo; il tempo delle invasioni! Per ogni -dove sorgono capi, a cui gli Orientali danno il nome di emiri, e le -nazioni scandinave e i Sassoni quello di _heretog_ ed _herskonoung_, -a significar coloro che li conducono alla battaglia, chè niuno qui -intender dee la dignità regale nel suo senso monarchico, altro in -questo caso la parola _rex_ non significando che condottier d'uomini, -e capo di squadre vittoriose, e alcuna volta pare capitan de' -pirati[101]. Negli annali del Nord, ogni uomo che guidi una spedizione, -ha qualità di _rex_, di governatore, come specialmente si vede al -tempo che i Normanni traboccarono nelle Gallie, dove un semplice capo -che guidasse poche barche luogo i fiumi della Loira o della Senna, a -saccheggiar le città e i monasteri avea titolo di _rex_, e ad ottenerlo -gli bastava brandire in alto l'asta, o agitare vigorosamente la -chiaverina. Chi studii bene addentro la storia dell'ettarchia vedrà -che tra i Sassoni principalmente tutti questi reami altro non erano che -scompartimenti territoriali, i quali si vennero, coll'andar del tempo, -trasformando in contadi. L'ottavo secolo è tempo di sminuzzamento, e -dall'unità papale in fuori non ci ha che smembranamento di terra e di -potere, ed eccone il perchè. A concepire alcuna idea di universalità è -mestieri d'una certa potenza d'intelletto, d'una gran forza di volere, -d'una tal quale vastità di mente; ora i Barbari nulla posseggon di -tutto questo; ei posson sì applicar l'animo a grandi conquiste, ma poi -che le abbian compiute, le trinciano in coregge come la pelle del bue, -nè l'autorità fra loro resta intera mai sotto una sola mano. Tutto -dividono in tribù e famiglie, patrimonio la terra, e quando i figli -sono parecchi, lo dividono come una eredità, e tagliano in brandelli. -Poi viene una mente sovrana, che, come Carlomagno, raggruppa tutti -questi ritagli, e passa rapidamente, e l'opera torna in brani, e ricade -nel caos; chè una civiltà non dura se non colle condizioni che a lei -si addicono, e quando si vuole anticiparla, essa torna da sè medesima -ad allogarsi nella sua vita naturale, foss'anco barbara: è meteora -che illumina un istante per quindi ceder tosto il campo alle tenebre -vincitrici. - -Al principiar dell'ottavo secolo, la schiatta merovingia non esiste -oramai più che di nome: Dagoberto è l'ultimo di quei re che splenda -di vivo lume tra i figli criniti di Meroveo. Dopo di lui nuove -spartigioni; vi sono re d'Austrasia, di Neustria, di Borgogna o di -Aquitania: nulla di fermo, tutto fiacco e instabile sotto i Clotarii, i -Childerichi ed i Terigi o Teoderici, finchè questa schiatta si spegne -interamente assorbita da una nuova dignità di cui è cosa essenziale -ben diffinire l'origine, a stabilire le condizioni dell'esaltazione dei -Carolingi. - -E' non si pose mente troppo, come pur dovevasi, a tutte le cose che i -popoli barbari tolsero dalle instituzioni e dai formolarii di Roma e -di Bisanzio. Una civiltà, quando fu luminosa, non cessa di gittar qua -e là qualche raggio anche nei giorni del suo decadimento e precipizio, -e però vediamo i re franchi, Clodoveo per primo, sollecitare il titol -di consolo, e chieder la porpora e gli onori di Costantinopoli. Fra -le dignità dell'impero una ce n'avea, la prima di tutte, secondo -che dice il formolario porporato, ed era quella di gran maggiordomo -o maestro del palazzo, il _curopalata_[102], cui era commessa la -condotta delle milizie e il governo delle guardie imperiali; dignità di -amplissimi poteri, e in cui stava il reggimento assoluto dell'impero. -I maggiordomi, o, come noi diremo, i prefetti del palazzo, appo i -Franchi non derivarono altrimenti da alcuna istituzione germanica, -che in mezzo a quei popoli boreali era capo chi era forte, e re chi -sapea maneggiar da prode la chiaverina, nè v'ha cosa che lasci supporre -in quelle antiche foreste l'instituzione di un re scioperato, che fu -una degenerazione della podestà nelle terre conquistate. La dignità -dunque di prefetto del palazzo fu tolta dai formolari degli imperatori -di Bisanzio[103], e fatta essa pure, fra i conquistatori, di diritto -ereditario; però che i Franchi, popoli bellicosi com'erano, non -poterono assoggettarsi al medesimo reggimento degli effeminati Greci; e -ben poteano gli imperatori di Bisanzio chiudersi nei loro palagi, con -gli eunuchi e con le donne loro, cerchiate d'aureo collare la gola, -ma i Franchi erano uomini da spezzar lo scettro in mano ai fiacchi, e -i prefetti del palazzo andavano levandosi sul trono dei Merovingi, in -tempi che la forza e la podestà materiale creavano il diritto, e il -confermavano. Solo ai Greci era lecito patire un principe effeminato; a -popoli vigorosi voleasi una podestà vigorosa. - -L'origine dei maggiordomi o prefetti del palazzo discende quasi dal -primo stabilimento dei re franchi, e li troviamo nel sesto secolo, -chè quando Dagoberto tutto raccolse in man sua l'impero dei Franchi, -ebbe anch'egli a sua dipendenza un prefetto del palazzo. Se non che, -appunto perchè sotto Dagoberto il governo del re durava grande e -forte, i prefetti del palazzo non furono se non un'imitazione dei -grandi uffiziali domestici di cui parla il codice teodosiano e il -giustinianeo. L'istoria di costoro, assai confusa com'è, si mesce ai -rivolgimenti delle corti di Neustria e d'Austrasia; li vediam condurre -i Franchi alla guerra; li vediam contender fra loro: esser uomini -forti e animosi, portar nomi tutti d'origine germanica, come son -quelli di Grimoaldo, d'Ebroino, di Martino o Martello, che si leggono -nel lungo catalogo di siffatti uffiziali; dar timore alla infiacchita -sovranità; fare e proclamare i re. La storia di costoro viene spesso a -intrecciarsi nelle leggende dei Santi; vivono alla corte e in campo, e -le cronache aman piuttosto di scrivere i loro annali che non quelli dei -re scioperati[104]. - -La prima vita un po' chiara, un po' esatta che negli annali della prima -schiatta si abbia di questi prefetti palatini si è quella di Pipino il -Vecchio, detto anche di Landen, prefetto del Regno d'Austrasia sotto -Dagoberto. La storia sua meglio descritta l'abbiamo in una leggenda, -però che egli fu in onore di santo, ne fu altrimenti di que' Barbari -che spogliavano i monasteri, chè anzi li protesse e ricolmò di doni. -Ebb'egli l'autorità in comune con Arnoldo vescovo di Metz, e con -Cuniberto vescovo di Colonia. Sotto Dagoberto, re guerriero com'egli -era, i prefetti del palazzo altro non furono che semplici ministri. - -Pipino il Vecchio ebbe a successor nella sua prefettura d'Austrasia -Pipino il Grosso o d'Eristal, suo nipote di figlio, ma solo per madre: -la progenie sua veniva dall'Austrasia, ed ei dovette il soprannome di -Eristal ad un piccol villaggio della Belgica dov'era nato. Formavano -gli Austrasii la parte germanica più fiera ed indomita del regno dei -Franchi, e aveano conservato la prodezza e il vigore della prisca -origine loro. Alla morte di Dagoberto, elessero eglino a governarli, -col grado di duca, Pipino d'Eristal e Martino o Martello, che non vuol -esser confuso con Carlo Martello. Amendue questi prefetti palatini -portarono le loro armi in Neustria, dove Martino periva in battaglia, -intantochè Ebroino, prefetto di quel regno, veniva ucciso con una -mazzata, e Terigi o Teoderico, re di Neustria, vinto anch'esso, -era forzato a prender Pipino per suo prefetto. Distinzione curiosa! -Pipino d'Eristal, non è sol prefetto, ma duca e signore d'Austrasia, -cioè condottiero d'uomini; invade la Neustria co' suoi Germani, -da lui guidati alla guerra da vero conquistatore, s'impadronisce -per forza della prefettura palatina, ma punto cozzar non vuole co' -pregiudizi della razza de' Franchi neustri e borgognoni che vogliono -la dignità reale ereditaria nella famiglia di Clodoveo, e rispetta -questo principio, chè ei ben si ricorda come suo zio Grimoaldo, -prefetto anch'ei del palazzo, avendo voluto innalzar per usurpazione -un de' figli suoi sul trono de' Merovei, i popoli non vollero mai -riconoscerlo. Pipino d'Eristal è un uom di fermo pensare, ei governa -i Franchi come duca d'Austrasia e insieme come prefetto palatino di -Borgogna e di Neustria[105], e tanto bastar gli dee. V'ha un momento -in cui egli si attenta d'impossessarsi della dignità regale, di por -la mano sul diadema, ma invano, chè infruttuosi riescono tutti questi -suoi tentativi, però che i Franchi hanno, come tutti i popoli barbari, -una certa fedeltà alla famiglia che possiede la podestà sovrana, e la -eredità è inerente ad essa, tal come appunto ella si trova in Oriente -nei Califfi; ed è una massima tolta dalle sacre tradizioni del tempio -d'Israele; l'eredità contrassegna del suo sigillo le più bambinesche -del pari che le più deboli fronti. - -Molto vi fu da combattere innanzi che la schiatta carolina, tutta -germanica com'ell'era, venisse con grado regio a piantarsi nella -Neustria e nella Borgogna, e ancor continua il conflitto del principio -ereditario colla forza materiale, che risiede nella famiglia dei -Pipini; i quali già son duchi d'Austrasia, ma per diventar re -dei Franchi hanno ancor molti servigi a prestare, e bisogno d'uno -spossamento morale nella dinastia di Meroveo. L'usurpamento dei -Carolingi fu come un'irruzione della schiatta germanica in mezzo ai -Franchi dell'Austrasia e della Borgogna; i duchi germanici divennero -i re di Parigi e dei Borgognoni; punto istorico questo che anch'esso -prepara ed avvia la grand'opera di Carlomagno. - - - - -CAPITOLO V. - -CARLO MARTELLO. - - Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. - — Prefetture dl Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue - prime guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale - d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì delle - Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza per opera di - Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova invasione. - — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia - di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori - occidentali. — Terre clericali. — Terre dei soldati. — Leggende - intorno a Carlo Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e - documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo - canto dell'Epopea di _Garino il Loreno_. - -715 — 741. - - -Pipino d'Eristal avea da poco compiuta l'occupazione della Neustria -e dell'Aquitania, con l'aiuto delle fiere genti d'Austrasia, che ei -conducea come capo. Gli antichi Franchi s'erano effeminati nelle città -del mezzo e australi della Gallia; essi più non erano i guerrieri -del Reno e della Mosa, e fatti troppo Romani, avean tralignato dagli -antichi loro marziali costumi sotto l'influenza della più benigna -civiltà dei vescovi, dei cherici e dei Galli. Pipino d'Eristal, come -venuto dalla Svevia e dalla Turingia, assicurò il primato agli usi -e costumi germanici, e come duca d'Austrasia e prefetto palatino di -tutta la nazione dei Franchi, fece che essi accettassero a re loro -tre giovani della schiatta di Meroveo, che furono: Clodoveo III, -Childeberto III e Dagoberto III. - -Nella vita, sua benchè tanto agitata, Pipino d'Eristallo si tenea -ne' suoi palagi più donne, invano i vescovi opponendosi a questa -consuetudine dei prischi tempi della Germania; i re e i duchi austrasii -aveano mogli, concubine e compagne e schiave ch'ei cambiavano e -ripudiavano a grado loro. Due figli, Drogone e Grimoaldo, gli avea -partoriti Pletrude, una di queste mogli, e due Alpaide, un'altra -concubina o sposa sua, il primo de' quali ebbe nome Carlo o Karl, usato -nella schiatta d'Austrasia; il quale allevato presso il padre, fu, da -pargoletto, il più careggiato dal padre, perchè avea la madre bella, -ed egli era l'ultimo. San Lamberto, vescovo di Maestricht, denunziò -l'unione di Pipino e d'Alpaide per un adulterio e un incesto: ma la -cristiana sua voce non ebbe ascolto, e colei continuò ad essere amata e -accarezzata come prima, e Odone, conte austrasio, fratello della donna -oltraggiata, trafisse d'una stoccata, dentro al medesimo santuario, -il pio san Lamberto, e il lasciò morto sulle soglie della cattedrale. -Drogone e Grimoaldo morirono prima di Pipino, lasciando alcuni -figliuoli in età tenerissima ancora, che per diritto ereditario chiamar -si vollero al governo degli Austrasii, dei Neustri e dei Borgognoni; -cosa contro la consuetudine, però che i prefetti del palazzo dovean -essere robusti ed atti a condur la gente d'armi; nè era possibile che -una intrepida generazione, come i Franchi erano, patisse re senza forza -e prefetti del palazzo fanciulli. A condurre pertanto a fine il disegno -suo, che quello era di dar que' duchi ai Franchi sotto la tutela d'una -donna, Pletrude fece chiuder Carlo in una delle torri di Colonia, come -figlio d'una concubina. - -Ma Carlo non rimase colà entro a lungo imprigionato, che fuggitone -anzi per zelo dei fedeli di Pipino d'Austrasia, i quali il riconobbero, -assunse il titolo di duca d'Austrasia, e per tale in breve il gridarono -i Franchi, simile com'egli era in tutto a Pipino d'Eristallo suo padre. -Fatto di questo modo capo militare d'Austrasia, Carlo chiuse in un -monastero la tracotante donna, che avea voluto costituirsi reggente, e -partì i tesori fra la gente d'armi. Ecco dunque Carlo duca d'Austrasia; -intanto i Neustri, che pur non volevano per prefetto un fanciullo, -si eleggevano a capo Ranfredi, e questi e Carlo, uom d'armi l'uno; e -uom d'armi l'altro, rompevan guerra fra loro. Ranfredi, con l'aiuto -dei Frisoni, nazione in gara cogli Austrasii, assalì gagliardamente -Carlo, a cui sulle prime toccò una sconfitta; ma indi tosto ritornò a -battaglia e i germanici suoi Franchi fecer macello dei Neustri e dei -Frisoni. Si trattò della pace, e Carlo diceva a Ranfredi: «Lasciami -le terre d'Austrasia, tienti la Neustria, e sarà tregua fra noi». Ma -Ranfredi, parlando a nome di Chilperico, un de' Merovei, volea tutto -governare, e ricusava i patti. Ad un re dunque si volea contrapporre un -altro re, che tale era l'uso dei Franchi, onde Carlo prende anch'egli -un Meroveo, facendolo re sotto il nome di Clotario, e fatto questo, -muove co' suoi guerrieri di razza germanica, viene a giornata co' -Neustri a Vincy e gli sbaraglia, si diffila verso Reims, trova nel -piano le genti della Neustria congiunte con quelle dell'Aquitania, -viene con esse a campal battaglia, e pel valore delle sue nordiche -schiere, meno effeminate, meno use alle mollezze della vita, riporta -un'altra luminosa vittoria[106]. - -Ecco adunque Carlo signore al par di Pipino dei due reami d'Austrasia e -di Neustria, qui come duca, colà come prefetto del palazzo. Muore indi -Clotario, da lui fatto re, ed egli, da destro politico, profferisce ai -due popoli di governarli, come già Pipino suo padre sotto la semplice -autorità di prefetto, lasciando re dei Franchi Chilperico innalzato al -trono dei Neustri. Il vinto Ranfredi accetta queste condizioni, diventa -duca d'Angiò, rinunzia alla prefettura del palazzo, e Carlo governa -insieme la Neustria e l'Austrasia, intento più che mai a difendersi -contro tutti i nemici, che non son pochi, della signoria franca nelle -Gallie. Di quivi ha principio la faticosa e militar sua vita per la -difesa della nazione; i popoli ostili ai Franchi sono numerosissimi; -gl'indomiti Sassoni assaltano le Gallie dalla parte della Belgica, e -Carlo, accorsovi co' suoi, costringe i Barbari a rientrar nelle loro -terre dell'Elba e della Frisia. Cinque volte i Sassoni tornano al -Reno, e altrettante Carlo Martello spinge addosso di loro i Franchi -dell'Austrasia e della Neustria. Le cronache raccontano pur le sue -guerre d'Aquitania, e il vediamo or sull'Elba, or sulla Loira, or -sul Reno, or sul Rodano; egli è il più perfetto prototipo che sia dei -guerrieri franchi, razza vagabonda ch'ei sono: la vita cittadina lo -annoia, egli non istà bene se non fra guerre e spedizioni lontane. -Queste qualità degne d'un prefetto del palazzo, gli giovano a meglio -conservar l'autorità sua sopra i Franchi, popolo che non abitava se non -di mala voglia le città, come s'egli si trovasse soffocato nel cerchio -delle mura e sotto il peso delle torri e delle rocche; egli ha bisogno -delle antiche selve e delle spaziose campagne come i suoi maggiori. - -Ma il nome di Carlo sta per risuonare assai più famoso; le invasioni -dei Saracini venuti d'Africa e di Spagna, minacciano il centro delle -Gallie; non contenti di correre il Mezzodì, muovono ora contro il -Settentrione. La razza dei Goti in Ispagna è già caduta sotto quei -rapidi conquistatori; salvo alcuni antichi cristiani rintanati -nei monti delle Asturie e i conti di Castiglia, i popoli ispani, -ubbidiscono ai luogotenenti dei califfi: Cordova e Siviglia son fatte -sedi degli Emiri mandati dal Commandator dei credenti ad occupar le -terre degl'infedeli. Già da quindici anni i Saracini aveano varcato i -Pirenei, ed ahi! con quante stragi e ruine a danno de' cristiani! Che -strazio legger nelle leggende e ne' cartolari delle badie, i guasti -e disertamenti che patirono le città di Arli e di Nimes con quelle -inesorabili bande sempre sul collo. Qui basiliche distrutte, colà -reliquiari saccheggiati; le città della Linguadoca, pur dianzi sì -splendide, i municipii, in fratellanza con Roma, in preda ora ad ogni -sorta di desolazioni! - -La prima regolare invasione de' Mori nelle Gallie fu condotta da un -emiro di nome Musa. «Il vento dell'islamismo, dice una cronaca araba, -cominciò a soffiar contro tutti i cristiani». Il Rodano udì sulle -sue sponde i nitriti dei cavalli d'Affrica e di Spagna, e in queste -ardimentose spedizioni i Saracini erano aiutati dalla fiacchezza e -dalla discordia dei cristiani, e sì pure dalla tradigione degli Ebrei, -numerosissimi allora nelle città delle Gallie meridionali, i quali -avendo familiare la lingua araba e la siriaca, se la intendevano co' -figli dell'Oriente, del cui passaggio si veggono ancor vestigia a -Vienna, a Lione, a Macone, e fino a Chalons alla Saona. Gli annali pur -di Digione narrano i guasti di costoro nel reame di Borgogna; se non -che talvolta le cronache, non contemporanee, confondono le invasioni -degli Ungri, razza di Vandali, che vennero al nono e al decimo secolo, -con quelle dei Saracini del secolo ottavo. I settatori del profeta, -popolo di ardente immaginazione, aveano ideato un ampio disegno di -conquista, simile a quelli che Maometto immaginar sapea nell'ambiziosa -sua mente. Gli eserciti arabi doveano impadronirsi, a così dir, -di carriera, come i cavalieri del deserto, del regno de' Franchi -(l'Austrasia e la Neustria); doveano fare alto un istante sul Reno, -indi passar per mezzo le terre dell'Alemagna, calar sull'Italia e sulla -Grecia, sì da convertire il Mediterraneo in un lago infeudato alla -razza del Profeta. - -Questo disegno a meraviglia concordava coi modi delle ampie conquiste -che gli Arabi, errando, aveano già compiute in Africa e nella Spagna. -Movendo essi dalla Siria, aveano costretto l'Egitto a sottomettersi -al loro dominio, rincacciato i Berberi dell'Africa fin dentro alle -ardenti sabbie del deserto, e nulla valse ad arrestar questo torrente -devastatore. Padroni che furon dell'Africa, avevano in men di due anni -soggettata la Spagna; i Goti ubbidivano oramai alle leggi loro, ed ora -agognavano l'Italia e la Grecia, per prender Costantinopoli da tergo. -Ancor durano nelle arabe geografie le tracce di questa sterminata -mossa dei Saracini, i quali nell'irrompere con tutte le forze loro, -congiunger sapevano in battaglia l'astuzia col valore. Alla intimazione -della guerra sacra, tutti salivano a cavallo, però che il comando del -Profeta era legge pe' Musulmani; si servivan delle genti de' paesi -conquistati per ingrossar vie più le loro masse, gli emiri, come -ausiliari della conquista, conducevano innumerabili torme di Berberi -affricani, che formavano l'agile ed intrepida loro cavalleria, e seco -avevan pure gli Ebrei, prontissimi sempre nelle città meridionali al -tradire. Se si dee prestar fede alle cronache, costoro tenean pratiche -co' nemici de' Franchi, sol per odio contro i cristiani, cui avrebber -voluto dare in mano ai nemici, a quella guisa che fece Giuda con -Cristo; infatti, quasi tutte le città della Gotia furon vendute dagli -Ebrei. Questi innumerabili eserciti de' Saracini traevano seco donne; -fanciulli, tutto che era necessario a fondar colonie, con disegno di -stabilirsi nel mezzo dell'Europa, e rinforzar l'islamismo con migliaia -e migliaia di settatori. Era tempo di continuo conflitto tra razza -e razza, tra dominio e dominio, tra credenza e credenza. La vittoria -stava per decidere chi avrebbe occupata questa terra, quali sarebbero i -vincitori e quali i vinti. - -Eudi, duca d'Aquitania, fu il primo dei capi di guerra ad opporsi -alla rapida irruzione dei Saracini, ed è debito di restituirgli una -parte della gloria che i posteri serbaron solo a Carlo Martello. -I Saracini aveano sotto l'emiro Alsama, fatta la città di Narbona, -situata presso il mare fra i Pirenei e l'Aquitania, principal sede del -dominio loro, donde masse d'infedeli si spandevano nella Settimania, -e venivano ad assediare Tolosa, sì che Eudi della razza dei Franchi, -ed, al dir d'alcuni, uscito dai medesimi Merovei, chiamate all'armi le -popolazioni meridionali, intanto che i Saracini stringevan d'assedio -Tolosa, piombò sui loro alloggiamenti, li ruppe e costrinse a ritirarsi -disordinatamente ne' Pirenei verso Narbona. L'emiro Alsama fece mostra -di gran valore, e nel combattere andava ripetendo quel verso del -Corano: «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» ma fu atterrato -da una forte lanciata per un de' guerrieri aquitani; e dopo di lui -Abd-Alrahman, dalle antiche cronache, chiamato Abderamo, assunse il -comando dei pochi avanzi di que' Saracini. - -La vittoria del conte Eudi, e ne fe' relazione al papa, fu -siffattamente risolutiva, che da quel giorno in poi i Saracini più -non si mostrano che in alcune isolate spedizioni, in opera piuttosto -di genti da saccheggio che di schiere ed eserciti formati. Seguir tu -puoi le orme loro nelle triste lamentazioni dei monasteri, pei guasti -che facevano all'arche coperte d'oro e per le taglie che imponevano a -tutte le badie dell'Aquitania. Indi a qualche anno Ambiza, governator -della Spagna pel Califfo, deliberossi di varcare i Pirenei con un -formidabile esercito tutto coperto d'armi forbite, e preceduto da -un nugolo di Berberi. Tenne costui non tanto il modo della violenta -conquista, quanto quello d'impor tributi ai vinti, come già erasi -fatto in Ispagna, onde la maggior parte delle città di Linguadoca -ricomperavansi con danari, per saziare l'avidità d'Ambiza, il quale -mandava monti d'oro a Siviglia e Cordova, finchè fu morto in una -delle sue spedizioni. Alla morte di costui i Saracini tornarono ai -loro saccheggi, poi si fe' una mescolanza di popoli, ed Eudi stesso, -vincitore testè dei Saracini, acconsentì a una lega di popoli e di -famiglie. Munuza, emiro pieno di tolleranza, avea nelle sue spedizioni -contro l'Aquitania, rapita la propria figlia d'Eudi, nomata Lampegia, -di maschia bellezza, e innamoratosi di lei, la faceva sua sposa, -benchè cristiana. Il duca e l'emiro si congiunser così d'interessi -e di famiglia, simbolo dell'unione sempre naturale fra le razze -conquistatrici e le conquistate, come già era avvenuto in Ispagna fra -i Saracini e i Visigoti, e nelle Gallie tra i Franchi e i Romani, chè -un'antica società, non è mai al tutto neppur da violenta conquista, -disfatta, ma sempre seguon transazioni da sè fra le razze. I ferventi -Saracini e i cristiani, divoti al culto della chiesa[107], non ammiser -questa unione dei culti e dell'anime, e Munuza fu riprovato, pel suo -procedere, nelle meschite di Cordova e di Siviglia, e accusato come -spergiuro, intantochè il conte Eudi, dall'altra parte, veniva per suo -peggio scomunicato. - -In questo mezzo Abderamo fece gridar la guerra santa nelle città -d'Africa e di Spagna, e in breve infinite torme di Saracini varcaron -di nuovo i Pirenei, disordinatamente e confusamente, a guisa di tutte -l'altre spedizioni in massa, seco traendo donne, fanciulli, bottino, -e armenti, affine di stabilirsi come pastori nelle terre conquistate. -Abderamo distrusse indi il dominio di Munuza al di là dei Pirenei, -il tolse di seggio, come traditor della legge, e fattagli troncar -la testa, la mandava a Damasco, intantochè Lampegia, sua giovine -sposa, veniva posta in mano delle donzelle di Cordova, e serbata pel -serraglio del califfo. Dall'alto dei monti i Saracini si sparsero -poscia per tutta la Settimania; videro Arli e Bordò che s'inchinaron -dinanzi ad essi; pigliaron indi la via della Loira, senza che nulla -resister potesse all'impeto loro. Un conte di Poitiers, che solo ardì -d'opporsi all'invasione, fu preso e decollato, e i topazi e smeraldi -del suo tesoro furono, in un co' reliquiari delle sue chiese, mandati -a Damasco. «Abderamo, dice uno storico arabo, fu come una tempesta che -tutto abbatte, e una spada a due tagli». - -Il conte Eudi d'Aquitania, impotente a resistere a questa piena di -armi, venne a Carlo duca d'Austrasia, prefetto del palazzo, appo i -Franchi che teneva la plenaria sua corte a Colonia. La Neustria era -minacciata; dopo la Loira, sarebbe assalito l'impero dei Franchi; -se terribil era la guerra dei Sassoni a settentrione, tale non meno -era quella dei Saracini a mezzogiorno, onde Carlo movea intorno il -grido d'una spedizione in Aquitania, e alla voce sua sì nota alle -razze dell'Austrasia, tosto si raccoglievan le genti dalla robusta -complessione, dalla ferrea armatura e dalla pesante mazza, del Danubio, -dell'Elba, del Reno, della Senna e dell'Oceano; ed egli le conduceva, -passando per Parigi e per Orleans, sulla Loira, però che i Saracini si -avanzavano verso Tours, sapendo che in questa città chiudevasi un ricco -bottino di vasi d'oro e di serici ornamenti, di che decorar volevano -le loro moschee. Abderamo tuttavia stette alquanto fra due, timoroso -per l'esito della battaglia alla vista del lusso che spiegavano le sue -genti, e della mollezza e indisciplina che s'erano introdotte fra loro. -Essi non eran più i Saracini conquistatori della Spagna, ma confuse -masse e un tramestío di Berberi, d'Arabi, d'Ebrei, e tutti aveano a -combattere contro gli uomini pronti e nerbuti del Reno e della Mosa, -non già più contro i molli Aquitanti pacifici abitatori delle romane -città di Nimes, Arli, Tolosa e Narbona. - -Qual fu il campo di battaglia in cui fu risolto il conflitto fra i -cristiani della razza germanica, e i Saracini snervati nei serragli -di Cordova e Siviglia, sotto il sole di Spagna? Gli Arabi lo pongono -nelle vicinanze di Tours; i cartolari de' monasteri lo additano a -Poitiers, in una vasta pianura non lunge dalle porte di questa città, -nè si sa a qual credere di queste due tradizioni, se non che forse -la battaglia cominciò a Tours, e terminò a Poitiers, a simiglianza -di quegli altri lunghi conflitti, di cui anche la storia moderna fu -spettatrice, che si stendono per uno spazio di più leghe, e comprendono -più d'un campo di battaglia. I Saracini furono per impeto improvviso -cacciati dai sobborghi di Tours, indi Carlo passò la Loira, spiegò -le schiere sue, sempre vittoriose sulla Vienna, e Poitiers divenne -ampia tomba degl'infedeli. Questa giornata, che seguì nel mese -d'ottobre, fu notabile per la fermezza in essa dimostrata dalle nazioni -settentrionali, che al dire d'Isidoro di Beja, cronista che spesso -ha molto del poeta, resisterono ferme come muri all'impeto nemico, -e stettero serrate come cerchio di ghiaccio. Quantunque i Saracini -traessero una numerosa cavalleria leggera, composta d'Arabi e di -Berberi, che andavano da diritta e da manca volteggiando, pur non fu -mai ch'eglino smuover potessero i saldi Austrasiani. «Queste nordiche -genti, prosegue Isidoro di Beja, combattevano gagliardamente, e la -spada degli Arabi spuntavasi contro ai petti loro». - -La battaglia durò più giorni facendo i Saracini impeto da destra e -da sinistra senza frutto, e le genti della razza germanica sempre -avanzando ferme nelle loro ordinanze e senza lasciare fra esse vacuo -veruno. Un'ardita diversione fe' risolvere la vittoria, e fu che -mentre i Saracini respinti da Carlo Martello, vacillavano, Eudi, cogli -Aquitani, gli assaltò di fianco, e si impadronì del campo loro e della -tenda dell'emiro, improvviso assalto che li pose in gran confusione. -Abderamo intanto, veduto il pericolo, avventava i suoi cavalli berberi -sugli Aquitani, ma passato d'una freccia scagliata da man vigorosa -cadeva spento sul campo; Carlo vede il momento decisivo, muove innanzi -con impeto; le schiere degli infedeli sono disordinate, e ben tosto -messe tutte a sangue e a macello. Ottenuta la vittoria esso Carlo -si fece a distribuire il bottino fra' suoi soldati, come era l'uso; -nè oltrepassò Poitiers, chè quelle meridionali provincie non eran di -sua giurisdizione, ed altri nemici avea da respingere a settentrione. -Dopo la rotta di Abderamo, fu a Carlo confermato il soprannome di -Martello. «Però che, dice la cronaca di san Dionigi, come il martello -pesta e rompe il ferro, l'acciaio e ogn'altra sorte di metalli, così -egli pestava e rompeva in battaglia tutti que' nemici e quelle stranie -nazioni». E per verità il duca de' Franchi aveva menato il _martello_, -poichè il numero dei Saracini uccisi fu infinito, facendolo i cronisti -cristiani ascendere a più di centomila; laddove i cronisti arabi, -sempre fatalisti, senza maledire alla sorte loro, si contentano di -chiamar la funerea campagna dove seguì la battaglia, col nome, di -_Lastrico dei Martiri_. - -La razza d'Austrasia serbar seppe così il primato suo militare -nella battaglia di Tours e di Poitiers, con poca perdita delle genti -germaniche, sì difficile era ferirle sotto quelle loro ben temprate -armadure di Svevia, e il nome di Carlo Martello andava alle stelle. -L'indole religiosa di questa spedizione lo rendea popolare in tutti -i paesi della cristianità; or duca d'Austrasia e prefetto dei Franchi -qual era, non poteva egli aspirare alla dignità sovrana? In un campo di -Marzo, che fu tenuto a Colonia, egli tastò quindi gli uomini d'arme che -lo avean seguito, a vedere se il farebbero re; ma o l'antico nome dei -Merovei avesse ancora un tal qual potere sui Franchi, o l'autorità di -duca e di prefetto del palazzo fosse indispensabile pel servigio della -guerra, Carlo cangiar non potè questo titolo militare nella dignità -regia, più religiosa allora e venerata; e tuttavia vi adoperò tutti -i modi, il miglior de' quali fu d'acquistarsi i soldati con larghe -distribuzioni di bottino e di terre, sola paga che si avessero allora -le milizie, come l'uso di quelle schiatte germaniche portava. Carlo -aveva anche tratto i suoi Conti alla guerra, or che ricompense darebbe -loro? Gli convenne por la mano su' beni de' cherici, o, per meglio -dire, porre a campo sulle terre ben coltivate de' vescovi e delle -badie i suoi guerrieri, e partirle fra loro, sì che ad un vescovado fu -dato questo o quel conte, e un fiero e biondo Austrasio ebbe questa o -quella badia. Universale fu il lamento degli uomini da chiesa, ma più -poteva la forza materiale, nè v'era modo a resistere a queste armate -occupazioni. Molti dei vescovadi toccarono in sorte a' laici e fin -alcune badie di femine caddero in mano a guerrieri di razza franca. E' -non fu tuttavia, come alcuni supposero, un sistema generale, però che -siffatte usurpazioni ebbero lor limiti; ma bene dovendosi rimunerar -coloro che aveano fatta la guerra, si rimunerarono spogliando i -cherici, ai quali altro non rimase che protestare in faccia al cielo, e -invocar Dio, giusto vendicatore delle ingiustizie umane. Essi pertanto -composero quella famosa leggenda del dannato, che narra i tormenti -dello spogliatore in inferno, quasi dir volessero al popolo, ai Romani, -ai Galli, ai coloni dedicati alla coltivazion della terra «Ecco l'uomo -ingiusto che v'ha rapito i vostri beni, eccolo dannato nell'altra -vita». Qual pegno di sicurtà pe' deboli e indifesi cultori! L'armato -Austrasio non poter cacciarli dalla loro terra senza esser colto dalla -mano di Dio! Le leggende che ripongono Carlo Martello fra' dannati, -eran di questo modo una guarentigia per i poveri coloni, contro la -prepotenza e la rapacità degli uomini di guerra. - -E nondimeno ancor durano alcuni diplomi di Carlo Martello, come -prefetto del palazzo, i quali quasi tutti sono per donazioni a' -monasteri e badie. Dota egli di parecchie terre le cattedrali, e per -un diploma dato il giorno di Pasqua, san Dionigi, in Francia, riceve -un campicello adiacente al monastero; per un altro suo diploma pure, -l'apostolo della Germania, san Bonifazio, vien raccomandato ai duchi -ed ai conti da per tutto dov'egli porterà la predicazion del Vangelo. -Tutto questo creder lascia che tal sistema di spogliamento applicossi -principalmente alle badie vacanti ed ai beni fiscali, che Carlo -Martello confidava ai Franchi di cui avea bisogno in guerra ed agli -uomini che da lui dipendevano, nascondendo suoi fini, che miravano -a farsi re, come già tentato aveva anche il padre e predecessor suo -nella prefettura del palazzo, Pipino d'Eristal. Dopo la gran sua -vittoria sopra i Saracini, egli stimò poter meritarsi la corona, ma -il tentativo fu vano ancora, però che la dignità reale a que' tempi -avea un qualche cosa di religioso e sacerdotale, ben altramente dalla -prefettura del palazzo, ufficio tutto d'armi e di guerra; il più forte -e più fermo era duca e prefetto. I cherici ed il popolo facevano i re, -i conti; i Franchi e i soldati facevano i prefetti del palazzo, e gli -ultimi Merovingi, deboli e cattivi com'erano, furono appunto protetti -dall'antedetta indole religiosa della dignità regia. Carlo Martello -avea inoltre offeso i vescovi ed i cherici in modo da non si attentare -a mettersi definitivamente in luogo de' Merovingi, e però vi rinunziò -nell'assemblea del Campo di Marzo; solo che i Franchi non fecero re -alcuno, e fuvvi un lungo interregno, durante il quale Carlo Martello -governò senza i Merovei sì, ma pure altresì senza corona. - -Duca e prefetto del palazzo com'egli era, egli ebbe pratiche, come -tutti i Carolingi, con tre grandi potentati al di fuori: i re ed -imperatori di Costantinopoli, il papa e i Longobardi. A Bisanzio -regnava Leone l'Isaurico, soldato in origine, a pari di Carlo Martello; -quel Leone odiator delle immagini, quel barbaro che faceva in pezzi le -statue di oro dei santi nelle chiese, e i reliquiari ornati di topazi -e di smeraldi. Scrivea costui a Carlo Martello per trarlo nell'eresia -degli iconoclasti: _ponesse in pezzi le immagini_, gli dicea, _che -n'avrebbe i modi a mantenere i suoi soldati, ed a distribuir loro in -contanti l'oro che orna inutilmente le arche benedette_. Se non che -Carlo non osa pur trattenersi in questo pensiero; usa cautamente co' -Greci, ma non vuole inimicarsi i papi, in corrispondenza spirituale, -com'ei si trova, con Gregorio III che regna a Roma; il pontefice -intanto paventa insieme dei Greci, de' Longobardi e de' Saracini, e già -la politica papale ha ricorso all'aiuto de' Carolingi. Le fantasie de' -Barbari vogliono essere scosse con oggetti materiali, onde Gregorio -invia a Carlo Martello le chiavi di san Pietro[108], ed i ceppi che -tennero avvinto l'apostolo nella sua scura prigione, a simboleggiar nei -ceppi la suggezion della Santa Sede, e nelle chiavi i modi a liberarla; -e invoca a protettor della Chiesa romana quel fiero e prode capitano, -cui dà il titolo di esarca, a Carlo Martello decretato dal senato -e dal popolo raunati ora, nelle basiliche, come un giorno nel Foro; -e tuttavia l'esarcato è un titolo greco. Il papa distrugger volendo -la dominazion bisantina in Italia, conferisce l'esarcato al capo de' -Franchi, sì lontano dalle cose d'Italia che non può dargli timore. - -Sì alto era salita la riputazione di Carlo Martello dopo la vittoria -di Tours e di Poitiers, che i Longobardi stessi cercano d'averlo -a confederato contro i Saracini, i quali già minacciano le loro -mediterranee possessioni. «Orsù vengano i Franchi all'Adriatico, e vi -troveranno ricche città che gli aspettano, e fertili campagne, dove -pascolar possono liberamente migliaia di cavalli». - -Carlo Martello fu dunque il primo ad illustrare i Carolingi, e Pipino -con Carlomagno non fecero che continuar l'opera sua co' Papi, co' -Longobardi e co' Greci. Ei passò di vita giovine ancora, però che -appena era giunto all'anno cinquantesimo dell'età sua, e fu sepolto -in terra sagrata. Vennero poi più tardi le leggende intorno alla sua -morte ed alla sua dannazione, per esempio a frenar la violenza militare -dei condottieri di guerra. «Carlo Martello, scriveva un secolo dopo -l'arcivescovo di Rouen, fu dannato in eterno, perchè primo dei re -Franchi, che ciò facesse, tolse a' cherici le terre ecclesiastiche, -e sant'Eucario, vescovo d'Orleans, che fu rapito alla terra nel -secolo scorso, lo vide fra' tormenti nell'inferno, e interrogato il -suo angelo, n'ebbe in risposta, averlo Dio dannato all'eterne pene, -perchè avea posta la mano su cose consacrate all'amor di Dio, al suo -culto divino, ai poveri ed ai servi di Cristo. Di che essendosi sparso -il grido, san Bonifazio e Fulrado abate di san Dionigi, visitarono -il sepolcro di Carlo Martello, e trovarono in vece del suo corpo un -dragone, e tutto guasto di dentro il monumento, come se fosse stato -arsicciato dalle fiamme, e noi pure abbiam conosciuto persone, aggiunge -il leggendario, che visser fino ai dì nostri, e renderon testimonio -nei termini detti di quanto avean veduto e sentito». Or questo fiero -simbolo del dragone che riempie un sepolcro vuoto è una lezione che si -vuol dare all'ingiustizia e alla violenza altrui, quasi dicesse agli -uomini prepotenti del Reno e della Mosa: «Non toccate i beni consacrati -a Dio ed ai poveri, altrimenti avrete vuota la sepoltura, e un sozzo -serpente divorerà nella fossa della morte le carni vostre». - -Carlo Martello ebbe, a somiglianza di Pipino d'Eristallo, più donne. -Rotrude (tale si è il nome che le vien dato negli annali) gli partorì -Carlomanno e Pipino, che furono allevati, come lui, negli accampamenti; -da una seconda moglie di nome Sonnichilde, ebbe un terzo figliuolo -chiamato Grifone, e secondo l'uso germanico l'eredità fu tra loro -partita nel modo seguente: a Carlomanno toccò l'Austrasia con le terre -del Reno e della Mosa, la Neustria a Pipino, amendue col titolo di duca -o condottier d'uomini; Grifone, il terzo de' figli, ebbe alcuni contadi -in mezzo agli stati de' suoi fratelli. Così finiva la podestà di Carlo -Martello, apparecchiando la futura grandezza della schiatta carolina, -facendola salire in altissima riputazione, e collocandola al di sopra -dei Merovingi. I Saracini erano a que' tempi i nemici implacabili -della razza così franca come germanica, e irrompevano a torme dalla -Siria, dall'Africa e dalla Spagna in cerca di conquiste; ma Carlo -Martello seppe arrestarli a Poitiers, nè i Franchi della Neustria e -dell'Austrasia dimenticarono poscia mai quel servigio. - -Il nome di Carlo Martello fu indi sì famoso, che menestrelli e -trovatori il cantarono a gara, e il vediamo nobilmente celebrato -nella prima canzone dell'epopea cavalleresca di _Garino_ il _Loreno_ -in cui tutto è confuso come ne' canti eroici[109] del medio evo. I -Saracini insiem co' Vandali e cogli Ungheri, tutti que' Barbari, che -lasciarono con la conquista le malaugurate orme loro nella società, -son ivi posti a fronte di Carlo Martello; che gl'insegue vittorioso, e -muore sul campo di battaglia; nè vi si fa caso di date o di fatti. «O -antica canzone, vuoi tu ascoltare, dice il trovatore, vuoi tu sapere la -grande e meravigliosa istoria, come i Vandali vennero in questo paese, -distrussero Reims, e assediarono Parigi?» Carlo Martello si oppose a -queste invasioni, e marciò contro gl'infedeli in tempo che i monaci -neri di san Benedetto pigliavano per sè terre e mulini, e la gente -era povera e i cherici ricchi. E però esso Carlo Martello parte, e va -difilato a trovare il papa in Lione, dov'eran più di tremila cherici e -ventimila cavalieri, e si gitta ai piedi del santo padre, e gli dice: -«Sere apostolo, il mio paese è invaso dal nemico, gli arcivescovi ed i -vescovi sono uccisi, e con essi i miei cavalieri». L'apostolo piange a -questo discorso, e si consiglia co' suoi cherici. «Voi siete ricchi, -e ben potete donare qualcosa per la cristianità». L'arcivescovo di -Reims e gli altri prelati, rigettano le istanze del papa, e allora il -Loreno Ervigi si alza corrucciato in viso, e dice: «I cherici posseggon -tutti i forni e i mulini, e' convien dunque prendere un partito per -aver danaro[110]». — «Per san Martino, prorompe l'arcivescovo, che -io non ci metterò un quattrino!» L'abate di Cluny risponde invece: -«Noi siamo ricchi di buone terre; or bene ognuno ci metta un picciolo -almeno del suo». Il papa contristato per tutto questo, si volge a -Carlo Martello, e: «Bel figliuolo, gli dice, io concedo a te l'oro e -l'argento che sono in man de' cherici, i palafreni, le mule, ed intanto -anche le decime, per fin che tu abbia vinto i Saracini». Ed allora il -Loreno Ervigi di nuovo prorompe: «E le armature dei cherici ancora». -Carlo Martello fa indi ragunar le sue schiere, muove co' suoi Francesi -contro i Saracini, e combatte da destra e da manca, come un lupo che si -caccia dinanzi le agnelle. Dopo di che confondendo insieme i Vandali -co' Saracini, la battaglia di Soissons con quella di Poitiers, il -poeta racconta gloriosi e cavallereschi fatti dei Loreni, dei Franchi -e dei Borgognoni; Carlo Martello imbrandisce la lancia, i timballi -suonano, ed ivi in mezzo a quel gran macello egli è colto da due colpi -di spiedo, l'uno al dosso e l'altro al petto; che desolazione fra -l'esercito di Francia! «Su corriamo ad aiutar Martello, il re di San -Dionigi!» grida il Loreno Ervigi; ed ecco in un subito vendicata la -morte di lui, e Marzofio, emiro dei Saracini, di gigantesca statura, -atterrato da una lanciata. «Addosso! addosso signori, gridano i -Francesi, che il re è morto[111]». E poscia i cavalieri fanno, tutti in -pianto, a Carlo Martello di gran funerali. - -Questa canzone eroica su Carlo Martello non ha verun carattere di -storica verità; tutto v'è insiem confuso, come vediam nella più parte -dell'epopee del medio evo: i tempi, i luoghi, i nomi de' personaggi, i -quali son fatti vivere e morire in mezzo ad avvenimenti di cui pure non -parteciparono. E tuttavia ne risulta una grande verità storica, ed è -che il nome di Carlo Martello ancor splendeva luminosissimo tre secoli -appresso. Quando Garino il Loreno compose questa canzone, già spenta -era la prosapia de' Carolingi, e regnava quella de' Capeti, onde non -più motivi di adulazione, e pure ancor durava negli animi la memoria -delle grandi cose operate da quella prosapia, e il nome di Carlo -Martello fu popolare al par di quello di Pipino e di Carlomagno nei -manieri della nobile cavalleria. - - - - -CAPITOLO VI. - -PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO E RE. - - Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra i figli di Carlo - Martello. — Guerra di famiglia. — Elezione d'un re merovingico. - — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino duca dei Franchi. — Sue - pratiche coi cherici. — Sue nozze con Berta. — Leggende e canzoni - eroiche. — _Berta dal gran piè._ — La Berta tedesca. — Guerre - d'Alemagna, di Baviera, di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche - con Roma. — Papa Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — - Ultime reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da san - Bonifazio. — Sue guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio in Francia - di Stefano III. — Abboccamento con Pipino. — Nuova incoronazione. - — Calata di Pipino in Italia. — Spedizione contra i Longobardi. - — Natura della donazione apostolica quanto all'esarcato. — I - Longobardi si sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità - regia di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee pubbliche. - — Guerre di Sassonia e d'Aquitania. — Morte di Pipino. - -741 — 768. - - -Nella famiglia carolingica regna, del pari che in tutte le schiatte -germaniche, la massima del dividere, come una eredità comune, il -patrimonio regio. Carlo Martello lasciava, come dicemmo, tre figli, -l'uno di nome Carlomanno, duca d'Austrasia, l'altro chiamato Pipino, -prefetto di Neustria, e il terzo Grifone, erede di alcune signorie. -Nelle quali divisioni regolate dal padre, chi si tenea pregiudicato, -facea la guerra, chè tale era il diritto, la forza decidendo della -eredità. Grifone uscito d'una figlia della Baviera, diede principio -a sanguinose ostilità volendo una porzione più abbondante del paterno -retaggio, e raccolti d'intorno a sè non pochi fedeli, assaltò Pipino -nella sua bella porzione della Neustria, ma per suo peggio, chè -respinto e incalzato fin dentro alla città di Laon, fu preso e chiuso -in una torre, nell'oscura foresta delle Ardenne, in balía del fratello. - -Se non che Grifone giunge a fuggirsi da quella torre in abito da -pellegrino, passa il Reno, e va a cercar rifugio tra i Sassoni, e qui -è da sapere che tutti i duchi, i conti, i signori, scontenti della -schiatta franca, andavano a cercar asilo in Sassonia, certi d'averlo -per le molte ragioni di nimistà ch'ivi erano contro Carlo Martello. -Curiosa è la vita di questo Grifone, intorno a cui, come ad uno degli -eroi loro, si ravvolgono le leggende cavalleresche. Rifuggitosi da -esule in Baviera, ei n'è fatto duca, e que' popoli il sollevan sullo -scudo[112] in luogo del figlio dell'antico lor capo Odillone; cacciato, -indi per opera di Pipino, dalla Baviera, e rotto il vassallaggio -del feudo de' dodici contadi che gli eran dati dal fratello[113], -attraversa la Germania, e dimanda per ogni dove soccorso, ma invano, -che gli Alemanni non osan difenderlo, ond'egli viene a riparare in -Aquitania, l'aprico paese dal viver giocondo, ed ivi s'invaghisce di -Lionora, moglie di Vaifro, duca del paese, ed altresì ella piglia a -ben volere il fuggitivo, onde il vecchio duca dà in tanto furore di -gelosia, che lo caccia, e fa inseguire ed uccidere a tradimento nelle -Alpi, mentre vassene a cercar fra i Longobardi un altro rifugio. Così -finì un dei figliuoli di Carlo Martello, nè Pipino andò esente dal -sospetto di aver aiutato Vaifro in questa vendetta. - -Nel durar di questi primi anni Carlomanno e Pipino reggono da padroni -la nazione dei Franchi, sotto il titolo l'uno di duca d'Austrasia, -l'altro di maestro, o prefetto del palazzo di Neustria, poichè Carlo -Martello avea lasciato vacare il trono nella famiglia dei Merovingi, -a provare se i Franchi si sarebbon lasciati, senza re, governare -dai duchi e dai prefetti. Il nome ch'egli erasi acquistato, gli avea -consentito di conservare un siffatto interregno, e un duca suo pari -ben valea quanto un re di nascita; ma una simil ragione di riverenza -più non reggeva pe' figli suoi Pipino e Carlomanno, giovani amendue, -non benemeriti ancora per alcun servigio, e tali che in altrui non -movevano nè venerazione nè tema. Laonde i signori dicevano: perchè -non creare un principe della casa di Meroveo? Giovine l'uno e giovine -l'altro meglio valere un re della stirpe sacrata. Fu quindi convocata, -secondo l'antica consuetudine, nel Campo di Marzo, una dieta che avesse -ad eleggere il re, e fu recato a questo supremo grado, sotto il nome -di Childerico III, un fanciullo nobil rampollo de' Merovingi, quasi -ostacolo posto dai Franchi all'ambizione dei prefetti del palazzo. Da -quel momento in poi Carlomanno e Pipino posero ogni cura a precipitar -questo simulacro di re, ed a diffamarlo per la dappocaggine sua, per -la sua viltà, tanto che alla fine il chiamavano, e non altrimenti, lo -_snervato_ e _l'insensato_. Così avviene al finire delle dinastie; -inesorabili più che mai sono inverso di loro, quelle che ad esse -succedono, e i popoli voglion sempre giustificare la violazione d'un -diritto. - -Dall'esaltazione di Childerico III, Pipino e Carlomanno erano obbligati -a cercar sostegno fra i cherici, poco tempo dopo che Carlo Martello -avea offeso le chiese e i monasteri col metodo suo di spogliarli delle -lor terre, e dividerle fra' suoi soldati. Ma se questi facevano i -prefetti del palazzo, i cherici facevano i re, onde appunto perchè i -Carolingi molto donarono ai monasteri, le cronache tanto avvilirono i -Merovingi a profitto dei lor successori. Carlomanno intanto pigliava -l'abito monacale, e noiato del secolo s'avviava verso Roma per ivi -ricever l'assoluzione da papa Zaccaria, perocchè, dicevano, avea da -rimproverarsi alcuni atti di violenza con Vaifro duca d'Aquitania, e -ne portava il segno di maledizione. Avuta indi la tonsura, per mano -del pontefice, ritiravasi prima sul monte di Soratte, per ivi vivere -alla maniera de' monaci, poi nel devoto convento di Montecassino, -dov'egli soggettavasi a' più faticosi uffizii della comunità, servendo -in cucina, lavorando l'orto e guardando, soletto, come fu spesso -veduto fare sul monte, gli armenti della badia. Il maggior diletto suo -era d'ivi coltivare una vigna, che indi appresso cedette ad un altro -penitente, il re de' Longobardi, il quale venne ugualmente a dimorar -nei monastero di Montecassino[114]. Così per quegli uomini operosi ed -armigeri la pace del monastero succedeva alla vita agitata dei campi di -battaglia, e dalle sfarzose corti passavano ai modesti refettorii dei -cenobiti. Poichè Carlomanno ebbe lasciato il grado di duca d'Austrasia -per vestir l'abito monastico, Pipino potè recarsi in mano la prefettura -generale dei Franchi, e signoreggiar tutte quelle schiatte all'ombra -del vano titolo di Childerico III, intantochè Dragone, figlio di -Carlomanno, raso e confinato dovea pure abbracciar lo stesso genere di -vita del padre suo, monaco in Montecassino, essendochè i Franchi non -amavano i prefetti ancora in fasce, preferivano i gagliardi, e Pipino -sapea maneggiar l'armi: era piccolo di statura sì, ma nessuno poteva -con lui contender di forza e di vigoria. - -Intorno a questo tempo, il duca dei Franchi cercò moglie per aver -reda, come dicon le cronache di San Dionigi, e gli annali contemporanei -aggiungono ch'egli sposò Berta, figliuola di Cariberto, conte di Laone, -soprannomata _dal gran piè_, alla quale le tradizioni cavalleresche -danno altra origine facendo della sua vita una leggenda romanzesca. -Il _romanzo di Berta dal gran piè_[115], una delle più graziose -composizioni del medio evo, ed un de' più ingegnosi canti de' trovatori -racconta: «Che in sull'uscir d'aprile, nella dolce e amena stagione, -che l'erbette spuntano, i prati rinverdiscono, e gli alboscelli -_desiderano_ d'essere fioriti, un monaco di San Dionigi aveva a lui, -gentil trovatore, narrata la storia di Berta e di Pipino». Ora il -trovatore si fa in gaia scienza a ripetere questa storia. «Era un re -in Francia di gran signoraggio, per nome Carlo Martello, il quale, -dopo aver fatto grandi prodezze in guerra et vinto gl'infedeli, morio -lasciando duoi figliuoli, uno di nome Carlomanno che si rendè monaco -in una badia; l'altro di nome Pipino, assai piccolo (non avea più -che cinque piedi di statura), ma forte della persona, sì che sendo un -lione fuggito dalla sua gabbia, e correndo come fiera arrabbiata, egli -poco men che fanciullo, armatosi d'uno spiedo, andò a quello, e sì lo -abbattè d'un colpo nel fianco. La madre sua, tutta lieta, basciandolo, -«Bel figliuolo, gli disse, come hai tu avuto animo d'affrontare -una fiera sì ridottabile;» ed egli rispuose: «Donna, mai non si dee -ridottare». Il giovine si maritò poi in prime nozze, ma la moglie -sua, figliuola di Gerberto o di Gerino di Malvoisin, non potè dargli -erede, ond'egli in consiglio co' suoi baroni, dimandò loro: «Che donna -potrei tôrre?» E allora Engherrando di Moncler, nobile barone, si levò -e disse: «Sire, al corpo di sant'Omero, io so una figliuola del re -d'Ungheria, che nessuna di più bella persona oltre mare, e chiamasi -Berta la Buona». «Se ne vada in cerca,» disse Pipino. Ed ecco una bella -cavalcata che si parte in gran pompa, e va e va fino in Ungheria: buona -ventura a voi, illustri cavalieri. E vanno a trovare il re d'Ungheria e -Biancofiore, la reina, mostrò loro la figliuola sua bianca e vermiglia. -Furono apparecchiate le tavole per un grande convito, ed a Berta furon -dati cavalli, oro ed argento, e la nobile figliuola prese comiato -dal padre suo — Ella sen venne adunque per mezzo Polonia e Lamagna, -e in ogni luogo parlavasi la lingua francesca, però che i conti e -marchesi di quelle terre, tenevano Franceschi per insegnarla a' loro -figliuoli e figliuole, come se fossero nati a San Dionigi. Berta era -cortese e semplice, e veniva in groppa d'un palafreno baio di bella -razza, e di questo modo giunse ai confini di Francia, e passò il Reno -a Sant'Erberto, cavalcando per mezzo le Ardenne sotto la protezione -del buon duca Namo di Baviera. Il bel drappello vide l'Hainant e il -Vermandois, e giunse lietamente a Parigi, dove le campane suonarono a -festa, le case furono coperte di ricchissimi drappi, e le vie giuncate -di erbe, volendo ognuno onorare la sposa menata a Pipino; poi furono -fatte le nozze grandi e solenni, i menestrelli fecero lor arte, -con gran suoni di ghironde, di arpe, di flauti e di trombe, e con -balli di dame e damigelle, e così fu compiuto con gioia di tutti, il -maritaggio». Oh pur beato il tempo che Berta filava! - -Qui comincia la tradizione tedesca, da cui forse ebbe origine e -accrescimento l'epopea di _Berta dal gran piè_. Questa leggenda -fu scritta in Franconia, e Pipino conserva ivi tutta l'indole sua -germanica: e' pone sua sede nel castello di Veihen-Stephen sul monte, -con disegno di combattere i Sassoni, e di mansuefarli sotto il dolce -giogo del cristianesimo; ma popoli selvaggi, com'ei sono, ricalcitrano, -e non vogliono saper di Gesù nè de' suoi santi. Pipino vedovo e solo -in quella rocca, desidera giorno e notte una compagna, quando un re del -paese chiamato Curlingo, gli fa profferir la figlia sua gentilissima e -leggiadrissima; il ritratto di costei piace a Pipino sì che egli dice -al suo maggiordomo: «Va e sappi il vero di questa principessa». Ora il -discortese maggiordomo avea una figliuola della medesima età di colei, -e dice fra sè: Perchè non la farò io reina in vece sua sposandola -a Pipino? Se ne va quindi e cavalca alla corte del re Curlingo, gli -chiede la figliuola e gli vien data. Costei ha nome Berta, ed è bella -forte; soa madre la confida vestita in gran pompa al maggiordomo, e -questo misleale la conduce in un oscuro bosco, dove stava aspettandolo -la sua propria figliuola: o servo infedele, non temi tu la punizione -del tuo misfatto? Ma non ritenuto da rispetto alcuno, e' toglie di -dosso a Berta le sue ricche vesti, l'anello nuziale, e ne adorna la -figliuola sua; poscia quel misleale dice a' suoi compagni: «Andate, -amici, trascinate Berta nel luogo più segreto del bosco, trafiggetela -senza pietà, indi recatemi la sua lingua». Ecco dunque la povera -principessa in man de' compagni del maggiordomo. «Bei seri, ella -dice, s'io debbo viver cattiva, lasciatemi questo cagnetto levriere, e -questo cofanetto pieno d'oro filato e di seta acciò ch'io possa ricamar -ciarpe ne' miei giorni di noia». Quei malvagi lasciatisi intenerire dal -pianto della principessa, le dicono il fiero comando da essi avuto. -«Noi vi lasceremo la vita» ma a patto che mai non ci tradirete. Ma -come faremo, nobile damigella, per mostrare al maggiordomo, che il suo -crudel comando fu da noi eseguito? Allora la fidanzata donzella si trae -in disparte a spogliarsi della gonnella sua di sotto, e della camicia -di lino finissimo, ed essi la tingon di sangue a simiglianza della -veste di Giuseppe, e a mostrar la lingua della infelice, tagliano al -bel levriero la sua, sì che il povero cane non potrà più d'ora innanzi -leccare i piedi alla nobile sua signora. Il maggiordomo ingannato indi -da queste sanguinose mostre, vide tutto lieto la lingua, e la toccò, -e fece le grasse risa, intanto che la figliuola sua giaceva come -legittima mogliera con Pipino, il quale ebbe da lei un figliuolo che fu -papa Leone III[117].» - -«Ma, ohimè, e della povera principessa, della sposa legittima e -fidanzata che fu? Berta gira e gira per la selva, e va e va, e -s'incontra in un nero e lurido carbonaio; impaurita rassicurasi -all'umano parlare di colui, sopraffatto dalla sua bellezza, e trova -ricetto nella capanna sua; da principessa ella diviene ancella d'un -mugnaio, e la notte lavora, e fila con l'oro filato, e la seta, che -recò nel cofanetto, perchè Berta sa filare e filare assai bene. Oh i -bei lavori che le sue mani san fare! e fatti, il mugnaio va a venderli -ad Augusta, la città dei mercatanti e degli ebrei, e a poco a poco -arricchisce, e la fama della perizia di lei nel filare, si spande -lontano. - -«Ora sentite voi questo corno che suona? è Pipino che va alla caccia, -e ha già corso cogli anelanti suoi cani tutte le foreste della Svevia; -vien la notte, e si smarrisce insiem con l'astrologo o medico suo. «Noi -siam due mercanti che abbiamo smarrito la via,» e' dicono ad un uomo -tutto nero che incontrano. Costui è il carbonaio del bosco, ed ei li -conduce al mulino dove Berta fila e fila pur sempre. Il mugnaio ha due -figliuole, e a Pipino piace la maggiore. «O re, gli dice l'astrologo, -tu giacerai stanotte con la tua legittima mogliera, e ne nascerà un -potentissimo figliuolo. Pipino ottien dunque la figliuola maggiore del -mugnaio, e l'astrologo dice: «non è cotesta,» chiama la minore, bella -essa pure, ma non è ancor quella, onde Pipino già si adira e alza la -mano armata del guanto di ferro, e minaccia, sì che il mugnaio allora -fa venir la giovine Berta, che trema, piange e alla fine acconciasi -a' voleri del re. «Di costei appunto dee nascere un forte e nerbuto -figliuolo, essa è la casta tua mogliera». E Berta racconta la fellonia -del maggiordomo, e quanto le avvenne nel bosco. Il re si parte, ma -Berta si rimane in casa il mugnaio, dove indi a nove mesi, pone alla -luce un figliuolo, che riceve il nome di Carlo, povero fanciullo -ignoto fino all'età di dieci anni; poi monta a cavallo, e vassene alla -corte di re Pipino; e ivi si mostra valente come Alessandro e sapiente -come Salomone, onde Pipino s'induce a svelargli il segreto della sua -nascita.» Tale si è l'epopea di Berta dal gran Piè e della puerizia di -Carlomagno; essa è un poema che tutto quanto, come quel di _Genoveffa -del Brabante_, ha il nobile intendimento di protegger la debolezza -e l'innocenza contro le brutali soperchierie della gente da guerra, -e dà a divider come già grande sia il nome di Carlomagno, e come si -pensi all'infanzia sua, facendolo nascer robusto in mezzo ad un bosco -e nell'abituro d'un mugnaio; e l'eroiche avventure de' suoi primi -anni, dimostrano che ogni cosa sua dee accordarsi con quella smisurata -riputazione ond'ei domina il medio evo. - -Pochi diplomi originali ci restano di Pipino, qual prefetto del palazzo -nel tempo di questa prima podestà sua, ma uno di essi che porta la -data del 10 gennaio 743 conferma le immunità della chiesa di Metz. -A dì 2 marzo dell'anno seguente ei tiene una dieta a Soissons, dove, -approvando il concilio di Nicea, ordina ch'esso sia promulgato nella -terra dei Franchi. Con un altro diploma concede alla badia di San -Dionigi un dominio di alcune mense, antica possessione del fisco, -e inoltre certe franchigie di giurisdizione in onore di San Dionigi -di Francia il protettore e padrone dei re. Pipino è un liberalissimo -donatore di beni alle chiese, anzi con esse li profonde, chè intenzion -sua è di acquistarsi così i cherici irritati già da Carlo Martello -suo padre, il quale voleva, comechè invano, esser re non altro che -per opera de' guerrieri suoi. Ma la dignità regale ha qualcosa di più -religioso, di più sublime, di più antico, e Pipino dovrà riconoscere la -fondazione della nuova sua dinastia dai papi e dai cherici; ond'è ch'ei -gli adesca a sè con moltiplici donazioni, e tien vivissimo carteggio -coi papi. Zaccaria, che in que' giorni occupava la sedia di san Pietro, -scrive a Pipino prefetto del palazzo, agli abati e ai baroni di Francia -sul proposito di vari capitolari, stati decretati in un'adunanza di -conti e di vescovi, e sapendo l'antichità della badia di San Dionigi -e la venerazione dei Franchi per questo santo, conferma ad essa badia -tutte le immunità, quali avute le avea da san Landrisio vescovo di -Parigi. Il papa si frammette pure per tornare la pace tra Pipino e -Grifone, intantochè Pipino, pur sempre protettore della detta badia, la -ricolma di doni, e le concede il primato su tutte le comunità religiose -del reame de' Franchi. San Dionigi e San Germano erano i santuarii, -dove stavan deposti i reliquiari nazionali, le memorie della patria, le -antiche sue cronache, ed a quelli volgea principalmente Pipino la sua -venerazione. - -Nell'atto tuttavia che Pipino si travaglia d'affezionarsi il papa ed -i vescovi per ottener la dignità reale, ei non lascia di pensare alla -guerra, che egli ben sa come la conquista è il retaggio della nazion -dei Franchi, e com'eglino han continuo bisogno di terre a partirsi -fra loro, e di ricchi dominii e feudi d'ogni specie, onde muovono -le incessanti spedizioni di Pipino contro gli Alemanni, i Bavari, i -Sassoni, e principalmente le sue conquiste nelle terre meridionali. -Gli Aquitani vivon ivi sotto un bel cielo, ed hanno ricchissime -possessioni, fertili terreni da distribuire tra i guerrieri franchi! Il -nome di Carlo Martello suonava, dopo la battaglia di Poitiers, in tutte -le leggende, e Pipino se ne approfittava per gittar colonie di Franchi -in quelle contrade, e nei tre anni che precedettero l'esaltazione -di lui alla corona, affaticossi per ridurre a vassallaggio i duchi -di Baviera e d'Aquitania, Tassiglione e Vaifro, chè gli occorreva -di recarsi in mano le terre del mezzogiorno e di Lamagna per poi -liberalmente partirle fra i cherici e gli uomini di guerra, già chiaro -manifestandosi il suo disegno di farsi re. - -Le cronache della seconda schiatta, quasi tutte scritte sotto -l'autorità della nuova famiglia regale, denigrarono i Merovei, però -che la sciagura non ha lodatori, e quando una podestà viene a mancare, -ognun la opprime, così portando la trista condizione dell'umana natura. -Ond'è che in quell'interregno da cui fu preceduta l'esaltazione -di Pipino, non si trovano se non rade e sterili notizie intorno -agli ultimi Merovingi, e particolarmente intorno a Childerico III, -intristito germoglio del sangue de' Merovei. Le cronache di San Dionigi -lo chiamano, come dicemmo più sopra, il _dappoco_ e lo _stolto_, e -ben si vede che questi annali della badia, come fossero un giornal -uffiziale, copiano quasi parola per parola Eginardo, il fido segretario -di Carlomagno. Ma pur si ammetterà questo fatto storico almeno, che -il religioso affetto pel sangue di Clodoveo volle esser ben forte, -se passaron quattro generazioni d'uomini attivissimi a principiar da -Pipino il Vecchio, prima che compier si potesse l'usurpazione della -dignità regia. Un secolo e mezzo ci volle a far che Pipino il Breve, -conducesse a pieno effetto il disegno concetto dai prefetti del palazzo -suoi predecessori. - -Nè gli ultimi Merovingi doveano altrimenti essere sì stolti e dappochi, -se conservar sapevano la dignità regia incontro a sì potenti prefetti -che aveano la forza in mano; e però solo è da credere che costoro -adoperasser l'arte loro a ridurre al nulla quegli scettrati ed a -tôr loro ogni modo all'operare. La mollezza è cosa dolce ed agevole; -attorniavan di riverenza i re coronati, e i prefetti costituivansi, -a dir così, loro spada, gli sollevavano dal carico del governo, ed -è sì facile l'abbandonarsi all'esercizio d'una dignità che non costa -nè travagli nè cure, e ad avvolgersi in una sì morbida porpora! Poi -che Childerico III fu bene infiacchito, e poi che i cherici e il papa -furono al tutto acquietati al nuovo lignaggio, il passo fu rapido, e -Pipino non istando più a pensarvi sopra, mandò a papa Zaccaria quella -solenne dimanda riferita dalla _Cronaca di San Dionigi_. «Chi meritava -più d'esser re, se colui che non avea nessuna autorità nel regno e -solo era re di nome, o colui che governava il regno, e avea podestà -e cura in ogni cosa». Burcardo, arcivescovo di Virzburgo, e Folrado, -cappellan di Pipino; s'avviano a Roma per aver su questo la risposta da -papa Zaccaria, nè ella si fece molto aspettare, il fatto la vinse sul -diritto; la podestà effettiva sulla podestà di nome, e il papa ordinò -che Pipino, prefetto del palazzo, fosse riconosciuto e gridato re dei -Franchi. - -L'elezione fu tumultuosa com'esser dovea in un'adunanza del Campo di -Marzo, e i Franchi sollevaron, secondo l'uso, Pipino in sullo scudo, -qual capo di un nuovo lignaggio. San Bonifazio, l'uomo dal germanico -e franco incivilimento, l'espressione mistica dell'union delle due -razze, impartì a Pipino la prima unzione nella basilica di Soissons, -delegato a questa pontifical cerimonia da Zaccaria, però che il nuovo -re dei Franchi teneva la sua dignità dai cherici e dal papa, e or più -non era solo il capo militare, il prefetto del palazzo dei Franchi, ma -il re loro consacrato e l'unto del Signore. Indi Childerico fu raso -e chiuso come semplice monaco in un chiostro. Quanti principi a que' -giorni nei chiostri! Carlomanno in Montecassino; il re dei Longobardi -in una celletta, donde lavorava la vigna e il giardino. Di questa -maniera spariva, e quasi senza che se ne avesse sentore, dal mondo -l'ultimo real rampollo del sangue di Clodoveo. Curioso è veramente, -che questo passar dello scettro da una famiglia in l'altra avvenga -quasi innosservato: le cronache stesse appena ne serbano memoria; certo -perchè il tempo è bene apparecchiato, e questo travasamento avvien -di cheto, e quando gli avvenimenti più gravi non lasciano più orma -d'impressione. - -Pipino, fatto re, non lascia per questo d'essere il capo militare -dei Franchi, nè volendo egli altro prefetto del palazzo che abbia in -sua mano la podestà materiale, confonde le due dignità in una sola, -e Austrasio, qual egli è d'origine, regna sui Neustri, e li governa. -Nella qual doppia qualità sua gli convien muovere a nuove battaglie -contro i Sassoni, popolo indomito, che nel progresso germanico avea -respinto la predicazione evangelica, fonte della gerarchia e della -civiltà. Pipino arrivò sino al Veser, serbando nelle sue spedizioni -un cotal che di erratico; i Franchi predavano, si partivan tra loro le -ricchezze, gli armenti predati, poi tornavano ai loro accampamenti sul -Reno, e tutte le guerre aveano questo cotal carattere di vagabondità. -Pipino, fatto oramai re di corona, comincia nuove pratiche con le -civiltà che indirizzavano i popoli. Morto papa Zaccaria, gli succede -Stefano, il quale, perseguitato da Astolfo di Lombardia, viene a cercar -rifugio in Francia, ed a chieder giustizia al capo dei Franchi, il -solo del cui valore e della cui ponderosa mano i Longobardi paventino. -Passò il papa le Alpi accompagnato da alcuni vescovi, e fu con amore -accolto nel podere di Carisio (Quercy all'Oisa), dove s'eran raccolti -ad aspettarlo principi e baroni, ai quali egli si presentò col capo -asperso di cenere e le reni cinte di cilicio, e tutto in lagrime a -significar le tribolazioni della Chiesa. Fu pronto Pipino a rialzarlo, -a fargli omaggio, ed a condurlo, come suo signore e padre, per la -briglia del cavallo; intantochè a quella stessa corte plenaria di -Carisio, e mentre ivi ancor fumavan sull'altare gl'incensi, si vedea -sopravvenir Carlomanno, il monaco cassinense, il proprio fratello di -Pipino, per difender la causa d'Astolfo re dei Longobardi; però che -egli erasi dato ai principi di questo lignaggio avversi a Roma. Se non -che la causa del papa trionfava, e Stefano era coperto dalla protezione -del re dei Franchi; onde anch'esso, il papa, grato al benefizio, -ungeva Pipino ed i due suoi figli nella basilica di San Dionigi, sede -dei martiri della nazione, essendochè quella badia era la Francia -stessa, e l'orifiamma sua guidava quelle fiere genti alla battaglia, -e all'invocar delle sue reliquie si vedea raggiare in fronte ad ognuno -lo spirito della nazione. Insieme col papa penetravano in Francia gli -studi romani, e alla consacrazione di san Dionigi s'udiron per la prima -volta i cantici e le preci sotto la forma italiana, e si diè ordine -al rito nelle chiese. Col porre in capo la corona a Pipino, Stefano -confermò la dignità regale nella schiatta carolingica, e usando pure -della podestà sua pontificia, scomunicò chiunque a lui ne contendesse -la legittima possessione. Rimase il papa tutto l'inverno in Francia, -dov'era stato sì bene accolto, dimenticando il bel cielo d'Italia e la -basilica di San Giovanni Laterano pel monastero di San Dionigi, dove -cadde infermo, e fu da quei padri con tenera sollecitudine curato. -Ritornato indi a Roma godeva tornarsi in mente il lungo suo soggiorno -colà e la buona ospitalità di quegli abati, e ne tocca nelle sue bolle -e nelle sue lettere pastorali: «A quel modo, ivi dice il pontefice, -che niuno dee vantare i proprii meriti, così niuno dee passar sotto -silenzio, anzi ha obbligo di raccontare pubblicamente, ciò che Dio ha -fatto per lui ad intercessione de' suoi santi, e non per merito già -delle sue buone opere; ed è uno dei consigli datoci dall'angelo Tobia. -Laonde dirò anch'io quanto m'avvenne nel monastero del santo martire -Dionigi, vicin di Parigi, dove caddi mortalmente infermo, nel tempo -che fui a trovare l'ottimo e cristianissimo re Pipino, servo fedele -di san Pietro, affin di sottrarmi alle persecuzioni del disumano e -bestemmiatore Astolfo, il cui nome io dovrei qui tacere. Già i medici -disperavano della mia guarigione, ed io stava orando nella chiesa del -santo martire, quando mi apparvero dinanzi all'altare il buon pastore -san Pietro, e san Paolo dottor delle genti, ch'io riconobbi alle loro -sembianze, e alla destra di san Pietro il beato Dionigi, più scarno -e grande di lui, con un bel viso e capelli bianchi, e vestito d'una -bianca dalmatica, guarnita di nastri purpurei, e del suo manto pur esso -di porpora e smaltato di stelle d'oro. Essi parlavano compagnevolmente -fra loro, quando san Pietro prese a dire: — Ecco là il fratello nostro -che prega la sua salute. — A cui san Paolo rispose: — Egli sarà in -breve risanato. — Poi, fattosi vicino a san Dionigi, e posatagli -piacevolmente la mano sul petto, guardò in volto san Pietro, che disse -allo stesso Dionigi: — E sia risanato in grazia tua. — Indi tosto il -beato Dionigi, recando la palma[118] e l'incensiere nelle mani, venne -a me insieme col prete e col diacono che gli stavano ai fianchi, e mi -disse: — La pace sia teco, fratello, non temere che non morrai prima di -essere felicemente tornato alla tua sede. Orsù, levati, e sii risanato, -e di' una messa per consacrare il presente altare in onor di Dio e de' -suoi apostoli Pietro e Paolo. — E sì dicendo, d'intorno a sè diffondeva -una luce da non potersi dire, ed un soave odore. Io fui presto guarito -per la grazia di Dio, e volendo io fare quanto m'era stato imposto, -quei che m'intorniavano dicevan ch'io era fuori di me; ed allora ad -essi, al re Pipino ed a' suoi baroni, raccontai l'accadutomi, e feci il -comandamento avuto». - -In questa pia leggenda papa Stefano lascia trapelar dall'animo il -vivo suo desiderio di rivedere l'Italia, e san Dionigi gli promette -di tornarlo a quel clima, a quel sole, a quel cielo. Eccolo in fatti -a Roma, d'onde in una seconda lettera, indiritta ai monaci di San -Dionigi, memore pur sempre della Francia, ad essi concede amplissime -e ragguardevolissime immunità. «Figliuoli benedetti, assecondando il -pio vostro desiderio, e concedendovi quanto chiedete dalla podestà -nostra apostolica, noi vi diamo facoltà ed arbitrio sì a voi come -a tutti i vostri successori, abati dei monasteri dei santi martiri -Dionigi, Rustico ed Eleuterio, di edificar monasteri in qualunque -paese di Francia vi piaccia, nei luoghi che di presente possedete, -ed in quelli che possiate acquistare in avvenire, sia per compera, -sia per regie concessioni, sia per donazione dei vostri parenti, in -somma in qualunque luogo si sia, purchè in voi pervengano di giusta -ragione. E poichè Clodoveo, figliuolo del re Dagoberto, ottenne già -co' suoi prieghi da Landerigo, vescovo di Parigi aiutato dai consigli -de' suoi canonici e degli altri vescovi, che il vostro monastero e -tutti i cherici, di qualunque ordine e' sieno, ch'ivi servono, sieno -esenti da ogni suggezione verso di lui e successori suoi, noi vogliamo -pure concedervi un particolar privilegio, la facoltà, ciò è, di -avere un vescovo eletto dai vostri abati o dai fratelli vostri insiem -congregati, e consacrato dai vescovi provinciali; il quale invigilar -debba sui monasteri che verrete edificando, governarli in nostro nome, -e predicare così nel convento vostro, come in tutti gli altri che -diverranno di sua giurisdizione. Noi facciamo inoltre divieto ad ogni -vescovo o prete d'impadronirsi per cupidigia d'alcuno dei monasteri da -voi edificati, o d'avere, per gelosia o per qualsiasi altro motivo, -quistioni col vescovo che voi avrete eletto e sagrato; e più ancora -vogliamo che tutti i monasteri da voi edificati, a pari del vostro -medesimo, da altra autorità non dipendano che dalla sedia apostolica. -Tutto questo decretiamo per la podestà di Cristo nostro Signore, del -beato Pietro principe degli Apostoli, e per la propria podestà nostra, -affinchè si osservi sempre nel modo da noi statuito, e niun vescovo, -di qualunque chiesa egli sia, si ardisca di venire a ministrar gli -ordini sacri a preti o a diaconi, o di compiere nel vostro convento -verun altro uffizio ecclesiastico, senz'esservi invitato dall'abate. -A voi sarà pur libero di recar le vostre cause e quelle dei vostri -monaci all'udienza nostra apostolica, e recate che ve le abbiate, e -mandatici i vostri legati, a nessuno sia più lecito di condannarvi o -pigliar possesso dei vostri beni. Chiunque, o re, o vescovo, o altro -dei potenti del secolo, operi contro queste ordinazioni, sia tenuto -per sacrilego, ed anzichè partecipar del regno di Cristo, anatema sia -contro di lui, fino alla venuta del Signore». - -Or poichè papa Stefano si facea sì benemerito in Francia per la -consacrazione d'un re, e pe' suoi doni e immunità alla badia dei -martiri, era giusto che anche Pipino per gratitudine prestasse aiuto -al papato contra le oppressioni dei Longobardi. Cavalcava quindi -egli, all'aprirsi della stagione, conducendo un grosso esercito, e -passando per Digione, varcava i monti, per dilassù calar nelle belle -pianure che fan prospetto a Pavia ed a Milano. Indarno i Longobardi si -provarono a difendere il passo dell'Alpi, chè nulla resister poteva -ai figli dell'Austrasia. Ecco dunque Pipino scorrere i piani di -Lombardia con sì numerose squadre di cavalli, che non si potea farne -il conto, intantochè il nemico chiudevasi entro le mura di Pavia, -la città dalla corona di ferro. Astolfo, re dei Longobardi, indi si -sottomise, e quaranta statichi furono da lui dati per pegno ch'egli -adempirebbe i patti impostigli verso la città di Roma, e diè giuramento -di vassallaggio. Carlomanno, fratello di Pipino, moriva in questa -spedizione, asperso di cenere e vestito dell'abito suo monastico, senza -poter rivedere la santa badia di Montecassino[119]. Due spedizioni -dei Franchi in Lombardia vennero a questo modo in due anni effettuate, -carissimi essendo que' bei paesi agli uomini tramontani. - -I Longobardi, incostanti e leggieri com'erano, or si sottomettevano, -ed ora si ribellavano, finchè la morte di Astolfo, accaduta per esser -cascato di cavallo in una caccia, venne a por termine per poco alle -conquiste dei Franchi oltre l'Alpi. - -Nelle prime spedizioni, sotto i valorosi re loro, i Longobardi s'erano -impadroniti della Pentapoli, di Ravenna e delle città che dipendevano -dall'esarcato; non già come terre del dominio loro, ma sì come taglia -della conquista svelta di mano agli imperatori bisantini; mentre -i papi le dimandavano come dipendenze del loro aulico patrimonio, -essendo tradizione che Costantino aveva donato al papa l'esarcato di -Ravenna. In quei tempi di forza e di violenza, qual era mai possesso -che potesse pienamente giustificarsi, e dove torne il titolo certo? -Anche la sovranità temporale del papa era una tradizione come tutte -le altre di quei giorni, ed erano tutte ammesse alla pari dei fatti. -Laonde Pipino conformò con uno special diploma la donazione di quello -che chiamavasi dominio o patrimonio di san Pietro; il qual diploma era -piuttosto la sanzione del fatto d'una concessione anteriore, che una -nuova donazione. Tutte le città dell'esarcato da Roma a Ravenna, e la -Pentapoli, divennero il patrimonio dei papi, e in progresso di tempo -una specie d'oasi in mezzo alle passioni umane. Quando i potenti e -i violenti della terra si proscrivevan l'un l'altro, quando continua -era la vicenda dei vincitori e dei vinti, come non doveva esser dolce -il trovare una terra neutrale, dove i raminghi e i tapini potesser -posare il capo? Or bene, Roma pontificia era questo grande asilo; -laddove, fatta lombarda, franca o bisantina, avrebbe patite tutte le -passioni degli uomini rotti e sanguinari che si diviser la dominazione -del mondo. Roma, sotto i papi, fu un paese sicuro dai governi, in cui -vennero a riparare i re e i principi sventurati, e i proscritti dalle -opinioni; benefizio questo per tutte le età. - -Ogni volta che la nazion dei Franchi calava in Italia, gl'imperadori -di Costantinopoli, inquieti ed ombrosi, mandavano ambascerie a -quei valorosi capi, dinanzi a cui le Alpi si abbassavano, che ben -conoscevano il valore degli Austrasii, degli Alemanni e l'impetuoso -coraggio di quei prefetti del palazzo, i quali con le loro masse -d'acciaio riduceano in pezzi le corone, e vedevano come giunti sulle -terre italiche i Franchi, potean indi per Napoli penetrar fino in -Grecia. Al tempo che tornato di Lombardia, Pipino tenne la sua corte -plenaria, ei fece venire a sè gl'inviati dell'imperadore Costantino -Copronimo, che recavano magnifici presenti, in ricche masserizie e -reliquie incastonate; ma quello che più d'ogni altro dono stupir fece -Pipino e la sua corte si fu uno strumento composto di ampie e lucenti -canne, che mandava suoni maravigliosi, dai signori greci chiamato -organo, a motivo della mirabile armonia che se ne traeva; e fu posto -nella chiesa di Compiègne, dove' fece di poi bella melodia. I Greci -non potendo più vincer coll'armi, studiavano di farsi grandi con le -maraviglie d'una splendida civiltà[120]. - -«La gente del Reno e della Svevia ama il sole di vivi raggi, e le -terre accarezzate da sì soave venticello, che tu il diresti la tepida -onda dei bagni d'Aquisgrana». Tali sono le parole del monaco di San -Gallo. Carlo Martello avea posto in grido, nell'Aquitania, la prodezza -degli uomini settentrionali, e poichè Vaifro duca mostravasi colà -cattivo vassallo e riottoso servitore, Pipino deliberossi di ridurlo al -dovere. I re poi, e i duchi e conti passavano la vita a questo modo. -Si tenevano ogni anno due o tre corti plenarie, convocate dal re; a -radunarsi e parlamentare, pigliavasi il tempo delle feste solenni della -Chiesa, come a dir Pasqua e Natale. Questi parlamenti si tenevano nei -luoghi più vicini alle spedizioni militari, e quasi dappertutto ci -eran case reali e dominii, che dipendevano dall'alto signore, dove -egli teneva la sua corte. Celebrato Pasqua e Natale, partivano per la -spedizione di Sassonia, di Lombardia o d'Aquitania. I diplomi notano -che la vernata fu grande, «_ed aspra e forte, come dice la cronaca di -san Dionigi, e che alla prima nona di maggio, suit ora del mezzodì, fu -grande ecclisse di sole_». - -Re Pipino tenne corte plenaria ad Aix, per far indi una breve correria -in Baviera; poi celebrò la Pasqua ad Orleans, disegnando di compiere -la sua spedizione in Aquitania, e sen venne dinanzi alla città di -Narbona, soggiogò Tolosa, tenendo lungo tutta la via parlamenti di -baroni e cavalieri, diede il guasto a tutto il Limosino, al territorio -di Agen, di Perigord e d'Angouleme; poi, adiratissimo contra Vaifro, -fece appendere a una forca parecchi de' suoi Aquitani, dopo di che -avvicinandosi omai l'inverno tornossene alle sue terre. Queste guerre -d'Aquitania dieder da fare a Pipino negli ultimi anni della sua vita, -nè fu contento finchè non offerse a san Dionigi, in segno di trofeo, -gli ornamenti e le pietre preziose, di che lo stesso duca Vaifro -fregiavasi nelle feste solenni[121]. - -Quando i Franchi s'appressavano all'Italia, ad essi venivan le -ambascerie di Costantinopoli, e quando Pipino conquistò l'Aquitania, -a lui vennero inviati Saracini di Cordova e dalla Sicilia. La nazion -franca andava così sempre più facendosi grande; il papa ricorre -a Pipino, e in contraccambio della datagli corona, ottiene la sua -protezione, l'aiuto della potenza sua materiale, e il dominio di san -Pietro; i Longobardi sono domati; i Sassoni non sì tosto s'arrischiano -a qualche spedizione sul Reno, Pipino e i Franchi li ributtano -fino al Veser; gl'imperadori di Costantinopoli cercano istantemente -la confederazione dei Carolingi, e mandano presenti d'oro e altri -magnifici doni; Pipino si riman signore dell'Aquitania, nè appena -egli n'ha preso il governo, i Saracini, a par dei Greci, dimandano di -confederarsi con questa vigorosa e conquistatrice schiatta d'Austrasia. -Da un mezzo secolo in qua le cose han mutato faccia: i Saracini avean -da prima superati i Pirenei e recato i loro alloggiamenti fino a Tours; -ora essi hanno rivarcato que' monti, ed in breve Carlomagno andrà a -cercarli fino all'Ebro. Il regno di Pipino fu dunque un gran preludio a -quello del glorioso suo figlio, e gliene aperse le vie; tutte le guerre -di Carlomagno sono contrassegnate dell'indole stessa delle spedizioni -di Pipino il Breve; egli continua l'opera sua, se non che in più ampie -misure. - -Lo salute intanto del nuovo re, al suo ritorno dalla guerra -d'Aquitania, era declinata agli estremi. Arrivato a Perigueux, fu ivi -colto da dolorosissima infermità, e non pertanto si fece trasportar -fino a Tours, però che un re di Francia dovea morir sotto gli occhi di -san Martino e di san Dionigi, protettori della nazione, e ivi fatte -sue orazioni all'arche di que' santi, ricuperò forze bastanti per -trarsi fino a Parigi. «Ora sappiate che in questo secolo egli trapassò -nell'ottava calenda d'ottobre, nell'anno decimo quinto del suo regno, -e dell'Incarnazione settecento sessant'otto, e fu messo in sepoltura -nella chiesa di messer San Dionigi. Fu corcato dentro a rovescio, con -una croce sotto il volto e la nuca verso Oriente, e dicono alcuni ch'ei -volesse essere sepolto in questa postura, pel peccato del padre suo, -che avea tolto le decime alle chiese[122]». - -Questo re Pipino, che voleva essere in tal forma corcato nel sepolcro, -non consumò solo la vita in grandi battaglie, ma lasciò pure alcuni -capitolari e diplomi, onde fu apparecchiata la più ampia legislazione -di Carlomagno suo figlio. Stando nella regia sua villa di Vernone, -Pipino, attende a comporre alcuni articoli intorno alla condizione -delle persone e alla legislazione ecclesiastica, e son questi: — Ogni -città abbia un vescovo sotto la giurisdizione del metropolitano, ed -ogni vescovo abbia facoltà di tutto reggere nella sua diocesi. Vi sieno -due sinodi all'anno. La costituzione de' monasteri sarà riformata. -Nessuna badessa potrà governar due monasteri. Niuna esca dalla -clausura, se non a ciò licenziata dal re. I monaci debbono egualmente -dedicarsi alla solitudine, e se rompono questa regola, sieno sottoposti -a penitenza. Il battesimo sarà amministrato pubblicamente. Il prete -sarà soggetto al vescovo. Chi comunicherà cogli scomunicati, sarà -colpito dalla stessa scomunica. I monaci non potranno recarsi neppure a -Roma senza la permissione del loro vescovo. Essi dovranno, in convento, -star sottomessi alla regola e all'abate. Il giorno del Signore sarà -feriato, salve qualche eccezione pe' lavori della campagna. Ogni -matrimonio sarà pubblicamente celebrato. I pellegrini saranno esenti -dalla gabella del telonio. I giudici ascolteranno e giudicheranno, -prima d'ogn'altra, le cause delle vedove, degli orfani e della Chiesa. -— Da ultimo, con alcuni altri articoli, il principe regola i diritti -del fisco e il valore delle monete. - -Indi, abbandonate le rive del Reno, le tetre Ardenne e la Mosella, -trovasi nella foresta di Compiegne, e in una dieta di vescovi -e di conti, ordina ancora lo stato dei Franchi, e il matrimonio -principalmente, che a que' tempi sì difficil era mondar d'ogni -impurità. — I coniugi parenti in quarto grado non sieno separati, bensì -il matrimonio è nullo tra quelli in terzo grado, anche se la parentela -sia di sola affinità e cognazione. Se una donna prenda il velo senza -il consentimento del marito, egli abbia il diritto di riaverla se -voglia. S'ella è libera, e sia data contro sua voglia ad un uomo, ella -può lasciar questo, e maritarsi con un altro. Interdette le nozze con -lo schiavo. Il vassallo può maritarsi a un'altra donna, ma in questo -caso egli passa ad un altro signore. — Gli articoli del capitolare di -Compiegne sono tutti relativi alla famiglia, alla moglie non casta, ed -ai parenti che si congiungono con nodi illegittimi. Questa corruttela -dei costumi era la gran piaga della società; la santità e l'unità -del matrimonio non erano a que' giorni universalmente riconosciute, e -anzi ripugnavano a tutte quelle fiere e violente nature; dal re sino -all'ultimo vassallo tutti si facean lecita la pluralità delle mogli, -ed indarno i concilii e i capitolari contrastavano con questi erranti -costumi di tutta una società. - -Fra questi capitolari ci ha un intero diploma, col sigillo di Pipino, -in cui egli prende il titolo di re dei Francesi e d'uomo illustre, -indirizzato ad un vescovo di nome Pietro Lullo. «Vogliamo che la -santità vostra sappia la pietà e la misericordia che usò Dio nel -presente anno in questa terra. Egli ci avea mandato gran tribolazione -a cagion de' nostri peccati, ma poi dopo la tribolazione, ci concede -una maravigliosa consolazione nell'abbondanza dei frutti della terra -che di presente abbiamo. Ond'è debito nostro, e per questa e per altre -nostre cagioni, di rendergli grazie della misericordia con cui si degnò -di consolare i suoi servi. Noi vogliam dunque che ogni vescovo faccia -celebrare un digiuno nella sua parrocchia, in onore di Dio che ci ha -mandata quest'abbondanza, e che ognuno faccia indi elemosine e ristori -di vitto i poveri. Tutti poi, vogliano o non vogliano, così comandando -noi, paghin le decime. Salute in Cristo». - -Questi antichi diplomi, questi capitolari tutto ci rivelan lo spirito -di quel tempo, e pongono in essere le inclinazioni del re e del popolo, -della Chiesa e della società. In questa primitiva legislazione, -nulla v'è di distinto, i diversi ordini d'idee vi si confondono e -si attraversan fra loro; le leggi ecclesiastiche non sono sceverate -dalle civili; il re fa capitolari per impor digiuni e levar le decime, -intantochè i concilii si applicano a stabilire la società domestica e -il governo politico. Invano si vorrebbe ordinare ciò che ivi è misto -e confuso: re, vescovi, cherici ed uomini da guerra, si comunicano e -prestano a vicenda lo spirito loro; v'ha feudalità nella chiesa e v'ha -chiesa nella feudalità; v'eran vescovi che portavano il falco in pugno -per la selva delle Ardenne, e v'eran uomini di guerra che portavan la -mitra e il pastorale dell'abate in segno della loro giurisdizione. In -mezzo a quella società, il regno di Pipino altro non è che una gran -riparazione a profitto della Chiesa; i cherici avean serbato memoria -degli spogliamenti ordinati da Carlo Martello, nè perdonar sapevano -una tale violenza; gli uomini d'armi perseguitar poteano la Chiesa -nel vigor della vita, ma i cherici gli aspettavano alla morte; quelli -erano i giorni per loro del ricatto, e Pipino redimeva i peccati del -padre suo. Ci rimangono diplomi e atti di donazione col sigillo di -Pipino, qual prefetto del palazzo; altri diplomi di larghezze e doni -più numerosi contrassegnano il tempo in cui egli fu re. San Dionigi va -continuamente ricevendo mense di terre e livelli; le chiese di Treveri, -di Metz, della Lorena, sono ricolme di doni. Oltracciò Pipino ha cura -di ampliar con costante sollecitudine gli altri beni ecclesiastici; -onde san Dionigi vede confermarsi le sue fiere; i monasteri di San -Martino di Tours e di San Michele hanno donazioni, e le chiese di -Nantua e di Figeac, ottengono, per diplomi, privilegi. Egli testimonia -in ogni luogo la sua gratitudine ai vescovi che il fecero re, ed -ai papi che sancirono la podestà sua. E Roma pur essa serba gran -riconoscenza per quanto Pipino fece a pro di Zaccaria e di Stefano, e -abbiamo una curiosa epistola del popolo e del senato romano al re de' -Franchi, in cui gli rendono grazie della libertà che ei ricuperò loro -di man dei Longobardi, ed egli ad essi risponde: «di rimaner fedeli -alla Chiesa di Dio e al pontefice». - -Monasteri, chiese, pontificato, tali son gli oggetti della protezione -del nuovo re dei Franchi; i cherici l'hanno innalzato al trono, i -cherici hanno santificato il suo regno, confermatogli il possesso della -corona e il capo del nuovo lignaggio fa stima di loro, però che niuno -saprà mantenersi in signoria, senz'assecondar la forza che ve l'abbia -recato. - - - - -CAPITOLO VII. - -CARLOMAGNO E CARLOMANNO. - - Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo - Pipino. — Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. — - Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua all'età - di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima guerra - d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni dell'avversione - de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle - gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche - de' _Quattro figli d'Ammone_, e _d'Ivone di Bordò_. — Ragion vera - delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di - Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. — Matrimonii. — Morte - di Carlomanno. — Carlomagno re solo dei Franchi. - -768 — 771. - - -Pipino, sublimato al trono de' Franchi, avea diviso l'eredità sua -tra i proprii figliuoli, a simiglianza di Carlo Martello, formando -la Neustria e l'Austrasia pur sempre due distinte frazioni nelle -conquiste dai Franchi compiute sotto i primi Merovei. Carlomanno, il -secondogenito di Pipino, fu quasi del tutto ecclissato nella storia -dallo splendor di Carlomagno, l'eroe delle croniche e dei canti epici. -Questo Carlo, che più tardi aggiunse al suo nome l'epiteto latino e -romano di _magno_ (il grande), era sostanzialmente d'origine germanica; -se non che per ben che si frughi in tutte le croniche e i diplomi, -dir non si può al vero in qual luogo, in quale città egli venisse al -mondo: tutte le città, in Germania, si attribuiscon l'onore d'avergli -dati i natali: Aix, Liegi, Carlostat e Monaco stessa, pretendendo i -Bavari che il gran Carlo discenda dalla schiatta loro; in ogni luogo, -dal Reno all'Elba, si trovano antiche immagini, e marmoree statue di -lui, venerabili monumenti che testimoniano l'ammirazione dei popoli e -la grandezza di quell'uomo[123]. La congettura più probabile si è che -Carlomagno nascesse nel castello d'Inghelheim, vicino a Magonza, chè -Magonza pur essa vuole per sè l'antico imperadore; le ruine romane, -le torri che fronteggiano il Reno, portano il suo nome, e fra quelle -reliquie dei secoli, fra quei lembi di mura sospesi in cima dei monti, -dove il sole indora i pampini del Joannisberg, l'eco sempre risponde: -Carlomagno! - -Gli annali di Fulda il fanno nascere a' dì 26 di febbraio dell'anno -742; a' dì 2 di aprile il continuatore di Fredegario; gli uni si -contentan di dire ch'ei nacque a Natale, gli altri a Pasqua, chè -richiedevasi una solennità cristiana a celebrar con le sue feste i -natali d'un uomo che stampò si grandi orme nei secoli. Il Reno tutto -germanico, la Svevia, la Franconia, la Baviera e gli antichi vescovadi -voglion per sè i primi anni della vita di lui; nulla vi fu di neustro -o meridionale, nell'origine sua, nelle sue forme, ma sol vi domina -l'impronta tedesca. Non pertanto Eginardo, il diletto segretario di -Carlo, dice ch'egli ebbe la Neustria, e Carlomanno l'Austrasia; ma il -continuatore di Fredegario, sì esatto sempre, dà a quello l'Austrasia -ed a questo la Neustria; e l'indole tutta germanica di Carlomagno, -creder farebbe che questa opinione sia la più vera. E dove passa egli -la prima sua giovinezza, e in quai luoghi dà egli i suoi diplomi? Nelle -città del Reno, della Svevia o della Franconia, da Magonza o da Liegi. -Del resto questa divisione di patrimonio durò brevissimo tempo, e dopo -abbiamo una confusion perpetua di terre e di dominii. - -Gli annali di maggior fede nulla dicon dei fatti e delle azioni di -Carlomagno nella sua puerizia, ed Eginardo medesimo confessa di non -saperli[124], chè a que' tempi le croniche dei monasteri, non trattavan -degli uomini se non quando giunti all'età dell'operare. E come de' -suoi primi anni, così siamo all'oscuro dell'educazion sua, la quale, -quanto alle lettere, fu trascuratissima, da che fatto adulto, appena -formar sapeva la cifra del suo monogramma. La guerra, ovver la caccia -nei boschi di Turingia o delle Ardenne, formavano la sola educazione -dei re o condottieri d'uomini alemanni. Le canzoni eroiche, monumenti -dell'antico spirito nazionale, con più autore s'intrattengono degli -anni giovanili di Carlomagno, e nel decimoterzo e decimoquarto secolo -si raccontavano le maravigliose avventure che accompagnavano l'apparire -al mondo di questo fanciullo; il romanzo di _Berta dal gran piè_ ci -rivelò la nascita sua romanzesca e misteriosa, e altri romanzi narrano -come il robusto giovinetto si trovò obbligato di lasciar la Francia per -tradigione dei bastardi di Pipino, e come egli andò a militar sotto il -re Gaiafro di Toledo, la cui figlia ebbe in isposa, e come dopo alcuni -anni venne a riconquistar il proprio suo reame, di che i bastardi -spodestar lo volevano. - -Or chi avrebbe saputo contendere a Carlo il retaggio degli avi suoi, a -Carlo, significazione in atto della forza medesima? Tutti i monumenti -ce lo rappresentano di grandissima statura, e le pitture alemanne son -foggiate sulla stampa di una specie di gigante o di san Cristoforo. -Nella cattedrale e sulle piazze pubbliche di Aix, a Magonza, a Monaco, -dappertutto Carlomagno è rappresentato quasi altro Golia; la statura -sua è di oltre sei piedi; l'aspetto più che mai bellicoso; gli occhi -grandi, vivi, ardenti, risentiti i lineamenti del volto; tutti gli -arnesi ch'ei toccava o trattava, son di tal peso, che tu diresti esser -egli stato di sovrumana natura. Ma il cranio che mostrasi ad Alx, e -fu dai canonici conservato in una custodia d'argento indorato, è egli -veramente quel di Carlomagno? La sua straordinaria grandezza dimostra -ch'esso appartener non potè se non a un gigante[125]. A que' tempi la -forza del corpo molto entrava nella potenza morale d'un capo; onde -è che Pipino, a farsi perdonar la sua picciola statura, e la grossa -sua corpulenza ebbe bisogno di abbattere un lione in furore, dopo di -che il soprannome di Breve[126] non fu più tolto per ischerno, e il -re de' Franchi mostrar dovette ch'ei possedeva la forza e la vigoria -necessaria a sostenere il comando. - -Per le canzoni eroiche intorno la puerizia di Carlomagno, egli ebbe -dunque la forza e la vigorìa di suo padre, e la bella statura di Berta, -la nobil figlia della Germania; sua madre gli trasmise quell'impronta -di maschia bellezza e quella maestosa ed altera statura che la -tradizione gli diede, ond'è che quando la cronica di san Dionigi -descriver vuole, sull'autorità di Turpino, la figura di Carlomagno, -gli dà tutte le forme e tutta la possa d'un gigante. «Uomo era di -gran corpo e statura; alto sette piedi de' suoi; avea rotondo il -capo, gli occhi grandi e grossi e sì ardenti che quand'era in collera -scintillavano come carbonchi; grosso e diritto il naso, ed alquanto -elevato nel mezzo; neri i capegli, la faccia colorita ed allegra. Era -di sì gran forza che stendeva, come niente fosse, tre ferri di cavallo -insieme uniti, e levava in palma di mano da terra in aria un cavaliere -armato. Con la sua spada Gioiosa ti tagliava netto un uomo a cavallo -coperto di tutt'armi. Era ben proporzionato in tutte le sue membra; e -il cingolo suo era lungo sei spanne, senza i lembi della coreggia che -pendean fuor del fibbiaglio.» Tale si era la persona del gran Carlo. -Egli e Carlomanno furono amendue incoronati nel medesimo giorno, l'uno -a Noyon, l'altro a Soissons, e le acclamazioni dei Franchi confermarono -il partimento che fece Pipino dell'eredità sua, ma esso non piacque -altrimenti ai due fratelli, i quali non mai fermamente si accordarono -intorno all'amministrazione delle terre loro. I cronisti passano -sotto silenzio le protestazioni o le opposizioni che sorger poterono -tra' fautori de' Merovingi, nè oramai più si trovano che lievissime -tracce della famiglia di Clodoveo, così sacra com'era tra i Franchi; -i cronisti, tutti dediti alla schiatta di Pipino, più non ne parlano, -ovver gittano sol qualche parola in segno di dispregio ad annunziar -la fine di Childerico, o d'alcun altro dei rampolli di questa famiglia -reale; nuovi interessi sottentrano agli antichi, e le prime affezioni -se 'n vanno. - -Intanto ecco scoppiar una guerra, che ricorda in certo modo i diritti -de' Merovingi, ed è quella d'Aquitania. Nel mezzodì s'era infatti -più particolarmente che altrove, conservata l'affezione pe' figli -di Clodoveo; i primi di quei duchi aveano avuto Cariberto re di -Tolosa e figlio di Clotario II, per antenato, nè mai s'era interrotta -la successione, e uscito n'era quell'Eudi stesso che combattè sì -valorosamente i Saraceni, ed a cui fu figliuolo quell'Unaldo o Unoldo, -il quale, insiem con gli Aquitani, fece accanita guerra a Carlo -Martello quando tentar volle d'assicurarsi la corona; guerra non di -schiatta solo contro schiatta, ma sì ancor di dinastia contro dinastia. -Pipino invece tenne l'arte di gittar la discordia in quella famiglia, -e la sanguinosa istoria di Atone e d'Unaldo, rende ancor testimonio -dei modi che tennero i Carolingi verso i Merovingi d'Aquitania, da -essi fatti tonsurare e monacare a simiglianza del terzo Childerico. -Se non che, alla morte di Pipino, Unaldo esce tutt'a un tratto -dal suo monastero e rizza lo stendardo a proclamar l'independenza -dell'Aquitania, sperando col passaggio d'un regno all'altro di far -rivivere i diritti d'un Merovingio ridotto allo stato monacale. La qual -sedizione dovette, senza dubbio, esser duramente repressa da Carlo, -però che assecondar essa poteva le pretensioni dei discendenti di -Clodoveo nella Neustria. Egli convocò un parlamento, a cui intervennero -suo fratello Carlomanno, i conti, i fidi leudi ed i vescovi, e fu -deliberata la guerra, importando egualmente ai due fratelli di -comprimere le idee che favorir potevano il ritorno e la podestà -dell'antico lignaggio. Passaron indi entrambi uniti la Loira, ma poi -entrati, lungo il cammino, in discordia fra loro, a cagion che niun dei -due era contento della porzion sua di eredità, Carlomagno, che vuol -maggioreggiare, si riman solo a guida della spedizione, e Carlomanno -si ritira insieme co' suoi. Ecco dunque i Franchi nelle provincie del -Mezzodì, ridurre ad obbedienza le antiche città, i municipii romani o -le campagne soggette ai vescovi visigoti. Gli Aquitani furono vinti -da questi leudi germanici, e da questi bene armati e bene montati -Austrasiani. - -A simiglianza di Carlo Martello, Carlomagno corre l'Aquitania da un -confine all'altro, e vien sino alla Dordogna, e la città di Fronsac -che si vede su quelle alture, è una delle sue edificazioni, fatta a -mantenere il dominio franco sui popoli meridionali, che quando tener -volevasi il piè sul collo ai vinti si rizzavano castella e fortezze. Le -città meridionali degli Aquitani godevano di maggior civiltà che non -quelle brumali del Reno e della Mosella, e il passaggio di Carlomagno -in Aquitania fu contrassegnato da carte e diplomi a favor delle chiese -e dei monasteri; di colà ci venne anzi fino in Guascogna, terra de' -Pirenei, che fu allora da lui data in feudo a un signore indicato sotto -il nome di Lupo, uscito, dicon le croniche, dalla stirpe merovingica -e nipote del duca legittimo, il quale si fece di volontà sua vassallo -di Carlomagno, consegnandogli per pegno della sua fede il proprio zio -Unaldo, ch'era venuto a cercare un rifugio in que' monti, e così, dicon -le leggende, l'agnello fu divorato dal lupo. - -Più non ebbe quindi contrasto la sovranità di Carlomagno in Aquitania. -Un romanzo quasi contemporaneo per titolo Filomena, racconta, con -belle avventure, tutte le conquiste meridionali di Carlomagno, cui -mescola spesso e confonde con Pipino, e massimamente nell'assedio di -Carcassona. In questa Filomena abbiamo un miscuglio di realità e di -finzione, chè l'immaginazion dei trovatori del Mezzodì avea gran campo -nel racconto delle grandi gesta di Fier Braccio, e Carlomagno divenne -l'eroe delle leggende meridionali, e insieme delle canzoni eroiche del -Nord. - -Le guerre oltre la Loira, sono anch'esse personificate nel romanzo dei -_Quattro figli d'Amone_, antica espressione delle avversioni tra le -razze del Mezzodì e quelle del Settentrione. Rinaldo di Montalbano, la -cui storia si fece di poi tanto popolare, era figliuolo d'Amone, della -famiglia meridionale di Dordogna. Amone viene alla corte di Carlomagno -co' suoi quattro figli Rinaldo, Ricciardetto, Alardo e Guicciardo, -per fargli omaggio, senza dubbio, come duchi d'Aquitania. Rinaldo -giuocando agli scacchi[127] spacca la testa con uno scacco a Bertolotto -nipote o bastardo di Carlomagno, onde tosto è intimata la guerra, -e il re furibondo convoca i paladini; e Ivone, duca di Guascogna, -prende a difendere il duca Amone, nel suo feudo della Dordogna; in -quella forma che Lupo pigliò già per poco la difesa d'Unaldo. Quante -meraviglie nell'assedio di Montalbano, dove la schiatta meridionale -fece tanti prodigi! I figliuoli d'Ammone son tutti colà entro chiusi; -trasportativi sul rilucente suo dorso dal nobil destriero Bajardo, e -si apparecchiano alle difese, magnanimi e prodi come sono. L'assedio -di Montalbano è lungo e notabile per le sue vicissitudini, da ogni -parte di questo poetico racconto scritto dalla razza meridionale, -traspar l'odio contro Carlomagno, uomo del Nord che viene ad imporre il -suo giogo alle nobili città del Mezzogiorno. Il romanziero quindi lo -rappresenta qual uom vendicativo, ridicolo, in balia al capriccio de' -suoi baroni ed al dispregio de' figli suoi, tanto che ti par non già -d'essere a' tempi della nascente grandezza della schiatta carolina, ma -sì a quelli del decadimento suo e della sua ultima ruina sotto Carlo il -Semplice. - -La canzone eroica intorno ad Ivone di Bordò appartien pur essa -all'epopea delle guerre d'Aquitania e di Guascogna. La cronaca spesso -non toccava che un motto appena, non facea che un arido e steril -racconto di questa o quella guerra; la canzone eroica all'incontro -raccontava tutte le geste della cavalleria, e raccoglieva mille -tradizioni in un fascio. Il romanzatore non curasi dell'esattezza dei -fatti o del colore degli avvenimenti; egli inventa, orna e cinge di -leggende d'oro l'immagine di Carlomagno, il cui nome risuona per più -secoli dopo. I cartolari delle badie si contentan di dire: «Re Carlo -venne ad abitar le celle nostre nelle feste di Pasqua o di Natale, e -vi celebrò le solennità della Chiesa». Le canzoni eroiche ci danno a -conoscer la vita delle caccie, delle corti plenarie, il tumulto delle -battaglie, l'intima condizione di quella società fuor delle solitarie -mura dei chiostri. - -Dato termine alla guerra d'Aquitania, Carlomagno fa ritorno nelle sue -città dei Reno e della Svevia, dimora sua gradita; non così Parigi -dov'egli mai non abita, e passa indi rapidamente a Compiegne. Le sedi -a lui più care sono alcune grandi mense o tenute regali nelle diocesi -di Giulieri, Seltz, Vormazia, Magonza; e visitar gli piace i fiumi -della Schelda, del Reno, della Mosella e del Meno[128], e le foreste -delle Ardenne e delle Montagne Nere. S'ei tiene gran corte o corte -plenaria il fa sempre nella Germania; la Neustria fu sol per poco -porzion del retaggio suo, perpetua è la confusione del patrimonio -ereditario tra lui e Carlomanno; nessuna esattezza nè distinzione. In -una di tali corti plenarie fu trattato del matrimonio di Carlomagno -con una delle figliuole di Desiderio re dei Longobardi, poichè al par -di Carlo Martello, di Pipino, Carlomagno anch'esso non ha una moglie -sola; sposato già ad Imiltrude, di franca origine, egli abita con -essa i palazzi, le ville, e nondimeno Berta sua madre vuol dargli in -moglie Desiderata, figliuola di Desiderio re de' Longobardi. L'unità -del matrimonio ancor non è di domma fra quegli uomini violenti, che -pigliano, a grado delle loro passioni, una o più compagne; e non è -raro vederne tre o quattro nei palazzi de' leudi, argomento ai solenni -rimproveri che loro indirizzano i papi, custodi come sono della santità -e della purità dei costumi. - -In questo trattato di nozze con Desiderata certe ragioni di materiale -interesse entravano nella gagliarda opposizione che fecero i papi -all'imeneo di Carlomagno con una figlia di Lombardia. Vero è che -Desiderio non erasi, ad esempio degli altri re de' Longobardi, -chiarito inimico della santa sede, ma pur facendosi alteramente suo -protettore, non avea lasciato d'impor certe condizioni al papato; e -oltracciò Stefano III, che sedea sul soglio di san Pietro, con ribrezzo -vedeva la congiunzion delle due monarchie franca e longobarda, in -questo parentado. E chi fu il difensor di Roma, allorchè il papato, -assalito dalle forze de' Longobardi, manifestò i suoi pericoli al -mondo cristiano? Non altri che Pipino co' suoi leudi di Austrasia e di -Neustria, che varcate le Alpi co' gravi loro cavalli, furon tosto, per -ragion di conquista e per la forza dell'armi, signori delle città di -Lombardia. - -La sovranità temporale dei papi, venia lor parimenti da Pipino, il -quale, in contraccambio, avea da essi ricevuto il titolo di patrizio di -Roma; ed ora, se il re franco e il re longobardo collegavansi con un -matrimonio, il pontificato non avrebbe avuto più chi il proteggesse e -vendicasse, e questo era ciò che profondamente affliggeva Stefano III, -onde quand'ei seppe l'andata di Berta a Pavia e a Ravenna, affrettossi -di scrivere a Carlomagno: «Sappiate[129], o gran re, che ella è cosa -empia pigliare altra moglie, oltre quella che avete; vi sovvenga, -eccellentissimo figliuolo, che il nostro predecessore di santa memoria, -fece istanza col padre vostro affinch'egli non ripudiasse vostra -madre, e che Pipino anche aderì alle istanze sue. Sarebbe invero cosa -lacrimabile che la nobil nazione dei Franchi, si lasciasse corromper -dalla perfida e puzzolentissima gente dei Longobardi, la quale non -si conta pur nel numero delle nazioni, e da cui certo è esser nata -la stirpe dei lebrosi[130]... Or qual comunione vi può essere tra la -luce e le tenebre, tra il fedele e l'infedele? Pigliatevi, ad esempio -degli illustrissimi e nobilissimi re della stessa vostra patria, una -bella moglie della nobil gente dei Franchi, e pigliatela per amore, -rinunziando a mescolare il vostro sangue con le nazioni straniere. Così -fece l'avolo vostro, così il bisavolo, e così il padre, che mai non -vollero menar moglie fuori del regno». - -Stefano III, manifesta continuamente le sue paure, in una sfilata di -lettere indiritte ai grandi, a Carlomagno ed a Berta, già scesa in -Italia, che persiste pur sempre nel suo disegno di parentado con la -stirpe longobarda, come nodo di pace fra loro, e le pratiche sono già -sì innoltrate che non si può tornar più addietro. Desiderio altro non -è che un vassallo, e Carlomagno è ben contento ch'ei lo mostri con -pubblici omaggi, e già vede in fantasia risplender sulla sua fronte -la corona di ferro; Desiderio non ha figli maschi[131], e sarà suo -successore. - -Desiderata divien dunque, a dispetto del papa, la seconda moglie di -Carlomagno, e poichè dispiacer non vuole al potentato de' Longobardi, -di cui suo figlio ha bisogno, si fa mediatrice d'accordo tra Stefano -III e Desiderio. I Longobardi, già s'erano, all'uso lor soldatesco, -dalle città di Milano e Pavia precipitati sul territorio romano, -avevano occupata la Pentapoli, ed eran quasi alle porte di Roma. -Stefano ha quindi ricorso a Carlomagno, perch'egli faccia rispettar -la donazione di suo padre a Roma ed a san Pietro; e Carlomagno porge -benigno orecchio alle preghiere di Stefano III, e fa che Desiderio, -per mezzo di arbitri da lui mandati, debba contentarsi del regno di -Lombardia, e rispettar la donazione di Pipino, non avendo egli ragione -alcuna sul dominio di San Pietro. «Questo accordo assicura a Carlomagno -la preminenza in Lombardia in uno ed in Roma; patrizio della città -eterna e protettor dei papi, egli è altresì il signor sovrano del re -dei Longobardi, e al primo atto di fellonia di costui potrà scender -dall'Alpi, per fargli batter la guancia della temerità sua. Egli è -già re dei Franchi, già alto signore dell'Aquitania, e presto anche -l'Italia diverrà una pertinenza della sua corona. - -Da Imiltrude, sua prima moglie, avea già Carlomagno avuto un figliuolo -per nome Pipino, quand'ebbe a menare in seconda moglie Desiderata, -che varcò le Alpi in compagnia di Berta, e fu da essa condotta in una -delle regie ville nella foresta delle Ardenne. Ora in queste ville -risedevano ordinariamente i re franchi e i prefetti del palazzo, ed -erano, come a dir, masserie ben coltivate, sparse in mezzo a paesi -incolti, e formavano i redditi principali della corona, amministrate -da maggiordomi secondo la forma romana e le consuetudini dei coloni -naturali delle Gallie. Quali di siffatte masserie appartenevano ai -monasteri, alle badie, ai vescovadi, e quali al re; i leudi, i conti -ed i duchi ne avean pure di ragguardevolissime, ed ogni uom d'armi -possedea la sua terra lavorata a profitto suo dai coloni. - -Se non che presto questa Desiderata venne grandemente a noia di -Carlomagno, o fosse per quanto il papa gli avea detto intorno alla -volubilità ed ai vizi della gente longobarda, o fosse per memoria del -suo primo imeneo con Imiltrude. Che che ne sia, fatto sta che sei mesi -dopo appena, egli già intona di volerla ripudiare, senza rispetto alle -rimostranze di Berta, come se il sangue de' Franchi parlasse contro -quel de' Longobardi, e l'uomo del Nord ripugnasse dal viver congiunto -alla donna che nacque a Milano. Ei caccia dunque alla fine Desiderata, -e quasi ad un punto si fa marito a una donzella della Germania di nome -Ildegarda; sì che all'età di ventinove anni egli ha già, tra ripudiate -e sposate, tre mogli, nè fa caso alcuno dell'unità matrimoniale. -Indarno Stefano gli rinfaccia i suoi adulterii, che egli sostiene -fermamente questa riotta contro il moral dettame del papato; siamo in -tempi che le passioni tuttavia trionfano, e la Chiesa non è ancor freno -sufficiente per uomini carnali che tutto si fanno lecito nell'ebbrietà -della vita. E che importa a Carlomagno del minacciar di Desiderio? -Egli saprà ben farlo stare a segno. Intanto tutti i malcontenti vanno -a cercar rifugio a Pavia od a Ravenna, nè sì tosto questo o quel leudo -ha, per suo peggio, rizzato bandiera contro i Carolingi, passa le -Alpi, e va a trovar il re longobardo per chiedergli aiuto. Or bene, la -corona di ferro inchinar si dee innanzi alla corona del re de' Franchi, -poichè fino a tanto che quest'ultimo ciò non ottenga, non vi sarà più -nè pace nè tregua per lui; e' si vuol rimuovere questo pericolo con -una spedizione oltre l'Alpi. Unaldo o Unoldo stesso, l'ultimo duca -d'Aquitania, è ito a cercar un rifugio a Pavia, mentre Desiderata -anch'essa corre a querelarsi alla corte dei Longobardi dell'oltraggio -ch'ebbe dai Franchi e dal re loro. - -La monarchia cadde, a questi tempi, tutta nelle mani di Carlomagno -per la morte quasi subita di Carlomanno. E' non v'ebbe mai nessuna -intimità tra' due fratelli, nè mai fu ben determinata tra loro la -divisione del paterno retaggio, chè anzi i diplomi stessi attestano -una gran confusione nei termini dell'autorità loro; amendue regolavano -in comune l'amministrazion delle terre del Reno, della Mosella, della -Senna e della Loira, e nei tre anni ch'ebbe a regnar questa confusione, -saper non è dato se la Neustria o l'Austrasia fosse piuttosto dall'un -che dall'altro governata. Carlomanno passò di vita in una villa reale -chiamata di Samoucy, nella diocesi di Laone, giovanissimo ancora, -dicendo la Cronaca che appena avea compiuta l'età di ventun anno. - -Lasciava Carlomanno due figli pargoletti, ma gli succederanno essi nel -regno? Se ancor durato avesse la legge di successione sacra già tra' -Merovingi, i due fanciulli avrebbero, come tante altre volte si vide -negli annali dei Franchi, ereditato in comune il paterno retaggio; ma -i Carolingi, lignaggio nascente, non destavano ancora quella religiosa -pietà che già i figli di Clodoveo destavano nell'antica razza dei -Franchi, da poco uscita delle foreste; la forza gli aveva innalzati, -nè doveano la legittima consacrazion loro ad altri che all'opera -dei papi, all'unzione dei vescovi, e l'eredità non era ancor legge -irrevocabile[132]. Carlomagno partecipò quindi, in una corte plenaria -che ei tenne a Valenciennes, la morte di Carlomanno a' suoi leudi, dopo -di che, agitando essi le loro lance, mossero, a guisa di conquistatori, -alla volta delle Ardenne, e piantarono i loro alloggiamenti nella -real tenuta di Carbonac, a poca distanza da Samoucy dove Carlomanno -era uscito di vita. All'aspetto di questa massa di gente, i conti, i -vescovi e gli abati di quel regno, vennero a far omaggio a Carlomagno, -e senza troppo guardare alle ragioni dei due fanciulli, inetti -com'erano a regnare ed a condurre i leudi alla guerra, furono, siccome -gli ultimi de' Merovei, destinati a vivere ed a morire nel chiostro, -serbata lor la tonsura, simbolo dello spirituale servaggio; chè tra -loro, chi più non avea lunghi e ondeggianti i capegli come la criniera -dei nobili corsieri delle foreste germaniche, non poteva esser nè -re nè conte mai. Gerberga, la vedova di Carlomanno, passò le Alpi, -e venne anch'essa a cercar rifugio presso i Longobardi, temendo la -condanna del chiostro e le persecuzioni di Carlomagno divenuto re di -tutta la nazione dei Franchi. Eccetto alcuni pochi che rimasero fedeli -a Carlomanno, e seguirono oltremonti la regina Gerberga, tutti i -possessori delle terre, i conti, i vescovi e gli abati fecero omaggio -al nuovo signore. - -Di quivi ha principio, propriamente, il regno di Carlomagno, poichè -d'indi in poi si vengono spiegando le grandi conquiste e l'ordinamento -politico dello stato, altro non essendovi, sino alla morte di -Carlomanno che qualche editto sciolto e qualche diploma di donazioni -al chericato. Così, a mo' d'esempio, un diploma di Carlomagno, dato in -Aquisgrana agli idi di gennaio, fa una donazione al monastero di San -Dionigi, e un degli idi di febbraio concede alla chiesa di Metz certe -franchigie, e l'esenzione da ogni regia giurisdizione; innanzi la sua -morte, Carlomanno conferma le immunità della chiesa di San Dionigi; -alle calende d'aprile Carlomagno accresce i privilegi al monastero di -Corvia, e conferma quelli tutti della badia di Sithieu, o San Bertino. -Ben si vede che la stirpe di Pipino ha bisogno del sostegno della -Chiesa per far confermare la sua regia dignità, e si collega co' papi, -bisognosa com'è di quel religioso carattere, che la Chiesa solo può -dare. Donde tanta sollecitudine per tutti gli argomenti che riguardano -il cristianesimo e il pontificato, chè Carlomagno vuol essere il -figliuol diletto di Roma prima d'essere imperadore romano, e amicarsi -il pontificato perch'ei n'ha d'uopo a compiere il suo vasto disegno -d'impero, e a quella guisa che Pipino erasi conquistato il papa per -farsi re, così Carlomagno gli porge la mano per farsi imperatore. - - - - -CAPITOLO VIII. - -CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE CONQUISTE. - - I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — I compagni di - Carlomagno secondo le cronache. — Bernardo. — Orlando. — Rinaldo. - — Uggero il Danese ed altri. — La baronia secondo le canzoni - eroiche. — Gli eroi de' poemi epici. — Franchi. — Borgognoni. — - Aquitani. — Bretoni. — Austrasii e Neustri. — Ordinamento militare. - — Prese d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il bottino. - — Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. — - Armature. — Cognizioni di Carlomagno. - -771 — 780. - - -In questa società tutta armigera non v'è quasi spazio tra la puerizia -di Carlomagno e le sue conquiste; non sì tosto egli si sente forte -abbastanza, entra in lizza, non sì tosto ei possiede un po' di vigoria -e di scienza militare, ei le pone in opera per accrescer di nuovi -popoli il suo retaggio. E non è già senza grande studio e fatica ch'ei -giunge a farsi conoscer degno discendente di Carlo Martello e di Pipino -il Breve; entrambi questi capi avean principato col rendersi famosi per -le geste loro, e Carlomagno anch'esso pagar dee il debito suo, e gli -convien conquistare, e reprimere e ributtare le invasioni altrui, chè -la stirpe carolingica non è ancor tanto antica da potere scioperarsi -in ozio molle come i Merovei. Ond'è che appunto niun intervallo v'ha -tra la puerizia di lui e la guerra contro gli Aquitani, poichè egli non -avea più di trentun'anno quando calò dalle Alpi a conquistare il regno -dei Longobardi[133]. - -Se non che Carlomagno si trova avere in mano forze assai più -ragguardevoli che non i deboli re della schiatta merovingica, i quali -appena regnavano sopra frazioni di popoli, essendovi a' tempi loro re -d'Austrasia e di Neustria, e altri capi che governavano l'Aquitania e -la Borgogna, e la guerra civile struggeva la forza di quelle razze, -che si premevano e incalzavano senza traboccare al di fuori, e il -sangue scorreva a fiumi in quelle guerre di famiglia contro famiglia -e schiatta reale contro schiatta reale, sì che i tempi dei Merovingi -rinovavan l'esempio delle guerre fra tribù erranti sulla terra ch'elle -si contendean fra loro. Carlomagno si trova in condizione più agiata; -egli ha tutte raccolte sotto il suo freno le sparse membra della gran -famiglia de' Franchi; Carlomanno, che avea una parte del retaggio, -è morto anch'esso, ed egli s'è impadronito de' suoi dominii; non vi -sono più re, nè capi fra i Neustri, i Borgognoni o gli Aquitani che -contrastar gli possan lo scettro; ognuno che ha nome di Franco muove -sotto le insegne sue; egli è di tutti capo, di tutti supremo signore, -ed ei pone suoi Conti a governar que' paesi, i quali senz'alcuna -renitenza ubbidiscono[134]. Carlomagno, or ch'egli è re solo di tutti, -ben sa che gli è d'uopo impiegar continuamente la nazion bellicosa -ch'ei regge; se non la guidi alla conquista essa userà la forza sua -nella guerra civile, non altramente che fece già sotto i Merovei; sono -uomini valorosi ed ardenti, che vogliono esser condotti attraverso di -fiumi e di monti su nuove terre, onde por debbe ogni studio, ogn'arte -sua a scagliare i suoi compagni d'armi sui popoli e sui territorii -vicini, però ch'ei saziar li dee di preda, di terre, di dominii, a -evitar ch'ei si divorin fra loro. - -In opera sì difficile e lunga come questa è, Carlomagno non può far -da sè solo, onde sotto lui ed intorno a lui s'aggroppano capi e conti -esperti in guerra; impossibil sarebbe ad un sol uomo imprendere ad -eseguir tante cose, ed intorno a ogni grande intelletto, vediamo uomini -di seconda schiera, che son come la mano e il sostegno dell'opera sua. -Ora, da due fonti attigner si dee, per chiarire le imprese dei conti -che seguiron Carlomagno nelle lontane sue spedizioni, e son le cronache -e le canzoni eroiche. Le prime così sterili come sono in sostanza, -ricordano appena qualche nome proprio, e Carlomagno è quel solo ch'ivi -muove e si agita per le battaglie, siccome _principio e fine_; Eginardo -non cita più che tre o quattro prodi che fan corteggio al suo signore, -e se il monaco di San Gallo offre qualche più prezioso documento, si -è perchè questa cronaca fu scritta sulle tradizioni e sulle canzoni -eroiche medesime. La seconda delle fonti da me accennate, sono a -proprio dire i grandi poemi di cavalleria in cui trovansi in copia -nomi propri, e famiglie e baroni che aiutarono, tradirono o esaltarono -Carlomagno; ivi il principe non è mai solo, ma circondato dal consiglio -de' suoi leudi, de' suoi guerrieri: consigliasi con loro, nè mai -muove alla battaglia se non dopo la deliberazione di tutta l'alta sua -corte, e ci son famiglie intere che si danno alle gesta eroiche, o -al tradimento. Cotesti racconti fanno di questo modo muovere intorno -a Carlomagno una moltitudine di conti e di baroni che gli servono di -corteo. - -Nelle cronache maggiori sono citati parecchi nomi di paladini, Orlando -primo di tutti; esse il fanno conte, soltanto, e guardiano delle -marche di Bretagna, e gli danno il nome di _Rudlando_[135], e dicono -ch'egli era un uomo di gran gagliardia; a lui è commesso più volte di -ridurre al dovere il popolo di Bretagna, e muore a Roncisvalle[136]. -Nelle cronache si parla pure d'un conte di nome Bernardo[137], zio di -Carlomagno, paladino esperimentato e dotto in guerra, a cui il nipote -affida il comando d'una parte dell'esercito che cala in Italia contro -i Longobardi, e suo fu il consiglio di partirlo in due schiere, l'una -da scendere pel Monte Cenisio, l'altra pel monte di Giove nel medesimo -tempo. V'è altresì parola d'un altro paladino di nome Rinaldo o -Regnoldo[138]; ma ei si rimane oscuro, senza niente avere che suggerir -possa al pensiero esser egli il _Rinaldo_ di _Montalbano_ delle antiche -leggende poetiche. - -Sono pur dalle cronache nominati fra i conti di Carlomagno, un Amberto -ch'esse fanno conte di Bourges, ed a cui sostituiscono Stormino; un -Abbone o Alboino, conte di Poitieri; un Guibaldo, conte di Perigueux; -un Ittieri di Chiaramonte; un Bollo di Puy; un Orsone che piglia il -governo di Tolosa, un Amone d'Albi, un Roardo di Limoges; i quali -tutti dovevano esser uomini di grande affare, e di valentia, da che -Carlomagno partì fra loro il governo delle Aquitanie. Finalmente -il monaco di San Gallo ci ha conservato alcune tracce della vita di -Uggiero il Danese, un di quei capitani nati senza dubbio fra le nazioni -scandinave, che vennero ad offerire il braccio loro a Carlomagno. A -quanto ne dice il cronista di San Gallo, quest'Uggero, fuggitivo, -ricoverossi tra i Longobardi, temendo la presenza e il corruccio -dell'adirato suo signore. - -Tutte queste narrazioni delle cronache son povere di nomi propri, e -spoglie, in generale, di grandi caratteri storici. Così non è delle -canzoni eroiche, nelle quali anzi spiegasi tutta la pompa delle epopee -carolingiche, e intere famiglie di baroni risplendono. Il semplice -conte Orlando delle cronache diventa ivi quel valente paladino che -scuote i monti e affetta i giganti saraceni, con Rinaldo di Montalbano -allato e la famiglia del vecchio Amone nel suo castello di Dordogna, -e con Uggero il Danese, anch'esso grande ammazzator d'Infedeli. Poi tu -vedi comparir Guglielmo Corto naso[139], Garino il Loreno, Lamberto il -Corto, Gualtieri di Cambrai, e già si mostrano i Bracci di ferro, le -Lunghe Spade, i Girardi di Rossiglione[140] e gli Amerighi di Narbona. -I quali baroni tutti si accerchiano intorno alla gran figura di -Carlomagno, lo servono coi loro consigli, colla forza del loro corpo, -col valore del braccio loro, nè possono andar separati da questo signor -sovrano, di cui formano, come a dire, l'aureola. - -L'idea dei dodici baroni che risiedono alla corte di Carlomagno, è, -si vede chiaro, posteriore al suo regno; noi la troveremo da per tutto -nelle canzoni eroiche, ed è un anacronismo che rinasce a ogni poco. Il -titolo di barone altro non può quivi significare che un capo di quelle -famiglie, o d'alcuna di quelle nazioni che si aggreggiano intorno -al trono dei carolingi. Ci sono Borgognoni, Aquitani, Franchi della -Neustria e dell'Austrasia; paladini che abitan le rive del Reno, della -Loira, della Garonna, della Dordogna, e già regnano le antipatie di -razza, e i Maganzesi non possono patir gli Aquitani. I Franchi sono -anch'essi fra loro divisi per certe lievi disparità di costumi e di -consuetudini, le quali trapelano dai canti e dai romanzi di cavalleria -che ci narran le gesta dei paladini di Carlomagno. E quanto tempo -ci volle per cancellar queste lievi disparità fra razza e razza, fra -popolo e popolo! - -Fra gli uomini prodi e valenti, fra i paladini di Carlomagno son misti -i traditori e felloni, e poichè ogni affetto dell'anima vuol essere -personato, questi ultimi appartengono alla famiglia maganzese, al -lignaggio dei Ganelloni, o alla razza guascona di Olderigi, di cui -tanto suonano le canzoni eroiche. A quel modo che si magnificarono -le vittorie di Carlomagno, così scusar si vollero le sue sconfitte; -chè quando un grande nome risplende sulla terra, i disastri che gli -succedono, non sono mai, per opinion dei popoli, procedenti da cause -naturali, ma sì da fellonia e tradigione. La conquista del regno de' -Longobardi, è tanto rapida, tanto intera da non lasciar punto supporre -che tradimento umano ci avesse luogo; in sei mesi i Franchi passan le -Alpi, e tutto è finito; all'incontro nella guerra oltre i Pirenei, -dove accadde la funesta rotta di Roncisvalle, le canzoni eroiche ti -schieran da bella prima dinanzi tutta la famiglia dei paladini leali, -di quei prodi e valenti che combatterono a fianco dell'imperatore; poi, -dopo questa nobile schiera, vengono i felloni, coloro che vendono gli -eserciti, e sono, come dissi, rappresentali nella persona di Ganellone. -Il pio arcivescovo Turpino è il cantore di tutta questa epopea; egli -si mescolava fra' combattenti, armato di mazza, poichè, cherico qual -era, non dovea versar sangue; pugnava, orava, confessava vero simbolo -del chericato, tal quale a noi lo additano le leggi di quei tempi e i -capitolari. - -I compagni d'armi di Carlomagno pigliano tutti il nome di Pari e -Baroni dell'imperatore; i poemi dei trovatori confondon pur sempre le -date; scritti come furono nel secolo duodecimo, e nel decimoterzo, -verso i tempi di Filippo Augusto e del suo successore, essi portan -l'impronta delle instituzioni dei secoli in cui furon composti. Nè -sotto Carlomagno, nè sotto alcun de' Carolingi vi ebbero mai pari, -nè ancor nato era il baronaggio insiem col feudo dipendente[141], nè -ci eran pari laici, perchè ancor non v'erano nè duchi di Normandia, -di Guienna o di Borgogna, nè conti di Sciampagna, di Fiandra e di -Tolosa; nè tampoco ci eran pari ecclesiastici, perchè la gerarchia -degli arcivescovi e dei vescovi non s'era punto ordinata nelle -condizioni feudali. I trovatori, col trasportar le idee di un tempo -in un altro, facevano, sott'altre forme, lo stesso che i miniatori -delle immagini, i quali abbigliavano coi vestimenti del secolo in cui -viveano essi medesimi, personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento. -Laonde il titolo di barone o di pari nelle antiche conquiste dei -Carolingi, non dee interpretarsi se non nel senso di compagno d'armi -del capo signore[142], nè il conte Orlando fu altrimenti un pari del -re, com'ebbe ad essere il duca di Normandia sotto san Luigi e sotto -Filippo il Bello, ma un _graff_ di origine germanica o bretona alla -foggia dei Franchi di Clodoveo e dei Merovingi. Carlomagno raccoglieva -sotto il suo freno le tribù franche tutte quante: Borgognoni, -Neustri, Austrasii, Bretoni, Aquitani, e ognuna di queste razze era -rappresentata da alcuni particolari eroi, divenuti poscia i soggetti -dei poemi epici e nazionali. - -Ragguardevoli erano tutte queste forze in mano di Carlomagno; e -quanto alle prese d'armi, facevansi esse tumultuariamente dopo qualche -deliberazione delle corti plenarie; però che a due tempi dell'anno, -Natale e Pasqua, il capo signore dava una specie di militar convegno a -tutti i capi della nazione o franca o romana, conti o vescovi che essi -fossero: a Natale deliberavano intorno alle leggi generali, a Pasqua -concertavano le spedizioni lontane della primavera e la conquista di -questa o quella uberifera terra, come dir la Sassonia, la Lombardia, la -Spagna. Tutta quella generazione non aveva altra passion che la guerra; -lo squillo della tromba saltar li facea come destrieri; i paladini non -potevan più contenersi nelle lor grosse e murate torri; chi parlava -lor di conquiste era il bene ascoltato: onde il rinomo di Carlomagno -a lui tutti tirar doveva i capi dell'armi, i conti bramosi di nuovi -dominii; anche i leudi più lontani accorrevano alle sue chiamate. Tutto -questo facea che le forze sue fossero superiori di numero a quante -altre gli erano opposte; chi seguiva le sue bandiere, chi accorreva -allo squillo delle sue trombe era certo di guadagnar qualche terra, -era certo della vittoria; e però a lui correvano in frotta; Carlo -Martello e Pipino avean lasciato alto grido di sè, e il figlio loro -ancor più l'innalzava. Fin dal principio del suo regno egli spiegava la -medesima attività, la medesima militar sapienza dell'avolo e del padre, -onde tutti in lui s'affidavano, ed egli guidava i vecchi commilitoni -che avean guerreggiato sotto Pipino, e i veterani che avevan veduto -Carlo Martello; la razza degli Austrasii mostrava d'aver conquistata -una potentissima superiorità sa tutta la famiglia dei Franchi; essa -durava nella sua prepotenza, e Carlomagno appariva come il simbolo di -quella vigorosa famiglia: sì che appena egli fa la chiamata, tolti si -affollano intorno a lui, alle sue bandiere, a' suoi pennoni, alla sua -orifiamma, e i suoi capitani sono uomini anch'essi il cui nome suona -lontano. - -Nè questi capitani e uomini d'armi chiedono paga di sorta alcuna, chè -la guerra in loro è natura: e nessuno ha bisogno di scriversi per aver -sussidio in denari o soldi d'oro, chè tutti si forniscono e armano -a proprie spese[143]. Il capo supremo ascende l'Alpi, e di colassù -dice a' suoi soldati: «Ecco terre nostre! avanti!» e queste parole -maggior animo infondono che non la speranza d'una paga o d'un'agiatezza -regolare. Così fan sempre i Barbari, e così a loro imitazione i -capitani venuti in tempi di eccezione e di fanatismo! - -Annunziata questa o quella spedizione, leudi e liberi compagni tutti -accorrevano, e assentivasi a quella al suon dell'armi ed allo strepito -dei carri. Debito era di chi possedesse alcuna terra d'accorrervi alla -più breve, ed indi i capitolari lo imposero per obbligo indispensabile, -e tutti coloro che possedevano alcun bene del fisco. Le armi eran la -cura principale dei conti e dei capi militari; con esse ottenevano la -vittoria, e però ben eran solleciti di dar loro tempra forte; quanto -ai monumenti d'arte, pochissimi ne abbiamo che riferir si possano ad -un'età sì remota, e le poche armature che ci durano, in modo autentico -provate dei secoli decimo ed undecimo, sono in parte divorate dalla -ruggine, quel dente distruttore dei secoli, quella vecchiarda che -lacera con l'ugne sue corpi che altri creduto avrebbe non poter perire -giammai. L'antiquario che fruga e cerca il vero, ammetter dee che i -Franchi tolsero quasi tutte le armi loro dai Romani: infatti, quando -una nazione barbara e conquistatrice accostasi ad una gran civiltà, -prima di tutto e ardentemente, accetta di quella le armi omicide -più raffinate e distruttive, e imita, tosto e per bisogno, i modi -perfezionati di uccidere e di conquistare. - -Cotesto si fu evidentemente uno dei primi studi dei Franchi nelle -Gallie; pigliavano la picca e il giavellotto in luogo della chiaverina -troppo corta; allo scudo rotondo della nazion loro preferivan lo -scudo romano, come più atto a coprire il corpo, e l'elmetto insiem -con la visiera, perfette armature sì ben congegnate che i dardi non -vi passavano, furon parimenti sostituite a quella specie di berretto -di cuoio bovino, del quale i Barbari armavano il capo. Robusti di -corpo, com'erano, accettaron pur l'uso del piastrone o giaco di ferro, -e la lunga ed aguzza spada, sì ben temperata che la sua celebrità -passava di generazione in generazione, e serbavasene la genealogia -fra le tende del campo. I Longobardi e i Greci conoscevano anch'essi -certamente queste armi formidabili, ma non aveano a gran pezza i corpi -giganteschi dei commilitoni di Carlomagno, nè quella forza loro appena -credibile, chè gli elmi del decimo secolo pesan bene centoventicinque -libbre, e a grande stento ora sollevar possiamo con due mani quella -spada che i paladini maneggiavano come fosse una verga[144]. Portavano -essi anche la mazza, l'arma favorita dei cherici, perchè non versava -sangue; le quali mazze eran quasi tutte d'un tronco di cerro a nodi -appuntati, e talvolta tutte di ferro: con questa terribil arme alla -mano l'arcivescovo Turpino stramazzava gl'infedeli, e obbligavali a -confessarsi ed a ricevere l'assoluzione. - -I cavalli degli eserciti di Carlomagno erano di razza migliore di gran -lunga dell'altre d'Italia, di Spagna e d'Inghilterra, e quasi tutti -venivano tolti dai pingui pascoli del Reno, della Baviera e della -Germania. Grandi di corpo, di gagliardo aspetto, e' serbavano per -gran tempo la natía loro salvatichezza, come i tori ferocissimi delle -Ardenne; poi domati, venivan bardati di ferro, e difesi così dai dardi, -dai giavellotti e dalla punta delle spade; la vita del paladino era -congiunta con quella del suo destriero, così come la vita dell'Arabo -con quella del suo corridore; tutti questi cavalli aveano lor nomi, -a simiglianza del _Baiardo_ dei quattro figli d'Amone; e quanta esser -dovea la forza di questo cavallo, se fu detto ch'ei il portò in groppa -tutti e quattro ad un tratto! Tutto ferro parean quelle osti a vederle, -splendean da lungi come l'incendio o la meteora, e la terra tremava -sotto i passi loro. - -Se non che questa forza era pur sempre indisciplinata e salvatica, -nè i popoli che ubbidivano a Carlomagno si sarebbono punto distinti -dai primi Franchi, se quegli eserciti non si fossero appropriata la -gran tattica dai Romani, ed è cosa irrefragabile che esso Carlomagno -fu costante imitatore di Roma non solo nell'ordinamento dell'impero -suo, ma sì ancora nella condotta de' suoi eserciti; nè le sue erano -avventurose scorribande d'un capo di guerra, nè inondazioni a guisa -di torrente, senz'ordine, senza consiglio, senza tattica, ma in tutte -e tre le maggiori sue guerre contra i Longobardi, contra i Saracini e -contra i Sassoni il vedremo seguire gl'insegnamenti della scuola greca -e romana. Nè queste spedizioni con tanta vigoria di mente concepite, -furono tampoco una sola ispirazione del genio suo, chè anche assai -tolse dalle tradizioni dei capitani antichi; Annibale avea varcato le -Alpi prima di lui, e Scipione i Pirenei; le coorti aveano oltrepassato -il Reno, le legioni guerreggiato in Pannonia e in Dalmazia, e Cesare -insegnato i modi a compiere e a conservar le conquiste. - -Egli non è punto a dubitar che questi principii, queste tradizioni -non giungessero fino a Carlomagno, e non l'aiutassero a svolgere i -pensamenti suoi militari; il vediamo tener lunghi assedii intorno a -Ravenna ed a Pavia, dunque aver dovea le macchine sì ben da Vegezio -descritte: l'ariete che abbatteva le mura, il corbo che le forava, e -quelle torri volanti che quasi per incanto innalzavansi al ragguaglio -de' più alti bastioni[145]. Al decimoterzo secolo già si vede l'arte -delle macchine di guerra tutto togliere dai Romani, chè i Barbari -stessi progrediscono naturalmente nei mezzi di distruzione, fanno -la guerra con entusiasmo, e son per istinto fecondi in maravigliosi -trovati. Carlomagno divide gli eserciti suoi in più corpi; ha una tal -quale cognizione della geografia, del paese; conosce i passi dell'Alpi, -e i luoghi deboli del regno dei Longobardi a quel modo che ei sa la -topografia dell'Ebro e dei Pirenei. Ei non è più un capo barbaro, -ma sì un uomo di gran mente, che pondera con sagacia, ed i compagni -ch'egli trae seco intorno a sè, sono educati alla sua scuola, sono -valenti soldati più disciplinati che quelli di Clodoveo non erano, e -padrone ch'egli è di tutte queste forze, il gran capitano intraprender -può l'opera sua militare, nè si arretra dinanzi ad alcuna difficoltà. -Andiamo di presente a vederlo nella prima delle sue spedizioni, in atto -di scender dalle Alpi per assalire la gagliarda nazione dei Longobardi; -tutto fia chiaro in breve, e principalmente la ragion di quelle rapide -conquiste, che nello spazio di quindici anni gli pongono in mano il più -vasto impero del mondo. - - - - -CAPITOLO IX. - -L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI. - - Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova occupazione - del territorio di San Pietro fatta dai Longobardi. — Resistenza - di Roma. — Ambascieria d'Adriano in Francia. — Partenza dei - Franchi. — Passaggio dell'Alpi. — Assedii di Pavia e di Verona. — - Carlomagno in Roma. — Sua esaltazione al patriziato. — La donazione - di Pipino confermata ed ampliata. — Sommessione di Desiderio. — - Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno alle - leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. — Ridotti - a soggezione l'un dopo l'altro i grandi feudi di Benevento, di - Spoleti e del Friuli. - -772 — 774. - - -Aveano i Longobardi cangiato di famiglia regnante alla morte di -Astolfo, per l'esaltazione di Desiderio, il _Desideratus_ delle -bolle romane. Da semplice conte di schiatta dalmata o istriana fatto -re, riconosceva costui l'innalzamento suo da Pipino, ed anche da -Stefano papa, il quale avea dato fortemente di spalla alla scelta -dei capi lombardi. Se non che tanta era, di necessità, la gara fra -Roma e Lombardia, che Desiderio ebbe in breve calde contese con -Adriano, succeduto a Stefano nel pontificato. Il re dei Longobardi -intitolavasi, per via dell'esarcato, rappresentante dell'impero greco -in Italia, rinnovellando così le gare degli imperatori contro i papi, -degli esarchi contro i vescovi di Roma, delle basiliche greche di -Ravenna, Verona e Milano contro il Vaticano e la Sede apostolica. Ma -papa Adriano sosteneva con invitta fermezza i diritti e privilegi del -pontificato, chè egli non era un papa venuto d'altronde, ma nato appiè -del Coliseo, e nodrito, per la famiglia sua e per la sua educazione, -di quello spirito di patriziato che avea sopravvissuto alle grandezze -della città eterna. Figlio com'egli era di Teodulo, duca di Roma e -console imperiale, ereditato avea la gara politica che sussisteva tra -la città del Tevere e la metropoli di Costantino sul Bosforo, onde, -avendo i Longobardi per successori dei Greci, nè aderir volendo ad -alcuna soggezione di Roma inverso Desiderio, manteneva in tutta la -forza sua la donazione di Pipino a favor della Chiesa. Quel re dei -Franchi, protettor della Santa Sede, più non viveva, e i Longobardi -avevano con ansia tenuto d'occhio le prime brighe del regno di -Carlomagno per farne lor pro ad assicurarsi la signoria dell'Italia, -nè sì antica essendo la donazione di Pipino da tenerla oramai per -irrevocabile, essi miravano ad annientarla all'uopo di ristabilire -la pericolante podestà loro. Desiderio facevasi quindi ad invadere il -patrimonio di san Pietro, senza rispetto alle immunità sue, e movea, -senza starvi a pensar sopra, contro di Roma, con lo stesso vigore dei -re longobardi della prima progenie. Nelle vene di Adriano scorrea, già -dissi, sangue romano, e nudrito dell'eroiche ricordanze della storia di -Roma, superbiva al contemplare il Coliseo, quelle reliquie dei templi -e dei palagi, quelle sante chiese dei martiri, sì che all'avvicinarsi -dei Longobardi, e al vederli coprir con le loro tende le sterili -campagne di Roma non si lasciò punto atterrire, ma fatte armar le mura, -e chiuder le porte, risolse, all'uso antico, di morire in mezzo ai -cittadini alla guisa dei consoli. - -L'assedio di Roma continuava, per diecimila longobarde lance che ne -stringevan le mura, quando esso papa Adriano elesse una deputazione -di vescovi e patrizii romani, che si recassero alla corte plenaria -di Carlomagno a chiedere l'aiuto suo contro gl'invasori del sacro -patrimonio della Chiesa. Il figliuol di Pipino era succeduto al -padre in tutti i titoli suoi, e fra le leggende e inscrizioni che -chiamavan purpuree, quella pur trovavasi del patriziato di Roma, che -era la titolar magistratura dell'eterna città; onde l'obbligo in lui -di proteggere il papa ed il popolo che s'eran posti in una specie di -vassallaggio verso i re franchi. Doveano gl'inviati di Adriano gittarsi -ai piedi di Carlomagno e supplicarlo di venir a difendere la terra di -san Pietro profanata dagli empi Longobardi. Già vedemmo che Stefano -erasi in altri tempi calorosamente opposto alle nozze di Carlomagno con -la figlia di Desiderio; ora costei era stata pur dianzi ripudiata, e -il re dei Longobardi ne avea provato acerbo risentimento insieme co' -suoi popoli, che tenevano per un oltraggio il ripudio d'una giovine -e infelice consorte. E appresso, la corte di Pavia, di Milano e di -Ravenna era divenuta come a dir l'asilo di chiunque serbasse in cuore -odio pel re e per la nazione dei Franchi, onde ivi riparato aveano la -vedova di Carlomanno co' suoi pargoletti dallo zio Carlomagno spogliati -della corona, ed ivi s'erano egualmente rifuggiti i baroni malcontenti, -lo sbandeggiato duca d'Aquitania, e se si dee prestar fede al monaco di -San Gallo, anche Uggero il Danese, uno dei conti franchi di maggiore -fermezza, uno degli eroi della cavalleria, d'origine scandinava, il -quale, incorso nella disgrazia di Carlomagno, nè sostener sapendo -l'irato e potente splendor del suo sguardo, erasi dato alla fuga. - -Giunti gli inviati di papa Adriano a Paderborna dov'ei teneva la sua -corte plenaria, il trovarono prontissimo a una spedizione militare in -Italia, chè quelle transalpine pianure, quelle ridenti città troppo -piacevano ai leudi, ai conti, ai paladini che accompagnavano i re -franchi nelle spedizioni lontane, e già in fantasia ne vagheggiavano -il bel sole, le ubertose campagne, in cambio delle tetre loro città -in riva del Reno, e contemplavan da lungi l'uva spenzolar da' suoi -pampini, e le frutta saporose, e le tepide acque dell'Adriatico e del -Mediterraneo. La spedizione fu dunque tosto deliberata, e mentre papa -Adriano sostenea vigorosamente l'assedio di Roma, mentre i Longobardi -non aveano più rispetto ai monumenti cristiani che alle vestigia della -grandezza romana, Desiderio seppe per messi la gran diversione che -Carlomagno gli preparava dall'Alpi, con un esercito di Franchi, conti, -leudi, con quelle pesanti armi loro e con quei loro fortissimi cavalli. - -I monti che dividevan le terre di Carlomagno dalla Lombardia non erano -a quei giorni altrimenti tagliati da quelle ampie vie che lasciano -oggidì liberissimo spazio a condurre gli eserciti; ma sol vi erano -poche vestigia delle vie romane, chè avendo il passo tentato da -Annibale, mostrata la necessità di congiunger le Gallie all'Italia, -domate ch'ebbe Cesare quelle riottose popolazioni, gl'imperatori -compier vi fecero alcune opere alla foggia romana, onde agevolare il -libero tragitto da Milano fino al cuore dell'Alpi elvetiche. L'ardore -indi de' pellegrinaggi al sepolcro degli Apostoli avea conservato -alcuna di quelle vie romane, ed a poca distanza l'un dall'altro, ci -si trovavano romitorii e monasteri, ed essendo l'ospitalità uno dei -precetti del cristianesimo, anche l'Alpi, comechè di difficile accesso, -sicuro passaggio porgevano ad eserciti che marciavano lentamente, e -quasi senza fardaggio alcuno. Nè a quei giorni ci erano artiglierie; -ogni leudo portava da sè l'armatura sua, le sue difese; tutti potevano -lasciar andare con la briglia sul collo i loro cavalli, e di questo -modo ogni sentiero, buono ai pedoni ed alle bestie da soma, bastava -a quelle masse di gente che movean dalla Borgogna, dal Reno o dalla -Baviera per far capo a Milano. Il partito di calare in Italia fu preso -ivi stesso a Paderborna, si elesse Ginevra a luogo di far massa, -e le Alpi si copriron tosto di una infinita schiera di lance che -moveano verso Milano, Pavia e Verona, poichè i Franchi avean fatta lor -meta queste tre città principali del regno de' Longobardi, il tutto -predisposto innanzi, così per la guerra come per l'occupazione, con -quell'accorgimento onde chiari erano gli Austrasii nelle conquiste. In -un consiglio che i leudi tennero a Ginevra, fu preso a pieni voti di -varcare le Alpi, al qual uopo si partirono in due grandi schiere, l'una -capitanata da Bernardo, leudo anch'esso e bastardo di Carlo Martello, -uomo di grande statura; doveva egli attraversare il Valese, varcare -il monte di Giove (ora San Bernardo) per occupare il passo dell'Alpi, -e penetrare in Italia, intantochè Carlomagno, il quale avea serbato -a sè il capitanato dell'altra schiera, la guidava pel monte Cenisio, -l'usata via di Pipino. Così la schiera principale condotta da Bernardo -far dovea una potente diversione nel pian di Milano, mentre Carlomagno -assaliva di fronte il Piemonte; la qual mossa attraverso delle Alpi fu -compiuta con ammiranda fermezza. - -All'aspetto di queste due formidabili osti Desiderio provò un certo -terrore, pur nondimeno il figlio suo Adelgiso, o com'altri lo chiamano, -Adelchi, raccolse un grosso di gente appiè dell'Alpi per difendere i -passi del monte Cenisio. Quelle cime eran tutte irte di fortificazioni -alla foggia dei Greci e dei Romani; sovr'ogni rupe erano torri difese -da vigorosi balestrieri e da agili scorridori che si arrampicavano -di balza in balza, sì che Carlomagno avrebbe trovato insuperabili -impedimenti, se non fosse stato aiutato dalla diversione del conte -Bernardo, che calando pel monte di Giove veniva ad alloggiarsi fra -le Alpi e Pavia, per modo che, presi a tergo i Longobardi, furono -costretti d'abbandonare i loro alloggiamenti, e Carlomagno potè venir -ad unirsi con Bernardo nelle vicinanze del lago di Como. Adelgiso prese -la fuga, e Desiderio, che avea posto il campo al di là di Milano, si -vide forzato a ritirarsi precipitosamente verso Pavia, la città forte -del regno, in cui dovea sostener poi un lungo assedio, intanto che ed -essa e Genova venivano incontanente accerchiate da migliaia di lance, -ed i Franchi, per ogni dove irrompendo, correvano il Milanese. - -Grande era già il terrore che il nome di Carlo inspirava, e il -concetto che di lui s'eran formato i Longobardi, onde e conti e -vescovi s'affrettavano di sottomettersi, e tutto fu soggiogato, salvo -le dette due città di Pavia e di Verona. La prima di queste non era -a que' giorni per anco ridotta a quella condizione, comechè di nobile -reliquia, in cui la vediamo oggidì. Vasta e bella città vedeva sorgere -i grandiosi suoi monumenti di marmo alla foggia lombarda e romana, -e le sue mura innalzarsi a ben settanta piedi romani, e diciassette -porte aprirle l'adito alla campagna, e settantadue torri cignerle la -fronte a guisa d'antica Sibilla. Ivi era la sede dei re longobardi, -che se Milano le contendea quest'onore pel suo episcopato, per le sue -corrispondenze con Bisanzio, per le basiliche sue, per le sue spaziose -vie, e pe' suoi passeggi; che se Monza era il luogo dove i re cinti -venivano della corona di ferro, Pavia era pur sempre la città militare -insiem con Verona, la sorella sua dalla corazza d'acciaio. - -I Franchi invasori trovavan così, dopo le Alpi, forti città atte ad -oppor dura resistenza, e il nome di Carlomagno, sì grande fra tutti, -rimbombava entro quelle mura, ed egli apparia loro quasi uomo di ferro -sotto il ferro. Il monaco di San Gallo ci lasciò descritti i tremendi -approcci del potente signore sotto le mura di Pavia, nè meglio che -quivi aver si potrebbe la prova della viva e profonda impressione che -la sua presenza produceva. — Pochi anni prima un conte del regno, di -nome Uggero, essendo incorso nello sdegno inesorabile di Carlo, erasi -ricoverato appresso di Desiderio, e quando l'uno e l'altro seppero -che il formidabil prence avanzavasi, salirono su una torre altissima, -donde veder lo potevano da qualunque si fosse parte egli venisse. -Videro da prima tante macchine da guerra, quante bastate sarebbero -al bisogno degli eserciti di Dario e di Giulio Cesare, e Desiderio -chiese ad Uggero: — Carlo è forse con questa grande oste? — No, rispose -l'altro. Poi vedendo venire una schiera infinita di soldati raccolti -da tutti i luoghi del nostro impero, il Longobardo disse ancora ad -Uggero: — Carlo vien certo trionfante in mezzo a quella moltitudine? -— Non anco, rispose Uggero, nè egli verrà sì tosto. — E che potremo -noi fare, ripigliò Desiderio, cominciando già ad invilire, s'ei viene -accompagnato da maggior numero ancora di guerrieri? — Tu lo vedrai -com'è al giunger suo; rispose Uggero, che poi debba esser di noi -non te 'l so dire. — Mentre dicevano queste parole, ecco apparir la -schiera de' paladini, la quale non sa che sia riposo, alla cui vista -atterrito il Longobardo, prorompe: — Per Dio! ecco Carlo! — Non anco, -ripigliò Uggero. Poi vennero i vescovi, gli abati, i cherici della -regia cappella ed i conti; allora Desiderio, più sostener non sapendo -tanta luce, nè sprezzare la morte, si fece a dir singhiozzando: — -Scendiamo e nascondiamoci nelle viscere della terra, lunge dal cospetto -e dal furore d'un sì tremendo nemico. Ed Uggero, che già sapea per -prova la potenza e la grandezza di Carlo per la lunga pratica che -n'avea fatta in tempi migliori, disse allora tutto tremante: — Quando -tu vedrai le messi agitarsi per terrore nei campi, e il Po torbido e -il Ticino inondar coi loro flutti tinti di ferro le mura della città, -di' pure allora che Carlo viene. Nè avea finito queste parole, che -incominciossi a veder da occidente come una scura nube sollevata da -Borea, la quale mutò il chiarissimo giorno in paurosa oscurità. Se non -che, all'accostarsi dell'imperatore, lo splendor delle armi facea sulle -genti chiuse in città rilucere un giorno più tetro di qualunque più -tetra notte. In quella apparve Carlo in persona, uomo tutto di ferro, -coperto il capo d'un elmo di ferro, le mani armate di guanti di ferro, -il petto di ferro e le marmoree spalle difese da una corazza di ferro, -e la mano sinistra armata d'una lancia di ferro ch'ei reggea ritta in -aria, poichè la destra ei la tenea sempre sull'elsa dell'invitta sua -spada. Le coscie pure, che gli altri, per esser più spediti a montar a -cavallo, sguernivano anche de' cuoi, egli avea tutte cinte di lamine di -ferro. — - -Tale si era la paurosa impressione che in tutti facea l'accostarsi di -Carlomagno; non vedevasi che ferro; un colosso egli era che arricciar -facea di paura chi lo vedeva. — I suoi sandali, segue il cronista, -erano pure di ferro, di tali usandone altresì tutto l'esercito; ferro -era lo scudo, e del colore come altresì della forza del ferro aveva -il cavallo. Tutti coloro che lo precedevano o fiancheggiavano, o -seguivano, insieme con tutto il grosso dell'esercito, avevano, per -quanto ciascun poteva, di simiglianti armature; sì che il ferro correva -le strade maestre e le campagne, e al riflesso del sole toglieva la -vista, e spargea lo spavento per le vie della città, però che quel -durissimo ferro era portato da gente di cuore ancor più duro. _Quanto -ferro, o Dio, quanto ferro!_ gridavano atterriti; e al vedere tanto -ferro cedè per terrore la saldezza delle mura e della gioventù, e il -ferro crollò la prudenza dei vecchi, di che io povero balbuziente e -sdentato scrittore, m'ingegnai di far una viva descrizione. Uggero -lo conobbe al primo sguardo, e disse a Desiderio: — Eccoti colui -che cerchi sì ansiosamente. — E detto questo cadde tramortito al -suolo. — - -Lo sdegno di Carlo era dunque come la morte per chi osava sostenerne -il vampo, e la voce sua recava il terrore negli animi, onde il monaco -di San Gallo, a significar questa fiera immagine, altro miglior modo -non trova che la parola _ferro_, ripetuta ben venti fiate in due -pagine della sua cronaca, però che il povero cronista ha raccolto le -deposizioni dei veterani che seguirono il signor loro in Italia, ed -udite le tradizioni di que' pochi monaci lombardi che passarono l'Alpi, -e serbarono memoria delle conquiste di Carlomagno. L'assedio di Pavia -fu un dei periodi più memorabili della vita di lui; quella città, -ultimo riparo della monarchia de' Longobardi, cader doveva insieme -con la corona di ferro. Carlomagno stringeva, incalzava l'assedio, e -i Franchi celebravano la festa di Natale sotto le tende loro, intanto -che le bande degli Austrasii sottomettevano le città e i borghi dei -dintorni, e così tutta spendevasi in fazioni di guerra la vernata, -conservando sempre i Franchi l'incontrastabile superiorità loro sui -Longobardi, protetti questi non più omai che dall'alte mura di Pavia e -dal valor personale di Desiderio. - -Venuta Pasqua insieme con le sue pompe, Carlo non potè più resistere -alle vive istanze d'Adriano, che gli facea calca perchè andasse a -passar la settimana santa a Roma sul sepolcro degli apostoli; la -settimana santa, tempo di lutto e di penitenza per un cristiano! Gli -annali della città di san Pietro dicono che: «A dì due di aprile, il -sabato santo, il gran Carlo giunse alle mura di Roma», e assegnossi -il giorno della Risurrezione pel suo solenne trionfo[146], però che -i Carolingi erano patrizi e protettori del pontificato, e Adriano -volle che quest'augusta pompa fosse per sempre memorabile nei fasti -romani. Venendo Carlomagno per la via di Toscana, egli mandò ad -incontrarlo vescovi e patrizii, discendenza de' consoli e tribuni -antichi, infino a Novi. Alle porte della città fu ricevuto a bandiere -spiegate, come costumavasi co' trionfatori; legionarii armati all'uso -antico gli portavano la lancia e la corazza, e un trionfo di putti -imitante i bassirilievi della villa Medici, veniva dintorno al suo -cocchio agitando palme e ramoscelli d'ulivo. Mille e mille croci -altresì splendevano fra quelle bandiere a significar l'indole al tutto -religiosa della cerimonia. - -Adriano aspettava Carlomagno sul primo scaglione della basilica di -San Giovanni, donde quest'ultimo rendevasi incontanente al sepolcro -di Pietro apostolo, non già a quel gran tempio di Leone, quale il -vediamo oggidì, ma sì alla santa e prima basilica di pietre quadrate, -opera della scuola bisantina e lombarda, già logorata dallo stropiccío -de' piedi e dai baci dei pellegrini. Il papa ed il re fraternamente -si abbracciarono, indi Carlo baciò ferventemente tutti gli scaglioni -della basilica al canto del: «_Benedetto colui che viene in nome -del Signore;_» poi giunti all'altare si prestavan pontefice e re -vicendevolmente giuramento di protezione e di guarentigia. Quest'ultimo -visitò indi co' suoi leudi tutte le chiese ridondanti di reliquari, e -fece con gran fervore orazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore, -chè il pellegrinaggio a que' giorni consisteva nel salutar tutte le -basiliche. Dopo la comunione trattossi delle pubbliche faccende, e -Adriano rammemorò i titoli d'amore dati già da Pipino alla Chiesa -romana, e sopra ogni altra cosa la donazione contrassegnata del -suo monogramma, che gelosamente custodivasi negli archivii della -chiesa, coperta d'uno splendido ricamo di seta, e guernita di borchie -d'oro. Carlomagno la rilesse in più fiate, indi al cherico Flavio, -suo protonotaro dettò egli stesso un nuovo atto di donazione per -le medesime terre[147], il quale fu più esplicito che non quel di -Pipino, chè già si stabilivano le formole romane, ed ogni terra v'era -nominatamente enumerata, insieme con la natura d'ogni mensa, e il suo -reddito ed ogni città colla sua giurisdizione. Scritta di questo modo -la carta di donazione alla Santa Sede, fu indi letta, e re Carlo, i -vescovi, gli abati, e tutti i grandi che l'accompagnavano, vi posero il -loro sigillo[148]; dopo di che si condussero al santo sepolcro, e tutti -giurarono sulle reliquie dell'Apostolo di osservarle in presente e in -avvenire. In contraccambio papa Adriano riconosceva in Carlomagno la -qualità di patrizio e protettore di Roma, privilegio gentilizio che i -re franchi doveano d'ora innanzi inscriver nei loro diplomi. - -Il papa donò pure, in segno d'affezione, al re i canoni scritti de' -pontefici dall'origine della Chiesa in appresso, quasi un seguito delle -leggi romane, e que' grandi codici servir indi doveano ai capitolari di -Carlomagno, trasfondendosi così a poco a poco nelle istituzioni romane -lo spirito romano. Cotesto libro de' canoni fu dal papa dedicato a -Carlo, quale liberatore di Roma, con quarantacinque versi scritti di -sua mano, che formano quest'acrostico o anagramma che dire si voglia. -«All'eccellentissimo suo figlio re Carlomagno, Adriano papa». Poi lo -chiamava difensor della Santa Chiesa, ad esempio di suo padre perchè, -imitando i trionfi di questo, egli con l'aiuto di Cristo atterrate -si aveva le nazioni nemiche, e seguiva il lume della viva fede che -splendea sul suo trono, e impugnate l'armi sue sante avea conculcato -le superbe nazioni, e restituiva gli antichi donativi alla Santa -Madre Chiesa, e avea vinto i Longobardi e gli Unni, onde la sua grande -prosapia sarebbe celebrata pel mondo intero. «Da ultimo,» proseguiva -il papa, «eccelso, nobile e splendido signore, egli impera sui regni; -egli è venuto dopo gli apostoli, e da questo popolo fu accolto con -acclamazioni e con inni, e papa Adriano, il pontefice di Cristo, -gli predisse i suoi trionfi, e Pietro e Paolo lo avranno sotto il -patrocinio loro». - -Da quel giorno si strinse intima lega fra Carlomagno ed Adriano mercè -di continui scambievoli favori, e il patrimonio di san Pietro ne venne -più ancora ampliato. In tutti gli atti e le relazioni di questa età si -vuol distinguere il dominio materiale dalla giurisdizione pontificia; -tutte le donazioni di Carlomagno, quanto al dominio materiale, ebbero -un senso limitato, ed applicaronsi a territorii assegnati, a città -indicate negli atti; quanto alla giurisdizione dei papi, essa fu -universale, e il re dei Franchi riconobbe la supremità pontificia in -tutta l'interezza sua. Una nobile e sincera amicizia si stabilì quindi -fra il papa e Carlomagno, ed a renderne testimonio fu coniata una -curiosissima medaglia rappresentante il re e il pontefice, col libro, -innanzi ad amendue, del Vangelo, sopra un altare, e scolpitavi questa -iscrizione: _Con te come con Pietro: con te come con la Gallia_, e sul -rovescio: _Fede consacrata_[149]. Era questo un trattato alla foggia -degli antichi Romani, quando stringevan lega con qualche popolo; però -che i pontefici, come dicemmo, aveano serbato le formule imperiali. -Ogni volta che al papa facea mestieri dell'aiuto degli Austrasii e -del loro signore, egli ricorreva a Carlomagno, e Carlomagno ricorreva -pur esso a Roma per avervi le reliquie dell'arte, l'orma delle leggi e -della civiltà; e quando innalzar vuole la basilica di Aix, dimanda al -pontefice alcuni mosaici di Ravenna; Ravenna, la città greca d'Italia, -la capitale dell'esarcato, dove anche oggidì si calpestano marmi -antichi e colonne spezzate! Vuole la tradizione che quei medesimi -tronchi di granito, che si veggono ad Aquisgrana, venisser da Ravenna -la bisantina. - -Di questo modo passavan le cose a Roma nella visita solenne che -collegava Carlomagno col papa, i Franchi coi Romani, intantochè -proseguivasi accanitamente l'assedio di Pavia. La resistenza -fu ostinata, e Desiderio, chiuso entro le sue mura, si difendea -valorosamente, respingendo varii assalti del nemico, mentre la fame e -la pestilenza travagliavano la popolazione. Carlomagno, dopo parecchi -combattimenti[150], accerchiò la città da ogni parte fino a che, dopo -sette mesi d'assedio, fu costretta sottomettersi, e il re longobardo, -asperso il capo di cenere, venne ad inginocchiarsi come un vassallo, -nella tenda di Carlomagno, il quale l'accolse in atto d'inesorabil -vincitore, con le fiamme in viso e negli occhi. Desiderio fu indi -tonsurato a par degli altri re vinti, e rinchiuso nel monastero di -Corbeia, dove fra poco il troveremo pio ed umile cenobita, sotto il -nome di frate Desiderato, però che i più di quegli uomini ardimentosi e -fieri finivan di questo modo la vita. Carlo insieme con Pavia ebbe in -mano Gerberga, la vedova di Carlomanno, ed i due suoi nipoti che eran -venuti cercare rifugio appo i Longobardi, e amendue furon parimenti -chiusi nel chiostro; dell'un d'essi abbiamo ne' cartolari che fu -vescovo di Nizza, per la santità sua serbato nella memoria de' tempi. -Sottomesse che furon Pavia e Verona, più non si fece parola del regno -di Desiderio e della sua corona di ferro; e qui si vuol notare che -Carlomagno si guardò bene dal rinchiudere il re captivo nel monastero -di Montecassino, chè avrebbe risvegliato in Italia troppe memorie. - -Il conflitto tra i Franchi e i Longobardi aveva avuto principio -all'esaltazione al trono de' prefetti del palazzo, e già due volte -i Carolingi aveano varcato le Alpi, quando Carlomagno venne a dar -compimento all'opera. Il modo d'invasione e di conquista da esso posto -in opera fu certo superiore a quel di Pipino, e ci si vede la tattica -romana congiunta a non pochi stratagemmi e a una certa cognizione -dei luoghi e delle vie militari. Movendo da due diversi punti le -schiere de' Franchi si trovarono insiem congiunte agli assedii di -Pavia e di Verona, e grande fu la fermezza spiegata da Desiderio; ma -nulla ci aveva di nazionale appo i Longobardi, nessuna concordia tra -i vassalli[151]; l'antico lignaggio degli Astolfi aveva lasciato pur -sue impressioni e ricordanze, onde i Longobardi non sostenner tutti -d'un animo la causa di Desiderio, fatta a svegliar gelosie tra loro; -e Carlomagno ebbe ad approfittarne, chè forte qual era in battaglia, -destro era pure a metter discordie e divisioni, di questo pizzicando -anzichenò la politica sua; così in Ispagna, in Germania, in Aquitania, -in Sassonia, quando bene aveva fiaccato, dividendolo, il nemico, gli -si avventava addosso con l'armi, e tutto terminava con la vittoria. -Nella sommessione dei Longobardi bisogna anche dar la parte sua -all'autorità di Roma, all'azione religiosa, alla politica dei papi, -coi quali collegato, Carlomagno trovava appoggio in tutte le forze del -cattolicismo, ed appunto a questo mutuo concorso di circostanze andò -egli debitore del regolare ordinamento del regno d'Italia, una delle -sue politiche creazioni. La monarchia dei Longobardi non soggiacque -già, col cadere di Desiderio, ad un'assoluta rovina, ma sì altro -non fece che passar sotto il dominio de' Franchi e l'alta signoria -di Carlomagno, nè la conquista lasciò più che una certa impressione -sui Longobardi, senza amalgamar un popolo con l'altro: la dazione -conquistata conservò le sue leggi, i suoi costumi, i suoi feudi, e -lieve fu la modificazione nello stato delle persone e degli averi, -salvo la concession d'alcune grandi possessioni ai leudi franchi[152]. - -Dopo lo stabilimento loro in Italia, i Longobardi eransi notabilmente -inciviliti; essi aveano lor leggi, la vicinanza di Roma e della Grecia -gli avea spogliati della barbara loro natura, aveano belle città, -grandiosi monumenti, erano alcun po' più innanzi dei Franchi; le leggi -loro possono citarsi come reliquie dell'antica sapienza, e conservar -le seppero nel governo delle persone e delle sostanze, nè Carlomagno -altro fece che sostituire alla monarchia di Desiderio la propria forza -sua. Come tosto quegli ebbe finito di sottomettere la città e saputo -che l'ultimo re dei Longobardi, avuta la tonsura clericale, rendevasi -monaco nel convento di Corbeia, venne a Milano, la Roma de' Longobardi, -a quel modo che Ravenna era la Roma de' Greci, per ivi ricever le -acclamazioni del popolo. Era uso di cinger la fronte de' suoi re col -cerchio o corona di ferro che si conserva nel tesoro di Monza, cella -monastica distante poche leghe da Milano[153]. Carlomagno si pose in -fronte, togliendola dall'altare su cui posava, questa corona in mezzo -alle acclamazioni che assordavano la basilica[154], e da indi innanzi -assunse il titolo di re de' Longobardi in tutti gli editti e diplomi -suoi, e furon coniate medaglie a perpetuar la memoria degli assedii -di Verona e di Pavia, da lui debellate; ed un'altra ad attestar la sua -esaltazione al trono di Lombardia: l'epigrafe che d'ora innanzi splende -ne' suoi diplomi, quella è di _Rex Francorum et Longobardorum_, e la -_Scienza diplomatica_ dei Benedettini ne conservò più d'uno ai futuri. - -Il regno de' Longobardi, divenuto quasi appendice della corona de' -Franchi, avea pur esso l'alta signoria sopra certi grandi feudi che -dipendevano, qual più qual meno, immediatamente, dalla corona di -ferro, come Benevento, il Friuli e Spoleti, e Carlomagno pose ogni -poter suo a tenere tutti questi feudatari in ordine e in devozione. -Alcuni appartenevano alla famiglia di Desiderio, altri alla progenie -degli Astolfi; ed erano bastardi o collaterali. Talun fra loro fu da -Carlomagno cambiato, qualora renitente mostravasi a render fede ed -omaggio per li feudi e terre da lui posseduti, nè guari andò che il -ducato del Friuli fu dato ad un leudo di Francia; il qual modo si tenne -ogni volta che l'Italia fu conquistata; i luogotenenti ebbero sempre -terre e feudi dipendenti dalla corona. Anche nelle pertinenze del regno -longobardo avvenne un cambiamento delle proprietà, e fu che Carlomagno -rizzò torri, e pose difensori per le marche e confini, e lasciò che -questi cotali grandi feudi si tramandassero per eredità. - -Fatto signore di Lombardia, Carlomagno si trovò tosto in comunicazione -con Costantinopoli, che anche l'esarcato di Ravenna cadeva in sua -mano, e la potenza longobarda in Italia dileguavasi dinanzi a quella -dei Franchi, nè più quasi orma ne rimase, dominando già questi così -sull'Adriatico, come sulla Lombardia, sì che i papi, con questi -protettori, più non paventavano le mosse dei Greci, intantochè dal -Friuli e da Taranto minacciavasi la Morea. A Roma si convenne più -specialmente collegarsi con Carlomagno, il figliuol di Pipino, chè -questa lontana signoria non gravava sui pontefici, e Carlomagno di -molto andava debitore alla Chiesa e la Chiesa di molto andava debitrice -a Carlomagno. Il nuovo lignaggio avea bisogno della forza morale che la -podestà del chiericato imparte, onde Adriano e Carlomagno si stringevan -per mano, ed ogni viaggio di quest'ultimo a Roma era un nuovo legame; e -quando alcun pontefice vedeasi cacciato dalle sollevazioni del popolo e -dall'invasion de' nemici, veniva a riparar ne' monasteri di San Dionigi -e di San Martino di Tours, mentre se a Carlomagno facea d'uopo di -qualche nuova dignità od indulgenza, ei veniva in persona o scriveva a -Roma. Dalla caduta del regno de' Longobardi principia la piena autorità -temporale de' papi, i quali divengono, a così dire, i rappresentanti -dell'antico spirito di Roma, de' suoi patrizi e de' suoi senatori. La -città eterna conserva il suo Foro, i suoi rostri, ed appunto in mezzo -a questo Foro Carlomagno vien, pochi anni dopo, a cinger la corona -imperiale. - - - - -CAPITOLO X. - -GUERRA CONTRO I SASSONI. — RUINA DELLA LORO REPUBBLICA MILITARE. - - Indole de' Franchi e dei Sassoni. — Cagioni delle grandi vittorie - di Carlomagno. — Le armature. — La tattica. — La discordia. — I - capi. — Tentasi la predicazione cristiana. — Irruzione dei Sassoni. - — Mossa di Carlomagno oltre il Reno. — Seconda guerra sassonica. - — Conquista. — Ostaggi. — Terza sollevazione. — Trattato pe' - tributi e per la libertà della predicazione cristiana. — Quarta - sollevazione. — Le grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento - delle famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. — Capitolari - sulla conquista. — Ordinamento per contadi e vescovadi. — - Vittichindo si sottomette e fine della repubblica militare. — Il - popolo della Frisia e della Sassonia. — I Danesi ultimi vendicatori - della libertà sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia. - -772 — 786. - - -Le lunghe guerre dei Franchi contro i Sassoni non si riferiscono -solo al regno di Carlomagno; ma al par di quelle dei Longobardi, -esse cominciano sotto il governo di Pipino, origine e principio delle -spedizioni de' Carolingi. Pipino ha cominciato le guerre, Carlomagno le -termina, degno figlio com'egli è dell'uomo più valoroso per avventura -che mai fosse nella sua _breve_ ed esigua statura[155]. Questa guerra -sassonica ha da durare trentatrè anni con intervalli sì brevi di riposo -che non si possono dir tregue, nè i Franchi cessano mai di stare -in armi finchè non abbiano intieramente domate le tribù dell'Elba e -del Visurgo (Veser) sì turbolente come furono nell'ottavo e nel nono -secolo. - -Or quali eran dunque coteste popolazioni sassoni di cui le cronache -continuamente ci parlano? Donde procedea tanto vigor da queste genti -spiegato contro Carlomagno, contro quel principe che pur dominava il -tempo suo, con la perseveranza del sovrano suo volere, e la potenza -del valor suo? Nella mirabil opera da Tacito dedicata ai costumi de' -Germani, il grande istorico punto non scevera i Sassoni dall'altra -schiatta dell'antico ceppo alemanno. Queste antiche tribù che abitavano -in sull'estreme rive dell'Elba, non erano forse ancora conosciute -dai Romani, e confondevansi senza nome certo in alcuna delle grandi -diramazioni della famiglia, germanica[156]. Gli annali di Roma fanno -menzione per la prima volta de' Sassoni verso la metà del secolo -IV, quando in mezzo a quel gran commovimento di popoli ed a quella -vertigine che colse tutt'a un tratto le tribù accampate al centro ed -al settentrione dell'Europa, essi Sassoni cominciano a mostrarsi nella -universale irruzione. San Girolamo ne parla in una delle sue epistole -dove deplora i guasti delle Gallie fatti dai Barbari. - -Nel tempo che l'imperatore Onorio fece far il censo delle diverse -popolazioni dell'impero, e ordinò di comporre il libro intorno alle -dignità del mondo romano[157], si vede notato un conte del lido -sassone[158]; indi, un secolo appresso, i Sassoni formano una schiera -di quella guardia germanica onde gl'imperatori di Costantinopoli -circondavano la loro persona[159]; e già s'eran renduti famosi -per le loro spedizioni marittime, sì che Sidonio Apollinare ce li -presenta come i navigatori più ardimentosi di que' tempi, e dal -fondo dell'Alvernia il pauroso vescovo già piange i guasti che questi -popoli far potranno sulle spiagge della Gallia e della Bretagna; nè -andò guari che le sue predizioni furono avverate, e che la conquista -dell'Inghilterra fatta dai Sassoni venne a dar prova di quanto potevano -quegli arditi navigatori. - -In origine i Sassoni si mescolarono a quella massa di nazioni -scandinave che abitano dalle foci dell'Elba e dalla quasi che isola -della Islanda fino alla Norvegia e alla Svezia[160]. Qualche secolo -dopo in mezzo al generale trambusto delle nazioni conquistatrici s'eran -eglino stabiliti fin sulle sponde del Reno. E' non si vuol confondere -i Sassoni coi Bavari e gli Alamanni che abitavano la Svevia e la -Turingia fino al Danubio; nè cogli Unni tampoco e gli Avari, attendati -in Ungheria, e di poi traboccati, al secolo decimo, nelle Gallie, coi -quali non avevano nulla a che fare. I Sassoni aveano piuttosto qualche -identità co' Normanni d'origine scandinava, donde la lega loro co' -Danesi e Frisoni, popoli marittimi dell'Europa settentrionale, fra cui -trovavano soccorsi ed ausiliari; vinti, riparavano nelle terre loro; -vincitori si facevano spalla della Iolanda o Giudland e della Frisia; -avevano costumi consimili, la mitologia loro appressavasi a quella -dell'Edda, ed in capo a ogni rito i Sassoni ponevano l'adorazione -che grande aveano per Irminsul, unico dio che differenziavasi -dalla mitologia scandinava: lo adoravano sotto grandi alberi, gli -sagrificavano vittime umane, e l'invocavano nei giorni di battaglia, a -lui ascrivendo il dare e il tôr la vittoria[161]. - -Le sole notizie giunte insino a noi intorno al culto dei Sassoni d -vengono dai pellegrinaggi scritti dai santi vescovi, che tentarono -di convertirli al cristianesimo[162], e ci dicon che que' Barbari -innalzavano sopra sterminati massi i loro altari, e che sullo spazzo -del tempio i sacerdoti trafiggevano in cuore le vittime umane. Il Dio -loro apparteneva alla razza del gallico Teutate, torva divinità che -rappresentava il Tempo e Saturno in mezzo a sanguinosi olocausti. -Eresburgo era centro del culto de' Sassoni e di quella repubblica -militare, in cui ogni uomo libero era soldato all'uso antico dei -Germani. I pontefici loro eran potenti al pari dei druidi appo i -Galli, e il tempio era ornato di spoglie sanguigne. Il sagrificio -delle vittime umane era consuetudine presso le nordiche nazioni, e -nei riti de' Galli troviamo appiè degli altari la morte dell'uomo come -simbolo di riscatto e d'espiazione. La predicazione cristiana fu santa -cagione che queste fatali opinioni si mutassero, e l'Agnello di Dio in -croce venne a sbandir le viscere delle vittime e ad annunziar che gli -olocausti eran finiti col sacrificio di Gesù Salvatore. - -La guerra più formidabile, più ostinata che Carlomagno ebbe a sostener -nell'operosa sua vita, fu certo, e la storia il conferma, quella dei -Sassoni, che si rinnovella ad ogni tornata di militar parlamento, e -scoppia ad ogni minimo accidente; i Sassoni si sottomettono, poi di -nuovo insorgono; vengono sino al Reno, e son quasi sempre ributtati -fino alle spiagge littorali del Baltico. Ogni volta che essi veggon -gli eserciti di Carlomagno occupati in lontane spedizioni, in Italia, -esempigrazia, o in Ispagna, e' corron da tutte le parti, e inondano -le provincie del Reno ed anche della Mosella, rizzano i loro templi, -spogliano le chiese cristiane, o atterrano le merlate torri da re Carlo -erette nel territorio loro; accanite ostilità di vagabonde ed indomite -popolazioni. - -Di mezzo a questa continua guerra un fatto emerge tuttavia, ed è la -continuità de' trionfi degli eserciti franchi condotti contra i Sassoni -da Carlomagno. Questi popoli si gittano come uno sciame sino alle -frontiere dei Franchi, saccheggiano, guastano, via cacciano i conti, -i vescovi, ma non sì tosto appar Carlomagno e' son vinti, e fuggono -in faccia a lui, come se fulminati fossero dal balenare degli occhi -suoi. Egli scorre trionfalmente il loro paese, impone leggi, vince -battaglie, e li domina da signore quasi assoluto. Or donde un tale -effetto? I Sassoni e i Franchi hanno a un dipresso la stessa origine, -la stessa forza di corpo; biondi e torosi, sanguigni e collerici, -questi due popoli uscirono entrambi dalla Germania. Vittichindo è un -capo di guerra fiero altrettanto almeno quanto Carlomagno; nondimeno, -il torno a dir, questi popoli della Sassonia sono sempre rotti e fugati -innanzi alla vittoriosa razza degli Austrasii. Il che veniva dalla -potente civiltà dai Franchi acquistata poi che si furono stabiliti -nelle Gallie. Quivi aveano ereditate le armi e i modi strategici -dei Romani; le legioni traevano le loro armature dalle fabbriche di -Lione, di Say e d'Auxerre; esse erano coperte di ferro; ed i Franchi -che veduto aveano le maraviglie operate dalla disciplina unita con la -fermezza degli antichi signori del mondo, accettato avevano i loro -strumenti da guerra. Apparivano quindi in campo coperti di corazza, -di scudi, di usberghi; i leudi ed i conti bardavano i loro cavalli, -e li faceano muovere secondo certi principii dell'arte militare. Se -i Sassoni serbavano l'audacia, l'impeto de' loro antenati, aveano -tuttavia il disordine delle soldatesche indisciplinate; vero è che -eglino avventavansi a rotta, spargendo il terrore ne' punti più -lontani, ma se si trovavano aver a fronte un esercito ordinato, e modi -d'assalto e di difesa di studiata e ponderata gagliardia, erano fatti -tosto inetti al resistere. Carlomagno tenne, a quanto si vede, con loro -l'osata sua scaltra e tortuosa politica, la quale consisteva sempre -in dividere le tribù, i capi, i popoli fra loro, di che nulla era più -facile appo i Sassoni, repubblica errante che quasi contava un capo -per ogni villaggio. Questa politica del re dei Franchi con loro era -quella stessa dei Romani quando conquistarono le Gallie; col seminar la -discordia domò gli uni con l'opera degli altri. - -Fino dal principio del regno di Carlomagno, tentossi la prima prova -di introdurre il dominio franco e cristiano fra i Sassoni. Già san -Bonifazio avea stabilito una sedia episcopale a Magonza, centro -cattolico, donde la predicazione potea stendersi lontano, e morto -lui martire ne' Frisoni, un altro semplice prete, di nome Levino, -lasciò, come Bonifazio, la sua solitudine d'Inghilterra, per andare ad -annunziare il Vangelo ai Sassoni. Le missioni destinate a convertire -le popolazioni scandinave partivano quasi sempre dall'Inghilterra, -perchè intendevano la lingua di questo paese, ed i predicatori aveano -con quelle comune l'origine. San Levino ricevette quindi l'anello -sacro e l'imposizione delle mani dal vescovo d'Utrecht, e varcato il -Reno venne ad annunziare la divina parola sull'Issel, dove battezzò -neofiti, ed edificò chiese con cappelle ed oratorii, che erano come -le prime piantagioni della conquista cristiana. Poi non sufficiente -parendogli questa prima missione, si risolse d'andar a predicare -all'adunanza generale dei Sassoni che teneasi sulle sponde del Veser, -e mentre quelle ardenti e bellicose tribù stavano terminandola con -alcuni sacrifizii al patrio Iddio, ei comparve in mezzo a quell'armato -tumulto con una croce in mano, il libro dei Vangeli sul capo, e ornato -de' suoi abiti sacerdotali, gridando: «Ascoltate, ascoltate colui che -vi parla per bocca mia: non v'è altro Dio che il creatore del cielo e -della terra, il vero Dio che ha compassione della vostra cecità, a voi -m'invia; ricevete il battesimo, ed egli vi libererà da tutti i mali. -Se le mie parole non vi toccano, prestate orecchio almeno a questi -miei salutari avvisi. Non lungi da voi vive un re valoroso che si -avanza come un rapido torrente per dare il guasto alle vostre terre. -Badate bene; ei condurrà in ischiavitù le mogli e i figli vostri, una -parte di voi perirà per le armi sue o per la fame, e a tutti vi sarà -forza piegar il capo sotto il giogo di questo uomo possente». Queste -parole, che accennavano alle conquiste di Carlomagno, commossero a ira -siffattamente que' Sassoni, che i più impetuosi fra loro correvano già -alle siepi vicine a strapparne pali per battere il pio missionario, il -quale scampò quasi per miracolo di mano a quella tempestosa assemblea. -Quando Dio fece insorgere in modo, si può dire, miracoloso, un capo -di nome Butone, che parlò in questi termini: «O voi, uomini tutti di -senno, non vi ricordate dei tanti messi venuti a noi da' Normanni -e dagli Schiavoni, e da noi sempre accolti con onore e regalati? E -perchè vorrem noi ora cacciare ignominiosamente il messo di Dio?» -Le quali sagge e pacifiche parole calmarono la torba in tempesta, e -Levino potè così sparger tra i Sassoni i primi germi della predicazione -cristiana[163]. - -Il pensare ad una durevol pace co' Franchi punto non si affaceva -coll'indole delle fiere e vagabonde tribù che occupavano le terre -del Veser, benchè già ridotte a tributo da Pipino, a cui favore -erasi dichiarata la vittoria in più scontri. I Sassoni vesfalici -principalmente, che erano i più vicini alle terre di Francia, insorsero -spesso a molestare i conti e i difensori delle marche che proteggevano -le frontiere, e cogliendo il tempo che Carlomagno trovavasi lontano, -si precipitavano sul Reno, ed anche oltre i limiti della Mosella, -non senza profittar delle discordie surte fra quello e il fratel suo -Carlomanno, per francarsi del tributo ad essi imposto da Pipino. La -prima guerra sassonica ebbe principio all'esaltazione di Carlo al -trono di tutta la nazione dei Franchi; perchè appunto egli trovavasi -a Vormazia, dove erasi congregato un parlamento di leudi e conti a -gridarlo re e riconoscerlo, quando fu dal parlamento stesso risoluta -la guerra contro le tribù che continuamente molestavano la quiete della -Francia orientale. - -Il poeta sassone, che tenne dietro con grande diligenza alla vita -di Carlomagno, ci descrive la prima di queste guerre, e poichè egli -apparteneva per patria alle nazioni del Norte, e per la stanza sua in -mezzo ai monasteri or della Neustria ed or dell'Austrasia, conservar -potè le impressioni e le rimembranze dell'antica terra sassone, -lascierò che parli egli stesso di questa breve spedizione dei Franchi: -«Re Carlo (così egli), convocato in Vormazia un congresso generale -de' suoi signori, decretò, d'accordo con loro, di muover guerra ai -Sassoni, però che quantunque la terra di questi popoli tocchi quella -dei Franchi, sì che i confini non sono ancor tra loro bene distinti, -quanto più stretta era la vicinanza loro, e tanti più erano i motivi -di discordia tra i due paesi, da cui con vicenda continua traevasi, -sulla vicina frontiera, la strage, l'incendio, il saccheggio. Ben altro -che mostrarsi degni di portare il soave giogo di Cristo, i Sassoni, -in balìa a tutta la foga della salvatica loro natura, e alla rozzezza -delle menti loro, ancor vivevan sotto l'imperio dell'errore e del -demonio. I Franchi, all'incontro, cristiani da lungo tempo e difensori -ferventi della fede cattolica, dominavano sur una gran quantità di -popoli, col cui sussidio appunto, e soprattutto col potere di Dio, -del quale scrupolosamente osservavano i comandamenti, si confidavano -sottometter quella nazione. Simili alle membra di un corpo che fossero -qua e là sparse, e non congiunte a formarlo, in vece d'ubbidire ad un -re che solo fosse a capo del governo e della milizia, i Sassoni erano -divisi in varii piccioli stati, e aveano quasi altrettanti capi quanti -villaggi. Pur tuttavia le regioni da essi abitate partivansi in tre -parti distinte, e i popoli che le occupavano, erano un giorno rinomati -pel valor loro, ma di presente d'essi non riman più che il nome, ed il -valor se n'è andato. Quelli della parte occidentale aveano loro confini -presso il Reno, e chiamavansi Vesfalii; gli Osterlindi, Osterlingi -od Ostvali abitavano il levante, infestati alla frontiera dai perfidi -Schiavoni. Gli Angarii, finalmente, la terza popolazione dei Sassoni, -occupano lo spazio compreso fra i due antedetti paesi, e co' lor -meridionali confini fronteggiano le terre di Francia, intantochè verso -settentrione il territorio loro si stende fino all'Oceano. Tali sono -i popoli che Carlo erasi deliberato di guerreggiare, e però senza -por tempo in mezzo, corse con tutte le forze dei Franchi a predare -ed ardere il loro paese. Prese, cammin facendo, una rocca, da quei -Barbari chiamata Eresburgo[164], fortificata dalla natura e più ancora -dall'arte, ed ivi stesso atterrato un idolo, adorato da loro sotto -il nome d'Irminsul, che era una colonna squisitamente lavorata e -tutta carica d'ornamenti[165], il re pose il suo campo vicinissimo a -questo luogo. I lunghi calori della state senza pioggie, ardevano le -campagne; le fonti asciutte altro non contenevano che arida polvere, -e la sete già cominciava a travagliare il campo del re, quando -l'Altissimo, in rimunerazione d'aver distrutto quell'idolo profano, -mostrò il poter suo, sgorgar facendo di bel meriggio, improvvisamente -dall'arido letto d'un vicin torrente, una fonte che bastò ai bisogni -dell'esercito[166]. — - -Quest'irruzione oltre il Reno precedette la guerra contro Desiderio, -re de' Longobardi, e la ruina di questa dinastia. Vero è che durante -la guerra di Lombardia, le forze dei Franchi non poterono tutte esser -adoperate contro la Sassonia, ma pure questa fu sempre il maggior campo -delle imprese di Carlomagno, e par ch'ei se ne compiacesse, chè quel -paese rammemorava ai Franchi la prima loro origine, e le due nazioni -si rassomigliavano in più d'una fattezza. Domati per un momento, -i Sassoni ripigliarono le armi tosto che videro il re affaccendato -oltre monti; abilissimi per istinto a coglier le buone occasioni, essi -varcavano il Reno, e si precipitavano sopra i suoi confini, ogni volta -che sapessero aver egli da fare altrove; mentre pagavano puntualmente -i loro tributi, di armenti, di lane, di danaro quando il sapevano alla -sua corte di Magonza, di Vormazia, di Colonia o di Aix. E di che avean -eglino infatti a temere quand'ei trovavasi insiem co' suoi paladini al -di là delle Alpi o de' Pirenei? Onde allora tumultuariamente correvano -a vendicarsi in libertà e ad abbeverare i loro cavalli nelle acque -del Reno. «Mentre il re stava in faccende in Italia,» dice il poeta -cronista da me più sopra citato, «i Sassoni tornaron sulle frontiere -dei Franchi, e vennero a predare un borgo chiamato Hassi, ponendolo -tutto a ferro e fuoco, spinti a tali eccessi dalla lontananza del re -e dal pensiero di vendicarsi così delle perdite fatte lor sostenere -dai Franchi, e di porsi in condizione di non averne a sostenere più -mai. S'innoltraron pure fino a Frideslar, ed ivi fecero lor potere -d'appiccare il fuoco a una chiesa, che il martire Bonifazio, diletto -sacerdote di Cristo, ci aveva edificata; ma vedendo riuscir vana ogni -opera loro, furono ad un tratto colti da tanto terrore, che si misero -a fuggir verso la patria loro, senz'essere a ciò costretti dalle armi -nemiche, ma solo per divino potere. Intanto Carlomagno presa Pavia, -e avute in soggezione tutte l'altre città, tornò nel paese de' padri -suoi, conducendo seco Desiderio, e fece entrar a un medesimo tempo tre -eserciti sulle terre dei Sassoni, empiendole di rapine, di sangue e di -ruine; poi convocato a Carisio un congrego dei grandi e nobili franchi, -ivi, fra le altre deliberazioni intorno alle cose e ai bisogni dello -stato, fu preso di fare a' Sassoni guerra perpetua, certi oramai che -con loro non potevasi aver più pace; onde Carlomagno deliberò di non -volerli più lasciar quieti un sol istante, finchè abbandonato il culto -degli idoli, non fossero divenuti cristiani; o altrimenti tutti fino -all'ultimo distruggerli. O santa misericordia di Dio che tutti ci vuoi -salvi! L'Eterno, che avea conosciuto come niuna cosa del mondo avrebbe -potuto ammollir le dure cervici di costoro, a scuoter la naturale -caparbietà loro, ed a costringerli a sottomettersi al dolce giogo -di Cristo, diè loro per maestro e dottore il gran Carlo, il quale, -domandoli con l'armi e con le ragioni, li fece così quasi a forza, -entrar nella via della salute». - -Si vede qui che nell'animo del poeta s'è cancellata la natura del -Sassone antico, e ch'ei dimentica la prima patria, rammorbidato oramai -e devoto al pari d'un Neustro. Poi, pur sempre servendo alla politica -di Carlomagno, il cronista del monastero prosegue: «Quest'util disegno -fu da fatti straordinari favoreggiato; poichè entrato il re nel -territorio nemico, guidando il fiore della gioventù, che avea convocato -a Duria, s'impadronì tosto d'Eresburgo e Sigisburgo, lasciandovi -presidio, e continuò il suo cammino fin al Visurgo appiè del monte -Brunesberga[167]. Quivi raccoltasi una gran massa di popolo, voleva -contendergli il passo: inutili sforzi! al primo scontro quella densa -turba è sgominata, e moltissimi cadono uccisi. Di quivi re Carlo si -conduce nel paese degli Osterlindi; Hesso, un de' loro principali -signori, accompagnato da quasi tutto il popolo, prostrasi supplichevole -dinanzi a lui, e consegnando gli ostaggi addimandati, gli giura eterna -ubbidienza. Intanto quei che Carlo avea lasciato a Lisbacco, presso il -Visurgo, vollero essere oppressi da un tradimento dei nemici. Era l'ora -del tramonto, quando i soldati tornando da foraggiare, s'incontraron -nei Sassoni che s'accompagnaron con loro chiamandoli amici, e coprendo -sotto questo nome, l'animo di fieri nemici. Essi accomunan la fatica -coi Franchi, gli aiutano portare i pesanti fasci d'erba onde son -carichi, e con le loro cortesie vie più accrescono la confidenza che -avevasi in loro. Finalmente, Franchi e Sassoni entran tutti insieme nel -campo; ma non sì tosto i primi cominciano a chiuder gli occhi al sonno, -i crudeli loro nemici si levan tutt'a un tratto, e fanno orribile -scempio di quelle povere disarmate ed assonnate genti. Se non che -alcuni de' Franchi, scosso il grave letargo, danno di piglio alle armi, -e cominciano ad opporsi vittoriosamente al nemico che viene in breve -cacciato dal campo. Al primo annunzio che n'ebbe il re, fu tale il suo -affrettarsi per correr co' suoi soldati sul luogo del combattimento, -ch'ei fu ancora in tempo di calar sui Sassoni, e di farne macello.» - -I Sassoni formavano dunque un accozzamento di picciole tribù sotto -mille diversi capi, in virtù dello stesso principio e della stessa -consuetudine che ad essi avea fatto crear l'ettarchia in Inghilterra, -chè ogni popolo ha il suggello della sua propria natura, e la -porta seco anche nelle sue trasmigrazioni. In mezzo a questi oscuri -regoletti, un capo s'era innalzato di più maschia, più sublime, più -vigorosa tempra, e chiamavansi Vittichindo, celebre nelle cronache e -nelle ballate del Nord. Dove nasceva egli quest'uom valente? qual era -l'origin sua? Lo stesso avvien dì Vittichindo che di Carlomagno; niun -sa dir la città che gli diede i natali. Il nome suo, essenzialmente -germanico, veniva da due parole dell'antico idioma sassone _With-Kind_ -(il figliuol bianco) o a dir più proprio, il giovin biondo dalle -belle forme. Alcune fra le leggende alemanne il fanno figliuolo di -Vernechingo re o capo delle tribù sassoni stanziate tra il Reno e -l'Elba, e certo al veder la grandissima autorità da lui esercitata -nelle deliberazioni di quei popoli bellicosi egli doveva essere uscito -da qualche grande schiatta, però che i privilegi di famiglia regnavano -con grand'ordine appo i popoli tramontani. Ogni volta che Vittichindo -appariva tra i Sassoni, essi pigliavano le armi per la patria, quasi -ricordasse loro l'antico Ermanno, l'Arminio degli Annali di Roma, -quel forte difensore della libertà germanica. Ermanno e Vittichindo, -due nomi che suonano ancora ogni volta che l'Alemagna insorge per -la integrità sua, o la sua libertà! Il dio Irminsul medesimo, quel -monumento di cui sì spesso favellano i cronisti di Francia, altro forse -non era che il simbolo dell'Ermanno germanico, il vincitor di Varo, che -protegger parea con la sua memoria i gloriosi sforzi dei Sassoni[168]. - -Le discordie e le gelosie delle tribù favorivano le imprese di -Carlomagno contro i Sassoni; il quale com'ebbe finita la guerra coi -Longobardi, e si fu cinto della corona di ferro, calò con maggior -forza che mai sulle popolazioni che abitavano le rive del Veser, -inoltrandosi i Franchi vittoriosamente sino a quelle dell'Oder. In -questa rapida conquista ci si fa incontro un capo di nome Esso o Elgi, -il quale capitanava i Vesfalii. Forse che a costui debban l'origine e -il nome loro gli Essiani o Assiani, quel popolo sì valoroso? Questa -tribù venne ad offerire ostaggi per pegno di sua fede a Carlo, dopo -di che, dalle rive dell'Oder egli tornossene rattamente in Vesfalia, -dove pure i popoli gli danno pegni di fede, e si obbligano a pagargli -tributo d'armenti, di lana, e a lasciargli il reddito d'alcune miniere -d'argento e di rame: sì che credendo, almen per poco, sottomessi -que' popoli, se ne va, nè sì tosto se n'è andato, che piglian di -nuovo le armi, e gli ostaggi più non bastano; ma vinti in una nuova -invasione, corrono in frotta, sulle rive della Lippa a prestar omaggio -al vincitore; il quale rimette in piedi e fortifica il castello -d'Eresburgo, posto a tener in dovere i Sassoni, come quel di Fronsacco -a reprimere gli Aquitani. - -I Franchi tenevano in obbedienza ogni popolo vassallo con torri -merlate, ond'è che tutta quella terra è ancor seminata di queste rovine -del medio evo. Su quelle bertesche, ora coperte dal musco e corrose -dal rovaio, sorgevano un tempo fieri e superbi uomini di guerra, e su -quelle pietre spezzate viveva, or fa dieci secoli, una generazione di -largo petto che si abbeverava dei vini del Reno e della Mosella nella -tazza del convito, e in cima a quella torre logorata dagli anni piangea -forse qualche nobil donzella di Svevia, sposa prima diletta, poi -ripudiata dall'implacabil Barone. Ma il tempo ha tutto calpestato con -lo struggitore suo piede, e ormai più non s'ode colà se non il vento -che fischia per mezzo a quelle fenditure, come un organo toccato dalia -morte ad animar la fantastica ronda dei conti antichi, usciti per poco -dalle tombe loro. - -Dopo aver vinto i Sassoni, Carlomagno indusse i capi loro ad -abbracciare il cristianesimo, giogo morale che afforzar doveva la -sua sovrana signoria. Tutto inteso a vederne la fine, piantò nella -vernata gli alloggiamenti suoi in un luogo che prese il nome di -Heerstal, che suona campo di guerra, e ivi tenne la sua corte plenaria -fino a primavera. Indi un editto suo reale intimato avendo una -dieta di leudi, conti e vescovi a Paderborna, alcune tribù sassoni -v'accorrono per rinnovare il giuramento loro di fedeltà, ma non il -fiero Vittichindo, che fuggitosi fra i Danesi, è ito a cercare un -rifugio nella Giutlandia, dove accampano alcune tribù alleate dei -Sassoni; Vittichindo, l'eroe della gente veramente germanica. In mezzo -a queste guerre del Reno, dell'Elba e del Veser, tre popolazioni -muovono con comune accordo di resistenza contro Carlomagno, e sono -i Sassoni, i Danesi e i Frisoni, che tutti mostrano di appartenere -al medesimo sangue, alla medesima causa, e di mano in mano che egli -incalza i loro avanzi gli uni sugli altri, essi popoli si concentrano -nella Scandinavia fino alla reazione de' Normanni, che a vendicar -poi verranno i loro maggiori sull'impero dei deboli successori di -Carlomagno. Le leggende dicono che Vittichindo ebbe per moglie Geva, -sorella d'un capo danese dello Sleswich, che nella lingua franca nomasi -Sigifredo e nella danese Sivardo. Una parte dei Sassoni seguì il loro -capo Vittichindo appo i Danesi, mentre l'altra venne per trattare con -Carlomagno alla dieta di Paderborna; e dopo lunghi parlamenti, a lui -questi si soggettarono, conservando per patto molte franchigie sotto la -dominazione dei Franchi. Essi serbarono, a simiglianza de' Longobardi, -le leggi loro, le radunanze dei capi nei campi di guerra, e soggettati -a tributo, altro non fecero che un atto di vassallaggio, acconsentendo -insieme alla propagazione della religion cristiana in mezzo alle tende -e città loro[169], onde a' vescovi e preti fu libero lo scorrer le -città e borghi per annunziarvi la verità della fede. Per ultimo fu -conceduto che tutti que' capi delle tribù sassoni, che sottomettersi -non volessero al trattato conchiuso con Carlomagno, potessero ritirarsi -dove lor meglio paresse o piacesse. Tale si era la regola generale -di quelle tribù erranti: anzichè sottoporsi al giogo esse fuggivano, -però che il suolo per esse non costituiva altrimenti il domicilio, ma -in ogni luogo dove piantar potessero la tenda ivi era la patria loro. -Laonde parecchi di quei Sassoni andarono ad unirsi con Vittichindo in -Danimarca. - -Nè appena son corsi due anni dal parlamento di Paderborna, che veggiam -quest'ultimo sollevar di nuovo i Sassoni, e condurre i Danesi insiem -con le tribù riparatesi nella Giudlandia; d'onde ei muove in gran -forze, ricevuto a grandi acclamazioni dalle antiche tribù soggette -a Carlomagno, e si avanza vittorioso fino al Reno, distruggendo -le borgate dei Franchi ch'ei trova sul suo cammino, atterrando i -castelli e le torri poste a vedetta, ed ardendo i segni militari della -dominazione di Carlomagno, intento a que' giorni nella spedizione di -Spagna. Ordinava questi in un capitolare di ributtar col terrore e con -la forza quelle masse di gente; onde tutti i possessori de' terreni, -le guardie dei confini ed i leudi dovean pigliar le armi, e questa -leva de' Franchi arrestò per poco le depredazioni dei Sassoni sul -Reno, e la mossa del vittorioso Vittichindo. Arriva quindi fra breve -il gran Carlo medesimo, disperde gl'invasori, pianta di nuovo i suoi -alloggiamenti nel campo di Heerstal, e vi passa l'inverno per quindi -scagliarsi addosso a' Vesfalii. Nulla più resiste a questo fortissimo -uomo, a questo re giganteo, la cui sola parola porta lo spavento per -ogni dove; parecchie di quelle tribù corrono a dimandargli la pace, ed -egli si fa consegnar da esse gli statichi, come era uso; ma non vuol -trattar più spartitamente con una o più popolazioni, bensì chiede che i -Sassoni vengano tutti ad un parlamento per trattar le condizioni della -pace; Vittichindo, sempre irremovibile, non vuol assistere, vedendo -l'umiliazione della sua patria, a questo congresso, e ritirasi una -seconda volta in Danimarca. - -Durante l'inverno, Carlo raccoglie tutte le sue forze ad Heerstal, -alloggiamento suo prediletto, ed ivi, in fronte di sì grosso esercito — -che niun resister gli potrebbe, impone senza colpo di spada ai Sassoni -le sue leggi. L'atto che nacque dal parlamento quivi da lui convocato, -si è quello che reca il titolo: _De partibus Saxoniæ_, costituzione -vera della Sassonia. I vescovi che in quantità intervennero al detto -parlamento, si fecero a predicar ivi nel campo stesso, ed i Sassoni -ricevettero in gran folla il battesimo. Aveva il re provato il metodo -de' tributi con lasciare independente ogni vassallaggio, ma essendogli -male riuscito, stipulava ora che i Sassoni sarebbero quindi innanzi -governati da conti della nazion franca; onde sottomessi così ad un -ordinamento comune, ad essi rapita veniva l'independenza loro natia. -Tutti ubbidir dovevano a questi conti, e chiunque manomettesse o -ingiuriasse i delegati regi, sarebbe in pro del fisco spodestato delle -sue terre; nè più i Sassoni tener potrebbero nè adunanze nè diete, se -non previo il beneplacito del re e alla presenza di commissarii da lui -disegnati. - -A quest'ordinamento di polizia militare, Carlomagno aggiunse alcuni -articoli risguardanti specialmente il cristianesimo. Edificar doveansi -in certi luoghi del paese de' Sassoni diverse chiese, le quali aveano -ad esser sacre, e più sacre ancora dei templi dell'idolatria; chi -uccidesse un prete cristiano o sagrificasse vittime umane alle antiche -deità della patria, fosse punito di morte; e dovendo il battesimo -esser quindi innanzi il segno dell'ubbidienza, quelli fra i Sassoni -che si nascondessero per sottrarsi al santo lavacro della Chiesa, o -mangiassero carni nei giorni di magro, sarebbero tenuti per ribelli e -come tali dannati a morte. Il tornare all'antica religione del Norte, -era pur segno di ribellione. Ogni pena tuttavia redimer potevasi con -la penitenza ecclesiastica, però che a quei tempi la legge cristiana va -pur sempre confusa col governo politico. - -A questo periodo della conquista e suggezione delle tribù sassoni, -si riferisce in Germania l'instituzione degli otto vescovati di -Brema, Verden, Minden, Alberstat, Hildesheim, Paderborna, Munster ed -Osnabruch, sedi cristiane che divennero indi sorgente di civiltà e di -sapere per l'Alemagna. Dalla predicazione cattolica ebbe fondamento la -dominazione dei Carolingi in Sassonia. Al parlamento d'Orleim i Sassoni -passarono dal sistema di vassallaggio independente alla costituzione -per contadi e vescovadi, nè furon più solamente vassalli, ma una parte -del gran tutto sottomesso al governo dei conti e dei vescovi. Così -abbiam già tre periodi in questa storia della conquista dei Sassoni; -1.º il vassallagio per tribù; 2.º l'aderimento alla predicazione -cristiana; 3.º la costituzione uniforme per contadi e vescovadi, e la -sommessione all'ordinamento amministrativo del re. - -Questo governo dei conti e dei vescovi riuscì, in sulle prime, -odiosissimo ai Sassoni; i primi amministravano la giustizia, e -governavano in nome di Carlomagno; i secondi si travagliavano d'ampliar -l'autorità della Chiesa e di sottomettere le barbare nazioni ai giogo -della religione, cose tutte che a distrugger miravano la libertà delle -popolazioni germaniche. La presenza di Carlomagno, e il terror del suo -nome potean solo conservar la dominazione dei Franchi colà, ed egli -costretto di correr continuamente l'Europa, dalla Spagna all'Italia, -dalle Alpi ai Pirenei, non potea sempre aver l'occhio sulle terre -germaniche, onde i Sassoni più d'una volta profittaron di quest'assenza -del sovrano, per ripigliare le armi. Eccoli dunque di nuovo sollevati, -recarsi in massa sulle rive del Reno, e scuotere il giogo dei conti e -dei vescovi. - -A grande inquietudine mosse l'animo di Carlomagno questa presa d'armi -universale, che avvenne all'occasione dell'invocar che fecero i conti -franchi la fedeltà dei Sassoni per respinger l'irruzione dei popoli -slavi. Vittichindo ricomparve allora tra' suoi, e disse loro: «Ecco -giunto il momento di vendicarvi de' vostri oppressori.» I Sassoni -lo seguono, si raccolgono appiè d'un alto monte sul fianco destro -dell'esercito di Carlomagno, capitanato dai tre conti maggiori -Adalgiso, Geilone e Volrado, e quando questi arrivaron sul Veser, -anzichè trovarvi i Sassoni in loro aiuto, li vider apparecchiati a -scagliarsi su loro. Il conte Teoderico, accorso dal Reno, non esitava -intanto a cominciar la guerra contro i fedifraghi Sassoni stessi, e -la zuffa fu sanguinosa. Il gran Carlo non v'era; i Sassoni, pieni di -astio contro i conti, diedero dentro con gran forza, ed in breve quasi -tutti i capitani de' Franchi furono uccisi sul campo, gli altri messi -in volta, ed i Sassoni intuonaron l'inno della vittoria di Vittichindo, -ributtando gli oppressori fino al Reno. Carlo accorse indi tosto per -vendicare l'affronto dell'armi sue, con fitto in mente il pensiero che -i Sassoni non fossero altrimenti nemici da combattere, ma sì popoli -ribelli da sterminare. Venne dunque a tener la sua dieta a Paderborna, -e citati dinanzi al campale suo parlamento i principali fra i Sassoni, -dimandò loro perchè avessero rotta la guerra, perchè ribellati si -fossero contro i conti? Tutti ad una voce risposero: Aver ubbidito -ai voleri di Vittichindo, ed egli solo esser colpevole di quella -ribellione. — Ma non per questo il re placò l'ira sua, chè anzi fece -proponimento di vendicare i suoi leudi trucidati in campo, ed i vescovi -delle chiese di fresco edificate, martoriati o cacciati da Vittichindo. - -I Sassoni aveano infranta la legge di vassallaggio, dunque eran -ribelli: Carlomagno ordinò quindi un grande esempio, e ad imitazione -di tutti gli altri conquistatori, non esitò punto a versar fiumi di -sangue, onde lasciar lunghe orme di terrore e di sommessione. Si fece -dare in mano tutti i capi e gli uomini più ardimentosi della nazione, -e comparve in mezzo a loro, con la spada in mano, girando sovr'essi -il corrucciato suo sguardo, a guisa di un gigante che scuota la sua -clava sopra i vinti; poi dal suo campo di Ferden, a riva dell'Aller, -comandò che tutti i Sassoni ribelli avessero mozzo il capo; le cronache -ne sommano il numero a quattro mila cinquecento; fu una beccheria che -durò tutto un giorno. Terribile rappresaglia dei conti e vescovi uccisi -dai Sassoni, e dell'aver inseguito i Franchi fin sul territorio loro; -ma era pur forza muover terrore in que' popoli, e Carlomagno si trovò -costretto a colpirli con la tremenda sua spada[170]. - -Se non che il sangue di questi supplizii punto non valse a spegnere -l'astio dei Sassoni, ed altre tribù pigliaron le armi, nè appena -era domata questa, insorgeva quella; le erano popolazioni gelose, -indipendenti, tutte situate a' confini di genti naturalmente nimiche -di Carlomagno; i Danesi, gli Slavi, i Frisoni, istigati dai Sassoni -pigliavan le armi al primo segnale per far causa comune co' nemici -degli Austrasii; guerra infinita di popoli e di razze. Ma le genti di -Carlo aveano veramente il primato militare, nè i Sassoni mai vennero a -campal giornata se non per essere vinti e sconfitti; nessuna rilevante -vittoria ottennero essi mai contro a Carlomagno, cui essi temevano come -un Dio; parendo loro aver sempre addosso quella sua mazza ferrata. - -Intanto Carlomagno, fatta sua dimora d'una delle germaniche sue ville, -attende a soggiogar per sempre i Sassoni, riedifica la fortezza -d'Eresburgo, e tiene in mezzo a' suoi guerrieri corte plenaria a -Paderborna; e ad ogni tratto spedisce grosse schiere di Franchi a -guastar ben oltre le terre de' Sassoni, ed a piantarvi accampamenti -alla foggia de' Romani. Ma vedendo di questo modo non aver più fine la -guerra, deliberossi di rivolgersi dirittamente allo stesso Vittichindo -per trattare con lui a tu per tu della pace. Vittichindo ed Albione, -i due capi di maggior grido tra i Sassoni, dimandarono salvocondotto, -e vennero a trovar Carlomagno nella sede sua di Paderborna, accoltivi -a grande onore, festeggiati dai conti, e catechizzati dai vescovi. -Carlomagno profferse a Vittichindo il titolo di duca di Sassonia, e -gli onori della sua corte, purchè abbracciasse il cristianesimo, segno -di soggezione appo i Sassoni, essendochè un giogo era per essi la -religione dei Franchi, e giogo spesso odiosissimo. Vittichindo accettò -la profferta, e con lui altri più capi di quella nazione ricevettero il -battesimo. Grande vittoria fu questa, e il termine, a così dir, della -salvatica indipendenza di quelle tribù. Prive del valoroso capo che le -guidava alla guerra esse oramai più non s'avventurarono che a spartate -sollevazioni, le quali furono anche tosto compresse dalla ferrea mano -di Carlomagno. - -Divenuto fedel vassallo a quest'ultimo, Vittichindo lasciò al tutto le -armi, ed andò a ricoverarsi in un monastero. Quasi tutti i più nobili -lignaggi della Germania discender vollero da questo ceppo; chi non -potea dirsi della schiatta di Carlomagno, gloriavasi d'aver Vittichindo -per antenato, chè un prod'uomo ognuno il vorrebbe per suo progenitore. -La stirpe che più ragion d'ogn'altra potea gloriarsi d'essere uscita -da Vittichindo, quella fu di Capeto, recando infatti le cronache che -Roberto il Forte, il poderoso conte di Parigi, fu pronipote del Sassone -glorioso[171]; chè fra que' battagliatori v'era sempre, come a dire, -una misteriosa catena, che univa gli uni cogli altri, di gloria in -gloria, di forza in forza, e bello certamente era l'aver principio da -Vittichindo. Il quale, fatto quindi piissimo, fu onorato per santo e -nominato nelle antifone, cantico d'onore e panteone del medio evo. Ad -esempio di lui, gli altri Sassoni convertiti, si danno sinceramente al -cristianesimo. - -La rinomanza di Vittichindo, e la gloria della spedizione di Sassonia, -doveano naturalmente somministrare ampio soggetto alle canzoni eroiche; -infatti sotto il titolo della canzone di _Guiteclino di Sassonia_, -un trovatore di nome Giovanni Bodel, nativo di Arras, compose in -sull'entrar del secolo XIII un intero poema epico sopra Guiteclino -ed i Sassoni, che ritrae de' tempi feudali, i più vivi e coloriti di -quel periodo di confusione in cui i tracotanti baroni comandavano ai -re. Eccovi lo spirito di questa canzone eroica. «I Sassoni minacciano -l'impero de' Franchi, ci vogliono dunque aiuti, sussidii, modi a far -la guerra, onde Carlomagno dimanda quattro denari ai suoi baroni -_urepi_ o _urepedi_ (_hurepés_)[172] dell'Angiò, della Bretagna e -della Neustria; gli Scozzesi, gl'Inglesi, gli Alemanni e i Bavari -pagano questo tributo, e togli qua che i baroni _urepi_ di Carlomagno -non vogliono pagare, dicendo che si fa per avvilirli, che addio alle -immunità loro se fossero sottoposti a un tributo. Che fanno dunque i -superbi feudatari? Pigliano il partito di chiudere quattro denari nel -pennone d'ogni lancia, poi vengono così innanzi a Carlomagno, alla -sua corte plenaria d'Aquisgrana, e gli dicono: «Imperatore, vien tu -stesso a prendere, se tanto ardisci, il tributo». Qui il poeta gode di -abbassar Carlomagno, e segue a raccontar come al sopravvenir dei suoi -baroni, ei si fa incontro ad essi a piè nudi, senza corona in fronte, e -rinunzia all'imposta promettendo di non mai più dimandar loro tributo -alcuno. Ecco pertanto la libertà feudale in tutta l'ampiezza sua; il -barone deve il suo corpo, ma non il danaro mai; il pagamento del denaro -è solo un dovere pel villano, e per l'uomo di _podestà_, cioè in poter -d'altrui. - -Carlomagno ed i suoi baroni muovono indi da Aquisgrana per la guerra -di Sassonia, e qui mille descrizioni di combattimenti; un abbassar -di lance, un mescolarsi di pennoni e il duca Guiteclino è ucciso in -battaglia. Qui pure s'intrecciano gli amori di Berardo e d'Elisandra, -di Baldovino e della regina Sibilla; le crociate hanno siffattamente -riscaldate le fantasie, che si trovan per ogni dove le rimembranze -di Gerusalemme. Ma ecco i fratelli di Guiteclino che insorgono a -vendicar la sua morte, e atterrano Berardo e Baldovino, niuno resiste -ai colpi loro, e qui un'altra rimembranza viene a collocarsi nella -mente del poeta; quella dell'invasion dei Normanni e degli Ungri -al secolo decimo: la stessa confusione, solo che vi è in ogni parte -celebrato il nome di Vittichindo. La guerra dei Sassoni, fu la grande -impresa del regno di Carlomagno, ed ebbe ad esser soggetto di poema -come Roncisvalle, e come ogn'altro tema che ricordasse le grandi gesta -militari. - -Il modo che tenne Carlomagno nel terzo periodo delle sue guerre -sassoniche, fu più efficace che non il suo primo ordinamento del -vassallaggio. Veduto che le popolazioni erranti non si affezionano al -suolo, ei fa trasportar le principali famiglie sassoni nell'interno -della Francia, e il paese loro fu dato ad altri popoli (gli Obotriti) -a Carlomagno più ubbidienti e fedeli. Così le famiglie sassoni più -riottose ed audaci, tramutate in Francia, ebbero in retaggio le terre -del fisco, o furono cacciate nei monasteri e condannate alle solitudini -del deserto; ond'è che sotto Lodovico Pio troviam di queste cotali -famiglie nelle badie, e ardenti religiosi ed eziandio santi di origine -sassone[173], e cronisti e poeti che attendono a scriver gli annali del -paese. - -Se la guerra sassonica fu la più crudele, la più sanguinosa che mai -avesse a sostener Carlomagno, essa rende pur testimonio della grandezza -e della fermezza sua, della forza e della destrezza ch'ei vi pose; -ma era un'opera di conquista, che dovea col tempo trar seco la sua -reazione. Avea Carlomagno rincacciate, stipate le popolazioni nel Nord, -nella Danimarca, nel Giudland; e da chi fu rovesciato l'impero suo? Da -quelle popolazioni medesime che vennero alla volta loro ad assalire -i Franchi. La storia del mondo è azione e reazione; i conquistatori -cacciano le nazioni, e queste ritornano più forti a spezzar trono e -spada di coloro che sognaron l'impero universale del mondo! - - - - -CAPITOLO XI. - -CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA DI RONCISVALLE. - - La Spagna e i Saracini dopo la battaglia di Poitiers. — - Corrispondenza di Pipino coi califfi. — Gli emiri di Catalogna, - di Navarra e d'Aragona. — Gli antichi cristiani. — Discordie - civili. — Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno - delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle milizie - — Le due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii di Barcellona - e di Saragozza. — Ritorno dell'esercito. — Rotta di Roncisvalle. - — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre suono di questa rotta. — - La canzone di Roncisvalle. — Tracce del passaggio de' Franchi ne' - Pirenei. — I corpi de' martiri. — La cappella. — La rupe e la spada - d'Orlando — Romanza spagnuola di _Alda la bella_, sposa _di don - Orlando_. - -732 — 778. - - -Le spedizioni di Carlomagno furono, sin qui, in Germania e in -Lombardia; il Reno, l'Oder, le Alpi, il Po, avean veduto le lance dei -Franchi, folte come le messi estive agitate dai venti[174]; la corona -di ferro dei Longobardi ornava la fronte del re dei Franchi; le terre -d'Italia erano partite fra i suoi duchi e conti e leudi, e la Germania -acclamava il re dalla gigantesca statura che conduceva i Franchi -d'Austrasia e di Neustria alla conquista e al dominio della Sassonia -e della Baviera. Già fin dal primo istante della sua esaltazione avea -Carlomagno compiuto il soggiogamento dell'Aquitania, e la Guascogna -ubbidiva alla grande famiglia de' suoi vassalli; a' Pirenei il nome suo -era in grido, com'esser dovea quello del pronipote di Carlo Martello, -e formidate v'erano la potenza e la forza di questo coronato capitano, -benchè ancor veduto non avessero sventolar colà le sue bandiere. Ma -ben presto il suono del corno stava per assordar que' forri e quelle -valli, e una spedizione già era pronta a varcar quelle alpi dirupate. -Or qual cagione mai traeva tanta selva di lance in mezzo alle città -della Spagna? Come avvien egli che i Saracini da conquistatori stanno -per divenir conquistati? Qual memoria restava di quella sanguinosa -irruzione, che Carlo Martello, l'avolo di Carlomagno, arrestava nelle -pianure di Poitiers? - -Questa terribil giornata di Tours o di Poitiers, fu termine alle -conquiste degl'Infedeli al di là de' Pirenei: la vittoria di Carlo -Martello, era venuta a raccendere l'invilito coraggio de' cristiani -in mezzo all'abbattimento generale degli animi e alle paure sparse -pel durare d'un secolo dalle rapide e maravigliose vittorie di quei -Barbari, e tanto bastò a mutar la condizione rispettiva dei popoli. -Quella sanguinosa disfatta dell'islamismo diede un irresistibile -impulso ai conti, ai duchi, alle intiere popolazioni della Gallia -meridionale, e i cristiani quasi tutti si levarono per una poderosa -crociata nella Guienna e Settimania. Fin dal regno di Pipino più non -v'erano se non alcune colonie spartate di Saracini nella Provenza e -nell'Aquitania, e quando Abd-Almalek, o Addamelecco bandì la guerra -santa, gl'Infedeli non aveano in mano più che la sola città di Narbona. -Tutta la potenza degli emiri s'era concentrata in Spagna, e nei monti -durava tuttavia un'antica schiatta di cristiani, maschia popolazione, -che s'era già liberata del giogo de' Saracini. Coperta di pelli ferine -o d'armature fabbricate negli antri delle rupi o in qualche solitaria -borgata, quella valorosa schiatta di Leone e di Castiglia scendeva di -quando in quando dall'inaccessibil suo ricetto per molestare i Saracini -delle città e delle campagne. In mezzo a quella lunga giogaia di monti -che si stende dalle Asturie fino alla Catalogna, viveva una maschia -e forte nidiata, che dovea coll'andar del tempo cacciar i Mori dalla -soggiogata Spagna, e piantar sulle francate città lo stendardo della -croce. - -Oltre di che la Spagna non era già sottomessa ad una sola signoria, -chè non bastando ai Saracini, vincitori dei Visigoti, d'essersi -separati dal califfato di Bagdad, e dalla podestà del Commendator dei -credenti, intestine discordie regnavan anco nella penisola fra città -e città, e quasi ogni provincia aveva il suo emiro[175], e in mezzo -alla guerra civile, gli uni invocavano il braccio dei conti cristiani -e delle popolazioni visigote, potenti ancora sotto il vescovo loro -a Cordova o a Toledo; gli altri ricorrevano per aiuto agli antichi -Castigliani ed agli Asturiani delle montagne. Già fino a' tempi del -regno di Pipino alcune Ambascerie degli emiri di Spagna eran venute -a visitare il re di Francia nelle sue corti plenarie, ed egli mentre -dava loro udienza, ponevasi pure in corrispondenza coi califfi di -Bagdad, ricevendone ricchi presenti, e mandando loro in contraccambio -cani da caccia usi correre il cignale delle Ardenne e della Turingia. -È cosa incontrastabile che Pipino ebbe pratiche politiche col califfo -Almanzor[176] e che alcuni conti de' Franchi dimorarono per tre anni -a Bagdad, donde poi toccarono, sbarcando a Marsiglia, la città del -traffico. - -L'ordinamento delle provincie meridionali, qual Carlomagno ebbe a -compierlo, piantava sulla frontiera di Spagna due grandi vassalli -militari della corona di Francia, ed erano i duchi dei Guasconi e degli -Aquitani, i quali Guasconi, per la loro dimora rimpetto a' Pirenei si -trovavano continuamente in commercio coi Saraceni, così come i duchi -loro con gli emiri, e mescolavano spesso i sangui loro; indarno i -concilii vietavano questa comunanza di nozze, che più d'una fanciulla -cristiana vedeasi andare sposa ad un miscredente, e più d'una nera -saracina di Barcellona, di Cordova, di Granata o di Toledo pigliarsi -a marito un figlio della Guascogna o dell'Aquitania. I Saracini aveano -moschee nelle città meridionali a Narbona ed Arli, e i cristiani aveano -chiese e fin vescovi a Siviglia; praticavan gli uni cogli altri pel -commercio, per l'industria, per le arti; le antiche animosità s'eran -venute cancellando, e bene spesso era più facil trovar nimicizie e -gelosie fra emiro ed emiro, o fra conte e conte, che astii veri d'una -credenza contro l'altra. - -I re Franchi seppero giovarsi di queste discordie per vantaggiar le -loro spedizioni e conquiste in quel paese. Nel tempo che Carlomagno -teneva una dieta in Paderborna attorniato da conti e vescovi, vide -venire a lui alcuni emiri o alcaldi saracini, avvolti in larghe -vesti, come a que' dì usavano al di là de' Pirenei, il più ricco dei -quali chiamavasi Soleyman Ebu-Jaktan-Alarabi, o Mofras-Ebu-Alarabi, -governatore, come dicevano, di Saragozza. Venivano questi emiri da -lontani paesi, per prestar fede ed omaggio a Carlomagno, profferendo di -consegnargli le chiavi di essa Saragozza e di Valenza ch'essi aveano -in poter loro come vassali d'Adelramo. Carlomagno rimase meravigliato -alla vista di quegli emiri, e la superbia de' conti ne fu lusingata; -la conquista ch'essi offrivano tale era da solleticar l'appetito de' -Franchi, e Carlo accettò fede ed omaggio da quei Saracini. Laonde -in quella medesima corte plenaria, Abiatar, governatore di Huesca e -l'emiro Ebn-Alarabi, si dichiaravan vassalli della corona di Francia, -e si obbligavano a consegnare i quattro passaggi dei Pirenei, di -Barcellona cioè, di Puicerda, di Pamplona e di Tolosa, donde il suo -esercito avrebbe potuto allargarsi fino alla Stretto e liberare i -cristiani della Penisola. Oh come cangiati s'erano i tempi! Un secolo -appena era trascorso dal dì che il conte Giuliano aveva aperto la -Spagna alle conquiste degli Arabi, e già gli emiri davano in mano i -Pirenei ad un esercito di Franchi! Il qual esercito trovar dovea spalla -in una massa ragguardevole della popolazione. A primavera tutto sarebbe -presto per una spedizione oltre i Pirenei, e gli emiri traditori se ne -tornavano a Saragozza e a Barcellona, ivi attendendo l'effetto delle -promesse del gran Carlo, d'ora innanzi loro alto signore. - -Gli apparecchi di questa guerra furono grandissimi: tutti i conti -possessori di terre fiscali, convocati per bando reale, doveano tenersi -pronti a marciare. Il grande accorgimento di Carlo quello era di calar -sempre sui nemici con forze talmente formidabili, che gli avviluppava -prima che si fossero ordinati a resistergli; così avea fatto contro i -Longobardi, quando le sue schiere disceser dall'Alpi con la rapidità -d'un torrente, così a forza d'uomini avea vinto i Sassoni, e così -preparavasi a far ora nella spedizione in Ispagna, congregando tutta la -sua gente, non solo della Neustria, dell'Austrasia e della Borgogna, -ma sì pure chiamando i suoi vassalli di Baviera e di Germania, insiem -coi conti della Provenza e della Settimania. I Longobardi appena erano -soggiogati, e nondimeno una schiera dei loro univasi all'esercito, -presto a varcare i Pirenei. A simiglianza degli altri grandi -conquistatori, Carlomagno adoperava i popoli domati a domar l'altre -nazioni, alla foggia dei Romani. Non sì tosto primavera comincia a -metter le foglie ed i fiori, che già, come narrano i romanzieri, si -vede il gran re alla sua villa di Casseneuil, nel contado di Agen, dove -celebra la Pasqua; poi visita la Guascogna e la Settimania per esser -sicuro che le mura son forti e salde le torri. L'esercito suo è diviso -in due schiere, l'una delle quali, destinata ad invader la Catalogna -pel passo di Perpignano, dovea muover da Narbona, proceder lunghesso il -mare fino a Girona e a Barcellona e far alto all'Ebro; l'altra calar -dai Pirenei per la via della Navarra, e precipitarsi sovra Pamplona, -la chiave dei monti, e di questa seconda schiera, Carlomagno avea -riserbato il comando a sè stesso, col fiore de' suoi conti e paladini, -e per più rinforzarsi dovea passar per mezzo all'alpestre paese de' -Guasconi, forti e torosi balestrieri, che conducevano gli armenti su -per quelle rupi. Giunto all'Ebro, avrebbe poi visto se gli conveniva di -proseguir la conquista fino allo Stretto. - -Amendue le schiere o spedizioni furono simultaneamente condotte -con l'usata vigoria di Carlomagno. L'esercito che mosse da Narbona -componevasi di Longobardi e d'Austrasii guidati dal conte Bernardo, -fortissimo paladino, che gran riputazione erasi acquistata nel -passaggio dell'Alpi, e sottomessa Girona e Barcellona con tutte -l'altre terre fino all'Ebro, per una mossa militare a cerchio, venne -a congiungersi con Carlomagno dinanzi a Pamplona. L'assedio di questa -piazza fu lunghissimo e fierissimo; vinta che l'ebbero i Franchi, -vennero a campeggiar Saragozza, per aver con essa tutta la fronte -dell'Ebro. Dopo vigorosa resistenza i Saracini chiesero i patti; si -offrirono statichi ed omaggi al re, il cui esercito, dominatore e -vittorioso, si traeva dietro gli alcaidi e gli altri Infedeli già -debellati. Tutto il paese che si stende dai Pirenei all'Elbro, fu -soggiogato, e Carlomagno l'ordinò alla forma delle marche militari -sulle frontiere, il che val quanto dire ch'ei pose suoi conti e leudi -nelle città a difenderle. Da questo momento i Pirenei più non servono -omai di confine alle sue possessioni; ma ben l'Ebro diventa frontiera -sua, e Pamplona e Saragozza sono gli antemurali della fronte sua -militare. - -Ordinata ch'egli ebbe così la sua conquista, ripigliò il cammino verso -Francia, traendosi dietro carra piene di ricchezze, e mule cariche di -spoglie, e gli emiri saracini che seguivano il cocchio del vincitore. -Le folte lance marciavano in massa, e la scorta di battaglia era -sì coperta di ferro, che nessuna punta l'avrebbe potuta toccare, -e Saracini e Guasconi sarebber del pari venuti a rompersi contro -quelle corazze e usberghi di Sassonia, di Lombardia, d'Austrasia e -di Neustria. Alla coda poi dell'esercito, e come schiera spartata, -seguiva un retroguardo composto di prodi cavalieri condotti dal conte -Orlando, valoroso guardiano delle spiaggie di Bretagna. Partitisi -da Pamplona, procedevano tutti in gran sicurtà, per mezzo a quelle -strette, a que' monti, a quegli scoscesi dirupi e precipizi che formano -il varco da Francia in Ispagna, e Orlando, gli uni addosso agli altri, -li guidava con perizia di ottimo capitano. Avevan essi ad attraversare -il paese de' Guasconi, popolo di arditi e rozzi valligiani; i Guasconi -e Navarresi ritraevano della durezza de' monti loro, e sapevano con -nerboruto braccio maneggiar l'arco e la freccia, e popoli pastori -e bellicosi com'erano, non temean punto d'affrontarsi cogli uomini -del Nord. E non vivean forse anch'essi in mezzo alle nevi e alle -ghiacciaie? - -Ora è da saper che in quel tempo i Guasconi aveano appunto per loro -duca Lupo, nipote per figlio di quell'Unnaldo, che le carte antiche -dicono uscito della schiatta merovingica. E' non si vuol perder -d'occhio mai quest'odio naturale che i duchi d'Aquitania portavano -a Carlomagno. Procedea questo dall'esser eglino i discendenti d'un -lignaggio proscritto ed erede del trono di Clodoveo; e Carlomagno -n'avea fatti impiccar due o tre sotto pretesto che fossero rei di -ribellione e sedizione, ma più ancora per ispegnere i Merovei. Che -se pur Lupo ha ottenuto le terre di Guascogna, come vassallo di -Carlomagno, egli ha tuttavia serbato in cuore i lunghi astii di -famiglia contro di lui, e comanda ad una robusta popolazione che ha in -odio la razza dei Franchi; vede Lupo con ispavento questa dominazione -degli uomini del Norte stendersi già fin sopra la Spagna; i Pirenei -non son più confini, e benchè egli sia cristiano, ama piuttosto di -conservare il commercio suo cogli alcaidi di Pamplona, di Saragozza, -di Valenza che sottomettersi a Carlomagno. I Guasconi videro passare, -senz'ardirsi di toccarle, le innumerevoli masse della cavalleria -franca, e le lance che luccicavano in cima dei Pirenei; ma qui è -una retroguardia sola, separata, che conduce un ricco bottino atto a -solleticar l'ingordigia di quei poveri montanari, abitatori di caverne -e di rupi, onde composta com'è di poche lance guidate dal conte -Orlando e da qualch'altro paladino, vien d'improvviso assalita fra -que' burroni, e Lupo di Guascogna si fa partecipe di questo repentino -assalto di cristiani contro a cristiani[177]. Al passo appunto di -Roncisvalle, dove le rocce pendono sospese sul tuo capo quasi trinciate -dalla durindana d'Orlando, i Guasconi arrestarono il retroguardo di -Carlomagno. In vano i paladini si difesero valorosamente, in vano -Orlando eccheggiar fece il suono dell'eburneo suo corno per quelle -profonde valli, in vano la poderosa sua spada ne spezzò i macigni, -tutti que' prodi, oppressi dal numero, perirono nelle terribili gole -de' Pirenei, e la dolorosa memoria n'è pietosamente conservata nelle -croniche, e riempie tutto il medio evo. La rotta di Roncisvalle è -scritta in tutti i monumenti della cavalleria; i trovatori la cantavano -nelle corti plenarie a muover l'esercito a vendetta contro gl'Infedeli, -perchè a questi principalmente attribuivasi il tradimento ed il macello -della cavalleria cristiana; le matrone e le donzelle piangevano a -quel racconto, e i cantori avean caro di ripetere in versi lugubri la -catastrofe d'Orlando e d'Oliviero suo cugino morti a Roncisvalle[178]. - -Da per tutto tu trovi queste tradizioni popolari; i romanzi le -raccontano, e nelle stesse _Cronache di San Dionigi_ è inserita la -supposta relazione di Turpino sulla morte di Orlando e dei paladini del -gran Carlo[179]. Ma i prodi cavalieri non recitavano altrimenti, prima -di combattere, le pie e divote esortazioni di Turpino, nè i versi che -«Tagliaferro assai bene cantava andando di gran passo alla battaglia -d'Hastings,» e nè tampoco le canzoni guerriere intorno a Carlomagno, -Orlando ed i suoi vassalli che morirono a Roncisvalle; ben altri poemi -ebbero quei tempi sulla catastrofe de' Pirenei, che oltre alla cronaca -di Turpino, venivano per ogni dove nelle gran corti dalla cavalleria -recitati, e ripetuti nei racconti del tempo di Filippo Augusto. -Carlomagno, Orlando, Oliviero ed i suoi vassalli, furono pure argomento -ad una gran canzone eroica, prediletta lettura del medio evo, che -comincia: - - Carles, li reis, nostre emperiere magne, ecc.[180] - -La quale canzone eroica intorno ai casi di Roncisvalle è uno dei -maggiori poemi di cavalleria che ancor ci rimangano di quei tempi -antichi, e comechè mista di favolosi episodi, almen ci prova, insieme -con la _Cronaca di San Dionigi_, come luttuosa era la memoria della -disfatta di Roncisvalle; uno fu questo dei maggiori disastri della -cristiana cavalleria, e quindi ne fu serbata la ricordanza attraverso -dei secoli. I trovatori del secolo XIII composero una compiuta azione -drammatica sulla morte di Carlomagno, nè dicono altrimenti che i -Paladini di Carlomagno morirono per mano dei montanari Guasconi, -guidati da Lupo, cristiani come loro; sarebbe stato un affligger troppo -i fedeli, ad essi raccontar dovendosi come tanti valorosi conti, erano -periti sotto i colpi di perfidi e traditori cattolici, onde voller -piuttosto attribuire la morte d'Orlando ai miscredenti e Saraceni, ed -alla fellonia di Ganellone da Maganza. Tornando poi alla storia vera -di questo fatal disastro della cavalleria, dir si dee essere stati i -Guasconi e Lupo duce loro, quelli che ne' Pirenei furono addosso alla -retroguardia di Carlomagno, e questo è sì vero che le croniche stesse -raccontano il supplizio di Lupo, che fu impiccato come fellone e sleale -per aver tradito l'oste dei Franchi, e un diploma di Carlo il Calvo -ricorda il nero tradimento della razza meridionale, e scaglia eterna -maledizione su Lupo di Guascogna, il quale ben si meritò il nome di -Lupo per la sua perfidia verso i paladini di Francia. - -Anche nelle valli de' Pirenei durò per lungo tempo questa dolorosa -memoria di Roncisvalle, ed un canto dl que' montanari in lingua basca -celebra la vittoria dei loro antenati sui guerrieri dì Carlomagno[181]; -esso è come dire l'espressione dei sentimenti e degli odii di quella -popolazione contro gli uomini del Norte che venivano a turbare la -pace de' Pirenei. Ivi non è alcun lamento per gli uccisi paladini, non -compianto per Orlando, ma solo la cara memoria della vendetta contro -que' guerrieri che abbandonarono il Reno e la Mosella per venir a -piombare sull'Ebro. Ecco quel canto antico, selvaggio in uno e sublime. -«Un grido sorse dal monti, e il pastore dimanda: Chi va là, chi mi -vuole? E il cane, che appiè dormiva del suo padrone, si sveglia, ed -empie la valle de' suoi latrati. È il sordo mormorio d'un'oste che -si avanza, a cui rispondono i nostri dalla vetta dei monti soffiando -nei loro corni bovini. Vengono! vengono! o che selva di lance! quante -bandiere! o che lampi mandano le armi loro! Quanti sono! Contali bene, -figliuolo: venti e migliaia d'altri ancora. Orsù uniamo le nerborute -nostre braccia, strappiamo questi massi, gittiamoli dalla cima dei -monti sui loro capi, schiacciamoli, ammazziamoli. E che vengono a far -questi uomini del Norte nelle nostre montagne? le montagne sono fatte -da Dio a frenare il corso degli uomini. — E i massi rotolano, il sangue -scorre: oh quante ossa peste! oh che mare dl sangue! Fuggite, fuggite, -voi che avete ancor lena e un cavallo!.... Fuggi, re Carlo, con le tue -piume nere e con la rossa tua cappa; il tuo nipote, il primo de' tuoi -prodi, il tuo caro Orlando è laggiù steso morto. Fuggono, fuggono! -Tutto è finito; e voi, montanari tutti, forbite le vostre frecce, e -riponetele insieme col vostro corno di bue; a notte le aquile verranno -a divorar quelle peste carni, e tutte quell'ossa biancheggeranno in -eterno!» - -Niun rincrescimento si desta in que' valligiani, chè essi punto non -sceverano il sangue cristiano dal sangue saracino; nè trovan l'uno più -nobile o più puro dell'altro; gli uomini del Norte son venuti a turbare -i loro pascoli, a ingombrar le loro valli, a scuoter le loro montagne, -ed essi fan rotolar su loro que' massi: è l'espressione d'un odio di -cuore, e godono al pensiero di veder l'aquile alpine divorarsi quelle -carni ancor sanguinenti, e di contemplar quelle ossa biancheggianti. -La rotta di Roncisvalle è un monumento di gloria pe' Baschi, però -che da loro furon distrutti gli uomini del Nord in quelle alpestri -contrade. Nella Navarra ogni cosa è piena della memoria d'Orlando, -e ci si vedon le cappelle espiatorie in onore dell'eroe; i massi -spaccati da Durindana, e l'eco de' Pirenei vi ripete Orlando in quella -guisa che le onde del Reno scorrendo gorgogliano maestose il nome di -Carlomagno[182]. - -Scorrete la Spagna, e le _romanze_ di Castiglia, le _scagne_ -dell'Andalusia, e le _ramble_ di Barcellona vi racconteranno pure -le ambasce di Alda la bella, la casta moglie d'Orlando, dopo le -gramaglie di Roncisvalle; tradizione che si ripete d'abituro in abituro -nell'Alava ed in mezzo alle torri del Mauro, in Navarra, a Valenza, a -Badajoz ed a Murcia, dove tuttor l'ho trovata. Eccovi ora la romanza di -Alda la bella, tradotta dall'antica lingua castigliana: — Stava donna -Alda, la sposa di don Orlando, in Parigi, con seco trecento dame per -accompagnarla; tutte vestono un abito simjle, tutte calzano una simile -calzatura, e tutte mangiano ad una mensa, tutte il medesimo pane, -eccetto donna Alda, la maggioringa fra loro. Cento filavano oro, cento -tessevano zendado[183], cento suonavano vari stromenti per divertir -la loro signora; ed un giorno ch'ella erasi addormentata al suono di -quegli stromenti, ella ebbe un sogno, un tristissimo sogno. Svegliatasi -tutta spaventata, mandò grida sì acute che furono udite per tutta la -città, e le sue dame le dimandarono: «Che avete, nostra signora? Chi -vi ha fatto male? — Un sogno, donne mie, che mi dà molto da pensare. -Mi son trovata sopra un monte altissimo, in luogo deserto, e sopra -questo monte sì alto ho veduto un astore con l'ali spiegate, e dietro -un'aquila che lo inseguiva con acute strida, e l'astore si ricoverò -sotto le mie vesti, intanto che quell'aquila grossissima, cogli occhi -accesi d'ira, sforzandosi trarlo di là sotto, gli spennacchiava le -ali e gli dava di gran beccate». Ora la cameriera le rispose: «Vi -spiegherò io subito questo sogno, mia signora». Ma ella cerca in vano -di consolar la sua signora, che ha pur sempre fitto in mente quel sogno -come un pensiero di morte. Ahimè! un altro giorno di gran mattino si -recan lettere scritte a nero di dentro, e fuori tinte di sangue; era -morto lo sposo di donna Alda, don Orlando era morto alla rotta di -Roncisvalle! — - -Questa rotta di Roncisvalle avea dunque in ogni luogo contristato -il popolo cristiano, e la raccontavano e recitavano in flebile suono -a ricordar la catastrofe della cavalleria e il tragico episodio del -regno di Carlomagno. Così ogni nazione ha la sua funebre avventura, -la sua gran disfatta ch'essa piange come un funerale della patria; i -suoi poeti ne sono concitati, contristati gli storici, e dopo secoli e -secoli ancor dura la memoria di quel giorno fatale in cui caddero i più -sublimi difensori d'una nazione già spenta! - - - - -CAPITOLO XII. - -GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I POPOLI LONTANI. - - I duchi di razza lombarda. — Sollevazione del Friuli. — Ribellione - dei Bavari. — Spedizione fra i Bretoni. — Lega dei duchi di - Benevento, dei Greci e dei Bavari. — Dieta contro Tassillone duca - di Baviera. — Guerra contro i Longobardi ed i Greci. — Spedizione - contro gli Avari e le nazioni slave. — Guerra pannonica. — - Conquista delle Isole Baleari, della Calabria e del paese degli - Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di Corsica. - — Spedizioni favolose di Carlomagno. — Mistero intorno alle sue - grandi correrie militari. - -780 — 806. - - -Chi scorre le cronache antiche e le tradizioni popolari, scosso -rimane al vedere l'immensa vastità delle conquiste di Carlomagno. -Gli annali scritti nella solitudine del monastero sono laconici, come -esser deggiono le opere di uomini che non avendo avuta cooperazione -nelle attive faccende della vita, le considerano tutte quante come -avvenimenti uniformi e in un campo circoscritto; i devoti allievi -del chiostro si contentano di citare una data, un fatto, un viaggio, -senza entrare in alcuno di quei particolari, che rischiarar possono la -storia circa la natura e i risultamenti d'ogni singola spedizione. Non -trovansi dunque se non alcune semplici note, sulle corse vittoriose -di Carlomagno, e ben si sa aver egli recato la guerra or sul Danubio, -or sulla cima de' Pirenei, or sull'Ebro, or nella Bretagna, ma non vi -sono ragguagli, e troppo è se nelle guerre maggiori, le canzoni eroiche -e i racconti dei romanzi di cavalleria, vengono ad aggiunger qualche -episodio, alla menzion generale dei fatti d'armi del re franco o -dell'imperatore. - -Dallo studio, nondimanco, delle cronache, impariamo profondamente a -conoscere ed a sentir la grandezza e la potenza di Carlomagno. Cosa -non v'ha che comparar si possa a questo smisurato intento della sua -vita; dappertutto tu trovi il re Carlo; egli scorre in lungo e in -largo l'Europa, i suoi diplomi son dati da cento reggie e ville di nomi -diversi; che s'ei preferisce d'abitar le terre della Germania, ed ama -di trovarsi nelle scure foreste de' suoi maggiori, e alle caccie della -Turingia e delle Ardenne, non lascia tuttavia di correr continuamente -gli altri ampli paesi che compongono l'impero suo; nè questa irrequieta -fattività sua mai ha posa un momento. I popoli insorgono, si sollevano, -duchi e conti prendono l'armi, ed ecco Carlomagno reprimer con la -forza questi conati d'independenza! Egli è sempre a cavallo agitando -la pesante sua spada; non si dà tregua mai nè riposo nell'opera sua -gigantesca, e la fama sua cresce a segno che alcune cronache suppongono -conquiste e spedizioni armate, ch'ei pur mai non fece. Di questo modo -le canzoni eroiche attribuiscono a Carlo imperatore la conquista di -Costantinopoli ed anche una spedizione al Santo Sepolcro. Secondo -queste poetiche tradizioni Carlomagno non portò già soltanto l'armi -sulle rive dell'Ebro, ma sì pure alle colonne d'Ercole, e conquistò la -Spagna in uno e la Grecia, e ruppe la doppia podestà del Califfato e -dell'impero d'Oriente. Cosa difficile in tanta oscurità è il dividere -in due parti le cronache vere e le false leggende che si riferiscono -a Carlomagno, però che questo nome signoreggia il medio evo, nè cosa -s'è fatta di qualche celebrità in quei tempi che al nome stesso non -s'attribuisca. Alla critica dunque è forza esercitarsi in mezzo alla -confusione dei fatti e dei tempi; ora io m'accingo a tentar di ridurre -questi sparti annali della conquista nei termini del vero. - -La prima guerra speciale, escluse le tre principali spedizioni di -Carlomagno, è rivolta contro i duchi del Friuli, che serbano una -frazione della monarchia longobardica, distrutta dalla vittoriosa -potenza di esso Carlomagno, essendochè le razze non cadono così tutt'a -un tratto, e sopravvivono alla distruzione della potenza lor nazionale. -I re longobardi aveano tre feudatari della loro monarchia, i cui -feudi dipendevan dalla corona di ferro, ed erano i duchi del Friuli, -di Spoleti e di Benevento, dei quali Carlomagno, poi che si fu posto -in capo a Monza la detta corona, si contentò di ricever l'omaggio, -credendoli oramai sottomessi all'autorità sua; e gli fu ben forza -contentarsi di questa semplice prestazione di omaggio e di fede (che -fu dagli statuti feudali più tardi regolata) in tempo che occupato -nel governo di vaste terre e in continue spedizioni, non poteva tutto -sopravvedere. Di tal modo que' duchi furon dunque di nuovo rappiccati -alla corona di ferro: ma germogli com'erano del ceppo longobardo, -e congiunti di Desiderio o degli Astolfi, re loro nazionali, -impazientemente sopportavano il giogo straniero, ed a simiglianza dei -Sassoni e degli altri popoli di fresco soggiogati, approfittavano delle -lontane spedizioni di Carlomagno per insorgere contro di lui. - -Una ribellione vi fu del duca del Friuli, mossa da amor della nazione -longobardica, che si difendea con un ultimo sforzo, contro la straniera -oppressione. Un figlio di Desiderio erasi rifuggito a Costantinopoli, -e per una curiosa vicenda della fortuna, questi principi di Lombardia, -nemici naturali dei Greci, venivano ad implorare il soccorso di quegli -imperatori a cui essi aveano tolto una parte dell'Italia. Questo figlio -chiamavasi Adelgiso, e avea lasciato per ogni dove buona memoria di -sè nelle città greche; d'altra parte gl'imperatori di Costantinopoli, -miravano con occhio geloso questo rapido innalzamento del re de' -Franchi, il quale già confinava con le loro frontiere. L'alpestre -Friuli era sotto il dominio d'un Longobardo di nome Rodogauso, -confederato d'Arigiso, quando quelle popolazioni tôr volendosi dal -collo il giogo di Carlomagno, dichiaratesi independenti, si strinsero -in lega a scuotere il vassallaggio. Ma il potente re dei Franchi ebbe -tosto avviso di questi moti dei popoli longobardi, però che patrizio -di Roma com'egli era, avea ivi sue corrispondenze, ed i papi lo -avvertivano d'ogni menomo segno di sedizione; ed avendo appunto in -que' giorni finito di reprimere i Sassoni, al primo scoppiar della -sollevazione comparve in Italia co' suoi conti e leudi, e il duca del -Friuli fu domato e costretto a giurar di nuovo fede ed omaggio, ed a -dar pegni dell'intera sua soggezione. - -Ma non sì tosto ha compiuta questa sua spedizione, che altri moti -sorgono altrove, nè son più soli i duchi feudali in Italia, che romper -vogliono i vincoli onde sono costretti ai Franchi, ma il medesimo -far vuole il duca di Baviera, di nome Tassillo o Tassillone, come le -cronache il chiamano, non già le canzoni eroiche, dando esse invece il -nome di Namo il Savio a quel duca. In ogni luogo dove Carlomagno non -giungeva con la podestà de' suoi conti e leudi, egli avea stabilito -ducati feudali che si congiungevano col gran tutto che indi formò -l'impero. I Bavari aveano un duca militare a simiglianza dei Sassoni e -dei Frisoni, poi che furono conquistati, ed era tributario de' Franchi -e di Carlomagno principe loro. Tassillone, vassallo di questa corona, -per giuramento fattone al re Pipino ed a suo figlio, era congiunto in -parentado con la famiglia longobarda, siccome colui che avea sposata -una figliuola di Desiderio, e per mezzo del Tirolo la Baviera univasi -alla schiatta italiana. Se non che la ribellione del duca di Baviera fu -sedata per interposizione dei vescovi, e il papa medesimo lo indusse a -restar fedele; sì ch'egli venne alla dieta di Vormazia a dare ostaggi -ed a prestar giuramento di fedeltà. La Baviera avea già in questo tempo -parecchi vescovadi, e già sorgea maestosa sul Danubio la cattedrale -di Ratisbona; però ch'egli è da sapere che le sacre basiliche, -e l'instituzione delle sedi episcopali erano i segni, a que' dì, -dell'incivilimento d'un popolo. - -Gli annali dicon pure che Carlomagno fece in quel torno una spedizione -in Bretagna, in persona o per mezzo de' suoi luogotenenti. I Bretoni -formavano, nelle Gallie, una gente quasi indomita, che abitava l'antico -paese degli Armorici; avean essi loro particolari usi e costumi e -lingua, che ricordava la loro celtica origine; rare eran tra loro le -città, e solo pochi monasteri situati sulle fiumane, aveano preparato -alla civiltà quelle selvaggie contrade. In Bretagna duravano pur -sempre le antiche usanze, le are druidiche, l'adorazione degli alberi -sacri, le foreste secolari; i conti erano al tutto independenti, -ed invano l'Armorica avea giurato fede ed omaggio ai Merovingi, nè -Pipino seppe se non a stento conservarla, con l'aiuto dei conti e dei -governatori delle marche da lui colà stabiliti. I Bretoni di nuovo si -riscossero, e Carlomagno, in una dieta tenuta a Vormazia, deliberossi -ad una spedizione nell'Armorica, a proposito della quale le sterili -cronache sol riferiscono che rapide furon le sue vittorie, e che i -Franchi pigliarono le città, e si partiron le terre fra loro; delle -quali spartigioni, anche i cartolari di quei tempi serbaron memoria. -Le cronache poi non dicono se Carlomagno conducesse la guerra in -persona; ma forse contentossi di mandarvi alcuni di quei prodi uomini, -che simili ad Orlando di gloriosa memoria, furono duchi o conti -della Bretagna. Domati così anche i Bretoni al pari dei Sassoni e dei -Longobardi, diedero anch'essi ostaggi, ed i vescovi congiunser coi -vincoli cattolici questa provincia al gran corpo ideato da Carlomagno. - -Tutta la vita del re passa in lontane spedizioni all'uopo di far -riconoscere la sovranità sua. I Longobardi conservando la loro mutabil -natura, facile alla ribellione, si sono già confederati co' Greci, -che offeriscono di dar loro aiuto in un moto contro di Carlomagno. La -condizione di que' popoli è mutata; pur dianzi essi aveano conquistato -le loro città sulle spoglie dell'impero d'Oriente e compiuto il -dominio loro sull'Adriatico a danno dei Bisantini, impossessandosi -della greca Ravenna; ora, in vece, che i Franchi sono in Lombardia, -gl'imperatori di Bisanzio paventano ben più questi nuovi conquistatori -dei duchi longobardi di Benevento, dei Friuli e di Spoleti. Questi -tre gran feudatari della corona di ferro si trovano sospesi fra due -omaggi: o si chiariranno ubbidienti vassalli di Carlomagno, o si -porran sotto l'impero di Bisanzio, diventando per questa via come -guardie avanzate dei Greci. Un patto segreto intanto conchiudevasi -fra essi e gli imperatori per mezzo del figliuolo di Desiderio: ma -papa Adriano, il vero vigile di Carlomagno in Italia, lo fa tosto -avvisato di questa nuova trama della razza longobarda, che sta per -collocarsi sotto la signoria di Costantinopoli. Di qui principalmente -ha cagione il conflitto tra la schiatta longobarda e la schiatta -franca: da una parte la potenza di Carlomagno, sostenuta e spalleggiata -da Roma, intanto ch'egli, con doni delle terre conquistate, allarga -il dominio di San Pietro; dall'altra, gli antichi principi longobardi -che chiamano i Greci in loro aiuto. E gli imperatori bisantini gli -aiutano e sostengono, ad essi eziandio concedendo il titolo di patrizi, -e tant'oltre vanno i trattati, che Arigiso duca di Benevento, per -meglio acconciarsi alle usanze e consuetudini dei Greci, indossa le -vesti succinte cariche d'oro, che dagli altri popoli distinguevano -gli abitanti di Bisanzio, e fa prender questo stesso vestiario a' suoi -soggetti, e si rade i capegli alla foggia dei Greci. - -Papa Adriano rivela pur tutti questi segreti convegni a Carlomagno, e -gli palesa le pratiche sempre in atto fra i Beneventani e gli uffiziali -degli imperatori di Costantinopoli. Onde Carlo scende di nuovo in -Italia, e muove contro Benevento: or s'egli ha testè sì agevolmente -domati i duchi di Spoleti e del Friuli, come potrà egli quest'altro -vassallo resistere a quel grande conquistatore? Il duca invia quindi -suo figlio Grimoaldo a Roma a chieder grazia, con profferta di tornare -tra i ceppi del vassallaggio, e la profferta è accettata; anzi Carlo -stesso viene a Capoa a ricever l'omaggio, e pone per sempre fra' -suoi feudatari il duca di Benevento imponendogli un annuo tributo di -settemila soldi d'oro. I papi, a largo guiderdone dell'affetto che -portavano a' Franchi, ebbero in dono le città di Capoa, di Piombino e -di Viterbo; ampliazione del patrimonio pontificio procedente da quella -conquista. - -L'impero di Carlomagno confina dunque con l'Adriatico, ed ha in -faccia la Macedonia, l'Epiro e l'Albania; la frontiera sua si stende -all'impero greco, e sta necessariamente per entrare in comunicazione -e fors'anco in ostilità immediata co' Bisantini e con l'armata loro -di mare e di terra, che ancor tutto non ha perduto l'antico valore. -Nè la guerra si fece troppo aspettare, che quegli imperatori, ultimi -signori feudali dei principi di Benevento, mandarono navi piene di -armi e d'armati e dare di spalla alle prove che i Longobardi tentavano -per sottrarsi al dominio de' Carolingi. Una sorta di lega tra i -vassalli ordinavasi contro Carlomagno: le Alpi del Tirolo separavano -i Longobardi dai Bavari, fra i quali ci aveano pratiche, ed una -strettissima unione di famiglia. Tassillone, il duca di questi ultimi, -appena soggiogato, ripigliava le armi, conseguentemente alle trame ed -ai trattati suoi co' Greci e cogli Italiani, onde Carlomagno a spegnere -in sui primi tentativi queste sedizioni armate, convocava una dieta a -Ingeleima, per ivi giudicar Tassillone. Il primo esempio era questo -dell'applicazione delle leggi germaniche, col citare un duca, gran -vassallo della corona, innanzi alla dieta convocata, dieta sovrana che -sentenziava così sulla sorte d'un vassallo. Accusato dunque Tassillone, -i feudatari sentenziano che egli come traditore e fellone s'è fatto reo -di morte; se non che Carlo gli fa grazia della vita, ma spogliandolo -de' suoi stati il costringe, insiem co' suoi figli, a vestir l'abito -monastico. Da questa dieta, a giudicar dello scadimento d'un vassallo -tenuta nel palazzo d'Ingeleima, deriva tutto il diritto germanico per -la confiscazione de' feudi, ed è un precedente che fu allegato anche -ai tempi moderni contro que' principi che s'erano separati dalla lega -tedesca[184]. - -Nel secondo periodo di Carlomagno viene operandosi un cambiamento -di sistema quanto all'ordinamento feudale. Nei primi tempi del suo -regno prevaleva la forma ereditaria; amando egli di instituir alle -frontiere grandi vassalli che fossero guardiani e governatori delle -marche, sovraneggiava, per mezzo loro, ricevendone l'omaggio. In questo -secondo periodo all'incontro non vi fu più instituzione di duchi -ereditari; ma prevalse nei capitolari, come generale ordinamento di -governo, il sistema dei conti con dipendenza immediata, il quale viene -dappertutto introdotto, come più adatto alla forma d'unità; l'impero -si stende fino ai limiti più lontani, e i _missi dominici_ o inviati -regi, magistratura mobile sì pel tempo come per il luogo, forman -la base di quest'attiva amministrazione; nuovo reggimento che porta -pure suoi sconci e pericoli per l'avvenire del carolingico impero. -L'istituzione dei ducati ai confini delle terre del dominio formava -un governo di mezzo che non era nè l'assoluta signoria di Carlomagno, -nè l'independenza politica dei vassalli; egli era come un pendio che -dal grande edifizio carolino estendevasi fino alle terre dei Barbari, -i quali facevan come un'immensa rete intorno all'impero franco: a -settentrione i Danesi e ad oriente gli Schiavoni, gli Ungheri della -Pannonia, gli Avari e tutte quelle genti mezzo tartare che abitavano -le lande che si stendeano dal Danubio fino al Volga. Cessato che -fu in Baviera ed in Lombardia fino a Benevento il sistema dei duchi -ereditari, Carlomagno trovossi in comunicazione immediata coi Danesi, -con gli Schiavoni e cogli Ungheri, e potè con la forza dell'armi sue -per alcun tempo respingerli; ma quei popoli si ricattarono sopra i suoi -successori, e alla fine del nono secolo ed al principiare del decimo -ecco romoreggiar la tempesta, ed ecco gli Scandinavi e gli Ungheri -piombar sull'impero. - -Carlomagno non ha omai più a temer dei Saracini, chè ei gli ha -debellati, cacciandoli dinanzi a sè fin al di là dall'Ebro; oltre -di che nuove spedizioni in Catalogna o in Navarra gli assicurano su -que' popoli il primato. I Greci anch'essi vengono per poco in aiuto -dalla razza longobarda, e son vinti. Le antiche civiltà non minaccian -dunque più l'edificazione d'un grande impero; ma ben egli paventar dee -della selvaggia vigoria dei popoli che campeggiano a cavallo intorno a -quest'impero come fossero sotto un ampio attendamento. Non sì tosto la -rotta dei Greci ha raffermato la potenza dei Franchi in Italia, ecco -insorger si veggono contro a Carlo gli Avari, gente degli Ungheri che -vien presa da' Greci a' loro stipendii; i Vistli anch'essi, popolo -slavo accampato sulle rive dell'Elba, fanno scorrerie militari fino -alle terre degli Obotriti e della Sassonia, frontiere militari dei -Franchi, nè la guerra ha oramai più confini. Forza è domar le razze -barbariche, e le terre più lontane veggono spiegar gli stendardi -di Carlomagno; le guerre di Pannonia succedono alle spedizioni di -Sassonia, ed ecco il tempo in cui leggonsi nelle croniche i nomi degli -Ungheri, degli Schiavoni, dei Danesi, dei Vistli. Carlomagno non pose -limite alla sua fattura, ma l'andò continuamente ampliando con nuove -terre per mezzo della conquista. Ben otto anni durano queste guerre -di Pannonia contro gli Avari, ed a grande stento possiam seguirne -le traccie attraverso all'incerta geografia del medio evo; le sono -irruzioni sì lontane, sì vaghe, d'indole sì tartarica, da non potervi -scoprire un intento generale, e dalle cronache appena sappiamo che il -gran capitano dei Franchi doma gli uni dopo gli altri gli Ungheri, i -Boemi, gli Avari, i Danesi. Or eccolo nella Dalmazia e nella Venezia, -e a quel modo che la Boemia s'è testè soggettata alle sue leggi, -ecco venir di presente a lui gl'inviati dei Dalmati, gente forte e -selvaggia, che offre di pagar tributo, piuttosto che trovarsi a fronte -in campo con un principe che spaventa col suo nome il mondo intero. -Infatti sterminata è la fama di Carlomagno, e i Barbari ne serbano viva -impressione, n'hanno terrore, e gli Scandinavi medesimi, costretti -nei loro confini, non osano assaltar le frontiere del nuovo impero; -in ogni luogo questo nome risplende, tutti a lui si sottomettono, chi -profferisce di pagar tributo, chi di ricevere un re, chi un conte; la -Corsica gli manda l'omaggio suo, Venezia e la Sardegna riconoscono la -preminenza di lui: così al Nord come al Mezzogiorno tutto si prostra -innanzi a questo formidabile nome. - -E quest'ampiezza di conquiste, questa immensa sovranità lasciano -si profonde impressioni nello spirito dei popoli, che mille eroiche -canzoni vengono ad aggiunger leggende favolose alle vittorie del re -o dell'imperatore. Cosa difficilissima è distrigar negli annali del -secolo ottavo questo viluppo tra le spedizioni vere e le guerre che la -tradizion romanzesca attribuisce a Carlomagno; poichè questo principe -colle sterminate sue corse, e co' suoi diplomi dati dall'Elba fino -all'Ebro, ha fornito argomento di mille eroiche leggende ai cronisti, -che il considerarono come una grandiosa espressione della conquista da -essi fiorita di favolosi episodii[185]. - -Ci si fa prima innanzi la spedizione di Costantinopoli. Non sì tosto -l'impero greco si trova confinar co' Franchi, i trovatori fingono -che Carlomagno s'è insignorito di Bisanzio; il combattere, per questo -giganteo signore ed il vincere è una medesima cosa, ed ei non viene -che per condurre e soggiogare i popoli. I cronisti di San Dionigi -raccontano anch'essi la caduta di quell'impero greco pel quale sentono -invidia insieme e disprezzo. Le quali popolari leggende, scritte -nel secolo XIII, faceano senza fallo allusione al nuovo impero di -Costantinopoli fondato nel durar delle crociate dai Latini, il che -era fatto a lusingar gli avventurosi guerrieri, che piantarono i loro -vessilli sulle rive del Bosforo. «Carlomagno ha domato i Greci, è -signor di Bisanzio, eccolo adunque imperatore del mondo!» Tale si era -la gloriosa tradizione che i popoli dell'età media godean di conservare -tra loro. Gli annali di maggior gravità tuttavia non confermano che -l'autorità di Carlomagno mai trapassasse i limiti del Danubio e della -Dalmazia, e in Italia, Napoli e Taranto. Quanto ai greci imperatori, -ei non ebbe con essi se non alcune pratiche per via diplomatica, per -contese di territorii e guerre di passaggio. - -Soggiogata Costantinopoli, viene indi la conquista di Gerusalemme -e della Palestina, pur dalle tradizioni attribuita a Carlomagno. -La _Cronica di Turpino_ la racconta con la medesima semplicità che -la espugnazione di Bisanzio, e molte canzoni eroiche furon composte -a celebrar questa pia crociata al sepolcro di Cristo: «Carlomagno, -insignoritosi di Gerusalemme, sbaragliò a lui d'incontro i Saracini». -Qui un santo monaco narra una simil conquista come fosse un gran -pellegrinaggio; colà un trovatore stimola i baroni alla guerra santa. -Chi non riconosce in queste tradizioni del decimo secolo lo spirito -delle crociate e quel fanatico insorgimento dei popoli? Nulla di -grande si fa senza Carlomagno, l'eroe del medio evo; Gerusalemme scuote -l'immaginazione di tutti, e si vuole che il magno imperatore l'abbia -conquistata: egli s'è adunque partito in compagnia de' suoi conti e -baroni, ed è andato oltremare, devoto pellegrino del santo Sepolcro; -e' poichè il califfo Arun-al-Raschid, gliene ha mandate le chiavi, le -leggende fingon ch'ei l'ha conquistato, donde la tela dei fatti e delle -gesta di Carlomagno in Oriente; vincitore dei Greci, egli dà compimento -alla sua grand'opera cristiana domando i Saracini. Così nulla di grande -s'è fatto senza di lui. - -Tutta la Spagna fu pur sottomessa da quel potente signore; poichè a -udir le cronache, egli ha toccato le colonne d'Ercole, vinto il popolo -moresco di Cordova al par di quel di Palestina e di Bisanzio, e i -trovatori che cantarono Roncisvalle, non lasciano di pure cantar la -conquista del resto di Spagna; Carlomagno s'è bagnato nello stretto di -Gibilterra, in quella guisa che il grande Alfredo toccò col suo piede -le onde dell'Oceano. La Spagna fu conquistata dopo un pellegrinaggio -a San Jacopo di Compostella, appunto come la Siria fu domata dopo un -pellegrinaggio a Gerusalemme. - -Tutte queste idee si dan mano e dipendon le une dalle altre; per -tre secoli nulla s'è fatto mai senza Carlomagno; sia che gli antichi -cristiani discendano dalle Asturie per cacciare i Mori, sia ch'essi -riprendan l'antica podestà loro sulla Castiglia e l'Alava, tutto -avvien perchè Carlomagno ne avea già loro dato l'esempio; egli avea -conquistato quelle terre prima di loro, ed egli avea già preparata la -predicazione di Cristo in mezzo a Cordova e a Granata. Se i pellegrini -partono per la crociata in Siria, se ne conquistano le città, se -Gerusalemme diventa un dominio dei Francesi, ciò avvien perch'egli ne -aperse la via con un primo pellegrinaggio. Costantinopoli cadde in mano -dei Latini nel secolo decimoterzo; ma i Baldovini nulla fecero che già -non fosse stato fatto prima di loro, pur sempre da questo gran colosso -di Carlomagno; egli abbraccia tutti gli avvenimenti, tutti i regni, ed -epiloga, a così dire, in sè stesso tutti i re fino a Filippo Augusto; -egli assorbe con la grandezza sua la generazione. E non abbiam noi -veduto ai tempi moderni avvenire lo stesso per la grande immagine di -Napoleone? - -Ed anche sotto Filippo Augusto medesimo il dominator delle glorie è -per sempre Carlomagno. Se ci sono corti plenarie, le furon congregate -da lui; se ci sono corti di giustizia, il vecchio imperatore le ha -create; i dodici pari[186] son pur essi un'instituzione di Carlomagno. -Battaglie, grandezze, conquiste, tutto gli è attribuito, e le realità -di quest'impero sono sì maestose che anche le favole sembrano realità! -Una non so qual nube si ravvolge intorno a questo grand'uomo; quali -terre furon da lui governate, qual fu la geografia dell'impero suo? -Gravissime quistioni queste che la storia dee sciogliere. - - - - -CAPITOLO XIII. - -GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO. - - Unione della Neustria e dell'Austrasia. — Le terre dell'impero. - — I ducati tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. — - L'Aquitania. — La Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle - frontiere di Spagna. — Appartenenze del regno del Longobardi. — - Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. — - Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le frontiere del - Nord. — I Sassoni. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. — Frontiere - dell'impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La Grecia. — I - Saracini. — Gli Scandinavi. - -800. - - -Le relazioni delle croniche sui veri limiti del vasto impero -di Carlomagno sono piene di oscurità. Le conquiste del glorioso -principe dei Franchi sono poco men che compiute in sullo scorcio del -secolo ottavo, e fatto già imperatore, di nulla più accresce il suo -territorio, ma sol si fa ad ordinar l'acquistato. Il veggiamo bensì -reprimer le sedizioni, e ristringer le catene ad alcuni ribellanti -vassalli, ma quanto alle conquiste stabili ed effettive esse hanno un -termine con l'ottavo secolo, al tempo in cui Carlomagno sta per vestire -la porpora imperiale. La vita di lui dunque si divide in due parti: il -periodo della, conquista, nel quale i Franchi traboccano sulle terre -dei loro vicini, e il periodo dell'ordinamento, in cui il sistema viene -ad essere regolato dai capitolari. Or prima di dar principio a questa -seconda parte della storia carolingica parmi utile cercare i limiti -del gran tutto effettuato da Carlomagno, e disegnar, per così dire, la -geografia della conquista[187]. - -Una distinzione, innanzi tratto, stabilir dobbiamo in queste -investigazioni, ed è che tutte queste terre formanti l'impero, non -sono rette altrimenti secondo un medesimo principio d'amministrazione; -ci son paesi, ieri patrimonii ereditarii della schiatta franca e -carolina, ed altri ne furono aggiunti come semplici marche e frontiere; -poi vengono i paesi tributarii, sotto il governo di duchi obbligati -non più che alla fede e all'omaggio, e ad alcuni mal certi censi e -livelli. Quasi dappertutto questi appartengono alla razza nomade, ai -popoli senza patria stabile che si premono gli uni sugli altri; il -suolo, nella vita loro in corpo di nazione, non è che accidentale, -e' lo scorrono senza lasciarvi tracce; le sono torme di pastori che -trasportano i loro armenti e le loro famiglie alla rinfusa dalle rive -del Danubio, dell'Elba o del Veser alle più ricche e colte città del -Reno. Questo modo tennero particolarmente i Sassoni. - -La divisione che formava per consueto le porzioni ereditarie della -stirpe merovingica, dell'Austrasia, cioè, e della Neustria, vien -dileguandosi, e sparisce a poco a poco sotto la seconda stirpe, sì che -dopo morto Carlomanno già entra in uso di dir la Francia, la Germania, -senz'altre frazioni. Tutta la terra che si stende dalla Loira fino al -Reno, forma quindi il centro del grande impero che Carlomagno sta per -ordinare; e s'ei preferisce a sue residenze le antiche città del Reno: -Colonia, Magonza, Vormazia, Francoforte, Aquisgrana, non resta però -ch'ei pur non venga ad abitar talvolta le foreste di Compiegne, le sue -ville dell'Oisa, della Matrona e della Senna, rimanendo l'Austrasia pur -sempre il paese centrale, il cuor dell'impero. - -L'Aquitania, la più antica delle provincie soggette al dominio dei -Franchi (poichè fu sottomessa fin dal tempo de' Merovei) soggiace a -una trasformazione prima di confondersi nell'impero[188]. Soggetta -com'era essa ad alcuni duchi ereditarii, non obbligati che a fede e -tributo, passò indi sotto l'amministrazione dei conti, vale a dire -sotto il governo amministrativo che regge l'impero: poi, più tardi, -questa medesima Aquitania, eretta in reame, forma il patrimonio d'uno -dei figliuoli di Carlomagno, e comprende allora tutta l'estension di -paese che è tra la Loira e la Garonna, in un con le città di Bourges, -Limoges e Perigueux; poi ancora, costituita già in reame, abbraccia, -nelle sue pertinente, l'antica Settimania, la Provenza, e come feudi ad -essa inerenti, la Guascogna e la marca de' Pirenei fino all'Ebro[189], -che forma il confin meridionale dell'impero. Questa marca di Spagna è -un paese alpestre, una frontiera guardata dai conti, con città munite -di torri e di bastite romane, quali erano appunto Pamplona, Urgel, -Saragozza e Tortosa. Nella penisola ispanica l'impero di Carlomagno -non s'è punto esteso oltre l'Ebro; vero è che alcuni emiri o alcaidi -si son fatti tributarii fino a Valenza ed a Murcia, e che le croniche -riferiscono parecchi di questi ultimi esser venuti alle corti plenarie -a prestar fede ed omaggio; ma fu una sovranità passeggera, e il -naturale e vero confine dell'impero fu l'Ebro, nè si stese più oltre, -nè la marca di Spagna, inerente al reame d'Aquitania, trapassò quel -fiume, che scorre con l'acque sue dai monti della Navarra fino al -Mediterraneo. - -In quella guisa che la marca di Spagna fu la militar frontiera -dell'impero a Mezzogiorno e l'antemurale del regno d'Aquitania, così la -Bretagna fu come la marca o frontiera occidentale della Francia[190]. -Carlomagno stabilì alla foggia dei Romani, alcuni campi militari, sotto -il governo di conti che signoreggiavano quelle indomite popolazioni, -antichi avanzi delle popolazioni druidiche. L'amministrazione della -Bretagna a ben pochi cangiamenti va soggetta sotto i Carolingi, e si -mantiene quale i re franchi la fondarono; la lingua, i costumi fanno -dell'Armorica un corpo di nazione che vien dai re dominato e governato -con una forma militare; e più d'una volta avviene che i diplomi, da cui -questa provincia è indicata sotto il nome di Bretagna, indicano pure i -nomi dei conti e governatori delle città. Un di questi conti militari -avea la preminenza su tutti gli altri, e le leggende di Roncisvalle ci -dicono che Orlando stesso, il gran paladino, nipote di Carlomagno, era -governatore delle marche di Bretagna. - -Il regno dei Longobardi, pertinenza dell'impero dei Franchi, prova -pur esso, intorno a questo tempo, una trasformazione, e da semplice -tributario e vassallo ch'era in origine insieme con Astolfo e Desiderio -re suoi, diventa una dipendenza assoluta dell'impero. Verona, Pavia, -Milano, città sue capitali, s'inchinano alla corona di ferro in fronte -al loro alto signore; poi la conquista accozza, l'un dopo l'altro, -Benevento, il Friuli, Spoleti, la Puglia e la Calabria, a titolo di -feudi dipendenti dalla medesima corona, e le terre dei Longobardi -diventan di questo modo il reame d'Italia[191]. Il concetto romano -domina per sempre nell'ordinamento di questo reame, e Carlomagno non -fa che ricostituire l'antico Lazio. Sempre di buon accordo coi papi, ei -cede loro un vasto dominio affine di assicurarsi per sempre la signoria -morale sopra l'Italia; ei governa fino in fondo alla Calabria; e domato -ch'egli ha il popolo dalla montagna fino al mare, dalla Puglia fino -a Ravenna, lo confonde in un regno solo; dell'Adriatico far vuole un -golfo sotto il suo freno insiem con la Venezia, l'Istria, la Croazia, -la Dalmazia, paesi abitati da popolazioni erranti che si sottraggono al -giogo dei Greci, per passar sotto la spada dei Franchi, ed eccettuata -la nascente Venezia, poche son le città e le ricche colonie che -avanzarono dell'imperio romano: ma monti e solitudini profonde formano -tutta la ricchezza di quelle regioni di selvatico aspetto, chè Attila -conquistatore le ha attraversate. Così sur un punto dell'Adriatico, -la Calabria e la Puglia: sull'altro, la Dalmazia, e come antemurale la -Corsica, ch'era per l'Italia quel che le Isole Baleari per la Spagna. -Tale si è la geografia dell'impero di Carlomagno, il quale architetta -oramai l'opera sua nell'ampia misura degli imperatori d'occidente. - -Per congiunger l'Italia con la Germania, Carlomagno ha sottomessi -i Bavari che abitano fra il Danubio e l'Issel fino alle montagne -dei Tirolo, sulle frontiere degli Alemanni[192]. Dopo il giudizio -e l'infamia del duca Tassillone i Bavari si sono assoggettati ad -intera ubbidienza; la Pannonia è conquistata fino ai monti Carpazii; -la dominazione dei Franchi si stende sulle foreste bagnate dal Raab, -e sui monti che veggon la sorgente della Vistola; l'Oder forma a -settentrione il limite delle conquiste; le guerre contro i Boemi e gli -Schiavoni dieron per frutto Ratisbona e Praga fino alla Varta, e poichè -quei popoli sono erranti, Carlomagno non li dà a governare a' suoi -conti, nè li sottopone altrimenti al reggimento dell'amministrazione -sua regolata, ma per essi usa tuttavia il sistema dei tributi e -dell'omaggio, il che pure avvolge in qualche confusione i limiti -reali dell'impero suo. Ei doma piuttosto le orde che le terre, le -popolazioni piuttosto che i monti ed i fiumi ch'esse scorrono, e su -quegli estremi confini, ch'ei non può sempre serbare, altro non esige -che l'omaggio e i tributi, segni del vassallaggio. Le nazioni slave -della Boemia e della Pannonia, i Dalmati e i Croati stanno dunque -all'ultima frontiera a simiglianza di quei Barbari che attorniavan -l'imperio romano, o minacciavan Bisanzio; solo che Carlomagno ha man sì -poderosa da reprimere i loro conati, e li trattiene e doma, intantochè -gl'imperatori greci si lasciano imporre la legge, e comprano la pace -con tributi d'oro, di seta e di gemme. - -All'estremità settentrionale il termine dell'impero di Carlomagno -esser doveva, sì come pare, il ducato di Schleswick e il Baltico -fino all'Oder, terre in cui viveano i Sassoni Osfalii e Nortalbini, -quasi al tutto domati, nel tempo in cui l'impero d'occidente si viene -aggruppando su larghe proporzioni. I diplomi additano resistenza di -conti e marchesi, governatori delle marche e frontiere fino alla -Frisia orientale, dove quelle spiagge dell'Oceano, sbattute dalla -tempesta, aveano conservato qualcosa di selvaggio come le dune della -Bretagna. In su quelli scogli vivea un'ardita popolazione di pirati, -che corseggiavano i mari lontani, e le barche dei Frisoni spargevano -per ogni dove funesti terrori[193]; onde difficilmente esercitavasi -la regolata amministrazion dell'impero su quelle terre mal note e su -popoli che abitavano inaccessibili dimore, genti libere, le quali, -non che il giogo d'alcuna umana potenza, non riconosceano pur quello -dell'oceano e de' suoi flutti. Quando un popolo è fermo sur un -territorio, non v'è cosa più facile del determinare i confini di uno -stato e l'indole del suo governo; ma con quelle erranti torme che si -tramutavan continuo da un luogo all'altro, non è possibile di segnar -con esattezza le frontiere del grand'impero; le quali non venivano -a quei tempi altrimenti tirate con la cordella degli ingegneri, nè -tampoco assegnate da vicendevoli trattati. Alcune torri difendeano -le marche; il conte o governatore stanziavasi, a guisa dei Romani, -in questa o quella città principale, e alcuni leudi coi loro armati -ponevansi sotto alle tende, o nei forti eretti a difendere il fiume -o il monte che separava una gente dall'altra. Le continue correrie -allargavano gli stati del vittorioso conquistatore, e le tocche -sconfitte all'incontro li riducevan fra limiti più stretti di prima. Tu -detto avresti che il suolo scuotevasi e ondeggiava, come per continuo -tremuoto, sì spesso mutava di padroni e di dominatori! Carlomagno -fu il primo che mostrò curarsi di impor qualche regolata misura a' -suoi Stati. Quand'egli ebbe a fondar l'impero, le sue possessioni si -stendevano da mezzogiorno a settentrione, dall'Ebro fino al Baltico, -sopra uno spazio di quattordici gradi, e da levante a ponente le -frontiere sue si allargavano dall'Oceano bretone fino alla Pannonia -ed ai monti Carpazii, per una estensione di circa venticinque gradi; -da ultimo, a misurare orizzontalmente l'impero suo dalla Schelda -fino alla Calabria, comprendeva esso ben diciassette gradi[194]. Di -questo modo Carlomagno, superate altissime montagne e grandi fiumane, -trovossi esser padrone d'un impero quasi vasto altrettanto quanto quel -dei Romani in Occidente, se tu ne cavi la Gran Bretagna, soggetta a -quei giorni all'ettarchia sassone, però che il dominio suo stendevasi -sull'Italia, sulla Francia d'oggidì, sur una parte della Spagna, su -tutta l'Alemagna, la Baviera, la Sassonia, l'Illirio, l'Austria, -la Prussia, ed a settentrione l'Olanda e la Belgica, il che tutto -comprende ai dì nostri una popolazione d'ottanta milioni d'abitanti, -numero a cui certo non sommava nel secolo ottavo, ma pur le terre son -quelle stesse, nè i confini sono punto mutati. - -Eginardo, segretario di Carlomagno, ci ha tramandata la descrizione -del vastissimo impero del suo signore in queste parole: «Il regno dei -Franchi (così egli), quale fu a lui trasmesso da Pipino, era certo -anche innanzi ampio e forte, ma egli ebbe quasi a raddoppiarlo, tanto -l'ampliò con le nobili conquiste sue. Esso in effetto non comprendeva -prima di lui che la parte della Gallia situata fra il Reno, l'Oceano, -la Loira e il mar balearico, la porzion della Germania abitata dai -Franchi, confinata dalla Sassonia, dal Danubio, dal Reno e dalla Sala, -che divide i Turingi dai Soravi, il paese degli Alemanni e la Baviera. -Carlo aggiunse a tutto questo, con le memorabili sue guerre, prima -l'Aquitania, la Guascogna, l'intiera catena de' Pirenei, e tutte le -contrade fino all'Ebro, che nasce nella Navarra, bagna le più fertili -pianure della Spagna, e gittasi nel mar balearico sotto le mura di -Tortosa; poi, tutta la parte dell'Italia che dalla valle di Aosta -fino alla Calabria inferiore, frontiera dei Greci e Beneventani, si -stende sopra un'ampiezza di oltre a un milione di passi; poi ancora -la Sassonia, ragguardevol parte della Germania, la quale, tenuta -pel doppio, in larghezza, della parte di questa regione abitata dai -Franchi, stimasi pari in lunghezza; più le due Pannonie, la Dacia -situata sulla riva opposta del Danubio, l'Istria, la Croazia e la -Dalmazia, salvo le città marittime, di cui lasciar gli piacque il -possesso all'imperator di Costantinopoli, per la lega e amistà che era -fra loro; finalmente tutte le barbare e fiere nazioni che occupano la -parte della Germania compresa fra il Reno, la Vistola, il Danubio e -l'Oceano; le quali, comechè parlassero press'a poco la medesima lingua, -molto differivan tra loro negli usi e nei costumi, e furon da lui sì -al tutto debellate che le ridusse a pagargli tributo. Le principali di -queste nazioni erano i Veletavi, i Soravi, gli Obotriti ed i Boemi, con -le quali gli fu forza venire alle mani; laddove accettò la sommessione -delle altre, più numerose ancora[195]». - -D'ora innanzi il nuovo impero non si troverà a fronte più o in -comunicazione se non coi Greci, coi Saraceni e gli Scandinavi. I Greci -confinano con le terre del suo dominio per parecchie parti, che sono -la Dalmazia, la Sicilia e la Puglia; e di mano in mano che i Franchi -indietreggiano verso il Danubio, e' s'accostano ai Bisantini ed ai -Barbari da cui sono accerchiati i Saracini; onde, per via dell'Ebro, il -nuovo impero trovasi a fronte della civiltà araba, e dei regni moreschi -di Valenza, di Murcia, di Cordova e di Siviglia. I Greci e i Saracini -non son più da temere, finito è per gli Arabi il tempo delle conquiste, -nè più irrompono come torrente, chè una forza maggiore gli ha frenati. -Dopo la battaglia di Poitiers la potenza dei Mori vien meno, e forza -non ha per impedire all'ordinamento carolingico e all'istituzione -dell'impero di Occidente di progredire e stabilirsi, nè gli emiri -stessi più nulla valgono ad attraversarsi al nuovo impulso dato alla -nazion francese dalla man poderosa di Carlomagno. - -I Greci son ridotti a maggior impotenza ancora. E come potrebbon -essi contrastar con la vigorosa e fresca instituzione dell'impero -d'Occidente? Come resistere a questo ferreo colosso d'imperatore? -A Bisanzio, l'astuzia, la destrezza, gli avanzi meravigliosi d'una -gran civiltà; nelle corti plenarie di Carlomagno la forza prepotente -e il rigoglio di tutte le posse esercitate dall'uso della guerra, -dalla robustezza del corpo e dalla volontà. L'opera di Carlomagno -non sarà quindi minacciata dai Greci nè dai Saraceni, chè gli uni, -a malincuore sì, ma pure il riconoscono e soffrono perchè non vi ha -modo a combatterlo, intantochè gli altri cercano di trattar con questo -nuovo potentato che il fatalismo ad essi impone: _perchè Dio è grande e -Maometto è il suo profeta._ - -L'instituzione adunque del grande impero franco non è minacciata più -se non dai Barbari al settentrione ed al mezzo dell'Europa; terribile -sarà la riazione degli Scandinavi sotto l'impero di Lodovico il Pio e -di Carlo il Calvo; i discendenti dei Sassoni e dei Danesi, verranno a -ricattarsi delle conquiste franche; Carlomagno s'è mostrato sull'Elba -e sul Baltico, e cinquant'anni appresso gli Scandinavi verranno -a mostrarsi sulla Senna e sulla Loira; mentre, al mezzo, le razze -tartare e slave, cacciate a punta di spada fino alle lande della -Sarmazia, impugnata pur essi la spada, verranno sotto il nome di -Ungheri a disertar le più belle terre della Borgogna, dell'Austrasia -ed anche della Neustria. Al par di tutte l'opere immani della -conquista, l'impero di Carlomagno era mal connesso, mal congegnato, -e necessariamente richiedea la man gagliarda, la mente suprema, il -genio in somma del gran monarca che sta per esser salutato col titolo -d'imperator d'Occidente nella basilica di Roma. E dopo lui tutto dee -cader in ruine! - - - - -CAPITOLO XIV. - -L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA. - - Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca loro. — Le - discendenze o lignaggi. — Primissime canzoni eroiche. — Addizioni. - — Incremento dei romanzi di cavalleria. — Le canzoni dei pari o - baroni di Francia. — Originalità nazionale delle canzoni eroiche. - — Tradizione intorno a _Guglielmo Corto naso_. — _La fanciullezza - di Viviano_. — I _Loreni_. — I pari di Carlomagno. — L'ultima delle - canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica sulla storia. - -DALL'VIII AL XIII SECOLO. - - -Le canzoni eroiche dell'epopea carolingica tutte si riferiscono alle -vittorie ed alle conquiste di Carlomagno, e ad altro non intendono che -a celebrare ed esaltar lui solo, senza che niuno di quei poeti si dia -cura di descrivere l'andamento delle instituzioni, o pensi tampoco al -progresso delle leggi o alla formazione degli imperi. In quel tempo di -guerre e battaglie un principe non mostrava la sua grandezza se non per -le forti spadacciate che dar sapesse, ond'è che i poemi di cavalleria -relativi a Carlomagno sono tutti consacrati intieramente alla vita -attiva e bellicosa di lui. Il perchè ci sembra cosa essenziale -collocarli nella parte di quest'opera dedicata al periodo della -conquista. - -Chi tratto dall'amore dei tempi poetici del medio evo entra nelle -lunghe gallerie dei manoscritti della Biblioteca reale, vede, su quelle -ampie scansie fregiate di ricchi dipinti, antichi volumi _in folio_, -quasi tutti coperti di _testi_ o legature a marocchino rosso, in cui -si vedono le arme di Francia coi tre gigli d'oro accanto a quelle di -Colbert, con la vipera aggruppata; o anche vede manoscritti guerniti -di velluto sopra il legno, che recano talvolta i fiordalisi di Francia -a ribocco, o i tre leopardi d'Inghilterra, o la banda rossa di Lorena -coi tre alerioni d'argento; o ben anco la luna e la mezzaluna su fondo -nero, di Diana di Poitiers. Se tu apri quei ricchi volumi, ci trovi -spesso, così alla rinfusa, canzoni eroiche, e leggende, e croniche in -versi o in prosa, che poi la pazienza degli eruditi cerne e riconosce -con sudato lavoro. Colà entro in quei manoscritti a due colonne sono -stipate masse di quindici o venti migliaia di versi, tutti di caratteri -del decimoquarto e decimoquinto secolo, abbastanza bene tratteggiati -e con le abbreviature e i segni di quell'età. Alcuni hanno lettere -squisitamente ornate di rami d'alberi intrecciati o di fiori vermigli, -e sopravi augelli, il falco dal lungo becco, lo sparviero della -castellana o il timido augellino che si nasconde nel nido. Molti di -così fatti libri hanno miniature e rappresentazioni che si riferiscono -al secolo decimoquarto: qua tornei con aguzze spade, e padiglioni -coperti d'arme gentilizie ed imprese, da cui pendono i gonfaloni e -le insegne delle grandi case di Francia; colà un varletto o paggio -inginocchiato, che presenta un messaggio al suo signore; più lontano -una castellana in groppa della bianca sua chinea, vestita d'una lunga -roba di colore azzurro e col capo cinto d'un di quegli alti berretti -alla foggia di Normandia e di Caux; a tergo un monaco con la tonaca -di bigello di San Benedetto o un santo eremita nella sua capanna; poi -assedii e battaglie ove si vede rosseggiar il sangue come se fosse -versato ieri. Alcune di tali miniature son d'oro, altre di carmino, -e ci si vede il gran Carlo con la lunga sua barba, il suo scettro in -mano, e col suo diadema in fronte sormontato dalla croce; gli stanno -intorno i paladini ed i pari, congregati a corte plenaria per muovere -contro i Saraceni, o per difendere il papa nostro santo padre; in un -luogo egli sta pellegrinando per Gerusalemme, in un altro ei se ne va a -conquistare la Spagna contro il re Marsilio. - -Questi ricchi manoscritti, che formano il vanto degli antiquari, -comprendono le grandi epopee carolingiche, col nome quasi sempre -dell'autore, il quale esser suole un trovatore o cantor di gaia -scienza, come sono: Lamberto il Corto, Pietro di Santafiore, Giovanni -Bodel, Guglielmo di Bapaume; o qualche cherico di Troyes, un trovator -delle Corti d'Amore di Normandia o d'Inghilterra, Benedetto di San -Mauro, esempigrazia, o Roberto Wace. Questi canti eroici recano quasi -tutti titoli appetitivi:[196] Il _romanzo di Lancillotto_, o di _Girone -il Cortese_; la _canzone di Guiteclino di Sansognia_; le imprese di -_Guglielmo Corto Naso, Fiora_ e _Biancofiore_ e altri siffatti, tutti -componimenti poetici che si riferiscono, qual più qual meno, ai tempi -della cavalleria. - -E qual secolo nascer vide questo grande ammasso di monumenti -dell'antica età? Venner eglino tutti spontaneamente e d'un sol tratto, -o per una lenta e progressiva formazione, al pari d'ogni altra cosa -prodotta in quel tempo? L'arte bisantina e longobarda si trasformò, -nel secolo duodecimo, nelle cattedrali frastagliate, e così le prime -_canzoni eroiche_, recitate dai Franchi nelle antiche foreste, divenner -solo a poco a poco e progressivamente que' bei poemi di cavalleria -che formavano il passatempo delle corti sotto i regni di San Luigi -e di Filippo il Bello, il che val quanto dire, che quei poemi non -appartenevano altrimenti, per sè stessi, all'età carolingia, non più -che le cattedrali a sesto acuto appartenessero all'arte longobarda o -bisantina. - -E tuttavia non è da dubitar che gli Austrasii, seguaci di Carlomagno, -non avessero lor canti e grida di guerra, e ricordi di vittorie o di -sconfitte; le cronache antiche ci hanno conservato alcuni informi -versi d'una canzone che i soldati cantavano nei campi di battaglia -sotto Lodovico il Germanico, ed Eginardo e il Monaco di San Gallo -fanno menzion di poemi in barbarico idioma de' quali faceva diletto -suo Carlomagno. E non era questa, d'altra parte, l'usanza delle -nazioni boreali? E la poesia degli scaldi non era forse giunta -sino in Germania, dove ancor duravano i canti nazionali antichi? Al -decimo secolo recitavasi la canzone di Roncisvalle e la leggenda di -Guglielmo Corto Naso, in lingua volgare d'_oil_ o di _oc_, che le -grandi spedizioni e le lunghe guerre dan sempre origine a qualche canto -poetico. - -Così l'età primitiva di Carlomagno non ebbe in fatto se non queste -canzoni guerriere, e non punto poemi, chè ancor non sono se non -tradizioni che si vengono perpetuando: il gran nome del sovrano signore -non passa d'età in età, e quando già i Carolingi sono caduti, quando -già regna un nuovo lignaggio, al tempo o in quel torno, di Filippo -Augusto, questi poemi sono ricomposti per frammenti o discendenze. -Tornato è il tempo delle grandi imprese, Filippo Augusto incomincia a -distrigare la matassa feudale, a quel modo che Enrico II viene a suo -tempo a ingentilir le corti plenarie degli Anglonormanni, e allora la -generazion dei trovatori raccoglie le tradizioni, i canti antichi, -e gli abbellisce e ricama in quella forma che la regina Matilde, -chiusa le lunghe sere nel suo castello, tessea di mille colori le -imprese di Guglielmo il Bastardo. Questi tre secoli, che abbracciano -il periodo da Carlomagno a Filippo Augusto, son fecondissimi; poichè -certamente il tempo che creò l'organo per la musica, le cattedrali per -l'architettura, sì gran copia di canzoni eroiche per la poesia, non era -povero d'ingegno nè d'immaginazione. - -I maggiori poemi intorno a Carlomagno, quali ora ci durano con loro -discendenze e lignaggi, non furono scritti se non dopo le crociate, -che sì grande impulso diedero alla cristianità quando Goffredo di -Buglione andò a piantar i suoi vessilli appiè di Gerusalemme. Non è -punto maraviglia che in quell'età, sì piena essa medesima di prodigi, -tornasse a quelli di Carlomagno: le cronache d'altro non risonavano che -del suo nome; la sua imagine era in tutte le corti plenarie, egli avea -dietro a sè lasciata quella lunga traccia di gloria, che una strepitosa -fama lascia sempre dopo di sè; l'imagine del grande imperatore era per -tutto; e le canzoni eroiche, in prima recitate solo da qualche cantore, -divennero grossi volumi che leggevansi nelle corti bandite in presenza -delle dame e dei varletti[197]. - -Questi poemi di cavalleria si dividono in più epoche, nè io adoprerò -pei tempi antichi la prosuntuosa parola di _cicli_. Che mai direbbono -i cantori di gaia scienza, se alzando il capo dal sepolcro, vedesser -l'opere loro incastrate nelle inflessibili cerchie della scuola, essi -che recitavano i bei fatti e le imprese con la viola o la ghironda -tra mano, come il fedel Biondello di Riccardo I.... Che direbbon essi -di quelle invariabili misure, tra cui chiuder si vogliono le semplici -e cicalatrici lor poesie. Certo, quand'essi riceveano dalla mano dei -baroni la pelliccia di fine armellino, o il mantelletto, o il tôcco -ornato con piume di falco, quei semplici cantori di prodezze non -credeano che un giorno verrebbon tenuti in conto di tutt'altri che -nobili trovatori, chiamati dal barone e dal cavaliero a _vegghiare_ -nella sala del convito. I modesti nostri antecessori nella scienza -dell'erudizione, i Lacurni Sainte-Palaye, nobili gemelli, che passaron -la vita loro a studiar gli antichi costumi della patria, simboli -dell'anima loro schietta ed affettuosa; il marchese di Paulmy, quel -gran ricoglitore di biblioteche, il marchese di La Valliere che avea -tutta mossa la polvere dei manoscritti; e il grande d'Aussy, e la -Revelliere, e Freret, e Ginguené, con le loro filosofiche opinioni, -ben maggior lume gittarono sull'antica epopea francese, già rivelataci -dal Pasquier e dal Fauchet, che non tutti i nomenclatori dei sistemi -e dei cicli, i quali spesso anche non han pur letto le opere dei -tempi de' quali magistralmente ragionano. Nè a te, immenso Ducange, -nell'ammirabil tuo _Glossario_; nè a voi, pazienti Benedettini, -nelle vostre prefazioni alla _Storia letteraria di Francia_, nè a voi -tampoco, modesti giovani, che sedete nella Biblioteca reale, copiando -ad uno ad uno i versi di quelle grandi epoche, certo è mai passato -pel capo di ordinar per _cicli_ questi semplici trovatori dei tempi -mezzani, amici vostri e confidenti, che vi accompagnano nelle notturne -vostre vigilie! - -L'epopea carolingia non appartien tutta alla stessa epoca, nè alle -stesse idee; tre soggetti formavano il consueto racconto de' canti -poetici, le canzoni dei pari o baroni di Francia, i romanzi della -Tavola Ritonda, e perchè facea d'uopo mescolarvi per sempre l'antico, -si contavano ancora le storie di Troia, di Roma e d'Alessandro il -Grande. Ciascuna delle canzoni eroiche traeva l'origine sua da qualche -personaggio, i poemi intorno ai baroni di Francia si riferivan tutti -a Carlomagno, ed erano a fior d'evidenza, l'espression delle diverse -nazioni. _Girardo di Rossiglione_, all'incontro e _Guglielmo Corto -Naso_ erano epopee provenzali; i _Loreni_ appartengono al Nord, e i -romanzi della _Tavola Ritonda_ all'Inghilterra ed alla Bretagna. Tutti -narrano le grandi avventure e prodezze cavalleresche di Orlando, di -Rinaldo e d'Uggiero il Danese, che fece tanti prodigi. - -Una grande quistione fu posta in campo: i trovatori del mezzodì -precedettero essi i trovieri del nord nell'epica narrazione dei -patrii avvenimenti? V'ebb'egli qualche influenza della letteratura -orientale per mezzo delle crociate sui romanzi della cavalleria che -si riferiscono a Carlomagno? Le son quistioni di parole, inutili per -lo meno, a parer mio, perchè indissolubili; ognuno in questa sorta di -guerre d'erudizione, si tiene il suo sistema, le sue preoccupazioni -succhiate insiem co' suoi studi: questi, nato sul suolo della Provenza, -sostiene appassionatamente che ogni cosa vien da' trovatori, che nulla -s'è fatto da altri se non da loro, che in ogni luogo son le orme della -vivace e splendida loro immaginazione, che essi soli andavan con l'arpa -tra mano di castello in castello, essi soli possedevano la scienza -gaia; mentre quegli che nacque nell'antica Normandia, all'ombra della -vetusta cattedrale di Caen o di Rouen, sosterrà che tutto si dee alla -letteratura anglonormanna; che la corte aggentilita di Enrico II diede -l'impulso, che le più ridenti ispirazioni dei trovieri e dei trovatori -nacquero fra le nebbie del Tamigi[198]. - -Ed a qual pro queste contese di preminenza? Per qual ragione ogni -popolo non avrà conservato la sua propria indole, ed ogni poesia -la propria originalità sua! che bisogno v'ha dell'effetto d'una -fantasia sull'altra? qual rassomiglianza ci ha egli fra i trovieri di -Piccardia, gli Anglonormanni, i Sassoni e i trovatori della Linguadoca -e della Provenza? Ogni nazione ha le sue poetiche tradizioni; gli -scaldi cantavano l'Edda e l'Olimpo mitologico di Odino; i Sassoni e -gli Alemanni recitavano i loro canti nazionali, i Nibelunghi della -patria, e i Provenzali aveano i loro poeti a quel modo che i Normanni -i loro trovieri. Quanto all'influenza orientale dove trovare al secolo -decimo e all'undecimo, in Siria e nella Spagna medesima, que' fiori -d'immaginazione, quelle arabe novelle, dove in palagi di cristallo si -veggono il visire Yafar ed Arun-Al-Rascid, parti poetici nati in tempi -assai posteriori?[199] A legger le croniche arabe del secolo decimo, -ed anche le relazioni orientali intorno alle crociate, null'altro -ci troviamo che una tal quale aridezza di forme, e un modo di narrar -sì misero e spolpato come nelle più povere cronache dei monasteri di -Francia. Or che avrebbero potuto levar da tali monumenti i trovieri ed -i trovatori? Dov'è questa vantata fantasia orientale? In tutte le opere -d'arte ci sono forme consimili, e una consonanza che vien di più alto, -un tipo comune, ma conchiuder da questo, che la letteratura sanscrita -e l'araba ha influito nei poemi di cavalleria, e prescriver così una -genealogia all'immaginazione, è grossissimo errore[200]. - -E per qual ragione lo spirito francese non avrebb'egli potuto, per -impulso del genio nazionale, crear da sè solo questi grandi poemi -che rimaser come testimoni dei costumi di un tempo? Siam noi forse -una nazione che viva d'accatto? le nostre magnifiche cattedrali non -sono forse opera nostra? E queste leggende di marmo, significanze -delle leggende scritte, non lascian forse inferire una immaginazione -vivace, profonda, sì da potere spontaneamente produr le opere della -poesia carolingica? E perchè insieme con le compagnie de' muratori -che innalzarono quegli egregi lavori di marmo, esser non vi poterono -eziandio compagnie di poeti a celebrare i fatti gloriosi della patria? -Tutte le cose, in una civiltà, si pongon fra loro in armonia, ed al -tempo che l'organo mormorava nelle cattedrali, e il canto fermo risonar -faceva i solenni inni di morte, ben esser ci potevan poeti sì ricchi di -fantasia lor propria da celebrar le prodezze di Carlomagno. - -Una tra le più antiche creazioni della scuola romanzesca evidentemente -appartiene al Mezzogiorno, ed è il poema o la canzone eroica di -_Guglielmo Corto Naso_[201]. Guglielmo dal corto naso, o d'Orange, -è fra gli eroi uno di quelli che i poeti della gaia scienza più -celebrarono; come la vita sua meritava. Egli era contemporaneo di -Carlomagno, e forse ch'ei fu quel medesimo Guglielmo d'Aquitania, che -sotto Carlo Martello, assalì gagliardamente l'esercito dei Saracini; ed -infatti la presente canzone lo addita come il flagello degl'Infedeli; -egli è santo insieme e prode paladino, e abbiamo intorno a lui una -lunga leggenda, però che la pietà al tempo della cavalleria aveva pur -essa le sue epopee, ed accanto alla storia romanzesca veniva la divota -leggenda, che raccontava le religiose maraviglie e i miracoli degli -epici eroi; e l'uomo celebre trovavasi sempre così tra due grandezze, -quella del cielo e della terra. Varie discendenze ci sono di questo -romanzo di Guglielmo Corto Naso, che conducono da Carlo Martello -fino a Lodovico il Pio, creato re d'Aquitania, che la generazion -dei trovieri non lasciava così un pio paladino senza mescolar la sua -vita in tutti gli avvenimenti di qualche rilievo onde scosse erano le -immaginazioni. Ognuno famigliarizzavasi con la storia di quei nobili -personaggi: le donne, i cavalieri, che ascoltavan queste canzoni, -volevano innanzi tratto sapere la prima età di colui che aveva lasciato -sì alto grido di sè, donde la _Fanciullezza_ di Carlomagno, d'Orlando, -d'Uggero il danese; poi veniva l'età più operosa della vita, venivano -i combattimenti, le gesta degli affettatori di giganti, i pellegrinaggi -armati, e per ultimo dopo la vita focosa, il pentimento, e, come allora -dicevano, il _monacato_ (moinage). - -Tutti questi racconti legavansi l'un dopo l'altro, e il capriccio del -cantore li veniva con incessante volubilità disvariando. Quanti non -furono i poemi su Guglielmo Corto Naso da Girardo di Rossiglione fino -alla _Fanciullezza di Viviano_, una delle più graziose fra l'eroiche -canzoni! Ed a che ripetere a voi la fanciullezza di un eroe, a voi, -generazione tutta intesa a materiali interessi, e sì aliena dalle -semplici impressioni di quel tempo? Trattasi pur sempre della trista e -fatal rotta di Roncisvalle, che gravò per sì lunghi anni sul cuor dei -Francesi[202]. «Guerino, fatto prigione, si vede intimata la morte fra' -tormenti se non dà il proprio figlio in ostaggio, ond'egli manda una -scritta a' suoi baroni, i quali si stringono a consiglio per deliberare -se sia da mandar Viviano fanciullo, il figliuolo del prigioniero -Guerino. Guglielmo Corto Naso è d'avviso che Viviano si sagrifichi per -salvare il padre suo, chè non v'è albero dell'orto il quale prestar -non debba l'ombra sua al suo padrone: ecco dunque il fanciullo che -va a trovar la madre sua tutta in lagrime: pietosissimo abboccamento! -— Vanne, Viviano, gli dice la madre, io spiccherò de' tuoi capegli e -della carne delle tue unghie e delle dita, più bianca che ermellino, e -mi porrò ogni cosa come ricordo attorno la persona. — Nè questa nobil -madre si fa punto a stôr Viviano dal pietoso dover suo, chè troppo a -cuore gli sta la liberazione del diletto suo sposo. Viviano, armato -cavaliere da Guglielmo Corto Naso, il miglior uomo nato da donna, -giura di non mai fuggire dinanzi ai Saraceni come farebbe un vile e -malnato cavaliere. — Tremendo voto! gli dice Guglielmo, e tuttavia -questo Guglielmo non è forse il più impetuoso dei cavalieri? Talvolta, -soggiunge indi, la fuga è buona quando è a conservare la propria -persona. — Partesi Viviano dopo aver ripetuto il suo voto di cavaliero, -e lo compie bravamente, però ch'egli manda a Guglielmo Corto Naso una -barca, in cui stanno più di cinquecento Saracini, quali con le braccia, -quali con le gambe, quali coi nasi tronchi dal fendente della poderosa -sua spada. I Saracini vogliono vendicarsi, e vengono senza numero appiè -della città d'Arlephaus o di Arli, e assediano il luogo dove riposan -le ossa cristiane. Viviano si precipita su loro, ma che può un solo -contro cento, contro mille? Egli sta per soccombere, e già presso a -morire richiama le memorie, della sua giovinezza, il suo zio Guglielmo -e la nobil sua dama Gibora, che lo nutrì al suo seno. La mischia -divien sì folta che più non si conoscon fra loro. Viviano è alle mani -con Ordovano, uno dei re saracini, e scampato per un miracolo, ripara -nell'antico castello a sopraccapo della città, ed ha il tempo di fare -avvisato Guglielmo d'Orange. - -«Or ecco il messo entrar nell'antica città dei conti d'Orange, ove si -veggono officine in esercizio per ogni parte; chi fa scudi o maglie -d'acciaio, e chi selle e chi staffe. Il messaggero trova Guglielmo -che giuoca agli scacchi, e n'ha promessa di pronto soccorso. Ahi che -Viviano n'ha troppo bisogno! S'ode da lungi il suono del suo corno: già -perde a fiumi il sangue, e il nobil cavaliero si muore. Mentre se gli -fanno i funerali, i Saracini assaltano Guglielmo d'Orange, sì che il -prod'uomo è pur costretto a fuggire sul suo buon cavallo Bucento, col -corpo del giovin Viviano, freddo morto. Obbligato a lasciare indietro -il prezioso suo carico, egli scappa e scappa fin dentro ad Orange, la -sua città, dov'ei trovasi tosto assediato». Un'altra discendenza del -gran poema segue Guglielmo fino alla tomba, essendochè, come dissi, -l'epopea non era compiuta, se non quando la schiatta era spenta. Di -questo modo e cantori e trovieri si appigliavano ad una sola vita, la -presentavan sotto tutti gli aspetti dall'infanzia fino alla morte, e -cavalieri e castellane abituavansi a tutte queste memorie e a questi -nomi propri d'eroi. Era la cronaca delle grandi schiatte, il patrimonio -glorioso di questo o quel castello; sapevasi com'erano nati Orlando, -Rinaldo, Uggero il Danese; si tenea dietro ai degni figli loro, e -nipoti, e cugini; vivean della loro vita, famigliarizzavansi con le -loro imprese, ed ognuno vi cercava la sua genealogia, la sua origine, -la sua discendenza e gli esempi suoi. Un prode castellano avrebbe -descritte, come se le avesse avute dinanzi agli occhi, le arme dei -paladini del gran Carlo, e i bisanti d'oro su fondo rosso del duca Namo -o del traditore Ganalon di Maganza. - -Guglielmo dal corto naso è una tradizione meridionale, a simiglianza -del romanzo o della leggenda di _Filomena_ e della _cronica_ di -Turpino, di origine supremamente spagnuola. Turpino non iscrisse alla -fin fine se non una leggenda, nè il suo racconto è altro più che la -semplice tela d'un pellegrinaggio a Sant'Iacopo di Compostella, e non -mica una di quelle grandi pitture delle prodezze cavalleresche: egli è, -posto a paragon delle maggiori canzoni eroiche, quel che la leggenda -di Guglielmo Corto Naso esser può a paragon dei romanzi che furono -scritti sul prode conte d'Orange. I pellegrinaggi avevano a quei tempi -vivissima efficacia sull'immaginazione altrui, e masse intiere di gente -si moveano per correre ad un sepolcro, e questo spesso risveglia i -vivi, e l'entusiasmo circonda le memorie di tutti coloro che consegnano -un gran nome alla tomba. - -Ed oltre questa fervente pietà, altri motivi ancora ci avea che -rendevan più frequenti e rinomati i pellegrinaggi. All'udirsi esaltare -i miracoli d'un'arca santa, d'un pio monumento, tutti vi accorrevano, -come se a versar gli affetti del cuore fosse proprio bisogno di andar -in terre lontane; i pellegrini vi recavano le loro offerte d'oro, -d'argento e di zaffiri. Il più ricco di questi sepolcri era quello di -sant'Iacopo di Compostella, e niuno veniva a visitarlo senz'accrescer -di qualche cosa la dovizia de' suoi tesori. Questi devoti pellegrinaggi -servivano altresì di pretesto alle grandi imprese militari, e quando -Carlomagno meditava qualche spedizione, facea prima un pellegrinaggio -a questo o quel santo sepolcro. Ivi, protetto dalle immunità dei -pellegrini, niuno poteva toccarlo; esaminava quindi sicuramente i -luoghi, le vie romane ancora intatte, le posate, le forze che oppor -potevansi ad una prossima irruzione, confidandosi pur così di conoscere -più esattamente la geografia dei siti, onde poi aggregarli a' suoi -dominii. I pellegrini erano come grandi viaggiatori che vanno a scoprir -nuove terre; parecchi aveano già esplorato il monte di Giove e il -monte Cenisio prima di tentare il passo alle guerre di Lombardia, e il -pellegrinaggio dell'imperatore a Sant'Iacopo di Compostella fu senza -più un pretesto per saper la cima dei Pirenei, e assicurasi un varco -attraverso di quei sentieri, e fra quei mal noti burroni. - -Le canzoni eroiche dunque compongono un certo numero di discendenze o -diramazioni che ne formano come alberi genealogici, ma egli è da notare -altresì che quando celebrano il gran nome di Carlo o di Karll, elle non -si riferiscono solo a Carlomagno, ma a tutti i Carolingi in generale. -I trovatori mescono continuamente insieme e confondono Carlo Martello, -Carlomagno e Carlo il Calvo o il Semplice, a quel modo che insiem -confondono Lodovico il Pio e Luigi il Balbo, d'onde una confusione di -nomi proprii, e quel continuo scambiar l'un per l'altro tutti questi -rappresentanti della schiatta carolina. Le grandezze e le picciolezze -sono accumulate sur un medesimo capo, in una medesima vita, onde avvien -poi che Carlomagno è talvolta sì mal certo, sì prostrato a petto de' -suoi eccelsi baroni. - -Queste tradizioni della cavalleria furono quasi tutte scritte al -tempo delle guerre feudali tra il signore e i vassalli, quando la -superba effigie di Carlomagno era già cancellata e la monarchia in -guerra coi feudatarii maggiori. I romanzi cavallereschi rappresentano -continuamente i baroni in atto di negare il servizio loro, o i sussidii -che ad essi i sovrani domandano. I trovatori che andavano di castello -in castello a sollazzar le corti e i superbi siri, lusingar doveano -l'inclinazione di questi a resistere all'autorità regia, onde, allorchè -parlavano di Carlomagno, nol dipigneano altrimenti come il supremo e -potente signore, innanzi a cui tutte le volontà s'inchinavano; ma nei -loro canti, i baroni gli tengono fronte, ed egli è costretto a far la -guerra co' suoi vassalli. Qua egli è messo in campo contro i quattro -figli di Amone e il castello di Montalbano; colà cacciato sull'orme -di Doolino di Maganza, tanto ch'ei ti pare Luigi il Grosso, quand'è -costretto a combattere i castelli che attornian Parigi, e ad assediar -la torre di Monmorencì e di Monterì. - -Quanto all'epopee che si riferiscono al Mezzogiorno, altro havvi motivo -a giustificar ivi questo svilimento di Carlomagno, ed è l'odio contro -la razza del Nord, che evidentemente ci si vede; che, se le provincie -meridionali conservaron qualche memoria del passaggio di Carlomagno, -esse conservarono più ancora gli odii loro e risentimenti contro di -lui, e in quasi tutti i romanzi di cavalleria l'invecchiato Austrasio è -vituperato come il leone infermo della favola; il fanno marito deluso, -principe imbecille; Malagigi lo mette in un sacco; pien di puerili -debolezze pe' suoi bastardi e per Carlotto suo figlio prediletto, -non ha più volere in cosa che sia, e tutti si fan giuoco di lui. Il -Mezzogiorno parea vendicarsi così col dileggio del passar che egli -aveva fatto colà, conquistando la razza austrasia, e quanto l'Aquitania -erasi affezionata al pacifico governo di Lodovico il Pio, fattosi tutto -meridionale, altrettanto conservava la mala sua preoccupazione contro -gli uomini del Nord ed i conti che la governavano, e se la pigliava con -Carlomagno, l'imperatore di schiatta germanica. - -Allato alle discendenze meridionali dell'epopee carolingiche por si -dee la canzon de' Loreni, che essenzialmente appartiene all'epoca del -Nord. Numeroso n'è il lignaggio, e tutto rannodasi al principal tronco -di Lorena. I trovatori hanno a raccontar prima i fatti e le gesta del -conte Ernigi di Metz, di Garino il Loreno e di Begon di Belino, suoi -figli; poi di Gerberto, figlio di Garino, e della sua lunga discendenza -che vien a finire all'epopea più moderna di Guerino di Mongrana. Il -qual corpo di gran canzone intorno ai Loreni sembra così antico, per lo -meno, come i canti eroici accumulati d'intorno ad Orlando, a Guglielmo -d'Orange o a Rinaldo di Montalbano; anzi creder si può che la canzon -dei Loreni sia di prima origine, però che il trovatore non allude -a nulla d'antecedente, nè cita, secondo l'uso de' poeti, le antiche -canzoni, le tradizioni o le croniche. Essa è l'epopea della Francia -settentrionale, traslatata in appresso nel dialetto di Sciampagna, di -Lorena, di Piccardia, di Normandia, epopea ch'ebbe un altissimo grido, -perchè il lignaggio suo si mantien ragguardevole pel corso di ben tre -secoli; il primo de' suoi rami è quello d'Ernigi, che nel blasone si -dice essere lo smalto e il sostegno dei Roani, dei Monmorenci, dei -Talleyrand e dei Ferenzac. Il manoscritto è del secolo XII, e questa -data v'è segnata con un carattere particolare. La gente di stato -mezzano principia quivi ad entrare in campo, che Ernigi non è uomo -da cavalleria, ma figlio d'un semplice borghese chiamato Teoderico, -e giovin di mestiere qual è, ha nondimeno sposata la figliuola del -duca di Metz, con le quali nozze egli ha contratto le inclinazioni -cavalleresche. Suo padre vuol ch'egli continui ad esercitare il -traffico, e vada a vender le sue mercanzie alle fiere di Laguy, di -Provins e di San Dionigi; ma egli, giovin liberale, anzichè venderle, -davale in dono ai baroni e ai cavalieri alla foggia de' gran signori. -L'intento di questa canzone eroica, quello si è, come chiaramente -si vede, di stabilir la differenza che era di que' dì, tra l'ordine -liberale de' cavalieri e la borghesia tutta lesina e povera in canna. -La canzone d'Ernigi finisce al tempo in cui Carlo Martello è assalito -dai Saracini, i quali il cantore confonde cogli Ungheri, e però -comincia il romanzo di _Garino il Loreno_, che rannodasi, come detto è, -col suo primo canto all'epoca di Carlo Martello, e finisce alla morte -di Begon di Belino, toccantissimo episodio del romanzo. Questa massa -sterminata di versi, che sommano a ben sessantamila, può essere con pro -consultata a conoscere gli usi e le consuetudini della cavalleria, e -principalmente ad apprendere e seguir le invasioni dei Goti, degli Unni -e dei Saraceni dal settimo fino al nono secolo, lugubri avvenimenti che -aveano lasciato profonde impressioni; esso è il racconto epico di quei -tempi di conquista, fatto dai trovatori, entro ai castelli, a' tempi di -Filippo Augusto e di San Luigi[203]. - -Ora questi grandi poemi somministraron essi materia a scriver le -cronache, o furon piuttosto le cronache quelle d'onde attinsero i -cantori? Nel corso de' tempi, i canti recitati precedettero i gravi -annali dei popoli; Omero cantava le sublimi sue rapsodie ben prima -che i grandi storici della Grecia avessero raccolti i primi annali; -havvi dunque tutta l'apparenza che i canti guerrieri, recitati dalle -popolazioni germaniche, le _saghe_, i _Nibelunghi_ delle nazioni -scandinave o sassoni, abbiano preceduto tutte le cronache scritte; -i _fatti_ e le _gesta_ si narrano prima di confidarle allo scritto, -e però le primissime canzoni eroiche esser deggiono anteriori alle -croniche de' monasteri. - -Se non che quest'influenza d'una letteratura sull'altra, non è -guari sì potente come altri crede ed afferma. La cronica veniva da -una sorgente tutt'altra da quella del poema epico; i trovatori, che -cantavano le grandi prodezze, appartenevano generalmente ad un ordine -di persone che pellegrinavano pel mondo, e frequentavano i campi di -battaglia, nè punto aveano dello spirito monacale; camminavano con gli -eserciti, viveano sguazzando nei castelli, ed erano per così dire, la -significazione della parte fattiva e bellicosa della società. Che cosa -aver potean essi di comune con quei poveri cronisti, che in fondo alla -loro cella scriveano gli avvenimenti d'ogni giorno, i disastri, il -turbine fischiante, il tremuoto che agitava le città? Le croniche sono -il registro delle esequie anniversarie della badia; le canzoni eroiche -il racconto dell'allegra vita de' cavalieri; il vecchio cronista narra -come questo o quel re, questo o quell'abate, venne a inginocchiarsi -sull'arca del monastero; come il lupo udir fece le sue urla in mezzo al -nevaio nella nuda foresta; come nella notte di Natale furono udite le -mille grida di gioia de' pastori sorti a celebrar la nascita di Gesù; -come a Pasqua di resuressi l'erba intorno era tutta verde; come il -contagio, a guisa di cavaliere ardente, s'è mostrato per la contrada; -come le reliquie furono insultate; il cronista raccoglie gelosamente -tutte queste novelle e le consegna agli annali suoi. Volete ora un -saggio del modo loro di raccontar gli avvenimenti politici, eccolo -appunto: «Carlomagno s'è ricoverato nel nostro monastero, ed i Sassoni -han dato il sacco agli oratorii; il tal conte fu percosso dalla man -di Dio, per aver insultato i battisterii.» Queste si erano le grandi -novelle pel monastero, per la badia e pei poveri cronisti. - -Così non è a dirsi del trovatore: se il signore tiene gran corte, ei -te la descrive in tutto il suo sfarzo; tutto è maraviglioso nei natali -del figliuol del barone, e la sua vita è circondata di una non so quale -aureola fantastica. Le battaglie occupan gran parte di questi romanzi, -nè quivi i combattimenti sono altrimenti narrati in due o tre righe, -come nella cronaca; il trovatore ne descrive tutti i particolari, ne -scorre tutti gli accidenti; è l'aurea leggenda in altra leggenda. Se -mai ti avvenne di por l'occhio in questi antichi manoscritti, certo ci -avrai notato le miniature di quelle battaglie, dove i cavalieri, con -la lancia in resta, colla visiera calata, si mischiano, s'intrecciano, -si confondono; il sangue scorre rosso come grana, si veggono le famose -prodezze; un paladino affetta i nemici a centinaia. Ebbene ivi è -appunto ripetuta l'epopea cavalleresca, ivi è il romanzo disegnato e -dipinto, a quel modo che le mille figure della cattedrale ti ridicon le -leggende del santo, e queste scene dipinte passano nei mille versi del -romanzatore, con tali e sì minute particolarità, che spesso inducono -stucchevolezza. - -Così, qualunque giudicio facciasi dell'epopea carolingica, s'ella -non appartiene all'età che vide il magno imperatore, almeno essa -tutta a lui si riferisce, vive dell'immagin sua, del suo splendore, -è protetta dal suo nome; e soprattutto comprova la grande popolarità -di Carlomagno. E valga il vero: ecco una dinastia scaduta, i suoi -discendenti furon sì fiacchi, che bastò il voler de' baroni francesi -a metter in pezzi lo scettro loro; e nondimeno, uno o due secoli -appresso, questo nome di Carlomagno risplende per ogni dove; in tutte -le veglie della cavalleria si rammenta l'antico imperatore dalla lunga -barba; di lui trattano le prime epopee, e mentre la stirpe sua cade in -dispregio, il nome del fondatore va pur sempre ingigantendo. Le son -cose che si veggono talor nella storia, un nome splende grandissimo, -poi si spegne e cancella per la dappocaggine o viltà della sua -discendenza. - - - - -CAPITOLO XV. - -RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN OCCIDENTE. - - Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo regio nella persona - di Carlomagno. — Patriziato. — Consolato. — Istituzione dei - regni d'Italia e d'Aquitania. — Pipino e Lodovico. — Andamento - e progresso delle idee romane. — La porpora. — Lo scettro. — Il - manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio del patriziato - nella dignità imperiale. — L'impero d'occidente. — Diete militari. - — Diete per la guerra e giudizio. — Triplice ordinamento del - governo. — I duchi e difensori delle marche. — I conti uffiziali - civili. — I Missi Dominici. — Natura dell'opera di Carlomagno, - quanto alle sue conquiste. - -780 — 800. - - -Nel progresso e incremento d'un'opera politica sempre si tratteggiano -e rivelano dell'epoche parecchie, essendochè, per bene ardimentoso -che un uomo sia, egli non va mai diritto al suo fine nè tutto stringe -ad un tratto il potere, ma procede lentamente e con risguardo, per -tema di non sollevar contro a sè l'opposizion degli spiriti, scossi, -spaventati, inquieti della nuova grandezza d'un solo. Il medesimo -avvien sotto Carlomagno, dal dì ch'egli accomuna il titolo regio -con Carlomanno, fino alla esaltazion sua alla dignità imperiale, -intervallo di lungo e penoso lavoro, che vien ad essere spiegato dagli -intoppi della conquista. Prima che un capo si pianti alto e forte in -una società, egli dee, con grandi servigi, meritar l'ammirazione e -la confidenza delle moltitudini; in che curioso appunto è studiar la -storia della sovranità nel periodo carolino. - -Un dei primi frutti dell'amministrazione dei Carolingi si è -l'abolizione assoluta della prefettura del palazzo, quella sterminata -dignità merovingica. Non se ne vede più orma, ed è facil comprendere -che con uomini attivi quali eran Pipino e Carlomagno, la podestà dei -maestri o prefetti palatini scemasse dell'assorbente supremità che avea -ne' tempi della prima schiatta; ma in che modo spiegare l'assoluta sua -sparizione? Non se ne trova più indizio veruno negli atti pubblici e -nei diplomi, ed è come una dignità abolita[204]; i duchi d'Austrasia, -e i prefetti del palazzo di Neustria, possessori della podestà regia, -confuser, nel titolo loro di re, tutta la possanza e l'autorità dei -duchi e dei prefetti; la prefettura, che i Merovingi avean tolto -dalle forme imperiali di Bisanzio, viene assorbita nella rivoluzione -germanica che fa trionfare i duchi dell'Austrasia; torna quindi la -tempera degli usi antichi, e la podestà reale anch'essa ne ritrae. La -consacrazione vien indi ad imprimere alla dignità regia un carattere -più augusto e più santo, l'unzione dei re, solennità ebraica, è rara, -quasi anzi un'eccezione, sotto la prima schiatta, laddove a principiar -da Pipino, tutte le forme ecclesiastiche son chiamate a consacrare e -affortificar l'autorità dei capi austrasii, che assumono la corona; -Carlomagno è sagrato tre volte, prima come erede di Pipino, poi come re -di Lombardia, e per ultimo come imperatore; così i principi carolingi -in sè congiungono, la doppia condizion della forza che difende e del -diritto che santifica. - -Carlomagno, alla sua esaltazione, esercita l'autorità regia insieme -con Carlomanno, e di qui ha principio la podestà sua; la spartizion -delle terre, che compongono i due reami, non è punto stabile; nè la -Neustria è altrimenti la porzion dell'uno e l'Austrasia dell'altro, chè -elle vanno perpetuamente confuse nei diplomi; ond'è che questo periodo -di tempo non è segnato da capitolare, nè da statuto di legge alcuna; -gli è un conflitto morale tra i due fratelli; vero è che Carlomanno -non è il più forte, ma pur ei comprime l'indole usurpatrice di Carlo, -nè il potere divien, per via della conquista e dell'ordinamento, una -vigorosa instituzione, se non quando la monarchia tutta si concentra -nelle mani di quest'ultimo. Nel primo periodo di questo regno, -Carlomagno ha d'uopo di far prevalere la sua preminenza per un gran -vampo di vittorie, e si fa a debellar le popolazioni che accerchiano -i suoi dominii; di mano in mano ch'egli ottiene qualche trionfo, egli -assume qualche nuovo titolo, e questi titoli son quasi tutti romani o -bisantini. - -L'influenza degli usi e delle consuetudini romane e delle dignità -della corte di Bisanzio, fu pari a quella dei capolavori d'arte della -grand'epoca; i Barbari, abbagliati da tanto splendore, ben potevano -rovesciare i regni, e ridur le popolazioni allo stato di servitù, ma -pur conservavano la corona raggiante di carbonchi, e lo scettro di -maraviglioso lavoro, e il trono tutto fregiato d'oro e di smeraldi di -queste società distrutte, e sì oltre va questo rispetto e quest'ardore -per le arti e per le dignità degli antichi, che spesso d'altro sigillo -non servonsi per gli atti loro, che di quel con l'effigie degli -imperatori romani[205]. In moltissimi de' suoi diplomi, Carlomagno -prende il titolo di patrizio, e i papi gli scrivono come a loro -protettor naturale. Alla quale dignità ei fu innalzato in un de' -suoi viaggi in Italia, e in mercè dei servigi ch'egli aveva resi alla -cattedra di san Pietro, dai capi delle famiglie senatorie che ancor -vivevano sul monte Aventino, e conservavano le memorie dell'antica -costituzione dei Cesari; poichè a Roma tuttor durava il mescuglio delle -idee cristiane, con la prisca forma delle instituzioni repubblicane. -In alcuni diplomi Carlomagno prende altresì il titolo di console, però -che il consolato ancor vivea di nome al settimo secolo. Vero è bene -che in questa gran dignità romana, più non vi avea nulla della gloria -antica; ma serbavansi, a Roma, come venerande reliquie, le memorie dei -tempi vetusti, e il popolo transteverino, i figli di quei cittadini che -abitavano il Campo Vaccino, si ricordavan dei consoli e dei tribuni, -ed ogni volta che qualche grand'uomo sorgea nel mondo, i Romani gli -decretavano alcuni di quei titoli che avean fatto già la potenza -della costituzione repubblicana. Al quale proposito notar si dee che i -capi de' Barbari stessi riceveano riverenti, così il nome di Roma era -grande, queste insegne di dignità d'un impero scaduto, tanto è vero che -la memoria delle forme sempre sopravvive alla distruzione dell'opera. - -Carlomagno, avuto il patriziato e il consolato di Roma, agogna un'altra -dignità; chè l'impero d'Oriente e d'Occidente era pur una di quelle -tali ricordanze che duravano anche in mezzo alle depredazioni dei -Barbari. L'impero d'Occidente era caduto sotto le tante irruzioni -de' popoli conquistatori, che a guisa di fiumi aveano rotte e divise -in cento diversi regni le terre. Or che Carlomagno ha conquistato e -misurato lo spazio occupato già dall'impero d'Occidente, e raccolto -sotto il dominio suo i popoli che abitavano dall'Ebro fino all'Elba, -dalla Bretagna al Danubio, ei volge in mente di ricostruir l'opera -degli Augusti e dei Cesari[206]. Nè credasi già che fosse papa Leone -solo, nell'ardente sua devozione per Carlo, a intuonar nella basilica -di Roma il _Vivat Imperator_; gran tempo è già che l'uom germanico vuol -farsi romano, quest'è il pensier suo, il suo sogno; le razze barbariche -vogliono anche imitar Costantinopoli, le sue pompe, le sue dignità; i -re merovingi stessi portavan già il manto di porpora come gl'imperatori -di Bisanzio, la corona loro era foggiata su quella degli imperatori, lo -zaffiro e lo smeraldo vi splendeano, vi signoreggiava la croce, essi -calzavano come quelli il coturno di porpora, e come quelli aveano il -trono coperto di lamine d'oro. Tutta questa magnificenza par che faccia -meglio spiccare il lustro e la forza dell'autorità loro, e il patrizio -vuol diventare imperador dei Romani. - -Prima di rifabbricar quest'impero d'Occidente, antica meta -dell'ambizion sua, Carlomagno, a simiglianza degli imperatori, -instituir vuol nuovi re, e procacciare all'autorità sua una preminenza -politica sulle semplici dignità regie. Egli ha conquistato terre -sterminate, nè può tutto vedere e governare; vero è ch'egli abbraccia -pur sempre nelle sue grandi corse i Pirenei, le Alpi, il Tirolo; ma -nondimeno ha più caro di riseder nelle città del Reno, dove la natura -sua, la sua educazione lo traggono; ama Colonia, Magonza, Vormazia, -Spira e le foreste delle sette montagne; scorre talvolta le città del -Mezzodì; Milano e Saragozza ondeggiar vide le sue bandiere, e tuttavia -ei si riman l'uomo del Reno e della Mosa; imperatore ch'ei sia, porrà -la sua sede in Aix, dove edificar fece una grande cappella da cui sarà -dato un soprannome cristiano alla diletta sua città, che egli ornerà -coi mosaici di Ravenna. - -Nelle ampie terre da lui fatte sue per la conquista, vi ha due popoli, -ciascuno de' quali forma un complesso atto a costituire un reame; -i Sassoni, i Bavari, gli Alemanni non hanno territorii stabili, e, -anzichè comporre uno stato, sono, a così dire, attendati nelle città -loro; e d'altra parte Carlomagno riserva a sè stesso il particolar -governo di quei popoli germanici, chè egli è così nella sua beva, -ed in mezzo alle sue costumanze. Colà ei può coprirsi della sua -pelle di lontra, delle invernali sue pelliccie, ha suoi palagi e sue -tenute, ch'ei medesimo regge con quella cura, quella vigilanza, che -caratterizzano pur sempre l'autorità sua. I due popoli più stabili, -che formano governi spartati, sono i Lombardi e gli Aquitani, egli -crear può per entrambi due regni separati con istituzioni pur separate, -e vuole investirne Lodovico e Pipino, figliuoli suoi, e farà dei re -perch'egli anela ad una dignità più sublime, a quella d'imperatore. -Il regno d'Italia dee dunque la sua fondazione a Carlomagno, ed è una -trasformazione che si vuol ben determinare nella storia, però che la -corona lombarda non ci ha oramai più nulla a che fare. La costituzione -del regno d'Italia è un concetto romano, pontificio, instituito in più -larghe proporzioni dell'antica monarchia lombarda di Monza; esso non -si stende già solo dalle Alpi alla Toscana, ma tal qual fu ordinato -da Carlomagno, comprende tutto il Milanese, la Toscana, l'Esarcato, i -gran feudi di Benevento, del Friuli e di Spoleti, quella porzione della -Calabria che più non trovasi sotto il dominio dei Greci, la Venezia, la -Dalmazia, l'Istria, per modo che tutto l'Adriatico è cinto da questo -reame d'Italia, conferito da Carlomagno al figlio suo Pipino. Al che -aggiunger si dee, risultar, come si pare dal carteggio dei papi, che il -patrimonio di san Pietro, avvegnachè independente e separato dal regno -d'Italia, non per questo cessa dall'esser sotto la protezione del re, -non già come feudo, ma come territorio diverso e ordinato, e quindi -bisognevole del costante appoggio e della protezione d'un potentato -militare. Infatti nelle turnazioni di Roma, e nelle rivolte delle -legazioni, o dell'esarcato, i pontefici continuamente invocano la spada -del signor de' Franchi e la protezione del reame d'Italia da Carlomagno -sostituito alla corona longobarda. - -La costituzione del regno d'Aquitania è pur essa una creazione -politica, contemporanea a quella della monarchia d'Italia. Il nome di -Carlomagno ha lasciato di grandi memorie nel Mezzogiorno; le torri e i -monumenti pubblici serban ivi le sue ricordanze, e più d'una reliquia -dell'età carolingica porta il suo soprannome di _Magno_; e pure a lui -non danno troppo nel genio quelle città e quelle genti meridionali; -appena ei vi passa correndo per andar in Ispagna, nè vi soggiorna, -ch'egli è pur sempre l'uomo del Settentrione. Egli crea dunque pel -benamato figliuol suo Lodovico il regno d'Aquitania, e questi è il re -vero del Mezzogiorno, da lui seminato de' suoi cartolari, delle sue -patenti e de' suoi diplomi, e ne troviam con la data di Narbona, di -Mompellieri, di Nimes, di Tolosa. Lodovico governa tutte le popolazioni -che si stendono dalla Loira fino all'Ebro, nè solo gli Aquitani -propriamente detti, ma sì pure i Navarresi, i Baschi, i Guasconi, i -Provenzali, che formano pel regno d'Aquitania i medesimi grandi feudi e -le medesime marche militari, che formano pel regno d'Italia Benevento, -Spoleti e il Friuli. Lodovico non ha residenza stabile, comechè molti -de' suoi diplomi sien dati da Tolosa, chè anzi non è badia che non -conservi l'orma di lui ne' proprii archivii. Carlomagno, attempatosi, -vuol riposare sull'opera sua, e allora Pipino e Lodovico, l'un fatto -re d'Italia, l'altro d'Aquitania, fanno essi la guerra contro le -popolazioni che fronteggiano i loro stati. Pipino guida i suoi leudi -contra i Greci e gli Schiavoni; Lodovico ributta verso i Pirenei le -correrie dei Saracini, spesso troppo baldanzose, però che tuttavia -minacciano Narbona e la Settimania. - -Al superbo Austrasio che sta per ricevere la corona imperiale, -convengon dunque re per luogotenenti, ond'è che re tuttora egli -stesso, ha fatto due altri re, poi s'avvia verso Roma, dove cinger -dee la corona imperiale. La ristaurazione dell'impero d'Occidente è -un de' fatti principali dei tempi di mezzo; più di tre secoli erano -scorsi da che Agustolo, l'ultimo di quegli imperadori, avea veduto -spegnersi in sua mano l'impero; i Barbari avean messo in brani le -sue terre a par del suo manto di porpora, e se l'eran partito in -limbelli come la pelle del bue. Al concentramento, che i Romani recaron -per ogni parte, era succeduta una conquista per frazioni, e mille -diverse genti avean divorato l'impero: il tempo de' Franchi, sotto la -signoria de' Merovingi, è il tempo appunto di maggiore smembramento -e sfacelo; i Barbari fanno della terra a ruffa raffa. Ora quale -smisurata modificazione recar non dovea nello spirito delle popolazioni -germaniche questa creazione per opera d'un sol uomo: d'un impero in -una sola mano? Fu egli, cotesto, spontaneo pensiero di Carlomagno, o -piuttosto gli venne inspirato dagl'intimi suoi legami e dalle continue -sue pratiche coi romani pontefici? Forse che il papato, gran principio -d'unità, abbia voluto imprimer così della natura sua la monarchia -francese? L'instituzione dell'impero d'Occidente fu, sì come pare, -un'ispirazione romana di Adriano e di Leone III papi; ella è cosa -naturale, sì, che in mente a Carlomagno sorgesse il bisogno d'una -dominazion materiale, d'uno spirito di conquista e di preminenza; ma -pure il rinnovamento dell'impero d'Occidente vien da papa Leone III; -l'unità nel governo politico siccome nelle dottrine, fu l'opera di -Roma[207]. - -Nella città eterna erano surte popolari turbazioni e sedizioni come a' -tempi antichi de' comizii; aveano lor bandiere, e colori differenti, -i quartieri di Roma erano divisi dall'anarchia, e i Transteverini del -ceffo antico, rinovellavano i disordini del Foro. Nè i greci imperatori -erano punto netti di queste guerre civili: spogliati per forza -dell'Italia, essi riconquistar la volean per inganno, onde prezzolavano -il popolo della campagna e dell'antico Lazio per sollevarlo contro i -papi, ed alla morte d'Adriano, la famiglia sua, che era di nobilissima -stirpe romana, non volle riconoscere nè gridare per papa Leone, che -non usciva altrimenti da famiglia patrizia. V'ebbero quindi rumori -e sedizioni nelle piazze pubbliche; il nuovo papa fu tratto pe' -capegli, sottoposto a indegni trattamenti, e gli annali raccontano -che, sottrattosi miracolosamente alla furia di que' comizii, venne a -chiedere aiuto e protezione a Carlomagno. - -Egli è a presumere che appunto in siffatta contingenza, il pontefice, -a corroborar la propria autorità sua, concepisse il gran pensiero -di ricostruir l'impero d'Occidente sotto la spada di Carlomagno. La -qual esaltazione alla suprema dignità romana, far maggiore dovea la -grandezza del re de' Franchi, lusingare l'ambizion sua, ornar la sua -porpora e il suo diadema; poichè, come dissi, tutto che da Roma veniva, -avea pe' Barbari stessi un'impronta solenne. Leone lasciò l'Italia per -andare a trovar Carlomagno, e il cronista, conosciuto sotto il nome -di _poeta sassone_, espose quest'abboccamento seguito fra loro nella -città di Paderborna. Chi sa che non fosse appunto fra quelle intimità -che il papa e il re concertassero la politica ricostruzione dell'impero -d'Occidente? - -Il poeta sassone ama in quest'occasione di ricordar le tribolazioni -del papa e i disordini di Roma. «In quella che Leone, dal suo palagio -recavasi a piedi alla chiesa di San Lorenzo, il popolo romano, -scagliandosi addosso di lui, l'oppressò di percosse, poi gli cavò gli -occhi e troncò la lingua; se non che Dio gli restituì con un miracolo -la vista e la parola[208]. Dopo di che fuggì dal carcere dove l'avean -chiuso, e si mise in via per venire da Carlomagno a Paderborna, -dov'egli allora trovavasi, mandando innanzi un legato a raccontargli -i mali da lui sofferti, all'udire i quali, Carlo, rattener non potendo -il suo sdegno, tien tosto una concione al suo popolo, per esortarlo a -recare aiuto al pontefice. Nè sì tosto ha egli finito di parlare, che -un lungo fremito si diffonde per l'adunata moltitudine, tutti accorrono -all'armi, e in brevissimo tempo, ecco pronto un formidabile esercito -a pro del pontefice. Carlo intanto scorre lento per mezzo al campo, -protetto il capo da un elmo d'oro, il petto di splendida corazza, e -recato in groppa da un destriero di straordinaria grossezza. Innanzi -al campo si spiegano in folla i sacerdoti partiti in tre schiere, -co' sacri vessilli della croce in fronte, e tutti, cherici e laici, -aspettano impazienti il pontefice. Odesi quindi tosto ch'ei s'avanza -in compagnia di Pipino, e Carlo allora fa formare un gran cerchio, -divide il suo campo in forma di città, e collocando sè stesso nel -mezzo, attende lieto l'arrivo del pontefice; egli sopravanza con l'alta -sua statura quanti gli sono d'intorno, e domina tutto il popolo. Ma -già il papa giunge alle prime schiere, le cui vesti, la lingua, gli -ornamenti e l'armi diverse lo riempiono di stupore[209]; eran esse -le schiere formate coi soldati venuti da tutte le parti del mondo. -Carlo affrettasi tosto d'andarlo a salutare con gran riverenza, ed -ei lo abbraccia e bacia in bocca, si stringon per mano e camminano a -pari, framezzando di cortesi parole i loro discorsi. Tutto l'esercito -si prostra per tre volte dinanzi al sommo pontefice; anche il -minuto popolo per tre volte curvasi nella polvere a' piedi suoi, ed -altrettante il papa innalza a Dio mentalmente le sue preghiere pel -popolo stesso. Giunti il re e il papa in mezzo al cerchio, parlan fra -loro di cose diverse; Carlo vuol sapere i mali patiti dal venerabil -prelato, ed a grandissimo suo stupore intende com'egli ha ricuperato -gli occhi e la lingua, strappatigli da un empio popolazzo. S'avviano -di poi verso il tempio, dove sulla soglia i sacerdoti intuonano un -inno di grazie in lode del Creatore; il popolo acclama, mentre passa, -il pontefice, ed innalza la sua gran voce fino alla volta de' cieli. -Condotto da Carlo, l'apostolo entra finalmente nel tempio, e vi celebra -con l'usata pompa il divin sacrifizio; dopo del quale il re induce -Leone a seguirlo nel suo palazzo, e in quella magnifica sede, con -pareti tutte addobbate di tappezzerie dipinte e sedili tutti splendenti -d'oro e di porpora, godono infinite e svariatissime delizie; poi -comincia il convito, aspettando già sulle mense il falerno in vasi -d'argento. Carlo e Leone mangiano e bevono insieme, poi, dopo il pasto, -il pio re colma l'ospite suo di magnifici presenti, e si ritrae alle -sue stanze, intantochè il sommo pontefice riacquista il suo campo. Tale -si fu l'accoglimento che Carlo fece a Leone in tempo che quest'ultimo -fuggiva dai Romani e dalla patria. - -«Dopo questo solenne abboccamento, Carlo passa le Alpi seguito da' suoi -leudi e da alcune migliaia di lance; visita Milano, Ravenna, Rimini, -Pavia, nè guari va che le bandiere sue si spiegano nella campagna -di Roma, e ch'ei saluta da lunge le mura della città. Investito, -com'egli è, della dignità di patrizio, i senatori, i tribuni, i comizi -vengono ad incontrarlo, e l'accolgono con tutte le pompe dell'antica -Roma e della Chiesa. Egli è ivi come arbitro sovrano; papa, vescovi, -patrizii e plebe a lui ricorrono per ottener giustizia e ragione; egli -sentenziar dee sulle sanguinose questioni che dividevano papa Leone -ed i patrizi di Roma. Carlomagno ascende dunque il tribunale degli -antichi pretori[210]; Leone, accusato di colpe segrete, protesta con -solenne giuramento dell'intera innocenza sua, e la sentenza ricade -addosso de' suoi accusatori. Il papa venne quindi esaltato e condotto -processionalmente alle basiliche, dov'egli inginocchiossi dinanzi al re -de' Franchi, figliuol di Pipino, protettor del triregno[211].» - -Le feste di Natale eran vicine, solennità della Chiesa cristiana che -Carlomagno godea di celebrar, come la Pasqua, nei monasteri o nelle -basiliche, e la festa del Natale era ancor più dell'altre magnifica, -perchè a que' tempi da essa principiava l'anno, e il popolo a turbe -correva alle chiese, chè la nascita di Cristo, la risurrezion del mondo -apriva le porte del nuovo anno. Al tocco della campana che suonò l'ora -dei pastori sul monte, Carlomagno recossi alla basilica di San Giovanni -Laterano, ove celebravasi, dopo mattutino, la messa del presepio, con -tutte le pompe del pontificato; l'altare fumava innanzi, e le croci -greche e latine risplendevano in mezzo ai piviali e alle vesti dorate -dei vescovi e dei diaconi. Carlomagno pregava Dio, inginocchiato -dinanzi alle reliquie, quando il popolo, agitato come l'onda del mare, -proruppe in acclamazioni, e mille voci si confusero per esaltare -il gran re dei Franchi, e gridarlo imperatore. Nel santo giorno in -cui nacque il Signore, dice Eginardo, mentre Carlo, assistendo alla -messa, levavasi da orare dinanzi all'altare del beato Pietro apostolo, -papa Leone gli pose in capo una corona, e tutto il popolo romano si -fece a gridare: _Vita e vittoria a Carlo Augusto, coronato da Dio -grande e pacifico imperatore de' Romani!_ Dopo l'elevazione fu quindi -adorato dal pontefice, secondo la consuetudine praticata co' principi -anticamente, e lasciato il nome di patrizio, fu chiamato imperatore ed -augusto. - -Così, in quella solennità del Natale, giorno in cui nacque il Redentore -del mondo, ristaurato fu l'impero d'Occidente. Ma il pensiero ne -veniva di lunga mano; il patriziato altro non era che una preparazione -all'impero, ed i papi che avean bisogno d'un protettore, d'un aiuto -per difenderli contro gl'imperatori d'Oriente, esaltarono Carlomagno, -contrapponendo così spada a spada, sì che Leone non aveva oramai più -da temer i sediziosi Romani nè gl'imperatori d'Oriente, che agognavano -pur sempre l'Italia. Una specie di patto fermossi tra gl'imperatori -d'Occidente e i pontefici di Roma, conforme si vede nel gran mosaico -del palazzo di Laterano, dove Leone e Carlomagno a ginocchio si pongono -entrambi sotto la comun tutela di San Pietro[212]. - -Carlomagno, innalzato all'impero, ricolmò de' suoi doni la Chiesa -romana; ornò le arche benedette di pietre preziose e di sfolgoranti -gioielli, nè gli annalisti del pontificato si scordano di enumerar -le croci fregiate d'amatiste dal nuovo Augusto donate alle basiliche -cristiane, e ci furon tavole d'argento e bacili o patene d'oro, ed -un calice grandissimo destinato a distribuire al popolo il sangue di -Cristo e una croce sterminata adorna di giacinti, belli come le viole -di primavera. Una medaglia pur fu coniata per tramandare ai posteri -più lontani la memoria della instituzion dell'impero d'Occidente, -pur sempre durando tra l'altre, anche la consuetudine numismatica di -Roma. Da una parte ci si vede il simbolo della improvvisa esaltazione -di Carlomagno alla suprema dignità imperiale, e v'è incastrata -l'effigie del vecchio imperatore co' suoi maschi e marziali lineamenti, -qualificatovi per nostro signore, _Dominus noster_; dall'altra parte -si vede la città di Roma con l'antiche sue mura e coll'iscrizione -in caratteri maiuscoli, _Renovatio Imperii_. Ad attestar poi con -più magnificenza lo stabilimento del nuovo impero e la preminenza -dell'autorità sua, Carlomagno, il grande edificator di monumenti -pubblici, fabbricar fece, in Roma, ad imitazione dei Cesari, un palazzo -dove tenere udienza e ragione. Quind'innanzi tutto si scrive sotto -la data dell'impero, più non si parla di Carlo imperatore, se non -co' titoli di signore e d'augusto, e patrizii e comizii lo acclamano -lor sovrano e lor Cesare. Com'egli ebbe dato assetto alle cose della -nuova podestà sua, ripassò le Alpi a riveder le antiche foreste della -Germania. - -Cotesto rinnovamento dell'imperio romano nei termini antichi imprime -d'ora innanzi una gran forma d'unità all'amministrazione delle terre -conquistate da Carlomagno. Sotto gli auspizi del suo scettro e della -porpora imperiale, due regni son già fondati, l'Aquitania e l'Italia, -i quali compongono, come se tu dicessi, il primo grado di quella -gerarchia che d'ora innanzi darà forma all'impero d'Occidente: due re -sotto lo scettro augustale, poi i popoli tributari che vivono nelle -marche e frontiere, e i grandi feudatari, specie di vassalli lontani -sotto l'imperial giurisdizione, come sono i duchi di Baviera, del -Friuli e di Benevento. Questo modo d'amministrazione, che vien quindi -ordinandosi e pigliando forme regolari, addita nel nuovo imperatore un -alto intelletto, però che la sua gerarchia poggia sopra tre principali -ordini di uffiziali che ricevono comandi immediati dal capo supremo -dello Stato. I primi risiedono stabilmente in una città, e magistrati -civili in uno e militari, traggon l'origin loro dalle forme romane, -con titolo, quasi dappertutto, di conti (_comites_), e amministrano la -giustizia, pigliano le armi quando n'è d'uopo a respingere il nemico -od a procedere innanzi alla conquista, di natura tuttavia più civile -che militare. I secondi, che governano le marche sotto il titolo di -capi e marchesi, hanno all'incontro un mandato militare più che una -magistratura[213]; e sono il tipo d'Orlando e d'Uggiero il Danese. -Risiedono essi alle frontiere, in faccia alle popolazioni barbare che -potrebber disertare l'impero, ed accampano a guisa de' centurioni e -tribuni che comandavan le legioni sugli ultimi confini dell'impero. -Finalmente v'ha una terza dignità di particolar istituzione dei -Carolingi, senza nulla di permanente, nulla di stabile, ma sempre -errante, dir vogliamo i _missi dominici_, che interpreti delle -istruzioni imperiali, or si recano in un distretto, ora in una città, -in sè congiungono tutti i poteri, radunano i comizii o gli eserciti, -presiedono le istituzioni municipali o i consessi che tengono ad -ogni tornar di stagione i magistrati delle città, gli uomini liberi, -i possessori delle terre, tutti quelli insomma che hanno obbligo -di servitù verso la corona. Il ministero dei _missi dominici_, come -vedremo, sta in cima di tutti gli altri. - -Al tutto amministrativo è quest'ordinamento dell'impero di Carlomagno; -re o imperator ch'egli sia, e' conserva pur sempre e mantiene le -instituzioni inerenti ai costumi ed alle consuetudini germaniche; ci -vorrebbe in vero una grande smania di classificare a voler trovare -principii regolari nella congregazion delle assemblee de' campi di -marzo o di maggio; delle quali troppo s'è magnificata l'importanza, -quando altro non erano, aggreggiate intorno ai re carolingi, che -consessi militari e adunanze tumultuose, che venivano chiamate -dall'imperatore a deliberar insieme intorno a questo o quel soggetto -da lui medesimo proposto[214]. Quando trattavasi d'una spedizione -militare a cui muover dovessero migliaia di lancie, allora spettava ai -leudi ed ai possessori delle terre feudali l'accorrere al campo per -marciar sotto il gonfalone del loro signore; quand'era a conquistar -nuove terre e a fondar una signoria, ogni leudo montava a cavallo, -seguito dalla sua gente, il perchè siffatte assemblee, che prima -tenevansi al principiar di marzo, furono prorogate fino al maggio; chè -se il sole di marzo era languido, i foraggi scarseggiavano con danno -de' cavalli, laddove in maggio i prati eran fioriti, e poteasi stare -attendati in mezzo alla campagna. In queste adunate non si discuteva, -ma deliberavasi per acclamazione; l'imperatore diceva: «Fedeli miei, ho -risoluto questa o quella spedizione, in Ispagna o al di là delle Alpi, -contro gli Unni o gli Avari» ed i leudi a gridare: «Noi ti seguiremo, -_rex_ o _imperator!_» La spedizione era quindi tosto apparecchiata, e -pronto il sussidio militare promesso per acclamazione nelle diete, e -poche settimane appresso ella movea alla conquista. - -Quand'era a trattarsi d'un giudizio civile, perchè l'assemblea del -mese di marzo o di maggio pronunziava pur sentenze di condanna e -d'assoluzione, convocavasi la medesima dieta; se non che composta di -leudi attempati, non atti più a marciar con le spedizioni militari, -di vescovi e di cherici, e tenevasi, a tempi non certi, qua e là, -ora in un castello, ora in un podere del patrimonio reale in mezzo -a qualche foresta. L'accusato compariva, come vedemmo far Tassillone -duca di Baviera, con dimessa e mesta fronte dinanzi a' suoi pari, i -quali lo interrogavano, lo stringevano, e la dieta così composta avea -facoltà di deporre un leudo, un conte, un duca ed anco un sovrano, e -di confinarlo in un monastero. In mezzo a queste diete di vescovi e di -cherici, Carlomagno dettava pure i suoi capitolari[215], grandi forme -legislative di quei tempi, mescuglio, confuso anzichenò, di provvisioni -civili ed ecclesiastiche, e per le quali era necessario il concorso -della forza materiale e della forza morale. I capitolari sono come -il ritratto dello spirito e della tendenza di quelle diete, tuttavia -superstiti nel diritto pubblico della Germania, dove principalmente son -da rintracciare le orme di Carlo imperatore, dove tutto si riferisce a -questa grande stampa d'uomo. In Francia, all'incontro, non n'abbiamo -che lievi vestigia, a segno che gli editti della terza schiatta -non tolgono quasi più nulla dai capitolari[216]; l'epoca importante -di Carlomagno è il passar suo dal regno diviso al regno unito, da -quest'ultimo al patriziato, e dal patriziato all'impero. Ma fin qui -tutto è guerra e conquista, chè l'ordinamento civile e politico solo -avvien quando la podestà è ben ferma, e ci convien vivere prima di -studiare e assegnare le condizioni della vita. - - - - -CAPITOLO XVI. - -ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA CONQUISTA CAROLINGICA. - - Cambiamento nello spirito delle guerre. — Termine della conquista. - — Raffrenamenti. — Solerzia inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi - al settentrione e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I - Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano in campo i Danesi. — - Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza marittima. — Punto debole - dell'Impero di Carlomagno. — I Saracini. — Le frontiere dell'Ebro. - — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. — Apparizion dei Mori d'Africa. - — Flotte saracine al mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione. - — Raffrenamento in Italia. — I popoli delle montagne e della - Puglia. — Ricapitolazione generale e ordine cronologico delle - guerre e delle conquiste. — Per qual cagione le non potevan durare. - — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno sul destino - avvenire dell'opera sua. - -790 — 814. - - -Il principio di Carlomagno fu, come vedemmo, un patrimonio in comune, e -quasi confuso col fratel suo Carlomanno; ma quale smisurato avanzamento -fu quindi il suo! però che eccolo imperator di Occidente, con la -porpora e gli onori dei Cesari e la corona d'Italia! Signor quasi -barbaro testè di alcune tribù di Franchi, egli ha rimesso in piedi -l'antico impero, e i Romani l'hanno gridato Augusto, a gloria e trionfo -suo! Egli ha seguito in ciò la naturale inclinazione e tendenza dei -suoi predecessori: le dignità dell'antica Roma allettan pur sempre -quei popoli conquistatori; Pipino e Carlomagno furon prima patrizii; -poi il patrizio divenne imperatore[217], in quella guisa che Augusto -fu consolo e dittatore prima d'assumere il titolo d'_imperator_. Così -tuttavia splendeva la memoria di quest'impero già spento; i re, a -simiglianza di Clodoveo, chinavano la fronte dinanzi alle rimembranze -della civiltà, ed a quel modo che lo sposo di Clotilde s'era fatto -romano, accettando il cristianesimo, così Carlomagno faceasi romano -accettando la porpora degli imperatori. - -Ma l'opera non è altrimenti compiuta; chè una dignità, per ben grande -ch'ella sia, non vale a porger la forza materiale, quand'è a condurre -e governar le tribù erranti; fatiche ci vogliono e continui sudori; -ci vuole il capitanato della guerra con tutta la podestà sua, nè un -manto, sia pur di porpora e d'oro, ci dà punto d'autorità sui nostri -compagni di guerra. Chi è nato dall'armi dee mantenersi con l'armi, -e ad un conquistatore non è conceduto fermarsi a mezzo. Frequente è -il rimprovero d'ambizione a coloro che si gittano per questa via di -rischi e di gloria; ma per essi la guerra divien necessità: i capi, -che accomunaron con essi il pericolo, sono insofferenti del riposo -e dell'ozio infruttifero; e dopo, una vittoria si vuol guidarli ad -un'altra, chè una generazione non muta così a ogni poco; nata tra -'l ferro, del ferro si piace, e più che altro è a lei necessario il -trambusto delle battaglie. Onde Carlomagno, al par di tutti gli altri -conquistatori, comprimer non potea quel mare in tempesta, costretto a -soddisfar le giuste ambizioni dei guerrieri che seguito l'aveano nelle -conquiste; egli avea fatto bollire il sangue negli umani cervelli, nè -or lo poteva a grado suo racchetare. La necessaria condizion sua era -quella di guerreggiare e di vincere, come fatto avean Carlo Martello e -Pipino; tale il duro retaggio suo. - -E non pertanto intorno a questo tempo nuova indole pigliar sembrano le -spedizioni militari di Carlomagno. Di terre non ha difetto, chè anzi -ne possiede il suo bisogno per un'estensione di parecchie migliaia -di leghe quadrate, ed a legger la geografia dell'edifizio carolino, -si vede che le frontiere sue sono più ampie dell'impero occidentale -d'Onorio, e si perdono e confondono in mezzo alle popolazioni -germaniche, non mai vinte da Roma. Egli non ha dunque bisogno più -d'ampliar questa già sterminata estensione di territorio, ma sì solo -di tenerla nello stato d'ubbidienza e di reprimere le sue sedizioni. -La guerra cangia quindi d'aspetto, più non si combatte per conquistare -e aggiunger nuovi dominii agli antichi, chè l'impero è già sì vasto da -saziar qualunque ambizione: la Francia nei termini d'oggidì, poi una -gran parte della Germania, poi l'Italia, poi la Spagna fino all'Ebro; -che si può desiderare di più? Ma questi territorii sono abitati da -popoli riottosi ed indomiti, onde si vuole aver sempre l'occhio aperto -su loro e assoggettarli all'ordine, alla gerarchia; questo si è d'ora -innanzi l'intento gravissimo della faccenda caroliniana. - -Re o imperator ch'egli fosse, quasi in ogni luogo instituì conti e -governatori delle marche e frontiere, i quali sono come capi degli -accampamenti militari, e si alloggiano all'estremità dei confini con -numerose bande di soldati franchi, germani, lombardi, tutti elementi -che l'imperatore adopera nella conquista; ivi edificano borghi e -villaggi ed alcuni hanno terre, cui fan coltivar da coloni militari, -a imitazion di Roma, quando le legioni rizzavano città ed are in -onore d'Augusto e di Tiberio. Cotesti conti e governatori richiedono -un'attentissima vigilanza del padrone, ond'è che Carlomagno non ha -un momento mai di riposo, nè può averlo, chè il sonno non è fatto -pe' fondatori delle grandi istituzioni. Cosa veramente stupenda -e meravigliosa, chi legge le croniche di quei tempi, è questa -incomprensibile solerzia dell'imperatore, anche attempato; egli è -da per tutto; i suoi capitolari son promulgati dai Pirenei fino alle -frontiere della Frisia e della Gotlandia; pellegrino com'egli è della -gloria, non prende sosta, e corre a tener suoi parlamenti militari -dall'una all'altra regione; e chi badi alla difficoltà delle vie di -comunicazione a quei tempi, avrà certo per miracolosa nella vita di -Carlomagno quest'alacrità sua. - -In questi viaggi, ch'ei facea cavalcando, non andava però solo, chè -dopo di lui venivano grosse schiere di lance, le quali seguivano -il signor loro alla guerra e alle diete, che tener si solean quasi -sempre in sulle frontiere, affin d'indi più prontamente scagliarsi sui -popoli da serbare in devozione. Se non che in breve il carico suo si -fece talmente greve, che ei si tolse ad aiuto i due suoi figliuoli, -Lodovico[218] e Pipino: confidando all'uno le guerre d'Aquitania, le -spedizioni in Ispagna, il raffrenare i Saracini, la parte meridionale -dell'impero, con l'appoggio dei conti franchi da lui deputati a -guidarlo; all'altro, le guerre di Pannonia e di Baviera, pur sempre -con l'appoggio dei conti franchi e di Adalardo, abate di Corvia, figlio -del conte Bernardo, datogli a guida[219]. Egli, come re e imperatore, -serbava per sè le spedizioni di Sassonia, che, siccome pare, a lui più -gradivano, forse perchè le vedea più difficili e più minaccevoli per -le frontiere dell'Austrasia; e ad esse moveva in persona, insiem col -diletto suo bastardo Carlo o Carlotto. Le fatiche non lo trattengono, -e sia ch'ei vada cacciando nelle Ardenne, o per la Selva Nera, o -ch'ei venga nell'inverno a riscaldar le intirizzite sue membra nei -tepidi lavacri d'Aquisgrana, ei pensa pur sempre e dispone le sue -forti spedizioni sulle rive dell'Elba e del Veser, spedizioni rese -indispensabili dalle incessanti sollevazioni dei Sassoni. - -Agevol cosa è seguire e abbracciar, nel periodo carolingico, le -guerre di conquista, però ch'elle sporgono fuori dal tutto. Altre -spedizioni ci sono che si diramano a guisa di maestose fiumane, e -son quelle di Lombardia, di Sassonia e di Spagna, delle quali si -può vedere il principio, il mezzo ed il fine, con l'aiuto delle -cronache; ed hanno tutte e tre un colorito sì proprio che servir -potrebbono di argomento a grandi epopee. Altrettanto non è a dirsi -di quelle, che chiamar si possono guerre di raffrenamenti militari, -operate da Carlomagno su tutta la superficie del vasto impero suo; gli -eserciti suoi più non traboccano al di fuori, ma girano per le terre -acquistate a tener in dovere le popolazioni; nè i parlamenti son più -convocati per iscagliarsi sulle lontane contrade fin oltre i termini -dell'incivilimento, ma sì per serbare in obbedienza le già sottomesse. -La storia di queste oscure guerre, appena accennata, è tal che non -viene sotto la mano a metterla per tempo e per ordine, e tuttavia le -cronache ne son piene, e formano episodii, qual più e qual men curioso -nella vita del sovrano. Quei conti che vedete accampar sulle marche -o frontiere, han per uffizio di reprimere i Sassoni, i Bretoni, i -Saracini e i Visigoti di Spagna, i Longobardi e i Greci d'Italia; ogni -volta che questi popoli non vogliono ubbidire, non pagano i tributi, -o negano il servizio militare, essi conti si precipitano sul loro -territorio, e spengono le ribellioni nel sangue. - -La parte epica della guerra ebbe termine con Vittichindo, e la -conversione di questo capitano, la fede e l'omaggio da lui prestati, -operarono un notabil cangiamento nello stato politico e militare dei -Sassoni; essi non han più questa grande individualità intorno a cui -raccogliersi; già ci son conti belli e stabiliti, ed i vescovi a lato -dei conti, i primi con la forza militare, i secondi con la podestà -coercitiva e morale; gli uni sopravveggono le tribù, gli altri le -istruiscono e aggentiliscono. I quali due ordini sono validi sì, ma -pur niente ancora risolvono, però che lo spirito sedizioso, inquieto -dei Sassoni continuamente si manifesta, e le croniche il dicono ad ogni -tratto; in prova ecco quanto leggesi negli annali contemporanei, sette -anni e non più dopo la conversione di Vittichindo (793): «Mentre il re -facea pensiero di terminar la guerra incominciata, ed avea deliberato -d'invader di nuovo la Pannonia, gli venne avviso come le milizie -condotte dal conte Teodorico, erano state sorprese e tagliate a pezzi -dai Sassoni, vicino a Rastringen sul Veser. Saputo questo il re, ma -dissimulando la gravità del male, rinunziò all'impresa di Pannonia -(794). Il re deliberossi di assaltar la Sassonia con un esercito -diviso in modo che egli stesso v'entrasse con una metà di quello per -la parte meridionale, mentre che suo figlio Carlo[220] passando il Reno -a Colonia, vi penetrasse con l'altra metà per la parte occidentale. Il -qual disegno gli venne compiuto non ostante che i Sassoni, fatta fronte -a Sinfeld, ivi aspettassero il re per combatterlo. Ma poi disperatisi -della vittoria, che pur dianzi tenevano vanamente per sicura, si -arresero a discrezione, e vinti senza colpo tirare, si sottomisero, -dando statichi, e giurando solennemente fedeltà ed obbedienza. (795) -Quantunque i Sassoni avessero, l'anno scorso, dato statichi, e prestato -ogni sorte di giuramento ad essi imposto, il re, non dimentico della -perfidia loro, tenne, secondo le forme, la dieta generale nel palazzo -di Kuffenstein, a riva del Meno, oltre il Reno, rimpetto a Magonza. -Egli entrò quindi in Sassonia con l'oste sua, e la corse quasi tutta, -predandola; poi giunto a Bardenvig, vi rizzò il suo campo ad aspettar -l'arrivo degli Schiavoni, a cui aveva dato ordine di venire; ma avuto -avviso che Vilzano, re degli Obotriti, nel passar l'Elba era caduto -negli agguati dei Sassoni a lui tesi presso quel fiume, ed era stato -morto da essi: questa perfidia aggiunse nell'animo del re nuovo stimolo -ad assaltar, più presto che potesse, i nemici, e nuova ira contro -quella misleale nazione. Diede il guasto ad una gran parte del paese, -ebbe gli statichi da lui richiesti, e ritornossene in Francia. (796) -Il re assaltò in persona la Sassonia con l'oste dei Franchi, e dato -il guasto ad una gran parte del paese, tornò a passar l'inverno al -palazzo suo d'Aquisgrana. (797) Il re entrò in Sassonia per conculcar -l'orgoglio di quel popolo infido, nè si fermò prima di aver corso tutto -il paese, perch'egli si spinse fino agli ultimi confini, al luogo dove -la Sassonia è bagnata dall'Oceano, tra l'Elba ed il Veser. (798) Il -re, forte adirato conto i Sassoni, perchè aveano morto Gotscalco, uno -de' suoi uffiziali, e parecchi altri conti, ch'ei mandava a Sigifredo -re dei Dani, raccolse l'esercito suo nel luogo chiamato Minden[221], -e posto il campo sulle rive del Veser, assalì i felloni che avean -rotta la fede, e vendicando la morte de' suoi inviati, mise a ferro -ed a fuoco tutta la parte della Sassonia che giace tra l'Elba ed il -Veser. (799) Il re tenne il suo general parlamento a Lippenheim, -presso il Reno; varcò questo fiume, con tutta l'oste, si condusse -fino a Paderborna, dove pose il campo, ed ivi aspettò l'arrivo di papa -Leone, che veniva alla sua volta. Intanto mandò suo figlio Carlo verso -l'Elba, con una parte dell'esercito, per dare assetto a certe bisogna -fra i Vilzi e gli Obotriti, e ricevere in fede alcuni Sassoni del -settentrione. (803) Il re, durante la state, attese a cacciar nelle -Ardenne, mandò un esercito in Sassonia, e fece dare il guasto a quel -paese fino al di là dell'Elba. (804) L'imperatore passò l'inverno ad -Aquisgrana; al ritornar della state condusse un esercito in Sassonia, e -trasportati in Francia tutti i Sassoni che abitavano oltre l'Elba, con -le loro donne e fanciulli, donò il paese loro agli Obotriti». - -Tale si era l'usanza delle nazioni conquistatrici; la terra non era -per esse altro che una passeggera possessione, ed a somiglianza delle -tribù tartare, non aveano mai territorio stabile: lo tenevano finchè -avean la forza in mano, e quando un altro vincitore se ne impadroniva, -o erano da lui ridotti in servitù, o dispersi in altri paesi, od egli -dava la terra conquistata ad altre tribù, alla foggia degli Egizii -o dei Sirii. Le nuove guerre sassoniche, quali ci son dalle croniche -narrate, non hanno cosa più che somigli alle prime e potenti spedizioni -guidate da Carlomagno; quando Vittichindo capitanava quella gran -militare confederazione. Alla conversione di questo valoroso capo parve -andarne in dissoluzione quella soldatesca repubblica; nè più vediam la -massa intera dei Sassoni accorrer dalle rive dell'Elba e del Veser per -combatter Carlomagno ed i Franchi, ma solo alcune sparse tribù venir -l'una dopo l'altra ribellanti a combattere contro l'imperatore, come se -si confidasser di logorarlo così e spossarlo nella canuta età sua. - -Questa guerra vien terminata con un partito da fiero conquistatore, il -dispergimento delle tribù militari della Sassonia, alcune delle quali -vanno a congiungersi coi Danesi, per indi tornar, pochi anni appresso, -ai danni dell'impero carolingico[222], mentre le altre sono come vane -spoglie trapiantate sullo stesso territorio dei Franchi, tanto che -dir si può i trentatrè anni delle guerre di Carlomagno contro quelle -popolazioni, aver avuto per risultamento l'esterminio per le armi, per -la cattività o per la fuga dei fieri e generosi Sassoni. - -Nel corso delle quali guerre ha pur principio lo scontro di Carlomagno -cogli Scandinavi, e in ispezialtà coi Danesi che abitavano la quasi -che isola della Giutlandia, ed erano governati da un re, chiamato -dalle cronache Sigifredo, il fido amico e aiutatore in guerra di -Vittichindo. La Giutlandia era, siccome la Lombardia, il rifugio di -tutti i malcontenti dell'impero, di chiunque volea sottrarsi alla man -grifagna e ponderosa di Carlomagno, nè i Sassoni sì intrepidi furono e -sì pronti a correre a ricorrer sulle terre dei Franchi se non perchè -avean la spalla dietro dei Dani e di tutta la gente scandinava. Ogni -volta che essi s'arretrano innanzi alla possa dell'imperatore, ecco -avanzarsi come ausiliarii i Danesi, però che le terre loro sono in -pericolo, onde i conti franchi, stanziati da Carlomagno a difender le -marche e frontiere, vanno a rizzar loro accampamenti fin sulla terra -scandinava. Le cronache fanno spesso anche menzione di quel Gottifredo -che regnava sopra i Danesi, e qui pure bene sta di recar le relazioni -di quel buon tempo antico. «(804) Gottifredo, re dei Dani, venne con -un'armata navale e tutta la cavalleria del suo reame al luogo chiamato -Schleswig, sui confini delle sue terre e della Sassonia, e promise di -recarsi ad un parlamento coll'imperatore, ma impauritone dal consiglio -de' suoi, non venne innanzi più di così, ed acconsentì per ambasciadori -a quanto da lui si volle. L'imperatore, fermatosi vicino all'Elba, -gli avea spedito suoi mandati affinchè restituisse i disertori. (808) -All'entrar della primavera, avendo l'imperatore avuto avviso che -Gottifredo, re dei Dani, era entrato con sua oste nelle terre degli -Obotriti, inviò, con grosso nerbo di genti franche e sassoni, all'Elba, -Carlo suo figlio, con commissione di opporsi a quello stolto re, se -osasse trapassare i confini della Sassonia; se non che costui dimorato -pochi giorni su quelle rive, ed assediata e presa qualche fortezza -agli Schiavi, se ne tornò a casa con gran perdita de' suoi. (809) -Gottifredo, re dei Dani, mandò certi mercatanti dicendo all'imperatore -aver udito ch'egli era contro di lui adirato, per cagion dell'esercito -da sè condotto l'anno innanzi nelle terre degli Obotriti a vendicar le -proprie offese; però volere scusarsi dell'imputazion fattagli d'aver -lui primo rotto i patti, e chiedere che si tenga, al di qua dell'Elba, -e sui confini del suo regno, un congresso dei conti dell'imperatore -e de' suoi, affinchè si ponga di reciproco accordo rimedio alle cose -fatte. L'imperatore accolse la dimanda, e il congresso coi grandi -della Dania fu tenuto nel luogo appellato Badenstein. Quivi furon -recate innanzi da un parte e dall'altra molte bisogna, e l'adunanza fu -sciolta senza nulla conchiuder di proposito. L'imperatore, avuta quindi -a più d'un segno certezza dell'ardire e della tracotanza del re dei -Dani, ordinò di edificare una città al di qua dell'Elba e stanziarvi -un presidio franco; al qual uopo fatta leva di gente in Gallia ed -in Germania, la fornì d'armi e d'altre munizioni, dando ordine che -fosse per la via della Frisia condotta al luogo assegnato. Intanto -Trasicone, duca degli Obotriti, veniva a tradimento ucciso nel porto di -Revich dalla gente di Gottifredo. Determinato il luogo dove rizzar la -città, l'imperatore diè il carico di questa bisogna al conte Egberto, -commettendogli di passar l'Elba, ed occupar quel terreno che giace -sulla riva della Stura, e porta il nome di Esselfeld. Egberto e i conti -sassoni ne preser possesso verso il mezzo di marzo, e cominciarono a -fortificarlo. (810) L'imperatore, stando in Aquisgrana, meditava una -spedizione contro Gottifredo, quando appunto gli giunse repentinamente -avviso, come un'armata di duecento navi, venuta dal paese dei Normanni, -avea approdato in Frisia, e dato il guasto a tutte le isole adiacenti -e alle terre littorali, e come poi, penetrata in terra ferma, era già -venuta tre volte alle mani co' Frisoni, i quali avuta la peggio, erano -stati sottoposti a tributo, e seppe di più ch'essi avean già sotto -questo nome pagato cento libbre d'argento, e che il re Gottifredo -era dopo tutto questo ritornato al suo paese. La qual novella irritò -siffattamente l'imperatore, ch'egli spedì legati per tutte le parti -a raccogliere un esercito, ed egli stesso recossi immantinente alle -navi, e varcato il Reno al luogo chiamato Lippenheim, deliberò d'ivi -aspettar le milizie che ancor non erano arrivate. Raccolta indi l'oste, -si condusse, quanto più prestamente potè, sul fiume Aller, e rizzò il -suo campo vicino al luogo dove questo si versa nel Veser, aspettando -colà l'esito delle braverie di Gottifredo; però che costui, montato in -superbia e tenendosi stoltamente sicuro della vittoria, vantavasi di -voler misurarsi coll'imperatore. Ma dimoratosi quest'ultimo per alcun -tempo nel detto luogo, ebbe avviso come la flotta che avea predata la -Frisia, era tornata in Dania, e come il re Gottifredo era stato ucciso -da uno de' suoi.» - -Questi moti dei Danesi già davan molto da pensar all'imperatore, -il quale fin da ora si studia di frenarli all'Elba, ponendovi un -antiguardo d'alcune migliaia di lance, e facendo sulle frontiere -accampare i conti sassoni a lui devoti, certo così di porre un -argine alle correrie loro. Ma con quell'occhio suo che tutto vedeva -e abbracciava, Carlomagno ha scorto che i mezzi militari, tanto per -l'assalto come per la difesa, vogliono essere mutati, e dando maggior -ampiezza alla guerra territoriale, varca i monti, i fiumi e le contrade -più lontane, e imita i Romani così nella composizione degli eserciti -come nelle marcie e contrommarcie loro. Se non che le irruzioni dei -Danesi vengono a mutar gli elementi della guerra, chè essi non son già -solamente valorosi soldati sul campo di battaglia, come i Sassoni, -ma, insiem con tutte le altre nazioni scandinave, si dan con ardore -alle spedizioni marittime, e hanno flotte e migliaia di navigli che -trasportano arditamente grosse schiere d'armati sulle spiaggie più -lontane, come si vide nella conquista della Gran Bretagna. - -Carlomagno ben sa che quella è la parte da cui l'impero suo può esser -ferito; egli ha sempre combattuto in istrette ordinanze sulla soda -terra, e i suoi conti guidar sanno boschi di lance e cavalli bardati di -ferro, ma questo non vale a fermar le spedizioni marittime. Che opporre -a quella gente quand'ella si presenterà sulle spiaggie della Frisia e -della Neustria?[223] No, non v'è modo a combatter contro queste flotte -che penetreranno da tutte le parti; l'impero suo è simile ad un uomo -tutto loricato di ferro, colto nella giuntura del cosciale, e a leone -che indarno rugge e si dibatte quand'ha il pungolo della vespa entro le -carni. Carlo è già troppo innanzi negli anni per creare una marineria; -ci si prova, ma invano; quest'è il motivo onde tanto si accora sul -destino avvenire dell'impero suo ogni volta ch'ei vede in mare il -naviglio danese, chè ognun di noi è conscio dentro di sè delle cagioni -che distruggeranno un dì l'opera sua. - -Lo stesso modo di coazione e raffrenamento copre tutta la frontiera -dell'impero, così a ostro come a settentrione; sol Carlomagno a sè -riserba il carico di ridurre i Sassoni e i Danesi, e muove a questa -guerra con la sua gente più bellicosa e col caro suo figliuolo -Carlotto, quel Carlotto sprezzato dalla baronia, e dalle canzoni -eroiche tanto svilito, confidando nel tempo medesimo a Lodovico re -d'Aquitania quanto è da fare nelle provincie meridionali. Nella -spedizione ch'ebbe per termine la funesta rotta di Roncisvalle, -Carlomagno ebbe a combattere due grandi popolazioni, l'una disgiunta -dall'altra; prima i Saracini o Infedeli, che avean varcato i Pirenei; -poi quell'indomita schiatta de' Guasconi, che celebrò gloriando il -fatto di Roncisvalle. E' pare anche fuor di dubbio che la più parte -de' Visigoti, onde componevasi la popolazione della Spagna, si fosse -disaffezionata al dominio dei Franchi e principalmente dalla stirpe -austrasia. Ci erano gelosie naturali e nimicizie di razza, e i Goti -accostavansi per via di nozze ai Musulmani[224]. Lodovico trovavasi -dunque aver questi tre popoli a fronte, quando suo padre gli confidò -il governo e il regno dell'Aquitania, sotto la tutela dei conti e -governatori delle marche, quasi tutti d'origine franca. - -Con l'unica spedizione che fece Carlomagno oltre i Pirenei, prima di -cinger la corona imperiale, non avea portato il suo dominio più in -di là dell'Ebro; ben è vero che i romanzi della cavalleria fingono -la conquista feudale in lui di tutta la Spagna fino a Cadice e al -Portogallo (_portus Galliæ_); ma essa non oltrepassò Saragozza e -Pamplona. Su quella meridional frontiera venne quindi instituita -una specie di reggimento feudale, pur sempre foggiato sulla forma -romana dei campi militari; furon creati conti delle marche di Spagna -in sull'esempio dei conti sassoni, che tener dovessero in dovere le -popolazioni moresche, i Visigoti e i Sassoni stessi; nella quale -occasione le conquiste di Carlo in Ispagna furon divise in due -marche; la marca della Gotia o Settimania, che corrispondeva alla -Catalogna d'oggidì, ed ebbe Barcellona per città capitale, e la -marca di Guascogna, che comprendeva le città francesi della Navarra -e dell'Aragona[225]. Indi s'erano quasi dappertutto stretti vincoli -di vassallaggio tra gli alcaidi governatori delle città prossime alle -frontiere e Lodovico re d'Aquitania. Il governo dei Saraceni in Ispagna -erasi ridotto in brani, la guerra civile regnava colà in ogni luogo, i -figli del profeta si combattevano città contro città, uomo contro uomo, -e i conti franchi approfittar seppero di queste intestine discordie -per procacciarsi nuovi vassalli e conquistar nuove città. Lodovico -seppe bene sdebitarsi di questo incarico da Carlomagno addossatogli, e -rintuzzar con vigorosa mano quelle popolazioni fino all'Ebro. - -L'Aquitania avea di que' giorni un sistema regolare di tenimento -feudale e di governo, e san Benedetto d'Aniano ci avea favorita la -civiltà. Al quale san Benedetto si dovea in ciò dar più merito che -non gli fu dato, essendo egli stato per l'Aquitania quel che fu -Bonifazio per la Germania. Da conte militare nell'esercito che fece -la spedizione di Lombardia, ei s'era quindi convertito a penitenza, -e dato a edificar per ogni dove magnifici monumenti e chiese, tutte -splendenti d'arte lombarda e bisantina. Il governo dell'Aquitania -potea di que' giorni servir di modello, e Lodovico ci ponea gran cura -e più d'una volta mosse contro la Spagna per consolidare il poter -suo e aggiunger nuove conquiste all'antiche. Lasciate le belle sue -tenute dell'Agenese, del Saintonge e del Poitù, se ne andava egli, una -volta fra le altre, seguito da gran moltitudine de' guerrieri suoi, -perchè era da conquistar Barcellona, sopra di che ascoltiamo ancora -gli antichi annali del Mezzogiorno. «(800) Il re Lodovico venne per -la seconda fiata a Tolosa, e di qua si mosse verso Spagna. Or mentre -ch'egli accostavasi a Barcellona, Zaddone, duca di quella città, -riconoscendosi già vassallo suo, gli venne incontro, ma senza tuttavia -dargli in mano la città. Il re passò oltre, e calando sopra Lerida, la -prese e smantellò, dopo di che e d'aver guaste ed arse parecchie altre -piazze forti, innoltrossi fino ad Uesca, le cui campagne, tutte coperte -di messi, furon dalla man del soldato falciate, e arse e guastate; -tutto che trovar si potè fuor della città, fu consunto dalle fiamme. -Terminata la spedizione, tornossene all'appressar dell'inverno in -Aquitania.» - -Indi a pochi anni, il re vuol di viva forza rappiccar Barcellona stessa -all'Aquitania, necessaria essendogli questa città a compier la fronte -dell'Ebro; e d'altra parte convien correre ad impedir l'irruzione -minacciata dagli Arabi condotti da Acammo, i quali hanno già dato -il guasto ai Pirenei. Re Lodovico ed i suoi consiglieri (son sempre -parole degli annali) stimarono di dover ire a por l'assedio intorno -a Barcellona, onde, partito l'esercito in tre schiere, ei rimase con -la prima nel Rossiglione, mandò l'altra sotto il comando di Restagno, -conte di Girona, ad assediar la città e ad evitar che gli assedianti -non fossero alla sprovvista assaliti, ordinò alla terza di andar -ad alloggiarsi dall'altra parte della città. Gli assediati intanto -mandavano a Cordova a sollecitare gli aiuti, e il re de' Saraceni -ponevasi tosto in via con un esercito. In questo mezzo la terza schiera -di Lodovico, in cui combattevano Guglielmo, prima insegna e Ademaro, -e cappate milizie, giunta a Saragozza, avuta spia che i nemici si -avanzavano, gittossi nelle Asturie, e fece, in due repentini assalti, -e principalmente nel secondo, gravissima strage, dopo di che, posto -in volta il nemico, tornò a congiungersi con quelli che assediavano -Barcellona, e stringendola tutti d'accordo, non permisero a persona -viva d'uscire della città, la quale trovossi ridotta a tal termine, -che gli abitanti si videro costretti di sveller dalle loro porte le -aridissime coreggie di cuoio per farne duro e sozzo pasto; intantochè -altri di quegli sciagurati, preferendo la morte ad una sì misera vita, -si precipitavano dall'alto delle mura. I più ancora si confortavan -colla vana speranza, che i Franchi verrebbero dal rigor dell'inverno -costretti a levar l'assedio; ma questa speranza pure andò delusa per -la prudenza e accortezza de' nostri, i quali, raccolti materiali da -ogni parte, si diedero a rizzar tende e capanne, come deliberati a -passar la vernata colà; onde gli abitanti, a tal vista, disperatisi di -più lunga resistenza e ridotti agli estremi, consegnarono il principe -loro, di nome Amur, ch'eglino aveano sostituito a Zaddone, parente suo, -e resero la città, non altro chiedendo, che di potersi ritirar dove -loro piacesse. Ma prima che ciò avvenisse, prevedendo i nostri che -la città, stanca da sì lungo assedio, avrebbe per amore o per forza -ceduto, aveano già, dopo matura deliberazione, mandato ad invitare -il re, affinchè la caduta di tanta città, sotto gli occhi ed ordini -suoi, gli procacciasse gloria maggiore; ed egli arresosi all'invito, -recavasi fra l'esercito degli assediati, e vi rimaneva sei settimane, -in capo alle quali la città davasi per patti al vincitore. Aperte -ch'ella ebbe le porte, facevala egli occupare il primo giorno dalle -sue guardie, ma quanto a sè, non volle entrarvi prima di aver ordinato -le feste in rendimento di grazie al Signore, con le quali intendeva -di consacrare al suo santo nome quella vittoria, di cui nulla più avea -desiderato[226]. L'appresso mattina quindi, preceduto da tutto il suo -esercito, dai sacerdoti e tutto il chiericato, entrò con solenne pompa -nella città in mezzo ad inni festosi, e si rendè al tempio della santa -e vittoriosa Croce, per ivi ringraziar Dio della concedutagli vittoria; -dopo di che, lasciato in Barcellona, col conte Bera, un presidio -composto di Goti, tornò a passar la vernata ne' suoi stati. Carlomagno, -suo padre, intanto, udito il pericolo che sovrastavagli dal canto de' -Saraceni, aveagli mandato Carlo suo figliuolo in aiuto; ma incontrato -questi a Lione un corriere, che gli annunziò la presa di Barcellona, -senz'andar più oltre, tornossene dal padre alla sua corte d'Aquisgrana. - -Di questo modo andavan succedendosi le spedizioni contro la Spagna, -e la presa di Barcellona era venuta a raccender sempre più lo spirito -bellicoso delle franche popolazioni. Ora vogliono aver Tortosa, nè son -più guidate da Lodovico; ma i conti loro s'avanzano da sè verso l'Ebro, -ed ecco un di quei pellegrinaggi armati che prepararono le crociate. -Carlomagno avea comandato di sorprendere e cacciar i Mori dalla detta -città, ma non si potè fare, e il cronista contemporaneo ingenuamente -racconta il motivo di quest'improvviso ridestarsi delle genti -musulmane. Mentre «Abaid (così il cronista), duca di Tortosa, difendeva -da un lato le rive dell'Ebro, per impedire il guado ai nostri, che già -stavan più sopra varcandolo; un Moro, entrato nell'acqua per bagnarsi, -vide passar vicino a sè lo sterco d'un cavallo, e tosto messosi a -nuoto (i Mori sono finissimi) coglie quanto ne trova a galla, lo fiuta, -poi grida: «Badate, compagni, e state in sull'avviso, che questo non -è d'asino nè d'altro animale che si pasca d'erba, ma si è sterco di -cavallo, perchè composto d'orzo che suole essere il cibo de' cavalli e -de' muli. E però stiamo all'erta che certo più su lungo il fiume ci si -tende qualche agguato. — Onde tosto i Mori salgono a cavallo, e vanno -alla scoverta, e veduti i nostri, corrono a darne avviso ad Abard, il -quale, colto da spavento, abbandona il campo insieme con tutti i suoi, -dandosi alla fuga, e i nostri, predato quanto trovano intorno, passan -la notte sotto le tende dei Mori[227].» - -Tortosa non s'arrese prima dell'anno vegnente, nè fu sola a -contrassegnar questo periodo di conquista in Ispagna, chè Uesca pure -riconobbe con essa la signoria dell'imperatore, quasi a dar compimento -all'ordine di difesa e custodia da lui posto verso l'Ebro, dove i -conti franchi colà accampati, oltre agli antichi acquisti, ebbero così -Barcellona, Tolosa ed Uesca. - -In queste spedizioni i Franchi furono fiaccamente anzichenò secondati -dai discendenti della razza visigota, popolazione attigua della Spagna. -In sulle prime ed al tempo della prima spedizione di Carlomagno, i -Goti gli aiutarono, per verità, fortemente, per sottrarre sè stessi al -giogo dei Mori; ma poi che videro i conti franchi stabiliti fermamente -sull'Ebro, entrarono in sospetti e gelosie. Essi pure aveano i loro -capi nazionali, rozzi cavalieri che, usciti della schiatta de' Visigoti -e di quella prima famiglia di conquistatori, dal conte Giuliano tradita -col chiamare i Saraceni dall'Africa, viveano nelle Asturie e nei monti -della Navarra e della Castiglia; onde ingelositi de' Franchi padroni -de' Pirenei, eglino non vollero più aiutarli per tema di non passar -sotto un altro giogo. La conquista dunque di Carlomagno non si stende, -come si vede, gran fatto al di là dell'Ebro, mal grado gli sforzi del -figlio suo Lodovico; tre sole città a lui si sottomettono con alcuni -emiri che tradiscono la religion del Profeta; intanto che Acammo, re di -Cordova, riman pur sempre il dominator della Spagna. - -L'alpigiana razza di Guascogna serba tuttavia le radicate ripugnanze -sue e gli astii suoi vivissimi contra gli Austrasii ed i Neustrii. Già -veduto abbiamo per Roncisvalle quanto potessero i duchi guasconi in -quelle inaccessibili loro dimore, e ancor ne parlano le insanguinate -rupi della Navarra; benchè sempre col piè sul collo, pur non mai -costoro rimangono cheti un istante sotto la dominazione di Lodovico. -Lupo, duca loro, era morto, lasciando due figliuoli, Adalrico e -Lupo Sancio, che diviser fra loro il ducato di Guascogna, come -feudo dipendente da Carlomagno. Ma qual doveva essere mai la fede di -quegli indomiti alpigiani? Imbaldanzivano alla memoria del fatto di -Roncisvalle, e le cronache antiche pur sempre toccano dell'irosa indole -loro e della loro inclinazione a levarsi in capo. - -Lodovico altro non era in Aquitania che il prefetto di Carlomagno, ed -a così dire, il braccio meridionale del potente imperatore a tener i -vassalli in devozione. Ecco parole ancor dell'antico cronista. «(787) -In questo tempo, un Guascone, di nome Adalrico, avuto nelle mani, per -inganno, Corsone duca di Tolosa, gli fece prometter, con giuramento, -fede a lui stesso, poi lo lasciò andare. A castigar la quale insolenza, -i re ed i grandi, col cui consiglio governavasi il reame d'Aquitania, -convocarono una dieta generale in certo luogo della Settimania, -chiamato la _Morte dei Goti_, innanzi cui fu citato Adalrico; ma -egli conscio a sè della sua colpa, non ci volle venire finchè non fu -rassicurato da reciproci ostaggi, e pel rischio ch'essi correvano, non -gli fu fatto male alcuno, anzi largamente presentato, renduti i nostri -statichi e riavuti i suoi, gli fu concesso d'andarsene. Re Lodovico, -convocata una dieta generale della nazione, vi deliberò intorno alla -presente condizion delle cose. Poi che Borgognone era morto, il contado -di Fezenzac fu dato a Luitardo, ma i Guasconi partir non potendolo, -si sollevarono, e uccisa col ferro una parte degli armigeri del nuovo -conte, condannaron gli altri a morir nelle fiamme. Chiamati quindi in -giudizio, sulle prime ricusaron d'ubbidire, ma costretti a comparire, -soggiacquero alla pena che tant'audacia si meritava, e parecchi di -coloro, condannati alla legge del taglione, furon fatti morire sul -rogo. (813) Convocata una dieta generale, re Lodovico vi annunziò aver -avuto avviso della sollevazione d'una parte della Guascogna, la quale -volea spiccarsi da' suoi stati, a cui da lungo tempo apparteneva; -il pubblico bene richiedere che si castigasse quello spirito di -ribellione. Applaudirono tutti al partito del re, persuasi di non -dover altrimenti sostenere tanta tracotanza da parte di quei sudditi, -e aversi a troncare il male dalla radice. Raccoltosi dunque e ordinato -l'esercito, il re mosse fino a Dax, dimandando che gli fossero dati in -mano i motori della sollevazione, nè obbediendo essi, entrò nelle loro -terre, e consentì ai soldati di far man bassa d'ogni cosa. Finalmente -quando i rei si videro dato il guasto a tutti i loro averi, vennero a -pregar perdono, e l'ottennero a prezzo di tanta ruina. Dopo di che il -re, superato il difficil varco de' Pirenei, calò a Pamplona, ma poi, -quando fu a ricalcar que' burroni, i Guasconi si provarono a esercitar -la solita perfidia loro, ventura però ch'essi furono antivenuti e -delusi dalla prudenza e destrezza dei Franchi. Un dei loro, che s'era -troppo innoltrato, fu preso e impiccato per la gola, intantochè agli -altri si toglievano le donne e i figliuoli. Insomma sì ben si provvide, -che in questa volta la iniquità de' Guasconi non fu di pregiudizio -alcuno nè al re nè alle sue genti[228]». - -Carlomagno dunque imponeva di questo modo anche a' Guasconi la legge -di dispergimento che avea per sempre disfatta la nazione dei Sassoni; -tale si era il sistema di unità politica che quel conquistatore a' -popoli imponeva. Ciascun anno era di questo modo contrassegnato d'una -sollevazione di quegli alpigiani, se non che Carlomagno, fermo ne' -suoi castelli e poderi del Settentrione, se ne dava, quanto al domarli -con l'arme, poco fastidio e lasciava fare a Lodovico re d'Aquitania, -suo figlio. Appena ei fece in persona due corse e rapidissime nelle -provincie meridionali, e sia che gli cuocesse in cuore la memoria di -Roncisvalle, sia che, figlio di schiatta germanica, non si dilettasse -alla vista delle australi campagne della Gallia, ad altre mani -confidava il raffrenar que' popoli meridionali, e contenta va si delle -relazioni dei _missi dominici_ e della valida soprintendenza dei conti -franchi da esso instituiti nell'Aquitania. - -Senzachè, noi siamo già in tempi che i Saraceni o Mori d'Affrica o di -Spagna mostrano di ristarsi dalle tumultuose loro irruzioni per mezzo -a' Pirenei, nè più compaiono a torme innumerevoli, come già faceano -sotto Carlo Martello e Pipino; anzi nè indizio pure abbiamo d'alcuna -un po' rilevata spedizione contro i Franchi, nè di veruna di quelle -guerre sante comandate da Maometto a' suoi ardenti settatori. Dopo la -predicazione di Acammo nelle moschee e la rapida sua correria nella -Settimania, noi li vediamo starsi continuamente in sulle difese, nè mai -primi ad assalire; anzi beati per quel poco di riposo che l'attempata -età di Carlomagno da pochi anni ad essi concede, conchiudono paci -e tregue a dispetto di quella inesorabil sentenza di Maometto: -«Combattete gl'Infedeli, finchè sola domini sulla terra la religione di -Dio». - -Ma se i Saracini di Spagna s'accostavano per trattati a Carlomagno, -così non faceano i Mori d'Affrica; se non che le forme della guerra -mutavano. Già fin dall'ottavo secolo, arditissimi navigatori, costoro -si danno, al par de' Normanni, alle spedizioni marittime, armano -flotte, e abbiam dalle cronache antiche com'essi depredarono le isole -Baleari, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica; tutte le coste di lor -paventavano, e il Mediterraneo era pieno delle armate barche loro -che giù pe' fiumi penetravano fino alle città principali, e ben lo -seppero la Provenza, la Settimania, da que' barbari disertate, sì che -le città loro anche più floride videro violati i monasteri, disperse -le reliquie, spogliati gli altari, e il convento di San Vittore a -Marsiglia, per salvarsi, fu costretto di cingersi d'alte mura a guisa -di rocca. - -Di questo modo le condizioni della guerra vanno mutando. Carlomagno è -certamente il principe più formidabil che sia nelle grandi spedizioni -di terra, niuno può tenergli fronte quand'ei muove guidando i suoi -leudi alla guerra; i popoli sono gli uni su gli altri incalzati e -ributtati con rapidità quasi miracolosa; ma ecco in breve operarsi -contr'essi la riazione; tu diresti che, al veder sorgere questo -gigantesco edifizio, i nemici della razza austrasia ne indovinino -quasi per istinto e preconoscano il lato debole, onde e Danesi e -Saraceni si gittano al mare, e si danno al corseggiare, al predar la -marina. Essi contender possono l'impero a Carlomagno e render vane le -forze sue, quella germanica sua cavalleria, bardata di ferro, è fatta -impotente; nulla può l'arte sua militare; le animose flotte lo sfidano -sul Mediterraneo e sull'Oceano; a settentrione già si mostrano i Danesi -sulle barche loro costrutte nel Baltico; a mezzodì i Saraceni di Spagna -e d'Affrica già stanno per penetrar fino al Rodano. - -In Italia il tener in devozione le razze vinte è cosa più facile che -altrove, e le conquiste son ivi più durevoli, perchè a tutto si pon -rimedio con una spedizione militare, e il varcar le Alpi è cosa da -nulla per quei tanto intrepidi eserciti austrasii. Pipino, re d'Italia, -è luogotenente colà dell'imperatore, in quella guisa che Lodovico -ha questo titolo alla frontiera de' Pirenei; nè Carlomagno per altro -attende a questa guerra, se non perchè l'Italia si congiunge col Tirolo -e coll'Alpi, che sono le chiavi della Germania, e padron come egli -è della Pannonia e della Dalmazia, gli convien serbare la Lombardia -insiem co' feudi che gli danno il dominio dell'Adriatico. Le guerre -d'Italia divengono dunque il suo campo d'esercizio dov'ei trovasi a -fronte non che dei Greci, degli Unni ancora, degli Avari e dei Bulgari, -che accampano nel mezzo dell'Europa; ond'è che le sue guerre italiche -van di conserva con le germaniche, e quando Pipino si parte dal regno -di Lombardia a condursi per la via del Tirolo e dell'Alpi venete fino -in Lamagna, anche l'imperatore si parte dal Reno e dal Danubio, per -venire a congiungersi con suo figlio, e muovere di concordia contro -le tribù erranti che vivono sotto la tenda, dal Danubio fino alla -Bulgaria. - -Gli Unni e gli Ungheri sono i primi contro i quali fa impeto -Carlomagno, che avendo essi spalleggiata la sollevazione dei Bavari, -tanto bastò ad accender contro di loro la collera dell'implacabile -Austrasio. Questa guerra contro le tribù erranti e questi scontri -tra i Franchi ed i Barbari, ebbero principio di buon'ora, però che si -legge nelle cronache: «(792) Il re si trattenne in Baviera a cagion -della guerra cogli Unni, e rizzò sul Danubio un ponte di barche per -giovarsene in essa, e celebrò la festa del Natale e quella di Pasqua. -(795) Nel tempo che il re stava a campo sull'Elba, furono a lui alcuni -inviati, venuti dalla Pannonia, l'un de' quali era un capo degli Unni, -da' suoi chiamato Tudone, che promise di ritornare e farsi cristiano. -Il re tornò quindi ad Aquisgrana, dove passò il suo tempo come al -solito, e celebrò le solennità di Natale e di Pasqua. (796) Pipino -cacciò gli Unni oltre il Tibisco, smantellò il palazzo del re loro, -al quale palazzo gli Unni danno il nome di _ring_ e quel di _campo_ -i Longobardi, predò quasi tutte le ricchezze degli Unni; poi si rese -ad Aquisgrana per passarvi l'inverno con suo padre, a cui offerse -le spoglie del regno che seco avea portate. Tudone intanto, colui -di cui detto è più sopra, serbando la sua promessa, recossi dal re e -fu battezzato con quanti lo accompagnavano, e avuti di bei presenti, -tornò al suo paese, giurando prima fedeltà; ma non la tenne gran tempo, -nè gran tempo andò ch'ei fu castigato della sua fellonia. (805) Il -cagano[229], o principe degli Unni, venne all'imperatore pe' bisogni -de' suoi popoli, e gli domandò un luogo da abitarvi tra Sarvaro ed -Amburgo, però che quei popoli durar più non potevano nelle loro prime -dimore a cagion delle continue irruzioni degli Schiavi, chiamati -Boemi. Infatti codesti Schiavi, il cui capo avea nome Lecone, correvan -le terre degli Unni, il cagano de' quali era cristiano, e chiamavasi -Teodoro. L'imperatore lo accolse benignamente, esaudì le sue dimande, -lo presentò largamente e l'accomiatò. Tornato al suo popolo, poco -tempo dopo uscì di vita, e il nuovo cagano inviò uno de' suoi grandi -a dimandar la conferma dell'antica dignità sopra gli Unni in lui -pervenuta; e l'imperatore fu contento, e ordinò che il cagano avesse la -signoria di tutto il reame, secondo la consuetudine de' loro antenati». - -Queste guerre con le tribù erranti e questi trattati di pace con -barbare nazioni, van seguitando per un lungo tratto di tempo sino a -finito il regno dell'imperatore. Certo la fama di Carlomagno doveva -esser ben grande, se da ogni parte venivan così a fargli omaggio; non -v'era nazion barbara che non s'inchinasse al suo piede, chè il nome -d'un conquistatore, avea per quelle selvagge nazioni ben più potente -prestigio, che non il nome d'un legislatore o d'un supremo intelletto; -quella che più d'ogni altra cosa sbalordisce i Barbari, si è la forza -prepotente che mostrasi nelle battaglie, e si fa ubbidir dalla terra; -Alessandro, Cesare, Carlomagno e Tamerlano, sono i nomi ch'elle serbano -nella memoria, e raccontano sotto la tenda; questi nomi vivono al -sicuro dai guasti del tempo, benchè sfigurati, come i bronzi dalla -ruggine dell'età. Ora niun di così fatti nomi può a quel compararsi di -Carlomagno; perchè in qual contrada non risonò egli? e qual è il paese -che non serbi memoria di lui? qual è l'opera del nono secolo che non -porti impresse le orme sue? - - - - -CAPITOLO XVII. - -SVOLGIMENTO DELLE CONQUISTE FAVOLOSE DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO. - - Le due maggiori propaggini delle conquiste favolose. — Gerusalemme. - — Sant'Jacopo di Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. — - Relazione di Turpino. — Persecuzione de' cristiani d'Oriente. - — Il patriarca di Costantinopoli. — Sue lettere a Carlomagno. - — Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza per - Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione - delle reliquie più famose. — La santa corona e il santo chiodo. — - Miracolo. — Il tesoro di san Dionigi. — La visione di Carlomagno - intorno a Sant'Jacopo di Compostella. — Enumerazione delle città - prese da Carlomagno in Ispagna. — I prodigi. — Le battaglie contro - i Saraceni ed Agolante lor capitano. — Rassegna dei baroni che - seguono l'Imperatore al pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni - sconfitti. — I Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine - di tutte le leggende favolose delle conquiste. - -800 — 814. - - -Di mano in mano che le conquiste di Carlomagno imperatore vanno -pigliando un andamento rapido e universale, anche le leggende -amplificano la poesia dei loro racconti; già esse hanno accennati i -punti del mondo, sui quali egli rimbombar fece lo strepito dell'armi -sue, ma dappoi ch'egli ha vestito la porpora imperiale, i cronisti, -con le loro ciarlerie, s'impadroniscono più che mai di questo nome per -esaltarlo e portarlo sempre più a cielo. Questi racconti a fantasia -non han più misura, e tale si è la potenza della opinione in onor -di quell'eroe, che le cronache più autentiche raccolgon le dicerie -favolose, come fossero verità, e sei secoli appresso non si mette pur -dubbio che Carlomagno non abbia davvero compiuto le imprese che la -leggenda gli attribuisce. - -I due episodii che la _Cronica di san Dionigi_ attende principalmente -a svolgere, seguendo la relazione di Turpino, sono la conquista del -Santo Sepolcro e la liberazione di Sant'Jacopo di Compostella. Le quali -due imprese si compiono in dipendenza de' due pellegrinaggi, l'uno al -Sepolcro di Gesù Cristo, l'altro all'arca del Santo protettore de' -Cristiani in Ispagna. Il pensiero del pellegrinaggio collegavasi a -que' dì con quello della conquista; prima veniva il pellegrino tutto -solo per adorare il Santo Sepolcro, poi una banda, poi finalmente un -esercito che invadeva il paese; tale si era il procedimento dei voti -di pellegrinaggio, che a quella irrequieta generazione, era necessità -di muoversi e fare; starsi ella non potea così cheta, dentro il -chiuso delle sue mura, e avea bisogno di respirar l'aria aperta del -paese lontano, in cima de' monti o nelle valli, alla caccia, per le -scure foreste o in romeaggi alle regioni straniere. Queste favolose -spedizioni ai sepolcri di Gerusalemme e di Sant'Jacopo, che troviam -nella vita di Carlomagno, preparano due grandi fatti della storia, le -crociate del secolo undecimo e la liberazion della Spagna, sottratta al -giogo de' Mori. - -Il falso Turpino, il poeta cronista, l'arcivescovo di Reims, fu quegli -che primo narrò le meraviglie di questa doppia conquista; nè si vuol -credere altrimenti che questa epopea sia una creazione degli ultimi -tempi del medio evo, chè ella si collega invece con un'epoca quasi -contemporanea, e la troviam come una santa tradizione nei manoscritti -del secolo decimoterzo[231], e ognuno ne può seguire le tracce anche -al secolo undecimo. Così pure, alla quarta generazione dell'epoca -carolingica, teneasi per cosa certa che Carlomagno avesse liberato il -santo sepolcro di Cristo, e conseguite maravigliose vittorie contro i -Saraceni ed i Mori. E perchè la storia non renderà ella conto di queste -due tradizioni che si mantennero nell'età più rimote? E non formavano -esse il diletto dei nostri padri, e il vanto delle antiche generazioni? -Per qual ragione non racconteremo le imprese e le gesta che i nobili -cavalieri attribuiscono al poderoso braccio ed al senno del magno -imperatore? Le sfrondi pur la critica severa, quando chiama a sindacato -la cronaca delle morte età; quanto a noi che andiam cercando le -vestigia delle credenze già spente e delle passate grandezze, facciamo -anzi di rammentare, gloriando, questi racconti degli alti baroni, -massime se rivelin lo spirito d'un tempo: chè in tutte le età la nobil -nostra patria ebbe le sue gloriose credenze, il suo culto alla gloria, -i suoi simboli di grandezza e di patria devozione. - -Ecco dunque succedere una gran persecuzione contro la cristianità nella -terra d'oltremare, i Saraceni penetrar nelle contrade della Siria, -insignorirsi di Gerusalemme, e contaminare il Santo Sepolcro, sì che -il vecchio patriarca, costretto alla fuga, viene a trovar Costantino -imperatore di Bisanzio, e suo figlio Leone. «Con pianti e lagrime -raccontò loro il grande strazio e la gran persecuzione che erano nella -terra oltremare, come gl'infedeli Saraceni aveano presa la città, -contaminato il Sepolcro e gli altri luoghi santi della città diserta, -prese pur le castella e le città del reame, guaste le campagne, e il -popolo, parte ucciso e parte menato schiavo, e fatto tanto vitupero a -Nostro Signore, e tanta persecuzione al suo popolo, da non esservi cuor -d'uomo cristiano che non debba andarne mesto e corrucciato.[232]» - -L'imperator Costantino medesimo non poteva non contristarsi a questa -novella del Sepolcro contaminato; ma non poteva egli solo guerreggiare -in Palestina, e non avea forze bastevoli ad opporsi agli Infedeli. Ora -tutti sapevano a quei giorni che in Occidente veniva sorgendo un grande -impero, e che la stirpe austrasia maggioreggiava mercè la potenza sua -ed i suoi leudi; onde Costantino mandò suoi ambasciatori a Carlomagno, -con una lettera, suggellata per lui, del patriarca Giovanni, sargente -dei sargenti di Dio[233] in Gerusalemme; e con essa lettera un'altra -di Costantino e di Leone, tutta in seta ricamata d'oro, da cui pendeva -un bel suggello; la qual lettera così diceva: «Costantino e Leone, -suo figliuolo, imperatori e re delle parti orientali, infimi fra -tutti, ed appena degni d'essere imperatori, al famosissimo re delle -parti d'Occidente, altissimo Carlo, potenza e signoria sempre felice. -Dilettissimo amico Carlo il Magno, quando tu avrai vedute e lette -queste lettere, sappi che io non ti scrivo per diffalta di cuore, nè -di gente nata da cavalleria, però che alcune volte io ebbi vittoria -de' pagani con manco cavalieri e gente ch'io non ho, e li cacciai -da Gerusalemme da essi presa e ripresa due o tre fiate, e ben sei -volte gli ho vinti e cacciati dal campo con l'aiuto del Signore, e -presine ed uccisi ben delle migliaia. Ma che t'ho a dire? E' bisogna -che tu sia ammonito da Dio per mezzo mio, non per li meriti miei, -ma sì per li tuoi, a compiere questa grande impresa. Però che una -delle passate notti, mentr'io stava pensando al modo di cacciare i -Saracini, ebbi questa visione: In quella, dissi, ch'io stava in questo -pensiero, e pregava Nostro Signore, che mi mandasse alcun aiuto, mi -apparve d'improvviso innanzi al letto un damigello che mi chiamò assai -leggiadramente per nome, e scossomi così un poco, mi disse[234]: — -Costantino, tu hai chiesto aiuto a Nostro Signore nella tua impresa, -ed ecco ch'egli ti comanda, per mezzo mio, di chiamare in tuo soccorso -il Magno Carlo di Francia, difensore della Fede e della pace di Santa -Chiesa. — E allora mi mostrò un cavaliere tutto armato d'usbergo e di -cosciali e schinieri, con uno scudo al collo, la spada al fianco con -elsa vermiglia, e una lancia bianca in pugno, che parea mandar fiamma -dalla punta. Nell'altra mano aveva un elmo d'oro, e all'aspetto era -vecchio con lunga barba. Era bellissimo di volto, grande della persona, -avea bianco e canuto il capo, e gli occhi splendevano come stelle. Non -è adunque da dubitare che queste cose non sieno fatte e ordinate per -volere di Nostro Signore, ed avendo noi di certo luogo saputo qual -uomo tu sei, e quali sono i tuoi fatti e costami, ce ne rallegriamo -nel Signore, e gli rendiamo grazie nelle tue gesta meravigliose, -nell'umiltà tua e nella tua pazienza. Io fermamente mi confido, che -l'impresa avrà felice compimento pe' tuoi meriti e per l'opera tua, -però che tu sei il difensor della pace, e la cerchi con gran fervore, -e quando l'hai trovata, sì la conservi e mantieni con grand'amore e -carità. - -«Ora, i detti ambasciatori trovarono Carlo imperatore nel suo -palazzo, ed egli pure fu dolentissimo a questa novella dei disastri -di Palestina, e versò largo pianto, udendo il doloroso messaggio. I -messaggeri, questo pure si vuol sapere, venivano accolti nella badia -di San Dionigi in Francia. L'imperatore, rotti i suggelli, fece in -più d'un tratto per legger le lettere, chiedendogli i baroni: «Sire, -che cosa cantar possono quelle carte?» Allora, fatto chiamare a sè -il prudente arcivescovo Turpino, che era sapientissimo, il richiese -d'interpretar quegli scritti, numerosissima essendo la corte dei -baroni d'intorno a lui, però che era quasi un parlamento: «Orsù, miei -fedeli, disse lor Carlomagno, che consiglio mi date?» ed essi ad una -voce risposero: «Re, se tu pensi che noi siam sì stanchi e travagliati -da non poter sostenere la fatica d'un sì gran viaggio, noi siamo qui, -e protestiamo che, se tu, signor nostro in terra, nieghi di venir con -essonoi, nè vuoi condurci, noi moveremo domani, al sorger del giorno, -insiem con questi messaggeri, parendoci che nulla ci debba esser grave, -se Dio si fa nostra guida.» Immaginate come l'imperatore fu lieto di -simile risposta; egli fece dunque mandar grida per tutte le terre che: -«quanti, e giovani e vecchi, marciar volessero contro i Saracini, tutti -pigliassero le armi». E la moltitudine fu sì grande che più non si -sapea come albergarla. - -«Ecco dunque Carlomagno ed i suoi baroni, che si mettono in via con -tutta l'oste loro. Niuno raccontar potrebbe le avventure accadute per -viaggio; attraversati boschi e monti, giunsero, cammin facendo, ad -una selva, che trovaron tutta piena di grifoni, tigri, orsi, lioni e -d'altre maniere di belve; e più d'una volta smarrirono la via diritta, -nè sapevan dove andassero, o se dovessero tornare indietro, e allora il -gran Carlo si pose a leggere nel suo salterio: «Messere Iddio, guidaci -tu con la voce de' tuoi comandamenti». Ed a gran miracolo s'udì la voce -di un augellino gridar tutto giubilante: «Franco, Franco, che di' tu, -che di' tu?» E i Greci anch'essi ne rimasero maravigliati, perchè ci -avean bene tra loro certi uccelli che cantavano _Cara Basilon Anichos_ -(salute, re invitto), ma niuno che avesse mai parlato come il detto -augellino, che guidò l'imperatore per la via da seguire. - -Chi resister poteva a questa grand'oste di gente a cavallo? Gerusalemme -fu liberata, i Saracini giacquero sul campo, e Carlomagno tornossene -a Costantinopoli, dove rimase tre giorni colmato di presenti e d'ogni -maniera di ricchezze: «Destrieri, palafreni, uccelli da preda, pallii -e drappi di seta, di varii colori, e tutta la gloria delle pietre -preziose. Carlomagno non volle niente accettare, e il medesimo i suoi -baroni, però che essi eran venuti da pellegrini, e per liberare il -Santo Sepolcro; quando Costantino, l'imperatore d'Oriente chiamò Carlo, -l'imperatore di Francia, e gli parlò in questo modo: «Sire, diletto -amico, re di Francia ed imperatore augusto, io ti prego umilmente, per -amore e per carità, che tu e l'oste tua vogliate prendere e scegliere -a grado vostro di queste ricchezze, che sono qui raccolte per voi -e per le vostre genti, e molto più ci gradirebbe che le pigliaste -tutte.» A che l'imperator Carlo rispose che nol farebbe in modo niuno, -perchè egli e le sue genti eran venuti colà per l'acquisto delle cose -celestiali, e non delle ricchezze terrene, ed aveano di buon cuore -sofferte quelle fatiche e quel viaggio per meritarsi la grazia di -Nostro Signore, e non mica la gloria di questo mondo». - -Questo nobil rifiuto d'ogni mercede per parte dell'imperatore e de' -suoi baroni, non comprese tuttavia le reliquie. Le reliquie erano la -gloria e il tesoro di tutta quella generazione; le chiese ne facean -raccolta come di stupendi trofei; Costantinopoli ne era piena; ivi i -reliquari erano lavorati con arte squisita e indicibil perfezione; la -porpora v'era mista con la seta, i topazii e gli smeraldi incastonati -nell'oro; l'arte romana erasi conservata nella sua perfezione; e -nondimeno, a dir dei cronisti, queste non eran le ricchezze che più -agognassero i baroni; le sacre reliquie bensì erano agli occhi loro -più preziose di tutti questi vani ornamenti. A Carlomagno stava più -che tutt'altro a cuore d'aver la corona di spine, che già toccò la -fronte a Cristo; santa corona che spandeva intorno un dolce olezzo, -come di paradiso terrestre; egli si pose in ginocchio dinanzi a quel -reliquario, e colui che fondato aveva lo sterminato impero d'Occidente, -si mise a pregar Dio come l'ultimo dei pellegrini, dicendo: «Io ti -prego dunque, messere Iddio, ti prego di cuore umile e devoto, in -cospetto della tua maestà, di concedere che io possa portare una parte -delle tue sante pene, e di voler visibilmente mostrare a questo astante -popolo i miracoli della tua gloriosa passione, sì ch'io possa far -vedere al popolo d'Occidente il vero segno delle tue pene in modo che -niun miscredente possa dubitar più che tu non abbia patito e tribolato -corporalmente sulla santa croce sotto la spoglia della fragile nostra -umanità!» E detta ch'egli ebbe questa preghiera, scese una dolce -rugiada dal cielo, e le spine della corona fiorirono. - -«Meravigliando tutti del miracolo, e tutti gittandosi su quei fiori, -Carlomagno affrettassi d'avvolgerli in un lembo del purpureo suo -pallio, poi mise tutto questo nel guanto della sua mano destra (che -guanto e che mano! ecco pur sempre l'idea del gigante!). Quanto -magnifiche, o Dio, sono le opere tue! e tutta la schiera dei baroni, -inginocchiatasi, rendè grazie a' Gesù Cristo. Essi stavano ancora -orando, allorchè il vescovo Daniele recò il vero chiodo che aveva -servito alla passione di Nostro Signore. Carlomagno partissi, portando -le reliquie in un sacchetto di bufalo appeso al suo collo, le quali -reliquie erano la Santa Croce, il sudario di Nostro Signore, la camicia -di Nostra Donna ch'ella vestiva nell'ora che partorì senza doglia -Nostro Signore, la benda con cui lo fasciò in culla, il braccio destro -di Simeone, con cui prese nostro Signore il dì che fu offerto al tempio -in Gerusalemme. E il fondatore del grande impero era tutto glorioso di -portare al collo questi avanzi della morte, queste polveri, quest'ossa -del sepolcro. - -«L'imperator d'Occidente pigliò dunque commiato da quel d'Oriente, -e portando egli sempre al collo, senza mai da sè dipartirlo, il -sacrosanto deposito, ebbe perciò, cammin facendo, il dono di far -miracoli; toccava gli infermi e guarivano, nelle città dov'era -moria, all'appressar dell'imperatore tosto ella cessava. La via di -questa grande cavalcata fu lunga e per mezzo a mille pericoli, finchè -Carlomagno giunse alla sua città d'Aquisgrana, dove da tutte le parti -accorrevano per vedere e adorare le reliquie, nè ci vennero solo -i vescovi, ma papa Leone ancora co' suoi cardinali, tutti attoniti -in veder cose tanto miracolose! Quand'essi furon ivi così radunati, -l'imperatore fece ad essi una dimanda, dicendo loro in questa forma: -«Signori tutti, che qui siete adunati, e voi primieramente, ser papa -di Roma, che siete capo di tutta la cristianità, e tuttissimi[236] -voi, signori prelati, arcivescovi, vescovi, abati, io vi prego che -mi facciate un dono». A che, rispose Turpino, l'arcivescovo di Reims, -a nome di tutti. «Dolcissimo imperatore e sire, chiedi pure quel che -ti piace, che noi lietamente e di buona voglia tel concederemo. — Io -voglio, ripigliò l'imperatore, che voi scomunichiate dalla communione -di Dio e di Santa Chiesa tutti coloro che impedissero o turbasser, -dovunque io passi di vita, che il mio corpo sia trasportato ad -Aquisgrana, ed ivi sepolto; però che io desidero di esser deposto qui, -che deposto in qualunque altro luogo, onorevolmente, come si conviene -alla sepoltura di re e imperatore». E tutti risposero al grande -imperatore, che in mezzo alle vittorie già pensava al suo sepolcro: -«Sire, così sia». - -La tomba è un pensiero che preoccupa tutti coloro che hanno a compiere -un gran destino! Essi preparan la loro dimora, il gelido letto per -la spoglia loro mortale; godon d'additarla dall'alto d'una peritura -grandezza, e Carlomagno sceglie Aquisgrana per metropoli dell'impero -suo, ed insieme per la città capitale de' suoi funerali. Ad Aquisgrana -infatti egli istituì il primo _landitto_ o fiera, al digiuno delle -Quattro Tempora, con perdono e indulgenza per quanti ci verrebbono, chè -in tempo di agitazioni e turbazioni era d'uopo ricoverare il commercio -sotto la protezione d'un pio pensiero, e le merci così stavano -all'ombra delle reliquie. - -«Or come fu, soggiunge l'antico cronista che scrive impressionato -dalle solitudini di San Dionigi e dalle tradizioni della badia, or come -fu che le reliquie e il landitto vennero di poi trasportati sotto la -giurisdizione del nostro monastero? Fu, dice la leggenda, che, avendo -un imperatore, o re ch'ei fosse, bisogno di denaro, e possedendo noi -un reliquario e alcuni altari tutti coperti d'oro, ce li chiese, e ci -diede in cambio le reliquie e il landitto d'Aquisgrana.» Di questo -modo già principia la gara fra Aquisgrana, la città di Carlomagno, -e Parigi, la città dei Capeti, San Dionigi di Neustria e la gran -basilica d'Austrasia si contendono il primato; finchè Carlomagno abita -Aquisgrana, la preminenza è per la marmorea sua basilica; essa è il -tesoro suo, egli ha caro di soggiornarvi, di bagnarsi in quelle tiepide -linfe; ma poi, morto lui, i suoi successori aman d'abitare più spesso -le selve d'intorno a Parigi, e allora San Dionigi vince il primato, -e le sue reliquie, le sue fiere ottengono privilegi. Aquisgrana riman -pur sempre carlinga anche dopo spariti dal mondo gli ultimi avanzi di -questa schiatta; Parigi è la città dei Capeti, e dee il suo lustro ad -un nuovo lignaggio di re. Ma ecco qua un'altra storia che ci racconta -il buon arcivescovo Turpino, e forma il quarto dei libri dei fatti e -delle gesta del forte re Carlomagno, inserito nelle _Croniche di San -Dionigi_. «L'imperatore, compiute ch'ebbe tutte le sue conquiste, -avea giurato dinanzi a Dio che per l'appresso avrebbe dedicato la -vita alla Chiesa di Gesù Cristo; ed ecco che una notte, mentr'egli -stava nella foresta di Compiegne, guardando il cielo, gli venne veduta -una via di stelle, la quale, come gli parve, principiava dal mar di -Frisia, e dirizzavasi tra Lamagna e Lombardia, tra Basco e Guascogna, -e tra Spagna e Navarra, dirittamente in Gallizia, colà dove riposava, -senza nome e memoria, il corpo di messer Sant'Jacopo. E veduto per -parecchie notti questo sogno, cominciò a pensar fortemente in cuor -suo, che significar potesse, e mentre stava così fra sè pensando, ecco -apparirgli un uomo di maravigliosa bellezza, e dirgli: «Bel figliuolo, -che fai tu?» E l'imperatore gli rispose: «E tu, sere, chi sei tu?» -Allora il bell'uomo gli disse che era sant'Jacopo, il cui corpo stavasi -in Gallizia, senza nessuna memoria in mano dei Saracini. - -«Dio ha fatto sì potente Carlomagno appunto perch'egli compier possa la -liberazion della Spagna: quella traccia di stelle significava la nuova -via che i pellegrini dovean seguire.[237] Carlomagno inginocchiasi, e -fa orazione; poi, convocati i suoi baroni, come fece nella spedizione -di Palestina, parte e s'impadronisce di Pamplona. I principi saracini -s'inchinavano e umiliavano dinanzi a lui; le città si arrendevano, e le -lontane gli mandavano messaggeri di pace, per modo che fece tributaria -a sè tutta la gente di Spagna. Visitò indi con gran devozione -la sepoltura di sant'Jacopo, mio signore, poi passò oltre, senza -impedimento, fino al monte; piantò sua lancia nel mare, e veduto che -non poteva andar oltre, rese grazie a Dio e a sant'Jacopo, mio signore, -per aiuto ed assentimento de' quali era venuto[238]». - -Qui il cronista novera tutte le città di cui s'insignorì Carlomagno, -da Pamplona fino a Lamego. «Nulla resister seppe alla furia delle sue -conquiste, non pur Gibilterra. E di questo modo Carlomagno conquistò -tutta la terra di Portogallo, di Navarra e di Catalogna. A Cadice trovò -quell'idolo famoso in figura umana sopra una colonna larga e quadrata, -con una chiave in mano rivolta verso il mezzogiorno, la quale cader -dovea il giorno in cui la Spagna fosse libera dagl'infedeli.[239] Ma -quel giorno non era sì presso ancora, però che non sì tosto Carlomagno -avea tocca la terra di Francia, un pagano, di nome Agolante, usciva, -guidando un potentissimo esercito, dalle terre d'Affrica, e scagliavasi -sulla Spagna. Al quale annunzio Carlomagno ripassa i Pirenei, e vola -in Andalusia; il Saracino non si spaventa, vuol combattere corpo -contro corpo, e manda a chiedergli battaglia in quella guisa che più -gli piace: venti contro venti, quaranta contro quaranta, cento contro -cento, mille contro mille, duemila contro duemila, o uno contro uno. -Carlo mandò cento cristiani contro cento Saracini, e questi furono -tosto morti, poi Agolante ne mandò altri cento, che furon pur tosto -uccisi, poi dugento contro dugento, ed anche quelli uccisi. Da ultimo -Agolante ne mandò duemila contro altrettanti dei nostri, e parte -furon subito morti, parte fuggirono; (così fatti eran gli usi della -cavalleria, uomo contro uomo, corpo contro corpo), poi Agolante intimò -la giornata, ed ella fu sanguinosissima, che ben quarantamila cristiani -vi perirono, ed oh miracolo! le lance loro fiorirono come le palme dei -martiri. Carlomagno stesso versò in gran pericolo di sua persona, chè -gli fu ammazzato sotto il cavallo; ma, rosso il volto di sdegno, trasse -Gioiosa, e precipitatosi con grand'animo addosso dei Saracini, si pose -ad affettar pagani, e fece intorno a sè una maravigliosa uccisione.» - -Nè tutto è ancora finito; Carlomagno ripassa in Francia per convocare i -baroni e cavalieri suoi, intantochè Agolante raccoglie anche esso tutti -i vassalli suoi, Mori, Moabiti, Etiopi, Saracini, Turchi, Affricani -e Persiani, e tanti re e principi saracini, quanti potè avere da ogni -parte del mondo. Questi Infedeli calano sulle città cristiane, nulla -resiste loro, e vengono fino alla città di Agen. Carlomagno non è vinto -per questo, e adoperando l'inganno viene ad esplorar trasvestito il -campo di Agolante; niuno lo riconosce così con lo scudo in ispalla, -senza lancia nè mazza; ma invano ei tenta d'ingannare Agolante. - -Anche il re saracino viene al campo di Carlomagno per trattar della -tregua, e qui un lungo e caloroso diverbio fra loro[240], in cui -Carlomagno si dà a fare il convertitore; non combatte già solo, ma -predica e con questa doppia qualità il rappresentan continuamente le -_Croniche di San Dionigi_; egli disputa coi Maomettani, e spiega loro -la legge e la verità di Gesù Cristo. I cronisti si deliziano in così -fatti racconti, e que' poveri monachelli trionfano nel raccontar la -potenza delle cerimonie cristiane e la vittoria ch'esse danno a chi -invoca il nome di Dio; e però ci narrano: «Come i Saracini furono tutti -sconfitti ed uccisi insieme con Agolante, tranne pochi che si salvarono -con la fuga, e come i Francesi furono uccisi per la loro ingordigia, -tornando di notte al campo di battaglia; come il re dei miscredenti -combattè con Carlomagno, e fu morto insiem con la sua gente. E poi di -coloro che morirono fuor di battaglia». - -Or credi tu d'aver tagliato a pezzi tutti i nemici tuoi, o valoroso -imperatore? Oh no, ti convien vincere ancora. Agolante è oppresso, -ma ecco qua Ferraù che giunge cogl'infedeli della Siria; Ferraù non è -mica un uom da dozzina, egli è un gigante che piglia con la man destra -un cavaliere e te lo getta, come un'arista, parecchie leghe lungi -dal campo di battaglia. Sì grande era, ch'egli avea dodici cubiti -d'altezza, un cubito la faccia, un palmo il naso, quattro cubiti le -braccia e le coscie, e tre sommessi di lunghezza il dorso della mano. -Chi manderemo a combattere un uomo tanto gagliardo? Qui torna in campo -il fiero conte Orlando, che noi morir vedemmo a Roncisvalle; o che -battaglia mai, che spadate! Ferraù si fa innanzi, solleva con una sola -mano in collo al proprio cavallo il paladino, e se lo porta via; ma -Orlando allora lo prende pel mento, e gli torce in modo il capo che -ambedue cascano a terra; poi con un rovescio della sua Durindana, -il paladino parte in due il cavallo a Ferraù, indi si afferrano e -stringono corpo con corpo, sì che il gigante, spossato, dimanda tregua -fino al giorno appresso. Il paladino assale indi il gigante a colpi -di mazza, e il combattimento dura parecchi giorni. Or che vuol dire -che la spada d'Orlando non fa se non rimbalzare su tutto il corpo di -Ferraù? Vuol dire che il pagano è fatato, nè può esser ferito se non al -bellico[241]. - -Negl'intervalli di questo combattimento a tutto transito, ci son sempre -discussioni teologiche; Carlomagno convertir volle Agolante; Orlando, -buon teologo, vuol convincere Ferraù; a simiglianza degli eroi d'Omero, -i combattenti sospendono i rovesci e i fendenti per discorrerla e -ricordar le cose loro passate di famiglia e di cavalleria; ma indi -tosto la zuffa ricomincia, la mazza di Orlando è tagliata in due -dalla spada di Ferraù, il quale gli s'avventa sopra, ma il paladino, -cacciatosi fra le sue gambe, afferra la spada e gliela ficca nel -bellico, ed ecco in qual modo ebbe fine il combattimento e la guerra di -Spagna. - -Tanto narran le favolose tradizioni che all'imperator Carlomagno -dispensano una gran rinomanza, nè la storia dee altrimenti -sdegnarle, facendo esse conoscer gli usi d'un tempo eroico. Qual è -il conquistatore, qual è l'uom di gran ventura, che non abbia dopo -di sè lasciato qualche cronaca favolosa, qualche leggenda ripetuta -dai contemporanei e accolta spesso dai posteri? Noi stessi lunge non -siamo da tempi che videro altre maraviglie; quante gloriose credenze -non abbiamo accettate, che passano come istoriche verità? Racconti -di battaglie, parole dell'imperatore ai soldati, combattimenti epici, -detti di grandezza e di maestà gittati a' morienti. Accanto ai fatti -storici degli imperi, crescono l'epopeie, nè si vuol rimbrottarne le -nazioni, chè quest'è un atto della riconoscenza loro verso chi le -innalza e ingrandisce. Tutte queste poesie, tutte queste cronache -intorno a Carlomagno, che nelle parti loro ci sembran puerili, si -collegano pur nondimeno con due grandi episodii del medio evo, la -liberazione di Gerusalemme e la Spagna sottratta al giogo dei Mori. -Egli vi ha ne' popoli de' nobili pensamenti e de' generosi istinti, -e quando un nome sia venuto, quasi meteora ignita, a risplender nel -mondo, il volgo gli attribuisce tutto il passato, il presente e bene -spesso ancor l'avvenire. - - - - -RICAPITOLAZIONE. - -PERIODO DELLA CONQUISTA. - -768 — 814. - - -L'opera militare di Carlomagno, chi la segua dall'origine sua, -abbraccia il più lungo periodo di guerre che mai la storia offerisca -negli annali suoi più lontani; però che la durata sua, a principiar -dalla spedizione d'Aquitania fino ai rintuzzamenti delle popolazioni -slave, e alla guerra contra gli Unni e i Boemi, è di quarantasei anni. -Le spedizioni d'Alessandro il Macedone, rapide al par d'impetuosa -fiumana, finiscono con questa verde e superba vita che si abbevera -nella tazza d'Alcide; la vita militare di Cesare, comprendendovi anche -l'ordinamento delle Gallie, non si stese più in là di diciott'anni; -Annibale e Scipione prima di lui, e tutti quegli altri nomi famosi, -fecero guerre più o men lunghe e difficili, ma niuna si produsse così -continua da settentrione a mezzogiorno. I Romani soli, presi come corpo -di nazione, ebbero, nella successione delle loro conquiste, quella sì -costante perseveranza e sì grande tenacità ch'ebbe Carlomagno. - -Or questa vita sì faticosa di gloria procedeva ella dall'indole -personale di Carlomagno, dalla vigorosa natura sua, o era ella una -necessità della sua politica, una ineluttabile fatalità dell'opera da -lui concetta? Quest'opera, sì attiva sempre, non era tanto individuale -quanto un legato di famiglia, e una conseguenza necessaria della sua -condizione, però che non si vuole sceverar mai la vita da conquistatore -di Carlomagno, dalla storia di Carlo Martello e di Pipino. E qual -era infatti l'intento che questa nuova stirpe de' prefetti austrasii -proponevasi? La corona. Ora un'usurpazione non compiesi altrimenti -senza grande travaglio, nè senza gran fatica distruggesi un culto -antico, foss'anche una superstizione; e il fatto dell'esaltazione -de' Carolingi è, a proprio dire, una specie d'invasione della stirpe -austrasia sul territorio della Neustria; i Merovingi, effemminati, son -cacciati di trono da uomini vigorosi che vengon dalla sponda del Reno -e della Mosa. La stirpe austrasia, d'alta statura, che passò la vita -nelle provincie germaniche, viene a corsa condotta da' suoi prefetti, -e in breve comanda nelle piagge di Neustria, domando i re imbastarditi, -corrotti dal troppo vivere alla romana, nelle loro ville di Compiegne, -di Palayeau, di Querzì all'Oisa e nelle badie di San Dionigi, dell'uno -e dell'altro San Germano, o di San Martino di Tours; ed insieme coi re -imbastarditi, doma pure i Franchi tralignati. - -Se non che questa dominazione si compie solo a patto di condur -senza posa i popoli alla conquista e alla guerra; quivi comincia -l'opera gloriosa di Carlo Martello, il quale si rende famoso per -la maravigliosa sua vittoria di Tours o di Poitiers. Egli libera -l'Aquitania, ributta gl'Infedeli fino al di là de' Pirenei, e questo è -il primo dei grandi benefizi dei prefetti della stirpe austrasia. Carlo -Martello, capo del lignaggio carolino, serba pur sempre il tipo natío, -imperioso, selvatico, delle sponde del Reno e della Mosa; non pensa -che a' suoi guerrieri, e sdegna qualunque mescolanza co' Neustrii. -Prodi compagni il seguirono nella guerra sua contro i Saraceni, -con esso lui liberarono quelle ricche provincie, or che dar loro? -ricompense in terre e benefizi[242] ch'essi faranno appresso coltivar -dai coloni. Carlo Martello s'impadronisce quindi senza scrupolo delle -terre ecclesiastiche, e le riparte fra' suoi, in che si vede la fera -potenza germanica che trionfa, senza mescolanza d'altro in quest'indole -silvestre, in questo tipo agreste e barbaro, che si riman, soprattutto, -guerriero. - -Vien Pipino, e già tempera la natura della podestà sua e del suo -mandato; vero è ch'ei pur si rimane austrasio e serba la preminenza -dell'armi sue sulle popolazioni che abitan le rive della Senna e -della Loira, ma pur noi lo vediamo andare a poco a poco accostandosi -alle consuetudini, alle idee romane ed alle usanze de' Neustri. Egli -non è altrimenti inesorabile in guerra come Carlo Martello, le sue -sollecitudini non son già solo per gli armigeri suoi; ma poichè gli sta -a cuore di fondar una dinastia, vede ch'ei non sarà riconosciuto re se -non per l'autorità del papa e della Chiesa, vede che imprimer non potrà -sulla fronte sua il sacro carattere che sublimava innanzi agli occhi -di tutti la schiatta de' Merovei, se non porgendo la mano ai vescovi, -ai vescovi che imperano nelle sacre basiliche; ei sa tutto questo -per mirabile istinto, ed opera mirando a questo fine. In che egli -non punto abbandona la sua guerriera missione, chè egli dee, prima di -tutto, farsi appoggio della razza d'Austrasia, cui suo padre condusse -dai boschi della Turingia. Per essa la conquista comincia; Pipino dee -far le sue prove; tutte le guerre che poi compier dee Carlomagno, -son principiate da suo padre; al Mezzogiorno reprime gli Aquitani; -varca le Alpi due volte per combattere i Longobardi, e gran frutto ivi -ottiene da un cambiamento di lignaggio, passando la corona di ferro da -Astolfo in Desiderio. A Pipino parimenti è dovuta la prima suggezione -della razza sassonica; egli tragitta il Reno e il Vesero, per imporre -tributi; egli prepara le ampie vie della conquista carolina, onde -alla morte sua un carico smisurato da sostener lascia a Carlomagno, -suo degno erede, perchè a questo pur corre obbligo di guidar la razza -austrasia alla vittoria ed alla conquista. - -I principii di questo regno sono incerti comparativamente alle -grandi cose che lo precedono, e non è già che Carlomagno non sia nel -rigoglio della vita, però che quando suo padre scende nel sepolcro, -egli ha già ventisei anni; la complession sua, quale ce la ridicon le -_Cronache di San Dionigi_, è fortissima; poderoso il suo braccio; egli -accompagnò suo padre in quasi tutte le guerre; giocava fanciullo col -giavellotto e con la chiaverina, e lo portavano sovra un lungo scudo; -egli è insomma degno figliuol di prefetto e di re. Ma quel che gli -toglie di dar alle prime sue imprese tutto l'ardor suo di conquista -e tutta la potenza del genio suo predace, si è la division del trono -con Carlomanno; nell'esercizio d'un poter comune e assegnato egli non -trovasi ad agio suo, chè gli spiriti, anche mezzanamente sublimi, -non si attentano alle grandi imprese, se non quando e' son padroni -assoluti del campo e dispor ne possono a grado loro; se non sien -arbitri appieno della podestà, non sanno esercitarla e la sdegnano. -Così avvenne a Carlomagno, finch'ei regnò di conserva con Carlomanno; -quindi quelle sue inquiete concitazioni e quelle sue gelosie verso il -fratello; Carlomanno si muore, e tu lo vedi allora correr con le sue -selve di lancie raccolte nei regi dominii; vedi que' fieri Austrasii -non riconoscere i figliuoli di Carlomanno, ed ei cacciarli in un -chiostro, farli radere a quel modo che il padre suo rader già fece i -Merovingi, e difilandosi diritto al suo fine, insignorirsi delle due -corone d'Austrasia e di Neustria, congiunzion questa di forze che gli -è indispensabile. Nè il potere è gran cosa per lui, se non quando l'ha -tutto intero in sua mano. - -Non è per questo ch'ei non cominciasse l'opera sua militare nel tempo -che Carlomanno ancor regnava in comune con lui. Gli Aquitani, mirando -a separarsi dal dominio franco, s'erano raccolti d'intorno ai duchi -loro, nè ciò procedea solo da antipatia di razza, e da quegli astii -di nazione verso nazione, o tribù verso tribù che tuttavia ardevano -in que' tempi di barbarie, ma in questa rivolta dei meridionali -d'Aquitania ci avea pure una ragione politica, chè fedeli, come -sempre furono, a' Merovingi, questi aveano ancora fra loro di molti -partigiani, ed i duchi d'Aquitania medesimi, stando alle tradizioni, -formavano un ramo collaterale del lignaggio de' Merovei. In tale stato -di cose Carlomagno non si tien punto dal muover tosto verso le città -del Mezzogiorno, preceduto dalla memoria dell'avolo suo Carlo Martello, -il vincitore di Poitiers o di Tours, e in men di sei mesi mette quella -gente a dovere. Sottomette di più i Pirenei, ordina militarmente le -terre della Loira e della Garonna, ben sapendo non poter egli acquistar -valida autorità sopra i guerrieri suoi, se non gratificandoli con la -vittoria e con donativi di terre. Da ora in poi i popoli d'Aquitania -non gli son più d'ostacolo, ma anzi d'aiuto nella nuova guerra ch'egli -sta per intraprendere, e noi li vediamo schierati sempre sotto le sue -bandiere. - -La prima guerra di Lombardia è impetuosa e rapida. Vero è che Pipino -fu due volte a Milano ed a Ravenna, ma egli però non disfece la nazion -longobarda, e quei re rimaser tuttavia potenti sotto la loro corona -di ferro. Or donde avvien mai che a Carlomagno sì facil cosa riesce, e -quasi in una sola stagion campale, l'atterrar questa medesima nazione? -Forsechè in questa natura d'uomo era qualcosa di più fermo, di più -imperativo, di più superbo, che in quella del padre e dell'avolo suo? -Dicasi tutto: i tempi erano meglio apparecchiati; ci son pe' popoli -certe età di decadimento, da cui preservar non si possono; la monarchia -lombarda cadea già in ruina, e Carlomagno altro non fece che affrettar -un tracollo che sarebbe avvenuto anche senza di lui[243]. Quand'ei -varcò le Alpi, i Longobardi più non erano quella conquistatrice -nazione, di cui Paolo Diacono ci lasciò quella fierissima pittura; non -eran più quegli uomini gagliardi, con le negre chiome, che ondeggiando -sulle gote, si confondevano con la lunga e folta barba loro; col viver -nelle città d'Italia s'erano infiacchiti ed effeminati; portavano -vesti di seta con trascico alla maniera de' Greci, a stento sostenevan -lo scudo, e il commercio con l'impero bisantino avea tolto ad essi -l'antico marziale aspetto loro. Senzachè, eran fra loro divisi da gare -e gelosie; l'ubbidienza non era più intera come innanzi; i feudatari -supremi s'erano separati dalla corona di ferro; la Puglia, Benevento, -il Friuli non riconoscevano tutti per titoli conformi Desiderio in re -de' Longobardi; la nazione era perduta, sparpagliata! Il travasamento -della signoria da Astolfo in Desiderio, compiuto da Pipino, giovava -del pari gl'interessi di Carlomagno, essendone venuto raffreddamento -nel servigio feudale e guerre civili di città contro città. Aggiungasi -ora a tutto questo un esercito agguerrito, che dall'alto delle Alpi -si scaglia in mezzo a questa razza effemminata, con uomini vigorosi, -condotti da capitani di sì universal grido, come sono Carlomagno e -Bernardo, i quali cominciano la guerra alla gran foggia d'Annibale e -dei Romani, e prendono i Longobardi da fianco e da fronte. - -Giunti poi che sono in Italia, i Franchi non usano solo i modi della -guerra, ma tengon pur certi semi in mano di discordia, cui vanno -spargendo con frutto; Carlomagno piantasi innanzi tratto con un -piede su Roma, l'altro su Milano, e trova l'antica nazione italica in -contrasto sempre co' Longobardi; i rappresentanti della quale sono i -papi, ed ei di questi si fa spalla nel suo conflitto contro Desiderio. -E' non si pose troppo mente che i pontefici erano a que' dì come il -simbolo dell'antico Lazio, della patria romana[244], appresso i quali -i Longobardi altro non erano che usurpatori e conquistatori; eglino -volean liberarne l'Italia, e Carlomagno fu lo strumento da essi tolto -a quest'uopo. Or questa monarchia longobardica si scioglie in una sola -campagna, e bastano a ciò due soli assedii, quel di Pavia e l'altro di -Verona, e questo perchè essa era effettivamente in ruina al momento -in cui i Franchi giungevano al di là dell'Alpi, e sarebbe caduta per -altre cagioni, anche senza Carlomagno. Ci sono tempi così predisposti, -che gli uomini altro non sono che il braccio di quella misteriosa -provvidenza, la quale altro non è infine se non la grande preconoscenza -dei tempi. Ogni nazione ha i suoi periodi di grandezza e di fatalità; -un popolo sparisce, e un altro apparisce tutto rigoglioso di forza e -di gioventù; il nuovo edificio s'innalza sull'edificio caduto: sì vero -è questo, che i mosaici di Ravenna servirono ad ornare la basilica -d'Aquisgrana. E poi mirate con che facilità Carlomagno dispone di -Desiderio; ei lo converte in un monaco, e insieme con esso disperde -nei monasteri i capi longobardi, nè alcuno resiste al voler suo. A suo -tempo l'antica capitale di Carlomagno, città morta e silenziosa, cedè -pure essa la sua magnificenza e il suo splendore ad altre città oggidì -floride e potenti - -Le guerre contro i Sassoni paiono anch'esse contrassegnate d'una indole -speciale; esse non durano soltanto i trentatrè anni, che comprendono -le spedizioni di Carlomagno in Sassonia; ma al pari della guerra -di Lombardia, principiata già sotto Pipino, esse pure vengon solo -a terminarsi sotto il figlio suo; e qual figlio! sì che tu diresti -Carlomagno avere il carico di por l'ultima mano al disegno carlingo. -Due volte il re dalla breve statura, varcò le Alpi, e Carlomagno -viene a cinger la corona di ferro a Milano; Pipino spiegò le insegne -sue militari sul Vesero ad impor tributi ai Sassoni, ed a Carlomagno -tocca pur di disperdere questo popolo e farlo, per così dire, disparir -dalla Germania. La guerra contro i Sassoni non ha nulla di ordinato, -ella si ristringe in sulle prime a subitane irruzioni di quei popoli -che vengono a molestar la dominazione dei Franchi sul Reno: quanti -sudori, quante fatiche per domarli! Una delle grandi vie per giungere -a quei fini di depressione, a cui Carlomagno costantemente mirava, -si fu la predicazione cristiana. A Roma i Franchi ebbero il papa per -aiutatore a conquistare la Lombardia; sul Reno e sul Veser i vescovi -e i santi missionari apparecchian le vie alla franca dominazione. San -Bonifacio e Levino furono strumenti di civiltà e di conquista. Quando -Carlomagno domar vuol questo o quel popolo, instituisce vescovadi, -fonda monasteri, spedisce operosi missionari a convertirli, e mentre -appoggia la podestà sua sul pastorale dei vescovi, orna della croce la -sua corona, ben sapendo egli come tutto che sarà cristiano diverrà suo, -intantochè tutto ciò che tale non sia, rimarrà estraneo al suo impero. - -E' si vuol parimenti tener conto della militare attività di Carlomagno, -che nulla v'ha di comparabile a quell'alacrità, a quelle guerre sempre -continue che portavano i suoi paladini su tutti i punti della Sassonia. -Bello è vedere tutta la forza dell'unità così nella guerra come -nell'amministrazione di rincontro a quella repubblica divisa, a quelle -sparse tribù. I Sassoni così sminuzzati, si rompono a somiglianza -dell'ettarchia che divide l'Inghilterra, sono senza vincoli fra loro, i -capi loro sono sparpagliati, trattano ad uno ad uno con Carlomagno. Due -sono le cagioni che spengono i popoli, o una soverchia sovrabbondanza -di forza che li fa lacerarsi in guerre civili (e tale era la condizion -sociale dei Sassoni), o il morale infiacchimento di quella prima -vigoria che assicura la vittoria, e quest'è il segno a cui giunti erano -i Longobardi. La forza di Carlomagno al contrario è costituita dal -congiunger ch'egli fa in sua mano l'unità e l'ognor crescente vigoria -del potere; senza eguali, come egli è, intorno a sè, altro non ha che -seguaci alla guerra. La resistenza di Vittichindo, avversario suo, -veste altra forma; quest'ultimo è per avventura grande al pari di lui, -ma non regna altrimenti su tutta la nazione dei Sassoni; gli altri capi -che a costui stanno intorno, son pari suoi, ei congrega sì le tribù, -ma solo per forza morale, ed esse lo acclamano come un grand'uomo di -guerra, ma non è nè re, nè imperatore come Carlomagno, e questa è la -ragione ond'egli alla fine è domato. - -Nondimeno far non possiamo di non affezionarci a questa nazion sassone, -e in leggendo la storia, non sappiam perchè, lo sguardo nostro si volge -malinconico verso tutti questi popoli che resistono e cadono poi dopo -lungo conflitto. Gli annali dei vinti esercitano una misteriosa forza -su noi; quell'avvicendamento di grandezza e di sventura ne induce a -rifletter su noi medesimi e sui disegni della provvidenza divina; nel -curvarsi di tutti dinanzi a un uomo, ne piace spesso contemplar la -lunga e vigorosa resistenza di chi cade; strazio che stringe il cuore, -come se tu vedessi palpitar le viscere d'una vittima. Questo senso -ci mosser le guerre contro i Sassoni: e chi non applaudì alla grande -indole di Vittichindo? tu l'ami come Arminio nella guerra dei Romani, -e come quei capi dei Galli che resistono di città in città, armata -mano, contro Cesare e gli antichi suoi pretoriani. Ogni secolo seco ne -porta qualche popolo o qualche monarchia, e niuno ardisca eguagliarsi -agli immortali, dice Omero; sentenza vera in parte, applicata così alle -nazioni come agli uomini; tutto è soggetto alla legge inesorabile della -morte. - -Le spedizioni oltre i Pirenei, così come svolgonsi per le guerre -continue di Lodovico re d'Aquitania, sono per ciò stesso contrassegnate -d'un'impronta men carolingica che le altre. Nella conquista della -Lombardia, già dissi, doversi tener conto dell'antica nazione italica; -infatti Carlomagno è ivi aiutato dall'antica popolazione soggetta -ai Longobardi, e rappresentata o caldeggiata dai papi. Nella guerra -contro i Saraceni di Spagna, il medesimo aiuto; i Saraceni accampavan -su quelle terre, in quella forma che i Turchi son oggi accampati in -Costantinopoli e in Siria, e come per gran tempo furono sul territorio -d'Algeri. Le nazioni tartare, sempre a cavallo, non formano altro mai -che un popolo sovrapposto ad un altro, le razze antiche vivon sotto -le nuove; e però, siccome pare indubitato, le spedizioni di Carlomagno -fino all'Ebro, furono assecondate dalle antiche popolazioni cristiane, -dai Goti che occupavan le città e le campagne dalla Loira quasi fino -alle colonne d'Ercole. Vinta che fu in qualche battaglia, come dire -a Poitiers, la parte attiva e militare dei Saraceni, da per tutto -svegliossi l'antica nazion de' Goti, e la spedizione di Carlomagno in -Ispagna, fu la cagion prima della compiuta emancipazione che seguì -pochi secoli appresso. I Franchi poterono bensì, per giro delle -vicissitudini, esser cacciati di Spagna, chè la guerra ha sue sorti, -e suoi sinistri il combattere; ma pur sempre si mantenne in quegli -antichi cristiani la credenza che con poco sforzo essi avrebber potuto -liberarsi dal dominio degl'infedeli, donde quegli assalti dei Conti di -Castiglia, quelle improvvise irruzioni dei Goti, che calavan dai monti -delle Asturie, per affrontarsi con la dominazione moresca. - -Per questo rispetto specialmente, dir per l'appunto si può che le -spedizioni di Carlomagno favorirono l'impulso della civiltà, comechè -in sè stesse non recassero questo nobil germe. I capi che seguivan -l'imperatore alla guerra, nullo di culto avean che sceverar li potesse -dalla barbarie; quei conti ch'egli ponea nelle marche militari, tutti -germanici infino a' capegli, non erano per nulla più innanzi dei -Sassoni, degli Alemanni e dei Saraceni, e anzichè recare la civiltà in -certe contrade, vi gittavano, a così dire, un nuovo strato di barbarie, -e gli Austrasii tutt'altro facean che favorire i lumi e il moto della -civiltà nell'Aquitania e nella Lombardia. E non pertanto avevano in -sè stessi due cause che cacciano innanzi mirabilmente il progresso -e la grandezza dei popoli, dir vogliamo l'unità e la autorità. Anche -dell'elemento cristiano, gran macchina di civiltà, Carlomagno erasi -impadronito con le sue pratiche co' papi, e lo ristringeva nell'unità, -che è la grandezza del comandare, e nell'autorità che abbatte ogni -sorta di resistenza e di forte impulso così al bene, come al male. - -A ridur le molte parole in una, le conquiste di Carlomagno non possono -altrimenti considerarsi sotto l'aspetto dell'incivilimento, che quella -mente sua conservò pur sempre alcun che di selvatico a simiglianza -delle foreste germaniche; l'opera sua è appunto sterminata perchè serba -l'impronta sua barbarica; non reca civiltà, ma sì la riceve; però che -l'impero da lui fondato, altro non è che l'effettuazione del concetto -romano. Infatti che cosa è mai l'impero d'Occidente, se non pur sempre -una reminiscenza della città eterna? Tutto concorre a quest'opera, -e nelle grandi nazioni che l'accerchiano, non v'è azion veruna di -resistenza; l'impero di Costantinopoli è una civiltà logora, che ancor -dà lume sì, ma che niente ha più del suo primo vigore; i Saraceni -non sono più nel periodo loro della conquista; dopo il flusso viene -il reflusso; onde vediamo aprirsi un'ampia via dinanzi a Carlomagno, -il quale arriva in buon punto, in un tempo, dir potrebbesi, fatto -a disegno suo; ei raccoglie sotto il suo freno le nazioni, per così -dire, attendate nell'Austrasia e nella Neustria; raccozza e rappicca -i minuzzoli, e fattane unità, ei quindi la santifica con la sua -confederazione con Roma. Benchè forte sì da potersen restare Germano, -ei si fa Romano, ben sapendo egli che con la spada un può farsi bensì -materialmente padrone dell'autorità, ma ch'egli conservarla non può, -se non coll'uso e incremento della forza morale; pe' costumi suoi, -egli appartiene pur sempre alle sue antiche foreste, e pel suo pensare -ei vuole accostarsi a quella civiltà ch'egli scopre da lontano come -un orizzonte di splendore e di luce; nè invano ei visitò Roma e corse -l'Italia, chè al vestire il manto imperiale, ben sa quanta forza sta -per dargli la croce ch'ei porta sulla sua corona. - -Nondimeno la guerra è pur sempre la prima delle sue affezioni, tale -si è l'originaria natura sua, nè la dimentica; i Carlinghi non vivono -altro che per la vittoria; si vuole raffermar le conquiste, si vuol -ripartir le terre. Riandando la sua legislazione noi vedremo in -breve che i capitolari di Carlomagno si riferiscono anch'essi alle -sue guerre, che assorbiscono, a così dir, la sua vita. Curioso è -vedere queste tre generazioni d'uomini forti da Carlo Martello fino -a Carlomagno, tutti aver un medesimo intento e compierlo con quella -loro stupenda fermezza! Coperto ch'egli è del manto de' Cesari, questo -ultimo attende (tale si è il faticoso suo carico) a ritenere sotto lo -scettro suo i popoli da lui conquistati; ma il serbarli in soggezione -lo aggrava di maggiori fatiche e sudori che non la conquista medesima. -A esaminare da presso le grandi spedizioni di Lombardia, di Sassonia e -di Spagna, noi vediamo ch'elle si compiono, a dire così, nel termine -di una stagione. Carlomagno varca le Alpi, ed eccolo pochi mesi dopo -a Pavia; supera i Pirenei, ed eccolo a Pamplona; passa il Reno, si -precipita in Sassonia, e spiega le sue schiere sul Veser; laddove il -tener in freno, il reprimere i vinti, è un'opera continua, uno stento, -una cura di tutti i giorni; egli dee portar incessantemente le armi su -tutti i punti dell'impero, ed a terminarla trovasi costretto a fieri -partiti, quai sono gli accampamenti dei conti sugli estremi confini, il -dispergimento dei vinti, ed un modo di coazione sì inesorabile, ch'ei -fa mozzare il capo a intiere masse di popolo. - -Nelle quali smisurate spedizioni Carlomagno non tocca se non due sole -sconfitte: l'una in Germania, quando i suoi conti son sorpresi dai -Sassoni e rotti in un assalto generale; l'altra a Roncisvalle, ne' -monti dove perirono Orlando e Olivieri. È da notarsi che in queste due -funeste rotte Carlomagno non comandava; esse accadono ai luogotenenti -suoi e non a lui; chè nessun de' nemici osa assalirlo di fronte, nè -tampoco resistergli; sono sventure accadute fuor della sua presenza, -e ch'ei non potè preveder nè impedire. L'imperatore d'Occidente tal è -per vigoria di corpo e di mente da a tutto ovviare, tutto prevedere, da -riparar le sconfitte de' suoi luogotenenti. Perfetti sono gli elementi -onde si compongono gli eserciti suoi, il cui ordito è germanico; egli -ha cavalli fortissimi, armi in mano della miglior tempra, inclinato -per istinto a vasti concetti strategici, quando pur non usi il metodo -romano che fa servire i popoli conquistati al soggiogamento d'un altro -popolo; ond'è che si veggono i Lombardi marciar nella guerra contro i -Sassoni, i Bavari passar i Pirenei e militare negli eserciti franchi -agli assedii di Pamplona e di Barcellona; al mezzogiorno egli rizza -accampamenti di gente alemanna; al settentrione conduce Italiani, Goti, -Cantabri: metodo questo pur sempre imitato da tutti i conquistatori. In -fatti non vedemmo noi dieci secoli dopo, nobili petti polacchi respirar -l'aere dell'Andalusia, e le _sierre_[245] varcate a passo di carriera -dai cavalli pasciuti sulle rive dell'Odera e della Vistola? Riferiscon -le cronache essersi Carlomagno servito anche d'un altro elemento -ad assicurare le sue conquiste. Il quarto secolo, come tempo che fu -d'irruzioni, aveva gittato come a dire uno strato di Tartari e Vandali -sugli antichi popoli che abitavano il suolo; ora Carlomagno appunto -compier potè sì grandi cose in sì circoscritto periodo, chiamando a sè -ed all'emancipazione quelle antiche nazioni. - -Or, come avvenne che quest'opera cadesse, e in qual modo il fascio si -sciolse quasi con la stessa rapidità con cui fu stretto? Tre regni -si affaticarono a fondar la monarchia carlinga da Carlo Martello -fino a Carlomagno, e questa è l'epoca sagliente: dir potrebbesi di -rincontro che tre vite, di Lodovico il Pio, di Carlo il Calvo, e di -Luigi il Balbo, si sono pure adoperate ad abbatterlo. Il che non tanto -procede dall'indole personale dei principi quanto dalle circostanze, e -principalmente dalla naturale riazione che succede dopo un periodo di -conquiste. Nulla fare si può contro la natura delle cose; bene è vero -che sorgono a quando a quando alcuni spiriti straordinari, i quali -facendo forza ai costumi e alla storia dei popoli, gli accostano e -congiungono a loro dispetto; questi siffatti uomini, eccezione della -natura, uomini dalla man di ferro, si ridon delle nazioni, e daran le -medesime leggi e le medesime forme di governo al settentrione e al -mezzogiorno, e imporran gli stessi codici alla gente arsa dal sole, -ed a quella gelata e intirizzita dai ghiacci. Finchè questa mano -poderosa regge gli elementi sparsi, ella può comprimerli; ma fa che -la vittoria l'abbandoni, e vedrai allora tutte queste nazioni correre -alla loro independenza, alla loro propria natura, al loro istinto, -alla storia loro; questo è quanto avvenne dopo la morte di Carlomagno. -Il ripartimento fatto da Lodovico Pio, che tanto fu censurato, eragli -imposto dalla forza degli avvenimenti; quella battaglia di Fontenoi, -in cui si videro tre fratelli in guerra tra loro, altro non era che la -significazione delle tre nazioni, che, arrabbiate dalla troppo lunga -e forzata union loro, venivano a lacerarsi fra esse; sciolto era il -fascio della conquista, ed ogni popolo tornava alla sua prima natura. - -La Germania sola restò dell'ordinamento carolino. La Neustria ed una -porzione dell'Austrasia, pigliarono il nome di Francia, serbando appena -qualche reminiscenza di Carlomagno; la qual Francia si sbrigò alla -più presta della schiatta alemanna, per eleggersi a re i suoi conti di -Parigi, essendochè il potere sempre più crescente di Carlo Martello, -di Pipino e di Carlomagno, altro non fu che una nuova invasion delle -Gallie, per parte della nazione tedesca. La stirpe alemanna fu poi -anch'essa rimossa dalle nostre frontiere per l'esaltazione dei Capeti, -i conti franchi di Parigi, donde avviene che ancor sopravvivono in -Germania le instituzioni di Carlomagno, intanto che più orma non ne -rimane sotto il terzo lignaggio nella Francia propriamente detta: quel -che era germanico tornò germanico, quel che franco era, franco rimase. -Poi le popolazioni barbare ributtate da Carlomagno, si precipitarono -alla volta loro, per mettere in brani quest'impero che le avea -inesorabilmente fatte piegar sotto la sua spada. In questo universal -trambusto per fin la Neustria diventa un ducato dipendente dai -Normanni, discendenti ed ausiliarii di quei Sassoni che l'imperatore -combattè pel corso di trentatrè anni. Gran lezione di politica a tutti -i conquistatori che fanno forza ai termini segnati da Dio medesimo: -i limiti dei popoli sono i monti, i fiumi, i climi, i costumi; chi -gli sprezza per innalzar un ciclopico edifizio, sel vede quasi sempre -rovinare in capo. In tutte l'età c'è qualche torre di Babele, e i -figliuoli degli uomini son sempre castigati dell'aver troppo ardito e -voluto. - -Le inclinazioni di Carlomagno, comechè universali talvolta, rimangono -quasi sempre germaniche; egli esercita l'autorità sua specialmente -sull'Alemagna e sull'Italia, però che queste due estremità dell'impero -si tengon per mano; donde avviene che le sue guerre contro gli Unni, -gli Schiavoni, i Bavari, pigliano anch'esse un colore mezzo alemanno e -mezzo italiano; gli eserciti suoi sono metà germanici metà lombardi; -egli procede su due ali, come un'aquila che spieghi l'ampiezza de' -suoi vanni; la Germania senza le Alpi e l'Italia senza il Tirolo sono -punti mal sicuri, onde Carlomagno inflessibilmente gli unisce. Eguale -non è la sollecitudine dell'imperatore nelle guerre meridionali. La -spedizione oltre i Pirenei è evidentemente una riazione contro la mossa -dei Saracini, rattenuti a Poitiers; e questa rapida corsa in Ispagna, -è alcun po' divergente dal militar sistema di Carlomagno: egli ci va -una volta sola, fermasi all'Ebro, e torna tosto ad Aquisgrana, e vi -mette tanta trascuranza, ch'ei lascia la sua retroguardia disfatta a -Roncisvalle; al di là della Loira ei non è più nel suo cerchio. Ma ben -egli vigila sull'Italia, perchè la crede indispensabile alla sicurtà -della Germania, e intanto ch'egli abbandona l'Aquitania e la Spagna -a suo figlio Lodovico, segue passo per passo ogni fatto di Pipino in -Italia, e lo seconda e spalleggia con l'armi sue. - -Dopo tante fatiche e tante cure Carlomagno ha il dolor di vedere come -l'impero ch'egli credea sì forte, può mortalmente trafiggersi; esso non -è già assalito in terra ferma, nè in sulle cime de' monti, e nè tampoco -nelle pianure, chè nessun l'osa; ma le flotte coprono i mari, e che -opporranno a queste i discendenti dell'imperatore? Quella gran mente è -colta, così, alla sprovveduta; giunge una nuova forza nimica, ed egli -non è parato alla difesa; ben s'affatica egli continuamente a munirsi, -e ordina di accozzar navi e barche, ma egli non è nato per questo, che -austrasio qual è, e capo di stirpe austrasia, non saprà contrastare -coi Normanni e coi Saraceni, così arditi navigatori come sono. Ecco le -cagioni della sua grande mestizia, dello sconforto ch'ei dà a divedere, -e di cui si fanno interpreti Eginardo e il monaco di San Gallo: già -fatto vecchio egli s'attrista sulla fragilità dell'opera sua, ei ben -sa com'essa dee cadere, nè vi ha disperazione uguale a quella del -moribondo che vede perire l'opera della sua vita. I Normanni ed i -Sassoni moveranno ben presto verso quelle coste le agili ed intrepide -loro flottiglie, e Parigi stessa si vedrà assediata dai Normanni. - -Così otto secoli da poi, un altro impero crollò per quasi le medesime -cagioni; Napoleone aveva ideata un'opera nelle proporzioni carlinghe; -ei pure avea le sue guardie avanzate, i suoi prefetti sull'Elba, i -suoi duchi di Dalmazia e d'Istria, i re di Baviera, di Sassonia per -vassalli; il suo giovine vicerè d'Italia, fido luogotenente che varcava -i monti del Tirolo, mentre egli movea verso il Danubio. Or bene, -questa mente poderosa, riconobbe la sua caduta dalle cagioni medesime -che perir fecero l'opera di Carlomagno; i figli dei Sassoni e dei -Normanni, ributtati nell'isola dei Bretoni, cacciati dal continente, -opposero anche a lui le loro flotte, le squadre loro; signor del centro -dell'Europa, Napoleone conservar non seppe le sue conquiste, perchè -un altro popolo era in possesso del mare. La caduta dei Carlinghi fu -contrassegnata dello stesso carattere; la conquista oppresse il mondo -per guisa che ben era da aspettarsi una riazione dei vinti contro i -tralignati vincitori. - - - FINE DEL PRIMO VOLUME. - - - - -INDICE - -DEL PRESENTE VOLUME. - - - Lettera intorno al governo e all'amministrazione di - Carlomagno Pag. I - - PERIODO DELLA CONQUISTA » 1 - - CAPITOLO I. — LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI - CAROLINGI. — I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed - i Borgognoni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Nazioni - scandinave. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I - Provenzali — I Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. — Gli - Schiavoni. — Il grande impero greco. — Roma e l'Italia. — - I Saracini. — (752-768) » 3 - - CAPITOLO II — ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ. — - Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli - uomini di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione - dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — - Germania. — Le leggende. — Apostolato alle terre barbare. — - I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. — - Instituzioni municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze - di Roma e delle Gallie. — (VII ed VIII secolo) » 14 - - CAPITOLO III. — SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, - SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI — - Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — - Grammatica. — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. — - Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. — - Arti romane, bisantine, franche, longobardiche. — - Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi. — Gemme. — - Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure. — Gli Ebrei nel - medio evo. — (VII ed VIII secolo) » 28 - - CAPITOLO IV. — LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' - MEROVINGI. — I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — - Gl'imperatori d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi - del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei - Bulgari. — I califfi. — I RE o CONDOTTIERI D'UOMINI appo - i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La ettarchia. — I re - merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di - palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. — - I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I - duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria. — (628-714) » 39 - - CAPITOLO V. — CARLO MARTELLO. — Origine e nascita di Carlo - Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — Prefetture di - Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime - guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale - d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì - delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza - per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — - Nuova Invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in - Aquitania. — Battaglia di Tours o di Poitiers — Relazioni - degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre - clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo - Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. — - Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo - canto dell'Epopea di _Garino il Loreno_. — (715-741) » 50 - - CAPITOLO VI. — PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO - E RE. — Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra - i figli di Carlo Martello. — Guerra di famiglia. — Elezione - d'un re merovingico. — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino - duca dei Franchi. — Sue pratiche coi cherici. — Sue nozze - con Berta. — Leggende e canzoni eroiche. — _Berta dal gran - piè_. — La Berta tedesca. — Guerre d'Alemagna, di Baviera, - di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche con Roma. — Papa - Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — Ultime - reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da - san Bonifazio. — Sue guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio - in Francia di Stefano III. — Abboccamento con Pipino. — - Nuova incoronazione. — Calata di Pipino in Italia. — - Spedizione contra i Longobardi. — Natura della donazione - apostolica quanto all'esarcato. — I Longobardi si - sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità regia - di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee - pubbliche. — Guerre di Sassonia e d'Aquitania. — Morte - di Pipino. — (741-768) » 63 - - CAPITOLO VII. — CARLOMAGNO E CARLOMANNO. — Quistione intorno - alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. — - Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. — - Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua - all'età di ventisei anni. — Sue residenze. — - Incoronazione. — Prima guerra d'Aquitania. — Duchi di - questa provincia. — Cagioni dell'avversione de' Carolingi - contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle gesta - di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche - de' _Quattro figli d'Amone_, e d'_Ivone di Bordò_. — Ragion - vera delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. — - Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. — - Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo - dei Franchi. — (768-771) » 81 - - CAPITOLO VIII — CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE - CONQUISTE. — I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — - I compagni di Carlomagno secondo le cronache. — Bernardo. — - Orlando. — Rinaldo. — Uggero il Danese ed altri. — La - baronia secondo le canzoni eroiche. — Gli eroi de' poemi - epici. — Franchi. — Borgognoni. — Aquitani. — Bretoni. — - Austrasii e Neustri. — Ordinamento militare. — Prese - d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il bottino. — - Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. — - Armature. — Cognizioni di Carlomagno. — (771-780) » 92 - - CAPITOLO IX. — L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI. — - Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova - occupazione del territorio di San Pietro fatta dai - Longobardi. — Resistenza di Roma. — Ambasceria d'Adriano - in Francia. — Partenza dei Franchi. — Passaggio dell'Alpi — - Assedii di Pavia e di Verona. — Carlomagno in Roma. — Sua - esaltazione al patriziato. — La donazione di Pipino - confermata ed ampliata. — Sommessione di Desiderio. — - Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno - alle leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. — - Ridotti a soggezione l'un dopo l'altro i grandi feudi di - Benevento, di Spoleti e del Friuli. — (772-774) » 101 - - CAPITOLO X. — GUERRA CONTRO I SASSONI — RUINA DELLA LORO - REPUBBLICA MILITARE. — Indole dei Franchi e dei Sassoni. — - Cagioni delle grandi vittorie di Carlomagno. — - Le armature. — La tattica. — La discordia. — I capi. — - Tentasi la predicazione cristiana. — Irruzione dei - Sassoni. — Mossa di Carlomagno oltre il Reno. — Seconda - guerra sassonica. — Conquista. — Ostaggi. — Terza - sollevazione. — Trattato pe' tributi e per la libertà - della predicazione cristiana. — Quarta sollevazione. — Le - grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento delle - famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. — - Capitolari sulla conquista. — Ordinamento per contadi e - vescovadi. — Vittichindo si sottomette, e fine della - repubblica militare. — Il popolo della Frisia e della - Sassonia. — I Danesi ultimi vendicatori della libertà - sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia. — - (772-786) » 114 - - CAPITOLO XI. — CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA - DI RONCISVALLE. — La Spagna e i Saracini dopo la - battaglia di Poitiers. — Corrispondenza di Pipino coi - califfi. — Gli emiri di Catalogna, di Navarra e - d'Arragona. — Gli antichi cristiani — Discordie civili. — - Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno - delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle - milizie. — Le due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii - di Barcellona e di Saragozza. — Ritorno dell'esercito. — - Rotta di Roncisvalle. — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre - suono di questa rotta. — La canzone di Roncisvalle. — Tracce - del passaggio de' Franchi ne' Pirenei. — I corpi de' - martiri. — La cappella. — La rupe e la spada d'Orlando. — - Romanza spagnuola di _Aida la bella_, sposa _di don - Orlando_. — (732-778) » 132 - - CAPITOLO XII. — GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I - POPOLI LONTANI. — I duchi di razza lombarda. — Sollevazione - del Friuli. — Ribellione dei Bavari. — Spedizione fra i - Bretoni. — Lega dei duchi di Benevento, dei Greci e dei - Bavari. — Dieta contro Tassillone duca di Baviera. — Guerra - contro i Longobardi ed i Greci. — Spedizione contro gli - Avari e le nazioni slave. — Guerra pannonica. — Conquista - delle Isole Baleari, della Calabria e del paese degli - Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di - Corsica. — Spedizioni favolose di Carlomagno. — Mistero - intorno alle sue grandi correrie militari. — (780-806) » 142 - - CAPITOLO XIII. — GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI - CARLOMAGNO. — Unione della Neustria e nell'Austrasia. — - Le terre dell'Impero. — I ducati tributarii. — Le marche. — - La monarchia lombarda. — L'Aquitania. — La Settimania. — - La Provenza. — Limiti veri alle frontiere di Spagna. — - Appartenenze del regno dei Longobardi. — Spoleti. — - Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. — - Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le - frontiere del Nord. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. — - Frontiere dell'Impero all'Oriente. — I tre grandi - vicinati. — La Grecia. — I Saracini. — Gli Scandinavi. — - (800) » 152 - - CAPITOLO XIV. — L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA. — - Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca - loro. — Le discendenze o lignaggi. — Primissime canzoni - eroiche. — Addizioni — Incremento dei romanzi di - cavalleria. — Le canzoni dei pari o baroni di Francia. — - Originalità nazionale delle canzoni eroiche. — Tradizione - intorno a _Guglielmo Corto naso_. — _La fanciullezza di - Viviano_. — I _Loreni_. — I pari di Carlomagno. — L'ultima - delle canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica - sulla storia. — (dall'VIII al XIII secolo) » 160 - - CAPITOLO XV. — RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN - OCCIDENTE. — Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo - regio nella persona di Carlomagno. — Patriziato. — - Consolato. — Instituzione dei regni d'Italia e - d'Aquitania. — Pipino e Lodovico. — Andamento e progresso - delle idee romane. — La porpora. — Lo scettro. — - Il manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio del - patriziato nella dignità imperiale. — L'impero - d'Occidente. — Diete militari. — Diete per la guerra e - giudizio. — Triplice ordinamento del governo. — I duchi - e difensori delle marche. — I conti uffiziali civili. — I - _Missi Dominici_. — Natura dell'opera di Carlomagno, quanto - alle sue conquiste. — (780-800) » 174 - - CAPITOLO XVI. — ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA - CONQUISTA CAROLINGICA. — Cambiamento nello spirito delle - guerre. — Termine della conquista. — Raffrenamenti. — - Solerzia inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi al - settentrione e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I - Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano in campo i - Danesi. — Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza - marittima. — Punto debole di Carlomagno. — I Saracini. — - Le frontiere dell'Ebro — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. — - Apparizion dei Mori d'Africa. — Flotte saracine al - mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione. — Raffrenamento - in Italia. — I popoli delle montagne e della Puglia. — - Ricapitolazione generale e ordine cronologico delle guerre - e delle conquiste. — Per qual cagione le non potevan - durare. — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno - sul destino avvenire dell'opera sua. — (790-814) » 187 - - CAPITOLO XVII. — SVOLGIMENTO DELLE CONQUISTE FAVOLOSE - DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO. — Le due maggiori propaggini - delle conquiste favolose. — Gerusalemme. — Sant'Jacopo di - Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. — Relazione di - Turpino. — Persecuzione de' cristiani d'Oriente. — Il - patriarca di Costantinopoli. — Sue lettere a Carlomagno. — - Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza per - Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione - delle reliquie più famose. — La santa corona e il santo - chiodo. — Miracolo. — Il tesoro di San Dionigi. — La visione - di Carlomagno intorno a sant'Jacopo di Compostella. — - Enumerazione delle città prese da Carlomagno in Ispagna. — - I prodigi. — Le battaglie contro i Saraceni ed Agolante lor - capitano. — Rassegna dei baroni che seguono l'imperatore al - pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni sconfitti. — I - Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine di tutte - le leggende favolose delle conquiste. — (800-814) » 204 - - RICAPITOLAZIONE. — PERIODO DELLA CONQUISTA. — (768-814) » 215 - - - - -NOTE: - - -[1] _Città_ è qui in significato di corpo di nazione costituito in -ordine civile. _Il Traduttore._ - -[2] La più ricca raccolta che v'abbia del diplomi di Carlomagno, -è quella certamente che si trova negli archivii del regno. L'epoca -carolingica si comprende in due grandi cartelle, e v'ha una moltitudine -di diplomi originali col monogramma _Karolus_, le quali furono da -me volonterosamente scartabellate, chè la polvere delle pergamene mi -piace. - -[3] Ho avuto quest'anno medesimo la ventura di visitar l'una dopo -l'altra ancor una volta Aquisgrana, Ravenna e la Badia di Montecassino. - -[4] Il signor Guerard. - -[5] Serbiamo, ad imitazione dell'autore, nella lingua originale latina, -ogni volta che ci avvien di ripeterle, queste parole, che, voltate in -italiano, suonerebbero: _gli inviati del padrone o del principe_. È -famoso l'errore di quel bibliografo, che prese un trattato _de missis -dominicis_, per un libro rituale, e ne tradusse il titolo a questo -modo: _Delle messe domenicali_. _Il Traduttore._ - -[6] Questi scacchi, che ora si conservano nel museo d'antichità -della Biblioteca orientale, sono, come chiaro si vede, orientali, -e appartengono all'arti degli Arabi del secolo IX, siccome opinò il -signor Reinaud. Formavano essi parte dell'antico tesoro della Badia di -San Dionigi. - -[7] Benedetto vivea nel secolo nono; e Agesisio, abate di Fontenelle, -lo avea preceduto con una prima compilazione dei capitolari. - -[8] Nel passare quest'anno stesso per Ginevra, antica capitale dei -Borgognoni, e residenza di santa Clotilde, mi recai a far visita ad -un uomo riputatissimo in fatto di studii storici, vuo' dire al signor -Sismondi, che dimorava in quei giorni nella modesta e deliziosa -sua villa a riva del Lemano. Egli ha opinioni diverse dalle mie in -argomento di storia, ma non pertanto nessuno a lui tributa più di me -quella riverenza e quella venerazione che si debbono allo studio e al -sapere: egli è come a dire il Benedettino della scuola protestante. -Avendogli io tenuto discorso del mio pellegrinaggio carolingico, mi -fece l'onore di comunicarmi una lettera pur dianzi da lui ricevuta, -nella quale un giovine, che porta per eredità il nome di Napoleone, -il richiedeva di volergli additar le fonti dove attigner potesse i -materiali d'una _Storia di Carlomagno_. Era un nobile e bel pensiero -in chi avea già provato le vicende della fortuna e le jatture -dell'avversità. - -[9] La gran Raccolta del Pertz porta il titolo di _Monumenta Germaniæ -historica_; il primo volume fa pubblicato in Annover nel 1826, ed il -terzo nel 1840. - -[10] Di qui forse l'_arpent_ dei Francesi, che significa, per lo più, -una misura di terra di cento pertiche. _Il Traduttore._ - -[11] Se l'uffizio di fedel traduttore non me l'avesse impedito, io -avrei di buon grado fatto grazia a chi legge di quest'apostrofe, che mi -par sappia un po' troppo del falso gusto della moderna scuola francese. -_Il Traduttore._ - -[12] L'Aquisgranum della geografia gallico-romana è l'Aix la-Chapelle -dei Francesi. Chiamasi _chapelle_ l'oratorio dei re a cagione della -_cappa di san Martino. — Quemdam in capellam assumpsit, quo nomine -Francorum reges propter cappam sancti Martini... sancta sua appellare -solebant._ _(Monach. S. Gall.)_ - -[13] Io mi sono industriato di por fra tanta incertezza e tanta -instabilità di invasioni un po' d'ordine nella geografia della -conquista barbara. Il D'Anville è sempre in ciò la miglior delle guide. - -[14] I due grandi viaggiatori dell'ottavo e nono secolo sono i vescovi -san Bonifazio e sant'Anscario, la cui leggenda abbiamo nei Bollandisti. -Se non che Anscario ebbe anche un biografo particolare in Ramberto; -_Vita sancti Anscharii archiepiscopi Hamburgerns._ la qual si trova -nella raccolta nazionale dl Langebeck: _Scriptor. rer. Danic._, t. I., -p. 429. - -[15] L'individualità o personalità delle leggi barbare è un degli -argomenti più ventilati. Raffrontisi Mably, Montesquieu e l'ingegnoso -e sistematico abate Dubos. _Etablissement de la monarchie française_, -cap. III. - -[16] _Saint-Cloud._ Clodoaldo, figlio di Clodomiro, fu il fondatore -di questa badia, che poi divenne col tempo una delle reggie più care -agli ultimi re francesi. Non so perchè il principe dei moderni nostri -storici, il Botta, la chiami, ogni volta che gli avvien di citarla, col -nome di San Clodoveo. _Il Traduttore._ - -[17] La Neustria era un cotal po' configurata alla foggia dell'antico -reame di Parigi, sotto i figli di Clodoveo; l'Austrasia distendevasi al -di là di Francoforte verso Virzburgo, a un di presso. Tale almeno si è -l'opinione del D'Anville. - -[18] Consultisi sempre, quanto all'Aquitania, la mirabil opera del -padre Vaissete e del padre De-Vic, benedettini. Nulla fu fatto mai che -ad essa paragonar si possa intorno alla Gallia meridionale; le opere -posteriori, benchè più arroganti, non si sono mai sollevate al di sopra -della mediocrità (V. P. Vaissete _Histoire du Languedoc_). - -[19] Allude l'autore al vaso prezioso che un soldato di Clodoveo nella -divisione del bottino, volle ridurre in pezzi con una mazzata anzichè -cederlo al suo capitano. Ma poi quel soldato ebbe a pagar cara questa -sua irriverenza, che anch'egli fu da Clodoveo ucciso in una rassegna -con una mazzata. _Il Traduttore_. - -[20] Fra le ire d'un sistema sovente appassionato, molta erudizione si -trova nell'opera del signor Raynouard intorno al _Diritto municipale_, -stampata a Parigi nell'anno 1828. Il signor Raynouard, grande -lavoratore, si lasciava troppo prendere da certe idee politiche dei -tempi, e questo nella storia è male. Perchè recar le nostre passioni -nei tempi antichi? - -[21] Grandi opere vennero fatte in Germania sul Sassoni; ma i testi -son rari e le fonti; moltissime tradizioni raccolse il signor Pertz in -quell'opera sua _Monumenta Germaniæ_: l'opera veramente nazionale della -Germania. - -[22] Un discepolo di san Bonifazio, il pio Villibaldo, ne scritte la -vita, _Vit. Bonif._, che trovasi nei Bollandisti, I. Jun. pag. 470. Il -Serrario pubblicò pure le epistole di quel primo vescovo di Magonza, -sotto il titolo: _Bonifac. Epistol._ Il santo soggiacque al martirio -nel tentare la predicazione del Vangelo tra i Frisoni. - -[23] L'Ariosto medesimo non potè resistere a quest'amore per gli -antichi romanzi di cavalleria, e ne fece un episodio dell'_Orlando -Furioso_. - -[24] Molto s'è studiato intorno alla mitologia e ai costumi dei Danesi -e degli Scandinavi in generale; i moderni nulla disser di meglio -di quanto disse il Torfeo, _Histor. Norveg._ e Sasso grammatico. Il -Langebeek _Scriptor, rer. Danic._, raccolse i testi tutti che trattano -di quell'ampia mitologia. - -[25] Consultisi, intorno all'origine e ai costumi dei Longobardi, Paolo -Varnefrido, soprannominato _Paolo Diacono: De gestis Longobard._, e -il si raffronti col Cluverio: _Germania antiqua_, e principalmente col -Grozio: _Prolegom. ad Hist. Goth._ Nè vuolsi lasciar da parte Procopio: -_Goth._ lib. II. Finalmente il Muratori, maestro di noi tutti, ha di -lunghe dissertationi intorno ai Longobardi: _Script. rer. italic._ t. -I, pag. 405-419. - -[26] Quanto al gran traffico e splendor di Marsiglia, non si saprebbe -mai leggere abbastanza il passo di Agatia, pag. 13 dell'edizion -parigina 1660; e il capo 20 a 62 del libro IX. La _Cronaca di san -Dionigi_ ci ha conservata la memoria della peste che scoppiò in -sull'uscire del quarto secolo; lib. IV, cap. 19. Nei Bollandisti -abbiamo ben mille testimonianze che provano qual ampio commercio facea -Marsiglia con l'Egitto e la Siria. Era il luogo in cui venivano a -imbarcarsi i pellegrini per quelle parti. - -[27] Ogni giorno si vanno scoprendo ad Arli nuove antichità. Essa era -uno de' più nobili municipii romani. I viaggiatori che vengono giù pel -Rodano, non possono far di non salutarla; l'antica città d'Arli è una -ricca spoglia svelta d'in seno alla terra. - -[28] Ho misurato e confrontato le due Arene di Roma e quelle di Nimes, -e ho trovato che queste sono più picciole sì ma meglio conservate. -Quand'io passai l'ultima volta per Nimes, vidi che il circo maggiore -era stato converso ad uso di scuderia, e che alcuni pezzi d'artiglieria -ingombravano le Arene. Oh profanazione! - -[29] Procopio è pur sempre la migliore autorità da consultare intorno -alle origini e ai costumi delle nazioni barbare; egli fa menzion degli -Unni e del Goti come di pericolosi vicini γειτονουντα del Danubio. - -[30] I Bulgari erano senza più un ramo della gran famiglia degli Unni. -Questa denominazione di _Bulgari_ la troviamo per la prima volta in -Ennodio Panegyr. Theodorici: V. Il padre Sirmond, t. I. pag. 1598-1590. - -[31] Son essi i due autori dei grandi pellegrinaggi del Nord, ond'è che -la vita di sant'Anscario vien consultata da tutti i dotti di Norvegia e -di Svezia, quando studiar vogliono le antichità patrie. _V. Vita_ etc. - -[32] Molte torte opinioni, a parer mio, si formarono e spacciarono -intorno alla caduta dell'Impero di Bisanzio; chè la sua condizione era -tuttavia splendida nel settimo e nell'ottavo secolo. Veggasi intorno -alle forme ed alla grandezza di questa nobile ruina la bell'opera di -Costantino Πορφυρογενητος, _De cæremoniis aulæ et Ecclesiæ byzantinæ_, -ediz. del Reiske, 1751, in-fol. - -[33] Gl'imperatori non negarono mai questi titoli ai re franchi; -n'aveano troppa paura. Il proverbio bisantino diceva «Τον φράνκον φίλον -ἔχῃς, γείτονα οὺκ, ἔχῃς». - -[34] Le corrispondenze diplomatiche di Carlomagno cogli imperatori di -Bisanzio furono non poco importanti. Quanto alla proposta delle nozze -di lui con l'imperatrice Irene, essa pare a me troppo arrischiata; ben -credo che Adriano e Leone, papi, ci potesser pensare dassenno, come un -mezzo ad unir le due Chiese, e ad abbattere la potenza del califfato e -dei Saraceni. È da ricordare altresì che la pia Irene aveva ristorato -il culto delle sacre immagini. - -[35] Mi piaccion gli uomini di studi speciali, quand'ei dedican la vita -a questa o quella parte della scienza. Il dotto amico mio Reinaud, ha -ottenuto con le sue investigazioni, di rischiarare la maggior parte -delle quistioni della letteratura numismatica e della storia orientale. -Dopo la morte del Sacy io lo credo il più sapiente orientalista -ch'abbia la Francia. - -[36] E' mi pare che il Conde, nell'opera sua sul dominio degli Arabi in -Ispagna tratti solo una parte della questione. Il Conde, siccome quegli -che dedicò la vita sua allo studio dei manoscritti arabi, non vide -se non quella. Senzachè, lo spirito volteriano del secolo decimottavo -sforzavasi di trovar l'origine e il principio d'ogni civiltà altrove -che nel cristianesimo, donde quelle iperboli intorno alla sapienza -dei Cinesi e alla civiltà degli Arabi, di che tanto erano smaniosi gli -Enciclopedisti. - -[37] Il padre Felibien ha molto bene trattata questa quistione nelle -dissertazioni che egli unì alla sua _Storia di Parigi_. Il signor -Renonard ha sparso ugualmente gran lume nei municipii, ma preoccupato, -al solito, dal _jus romanum_: il municipio è antico al par della -Gallia. Ora, non fa di bisogno dire che lo scoprimento della _Communs_ -al duodecimo secolo è simile all'ingegnoso trovato della lettera K -aggiunta alla parola _Franc._ Il Secousse e il Brequigny (_Ordon. du -Louvre_, prefazione) poco avean lasciato da dire agli altri intorno ai -Comuni, agli altri, che approfittaron delle loro investigazioni, senza -pur degnarsi di nominarli. - -[38] Quanto non è da lasciarci increscere che manchino ancora parecchie -di siffatte metropoli alla bell'opera della _Gallia christiana!_ Ma -I nuovi Benedettini la stanno continuando, ed io spero che questo -nazional monumento verrà terminato. Io lo pongo a ragguaglio di quel -dei Bollandisti, _Act. Sanct._, a cui pur mancano alcuni mesi. - -[39] Vedi il divieto fatto dal concilio verberiense, art. 16; _Concil. -Gall._ t. II. - -[40] Ecco qui sotto alcuni dei più notabili articoli de' Concilii delle -Gallie. Il P. Sirmond e il Fleury si studiano di scusare i vescovi, ma -son troppo gallicani da riconoscer che l'ammiranda autorità dei papi -fu quella sola che pose qualche unità in quella confusione, Baluze, I, -162. _Hist._, v. 637. - -1. De conjugiis in tertio et quarto gradu. - -2. De eo qui cum uxoris suæ filia carnale commercium habuit. - -3. Quod relictam sacerdotis uxorem ducere non liceat - -4. De feminis sponte vel invito vel sine virorum consensu velatis. - -5. De eo cui mortem uxor cum aliis machinata est. - -6. De ingenuo qui ancillam duxit pro ingenua, et de ingenua quæ servo -nupsit pro ingenuo. - -7. De servo qui ancillam suam concubinam habuit, et illa relicta domini -ancillam vult ducere. - -8. Servus a domino libertate donatus, si postea cum ejus ancilla -mœchatur, cogi potest ut uxorem illam habeat. - -9. De muliere quæ virum suum in alio pago sequi non vult. - -10. De filio qui com noverca moechatus est. - -11. De eo qui cum privigna vel cum uxoris sorore mœchatur. - -12. De eo qui cum duabus sororibus dormierit. - -13. Qui anellam volens uxorem duxit, cum ea permaneat. - -14. Ut ab episcopis vagis presbyteri non ordinentur. - -15. Presbyter degradatus potest in necessitate baptizare. - -16. Ne clerici arma gerant. - -17. De muliere qua viri impotentiam causatur. - -18. De eo qui cum uxoris sua consobrina mœchatur. - -19. De servo et ancilis, si per venditionem separentur. - -20. Ut chartularius qui cum ancilla fornicatur, eam libertate donatam -uxorem habere cogatur. - -21. Qui uxorem telari permisit, aliam ne ducat. - -Baluze, I, 105. _Hist._ v. 637. - -1. De illo qui cum uxore fratris sui fornicatus est. - -2. De illo qui sponsam filii sui oppresserit. - -3. De eo qui filiastrum aut filiastram ante episcopum tenuerit. - -4. De illo qui cum filiastra, ignorante matre, fornicatus est. - -5. De illo qui cum duabus sororibus fornicatus est. - -6. Si quis propter faidam fugit. - -7. De incestis. - -8. De parricidis. - -9. Item de incestis. - -[41] _Consil. Gall._ t. II, p. 1 a 50. — Già io ho mostrato nel mio -_Ugo Capeto_, t. III, questa grand'opera morale del papato. - -[42] «Noi ordiniamo, dicea papa Zaccaria a san Bonifacio, per -l'autorità di san Pietro, che la detta Chiesa di Magonza sia metropoli -in perpetuo, per te e tuoi successori, e abbia sotto di sè cinque -città, e sieno Tongres, Colonia, Vormazia, Spira ed Utrecht». _Gall. -Concil._ tom. I, p. 581. - -[43] Prima dell'istituzione di questa metropoli Bonifazio possedea la -dignità di corepiscopo (τοῦ Χὼρου ὲπισκοποι, vescovo dei campi), che -non avea nessun territorio fermo. - -[44] Grande specialmente è l'autorità esercitata da Zaccaria, il cui -pontificato comincia dal dì 30 novembre 741. Quanto alla storia del -papato sotto Gregorio VII, io lo diedi nel mio _Ugo Capeto_, t. III. - -[45] La fondazione dei monasteri di Sithieu, Fontenelle, Chelles, -Corbia, seguì nel settimo secolo. San Benedetto è pur sempre il primo -fondatore di que' monasteri dove si fa orazione e si lavora. Consultisi -il grande e modesto Mabillon ne' suoi _Annal. ordin. sancti Benedict._ -Fo altresì grandissima stima de' suoi _Act. Sanct._; ma la raccolta dei -Bollandisti fu più largamente ideata. - -[46] S'è fatto il conto che i cinque ottavi delle borgate e città -della Francia riconoscon la loro origine dai monasteri. Il Belgio -principalmente, dee loro le industri sue città. Liegi, la città de' -telai, trae l'origine sua dalla traslazione delle reliquie di san -Lamberto, tale essendovi stato il concorso dei popolo, che si edificò -una città intorno all'arca del Santo. Questa traslazione seguì a dì -28 d'aprile dell'anno 720. _Vita Sancti Lamberti. Nelle origini della -città di Liegi_. - -[47] Questo nome davasi anticamente in Francia ad una fiera che -tenevasi ogn'anno a San Dionigi. Nel medesimo giorno chiudevasi -l'Università, e quindi il nome di landito anche all'onorario che gli -studianti davano a' loro lettori. _Il Traduttore_. - -[48] Vita Huberti, ecc. Il Padre Roberti, che fu pur esso gran -cacciatore, ebbe molto a parlare di sant'Uberto, in quel suo opuscolo -che ha per titolo: _Questiones Hubertinæ._ - -[49] V. la leggenda sulla fondazione di Monte san Michele. Sigebert, -ecc. - -[50] Due volte sono passato per Fulda che giace sulla via di -Francoforte a Lipsia: appena vi riman tuttavia qualche memoria -dell'antica badia. - -[51] Le più delle carte originali de' Carolingi che si conservano negli -archivii del regno, sono relative ai doni fatti a' monasteri di San -Dionigi e di San Germano, vere fondazioni nazionali. - -[52] Io ho consumato l'ultima mia giovinezza nello studio de' -Bollandisti, e da questa profonda ed assidua lettura mi venne l'amor -della storia. Gli _Act. Sanct. ord. Sanct. Bened._ del Mabillon, son -essi pure una delle più allettative letture che far possan coloro che -voglian tener dietro alla storia. - -[53] Aimoino è uno de' più laboriosi biografi de' Santi, e scrisse _De -miracul._ Egli è scrittore d'immaginazione ardente e poetica. V. il -testo che ne diede il Bouquet, t. VII, p. 348. - -[54] E' non si vuol scambiare santa Genoveffa del Brabante per l'altra -Genoveffa di Nanterre. - -[55] Questo Benedetto, sassone, non dee esser confuso con san Benedetto -il fondatore. Quegli nacque nel 628, e abbiam la sua vita scritta dal -Beda nella _The history of first Warermouth abbots_, pel Ware. Dublino, -1604. - -[56] _Concil. Gall._, t. I, p. 550-580. I viaggi di sant'Anscario al -settentrione della Scandinavia appartengono al secolo nono. - -[57] La vita tanto drammatica di san Bonifacio fu scritta da Villibaldo -suo discepolo, e sassone anch'esso. - -[58] Mi duolo che la storia de' monasteri non venisse scritta sotto -quest'aspetto, chè avrebbe assai meglio rischiarato il medio evo, -che non il semplice studio delle leggi incerte e delle cronache -generalmente troppo brevi del secolo duodecimo. - -[59] Il padre Sirmond ha pubblicato con gran cura la _Raccolta dei -Concilii della Gallia_; e fra quel preziosi documenti, è da cercar, -più che altrove, la storia delle leggi di polizia sociale dal quinto al -settimo secolo. - -[60] Il concilio di Nantes è contrassegnato coll'anno 650. Fiodoardo ne -parla nel lib. II. cap. 1, e l'abbiam tutto intero nel _Concil. Gall._, -t. I, p. 601. - -[61] Nell'ottavo secolo sussistevan pur tuttavia alcune vestigia del -culto de' Galli e de' druidi, specialmente nella Bretagna, che rimase -per lungo tempo quasi una terra appartata. - -[62] Art. 17 del Concilio. Quest'andarne alla croce, allude senza -dubbio alla prova della croce. - -[63] I canoni del concilio verberiense si trovano nel _Concil. Gall._, -t. II, p. 1. Ci sono alcuni concilii che applican solo siffatte -disposizioni a certi luoghi. - -[64] La perpetua confusione dei due principii della Chiesa e della -conquista, fu la prima cagione della maggior parte degli errori in -cui sono caduti gli autori sistematici preoccupati dalla legislazione -delle Gallie. Il Mably altro non vide che la politica; il Montesquieu -non fece verun caso del concilii, e sol si diè pensiero delle leggi -barbariche. Io tengo che impossibil sia di parlar della legislazione al -quinto e al nono secolo, senza darne una gran participazione al diritto -canonico. - -[65] Immensa è nelle Gallie l'influenza del diritto romano o meglio del -diritto bizantino, e mal fa chi troppo concede all'azion delle leggi -barbare, le quali appena s'applicano a una parte picciolissima della -popolazione, cioè ai conquistatori. - -[66] Quand'io verrò alle instituzioni barbariche, avrò bisogno di -riabilitar la legge, specialmente l'ecclesiastica, dei Visigoti. Il -Montesquieu la malmenò acremente tacciandola di _bacchettoneria_, -perchè con tutto l'ingegno suo il Montesquieu pure non seppe esimersi -dalle male preoccupazioni del secolo XVIII contro i preti. - -[67] La teoria della comune, nata tutt'a un tratto dalla sedizione al -decimo secolo, è, lo torno a dire, una di quelle scoverte che dipendono -dalle circostanze politiche momentanee. Chi la esponeva nel 1827, -si serviva per istromento della storia come di tutt'altr'arma. Essa -principiò a foggia di polemica nel _Censore europeo_, poi continuò per -articoli nel _Corrier francese_. La comune, congregazione o gruppo di -cittadini, è antica al par del municipio e della comunità, e ogni dì -si scoprono diplomi di municipii anteriori d'assai alle sedizioni del -servi. V. l'opera del Pardessus, _Bibliothèque_, t. I. - -[68] Angers, Bourges, Cavaillon, Clermont, le Mans, Meaux, Orleans, -Paris, Saintes, Tours, Toul, Uzèz avean loro antiche ed ampie -instituzioni municipali, prima della sollevazione dei servi nel secolo -decimo, altri municipii si trovano in tempo ancora più antico; e il -signor Raynouard ne recò le prove, se non che per mala ventura, con -troppa parzialità. - -[69] Queste comunità di nauti, o battellieri, sono antichissime, -e forse le più antiche d'ogni altra. Ci sono vestigia della loro -instituzione anche a Parigi. Nautæ Parisiaci (V. _Mém. de l'Acad. des -Inscrip._, t. I.) - -[70] Ho spesso raffrontato i concilii coi codici teodosiano e -giustinianeo, principalmente negli studi speciali del Diritto, e vi ho -trovato plagi vicendevoli, ed una evidente confusione. Questa si è pure -l'opinione del signor di Savigny. - -[71] Veggansi le formole raccolte in Francia e in Germania dal Bignon, -dal Sirmond, dal Baluze, dal Mabillon, dal Goldast, e il _Thesaurus_ di -Schilter; le più curiose sono quelle di Marculfo. - -[72] La quistione de' componimenti fu a fior d'evidenza discussa dal -Mably e dal Montesquieu. - -[73] Quest'autorità della corte di Costantinopoli sui Franchi è -rilevante nella prima schiatta più che altrove; essa continua ancor -sotto Carlomagno. Mi duole che nell'opere moderne non fosse quanto -basta osservata. - -[74] Sotto questo nome di comunità, o compagnie (_corporations_,), -s'intendon quelli che dai Romani chiamavansi collegi degli artieri -(_collegia opificum_) che furon dall'imperator Severo instituiti per -tutto l'Imperio romano. Eran la medesima cosa che le Arti e i Mestieri -nella repubblica di Firenze. _Il Traduttore_. - -[75] Gli storici italiani non si sono ancor accordati sul nome da -darsi a questo uffiziale; chi lo chiama governatore, chi _maestro_, e -chi _prefetto di palazzo_; il Muratori troppo duramente ad imitazione -del Giambullari _maggiordomo_. Noi ci siamo attenuti alla terza di -queste denominazioni, parendoci la più acconcia per le sue classiche -reminiscenze, a significare quei grado. _Il Traduttore_. - -[76] A Roma. Colà in cospetto del Coliseo, e nel Campo Vaccino, ben tu -puoi ripeter quel versi: - - Fecistis patriam diversis gentibus unam, - Urbem fecistis quod prius orbis erat. - -[77] Sant'Ireneo si duole, nel secondo secolo, del trovarsi necessitato -a imparar la lingua celtica per farsi intendere. I Benedettini -sostengono che nelle Gallie parlavasi universalmente la lingua latina. -V. Hist. litt., t. VII, nell'Avvertimento. - -[78] Sparsi erano per le Gallie i manoscritti latini ed anche i papiri, -e ogni dì vi si trovavan vestigi dei manoscritti d'Ovidio e Cicerone. - -[79] In Gregorio di Tours, vi sono, come chiaro si conosce, alcuni -passi, i quali altro non sono che prette tradizioni dei canti -narrativi. La storia del Monaco di San Gallo a' tempi carolingici, è -forse altro che una cronaca scritta sulle canzoni narrative e sulle -guerresche tradizioni? Il sig. Paolino Paris ha di proposito trattato -tutte siffatte quistioni nella sua prefazione all'opera Intorno a -_Berta dai gran piedi_. - -[80] I diplomi appunto attestano questa corruzione della latinità, e -troviamo _Basileca, Pagenam, Volomus, Negutiante_. - -[81] Il calcolo di questi tempi è certamente la parte meglio finita -dell'_Arte di verificar le date_ dei Benedettini - -[82] Fu, come vedrem più innanzi, una gran contesa che durò fin sotto -il regno di Carlomagno, il quale introdusse alcune modificazioni al -canto germanico, mescolandovi il canto greco e il latino. - -[83] Egli è da studiar Roma, cristiana, soprattutto. Ne' miei -pellegrinaggi d'Italia, io fui più che d'altro curioso delle basiliche, -e posso dire d'essere stato assai men preso da maraviglia al veder San -Pietro di Roma, che le ruine delle catacombe, Santa Maria Maggiore e -San Giovanni Laterano. - -[84] Io non saprei troppo mai provocar l'attenzione degli artisti -sulle tre tombe del terzo o del quarto secolo da me visitate a San -Massimino, in fondo alla chiesa sotterranea, in un pellegrinaggio -a _Sainte-Baume_[87]; cosa più notabile di quant'altro vedessi al -Vaticano. - -[85] Cercate il convento dei Cappuccini a Roma, e troverete questa -reliquia dell'antica età. - -[86] Il sig. Raoul Rochette ha molto bene illustrata quest'epoca -dell'arte cristiana, e dimostrati i continui plagi da essa fatti a -quella del paganesimo nell'opera sua delle _Catacombe di Roma_, ch'io -tradussi l'anno scorso, e fu pubblicata per le stampe del Lampato. _Il -Traduttore._ - -[87] Con questo nome chiamano una grotta sovra un monte della Provenza, -in cui il popolo crede, troppo piamente, esser morta la Maddalena. _Il -Traduttore._ - -[88] Questa impressione provai specialmente alla vista dei dipinti -bisantini delle chiese di Venezia e di Ravenna. - -[89] Di San Vittore, a Marsiglia, più altro non rimane che l'alte -sue muraglie, le torri quadrate, e le porte guernite di ferro, che -eran destinate a proteggerlo dai Barbari. Altri Barbari son venuti a -distruggere la badia. Il sotterraneo ha due o tre vôlti ancora e non -più, e la cappella della Vergine Nera (_nigra sum sed formosa_). Sotto -alcune di queste volte, si veggono qua e là sparsi frammenti di tombe, -che hanno qualche rassomiglianza con le catacombe di Roma. - -[90] La Biblioteca reale può andar superba di parecchi manoscritti -splendidi per gran ricchezza di legatura. Appartengon essi al nono -e decimo secolo. Nella sala destinata al manoscritti greci, v'ha uno -stupendo San Gregorio Nazianzeno, con miniature bisantine, tradizione -dell'arte romana recata al sommo della perfezione; esso porta il numero -510. - -[91] Sant'Eligio fu orefice insieme e zecchiero di Dagoberto I, e -nelle monete così di questo come di Clotario, si vede pur segnato -il suo nome con l'abbreviatura Eligi. Il suo discepolo Dado o Adoeno -(_Saint-Ouen_), gli scrisse la vita. - -[92] L'Accademia delle Iscrizioni premiò una delle mie _Memorie_ -Intorno allo _Stato degli Ebrei nel medio evo,_ dov'io trattai in modo -speciale l'argomento delle usure. - -[93] La gabelle imposte eran queste _Salutaticum, Pontaticum, -Ripaticum, Portulaticum, Cespitaticum_. (V. Il Ducange a ciascuna di -queste voci). - -[94] I papi principalmente si mostravano avversissimi al traffico degli -schiavi. V. _Epist. sancti Gregor. ad Brunechild._ Duchesne, t. I, p. -902. - -[95] San Martino fu trasportato nel Chersoneso taurico,(Crimea) il dì -10 marzo 655. - -[96] Eugenio passò di vita il dì 1.º di giugno 657. - -[97] Vitaliano era nativo di Segni, in Campania. A diffinire il tempo -dell'introduzione degli organi in Italia, mi convien dire che questo -papa ve gli usò fino dal 670. - -[98] Qui l'Autore non s'è ricordato che Mario fu di origine plebea, e -che la sua discendenza si spense tutta in suo figlio poco dopo di lui. -_Il Traduttore._ - -[99] Fin qui l'Italia era divisa in due parti, l'una sotto il dominio -dei Longobardi, l'altra formava l'esarcato di Ravenna. - -[100] Pavia a quei tempi era la più animata città della Lombardia, -singolarmente privilegiata dai re longobardi. _Il Traduttore._ - -[101] _See Konung_. - -[102] - - _Pars extans curis, solo diademata dispar_ - _Ordine pro rerum vocitatus Cura Palati._ - (Corippus: _De laudibus Justini_ Lib. I, pag. 136.) - -[103] Chi vuol chiarirsene legga l'opera di Giorgio Codino: _De -officiis Ecclesia et aula_. - -[104] Non è da dimenticare che questo epiteto vien dato dagli -storici francesi a una lunga successione di re della prima schiatta, -che degeneri dai loro antecessori, passarono la vita a far niente -(_fainants_). _Il Traduttore_. - -[105] Ho cercato di sbrogliar tutta questa istoria sì confusa, dei -prefetti palatini, con quella del Merovei; i Benedettini stessi, -non sono esenti da confusione; e poichè vi furon cortigiani sotto la -seconda schiatta (i Benedettini si fecer cortigiani dalla terza), vi -furon anche genealogie a rannodar i prefetti del palazzo col sangue -merovingico, ed i Capeti coi prefetti del palazzo. - -[106] _Ad ann. 718-719._ - -[107] V. Isidoro di Beja, p. 56, e Rodrigo Ximenes, p. 12. Il -continuatore di Fredegario aggiunge che Eudi, ad imitazione del conte -Giuliano, chiamò i Saracini nelle Gallie. V. Conde. _Hist._, t. I. p. -83. - -[108] Epistol. Gregor. III. - -[109] _Chansons des gestes._ Così il testo francese. Son quelle -canzoni o quei canti che abbiamo chiamati anche narrativi, ma che più -propriamente si debbon chiamar eroici, perchè narran le gesta degli -eroi di quell'età. _Il Traduttore_. - -[110] Il poeta qui, come si vede chiaro, non fa che ripetere i lamenti -dei guerrieri contro i cherici. - -[111] Tutti sanno che Carlo Martello non morì altrimenti alla battaglia -di Poitiers, come dice il romanziero. - -[112] È inutile l'avvertire che questo modo tenean que' popoli barbari -nel sollevare altrui al grado sovrano. _Il Traduttore._ - -[113] _Eginhard Annal., ad ann._ 748. - -[114] Questo campo è chiamato nella cronaca la _vigna di Rachi_, nome -d'un re longobardo. V. _Muratori, Annali d'Italia_. - -[115] Questo romanzo fu, insiem con quello di _Garino_ il _Loreno_, -pubblicato dal signor Paolino Paris ponendogli innanzi una lettera -importantissima, indiritta al modesto e dotto magistrato il signor di -Montmarqué[116]. - -[116] La leggenda di _Berta dal gran piè_ è pur narrata, ma in diverso -modo nei _Reali di Francia_ al lib. IV, cap. I e segg. dell'edizione -che ne diede l'anno 1821 in Venezia l'illustre Bartolomeo Gamba da -poco rapito alla gloria delle lettere italiane. Nel brano, quivi recato -dall'autore, del romanzo francese, ho procurato, per quanto io potei, -d'accostarmi, per amore di verità, allo stile dei tempi in cui fu -scritto. _Il Traduttore._ - -[117] L'intimità che era fra papa Leone e Carlomagno avea suggerito ai -Romani il pensiero di dar loro una stirpe comune. In altre di queste -leggende papa Leone è posto per figlio di Carlomagno. - -[118] Palmam qui non vuol esser altrimenti presa nel senso di mano, -ma certo di palma del martirio, come l'hanno i santi nelle pitture -bisantine. - -[119] Se si presta fede al Muratori, storico di quella esattezza -che ognun sa, Carlomanno morì intorno a questo tempo sì, ma non già -nella spedizione, come afferma l'autore, sibbene in un monistero a -Vienna nel Delfinato, dove il fratello lo avea mandato ad abitare. _Il -Traduttore._ - -[120] Veggasi nel _Codice Carolino_ l'epistola di papa Paolo a -Pipino con col gli accompagna alcuni cantori della Chiesa romana, ed -un oriuolo notturno che segna le ore così di notte come di giorno. -(_Epistol. Paul ad Pipin. — Cod. Carol_. 25-45.) - -[121] Questa è la prima volta ch'io trovo nelle cronache antiche -fatta menzione della voce Borbone. Pipino preso per forza _quadam -oppida atque castella... in quibus præcipua fuere Burbonis, Cantilla, -Clarmontis. Eginhard. Annal._ — ad ann. 761. - -[122] _Croniq. de Saint-Denis_, ad ann. 768. - -[123] Ho fatto parecchi viaggi in Germania per cercare le orme -di Carlomagno, nelle cui sembianze tutto è germanico. Io il credo -originario dell'Assia o del circolo di Franconia. O Fulda! Fulda! -perchè altro non rimane omai più che la tua cronaca! - -[124] Eginh. _Vita Carol._ IV. - -[125] Il tesoro della cattedrale d'Aquisgrana è ricchissimo. Esso fu -trasportato a Monaco nel tempo della rivoluzione, ed indi restituito. - -[126] Ho letto in alcuni storici moderni italiani, non so se per amore -di novità, o per altre ragioni, voltato questo epiteto in _Piccolo_. È -falsare un soprannome dato a quel re, dalla nazione e dalla storia, e -consacrato dall'uso di più secoli. Anche i Francesi hanno sostituito la -voce _petit_ all'antiquata _bref_, ma pur serbano ancora quest'ultima, -nel solo uso appunto di siffatto istorico soprannome. _Il Traduttore._ - -[127] Il museo delle medaglie alla Biblioteca Reale possiede -grossissimi pezzi d'avorio d'un giuoco di scacchi, i quali fan -supporre una sterminata scacchiera, e braccia più sterminate ancora per -muoverli. Essi provengono dal tesoro di San Dionigi, e furon salvi, per -non esser d'oro, dai saccheggi della rivoluzione. - -[128] I capitolari e diplomi suoi son quasi tutti dati dalle ville -regali del Reno e della Schelda. - -[129] In queste lettere papa Stefano usa, parlando al re, la seconda -persona: _vos certum est accepisse; genitorem vestrum_, ec. Gregorio -VII, Innocente III e i loro successori, men rispettosi, tornarono -al tu, più grammaticale e più fratellevole della lingua latina. _Il -Traduttore_. - -[130] _De Desiderade naîtrait une lignée leprense_; così il mio autore. -Ma il testo latino dell'epistola: d_e cujus natione et leprosorum -genus oriri certum est_; e di Desiderata neppur parola. Il Manzoni, -seguendo altri cronisti, dà a questa figlia di Desiderio il nome -d'Ermengarda, anzichè di Desiderata. Chi vuole, in pochi fogli, aver -intera cognizione delle cose longobardiche in Italia, legga le notizie -storiche da lui premesse alla sua tragedia dell'Adelchi, e il suo -_discorso sopra alcuni punti della Storia Longobardica in Italia_, con -cui il gran poeta volle meritarsi pure il titolo di grande critico. _Il -Traduttore_. - -[131] E Adelchi o Adelgiso, non era figlio forse di Desiderio, e suo -compagno nel trono? _Il Traduttore_. - -[132] Senza tante sottigliezze, il Manzoni nel suo citato _Discorso_, -viene alla ragion vera di questa mutata successione, ed è _che la -consuetudine dei Franchi, a quei tempi, era di eleggere nella famiglia -del re morto colui che pareva il più conveniente a quell'ufficio_. _Il -Traduttore._ - -[133] Carlomagno nacque nel 742, e fece la guerra di Lombardia nel -775. Nella prima sua spedizione d'Italia, Bonaparte avea 27 anni; ma la -conquista della Lombardia fu sol compiuta dopo la battaglia di Marengo, -ch'egli aveva appunto 31 anni. - -[134] Dopo la guerra d'Aquitania, nessun popolo del reame de' Franchi -fece più resistenza a Carlomagno, salvo i Bretoni. V. _Monach. -Saint-Gall._ t. I. - -[135] _Comes march. Britan._ Tali sono i titoli co' quali Orlando è -indicato. - -[136] A ver dire le cronache non parlano pur d'Orlando, se non al -proposito della catastrofe de' Pirenei. - -[137] Berardus, Berhard. Si vede chiaro ch'egli è dell'Austrasia. - -[138] _Comes, Regnald, Reginald., Reinaldus._ - -[139] Guglielmo Naso-Corto è per avventura l'eroe, dopo Orlando, più -nominato nelle canzoni eroiche. - -[140] Gerardo di Rossiglione era l'eroe dai Borgognoni, Garino e il -fratel suo, Begone di Belino, rappresentavano le guerre intestine del -baroni del nord. - -[141] Il testo dice _tenure_; che io sappia non abbiamo in italiano la -voce equivalente quando usar non si volesse, per ragione di analogia, -la parola _tenimento_, a significar, come qui, il feudo che altri -teneva da un primo feudatario, verso cui era obbligato a certi tributi -e doveri di vassallaggio. _Il Traduttore._ - -[142] A tradurre il _suzerain_ del Francesi, ho tolto questo _capo -signore_ dagli statuti delle _Assise di Gerusalemme_, recati da Cesare -Cantù nei Documenti della sua _Storia Universale_. Credo debito -mio, come Italiano, di non lasciarmi sfuggir l'occasione qui per -ringraziarlo d'aver, senza lasciarsi spaventar di fatica nè d'altro, da -sè solo, arricchita la sua nazione di un'opera a cui non possono se non -invidiare le altre nazioni. _Il Traduttore._ - -[143] Non v'è indizio che i soldati franchi avessero paghe ferme -di nessuna maniera. Conquistavano e partivansi fra loro le terre -conquistate; d'onde son venuti i primi doveri della feudalità. - -[144] Come _si fust un bastonnet_. V. Roberto Wace nel suo gran poema. - -[145] Nella Biblioteca reale abbiamo il più antico manoscritto che -comprenda le miniature delle macchine d'assedio, ed è la _Conquista -di Gerusalemme di Goffredo Buglione_. Esso appartiene al duodecimo o -decimoterzo secolo. - -[146] Verona erasi già sottomessa a Carlomagno come si ha da una -medaglia riferita dal Leblanc, nella quale si legge: _Verona dedita -et Longobardis in fidem acceptis_, e nel rovescio: _clem. princ._ -(principe clemente). - -[147] Carlomagno non solo confermò la donazione di Pipino, ma l'ampliò -pure di molte terre, come si può vedere in Anastasio Bibliotecario, -autore contemporaneo. _Il Traduttore_. - -[148] L'indole di questa donazione o conferma di essa fatta da -Carlomagno a papa Adriano fu argomento di molte e speciali discussioni. -L'abbiamo specificata nel Codex Carolinus; ma non v'ha titolo autentico -se non dopo Lodovico il Pio. Quando Napoleone s'impadronì di Roma, -furon commessi alcuni particolari studii intorno alla donazione -di Carlomagno, ma ognun sa che libertà ci fosse di scrivere sotto -Napoleone, e il retore liberale Dannou acconsentì a fare un libro -uffiziale e mediocre contro i papi. - -[149] _Tecum sicut cum Petro, tecum sicut cum Gallia_; e sul rovescio: -_Sacr. fœd._ (V. Lebranc, _Traité des monnaies_). - -[150] Non so con qual fondamento l'autore affermi questo, mentre tutti -gli storici s'accordano in riferire che quell'assedio passò senza pure -uno scontro tra gli assedianti e gli assediati. _Il Traduttore_. - -[151] Anche la dedizion di Pavia è testimoniata da una medaglia, la -quale rappresenta un re ed una regina, che inginocchiati depongono la -corona sui piedi d'un altro re a sedere, con l'iscrizione: _Devicto -Desiderio, et Pavia recepta_, 774. - -[152] Il Partouneaux, nella sua _Storia della Conquista di Lombardia_ -fatta da Carlomagno, ascrive la lunga resistenza di Pavia all'odio -verso Carlomagno ed al valore di Unnaldo, antico duca d'Aquitania, -spodestato dal Carolingi, che dentro v'era a comandar le armi di -Desiderio. Di tutto questo non abbiam trovato parola nè in Muratori -nè in alcun altro degli storici nostri. Che se pur Unnaldo era in -Pavia, l'età sua presso alla decrepitezza nol dovea fare quell'ardente -e tremendo nemico quale il Partouneaux lo descrive. Ci fa maraviglia -ch'egli, il quale quasi altro non fece in tutta l'opera sua, che -seguire, e per poco non dissi, tradurre gli storici italiani, si -sia scostato da loro in questo fatto, a prova del quale cita la sola -autorità dell'Anquetil, storico francese. _Il Traduttore_. - -[153] Qui l'autore pone una nota ad avvertir ch'ei fu a la Monza, -com'ei dice ogni volta che gli avviene di nominarla, e vide il tesoro e -l'arca dalla regina Teodolinda; e nota come la corona d'oro d'Agilulfo -fu rapita da ladri nel 1804, trasportata a Parigi ed ivi fusa. Ma come -avvien poi ch'egli chiami la città di Monza una _cella monastica_? _Il -Traduttore_. - -[154] Alcuni de' nostri storici affermano che questa incoronazione -seguisse in Monza; altri, e sono i più, ch'ella seguisse in Pavia; -ma l'opinione più comune e probabile si è che questa cerimonia con -la corona di ferro non si facesse in alcun luogo, e che a Carlomagno -bastasse il suo diritto di conquista. _Il Traduttore._ - -[155] La prima spedizione di Carlomagno contro i Sassoni è dell'anno -772. - -[156] Vero è che Tacito non fa nessuna particolar menzione del Sassoni; -ma bene son essi nominati da Tolomeo, che fiorì più di due secoli prima -di san Girolamo. _Il Traduttore._ - -[157] Honorius. _Notitia dignitatum imperii_. - -[158] _Comes littoralis Saxonici_. Anche una parte littorale della -Gallia vien chiamata _Littus Saxonicum_. - -[159] Quel paese che Giornandes chiama con energica frase: _Vagina -generis humani_. - -[160] Chi vuol vedere particolarmente le origini e le trasmigrazioni -di tutti questi popoli, legga il lib. II della Storia dell'Europa del -Giambullari. _Il Traduttore._ - -[161] Quest'idolo rappresentavasi sotto la forma d'un uomo armato, con -un gallo per cimiero, un orso scolpito sulla corazza, ed un leone sullo -scudo. _Il Traduttore._ - -[162] Sembra che il nostro autore ignori qui il dottissimo trattato _de -Irminsula_ dal Meibomio. _Il Traduttore._ - -[163] Deesi intendere fra i Sassoni conquistati da Carlomagno, perchè -quanto al resto di quella nazione, sappiamo ch'essa fu convertita al -cristianesimo alcuni secoli prima, principalmente da Felice vescovo -loro, a cui Fortunato, scrittore del sesto secolo, indirizza questi due -versi: - - «Aspra gens Saxo vivens quasi more ferino, - Te medicante, sacram bellua reddit ovem.» - -_Il Traduttore_. - -[164] Oggidì Stadberga fra Cassel e Paderborna. - -[165] _Irminsul_ o _Herman-Saule_, colonna d'Ermanno o d'Arminio. - -[166] Abbiamo un'antica medaglia che attesta quest'avvenimento, di -rozzo lavoro, sì, ma in cui si vede abbastanza distinto un torrente in -faccia ad un trofeo coll'iscrizione: _Saxonibus ad torrentem devictis_. - -[167] Questa geografia della guerra di Sassonia è naturalmente alquanto -guasta: pur nondimeno, chi scorre la Vesfalia, ve ne trova in ogni -luogo tracce evidenti. Brunsber è Brunesberga, sul Veser: l'Oacro è -l'Ocker. Le più delle spedizioni di Carlomagno facevansi per la via -di Francoforte, che a quel tempi altro non era se non una gran tenuta -reale sul Meno. Francoforte vien da _Francone-furt_ (passo dei Franchi) -_Francorum dixisse vadum_, come dice un poeta antico, in commemorazione -del passaggio di Carlomagno. - -[168] No, perchè quel dio druidico ed il suo culto sono assai più -antichi d'Ermanno. _Il Traduttore._ - -[169] Una medaglia pure fu coniata a ricordar l'avvenimento della -conversione de' Sassoni: _Saxonibus sacro lavacro regeneratis_, 777. - -[170] Ed ecco di qual modo giustificar si possono tutte le violenze e -oppressioni del conquistatori! _Il Traduttore_. - -[171] Vedi queste genealogia nel mio _Ugo Capeto_, t. I. - -[172] Pare che sotto questo nome il poeta intenda i conti e altri -feudatari maggiori; ma non ho trovato questo titolo in alcuno de' -nostri autori nè altrove. _Il Traduttore._ - -[173] Formaron essi come colonie monastiche, delle quali qualche -indizio si trova nella lettura del Bollandisti al nono e decimo secolo. - -[174] _Monach._ Sanct Gall., lib. II. - -[175] I governatori delle grandi città fra gli Arabi di Spagna erano -insigniti del titolo di _visir_, e quelli delle minori del titolo -di _alcaid_, donde venne _alcade_, se pur esso non derivò da _cadì_, -giudice di pace. - -[176] L'autore qui pone una nota per dir che le cronache additano -questo Almanzor sotto il titolo di _Emir Almoumenyn_. Ora questo -titolo, che dai nostri antichi storici e romanzieri fu tradotto in -quel di Miramolino, significa appunto Commendator de' Credenti, che si -arrogavano i califfi ommiadi in Ispagna. _Il Traduttore._ - -[177] Tanto è vero che fu serbata memoria di questo tradimento di -Lupo di Guascogna, che se ne trova indizio anche nel famoso diploma -pubblicato dai Benedettini sotto il titolo di diploma d'Alone. -«_Omnibus pejoribus pessimus, ac perfidissimus supra omnes mortales, -operibus et nomine Lupus, latro potius quam dux dicendus_». Poi vi si -ricorda, benchè vagamente, la presa di Roncisvalle. P. Bouquet Gall. -_Cristor. collect._, t. VI. - -[178] Nel passar da Roncisvalle, al mio ritorno dalla Spagna, -m'informai di tutte le tradizioni cavalleresche intorno ad Orlando -ed a' suoi prodi compagni, e trovai che ci sono ancora poche ruine -d'una cappella, dove un tempo si vedevano alcune iscrizioni e trenta -avelli, ma evidentemente posteriori al fatto. Vi si leggevano i nomi -di Teoderico d'Ardennes, Rollo del Mas, Guido di Borgogna, Olivieri, -Orlando. Poco lunge da questa cappella giace la badia di Roncisvalle. - -[179] Qui l'autore riporta tutta la favolosa relazione di -quest'avvenimento, attribuita a Turpino, che noi tralasciamo, e perchè -nessun fondamento vi può fare la storia, e perchè noi abbiamo lo stesso -racconto in parecchi dei nostri poemi cavallereschi, e specialmente -nel _Morgante maggiore_ di Luigi Pulci, dov'è pur narrata la fine di -questo famoso paladino. Del resto ognun sa che l'arcivescovo Turpino -mai non iscrisse la _Vita Caroli Magni et Rolandi_ attribuitegli. _Il -Traduttore._ - -[180] Molti sono i manoscritti di questa canzone sparsi per le varie -biblioteche di Europa, e due ne possiede la Marciana di Venezia. -Noi l'abbiamo pur tralasciata per le ragioni addotte nella nota -antecedente. _Il Traduttore_. - -[181] Il canto dei montanari baschi ci spiega i _fueros_ di lacca -circa le leve straordinarie de' pastori, perchè la legislazione e -le consuetudini si collegan fra loro. _De appellitis ita statuimus; -cum homines de villis vel qui stant in montanis cum suis ganatis -(_armenti_), audierint appellitum, omnes copiant arma et demissis -ganatis, sequantur appellitum. (Vedi Bianca, Comment. Hispania -illustrata)._ - -[182] A voler comporre la storia di Carlomagno è d'uopo visitare il -Reno, l'Elba, i Pirenei, l'Ebro, per indi ritornare ad Aquisgrana, a -Ravenna, a Pavia ed a Roncisvalle. Io per me ho salutato con istorica -pietà grandissima tutte queste stanze del grande imperatore. - -[183] Il testo castigliano dice _cendal_, che significa stoffa -sottilissima di seta, donde forse il nostro zendado, se pur non è -più probabile ancora che l'una e l'altra parola vengano dalla comune -origine provenzale. _Il Traduttore_. - -[184] Esso fu pure invocato nel 1814 al congresso di Vienna, contra il -re di Sassonia, fedele a Napoleone. - -[185] Questa supposizione delle grandi conquiste di Carlomagno va sì -oltre che nel romanzo di _Girone_ il _Cortese_ e di _Meliadus_, gli si -fa conquistar l'Inghilterra. - -[186] I _pari_ riconoscono la loro origine dal sistema feudale ordinato -dai Capeti, che chiamaron con questo nome i vassalli dipendenti -dalla corona, i quali eran per conseguenza _pari fra loro_. V. Mably, -_Observations sur l'histoire de France_. _Il Traduttore._ - -[187] Non abbiamo opere speciali sui veri confini dell'Impero di -Carlomagno. Il D'Anville è ancora il più esatto d'ogni altro. Il De -la Bruere scrisse anch'egli una dissertazione, ma troppo arretrata e -imperfettissima. _Parigi_, 1745. - -[188] L'Aquitania avea per frontiera la Bretagna e la Settimania. - -[189] Le città di cui più spesso parlin le croniche da questo confine -sono Pamplona, Saragozza, Huesca, Urgel, Erda, Barcellona, Tortosa e -Tarragona. - -[190] Comprendea pure la parte che più specialmente indicavasi sotto il -nome di _marche britanniche_ tra la Loira e la Sarta, e area per limite -la Senna. - -[191] Le cronache antiche additano Spoleti, Benevento, Salerno, Reggio, -per altrettanti feudi dipendenti delle terre di Carlomagno, se non -direttamente almeno per omaggio. - -[192] Il confin delle terre occupate dai Bavari parmi che allora fosse -Ratisbona. Carlomagno avea cavato una profonda fossa appiè degli alti -monti della Boemia: _Hic foxam duxit Carolus_. La Selva Nera facea -parte della Turingia. - -[193] I più settentrionali sono i Nortalbini al di là dell'Elba; gli -Osfalii abitano tra il Veser e l'Elba, e si trovano accennate Ferda -e Brema; gli Angrivarii aveano per confine il fiume Ems, e i Frisii -orientali le foci del Reno. - -[194] Non comprendo quivi le Isole di Corsica, di Sardegna, le -Baleariche e la Sicilia, che furono conquistate da Carlomagno, e quasi -tosto occupate dai Saracini. - -[195] Eginard: _De Vita Caroli magni_. - -[196] I romanzi della cavalleria sono di tre specie: la prima tratta -delle imprese degli eroi de' Franchi; la seconda degli eroi bretoni, -e la terza degli eroi gaulesi o di Gaula. Infinito è il numero di -tali romanzi e in verso e in prosa che l'Italia possiede; poichè, -come ognun sa, infiniti furon gli autori che per gran tempo corsero -dietro smaniosi a questo genere, appunto come oggidì si corre dietro al -genere dei romanzi storici, nè con diversa fortuna, pochissimi essendo -nell'uno e nell'altro genere gli ottimi, pochi i buoni, e tutto il -resto marame di servili imitatori e di guastamestieri. I primi romanzi -nostri del genere cavalleresco sono, s'io ben m'appongo: la _Guerra -di Troja_ di Guido Giudice, e il _Ciriffo galvaneo_, e gli ultimi la -_Marfisa bizzarra_ di Carlo Gozzi, e il _Ricciardetto ammogliato_ -del conte Luigi Tadini, giovine di straordinario ingegno, che morì -sotto le ruine d'un edificio crollato d'improvviso, dinanzi agli occhi -della madre! Il Giraldi, il Pigna ed altri autori italiani, trattarono -ampiamente questa materia, ma non potremmo additare miglior guida ai -nostri lettori, dell'opera dottissima e accuratissima del dottor Giulio -Ferrario, col titolo: _Storia ed analisi degli antichi romanzi di -cavalleria, e dei poemi romanzeschi d'Italia_ ecc., Milano, 1828. _Il -Traduttore._ - -[197] Vedi la nostra nota appiè della pag. 161-162. _Il Traduttore_. - -[198] Francia, Inghilterra e Spagna si contendon da lungo tempo l'onore -dell'invenzione del romanzi cavallereschi; lasciamole disputere, e -l'Italia si contenti della gloria d'avere ridotto a forma quella mole -incomposta, trattane una nuova epopea, e dato al mondo l'_Orlando -furioso_. _Il Traduttore_. - -[199] A persuadersi della poca influenza esercitata dagli Arabi sul -concetto dei maggiori poemi francesi legger si può la _Battaglia -di Poro_ e le _Maraviglie dell'India_, che è una delle discendenze -dell'_Infanzia d'Alessandro_. - -[200] L'Andres, nell'_Origine, progressi e stato attuale d'ogni -letteratura_, attribuisce agli Arabi anche l'invenzione del poemi -romanzeschi; ma ognun sa l'eccessiva tenerezza di quest'autore per -quella nazione, ch'egli ha posto a maestra della moderna civiltà in -ogni cosa. _Il Traduttore_. - -[201] I Bollandisti pubblicaron la vita di san Guglielmo a dì 28 -maggio, e il Mabillon l'avea già prima inserita ne' suoi _Acta SS. -Ordin. S. Benedict_. Questo critico eccellente facea grandissima stima -della leggenda e del suo autore. - -[202] Luigi Pulci, autore del _Morgante Maggiore_, da noi già -citato, ha pure un altro poema sulla _Rotta di Roncisvalle_, ed altri -romanzieri antichi trattaron fra noi specialmente quest'argomento; su -di che vedi la prelodata opera del Ferrario. _Il Traduttore._ - -[203] Nell'opera mia intorno a _Filippo Augusto_ dissi già in qual modo -venivano, pe' castelli, recitati i poemi epici de' tempi de' Carolingi. - -[204] Tutto indurrebbe a credere che questa dignità era inerente alla -famiglia carolingica. Io scartabellai, foglio per foglio, le tavole del -diplomi del Breguigni, e i volumi del padre Bouquet e del Pertz, senza -trovarci più menzione dei prefetti del palazzo; i nomi stessi delle -dignità sono interamente cambiati. Dissimilissima dalla prima è la -seconda schiatta. - -[205] Nel deposito degli archivi del regno ci ha pure un diploma -originale di Carlomagno, suggellato con un antico cammeo, che -rappresenta la figura d'un Giove de' bei tempi dell'arte. - -[206] Papa Adriano fu il primo a formar il pensiero della fondazione -d'un grande impero. Adriano, l'amico e il confidente di Carlomagno era -già morto, e lo stesso Carlomagno gli fece l'epitafio in versi, nei -quali esalta il suo tenero amico. - -[207] È noto che Carlomagno era già venuto a Roma due volte per -accordarsi co' papi. Ei vi comparve in abito quasi imperiale: -_longa tunica et clhamyda amictus et calceamentis quoque romano more -formatis_. Eginhard, C. 23. Era l'abito dei patrizii. - -[208] Questo miracolo fu solennemente discusso a Roma, che poi n'ebbe a -giudicar l'autenticità. Precisa è a questo proposito la testimonianza -d'Alcuino, a cui Carlomagno scrisse poco men che nel termini da -lui riferiti. Ma Teofane, lo storico greco, vuole che i manigoldi -rispettassero il papa. Teofane tuttavia scriveva a Costantinopoli, con -mente assai preoccupata contro la grandezza e podestà del papi. - -[209] Questa descrizione, veramente poetica, forma il canto III del -_poeta sassone_. - -[210] Ei sembra certo che il popolo si prosternasse dinanzi a -Carlomagno: _More antiquorum principum_. Ei giunse in Roma, secondo il -Muratori, a' 24 novembre 800. - -[211] Veggansi gli _Annali del Baronio e del Pagi_ all'anno 800. È il -documento più accurato che consultar possa chi scrive la storia dei -papi, chè il cardinal Baronio fu un degli uomini più eruditi d'Italia. - -[212] Tutti veder possono, nel palazzo di Laterano, il mosaico che -rappresenta san Pietro in atto di porgere a Carlomagno lo stendardo -dalle sei rose e l'_orarium_ o stola a papa Leone. I dotti non son -d'accordo tra loro quanto al sapere se trattisi quivi del patriziato o -del pallio imperiale. Ho udito il dotto bibliotecario della Vaticana, -sostener che alludesi all'impero. - -[213] Carlomagno non è punto favorevole al governo amministrativo -e militare dei duchi (_duces_). Questa dignità gli pareva troppo -potente, troppo independente; feudalità era dessa, e non altrimenti -amministrazione sommessa, ubbidiente quale egli l'intendea con la sua -teorica dei _Missi Dominici_. - -[214] Lo spirito e l'indole vera di queste corti plenarie o assemblee -del campo di maggio, vogliono cercarsi nelle canzoni eroiche. Le più -delle dissertazioni scritte nel secolo decimottavo, sotto l'influenza -dello spirito parlamentare, hanno troppo magnificata l'importanza di -queste adunate. Il signor Guizot, con quello squisito giudicio suo, ben -seppe guardarsi da siffatte esagerazioni. - -[215] Tale si è la solita forma dei capitolari. Troppo si è discusso -intorno all'istituzione dei parlamenti della seconda stirpe. Il -Montesquieu, con tutte le sue pregiudicate opinioni in questo -proposito, è ancora il più forte di questi battagliatori. - -[216] Il nuovo diritto della terza stirpe ha principio dagli editti di -Filippo Augusto, dalle Assise di Gerusalemme, e dalle istituzioni di -san Luigi. - -[217] Carlomagno consumò ventott'anni a costruirsi questo potere; -quattordici anni Augusto e non più che quattr'anni Napoleone dal -consulato all'Impero; ma l'edifizio suo crollò pure in men di dieci -anni. - -[218] Sull'esempio del Muratori e d'altri storici italiani noi -seguiremo a chiamar Lodovico, anzichè Luigi, questo re, che poi ebbe, -per sua gran ventura, fra noi il soprannome di _Pio_. Lodovico è anche -più vicino all'origine teutonica del nome, che suona: _soldato famoso_. -_Il Traduttore._ - -[219] Notisi quest'altra somiglianza fra Carlomagno e Napoleone. Esso -pure poneva a fianco dei re suoi fratelli, uffiziali militari e civili -che dipendevano da lui solo. - -[220] Eginhard. _Annal ad ann._ 793. La _Cronica di San Dionigi_ -traduce costantemente il nome del figliuol di Carlomagno, _Karolus_, in -quel di Carlotto, che si trova confermato in tutte le canzoni eroiche, -le quali s'accordan tutte a rappresentar costui come un giovine -avventato, che fu più volte tratto d'impaccio dai pari di Francia, poi -finalmente ammazzato in una partita di scacchi da Uggero il Danese o da -Rinaldo di Montalbano. - -[221] Io credo pur sempre che sia Minden e non Monden, come dice il -signor Paris. Deesi inoltre notare che questo punto estremo dell'Elba, -dove Carlomagno portò l'armi sue vittorioso, era pure un dei capiluoghi -di dipartimento sotto Napoleone. - -[222] È fuor di dubbio che i Sassoni erano mescolati cogli Scandinavi, -nelle lunghe correrie e piraterie di questi al nono secolo. - -[223] Le costiere dello Frisia furon assalite dagli Scandinavi -nell'anno 810; la Neustria solo a' tempi di Lodovico il Pio e -particolarmente sotto Carlo II Calvo. - -[224] Queste nozze miste andavano tra i Saracini e Visigoti -moltiplicandosi; i figli poi che nascevano da quest'unione della razza -cristiana colla saracina, chiamavansi moallad, di cui si fece mulato in -ispagnuolo e mulatre in francese. (Mulazzo in italiano.) - -[225] Si vuol notare che tale a un dipresso fu l'ordinamento dato da -Napoleone alla Catalogna, quando riunì questa provincia all'impero. - -[226] La presa di Barcellona seguì nell'anno 801, dopo ch'essa era -rimasta ben novant'anni in poter de' Saraceni. Le moschee furono quindi -purificate e convertite in chiese. Lodovico mandò a suo padre una -parte del bottino fatto nella città in corazze, elmi ornati di cimieri, -cavalli superbamente bardati e altre siffatte cose. - -[227] _Astronom. De vita Ludov. Pii._ - -[228] _Astronom. De vita Ludovici_. - -[229] Si vede che le cronache hanno scritto _chagan_ per _kan_ dei -Tartari[230]. - -[230] Anche il Giambullari fa, nella sua _Istoria dell'Europa_, -menzione di questi cagani: ma ivi par che sieno principi diversi dei -_kan_. _Il Traduttore_. - -[231] Già più addietro abbiano notato che nessuno crede oramai più -all'autenticità della _Cronaca di Turpino_. Aggiungeremo qui che il -Ciampi, in una sua _dissertazione critico filologica_ intorno a questa -cronaca, dove ha raccolto quanto fu scritto in tale proposito, inclina -a credere ch'ella sia opera dell'undecimo secolo e forse di Goffredo, -che fu priore del monastero di Sant'Andrea di Vienna in Delfinato nel -1092. _Il Traduttore_. - -[232] Questa e l'altre citazioni originali che seguono, sono nella -lingua antiquata francese, ed io mi sono ingegnato di tradurre senza -spogliarle per quanto mi fu possibile, dell'antica semplicità loro. _Il -Traduttore_. - -[233] È una imitazione della formola pontificia; _Servorum Dei servus_. - -[234] I manoscritti di San Germano riferiscono ogni frase di questa -lettera, prima in un linguaggio immaginario, poi in latino. Ecco questo -linguaggio col suo preambolo: _Sed sacræ Constantini imperatoris et -epistolæ patriarchæ, una et eadem est prope sententia. Imperatoris -autem exemplar hoc est: Ayas Anna bonac sua Caiibri milac Pholi -Ansitan Bemuni segen Lamichel bercelin fade abraxion fatitatium. Hoc -est: Constantini,_ ecc.[235] Vuolsi notare altresì che la lettera -del patriarca e quella degl'imperatori, finiscono a disegno con tre o -quattro frasi rimate, che il cronista di San Dionigi non ha tradotte. -Ecco la fin di quella dell'imperatore: _Nil opus est ficto. — Domini -quo visio dicto. — Ergo dicto tene fundum. — Domini præcepta secundum._ -Tu diresti che queste conclusioni in rima erano di que' giorni fatte a -tener luogo delle nostre epistolari formole finali. - -[235] Così anche il nostro maggior poeta mise in bocca ai demonii e a -Nembrote quelle parole di sua fantasia, a cui poscia la semplicità di -tanti commentatori è andata cercando le radici e il significato nelle -lingue forse più strane ancora di quelle che Dante al suo proposito si -foggiava. _Il Traduttore._ - -[236] _Trestous_ dice il testo. Tutta quest'antica lingua francese -accostasi, più assai della moderna, all'italiana, e nell'indole delle -voci e nell'ortografia, tanto che ne appar chiarissimamente l'origine -comune e ad un parto delle due favelle. _Il Traduttore._ - -[237] In alcune provincie la via lattea chiamasi ancora _la strada di -sant'Jacopo_, tanto son forti le tradizioni carlinghe. - -[238] Lungo tempo s'è conservata nel tesoro del nostri re questa -lancia, con la quale, fu detto, aver Carlomagno scandagliato il mare. - -[239] Che idolo era questo? Forse il falso Turpino ha confuso la guerra -di Spagna con quella di Sassonia, però che quest'idolo accostasi a -quello d'Irminsol. - -[240] Qui l'autore riporta il discorso fra Carlomagno e Agolante, -togliendolo dall'antica cronaca; lo abbiamo lasciato a risparmiar -noia ai nostri lettori. Meglio è legger nell'Ariosto le parlate fra -Carlomagno e Agramante. _Il Traduttore_. - -[241] Si vede che l'Ariosto ha preso il suo Ferraù da Turpino; _Il buon -Turpino_, com'egli dice. La cronaca latina il chiama _Ferracutus_. - -[242] Questi _benefizi_ o _fischi_, come li chiamavano, furon doni di -terre, fin dai primi Merovei, conceduti ai leudi, per acquistarseli; ma -non si vuol confonderli co' feudi, perchè non erano ereditarii, anzi -neppur vitalizii, e i re li davano e ripigliavano a voglia loro, come -si può vedere nello opera del Dubos e del Mably. _Il Traduttore._ - -[243] Quanto alle cagioni di questo sì facil soggiogamento della -nazione longobarda veggansi gli annali d'Italia del Muratori, all'anno -771, dove sono tutte, meglio che qui, ponderatamente riferite. _Il -Traduttore._ - -[244] Questa osservazione, con perdono dell'autore, non è punto nuova, -una anzi comunissima nella storia moderna, la quale ha cercato di -stabilire nel papato la rappresentanza del principio popolare, che fu -poi lungamente combattuto tra le sette dei Guelfi e del Ghibellini. _Il -Traduttore._ - -[245] Voce spagnuola che significa montagne. _Il Traduttore._ - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 1/2 *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. 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GUGLIELMINI E REDAELLI. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_i">[i]</span> -</p> - -<h2 id="lettera">LETTERA -<span class="smaller">INTORNO AL GOVERNO E ALL'AMMINISTRAZIONE -DI -CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<p> -Gli annali dei popoli presentano, a rari intervalli di tempo, certi -uomini più che tutt'altri famosi, i quali in sè, a così dire, compendiano -la civiltà d'un secolo intero, e lasciano, al loro inabissarsi -nei tempi, una lunghissima catena di memorie, d'instituzioni e -di gloria. Tal fu Carlomagno. Se non che la società dell'ottavo e -del nono secolo ancor non era foggiata alle forme generali d'una -regolata amministrazione, ed indarno il figlio di Pipino, capo -degli Austrasii, innalzarla volle fino alla sua propria altezza, e fondar -un impero commisurato alla vasta sua mente, chè la società -ricusò di camminar sì veloce, e di secondare lo smisurato intendimento -suo. -</p> - -<p> -L'impero d'Occidente, straordinaria creazione, fuor delle consuetudini -così dei Franchi come dei Germani, rimase non più che un -accozzamento di popoli, posti insieme così ad un tratto dalla conquista, -ond'è ch'esso cadde insiem con la testa possente che lo -avea fondato. Colà dove Carlomagno avea stabilita l'unità sorse la -<span class="pagenum" id="Page_ii">[ii]</span> -dissoluzione: l'impero d'Occidente, nato d'un colpo, d'un colpo -anche crollò: portentoso parto d'un sol uomo, che seco ne portò -il segreto nel sepolcro suo d'Aquisgrana. -</p> - -<p> -L'impero di Carlomagno è come a dire un ponte sterminato e -luminoso gittato fra due epoche barbare. Le sorti del periodo merovingico -già erano al tutto compiute, e appena è che se ne trovi -qualche menzione nelle leggi e negli atti de' Carolingi; ma quando -avverrà che la storia si sollevi a una certa altezza rispetto a' tempi -dei Merovei, ella si applicherà più che altro ad un sol punto che -spiega e amplifica que' tempi antichi, e troverà che non vi fu cosa -più vasta, nè più atta ad incivilire dell'opera dei vescovi dal secolo -quinto all'ottavo. In mezzo a quelle sanguinose guerre fra i Barbari, -che straziano il cuore, e in cui vedi il perpetuo conflitto delle orde -selvagge che si contrastavan fra loro il bottino, in mezzo a quella -pittura di passioni e di odii fra tribù e tribù, coll'istinto e la ferocità -loro natia, vedi apparire i vescovi, que' grandi municipali dell'epoca -merovingica, i quali diventan come i guardiani, i protettori -delle città e delle popolazioni. Che mirabili storie non son quelle -infatti di Martino di Tours, di Maclovio che incivilì la Bretagna, di -Fortunato, dell'un santo Germano d'Auxerre e dell'altro, d'Onorato -di Marsiglia, di Remigio di Reims, di Cesario d'Arli, di Vasto -d'Arras, di Gregorio, pure di Tours, e di tanti altri di splendida -memoria, che si consacrarono alla difesa della città gallica!<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> Dir -potrebbesi giustamente che la prima razza è dominata da due grandi -fatti cristiani: la costituzione dell'episcopato e la vasta fondazione -di san Benedetto; e finchè non sia chi, scrivendo intorno a questa -istoria, si ponga a considerarla da questo largo prospetto, non verrà -mai fatto ad alcuno di comprendere e descrivere l'indole vera della -prima schiatta. La <i>Gallia christiana</i> è la più grande spiegazione che -aver si possa dei quattro secoli franchi. -</p> - -<p> -All'altro estremo del periodo carolingico, è il principio della -terza schiatta, la quale non ha maggior somiglianza che la prima, -con l'opera concetta da Carlomagno. Il decimo secolo vede l'origine -<span class="pagenum" id="Page_iii">[iii]</span> -della feudalità, svolgimento essa di quel sistema, che rappicca le une -con le altre terre in una lunga gerarchia: l'allodio, il feudo sovrano, -il feudo dipendente; onde avviene un compiuto mutamento nello -stato delle persone e delle sostanze. Le instituzioni carolingiche non -lasciarono dopo di sè vestigio alcuno; nuovi doveri s'impongono; i -beneficii e, quasi direi, gli allodii e le proprietà libere si dileguano; -la romana idea del fisco, il sistema penale dei componimenti fra le -parti vengono meno, ed appena è che a quando a quando s'incontrino. -Son cose dai tempi carolingi disparatissime; mille strani -censi e livelli si stabiliscono; la servitù divien generale: tutto legasi -e concatenasi, le città, con le pratiche d'uomo ad uomo, di -feudo a feudo, pigliano altra sembianza, le instituzioni altro aspetto, -talchè i capitolari stessi son caduti in piena dimenticanza. -</p> - -<p> -Qual è dunque l'epoca carolingica, quale il suo spirito, quale -l'indole sua? L'impero di Carlomagno è l'effetto d'uno straordinario -sforzo diretto da un genio potente. Il signor feudale austriasiaco -toglie un poco dalle mani di tutti; egli dà ordine e centro ad -una moltitudine d'instituzioni merovingiche, imprime al suo potere -un carattere di energia che signoreggiar gli fa i fatti del suo -tempo; alla guisa che sogliono tutti gli uomini di mente sovrana, -ei toglie a tutti le loro idee, le loro istituzioni: a Roma, alla Chiesa, -ai Merovingi, alle memorie stesse della Germania, e le accomoda -e taglia a suo modo; e così facendo egli crea men ch'altri non crede, -però che lo spirito della società non cangiasi così dall'oggi al -dimani; ma la cosa in che più ei vuole essere ammirato, si è quel -lasciar ch'egli fa, nell'immenso suo edificio, ad ogni popolo la sua -forma, il costume suo particolare. Egli sotto la sua mano congiunge -i Franchi della Neustria con quei dell'Austrasia, ed anzichè por la -mano entro i prischi loro costumi, lacerar le leggi loro, sovvertir -le antiche loro istituzioni, appena tocca con qualche modificazione -la legge salica e la ripária, la rinvigorisce anzi co' suoi proprii -capitolari. Non sì tosto egli ha conquistata la Lombardia, e s'è -posta in capo la corona di ferro, eccolo confermar la legge dei -Longobardi; lascia ai Bavari, agli Alemanni, ai Visigoti le leggi -loro; poco o niun fastidio si prende delle private consuetudini o -delle civili costumanze di questi o di quelli; solo egli ad essi -<span class="pagenum" id="Page_iv">[iv]</span> -impone le leggi generali del suo governo e della sua politica, in ciò -imitando intieramente i Romani. Tu diresti che il potente genio -suo ha indovinato i costumi esser la cosa a cui sono più affezionate -le nazioni anche vinte e avvilite; si può cangiar di signoria pur -senza avvedersene, ma la casa è tutto: lasciate stare gli Dei Lari, -se non volete sollevare i popoli. Così fece Carlomagno nella sua -larga costituzione, ei sottomise bensì le nazioni ad alcune forme -particolari de' suoi capitolari, ma lasciò ad esse il pieno godimento -dei loro diritti civili. -</p> - -<p> -Non v'ebbe mai personaggio storico, che lasciasse orme e memorie -più profonde di quelle che lasciò Carlomagno. Nel rovistar -le antiche croniche, tu il trovi ad ogni foglio; nelle leggende, nelle -canzoni, nelle pergamene, entro i diplomi<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, grande qua, colà santo. -Se tu scorri le rive del Reno, le antiche città d'Aquisgrana, di Colonia, -di Magonza, le ampie foreste della Turingia e della Vesfalia, -in ogni luogo trovi l'orma de' suoi passi, de' suoi monumenti, -delle sue leggi. Tu vedi sulle pubbliche piazze la statua di quel -grande, con la sua buona spada <i>Gioiosa</i> alla mano, e coll'imperial -suo diadema in fronte. Se visiti le città della Lombardia, Monza, -Pavia e Ravenna, quivi lo trovi in sembianza di re dalla corona -di ferro; le ruine de' suoi monumenti appena si discernono dai -rottami dell'impero romano<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>: e le pietre delle sue basiliche si -frammischiano alle pietre dei grandi circhi eretti dai consoli e dai -Cesari. Ai Pirenei si vanno perpetuando altre tradizioni. Carlomagno -v'ha lasciato vestigia per ogni dove: le valli rispondono al nome -di Roncisvalle; i mulattieri ripetono ancor quelle gesta nelle loro -canzoni, e i lamenti di donna Alda, <i>la esposa de don Roland</i>, e gli -inni guerrieri dei Baschi ripetono come le ossa biancheggianti degli -uomini del Norte, son venute a rallegrar l'aquila di quegli altissimi -gioghi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> -</p> - -<p> -Quando uno s'accinge a determinare alcun po' queste tradizioni -e ad ordinar questi fatti, egli è compreso da due caratteri -essenziali che forman come due periodi distinti: 1.º l'epoca conquistatrice; -2.º l'epoca ordinatrice. Carlomagno passa una buona metà -della sua vita a conquistar terre e allargare il suo dominio; nè -in ciò egli altro fa che ubbidire allo spirito ardimentoso ed avventuroso -della nazione de' Franchi, ed alla propria sua bellicosa -natura. Egli è qual furono gli antecessori suoi, Pipino d'Eristal, -e Carlo Martello d'Austrasia; si fa guida della gente da guerra -e conquista. -</p> - -<p> -La sua guerra di Lombardia, la rapida sua soggiogazione del -Milanese, la sua calata in quel paese pei due passi dell'Alpi, fan supporre -in lui un sommo accorgimento strategico, attinto senza dubbio -questo pur dai Romani; trentatrè anni di guerra da lui governata -contro i Sassoni bastano a dimostrar come continuo fosse il bisogno -di stare col piè sul collo a que' popoli, e di conquistarli. L'invasione -della Spagna, per la via della Navarra e della Catalogna fu -il frutto di sagaci disegni, laddove il disastro di Roncisvalle venne -da una sorpresa che niun capitano del mondo avrebbe potuto evitar -per certo nè antivedere. -</p> - -<p> -Questo periodo adunque della conquista, ch'ebbe a durar bene -quarantatrè anni, fu costantemente fortunato; Carlomagno ebbe a -combattere contro quasi tutte le popolazioni dell'Europa, e dappertutto -trionfò, e le sottomise alle sue leggi. Gli eserciti superarono -monti altissimi, varcarono larghissime fiumane; li vedi nella -Frisia, in Sassonia, in Pannonia, e vincer gli uni dopo gli altri i -Longobardi, i Saraceni, i Greci. Or, da che riconosceva egli mai una -sì costante supremità militare? In così lunga serie di guerre, ben -facil sarebbe spiegar l'abituatezza delle vittorie, avvicendate con -alcune sconfitte; ma quando la vittoria è continua, non si vuol egli -attribuirne la causa a condizioni eccezionali? Carlomagno fu un -gran capitano, questa è cosa incontrastabile: egli accoppiava una -forza gigantea di corpo ad una infaticabile attività; i suoi disegni -furono per lo più fortunati, e sagacemente ordinati; ma questi -meriti sarebbero pur nondimeno stati insufficienti all'uopo, s'ei -non avesse saputo adunar sotto la sua mano strumenti degni di -<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> -sè, e soccorrere al natural valore dei Franchi con potentissimi -mezzi di guerra. -</p> - -<p> -I Franchi aveano, anche sotto i Merovingi, conservato una incontrastabile -militar preminenza, ma s'erano logorati, versando fiumi -di sangue nelle guerre civili. Il merito di Carlomagno fu di far tacere -quegli odii intestini, e di raccor sotto la medesima insegna -tutte le forze di quelle diverse barbare nazioni. Onde, se ancor -ci furono Goti e Borgognoni e Franchi, distinti per costumi e -per leggi, più non v'ebbe che un popolo in campo; Carlomagno -tutti gli strinse a' suoi disegni, e tutti li fece ugualmente servire -alla sua conquista: e si affratellaron, per così dire, sotto la tenda, -e la guerra civile fu spenta nella vittoria. Ordinator vigoroso, com'ei -fu, delle servitù militari, ei seppe altresì cogli atti suoi, colle -sue leggi, co' suoi capitolari, regolarle con inesorabile severità; i -possessori dei beneficii e degli allodii dovettero irremissibilmente -porsi in campo alla chiamata del feudatario sovrano; l'imperatore prescriveva -le armi da guerra, i carri, il numero dei cavalli da battaglia, -che dovevano seguirlo alla guerra; egli avea pure i suoi legionarii, -i suoi veterani, la rigorosa sua disciplina; l'armature rassomigliavano -anch'esse a quelle dei Romani, e l'ordinamento delle schiere -de' suoi feudi foggiavasi sulle coorti e sulle legioni romane. -</p> - -<p> -Alle quali cagioni di superiorità, venivasi ad aggiungere l'inferiorità -relativa delle popolazioni ch'egli avea da combattere. Gli -effeminati Aquitani ed i Goti poterono essi mai tener fronte ai figli -dell'antiche foreste della Germania, armati della lor chiaverina? Quand'ei -calò addosso ai Longobardi, questi erano omai spossati, e crollante -era già il loro impero, poche vittorie bastaron quindi a farlo -al tutto cadere. Più vigorosa fu la difesa dei Sassoni, ma Carlomagno -seppe con l'usata scaltrezza sua assalirli dalla parte più debole: questi -popoli primitivi si distruggevan l'un l'altro con la guerra civile, e -formavano come una repubblica militare, in armi sempre; or che fece -Carlomagno? divise i capi, smembrò le tribù, e dopo trentatrè anni -di fatica venne a capo dell'opera sua. Allorchè poi mosse in Spagna -fino all'Ebro, altro più non ebbe incontro a sè che la snervata -civiltà dei Saracini, chè già passato era per quei popoli il tempo -delle conquiste e delle invasioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -</p> - -<p> -In mezzo a questi atti di sovranità, una cosa sopra tutte segnalò -Carlomagno, e fu l'ordinamento della conquista, con l'unità di cui -volle improntar le sue leggi, le comunicazioni per ambascerie che -egli crear seppe con Costantinopoli e colla Siria, cogli imperatori -bisantini e coi califfi; quel gran codice di leggi ch'egli impor -seppe, la vasta creazione dei <i>missi dominici</i>, grande e forte instituzione, -che, col dare un voto comune alla podestà centrale, -rendea presente in ogni luogo l'autorità dell'imperatore. Questo -è principalmente il merito che pose Carlomagno in cima agli ordinarii -conquistatori dei popoli; egli ordinava, disciplinava e governava -nell'atto che aggiungea nuove terre all'impero suo: egli -fondò, solo assunto questo in cui si faccia manifesto il genio del -conquistatore. -</p> - -<p> -Noi possiamo valutare di netto, e senza lasciarci traviar dallo -spirito troppo assoluto di teoria, il sistema tanto amministrativo -quanto politico di Carlomagno. Dividesi esso in due parti principali, -dalla troppo frequente confusione delle quali ebbero appunto -a risultar di gravissimi errori. I capitolari comprendono il governo -pubblico della società e l'amministrazione dei beni privati -dell'imperatore, ed è mestieri di costantemente separar l'una -dall'altra chi giunger voglia alla giusta valutazione dei diplomi e -dei capitolari. L'amministrazion generale poggia innanzi tratto sul -sistema permanente dei conti, i quali Carlomagno ebbe a trovar -già istituiti, nè sono altrimenti un'invenzione della sua mente, ma -sì una instituzione quasi merovingica, e più anticamente romana; -solo il possente imperatore diè a quelli forma regolare, compiuta, e -assegnò loro distretti meglio determinati; egli assister li fa dai proprietarii -eletti, e questo è il concetto sassone del governo rappresentativo. -Nulla v'ha qui di distinto, ma tutto si collega per concorrere -al medesimo fine: il conte amministra, giudica e riscuote l'entrate -del regio patrimonio; egli è il ministro principale intorno al -quale s'aggruppano gli assessori, i giurati, tutti quelli che gli debbono -dar mano nell'amministrazione e nella giustizia. -</p> - -<p> -Ma instituzione effettivamente e veramente carolingica, si è -l'ordinamento dei <i>missi dominici</i>. Un dotto d'ingegno e di sapere<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -sostiene che i <i>missi dominici</i> erano già ai tempi della prima schiatta -da cui li tolse Carlomagno. Niuno pone in dubbio che non vi fossero -tracce a que' tempi di questa istituzione, nè punto era nuovo -il trovato di questa delegazione di straordinari inviati a soprintendere -all'amministrazione; esso era anzi antico al par di Roma -repubblicana e imperiale. E i papi non aveano anch'essi i loro legati? -E' potè avvenir dunque che si trovasse anche sotto i Merovingi -qualche esempio di delegati o inviati col carico d'esaminar -l'amministrazione dei distretti; ma l'instituzione permanente e ampliata -dai <i>missi dominici</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> appartiene unicamente a Carlomagno; -ei solo concepì il forte pensiero di ridurre ad un sol centro la podestà -sopravveduta dai <i>missi dominici</i>; chè ad immaginare una sì -mirabil forma d'inspezione era bisogno d'uno sterminato impero, -qual fu appunto quello di Carlomagno. Per solito questi commessarii -erano due, un conte ed un vescovo; talvolta quattro ancora, -se di maggior rilievo era il mandato. Pur valido concorso questo -di vigilanza e di forma! -</p> - -<p> -L'amministrazione particolare dei beni o del patrimonio dell'imperatore -non avea nulla a che far col governo generale della società, -ma ben ci era per essa un'interna e particolare azienda; i capitolari -fan menzione d'una serie di uffiziali d'ordine subalterno, i -quali attendevano a reggere i vasti e ben coltivati poderi, che componevan -le sole rendite dei Carolingi, e questi ufficiali sono ordinariamente -chiamati col nome di <i>judices</i>; ordinati com'essi erano -nei gradi subalterni, amministravano le ragioni fiscali del dominio, -e giudicavano le liti fra gli uomini dell'imperatore. A quel tempo, -nulla v'è di distinto negli uffizii; amministrare e giudicare son cose -insiem confuse, e questa giurisdizion domestica va tant'oltre, che -l'imperatrice medesima presiede un tribunale, il cui distretto giurisdizionale -è tutto di pertinenza di lei, e questo tribunale sentenziar -dee sopra certi ordini di persone. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -</p> - -<p> -Di questo modo ci ha in cotesta carolingica costituzione alcun -che di grandioso insieme e di misero; il pensamento è attivo ed -operoso, si vede che Carlomagno vuol porre in uso tutti gli ordigni -per far camminare innanzi la generazione ch'egli ha d'intorno a -sè; si rivolge continuamente verso Roma e Bisanzio; piglia da loro -la scienza e le arti. E dove va egli a prendere i primi elementi -della sua letteratura? Quali son gli uomini ch'ei chiama vicino a -sè per illuminare i popoli, e schiuder gl'intelletti? I papi gli confidano -le decretali ed i canoni, sorgenti del morale incivilimento; -Costantinopoli gl'invia il codice teodosiano; ai califfi egli va debitore -dei primi orologi; agli artefici romani e lombardi degli -organi che vengono a sposarsi con la voce dei cantori nelle cattedrali. -Quella specie d'areopago ch'ei raccoglie a sè intorno: Alcuino, -Teodolfo, Leidrado, Paolo, Varnefrido, non son forse tutti -chiamati a dar forte impulso agli studi? Ei gl'incuora, egli studia -continuamente con loro, svegliato sì di mente, e sì attivo di -corpo, che tu lo vedi a un tratto sull'Elba, sul Reno, a' Pirenei, -a Roma, a Saragozza, ad Aquisgrana, consumar le sue vigilie in -far trascrivere manoscritti, e riformar la scrittura; ei fa imitare -que' bei caratteri greci e romani, e li sostituisce alle lettere gotiche -e sassoni; vuol che leggasi Omero e Virgilio; diffonde le Sacre -Scritture. Tutto va sotto di lui riformandosi: il registro delle leggi, -le formole degli atti della sua cancelleria; nulla sfugge a quel solerte -intelletto. -</p> - -<p> -In mezzo a quest'opera d'incivilimento Carlomagno non lascia -nè per un solo istante l'indole sua germanica, e resta qual desso -è; s'ei toglie da Roma qualche idea, pure ei sempre si piace nelle -consuetudini della patria; passa sua vita sulle rive del Reno, della -Mosa, nella Svevia e nella Turingia; se ne resta col tipo delle -sue foreste, e colla selvaggia grandezza dell'origine sua. Protegge -le lettere, ed ei si rimane poco men che illetterato; studia le leggi -romane, e promulga barbari codici; fa quant'ei può per dispiccarsi -dalla natura sua, ma questa continuo ritorna; simile al fiero -corridor della selva, invano la civiltà vorrebbe mettergli un freno, -che egli s'impenna, e spezza d'un salto tutti i nodi per tornare -alle selvagge sue lande. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -</p> - -<p> -L'opera di Carlomagno fu grande sì, ma non si dee darne merito -a lui solo, chè non sarebbe giustizia; la schiatta carolingica -ci offre una serie di menti alte e robuste. Tre uomini segnalati -ebb'ella, che si tennero dietro l'un dopo l'altro, e furono: Carlo -Martello, mero condottier di guerra, che nulla ordina, nulla prepara -per l'avvenire; ha suoi soldati, e li conduce a rintuzzar la -nemica invasione, e come tosto i Saracini son vinti nelle pianure -di Poitiers, ei distribuisce le terre, anche ecclesiastiche, a tutti -coloro che lo accompagnarono al campo. È cosa naturale, egli non -pensa al dopo, nè quindi punto si cura di fondare un governo. Ben -più accorto è Pipino; egli non ha nè le forme robuste, nè la statura -gigantesca dell'altro; ma se quest'ultimo, violenta natura -d'uomo, offende il clero, s'impadronisce dei beni della Chiesa, -se la sua conquista passa come un torrente, Pipino all'incontro, -che vuol fondare una dinastia, sente che la Chiesa è il fondamento -di ogni ordine politico, ch'ei non può ottener la corona, se -non amicandosi il clero, sente che per abbatter la domestica devozione -dei Franchi pe' Merovingi gli è di bisogno far lega col -papa, onde le pratiche sue con Roma e la protezione da lui conceduta -ai pontefici. -</p> - -<p> -Carlomagno ha ben compresa una tal politica, e la va seguitando; -re così come imperatore, non cessa egli mai di tenersi in perfetto -accordo coi papi, e trova in buon punto due grandi pontefici fatti -a secondarlo: Adriano, espressione del romano patriziato, e Leone -destro politico, che concerta con Carlomagno la ricostituzione -dell'impero d'Occidente, il quale vien eretto contro la dominazione -greca in uno e saracina; ed è una spada che san Pietro -mette in mano a Carlomagno, perch'ei difenda la nazione italica -minacciata dagl'infedeli d'Africa e di Spagna e dagli imperatori -di Bisanzio. -</p> - -<p> -Spesso s'è misurata la grandezza di Carlomagno, nè v'ha forse -storico, il quale non abbia gittata qualche frase su questo ampio -regno; di speciosissime sentenze si sciorinarono a caratterizzar la -politica di quel regnante. Alcuni l'innalzarono a cielo, e per ver -dire, chi non conosce e saluta questa mente sublime? Altri all'incontro -lo posero intieramente in basso a profitto di Lodovico il -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -Pio, cui rappresentarono, io stimo, come il Cristo, il martire di -quell'età; a udir costoro, l'imperator Carlomagno è poco men che -un cerretano, un cattivo fabbricator di leggi; le sue conquiste sono -cose da nulla, meno ancor sono i suoi capitolari, e le generazioni -del medievo si sono ingannate nel conservar ch'esse fecero un'antica -e grandiosa impronta di quell'imperatore. -</p> - -<p> -Io per me non ho questo coraggio di sistema; nè mi piace, dopo -dieci secoli, costituirmi giudice meglio informato dei contemporanei; -io preferisco, per me, venti righe di Eginardo a tutti i simbolismi -moderni. Nella storia io amo i fatti, e gli inventario e gli ordino; e -pongo tutta la suppellettile d'un'età innanzi ai lettori che possono -darle il valor suo così bene come gliel do io stesso, e mi fo tenerissimo -custode dei tesori del tempo antico, del sedile di pietra su -cui è assiso Carlomagno, della longobardica corona di ferro, di quelle -polverose pergamene conservate attraverso dei secoli, di que' suggelli -di cera gialla improntati di antichi cammei e d'effigie di re e -imperatori, col capo pressochè tutto raso, e con la barba crespa; e -novero i rarissimi danari d'argento, e quelle colossali figure da -scacchiere, che gli son date dalla tradizione per un presente del -califfo Arun-al-Raschild<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. O degni e buoni canonici di Aquisgrana, -mostratemi una volta ancora que' benedetti reliquiarii e tesori di -Carlomagno, l'ampia sua mano, e lo smisurato suo cranio incastonato -d'oro: fossero anche pie menzogne, io le preferirei non -pertanto alle più belle teoriche dell'arte. Chi aver potrebbe tanta -temerità da evocar le ossa di Carlomagno per dir loro: «O imperatore, -tu altro non sei che un cerretano.» E tuttavia vi fu chi -lo disse! -</p> - -<p> -Lo studio indispensabile che far si convenne per ben determinare -il periodo carolingico quello fu di sceverarlo da quei della prima e -della terza schiatta, però che la confusione di questi tre periodi -era sorgente di molti errori. Io so bene che nella storia i tempi si -seguono e si succedono; che nulla v'ha in essa mai d'interamente -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -isolato, che il passato si confonde nel presente e il presente nell'avvenire, -che una misteriosa catena congiunge con l'une le altre generazioni, -ma pure, il ridico, il periodo di Carlomagno è un qual che -di appartato. Ond'è che quando altri spiegar volle il sistema merovingico -coi capitolari, e i capitolari con la feudalità, s'inoltrò per -un ginepraio. Lo studio de' capitolari è da sè solo un'opera delle -più faticose, e l'attenta disamina dell'ampia compilazione che dobbiamo -alle cure di Benedetto, diacono di Magonza<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, ben dovette -dar a conoscere altrui più d'un fatto importante; se non che erano -tempi che si compilava senza metodo, senza critica, e il buon diacono -ebbe a framezzar, copiandoli, frammenti del codice teodosiano, -e interi titoli dei Concilii ai Capitolari. Gli eruditi anche più -sicuri e sodi, qual, per citarne uno, sarebbe il Baluze, non poterono -andare esenti da simil confusione, donde venne che alcune instituzioni -romane furon prese per creazioni di Carlomagno. Certo è che -il grande imperatore molto tolse da Roma, e avea conoscenza del -codice teodosiano, e certo è ancora che i papi gli avean fatto dono -delle decretali, ma pur mostrerebbe di mal conoscere la particolar -sua legislazione chi vi comprendesse tutto che da Benedetto fu attinto -nelle decretali e nei codici teodosiano e giustinianeo. -</p> - -<p> -I capitolari vogliono essere chiariti col riscontro delle carte antiche -e dei diplomi, col <i>Codex carolinus</i> (codice carolino), di cui -conservasi a Vienna il testo originale, e con alcuni sparsi avanzi -delle leggi barbare. Questi capitolari son venuti ad uno ad uno, e -quindi la raccolta venne compiendosi in lungo spazio di tempo, e -si fecero nuove scoperte fino all'ultimo secolo. Aveano i Benedettini -trovato un modo di scientifico pellegrinaggio che venne ad ampliar -sempre più l'ampia loro raccolta; degni questuanti della scienza -eran essi, che se ne andavan con la tonaca indosso di san Benedetto -da biblioteca in biblioteca, a Montecassino, a Roma, nel settentrione, -nel Belgio, a Vienna, non altro che per fare incetta degli sparsi -frammenti dei nostri tempi storici. Il padre Martene e il padre Durand -fraternamente si unirono nei loro pellegrinaggi in Italia e in -Germania, e il padre Mabillon viaggiò per dieci anni a raccogliere -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -l'<i>Analecta</i>, curiosissimi documenti che servirono di elemento ai -nostri annali. Essi trovavano sparsi qua e là, capitolari, patenti, diplomi, -cartolari; li ragunavano, e ne facean presente alla nostra -Francia, alla nostra Francia cristiana allora e credente<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<p> -Ed io pure amo questi viaggi di erudizione e di studio; chè le -impressioni dei luoghi ti si scolpiscono profondamente nell'animo, -e tutti questi fatti e queste epopee del medio evo si schierano dinanzi -agli occhi tuoi col corteo dei secoli andati. Argomento di -schietta gioia è per l'erudito il ritrovamento di qualche documento -della storia nostra, e niun sa come gli batta il cuore alla vista di -un diploma che rettifichi un fatto innanzi falsamente riferito; tutte -sono allora ricompensate le cure sue, e talvolta dalla polvere di -un cartolaro esce bello ed intero un sistema. -</p> - -<p> -Varii sono gli elementi che compongon quest'opera, ma la cronaca -n'è per sempre la base: Eginardo cioè, il monaco di San Gallo, -e le croniche di San Dionigi in Francia, tutte raccolte nel quinto -volume dei Benedettini, che il Pertz<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, quel gran ricoglitore della -Germania, ci diede in testi più purgati ed esatti che prima non -erano. Di costante amor patrio diè prova questo dotto Tedesco, nel -dedicar così la sua vita al solo assunto di cercare tutti i monumenti -che si riferiscono agli eroi della Germania: e però che Carlomagno -è tutto germanico anch'esso, è un Austrasio che ha caro di vivere -sulle rive del Reno, nelle foreste delle Ardenne, nei regali poderi -della Mosella, e nelle badie di Fulda e di San Gallo, il Pertz si diè -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -cura di restituire alla Germania l'antico suo imperatore, sdebitandosi -con giudiziosa perspicacia di questo carico suo. -</p> - -<p> -Troppo facil sarebbe, ed anche in generale, mal chiara l'opera -dell'erudizione, dove avesse solo a guida le cronache, però che in -fatti le più di esse sono foggiate alla medesima stampa, e derivando -dalla medesima fonte monastica, hanno naturalmente sui -fatti uno stesso concetto. Egli è uopo dunque spiegarle con documenti, -ardirei così dir, più ufficiali. Il regno di Carlomagno -non consta già solo d'avvenimenti interni, nè tutto si consuma in -militari spedizioni o in atti di palazzo; chè quel gran feudatario -germanico ebbe pratiche coi papi e cogli imperatori di Costantinopoli, -e ci restan frammenti del suo carteggio diplomatico e lettere che -ci posson dar ad intendere il senso esatto di moltissimi avvenimenti -politici; e questi elementi volevan pure essere raccolti e -ordinati. Quest'essa è l'epoca pontificia. E' sono i vescovi quelli -che danno l'impulso all'incivilimento sotto i Merovei, e al tempo di -Carlomagno sono Adriano e Leone papi, quelli che con essolui concorrono -a cacciare innanzi le idee della podestà e dell'ingegno; -quindi egli è agevole comprendere tutta l'importanza del carteggio -pontificio, chè non trattasi già solo dei racconti d'una cronaca, o -delle dicerie, con maggiore o minor esattezza riferite da un povero -frate, ma sono atti usciti dai medesimi grandi operatori degli avvenimenti. -Rare sono le lettere di Carlomagno, ma numerose all'incontro -quelle d'Adriano, e spiegano la ragione vera della conquista -d'Italia contro i Longobardi, e ci fan penetrar nell'interna politica -che guidò alla creazione dell'impero d'Occidente. -</p> - -<p> -Nè questo disegno fu altrimenti effettuato da Adriano, ma sì da -papa Leone; chè Adriano, inteso com'era particolarmente ad assicurare -la dominazione dei Franchi in Italia, volle, innanzi tutto, -strigarsi dei Longobardi. Ad Adriano succedette indi Leone, l'amico, -il confidente di Carlomagno, pel quale la creazione più vasta dell'Imperio -d'Occidente fu come un potente principio di opposizione -contro l'impero d'Oriente. L'Italia era minacciata dai Greci e dai -Saracini: or col porre la spada imperiale in mano a Carlomagno, -Leone affortificava d'un possente protettore la Chiesa contro i nemici -che la minacciavano. In progresso di tempo il concetto pontificale -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -venne ampliandosi, e fu allora che per mezzo d'un imeneo -fra Carlomagno ed Irene, il papato congiunger volle i due imperi, -per cessare lo scisma, e ricondur l'unità dove innanzi altro non era -che discordia e disordine. -</p> - -<p> -Tutti i quali ammaestramenti risultano, quanto ad Adriano, dal -carteggio dei papi e dal codice carolino, e quanto a Leone, dagli -archivii del Vaticano, e ci vengono inoltre da parecchi curiosi frammenti -degli storici bisantini, e da Teofane in particolare. Io ne ho -riportati i testi greci, però che questi fatti mi parvero sì curiosi e -risolutivi, ch'io credetti indispensabil cosa pienamente giustificarli. -Un'altra cosa deesi notare ancora, ed è che a questo carattere meramente -pontificale del regno di Carlomagno, viene a mescolarsi -l'incontrovertibile ingerenza dell'ordine di san Benedetto. Sotto i -Merovingi tu vedi i Vescovi risplendere e operar quasi soli; sotto -Carlomagno in vece maggioreggiano i pontefici ed i capi degli ordini -monastici; i vescovi son posti nella seconda schiera, e tu diresti -che se ne ricattano a danno di Lodovico il Pio. Le badie, protette -come sono dall'imperator d'Occidente, esprimono un non so che di -regale, un carattere di autorità e di potentato: san Dionigi, san Martino -di Tours, san Bertino, Corbia, Fontenelle, Ferrieres, l'uno e -l'altro san Germano di Parigi, esercitano l'autorità che mai la maggiore -sopra la società, e questo procede dall'indole di generalità -che van pigliando le istituzioni monastiche; l'autorità del vescovo -avea qualcosa di locale, di circoscritto; egli era come dir la podestà -della comune, della diocesi. Ma quest'uffizio più non bastava al concetto -carolingico, mentre l'impero procedea verso sì alti destini, -che già essi abbracciavano l'Occidente; ond'è che a Carlomagno fu -forza di entrare in pratiche col papa rappresentante del mondo cattolico, -e a quest'uopo si giovò pur degli abati, i quali corrispondendo -direttamente coi papi, s'imbevevano del principio di universalità -di questi ultimi, testimonio la regola di san Benedetto. -</p> - -<p> -Alle cronache si aggiungan le carte, i diplomi, documenti della -vita privata di quella società; chè molte rivelazioni hai nel semplice -contratto di vendita d'un bene allodiale e di quel che nella -<i>Polyptyca</i> dell'abate Irminone vien chiamato un <i>aripennum</i><a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> di -<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span> -terra, nel testamento d'un militare, o nell'emancipazione d'un -servo. A cui non piace veder la società nell'interno suo? Le cronache -parlano di fatti generali, i diplomi vi raccontan la vita della -famiglia fra le domestiche pareti. Vengon poscia le vite dei santi, -le leggende, documenti preziosi intorno alla prima e alla seconda -schiatta; nei Bollandisti tu trovi la storia dei costumi; con le vite -di sant'Eligio e di santa Genoveffa ricompor tu puoi le costumanze -di due secoli. Le leggende furono derise e avute in dispregio assai, -come se tutti nosco non portassimo la nostra leggenda: leggenda -che ci agita il cuore, che ci fa bollire il cervello, leggenda di fanciullezza -o d'amore: e se noi più non n'abbiamo, gli è quando -siamo troppo antichi d'età, troppo logori e rifiniti. -</p> - -<p> -Col sussidio appunto di questi particolari documenti ti riesce fattibile -lo stabilir le condizioni delle persone e delle sostanze, quistioni -rilevantissime dell'età media; se non che lo spirito di sistema -s'è impadronito di queste idee, e così accadere dovea. Ai tempi -degli usi eleganti e delle costumanze cortigianesche del secolo decimottavo, -i Sainte-Palaye, ed i conti di Caylus attendevano ai romanzi -di cavalleria, e altro non vedevano che i gran fendenti e le -maravigliose prodezze. Veniva indi la scuola degli Enciclopedisti, -dei filosofi disputanti, i quali altro non cercarono nei tempi lontani -se non armi di scherno per combattere le credenze. Così ora, -poichè l'epoca presente si è fatta politica, s'è voluto esaminar -più che altro lo stato delle persone e delle instituzioni, e trovar per -ogni dove assemblee e rappresentanze nazionali. Un tempo ad altro -non si pensava che ai blasoni ed ai titoli di nobiltà; oggidì la borghesia, -che governa la società, ha voluto pur essa cercare i suoi titoli, -e frugar sin entro le instituzioni della Germania, quindi sognaron -la storia del terzo stato, colà dove ancor non appariva indizio -di libertà. Le sono smanie coteste che passeranno al pari di tante -altre, e tracotanze che pur se n'andranno: la borghesia ha pur -essa le vanità sue, e vuole anch'essa i suoi genealogisti che la servano -nell'ubbriachezza del suo potere. -</p> - -<p> -Lo stato delle persone, e delle sostanze sotto la seconda schiatta, -poco diversifica da quel ch'era sotto i Merovingi, chè i governi ben -possono con rapidità mutarsi; ma gli usi della famiglia e lo stato -<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span> -delle proprietà van soggetti a tardi rivolgimenti. Malagevol sarebbe -il distinguere appuntino da che sceverate fossero le differenti classi -dei coloni e dei servi al tempo dei Merovei, quando le distinzioni -erano piuttosto stabilite dall'origine dei popoli che dalla condizione -degli individui: chi era Franco, chi Romano, chi Longobardo, chi -Gallo, e la condizione risultava dal valore, dal merito pecuniario -di ciascuno. Nè si vede che sotto Carlomagno questa condizion sociale -siasi gran fatto mutata: la schiavitù comprende ancora una -ragguardevol porzione della società; vi sono servi che appartengono -al principe, servi che appartengono alle Chiese, il maggior -numero ai conti ed ai feudi; il colono non è ancor divenuto contadino: -le città sono riguardevoli, e ritraggono dell'origine gallica e -romana; ancor non si veggono torri feudali sorger di villaggio in -villaggio, e il titol di conte è un uffizio più che un onore. -</p> - -<p> -La proprietà è rimasa nelle condizioni del beneficio romano e -germanico: qual possiede una terra libera o allodio, e quale la -terra dell'erario o del fisco; non v'è orma di feudalità disciplinata, -non indizio di quella gerarchia che poi costituisce il diritto pubblico -della terza schiatta. Col sussidio dei diplomi e dei cartolari -seguir tu puoi l'andamento della proprietà carolingica e delle regie -tenute; ma chi cerca ivi l'origine della comune, chi fa sì -alto salir nella storia i titoli della libertà attuale, troppo è preoccupato -dalle idee de' nostri tempi. Lasciate ad ogni età l'indole -sua, ad ogni cosa morta il suo sepolcro, ad ogni generazione del -passato la sua sembianza: non v'ebbe terzo stato sotto i Carolingi -in quella guisa medesima che non v'ebber pari nel regno -di Carlomagno. -</p> - -<p> -V'ha pure un altro genere di documenti, di che molto mi sono -giovato nel comporre quest'opera, dir voglio le epopee, ovvero le -canzoni narrative, notabili poemi che formano argomenti di nuovi -e speciali studi. Certo non è da prestar fede intera a siffatti componimenti -epici, i quali furono, per la maggior parte, compilati non -più su del secolo XIII, ma pure e' ci rivelano il concetto che il -mondo erasi formato di Carlomagno, alcune generazioni dopo di -lui, e la grandissima impressione che questo genio avea lasciato -ne' suoi contemporanei; chè ci sono nella storia alcuni nomi, i -<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span> -quali nel passare d'età in età si fanno più grandi. Quanto alle -dette canzoni, io poco le ho discusse, contentandomi di analizzarle. -Io mi son tenuto all'uffizio di archivista dei tempi andati e delle -generazioni defunte, e ho raccolto le testimonianze dei sepolcri. -</p> - -<p> -Di utili studii si son fatti recentissimamente intorno ai documenti -carolini, e oltre la raccolta del Pertz e dei Benedettini, si son pubblicati -alcuni cartolari originali, e quello principalmente di Sithieu -o di San Bertino; il libro dei censi della badia di San Germano, -fu buono anch'esso a dare un giusto concetto della condizion delle -proprietà e delle persone ai tempi dei Carolingi. Essendomi stato -conceduto di consultar tutte queste raccolte, io ne trassi alcune -preziose notizie, che dar potranno a quest'opera un nuovo aspetto. -L'edizione dei testi è impresa di maggior merito assai ch'altri non -creda, sol mi duole che lo spirito dei tempi abbia spesso framezzato -di mondani e frivoli pensieri queste gravi raccolte, patrimonio -un tempo dei monasteri. -</p> - -<p> -Ora fatevi tutti meco a queste investigazioni, o antichi cronisti, -trovatori, leggendarii, cancellieri e protonotari di Carlo; sedete una -volta ancora ai banchetti delle corti plenarie, alle diete del campo -di maggio, bevete con le labbra vostre inaridite dalla morte una -capace tazza di vin del Reno, e contempliamo insieme le battaglie -della Sassonia, della Lombardia e la rotta funesta di Roncisvalle<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. -Io voglio far conoscere Carlomagno tal quale io l'ho inteso, veduto, -toccato. Il disegno di quest'opera mi fu suggerito dal visitar ch'io -feci in due fiate la basilica d'Aquisgrana<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>, e al calcar co' miei piedi -la lapide spaziosa che copre il vuoto sepolcro del grande imperatore, -mentre mi pendea sul capo l'antico doppiere di cera gialla -offerto da Federigo Barbarossa a san Carlomagno. Io toccai con la -mia propria mano il sedile di pietra su cui s'assise: io vedeva in -ogni luogo il magno imperatore, e gli occhi suoi sì fiso mi guatavano -<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span> -ch'io n'ebbi spavento. A quel modo egli guardar doveva i -suoi paladini, quand'ei comandava in campo. La palla ch'ei teneva -in mano, quella era del mondo; la spada era la buona Gioiosa. In -mezzo a quelle memorie e a quell'ombre io formai il disegno di -quest'opera, e sto, quest'anno, compiendolo in Ravenna, la città del -greco esarcato, la città del Longobardi. Aquisgrana ti rammenta Carlomagno -imperatore, cinto della corona d'Occidente; Pavia e Monza -ti rammentano il re di Lombardia cinto della corona di ferro. Di -questo modo quel genio straordinario si mostra per ogni dove, e -domina su tre civiltà, la franca, la germana e la lombarda. -</p> - -<p class="indl"> -Ravenna, a dì 25 d'agosto 1841. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p> - -<h2 id="conquista">PERIODO DELLA CONQUISTA.</h2> -</div> - -<div class="blockint"> -<p> -L'onnipotente Signore dei principi, arbitro dei -regni e dei tempi, franto innanzi il maraviglioso -colosso dai piè di ferro o di creta del -romano impero, innalzò per mano dell'illustre -Carlo un altro colosso, non meno maraviglioso, -col capo d'oro: quello dell'impero -dei Franchi. -</p> - -<p class="indr"> -(<i>Monach. S. Gall.</i>, lib I.) -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<p class="title"> -STORIA DI CARLOMAGNO -</p> - -<h2 id="cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller">LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI CAROLINGI.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed i Borgognoni. — I Sassoni. — I -Frisoni. — Nazioni Scandinave. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Provenzali. — I -Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. — Gli Schiavoni. — Il -grande impero greco. Roma e l'Italia. — I Saracini. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -752 — 768. -</p> - -<p> -Indarno tu cercheresti un territorio fermo per ciascun popolo, e -segni bene impressi di nazione in mezzo al secolo VIII, epoca in cui la -schiatta carolingica comincia a mostrarsi nella grandezza sua. Gli -imperi, le province e le città, sono in continuo scompiglio per le -invasioni e il rapido passaggio delle diverse popolazioni che si riposano -un istante, poi si precipitano per nuove contrade, seco recando -le costumanze loro, le loro leggi, e le tradizioni dell'antica patria. -Non c'è ancora nè Francia, nè Alemagna, nè Inghilterra, ma ci -son Franchi, Alemanni e Sassoni<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> che vogliono stabilir la loro signoria -per forza di conquista: si veggon tribù che passano nei territorj, -e non si veggono nazioni stabili. Tutto ha forma di vita errante: -re, principi, capi, popolazioni, gli stessi cherici non hanno -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -alcuna stabilità nel governo delle chiese; se tu n'eccettui le pie famiglie -dell'ordine di san Benedetto che coltivan la terra e son come -legati al suolo, i vescovi, gli abati diventano come grandi viaggiatori -che recano la predicazione evangelica col pastorale in mano e insieme -col bordone da pellegrino<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. -</p> - -<p> -I Franchi, siccome quelli che possedevano le più belle città dell'antica -Gallia romana, conservarono alcune di quelle denominazioni -con le quali i pretori ed i consoli della città eterna chiamavano pur -dianzi le province della Gallia. Si partiron eglino in diverse potenti -famiglie. I Franchi austrasii abitavano le colonie del Reno, famose -nei fasti degli imperatori, dove si trovano ampie tracce delle grandi -opere loro; da Colonia, Magonza, Treveri, sino ad Aquisgrana che -già viene da' poeti celebrata per l'acque sue termali. E' sono accampati -a guisa di conquistatori nelle province dalla geografia imperiale -additate sotto il nome di <i>Germania inferior, Belgica prima et -secunda</i>; dalle leggi loro sono governati quanti portano scudo ed -asta, intanto ch'essi conservano quel carattere d'individualità che è il -tipo delle conquiste barbare; sotto l'impero della civiltà romana, sì -profondamente scolpita com'è, i Franchi lasciano ai popoli le usanze -loro; i municipj ai Galli; ai vescovi i loro canoni; ai Romani il codice -teodosiano ed il giustinianeo<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. -</p> - -<p> -A lato dei Franchi austrasii, i cui estremi confini vanno, da occidente -fino a Reims e a Chalons, si distendono i Franchi della Neustria, -stabiliti fra la Senna, la Marna e la Loira; la città lor capitale è la -Lutezia dei Galli (la Parigi poi delle cronache), la città dove si -veggono le terme di Giuliano, memoria di Roma, le badie di San -Germano d'Auxerre ed ai Prati; il pellegrinaggio di Santa Genoveffa -al monte. I Franchi della Neustria sono padroni di San Dionigi, di -San Clodoaldo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>, illustre pel suo fondatore di franca origine, di Melun, -di Chartres, di Meaux, d'Evreux e di Lisieux; poi de' solinghi monasteri -sulla Senna, sull'Orna e sull'Era, ubertose contrade. Essi -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -respinsero i Bretoni sin dentro alle selve druidiche; quei Bretoni, popolo -misterioso di cui parla Tacito, con le sterminate loro tavole -di pietra, e le mitologiche lor tradizioni; quei Bretoni che nelle oscure -lor solitudini e in mezzo ai sacri boschi sagrificavano ad ignoti -iddii<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. -</p> - -<p> -Altri conquistatori dalla bionda capellatura si sparsero nella Borgogna. -L'Ionna di nuovo risuonò delle grida di guerra; Sens, la -città dei pretori; Auxerre, la città episcopale; Autun, superba degli -archi suoi trionfali e de' suoi templi; Lione, famosa per le sue accademie -e pe' suoi martiri; Vienna, dove vivea la civiltà romana -in mezzo alle reliquie d'un'altra età: tutte queste metropoli, con -Besanzone pure, e una porzione della Svizzera, erano egualmente -soggette ad un ramo della gran famiglia franca sotto il nome di -regno di Borgogna. Se non che fra i Borgognoni notavasi un cambiamento -più sensibile degli originari costumi, e s'erano ammolliti -sotto l'impressione della civiltà cristiana. Alcune tribù di Franchi -eran pur traboccate nell'Aquitania, in mezzo alle razze del mezzodì; -i Goti della Settimania, avean dovuto piegare il capo sotto il giogo -de' Merovingi; i quali varcando la Loira si precipitavano sull'Aquitania -per le città d'Angoulemme e di Perigueux; la Dordogna e la -Garonna, che uniscon come due sorelle le acque loro, avean pure -soggiacciuto al giogo, e i campi loro coperti di vigneti e le città -loro fatte splendide più che altre dal sole, ubbidivano a re o a conti -della razza conquistatrice<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>. -</p> - -<p> -Ben dir potevasi che nel settimo e ottavo secolo il nome dei Franchi -era in ogni luogo, a somiglianza della memoria dei Goti nel -quarto e quinto secolo. Ad ognuna di queste epoche, nuove popolazioni -accorrevano per dividersi fra loro le spoglie del vasto impero -romano. Così quando una nazione cade in basso, altre sorgono ad -occupare il suo luogo; quando una civiltà si estingue, un'altra viene -a riempier questo vuoto, nè la consunzione è legge di Dio, che anzi -dalla morte nasce la vita. I Franchi erano popoli virili che accorrevano -per ringiovanir l'infiacchita società; i loro re e i conti loro si -combattevano a morte l'un l'altro, e pur non ostanti queste guerre -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -civili, i Galli già vecchi e prostrati si assoggettavano al dominio -loro. Le zuffe tra i vincitori, che si contendevano le spoglie della -vittoria, ricordavano il vaso di Clodoveo a Soissons<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. Dell'antica forma -romana e gallica oramai più non sopravvivevano se non le fondazioni -tuttavia incerte della Chiesa, e pochi avanzi dei municipj; il -cristianesimo in somma e le reminiscenze delle leggi che si veggono -ancora durare, attraverso alle barbare costumanze, fino in mezzo alla -schiatta carolingica<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. -</p> - -<p> -Gli avversari più potenti dell'impero franco nell'ottavo secolo, -furono i Sassoni, combattuti da Carlomagno per trentatrè anni della -sua vita. E tuttavia l'origine di queste due razze non era troppo -disparata, chè anzi negli annali dell'uno e dell'altro popolo trovar -si potea più d'un punto di somiglianza tra loro. Essi uscivan, per -così dir, d'una patria comune, il Reno e l'Elba: i loro occhi azzurri, -la loro bianca carnagione, appalesavano un medesimo sangue, una medesima -famiglia. Se non che i Sassoni s'eran serbati fedeli agli iddii -della patria, e i Franchi aveano abbracciato la religione di Clotilde: -questi possedevano la ricca eredità dei Romani e dei Galli, -quelli erravano ancora in mezzo ai pascoli e alle foreste dell'antica -Germania, nelle terre che si stendevano dall'Oder sino al Meno, da -Osnabruc fino all'estremo confine degli Obotriti. I Sassoni conservavano -gl'invariabili usi loro: poca lealtà nella parola, il culto a dèi -ignoti, una mitologia che ritraeva della loro origine scandinava. Tacito -avea dipinto le loro costumanze nella grand'opera <i>De moribus -Germanorum</i>, essendo che la Sassonia era veramente il cuore della -Germania. L'idolo gigantesco di Erminsul, segno all'adorazione di -tutti que' popoli, era l'espressione morale di quel mito germanico -di cui trovi la spiegazione nell'aspetto delle solitarie foreste, e nei -costumi erranti dei popoli tramontani<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. -</p> - -<p> -I Frisoni o Frisi avevano alcun che di più salvatico ancora dei -Sassoni delle terre di mezzo; alla passion loro per le conquiste, mescolavasi -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -quella per la pirateria; l'aspetto del mare e degli spumanti suoi -flutti, avea dato loro una certa barbara insensibilità in cospetto dei -pericoli; amavano i naufragi e le spoglie della tempesta, e ferventi -nel culto loro, adoravano le divinità scandinave. Invano la cristiana -predicazione gli avea chiamati all'umanità, alla gerarchia, che anzi -più d'un santo vescovo era perito ne' suoi religiosi pellegrinaggi in -sulle soglie dell'indomita Frisia. Le tradizioni della cavalleria fingevano -in que' paesi atti di spietata ferocità<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>; nella Zelanda e nella -Frisia fu dai poemi epici posto il supplicio della giovin donzella -esposta alle zanne d'un mostro marino, favola imitata da quella di -Andromeda, e il paladino da cui è liberata, impreca l'ira di Dio -sull'esecranda crudeltà dei Barbari della Frisia e dell'Olanda<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. -</p> - -<p> -E non pertanto in mezzo a quella patria scandinava, in mezzo a -quelle terre di ghiaccio, dalla Dania fino alla Norvegia, vivevano -popoli già bene inoltrati nella poesia e nella storia, i quali possedeano -forse tradizioni altrettanto calorate e colorate, quanto le leggende -dell'Europa meridionale, però che secondo le antiche asserzioni -ei venivan dall'Asia. Le <i>saghe</i> recitate dagli scaldi narravano le -avventure di Odino e i fatti di guerra; Odino con l'elmetto suo dall'ondeggiante -criniera, e col suo giavellotto d'oro, altrettanto risplendea -quanto l'Apollo de' Greci; Torn, il dio della guerra, -Fraja, la Venere del Nord, nella sua reggia di cristallo, co' suoi -casti amori, parevan tolti all'Olimpo d'Omero. I gusti, le passioni -degli Scandinavi inclinavano alle spedizioni lontane, alle imprese -eroiche, al corseggiare su barche ch'essi lanciavano in seno ai flutti -del Baltico e dell'Oceano; godevano di contrastar con la procella e -con la folgore stridente; i fanciulli medesimi scherzavan col mare; le -due razze, sassone e danese, avean più d'un punto di rassomiglianza -tra loro; lasciavano ai Franchi le spedizioni dentro terra, ed essi scagliavansi -qua e là sulle spiagge, e l'isola dei Bretoni già piegavasi -sotto la signoria delle razze settentrionali<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. A voler conoscere gli usi -e i costumi dei popoli di que' tempi, si vuol seguire attentamente i -pellegrinaggi, le leggende dei santi, curiose reliquie che ci furon -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -dagli atti de' santi (<i>Acta Sanctorum</i>), conservate. Quei poveri pellegrini -che se ne andavano per mezzo a terre incognite ad annunziare -il cristianesimo, raccontano le minime particolarità di quelle estranee -regioni, e nelle leggende sono le sole relazioni che la geografia moderna -possa consultare a rettificar ed a compiere le incerte congetture -della scienza. -</p> - -<p> -In mezzo all'antica Italia, e sul confine quasi dei Borgognoni, -era venuto per forza e per conquista, fondandosi lo stato d'una -gente di stirpe germanica, la cui civiltà si foggiò poi su quella di -Roma e della Grecia. I Longobardi (la gente di cui parliamo) che -sono sì gran parte del primo periodo dell'età media, avevano stabilito -l'imperio loro nelle ridenti pianure chiuse fra l'Alpi, gli -Apennini e il Tirolo, e avevano Milano per città capitale; i capi -loro sotto il titolo di conti o di re, si cingevan la fronte della corona -di ferro nel monastero di Monza. Popolo solerte ed industre, -avean essi arricchito le città romane di quei monumenti di pesante -e solida architettura che contrassegnarono il loro passaggio per mezzo -all'Italia; convertivano Aquileja, sull'Adriatico, in città che servir -dovea di scala al traffico loro, e conquistavano Ferrara, Bologna -e l'esarcato di Ravenna, sede militare e civile che i greci avean -lasciato in Italia. Laonde per la loro postura i Longobardi si trovavano -in perpetua nimistà coll'impero greco<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, pur dianzi padron -dell'Italia, ed insieme coi papi che governavano Roma e le sue -basiliche; ma quanto al dominio imperiale sull'Adriatico, essi l'aveano -quasi del tutto atterrato, rincacciando i Greci fino agli ultimi -confini della penisola entro i monti del reame di Taranto. Quanto ai -papi, i Longobardi diventaron i più ardenti loro persecutori, e ancorchè -convertiti al cristianesimo, erano in guerra col pontificato, e il vescovo -di Ravenna contendeva il primato al vescovo di Roma. Al dominio -dei Longobardi sol mancava la grande città dei Cesari, e la -volevano a ogni modo per compimento dell'italica lor signoria; i re -dalla corona di ferro agognavan dunque l'acquisto della metropoli -dell'impero romano, e di qui ebber cagione in appresso le prime -pratiche fra i papi e i Carolingi, i quali a combattere i Longobardi, -chiamarono i Franchi, ed ai Barbari opposero altri Barbari più -fermi e meno effeminati dalla civiltà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -Il regno dei Longobardi distendevasi fino alla Provenza con la città -di Nizza al confine; i Provenzali, razza mista di Galli, Greci e Romani, -occupavano il gran delta formato dal Rodano, dalla Duranza -e dal Varo; Marsiglia era il porto a cui venivano ad approdare tutte -le merci della Siria e del traffico orientale, le sete, le spezierie<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. -Marsiglia andava pur famosa nei fasti del cristianesimo, e superba -del suo monastero di San Vittore, e della sua cattedrale (la <i>Maggiore</i>) -che sporgeva come un promontorio sul mare. Non lungi da -Marsiglia, retta a comune, splendeva Aix, città romana, la colonia -di Sestio, con l'acque sue termali, emula di quell'altra Aix del regno -d'Austrasia, città tanto cara a Carlomagno. Il Rodano e la Duranza -confinavano la Provenza, che contender potea d'antichità con -la metropoli d'Arli, culla del cristianesimo, a buon dritto superba -delle sue romane reliquie, de' suoi circhi, de' suoi teatri, dove ben -trentamila spettatori agiatamente sedevano sopr'ampi sedili, come -nel Coliseo di Roma<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. -</p> - -<p> -Al di là del Reno cominciava la Gotia o Settimania, che non vuol -essere confusa coll'Aquitania, confinata dalla Garonna. Se il regno -degli Aquitani vantavasi di Tolosa e d'Albi, la Gotia avea per città -capitale Narbona, che diede il nome alla provincia romana, nel primo -partimento delle Gallie, e Nimes, sorella vera di Roma, che conserva -pur tuttavia i frammenti più intatti delle antichità sue, la sua -Casa Quadrata e le sue Arene, quasi altrettanto spaziose quanto il -Coliseo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. La Settimania era come il maggior vestibolo del regno -de' Goti, e stendevasi oltre i Pirenei fino all'Ebro. In sulla cresta -de' Pirenei occidentali abitavano i Guasconi, fieri montanari indurati -alla fatica, popoli di pastori che non pativano l'estranie dominazioni, -e verrà fra breve il giorno in cui costoro insorgeranno contro -l'invasione de' Franchi, e le cronache risuoneranno per lungo -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -tempo della rotta di Roncisvalle, dove perirono i paladini di Carlo -il Magno. -</p> - -<p> -Di questo modo a occidente del reame de' Longobardi, erano i -Provenzali, i Goti, i Visigoti e i Guasconi, intanto che a oriente -altri popoli ancor serbavano la selvaggia vigoria de' tempi primitivi; -eran dessi gli Schiavoni, i Croati, i Dalmati, padroni delle terre -fra la Sala e l'Adriatico. A lato di Venezia, che sorgea come nata -dall'acque, addobbata già delle ricchezze orientali, e non lungi dalla -colonia di Giustino e dalla civiltà greca, vivean popoli tuttora -nello stato primitivo, i tremendi Ungari, gli Avari e i Bulgari, dalla -tralignata Bisanzio tanto temuti<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. I Bulgari, accampati intorno al -Ponte Eusino, fondavano un regno ordinato; avevano lor capi o -re<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>, e più tardi il cristianesimo apportava loro l'alta civiltà sua, -però che non si vuol dimenticare come la predicazione de' vescovi -fu di que' tempi l'impulso più potente a far che le nazioni avanzassero -in quella, e v'ebbero apostoli ferventi, infaticabili, principiando -da Bonifazio, il vescovo germanico, fino a sant'Anscario, -il predicatore dei popoli scandinavi<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. I Bulgari mossero verso le arti -e la coltura più rapidamente degli Ungari, selvagge popolazioni -che vedremo nel secolo decimo venir a disertare il regno dei Franchi. -I Bulgari si trovaron quasi sempre in commercio coll'impero -di Costantinopoli, e ne imitarono gli usi. -</p> - -<p> -In mezzo a tanto scrollo di popoli, quando tutti si precipitavano -sulla vecchia civiltà, alcuni imperi tuttavia rimasero in piedi, ed -esercitarono un'operosa influenza sull'epoca di Carlomagno: io -intendo qui parlare dei Greci, dei Saracini, e della terra d'Italia, -essendochè ivi le idee e le instituzioni medesime di Roma sopravvissero -alle ruine del mondo antico. Chi si faccia a studiar bene addentro -la storia bisantina, dee sentirsi commosso a quel carattere di -grandezza che contrassegna fino anco il suo decadimento, chè certo -v'ha qualcosa di lacrimabile nell'affralimento e nella debolezza di -un vasto impero, incalzato da tutte le parti, e quasi affogato sotto -le strette dei Barbari. Lo spettacolo di quegli eunuchi coperti d'oro, -di quei Cesari fiaccati sotto la porpora nei marmorei loro palagi, -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -inspira pur qualche pietà alle più rigorose nazioni: ma chi poi riconoscer -non può e salutare l'infinito incremento delle arti, la civiltà -inoltrata, l'ordine maraviglioso che per ogni dove si manifestano -in quell'impero? Bisanzio era la metropoli del sapere, della filosofia, -del commercio e dell'industria; in ogni luogo dell'Asia Minore verso -cui il viaggiatore volgesse i suoi passi, così a Laodicea come a Corinto, -così nelle isole dell'Arcipelago come in terra ferma, dappertutto -ei vedeva i tesori dell'industria d'una coltissima nazione: ippodromi, -teatri, statue antiche<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>, sontuosi palazzi, ampie strade, -flotte innumerevoli che scorrevano i mari, il maraviglioso trovato del -fuoco greco, il traffico della porpora e della seta, un lusso che appalesavasi -in tutti i monumenti. L'amministrazione dell'impero, le -forme del suo governo erano un modello di gerarchia; ogni uffizio -era segnato, ogni ordine chiamato a concorrere con la sua forza -d'azione e di mente all'amministrazione delle provincie. Il Libro -di porpora e d'oro regolava il governo e l'autorità di ciascuno; -l'erario riboccava, tutto era opulenza: i Greci alimentavano la vigoria -loro nelle guerre civili; l'indole loro antica era questa, furon -essi mai altri al tempo di Sparta e d'Atene, e si corressero eglino -mai? Si perdeano nelle sottili disputazioni intorno al cristianesimo, -intorno alla procreazione del Padre e del Figlio, alla misteriosa -Trinità, a quel modo che in altri tempi disputavano sopra tesi filosofiche -negli areopaghi. Nè l'aspetto di sì potente civiltà lasciava -però d'aver qualche azione sui Barbari del Nord, e gli annali di -quei secoli attestano che i re dei Franchi chiedevan titoli pomposi agli -imperatori di Costantinopoli<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>, e mandavano più d'un'ambasceria a -sollecitar dai Cesari la porpora, il consolato, o il patriziato. L'ordinamento -amministrativo di Bisanzio, e le forme sue di governo furono -altresì, per più d'un rispetto, il fondamento e il principio delle prime -instituzioni di ordine e di gerarchia che contrassegnarono il regno -di Carlomagno<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -</p> - -<p> -Accanto alla greca preminenza si vien manifestando il corso sagliente -delle provincie moresche. I settatori di Maometto stanno per -aver sì gran parte negli avvenimenti, ch'egli è impossibil sceverarli -dall'istoria e dalle civiltà contemporanee. Fino al secolo ottavo il loro -corso è tutto di conquiste: sono popoli armati che si spargono -rapidamente dall'Asia e dall'Africa fino entro la Spagna e l'Aquitania, -nè leggi altre han che il Corano, altra ragion che la spada. Il califfato, -per ben forte ch'ei fosse in sè stesso, non potea servir di -modello alla instituzione d'un ordinato impero in Occidente<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>: chè -esso era un miscuglio di dispotismo religioso e politico: con amendue -le spade in una man sola, e non altro. Quel poco che il califfato -aver può di civile, esso lo debbe a Costantinopoli, ai Greci dell'Asia -Minore ed all'India, ed ei toglie ai popoli conquistati, anzichè donar -loro. Gli Arabi precedono nel medio evo gli Ebrei nel gran monopolio -del sapere. I Saracini, torrente distruttore, s'uniscon nel settimo -secolo, agli altri Barbari per trinciare il romano impero. Fu solo -dopo lo stabilimento loro nelle città dei Goti in Ispagna, ch'essi -esercitarono il poter dell'immaginazione e della poesia sui tempi appresso. -Furon eglino i Saracini quei che recaron fra' Goti le arti e le -maraviglie d'una più inoltrata civiltà? Sarebbe pur bello provare che -i Goti, con quel vivo sentir loro, più donarono ai primi che non -ne ricevessero<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. E che avean mai di comune con lo spirito e il progresso -cristiano quei popoli che procedevano innanzi con la spada -di Maometto in pugno? Vero è che alcune città della Spagna eransi -fatte fiorenti sotto i Mori, che ivi sorsero le frastagliate moschee, -fino al cielo salirono i minareti, ma qual ebber opera in questo le -leggi e le arti della Grecia, di Roma e delle Gallie? I figliuoli del -Profeta atterrarono più che non edificarono. Qual maraviglia che in tali -città, come son Cordova o Toledo, Siviglia o Granata, sotto a quel -sole, le orientali fantasie crear potessero monumenti maravigliosi? Ma -le reliquie dell'arti che ancor si veggono sulle meschite, quei fiori, -quelle frutta d'oro son tolte per la più parte dagli artefici bisantini. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -E d'altra parte i Goti non avean essi pur qualche parte redato -della civiltà romana? Tutto il mondo echeggiava del nome di Roma; -l'autorità sua era in ogni parte quella d'uno spento ma immenso -potere; non v'era città dell'Austrasia, della Neustria o dell'Aquitania -che tenacemente non conservasse le vestigia di quel grande rivolgimento; -non acquedotti solo, nè ampie vie segnate di tombe funebri, -e come a dir <i>vie de' morti</i>, come a Pompei, ma sì pur -costumanze, leggi, municipii che avean sopravvissuto alla distruzion -dell'impero e al passaggio dei Barbari. Qua e là spuntavano instituzioni: -i municipii, le compagnie degli artieri, i procuratori delle -città, le leggi sulle annone, sulle magistrature, sui decurioni<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>; Roma -e le Gallie avean segnato in ogni parte della profonda loro impronta -le franche instituzioni. -</p> - -<p> -E' si vuol dunque far conto di siffatti elementi in ciò che costituisce -l'opera di Carlomagno, il quale non si fa a creare altrimenti una -cosa nuova, ma si serve dei fatti ch'egli ha sotto la mano, e gli organizza; -egli lascia ad ognun la sua legge, ad ogni popolo i suoi -costumi: la legge salica ai Franchi, ai Longobardi le loro formole, i -codici loro ai Romani. Solo in mezzo a questo sminuzzamento egli -pianta un principio di unità, toglie dal cristianesimo la sua forza -morale, dai papi la loro perseveranza nei disegni, e nella costituzion -del suo grande impero prende Roma per base e la Chiesa per modello. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span></p> - -<h2 id="cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller">ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini di guerra. — Metropolitani -e vescovi. — Fondazione dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le -leggende. — Apostolato alle terre -barbare. — I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. — Instituzioni -municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -SETTIMO ED OTTAVO SECOLO. -</p> - -<p> -In sì violento tramutar d'invasioni e di conquiste non fu possibile -alla Chiesa conservar quel carattere di regolata unità, di che il -papato impresse più tardi la gran forma cattolica, e la società mostrava -di que' tempi una mescolanza di leggi civili e di canoni ecclesiastici, -una perpetua confusion tra gli uomini di guerra ed i cherici, -tra i conti ed i vescovi. La Chiesa primitiva delle Gallie erasi costituita -sugli antichi scompartimenti dell'Impero, colle sue provincie e le -metropoli, partizioni territoriali già da Roma buttate innanzi al mondo. -La <i>Gallia christiana</i> ripartiva le metropoli e le suffraganee in tredici -provincie come la Gallia imperiale, e il metropolitano rappresentava -nella costituzione spirituale il magistrato che l'imperatore deputava -al governo di quelle provincie.<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p> -Gli stessi scompartimenti durarono anche dopo la conquista dei -Franchi, se non che allora si manifestò la confusione degli uomini -di guerra e dei cherici: il vescovo e l'abate brandiscon spesso anch'essi -l'asta nelle battaglie, e si fan per le secolari foreste seguir -da mute di cani e da' falconieri, e coperti d'impenetrabil ferro, duellano -a morte<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>, intantochè l'uom di guerra, divenuto possessore, in -vece, della badia o del vescovado, conduce su quelle pingui terre i -suoi soldati, i suoi famigli e le sue concubine, distribuisce tra loro -i poderi, l'entrate; vi son donne perfino, che ricevono a feudo vescovadi -e badie: gli è un viluppo che i papi non sono ancor giunti a -distrigare. Il diritto della conquista si mesce con le antiche leggi -della Chiesa, lo spirito barbarico col cristiano, donde poi si ha spesso -la spiegazione di quegli strani canoni che trovansi sparsi nella raccolta -dei concilii delle Gallie; gli è un conflitto tra i grezzi e primitivi -principii delle nazioni germaniche, e le massime di morale -insegnate dalla Chiesa di Cristo, e vorrebbesi imporre un freno all'impeto -dei sensi e dei loro appetiti che scoppiano a guisa di folgore. -L'amor della donna è fra quelle conquistatrici nazioni il principio -più operativo; perchè l'uom franco, quando la passion gli -bolle prepotente in cuore, non potrà egli liberamente soddisfarla? -Che gli fa d'esser congiunto a una compagna per tutta la vita? Che -male s'ei tiene in casa concubine, o se la donna, ch'egli ama, sia parente -sua in grado strettissimo! Quando il sangue parla, nessuno il può -domare... Di tali costumanze sanno alcun poco i primissimi concilii -delle Gallie, nè sempre hanno quel carattere di sublime purità, di che i -pontefici improntar seppero appresso il sistema cattolico<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>: i canoni -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -stessi rivelano questo miscuglio delle idee clericali con le violenze -degli uomini di guerra. Ai concilii non assistevan già solo i cherici, -ma anche i conti ci venivano con le focose e brutali loro passioni; -l'episcopato, d'origine, di consueto, romana, noverava nelle sue -schiere alcuni di quest'impetuosi Franchi non rattenuti da freno veruno: -onde non è maraviglia che in siffatte adunanze la purità dei -canoni della Chiesa n'andasse di mezzo. Egli è permesso quindi agli -uomini di guerra ripudiar, benchè casta, la moglie, nè la concubina -v'è altrimenti vituperata, e vi son tollerati e spiegati i traviamenti -della carne. Più innanzi occorrerà di tener dietro all'opera faticosa -del papato per ricostituire il matrimonio e proteggere la santità del -tetto domestico<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. -</p> - -<p> -La partizion romana intanto delle metropoli, sopravviveva, già il -dissi, a questa confusione delle leggi civili e religiose, e la podestà dell'episcopato -attenevasi alla giurisdizione che altri esercitava sulla provincia -ecclesiastica. In ogni città che fosse stata residenza del pretore -o del magistrato era di pien diritto istituita la metropoli; ma quanto -a' territorii di più recente acquisto al cristianesimo il deliberar delle -instituzioni metropolitane era dei papi, e ne vediamo un esempio nel -vescovado di Magonza. Convertito che quest'ampio borgo fu da san -Bonifazio alla fede di Cristo, Zaccaria scrisse che ivi fosse stabilita -la sedia del metropolitano<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, potendo questi di colà vigilar tutta -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -la Chiesa della Germania e san Bonifazio continuar sotto il piviale e -la mitra episcopale la sua predicazione<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. Curioso è questo carteggio -dei papi, dei vescovi e dei concilii; ivi Roma è oramai l'autorità che -altri viene a consultare in tutte le quistioni di morale, e par che il -papa, perseguitato com'è dentro alla città santa dai turbolenti patrizii, -domini il mondo cristiano non altro che col principato della parola. -Cotesto lavoro è un lungo conflitto, finchè la suprema autorità papale -assume nel secolo undecimo, sotto Gregorio VII, l'universal dittatura, -per ben dell'universa morale e dell'ordinato principio del governo<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. -</p> - -<p> -Presso alla instituzione gerargica dei vescovi troviamo la fondazione -dei monasteri, che tanto con l'opera contribuirono alla civiltà del -mondo cristiano. In mezzo alle invasioni dei Barbari, le anime stanche -del mondo e delle sue agitazioni si consacravano alla solitudine ed -a Dio, e la maggior parte delle basiliche che noi vediamo oggidì, -quelle ruine, quegli avanzi, ci additano la grandezza insieme e la -sorte degli ordini monastici nelle Gallie. Il secolo settimo andò principalmente -famoso per la fondazione di badie e di monasteri. Chi cerchi -le origini delle città di Francia, delle grosse borgate, dei villaggi, -troverà che la più parte riconoscon la loro fondazione dal monasterio, -edificato in origine con meravigliosa simmetria nei luoghi più inculti. -Dapprima innalzavano un devoto oratorio, un romitorio al deserto, -come dice la cronaca, poi v'aggruppavano intorno alcune celle, e una -comunità religiosa mutava questo romitorio in una famiglia nella quale -oravano, lavoravano e digiunavano in onore di Dio e ad edificazione -degli uomini<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Ampliate di poi queste celle, pie confraternite mutavano -la cappelletta in basilica, e se accadeva che qualcun di quei santi abati -morisse martire o confessore, si raccoglievan le sue relique, le gocce -del suo sangue, le preziose sue ossa, e foggiavasi nel monastero a -deporvele, un'area di forme bisantine con l'effigie del Santo; e da -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -tutte le parti accorreva qui gente in pellegrinaggio, però che quell'arca -rifugio degli infermi e dei tapini avea grido di miracolosa. Ma -se i pellegrini accorrevano, e sempre più folta si facea la turba loro, -convenia pur provedere a ospitarli, e a quest'uopo si costruivan da -prima alcune case di legno, alcuni modesti abituri; poi fra breve ci -vennero a gara i mercadanti ad offrir le loro derrate e ad esercitar -l'industria loro, in quella guisa che venivano e facevano alle fiere di -San Dionigi; quindi le fiere e i mercati che ottenean lettere patenti -e privilegi in nome dell'abate, e poi del conte o del re; quindi l'industria -per tutto ivi d'intorno, sì che al fianco del monastero edificavasi -un borgo, e il borgo poi si convertiva in città. Tale si fu l'origine -della maggior parte fra le città della Francia, cui grato il popolo, -dotava del nome d'un santo tutelare: celle e romitorj, arche benedette, -fiere e borghi furon cagione ed origine della fondazion di luoghi cittadinati -nelle Gallie, e le sconoscenti generazioni indarno si affannano -di cancellar queste memorie, ch'elle rimangono incrostate nei -marmi, a quel modo che scritte nelle carte antiche della patria<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. -</p> - -<p> -Curiosa è la geografia monastica delle Gallie nel settimo secolo, però -che addita il progresso e lo svolgimento dell'amore alla regola, dir -potendosi che in ogni luogo dove fondasi un monastero, ivi s'inchina -ad un più perfetto ordinamento della società. Nella Neustria, -le badie e i monasteri vengon multiplicando, ivi lunga schiera di -gran santi, con le loro leggende, si mostra; tutti resero smisurati beneficj -alla civiltà di quelle contrade, pur or disertate dall'invasione -dei Barbari. Ecco i due Germani le reliquie dei quali adoravansi nei -monasteri edificati sulle rive della Senna: l'un d'essi san Germano, l'antico -vescovo d'Auxerre (l'<i>Auxerese</i>, come le leggende il chiamano), -l'altro san Germano ai Prati, nelle fiorite praterie, sulle quali sorse -poscia l'Università; ecco santa Genoveffa al Monte, monumento alla -memoria della vergine di Nanterre, che salvò il paese dai guasti dei -Barbari, e preservò dalla fame Parigi. Indi a due leghe sulla Senna -ecco san Dionigi famoso pel suo tesoro, per le sue cronache, per le -sue fiere e pe' suoi <i>landiti</i><a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>; san Dionigi dove scriveasi la storia del -paese per atto di religione e di patria devozione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<p> -Pur prezioso è il catalogo dei santi nazionali della Neustria! Gervasio, -Eligio orefice, Landry, il fondator degli ospizj, Meri o Mederico -tutti artieri o cherici, l'arche dei quali, costrutte nelle basiliche in -onor loro, splendevan d'oro e di gemme più che le corone dei re. -Sant'Ovano di Rouen, san Martino di Tours e san Vandrillo di Piccardia -aveano le ospitali lor celle; san Bertino vedeva edificare il monastero -di Sithieu; sant'Uberto correndo i boschi, convertiva alla -fede i selvaggi abitatori delle Ardenne, più barbari delle fiere medesime; -sant'Uberto, diss'io, le cui reliquie sanavano i morsicati -dagli animali arrabbiati: che non potea la fede sul morale dell'uomo!<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> -All'estremità dell'Oceano, sur un promontorio chiamato il sepolcro -e il pericolo del mare, quando ivi a romper venivano gli agitati -e spumanti suoi flutti, edificavasi il monastero di San Michele<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> a -salvamento de' marinai, mentre san Bonifazio fondava in Germania, -sopra una pacifica riviera, la badia di Fulda dove aveasi a scriver tra -i lavori della terra pur allora dissodata, gli annali de' carolingi<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. -Nella Neustria, nell'Austrasia, in Aquitania e in Germania, s'instituivano -dappertutto monastiche instituzioni, sotto il patrocinio di santi -nomi; le comunità religiose piantavan le viti sui colli del Reno e del -Rodano, aravano per la prima volta le vaste pianure, introducevano -l'ordine, il lavoro, la regola, la gerarchia, e fondavano l'ampie città -che portano tuttora i nomi loro così nella Germania come nella Gallia<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. -</p> - -<p> -Da queste fondazioni monastiche inspirate furono le leggende, tradizioni -poetiche del cristianesimo, drammi colorati che miravano ad -insegnare al mondo con l'intervenimento del cielo le verità morali, e le -leggi dell'umanità. In tutti i tempi la riconoscenza degli uomini ai -grandi benefizi appiccò alla storia dell'uom di mente sovrana, e al -benefattore del genere umano, alcun che di maraviglioso: alle azioni -vere della vita vien quindi a congiungersi la parte dorata, e si copre -d'oro e di rubini il modesto sepolcro in cui deposte sono le sue -reliquie. Così fa coi santi la leggenda, racconto entusiastico di quanto -il servo e il discepolo videro o udiron della vita di colui l'ossa del -quale riposano nell'arca preziosa; e questi maravigliosi racconti, quasi -tutti contengono una lezione di morale; ai tumulti della guerra, alla -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -foga dei Barbari, i leggendari contrappongono le dolcezze della solitudine, -lo spettacolo della tranquillità e della pace. Se gli uomini di -guerra, violenti e rissosi, opprimono i servi ed i piccioli che lavoran -la terra, le leggende raccontano come la mano del conte (del <i>graff</i> -e dell'<i>hern</i>) s'è inaridita nel dar di piglio alla sostanza del popolo, -o al reliquiario della Chiesa; come i prieghi e le ammonizioni d'un -santo, arrestarono i conquistatori; il digiuno, l'astinenza, fanno ivi -contrapposto alla cupidità degli uomini di guerra, che si divorano il -bene del povero, e fan le corpacciate di cacciagione nei loro conviti. -Se alcun di quei furiosi conti, caccia dal talamo nuziale la casta sua -sposa, la leggenda narra bentosto come la morte lo ha colto in mezzo -a' suoi carnali banchetti<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>; ivi un povero servo che s'è fatto monaco -o eremita, esercita, per mezzo de' miracoli, maggior potere che non il -conte e il duca, chè alle sue preci accorrono le celesti legioni, ed i diavoli -sono gli strumenti che adoprano le leggende a far stare a segno -il malvagio. -</p> - -<p> -Le vite dei santi sono il racconto più schietto di que' tempi, esse -affidano i deboli, e spaventano i potenti; nei Bollandisti, più che altrove -è da imparare il medio evo; Plutarchi della solitudine che descriveano -con fede i miracoli onde il debole era stato salvo dalla vendetta -del forte. Le leggende furon l'unico freno per avventura onde -la società fu salva dalle violenze della guerra; questi miti del cristianesimo -erano in armonia con lo stato sociale; vi furon luoghi sacri -contro la violenta man del soldato, vi furon deboli risparmiati, vi fu -una morale mantenuta per le vive impressioni della credenza: leggete i -miracoli di san Germano descritti da frate Aimoino<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>; la storia di -san Benedetto, il predicatore dell'Inghilterra; la vita di Martino da -Tours, e vedrete che l'esempio di questi uomini pii aveva preparato -e indirizzato le generazioni verso una via migliore. In una società -ancor selvaggia, era pur bisogno di queste umane leggende, che nobilitasser -la donna, proteggessero i deboli fanciulli, i servi, le città, i -mercati e i pellegrini. E tu nobile, Genoveffa del Brabante, non eri -tu ivi la donna perseguitata dal traditore e dal forte dalla man di -Dio guidata e salvata dagli oltraggi dello sleal maggiordomo?<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -Alcune di tali leggende raccontan la vita errante dei Santi che si -consacrano all'apostolato in terre incognite, e se la maggior parte dei -monaci si chiudono in cella per insegnare al mondo esservi una felicità -in cospetto di Dio e di sè stesso, e se altri pregano e digiunano -per avvezzare il mondo alle mortificazioni, mentre gli uomini di -guerra ingrassan di selvaggina fra gli stravizzi del convito, altri cherici -si votano alla vita errante per bandire la parola di Dio, e appunto -quando la società è più circondata di Barbari estranei alla civiltà e -alla fede cristiana, vescovi pieni di fervore s'avviano ver quelle inospiti -contrade per predicare e convertire. San Benedetto Biscopo o Bischopo<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>, -ammaestra i popoli dell'Ettarchia sassone; Vilfredo o Bonifazio, -sassone anch'egli, si fa apostolo della Germania, e fonda di mano -in man ch'ei passa città e monasteri nell'Assia e nella Turingia dalle -scure foreste<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Tutti quei paesi son coperti di barbare torme; nelle -Ardenne pure son popoli selvaggi; vi si adoran gl'idoli del mondo -antico, ma nulla fa dare addietro gli apostoli, nè la crudeltà de' Frisoni, -nè l'odio efferato dei Sassoni contro le massime e le leggi del -cristianesimo. Muovono essi per insegnare la verità senz'altro portar -seco che alcune lettere dei papi e dei principi, e predicano per annunziare -in ogni luogo il vero Dio, la santità del matrimonio, la vita e -la missione di Cristo. Spesso a coronamento dell'opera loro, quegli -apostoli patiscono il martirio, un tumulto di popolo gli sacrifica appiè -degli idoli, e cadon sotto l'asta o la scure. Così finì san Bonifazio<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> -sull'indomita terra dei Frisii, che gli strapparon le viscere, e -sfragellarono il cranio contro quelle pietre insanguinate. -</p> - -<p> -Le ossa de' martiri eran quindi a gran cura raccolte e incassate nei -reliquiarii, che le chiese chiamavano il loro <i>tesoro</i>: tesoro infatti di -fede e di protezione pel tapino e pel debole! Quei reliquiarii chiudevano -preziosi avanzi, e eran coperti d'oro, tempestato di pietre, di -smeraldi, di topazii che splendevano a par della luce del giorno. Quelle -arche eran l'oggetto dell'adorazion dei fedeli, i quali venivano a deporvi -sopra i loro presenti; la sanna del cignale che li minacciò, -l'azza che rimbalzò sulle teste loro; servi, popoli, Romani e Franchi -accorrono per pregare intorno a queste reliquie ch'essi accompagnano -in solenne processione, tra i profumi dei fiori e degli incensi. Se Dio -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -nega il ristoro della pioggia all'arse campagne, ecco aversi ricorso al -sacro reliquiario, per ottener la benefica inaffiatura; se il morbo e la -fame affliggono il paese, ecco un concerto di comuni preghiere d'intorno -all'arca: essa è il tesoro e la ricchezza della chiesa; vi si depongon -voti, e lampane, si prega e si digiuna in onor suo. Sul modello -di siffatti reliquiari si costruiscon le cattedrali lombarde e -bisantine del settimo secolo; ognun si gloria ed onora d'imitare in -tutto le tombe dei Santi; le vengon trasformate in basiliche, a quel -modo che prima le furon foggiate in argento puro o dorato, secondo -che usava l'orafo Eligio, il possessore e l'artefice del reliquiario di san -Martino di Tours. Un piccol frammento dell'ossa di qualche vescovo -in venerazione fu spesso origine e cagione di que' bei monumenti del -medio evo, pantei cristiani sparsi qua e là; ogni cattedrale ha la -sua leggenda, ed ogni leggenda la sua cattedrale. I racconti sulla -vita de' Santi son la più curiosa lettura che far tu possa intorno al medio -evo; ci vedi predicata la temperanza, la castità, i digiuni, quasi -provisioni di polizia e fame disciplinata nelle grandi fami sì frequenti -a quei tempi; tu ci vedi esempi di moderazione. In mezzo a una società -violentemente scossa e agitata, la vita monastica fu come un -contrappeso posto di rincontro alla vita operosa e violenta dell'orde -barbare; la solitudine del monastero forma riscontro alla foga errante -delle popolazioni germaniche<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. -</p> - -<p> -L'azione de' concilii, benchè irregolare ancora, venne in aiuto delle -leggi politiche per l'ordine della società, e questi concilii furono nelle -Gallie frequenti al secolo ottavo, però che grande essendovi la rilassatezza -dei costumi, e' conveniva, per reprimerla, aver ricorso alle leggi ecclesiastiche. -Questi atti ritraggon del mescuglio pur sempre degli uomini -di guerra e dei cherici: una cosa v'è confusa con l'altra, nulla v'è di -distinto, una disposizione meramente ecclesiastica, è accanto d'un atto di -polizia sociale. Le regole del matrimonio occupano principalmente i concilii, -chè le passioni dei sensi sono le più difficili a domare fra le -nazioni selvagge, signoreggiate come sono da ogni cosa che venga dai -moti del sangue, come a dir l'ira e l'incontinenza. La disciplina dei -cherici occupa il primo luogo, chè egli è d'uopo prima introdur l'ordine -della Chiesa per farlo poi prevalere nella società. I concilii di -Verberia<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> e di Nantes possono aversi in conto dei due estremi del -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -sistema ecclesiastico, per tutto il durar d'un secolo, nelle Gallie. Il -concilio di Nantes<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> antichissimo, serba una sembianza romana, nè -ivi è trattato se non della clerical disciplina. — Deesi ascoltar la -messa alla sua parrocchia; ogni domenica, si domanderà, dalla porta -della chiesa, se ci sien persone in nimistà fra loro, e dovranno prima -della messa rappacificarsi. I cherici non potranno coabitare con -donne, nè sarà pur lecito a queste, in chiesa, accostarsi al coro. Le -sepolture si faran sotto il portico delle chiese o nell'atrio; nessun prete -aver possa più d'una chiesa, e la decima altro non è per essi che -un sussidio pei poveri e pellegrini. Lecito è ripudiar la moglie per -causa d'adulterio; il pasto del prete consiste in un pezzo di pane -e in una tazza di vino; l'omicida è punito con quattordici anni di penitenza; -alle donne non sia lecito ingerirsi nelle cose pubbliche, ma -attendano ai lavori dell'ago; niuno può tramutarsi da un luogo all'altro -senza il beneplacito del vescovo. Si facciano al più presto atterrare -gli alberi druidici, pe' quali il popolo conservi ancor qualche -venerazione, e si distruggan le pietre dalla superstizione degli antichi -Galli consacrate alle divinità ignote<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. -</p> - -<p> -All'altra estremità del periodo, il concilio verberiense ritrae de' costumi -della nazione conquistatrice, e dir puoi che se il concilio di -Nantes è romano quello di Verberia è franco; ond'è che men rispettata -v'è la continenza, e si suppone possibile il caso d'un prete che -siasi sposato con la propria nipote, e moltiplicate vi si trovan le -cause del ripudio, e preveduti vi sono svariatissimi casi d'incesto o -d'adulterio, come se frequenti fossero, e non vi appar niente custodita -la castità del domestico tetto. — Se alcuna moglie si duole, così -il concilio, che il marito non abbia mai consumato il matrimonio, -vadano entrambi alla croce, e se vero è quanto la femina afferma, -sieno separati, e sia libero a lei di fare il voler suo.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> — Rinnovasi ai -cherici il divieto di portar armi, il passatempo loro più caro; si pongono -restrizioni alla caccia, e pene per gli omicidj; gli è un codice -di polizia sociale. Questi concilii provinciali non hanno carattere alcuno -di universalità, sono anzi spesso al tutto speciali ad una metropoli, a -una città, a un distretto diocesano; sol qualche volta comprendono -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -tutte le chiese delle Gallie<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. In caso alcuno essi stender non si possono -alle leggi generali della Chiesa; son come addizioni ai capitolari, -ai diplomi, agli atti dei consigli reali. Nel secolo ottavo si vien -formando una mescolanza di leggi religiose. E qual differenza puoi -tu trovar fra i concilii e i capitolari? Quelli e questi trattano egualmente -della Chiesa, del popolo, delle leggi penali e degli editti civili; -vi son capitolari che si frammettono della disciplina episcopale, -e vi son concilii che si frammetton dei Conti d'un borgo, e -degli inviati regi, per una perfetta confusione di tutti i sistemi. Invano -tu sceverar vorresti per metodo la costituzion civile dalla ecclesiastica, -chè elle si incastran pur sempre, e si attraversano nei medesimi -codici<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. -</p> - -<p> -E qual era poi questa costituzione civile nel secolo ottavo? Le società -politiche, non provan pure per la conquista alcun compiuto e assoluto -cambiamento; le masse son di granito, e quando già esiste una -civiltà, il sopravvenire e stanziarsi d'una nuova generazion di conquistatori, -non distrugge altrimenti l'antico ordine sociale, egli è come -se tu dicessi uno strato nuovo di terra che viene a porsi sul vecchio. -Quindi è che i Romani si stabiliron nelle Gallie con le loro larghe e -vigorose instituzioni, e non pertanto le costumanze dei Galli rimasero, -chè non si distruggon così a un tratto le tradizioni di un popolo, e -i costumi sopravvivono per gran tempo anche dopo che la conquista -si sia raffermata. Tal pure avvenne dei Franchi, nè altro che per -ispirito di sistema creder si potè al rapido passaggio da un ordine -sociale all'altro. -</p> - -<p> -Chi esamina da presso i documenti dell'epoca gallica, romana e -franca, ben s'avvede che l'indole originaria conservasi delle tre nazioni -e ne ritraggono i costumi del paro e le leggi, avendo la conquista -lasciato sopravvivere una moltitudine di principii antichi nello -stato delle persone, delle città e delle possessioni territoriali. -</p> - -<p> -Il primo carattere che riconoscer si dee in questi tempi, si è la -personalità delle leggi o dei codici applicabili a ciascun popolo; qui -ancor non è proposito di nazioni stabili, ma sol di tribù, ognuna -delle quali conserva i suoi titoli e le sue politiche instituzioni. I Galli -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -e i Romani hanno il codice teodosiano<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>; i Franchi la <i>lex salica</i> -o <i>ripuaria</i>; i Longobardi <i>le leges Longobardorum</i>; i Visigoti, i concilii -de' vescovi, che tolgono dalle leggi di Roma i più dei prescrivimenti -loro<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. Nulla v'ha di territoriale, sì che quando i Franchi e i Borgognoni -si tramutano in altre terre, eglino il fanno seco recando il loro -codice particolare. Onde lo stato delle persone all'ottavo secolo, vien -regolato per mille diverse forme dalle leggi proprie a ciascun popolo: -servi, uomini liberi, uomini di guerra, vescovi, conti, tutti hanno lor -privilegi scritti nella loro speciale legislazione. Posa in falso chi afferma -che i Romani o i Galli furono tutti servi o soggetti a un dominio -esclusivo sotto la massa dei Franchi, accampatisi come conquistatori, -sulle terre degli antichi possessori; chè vescovi, cherici e -conti appartenevano spesso alla razza gallica e alla romana, nè questa -civiltà s'è altrimenti cancellata, ma sì mescolata e confusa, però -che quando un popolo è giunto sì alto, la conquista s'accompagna -sibbene ai fatti antichi, ma non li distrugge. -</p> - -<p> -La società gallica prima dell'epoca carolingica si manifesta in tutto -e specialmente nella costituzione dei municipii; chè la comune non -nacque già spontaneamente nel secolo decimo come un fatto della sedizione<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>, -nè le instituzioni municipali uscirono altrimenti dal popolo -in un giorno di tumulto e di bollore nei servi. Tutta la Gallia romana -era coperta di città, di comuni, coi loro privilegi e le loro curie: -al mezzodì Arli, Aix, Carpentrasso, Marsiglia, Frejus; al settentrione -Amiens, Auxerre, Tournai, San Quintino. In tutte le quali città -troviamo lo stabilimento compiuto della curia e dei magistrati municipali, -e ve n'ha un ordine intero, e la legge <i>Julia municipalia</i> ordinava -la polizia nelle città delle Gallie<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. Roma ammetteva le comunità -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -municipali, la libera elezione dei cittadini, e i collegi dei negozianti -e i merciai, e i <i>nautes</i> della Saona e della Duranza avean conservato -gran riputazione nei fasti dell'Impero<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>; nè le instituzioni erano -ponto sparite al passaggio della conquista e moltissimi municipii s'erano -serbati in piedi attraverso dei secoli. -</p> - -<p> -Nello stabilimento dei Barbari v'ebbe per avventura più ordine che -altri non crede. Fecesi una specie di spartizione: in un luogo i vinti -obbligaronsi a lavorar la terra mediante tributo; altrove le parti furon -più eguali, la civiltà romana sopravvisse, e Clodoveo, se stabilir -volle le condizioni del suo governo, fu obbligato di accettare la religion -dei Romani; la santa leggenda di Clotilde fu come il simbolo di questo -passar dei Franchi ai costumi e agli usi cristiani, e Clotilde fu la -imagine dell'antica patria, dinanzi alla quale s'inginocchiò il capo dei -Barbari. Ond'è che in ogni luogo si trovano, sotto la prima schiatta, -vestigia d'anteriori instituzioni. Se i Franchi salii o ripensi conservaron -le leggi loro, i Romani ed i Galli conservaron anch'essi le loro -prische instituzioni: le leggi imperiali quelle divennero della Chiesi e -del clero, e i concilii ritraggono dei forti studi che i vescovi hanno -fatto dell'<i>Instituta</i> e del codice teodosiano<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. I quali studi influiscon -pure sulle leggi dei re Franchi, e vedesi ch'eglino hanno studiato la -legislazione di Roma, i preamboli degli editti de' Merovei manifestando -questa inclinazion loro verso i codici, conservatisi come tradizioni fra -i Galli soggetti a Roma. Le formole quasi tutte son compilate con -questo spirito<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, e i re merovingi si studian di piegar i fieri loro -compagni ai più miti costumi dei vinti. «I Franchi, dice Agatia, hanno -per sè accettata la maggior parte del diritto romano; si governano -con le medesime leggi, si maritano alla stessa foggia de' Romani, hanno -abbracciata la religione di questi, però che i Franchi son tutti cristiani -e cattolici, hanno magistrati e vescovi nelle città loro, nè in altro -diversano dai Romani, che nel vestire e nella favella<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -Quest'è un fatto che importa moltissimo notarlo, perch'esso stabilisce -e comprova gli elementi di cui si servì Carlomagno a compier la -sua grand'opera, nella quale non ebbe ad impiegar solo la civiltà -franca e germanica, ma sì ancora ad invocar la forza cristiana e pontificia -mista con le rimembranze di Roma. Le greche e bisantine instituzioni<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> -anch'esse sovraneggiavano i Barbari, e il codice con le -<i>basiliche</i> conservato aveano la riputazione e l'autorità loro; Galli, -Romani, Franchi, tutti si mescolarono insieme dinanzi agli altari nella -comunione di Cristo. I codici serviron di base ai concilii ed ai capitolari, -e ne scorgiamo i vestigi fin entro alle formole de' conquistatori, -i quali ebbero certe loro speciali costumanze, che in breve si -confusero. Le curie, i municipii furono il principio de' comuni; le magistrature -si perpetuarono sotto altri nomi, le comunità e compagnie -delle arti<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> si mantennero in condizioni pressochè simili alle -antiche. -</p> - -<p> -Se Galli e Romani in gran quantità si trovaron ridotti allo stato -di coloni, i Franchi rimaser liberi e fieri, ed ecco una delle prime -distinzioni. Più forte era l'ammenda che dovea pagar chi avesse ucciso -un Franco o un Romano, e il vincitore fu esente d'ogni gravezza, -nè ad altro era tenuto che a servire con la persona in caso di guerra. -Eccetto queste distinzioni, non vi furon tra le razze conquistatrici e -conquistate assolute ripartizioni o separazioni compiute; il trapasso -da uno stato sociale all'altro fu quasi insensibile; i Franchi non contrassegnaron -altro che per breve momento della tradizion germanica -le terre soggette, e i Carolingi furon per avventura la manifestazion -più fiera di questo spirito della conquista. La potenza dell'incivilimento -e delle sue maraviglie è sì grande, che noi vedrem Carlomagno, -nipote di Carlo Martello, il prefetto di palazzo<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, il Germanico -per eccellenza, imprimer sovente gli atti suoi e le sue leggi dello spirito -romano. Forsechè il finale intendimento di Carlomagno, suggeritogli -dagli imperadori e dai papi, quello non fu di ricostituir l'impero di -Occidente sulle fondamenta e sulle tradizioni di Roma? -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span></p> - -<h2 id="cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller">SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI -E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica. — Lingua -romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti -romane, bisantine, franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche -de' Santi. — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure — Gli -Ebrei nel medio evo. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -SETTIMO ED OTTAVO SECOLO. -</p> - -<p> -Sì forte erasi stabilito nelle Gallie il dominio romano che ivi, fin -dal quinto secolo, regnar solo si vide l'autorità della grande sua letteratura. -Sotto il governo d'Onorio, le Gallie fiorir videro rinomate -accademie, ed ognuna delle tredici provincie ebbe le sue scuole, i -suoi insegnamenti foggiati sulle norme generali che Roma diede al -mondo<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. In breve anche le accademie galliche salirono in fama. Lione, -Arli, Sens, risonarono per gran tempo delle grammaticali disputazioni; -la Gallia narbonese ebbe i suoi poeti ed i suoi prosatori al pari della -lionese e della belgica, e videro i lor portici popolati da migliaia -di scolari, che si destavano al canto del gallo, a simiglianza de' clienti -di cui parla il Venosino. I Romani aveano ai Galli ceduti gli usi e i -costumi loro, e l'imperator Caracalla, col dare a tutti il titolo di -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -cittadini, avea distrutte le distinzioni della conquista. I Galli aveano -tradizioni lor proprie, e storie ed annali della patria che si conservavano -nei templi<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Le instituzioni e le lettere druidiche venner di -questo modo a mescersi cogli insegnamenti di Roma, e quando i Franchi -si stabilirono alla volta loro nelle provincie soggiogate, quando -i figli di Clodoveo allargaron dappertutto intorno il loro dominio, -anch'essi recarono i canti dei loro antenati, e le tradizioni germaniche -sì comuni fra i popoli settentrionali. -</p> - -<p> -Nella Gallia quindi tu trovar puoi tre letterature ad un tratto, -l'una di rincontro all'altra, le quali tutte a vicenda si prestano lingua, -parole, pensieri. La prima gallica unicamente, coll'impronta della -religione e dei costumi de' Druidi; la seconda classica e romana, però -che i conquistatori per ogni luogo spargevano la lingua e i libri loro; -nelle città galliche divenute municipii, si studiavan Cicerone, Lucrezio, -Virgilio, e nelle scuole di Lione, di Bordò e di Lutezia<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> leggevansi -e recitavansi i papiri della Grecia e di Roma, a tutto che si -aggiunser da ultimo le tradizioni franche e i canti della Germania -che raccontavano i gloriosi fatti dei guerrieri conquistatori. Questo -mescuglio di letterature appar nel settimo secolo e nell'ottavo; nulla -v'è di chiaro, nulla che tenga d'un'origine sola; nei monasteri, nelle -scuole, si commentano i Padri della Chiesa, gli autori di Grecia e di -Roma, ed a persuaderli che il clero di que' tempi era molto innanzi -nello studio dei classici greci e romani, ti basta lo scorrere i testi di -Gregorio di Tours e di Fredegario, dove frequenti sono le citazioni di -Omero e di Virgilio; qualche volta pare i filosofi dell'antichità vi son -citati insiem co' santi Padri, e chiamati con le loro sentenze in sussidio -della religione. I vescovi e i cherici, poco men che tutti Galli, -addomesticati com'erano con gli studi graditi del foro romano, da sè -sdegnosamente gittavano il nome di Barbari, ogni monastero era -una scuola di sapienza in cui insegnavasi la grammatica, la filosofia -e la storia. L'incivilimento, nel passar ch'esso fa sopra un popolo, vi -lascia profonde vestigia, ond'è che i cherici de' Galli andavan superbi -della sapienza di Roma, e i popoli de' medesimi conquistatori si addomesticavano -cogli studi dell'antichità. -</p> - -<p> -La letteratura franca si ristringe, al pari di tulle le tradizioni primitive, -in canti narrativi, racconti dei guerrieri e dei poeti. Egli si volea -ben conservar la memoria degli antenati, dei gloriosi fatti d'armi -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -che aveano illustrata la conquista; quindi gli scaldi sono in ogni -luogo, chè in ogni luogo dove sono foreste e are sacre, e popoli -conquistatori, sono anche sempre bollenti fantasie che trasmettono ai -posteri la memoria dell'eroiche azioni<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Nessun grande poema abbiamo -che si colleghi a quest'epoca, ma solo brani spicciolati di opere -più compiute. Le leggende non furono se non canti narrativi più specialmente -monastici; gli studi giaceano confinati entro le celle; ivi -manoscritti, pergamene, papiri venuti da Roma e da Costantinopoli; ivi -si scrivean le cronache nazionali, ivi consacravasi la memoria del passato; -la scienza venne dagli studi monastici. Tutte le opere di quel -tempo danno a divedere una mescolanza d'idee romane e di germaniche; -non v'è cosa che abbia interamente serbato il suo carattere; -le prime orme della civiltà si confondono naturalmente e calcan fra -loro. -</p> - -<p> -Questo tramestio accade in ispecialità nella lingua e nella grammatica. -Niuno dubita che i Galli non avessero un idioma con le sue regole -e i suoi principii; questa lingua celtica fu parlata su tutto il -territorio della Gallia, dalla Somma fino al Rodano, e i Romani che -la trovarono stabilita nelle provincie, la rispettarono come eran usi di -fare con ogni antica instituzione dei popoli; ma pure il latino diventò -la lingua usuale di tutte le amministrazioni, del pretore e dei -tribunali stabiliti nella Gallia. L'idioma celtico fu lasciato al popolo, -e il latino divenne la lingua delle genti civili, nè guari andò che a -questi due idiomi venne anche a mescolarsi la lingua germanica parlata -dai conquistatori; ond'è che allor si vide la medesima confusione -che nella letteratura; v'ebbe un parlar volgare, composto di tutti gli -idiomi; la lingua latina si corruppe, e vi si mescolaron franche desinenze, -e vocaboli celtici. I diplomi e le croniche di quel tempo -comprovano questa confusione, che precedette la formazione d'una -lingua regolata<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>. -</p> - -<p> -La scrittura soggiacque alla medesima alterazione, onde i diplomi -merovingici a stento si possono leggere, mal formati sono i caratteri -romani e i corsivi, nè più vi si scorge orma di quella regolarità che addita -e distingue la scrittura carolingica, nei manoscritti principalmente, -finchè anche questa si perde in una nuova confusione ai tempi rozzi -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -e feudali. I diplomi merovingici si trovano scritti sovente sopra il -papiro, già principia l'uso dei monogrammi, e i sigilli consistono generalmente -in pietre antiche; i caratteri sono lunghi e male segnati, -numerose e imbrogliate le abbreviazioni. Questa forma di scrittura -de' tempi merovingici, tu l'incontri sulle lapidi sepolcrali, nelle iscrizioni -del pari che nei diplomi; essa è contrassegnata d'un carattere -suo particolare, e prova il poco progresso degli usi civili. Un picciol -numero di diplomi è sopravvissuto alla gran distruzione del tempo, -e si vede che all'età de' Merovei primeggiano i caratteri cubitali. -</p> - -<p> -In que' tempi d'agitazione e di conquiste, la scienza si riduce a pochi, -primordiali elementi; il mondo antico non è gran fatto innanzi negli -studi speciali della natura, e nella cognizion delle cause che muover -fanno gli enti animati; niun vestigio si trova di matematica, la -scienza del calcolo non esce dalle semplici operazioni usuali; si conta -alla maniera dei Romani, e si misura secondo la consuetudine dei -Galli. Gli ordinamenti ecclesiastici soli obbligano i cherici e i fedeli -a qualche studio, a qualche astronomica cognizione; le feste mobili -son regolate sulle vicende della luna; è mestieri saperne il corso per -determinare le quattro Tempora, fondamento di tutti i calcoli dell'anno; -i calendarii muovono dalle due feste di Pasqua e di Natale; si contano -meno i giorni che le solennità; le cronache fanno perpetuamente -menzione dell'epoche cristiane, e le riferiscono alla vita degli uomini<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. -«Carlomagno passò a Fulda la Pasqua, il Natale a Magonza, la Pentecoste -a Quercy o a Compiegne». Tali son le ripetizioni delle -cronache; pochi i calendarii regolari, tutti sono composti per istrane -forme, e i segni dello zodiaco tolti a prestito da Roma e dalla Grecia. -Le ore si contano con l'aiuto dei taciti oriuoli a polvere che -divengono i misuratori del tempo. Gli studi degli astri sono reminiscenze -quasi tutte delle scuole alessandrine, e la meccanica principalmente, -nel progredir ch'ella fa, è piuttosto una scienza di destrezza, -che un calcolo di sapiente geometria. -</p> - -<p> -Le arti, la musica, la pittura, l'architettura, prendon anch'esse la -sorgente loro più pura negli studi di Roma e della Grecia. Lo studio -solenne del canto fermo, è impresso d'un carattere germanico; se -un concerto di voci soavi nella Chiesa romana e pontificale, produce -maggior varietà, e dona di maggior dolcezza i sacri cantici; il canto -fermo, grave, appartiene in essenza a un'origine franca; il falso bordone -che sembra la voce del tuono, i punti di contrabbasso, e il fagotto -non vennero da costumanze italiane, greche o longobardiche, -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -ma di origine franca com'ei di necessità sono, anche austeri sono -come il grigio cielo del Nord, come le selve druidiche, come il freddo -marmo delle cattedrali. Lungo tempo durò la contesa del canto germanico -contro il canto romano; le cattedrali franche sostenner come -proprietà loro il canto fermo e le antifone dei loro maggiori, e i canti -romani ebbero assai da fare a introdursi nelle basiliche della Gallia<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. -</p> - -<p> -L'epoche differenti dell'arti architettoniche non posson mai, nè debbono -essere insieme confuse; i monumenti gallici, informi quasi tutti, -ti presentan l'immagine di templi appena scalpellati, di are druidiche -seminate qua e là in vaste pianure, in mezzo alle lande, nelle -mobili arene. La grande scuola romana che fa mostra di sè ne' bei -monumenti delle città di Arli, di Nimes, d'Autun e di Sens, sparisce -nella distruzion dell'impero, e altre idee soprarrivano insiem coi conquistatori. -Al cristianesimo ripugnan le forme dei templi dedicati -agli Dei del mondo antico, vuole aver un concetto suo proprio, e -crea la basilica quale ancor la vediamo in qualcuna delle primissime -chiese di Roma<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Questa è l'età dell'arte che sorge fin dal terzo e dal -quarto secolo, la forma bisantina, è la prima fonte di tutte le inspirazioni; -non si vede ancor l'arco a sesto acuto cogli aguzzi suoi marmi, -ma le son masse di colonnette stiacciate sovra basse cupole, e -sotto vôlte inclinate. -</p> - -<p> -Pare a me che le basiliche cristiane abbian tre epoche; la prima, -che collegasi coi tempi in cui la croce usciva delle catacombe per -presentarsi alla luce del mondo, quando l'architettura è tutta semplice -come la fede che lanciasi verso Dio; un edificio sol tanto o quanto ornato, -vôlte senz'archi, facciata senza colonnette qual ci appare agli -antichi vestigi che se ne veggono in Roma; o se pur qualche rottame -v'è ancor di colonna, questo è perchè la basilica fu innalzata su qualche -tempio pagano consacrato agli Dei immortali. Il secondo periodo -appartiene all'arte bisantina: i pronai a colonnette, senz'archi a sesto -acuto, la facciata con porte basse, il tempio semplice e nudo che va in -breve a confondersi nello stile lombardo. Vien finalmente il terzo periodo, -il periodo dell'arte cogli archi a sest'acuto, che non trovasi -oltre il secolo undecimo. Ivi cominciano i frastagli, gli ornati, i campanili -e le cupole librate in aria: fino ai Carolingi, e per tutta la lor -dinastia non si veggono che forme romane, bisantine e lombarde. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -La basilica di prima origine ha pochi ornamenti, laddove più prodiga -n'è la scuola bisantina. L'Occidente e l'Oriente erano divisi per -lo scisma sul culto delle immagini; gl'Italiani dalla viva immaginazione -e i Greci, eredi della grande scuola d'Atene, amavano le statue -e i dipinti che ritraevano i santi ed i martiri, la Vergine dagli occhi -soavi, il povero che soffre, il martire che si rassegna. La quistion -delle immagini è la maggiore che mai avvenisse nella storia, quanto -all'arte, non altro essendo ella, di fatto, che il gran conflitto fra l'entusiasmo -degli artisti e il freddo puritanismo, a così dire, dei raziocinanti. -Se prevaluto avessero le austere dottrine, se la Chiesa proscritto -avesse le rappresentazioni delle immagini di Dio e de' suoi Santi, -delle storie divote de' patimenti della vita e del trionfo dell'anima, -noi privi saremmo dei capolavori de' secoli del Risorgimento, nè Michelangelo -e Raffaello nati sarebbero a popolare il mondo cristiano -delle magnifiche opere loro. Gli artisti debbono grande e viva riconoscenza -ai cattolicismo, e principalmente alla podestà pontificia, -in cui esso cattolicismo è sovranamente personificato; i papi prevaler -fecero questa bella teologia scolpita e colorata nei capolavori della -scultura e della pittura. -</p> - -<p> -Poche immagini troviamo nei primi tempi della Chiesa; sol poche -ed informi statue degli Apostoli qua e là corcate accanto alle colonne -della scuola greca e romana<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. Talvolta tu scorgi le vestigia dell'arte -antica nei monumenti cristiani, e nelle rare tombe del terzo e del -quarto secolo, quali si veggono al Vaticano, o nella chiesa di San Massimino -in Provenza<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>; Cristo e gli Apostoli vi son figurati con ornamenti -di pretta scuola romana<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. Si vedrà che in questi monumenti -Cristo è rappresentato sempre in figura da giovane, dell'età di venti -anni appena; venuto il medio evo, anche Cristo fu fatto vecchio, però -che il tempo è infelice, e Cristo patisce come il popolo, che egli è popolo -pure; le fattezze della Vergine soggiacciono invece ad una modificazione -al tutto contraria; a' primi tempi essa è vecchia come una -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -madre addolorata, con le rughe e il pallore che il Rubens riprodusse -nella sua <i>Deposizion di croce</i>; ma di mano in man che ci accostiamo -al medio evo ella ringiovanisce, come si vede nelle miniature -del secolo duodecimo. La scuola bisantina è più prodiga di statue, -d'ornamenti, di arabeschi; sul marmo del battistero e in fondo al santuario -si veggono immagini d'un azzurro e d'un rosso vivissimo; su -que' freschi o su que' dipinti in legno, risplende il volto di Cristo -con occhi fissi e penetranti; san Pietro, san Paolo, san Bartolomeo, sì -spesso riprodotti nelle opere della scuola bisantina, gli fanno corteo -nella sua predicazione, mentr'egli stende a loro le braccia. In tutte -queste reliquie della scuola di Costantinopoli si vede chiaro il martirologio -delle basiliche greche, e l'impronta del Basso Impero: e a -Ravenna, a Roma, a Milano, dappertutto si veggono impresse l'orme -dell'arte bisantina. -</p> - -<p> -Queste chiese primitive son semplici in generale, e vi si entra pel -pronao, scoperto e circondato di basse gallerie, ove si veggono avanzi -di statue e d'immagini; il battistero è situato sotto il portico, essendochè -a que' giorni, prima d'entrare in chiesa, era bisogno vestir la tunica -di neofito. Accanto del battistero sorge una cattedra di marmo, donde -annunziare al popolo la parola di Dio. Il tempio è nudo, semplice -nelle sue navate, e nelle sue vôlte inclinate, dietro all'altar maggiore -si trovan quasi sempre quelle cotali figure di Cristo su fondo d'oro, -insiem con gli apostoli che ti seguono pur tuttavia coi loro occhi fissi, -e splendidi di potenza e di vita<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. Nelle antiche provincie delle Gallie ci -son chiese ancora col triplice loro carattere romano, bisantino, e ad -arco a sest'acuto; gli avanzi della badia di San Vittore a Marsiglia, ti -danno un'immagine di ciò che era una chiesa primitiva ai tempi -delle persecuzioni, co' suoi sotterranei e le sue catacombe che passano -sotto le acque del porto, per congiungersi alla <i>Maggiore</i> edificata sur -un antico tempio di Diana<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. Quasi per tutta l'estension delle Gallie -le chiese ad archi a sesto acuto furono costrutte sulle ruine delle prime -basiliche. -</p> - -<p> -Anche la scultura tolse il suo splendore dall'arte bisantina, e rimase -informe fino a che non invocò ad aiuto suo le memorie di Roma -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -e della Grecia. Ebbe essa, è incontrastabile, di esperti artefici. I reliquiari, -tesori veri delle chiese, fecer progredire innanzi l'oreficeria e -l'arte statuaria; le arche sacre del secolo ottavo son quasi tutte ornate -di pietre preziose. La forma loro è per lo più quella d'una cattedrale -sostenuta dagli angioli, sorta di cariatidi cristiane, in mezzo -a corone di smeraldi, topazii e rubini. Sur alcune di queste arche, -splendono bassirilievi, rappresentanti soggetti storici: le vite dei Santi, -le leggende della vita e della morte, e memorie tratte dall'antico e -nuovo Testamento, quali esempigrazia sarebbero: Eva che coglie il -pomo, Cristo che predica, gli Apostoli che insegnano alle turbe. Le -pitture, o sieno per la chiesa, o sieno nel lastrico del coro o nel soffitto, -son contrassegnate dal medesimo suggello; sono tutte dipinte su fondo -d'oro, e fanno mostra di vivacissimi colori; le carnagioni han sembianza -d'una maschera levata dal cadavere, d'un gesso foggiato sul morto, -rassomigliano insomma alla carne umana sì, ma quando morta, e -al colore dei Cristi d'osso o d'avorio, o anche alle figure di cera. Ivi -il Padre Eterno ti guarda con occhi terribili, nell'atteggiamento in -cui ti apparirà il dì del finale giudizio; mentre Gesù è mite come la -parola del perdono ch'ei manda dall'alto della croce. A imitazione di -tutta la scuola bisantina, Cristo qui non è ignudo ma vestito d'una -lunga tunica, nella forma che il veggiamo nella cattedrale di Amiens. -D'onde vien'ella questa sacra e curiosa immagine, e chi l'è venuta -a riporre in una cattedrale antichissima delle Gallie? -</p> - -<p> -L'oreficeria procede verso la sua perfezione; che se gli artefici di -quel tempo non sanno ben ritrarre le umane fattezze, e dan loro quel -carattere di secchezza che contrassegna il nascer dell'arte, essi hanno -all'incontro perfezionato il disegno e il colore delle cose inanimate. -Pochi sono i manoscritti, salvo alcune bibbie o messali che precedon -l'epoca carolingica; nella pittura e nella scrittura manifestasi l'arte -bisantina: quella legatura che chiamavasi <i>testo</i> (<i>textum</i>), perchè fatta -a coprire e difendere il libro, presentava bassirilievi d'avorio, di squisitissimo -lavoro, pari a quello dei reliquiarii incastonati di gemme e -smeraldi<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. In queste mirabili fatture dell'arte la porpora e la seta s'intrecciavano -e mescevano i loro colori; il messale ha borchie d'oro o -d'argento ai quattro canti; apri il manoscritto, raccolto diligentemente -dall'amanuense, e il trovi per lo più scritto in caratteri cubitali; le -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -miniature son rade, ma quasi sempre su fondo d'oro a simiglianza dei -dipinti delle chiese; gli arabeschi vi appaiono più ricchi e meglio ricamati. -Ancor ci si scorgono le tradizioni dell'arte greca e romana nei -bei modelli, e l'orefice sant'Eligio ornava il palazzo del re Dagoberto -con una finitezza ch'ei certo avea studiata a Roma; il sepolcro -di san Martino di Tours era un capolavoro di oreficeria<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>, che a -que' tempi fregiavansi d'oro e d'argento le tombe, però che il sepolcro -era il palazzo di quella pia generazione. In ogni monastero quindi -ci aveano artefici, che s'impratichivano delle arti speciali, essendochè -la scienza e ben anco i mestieri avevano origine ed incremento appunto -nelle badie. I più degli artefici erano monaci e solitarii di San -Benedetto; tutti i lavori d'intelletto venivano dalle lor mani, e questo -spiegasi co' lunghi ozi della vita monastica: che far altro nelle -notturne vigilie, e al gemer dei venti autunnali e invernali, se non -pregare, meditare e lavorar per Dio e per gli uomini! -</p> - -<p> -La ricchezza degli ornamenti ecclesiastici, il lusso dei re e dei -conti, diedero a fare al commercio. Le ampie vie aperte dal dominio -romano in mezzo a quell'impero, che abbracciava il mondo, favorivano -il baratto delle derrate, e sui mercati delle Gallie e dell'Italia -si trasportavano le merci della Siria e dell'Egitto, le pellicce della Sassonia -e della Polonia, le ferrerie della Scandinavia. Il traffico durò -così attivo anche dopo che i Franchi ebbero occupata questa parte dell'imperio -romano, ed anche di questo commercio tra popolo e popolo -è da cercar le vestigia nelle <i>Vite de' Santi,</i> dove i Bollandisti descrivono -le ricche offerte d'incenso, di mirra e delle pietre preziose, che -venivano accumulate sull'arche dei santi nei monasteri. Le carovane -conducean le derrate dell'India ai porti della Siria, e i mercatanti ebrei -le sbarcavano indi a Marsiglia e sulle coste dell'Italia, poi le si trasportavano -a dorso di mulo fino alle fiere e ai mercati della Neustria -o dell'Austrasia, con patenti di privilegio. I re della prima progenie -reser famosa la fiera di San Dionigi, a cui venivano Lombardi, Sassoni, -Spagnuoli, Greci e anche Saracini: e in queste fiere facevasi baratto -delle più svarie derrate di tutte le contrade del mondo; i mercanti vi -accorrevano a carovane esenti di ogni gabella, del <i>telonio</i> pure e del -<i>portico</i>, di cui parlano le antiche cronache e sicuri dai signori feudali, -sì formidabili ai mercatanti che giravano soli. In que' grandi bazarri cristiani -i cattolici non eran distinti dagli ebrei, ma tutti posti sotto la -stessa immunità e guarentigia. Col principiar della fiera ogni processo -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -rimanea sospeso; il mercatante deponeva liberamente le cose destinate alla -vendita, e ne facea spaccio a tutto agio suo; i contratti faceansi di reciproco -accordo. Se ad alcuno facea bisogno di danaro, ecco l'ebreo ivi -pronto a prestar ad usura, ad un interesse non punto determinato dai -diplomi; egli non si facea quindi scrupolo alcuno di stipolare il frutto -di due denari al soldo per settimana, e indarno gli abati assordavano -il mondo, di vivissime querele contro questi miscredenti<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Ci si facea -pure mercato di schiavi, quasi tutti bretoni, a dispetto dell'insorger -di più d'un santo contro questo traffico scellerato, condannato -dal cristianesimo. I regi diplomi dichiaravano le franchigie delle fiere, -sorta di saturnali, in cui il guadagno era il dio: a San Dionigi, principalmente, -il pastorale dell'abate copriva tutti gli atti dei banditi, e favoriva -il concorso de' mercatanti ebrei, lombardi, greci e bretoni. -</p> - -<p> -I fiumi navigati dalle pesanti barche dei nanti o ballettanti, erano -i modi di comunicazione pel commercio, e i capitolari della prima -schiatta obbligano i possessori dei beni a riva di essi fiumi di lasciarli -sgombri al passaggio dei cavalli sulla Loira, sulla Mosa e sulla -Mosella. Vi si trasportavano i vini più rinomati per la bontà loro, e -principalmente quei d'Orleans, de' poderi della prima schiatta, e i re -attendevano a piantare strade maestre e altre ampie vie sugli avanzi -de' monumenti romani, e l'argine di Brunechilde serba tuttor questo -nome dalle opere intraprese sotto quella potente regina. I mercatanti, -a que' giorni, formavano una comunità, e avevano in Parigi loro mercati -e quartieri speciali vicino a Sant'Andrea delle Arti, che poi divenne -il <i>parlouer aux bourgeois</i>. Ivi teneasi tutti i giorni un mercato -dei profumi e delle stoffe più fine provegnenti dall'Asia e dalla -Grecia, e un'antica cronaca parla dell'ardimento de' mercatanti parigini, -i quali aveano banchi e magazzini fino in Siria, e un giorno -essendosi scontrati con certi mercanti veneziani in una città dell'Egitto, -eran venuti coi medesimi a gran contesa ed all'armi. -</p> - -<p> -Ragguardevoli eran le gabelle sul traffico, e i battelli andavano soggetti -a mille tributi, che sono nei capitolari specificati: tasse di sanità, -pedaggi dei ponti, approdo, ancoraggio, sbarco delle merci<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>, -tutto è ivi stabilmente regolato. I mercanti erano esenti di tutte queste -gabelle in tempo e luogo di fiera, nè ad altro tenuti che al -pagamento de' livelli particolari alle chiese, proprietarie delle piazze e -terreni; a San Dionigi, la badia esigeva dodici denari, nè alcuno potea -nulla di più domandare a' mercatanti che da ogni parte accorrevano -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -sotto la franchigia della chiesa. Laonde il concorso era numerosissimo: -i Sassoni recavano sul campo della fiera il piombo ed il ferro; -gli ebrei gli aromi dell'Oriente, l'incenso, la mirra; i mercatanti della -Neustria e dell'Armorica, il mele e la robbia; i Provenzali l'olio fino -d'oliva e le derrate della Siria; i trafficanti d'Orleans, di Bordò e di -Digione, vino, cera, sego e pece; gli audaci Schiavoni andavano fin -dentro a' paesi nordici per indi recarne a San Dionigi i frutti delle -loro miniere. -</p> - -<p> -Nè men ci volea di quest'operoso commercio per soddisfare a tutti i -bisogni di quella nascente civiltà. Il lusso veniva l'un di più che l'altro -crescendo; si profondea l'oro e l'argento nei mobili, alcuni anche -faceansi d'oro massiccio; Dagoberto re, facea far una sedia o un trono -a sant'Eligio, tutto, comechè grandissimo, tempestato di perle sino -alla cima. La vita di sant'Eligio, scritta da sant'Adoeno, è una curiosissima -nomenclatura di quanto possa l'ingegno d'un artefice pel -progresso dell'industria. Nelle occasioni che i re tenean loro corti plenarie, -ricchissime eran le vestimenta, e abbiamo dal medesimo sant'Adoeno -la descrizione del vestito di sant'Eligio, quando era dall'uffizio -suo chiamato alla corte. Avea la camicia di lino finissimo, ricamata -d'oro agli orli; la tunica o dalmatica era di seta intessuta d'oro -e di gemme, che mandavano intorno vivissimo splendore; avea le maniche -coperte di diamanti e smeraldi, con braccialetti d'oro, e cintura -simile lavorata con mirabile artificio e la borsa ricamata di pietre preziose -e sì rilucenti, che splendevan da lungi a pari del sole. -</p> - -<p> -Cotesto lusso importava un gran giro della moneta, e però i capitolari -cominciano già a statuir sul valore dei soldi e dei denari; gli -ebrei, nelle cui mani era ito a finir quasi tutto il contante, lo prestavano -a interesse grossissimo; potentissimi eran costoro sotto Dagoberto, -nè mai forse godettero a memoria d'uomini, di più ampli -privilegi. La moneta che era d'oro tutta e d'argento, contavasi per -marchi, lire, soldi e denari. Noi vediamo nelle vite de' Bollandisti più -d'un Santo affaticarsi pure per introdur nel commercio i principii di -probità e d'onore. Predicavano essi contro la vendita degli schiavi<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, -contro l'usura, sì contraria alla fede cristiana, e contro le rapine -della gente da guerra, che impedivano a' mercatanti di professare -liberamente il loro traffico. Molto dovettero alla religione cristiana, nelle -Gallie, le arti, il commercio, le lettere, e a ben conoscere quella società -è bisogno studiarla nelle vite de' Santi: la cronaca non è altro -che una copia imperfetta; ma nelle divote relazioni raccolte da' contemporanei -ben puoi farti un giusto concetto dei costumi e degli usi del -medio evo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p> - -<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'Imperatori d'Oriente. — I re dei -Longobardi. — I duchi del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I -califfi. — I <i>re</i> o <i>condottieri d'uomini</i> appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La -ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di palazzo -della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino -d'Eristal. — I duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -628 — 714. -</p> - -<p> -Difficilissimo sopr'ogni cosa è nella confusion che precede la civiltà -disciplinata de' popoli, il tener dietro alla storia della podestà; che se -ci troviamo imbrogliati sol quando è da penetrare in mezzo alle razze, -sceverarne le origini, stabilirle dall'indole e sembianze loro, come -potrem poi esattamente diffinire la via e il progresso della potenza sociale? -I conflitti della forza e della violenza hanno un carattere instabile, -che non si può cogliere, e nondimeno non v'è cosa che più di questa -importi a spiegar l'origine e l'incremento dell'impero carolingico. -Egli si vuol in un rapido sunto ristringere il prospetto dei poteri nella -società al settimo ed ottavo secolo, e determinare in ispezialtà, in quai -mani fosse confidato il reggimento degli uomini e delle idee in quei -tempi di scotimenti e di tenebre. -</p> - -<p> -La succession de' papi a questi tempi è rapida al par della morte -che abbatte la canuta e debil vecchiaia; Roma sempre turbolenta città, -governata dai tralignati suoi patrizii e da' suoi scaduti comizii, straziava -i papi, in balía ora de' Barbari, che davano il guasto all'Italia, ed or degli -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -imperadori di Costantinopoli, forse più crudeli ancor dei Barbari perchè -più raffinati. Chi legge le vite di san Martino e di sant'Eugenio, che -furon papi ambedue nello spazio di men che otto anni, potrà far ragione -delle tempeste ond'era di que' dì agitata la navicella di san -Pietro. Martino viene a forza condotto via dai greci imperatori, e cacciato -nel Chersoneso taurico<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> dove morì di fame; Eugenio, che gli succede, -non dura più che due anni<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>; Vitaliano; uom di fermo proposito, -provasi a riordinar l'unità della Chiesa scomunicando i vescovi, che -vogliono da essa spiccarsi<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>; Adeodato sostiene la dignità papale, e imparte -agli imperatori ed ai re la benedizione apostolica con l'autorità -di un padre sopra i figliuoli. Tutti questi pontificati durano tre -o quattro anni appena, nel qual breve periodo i papi usano mente e -zelo a constituir la forza della Chiesa; essi hanno a difendersi contro -i re longobardi, contra i conti di Benevento, e contro i duchi di -Spoleti e del Friuli, che sovraneggiano l'Italia, e a contrastar continuamente -contro i patriarchi ed i vescovi, che disconoscer vogliono i diritti -dell'unità cattolica. L'elezione dei papi vien fatta a Roma nelle -antiche basiliche, e gl'imperatori di Bisanzio punto non riconoscono -il primato dei pontefici italiani; è l'antica gelosia delle due metropoli -del mondo, Roma e Costantinopoli, sotto altra forma. I più dei -papi sono italiani, e difendono l'antica nazional preminenza dei Romani; -se non che a quando a quando i cesari di Bisanzio ottengono -di far eleggere alcun Greco al soglio pontificio, e trovano in lui maggior -ubbidienza. Così sotto l'impression religiosa viene manifestandosi -l'antica gelosia dei patrizii del Lazio verso i nuovi porporati cortigiani -che vivon nella città di Costantino. -</p> - -<p> -Gregorio II, fu tra quei papi latini il più illustre. Romano di nazione, -ed uomo di scienza, da bibliotecario e da custode ch'egli era -delle bolle e degli archivi, fu eletto papa dal popolo, e volgendo ogni -cura sua alla predicazione evangelica fra le nazioni barbare, empiè -d'intrepidi missionarii la Germania. I Bollandisti ci hanno conservata -la vita di san Corbiniano, nativo di Chatres, nelle vicinanze -di Parigi, il quale precedè nell'apostolato in Germania san Bonifazio, -ed ebbe il sacro suo mandato da san Gregorio papa. Corbiniano -scorreva la Sassonia, intantochè Bonifazio convertiva la Turingia e la -Baviera. San Gregorio fu un de' pontefici più operosi e più dotti, e -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -l'epistole sue a Carlo Martello, prefetto del palazzo, sono un modello -della fermezza ed insiem della grandezza che aver debbe un pontefice. -Nemico a lui violentissimo sopra tutti fu Leone l'Isaurico, quel barbaro -soldato che seppe recarsi in mano il fren de' Greci protestandosi -altamente iconoclasta. San Gregorio si fece a difender le immagini, -divoto oggetto della pubblica venerazione; e Romano com'egli era, -e tenerissimo della sua italiana patria, patir non volle che l'antico -Lazio si sottoponesse al principato de' Greci, e i discendenti de' patrizii, -le prische famiglie dei Paoli Emillii e dei Marii<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> conservarono -l'indipendenza loro appiè dei circhi e dei templi, avanzi della grandezza -romana. -</p> - -<p> -Il patriarcato fu instituzione orientale ed antichissima per le chiese di -Costantinopoli, d'Alessandria, d'Antiochia e di Gerusalemme. I patriarchi -nascevano in un con l'apostolato, però che i metropolitani d'Egitto e della -Siria furon contemporanei degli apostoli. Il patriarcato d'Alessandria, -che comprendeva l'intiero Egitto, fu fondato da san Marco, e si distese in -breve fino agli ultimi confini dell'Abissinia. Quello d'Antiochia abbracciava -la Siria, la Palestina e l'Arabia, e se ne attribuisce la fondazione -a san Pietro. San Marco fu dannato al martirio in Alessandria, tra -le sfrenatezze d'una festa di Serapide, e san Pietro lasciò Antiochia, -per venir a morire in Roma, dove fondò il papato, quell'instituzione -che poi dovea incivilire il medio evo. Irrepugnabile era -l'antichità della Chiesa di Gerusalemme, il cui primo patriarca fu -san Jacopo il Minore, d'origine israelitica. La cattedra patriarcale -di Costantinopoli saliva essa pure al quarto secolo. Laonde tutti questi -vescovi metropolitani potevan contendere d'antichità co' papi, in -quella guisa che Bisanzio avea conteso con Roma; pure alla fine la -tanta unità papale uscì vittoriosa; ma un lungo conflitto ci volle a -sbrogliar questa anarchia nella Chiesa, finchè il genio di Gregorio -VII, all'undecimo secolo, venne a ordinarla sotto una sola mano, -con cui domò sicuramente la barbarie feudale. -</p> - -<p> -Durava in Costantinopoli l'impero dei cesari, ma dopo Eraclio, da -governatore dell'Africa innalzato dai soldati all'onor della porpora, -non v'ebbe più alcun imperatore che facesse mostra d'una tal qual -vigoria in quel supremo comando; e in quella lunga lista di cesari -non troviamo se non uomini sollevati dalla fortuna, e dal capriccio -con la medesima prontezza giù precipitati dal trono. L'impero greco -intanto resiste in mezzo alle forti e barbare invasioni dei Saracini -governati dai califfi, dei Longobardi d'Italia e dei Bulgari, che -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -accampano quasi alle rive del Danubio. Il fuoco greco salvò l'impero, e -fu di sostegno alla sua fiacchezza; ora un soldato di brutal forza, ora -l'altro sorgea dal mezzo de' campi o de' circhi, e impadronivasi dello -scettro, o, più spesso, gl'imperatori non regnavano se non per la protezione -dei Barbari, come appunto Giustiniano II, il quale ottenne la -corona non altrimenti che per aiuto del re dei Bulgari; più tardi un -Armeno assunse la porpora, e le bende imperiali, e la famiglia d'Eraclio -si trovò in preda alle persecuzioni di questi coronati avventurieri, -che temevano i prìncipi d'antica ed imperiale origine. -</p> - -<p> -In questi annali bisantini si leggono crudeltà inaudite: ora tu vedi -cavar gli occhi a' fanciulli su cui splendesse il diadema imperiale; or -darli in preda alle fiere del circo o farli calpestar dai cavalli nell'ippodromo; -finalmente, un soldato di dura tempra strinse con ferrea -mano lo scettro di Costantino, e fu Leone III, figlio d'un operaio di -Seleucia, che levandolo sugli scudi fu dall'esercito greco gridato imperatore. -Uomo costui di barbari costumi, e rapace come esser sogliono -tutti coloro che nascon dalla forza, fece guerra alle immagini -solo per far suo profitto della spoglia de' reliquiarii, e convertir in -moneta le statue d'oro; donde la distruzione dei capolavori della scuola -bisantina: avea l'Isaurico tolto i costumi suoi da' Saracini che non pativano -figure intagliate, nè statue, nè disegni di sorte alcuna. I Greci -di fantasia sì calda nell'arti, i discendenti degli Apelli e dei Fidii, -sdegnati agli inconclastici decreti del Barbaro, si levano qua e là a -rumore, ed egli allora, ad imitazione del califfo Omar, fa dar le pubbliche -biblioteche alle fiamme, migliaia di manoscritti con preziose -pitture son ridotte in cenere! Papa Gregorio indarno gli scrive per -indurlo ad avere in rispetto le immagini che conservano e perpetuano -la venerazione pe' Santi, chè Leone per tutta risposta comanda di deporre -Gregorio, il difensore dell'arti. Fu in quel tempo che Costantinopoli -e la Grecia soggiacquero a un tremendo flagello: le città furono -scrollate da un terribile tremuoto, che aperse in varii luoghi la -terra, e rovesciò le mura di Costantinopoli; le lettere pastorali, ricordano -questo castigo fulminato contro gli empi iconoclasti. -</p> - -<p> -Nemici implacabili degli imperatori di Costantinopoli erano a oriente -i Saracini e ad occidente i Longobardi. Questi ultimi, che discendevan -dagli Unni, ebbero lor capi o re fin dal primo loro stabilimento -in Italia. Ancor si veggono in alcune immagini o pietre intagliate, -l'effigie loro: raso il capo dietro la nuca essi portavano i capelli divisi -sull'una e l'altra gota, sì che scendevano a confondersi con la -prolissa barba, e a coprir loro il viso della negra capellatura, onde -aveano, secondo che dice Paolo Diacono, terribile aspetto. I re e i -grandi portavano abiti succinti, nè altra calzatura che i sandali; in -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -guerra, eran coperti fino ai ginocchi da pelli ferine. S'erano stabiliti al -settentrione dell'Italia, e quivi attendevano a sottrarne le città al dominio -degli imperatori d'Oriente; aveano in rispetto il re, come capo -militare che guidava i compagni alla conquista. Il più fiero e valoroso -di questi re fu Luitprando, Bavaro di nazione, il quale, vedendo i -popoli d'Italia inaspriti contro Leone Isaurico per la sua persecuzione -alle immagini, approfittando del mal contento di quelli, e del discredito -in cui caduta era l'autorità dell'esarcato, muove contro Ravenna, -e se ne impadronisce, insieme con tutte le altre città della Pentapoli<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. -</p> - -<p> -A volersi fare un giusto concetto del dominio de' Longobardi in -Italia, scorrer si vuole le triste città che fronteggiano l'Adriatico da -Rimini sino ad Ancona, e veder le ruine di Ravenna, e la silenziosa -Pavia<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Miravan essi all'assoluta sovranità di tutta la penisola, e a quest'effetto -Luitprando combatte contro gl'imperatori greci, contro gli -esarchi, contro i papi; egli è destro in politica al par che intrepido -capitano, ed al governo suo si riferisce la caduta della sovranità greca -in Italia; nè gli sarebbe manco riuscito di domar materialmente il papato, -se i Franchi non fosser venuti indi appresso in aiuto dei pontefici. -I duchi o esarchi di Ravenna, delegati che erano dell'impero -greco, furono stritolati dai Longobardi, a cui la sorte serbava la -signoria delle città sull'Adriatico, fino al grande impero di Carlomagno. -</p> - -<p> -In Italia eran pure i duchi del Friuli, che precedon d'oltre a un -secolo la costituzione dell'impero carolingico, e i cui nomi ritraggono -dell'origin loro germanica e dell'affinità loro co' Longobardi; sono -una stessa famiglia, e vi si trovano gli Astolfi e gli Anselmi, tipi della -razza longobarda. Il medesimo è da dirsi dei duchi di Spoleti che -governavano la Toscana e l'Umbria, vassallaggi del reame de' Longobardi, -i quali furono i primi a posar sopra solide fondamenta il sistema -feudale. Da questo deriva pure il gran feudo di Benevento, che originariamente -instituito dai Greci, cadde nella famiglia dei duchi del -Friuli, per quindi confondersi nella corona di ferro che in Monza cingevano -i re longobardi. Il Friuli, Spoleti e Benevento furono i tre maggior -cerchi di questa corona, e in quest'origine e con questo privilegio -di feudi imperiali durarono anche sotto i Carolingi. -</p> - -<p> -I Bulgari, di origine scitica, ebbero fin dal tempo che si stabilirono -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -sul Danubio lor principi o re, con nomi di sarmatica desinenza, se non che -Anna Comnena, vana pur sempre delle memorie sue, parlando nel duodecimo -secolo del fondatore di quella barbarica monarchia, gli presta -il nome greco di <i>Mocro</i>; ma troppo evidente è nella dinastia di quei -popoli la schiatta tartara. Tarbaglo, da cui principia la serie dei re -Bulgari nel secolo ottavo, avendo aiutato Giustiniano II a racquistare -Costantinopoli, gli dimandò che cosa gli avrebbe dato in ricompensa. -«Quel che più vuoi,» gli rispose l'imperatore; e Tarbaglo allora, gittato -in terra il suo amplissimo scudo e lo scudiscio che adoperava a stimolare -il cavallo. «Riempi, gli disse, questo spazio di monete d'oro;» -indi alzata la picca volle che tutto intorno fosse ripieno di seriche -stoffe, fino alla punta, e ognun de' suoi Bulgari ebbe la man destra -colma di monete d'oro e la sinistra di monete d'argento. Un fiero -uomo era cotesto Tarbaglo, ed anzichè rassegnarsi ad esser vassallo -dell'impero, volle esserne il protettore; ma pur sì fatta era la potenza -delle arti e della civiltà, che i Barbari, benchè vittoriosi, non si -appressavano altrimenti che rispettosi alle rive del Bosforo, e ancor -non si ardivano di stender la mano alla splendida città di Costantino, -tanto ancor da lontano raggiava il suo lume. -</p> - -<p> -Ma ben sorgevano maggiori nemici all'impero sulle rive asiatiche -del Bosforo, dove il califfato, che riconosceva l'origin sua da Maometto, -univa insieme, sotto la sua spada, la podestà civile e la religiosa. -Aveano i successori di Maometto, nel secolo ottavo, compiuta con gloriosa -perseveranza l'opera sua, e quel periodo ha principio col famoso -califfato di Valido, sotto il cui regno vediam soggiogata la Galazia, -terminata dai Musulmani la conquista dell'Affrica, ed i Berberi fuggire -atterriti per le mobili arene del deserto. Su quegli scogli che prospettan -di rincontro la penisola ispanica, sorge intanto un impero, sotto -Musa governatore dell'Affrica, tremendo conquistatore che traripa da -tutte le parti, «somigliante, come dice un poeta arabo, all'onde del -Mediterraneo, che si precipitan come figlie nelle braccia del padre, -per lo stretto verso l'Oceano». Tarifo discende indi in Ispagna, -e in quindici mesi le infiacchite popolazioni dei Visigoti s'inchinano -sotto la spada del luogotenente del Califfo. Valido fu un de' più ardenti -settatori, ed a lui debbono le moschee di Damasco il loro splendore. -Costui non volle saper nè di lingua nè di architettura greca, -ma edificò suoi minareti, d'onde i Musulmani, al triplice e monotono -grido del Moezzino, venivano invitati alla preghiera. A Valido succedè -Solimano, il quale inaugura il suo regno, col far da un'armata -di mille e ottocento vele assediare Costantinopoli; ma i Greci, esperti -marinai, a somiglianza de' loro maggiori, ardono, col fuoco greco -quelle navi, e Solimano muor di crepacuore alla trista novella. Omaro -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -e Iezzido, furono anch'essi ardenti nella fede come Valido, e la -barbara avversion loro alle immagini, gli spinse a ordinar di distruggere -i dipinti nelle chiese ed i bei mosaici sopra le pareti, a simiglianza -di quanto operato aveano i Greci iconoclasti. Perdite irreparabili -per le arti! -</p> - -<p> -Il califfato scese in basso nel secolo ottavo, e gli Ommiadi furono -oscurati dagli Abbassidi, i quali ebbero per secondo loro califfo Abu-Giafar -o Almanzorre. Formarono gli Ommiadi una monarchia independente -in Affrica, prima, poscia in Ispagna dove fondarono il regno -di Cordova. Almanzorre edificò Bagdad, la città degli aromi, delle -rose e del pesco, di che indi le crociate regalaron l'Europa; Bagdad -fatta residenza dei califfi, nemici eterni dell'impero greco, e per legge -di religione, signori assolati d'ogni cosa che portasse nome musulmano; -ma come suol sempre avvenire colà dove la conquista allarga -il dominio suo, i luogotenenti del califfo, ambiscono l'independenza -sovrana, quale in Affrica e quale in Ispagna. Le maggiori invasioni -dei Saracini avvennero nel secolo ottavo, e li vediam nelle Gallie, attraverso -de' Pirenei, nella Provenza, nel Delfinato, dappertutto; inondano -essi città e regioni, e si mostran con l'erranti orde loro fino alla -Loira, distruggendo monasteri, città, con tutti gli avanzi dell'antico -incivilimento. Ma non precediamo i tempi di Carlo Martello, in cui -essi verranno ad occupare il luogo loro nella nostra cronaca de' secoli -andati. -</p> - -<p> -Quest'è il tempo che i popoli continuamente si muovono al settentrione -ed al mezzogiorno del mondo; il tempo delle invasioni! Per -ogni dove sorgono capi, a cui gli Orientali danno il nome di emiri, -e le nazioni scandinave e i Sassoni quello di <i>heretog</i> ed <i>herskonoung</i>, -a significar coloro che li conducono alla battaglia, chè niuno qui intender -dee la dignità regale nel suo senso monarchico, altro in questo -caso la parola <i>rex</i> non significando che condottier d'uomini, e -capo di squadre vittoriose, e alcuna volta pare capitan de' pirati<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. -Negli annali del Nord, ogni uomo che guidi una spedizione, ha qualità -di <i>rex</i>, di governatore, come specialmente si vede al tempo che -i Normanni traboccarono nelle Gallie, dove un semplice capo che guidasse -poche barche luogo i fiumi della Loira o della Senna, a saccheggiar -le città e i monasteri avea titolo di <i>rex</i>, e ad ottenerlo gli -bastava brandire in alto l'asta, o agitare vigorosamente la chiaverina. -Chi studii bene addentro la storia dell'ettarchia vedrà che tra -i Sassoni principalmente tutti questi reami altro non erano che -scompartimenti territoriali, i quali si vennero, coll'andar del tempo, -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -trasformando in contadi. L'ottavo secolo è tempo di sminuzzamento, -e dall'unità papale in fuori non ci ha che smembranamento di terra -e di potere, ed eccone il perchè. A concepire alcuna idea di universalità -è mestieri d'una certa potenza d'intelletto, d'una gran forza di -volere, d'una tal quale vastità di mente; ora i Barbari nulla posseggon -di tutto questo; ei posson sì applicar l'animo a grandi conquiste, -ma poi che le abbian compiute, le trinciano in coregge come -la pelle del bue, nè l'autorità fra loro resta intera mai sotto una -sola mano. Tutto dividono in tribù e famiglie, patrimonio la terra, e -quando i figli sono parecchi, lo dividono come una eredità, e tagliano -in brandelli. Poi viene una mente sovrana, che, come Carlomagno, -raggruppa tutti questi ritagli, e passa rapidamente, e l'opera torna -in brani, e ricade nel caos; chè una civiltà non dura se non colle -condizioni che a lei si addicono, e quando si vuole anticiparla, -essa torna da sè medesima ad allogarsi nella sua vita naturale, foss'anco -barbara: è meteora che illumina un istante per quindi ceder -tosto il campo alle tenebre vincitrici. -</p> - -<p> -Al principiar dell'ottavo secolo, la schiatta merovingia non esiste -oramai più che di nome: Dagoberto è l'ultimo di quei re che splenda -di vivo lume tra i figli criniti di Meroveo. Dopo di lui nuove -spartigioni; vi sono re d'Austrasia, di Neustria, di Borgogna o di -Aquitania: nulla di fermo, tutto fiacco e instabile sotto i Clotarii, i -Childerichi ed i Terigi o Teoderici, finchè questa schiatta si spegne -interamente assorbita da una nuova dignità di cui è cosa essenziale ben -diffinire l'origine, a stabilire le condizioni dell'esaltazione dei Carolingi. -</p> - -<p> -E' non si pose mente troppo, come pur dovevasi, a tutte le cose -che i popoli barbari tolsero dalle instituzioni e dai formolarii di Roma -e di Bisanzio. Una civiltà, quando fu luminosa, non cessa di gittar -qua e là qualche raggio anche nei giorni del suo decadimento e -precipizio, e però vediamo i re franchi, Clodoveo per primo, sollecitare -il titol di consolo, e chieder la porpora e gli onori di Costantinopoli. -Fra le dignità dell'impero una ce n'avea, la prima di tutte, secondo -che dice il formolario porporato, ed era quella di gran maggiordomo -o maestro del palazzo, il <i>curopalata</i><a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, cui era commessa la condotta -delle milizie e il governo delle guardie imperiali; dignità di -amplissimi poteri, e in cui stava il reggimento assoluto dell'impero. -I maggiordomi, o, come noi diremo, i prefetti del palazzo, appo i -Franchi non derivarono altrimenti da alcuna istituzione germanica, -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -che in mezzo a quei popoli boreali era capo chi era forte, e re chi -sapea maneggiar da prode la chiaverina, nè v'ha cosa che lasci supporre -in quelle antiche foreste l'instituzione di un re scioperato, -che fu una degenerazione della podestà nelle terre conquistate. La -dignità dunque di prefetto del palazzo fu tolta dai formolari degli -imperatori di Bisanzio<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>, e fatta essa pure, fra i conquistatori, di -diritto ereditario; però che i Franchi, popoli bellicosi com'erano, -non poterono assoggettarsi al medesimo reggimento degli effeminati -Greci; e ben poteano gli imperatori di Bisanzio chiudersi nei loro -palagi, con gli eunuchi e con le donne loro, cerchiate d'aureo collare -la gola, ma i Franchi erano uomini da spezzar lo scettro in -mano ai fiacchi, e i prefetti del palazzo andavano levandosi sul trono -dei Merovingi, in tempi che la forza e la podestà materiale creavano -il diritto, e il confermavano. Solo ai Greci era lecito patire un principe -effeminato; a popoli vigorosi voleasi una podestà vigorosa. -</p> - -<p> -L'origine dei maggiordomi o prefetti del palazzo discende quasi -dal primo stabilimento dei re franchi, e li troviamo nel sesto secolo, -chè quando Dagoberto tutto raccolse in man sua l'impero dei Franchi, -ebbe anch'egli a sua dipendenza un prefetto del palazzo. Se -non che, appunto perchè sotto Dagoberto il governo del re durava -grande e forte, i prefetti del palazzo non furono se non un'imitazione -dei grandi uffiziali domestici di cui parla il codice teodosiano e il -giustinianeo. L'istoria di costoro, assai confusa com'è, si mesce ai -rivolgimenti delle corti di Neustria e d'Austrasia; li vediam condurre -i Franchi alla guerra; li vediam contender fra loro: esser uomini -forti e animosi, portar nomi tutti d'origine germanica, come son -quelli di Grimoaldo, d'Ebroino, di Martino o Martello, che si leggono -nel lungo catalogo di siffatti uffiziali; dar timore alla infiacchita -sovranità; fare e proclamare i re. La storia di costoro viene -spesso a intrecciarsi nelle leggende dei Santi; vivono alla corte e in -campo, e le cronache aman piuttosto di scrivere i loro annali che -non quelli dei re scioperati<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. -</p> - -<p> -La prima vita un po' chiara, un po' esatta che negli annali -della prima schiatta si abbia di questi prefetti palatini si è quella di -Pipino il Vecchio, detto anche di Landen, prefetto del Regno d'Austrasia -sotto Dagoberto. La storia sua meglio descritta l'abbiamo in -una leggenda, però che egli fu in onore di santo, ne fu altrimenti di -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -que' Barbari che spogliavano i monasteri, chè anzi li protesse e ricolmò -di doni. Ebb'egli l'autorità in comune con Arnoldo vescovo di -Metz, e con Cuniberto vescovo di Colonia. Sotto Dagoberto, re guerriero -com'egli era, i prefetti del palazzo altro non furono che semplici -ministri. -</p> - -<p> -Pipino il Vecchio ebbe a successor nella sua prefettura d'Austrasia -Pipino il Grosso o d'Eristal, suo nipote di figlio, ma solo per madre: -la progenie sua veniva dall'Austrasia, ed ei dovette il soprannome di -Eristal ad un piccol villaggio della Belgica dov'era nato. Formavano -gli Austrasii la parte germanica più fiera ed indomita del regno dei -Franchi, e aveano conservato la prodezza e il vigore della prisca origine -loro. Alla morte di Dagoberto, elessero eglino a governarli, col grado -di duca, Pipino d'Eristal e Martino o Martello, che non vuol esser -confuso con Carlo Martello. Amendue questi prefetti palatini portarono -le loro armi in Neustria, dove Martino periva in battaglia, intantochè -Ebroino, prefetto di quel regno, veniva ucciso con una mazzata, -e Terigi o Teoderico, re di Neustria, vinto anch'esso, era forzato a -prender Pipino per suo prefetto. Distinzione curiosa! Pipino d'Eristal, -non è sol prefetto, ma duca e signore d'Austrasia, cioè condottiero -d'uomini; invade la Neustria co' suoi Germani, da lui guidati alla -guerra da vero conquistatore, s'impadronisce per forza della prefettura -palatina, ma punto cozzar non vuole co' pregiudizi della razza de' Franchi -neustri e borgognoni che vogliono la dignità reale ereditaria -nella famiglia di Clodoveo, e rispetta questo principio, chè ei ben si ricorda -come suo zio Grimoaldo, prefetto anch'ei del palazzo, avendo voluto -innalzar per usurpazione un de' figli suoi sul trono de' Merovei, i -popoli non vollero mai riconoscerlo. Pipino d'Eristal è un uom di fermo -pensare, ei governa i Franchi come duca d'Austrasia e insieme come prefetto -palatino di Borgogna e di Neustria<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, e tanto bastar gli dee. V'ha -un momento in cui egli si attenta d'impossessarsi della dignità regale, -di por la mano sul diadema, ma invano, chè infruttuosi riescono tutti -questi suoi tentativi, però che i Franchi hanno, come tutti i popoli -barbari, una certa fedeltà alla famiglia che possiede la podestà sovrana, -e la eredità è inerente ad essa, tal come appunto ella si trova in -Oriente nei Califfi; ed è una massima tolta dalle sacre tradizioni del -tempio d'Israele; l'eredità contrassegna del suo sigillo le più bambinesche -del pari che le più deboli fronti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -Molto vi fu da combattere innanzi che la schiatta carolina, tutta -germanica com'ell'era, venisse con grado regio a piantarsi nella -Neustria e nella Borgogna, e ancor continua il conflitto del principio -ereditario colla forza materiale, che risiede nella famiglia dei Pipini; -i quali già son duchi d'Austrasia, ma per diventar re dei Franchi -hanno ancor molti servigi a prestare, e bisogno d'uno spossamento -morale nella dinastia di Meroveo. L'usurpamento dei Carolingi fu -come un'irruzione della schiatta germanica in mezzo ai Franchi dell'Austrasia -e della Borgogna; i duchi germanici divennero i re di Parigi -e dei Borgognoni; punto istorico questo che anch'esso prepara -ed avvia la grand'opera di Carlomagno. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span></p> - -<h2 id="cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller">CARLO MARTELLO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — Prefetture -dl Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime guerre. — Invasione -della Neustria. — Guerra meridionale d'Aquitania. — Le forze de' Saracini -allargansi al mezzodì delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta -di Manuza per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova -invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia -di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre -clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo Martello. — Sue -pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni -eroiche. — Primo canto dell'Epopea di <i>Garino il Loreno</i>. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -715 — 741. -</p> - -<p> -Pipino d'Eristal avea da poco compiuta l'occupazione della Neustria -e dell'Aquitania, con l'aiuto delle fiere genti d'Austrasia, che ei conducea -come capo. Gli antichi Franchi s'erano effeminati nelle città del -mezzo e australi della Gallia; essi più non erano i guerrieri del Reno -e della Mosa, e fatti troppo Romani, avean tralignato dagli antichi -loro marziali costumi sotto l'influenza della più benigna civiltà dei -vescovi, dei cherici e dei Galli. Pipino d'Eristal, come venuto dalla -Svevia e dalla Turingia, assicurò il primato agli usi e costumi germanici, -e come duca d'Austrasia e prefetto palatino di tutta la nazione -dei Franchi, fece che essi accettassero a re loro tre giovani della -schiatta di Meroveo, che furono: Clodoveo III, Childeberto III e Dagoberto -III. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -Nella vita, sua benchè tanto agitata, Pipino d'Eristallo si tenea ne' suoi -palagi più donne, invano i vescovi opponendosi a questa consuetudine -dei prischi tempi della Germania; i re e i duchi austrasii aveano -mogli, concubine e compagne e schiave ch'ei cambiavano e ripudiavano -a grado loro. Due figli, Drogone e Grimoaldo, gli avea partoriti -Pletrude, una di queste mogli, e due Alpaide, un'altra concubina -o sposa sua, il primo de' quali ebbe nome Carlo o Karl, usato nella -schiatta d'Austrasia; il quale allevato presso il padre, fu, da pargoletto, -il più careggiato dal padre, perchè avea la madre bella, ed egli -era l'ultimo. San Lamberto, vescovo di Maestricht, denunziò l'unione -di Pipino e d'Alpaide per un adulterio e un incesto: ma la cristiana -sua voce non ebbe ascolto, e colei continuò ad essere amata e accarezzata -come prima, e Odone, conte austrasio, fratello della donna oltraggiata, -trafisse d'una stoccata, dentro al medesimo santuario, il -pio san Lamberto, e il lasciò morto sulle soglie della cattedrale. Drogone -e Grimoaldo morirono prima di Pipino, lasciando alcuni figliuoli -in età tenerissima ancora, che per diritto ereditario chiamar si vollero -al governo degli Austrasii, dei Neustri e dei Borgognoni; cosa -contro la consuetudine, però che i prefetti del palazzo dovean essere -robusti ed atti a condur la gente d'armi; nè era possibile che una -intrepida generazione, come i Franchi erano, patisse re senza forza -e prefetti del palazzo fanciulli. A condurre pertanto a fine il disegno -suo, che quello era di dar que' duchi ai Franchi sotto la tutela d'una -donna, Pletrude fece chiuder Carlo in una delle torri di Colonia, -come figlio d'una concubina. -</p> - -<p> -Ma Carlo non rimase colà entro a lungo imprigionato, che fuggitone -anzi per zelo dei fedeli di Pipino d'Austrasia, i quali il riconobbero, -assunse il titolo di duca d'Austrasia, e per tale in breve il gridarono -i Franchi, simile com'egli era in tutto a Pipino d'Eristallo suo -padre. Fatto di questo modo capo militare d'Austrasia, Carlo chiuse -in un monastero la tracotante donna, che avea voluto costituirsi reggente, -e partì i tesori fra la gente d'armi. Ecco dunque Carlo duca -d'Austrasia; intanto i Neustri, che pur non volevano per prefetto un -fanciullo, si eleggevano a capo Ranfredi, e questi e Carlo, uom d'armi -l'uno; e uom d'armi l'altro, rompevan guerra fra loro. Ranfredi, con -l'aiuto dei Frisoni, nazione in gara cogli Austrasii, assalì gagliardamente -Carlo, a cui sulle prime toccò una sconfitta; ma indi tosto ritornò -a battaglia e i germanici suoi Franchi fecer macello dei Neustri -e dei Frisoni. Si trattò della pace, e Carlo diceva a Ranfredi: «Lasciami -le terre d'Austrasia, tienti la Neustria, e sarà tregua fra noi». -Ma Ranfredi, parlando a nome di Chilperico, un de' Merovei, volea -tutto governare, e ricusava i patti. Ad un re dunque si volea contrapporre -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -un altro re, che tale era l'uso dei Franchi, onde Carlo prende -anch'egli un Meroveo, facendolo re sotto il nome di Clotario, e fatto -questo, muove co' suoi guerrieri di razza germanica, viene a giornata -co' Neustri a Vincy e gli sbaraglia, si diffila verso Reims, trova nel -piano le genti della Neustria congiunte con quelle dell'Aquitania, -viene con esse a campal battaglia, e pel valore delle sue nordiche -schiere, meno effeminate, meno use alle mollezze della vita, riporta -un'altra luminosa vittoria<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. -</p> - -<p> -Ecco adunque Carlo signore al par di Pipino dei due reami d'Austrasia -e di Neustria, qui come duca, colà come prefetto del palazzo. -Muore indi Clotario, da lui fatto re, ed egli, da destro politico, profferisce -ai due popoli di governarli, come già Pipino suo padre sotto -la semplice autorità di prefetto, lasciando re dei Franchi Chilperico -innalzato al trono dei Neustri. Il vinto Ranfredi accetta queste condizioni, -diventa duca d'Angiò, rinunzia alla prefettura del palazzo, -e Carlo governa insieme la Neustria e l'Austrasia, intento più che -mai a difendersi contro tutti i nemici, che non son pochi, della signoria -franca nelle Gallie. Di quivi ha principio la faticosa e militar -sua vita per la difesa della nazione; i popoli ostili ai Franchi sono -numerosissimi; gl'indomiti Sassoni assaltano le Gallie dalla parte -della Belgica, e Carlo, accorsovi co' suoi, costringe i Barbari a rientrar -nelle loro terre dell'Elba e della Frisia. Cinque volte i Sassoni tornano -al Reno, e altrettante Carlo Martello spinge addosso di loro i Franchi -dell'Austrasia e della Neustria. Le cronache raccontano pur le sue -guerre d'Aquitania, e il vediamo or sull'Elba, or sulla Loira, or sul -Reno, or sul Rodano; egli è il più perfetto prototipo che sia dei guerrieri -franchi, razza vagabonda ch'ei sono: la vita cittadina lo annoia, -egli non istà bene se non fra guerre e spedizioni lontane. Queste -qualità degne d'un prefetto del palazzo, gli giovano a meglio conservar -l'autorità sua sopra i Franchi, popolo che non abitava se non di -mala voglia le città, come s'egli si trovasse soffocato nel cerchio delle -mura e sotto il peso delle torri e delle rocche; egli ha bisogno delle -antiche selve e delle spaziose campagne come i suoi maggiori. -</p> - -<p> -Ma il nome di Carlo sta per risuonare assai più famoso; le invasioni -dei Saracini venuti d'Africa e di Spagna, minacciano il centro -delle Gallie; non contenti di correre il Mezzodì, muovono ora contro -il Settentrione. La razza dei Goti in Ispagna è già caduta sotto quei -rapidi conquistatori; salvo alcuni antichi cristiani rintanati nei monti -delle Asturie e i conti di Castiglia, i popoli ispani, ubbidiscono ai -luogotenenti dei califfi: Cordova e Siviglia son fatte sedi degli Emiri -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -mandati dal Commandator dei credenti ad occupar le terre degl'infedeli. -Già da quindici anni i Saracini aveano varcato i Pirenei, ed -ahi! con quante stragi e ruine a danno de' cristiani! Che strazio legger -nelle leggende e ne' cartolari delle badie, i guasti e disertamenti -che patirono le città di Arli e di Nimes con quelle inesorabili bande -sempre sul collo. Qui basiliche distrutte, colà reliquiari saccheggiati; -le città della Linguadoca, pur dianzi sì splendide, i municipii, in -fratellanza con Roma, in preda ora ad ogni sorta di desolazioni! -</p> - -<p> -La prima regolare invasione de' Mori nelle Gallie fu condotta da -un emiro di nome Musa. «Il vento dell'islamismo, dice una cronaca -araba, cominciò a soffiar contro tutti i cristiani». Il Rodano udì -sulle sue sponde i nitriti dei cavalli d'Affrica e di Spagna, e in queste -ardimentose spedizioni i Saracini erano aiutati dalla fiacchezza e -dalla discordia dei cristiani, e sì pure dalla tradigione degli Ebrei, -numerosissimi allora nelle città delle Gallie meridionali, i quali avendo -familiare la lingua araba e la siriaca, se la intendevano co' figli dell'Oriente, -del cui passaggio si veggono ancor vestigia a Vienna, a -Lione, a Macone, e fino a Chalons alla Saona. Gli annali pur di Digione -narrano i guasti di costoro nel reame di Borgogna; se non -che talvolta le cronache, non contemporanee, confondono le invasioni -degli Ungri, razza di Vandali, che vennero al nono e al decimo secolo, -con quelle dei Saracini del secolo ottavo. I settatori del profeta, -popolo di ardente immaginazione, aveano ideato un ampio disegno -di conquista, simile a quelli che Maometto immaginar sapea nell'ambiziosa -sua mente. Gli eserciti arabi doveano impadronirsi, a così dir, -di carriera, come i cavalieri del deserto, del regno de' Franchi (l'Austrasia -e la Neustria); doveano fare alto un istante sul Reno, indi -passar per mezzo le terre dell'Alemagna, calar sull'Italia e sulla Grecia, -sì da convertire il Mediterraneo in un lago infeudato alla razza -del Profeta. -</p> - -<p> -Questo disegno a meraviglia concordava coi modi delle ampie conquiste -che gli Arabi, errando, aveano già compiute in Africa e nella -Spagna. Movendo essi dalla Siria, aveano costretto l'Egitto a sottomettersi -al loro dominio, rincacciato i Berberi dell'Africa fin dentro -alle ardenti sabbie del deserto, e nulla valse ad arrestar questo torrente -devastatore. Padroni che furon dell'Africa, avevano in men di -due anni soggettata la Spagna; i Goti ubbidivano oramai alle leggi loro, -ed ora agognavano l'Italia e la Grecia, per prender Costantinopoli da -tergo. Ancor durano nelle arabe geografie le tracce di questa sterminata -mossa dei Saracini, i quali nell'irrompere con tutte le forze -loro, congiunger sapevano in battaglia l'astuzia col valore. Alla intimazione -della guerra sacra, tutti salivano a cavallo, però che il -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -comando del Profeta era legge pe' Musulmani; si servivan delle genti -de' paesi conquistati per ingrossar vie più le loro masse, gli emiri, -come ausiliari della conquista, conducevano innumerabili torme di -Berberi affricani, che formavano l'agile ed intrepida loro cavalleria, -e seco avevan pure gli Ebrei, prontissimi sempre nelle città meridionali -al tradire. Se si dee prestar fede alle cronache, costoro tenean -pratiche co' nemici de' Franchi, sol per odio contro i cristiani, cui -avrebber voluto dare in mano ai nemici, a quella guisa che fece Giuda -con Cristo; infatti, quasi tutte le città della Gotia furon vendute dagli -Ebrei. Questi innumerabili eserciti de' Saracini traevano seco donne; -fanciulli, tutto che era necessario a fondar colonie, con disegno di -stabilirsi nel mezzo dell'Europa, e rinforzar l'islamismo con migliaia -e migliaia di settatori. Era tempo di continuo conflitto tra razza -e razza, tra dominio e dominio, tra credenza e credenza. La vittoria -stava per decidere chi avrebbe occupata questa terra, quali sarebbero -i vincitori e quali i vinti. -</p> - -<p> -Eudi, duca d'Aquitania, fu il primo dei capi di guerra ad opporsi -alla rapida irruzione dei Saracini, ed è debito di restituirgli una -parte della gloria che i posteri serbaron solo a Carlo Martello. I Saracini -aveano sotto l'emiro Alsama, fatta la città di Narbona, situata -presso il mare fra i Pirenei e l'Aquitania, principal sede del dominio -loro, donde masse d'infedeli si spandevano nella Settimania, e venivano -ad assediare Tolosa, sì che Eudi della razza dei Franchi, ed, al dir -d'alcuni, uscito dai medesimi Merovei, chiamate all'armi le popolazioni -meridionali, intanto che i Saracini stringevan d'assedio Tolosa, piombò -sui loro alloggiamenti, li ruppe e costrinse a ritirarsi disordinatamente -ne' Pirenei verso Narbona. L'emiro Alsama fece mostra di gran valore, -e nel combattere andava ripetendo quel verso del Corano: «Se -Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» ma fu atterrato da una -forte lanciata per un de' guerrieri aquitani; e dopo di lui Abd-Alrahman, -dalle antiche cronache, chiamato Abderamo, assunse il comando -dei pochi avanzi di que' Saracini. -</p> - -<p> -La vittoria del conte Eudi, e ne fe' relazione al papa, fu siffattamente -risolutiva, che da quel giorno in poi i Saracini più non si mostrano -che in alcune isolate spedizioni, in opera piuttosto di genti -da saccheggio che di schiere ed eserciti formati. Seguir tu puoi le -orme loro nelle triste lamentazioni dei monasteri, pei guasti che facevano -all'arche coperte d'oro e per le taglie che imponevano a tutte -le badie dell'Aquitania. Indi a qualche anno Ambiza, governator -della Spagna pel Califfo, deliberossi di varcare i Pirenei con un formidabile -esercito tutto coperto d'armi forbite, e preceduto da un -nugolo di Berberi. Tenne costui non tanto il modo della violenta -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -conquista, quanto quello d'impor tributi ai vinti, come già erasi fatto -in Ispagna, onde la maggior parte delle città di Linguadoca ricomperavansi -con danari, per saziare l'avidità d'Ambiza, il quale mandava -monti d'oro a Siviglia e Cordova, finchè fu morto in una delle -sue spedizioni. Alla morte di costui i Saracini tornarono ai loro saccheggi, -poi si fe' una mescolanza di popoli, ed Eudi stesso, vincitore -testè dei Saracini, acconsentì a una lega di popoli e di famiglie. Munuza, -emiro pieno di tolleranza, avea nelle sue spedizioni contro l'Aquitania, -rapita la propria figlia d'Eudi, nomata Lampegia, di maschia -bellezza, e innamoratosi di lei, la faceva sua sposa, benchè cristiana. -Il duca e l'emiro si congiunser così d'interessi e di famiglia, simbolo -dell'unione sempre naturale fra le razze conquistatrici e le conquistate, -come già era avvenuto in Ispagna fra i Saracini e i Visigoti, e nelle -Gallie tra i Franchi e i Romani, chè un'antica società, non è mai al -tutto neppur da violenta conquista, disfatta, ma sempre seguon transazioni -da sè fra le razze. I ferventi Saracini e i cristiani, divoti al -culto della chiesa<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, non ammiser questa unione dei culti e dell'anime, -e Munuza fu riprovato, pel suo procedere, nelle meschite di Cordova -e di Siviglia, e accusato come spergiuro, intantochè il conte Eudi, -dall'altra parte, veniva per suo peggio scomunicato. -</p> - -<p> -In questo mezzo Abderamo fece gridar la guerra santa nelle città -d'Africa e di Spagna, e in breve infinite torme di Saracini varcaron -di nuovo i Pirenei, disordinatamente e confusamente, a guisa di tutte -l'altre spedizioni in massa, seco traendo donne, fanciulli, bottino, e -armenti, affine di stabilirsi come pastori nelle terre conquistate. Abderamo -distrusse indi il dominio di Munuza al di là dei Pirenei, il -tolse di seggio, come traditor della legge, e fattagli troncar la testa, -la mandava a Damasco, intantochè Lampegia, sua giovine sposa, veniva -posta in mano delle donzelle di Cordova, e serbata pel serraglio -del califfo. Dall'alto dei monti i Saracini si sparsero poscia per tutta -la Settimania; videro Arli e Bordò che s'inchinaron dinanzi ad essi; -pigliaron indi la via della Loira, senza che nulla resister potesse all'impeto -loro. Un conte di Poitiers, che solo ardì d'opporsi all'invasione, -fu preso e decollato, e i topazi e smeraldi del suo tesoro -furono, in un co' reliquiari delle sue chiese, mandati a Damasco. «Abderamo, -dice uno storico arabo, fu come una tempesta che tutto abbatte, -e una spada a due tagli». -</p> - -<p> -Il conte Eudi d'Aquitania, impotente a resistere a questa piena di -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -armi, venne a Carlo duca d'Austrasia, prefetto del palazzo, appo i -Franchi che teneva la plenaria sua corte a Colonia. La Neustria era -minacciata; dopo la Loira, sarebbe assalito l'impero dei Franchi; -se terribil era la guerra dei Sassoni a settentrione, tale non meno era -quella dei Saracini a mezzogiorno, onde Carlo movea intorno il grido -d'una spedizione in Aquitania, e alla voce sua sì nota alle razze -dell'Austrasia, tosto si raccoglievan le genti dalla robusta complessione, -dalla ferrea armatura e dalla pesante mazza, del Danubio, dell'Elba, -del Reno, della Senna e dell'Oceano; ed egli le conduceva, -passando per Parigi e per Orleans, sulla Loira, però che i Saracini -si avanzavano verso Tours, sapendo che in questa città chiudevasi -un ricco bottino di vasi d'oro e di serici ornamenti, di che decorar -volevano le loro moschee. Abderamo tuttavia stette alquanto fra -due, timoroso per l'esito della battaglia alla vista del lusso che spiegavano -le sue genti, e della mollezza e indisciplina che s'erano introdotte -fra loro. Essi non eran più i Saracini conquistatori della -Spagna, ma confuse masse e un tramestío di Berberi, d'Arabi, d'Ebrei, -e tutti aveano a combattere contro gli uomini pronti e nerbuti del -Reno e della Mosa, non già più contro i molli Aquitanti pacifici -abitatori delle romane città di Nimes, Arli, Tolosa e Narbona. -</p> - -<p> -Qual fu il campo di battaglia in cui fu risolto il conflitto fra i -cristiani della razza germanica, e i Saracini snervati nei serragli -di Cordova e Siviglia, sotto il sole di Spagna? Gli Arabi lo pongono -nelle vicinanze di Tours; i cartolari de' monasteri lo additano a Poitiers, -in una vasta pianura non lunge dalle porte di questa città, nè si sa -a qual credere di queste due tradizioni, se non che forse la battaglia -cominciò a Tours, e terminò a Poitiers, a simiglianza di quegli altri -lunghi conflitti, di cui anche la storia moderna fu spettatrice, che si -stendono per uno spazio di più leghe, e comprendono più d'un campo -di battaglia. I Saracini furono per impeto improvviso cacciati dai sobborghi -di Tours, indi Carlo passò la Loira, spiegò le schiere sue, sempre -vittoriose sulla Vienna, e Poitiers divenne ampia tomba degl'infedeli. -Questa giornata, che seguì nel mese d'ottobre, fu notabile per la fermezza -in essa dimostrata dalle nazioni settentrionali, che al dire -d'Isidoro di Beja, cronista che spesso ha molto del poeta, resisterono -ferme come muri all'impeto nemico, e stettero serrate come cerchio -di ghiaccio. Quantunque i Saracini traessero una numerosa cavalleria -leggera, composta d'Arabi e di Berberi, che andavano da diritta e da -manca volteggiando, pur non fu mai ch'eglino smuover potessero i -saldi Austrasiani. «Queste nordiche genti, prosegue Isidoro di Beja, -combattevano gagliardamente, e la spada degli Arabi spuntavasi contro -ai petti loro». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -La battaglia durò più giorni facendo i Saracini impeto da destra e -da sinistra senza frutto, e le genti della razza germanica sempre -avanzando ferme nelle loro ordinanze e senza lasciare fra esse vacuo -veruno. Un'ardita diversione fe' risolvere la vittoria, e fu che mentre -i Saracini respinti da Carlo Martello, vacillavano, Eudi, cogli Aquitani, -gli assaltò di fianco, e si impadronì del campo loro e della -tenda dell'emiro, improvviso assalto che li pose in gran confusione. -Abderamo intanto, veduto il pericolo, avventava i suoi cavalli berberi -sugli Aquitani, ma passato d'una freccia scagliata da man -vigorosa cadeva spento sul campo; Carlo vede il momento decisivo, -muove innanzi con impeto; le schiere degli infedeli sono disordinate, -e ben tosto messe tutte a sangue e a macello. Ottenuta la -vittoria esso Carlo si fece a distribuire il bottino fra' suoi soldati, come -era l'uso; nè oltrepassò Poitiers, chè quelle meridionali provincie non -eran di sua giurisdizione, ed altri nemici avea da respingere a settentrione. -Dopo la rotta di Abderamo, fu a Carlo confermato il soprannome -di Martello. «Però che, dice la cronaca di san Dionigi, -come il martello pesta e rompe il ferro, l'acciaio e ogn'altra sorte di -metalli, così egli pestava e rompeva in battaglia tutti que' nemici e -quelle stranie nazioni». E per verità il duca de' Franchi aveva menato -il <i>martello</i>, poichè il numero dei Saracini uccisi fu infinito, facendolo -i cronisti cristiani ascendere a più di centomila; laddove i -cronisti arabi, sempre fatalisti, senza maledire alla sorte loro, si contentano -di chiamar la funerea campagna dove seguì la battaglia, col -nome, di <i>Lastrico dei Martiri</i>. -</p> - -<p> -La razza d'Austrasia serbar seppe così il primato suo militare nella -battaglia di Tours e di Poitiers, con poca perdita delle genti germaniche, -sì difficile era ferirle sotto quelle loro ben temprate armadure -di Svevia, e il nome di Carlo Martello andava alle stelle. L'indole religiosa -di questa spedizione lo rendea popolare in tutti i paesi della -cristianità; or duca d'Austrasia e prefetto dei Franchi qual era, non -poteva egli aspirare alla dignità sovrana? In un campo di Marzo, -che fu tenuto a Colonia, egli tastò quindi gli uomini d'arme che lo -avean seguito, a vedere se il farebbero re; ma o l'antico nome dei -Merovei avesse ancora un tal qual potere sui Franchi, o l'autorità di -duca e di prefetto del palazzo fosse indispensabile pel servigio della -guerra, Carlo cangiar non potè questo titolo militare nella dignità -regia, più religiosa allora e venerata; e tuttavia vi adoperò tutti i modi, -il miglior de' quali fu d'acquistarsi i soldati con larghe distribuzioni di -bottino e di terre, sola paga che si avessero allora le milizie, come l'uso -di quelle schiatte germaniche portava. Carlo aveva anche tratto i suoi -Conti alla guerra, or che ricompense darebbe loro? Gli convenne por -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -la mano su' beni de' cherici, o, per meglio dire, porre a campo sulle -terre ben coltivate de' vescovi e delle badie i suoi guerrieri, e partirle -fra loro, sì che ad un vescovado fu dato questo o quel conte, -e un fiero e biondo Austrasio ebbe questa o quella badia. Universale -fu il lamento degli uomini da chiesa, ma più poteva la forza -materiale, nè v'era modo a resistere a queste armate occupazioni. Molti -dei vescovadi toccarono in sorte a' laici e fin alcune badie di femine -caddero in mano a guerrieri di razza franca. E' non fu tuttavia, come -alcuni supposero, un sistema generale, però che siffatte usurpazioni -ebbero lor limiti; ma bene dovendosi rimunerar coloro che aveano -fatta la guerra, si rimunerarono spogliando i cherici, ai quali altro -non rimase che protestare in faccia al cielo, e invocar Dio, giusto -vendicatore delle ingiustizie umane. Essi pertanto composero quella -famosa leggenda del dannato, che narra i tormenti dello spogliatore -in inferno, quasi dir volessero al popolo, ai Romani, ai Galli, ai coloni -dedicati alla coltivazion della terra «Ecco l'uomo ingiusto che -v'ha rapito i vostri beni, eccolo dannato nell'altra vita». Qual pegno -di sicurtà pe' deboli e indifesi cultori! L'armato Austrasio non poter -cacciarli dalla loro terra senza esser colto dalla mano di Dio! Le leggende -che ripongono Carlo Martello fra' dannati, eran di questo modo -una guarentigia per i poveri coloni, contro la prepotenza e la rapacità -degli uomini di guerra. -</p> - -<p> -E nondimeno ancor durano alcuni diplomi di Carlo Martello, come -prefetto del palazzo, i quali quasi tutti sono per donazioni a' monasteri -e badie. Dota egli di parecchie terre le cattedrali, e per un -diploma dato il giorno di Pasqua, san Dionigi, in Francia, riceve un -campicello adiacente al monastero; per un altro suo diploma pure, l'apostolo -della Germania, san Bonifazio, vien raccomandato ai duchi ed -ai conti da per tutto dov'egli porterà la predicazion del Vangelo. -Tutto questo creder lascia che tal sistema di spogliamento applicossi -principalmente alle badie vacanti ed ai beni fiscali, che Carlo Martello -confidava ai Franchi di cui avea bisogno in guerra ed agli uomini -che da lui dipendevano, nascondendo suoi fini, che miravano a farsi -re, come già tentato aveva anche il padre e predecessor suo nella prefettura -del palazzo, Pipino d'Eristal. Dopo la gran sua vittoria sopra -i Saracini, egli stimò poter meritarsi la corona, ma il tentativo fu -vano ancora, però che la dignità reale a que' tempi avea un qualche -cosa di religioso e sacerdotale, ben altramente dalla prefettura del palazzo, -ufficio tutto d'armi e di guerra; il più forte e più fermo era -duca e prefetto. I cherici ed il popolo facevano i re, i conti; i Franchi -e i soldati facevano i prefetti del palazzo, e gli ultimi Merovingi, deboli -e cattivi com'erano, furono appunto protetti dall'antedetta indole -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -religiosa della dignità regia. Carlo Martello avea inoltre offeso i vescovi -ed i cherici in modo da non si attentare a mettersi definitivamente in -luogo de' Merovingi, e però vi rinunziò nell'assemblea del Campo di -Marzo; solo che i Franchi non fecero re alcuno, e fuvvi un lungo -interregno, durante il quale Carlo Martello governò senza i Merovei -sì, ma pure altresì senza corona. -</p> - -<p> -Duca e prefetto del palazzo com'egli era, egli ebbe pratiche, come -tutti i Carolingi, con tre grandi potentati al di fuori: i re ed imperatori -di Costantinopoli, il papa e i Longobardi. A Bisanzio regnava Leone -l'Isaurico, soldato in origine, a pari di Carlo Martello; quel Leone -odiator delle immagini, quel barbaro che faceva in pezzi le statue di -oro dei santi nelle chiese, e i reliquiari ornati di topazi e di smeraldi. -Scrivea costui a Carlo Martello per trarlo nell'eresia degli iconoclasti: -<i>ponesse in pezzi le immagini</i>, gli dicea, <i>che n'avrebbe i modi a mantenere -i suoi soldati, ed a distribuir loro in contanti l'oro che orna -inutilmente le arche benedette</i>. Se non che Carlo non osa pur trattenersi -in questo pensiero; usa cautamente co' Greci, ma non vuole -inimicarsi i papi, in corrispondenza spirituale, com'ei si trova, con -Gregorio III che regna a Roma; il pontefice intanto paventa insieme -dei Greci, de' Longobardi e de' Saracini, e già la politica papale ha -ricorso all'aiuto de' Carolingi. Le fantasie de' Barbari vogliono essere -scosse con oggetti materiali, onde Gregorio invia a Carlo Martello le -chiavi di san Pietro<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, ed i ceppi che tennero avvinto l'apostolo -nella sua scura prigione, a simboleggiar nei ceppi la suggezion della -Santa Sede, e nelle chiavi i modi a liberarla; e invoca a protettor della -Chiesa romana quel fiero e prode capitano, cui dà il titolo di esarca, a -Carlo Martello decretato dal senato e dal popolo raunati ora, nelle -basiliche, come un giorno nel Foro; e tuttavia l'esarcato è un titolo -greco. Il papa distrugger volendo la dominazion bisantina in Italia, -conferisce l'esarcato al capo de' Franchi, sì lontano dalle cose d'Italia -che non può dargli timore. -</p> - -<p> -Sì alto era salita la riputazione di Carlo Martello dopo la vittoria -di Tours e di Poitiers, che i Longobardi stessi cercano d'averlo a confederato -contro i Saracini, i quali già minacciano le loro mediterranee -possessioni. «Orsù vengano i Franchi all'Adriatico, e vi troveranno -ricche città che gli aspettano, e fertili campagne, dove pascolar possono -liberamente migliaia di cavalli». -</p> - -<p> -Carlo Martello fu dunque il primo ad illustrare i Carolingi, e Pipino -con Carlomagno non fecero che continuar l'opera sua co' Papi, -co' Longobardi e co' Greci. Ei passò di vita giovine ancora, però che -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -appena era giunto all'anno cinquantesimo dell'età sua, e fu sepolto -in terra sagrata. Vennero poi più tardi le leggende intorno alla sua -morte ed alla sua dannazione, per esempio a frenar la violenza militare -dei condottieri di guerra. «Carlo Martello, scriveva un secolo -dopo l'arcivescovo di Rouen, fu dannato in eterno, perchè primo dei -re Franchi, che ciò facesse, tolse a' cherici le terre ecclesiastiche, e -sant'Eucario, vescovo d'Orleans, che fu rapito alla terra nel secolo -scorso, lo vide fra' tormenti nell'inferno, e interrogato il suo angelo, -n'ebbe in risposta, averlo Dio dannato all'eterne pene, perchè avea -posta la mano su cose consacrate all'amor di Dio, al suo culto divino, -ai poveri ed ai servi di Cristo. Di che essendosi sparso il grido, san -Bonifazio e Fulrado abate di san Dionigi, visitarono il sepolcro di -Carlo Martello, e trovarono in vece del suo corpo un dragone, e tutto -guasto di dentro il monumento, come se fosse stato arsicciato dalle -fiamme, e noi pure abbiam conosciuto persone, aggiunge il leggendario, -che visser fino ai dì nostri, e renderon testimonio nei termini -detti di quanto avean veduto e sentito». Or questo fiero simbolo del -dragone che riempie un sepolcro vuoto è una lezione che si vuol -dare all'ingiustizia e alla violenza altrui, quasi dicesse agli uomini -prepotenti del Reno e della Mosa: «Non toccate i beni consacrati a -Dio ed ai poveri, altrimenti avrete vuota la sepoltura, e un sozzo -serpente divorerà nella fossa della morte le carni vostre». -</p> - -<p> -Carlo Martello ebbe, a somiglianza di Pipino d'Eristallo, più donne. -Rotrude (tale si è il nome che le vien dato negli annali) gli partorì -Carlomanno e Pipino, che furono allevati, come lui, negli accampamenti; -da una seconda moglie di nome Sonnichilde, ebbe un terzo figliuolo -chiamato Grifone, e secondo l'uso germanico l'eredità fu tra -loro partita nel modo seguente: a Carlomanno toccò l'Austrasia con le -terre del Reno e della Mosa, la Neustria a Pipino, amendue col titolo -di duca o condottier d'uomini; Grifone, il terzo de' figli, ebbe -alcuni contadi in mezzo agli stati de' suoi fratelli. Così finiva la -podestà di Carlo Martello, apparecchiando la futura grandezza della -schiatta carolina, facendola salire in altissima riputazione, e collocandola -al di sopra dei Merovingi. I Saracini erano a que' tempi i -nemici implacabili della razza così franca come germanica, e irrompevano -a torme dalla Siria, dall'Africa e dalla Spagna in cerca -di conquiste; ma Carlo Martello seppe arrestarli a Poitiers, nè i -Franchi della Neustria e dell'Austrasia dimenticarono poscia mai -quel servigio. -</p> - -<p> -Il nome di Carlo Martello fu indi sì famoso, che menestrelli e trovatori -il cantarono a gara, e il vediamo nobilmente celebrato nella -prima canzone dell'epopea cavalleresca di <i>Garino</i> il <i>Loreno</i> in cui -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -tutto è confuso come ne' canti eroici<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> del medio evo. I Saracini insiem -co' Vandali e cogli Ungheri, tutti que' Barbari, che lasciarono -con la conquista le malaugurate orme loro nella società, son ivi posti -a fronte di Carlo Martello; che gl'insegue vittorioso, e muore -sul campo di battaglia; nè vi si fa caso di date o di fatti. «O antica -canzone, vuoi tu ascoltare, dice il trovatore, vuoi tu sapere la -grande e meravigliosa istoria, come i Vandali vennero in questo paese, -distrussero Reims, e assediarono Parigi?» Carlo Martello si oppose -a queste invasioni, e marciò contro gl'infedeli in tempo che i monaci -neri di san Benedetto pigliavano per sè terre e mulini, e la gente era -povera e i cherici ricchi. E però esso Carlo Martello parte, e va difilato -a trovare il papa in Lione, dov'eran più di tremila cherici e -ventimila cavalieri, e si gitta ai piedi del santo padre, e gli dice: -«Sere apostolo, il mio paese è invaso dal nemico, gli arcivescovi ed -i vescovi sono uccisi, e con essi i miei cavalieri». L'apostolo piange -a questo discorso, e si consiglia co' suoi cherici. «Voi siete ricchi, e -ben potete donare qualcosa per la cristianità». L'arcivescovo di -Reims e gli altri prelati, rigettano le istanze del papa, e allora il -Loreno Ervigi si alza corrucciato in viso, e dice: «I cherici posseggon -tutti i forni e i mulini, e' convien dunque prendere un partito -per aver danaro<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>». — «Per san Martino, prorompe l'arcivescovo, -che io non ci metterò un quattrino!» L'abate di Cluny risponde -invece: «Noi siamo ricchi di buone terre; or bene ognuno ci metta -un picciolo almeno del suo». Il papa contristato per tutto questo, -si volge a Carlo Martello, e: «Bel figliuolo, gli dice, io concedo a -te l'oro e l'argento che sono in man de' cherici, i palafreni, le mule, -ed intanto anche le decime, per fin che tu abbia vinto i Saracini». -Ed allora il Loreno Ervigi di nuovo prorompe: «E le armature dei -cherici ancora». Carlo Martello fa indi ragunar le sue schiere, muove -co' suoi Francesi contro i Saracini, e combatte da destra e da manca, -come un lupo che si caccia dinanzi le agnelle. Dopo di che confondendo -insieme i Vandali co' Saracini, la battaglia di Soissons con -quella di Poitiers, il poeta racconta gloriosi e cavallereschi fatti dei Loreni, -dei Franchi e dei Borgognoni; Carlo Martello imbrandisce la -lancia, i timballi suonano, ed ivi in mezzo a quel gran macello egli è -colto da due colpi di spiedo, l'uno al dosso e l'altro al petto; che -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -desolazione fra l'esercito di Francia! «Su corriamo ad aiutar Martello, -il re di San Dionigi!» grida il Loreno Ervigi; ed ecco in un subito -vendicata la morte di lui, e Marzofio, emiro dei Saracini, di gigantesca -statura, atterrato da una lanciata. «Addosso! addosso signori, -gridano i Francesi, che il re è morto<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>». E poscia i cavalieri fanno, -tutti in pianto, a Carlo Martello di gran funerali. -</p> - -<p> -Questa canzone eroica su Carlo Martello non ha verun carattere di -storica verità; tutto v'è insiem confuso, come vediam nella più parte -dell'epopee del medio evo: i tempi, i luoghi, i nomi de' personaggi, -i quali son fatti vivere e morire in mezzo ad avvenimenti di cui -pure non parteciparono. E tuttavia ne risulta una grande verità storica, -ed è che il nome di Carlo Martello ancor splendeva luminosissimo -tre secoli appresso. Quando Garino il Loreno compose -questa canzone, già spenta era la prosapia de' Carolingi, e regnava -quella de' Capeti, onde non più motivi di adulazione, e pure ancor -durava negli animi la memoria delle grandi cose operate da quella -prosapia, e il nome di Carlo Martello fu popolare al par di quello di -Pipino e di Carlomagno nei manieri della nobile cavalleria. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p> - -<h2 id="cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO E RE.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra i figli di Carlo Martello. — Guerra -di famiglia. — Elezione d'un re merovingico. — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino -duca dei Franchi. — Sue pratiche coi cherici. — Sue nozze -con Berta. — Leggende e canzoni eroiche. — <i>Berta dal gran piè.</i> — La Berta -tedesca. — Guerre d'Alemagna, di Baviera, di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche -con Roma. — Papa Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — Ultime -reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da san Bonifazio. — Sue -guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio in Francia di Stefano III. — Abboccamento -con Pipino. — Nuova incoronazione. — Calata di Pipino in Italia. — Spedizione -contra i Longobardi. — Natura della donazione apostolica quanto -all'esarcato. — I Longobardi si sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità -regia di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee pubbliche. — Guerre di -Sassonia e d'Aquitania. — Morte di Pipino. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -741 — 768. -</p> - -<p> -Nella famiglia carolingica regna, del pari che in tutte le schiatte -germaniche, la massima del dividere, come una eredità comune, il -patrimonio regio. Carlo Martello lasciava, come dicemmo, tre figli, -l'uno di nome Carlomanno, duca d'Austrasia, l'altro chiamato Pipino, -prefetto di Neustria, e il terzo Grifone, erede di alcune signorie. -Nelle quali divisioni regolate dal padre, chi si tenea pregiudicato, -facea la guerra, chè tale era il diritto, la forza decidendo della -eredità. Grifone uscito d'una figlia della Baviera, diede principio a -sanguinose ostilità volendo una porzione più abbondante del paterno -retaggio, e raccolti d'intorno a sè non pochi fedeli, assaltò Pipino -nella sua bella porzione della Neustria, ma per suo peggio, chè respinto -e incalzato fin dentro alla città di Laon, fu preso e chiuso -in una torre, nell'oscura foresta delle Ardenne, in balía del fratello. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -Se non che Grifone giunge a fuggirsi da quella torre in abito da -pellegrino, passa il Reno, e va a cercar rifugio tra i Sassoni, e qui -è da sapere che tutti i duchi, i conti, i signori, scontenti della -schiatta franca, andavano a cercar asilo in Sassonia, certi d'averlo -per le molte ragioni di nimistà ch'ivi erano contro Carlo Martello. -Curiosa è la vita di questo Grifone, intorno a cui, come ad uno degli -eroi loro, si ravvolgono le leggende cavalleresche. Rifuggitosi -da esule in Baviera, ei n'è fatto duca, e que' popoli il sollevan sullo -scudo<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> in luogo del figlio dell'antico lor capo Odillone; cacciato, indi -per opera di Pipino, dalla Baviera, e rotto il vassallaggio del feudo -de' dodici contadi che gli eran dati dal fratello<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, attraversa la Germania, -e dimanda per ogni dove soccorso, ma invano, che gli Alemanni -non osan difenderlo, ond'egli viene a riparare in Aquitania, -l'aprico paese dal viver giocondo, ed ivi s'invaghisce di Lionora, -moglie di Vaifro, duca del paese, ed altresì ella piglia a ben volere -il fuggitivo, onde il vecchio duca dà in tanto furore di gelosia, che -lo caccia, e fa inseguire ed uccidere a tradimento nelle Alpi, mentre -vassene a cercar fra i Longobardi un altro rifugio. Così finì un dei -figliuoli di Carlo Martello, nè Pipino andò esente dal sospetto di -aver aiutato Vaifro in questa vendetta. -</p> - -<p> -Nel durar di questi primi anni Carlomanno e Pipino reggono da -padroni la nazione dei Franchi, sotto il titolo l'uno di duca d'Austrasia, -l'altro di maestro, o prefetto del palazzo di Neustria, poichè -Carlo Martello avea lasciato vacare il trono nella famiglia dei Merovingi, -a provare se i Franchi si sarebbon lasciati, senza re, governare -dai duchi e dai prefetti. Il nome ch'egli erasi acquistato, gli -avea consentito di conservare un siffatto interregno, e un duca suo -pari ben valea quanto un re di nascita; ma una simil ragione di riverenza -più non reggeva pe' figli suoi Pipino e Carlomanno, giovani -amendue, non benemeriti ancora per alcun servigio, e tali che -in altrui non movevano nè venerazione nè tema. Laonde i signori dicevano: -perchè non creare un principe della casa di Meroveo? Giovine -l'uno e giovine l'altro meglio valere un re della stirpe sacrata. Fu -quindi convocata, secondo l'antica consuetudine, nel Campo di Marzo, -una dieta che avesse ad eleggere il re, e fu recato a questo supremo -grado, sotto il nome di Childerico III, un fanciullo nobil -rampollo de' Merovingi, quasi ostacolo posto dai Franchi all'ambizione -dei prefetti del palazzo. Da quel momento in poi Carlomanno -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -e Pipino posero ogni cura a precipitar questo simulacro di re, ed -a diffamarlo per la dappocaggine sua, per la sua viltà, tanto che alla -fine il chiamavano, e non altrimenti, lo <i>snervato</i> e <i>l'insensato</i>. Così -avviene al finire delle dinastie; inesorabili più che mai sono inverso -di loro, quelle che ad esse succedono, e i popoli voglion sempre giustificare -la violazione d'un diritto. -</p> - -<p> -Dall'esaltazione di Childerico III, Pipino e Carlomanno erano obbligati -a cercar sostegno fra i cherici, poco tempo dopo che Carlo Martello -avea offeso le chiese e i monasteri col metodo suo di spogliarli -delle lor terre, e dividerle fra' suoi soldati. Ma se questi facevano i -prefetti del palazzo, i cherici facevano i re, onde appunto perchè i -Carolingi molto donarono ai monasteri, le cronache tanto avvilirono -i Merovingi a profitto dei lor successori. Carlomanno intanto pigliava -l'abito monacale, e noiato del secolo s'avviava verso Roma per -ivi ricever l'assoluzione da papa Zaccaria, perocchè, dicevano, avea da -rimproverarsi alcuni atti di violenza con Vaifro duca d'Aquitania, e -ne portava il segno di maledizione. Avuta indi la tonsura, per mano -del pontefice, ritiravasi prima sul monte di Soratte, per ivi vivere -alla maniera de' monaci, poi nel devoto convento di Montecassino, -dov'egli soggettavasi a' più faticosi uffizii della comunità, servendo in -cucina, lavorando l'orto e guardando, soletto, come fu spesso veduto -fare sul monte, gli armenti della badia. Il maggior diletto suo era d'ivi -coltivare una vigna, che indi appresso cedette ad un altro penitente, -il re de' Longobardi, il quale venne ugualmente a dimorar nei monastero -di Montecassino<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. Così per quegli uomini operosi ed armigeri la pace -del monastero succedeva alla vita agitata dei campi di battaglia, e -dalle sfarzose corti passavano ai modesti refettorii dei cenobiti. Poichè -Carlomanno ebbe lasciato il grado di duca d'Austrasia per vestir -l'abito monastico, Pipino potè recarsi in mano la prefettura generale -dei Franchi, e signoreggiar tutte quelle schiatte all'ombra del vano -titolo di Childerico III, intantochè Dragone, figlio di Carlomanno, -raso e confinato dovea pure abbracciar lo stesso genere di vita del -padre suo, monaco in Montecassino, essendochè i Franchi non amavano -i prefetti ancora in fasce, preferivano i gagliardi, e Pipino sapea -maneggiar l'armi: era piccolo di statura sì, ma nessuno poteva -con lui contender di forza e di vigoria. -</p> - -<p> -Intorno a questo tempo, il duca dei Franchi cercò moglie per aver -reda, come dicon le cronache di San Dionigi, e gli annali contemporanei -aggiungono ch'egli sposò Berta, figliuola di Cariberto, conte di -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -Laone, soprannomata <i>dal gran piè</i>, alla quale le tradizioni cavalleresche -danno altra origine facendo della sua vita una leggenda romanzesca. -Il <i>romanzo di Berta dal gran piè</i><a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, una delle più graziose -composizioni del medio evo, ed un de' più ingegnosi canti de' trovatori -racconta: «Che in sull'uscir d'aprile, nella dolce e amena stagione, -che l'erbette spuntano, i prati rinverdiscono, e gli alboscelli <i>desiderano</i> -d'essere fioriti, un monaco di San Dionigi aveva a lui, gentil -trovatore, narrata la storia di Berta e di Pipino». Ora il trovatore si -fa in gaia scienza a ripetere questa storia. «Era un re in Francia -di gran signoraggio, per nome Carlo Martello, il quale, dopo aver -fatto grandi prodezze in guerra et vinto gl'infedeli, morio lasciando -duoi figliuoli, uno di nome Carlomanno che si rendè monaco in una -badia; l'altro di nome Pipino, assai piccolo (non avea più che cinque -piedi di statura), ma forte della persona, sì che sendo un lione -fuggito dalla sua gabbia, e correndo come fiera arrabbiata, egli -poco men che fanciullo, armatosi d'uno spiedo, andò a quello, e sì lo -abbattè d'un colpo nel fianco. La madre sua, tutta lieta, basciandolo, -«Bel figliuolo, gli disse, come hai tu avuto animo d'affrontare una -fiera sì ridottabile;» ed egli rispuose: «Donna, mai non si dee ridottare». -Il giovine si maritò poi in prime nozze, ma la moglie sua, -figliuola di Gerberto o di Gerino di Malvoisin, non potè dargli erede, -ond'egli in consiglio co' suoi baroni, dimandò loro: «Che donna -potrei tôrre?» E allora Engherrando di Moncler, nobile barone, si -levò e disse: «Sire, al corpo di sant'Omero, io so una figliuola -del re d'Ungheria, che nessuna di più bella persona oltre mare, e -chiamasi Berta la Buona». «Se ne vada in cerca,» disse Pipino. Ed -ecco una bella cavalcata che si parte in gran pompa, e va e va fino -in Ungheria: buona ventura a voi, illustri cavalieri. E vanno a trovare -il re d'Ungheria e Biancofiore, la reina, mostrò loro la figliuola -sua bianca e vermiglia. Furono apparecchiate le tavole per un grande -convito, ed a Berta furon dati cavalli, oro ed argento, e la nobile figliuola -prese comiato dal padre suo — Ella sen venne adunque per -mezzo Polonia e Lamagna, e in ogni luogo parlavasi la lingua francesca, -però che i conti e marchesi di quelle terre, tenevano Franceschi per -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -insegnarla a' loro figliuoli e figliuole, come se fossero nati a San Dionigi. -Berta era cortese e semplice, e veniva in groppa d'un palafreno baio -di bella razza, e di questo modo giunse ai confini di Francia, e passò -il Reno a Sant'Erberto, cavalcando per mezzo le Ardenne sotto la protezione -del buon duca Namo di Baviera. Il bel drappello vide l'Hainant -e il Vermandois, e giunse lietamente a Parigi, dove le campane -suonarono a festa, le case furono coperte di ricchissimi drappi, e le vie -giuncate di erbe, volendo ognuno onorare la sposa menata a Pipino; -poi furono fatte le nozze grandi e solenni, i menestrelli fecero lor -arte, con gran suoni di ghironde, di arpe, di flauti e di trombe, e -con balli di dame e damigelle, e così fu compiuto con gioia di tutti, -il maritaggio». Oh pur beato il tempo che Berta filava! -</p> - -<p> -Qui comincia la tradizione tedesca, da cui forse ebbe origine e accrescimento -l'epopea di <i>Berta dal gran piè</i>. Questa leggenda fu -scritta in Franconia, e Pipino conserva ivi tutta l'indole sua germanica: -e' pone sua sede nel castello di Veihen-Stephen sul monte, con -disegno di combattere i Sassoni, e di mansuefarli sotto il dolce giogo -del cristianesimo; ma popoli selvaggi, com'ei sono, ricalcitrano, e non -vogliono saper di Gesù nè de' suoi santi. Pipino vedovo e solo in quella -rocca, desidera giorno e notte una compagna, quando un re del paese -chiamato Curlingo, gli fa profferir la figlia sua gentilissima e leggiadrissima; -il ritratto di costei piace a Pipino sì che egli dice al suo -maggiordomo: «Va e sappi il vero di questa principessa». Ora il discortese -maggiordomo avea una figliuola della medesima età di colei, -e dice fra sè: Perchè non la farò io reina in vece sua sposandola a Pipino? -Se ne va quindi e cavalca alla corte del re Curlingo, gli chiede -la figliuola e gli vien data. Costei ha nome Berta, ed è bella forte; -soa madre la confida vestita in gran pompa al maggiordomo, e questo -misleale la conduce in un oscuro bosco, dove stava aspettandolo la -sua propria figliuola: o servo infedele, non temi tu la punizione del -tuo misfatto? Ma non ritenuto da rispetto alcuno, e' toglie di dosso -a Berta le sue ricche vesti, l'anello nuziale, e ne adorna la figliuola -sua; poscia quel misleale dice a' suoi compagni: «Andate, amici, trascinate -Berta nel luogo più segreto del bosco, trafiggetela senza pietà, -indi recatemi la sua lingua». Ecco dunque la povera principessa in -man de' compagni del maggiordomo. «Bei seri, ella dice, s'io debbo -viver cattiva, lasciatemi questo cagnetto levriere, e questo cofanetto -pieno d'oro filato e di seta acciò ch'io possa ricamar ciarpe ne' miei -giorni di noia». Quei malvagi lasciatisi intenerire dal pianto della principessa, -le dicono il fiero comando da essi avuto. «Noi vi lasceremo -la vita» ma a patto che mai non ci tradirete. Ma come faremo, nobile -damigella, per mostrare al maggiordomo, che il suo crudel comando -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -fu da noi eseguito? Allora la fidanzata donzella si trae in disparte -a spogliarsi della gonnella sua di sotto, e della camicia di lino finissimo, -ed essi la tingon di sangue a simiglianza della veste di Giuseppe, -e a mostrar la lingua della infelice, tagliano al bel levriero la -sua, sì che il povero cane non potrà più d'ora innanzi leccare i piedi -alla nobile sua signora. Il maggiordomo ingannato indi da queste -sanguinose mostre, vide tutto lieto la lingua, e la toccò, e fece -le grasse risa, intanto che la figliuola sua giaceva come legittima -mogliera con Pipino, il quale ebbe da lei un figliuolo che fu papa -Leone III<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>.» -</p> - -<p> -«Ma, ohimè, e della povera principessa, della sposa legittima e -fidanzata che fu? Berta gira e gira per la selva, e va e va, e s'incontra -in un nero e lurido carbonaio; impaurita rassicurasi all'umano -parlare di colui, sopraffatto dalla sua bellezza, e trova ricetto nella -capanna sua; da principessa ella diviene ancella d'un mugnaio, e la -notte lavora, e fila con l'oro filato, e la seta, che recò nel cofanetto, -perchè Berta sa filare e filare assai bene. Oh i bei lavori che le sue -mani san fare! e fatti, il mugnaio va a venderli ad Augusta, la città -dei mercatanti e degli ebrei, e a poco a poco arricchisce, e la fama -della perizia di lei nel filare, si spande lontano. -</p> - -<p> -«Ora sentite voi questo corno che suona? è Pipino che va alla -caccia, e ha già corso cogli anelanti suoi cani tutte le foreste della -Svevia; vien la notte, e si smarrisce insiem con l'astrologo o medico -suo. «Noi siam due mercanti che abbiamo smarrito la via,» e' dicono -ad un uomo tutto nero che incontrano. Costui è il carbonaio del bosco, -ed ei li conduce al mulino dove Berta fila e fila pur sempre. Il mugnaio -ha due figliuole, e a Pipino piace la maggiore. «O re, gli dice l'astrologo, -tu giacerai stanotte con la tua legittima mogliera, e ne nascerà -un potentissimo figliuolo. Pipino ottien dunque la figliuola maggiore -del mugnaio, e l'astrologo dice: «non è cotesta,» chiama la minore, -bella essa pure, ma non è ancor quella, onde Pipino già si adira e -alza la mano armata del guanto di ferro, e minaccia, sì che il mugnaio -allora fa venir la giovine Berta, che trema, piange e alla fine -acconciasi a' voleri del re. «Di costei appunto dee nascere un forte e -nerbuto figliuolo, essa è la casta tua mogliera». E Berta racconta la -fellonia del maggiordomo, e quanto le avvenne nel bosco. Il re si -parte, ma Berta si rimane in casa il mugnaio, dove indi a nove mesi, -pone alla luce un figliuolo, che riceve il nome di Carlo, povero -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -fanciullo ignoto fino all'età di dieci anni; poi monta a cavallo, e vassene -alla corte di re Pipino; e ivi si mostra valente come Alessandro e sapiente -come Salomone, onde Pipino s'induce a svelargli il segreto -della sua nascita.» Tale si è l'epopea di Berta dal gran Piè e della -puerizia di Carlomagno; essa è un poema che tutto quanto, come -quel di <i>Genoveffa del Brabante</i>, ha il nobile intendimento di protegger -la debolezza e l'innocenza contro le brutali soperchierie della -gente da guerra, e dà a divider come già grande sia il nome di Carlomagno, -e come si pensi all'infanzia sua, facendolo nascer robusto in -mezzo ad un bosco e nell'abituro d'un mugnaio; e l'eroiche avventure -de' suoi primi anni, dimostrano che ogni cosa sua dee accordarsi con -quella smisurata riputazione ond'ei domina il medio evo. -</p> - -<p> -Pochi diplomi originali ci restano di Pipino, qual prefetto del palazzo -nel tempo di questa prima podestà sua, ma uno di essi che -porta la data del 10 gennaio 743 conferma le immunità della chiesa -di Metz. A dì 2 marzo dell'anno seguente ei tiene una dieta a Soissons, -dove, approvando il concilio di Nicea, ordina ch'esso sia promulgato -nella terra dei Franchi. Con un altro diploma concede alla badia di -San Dionigi un dominio di alcune mense, antica possessione del fisco, -e inoltre certe franchigie di giurisdizione in onore di San Dionigi di -Francia il protettore e padrone dei re. Pipino è un liberalissimo donatore -di beni alle chiese, anzi con esse li profonde, chè intenzion -sua è di acquistarsi così i cherici irritati già da Carlo Martello suo -padre, il quale voleva, comechè invano, esser re non altro che per -opera de' guerrieri suoi. Ma la dignità regale ha qualcosa di più religioso, -di più sublime, di più antico, e Pipino dovrà riconoscere la -fondazione della nuova sua dinastia dai papi e dai cherici; ond'è ch'ei -gli adesca a sè con moltiplici donazioni, e tien vivissimo carteggio coi -papi. Zaccaria, che in que' giorni occupava la sedia di san Pietro, -scrive a Pipino prefetto del palazzo, agli abati e ai baroni di Francia -sul proposito di vari capitolari, stati decretati in un'adunanza di -conti e di vescovi, e sapendo l'antichità della badia di San Dionigi -e la venerazione dei Franchi per questo santo, conferma ad essa badia -tutte le immunità, quali avute le avea da san Landrisio vescovo -di Parigi. Il papa si frammette pure per tornare la pace tra Pipino e -Grifone, intantochè Pipino, pur sempre protettore della detta badia, -la ricolma di doni, e le concede il primato su tutte le comunità religiose -del reame de' Franchi. San Dionigi e San Germano erano i -santuarii, dove stavan deposti i reliquiari nazionali, le memorie della -patria, le antiche sue cronache, ed a quelli volgea principalmente Pipino -la sua venerazione. -</p> - -<p> -Nell'atto tuttavia che Pipino si travaglia d'affezionarsi il papa ed i -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -vescovi per ottener la dignità reale, ei non lascia di pensare alla -guerra, che egli ben sa come la conquista è il retaggio della nazion -dei Franchi, e com'eglino han continuo bisogno di terre a partirsi -fra loro, e di ricchi dominii e feudi d'ogni specie, onde muovono le -incessanti spedizioni di Pipino contro gli Alemanni, i Bavari, i Sassoni, -e principalmente le sue conquiste nelle terre meridionali. Gli -Aquitani vivon ivi sotto un bel cielo, ed hanno ricchissime possessioni, -fertili terreni da distribuire tra i guerrieri franchi! Il nome -di Carlo Martello suonava, dopo la battaglia di Poitiers, in tutte le -leggende, e Pipino se ne approfittava per gittar colonie di Franchi -in quelle contrade, e nei tre anni che precedettero l'esaltazione di lui -alla corona, affaticossi per ridurre a vassallaggio i duchi di Baviera -e d'Aquitania, Tassiglione e Vaifro, chè gli occorreva di recarsi in -mano le terre del mezzogiorno e di Lamagna per poi liberalmente -partirle fra i cherici e gli uomini di guerra, già chiaro manifestandosi -il suo disegno di farsi re. -</p> - -<p> -Le cronache della seconda schiatta, quasi tutte scritte sotto l'autorità -della nuova famiglia regale, denigrarono i Merovei, però che la sciagura -non ha lodatori, e quando una podestà viene a mancare, ognun -la opprime, così portando la trista condizione dell'umana natura. Ond'è -che in quell'interregno da cui fu preceduta l'esaltazione di Pipino, -non si trovano se non rade e sterili notizie intorno agli ultimi Merovingi, -e particolarmente intorno a Childerico III, intristito germoglio -del sangue de' Merovei. Le cronache di San Dionigi lo chiamano, -come dicemmo più sopra, il <i>dappoco</i> e lo <i>stolto</i>, e ben si vede che -questi annali della badia, come fossero un giornal uffiziale, copiano -quasi parola per parola Eginardo, il fido segretario di Carlomagno. Ma -pur si ammetterà questo fatto storico almeno, che il religioso affetto -pel sangue di Clodoveo volle esser ben forte, se passaron quattro -generazioni d'uomini attivissimi a principiar da Pipino il Vecchio, -prima che compier si potesse l'usurpazione della dignità regia. Un -secolo e mezzo ci volle a far che Pipino il Breve, conducesse a pieno -effetto il disegno concetto dai prefetti del palazzo suoi predecessori. -</p> - -<p> -Nè gli ultimi Merovingi doveano altrimenti essere sì stolti e dappochi, -se conservar sapevano la dignità regia incontro a sì potenti prefetti -che aveano la forza in mano; e però solo è da credere che costoro -adoperasser l'arte loro a ridurre al nulla quegli scettrati ed a tôr loro -ogni modo all'operare. La mollezza è cosa dolce ed agevole; attorniavan -di riverenza i re coronati, e i prefetti costituivansi, a dir così, -loro spada, gli sollevavano dal carico del governo, ed è sì facile l'abbandonarsi -all'esercizio d'una dignità che non costa nè travagli nè -cure, e ad avvolgersi in una sì morbida porpora! Poi che Childerico -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -III fu bene infiacchito, e poi che i cherici e il papa furono al -tutto acquietati al nuovo lignaggio, il passo fu rapido, e Pipino -non istando più a pensarvi sopra, mandò a papa Zaccaria quella solenne -dimanda riferita dalla <i>Cronaca di San Dionigi</i>. «Chi meritava -più d'esser re, se colui che non avea nessuna autorità nel regno -e solo era re di nome, o colui che governava il regno, e avea podestà -e cura in ogni cosa». Burcardo, arcivescovo di Virzburgo, e -Folrado, cappellan di Pipino; s'avviano a Roma per aver su questo -la risposta da papa Zaccaria, nè ella si fece molto aspettare, il fatto -la vinse sul diritto; la podestà effettiva sulla podestà di nome, e il papa -ordinò che Pipino, prefetto del palazzo, fosse riconosciuto e gridato -re dei Franchi. -</p> - -<p> -L'elezione fu tumultuosa com'esser dovea in un'adunanza del -Campo di Marzo, e i Franchi sollevaron, secondo l'uso, Pipino in -sullo scudo, qual capo di un nuovo lignaggio. San Bonifazio, l'uomo -dal germanico e franco incivilimento, l'espressione mistica dell'union -delle due razze, impartì a Pipino la prima unzione nella basilica -di Soissons, delegato a questa pontifical cerimonia da Zaccaria, -però che il nuovo re dei Franchi teneva la sua dignità dai cherici -e dal papa, e or più non era solo il capo militare, il prefetto del -palazzo dei Franchi, ma il re loro consacrato e l'unto del Signore. -Indi Childerico fu raso e chiuso come semplice monaco in un chiostro. -Quanti principi a que' giorni nei chiostri! Carlomanno in Montecassino; -il re dei Longobardi in una celletta, donde lavorava la vigna -e il giardino. Di questa maniera spariva, e quasi senza che se ne -avesse sentore, dal mondo l'ultimo real rampollo del sangue di Clodoveo. -Curioso è veramente, che questo passar dello scettro da una -famiglia in l'altra avvenga quasi innosservato: le cronache stesse -appena ne serbano memoria; certo perchè il tempo è bene apparecchiato, -e questo travasamento avvien di cheto, e quando gli avvenimenti -più gravi non lasciano più orma d'impressione. -</p> - -<p> -Pipino, fatto re, non lascia per questo d'essere il capo militare dei -Franchi, nè volendo egli altro prefetto del palazzo che abbia in sua -mano la podestà materiale, confonde le due dignità in una sola, e -Austrasio, qual egli è d'origine, regna sui Neustri, e li governa. -Nella qual doppia qualità sua gli convien muovere a nuove battaglie -contro i Sassoni, popolo indomito, che nel progresso germanico -avea respinto la predicazione evangelica, fonte della gerarchia e -della civiltà. Pipino arrivò sino al Veser, serbando nelle sue spedizioni -un cotal che di erratico; i Franchi predavano, si partivan tra -loro le ricchezze, gli armenti predati, poi tornavano ai loro accampamenti -sul Reno, e tutte le guerre aveano questo cotal carattere di -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -vagabondità. Pipino, fatto oramai re di corona, comincia nuove pratiche -con le civiltà che indirizzavano i popoli. Morto papa Zaccaria, -gli succede Stefano, il quale, perseguitato da Astolfo di Lombardia, -viene a cercar rifugio in Francia, ed a chieder giustizia al capo dei -Franchi, il solo del cui valore e della cui ponderosa mano i Longobardi -paventino. Passò il papa le Alpi accompagnato da alcuni vescovi, e fu -con amore accolto nel podere di Carisio (Quercy all'Oisa), dove s'eran -raccolti ad aspettarlo principi e baroni, ai quali egli si presentò col -capo asperso di cenere e le reni cinte di cilicio, e tutto in lagrime -a significar le tribolazioni della Chiesa. Fu pronto Pipino a rialzarlo, -a fargli omaggio, ed a condurlo, come suo signore e padre, -per la briglia del cavallo; intantochè a quella stessa corte plenaria -di Carisio, e mentre ivi ancor fumavan sull'altare gl'incensi, si vedea -sopravvenir Carlomanno, il monaco cassinense, il proprio fratello -di Pipino, per difender la causa d'Astolfo re dei Longobardi; -però che egli erasi dato ai principi di questo lignaggio avversi a -Roma. Se non che la causa del papa trionfava, e Stefano era coperto -dalla protezione del re dei Franchi; onde anch'esso, il papa, grato -al benefizio, ungeva Pipino ed i due suoi figli nella basilica di San -Dionigi, sede dei martiri della nazione, essendochè quella badia era -la Francia stessa, e l'orifiamma sua guidava quelle fiere genti alla -battaglia, e all'invocar delle sue reliquie si vedea raggiare in fronte -ad ognuno lo spirito della nazione. Insieme col papa penetravano -in Francia gli studi romani, e alla consacrazione di san Dionigi s'udiron -per la prima volta i cantici e le preci sotto la forma italiana, -e si diè ordine al rito nelle chiese. Col porre in capo la corona a -Pipino, Stefano confermò la dignità regale nella schiatta carolingica, -e usando pure della podestà sua pontificia, scomunicò chiunque a lui -ne contendesse la legittima possessione. Rimase il papa tutto l'inverno -in Francia, dov'era stato sì bene accolto, dimenticando il bel -cielo d'Italia e la basilica di San Giovanni Laterano pel monastero -di San Dionigi, dove cadde infermo, e fu da quei padri con tenera -sollecitudine curato. Ritornato indi a Roma godeva tornarsi in mente -il lungo suo soggiorno colà e la buona ospitalità di quegli abati, e -ne tocca nelle sue bolle e nelle sue lettere pastorali: «A quel modo, -ivi dice il pontefice, che niuno dee vantare i proprii meriti, così -niuno dee passar sotto silenzio, anzi ha obbligo di raccontare pubblicamente, -ciò che Dio ha fatto per lui ad intercessione de' suoi -santi, e non per merito già delle sue buone opere; ed è uno dei -consigli datoci dall'angelo Tobia. Laonde dirò anch'io quanto m'avvenne -nel monastero del santo martire Dionigi, vicin di Parigi, dove -caddi mortalmente infermo, nel tempo che fui a trovare l'ottimo e -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -cristianissimo re Pipino, servo fedele di san Pietro, affin di sottrarmi -alle persecuzioni del disumano e bestemmiatore Astolfo, il cui -nome io dovrei qui tacere. Già i medici disperavano della mia guarigione, -ed io stava orando nella chiesa del santo martire, quando -mi apparvero dinanzi all'altare il buon pastore san Pietro, e san -Paolo dottor delle genti, ch'io riconobbi alle loro sembianze, e alla -destra di san Pietro il beato Dionigi, più scarno e grande di lui, con -un bel viso e capelli bianchi, e vestito d'una bianca dalmatica, guarnita -di nastri purpurei, e del suo manto pur esso di porpora e smaltato -di stelle d'oro. Essi parlavano compagnevolmente fra loro, quando -san Pietro prese a dire: — Ecco là il fratello nostro che prega la -sua salute. — A cui san Paolo rispose: — Egli sarà in breve risanato. — Poi, -fattosi vicino a san Dionigi, e posatagli piacevolmente -la mano sul petto, guardò in volto san Pietro, che disse allo stesso -Dionigi: — E sia risanato in grazia tua. — Indi tosto il beato Dionigi, -recando la palma<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> e l'incensiere nelle mani, venne a me insieme -col prete e col diacono che gli stavano ai fianchi, e mi disse: — La -pace sia teco, fratello, non temere che non morrai prima di essere -felicemente tornato alla tua sede. Orsù, levati, e sii risanato, e di' una -messa per consacrare il presente altare in onor di Dio e de' suoi -apostoli Pietro e Paolo. — E sì dicendo, d'intorno a sè diffondeva -una luce da non potersi dire, ed un soave odore. Io fui presto guarito -per la grazia di Dio, e volendo io fare quanto m'era stato -imposto, quei che m'intorniavano dicevan ch'io era fuori di me; -ed allora ad essi, al re Pipino ed a' suoi baroni, raccontai l'accadutomi, -e feci il comandamento avuto». -</p> - -<p> -In questa pia leggenda papa Stefano lascia trapelar dall'animo -il vivo suo desiderio di rivedere l'Italia, e san Dionigi gli promette -di tornarlo a quel clima, a quel sole, a quel cielo. Eccolo -in fatti a Roma, d'onde in una seconda lettera, indiritta ai monaci -di San Dionigi, memore pur sempre della Francia, ad essi concede -amplissime e ragguardevolissime immunità. «Figliuoli benedetti, assecondando -il pio vostro desiderio, e concedendovi quanto chiedete -dalla podestà nostra apostolica, noi vi diamo facoltà ed arbitrio sì -a voi come a tutti i vostri successori, abati dei monasteri dei santi -martiri Dionigi, Rustico ed Eleuterio, di edificar monasteri in qualunque -paese di Francia vi piaccia, nei luoghi che di presente possedete, -ed in quelli che possiate acquistare in avvenire, sia per -compera, sia per regie concessioni, sia per donazione dei vostri -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -parenti, in somma in qualunque luogo si sia, purchè in voi pervengano -di giusta ragione. E poichè Clodoveo, figliuolo del re Dagoberto, -ottenne già co' suoi prieghi da Landerigo, vescovo di Parigi -aiutato dai consigli de' suoi canonici e degli altri vescovi, che -il vostro monastero e tutti i cherici, di qualunque ordine e' sieno, -ch'ivi servono, sieno esenti da ogni suggezione verso di lui e successori -suoi, noi vogliamo pure concedervi un particolar privilegio, la -facoltà, ciò è, di avere un vescovo eletto dai vostri abati o dai fratelli -vostri insiem congregati, e consacrato dai vescovi provinciali; il -quale invigilar debba sui monasteri che verrete edificando, governarli -in nostro nome, e predicare così nel convento vostro, come -in tutti gli altri che diverranno di sua giurisdizione. Noi facciamo -inoltre divieto ad ogni vescovo o prete d'impadronirsi per cupidigia -d'alcuno dei monasteri da voi edificati, o d'avere, per gelosia o per -qualsiasi altro motivo, quistioni col vescovo che voi avrete eletto e -sagrato; e più ancora vogliamo che tutti i monasteri da voi edificati, -a pari del vostro medesimo, da altra autorità non dipendano -che dalla sedia apostolica. Tutto questo decretiamo per la -podestà di Cristo nostro Signore, del beato Pietro principe degli -Apostoli, e per la propria podestà nostra, affinchè si osservi sempre -nel modo da noi statuito, e niun vescovo, di qualunque chiesa -egli sia, si ardisca di venire a ministrar gli ordini sacri a preti o -a diaconi, o di compiere nel vostro convento verun altro uffizio ecclesiastico, -senz'esservi invitato dall'abate. A voi sarà pur libero -di recar le vostre cause e quelle dei vostri monaci all'udienza nostra -apostolica, e recate che ve le abbiate, e mandatici i vostri -legati, a nessuno sia più lecito di condannarvi o pigliar possesso dei -vostri beni. Chiunque, o re, o vescovo, o altro dei potenti del secolo, -operi contro queste ordinazioni, sia tenuto per sacrilego, ed -anzichè partecipar del regno di Cristo, anatema sia contro di lui, -fino alla venuta del Signore». -</p> - -<p> -Or poichè papa Stefano si facea sì benemerito in Francia per la -consacrazione d'un re, e pe' suoi doni e immunità alla badia dei -martiri, era giusto che anche Pipino per gratitudine prestasse aiuto -al papato contra le oppressioni dei Longobardi. Cavalcava quindi -egli, all'aprirsi della stagione, conducendo un grosso esercito, e passando -per Digione, varcava i monti, per dilassù calar nelle belle -pianure che fan prospetto a Pavia ed a Milano. Indarno i Longobardi -si provarono a difendere il passo dell'Alpi, chè nulla resister poteva -ai figli dell'Austrasia. Ecco dunque Pipino scorrere i piani di Lombardia -con sì numerose squadre di cavalli, che non si potea farne -il conto, intantochè il nemico chiudevasi entro le mura di Pavia, la -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -città dalla corona di ferro. Astolfo, re dei Longobardi, indi si sottomise, -e quaranta statichi furono da lui dati per pegno ch'egli adempirebbe -i patti impostigli verso la città di Roma, e diè giuramento -di vassallaggio. Carlomanno, fratello di Pipino, moriva in questa -spedizione, asperso di cenere e vestito dell'abito suo monastico, senza -poter rivedere la santa badia di Montecassino<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Due spedizioni dei -Franchi in Lombardia vennero a questo modo in due anni effettuate, -carissimi essendo que' bei paesi agli uomini tramontani. -</p> - -<p> -I Longobardi, incostanti e leggieri com'erano, or si sottomettevano, -ed ora si ribellavano, finchè la morte di Astolfo, accaduta per -esser cascato di cavallo in una caccia, venne a por termine per poco -alle conquiste dei Franchi oltre l'Alpi. -</p> - -<p> -Nelle prime spedizioni, sotto i valorosi re loro, i Longobardi s'erano -impadroniti della Pentapoli, di Ravenna e delle città che dipendevano -dall'esarcato; non già come terre del dominio loro, ma -sì come taglia della conquista svelta di mano agli imperatori bisantini; -mentre i papi le dimandavano come dipendenze del loro aulico -patrimonio, essendo tradizione che Costantino aveva donato al papa -l'esarcato di Ravenna. In quei tempi di forza e di violenza, qual -era mai possesso che potesse pienamente giustificarsi, e dove torne -il titolo certo? Anche la sovranità temporale del papa era una tradizione -come tutte le altre di quei giorni, ed erano tutte ammesse -alla pari dei fatti. Laonde Pipino conformò con uno special diploma -la donazione di quello che chiamavasi dominio o patrimonio di san -Pietro; il qual diploma era piuttosto la sanzione del fatto d'una -concessione anteriore, che una nuova donazione. Tutte le città dell'esarcato -da Roma a Ravenna, e la Pentapoli, divennero il patrimonio -dei papi, e in progresso di tempo una specie d'oasi in -mezzo alle passioni umane. Quando i potenti e i violenti della terra -si proscrivevan l'un l'altro, quando continua era la vicenda dei -vincitori e dei vinti, come non doveva esser dolce il trovare una -terra neutrale, dove i raminghi e i tapini potesser posare il capo? Or -bene, Roma pontificia era questo grande asilo; laddove, fatta lombarda, -franca o bisantina, avrebbe patite tutte le passioni degli uomini -rotti e sanguinari che si diviser la dominazione del mondo. Roma, -sotto i papi, fu un paese sicuro dai governi, in cui vennero a riparare -i re e i principi sventurati, e i proscritti dalle opinioni; benefizio -questo per tutte le età. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -Ogni volta che la nazion dei Franchi calava in Italia, gl'imperadori -di Costantinopoli, inquieti ed ombrosi, mandavano ambascerie a -quei valorosi capi, dinanzi a cui le Alpi si abbassavano, che ben conoscevano -il valore degli Austrasii, degli Alemanni e l'impetuoso -coraggio di quei prefetti del palazzo, i quali con le loro masse d'acciaio -riduceano in pezzi le corone, e vedevano come giunti sulle terre italiche -i Franchi, potean indi per Napoli penetrar fino in Grecia. Al -tempo che tornato di Lombardia, Pipino tenne la sua corte plenaria, -ei fece venire a sè gl'inviati dell'imperadore Costantino Copronimo, -che recavano magnifici presenti, in ricche masserizie e reliquie incastonate; -ma quello che più d'ogni altro dono stupir fece Pipino e la -sua corte si fu uno strumento composto di ampie e lucenti canne, -che mandava suoni maravigliosi, dai signori greci chiamato organo, -a motivo della mirabile armonia che se ne traeva; e fu posto nella -chiesa di Compiègne, dove' fece di poi bella melodia. I Greci non -potendo più vincer coll'armi, studiavano di farsi grandi con le maraviglie -d'una splendida civiltà<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. -</p> - -<p> -«La gente del Reno e della Svevia ama il sole di vivi raggi, e -le terre accarezzate da sì soave venticello, che tu il diresti la tepida -onda dei bagni d'Aquisgrana». Tali sono le parole del monaco di -San Gallo. Carlo Martello avea posto in grido, nell'Aquitania, la prodezza -degli uomini settentrionali, e poichè Vaifro duca mostravasi -colà cattivo vassallo e riottoso servitore, Pipino deliberossi di ridurlo -al dovere. I re poi, e i duchi e conti passavano la vita a questo modo. -Si tenevano ogni anno due o tre corti plenarie, convocate dal re; a -radunarsi e parlamentare, pigliavasi il tempo delle feste solenni della -Chiesa, come a dir Pasqua e Natale. Questi parlamenti si tenevano -nei luoghi più vicini alle spedizioni militari, e quasi dappertutto ci -eran case reali e dominii, che dipendevano dall'alto signore, dove -egli teneva la sua corte. Celebrato Pasqua e Natale, partivano per la -spedizione di Sassonia, di Lombardia o d'Aquitania. I diplomi notano -che la vernata fu grande, «<i>ed aspra e forte, come dice la -cronaca di san Dionigi, e che alla prima nona di maggio, suit ora -del mezzodì, fu grande ecclisse di sole</i>». -</p> - -<p> -Re Pipino tenne corte plenaria ad Aix, per far indi una breve -correria in Baviera; poi celebrò la Pasqua ad Orleans, disegnando di -compiere la sua spedizione in Aquitania, e sen venne dinanzi alla -città di Narbona, soggiogò Tolosa, tenendo lungo tutta la via -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -parlamenti di baroni e cavalieri, diede il guasto a tutto il Limosino, -al territorio di Agen, di Perigord e d'Angouleme; poi, adiratissimo -contra Vaifro, fece appendere a una forca parecchi de' suoi Aquitani, -dopo di che avvicinandosi omai l'inverno tornossene alle sue terre. -Queste guerre d'Aquitania dieder da fare a Pipino negli ultimi anni -della sua vita, nè fu contento finchè non offerse a san Dionigi, in -segno di trofeo, gli ornamenti e le pietre preziose, di che lo stesso -duca Vaifro fregiavasi nelle feste solenni<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. -</p> - -<p> -Quando i Franchi s'appressavano all'Italia, ad essi venivan le ambascerie -di Costantinopoli, e quando Pipino conquistò l'Aquitania, a -lui vennero inviati Saracini di Cordova e dalla Sicilia. La nazion franca -andava così sempre più facendosi grande; il papa ricorre a Pipino, -e in contraccambio della datagli corona, ottiene la sua protezione, -l'aiuto della potenza sua materiale, e il dominio di san Pietro; i Longobardi -sono domati; i Sassoni non sì tosto s'arrischiano a qualche -spedizione sul Reno, Pipino e i Franchi li ributtano fino al -Veser; gl'imperadori di Costantinopoli cercano istantemente la confederazione -dei Carolingi, e mandano presenti d'oro e altri magnifici -doni; Pipino si riman signore dell'Aquitania, nè appena egli n'ha -preso il governo, i Saracini, a par dei Greci, dimandano di confederarsi -con questa vigorosa e conquistatrice schiatta d'Austrasia. Da -un mezzo secolo in qua le cose han mutato faccia: i Saracini avean -da prima superati i Pirenei e recato i loro alloggiamenti fino a Tours; -ora essi hanno rivarcato que' monti, ed in breve Carlomagno andrà -a cercarli fino all'Ebro. Il regno di Pipino fu dunque un gran preludio -a quello del glorioso suo figlio, e gliene aperse le vie; tutte -le guerre di Carlomagno sono contrassegnate dell'indole stessa delle -spedizioni di Pipino il Breve; egli continua l'opera sua, se non che -in più ampie misure. -</p> - -<p> -Lo salute intanto del nuovo re, al suo ritorno dalla guerra d'Aquitania, -era declinata agli estremi. Arrivato a Perigueux, fu ivi colto -da dolorosissima infermità, e non pertanto si fece trasportar fino a -Tours, però che un re di Francia dovea morir sotto gli occhi di -san Martino e di san Dionigi, protettori della nazione, e ivi fatte sue -orazioni all'arche di que' santi, ricuperò forze bastanti per trarsi -fino a Parigi. «Ora sappiate che in questo secolo egli trapassò nell'ottava -calenda d'ottobre, nell'anno decimo quinto del suo regno, e -dell'Incarnazione settecento sessant'otto, e fu messo in sepoltura -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -nella chiesa di messer San Dionigi. Fu corcato dentro a rovescio, -con una croce sotto il volto e la nuca verso Oriente, e dicono alcuni -ch'ei volesse essere sepolto in questa postura, pel peccato del padre -suo, che avea tolto le decime alle chiese<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>». -</p> - -<p> -Questo re Pipino, che voleva essere in tal forma corcato nel sepolcro, -non consumò solo la vita in grandi battaglie, ma lasciò pure -alcuni capitolari e diplomi, onde fu apparecchiata la più ampia legislazione -di Carlomagno suo figlio. Stando nella regia sua villa di -Vernone, Pipino, attende a comporre alcuni articoli intorno alla condizione -delle persone e alla legislazione ecclesiastica, e son questi: — Ogni -città abbia un vescovo sotto la giurisdizione del metropolitano, ed -ogni vescovo abbia facoltà di tutto reggere nella sua diocesi. Vi sieno -due sinodi all'anno. La costituzione de' monasteri sarà riformata. -Nessuna badessa potrà governar due monasteri. Niuna esca dalla -clausura, se non a ciò licenziata dal re. I monaci debbono egualmente -dedicarsi alla solitudine, e se rompono questa regola, sieno sottoposti -a penitenza. Il battesimo sarà amministrato pubblicamente. Il -prete sarà soggetto al vescovo. Chi comunicherà cogli scomunicati, -sarà colpito dalla stessa scomunica. I monaci non potranno recarsi -neppure a Roma senza la permissione del loro vescovo. Essi dovranno, -in convento, star sottomessi alla regola e all'abate. Il giorno -del Signore sarà feriato, salve qualche eccezione pe' lavori della campagna. -Ogni matrimonio sarà pubblicamente celebrato. I pellegrini -saranno esenti dalla gabella del telonio. I giudici ascolteranno e giudicheranno, -prima d'ogn'altra, le cause delle vedove, degli orfani e -della Chiesa. — Da ultimo, con alcuni altri articoli, il principe regola -i diritti del fisco e il valore delle monete. -</p> - -<p> -Indi, abbandonate le rive del Reno, le tetre Ardenne e la Mosella, -trovasi nella foresta di Compiegne, e in una dieta di vescovi e di -conti, ordina ancora lo stato dei Franchi, e il matrimonio principalmente, -che a que' tempi sì difficil era mondar d'ogni impurità. — I -coniugi parenti in quarto grado non sieno separati, bensì il matrimonio -è nullo tra quelli in terzo grado, anche se la parentela sia di sola -affinità e cognazione. Se una donna prenda il velo senza il consentimento -del marito, egli abbia il diritto di riaverla se voglia. S'ella è -libera, e sia data contro sua voglia ad un uomo, ella può lasciar -questo, e maritarsi con un altro. Interdette le nozze con lo schiavo. -Il vassallo può maritarsi a un'altra donna, ma in questo caso egli -passa ad un altro signore. — Gli articoli del capitolare di Compiegne -sono tutti relativi alla famiglia, alla moglie non casta, ed ai -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -parenti che si congiungono con nodi illegittimi. Questa corruttela dei -costumi era la gran piaga della società; la santità e l'unità del -matrimonio non erano a que' giorni universalmente riconosciute, e -anzi ripugnavano a tutte quelle fiere e violente nature; dal re sino -all'ultimo vassallo tutti si facean lecita la pluralità delle mogli, ed -indarno i concilii e i capitolari contrastavano con questi erranti -costumi di tutta una società. -</p> - -<p> -Fra questi capitolari ci ha un intero diploma, col sigillo di Pipino, -in cui egli prende il titolo di re dei Francesi e d'uomo illustre, indirizzato -ad un vescovo di nome Pietro Lullo. «Vogliamo che la santità -vostra sappia la pietà e la misericordia che usò Dio nel presente -anno in questa terra. Egli ci avea mandato gran tribolazione -a cagion de' nostri peccati, ma poi dopo la tribolazione, ci concede -una maravigliosa consolazione nell'abbondanza dei frutti della terra -che di presente abbiamo. Ond'è debito nostro, e per questa e per -altre nostre cagioni, di rendergli grazie della misericordia con cui si -degnò di consolare i suoi servi. Noi vogliam dunque che ogni vescovo -faccia celebrare un digiuno nella sua parrocchia, in onore di -Dio che ci ha mandata quest'abbondanza, e che ognuno faccia indi -elemosine e ristori di vitto i poveri. Tutti poi, vogliano o non vogliano, -così comandando noi, paghin le decime. Salute in Cristo». -</p> - -<p> -Questi antichi diplomi, questi capitolari tutto ci rivelan lo spirito -di quel tempo, e pongono in essere le inclinazioni del re e del popolo, -della Chiesa e della società. In questa primitiva legislazione, -nulla v'è di distinto, i diversi ordini d'idee vi si confondono e si -attraversan fra loro; le leggi ecclesiastiche non sono sceverate dalle -civili; il re fa capitolari per impor digiuni e levar le decime, intantochè -i concilii si applicano a stabilire la società domestica e il -governo politico. Invano si vorrebbe ordinare ciò che ivi è misto e -confuso: re, vescovi, cherici ed uomini da guerra, si comunicano e -prestano a vicenda lo spirito loro; v'ha feudalità nella chiesa e -v'ha chiesa nella feudalità; v'eran vescovi che portavano il falco in -pugno per la selva delle Ardenne, e v'eran uomini di guerra che portavan -la mitra e il pastorale dell'abate in segno della loro giurisdizione. In -mezzo a quella società, il regno di Pipino altro non è che una gran riparazione -a profitto della Chiesa; i cherici avean serbato memoria degli -spogliamenti ordinati da Carlo Martello, nè perdonar sapevano una -tale violenza; gli uomini d'armi perseguitar poteano la Chiesa nel -vigor della vita, ma i cherici gli aspettavano alla morte; quelli -erano i giorni per loro del ricatto, e Pipino redimeva i peccati del -padre suo. Ci rimangono diplomi e atti di donazione col sigillo -di Pipino, qual prefetto del palazzo; altri diplomi di larghezze e -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -doni più numerosi contrassegnano il tempo in cui egli fu re. San -Dionigi va continuamente ricevendo mense di terre e livelli; le chiese -di Treveri, di Metz, della Lorena, sono ricolme di doni. Oltracciò -Pipino ha cura di ampliar con costante sollecitudine gli altri beni -ecclesiastici; onde san Dionigi vede confermarsi le sue fiere; i monasteri -di San Martino di Tours e di San Michele hanno donazioni, -e le chiese di Nantua e di Figeac, ottengono, per diplomi, privilegi. -Egli testimonia in ogni luogo la sua gratitudine ai vescovi che il -fecero re, ed ai papi che sancirono la podestà sua. E Roma pur essa -serba gran riconoscenza per quanto Pipino fece a pro di Zaccaria e di -Stefano, e abbiamo una curiosa epistola del popolo e del senato romano -al re de' Franchi, in cui gli rendono grazie della libertà che -ei ricuperò loro di man dei Longobardi, ed egli ad essi risponde: -«di rimaner fedeli alla Chiesa di Dio e al pontefice». -</p> - -<p> -Monasteri, chiese, pontificato, tali son gli oggetti della protezione -del nuovo re dei Franchi; i cherici l'hanno innalzato al trono, i -cherici hanno santificato il suo regno, confermatogli il possesso della -corona e il capo del nuovo lignaggio fa stima di loro, però che -niuno saprà mantenersi in signoria, senz'assecondar la forza che ve -l'abbia recato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p> - -<h2 id="cap7">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">CARLOMAGNO E CARLOMANNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. — Carlomanno. — Indole -tutta germanica di Carlomagno. — Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento -e statura sua all'età di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima -guerra d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni -dell'avversione de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende -intorno alle gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche -de' <i>Quattro figli d'Ammone</i>, e <i>d'Ivone di Bordò</i>. — Ragion vera delle guerre -australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta -in Italia. — Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo -dei Franchi. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 771. -</p> - -<p> -Pipino, sublimato al trono de' Franchi, avea diviso l'eredità sua tra -i proprii figliuoli, a simiglianza di Carlo Martello, formando la Neustria -e l'Austrasia pur sempre due distinte frazioni nelle conquiste dai -Franchi compiute sotto i primi Merovei. Carlomanno, il secondogenito -di Pipino, fu quasi del tutto ecclissato nella storia dallo splendor -di Carlomagno, l'eroe delle croniche e dei canti epici. Questo Carlo, -che più tardi aggiunse al suo nome l'epiteto latino e romano di -<i>magno</i> (il grande), era sostanzialmente d'origine germanica; se -non che per ben che si frughi in tutte le croniche e i diplomi, dir -non si può al vero in qual luogo, in quale città egli venisse al -mondo: tutte le città, in Germania, si attribuiscon l'onore d'avergli -dati i natali: Aix, Liegi, Carlostat e Monaco stessa, pretendendo i -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -Bavari che il gran Carlo discenda dalla schiatta loro; in ogni luogo, -dal Reno all'Elba, si trovano antiche immagini, e marmoree statue -di lui, venerabili monumenti che testimoniano l'ammirazione dei -popoli e la grandezza di quell'uomo<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. La congettura più probabile -si è che Carlomagno nascesse nel castello d'Inghelheim, vicino a Magonza, -chè Magonza pur essa vuole per sè l'antico imperadore; le ruine -romane, le torri che fronteggiano il Reno, portano il suo nome, e -fra quelle reliquie dei secoli, fra quei lembi di mura sospesi in cima -dei monti, dove il sole indora i pampini del Joannisberg, l'eco sempre -risponde: Carlomagno! -</p> - -<p> -Gli annali di Fulda il fanno nascere a' dì 26 di febbraio dell'anno -742; a' dì 2 di aprile il continuatore di Fredegario; gli uni si -contentan di dire ch'ei nacque a Natale, gli altri a Pasqua, chè richiedevasi -una solennità cristiana a celebrar con le sue feste i natali -d'un uomo che stampò si grandi orme nei secoli. Il Reno tutto germanico, -la Svevia, la Franconia, la Baviera e gli antichi vescovadi -voglion per sè i primi anni della vita di lui; nulla vi fu di neustro -o meridionale, nell'origine sua, nelle sue forme, ma sol vi domina -l'impronta tedesca. Non pertanto Eginardo, il diletto segretario di -Carlo, dice ch'egli ebbe la Neustria, e Carlomanno l'Austrasia; ma il -continuatore di Fredegario, sì esatto sempre, dà a quello l'Austrasia -ed a questo la Neustria; e l'indole tutta germanica di Carlomagno, -creder farebbe che questa opinione sia la più vera. E dove passa egli -la prima sua giovinezza, e in quai luoghi dà egli i suoi diplomi? -Nelle città del Reno, della Svevia o della Franconia, da Magonza o -da Liegi. Del resto questa divisione di patrimonio durò brevissimo -tempo, e dopo abbiamo una confusion perpetua di terre e di -dominii. -</p> - -<p> -Gli annali di maggior fede nulla dicon dei fatti e delle azioni di -Carlomagno nella sua puerizia, ed Eginardo medesimo confessa di -non saperli<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>, chè a que' tempi le croniche dei monasteri, non trattavan -degli uomini se non quando giunti all'età dell'operare. E come -de' suoi primi anni, così siamo all'oscuro dell'educazion sua, la quale, -quanto alle lettere, fu trascuratissima, da che fatto adulto, appena -formar sapeva la cifra del suo monogramma. La guerra, ovver la -caccia nei boschi di Turingia o delle Ardenne, formavano la sola educazione -dei re o condottieri d'uomini alemanni. Le canzoni eroiche, -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -monumenti dell'antico spirito nazionale, con più autore s'intrattengono -degli anni giovanili di Carlomagno, e nel decimoterzo e decimoquarto -secolo si raccontavano le maravigliose avventure che accompagnavano -l'apparire al mondo di questo fanciullo; il romanzo di -<i>Berta dal gran piè</i> ci rivelò la nascita sua romanzesca e misteriosa, -e altri romanzi narrano come il robusto giovinetto si trovò obbligato -di lasciar la Francia per tradigione dei bastardi di Pipino, e come -egli andò a militar sotto il re Gaiafro di Toledo, la cui figlia ebbe -in isposa, e come dopo alcuni anni venne a riconquistar il proprio -suo reame, di che i bastardi spodestar lo volevano. -</p> - -<p> -Or chi avrebbe saputo contendere a Carlo il retaggio degli avi suoi, -a Carlo, significazione in atto della forza medesima? Tutti i monumenti -ce lo rappresentano di grandissima statura, e le pitture alemanne -son foggiate sulla stampa di una specie di gigante o di san Cristoforo. -Nella cattedrale e sulle piazze pubbliche di Aix, a Magonza, a -Monaco, dappertutto Carlomagno è rappresentato quasi altro Golia; -la statura sua è di oltre sei piedi; l'aspetto più che mai bellicoso; -gli occhi grandi, vivi, ardenti, risentiti i lineamenti del volto; tutti -gli arnesi ch'ei toccava o trattava, son di tal peso, che tu diresti -esser egli stato di sovrumana natura. Ma il cranio che mostrasi ad -Alx, e fu dai canonici conservato in una custodia d'argento indorato, -è egli veramente quel di Carlomagno? La sua straordinaria grandezza -dimostra ch'esso appartener non potè se non a un gigante<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. -A que' tempi la forza del corpo molto entrava nella potenza morale -d'un capo; onde è che Pipino, a farsi perdonar la sua picciola statura, -e la grossa sua corpulenza ebbe bisogno di abbattere un lione -in furore, dopo di che il soprannome di Breve<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> non fu più tolto -per ischerno, e il re de' Franchi mostrar dovette ch'ei possedeva la -forza e la vigoria necessaria a sostenere il comando. -</p> - -<p> -Per le canzoni eroiche intorno la puerizia di Carlomagno, egli ebbe -dunque la forza e la vigorìa di suo padre, e la bella statura di -Berta, la nobil figlia della Germania; sua madre gli trasmise quell'impronta -di maschia bellezza e quella maestosa ed altera statura -che la tradizione gli diede, ond'è che quando la cronica di san -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -Dionigi descriver vuole, sull'autorità di Turpino, la figura di Carlomagno, -gli dà tutte le forme e tutta la possa d'un gigante. «Uomo -era di gran corpo e statura; alto sette piedi de' suoi; avea rotondo -il capo, gli occhi grandi e grossi e sì ardenti che quand'era -in collera scintillavano come carbonchi; grosso e diritto il naso, ed -alquanto elevato nel mezzo; neri i capegli, la faccia colorita ed allegra. -Era di sì gran forza che stendeva, come niente fosse, tre ferri -di cavallo insieme uniti, e levava in palma di mano da terra in aria -un cavaliere armato. Con la sua spada Gioiosa ti tagliava netto un -uomo a cavallo coperto di tutt'armi. Era ben proporzionato in tutte -le sue membra; e il cingolo suo era lungo sei spanne, senza i lembi -della coreggia che pendean fuor del fibbiaglio.» Tale si era la -persona del gran Carlo. Egli e Carlomanno furono amendue incoronati -nel medesimo giorno, l'uno a Noyon, l'altro a Soissons, e le -acclamazioni dei Franchi confermarono il partimento che fece Pipino -dell'eredità sua, ma esso non piacque altrimenti ai due fratelli, i -quali non mai fermamente si accordarono intorno all'amministrazione -delle terre loro. I cronisti passano sotto silenzio le protestazioni -o le opposizioni che sorger poterono tra' fautori de' Merovingi, -nè oramai più si trovano che lievissime tracce della famiglia di Clodoveo, -così sacra com'era tra i Franchi; i cronisti, tutti dediti alla -schiatta di Pipino, più non ne parlano, ovver gittano sol qualche parola -in segno di dispregio ad annunziar la fine di Childerico, o d'alcun -altro dei rampolli di questa famiglia reale; nuovi interessi sottentrano -agli antichi, e le prime affezioni se 'n vanno. -</p> - -<p> -Intanto ecco scoppiar una guerra, che ricorda in certo modo i -diritti de' Merovingi, ed è quella d'Aquitania. Nel mezzodì s'era infatti -più particolarmente che altrove, conservata l'affezione pe' figli -di Clodoveo; i primi di quei duchi aveano avuto Cariberto re di -Tolosa e figlio di Clotario II, per antenato, nè mai s'era interrotta -la successione, e uscito n'era quell'Eudi stesso che combattè sì valorosamente -i Saraceni, ed a cui fu figliuolo quell'Unaldo o Unoldo, -il quale, insiem con gli Aquitani, fece accanita guerra a Carlo Martello -quando tentar volle d'assicurarsi la corona; guerra non di -schiatta solo contro schiatta, ma sì ancor di dinastia contro dinastia. -Pipino invece tenne l'arte di gittar la discordia in quella famiglia, -e la sanguinosa istoria di Atone e d'Unaldo, rende ancor testimonio -dei modi che tennero i Carolingi verso i Merovingi d'Aquitania, da essi -fatti tonsurare e monacare a simiglianza del terzo Childerico. Se non -che, alla morte di Pipino, Unaldo esce tutt'a un tratto dal suo monastero -e rizza lo stendardo a proclamar l'independenza dell'Aquitania, -sperando col passaggio d'un regno all'altro di far rivivere i diritti -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -d'un Merovingio ridotto allo stato monacale. La qual sedizione dovette, -senza dubbio, esser duramente repressa da Carlo, però che assecondar -essa poteva le pretensioni dei discendenti di Clodoveo nella -Neustria. Egli convocò un parlamento, a cui intervennero suo fratello -Carlomanno, i conti, i fidi leudi ed i vescovi, e fu deliberata -la guerra, importando egualmente ai due fratelli di comprimere le -idee che favorir potevano il ritorno e la podestà dell'antico lignaggio. -Passaron indi entrambi uniti la Loira, ma poi entrati, lungo il -cammino, in discordia fra loro, a cagion che niun dei due era contento -della porzion sua di eredità, Carlomagno, che vuol maggioreggiare, -si riman solo a guida della spedizione, e Carlomanno si ritira -insieme co' suoi. Ecco dunque i Franchi nelle provincie del Mezzodì, -ridurre ad obbedienza le antiche città, i municipii romani o le campagne -soggette ai vescovi visigoti. Gli Aquitani furono vinti da questi -leudi germanici, e da questi bene armati e bene montati Austrasiani. -</p> - -<p> -A simiglianza di Carlo Martello, Carlomagno corre l'Aquitania da -un confine all'altro, e vien sino alla Dordogna, e la città di Fronsac -che si vede su quelle alture, è una delle sue edificazioni, fatta a -mantenere il dominio franco sui popoli meridionali, che quando tener -volevasi il piè sul collo ai vinti si rizzavano castella e fortezze. -Le città meridionali degli Aquitani godevano di maggior civiltà che -non quelle brumali del Reno e della Mosella, e il passaggio di Carlomagno -in Aquitania fu contrassegnato da carte e diplomi a favor -delle chiese e dei monasteri; di colà ci venne anzi fino in Guascogna, -terra de' Pirenei, che fu allora da lui data in feudo a un -signore indicato sotto il nome di Lupo, uscito, dicon le croniche, -dalla stirpe merovingica e nipote del duca legittimo, il quale si fece -di volontà sua vassallo di Carlomagno, consegnandogli per pegno -della sua fede il proprio zio Unaldo, ch'era venuto a cercare un -rifugio in que' monti, e così, dicon le leggende, l'agnello fu divorato -dal lupo. -</p> - -<p> -Più non ebbe quindi contrasto la sovranità di Carlomagno in Aquitania. -Un romanzo quasi contemporaneo per titolo Filomena, racconta, -con belle avventure, tutte le conquiste meridionali di Carlomagno, -cui mescola spesso e confonde con Pipino, e massimamente -nell'assedio di Carcassona. In questa Filomena abbiamo un miscuglio -di realità e di finzione, chè l'immaginazion dei trovatori del -Mezzodì avea gran campo nel racconto delle grandi gesta di Fier -Braccio, e Carlomagno divenne l'eroe delle leggende meridionali, e -insieme delle canzoni eroiche del Nord. -</p> - -<p> -Le guerre oltre la Loira, sono anch'esse personificate nel romanzo -dei <i>Quattro figli d'Amone</i>, antica espressione delle avversioni tra -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -le razze del Mezzodì e quelle del Settentrione. Rinaldo di Montalbano, -la cui storia si fece di poi tanto popolare, era figliuolo d'Amone, -della famiglia meridionale di Dordogna. Amone viene alla corte -di Carlomagno co' suoi quattro figli Rinaldo, Ricciardetto, Alardo e -Guicciardo, per fargli omaggio, senza dubbio, come duchi d'Aquitania. -Rinaldo giuocando agli scacchi<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> spacca la testa con uno scacco -a Bertolotto nipote o bastardo di Carlomagno, onde tosto è intimata -la guerra, e il re furibondo convoca i paladini; e Ivone, duca di -Guascogna, prende a difendere il duca Amone, nel suo feudo della -Dordogna; in quella forma che Lupo pigliò già per poco la difesa -d'Unaldo. Quante meraviglie nell'assedio di Montalbano, dove la -schiatta meridionale fece tanti prodigi! I figliuoli d'Ammone son -tutti colà entro chiusi; trasportativi sul rilucente suo dorso dal -nobil destriero Bajardo, e si apparecchiano alle difese, magnanimi -e prodi come sono. L'assedio di Montalbano è lungo e notabile -per le sue vicissitudini, da ogni parte di questo poetico racconto -scritto dalla razza meridionale, traspar l'odio contro Carlomagno, -uomo del Nord che viene ad imporre il suo giogo alle nobili città del -Mezzogiorno. Il romanziero quindi lo rappresenta qual uom vendicativo, -ridicolo, in balia al capriccio de' suoi baroni ed al dispregio -de' figli suoi, tanto che ti par non già d'essere a' tempi della nascente -grandezza della schiatta carolina, ma sì a quelli del decadimento -suo e della sua ultima ruina sotto Carlo il Semplice. -</p> - -<p> -La canzone eroica intorno ad Ivone di Bordò appartien pur essa -all'epopea delle guerre d'Aquitania e di Guascogna. La cronaca -spesso non toccava che un motto appena, non facea che un arido e -steril racconto di questa o quella guerra; la canzone eroica all'incontro -raccontava tutte le geste della cavalleria, e raccoglieva mille -tradizioni in un fascio. Il romanzatore non curasi dell'esattezza dei -fatti o del colore degli avvenimenti; egli inventa, orna e cinge -di leggende d'oro l'immagine di Carlomagno, il cui nome risuona -per più secoli dopo. I cartolari delle badie si contentan di dire: -«Re Carlo venne ad abitar le celle nostre nelle feste di Pasqua o -di Natale, e vi celebrò le solennità della Chiesa». Le canzoni eroiche -ci danno a conoscer la vita delle caccie, delle corti plenarie, il -tumulto delle battaglie, l'intima condizione di quella società fuor -delle solitarie mura dei chiostri. -</p> - -<p> -Dato termine alla guerra d'Aquitania, Carlomagno fa ritorno nelle -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -sue città dei Reno e della Svevia, dimora sua gradita; non così Parigi -dov'egli mai non abita, e passa indi rapidamente a Compiegne. -Le sedi a lui più care sono alcune grandi mense o tenute regali -nelle diocesi di Giulieri, Seltz, Vormazia, Magonza; e visitar gli piace -i fiumi della Schelda, del Reno, della Mosella e del Meno<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>, e le foreste -delle Ardenne e delle Montagne Nere. S'ei tiene gran corte o corte -plenaria il fa sempre nella Germania; la Neustria fu sol per poco -porzion del retaggio suo, perpetua è la confusione del patrimonio -ereditario tra lui e Carlomanno; nessuna esattezza nè distinzione. In -una di tali corti plenarie fu trattato del matrimonio di Carlomagno -con una delle figliuole di Desiderio re dei Longobardi, poichè al -par di Carlo Martello, di Pipino, Carlomagno anch'esso non ha -una moglie sola; sposato già ad Imiltrude, di franca origine, egli -abita con essa i palazzi, le ville, e nondimeno Berta sua madre -vuol dargli in moglie Desiderata, figliuola di Desiderio re de' Longobardi. -L'unità del matrimonio ancor non è di domma fra quegli -uomini violenti, che pigliano, a grado delle loro passioni, una o più -compagne; e non è raro vederne tre o quattro nei palazzi de' leudi, -argomento ai solenni rimproveri che loro indirizzano i papi, custodi -come sono della santità e della purità dei costumi. -</p> - -<p> -In questo trattato di nozze con Desiderata certe ragioni di materiale -interesse entravano nella gagliarda opposizione che fecero i -papi all'imeneo di Carlomagno con una figlia di Lombardia. Vero -è che Desiderio non erasi, ad esempio degli altri re de' Longobardi, -chiarito inimico della santa sede, ma pur facendosi alteramente suo -protettore, non avea lasciato d'impor certe condizioni al papato; e -oltracciò Stefano III, che sedea sul soglio di san Pietro, con ribrezzo -vedeva la congiunzion delle due monarchie franca e longobarda, -in questo parentado. E chi fu il difensor di Roma, allorchè -il papato, assalito dalle forze de' Longobardi, manifestò i suoi -pericoli al mondo cristiano? Non altri che Pipino co' suoi leudi di -Austrasia e di Neustria, che varcate le Alpi co' gravi loro cavalli, -furon tosto, per ragion di conquista e per la forza dell'armi, signori -delle città di Lombardia. -</p> - -<p> -La sovranità temporale dei papi, venia lor parimenti da Pipino, il -quale, in contraccambio, avea da essi ricevuto il titolo di patrizio di -Roma; ed ora, se il re franco e il re longobardo collegavansi con -un matrimonio, il pontificato non avrebbe avuto più chi il proteggesse -e vendicasse, e questo era ciò che profondamente affliggeva -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -Stefano III, onde quand'ei seppe l'andata di Berta a Pavia e a Ravenna, -affrettossi di scrivere a Carlomagno: «Sappiate<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>, o gran re, che -ella è cosa empia pigliare altra moglie, oltre quella che avete; vi sovvenga, -eccellentissimo figliuolo, che il nostro predecessore di santa -memoria, fece istanza col padre vostro affinch'egli non ripudiasse -vostra madre, e che Pipino anche aderì alle istanze sue. Sarebbe invero -cosa lacrimabile che la nobil nazione dei Franchi, si lasciasse -corromper dalla perfida e puzzolentissima gente dei Longobardi, la -quale non si conta pur nel numero delle nazioni, e da cui certo è esser -nata la stirpe dei lebrosi<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>... Or qual comunione vi può essere -tra la luce e le tenebre, tra il fedele e l'infedele? Pigliatevi, ad esempio -degli illustrissimi e nobilissimi re della stessa vostra patria, una -bella moglie della nobil gente dei Franchi, e pigliatela per amore, -rinunziando a mescolare il vostro sangue con le nazioni straniere. -Così fece l'avolo vostro, così il bisavolo, e così il padre, che mai -non vollero menar moglie fuori del regno». -</p> - -<p> -Stefano III, manifesta continuamente le sue paure, in una sfilata -di lettere indiritte ai grandi, a Carlomagno ed a Berta, già scesa in -Italia, che persiste pur sempre nel suo disegno di parentado con la -stirpe longobarda, come nodo di pace fra loro, e le pratiche sono -già sì innoltrate che non si può tornar più addietro. Desiderio altro -non è che un vassallo, e Carlomagno è ben contento ch'ei lo -mostri con pubblici omaggi, e già vede in fantasia risplender sulla -sua fronte la corona di ferro; Desiderio non ha figli maschi<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>, e -sarà suo successore. -</p> - -<p> -Desiderata divien dunque, a dispetto del papa, la seconda moglie -di Carlomagno, e poichè dispiacer non vuole al potentato de' Longobardi, -di cui suo figlio ha bisogno, si fa mediatrice d'accordo tra -Stefano III e Desiderio. I Longobardi, già s'erano, all'uso lor soldatesco, -dalle città di Milano e Pavia precipitati sul territorio romano, -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -avevano occupata la Pentapoli, ed eran quasi alle porte di Roma. -Stefano ha quindi ricorso a Carlomagno, perch'egli faccia rispettar la -donazione di suo padre a Roma ed a san Pietro; e Carlomagno porge -benigno orecchio alle preghiere di Stefano III, e fa che Desiderio, -per mezzo di arbitri da lui mandati, debba contentarsi del regno di -Lombardia, e rispettar la donazione di Pipino, non avendo egli ragione -alcuna sul dominio di San Pietro. «Questo accordo assicura a -Carlomagno la preminenza in Lombardia in uno ed in Roma; patrizio -della città eterna e protettor dei papi, egli è altresì il signor sovrano -del re dei Longobardi, e al primo atto di fellonia di costui potrà -scender dall'Alpi, per fargli batter la guancia della temerità sua. -Egli è già re dei Franchi, già alto signore dell'Aquitania, e presto -anche l'Italia diverrà una pertinenza della sua corona. -</p> - -<p> -Da Imiltrude, sua prima moglie, avea già Carlomagno avuto un -figliuolo per nome Pipino, quand'ebbe a menare in seconda moglie -Desiderata, che varcò le Alpi in compagnia di Berta, e fu da essa -condotta in una delle regie ville nella foresta delle Ardenne. Ora in -queste ville risedevano ordinariamente i re franchi e i prefetti del -palazzo, ed erano, come a dir, masserie ben coltivate, sparse in mezzo -a paesi incolti, e formavano i redditi principali della corona, amministrate -da maggiordomi secondo la forma romana e le consuetudini -dei coloni naturali delle Gallie. Quali di siffatte masserie -appartenevano ai monasteri, alle badie, ai vescovadi, e quali al re; i -leudi, i conti ed i duchi ne avean pure di ragguardevolissime, ed -ogni uom d'armi possedea la sua terra lavorata a profitto suo dai -coloni. -</p> - -<p> -Se non che presto questa Desiderata venne grandemente a noia di -Carlomagno, o fosse per quanto il papa gli avea detto intorno alla -volubilità ed ai vizi della gente longobarda, o fosse per memoria del -suo primo imeneo con Imiltrude. Che che ne sia, fatto sta che sei -mesi dopo appena, egli già intona di volerla ripudiare, senza rispetto -alle rimostranze di Berta, come se il sangue de' Franchi parlasse -contro quel de' Longobardi, e l'uomo del Nord ripugnasse dal viver -congiunto alla donna che nacque a Milano. Ei caccia dunque alla -fine Desiderata, e quasi ad un punto si fa marito a una donzella -della Germania di nome Ildegarda; sì che all'età di ventinove anni -egli ha già, tra ripudiate e sposate, tre mogli, nè fa caso alcuno dell'unità -matrimoniale. Indarno Stefano gli rinfaccia i suoi adulterii, -che egli sostiene fermamente questa riotta contro il moral dettame del -papato; siamo in tempi che le passioni tuttavia trionfano, e la Chiesa -non è ancor freno sufficiente per uomini carnali che tutto si fanno -lecito nell'ebbrietà della vita. E che importa a Carlomagno del -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -minacciar di Desiderio? Egli saprà ben farlo stare a segno. Intanto -tutti i malcontenti vanno a cercar rifugio a Pavia od a Ravenna, -nè sì tosto questo o quel leudo ha, per suo peggio, rizzato bandiera -contro i Carolingi, passa le Alpi, e va a trovar il re longobardo -per chiedergli aiuto. Or bene, la corona di ferro inchinar si dee innanzi -alla corona del re de' Franchi, poichè fino a tanto che quest'ultimo -ciò non ottenga, non vi sarà più nè pace nè tregua per lui; -e' si vuol rimuovere questo pericolo con una spedizione oltre l'Alpi. -Unaldo o Unoldo stesso, l'ultimo duca d'Aquitania, è ito a cercar un -rifugio a Pavia, mentre Desiderata anch'essa corre a querelarsi alla -corte dei Longobardi dell'oltraggio ch'ebbe dai Franchi e dal re loro. -</p> - -<p> -La monarchia cadde, a questi tempi, tutta nelle mani di Carlomagno -per la morte quasi subita di Carlomanno. E' non v'ebbe mai -nessuna intimità tra' due fratelli, nè mai fu ben determinata tra loro -la divisione del paterno retaggio, chè anzi i diplomi stessi attestano -una gran confusione nei termini dell'autorità loro; amendue -regolavano in comune l'amministrazion delle terre del Reno, della -Mosella, della Senna e della Loira, e nei tre anni ch'ebbe a regnar -questa confusione, saper non è dato se la Neustria o l'Austrasia fosse -piuttosto dall'un che dall'altro governata. Carlomanno passò di vita -in una villa reale chiamata di Samoucy, nella diocesi di Laone, giovanissimo -ancora, dicendo la Cronaca che appena avea compiuta l'età -di ventun anno. -</p> - -<p> -Lasciava Carlomanno due figli pargoletti, ma gli succederanno essi -nel regno? Se ancor durato avesse la legge di successione sacra già -tra' Merovingi, i due fanciulli avrebbero, come tante altre volte si -vide negli annali dei Franchi, ereditato in comune il paterno retaggio; -ma i Carolingi, lignaggio nascente, non destavano ancora quella -religiosa pietà che già i figli di Clodoveo destavano nell'antica razza -dei Franchi, da poco uscita delle foreste; la forza gli aveva innalzati, -nè doveano la legittima consacrazion loro ad altri che all'opera dei -papi, all'unzione dei vescovi, e l'eredità non era ancor legge irrevocabile<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. -Carlomagno partecipò quindi, in una corte plenaria che -ei tenne a Valenciennes, la morte di Carlomanno a' suoi leudi, dopo -di che, agitando essi le loro lance, mossero, a guisa di conquistatori, -alla volta delle Ardenne, e piantarono i loro alloggiamenti nella real -tenuta di Carbonac, a poca distanza da Samoucy dove Carlomanno -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -era uscito di vita. All'aspetto di questa massa di gente, i conti, i -vescovi e gli abati di quel regno, vennero a far omaggio a Carlomagno, -e senza troppo guardare alle ragioni dei due fanciulli, inetti -com'erano a regnare ed a condurre i leudi alla guerra, furono, siccome -gli ultimi de' Merovei, destinati a vivere ed a morire nel chiostro, -serbata lor la tonsura, simbolo dello spirituale servaggio; chè -tra loro, chi più non avea lunghi e ondeggianti i capegli come la -criniera dei nobili corsieri delle foreste germaniche, non poteva esser -nè re nè conte mai. Gerberga, la vedova di Carlomanno, passò le -Alpi, e venne anch'essa a cercar rifugio presso i Longobardi, temendo -la condanna del chiostro e le persecuzioni di Carlomagno divenuto -re di tutta la nazione dei Franchi. Eccetto alcuni pochi che -rimasero fedeli a Carlomanno, e seguirono oltremonti la regina Gerberga, -tutti i possessori delle terre, i conti, i vescovi e gli abati fecero -omaggio al nuovo signore. -</p> - -<p> -Di quivi ha principio, propriamente, il regno di Carlomagno, poichè -d'indi in poi si vengono spiegando le grandi conquiste e l'ordinamento -politico dello stato, altro non essendovi, sino alla morte di -Carlomanno che qualche editto sciolto e qualche diploma di donazioni -al chericato. Così, a mo' d'esempio, un diploma di Carlomagno, dato in -Aquisgrana agli idi di gennaio, fa una donazione al monastero di San -Dionigi, e un degli idi di febbraio concede alla chiesa di Metz certe -franchigie, e l'esenzione da ogni regia giurisdizione; innanzi la sua -morte, Carlomanno conferma le immunità della chiesa di San Dionigi; -alle calende d'aprile Carlomagno accresce i privilegi al monastero di Corvia, -e conferma quelli tutti della badia di Sithieu, o San Bertino. Ben -si vede che la stirpe di Pipino ha bisogno del sostegno della Chiesa -per far confermare la sua regia dignità, e si collega co' papi, bisognosa -com'è di quel religioso carattere, che la Chiesa solo può dare. -Donde tanta sollecitudine per tutti gli argomenti che riguardano il -cristianesimo e il pontificato, chè Carlomagno vuol essere il figliuol -diletto di Roma prima d'essere imperadore romano, e amicarsi il pontificato -perch'ei n'ha d'uopo a compiere il suo vasto disegno d'impero, -e a quella guisa che Pipino erasi conquistato il papa per farsi -re, così Carlomagno gli porge la mano per farsi imperatore. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span></p> - -<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE CONQUISTE.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — I compagni di Carlomagno secondo -le cronache. — Bernardo. — Orlando. — Rinaldo. — Uggero il Danese ed -altri. — La baronia secondo le canzoni eroiche. — Gli eroi de' poemi epici. — Franchi. — Borgognoni. — Aquitani. — Bretoni. — Austrasii -e Neustri. — Ordinamento -militare. — Prese d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il -bottino. — Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. — Armature. — Cognizioni -di Carlomagno. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -771 — 780. -</p> - -<p> -In questa società tutta armigera non v'è quasi spazio tra la puerizia -di Carlomagno e le sue conquiste; non sì tosto egli si sente forte -abbastanza, entra in lizza, non sì tosto ei possiede un po' di vigoria -e di scienza militare, ei le pone in opera per accrescer di nuovi -popoli il suo retaggio. E non è già senza grande studio e fatica -ch'ei giunge a farsi conoscer degno discendente di Carlo -Martello e di Pipino il Breve; entrambi questi capi avean principato -col rendersi famosi per le geste loro, e Carlomagno anch'esso pagar -dee il debito suo, e gli convien conquistare, e reprimere e ributtare -le invasioni altrui, chè la stirpe carolingica non è ancor tanto antica -da potere scioperarsi in ozio molle come i Merovei. Ond'è che -appunto niun intervallo v'ha tra la puerizia di lui e la guerra contro -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -gli Aquitani, poichè egli non avea più di trentun'anno quando calò -dalle Alpi a conquistare il regno dei Longobardi<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. -</p> - -<p> -Se non che Carlomagno si trova avere in mano forze assai più -ragguardevoli che non i deboli re della schiatta merovingica, i -quali appena regnavano sopra frazioni di popoli, essendovi a' tempi -loro re d'Austrasia e di Neustria, e altri capi che governavano l'Aquitania -e la Borgogna, e la guerra civile struggeva la forza di quelle -razze, che si premevano e incalzavano senza traboccare al di fuori, -e il sangue scorreva a fiumi in quelle guerre di famiglia contro -famiglia e schiatta reale contro schiatta reale, sì che i tempi dei -Merovingi rinovavan l'esempio delle guerre fra tribù erranti sulla -terra ch'elle si contendean fra loro. Carlomagno si trova in condizione -più agiata; egli ha tutte raccolte sotto il suo freno le sparse membra -della gran famiglia de' Franchi; Carlomanno, che avea una parte -del retaggio, è morto anch'esso, ed egli s'è impadronito de' suoi -dominii; non vi sono più re, nè capi fra i Neustri, i Borgognoni o gli -Aquitani che contrastar gli possan lo scettro; ognuno che ha nome -di Franco muove sotto le insegne sue; egli è di tutti capo, di tutti -supremo signore, ed ei pone suoi Conti a governar que' paesi, i -quali senz'alcuna renitenza ubbidiscono<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. Carlomagno, or ch'egli è re -solo di tutti, ben sa che gli è d'uopo impiegar continuamente la nazion -bellicosa ch'ei regge; se non la guidi alla conquista essa userà -la forza sua nella guerra civile, non altramente che fece già sotto -i Merovei; sono uomini valorosi ed ardenti, che vogliono esser -condotti attraverso di fiumi e di monti su nuove terre, onde por -debbe ogni studio, ogn'arte sua a scagliare i suoi compagni d'armi -sui popoli e sui territorii vicini, però ch'ei saziar li dee di preda, -di terre, di dominii, a evitar ch'ei si divorin fra loro. -</p> - -<p> -In opera sì difficile e lunga come questa è, Carlomagno non può -far da sè solo, onde sotto lui ed intorno a lui s'aggroppano capi e -conti esperti in guerra; impossibil sarebbe ad un sol uomo imprendere -ad eseguir tante cose, ed intorno a ogni grande intelletto, vediamo -uomini di seconda schiera, che son come la mano e il sostegno -dell'opera sua. Ora, da due fonti attigner si dee, per chiarire le -imprese dei conti che seguiron Carlomagno nelle lontane sue spedizioni, -e son le cronache e le canzoni eroiche. Le prime così sterili -come sono in sostanza, ricordano appena qualche nome proprio, e -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -Carlomagno è quel solo ch'ivi muove e si agita per le battaglie, siccome -<i>principio e fine</i>; Eginardo non cita più che tre o quattro -prodi che fan corteggio al suo signore, e se il monaco di San Gallo -offre qualche più prezioso documento, si è perchè questa cronaca fu -scritta sulle tradizioni e sulle canzoni eroiche medesime. La seconda -delle fonti da me accennate, sono a proprio dire i grandi poemi di -cavalleria in cui trovansi in copia nomi propri, e famiglie e baroni -che aiutarono, tradirono o esaltarono Carlomagno; ivi il principe -non è mai solo, ma circondato dal consiglio de' suoi leudi, de' suoi -guerrieri: consigliasi con loro, nè mai muove alla battaglia se non -dopo la deliberazione di tutta l'alta sua corte, e ci son famiglie -intere che si danno alle gesta eroiche, o al tradimento. Cotesti racconti -fanno di questo modo muovere intorno a Carlomagno una -moltitudine di conti e di baroni che gli servono di corteo. -</p> - -<p> -Nelle cronache maggiori sono citati parecchi nomi di paladini, -Orlando primo di tutti; esse il fanno conte, soltanto, e guardiano delle -marche di Bretagna, e gli danno il nome di <i>Rudlando</i><a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, e dicono -ch'egli era un uomo di gran gagliardia; a lui è commesso più volte -di ridurre al dovere il popolo di Bretagna, e muore a Roncisvalle<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>. -Nelle cronache si parla pure d'un conte di nome Bernardo<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>, zio di -Carlomagno, paladino esperimentato e dotto in guerra, a cui il nipote -affida il comando d'una parte dell'esercito che cala in Italia -contro i Longobardi, e suo fu il consiglio di partirlo in due schiere, -l'una da scendere pel Monte Cenisio, l'altra pel monte di Giove nel medesimo -tempo. V'è altresì parola d'un altro paladino di nome Rinaldo -o Regnoldo<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>; ma ei si rimane oscuro, senza niente avere che suggerir -possa al pensiero esser egli il <i>Rinaldo</i> di <i>Montalbano</i> delle antiche -leggende poetiche. -</p> - -<p> -Sono pur dalle cronache nominati fra i conti di Carlomagno, un -Amberto ch'esse fanno conte di Bourges, ed a cui sostituiscono Stormino; -un Abbone o Alboino, conte di Poitieri; un Guibaldo, conte di -Perigueux; un Ittieri di Chiaramonte; un Bollo di Puy; un Orsone che -piglia il governo di Tolosa, un Amone d'Albi, un Roardo di Limoges; -i quali tutti dovevano esser uomini di grande affare, e di valentia, -da che Carlomagno partì fra loro il governo delle Aquitanie. Finalmente -il monaco di San Gallo ci ha conservato alcune tracce della -vita di Uggiero il Danese, un di quei capitani nati senza dubbio fra -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -le nazioni scandinave, che vennero ad offerire il braccio loro a Carlomagno. -A quanto ne dice il cronista di San Gallo, quest'Uggero, -fuggitivo, ricoverossi tra i Longobardi, temendo la presenza e il -corruccio dell'adirato suo signore. -</p> - -<p> -Tutte queste narrazioni delle cronache son povere di nomi propri, -e spoglie, in generale, di grandi caratteri storici. Così non è delle -canzoni eroiche, nelle quali anzi spiegasi tutta la pompa delle epopee -carolingiche, e intere famiglie di baroni risplendono. Il semplice conte -Orlando delle cronache diventa ivi quel valente paladino che scuote -i monti e affetta i giganti saraceni, con Rinaldo di Montalbano allato -e la famiglia del vecchio Amone nel suo castello di Dordogna, -e con Uggero il Danese, anch'esso grande ammazzator d'Infedeli. -Poi tu vedi comparir Guglielmo Corto naso<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>, Garino il Loreno, Lamberto -il Corto, Gualtieri di Cambrai, e già si mostrano i Bracci di -ferro, le Lunghe Spade, i Girardi di Rossiglione<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> e gli Amerighi -di Narbona. I quali baroni tutti si accerchiano intorno alla gran -figura di Carlomagno, lo servono coi loro consigli, colla forza del -loro corpo, col valore del braccio loro, nè possono andar separati -da questo signor sovrano, di cui formano, come a dire, l'aureola. -</p> - -<p> -L'idea dei dodici baroni che risiedono alla corte di Carlomagno, -è, si vede chiaro, posteriore al suo regno; noi la troveremo da per -tutto nelle canzoni eroiche, ed è un anacronismo che rinasce a ogni -poco. Il titolo di barone altro non può quivi significare che un -capo di quelle famiglie, o d'alcuna di quelle nazioni che si aggreggiano -intorno al trono dei carolingi. Ci sono Borgognoni, -Aquitani, Franchi della Neustria e dell'Austrasia; paladini che abitan -le rive del Reno, della Loira, della Garonna, della Dordogna, -e già regnano le antipatie di razza, e i Maganzesi non possono -patir gli Aquitani. I Franchi sono anch'essi fra loro divisi per -certe lievi disparità di costumi e di consuetudini, le quali trapelano -dai canti e dai romanzi di cavalleria che ci narran le gesta dei -paladini di Carlomagno. E quanto tempo ci volle per cancellar queste -lievi disparità fra razza e razza, fra popolo e popolo! -</p> - -<p> -Fra gli uomini prodi e valenti, fra i paladini di Carlomagno son -misti i traditori e felloni, e poichè ogni affetto dell'anima vuol essere -personato, questi ultimi appartengono alla famiglia maganzese, -al lignaggio dei Ganelloni, o alla razza guascona di Olderigi, di cui -tanto suonano le canzoni eroiche. A quel modo che si magnificarono -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -le vittorie di Carlomagno, così scusar si vollero le sue sconfitte; -chè quando un grande nome risplende sulla terra, i disastri che gli -succedono, non sono mai, per opinion dei popoli, procedenti da -cause naturali, ma sì da fellonia e tradigione. La conquista del regno -de' Longobardi, è tanto rapida, tanto intera da non lasciar punto -supporre che tradimento umano ci avesse luogo; in sei mesi i Franchi -passan le Alpi, e tutto è finito; all'incontro nella guerra oltre i Pirenei, -dove accadde la funesta rotta di Roncisvalle, le canzoni eroiche ti -schieran da bella prima dinanzi tutta la famiglia dei paladini leali, -di quei prodi e valenti che combatterono a fianco dell'imperatore; -poi, dopo questa nobile schiera, vengono i felloni, coloro che vendono -gli eserciti, e sono, come dissi, rappresentali nella persona di Ganellone. -Il pio arcivescovo Turpino è il cantore di tutta questa epopea; -egli si mescolava fra' combattenti, armato di mazza, poichè, -cherico qual era, non dovea versar sangue; pugnava, orava, confessava -vero simbolo del chericato, tal quale a noi lo additano le leggi -di quei tempi e i capitolari. -</p> - -<p> -I compagni d'armi di Carlomagno pigliano tutti il nome di -Pari e Baroni dell'imperatore; i poemi dei trovatori confondon -pur sempre le date; scritti come furono nel secolo duodecimo, e -nel decimoterzo, verso i tempi di Filippo Augusto e del suo successore, -essi portan l'impronta delle instituzioni dei secoli in cui furon composti. -Nè sotto Carlomagno, nè sotto alcun de' Carolingi vi ebbero mai -pari, nè ancor nato era il baronaggio insiem col feudo dipendente<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>, -nè ci eran pari laici, perchè ancor non v'erano nè duchi -di Normandia, di Guienna o di Borgogna, nè conti di Sciampagna, -di Fiandra e di Tolosa; nè tampoco ci eran pari ecclesiastici, perchè -la gerarchia degli arcivescovi e dei vescovi non s'era punto ordinata -nelle condizioni feudali. I trovatori, col trasportar le idee di -un tempo in un altro, facevano, sott'altre forme, lo stesso che i miniatori -delle immagini, i quali abbigliavano coi vestimenti del secolo -in cui viveano essi medesimi, personaggi del Vecchio e del -Nuovo Testamento. Laonde il titolo di barone o di pari nelle antiche -conquiste dei Carolingi, non dee interpretarsi se non nel senso -di compagno d'armi del capo signore<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>, nè il conte Orlando fu -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -altrimenti un pari del re, com'ebbe ad essere il duca di Normandia -sotto san Luigi e sotto Filippo il Bello, ma un <i>graff</i> di origine -germanica o bretona alla foggia dei Franchi di Clodoveo e dei -Merovingi. Carlomagno raccoglieva sotto il suo freno le tribù franche -tutte quante: Borgognoni, Neustri, Austrasii, Bretoni, Aquitani, e -ognuna di queste razze era rappresentata da alcuni particolari eroi, -divenuti poscia i soggetti dei poemi epici e nazionali. -</p> - -<p> -Ragguardevoli erano tutte queste forze in mano di Carlomagno; -e quanto alle prese d'armi, facevansi esse tumultuariamente dopo -qualche deliberazione delle corti plenarie; però che a due tempi dell'anno, -Natale e Pasqua, il capo signore dava una specie di militar -convegno a tutti i capi della nazione o franca o romana, conti o -vescovi che essi fossero: a Natale deliberavano intorno alle leggi -generali, a Pasqua concertavano le spedizioni lontane della primavera -e la conquista di questa o quella uberifera terra, come dir la -Sassonia, la Lombardia, la Spagna. Tutta quella generazione non -aveva altra passion che la guerra; lo squillo della tromba saltar -li facea come destrieri; i paladini non potevan più contenersi nelle -lor grosse e murate torri; chi parlava lor di conquiste era il bene -ascoltato: onde il rinomo di Carlomagno a lui tutti tirar doveva i -capi dell'armi, i conti bramosi di nuovi dominii; anche i leudi più -lontani accorrevano alle sue chiamate. Tutto questo facea che le forze -sue fossero superiori di numero a quante altre gli erano opposte; -chi seguiva le sue bandiere, chi accorreva allo squillo delle sue -trombe era certo di guadagnar qualche terra, era certo della vittoria; -e però a lui correvano in frotta; Carlo Martello e Pipino -avean lasciato alto grido di sè, e il figlio loro ancor più l'innalzava. -Fin dal principio del suo regno egli spiegava la medesima -attività, la medesima militar sapienza dell'avolo e del padre, onde -tutti in lui s'affidavano, ed egli guidava i vecchi commilitoni che -avean guerreggiato sotto Pipino, e i veterani che avevan veduto Carlo -Martello; la razza degli Austrasii mostrava d'aver conquistata una -potentissima superiorità sa tutta la famiglia dei Franchi; essa durava -nella sua prepotenza, e Carlomagno appariva come il simbolo di quella -vigorosa famiglia: sì che appena egli fa la chiamata, tolti si affollano -intorno a lui, alle sue bandiere, a' suoi pennoni, alla sua orifiamma, -e i suoi capitani sono uomini anch'essi il cui nome suona -lontano. -</p> - -<p> -Nè questi capitani e uomini d'armi chiedono paga di sorta alcuna, -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -chè la guerra in loro è natura: e nessuno ha bisogno di scriversi -per aver sussidio in denari o soldi d'oro, chè tutti si forniscono -e armano a proprie spese<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>. Il capo supremo ascende l'Alpi, e di -colassù dice a' suoi soldati: «Ecco terre nostre! avanti!» e queste -parole maggior animo infondono che non la speranza d'una paga o -d'un'agiatezza regolare. Così fan sempre i Barbari, e così a loro -imitazione i capitani venuti in tempi di eccezione e di fanatismo! -</p> - -<p> -Annunziata questa o quella spedizione, leudi e liberi compagni -tutti accorrevano, e assentivasi a quella al suon dell'armi ed allo -strepito dei carri. Debito era di chi possedesse alcuna terra d'accorrervi -alla più breve, ed indi i capitolari lo imposero per obbligo -indispensabile, e tutti coloro che possedevano alcun bene del fisco. -Le armi eran la cura principale dei conti e dei capi militari; con -esse ottenevano la vittoria, e però ben eran solleciti di dar loro tempra -forte; quanto ai monumenti d'arte, pochissimi ne abbiamo che -riferir si possano ad un'età sì remota, e le poche armature che ci durano, -in modo autentico provate dei secoli decimo ed undecimo, sono -in parte divorate dalla ruggine, quel dente distruttore dei secoli, -quella vecchiarda che lacera con l'ugne sue corpi che altri creduto -avrebbe non poter perire giammai. L'antiquario che fruga e cerca -il vero, ammetter dee che i Franchi tolsero quasi tutte le armi loro -dai Romani: infatti, quando una nazione barbara e conquistatrice -accostasi ad una gran civiltà, prima di tutto e ardentemente, accetta -di quella le armi omicide più raffinate e distruttive, e imita, -tosto e per bisogno, i modi perfezionati di uccidere e di conquistare. -</p> - -<p> -Cotesto si fu evidentemente uno dei primi studi dei Franchi nelle -Gallie; pigliavano la picca e il giavellotto in luogo della chiaverina -troppo corta; allo scudo rotondo della nazion loro preferivan -lo scudo romano, come più atto a coprire il corpo, e l'elmetto -insiem con la visiera, perfette armature sì ben congegnate che i -dardi non vi passavano, furon parimenti sostituite a quella specie di -berretto di cuoio bovino, del quale i Barbari armavano il capo. -Robusti di corpo, com'erano, accettaron pur l'uso del piastrone o -giaco di ferro, e la lunga ed aguzza spada, sì ben temperata che -la sua celebrità passava di generazione in generazione, e serbavasene -la genealogia fra le tende del campo. I Longobardi e i Greci conoscevano -anch'essi certamente queste armi formidabili, ma non -aveano a gran pezza i corpi giganteschi dei commilitoni di Carlomagno, -nè quella forza loro appena credibile, chè gli elmi del -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -decimo secolo pesan bene centoventicinque libbre, e a grande stento -ora sollevar possiamo con due mani quella spada che i paladini -maneggiavano come fosse una verga<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Portavano essi anche la mazza, -l'arma favorita dei cherici, perchè non versava sangue; le quali -mazze eran quasi tutte d'un tronco di cerro a nodi appuntati, e -talvolta tutte di ferro: con questa terribil arme alla mano l'arcivescovo -Turpino stramazzava gl'infedeli, e obbligavali a confessarsi -ed a ricevere l'assoluzione. -</p> - -<p> -I cavalli degli eserciti di Carlomagno erano di razza migliore -di gran lunga dell'altre d'Italia, di Spagna e d'Inghilterra, e quasi -tutti venivano tolti dai pingui pascoli del Reno, della Baviera e della -Germania. Grandi di corpo, di gagliardo aspetto, e' serbavano per -gran tempo la natía loro salvatichezza, come i tori ferocissimi delle -Ardenne; poi domati, venivan bardati di ferro, e difesi così dai dardi, -dai giavellotti e dalla punta delle spade; la vita del paladino era -congiunta con quella del suo destriero, così come la vita dell'Arabo -con quella del suo corridore; tutti questi cavalli aveano lor nomi, -a simiglianza del <i>Baiardo</i> dei quattro figli d'Amone; e quanta esser -dovea la forza di questo cavallo, se fu detto ch'ei il portò in groppa -tutti e quattro ad un tratto! Tutto ferro parean quelle osti a vederle, -splendean da lungi come l'incendio o la meteora, e la terra tremava -sotto i passi loro. -</p> - -<p> -Se non che questa forza era pur sempre indisciplinata e salvatica, -nè i popoli che ubbidivano a Carlomagno si sarebbono punto distinti -dai primi Franchi, se quegli eserciti non si fossero appropriata la gran -tattica dai Romani, ed è cosa irrefragabile che esso Carlomagno fu -costante imitatore di Roma non solo nell'ordinamento dell'impero -suo, ma sì ancora nella condotta de' suoi eserciti; nè le sue erano avventurose -scorribande d'un capo di guerra, nè inondazioni a guisa di -torrente, senz'ordine, senza consiglio, senza tattica, ma in tutte e tre -le maggiori sue guerre contra i Longobardi, contra i Saracini e -contra i Sassoni il vedremo seguire gl'insegnamenti della scuola -greca e romana. Nè queste spedizioni con tanta vigoria di mente -concepite, furono tampoco una sola ispirazione del genio suo, chè -anche assai tolse dalle tradizioni dei capitani antichi; Annibale avea -varcato le Alpi prima di lui, e Scipione i Pirenei; le coorti aveano -oltrepassato il Reno, le legioni guerreggiato in Pannonia e in Dalmazia, -e Cesare insegnato i modi a compiere e a conservar le conquiste. -</p> - -<p> -Egli non è punto a dubitar che questi principii, queste tradizioni -non giungessero fino a Carlomagno, e non l'aiutassero a svolgere i -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -pensamenti suoi militari; il vediamo tener lunghi assedii intorno a -Ravenna ed a Pavia, dunque aver dovea le macchine sì ben da Vegezio -descritte: l'ariete che abbatteva le mura, il corbo che le forava, -e quelle torri volanti che quasi per incanto innalzavansi al -ragguaglio de' più alti bastioni<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Al decimoterzo secolo già si vede -l'arte delle macchine di guerra tutto togliere dai Romani, chè i -Barbari stessi progrediscono naturalmente nei mezzi di distruzione, -fanno la guerra con entusiasmo, e son per istinto fecondi in maravigliosi -trovati. Carlomagno divide gli eserciti suoi in più corpi; ha -una tal quale cognizione della geografia, del paese; conosce i passi -dell'Alpi, e i luoghi deboli del regno dei Longobardi a quel modo -che ei sa la topografia dell'Ebro e dei Pirenei. Ei non è più un capo -barbaro, ma sì un uomo di gran mente, che pondera con sagacia, -ed i compagni ch'egli trae seco intorno a sè, sono educati alla sua -scuola, sono valenti soldati più disciplinati che quelli di Clodoveo -non erano, e padrone ch'egli è di tutte queste forze, il gran capitano -intraprender può l'opera sua militare, nè si arretra dinanzi ad alcuna -difficoltà. Andiamo di presente a vederlo nella prima delle sue spedizioni, -in atto di scender dalle Alpi per assalire la gagliarda nazione -dei Longobardi; tutto fia chiaro in breve, e principalmente -la ragion di quelle rapide conquiste, che nello spazio di quindici anni -gli pongono in mano il più vasto impero del mondo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> - -<h2 id="cap9">CAPITOLO IX. -<span class="smaller">L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova occupazione del territorio -di San Pietro fatta dai Longobardi. — Resistenza di Roma. — Ambascieria -d'Adriano in Francia. — Partenza dei Franchi. — Passaggio dell'Alpi. — Assedii -di Pavia e di Verona. — Carlomagno in Roma. — Sua esaltazione al patriziato. — La -donazione di Pipino confermata ed ampliata. — Sommessione di -Desiderio. — Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno alle -leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. — Ridotti a soggezione -l'un dopo l'altro i grandi feudi di Benevento, di Spoleti e del Friuli. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -772 — 774. -</p> - -<p> -Aveano i Longobardi cangiato di famiglia regnante alla morte di -Astolfo, per l'esaltazione di Desiderio, il <i>Desideratus</i> delle bolle romane. -Da semplice conte di schiatta dalmata o istriana fatto re, riconosceva -costui l'innalzamento suo da Pipino, ed anche da Stefano -papa, il quale avea dato fortemente di spalla alla scelta dei capi -lombardi. Se non che tanta era, di necessità, la gara fra Roma e -Lombardia, che Desiderio ebbe in breve calde contese con Adriano, -succeduto a Stefano nel pontificato. Il re dei Longobardi intitolavasi, -per via dell'esarcato, rappresentante dell'impero greco in Italia, -rinnovellando così le gare degli imperatori contro i papi, degli -esarchi contro i vescovi di Roma, delle basiliche greche di Ravenna, -Verona e Milano contro il Vaticano e la Sede apostolica. Ma papa -Adriano sosteneva con invitta fermezza i diritti e privilegi del pontificato, -chè egli non era un papa venuto d'altronde, ma nato appiè del -Coliseo, e nodrito, per la famiglia sua e per la sua educazione, -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -di quello spirito di patriziato che avea sopravvissuto alle grandezze -della città eterna. Figlio com'egli era di Teodulo, duca di -Roma e console imperiale, ereditato avea la gara politica che -sussisteva tra la città del Tevere e la metropoli di Costantino sul -Bosforo, onde, avendo i Longobardi per successori dei Greci, nè aderir -volendo ad alcuna soggezione di Roma inverso Desiderio, manteneva -in tutta la forza sua la donazione di Pipino a favor della Chiesa. -Quel re dei Franchi, protettor della Santa Sede, più non viveva, e i -Longobardi avevano con ansia tenuto d'occhio le prime brighe del -regno di Carlomagno per farne lor pro ad assicurarsi la signoria -dell'Italia, nè sì antica essendo la donazione di Pipino da tenerla -oramai per irrevocabile, essi miravano ad annientarla all'uopo di -ristabilire la pericolante podestà loro. Desiderio facevasi quindi ad -invadere il patrimonio di san Pietro, senza rispetto alle immunità -sue, e movea, senza starvi a pensar sopra, contro di Roma, con lo -stesso vigore dei re longobardi della prima progenie. Nelle vene di -Adriano scorrea, già dissi, sangue romano, e nudrito dell'eroiche -ricordanze della storia di Roma, superbiva al contemplare il Coliseo, -quelle reliquie dei templi e dei palagi, quelle sante chiese dei martiri, -sì che all'avvicinarsi dei Longobardi, e al vederli coprir con le -loro tende le sterili campagne di Roma non si lasciò punto atterrire, -ma fatte armar le mura, e chiuder le porte, risolse, all'uso antico, -di morire in mezzo ai cittadini alla guisa dei consoli. -</p> - -<p> -L'assedio di Roma continuava, per diecimila longobarde lance -che ne stringevan le mura, quando esso papa Adriano elesse una -deputazione di vescovi e patrizii romani, che si recassero alla corte -plenaria di Carlomagno a chiedere l'aiuto suo contro gl'invasori del -sacro patrimonio della Chiesa. Il figliuol di Pipino era succeduto al -padre in tutti i titoli suoi, e fra le leggende e inscrizioni che chiamavan -purpuree, quella pur trovavasi del patriziato di Roma, che -era la titolar magistratura dell'eterna città; onde l'obbligo in lui di -proteggere il papa ed il popolo che s'eran posti in una specie di -vassallaggio verso i re franchi. Doveano gl'inviati di Adriano gittarsi -ai piedi di Carlomagno e supplicarlo di venir a difendere la -terra di san Pietro profanata dagli empi Longobardi. Già vedemmo -che Stefano erasi in altri tempi calorosamente opposto alle nozze -di Carlomagno con la figlia di Desiderio; ora costei era stata pur -dianzi ripudiata, e il re dei Longobardi ne avea provato acerbo -risentimento insieme co' suoi popoli, che tenevano per un oltraggio -il ripudio d'una giovine e infelice consorte. E appresso, la corte di -Pavia, di Milano e di Ravenna era divenuta come a dir l'asilo di -chiunque serbasse in cuore odio pel re e per la nazione dei Franchi, -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -onde ivi riparato aveano la vedova di Carlomanno co' suoi pargoletti -dallo zio Carlomagno spogliati della corona, ed ivi s'erano -egualmente rifuggiti i baroni malcontenti, lo sbandeggiato duca d'Aquitania, -e se si dee prestar fede al monaco di San Gallo, anche -Uggero il Danese, uno dei conti franchi di maggiore fermezza, uno -degli eroi della cavalleria, d'origine scandinava, il quale, incorso nella -disgrazia di Carlomagno, nè sostener sapendo l'irato e potente -splendor del suo sguardo, erasi dato alla fuga. -</p> - -<p> -Giunti gli inviati di papa Adriano a Paderborna dov'ei teneva la -sua corte plenaria, il trovarono prontissimo a una spedizione militare -in Italia, chè quelle transalpine pianure, quelle ridenti città troppo -piacevano ai leudi, ai conti, ai paladini che accompagnavano i re -franchi nelle spedizioni lontane, e già in fantasia ne vagheggiavano il -bel sole, le ubertose campagne, in cambio delle tetre loro città in -riva del Reno, e contemplavan da lungi l'uva spenzolar da' suoi -pampini, e le frutta saporose, e le tepide acque dell'Adriatico e del -Mediterraneo. La spedizione fu dunque tosto deliberata, e mentre -papa Adriano sostenea vigorosamente l'assedio di Roma, mentre -i Longobardi non aveano più rispetto ai monumenti cristiani che -alle vestigia della grandezza romana, Desiderio seppe per messi la -gran diversione che Carlomagno gli preparava dall'Alpi, con un -esercito di Franchi, conti, leudi, con quelle pesanti armi loro e con -quei loro fortissimi cavalli. -</p> - -<p> -I monti che dividevan le terre di Carlomagno dalla Lombardia -non erano a quei giorni altrimenti tagliati da quelle ampie vie che -lasciano oggidì liberissimo spazio a condurre gli eserciti; ma sol vi -erano poche vestigia delle vie romane, chè avendo il passo tentato -da Annibale, mostrata la necessità di congiunger le Gallie all'Italia, -domate ch'ebbe Cesare quelle riottose popolazioni, gl'imperatori -compier vi fecero alcune opere alla foggia romana, onde agevolare -il libero tragitto da Milano fino al cuore dell'Alpi elvetiche. L'ardore -indi de' pellegrinaggi al sepolcro degli Apostoli avea conservato alcuna -di quelle vie romane, ed a poca distanza l'un dall'altro, ci si -trovavano romitorii e monasteri, ed essendo l'ospitalità uno dei -precetti del cristianesimo, anche l'Alpi, comechè di difficile accesso, -sicuro passaggio porgevano ad eserciti che marciavano lentamente, -e quasi senza fardaggio alcuno. Nè a quei giorni ci erano artiglierie; -ogni leudo portava da sè l'armatura sua, le sue difese; tutti potevano -lasciar andare con la briglia sul collo i loro cavalli, e di -questo modo ogni sentiero, buono ai pedoni ed alle bestie da soma, -bastava a quelle masse di gente che movean dalla Borgogna, dal -Reno o dalla Baviera per far capo a Milano. -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -Il partito di calare in Italia fu preso ivi stesso a Paderborna, si -elesse Ginevra a luogo di far massa, e le Alpi si copriron tosto di -una infinita schiera di lance che moveano verso Milano, Pavia e Verona, -poichè i Franchi avean fatta lor meta queste tre città principali -del regno de' Longobardi, il tutto predisposto innanzi, così per la -guerra come per l'occupazione, con quell'accorgimento onde chiari -erano gli Austrasii nelle conquiste. In un consiglio che i leudi -tennero a Ginevra, fu preso a pieni voti di varcare le Alpi, al qual -uopo si partirono in due grandi schiere, l'una capitanata da Bernardo, -leudo anch'esso e bastardo di Carlo Martello, uomo di grande -statura; doveva egli attraversare il Valese, varcare il monte di -Giove (ora San Bernardo) per occupare il passo dell'Alpi, e penetrare -in Italia, intantochè Carlomagno, il quale avea serbato a sè il capitanato -dell'altra schiera, la guidava pel monte Cenisio, l'usata via di -Pipino. Così la schiera principale condotta da Bernardo far dovea una -potente diversione nel pian di Milano, mentre Carlomagno assaliva -di fronte il Piemonte; la qual mossa attraverso delle Alpi fu compiuta -con ammiranda fermezza. -</p> - -<p> -All'aspetto di queste due formidabili osti Desiderio provò un certo -terrore, pur nondimeno il figlio suo Adelgiso, o com'altri lo chiamano, -Adelchi, raccolse un grosso di gente appiè dell'Alpi per difendere i -passi del monte Cenisio. Quelle cime eran tutte irte di fortificazioni -alla foggia dei Greci e dei Romani; sovr'ogni rupe erano torri difese -da vigorosi balestrieri e da agili scorridori che si arrampicavano di -balza in balza, sì che Carlomagno avrebbe trovato insuperabili -impedimenti, se non fosse stato aiutato dalla diversione del conte -Bernardo, che calando pel monte di Giove veniva ad alloggiarsi fra le -Alpi e Pavia, per modo che, presi a tergo i Longobardi, furono costretti -d'abbandonare i loro alloggiamenti, e Carlomagno potè venir -ad unirsi con Bernardo nelle vicinanze del lago di Como. Adelgiso -prese la fuga, e Desiderio, che avea posto il campo al di là di -Milano, si vide forzato a ritirarsi precipitosamente verso Pavia, la -città forte del regno, in cui dovea sostener poi un lungo assedio, -intanto che ed essa e Genova venivano incontanente accerchiate da -migliaia di lance, ed i Franchi, per ogni dove irrompendo, correvano -il Milanese. -</p> - -<p> -Grande era già il terrore che il nome di Carlo inspirava, e il -concetto che di lui s'eran formato i Longobardi, onde e conti e vescovi -s'affrettavano di sottomettersi, e tutto fu soggiogato, salvo le -dette due città di Pavia e di Verona. La prima di queste non era -a que' giorni per anco ridotta a quella condizione, comechè di nobile -reliquia, in cui la vediamo oggidì. Vasta e bella città vedeva -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -sorgere i grandiosi suoi monumenti di marmo alla foggia lombarda -e romana, e le sue mura innalzarsi a ben settanta piedi romani, e -diciassette porte aprirle l'adito alla campagna, e settantadue torri -cignerle la fronte a guisa d'antica Sibilla. Ivi era la sede dei re -longobardi, che se Milano le contendea quest'onore pel suo episcopato, -per le sue corrispondenze con Bisanzio, per le basiliche sue, -per le sue spaziose vie, e pe' suoi passeggi; che se Monza era il -luogo dove i re cinti venivano della corona di ferro, Pavia era pur -sempre la città militare insiem con Verona, la sorella sua dalla corazza -d'acciaio. -</p> - -<p> -I Franchi invasori trovavan così, dopo le Alpi, forti città atte ad -oppor dura resistenza, e il nome di Carlomagno, sì grande fra tutti, -rimbombava entro quelle mura, ed egli apparia loro quasi uomo di -ferro sotto il ferro. Il monaco di San Gallo ci lasciò descritti i tremendi -approcci del potente signore sotto le mura di Pavia, nè meglio -che quivi aver si potrebbe la prova della viva e profonda impressione -che la sua presenza produceva. — Pochi anni prima un conte -del regno, di nome Uggero, essendo incorso nello sdegno inesorabile -di Carlo, erasi ricoverato appresso di Desiderio, e quando l'uno e -l'altro seppero che il formidabil prence avanzavasi, salirono su una -torre altissima, donde veder lo potevano da qualunque si fosse parte -egli venisse. Videro da prima tante macchine da guerra, quante bastate -sarebbero al bisogno degli eserciti di Dario e di Giulio Cesare, -e Desiderio chiese ad Uggero: — Carlo è forse con questa grande -oste? — No, rispose l'altro. Poi vedendo venire una schiera infinita -di soldati raccolti da tutti i luoghi del nostro impero, il Longobardo -disse ancora ad Uggero: — Carlo vien certo trionfante in mezzo a -quella moltitudine? — Non anco, rispose Uggero, nè egli verrà sì -tosto. — E che potremo noi fare, ripigliò Desiderio, cominciando -già ad invilire, s'ei viene accompagnato da maggior numero ancora -di guerrieri? — Tu lo vedrai com'è al giunger suo; rispose Uggero, -che poi debba esser di noi non te 'l so dire. — Mentre dicevano queste -parole, ecco apparir la schiera de' paladini, la quale non sa che -sia riposo, alla cui vista atterrito il Longobardo, prorompe: — Per -Dio! ecco Carlo! — Non anco, ripigliò Uggero. Poi vennero i vescovi, -gli abati, i cherici della regia cappella ed i conti; allora Desiderio, -più sostener non sapendo tanta luce, nè sprezzare la morte, -si fece a dir singhiozzando: — Scendiamo e nascondiamoci nelle viscere -della terra, lunge dal cospetto e dal furore d'un sì tremendo -nemico. Ed Uggero, che già sapea per prova la potenza e la grandezza -di Carlo per la lunga pratica che n'avea fatta in tempi migliori, -disse allora tutto tremante: — Quando tu vedrai le messi -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -agitarsi per terrore nei campi, e il Po torbido e il Ticino inondar coi -loro flutti tinti di ferro le mura della città, di' pure allora che -Carlo viene. Nè avea finito queste parole, che incominciossi a veder -da occidente come una scura nube sollevata da Borea, la quale -mutò il chiarissimo giorno in paurosa oscurità. Se non che, all'accostarsi -dell'imperatore, lo splendor delle armi facea sulle genti chiuse -in città rilucere un giorno più tetro di qualunque più tetra notte. -In quella apparve Carlo in persona, uomo tutto di ferro, coperto il -capo d'un elmo di ferro, le mani armate di guanti di ferro, il -petto di ferro e le marmoree spalle difese da una corazza di ferro, -e la mano sinistra armata d'una lancia di ferro ch'ei reggea ritta -in aria, poichè la destra ei la tenea sempre sull'elsa dell'invitta -sua spada. Le coscie pure, che gli altri, per esser più spediti a montar -a cavallo, sguernivano anche de' cuoi, egli avea tutte cinte di -lamine di ferro. — -</p> - -<p> -Tale si era la paurosa impressione che in tutti facea l'accostarsi -di Carlomagno; non vedevasi che ferro; un colosso egli era che arricciar -facea di paura chi lo vedeva. — I suoi sandali, segue il cronista, -erano pure di ferro, di tali usandone altresì tutto l'esercito; -ferro era lo scudo, e del colore come altresì della forza del ferro -aveva il cavallo. Tutti coloro che lo precedevano o fiancheggiavano, -o seguivano, insieme con tutto il grosso dell'esercito, avevano, per -quanto ciascun poteva, di simiglianti armature; sì che il ferro correva -le strade maestre e le campagne, e al riflesso del sole toglieva -la vista, e spargea lo spavento per le vie della città, però che quel -durissimo ferro era portato da gente di cuore ancor più duro. -<i>Quanto ferro, o Dio, quanto ferro!</i> gridavano atterriti; e al vedere -tanto ferro cedè per terrore la saldezza delle mura e della gioventù, -e il ferro crollò la prudenza dei vecchi, di che io povero balbuziente -e sdentato scrittore, m'ingegnai di far una viva descrizione. Uggero -lo conobbe al primo sguardo, e disse a Desiderio: — Eccoti colui -che cerchi sì ansiosamente. — E detto questo cadde tramortito al -suolo. — -</p> - -<p> -Lo sdegno di Carlo era dunque come la morte per chi osava sostenerne -il vampo, e la voce sua recava il terrore negli animi, onde -il monaco di San Gallo, a significar questa fiera immagine, altro miglior -modo non trova che la parola <i>ferro</i>, ripetuta ben venti fiate -in due pagine della sua cronaca, però che il povero cronista ha raccolto -le deposizioni dei veterani che seguirono il signor loro in Italia, -ed udite le tradizioni di que' pochi monaci lombardi che passarono -l'Alpi, e serbarono memoria delle conquiste di Carlomagno. -L'assedio di Pavia fu un dei periodi più memorabili della vita di -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -lui; quella città, ultimo riparo della monarchia de' Longobardi, cader -doveva insieme con la corona di ferro. Carlomagno stringeva, -incalzava l'assedio, e i Franchi celebravano la festa di Natale sotto -le tende loro, intanto che le bande degli Austrasii sottomettevano le -città e i borghi dei dintorni, e così tutta spendevasi in fazioni di -guerra la vernata, conservando sempre i Franchi l'incontrastabile -superiorità loro sui Longobardi, protetti questi non più omai che -dall'alte mura di Pavia e dal valor personale di Desiderio. -</p> - -<p> -Venuta Pasqua insieme con le sue pompe, Carlo non potè più resistere -alle vive istanze d'Adriano, che gli facea calca perchè andasse -a passar la settimana santa a Roma sul sepolcro degli apostoli; -la settimana santa, tempo di lutto e di penitenza per un cristiano! -Gli annali della città di san Pietro dicono che: «A dì due di -aprile, il sabato santo, il gran Carlo giunse alle mura di Roma», e -assegnossi il giorno della Risurrezione pel suo solenne trionfo<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>, -però che i Carolingi erano patrizi e protettori del pontificato, e -Adriano volle che quest'augusta pompa fosse per sempre memorabile -nei fasti romani. Venendo Carlomagno per la via di Toscana, -egli mandò ad incontrarlo vescovi e patrizii, discendenza de' consoli -e tribuni antichi, infino a Novi. Alle porte della città fu ricevuto a -bandiere spiegate, come costumavasi co' trionfatori; legionarii armati -all'uso antico gli portavano la lancia e la corazza, e un trionfo di -putti imitante i bassirilievi della villa Medici, veniva dintorno al suo -cocchio agitando palme e ramoscelli d'ulivo. Mille e mille croci altresì -splendevano fra quelle bandiere a significar l'indole al tutto -religiosa della cerimonia. -</p> - -<p> -Adriano aspettava Carlomagno sul primo scaglione della basilica -di San Giovanni, donde quest'ultimo rendevasi incontanente al sepolcro -di Pietro apostolo, non già a quel gran tempio di Leone, -quale il vediamo oggidì, ma sì alla santa e prima basilica di pietre -quadrate, opera della scuola bisantina e lombarda, già logorata dallo -stropiccío de' piedi e dai baci dei pellegrini. Il papa ed il re fraternamente -si abbracciarono, indi Carlo baciò ferventemente tutti gli scaglioni -della basilica al canto del: «<i>Benedetto colui che viene in -nome del Signore;</i>» poi giunti all'altare si prestavan pontefice e re -vicendevolmente giuramento di protezione e di guarentigia. Quest'ultimo -visitò indi co' suoi leudi tutte le chiese ridondanti di reliquari, -e fece con gran fervore orazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore, -chè il pellegrinaggio a que' giorni consisteva nel salutar tutte -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -le basiliche. Dopo la comunione trattossi delle pubbliche faccende, e -Adriano rammemorò i titoli d'amore dati già da Pipino alla Chiesa -romana, e sopra ogni altra cosa la donazione contrassegnata del suo -monogramma, che gelosamente custodivasi negli archivii della chiesa, -coperta d'uno splendido ricamo di seta, e guernita di borchie d'oro. -Carlomagno la rilesse in più fiate, indi al cherico Flavio, suo protonotaro -dettò egli stesso un nuovo atto di donazione per le medesime -terre<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>, il quale fu più esplicito che non quel di Pipino, chè già si -stabilivano le formole romane, ed ogni terra v'era nominatamente -enumerata, insieme con la natura d'ogni mensa, e il suo reddito ed -ogni città colla sua giurisdizione. Scritta di questo modo la carta -di donazione alla Santa Sede, fu indi letta, e re Carlo, i vescovi, -gli abati, e tutti i grandi che l'accompagnavano, vi posero il loro -sigillo<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>; dopo di che si condussero al santo sepolcro, e tutti giurarono -sulle reliquie dell'Apostolo di osservarle in presente e in avvenire. -In contraccambio papa Adriano riconosceva in Carlomagno -la qualità di patrizio e protettore di Roma, privilegio gentilizio che -i re franchi doveano d'ora innanzi inscriver nei loro diplomi. -</p> - -<p> -Il papa donò pure, in segno d'affezione, al re i canoni scritti de' -pontefici dall'origine della Chiesa in appresso, quasi un seguito -delle leggi romane, e que' grandi codici servir indi doveano ai capitolari -di Carlomagno, trasfondendosi così a poco a poco nelle istituzioni -romane lo spirito romano. Cotesto libro de' canoni fu dal -papa dedicato a Carlo, quale liberatore di Roma, con quarantacinque -versi scritti di sua mano, che formano quest'acrostico o anagramma -che dire si voglia. «All'eccellentissimo suo figlio re Carlomagno, -Adriano papa». Poi lo chiamava difensor della Santa Chiesa, ad -esempio di suo padre perchè, imitando i trionfi di questo, egli con -l'aiuto di Cristo atterrate si aveva le nazioni nemiche, e seguiva il -lume della viva fede che splendea sul suo trono, e impugnate l'armi -sue sante avea conculcato le superbe nazioni, e restituiva gli antichi -donativi alla Santa Madre Chiesa, e avea vinto i Longobardi e gli Unni, -onde la sua grande prosapia sarebbe celebrata pel mondo intero. -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -«Da ultimo,» proseguiva il papa, «eccelso, nobile e splendido signore, -egli impera sui regni; egli è venuto dopo gli apostoli, e da questo -popolo fu accolto con acclamazioni e con inni, e papa Adriano, il -pontefice di Cristo, gli predisse i suoi trionfi, e Pietro e Paolo lo -avranno sotto il patrocinio loro». -</p> - -<p> -Da quel giorno si strinse intima lega fra Carlomagno ed Adriano -mercè di continui scambievoli favori, e il patrimonio di san Pietro -ne venne più ancora ampliato. In tutti gli atti e le relazioni di questa -età si vuol distinguere il dominio materiale dalla giurisdizione pontificia; -tutte le donazioni di Carlomagno, quanto al dominio materiale, -ebbero un senso limitato, ed applicaronsi a territorii assegnati, a -città indicate negli atti; quanto alla giurisdizione dei papi, essa -fu universale, e il re dei Franchi riconobbe la supremità pontificia -in tutta l'interezza sua. Una nobile e sincera amicizia si stabilì quindi -fra il papa e Carlomagno, ed a renderne testimonio fu coniata una -curiosissima medaglia rappresentante il re e il pontefice, col libro, -innanzi ad amendue, del Vangelo, sopra un altare, e scolpitavi -questa iscrizione: <i>Con te come con Pietro: con te come con la -Gallia</i>, e sul rovescio: <i>Fede consacrata</i><a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. Era questo un trattato -alla foggia degli antichi Romani, quando stringevan lega con -qualche popolo; però che i pontefici, come dicemmo, aveano serbato -le formule imperiali. Ogni volta che al papa facea mestieri -dell'aiuto degli Austrasii e del loro signore, egli ricorreva a Carlomagno, -e Carlomagno ricorreva pur esso a Roma per avervi le -reliquie dell'arte, l'orma delle leggi e della civiltà; e quando -innalzar vuole la basilica di Aix, dimanda al pontefice alcuni -mosaici di Ravenna; Ravenna, la città greca d'Italia, la capitale -dell'esarcato, dove anche oggidì si calpestano marmi antichi e -colonne spezzate! Vuole la tradizione che quei medesimi tronchi -di granito, che si veggono ad Aquisgrana, venisser da Ravenna -la bisantina. -</p> - -<p> -Di questo modo passavan le cose a Roma nella visita solenne che -collegava Carlomagno col papa, i Franchi coi Romani, intantochè -proseguivasi accanitamente l'assedio di Pavia. La resistenza fu ostinata, -e Desiderio, chiuso entro le sue mura, si difendea valorosamente, -respingendo varii assalti del nemico, mentre la fame e la -pestilenza travagliavano la popolazione. Carlomagno, dopo parecchi -combattimenti<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>, accerchiò la città da ogni parte fino a che, dopo -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -sette mesi d'assedio, fu costretta sottomettersi, e il re longobardo, -asperso il capo di cenere, venne ad inginocchiarsi come un vassallo, -nella tenda di Carlomagno, il quale l'accolse in atto d'inesorabil -vincitore, con le fiamme in viso e negli occhi. Desiderio fu indi tonsurato -a par degli altri re vinti, e rinchiuso nel monastero di Corbeia, -dove fra poco il troveremo pio ed umile cenobita, sotto il nome di -frate Desiderato, però che i più di quegli uomini ardimentosi e -fieri finivan di questo modo la vita. Carlo insieme con Pavia ebbe -in mano Gerberga, la vedova di Carlomanno, ed i due suoi nipoti -che eran venuti cercare rifugio appo i Longobardi, e amendue furon -parimenti chiusi nel chiostro; dell'un d'essi abbiamo ne' cartolari -che fu vescovo di Nizza, per la santità sua serbato nella memoria -de' tempi. Sottomesse che furon Pavia e Verona, più non si fece -parola del regno di Desiderio e della sua corona di ferro; e qui si -vuol notare che Carlomagno si guardò bene dal rinchiudere il re -captivo nel monastero di Montecassino, chè avrebbe risvegliato in -Italia troppe memorie. -</p> - -<p> -Il conflitto tra i Franchi e i Longobardi aveva avuto principio -all'esaltazione al trono de' prefetti del palazzo, e già due volte i -Carolingi aveano varcato le Alpi, quando Carlomagno venne a dar -compimento all'opera. Il modo d'invasione e di conquista da esso -posto in opera fu certo superiore a quel di Pipino, e ci si vede la -tattica romana congiunta a non pochi stratagemmi e a una certa cognizione -dei luoghi e delle vie militari. Movendo da due diversi -punti le schiere de' Franchi si trovarono insiem congiunte agli assedii -di Pavia e di Verona, e grande fu la fermezza spiegata da -Desiderio; ma nulla ci aveva di nazionale appo i Longobardi, -nessuna concordia tra i vassalli<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>; l'antico lignaggio degli Astolfi -aveva lasciato pur sue impressioni e ricordanze, onde i Longobardi -non sostenner tutti d'un animo la causa di Desiderio, fatta a svegliar -gelosie tra loro; e Carlomagno ebbe ad approfittarne, chè forte -qual era in battaglia, destro era pure a metter discordie e divisioni, -di questo pizzicando anzichenò la politica sua; così in -Ispagna, in Germania, in Aquitania, in Sassonia, quando bene -aveva fiaccato, dividendolo, il nemico, gli si avventava addosso con -l'armi, e tutto terminava con la vittoria. Nella sommessione dei -Longobardi bisogna anche dar la parte sua all'autorità di Roma, -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -all'azione religiosa, alla politica dei papi, coi quali collegato, Carlomagno -trovava appoggio in tutte le forze del cattolicismo, ed -appunto a questo mutuo concorso di circostanze andò egli debitore -del regolare ordinamento del regno d'Italia, una delle sue -politiche creazioni. La monarchia dei Longobardi non soggiacque -già, col cadere di Desiderio, ad un'assoluta rovina, ma sì altro -non fece che passar sotto il dominio de' Franchi e l'alta signoria -di Carlomagno, nè la conquista lasciò più che una certa impressione -sui Longobardi, senza amalgamar un popolo con l'altro: -la dazione conquistata conservò le sue leggi, i suoi costumi, i -suoi feudi, e lieve fu la modificazione nello stato delle persone -e degli averi, salvo la concession d'alcune grandi possessioni ai -leudi franchi<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. -</p> - -<p> -Dopo lo stabilimento loro in Italia, i Longobardi eransi notabilmente -inciviliti; essi aveano lor leggi, la vicinanza di Roma e della -Grecia gli avea spogliati della barbara loro natura, aveano belle -città, grandiosi monumenti, erano alcun po' più innanzi dei Franchi; -le leggi loro possono citarsi come reliquie dell'antica sapienza, -e conservar le seppero nel governo delle persone e delle sostanze, nè -Carlomagno altro fece che sostituire alla monarchia di Desiderio la -propria forza sua. Come tosto quegli ebbe finito di sottomettere -la città e saputo che l'ultimo re dei Longobardi, avuta la tonsura -clericale, rendevasi monaco nel convento di Corbeia, venne -a Milano, la Roma de' Longobardi, a quel modo che Ravenna era -la Roma de' Greci, per ivi ricever le acclamazioni del popolo. Era -uso di cinger la fronte de' suoi re col cerchio o corona di ferro -che si conserva nel tesoro di Monza, cella monastica distante poche -leghe da Milano<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. Carlomagno si pose in fronte, togliendola -dall'altare su cui posava, questa corona in mezzo alle acclamazioni -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -che assordavano la basilica<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>, e da indi innanzi assunse -il titolo di re de' Longobardi in tutti gli editti e diplomi suoi, -e furon coniate medaglie a perpetuar la memoria degli assedii di -Verona e di Pavia, da lui debellate; ed un'altra ad attestar la -sua esaltazione al trono di Lombardia: l'epigrafe che d'ora innanzi -splende ne' suoi diplomi, quella è di <i>Rex Francorum et Longobardorum</i>, -e la <i>Scienza diplomatica</i> dei Benedettini ne conservò -più d'uno ai futuri. -</p> - -<p> -Il regno de' Longobardi, divenuto quasi appendice della corona de' -Franchi, avea pur esso l'alta signoria sopra certi grandi feudi che -dipendevano, qual più qual meno, immediatamente, dalla corona di -ferro, come Benevento, il Friuli e Spoleti, e Carlomagno pose ogni -poter suo a tenere tutti questi feudatari in ordine e in devozione. -Alcuni appartenevano alla famiglia di Desiderio, altri alla progenie -degli Astolfi; ed erano bastardi o collaterali. Talun fra loro fu da -Carlomagno cambiato, qualora renitente mostravasi a render fede ed -omaggio per li feudi e terre da lui posseduti, nè guari andò che il -ducato del Friuli fu dato ad un leudo di Francia; il qual modo si -tenne ogni volta che l'Italia fu conquistata; i luogotenenti ebbero -sempre terre e feudi dipendenti dalla corona. Anche nelle pertinenze -del regno longobardo avvenne un cambiamento delle proprietà, -e fu che Carlomagno rizzò torri, e pose difensori per le -marche e confini, e lasciò che questi cotali grandi feudi si tramandassero -per eredità. -</p> - -<p> -Fatto signore di Lombardia, Carlomagno si trovò tosto in comunicazione -con Costantinopoli, che anche l'esarcato di Ravenna -cadeva in sua mano, e la potenza longobarda in Italia dileguavasi -dinanzi a quella dei Franchi, nè più quasi orma ne rimase, dominando -già questi così sull'Adriatico, come sulla Lombardia, sì che -i papi, con questi protettori, più non paventavano le mosse dei -Greci, intantochè dal Friuli e da Taranto minacciavasi la Morea. -A Roma si convenne più specialmente collegarsi con Carlomagno, -il figliuol di Pipino, chè questa lontana signoria non gravava sui -pontefici, e Carlomagno di molto andava debitore alla Chiesa e la -Chiesa di molto andava debitrice a Carlomagno. Il nuovo lignaggio -avea bisogno della forza morale che la podestà del chiericato imparte, -onde Adriano e Carlomagno si stringevan per mano, ed ogni viaggio -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -di quest'ultimo a Roma era un nuovo legame; e quando alcun pontefice -vedeasi cacciato dalle sollevazioni del popolo e dall'invasion -de' nemici, veniva a riparar ne' monasteri di San Dionigi e di San -Martino di Tours, mentre se a Carlomagno facea d'uopo di qualche -nuova dignità od indulgenza, ei veniva in persona o scriveva a Roma. -Dalla caduta del regno de' Longobardi principia la piena autorità -temporale de' papi, i quali divengono, a così dire, i rappresentanti -dell'antico spirito di Roma, de' suoi patrizi e de' suoi senatori. -La città eterna conserva il suo Foro, i suoi rostri, ed appunto in -mezzo a questo Foro Carlomagno vien, pochi anni dopo, a cinger la -corona imperiale. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span></p> - -<h2 id="cap10">CAPITOLO X. -<span class="smaller">GUERRA CONTRO I SASSONI. — RUINA DELLA LORO REPUBBLICA MILITARE.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Indole de' Franchi e dei Sassoni. — Cagioni delle grandi vittorie di Carlomagno. — Le -armature. — La tattica. — La discordia. — I capi. — Tentasi la -predicazione cristiana. — Irruzione dei Sassoni. — Mossa di Carlomagno oltre il -Reno. — Seconda guerra sassonica. — Conquista. — Ostaggi. — Terza sollevazione. — Trattato -pe' tributi e per la libertà della predicazione cristiana. — Quarta -sollevazione. — Le grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento delle -famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. — Capitolari sulla conquista. — Ordinamento -per contadi e vescovadi. — Vittichindo si sottomette e fine della -repubblica militare. — Il popolo della Frisia e della Sassonia. — I Danesi ultimi -vendicatori della libertà sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -772 — 786. -</p> - -<p> -Le lunghe guerre dei Franchi contro i Sassoni non si riferiscono -solo al regno di Carlomagno; ma al par di quelle dei Longobardi, esse -cominciano sotto il governo di Pipino, origine e principio delle spedizioni -de' Carolingi. Pipino ha cominciato le guerre, Carlomagno -le termina, degno figlio com'egli è dell'uomo più valoroso per avventura -che mai fosse nella sua <i>breve</i> ed esigua statura<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. Questa -guerra sassonica ha da durare trentatrè anni con intervalli sì brevi -di riposo che non si possono dir tregue, nè i Franchi cessano mai -di stare in armi finchè non abbiano intieramente domate le tribù -dell'Elba e del Visurgo (Veser) sì turbolente come furono nell'ottavo -e nel nono secolo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -Or quali eran dunque coteste popolazioni sassoni di cui le cronache -continuamente ci parlano? Donde procedea tanto vigor da queste -genti spiegato contro Carlomagno, contro quel principe che pur -dominava il tempo suo, con la perseveranza del sovrano suo volere, -e la potenza del valor suo? Nella mirabil opera da Tacito dedicata -ai costumi de' Germani, il grande istorico punto non scevera i Sassoni -dall'altra schiatta dell'antico ceppo alemanno. Queste antiche -tribù che abitavano in sull'estreme rive dell'Elba, non erano forse -ancora conosciute dai Romani, e confondevansi senza nome certo -in alcuna delle grandi diramazioni della famiglia, germanica<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>. Gli -annali di Roma fanno menzione per la prima volta de' Sassoni -verso la metà del secolo IV, quando in mezzo a quel gran commovimento -di popoli ed a quella vertigine che colse tutt'a un tratto le -tribù accampate al centro ed al settentrione dell'Europa, essi Sassoni -cominciano a mostrarsi nella universale irruzione. San Girolamo -ne parla in una delle sue epistole dove deplora i guasti delle -Gallie fatti dai Barbari. -</p> - -<p> -Nel tempo che l'imperatore Onorio fece far il censo delle diverse -popolazioni dell'impero, e ordinò di comporre il libro intorno alle -dignità del mondo romano<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>, si vede notato un conte del lido sassone<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>; -indi, un secolo appresso, i Sassoni formano una schiera di -quella guardia germanica onde gl'imperatori di Costantinopoli circondavano -la loro persona<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>; e già s'eran renduti famosi per le loro -spedizioni marittime, sì che Sidonio Apollinare ce li presenta come -i navigatori più ardimentosi di que' tempi, e dal fondo dell'Alvernia -il pauroso vescovo già piange i guasti che questi popoli far potranno -sulle spiagge della Gallia e della Bretagna; nè andò guari -che le sue predizioni furono avverate, e che la conquista dell'Inghilterra -fatta dai Sassoni venne a dar prova di quanto potevano -quegli arditi navigatori. -</p> - -<p> -In origine i Sassoni si mescolarono a quella massa di nazioni -scandinave che abitano dalle foci dell'Elba e dalla quasi che isola della -Islanda fino alla Norvegia e alla Svezia<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. Qualche secolo dopo in -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -mezzo al generale trambusto delle nazioni conquistatrici s'eran eglino -stabiliti fin sulle sponde del Reno. E' non si vuol confondere i Sassoni -coi Bavari e gli Alamanni che abitavano la Svevia e la Turingia fino -al Danubio; nè cogli Unni tampoco e gli Avari, attendati in Ungheria, -e di poi traboccati, al secolo decimo, nelle Gallie, coi quali -non avevano nulla a che fare. I Sassoni aveano piuttosto qualche -identità co' Normanni d'origine scandinava, donde la lega loro co' -Danesi e Frisoni, popoli marittimi dell'Europa settentrionale, fra -cui trovavano soccorsi ed ausiliari; vinti, riparavano nelle terre loro; -vincitori si facevano spalla della Iolanda o Giudland e della Frisia; -avevano costumi consimili, la mitologia loro appressavasi a quella -dell'Edda, ed in capo a ogni rito i Sassoni ponevano l'adorazione -che grande aveano per Irminsul, unico dio che differenziavasi dalla -mitologia scandinava: lo adoravano sotto grandi alberi, gli sagrificavano -vittime umane, e l'invocavano nei giorni di battaglia, a lui -ascrivendo il dare e il tôr la vittoria<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. -</p> - -<p> -Le sole notizie giunte insino a noi intorno al culto dei Sassoni d -vengono dai pellegrinaggi scritti dai santi vescovi, che tentarono di -convertirli al cristianesimo<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, e ci dicon che que' Barbari innalzavano -sopra sterminati massi i loro altari, e che sullo spazzo del tempio -i sacerdoti trafiggevano in cuore le vittime umane. Il Dio loro apparteneva -alla razza del gallico Teutate, torva divinità che rappresentava -il Tempo e Saturno in mezzo a sanguinosi olocausti. -Eresburgo era centro del culto de' Sassoni e di quella repubblica -militare, in cui ogni uomo libero era soldato all'uso antico dei Germani. -I pontefici loro eran potenti al pari dei druidi appo i Galli, -e il tempio era ornato di spoglie sanguigne. Il sagrificio delle vittime -umane era consuetudine presso le nordiche nazioni, e nei riti -de' Galli troviamo appiè degli altari la morte dell'uomo come simbolo -di riscatto e d'espiazione. La predicazione cristiana fu santa -cagione che queste fatali opinioni si mutassero, e l'Agnello di Dio -in croce venne a sbandir le viscere delle vittime e ad annunziar -che gli olocausti eran finiti col sacrificio di Gesù Salvatore. -</p> - -<p> -La guerra più formidabile, più ostinata che Carlomagno ebbe a -sostener nell'operosa sua vita, fu certo, e la storia il conferma, quella -dei Sassoni, che si rinnovella ad ogni tornata di militar parlamento, -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -e scoppia ad ogni minimo accidente; i Sassoni si sottomettono, poi -di nuovo insorgono; vengono sino al Reno, e son quasi sempre ributtati -fino alle spiagge littorali del Baltico. Ogni volta che essi -veggon gli eserciti di Carlomagno occupati in lontane spedizioni, -in Italia, esempigrazia, o in Ispagna, e' corron da tutte le parti, e -inondano le provincie del Reno ed anche della Mosella, rizzano i -loro templi, spogliano le chiese cristiane, o atterrano le merlate -torri da re Carlo erette nel territorio loro; accanite ostilità di vagabonde -ed indomite popolazioni. -</p> - -<p> -Di mezzo a questa continua guerra un fatto emerge tuttavia, ed -è la continuità de' trionfi degli eserciti franchi condotti contra i -Sassoni da Carlomagno. Questi popoli si gittano come uno sciame -sino alle frontiere dei Franchi, saccheggiano, guastano, via cacciano -i conti, i vescovi, ma non sì tosto appar Carlomagno e' son vinti, -e fuggono in faccia a lui, come se fulminati fossero dal balenare -degli occhi suoi. Egli scorre trionfalmente il loro paese, impone -leggi, vince battaglie, e li domina da signore quasi assoluto. -Or donde un tale effetto? I Sassoni e i Franchi hanno a un dipresso -la stessa origine, la stessa forza di corpo; biondi e torosi, sanguigni -e collerici, questi due popoli uscirono entrambi dalla Germania. -Vittichindo è un capo di guerra fiero altrettanto almeno quanto Carlomagno; -nondimeno, il torno a dir, questi popoli della Sassonia -sono sempre rotti e fugati innanzi alla vittoriosa razza degli Austrasii. -Il che veniva dalla potente civiltà dai Franchi acquistata poi che si -furono stabiliti nelle Gallie. Quivi aveano ereditate le armi e i modi -strategici dei Romani; le legioni traevano le loro armature dalle fabbriche -di Lione, di Say e d'Auxerre; esse erano coperte di ferro; -ed i Franchi che veduto aveano le maraviglie operate dalla disciplina -unita con la fermezza degli antichi signori del mondo, accettato -avevano i loro strumenti da guerra. Apparivano quindi in -campo coperti di corazza, di scudi, di usberghi; i leudi ed i conti -bardavano i loro cavalli, e li faceano muovere secondo certi principii -dell'arte militare. Se i Sassoni serbavano l'audacia, l'impeto de' -loro antenati, aveano tuttavia il disordine delle soldatesche indisciplinate; -vero è che eglino avventavansi a rotta, spargendo il terrore -ne' punti più lontani, ma se si trovavano aver a fronte un esercito -ordinato, e modi d'assalto e di difesa di studiata e ponderata -gagliardia, erano fatti tosto inetti al resistere. Carlomagno tenne, -a quanto si vede, con loro l'osata sua scaltra e tortuosa politica, -la quale consisteva sempre in dividere le tribù, i capi, i popoli fra -loro, di che nulla era più facile appo i Sassoni, repubblica errante -che quasi contava un capo per ogni villaggio. Questa politica del re -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -dei Franchi con loro era quella stessa dei Romani quando conquistarono -le Gallie; col seminar la discordia domò gli uni con l'opera -degli altri. -</p> - -<p> -Fino dal principio del regno di Carlomagno, tentossi la prima -prova di introdurre il dominio franco e cristiano fra i Sassoni. Già -san Bonifazio avea stabilito una sedia episcopale a Magonza, centro -cattolico, donde la predicazione potea stendersi lontano, e morto lui -martire ne' Frisoni, un altro semplice prete, di nome Levino, lasciò, -come Bonifazio, la sua solitudine d'Inghilterra, per andare ad -annunziare il Vangelo ai Sassoni. Le missioni destinate a convertire -le popolazioni scandinave partivano quasi sempre dall'Inghilterra, -perchè intendevano la lingua di questo paese, ed i predicatori -aveano con quelle comune l'origine. San Levino ricevette quindi l'anello -sacro e l'imposizione delle mani dal vescovo d'Utrecht, e varcato -il Reno venne ad annunziare la divina parola sull'Issel, dove -battezzò neofiti, ed edificò chiese con cappelle ed oratorii, che erano -come le prime piantagioni della conquista cristiana. Poi non sufficiente -parendogli questa prima missione, si risolse d'andar a predicare -all'adunanza generale dei Sassoni che teneasi sulle sponde del -Veser, e mentre quelle ardenti e bellicose tribù stavano terminandola -con alcuni sacrifizii al patrio Iddio, ei comparve in mezzo a -quell'armato tumulto con una croce in mano, il libro dei Vangeli -sul capo, e ornato de' suoi abiti sacerdotali, gridando: «Ascoltate, -ascoltate colui che vi parla per bocca mia: non v'è altro Dio che -il creatore del cielo e della terra, il vero Dio che ha compassione della -vostra cecità, a voi m'invia; ricevete il battesimo, ed egli vi libererà -da tutti i mali. Se le mie parole non vi toccano, prestate orecchio -almeno a questi miei salutari avvisi. Non lungi da voi vive un -re valoroso che si avanza come un rapido torrente per dare il guasto -alle vostre terre. Badate bene; ei condurrà in ischiavitù le mogli -e i figli vostri, una parte di voi perirà per le armi sue o per la -fame, e a tutti vi sarà forza piegar il capo sotto il giogo di questo -uomo possente». Queste parole, che accennavano alle conquiste di -Carlomagno, commossero a ira siffattamente que' Sassoni, che i più -impetuosi fra loro correvano già alle siepi vicine a strapparne pali -per battere il pio missionario, il quale scampò quasi per miracolo di -mano a quella tempestosa assemblea. Quando Dio fece insorgere in -modo, si può dire, miracoloso, un capo di nome Butone, che parlò -in questi termini: «O voi, uomini tutti di senno, non vi ricordate -dei tanti messi venuti a noi da' Normanni e dagli Schiavoni, e da noi -sempre accolti con onore e regalati? E perchè vorrem noi ora cacciare -ignominiosamente il messo di Dio?» Le quali sagge e pacifiche -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -parole calmarono la torba in tempesta, e Levino potè così sparger -tra i Sassoni i primi germi della predicazione cristiana<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. -</p> - -<p> -Il pensare ad una durevol pace co' Franchi punto non si affaceva coll'indole -delle fiere e vagabonde tribù che occupavano le terre del Veser, -benchè già ridotte a tributo da Pipino, a cui favore erasi dichiarata -la vittoria in più scontri. I Sassoni vesfalici principalmente, -che erano i più vicini alle terre di Francia, insorsero spesso a molestare -i conti e i difensori delle marche che proteggevano le frontiere, -e cogliendo il tempo che Carlomagno trovavasi lontano, si -precipitavano sul Reno, ed anche oltre i limiti della Mosella, non -senza profittar delle discordie surte fra quello e il fratel suo Carlomanno, -per francarsi del tributo ad essi imposto da Pipino. La prima -guerra sassonica ebbe principio all'esaltazione di Carlo al trono di -tutta la nazione dei Franchi; perchè appunto egli trovavasi a Vormazia, -dove erasi congregato un parlamento di leudi e conti a gridarlo -re e riconoscerlo, quando fu dal parlamento stesso risoluta la -guerra contro le tribù che continuamente molestavano la quiete della -Francia orientale. -</p> - -<p> -Il poeta sassone, che tenne dietro con grande diligenza alla vita -di Carlomagno, ci descrive la prima di queste guerre, e poichè egli -apparteneva per patria alle nazioni del Norte, e per la stanza sua -in mezzo ai monasteri or della Neustria ed or dell'Austrasia, conservar -potè le impressioni e le rimembranze dell'antica terra sassone, -lascierò che parli egli stesso di questa breve spedizione dei Franchi: -«Re Carlo (così egli), convocato in Vormazia un congresso generale -de' suoi signori, decretò, d'accordo con loro, di muover guerra ai Sassoni, -però che quantunque la terra di questi popoli tocchi quella dei -Franchi, sì che i confini non sono ancor tra loro bene distinti, quanto -più stretta era la vicinanza loro, e tanti più erano i motivi di discordia -tra i due paesi, da cui con vicenda continua traevasi, sulla -vicina frontiera, la strage, l'incendio, il saccheggio. Ben altro che -mostrarsi degni di portare il soave giogo di Cristo, i Sassoni, in -balìa a tutta la foga della salvatica loro natura, e alla rozzezza -delle menti loro, ancor vivevan sotto l'imperio dell'errore e del demonio. -I Franchi, all'incontro, cristiani da lungo tempo e difensori -ferventi della fede cattolica, dominavano sur una gran quantità -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -di popoli, col cui sussidio appunto, e soprattutto col potere di -Dio, del quale scrupolosamente osservavano i comandamenti, si confidavano -sottometter quella nazione. Simili alle membra di un corpo -che fossero qua e là sparse, e non congiunte a formarlo, in vece -d'ubbidire ad un re che solo fosse a capo del governo e della milizia, -i Sassoni erano divisi in varii piccioli stati, e aveano quasi -altrettanti capi quanti villaggi. Pur tuttavia le regioni da essi abitate -partivansi in tre parti distinte, e i popoli che le occupavano, erano un -giorno rinomati pel valor loro, ma di presente d'essi non riman più -che il nome, ed il valor se n'è andato. Quelli della parte occidentale -aveano loro confini presso il Reno, e chiamavansi Vesfalii; gli Osterlindi, -Osterlingi od Ostvali abitavano il levante, infestati alla frontiera -dai perfidi Schiavoni. Gli Angarii, finalmente, la terza popolazione dei -Sassoni, occupano lo spazio compreso fra i due antedetti paesi, e co' -lor meridionali confini fronteggiano le terre di Francia, intantochè -verso settentrione il territorio loro si stende fino all'Oceano. Tali sono -i popoli che Carlo erasi deliberato di guerreggiare, e però senza por -tempo in mezzo, corse con tutte le forze dei Franchi a predare ed -ardere il loro paese. Prese, cammin facendo, una rocca, da quei Barbari -chiamata Eresburgo<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>, fortificata dalla natura e più ancora -dall'arte, ed ivi stesso atterrato un idolo, adorato da loro sotto -il nome d'Irminsul, che era una colonna squisitamente lavorata e -tutta carica d'ornamenti<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>, il re pose il suo campo vicinissimo -a questo luogo. I lunghi calori della state senza pioggie, ardevano -le campagne; le fonti asciutte altro non contenevano che arida polvere, -e la sete già cominciava a travagliare il campo del re, quando -l'Altissimo, in rimunerazione d'aver distrutto quell'idolo profano, -mostrò il poter suo, sgorgar facendo di bel meriggio, improvvisamente -dall'arido letto d'un vicin torrente, una fonte che bastò ai -bisogni dell'esercito<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>. — -</p> - -<p> -Quest'irruzione oltre il Reno precedette la guerra contro Desiderio, -re de' Longobardi, e la ruina di questa dinastia. Vero è che -durante la guerra di Lombardia, le forze dei Franchi non poterono -tutte esser adoperate contro la Sassonia, ma pure questa fu sempre -il maggior campo delle imprese di Carlomagno, e par ch'ei se ne -compiacesse, chè quel paese rammemorava ai Franchi la prima loro -origine, e le due nazioni si rassomigliavano in più d'una fattezza. -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -Domati per un momento, i Sassoni ripigliarono le armi tosto che -videro il re affaccendato oltre monti; abilissimi per istinto a coglier -le buone occasioni, essi varcavano il Reno, e si precipitavano sopra -i suoi confini, ogni volta che sapessero aver egli da fare altrove; -mentre pagavano puntualmente i loro tributi, di armenti, di lane, -di danaro quando il sapevano alla sua corte di Magonza, di Vormazia, -di Colonia o di Aix. E di che avean eglino infatti a temere -quand'ei trovavasi insiem co' suoi paladini al di là delle Alpi o -de' Pirenei? Onde allora tumultuariamente correvano a vendicarsi -in libertà e ad abbeverare i loro cavalli nelle acque del Reno. -«Mentre il re stava in faccende in Italia,» dice il poeta cronista -da me più sopra citato, «i Sassoni tornaron sulle frontiere dei Franchi, -e vennero a predare un borgo chiamato Hassi, ponendolo tutto -a ferro e fuoco, spinti a tali eccessi dalla lontananza del re e dal -pensiero di vendicarsi così delle perdite fatte lor sostenere dai Franchi, -e di porsi in condizione di non averne a sostenere più mai. -S'innoltraron pure fino a Frideslar, ed ivi fecero lor potere d'appiccare -il fuoco a una chiesa, che il martire Bonifazio, diletto -sacerdote di Cristo, ci aveva edificata; ma vedendo riuscir vana -ogni opera loro, furono ad un tratto colti da tanto terrore, che si -misero a fuggir verso la patria loro, senz'essere a ciò costretti dalle -armi nemiche, ma solo per divino potere. Intanto Carlomagno presa -Pavia, e avute in soggezione tutte l'altre città, tornò nel paese de' -padri suoi, conducendo seco Desiderio, e fece entrar a un medesimo -tempo tre eserciti sulle terre dei Sassoni, empiendole di rapine, di -sangue e di ruine; poi convocato a Carisio un congrego dei grandi -e nobili franchi, ivi, fra le altre deliberazioni intorno alle cose -e ai bisogni dello stato, fu preso di fare a' Sassoni guerra perpetua, -certi oramai che con loro non potevasi aver più pace; -onde Carlomagno deliberò di non volerli più lasciar quieti un sol -istante, finchè abbandonato il culto degli idoli, non fossero divenuti -cristiani; o altrimenti tutti fino all'ultimo distruggerli. O -santa misericordia di Dio che tutti ci vuoi salvi! L'Eterno, che -avea conosciuto come niuna cosa del mondo avrebbe potuto ammollir -le dure cervici di costoro, a scuoter la naturale caparbietà -loro, ed a costringerli a sottomettersi al dolce giogo di Cristo, diè -loro per maestro e dottore il gran Carlo, il quale, domandoli -con l'armi e con le ragioni, li fece così quasi a forza, entrar nella -via della salute». -</p> - -<p> -Si vede qui che nell'animo del poeta s'è cancellata la natura del -Sassone antico, e ch'ei dimentica la prima patria, rammorbidato oramai -e devoto al pari d'un Neustro. Poi, pur sempre servendo alla -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -politica di Carlomagno, il cronista del monastero prosegue: «Quest'util -disegno fu da fatti straordinari favoreggiato; poichè entrato -il re nel territorio nemico, guidando il fiore della gioventù, che -avea convocato a Duria, s'impadronì tosto d'Eresburgo e Sigisburgo, -lasciandovi presidio, e continuò il suo cammino fin al Visurgo -appiè del monte Brunesberga<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. Quivi raccoltasi una gran massa di -popolo, voleva contendergli il passo: inutili sforzi! al primo scontro -quella densa turba è sgominata, e moltissimi cadono uccisi. -Di quivi re Carlo si conduce nel paese degli Osterlindi; Hesso, un -de' loro principali signori, accompagnato da quasi tutto il popolo, -prostrasi supplichevole dinanzi a lui, e consegnando gli ostaggi -addimandati, gli giura eterna ubbidienza. Intanto quei che Carlo -avea lasciato a Lisbacco, presso il Visurgo, vollero essere oppressi -da un tradimento dei nemici. Era l'ora del tramonto, quando i soldati -tornando da foraggiare, s'incontraron nei Sassoni che s'accompagnaron -con loro chiamandoli amici, e coprendo sotto questo -nome, l'animo di fieri nemici. Essi accomunan la fatica coi Franchi, -gli aiutano portare i pesanti fasci d'erba onde son carichi, e -con le loro cortesie vie più accrescono la confidenza che avevasi in -loro. Finalmente, Franchi e Sassoni entran tutti insieme nel campo; -ma non sì tosto i primi cominciano a chiuder gli occhi al sonno, -i crudeli loro nemici si levan tutt'a un tratto, e fanno orribile -scempio di quelle povere disarmate ed assonnate genti. Se non che -alcuni de' Franchi, scosso il grave letargo, danno di piglio alle -armi, e cominciano ad opporsi vittoriosamente al nemico che viene -in breve cacciato dal campo. Al primo annunzio che n'ebbe il re, -fu tale il suo affrettarsi per correr co' suoi soldati sul luogo del -combattimento, ch'ei fu ancora in tempo di calar sui Sassoni, e di -farne macello.» -</p> - -<p> -I Sassoni formavano dunque un accozzamento di picciole tribù -sotto mille diversi capi, in virtù dello stesso principio e della stessa -consuetudine che ad essi avea fatto crear l'ettarchia in Inghilterra, -chè ogni popolo ha il suggello della sua propria natura, e la porta seco -anche nelle sue trasmigrazioni. In mezzo a questi oscuri regoletti, un -capo s'era innalzato di più maschia, più sublime, più vigorosa -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -tempra, e chiamavansi Vittichindo, celebre nelle cronache e nelle -ballate del Nord. Dove nasceva egli quest'uom valente? qual era -l'origin sua? Lo stesso avvien dì Vittichindo che di Carlomagno; -niun sa dir la città che gli diede i natali. Il nome suo, essenzialmente -germanico, veniva da due parole dell'antico idioma sassone -<i>With-Kind</i> (il figliuol bianco) o a dir più proprio, il giovin -biondo dalle belle forme. Alcune fra le leggende alemanne il fanno -figliuolo di Vernechingo re o capo delle tribù sassoni stanziate tra -il Reno e l'Elba, e certo al veder la grandissima autorità da -lui esercitata nelle deliberazioni di quei popoli bellicosi egli doveva -essere uscito da qualche grande schiatta, però che i privilegi -di famiglia regnavano con grand'ordine appo i popoli tramontani. -Ogni volta che Vittichindo appariva tra i Sassoni, essi -pigliavano le armi per la patria, quasi ricordasse loro l'antico -Ermanno, l'Arminio degli Annali di Roma, quel forte difensore -della libertà germanica. Ermanno e Vittichindo, due nomi che suonano -ancora ogni volta che l'Alemagna insorge per la integrità -sua, o la sua libertà! Il dio Irminsul medesimo, quel monumento -di cui sì spesso favellano i cronisti di Francia, altro forse non -era che il simbolo dell'Ermanno germanico, il vincitor di Varo, -che protegger parea con la sua memoria i gloriosi sforzi dei -Sassoni<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>. -</p> - -<p> -Le discordie e le gelosie delle tribù favorivano le imprese di -Carlomagno contro i Sassoni; il quale com'ebbe finita la guerra -coi Longobardi, e si fu cinto della corona di ferro, calò con maggior -forza che mai sulle popolazioni che abitavano le rive del Veser, -inoltrandosi i Franchi vittoriosamente sino a quelle dell'Oder. In -questa rapida conquista ci si fa incontro un capo di nome Esso -o Elgi, il quale capitanava i Vesfalii. Forse che a costui debban -l'origine e il nome loro gli Essiani o Assiani, quel popolo sì -valoroso? Questa tribù venne ad offerire ostaggi per pegno di sua -fede a Carlo, dopo di che, dalle rive dell'Oder egli tornossene rattamente -in Vesfalia, dove pure i popoli gli danno pegni di fede, e si -obbligano a pagargli tributo d'armenti, di lana, e a lasciargli -il reddito d'alcune miniere d'argento e di rame: sì che credendo, -almen per poco, sottomessi que' popoli, se ne va, nè sì tosto -se n'è andato, che piglian di nuovo le armi, e gli ostaggi -più non bastano; ma vinti in una nuova invasione, corrono in -frotta, sulle rive della Lippa a prestar omaggio al vincitore; il -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -quale rimette in piedi e fortifica il castello d'Eresburgo, posto -a tener in dovere i Sassoni, come quel di Fronsacco a reprimere -gli Aquitani. -</p> - -<p> -I Franchi tenevano in obbedienza ogni popolo vassallo con torri -merlate, ond'è che tutta quella terra è ancor seminata di queste -rovine del medio evo. Su quelle bertesche, ora coperte dal musco -e corrose dal rovaio, sorgevano un tempo fieri e superbi uomini -di guerra, e su quelle pietre spezzate viveva, or fa dieci secoli, -una generazione di largo petto che si abbeverava dei vini del -Reno e della Mosella nella tazza del convito, e in cima a quella -torre logorata dagli anni piangea forse qualche nobil donzella di -Svevia, sposa prima diletta, poi ripudiata dall'implacabil Barone. -Ma il tempo ha tutto calpestato con lo struggitore suo -piede, e ormai più non s'ode colà se non il vento che fischia -per mezzo a quelle fenditure, come un organo toccato dalia morte -ad animar la fantastica ronda dei conti antichi, usciti per poco -dalle tombe loro. -</p> - -<p> -Dopo aver vinto i Sassoni, Carlomagno indusse i capi loro ad -abbracciare il cristianesimo, giogo morale che afforzar doveva la sua -sovrana signoria. Tutto inteso a vederne la fine, piantò nella vernata -gli alloggiamenti suoi in un luogo che prese il nome di Heerstal, -che suona campo di guerra, e ivi tenne la sua corte plenaria -fino a primavera. Indi un editto suo reale intimato avendo una dieta -di leudi, conti e vescovi a Paderborna, alcune tribù sassoni v'accorrono -per rinnovare il giuramento loro di fedeltà, ma non il -fiero Vittichindo, che fuggitosi fra i Danesi, è ito a cercare un -rifugio nella Giutlandia, dove accampano alcune tribù alleate dei -Sassoni; Vittichindo, l'eroe della gente veramente germanica. In -mezzo a queste guerre del Reno, dell'Elba e del Veser, tre popolazioni -muovono con comune accordo di resistenza contro Carlomagno, -e sono i Sassoni, i Danesi e i Frisoni, che tutti mostrano di -appartenere al medesimo sangue, alla medesima causa, e di mano -in mano che egli incalza i loro avanzi gli uni sugli altri, essi popoli -si concentrano nella Scandinavia fino alla reazione de' Normanni, -che a vendicar poi verranno i loro maggiori sull'impero dei -deboli successori di Carlomagno. Le leggende dicono che Vittichindo -ebbe per moglie Geva, sorella d'un capo danese dello -Sleswich, che nella lingua franca nomasi Sigifredo e nella danese -Sivardo. Una parte dei Sassoni seguì il loro capo Vittichindo appo -i Danesi, mentre l'altra venne per trattare con Carlomagno alla -dieta di Paderborna; e dopo lunghi parlamenti, a lui questi -si soggettarono, conservando per patto molte franchigie sotto la -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -dominazione dei Franchi. Essi serbarono, a simiglianza de' Longobardi, -le leggi loro, le radunanze dei capi nei campi di guerra, -e soggettati a tributo, altro non fecero che un atto di vassallaggio, -acconsentendo insieme alla propagazione della religion cristiana in -mezzo alle tende e città loro<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>, onde a' vescovi e preti fu libero -lo scorrer le città e borghi per annunziarvi la verità della fede. Per -ultimo fu conceduto che tutti que' capi delle tribù sassoni, che -sottomettersi non volessero al trattato conchiuso con Carlomagno, -potessero ritirarsi dove lor meglio paresse o piacesse. Tale si era -la regola generale di quelle tribù erranti: anzichè sottoporsi al -giogo esse fuggivano, però che il suolo per esse non costituiva -altrimenti il domicilio, ma in ogni luogo dove piantar potessero -la tenda ivi era la patria loro. Laonde parecchi di quei Sassoni -andarono ad unirsi con Vittichindo in Danimarca. -</p> - -<p> -Nè appena son corsi due anni dal parlamento di Paderborna, che -veggiam quest'ultimo sollevar di nuovo i Sassoni, e condurre i Danesi -insiem con le tribù riparatesi nella Giudlandia; d'onde ei muove -in gran forze, ricevuto a grandi acclamazioni dalle antiche tribù -soggette a Carlomagno, e si avanza vittorioso fino al Reno, distruggendo -le borgate dei Franchi ch'ei trova sul suo cammino, -atterrando i castelli e le torri poste a vedetta, ed ardendo i segni -militari della dominazione di Carlomagno, intento a que' giorni -nella spedizione di Spagna. Ordinava questi in un capitolare di ributtar -col terrore e con la forza quelle masse di gente; onde tutti -i possessori de' terreni, le guardie dei confini ed i leudi dovean -pigliar le armi, e questa leva de' Franchi arrestò per poco le depredazioni -dei Sassoni sul Reno, e la mossa del vittorioso Vittichindo. -Arriva quindi fra breve il gran Carlo medesimo, disperde -gl'invasori, pianta di nuovo i suoi alloggiamenti nel campo di -Heerstal, e vi passa l'inverno per quindi scagliarsi addosso a' Vesfalii. -Nulla più resiste a questo fortissimo uomo, a questo re giganteo, -la cui sola parola porta lo spavento per ogni dove; parecchie di -quelle tribù corrono a dimandargli la pace, ed egli si fa consegnar -da esse gli statichi, come era uso; ma non vuol trattar più -spartitamente con una o più popolazioni, bensì chiede che i Sassoni -vengano tutti ad un parlamento per trattar le condizioni della -pace; Vittichindo, sempre irremovibile, non vuol assistere, vedendo -l'umiliazione della sua patria, a questo congresso, e ritirasi una -seconda volta in Danimarca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<p> -Durante l'inverno, Carlo raccoglie tutte le sue forze ad Heerstal, -alloggiamento suo prediletto, ed ivi, in fronte di sì grosso esercito — che -niun resister gli potrebbe, impone senza colpo di spada ai -Sassoni le sue leggi. L'atto che nacque dal parlamento quivi da -lui convocato, si è quello che reca il titolo: <i>De partibus Saxoniæ</i>, costituzione -vera della Sassonia. I vescovi che in quantità intervennero al -detto parlamento, si fecero a predicar ivi nel campo stesso, ed i Sassoni -ricevettero in gran folla il battesimo. Aveva il re provato il metodo -de' tributi con lasciare independente ogni vassallaggio, ma -essendogli male riuscito, stipulava ora che i Sassoni sarebbero quindi -innanzi governati da conti della nazion franca; onde sottomessi così -ad un ordinamento comune, ad essi rapita veniva l'independenza -loro natia. Tutti ubbidir dovevano a questi conti, e chiunque manomettesse -o ingiuriasse i delegati regi, sarebbe in pro del fisco -spodestato delle sue terre; nè più i Sassoni tener potrebbero nè -adunanze nè diete, se non previo il beneplacito del re e alla presenza -di commissarii da lui disegnati. -</p> - -<p> -A quest'ordinamento di polizia militare, Carlomagno aggiunse -alcuni articoli risguardanti specialmente il cristianesimo. Edificar -doveansi in certi luoghi del paese de' Sassoni diverse chiese, le -quali aveano ad esser sacre, e più sacre ancora dei templi dell'idolatria; -chi uccidesse un prete cristiano o sagrificasse vittime umane -alle antiche deità della patria, fosse punito di morte; e dovendo -il battesimo esser quindi innanzi il segno dell'ubbidienza, quelli -fra i Sassoni che si nascondessero per sottrarsi al santo lavacro della -Chiesa, o mangiassero carni nei giorni di magro, sarebbero tenuti -per ribelli e come tali dannati a morte. Il tornare all'antica religione -del Norte, era pur segno di ribellione. Ogni pena tuttavia -redimer potevasi con la penitenza ecclesiastica, però che a quei -tempi la legge cristiana va pur sempre confusa col governo politico. -</p> - -<p> -A questo periodo della conquista e suggezione delle tribù sassoni, -si riferisce in Germania l'instituzione degli otto vescovati di Brema, -Verden, Minden, Alberstat, Hildesheim, Paderborna, Munster ed -Osnabruch, sedi cristiane che divennero indi sorgente di civiltà e -di sapere per l'Alemagna. Dalla predicazione cattolica ebbe fondamento -la dominazione dei Carolingi in Sassonia. Al parlamento -d'Orleim i Sassoni passarono dal sistema di vassallaggio independente -alla costituzione per contadi e vescovadi, nè furon più -solamente vassalli, ma una parte del gran tutto sottomesso al governo -dei conti e dei vescovi. Così abbiam già tre periodi in questa -storia della conquista dei Sassoni; 1.º il vassallagio per tribù; 2.º l'aderimento -alla predicazione cristiana; 3.º la costituzione uniforme -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -per contadi e vescovadi, e la sommessione all'ordinamento amministrativo -del re. -</p> - -<p> -Questo governo dei conti e dei vescovi riuscì, in sulle prime, -odiosissimo ai Sassoni; i primi amministravano la giustizia, e -governavano in nome di Carlomagno; i secondi si travagliavano -d'ampliar l'autorità della Chiesa e di sottomettere le barbare -nazioni ai giogo della religione, cose tutte che a distrugger miravano -la libertà delle popolazioni germaniche. La presenza di -Carlomagno, e il terror del suo nome potean solo conservar la dominazione -dei Franchi colà, ed egli costretto di correr continuamente -l'Europa, dalla Spagna all'Italia, dalle Alpi ai Pirenei, -non potea sempre aver l'occhio sulle terre germaniche, onde i Sassoni -più d'una volta profittaron di quest'assenza del sovrano, per ripigliare -le armi. Eccoli dunque di nuovo sollevati, recarsi in massa -sulle rive del Reno, e scuotere il giogo dei conti e dei vescovi. -</p> - -<p> -A grande inquietudine mosse l'animo di Carlomagno questa presa -d'armi universale, che avvenne all'occasione dell'invocar che fecero -i conti franchi la fedeltà dei Sassoni per respinger l'irruzione dei -popoli slavi. Vittichindo ricomparve allora tra' suoi, e disse loro: -«Ecco giunto il momento di vendicarvi de' vostri oppressori.» I -Sassoni lo seguono, si raccolgono appiè d'un alto monte sul fianco -destro dell'esercito di Carlomagno, capitanato dai tre conti maggiori -Adalgiso, Geilone e Volrado, e quando questi arrivaron sul -Veser, anzichè trovarvi i Sassoni in loro aiuto, li vider apparecchiati -a scagliarsi su loro. Il conte Teoderico, accorso dal Reno, non -esitava intanto a cominciar la guerra contro i fedifraghi Sassoni -stessi, e la zuffa fu sanguinosa. Il gran Carlo non v'era; i Sassoni, -pieni di astio contro i conti, diedero dentro con gran forza, ed in -breve quasi tutti i capitani de' Franchi furono uccisi sul campo, gli -altri messi in volta, ed i Sassoni intuonaron l'inno della vittoria di -Vittichindo, ributtando gli oppressori fino al Reno. Carlo accorse -indi tosto per vendicare l'affronto dell'armi sue, con fitto in mente -il pensiero che i Sassoni non fossero altrimenti nemici da combattere, -ma sì popoli ribelli da sterminare. Venne dunque a tener la sua -dieta a Paderborna, e citati dinanzi al campale suo parlamento i -principali fra i Sassoni, dimandò loro perchè avessero rotta la guerra, -perchè ribellati si fossero contro i conti? Tutti ad una voce risposero: -Aver ubbidito ai voleri di Vittichindo, ed egli solo esser colpevole -di quella ribellione. — Ma non per questo il re placò l'ira -sua, chè anzi fece proponimento di vendicare i suoi leudi trucidati -in campo, ed i vescovi delle chiese di fresco edificate, martoriati o -cacciati da Vittichindo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<p> -I Sassoni aveano infranta la legge di vassallaggio, dunque eran -ribelli: Carlomagno ordinò quindi un grande esempio, e ad imitazione -di tutti gli altri conquistatori, non esitò punto a versar fiumi -di sangue, onde lasciar lunghe orme di terrore e di sommessione. -Si fece dare in mano tutti i capi e gli uomini più ardimentosi della -nazione, e comparve in mezzo a loro, con la spada in mano, girando -sovr'essi il corrucciato suo sguardo, a guisa di un gigante che -scuota la sua clava sopra i vinti; poi dal suo campo di Ferden, a -riva dell'Aller, comandò che tutti i Sassoni ribelli avessero mozzo -il capo; le cronache ne sommano il numero a quattro mila cinquecento; -fu una beccheria che durò tutto un giorno. Terribile rappresaglia -dei conti e vescovi uccisi dai Sassoni, e dell'aver inseguito i -Franchi fin sul territorio loro; ma era pur forza muover terrore in -que' popoli, e Carlomagno si trovò costretto a colpirli con la tremenda -sua spada<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. -</p> - -<p> -Se non che il sangue di questi supplizii punto non valse a spegnere -l'astio dei Sassoni, ed altre tribù pigliaron le armi, nè appena -era domata questa, insorgeva quella; le erano popolazioni gelose, -indipendenti, tutte situate a' confini di genti naturalmente nimiche di -Carlomagno; i Danesi, gli Slavi, i Frisoni, istigati dai Sassoni pigliavan -le armi al primo segnale per far causa comune co' nemici degli -Austrasii; guerra infinita di popoli e di razze. Ma le genti di Carlo -aveano veramente il primato militare, nè i Sassoni mai vennero a -campal giornata se non per essere vinti e sconfitti; nessuna rilevante -vittoria ottennero essi mai contro a Carlomagno, cui essi -temevano come un Dio; parendo loro aver sempre addosso quella -sua mazza ferrata. -</p> - -<p> -Intanto Carlomagno, fatta sua dimora d'una delle germaniche sue -ville, attende a soggiogar per sempre i Sassoni, riedifica la fortezza -d'Eresburgo, e tiene in mezzo a' suoi guerrieri corte plenaria -a Paderborna; e ad ogni tratto spedisce grosse schiere di Franchi a -guastar ben oltre le terre de' Sassoni, ed a piantarvi accampamenti -alla foggia de' Romani. Ma vedendo di questo modo non aver più -fine la guerra, deliberossi di rivolgersi dirittamente allo stesso Vittichindo -per trattare con lui a tu per tu della pace. Vittichindo ed -Albione, i due capi di maggior grido tra i Sassoni, dimandarono -salvocondotto, e vennero a trovar Carlomagno nella sede sua di Paderborna, -accoltivi a grande onore, festeggiati dai conti, e catechizzati -dai vescovi. Carlomagno profferse a Vittichindo il titolo di duca di -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -Sassonia, e gli onori della sua corte, purchè abbracciasse il cristianesimo, -segno di soggezione appo i Sassoni, essendochè un giogo era -per essi la religione dei Franchi, e giogo spesso odiosissimo. Vittichindo -accettò la profferta, e con lui altri più capi di quella nazione -ricevettero il battesimo. Grande vittoria fu questa, e il termine, a -così dir, della salvatica indipendenza di quelle tribù. Prive del valoroso -capo che le guidava alla guerra esse oramai più non s'avventurarono -che a spartate sollevazioni, le quali furono anche tosto -compresse dalla ferrea mano di Carlomagno. -</p> - -<p> -Divenuto fedel vassallo a quest'ultimo, Vittichindo lasciò al tutto -le armi, ed andò a ricoverarsi in un monastero. Quasi tutti i più -nobili lignaggi della Germania discender vollero da questo ceppo; -chi non potea dirsi della schiatta di Carlomagno, gloriavasi d'aver -Vittichindo per antenato, chè un prod'uomo ognuno il vorrebbe per -suo progenitore. La stirpe che più ragion d'ogn'altra potea gloriarsi -d'essere uscita da Vittichindo, quella fu di Capeto, recando -infatti le cronache che Roberto il Forte, il poderoso conte di Parigi, -fu pronipote del Sassone glorioso<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>; chè fra que' battagliatori v'era -sempre, come a dire, una misteriosa catena, che univa gli uni cogli -altri, di gloria in gloria, di forza in forza, e bello certamente era -l'aver principio da Vittichindo. Il quale, fatto quindi piissimo, fu -onorato per santo e nominato nelle antifone, cantico d'onore e panteone -del medio evo. Ad esempio di lui, gli altri Sassoni convertiti, -si danno sinceramente al cristianesimo. -</p> - -<p> -La rinomanza di Vittichindo, e la gloria della spedizione di Sassonia, -doveano naturalmente somministrare ampio soggetto alle canzoni -eroiche; infatti sotto il titolo della canzone di <i>Guiteclino di -Sassonia</i>, un trovatore di nome Giovanni Bodel, nativo di Arras, -compose in sull'entrar del secolo XIII un intero poema epico sopra -Guiteclino ed i Sassoni, che ritrae de' tempi feudali, i più vivi e -coloriti di quel periodo di confusione in cui i tracotanti baroni comandavano -ai re. Eccovi lo spirito di questa canzone eroica. «I Sassoni -minacciano l'impero de' Franchi, ci vogliono dunque aiuti, sussidii, -modi a far la guerra, onde Carlomagno dimanda quattro denari ai suoi -baroni <i>urepi</i> o <i>urepedi</i> (<i>hurepés</i>)<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> dell'Angiò, della Bretagna e della -Neustria; gli Scozzesi, gl'Inglesi, gli Alemanni e i Bavari pagano questo -tributo, e togli qua che i baroni <i>urepi</i> di Carlomagno non vogliono -pagare, dicendo che si fa per avvilirli, che addio alle immunità -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -loro se fossero sottoposti a un tributo. Che fanno dunque i superbi -feudatari? Pigliano il partito di chiudere quattro denari nel pennone -d'ogni lancia, poi vengono così innanzi a Carlomagno, alla sua -corte plenaria d'Aquisgrana, e gli dicono: «Imperatore, vien tu stesso -a prendere, se tanto ardisci, il tributo». Qui il poeta gode di abbassar -Carlomagno, e segue a raccontar come al sopravvenir dei -suoi baroni, ei si fa incontro ad essi a piè nudi, senza corona in -fronte, e rinunzia all'imposta promettendo di non mai più dimandar -loro tributo alcuno. Ecco pertanto la libertà feudale in tutta -l'ampiezza sua; il barone deve il suo corpo, ma non il danaro mai; -il pagamento del denaro è solo un dovere pel villano, e per l'uomo -di <i>podestà</i>, cioè in poter d'altrui. -</p> - -<p> -Carlomagno ed i suoi baroni muovono indi da Aquisgrana per -la guerra di Sassonia, e qui mille descrizioni di combattimenti; -un abbassar di lance, un mescolarsi di pennoni e il duca Guiteclino -è ucciso in battaglia. Qui pure s'intrecciano gli amori di -Berardo e d'Elisandra, di Baldovino e della regina Sibilla; le crociate -hanno siffattamente riscaldate le fantasie, che si trovan per -ogni dove le rimembranze di Gerusalemme. Ma ecco i fratelli di -Guiteclino che insorgono a vendicar la sua morte, e atterrano -Berardo e Baldovino, niuno resiste ai colpi loro, e qui un'altra -rimembranza viene a collocarsi nella mente del poeta; quella -dell'invasion dei Normanni e degli Ungri al secolo decimo: la -stessa confusione, solo che vi è in ogni parte celebrato il nome -di Vittichindo. La guerra dei Sassoni, fu la grande impresa del -regno di Carlomagno, ed ebbe ad esser soggetto di poema come -Roncisvalle, e come ogn'altro tema che ricordasse le grandi gesta -militari. -</p> - -<p> -Il modo che tenne Carlomagno nel terzo periodo delle sue guerre -sassoniche, fu più efficace che non il suo primo ordinamento del -vassallaggio. Veduto che le popolazioni erranti non si affezionano al -suolo, ei fa trasportar le principali famiglie sassoni nell'interno -della Francia, e il paese loro fu dato ad altri popoli (gli Obotriti) -a Carlomagno più ubbidienti e fedeli. Così le famiglie sassoni più -riottose ed audaci, tramutate in Francia, ebbero in retaggio le terre -del fisco, o furono cacciate nei monasteri e condannate alle solitudini -del deserto; ond'è che sotto Lodovico Pio troviam di queste cotali -famiglie nelle badie, e ardenti religiosi ed eziandio santi di origine -sassone<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>, e cronisti e poeti che attendono a scriver gli annali -del paese. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<p> -Se la guerra sassonica fu la più crudele, la più sanguinosa che -mai avesse a sostener Carlomagno, essa rende pur testimonio della -grandezza e della fermezza sua, della forza e della destrezza ch'ei -vi pose; ma era un'opera di conquista, che dovea col tempo trar -seco la sua reazione. Avea Carlomagno rincacciate, stipate le popolazioni -nel Nord, nella Danimarca, nel Giudland; e da chi fu rovesciato -l'impero suo? Da quelle popolazioni medesime che vennero alla -volta loro ad assalire i Franchi. La storia del mondo è azione e reazione; -i conquistatori cacciano le nazioni, e queste ritornano più -forti a spezzar trono e spada di coloro che sognaron l'impero universale -del mondo! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p> - -<h2 id="cap11">CAPITOLO XI. -<span class="smaller">CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA DI RONCISVALLE.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -La Spagna e i Saracini dopo la battaglia di Poitiers. — Corrispondenza di Pipino -coi califfi. — Gli emiri di Catalogna, di Navarra e d'Aragona. — Gli antichi -cristiani. — Discordie civili. — Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno -delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle milizie — Le -due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii di Barcellona e di Saragozza. — Ritorno -dell'esercito. — Rotta di Roncisvalle. — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre -suono di questa rotta. — La canzone di Roncisvalle. — Tracce del passaggio -de' Franchi ne' Pirenei. — I corpi de' martiri. — La cappella. — La rupe -e la spada d'Orlando — Romanza spagnuola di <i>Alda la bella</i>, sposa <i>di don Orlando</i>. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -732 — 778. -</p> - -<p> -Le spedizioni di Carlomagno furono, sin qui, in Germania e in -Lombardia; il Reno, l'Oder, le Alpi, il Po, avean veduto le lance dei -Franchi, folte come le messi estive agitate dai venti<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>; la corona di -ferro dei Longobardi ornava la fronte del re dei Franchi; le terre -d'Italia erano partite fra i suoi duchi e conti e leudi, e la Germania -acclamava il re dalla gigantesca statura che conduceva i Franchi -d'Austrasia e di Neustria alla conquista e al dominio della Sassonia -e della Baviera. Già fin dal primo istante della sua esaltazione avea -Carlomagno compiuto il soggiogamento dell'Aquitania, e la Guascogna -ubbidiva alla grande famiglia de' suoi vassalli; a' Pirenei il nome -suo era in grido, com'esser dovea quello del pronipote di Carlo -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -Martello, e formidate v'erano la potenza e la forza di questo coronato -capitano, benchè ancor veduto non avessero sventolar colà le sue bandiere. -Ma ben presto il suono del corno stava per assordar que' forri e -quelle valli, e una spedizione già era pronta a varcar quelle alpi dirupate. -Or qual cagione mai traeva tanta selva di lance in mezzo alle città -della Spagna? Come avvien egli che i Saracini da conquistatori stanno -per divenir conquistati? Qual memoria restava di quella sanguinosa -irruzione, che Carlo Martello, l'avolo di Carlomagno, arrestava nelle -pianure di Poitiers? -</p> - -<p> -Questa terribil giornata di Tours o di Poitiers, fu termine alle -conquiste degl'Infedeli al di là de' Pirenei: la vittoria di Carlo Martello, -era venuta a raccendere l'invilito coraggio de' cristiani in mezzo -all'abbattimento generale degli animi e alle paure sparse pel durare -d'un secolo dalle rapide e maravigliose vittorie di quei Barbari, e -tanto bastò a mutar la condizione rispettiva dei popoli. Quella sanguinosa -disfatta dell'islamismo diede un irresistibile impulso ai -conti, ai duchi, alle intiere popolazioni della Gallia meridionale, e i -cristiani quasi tutti si levarono per una poderosa crociata nella -Guienna e Settimania. Fin dal regno di Pipino più non v'erano se -non alcune colonie spartate di Saracini nella Provenza e nell'Aquitania, -e quando Abd-Almalek, o Addamelecco bandì la guerra santa, -gl'Infedeli non aveano in mano più che la sola città di Narbona. -Tutta la potenza degli emiri s'era concentrata in Spagna, e nei -monti durava tuttavia un'antica schiatta di cristiani, maschia popolazione, -che s'era già liberata del giogo de' Saracini. Coperta di pelli -ferine o d'armature fabbricate negli antri delle rupi o in qualche -solitaria borgata, quella valorosa schiatta di Leone e di Castiglia -scendeva di quando in quando dall'inaccessibil suo ricetto per molestare -i Saracini delle città e delle campagne. In mezzo a quella -lunga giogaia di monti che si stende dalle Asturie fino alla Catalogna, -viveva una maschia e forte nidiata, che dovea coll'andar del -tempo cacciar i Mori dalla soggiogata Spagna, e piantar sulle francate -città lo stendardo della croce. -</p> - -<p> -Oltre di che la Spagna non era già sottomessa ad una sola signoria, -chè non bastando ai Saracini, vincitori dei Visigoti, d'essersi -separati dal califfato di Bagdad, e dalla podestà del Commendator dei -credenti, intestine discordie regnavan anco nella penisola fra città e -città, e quasi ogni provincia aveva il suo emiro<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>, e in mezzo alla -guerra civile, gli uni invocavano il braccio dei conti cristiani e delle -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -popolazioni visigote, potenti ancora sotto il vescovo loro a Cordova o -a Toledo; gli altri ricorrevano per aiuto agli antichi Castigliani ed -agli Asturiani delle montagne. Già fino a' tempi del regno di Pipino -alcune Ambascerie degli emiri di Spagna eran venute a visitare il re -di Francia nelle sue corti plenarie, ed egli mentre dava loro udienza, -ponevasi pure in corrispondenza coi califfi di Bagdad, ricevendone -ricchi presenti, e mandando loro in contraccambio cani da caccia -usi correre il cignale delle Ardenne e della Turingia. È cosa incontrastabile -che Pipino ebbe pratiche politiche col califfo Almanzor<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a> -e che alcuni conti de' Franchi dimorarono per tre anni a Bagdad, -donde poi toccarono, sbarcando a Marsiglia, la città del traffico. -</p> - -<p> -L'ordinamento delle provincie meridionali, qual Carlomagno ebbe a -compierlo, piantava sulla frontiera di Spagna due grandi vassalli -militari della corona di Francia, ed erano i duchi dei Guasconi e -degli Aquitani, i quali Guasconi, per la loro dimora rimpetto a' Pirenei -si trovavano continuamente in commercio coi Saraceni, così -come i duchi loro con gli emiri, e mescolavano spesso i sangui loro; -indarno i concilii vietavano questa comunanza di nozze, che più -d'una fanciulla cristiana vedeasi andare sposa ad un miscredente, e -più d'una nera saracina di Barcellona, di Cordova, di Granata o di -Toledo pigliarsi a marito un figlio della Guascogna o dell'Aquitania. -I Saracini aveano moschee nelle città meridionali a Narbona ed Arli, -e i cristiani aveano chiese e fin vescovi a Siviglia; praticavan gli uni -cogli altri pel commercio, per l'industria, per le arti; le antiche animosità -s'eran venute cancellando, e bene spesso era più facil trovar -nimicizie e gelosie fra emiro ed emiro, o fra conte e conte, che astii -veri d'una credenza contro l'altra. -</p> - -<p> -I re Franchi seppero giovarsi di queste discordie per vantaggiar le -loro spedizioni e conquiste in quel paese. Nel tempo che Carlomagno -teneva una dieta in Paderborna attorniato da conti e vescovi, vide -venire a lui alcuni emiri o alcaldi saracini, avvolti in larghe vesti, -come a que' dì usavano al di là de' Pirenei, il più ricco dei quali -chiamavasi Soleyman Ebu-Jaktan-Alarabi, o Mofras-Ebu-Alarabi, governatore, -come dicevano, di Saragozza. Venivano questi emiri da -lontani paesi, per prestar fede ed omaggio a Carlomagno, profferendo -di consegnargli le chiavi di essa Saragozza e di Valenza ch'essi -aveano in poter loro come vassali d'Adelramo. Carlomagno rimase -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -meravigliato alla vista di quegli emiri, e la superbia de' conti ne fu -lusingata; la conquista ch'essi offrivano tale era da solleticar l'appetito -de' Franchi, e Carlo accettò fede ed omaggio da quei Saracini. -Laonde in quella medesima corte plenaria, Abiatar, governatore di -Huesca e l'emiro Ebn-Alarabi, si dichiaravan vassalli della corona -di Francia, e si obbligavano a consegnare i quattro passaggi dei -Pirenei, di Barcellona cioè, di Puicerda, di Pamplona e di Tolosa, -donde il suo esercito avrebbe potuto allargarsi fino alla Stretto e liberare -i cristiani della Penisola. Oh come cangiati s'erano i tempi! -Un secolo appena era trascorso dal dì che il conte Giuliano aveva -aperto la Spagna alle conquiste degli Arabi, e già gli emiri davano -in mano i Pirenei ad un esercito di Franchi! Il qual esercito trovar -dovea spalla in una massa ragguardevole della popolazione. A primavera -tutto sarebbe presto per una spedizione oltre i Pirenei, e -gli emiri traditori se ne tornavano a Saragozza e a Barcellona, ivi -attendendo l'effetto delle promesse del gran Carlo, d'ora innanzi -loro alto signore. -</p> - -<p> -Gli apparecchi di questa guerra furono grandissimi: tutti i conti -possessori di terre fiscali, convocati per bando reale, doveano tenersi -pronti a marciare. Il grande accorgimento di Carlo quello era di -calar sempre sui nemici con forze talmente formidabili, che gli avviluppava -prima che si fossero ordinati a resistergli; così avea fatto -contro i Longobardi, quando le sue schiere disceser dall'Alpi con -la rapidità d'un torrente, così a forza d'uomini avea vinto i Sassoni, -e così preparavasi a far ora nella spedizione in Ispagna, congregando -tutta la sua gente, non solo della Neustria, dell'Austrasia e -della Borgogna, ma sì pure chiamando i suoi vassalli di Baviera e -di Germania, insiem coi conti della Provenza e della Settimania. I Longobardi -appena erano soggiogati, e nondimeno una schiera dei loro -univasi all'esercito, presto a varcare i Pirenei. A simiglianza degli -altri grandi conquistatori, Carlomagno adoperava i popoli domati a -domar l'altre nazioni, alla foggia dei Romani. Non sì tosto primavera -comincia a metter le foglie ed i fiori, che già, come narrano i romanzieri, -si vede il gran re alla sua villa di Casseneuil, nel contado -di Agen, dove celebra la Pasqua; poi visita la Guascogna e la Settimania -per esser sicuro che le mura son forti e salde le torri. L'esercito -suo è diviso in due schiere, l'una delle quali, destinata ad invader -la Catalogna pel passo di Perpignano, dovea muover da Narbona, -proceder lunghesso il mare fino a Girona e a Barcellona e far alto all'Ebro; -l'altra calar dai Pirenei per la via della Navarra, e precipitarsi sovra -Pamplona, la chiave dei monti, e di questa seconda schiera, Carlomagno -avea riserbato il comando a sè stesso, col fiore de' suoi conti e -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -paladini, e per più rinforzarsi dovea passar per mezzo all'alpestre -paese de' Guasconi, forti e torosi balestrieri, che conducevano gli armenti -su per quelle rupi. Giunto all'Ebro, avrebbe poi visto se gli -conveniva di proseguir la conquista fino allo Stretto. -</p> - -<p> -Amendue le schiere o spedizioni furono simultaneamente condotte -con l'usata vigoria di Carlomagno. L'esercito che mosse da Narbona -componevasi di Longobardi e d'Austrasii guidati dal conte Bernardo, -fortissimo paladino, che gran riputazione erasi acquistata nel passaggio -dell'Alpi, e sottomessa Girona e Barcellona con tutte l'altre terre -fino all'Ebro, per una mossa militare a cerchio, venne a congiungersi -con Carlomagno dinanzi a Pamplona. L'assedio di questa piazza fu -lunghissimo e fierissimo; vinta che l'ebbero i Franchi, vennero a -campeggiar Saragozza, per aver con essa tutta la fronte dell'Ebro. -Dopo vigorosa resistenza i Saracini chiesero i patti; si offrirono statichi -ed omaggi al re, il cui esercito, dominatore e vittorioso, si -traeva dietro gli alcaidi e gli altri Infedeli già debellati. Tutto il paese -che si stende dai Pirenei all'Elbro, fu soggiogato, e Carlomagno -l'ordinò alla forma delle marche militari sulle frontiere, il che val -quanto dire ch'ei pose suoi conti e leudi nelle città a difenderle. Da -questo momento i Pirenei più non servono omai di confine alle sue -possessioni; ma ben l'Ebro diventa frontiera sua, e Pamplona e Saragozza -sono gli antemurali della fronte sua militare. -</p> - -<p> -Ordinata ch'egli ebbe così la sua conquista, ripigliò il cammino -verso Francia, traendosi dietro carra piene di ricchezze, e mule cariche -di spoglie, e gli emiri saracini che seguivano il cocchio del -vincitore. Le folte lance marciavano in massa, e la scorta di battaglia -era sì coperta di ferro, che nessuna punta l'avrebbe potuta toccare, -e Saracini e Guasconi sarebber del pari venuti a rompersi contro -quelle corazze e usberghi di Sassonia, di Lombardia, d'Austrasia e di -Neustria. Alla coda poi dell'esercito, e come schiera spartata, seguiva -un retroguardo composto di prodi cavalieri condotti dal conte Orlando, -valoroso guardiano delle spiaggie di Bretagna. Partitisi da Pamplona, -procedevano tutti in gran sicurtà, per mezzo a quelle strette, -a que' monti, a quegli scoscesi dirupi e precipizi che formano il varco -da Francia in Ispagna, e Orlando, gli uni addosso agli altri, li -guidava con perizia di ottimo capitano. Avevan essi ad attraversare -il paese de' Guasconi, popolo di arditi e rozzi valligiani; i Guasconi -e Navarresi ritraevano della durezza de' monti loro, e sapevano -con nerboruto braccio maneggiar l'arco e la freccia, e popoli -pastori e bellicosi com'erano, non temean punto d'affrontarsi cogli -uomini del Nord. E non vivean forse anch'essi in mezzo alle nevi -e alle ghiacciaie? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<p> -Ora è da saper che in quel tempo i Guasconi aveano appunto -per loro duca Lupo, nipote per figlio di quell'Unnaldo, che le carte -antiche dicono uscito della schiatta merovingica. E' non si vuol -perder d'occhio mai quest'odio naturale che i duchi d'Aquitania -portavano a Carlomagno. Procedea questo dall'esser eglino i discendenti -d'un lignaggio proscritto ed erede del trono di Clodoveo; -e Carlomagno n'avea fatti impiccar due o tre sotto pretesto che -fossero rei di ribellione e sedizione, ma più ancora per ispegnere i -Merovei. Che se pur Lupo ha ottenuto le terre di Guascogna, come -vassallo di Carlomagno, egli ha tuttavia serbato in cuore i lunghi -astii di famiglia contro di lui, e comanda ad una robusta popolazione -che ha in odio la razza dei Franchi; vede Lupo con ispavento -questa dominazione degli uomini del Norte stendersi già fin sopra la -Spagna; i Pirenei non son più confini, e benchè egli sia cristiano, -ama piuttosto di conservare il commercio suo cogli alcaidi di Pamplona, -di Saragozza, di Valenza che sottomettersi a Carlomagno. I -Guasconi videro passare, senz'ardirsi di toccarle, le innumerevoli -masse della cavalleria franca, e le lance che luccicavano in cima dei -Pirenei; ma qui è una retroguardia sola, separata, che conduce un -ricco bottino atto a solleticar l'ingordigia di quei poveri montanari, -abitatori di caverne e di rupi, onde composta com'è di poche lance -guidate dal conte Orlando e da qualch'altro paladino, vien d'improvviso -assalita fra que' burroni, e Lupo di Guascogna si fa partecipe -di questo repentino assalto di cristiani contro a cristiani<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. Al passo -appunto di Roncisvalle, dove le rocce pendono sospese sul tuo -capo quasi trinciate dalla durindana d'Orlando, i Guasconi arrestarono -il retroguardo di Carlomagno. In vano i paladini si difesero -valorosamente, in vano Orlando eccheggiar fece il suono dell'eburneo -suo corno per quelle profonde valli, in vano la poderosa sua spada -ne spezzò i macigni, tutti que' prodi, oppressi dal numero, perirono -nelle terribili gole de' Pirenei, e la dolorosa memoria n'è pietosamente -conservata nelle croniche, e riempie tutto il medio evo. La -rotta di Roncisvalle è scritta in tutti i monumenti della cavalleria; i -trovatori la cantavano nelle corti plenarie a muover l'esercito a vendetta -contro gl'Infedeli, perchè a questi principalmente attribuivasi -il tradimento ed il macello della cavalleria cristiana; le matrone e le -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -donzelle piangevano a quel racconto, e i cantori avean caro di ripetere -in versi lugubri la catastrofe d'Orlando e d'Oliviero suo cugino -morti a Roncisvalle<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. -</p> - -<p> -Da per tutto tu trovi queste tradizioni popolari; i romanzi le raccontano, -e nelle stesse <i>Cronache di San Dionigi</i> è inserita la supposta -relazione di Turpino sulla morte di Orlando e dei paladini -del gran Carlo<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Ma i prodi cavalieri non recitavano altrimenti, prima -di combattere, le pie e divote esortazioni di Turpino, nè i versi che -«Tagliaferro assai bene cantava andando di gran passo alla battaglia -d'Hastings,» e nè tampoco le canzoni guerriere intorno a Carlomagno, -Orlando ed i suoi vassalli che morirono a Roncisvalle; ben -altri poemi ebbero quei tempi sulla catastrofe de' Pirenei, che oltre -alla cronaca di Turpino, venivano per ogni dove nelle gran corti -dalla cavalleria recitati, e ripetuti nei racconti del tempo di Filippo -Augusto. Carlomagno, Orlando, Oliviero ed i suoi vassalli, furono -pure argomento ad una gran canzone eroica, prediletta lettura del -medio evo, che comincia: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Carles, li reis, nostre emperiere magne, ecc.<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a></p> -</div></div> - -<p> -La quale canzone eroica intorno ai casi di Roncisvalle è uno dei -maggiori poemi di cavalleria che ancor ci rimangano di quei tempi -antichi, e comechè mista di favolosi episodi, almen ci prova, insieme -con la <i>Cronaca di San Dionigi</i>, come luttuosa era la memoria della -disfatta di Roncisvalle; uno fu questo dei maggiori disastri della cristiana -cavalleria, e quindi ne fu serbata la ricordanza attraverso dei -secoli. I trovatori del secolo XIII composero una compiuta azione -drammatica sulla morte di Carlomagno, nè dicono altrimenti che i -Paladini di Carlomagno morirono per mano dei montanari Guasconi, -guidati da Lupo, cristiani come loro; sarebbe stato un affligger -troppo i fedeli, ad essi raccontar dovendosi come tanti valorosi -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -conti, erano periti sotto i colpi di perfidi e traditori cattolici, onde -voller piuttosto attribuire la morte d'Orlando ai miscredenti e Saraceni, -ed alla fellonia di Ganellone da Maganza. Tornando poi alla -storia vera di questo fatal disastro della cavalleria, dir si dee essere -stati i Guasconi e Lupo duce loro, quelli che ne' Pirenei furono -addosso alla retroguardia di Carlomagno, e questo è sì vero che le -croniche stesse raccontano il supplizio di Lupo, che fu impiccato -come fellone e sleale per aver tradito l'oste dei Franchi, e un diploma -di Carlo il Calvo ricorda il nero tradimento della razza meridionale, -e scaglia eterna maledizione su Lupo di Guascogna, il quale -ben si meritò il nome di Lupo per la sua perfidia verso i paladini -di Francia. -</p> - -<p> -Anche nelle valli de' Pirenei durò per lungo tempo questa dolorosa -memoria di Roncisvalle, ed un canto dl que' montanari in lingua -basca celebra la vittoria dei loro antenati sui guerrieri dì Carlomagno<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>; -esso è come dire l'espressione dei sentimenti e degli odii di -quella popolazione contro gli uomini del Norte che venivano a turbare -la pace de' Pirenei. Ivi non è alcun lamento per gli uccisi paladini, -non compianto per Orlando, ma solo la cara memoria della -vendetta contro que' guerrieri che abbandonarono il Reno e la Mosella -per venir a piombare sull'Ebro. Ecco quel canto antico, selvaggio -in uno e sublime. «Un grido sorse dal monti, e il pastore dimanda: -Chi va là, chi mi vuole? E il cane, che appiè dormiva -del suo padrone, si sveglia, ed empie la valle de' suoi latrati. È il -sordo mormorio d'un'oste che si avanza, a cui rispondono i nostri -dalla vetta dei monti soffiando nei loro corni bovini. Vengono! vengono! -o che selva di lance! quante bandiere! o che lampi mandano -le armi loro! Quanti sono! Contali bene, figliuolo: venti e migliaia -d'altri ancora. Orsù uniamo le nerborute nostre braccia, strappiamo -questi massi, gittiamoli dalla cima dei monti sui loro capi, -schiacciamoli, ammazziamoli. E che vengono a far questi uomini del -Norte nelle nostre montagne? le montagne sono fatte da Dio a frenare -il corso degli uomini. — E i massi rotolano, il sangue scorre: -oh quante ossa peste! oh che mare dl sangue! Fuggite, fuggite, voi -che avete ancor lena e un cavallo!.... Fuggi, re Carlo, con le tue piume -nere e con la rossa tua cappa; il tuo nipote, il primo de' tuoi -prodi, il tuo caro Orlando è laggiù steso morto. Fuggono, fuggono! -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -Tutto è finito; e voi, montanari tutti, forbite le vostre frecce, e riponetele -insieme col vostro corno di bue; a notte le aquile verranno -a divorar quelle peste carni, e tutte quell'ossa biancheggeranno in -eterno!» -</p> - -<p> -Niun rincrescimento si desta in que' valligiani, chè essi punto non -sceverano il sangue cristiano dal sangue saracino; nè trovan l'uno più -nobile o più puro dell'altro; gli uomini del Norte son venuti a turbare -i loro pascoli, a ingombrar le loro valli, a scuoter le loro montagne, -ed essi fan rotolar su loro que' massi: è l'espressione d'un -odio di cuore, e godono al pensiero di veder l'aquile alpine divorarsi -quelle carni ancor sanguinenti, e di contemplar quelle ossa -biancheggianti. La rotta di Roncisvalle è un monumento di gloria -pe' Baschi, però che da loro furon distrutti gli uomini del Nord in -quelle alpestri contrade. Nella Navarra ogni cosa è piena della memoria -d'Orlando, e ci si vedon le cappelle espiatorie in onore dell'eroe; -i massi spaccati da Durindana, e l'eco de' Pirenei vi ripete -Orlando in quella guisa che le onde del Reno scorrendo gorgogliano -maestose il nome di Carlomagno<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>. -</p> - -<p> -Scorrete la Spagna, e le <i>romanze</i> di Castiglia, le <i>scagne</i> dell'Andalusia, -e le <i>ramble</i> di Barcellona vi racconteranno pure le ambasce -di Alda la bella, la casta moglie d'Orlando, dopo le gramaglie di -Roncisvalle; tradizione che si ripete d'abituro in abituro nell'Alava -ed in mezzo alle torri del Mauro, in Navarra, a Valenza, a Badajoz -ed a Murcia, dove tuttor l'ho trovata. Eccovi ora la romanza di Alda -la bella, tradotta dall'antica lingua castigliana: — Stava donna Alda, -la sposa di don Orlando, in Parigi, con seco trecento dame per accompagnarla; -tutte vestono un abito simjle, tutte calzano una -simile calzatura, e tutte mangiano ad una mensa, tutte il medesimo -pane, eccetto donna Alda, la maggioringa fra loro. Cento filavano -oro, cento tessevano zendado<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>, cento suonavano vari stromenti -per divertir la loro signora; ed un giorno ch'ella erasi addormentata -al suono di quegli stromenti, ella ebbe un sogno, un tristissimo -sogno. Svegliatasi tutta spaventata, mandò grida sì acute che furono -udite per tutta la città, e le sue dame le dimandarono: «Che avete, -nostra signora? Chi vi ha fatto male? — Un sogno, donne mie, -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -che mi dà molto da pensare. Mi son trovata sopra un monte altissimo, -in luogo deserto, e sopra questo monte sì alto ho veduto -un astore con l'ali spiegate, e dietro un'aquila che lo inseguiva -con acute strida, e l'astore si ricoverò sotto le mie vesti, intanto -che quell'aquila grossissima, cogli occhi accesi d'ira, sforzandosi -trarlo di là sotto, gli spennacchiava le ali e gli dava di gran -beccate». Ora la cameriera le rispose: «Vi spiegherò io subito questo -sogno, mia signora». Ma ella cerca in vano di consolar la sua -signora, che ha pur sempre fitto in mente quel sogno come un pensiero -di morte. Ahimè! un altro giorno di gran mattino si recan lettere -scritte a nero di dentro, e fuori tinte di sangue; era morto lo sposo -di donna Alda, don Orlando era morto alla rotta di Roncisvalle! — -</p> - -<p> -Questa rotta di Roncisvalle avea dunque in ogni luogo contristato -il popolo cristiano, e la raccontavano e recitavano in flebile suono a -ricordar la catastrofe della cavalleria e il tragico episodio del regno -di Carlomagno. Così ogni nazione ha la sua funebre avventura, la -sua gran disfatta ch'essa piange come un funerale della patria; i -suoi poeti ne sono concitati, contristati gli storici, e dopo secoli e -secoli ancor dura la memoria di quel giorno fatale in cui caddero i -più sublimi difensori d'una nazione già spenta! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p> - -<h2 id="cap12">CAPITOLO XII. -<span class="smaller">GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I POPOLI LONTANI.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -I duchi di razza lombarda. — Sollevazione del Friuli. — Ribellione dei Bavari. — Spedizione -fra i Bretoni. — Lega dei duchi di Benevento, dei Greci e -dei Bavari. — Dieta contro Tassillone duca di Baviera. — Guerra contro i -Longobardi ed i Greci. — Spedizione contro gli Avari e le nazioni slave. — Guerra -pannonica. — Conquista delle Isole Baleari, della Calabria e del paese -degli Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di Corsica. — Spedizioni -favolose di Carlomagno. — Mistero intorno alle sue grandi correrie -militari. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -780 — 806. -</p> - -<p> -Chi scorre le cronache antiche e le tradizioni popolari, scosso -rimane al vedere l'immensa vastità delle conquiste di Carlomagno. -Gli annali scritti nella solitudine del monastero sono laconici, come -esser deggiono le opere di uomini che non avendo avuta cooperazione -nelle attive faccende della vita, le considerano tutte quante -come avvenimenti uniformi e in un campo circoscritto; i devoti -allievi del chiostro si contentano di citare una data, un fatto, un -viaggio, senza entrare in alcuno di quei particolari, che rischiarar -possono la storia circa la natura e i risultamenti d'ogni singola -spedizione. Non trovansi dunque se non alcune semplici note, sulle -corse vittoriose di Carlomagno, e ben si sa aver egli recato la -guerra or sul Danubio, or sulla cima de' Pirenei, or sull'Ebro, -or nella Bretagna, ma non vi sono ragguagli, e troppo è se nelle -guerre maggiori, le canzoni eroiche e i racconti dei romanzi di -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -cavalleria, vengono ad aggiunger qualche episodio, alla menzion -generale dei fatti d'armi del re franco o dell'imperatore. -</p> - -<p> -Dallo studio, nondimanco, delle cronache, impariamo profondamente -a conoscere ed a sentir la grandezza e la potenza di Carlomagno. -Cosa non v'ha che comparar si possa a questo smisurato -intento della sua vita; dappertutto tu trovi il re Carlo; egli scorre -in lungo e in largo l'Europa, i suoi diplomi son dati da cento -reggie e ville di nomi diversi; che s'ei preferisce d'abitar le terre -della Germania, ed ama di trovarsi nelle scure foreste de' suoi maggiori, -e alle caccie della Turingia e delle Ardenne, non lascia -tuttavia di correr continuamente gli altri ampli paesi che compongono -l'impero suo; nè questa irrequieta fattività sua mai ha posa -un momento. I popoli insorgono, si sollevano, duchi e conti -prendono l'armi, ed ecco Carlomagno reprimer con la forza questi -conati d'independenza! Egli è sempre a cavallo agitando la pesante -sua spada; non si dà tregua mai nè riposo nell'opera sua -gigantesca, e la fama sua cresce a segno che alcune cronache suppongono -conquiste e spedizioni armate, ch'ei pur mai non fece. -Di questo modo le canzoni eroiche attribuiscono a Carlo imperatore -la conquista di Costantinopoli ed anche una spedizione al Santo Sepolcro. -Secondo queste poetiche tradizioni Carlomagno non portò -già soltanto l'armi sulle rive dell'Ebro, ma sì pure alle colonne d'Ercole, -e conquistò la Spagna in uno e la Grecia, e ruppe la doppia -podestà del Califfato e dell'impero d'Oriente. Cosa difficile in -tanta oscurità è il dividere in due parti le cronache vere e le false -leggende che si riferiscono a Carlomagno, però che questo nome -signoreggia il medio evo, nè cosa s'è fatta di qualche celebrità in -quei tempi che al nome stesso non s'attribuisca. Alla critica dunque -è forza esercitarsi in mezzo alla confusione dei fatti e dei tempi; -ora io m'accingo a tentar di ridurre questi sparti annali della -conquista nei termini del vero. -</p> - -<p> -La prima guerra speciale, escluse le tre principali spedizioni di -Carlomagno, è rivolta contro i duchi del Friuli, che serbano una -frazione della monarchia longobardica, distrutta dalla vittoriosa -potenza di esso Carlomagno, essendochè le razze non cadono così -tutt'a un tratto, e sopravvivono alla distruzione della potenza lor -nazionale. I re longobardi aveano tre feudatari della loro monarchia, -i cui feudi dipendevan dalla corona di ferro, ed erano i -duchi del Friuli, di Spoleti e di Benevento, dei quali Carlomagno, -poi che si fu posto in capo a Monza la detta corona, si contentò -di ricever l'omaggio, credendoli oramai sottomessi all'autorità sua; -e gli fu ben forza contentarsi di questa semplice prestazione di -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -omaggio e di fede (che fu dagli statuti feudali più tardi regolata) -in tempo che occupato nel governo di vaste terre e in continue -spedizioni, non poteva tutto sopravvedere. Di tal modo que' duchi -furon dunque di nuovo rappiccati alla corona di ferro: ma germogli -com'erano del ceppo longobardo, e congiunti di Desiderio o degli -Astolfi, re loro nazionali, impazientemente sopportavano il giogo -straniero, ed a simiglianza dei Sassoni e degli altri popoli di fresco -soggiogati, approfittavano delle lontane spedizioni di Carlomagno per -insorgere contro di lui. -</p> - -<p> -Una ribellione vi fu del duca del Friuli, mossa da amor della -nazione longobardica, che si difendea con un ultimo sforzo, contro -la straniera oppressione. Un figlio di Desiderio erasi rifuggito a -Costantinopoli, e per una curiosa vicenda della fortuna, questi -principi di Lombardia, nemici naturali dei Greci, venivano ad -implorare il soccorso di quegli imperatori a cui essi aveano tolto -una parte dell'Italia. Questo figlio chiamavasi Adelgiso, e avea -lasciato per ogni dove buona memoria di sè nelle città greche; -d'altra parte gl'imperatori di Costantinopoli, miravano con occhio -geloso questo rapido innalzamento del re de' Franchi, il quale già -confinava con le loro frontiere. L'alpestre Friuli era sotto il dominio -d'un Longobardo di nome Rodogauso, confederato d'Arigiso, -quando quelle popolazioni tôr volendosi dal collo il giogo di Carlomagno, -dichiaratesi independenti, si strinsero in lega a scuotere -il vassallaggio. Ma il potente re dei Franchi ebbe tosto avviso di -questi moti dei popoli longobardi, però che patrizio di Roma -com'egli era, avea ivi sue corrispondenze, ed i papi lo avvertivano -d'ogni menomo segno di sedizione; ed avendo appunto in que' -giorni finito di reprimere i Sassoni, al primo scoppiar della sollevazione -comparve in Italia co' suoi conti e leudi, e il duca del -Friuli fu domato e costretto a giurar di nuovo fede ed omaggio, -ed a dar pegni dell'intera sua soggezione. -</p> - -<p> -Ma non sì tosto ha compiuta questa sua spedizione, che altri moti -sorgono altrove, nè son più soli i duchi feudali in Italia, che -romper vogliono i vincoli onde sono costretti ai Franchi, ma il medesimo -far vuole il duca di Baviera, di nome Tassillo o Tassillone, -come le cronache il chiamano, non già le canzoni eroiche, -dando esse invece il nome di Namo il Savio a quel duca. In ogni -luogo dove Carlomagno non giungeva con la podestà de' suoi -conti e leudi, egli avea stabilito ducati feudali che si congiungevano -col gran tutto che indi formò l'impero. I Bavari aveano un -duca militare a simiglianza dei Sassoni e dei Frisoni, poi che -furono conquistati, ed era tributario de' Franchi e di Carlomagno -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -principe loro. Tassillone, vassallo di questa corona, per giuramento -fattone al re Pipino ed a suo figlio, era congiunto in parentado -con la famiglia longobarda, siccome colui che avea sposata -una figliuola di Desiderio, e per mezzo del Tirolo la Baviera -univasi alla schiatta italiana. Se non che la ribellione del duca di -Baviera fu sedata per interposizione dei vescovi, e il papa medesimo -lo indusse a restar fedele; sì ch'egli venne alla dieta di Vormazia -a dare ostaggi ed a prestar giuramento di fedeltà. La Baviera -avea già in questo tempo parecchi vescovadi, e già sorgea -maestosa sul Danubio la cattedrale di Ratisbona; però ch'egli è -da sapere che le sacre basiliche, e l'instituzione delle sedi episcopali -erano i segni, a que' dì, dell'incivilimento d'un popolo. -</p> - -<p> -Gli annali dicon pure che Carlomagno fece in quel torno una -spedizione in Bretagna, in persona o per mezzo de' suoi luogotenenti. -I Bretoni formavano, nelle Gallie, una gente quasi indomita, -che abitava l'antico paese degli Armorici; avean essi loro particolari -usi e costumi e lingua, che ricordava la loro celtica origine; -rare eran tra loro le città, e solo pochi monasteri situati sulle -fiumane, aveano preparato alla civiltà quelle selvaggie contrade. -In Bretagna duravano pur sempre le antiche usanze, le are druidiche, -l'adorazione degli alberi sacri, le foreste secolari; i conti -erano al tutto independenti, ed invano l'Armorica avea giurato -fede ed omaggio ai Merovingi, nè Pipino seppe se non a stento -conservarla, con l'aiuto dei conti e dei governatori delle marche -da lui colà stabiliti. I Bretoni di nuovo si riscossero, e Carlomagno, -in una dieta tenuta a Vormazia, deliberossi ad una spedizione -nell'Armorica, a proposito della quale le sterili cronache sol riferiscono -che rapide furon le sue vittorie, e che i Franchi pigliarono -le città, e si partiron le terre fra loro; delle quali spartigioni, -anche i cartolari di quei tempi serbaron memoria. Le -cronache poi non dicono se Carlomagno conducesse la guerra in -persona; ma forse contentossi di mandarvi alcuni di quei prodi -uomini, che simili ad Orlando di gloriosa memoria, furono duchi -o conti della Bretagna. Domati così anche i Bretoni al pari dei -Sassoni e dei Longobardi, diedero anch'essi ostaggi, ed i vescovi -congiunser coi vincoli cattolici questa provincia al gran corpo ideato -da Carlomagno. -</p> - -<p> -Tutta la vita del re passa in lontane spedizioni all'uopo di -far riconoscere la sovranità sua. I Longobardi conservando la -loro mutabil natura, facile alla ribellione, si sono già confederati -co' Greci, che offeriscono di dar loro aiuto in un moto -contro di Carlomagno. La condizione di que' popoli è mutata; -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -pur dianzi essi aveano conquistato le loro città sulle spoglie dell'impero -d'Oriente e compiuto il dominio loro sull'Adriatico a -danno dei Bisantini, impossessandosi della greca Ravenna; ora, -in vece, che i Franchi sono in Lombardia, gl'imperatori di Bisanzio -paventano ben più questi nuovi conquistatori dei duchi longobardi -di Benevento, dei Friuli e di Spoleti. Questi tre gran feudatari -della corona di ferro si trovano sospesi fra due omaggi: o si -chiariranno ubbidienti vassalli di Carlomagno, o si porran sotto -l'impero di Bisanzio, diventando per questa via come guardie -avanzate dei Greci. Un patto segreto intanto conchiudevasi fra -essi e gli imperatori per mezzo del figliuolo di Desiderio: ma papa -Adriano, il vero vigile di Carlomagno in Italia, lo fa tosto avvisato -di questa nuova trama della razza longobarda, che sta per collocarsi -sotto la signoria di Costantinopoli. Di qui principalmente ha -cagione il conflitto tra la schiatta longobarda e la schiatta franca: -da una parte la potenza di Carlomagno, sostenuta e spalleggiata -da Roma, intanto ch'egli, con doni delle terre conquistate, allarga -il dominio di San Pietro; dall'altra, gli antichi principi longobardi -che chiamano i Greci in loro aiuto. E gli imperatori bisantini gli -aiutano e sostengono, ad essi eziandio concedendo il titolo di patrizi, -e tant'oltre vanno i trattati, che Arigiso duca di Benevento, per meglio -acconciarsi alle usanze e consuetudini dei Greci, indossa le vesti -succinte cariche d'oro, che dagli altri popoli distinguevano gli abitanti -di Bisanzio, e fa prender questo stesso vestiario a' suoi soggetti, -e si rade i capegli alla foggia dei Greci. -</p> - -<p> -Papa Adriano rivela pur tutti questi segreti convegni a Carlomagno, -e gli palesa le pratiche sempre in atto fra i Beneventani e -gli uffiziali degli imperatori di Costantinopoli. Onde Carlo scende -di nuovo in Italia, e muove contro Benevento: or s'egli ha testè -sì agevolmente domati i duchi di Spoleti e del Friuli, come potrà -egli quest'altro vassallo resistere a quel grande conquistatore? Il -duca invia quindi suo figlio Grimoaldo a Roma a chieder grazia, -con profferta di tornare tra i ceppi del vassallaggio, e la profferta è -accettata; anzi Carlo stesso viene a Capoa a ricever l'omaggio, e -pone per sempre fra' suoi feudatari il duca di Benevento imponendogli -un annuo tributo di settemila soldi d'oro. I papi, a largo -guiderdone dell'affetto che portavano a' Franchi, ebbero in dono le -città di Capoa, di Piombino e di Viterbo; ampliazione del patrimonio -pontificio procedente da quella conquista. -</p> - -<p> -L'impero di Carlomagno confina dunque con l'Adriatico, ed ha -in faccia la Macedonia, l'Epiro e l'Albania; la frontiera sua si stende -all'impero greco, e sta necessariamente per entrare in comunicazione -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -e fors'anco in ostilità immediata co' Bisantini e con l'armata loro di -mare e di terra, che ancor tutto non ha perduto l'antico valore. Nè -la guerra si fece troppo aspettare, che quegli imperatori, ultimi signori -feudali dei principi di Benevento, mandarono navi piene di -armi e d'armati e dare di spalla alle prove che i Longobardi tentavano -per sottrarsi al dominio de' Carolingi. Una sorta di lega tra i -vassalli ordinavasi contro Carlomagno: le Alpi del Tirolo separavano -i Longobardi dai Bavari, fra i quali ci aveano pratiche, ed una strettissima -unione di famiglia. Tassillone, il duca di questi ultimi, appena -soggiogato, ripigliava le armi, conseguentemente alle trame ed -ai trattati suoi co' Greci e cogli Italiani, onde Carlomagno a spegnere -in sui primi tentativi queste sedizioni armate, convocava una dieta -a Ingeleima, per ivi giudicar Tassillone. Il primo esempio era questo -dell'applicazione delle leggi germaniche, col citare un duca, -gran vassallo della corona, innanzi alla dieta convocata, dieta sovrana -che sentenziava così sulla sorte d'un vassallo. Accusato dunque Tassillone, -i feudatari sentenziano che egli come traditore e fellone s'è -fatto reo di morte; se non che Carlo gli fa grazia della vita, ma spogliandolo -de' suoi stati il costringe, insiem co' suoi figli, a vestir -l'abito monastico. Da questa dieta, a giudicar dello scadimento d'un -vassallo tenuta nel palazzo d'Ingeleima, deriva tutto il diritto germanico -per la confiscazione de' feudi, ed è un precedente che fu allegato -anche ai tempi moderni contro que' principi che s'erano separati -dalla lega tedesca<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. -</p> - -<p> -Nel secondo periodo di Carlomagno viene operandosi un cambiamento -di sistema quanto all'ordinamento feudale. Nei primi tempi -del suo regno prevaleva la forma ereditaria; amando egli di instituir -alle frontiere grandi vassalli che fossero guardiani e governatori -delle marche, sovraneggiava, per mezzo loro, ricevendone l'omaggio. -In questo secondo periodo all'incontro non vi fu più instituzione di -duchi ereditari; ma prevalse nei capitolari, come generale ordinamento -di governo, il sistema dei conti con dipendenza immediata, il quale -viene dappertutto introdotto, come più adatto alla forma d'unità; -l'impero si stende fino ai limiti più lontani, e i <i>missi dominici</i> o -inviati regi, magistratura mobile sì pel tempo come per il luogo, -forman la base di quest'attiva amministrazione; nuovo reggimento -che porta pure suoi sconci e pericoli per l'avvenire del carolingico -impero. L'istituzione dei ducati ai confini delle terre del dominio -formava un governo di mezzo che non era nè l'assoluta signoria di -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -Carlomagno, nè l'independenza politica dei vassalli; egli era come -un pendio che dal grande edifizio carolino estendevasi fino alle -terre dei Barbari, i quali facevan come un'immensa rete intorno all'impero -franco: a settentrione i Danesi e ad oriente gli Schiavoni, -gli Ungheri della Pannonia, gli Avari e tutte quelle genti mezzo -tartare che abitavano le lande che si stendeano dal Danubio fino -al Volga. Cessato che fu in Baviera ed in Lombardia fino a Benevento -il sistema dei duchi ereditari, Carlomagno trovossi in comunicazione -immediata coi Danesi, con gli Schiavoni e cogli Ungheri, e -potè con la forza dell'armi sue per alcun tempo respingerli; ma quei -popoli si ricattarono sopra i suoi successori, e alla fine del nono -secolo ed al principiare del decimo ecco romoreggiar la tempesta, -ed ecco gli Scandinavi e gli Ungheri piombar sull'impero. -</p> - -<p> -Carlomagno non ha omai più a temer dei Saracini, chè ei gli ha -debellati, cacciandoli dinanzi a sè fin al di là dall'Ebro; oltre di -che nuove spedizioni in Catalogna o in Navarra gli assicurano su -que' popoli il primato. I Greci anch'essi vengono per poco in aiuto -dalla razza longobarda, e son vinti. Le antiche civiltà non minaccian -dunque più l'edificazione d'un grande impero; ma ben egli paventar -dee della selvaggia vigoria dei popoli che campeggiano a cavallo intorno -a quest'impero come fossero sotto un ampio attendamento. -Non sì tosto la rotta dei Greci ha raffermato la potenza dei Franchi -in Italia, ecco insorger si veggono contro a Carlo gli Avari, gente -degli Ungheri che vien presa da' Greci a' loro stipendii; i Vistli -anch'essi, popolo slavo accampato sulle rive dell'Elba, fanno scorrerie -militari fino alle terre degli Obotriti e della Sassonia, frontiere -militari dei Franchi, nè la guerra ha oramai più confini. -Forza è domar le razze barbariche, e le terre più lontane veggono -spiegar gli stendardi di Carlomagno; le guerre di Pannonia -succedono alle spedizioni di Sassonia, ed ecco il tempo in cui -leggonsi nelle croniche i nomi degli Ungheri, degli Schiavoni, dei -Danesi, dei Vistli. Carlomagno non pose limite alla sua fattura, ma -l'andò continuamente ampliando con nuove terre per mezzo della -conquista. Ben otto anni durano queste guerre di Pannonia contro -gli Avari, ed a grande stento possiam seguirne le traccie attraverso -all'incerta geografia del medio evo; le sono irruzioni sì lontane, -sì vaghe, d'indole sì tartarica, da non potervi scoprire un intento -generale, e dalle cronache appena sappiamo che il gran capitano -dei Franchi doma gli uni dopo gli altri gli Ungheri, i Boemi, gli -Avari, i Danesi. Or eccolo nella Dalmazia e nella Venezia, e a quel -modo che la Boemia s'è testè soggettata alle sue leggi, ecco venir di -presente a lui gl'inviati dei Dalmati, gente forte e selvaggia, che -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -offre di pagar tributo, piuttosto che trovarsi a fronte in campo con -un principe che spaventa col suo nome il mondo intero. Infatti sterminata -è la fama di Carlomagno, e i Barbari ne serbano viva impressione, -n'hanno terrore, e gli Scandinavi medesimi, costretti nei -loro confini, non osano assaltar le frontiere del nuovo impero; in -ogni luogo questo nome risplende, tutti a lui si sottomettono, chi -profferisce di pagar tributo, chi di ricevere un re, chi un conte; la -Corsica gli manda l'omaggio suo, Venezia e la Sardegna riconoscono -la preminenza di lui: così al Nord come al Mezzogiorno tutto si -prostra innanzi a questo formidabile nome. -</p> - -<p> -E quest'ampiezza di conquiste, questa immensa sovranità lasciano -si profonde impressioni nello spirito dei popoli, che mille eroiche -canzoni vengono ad aggiunger leggende favolose alle vittorie del re -o dell'imperatore. Cosa difficilissima è distrigar negli annali del secolo -ottavo questo viluppo tra le spedizioni vere e le guerre che la -tradizion romanzesca attribuisce a Carlomagno; poichè questo principe -colle sterminate sue corse, e co' suoi diplomi dati dall'Elba -fino all'Ebro, ha fornito argomento di mille eroiche leggende ai -cronisti, che il considerarono come una grandiosa espressione della -conquista da essi fiorita di favolosi episodii<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>. -</p> - -<p> -Ci si fa prima innanzi la spedizione di Costantinopoli. Non sì tosto -l'impero greco si trova confinar co' Franchi, i trovatori fingono -che Carlomagno s'è insignorito di Bisanzio; il combattere, per questo -giganteo signore ed il vincere è una medesima cosa, ed ei non -viene che per condurre e soggiogare i popoli. I cronisti di San Dionigi -raccontano anch'essi la caduta di quell'impero greco pel quale -sentono invidia insieme e disprezzo. Le quali popolari leggende, -scritte nel secolo XIII, faceano senza fallo allusione al nuovo impero -di Costantinopoli fondato nel durar delle crociate dai Latini, il che -era fatto a lusingar gli avventurosi guerrieri, che piantarono i loro -vessilli sulle rive del Bosforo. «Carlomagno ha domato i Greci, è -signor di Bisanzio, eccolo adunque imperatore del mondo!» Tale -si era la gloriosa tradizione che i popoli dell'età media godean di -conservare tra loro. Gli annali di maggior gravità tuttavia non confermano -che l'autorità di Carlomagno mai trapassasse i limiti del -Danubio e della Dalmazia, e in Italia, Napoli e Taranto. Quanto ai -greci imperatori, ei non ebbe con essi se non alcune pratiche per -via diplomatica, per contese di territorii e guerre di passaggio. -</p> - -<p> -Soggiogata Costantinopoli, viene indi la conquista di Gerusalemme -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -e della Palestina, pur dalle tradizioni attribuita a Carlomagno. La -<i>Cronica di Turpino</i> la racconta con la medesima semplicità che la -espugnazione di Bisanzio, e molte canzoni eroiche furon composte -a celebrar questa pia crociata al sepolcro di Cristo: «Carlomagno, -insignoritosi di Gerusalemme, sbaragliò a lui d'incontro i Saracini». -Qui un santo monaco narra una simil conquista come fosse un -gran pellegrinaggio; colà un trovatore stimola i baroni alla guerra -santa. Chi non riconosce in queste tradizioni del decimo secolo lo -spirito delle crociate e quel fanatico insorgimento dei popoli? Nulla -di grande si fa senza Carlomagno, l'eroe del medio evo; Gerusalemme -scuote l'immaginazione di tutti, e si vuole che il magno -imperatore l'abbia conquistata: egli s'è adunque partito in compagnia -de' suoi conti e baroni, ed è andato oltremare, devoto pellegrino -del santo Sepolcro; e' poichè il califfo Arun-al-Raschid, gliene ha -mandate le chiavi, le leggende fingon ch'ei l'ha conquistato, donde -la tela dei fatti e delle gesta di Carlomagno in Oriente; vincitore dei -Greci, egli dà compimento alla sua grand'opera cristiana domando -i Saracini. Così nulla di grande s'è fatto senza di lui. -</p> - -<p> -Tutta la Spagna fu pur sottomessa da quel potente signore; poichè -a udir le cronache, egli ha toccato le colonne d'Ercole, vinto il -popolo moresco di Cordova al par di quel di Palestina e di Bisanzio, -e i trovatori che cantarono Roncisvalle, non lasciano di pure cantar -la conquista del resto di Spagna; Carlomagno s'è bagnato nello -stretto di Gibilterra, in quella guisa che il grande Alfredo toccò col -suo piede le onde dell'Oceano. La Spagna fu conquistata dopo un -pellegrinaggio a San Jacopo di Compostella, appunto come la Siria -fu domata dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme. -</p> - -<p> -Tutte queste idee si dan mano e dipendon le une dalle altre; per -tre secoli nulla s'è fatto mai senza Carlomagno; sia che gli antichi -cristiani discendano dalle Asturie per cacciare i Mori, sia ch'essi riprendan -l'antica podestà loro sulla Castiglia e l'Alava, tutto avvien -perchè Carlomagno ne avea già loro dato l'esempio; egli avea -conquistato quelle terre prima di loro, ed egli avea già preparata -la predicazione di Cristo in mezzo a Cordova e a Granata. Se i pellegrini -partono per la crociata in Siria, se ne conquistano le città, se -Gerusalemme diventa un dominio dei Francesi, ciò avvien perch'egli -ne aperse la via con un primo pellegrinaggio. Costantinopoli cadde -in mano dei Latini nel secolo decimoterzo; ma i Baldovini nulla fecero -che già non fosse stato fatto prima di loro, pur sempre da -questo gran colosso di Carlomagno; egli abbraccia tutti gli avvenimenti, -tutti i regni, ed epiloga, a così dire, in sè stesso tutti i re -fino a Filippo Augusto; egli assorbe con la grandezza sua la generazione. -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -E non abbiam noi veduto ai tempi moderni avvenire lo -stesso per la grande immagine di Napoleone? -</p> - -<p> -Ed anche sotto Filippo Augusto medesimo il dominator delle glorie -è per sempre Carlomagno. Se ci sono corti plenarie, le furon -congregate da lui; se ci sono corti di giustizia, il vecchio imperatore -le ha create; i dodici pari<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> son pur essi un'instituzione di -Carlomagno. Battaglie, grandezze, conquiste, tutto gli è attribuito, e -le realità di quest'impero sono sì maestose che anche le favole sembrano -realità! Una non so qual nube si ravvolge intorno a questo -grand'uomo; quali terre furon da lui governate, qual fu la -geografia dell'impero suo? Gravissime quistioni queste che la storia -dee sciogliere. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span></p> - -<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII. -<span class="smaller">GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Unione della Neustria e dell'Austrasia. — Le terre dell'impero. — I ducati -tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. — L'Aquitania. — La -Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle frontiere di Spagna. — Appartenenze -del regno del Longobardi. — Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. — Dalmazia. — Pannonia. — Le -marche di Bretagna. — Le -frontiere del Nord. — I Sassoni. — I Frisoni. — I Boemi. — I -Bavari. — Frontiere dell'impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La -Grecia. — I Saracini. — Gli Scandinavi. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -800. -</p> - -<p> -Le relazioni delle croniche sui veri limiti del vasto impero di -Carlomagno sono piene di oscurità. Le conquiste del glorioso principe -dei Franchi sono poco men che compiute in sullo scorcio del -secolo ottavo, e fatto già imperatore, di nulla più accresce il suo -territorio, ma sol si fa ad ordinar l'acquistato. Il veggiamo bensì -reprimer le sedizioni, e ristringer le catene ad alcuni ribellanti vassalli, -ma quanto alle conquiste stabili ed effettive esse hanno un termine -con l'ottavo secolo, al tempo in cui Carlomagno sta per vestire -la porpora imperiale. La vita di lui dunque si divide in due parti: -il periodo della, conquista, nel quale i Franchi traboccano sulle terre -dei loro vicini, e il periodo dell'ordinamento, in cui il sistema viene -ad essere regolato dai capitolari. Or prima di dar principio a -questa seconda parte della storia carolingica parmi utile cercare i -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -limiti del gran tutto effettuato da Carlomagno, e disegnar, per -così dire, la geografia della conquista<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>. -</p> - -<p> -Una distinzione, innanzi tratto, stabilir dobbiamo in queste investigazioni, -ed è che tutte queste terre formanti l'impero, non sono -rette altrimenti secondo un medesimo principio d'amministrazione; -ci son paesi, ieri patrimonii ereditarii della schiatta franca e carolina, -ed altri ne furono aggiunti come semplici marche e frontiere; -poi vengono i paesi tributarii, sotto il governo di duchi obbligati non -più che alla fede e all'omaggio, e ad alcuni mal certi censi e livelli. -Quasi dappertutto questi appartengono alla razza nomade, ai popoli -senza patria stabile che si premono gli uni sugli altri; il suolo, -nella vita loro in corpo di nazione, non è che accidentale, e' lo -scorrono senza lasciarvi tracce; le sono torme di pastori che trasportano -i loro armenti e le loro famiglie alla rinfusa dalle rive del Danubio, -dell'Elba o del Veser alle più ricche e colte città del Reno. -Questo modo tennero particolarmente i Sassoni. -</p> - -<p> -La divisione che formava per consueto le porzioni ereditarie della -stirpe merovingica, dell'Austrasia, cioè, e della Neustria, vien dileguandosi, -e sparisce a poco a poco sotto la seconda stirpe, sì che -dopo morto Carlomanno già entra in uso di dir la Francia, la Germania, -senz'altre frazioni. Tutta la terra che si stende dalla Loira -fino al Reno, forma quindi il centro del grande impero che Carlomagno -sta per ordinare; e s'ei preferisce a sue residenze le antiche -città del Reno: Colonia, Magonza, Vormazia, Francoforte, -Aquisgrana, non resta però ch'ei pur non venga ad abitar talvolta -le foreste di Compiegne, le sue ville dell'Oisa, della Matrona -e della Senna, rimanendo l'Austrasia pur sempre il paese centrale, -il cuor dell'impero. -</p> - -<p> -L'Aquitania, la più antica delle provincie soggette al dominio -dei Franchi (poichè fu sottomessa fin dal tempo de' Merovei) soggiace -a una trasformazione prima di confondersi nell'impero<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. Soggetta -com'era essa ad alcuni duchi ereditarii, non obbligati che a -fede e tributo, passò indi sotto l'amministrazione dei conti, vale -a dire sotto il governo amministrativo che regge l'impero: poi, -più tardi, questa medesima Aquitania, eretta in reame, forma il patrimonio -d'uno dei figliuoli di Carlomagno, e comprende allora -tutta l'estension di paese che è tra la Loira e la Garonna, in un -con le città di Bourges, Limoges e Perigueux; poi ancora, costituita -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -già in reame, abbraccia, nelle sue pertinente, l'antica Settimania, -la Provenza, e come feudi ad essa inerenti, la Guascogna e la -marca de' Pirenei fino all'Ebro<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>, che forma il confin meridionale -dell'impero. Questa marca di Spagna è un paese alpestre, -una frontiera guardata dai conti, con città munite di torri e di bastite -romane, quali erano appunto Pamplona, Urgel, Saragozza e -Tortosa. Nella penisola ispanica l'impero di Carlomagno non s'è -punto esteso oltre l'Ebro; vero è che alcuni emiri o alcaidi si son -fatti tributarii fino a Valenza ed a Murcia, e che le croniche riferiscono -parecchi di questi ultimi esser venuti alle corti plenarie a -prestar fede ed omaggio; ma fu una sovranità passeggera, e il -naturale e vero confine dell'impero fu l'Ebro, nè si stese più oltre, -nè la marca di Spagna, inerente al reame d'Aquitania, trapassò -quel fiume, che scorre con l'acque sue dai monti della Navarra fino -al Mediterraneo. -</p> - -<p> -In quella guisa che la marca di Spagna fu la militar frontiera -dell'impero a Mezzogiorno e l'antemurale del regno d'Aquitania, -così la Bretagna fu come la marca o frontiera occidentale della -Francia<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. Carlomagno stabilì alla foggia dei Romani, alcuni campi -militari, sotto il governo di conti che signoreggiavano quelle indomite -popolazioni, antichi avanzi delle popolazioni druidiche. -L'amministrazione della Bretagna a ben pochi cangiamenti va soggetta -sotto i Carolingi, e si mantiene quale i re franchi la fondarono; -la lingua, i costumi fanno dell'Armorica un corpo di nazione -che vien dai re dominato e governato con una forma militare; e più -d'una volta avviene che i diplomi, da cui questa provincia è indicata -sotto il nome di Bretagna, indicano pure i nomi dei conti -e governatori delle città. Un di questi conti militari avea la preminenza -su tutti gli altri, e le leggende di Roncisvalle ci dicono che -Orlando stesso, il gran paladino, nipote di Carlomagno, era governatore -delle marche di Bretagna. -</p> - -<p> -Il regno dei Longobardi, pertinenza dell'impero dei Franchi, -prova pur esso, intorno a questo tempo, una trasformazione, e da -semplice tributario e vassallo ch'era in origine insieme con Astolfo -e Desiderio re suoi, diventa una dipendenza assoluta dell'impero. -Verona, Pavia, Milano, città sue capitali, s'inchinano alla corona di -ferro in fronte al loro alto signore; poi la conquista accozza, l'un -dopo l'altro, Benevento, il Friuli, Spoleti, la Puglia e la Calabria, -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -a titolo di feudi dipendenti dalla medesima corona, e le terre -dei Longobardi diventan di questo modo il reame d'Italia<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. Il -concetto romano domina per sempre nell'ordinamento di questo -reame, e Carlomagno non fa che ricostituire l'antico Lazio. Sempre -di buon accordo coi papi, ei cede loro un vasto dominio affine di -assicurarsi per sempre la signoria morale sopra l'Italia; ei governa -fino in fondo alla Calabria; e domato ch'egli ha il popolo dalla -montagna fino al mare, dalla Puglia fino a Ravenna, lo confonde -in un regno solo; dell'Adriatico far vuole un golfo sotto il suo -freno insiem con la Venezia, l'Istria, la Croazia, la Dalmazia, paesi -abitati da popolazioni erranti che si sottraggono al giogo dei Greci, -per passar sotto la spada dei Franchi, ed eccettuata la nascente Venezia, -poche son le città e le ricche colonie che avanzarono dell'imperio -romano: ma monti e solitudini profonde formano tutta la -ricchezza di quelle regioni di selvatico aspetto, chè Attila conquistatore -le ha attraversate. Così sur un punto dell'Adriatico, la -Calabria e la Puglia: sull'altro, la Dalmazia, e come antemurale la -Corsica, ch'era per l'Italia quel che le Isole Baleari per la Spagna. -Tale si è la geografia dell'impero di Carlomagno, il quale architetta -oramai l'opera sua nell'ampia misura degli imperatori d'occidente. -</p> - -<p> -Per congiunger l'Italia con la Germania, Carlomagno ha sottomessi -i Bavari che abitano fra il Danubio e l'Issel fino alle montagne -dei Tirolo, sulle frontiere degli Alemanni<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. Dopo il giudizio -e l'infamia del duca Tassillone i Bavari si sono assoggettati ad -intera ubbidienza; la Pannonia è conquistata fino ai monti Carpazii; -la dominazione dei Franchi si stende sulle foreste bagnate dal -Raab, e sui monti che veggon la sorgente della Vistola; l'Oder -forma a settentrione il limite delle conquiste; le guerre contro i -Boemi e gli Schiavoni dieron per frutto Ratisbona e Praga fino alla -Varta, e poichè quei popoli sono erranti, Carlomagno non li dà -a governare a' suoi conti, nè li sottopone altrimenti al reggimento -dell'amministrazione sua regolata, ma per essi usa tuttavia il sistema -dei tributi e dell'omaggio, il che pure avvolge in qualche -confusione i limiti reali dell'impero suo. Ei doma piuttosto le orde -che le terre, le popolazioni piuttosto che i monti ed i fiumi ch'esse -scorrono, e su quegli estremi confini, ch'ei non può sempre serbare, -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -altro non esige che l'omaggio e i tributi, segni del vassallaggio. -Le nazioni slave della Boemia e della Pannonia, i Dalmati e i -Croati stanno dunque all'ultima frontiera a simiglianza di quei Barbari -che attorniavan l'imperio romano, o minacciavan Bisanzio; -solo che Carlomagno ha man sì poderosa da reprimere i loro conati, -e li trattiene e doma, intantochè gl'imperatori greci si lasciano -imporre la legge, e comprano la pace con tributi d'oro, di seta -e di gemme. -</p> - -<p> -All'estremità settentrionale il termine dell'impero di Carlomagno -esser doveva, sì come pare, il ducato di Schleswick e il Baltico fino -all'Oder, terre in cui viveano i Sassoni Osfalii e Nortalbini, quasi -al tutto domati, nel tempo in cui l'impero d'occidente si viene aggruppando -su larghe proporzioni. I diplomi additano resistenza di -conti e marchesi, governatori delle marche e frontiere fino alla Frisia -orientale, dove quelle spiagge dell'Oceano, sbattute dalla tempesta, -aveano conservato qualcosa di selvaggio come le dune della Bretagna. -In su quelli scogli vivea un'ardita popolazione di pirati, che -corseggiavano i mari lontani, e le barche dei Frisoni spargevano -per ogni dove funesti terrori<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>; onde difficilmente esercitavasi la -regolata amministrazion dell'impero su quelle terre mal note e su -popoli che abitavano inaccessibili dimore, genti libere, le quali, non -che il giogo d'alcuna umana potenza, non riconosceano pur quello -dell'oceano e de' suoi flutti. Quando un popolo è fermo sur un -territorio, non v'è cosa più facile del determinare i confini di uno -stato e l'indole del suo governo; ma con quelle erranti torme che -si tramutavan continuo da un luogo all'altro, non è possibile di -segnar con esattezza le frontiere del grand'impero; le quali non -venivano a quei tempi altrimenti tirate con la cordella degli ingegneri, -nè tampoco assegnate da vicendevoli trattati. Alcune torri difendeano -le marche; il conte o governatore stanziavasi, a guisa dei -Romani, in questa o quella città principale, e alcuni leudi coi loro -armati ponevansi sotto alle tende, o nei forti eretti a difendere il -fiume o il monte che separava una gente dall'altra. Le continue -correrie allargavano gli stati del vittorioso conquistatore, e le tocche -sconfitte all'incontro li riducevan fra limiti più stretti di prima. -Tu detto avresti che il suolo scuotevasi e ondeggiava, come per -continuo tremuoto, sì spesso mutava di padroni e di dominatori! -Carlomagno fu il primo che mostrò curarsi di impor qualche regolata -misura a' suoi Stati. Quand'egli ebbe a fondar l'impero, -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -le sue possessioni si stendevano da mezzogiorno a settentrione, dall'Ebro -fino al Baltico, sopra uno spazio di quattordici gradi, e da -levante a ponente le frontiere sue si allargavano dall'Oceano bretone -fino alla Pannonia ed ai monti Carpazii, per una estensione -di circa venticinque gradi; da ultimo, a misurare orizzontalmente -l'impero suo dalla Schelda fino alla Calabria, comprendeva esso ben -diciassette gradi<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. Di questo modo Carlomagno, superate altissime -montagne e grandi fiumane, trovossi esser padrone d'un impero -quasi vasto altrettanto quanto quel dei Romani in Occidente, se -tu ne cavi la Gran Bretagna, soggetta a quei giorni all'ettarchia -sassone, però che il dominio suo stendevasi sull'Italia, sulla Francia -d'oggidì, sur una parte della Spagna, su tutta l'Alemagna, la -Baviera, la Sassonia, l'Illirio, l'Austria, la Prussia, ed a settentrione -l'Olanda e la Belgica, il che tutto comprende ai dì nostri una popolazione -d'ottanta milioni d'abitanti, numero a cui certo non -sommava nel secolo ottavo, ma pur le terre son quelle stesse, nè i -confini sono punto mutati. -</p> - -<p> -Eginardo, segretario di Carlomagno, ci ha tramandata la descrizione -del vastissimo impero del suo signore in queste parole: -«Il regno dei Franchi (così egli), quale fu a lui trasmesso da Pipino, -era certo anche innanzi ampio e forte, ma egli ebbe quasi a -raddoppiarlo, tanto l'ampliò con le nobili conquiste sue. Esso in -effetto non comprendeva prima di lui che la parte della Gallia -situata fra il Reno, l'Oceano, la Loira e il mar balearico, la porzion -della Germania abitata dai Franchi, confinata dalla Sassonia, dal -Danubio, dal Reno e dalla Sala, che divide i Turingi dai Soravi, il -paese degli Alemanni e la Baviera. Carlo aggiunse a tutto questo, -con le memorabili sue guerre, prima l'Aquitania, la Guascogna, l'intiera -catena de' Pirenei, e tutte le contrade fino all'Ebro, che -nasce nella Navarra, bagna le più fertili pianure della Spagna, e -gittasi nel mar balearico sotto le mura di Tortosa; poi, tutta la -parte dell'Italia che dalla valle di Aosta fino alla Calabria inferiore, -frontiera dei Greci e Beneventani, si stende sopra un'ampiezza di -oltre a un milione di passi; poi ancora la Sassonia, ragguardevol -parte della Germania, la quale, tenuta pel doppio, in larghezza, -della parte di questa regione abitata dai Franchi, stimasi pari in -lunghezza; più le due Pannonie, la Dacia situata sulla riva opposta -del Danubio, l'Istria, la Croazia e la Dalmazia, salvo le città -marittime, di cui lasciar gli piacque il possesso all'imperator di -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -Costantinopoli, per la lega e amistà che era fra loro; finalmente tutte -le barbare e fiere nazioni che occupano la parte della Germania -compresa fra il Reno, la Vistola, il Danubio e l'Oceano; le quali, -comechè parlassero press'a poco la medesima lingua, molto differivan -tra loro negli usi e nei costumi, e furon da lui sì al tutto -debellate che le ridusse a pagargli tributo. Le principali di queste -nazioni erano i Veletavi, i Soravi, gli Obotriti ed i Boemi, con le -quali gli fu forza venire alle mani; laddove accettò la sommessione -delle altre, più numerose ancora<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>». -</p> - -<p> -D'ora innanzi il nuovo impero non si troverà a fronte più o in -comunicazione se non coi Greci, coi Saraceni e gli Scandinavi. I -Greci confinano con le terre del suo dominio per parecchie parti, -che sono la Dalmazia, la Sicilia e la Puglia; e di mano in mano -che i Franchi indietreggiano verso il Danubio, e' s'accostano ai -Bisantini ed ai Barbari da cui sono accerchiati i Saracini; onde, -per via dell'Ebro, il nuovo impero trovasi a fronte della civiltà -araba, e dei regni moreschi di Valenza, di Murcia, di Cordova e -di Siviglia. I Greci e i Saracini non son più da temere, finito è -per gli Arabi il tempo delle conquiste, nè più irrompono come -torrente, chè una forza maggiore gli ha frenati. Dopo la battaglia -di Poitiers la potenza dei Mori vien meno, e forza non ha per impedire -all'ordinamento carolingico e all'istituzione dell'impero di -Occidente di progredire e stabilirsi, nè gli emiri stessi più nulla -valgono ad attraversarsi al nuovo impulso dato alla nazion francese -dalla man poderosa di Carlomagno. -</p> - -<p> -I Greci son ridotti a maggior impotenza ancora. E come potrebbon -essi contrastar con la vigorosa e fresca instituzione dell'impero -d'Occidente? Come resistere a questo ferreo colosso d'imperatore? -A Bisanzio, l'astuzia, la destrezza, gli avanzi meravigliosi d'una -gran civiltà; nelle corti plenarie di Carlomagno la forza prepotente -e il rigoglio di tutte le posse esercitate dall'uso della guerra, -dalla robustezza del corpo e dalla volontà. L'opera di Carlomagno -non sarà quindi minacciata dai Greci nè dai Saraceni, chè gli -uni, a malincuore sì, ma pure il riconoscono e soffrono perchè -non vi ha modo a combatterlo, intantochè gli altri cercano di trattar -con questo nuovo potentato che il fatalismo ad essi impone: -<i>perchè Dio è grande e Maometto è il suo profeta.</i> -</p> - -<p> -L'instituzione adunque del grande impero franco non è minacciata -più se non dai Barbari al settentrione ed al mezzo dell'Europa; -terribile sarà la riazione degli Scandinavi sotto l'impero di -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -Lodovico il Pio e di Carlo il Calvo; i discendenti dei Sassoni e dei -Danesi, verranno a ricattarsi delle conquiste franche; Carlomagno -s'è mostrato sull'Elba e sul Baltico, e cinquant'anni appresso gli -Scandinavi verranno a mostrarsi sulla Senna e sulla Loira; mentre, -al mezzo, le razze tartare e slave, cacciate a punta di spada fino -alle lande della Sarmazia, impugnata pur essi la spada, verranno -sotto il nome di Ungheri a disertar le più belle terre della Borgogna, -dell'Austrasia ed anche della Neustria. Al par di tutte l'opere -immani della conquista, l'impero di Carlomagno era mal connesso, -mal congegnato, e necessariamente richiedea la man gagliarda, la -mente suprema, il genio in somma del gran monarca che sta per -esser salutato col titolo d'imperator d'Occidente nella basilica di -Roma. E dopo lui tutto dee cader in ruine! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span></p> - -<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV. -<span class="smaller">L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca loro. — Le discendenze -o lignaggi. — Primissime canzoni eroiche. — Addizioni. — Incremento dei romanzi -di cavalleria. — Le canzoni dei pari o baroni di Francia. — Originalità -nazionale delle canzoni eroiche. — Tradizione intorno a <i>Guglielmo Corto naso</i>. — <i>La -fanciullezza di Viviano</i>. — I <i>Loreni</i>. — I pari di Carlomagno. — L'ultima -delle canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica sulla storia. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -DALL'VIII AL XIII SECOLO. -</p> - -<p> -Le canzoni eroiche dell'epopea carolingica tutte si riferiscono alle -vittorie ed alle conquiste di Carlomagno, e ad altro non intendono -che a celebrare ed esaltar lui solo, senza che niuno di quei poeti -si dia cura di descrivere l'andamento delle instituzioni, o pensi tampoco -al progresso delle leggi o alla formazione degli imperi. In quel -tempo di guerre e battaglie un principe non mostrava la sua grandezza -se non per le forti spadacciate che dar sapesse, ond'è che i -poemi di cavalleria relativi a Carlomagno sono tutti consacrati intieramente -alla vita attiva e bellicosa di lui. Il perchè ci sembra cosa -essenziale collocarli nella parte di quest'opera dedicata al periodo -della conquista. -</p> - -<p> -Chi tratto dall'amore dei tempi poetici del medio evo entra nelle -lunghe gallerie dei manoscritti della Biblioteca reale, vede, su quelle -ampie scansie fregiate di ricchi dipinti, antichi volumi <i>in folio</i>, -quasi tutti coperti di <i>testi</i> o legature a marocchino rosso, in cui -si vedono le arme di Francia coi tre gigli d'oro accanto a quelle -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -di Colbert, con la vipera aggruppata; o anche vede manoscritti -guerniti di velluto sopra il legno, che recano talvolta i fiordalisi -di Francia a ribocco, o i tre leopardi d'Inghilterra, o la banda -rossa di Lorena coi tre alerioni d'argento; o ben anco la luna e -la mezzaluna su fondo nero, di Diana di Poitiers. Se tu apri -quei ricchi volumi, ci trovi spesso, così alla rinfusa, canzoni eroiche, -e leggende, e croniche in versi o in prosa, che poi la pazienza -degli eruditi cerne e riconosce con sudato lavoro. Colà entro in -quei manoscritti a due colonne sono stipate masse di quindici o -venti migliaia di versi, tutti di caratteri del decimoquarto e decimoquinto -secolo, abbastanza bene tratteggiati e con le abbreviature e -i segni di quell'età. Alcuni hanno lettere squisitamente ornate di -rami d'alberi intrecciati o di fiori vermigli, e sopravi augelli, il -falco dal lungo becco, lo sparviero della castellana o il timido augellino -che si nasconde nel nido. Molti di così fatti libri hanno miniature -e rappresentazioni che si riferiscono al secolo decimoquarto: -qua tornei con aguzze spade, e padiglioni coperti d'arme gentilizie -ed imprese, da cui pendono i gonfaloni e le insegne delle grandi -case di Francia; colà un varletto o paggio inginocchiato, che presenta -un messaggio al suo signore; più lontano una castellana in -groppa della bianca sua chinea, vestita d'una lunga roba di colore -azzurro e col capo cinto d'un di quegli alti berretti alla foggia -di Normandia e di Caux; a tergo un monaco con la tonaca di bigello -di San Benedetto o un santo eremita nella sua capanna; poi -assedii e battaglie ove si vede rosseggiar il sangue come se fosse -versato ieri. Alcune di tali miniature son d'oro, altre di carmino, -e ci si vede il gran Carlo con la lunga sua barba, il suo scettro -in mano, e col suo diadema in fronte sormontato dalla croce; gli -stanno intorno i paladini ed i pari, congregati a corte plenaria per -muovere contro i Saraceni, o per difendere il papa nostro santo -padre; in un luogo egli sta pellegrinando per Gerusalemme, in un -altro ei se ne va a conquistare la Spagna contro il re Marsilio. -</p> - -<p> -Questi ricchi manoscritti, che formano il vanto degli antiquari, -comprendono le grandi epopee carolingiche, col nome quasi sempre -dell'autore, il quale esser suole un trovatore o cantor di gaia -scienza, come sono: Lamberto il Corto, Pietro di Santafiore, Giovanni -Bodel, Guglielmo di Bapaume; o qualche cherico di Troyes, -un trovator delle Corti d'Amore di Normandia o d'Inghilterra, -Benedetto di San Mauro, esempigrazia, o Roberto Wace. Questi -canti eroici recano quasi tutti titoli appetitivi:<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a> Il <i>romanzo di Lancillotto</i>, -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -o di <i>Girone il Cortese</i>; la <i>canzone di Guiteclino di Sansognia</i>; -le imprese di <i>Guglielmo Corto Naso, Fiora</i> e <i>Biancofiore</i> -e altri siffatti, tutti componimenti poetici che si riferiscono, -qual più qual meno, ai tempi della cavalleria. -</p> - -<p> -E qual secolo nascer vide questo grande ammasso di monumenti -dell'antica età? Venner eglino tutti spontaneamente e d'un sol -tratto, o per una lenta e progressiva formazione, al pari d'ogni -altra cosa prodotta in quel tempo? L'arte bisantina e longobarda -si trasformò, nel secolo duodecimo, nelle cattedrali frastagliate, -e così le prime <i>canzoni eroiche</i>, recitate dai Franchi nelle antiche -foreste, divenner solo a poco a poco e progressivamente que' bei -poemi di cavalleria che formavano il passatempo delle corti sotto -i regni di San Luigi e di Filippo il Bello, il che val quanto dire, -che quei poemi non appartenevano altrimenti, per sè stessi, all'età -carolingia, non più che le cattedrali a sesto acuto appartenessero -all'arte longobarda o bisantina. -</p> - -<p> -E tuttavia non è da dubitar che gli Austrasii, seguaci di Carlomagno, -non avessero lor canti e grida di guerra, e ricordi -di vittorie o di sconfitte; le cronache antiche ci hanno conservato -alcuni informi versi d'una canzone che i soldati cantavano -nei campi di battaglia sotto Lodovico il Germanico, ed Eginardo -e il Monaco di San Gallo fanno menzion di poemi in barbarico -idioma de' quali faceva diletto suo Carlomagno. E non era questa, -d'altra parte, l'usanza delle nazioni boreali? E la poesia -degli scaldi non era forse giunta sino in Germania, dove ancor duravano -i canti nazionali antichi? Al decimo secolo recitavasi la canzone -di Roncisvalle e la leggenda di Guglielmo Corto Naso, in -lingua volgare d'<i>oil</i> o di <i>oc</i>, che le grandi spedizioni e le lunghe -guerre dan sempre origine a qualche canto poetico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<p> -Così l'età primitiva di Carlomagno non ebbe in fatto se non -queste canzoni guerriere, e non punto poemi, chè ancor non sono se -non tradizioni che si vengono perpetuando: il gran nome del sovrano -signore non passa d'età in età, e quando già i Carolingi -sono caduti, quando già regna un nuovo lignaggio, al tempo o in -quel torno, di Filippo Augusto, questi poemi sono ricomposti per -frammenti o discendenze. Tornato è il tempo delle grandi imprese, -Filippo Augusto incomincia a distrigare la matassa feudale, a quel -modo che Enrico II viene a suo tempo a ingentilir le corti plenarie -degli Anglonormanni, e allora la generazion dei trovatori raccoglie -le tradizioni, i canti antichi, e gli abbellisce e ricama in quella -forma che la regina Matilde, chiusa le lunghe sere nel suo castello, -tessea di mille colori le imprese di Guglielmo il Bastardo. Questi -tre secoli, che abbracciano il periodo da Carlomagno a Filippo Augusto, -son fecondissimi; poichè certamente il tempo che creò -l'organo per la musica, le cattedrali per l'architettura, sì gran -copia di canzoni eroiche per la poesia, non era povero d'ingegno -nè d'immaginazione. -</p> - -<p> -I maggiori poemi intorno a Carlomagno, quali ora ci durano con -loro discendenze e lignaggi, non furono scritti se non dopo le crociate, -che sì grande impulso diedero alla cristianità quando Goffredo di -Buglione andò a piantar i suoi vessilli appiè di Gerusalemme. Non è -punto maraviglia che in quell'età, sì piena essa medesima di prodigi, -tornasse a quelli di Carlomagno: le cronache d'altro non risonavano -che del suo nome; la sua imagine era in tutte le corti plenarie, -egli avea dietro a sè lasciata quella lunga traccia di gloria, -che una strepitosa fama lascia sempre dopo di sè; l'imagine del -grande imperatore era per tutto; e le canzoni eroiche, in prima recitate -solo da qualche cantore, divennero grossi volumi che leggevansi -nelle corti bandite in presenza delle dame e dei varletti<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>. -</p> - -<p> -Questi poemi di cavalleria si dividono in più epoche, nè io adoprerò -pei tempi antichi la prosuntuosa parola di <i>cicli</i>. Che mai -direbbono i cantori di gaia scienza, se alzando il capo dal sepolcro, -vedesser l'opere loro incastrate nelle inflessibili cerchie della scuola, -essi che recitavano i bei fatti e le imprese con la viola o la ghironda -tra mano, come il fedel Biondello di Riccardo I.... Che -direbbon essi di quelle invariabili misure, tra cui chiuder si vogliono -le semplici e cicalatrici lor poesie. Certo, quand'essi riceveano dalla -mano dei baroni la pelliccia di fine armellino, o il mantelletto, o -il tôcco ornato con piume di falco, quei semplici cantori di prodezze -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -non credeano che un giorno verrebbon tenuti in conto di tutt'altri -che nobili trovatori, chiamati dal barone e dal cavaliero a <i>vegghiare</i> -nella sala del convito. I modesti nostri antecessori nella scienza dell'erudizione, -i Lacurni Sainte-Palaye, nobili gemelli, che passaron -la vita loro a studiar gli antichi costumi della patria, simboli -dell'anima loro schietta ed affettuosa; il marchese di Paulmy, quel -gran ricoglitore di biblioteche, il marchese di La Valliere che avea -tutta mossa la polvere dei manoscritti; e il grande d'Aussy, e la -Revelliere, e Freret, e Ginguené, con le loro filosofiche opinioni, -ben maggior lume gittarono sull'antica epopea francese, già rivelataci -dal Pasquier e dal Fauchet, che non tutti i nomenclatori dei sistemi -e dei cicli, i quali spesso anche non han pur letto le opere -dei tempi de' quali magistralmente ragionano. Nè a te, immenso -Ducange, nell'ammirabil tuo <i>Glossario</i>; nè a voi, pazienti Benedettini, -nelle vostre prefazioni alla <i>Storia letteraria di Francia</i>, nè -a voi tampoco, modesti giovani, che sedete nella Biblioteca reale, copiando -ad uno ad uno i versi di quelle grandi epoche, certo è mai -passato pel capo di ordinar per <i>cicli</i> questi semplici trovatori dei -tempi mezzani, amici vostri e confidenti, che vi accompagnano -nelle notturne vostre vigilie! -</p> - -<p> -L'epopea carolingia non appartien tutta alla stessa epoca, nè alle -stesse idee; tre soggetti formavano il consueto racconto de' canti -poetici, le canzoni dei pari o baroni di Francia, i romanzi della -Tavola Ritonda, e perchè facea d'uopo mescolarvi per sempre l'antico, -si contavano ancora le storie di Troia, di Roma e d'Alessandro il -Grande. Ciascuna delle canzoni eroiche traeva l'origine sua da qualche -personaggio, i poemi intorno ai baroni di Francia si riferivan -tutti a Carlomagno, ed erano a fior d'evidenza, l'espression delle -diverse nazioni. <i>Girardo di Rossiglione</i>, all'incontro e <i>Guglielmo -Corto Naso</i> erano epopee provenzali; i <i>Loreni</i> appartengono al -Nord, e i romanzi della <i>Tavola Ritonda</i> all'Inghilterra ed alla -Bretagna. Tutti narrano le grandi avventure e prodezze cavalleresche -di Orlando, di Rinaldo e d'Uggiero il Danese, che fece tanti -prodigi. -</p> - -<p> -Una grande quistione fu posta in campo: i trovatori del mezzodì -precedettero essi i trovieri del nord nell'epica narrazione dei patrii -avvenimenti? V'ebb'egli qualche influenza della letteratura orientale -per mezzo delle crociate sui romanzi della cavalleria che si riferiscono -a Carlomagno? Le son quistioni di parole, inutili per lo -meno, a parer mio, perchè indissolubili; ognuno in questa sorta -di guerre d'erudizione, si tiene il suo sistema, le sue preoccupazioni -succhiate insiem co' suoi studi: questi, nato sul suolo della Provenza, -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -sostiene appassionatamente che ogni cosa vien da' trovatori, che -nulla s'è fatto da altri se non da loro, che in ogni luogo son le -orme della vivace e splendida loro immaginazione, che essi soli andavan -con l'arpa tra mano di castello in castello, essi soli possedevano -la scienza gaia; mentre quegli che nacque nell'antica Normandia, -all'ombra della vetusta cattedrale di Caen o di Rouen, -sosterrà che tutto si dee alla letteratura anglonormanna; che la corte -aggentilita di Enrico II diede l'impulso, che le più ridenti ispirazioni -dei trovieri e dei trovatori nacquero fra le nebbie del Tamigi<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. -</p> - -<p> -Ed a qual pro queste contese di preminenza? Per qual ragione -ogni popolo non avrà conservato la sua propria indole, ed ogni -poesia la propria originalità sua! che bisogno v'ha dell'effetto -d'una fantasia sull'altra? qual rassomiglianza ci ha egli fra i trovieri -di Piccardia, gli Anglonormanni, i Sassoni e i trovatori della -Linguadoca e della Provenza? Ogni nazione ha le sue poetiche -tradizioni; gli scaldi cantavano l'Edda e l'Olimpo mitologico di -Odino; i Sassoni e gli Alemanni recitavano i loro canti nazionali, i -Nibelunghi della patria, e i Provenzali aveano i loro poeti a quel -modo che i Normanni i loro trovieri. Quanto all'influenza orientale -dove trovare al secolo decimo e all'undecimo, in Siria e nella Spagna -medesima, que' fiori d'immaginazione, quelle arabe novelle, dove -in palagi di cristallo si veggono il visire Yafar ed Arun-Al-Rascid, -parti poetici nati in tempi assai posteriori?<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> A legger le croniche -arabe del secolo decimo, ed anche le relazioni orientali intorno alle -crociate, null'altro ci troviamo che una tal quale aridezza di forme, -e un modo di narrar sì misero e spolpato come nelle più povere -cronache dei monasteri di Francia. Or che avrebbero potuto levar -da tali monumenti i trovieri ed i trovatori? Dov'è questa vantata -fantasia orientale? In tutte le opere d'arte ci sono forme consimili, -e una consonanza che vien di più alto, un tipo comune, ma conchiuder -da questo, che la letteratura sanscrita e l'araba ha influito nei -poemi di cavalleria, e prescriver così una genealogia all'immaginazione, -è grossissimo errore<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -</p> - -<p> -E per qual ragione lo spirito francese non avrebb'egli potuto, per -impulso del genio nazionale, crear da sè solo questi grandi poemi -che rimaser come testimoni dei costumi di un tempo? Siam noi -forse una nazione che viva d'accatto? le nostre magnifiche cattedrali -non sono forse opera nostra? E queste leggende di marmo, significanze -delle leggende scritte, non lascian forse inferire una immaginazione -vivace, profonda, sì da potere spontaneamente produr le -opere della poesia carolingica? E perchè insieme con le compagnie -de' muratori che innalzarono quegli egregi lavori di marmo, esser non -vi poterono eziandio compagnie di poeti a celebrare i fatti gloriosi -della patria? Tutte le cose, in una civiltà, si pongon fra loro in armonia, -ed al tempo che l'organo mormorava nelle cattedrali, e il -canto fermo risonar faceva i solenni inni di morte, ben esser ci -potevan poeti sì ricchi di fantasia lor propria da celebrar le prodezze -di Carlomagno. -</p> - -<p> -Una tra le più antiche creazioni della scuola romanzesca evidentemente -appartiene al Mezzogiorno, ed è il poema o la canzone -eroica di <i>Guglielmo Corto Naso</i><a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. Guglielmo dal corto naso, o -d'Orange, è fra gli eroi uno di quelli che i poeti della gaia scienza -più celebrarono; come la vita sua meritava. Egli era contemporaneo -di Carlomagno, e forse ch'ei fu quel medesimo Guglielmo d'Aquitania, -che sotto Carlo Martello, assalì gagliardamente l'esercito dei -Saracini; ed infatti la presente canzone lo addita come il flagello degl'Infedeli; -egli è santo insieme e prode paladino, e abbiamo intorno -a lui una lunga leggenda, però che la pietà al tempo della -cavalleria aveva pur essa le sue epopee, ed accanto alla storia romanzesca -veniva la divota leggenda, che raccontava le religiose maraviglie -e i miracoli degli epici eroi; e l'uomo celebre trovavasi -sempre così tra due grandezze, quella del cielo e della terra. Varie -discendenze ci sono di questo romanzo di Guglielmo Corto Naso, -che conducono da Carlo Martello fino a Lodovico il Pio, creato re -d'Aquitania, che la generazion dei trovieri non lasciava così un pio -paladino senza mescolar la sua vita in tutti gli avvenimenti di -qualche rilievo onde scosse erano le immaginazioni. Ognuno famigliarizzavasi -con la storia di quei nobili personaggi: le donne, i cavalieri, -che ascoltavan queste canzoni, volevano innanzi tratto sapere -la prima età di colui che aveva lasciato sì alto grido di sè, donde -la <i>Fanciullezza</i> di Carlomagno, d'Orlando, d'Uggero il danese; poi -veniva l'età più operosa della vita, venivano i combattimenti, le -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -gesta degli affettatori di giganti, i pellegrinaggi armati, e per ultimo -dopo la vita focosa, il pentimento, e, come allora dicevano, il -<i>monacato</i> (moinage). -</p> - -<p> -Tutti questi racconti legavansi l'un dopo l'altro, e il capriccio del -cantore li veniva con incessante volubilità disvariando. Quanti non -furono i poemi su Guglielmo Corto Naso da Girardo di Rossiglione -fino alla <i>Fanciullezza di Viviano</i>, una delle più graziose fra l'eroiche -canzoni! Ed a che ripetere a voi la fanciullezza di un eroe, -a voi, generazione tutta intesa a materiali interessi, e sì aliena dalle -semplici impressioni di quel tempo? Trattasi pur sempre della trista -e fatal rotta di Roncisvalle, che gravò per sì lunghi anni sul cuor -dei Francesi<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. «Guerino, fatto prigione, si vede intimata la morte -fra' tormenti se non dà il proprio figlio in ostaggio, ond'egli -manda una scritta a' suoi baroni, i quali si stringono a consiglio -per deliberare se sia da mandar Viviano fanciullo, il figliuolo del -prigioniero Guerino. Guglielmo Corto Naso è d'avviso che Viviano -si sagrifichi per salvare il padre suo, chè non v'è albero dell'orto -il quale prestar non debba l'ombra sua al suo padrone: ecco dunque -il fanciullo che va a trovar la madre sua tutta in lagrime: pietosissimo -abboccamento! — Vanne, Viviano, gli dice la madre, io -spiccherò de' tuoi capegli e della carne delle tue unghie e delle -dita, più bianca che ermellino, e mi porrò ogni cosa come ricordo -attorno la persona. — Nè questa nobil madre si fa punto a stôr Viviano -dal pietoso dover suo, chè troppo a cuore gli sta la liberazione -del diletto suo sposo. Viviano, armato cavaliere da Guglielmo Corto -Naso, il miglior uomo nato da donna, giura di non mai fuggire dinanzi -ai Saraceni come farebbe un vile e malnato cavaliere. — Tremendo -voto! gli dice Guglielmo, e tuttavia questo Guglielmo non è forse il più -impetuoso dei cavalieri? Talvolta, soggiunge indi, la fuga è buona -quando è a conservare la propria persona. — Partesi Viviano dopo -aver ripetuto il suo voto di cavaliero, e lo compie bravamente, però -ch'egli manda a Guglielmo Corto Naso una barca, in cui stanno più di -cinquecento Saracini, quali con le braccia, quali con le gambe, quali -coi nasi tronchi dal fendente della poderosa sua spada. I Saracini -vogliono vendicarsi, e vengono senza numero appiè della città d'Arlephaus -o di Arli, e assediano il luogo dove riposan le ossa cristiane. -Viviano si precipita su loro, ma che può un solo contro cento, contro -mille? Egli sta per soccombere, e già presso a morire richiama -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -le memorie, della sua giovinezza, il suo zio Guglielmo e la nobil sua -dama Gibora, che lo nutrì al suo seno. La mischia divien sì folta -che più non si conoscon fra loro. Viviano è alle mani con Ordovano, -uno dei re saracini, e scampato per un miracolo, ripara nell'antico -castello a sopraccapo della città, ed ha il tempo di fare -avvisato Guglielmo d'Orange. -</p> - -<p> -«Or ecco il messo entrar nell'antica città dei conti d'Orange, ove si -veggono officine in esercizio per ogni parte; chi fa scudi o maglie -d'acciaio, e chi selle e chi staffe. Il messaggero trova Guglielmo che -giuoca agli scacchi, e n'ha promessa di pronto soccorso. Ahi che -Viviano n'ha troppo bisogno! S'ode da lungi il suono del suo -corno: già perde a fiumi il sangue, e il nobil cavaliero si muore. -Mentre se gli fanno i funerali, i Saracini assaltano Guglielmo d'Orange, -sì che il prod'uomo è pur costretto a fuggire sul suo buon -cavallo Bucento, col corpo del giovin Viviano, freddo morto. Obbligato -a lasciare indietro il prezioso suo carico, egli scappa e -scappa fin dentro ad Orange, la sua città, dov'ei trovasi tosto assediato». -Un'altra discendenza del gran poema segue Guglielmo fino -alla tomba, essendochè, come dissi, l'epopea non era compiuta, se -non quando la schiatta era spenta. Di questo modo e cantori e -trovieri si appigliavano ad una sola vita, la presentavan sotto tutti -gli aspetti dall'infanzia fino alla morte, e cavalieri e castellane abituavansi -a tutte queste memorie e a questi nomi propri d'eroi. Era -la cronaca delle grandi schiatte, il patrimonio glorioso di questo o -quel castello; sapevasi com'erano nati Orlando, Rinaldo, Uggero il -Danese; si tenea dietro ai degni figli loro, e nipoti, e cugini; vivean -della loro vita, famigliarizzavansi con le loro imprese, ed ognuno vi -cercava la sua genealogia, la sua origine, la sua discendenza e gli -esempi suoi. Un prode castellano avrebbe descritte, come se le avesse -avute dinanzi agli occhi, le arme dei paladini del gran Carlo, e i -bisanti d'oro su fondo rosso del duca Namo o del traditore Ganalon -di Maganza. -</p> - -<p> -Guglielmo dal corto naso è una tradizione meridionale, a simiglianza -del romanzo o della leggenda di <i>Filomena</i> e della <i>cronica</i> -di Turpino, di origine supremamente spagnuola. Turpino non iscrisse -alla fin fine se non una leggenda, nè il suo racconto è altro più -che la semplice tela d'un pellegrinaggio a Sant'Iacopo di Compostella, -e non mica una di quelle grandi pitture delle prodezze cavalleresche: -egli è, posto a paragon delle maggiori canzoni eroiche, quel -che la leggenda di Guglielmo Corto Naso esser può a paragon dei -romanzi che furono scritti sul prode conte d'Orange. I pellegrinaggi -avevano a quei tempi vivissima efficacia sull'immaginazione altrui, -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -e masse intiere di gente si moveano per correre ad un sepolcro, e -questo spesso risveglia i vivi, e l'entusiasmo circonda le memorie di -tutti coloro che consegnano un gran nome alla tomba. -</p> - -<p> -Ed oltre questa fervente pietà, altri motivi ancora ci avea che rendevan -più frequenti e rinomati i pellegrinaggi. All'udirsi esaltare -i miracoli d'un'arca santa, d'un pio monumento, tutti vi accorrevano, -come se a versar gli affetti del cuore fosse proprio bisogno di -andar in terre lontane; i pellegrini vi recavano le loro offerte d'oro, -d'argento e di zaffiri. Il più ricco di questi sepolcri era quello di -sant'Iacopo di Compostella, e niuno veniva a visitarlo senz'accrescer -di qualche cosa la dovizia de' suoi tesori. Questi devoti pellegrinaggi -servivano altresì di pretesto alle grandi imprese militari, e -quando Carlomagno meditava qualche spedizione, facea prima un -pellegrinaggio a questo o quel santo sepolcro. Ivi, protetto dalle immunità -dei pellegrini, niuno poteva toccarlo; esaminava quindi sicuramente -i luoghi, le vie romane ancora intatte, le posate, le forze -che oppor potevansi ad una prossima irruzione, confidandosi pur -così di conoscere più esattamente la geografia dei siti, onde poi aggregarli -a' suoi dominii. I pellegrini erano come grandi viaggiatori -che vanno a scoprir nuove terre; parecchi aveano già esplorato il -monte di Giove e il monte Cenisio prima di tentare il passo alle -guerre di Lombardia, e il pellegrinaggio dell'imperatore a Sant'Iacopo -di Compostella fu senza più un pretesto per saper la cima dei -Pirenei, e assicurasi un varco attraverso di quei sentieri, e fra quei -mal noti burroni. -</p> - -<p> -Le canzoni eroiche dunque compongono un certo numero di discendenze -o diramazioni che ne formano come alberi genealogici, ma egli -è da notare altresì che quando celebrano il gran nome di Carlo o -di Karll, elle non si riferiscono solo a Carlomagno, ma a tutti i Carolingi -in generale. I trovatori mescono continuamente insieme e confondono -Carlo Martello, Carlomagno e Carlo il Calvo o il Semplice, -a quel modo che insiem confondono Lodovico il Pio e Luigi il Balbo, -d'onde una confusione di nomi proprii, e quel continuo scambiar -l'un per l'altro tutti questi rappresentanti della schiatta carolina. -Le grandezze e le picciolezze sono accumulate sur un medesimo -capo, in una medesima vita, onde avvien poi che Carlomagno è talvolta -sì mal certo, sì prostrato a petto de' suoi eccelsi baroni. -</p> - -<p> -Queste tradizioni della cavalleria furono quasi tutte scritte al -tempo delle guerre feudali tra il signore e i vassalli, quando la -superba effigie di Carlomagno era già cancellata e la monarchia in -guerra coi feudatarii maggiori. I romanzi cavallereschi rappresentano -continuamente i baroni in atto di negare il servizio loro, o i -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -sussidii che ad essi i sovrani domandano. I trovatori che andavano -di castello in castello a sollazzar le corti e i superbi siri, lusingar -doveano l'inclinazione di questi a resistere all'autorità regia, onde, -allorchè parlavano di Carlomagno, nol dipigneano altrimenti come -il supremo e potente signore, innanzi a cui tutte le volontà s'inchinavano; -ma nei loro canti, i baroni gli tengono fronte, ed egli è -costretto a far la guerra co' suoi vassalli. Qua egli è messo in campo -contro i quattro figli di Amone e il castello di Montalbano; colà cacciato -sull'orme di Doolino di Maganza, tanto ch'ei ti pare Luigi il -Grosso, quand'è costretto a combattere i castelli che attornian Parigi, -e ad assediar la torre di Monmorencì e di Monterì. -</p> - -<p> -Quanto all'epopee che si riferiscono al Mezzogiorno, altro havvi -motivo a giustificar ivi questo svilimento di Carlomagno, ed è l'odio -contro la razza del Nord, che evidentemente ci si vede; che, se le -provincie meridionali conservaron qualche memoria del passaggio di -Carlomagno, esse conservarono più ancora gli odii loro e risentimenti -contro di lui, e in quasi tutti i romanzi di cavalleria l'invecchiato -Austrasio è vituperato come il leone infermo della favola; -il fanno marito deluso, principe imbecille; Malagigi lo mette in -un sacco; pien di puerili debolezze pe' suoi bastardi e per Carlotto -suo figlio prediletto, non ha più volere in cosa che sia, e -tutti si fan giuoco di lui. Il Mezzogiorno parea vendicarsi così col dileggio -del passar che egli aveva fatto colà, conquistando la razza -austrasia, e quanto l'Aquitania erasi affezionata al pacifico governo -di Lodovico il Pio, fattosi tutto meridionale, altrettanto conservava -la mala sua preoccupazione contro gli uomini del Nord ed i conti -che la governavano, e se la pigliava con Carlomagno, l'imperatore -di schiatta germanica. -</p> - -<p> -Allato alle discendenze meridionali dell'epopee carolingiche por -si dee la canzon de' Loreni, che essenzialmente appartiene all'epoca -del Nord. Numeroso n'è il lignaggio, e tutto rannodasi al principal -tronco di Lorena. I trovatori hanno a raccontar prima i fatti -e le gesta del conte Ernigi di Metz, di Garino il Loreno e di Begon -di Belino, suoi figli; poi di Gerberto, figlio di Garino, e -della sua lunga discendenza che vien a finire all'epopea più moderna -di Guerino di Mongrana. Il qual corpo di gran canzone -intorno ai Loreni sembra così antico, per lo meno, come i canti eroici -accumulati d'intorno ad Orlando, a Guglielmo d'Orange o a Rinaldo -di Montalbano; anzi creder si può che la canzon dei Loreni sia di -prima origine, però che il trovatore non allude a nulla d'antecedente, -nè cita, secondo l'uso de' poeti, le antiche canzoni, le tradizioni o -le croniche. Essa è l'epopea della Francia settentrionale, traslatata -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -in appresso nel dialetto di Sciampagna, di Lorena, di Piccardia, di -Normandia, epopea ch'ebbe un altissimo grido, perchè il lignaggio -suo si mantien ragguardevole pel corso di ben tre secoli; il primo -de' suoi rami è quello d'Ernigi, che nel blasone si dice essere lo -smalto e il sostegno dei Roani, dei Monmorenci, dei Talleyrand e -dei Ferenzac. Il manoscritto è del secolo XII, e questa data v'è -segnata con un carattere particolare. La gente di stato mezzano principia -quivi ad entrare in campo, che Ernigi non è uomo da cavalleria, -ma figlio d'un semplice borghese chiamato Teoderico, e -giovin di mestiere qual è, ha nondimeno sposata la figliuola del -duca di Metz, con le quali nozze egli ha contratto le inclinazioni -cavalleresche. Suo padre vuol ch'egli continui ad esercitare il traffico, -e vada a vender le sue mercanzie alle fiere di Laguy, di Provins -e di San Dionigi; ma egli, giovin liberale, anzichè venderle, davale -in dono ai baroni e ai cavalieri alla foggia de' gran signori. L'intento -di questa canzone eroica, quello si è, come chiaramente si vede, -di stabilir la differenza che era di que' dì, tra l'ordine liberale -de' cavalieri e la borghesia tutta lesina e povera in canna. La -canzone d'Ernigi finisce al tempo in cui Carlo Martello è assalito -dai Saracini, i quali il cantore confonde cogli Ungheri, e però comincia -il romanzo di <i>Garino il Loreno</i>, che rannodasi, come detto è, -col suo primo canto all'epoca di Carlo Martello, e finisce alla morte -di Begon di Belino, toccantissimo episodio del romanzo. Questa -massa sterminata di versi, che sommano a ben sessantamila, può essere -con pro consultata a conoscere gli usi e le consuetudini della cavalleria, -e principalmente ad apprendere e seguir le invasioni dei Goti, -degli Unni e dei Saraceni dal settimo fino al nono secolo, lugubri -avvenimenti che aveano lasciato profonde impressioni; esso è il racconto -epico di quei tempi di conquista, fatto dai trovatori, entro ai -castelli, a' tempi di Filippo Augusto e di San Luigi<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. -</p> - -<p> -Ora questi grandi poemi somministraron essi materia a scriver -le cronache, o furon piuttosto le cronache quelle d'onde attinsero i -cantori? Nel corso de' tempi, i canti recitati precedettero i gravi annali -dei popoli; Omero cantava le sublimi sue rapsodie ben prima che -i grandi storici della Grecia avessero raccolti i primi annali; havvi -dunque tutta l'apparenza che i canti guerrieri, recitati dalle popolazioni -germaniche, le <i>saghe</i>, i <i>Nibelunghi</i> delle nazioni scandinave -o sassoni, abbiano preceduto tutte le cronache scritte; i <i>fatti</i> -e le <i>gesta</i> si narrano prima di confidarle allo scritto, e però le -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -primissime canzoni eroiche esser deggiono anteriori alle croniche -de' monasteri. -</p> - -<p> -Se non che quest'influenza d'una letteratura sull'altra, non è -guari sì potente come altri crede ed afferma. La cronica veniva da -una sorgente tutt'altra da quella del poema epico; i trovatori, che -cantavano le grandi prodezze, appartenevano generalmente ad un -ordine di persone che pellegrinavano pel mondo, e frequentavano i -campi di battaglia, nè punto aveano dello spirito monacale; camminavano -con gli eserciti, viveano sguazzando nei castelli, ed erano -per così dire, la significazione della parte fattiva e bellicosa della -società. Che cosa aver potean essi di comune con quei poveri cronisti, -che in fondo alla loro cella scriveano gli avvenimenti d'ogni -giorno, i disastri, il turbine fischiante, il tremuoto che agitava le -città? Le croniche sono il registro delle esequie anniversarie della -badia; le canzoni eroiche il racconto dell'allegra vita de' cavalieri; -il vecchio cronista narra come questo o quel re, questo o -quell'abate, venne a inginocchiarsi sull'arca del monastero; come il -lupo udir fece le sue urla in mezzo al nevaio nella nuda foresta; -come nella notte di Natale furono udite le mille grida di gioia de' -pastori sorti a celebrar la nascita di Gesù; come a Pasqua di resuressi -l'erba intorno era tutta verde; come il contagio, a guisa di cavaliere -ardente, s'è mostrato per la contrada; come le reliquie furono -insultate; il cronista raccoglie gelosamente tutte queste novelle -e le consegna agli annali suoi. Volete ora un saggio del modo -loro di raccontar gli avvenimenti politici, eccolo appunto: «Carlomagno -s'è ricoverato nel nostro monastero, ed i Sassoni han -dato il sacco agli oratorii; il tal conte fu percosso dalla man di -Dio, per aver insultato i battisterii.» Queste si erano le grandi -novelle pel monastero, per la badia e pei poveri cronisti. -</p> - -<p> -Così non è a dirsi del trovatore: se il signore tiene gran corte, ei -te la descrive in tutto il suo sfarzo; tutto è maraviglioso nei natali -del figliuol del barone, e la sua vita è circondata di una non so -quale aureola fantastica. Le battaglie occupan gran parte di questi -romanzi, nè quivi i combattimenti sono altrimenti narrati in due o -tre righe, come nella cronaca; il trovatore ne descrive tutti i particolari, -ne scorre tutti gli accidenti; è l'aurea leggenda in altra -leggenda. Se mai ti avvenne di por l'occhio in questi antichi manoscritti, -certo ci avrai notato le miniature di quelle battaglie, dove -i cavalieri, con la lancia in resta, colla visiera calata, si mischiano, -s'intrecciano, si confondono; il sangue scorre rosso come grana, -si veggono le famose prodezze; un paladino affetta i nemici a -centinaia. Ebbene ivi è appunto ripetuta l'epopea cavalleresca, ivi -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -è il romanzo disegnato e dipinto, a quel modo che le mille figure -della cattedrale ti ridicon le leggende del santo, e queste scene -dipinte passano nei mille versi del romanzatore, con tali e sì minute -particolarità, che spesso inducono stucchevolezza. -</p> - -<p> -Così, qualunque giudicio facciasi dell'epopea carolingica, s'ella -non appartiene all'età che vide il magno imperatore, almeno essa -tutta a lui si riferisce, vive dell'immagin sua, del suo splendore, -è protetta dal suo nome; e soprattutto comprova la grande popolarità -di Carlomagno. E valga il vero: ecco una dinastia scaduta, -i suoi discendenti furon sì fiacchi, che bastò il voler de' baroni -francesi a metter in pezzi lo scettro loro; e nondimeno, uno o -due secoli appresso, questo nome di Carlomagno risplende per ogni -dove; in tutte le veglie della cavalleria si rammenta l'antico imperatore -dalla lunga barba; di lui trattano le prime epopee, e -mentre la stirpe sua cade in dispregio, il nome del fondatore va -pur sempre ingigantendo. Le son cose che si veggono talor nella -storia, un nome splende grandissimo, poi si spegne e cancella per -la dappocaggine o viltà della sua discendenza. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span></p> - -<h2 id="cap15">CAPITOLO XV. -<span class="smaller">RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN OCCIDENTE.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo regio nella persona di Carlomagno. — Patriziato. — Consolato. — Istituzione -dei regni d'Italia e d'Aquitania. — Pipino -e Lodovico. — Andamento e progresso delle idee romane. — La porpora. — Lo -scettro. — Il manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio -del patriziato nella dignità imperiale. — L'impero d'occidente. — Diete militari. — Diete -per la guerra e giudizio. — Triplice ordinamento del governo. — I -duchi e difensori delle marche. — I conti uffiziali civili. — I Missi Dominici. — Natura -dell'opera di Carlomagno, quanto alle sue conquiste. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -780 — 800. -</p> - -<p> -Nel progresso e incremento d'un'opera politica sempre si tratteggiano -e rivelano dell'epoche parecchie, essendochè, per bene -ardimentoso che un uomo sia, egli non va mai diritto al suo fine -nè tutto stringe ad un tratto il potere, ma procede lentamente e -con risguardo, per tema di non sollevar contro a sè l'opposizion -degli spiriti, scossi, spaventati, inquieti della nuova grandezza -d'un solo. Il medesimo avvien sotto Carlomagno, dal dì ch'egli -accomuna il titolo regio con Carlomanno, fino alla esaltazion sua -alla dignità imperiale, intervallo di lungo e penoso lavoro, che vien -ad essere spiegato dagli intoppi della conquista. Prima che un capo -si pianti alto e forte in una società, egli dee, con grandi servigi, -meritar l'ammirazione e la confidenza delle moltitudini; in che -curioso appunto è studiar la storia della sovranità nel periodo carolino. -</p> - -<p> -Un dei primi frutti dell'amministrazione dei Carolingi si è l'abolizione -assoluta della prefettura del palazzo, quella sterminata -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -dignità merovingica. Non se ne vede più orma, ed è facil comprendere -che con uomini attivi quali eran Pipino e Carlomagno, la podestà -dei maestri o prefetti palatini scemasse dell'assorbente supremità -che avea ne' tempi della prima schiatta; ma in che modo spiegare -l'assoluta sua sparizione? Non se ne trova più indizio veruno negli -atti pubblici e nei diplomi, ed è come una dignità abolita<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>; i -duchi d'Austrasia, e i prefetti del palazzo di Neustria, possessori della -podestà regia, confuser, nel titolo loro di re, tutta la possanza e -l'autorità dei duchi e dei prefetti; la prefettura, che i Merovingi -avean tolto dalle forme imperiali di Bisanzio, viene assorbita nella -rivoluzione germanica che fa trionfare i duchi dell'Austrasia; torna -quindi la tempera degli usi antichi, e la podestà reale anch'essa ne -ritrae. La consacrazione vien indi ad imprimere alla dignità regia -un carattere più augusto e più santo, l'unzione dei re, solennità -ebraica, è rara, quasi anzi un'eccezione, sotto la prima schiatta, laddove -a principiar da Pipino, tutte le forme ecclesiastiche son chiamate a -consacrare e affortificar l'autorità dei capi austrasii, che assumono -la corona; Carlomagno è sagrato tre volte, prima come erede di -Pipino, poi come re di Lombardia, e per ultimo come imperatore; -così i principi carolingi in sè congiungono, la doppia condizion -della forza che difende e del diritto che santifica. -</p> - -<p> -Carlomagno, alla sua esaltazione, esercita l'autorità regia insieme -con Carlomanno, e di qui ha principio la podestà sua; la spartizion -delle terre, che compongono i due reami, non è punto stabile; -nè la Neustria è altrimenti la porzion dell'uno e l'Austrasia dell'altro, -chè elle vanno perpetuamente confuse nei diplomi; ond'è che -questo periodo di tempo non è segnato da capitolare, nè da statuto -di legge alcuna; gli è un conflitto morale tra i due fratelli; vero -è che Carlomanno non è il più forte, ma pur ei comprime l'indole -usurpatrice di Carlo, nè il potere divien, per via della conquista e -dell'ordinamento, una vigorosa instituzione, se non quando la monarchia -tutta si concentra nelle mani di quest'ultimo. Nel primo -periodo di questo regno, Carlomagno ha d'uopo di far prevalere -la sua preminenza per un gran vampo di vittorie, e si fa a debellar -le popolazioni che accerchiano i suoi dominii; di mano in mano -ch'egli ottiene qualche trionfo, egli assume qualche nuovo titolo, e -questi titoli son quasi tutti romani o bisantini. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -L'influenza degli usi e delle consuetudini romane e delle dignità -della corte di Bisanzio, fu pari a quella dei capolavori d'arte della -grand'epoca; i Barbari, abbagliati da tanto splendore, ben potevano -rovesciare i regni, e ridur le popolazioni allo stato di servitù, ma -pur conservavano la corona raggiante di carbonchi, e lo scettro di -maraviglioso lavoro, e il trono tutto fregiato d'oro e di smeraldi -di queste società distrutte, e sì oltre va questo rispetto e quest'ardore -per le arti e per le dignità degli antichi, che spesso d'altro -sigillo non servonsi per gli atti loro, che di quel con l'effigie -degli imperatori romani<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>. In moltissimi de' suoi diplomi, Carlomagno -prende il titolo di patrizio, e i papi gli scrivono come a -loro protettor naturale. Alla quale dignità ei fu innalzato in un de' -suoi viaggi in Italia, e in mercè dei servigi ch'egli aveva resi alla -cattedra di san Pietro, dai capi delle famiglie senatorie che ancor -vivevano sul monte Aventino, e conservavano le memorie dell'antica -costituzione dei Cesari; poichè a Roma tuttor durava il mescuglio -delle idee cristiane, con la prisca forma delle instituzioni repubblicane. -In alcuni diplomi Carlomagno prende altresì il titolo di console, -però che il consolato ancor vivea di nome al settimo secolo. -Vero è bene che in questa gran dignità romana, più non vi avea -nulla della gloria antica; ma serbavansi, a Roma, come venerande -reliquie, le memorie dei tempi vetusti, e il popolo transteverino, i -figli di quei cittadini che abitavano il Campo Vaccino, si ricordavan -dei consoli e dei tribuni, ed ogni volta che qualche grand'uomo -sorgea nel mondo, i Romani gli decretavano alcuni di quei titoli -che avean fatto già la potenza della costituzione repubblicana. Al -quale proposito notar si dee che i capi de' Barbari stessi riceveano -riverenti, così il nome di Roma era grande, queste insegne di dignità -d'un impero scaduto, tanto è vero che la memoria delle forme -sempre sopravvive alla distruzione dell'opera. -</p> - -<p> -Carlomagno, avuto il patriziato e il consolato di Roma, agogna -un'altra dignità; chè l'impero d'Oriente e d'Occidente era pur -una di quelle tali ricordanze che duravano anche in mezzo alle depredazioni -dei Barbari. L'impero d'Occidente era caduto sotto le -tante irruzioni de' popoli conquistatori, che a guisa di fiumi aveano -rotte e divise in cento diversi regni le terre. Or che Carlomagno -ha conquistato e misurato lo spazio occupato già dall'impero d'Occidente, -e raccolto sotto il dominio suo i popoli che abitavano dall'Ebro -fino all'Elba, dalla Bretagna al Danubio, ei volge in mente -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -di ricostruir l'opera degli Augusti e dei Cesari<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>. Nè credasi già che -fosse papa Leone solo, nell'ardente sua devozione per Carlo, a intuonar -nella basilica di Roma il <i>Vivat Imperator</i>; gran tempo è -già che l'uom germanico vuol farsi romano, quest'è il pensier -suo, il suo sogno; le razze barbariche vogliono anche imitar Costantinopoli, -le sue pompe, le sue dignità; i re merovingi stessi portavan -già il manto di porpora come gl'imperatori di Bisanzio, la -corona loro era foggiata su quella degli imperatori, lo zaffiro e lo -smeraldo vi splendeano, vi signoreggiava la croce, essi calzavano come -quelli il coturno di porpora, e come quelli aveano il trono coperto -di lamine d'oro. Tutta questa magnificenza par che faccia meglio -spiccare il lustro e la forza dell'autorità loro, e il patrizio vuol diventare -imperador dei Romani. -</p> - -<p> -Prima di rifabbricar quest'impero d'Occidente, antica meta dell'ambizion -sua, Carlomagno, a simiglianza degli imperatori, instituir -vuol nuovi re, e procacciare all'autorità sua una preminenza -politica sulle semplici dignità regie. Egli ha conquistato terre sterminate, -nè può tutto vedere e governare; vero è ch'egli abbraccia pur -sempre nelle sue grandi corse i Pirenei, le Alpi, il Tirolo; ma nondimeno -ha più caro di riseder nelle città del Reno, dove la natura -sua, la sua educazione lo traggono; ama Colonia, Magonza, Vormazia, -Spira e le foreste delle sette montagne; scorre talvolta le -città del Mezzodì; Milano e Saragozza ondeggiar vide le sue bandiere, -e tuttavia ei si riman l'uomo del Reno e della Mosa; imperatore -ch'ei sia, porrà la sua sede in Aix, dove edificar fece una -grande cappella da cui sarà dato un soprannome cristiano alla diletta -sua città, che egli ornerà coi mosaici di Ravenna. -</p> - -<p> -Nelle ampie terre da lui fatte sue per la conquista, vi ha due popoli, -ciascuno de' quali forma un complesso atto a costituire un -reame; i Sassoni, i Bavari, gli Alemanni non hanno territorii stabili, -e, anzichè comporre uno stato, sono, a così dire, attendati -nelle città loro; e d'altra parte Carlomagno riserva a sè stesso il -particolar governo di quei popoli germanici, chè egli è così nella -sua beva, ed in mezzo alle sue costumanze. Colà ei può coprirsi -della sua pelle di lontra, delle invernali sue pelliccie, ha suoi palagi -e sue tenute, ch'ei medesimo regge con quella cura, quella vigilanza, -che caratterizzano pur sempre l'autorità sua. I due popoli -più stabili, che formano governi spartati, sono i Lombardi e gli -Aquitani, egli crear può per entrambi due regni separati con istituzioni -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -pur separate, e vuole investirne Lodovico e Pipino, figliuoli -suoi, e farà dei re perch'egli anela ad una dignità più sublime, a -quella d'imperatore. Il regno d'Italia dee dunque la sua fondazione -a Carlomagno, ed è una trasformazione che si vuol ben determinare -nella storia, però che la corona lombarda non ci ha oramai più -nulla a che fare. La costituzione del regno d'Italia è un concetto -romano, pontificio, instituito in più larghe proporzioni dell'antica -monarchia lombarda di Monza; esso non si stende già solo dalle -Alpi alla Toscana, ma tal qual fu ordinato da Carlomagno, comprende -tutto il Milanese, la Toscana, l'Esarcato, i gran feudi di -Benevento, del Friuli e di Spoleti, quella porzione della Calabria che -più non trovasi sotto il dominio dei Greci, la Venezia, la Dalmazia, -l'Istria, per modo che tutto l'Adriatico è cinto da questo reame -d'Italia, conferito da Carlomagno al figlio suo Pipino. Al che aggiunger -si dee, risultar, come si pare dal carteggio dei papi, che -il patrimonio di san Pietro, avvegnachè independente e separato -dal regno d'Italia, non per questo cessa dall'esser sotto la protezione -del re, non già come feudo, ma come territorio diverso e ordinato, -e quindi bisognevole del costante appoggio e della protezione d'un -potentato militare. Infatti nelle turnazioni di Roma, e nelle rivolte -delle legazioni, o dell'esarcato, i pontefici continuamente invocano -la spada del signor de' Franchi e la protezione del reame d'Italia -da Carlomagno sostituito alla corona longobarda. -</p> - -<p> -La costituzione del regno d'Aquitania è pur essa una creazione -politica, contemporanea a quella della monarchia d'Italia. Il nome -di Carlomagno ha lasciato di grandi memorie nel Mezzogiorno; le -torri e i monumenti pubblici serban ivi le sue ricordanze, e più -d'una reliquia dell'età carolingica porta il suo soprannome di <i>Magno</i>; -e pure a lui non danno troppo nel genio quelle città e quelle -genti meridionali; appena ei vi passa correndo per andar in Ispagna, -nè vi soggiorna, ch'egli è pur sempre l'uomo del Settentrione. -Egli crea dunque pel benamato figliuol suo Lodovico il regno d'Aquitania, -e questi è il re vero del Mezzogiorno, da lui seminato -de' suoi cartolari, delle sue patenti e de' suoi diplomi, e ne troviam -con la data di Narbona, di Mompellieri, di Nimes, di Tolosa. Lodovico -governa tutte le popolazioni che si stendono dalla Loira fino -all'Ebro, nè solo gli Aquitani propriamente detti, ma sì pure i Navarresi, -i Baschi, i Guasconi, i Provenzali, che formano pel regno -d'Aquitania i medesimi grandi feudi e le medesime marche militari, -che formano pel regno d'Italia Benevento, Spoleti e il Friuli. Lodovico -non ha residenza stabile, comechè molti de' suoi diplomi sien -dati da Tolosa, chè anzi non è badia che non conservi l'orma di lui -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -ne' proprii archivii. Carlomagno, attempatosi, vuol riposare sull'opera -sua, e allora Pipino e Lodovico, l'un fatto re d'Italia, l'altro d'Aquitania, -fanno essi la guerra contro le popolazioni che fronteggiano i loro -stati. Pipino guida i suoi leudi contra i Greci e gli Schiavoni; Lodovico -ributta verso i Pirenei le correrie dei Saracini, spesso troppo -baldanzose, però che tuttavia minacciano Narbona e la Settimania. -</p> - -<p> -Al superbo Austrasio che sta per ricevere la corona imperiale, -convengon dunque re per luogotenenti, ond'è che re tuttora egli -stesso, ha fatto due altri re, poi s'avvia verso Roma, dove cinger dee -la corona imperiale. La ristaurazione dell'impero d'Occidente è un -de' fatti principali dei tempi di mezzo; più di tre secoli erano scorsi -da che Agustolo, l'ultimo di quegli imperadori, avea veduto spegnersi -in sua mano l'impero; i Barbari avean messo in brani le -sue terre a par del suo manto di porpora, e se l'eran partito in -limbelli come la pelle del bue. Al concentramento, che i Romani recaron -per ogni parte, era succeduta una conquista per frazioni, e -mille diverse genti avean divorato l'impero: il tempo de' Franchi, -sotto la signoria de' Merovingi, è il tempo appunto di maggiore -smembramento e sfacelo; i Barbari fanno della terra a ruffa raffa. Ora -quale smisurata modificazione recar non dovea nello spirito delle popolazioni -germaniche questa creazione per opera d'un sol uomo: -d'un impero in una sola mano? Fu egli, cotesto, spontaneo pensiero -di Carlomagno, o piuttosto gli venne inspirato dagl'intimi suoi legami -e dalle continue sue pratiche coi romani pontefici? Forse che il -papato, gran principio d'unità, abbia voluto imprimer così della -natura sua la monarchia francese? L'instituzione dell'impero d'Occidente -fu, sì come pare, un'ispirazione romana di Adriano e di -Leone III papi; ella è cosa naturale, sì, che in mente a Carlomagno -sorgesse il bisogno d'una dominazion materiale, d'uno spirito di -conquista e di preminenza; ma pure il rinnovamento dell'impero d'Occidente -vien da papa Leone III; l'unità nel governo politico siccome -nelle dottrine, fu l'opera di Roma<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>. -</p> - -<p> -Nella città eterna erano surte popolari turbazioni e sedizioni come -a' tempi antichi de' comizii; aveano lor bandiere, e colori differenti, -i quartieri di Roma erano divisi dall'anarchia, e i Transteverini -del ceffo antico, rinovellavano i disordini del Foro. Nè i greci imperatori -erano punto netti di queste guerre civili: spogliati per forza -dell'Italia, essi riconquistar la volean per inganno, onde prezzolavano -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -il popolo della campagna e dell'antico Lazio per sollevarlo -contro i papi, ed alla morte d'Adriano, la famiglia sua, che era -di nobilissima stirpe romana, non volle riconoscere nè gridare per -papa Leone, che non usciva altrimenti da famiglia patrizia. V'ebbero -quindi rumori e sedizioni nelle piazze pubbliche; il nuovo -papa fu tratto pe' capegli, sottoposto a indegni trattamenti, e gli -annali raccontano che, sottrattosi miracolosamente alla furia di que' -comizii, venne a chiedere aiuto e protezione a Carlomagno. -</p> - -<p> -Egli è a presumere che appunto in siffatta contingenza, il pontefice, -a corroborar la propria autorità sua, concepisse il gran pensiero -di ricostruir l'impero d'Occidente sotto la spada di Carlomagno. -La qual esaltazione alla suprema dignità romana, far maggiore dovea -la grandezza del re de' Franchi, lusingare l'ambizion sua, ornar la -sua porpora e il suo diadema; poichè, come dissi, tutto che da -Roma veniva, avea pe' Barbari stessi un'impronta solenne. Leone -lasciò l'Italia per andare a trovar Carlomagno, e il cronista, conosciuto -sotto il nome di <i>poeta sassone</i>, espose quest'abboccamento -seguito fra loro nella città di Paderborna. Chi sa che non fosse appunto -fra quelle intimità che il papa e il re concertassero la politica -ricostruzione dell'impero d'Occidente? -</p> - -<p> -Il poeta sassone ama in quest'occasione di ricordar le tribolazioni -del papa e i disordini di Roma. «In quella che Leone, dal suo palagio -recavasi a piedi alla chiesa di San Lorenzo, il popolo romano, -scagliandosi addosso di lui, l'oppressò di percosse, poi gli cavò -gli occhi e troncò la lingua; se non che Dio gli restituì con un -miracolo la vista e la parola<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. Dopo di che fuggì dal carcere dove -l'avean chiuso, e si mise in via per venire da Carlomagno a Paderborna, -dov'egli allora trovavasi, mandando innanzi un legato -a raccontargli i mali da lui sofferti, all'udire i quali, Carlo, rattener -non potendo il suo sdegno, tien tosto una concione al suo -popolo, per esortarlo a recare aiuto al pontefice. Nè sì tosto ha egli -finito di parlare, che un lungo fremito si diffonde per l'adunata -moltitudine, tutti accorrono all'armi, e in brevissimo tempo, ecco -pronto un formidabile esercito a pro del pontefice. Carlo intanto -scorre lento per mezzo al campo, protetto il capo da un elmo d'oro, -il petto di splendida corazza, e recato in groppa da un destriero -di straordinaria grossezza. Innanzi al campo si spiegano in folla i -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -sacerdoti partiti in tre schiere, co' sacri vessilli della croce in fronte, e -tutti, cherici e laici, aspettano impazienti il pontefice. Odesi quindi tosto -ch'ei s'avanza in compagnia di Pipino, e Carlo allora fa formare -un gran cerchio, divide il suo campo in forma di città, e collocando sè -stesso nel mezzo, attende lieto l'arrivo del pontefice; egli sopravanza -con l'alta sua statura quanti gli sono d'intorno, e domina tutto -il popolo. Ma già il papa giunge alle prime schiere, le cui vesti, -la lingua, gli ornamenti e l'armi diverse lo riempiono di stupore<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>; -eran esse le schiere formate coi soldati venuti da tutte le parti del -mondo. Carlo affrettasi tosto d'andarlo a salutare con gran riverenza, -ed ei lo abbraccia e bacia in bocca, si stringon per mano -e camminano a pari, framezzando di cortesi parole i loro discorsi. -Tutto l'esercito si prostra per tre volte dinanzi al sommo pontefice; -anche il minuto popolo per tre volte curvasi nella polvere a' piedi -suoi, ed altrettante il papa innalza a Dio mentalmente le sue preghiere -pel popolo stesso. Giunti il re e il papa in mezzo al cerchio, parlan -fra loro di cose diverse; Carlo vuol sapere i mali patiti dal venerabil -prelato, ed a grandissimo suo stupore intende com'egli ha -ricuperato gli occhi e la lingua, strappatigli da un empio popolazzo. -S'avviano di poi verso il tempio, dove sulla soglia i sacerdoti -intuonano un inno di grazie in lode del Creatore; il popolo acclama, -mentre passa, il pontefice, ed innalza la sua gran voce fino alla volta -de' cieli. Condotto da Carlo, l'apostolo entra finalmente nel tempio, -e vi celebra con l'usata pompa il divin sacrifizio; dopo del quale il -re induce Leone a seguirlo nel suo palazzo, e in quella magnifica -sede, con pareti tutte addobbate di tappezzerie dipinte e sedili tutti -splendenti d'oro e di porpora, godono infinite e svariatissime delizie; -poi comincia il convito, aspettando già sulle mense il falerno -in vasi d'argento. Carlo e Leone mangiano e bevono insieme, poi, -dopo il pasto, il pio re colma l'ospite suo di magnifici presenti, -e si ritrae alle sue stanze, intantochè il sommo pontefice riacquista -il suo campo. Tale si fu l'accoglimento che Carlo fece a Leone in -tempo che quest'ultimo fuggiva dai Romani e dalla patria. -</p> - -<p> -«Dopo questo solenne abboccamento, Carlo passa le Alpi seguito -da' suoi leudi e da alcune migliaia di lance; visita Milano, Ravenna, -Rimini, Pavia, nè guari va che le bandiere sue si spiegano nella -campagna di Roma, e ch'ei saluta da lunge le mura della città. -Investito, com'egli è, della dignità di patrizio, i senatori, i tribuni, -i comizi vengono ad incontrarlo, e l'accolgono con tutte le pompe -dell'antica Roma e della Chiesa. Egli è ivi come arbitro sovrano; -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -papa, vescovi, patrizii e plebe a lui ricorrono per ottener giustizia -e ragione; egli sentenziar dee sulle sanguinose questioni che dividevano -papa Leone ed i patrizi di Roma. Carlomagno ascende dunque -il tribunale degli antichi pretori<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>; Leone, accusato di colpe segrete, -protesta con solenne giuramento dell'intera innocenza sua, e la sentenza -ricade addosso de' suoi accusatori. Il papa venne quindi esaltato -e condotto processionalmente alle basiliche, dov'egli inginocchiossi -dinanzi al re de' Franchi, figliuol di Pipino, protettor del triregno<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>.» -</p> - -<p> -Le feste di Natale eran vicine, solennità della Chiesa cristiana che -Carlomagno godea di celebrar, come la Pasqua, nei monasteri o nelle -basiliche, e la festa del Natale era ancor più dell'altre magnifica, -perchè a que' tempi da essa principiava l'anno, e il popolo a turbe -correva alle chiese, chè la nascita di Cristo, la risurrezion del mondo -apriva le porte del nuovo anno. Al tocco della campana che suonò -l'ora dei pastori sul monte, Carlomagno recossi alla basilica di San -Giovanni Laterano, ove celebravasi, dopo mattutino, la messa del -presepio, con tutte le pompe del pontificato; l'altare fumava innanzi, -e le croci greche e latine risplendevano in mezzo ai piviali e alle -vesti dorate dei vescovi e dei diaconi. Carlomagno pregava Dio, inginocchiato -dinanzi alle reliquie, quando il popolo, agitato come -l'onda del mare, proruppe in acclamazioni, e mille voci si confusero -per esaltare il gran re dei Franchi, e gridarlo imperatore. Nel santo -giorno in cui nacque il Signore, dice Eginardo, mentre Carlo, assistendo -alla messa, levavasi da orare dinanzi all'altare del beato Pietro -apostolo, papa Leone gli pose in capo una corona, e tutto il popolo -romano si fece a gridare: <i>Vita e vittoria a Carlo Augusto, coronato -da Dio grande e pacifico imperatore de' Romani!</i> Dopo l'elevazione -fu quindi adorato dal pontefice, secondo la consuetudine praticata -co' principi anticamente, e lasciato il nome di patrizio, fu chiamato -imperatore ed augusto. -</p> - -<p> -Così, in quella solennità del Natale, giorno in cui nacque il Redentore -del mondo, ristaurato fu l'impero d'Occidente. Ma il pensiero -ne veniva di lunga mano; il patriziato altro non era che una -preparazione all'impero, ed i papi che avean bisogno d'un protettore, -d'un aiuto per difenderli contro gl'imperatori d'Oriente, -esaltarono Carlomagno, contrapponendo così spada a spada, sì che -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -Leone non aveva oramai più da temer i sediziosi Romani nè gl'imperatori -d'Oriente, che agognavano pur sempre l'Italia. Una specie -di patto fermossi tra gl'imperatori d'Occidente e i pontefici di Roma, -conforme si vede nel gran mosaico del palazzo di Laterano, dove -Leone e Carlomagno a ginocchio si pongono entrambi sotto la comun -tutela di San Pietro<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. -</p> - -<p> -Carlomagno, innalzato all'impero, ricolmò de' suoi doni la Chiesa -romana; ornò le arche benedette di pietre preziose e di sfolgoranti -gioielli, nè gli annalisti del pontificato si scordano di enumerar -le croci fregiate d'amatiste dal nuovo Augusto donate alle basiliche -cristiane, e ci furon tavole d'argento e bacili o patene d'oro, ed -un calice grandissimo destinato a distribuire al popolo il sangue di -Cristo e una croce sterminata adorna di giacinti, belli come le viole -di primavera. Una medaglia pur fu coniata per tramandare ai posteri -più lontani la memoria della instituzion dell'impero d'Occidente, -pur sempre durando tra l'altre, anche la consuetudine numismatica -di Roma. Da una parte ci si vede il simbolo della improvvisa esaltazione -di Carlomagno alla suprema dignità imperiale, e v'è incastrata -l'effigie del vecchio imperatore co' suoi maschi e marziali lineamenti, -qualificatovi per nostro signore, <i>Dominus noster</i>; dall'altra parte -si vede la città di Roma con l'antiche sue mura e coll'iscrizione in -caratteri maiuscoli, <i>Renovatio Imperii</i>. Ad attestar poi con più magnificenza -lo stabilimento del nuovo impero e la preminenza dell'autorità -sua, Carlomagno, il grande edificator di monumenti pubblici, fabbricar -fece, in Roma, ad imitazione dei Cesari, un palazzo dove tenere -udienza e ragione. Quind'innanzi tutto si scrive sotto la data -dell'impero, più non si parla di Carlo imperatore, se non co' titoli -di signore e d'augusto, e patrizii e comizii lo acclamano lor sovrano -e lor Cesare. Com'egli ebbe dato assetto alle cose della nuova -podestà sua, ripassò le Alpi a riveder le antiche foreste della Germania. -</p> - -<p> -Cotesto rinnovamento dell'imperio romano nei termini antichi -imprime d'ora innanzi una gran forma d'unità all'amministrazione -delle terre conquistate da Carlomagno. Sotto gli auspizi del suo -scettro e della porpora imperiale, due regni son già fondati, l'Aquitania -e l'Italia, i quali compongono, come se tu dicessi, il -primo grado di quella gerarchia che d'ora innanzi darà forma all'impero -d'Occidente: due re sotto lo scettro augustale, poi i -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -popoli tributari che vivono nelle marche e frontiere, e i grandi feudatari, -specie di vassalli lontani sotto l'imperial giurisdizione, come -sono i duchi di Baviera, del Friuli e di Benevento. Questo modo d'amministrazione, -che vien quindi ordinandosi e pigliando forme regolari, -addita nel nuovo imperatore un alto intelletto, però che la sua gerarchia -poggia sopra tre principali ordini di uffiziali che ricevono -comandi immediati dal capo supremo dello Stato. I primi risiedono -stabilmente in una città, e magistrati civili in uno e militari, traggon -l'origin loro dalle forme romane, con titolo, quasi dappertutto, di -conti (<i>comites</i>), e amministrano la giustizia, pigliano le armi quando -n'è d'uopo a respingere il nemico od a procedere innanzi alla conquista, -di natura tuttavia più civile che militare. I secondi, che -governano le marche sotto il titolo di capi e marchesi, hanno all'incontro -un mandato militare più che una magistratura<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>; e sono il -tipo d'Orlando e d'Uggiero il Danese. Risiedono essi alle frontiere, -in faccia alle popolazioni barbare che potrebber disertare l'impero, -ed accampano a guisa de' centurioni e tribuni che comandavan le -legioni sugli ultimi confini dell'impero. Finalmente v'ha una terza dignità -di particolar istituzione dei Carolingi, senza nulla di permanente, -nulla di stabile, ma sempre errante, dir vogliamo i <i>missi dominici</i>, -che interpreti delle istruzioni imperiali, or si recano in un distretto, -ora in una città, in sè congiungono tutti i poteri, radunano i comizii -o gli eserciti, presiedono le istituzioni municipali o i consessi che -tengono ad ogni tornar di stagione i magistrati delle città, gli uomini -liberi, i possessori delle terre, tutti quelli insomma che hanno -obbligo di servitù verso la corona. Il ministero dei <i>missi dominici</i>, -come vedremo, sta in cima di tutti gli altri. -</p> - -<p> -Al tutto amministrativo è quest'ordinamento dell'impero di Carlomagno; -re o imperator ch'egli sia, e' conserva pur sempre e mantiene -le instituzioni inerenti ai costumi ed alle consuetudini germaniche; -ci vorrebbe in vero una grande smania di classificare a voler -trovare principii regolari nella congregazion delle assemblee de' campi -di marzo o di maggio; delle quali troppo s'è magnificata l'importanza, -quando altro non erano, aggreggiate intorno ai re carolingi, -che consessi militari e adunanze tumultuose, che venivano chiamate -dall'imperatore a deliberar insieme intorno a questo o quel soggetto -da lui medesimo proposto<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>. Quando trattavasi d'una spedizione -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -militare a cui muover dovessero migliaia di lancie, allora -spettava ai leudi ed ai possessori delle terre feudali l'accorrere al -campo per marciar sotto il gonfalone del loro signore; quand'era -a conquistar nuove terre e a fondar una signoria, ogni leudo montava -a cavallo, seguito dalla sua gente, il perchè siffatte assemblee, -che prima tenevansi al principiar di marzo, furono prorogate fino -al maggio; chè se il sole di marzo era languido, i foraggi scarseggiavano -con danno de' cavalli, laddove in maggio i prati eran -fioriti, e poteasi stare attendati in mezzo alla campagna. In queste -adunate non si discuteva, ma deliberavasi per acclamazione; l'imperatore -diceva: «Fedeli miei, ho risoluto questa o quella spedizione, -in Ispagna o al di là delle Alpi, contro gli Unni o gli Avari» ed i -leudi a gridare: «Noi ti seguiremo, <i>rex</i> o <i>imperator!</i>» La -spedizione era quindi tosto apparecchiata, e pronto il sussidio militare -promesso per acclamazione nelle diete, e poche settimane appresso -ella movea alla conquista. -</p> - -<p> -Quand'era a trattarsi d'un giudizio civile, perchè l'assemblea del -mese di marzo o di maggio pronunziava pur sentenze di condanna -e d'assoluzione, convocavasi la medesima dieta; se non che composta -di leudi attempati, non atti più a marciar con le spedizioni militari, -di vescovi e di cherici, e tenevasi, a tempi non certi, qua e là, ora -in un castello, ora in un podere del patrimonio reale in mezzo a -qualche foresta. L'accusato compariva, come vedemmo far Tassillone -duca di Baviera, con dimessa e mesta fronte dinanzi a' suoi pari, -i quali lo interrogavano, lo stringevano, e la dieta così composta -avea facoltà di deporre un leudo, un conte, un duca ed anco un -sovrano, e di confinarlo in un monastero. In mezzo a queste diete -di vescovi e di cherici, Carlomagno dettava pure i suoi capitolari<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>, -grandi forme legislative di quei tempi, mescuglio, confuso anzichenò, -di provvisioni civili ed ecclesiastiche, e per le quali era necessario il -concorso della forza materiale e della forza morale. I capitolari sono -come il ritratto dello spirito e della tendenza di quelle diete, tuttavia -superstiti nel diritto pubblico della Germania, dove principalmente -son da rintracciare le orme di Carlo imperatore, dove tutto si riferisce -a questa grande stampa d'uomo. In Francia, all'incontro, -non n'abbiamo che lievi vestigia, a segno che gli editti della terza -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -schiatta non tolgono quasi più nulla dai capitolari<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>; l'epoca importante -di Carlomagno è il passar suo dal regno diviso al regno -unito, da quest'ultimo al patriziato, e dal patriziato all'impero. -Ma fin qui tutto è guerra e conquista, chè l'ordinamento civile e -politico solo avvien quando la podestà è ben ferma, e ci convien -vivere prima di studiare e assegnare le condizioni della vita. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span></p> - -<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI. -<span class="smaller">ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Cambiamento nello spirito delle guerre. — Termine della conquista. — Raffrenamenti. — Solerzia -inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi al settentrione -e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano -in campo i Danesi. — Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza marittima. — Punto -debole dell'Impero di Carlomagno. — I Saracini. — Le frontiere -dell'Ebro. — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. — Apparizion dei Mori d'Africa. — Flotte -saracine al mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione. — Raffrenamento -in Italia. — I popoli delle montagne e della Puglia. — Ricapitolazione -generale e ordine cronologico delle guerre e delle conquiste. — Per qual cagione -le non potevan durare. — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno -sul destino avvenire dell'opera sua. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -790 — 814. -</p> - -<p> -Il principio di Carlomagno fu, come vedemmo, un patrimonio in -comune, e quasi confuso col fratel suo Carlomanno; ma quale smisurato -avanzamento fu quindi il suo! però che eccolo imperator di -Occidente, con la porpora e gli onori dei Cesari e la corona d'Italia! -Signor quasi barbaro testè di alcune tribù di Franchi, egli ha -rimesso in piedi l'antico impero, e i Romani l'hanno gridato Augusto, -a gloria e trionfo suo! Egli ha seguito in ciò la naturale inclinazione -e tendenza dei suoi predecessori: le dignità dell'antica Roma allettan -pur sempre quei popoli conquistatori; Pipino e Carlomagno -furon prima patrizii; poi il patrizio divenne imperatore<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>, in quella -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -guisa che Augusto fu consolo e dittatore prima d'assumere il titolo -d'<i>imperator</i>. Così tuttavia splendeva la memoria di quest'impero -già spento; i re, a simiglianza di Clodoveo, chinavano la fronte dinanzi -alle rimembranze della civiltà, ed a quel modo che lo sposo -di Clotilde s'era fatto romano, accettando il cristianesimo, così Carlomagno -faceasi romano accettando la porpora degli imperatori. -</p> - -<p> -Ma l'opera non è altrimenti compiuta; chè una dignità, per ben -grande ch'ella sia, non vale a porger la forza materiale, quand'è a -condurre e governar le tribù erranti; fatiche ci vogliono e continui -sudori; ci vuole il capitanato della guerra con tutta la podestà sua, -nè un manto, sia pur di porpora e d'oro, ci dà punto d'autorità -sui nostri compagni di guerra. Chi è nato dall'armi dee mantenersi -con l'armi, e ad un conquistatore non è conceduto fermarsi a mezzo. -Frequente è il rimprovero d'ambizione a coloro che si gittano -per questa via di rischi e di gloria; ma per essi la guerra divien -necessità: i capi, che accomunaron con essi il pericolo, sono insofferenti -del riposo e dell'ozio infruttifero; e dopo, una vittoria si vuol -guidarli ad un'altra, chè una generazione non muta così a ogni -poco; nata tra 'l ferro, del ferro si piace, e più che altro è a lei -necessario il trambusto delle battaglie. Onde Carlomagno, al par -di tutti gli altri conquistatori, comprimer non potea quel mare in -tempesta, costretto a soddisfar le giuste ambizioni dei guerrieri che -seguito l'aveano nelle conquiste; egli avea fatto bollire il sangue -negli umani cervelli, nè or lo poteva a grado suo racchetare. La necessaria -condizion sua era quella di guerreggiare e di vincere, come -fatto avean Carlo Martello e Pipino; tale il duro retaggio suo. -</p> - -<p> -E non pertanto intorno a questo tempo nuova indole pigliar -sembrano le spedizioni militari di Carlomagno. Di terre non ha difetto, -chè anzi ne possiede il suo bisogno per un'estensione di parecchie -migliaia di leghe quadrate, ed a legger la geografia dell'edifizio -carolino, si vede che le frontiere sue sono più ampie dell'impero -occidentale d'Onorio, e si perdono e confondono in mezzo alle popolazioni -germaniche, non mai vinte da Roma. Egli non ha dunque -bisogno più d'ampliar questa già sterminata estensione di territorio, -ma sì solo di tenerla nello stato d'ubbidienza e di reprimere le sue -sedizioni. La guerra cangia quindi d'aspetto, più non si combatte -per conquistare e aggiunger nuovi dominii agli antichi, chè l'impero -è già sì vasto da saziar qualunque ambizione: la Francia nei -termini d'oggidì, poi una gran parte della Germania, poi l'Italia, -poi la Spagna fino all'Ebro; che si può desiderare di più? Ma -questi territorii sono abitati da popoli riottosi ed indomiti, onde si -vuole aver sempre l'occhio aperto su loro e assoggettarli all'ordine, -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -alla gerarchia; questo si è d'ora innanzi l'intento gravissimo della -faccenda caroliniana. -</p> - -<p> -Re o imperator ch'egli fosse, quasi in ogni luogo instituì conti e -governatori delle marche e frontiere, i quali sono come capi degli -accampamenti militari, e si alloggiano all'estremità dei confini con -numerose bande di soldati franchi, germani, lombardi, tutti elementi -che l'imperatore adopera nella conquista; ivi edificano borghi -e villaggi ed alcuni hanno terre, cui fan coltivar da coloni militari, -a imitazion di Roma, quando le legioni rizzavano città ed are -in onore d'Augusto e di Tiberio. Cotesti conti e governatori richiedono -un'attentissima vigilanza del padrone, ond'è che Carlomagno -non ha un momento mai di riposo, nè può averlo, chè il sonno non -è fatto pe' fondatori delle grandi istituzioni. Cosa veramente stupenda -e meravigliosa, chi legge le croniche di quei tempi, è questa -incomprensibile solerzia dell'imperatore, anche attempato; egli è da -per tutto; i suoi capitolari son promulgati dai Pirenei fino alle frontiere -della Frisia e della Gotlandia; pellegrino com'egli è della -gloria, non prende sosta, e corre a tener suoi parlamenti militari -dall'una all'altra regione; e chi badi alla difficoltà delle vie di comunicazione -a quei tempi, avrà certo per miracolosa nella vita di -Carlomagno quest'alacrità sua. -</p> - -<p> -In questi viaggi, ch'ei facea cavalcando, non andava però solo, -chè dopo di lui venivano grosse schiere di lance, le quali seguivano -il signor loro alla guerra e alle diete, che tener si solean quasi sempre -in sulle frontiere, affin d'indi più prontamente scagliarsi sui popoli -da serbare in devozione. Se non che in breve il carico suo si fece -talmente greve, che ei si tolse ad aiuto i due suoi figliuoli, Lodovico<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a> -e Pipino: confidando all'uno le guerre d'Aquitania, le spedizioni -in Ispagna, il raffrenare i Saracini, la parte meridionale dell'impero, -con l'appoggio dei conti franchi da lui deputati a -guidarlo; all'altro, le guerre di Pannonia e di Baviera, pur sempre -con l'appoggio dei conti franchi e di Adalardo, abate di Corvia, -figlio del conte Bernardo, datogli a guida<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. Egli, come re -e imperatore, serbava per sè le spedizioni di Sassonia, che, siccome -pare, a lui più gradivano, forse perchè le vedea più difficili e -più minaccevoli per le frontiere dell'Austrasia; e ad esse moveva in -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -persona, insiem col diletto suo bastardo Carlo o Carlotto. Le fatiche -non lo trattengono, e sia ch'ei vada cacciando nelle Ardenne, -o per la Selva Nera, o ch'ei venga nell'inverno a riscaldar le -intirizzite sue membra nei tepidi lavacri d'Aquisgrana, ei pensa -pur sempre e dispone le sue forti spedizioni sulle rive dell'Elba e -del Veser, spedizioni rese indispensabili dalle incessanti sollevazioni -dei Sassoni. -</p> - -<p> -Agevol cosa è seguire e abbracciar, nel periodo carolingico, le -guerre di conquista, però ch'elle sporgono fuori dal tutto. Altre -spedizioni ci sono che si diramano a guisa di maestose fiumane, e -son quelle di Lombardia, di Sassonia e di Spagna, delle quali si può -vedere il principio, il mezzo ed il fine, con l'aiuto delle cronache; -ed hanno tutte e tre un colorito sì proprio che servir potrebbono di -argomento a grandi epopee. Altrettanto non è a dirsi di quelle, -che chiamar si possono guerre di raffrenamenti militari, operate da -Carlomagno su tutta la superficie del vasto impero suo; gli eserciti -suoi più non traboccano al di fuori, ma girano per le terre acquistate -a tener in dovere le popolazioni; nè i parlamenti son più convocati -per iscagliarsi sulle lontane contrade fin oltre i termini dell'incivilimento, -ma sì per serbare in obbedienza le già sottomesse. -La storia di queste oscure guerre, appena accennata, è tal che non -viene sotto la mano a metterla per tempo e per ordine, e tuttavia -le cronache ne son piene, e formano episodii, qual più e qual men -curioso nella vita del sovrano. Quei conti che vedete accampar sulle -marche o frontiere, han per uffizio di reprimere i Sassoni, i Bretoni, -i Saracini e i Visigoti di Spagna, i Longobardi e i Greci d'Italia; -ogni volta che questi popoli non vogliono ubbidire, non pagano i -tributi, o negano il servizio militare, essi conti si precipitano sul -loro territorio, e spengono le ribellioni nel sangue. -</p> - -<p> -La parte epica della guerra ebbe termine con Vittichindo, e la -conversione di questo capitano, la fede e l'omaggio da lui prestati, -operarono un notabil cangiamento nello stato politico e militare dei -Sassoni; essi non han più questa grande individualità intorno a cui -raccogliersi; già ci son conti belli e stabiliti, ed i vescovi a lato dei -conti, i primi con la forza militare, i secondi con la podestà coercitiva -e morale; gli uni sopravveggono le tribù, gli altri le istruiscono -e aggentiliscono. I quali due ordini sono validi sì, ma pur -niente ancora risolvono, però che lo spirito sedizioso, inquieto dei -Sassoni continuamente si manifesta, e le croniche il dicono ad ogni -tratto; in prova ecco quanto leggesi negli annali contemporanei, -sette anni e non più dopo la conversione di Vittichindo (793): -«Mentre il re facea pensiero di terminar la guerra incominciata, -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -ed avea deliberato d'invader di nuovo la Pannonia, gli venne avviso -come le milizie condotte dal conte Teodorico, erano state sorprese -e tagliate a pezzi dai Sassoni, vicino a Rastringen sul Veser. -Saputo questo il re, ma dissimulando la gravità del male, rinunziò -all'impresa di Pannonia (794). Il re deliberossi di assaltar la Sassonia -con un esercito diviso in modo che egli stesso v'entrasse con -una metà di quello per la parte meridionale, mentre che suo figlio -Carlo<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> passando il Reno a Colonia, vi penetrasse con l'altra metà -per la parte occidentale. Il qual disegno gli venne compiuto non -ostante che i Sassoni, fatta fronte a Sinfeld, ivi aspettassero il re -per combatterlo. Ma poi disperatisi della vittoria, che pur dianzi -tenevano vanamente per sicura, si arresero a discrezione, e vinti -senza colpo tirare, si sottomisero, dando statichi, e giurando solennemente -fedeltà ed obbedienza. (795) Quantunque i Sassoni avessero, -l'anno scorso, dato statichi, e prestato ogni sorte di giuramento -ad essi imposto, il re, non dimentico della perfidia loro, tenne, -secondo le forme, la dieta generale nel palazzo di Kuffenstein, a -riva del Meno, oltre il Reno, rimpetto a Magonza. Egli entrò quindi -in Sassonia con l'oste sua, e la corse quasi tutta, predandola; poi -giunto a Bardenvig, vi rizzò il suo campo ad aspettar l'arrivo degli -Schiavoni, a cui aveva dato ordine di venire; ma avuto avviso che -Vilzano, re degli Obotriti, nel passar l'Elba era caduto negli agguati -dei Sassoni a lui tesi presso quel fiume, ed era stato morto da essi: -questa perfidia aggiunse nell'animo del re nuovo stimolo ad assaltar, -più presto che potesse, i nemici, e nuova ira contro quella -misleale nazione. Diede il guasto ad una gran parte del paese, ebbe -gli statichi da lui richiesti, e ritornossene in Francia. (796) Il re assaltò -in persona la Sassonia con l'oste dei Franchi, e dato il guasto -ad una gran parte del paese, tornò a passar l'inverno al palazzo -suo d'Aquisgrana. (797) Il re entrò in Sassonia per conculcar l'orgoglio -di quel popolo infido, nè si fermò prima di aver corso -tutto il paese, perch'egli si spinse fino agli ultimi confini, al -luogo dove la Sassonia è bagnata dall'Oceano, tra l'Elba ed il Veser. -(798) Il re, forte adirato conto i Sassoni, perchè aveano morto -Gotscalco, uno de' suoi uffiziali, e parecchi altri conti, ch'ei mandava -a Sigifredo re dei Dani, raccolse l'esercito suo nel luogo chiamato -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -Minden<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>, e posto il campo sulle rive del Veser, assalì i felloni -che avean rotta la fede, e vendicando la morte de' suoi inviati, mise -a ferro ed a fuoco tutta la parte della Sassonia che giace tra l'Elba -ed il Veser. (799) Il re tenne il suo general parlamento a Lippenheim, -presso il Reno; varcò questo fiume, con tutta l'oste, si condusse fino -a Paderborna, dove pose il campo, ed ivi aspettò l'arrivo di papa -Leone, che veniva alla sua volta. Intanto mandò suo figlio Carlo -verso l'Elba, con una parte dell'esercito, per dare assetto a certe -bisogna fra i Vilzi e gli Obotriti, e ricevere in fede alcuni Sassoni -del settentrione. (803) Il re, durante la state, attese a cacciar nelle -Ardenne, mandò un esercito in Sassonia, e fece dare il guasto a -quel paese fino al di là dell'Elba. (804) L'imperatore passò l'inverno -ad Aquisgrana; al ritornar della state condusse un esercito in -Sassonia, e trasportati in Francia tutti i Sassoni che abitavano oltre -l'Elba, con le loro donne e fanciulli, donò il paese loro agli Obotriti». -</p> - -<p> -Tale si era l'usanza delle nazioni conquistatrici; la terra non era -per esse altro che una passeggera possessione, ed a somiglianza delle -tribù tartare, non aveano mai territorio stabile: lo tenevano finchè -avean la forza in mano, e quando un altro vincitore se ne impadroniva, -o erano da lui ridotti in servitù, o dispersi in altri paesi, od -egli dava la terra conquistata ad altre tribù, alla foggia degli Egizii -o dei Sirii. Le nuove guerre sassoniche, quali ci son dalle croniche -narrate, non hanno cosa più che somigli alle prime e potenti spedizioni -guidate da Carlomagno; quando Vittichindo capitanava quella -gran militare confederazione. Alla conversione di questo valoroso -capo parve andarne in dissoluzione quella soldatesca repubblica; nè -più vediam la massa intera dei Sassoni accorrer dalle rive dell'Elba -e del Veser per combatter Carlomagno ed i Franchi, ma solo alcune -sparse tribù venir l'una dopo l'altra ribellanti a combattere contro -l'imperatore, come se si confidasser di logorarlo così e spossarlo -nella canuta età sua. -</p> - -<p> -Questa guerra vien terminata con un partito da fiero conquistatore, -il dispergimento delle tribù militari della Sassonia, alcune delle -quali vanno a congiungersi coi Danesi, per indi tornar, pochi anni -appresso, ai danni dell'impero carolingico<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>, mentre le altre sono -come vane spoglie trapiantate sullo stesso territorio dei Franchi, tanto -che dir si può i trentatrè anni delle guerre di Carlomagno contro -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -quelle popolazioni, aver avuto per risultamento l'esterminio per le -armi, per la cattività o per la fuga dei fieri e generosi Sassoni. -</p> - -<p> -Nel corso delle quali guerre ha pur principio lo scontro di -Carlomagno cogli Scandinavi, e in ispezialtà coi Danesi che abitavano -la quasi che isola della Giutlandia, ed erano governati da un re, -chiamato dalle cronache Sigifredo, il fido amico e aiutatore in guerra -di Vittichindo. La Giutlandia era, siccome la Lombardia, il rifugio -di tutti i malcontenti dell'impero, di chiunque volea sottrarsi alla -man grifagna e ponderosa di Carlomagno, nè i Sassoni sì intrepidi -furono e sì pronti a correre a ricorrer sulle terre dei Franchi se non -perchè avean la spalla dietro dei Dani e di tutta la gente scandinava. -Ogni volta che essi s'arretrano innanzi alla possa dell'imperatore, -ecco avanzarsi come ausiliarii i Danesi, però che le terre loro sono -in pericolo, onde i conti franchi, stanziati da Carlomagno a difender -le marche e frontiere, vanno a rizzar loro accampamenti fin sulla -terra scandinava. Le cronache fanno spesso anche menzione di quel -Gottifredo che regnava sopra i Danesi, e qui pure bene sta di recar -le relazioni di quel buon tempo antico. «(804) Gottifredo, re dei Dani, -venne con un'armata navale e tutta la cavalleria del suo reame -al luogo chiamato Schleswig, sui confini delle sue terre e della Sassonia, -e promise di recarsi ad un parlamento coll'imperatore, ma -impauritone dal consiglio de' suoi, non venne innanzi più di così, ed -acconsentì per ambasciadori a quanto da lui si volle. L'imperatore, -fermatosi vicino all'Elba, gli avea spedito suoi mandati affinchè restituisse -i disertori. (808) All'entrar della primavera, avendo l'imperatore -avuto avviso che Gottifredo, re dei Dani, era entrato con -sua oste nelle terre degli Obotriti, inviò, con grosso nerbo di genti -franche e sassoni, all'Elba, Carlo suo figlio, con commissione di -opporsi a quello stolto re, se osasse trapassare i confini della Sassonia; -se non che costui dimorato pochi giorni su quelle rive, ed -assediata e presa qualche fortezza agli Schiavi, se ne tornò a casa -con gran perdita de' suoi. (809) Gottifredo, re dei Dani, mandò -certi mercatanti dicendo all'imperatore aver udito ch'egli era contro -di lui adirato, per cagion dell'esercito da sè condotto l'anno innanzi -nelle terre degli Obotriti a vendicar le proprie offese; però volere -scusarsi dell'imputazion fattagli d'aver lui primo rotto i patti, -e chiedere che si tenga, al di qua dell'Elba, e sui confini del suo -regno, un congresso dei conti dell'imperatore e de' suoi, affinchè -si ponga di reciproco accordo rimedio alle cose fatte. L'imperatore -accolse la dimanda, e il congresso coi grandi della Dania fu tenuto nel -luogo appellato Badenstein. Quivi furon recate innanzi da un parte e -dall'altra molte bisogna, e l'adunanza fu sciolta senza nulla conchiuder -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -di proposito. L'imperatore, avuta quindi a più d'un segno certezza -dell'ardire e della tracotanza del re dei Dani, ordinò di edificare -una città al di qua dell'Elba e stanziarvi un presidio franco; al -qual uopo fatta leva di gente in Gallia ed in Germania, la fornì -d'armi e d'altre munizioni, dando ordine che fosse per la via della -Frisia condotta al luogo assegnato. Intanto Trasicone, duca degli -Obotriti, veniva a tradimento ucciso nel porto di Revich dalla gente -di Gottifredo. Determinato il luogo dove rizzar la città, l'imperatore -diè il carico di questa bisogna al conte Egberto, commettendogli di -passar l'Elba, ed occupar quel terreno che giace sulla riva della Stura, -e porta il nome di Esselfeld. Egberto e i conti sassoni ne preser -possesso verso il mezzo di marzo, e cominciarono a fortificarlo. (810) -L'imperatore, stando in Aquisgrana, meditava una spedizione contro -Gottifredo, quando appunto gli giunse repentinamente avviso, come -un'armata di duecento navi, venuta dal paese dei Normanni, avea -approdato in Frisia, e dato il guasto a tutte le isole adiacenti e alle -terre littorali, e come poi, penetrata in terra ferma, era già venuta -tre volte alle mani co' Frisoni, i quali avuta la peggio, erano stati -sottoposti a tributo, e seppe di più ch'essi avean già sotto questo -nome pagato cento libbre d'argento, e che il re Gottifredo era dopo -tutto questo ritornato al suo paese. La qual novella irritò siffattamente -l'imperatore, ch'egli spedì legati per tutte le parti a raccogliere un -esercito, ed egli stesso recossi immantinente alle navi, e varcato -il Reno al luogo chiamato Lippenheim, deliberò d'ivi aspettar le -milizie che ancor non erano arrivate. Raccolta indi l'oste, si condusse, -quanto più prestamente potè, sul fiume Aller, e rizzò il suo -campo vicino al luogo dove questo si versa nel Veser, aspettando -colà l'esito delle braverie di Gottifredo; però che costui, montato -in superbia e tenendosi stoltamente sicuro della vittoria, vantavasi -di voler misurarsi coll'imperatore. Ma dimoratosi quest'ultimo per -alcun tempo nel detto luogo, ebbe avviso come la flotta che avea -predata la Frisia, era tornata in Dania, e come il re Gottifredo -era stato ucciso da uno de' suoi.» -</p> - -<p> -Questi moti dei Danesi già davan molto da pensar all'imperatore, -il quale fin da ora si studia di frenarli all'Elba, ponendovi un antiguardo -d'alcune migliaia di lance, e facendo sulle frontiere accampare -i conti sassoni a lui devoti, certo così di porre un argine -alle correrie loro. Ma con quell'occhio suo che tutto vedeva e abbracciava, -Carlomagno ha scorto che i mezzi militari, tanto per -l'assalto come per la difesa, vogliono essere mutati, e dando maggior -ampiezza alla guerra territoriale, varca i monti, i fiumi e le contrade -più lontane, e imita i Romani così nella composizione degli -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -eserciti come nelle marcie e contrommarcie loro. Se non che le irruzioni -dei Danesi vengono a mutar gli elementi della guerra, chè essi non -son già solamente valorosi soldati sul campo di battaglia, come i -Sassoni, ma, insiem con tutte le altre nazioni scandinave, si dan con -ardore alle spedizioni marittime, e hanno flotte e migliaia di navigli -che trasportano arditamente grosse schiere d'armati sulle spiaggie -più lontane, come si vide nella conquista della Gran Bretagna. -</p> - -<p> -Carlomagno ben sa che quella è la parte da cui l'impero suo può -esser ferito; egli ha sempre combattuto in istrette ordinanze sulla -soda terra, e i suoi conti guidar sanno boschi di lance e cavalli bardati -di ferro, ma questo non vale a fermar le spedizioni marittime. Che -opporre a quella gente quand'ella si presenterà sulle spiaggie della -Frisia e della Neustria?<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> No, non v'è modo a combatter contro -queste flotte che penetreranno da tutte le parti; l'impero suo è simile -ad un uomo tutto loricato di ferro, colto nella giuntura del -cosciale, e a leone che indarno rugge e si dibatte quand'ha il pungolo -della vespa entro le carni. Carlo è già troppo innanzi negli anni -per creare una marineria; ci si prova, ma invano; quest'è il motivo -onde tanto si accora sul destino avvenire dell'impero suo ogni volta -ch'ei vede in mare il naviglio danese, chè ognun di noi è conscio -dentro di sè delle cagioni che distruggeranno un dì l'opera sua. -</p> - -<p> -Lo stesso modo di coazione e raffrenamento copre tutta la frontiera -dell'impero, così a ostro come a settentrione; sol Carlomagno -a sè riserba il carico di ridurre i Sassoni e i Danesi, e muove -a questa guerra con la sua gente più bellicosa e col caro suo -figliuolo Carlotto, quel Carlotto sprezzato dalla baronia, e dalle canzoni -eroiche tanto svilito, confidando nel tempo medesimo a Lodovico -re d'Aquitania quanto è da fare nelle provincie meridionali. -Nella spedizione ch'ebbe per termine la funesta rotta di Roncisvalle, -Carlomagno ebbe a combattere due grandi popolazioni, l'una disgiunta -dall'altra; prima i Saracini o Infedeli, che avean varcato i -Pirenei; poi quell'indomita schiatta de' Guasconi, che celebrò gloriando -il fatto di Roncisvalle. E' pare anche fuor di dubbio che la -più parte de' Visigoti, onde componevasi la popolazione della Spagna, -si fosse disaffezionata al dominio dei Franchi e principalmente dalla -stirpe austrasia. Ci erano gelosie naturali e nimicizie di razza, e i -Goti accostavansi per via di nozze ai Musulmani<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>. Lodovico trovavasi -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -dunque aver questi tre popoli a fronte, quando suo padre gli confidò -il governo e il regno dell'Aquitania, sotto la tutela dei conti e governatori -delle marche, quasi tutti d'origine franca. -</p> - -<p> -Con l'unica spedizione che fece Carlomagno oltre i Pirenei, prima di -cinger la corona imperiale, non avea portato il suo dominio più in -di là dell'Ebro; ben è vero che i romanzi della cavalleria fingono la -conquista feudale in lui di tutta la Spagna fino a Cadice e al Portogallo -(<i>portus Galliæ</i>); ma essa non oltrepassò Saragozza e Pamplona. -Su quella meridional frontiera venne quindi instituita una -specie di reggimento feudale, pur sempre foggiato sulla forma romana -dei campi militari; furon creati conti delle marche di Spagna in -sull'esempio dei conti sassoni, che tener dovessero in dovere le popolazioni -moresche, i Visigoti e i Sassoni stessi; nella quale occasione -le conquiste di Carlo in Ispagna furon divise in due marche; -la marca della Gotia o Settimania, che corrispondeva alla Catalogna -d'oggidì, ed ebbe Barcellona per città capitale, e la marca di Guascogna, -che comprendeva le città francesi della Navarra e dell'Aragona<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>. -Indi s'erano quasi dappertutto stretti vincoli di vassallaggio -tra gli alcaidi governatori delle città prossime alle frontiere e Lodovico -re d'Aquitania. Il governo dei Saraceni in Ispagna erasi ridotto -in brani, la guerra civile regnava colà in ogni luogo, i figli del profeta -si combattevano città contro città, uomo contro uomo, e i conti franchi -approfittar seppero di queste intestine discordie per procacciarsi nuovi -vassalli e conquistar nuove città. Lodovico seppe bene sdebitarsi di -questo incarico da Carlomagno addossatogli, e rintuzzar con vigorosa -mano quelle popolazioni fino all'Ebro. -</p> - -<p> -L'Aquitania avea di que' giorni un sistema regolare di tenimento -feudale e di governo, e san Benedetto d'Aniano ci avea favorita la -civiltà. Al quale san Benedetto si dovea in ciò dar più merito che -non gli fu dato, essendo egli stato per l'Aquitania quel che fu -Bonifazio per la Germania. Da conte militare nell'esercito che fece -la spedizione di Lombardia, ei s'era quindi convertito a penitenza, -e dato a edificar per ogni dove magnifici monumenti e chiese, tutte -splendenti d'arte lombarda e bisantina. Il governo dell'Aquitania -potea di que' giorni servir di modello, e Lodovico ci ponea gran -cura e più d'una volta mosse contro la Spagna per consolidare il -poter suo e aggiunger nuove conquiste all'antiche. Lasciate le belle -sue tenute dell'Agenese, del Saintonge e del Poitù, se ne andava -egli, una volta fra le altre, seguito da gran moltitudine de' guerrieri -suoi, perchè era da conquistar Barcellona, sopra di che ascoltiamo -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -ancora gli antichi annali del Mezzogiorno. «(800) Il re Lodovico venne -per la seconda fiata a Tolosa, e di qua si mosse verso Spagna. Or -mentre ch'egli accostavasi a Barcellona, Zaddone, duca di quella -città, riconoscendosi già vassallo suo, gli venne incontro, ma senza -tuttavia dargli in mano la città. Il re passò oltre, e calando sopra -Lerida, la prese e smantellò, dopo di che e d'aver guaste ed arse -parecchie altre piazze forti, innoltrossi fino ad Uesca, le cui campagne, -tutte coperte di messi, furon dalla man del soldato falciate, e -arse e guastate; tutto che trovar si potè fuor della città, fu consunto -dalle fiamme. Terminata la spedizione, tornossene all'appressar -dell'inverno in Aquitania.» -</p> - -<p> -Indi a pochi anni, il re vuol di viva forza rappiccar Barcellona -stessa all'Aquitania, necessaria essendogli questa città a compier la -fronte dell'Ebro; e d'altra parte convien correre ad impedir l'irruzione -minacciata dagli Arabi condotti da Acammo, i quali hanno -già dato il guasto ai Pirenei. Re Lodovico ed i suoi consiglieri (son -sempre parole degli annali) stimarono di dover ire a por l'assedio -intorno a Barcellona, onde, partito l'esercito in tre schiere, ei rimase -con la prima nel Rossiglione, mandò l'altra sotto il comando di Restagno, -conte di Girona, ad assediar la città e ad evitar che gli -assedianti non fossero alla sprovvista assaliti, ordinò alla terza di -andar ad alloggiarsi dall'altra parte della città. Gli assediati intanto -mandavano a Cordova a sollecitare gli aiuti, e il re de' Saraceni ponevasi -tosto in via con un esercito. In questo mezzo la terza schiera -di Lodovico, in cui combattevano Guglielmo, prima insegna e Ademaro, -e cappate milizie, giunta a Saragozza, avuta spia che i nemici -si avanzavano, gittossi nelle Asturie, e fece, in due repentini -assalti, e principalmente nel secondo, gravissima strage, dopo di -che, posto in volta il nemico, tornò a congiungersi con quelli che -assediavano Barcellona, e stringendola tutti d'accordo, non permisero -a persona viva d'uscire della città, la quale trovossi ridotta -a tal termine, che gli abitanti si videro costretti di sveller dalle loro -porte le aridissime coreggie di cuoio per farne duro e sozzo pasto; -intantochè altri di quegli sciagurati, preferendo la morte ad una sì -misera vita, si precipitavano dall'alto delle mura. I più ancora si confortavan -colla vana speranza, che i Franchi verrebbero dal rigor -dell'inverno costretti a levar l'assedio; ma questa speranza pure -andò delusa per la prudenza e accortezza de' nostri, i quali, raccolti -materiali da ogni parte, si diedero a rizzar tende e capanne, -come deliberati a passar la vernata colà; onde gli abitanti, a tal -vista, disperatisi di più lunga resistenza e ridotti agli estremi, -consegnarono il principe loro, di nome Amur, ch'eglino aveano -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -sostituito a Zaddone, parente suo, e resero la città, non altro chiedendo, -che di potersi ritirar dove loro piacesse. Ma prima che ciò avvenisse, -prevedendo i nostri che la città, stanca da sì lungo assedio, -avrebbe per amore o per forza ceduto, aveano già, dopo matura -deliberazione, mandato ad invitare il re, affinchè la caduta di tanta -città, sotto gli occhi ed ordini suoi, gli procacciasse gloria maggiore; -ed egli arresosi all'invito, recavasi fra l'esercito degli assediati, -e vi rimaneva sei settimane, in capo alle quali la città davasi -per patti al vincitore. Aperte ch'ella ebbe le porte, facevala egli occupare -il primo giorno dalle sue guardie, ma quanto a sè, non volle -entrarvi prima di aver ordinato le feste in rendimento di grazie al -Signore, con le quali intendeva di consacrare al suo santo nome -quella vittoria, di cui nulla più avea desiderato<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. L'appresso mattina -quindi, preceduto da tutto il suo esercito, dai sacerdoti e tutto -il chiericato, entrò con solenne pompa nella città in mezzo ad inni -festosi, e si rendè al tempio della santa e vittoriosa Croce, per ivi -ringraziar Dio della concedutagli vittoria; dopo di che, lasciato in -Barcellona, col conte Bera, un presidio composto di Goti, tornò a -passar la vernata ne' suoi stati. Carlomagno, suo padre, intanto, -udito il pericolo che sovrastavagli dal canto de' Saraceni, aveagli -mandato Carlo suo figliuolo in aiuto; ma incontrato questi a Lione -un corriere, che gli annunziò la presa di Barcellona, senz'andar più -oltre, tornossene dal padre alla sua corte d'Aquisgrana. -</p> - -<p> -Di questo modo andavan succedendosi le spedizioni contro la -Spagna, e la presa di Barcellona era venuta a raccender sempre più -lo spirito bellicoso delle franche popolazioni. Ora vogliono aver Tortosa, -nè son più guidate da Lodovico; ma i conti loro s'avanzano da -sè verso l'Ebro, ed ecco un di quei pellegrinaggi armati che prepararono -le crociate. Carlomagno avea comandato di sorprendere e -cacciar i Mori dalla detta città, ma non si potè fare, e il cronista -contemporaneo ingenuamente racconta il motivo di quest'improvviso -ridestarsi delle genti musulmane. Mentre «Abaid (così il cronista), -duca di Tortosa, difendeva da un lato le rive dell'Ebro, per impedire -il guado ai nostri, che già stavan più sopra varcandolo; un -Moro, entrato nell'acqua per bagnarsi, vide passar vicino a sè lo -sterco d'un cavallo, e tosto messosi a nuoto (i Mori sono finissimi) -coglie quanto ne trova a galla, lo fiuta, poi grida: «Badate, -compagni, e state in sull'avviso, che questo non è d'asino nè d'altro -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -animale che si pasca d'erba, ma si è sterco di cavallo, perchè -composto d'orzo che suole essere il cibo de' cavalli e de' muli. -E però stiamo all'erta che certo più su lungo il fiume ci si tende -qualche agguato. — Onde tosto i Mori salgono a cavallo, e vanno alla -scoverta, e veduti i nostri, corrono a darne avviso ad Abard, il -quale, colto da spavento, abbandona il campo insieme con tutti i -suoi, dandosi alla fuga, e i nostri, predato quanto trovano intorno, -passan la notte sotto le tende dei Mori<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>.» -</p> - -<p> -Tortosa non s'arrese prima dell'anno vegnente, nè fu sola a contrassegnar -questo periodo di conquista in Ispagna, chè Uesca pure -riconobbe con essa la signoria dell'imperatore, quasi a dar compimento -all'ordine di difesa e custodia da lui posto verso l'Ebro, -dove i conti franchi colà accampati, oltre agli antichi acquisti, ebbero -così Barcellona, Tolosa ed Uesca. -</p> - -<p> -In queste spedizioni i Franchi furono fiaccamente anzichenò secondati -dai discendenti della razza visigota, popolazione attigua della Spagna. -In sulle prime ed al tempo della prima spedizione di Carlomagno, -i Goti gli aiutarono, per verità, fortemente, per sottrarre sè stessi al -giogo dei Mori; ma poi che videro i conti franchi stabiliti fermamente -sull'Ebro, entrarono in sospetti e gelosie. Essi pure aveano -i loro capi nazionali, rozzi cavalieri che, usciti della schiatta de' Visigoti -e di quella prima famiglia di conquistatori, dal conte Giuliano -tradita col chiamare i Saraceni dall'Africa, viveano nelle Asturie -e nei monti della Navarra e della Castiglia; onde ingelositi de' Franchi -padroni de' Pirenei, eglino non vollero più aiutarli per tema -di non passar sotto un altro giogo. La conquista dunque di Carlomagno -non si stende, come si vede, gran fatto al di là dell'Ebro, -mal grado gli sforzi del figlio suo Lodovico; tre sole città a lui si -sottomettono con alcuni emiri che tradiscono la religion del Profeta; -intanto che Acammo, re di Cordova, riman pur sempre il dominator -della Spagna. -</p> - -<p> -L'alpigiana razza di Guascogna serba tuttavia le radicate ripugnanze -sue e gli astii suoi vivissimi contra gli Austrasii ed i Neustrii. -Già veduto abbiamo per Roncisvalle quanto potessero i duchi -guasconi in quelle inaccessibili loro dimore, e ancor ne parlano le -insanguinate rupi della Navarra; benchè sempre col piè sul collo, -pur non mai costoro rimangono cheti un istante sotto la dominazione -di Lodovico. Lupo, duca loro, era morto, lasciando due figliuoli, -Adalrico e Lupo Sancio, che diviser fra loro il ducato di -Guascogna, come feudo dipendente da Carlomagno. Ma qual doveva -essere mai la fede di quegli indomiti alpigiani? Imbaldanzivano alla -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -memoria del fatto di Roncisvalle, e le cronache antiche pur sempre toccano -dell'irosa indole loro e della loro inclinazione a levarsi in capo. -</p> - -<p> -Lodovico altro non era in Aquitania che il prefetto di Carlomagno, -ed a così dire, il braccio meridionale del potente imperatore -a tener i vassalli in devozione. Ecco parole ancor dell'antico cronista. -«(787) In questo tempo, un Guascone, di nome Adalrico, avuto nelle -mani, per inganno, Corsone duca di Tolosa, gli fece prometter, con -giuramento, fede a lui stesso, poi lo lasciò andare. A castigar la -quale insolenza, i re ed i grandi, col cui consiglio governavasi il -reame d'Aquitania, convocarono una dieta generale in certo luogo -della Settimania, chiamato la <i>Morte dei Goti</i>, innanzi cui fu citato -Adalrico; ma egli conscio a sè della sua colpa, non ci volle venire -finchè non fu rassicurato da reciproci ostaggi, e pel rischio ch'essi -correvano, non gli fu fatto male alcuno, anzi largamente presentato, -renduti i nostri statichi e riavuti i suoi, gli fu concesso d'andarsene. -Re Lodovico, convocata una dieta generale della nazione, vi -deliberò intorno alla presente condizion delle cose. Poi che Borgognone -era morto, il contado di Fezenzac fu dato a Luitardo, ma -i Guasconi partir non potendolo, si sollevarono, e uccisa col ferro -una parte degli armigeri del nuovo conte, condannaron gli altri a -morir nelle fiamme. Chiamati quindi in giudizio, sulle prime ricusaron -d'ubbidire, ma costretti a comparire, soggiacquero alla pena -che tant'audacia si meritava, e parecchi di coloro, condannati alla -legge del taglione, furon fatti morire sul rogo. (813) Convocata una -dieta generale, re Lodovico vi annunziò aver avuto avviso della sollevazione -d'una parte della Guascogna, la quale volea spiccarsi da' -suoi stati, a cui da lungo tempo apparteneva; il pubblico bene richiedere -che si castigasse quello spirito di ribellione. Applaudirono -tutti al partito del re, persuasi di non dover altrimenti sostenere -tanta tracotanza da parte di quei sudditi, e aversi a troncare il male -dalla radice. Raccoltosi dunque e ordinato l'esercito, il re mosse -fino a Dax, dimandando che gli fossero dati in mano i motori della -sollevazione, nè obbediendo essi, entrò nelle loro terre, e consentì ai -soldati di far man bassa d'ogni cosa. Finalmente quando i rei si -videro dato il guasto a tutti i loro averi, vennero a pregar perdono, -e l'ottennero a prezzo di tanta ruina. Dopo di che il re, superato -il difficil varco de' Pirenei, calò a Pamplona, ma poi, quando fu a -ricalcar que' burroni, i Guasconi si provarono a esercitar la solita -perfidia loro, ventura però ch'essi furono antivenuti e delusi dalla -prudenza e destrezza dei Franchi. Un dei loro, che s'era troppo innoltrato, -fu preso e impiccato per la gola, intantochè agli altri -si toglievano le donne e i figliuoli. Insomma sì ben si provvide, che -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -in questa volta la iniquità de' Guasconi non fu di pregiudizio alcuno -nè al re nè alle sue genti<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>». -</p> - -<p> -Carlomagno dunque imponeva di questo modo anche a' Guasconi -la legge di dispergimento che avea per sempre disfatta la nazione -dei Sassoni; tale si era il sistema di unità politica che quel conquistatore -a' popoli imponeva. Ciascun anno era di questo modo contrassegnato -d'una sollevazione di quegli alpigiani, se non che Carlomagno, -fermo ne' suoi castelli e poderi del Settentrione, se ne dava, -quanto al domarli con l'arme, poco fastidio e lasciava fare a Lodovico -re d'Aquitania, suo figlio. Appena ei fece in persona due corse -e rapidissime nelle provincie meridionali, e sia che gli cuocesse in -cuore la memoria di Roncisvalle, sia che, figlio di schiatta germanica, -non si dilettasse alla vista delle australi campagne della Gallia, -ad altre mani confidava il raffrenar que' popoli meridionali, e contenta -va si delle relazioni dei <i>missi dominici</i> e della valida soprintendenza -dei conti franchi da esso instituiti nell'Aquitania. -</p> - -<p> -Senzachè, noi siamo già in tempi che i Saraceni o Mori d'Affrica -o di Spagna mostrano di ristarsi dalle tumultuose loro irruzioni per -mezzo a' Pirenei, nè più compaiono a torme innumerevoli, come già -faceano sotto Carlo Martello e Pipino; anzi nè indizio pure abbiamo -d'alcuna un po' rilevata spedizione contro i Franchi, nè di veruna -di quelle guerre sante comandate da Maometto a' suoi ardenti settatori. -Dopo la predicazione di Acammo nelle moschee e la rapida sua correria -nella Settimania, noi li vediamo starsi continuamente in sulle difese, -nè mai primi ad assalire; anzi beati per quel poco di riposo che l'attempata -età di Carlomagno da pochi anni ad essi concede, conchiudono -paci e tregue a dispetto di quella inesorabil sentenza di Maometto: «Combattete -gl'Infedeli, finchè sola domini sulla terra la religione di Dio». -</p> - -<p> -Ma se i Saracini di Spagna s'accostavano per trattati a Carlomagno, -così non faceano i Mori d'Affrica; se non che le forme della guerra -mutavano. Già fin dall'ottavo secolo, arditissimi navigatori, costoro -si danno, al par de' Normanni, alle spedizioni marittime, armano -flotte, e abbiam dalle cronache antiche com'essi depredarono le isole -Baleari, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica; tutte le coste di lor -paventavano, e il Mediterraneo era pieno delle armate barche loro -che giù pe' fiumi penetravano fino alle città principali, e ben lo -seppero la Provenza, la Settimania, da que' barbari disertate, sì che -le città loro anche più floride videro violati i monasteri, disperse le -reliquie, spogliati gli altari, e il convento di San Vittore a Marsiglia, -per salvarsi, fu costretto di cingersi d'alte mura a guisa di rocca. -</p> - -<p> -Di questo modo le condizioni della guerra vanno mutando. Carlomagno -è certamente il principe più formidabil che sia nelle grandi -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -spedizioni di terra, niuno può tenergli fronte quand'ei muove guidando -i suoi leudi alla guerra; i popoli sono gli uni su gli altri -incalzati e ributtati con rapidità quasi miracolosa; ma ecco in breve -operarsi contr'essi la riazione; tu diresti che, al veder sorgere questo -gigantesco edifizio, i nemici della razza austrasia ne indovinino -quasi per istinto e preconoscano il lato debole, onde e Danesi e Saraceni -si gittano al mare, e si danno al corseggiare, al predar la marina. -Essi contender possono l'impero a Carlomagno e render vane -le forze sue, quella germanica sua cavalleria, bardata di ferro, è -fatta impotente; nulla può l'arte sua militare; le animose flotte lo -sfidano sul Mediterraneo e sull'Oceano; a settentrione già si mostrano -i Danesi sulle barche loro costrutte nel Baltico; a mezzodì i -Saraceni di Spagna e d'Affrica già stanno per penetrar fino al Rodano. -</p> - -<p> -In Italia il tener in devozione le razze vinte è cosa più facile che -altrove, e le conquiste son ivi più durevoli, perchè a tutto si pon -rimedio con una spedizione militare, e il varcar le Alpi è cosa da -nulla per quei tanto intrepidi eserciti austrasii. Pipino, re d'Italia, -è luogotenente colà dell'imperatore, in quella guisa che Lodovico -ha questo titolo alla frontiera de' Pirenei; nè Carlomagno per altro -attende a questa guerra, se non perchè l'Italia si congiunge col Tirolo -e coll'Alpi, che sono le chiavi della Germania, e padron come -egli è della Pannonia e della Dalmazia, gli convien serbare la Lombardia -insiem co' feudi che gli danno il dominio dell'Adriatico. Le -guerre d'Italia divengono dunque il suo campo d'esercizio dov'ei -trovasi a fronte non che dei Greci, degli Unni ancora, degli Avari -e dei Bulgari, che accampano nel mezzo dell'Europa; ond'è che le -sue guerre italiche van di conserva con le germaniche, e quando Pipino -si parte dal regno di Lombardia a condursi per la via del Tirolo -e dell'Alpi venete fino in Lamagna, anche l'imperatore si parte -dal Reno e dal Danubio, per venire a congiungersi con suo figlio, e -muovere di concordia contro le tribù erranti che vivono sotto la tenda, -dal Danubio fino alla Bulgaria. -</p> - -<p> -Gli Unni e gli Ungheri sono i primi contro i quali fa impeto -Carlomagno, che avendo essi spalleggiata la sollevazione dei Bavari, -tanto bastò ad accender contro di loro la collera dell'implacabile -Austrasio. Questa guerra contro le tribù erranti e questi scontri tra -i Franchi ed i Barbari, ebbero principio di buon'ora, però che si -legge nelle cronache: «(792) Il re si trattenne in Baviera a cagion -della guerra cogli Unni, e rizzò sul Danubio un ponte di barche -per giovarsene in essa, e celebrò la festa del Natale e quella di Pasqua. -(795) Nel tempo che il re stava a campo sull'Elba, furono a -lui alcuni inviati, venuti dalla Pannonia, l'un de' quali era un capo -degli Unni, da' suoi chiamato Tudone, che promise di ritornare e -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -farsi cristiano. Il re tornò quindi ad Aquisgrana, dove passò il suo -tempo come al solito, e celebrò le solennità di Natale e di Pasqua. -(796) Pipino cacciò gli Unni oltre il Tibisco, smantellò il palazzo -del re loro, al quale palazzo gli Unni danno il nome di <i>ring</i> e quel -di <i>campo</i> i Longobardi, predò quasi tutte le ricchezze degli Unni; -poi si rese ad Aquisgrana per passarvi l'inverno con suo padre, a -cui offerse le spoglie del regno che seco avea portate. Tudone intanto, -colui di cui detto è più sopra, serbando la sua promessa, -recossi dal re e fu battezzato con quanti lo accompagnavano, e avuti -di bei presenti, tornò al suo paese, giurando prima fedeltà; ma non la -tenne gran tempo, nè gran tempo andò ch'ei fu castigato della sua -fellonia. (805) Il cagano<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>, o principe degli Unni, venne all'imperatore -pe' bisogni de' suoi popoli, e gli domandò un luogo da abitarvi tra -Sarvaro ed Amburgo, però che quei popoli durar più non potevano -nelle loro prime dimore a cagion delle continue irruzioni degli -Schiavi, chiamati Boemi. Infatti codesti Schiavi, il cui capo avea -nome Lecone, correvan le terre degli Unni, il cagano de' quali era -cristiano, e chiamavasi Teodoro. L'imperatore lo accolse benignamente, -esaudì le sue dimande, lo presentò largamente e l'accomiatò. -Tornato al suo popolo, poco tempo dopo uscì di vita, e il nuovo -cagano inviò uno de' suoi grandi a dimandar la conferma dell'antica -dignità sopra gli Unni in lui pervenuta; e l'imperatore fu contento, -e ordinò che il cagano avesse la signoria di tutto il reame, -secondo la consuetudine de' loro antenati». -</p> - -<p> -Queste guerre con le tribù erranti e questi trattati di pace con -barbare nazioni, van seguitando per un lungo tratto di tempo sino -a finito il regno dell'imperatore. Certo la fama di Carlomagno doveva -esser ben grande, se da ogni parte venivan così a fargli omaggio; -non v'era nazion barbara che non s'inchinasse al suo piede, -chè il nome d'un conquistatore, avea per quelle selvagge nazioni -ben più potente prestigio, che non il nome d'un legislatore o d'un -supremo intelletto; quella che più d'ogni altra cosa sbalordisce i -Barbari, si è la forza prepotente che mostrasi nelle battaglie, e si fa -ubbidir dalla terra; Alessandro, Cesare, Carlomagno e Tamerlano, -sono i nomi ch'elle serbano nella memoria, e raccontano sotto la -tenda; questi nomi vivono al sicuro dai guasti del tempo, benchè -sfigurati, come i bronzi dalla ruggine dell'età. Ora niun di così fatti -nomi può a quel compararsi di Carlomagno; perchè in qual contrada -non risonò egli? e qual è il paese che non serbi memoria di lui? -qual è l'opera del nono secolo che non porti impresse le orme sue? -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span></p> - -<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII. -<span class="smaller">SVOLGIMENTO -DELLE CONQUISTE FAVOLOSE DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Le due maggiori propaggini delle conquiste favolose. — Gerusalemme. — Sant'Jacopo -di Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. — Relazione di Turpino. — Persecuzione -de' cristiani d'Oriente. — Il patriarca di Costantinopoli. — Sue -lettere a Carlomagno. — Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza -per Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione delle reliquie -più famose. — La santa corona e il santo chiodo. — Miracolo. — Il tesoro -di san Dionigi. — La visione di Carlomagno intorno a Sant'Jacopo di Compostella. — Enumerazione -delle città prese da Carlomagno in Ispagna. — I prodigi. — Le -battaglie contro i Saraceni ed Agolante lor capitano. — Rassegna -dei baroni che seguono l'Imperatore al pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni -sconfitti. — I Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine di tutte -le leggende favolose delle conquiste. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -800 — 814. -</p> - -<p> -Di mano in mano che le conquiste di Carlomagno imperatore vanno -pigliando un andamento rapido e universale, anche le leggende amplificano -la poesia dei loro racconti; già esse hanno accennati i -punti del mondo, sui quali egli rimbombar fece lo strepito dell'armi -sue, ma dappoi ch'egli ha vestito la porpora imperiale, i cronisti, -con le loro ciarlerie, s'impadroniscono più che mai di questo nome -per esaltarlo e portarlo sempre più a cielo. Questi racconti a fantasia -non han più misura, e tale si è la potenza della opinione in onor -di quell'eroe, che le cronache più autentiche raccolgon le dicerie -favolose, come fossero verità, e sei secoli appresso non si mette pur -dubbio che Carlomagno non abbia davvero compiuto le imprese che -la leggenda gli attribuisce. -</p> - -<p> -I due episodii che la <i>Cronica di san Dionigi</i> attende principalmente -a svolgere, seguendo la relazione di Turpino, sono la conquista -del Santo Sepolcro e la liberazione di Sant'Jacopo di Compostella. -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -Le quali due imprese si compiono in dipendenza de' due pellegrinaggi, -l'uno al Sepolcro di Gesù Cristo, l'altro all'arca del Santo protettore -de' Cristiani in Ispagna. Il pensiero del pellegrinaggio collegavasi -a que' dì con quello della conquista; prima veniva il pellegrino -tutto solo per adorare il Santo Sepolcro, poi una banda, poi finalmente -un esercito che invadeva il paese; tale si era il procedimento -dei voti di pellegrinaggio, che a quella irrequieta generazione, era -necessità di muoversi e fare; starsi ella non potea così cheta, dentro -il chiuso delle sue mura, e avea bisogno di respirar l'aria aperta del -paese lontano, in cima de' monti o nelle valli, alla caccia, per le -scure foreste o in romeaggi alle regioni straniere. Queste favolose -spedizioni ai sepolcri di Gerusalemme e di Sant'Jacopo, che troviam -nella vita di Carlomagno, preparano due grandi fatti della storia, -le crociate del secolo undecimo e la liberazion della Spagna, sottratta -al giogo de' Mori. -</p> - -<p> -Il falso Turpino, il poeta cronista, l'arcivescovo di Reims, fu -quegli che primo narrò le meraviglie di questa doppia conquista; -nè si vuol credere altrimenti che questa epopea sia una creazione -degli ultimi tempi del medio evo, chè ella si collega invece con -un'epoca quasi contemporanea, e la troviam come una santa tradizione -nei manoscritti del secolo decimoterzo<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>, e ognuno ne può seguire -le tracce anche al secolo undecimo. Così pure, alla quarta generazione -dell'epoca carolingica, teneasi per cosa certa che Carlomagno -avesse liberato il santo sepolcro di Cristo, e conseguite maravigliose -vittorie contro i Saraceni ed i Mori. E perchè la storia non renderà -ella conto di queste due tradizioni che si mantennero nell'età più -rimote? E non formavano esse il diletto dei nostri padri, e il vanto -delle antiche generazioni? Per qual ragione non racconteremo le imprese -e le gesta che i nobili cavalieri attribuiscono al poderoso braccio -ed al senno del magno imperatore? Le sfrondi pur la critica severa, -quando chiama a sindacato la cronaca delle morte età; quanto a -noi che andiam cercando le vestigia delle credenze già spente e delle -passate grandezze, facciamo anzi di rammentare, gloriando, questi -racconti degli alti baroni, massime se rivelin lo spirito d'un tempo: -chè in tutte le età la nobil nostra patria ebbe le sue gloriose credenze, -il suo culto alla gloria, i suoi simboli di grandezza e di patria -devozione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -</p> - -<p> -Ecco dunque succedere una gran persecuzione contro la cristianità -nella terra d'oltremare, i Saraceni penetrar nelle contrade della Siria, -insignorirsi di Gerusalemme, e contaminare il Santo Sepolcro, sì che -il vecchio patriarca, costretto alla fuga, viene a trovar Costantino imperatore -di Bisanzio, e suo figlio Leone. «Con pianti e lagrime raccontò -loro il grande strazio e la gran persecuzione che erano nella terra -oltremare, come gl'infedeli Saraceni aveano presa la città, contaminato -il Sepolcro e gli altri luoghi santi della città diserta, prese pur le -castella e le città del reame, guaste le campagne, e il popolo, parte -ucciso e parte menato schiavo, e fatto tanto vitupero a Nostro Signore, -e tanta persecuzione al suo popolo, da non esservi cuor d'uomo -cristiano che non debba andarne mesto e corrucciato.<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>» -</p> - -<p> -L'imperator Costantino medesimo non poteva non contristarsi a -questa novella del Sepolcro contaminato; ma non poteva egli solo -guerreggiare in Palestina, e non avea forze bastevoli ad opporsi agli -Infedeli. Ora tutti sapevano a quei giorni che in Occidente veniva -sorgendo un grande impero, e che la stirpe austrasia maggioreggiava -mercè la potenza sua ed i suoi leudi; onde Costantino mandò suoi -ambasciatori a Carlomagno, con una lettera, suggellata per lui, del -patriarca Giovanni, sargente dei sargenti di Dio<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a> in Gerusalemme; -e con essa lettera un'altra di Costantino e di Leone, tutta in seta ricamata -d'oro, da cui pendeva un bel suggello; la qual lettera così -diceva: «Costantino e Leone, suo figliuolo, imperatori e re delle -parti orientali, infimi fra tutti, ed appena degni d'essere imperatori, -al famosissimo re delle parti d'Occidente, altissimo Carlo, potenza e -signoria sempre felice. Dilettissimo amico Carlo il Magno, quando tu -avrai vedute e lette queste lettere, sappi che io non ti scrivo per diffalta -di cuore, nè di gente nata da cavalleria, però che alcune volte io ebbi -vittoria de' pagani con manco cavalieri e gente ch'io non ho, e li cacciai -da Gerusalemme da essi presa e ripresa due o tre fiate, e ben sei -volte gli ho vinti e cacciati dal campo con l'aiuto del Signore, e presine -ed uccisi ben delle migliaia. Ma che t'ho a dire? E' bisogna che tu -sia ammonito da Dio per mezzo mio, non per li meriti miei, ma sì per -li tuoi, a compiere questa grande impresa. Però che una delle passate -notti, mentr'io stava pensando al modo di cacciare i Saracini, ebbi -questa visione: In quella, dissi, ch'io stava in questo pensiero, e -pregava Nostro Signore, che mi mandasse alcun aiuto, mi apparve -d'improvviso innanzi al letto un damigello che mi chiamò assai -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -leggiadramente per nome, e scossomi così un poco, mi disse<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>: — Costantino, -tu hai chiesto aiuto a Nostro Signore nella tua impresa, -ed ecco ch'egli ti comanda, per mezzo mio, di chiamare in -tuo soccorso il Magno Carlo di Francia, difensore della Fede e della -pace di Santa Chiesa. — E allora mi mostrò un cavaliere tutto armato -d'usbergo e di cosciali e schinieri, con uno scudo al collo, la spada -al fianco con elsa vermiglia, e una lancia bianca in pugno, che parea -mandar fiamma dalla punta. Nell'altra mano aveva un elmo d'oro, -e all'aspetto era vecchio con lunga barba. Era bellissimo di volto, -grande della persona, avea bianco e canuto il capo, e gli occhi splendevano -come stelle. Non è adunque da dubitare che queste cose non -sieno fatte e ordinate per volere di Nostro Signore, ed avendo noi -di certo luogo saputo qual uomo tu sei, e quali sono i tuoi fatti e -costami, ce ne rallegriamo nel Signore, e gli rendiamo grazie nelle -tue gesta meravigliose, nell'umiltà tua e nella tua pazienza. Io fermamente -mi confido, che l'impresa avrà felice compimento pe' tuoi -meriti e per l'opera tua, però che tu sei il difensor della pace, e la -cerchi con gran fervore, e quando l'hai trovata, sì la conservi e -mantieni con grand'amore e carità. -</p> - -<p> -«Ora, i detti ambasciatori trovarono Carlo imperatore nel suo palazzo, -ed egli pure fu dolentissimo a questa novella dei disastri di -Palestina, e versò largo pianto, udendo il doloroso messaggio. I messaggeri, -questo pure si vuol sapere, venivano accolti nella badia di -San Dionigi in Francia. L'imperatore, rotti i suggelli, fece in più d'un -tratto per legger le lettere, chiedendogli i baroni: «Sire, che cosa -cantar possono quelle carte?» Allora, fatto chiamare a sè il prudente -arcivescovo Turpino, che era sapientissimo, il richiese d'interpretar -quegli scritti, numerosissima essendo la corte dei baroni d'intorno a -lui, però che era quasi un parlamento: «Orsù, miei fedeli, disse lor -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -Carlomagno, che consiglio mi date?» ed essi ad una voce risposero: -«Re, se tu pensi che noi siam sì stanchi e travagliati da non -poter sostenere la fatica d'un sì gran viaggio, noi siamo qui, e protestiamo -che, se tu, signor nostro in terra, nieghi di venir con essonoi, -nè vuoi condurci, noi moveremo domani, al sorger del giorno, -insiem con questi messaggeri, parendoci che nulla ci debba esser -grave, se Dio si fa nostra guida.» Immaginate come l'imperatore fu -lieto di simile risposta; egli fece dunque mandar grida per tutte le -terre che: «quanti, e giovani e vecchi, marciar volessero contro i Saracini, -tutti pigliassero le armi». E la moltitudine fu sì grande che -più non si sapea come albergarla. -</p> - -<p> -«Ecco dunque Carlomagno ed i suoi baroni, che si mettono in via -con tutta l'oste loro. Niuno raccontar potrebbe le avventure accadute -per viaggio; attraversati boschi e monti, giunsero, cammin facendo, -ad una selva, che trovaron tutta piena di grifoni, tigri, orsi, lioni -e d'altre maniere di belve; e più d'una volta smarrirono la via diritta, -nè sapevan dove andassero, o se dovessero tornare indietro, e -allora il gran Carlo si pose a leggere nel suo salterio: «Messere Iddio, -guidaci tu con la voce de' tuoi comandamenti». Ed a gran miracolo -s'udì la voce di un augellino gridar tutto giubilante: «Franco, -Franco, che di' tu, che di' tu?» E i Greci anch'essi ne rimasero -maravigliati, perchè ci avean bene tra loro certi uccelli che cantavano -<i>Cara Basilon Anichos</i> (salute, re invitto), ma niuno che -avesse mai parlato come il detto augellino, che guidò l'imperatore -per la via da seguire. -</p> - -<p> -Chi resister poteva a questa grand'oste di gente a cavallo? Gerusalemme -fu liberata, i Saracini giacquero sul campo, e Carlomagno -tornossene a Costantinopoli, dove rimase tre giorni colmato di presenti -e d'ogni maniera di ricchezze: «Destrieri, palafreni, uccelli -da preda, pallii e drappi di seta, di varii colori, e tutta la gloria delle -pietre preziose. Carlomagno non volle niente accettare, e il medesimo -i suoi baroni, però che essi eran venuti da pellegrini, e per -liberare il Santo Sepolcro; quando Costantino, l'imperatore d'Oriente -chiamò Carlo, l'imperatore di Francia, e gli parlò in questo -modo: «Sire, diletto amico, re di Francia ed imperatore augusto, -io ti prego umilmente, per amore e per carità, che tu e l'oste tua vogliate -prendere e scegliere a grado vostro di queste ricchezze, che sono -qui raccolte per voi e per le vostre genti, e molto più ci gradirebbe -che le pigliaste tutte.» A che l'imperator Carlo rispose che nol farebbe -in modo niuno, perchè egli e le sue genti eran venuti colà -per l'acquisto delle cose celestiali, e non delle ricchezze terrene, ed -aveano di buon cuore sofferte quelle fatiche e quel viaggio per -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -meritarsi la grazia di Nostro Signore, e non mica la gloria di questo -mondo». -</p> - -<p> -Questo nobil rifiuto d'ogni mercede per parte dell'imperatore e -de' suoi baroni, non comprese tuttavia le reliquie. Le reliquie erano -la gloria e il tesoro di tutta quella generazione; le chiese ne facean -raccolta come di stupendi trofei; Costantinopoli ne era piena; ivi i reliquari -erano lavorati con arte squisita e indicibil perfezione; la porpora -v'era mista con la seta, i topazii e gli smeraldi incastonati -nell'oro; l'arte romana erasi conservata nella sua perfezione; e -nondimeno, a dir dei cronisti, queste non eran le ricchezze che più -agognassero i baroni; le sacre reliquie bensì erano agli occhi loro -più preziose di tutti questi vani ornamenti. A Carlomagno stava più -che tutt'altro a cuore d'aver la corona di spine, che già toccò la -fronte a Cristo; santa corona che spandeva intorno un dolce olezzo, -come di paradiso terrestre; egli si pose in ginocchio dinanzi a quel -reliquario, e colui che fondato aveva lo sterminato impero d'Occidente, -si mise a pregar Dio come l'ultimo dei pellegrini, dicendo: «Io -ti prego dunque, messere Iddio, ti prego di cuore umile e devoto, in -cospetto della tua maestà, di concedere che io possa portare una -parte delle tue sante pene, e di voler visibilmente mostrare a questo -astante popolo i miracoli della tua gloriosa passione, sì ch'io possa -far vedere al popolo d'Occidente il vero segno delle tue pene in modo -che niun miscredente possa dubitar più che tu non abbia patito e tribolato -corporalmente sulla santa croce sotto la spoglia della fragile -nostra umanità!» E detta ch'egli ebbe questa preghiera, scese una -dolce rugiada dal cielo, e le spine della corona fiorirono. -</p> - -<p> -«Meravigliando tutti del miracolo, e tutti gittandosi su quei fiori, -Carlomagno affrettassi d'avvolgerli in un lembo del purpureo suo -pallio, poi mise tutto questo nel guanto della sua mano destra (che -guanto e che mano! ecco pur sempre l'idea del gigante!). Quanto -magnifiche, o Dio, sono le opere tue! e tutta la schiera dei baroni, -inginocchiatasi, rendè grazie a' Gesù Cristo. Essi stavano ancora -orando, allorchè il vescovo Daniele recò il vero chiodo che aveva -servito alla passione di Nostro Signore. Carlomagno partissi, portando -le reliquie in un sacchetto di bufalo appeso al suo collo, le quali -reliquie erano la Santa Croce, il sudario di Nostro Signore, la -camicia di Nostra Donna ch'ella vestiva nell'ora che partorì senza -doglia Nostro Signore, la benda con cui lo fasciò in culla, il braccio -destro di Simeone, con cui prese nostro Signore il dì che fu offerto -al tempio in Gerusalemme. E il fondatore del grande impero era -tutto glorioso di portare al collo questi avanzi della morte, queste -polveri, quest'ossa del sepolcro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -</p> - -<p> -«L'imperator d'Occidente pigliò dunque commiato da quel d'Oriente, -e portando egli sempre al collo, senza mai da sè dipartirlo, il sacrosanto -deposito, ebbe perciò, cammin facendo, il dono di far miracoli; -toccava gli infermi e guarivano, nelle città dov'era moria, all'appressar -dell'imperatore tosto ella cessava. La via di questa grande cavalcata -fu lunga e per mezzo a mille pericoli, finchè Carlomagno giunse -alla sua città d'Aquisgrana, dove da tutte le parti accorrevano per -vedere e adorare le reliquie, nè ci vennero solo i vescovi, ma -papa Leone ancora co' suoi cardinali, tutti attoniti in veder cose -tanto miracolose! Quand'essi furon ivi così radunati, l'imperatore -fece ad essi una dimanda, dicendo loro in questa forma: «Signori -tutti, che qui siete adunati, e voi primieramente, ser papa di Roma, -che siete capo di tutta la cristianità, e tuttissimi<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> voi, signori prelati, -arcivescovi, vescovi, abati, io vi prego che mi facciate un dono». -A che, rispose Turpino, l'arcivescovo di Reims, a nome di tutti. «Dolcissimo -imperatore e sire, chiedi pure quel che ti piace, che noi lietamente -e di buona voglia tel concederemo. — Io voglio, ripigliò l'imperatore, -che voi scomunichiate dalla communione di Dio e di Santa -Chiesa tutti coloro che impedissero o turbasser, dovunque io passi di -vita, che il mio corpo sia trasportato ad Aquisgrana, ed ivi sepolto; -però che io desidero di esser deposto qui, che deposto in qualunque -altro luogo, onorevolmente, come si conviene alla sepoltura di re -e imperatore». E tutti risposero al grande imperatore, che in mezzo -alle vittorie già pensava al suo sepolcro: «Sire, così sia». -</p> - -<p> -La tomba è un pensiero che preoccupa tutti coloro che hanno a -compiere un gran destino! Essi preparan la loro dimora, il gelido -letto per la spoglia loro mortale; godon d'additarla dall'alto d'una -peritura grandezza, e Carlomagno sceglie Aquisgrana per metropoli -dell'impero suo, ed insieme per la città capitale de' suoi funerali. -Ad Aquisgrana infatti egli istituì il primo <i>landitto</i> o fiera, al digiuno -delle Quattro Tempora, con perdono e indulgenza per quanti -ci verrebbono, chè in tempo di agitazioni e turbazioni era d'uopo ricoverare -il commercio sotto la protezione d'un pio pensiero, e le -merci così stavano all'ombra delle reliquie. -</p> - -<p> -«Or come fu, soggiunge l'antico cronista che scrive impressionato -dalle solitudini di San Dionigi e dalle tradizioni della badia, or come -fu che le reliquie e il landitto vennero di poi trasportati sotto la giurisdizione -del nostro monastero? Fu, dice la leggenda, che, avendo -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -un imperatore, o re ch'ei fosse, bisogno di denaro, e possedendo noi -un reliquario e alcuni altari tutti coperti d'oro, ce li chiese, e ci -diede in cambio le reliquie e il landitto d'Aquisgrana.» Di questo -modo già principia la gara fra Aquisgrana, la città di Carlomagno, -e Parigi, la città dei Capeti, San Dionigi di Neustria e la gran basilica -d'Austrasia si contendono il primato; finchè Carlomagno abita -Aquisgrana, la preminenza è per la marmorea sua basilica; essa è -il tesoro suo, egli ha caro di soggiornarvi, di bagnarsi in quelle -tiepide linfe; ma poi, morto lui, i suoi successori aman d'abitare -più spesso le selve d'intorno a Parigi, e allora San Dionigi vince -il primato, e le sue reliquie, le sue fiere ottengono privilegi. Aquisgrana -riman pur sempre carlinga anche dopo spariti dal mondo gli ultimi -avanzi di questa schiatta; Parigi è la città dei Capeti, e dee il -suo lustro ad un nuovo lignaggio di re. Ma ecco qua un'altra storia -che ci racconta il buon arcivescovo Turpino, e forma il quarto -dei libri dei fatti e delle gesta del forte re Carlomagno, inserito -nelle <i>Croniche di San Dionigi</i>. «L'imperatore, compiute ch'ebbe -tutte le sue conquiste, avea giurato dinanzi a Dio che per l'appresso -avrebbe dedicato la vita alla Chiesa di Gesù Cristo; ed ecco che una -notte, mentr'egli stava nella foresta di Compiegne, guardando il cielo, -gli venne veduta una via di stelle, la quale, come gli parve, principiava -dal mar di Frisia, e dirizzavasi tra Lamagna e Lombardia, tra -Basco e Guascogna, e tra Spagna e Navarra, dirittamente in Gallizia, -colà dove riposava, senza nome e memoria, il corpo di messer Sant'Jacopo. -E veduto per parecchie notti questo sogno, cominciò a pensar -fortemente in cuor suo, che significar potesse, e mentre stava -così fra sè pensando, ecco apparirgli un uomo di maravigliosa bellezza, -e dirgli: «Bel figliuolo, che fai tu?» E l'imperatore gli -rispose: «E tu, sere, chi sei tu?» Allora il bell'uomo gli disse che -era sant'Jacopo, il cui corpo stavasi in Gallizia, senza nessuna memoria -in mano dei Saracini. -</p> - -<p> -«Dio ha fatto sì potente Carlomagno appunto perch'egli compier -possa la liberazion della Spagna: quella traccia di stelle significava -la nuova via che i pellegrini dovean seguire.<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a> Carlomagno inginocchiasi, -e fa orazione; poi, convocati i suoi baroni, come fece nella -spedizione di Palestina, parte e s'impadronisce di Pamplona. I principi -saracini s'inchinavano e umiliavano dinanzi a lui; le città si arrendevano, -e le lontane gli mandavano messaggeri di pace, per modo -che fece tributaria a sè tutta la gente di Spagna. Visitò indi con -gran devozione la sepoltura di sant'Jacopo, mio signore, poi passò -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -oltre, senza impedimento, fino al monte; piantò sua lancia nel mare, e -veduto che non poteva andar oltre, rese grazie a Dio e a sant'Jacopo, -mio signore, per aiuto ed assentimento de' quali era venuto<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>». -</p> - -<p> -Qui il cronista novera tutte le città di cui s'insignorì Carlomagno, -da Pamplona fino a Lamego. «Nulla resister seppe alla furia delle -sue conquiste, non pur Gibilterra. E di questo modo Carlomagno -conquistò tutta la terra di Portogallo, di Navarra e di Catalogna. A -Cadice trovò quell'idolo famoso in figura umana sopra una colonna -larga e quadrata, con una chiave in mano rivolta verso il mezzogiorno, -la quale cader dovea il giorno in cui la Spagna fosse libera -dagl'infedeli.<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a> Ma quel giorno non era sì presso ancora, però che non -sì tosto Carlomagno avea tocca la terra di Francia, un pagano, di -nome Agolante, usciva, guidando un potentissimo esercito, dalle terre -d'Affrica, e scagliavasi sulla Spagna. Al quale annunzio Carlomagno -ripassa i Pirenei, e vola in Andalusia; il Saracino non si spaventa, -vuol combattere corpo contro corpo, e manda a chiedergli battaglia -in quella guisa che più gli piace: venti contro venti, quaranta contro -quaranta, cento contro cento, mille contro mille, duemila contro -duemila, o uno contro uno. Carlo mandò cento cristiani contro -cento Saracini, e questi furono tosto morti, poi Agolante ne mandò -altri cento, che furon pur tosto uccisi, poi dugento contro dugento, -ed anche quelli uccisi. Da ultimo Agolante ne mandò duemila contro -altrettanti dei nostri, e parte furon subito morti, parte fuggirono; -(così fatti eran gli usi della cavalleria, uomo contro uomo, corpo contro -corpo), poi Agolante intimò la giornata, ed ella fu sanguinosissima, -che ben quarantamila cristiani vi perirono, ed oh miracolo! -le lance loro fiorirono come le palme dei martiri. Carlomagno stesso -versò in gran pericolo di sua persona, chè gli fu ammazzato sotto il -cavallo; ma, rosso il volto di sdegno, trasse Gioiosa, e precipitatosi -con grand'animo addosso dei Saracini, si pose ad affettar pagani, e -fece intorno a sè una maravigliosa uccisione.» -</p> - -<p> -Nè tutto è ancora finito; Carlomagno ripassa in Francia per convocare -i baroni e cavalieri suoi, intantochè Agolante raccoglie anche -esso tutti i vassalli suoi, Mori, Moabiti, Etiopi, Saracini, Turchi, Affricani -e Persiani, e tanti re e principi saracini, quanti potè avere da -ogni parte del mondo. Questi Infedeli calano sulle città cristiane, -nulla resiste loro, e vengono fino alla città di Agen. Carlomagno non -è vinto per questo, e adoperando l'inganno viene ad esplorar trasvestito -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -il campo di Agolante; niuno lo riconosce così con lo scudo in ispalla, -senza lancia nè mazza; ma invano ei tenta d'ingannare Agolante. -</p> - -<p> -Anche il re saracino viene al campo di Carlomagno per trattar -della tregua, e qui un lungo e caloroso diverbio fra loro<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>, in cui -Carlomagno si dà a fare il convertitore; non combatte già solo, ma -predica e con questa doppia qualità il rappresentan continuamente -le <i>Croniche di San Dionigi</i>; egli disputa coi Maomettani, e spiega -loro la legge e la verità di Gesù Cristo. I cronisti si deliziano in -così fatti racconti, e que' poveri monachelli trionfano nel raccontar -la potenza delle cerimonie cristiane e la vittoria ch'esse danno a chi -invoca il nome di Dio; e però ci narrano: «Come i Saracini furono -tutti sconfitti ed uccisi insieme con Agolante, tranne pochi che si -salvarono con la fuga, e come i Francesi furono uccisi per la loro -ingordigia, tornando di notte al campo di battaglia; come il re dei -miscredenti combattè con Carlomagno, e fu morto insiem con la sua -gente. E poi di coloro che morirono fuor di battaglia». -</p> - -<p> -Or credi tu d'aver tagliato a pezzi tutti i nemici tuoi, o valoroso -imperatore? Oh no, ti convien vincere ancora. Agolante è oppresso, -ma ecco qua Ferraù che giunge cogl'infedeli della Siria; Ferraù -non è mica un uom da dozzina, egli è un gigante che piglia con -la man destra un cavaliere e te lo getta, come un'arista, parecchie -leghe lungi dal campo di battaglia. Sì grande era, ch'egli avea -dodici cubiti d'altezza, un cubito la faccia, un palmo il naso, quattro -cubiti le braccia e le coscie, e tre sommessi di lunghezza il dorso -della mano. Chi manderemo a combattere un uomo tanto gagliardo? -Qui torna in campo il fiero conte Orlando, che noi morir vedemmo -a Roncisvalle; o che battaglia mai, che spadate! Ferraù si fa innanzi, -solleva con una sola mano in collo al proprio cavallo il -paladino, e se lo porta via; ma Orlando allora lo prende pel mento, -e gli torce in modo il capo che ambedue cascano a terra; poi con -un rovescio della sua Durindana, il paladino parte in due il cavallo -a Ferraù, indi si afferrano e stringono corpo con corpo, sì che -il gigante, spossato, dimanda tregua fino al giorno appresso. Il paladino -assale indi il gigante a colpi di mazza, e il combattimento -dura parecchi giorni. Or che vuol dire che la spada d'Orlando -non fa se non rimbalzare su tutto il corpo di Ferraù? Vuol dire che -il pagano è fatato, nè può esser ferito se non al bellico<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>. -</p> - -<p> -Negl'intervalli di questo combattimento a tutto transito, ci son -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -sempre discussioni teologiche; Carlomagno convertir volle Agolante; -Orlando, buon teologo, vuol convincere Ferraù; a simiglianza degli -eroi d'Omero, i combattenti sospendono i rovesci e i fendenti per -discorrerla e ricordar le cose loro passate di famiglia e di cavalleria; -ma indi tosto la zuffa ricomincia, la mazza di Orlando è tagliata -in due dalla spada di Ferraù, il quale gli s'avventa sopra, -ma il paladino, cacciatosi fra le sue gambe, afferra la spada e gliela -ficca nel bellico, ed ecco in qual modo ebbe fine il combattimento e -la guerra di Spagna. -</p> - -<p> -Tanto narran le favolose tradizioni che all'imperator Carlomagno -dispensano una gran rinomanza, nè la storia dee altrimenti sdegnarle, -facendo esse conoscer gli usi d'un tempo eroico. Qual è il conquistatore, -qual è l'uom di gran ventura, che non abbia dopo di sè lasciato -qualche cronaca favolosa, qualche leggenda ripetuta dai contemporanei -e accolta spesso dai posteri? Noi stessi lunge non siamo da -tempi che videro altre maraviglie; quante gloriose credenze non abbiamo -accettate, che passano come istoriche verità? Racconti di battaglie, -parole dell'imperatore ai soldati, combattimenti epici, detti -di grandezza e di maestà gittati a' morienti. Accanto ai fatti storici -degli imperi, crescono l'epopeie, nè si vuol rimbrottarne le -nazioni, chè quest'è un atto della riconoscenza loro verso chi le -innalza e ingrandisce. Tutte queste poesie, tutte queste cronache intorno -a Carlomagno, che nelle parti loro ci sembran puerili, si collegano -pur nondimeno con due grandi episodii del medio evo, la liberazione -di Gerusalemme e la Spagna sottratta al giogo dei Mori. -Egli vi ha ne' popoli de' nobili pensamenti e de' generosi istinti, e -quando un nome sia venuto, quasi meteora ignita, a risplender nel -mondo, il volgo gli attribuisce tutto il passato, il presente e bene -spesso ancor l'avvenire. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span></p> - -<h2 id="ricapit">RICAPITOLAZIONE. -<span class="smaller">PERIODO DELLA CONQUISTA.</span></h2> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -L'opera militare di Carlomagno, chi la segua dall'origine sua, abbraccia -il più lungo periodo di guerre che mai la storia offerisca negli -annali suoi più lontani; però che la durata sua, a principiar dalla spedizione -d'Aquitania fino ai rintuzzamenti delle popolazioni slave, e -alla guerra contra gli Unni e i Boemi, è di quarantasei anni. Le spedizioni -d'Alessandro il Macedone, rapide al par d'impetuosa fiumana, -finiscono con questa verde e superba vita che si abbevera nella -tazza d'Alcide; la vita militare di Cesare, comprendendovi anche -l'ordinamento delle Gallie, non si stese più in là di diciott'anni; -Annibale e Scipione prima di lui, e tutti quegli altri nomi famosi, -fecero guerre più o men lunghe e difficili, ma niuna si produsse -così continua da settentrione a mezzogiorno. I Romani soli, presi -come corpo di nazione, ebbero, nella successione delle loro conquiste, -quella sì costante perseveranza e sì grande tenacità ch'ebbe -Carlomagno. -</p> - -<p> -Or questa vita sì faticosa di gloria procedeva ella dall'indole personale -di Carlomagno, dalla vigorosa natura sua, o era ella una -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -necessità della sua politica, una ineluttabile fatalità dell'opera da lui -concetta? Quest'opera, sì attiva sempre, non era tanto individuale -quanto un legato di famiglia, e una conseguenza necessaria della sua -condizione, però che non si vuole sceverar mai la vita da conquistatore -di Carlomagno, dalla storia di Carlo Martello e di Pipino. -E qual era infatti l'intento che questa nuova stirpe de' prefetti -austrasii proponevasi? La corona. Ora un'usurpazione non compiesi -altrimenti senza grande travaglio, nè senza gran fatica distruggesi -un culto antico, foss'anche una superstizione; e il fatto dell'esaltazione -de' Carolingi è, a proprio dire, una specie d'invasione della -stirpe austrasia sul territorio della Neustria; i Merovingi, effemminati, -son cacciati di trono da uomini vigorosi che vengon dalla sponda -del Reno e della Mosa. La stirpe austrasia, d'alta statura, che passò -la vita nelle provincie germaniche, viene a corsa condotta da' suoi -prefetti, e in breve comanda nelle piagge di Neustria, domando i -re imbastarditi, corrotti dal troppo vivere alla romana, nelle loro -ville di Compiegne, di Palayeau, di Querzì all'Oisa e nelle badie -di San Dionigi, dell'uno e dell'altro San Germano, o di San Martino -di Tours; ed insieme coi re imbastarditi, doma pure i Franchi -tralignati. -</p> - -<p> -Se non che questa dominazione si compie solo a patto di condur -senza posa i popoli alla conquista e alla guerra; quivi comincia l'opera -gloriosa di Carlo Martello, il quale si rende famoso per la maravigliosa -sua vittoria di Tours o di Poitiers. Egli libera l'Aquitania, -ributta gl'Infedeli fino al di là de' Pirenei, e questo è il primo dei -grandi benefizi dei prefetti della stirpe austrasia. Carlo Martello, capo -del lignaggio carolino, serba pur sempre il tipo natío, imperioso, -selvatico, delle sponde del Reno e della Mosa; non pensa che a' suoi -guerrieri, e sdegna qualunque mescolanza co' Neustrii. Prodi compagni -il seguirono nella guerra sua contro i Saraceni, con esso lui -liberarono quelle ricche provincie, or che dar loro? ricompense in -terre e benefizi<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a> ch'essi faranno appresso coltivar dai coloni. Carlo -Martello s'impadronisce quindi senza scrupolo delle terre ecclesiastiche, -e le riparte fra' suoi, in che si vede la fera potenza germanica -che trionfa, senza mescolanza d'altro in quest'indole silvestre, in -questo tipo agreste e barbaro, che si riman, soprattutto, guerriero. -</p> - -<p> -Vien Pipino, e già tempera la natura della podestà sua e del suo -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -mandato; vero è ch'ei pur si rimane austrasio e serba la preminenza -dell'armi sue sulle popolazioni che abitan le rive della Senna e della -Loira, ma pur noi lo vediamo andare a poco a poco accostandosi -alle consuetudini, alle idee romane ed alle usanze de' Neustri. Egli -non è altrimenti inesorabile in guerra come Carlo Martello, le sue -sollecitudini non son già solo per gli armigeri suoi; ma poichè gli -sta a cuore di fondar una dinastia, vede ch'ei non sarà riconosciuto -re se non per l'autorità del papa e della Chiesa, vede che imprimer -non potrà sulla fronte sua il sacro carattere che sublimava innanzi -agli occhi di tutti la schiatta de' Merovei, se non porgendo la mano -ai vescovi, ai vescovi che imperano nelle sacre basiliche; ei sa tutto -questo per mirabile istinto, ed opera mirando a questo fine. In che egli -non punto abbandona la sua guerriera missione, chè egli dee, prima di -tutto, farsi appoggio della razza d'Austrasia, cui suo padre condusse -dai boschi della Turingia. Per essa la conquista comincia; Pipino -dee far le sue prove; tutte le guerre che poi compier dee Carlomagno, -son principiate da suo padre; al Mezzogiorno reprime gli -Aquitani; varca le Alpi due volte per combattere i Longobardi, e gran -frutto ivi ottiene da un cambiamento di lignaggio, passando la corona -di ferro da Astolfo in Desiderio. A Pipino parimenti è dovuta -la prima suggezione della razza sassonica; egli tragitta il Reno e il -Vesero, per imporre tributi; egli prepara le ampie vie della conquista -carolina, onde alla morte sua un carico smisurato da sostener lascia -a Carlomagno, suo degno erede, perchè a questo pur corre obbligo di -guidar la razza austrasia alla vittoria ed alla conquista. -</p> - -<p> -I principii di questo regno sono incerti comparativamente alle -grandi cose che lo precedono, e non è già che Carlomagno non sia -nel rigoglio della vita, però che quando suo padre scende nel sepolcro, -egli ha già ventisei anni; la complession sua, quale ce la -ridicon le <i>Cronache di San Dionigi</i>, è fortissima; poderoso il -suo braccio; egli accompagnò suo padre in quasi tutte le guerre; -giocava fanciullo col giavellotto e con la chiaverina, e lo portavano -sovra un lungo scudo; egli è insomma degno figliuol di prefetto e -di re. Ma quel che gli toglie di dar alle prime sue imprese tutto -l'ardor suo di conquista e tutta la potenza del genio suo predace, si -è la division del trono con Carlomanno; nell'esercizio d'un poter -comune e assegnato egli non trovasi ad agio suo, chè gli spiriti, -anche mezzanamente sublimi, non si attentano alle grandi imprese, -se non quando e' son padroni assoluti del campo e dispor ne possono -a grado loro; se non sien arbitri appieno della podestà, non sanno -esercitarla e la sdegnano. Così avvenne a Carlomagno, finch'ei regnò -di conserva con Carlomanno; quindi quelle sue inquiete concitazioni -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -e quelle sue gelosie verso il fratello; Carlomanno si muore, e tu lo -vedi allora correr con le sue selve di lancie raccolte nei regi dominii; -vedi que' fieri Austrasii non riconoscere i figliuoli di Carlomanno, ed -ei cacciarli in un chiostro, farli radere a quel modo che il padre suo -rader già fece i Merovingi, e difilandosi diritto al suo fine, insignorirsi -delle due corone d'Austrasia e di Neustria, congiunzion -questa di forze che gli è indispensabile. Nè il potere è gran cosa -per lui, se non quando l'ha tutto intero in sua mano. -</p> - -<p> -Non è per questo ch'ei non cominciasse l'opera sua militare nel -tempo che Carlomanno ancor regnava in comune con lui. Gli Aquitani, -mirando a separarsi dal dominio franco, s'erano raccolti d'intorno -ai duchi loro, nè ciò procedea solo da antipatia di razza, e da quegli -astii di nazione verso nazione, o tribù verso tribù che tuttavia -ardevano in que' tempi di barbarie, ma in questa rivolta dei meridionali -d'Aquitania ci avea pure una ragione politica, chè fedeli, -come sempre furono, a' Merovingi, questi aveano ancora fra loro -di molti partigiani, ed i duchi d'Aquitania medesimi, stando alle -tradizioni, formavano un ramo collaterale del lignaggio de' Merovei. -In tale stato di cose Carlomagno non si tien punto dal muover -tosto verso le città del Mezzogiorno, preceduto dalla memoria dell'avolo -suo Carlo Martello, il vincitore di Poitiers o di Tours, e in -men di sei mesi mette quella gente a dovere. Sottomette di più i -Pirenei, ordina militarmente le terre della Loira e della Garonna, -ben sapendo non poter egli acquistar valida autorità sopra i guerrieri -suoi, se non gratificandoli con la vittoria e con donativi di -terre. Da ora in poi i popoli d'Aquitania non gli son più d'ostacolo, -ma anzi d'aiuto nella nuova guerra ch'egli sta per intraprendere, e -noi li vediamo schierati sempre sotto le sue bandiere. -</p> - -<p> -La prima guerra di Lombardia è impetuosa e rapida. Vero è che -Pipino fu due volte a Milano ed a Ravenna, ma egli però non disfece -la nazion longobarda, e quei re rimaser tuttavia potenti sotto -la loro corona di ferro. Or donde avvien mai che a Carlomagno sì -facil cosa riesce, e quasi in una sola stagion campale, l'atterrar -questa medesima nazione? Forsechè in questa natura d'uomo era -qualcosa di più fermo, di più imperativo, di più superbo, che in -quella del padre e dell'avolo suo? Dicasi tutto: i tempi erano meglio -apparecchiati; ci son pe' popoli certe età di decadimento, da cui -preservar non si possono; la monarchia lombarda cadea già in ruina, -e Carlomagno altro non fece che affrettar un tracollo che sarebbe -avvenuto anche senza di lui<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. Quand'ei varcò le Alpi, i Longobardi -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -più non erano quella conquistatrice nazione, di cui Paolo Diacono -ci lasciò quella fierissima pittura; non eran più quegli uomini gagliardi, -con le negre chiome, che ondeggiando sulle gote, si confondevano -con la lunga e folta barba loro; col viver nelle città d'Italia -s'erano infiacchiti ed effeminati; portavano vesti di seta con -trascico alla maniera de' Greci, a stento sostenevan lo scudo, e il -commercio con l'impero bisantino avea tolto ad essi l'antico marziale -aspetto loro. Senzachè, eran fra loro divisi da gare e gelosie; -l'ubbidienza non era più intera come innanzi; i feudatari supremi -s'erano separati dalla corona di ferro; la Puglia, Benevento, il Friuli -non riconoscevano tutti per titoli conformi Desiderio in re de' Longobardi; -la nazione era perduta, sparpagliata! Il travasamento della -signoria da Astolfo in Desiderio, compiuto da Pipino, giovava del -pari gl'interessi di Carlomagno, essendone venuto raffreddamento -nel servigio feudale e guerre civili di città contro città. Aggiungasi -ora a tutto questo un esercito agguerrito, che dall'alto delle Alpi -si scaglia in mezzo a questa razza effemminata, con uomini vigorosi, -condotti da capitani di sì universal grido, come sono Carlomagno -e Bernardo, i quali cominciano la guerra alla gran foggia -d'Annibale e dei Romani, e prendono i Longobardi da fianco -e da fronte. -</p> - -<p> -Giunti poi che sono in Italia, i Franchi non usano solo i modi -della guerra, ma tengon pur certi semi in mano di discordia, cui -vanno spargendo con frutto; Carlomagno piantasi innanzi tratto con -un piede su Roma, l'altro su Milano, e trova l'antica nazione -italica in contrasto sempre co' Longobardi; i rappresentanti della -quale sono i papi, ed ei di questi si fa spalla nel suo conflitto contro -Desiderio. E' non si pose troppo mente che i pontefici erano a -que' dì come il simbolo dell'antico Lazio, della patria romana<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>, -appresso i quali i Longobardi altro non erano che usurpatori e conquistatori; -eglino volean liberarne l'Italia, e Carlomagno fu lo -strumento da essi tolto a quest'uopo. Or questa monarchia longobardica -si scioglie in una sola campagna, e bastano a ciò due soli -assedii, quel di Pavia e l'altro di Verona, e questo perchè essa era -effettivamente in ruina al momento in cui i Franchi giungevano al -di là dell'Alpi, e sarebbe caduta per altre cagioni, anche senza Carlomagno. -Ci sono tempi così predisposti, che gli uomini altro non -sono che il braccio di quella misteriosa provvidenza, la quale altro non -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -è infine se non la grande preconoscenza dei tempi. Ogni nazione ha i -suoi periodi di grandezza e di fatalità; un popolo sparisce, e un -altro apparisce tutto rigoglioso di forza e di gioventù; il nuovo edificio -s'innalza sull'edificio caduto: sì vero è questo, che i mosaici -di Ravenna servirono ad ornare la basilica d'Aquisgrana. E poi -mirate con che facilità Carlomagno dispone di Desiderio; ei lo converte -in un monaco, e insieme con esso disperde nei monasteri i -capi longobardi, nè alcuno resiste al voler suo. A suo tempo l'antica -capitale di Carlomagno, città morta e silenziosa, cedè pure -essa la sua magnificenza e il suo splendore ad altre città oggidì -floride e potenti -</p> - -<p> -Le guerre contro i Sassoni paiono anch'esse contrassegnate d'una -indole speciale; esse non durano soltanto i trentatrè anni, che comprendono -le spedizioni di Carlomagno in Sassonia; ma al pari della -guerra di Lombardia, principiata già sotto Pipino, esse pure vengon -solo a terminarsi sotto il figlio suo; e qual figlio! sì che tu diresti -Carlomagno avere il carico di por l'ultima mano al disegno carlingo. -Due volte il re dalla breve statura, varcò le Alpi, e Carlomagno -viene a cinger la corona di ferro a Milano; Pipino spiegò le insegne -sue militari sul Vesero ad impor tributi ai Sassoni, ed a Carlomagno -tocca pur di disperdere questo popolo e farlo, per così dire, disparir -dalla Germania. La guerra contro i Sassoni non ha nulla -di ordinato, ella si ristringe in sulle prime a subitane irruzioni di -quei popoli che vengono a molestar la dominazione dei Franchi sul -Reno: quanti sudori, quante fatiche per domarli! Una delle grandi -vie per giungere a quei fini di depressione, a cui Carlomagno costantemente -mirava, si fu la predicazione cristiana. A Roma i Franchi -ebbero il papa per aiutatore a conquistare la Lombardia; sul Reno -e sul Veser i vescovi e i santi missionari apparecchian le vie alla -franca dominazione. San Bonifacio e Levino furono strumenti di civiltà -e di conquista. Quando Carlomagno domar vuol questo o quel -popolo, instituisce vescovadi, fonda monasteri, spedisce operosi missionari -a convertirli, e mentre appoggia la podestà sua sul pastorale -dei vescovi, orna della croce la sua corona, ben sapendo egli come -tutto che sarà cristiano diverrà suo, intantochè tutto ciò che tale -non sia, rimarrà estraneo al suo impero. -</p> - -<p> -E' si vuol parimenti tener conto della militare attività di Carlomagno, -che nulla v'ha di comparabile a quell'alacrità, a quelle -guerre sempre continue che portavano i suoi paladini su tutti i punti -della Sassonia. Bello è vedere tutta la forza dell'unità così nella -guerra come nell'amministrazione di rincontro a quella repubblica -divisa, a quelle sparse tribù. I Sassoni così sminuzzati, si rompono -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -a somiglianza dell'ettarchia che divide l'Inghilterra, sono senza vincoli -fra loro, i capi loro sono sparpagliati, trattano ad uno ad uno -con Carlomagno. Due sono le cagioni che spengono i popoli, o una -soverchia sovrabbondanza di forza che li fa lacerarsi in guerre civili -(e tale era la condizion sociale dei Sassoni), o il morale infiacchimento -di quella prima vigoria che assicura la vittoria, e quest'è -il segno a cui giunti erano i Longobardi. La forza di Carlomagno -al contrario è costituita dal congiunger ch'egli fa in sua mano -l'unità e l'ognor crescente vigoria del potere; senza eguali, come egli -è, intorno a sè, altro non ha che seguaci alla guerra. La resistenza -di Vittichindo, avversario suo, veste altra forma; quest'ultimo è per -avventura grande al pari di lui, ma non regna altrimenti su tutta -la nazione dei Sassoni; gli altri capi che a costui stanno intorno, -son pari suoi, ei congrega sì le tribù, ma solo per forza morale, -ed esse lo acclamano come un grand'uomo di guerra, ma non è nè -re, nè imperatore come Carlomagno, e questa è la ragione ond'egli -alla fine è domato. -</p> - -<p> -Nondimeno far non possiamo di non affezionarci a questa nazion -sassone, e in leggendo la storia, non sappiam perchè, lo -sguardo nostro si volge malinconico verso tutti questi popoli che -resistono e cadono poi dopo lungo conflitto. Gli annali dei vinti -esercitano una misteriosa forza su noi; quell'avvicendamento di -grandezza e di sventura ne induce a rifletter su noi medesimi e sui -disegni della provvidenza divina; nel curvarsi di tutti dinanzi a un -uomo, ne piace spesso contemplar la lunga e vigorosa resistenza di -chi cade; strazio che stringe il cuore, come se tu vedessi palpitar -le viscere d'una vittima. Questo senso ci mosser le guerre contro -i Sassoni: e chi non applaudì alla grande indole di Vittichindo? -tu l'ami come Arminio nella guerra dei Romani, e come quei -capi dei Galli che resistono di città in città, armata mano, contro -Cesare e gli antichi suoi pretoriani. Ogni secolo seco ne porta qualche -popolo o qualche monarchia, e niuno ardisca eguagliarsi agli -immortali, dice Omero; sentenza vera in parte, applicata così alle -nazioni come agli uomini; tutto è soggetto alla legge inesorabile -della morte. -</p> - -<p> -Le spedizioni oltre i Pirenei, così come svolgonsi per le guerre continue -di Lodovico re d'Aquitania, sono per ciò stesso contrassegnate -d'un'impronta men carolingica che le altre. Nella conquista della -Lombardia, già dissi, doversi tener conto dell'antica nazione italica; -infatti Carlomagno è ivi aiutato dall'antica popolazione soggetta ai -Longobardi, e rappresentata o caldeggiata dai papi. Nella guerra -contro i Saraceni di Spagna, il medesimo aiuto; i Saraceni accampavan -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -su quelle terre, in quella forma che i Turchi son oggi accampati -in Costantinopoli e in Siria, e come per gran tempo furono -sul territorio d'Algeri. Le nazioni tartare, sempre a cavallo, non -formano altro mai che un popolo sovrapposto ad un altro, le razze -antiche vivon sotto le nuove; e però, siccome pare indubitato, le spedizioni -di Carlomagno fino all'Ebro, furono assecondate dalle antiche -popolazioni cristiane, dai Goti che occupavan le città e le campagne -dalla Loira quasi fino alle colonne d'Ercole. Vinta che fu in qualche -battaglia, come dire a Poitiers, la parte attiva e militare dei Saraceni, -da per tutto svegliossi l'antica nazion de' Goti, e la spedizione -di Carlomagno in Ispagna, fu la cagion prima della compiuta -emancipazione che seguì pochi secoli appresso. I Franchi poterono -bensì, per giro delle vicissitudini, esser cacciati di Spagna, chè la -guerra ha sue sorti, e suoi sinistri il combattere; ma pur sempre -si mantenne in quegli antichi cristiani la credenza che con poco sforzo -essi avrebber potuto liberarsi dal dominio degl'infedeli, donde quegli -assalti dei Conti di Castiglia, quelle improvvise irruzioni dei Goti, -che calavan dai monti delle Asturie, per affrontarsi con la dominazione -moresca. -</p> - -<p> -Per questo rispetto specialmente, dir per l'appunto si può che le -spedizioni di Carlomagno favorirono l'impulso della civiltà, comechè -in sè stesse non recassero questo nobil germe. I capi che seguivan -l'imperatore alla guerra, nullo di culto avean che sceverar li potesse -dalla barbarie; quei conti ch'egli ponea nelle marche militari, tutti -germanici infino a' capegli, non erano per nulla più innanzi dei Sassoni, -degli Alemanni e dei Saraceni, e anzichè recare la civiltà in -certe contrade, vi gittavano, a così dire, un nuovo strato di barbarie, -e gli Austrasii tutt'altro facean che favorire i lumi e il moto -della civiltà nell'Aquitania e nella Lombardia. E non pertanto avevano -in sè stessi due cause che cacciano innanzi mirabilmente il -progresso e la grandezza dei popoli, dir vogliamo l'unità e la -autorità. Anche dell'elemento cristiano, gran macchina di civiltà, -Carlomagno erasi impadronito con le sue pratiche co' papi, e lo ristringeva -nell'unità, che è la grandezza del comandare, e nell'autorità -che abbatte ogni sorta di resistenza e di forte impulso così al -bene, come al male. -</p> - -<p> -A ridur le molte parole in una, le conquiste di Carlomagno non -possono altrimenti considerarsi sotto l'aspetto dell'incivilimento, che -quella mente sua conservò pur sempre alcun che di selvatico a simiglianza -delle foreste germaniche; l'opera sua è appunto sterminata -perchè serba l'impronta sua barbarica; non reca civiltà, ma sì la -riceve; però che l'impero da lui fondato, altro non è che l'effettuazione -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -del concetto romano. Infatti che cosa è mai l'impero d'Occidente, -se non pur sempre una reminiscenza della città eterna? Tutto -concorre a quest'opera, e nelle grandi nazioni che l'accerchiano, -non v'è azion veruna di resistenza; l'impero di Costantinopoli è una -civiltà logora, che ancor dà lume sì, ma che niente ha più del suo -primo vigore; i Saraceni non sono più nel periodo loro della conquista; -dopo il flusso viene il reflusso; onde vediamo aprirsi un'ampia -via dinanzi a Carlomagno, il quale arriva in buon punto, in -un tempo, dir potrebbesi, fatto a disegno suo; ei raccoglie sotto il -suo freno le nazioni, per così dire, attendate nell'Austrasia e nella -Neustria; raccozza e rappicca i minuzzoli, e fattane unità, ei quindi -la santifica con la sua confederazione con Roma. Benchè forte sì da -potersen restare Germano, ei si fa Romano, ben sapendo egli che con -la spada un può farsi bensì materialmente padrone dell'autorità, ma -ch'egli conservarla non può, se non coll'uso e incremento della -forza morale; pe' costumi suoi, egli appartiene pur sempre alle sue -antiche foreste, e pel suo pensare ei vuole accostarsi a quella civiltà -ch'egli scopre da lontano come un orizzonte di splendore e -di luce; nè invano ei visitò Roma e corse l'Italia, chè al vestire il -manto imperiale, ben sa quanta forza sta per dargli la croce ch'ei -porta sulla sua corona. -</p> - -<p> -Nondimeno la guerra è pur sempre la prima delle sue affezioni, -tale si è l'originaria natura sua, nè la dimentica; i Carlinghi non -vivono altro che per la vittoria; si vuole raffermar le conquiste, si -vuol ripartir le terre. Riandando la sua legislazione noi vedremo in -breve che i capitolari di Carlomagno si riferiscono anch'essi alle sue -guerre, che assorbiscono, a così dir, la sua vita. Curioso è vedere -queste tre generazioni d'uomini forti da Carlo Martello fino a Carlomagno, -tutti aver un medesimo intento e compierlo con quella loro -stupenda fermezza! Coperto ch'egli è del manto de' Cesari, questo -ultimo attende (tale si è il faticoso suo carico) a ritenere sotto lo -scettro suo i popoli da lui conquistati; ma il serbarli in soggezione -lo aggrava di maggiori fatiche e sudori che non la conquista medesima. -A esaminare da presso le grandi spedizioni di Lombardia, -di Sassonia e di Spagna, noi vediamo ch'elle si compiono, a dire -così, nel termine di una stagione. Carlomagno varca le Alpi, ed eccolo -pochi mesi dopo a Pavia; supera i Pirenei, ed eccolo a Pamplona; -passa il Reno, si precipita in Sassonia, e spiega le sue schiere -sul Veser; laddove il tener in freno, il reprimere i vinti, è un'opera -continua, uno stento, una cura di tutti i giorni; egli dee portar incessantemente -le armi su tutti i punti dell'impero, ed a terminarla -trovasi costretto a fieri partiti, quai sono gli accampamenti dei conti -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -sugli estremi confini, il dispergimento dei vinti, ed un modo di coazione -sì inesorabile, ch'ei fa mozzare il capo a intiere masse di -popolo. -</p> - -<p> -Nelle quali smisurate spedizioni Carlomagno non tocca se non due -sole sconfitte: l'una in Germania, quando i suoi conti son sorpresi -dai Sassoni e rotti in un assalto generale; l'altra a Roncisvalle, ne' -monti dove perirono Orlando e Olivieri. È da notarsi che in queste -due funeste rotte Carlomagno non comandava; esse accadono ai luogotenenti -suoi e non a lui; chè nessun de' nemici osa assalirlo di -fronte, nè tampoco resistergli; sono sventure accadute fuor della -sua presenza, e ch'ei non potè preveder nè impedire. L'imperatore -d'Occidente tal è per vigoria di corpo e di mente da a tutto ovviare, -tutto prevedere, da riparar le sconfitte de' suoi luogotenenti. Perfetti -sono gli elementi onde si compongono gli eserciti suoi, il cui ordito -è germanico; egli ha cavalli fortissimi, armi in mano della miglior -tempra, inclinato per istinto a vasti concetti strategici, quando -pur non usi il metodo romano che fa servire i popoli conquistati al -soggiogamento d'un altro popolo; ond'è che si veggono i Lombardi -marciar nella guerra contro i Sassoni, i Bavari passar i Pirenei e militare -negli eserciti franchi agli assedii di Pamplona e di Barcellona; al -mezzogiorno egli rizza accampamenti di gente alemanna; al settentrione -conduce Italiani, Goti, Cantabri: metodo questo pur sempre -imitato da tutti i conquistatori. In fatti non vedemmo noi dieci secoli -dopo, nobili petti polacchi respirar l'aere dell'Andalusia, e le <i>sierre</i><a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a> -varcate a passo di carriera dai cavalli pasciuti sulle rive dell'Odera -e della Vistola? Riferiscon le cronache essersi Carlomagno servito -anche d'un altro elemento ad assicurare le sue conquiste. Il quarto -secolo, come tempo che fu d'irruzioni, aveva gittato come a dire -uno strato di Tartari e Vandali sugli antichi popoli che abitavano il -suolo; ora Carlomagno appunto compier potè sì grandi cose in sì -circoscritto periodo, chiamando a sè ed all'emancipazione quelle antiche -nazioni. -</p> - -<p> -Or, come avvenne che quest'opera cadesse, e in qual modo il fascio -si sciolse quasi con la stessa rapidità con cui fu stretto? Tre -regni si affaticarono a fondar la monarchia carlinga da Carlo Martello -fino a Carlomagno, e questa è l'epoca sagliente: dir potrebbesi di -rincontro che tre vite, di Lodovico il Pio, di Carlo il Calvo, e di Luigi -il Balbo, si sono pure adoperate ad abbatterlo. Il che non tanto procede -dall'indole personale dei principi quanto dalle circostanze, e -principalmente dalla naturale riazione che succede dopo un periodo -di conquiste. Nulla fare si può contro la natura delle cose; bene è -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -vero che sorgono a quando a quando alcuni spiriti straordinari, i -quali facendo forza ai costumi e alla storia dei popoli, gli accostano -e congiungono a loro dispetto; questi siffatti uomini, eccezione della -natura, uomini dalla man di ferro, si ridon delle nazioni, e daran -le medesime leggi e le medesime forme di governo al settentrione e -al mezzogiorno, e imporran gli stessi codici alla gente arsa dal sole, -ed a quella gelata e intirizzita dai ghiacci. Finchè questa mano poderosa -regge gli elementi sparsi, ella può comprimerli; ma fa che -la vittoria l'abbandoni, e vedrai allora tutte queste nazioni correre -alla loro independenza, alla loro propria natura, al loro istinto, alla -storia loro; questo è quanto avvenne dopo la morte di Carlomagno. -Il ripartimento fatto da Lodovico Pio, che tanto fu censurato, -eragli imposto dalla forza degli avvenimenti; quella battaglia di -Fontenoi, in cui si videro tre fratelli in guerra tra loro, altro non -era che la significazione delle tre nazioni, che, arrabbiate dalla troppo -lunga e forzata union loro, venivano a lacerarsi fra esse; sciolto -era il fascio della conquista, ed ogni popolo tornava alla sua prima -natura. -</p> - -<p> -La Germania sola restò dell'ordinamento carolino. La Neustria ed -una porzione dell'Austrasia, pigliarono il nome di Francia, serbando -appena qualche reminiscenza di Carlomagno; la qual Francia si sbrigò -alla più presta della schiatta alemanna, per eleggersi a re i suoi -conti di Parigi, essendochè il potere sempre più crescente di Carlo -Martello, di Pipino e di Carlomagno, altro non fu che una nuova -invasion delle Gallie, per parte della nazione tedesca. La stirpe -alemanna fu poi anch'essa rimossa dalle nostre frontiere per l'esaltazione -dei Capeti, i conti franchi di Parigi, donde avviene che ancor -sopravvivono in Germania le instituzioni di Carlomagno, intanto -che più orma non ne rimane sotto il terzo lignaggio nella Francia -propriamente detta: quel che era germanico tornò germanico, quel -che franco era, franco rimase. Poi le popolazioni barbare ributtate -da Carlomagno, si precipitarono alla volta loro, per mettere in -brani quest'impero che le avea inesorabilmente fatte piegar sotto la -sua spada. In questo universal trambusto per fin la Neustria diventa -un ducato dipendente dai Normanni, discendenti ed ausiliarii di quei -Sassoni che l'imperatore combattè pel corso di trentatrè anni. Gran -lezione di politica a tutti i conquistatori che fanno forza ai termini -segnati da Dio medesimo: i limiti dei popoli sono i monti, i fiumi, -i climi, i costumi; chi gli sprezza per innalzar un ciclopico edifizio, -sel vede quasi sempre rovinare in capo. In tutte l'età c'è qualche -torre di Babele, e i figliuoli degli uomini son sempre castigati dell'aver -troppo ardito e voluto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -</p> - -<p> -Le inclinazioni di Carlomagno, comechè universali talvolta, rimangono -quasi sempre germaniche; egli esercita l'autorità sua specialmente -sull'Alemagna e sull'Italia, però che queste due estremità -dell'impero si tengon per mano; donde avviene che le sue guerre contro -gli Unni, gli Schiavoni, i Bavari, pigliano anch'esse un colore -mezzo alemanno e mezzo italiano; gli eserciti suoi sono metà germanici -metà lombardi; egli procede su due ali, come un'aquila che -spieghi l'ampiezza de' suoi vanni; la Germania senza le Alpi e l'Italia -senza il Tirolo sono punti mal sicuri, onde Carlomagno inflessibilmente -gli unisce. Eguale non è la sollecitudine dell'imperatore nelle -guerre meridionali. La spedizione oltre i Pirenei è evidentemente una -riazione contro la mossa dei Saracini, rattenuti a Poitiers; e questa -rapida corsa in Ispagna, è alcun po' divergente dal militar sistema -di Carlomagno: egli ci va una volta sola, fermasi all'Ebro, e torna -tosto ad Aquisgrana, e vi mette tanta trascuranza, ch'ei lascia la sua -retroguardia disfatta a Roncisvalle; al di là della Loira ei non è più -nel suo cerchio. Ma ben egli vigila sull'Italia, perchè la crede indispensabile -alla sicurtà della Germania, e intanto ch'egli abbandona -l'Aquitania e la Spagna a suo figlio Lodovico, segue passo per -passo ogni fatto di Pipino in Italia, e lo seconda e spalleggia con -l'armi sue. -</p> - -<p> -Dopo tante fatiche e tante cure Carlomagno ha il dolor di vedere -come l'impero ch'egli credea sì forte, può mortalmente trafiggersi; -esso non è già assalito in terra ferma, nè in sulle cime de' monti, e -nè tampoco nelle pianure, chè nessun l'osa; ma le flotte coprono i -mari, e che opporranno a queste i discendenti dell'imperatore? -Quella gran mente è colta, così, alla sprovveduta; giunge una nuova -forza nimica, ed egli non è parato alla difesa; ben s'affatica egli -continuamente a munirsi, e ordina di accozzar navi e barche, ma egli -non è nato per questo, che austrasio qual è, e capo di stirpe austrasia, -non saprà contrastare coi Normanni e coi Saraceni, così arditi -navigatori come sono. Ecco le cagioni della sua grande mestizia, -dello sconforto ch'ei dà a divedere, e di cui si fanno interpreti Eginardo -e il monaco di San Gallo: già fatto vecchio egli s'attrista -sulla fragilità dell'opera sua, ei ben sa com'essa dee cadere, nè vi -ha disperazione uguale a quella del moribondo che vede perire l'opera -della sua vita. I Normanni ed i Sassoni moveranno ben presto -verso quelle coste le agili ed intrepide loro flottiglie, e Parigi stessa -si vedrà assediata dai Normanni. -</p> - -<p> -Così otto secoli da poi, un altro impero crollò per quasi le medesime -cagioni; Napoleone aveva ideata un'opera nelle proporzioni carlinghe; -ei pure avea le sue guardie avanzate, i suoi prefetti sull'Elba, -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -i suoi duchi di Dalmazia e d'Istria, i re di Baviera, di Sassonia -per vassalli; il suo giovine vicerè d'Italia, fido luogotenente che -varcava i monti del Tirolo, mentre egli movea verso il Danubio. Or -bene, questa mente poderosa, riconobbe la sua caduta dalle cagioni -medesime che perir fecero l'opera di Carlomagno; i figli dei Sassoni -e dei Normanni, ributtati nell'isola dei Bretoni, cacciati dal -continente, opposero anche a lui le loro flotte, le squadre loro; signor -del centro dell'Europa, Napoleone conservar non seppe le sue -conquiste, perchè un altro popolo era in possesso del mare. La caduta -dei Carlinghi fu contrassegnata dello stesso carattere; la conquista -oppresse il mondo per guisa che ben era da aspettarsi una riazione -dei vinti contro i tralignati vincitori. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL PRIMO VOLUME. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a> -<span class="smaller">DEL PRESENTE VOLUME.</span></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td>Lettera intorno al governo e all'amministrazione di Carlomagno</td> <td class="pag"><a href="#lettera">Pag. <span class="smcap lowercase">I</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>PERIODO DELLA CONQUISTA</td> <td class="pag"><a href="#conquista">1</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO I. — <span class="smcap lowercase">LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI CAROLINGI</span>. — I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed i Borgognoni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Nazioni scandinave. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Provenzali — I Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. — Gli Schiavoni. — Il grande impero greco. — Roma e l'Italia. — I Saracini. — (752-768)</td> <td class="pag"><a href="#cap1">3</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO II — <span class="smcap lowercase">ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ</span>. — Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le leggende. — Apostolato alle terre barbare. — I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. — Instituzioni municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie. — (<span class="smcap lowercase">VII</span> ed <span class="smcap lowercase">VIII</span> secolo)</td> <td class="pag"><a href="#cap2">14</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO III. — <span class="smcap lowercase">SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI</span> — Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica. — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti romane, bisantine, franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi. — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure. — Gli Ebrei nel medio evo. — (<span class="smcap lowercase">VII</span> ed <span class="smcap lowercase">VIII</span> secolo)</td> <td class="pag"><a href="#cap3">28</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO IV. — <span class="smcap lowercase">LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI</span>. — I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'imperatori d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I califfi. — I <span class="smcap lowercase">RE</span> o <span class="smcap lowercase">CONDOTTIERI D'UOMINI</span> appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria. — (628-714)</td> <td class="pag"><a href="#cap4">39</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO V. — <span class="smcap lowercase">CARLO MARTELLO</span>. — Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — <span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>Prefetture di Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova Invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo canto dell'Epopea di <i>Garino il Loreno</i>. — (715-741)</td> <td class="pag"><a href="#cap5">50</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO VI. — <span class="smcap lowercase">PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO E RE</span>. — Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra i figli di Carlo Martello. — Guerra di famiglia. — Elezione d'un re merovingico. — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino duca dei Franchi. — Sue pratiche coi cherici. — Sue nozze con Berta. — Leggende e canzoni eroiche. — <i>Berta dal gran piè</i>. — La Berta tedesca. — Guerre d'Alemagna, di Baviera, di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche con Roma. — Papa Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — Ultime reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da san Bonifazio. — Sue guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio in Francia di Stefano III. — Abboccamento con Pipino. — Nuova incoronazione. — Calata di Pipino in Italia. — Spedizione contra i Longobardi. — Natura della donazione apostolica quanto all'esarcato. — I Longobardi si sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità regia di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee pubbliche. — Guerre di Sassonia e d'Aquitania. — Morte di Pipino. — (741-768)</td> <td class="pag"><a href="#cap6">63</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO VII. — <span class="smcap lowercase">CARLOMAGNO E CARLOMANNO</span>. — Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. — Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. — Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua all'età di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima guerra d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni dell'avversione de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche de' <i>Quattro figli d'Amone</i>, e d'<i>Ivone di Bordò</i>. — Ragion vera delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. — Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo dei Franchi. — (768-771)</td> <td class="pag"><a href="#cap7">81</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO VIII — <span class="smcap lowercase">CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE CONQUISTE</span>. — I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — I compagni di Carlomagno secondo le cronache. — Bernardo. — Orlando. — Rinaldo. — Uggero il Danese ed altri. — La baronia secondo le canzoni eroiche. — Gli eroi de' poemi epici. — Franchi. — Borgognoni. — Aquitani. — Bretoni. — Austrasii e Neustri. — Ordinamento militare. — Prese d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il bottino. — Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. — Armature. — Cognizioni di Carlomagno. — (771-780)</td> <td class="pag"><a href="#cap8">92</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO IX. — <span class="smcap lowercase">L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI</span>. — Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova occupazione del territorio di San Pietro fatta dai Longobardi. — Resistenza di Roma. — Ambasceria d'Adriano in Francia. — Partenza dei Franchi. — Passaggio dell'Alpi — Assedii di Pavia e di Verona. — Carlomagno <span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> in Roma. — Sua esaltazione al patriziato. — La donazione di Pipino confermata ed ampliata. — Sommessione di Desiderio. — Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno alle leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. — Ridotti a soggezione l'un dopo l'altro i grandi feudi di Benevento, di Spoleti e del Friuli. — (772-774)</td> <td class="pag"><a href="#cap9">101</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO X. — <span class="smcap lowercase">GUERRA CONTRO I SASSONI — RUINA DELLA LORO REPUBBLICA MILITARE</span>. — Indole dei Franchi e dei Sassoni. — Cagioni delle grandi vittorie di Carlomagno. — Le armature. — La tattica. — La discordia. — I capi. — Tentasi la predicazione cristiana. — Irruzione dei Sassoni. — Mossa di Carlomagno oltre il Reno. — Seconda guerra sassonica. — Conquista. — Ostaggi. — Terza sollevazione. — Trattato pe' tributi e per la libertà della predicazione cristiana. — Quarta sollevazione. — Le grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento delle famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. — Capitolari sulla conquista. — Ordinamento per contadi e vescovadi. — Vittichindo si sottomette, e fine della repubblica militare. — Il popolo della Frisia e della Sassonia. — I Danesi ultimi vendicatori della libertà sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia. — (772-786)</td> <td class="pag"><a href="#cap10">114</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XI. — <span class="smcap lowercase">CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA DI RONCISVALLE</span>. — La Spagna e i Saracini dopo la battaglia di Poitiers. — Corrispondenza di Pipino coi califfi. — Gli emiri di Catalogna, di Navarra e d'Arragona. — Gli antichi cristiani — Discordie civili. — Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle milizie. — Le due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii di Barcellona e di Saragozza. — Ritorno dell'esercito. — Rotta di Roncisvalle. — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre suono di questa rotta. — La canzone di Roncisvalle. — Tracce del passaggio de' Franchi ne' Pirenei. — I corpi de' martiri. — La cappella. — La rupe e la spada d'Orlando. — Romanza spagnuola di <i>Aida la bella</i>, sposa <i>di don Orlando</i>. — (732-778)</td> <td class="pag"><a href="#cap11">132</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XII. — <span class="smcap lowercase">GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I POPOLI LONTANI</span>. — I duchi di razza lombarda. — Sollevazione del Friuli. — Ribellione dei Bavari. — Spedizione fra i Bretoni. — Lega dei duchi di Benevento, dei Greci e dei Bavari. — Dieta contro Tassillone duca di Baviera. — Guerra contro i Longobardi ed i Greci. — Spedizione contro gli Avari e le nazioni slave. — Guerra pannonica. — Conquista delle Isole Baleari, della Calabria e del paese degli Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di Corsica. — Spedizioni favolose di Carlomagno. — Mistero intorno alle sue grandi correrie militari. — (780-806)</td> <td class="pag"><a href="#cap12">142</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XIII. — <span class="smcap lowercase">GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO</span>. — Unione della Neustria e nell'Austrasia. — Le terre dell'Impero. — I ducati tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. — L'Aquitania. — La Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle frontiere di Spagna. — Appartenenze del regno dei Longobardi. — Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. — Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le frontiere del Nord. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. — Frontiere dell'Impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La Grecia. — I Saracini. — Gli Scandinavi. — (800)</td> <td class="pag"><a href="#cap13">152</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XIV. — <span class="smcap lowercase">L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA</span>. — Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca loro. — Le discendenze o lignaggi. — Primissime canzoni eroiche. — Addizioni — Incremento <span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> dei romanzi di cavalleria. — Le canzoni dei pari o baroni di Francia. — Originalità nazionale delle canzoni eroiche. — Tradizione intorno a <i>Guglielmo Corto naso</i>. — <i>La fanciullezza di Viviano</i>. — I <i>Loreni</i>. — I pari di Carlomagno. — L'ultima delle canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica sulla storia. — (dall'<span class="smcap lowercase">VIII</span> al <span class="smcap lowercase">XIII</span> secolo)</td> <td class="pag"><a href="#cap14">160</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XV. — <span class="smcap lowercase">RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN OCCIDENTE</span>. — Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo regio nella persona di Carlomagno. — Patriziato. — Consolato. — Instituzione dei regni d'Italia e d'Aquitania. — Pipino e Lodovico. — Andamento e progresso delle idee romane. — La porpora. — Lo scettro. — Il manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio del patriziato nella dignità imperiale. — L'impero d'Occidente. — Diete militari. — Diete per la guerra e giudizio. — Triplice ordinamento del governo. — I duchi e difensori delle marche. — I conti uffiziali civili. — I <i>Missi Dominici</i>. — Natura dell'opera di Carlomagno, quanto alle sue conquiste. — (780-800)</td> <td class="pag"><a href="#cap15">174</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XVI. — <span class="smcap lowercase">ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA CONQUISTA CAROLINGICA</span>. — Cambiamento nello spirito delle guerre. — Termine della conquista. — Raffrenamenti. — Solerzia inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi al settentrione e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano in campo i Danesi. — Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza marittima. — Punto debole di Carlomagno. — I Saracini. — Le frontiere dell'Ebro — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. — Apparizion dei Mori d'Africa. — Flotte saracine al mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione. — Raffrenamento in Italia. — I popoli delle montagne e della Puglia. — Ricapitolazione generale e ordine cronologico delle guerre e delle conquiste. — Per qual cagione le non potevan durare. — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno sul destino avvenire dell'opera sua. — (790-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap16">187</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XVII. — <span class="smcap lowercase">SVOLGIMENTO DELLE CONQUISTE FAVOLOSE DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO</span>. — Le due maggiori propaggini delle conquiste favolose. — Gerusalemme. — Sant'Jacopo di Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. — Relazione di Turpino. — Persecuzione de' cristiani d'Oriente. — Il patriarca di Costantinopoli. — Sue lettere a Carlomagno. — Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza per Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione delle reliquie più famose. — La santa corona e il santo chiodo. — Miracolo. — Il tesoro di San Dionigi. — La visione di Carlomagno intorno a sant'Jacopo di Compostella. — Enumerazione delle città prese da Carlomagno in Ispagna. — I prodigi. — Le battaglie contro i Saraceni ed Agolante lor capitano. — Rassegna dei baroni che seguono l'imperatore al pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni sconfitti. — I Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine di tutte le leggende favolose delle conquiste. — (800-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap17">204</a></td> - </tr> - <tr> - <td>RICAPITOLAZIONE. — <span class="smcap lowercase">PERIODO DELLA CONQUISTA</span>. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#ricapit">215</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span><i>Città</i> è qui in significato di corpo di nazione costituito in ordine civile. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>La più ricca raccolta che v'abbia del diplomi di Carlomagno, è quella certamente -che si trova negli archivii del regno. L'epoca carolingica si comprende in -due grandi cartelle, e v'ha una moltitudine di diplomi originali col monogramma -<i>Karolus</i>, le quali furono da me volonterosamente scartabellate, chè la polvere -delle pergamene mi piace.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Ho avuto quest'anno medesimo la ventura di visitar l'una dopo l'altra ancor -una volta Aquisgrana, Ravenna e la Badia di Montecassino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Il signor Guerard.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Serbiamo, ad imitazione dell'autore, nella lingua originale latina, ogni volta che -ci avvien di ripeterle, queste parole, che, voltate in italiano, suonerebbero: <i>gli inviati -del padrone o del principe</i>. È famoso l'errore di quel bibliografo, che -prese un trattato <i>de missis dominicis</i>, per un libro rituale, e ne tradusse il titolo -a questo modo: <i>Delle messe domenicali</i>. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Questi scacchi, che ora si conservano nel museo d'antichità della Biblioteca -orientale, sono, come chiaro si vede, orientali, e appartengono all'arti degli Arabi -del secolo IX, siccome opinò il signor Reinaud. Formavano essi parte dell'antico -tesoro della Badia di San Dionigi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Benedetto vivea nel secolo nono; e Agesisio, abate di Fontenelle, lo avea preceduto -con una prima compilazione dei capitolari.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Nel passare quest'anno stesso per Ginevra, antica capitale dei Borgognoni, e -residenza di santa Clotilde, mi recai a far visita ad un uomo riputatissimo in fatto -di studii storici, vuo' dire al signor Sismondi, che dimorava in quei giorni nella -modesta e deliziosa sua villa a riva del Lemano. Egli ha opinioni diverse dalle mie -in argomento di storia, ma non pertanto nessuno a lui tributa più di me quella riverenza -e quella venerazione che si debbono allo studio e al sapere: egli è come a -dire il Benedettino della scuola protestante. Avendogli io tenuto discorso del mio -pellegrinaggio carolingico, mi fece l'onore di comunicarmi una lettera pur dianzi -da lui ricevuta, nella quale un giovine, che porta per eredità il nome di Napoleone, -il richiedeva di volergli additar le fonti dove attigner potesse i materiali d'una -<i>Storia di Carlomagno</i>. Era un nobile e bel pensiero in chi avea già provato le vicende -della fortuna e le jatture dell'avversità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>La gran Raccolta del Pertz porta il titolo di <i>Monumenta Germaniæ historica</i>; -il primo volume fa pubblicato in Annover nel 1826, ed il terzo nel 1840.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Di qui forse l'<i>arpent</i> dei Francesi, che significa, per lo più, una misura di -terra di cento pertiche. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Se l'uffizio di fedel traduttore non me l'avesse impedito, io avrei di buon -grado fatto grazia a chi legge di quest'apostrofe, che mi par sappia un po' troppo -del falso gusto della moderna scuola francese. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>L'Aquisgranum della geografia gallico-romana è l'Aix la-Chapelle dei Francesi. -Chiamasi <i>chapelle</i> l'oratorio dei re a cagione della <i>cappa di san Martino. — Quemdam -in capellam assumpsit, quo nomine Francorum reges propter cappam -sancti Martini... sancta sua appellare solebant.</i> <i>(Monach. S. Gall.)</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Io mi sono industriato di por fra tanta incertezza e tanta instabilità di invasioni -un po' d'ordine nella geografia della conquista barbara. Il D'Anville è sempre -in ciò la miglior delle guide.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>I due grandi viaggiatori dell'ottavo e nono secolo sono i vescovi san Bonifazio -e sant'Anscario, la cui leggenda abbiamo nei Bollandisti. Se non che Anscario -ebbe anche un biografo particolare in Ramberto; <i>Vita sancti Anscharii archiepiscopi -Hamburgerns.</i> la qual si trova nella raccolta nazionale dl Langebeck: <i>Scriptor. -rer. Danic.</i>, t. I., p. 429.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>L'individualità o personalità delle leggi barbare è un degli argomenti più ventilati. -Raffrontisi Mably, Montesquieu e l'ingegnoso e sistematico abate Dubos. <i>Etablissement -de la monarchie française</i>, cap. III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span><i>Saint-Cloud.</i> Clodoaldo, figlio di Clodomiro, fu il fondatore di questa badia, -che poi divenne col tempo una delle reggie più care agli ultimi re francesi. Non -so perchè il principe dei moderni nostri storici, il Botta, la chiami, ogni volta che -gli avvien di citarla, col nome di San Clodoveo. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>La Neustria era un cotal po' configurata alla foggia dell'antico reame di Parigi, -sotto i figli di Clodoveo; l'Austrasia distendevasi al di là di Francoforte verso -Virzburgo, a un di presso. Tale almeno si è l'opinione del D'Anville.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Consultisi sempre, quanto all'Aquitania, la mirabil opera del padre Vaissete -e del padre De-Vic, benedettini. Nulla fu fatto mai che ad essa paragonar si possa -intorno alla Gallia meridionale; le opere posteriori, benchè più arroganti, non si -sono mai sollevate al di sopra della mediocrità (V. P. Vaissete <i>Histoire du Languedoc</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Allude l'autore al vaso prezioso che un soldato di Clodoveo nella divisione del -bottino, volle ridurre in pezzi con una mazzata anzichè cederlo al suo capitano. -Ma poi quel soldato ebbe a pagar cara questa sua irriverenza, che anch'egli fu da -Clodoveo ucciso in una rassegna con una mazzata. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Fra le ire d'un sistema sovente appassionato, molta erudizione si trova nell'opera -del signor Raynouard intorno al <i>Diritto municipale</i>, stampata a Parigi -nell'anno 1828. Il signor Raynouard, grande lavoratore, si lasciava troppo prendere -da certe idee politiche dei tempi, e questo nella storia è male. Perchè recar le nostre -passioni nei tempi antichi?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Grandi opere vennero fatte in Germania sul Sassoni; ma i testi son rari e le -fonti; moltissime tradizioni raccolse il signor Pertz in quell'opera sua <i>Monumenta -Germaniæ</i>: l'opera veramente nazionale della Germania.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Un discepolo di san Bonifazio, il pio Villibaldo, ne scritte la vita, <i>Vit. Bonif.</i>, -che trovasi nei Bollandisti, I. Jun. pag. 470. Il Serrario pubblicò pure le epistole -di quel primo vescovo di Magonza, sotto il titolo: <i>Bonifac. Epistol.</i> Il santo soggiacque -al martirio nel tentare la predicazione del Vangelo tra i Frisoni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>L'Ariosto medesimo non potè resistere a quest'amore per gli antichi romanzi -di cavalleria, e ne fece un episodio dell'<i>Orlando Furioso</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Molto s'è studiato intorno alla mitologia e ai costumi dei Danesi e degli Scandinavi -in generale; i moderni nulla disser di meglio di quanto disse il Torfeo, -<i>Histor. Norveg.</i> e Sasso grammatico. Il Langebeek <i>Scriptor, rer. Danic.</i>, raccolse i -testi tutti che trattano di quell'ampia mitologia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Consultisi, intorno all'origine e ai costumi dei Longobardi, Paolo Varnefrido, -soprannominato <i>Paolo Diacono: De gestis Longobard.</i>, e il si raffronti col Cluverio: -<i>Germania antiqua</i>, e principalmente col Grozio: <i>Prolegom. ad Hist. Goth.</i> -Nè vuolsi lasciar da parte Procopio: <i>Goth.</i> lib. II. Finalmente il Muratori, maestro -di noi tutti, ha di lunghe dissertationi intorno ai Longobardi: <i>Script. rer. italic.</i> -t. I, pag. 405-419.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Quanto al gran traffico e splendor di Marsiglia, non si saprebbe mai leggere -abbastanza il passo di Agatia, pag. 13 dell'edizion parigina 1660; e il capo 20 a -62 del libro IX. La <i>Cronaca di san Dionigi</i> ci ha conservata la memoria della -peste che scoppiò in sull'uscire del quarto secolo; lib. IV, cap. 19. Nei Bollandisti -abbiamo ben mille testimonianze che provano qual ampio commercio facea Marsiglia -con l'Egitto e la Siria. Era il luogo in cui venivano a imbarcarsi i pellegrini -per quelle parti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Ogni giorno si vanno scoprendo ad Arli nuove antichità. Essa era uno de' più -nobili municipii romani. I viaggiatori che vengono giù pel Rodano, non possono -far di non salutarla; l'antica città d'Arli è una ricca spoglia svelta d'in seno -alla terra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Ho misurato e confrontato le due Arene di Roma e quelle di Nimes, e ho trovato -che queste sono più picciole sì ma meglio conservate. Quand'io passai l'ultima -volta per Nimes, vidi che il circo maggiore era stato converso ad uso di scuderia, -e che alcuni pezzi d'artiglieria ingombravano le Arene. Oh profanazione!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Procopio è pur sempre la migliore autorità da consultare intorno alle origini -e ai costumi delle nazioni barbare; egli fa menzion degli Unni e del Goti come di -pericolosi vicini γειτονουντα del Danubio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>I Bulgari erano senza più un ramo della gran famiglia degli Unni. Questa denominazione -di <i>Bulgari</i> la troviamo per la prima volta in Ennodio Panegyr. Theodorici: -V. Il padre Sirmond, t. I. pag. 1598-1590.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Son essi i due autori dei grandi pellegrinaggi del Nord, ond'è che la vita di -sant'Anscario vien consultata da tutti i dotti di Norvegia e di Svezia, quando studiar -vogliono le antichità patrie. <i>V. Vita</i> etc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Molte torte opinioni, a parer mio, si formarono e spacciarono intorno alla caduta -dell'Impero di Bisanzio; chè la sua condizione era tuttavia splendida nel settimo -e nell'ottavo secolo. Veggasi intorno alle forme ed alla grandezza di questa -nobile ruina la bell'opera di Costantino Πορφυρογενητος, <i>De cæremoniis aulæ et -Ecclesiæ byzantinæ</i>, ediz. del Reiske, 1751, in-fol.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Gl'imperatori non negarono mai questi titoli ai re franchi; n'aveano troppa -paura. Il proverbio bisantino diceva «Τον φράνκον φίλον ἔχῃς, γείτονα οὺκ, ἔχῃς».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>Le corrispondenze diplomatiche di Carlomagno cogli imperatori di Bisanzio -furono non poco importanti. Quanto alla proposta delle nozze di lui con l'imperatrice -Irene, essa pare a me troppo arrischiata; ben credo che Adriano e Leone, -papi, ci potesser pensare dassenno, come un mezzo ad unir le due Chiese, e ad -abbattere la potenza del califfato e dei Saraceni. È da ricordare altresì che la pia -Irene aveva ristorato il culto delle sacre immagini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Mi piaccion gli uomini di studi speciali, quand'ei dedican la vita a questa o -quella parte della scienza. Il dotto amico mio Reinaud, ha ottenuto con le sue investigazioni, -di rischiarare la maggior parte delle quistioni della letteratura numismatica -e della storia orientale. Dopo la morte del Sacy io lo credo il più sapiente -orientalista ch'abbia la Francia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>E' mi pare che il Conde, nell'opera sua sul dominio degli Arabi in Ispagna -tratti solo una parte della questione. Il Conde, siccome quegli che dedicò la vita -sua allo studio dei manoscritti arabi, non vide se non quella. Senzachè, lo spirito -volteriano del secolo decimottavo sforzavasi di trovar l'origine e il principio d'ogni -civiltà altrove che nel cristianesimo, donde quelle iperboli intorno alla sapienza -dei Cinesi e alla civiltà degli Arabi, di che tanto erano smaniosi gli Enciclopedisti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Il padre Felibien ha molto bene trattata questa quistione nelle dissertazioni che -egli unì alla sua <i>Storia di Parigi</i>. Il signor Renonard ha sparso ugualmente gran lume -nei municipii, ma preoccupato, al solito, dal <i>jus romanum</i>: il municipio è antico -al par della Gallia. Ora, non fa di bisogno dire che lo scoprimento della <i>Communs</i> -al duodecimo secolo è simile all'ingegnoso trovato della lettera K aggiunta alla parola -<i>Franc.</i> Il Secousse e il Brequigny (<i>Ordon. du Louvre</i>, prefazione) poco avean -lasciato da dire agli altri intorno ai Comuni, agli altri, che approfittaron delle loro -investigazioni, senza pur degnarsi di nominarli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Quanto non è da lasciarci increscere che manchino ancora parecchie di siffatte -metropoli alla bell'opera della <i>Gallia christiana!</i> Ma I nuovi Benedettini la stanno -continuando, ed io spero che questo nazional monumento verrà terminato. Io lo -pongo a ragguaglio di quel dei Bollandisti, <i>Act. Sanct.</i>, a cui pur mancano alcuni mesi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>Vedi il divieto fatto dal concilio verberiense, art. 16; <i>Concil. Gall.</i> t. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Ecco qui sotto alcuni dei più notabili articoli de' Concilii delle Gallie. Il P. Sirmond -e il Fleury si studiano di scusare i vescovi, ma son troppo gallicani da riconoscer -che l'ammiranda autorità dei papi fu quella sola che pose qualche unità -in quella confusione, Baluze, I, 162. <i>Hist.</i>, v. 637. -</p> - -<p> -1. De conjugiis in tertio et quarto gradu. -</p> - -<p> -2. De eo qui cum uxoris suæ filia carnale commercium habuit. -</p> - -<p> -3. Quod relictam sacerdotis uxorem ducere non liceat -</p> - -<p> -4. De feminis sponte vel invito vel sine virorum consensu velatis. -</p> - -<p> -5. De eo cui mortem uxor cum aliis machinata est. -</p> - -<p> -6. De ingenuo qui ancillam duxit pro ingenua, et de ingenua quæ servo nupsit -pro ingenuo. -</p> - -<p> -7. De servo qui ancillam suam concubinam habuit, et illa relicta domini ancillam -vult ducere. -</p> - -<p> -8. Servus a domino libertate donatus, si postea cum ejus ancilla mœchatur, cogi -potest ut uxorem illam habeat. -</p> - -<p> -9. De muliere quæ virum suum in alio pago sequi non vult. -</p> - -<p> -10. De filio qui com noverca moechatus est. -</p> - -<p> -11. De eo qui cum privigna vel cum uxoris sorore mœchatur. -</p> - -<p> -12. De eo qui cum duabus sororibus dormierit. -</p> - -<p> -13. Qui anellam volens uxorem duxit, cum ea permaneat. -</p> - -<p> -14. Ut ab episcopis vagis presbyteri non ordinentur. -</p> - -<p> -15. Presbyter degradatus potest in necessitate baptizare. -</p> - -<p> -16. Ne clerici arma gerant. -</p> - -<p> -17. De muliere qua viri impotentiam causatur. -</p> - -<p> -18. De eo qui cum uxoris sua consobrina mœchatur. -</p> - -<p> -19. De servo et ancilis, si per venditionem separentur. -</p> - -<p> -20. Ut chartularius qui cum ancilla fornicatur, eam libertate donatam uxorem -habere cogatur. -</p> - -<p> -21. Qui uxorem telari permisit, aliam ne ducat. -</p> - -<p> -Baluze, I, 105. <i>Hist.</i> v. 637. -</p> - -<p> -1. De illo qui cum uxore fratris sui fornicatus est. -</p> - -<p> -2. De illo qui sponsam filii sui oppresserit. -</p> - -<p> -3. De eo qui filiastrum aut filiastram ante episcopum tenuerit. -</p> - -<p> -4. De illo qui cum filiastra, ignorante matre, fornicatus est. -</p> - -<p> -5. De illo qui cum duabus sororibus fornicatus est. -</p> - -<p> -6. Si quis propter faidam fugit. -</p> - -<p> -7. De incestis. -</p> - -<p> -8. De parricidis. -</p> - -<p> -9. Item de incestis.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span><i>Consil. Gall.</i> t. II, p. 1 a 50. — Già io ho mostrato nel mio <i>Ugo Capeto</i>, -t. III, questa grand'opera morale del papato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>«Noi ordiniamo, dicea papa Zaccaria a san Bonifacio, per l'autorità di san -Pietro, che la detta Chiesa di Magonza sia metropoli in perpetuo, per te e tuoi successori, -e abbia sotto di sè cinque città, e sieno Tongres, Colonia, Vormazia, Spira -ed Utrecht». <i>Gall. Concil.</i> tom. I, p. 581.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Prima dell'istituzione di questa metropoli Bonifazio possedea la dignità di corepiscopo -(τοῦ Χὼρου ὲπισκοποι, vescovo dei campi), che non avea nessun territorio -fermo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Grande specialmente è l'autorità esercitata da Zaccaria, il cui pontificato comincia -dal dì 30 novembre 741. Quanto alla storia del papato sotto Gregorio VII, -io lo diedi nel mio <i>Ugo Capeto</i>, t. III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>La fondazione dei monasteri di Sithieu, Fontenelle, Chelles, Corbia, seguì nel settimo -secolo. San Benedetto è pur sempre il primo fondatore di que' monasteri dove -si fa orazione e si lavora. Consultisi il grande e modesto Mabillon ne' suoi <i>Annal. -ordin. sancti Benedict.</i> Fo altresì grandissima stima de' suoi <i>Act. Sanct.</i>; ma la raccolta -dei Bollandisti fu più largamente ideata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>S'è fatto il conto che i cinque ottavi delle borgate e città della Francia riconoscon -la loro origine dai monasteri. Il Belgio principalmente, dee loro le industri -sue città. Liegi, la città de' telai, trae l'origine sua dalla traslazione delle reliquie -di san Lamberto, tale essendovi stato il concorso dei popolo, che si edificò una -città intorno all'arca del Santo. Questa traslazione seguì a dì 28 d'aprile dell'anno -720. <i>Vita Sancti Lamberti. Nelle origini della città di Liegi</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Questo nome davasi anticamente in Francia ad una fiera che tenevasi ogn'anno -a San Dionigi. Nel medesimo giorno chiudevasi l'Università, e quindi il nome di -landito anche all'onorario che gli studianti davano a' loro lettori. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>Vita Huberti, ecc. Il Padre Roberti, che fu pur esso gran cacciatore, ebbe molto -a parlare di sant'Uberto, in quel suo opuscolo che ha per titolo: <i>Questiones Hubertinæ.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>V. la leggenda sulla fondazione di Monte san Michele. Sigebert, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Due volte sono passato per Fulda che giace sulla via di Francoforte a Lipsia: -appena vi riman tuttavia qualche memoria dell'antica badia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Le più delle carte originali de' Carolingi che si conservano negli archivii del -regno, sono relative ai doni fatti a' monasteri di San Dionigi e di San Germano, vere -fondazioni nazionali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Io ho consumato l'ultima mia giovinezza nello studio de' Bollandisti, e da -questa profonda ed assidua lettura mi venne l'amor della storia. Gli <i>Act. Sanct. -ord. Sanct. Bened.</i> del Mabillon, son essi pure una delle più allettative letture che -far possan coloro che voglian tener dietro alla storia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Aimoino è uno de' più laboriosi biografi de' Santi, e scrisse <i>De miracul.</i> Egli -è scrittore d'immaginazione ardente e poetica. V. il testo che ne diede il Bouquet, -t. VII, p. 348.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>E' non si vuol scambiare santa Genoveffa del Brabante per l'altra Genoveffa di -Nanterre.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Questo Benedetto, sassone, non dee esser confuso con san Benedetto il fondatore. -Quegli nacque nel 628, e abbiam la sua vita scritta dal Beda nella <i>The history -of first Warermouth abbots</i>, pel Ware. Dublino, 1604.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span><i>Concil. Gall.</i>, t. I, p. 550-580. I viaggi di sant'Anscario al settentrione della -Scandinavia appartengono al secolo nono.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>La vita tanto drammatica di san Bonifacio fu scritta da Villibaldo suo discepolo, -e sassone anch'esso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Mi duolo che la storia de' monasteri non venisse scritta sotto quest'aspetto, -chè avrebbe assai meglio rischiarato il medio evo, che non il semplice studio delle -leggi incerte e delle cronache generalmente troppo brevi del secolo duodecimo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Il padre Sirmond ha pubblicato con gran cura la <i>Raccolta dei Concilii della -Gallia</i>; e fra quel preziosi documenti, è da cercar, più che altrove, la storia delle -leggi di polizia sociale dal quinto al settimo secolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Il concilio di Nantes è contrassegnato coll'anno 650. Fiodoardo ne parla nel -lib. II. cap. 1, e l'abbiam tutto intero nel <i>Concil. Gall.</i>, t. I, p. 601.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Nell'ottavo secolo sussistevan pur tuttavia alcune vestigia del culto de' Galli e -de' druidi, specialmente nella Bretagna, che rimase per lungo tempo quasi una terra -appartata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Art. 17 del Concilio. Quest'andarne alla croce, allude senza dubbio alla prova -della croce.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>I canoni del concilio verberiense si trovano nel <i>Concil. Gall.</i>, t. II, p. 1. Ci sono -alcuni concilii che applican solo siffatte disposizioni a certi luoghi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>La perpetua confusione dei due principii della Chiesa e della conquista, fu la -prima cagione della maggior parte degli errori in cui sono caduti gli autori sistematici -preoccupati dalla legislazione delle Gallie. Il Mably altro non vide che la politica; -il Montesquieu non fece verun caso del concilii, e sol si diè pensiero delle -leggi barbariche. Io tengo che impossibil sia di parlar della legislazione al quinto e -al nono secolo, senza darne una gran participazione al diritto canonico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Immensa è nelle Gallie l'influenza del diritto romano o meglio del diritto bizantino, -e mal fa chi troppo concede all'azion delle leggi barbare, le quali appena -s'applicano a una parte picciolissima della popolazione, cioè ai conquistatori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Quand'io verrò alle instituzioni barbariche, avrò bisogno di riabilitar la legge, -specialmente l'ecclesiastica, dei Visigoti. Il Montesquieu la malmenò acremente -tacciandola di <i>bacchettoneria</i>, perchè con tutto l'ingegno suo il Montesquieu pure -non seppe esimersi dalle male preoccupazioni del secolo XVIII contro i preti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>La teoria della comune, nata tutt'a un tratto dalla sedizione al decimo secolo, -è, lo torno a dire, una di quelle scoverte che dipendono dalle circostanze politiche -momentanee. Chi la esponeva nel 1827, si serviva per istromento della storia come -di tutt'altr'arma. Essa principiò a foggia di polemica nel <i>Censore europeo</i>, poi continuò -per articoli nel <i>Corrier francese</i>. La comune, congregazione o gruppo di cittadini, -è antica al par del municipio e della comunità, e ogni dì si scoprono diplomi -di municipii anteriori d'assai alle sedizioni del servi. V. l'opera del Pardessus, -<i>Bibliothèque</i>, t. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Angers, Bourges, Cavaillon, Clermont, le Mans, Meaux, Orleans, Paris, Saintes, -Tours, Toul, Uzèz avean loro antiche ed ampie instituzioni municipali, prima della -sollevazione dei servi nel secolo decimo, altri municipii si trovano in tempo ancora -più antico; e il signor Raynouard ne recò le prove, se non che per mala ventura, -con troppa parzialità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Queste comunità di nauti, o battellieri, sono antichissime, e forse le più antiche -d'ogni altra. Ci sono vestigia della loro instituzione anche a Parigi. Nautæ Parisiaci -(V. <i>Mém. de l'Acad. des Inscrip.</i>, t. I.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Ho spesso raffrontato i concilii coi codici teodosiano e giustinianeo, principalmente -negli studi speciali del Diritto, e vi ho trovato plagi vicendevoli, ed una -evidente confusione. Questa si è pure l'opinione del signor di Savigny.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Veggansi le formole raccolte in Francia e in Germania dal Bignon, dal Sirmond, -dal Baluze, dal Mabillon, dal Goldast, e il <i>Thesaurus</i> di Schilter; le più curiose -sono quelle di Marculfo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>La quistione de' componimenti fu a fior d'evidenza discussa dal Mably e dal -Montesquieu.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Quest'autorità della corte di Costantinopoli sui Franchi è rilevante nella prima -schiatta più che altrove; essa continua ancor sotto Carlomagno. Mi duole che -nell'opere moderne non fosse quanto basta osservata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Sotto questo nome di comunità, o compagnie (<i>corporations</i>,), s'intendon quelli -che dai Romani chiamavansi collegi degli artieri (<i>collegia opificum</i>) che furon dall'imperator -Severo instituiti per tutto l'Imperio romano. Eran la medesima cosa -che le Arti e i Mestieri nella repubblica di Firenze. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Gli storici italiani non si sono ancor accordati sul nome da darsi a questo uffiziale; -chi lo chiama governatore, chi <i>maestro</i>, e chi <i>prefetto di palazzo</i>; il -Muratori troppo duramente ad imitazione del Giambullari <i>maggiordomo</i>. Noi ci -siamo attenuti alla terza di queste denominazioni, parendoci la più acconcia per -le sue classiche reminiscenze, a significare quei grado. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>A Roma. Colà in cospetto del Coliseo, e nel Campo Vaccino, ben tu puoi ripeter -quel versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Fecistis patriam diversis gentibus unam,</p> -<p class="i01">Urbem fecistis quod prius orbis erat.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Sant'Ireneo si duole, nel secondo secolo, del trovarsi necessitato a imparar la -lingua celtica per farsi intendere. I Benedettini sostengono che nelle Gallie parlavasi -universalmente la lingua latina. V. Hist. litt., t. VII, nell'Avvertimento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Sparsi erano per le Gallie i manoscritti latini ed anche i papiri, e ogni dì vi -si trovavan vestigi dei manoscritti d'Ovidio e Cicerone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span>In Gregorio di Tours, vi sono, come chiaro si conosce, alcuni passi, i quali -altro non sono che prette tradizioni dei canti narrativi. La storia del Monaco di -San Gallo a' tempi carolingici, è forse altro che una cronaca scritta sulle canzoni -narrative e sulle guerresche tradizioni? Il sig. Paolino Paris ha di proposito trattato -tutte siffatte quistioni nella sua prefazione all'opera Intorno a <i>Berta dai gran piedi</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>I diplomi appunto attestano questa corruzione della latinità, e troviamo <i>Basileca, -Pagenam, Volomus, Negutiante</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Il calcolo di questi tempi è certamente la parte meglio finita dell'<i>Arte di verificar -le date</i> dei Benedettini</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Fu, come vedrem più innanzi, una gran contesa che durò fin sotto il regno di -Carlomagno, il quale introdusse alcune modificazioni al canto germanico, mescolandovi -il canto greco e il latino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Egli è da studiar Roma, cristiana, soprattutto. Ne' miei pellegrinaggi d'Italia, -io fui più che d'altro curioso delle basiliche, e posso dire d'essere stato assai men -preso da maraviglia al veder San Pietro di Roma, che le ruine delle catacombe, -Santa Maria Maggiore e San Giovanni Laterano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Io non saprei troppo mai provocar l'attenzione degli artisti sulle tre tombe del -terzo o del quarto secolo da me visitate a San Massimino, in fondo alla chiesa sotterranea, -in un pellegrinaggio a <i>Sainte-Baume</i><a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>; cosa più notabile di quant'altro -vedessi al Vaticano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Cercate il convento dei Cappuccini a Roma, e troverete questa reliquia dell'antica -età.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Il sig. Raoul Rochette ha molto bene illustrata quest'epoca dell'arte cristiana, -e dimostrati i continui plagi da essa fatti a quella del paganesimo nell'opera sua -delle <i>Catacombe di Roma</i>, ch'io tradussi l'anno scorso, e fu pubblicata per le stampe -del Lampato. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>Con questo nome chiamano una grotta sovra un monte della Provenza, in cui il popolo crede, -troppo piamente, esser morta la Maddalena. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Questa impressione provai specialmente alla vista dei dipinti bisantini delle -chiese di Venezia e di Ravenna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>Di San Vittore, a Marsiglia, più altro non rimane che l'alte sue muraglie, le -torri quadrate, e le porte guernite di ferro, che eran destinate a proteggerlo dai Barbari. -Altri Barbari son venuti a distruggere la badia. Il sotterraneo ha due o tre -vôlti ancora e non più, e la cappella della Vergine Nera (<i>nigra sum sed formosa</i>). -Sotto alcune di queste volte, si veggono qua e là sparsi frammenti di tombe, che -hanno qualche rassomiglianza con le catacombe di Roma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>La Biblioteca reale può andar superba di parecchi manoscritti splendidi per -gran ricchezza di legatura. Appartengon essi al nono e decimo secolo. Nella sala -destinata al manoscritti greci, v'ha uno stupendo San Gregorio Nazianzeno, con miniature -bisantine, tradizione dell'arte romana recata al sommo della perfezione; -esso porta il numero 510.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>Sant'Eligio fu orefice insieme e zecchiero di Dagoberto I, e nelle monete così -di questo come di Clotario, si vede pur segnato il suo nome con l'abbreviatura -Eligi. Il suo discepolo Dado o Adoeno (<i>Saint-Ouen</i>), gli scrisse la vita.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>L'Accademia delle Iscrizioni premiò una delle mie <i>Memorie</i> Intorno allo <i>Stato -degli Ebrei nel medio evo,</i> dov'io trattai in modo speciale l'argomento delle usure.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span>La gabelle imposte eran queste <i>Salutaticum, Pontaticum, Ripaticum, Portulaticum, -Cespitaticum</i>. (V. Il Ducange a ciascuna di queste voci).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span>I papi principalmente si mostravano avversissimi al traffico degli schiavi. V. <i>Epist. -sancti Gregor. ad Brunechild.</i> Duchesne, t. I, p. 902.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>San Martino fu trasportato nel Chersoneso taurico,(Crimea) il dì 10 marzo -655.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Eugenio passò di vita il dì 1.º di giugno 657.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>Vitaliano era nativo di Segni, in Campania. A diffinire il tempo dell'introduzione -degli organi in Italia, mi convien dire che questo papa ve gli usò fino dal 670.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Qui l'Autore non s'è ricordato che Mario fu di origine plebea, e che la sua discendenza -si spense tutta in suo figlio poco dopo di lui. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>Fin qui l'Italia era divisa in due parti, l'una sotto il dominio dei Longobardi, -l'altra formava l'esarcato di Ravenna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Pavia a quei tempi era la più animata città della Lombardia, singolarmente privilegiata -dai re longobardi. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span><i>See Konung</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Pars extans curis, solo diademata dispar</i></p> -<p class="i01"><i>Ordine pro rerum vocitatus Cura Palati.</i></p> -<p class="i05"> (Corippus: <i>De laudibus Justini</i> Lib. I, pag. 136.)</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>Chi vuol chiarirsene legga l'opera di Giorgio Codino: <i>De officiis Ecclesia et aula</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Non è da dimenticare che questo epiteto vien dato dagli storici francesi a una -lunga successione di re della prima schiatta, che degeneri dai loro antecessori, passarono -la vita a far niente (<i>fainants</i>). <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>Ho cercato di sbrogliar tutta questa istoria sì confusa, dei prefetti palatini, con -quella del Merovei; i Benedettini stessi, non sono esenti da confusione; e poichè -vi furon cortigiani sotto la seconda schiatta (i Benedettini si fecer cortigiani -dalla terza), vi furon anche genealogie a rannodar i prefetti del palazzo col sangue -merovingico, ed i Capeti coi prefetti del palazzo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span><i>Ad ann. 718-719.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>V. Isidoro di Beja, p. 56, e Rodrigo Ximenes, p. 12. Il continuatore di Fredegario -aggiunge che Eudi, ad imitazione del conte Giuliano, chiamò i Saracini -nelle Gallie. V. Conde. <i>Hist.</i>, t. I. p. 83.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>Epistol. Gregor. III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span><i>Chansons des gestes.</i> Così il testo francese. Son quelle canzoni o quei canti -che abbiamo chiamati anche narrativi, ma che più propriamente si debbon chiamar -eroici, perchè narran le gesta degli eroi di quell'età. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Il poeta qui, come si vede chiaro, non fa che ripetere i lamenti dei guerrieri -contro i cherici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span>Tutti sanno che Carlo Martello non morì altrimenti alla battaglia di Poitiers, -come dice il romanziero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span>È inutile l'avvertire che questo modo tenean que' popoli barbari nel sollevare -altrui al grado sovrano. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span><i>Eginhard Annal., ad ann.</i> 748.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>Questo campo è chiamato nella cronaca la <i>vigna di Rachi</i>, nome d'un re -longobardo. V. <i>Muratori, Annali d'Italia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>Questo romanzo fu, insiem con quello di <i>Garino</i> il <i>Loreno</i>, pubblicato dal -signor Paolino Paris ponendogli innanzi una lettera importantissima, indiritta al -modesto e dotto magistrato il signor di Montmarqué<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span>La leggenda di <i>Berta dal gran piè</i> è pur narrata, ma in diverso modo nei <i>Reali di Francia</i> -al lib. IV, cap. I e segg. dell'edizione che ne diede l'anno 1821 in Venezia l'illustre Bartolomeo Gamba -da poco rapito alla gloria delle lettere italiane. Nel brano, quivi recato dall'autore, del romanzo -francese, ho procurato, per quanto io potei, d'accostarmi, per amore di verità, allo stile dei tempi -in cui fu scritto. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>L'intimità che era fra papa Leone e Carlomagno avea suggerito ai Romani il -pensiero di dar loro una stirpe comune. In altre di queste leggende papa Leone è -posto per figlio di Carlomagno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span>Palmam qui non vuol esser altrimenti presa nel senso di mano, ma certo di -palma del martirio, come l'hanno i santi nelle pitture bisantine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>Se si presta fede al Muratori, storico di quella esattezza che ognun sa, Carlomanno -morì intorno a questo tempo sì, ma non già nella spedizione, come afferma -l'autore, sibbene in un monistero a Vienna nel Delfinato, dove il fratello lo -avea mandato ad abitare. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>Veggasi nel <i>Codice Carolino</i> l'epistola di papa Paolo a Pipino con col gli accompagna -alcuni cantori della Chiesa romana, ed un oriuolo notturno che segna le -ore così di notte come di giorno. (<i>Epistol. Paul ad Pipin. — Cod. Carol</i>. 25-45.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Questa è la prima volta ch'io trovo nelle cronache antiche fatta menzione -della voce Borbone. Pipino preso per forza <i>quadam oppida atque castella... in -quibus præcipua fuere Burbonis, Cantilla, Clarmontis. Eginhard. Annal.</i> — ad -ann. 761.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span><i>Croniq. de Saint-Denis</i>, ad ann. 768.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>Ho fatto parecchi viaggi in Germania per cercare le orme di Carlomagno, -nelle cui sembianze tutto è germanico. Io il credo originario dell'Assia o del circolo -di Franconia. O Fulda! Fulda! perchè altro non rimane omai più che la tua -cronaca!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>Eginh. <i>Vita Carol.</i> IV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span>Il tesoro della cattedrale d'Aquisgrana è ricchissimo. Esso fu trasportato a -Monaco nel tempo della rivoluzione, ed indi restituito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Ho letto in alcuni storici moderni italiani, non so se per amore di novità, o -per altre ragioni, voltato questo epiteto in <i>Piccolo</i>. È falsare un soprannome -dato a quel re, dalla nazione e dalla storia, e consacrato dall'uso di più secoli. -Anche i Francesi hanno sostituito la voce <i>petit</i> all'antiquata <i>bref</i>, ma pur serbano -ancora quest'ultima, nel solo uso appunto di siffatto istorico soprannome. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>Il museo delle medaglie alla Biblioteca Reale possiede grossissimi pezzi d'avorio -d'un giuoco di scacchi, i quali fan supporre una sterminata scacchiera, e -braccia più sterminate ancora per muoverli. Essi provengono dal tesoro di San Dionigi, -e furon salvi, per non esser d'oro, dai saccheggi della rivoluzione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>I capitolari e diplomi suoi son quasi tutti dati dalle ville regali del Reno e -della Schelda.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span>In queste lettere papa Stefano usa, parlando al re, la seconda persona: <i>vos -certum est accepisse; genitorem vestrum</i>, ec. Gregorio VII, Innocente III e i loro -successori, men rispettosi, tornarono al tu, più grammaticale e più fratellevole -della lingua latina. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span><i>De Desiderade naîtrait une lignée leprense</i>; così il mio autore. Ma il testo -latino dell'epistola: d<i>e cujus natione et leprosorum genus oriri certum est</i>; e di -Desiderata neppur parola. Il Manzoni, seguendo altri cronisti, dà a questa figlia -di Desiderio il nome d'Ermengarda, anzichè di Desiderata. Chi vuole, in pochi -fogli, aver intera cognizione delle cose longobardiche in Italia, legga le notizie -storiche da lui premesse alla sua tragedia dell'Adelchi, e il suo <i>discorso sopra alcuni -punti della Storia Longobardica in Italia</i>, con cui il gran poeta volle -meritarsi pure il titolo di grande critico. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span>E Adelchi o Adelgiso, non era figlio forse di Desiderio, e suo compagno nel -trono? <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span>Senza tante sottigliezze, il Manzoni nel suo citato <i>Discorso</i>, viene alla ragion -vera di questa mutata successione, ed è <i>che la consuetudine dei Franchi, a quei -tempi, era di eleggere nella famiglia del re morto colui che pareva il più conveniente -a quell'ufficio</i>. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>Carlomagno nacque nel 742, e fece la guerra di Lombardia nel 775. Nella prima -sua spedizione d'Italia, Bonaparte avea 27 anni; ma la conquista della Lombardia -fu sol compiuta dopo la battaglia di Marengo, ch'egli aveva appunto 31 anni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span>Dopo la guerra d'Aquitania, nessun popolo del reame de' Franchi fece più -resistenza a Carlomagno, salvo i Bretoni. V. <i>Monach. Saint-Gall.</i> t. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span><i>Comes march. Britan.</i> Tali sono i titoli co' quali Orlando è indicato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span>A ver dire le cronache non parlano pur d'Orlando, se non al proposito della -catastrofe de' Pirenei.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span>Berardus, Berhard. Si vede chiaro ch'egli è dell'Austrasia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span><i>Comes, Regnald, Reginald., Reinaldus.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span>Guglielmo Naso-Corto è per avventura l'eroe, dopo Orlando, più nominato -nelle canzoni eroiche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Gerardo di Rossiglione era l'eroe dai Borgognoni, Garino e il fratel suo, Begone -di Belino, rappresentavano le guerre intestine del baroni del nord.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span>Il testo dice <i>tenure</i>; che io sappia non abbiamo in italiano la voce equivalente -quando usar non si volesse, per ragione di analogia, la parola <i>tenimento</i>, a significar, -come qui, il feudo che altri teneva da un primo feudatario, verso cui era -obbligato a certi tributi e doveri di vassallaggio. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span>A tradurre il <i>suzerain</i> del Francesi, ho tolto questo <i>capo signore</i> dagli statuti -delle <i>Assise di Gerusalemme</i>, recati da Cesare Cantù nei Documenti della sua -<i>Storia Universale</i>. Credo debito mio, come Italiano, di non lasciarmi sfuggir l'occasione -qui per ringraziarlo d'aver, senza lasciarsi spaventar di fatica nè d'altro, da -sè solo, arricchita la sua nazione di un'opera a cui non possono se non invidiare -le altre nazioni. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span>Non v'è indizio che i soldati franchi avessero paghe ferme di nessuna maniera. -Conquistavano e partivansi fra loro le terre conquistate; d'onde son venuti i primi -doveri della feudalità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span>Come <i>si fust un bastonnet</i>. V. Roberto Wace nel suo gran poema.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span>Nella Biblioteca reale abbiamo il più antico manoscritto che comprenda le miniature -delle macchine d'assedio, ed è la <i>Conquista di Gerusalemme di Goffredo -Buglione</i>. Esso appartiene al duodecimo o decimoterzo secolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span>Verona erasi già sottomessa a Carlomagno come si ha da una medaglia riferita -dal Leblanc, nella quale si legge: <i>Verona dedita et Longobardis in fidem acceptis</i>, -e nel rovescio: <i>clem. princ.</i> (principe clemente).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span>Carlomagno non solo confermò la donazione di Pipino, ma l'ampliò pure di -molte terre, come si può vedere in Anastasio Bibliotecario, autore contemporaneo. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span>L'indole di questa donazione o conferma di essa fatta da Carlomagno a papa -Adriano fu argomento di molte e speciali discussioni. L'abbiamo specificata nel Codex -Carolinus; ma non v'ha titolo autentico se non dopo Lodovico il Pio. Quando -Napoleone s'impadronì di Roma, furon commessi alcuni particolari studii intorno -alla donazione di Carlomagno, ma ognun sa che libertà ci fosse di scrivere sotto -Napoleone, e il retore liberale Dannou acconsentì a fare un libro uffiziale e mediocre -contro i papi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span><i>Tecum sicut cum Petro, tecum sicut cum Gallia</i>; e sul rovescio: <i>Sacr. fœd.</i> -(V. Lebranc, <i>Traité des monnaies</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span>Non so con qual fondamento l'autore affermi questo, mentre tutti gli storici -s'accordano in riferire che quell'assedio passò senza pure uno scontro tra gli assedianti -e gli assediati. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span>Anche la dedizion di Pavia è testimoniata da una medaglia, la quale rappresenta -un re ed una regina, che inginocchiati depongono la corona sui piedi d'un -altro re a sedere, con l'iscrizione: <i>Devicto Desiderio, et Pavia recepta</i>, 774.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span>Il Partouneaux, nella sua <i>Storia della Conquista di Lombardia</i> fatta da Carlomagno, -ascrive la lunga resistenza di Pavia all'odio verso Carlomagno ed al valore -di Unnaldo, antico duca d'Aquitania, spodestato dal Carolingi, che dentro v'era a -comandar le armi di Desiderio. Di tutto questo non abbiam trovato parola nè in -Muratori nè in alcun altro degli storici nostri. Che se pur Unnaldo era in Pavia, -l'età sua presso alla decrepitezza nol dovea fare quell'ardente e tremendo nemico -quale il Partouneaux lo descrive. Ci fa maraviglia ch'egli, il quale quasi altro -non fece in tutta l'opera sua, che seguire, e per poco non dissi, tradurre gli storici -italiani, si sia scostato da loro in questo fatto, a prova del quale cita la sola -autorità dell'Anquetil, storico francese. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Qui l'autore pone una nota ad avvertir ch'ei fu a la Monza, com'ei dice -ogni volta che gli avviene di nominarla, e vide il tesoro e l'arca dalla regina Teodolinda; -e nota come la corona d'oro d'Agilulfo fu rapita da ladri nel 1804, -trasportata a Parigi ed ivi fusa. Ma come avvien poi ch'egli chiami la città di -Monza una <i>cella monastica</i>? <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span>Alcuni de' nostri storici affermano che questa incoronazione seguisse in Monza; -altri, e sono i più, ch'ella seguisse in Pavia; ma l'opinione più comune e -probabile si è che questa cerimonia con la corona di ferro non si facesse in alcun -luogo, e che a Carlomagno bastasse il suo diritto di conquista. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span>La prima spedizione di Carlomagno contro i Sassoni è dell'anno 772.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span>Vero è che Tacito non fa nessuna particolar menzione del Sassoni; ma bene -son essi nominati da Tolomeo, che fiorì più di due secoli prima di san Girolamo. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span>Honorius. <i>Notitia dignitatum imperii</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span><i>Comes littoralis Saxonici</i>. Anche una parte littorale della Gallia vien chiamata -<i>Littus Saxonicum</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span>Quel paese che Giornandes chiama con energica frase: <i>Vagina generis humani</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span>Chi vuol vedere particolarmente le origini e le trasmigrazioni di tutti questi -popoli, legga il lib. II della Storia dell'Europa del Giambullari. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span>Quest'idolo rappresentavasi sotto la forma d'un uomo armato, con un gallo per -cimiero, un orso scolpito sulla corazza, ed un leone sullo scudo. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span>Sembra che il nostro autore ignori qui il dottissimo trattato <i>de Irminsula</i> dal -Meibomio. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span>Deesi intendere fra i Sassoni conquistati da Carlomagno, perchè quanto al -resto di quella nazione, sappiamo ch'essa fu convertita al cristianesimo alcuni -secoli prima, principalmente da Felice vescovo loro, a cui Fortunato, scrittore -del sesto secolo, indirizza questi due versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Aspra gens Saxo vivens quasi more ferino,</p> -<p class="i01">Te medicante, sacram bellua reddit ovem.»</p> -</div></div> - -<p> -<i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span>Oggidì Stadberga fra Cassel e Paderborna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span><i>Irminsul</i> o <i>Herman-Saule</i>, colonna d'Ermanno o d'Arminio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span>Abbiamo un'antica medaglia che attesta quest'avvenimento, di rozzo lavoro, -sì, ma in cui si vede abbastanza distinto un torrente in faccia ad un trofeo coll'iscrizione: -<i>Saxonibus ad torrentem devictis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span>Questa geografia della guerra di Sassonia è naturalmente alquanto guasta: pur -nondimeno, chi scorre la Vesfalia, ve ne trova in ogni luogo tracce evidenti. -Brunsber è Brunesberga, sul Veser: l'Oacro è l'Ocker. Le più delle spedizioni -di Carlomagno facevansi per la via di Francoforte, che a quel tempi altro non -era se non una gran tenuta reale sul Meno. Francoforte vien da <i>Francone-furt</i> -(passo dei Franchi) <i>Francorum dixisse vadum</i>, come dice un poeta antico, in -commemorazione del passaggio di Carlomagno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span>No, perchè quel dio druidico ed il suo culto sono assai più antichi d'Ermanno. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span>Una medaglia pure fu coniata a ricordar l'avvenimento della conversione -de' Sassoni: <i>Saxonibus sacro lavacro regeneratis</i>, 777.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span>Ed ecco di qual modo giustificar si possono tutte le violenze e oppressioni -del conquistatori! <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span>Vedi queste genealogia nel mio <i>Ugo Capeto</i>, t. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span>Pare che sotto questo nome il poeta intenda i conti e altri feudatari maggiori; -ma non ho trovato questo titolo in alcuno de' nostri autori nè altrove. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span>Formaron essi come colonie monastiche, delle quali qualche indizio si trova -nella lettura del Bollandisti al nono e decimo secolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span><i>Monach.</i> Sanct Gall., lib. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span>I governatori delle grandi città fra gli Arabi di Spagna erano insigniti del titolo -di <i>visir</i>, e quelli delle minori del titolo di <i>alcaid</i>, donde venne <i>alcade</i>, se pur esso -non derivò da <i>cadì</i>, giudice di pace.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span>L'autore qui pone una nota per dir che le cronache additano questo Almanzor -sotto il titolo di <i>Emir Almoumenyn</i>. Ora questo titolo, che dai nostri antichi storici -e romanzieri fu tradotto in quel di Miramolino, significa appunto Commendator -de' Credenti, che si arrogavano i califfi ommiadi in Ispagna. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span>Tanto è vero che fu serbata memoria di questo tradimento di Lupo di Guascogna, -che se ne trova indizio anche nel famoso diploma pubblicato dai Benedettini -sotto il titolo di diploma d'Alone. «<i>Omnibus pejoribus pessimus, ac perfidissimus -supra omnes mortales, operibus et nomine Lupus, latro potius quam dux -dicendus</i>». Poi vi si ricorda, benchè vagamente, la presa di Roncisvalle. P. Bouquet -Gall. <i>Cristor. collect.</i>, t. VI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span>Nel passar da Roncisvalle, al mio ritorno dalla Spagna, m'informai di tutte le -tradizioni cavalleresche intorno ad Orlando ed a' suoi prodi compagni, e trovai -che ci sono ancora poche ruine d'una cappella, dove un tempo si vedevano alcune -iscrizioni e trenta avelli, ma evidentemente posteriori al fatto. Vi si leggevano i -nomi di Teoderico d'Ardennes, Rollo del Mas, Guido di Borgogna, Olivieri, Orlando. -Poco lunge da questa cappella giace la badia di Roncisvalle.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span>Qui l'autore riporta tutta la favolosa relazione di quest'avvenimento, attribuita -a Turpino, che noi tralasciamo, e perchè nessun fondamento vi può fare la storia, -e perchè noi abbiamo lo stesso racconto in parecchi dei nostri poemi cavallereschi, -e specialmente nel <i>Morgante maggiore</i> di Luigi Pulci, dov'è pur narrata la -fine di questo famoso paladino. Del resto ognun sa che l'arcivescovo Turpino mai -non iscrisse la <i>Vita Caroli Magni et Rolandi</i> attribuitegli. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span>Molti sono i manoscritti di questa canzone sparsi per le varie biblioteche di -Europa, e due ne possiede la Marciana di Venezia. Noi l'abbiamo pur tralasciata -per le ragioni addotte nella nota antecedente. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span>Il canto dei montanari baschi ci spiega i <i>fueros</i> di lacca circa le leve straordinarie -de' pastori, perchè la legislazione e le consuetudini si collegan fra loro. <i>De -appellitis ita statuimus; cum homines de villis vel qui stant in montanis cum -suis ganatis (</i>armenti<i>), audierint appellitum, omnes copiant arma et demissis -ganatis, sequantur appellitum. (Vedi Bianca, Comment. Hispania illustrata).</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span>A voler comporre la storia di Carlomagno è d'uopo visitare il Reno, l'Elba, -i Pirenei, l'Ebro, per indi ritornare ad Aquisgrana, a Ravenna, a Pavia ed a -Roncisvalle. Io per me ho salutato con istorica pietà grandissima tutte queste -stanze del grande imperatore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span>Il testo castigliano dice <i>cendal</i>, che significa stoffa sottilissima di seta, donde -forse il nostro zendado, se pur non è più probabile ancora che l'una e l'altra parola -vengano dalla comune origine provenzale. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span>Esso fu pure invocato nel 1814 al congresso di Vienna, contra il re di Sassonia, -fedele a Napoleone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span>Questa supposizione delle grandi conquiste di Carlomagno va sì oltre che nel -romanzo di <i>Girone</i> il <i>Cortese</i> e di <i>Meliadus</i>, gli si fa conquistar l'Inghilterra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span>I <i>pari</i> riconoscono la loro origine dal sistema feudale ordinato dai Capeti, che -chiamaron con questo nome i vassalli dipendenti dalla corona, i quali eran per -conseguenza <i>pari fra loro</i>. V. Mably, <i>Observations sur l'histoire de France</i>. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span>Non abbiamo opere speciali sui veri confini dell'Impero di Carlomagno. Il -D'Anville è ancora il più esatto d'ogni altro. Il De la Bruere scrisse anch'egli una -dissertazione, ma troppo arretrata e imperfettissima. <i>Parigi</i>, 1745.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span>L'Aquitania avea per frontiera la Bretagna e la Settimania.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span>Le città di cui più spesso parlin le croniche da questo confine sono Pamplona, -Saragozza, Huesca, Urgel, Erda, Barcellona, Tortosa e Tarragona.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span>Comprendea pure la parte che più specialmente indicavasi sotto il nome di -<i>marche britanniche</i> tra la Loira e la Sarta, e area per limite la Senna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span>Le cronache antiche additano Spoleti, Benevento, Salerno, Reggio, per altrettanti -feudi dipendenti delle terre di Carlomagno, se non direttamente almeno per -omaggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span>Il confin delle terre occupate dai Bavari parmi che allora fosse Ratisbona. -Carlomagno avea cavato una profonda fossa appiè degli alti monti della Boemia: -<i>Hic foxam duxit Carolus</i>. La Selva Nera facea parte della Turingia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span>I più settentrionali sono i Nortalbini al di là dell'Elba; gli Osfalii abitano -tra il Veser e l'Elba, e si trovano accennate Ferda e Brema; gli Angrivarii aveano -per confine il fiume Ems, e i Frisii orientali le foci del Reno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span>Non comprendo quivi le Isole di Corsica, di Sardegna, le Baleariche e la Sicilia, -che furono conquistate da Carlomagno, e quasi tosto occupate dai Saracini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span>Eginard: <i>De Vita Caroli magni</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span>I romanzi della cavalleria sono di tre specie: la prima tratta delle imprese -degli eroi de' Franchi; la seconda degli eroi bretoni, e la terza degli eroi gaulesi -o di Gaula. Infinito è il numero di tali romanzi e in verso e in prosa che l'Italia -possiede; poichè, come ognun sa, infiniti furon gli autori che per gran tempo -corsero dietro smaniosi a questo genere, appunto come oggidì si corre dietro al -genere dei romanzi storici, nè con diversa fortuna, pochissimi essendo nell'uno -e nell'altro genere gli ottimi, pochi i buoni, e tutto il resto marame di servili -imitatori e di guastamestieri. I primi romanzi nostri del genere cavalleresco sono, -s'io ben m'appongo: la <i>Guerra di Troja</i> di Guido Giudice, e il <i>Ciriffo galvaneo</i>, -e gli ultimi la <i>Marfisa bizzarra</i> di Carlo Gozzi, e il <i>Ricciardetto ammogliato</i> -del conte Luigi Tadini, giovine di straordinario ingegno, che morì sotto le ruine -d'un edificio crollato d'improvviso, dinanzi agli occhi della madre! Il Giraldi, il -Pigna ed altri autori italiani, trattarono ampiamente questa materia, ma non potremmo -additare miglior guida ai nostri lettori, dell'opera dottissima e accuratissima -del dottor Giulio Ferrario, col titolo: <i>Storia ed analisi degli antichi romanzi -di cavalleria, e dei poemi romanzeschi d'Italia</i> ecc., Milano, 1828. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span>Vedi la nostra nota appiè della pag. 161-162. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span>Francia, Inghilterra e Spagna si contendon da lungo tempo l'onore dell'invenzione -del romanzi cavallereschi; lasciamole disputere, e l'Italia si contenti -della gloria d'avere ridotto a forma quella mole incomposta, trattane una nuova -epopea, e dato al mondo l'<i>Orlando furioso</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span>A persuadersi della poca influenza esercitata dagli Arabi sul concetto dei maggiori -poemi francesi legger si può la <i>Battaglia di Poro</i> e le <i>Maraviglie dell'India</i>, -che è una delle discendenze dell'<i>Infanzia d'Alessandro</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span>L'Andres, nell'<i>Origine, progressi e stato attuale d'ogni letteratura</i>, attribuisce -agli Arabi anche l'invenzione del poemi romanzeschi; ma ognun sa l'eccessiva -tenerezza di quest'autore per quella nazione, ch'egli ha posto a maestra -della moderna civiltà in ogni cosa. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span>I Bollandisti pubblicaron la vita di san Guglielmo a dì 28 maggio, e il Mabillon -l'avea già prima inserita ne' suoi <i>Acta SS. Ordin. S. Benedict</i>. Questo critico -eccellente facea grandissima stima della leggenda e del suo autore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span>Luigi Pulci, autore del <i>Morgante Maggiore</i>, da noi già citato, ha pure un altro -poema sulla <i>Rotta di Roncisvalle</i>, ed altri romanzieri antichi trattaron fra noi -specialmente quest'argomento; su di che vedi la prelodata opera del Ferrario. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span>Nell'opera mia intorno a <i>Filippo Augusto</i> dissi già in qual modo venivano, -pe' castelli, recitati i poemi epici de' tempi de' Carolingi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span>Tutto indurrebbe a credere che questa dignità era inerente alla famiglia carolingica. -Io scartabellai, foglio per foglio, le tavole del diplomi del Breguigni, e -i volumi del padre Bouquet e del Pertz, senza trovarci più menzione dei prefetti -del palazzo; i nomi stessi delle dignità sono interamente cambiati. Dissimilissima -dalla prima è la seconda schiatta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span>Nel deposito degli archivi del regno ci ha pure un diploma originale di Carlomagno, -suggellato con un antico cammeo, che rappresenta la figura d'un Giove -de' bei tempi dell'arte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span>Papa Adriano fu il primo a formar il pensiero della fondazione d'un grande -impero. Adriano, l'amico e il confidente di Carlomagno era già morto, e lo stesso -Carlomagno gli fece l'epitafio in versi, nei quali esalta il suo tenero amico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span>È noto che Carlomagno era già venuto a Roma due volte per accordarsi co' -papi. Ei vi comparve in abito quasi imperiale: <i>longa tunica et clhamyda amictus -et calceamentis quoque romano more formatis</i>. Eginhard, C. 23. Era l'abito dei -patrizii.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span>Questo miracolo fu solennemente discusso a Roma, che poi n'ebbe a giudicar -l'autenticità. Precisa è a questo proposito la testimonianza d'Alcuino, a cui -Carlomagno scrisse poco men che nel termini da lui riferiti. Ma Teofane, lo storico -greco, vuole che i manigoldi rispettassero il papa. Teofane tuttavia scriveva a -Costantinopoli, con mente assai preoccupata contro la grandezza e podestà del papi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span>Questa descrizione, veramente poetica, forma il canto III del <i>poeta sassone</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span>Ei sembra certo che il popolo si prosternasse dinanzi a Carlomagno: <i>More -antiquorum principum</i>. Ei giunse in Roma, secondo il Muratori, a' 24 novembre -800.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span>Veggansi gli <i>Annali del Baronio e del Pagi</i> all'anno 800. È il documento -più accurato che consultar possa chi scrive la storia dei papi, chè il cardinal Baronio -fu un degli uomini più eruditi d'Italia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span>Tutti veder possono, nel palazzo di Laterano, il mosaico che rappresenta san -Pietro in atto di porgere a Carlomagno lo stendardo dalle sei rose e l'<i>orarium</i> -o stola a papa Leone. I dotti non son d'accordo tra loro quanto al sapere se -trattisi quivi del patriziato o del pallio imperiale. Ho udito il dotto bibliotecario -della Vaticana, sostener che alludesi all'impero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note213"> -<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>. </span>Carlomagno non è punto favorevole al governo amministrativo e militare dei -duchi (<i>duces</i>). Questa dignità gli pareva troppo potente, troppo independente; -feudalità era dessa, e non altrimenti amministrazione sommessa, ubbidiente quale -egli l'intendea con la sua teorica dei <i>Missi Dominici</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note214"> -<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>. </span>Lo spirito e l'indole vera di queste corti plenarie o assemblee del campo di -maggio, vogliono cercarsi nelle canzoni eroiche. Le più delle dissertazioni scritte nel -secolo decimottavo, sotto l'influenza dello spirito parlamentare, hanno troppo magnificata -l'importanza di queste adunate. Il signor Guizot, con quello squisito -giudicio suo, ben seppe guardarsi da siffatte esagerazioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note215"> -<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>. </span>Tale si è la solita forma dei capitolari. Troppo si è discusso intorno all'istituzione -dei parlamenti della seconda stirpe. Il Montesquieu, con tutte le sue -pregiudicate opinioni in questo proposito, è ancora il più forte di questi battagliatori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note216"> -<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>. </span>Il nuovo diritto della terza stirpe ha principio dagli editti di Filippo Augusto, -dalle Assise di Gerusalemme, e dalle istituzioni di san Luigi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note217"> -<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>. </span>Carlomagno consumò ventott'anni a costruirsi questo potere; quattordici -anni Augusto e non più che quattr'anni Napoleone dal consulato all'Impero; ma -l'edifizio suo crollò pure in men di dieci anni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note218"> -<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>. </span>Sull'esempio del Muratori e d'altri storici italiani noi seguiremo a chiamar -Lodovico, anzichè Luigi, questo re, che poi ebbe, per sua gran ventura, fra noi il -soprannome di <i>Pio</i>. Lodovico è anche più vicino all'origine teutonica del nome, -che suona: <i>soldato famoso</i>. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note219"> -<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>. </span>Notisi quest'altra somiglianza fra Carlomagno e Napoleone. Esso pure poneva -a fianco dei re suoi fratelli, uffiziali militari e civili che dipendevano da lui solo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note220"> -<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>. </span>Eginhard. <i>Annal ad ann.</i> 793. La <i>Cronica di San Dionigi</i> traduce costantemente -il nome del figliuol di Carlomagno, <i>Karolus</i>, in quel di Carlotto, che si trova -confermato in tutte le canzoni eroiche, le quali s'accordan tutte a rappresentar -costui come un giovine avventato, che fu più volte tratto d'impaccio dai pari -di Francia, poi finalmente ammazzato in una partita di scacchi da Uggero il Danese -o da Rinaldo di Montalbano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note221"> -<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>. </span>Io credo pur sempre che sia Minden e non Monden, come dice il signor Paris. -Deesi inoltre notare che questo punto estremo dell'Elba, dove Carlomagno portò -l'armi sue vittorioso, era pure un dei capiluoghi di dipartimento sotto Napoleone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note222"> -<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>. </span>È fuor di dubbio che i Sassoni erano mescolati cogli Scandinavi, nelle lunghe -correrie e piraterie di questi al nono secolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note223"> -<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>. </span>Le costiere dello Frisia furon assalite dagli Scandinavi nell'anno 810; la Neustria -solo a' tempi di Lodovico il Pio e particolarmente sotto Carlo II Calvo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note224"> -<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>. </span>Queste nozze miste andavano tra i Saracini e Visigoti moltiplicandosi; i figli -poi che nascevano da quest'unione della razza cristiana colla saracina, chiamavansi -moallad, di cui si fece mulato in ispagnuolo e mulatre in francese. (Mulazzo -in italiano.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note225"> -<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>. </span>Si vuol notare che tale a un dipresso fu l'ordinamento dato da Napoleone -alla Catalogna, quando riunì questa provincia all'impero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note226"> -<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>. </span>La presa di Barcellona seguì nell'anno 801, dopo ch'essa era rimasta ben -novant'anni in poter de' Saraceni. Le moschee furono quindi purificate e convertite -in chiese. Lodovico mandò a suo padre una parte del bottino fatto nella città -in corazze, elmi ornati di cimieri, cavalli superbamente bardati e altre siffatte -cose.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note227"> -<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>. </span><i>Astronom. De vita Ludov. Pii.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note228"> -<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>. </span><i>Astronom. De vita Ludovici</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note229"> -<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>. </span>Si vede che le cronache hanno scritto <i>chagan</i> per <i>kan</i> dei Tartari<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note230"> -<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>. </span>Anche il Giambullari fa, nella sua <i>Istoria dell'Europa</i>, menzione di questi cagani: ma ivi -par che sieno principi diversi dei <i>kan</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note231"> -<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>. </span>Già più addietro abbiano notato che nessuno crede oramai più all'autenticità -della <i>Cronaca di Turpino</i>. Aggiungeremo qui che il Ciampi, in una sua <i>dissertazione -critico filologica</i> intorno a questa cronaca, dove ha raccolto quanto fu -scritto in tale proposito, inclina a credere ch'ella sia opera dell'undecimo secolo -e forse di Goffredo, che fu priore del monastero di Sant'Andrea di Vienna in -Delfinato nel 1092. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note232"> -<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>. </span>Questa e l'altre citazioni originali che seguono, sono nella lingua antiquata -francese, ed io mi sono ingegnato di tradurre senza spogliarle per quanto mi fu -possibile, dell'antica semplicità loro. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note233"> -<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>. </span>È una imitazione della formola pontificia; <i>Servorum Dei servus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note234"> -<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>. </span>I manoscritti di San Germano riferiscono ogni frase di questa lettera, prima -in un linguaggio immaginario, poi in latino. Ecco questo linguaggio col suo preambolo: -<i>Sed sacræ Constantini imperatoris et epistolæ patriarchæ, una et eadem -est prope sententia. Imperatoris autem exemplar hoc est: Ayas Anna bonac sua -Caiibri milac Pholi Ansitan Bemuni segen Lamichel bercelin fade abraxion fatitatium. -Hoc est: Constantini,</i> ecc.<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a> Vuolsi notare altresì che la lettera del -patriarca e quella degl'imperatori, finiscono a disegno con tre o quattro frasi rimate, -che il cronista di San Dionigi non ha tradotte. Ecco la fin di quella dell'imperatore: -<i>Nil opus est ficto. — Domini quo visio dicto. — Ergo dicto tene -fundum. — Domini præcepta secundum.</i> Tu diresti che queste conclusioni in rima -erano di que' giorni fatte a tener luogo delle nostre epistolari formole finali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note235"> -<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>. </span>Così anche il nostro maggior poeta mise in bocca ai demonii e a Nembrote quelle parole -di sua fantasia, a cui poscia la semplicità di tanti commentatori è andata cercando le radici e -il significato nelle lingue forse più strane ancora di quelle che Dante al suo proposito si foggiava. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note236"> -<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>. </span><i>Trestous</i> dice il testo. Tutta quest'antica lingua francese accostasi, più assai -della moderna, all'italiana, e nell'indole delle voci e nell'ortografia, tanto che -ne appar chiarissimamente l'origine comune e ad un parto delle due favelle. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note237"> -<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>. </span>In alcune provincie la via lattea chiamasi ancora <i>la strada di sant'Jacopo</i>, -tanto son forti le tradizioni carlinghe.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note238"> -<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>. </span>Lungo tempo s'è conservata nel tesoro del nostri re questa lancia, con la -quale, fu detto, aver Carlomagno scandagliato il mare.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note239"> -<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>. </span>Che idolo era questo? Forse il falso Turpino ha confuso la guerra di Spagna -con quella di Sassonia, però che quest'idolo accostasi a quello d'Irminsol.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note240"> -<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>. </span>Qui l'autore riporta il discorso fra Carlomagno e Agolante, togliendolo dall'antica -cronaca; lo abbiamo lasciato a risparmiar noia ai nostri lettori. Meglio -è legger nell'Ariosto le parlate fra Carlomagno e Agramante. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note241"> -<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>. </span>Si vede che l'Ariosto ha preso il suo Ferraù da Turpino; <i>Il buon Turpino</i>, -com'egli dice. La cronaca latina il chiama <i>Ferracutus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note242"> -<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>. </span>Questi <i>benefizi</i> o <i>fischi</i>, come li chiamavano, furon doni di terre, fin dai primi -Merovei, conceduti ai leudi, per acquistarseli; ma non si vuol confonderli co' -feudi, perchè non erano ereditarii, anzi neppur vitalizii, e i re li davano e ripigliavano -a voglia loro, come si può vedere nello opera del Dubos e del Mably. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note243"> -<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>. </span>Quanto alle cagioni di questo sì facil soggiogamento della nazione longobarda -veggansi gli annali d'Italia del Muratori, all'anno 771, dove sono tutte, meglio -che qui, ponderatamente riferite. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note244"> -<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>. </span>Questa osservazione, con perdono dell'autore, non è punto nuova, una anzi -comunissima nella storia moderna, la quale ha cercato di stabilire nel papato la -rappresentanza del principio popolare, che fu poi lungamente combattuto tra le -sette dei Guelfi e del Ghibellini. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note245"> -<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>. </span>Voce spagnuola che significa montagne. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 1/2 ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg™ -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg™ electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg™ electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the person -or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.B. “Project Gutenberg” is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg™ electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg™ electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg™ -electronic works. See paragraph 1.E below. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation (“the -Foundation” or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg™ electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg™ mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg™ -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg™ name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg™ License when -you share it without charge with others. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</div> - -</body> -</html> diff --git a/old/64551-h/images/cover.jpg b/old/64551-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 672073d..0000000 --- a/old/64551-h/images/cover.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/64551-h/images/ill-ritratto.jpg b/old/64551-h/images/ill-ritratto.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index a24250b..0000000 --- a/old/64551-h/images/ill-ritratto.jpg +++ /dev/null |
