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-The Project Gutenberg eBook of Storia di Carlomagno vol. 1/2, by Jean
-Baptiste Capefigue
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Storia di Carlomagno vol. 1/2
-
-Author: Jean Baptiste Capefigue
-
-Translator: Luigi Toccagni
-
-Release Date: February 14, 2021 [eBook #64551]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 1/2 ***
-
- [Illustrazione: CARLOMAGNO]
-
- STORIA
- DI
- CARLOMAGNO
-
-
- DEL
- SIGNOR CAPEFIGUE
-
-
- FATTA ITALIANA
- DA
- LUIGI TOCCAGNI
-
- CON NOTE DELL'AUTORE E DEL TRADUTTORE
-
- VOLUME PRIMO
-
-
-
- MILANO
- PRESSO GIUSEPPE REINA LIBRAIO-EDITORE
- 1842.
-
-
-
-
- TIP. GUGLIELMINI E REDAELLI.
-
-
-
-
-LETTERA
-
-INTORNO AL GOVERNO E ALL'AMMINISTRAZIONE DI CARLOMAGNO.
-
-
-Gli annali dei popoli presentano, a rari intervalli di tempo,
-certi uomini più che tutt'altri famosi, i quali in sè, a così
-dire, compendiano la civiltà d'un secolo intero, e lasciano, al
-loro inabissarsi nei tempi, una lunghissima catena di memorie,
-d'instituzioni e di gloria. Tal fu Carlomagno. Se non che la società
-dell'ottavo e del nono secolo ancor non era foggiata alle forme
-generali d'una regolata amministrazione, ed indarno il figlio di
-Pipino, capo degli Austrasii, innalzarla volle fino alla sua propria
-altezza, e fondar un impero commisurato alla vasta sua mente, chè
-la società ricusò di camminar sì veloce, e di secondare lo smisurato
-intendimento suo.
-
-L'impero d'Occidente, straordinaria creazione, fuor delle consuetudini
-così dei Franchi come dei Germani, rimase non più che un accozzamento
-di popoli, posti insieme così ad un tratto dalla conquista, ond'è
-ch'esso cadde insiem con la testa possente che lo avea fondato. Colà
-dove Carlomagno avea stabilita l'unità sorse la dissoluzione: l'impero
-d'Occidente, nato d'un colpo, d'un colpo anche crollò: portentoso
-parto d'un sol uomo, che seco ne portò il segreto nel sepolcro suo
-d'Aquisgrana.
-
-L'impero di Carlomagno è come a dire un ponte sterminato e luminoso
-gittato fra due epoche barbare. Le sorti del periodo merovingico
-già erano al tutto compiute, e appena è che se ne trovi qualche
-menzione nelle leggi e negli atti de' Carolingi; ma quando avverrà
-che la storia si sollevi a una certa altezza rispetto a' tempi dei
-Merovei, ella si applicherà più che altro ad un sol punto che spiega e
-amplifica que' tempi antichi, e troverà che non vi fu cosa più vasta,
-nè più atta ad incivilire dell'opera dei vescovi dal secolo quinto
-all'ottavo. In mezzo a quelle sanguinose guerre fra i Barbari, che
-straziano il cuore, e in cui vedi il perpetuo conflitto delle orde
-selvagge che si contrastavan fra loro il bottino, in mezzo a quella
-pittura di passioni e di odii fra tribù e tribù, coll'istinto e la
-ferocità loro natia, vedi apparire i vescovi, que' grandi municipali
-dell'epoca merovingica, i quali diventan come i guardiani, i protettori
-delle città e delle popolazioni. Che mirabili storie non son quelle
-infatti di Martino di Tours, di Maclovio che incivilì la Bretagna, di
-Fortunato, dell'un santo Germano d'Auxerre e dell'altro, d'Onorato di
-Marsiglia, di Remigio di Reims, di Cesario d'Arli, di Vasto d'Arras,
-di Gregorio, pure di Tours, e di tanti altri di splendida memoria, che
-si consacrarono alla difesa della città gallica![1] Dir potrebbesi
-giustamente che la prima razza è dominata da due grandi fatti
-cristiani: la costituzione dell'episcopato e la vasta fondazione di san
-Benedetto; e finchè non sia chi, scrivendo intorno a questa istoria, si
-ponga a considerarla da questo largo prospetto, non verrà mai fatto ad
-alcuno di comprendere e descrivere l'indole vera della prima schiatta.
-La _Gallia christiana_ è la più grande spiegazione che aver si possa
-dei quattro secoli franchi.
-
-All'altro estremo del periodo carolingico, è il principio della
-terza schiatta, la quale non ha maggior somiglianza che la prima, con
-l'opera concetta da Carlomagno. Il decimo secolo vede l'origine della
-feudalità, svolgimento essa di quel sistema, che rappicca le une con
-le altre terre in una lunga gerarchia: l'allodio, il feudo sovrano, il
-feudo dipendente; onde avviene un compiuto mutamento nello stato delle
-persone e delle sostanze. Le instituzioni carolingiche non lasciarono
-dopo di sè vestigio alcuno; nuovi doveri s'impongono; i beneficii
-e, quasi direi, gli allodii e le proprietà libere si dileguano; la
-romana idea del fisco, il sistema penale dei componimenti fra le parti
-vengono meno, ed appena è che a quando a quando s'incontrino. Son cose
-dai tempi carolingi disparatissime; mille strani censi e livelli si
-stabiliscono; la servitù divien generale: tutto legasi e concatenasi,
-le città, con le pratiche d'uomo ad uomo, di feudo a feudo, pigliano
-altra sembianza, le instituzioni altro aspetto, talchè i capitolari
-stessi son caduti in piena dimenticanza.
-
-Qual è dunque l'epoca carolingica, quale il suo spirito, quale l'indole
-sua? L'impero di Carlomagno è l'effetto d'uno straordinario sforzo
-diretto da un genio potente. Il signor feudale austriasiaco toglie un
-poco dalle mani di tutti; egli dà ordine e centro ad una moltitudine
-d'instituzioni merovingiche, imprime al suo potere un carattere di
-energia che signoreggiar gli fa i fatti del suo tempo; alla guisa che
-sogliono tutti gli uomini di mente sovrana, ei toglie a tutti le loro
-idee, le loro istituzioni: a Roma, alla Chiesa, ai Merovingi, alle
-memorie stesse della Germania, e le accomoda e taglia a suo modo; e
-così facendo egli crea men ch'altri non crede, però che lo spirito
-della società non cangiasi così dall'oggi al dimani; ma la cosa
-in che più ei vuole essere ammirato, si è quel lasciar ch'egli fa,
-nell'immenso suo edificio, ad ogni popolo la sua forma, il costume suo
-particolare. Egli sotto la sua mano congiunge i Franchi della Neustria
-con quei dell'Austrasia, ed anzichè por la mano entro i prischi loro
-costumi, lacerar le leggi loro, sovvertir le antiche loro istituzioni,
-appena tocca con qualche modificazione la legge salica e la ripária,
-la rinvigorisce anzi co' suoi proprii capitolari. Non sì tosto egli
-ha conquistata la Lombardia, e s'è posta in capo la corona di ferro,
-eccolo confermar la legge dei Longobardi; lascia ai Bavari, agli
-Alemanni, ai Visigoti le leggi loro; poco o niun fastidio si prende
-delle private consuetudini o delle civili costumanze di questi o di
-quelli; solo egli ad essi impone le leggi generali del suo governo e
-della sua politica, in ciò imitando intieramente i Romani. Tu diresti
-che il potente genio suo ha indovinato i costumi esser la cosa a cui
-sono più affezionate le nazioni anche vinte e avvilite; si può cangiar
-di signoria pur senza avvedersene, ma la casa è tutto: lasciate stare
-gli Dei Lari, se non volete sollevare i popoli. Così fece Carlomagno
-nella sua larga costituzione, ei sottomise bensì le nazioni ad alcune
-forme particolari de' suoi capitolari, ma lasciò ad esse il pieno
-godimento dei loro diritti civili.
-
-Non v'ebbe mai personaggio storico, che lasciasse orme e memorie più
-profonde di quelle che lasciò Carlomagno. Nel rovistar le antiche
-croniche, tu il trovi ad ogni foglio; nelle leggende, nelle canzoni,
-nelle pergamene, entro i diplomi[2], grande qua, colà santo. Se tu
-scorri le rive del Reno, le antiche città d'Aquisgrana, di Colonia,
-di Magonza, le ampie foreste della Turingia e della Vesfalia, in ogni
-luogo trovi l'orma de' suoi passi, de' suoi monumenti, delle sue leggi.
-Tu vedi sulle pubbliche piazze la statua di quel grande, con la sua
-buona spada _Gioiosa_ alla mano, e coll'imperial suo diadema in fronte.
-Se visiti le città della Lombardia, Monza, Pavia e Ravenna, quivi
-lo trovi in sembianza di re dalla corona di ferro; le ruine de' suoi
-monumenti appena si discernono dai rottami dell'impero romano[3]: e
-le pietre delle sue basiliche si frammischiano alle pietre dei grandi
-circhi eretti dai consoli e dai Cesari. Ai Pirenei si vanno perpetuando
-altre tradizioni. Carlomagno v'ha lasciato vestigia per ogni dove: le
-valli rispondono al nome di Roncisvalle; i mulattieri ripetono ancor
-quelle gesta nelle loro canzoni, e i lamenti di donna Alda, _la esposa
-de don Roland_, e gli inni guerrieri dei Baschi ripetono come le ossa
-biancheggianti degli uomini del Norte, son venute a rallegrar l'aquila
-di quegli altissimi gioghi.
-
-Quando uno s'accinge a determinare alcun po' queste tradizioni e ad
-ordinar questi fatti, egli è compreso da due caratteri essenziali
-che forman come due periodi distinti: 1.º l'epoca conquistatrice; 2.º
-l'epoca ordinatrice. Carlomagno passa una buona metà della sua vita a
-conquistar terre e allargare il suo dominio; nè in ciò egli altro fa
-che ubbidire allo spirito ardimentoso ed avventuroso della nazione de'
-Franchi, ed alla propria sua bellicosa natura. Egli è qual furono gli
-antecessori suoi, Pipino d'Eristal, e Carlo Martello d'Austrasia; si fa
-guida della gente da guerra e conquista.
-
-La sua guerra di Lombardia, la rapida sua soggiogazione del Milanese,
-la sua calata in quel paese pei due passi dell'Alpi, fan supporre in
-lui un sommo accorgimento strategico, attinto senza dubbio questo pur
-dai Romani; trentatrè anni di guerra da lui governata contro i Sassoni
-bastano a dimostrar come continuo fosse il bisogno di stare col piè sul
-collo a que' popoli, e di conquistarli. L'invasione della Spagna, per
-la via della Navarra e della Catalogna fu il frutto di sagaci disegni,
-laddove il disastro di Roncisvalle venne da una sorpresa che niun
-capitano del mondo avrebbe potuto evitar per certo nè antivedere.
-
-Questo periodo adunque della conquista, ch'ebbe a durar bene
-quarantatrè anni, fu costantemente fortunato; Carlomagno ebbe a
-combattere contro quasi tutte le popolazioni dell'Europa, e dappertutto
-trionfò, e le sottomise alle sue leggi. Gli eserciti superarono monti
-altissimi, varcarono larghissime fiumane; li vedi nella Frisia, in
-Sassonia, in Pannonia, e vincer gli uni dopo gli altri i Longobardi,
-i Saraceni, i Greci. Or, da che riconosceva egli mai una sì costante
-supremità militare? In così lunga serie di guerre, ben facil sarebbe
-spiegar l'abituatezza delle vittorie, avvicendate con alcune sconfitte;
-ma quando la vittoria è continua, non si vuol egli attribuirne la causa
-a condizioni eccezionali? Carlomagno fu un gran capitano, questa è cosa
-incontrastabile: egli accoppiava una forza gigantea di corpo ad una
-infaticabile attività; i suoi disegni furono per lo più fortunati, e
-sagacemente ordinati; ma questi meriti sarebbero pur nondimeno stati
-insufficienti all'uopo, s'ei non avesse saputo adunar sotto la sua mano
-strumenti degni di sè, e soccorrere al natural valore dei Franchi con
-potentissimi mezzi di guerra.
-
-I Franchi aveano, anche sotto i Merovingi, conservato una
-incontrastabile militar preminenza, ma s'erano logorati, versando
-fiumi di sangue nelle guerre civili. Il merito di Carlomagno fu di far
-tacere quegli odii intestini, e di raccor sotto la medesima insegna
-tutte le forze di quelle diverse barbare nazioni. Onde, se ancor ci
-furono Goti e Borgognoni e Franchi, distinti per costumi e per leggi,
-più non v'ebbe che un popolo in campo; Carlomagno tutti gli strinse a'
-suoi disegni, e tutti li fece ugualmente servire alla sua conquista:
-e si affratellaron, per così dire, sotto la tenda, e la guerra civile
-fu spenta nella vittoria. Ordinator vigoroso, com'ei fu, delle servitù
-militari, ei seppe altresì cogli atti suoi, colle sue leggi, co'
-suoi capitolari, regolarle con inesorabile severità; i possessori
-dei beneficii e degli allodii dovettero irremissibilmente porsi in
-campo alla chiamata del feudatario sovrano; l'imperatore prescriveva
-le armi da guerra, i carri, il numero dei cavalli da battaglia, che
-dovevano seguirlo alla guerra; egli avea pure i suoi legionarii, i
-suoi veterani, la rigorosa sua disciplina; l'armature rassomigliavano
-anch'esse a quelle dei Romani, e l'ordinamento delle schiere de' suoi
-feudi foggiavasi sulle coorti e sulle legioni romane.
-
-Alle quali cagioni di superiorità, venivasi ad aggiungere l'inferiorità
-relativa delle popolazioni ch'egli avea da combattere. Gli effeminati
-Aquitani ed i Goti poterono essi mai tener fronte ai figli dell'antiche
-foreste della Germania, armati della lor chiaverina? Quand'ei calò
-addosso ai Longobardi, questi erano omai spossati, e crollante era
-già il loro impero, poche vittorie bastaron quindi a farlo al tutto
-cadere. Più vigorosa fu la difesa dei Sassoni, ma Carlomagno seppe
-con l'usata scaltrezza sua assalirli dalla parte più debole: questi
-popoli primitivi si distruggevan l'un l'altro con la guerra civile,
-e formavano come una repubblica militare, in armi sempre; or che fece
-Carlomagno? divise i capi, smembrò le tribù, e dopo trentatrè anni di
-fatica venne a capo dell'opera sua. Allorchè poi mosse in Spagna fino
-all'Ebro, altro più non ebbe incontro a sè che la snervata civiltà dei
-Saracini, chè già passato era per quei popoli il tempo delle conquiste
-e delle invasioni.
-
-In mezzo a questi atti di sovranità, una cosa sopra tutte segnalò
-Carlomagno, e fu l'ordinamento della conquista, con l'unità di cui
-volle improntar le sue leggi, le comunicazioni per ambascerie che
-egli crear seppe con Costantinopoli e colla Siria, cogli imperatori
-bisantini e coi califfi; quel gran codice di leggi ch'egli impor seppe,
-la vasta creazione dei _missi dominici_, grande e forte instituzione,
-che, col dare un voto comune alla podestà centrale, rendea presente
-in ogni luogo l'autorità dell'imperatore. Questo è principalmente il
-merito che pose Carlomagno in cima agli ordinarii conquistatori dei
-popoli; egli ordinava, disciplinava e governava nell'atto che aggiungea
-nuove terre all'impero suo: egli fondò, solo assunto questo in cui si
-faccia manifesto il genio del conquistatore.
-
-Noi possiamo valutare di netto, e senza lasciarci traviar dallo spirito
-troppo assoluto di teoria, il sistema tanto amministrativo quanto
-politico di Carlomagno. Dividesi esso in due parti principali, dalla
-troppo frequente confusione delle quali ebbero appunto a risultar
-di gravissimi errori. I capitolari comprendono il governo pubblico
-della società e l'amministrazione dei beni privati dell'imperatore,
-ed è mestieri di costantemente separar l'una dall'altra chi giunger
-voglia alla giusta valutazione dei diplomi e dei capitolari.
-L'amministrazion generale poggia innanzi tratto sul sistema permanente
-dei conti, i quali Carlomagno ebbe a trovar già istituiti, nè sono
-altrimenti un'invenzione della sua mente, ma sì una instituzione quasi
-merovingica, e più anticamente romana; solo il possente imperatore diè
-a quelli forma regolare, compiuta, e assegnò loro distretti meglio
-determinati; egli assister li fa dai proprietarii eletti, e questo
-è il concetto sassone del governo rappresentativo. Nulla v'ha qui di
-distinto, ma tutto si collega per concorrere al medesimo fine: il conte
-amministra, giudica e riscuote l'entrate del regio patrimonio; egli è
-il ministro principale intorno al quale s'aggruppano gli assessori, i
-giurati, tutti quelli che gli debbono dar mano nell'amministrazione e
-nella giustizia.
-
-Ma instituzione effettivamente e veramente carolingica, si è
-l'ordinamento dei _missi dominici_. Un dotto d'ingegno e di sapere[4]
-sostiene che i _missi dominici_ erano già ai tempi della prima schiatta
-da cui li tolse Carlomagno. Niuno pone in dubbio che non vi fossero
-tracce a que' tempi di questa istituzione, nè punto era nuovo il
-trovato di questa delegazione di straordinari inviati a soprintendere
-all'amministrazione; esso era anzi antico al par di Roma repubblicana
-e imperiale. E i papi non aveano anch'essi i loro legati? E' potè
-avvenir dunque che si trovasse anche sotto i Merovingi qualche
-esempio di delegati o inviati col carico d'esaminar l'amministrazione
-dei distretti; ma l'instituzione permanente e ampliata dai _missi
-dominici_[5] appartiene unicamente a Carlomagno; ei solo concepì il
-forte pensiero di ridurre ad un sol centro la podestà sopravveduta dai
-_missi dominici_; chè ad immaginare una sì mirabil forma d'inspezione
-era bisogno d'uno sterminato impero, qual fu appunto quello di
-Carlomagno. Per solito questi commessarii erano due, un conte ed un
-vescovo; talvolta quattro ancora, se di maggior rilievo era il mandato.
-Pur valido concorso questo di vigilanza e di forma!
-
-L'amministrazione particolare dei beni o del patrimonio dell'imperatore
-non avea nulla a che far col governo generale della società, ma
-ben ci era per essa un'interna e particolare azienda; i capitolari
-fan menzione d'una serie di uffiziali d'ordine subalterno, i quali
-attendevano a reggere i vasti e ben coltivati poderi, che componevan
-le sole rendite dei Carolingi, e questi ufficiali sono ordinariamente
-chiamati col nome di _judices_; ordinati com'essi erano nei gradi
-subalterni, amministravano le ragioni fiscali del dominio, e
-giudicavano le liti fra gli uomini dell'imperatore. A quel tempo,
-nulla v'è di distinto negli uffizii; amministrare e giudicare son
-cose insiem confuse, e questa giurisdizion domestica va tant'oltre,
-che l'imperatrice medesima presiede un tribunale, il cui distretto
-giurisdizionale è tutto di pertinenza di lei, e questo tribunale
-sentenziar dee sopra certi ordini di persone.
-
-Di questo modo ci ha in cotesta carolingica costituzione alcun che
-di grandioso insieme e di misero; il pensamento è attivo ed operoso,
-si vede che Carlomagno vuol porre in uso tutti gli ordigni per far
-camminare innanzi la generazione ch'egli ha d'intorno a sè; si rivolge
-continuamente verso Roma e Bisanzio; piglia da loro la scienza e le
-arti. E dove va egli a prendere i primi elementi della sua letteratura?
-Quali son gli uomini ch'ei chiama vicino a sè per illuminare i popoli,
-e schiuder gl'intelletti? I papi gli confidano le decretali ed i
-canoni, sorgenti del morale incivilimento; Costantinopoli gl'invia il
-codice teodosiano; ai califfi egli va debitore dei primi orologi; agli
-artefici romani e lombardi degli organi che vengono a sposarsi con
-la voce dei cantori nelle cattedrali. Quella specie d'areopago ch'ei
-raccoglie a sè intorno: Alcuino, Teodolfo, Leidrado, Paolo, Varnefrido,
-non son forse tutti chiamati a dar forte impulso agli studi? Ei
-gl'incuora, egli studia continuamente con loro, svegliato sì di mente,
-e sì attivo di corpo, che tu lo vedi a un tratto sull'Elba, sul Reno,
-a' Pirenei, a Roma, a Saragozza, ad Aquisgrana, consumar le sue vigilie
-in far trascrivere manoscritti, e riformar la scrittura; ei fa imitare
-que' bei caratteri greci e romani, e li sostituisce alle lettere
-gotiche e sassoni; vuol che leggasi Omero e Virgilio; diffonde le
-Sacre Scritture. Tutto va sotto di lui riformandosi: il registro delle
-leggi, le formole degli atti della sua cancelleria; nulla sfugge a quel
-solerte intelletto.
-
-In mezzo a quest'opera d'incivilimento Carlomagno non lascia nè per un
-solo istante l'indole sua germanica, e resta qual desso è; s'ei toglie
-da Roma qualche idea, pure ei sempre si piace nelle consuetudini della
-patria; passa sua vita sulle rive del Reno, della Mosa, nella Svevia
-e nella Turingia; se ne resta col tipo delle sue foreste, e colla
-selvaggia grandezza dell'origine sua. Protegge le lettere, ed ei si
-rimane poco men che illetterato; studia le leggi romane, e promulga
-barbari codici; fa quant'ei può per dispiccarsi dalla natura sua, ma
-questa continuo ritorna; simile al fiero corridor della selva, invano
-la civiltà vorrebbe mettergli un freno, che egli s'impenna, e spezza
-d'un salto tutti i nodi per tornare alle selvagge sue lande.
-
-L'opera di Carlomagno fu grande sì, ma non si dee darne merito a lui
-solo, chè non sarebbe giustizia; la schiatta carolingica ci offre
-una serie di menti alte e robuste. Tre uomini segnalati ebb'ella, che
-si tennero dietro l'un dopo l'altro, e furono: Carlo Martello, mero
-condottier di guerra, che nulla ordina, nulla prepara per l'avvenire;
-ha suoi soldati, e li conduce a rintuzzar la nemica invasione, e come
-tosto i Saracini son vinti nelle pianure di Poitiers, ei distribuisce
-le terre, anche ecclesiastiche, a tutti coloro che lo accompagnarono
-al campo. È cosa naturale, egli non pensa al dopo, nè quindi punto si
-cura di fondare un governo. Ben più accorto è Pipino; egli non ha nè le
-forme robuste, nè la statura gigantesca dell'altro; ma se quest'ultimo,
-violenta natura d'uomo, offende il clero, s'impadronisce dei beni
-della Chiesa, se la sua conquista passa come un torrente, Pipino
-all'incontro, che vuol fondare una dinastia, sente che la Chiesa è il
-fondamento di ogni ordine politico, ch'ei non può ottener la corona, se
-non amicandosi il clero, sente che per abbatter la domestica devozione
-dei Franchi pe' Merovingi gli è di bisogno far lega col papa, onde le
-pratiche sue con Roma e la protezione da lui conceduta ai pontefici.
-
-Carlomagno ha ben compresa una tal politica, e la va seguitando;
-re così come imperatore, non cessa egli mai di tenersi in perfetto
-accordo coi papi, e trova in buon punto due grandi pontefici fatti a
-secondarlo: Adriano, espressione del romano patriziato, e Leone destro
-politico, che concerta con Carlomagno la ricostituzione dell'impero
-d'Occidente, il quale vien eretto contro la dominazione greca in uno
-e saracina; ed è una spada che san Pietro mette in mano a Carlomagno,
-perch'ei difenda la nazione italica minacciata dagl'infedeli d'Africa e
-di Spagna e dagli imperatori di Bisanzio.
-
-Spesso s'è misurata la grandezza di Carlomagno, nè v'ha forse storico,
-il quale non abbia gittata qualche frase su questo ampio regno; di
-speciosissime sentenze si sciorinarono a caratterizzar la politica
-di quel regnante. Alcuni l'innalzarono a cielo, e per ver dire,
-chi non conosce e saluta questa mente sublime? Altri all'incontro
-lo posero intieramente in basso a profitto di Lodovico il Pio, cui
-rappresentarono, io stimo, come il Cristo, il martire di quell'età;
-a udir costoro, l'imperator Carlomagno è poco men che un cerretano,
-un cattivo fabbricator di leggi; le sue conquiste sono cose da nulla,
-meno ancor sono i suoi capitolari, e le generazioni del medievo si sono
-ingannate nel conservar ch'esse fecero un'antica e grandiosa impronta
-di quell'imperatore.
-
-Io per me non ho questo coraggio di sistema; nè mi piace, dopo dieci
-secoli, costituirmi giudice meglio informato dei contemporanei; io
-preferisco, per me, venti righe di Eginardo a tutti i simbolismi
-moderni. Nella storia io amo i fatti, e gli inventario e gli ordino;
-e pongo tutta la suppellettile d'un'età innanzi ai lettori che
-possono darle il valor suo così bene come gliel do io stesso, e mi fo
-tenerissimo custode dei tesori del tempo antico, del sedile di pietra
-su cui è assiso Carlomagno, della longobardica corona di ferro, di
-quelle polverose pergamene conservate attraverso dei secoli, di que'
-suggelli di cera gialla improntati di antichi cammei e d'effigie di re
-e imperatori, col capo pressochè tutto raso, e con la barba crespa;
-e novero i rarissimi danari d'argento, e quelle colossali figure da
-scacchiere, che gli son date dalla tradizione per un presente del
-califfo Arun-al-Raschild[6]. O degni e buoni canonici di Aquisgrana,
-mostratemi una volta ancora que' benedetti reliquiarii e tesori di
-Carlomagno, l'ampia sua mano, e lo smisurato suo cranio incastonato
-d'oro: fossero anche pie menzogne, io le preferirei non pertanto alle
-più belle teoriche dell'arte. Chi aver potrebbe tanta temerità da
-evocar le ossa di Carlomagno per dir loro: «O imperatore, tu altro non
-sei che un cerretano.» E tuttavia vi fu chi lo disse!
-
-Lo studio indispensabile che far si convenne per ben determinare il
-periodo carolingico quello fu di sceverarlo da quei della prima e
-della terza schiatta, però che la confusione di questi tre periodi
-era sorgente di molti errori. Io so bene che nella storia i tempi
-si seguono e si succedono; che nulla v'ha in essa mai d'interamente
-isolato, che il passato si confonde nel presente e il presente
-nell'avvenire, che una misteriosa catena congiunge con l'une le altre
-generazioni, ma pure, il ridico, il periodo di Carlomagno è un qual
-che di appartato. Ond'è che quando altri spiegar volle il sistema
-merovingico coi capitolari, e i capitolari con la feudalità, s'inoltrò
-per un ginepraio. Lo studio de' capitolari è da sè solo un'opera
-delle più faticose, e l'attenta disamina dell'ampia compilazione che
-dobbiamo alle cure di Benedetto, diacono di Magonza[7], ben dovette dar
-a conoscere altrui più d'un fatto importante; se non che erano tempi
-che si compilava senza metodo, senza critica, e il buon diacono ebbe a
-framezzar, copiandoli, frammenti del codice teodosiano, e interi titoli
-dei Concilii ai Capitolari. Gli eruditi anche più sicuri e sodi, qual,
-per citarne uno, sarebbe il Baluze, non poterono andare esenti da simil
-confusione, donde venne che alcune instituzioni romane furon prese per
-creazioni di Carlomagno. Certo è che il grande imperatore molto tolse
-da Roma, e avea conoscenza del codice teodosiano, e certo è ancora
-che i papi gli avean fatto dono delle decretali, ma pur mostrerebbe di
-mal conoscere la particolar sua legislazione chi vi comprendesse tutto
-che da Benedetto fu attinto nelle decretali e nei codici teodosiano e
-giustinianeo.
-
-I capitolari vogliono essere chiariti col riscontro delle carte
-antiche e dei diplomi, col _Codex carolinus_ (codice carolino), di cui
-conservasi a Vienna il testo originale, e con alcuni sparsi avanzi
-delle leggi barbare. Questi capitolari son venuti ad uno ad uno, e
-quindi la raccolta venne compiendosi in lungo spazio di tempo, e si
-fecero nuove scoperte fino all'ultimo secolo. Aveano i Benedettini
-trovato un modo di scientifico pellegrinaggio che venne ad ampliar
-sempre più l'ampia loro raccolta; degni questuanti della scienza eran
-essi, che se ne andavan con la tonaca indosso di san Benedetto da
-biblioteca in biblioteca, a Montecassino, a Roma, nel settentrione,
-nel Belgio, a Vienna, non altro che per fare incetta degli sparsi
-frammenti dei nostri tempi storici. Il padre Martene e il padre
-Durand fraternamente si unirono nei loro pellegrinaggi in Italia e in
-Germania, e il padre Mabillon viaggiò per dieci anni a raccogliere
-l'_Analecta_, curiosissimi documenti che servirono di elemento ai
-nostri annali. Essi trovavano sparsi qua e là, capitolari, patenti,
-diplomi, cartolari; li ragunavano, e ne facean presente alla nostra
-Francia, alla nostra Francia cristiana allora e credente[8].
-
-Ed io pure amo questi viaggi di erudizione e di studio; chè le
-impressioni dei luoghi ti si scolpiscono profondamente nell'animo, e
-tutti questi fatti e queste epopee del medio evo si schierano dinanzi
-agli occhi tuoi col corteo dei secoli andati. Argomento di schietta
-gioia è per l'erudito il ritrovamento di qualche documento della storia
-nostra, e niun sa come gli batta il cuore alla vista di un diploma
-che rettifichi un fatto innanzi falsamente riferito; tutte sono allora
-ricompensate le cure sue, e talvolta dalla polvere di un cartolaro esce
-bello ed intero un sistema.
-
-Varii sono gli elementi che compongon quest'opera, ma la cronaca
-n'è per sempre la base: Eginardo cioè, il monaco di San Gallo, e
-le croniche di San Dionigi in Francia, tutte raccolte nel quinto
-volume dei Benedettini, che il Pertz[9], quel gran ricoglitore della
-Germania, ci diede in testi più purgati ed esatti che prima non
-erano. Di costante amor patrio diè prova questo dotto Tedesco, nel
-dedicar così la sua vita al solo assunto di cercare tutti i monumenti
-che si riferiscono agli eroi della Germania: e però che Carlomagno è
-tutto germanico anch'esso, è un Austrasio che ha caro di vivere sulle
-rive del Reno, nelle foreste delle Ardenne, nei regali poderi della
-Mosella, e nelle badie di Fulda e di San Gallo, il Pertz si diè cura
-di restituire alla Germania l'antico suo imperatore, sdebitandosi con
-giudiziosa perspicacia di questo carico suo.
-
-Troppo facil sarebbe, ed anche in generale, mal chiara l'opera
-dell'erudizione, dove avesse solo a guida le cronache, però che in
-fatti le più di esse sono foggiate alla medesima stampa, e derivando
-dalla medesima fonte monastica, hanno naturalmente sui fatti uno stesso
-concetto. Egli è uopo dunque spiegarle con documenti, ardirei così dir,
-più ufficiali. Il regno di Carlomagno non consta già solo d'avvenimenti
-interni, nè tutto si consuma in militari spedizioni o in atti di
-palazzo; chè quel gran feudatario germanico ebbe pratiche coi papi
-e cogli imperatori di Costantinopoli, e ci restan frammenti del suo
-carteggio diplomatico e lettere che ci posson dar ad intendere il senso
-esatto di moltissimi avvenimenti politici; e questi elementi volevan
-pure essere raccolti e ordinati. Quest'essa è l'epoca pontificia. E'
-sono i vescovi quelli che danno l'impulso all'incivilimento sotto i
-Merovei, e al tempo di Carlomagno sono Adriano e Leone papi, quelli
-che con essolui concorrono a cacciare innanzi le idee della podestà
-e dell'ingegno; quindi egli è agevole comprendere tutta l'importanza
-del carteggio pontificio, chè non trattasi già solo dei racconti d'una
-cronaca, o delle dicerie, con maggiore o minor esattezza riferite da
-un povero frate, ma sono atti usciti dai medesimi grandi operatori
-degli avvenimenti. Rare sono le lettere di Carlomagno, ma numerose
-all'incontro quelle d'Adriano, e spiegano la ragione vera della
-conquista d'Italia contro i Longobardi, e ci fan penetrar nell'interna
-politica che guidò alla creazione dell'impero d'Occidente.
-
-Nè questo disegno fu altrimenti effettuato da Adriano, ma sì da papa
-Leone; chè Adriano, inteso com'era particolarmente ad assicurare la
-dominazione dei Franchi in Italia, volle, innanzi tutto, strigarsi dei
-Longobardi. Ad Adriano succedette indi Leone, l'amico, il confidente di
-Carlomagno, pel quale la creazione più vasta dell'Imperio d'Occidente
-fu come un potente principio di opposizione contro l'impero d'Oriente.
-L'Italia era minacciata dai Greci e dai Saracini: or col porre la
-spada imperiale in mano a Carlomagno, Leone affortificava d'un possente
-protettore la Chiesa contro i nemici che la minacciavano. In progresso
-di tempo il concetto pontificale venne ampliandosi, e fu allora che per
-mezzo d'un imeneo fra Carlomagno ed Irene, il papato congiunger volle
-i due imperi, per cessare lo scisma, e ricondur l'unità dove innanzi
-altro non era che discordia e disordine.
-
-Tutti i quali ammaestramenti risultano, quanto ad Adriano, dal
-carteggio dei papi e dal codice carolino, e quanto a Leone, dagli
-archivii del Vaticano, e ci vengono inoltre da parecchi curiosi
-frammenti degli storici bisantini, e da Teofane in particolare. Io
-ne ho riportati i testi greci, però che questi fatti mi parvero sì
-curiosi e risolutivi, ch'io credetti indispensabil cosa pienamente
-giustificarli. Un'altra cosa deesi notare ancora, ed è che a questo
-carattere meramente pontificale del regno di Carlomagno, viene a
-mescolarsi l'incontrovertibile ingerenza dell'ordine di san Benedetto.
-Sotto i Merovingi tu vedi i Vescovi risplendere e operar quasi soli;
-sotto Carlomagno in vece maggioreggiano i pontefici ed i capi degli
-ordini monastici; i vescovi son posti nella seconda schiera, e tu
-diresti che se ne ricattano a danno di Lodovico il Pio. Le badie,
-protette come sono dall'imperator d'Occidente, esprimono un non so che
-di regale, un carattere di autorità e di potentato: san Dionigi, san
-Martino di Tours, san Bertino, Corbia, Fontenelle, Ferrieres, l'uno
-e l'altro san Germano di Parigi, esercitano l'autorità che mai la
-maggiore sopra la società, e questo procede dall'indole di generalità
-che van pigliando le istituzioni monastiche; l'autorità del vescovo
-avea qualcosa di locale, di circoscritto; egli era come dir la podestà
-della comune, della diocesi. Ma quest'uffizio più non bastava al
-concetto carolingico, mentre l'impero procedea verso sì alti destini,
-che già essi abbracciavano l'Occidente; ond'è che a Carlomagno fu forza
-di entrare in pratiche col papa rappresentante del mondo cattolico,
-e a quest'uopo si giovò pur degli abati, i quali corrispondendo
-direttamente coi papi, s'imbevevano del principio di universalità di
-questi ultimi, testimonio la regola di san Benedetto.
-
-Alle cronache si aggiungan le carte, i diplomi, documenti della vita
-privata di quella società; chè molte rivelazioni hai nel semplice
-contratto di vendita d'un bene allodiale e di quel che nella
-_Polyptyca_ dell'abate Irminone vien chiamato un _aripennum_[10] di
-terra, nel testamento d'un militare, o nell'emancipazione d'un servo.
-A cui non piace veder la società nell'interno suo? Le cronache parlano
-di fatti generali, i diplomi vi raccontan la vita della famiglia fra
-le domestiche pareti. Vengon poscia le vite dei santi, le leggende,
-documenti preziosi intorno alla prima e alla seconda schiatta; nei
-Bollandisti tu trovi la storia dei costumi; con le vite di sant'Eligio
-e di santa Genoveffa ricompor tu puoi le costumanze di due secoli. Le
-leggende furono derise e avute in dispregio assai, come se tutti nosco
-non portassimo la nostra leggenda: leggenda che ci agita il cuore, che
-ci fa bollire il cervello, leggenda di fanciullezza o d'amore: e se
-noi più non n'abbiamo, gli è quando siamo troppo antichi d'età, troppo
-logori e rifiniti.
-
-Col sussidio appunto di questi particolari documenti ti riesce
-fattibile lo stabilir le condizioni delle persone e delle sostanze,
-quistioni rilevantissime dell'età media; se non che lo spirito di
-sistema s'è impadronito di queste idee, e così accadere dovea. Ai
-tempi degli usi eleganti e delle costumanze cortigianesche del secolo
-decimottavo, i Sainte-Palaye, ed i conti di Caylus attendevano ai
-romanzi di cavalleria, e altro non vedevano che i gran fendenti e le
-maravigliose prodezze. Veniva indi la scuola degli Enciclopedisti, dei
-filosofi disputanti, i quali altro non cercarono nei tempi lontani
-se non armi di scherno per combattere le credenze. Così ora, poichè
-l'epoca presente si è fatta politica, s'è voluto esaminar più che altro
-lo stato delle persone e delle instituzioni, e trovar per ogni dove
-assemblee e rappresentanze nazionali. Un tempo ad altro non si pensava
-che ai blasoni ed ai titoli di nobiltà; oggidì la borghesia, che
-governa la società, ha voluto pur essa cercare i suoi titoli, e frugar
-sin entro le instituzioni della Germania, quindi sognaron la storia
-del terzo stato, colà dove ancor non appariva indizio di libertà. Le
-sono smanie coteste che passeranno al pari di tante altre, e tracotanze
-che pur se n'andranno: la borghesia ha pur essa le vanità sue, e vuole
-anch'essa i suoi genealogisti che la servano nell'ubbriachezza del suo
-potere.
-
-Lo stato delle persone, e delle sostanze sotto la seconda schiatta,
-poco diversifica da quel ch'era sotto i Merovingi, chè i governi ben
-possono con rapidità mutarsi; ma gli usi della famiglia e lo stato
-delle proprietà van soggetti a tardi rivolgimenti. Malagevol sarebbe il
-distinguere appuntino da che sceverate fossero le differenti classi dei
-coloni e dei servi al tempo dei Merovei, quando le distinzioni erano
-piuttosto stabilite dall'origine dei popoli che dalla condizione degli
-individui: chi era Franco, chi Romano, chi Longobardo, chi Gallo, e la
-condizione risultava dal valore, dal merito pecuniario di ciascuno.
-Nè si vede che sotto Carlomagno questa condizion sociale siasi gran
-fatto mutata: la schiavitù comprende ancora una ragguardevol porzione
-della società; vi sono servi che appartengono al principe, servi che
-appartengono alle Chiese, il maggior numero ai conti ed ai feudi; il
-colono non è ancor divenuto contadino: le città sono riguardevoli, e
-ritraggono dell'origine gallica e romana; ancor non si veggono torri
-feudali sorger di villaggio in villaggio, e il titol di conte è un
-uffizio più che un onore.
-
-La proprietà è rimasa nelle condizioni del beneficio romano e
-germanico: qual possiede una terra libera o allodio, e quale la terra
-dell'erario o del fisco; non v'è orma di feudalità disciplinata, non
-indizio di quella gerarchia che poi costituisce il diritto pubblico
-della terza schiatta. Col sussidio dei diplomi e dei cartolari seguir
-tu puoi l'andamento della proprietà carolingica e delle regie tenute;
-ma chi cerca ivi l'origine della comune, chi fa sì alto salir nella
-storia i titoli della libertà attuale, troppo è preoccupato dalle idee
-de' nostri tempi. Lasciate ad ogni età l'indole sua, ad ogni cosa morta
-il suo sepolcro, ad ogni generazione del passato la sua sembianza: non
-v'ebbe terzo stato sotto i Carolingi in quella guisa medesima che non
-v'ebber pari nel regno di Carlomagno.
-
-V'ha pure un altro genere di documenti, di che molto mi sono giovato
-nel comporre quest'opera, dir voglio le epopee, ovvero le canzoni
-narrative, notabili poemi che formano argomenti di nuovi e speciali
-studi. Certo non è da prestar fede intera a siffatti componimenti
-epici, i quali furono, per la maggior parte, compilati non più su del
-secolo XIII, ma pure e' ci rivelano il concetto che il mondo erasi
-formato di Carlomagno, alcune generazioni dopo di lui, e la grandissima
-impressione che questo genio avea lasciato ne' suoi contemporanei;
-chè ci sono nella storia alcuni nomi, i quali nel passare d'età in
-età si fanno più grandi. Quanto alle dette canzoni, io poco le ho
-discusse, contentandomi di analizzarle. Io mi son tenuto all'uffizio di
-archivista dei tempi andati e delle generazioni defunte, e ho raccolto
-le testimonianze dei sepolcri.
-
-Di utili studii si son fatti recentissimamente intorno ai documenti
-carolini, e oltre la raccolta del Pertz e dei Benedettini, si son
-pubblicati alcuni cartolari originali, e quello principalmente di
-Sithieu o di San Bertino; il libro dei censi della badia di San
-Germano, fu buono anch'esso a dare un giusto concetto della condizion
-delle proprietà e delle persone ai tempi dei Carolingi. Essendomi stato
-conceduto di consultar tutte queste raccolte, io ne trassi alcune
-preziose notizie, che dar potranno a quest'opera un nuovo aspetto.
-L'edizione dei testi è impresa di maggior merito assai ch'altri non
-creda, sol mi duole che lo spirito dei tempi abbia spesso framezzato di
-mondani e frivoli pensieri queste gravi raccolte, patrimonio un tempo
-dei monasteri.
-
-Ora fatevi tutti meco a queste investigazioni, o antichi cronisti,
-trovatori, leggendarii, cancellieri e protonotari di Carlo; sedete
-una volta ancora ai banchetti delle corti plenarie, alle diete del
-campo di maggio, bevete con le labbra vostre inaridite dalla morte
-una capace tazza di vin del Reno, e contempliamo insieme le battaglie
-della Sassonia, della Lombardia e la rotta funesta di Roncisvalle[11].
-Io voglio far conoscere Carlomagno tal quale io l'ho inteso, veduto,
-toccato. Il disegno di quest'opera mi fu suggerito dal visitar ch'io
-feci in due fiate la basilica d'Aquisgrana[12], e al calcar co'
-miei piedi la lapide spaziosa che copre il vuoto sepolcro del grande
-imperatore, mentre mi pendea sul capo l'antico doppiere di cera gialla
-offerto da Federigo Barbarossa a san Carlomagno. Io toccai con la mia
-propria mano il sedile di pietra su cui s'assise: io vedeva in ogni
-luogo il magno imperatore, e gli occhi suoi sì fiso mi guatavano ch'io
-n'ebbi spavento. A quel modo egli guardar doveva i suoi paladini,
-quand'ei comandava in campo. La palla ch'ei teneva in mano, quella era
-del mondo; la spada era la buona Gioiosa. In mezzo a quelle memorie e
-a quell'ombre io formai il disegno di quest'opera, e sto, quest'anno,
-compiendolo in Ravenna, la città del greco esarcato, la città del
-Longobardi. Aquisgrana ti rammenta Carlomagno imperatore, cinto della
-corona d'Occidente; Pavia e Monza ti rammentano il re di Lombardia
-cinto della corona di ferro. Di questo modo quel genio straordinario si
-mostra per ogni dove, e domina su tre civiltà, la franca, la germana e
-la lombarda.
-
- Ravenna, a dì 25 d'agosto 1841.
-
-
-
-
-PERIODO DELLA CONQUISTA.
-
-
- L'onnipotente Signore dei principi,
- arbitro dei regni e dei tempi, franto
- innanzi il maraviglioso colosso dai
- piè di ferro o di creta del romano
- impero, innalzò per mano dell'illustre
- Carlo un altro colosso, non meno
- maraviglioso, col capo d'oro: quello
- dell'impero dei Franchi.
-
- (_Monach. S. Gall._, lib I.)
-
-
-
-
-STORIA DI CARLOMAGNO
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI CAROLINGI.
-
- I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed i Borgognoni. — I
- Sassoni. — I Frisoni. — Nazioni Scandinave. — I Longobardi. — Gli
- Aquitani. — I Provenzali. — I Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari.
- — Gli Schiavoni. — Il grande impero greco. Roma e l'Italia. — I
- Saracini.
-
-752 — 768.
-
-
-Indarno tu cercheresti un territorio fermo per ciascun popolo, e
-segni bene impressi di nazione in mezzo al secolo VIII, epoca in cui
-la schiatta carolingica comincia a mostrarsi nella grandezza sua.
-Gli imperi, le province e le città, sono in continuo scompiglio per
-le invasioni e il rapido passaggio delle diverse popolazioni che
-si riposano un istante, poi si precipitano per nuove contrade, seco
-recando le costumanze loro, le loro leggi, e le tradizioni dell'antica
-patria. Non c'è ancora nè Francia, nè Alemagna, nè Inghilterra, ma
-ci son Franchi, Alemanni e Sassoni[13] che vogliono stabilir la loro
-signoria per forza di conquista: si veggon tribù che passano nei
-territorj, e non si veggono nazioni stabili. Tutto ha forma di vita
-errante: re, principi, capi, popolazioni, gli stessi cherici non hanno
-alcuna stabilità nel governo delle chiese; se tu n'eccettui le pie
-famiglie dell'ordine di san Benedetto che coltivan la terra e son come
-legati al suolo, i vescovi, gli abati diventano come grandi viaggiatori
-che recano la predicazione evangelica col pastorale in mano e insieme
-col bordone da pellegrino[14].
-
-I Franchi, siccome quelli che possedevano le più belle città
-dell'antica Gallia romana, conservarono alcune di quelle denominazioni
-con le quali i pretori ed i consoli della città eterna chiamavano pur
-dianzi le province della Gallia. Si partiron eglino in diverse potenti
-famiglie. I Franchi austrasii abitavano le colonie del Reno, famose nei
-fasti degli imperatori, dove si trovano ampie tracce delle grandi opere
-loro; da Colonia, Magonza, Treveri, sino ad Aquisgrana che già viene
-da' poeti celebrata per l'acque sue termali. E' sono accampati a guisa
-di conquistatori nelle province dalla geografia imperiale additate
-sotto il nome di _Germania inferior, Belgica prima et secunda_; dalle
-leggi loro sono governati quanti portano scudo ed asta, intanto ch'essi
-conservano quel carattere d'individualità che è il tipo delle conquiste
-barbare; sotto l'impero della civiltà romana, sì profondamente scolpita
-com'è, i Franchi lasciano ai popoli le usanze loro; i municipj ai
-Galli; ai vescovi i loro canoni; ai Romani il codice teodosiano ed il
-giustinianeo[15].
-
-A lato dei Franchi austrasii, i cui estremi confini vanno, da occidente
-fino a Reims e a Chalons, si distendono i Franchi della Neustria,
-stabiliti fra la Senna, la Marna e la Loira; la città lor capitale è
-la Lutezia dei Galli (la Parigi poi delle cronache), la città dove
-si veggono le terme di Giuliano, memoria di Roma, le badie di San
-Germano d'Auxerre ed ai Prati; il pellegrinaggio di Santa Genoveffa
-al monte. I Franchi della Neustria sono padroni di San Dionigi, di
-San Clodoaldo[16], illustre pel suo fondatore di franca origine, di
-Melun, di Chartres, di Meaux, d'Evreux e di Lisieux; poi de' solinghi
-monasteri sulla Senna, sull'Orna e sull'Era, ubertose contrade. Essi
-respinsero i Bretoni sin dentro alle selve druidiche; quei Bretoni,
-popolo misterioso di cui parla Tacito, con le sterminate loro tavole di
-pietra, e le mitologiche lor tradizioni; quei Bretoni che nelle oscure
-lor solitudini e in mezzo ai sacri boschi sagrificavano ad ignoti
-iddii[17].
-
-Altri conquistatori dalla bionda capellatura si sparsero nella
-Borgogna. L'Ionna di nuovo risuonò delle grida di guerra; Sens, la
-città dei pretori; Auxerre, la città episcopale; Autun, superba degli
-archi suoi trionfali e de' suoi templi; Lione, famosa per le sue
-accademie e pe' suoi martiri; Vienna, dove vivea la civiltà romana
-in mezzo alle reliquie d'un'altra età: tutte queste metropoli, con
-Besanzone pure, e una porzione della Svizzera, erano egualmente
-soggette ad un ramo della gran famiglia franca sotto il nome di regno
-di Borgogna. Se non che fra i Borgognoni notavasi un cambiamento
-più sensibile degli originari costumi, e s'erano ammolliti sotto
-l'impressione della civiltà cristiana. Alcune tribù di Franchi eran
-pur traboccate nell'Aquitania, in mezzo alle razze del mezzodì; i
-Goti della Settimania, avean dovuto piegare il capo sotto il giogo de'
-Merovingi; i quali varcando la Loira si precipitavano sull'Aquitania
-per le città d'Angoulemme e di Perigueux; la Dordogna e la Garonna,
-che uniscon come due sorelle le acque loro, avean pure soggiacciuto
-al giogo, e i campi loro coperti di vigneti e le città loro fatte
-splendide più che altre dal sole, ubbidivano a re o a conti della razza
-conquistatrice[18].
-
-Ben dir potevasi che nel settimo e ottavo secolo il nome dei Franchi
-era in ogni luogo, a somiglianza della memoria dei Goti nel quarto
-e quinto secolo. Ad ognuna di queste epoche, nuove popolazioni
-accorrevano per dividersi fra loro le spoglie del vasto impero romano.
-Così quando una nazione cade in basso, altre sorgono ad occupare il suo
-luogo; quando una civiltà si estingue, un'altra viene a riempier questo
-vuoto, nè la consunzione è legge di Dio, che anzi dalla morte nasce la
-vita. I Franchi erano popoli virili che accorrevano per ringiovanir
-l'infiacchita società; i loro re e i conti loro si combattevano a
-morte l'un l'altro, e pur non ostanti queste guerre civili, i Galli già
-vecchi e prostrati si assoggettavano al dominio loro. Le zuffe tra i
-vincitori, che si contendevano le spoglie della vittoria, ricordavano
-il vaso di Clodoveo a Soissons[19]. Dell'antica forma romana e gallica
-oramai più non sopravvivevano se non le fondazioni tuttavia incerte
-della Chiesa, e pochi avanzi dei municipj; il cristianesimo in somma
-e le reminiscenze delle leggi che si veggono ancora durare, attraverso
-alle barbare costumanze, fino in mezzo alla schiatta carolingica[20].
-
-Gli avversari più potenti dell'impero franco nell'ottavo secolo, furono
-i Sassoni, combattuti da Carlomagno per trentatrè anni della sua vita.
-E tuttavia l'origine di queste due razze non era troppo disparata,
-chè anzi negli annali dell'uno e dell'altro popolo trovar si potea più
-d'un punto di somiglianza tra loro. Essi uscivan, per così dir, d'una
-patria comune, il Reno e l'Elba: i loro occhi azzurri, la loro bianca
-carnagione, appalesavano un medesimo sangue, una medesima famiglia. Se
-non che i Sassoni s'eran serbati fedeli agli iddii della patria, e i
-Franchi aveano abbracciato la religione di Clotilde: questi possedevano
-la ricca eredità dei Romani e dei Galli, quelli erravano ancora in
-mezzo ai pascoli e alle foreste dell'antica Germania, nelle terre che
-si stendevano dall'Oder sino al Meno, da Osnabruc fino all'estremo
-confine degli Obotriti. I Sassoni conservavano gl'invariabili usi
-loro: poca lealtà nella parola, il culto a dèi ignoti, una mitologia
-che ritraeva della loro origine scandinava. Tacito avea dipinto le
-loro costumanze nella grand'opera _De moribus Germanorum_, essendo
-che la Sassonia era veramente il cuore della Germania. L'idolo
-gigantesco di Erminsul, segno all'adorazione di tutti que' popoli, era
-l'espressione morale di quel mito germanico di cui trovi la spiegazione
-nell'aspetto delle solitarie foreste, e nei costumi erranti dei popoli
-tramontani[21].
-
-I Frisoni o Frisi avevano alcun che di più salvatico ancora dei Sassoni
-delle terre di mezzo; alla passion loro per le conquiste, mescolavasi
-quella per la pirateria; l'aspetto del mare e degli spumanti suoi
-flutti, avea dato loro una certa barbara insensibilità in cospetto dei
-pericoli; amavano i naufragi e le spoglie della tempesta, e ferventi
-nel culto loro, adoravano le divinità scandinave. Invano la cristiana
-predicazione gli avea chiamati all'umanità, alla gerarchia, che anzi
-più d'un santo vescovo era perito ne' suoi religiosi pellegrinaggi
-in sulle soglie dell'indomita Frisia. Le tradizioni della cavalleria
-fingevano in que' paesi atti di spietata ferocità[22]; nella Zelanda
-e nella Frisia fu dai poemi epici posto il supplicio della giovin
-donzella esposta alle zanne d'un mostro marino, favola imitata da
-quella di Andromeda, e il paladino da cui è liberata, impreca l'ira di
-Dio sull'esecranda crudeltà dei Barbari della Frisia e dell'Olanda[23].
-
-E non pertanto in mezzo a quella patria scandinava, in mezzo a quelle
-terre di ghiaccio, dalla Dania fino alla Norvegia, vivevano popoli
-già bene inoltrati nella poesia e nella storia, i quali possedeano
-forse tradizioni altrettanto calorate e colorate, quanto le leggende
-dell'Europa meridionale, però che secondo le antiche asserzioni
-ei venivan dall'Asia. Le _saghe_ recitate dagli scaldi narravano
-le avventure di Odino e i fatti di guerra; Odino con l'elmetto suo
-dall'ondeggiante criniera, e col suo giavellotto d'oro, altrettanto
-risplendea quanto l'Apollo de' Greci; Torn, il dio della guerra,
-Fraja, la Venere del Nord, nella sua reggia di cristallo, co' suoi
-casti amori, parevan tolti all'Olimpo d'Omero. I gusti, le passioni
-degli Scandinavi inclinavano alle spedizioni lontane, alle imprese
-eroiche, al corseggiare su barche ch'essi lanciavano in seno ai flutti
-del Baltico e dell'Oceano; godevano di contrastar con la procella e
-con la folgore stridente; i fanciulli medesimi scherzavan col mare; le
-due razze, sassone e danese, avean più d'un punto di rassomiglianza
-tra loro; lasciavano ai Franchi le spedizioni dentro terra, ed
-essi scagliavansi qua e là sulle spiagge, e l'isola dei Bretoni già
-piegavasi sotto la signoria delle razze settentrionali[24]. A voler
-conoscere gli usi e i costumi dei popoli di que' tempi, si vuol seguire
-attentamente i pellegrinaggi, le leggende dei santi, curiose reliquie
-che ci furon dagli atti de' santi (_Acta Sanctorum_), conservate. Quei
-poveri pellegrini che se ne andavano per mezzo a terre incognite ad
-annunziare il cristianesimo, raccontano le minime particolarità di
-quelle estranee regioni, e nelle leggende sono le sole relazioni che
-la geografia moderna possa consultare a rettificar ed a compiere le
-incerte congetture della scienza.
-
-In mezzo all'antica Italia, e sul confine quasi dei Borgognoni, era
-venuto per forza e per conquista, fondandosi lo stato d'una gente di
-stirpe germanica, la cui civiltà si foggiò poi su quella di Roma e
-della Grecia. I Longobardi (la gente di cui parliamo) che sono sì gran
-parte del primo periodo dell'età media, avevano stabilito l'imperio
-loro nelle ridenti pianure chiuse fra l'Alpi, gli Apennini e il Tirolo,
-e avevano Milano per città capitale; i capi loro sotto il titolo
-di conti o di re, si cingevan la fronte della corona di ferro nel
-monastero di Monza. Popolo solerte ed industre, avean essi arricchito
-le città romane di quei monumenti di pesante e solida architettura che
-contrassegnarono il loro passaggio per mezzo all'Italia; convertivano
-Aquileja, sull'Adriatico, in città che servir dovea di scala al
-traffico loro, e conquistavano Ferrara, Bologna e l'esarcato di
-Ravenna, sede militare e civile che i greci avean lasciato in Italia.
-Laonde per la loro postura i Longobardi si trovavano in perpetua
-nimistà coll'impero greco[25], pur dianzi padron dell'Italia, ed
-insieme coi papi che governavano Roma e le sue basiliche; ma quanto
-al dominio imperiale sull'Adriatico, essi l'aveano quasi del tutto
-atterrato, rincacciando i Greci fino agli ultimi confini della penisola
-entro i monti del reame di Taranto. Quanto ai papi, i Longobardi
-diventaron i più ardenti loro persecutori, e ancorchè convertiti al
-cristianesimo, erano in guerra col pontificato, e il vescovo di Ravenna
-contendeva il primato al vescovo di Roma. Al dominio dei Longobardi
-sol mancava la grande città dei Cesari, e la volevano a ogni modo
-per compimento dell'italica lor signoria; i re dalla corona di ferro
-agognavan dunque l'acquisto della metropoli dell'impero romano, e
-di qui ebber cagione in appresso le prime pratiche fra i papi e i
-Carolingi, i quali a combattere i Longobardi, chiamarono i Franchi,
-ed ai Barbari opposero altri Barbari più fermi e meno effeminati dalla
-civiltà.
-
-Il regno dei Longobardi distendevasi fino alla Provenza con la città
-di Nizza al confine; i Provenzali, razza mista di Galli, Greci e
-Romani, occupavano il gran delta formato dal Rodano, dalla Duranza e
-dal Varo; Marsiglia era il porto a cui venivano ad approdare tutte le
-merci della Siria e del traffico orientale, le sete, le spezierie[26].
-Marsiglia andava pur famosa nei fasti del cristianesimo, e superba del
-suo monastero di San Vittore, e della sua cattedrale (la _Maggiore_)
-che sporgeva come un promontorio sul mare. Non lungi da Marsiglia,
-retta a comune, splendeva Aix, città romana, la colonia di Sestio, con
-l'acque sue termali, emula di quell'altra Aix del regno d'Austrasia,
-città tanto cara a Carlomagno. Il Rodano e la Duranza confinavano la
-Provenza, che contender potea d'antichità con la metropoli d'Arli,
-culla del cristianesimo, a buon dritto superba delle sue romane
-reliquie, de' suoi circhi, de' suoi teatri, dove ben trentamila
-spettatori agiatamente sedevano sopr'ampi sedili, come nel Coliseo di
-Roma[27].
-
-Al di là del Reno cominciava la Gotia o Settimania, che non vuol essere
-confusa coll'Aquitania, confinata dalla Garonna. Se il regno degli
-Aquitani vantavasi di Tolosa e d'Albi, la Gotia avea per città capitale
-Narbona, che diede il nome alla provincia romana, nel primo partimento
-delle Gallie, e Nimes, sorella vera di Roma, che conserva pur tuttavia
-i frammenti più intatti delle antichità sue, la sua Casa Quadrata
-e le sue Arene, quasi altrettanto spaziose quanto il Coliseo[28].
-La Settimania era come il maggior vestibolo del regno de' Goti, e
-stendevasi oltre i Pirenei fino all'Ebro. In sulla cresta de' Pirenei
-occidentali abitavano i Guasconi, fieri montanari indurati alla fatica,
-popoli di pastori che non pativano l'estranie dominazioni, e verrà
-fra breve il giorno in cui costoro insorgeranno contro l'invasione
-de' Franchi, e le cronache risuoneranno per lungo tempo della rotta di
-Roncisvalle, dove perirono i paladini di Carlo il Magno.
-
-Di questo modo a occidente del reame de' Longobardi, erano i
-Provenzali, i Goti, i Visigoti e i Guasconi, intanto che a oriente
-altri popoli ancor serbavano la selvaggia vigoria de' tempi primitivi;
-eran dessi gli Schiavoni, i Croati, i Dalmati, padroni delle terre
-fra la Sala e l'Adriatico. A lato di Venezia, che sorgea come nata
-dall'acque, addobbata già delle ricchezze orientali, e non lungi
-dalla colonia di Giustino e dalla civiltà greca, vivean popoli tuttora
-nello stato primitivo, i tremendi Ungari, gli Avari e i Bulgari, dalla
-tralignata Bisanzio tanto temuti[29]. I Bulgari, accampati intorno al
-Ponte Eusino, fondavano un regno ordinato; avevano lor capi o re[30],
-e più tardi il cristianesimo apportava loro l'alta civiltà sua, però
-che non si vuol dimenticare come la predicazione de' vescovi fu di que'
-tempi l'impulso più potente a far che le nazioni avanzassero in quella,
-e v'ebbero apostoli ferventi, infaticabili, principiando da Bonifazio,
-il vescovo germanico, fino a sant'Anscario, il predicatore dei popoli
-scandinavi[31]. I Bulgari mossero verso le arti e la coltura più
-rapidamente degli Ungari, selvagge popolazioni che vedremo nel secolo
-decimo venir a disertare il regno dei Franchi. I Bulgari si trovaron
-quasi sempre in commercio coll'impero di Costantinopoli, e ne imitarono
-gli usi.
-
-In mezzo a tanto scrollo di popoli, quando tutti si precipitavano
-sulla vecchia civiltà, alcuni imperi tuttavia rimasero in piedi, ed
-esercitarono un'operosa influenza sull'epoca di Carlomagno: io intendo
-qui parlare dei Greci, dei Saracini, e della terra d'Italia, essendochè
-ivi le idee e le instituzioni medesime di Roma sopravvissero alle ruine
-del mondo antico. Chi si faccia a studiar bene addentro la storia
-bisantina, dee sentirsi commosso a quel carattere di grandezza che
-contrassegna fino anco il suo decadimento, chè certo v'ha qualcosa di
-lacrimabile nell'affralimento e nella debolezza di un vasto impero,
-incalzato da tutte le parti, e quasi affogato sotto le strette dei
-Barbari. Lo spettacolo di quegli eunuchi coperti d'oro, di quei
-Cesari fiaccati sotto la porpora nei marmorei loro palagi, inspira
-pur qualche pietà alle più rigorose nazioni: ma chi poi riconoscer non
-può e salutare l'infinito incremento delle arti, la civiltà inoltrata,
-l'ordine maraviglioso che per ogni dove si manifestano in quell'impero?
-Bisanzio era la metropoli del sapere, della filosofia, del commercio e
-dell'industria; in ogni luogo dell'Asia Minore verso cui il viaggiatore
-volgesse i suoi passi, così a Laodicea come a Corinto, così nelle
-isole dell'Arcipelago come in terra ferma, dappertutto ei vedeva i
-tesori dell'industria d'una coltissima nazione: ippodromi, teatri,
-statue antiche[32], sontuosi palazzi, ampie strade, flotte innumerevoli
-che scorrevano i mari, il maraviglioso trovato del fuoco greco, il
-traffico della porpora e della seta, un lusso che appalesavasi in
-tutti i monumenti. L'amministrazione dell'impero, le forme del suo
-governo erano un modello di gerarchia; ogni uffizio era segnato, ogni
-ordine chiamato a concorrere con la sua forza d'azione e di mente
-all'amministrazione delle provincie. Il Libro di porpora e d'oro
-regolava il governo e l'autorità di ciascuno; l'erario riboccava, tutto
-era opulenza: i Greci alimentavano la vigoria loro nelle guerre civili;
-l'indole loro antica era questa, furon essi mai altri al tempo di
-Sparta e d'Atene, e si corressero eglino mai? Si perdeano nelle sottili
-disputazioni intorno al cristianesimo, intorno alla procreazione del
-Padre e del Figlio, alla misteriosa Trinità, a quel modo che in altri
-tempi disputavano sopra tesi filosofiche negli areopaghi. Nè l'aspetto
-di sì potente civiltà lasciava però d'aver qualche azione sui Barbari
-del Nord, e gli annali di quei secoli attestano che i re dei Franchi
-chiedevan titoli pomposi agli imperatori di Costantinopoli[33], e
-mandavano più d'un'ambasceria a sollecitar dai Cesari la porpora, il
-consolato, o il patriziato. L'ordinamento amministrativo di Bisanzio,
-e le forme sue di governo furono altresì, per più d'un rispetto, il
-fondamento e il principio delle prime instituzioni di ordine e di
-gerarchia che contrassegnarono il regno di Carlomagno[34].
-
-Accanto alla greca preminenza si vien manifestando il corso sagliente
-delle provincie moresche. I settatori di Maometto stanno per aver
-sì gran parte negli avvenimenti, ch'egli è impossibil sceverarli
-dall'istoria e dalle civiltà contemporanee. Fino al secolo ottavo il
-loro corso è tutto di conquiste: sono popoli armati che si spargono
-rapidamente dall'Asia e dall'Africa fino entro la Spagna e l'Aquitania,
-nè leggi altre han che il Corano, altra ragion che la spada. Il
-califfato, per ben forte ch'ei fosse in sè stesso, non potea servir di
-modello alla instituzione d'un ordinato impero in Occidente[35]: chè
-esso era un miscuglio di dispotismo religioso e politico: con amendue
-le spade in una man sola, e non altro. Quel poco che il califfato
-aver può di civile, esso lo debbe a Costantinopoli, ai Greci dell'Asia
-Minore ed all'India, ed ei toglie ai popoli conquistati, anzichè donar
-loro. Gli Arabi precedono nel medio evo gli Ebrei nel gran monopolio
-del sapere. I Saracini, torrente distruttore, s'uniscon nel settimo
-secolo, agli altri Barbari per trinciare il romano impero. Fu solo
-dopo lo stabilimento loro nelle città dei Goti in Ispagna, ch'essi
-esercitarono il poter dell'immaginazione e della poesia sui tempi
-appresso. Furon eglino i Saracini quei che recaron fra' Goti le arti e
-le maraviglie d'una più inoltrata civiltà? Sarebbe pur bello provare
-che i Goti, con quel vivo sentir loro, più donarono ai primi che non
-ne ricevessero[36]. E che avean mai di comune con lo spirito e il
-progresso cristiano quei popoli che procedevano innanzi con la spada
-di Maometto in pugno? Vero è che alcune città della Spagna eransi
-fatte fiorenti sotto i Mori, che ivi sorsero le frastagliate moschee,
-fino al cielo salirono i minareti, ma qual ebber opera in questo le
-leggi e le arti della Grecia, di Roma e delle Gallie? I figliuoli del
-Profeta atterrarono più che non edificarono. Qual maraviglia che in
-tali città, come son Cordova o Toledo, Siviglia o Granata, sotto a quel
-sole, le orientali fantasie crear potessero monumenti maravigliosi?
-Ma le reliquie dell'arti che ancor si veggono sulle meschite, quei
-fiori, quelle frutta d'oro son tolte per la più parte dagli artefici
-bisantini.
-
-E d'altra parte i Goti non avean essi pur qualche parte redato della
-civiltà romana? Tutto il mondo echeggiava del nome di Roma; l'autorità
-sua era in ogni parte quella d'uno spento ma immenso potere; non v'era
-città dell'Austrasia, della Neustria o dell'Aquitania che tenacemente
-non conservasse le vestigia di quel grande rivolgimento; non acquedotti
-solo, nè ampie vie segnate di tombe funebri, e come a dir _vie de'
-morti_, come a Pompei, ma sì pur costumanze, leggi, municipii che
-avean sopravvissuto alla distruzion dell'impero e al passaggio dei
-Barbari. Qua e là spuntavano instituzioni: i municipii, le compagnie
-degli artieri, i procuratori delle città, le leggi sulle annone, sulle
-magistrature, sui decurioni[37]; Roma e le Gallie avean segnato in ogni
-parte della profonda loro impronta le franche instituzioni.
-
-E' si vuol dunque far conto di siffatti elementi in ciò che costituisce
-l'opera di Carlomagno, il quale non si fa a creare altrimenti una cosa
-nuova, ma si serve dei fatti ch'egli ha sotto la mano, e gli organizza;
-egli lascia ad ognun la sua legge, ad ogni popolo i suoi costumi:
-la legge salica ai Franchi, ai Longobardi le loro formole, i codici
-loro ai Romani. Solo in mezzo a questo sminuzzamento egli pianta un
-principio di unità, toglie dal cristianesimo la sua forza morale, dai
-papi la loro perseveranza nei disegni, e nella costituzion del suo
-grande impero prende Roma per base e la Chiesa per modello.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ.
-
- Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini
- di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione dei monasteri.
- — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le leggende.
- — Apostolato alle terre barbare. — I reliquiarii. — Le chiese.
- — Concilii provinciali. — Instituzioni municipali. — Le città, i
- borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie.
-
-SETTIMO ED OTTAVO SECOLO.
-
-
-In sì violento tramutar d'invasioni e di conquiste non fu possibile
-alla Chiesa conservar quel carattere di regolata unità, di che il
-papato impresse più tardi la gran forma cattolica, e la società
-mostrava di que' tempi una mescolanza di leggi civili e di canoni
-ecclesiastici, una perpetua confusion tra gli uomini di guerra ed i
-cherici, tra i conti ed i vescovi. La Chiesa primitiva delle Gallie
-erasi costituita sugli antichi scompartimenti dell'Impero, colle sue
-provincie e le metropoli, partizioni territoriali già da Roma buttate
-innanzi al mondo. La _Gallia christiana_ ripartiva le metropoli e
-le suffraganee in tredici provincie come la Gallia imperiale, e il
-metropolitano rappresentava nella costituzione spirituale il magistrato
-che l'imperatore deputava al governo di quelle provincie.[38]
-
-Gli stessi scompartimenti durarono anche dopo la conquista dei Franchi,
-se non che allora si manifestò la confusione degli uomini di guerra e
-dei cherici: il vescovo e l'abate brandiscon spesso anch'essi l'asta
-nelle battaglie, e si fan per le secolari foreste seguir da mute
-di cani e da' falconieri, e coperti d'impenetrabil ferro, duellano
-a morte[39], intantochè l'uom di guerra, divenuto possessore, in
-vece, della badia o del vescovado, conduce su quelle pingui terre
-i suoi soldati, i suoi famigli e le sue concubine, distribuisce tra
-loro i poderi, l'entrate; vi son donne perfino, che ricevono a feudo
-vescovadi e badie: gli è un viluppo che i papi non sono ancor giunti
-a distrigare. Il diritto della conquista si mesce con le antiche
-leggi della Chiesa, lo spirito barbarico col cristiano, donde poi si
-ha spesso la spiegazione di quegli strani canoni che trovansi sparsi
-nella raccolta dei concilii delle Gallie; gli è un conflitto tra i
-grezzi e primitivi principii delle nazioni germaniche, e le massime
-di morale insegnate dalla Chiesa di Cristo, e vorrebbesi imporre un
-freno all'impeto dei sensi e dei loro appetiti che scoppiano a guisa
-di folgore. L'amor della donna è fra quelle conquistatrici nazioni il
-principio più operativo; perchè l'uom franco, quando la passion gli
-bolle prepotente in cuore, non potrà egli liberamente soddisfarla? Che
-gli fa d'esser congiunto a una compagna per tutta la vita? Che male
-s'ei tiene in casa concubine, o se la donna, ch'egli ama, sia parente
-sua in grado strettissimo! Quando il sangue parla, nessuno il può
-domare... Di tali costumanze sanno alcun poco i primissimi concilii
-delle Gallie, nè sempre hanno quel carattere di sublime purità, di
-che i pontefici improntar seppero appresso il sistema cattolico[40]:
-i canoni stessi rivelano questo miscuglio delle idee clericali con le
-violenze degli uomini di guerra. Ai concilii non assistevan già solo
-i cherici, ma anche i conti ci venivano con le focose e brutali loro
-passioni; l'episcopato, d'origine, di consueto, romana, noverava nelle
-sue schiere alcuni di quest'impetuosi Franchi non rattenuti da freno
-veruno: onde non è maraviglia che in siffatte adunanze la purità dei
-canoni della Chiesa n'andasse di mezzo. Egli è permesso quindi agli
-uomini di guerra ripudiar, benchè casta, la moglie, nè la concubina
-v'è altrimenti vituperata, e vi son tollerati e spiegati i traviamenti
-della carne. Più innanzi occorrerà di tener dietro all'opera faticosa
-del papato per ricostituire il matrimonio e proteggere la santità del
-tetto domestico[41].
-
-La partizion romana intanto delle metropoli, sopravviveva, già il
-dissi, a questa confusione delle leggi civili e religiose, e la
-podestà dell'episcopato attenevasi alla giurisdizione che altri
-esercitava sulla provincia ecclesiastica. In ogni città che fosse stata
-residenza del pretore o del magistrato era di pien diritto istituita
-la metropoli; ma quanto a' territorii di più recente acquisto al
-cristianesimo il deliberar delle instituzioni metropolitane era dei
-papi, e ne vediamo un esempio nel vescovado di Magonza. Convertito che
-quest'ampio borgo fu da san Bonifazio alla fede di Cristo, Zaccaria
-scrisse che ivi fosse stabilita la sedia del metropolitano[42],
-potendo questi di colà vigilar tutta la Chiesa della Germania e san
-Bonifazio continuar sotto il piviale e la mitra episcopale la sua
-predicazione[43]. Curioso è questo carteggio dei papi, dei vescovi e
-dei concilii; ivi Roma è oramai l'autorità che altri viene a consultare
-in tutte le quistioni di morale, e par che il papa, perseguitato
-com'è dentro alla città santa dai turbolenti patrizii, domini il mondo
-cristiano non altro che col principato della parola. Cotesto lavoro
-è un lungo conflitto, finchè la suprema autorità papale assume nel
-secolo undecimo, sotto Gregorio VII, l'universal dittatura, per ben
-dell'universa morale e dell'ordinato principio del governo[44].
-
-Presso alla instituzione gerargica dei vescovi troviamo la fondazione
-dei monasteri, che tanto con l'opera contribuirono alla civiltà del
-mondo cristiano. In mezzo alle invasioni dei Barbari, le anime stanche
-del mondo e delle sue agitazioni si consacravano alla solitudine ed a
-Dio, e la maggior parte delle basiliche che noi vediamo oggidì, quelle
-ruine, quegli avanzi, ci additano la grandezza insieme e la sorte degli
-ordini monastici nelle Gallie. Il secolo settimo andò principalmente
-famoso per la fondazione di badie e di monasteri. Chi cerchi le origini
-delle città di Francia, delle grosse borgate, dei villaggi, troverà che
-la più parte riconoscon la loro fondazione dal monasterio, edificato
-in origine con meravigliosa simmetria nei luoghi più inculti. Dapprima
-innalzavano un devoto oratorio, un romitorio al deserto, come dice
-la cronaca, poi v'aggruppavano intorno alcune celle, e una comunità
-religiosa mutava questo romitorio in una famiglia nella quale oravano,
-lavoravano e digiunavano in onore di Dio e ad edificazione degli
-uomini[45]. Ampliate di poi queste celle, pie confraternite mutavano
-la cappelletta in basilica, e se accadeva che qualcun di quei santi
-abati morisse martire o confessore, si raccoglievan le sue relique, le
-gocce del suo sangue, le preziose sue ossa, e foggiavasi nel monastero
-a deporvele, un'area di forme bisantine con l'effigie del Santo; e
-da tutte le parti accorreva qui gente in pellegrinaggio, però che
-quell'arca rifugio degli infermi e dei tapini avea grido di miracolosa.
-Ma se i pellegrini accorrevano, e sempre più folta si facea la turba
-loro, convenia pur provedere a ospitarli, e a quest'uopo si costruivan
-da prima alcune case di legno, alcuni modesti abituri; poi fra breve
-ci vennero a gara i mercadanti ad offrir le loro derrate e ad esercitar
-l'industria loro, in quella guisa che venivano e facevano alle fiere di
-San Dionigi; quindi le fiere e i mercati che ottenean lettere patenti
-e privilegi in nome dell'abate, e poi del conte o del re; quindi
-l'industria per tutto ivi d'intorno, sì che al fianco del monastero
-edificavasi un borgo, e il borgo poi si convertiva in città. Tale si fu
-l'origine della maggior parte fra le città della Francia, cui grato il
-popolo, dotava del nome d'un santo tutelare: celle e romitorj, arche
-benedette, fiere e borghi furon cagione ed origine della fondazion
-di luoghi cittadinati nelle Gallie, e le sconoscenti generazioni
-indarno si affannano di cancellar queste memorie, ch'elle rimangono
-incrostate nei marmi, a quel modo che scritte nelle carte antiche della
-patria[46].
-
-Curiosa è la geografia monastica delle Gallie nel settimo secolo, però
-che addita il progresso e lo svolgimento dell'amore alla regola, dir
-potendosi che in ogni luogo dove fondasi un monastero, ivi s'inchina ad
-un più perfetto ordinamento della società. Nella Neustria, le badie e i
-monasteri vengon multiplicando, ivi lunga schiera di gran santi, con le
-loro leggende, si mostra; tutti resero smisurati beneficj alla civiltà
-di quelle contrade, pur or disertate dall'invasione dei Barbari. Ecco
-i due Germani le reliquie dei quali adoravansi nei monasteri edificati
-sulle rive della Senna: l'un d'essi san Germano, l'antico vescovo
-d'Auxerre (l'_Auxerese_, come le leggende il chiamano), l'altro san
-Germano ai Prati, nelle fiorite praterie, sulle quali sorse poscia
-l'Università; ecco santa Genoveffa al Monte, monumento alla memoria
-della vergine di Nanterre, che salvò il paese dai guasti dei Barbari,
-e preservò dalla fame Parigi. Indi a due leghe sulla Senna ecco san
-Dionigi famoso pel suo tesoro, per le sue cronache, per le sue fiere e
-pe' suoi _landiti_[47]; san Dionigi dove scriveasi la storia del paese
-per atto di religione e di patria devozione.
-
-Pur prezioso è il catalogo dei santi nazionali della Neustria!
-Gervasio, Eligio orefice, Landry, il fondator degli ospizj, Meri o
-Mederico tutti artieri o cherici, l'arche dei quali, costrutte nelle
-basiliche in onor loro, splendevan d'oro e di gemme più che le corone
-dei re. Sant'Ovano di Rouen, san Martino di Tours e san Vandrillo di
-Piccardia aveano le ospitali lor celle; san Bertino vedeva edificare
-il monastero di Sithieu; sant'Uberto correndo i boschi, convertiva
-alla fede i selvaggi abitatori delle Ardenne, più barbari delle
-fiere medesime; sant'Uberto, diss'io, le cui reliquie sanavano i
-morsicati dagli animali arrabbiati: che non potea la fede sul morale
-dell'uomo![48] All'estremità dell'Oceano, sur un promontorio chiamato
-il sepolcro e il pericolo del mare, quando ivi a romper venivano
-gli agitati e spumanti suoi flutti, edificavasi il monastero di San
-Michele[49] a salvamento de' marinai, mentre san Bonifazio fondava in
-Germania, sopra una pacifica riviera, la badia di Fulda dove aveasi
-a scriver tra i lavori della terra pur allora dissodata, gli annali
-de' carolingi[50]. Nella Neustria, nell'Austrasia, in Aquitania e in
-Germania, s'instituivano dappertutto monastiche instituzioni, sotto
-il patrocinio di santi nomi; le comunità religiose piantavan le viti
-sui colli del Reno e del Rodano, aravano per la prima volta le vaste
-pianure, introducevano l'ordine, il lavoro, la regola, la gerarchia,
-e fondavano l'ampie città che portano tuttora i nomi loro così nella
-Germania come nella Gallia[51].
-
-Da queste fondazioni monastiche inspirate furono le leggende,
-tradizioni poetiche del cristianesimo, drammi colorati che miravano ad
-insegnare al mondo con l'intervenimento del cielo le verità morali, e
-le leggi dell'umanità. In tutti i tempi la riconoscenza degli uomini
-ai grandi benefizi appiccò alla storia dell'uom di mente sovrana,
-e al benefattore del genere umano, alcun che di maraviglioso: alle
-azioni vere della vita vien quindi a congiungersi la parte dorata,
-e si copre d'oro e di rubini il modesto sepolcro in cui deposte sono
-le sue reliquie. Così fa coi santi la leggenda, racconto entusiastico
-di quanto il servo e il discepolo videro o udiron della vita di colui
-l'ossa del quale riposano nell'arca preziosa; e questi maravigliosi
-racconti, quasi tutti contengono una lezione di morale; ai tumulti
-della guerra, alla foga dei Barbari, i leggendari contrappongono le
-dolcezze della solitudine, lo spettacolo della tranquillità e della
-pace. Se gli uomini di guerra, violenti e rissosi, opprimono i servi
-ed i piccioli che lavoran la terra, le leggende raccontano come la
-mano del conte (del _graff_ e dell'_hern_) s'è inaridita nel dar di
-piglio alla sostanza del popolo, o al reliquiario della Chiesa; come
-i prieghi e le ammonizioni d'un santo, arrestarono i conquistatori; il
-digiuno, l'astinenza, fanno ivi contrapposto alla cupidità degli uomini
-di guerra, che si divorano il bene del povero, e fan le corpacciate di
-cacciagione nei loro conviti. Se alcun di quei furiosi conti, caccia
-dal talamo nuziale la casta sua sposa, la leggenda narra bentosto
-come la morte lo ha colto in mezzo a' suoi carnali banchetti[52]; ivi
-un povero servo che s'è fatto monaco o eremita, esercita, per mezzo
-de' miracoli, maggior potere che non il conte e il duca, chè alle sue
-preci accorrono le celesti legioni, ed i diavoli sono gli strumenti che
-adoprano le leggende a far stare a segno il malvagio.
-
-Le vite dei santi sono il racconto più schietto di que' tempi, esse
-affidano i deboli, e spaventano i potenti; nei Bollandisti, più che
-altrove è da imparare il medio evo; Plutarchi della solitudine che
-descriveano con fede i miracoli onde il debole era stato salvo dalla
-vendetta del forte. Le leggende furon l'unico freno per avventura
-onde la società fu salva dalle violenze della guerra; questi miti del
-cristianesimo erano in armonia con lo stato sociale; vi furon luoghi
-sacri contro la violenta man del soldato, vi furon deboli risparmiati,
-vi fu una morale mantenuta per le vive impressioni della credenza:
-leggete i miracoli di san Germano descritti da frate Aimoino[53]; la
-storia di san Benedetto, il predicatore dell'Inghilterra; la vita di
-Martino da Tours, e vedrete che l'esempio di questi uomini pii aveva
-preparato e indirizzato le generazioni verso una via migliore. In una
-società ancor selvaggia, era pur bisogno di queste umane leggende,
-che nobilitasser la donna, proteggessero i deboli fanciulli, i
-servi, le città, i mercati e i pellegrini. E tu nobile, Genoveffa del
-Brabante, non eri tu ivi la donna perseguitata dal traditore e dal
-forte dalla man di Dio guidata e salvata dagli oltraggi dello sleal
-maggiordomo?[54]
-
-Alcune di tali leggende raccontan la vita errante dei Santi che si
-consacrano all'apostolato in terre incognite, e se la maggior parte dei
-monaci si chiudono in cella per insegnare al mondo esservi una felicità
-in cospetto di Dio e di sè stesso, e se altri pregano e digiunano per
-avvezzare il mondo alle mortificazioni, mentre gli uomini di guerra
-ingrassan di selvaggina fra gli stravizzi del convito, altri cherici
-si votano alla vita errante per bandire la parola di Dio, e appunto
-quando la società è più circondata di Barbari estranei alla civiltà
-e alla fede cristiana, vescovi pieni di fervore s'avviano ver quelle
-inospiti contrade per predicare e convertire. San Benedetto Biscopo
-o Bischopo[55], ammaestra i popoli dell'Ettarchia sassone; Vilfredo o
-Bonifazio, sassone anch'egli, si fa apostolo della Germania, e fonda di
-mano in man ch'ei passa città e monasteri nell'Assia e nella Turingia
-dalle scure foreste[56]. Tutti quei paesi son coperti di barbare torme;
-nelle Ardenne pure son popoli selvaggi; vi si adoran gl'idoli del mondo
-antico, ma nulla fa dare addietro gli apostoli, nè la crudeltà de'
-Frisoni, nè l'odio efferato dei Sassoni contro le massime e le leggi
-del cristianesimo. Muovono essi per insegnare la verità senz'altro
-portar seco che alcune lettere dei papi e dei principi, e predicano
-per annunziare in ogni luogo il vero Dio, la santità del matrimonio,
-la vita e la missione di Cristo. Spesso a coronamento dell'opera
-loro, quegli apostoli patiscono il martirio, un tumulto di popolo gli
-sacrifica appiè degli idoli, e cadon sotto l'asta o la scure. Così finì
-san Bonifazio[57] sull'indomita terra dei Frisii, che gli strapparon le
-viscere, e sfragellarono il cranio contro quelle pietre insanguinate.
-
-Le ossa de' martiri eran quindi a gran cura raccolte e incassate nei
-reliquiarii, che le chiese chiamavano il loro _tesoro_: tesoro infatti
-di fede e di protezione pel tapino e pel debole! Quei reliquiarii
-chiudevano preziosi avanzi, e eran coperti d'oro, tempestato di pietre,
-di smeraldi, di topazii che splendevano a par della luce del giorno.
-Quelle arche eran l'oggetto dell'adorazion dei fedeli, i quali venivano
-a deporvi sopra i loro presenti; la sanna del cignale che li minacciò,
-l'azza che rimbalzò sulle teste loro; servi, popoli, Romani e Franchi
-accorrono per pregare intorno a queste reliquie ch'essi accompagnano in
-solenne processione, tra i profumi dei fiori e degli incensi. Se Dio
-nega il ristoro della pioggia all'arse campagne, ecco aversi ricorso
-al sacro reliquiario, per ottener la benefica inaffiatura; se il morbo
-e la fame affliggono il paese, ecco un concerto di comuni preghiere
-d'intorno all'arca: essa è il tesoro e la ricchezza della chiesa; vi
-si depongon voti, e lampane, si prega e si digiuna in onor suo. Sul
-modello di siffatti reliquiari si costruiscon le cattedrali lombarde
-e bisantine del settimo secolo; ognun si gloria ed onora d'imitare in
-tutto le tombe dei Santi; le vengon trasformate in basiliche, a quel
-modo che prima le furon foggiate in argento puro o dorato, secondo che
-usava l'orafo Eligio, il possessore e l'artefice del reliquiario di
-san Martino di Tours. Un piccol frammento dell'ossa di qualche vescovo
-in venerazione fu spesso origine e cagione di que' bei monumenti del
-medio evo, pantei cristiani sparsi qua e là; ogni cattedrale ha la
-sua leggenda, ed ogni leggenda la sua cattedrale. I racconti sulla
-vita de' Santi son la più curiosa lettura che far tu possa intorno
-al medio evo; ci vedi predicata la temperanza, la castità, i digiuni,
-quasi provisioni di polizia e fame disciplinata nelle grandi fami sì
-frequenti a quei tempi; tu ci vedi esempi di moderazione. In mezzo
-a una società violentemente scossa e agitata, la vita monastica fu
-come un contrappeso posto di rincontro alla vita operosa e violenta
-dell'orde barbare; la solitudine del monastero forma riscontro alla
-foga errante delle popolazioni germaniche[58].
-
-L'azione de' concilii, benchè irregolare ancora, venne in aiuto delle
-leggi politiche per l'ordine della società, e questi concilii furono
-nelle Gallie frequenti al secolo ottavo, però che grande essendovi la
-rilassatezza dei costumi, e' conveniva, per reprimerla, aver ricorso
-alle leggi ecclesiastiche. Questi atti ritraggon del mescuglio pur
-sempre degli uomini di guerra e dei cherici: una cosa v'è confusa
-con l'altra, nulla v'è di distinto, una disposizione meramente
-ecclesiastica, è accanto d'un atto di polizia sociale. Le regole
-del matrimonio occupano principalmente i concilii, chè le passioni
-dei sensi sono le più difficili a domare fra le nazioni selvagge,
-signoreggiate come sono da ogni cosa che venga dai moti del sangue,
-come a dir l'ira e l'incontinenza. La disciplina dei cherici occupa il
-primo luogo, chè egli è d'uopo prima introdur l'ordine della Chiesa
-per farlo poi prevalere nella società. I concilii di Verberia[59]
-e di Nantes possono aversi in conto dei due estremi del sistema
-ecclesiastico, per tutto il durar d'un secolo, nelle Gallie. Il
-concilio di Nantes[60] antichissimo, serba una sembianza romana, nè ivi
-è trattato se non della clerical disciplina. — Deesi ascoltar la messa
-alla sua parrocchia; ogni domenica, si domanderà, dalla porta della
-chiesa, se ci sien persone in nimistà fra loro, e dovranno prima della
-messa rappacificarsi. I cherici non potranno coabitare con donne, nè
-sarà pur lecito a queste, in chiesa, accostarsi al coro. Le sepolture
-si faran sotto il portico delle chiese o nell'atrio; nessun prete
-aver possa più d'una chiesa, e la decima altro non è per essi che un
-sussidio pei poveri e pellegrini. Lecito è ripudiar la moglie per causa
-d'adulterio; il pasto del prete consiste in un pezzo di pane e in una
-tazza di vino; l'omicida è punito con quattordici anni di penitenza;
-alle donne non sia lecito ingerirsi nelle cose pubbliche, ma attendano
-ai lavori dell'ago; niuno può tramutarsi da un luogo all'altro senza il
-beneplacito del vescovo. Si facciano al più presto atterrare gli alberi
-druidici, pe' quali il popolo conservi ancor qualche venerazione, e si
-distruggan le pietre dalla superstizione degli antichi Galli consacrate
-alle divinità ignote[61].
-
-All'altra estremità del periodo, il concilio verberiense ritrae de'
-costumi della nazione conquistatrice, e dir puoi che se il concilio di
-Nantes è romano quello di Verberia è franco; ond'è che men rispettata
-v'è la continenza, e si suppone possibile il caso d'un prete che
-siasi sposato con la propria nipote, e moltiplicate vi si trovan le
-cause del ripudio, e preveduti vi sono svariatissimi casi d'incesto o
-d'adulterio, come se frequenti fossero, e non vi appar niente custodita
-la castità del domestico tetto. — Se alcuna moglie si duole, così il
-concilio, che il marito non abbia mai consumato il matrimonio, vadano
-entrambi alla croce, e se vero è quanto la femina afferma, sieno
-separati, e sia libero a lei di fare il voler suo.[62] — Rinnovasi
-ai cherici il divieto di portar armi, il passatempo loro più caro;
-si pongono restrizioni alla caccia, e pene per gli omicidj; gli è
-un codice di polizia sociale. Questi concilii provinciali non hanno
-carattere alcuno di universalità, sono anzi spesso al tutto speciali
-ad una metropoli, a una città, a un distretto diocesano; sol qualche
-volta comprendono tutte le chiese delle Gallie[63]. In caso alcuno
-essi stender non si possono alle leggi generali della Chiesa; son come
-addizioni ai capitolari, ai diplomi, agli atti dei consigli reali. Nel
-secolo ottavo si vien formando una mescolanza di leggi religiose. E
-qual differenza puoi tu trovar fra i concilii e i capitolari? Quelli
-e questi trattano egualmente della Chiesa, del popolo, delle leggi
-penali e degli editti civili; vi son capitolari che si frammettono
-della disciplina episcopale, e vi son concilii che si frammetton dei
-Conti d'un borgo, e degli inviati regi, per una perfetta confusione di
-tutti i sistemi. Invano tu sceverar vorresti per metodo la costituzion
-civile dalla ecclesiastica, chè elle si incastran pur sempre, e si
-attraversano nei medesimi codici[64].
-
-E qual era poi questa costituzione civile nel secolo ottavo? Le società
-politiche, non provan pure per la conquista alcun compiuto e assoluto
-cambiamento; le masse son di granito, e quando già esiste una civiltà,
-il sopravvenire e stanziarsi d'una nuova generazion di conquistatori,
-non distrugge altrimenti l'antico ordine sociale, egli è come se tu
-dicessi uno strato nuovo di terra che viene a porsi sul vecchio. Quindi
-è che i Romani si stabiliron nelle Gallie con le loro larghe e vigorose
-instituzioni, e non pertanto le costumanze dei Galli rimasero, chè
-non si distruggon così a un tratto le tradizioni di un popolo, e i
-costumi sopravvivono per gran tempo anche dopo che la conquista si sia
-raffermata. Tal pure avvenne dei Franchi, nè altro che per ispirito
-di sistema creder si potè al rapido passaggio da un ordine sociale
-all'altro.
-
-Chi esamina da presso i documenti dell'epoca gallica, romana e franca,
-ben s'avvede che l'indole originaria conservasi delle tre nazioni e ne
-ritraggono i costumi del paro e le leggi, avendo la conquista lasciato
-sopravvivere una moltitudine di principii antichi nello stato delle
-persone, delle città e delle possessioni territoriali.
-
-Il primo carattere che riconoscer si dee in questi tempi, si è la
-personalità delle leggi o dei codici applicabili a ciascun popolo;
-qui ancor non è proposito di nazioni stabili, ma sol di tribù, ognuna
-delle quali conserva i suoi titoli e le sue politiche instituzioni.
-I Galli e i Romani hanno il codice teodosiano[65]; i Franchi la
-_lex salica_ o _ripuaria_; i Longobardi _le leges Longobardorum_; i
-Visigoti, i concilii de' vescovi, che tolgono dalle leggi di Roma i
-più dei prescrivimenti loro[66]. Nulla v'ha di territoriale, sì che
-quando i Franchi e i Borgognoni si tramutano in altre terre, eglino
-il fanno seco recando il loro codice particolare. Onde lo stato delle
-persone all'ottavo secolo, vien regolato per mille diverse forme
-dalle leggi proprie a ciascun popolo: servi, uomini liberi, uomini
-di guerra, vescovi, conti, tutti hanno lor privilegi scritti nella
-loro speciale legislazione. Posa in falso chi afferma che i Romani o
-i Galli furono tutti servi o soggetti a un dominio esclusivo sotto la
-massa dei Franchi, accampatisi come conquistatori, sulle terre degli
-antichi possessori; chè vescovi, cherici e conti appartenevano spesso
-alla razza gallica e alla romana, nè questa civiltà s'è altrimenti
-cancellata, ma sì mescolata e confusa, però che quando un popolo è
-giunto sì alto, la conquista s'accompagna sibbene ai fatti antichi, ma
-non li distrugge.
-
-La società gallica prima dell'epoca carolingica si manifesta in
-tutto e specialmente nella costituzione dei municipii; chè la comune
-non nacque già spontaneamente nel secolo decimo come un fatto della
-sedizione[67], nè le instituzioni municipali uscirono altrimenti
-dal popolo in un giorno di tumulto e di bollore nei servi. Tutta la
-Gallia romana era coperta di città, di comuni, coi loro privilegi e
-le loro curie: al mezzodì Arli, Aix, Carpentrasso, Marsiglia, Frejus;
-al settentrione Amiens, Auxerre, Tournai, San Quintino. In tutte
-le quali città troviamo lo stabilimento compiuto della curia e dei
-magistrati municipali, e ve n'ha un ordine intero, e la legge _Julia
-municipalia_ ordinava la polizia nelle città delle Gallie[68]. Roma
-ammetteva le comunità municipali, la libera elezione dei cittadini, e
-i collegi dei negozianti e i merciai, e i _nautes_ della Saona e della
-Duranza avean conservato gran riputazione nei fasti dell'Impero[69];
-nè le instituzioni erano ponto sparite al passaggio della conquista e
-moltissimi municipii s'erano serbati in piedi attraverso dei secoli.
-
-Nello stabilimento dei Barbari v'ebbe per avventura più ordine che
-altri non crede. Fecesi una specie di spartizione: in un luogo i
-vinti obbligaronsi a lavorar la terra mediante tributo; altrove le
-parti furon più eguali, la civiltà romana sopravvisse, e Clodoveo, se
-stabilir volle le condizioni del suo governo, fu obbligato di accettare
-la religion dei Romani; la santa leggenda di Clotilde fu come il
-simbolo di questo passar dei Franchi ai costumi e agli usi cristiani,
-e Clotilde fu la imagine dell'antica patria, dinanzi alla quale
-s'inginocchiò il capo dei Barbari. Ond'è che in ogni luogo si trovano,
-sotto la prima schiatta, vestigia d'anteriori instituzioni. Se i
-Franchi salii o ripensi conservaron le leggi loro, i Romani ed i Galli
-conservaron anch'essi le loro prische instituzioni: le leggi imperiali
-quelle divennero della Chiesi e del clero, e i concilii ritraggono dei
-forti studi che i vescovi hanno fatto dell'_Instituta_ e del codice
-teodosiano[70]. I quali studi influiscon pure sulle leggi dei re
-Franchi, e vedesi ch'eglino hanno studiato la legislazione di Roma,
-i preamboli degli editti de' Merovei manifestando questa inclinazion
-loro verso i codici, conservatisi come tradizioni fra i Galli soggetti
-a Roma. Le formole quasi tutte son compilate con questo spirito[71], e
-i re merovingi si studian di piegar i fieri loro compagni ai più miti
-costumi dei vinti. «I Franchi, dice Agatia, hanno per sè accettata
-la maggior parte del diritto romano; si governano con le medesime
-leggi, si maritano alla stessa foggia de' Romani, hanno abbracciata
-la religione di questi, però che i Franchi son tutti cristiani e
-cattolici, hanno magistrati e vescovi nelle città loro, nè in altro
-diversano dai Romani, che nel vestire e nella favella[72].»
-
-Quest'è un fatto che importa moltissimo notarlo, perch'esso stabilisce
-e comprova gli elementi di cui si servì Carlomagno a compier la
-sua grand'opera, nella quale non ebbe ad impiegar solo la civiltà
-franca e germanica, ma sì ancora ad invocar la forza cristiana e
-pontificia mista con le rimembranze di Roma. Le greche e bisantine
-instituzioni[73] anch'esse sovraneggiavano i Barbari, e il codice con
-le _basiliche_ conservato aveano la riputazione e l'autorità loro;
-Galli, Romani, Franchi, tutti si mescolarono insieme dinanzi agli
-altari nella comunione di Cristo. I codici serviron di base ai concilii
-ed ai capitolari, e ne scorgiamo i vestigi fin entro alle formole
-de' conquistatori, i quali ebbero certe loro speciali costumanze, che
-in breve si confusero. Le curie, i municipii furono il principio de'
-comuni; le magistrature si perpetuarono sotto altri nomi, le comunità
-e compagnie delle arti[74] si mantennero in condizioni pressochè simili
-alle antiche.
-
-Se Galli e Romani in gran quantità si trovaron ridotti allo stato
-di coloni, i Franchi rimaser liberi e fieri, ed ecco una delle prime
-distinzioni. Più forte era l'ammenda che dovea pagar chi avesse ucciso
-un Franco o un Romano, e il vincitore fu esente d'ogni gravezza, nè
-ad altro era tenuto che a servire con la persona in caso di guerra.
-Eccetto queste distinzioni, non vi furon tra le razze conquistatrici e
-conquistate assolute ripartizioni o separazioni compiute; il trapasso
-da uno stato sociale all'altro fu quasi insensibile; i Franchi
-non contrassegnaron altro che per breve momento della tradizion
-germanica le terre soggette, e i Carolingi furon per avventura la
-manifestazion più fiera di questo spirito della conquista. La potenza
-dell'incivilimento e delle sue maraviglie è sì grande, che noi vedrem
-Carlomagno, nipote di Carlo Martello, il prefetto di palazzo[75], il
-Germanico per eccellenza, imprimer sovente gli atti suoi e le sue leggi
-dello spirito romano. Forsechè il finale intendimento di Carlomagno,
-suggeritogli dagli imperadori e dai papi, quello non fu di ricostituir
-l'impero di Occidente sulle fondamenta e sulle tradizioni di Roma?
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO
-PRIMA DEI CAROLINGI.
-
- Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica.
- — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze
- naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti romane, bisantine,
- franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi.
- — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure — Gli Ebrei nel
- medio evo.
-
-SETTIMO ED OTTAVO SECOLO.
-
-
-Sì forte erasi stabilito nelle Gallie il dominio romano che ivi,
-fin dal quinto secolo, regnar solo si vide l'autorità della grande
-sua letteratura. Sotto il governo d'Onorio, le Gallie fiorir videro
-rinomate accademie, ed ognuna delle tredici provincie ebbe le sue
-scuole, i suoi insegnamenti foggiati sulle norme generali che Roma
-diede al mondo[76]. In breve anche le accademie galliche salirono in
-fama. Lione, Arli, Sens, risonarono per gran tempo delle grammaticali
-disputazioni; la Gallia narbonese ebbe i suoi poeti ed i suoi prosatori
-al pari della lionese e della belgica, e videro i lor portici popolati
-da migliaia di scolari, che si destavano al canto del gallo, a
-simiglianza de' clienti di cui parla il Venosino. I Romani aveano ai
-Galli ceduti gli usi e i costumi loro, e l'imperator Caracalla, col
-dare a tutti il titolo di cittadini, avea distrutte le distinzioni
-della conquista. I Galli aveano tradizioni lor proprie, e storie ed
-annali della patria che si conservavano nei templi[77]. Le instituzioni
-e le lettere druidiche venner di questo modo a mescersi cogli
-insegnamenti di Roma, e quando i Franchi si stabilirono alla volta
-loro nelle provincie soggiogate, quando i figli di Clodoveo allargaron
-dappertutto intorno il loro dominio, anch'essi recarono i canti dei
-loro antenati, e le tradizioni germaniche sì comuni fra i popoli
-settentrionali.
-
-Nella Gallia quindi tu trovar puoi tre letterature ad un tratto, l'una
-di rincontro all'altra, le quali tutte a vicenda si prestano lingua,
-parole, pensieri. La prima gallica unicamente, coll'impronta della
-religione e dei costumi de' Druidi; la seconda classica e romana,
-però che i conquistatori per ogni luogo spargevano la lingua e i libri
-loro; nelle città galliche divenute municipii, si studiavan Cicerone,
-Lucrezio, Virgilio, e nelle scuole di Lione, di Bordò e di Lutezia[78]
-leggevansi e recitavansi i papiri della Grecia e di Roma, a tutto che
-si aggiunser da ultimo le tradizioni franche e i canti della Germania
-che raccontavano i gloriosi fatti dei guerrieri conquistatori. Questo
-mescuglio di letterature appar nel settimo secolo e nell'ottavo; nulla
-v'è di chiaro, nulla che tenga d'un'origine sola; nei monasteri, nelle
-scuole, si commentano i Padri della Chiesa, gli autori di Grecia e di
-Roma, ed a persuaderli che il clero di que' tempi era molto innanzi
-nello studio dei classici greci e romani, ti basta lo scorrere i testi
-di Gregorio di Tours e di Fredegario, dove frequenti sono le citazioni
-di Omero e di Virgilio; qualche volta pare i filosofi dell'antichità
-vi son citati insiem co' santi Padri, e chiamati con le loro sentenze
-in sussidio della religione. I vescovi e i cherici, poco men che tutti
-Galli, addomesticati com'erano con gli studi graditi del foro romano,
-da sè sdegnosamente gittavano il nome di Barbari, ogni monastero era
-una scuola di sapienza in cui insegnavasi la grammatica, la filosofia
-e la storia. L'incivilimento, nel passar ch'esso fa sopra un popolo,
-vi lascia profonde vestigia, ond'è che i cherici de' Galli andavan
-superbi della sapienza di Roma, e i popoli de' medesimi conquistatori
-si addomesticavano cogli studi dell'antichità.
-
-La letteratura franca si ristringe, al pari di tulle le tradizioni
-primitive, in canti narrativi, racconti dei guerrieri e dei poeti. Egli
-si volea ben conservar la memoria degli antenati, dei gloriosi fatti
-d'armi che aveano illustrata la conquista; quindi gli scaldi sono in
-ogni luogo, chè in ogni luogo dove sono foreste e are sacre, e popoli
-conquistatori, sono anche sempre bollenti fantasie che trasmettono
-ai posteri la memoria dell'eroiche azioni[79]. Nessun grande poema
-abbiamo che si colleghi a quest'epoca, ma solo brani spicciolati di
-opere più compiute. Le leggende non furono se non canti narrativi più
-specialmente monastici; gli studi giaceano confinati entro le celle;
-ivi manoscritti, pergamene, papiri venuti da Roma e da Costantinopoli;
-ivi si scrivean le cronache nazionali, ivi consacravasi la memoria del
-passato; la scienza venne dagli studi monastici. Tutte le opere di quel
-tempo danno a divedere una mescolanza d'idee romane e di germaniche;
-non v'è cosa che abbia interamente serbato il suo carattere; le prime
-orme della civiltà si confondono naturalmente e calcan fra loro.
-
-Questo tramestio accade in ispecialità nella lingua e nella grammatica.
-Niuno dubita che i Galli non avessero un idioma con le sue regole e i
-suoi principii; questa lingua celtica fu parlata su tutto il territorio
-della Gallia, dalla Somma fino al Rodano, e i Romani che la trovarono
-stabilita nelle provincie, la rispettarono come eran usi di fare con
-ogni antica instituzione dei popoli; ma pure il latino diventò la
-lingua usuale di tutte le amministrazioni, del pretore e dei tribunali
-stabiliti nella Gallia. L'idioma celtico fu lasciato al popolo, e
-il latino divenne la lingua delle genti civili, nè guari andò che a
-questi due idiomi venne anche a mescolarsi la lingua germanica parlata
-dai conquistatori; ond'è che allor si vide la medesima confusione
-che nella letteratura; v'ebbe un parlar volgare, composto di tutti
-gli idiomi; la lingua latina si corruppe, e vi si mescolaron franche
-desinenze, e vocaboli celtici. I diplomi e le croniche di quel tempo
-comprovano questa confusione, che precedette la formazione d'una lingua
-regolata[80].
-
-La scrittura soggiacque alla medesima alterazione, onde i diplomi
-merovingici a stento si possono leggere, mal formati sono i caratteri
-romani e i corsivi, nè più vi si scorge orma di quella regolarità
-che addita e distingue la scrittura carolingica, nei manoscritti
-principalmente, finchè anche questa si perde in una nuova confusione ai
-tempi rozzi e feudali. I diplomi merovingici si trovano scritti sovente
-sopra il papiro, già principia l'uso dei monogrammi, e i sigilli
-consistono generalmente in pietre antiche; i caratteri sono lunghi e
-male segnati, numerose e imbrogliate le abbreviazioni. Questa forma di
-scrittura de' tempi merovingici, tu l'incontri sulle lapidi sepolcrali,
-nelle iscrizioni del pari che nei diplomi; essa è contrassegnata d'un
-carattere suo particolare, e prova il poco progresso degli usi civili.
-Un picciol numero di diplomi è sopravvissuto alla gran distruzione
-del tempo, e si vede che all'età de' Merovei primeggiano i caratteri
-cubitali.
-
-In que' tempi d'agitazione e di conquiste, la scienza si riduce a
-pochi, primordiali elementi; il mondo antico non è gran fatto innanzi
-negli studi speciali della natura, e nella cognizion delle cause che
-muover fanno gli enti animati; niun vestigio si trova di matematica,
-la scienza del calcolo non esce dalle semplici operazioni usuali; si
-conta alla maniera dei Romani, e si misura secondo la consuetudine
-dei Galli. Gli ordinamenti ecclesiastici soli obbligano i cherici e i
-fedeli a qualche studio, a qualche astronomica cognizione; le feste
-mobili son regolate sulle vicende della luna; è mestieri saperne
-il corso per determinare le quattro Tempora, fondamento di tutti i
-calcoli dell'anno; i calendarii muovono dalle due feste di Pasqua
-e di Natale; si contano meno i giorni che le solennità; le cronache
-fanno perpetuamente menzione dell'epoche cristiane, e le riferiscono
-alla vita degli uomini[81]. «Carlomagno passò a Fulda la Pasqua, il
-Natale a Magonza, la Pentecoste a Quercy o a Compiegne». Tali son le
-ripetizioni delle cronache; pochi i calendarii regolari, tutti sono
-composti per istrane forme, e i segni dello zodiaco tolti a prestito da
-Roma e dalla Grecia. Le ore si contano con l'aiuto dei taciti oriuoli
-a polvere che divengono i misuratori del tempo. Gli studi degli astri
-sono reminiscenze quasi tutte delle scuole alessandrine, e la meccanica
-principalmente, nel progredir ch'ella fa, è piuttosto una scienza di
-destrezza, che un calcolo di sapiente geometria.
-
-Le arti, la musica, la pittura, l'architettura, prendon anch'esse la
-sorgente loro più pura negli studi di Roma e della Grecia. Lo studio
-solenne del canto fermo, è impresso d'un carattere germanico; se un
-concerto di voci soavi nella Chiesa romana e pontificale, produce
-maggior varietà, e dona di maggior dolcezza i sacri cantici; il canto
-fermo, grave, appartiene in essenza a un'origine franca; il falso
-bordone che sembra la voce del tuono, i punti di contrabbasso, e il
-fagotto non vennero da costumanze italiane, greche o longobardiche, ma
-di origine franca com'ei di necessità sono, anche austeri sono come il
-grigio cielo del Nord, come le selve druidiche, come il freddo marmo
-delle cattedrali. Lungo tempo durò la contesa del canto germanico
-contro il canto romano; le cattedrali franche sostenner come proprietà
-loro il canto fermo e le antifone dei loro maggiori, e i canti romani
-ebbero assai da fare a introdursi nelle basiliche della Gallia[82].
-
-L'epoche differenti dell'arti architettoniche non posson mai, nè
-debbono essere insieme confuse; i monumenti gallici, informi quasi
-tutti, ti presentan l'immagine di templi appena scalpellati, di are
-druidiche seminate qua e là in vaste pianure, in mezzo alle lande,
-nelle mobili arene. La grande scuola romana che fa mostra di sè ne' bei
-monumenti delle città di Arli, di Nimes, d'Autun e di Sens, sparisce
-nella distruzion dell'impero, e altre idee soprarrivano insiem coi
-conquistatori. Al cristianesimo ripugnan le forme dei templi dedicati
-agli Dei del mondo antico, vuole aver un concetto suo proprio, e
-crea la basilica quale ancor la vediamo in qualcuna delle primissime
-chiese di Roma[83]. Questa è l'età dell'arte che sorge fin dal terzo
-e dal quarto secolo, la forma bisantina, è la prima fonte di tutte le
-inspirazioni; non si vede ancor l'arco a sesto acuto cogli aguzzi suoi
-marmi, ma le son masse di colonnette stiacciate sovra basse cupole, e
-sotto vôlte inclinate.
-
-Pare a me che le basiliche cristiane abbian tre epoche; la prima,
-che collegasi coi tempi in cui la croce usciva delle catacombe per
-presentarsi alla luce del mondo, quando l'architettura è tutta semplice
-come la fede che lanciasi verso Dio; un edificio sol tanto o quanto
-ornato, vôlte senz'archi, facciata senza colonnette qual ci appare agli
-antichi vestigi che se ne veggono in Roma; o se pur qualche rottame
-v'è ancor di colonna, questo è perchè la basilica fu innalzata su
-qualche tempio pagano consacrato agli Dei immortali. Il secondo periodo
-appartiene all'arte bisantina: i pronai a colonnette, senz'archi a
-sesto acuto, la facciata con porte basse, il tempio semplice e nudo
-che va in breve a confondersi nello stile lombardo. Vien finalmente
-il terzo periodo, il periodo dell'arte cogli archi a sest'acuto, che
-non trovasi oltre il secolo undecimo. Ivi cominciano i frastagli, gli
-ornati, i campanili e le cupole librate in aria: fino ai Carolingi, e
-per tutta la lor dinastia non si veggono che forme romane, bisantine e
-lombarde.
-
-La basilica di prima origine ha pochi ornamenti, laddove più prodiga
-n'è la scuola bisantina. L'Occidente e l'Oriente erano divisi per lo
-scisma sul culto delle immagini; gl'Italiani dalla viva immaginazione
-e i Greci, eredi della grande scuola d'Atene, amavano le statue e i
-dipinti che ritraevano i santi ed i martiri, la Vergine dagli occhi
-soavi, il povero che soffre, il martire che si rassegna. La quistion
-delle immagini è la maggiore che mai avvenisse nella storia, quanto
-all'arte, non altro essendo ella, di fatto, che il gran conflitto
-fra l'entusiasmo degli artisti e il freddo puritanismo, a così dire,
-dei raziocinanti. Se prevaluto avessero le austere dottrine, se la
-Chiesa proscritto avesse le rappresentazioni delle immagini di Dio
-e de' suoi Santi, delle storie divote de' patimenti della vita e del
-trionfo dell'anima, noi privi saremmo dei capolavori de' secoli del
-Risorgimento, nè Michelangelo e Raffaello nati sarebbero a popolare il
-mondo cristiano delle magnifiche opere loro. Gli artisti debbono grande
-e viva riconoscenza ai cattolicismo, e principalmente alla podestà
-pontificia, in cui esso cattolicismo è sovranamente personificato;
-i papi prevaler fecero questa bella teologia scolpita e colorata nei
-capolavori della scultura e della pittura.
-
-Poche immagini troviamo nei primi tempi della Chiesa; sol poche ed
-informi statue degli Apostoli qua e là corcate accanto alle colonne
-della scuola greca e romana[84]. Talvolta tu scorgi le vestigia
-dell'arte antica nei monumenti cristiani, e nelle rare tombe del
-terzo e del quarto secolo, quali si veggono al Vaticano, o nella
-chiesa di San Massimino in Provenza[85]; Cristo e gli Apostoli vi son
-figurati con ornamenti di pretta scuola romana[86]. Si vedrà che in
-questi monumenti Cristo è rappresentato sempre in figura da giovane,
-dell'età di venti anni appena; venuto il medio evo, anche Cristo fu
-fatto vecchio, però che il tempo è infelice, e Cristo patisce come il
-popolo, che egli è popolo pure; le fattezze della Vergine soggiacciono
-invece ad una modificazione al tutto contraria; a' primi tempi essa
-è vecchia come una madre addolorata, con le rughe e il pallore che il
-Rubens riprodusse nella sua _Deposizion di croce_; ma di mano in man
-che ci accostiamo al medio evo ella ringiovanisce, come si vede nelle
-miniature del secolo duodecimo. La scuola bisantina è più prodiga di
-statue, d'ornamenti, di arabeschi; sul marmo del battistero e in fondo
-al santuario si veggono immagini d'un azzurro e d'un rosso vivissimo;
-su que' freschi o su que' dipinti in legno, risplende il volto di
-Cristo con occhi fissi e penetranti; san Pietro, san Paolo, san
-Bartolomeo, sì spesso riprodotti nelle opere della scuola bisantina,
-gli fanno corteo nella sua predicazione, mentr'egli stende a loro le
-braccia. In tutte queste reliquie della scuola di Costantinopoli si
-vede chiaro il martirologio delle basiliche greche, e l'impronta del
-Basso Impero: e a Ravenna, a Roma, a Milano, dappertutto si veggono
-impresse l'orme dell'arte bisantina.
-
-Queste chiese primitive son semplici in generale, e vi si entra pel
-pronao, scoperto e circondato di basse gallerie, ove si veggono avanzi
-di statue e d'immagini; il battistero è situato sotto il portico,
-essendochè a que' giorni, prima d'entrare in chiesa, era bisogno
-vestir la tunica di neofito. Accanto del battistero sorge una cattedra
-di marmo, donde annunziare al popolo la parola di Dio. Il tempio è
-nudo, semplice nelle sue navate, e nelle sue vôlte inclinate, dietro
-all'altar maggiore si trovan quasi sempre quelle cotali figure di
-Cristo su fondo d'oro, insiem con gli apostoli che ti seguono pur
-tuttavia coi loro occhi fissi, e splendidi di potenza e di vita[88].
-Nelle antiche provincie delle Gallie ci son chiese ancora col triplice
-loro carattere romano, bisantino, e ad arco a sest'acuto; gli avanzi
-della badia di San Vittore a Marsiglia, ti danno un'immagine di ciò
-che era una chiesa primitiva ai tempi delle persecuzioni, co' suoi
-sotterranei e le sue catacombe che passano sotto le acque del porto,
-per congiungersi alla _Maggiore_ edificata sur un antico tempio di
-Diana[89]. Quasi per tutta l'estension delle Gallie le chiese ad archi
-a sesto acuto furono costrutte sulle ruine delle prime basiliche.
-
-Anche la scultura tolse il suo splendore dall'arte bisantina, e
-rimase informe fino a che non invocò ad aiuto suo le memorie di Roma
-e della Grecia. Ebbe essa, è incontrastabile, di esperti artefici.
-I reliquiari, tesori veri delle chiese, fecer progredire innanzi
-l'oreficeria e l'arte statuaria; le arche sacre del secolo ottavo
-son quasi tutte ornate di pietre preziose. La forma loro è per lo più
-quella d'una cattedrale sostenuta dagli angioli, sorta di cariatidi
-cristiane, in mezzo a corone di smeraldi, topazii e rubini. Sur alcune
-di queste arche, splendono bassirilievi, rappresentanti soggetti
-storici: le vite dei Santi, le leggende della vita e della morte,
-e memorie tratte dall'antico e nuovo Testamento, quali esempigrazia
-sarebbero: Eva che coglie il pomo, Cristo che predica, gli Apostoli
-che insegnano alle turbe. Le pitture, o sieno per la chiesa, o sieno
-nel lastrico del coro o nel soffitto, son contrassegnate dal medesimo
-suggello; sono tutte dipinte su fondo d'oro, e fanno mostra di
-vivacissimi colori; le carnagioni han sembianza d'una maschera levata
-dal cadavere, d'un gesso foggiato sul morto, rassomigliano insomma
-alla carne umana sì, ma quando morta, e al colore dei Cristi d'osso o
-d'avorio, o anche alle figure di cera. Ivi il Padre Eterno ti guarda
-con occhi terribili, nell'atteggiamento in cui ti apparirà il dì del
-finale giudizio; mentre Gesù è mite come la parola del perdono ch'ei
-manda dall'alto della croce. A imitazione di tutta la scuola bisantina,
-Cristo qui non è ignudo ma vestito d'una lunga tunica, nella forma
-che il veggiamo nella cattedrale di Amiens. D'onde vien'ella questa
-sacra e curiosa immagine, e chi l'è venuta a riporre in una cattedrale
-antichissima delle Gallie?
-
-L'oreficeria procede verso la sua perfezione; che se gli artefici di
-quel tempo non sanno ben ritrarre le umane fattezze, e dan loro quel
-carattere di secchezza che contrassegna il nascer dell'arte, essi hanno
-all'incontro perfezionato il disegno e il colore delle cose inanimate.
-Pochi sono i manoscritti, salvo alcune bibbie o messali che precedon
-l'epoca carolingica; nella pittura e nella scrittura manifestasi l'arte
-bisantina: quella legatura che chiamavasi _testo_ (_textum_), perchè
-fatta a coprire e difendere il libro, presentava bassirilievi d'avorio,
-di squisitissimo lavoro, pari a quello dei reliquiarii incastonati di
-gemme e smeraldi[90]. In queste mirabili fatture dell'arte la porpora
-e la seta s'intrecciavano e mescevano i loro colori; il messale ha
-borchie d'oro o d'argento ai quattro canti; apri il manoscritto,
-raccolto diligentemente dall'amanuense, e il trovi per lo più scritto
-in caratteri cubitali; le miniature son rade, ma quasi sempre su fondo
-d'oro a simiglianza dei dipinti delle chiese; gli arabeschi vi appaiono
-più ricchi e meglio ricamati. Ancor ci si scorgono le tradizioni
-dell'arte greca e romana nei bei modelli, e l'orefice sant'Eligio
-ornava il palazzo del re Dagoberto con una finitezza ch'ei certo avea
-studiata a Roma; il sepolcro di san Martino di Tours era un capolavoro
-di oreficeria[91], che a que' tempi fregiavansi d'oro e d'argento le
-tombe, però che il sepolcro era il palazzo di quella pia generazione.
-In ogni monastero quindi ci aveano artefici, che s'impratichivano delle
-arti speciali, essendochè la scienza e ben anco i mestieri avevano
-origine ed incremento appunto nelle badie. I più degli artefici erano
-monaci e solitarii di San Benedetto; tutti i lavori d'intelletto
-venivano dalle lor mani, e questo spiegasi co' lunghi ozi della vita
-monastica: che far altro nelle notturne vigilie, e al gemer dei venti
-autunnali e invernali, se non pregare, meditare e lavorar per Dio e per
-gli uomini!
-
-La ricchezza degli ornamenti ecclesiastici, il lusso dei re e dei
-conti, diedero a fare al commercio. Le ampie vie aperte dal dominio
-romano in mezzo a quell'impero, che abbracciava il mondo, favorivano
-il baratto delle derrate, e sui mercati delle Gallie e dell'Italia si
-trasportavano le merci della Siria e dell'Egitto, le pellicce della
-Sassonia e della Polonia, le ferrerie della Scandinavia. Il traffico
-durò così attivo anche dopo che i Franchi ebbero occupata questa parte
-dell'imperio romano, ed anche di questo commercio tra popolo e popolo
-è da cercar le vestigia nelle _Vite de' Santi,_ dove i Bollandisti
-descrivono le ricche offerte d'incenso, di mirra e delle pietre
-preziose, che venivano accumulate sull'arche dei santi nei monasteri.
-Le carovane conducean le derrate dell'India ai porti della Siria,
-e i mercatanti ebrei le sbarcavano indi a Marsiglia e sulle coste
-dell'Italia, poi le si trasportavano a dorso di mulo fino alle fiere e
-ai mercati della Neustria o dell'Austrasia, con patenti di privilegio.
-I re della prima progenie reser famosa la fiera di San Dionigi, a cui
-venivano Lombardi, Sassoni, Spagnuoli, Greci e anche Saracini: e in
-queste fiere facevasi baratto delle più svarie derrate di tutte le
-contrade del mondo; i mercanti vi accorrevano a carovane esenti di ogni
-gabella, del _telonio_ pure e del _portico_, di cui parlano le antiche
-cronache e sicuri dai signori feudali, sì formidabili ai mercatanti
-che giravano soli. In que' grandi bazarri cristiani i cattolici non
-eran distinti dagli ebrei, ma tutti posti sotto la stessa immunità e
-guarentigia. Col principiar della fiera ogni processo rimanea sospeso;
-il mercatante deponeva liberamente le cose destinate alla vendita, e
-ne facea spaccio a tutto agio suo; i contratti faceansi di reciproco
-accordo. Se ad alcuno facea bisogno di danaro, ecco l'ebreo ivi pronto
-a prestar ad usura, ad un interesse non punto determinato dai diplomi;
-egli non si facea quindi scrupolo alcuno di stipolare il frutto di
-due denari al soldo per settimana, e indarno gli abati assordavano il
-mondo, di vivissime querele contro questi miscredenti[92]. Ci si facea
-pure mercato di schiavi, quasi tutti bretoni, a dispetto dell'insorger
-di più d'un santo contro questo traffico scellerato, condannato dal
-cristianesimo. I regi diplomi dichiaravano le franchigie delle fiere,
-sorta di saturnali, in cui il guadagno era il dio: a San Dionigi,
-principalmente, il pastorale dell'abate copriva tutti gli atti dei
-banditi, e favoriva il concorso de' mercatanti ebrei, lombardi, greci e
-bretoni.
-
-I fiumi navigati dalle pesanti barche dei nanti o ballettanti, erano
-i modi di comunicazione pel commercio, e i capitolari della prima
-schiatta obbligano i possessori dei beni a riva di essi fiumi di
-lasciarli sgombri al passaggio dei cavalli sulla Loira, sulla Mosa e
-sulla Mosella. Vi si trasportavano i vini più rinomati per la bontà
-loro, e principalmente quei d'Orleans, de' poderi della prima schiatta,
-e i re attendevano a piantare strade maestre e altre ampie vie sugli
-avanzi de' monumenti romani, e l'argine di Brunechilde serba tuttor
-questo nome dalle opere intraprese sotto quella potente regina. I
-mercatanti, a que' giorni, formavano una comunità, e avevano in Parigi
-loro mercati e quartieri speciali vicino a Sant'Andrea delle Arti, che
-poi divenne il _parlouer aux bourgeois_. Ivi teneasi tutti i giorni
-un mercato dei profumi e delle stoffe più fine provegnenti dall'Asia e
-dalla Grecia, e un'antica cronaca parla dell'ardimento de' mercatanti
-parigini, i quali aveano banchi e magazzini fino in Siria, e un
-giorno essendosi scontrati con certi mercanti veneziani in una città
-dell'Egitto, eran venuti coi medesimi a gran contesa ed all'armi.
-
-Ragguardevoli eran le gabelle sul traffico, e i battelli andavano
-soggetti a mille tributi, che sono nei capitolari specificati: tasse di
-sanità, pedaggi dei ponti, approdo, ancoraggio, sbarco delle merci[93],
-tutto è ivi stabilmente regolato. I mercanti erano esenti di tutte
-queste gabelle in tempo e luogo di fiera, nè ad altro tenuti che al
-pagamento de' livelli particolari alle chiese, proprietarie delle
-piazze e terreni; a San Dionigi, la badia esigeva dodici denari, nè
-alcuno potea nulla di più domandare a' mercatanti che da ogni parte
-accorrevano sotto la franchigia della chiesa. Laonde il concorso era
-numerosissimo: i Sassoni recavano sul campo della fiera il piombo
-ed il ferro; gli ebrei gli aromi dell'Oriente, l'incenso, la mirra;
-i mercatanti della Neustria e dell'Armorica, il mele e la robbia; i
-Provenzali l'olio fino d'oliva e le derrate della Siria; i trafficanti
-d'Orleans, di Bordò e di Digione, vino, cera, sego e pece; gli audaci
-Schiavoni andavano fin dentro a' paesi nordici per indi recarne a San
-Dionigi i frutti delle loro miniere.
-
-Nè men ci volea di quest'operoso commercio per soddisfare a tutti i
-bisogni di quella nascente civiltà. Il lusso veniva l'un di più che
-l'altro crescendo; si profondea l'oro e l'argento nei mobili, alcuni
-anche faceansi d'oro massiccio; Dagoberto re, facea far una sedia
-o un trono a sant'Eligio, tutto, comechè grandissimo, tempestato di
-perle sino alla cima. La vita di sant'Eligio, scritta da sant'Adoeno,
-è una curiosissima nomenclatura di quanto possa l'ingegno d'un
-artefice pel progresso dell'industria. Nelle occasioni che i re tenean
-loro corti plenarie, ricchissime eran le vestimenta, e abbiamo dal
-medesimo sant'Adoeno la descrizione del vestito di sant'Eligio, quando
-era dall'uffizio suo chiamato alla corte. Avea la camicia di lino
-finissimo, ricamata d'oro agli orli; la tunica o dalmatica era di seta
-intessuta d'oro e di gemme, che mandavano intorno vivissimo splendore;
-avea le maniche coperte di diamanti e smeraldi, con braccialetti d'oro,
-e cintura simile lavorata con mirabile artificio e la borsa ricamata
-di pietre preziose e sì rilucenti, che splendevan da lungi a pari del
-sole.
-
-Cotesto lusso importava un gran giro della moneta, e però i capitolari
-cominciano già a statuir sul valore dei soldi e dei denari; gli ebrei,
-nelle cui mani era ito a finir quasi tutto il contante, lo prestavano
-a interesse grossissimo; potentissimi eran costoro sotto Dagoberto,
-nè mai forse godettero a memoria d'uomini, di più ampli privilegi. La
-moneta che era d'oro tutta e d'argento, contavasi per marchi, lire,
-soldi e denari. Noi vediamo nelle vite de' Bollandisti più d'un Santo
-affaticarsi pure per introdur nel commercio i principii di probità e
-d'onore. Predicavano essi contro la vendita degli schiavi[94], contro
-l'usura, sì contraria alla fede cristiana, e contro le rapine della
-gente da guerra, che impedivano a' mercatanti di professare liberamente
-il loro traffico. Molto dovettero alla religione cristiana, nelle
-Gallie, le arti, il commercio, le lettere, e a ben conoscere quella
-società è bisogno studiarla nelle vite de' Santi: la cronaca non è
-altro che una copia imperfetta; ma nelle divote relazioni raccolte da'
-contemporanei ben puoi farti un giusto concetto dei costumi e degli usi
-del medio evo.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI.
-
- I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'Imperatori
- d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi del Friuli, di
- Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I califfi. — I _re_
- o _condottieri d'uomini_ appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. —
- La ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei
- prefetti di palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi.
- — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I duchi
- d'Austrasia, I prefetti di Neustria.
-
-628 — 714.
-
-
-Difficilissimo sopr'ogni cosa è nella confusion che precede la civiltà
-disciplinata de' popoli, il tener dietro alla storia della podestà;
-che se ci troviamo imbrogliati sol quando è da penetrare in mezzo
-alle razze, sceverarne le origini, stabilirle dall'indole e sembianze
-loro, come potrem poi esattamente diffinire la via e il progresso
-della potenza sociale? I conflitti della forza e della violenza hanno
-un carattere instabile, che non si può cogliere, e nondimeno non v'è
-cosa che più di questa importi a spiegar l'origine e l'incremento
-dell'impero carolingico. Egli si vuol in un rapido sunto ristringere
-il prospetto dei poteri nella società al settimo ed ottavo secolo, e
-determinare in ispezialtà, in quai mani fosse confidato il reggimento
-degli uomini e delle idee in quei tempi di scotimenti e di tenebre.
-
-La succession de' papi a questi tempi è rapida al par della morte che
-abbatte la canuta e debil vecchiaia; Roma sempre turbolenta città,
-governata dai tralignati suoi patrizii e da' suoi scaduti comizii,
-straziava i papi, in balía ora de' Barbari, che davano il guasto
-all'Italia, ed or degli imperadori di Costantinopoli, forse più
-crudeli ancor dei Barbari perchè più raffinati. Chi legge le vite di
-san Martino e di sant'Eugenio, che furon papi ambedue nello spazio di
-men che otto anni, potrà far ragione delle tempeste ond'era di que'
-dì agitata la navicella di san Pietro. Martino viene a forza condotto
-via dai greci imperatori, e cacciato nel Chersoneso taurico[95] dove
-morì di fame; Eugenio, che gli succede, non dura più che due anni[96];
-Vitaliano; uom di fermo proposito, provasi a riordinar l'unità della
-Chiesa scomunicando i vescovi, che vogliono da essa spiccarsi[97];
-Adeodato sostiene la dignità papale, e imparte agli imperatori ed
-ai re la benedizione apostolica con l'autorità di un padre sopra i
-figliuoli. Tutti questi pontificati durano tre o quattro anni appena,
-nel qual breve periodo i papi usano mente e zelo a constituir la
-forza della Chiesa; essi hanno a difendersi contro i re longobardi,
-contra i conti di Benevento, e contro i duchi di Spoleti e del Friuli,
-che sovraneggiano l'Italia, e a contrastar continuamente contro i
-patriarchi ed i vescovi, che disconoscer vogliono i diritti dell'unità
-cattolica. L'elezione dei papi vien fatta a Roma nelle antiche
-basiliche, e gl'imperatori di Bisanzio punto non riconoscono il primato
-dei pontefici italiani; è l'antica gelosia delle due metropoli del
-mondo, Roma e Costantinopoli, sotto altra forma. I più dei papi sono
-italiani, e difendono l'antica nazional preminenza dei Romani; se non
-che a quando a quando i cesari di Bisanzio ottengono di far eleggere
-alcun Greco al soglio pontificio, e trovano in lui maggior ubbidienza.
-Così sotto l'impression religiosa viene manifestandosi l'antica gelosia
-dei patrizii del Lazio verso i nuovi porporati cortigiani che vivon
-nella città di Costantino.
-
-Gregorio II, fu tra quei papi latini il più illustre. Romano di
-nazione, ed uomo di scienza, da bibliotecario e da custode ch'egli era
-delle bolle e degli archivi, fu eletto papa dal popolo, e volgendo ogni
-cura sua alla predicazione evangelica fra le nazioni barbare, empiè
-d'intrepidi missionarii la Germania. I Bollandisti ci hanno conservata
-la vita di san Corbiniano, nativo di Chatres, nelle vicinanze di
-Parigi, il quale precedè nell'apostolato in Germania san Bonifazio,
-ed ebbe il sacro suo mandato da san Gregorio papa. Corbiniano scorreva
-la Sassonia, intantochè Bonifazio convertiva la Turingia e la Baviera.
-San Gregorio fu un de' pontefici più operosi e più dotti, e l'epistole
-sue a Carlo Martello, prefetto del palazzo, sono un modello della
-fermezza ed insiem della grandezza che aver debbe un pontefice. Nemico
-a lui violentissimo sopra tutti fu Leone l'Isaurico, quel barbaro
-soldato che seppe recarsi in mano il fren de' Greci protestandosi
-altamente iconoclasta. San Gregorio si fece a difender le immagini,
-divoto oggetto della pubblica venerazione; e Romano com'egli era, e
-tenerissimo della sua italiana patria, patir non volle che l'antico
-Lazio si sottoponesse al principato de' Greci, e i discendenti de'
-patrizii, le prische famiglie dei Paoli Emillii e dei Marii[98]
-conservarono l'indipendenza loro appiè dei circhi e dei templi, avanzi
-della grandezza romana.
-
-Il patriarcato fu instituzione orientale ed antichissima per le chiese
-di Costantinopoli, d'Alessandria, d'Antiochia e di Gerusalemme. I
-patriarchi nascevano in un con l'apostolato, però che i metropolitani
-d'Egitto e della Siria furon contemporanei degli apostoli. Il
-patriarcato d'Alessandria, che comprendeva l'intiero Egitto, fu
-fondato da san Marco, e si distese in breve fino agli ultimi confini
-dell'Abissinia. Quello d'Antiochia abbracciava la Siria, la Palestina
-e l'Arabia, e se ne attribuisce la fondazione a san Pietro. San Marco
-fu dannato al martirio in Alessandria, tra le sfrenatezze d'una festa
-di Serapide, e san Pietro lasciò Antiochia, per venir a morire in Roma,
-dove fondò il papato, quell'instituzione che poi dovea incivilire il
-medio evo. Irrepugnabile era l'antichità della Chiesa di Gerusalemme,
-il cui primo patriarca fu san Jacopo il Minore, d'origine israelitica.
-La cattedra patriarcale di Costantinopoli saliva essa pure al quarto
-secolo. Laonde tutti questi vescovi metropolitani potevan contendere
-d'antichità co' papi, in quella guisa che Bisanzio avea conteso con
-Roma; pure alla fine la tanta unità papale uscì vittoriosa; ma un lungo
-conflitto ci volle a sbrogliar questa anarchia nella Chiesa, finchè il
-genio di Gregorio VII, all'undecimo secolo, venne a ordinarla sotto una
-sola mano, con cui domò sicuramente la barbarie feudale.
-
-Durava in Costantinopoli l'impero dei cesari, ma dopo Eraclio, da
-governatore dell'Africa innalzato dai soldati all'onor della porpora,
-non v'ebbe più alcun imperatore che facesse mostra d'una tal qual
-vigoria in quel supremo comando; e in quella lunga lista di cesari non
-troviamo se non uomini sollevati dalla fortuna, e dal capriccio con la
-medesima prontezza giù precipitati dal trono. L'impero greco intanto
-resiste in mezzo alle forti e barbare invasioni dei Saracini governati
-dai califfi, dei Longobardi d'Italia e dei Bulgari, che accampano quasi
-alle rive del Danubio. Il fuoco greco salvò l'impero, e fu di sostegno
-alla sua fiacchezza; ora un soldato di brutal forza, ora l'altro sorgea
-dal mezzo de' campi o de' circhi, e impadronivasi dello scettro,
-o, più spesso, gl'imperatori non regnavano se non per la protezione
-dei Barbari, come appunto Giustiniano II, il quale ottenne la corona
-non altrimenti che per aiuto del re dei Bulgari; più tardi un Armeno
-assunse la porpora, e le bende imperiali, e la famiglia d'Eraclio si
-trovò in preda alle persecuzioni di questi coronati avventurieri, che
-temevano i prìncipi d'antica ed imperiale origine.
-
-In questi annali bisantini si leggono crudeltà inaudite: ora tu vedi
-cavar gli occhi a' fanciulli su cui splendesse il diadema imperiale;
-or darli in preda alle fiere del circo o farli calpestar dai cavalli
-nell'ippodromo; finalmente, un soldato di dura tempra strinse con
-ferrea mano lo scettro di Costantino, e fu Leone III, figlio d'un
-operaio di Seleucia, che levandolo sugli scudi fu dall'esercito greco
-gridato imperatore. Uomo costui di barbari costumi, e rapace come esser
-sogliono tutti coloro che nascon dalla forza, fece guerra alle immagini
-solo per far suo profitto della spoglia de' reliquiarii, e convertir
-in moneta le statue d'oro; donde la distruzione dei capolavori della
-scuola bisantina: avea l'Isaurico tolto i costumi suoi da' Saracini che
-non pativano figure intagliate, nè statue, nè disegni di sorte alcuna.
-I Greci di fantasia sì calda nell'arti, i discendenti degli Apelli e
-dei Fidii, sdegnati agli inconclastici decreti del Barbaro, si levano
-qua e là a rumore, ed egli allora, ad imitazione del califfo Omar,
-fa dar le pubbliche biblioteche alle fiamme, migliaia di manoscritti
-con preziose pitture son ridotte in cenere! Papa Gregorio indarno gli
-scrive per indurlo ad avere in rispetto le immagini che conservano
-e perpetuano la venerazione pe' Santi, chè Leone per tutta risposta
-comanda di deporre Gregorio, il difensore dell'arti. Fu in quel tempo
-che Costantinopoli e la Grecia soggiacquero a un tremendo flagello:
-le città furono scrollate da un terribile tremuoto, che aperse in
-varii luoghi la terra, e rovesciò le mura di Costantinopoli; le
-lettere pastorali, ricordano questo castigo fulminato contro gli empi
-iconoclasti.
-
-Nemici implacabili degli imperatori di Costantinopoli erano a oriente
-i Saracini e ad occidente i Longobardi. Questi ultimi, che discendevan
-dagli Unni, ebbero lor capi o re fin dal primo loro stabilimento
-in Italia. Ancor si veggono in alcune immagini o pietre intagliate,
-l'effigie loro: raso il capo dietro la nuca essi portavano i capelli
-divisi sull'una e l'altra gota, sì che scendevano a confondersi con
-la prolissa barba, e a coprir loro il viso della negra capellatura,
-onde aveano, secondo che dice Paolo Diacono, terribile aspetto. I re e
-i grandi portavano abiti succinti, nè altra calzatura che i sandali;
-in guerra, eran coperti fino ai ginocchi da pelli ferine. S'erano
-stabiliti al settentrione dell'Italia, e quivi attendevano a sottrarne
-le città al dominio degli imperatori d'Oriente; aveano in rispetto il
-re, come capo militare che guidava i compagni alla conquista. Il più
-fiero e valoroso di questi re fu Luitprando, Bavaro di nazione, il
-quale, vedendo i popoli d'Italia inaspriti contro Leone Isaurico per
-la sua persecuzione alle immagini, approfittando del mal contento di
-quelli, e del discredito in cui caduta era l'autorità dell'esarcato,
-muove contro Ravenna, e se ne impadronisce, insieme con tutte le altre
-città della Pentapoli[99].
-
-A volersi fare un giusto concetto del dominio de' Longobardi in Italia,
-scorrer si vuole le triste città che fronteggiano l'Adriatico da
-Rimini sino ad Ancona, e veder le ruine di Ravenna, e la silenziosa
-Pavia[100]. Miravan essi all'assoluta sovranità di tutta la penisola,
-e a quest'effetto Luitprando combatte contro gl'imperatori greci,
-contro gli esarchi, contro i papi; egli è destro in politica al par
-che intrepido capitano, ed al governo suo si riferisce la caduta della
-sovranità greca in Italia; nè gli sarebbe manco riuscito di domar
-materialmente il papato, se i Franchi non fosser venuti indi appresso
-in aiuto dei pontefici. I duchi o esarchi di Ravenna, delegati che
-erano dell'impero greco, furono stritolati dai Longobardi, a cui la
-sorte serbava la signoria delle città sull'Adriatico, fino al grande
-impero di Carlomagno.
-
-In Italia eran pure i duchi del Friuli, che precedon d'oltre a un
-secolo la costituzione dell'impero carolingico, e i cui nomi ritraggono
-dell'origin loro germanica e dell'affinità loro co' Longobardi; sono
-una stessa famiglia, e vi si trovano gli Astolfi e gli Anselmi, tipi
-della razza longobarda. Il medesimo è da dirsi dei duchi di Spoleti
-che governavano la Toscana e l'Umbria, vassallaggi del reame de'
-Longobardi, i quali furono i primi a posar sopra solide fondamenta il
-sistema feudale. Da questo deriva pure il gran feudo di Benevento, che
-originariamente instituito dai Greci, cadde nella famiglia dei duchi
-del Friuli, per quindi confondersi nella corona di ferro che in Monza
-cingevano i re longobardi. Il Friuli, Spoleti e Benevento furono i
-tre maggior cerchi di questa corona, e in quest'origine e con questo
-privilegio di feudi imperiali durarono anche sotto i Carolingi.
-
-I Bulgari, di origine scitica, ebbero fin dal tempo che si stabilirono
-sul Danubio lor principi o re, con nomi di sarmatica desinenza, se
-non che Anna Comnena, vana pur sempre delle memorie sue, parlando
-nel duodecimo secolo del fondatore di quella barbarica monarchia, gli
-presta il nome greco di _Mocro_; ma troppo evidente è nella dinastia
-di quei popoli la schiatta tartara. Tarbaglo, da cui principia la
-serie dei re Bulgari nel secolo ottavo, avendo aiutato Giustiniano II
-a racquistare Costantinopoli, gli dimandò che cosa gli avrebbe dato in
-ricompensa. «Quel che più vuoi,» gli rispose l'imperatore; e Tarbaglo
-allora, gittato in terra il suo amplissimo scudo e lo scudiscio che
-adoperava a stimolare il cavallo. «Riempi, gli disse, questo spazio
-di monete d'oro;» indi alzata la picca volle che tutto intorno fosse
-ripieno di seriche stoffe, fino alla punta, e ognun de' suoi Bulgari
-ebbe la man destra colma di monete d'oro e la sinistra di monete
-d'argento. Un fiero uomo era cotesto Tarbaglo, ed anzichè rassegnarsi
-ad esser vassallo dell'impero, volle esserne il protettore; ma pur sì
-fatta era la potenza delle arti e della civiltà, che i Barbari, benchè
-vittoriosi, non si appressavano altrimenti che rispettosi alle rive
-del Bosforo, e ancor non si ardivano di stender la mano alla splendida
-città di Costantino, tanto ancor da lontano raggiava il suo lume.
-
-Ma ben sorgevano maggiori nemici all'impero sulle rive asiatiche del
-Bosforo, dove il califfato, che riconosceva l'origin sua da Maometto,
-univa insieme, sotto la sua spada, la podestà civile e la religiosa.
-Aveano i successori di Maometto, nel secolo ottavo, compiuta con
-gloriosa perseveranza l'opera sua, e quel periodo ha principio col
-famoso califfato di Valido, sotto il cui regno vediam soggiogata
-la Galazia, terminata dai Musulmani la conquista dell'Affrica, ed i
-Berberi fuggire atterriti per le mobili arene del deserto. Su quegli
-scogli che prospettan di rincontro la penisola ispanica, sorge intanto
-un impero, sotto Musa governatore dell'Affrica, tremendo conquistatore
-che traripa da tutte le parti, «somigliante, come dice un poeta arabo,
-all'onde del Mediterraneo, che si precipitan come figlie nelle braccia
-del padre, per lo stretto verso l'Oceano». Tarifo discende indi in
-Ispagna, e in quindici mesi le infiacchite popolazioni dei Visigoti
-s'inchinano sotto la spada del luogotenente del Califfo. Valido fu un
-de' più ardenti settatori, ed a lui debbono le moschee di Damasco il
-loro splendore. Costui non volle saper nè di lingua nè di architettura
-greca, ma edificò suoi minareti, d'onde i Musulmani, al triplice e
-monotono grido del Moezzino, venivano invitati alla preghiera. A Valido
-succedè Solimano, il quale inaugura il suo regno, col far da un'armata
-di mille e ottocento vele assediare Costantinopoli; ma i Greci, esperti
-marinai, a somiglianza de' loro maggiori, ardono, col fuoco greco
-quelle navi, e Solimano muor di crepacuore alla trista novella. Omaro e
-Iezzido, furono anch'essi ardenti nella fede come Valido, e la barbara
-avversion loro alle immagini, gli spinse a ordinar di distruggere i
-dipinti nelle chiese ed i bei mosaici sopra le pareti, a simiglianza di
-quanto operato aveano i Greci iconoclasti. Perdite irreparabili per le
-arti!
-
-Il califfato scese in basso nel secolo ottavo, e gli Ommiadi furono
-oscurati dagli Abbassidi, i quali ebbero per secondo loro califfo
-Abu-Giafar o Almanzorre. Formarono gli Ommiadi una monarchia
-independente in Affrica, prima, poscia in Ispagna dove fondarono il
-regno di Cordova. Almanzorre edificò Bagdad, la città degli aromi,
-delle rose e del pesco, di che indi le crociate regalaron l'Europa;
-Bagdad fatta residenza dei califfi, nemici eterni dell'impero greco, e
-per legge di religione, signori assolati d'ogni cosa che portasse nome
-musulmano; ma come suol sempre avvenire colà dove la conquista allarga
-il dominio suo, i luogotenenti del califfo, ambiscono l'independenza
-sovrana, quale in Affrica e quale in Ispagna. Le maggiori invasioni
-dei Saracini avvennero nel secolo ottavo, e li vediam nelle Gallie,
-attraverso de' Pirenei, nella Provenza, nel Delfinato, dappertutto;
-inondano essi città e regioni, e si mostran con l'erranti orde loro
-fino alla Loira, distruggendo monasteri, città, con tutti gli avanzi
-dell'antico incivilimento. Ma non precediamo i tempi di Carlo Martello,
-in cui essi verranno ad occupare il luogo loro nella nostra cronaca de'
-secoli andati.
-
-Quest'è il tempo che i popoli continuamente si muovono al settentrione
-ed al mezzogiorno del mondo; il tempo delle invasioni! Per ogni
-dove sorgono capi, a cui gli Orientali danno il nome di emiri, e le
-nazioni scandinave e i Sassoni quello di _heretog_ ed _herskonoung_,
-a significar coloro che li conducono alla battaglia, chè niuno qui
-intender dee la dignità regale nel suo senso monarchico, altro in
-questo caso la parola _rex_ non significando che condottier d'uomini,
-e capo di squadre vittoriose, e alcuna volta pare capitan de'
-pirati[101]. Negli annali del Nord, ogni uomo che guidi una spedizione,
-ha qualità di _rex_, di governatore, come specialmente si vede al
-tempo che i Normanni traboccarono nelle Gallie, dove un semplice capo
-che guidasse poche barche luogo i fiumi della Loira o della Senna, a
-saccheggiar le città e i monasteri avea titolo di _rex_, e ad ottenerlo
-gli bastava brandire in alto l'asta, o agitare vigorosamente la
-chiaverina. Chi studii bene addentro la storia dell'ettarchia vedrà
-che tra i Sassoni principalmente tutti questi reami altro non erano che
-scompartimenti territoriali, i quali si vennero, coll'andar del tempo,
-trasformando in contadi. L'ottavo secolo è tempo di sminuzzamento, e
-dall'unità papale in fuori non ci ha che smembranamento di terra e di
-potere, ed eccone il perchè. A concepire alcuna idea di universalità è
-mestieri d'una certa potenza d'intelletto, d'una gran forza di volere,
-d'una tal quale vastità di mente; ora i Barbari nulla posseggon di
-tutto questo; ei posson sì applicar l'animo a grandi conquiste, ma poi
-che le abbian compiute, le trinciano in coregge come la pelle del bue,
-nè l'autorità fra loro resta intera mai sotto una sola mano. Tutto
-dividono in tribù e famiglie, patrimonio la terra, e quando i figli
-sono parecchi, lo dividono come una eredità, e tagliano in brandelli.
-Poi viene una mente sovrana, che, come Carlomagno, raggruppa tutti
-questi ritagli, e passa rapidamente, e l'opera torna in brani, e ricade
-nel caos; chè una civiltà non dura se non colle condizioni che a lei
-si addicono, e quando si vuole anticiparla, essa torna da sè medesima
-ad allogarsi nella sua vita naturale, foss'anco barbara: è meteora
-che illumina un istante per quindi ceder tosto il campo alle tenebre
-vincitrici.
-
-Al principiar dell'ottavo secolo, la schiatta merovingia non esiste
-oramai più che di nome: Dagoberto è l'ultimo di quei re che splenda
-di vivo lume tra i figli criniti di Meroveo. Dopo di lui nuove
-spartigioni; vi sono re d'Austrasia, di Neustria, di Borgogna o di
-Aquitania: nulla di fermo, tutto fiacco e instabile sotto i Clotarii, i
-Childerichi ed i Terigi o Teoderici, finchè questa schiatta si spegne
-interamente assorbita da una nuova dignità di cui è cosa essenziale
-ben diffinire l'origine, a stabilire le condizioni dell'esaltazione dei
-Carolingi.
-
-E' non si pose mente troppo, come pur dovevasi, a tutte le cose che i
-popoli barbari tolsero dalle instituzioni e dai formolarii di Roma e
-di Bisanzio. Una civiltà, quando fu luminosa, non cessa di gittar qua
-e là qualche raggio anche nei giorni del suo decadimento e precipizio,
-e però vediamo i re franchi, Clodoveo per primo, sollecitare il titol
-di consolo, e chieder la porpora e gli onori di Costantinopoli. Fra
-le dignità dell'impero una ce n'avea, la prima di tutte, secondo
-che dice il formolario porporato, ed era quella di gran maggiordomo
-o maestro del palazzo, il _curopalata_[102], cui era commessa la
-condotta delle milizie e il governo delle guardie imperiali; dignità di
-amplissimi poteri, e in cui stava il reggimento assoluto dell'impero.
-I maggiordomi, o, come noi diremo, i prefetti del palazzo, appo i
-Franchi non derivarono altrimenti da alcuna istituzione germanica,
-che in mezzo a quei popoli boreali era capo chi era forte, e re chi
-sapea maneggiar da prode la chiaverina, nè v'ha cosa che lasci supporre
-in quelle antiche foreste l'instituzione di un re scioperato, che fu
-una degenerazione della podestà nelle terre conquistate. La dignità
-dunque di prefetto del palazzo fu tolta dai formolari degli imperatori
-di Bisanzio[103], e fatta essa pure, fra i conquistatori, di diritto
-ereditario; però che i Franchi, popoli bellicosi com'erano, non
-poterono assoggettarsi al medesimo reggimento degli effeminati Greci; e
-ben poteano gli imperatori di Bisanzio chiudersi nei loro palagi, con
-gli eunuchi e con le donne loro, cerchiate d'aureo collare la gola,
-ma i Franchi erano uomini da spezzar lo scettro in mano ai fiacchi, e
-i prefetti del palazzo andavano levandosi sul trono dei Merovingi, in
-tempi che la forza e la podestà materiale creavano il diritto, e il
-confermavano. Solo ai Greci era lecito patire un principe effeminato; a
-popoli vigorosi voleasi una podestà vigorosa.
-
-L'origine dei maggiordomi o prefetti del palazzo discende quasi dal
-primo stabilimento dei re franchi, e li troviamo nel sesto secolo,
-chè quando Dagoberto tutto raccolse in man sua l'impero dei Franchi,
-ebbe anch'egli a sua dipendenza un prefetto del palazzo. Se non che,
-appunto perchè sotto Dagoberto il governo del re durava grande e
-forte, i prefetti del palazzo non furono se non un'imitazione dei
-grandi uffiziali domestici di cui parla il codice teodosiano e il
-giustinianeo. L'istoria di costoro, assai confusa com'è, si mesce ai
-rivolgimenti delle corti di Neustria e d'Austrasia; li vediam condurre
-i Franchi alla guerra; li vediam contender fra loro: esser uomini
-forti e animosi, portar nomi tutti d'origine germanica, come son
-quelli di Grimoaldo, d'Ebroino, di Martino o Martello, che si leggono
-nel lungo catalogo di siffatti uffiziali; dar timore alla infiacchita
-sovranità; fare e proclamare i re. La storia di costoro viene spesso a
-intrecciarsi nelle leggende dei Santi; vivono alla corte e in campo, e
-le cronache aman piuttosto di scrivere i loro annali che non quelli dei
-re scioperati[104].
-
-La prima vita un po' chiara, un po' esatta che negli annali della prima
-schiatta si abbia di questi prefetti palatini si è quella di Pipino il
-Vecchio, detto anche di Landen, prefetto del Regno d'Austrasia sotto
-Dagoberto. La storia sua meglio descritta l'abbiamo in una leggenda,
-però che egli fu in onore di santo, ne fu altrimenti di que' Barbari
-che spogliavano i monasteri, chè anzi li protesse e ricolmò di doni.
-Ebb'egli l'autorità in comune con Arnoldo vescovo di Metz, e con
-Cuniberto vescovo di Colonia. Sotto Dagoberto, re guerriero com'egli
-era, i prefetti del palazzo altro non furono che semplici ministri.
-
-Pipino il Vecchio ebbe a successor nella sua prefettura d'Austrasia
-Pipino il Grosso o d'Eristal, suo nipote di figlio, ma solo per madre:
-la progenie sua veniva dall'Austrasia, ed ei dovette il soprannome di
-Eristal ad un piccol villaggio della Belgica dov'era nato. Formavano
-gli Austrasii la parte germanica più fiera ed indomita del regno dei
-Franchi, e aveano conservato la prodezza e il vigore della prisca
-origine loro. Alla morte di Dagoberto, elessero eglino a governarli,
-col grado di duca, Pipino d'Eristal e Martino o Martello, che non vuol
-esser confuso con Carlo Martello. Amendue questi prefetti palatini
-portarono le loro armi in Neustria, dove Martino periva in battaglia,
-intantochè Ebroino, prefetto di quel regno, veniva ucciso con una
-mazzata, e Terigi o Teoderico, re di Neustria, vinto anch'esso,
-era forzato a prender Pipino per suo prefetto. Distinzione curiosa!
-Pipino d'Eristal, non è sol prefetto, ma duca e signore d'Austrasia,
-cioè condottiero d'uomini; invade la Neustria co' suoi Germani,
-da lui guidati alla guerra da vero conquistatore, s'impadronisce
-per forza della prefettura palatina, ma punto cozzar non vuole co'
-pregiudizi della razza de' Franchi neustri e borgognoni che vogliono
-la dignità reale ereditaria nella famiglia di Clodoveo, e rispetta
-questo principio, chè ei ben si ricorda come suo zio Grimoaldo,
-prefetto anch'ei del palazzo, avendo voluto innalzar per usurpazione
-un de' figli suoi sul trono de' Merovei, i popoli non vollero mai
-riconoscerlo. Pipino d'Eristal è un uom di fermo pensare, ei governa
-i Franchi come duca d'Austrasia e insieme come prefetto palatino di
-Borgogna e di Neustria[105], e tanto bastar gli dee. V'ha un momento
-in cui egli si attenta d'impossessarsi della dignità regale, di por
-la mano sul diadema, ma invano, chè infruttuosi riescono tutti questi
-suoi tentativi, però che i Franchi hanno, come tutti i popoli barbari,
-una certa fedeltà alla famiglia che possiede la podestà sovrana, e la
-eredità è inerente ad essa, tal come appunto ella si trova in Oriente
-nei Califfi; ed è una massima tolta dalle sacre tradizioni del tempio
-d'Israele; l'eredità contrassegna del suo sigillo le più bambinesche
-del pari che le più deboli fronti.
-
-Molto vi fu da combattere innanzi che la schiatta carolina, tutta
-germanica com'ell'era, venisse con grado regio a piantarsi nella
-Neustria e nella Borgogna, e ancor continua il conflitto del principio
-ereditario colla forza materiale, che risiede nella famiglia dei
-Pipini; i quali già son duchi d'Austrasia, ma per diventar re
-dei Franchi hanno ancor molti servigi a prestare, e bisogno d'uno
-spossamento morale nella dinastia di Meroveo. L'usurpamento dei
-Carolingi fu come un'irruzione della schiatta germanica in mezzo ai
-Franchi dell'Austrasia e della Borgogna; i duchi germanici divennero
-i re di Parigi e dei Borgognoni; punto istorico questo che anch'esso
-prepara ed avvia la grand'opera di Carlomagno.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-CARLO MARTELLO.
-
- Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia.
- — Prefetture dl Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue
- prime guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale
- d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì delle
- Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza per opera di
- Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova invasione.
- — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia
- di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori
- occidentali. — Terre clericali. — Terre dei soldati. — Leggende
- intorno a Carlo Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e
- documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo
- canto dell'Epopea di _Garino il Loreno_.
-
-715 — 741.
-
-
-Pipino d'Eristal avea da poco compiuta l'occupazione della Neustria
-e dell'Aquitania, con l'aiuto delle fiere genti d'Austrasia, che ei
-conducea come capo. Gli antichi Franchi s'erano effeminati nelle città
-del mezzo e australi della Gallia; essi più non erano i guerrieri
-del Reno e della Mosa, e fatti troppo Romani, avean tralignato dagli
-antichi loro marziali costumi sotto l'influenza della più benigna
-civiltà dei vescovi, dei cherici e dei Galli. Pipino d'Eristal, come
-venuto dalla Svevia e dalla Turingia, assicurò il primato agli usi
-e costumi germanici, e come duca d'Austrasia e prefetto palatino di
-tutta la nazione dei Franchi, fece che essi accettassero a re loro
-tre giovani della schiatta di Meroveo, che furono: Clodoveo III,
-Childeberto III e Dagoberto III.
-
-Nella vita, sua benchè tanto agitata, Pipino d'Eristallo si tenea
-ne' suoi palagi più donne, invano i vescovi opponendosi a questa
-consuetudine dei prischi tempi della Germania; i re e i duchi austrasii
-aveano mogli, concubine e compagne e schiave ch'ei cambiavano e
-ripudiavano a grado loro. Due figli, Drogone e Grimoaldo, gli avea
-partoriti Pletrude, una di queste mogli, e due Alpaide, un'altra
-concubina o sposa sua, il primo de' quali ebbe nome Carlo o Karl, usato
-nella schiatta d'Austrasia; il quale allevato presso il padre, fu, da
-pargoletto, il più careggiato dal padre, perchè avea la madre bella,
-ed egli era l'ultimo. San Lamberto, vescovo di Maestricht, denunziò
-l'unione di Pipino e d'Alpaide per un adulterio e un incesto: ma la
-cristiana sua voce non ebbe ascolto, e colei continuò ad essere amata e
-accarezzata come prima, e Odone, conte austrasio, fratello della donna
-oltraggiata, trafisse d'una stoccata, dentro al medesimo santuario,
-il pio san Lamberto, e il lasciò morto sulle soglie della cattedrale.
-Drogone e Grimoaldo morirono prima di Pipino, lasciando alcuni
-figliuoli in età tenerissima ancora, che per diritto ereditario chiamar
-si vollero al governo degli Austrasii, dei Neustri e dei Borgognoni;
-cosa contro la consuetudine, però che i prefetti del palazzo dovean
-essere robusti ed atti a condur la gente d'armi; nè era possibile che
-una intrepida generazione, come i Franchi erano, patisse re senza forza
-e prefetti del palazzo fanciulli. A condurre pertanto a fine il disegno
-suo, che quello era di dar que' duchi ai Franchi sotto la tutela d'una
-donna, Pletrude fece chiuder Carlo in una delle torri di Colonia, come
-figlio d'una concubina.
-
-Ma Carlo non rimase colà entro a lungo imprigionato, che fuggitone
-anzi per zelo dei fedeli di Pipino d'Austrasia, i quali il riconobbero,
-assunse il titolo di duca d'Austrasia, e per tale in breve il gridarono
-i Franchi, simile com'egli era in tutto a Pipino d'Eristallo suo padre.
-Fatto di questo modo capo militare d'Austrasia, Carlo chiuse in un
-monastero la tracotante donna, che avea voluto costituirsi reggente, e
-partì i tesori fra la gente d'armi. Ecco dunque Carlo duca d'Austrasia;
-intanto i Neustri, che pur non volevano per prefetto un fanciullo,
-si eleggevano a capo Ranfredi, e questi e Carlo, uom d'armi l'uno; e
-uom d'armi l'altro, rompevan guerra fra loro. Ranfredi, con l'aiuto
-dei Frisoni, nazione in gara cogli Austrasii, assalì gagliardamente
-Carlo, a cui sulle prime toccò una sconfitta; ma indi tosto ritornò a
-battaglia e i germanici suoi Franchi fecer macello dei Neustri e dei
-Frisoni. Si trattò della pace, e Carlo diceva a Ranfredi: «Lasciami
-le terre d'Austrasia, tienti la Neustria, e sarà tregua fra noi». Ma
-Ranfredi, parlando a nome di Chilperico, un de' Merovei, volea tutto
-governare, e ricusava i patti. Ad un re dunque si volea contrapporre un
-altro re, che tale era l'uso dei Franchi, onde Carlo prende anch'egli
-un Meroveo, facendolo re sotto il nome di Clotario, e fatto questo,
-muove co' suoi guerrieri di razza germanica, viene a giornata co'
-Neustri a Vincy e gli sbaraglia, si diffila verso Reims, trova nel
-piano le genti della Neustria congiunte con quelle dell'Aquitania,
-viene con esse a campal battaglia, e pel valore delle sue nordiche
-schiere, meno effeminate, meno use alle mollezze della vita, riporta
-un'altra luminosa vittoria[106].
-
-Ecco adunque Carlo signore al par di Pipino dei due reami d'Austrasia e
-di Neustria, qui come duca, colà come prefetto del palazzo. Muore indi
-Clotario, da lui fatto re, ed egli, da destro politico, profferisce ai
-due popoli di governarli, come già Pipino suo padre sotto la semplice
-autorità di prefetto, lasciando re dei Franchi Chilperico innalzato al
-trono dei Neustri. Il vinto Ranfredi accetta queste condizioni, diventa
-duca d'Angiò, rinunzia alla prefettura del palazzo, e Carlo governa
-insieme la Neustria e l'Austrasia, intento più che mai a difendersi
-contro tutti i nemici, che non son pochi, della signoria franca nelle
-Gallie. Di quivi ha principio la faticosa e militar sua vita per la
-difesa della nazione; i popoli ostili ai Franchi sono numerosissimi;
-gl'indomiti Sassoni assaltano le Gallie dalla parte della Belgica, e
-Carlo, accorsovi co' suoi, costringe i Barbari a rientrar nelle loro
-terre dell'Elba e della Frisia. Cinque volte i Sassoni tornano al
-Reno, e altrettante Carlo Martello spinge addosso di loro i Franchi
-dell'Austrasia e della Neustria. Le cronache raccontano pur le sue
-guerre d'Aquitania, e il vediamo or sull'Elba, or sulla Loira, or
-sul Reno, or sul Rodano; egli è il più perfetto prototipo che sia dei
-guerrieri franchi, razza vagabonda ch'ei sono: la vita cittadina lo
-annoia, egli non istà bene se non fra guerre e spedizioni lontane.
-Queste qualità degne d'un prefetto del palazzo, gli giovano a meglio
-conservar l'autorità sua sopra i Franchi, popolo che non abitava se non
-di mala voglia le città, come s'egli si trovasse soffocato nel cerchio
-delle mura e sotto il peso delle torri e delle rocche; egli ha bisogno
-delle antiche selve e delle spaziose campagne come i suoi maggiori.
-
-Ma il nome di Carlo sta per risuonare assai più famoso; le invasioni
-dei Saracini venuti d'Africa e di Spagna, minacciano il centro delle
-Gallie; non contenti di correre il Mezzodì, muovono ora contro il
-Settentrione. La razza dei Goti in Ispagna è già caduta sotto quei
-rapidi conquistatori; salvo alcuni antichi cristiani rintanati
-nei monti delle Asturie e i conti di Castiglia, i popoli ispani,
-ubbidiscono ai luogotenenti dei califfi: Cordova e Siviglia son fatte
-sedi degli Emiri mandati dal Commandator dei credenti ad occupar le
-terre degl'infedeli. Già da quindici anni i Saracini aveano varcato i
-Pirenei, ed ahi! con quante stragi e ruine a danno de' cristiani! Che
-strazio legger nelle leggende e ne' cartolari delle badie, i guasti
-e disertamenti che patirono le città di Arli e di Nimes con quelle
-inesorabili bande sempre sul collo. Qui basiliche distrutte, colà
-reliquiari saccheggiati; le città della Linguadoca, pur dianzi sì
-splendide, i municipii, in fratellanza con Roma, in preda ora ad ogni
-sorta di desolazioni!
-
-La prima regolare invasione de' Mori nelle Gallie fu condotta da un
-emiro di nome Musa. «Il vento dell'islamismo, dice una cronaca araba,
-cominciò a soffiar contro tutti i cristiani». Il Rodano udì sulle
-sue sponde i nitriti dei cavalli d'Affrica e di Spagna, e in queste
-ardimentose spedizioni i Saracini erano aiutati dalla fiacchezza e
-dalla discordia dei cristiani, e sì pure dalla tradigione degli Ebrei,
-numerosissimi allora nelle città delle Gallie meridionali, i quali
-avendo familiare la lingua araba e la siriaca, se la intendevano co'
-figli dell'Oriente, del cui passaggio si veggono ancor vestigia a
-Vienna, a Lione, a Macone, e fino a Chalons alla Saona. Gli annali pur
-di Digione narrano i guasti di costoro nel reame di Borgogna; se non
-che talvolta le cronache, non contemporanee, confondono le invasioni
-degli Ungri, razza di Vandali, che vennero al nono e al decimo secolo,
-con quelle dei Saracini del secolo ottavo. I settatori del profeta,
-popolo di ardente immaginazione, aveano ideato un ampio disegno di
-conquista, simile a quelli che Maometto immaginar sapea nell'ambiziosa
-sua mente. Gli eserciti arabi doveano impadronirsi, a così dir,
-di carriera, come i cavalieri del deserto, del regno de' Franchi
-(l'Austrasia e la Neustria); doveano fare alto un istante sul Reno,
-indi passar per mezzo le terre dell'Alemagna, calar sull'Italia e sulla
-Grecia, sì da convertire il Mediterraneo in un lago infeudato alla
-razza del Profeta.
-
-Questo disegno a meraviglia concordava coi modi delle ampie conquiste
-che gli Arabi, errando, aveano già compiute in Africa e nella Spagna.
-Movendo essi dalla Siria, aveano costretto l'Egitto a sottomettersi
-al loro dominio, rincacciato i Berberi dell'Africa fin dentro alle
-ardenti sabbie del deserto, e nulla valse ad arrestar questo torrente
-devastatore. Padroni che furon dell'Africa, avevano in men di due anni
-soggettata la Spagna; i Goti ubbidivano oramai alle leggi loro, ed ora
-agognavano l'Italia e la Grecia, per prender Costantinopoli da tergo.
-Ancor durano nelle arabe geografie le tracce di questa sterminata
-mossa dei Saracini, i quali nell'irrompere con tutte le forze loro,
-congiunger sapevano in battaglia l'astuzia col valore. Alla intimazione
-della guerra sacra, tutti salivano a cavallo, però che il comando del
-Profeta era legge pe' Musulmani; si servivan delle genti de' paesi
-conquistati per ingrossar vie più le loro masse, gli emiri, come
-ausiliari della conquista, conducevano innumerabili torme di Berberi
-affricani, che formavano l'agile ed intrepida loro cavalleria, e seco
-avevan pure gli Ebrei, prontissimi sempre nelle città meridionali al
-tradire. Se si dee prestar fede alle cronache, costoro tenean pratiche
-co' nemici de' Franchi, sol per odio contro i cristiani, cui avrebber
-voluto dare in mano ai nemici, a quella guisa che fece Giuda con
-Cristo; infatti, quasi tutte le città della Gotia furon vendute dagli
-Ebrei. Questi innumerabili eserciti de' Saracini traevano seco donne;
-fanciulli, tutto che era necessario a fondar colonie, con disegno di
-stabilirsi nel mezzo dell'Europa, e rinforzar l'islamismo con migliaia
-e migliaia di settatori. Era tempo di continuo conflitto tra razza
-e razza, tra dominio e dominio, tra credenza e credenza. La vittoria
-stava per decidere chi avrebbe occupata questa terra, quali sarebbero i
-vincitori e quali i vinti.
-
-Eudi, duca d'Aquitania, fu il primo dei capi di guerra ad opporsi
-alla rapida irruzione dei Saracini, ed è debito di restituirgli una
-parte della gloria che i posteri serbaron solo a Carlo Martello.
-I Saracini aveano sotto l'emiro Alsama, fatta la città di Narbona,
-situata presso il mare fra i Pirenei e l'Aquitania, principal sede del
-dominio loro, donde masse d'infedeli si spandevano nella Settimania,
-e venivano ad assediare Tolosa, sì che Eudi della razza dei Franchi,
-ed, al dir d'alcuni, uscito dai medesimi Merovei, chiamate all'armi le
-popolazioni meridionali, intanto che i Saracini stringevan d'assedio
-Tolosa, piombò sui loro alloggiamenti, li ruppe e costrinse a ritirarsi
-disordinatamente ne' Pirenei verso Narbona. L'emiro Alsama fece mostra
-di gran valore, e nel combattere andava ripetendo quel verso del
-Corano: «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» ma fu atterrato
-da una forte lanciata per un de' guerrieri aquitani; e dopo di lui
-Abd-Alrahman, dalle antiche cronache, chiamato Abderamo, assunse il
-comando dei pochi avanzi di que' Saracini.
-
-La vittoria del conte Eudi, e ne fe' relazione al papa, fu
-siffattamente risolutiva, che da quel giorno in poi i Saracini più
-non si mostrano che in alcune isolate spedizioni, in opera piuttosto
-di genti da saccheggio che di schiere ed eserciti formati. Seguir tu
-puoi le orme loro nelle triste lamentazioni dei monasteri, pei guasti
-che facevano all'arche coperte d'oro e per le taglie che imponevano a
-tutte le badie dell'Aquitania. Indi a qualche anno Ambiza, governator
-della Spagna pel Califfo, deliberossi di varcare i Pirenei con un
-formidabile esercito tutto coperto d'armi forbite, e preceduto da
-un nugolo di Berberi. Tenne costui non tanto il modo della violenta
-conquista, quanto quello d'impor tributi ai vinti, come già erasi
-fatto in Ispagna, onde la maggior parte delle città di Linguadoca
-ricomperavansi con danari, per saziare l'avidità d'Ambiza, il quale
-mandava monti d'oro a Siviglia e Cordova, finchè fu morto in una
-delle sue spedizioni. Alla morte di costui i Saracini tornarono ai
-loro saccheggi, poi si fe' una mescolanza di popoli, ed Eudi stesso,
-vincitore testè dei Saracini, acconsentì a una lega di popoli e di
-famiglie. Munuza, emiro pieno di tolleranza, avea nelle sue spedizioni
-contro l'Aquitania, rapita la propria figlia d'Eudi, nomata Lampegia,
-di maschia bellezza, e innamoratosi di lei, la faceva sua sposa,
-benchè cristiana. Il duca e l'emiro si congiunser così d'interessi
-e di famiglia, simbolo dell'unione sempre naturale fra le razze
-conquistatrici e le conquistate, come già era avvenuto in Ispagna fra
-i Saracini e i Visigoti, e nelle Gallie tra i Franchi e i Romani, chè
-un'antica società, non è mai al tutto neppur da violenta conquista,
-disfatta, ma sempre seguon transazioni da sè fra le razze. I ferventi
-Saracini e i cristiani, divoti al culto della chiesa[107], non ammiser
-questa unione dei culti e dell'anime, e Munuza fu riprovato, pel suo
-procedere, nelle meschite di Cordova e di Siviglia, e accusato come
-spergiuro, intantochè il conte Eudi, dall'altra parte, veniva per suo
-peggio scomunicato.
-
-In questo mezzo Abderamo fece gridar la guerra santa nelle città
-d'Africa e di Spagna, e in breve infinite torme di Saracini varcaron
-di nuovo i Pirenei, disordinatamente e confusamente, a guisa di tutte
-l'altre spedizioni in massa, seco traendo donne, fanciulli, bottino,
-e armenti, affine di stabilirsi come pastori nelle terre conquistate.
-Abderamo distrusse indi il dominio di Munuza al di là dei Pirenei,
-il tolse di seggio, come traditor della legge, e fattagli troncar
-la testa, la mandava a Damasco, intantochè Lampegia, sua giovine
-sposa, veniva posta in mano delle donzelle di Cordova, e serbata pel
-serraglio del califfo. Dall'alto dei monti i Saracini si sparsero
-poscia per tutta la Settimania; videro Arli e Bordò che s'inchinaron
-dinanzi ad essi; pigliaron indi la via della Loira, senza che nulla
-resister potesse all'impeto loro. Un conte di Poitiers, che solo ardì
-d'opporsi all'invasione, fu preso e decollato, e i topazi e smeraldi
-del suo tesoro furono, in un co' reliquiari delle sue chiese, mandati
-a Damasco. «Abderamo, dice uno storico arabo, fu come una tempesta che
-tutto abbatte, e una spada a due tagli».
-
-Il conte Eudi d'Aquitania, impotente a resistere a questa piena di
-armi, venne a Carlo duca d'Austrasia, prefetto del palazzo, appo i
-Franchi che teneva la plenaria sua corte a Colonia. La Neustria era
-minacciata; dopo la Loira, sarebbe assalito l'impero dei Franchi;
-se terribil era la guerra dei Sassoni a settentrione, tale non meno
-era quella dei Saracini a mezzogiorno, onde Carlo movea intorno il
-grido d'una spedizione in Aquitania, e alla voce sua sì nota alle
-razze dell'Austrasia, tosto si raccoglievan le genti dalla robusta
-complessione, dalla ferrea armatura e dalla pesante mazza, del Danubio,
-dell'Elba, del Reno, della Senna e dell'Oceano; ed egli le conduceva,
-passando per Parigi e per Orleans, sulla Loira, però che i Saracini si
-avanzavano verso Tours, sapendo che in questa città chiudevasi un ricco
-bottino di vasi d'oro e di serici ornamenti, di che decorar volevano
-le loro moschee. Abderamo tuttavia stette alquanto fra due, timoroso
-per l'esito della battaglia alla vista del lusso che spiegavano le sue
-genti, e della mollezza e indisciplina che s'erano introdotte fra loro.
-Essi non eran più i Saracini conquistatori della Spagna, ma confuse
-masse e un tramestío di Berberi, d'Arabi, d'Ebrei, e tutti aveano a
-combattere contro gli uomini pronti e nerbuti del Reno e della Mosa,
-non già più contro i molli Aquitanti pacifici abitatori delle romane
-città di Nimes, Arli, Tolosa e Narbona.
-
-Qual fu il campo di battaglia in cui fu risolto il conflitto fra i
-cristiani della razza germanica, e i Saracini snervati nei serragli
-di Cordova e Siviglia, sotto il sole di Spagna? Gli Arabi lo pongono
-nelle vicinanze di Tours; i cartolari de' monasteri lo additano a
-Poitiers, in una vasta pianura non lunge dalle porte di questa città,
-nè si sa a qual credere di queste due tradizioni, se non che forse
-la battaglia cominciò a Tours, e terminò a Poitiers, a simiglianza
-di quegli altri lunghi conflitti, di cui anche la storia moderna fu
-spettatrice, che si stendono per uno spazio di più leghe, e comprendono
-più d'un campo di battaglia. I Saracini furono per impeto improvviso
-cacciati dai sobborghi di Tours, indi Carlo passò la Loira, spiegò
-le schiere sue, sempre vittoriose sulla Vienna, e Poitiers divenne
-ampia tomba degl'infedeli. Questa giornata, che seguì nel mese
-d'ottobre, fu notabile per la fermezza in essa dimostrata dalle nazioni
-settentrionali, che al dire d'Isidoro di Beja, cronista che spesso
-ha molto del poeta, resisterono ferme come muri all'impeto nemico,
-e stettero serrate come cerchio di ghiaccio. Quantunque i Saracini
-traessero una numerosa cavalleria leggera, composta d'Arabi e di
-Berberi, che andavano da diritta e da manca volteggiando, pur non fu
-mai ch'eglino smuover potessero i saldi Austrasiani. «Queste nordiche
-genti, prosegue Isidoro di Beja, combattevano gagliardamente, e la
-spada degli Arabi spuntavasi contro ai petti loro».
-
-La battaglia durò più giorni facendo i Saracini impeto da destra e
-da sinistra senza frutto, e le genti della razza germanica sempre
-avanzando ferme nelle loro ordinanze e senza lasciare fra esse vacuo
-veruno. Un'ardita diversione fe' risolvere la vittoria, e fu che
-mentre i Saracini respinti da Carlo Martello, vacillavano, Eudi, cogli
-Aquitani, gli assaltò di fianco, e si impadronì del campo loro e della
-tenda dell'emiro, improvviso assalto che li pose in gran confusione.
-Abderamo intanto, veduto il pericolo, avventava i suoi cavalli berberi
-sugli Aquitani, ma passato d'una freccia scagliata da man vigorosa
-cadeva spento sul campo; Carlo vede il momento decisivo, muove innanzi
-con impeto; le schiere degli infedeli sono disordinate, e ben tosto
-messe tutte a sangue e a macello. Ottenuta la vittoria esso Carlo
-si fece a distribuire il bottino fra' suoi soldati, come era l'uso;
-nè oltrepassò Poitiers, chè quelle meridionali provincie non eran di
-sua giurisdizione, ed altri nemici avea da respingere a settentrione.
-Dopo la rotta di Abderamo, fu a Carlo confermato il soprannome di
-Martello. «Però che, dice la cronaca di san Dionigi, come il martello
-pesta e rompe il ferro, l'acciaio e ogn'altra sorte di metalli, così
-egli pestava e rompeva in battaglia tutti que' nemici e quelle stranie
-nazioni». E per verità il duca de' Franchi aveva menato il _martello_,
-poichè il numero dei Saracini uccisi fu infinito, facendolo i cronisti
-cristiani ascendere a più di centomila; laddove i cronisti arabi,
-sempre fatalisti, senza maledire alla sorte loro, si contentano di
-chiamar la funerea campagna dove seguì la battaglia, col nome, di
-_Lastrico dei Martiri_.
-
-La razza d'Austrasia serbar seppe così il primato suo militare
-nella battaglia di Tours e di Poitiers, con poca perdita delle genti
-germaniche, sì difficile era ferirle sotto quelle loro ben temprate
-armadure di Svevia, e il nome di Carlo Martello andava alle stelle.
-L'indole religiosa di questa spedizione lo rendea popolare in tutti
-i paesi della cristianità; or duca d'Austrasia e prefetto dei Franchi
-qual era, non poteva egli aspirare alla dignità sovrana? In un campo di
-Marzo, che fu tenuto a Colonia, egli tastò quindi gli uomini d'arme che
-lo avean seguito, a vedere se il farebbero re; ma o l'antico nome dei
-Merovei avesse ancora un tal qual potere sui Franchi, o l'autorità di
-duca e di prefetto del palazzo fosse indispensabile pel servigio della
-guerra, Carlo cangiar non potè questo titolo militare nella dignità
-regia, più religiosa allora e venerata; e tuttavia vi adoperò tutti
-i modi, il miglior de' quali fu d'acquistarsi i soldati con larghe
-distribuzioni di bottino e di terre, sola paga che si avessero allora
-le milizie, come l'uso di quelle schiatte germaniche portava. Carlo
-aveva anche tratto i suoi Conti alla guerra, or che ricompense darebbe
-loro? Gli convenne por la mano su' beni de' cherici, o, per meglio
-dire, porre a campo sulle terre ben coltivate de' vescovi e delle
-badie i suoi guerrieri, e partirle fra loro, sì che ad un vescovado fu
-dato questo o quel conte, e un fiero e biondo Austrasio ebbe questa o
-quella badia. Universale fu il lamento degli uomini da chiesa, ma più
-poteva la forza materiale, nè v'era modo a resistere a queste armate
-occupazioni. Molti dei vescovadi toccarono in sorte a' laici e fin
-alcune badie di femine caddero in mano a guerrieri di razza franca. E'
-non fu tuttavia, come alcuni supposero, un sistema generale, però che
-siffatte usurpazioni ebbero lor limiti; ma bene dovendosi rimunerar
-coloro che aveano fatta la guerra, si rimunerarono spogliando i
-cherici, ai quali altro non rimase che protestare in faccia al cielo, e
-invocar Dio, giusto vendicatore delle ingiustizie umane. Essi pertanto
-composero quella famosa leggenda del dannato, che narra i tormenti
-dello spogliatore in inferno, quasi dir volessero al popolo, ai Romani,
-ai Galli, ai coloni dedicati alla coltivazion della terra «Ecco l'uomo
-ingiusto che v'ha rapito i vostri beni, eccolo dannato nell'altra
-vita». Qual pegno di sicurtà pe' deboli e indifesi cultori! L'armato
-Austrasio non poter cacciarli dalla loro terra senza esser colto dalla
-mano di Dio! Le leggende che ripongono Carlo Martello fra' dannati,
-eran di questo modo una guarentigia per i poveri coloni, contro la
-prepotenza e la rapacità degli uomini di guerra.
-
-E nondimeno ancor durano alcuni diplomi di Carlo Martello, come
-prefetto del palazzo, i quali quasi tutti sono per donazioni a'
-monasteri e badie. Dota egli di parecchie terre le cattedrali, e per
-un diploma dato il giorno di Pasqua, san Dionigi, in Francia, riceve
-un campicello adiacente al monastero; per un altro suo diploma pure,
-l'apostolo della Germania, san Bonifazio, vien raccomandato ai duchi
-ed ai conti da per tutto dov'egli porterà la predicazion del Vangelo.
-Tutto questo creder lascia che tal sistema di spogliamento applicossi
-principalmente alle badie vacanti ed ai beni fiscali, che Carlo
-Martello confidava ai Franchi di cui avea bisogno in guerra ed agli
-uomini che da lui dipendevano, nascondendo suoi fini, che miravano
-a farsi re, come già tentato aveva anche il padre e predecessor suo
-nella prefettura del palazzo, Pipino d'Eristal. Dopo la gran sua
-vittoria sopra i Saracini, egli stimò poter meritarsi la corona, ma
-il tentativo fu vano ancora, però che la dignità reale a que' tempi
-avea un qualche cosa di religioso e sacerdotale, ben altramente dalla
-prefettura del palazzo, ufficio tutto d'armi e di guerra; il più forte
-e più fermo era duca e prefetto. I cherici ed il popolo facevano i re,
-i conti; i Franchi e i soldati facevano i prefetti del palazzo, e gli
-ultimi Merovingi, deboli e cattivi com'erano, furono appunto protetti
-dall'antedetta indole religiosa della dignità regia. Carlo Martello
-avea inoltre offeso i vescovi ed i cherici in modo da non si attentare
-a mettersi definitivamente in luogo de' Merovingi, e però vi rinunziò
-nell'assemblea del Campo di Marzo; solo che i Franchi non fecero re
-alcuno, e fuvvi un lungo interregno, durante il quale Carlo Martello
-governò senza i Merovei sì, ma pure altresì senza corona.
-
-Duca e prefetto del palazzo com'egli era, egli ebbe pratiche, come
-tutti i Carolingi, con tre grandi potentati al di fuori: i re ed
-imperatori di Costantinopoli, il papa e i Longobardi. A Bisanzio
-regnava Leone l'Isaurico, soldato in origine, a pari di Carlo Martello;
-quel Leone odiator delle immagini, quel barbaro che faceva in pezzi le
-statue di oro dei santi nelle chiese, e i reliquiari ornati di topazi
-e di smeraldi. Scrivea costui a Carlo Martello per trarlo nell'eresia
-degli iconoclasti: _ponesse in pezzi le immagini_, gli dicea, _che
-n'avrebbe i modi a mantenere i suoi soldati, ed a distribuir loro in
-contanti l'oro che orna inutilmente le arche benedette_. Se non che
-Carlo non osa pur trattenersi in questo pensiero; usa cautamente co'
-Greci, ma non vuole inimicarsi i papi, in corrispondenza spirituale,
-com'ei si trova, con Gregorio III che regna a Roma; il pontefice
-intanto paventa insieme dei Greci, de' Longobardi e de' Saracini, e già
-la politica papale ha ricorso all'aiuto de' Carolingi. Le fantasie de'
-Barbari vogliono essere scosse con oggetti materiali, onde Gregorio
-invia a Carlo Martello le chiavi di san Pietro[108], ed i ceppi che
-tennero avvinto l'apostolo nella sua scura prigione, a simboleggiar nei
-ceppi la suggezion della Santa Sede, e nelle chiavi i modi a liberarla;
-e invoca a protettor della Chiesa romana quel fiero e prode capitano,
-cui dà il titolo di esarca, a Carlo Martello decretato dal senato
-e dal popolo raunati ora, nelle basiliche, come un giorno nel Foro;
-e tuttavia l'esarcato è un titolo greco. Il papa distrugger volendo
-la dominazion bisantina in Italia, conferisce l'esarcato al capo de'
-Franchi, sì lontano dalle cose d'Italia che non può dargli timore.
-
-Sì alto era salita la riputazione di Carlo Martello dopo la vittoria
-di Tours e di Poitiers, che i Longobardi stessi cercano d'averlo
-a confederato contro i Saracini, i quali già minacciano le loro
-mediterranee possessioni. «Orsù vengano i Franchi all'Adriatico, e vi
-troveranno ricche città che gli aspettano, e fertili campagne, dove
-pascolar possono liberamente migliaia di cavalli».
-
-Carlo Martello fu dunque il primo ad illustrare i Carolingi, e Pipino
-con Carlomagno non fecero che continuar l'opera sua co' Papi, co'
-Longobardi e co' Greci. Ei passò di vita giovine ancora, però che
-appena era giunto all'anno cinquantesimo dell'età sua, e fu sepolto
-in terra sagrata. Vennero poi più tardi le leggende intorno alla sua
-morte ed alla sua dannazione, per esempio a frenar la violenza militare
-dei condottieri di guerra. «Carlo Martello, scriveva un secolo dopo
-l'arcivescovo di Rouen, fu dannato in eterno, perchè primo dei re
-Franchi, che ciò facesse, tolse a' cherici le terre ecclesiastiche,
-e sant'Eucario, vescovo d'Orleans, che fu rapito alla terra nel
-secolo scorso, lo vide fra' tormenti nell'inferno, e interrogato il
-suo angelo, n'ebbe in risposta, averlo Dio dannato all'eterne pene,
-perchè avea posta la mano su cose consacrate all'amor di Dio, al suo
-culto divino, ai poveri ed ai servi di Cristo. Di che essendosi sparso
-il grido, san Bonifazio e Fulrado abate di san Dionigi, visitarono
-il sepolcro di Carlo Martello, e trovarono in vece del suo corpo un
-dragone, e tutto guasto di dentro il monumento, come se fosse stato
-arsicciato dalle fiamme, e noi pure abbiam conosciuto persone, aggiunge
-il leggendario, che visser fino ai dì nostri, e renderon testimonio
-nei termini detti di quanto avean veduto e sentito». Or questo fiero
-simbolo del dragone che riempie un sepolcro vuoto è una lezione che si
-vuol dare all'ingiustizia e alla violenza altrui, quasi dicesse agli
-uomini prepotenti del Reno e della Mosa: «Non toccate i beni consacrati
-a Dio ed ai poveri, altrimenti avrete vuota la sepoltura, e un sozzo
-serpente divorerà nella fossa della morte le carni vostre».
-
-Carlo Martello ebbe, a somiglianza di Pipino d'Eristallo, più donne.
-Rotrude (tale si è il nome che le vien dato negli annali) gli partorì
-Carlomanno e Pipino, che furono allevati, come lui, negli accampamenti;
-da una seconda moglie di nome Sonnichilde, ebbe un terzo figliuolo
-chiamato Grifone, e secondo l'uso germanico l'eredità fu tra loro
-partita nel modo seguente: a Carlomanno toccò l'Austrasia con le terre
-del Reno e della Mosa, la Neustria a Pipino, amendue col titolo di duca
-o condottier d'uomini; Grifone, il terzo de' figli, ebbe alcuni contadi
-in mezzo agli stati de' suoi fratelli. Così finiva la podestà di Carlo
-Martello, apparecchiando la futura grandezza della schiatta carolina,
-facendola salire in altissima riputazione, e collocandola al di sopra
-dei Merovingi. I Saracini erano a que' tempi i nemici implacabili
-della razza così franca come germanica, e irrompevano a torme dalla
-Siria, dall'Africa e dalla Spagna in cerca di conquiste; ma Carlo
-Martello seppe arrestarli a Poitiers, nè i Franchi della Neustria e
-dell'Austrasia dimenticarono poscia mai quel servigio.
-
-Il nome di Carlo Martello fu indi sì famoso, che menestrelli e
-trovatori il cantarono a gara, e il vediamo nobilmente celebrato
-nella prima canzone dell'epopea cavalleresca di _Garino_ il _Loreno_
-in cui tutto è confuso come ne' canti eroici[109] del medio evo. I
-Saracini insiem co' Vandali e cogli Ungheri, tutti que' Barbari, che
-lasciarono con la conquista le malaugurate orme loro nella società,
-son ivi posti a fronte di Carlo Martello; che gl'insegue vittorioso, e
-muore sul campo di battaglia; nè vi si fa caso di date o di fatti. «O
-antica canzone, vuoi tu ascoltare, dice il trovatore, vuoi tu sapere la
-grande e meravigliosa istoria, come i Vandali vennero in questo paese,
-distrussero Reims, e assediarono Parigi?» Carlo Martello si oppose a
-queste invasioni, e marciò contro gl'infedeli in tempo che i monaci
-neri di san Benedetto pigliavano per sè terre e mulini, e la gente
-era povera e i cherici ricchi. E però esso Carlo Martello parte, e va
-difilato a trovare il papa in Lione, dov'eran più di tremila cherici e
-ventimila cavalieri, e si gitta ai piedi del santo padre, e gli dice:
-«Sere apostolo, il mio paese è invaso dal nemico, gli arcivescovi ed i
-vescovi sono uccisi, e con essi i miei cavalieri». L'apostolo piange a
-questo discorso, e si consiglia co' suoi cherici. «Voi siete ricchi,
-e ben potete donare qualcosa per la cristianità». L'arcivescovo di
-Reims e gli altri prelati, rigettano le istanze del papa, e allora il
-Loreno Ervigi si alza corrucciato in viso, e dice: «I cherici posseggon
-tutti i forni e i mulini, e' convien dunque prendere un partito per
-aver danaro[110]». — «Per san Martino, prorompe l'arcivescovo, che
-io non ci metterò un quattrino!» L'abate di Cluny risponde invece:
-«Noi siamo ricchi di buone terre; or bene ognuno ci metta un picciolo
-almeno del suo». Il papa contristato per tutto questo, si volge a
-Carlo Martello, e: «Bel figliuolo, gli dice, io concedo a te l'oro e
-l'argento che sono in man de' cherici, i palafreni, le mule, ed intanto
-anche le decime, per fin che tu abbia vinto i Saracini». Ed allora il
-Loreno Ervigi di nuovo prorompe: «E le armature dei cherici ancora».
-Carlo Martello fa indi ragunar le sue schiere, muove co' suoi Francesi
-contro i Saracini, e combatte da destra e da manca, come un lupo che si
-caccia dinanzi le agnelle. Dopo di che confondendo insieme i Vandali
-co' Saracini, la battaglia di Soissons con quella di Poitiers, il
-poeta racconta gloriosi e cavallereschi fatti dei Loreni, dei Franchi
-e dei Borgognoni; Carlo Martello imbrandisce la lancia, i timballi
-suonano, ed ivi in mezzo a quel gran macello egli è colto da due colpi
-di spiedo, l'uno al dosso e l'altro al petto; che desolazione fra
-l'esercito di Francia! «Su corriamo ad aiutar Martello, il re di San
-Dionigi!» grida il Loreno Ervigi; ed ecco in un subito vendicata la
-morte di lui, e Marzofio, emiro dei Saracini, di gigantesca statura,
-atterrato da una lanciata. «Addosso! addosso signori, gridano i
-Francesi, che il re è morto[111]». E poscia i cavalieri fanno, tutti in
-pianto, a Carlo Martello di gran funerali.
-
-Questa canzone eroica su Carlo Martello non ha verun carattere di
-storica verità; tutto v'è insiem confuso, come vediam nella più parte
-dell'epopee del medio evo: i tempi, i luoghi, i nomi de' personaggi, i
-quali son fatti vivere e morire in mezzo ad avvenimenti di cui pure non
-parteciparono. E tuttavia ne risulta una grande verità storica, ed è
-che il nome di Carlo Martello ancor splendeva luminosissimo tre secoli
-appresso. Quando Garino il Loreno compose questa canzone, già spenta
-era la prosapia de' Carolingi, e regnava quella de' Capeti, onde non
-più motivi di adulazione, e pure ancor durava negli animi la memoria
-delle grandi cose operate da quella prosapia, e il nome di Carlo
-Martello fu popolare al par di quello di Pipino e di Carlomagno nei
-manieri della nobile cavalleria.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO E RE.
-
- Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra i figli di Carlo
- Martello. — Guerra di famiglia. — Elezione d'un re merovingico.
- — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino duca dei Franchi. — Sue
- pratiche coi cherici. — Sue nozze con Berta. — Leggende e canzoni
- eroiche. — _Berta dal gran piè._ — La Berta tedesca. — Guerre
- d'Alemagna, di Baviera, di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche
- con Roma. — Papa Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. —
- Ultime reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da san
- Bonifazio. — Sue guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio in Francia
- di Stefano III. — Abboccamento con Pipino. — Nuova incoronazione.
- — Calata di Pipino in Italia. — Spedizione contra i Longobardi.
- — Natura della donazione apostolica quanto all'esarcato. — I
- Longobardi si sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità
- regia di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee pubbliche.
- — Guerre di Sassonia e d'Aquitania. — Morte di Pipino.
-
-741 — 768.
-
-
-Nella famiglia carolingica regna, del pari che in tutte le schiatte
-germaniche, la massima del dividere, come una eredità comune, il
-patrimonio regio. Carlo Martello lasciava, come dicemmo, tre figli,
-l'uno di nome Carlomanno, duca d'Austrasia, l'altro chiamato Pipino,
-prefetto di Neustria, e il terzo Grifone, erede di alcune signorie.
-Nelle quali divisioni regolate dal padre, chi si tenea pregiudicato,
-facea la guerra, chè tale era il diritto, la forza decidendo della
-eredità. Grifone uscito d'una figlia della Baviera, diede principio
-a sanguinose ostilità volendo una porzione più abbondante del paterno
-retaggio, e raccolti d'intorno a sè non pochi fedeli, assaltò Pipino
-nella sua bella porzione della Neustria, ma per suo peggio, chè
-respinto e incalzato fin dentro alla città di Laon, fu preso e chiuso
-in una torre, nell'oscura foresta delle Ardenne, in balía del fratello.
-
-Se non che Grifone giunge a fuggirsi da quella torre in abito da
-pellegrino, passa il Reno, e va a cercar rifugio tra i Sassoni, e qui
-è da sapere che tutti i duchi, i conti, i signori, scontenti della
-schiatta franca, andavano a cercar asilo in Sassonia, certi d'averlo
-per le molte ragioni di nimistà ch'ivi erano contro Carlo Martello.
-Curiosa è la vita di questo Grifone, intorno a cui, come ad uno degli
-eroi loro, si ravvolgono le leggende cavalleresche. Rifuggitosi da
-esule in Baviera, ei n'è fatto duca, e que' popoli il sollevan sullo
-scudo[112] in luogo del figlio dell'antico lor capo Odillone; cacciato,
-indi per opera di Pipino, dalla Baviera, e rotto il vassallaggio
-del feudo de' dodici contadi che gli eran dati dal fratello[113],
-attraversa la Germania, e dimanda per ogni dove soccorso, ma invano,
-che gli Alemanni non osan difenderlo, ond'egli viene a riparare in
-Aquitania, l'aprico paese dal viver giocondo, ed ivi s'invaghisce di
-Lionora, moglie di Vaifro, duca del paese, ed altresì ella piglia a
-ben volere il fuggitivo, onde il vecchio duca dà in tanto furore di
-gelosia, che lo caccia, e fa inseguire ed uccidere a tradimento nelle
-Alpi, mentre vassene a cercar fra i Longobardi un altro rifugio. Così
-finì un dei figliuoli di Carlo Martello, nè Pipino andò esente dal
-sospetto di aver aiutato Vaifro in questa vendetta.
-
-Nel durar di questi primi anni Carlomanno e Pipino reggono da padroni
-la nazione dei Franchi, sotto il titolo l'uno di duca d'Austrasia,
-l'altro di maestro, o prefetto del palazzo di Neustria, poichè Carlo
-Martello avea lasciato vacare il trono nella famiglia dei Merovingi,
-a provare se i Franchi si sarebbon lasciati, senza re, governare
-dai duchi e dai prefetti. Il nome ch'egli erasi acquistato, gli avea
-consentito di conservare un siffatto interregno, e un duca suo pari
-ben valea quanto un re di nascita; ma una simil ragione di riverenza
-più non reggeva pe' figli suoi Pipino e Carlomanno, giovani amendue,
-non benemeriti ancora per alcun servigio, e tali che in altrui non
-movevano nè venerazione nè tema. Laonde i signori dicevano: perchè
-non creare un principe della casa di Meroveo? Giovine l'uno e giovine
-l'altro meglio valere un re della stirpe sacrata. Fu quindi convocata,
-secondo l'antica consuetudine, nel Campo di Marzo, una dieta che avesse
-ad eleggere il re, e fu recato a questo supremo grado, sotto il nome
-di Childerico III, un fanciullo nobil rampollo de' Merovingi, quasi
-ostacolo posto dai Franchi all'ambizione dei prefetti del palazzo. Da
-quel momento in poi Carlomanno e Pipino posero ogni cura a precipitar
-questo simulacro di re, ed a diffamarlo per la dappocaggine sua, per
-la sua viltà, tanto che alla fine il chiamavano, e non altrimenti, lo
-_snervato_ e _l'insensato_. Così avviene al finire delle dinastie;
-inesorabili più che mai sono inverso di loro, quelle che ad esse
-succedono, e i popoli voglion sempre giustificare la violazione d'un
-diritto.
-
-Dall'esaltazione di Childerico III, Pipino e Carlomanno erano obbligati
-a cercar sostegno fra i cherici, poco tempo dopo che Carlo Martello
-avea offeso le chiese e i monasteri col metodo suo di spogliarli delle
-lor terre, e dividerle fra' suoi soldati. Ma se questi facevano i
-prefetti del palazzo, i cherici facevano i re, onde appunto perchè i
-Carolingi molto donarono ai monasteri, le cronache tanto avvilirono i
-Merovingi a profitto dei lor successori. Carlomanno intanto pigliava
-l'abito monacale, e noiato del secolo s'avviava verso Roma per ivi
-ricever l'assoluzione da papa Zaccaria, perocchè, dicevano, avea da
-rimproverarsi alcuni atti di violenza con Vaifro duca d'Aquitania, e
-ne portava il segno di maledizione. Avuta indi la tonsura, per mano
-del pontefice, ritiravasi prima sul monte di Soratte, per ivi vivere
-alla maniera de' monaci, poi nel devoto convento di Montecassino,
-dov'egli soggettavasi a' più faticosi uffizii della comunità, servendo
-in cucina, lavorando l'orto e guardando, soletto, come fu spesso
-veduto fare sul monte, gli armenti della badia. Il maggior diletto suo
-era d'ivi coltivare una vigna, che indi appresso cedette ad un altro
-penitente, il re de' Longobardi, il quale venne ugualmente a dimorar
-nei monastero di Montecassino[114]. Così per quegli uomini operosi ed
-armigeri la pace del monastero succedeva alla vita agitata dei campi di
-battaglia, e dalle sfarzose corti passavano ai modesti refettorii dei
-cenobiti. Poichè Carlomanno ebbe lasciato il grado di duca d'Austrasia
-per vestir l'abito monastico, Pipino potè recarsi in mano la prefettura
-generale dei Franchi, e signoreggiar tutte quelle schiatte all'ombra
-del vano titolo di Childerico III, intantochè Dragone, figlio di
-Carlomanno, raso e confinato dovea pure abbracciar lo stesso genere di
-vita del padre suo, monaco in Montecassino, essendochè i Franchi non
-amavano i prefetti ancora in fasce, preferivano i gagliardi, e Pipino
-sapea maneggiar l'armi: era piccolo di statura sì, ma nessuno poteva
-con lui contender di forza e di vigoria.
-
-Intorno a questo tempo, il duca dei Franchi cercò moglie per aver
-reda, come dicon le cronache di San Dionigi, e gli annali contemporanei
-aggiungono ch'egli sposò Berta, figliuola di Cariberto, conte di Laone,
-soprannomata _dal gran piè_, alla quale le tradizioni cavalleresche
-danno altra origine facendo della sua vita una leggenda romanzesca.
-Il _romanzo di Berta dal gran piè_[115], una delle più graziose
-composizioni del medio evo, ed un de' più ingegnosi canti de' trovatori
-racconta: «Che in sull'uscir d'aprile, nella dolce e amena stagione,
-che l'erbette spuntano, i prati rinverdiscono, e gli alboscelli
-_desiderano_ d'essere fioriti, un monaco di San Dionigi aveva a lui,
-gentil trovatore, narrata la storia di Berta e di Pipino». Ora il
-trovatore si fa in gaia scienza a ripetere questa storia. «Era un re
-in Francia di gran signoraggio, per nome Carlo Martello, il quale,
-dopo aver fatto grandi prodezze in guerra et vinto gl'infedeli, morio
-lasciando duoi figliuoli, uno di nome Carlomanno che si rendè monaco
-in una badia; l'altro di nome Pipino, assai piccolo (non avea più
-che cinque piedi di statura), ma forte della persona, sì che sendo un
-lione fuggito dalla sua gabbia, e correndo come fiera arrabbiata, egli
-poco men che fanciullo, armatosi d'uno spiedo, andò a quello, e sì lo
-abbattè d'un colpo nel fianco. La madre sua, tutta lieta, basciandolo,
-«Bel figliuolo, gli disse, come hai tu avuto animo d'affrontare
-una fiera sì ridottabile;» ed egli rispuose: «Donna, mai non si dee
-ridottare». Il giovine si maritò poi in prime nozze, ma la moglie
-sua, figliuola di Gerberto o di Gerino di Malvoisin, non potè dargli
-erede, ond'egli in consiglio co' suoi baroni, dimandò loro: «Che donna
-potrei tôrre?» E allora Engherrando di Moncler, nobile barone, si levò
-e disse: «Sire, al corpo di sant'Omero, io so una figliuola del re
-d'Ungheria, che nessuna di più bella persona oltre mare, e chiamasi
-Berta la Buona». «Se ne vada in cerca,» disse Pipino. Ed ecco una bella
-cavalcata che si parte in gran pompa, e va e va fino in Ungheria: buona
-ventura a voi, illustri cavalieri. E vanno a trovare il re d'Ungheria e
-Biancofiore, la reina, mostrò loro la figliuola sua bianca e vermiglia.
-Furono apparecchiate le tavole per un grande convito, ed a Berta furon
-dati cavalli, oro ed argento, e la nobile figliuola prese comiato
-dal padre suo — Ella sen venne adunque per mezzo Polonia e Lamagna,
-e in ogni luogo parlavasi la lingua francesca, però che i conti e
-marchesi di quelle terre, tenevano Franceschi per insegnarla a' loro
-figliuoli e figliuole, come se fossero nati a San Dionigi. Berta era
-cortese e semplice, e veniva in groppa d'un palafreno baio di bella
-razza, e di questo modo giunse ai confini di Francia, e passò il Reno
-a Sant'Erberto, cavalcando per mezzo le Ardenne sotto la protezione
-del buon duca Namo di Baviera. Il bel drappello vide l'Hainant e il
-Vermandois, e giunse lietamente a Parigi, dove le campane suonarono a
-festa, le case furono coperte di ricchissimi drappi, e le vie giuncate
-di erbe, volendo ognuno onorare la sposa menata a Pipino; poi furono
-fatte le nozze grandi e solenni, i menestrelli fecero lor arte,
-con gran suoni di ghironde, di arpe, di flauti e di trombe, e con
-balli di dame e damigelle, e così fu compiuto con gioia di tutti, il
-maritaggio». Oh pur beato il tempo che Berta filava!
-
-Qui comincia la tradizione tedesca, da cui forse ebbe origine e
-accrescimento l'epopea di _Berta dal gran piè_. Questa leggenda
-fu scritta in Franconia, e Pipino conserva ivi tutta l'indole sua
-germanica: e' pone sua sede nel castello di Veihen-Stephen sul monte,
-con disegno di combattere i Sassoni, e di mansuefarli sotto il dolce
-giogo del cristianesimo; ma popoli selvaggi, com'ei sono, ricalcitrano,
-e non vogliono saper di Gesù nè de' suoi santi. Pipino vedovo e solo
-in quella rocca, desidera giorno e notte una compagna, quando un re del
-paese chiamato Curlingo, gli fa profferir la figlia sua gentilissima e
-leggiadrissima; il ritratto di costei piace a Pipino sì che egli dice
-al suo maggiordomo: «Va e sappi il vero di questa principessa». Ora il
-discortese maggiordomo avea una figliuola della medesima età di colei,
-e dice fra sè: Perchè non la farò io reina in vece sua sposandola
-a Pipino? Se ne va quindi e cavalca alla corte del re Curlingo, gli
-chiede la figliuola e gli vien data. Costei ha nome Berta, ed è bella
-forte; soa madre la confida vestita in gran pompa al maggiordomo, e
-questo misleale la conduce in un oscuro bosco, dove stava aspettandolo
-la sua propria figliuola: o servo infedele, non temi tu la punizione
-del tuo misfatto? Ma non ritenuto da rispetto alcuno, e' toglie di
-dosso a Berta le sue ricche vesti, l'anello nuziale, e ne adorna la
-figliuola sua; poscia quel misleale dice a' suoi compagni: «Andate,
-amici, trascinate Berta nel luogo più segreto del bosco, trafiggetela
-senza pietà, indi recatemi la sua lingua». Ecco dunque la povera
-principessa in man de' compagni del maggiordomo. «Bei seri, ella
-dice, s'io debbo viver cattiva, lasciatemi questo cagnetto levriere, e
-questo cofanetto pieno d'oro filato e di seta acciò ch'io possa ricamar
-ciarpe ne' miei giorni di noia». Quei malvagi lasciatisi intenerire dal
-pianto della principessa, le dicono il fiero comando da essi avuto.
-«Noi vi lasceremo la vita» ma a patto che mai non ci tradirete. Ma
-come faremo, nobile damigella, per mostrare al maggiordomo, che il suo
-crudel comando fu da noi eseguito? Allora la fidanzata donzella si trae
-in disparte a spogliarsi della gonnella sua di sotto, e della camicia
-di lino finissimo, ed essi la tingon di sangue a simiglianza della
-veste di Giuseppe, e a mostrar la lingua della infelice, tagliano al
-bel levriero la sua, sì che il povero cane non potrà più d'ora innanzi
-leccare i piedi alla nobile sua signora. Il maggiordomo ingannato indi
-da queste sanguinose mostre, vide tutto lieto la lingua, e la toccò,
-e fece le grasse risa, intanto che la figliuola sua giaceva come
-legittima mogliera con Pipino, il quale ebbe da lei un figliuolo che fu
-papa Leone III[117].»
-
-«Ma, ohimè, e della povera principessa, della sposa legittima e
-fidanzata che fu? Berta gira e gira per la selva, e va e va, e
-s'incontra in un nero e lurido carbonaio; impaurita rassicurasi
-all'umano parlare di colui, sopraffatto dalla sua bellezza, e trova
-ricetto nella capanna sua; da principessa ella diviene ancella d'un
-mugnaio, e la notte lavora, e fila con l'oro filato, e la seta, che
-recò nel cofanetto, perchè Berta sa filare e filare assai bene. Oh i
-bei lavori che le sue mani san fare! e fatti, il mugnaio va a venderli
-ad Augusta, la città dei mercatanti e degli ebrei, e a poco a poco
-arricchisce, e la fama della perizia di lei nel filare, si spande
-lontano.
-
-«Ora sentite voi questo corno che suona? è Pipino che va alla caccia,
-e ha già corso cogli anelanti suoi cani tutte le foreste della Svevia;
-vien la notte, e si smarrisce insiem con l'astrologo o medico suo. «Noi
-siam due mercanti che abbiamo smarrito la via,» e' dicono ad un uomo
-tutto nero che incontrano. Costui è il carbonaio del bosco, ed ei li
-conduce al mulino dove Berta fila e fila pur sempre. Il mugnaio ha due
-figliuole, e a Pipino piace la maggiore. «O re, gli dice l'astrologo,
-tu giacerai stanotte con la tua legittima mogliera, e ne nascerà un
-potentissimo figliuolo. Pipino ottien dunque la figliuola maggiore del
-mugnaio, e l'astrologo dice: «non è cotesta,» chiama la minore, bella
-essa pure, ma non è ancor quella, onde Pipino già si adira e alza la
-mano armata del guanto di ferro, e minaccia, sì che il mugnaio allora
-fa venir la giovine Berta, che trema, piange e alla fine acconciasi
-a' voleri del re. «Di costei appunto dee nascere un forte e nerbuto
-figliuolo, essa è la casta tua mogliera». E Berta racconta la fellonia
-del maggiordomo, e quanto le avvenne nel bosco. Il re si parte, ma
-Berta si rimane in casa il mugnaio, dove indi a nove mesi, pone alla
-luce un figliuolo, che riceve il nome di Carlo, povero fanciullo
-ignoto fino all'età di dieci anni; poi monta a cavallo, e vassene alla
-corte di re Pipino; e ivi si mostra valente come Alessandro e sapiente
-come Salomone, onde Pipino s'induce a svelargli il segreto della sua
-nascita.» Tale si è l'epopea di Berta dal gran Piè e della puerizia di
-Carlomagno; essa è un poema che tutto quanto, come quel di _Genoveffa
-del Brabante_, ha il nobile intendimento di protegger la debolezza
-e l'innocenza contro le brutali soperchierie della gente da guerra,
-e dà a divider come già grande sia il nome di Carlomagno, e come si
-pensi all'infanzia sua, facendolo nascer robusto in mezzo ad un bosco
-e nell'abituro d'un mugnaio; e l'eroiche avventure de' suoi primi
-anni, dimostrano che ogni cosa sua dee accordarsi con quella smisurata
-riputazione ond'ei domina il medio evo.
-
-Pochi diplomi originali ci restano di Pipino, qual prefetto del palazzo
-nel tempo di questa prima podestà sua, ma uno di essi che porta la
-data del 10 gennaio 743 conferma le immunità della chiesa di Metz.
-A dì 2 marzo dell'anno seguente ei tiene una dieta a Soissons, dove,
-approvando il concilio di Nicea, ordina ch'esso sia promulgato nella
-terra dei Franchi. Con un altro diploma concede alla badia di San
-Dionigi un dominio di alcune mense, antica possessione del fisco,
-e inoltre certe franchigie di giurisdizione in onore di San Dionigi
-di Francia il protettore e padrone dei re. Pipino è un liberalissimo
-donatore di beni alle chiese, anzi con esse li profonde, chè intenzion
-sua è di acquistarsi così i cherici irritati già da Carlo Martello
-suo padre, il quale voleva, comechè invano, esser re non altro che
-per opera de' guerrieri suoi. Ma la dignità regale ha qualcosa di più
-religioso, di più sublime, di più antico, e Pipino dovrà riconoscere la
-fondazione della nuova sua dinastia dai papi e dai cherici; ond'è ch'ei
-gli adesca a sè con moltiplici donazioni, e tien vivissimo carteggio
-coi papi. Zaccaria, che in que' giorni occupava la sedia di san Pietro,
-scrive a Pipino prefetto del palazzo, agli abati e ai baroni di Francia
-sul proposito di vari capitolari, stati decretati in un'adunanza di
-conti e di vescovi, e sapendo l'antichità della badia di San Dionigi
-e la venerazione dei Franchi per questo santo, conferma ad essa badia
-tutte le immunità, quali avute le avea da san Landrisio vescovo di
-Parigi. Il papa si frammette pure per tornare la pace tra Pipino e
-Grifone, intantochè Pipino, pur sempre protettore della detta badia, la
-ricolma di doni, e le concede il primato su tutte le comunità religiose
-del reame de' Franchi. San Dionigi e San Germano erano i santuarii,
-dove stavan deposti i reliquiari nazionali, le memorie della patria, le
-antiche sue cronache, ed a quelli volgea principalmente Pipino la sua
-venerazione.
-
-Nell'atto tuttavia che Pipino si travaglia d'affezionarsi il papa ed
-i vescovi per ottener la dignità reale, ei non lascia di pensare alla
-guerra, che egli ben sa come la conquista è il retaggio della nazion
-dei Franchi, e com'eglino han continuo bisogno di terre a partirsi
-fra loro, e di ricchi dominii e feudi d'ogni specie, onde muovono
-le incessanti spedizioni di Pipino contro gli Alemanni, i Bavari, i
-Sassoni, e principalmente le sue conquiste nelle terre meridionali.
-Gli Aquitani vivon ivi sotto un bel cielo, ed hanno ricchissime
-possessioni, fertili terreni da distribuire tra i guerrieri franchi! Il
-nome di Carlo Martello suonava, dopo la battaglia di Poitiers, in tutte
-le leggende, e Pipino se ne approfittava per gittar colonie di Franchi
-in quelle contrade, e nei tre anni che precedettero l'esaltazione
-di lui alla corona, affaticossi per ridurre a vassallaggio i duchi
-di Baviera e d'Aquitania, Tassiglione e Vaifro, chè gli occorreva
-di recarsi in mano le terre del mezzogiorno e di Lamagna per poi
-liberalmente partirle fra i cherici e gli uomini di guerra, già chiaro
-manifestandosi il suo disegno di farsi re.
-
-Le cronache della seconda schiatta, quasi tutte scritte sotto
-l'autorità della nuova famiglia regale, denigrarono i Merovei, però
-che la sciagura non ha lodatori, e quando una podestà viene a mancare,
-ognun la opprime, così portando la trista condizione dell'umana natura.
-Ond'è che in quell'interregno da cui fu preceduta l'esaltazione
-di Pipino, non si trovano se non rade e sterili notizie intorno
-agli ultimi Merovingi, e particolarmente intorno a Childerico III,
-intristito germoglio del sangue de' Merovei. Le cronache di San Dionigi
-lo chiamano, come dicemmo più sopra, il _dappoco_ e lo _stolto_, e
-ben si vede che questi annali della badia, come fossero un giornal
-uffiziale, copiano quasi parola per parola Eginardo, il fido segretario
-di Carlomagno. Ma pur si ammetterà questo fatto storico almeno, che
-il religioso affetto pel sangue di Clodoveo volle esser ben forte,
-se passaron quattro generazioni d'uomini attivissimi a principiar da
-Pipino il Vecchio, prima che compier si potesse l'usurpazione della
-dignità regia. Un secolo e mezzo ci volle a far che Pipino il Breve,
-conducesse a pieno effetto il disegno concetto dai prefetti del palazzo
-suoi predecessori.
-
-Nè gli ultimi Merovingi doveano altrimenti essere sì stolti e dappochi,
-se conservar sapevano la dignità regia incontro a sì potenti prefetti
-che aveano la forza in mano; e però solo è da credere che costoro
-adoperasser l'arte loro a ridurre al nulla quegli scettrati ed a
-tôr loro ogni modo all'operare. La mollezza è cosa dolce ed agevole;
-attorniavan di riverenza i re coronati, e i prefetti costituivansi,
-a dir così, loro spada, gli sollevavano dal carico del governo, ed
-è sì facile l'abbandonarsi all'esercizio d'una dignità che non costa
-nè travagli nè cure, e ad avvolgersi in una sì morbida porpora! Poi
-che Childerico III fu bene infiacchito, e poi che i cherici e il papa
-furono al tutto acquietati al nuovo lignaggio, il passo fu rapido, e
-Pipino non istando più a pensarvi sopra, mandò a papa Zaccaria quella
-solenne dimanda riferita dalla _Cronaca di San Dionigi_. «Chi meritava
-più d'esser re, se colui che non avea nessuna autorità nel regno e
-solo era re di nome, o colui che governava il regno, e avea podestà
-e cura in ogni cosa». Burcardo, arcivescovo di Virzburgo, e Folrado,
-cappellan di Pipino; s'avviano a Roma per aver su questo la risposta da
-papa Zaccaria, nè ella si fece molto aspettare, il fatto la vinse sul
-diritto; la podestà effettiva sulla podestà di nome, e il papa ordinò
-che Pipino, prefetto del palazzo, fosse riconosciuto e gridato re dei
-Franchi.
-
-L'elezione fu tumultuosa com'esser dovea in un'adunanza del Campo di
-Marzo, e i Franchi sollevaron, secondo l'uso, Pipino in sullo scudo,
-qual capo di un nuovo lignaggio. San Bonifazio, l'uomo dal germanico
-e franco incivilimento, l'espressione mistica dell'union delle due
-razze, impartì a Pipino la prima unzione nella basilica di Soissons,
-delegato a questa pontifical cerimonia da Zaccaria, però che il nuovo
-re dei Franchi teneva la sua dignità dai cherici e dal papa, e or più
-non era solo il capo militare, il prefetto del palazzo dei Franchi, ma
-il re loro consacrato e l'unto del Signore. Indi Childerico fu raso
-e chiuso come semplice monaco in un chiostro. Quanti principi a que'
-giorni nei chiostri! Carlomanno in Montecassino; il re dei Longobardi
-in una celletta, donde lavorava la vigna e il giardino. Di questa
-maniera spariva, e quasi senza che se ne avesse sentore, dal mondo
-l'ultimo real rampollo del sangue di Clodoveo. Curioso è veramente,
-che questo passar dello scettro da una famiglia in l'altra avvenga
-quasi innosservato: le cronache stesse appena ne serbano memoria; certo
-perchè il tempo è bene apparecchiato, e questo travasamento avvien
-di cheto, e quando gli avvenimenti più gravi non lasciano più orma
-d'impressione.
-
-Pipino, fatto re, non lascia per questo d'essere il capo militare
-dei Franchi, nè volendo egli altro prefetto del palazzo che abbia in
-sua mano la podestà materiale, confonde le due dignità in una sola,
-e Austrasio, qual egli è d'origine, regna sui Neustri, e li governa.
-Nella qual doppia qualità sua gli convien muovere a nuove battaglie
-contro i Sassoni, popolo indomito, che nel progresso germanico avea
-respinto la predicazione evangelica, fonte della gerarchia e della
-civiltà. Pipino arrivò sino al Veser, serbando nelle sue spedizioni
-un cotal che di erratico; i Franchi predavano, si partivan tra loro le
-ricchezze, gli armenti predati, poi tornavano ai loro accampamenti sul
-Reno, e tutte le guerre aveano questo cotal carattere di vagabondità.
-Pipino, fatto oramai re di corona, comincia nuove pratiche con le
-civiltà che indirizzavano i popoli. Morto papa Zaccaria, gli succede
-Stefano, il quale, perseguitato da Astolfo di Lombardia, viene a cercar
-rifugio in Francia, ed a chieder giustizia al capo dei Franchi, il
-solo del cui valore e della cui ponderosa mano i Longobardi paventino.
-Passò il papa le Alpi accompagnato da alcuni vescovi, e fu con amore
-accolto nel podere di Carisio (Quercy all'Oisa), dove s'eran raccolti
-ad aspettarlo principi e baroni, ai quali egli si presentò col capo
-asperso di cenere e le reni cinte di cilicio, e tutto in lagrime a
-significar le tribolazioni della Chiesa. Fu pronto Pipino a rialzarlo,
-a fargli omaggio, ed a condurlo, come suo signore e padre, per la
-briglia del cavallo; intantochè a quella stessa corte plenaria di
-Carisio, e mentre ivi ancor fumavan sull'altare gl'incensi, si vedea
-sopravvenir Carlomanno, il monaco cassinense, il proprio fratello di
-Pipino, per difender la causa d'Astolfo re dei Longobardi; però che
-egli erasi dato ai principi di questo lignaggio avversi a Roma. Se non
-che la causa del papa trionfava, e Stefano era coperto dalla protezione
-del re dei Franchi; onde anch'esso, il papa, grato al benefizio,
-ungeva Pipino ed i due suoi figli nella basilica di San Dionigi, sede
-dei martiri della nazione, essendochè quella badia era la Francia
-stessa, e l'orifiamma sua guidava quelle fiere genti alla battaglia,
-e all'invocar delle sue reliquie si vedea raggiare in fronte ad ognuno
-lo spirito della nazione. Insieme col papa penetravano in Francia gli
-studi romani, e alla consacrazione di san Dionigi s'udiron per la prima
-volta i cantici e le preci sotto la forma italiana, e si diè ordine
-al rito nelle chiese. Col porre in capo la corona a Pipino, Stefano
-confermò la dignità regale nella schiatta carolingica, e usando pure
-della podestà sua pontificia, scomunicò chiunque a lui ne contendesse
-la legittima possessione. Rimase il papa tutto l'inverno in Francia,
-dov'era stato sì bene accolto, dimenticando il bel cielo d'Italia e la
-basilica di San Giovanni Laterano pel monastero di San Dionigi, dove
-cadde infermo, e fu da quei padri con tenera sollecitudine curato.
-Ritornato indi a Roma godeva tornarsi in mente il lungo suo soggiorno
-colà e la buona ospitalità di quegli abati, e ne tocca nelle sue bolle
-e nelle sue lettere pastorali: «A quel modo, ivi dice il pontefice,
-che niuno dee vantare i proprii meriti, così niuno dee passar sotto
-silenzio, anzi ha obbligo di raccontare pubblicamente, ciò che Dio ha
-fatto per lui ad intercessione de' suoi santi, e non per merito già
-delle sue buone opere; ed è uno dei consigli datoci dall'angelo Tobia.
-Laonde dirò anch'io quanto m'avvenne nel monastero del santo martire
-Dionigi, vicin di Parigi, dove caddi mortalmente infermo, nel tempo
-che fui a trovare l'ottimo e cristianissimo re Pipino, servo fedele
-di san Pietro, affin di sottrarmi alle persecuzioni del disumano e
-bestemmiatore Astolfo, il cui nome io dovrei qui tacere. Già i medici
-disperavano della mia guarigione, ed io stava orando nella chiesa del
-santo martire, quando mi apparvero dinanzi all'altare il buon pastore
-san Pietro, e san Paolo dottor delle genti, ch'io riconobbi alle loro
-sembianze, e alla destra di san Pietro il beato Dionigi, più scarno
-e grande di lui, con un bel viso e capelli bianchi, e vestito d'una
-bianca dalmatica, guarnita di nastri purpurei, e del suo manto pur esso
-di porpora e smaltato di stelle d'oro. Essi parlavano compagnevolmente
-fra loro, quando san Pietro prese a dire: — Ecco là il fratello nostro
-che prega la sua salute. — A cui san Paolo rispose: — Egli sarà in
-breve risanato. — Poi, fattosi vicino a san Dionigi, e posatagli
-piacevolmente la mano sul petto, guardò in volto san Pietro, che disse
-allo stesso Dionigi: — E sia risanato in grazia tua. — Indi tosto il
-beato Dionigi, recando la palma[118] e l'incensiere nelle mani, venne
-a me insieme col prete e col diacono che gli stavano ai fianchi, e mi
-disse: — La pace sia teco, fratello, non temere che non morrai prima di
-essere felicemente tornato alla tua sede. Orsù, levati, e sii risanato,
-e di' una messa per consacrare il presente altare in onor di Dio e de'
-suoi apostoli Pietro e Paolo. — E sì dicendo, d'intorno a sè diffondeva
-una luce da non potersi dire, ed un soave odore. Io fui presto guarito
-per la grazia di Dio, e volendo io fare quanto m'era stato imposto,
-quei che m'intorniavano dicevan ch'io era fuori di me; ed allora ad
-essi, al re Pipino ed a' suoi baroni, raccontai l'accadutomi, e feci il
-comandamento avuto».
-
-In questa pia leggenda papa Stefano lascia trapelar dall'animo il
-vivo suo desiderio di rivedere l'Italia, e san Dionigi gli promette
-di tornarlo a quel clima, a quel sole, a quel cielo. Eccolo in fatti
-a Roma, d'onde in una seconda lettera, indiritta ai monaci di San
-Dionigi, memore pur sempre della Francia, ad essi concede amplissime
-e ragguardevolissime immunità. «Figliuoli benedetti, assecondando il
-pio vostro desiderio, e concedendovi quanto chiedete dalla podestà
-nostra apostolica, noi vi diamo facoltà ed arbitrio sì a voi come
-a tutti i vostri successori, abati dei monasteri dei santi martiri
-Dionigi, Rustico ed Eleuterio, di edificar monasteri in qualunque
-paese di Francia vi piaccia, nei luoghi che di presente possedete,
-ed in quelli che possiate acquistare in avvenire, sia per compera,
-sia per regie concessioni, sia per donazione dei vostri parenti, in
-somma in qualunque luogo si sia, purchè in voi pervengano di giusta
-ragione. E poichè Clodoveo, figliuolo del re Dagoberto, ottenne già
-co' suoi prieghi da Landerigo, vescovo di Parigi aiutato dai consigli
-de' suoi canonici e degli altri vescovi, che il vostro monastero e
-tutti i cherici, di qualunque ordine e' sieno, ch'ivi servono, sieno
-esenti da ogni suggezione verso di lui e successori suoi, noi vogliamo
-pure concedervi un particolar privilegio, la facoltà, ciò è, di
-avere un vescovo eletto dai vostri abati o dai fratelli vostri insiem
-congregati, e consacrato dai vescovi provinciali; il quale invigilar
-debba sui monasteri che verrete edificando, governarli in nostro nome,
-e predicare così nel convento vostro, come in tutti gli altri che
-diverranno di sua giurisdizione. Noi facciamo inoltre divieto ad ogni
-vescovo o prete d'impadronirsi per cupidigia d'alcuno dei monasteri da
-voi edificati, o d'avere, per gelosia o per qualsiasi altro motivo,
-quistioni col vescovo che voi avrete eletto e sagrato; e più ancora
-vogliamo che tutti i monasteri da voi edificati, a pari del vostro
-medesimo, da altra autorità non dipendano che dalla sedia apostolica.
-Tutto questo decretiamo per la podestà di Cristo nostro Signore, del
-beato Pietro principe degli Apostoli, e per la propria podestà nostra,
-affinchè si osservi sempre nel modo da noi statuito, e niun vescovo,
-di qualunque chiesa egli sia, si ardisca di venire a ministrar gli
-ordini sacri a preti o a diaconi, o di compiere nel vostro convento
-verun altro uffizio ecclesiastico, senz'esservi invitato dall'abate.
-A voi sarà pur libero di recar le vostre cause e quelle dei vostri
-monaci all'udienza nostra apostolica, e recate che ve le abbiate, e
-mandatici i vostri legati, a nessuno sia più lecito di condannarvi o
-pigliar possesso dei vostri beni. Chiunque, o re, o vescovo, o altro
-dei potenti del secolo, operi contro queste ordinazioni, sia tenuto
-per sacrilego, ed anzichè partecipar del regno di Cristo, anatema sia
-contro di lui, fino alla venuta del Signore».
-
-Or poichè papa Stefano si facea sì benemerito in Francia per la
-consacrazione d'un re, e pe' suoi doni e immunità alla badia dei
-martiri, era giusto che anche Pipino per gratitudine prestasse aiuto
-al papato contra le oppressioni dei Longobardi. Cavalcava quindi
-egli, all'aprirsi della stagione, conducendo un grosso esercito, e
-passando per Digione, varcava i monti, per dilassù calar nelle belle
-pianure che fan prospetto a Pavia ed a Milano. Indarno i Longobardi si
-provarono a difendere il passo dell'Alpi, chè nulla resister poteva
-ai figli dell'Austrasia. Ecco dunque Pipino scorrere i piani di
-Lombardia con sì numerose squadre di cavalli, che non si potea farne
-il conto, intantochè il nemico chiudevasi entro le mura di Pavia,
-la città dalla corona di ferro. Astolfo, re dei Longobardi, indi si
-sottomise, e quaranta statichi furono da lui dati per pegno ch'egli
-adempirebbe i patti impostigli verso la città di Roma, e diè giuramento
-di vassallaggio. Carlomanno, fratello di Pipino, moriva in questa
-spedizione, asperso di cenere e vestito dell'abito suo monastico, senza
-poter rivedere la santa badia di Montecassino[119]. Due spedizioni
-dei Franchi in Lombardia vennero a questo modo in due anni effettuate,
-carissimi essendo que' bei paesi agli uomini tramontani.
-
-I Longobardi, incostanti e leggieri com'erano, or si sottomettevano,
-ed ora si ribellavano, finchè la morte di Astolfo, accaduta per esser
-cascato di cavallo in una caccia, venne a por termine per poco alle
-conquiste dei Franchi oltre l'Alpi.
-
-Nelle prime spedizioni, sotto i valorosi re loro, i Longobardi s'erano
-impadroniti della Pentapoli, di Ravenna e delle città che dipendevano
-dall'esarcato; non già come terre del dominio loro, ma sì come taglia
-della conquista svelta di mano agli imperatori bisantini; mentre
-i papi le dimandavano come dipendenze del loro aulico patrimonio,
-essendo tradizione che Costantino aveva donato al papa l'esarcato di
-Ravenna. In quei tempi di forza e di violenza, qual era mai possesso
-che potesse pienamente giustificarsi, e dove torne il titolo certo?
-Anche la sovranità temporale del papa era una tradizione come tutte
-le altre di quei giorni, ed erano tutte ammesse alla pari dei fatti.
-Laonde Pipino conformò con uno special diploma la donazione di quello
-che chiamavasi dominio o patrimonio di san Pietro; il qual diploma era
-piuttosto la sanzione del fatto d'una concessione anteriore, che una
-nuova donazione. Tutte le città dell'esarcato da Roma a Ravenna, e la
-Pentapoli, divennero il patrimonio dei papi, e in progresso di tempo
-una specie d'oasi in mezzo alle passioni umane. Quando i potenti e
-i violenti della terra si proscrivevan l'un l'altro, quando continua
-era la vicenda dei vincitori e dei vinti, come non doveva esser dolce
-il trovare una terra neutrale, dove i raminghi e i tapini potesser
-posare il capo? Or bene, Roma pontificia era questo grande asilo;
-laddove, fatta lombarda, franca o bisantina, avrebbe patite tutte le
-passioni degli uomini rotti e sanguinari che si diviser la dominazione
-del mondo. Roma, sotto i papi, fu un paese sicuro dai governi, in cui
-vennero a riparare i re e i principi sventurati, e i proscritti dalle
-opinioni; benefizio questo per tutte le età.
-
-Ogni volta che la nazion dei Franchi calava in Italia, gl'imperadori
-di Costantinopoli, inquieti ed ombrosi, mandavano ambascerie a
-quei valorosi capi, dinanzi a cui le Alpi si abbassavano, che ben
-conoscevano il valore degli Austrasii, degli Alemanni e l'impetuoso
-coraggio di quei prefetti del palazzo, i quali con le loro masse
-d'acciaio riduceano in pezzi le corone, e vedevano come giunti sulle
-terre italiche i Franchi, potean indi per Napoli penetrar fino in
-Grecia. Al tempo che tornato di Lombardia, Pipino tenne la sua corte
-plenaria, ei fece venire a sè gl'inviati dell'imperadore Costantino
-Copronimo, che recavano magnifici presenti, in ricche masserizie e
-reliquie incastonate; ma quello che più d'ogni altro dono stupir fece
-Pipino e la sua corte si fu uno strumento composto di ampie e lucenti
-canne, che mandava suoni maravigliosi, dai signori greci chiamato
-organo, a motivo della mirabile armonia che se ne traeva; e fu posto
-nella chiesa di Compiègne, dove' fece di poi bella melodia. I Greci
-non potendo più vincer coll'armi, studiavano di farsi grandi con le
-maraviglie d'una splendida civiltà[120].
-
-«La gente del Reno e della Svevia ama il sole di vivi raggi, e le
-terre accarezzate da sì soave venticello, che tu il diresti la tepida
-onda dei bagni d'Aquisgrana». Tali sono le parole del monaco di San
-Gallo. Carlo Martello avea posto in grido, nell'Aquitania, la prodezza
-degli uomini settentrionali, e poichè Vaifro duca mostravasi colà
-cattivo vassallo e riottoso servitore, Pipino deliberossi di ridurlo al
-dovere. I re poi, e i duchi e conti passavano la vita a questo modo.
-Si tenevano ogni anno due o tre corti plenarie, convocate dal re; a
-radunarsi e parlamentare, pigliavasi il tempo delle feste solenni della
-Chiesa, come a dir Pasqua e Natale. Questi parlamenti si tenevano nei
-luoghi più vicini alle spedizioni militari, e quasi dappertutto ci
-eran case reali e dominii, che dipendevano dall'alto signore, dove
-egli teneva la sua corte. Celebrato Pasqua e Natale, partivano per la
-spedizione di Sassonia, di Lombardia o d'Aquitania. I diplomi notano
-che la vernata fu grande, «_ed aspra e forte, come dice la cronaca di
-san Dionigi, e che alla prima nona di maggio, suit ora del mezzodì, fu
-grande ecclisse di sole_».
-
-Re Pipino tenne corte plenaria ad Aix, per far indi una breve correria
-in Baviera; poi celebrò la Pasqua ad Orleans, disegnando di compiere
-la sua spedizione in Aquitania, e sen venne dinanzi alla città di
-Narbona, soggiogò Tolosa, tenendo lungo tutta la via parlamenti di
-baroni e cavalieri, diede il guasto a tutto il Limosino, al territorio
-di Agen, di Perigord e d'Angouleme; poi, adiratissimo contra Vaifro,
-fece appendere a una forca parecchi de' suoi Aquitani, dopo di che
-avvicinandosi omai l'inverno tornossene alle sue terre. Queste guerre
-d'Aquitania dieder da fare a Pipino negli ultimi anni della sua vita,
-nè fu contento finchè non offerse a san Dionigi, in segno di trofeo,
-gli ornamenti e le pietre preziose, di che lo stesso duca Vaifro
-fregiavasi nelle feste solenni[121].
-
-Quando i Franchi s'appressavano all'Italia, ad essi venivan le
-ambascerie di Costantinopoli, e quando Pipino conquistò l'Aquitania,
-a lui vennero inviati Saracini di Cordova e dalla Sicilia. La nazion
-franca andava così sempre più facendosi grande; il papa ricorre
-a Pipino, e in contraccambio della datagli corona, ottiene la sua
-protezione, l'aiuto della potenza sua materiale, e il dominio di san
-Pietro; i Longobardi sono domati; i Sassoni non sì tosto s'arrischiano
-a qualche spedizione sul Reno, Pipino e i Franchi li ributtano
-fino al Veser; gl'imperadori di Costantinopoli cercano istantemente
-la confederazione dei Carolingi, e mandano presenti d'oro e altri
-magnifici doni; Pipino si riman signore dell'Aquitania, nè appena
-egli n'ha preso il governo, i Saracini, a par dei Greci, dimandano di
-confederarsi con questa vigorosa e conquistatrice schiatta d'Austrasia.
-Da un mezzo secolo in qua le cose han mutato faccia: i Saracini avean
-da prima superati i Pirenei e recato i loro alloggiamenti fino a Tours;
-ora essi hanno rivarcato que' monti, ed in breve Carlomagno andrà a
-cercarli fino all'Ebro. Il regno di Pipino fu dunque un gran preludio a
-quello del glorioso suo figlio, e gliene aperse le vie; tutte le guerre
-di Carlomagno sono contrassegnate dell'indole stessa delle spedizioni
-di Pipino il Breve; egli continua l'opera sua, se non che in più ampie
-misure.
-
-Lo salute intanto del nuovo re, al suo ritorno dalla guerra
-d'Aquitania, era declinata agli estremi. Arrivato a Perigueux, fu ivi
-colto da dolorosissima infermità, e non pertanto si fece trasportar
-fino a Tours, però che un re di Francia dovea morir sotto gli occhi di
-san Martino e di san Dionigi, protettori della nazione, e ivi fatte
-sue orazioni all'arche di que' santi, ricuperò forze bastanti per
-trarsi fino a Parigi. «Ora sappiate che in questo secolo egli trapassò
-nell'ottava calenda d'ottobre, nell'anno decimo quinto del suo regno,
-e dell'Incarnazione settecento sessant'otto, e fu messo in sepoltura
-nella chiesa di messer San Dionigi. Fu corcato dentro a rovescio, con
-una croce sotto il volto e la nuca verso Oriente, e dicono alcuni ch'ei
-volesse essere sepolto in questa postura, pel peccato del padre suo,
-che avea tolto le decime alle chiese[122]».
-
-Questo re Pipino, che voleva essere in tal forma corcato nel sepolcro,
-non consumò solo la vita in grandi battaglie, ma lasciò pure alcuni
-capitolari e diplomi, onde fu apparecchiata la più ampia legislazione
-di Carlomagno suo figlio. Stando nella regia sua villa di Vernone,
-Pipino, attende a comporre alcuni articoli intorno alla condizione
-delle persone e alla legislazione ecclesiastica, e son questi: — Ogni
-città abbia un vescovo sotto la giurisdizione del metropolitano, ed
-ogni vescovo abbia facoltà di tutto reggere nella sua diocesi. Vi sieno
-due sinodi all'anno. La costituzione de' monasteri sarà riformata.
-Nessuna badessa potrà governar due monasteri. Niuna esca dalla
-clausura, se non a ciò licenziata dal re. I monaci debbono egualmente
-dedicarsi alla solitudine, e se rompono questa regola, sieno sottoposti
-a penitenza. Il battesimo sarà amministrato pubblicamente. Il prete
-sarà soggetto al vescovo. Chi comunicherà cogli scomunicati, sarà
-colpito dalla stessa scomunica. I monaci non potranno recarsi neppure a
-Roma senza la permissione del loro vescovo. Essi dovranno, in convento,
-star sottomessi alla regola e all'abate. Il giorno del Signore sarà
-feriato, salve qualche eccezione pe' lavori della campagna. Ogni
-matrimonio sarà pubblicamente celebrato. I pellegrini saranno esenti
-dalla gabella del telonio. I giudici ascolteranno e giudicheranno,
-prima d'ogn'altra, le cause delle vedove, degli orfani e della Chiesa.
-— Da ultimo, con alcuni altri articoli, il principe regola i diritti
-del fisco e il valore delle monete.
-
-Indi, abbandonate le rive del Reno, le tetre Ardenne e la Mosella,
-trovasi nella foresta di Compiegne, e in una dieta di vescovi
-e di conti, ordina ancora lo stato dei Franchi, e il matrimonio
-principalmente, che a que' tempi sì difficil era mondar d'ogni
-impurità. — I coniugi parenti in quarto grado non sieno separati, bensì
-il matrimonio è nullo tra quelli in terzo grado, anche se la parentela
-sia di sola affinità e cognazione. Se una donna prenda il velo senza
-il consentimento del marito, egli abbia il diritto di riaverla se
-voglia. S'ella è libera, e sia data contro sua voglia ad un uomo, ella
-può lasciar questo, e maritarsi con un altro. Interdette le nozze con
-lo schiavo. Il vassallo può maritarsi a un'altra donna, ma in questo
-caso egli passa ad un altro signore. — Gli articoli del capitolare di
-Compiegne sono tutti relativi alla famiglia, alla moglie non casta, ed
-ai parenti che si congiungono con nodi illegittimi. Questa corruttela
-dei costumi era la gran piaga della società; la santità e l'unità
-del matrimonio non erano a que' giorni universalmente riconosciute, e
-anzi ripugnavano a tutte quelle fiere e violente nature; dal re sino
-all'ultimo vassallo tutti si facean lecita la pluralità delle mogli,
-ed indarno i concilii e i capitolari contrastavano con questi erranti
-costumi di tutta una società.
-
-Fra questi capitolari ci ha un intero diploma, col sigillo di Pipino,
-in cui egli prende il titolo di re dei Francesi e d'uomo illustre,
-indirizzato ad un vescovo di nome Pietro Lullo. «Vogliamo che la
-santità vostra sappia la pietà e la misericordia che usò Dio nel
-presente anno in questa terra. Egli ci avea mandato gran tribolazione
-a cagion de' nostri peccati, ma poi dopo la tribolazione, ci concede
-una maravigliosa consolazione nell'abbondanza dei frutti della terra
-che di presente abbiamo. Ond'è debito nostro, e per questa e per altre
-nostre cagioni, di rendergli grazie della misericordia con cui si degnò
-di consolare i suoi servi. Noi vogliam dunque che ogni vescovo faccia
-celebrare un digiuno nella sua parrocchia, in onore di Dio che ci ha
-mandata quest'abbondanza, e che ognuno faccia indi elemosine e ristori
-di vitto i poveri. Tutti poi, vogliano o non vogliano, così comandando
-noi, paghin le decime. Salute in Cristo».
-
-Questi antichi diplomi, questi capitolari tutto ci rivelan lo spirito
-di quel tempo, e pongono in essere le inclinazioni del re e del popolo,
-della Chiesa e della società. In questa primitiva legislazione,
-nulla v'è di distinto, i diversi ordini d'idee vi si confondono e
-si attraversan fra loro; le leggi ecclesiastiche non sono sceverate
-dalle civili; il re fa capitolari per impor digiuni e levar le decime,
-intantochè i concilii si applicano a stabilire la società domestica e
-il governo politico. Invano si vorrebbe ordinare ciò che ivi è misto
-e confuso: re, vescovi, cherici ed uomini da guerra, si comunicano e
-prestano a vicenda lo spirito loro; v'ha feudalità nella chiesa e v'ha
-chiesa nella feudalità; v'eran vescovi che portavano il falco in pugno
-per la selva delle Ardenne, e v'eran uomini di guerra che portavan la
-mitra e il pastorale dell'abate in segno della loro giurisdizione. In
-mezzo a quella società, il regno di Pipino altro non è che una gran
-riparazione a profitto della Chiesa; i cherici avean serbato memoria
-degli spogliamenti ordinati da Carlo Martello, nè perdonar sapevano
-una tale violenza; gli uomini d'armi perseguitar poteano la Chiesa
-nel vigor della vita, ma i cherici gli aspettavano alla morte; quelli
-erano i giorni per loro del ricatto, e Pipino redimeva i peccati del
-padre suo. Ci rimangono diplomi e atti di donazione col sigillo di
-Pipino, qual prefetto del palazzo; altri diplomi di larghezze e doni
-più numerosi contrassegnano il tempo in cui egli fu re. San Dionigi va
-continuamente ricevendo mense di terre e livelli; le chiese di Treveri,
-di Metz, della Lorena, sono ricolme di doni. Oltracciò Pipino ha cura
-di ampliar con costante sollecitudine gli altri beni ecclesiastici;
-onde san Dionigi vede confermarsi le sue fiere; i monasteri di San
-Martino di Tours e di San Michele hanno donazioni, e le chiese di
-Nantua e di Figeac, ottengono, per diplomi, privilegi. Egli testimonia
-in ogni luogo la sua gratitudine ai vescovi che il fecero re, ed
-ai papi che sancirono la podestà sua. E Roma pur essa serba gran
-riconoscenza per quanto Pipino fece a pro di Zaccaria e di Stefano, e
-abbiamo una curiosa epistola del popolo e del senato romano al re de'
-Franchi, in cui gli rendono grazie della libertà che ei ricuperò loro
-di man dei Longobardi, ed egli ad essi risponde: «di rimaner fedeli
-alla Chiesa di Dio e al pontefice».
-
-Monasteri, chiese, pontificato, tali son gli oggetti della protezione
-del nuovo re dei Franchi; i cherici l'hanno innalzato al trono, i
-cherici hanno santificato il suo regno, confermatogli il possesso della
-corona e il capo del nuovo lignaggio fa stima di loro, però che niuno
-saprà mantenersi in signoria, senz'assecondar la forza che ve l'abbia
-recato.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-CARLOMAGNO E CARLOMANNO.
-
- Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo
- Pipino. — Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. —
- Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua all'età
- di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima guerra
- d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni dell'avversione
- de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle
- gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche
- de' _Quattro figli d'Ammone_, e _d'Ivone di Bordò_. — Ragion vera
- delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di
- Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. — Matrimonii. — Morte
- di Carlomanno. — Carlomagno re solo dei Franchi.
-
-768 — 771.
-
-
-Pipino, sublimato al trono de' Franchi, avea diviso l'eredità sua
-tra i proprii figliuoli, a simiglianza di Carlo Martello, formando
-la Neustria e l'Austrasia pur sempre due distinte frazioni nelle
-conquiste dai Franchi compiute sotto i primi Merovei. Carlomanno, il
-secondogenito di Pipino, fu quasi del tutto ecclissato nella storia
-dallo splendor di Carlomagno, l'eroe delle croniche e dei canti epici.
-Questo Carlo, che più tardi aggiunse al suo nome l'epiteto latino e
-romano di _magno_ (il grande), era sostanzialmente d'origine germanica;
-se non che per ben che si frughi in tutte le croniche e i diplomi,
-dir non si può al vero in qual luogo, in quale città egli venisse al
-mondo: tutte le città, in Germania, si attribuiscon l'onore d'avergli
-dati i natali: Aix, Liegi, Carlostat e Monaco stessa, pretendendo i
-Bavari che il gran Carlo discenda dalla schiatta loro; in ogni luogo,
-dal Reno all'Elba, si trovano antiche immagini, e marmoree statue di
-lui, venerabili monumenti che testimoniano l'ammirazione dei popoli e
-la grandezza di quell'uomo[123]. La congettura più probabile si è che
-Carlomagno nascesse nel castello d'Inghelheim, vicino a Magonza, chè
-Magonza pur essa vuole per sè l'antico imperadore; le ruine romane,
-le torri che fronteggiano il Reno, portano il suo nome, e fra quelle
-reliquie dei secoli, fra quei lembi di mura sospesi in cima dei monti,
-dove il sole indora i pampini del Joannisberg, l'eco sempre risponde:
-Carlomagno!
-
-Gli annali di Fulda il fanno nascere a' dì 26 di febbraio dell'anno
-742; a' dì 2 di aprile il continuatore di Fredegario; gli uni si
-contentan di dire ch'ei nacque a Natale, gli altri a Pasqua, chè
-richiedevasi una solennità cristiana a celebrar con le sue feste i
-natali d'un uomo che stampò si grandi orme nei secoli. Il Reno tutto
-germanico, la Svevia, la Franconia, la Baviera e gli antichi vescovadi
-voglion per sè i primi anni della vita di lui; nulla vi fu di neustro
-o meridionale, nell'origine sua, nelle sue forme, ma sol vi domina
-l'impronta tedesca. Non pertanto Eginardo, il diletto segretario di
-Carlo, dice ch'egli ebbe la Neustria, e Carlomanno l'Austrasia; ma il
-continuatore di Fredegario, sì esatto sempre, dà a quello l'Austrasia
-ed a questo la Neustria; e l'indole tutta germanica di Carlomagno,
-creder farebbe che questa opinione sia la più vera. E dove passa egli
-la prima sua giovinezza, e in quai luoghi dà egli i suoi diplomi? Nelle
-città del Reno, della Svevia o della Franconia, da Magonza o da Liegi.
-Del resto questa divisione di patrimonio durò brevissimo tempo, e dopo
-abbiamo una confusion perpetua di terre e di dominii.
-
-Gli annali di maggior fede nulla dicon dei fatti e delle azioni di
-Carlomagno nella sua puerizia, ed Eginardo medesimo confessa di non
-saperli[124], chè a que' tempi le croniche dei monasteri, non trattavan
-degli uomini se non quando giunti all'età dell'operare. E come de'
-suoi primi anni, così siamo all'oscuro dell'educazion sua, la quale,
-quanto alle lettere, fu trascuratissima, da che fatto adulto, appena
-formar sapeva la cifra del suo monogramma. La guerra, ovver la caccia
-nei boschi di Turingia o delle Ardenne, formavano la sola educazione
-dei re o condottieri d'uomini alemanni. Le canzoni eroiche, monumenti
-dell'antico spirito nazionale, con più autore s'intrattengono degli
-anni giovanili di Carlomagno, e nel decimoterzo e decimoquarto secolo
-si raccontavano le maravigliose avventure che accompagnavano l'apparire
-al mondo di questo fanciullo; il romanzo di _Berta dal gran piè_ ci
-rivelò la nascita sua romanzesca e misteriosa, e altri romanzi narrano
-come il robusto giovinetto si trovò obbligato di lasciar la Francia per
-tradigione dei bastardi di Pipino, e come egli andò a militar sotto il
-re Gaiafro di Toledo, la cui figlia ebbe in isposa, e come dopo alcuni
-anni venne a riconquistar il proprio suo reame, di che i bastardi
-spodestar lo volevano.
-
-Or chi avrebbe saputo contendere a Carlo il retaggio degli avi suoi, a
-Carlo, significazione in atto della forza medesima? Tutti i monumenti
-ce lo rappresentano di grandissima statura, e le pitture alemanne son
-foggiate sulla stampa di una specie di gigante o di san Cristoforo.
-Nella cattedrale e sulle piazze pubbliche di Aix, a Magonza, a Monaco,
-dappertutto Carlomagno è rappresentato quasi altro Golia; la statura
-sua è di oltre sei piedi; l'aspetto più che mai bellicoso; gli occhi
-grandi, vivi, ardenti, risentiti i lineamenti del volto; tutti gli
-arnesi ch'ei toccava o trattava, son di tal peso, che tu diresti esser
-egli stato di sovrumana natura. Ma il cranio che mostrasi ad Alx, e
-fu dai canonici conservato in una custodia d'argento indorato, è egli
-veramente quel di Carlomagno? La sua straordinaria grandezza dimostra
-ch'esso appartener non potè se non a un gigante[125]. A que' tempi la
-forza del corpo molto entrava nella potenza morale d'un capo; onde
-è che Pipino, a farsi perdonar la sua picciola statura, e la grossa
-sua corpulenza ebbe bisogno di abbattere un lione in furore, dopo di
-che il soprannome di Breve[126] non fu più tolto per ischerno, e il
-re de' Franchi mostrar dovette ch'ei possedeva la forza e la vigoria
-necessaria a sostenere il comando.
-
-Per le canzoni eroiche intorno la puerizia di Carlomagno, egli ebbe
-dunque la forza e la vigorìa di suo padre, e la bella statura di Berta,
-la nobil figlia della Germania; sua madre gli trasmise quell'impronta
-di maschia bellezza e quella maestosa ed altera statura che la
-tradizione gli diede, ond'è che quando la cronica di san Dionigi
-descriver vuole, sull'autorità di Turpino, la figura di Carlomagno,
-gli dà tutte le forme e tutta la possa d'un gigante. «Uomo era di
-gran corpo e statura; alto sette piedi de' suoi; avea rotondo il
-capo, gli occhi grandi e grossi e sì ardenti che quand'era in collera
-scintillavano come carbonchi; grosso e diritto il naso, ed alquanto
-elevato nel mezzo; neri i capegli, la faccia colorita ed allegra. Era
-di sì gran forza che stendeva, come niente fosse, tre ferri di cavallo
-insieme uniti, e levava in palma di mano da terra in aria un cavaliere
-armato. Con la sua spada Gioiosa ti tagliava netto un uomo a cavallo
-coperto di tutt'armi. Era ben proporzionato in tutte le sue membra; e
-il cingolo suo era lungo sei spanne, senza i lembi della coreggia che
-pendean fuor del fibbiaglio.» Tale si era la persona del gran Carlo.
-Egli e Carlomanno furono amendue incoronati nel medesimo giorno, l'uno
-a Noyon, l'altro a Soissons, e le acclamazioni dei Franchi confermarono
-il partimento che fece Pipino dell'eredità sua, ma esso non piacque
-altrimenti ai due fratelli, i quali non mai fermamente si accordarono
-intorno all'amministrazione delle terre loro. I cronisti passano
-sotto silenzio le protestazioni o le opposizioni che sorger poterono
-tra' fautori de' Merovingi, nè oramai più si trovano che lievissime
-tracce della famiglia di Clodoveo, così sacra com'era tra i Franchi;
-i cronisti, tutti dediti alla schiatta di Pipino, più non ne parlano,
-ovver gittano sol qualche parola in segno di dispregio ad annunziar
-la fine di Childerico, o d'alcun altro dei rampolli di questa famiglia
-reale; nuovi interessi sottentrano agli antichi, e le prime affezioni
-se 'n vanno.
-
-Intanto ecco scoppiar una guerra, che ricorda in certo modo i diritti
-de' Merovingi, ed è quella d'Aquitania. Nel mezzodì s'era infatti
-più particolarmente che altrove, conservata l'affezione pe' figli
-di Clodoveo; i primi di quei duchi aveano avuto Cariberto re di
-Tolosa e figlio di Clotario II, per antenato, nè mai s'era interrotta
-la successione, e uscito n'era quell'Eudi stesso che combattè sì
-valorosamente i Saraceni, ed a cui fu figliuolo quell'Unaldo o Unoldo,
-il quale, insiem con gli Aquitani, fece accanita guerra a Carlo
-Martello quando tentar volle d'assicurarsi la corona; guerra non di
-schiatta solo contro schiatta, ma sì ancor di dinastia contro dinastia.
-Pipino invece tenne l'arte di gittar la discordia in quella famiglia,
-e la sanguinosa istoria di Atone e d'Unaldo, rende ancor testimonio
-dei modi che tennero i Carolingi verso i Merovingi d'Aquitania, da
-essi fatti tonsurare e monacare a simiglianza del terzo Childerico.
-Se non che, alla morte di Pipino, Unaldo esce tutt'a un tratto
-dal suo monastero e rizza lo stendardo a proclamar l'independenza
-dell'Aquitania, sperando col passaggio d'un regno all'altro di far
-rivivere i diritti d'un Merovingio ridotto allo stato monacale. La qual
-sedizione dovette, senza dubbio, esser duramente repressa da Carlo,
-però che assecondar essa poteva le pretensioni dei discendenti di
-Clodoveo nella Neustria. Egli convocò un parlamento, a cui intervennero
-suo fratello Carlomanno, i conti, i fidi leudi ed i vescovi, e fu
-deliberata la guerra, importando egualmente ai due fratelli di
-comprimere le idee che favorir potevano il ritorno e la podestà
-dell'antico lignaggio. Passaron indi entrambi uniti la Loira, ma poi
-entrati, lungo il cammino, in discordia fra loro, a cagion che niun dei
-due era contento della porzion sua di eredità, Carlomagno, che vuol
-maggioreggiare, si riman solo a guida della spedizione, e Carlomanno
-si ritira insieme co' suoi. Ecco dunque i Franchi nelle provincie del
-Mezzodì, ridurre ad obbedienza le antiche città, i municipii romani o
-le campagne soggette ai vescovi visigoti. Gli Aquitani furono vinti
-da questi leudi germanici, e da questi bene armati e bene montati
-Austrasiani.
-
-A simiglianza di Carlo Martello, Carlomagno corre l'Aquitania da un
-confine all'altro, e vien sino alla Dordogna, e la città di Fronsac
-che si vede su quelle alture, è una delle sue edificazioni, fatta a
-mantenere il dominio franco sui popoli meridionali, che quando tener
-volevasi il piè sul collo ai vinti si rizzavano castella e fortezze. Le
-città meridionali degli Aquitani godevano di maggior civiltà che non
-quelle brumali del Reno e della Mosella, e il passaggio di Carlomagno
-in Aquitania fu contrassegnato da carte e diplomi a favor delle chiese
-e dei monasteri; di colà ci venne anzi fino in Guascogna, terra de'
-Pirenei, che fu allora da lui data in feudo a un signore indicato sotto
-il nome di Lupo, uscito, dicon le croniche, dalla stirpe merovingica
-e nipote del duca legittimo, il quale si fece di volontà sua vassallo
-di Carlomagno, consegnandogli per pegno della sua fede il proprio zio
-Unaldo, ch'era venuto a cercare un rifugio in que' monti, e così, dicon
-le leggende, l'agnello fu divorato dal lupo.
-
-Più non ebbe quindi contrasto la sovranità di Carlomagno in Aquitania.
-Un romanzo quasi contemporaneo per titolo Filomena, racconta, con
-belle avventure, tutte le conquiste meridionali di Carlomagno, cui
-mescola spesso e confonde con Pipino, e massimamente nell'assedio di
-Carcassona. In questa Filomena abbiamo un miscuglio di realità e di
-finzione, chè l'immaginazion dei trovatori del Mezzodì avea gran campo
-nel racconto delle grandi gesta di Fier Braccio, e Carlomagno divenne
-l'eroe delle leggende meridionali, e insieme delle canzoni eroiche del
-Nord.
-
-Le guerre oltre la Loira, sono anch'esse personificate nel romanzo dei
-_Quattro figli d'Amone_, antica espressione delle avversioni tra le
-razze del Mezzodì e quelle del Settentrione. Rinaldo di Montalbano, la
-cui storia si fece di poi tanto popolare, era figliuolo d'Amone, della
-famiglia meridionale di Dordogna. Amone viene alla corte di Carlomagno
-co' suoi quattro figli Rinaldo, Ricciardetto, Alardo e Guicciardo,
-per fargli omaggio, senza dubbio, come duchi d'Aquitania. Rinaldo
-giuocando agli scacchi[127] spacca la testa con uno scacco a Bertolotto
-nipote o bastardo di Carlomagno, onde tosto è intimata la guerra,
-e il re furibondo convoca i paladini; e Ivone, duca di Guascogna,
-prende a difendere il duca Amone, nel suo feudo della Dordogna; in
-quella forma che Lupo pigliò già per poco la difesa d'Unaldo. Quante
-meraviglie nell'assedio di Montalbano, dove la schiatta meridionale
-fece tanti prodigi! I figliuoli d'Ammone son tutti colà entro chiusi;
-trasportativi sul rilucente suo dorso dal nobil destriero Bajardo, e
-si apparecchiano alle difese, magnanimi e prodi come sono. L'assedio
-di Montalbano è lungo e notabile per le sue vicissitudini, da ogni
-parte di questo poetico racconto scritto dalla razza meridionale,
-traspar l'odio contro Carlomagno, uomo del Nord che viene ad imporre il
-suo giogo alle nobili città del Mezzogiorno. Il romanziero quindi lo
-rappresenta qual uom vendicativo, ridicolo, in balia al capriccio de'
-suoi baroni ed al dispregio de' figli suoi, tanto che ti par non già
-d'essere a' tempi della nascente grandezza della schiatta carolina, ma
-sì a quelli del decadimento suo e della sua ultima ruina sotto Carlo il
-Semplice.
-
-La canzone eroica intorno ad Ivone di Bordò appartien pur essa
-all'epopea delle guerre d'Aquitania e di Guascogna. La cronaca spesso
-non toccava che un motto appena, non facea che un arido e steril
-racconto di questa o quella guerra; la canzone eroica all'incontro
-raccontava tutte le geste della cavalleria, e raccoglieva mille
-tradizioni in un fascio. Il romanzatore non curasi dell'esattezza dei
-fatti o del colore degli avvenimenti; egli inventa, orna e cinge di
-leggende d'oro l'immagine di Carlomagno, il cui nome risuona per più
-secoli dopo. I cartolari delle badie si contentan di dire: «Re Carlo
-venne ad abitar le celle nostre nelle feste di Pasqua o di Natale, e
-vi celebrò le solennità della Chiesa». Le canzoni eroiche ci danno a
-conoscer la vita delle caccie, delle corti plenarie, il tumulto delle
-battaglie, l'intima condizione di quella società fuor delle solitarie
-mura dei chiostri.
-
-Dato termine alla guerra d'Aquitania, Carlomagno fa ritorno nelle sue
-città dei Reno e della Svevia, dimora sua gradita; non così Parigi
-dov'egli mai non abita, e passa indi rapidamente a Compiegne. Le sedi
-a lui più care sono alcune grandi mense o tenute regali nelle diocesi
-di Giulieri, Seltz, Vormazia, Magonza; e visitar gli piace i fiumi
-della Schelda, del Reno, della Mosella e del Meno[128], e le foreste
-delle Ardenne e delle Montagne Nere. S'ei tiene gran corte o corte
-plenaria il fa sempre nella Germania; la Neustria fu sol per poco
-porzion del retaggio suo, perpetua è la confusione del patrimonio
-ereditario tra lui e Carlomanno; nessuna esattezza nè distinzione. In
-una di tali corti plenarie fu trattato del matrimonio di Carlomagno
-con una delle figliuole di Desiderio re dei Longobardi, poichè al par
-di Carlo Martello, di Pipino, Carlomagno anch'esso non ha una moglie
-sola; sposato già ad Imiltrude, di franca origine, egli abita con
-essa i palazzi, le ville, e nondimeno Berta sua madre vuol dargli in
-moglie Desiderata, figliuola di Desiderio re de' Longobardi. L'unità
-del matrimonio ancor non è di domma fra quegli uomini violenti, che
-pigliano, a grado delle loro passioni, una o più compagne; e non è
-raro vederne tre o quattro nei palazzi de' leudi, argomento ai solenni
-rimproveri che loro indirizzano i papi, custodi come sono della santità
-e della purità dei costumi.
-
-In questo trattato di nozze con Desiderata certe ragioni di materiale
-interesse entravano nella gagliarda opposizione che fecero i papi
-all'imeneo di Carlomagno con una figlia di Lombardia. Vero è che
-Desiderio non erasi, ad esempio degli altri re de' Longobardi,
-chiarito inimico della santa sede, ma pur facendosi alteramente suo
-protettore, non avea lasciato d'impor certe condizioni al papato; e
-oltracciò Stefano III, che sedea sul soglio di san Pietro, con ribrezzo
-vedeva la congiunzion delle due monarchie franca e longobarda, in
-questo parentado. E chi fu il difensor di Roma, allorchè il papato,
-assalito dalle forze de' Longobardi, manifestò i suoi pericoli al
-mondo cristiano? Non altri che Pipino co' suoi leudi di Austrasia e di
-Neustria, che varcate le Alpi co' gravi loro cavalli, furon tosto, per
-ragion di conquista e per la forza dell'armi, signori delle città di
-Lombardia.
-
-La sovranità temporale dei papi, venia lor parimenti da Pipino, il
-quale, in contraccambio, avea da essi ricevuto il titolo di patrizio di
-Roma; ed ora, se il re franco e il re longobardo collegavansi con un
-matrimonio, il pontificato non avrebbe avuto più chi il proteggesse e
-vendicasse, e questo era ciò che profondamente affliggeva Stefano III,
-onde quand'ei seppe l'andata di Berta a Pavia e a Ravenna, affrettossi
-di scrivere a Carlomagno: «Sappiate[129], o gran re, che ella è cosa
-empia pigliare altra moglie, oltre quella che avete; vi sovvenga,
-eccellentissimo figliuolo, che il nostro predecessore di santa memoria,
-fece istanza col padre vostro affinch'egli non ripudiasse vostra
-madre, e che Pipino anche aderì alle istanze sue. Sarebbe invero cosa
-lacrimabile che la nobil nazione dei Franchi, si lasciasse corromper
-dalla perfida e puzzolentissima gente dei Longobardi, la quale non
-si conta pur nel numero delle nazioni, e da cui certo è esser nata
-la stirpe dei lebrosi[130]... Or qual comunione vi può essere tra la
-luce e le tenebre, tra il fedele e l'infedele? Pigliatevi, ad esempio
-degli illustrissimi e nobilissimi re della stessa vostra patria, una
-bella moglie della nobil gente dei Franchi, e pigliatela per amore,
-rinunziando a mescolare il vostro sangue con le nazioni straniere. Così
-fece l'avolo vostro, così il bisavolo, e così il padre, che mai non
-vollero menar moglie fuori del regno».
-
-Stefano III, manifesta continuamente le sue paure, in una sfilata di
-lettere indiritte ai grandi, a Carlomagno ed a Berta, già scesa in
-Italia, che persiste pur sempre nel suo disegno di parentado con la
-stirpe longobarda, come nodo di pace fra loro, e le pratiche sono già
-sì innoltrate che non si può tornar più addietro. Desiderio altro non
-è che un vassallo, e Carlomagno è ben contento ch'ei lo mostri con
-pubblici omaggi, e già vede in fantasia risplender sulla sua fronte
-la corona di ferro; Desiderio non ha figli maschi[131], e sarà suo
-successore.
-
-Desiderata divien dunque, a dispetto del papa, la seconda moglie di
-Carlomagno, e poichè dispiacer non vuole al potentato de' Longobardi,
-di cui suo figlio ha bisogno, si fa mediatrice d'accordo tra Stefano
-III e Desiderio. I Longobardi, già s'erano, all'uso lor soldatesco,
-dalle città di Milano e Pavia precipitati sul territorio romano,
-avevano occupata la Pentapoli, ed eran quasi alle porte di Roma.
-Stefano ha quindi ricorso a Carlomagno, perch'egli faccia rispettar
-la donazione di suo padre a Roma ed a san Pietro; e Carlomagno porge
-benigno orecchio alle preghiere di Stefano III, e fa che Desiderio,
-per mezzo di arbitri da lui mandati, debba contentarsi del regno di
-Lombardia, e rispettar la donazione di Pipino, non avendo egli ragione
-alcuna sul dominio di San Pietro. «Questo accordo assicura a Carlomagno
-la preminenza in Lombardia in uno ed in Roma; patrizio della città
-eterna e protettor dei papi, egli è altresì il signor sovrano del re
-dei Longobardi, e al primo atto di fellonia di costui potrà scender
-dall'Alpi, per fargli batter la guancia della temerità sua. Egli è
-già re dei Franchi, già alto signore dell'Aquitania, e presto anche
-l'Italia diverrà una pertinenza della sua corona.
-
-Da Imiltrude, sua prima moglie, avea già Carlomagno avuto un figliuolo
-per nome Pipino, quand'ebbe a menare in seconda moglie Desiderata,
-che varcò le Alpi in compagnia di Berta, e fu da essa condotta in una
-delle regie ville nella foresta delle Ardenne. Ora in queste ville
-risedevano ordinariamente i re franchi e i prefetti del palazzo, ed
-erano, come a dir, masserie ben coltivate, sparse in mezzo a paesi
-incolti, e formavano i redditi principali della corona, amministrate
-da maggiordomi secondo la forma romana e le consuetudini dei coloni
-naturali delle Gallie. Quali di siffatte masserie appartenevano ai
-monasteri, alle badie, ai vescovadi, e quali al re; i leudi, i conti
-ed i duchi ne avean pure di ragguardevolissime, ed ogni uom d'armi
-possedea la sua terra lavorata a profitto suo dai coloni.
-
-Se non che presto questa Desiderata venne grandemente a noia di
-Carlomagno, o fosse per quanto il papa gli avea detto intorno alla
-volubilità ed ai vizi della gente longobarda, o fosse per memoria del
-suo primo imeneo con Imiltrude. Che che ne sia, fatto sta che sei mesi
-dopo appena, egli già intona di volerla ripudiare, senza rispetto alle
-rimostranze di Berta, come se il sangue de' Franchi parlasse contro
-quel de' Longobardi, e l'uomo del Nord ripugnasse dal viver congiunto
-alla donna che nacque a Milano. Ei caccia dunque alla fine Desiderata,
-e quasi ad un punto si fa marito a una donzella della Germania di nome
-Ildegarda; sì che all'età di ventinove anni egli ha già, tra ripudiate
-e sposate, tre mogli, nè fa caso alcuno dell'unità matrimoniale.
-Indarno Stefano gli rinfaccia i suoi adulterii, che egli sostiene
-fermamente questa riotta contro il moral dettame del papato; siamo in
-tempi che le passioni tuttavia trionfano, e la Chiesa non è ancor freno
-sufficiente per uomini carnali che tutto si fanno lecito nell'ebbrietà
-della vita. E che importa a Carlomagno del minacciar di Desiderio?
-Egli saprà ben farlo stare a segno. Intanto tutti i malcontenti vanno
-a cercar rifugio a Pavia od a Ravenna, nè sì tosto questo o quel leudo
-ha, per suo peggio, rizzato bandiera contro i Carolingi, passa le
-Alpi, e va a trovar il re longobardo per chiedergli aiuto. Or bene, la
-corona di ferro inchinar si dee innanzi alla corona del re de' Franchi,
-poichè fino a tanto che quest'ultimo ciò non ottenga, non vi sarà più
-nè pace nè tregua per lui; e' si vuol rimuovere questo pericolo con
-una spedizione oltre l'Alpi. Unaldo o Unoldo stesso, l'ultimo duca
-d'Aquitania, è ito a cercar un rifugio a Pavia, mentre Desiderata
-anch'essa corre a querelarsi alla corte dei Longobardi dell'oltraggio
-ch'ebbe dai Franchi e dal re loro.
-
-La monarchia cadde, a questi tempi, tutta nelle mani di Carlomagno
-per la morte quasi subita di Carlomanno. E' non v'ebbe mai nessuna
-intimità tra' due fratelli, nè mai fu ben determinata tra loro la
-divisione del paterno retaggio, chè anzi i diplomi stessi attestano
-una gran confusione nei termini dell'autorità loro; amendue regolavano
-in comune l'amministrazion delle terre del Reno, della Mosella, della
-Senna e della Loira, e nei tre anni ch'ebbe a regnar questa confusione,
-saper non è dato se la Neustria o l'Austrasia fosse piuttosto dall'un
-che dall'altro governata. Carlomanno passò di vita in una villa reale
-chiamata di Samoucy, nella diocesi di Laone, giovanissimo ancora,
-dicendo la Cronaca che appena avea compiuta l'età di ventun anno.
-
-Lasciava Carlomanno due figli pargoletti, ma gli succederanno essi nel
-regno? Se ancor durato avesse la legge di successione sacra già tra'
-Merovingi, i due fanciulli avrebbero, come tante altre volte si vide
-negli annali dei Franchi, ereditato in comune il paterno retaggio; ma
-i Carolingi, lignaggio nascente, non destavano ancora quella religiosa
-pietà che già i figli di Clodoveo destavano nell'antica razza dei
-Franchi, da poco uscita delle foreste; la forza gli aveva innalzati,
-nè doveano la legittima consacrazion loro ad altri che all'opera
-dei papi, all'unzione dei vescovi, e l'eredità non era ancor legge
-irrevocabile[132]. Carlomagno partecipò quindi, in una corte plenaria
-che ei tenne a Valenciennes, la morte di Carlomanno a' suoi leudi, dopo
-di che, agitando essi le loro lance, mossero, a guisa di conquistatori,
-alla volta delle Ardenne, e piantarono i loro alloggiamenti nella
-real tenuta di Carbonac, a poca distanza da Samoucy dove Carlomanno
-era uscito di vita. All'aspetto di questa massa di gente, i conti, i
-vescovi e gli abati di quel regno, vennero a far omaggio a Carlomagno,
-e senza troppo guardare alle ragioni dei due fanciulli, inetti
-com'erano a regnare ed a condurre i leudi alla guerra, furono, siccome
-gli ultimi de' Merovei, destinati a vivere ed a morire nel chiostro,
-serbata lor la tonsura, simbolo dello spirituale servaggio; chè tra
-loro, chi più non avea lunghi e ondeggianti i capegli come la criniera
-dei nobili corsieri delle foreste germaniche, non poteva esser nè
-re nè conte mai. Gerberga, la vedova di Carlomanno, passò le Alpi,
-e venne anch'essa a cercar rifugio presso i Longobardi, temendo la
-condanna del chiostro e le persecuzioni di Carlomagno divenuto re di
-tutta la nazione dei Franchi. Eccetto alcuni pochi che rimasero fedeli
-a Carlomanno, e seguirono oltremonti la regina Gerberga, tutti i
-possessori delle terre, i conti, i vescovi e gli abati fecero omaggio
-al nuovo signore.
-
-Di quivi ha principio, propriamente, il regno di Carlomagno, poichè
-d'indi in poi si vengono spiegando le grandi conquiste e l'ordinamento
-politico dello stato, altro non essendovi, sino alla morte di
-Carlomanno che qualche editto sciolto e qualche diploma di donazioni
-al chericato. Così, a mo' d'esempio, un diploma di Carlomagno, dato in
-Aquisgrana agli idi di gennaio, fa una donazione al monastero di San
-Dionigi, e un degli idi di febbraio concede alla chiesa di Metz certe
-franchigie, e l'esenzione da ogni regia giurisdizione; innanzi la sua
-morte, Carlomanno conferma le immunità della chiesa di San Dionigi;
-alle calende d'aprile Carlomagno accresce i privilegi al monastero di
-Corvia, e conferma quelli tutti della badia di Sithieu, o San Bertino.
-Ben si vede che la stirpe di Pipino ha bisogno del sostegno della
-Chiesa per far confermare la sua regia dignità, e si collega co' papi,
-bisognosa com'è di quel religioso carattere, che la Chiesa solo può
-dare. Donde tanta sollecitudine per tutti gli argomenti che riguardano
-il cristianesimo e il pontificato, chè Carlomagno vuol essere il
-figliuol diletto di Roma prima d'essere imperadore romano, e amicarsi
-il pontificato perch'ei n'ha d'uopo a compiere il suo vasto disegno
-d'impero, e a quella guisa che Pipino erasi conquistato il papa per
-farsi re, così Carlomagno gli porge la mano per farsi imperatore.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE CONQUISTE.
-
- I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — I compagni di
- Carlomagno secondo le cronache. — Bernardo. — Orlando. — Rinaldo.
- — Uggero il Danese ed altri. — La baronia secondo le canzoni
- eroiche. — Gli eroi de' poemi epici. — Franchi. — Borgognoni. —
- Aquitani. — Bretoni. — Austrasii e Neustri. — Ordinamento militare.
- — Prese d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il bottino.
- — Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. —
- Armature. — Cognizioni di Carlomagno.
-
-771 — 780.
-
-
-In questa società tutta armigera non v'è quasi spazio tra la puerizia
-di Carlomagno e le sue conquiste; non sì tosto egli si sente forte
-abbastanza, entra in lizza, non sì tosto ei possiede un po' di vigoria
-e di scienza militare, ei le pone in opera per accrescer di nuovi
-popoli il suo retaggio. E non è già senza grande studio e fatica ch'ei
-giunge a farsi conoscer degno discendente di Carlo Martello e di Pipino
-il Breve; entrambi questi capi avean principato col rendersi famosi per
-le geste loro, e Carlomagno anch'esso pagar dee il debito suo, e gli
-convien conquistare, e reprimere e ributtare le invasioni altrui, chè
-la stirpe carolingica non è ancor tanto antica da potere scioperarsi
-in ozio molle come i Merovei. Ond'è che appunto niun intervallo v'ha
-tra la puerizia di lui e la guerra contro gli Aquitani, poichè egli non
-avea più di trentun'anno quando calò dalle Alpi a conquistare il regno
-dei Longobardi[133].
-
-Se non che Carlomagno si trova avere in mano forze assai più
-ragguardevoli che non i deboli re della schiatta merovingica, i quali
-appena regnavano sopra frazioni di popoli, essendovi a' tempi loro re
-d'Austrasia e di Neustria, e altri capi che governavano l'Aquitania e
-la Borgogna, e la guerra civile struggeva la forza di quelle razze,
-che si premevano e incalzavano senza traboccare al di fuori, e il
-sangue scorreva a fiumi in quelle guerre di famiglia contro famiglia
-e schiatta reale contro schiatta reale, sì che i tempi dei Merovingi
-rinovavan l'esempio delle guerre fra tribù erranti sulla terra ch'elle
-si contendean fra loro. Carlomagno si trova in condizione più agiata;
-egli ha tutte raccolte sotto il suo freno le sparse membra della gran
-famiglia de' Franchi; Carlomanno, che avea una parte del retaggio,
-è morto anch'esso, ed egli s'è impadronito de' suoi dominii; non vi
-sono più re, nè capi fra i Neustri, i Borgognoni o gli Aquitani che
-contrastar gli possan lo scettro; ognuno che ha nome di Franco muove
-sotto le insegne sue; egli è di tutti capo, di tutti supremo signore,
-ed ei pone suoi Conti a governar que' paesi, i quali senz'alcuna
-renitenza ubbidiscono[134]. Carlomagno, or ch'egli è re solo di tutti,
-ben sa che gli è d'uopo impiegar continuamente la nazion bellicosa
-ch'ei regge; se non la guidi alla conquista essa userà la forza sua
-nella guerra civile, non altramente che fece già sotto i Merovei; sono
-uomini valorosi ed ardenti, che vogliono esser condotti attraverso di
-fiumi e di monti su nuove terre, onde por debbe ogni studio, ogn'arte
-sua a scagliare i suoi compagni d'armi sui popoli e sui territorii
-vicini, però ch'ei saziar li dee di preda, di terre, di dominii, a
-evitar ch'ei si divorin fra loro.
-
-In opera sì difficile e lunga come questa è, Carlomagno non può far
-da sè solo, onde sotto lui ed intorno a lui s'aggroppano capi e conti
-esperti in guerra; impossibil sarebbe ad un sol uomo imprendere ad
-eseguir tante cose, ed intorno a ogni grande intelletto, vediamo uomini
-di seconda schiera, che son come la mano e il sostegno dell'opera sua.
-Ora, da due fonti attigner si dee, per chiarire le imprese dei conti
-che seguiron Carlomagno nelle lontane sue spedizioni, e son le cronache
-e le canzoni eroiche. Le prime così sterili come sono in sostanza,
-ricordano appena qualche nome proprio, e Carlomagno è quel solo ch'ivi
-muove e si agita per le battaglie, siccome _principio e fine_; Eginardo
-non cita più che tre o quattro prodi che fan corteggio al suo signore,
-e se il monaco di San Gallo offre qualche più prezioso documento, si
-è perchè questa cronaca fu scritta sulle tradizioni e sulle canzoni
-eroiche medesime. La seconda delle fonti da me accennate, sono a
-proprio dire i grandi poemi di cavalleria in cui trovansi in copia
-nomi propri, e famiglie e baroni che aiutarono, tradirono o esaltarono
-Carlomagno; ivi il principe non è mai solo, ma circondato dal consiglio
-de' suoi leudi, de' suoi guerrieri: consigliasi con loro, nè mai
-muove alla battaglia se non dopo la deliberazione di tutta l'alta sua
-corte, e ci son famiglie intere che si danno alle gesta eroiche, o
-al tradimento. Cotesti racconti fanno di questo modo muovere intorno
-a Carlomagno una moltitudine di conti e di baroni che gli servono di
-corteo.
-
-Nelle cronache maggiori sono citati parecchi nomi di paladini, Orlando
-primo di tutti; esse il fanno conte, soltanto, e guardiano delle
-marche di Bretagna, e gli danno il nome di _Rudlando_[135], e dicono
-ch'egli era un uomo di gran gagliardia; a lui è commesso più volte di
-ridurre al dovere il popolo di Bretagna, e muore a Roncisvalle[136].
-Nelle cronache si parla pure d'un conte di nome Bernardo[137], zio di
-Carlomagno, paladino esperimentato e dotto in guerra, a cui il nipote
-affida il comando d'una parte dell'esercito che cala in Italia contro
-i Longobardi, e suo fu il consiglio di partirlo in due schiere, l'una
-da scendere pel Monte Cenisio, l'altra pel monte di Giove nel medesimo
-tempo. V'è altresì parola d'un altro paladino di nome Rinaldo o
-Regnoldo[138]; ma ei si rimane oscuro, senza niente avere che suggerir
-possa al pensiero esser egli il _Rinaldo_ di _Montalbano_ delle antiche
-leggende poetiche.
-
-Sono pur dalle cronache nominati fra i conti di Carlomagno, un Amberto
-ch'esse fanno conte di Bourges, ed a cui sostituiscono Stormino; un
-Abbone o Alboino, conte di Poitieri; un Guibaldo, conte di Perigueux;
-un Ittieri di Chiaramonte; un Bollo di Puy; un Orsone che piglia il
-governo di Tolosa, un Amone d'Albi, un Roardo di Limoges; i quali
-tutti dovevano esser uomini di grande affare, e di valentia, da che
-Carlomagno partì fra loro il governo delle Aquitanie. Finalmente
-il monaco di San Gallo ci ha conservato alcune tracce della vita di
-Uggiero il Danese, un di quei capitani nati senza dubbio fra le nazioni
-scandinave, che vennero ad offerire il braccio loro a Carlomagno. A
-quanto ne dice il cronista di San Gallo, quest'Uggero, fuggitivo,
-ricoverossi tra i Longobardi, temendo la presenza e il corruccio
-dell'adirato suo signore.
-
-Tutte queste narrazioni delle cronache son povere di nomi propri, e
-spoglie, in generale, di grandi caratteri storici. Così non è delle
-canzoni eroiche, nelle quali anzi spiegasi tutta la pompa delle epopee
-carolingiche, e intere famiglie di baroni risplendono. Il semplice
-conte Orlando delle cronache diventa ivi quel valente paladino che
-scuote i monti e affetta i giganti saraceni, con Rinaldo di Montalbano
-allato e la famiglia del vecchio Amone nel suo castello di Dordogna,
-e con Uggero il Danese, anch'esso grande ammazzator d'Infedeli. Poi tu
-vedi comparir Guglielmo Corto naso[139], Garino il Loreno, Lamberto il
-Corto, Gualtieri di Cambrai, e già si mostrano i Bracci di ferro, le
-Lunghe Spade, i Girardi di Rossiglione[140] e gli Amerighi di Narbona.
-I quali baroni tutti si accerchiano intorno alla gran figura di
-Carlomagno, lo servono coi loro consigli, colla forza del loro corpo,
-col valore del braccio loro, nè possono andar separati da questo signor
-sovrano, di cui formano, come a dire, l'aureola.
-
-L'idea dei dodici baroni che risiedono alla corte di Carlomagno, è,
-si vede chiaro, posteriore al suo regno; noi la troveremo da per tutto
-nelle canzoni eroiche, ed è un anacronismo che rinasce a ogni poco. Il
-titolo di barone altro non può quivi significare che un capo di quelle
-famiglie, o d'alcuna di quelle nazioni che si aggreggiano intorno
-al trono dei carolingi. Ci sono Borgognoni, Aquitani, Franchi della
-Neustria e dell'Austrasia; paladini che abitan le rive del Reno, della
-Loira, della Garonna, della Dordogna, e già regnano le antipatie di
-razza, e i Maganzesi non possono patir gli Aquitani. I Franchi sono
-anch'essi fra loro divisi per certe lievi disparità di costumi e di
-consuetudini, le quali trapelano dai canti e dai romanzi di cavalleria
-che ci narran le gesta dei paladini di Carlomagno. E quanto tempo
-ci volle per cancellar queste lievi disparità fra razza e razza, fra
-popolo e popolo!
-
-Fra gli uomini prodi e valenti, fra i paladini di Carlomagno son misti
-i traditori e felloni, e poichè ogni affetto dell'anima vuol essere
-personato, questi ultimi appartengono alla famiglia maganzese, al
-lignaggio dei Ganelloni, o alla razza guascona di Olderigi, di cui
-tanto suonano le canzoni eroiche. A quel modo che si magnificarono
-le vittorie di Carlomagno, così scusar si vollero le sue sconfitte;
-chè quando un grande nome risplende sulla terra, i disastri che gli
-succedono, non sono mai, per opinion dei popoli, procedenti da cause
-naturali, ma sì da fellonia e tradigione. La conquista del regno de'
-Longobardi, è tanto rapida, tanto intera da non lasciar punto supporre
-che tradimento umano ci avesse luogo; in sei mesi i Franchi passan le
-Alpi, e tutto è finito; all'incontro nella guerra oltre i Pirenei,
-dove accadde la funesta rotta di Roncisvalle, le canzoni eroiche ti
-schieran da bella prima dinanzi tutta la famiglia dei paladini leali,
-di quei prodi e valenti che combatterono a fianco dell'imperatore; poi,
-dopo questa nobile schiera, vengono i felloni, coloro che vendono gli
-eserciti, e sono, come dissi, rappresentali nella persona di Ganellone.
-Il pio arcivescovo Turpino è il cantore di tutta questa epopea; egli
-si mescolava fra' combattenti, armato di mazza, poichè, cherico qual
-era, non dovea versar sangue; pugnava, orava, confessava vero simbolo
-del chericato, tal quale a noi lo additano le leggi di quei tempi e i
-capitolari.
-
-I compagni d'armi di Carlomagno pigliano tutti il nome di Pari e
-Baroni dell'imperatore; i poemi dei trovatori confondon pur sempre le
-date; scritti come furono nel secolo duodecimo, e nel decimoterzo,
-verso i tempi di Filippo Augusto e del suo successore, essi portan
-l'impronta delle instituzioni dei secoli in cui furon composti. Nè
-sotto Carlomagno, nè sotto alcun de' Carolingi vi ebbero mai pari,
-nè ancor nato era il baronaggio insiem col feudo dipendente[141], nè
-ci eran pari laici, perchè ancor non v'erano nè duchi di Normandia,
-di Guienna o di Borgogna, nè conti di Sciampagna, di Fiandra e di
-Tolosa; nè tampoco ci eran pari ecclesiastici, perchè la gerarchia
-degli arcivescovi e dei vescovi non s'era punto ordinata nelle
-condizioni feudali. I trovatori, col trasportar le idee di un tempo
-in un altro, facevano, sott'altre forme, lo stesso che i miniatori
-delle immagini, i quali abbigliavano coi vestimenti del secolo in cui
-viveano essi medesimi, personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento.
-Laonde il titolo di barone o di pari nelle antiche conquiste dei
-Carolingi, non dee interpretarsi se non nel senso di compagno d'armi
-del capo signore[142], nè il conte Orlando fu altrimenti un pari del
-re, com'ebbe ad essere il duca di Normandia sotto san Luigi e sotto
-Filippo il Bello, ma un _graff_ di origine germanica o bretona alla
-foggia dei Franchi di Clodoveo e dei Merovingi. Carlomagno raccoglieva
-sotto il suo freno le tribù franche tutte quante: Borgognoni,
-Neustri, Austrasii, Bretoni, Aquitani, e ognuna di queste razze era
-rappresentata da alcuni particolari eroi, divenuti poscia i soggetti
-dei poemi epici e nazionali.
-
-Ragguardevoli erano tutte queste forze in mano di Carlomagno; e
-quanto alle prese d'armi, facevansi esse tumultuariamente dopo qualche
-deliberazione delle corti plenarie; però che a due tempi dell'anno,
-Natale e Pasqua, il capo signore dava una specie di militar convegno a
-tutti i capi della nazione o franca o romana, conti o vescovi che essi
-fossero: a Natale deliberavano intorno alle leggi generali, a Pasqua
-concertavano le spedizioni lontane della primavera e la conquista di
-questa o quella uberifera terra, come dir la Sassonia, la Lombardia, la
-Spagna. Tutta quella generazione non aveva altra passion che la guerra;
-lo squillo della tromba saltar li facea come destrieri; i paladini non
-potevan più contenersi nelle lor grosse e murate torri; chi parlava
-lor di conquiste era il bene ascoltato: onde il rinomo di Carlomagno
-a lui tutti tirar doveva i capi dell'armi, i conti bramosi di nuovi
-dominii; anche i leudi più lontani accorrevano alle sue chiamate. Tutto
-questo facea che le forze sue fossero superiori di numero a quante
-altre gli erano opposte; chi seguiva le sue bandiere, chi accorreva
-allo squillo delle sue trombe era certo di guadagnar qualche terra,
-era certo della vittoria; e però a lui correvano in frotta; Carlo
-Martello e Pipino avean lasciato alto grido di sè, e il figlio loro
-ancor più l'innalzava. Fin dal principio del suo regno egli spiegava la
-medesima attività, la medesima militar sapienza dell'avolo e del padre,
-onde tutti in lui s'affidavano, ed egli guidava i vecchi commilitoni
-che avean guerreggiato sotto Pipino, e i veterani che avevan veduto
-Carlo Martello; la razza degli Austrasii mostrava d'aver conquistata
-una potentissima superiorità sa tutta la famiglia dei Franchi; essa
-durava nella sua prepotenza, e Carlomagno appariva come il simbolo di
-quella vigorosa famiglia: sì che appena egli fa la chiamata, tolti si
-affollano intorno a lui, alle sue bandiere, a' suoi pennoni, alla sua
-orifiamma, e i suoi capitani sono uomini anch'essi il cui nome suona
-lontano.
-
-Nè questi capitani e uomini d'armi chiedono paga di sorta alcuna, chè
-la guerra in loro è natura: e nessuno ha bisogno di scriversi per aver
-sussidio in denari o soldi d'oro, chè tutti si forniscono e armano
-a proprie spese[143]. Il capo supremo ascende l'Alpi, e di colassù
-dice a' suoi soldati: «Ecco terre nostre! avanti!» e queste parole
-maggior animo infondono che non la speranza d'una paga o d'un'agiatezza
-regolare. Così fan sempre i Barbari, e così a loro imitazione i
-capitani venuti in tempi di eccezione e di fanatismo!
-
-Annunziata questa o quella spedizione, leudi e liberi compagni tutti
-accorrevano, e assentivasi a quella al suon dell'armi ed allo strepito
-dei carri. Debito era di chi possedesse alcuna terra d'accorrervi alla
-più breve, ed indi i capitolari lo imposero per obbligo indispensabile,
-e tutti coloro che possedevano alcun bene del fisco. Le armi eran la
-cura principale dei conti e dei capi militari; con esse ottenevano la
-vittoria, e però ben eran solleciti di dar loro tempra forte; quanto
-ai monumenti d'arte, pochissimi ne abbiamo che riferir si possano ad
-un'età sì remota, e le poche armature che ci durano, in modo autentico
-provate dei secoli decimo ed undecimo, sono in parte divorate dalla
-ruggine, quel dente distruttore dei secoli, quella vecchiarda che
-lacera con l'ugne sue corpi che altri creduto avrebbe non poter perire
-giammai. L'antiquario che fruga e cerca il vero, ammetter dee che i
-Franchi tolsero quasi tutte le armi loro dai Romani: infatti, quando
-una nazione barbara e conquistatrice accostasi ad una gran civiltà,
-prima di tutto e ardentemente, accetta di quella le armi omicide
-più raffinate e distruttive, e imita, tosto e per bisogno, i modi
-perfezionati di uccidere e di conquistare.
-
-Cotesto si fu evidentemente uno dei primi studi dei Franchi nelle
-Gallie; pigliavano la picca e il giavellotto in luogo della chiaverina
-troppo corta; allo scudo rotondo della nazion loro preferivan lo
-scudo romano, come più atto a coprire il corpo, e l'elmetto insiem
-con la visiera, perfette armature sì ben congegnate che i dardi non
-vi passavano, furon parimenti sostituite a quella specie di berretto
-di cuoio bovino, del quale i Barbari armavano il capo. Robusti di
-corpo, com'erano, accettaron pur l'uso del piastrone o giaco di ferro,
-e la lunga ed aguzza spada, sì ben temperata che la sua celebrità
-passava di generazione in generazione, e serbavasene la genealogia
-fra le tende del campo. I Longobardi e i Greci conoscevano anch'essi
-certamente queste armi formidabili, ma non aveano a gran pezza i corpi
-giganteschi dei commilitoni di Carlomagno, nè quella forza loro appena
-credibile, chè gli elmi del decimo secolo pesan bene centoventicinque
-libbre, e a grande stento ora sollevar possiamo con due mani quella
-spada che i paladini maneggiavano come fosse una verga[144]. Portavano
-essi anche la mazza, l'arma favorita dei cherici, perchè non versava
-sangue; le quali mazze eran quasi tutte d'un tronco di cerro a nodi
-appuntati, e talvolta tutte di ferro: con questa terribil arme alla
-mano l'arcivescovo Turpino stramazzava gl'infedeli, e obbligavali a
-confessarsi ed a ricevere l'assoluzione.
-
-I cavalli degli eserciti di Carlomagno erano di razza migliore di gran
-lunga dell'altre d'Italia, di Spagna e d'Inghilterra, e quasi tutti
-venivano tolti dai pingui pascoli del Reno, della Baviera e della
-Germania. Grandi di corpo, di gagliardo aspetto, e' serbavano per
-gran tempo la natía loro salvatichezza, come i tori ferocissimi delle
-Ardenne; poi domati, venivan bardati di ferro, e difesi così dai dardi,
-dai giavellotti e dalla punta delle spade; la vita del paladino era
-congiunta con quella del suo destriero, così come la vita dell'Arabo
-con quella del suo corridore; tutti questi cavalli aveano lor nomi,
-a simiglianza del _Baiardo_ dei quattro figli d'Amone; e quanta esser
-dovea la forza di questo cavallo, se fu detto ch'ei il portò in groppa
-tutti e quattro ad un tratto! Tutto ferro parean quelle osti a vederle,
-splendean da lungi come l'incendio o la meteora, e la terra tremava
-sotto i passi loro.
-
-Se non che questa forza era pur sempre indisciplinata e salvatica,
-nè i popoli che ubbidivano a Carlomagno si sarebbono punto distinti
-dai primi Franchi, se quegli eserciti non si fossero appropriata la
-gran tattica dai Romani, ed è cosa irrefragabile che esso Carlomagno
-fu costante imitatore di Roma non solo nell'ordinamento dell'impero
-suo, ma sì ancora nella condotta de' suoi eserciti; nè le sue erano
-avventurose scorribande d'un capo di guerra, nè inondazioni a guisa
-di torrente, senz'ordine, senza consiglio, senza tattica, ma in tutte
-e tre le maggiori sue guerre contra i Longobardi, contra i Saracini e
-contra i Sassoni il vedremo seguire gl'insegnamenti della scuola greca
-e romana. Nè queste spedizioni con tanta vigoria di mente concepite,
-furono tampoco una sola ispirazione del genio suo, chè anche assai
-tolse dalle tradizioni dei capitani antichi; Annibale avea varcato le
-Alpi prima di lui, e Scipione i Pirenei; le coorti aveano oltrepassato
-il Reno, le legioni guerreggiato in Pannonia e in Dalmazia, e Cesare
-insegnato i modi a compiere e a conservar le conquiste.
-
-Egli non è punto a dubitar che questi principii, queste tradizioni
-non giungessero fino a Carlomagno, e non l'aiutassero a svolgere i
-pensamenti suoi militari; il vediamo tener lunghi assedii intorno a
-Ravenna ed a Pavia, dunque aver dovea le macchine sì ben da Vegezio
-descritte: l'ariete che abbatteva le mura, il corbo che le forava, e
-quelle torri volanti che quasi per incanto innalzavansi al ragguaglio
-de' più alti bastioni[145]. Al decimoterzo secolo già si vede l'arte
-delle macchine di guerra tutto togliere dai Romani, chè i Barbari
-stessi progrediscono naturalmente nei mezzi di distruzione, fanno
-la guerra con entusiasmo, e son per istinto fecondi in maravigliosi
-trovati. Carlomagno divide gli eserciti suoi in più corpi; ha una tal
-quale cognizione della geografia, del paese; conosce i passi dell'Alpi,
-e i luoghi deboli del regno dei Longobardi a quel modo che ei sa la
-topografia dell'Ebro e dei Pirenei. Ei non è più un capo barbaro,
-ma sì un uomo di gran mente, che pondera con sagacia, ed i compagni
-ch'egli trae seco intorno a sè, sono educati alla sua scuola, sono
-valenti soldati più disciplinati che quelli di Clodoveo non erano, e
-padrone ch'egli è di tutte queste forze, il gran capitano intraprender
-può l'opera sua militare, nè si arretra dinanzi ad alcuna difficoltà.
-Andiamo di presente a vederlo nella prima delle sue spedizioni, in atto
-di scender dalle Alpi per assalire la gagliarda nazione dei Longobardi;
-tutto fia chiaro in breve, e principalmente la ragion di quelle rapide
-conquiste, che nello spazio di quindici anni gli pongono in mano il più
-vasto impero del mondo.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI.
-
- Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova occupazione
- del territorio di San Pietro fatta dai Longobardi. — Resistenza
- di Roma. — Ambascieria d'Adriano in Francia. — Partenza dei
- Franchi. — Passaggio dell'Alpi. — Assedii di Pavia e di Verona. —
- Carlomagno in Roma. — Sua esaltazione al patriziato. — La donazione
- di Pipino confermata ed ampliata. — Sommessione di Desiderio. —
- Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno alle
- leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. — Ridotti
- a soggezione l'un dopo l'altro i grandi feudi di Benevento, di
- Spoleti e del Friuli.
-
-772 — 774.
-
-
-Aveano i Longobardi cangiato di famiglia regnante alla morte di
-Astolfo, per l'esaltazione di Desiderio, il _Desideratus_ delle
-bolle romane. Da semplice conte di schiatta dalmata o istriana fatto
-re, riconosceva costui l'innalzamento suo da Pipino, ed anche da
-Stefano papa, il quale avea dato fortemente di spalla alla scelta
-dei capi lombardi. Se non che tanta era, di necessità, la gara fra
-Roma e Lombardia, che Desiderio ebbe in breve calde contese con
-Adriano, succeduto a Stefano nel pontificato. Il re dei Longobardi
-intitolavasi, per via dell'esarcato, rappresentante dell'impero greco
-in Italia, rinnovellando così le gare degli imperatori contro i papi,
-degli esarchi contro i vescovi di Roma, delle basiliche greche di
-Ravenna, Verona e Milano contro il Vaticano e la Sede apostolica. Ma
-papa Adriano sosteneva con invitta fermezza i diritti e privilegi del
-pontificato, chè egli non era un papa venuto d'altronde, ma nato appiè
-del Coliseo, e nodrito, per la famiglia sua e per la sua educazione,
-di quello spirito di patriziato che avea sopravvissuto alle grandezze
-della città eterna. Figlio com'egli era di Teodulo, duca di Roma e
-console imperiale, ereditato avea la gara politica che sussisteva tra
-la città del Tevere e la metropoli di Costantino sul Bosforo, onde,
-avendo i Longobardi per successori dei Greci, nè aderir volendo ad
-alcuna soggezione di Roma inverso Desiderio, manteneva in tutta la
-forza sua la donazione di Pipino a favor della Chiesa. Quel re dei
-Franchi, protettor della Santa Sede, più non viveva, e i Longobardi
-avevano con ansia tenuto d'occhio le prime brighe del regno di
-Carlomagno per farne lor pro ad assicurarsi la signoria dell'Italia,
-nè sì antica essendo la donazione di Pipino da tenerla oramai per
-irrevocabile, essi miravano ad annientarla all'uopo di ristabilire
-la pericolante podestà loro. Desiderio facevasi quindi ad invadere il
-patrimonio di san Pietro, senza rispetto alle immunità sue, e movea,
-senza starvi a pensar sopra, contro di Roma, con lo stesso vigore dei
-re longobardi della prima progenie. Nelle vene di Adriano scorrea, già
-dissi, sangue romano, e nudrito dell'eroiche ricordanze della storia di
-Roma, superbiva al contemplare il Coliseo, quelle reliquie dei templi
-e dei palagi, quelle sante chiese dei martiri, sì che all'avvicinarsi
-dei Longobardi, e al vederli coprir con le loro tende le sterili
-campagne di Roma non si lasciò punto atterrire, ma fatte armar le mura,
-e chiuder le porte, risolse, all'uso antico, di morire in mezzo ai
-cittadini alla guisa dei consoli.
-
-L'assedio di Roma continuava, per diecimila longobarde lance che ne
-stringevan le mura, quando esso papa Adriano elesse una deputazione
-di vescovi e patrizii romani, che si recassero alla corte plenaria
-di Carlomagno a chiedere l'aiuto suo contro gl'invasori del sacro
-patrimonio della Chiesa. Il figliuol di Pipino era succeduto al
-padre in tutti i titoli suoi, e fra le leggende e inscrizioni che
-chiamavan purpuree, quella pur trovavasi del patriziato di Roma, che
-era la titolar magistratura dell'eterna città; onde l'obbligo in lui
-di proteggere il papa ed il popolo che s'eran posti in una specie di
-vassallaggio verso i re franchi. Doveano gl'inviati di Adriano gittarsi
-ai piedi di Carlomagno e supplicarlo di venir a difendere la terra di
-san Pietro profanata dagli empi Longobardi. Già vedemmo che Stefano
-erasi in altri tempi calorosamente opposto alle nozze di Carlomagno con
-la figlia di Desiderio; ora costei era stata pur dianzi ripudiata, e
-il re dei Longobardi ne avea provato acerbo risentimento insieme co'
-suoi popoli, che tenevano per un oltraggio il ripudio d'una giovine
-e infelice consorte. E appresso, la corte di Pavia, di Milano e di
-Ravenna era divenuta come a dir l'asilo di chiunque serbasse in cuore
-odio pel re e per la nazione dei Franchi, onde ivi riparato aveano la
-vedova di Carlomanno co' suoi pargoletti dallo zio Carlomagno spogliati
-della corona, ed ivi s'erano egualmente rifuggiti i baroni malcontenti,
-lo sbandeggiato duca d'Aquitania, e se si dee prestar fede al monaco di
-San Gallo, anche Uggero il Danese, uno dei conti franchi di maggiore
-fermezza, uno degli eroi della cavalleria, d'origine scandinava, il
-quale, incorso nella disgrazia di Carlomagno, nè sostener sapendo
-l'irato e potente splendor del suo sguardo, erasi dato alla fuga.
-
-Giunti gli inviati di papa Adriano a Paderborna dov'ei teneva la sua
-corte plenaria, il trovarono prontissimo a una spedizione militare in
-Italia, chè quelle transalpine pianure, quelle ridenti città troppo
-piacevano ai leudi, ai conti, ai paladini che accompagnavano i re
-franchi nelle spedizioni lontane, e già in fantasia ne vagheggiavano
-il bel sole, le ubertose campagne, in cambio delle tetre loro città
-in riva del Reno, e contemplavan da lungi l'uva spenzolar da' suoi
-pampini, e le frutta saporose, e le tepide acque dell'Adriatico e del
-Mediterraneo. La spedizione fu dunque tosto deliberata, e mentre papa
-Adriano sostenea vigorosamente l'assedio di Roma, mentre i Longobardi
-non aveano più rispetto ai monumenti cristiani che alle vestigia della
-grandezza romana, Desiderio seppe per messi la gran diversione che
-Carlomagno gli preparava dall'Alpi, con un esercito di Franchi, conti,
-leudi, con quelle pesanti armi loro e con quei loro fortissimi cavalli.
-
-I monti che dividevan le terre di Carlomagno dalla Lombardia non erano
-a quei giorni altrimenti tagliati da quelle ampie vie che lasciano
-oggidì liberissimo spazio a condurre gli eserciti; ma sol vi erano
-poche vestigia delle vie romane, chè avendo il passo tentato da
-Annibale, mostrata la necessità di congiunger le Gallie all'Italia,
-domate ch'ebbe Cesare quelle riottose popolazioni, gl'imperatori
-compier vi fecero alcune opere alla foggia romana, onde agevolare il
-libero tragitto da Milano fino al cuore dell'Alpi elvetiche. L'ardore
-indi de' pellegrinaggi al sepolcro degli Apostoli avea conservato
-alcuna di quelle vie romane, ed a poca distanza l'un dall'altro, ci
-si trovavano romitorii e monasteri, ed essendo l'ospitalità uno dei
-precetti del cristianesimo, anche l'Alpi, comechè di difficile accesso,
-sicuro passaggio porgevano ad eserciti che marciavano lentamente, e
-quasi senza fardaggio alcuno. Nè a quei giorni ci erano artiglierie;
-ogni leudo portava da sè l'armatura sua, le sue difese; tutti potevano
-lasciar andare con la briglia sul collo i loro cavalli, e di questo
-modo ogni sentiero, buono ai pedoni ed alle bestie da soma, bastava
-a quelle masse di gente che movean dalla Borgogna, dal Reno o dalla
-Baviera per far capo a Milano. Il partito di calare in Italia fu preso
-ivi stesso a Paderborna, si elesse Ginevra a luogo di far massa,
-e le Alpi si copriron tosto di una infinita schiera di lance che
-moveano verso Milano, Pavia e Verona, poichè i Franchi avean fatta lor
-meta queste tre città principali del regno de' Longobardi, il tutto
-predisposto innanzi, così per la guerra come per l'occupazione, con
-quell'accorgimento onde chiari erano gli Austrasii nelle conquiste. In
-un consiglio che i leudi tennero a Ginevra, fu preso a pieni voti di
-varcare le Alpi, al qual uopo si partirono in due grandi schiere, l'una
-capitanata da Bernardo, leudo anch'esso e bastardo di Carlo Martello,
-uomo di grande statura; doveva egli attraversare il Valese, varcare
-il monte di Giove (ora San Bernardo) per occupare il passo dell'Alpi,
-e penetrare in Italia, intantochè Carlomagno, il quale avea serbato
-a sè il capitanato dell'altra schiera, la guidava pel monte Cenisio,
-l'usata via di Pipino. Così la schiera principale condotta da Bernardo
-far dovea una potente diversione nel pian di Milano, mentre Carlomagno
-assaliva di fronte il Piemonte; la qual mossa attraverso delle Alpi fu
-compiuta con ammiranda fermezza.
-
-All'aspetto di queste due formidabili osti Desiderio provò un certo
-terrore, pur nondimeno il figlio suo Adelgiso, o com'altri lo chiamano,
-Adelchi, raccolse un grosso di gente appiè dell'Alpi per difendere i
-passi del monte Cenisio. Quelle cime eran tutte irte di fortificazioni
-alla foggia dei Greci e dei Romani; sovr'ogni rupe erano torri difese
-da vigorosi balestrieri e da agili scorridori che si arrampicavano
-di balza in balza, sì che Carlomagno avrebbe trovato insuperabili
-impedimenti, se non fosse stato aiutato dalla diversione del conte
-Bernardo, che calando pel monte di Giove veniva ad alloggiarsi fra
-le Alpi e Pavia, per modo che, presi a tergo i Longobardi, furono
-costretti d'abbandonare i loro alloggiamenti, e Carlomagno potè venir
-ad unirsi con Bernardo nelle vicinanze del lago di Como. Adelgiso prese
-la fuga, e Desiderio, che avea posto il campo al di là di Milano, si
-vide forzato a ritirarsi precipitosamente verso Pavia, la città forte
-del regno, in cui dovea sostener poi un lungo assedio, intanto che ed
-essa e Genova venivano incontanente accerchiate da migliaia di lance,
-ed i Franchi, per ogni dove irrompendo, correvano il Milanese.
-
-Grande era già il terrore che il nome di Carlo inspirava, e il
-concetto che di lui s'eran formato i Longobardi, onde e conti e
-vescovi s'affrettavano di sottomettersi, e tutto fu soggiogato, salvo
-le dette due città di Pavia e di Verona. La prima di queste non era
-a que' giorni per anco ridotta a quella condizione, comechè di nobile
-reliquia, in cui la vediamo oggidì. Vasta e bella città vedeva sorgere
-i grandiosi suoi monumenti di marmo alla foggia lombarda e romana,
-e le sue mura innalzarsi a ben settanta piedi romani, e diciassette
-porte aprirle l'adito alla campagna, e settantadue torri cignerle la
-fronte a guisa d'antica Sibilla. Ivi era la sede dei re longobardi,
-che se Milano le contendea quest'onore pel suo episcopato, per le sue
-corrispondenze con Bisanzio, per le basiliche sue, per le sue spaziose
-vie, e pe' suoi passeggi; che se Monza era il luogo dove i re cinti
-venivano della corona di ferro, Pavia era pur sempre la città militare
-insiem con Verona, la sorella sua dalla corazza d'acciaio.
-
-I Franchi invasori trovavan così, dopo le Alpi, forti città atte ad
-oppor dura resistenza, e il nome di Carlomagno, sì grande fra tutti,
-rimbombava entro quelle mura, ed egli apparia loro quasi uomo di ferro
-sotto il ferro. Il monaco di San Gallo ci lasciò descritti i tremendi
-approcci del potente signore sotto le mura di Pavia, nè meglio che
-quivi aver si potrebbe la prova della viva e profonda impressione che
-la sua presenza produceva. — Pochi anni prima un conte del regno, di
-nome Uggero, essendo incorso nello sdegno inesorabile di Carlo, erasi
-ricoverato appresso di Desiderio, e quando l'uno e l'altro seppero
-che il formidabil prence avanzavasi, salirono su una torre altissima,
-donde veder lo potevano da qualunque si fosse parte egli venisse.
-Videro da prima tante macchine da guerra, quante bastate sarebbero
-al bisogno degli eserciti di Dario e di Giulio Cesare, e Desiderio
-chiese ad Uggero: — Carlo è forse con questa grande oste? — No, rispose
-l'altro. Poi vedendo venire una schiera infinita di soldati raccolti
-da tutti i luoghi del nostro impero, il Longobardo disse ancora ad
-Uggero: — Carlo vien certo trionfante in mezzo a quella moltitudine?
-— Non anco, rispose Uggero, nè egli verrà sì tosto. — E che potremo
-noi fare, ripigliò Desiderio, cominciando già ad invilire, s'ei viene
-accompagnato da maggior numero ancora di guerrieri? — Tu lo vedrai
-com'è al giunger suo; rispose Uggero, che poi debba esser di noi
-non te 'l so dire. — Mentre dicevano queste parole, ecco apparir la
-schiera de' paladini, la quale non sa che sia riposo, alla cui vista
-atterrito il Longobardo, prorompe: — Per Dio! ecco Carlo! — Non anco,
-ripigliò Uggero. Poi vennero i vescovi, gli abati, i cherici della
-regia cappella ed i conti; allora Desiderio, più sostener non sapendo
-tanta luce, nè sprezzare la morte, si fece a dir singhiozzando: —
-Scendiamo e nascondiamoci nelle viscere della terra, lunge dal cospetto
-e dal furore d'un sì tremendo nemico. Ed Uggero, che già sapea per
-prova la potenza e la grandezza di Carlo per la lunga pratica che
-n'avea fatta in tempi migliori, disse allora tutto tremante: — Quando
-tu vedrai le messi agitarsi per terrore nei campi, e il Po torbido e
-il Ticino inondar coi loro flutti tinti di ferro le mura della città,
-di' pure allora che Carlo viene. Nè avea finito queste parole, che
-incominciossi a veder da occidente come una scura nube sollevata da
-Borea, la quale mutò il chiarissimo giorno in paurosa oscurità. Se non
-che, all'accostarsi dell'imperatore, lo splendor delle armi facea sulle
-genti chiuse in città rilucere un giorno più tetro di qualunque più
-tetra notte. In quella apparve Carlo in persona, uomo tutto di ferro,
-coperto il capo d'un elmo di ferro, le mani armate di guanti di ferro,
-il petto di ferro e le marmoree spalle difese da una corazza di ferro,
-e la mano sinistra armata d'una lancia di ferro ch'ei reggea ritta in
-aria, poichè la destra ei la tenea sempre sull'elsa dell'invitta sua
-spada. Le coscie pure, che gli altri, per esser più spediti a montar a
-cavallo, sguernivano anche de' cuoi, egli avea tutte cinte di lamine di
-ferro. —
-
-Tale si era la paurosa impressione che in tutti facea l'accostarsi di
-Carlomagno; non vedevasi che ferro; un colosso egli era che arricciar
-facea di paura chi lo vedeva. — I suoi sandali, segue il cronista,
-erano pure di ferro, di tali usandone altresì tutto l'esercito; ferro
-era lo scudo, e del colore come altresì della forza del ferro aveva
-il cavallo. Tutti coloro che lo precedevano o fiancheggiavano, o
-seguivano, insieme con tutto il grosso dell'esercito, avevano, per
-quanto ciascun poteva, di simiglianti armature; sì che il ferro correva
-le strade maestre e le campagne, e al riflesso del sole toglieva la
-vista, e spargea lo spavento per le vie della città, però che quel
-durissimo ferro era portato da gente di cuore ancor più duro. _Quanto
-ferro, o Dio, quanto ferro!_ gridavano atterriti; e al vedere tanto
-ferro cedè per terrore la saldezza delle mura e della gioventù, e il
-ferro crollò la prudenza dei vecchi, di che io povero balbuziente e
-sdentato scrittore, m'ingegnai di far una viva descrizione. Uggero
-lo conobbe al primo sguardo, e disse a Desiderio: — Eccoti colui
-che cerchi sì ansiosamente. — E detto questo cadde tramortito al
-suolo. —
-
-Lo sdegno di Carlo era dunque come la morte per chi osava sostenerne
-il vampo, e la voce sua recava il terrore negli animi, onde il monaco
-di San Gallo, a significar questa fiera immagine, altro miglior modo
-non trova che la parola _ferro_, ripetuta ben venti fiate in due
-pagine della sua cronaca, però che il povero cronista ha raccolto le
-deposizioni dei veterani che seguirono il signor loro in Italia, ed
-udite le tradizioni di que' pochi monaci lombardi che passarono l'Alpi,
-e serbarono memoria delle conquiste di Carlomagno. L'assedio di Pavia
-fu un dei periodi più memorabili della vita di lui; quella città,
-ultimo riparo della monarchia de' Longobardi, cader doveva insieme
-con la corona di ferro. Carlomagno stringeva, incalzava l'assedio, e
-i Franchi celebravano la festa di Natale sotto le tende loro, intanto
-che le bande degli Austrasii sottomettevano le città e i borghi dei
-dintorni, e così tutta spendevasi in fazioni di guerra la vernata,
-conservando sempre i Franchi l'incontrastabile superiorità loro sui
-Longobardi, protetti questi non più omai che dall'alte mura di Pavia e
-dal valor personale di Desiderio.
-
-Venuta Pasqua insieme con le sue pompe, Carlo non potè più resistere
-alle vive istanze d'Adriano, che gli facea calca perchè andasse a
-passar la settimana santa a Roma sul sepolcro degli apostoli; la
-settimana santa, tempo di lutto e di penitenza per un cristiano! Gli
-annali della città di san Pietro dicono che: «A dì due di aprile, il
-sabato santo, il gran Carlo giunse alle mura di Roma», e assegnossi
-il giorno della Risurrezione pel suo solenne trionfo[146], però che
-i Carolingi erano patrizi e protettori del pontificato, e Adriano
-volle che quest'augusta pompa fosse per sempre memorabile nei fasti
-romani. Venendo Carlomagno per la via di Toscana, egli mandò ad
-incontrarlo vescovi e patrizii, discendenza de' consoli e tribuni
-antichi, infino a Novi. Alle porte della città fu ricevuto a bandiere
-spiegate, come costumavasi co' trionfatori; legionarii armati all'uso
-antico gli portavano la lancia e la corazza, e un trionfo di putti
-imitante i bassirilievi della villa Medici, veniva dintorno al suo
-cocchio agitando palme e ramoscelli d'ulivo. Mille e mille croci
-altresì splendevano fra quelle bandiere a significar l'indole al tutto
-religiosa della cerimonia.
-
-Adriano aspettava Carlomagno sul primo scaglione della basilica di
-San Giovanni, donde quest'ultimo rendevasi incontanente al sepolcro
-di Pietro apostolo, non già a quel gran tempio di Leone, quale il
-vediamo oggidì, ma sì alla santa e prima basilica di pietre quadrate,
-opera della scuola bisantina e lombarda, già logorata dallo stropiccío
-de' piedi e dai baci dei pellegrini. Il papa ed il re fraternamente
-si abbracciarono, indi Carlo baciò ferventemente tutti gli scaglioni
-della basilica al canto del: «_Benedetto colui che viene in nome
-del Signore;_» poi giunti all'altare si prestavan pontefice e re
-vicendevolmente giuramento di protezione e di guarentigia. Quest'ultimo
-visitò indi co' suoi leudi tutte le chiese ridondanti di reliquari, e
-fece con gran fervore orazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore,
-chè il pellegrinaggio a que' giorni consisteva nel salutar tutte le
-basiliche. Dopo la comunione trattossi delle pubbliche faccende, e
-Adriano rammemorò i titoli d'amore dati già da Pipino alla Chiesa
-romana, e sopra ogni altra cosa la donazione contrassegnata del
-suo monogramma, che gelosamente custodivasi negli archivii della
-chiesa, coperta d'uno splendido ricamo di seta, e guernita di borchie
-d'oro. Carlomagno la rilesse in più fiate, indi al cherico Flavio,
-suo protonotaro dettò egli stesso un nuovo atto di donazione per
-le medesime terre[147], il quale fu più esplicito che non quel di
-Pipino, chè già si stabilivano le formole romane, ed ogni terra v'era
-nominatamente enumerata, insieme con la natura d'ogni mensa, e il suo
-reddito ed ogni città colla sua giurisdizione. Scritta di questo modo
-la carta di donazione alla Santa Sede, fu indi letta, e re Carlo, i
-vescovi, gli abati, e tutti i grandi che l'accompagnavano, vi posero il
-loro sigillo[148]; dopo di che si condussero al santo sepolcro, e tutti
-giurarono sulle reliquie dell'Apostolo di osservarle in presente e in
-avvenire. In contraccambio papa Adriano riconosceva in Carlomagno la
-qualità di patrizio e protettore di Roma, privilegio gentilizio che i
-re franchi doveano d'ora innanzi inscriver nei loro diplomi.
-
-Il papa donò pure, in segno d'affezione, al re i canoni scritti de'
-pontefici dall'origine della Chiesa in appresso, quasi un seguito delle
-leggi romane, e que' grandi codici servir indi doveano ai capitolari di
-Carlomagno, trasfondendosi così a poco a poco nelle istituzioni romane
-lo spirito romano. Cotesto libro de' canoni fu dal papa dedicato a
-Carlo, quale liberatore di Roma, con quarantacinque versi scritti di
-sua mano, che formano quest'acrostico o anagramma che dire si voglia.
-«All'eccellentissimo suo figlio re Carlomagno, Adriano papa». Poi lo
-chiamava difensor della Santa Chiesa, ad esempio di suo padre perchè,
-imitando i trionfi di questo, egli con l'aiuto di Cristo atterrate
-si aveva le nazioni nemiche, e seguiva il lume della viva fede che
-splendea sul suo trono, e impugnate l'armi sue sante avea conculcato
-le superbe nazioni, e restituiva gli antichi donativi alla Santa
-Madre Chiesa, e avea vinto i Longobardi e gli Unni, onde la sua grande
-prosapia sarebbe celebrata pel mondo intero. «Da ultimo,» proseguiva
-il papa, «eccelso, nobile e splendido signore, egli impera sui regni;
-egli è venuto dopo gli apostoli, e da questo popolo fu accolto con
-acclamazioni e con inni, e papa Adriano, il pontefice di Cristo,
-gli predisse i suoi trionfi, e Pietro e Paolo lo avranno sotto il
-patrocinio loro».
-
-Da quel giorno si strinse intima lega fra Carlomagno ed Adriano mercè
-di continui scambievoli favori, e il patrimonio di san Pietro ne venne
-più ancora ampliato. In tutti gli atti e le relazioni di questa età si
-vuol distinguere il dominio materiale dalla giurisdizione pontificia;
-tutte le donazioni di Carlomagno, quanto al dominio materiale, ebbero
-un senso limitato, ed applicaronsi a territorii assegnati, a città
-indicate negli atti; quanto alla giurisdizione dei papi, essa fu
-universale, e il re dei Franchi riconobbe la supremità pontificia in
-tutta l'interezza sua. Una nobile e sincera amicizia si stabilì quindi
-fra il papa e Carlomagno, ed a renderne testimonio fu coniata una
-curiosissima medaglia rappresentante il re e il pontefice, col libro,
-innanzi ad amendue, del Vangelo, sopra un altare, e scolpitavi questa
-iscrizione: _Con te come con Pietro: con te come con la Gallia_, e sul
-rovescio: _Fede consacrata_[149]. Era questo un trattato alla foggia
-degli antichi Romani, quando stringevan lega con qualche popolo; però
-che i pontefici, come dicemmo, aveano serbato le formule imperiali.
-Ogni volta che al papa facea mestieri dell'aiuto degli Austrasii e
-del loro signore, egli ricorreva a Carlomagno, e Carlomagno ricorreva
-pur esso a Roma per avervi le reliquie dell'arte, l'orma delle leggi e
-della civiltà; e quando innalzar vuole la basilica di Aix, dimanda al
-pontefice alcuni mosaici di Ravenna; Ravenna, la città greca d'Italia,
-la capitale dell'esarcato, dove anche oggidì si calpestano marmi
-antichi e colonne spezzate! Vuole la tradizione che quei medesimi
-tronchi di granito, che si veggono ad Aquisgrana, venisser da Ravenna
-la bisantina.
-
-Di questo modo passavan le cose a Roma nella visita solenne che
-collegava Carlomagno col papa, i Franchi coi Romani, intantochè
-proseguivasi accanitamente l'assedio di Pavia. La resistenza
-fu ostinata, e Desiderio, chiuso entro le sue mura, si difendea
-valorosamente, respingendo varii assalti del nemico, mentre la fame e
-la pestilenza travagliavano la popolazione. Carlomagno, dopo parecchi
-combattimenti[150], accerchiò la città da ogni parte fino a che, dopo
-sette mesi d'assedio, fu costretta sottomettersi, e il re longobardo,
-asperso il capo di cenere, venne ad inginocchiarsi come un vassallo,
-nella tenda di Carlomagno, il quale l'accolse in atto d'inesorabil
-vincitore, con le fiamme in viso e negli occhi. Desiderio fu indi
-tonsurato a par degli altri re vinti, e rinchiuso nel monastero di
-Corbeia, dove fra poco il troveremo pio ed umile cenobita, sotto il
-nome di frate Desiderato, però che i più di quegli uomini ardimentosi e
-fieri finivan di questo modo la vita. Carlo insieme con Pavia ebbe in
-mano Gerberga, la vedova di Carlomanno, ed i due suoi nipoti che eran
-venuti cercare rifugio appo i Longobardi, e amendue furon parimenti
-chiusi nel chiostro; dell'un d'essi abbiamo ne' cartolari che fu
-vescovo di Nizza, per la santità sua serbato nella memoria de' tempi.
-Sottomesse che furon Pavia e Verona, più non si fece parola del regno
-di Desiderio e della sua corona di ferro; e qui si vuol notare che
-Carlomagno si guardò bene dal rinchiudere il re captivo nel monastero
-di Montecassino, chè avrebbe risvegliato in Italia troppe memorie.
-
-Il conflitto tra i Franchi e i Longobardi aveva avuto principio
-all'esaltazione al trono de' prefetti del palazzo, e già due volte
-i Carolingi aveano varcato le Alpi, quando Carlomagno venne a dar
-compimento all'opera. Il modo d'invasione e di conquista da esso posto
-in opera fu certo superiore a quel di Pipino, e ci si vede la tattica
-romana congiunta a non pochi stratagemmi e a una certa cognizione
-dei luoghi e delle vie militari. Movendo da due diversi punti le
-schiere de' Franchi si trovarono insiem congiunte agli assedii di
-Pavia e di Verona, e grande fu la fermezza spiegata da Desiderio; ma
-nulla ci aveva di nazionale appo i Longobardi, nessuna concordia tra
-i vassalli[151]; l'antico lignaggio degli Astolfi aveva lasciato pur
-sue impressioni e ricordanze, onde i Longobardi non sostenner tutti
-d'un animo la causa di Desiderio, fatta a svegliar gelosie tra loro;
-e Carlomagno ebbe ad approfittarne, chè forte qual era in battaglia,
-destro era pure a metter discordie e divisioni, di questo pizzicando
-anzichenò la politica sua; così in Ispagna, in Germania, in Aquitania,
-in Sassonia, quando bene aveva fiaccato, dividendolo, il nemico, gli
-si avventava addosso con l'armi, e tutto terminava con la vittoria.
-Nella sommessione dei Longobardi bisogna anche dar la parte sua
-all'autorità di Roma, all'azione religiosa, alla politica dei papi,
-coi quali collegato, Carlomagno trovava appoggio in tutte le forze del
-cattolicismo, ed appunto a questo mutuo concorso di circostanze andò
-egli debitore del regolare ordinamento del regno d'Italia, una delle
-sue politiche creazioni. La monarchia dei Longobardi non soggiacque
-già, col cadere di Desiderio, ad un'assoluta rovina, ma sì altro
-non fece che passar sotto il dominio de' Franchi e l'alta signoria
-di Carlomagno, nè la conquista lasciò più che una certa impressione
-sui Longobardi, senza amalgamar un popolo con l'altro: la dazione
-conquistata conservò le sue leggi, i suoi costumi, i suoi feudi, e
-lieve fu la modificazione nello stato delle persone e degli averi,
-salvo la concession d'alcune grandi possessioni ai leudi franchi[152].
-
-Dopo lo stabilimento loro in Italia, i Longobardi eransi notabilmente
-inciviliti; essi aveano lor leggi, la vicinanza di Roma e della Grecia
-gli avea spogliati della barbara loro natura, aveano belle città,
-grandiosi monumenti, erano alcun po' più innanzi dei Franchi; le leggi
-loro possono citarsi come reliquie dell'antica sapienza, e conservar
-le seppero nel governo delle persone e delle sostanze, nè Carlomagno
-altro fece che sostituire alla monarchia di Desiderio la propria forza
-sua. Come tosto quegli ebbe finito di sottomettere la città e saputo
-che l'ultimo re dei Longobardi, avuta la tonsura clericale, rendevasi
-monaco nel convento di Corbeia, venne a Milano, la Roma de' Longobardi,
-a quel modo che Ravenna era la Roma de' Greci, per ivi ricever le
-acclamazioni del popolo. Era uso di cinger la fronte de' suoi re col
-cerchio o corona di ferro che si conserva nel tesoro di Monza, cella
-monastica distante poche leghe da Milano[153]. Carlomagno si pose in
-fronte, togliendola dall'altare su cui posava, questa corona in mezzo
-alle acclamazioni che assordavano la basilica[154], e da indi innanzi
-assunse il titolo di re de' Longobardi in tutti gli editti e diplomi
-suoi, e furon coniate medaglie a perpetuar la memoria degli assedii
-di Verona e di Pavia, da lui debellate; ed un'altra ad attestar la sua
-esaltazione al trono di Lombardia: l'epigrafe che d'ora innanzi splende
-ne' suoi diplomi, quella è di _Rex Francorum et Longobardorum_, e la
-_Scienza diplomatica_ dei Benedettini ne conservò più d'uno ai futuri.
-
-Il regno de' Longobardi, divenuto quasi appendice della corona de'
-Franchi, avea pur esso l'alta signoria sopra certi grandi feudi che
-dipendevano, qual più qual meno, immediatamente, dalla corona di
-ferro, come Benevento, il Friuli e Spoleti, e Carlomagno pose ogni
-poter suo a tenere tutti questi feudatari in ordine e in devozione.
-Alcuni appartenevano alla famiglia di Desiderio, altri alla progenie
-degli Astolfi; ed erano bastardi o collaterali. Talun fra loro fu da
-Carlomagno cambiato, qualora renitente mostravasi a render fede ed
-omaggio per li feudi e terre da lui posseduti, nè guari andò che il
-ducato del Friuli fu dato ad un leudo di Francia; il qual modo si tenne
-ogni volta che l'Italia fu conquistata; i luogotenenti ebbero sempre
-terre e feudi dipendenti dalla corona. Anche nelle pertinenze del regno
-longobardo avvenne un cambiamento delle proprietà, e fu che Carlomagno
-rizzò torri, e pose difensori per le marche e confini, e lasciò che
-questi cotali grandi feudi si tramandassero per eredità.
-
-Fatto signore di Lombardia, Carlomagno si trovò tosto in comunicazione
-con Costantinopoli, che anche l'esarcato di Ravenna cadeva in sua
-mano, e la potenza longobarda in Italia dileguavasi dinanzi a quella
-dei Franchi, nè più quasi orma ne rimase, dominando già questi così
-sull'Adriatico, come sulla Lombardia, sì che i papi, con questi
-protettori, più non paventavano le mosse dei Greci, intantochè dal
-Friuli e da Taranto minacciavasi la Morea. A Roma si convenne più
-specialmente collegarsi con Carlomagno, il figliuol di Pipino, chè
-questa lontana signoria non gravava sui pontefici, e Carlomagno di
-molto andava debitore alla Chiesa e la Chiesa di molto andava debitrice
-a Carlomagno. Il nuovo lignaggio avea bisogno della forza morale che la
-podestà del chiericato imparte, onde Adriano e Carlomagno si stringevan
-per mano, ed ogni viaggio di quest'ultimo a Roma era un nuovo legame; e
-quando alcun pontefice vedeasi cacciato dalle sollevazioni del popolo e
-dall'invasion de' nemici, veniva a riparar ne' monasteri di San Dionigi
-e di San Martino di Tours, mentre se a Carlomagno facea d'uopo di
-qualche nuova dignità od indulgenza, ei veniva in persona o scriveva a
-Roma. Dalla caduta del regno de' Longobardi principia la piena autorità
-temporale de' papi, i quali divengono, a così dire, i rappresentanti
-dell'antico spirito di Roma, de' suoi patrizi e de' suoi senatori. La
-città eterna conserva il suo Foro, i suoi rostri, ed appunto in mezzo
-a questo Foro Carlomagno vien, pochi anni dopo, a cinger la corona
-imperiale.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-GUERRA CONTRO I SASSONI. — RUINA DELLA LORO REPUBBLICA MILITARE.
-
- Indole de' Franchi e dei Sassoni. — Cagioni delle grandi vittorie
- di Carlomagno. — Le armature. — La tattica. — La discordia. — I
- capi. — Tentasi la predicazione cristiana. — Irruzione dei Sassoni.
- — Mossa di Carlomagno oltre il Reno. — Seconda guerra sassonica.
- — Conquista. — Ostaggi. — Terza sollevazione. — Trattato pe'
- tributi e per la libertà della predicazione cristiana. — Quarta
- sollevazione. — Le grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento
- delle famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. — Capitolari
- sulla conquista. — Ordinamento per contadi e vescovadi. —
- Vittichindo si sottomette e fine della repubblica militare. — Il
- popolo della Frisia e della Sassonia. — I Danesi ultimi vendicatori
- della libertà sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia.
-
-772 — 786.
-
-
-Le lunghe guerre dei Franchi contro i Sassoni non si riferiscono
-solo al regno di Carlomagno; ma al par di quelle dei Longobardi,
-esse cominciano sotto il governo di Pipino, origine e principio delle
-spedizioni de' Carolingi. Pipino ha cominciato le guerre, Carlomagno le
-termina, degno figlio com'egli è dell'uomo più valoroso per avventura
-che mai fosse nella sua _breve_ ed esigua statura[155]. Questa guerra
-sassonica ha da durare trentatrè anni con intervalli sì brevi di riposo
-che non si possono dir tregue, nè i Franchi cessano mai di stare
-in armi finchè non abbiano intieramente domate le tribù dell'Elba e
-del Visurgo (Veser) sì turbolente come furono nell'ottavo e nel nono
-secolo.
-
-Or quali eran dunque coteste popolazioni sassoni di cui le cronache
-continuamente ci parlano? Donde procedea tanto vigor da queste genti
-spiegato contro Carlomagno, contro quel principe che pur dominava il
-tempo suo, con la perseveranza del sovrano suo volere, e la potenza
-del valor suo? Nella mirabil opera da Tacito dedicata ai costumi de'
-Germani, il grande istorico punto non scevera i Sassoni dall'altra
-schiatta dell'antico ceppo alemanno. Queste antiche tribù che abitavano
-in sull'estreme rive dell'Elba, non erano forse ancora conosciute
-dai Romani, e confondevansi senza nome certo in alcuna delle grandi
-diramazioni della famiglia, germanica[156]. Gli annali di Roma fanno
-menzione per la prima volta de' Sassoni verso la metà del secolo
-IV, quando in mezzo a quel gran commovimento di popoli ed a quella
-vertigine che colse tutt'a un tratto le tribù accampate al centro ed
-al settentrione dell'Europa, essi Sassoni cominciano a mostrarsi nella
-universale irruzione. San Girolamo ne parla in una delle sue epistole
-dove deplora i guasti delle Gallie fatti dai Barbari.
-
-Nel tempo che l'imperatore Onorio fece far il censo delle diverse
-popolazioni dell'impero, e ordinò di comporre il libro intorno alle
-dignità del mondo romano[157], si vede notato un conte del lido
-sassone[158]; indi, un secolo appresso, i Sassoni formano una schiera
-di quella guardia germanica onde gl'imperatori di Costantinopoli
-circondavano la loro persona[159]; e già s'eran renduti famosi
-per le loro spedizioni marittime, sì che Sidonio Apollinare ce li
-presenta come i navigatori più ardimentosi di que' tempi, e dal
-fondo dell'Alvernia il pauroso vescovo già piange i guasti che questi
-popoli far potranno sulle spiagge della Gallia e della Bretagna; nè
-andò guari che le sue predizioni furono avverate, e che la conquista
-dell'Inghilterra fatta dai Sassoni venne a dar prova di quanto potevano
-quegli arditi navigatori.
-
-In origine i Sassoni si mescolarono a quella massa di nazioni
-scandinave che abitano dalle foci dell'Elba e dalla quasi che isola
-della Islanda fino alla Norvegia e alla Svezia[160]. Qualche secolo
-dopo in mezzo al generale trambusto delle nazioni conquistatrici s'eran
-eglino stabiliti fin sulle sponde del Reno. E' non si vuol confondere
-i Sassoni coi Bavari e gli Alamanni che abitavano la Svevia e la
-Turingia fino al Danubio; nè cogli Unni tampoco e gli Avari, attendati
-in Ungheria, e di poi traboccati, al secolo decimo, nelle Gallie, coi
-quali non avevano nulla a che fare. I Sassoni aveano piuttosto qualche
-identità co' Normanni d'origine scandinava, donde la lega loro co'
-Danesi e Frisoni, popoli marittimi dell'Europa settentrionale, fra cui
-trovavano soccorsi ed ausiliari; vinti, riparavano nelle terre loro;
-vincitori si facevano spalla della Iolanda o Giudland e della Frisia;
-avevano costumi consimili, la mitologia loro appressavasi a quella
-dell'Edda, ed in capo a ogni rito i Sassoni ponevano l'adorazione
-che grande aveano per Irminsul, unico dio che differenziavasi
-dalla mitologia scandinava: lo adoravano sotto grandi alberi, gli
-sagrificavano vittime umane, e l'invocavano nei giorni di battaglia, a
-lui ascrivendo il dare e il tôr la vittoria[161].
-
-Le sole notizie giunte insino a noi intorno al culto dei Sassoni d
-vengono dai pellegrinaggi scritti dai santi vescovi, che tentarono
-di convertirli al cristianesimo[162], e ci dicon che que' Barbari
-innalzavano sopra sterminati massi i loro altari, e che sullo spazzo
-del tempio i sacerdoti trafiggevano in cuore le vittime umane. Il Dio
-loro apparteneva alla razza del gallico Teutate, torva divinità che
-rappresentava il Tempo e Saturno in mezzo a sanguinosi olocausti.
-Eresburgo era centro del culto de' Sassoni e di quella repubblica
-militare, in cui ogni uomo libero era soldato all'uso antico dei
-Germani. I pontefici loro eran potenti al pari dei druidi appo i
-Galli, e il tempio era ornato di spoglie sanguigne. Il sagrificio
-delle vittime umane era consuetudine presso le nordiche nazioni, e
-nei riti de' Galli troviamo appiè degli altari la morte dell'uomo come
-simbolo di riscatto e d'espiazione. La predicazione cristiana fu santa
-cagione che queste fatali opinioni si mutassero, e l'Agnello di Dio in
-croce venne a sbandir le viscere delle vittime e ad annunziar che gli
-olocausti eran finiti col sacrificio di Gesù Salvatore.
-
-La guerra più formidabile, più ostinata che Carlomagno ebbe a sostener
-nell'operosa sua vita, fu certo, e la storia il conferma, quella dei
-Sassoni, che si rinnovella ad ogni tornata di militar parlamento, e
-scoppia ad ogni minimo accidente; i Sassoni si sottomettono, poi di
-nuovo insorgono; vengono sino al Reno, e son quasi sempre ributtati
-fino alle spiagge littorali del Baltico. Ogni volta che essi veggon
-gli eserciti di Carlomagno occupati in lontane spedizioni, in Italia,
-esempigrazia, o in Ispagna, e' corron da tutte le parti, e inondano
-le provincie del Reno ed anche della Mosella, rizzano i loro templi,
-spogliano le chiese cristiane, o atterrano le merlate torri da re Carlo
-erette nel territorio loro; accanite ostilità di vagabonde ed indomite
-popolazioni.
-
-Di mezzo a questa continua guerra un fatto emerge tuttavia, ed è la
-continuità de' trionfi degli eserciti franchi condotti contra i Sassoni
-da Carlomagno. Questi popoli si gittano come uno sciame sino alle
-frontiere dei Franchi, saccheggiano, guastano, via cacciano i conti,
-i vescovi, ma non sì tosto appar Carlomagno e' son vinti, e fuggono
-in faccia a lui, come se fulminati fossero dal balenare degli occhi
-suoi. Egli scorre trionfalmente il loro paese, impone leggi, vince
-battaglie, e li domina da signore quasi assoluto. Or donde un tale
-effetto? I Sassoni e i Franchi hanno a un dipresso la stessa origine,
-la stessa forza di corpo; biondi e torosi, sanguigni e collerici,
-questi due popoli uscirono entrambi dalla Germania. Vittichindo è un
-capo di guerra fiero altrettanto almeno quanto Carlomagno; nondimeno,
-il torno a dir, questi popoli della Sassonia sono sempre rotti e fugati
-innanzi alla vittoriosa razza degli Austrasii. Il che veniva dalla
-potente civiltà dai Franchi acquistata poi che si furono stabiliti
-nelle Gallie. Quivi aveano ereditate le armi e i modi strategici
-dei Romani; le legioni traevano le loro armature dalle fabbriche di
-Lione, di Say e d'Auxerre; esse erano coperte di ferro; ed i Franchi
-che veduto aveano le maraviglie operate dalla disciplina unita con la
-fermezza degli antichi signori del mondo, accettato avevano i loro
-strumenti da guerra. Apparivano quindi in campo coperti di corazza,
-di scudi, di usberghi; i leudi ed i conti bardavano i loro cavalli,
-e li faceano muovere secondo certi principii dell'arte militare. Se
-i Sassoni serbavano l'audacia, l'impeto de' loro antenati, aveano
-tuttavia il disordine delle soldatesche indisciplinate; vero è che
-eglino avventavansi a rotta, spargendo il terrore ne' punti più
-lontani, ma se si trovavano aver a fronte un esercito ordinato, e modi
-d'assalto e di difesa di studiata e ponderata gagliardia, erano fatti
-tosto inetti al resistere. Carlomagno tenne, a quanto si vede, con loro
-l'osata sua scaltra e tortuosa politica, la quale consisteva sempre
-in dividere le tribù, i capi, i popoli fra loro, di che nulla era più
-facile appo i Sassoni, repubblica errante che quasi contava un capo
-per ogni villaggio. Questa politica del re dei Franchi con loro era
-quella stessa dei Romani quando conquistarono le Gallie; col seminar la
-discordia domò gli uni con l'opera degli altri.
-
-Fino dal principio del regno di Carlomagno, tentossi la prima prova
-di introdurre il dominio franco e cristiano fra i Sassoni. Già san
-Bonifazio avea stabilito una sedia episcopale a Magonza, centro
-cattolico, donde la predicazione potea stendersi lontano, e morto
-lui martire ne' Frisoni, un altro semplice prete, di nome Levino,
-lasciò, come Bonifazio, la sua solitudine d'Inghilterra, per andare ad
-annunziare il Vangelo ai Sassoni. Le missioni destinate a convertire
-le popolazioni scandinave partivano quasi sempre dall'Inghilterra,
-perchè intendevano la lingua di questo paese, ed i predicatori aveano
-con quelle comune l'origine. San Levino ricevette quindi l'anello
-sacro e l'imposizione delle mani dal vescovo d'Utrecht, e varcato il
-Reno venne ad annunziare la divina parola sull'Issel, dove battezzò
-neofiti, ed edificò chiese con cappelle ed oratorii, che erano come
-le prime piantagioni della conquista cristiana. Poi non sufficiente
-parendogli questa prima missione, si risolse d'andar a predicare
-all'adunanza generale dei Sassoni che teneasi sulle sponde del Veser,
-e mentre quelle ardenti e bellicose tribù stavano terminandola con
-alcuni sacrifizii al patrio Iddio, ei comparve in mezzo a quell'armato
-tumulto con una croce in mano, il libro dei Vangeli sul capo, e ornato
-de' suoi abiti sacerdotali, gridando: «Ascoltate, ascoltate colui che
-vi parla per bocca mia: non v'è altro Dio che il creatore del cielo e
-della terra, il vero Dio che ha compassione della vostra cecità, a voi
-m'invia; ricevete il battesimo, ed egli vi libererà da tutti i mali.
-Se le mie parole non vi toccano, prestate orecchio almeno a questi
-miei salutari avvisi. Non lungi da voi vive un re valoroso che si
-avanza come un rapido torrente per dare il guasto alle vostre terre.
-Badate bene; ei condurrà in ischiavitù le mogli e i figli vostri, una
-parte di voi perirà per le armi sue o per la fame, e a tutti vi sarà
-forza piegar il capo sotto il giogo di questo uomo possente». Queste
-parole, che accennavano alle conquiste di Carlomagno, commossero a ira
-siffattamente que' Sassoni, che i più impetuosi fra loro correvano già
-alle siepi vicine a strapparne pali per battere il pio missionario, il
-quale scampò quasi per miracolo di mano a quella tempestosa assemblea.
-Quando Dio fece insorgere in modo, si può dire, miracoloso, un capo
-di nome Butone, che parlò in questi termini: «O voi, uomini tutti di
-senno, non vi ricordate dei tanti messi venuti a noi da' Normanni
-e dagli Schiavoni, e da noi sempre accolti con onore e regalati? E
-perchè vorrem noi ora cacciare ignominiosamente il messo di Dio?»
-Le quali sagge e pacifiche parole calmarono la torba in tempesta, e
-Levino potè così sparger tra i Sassoni i primi germi della predicazione
-cristiana[163].
-
-Il pensare ad una durevol pace co' Franchi punto non si affaceva
-coll'indole delle fiere e vagabonde tribù che occupavano le terre
-del Veser, benchè già ridotte a tributo da Pipino, a cui favore
-erasi dichiarata la vittoria in più scontri. I Sassoni vesfalici
-principalmente, che erano i più vicini alle terre di Francia, insorsero
-spesso a molestare i conti e i difensori delle marche che proteggevano
-le frontiere, e cogliendo il tempo che Carlomagno trovavasi lontano,
-si precipitavano sul Reno, ed anche oltre i limiti della Mosella,
-non senza profittar delle discordie surte fra quello e il fratel suo
-Carlomanno, per francarsi del tributo ad essi imposto da Pipino. La
-prima guerra sassonica ebbe principio all'esaltazione di Carlo al
-trono di tutta la nazione dei Franchi; perchè appunto egli trovavasi
-a Vormazia, dove erasi congregato un parlamento di leudi e conti a
-gridarlo re e riconoscerlo, quando fu dal parlamento stesso risoluta
-la guerra contro le tribù che continuamente molestavano la quiete della
-Francia orientale.
-
-Il poeta sassone, che tenne dietro con grande diligenza alla vita
-di Carlomagno, ci descrive la prima di queste guerre, e poichè egli
-apparteneva per patria alle nazioni del Norte, e per la stanza sua in
-mezzo ai monasteri or della Neustria ed or dell'Austrasia, conservar
-potè le impressioni e le rimembranze dell'antica terra sassone,
-lascierò che parli egli stesso di questa breve spedizione dei Franchi:
-«Re Carlo (così egli), convocato in Vormazia un congresso generale
-de' suoi signori, decretò, d'accordo con loro, di muover guerra ai
-Sassoni, però che quantunque la terra di questi popoli tocchi quella
-dei Franchi, sì che i confini non sono ancor tra loro bene distinti,
-quanto più stretta era la vicinanza loro, e tanti più erano i motivi
-di discordia tra i due paesi, da cui con vicenda continua traevasi,
-sulla vicina frontiera, la strage, l'incendio, il saccheggio. Ben altro
-che mostrarsi degni di portare il soave giogo di Cristo, i Sassoni,
-in balìa a tutta la foga della salvatica loro natura, e alla rozzezza
-delle menti loro, ancor vivevan sotto l'imperio dell'errore e del
-demonio. I Franchi, all'incontro, cristiani da lungo tempo e difensori
-ferventi della fede cattolica, dominavano sur una gran quantità di
-popoli, col cui sussidio appunto, e soprattutto col potere di Dio,
-del quale scrupolosamente osservavano i comandamenti, si confidavano
-sottometter quella nazione. Simili alle membra di un corpo che fossero
-qua e là sparse, e non congiunte a formarlo, in vece d'ubbidire ad un
-re che solo fosse a capo del governo e della milizia, i Sassoni erano
-divisi in varii piccioli stati, e aveano quasi altrettanti capi quanti
-villaggi. Pur tuttavia le regioni da essi abitate partivansi in tre
-parti distinte, e i popoli che le occupavano, erano un giorno rinomati
-pel valor loro, ma di presente d'essi non riman più che il nome, ed il
-valor se n'è andato. Quelli della parte occidentale aveano loro confini
-presso il Reno, e chiamavansi Vesfalii; gli Osterlindi, Osterlingi
-od Ostvali abitavano il levante, infestati alla frontiera dai perfidi
-Schiavoni. Gli Angarii, finalmente, la terza popolazione dei Sassoni,
-occupano lo spazio compreso fra i due antedetti paesi, e co' lor
-meridionali confini fronteggiano le terre di Francia, intantochè verso
-settentrione il territorio loro si stende fino all'Oceano. Tali sono
-i popoli che Carlo erasi deliberato di guerreggiare, e però senza
-por tempo in mezzo, corse con tutte le forze dei Franchi a predare
-ed ardere il loro paese. Prese, cammin facendo, una rocca, da quei
-Barbari chiamata Eresburgo[164], fortificata dalla natura e più ancora
-dall'arte, ed ivi stesso atterrato un idolo, adorato da loro sotto
-il nome d'Irminsul, che era una colonna squisitamente lavorata e
-tutta carica d'ornamenti[165], il re pose il suo campo vicinissimo a
-questo luogo. I lunghi calori della state senza pioggie, ardevano le
-campagne; le fonti asciutte altro non contenevano che arida polvere,
-e la sete già cominciava a travagliare il campo del re, quando
-l'Altissimo, in rimunerazione d'aver distrutto quell'idolo profano,
-mostrò il poter suo, sgorgar facendo di bel meriggio, improvvisamente
-dall'arido letto d'un vicin torrente, una fonte che bastò ai bisogni
-dell'esercito[166]. —
-
-Quest'irruzione oltre il Reno precedette la guerra contro Desiderio,
-re de' Longobardi, e la ruina di questa dinastia. Vero è che durante
-la guerra di Lombardia, le forze dei Franchi non poterono tutte esser
-adoperate contro la Sassonia, ma pure questa fu sempre il maggior campo
-delle imprese di Carlomagno, e par ch'ei se ne compiacesse, chè quel
-paese rammemorava ai Franchi la prima loro origine, e le due nazioni
-si rassomigliavano in più d'una fattezza. Domati per un momento,
-i Sassoni ripigliarono le armi tosto che videro il re affaccendato
-oltre monti; abilissimi per istinto a coglier le buone occasioni, essi
-varcavano il Reno, e si precipitavano sopra i suoi confini, ogni volta
-che sapessero aver egli da fare altrove; mentre pagavano puntualmente
-i loro tributi, di armenti, di lane, di danaro quando il sapevano alla
-sua corte di Magonza, di Vormazia, di Colonia o di Aix. E di che avean
-eglino infatti a temere quand'ei trovavasi insiem co' suoi paladini al
-di là delle Alpi o de' Pirenei? Onde allora tumultuariamente correvano
-a vendicarsi in libertà e ad abbeverare i loro cavalli nelle acque
-del Reno. «Mentre il re stava in faccende in Italia,» dice il poeta
-cronista da me più sopra citato, «i Sassoni tornaron sulle frontiere
-dei Franchi, e vennero a predare un borgo chiamato Hassi, ponendolo
-tutto a ferro e fuoco, spinti a tali eccessi dalla lontananza del re
-e dal pensiero di vendicarsi così delle perdite fatte lor sostenere
-dai Franchi, e di porsi in condizione di non averne a sostenere più
-mai. S'innoltraron pure fino a Frideslar, ed ivi fecero lor potere
-d'appiccare il fuoco a una chiesa, che il martire Bonifazio, diletto
-sacerdote di Cristo, ci aveva edificata; ma vedendo riuscir vana ogni
-opera loro, furono ad un tratto colti da tanto terrore, che si misero
-a fuggir verso la patria loro, senz'essere a ciò costretti dalle armi
-nemiche, ma solo per divino potere. Intanto Carlomagno presa Pavia,
-e avute in soggezione tutte l'altre città, tornò nel paese de' padri
-suoi, conducendo seco Desiderio, e fece entrar a un medesimo tempo tre
-eserciti sulle terre dei Sassoni, empiendole di rapine, di sangue e di
-ruine; poi convocato a Carisio un congrego dei grandi e nobili franchi,
-ivi, fra le altre deliberazioni intorno alle cose e ai bisogni dello
-stato, fu preso di fare a' Sassoni guerra perpetua, certi oramai che
-con loro non potevasi aver più pace; onde Carlomagno deliberò di non
-volerli più lasciar quieti un sol istante, finchè abbandonato il culto
-degli idoli, non fossero divenuti cristiani; o altrimenti tutti fino
-all'ultimo distruggerli. O santa misericordia di Dio che tutti ci vuoi
-salvi! L'Eterno, che avea conosciuto come niuna cosa del mondo avrebbe
-potuto ammollir le dure cervici di costoro, a scuoter la naturale
-caparbietà loro, ed a costringerli a sottomettersi al dolce giogo
-di Cristo, diè loro per maestro e dottore il gran Carlo, il quale,
-domandoli con l'armi e con le ragioni, li fece così quasi a forza,
-entrar nella via della salute».
-
-Si vede qui che nell'animo del poeta s'è cancellata la natura del
-Sassone antico, e ch'ei dimentica la prima patria, rammorbidato oramai
-e devoto al pari d'un Neustro. Poi, pur sempre servendo alla politica
-di Carlomagno, il cronista del monastero prosegue: «Quest'util disegno
-fu da fatti straordinari favoreggiato; poichè entrato il re nel
-territorio nemico, guidando il fiore della gioventù, che avea convocato
-a Duria, s'impadronì tosto d'Eresburgo e Sigisburgo, lasciandovi
-presidio, e continuò il suo cammino fin al Visurgo appiè del monte
-Brunesberga[167]. Quivi raccoltasi una gran massa di popolo, voleva
-contendergli il passo: inutili sforzi! al primo scontro quella densa
-turba è sgominata, e moltissimi cadono uccisi. Di quivi re Carlo si
-conduce nel paese degli Osterlindi; Hesso, un de' loro principali
-signori, accompagnato da quasi tutto il popolo, prostrasi supplichevole
-dinanzi a lui, e consegnando gli ostaggi addimandati, gli giura eterna
-ubbidienza. Intanto quei che Carlo avea lasciato a Lisbacco, presso il
-Visurgo, vollero essere oppressi da un tradimento dei nemici. Era l'ora
-del tramonto, quando i soldati tornando da foraggiare, s'incontraron
-nei Sassoni che s'accompagnaron con loro chiamandoli amici, e coprendo
-sotto questo nome, l'animo di fieri nemici. Essi accomunan la fatica
-coi Franchi, gli aiutano portare i pesanti fasci d'erba onde son
-carichi, e con le loro cortesie vie più accrescono la confidenza che
-avevasi in loro. Finalmente, Franchi e Sassoni entran tutti insieme nel
-campo; ma non sì tosto i primi cominciano a chiuder gli occhi al sonno,
-i crudeli loro nemici si levan tutt'a un tratto, e fanno orribile
-scempio di quelle povere disarmate ed assonnate genti. Se non che
-alcuni de' Franchi, scosso il grave letargo, danno di piglio alle armi,
-e cominciano ad opporsi vittoriosamente al nemico che viene in breve
-cacciato dal campo. Al primo annunzio che n'ebbe il re, fu tale il suo
-affrettarsi per correr co' suoi soldati sul luogo del combattimento,
-ch'ei fu ancora in tempo di calar sui Sassoni, e di farne macello.»
-
-I Sassoni formavano dunque un accozzamento di picciole tribù sotto
-mille diversi capi, in virtù dello stesso principio e della stessa
-consuetudine che ad essi avea fatto crear l'ettarchia in Inghilterra,
-chè ogni popolo ha il suggello della sua propria natura, e la
-porta seco anche nelle sue trasmigrazioni. In mezzo a questi oscuri
-regoletti, un capo s'era innalzato di più maschia, più sublime, più
-vigorosa tempra, e chiamavansi Vittichindo, celebre nelle cronache e
-nelle ballate del Nord. Dove nasceva egli quest'uom valente? qual era
-l'origin sua? Lo stesso avvien dì Vittichindo che di Carlomagno; niun
-sa dir la città che gli diede i natali. Il nome suo, essenzialmente
-germanico, veniva da due parole dell'antico idioma sassone _With-Kind_
-(il figliuol bianco) o a dir più proprio, il giovin biondo dalle
-belle forme. Alcune fra le leggende alemanne il fanno figliuolo di
-Vernechingo re o capo delle tribù sassoni stanziate tra il Reno e
-l'Elba, e certo al veder la grandissima autorità da lui esercitata
-nelle deliberazioni di quei popoli bellicosi egli doveva essere uscito
-da qualche grande schiatta, però che i privilegi di famiglia regnavano
-con grand'ordine appo i popoli tramontani. Ogni volta che Vittichindo
-appariva tra i Sassoni, essi pigliavano le armi per la patria, quasi
-ricordasse loro l'antico Ermanno, l'Arminio degli Annali di Roma,
-quel forte difensore della libertà germanica. Ermanno e Vittichindo,
-due nomi che suonano ancora ogni volta che l'Alemagna insorge per
-la integrità sua, o la sua libertà! Il dio Irminsul medesimo, quel
-monumento di cui sì spesso favellano i cronisti di Francia, altro forse
-non era che il simbolo dell'Ermanno germanico, il vincitor di Varo, che
-protegger parea con la sua memoria i gloriosi sforzi dei Sassoni[168].
-
-Le discordie e le gelosie delle tribù favorivano le imprese di
-Carlomagno contro i Sassoni; il quale com'ebbe finita la guerra coi
-Longobardi, e si fu cinto della corona di ferro, calò con maggior
-forza che mai sulle popolazioni che abitavano le rive del Veser,
-inoltrandosi i Franchi vittoriosamente sino a quelle dell'Oder. In
-questa rapida conquista ci si fa incontro un capo di nome Esso o Elgi,
-il quale capitanava i Vesfalii. Forse che a costui debban l'origine e
-il nome loro gli Essiani o Assiani, quel popolo sì valoroso? Questa
-tribù venne ad offerire ostaggi per pegno di sua fede a Carlo, dopo
-di che, dalle rive dell'Oder egli tornossene rattamente in Vesfalia,
-dove pure i popoli gli danno pegni di fede, e si obbligano a pagargli
-tributo d'armenti, di lana, e a lasciargli il reddito d'alcune miniere
-d'argento e di rame: sì che credendo, almen per poco, sottomessi
-que' popoli, se ne va, nè sì tosto se n'è andato, che piglian di
-nuovo le armi, e gli ostaggi più non bastano; ma vinti in una nuova
-invasione, corrono in frotta, sulle rive della Lippa a prestar omaggio
-al vincitore; il quale rimette in piedi e fortifica il castello
-d'Eresburgo, posto a tener in dovere i Sassoni, come quel di Fronsacco
-a reprimere gli Aquitani.
-
-I Franchi tenevano in obbedienza ogni popolo vassallo con torri
-merlate, ond'è che tutta quella terra è ancor seminata di queste rovine
-del medio evo. Su quelle bertesche, ora coperte dal musco e corrose
-dal rovaio, sorgevano un tempo fieri e superbi uomini di guerra, e su
-quelle pietre spezzate viveva, or fa dieci secoli, una generazione di
-largo petto che si abbeverava dei vini del Reno e della Mosella nella
-tazza del convito, e in cima a quella torre logorata dagli anni piangea
-forse qualche nobil donzella di Svevia, sposa prima diletta, poi
-ripudiata dall'implacabil Barone. Ma il tempo ha tutto calpestato con
-lo struggitore suo piede, e ormai più non s'ode colà se non il vento
-che fischia per mezzo a quelle fenditure, come un organo toccato dalia
-morte ad animar la fantastica ronda dei conti antichi, usciti per poco
-dalle tombe loro.
-
-Dopo aver vinto i Sassoni, Carlomagno indusse i capi loro ad
-abbracciare il cristianesimo, giogo morale che afforzar doveva la
-sua sovrana signoria. Tutto inteso a vederne la fine, piantò nella
-vernata gli alloggiamenti suoi in un luogo che prese il nome di
-Heerstal, che suona campo di guerra, e ivi tenne la sua corte plenaria
-fino a primavera. Indi un editto suo reale intimato avendo una
-dieta di leudi, conti e vescovi a Paderborna, alcune tribù sassoni
-v'accorrono per rinnovare il giuramento loro di fedeltà, ma non il
-fiero Vittichindo, che fuggitosi fra i Danesi, è ito a cercare un
-rifugio nella Giutlandia, dove accampano alcune tribù alleate dei
-Sassoni; Vittichindo, l'eroe della gente veramente germanica. In mezzo
-a queste guerre del Reno, dell'Elba e del Veser, tre popolazioni
-muovono con comune accordo di resistenza contro Carlomagno, e sono
-i Sassoni, i Danesi e i Frisoni, che tutti mostrano di appartenere
-al medesimo sangue, alla medesima causa, e di mano in mano che egli
-incalza i loro avanzi gli uni sugli altri, essi popoli si concentrano
-nella Scandinavia fino alla reazione de' Normanni, che a vendicar
-poi verranno i loro maggiori sull'impero dei deboli successori di
-Carlomagno. Le leggende dicono che Vittichindo ebbe per moglie Geva,
-sorella d'un capo danese dello Sleswich, che nella lingua franca nomasi
-Sigifredo e nella danese Sivardo. Una parte dei Sassoni seguì il loro
-capo Vittichindo appo i Danesi, mentre l'altra venne per trattare con
-Carlomagno alla dieta di Paderborna; e dopo lunghi parlamenti, a lui
-questi si soggettarono, conservando per patto molte franchigie sotto la
-dominazione dei Franchi. Essi serbarono, a simiglianza de' Longobardi,
-le leggi loro, le radunanze dei capi nei campi di guerra, e soggettati
-a tributo, altro non fecero che un atto di vassallaggio, acconsentendo
-insieme alla propagazione della religion cristiana in mezzo alle tende
-e città loro[169], onde a' vescovi e preti fu libero lo scorrer le
-città e borghi per annunziarvi la verità della fede. Per ultimo fu
-conceduto che tutti que' capi delle tribù sassoni, che sottomettersi
-non volessero al trattato conchiuso con Carlomagno, potessero ritirarsi
-dove lor meglio paresse o piacesse. Tale si era la regola generale
-di quelle tribù erranti: anzichè sottoporsi al giogo esse fuggivano,
-però che il suolo per esse non costituiva altrimenti il domicilio, ma
-in ogni luogo dove piantar potessero la tenda ivi era la patria loro.
-Laonde parecchi di quei Sassoni andarono ad unirsi con Vittichindo in
-Danimarca.
-
-Nè appena son corsi due anni dal parlamento di Paderborna, che veggiam
-quest'ultimo sollevar di nuovo i Sassoni, e condurre i Danesi insiem
-con le tribù riparatesi nella Giudlandia; d'onde ei muove in gran
-forze, ricevuto a grandi acclamazioni dalle antiche tribù soggette
-a Carlomagno, e si avanza vittorioso fino al Reno, distruggendo
-le borgate dei Franchi ch'ei trova sul suo cammino, atterrando i
-castelli e le torri poste a vedetta, ed ardendo i segni militari della
-dominazione di Carlomagno, intento a que' giorni nella spedizione di
-Spagna. Ordinava questi in un capitolare di ributtar col terrore e con
-la forza quelle masse di gente; onde tutti i possessori de' terreni,
-le guardie dei confini ed i leudi dovean pigliar le armi, e questa
-leva de' Franchi arrestò per poco le depredazioni dei Sassoni sul
-Reno, e la mossa del vittorioso Vittichindo. Arriva quindi fra breve
-il gran Carlo medesimo, disperde gl'invasori, pianta di nuovo i suoi
-alloggiamenti nel campo di Heerstal, e vi passa l'inverno per quindi
-scagliarsi addosso a' Vesfalii. Nulla più resiste a questo fortissimo
-uomo, a questo re giganteo, la cui sola parola porta lo spavento per
-ogni dove; parecchie di quelle tribù corrono a dimandargli la pace, ed
-egli si fa consegnar da esse gli statichi, come era uso; ma non vuol
-trattar più spartitamente con una o più popolazioni, bensì chiede che i
-Sassoni vengano tutti ad un parlamento per trattar le condizioni della
-pace; Vittichindo, sempre irremovibile, non vuol assistere, vedendo
-l'umiliazione della sua patria, a questo congresso, e ritirasi una
-seconda volta in Danimarca.
-
-Durante l'inverno, Carlo raccoglie tutte le sue forze ad Heerstal,
-alloggiamento suo prediletto, ed ivi, in fronte di sì grosso esercito —
-che niun resister gli potrebbe, impone senza colpo di spada ai Sassoni
-le sue leggi. L'atto che nacque dal parlamento quivi da lui convocato,
-si è quello che reca il titolo: _De partibus Saxoniæ_, costituzione
-vera della Sassonia. I vescovi che in quantità intervennero al detto
-parlamento, si fecero a predicar ivi nel campo stesso, ed i Sassoni
-ricevettero in gran folla il battesimo. Aveva il re provato il metodo
-de' tributi con lasciare independente ogni vassallaggio, ma essendogli
-male riuscito, stipulava ora che i Sassoni sarebbero quindi innanzi
-governati da conti della nazion franca; onde sottomessi così ad un
-ordinamento comune, ad essi rapita veniva l'independenza loro natia.
-Tutti ubbidir dovevano a questi conti, e chiunque manomettesse o
-ingiuriasse i delegati regi, sarebbe in pro del fisco spodestato delle
-sue terre; nè più i Sassoni tener potrebbero nè adunanze nè diete, se
-non previo il beneplacito del re e alla presenza di commissarii da lui
-disegnati.
-
-A quest'ordinamento di polizia militare, Carlomagno aggiunse alcuni
-articoli risguardanti specialmente il cristianesimo. Edificar doveansi
-in certi luoghi del paese de' Sassoni diverse chiese, le quali aveano
-ad esser sacre, e più sacre ancora dei templi dell'idolatria; chi
-uccidesse un prete cristiano o sagrificasse vittime umane alle antiche
-deità della patria, fosse punito di morte; e dovendo il battesimo
-esser quindi innanzi il segno dell'ubbidienza, quelli fra i Sassoni
-che si nascondessero per sottrarsi al santo lavacro della Chiesa, o
-mangiassero carni nei giorni di magro, sarebbero tenuti per ribelli e
-come tali dannati a morte. Il tornare all'antica religione del Norte,
-era pur segno di ribellione. Ogni pena tuttavia redimer potevasi con
-la penitenza ecclesiastica, però che a quei tempi la legge cristiana va
-pur sempre confusa col governo politico.
-
-A questo periodo della conquista e suggezione delle tribù sassoni,
-si riferisce in Germania l'instituzione degli otto vescovati di
-Brema, Verden, Minden, Alberstat, Hildesheim, Paderborna, Munster ed
-Osnabruch, sedi cristiane che divennero indi sorgente di civiltà e di
-sapere per l'Alemagna. Dalla predicazione cattolica ebbe fondamento la
-dominazione dei Carolingi in Sassonia. Al parlamento d'Orleim i Sassoni
-passarono dal sistema di vassallaggio independente alla costituzione
-per contadi e vescovadi, nè furon più solamente vassalli, ma una parte
-del gran tutto sottomesso al governo dei conti e dei vescovi. Così
-abbiam già tre periodi in questa storia della conquista dei Sassoni;
-1.º il vassallagio per tribù; 2.º l'aderimento alla predicazione
-cristiana; 3.º la costituzione uniforme per contadi e vescovadi, e la
-sommessione all'ordinamento amministrativo del re.
-
-Questo governo dei conti e dei vescovi riuscì, in sulle prime,
-odiosissimo ai Sassoni; i primi amministravano la giustizia, e
-governavano in nome di Carlomagno; i secondi si travagliavano d'ampliar
-l'autorità della Chiesa e di sottomettere le barbare nazioni ai giogo
-della religione, cose tutte che a distrugger miravano la libertà delle
-popolazioni germaniche. La presenza di Carlomagno, e il terror del suo
-nome potean solo conservar la dominazione dei Franchi colà, ed egli
-costretto di correr continuamente l'Europa, dalla Spagna all'Italia,
-dalle Alpi ai Pirenei, non potea sempre aver l'occhio sulle terre
-germaniche, onde i Sassoni più d'una volta profittaron di quest'assenza
-del sovrano, per ripigliare le armi. Eccoli dunque di nuovo sollevati,
-recarsi in massa sulle rive del Reno, e scuotere il giogo dei conti e
-dei vescovi.
-
-A grande inquietudine mosse l'animo di Carlomagno questa presa d'armi
-universale, che avvenne all'occasione dell'invocar che fecero i conti
-franchi la fedeltà dei Sassoni per respinger l'irruzione dei popoli
-slavi. Vittichindo ricomparve allora tra' suoi, e disse loro: «Ecco
-giunto il momento di vendicarvi de' vostri oppressori.» I Sassoni
-lo seguono, si raccolgono appiè d'un alto monte sul fianco destro
-dell'esercito di Carlomagno, capitanato dai tre conti maggiori
-Adalgiso, Geilone e Volrado, e quando questi arrivaron sul Veser,
-anzichè trovarvi i Sassoni in loro aiuto, li vider apparecchiati a
-scagliarsi su loro. Il conte Teoderico, accorso dal Reno, non esitava
-intanto a cominciar la guerra contro i fedifraghi Sassoni stessi, e
-la zuffa fu sanguinosa. Il gran Carlo non v'era; i Sassoni, pieni di
-astio contro i conti, diedero dentro con gran forza, ed in breve quasi
-tutti i capitani de' Franchi furono uccisi sul campo, gli altri messi
-in volta, ed i Sassoni intuonaron l'inno della vittoria di Vittichindo,
-ributtando gli oppressori fino al Reno. Carlo accorse indi tosto per
-vendicare l'affronto dell'armi sue, con fitto in mente il pensiero che
-i Sassoni non fossero altrimenti nemici da combattere, ma sì popoli
-ribelli da sterminare. Venne dunque a tener la sua dieta a Paderborna,
-e citati dinanzi al campale suo parlamento i principali fra i Sassoni,
-dimandò loro perchè avessero rotta la guerra, perchè ribellati si
-fossero contro i conti? Tutti ad una voce risposero: Aver ubbidito
-ai voleri di Vittichindo, ed egli solo esser colpevole di quella
-ribellione. — Ma non per questo il re placò l'ira sua, chè anzi fece
-proponimento di vendicare i suoi leudi trucidati in campo, ed i vescovi
-delle chiese di fresco edificate, martoriati o cacciati da Vittichindo.
-
-I Sassoni aveano infranta la legge di vassallaggio, dunque eran
-ribelli: Carlomagno ordinò quindi un grande esempio, e ad imitazione
-di tutti gli altri conquistatori, non esitò punto a versar fiumi di
-sangue, onde lasciar lunghe orme di terrore e di sommessione. Si fece
-dare in mano tutti i capi e gli uomini più ardimentosi della nazione,
-e comparve in mezzo a loro, con la spada in mano, girando sovr'essi
-il corrucciato suo sguardo, a guisa di un gigante che scuota la sua
-clava sopra i vinti; poi dal suo campo di Ferden, a riva dell'Aller,
-comandò che tutti i Sassoni ribelli avessero mozzo il capo; le cronache
-ne sommano il numero a quattro mila cinquecento; fu una beccheria che
-durò tutto un giorno. Terribile rappresaglia dei conti e vescovi uccisi
-dai Sassoni, e dell'aver inseguito i Franchi fin sul territorio loro;
-ma era pur forza muover terrore in que' popoli, e Carlomagno si trovò
-costretto a colpirli con la tremenda sua spada[170].
-
-Se non che il sangue di questi supplizii punto non valse a spegnere
-l'astio dei Sassoni, ed altre tribù pigliaron le armi, nè appena
-era domata questa, insorgeva quella; le erano popolazioni gelose,
-indipendenti, tutte situate a' confini di genti naturalmente nimiche
-di Carlomagno; i Danesi, gli Slavi, i Frisoni, istigati dai Sassoni
-pigliavan le armi al primo segnale per far causa comune co' nemici
-degli Austrasii; guerra infinita di popoli e di razze. Ma le genti di
-Carlo aveano veramente il primato militare, nè i Sassoni mai vennero a
-campal giornata se non per essere vinti e sconfitti; nessuna rilevante
-vittoria ottennero essi mai contro a Carlomagno, cui essi temevano come
-un Dio; parendo loro aver sempre addosso quella sua mazza ferrata.
-
-Intanto Carlomagno, fatta sua dimora d'una delle germaniche sue ville,
-attende a soggiogar per sempre i Sassoni, riedifica la fortezza
-d'Eresburgo, e tiene in mezzo a' suoi guerrieri corte plenaria a
-Paderborna; e ad ogni tratto spedisce grosse schiere di Franchi a
-guastar ben oltre le terre de' Sassoni, ed a piantarvi accampamenti
-alla foggia de' Romani. Ma vedendo di questo modo non aver più fine la
-guerra, deliberossi di rivolgersi dirittamente allo stesso Vittichindo
-per trattare con lui a tu per tu della pace. Vittichindo ed Albione,
-i due capi di maggior grido tra i Sassoni, dimandarono salvocondotto,
-e vennero a trovar Carlomagno nella sede sua di Paderborna, accoltivi
-a grande onore, festeggiati dai conti, e catechizzati dai vescovi.
-Carlomagno profferse a Vittichindo il titolo di duca di Sassonia, e
-gli onori della sua corte, purchè abbracciasse il cristianesimo, segno
-di soggezione appo i Sassoni, essendochè un giogo era per essi la
-religione dei Franchi, e giogo spesso odiosissimo. Vittichindo accettò
-la profferta, e con lui altri più capi di quella nazione ricevettero il
-battesimo. Grande vittoria fu questa, e il termine, a così dir, della
-salvatica indipendenza di quelle tribù. Prive del valoroso capo che le
-guidava alla guerra esse oramai più non s'avventurarono che a spartate
-sollevazioni, le quali furono anche tosto compresse dalla ferrea mano
-di Carlomagno.
-
-Divenuto fedel vassallo a quest'ultimo, Vittichindo lasciò al tutto le
-armi, ed andò a ricoverarsi in un monastero. Quasi tutti i più nobili
-lignaggi della Germania discender vollero da questo ceppo; chi non
-potea dirsi della schiatta di Carlomagno, gloriavasi d'aver Vittichindo
-per antenato, chè un prod'uomo ognuno il vorrebbe per suo progenitore.
-La stirpe che più ragion d'ogn'altra potea gloriarsi d'essere uscita
-da Vittichindo, quella fu di Capeto, recando infatti le cronache che
-Roberto il Forte, il poderoso conte di Parigi, fu pronipote del Sassone
-glorioso[171]; chè fra que' battagliatori v'era sempre, come a dire,
-una misteriosa catena, che univa gli uni cogli altri, di gloria in
-gloria, di forza in forza, e bello certamente era l'aver principio da
-Vittichindo. Il quale, fatto quindi piissimo, fu onorato per santo e
-nominato nelle antifone, cantico d'onore e panteone del medio evo. Ad
-esempio di lui, gli altri Sassoni convertiti, si danno sinceramente al
-cristianesimo.
-
-La rinomanza di Vittichindo, e la gloria della spedizione di Sassonia,
-doveano naturalmente somministrare ampio soggetto alle canzoni eroiche;
-infatti sotto il titolo della canzone di _Guiteclino di Sassonia_,
-un trovatore di nome Giovanni Bodel, nativo di Arras, compose in
-sull'entrar del secolo XIII un intero poema epico sopra Guiteclino
-ed i Sassoni, che ritrae de' tempi feudali, i più vivi e coloriti di
-quel periodo di confusione in cui i tracotanti baroni comandavano ai
-re. Eccovi lo spirito di questa canzone eroica. «I Sassoni minacciano
-l'impero de' Franchi, ci vogliono dunque aiuti, sussidii, modi a far
-la guerra, onde Carlomagno dimanda quattro denari ai suoi baroni
-_urepi_ o _urepedi_ (_hurepés_)[172] dell'Angiò, della Bretagna e
-della Neustria; gli Scozzesi, gl'Inglesi, gli Alemanni e i Bavari
-pagano questo tributo, e togli qua che i baroni _urepi_ di Carlomagno
-non vogliono pagare, dicendo che si fa per avvilirli, che addio alle
-immunità loro se fossero sottoposti a un tributo. Che fanno dunque i
-superbi feudatari? Pigliano il partito di chiudere quattro denari nel
-pennone d'ogni lancia, poi vengono così innanzi a Carlomagno, alla
-sua corte plenaria d'Aquisgrana, e gli dicono: «Imperatore, vien tu
-stesso a prendere, se tanto ardisci, il tributo». Qui il poeta gode di
-abbassar Carlomagno, e segue a raccontar come al sopravvenir dei suoi
-baroni, ei si fa incontro ad essi a piè nudi, senza corona in fronte, e
-rinunzia all'imposta promettendo di non mai più dimandar loro tributo
-alcuno. Ecco pertanto la libertà feudale in tutta l'ampiezza sua; il
-barone deve il suo corpo, ma non il danaro mai; il pagamento del denaro
-è solo un dovere pel villano, e per l'uomo di _podestà_, cioè in poter
-d'altrui.
-
-Carlomagno ed i suoi baroni muovono indi da Aquisgrana per la guerra
-di Sassonia, e qui mille descrizioni di combattimenti; un abbassar
-di lance, un mescolarsi di pennoni e il duca Guiteclino è ucciso in
-battaglia. Qui pure s'intrecciano gli amori di Berardo e d'Elisandra,
-di Baldovino e della regina Sibilla; le crociate hanno siffattamente
-riscaldate le fantasie, che si trovan per ogni dove le rimembranze
-di Gerusalemme. Ma ecco i fratelli di Guiteclino che insorgono a
-vendicar la sua morte, e atterrano Berardo e Baldovino, niuno resiste
-ai colpi loro, e qui un'altra rimembranza viene a collocarsi nella
-mente del poeta; quella dell'invasion dei Normanni e degli Ungri
-al secolo decimo: la stessa confusione, solo che vi è in ogni parte
-celebrato il nome di Vittichindo. La guerra dei Sassoni, fu la grande
-impresa del regno di Carlomagno, ed ebbe ad esser soggetto di poema
-come Roncisvalle, e come ogn'altro tema che ricordasse le grandi gesta
-militari.
-
-Il modo che tenne Carlomagno nel terzo periodo delle sue guerre
-sassoniche, fu più efficace che non il suo primo ordinamento del
-vassallaggio. Veduto che le popolazioni erranti non si affezionano al
-suolo, ei fa trasportar le principali famiglie sassoni nell'interno
-della Francia, e il paese loro fu dato ad altri popoli (gli Obotriti)
-a Carlomagno più ubbidienti e fedeli. Così le famiglie sassoni più
-riottose ed audaci, tramutate in Francia, ebbero in retaggio le terre
-del fisco, o furono cacciate nei monasteri e condannate alle solitudini
-del deserto; ond'è che sotto Lodovico Pio troviam di queste cotali
-famiglie nelle badie, e ardenti religiosi ed eziandio santi di origine
-sassone[173], e cronisti e poeti che attendono a scriver gli annali del
-paese.
-
-Se la guerra sassonica fu la più crudele, la più sanguinosa che mai
-avesse a sostener Carlomagno, essa rende pur testimonio della grandezza
-e della fermezza sua, della forza e della destrezza ch'ei vi pose;
-ma era un'opera di conquista, che dovea col tempo trar seco la sua
-reazione. Avea Carlomagno rincacciate, stipate le popolazioni nel Nord,
-nella Danimarca, nel Giudland; e da chi fu rovesciato l'impero suo? Da
-quelle popolazioni medesime che vennero alla volta loro ad assalire
-i Franchi. La storia del mondo è azione e reazione; i conquistatori
-cacciano le nazioni, e queste ritornano più forti a spezzar trono e
-spada di coloro che sognaron l'impero universale del mondo!
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA DI RONCISVALLE.
-
- La Spagna e i Saracini dopo la battaglia di Poitiers. —
- Corrispondenza di Pipino coi califfi. — Gli emiri di Catalogna,
- di Navarra e d'Aragona. — Gli antichi cristiani. — Discordie
- civili. — Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno
- delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle milizie
- — Le due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii di Barcellona
- e di Saragozza. — Ritorno dell'esercito. — Rotta di Roncisvalle.
- — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre suono di questa rotta. —
- La canzone di Roncisvalle. — Tracce del passaggio de' Franchi ne'
- Pirenei. — I corpi de' martiri. — La cappella. — La rupe e la spada
- d'Orlando — Romanza spagnuola di _Alda la bella_, sposa _di don
- Orlando_.
-
-732 — 778.
-
-
-Le spedizioni di Carlomagno furono, sin qui, in Germania e in
-Lombardia; il Reno, l'Oder, le Alpi, il Po, avean veduto le lance dei
-Franchi, folte come le messi estive agitate dai venti[174]; la corona
-di ferro dei Longobardi ornava la fronte del re dei Franchi; le terre
-d'Italia erano partite fra i suoi duchi e conti e leudi, e la Germania
-acclamava il re dalla gigantesca statura che conduceva i Franchi
-d'Austrasia e di Neustria alla conquista e al dominio della Sassonia
-e della Baviera. Già fin dal primo istante della sua esaltazione avea
-Carlomagno compiuto il soggiogamento dell'Aquitania, e la Guascogna
-ubbidiva alla grande famiglia de' suoi vassalli; a' Pirenei il nome suo
-era in grido, com'esser dovea quello del pronipote di Carlo Martello,
-e formidate v'erano la potenza e la forza di questo coronato capitano,
-benchè ancor veduto non avessero sventolar colà le sue bandiere. Ma
-ben presto il suono del corno stava per assordar que' forri e quelle
-valli, e una spedizione già era pronta a varcar quelle alpi dirupate.
-Or qual cagione mai traeva tanta selva di lance in mezzo alle città
-della Spagna? Come avvien egli che i Saracini da conquistatori stanno
-per divenir conquistati? Qual memoria restava di quella sanguinosa
-irruzione, che Carlo Martello, l'avolo di Carlomagno, arrestava nelle
-pianure di Poitiers?
-
-Questa terribil giornata di Tours o di Poitiers, fu termine alle
-conquiste degl'Infedeli al di là de' Pirenei: la vittoria di Carlo
-Martello, era venuta a raccendere l'invilito coraggio de' cristiani
-in mezzo all'abbattimento generale degli animi e alle paure sparse
-pel durare d'un secolo dalle rapide e maravigliose vittorie di quei
-Barbari, e tanto bastò a mutar la condizione rispettiva dei popoli.
-Quella sanguinosa disfatta dell'islamismo diede un irresistibile
-impulso ai conti, ai duchi, alle intiere popolazioni della Gallia
-meridionale, e i cristiani quasi tutti si levarono per una poderosa
-crociata nella Guienna e Settimania. Fin dal regno di Pipino più non
-v'erano se non alcune colonie spartate di Saracini nella Provenza e
-nell'Aquitania, e quando Abd-Almalek, o Addamelecco bandì la guerra
-santa, gl'Infedeli non aveano in mano più che la sola città di Narbona.
-Tutta la potenza degli emiri s'era concentrata in Spagna, e nei monti
-durava tuttavia un'antica schiatta di cristiani, maschia popolazione,
-che s'era già liberata del giogo de' Saracini. Coperta di pelli ferine
-o d'armature fabbricate negli antri delle rupi o in qualche solitaria
-borgata, quella valorosa schiatta di Leone e di Castiglia scendeva di
-quando in quando dall'inaccessibil suo ricetto per molestare i Saracini
-delle città e delle campagne. In mezzo a quella lunga giogaia di monti
-che si stende dalle Asturie fino alla Catalogna, viveva una maschia
-e forte nidiata, che dovea coll'andar del tempo cacciar i Mori dalla
-soggiogata Spagna, e piantar sulle francate città lo stendardo della
-croce.
-
-Oltre di che la Spagna non era già sottomessa ad una sola signoria,
-chè non bastando ai Saracini, vincitori dei Visigoti, d'essersi
-separati dal califfato di Bagdad, e dalla podestà del Commendator dei
-credenti, intestine discordie regnavan anco nella penisola fra città
-e città, e quasi ogni provincia aveva il suo emiro[175], e in mezzo
-alla guerra civile, gli uni invocavano il braccio dei conti cristiani
-e delle popolazioni visigote, potenti ancora sotto il vescovo loro
-a Cordova o a Toledo; gli altri ricorrevano per aiuto agli antichi
-Castigliani ed agli Asturiani delle montagne. Già fino a' tempi del
-regno di Pipino alcune Ambascerie degli emiri di Spagna eran venute
-a visitare il re di Francia nelle sue corti plenarie, ed egli mentre
-dava loro udienza, ponevasi pure in corrispondenza coi califfi di
-Bagdad, ricevendone ricchi presenti, e mandando loro in contraccambio
-cani da caccia usi correre il cignale delle Ardenne e della Turingia.
-È cosa incontrastabile che Pipino ebbe pratiche politiche col califfo
-Almanzor[176] e che alcuni conti de' Franchi dimorarono per tre anni
-a Bagdad, donde poi toccarono, sbarcando a Marsiglia, la città del
-traffico.
-
-L'ordinamento delle provincie meridionali, qual Carlomagno ebbe a
-compierlo, piantava sulla frontiera di Spagna due grandi vassalli
-militari della corona di Francia, ed erano i duchi dei Guasconi e degli
-Aquitani, i quali Guasconi, per la loro dimora rimpetto a' Pirenei si
-trovavano continuamente in commercio coi Saraceni, così come i duchi
-loro con gli emiri, e mescolavano spesso i sangui loro; indarno i
-concilii vietavano questa comunanza di nozze, che più d'una fanciulla
-cristiana vedeasi andare sposa ad un miscredente, e più d'una nera
-saracina di Barcellona, di Cordova, di Granata o di Toledo pigliarsi
-a marito un figlio della Guascogna o dell'Aquitania. I Saracini aveano
-moschee nelle città meridionali a Narbona ed Arli, e i cristiani aveano
-chiese e fin vescovi a Siviglia; praticavan gli uni cogli altri pel
-commercio, per l'industria, per le arti; le antiche animosità s'eran
-venute cancellando, e bene spesso era più facil trovar nimicizie e
-gelosie fra emiro ed emiro, o fra conte e conte, che astii veri d'una
-credenza contro l'altra.
-
-I re Franchi seppero giovarsi di queste discordie per vantaggiar le
-loro spedizioni e conquiste in quel paese. Nel tempo che Carlomagno
-teneva una dieta in Paderborna attorniato da conti e vescovi, vide
-venire a lui alcuni emiri o alcaldi saracini, avvolti in larghe
-vesti, come a que' dì usavano al di là de' Pirenei, il più ricco dei
-quali chiamavasi Soleyman Ebu-Jaktan-Alarabi, o Mofras-Ebu-Alarabi,
-governatore, come dicevano, di Saragozza. Venivano questi emiri da
-lontani paesi, per prestar fede ed omaggio a Carlomagno, profferendo di
-consegnargli le chiavi di essa Saragozza e di Valenza ch'essi aveano
-in poter loro come vassali d'Adelramo. Carlomagno rimase meravigliato
-alla vista di quegli emiri, e la superbia de' conti ne fu lusingata;
-la conquista ch'essi offrivano tale era da solleticar l'appetito de'
-Franchi, e Carlo accettò fede ed omaggio da quei Saracini. Laonde
-in quella medesima corte plenaria, Abiatar, governatore di Huesca e
-l'emiro Ebn-Alarabi, si dichiaravan vassalli della corona di Francia,
-e si obbligavano a consegnare i quattro passaggi dei Pirenei, di
-Barcellona cioè, di Puicerda, di Pamplona e di Tolosa, donde il suo
-esercito avrebbe potuto allargarsi fino alla Stretto e liberare i
-cristiani della Penisola. Oh come cangiati s'erano i tempi! Un secolo
-appena era trascorso dal dì che il conte Giuliano aveva aperto la
-Spagna alle conquiste degli Arabi, e già gli emiri davano in mano i
-Pirenei ad un esercito di Franchi! Il qual esercito trovar dovea spalla
-in una massa ragguardevole della popolazione. A primavera tutto sarebbe
-presto per una spedizione oltre i Pirenei, e gli emiri traditori se ne
-tornavano a Saragozza e a Barcellona, ivi attendendo l'effetto delle
-promesse del gran Carlo, d'ora innanzi loro alto signore.
-
-Gli apparecchi di questa guerra furono grandissimi: tutti i conti
-possessori di terre fiscali, convocati per bando reale, doveano tenersi
-pronti a marciare. Il grande accorgimento di Carlo quello era di calar
-sempre sui nemici con forze talmente formidabili, che gli avviluppava
-prima che si fossero ordinati a resistergli; così avea fatto contro i
-Longobardi, quando le sue schiere disceser dall'Alpi con la rapidità
-d'un torrente, così a forza d'uomini avea vinto i Sassoni, e così
-preparavasi a far ora nella spedizione in Ispagna, congregando tutta la
-sua gente, non solo della Neustria, dell'Austrasia e della Borgogna,
-ma sì pure chiamando i suoi vassalli di Baviera e di Germania, insiem
-coi conti della Provenza e della Settimania. I Longobardi appena erano
-soggiogati, e nondimeno una schiera dei loro univasi all'esercito,
-presto a varcare i Pirenei. A simiglianza degli altri grandi
-conquistatori, Carlomagno adoperava i popoli domati a domar l'altre
-nazioni, alla foggia dei Romani. Non sì tosto primavera comincia a
-metter le foglie ed i fiori, che già, come narrano i romanzieri, si
-vede il gran re alla sua villa di Casseneuil, nel contado di Agen, dove
-celebra la Pasqua; poi visita la Guascogna e la Settimania per esser
-sicuro che le mura son forti e salde le torri. L'esercito suo è diviso
-in due schiere, l'una delle quali, destinata ad invader la Catalogna
-pel passo di Perpignano, dovea muover da Narbona, proceder lunghesso il
-mare fino a Girona e a Barcellona e far alto all'Ebro; l'altra calar
-dai Pirenei per la via della Navarra, e precipitarsi sovra Pamplona,
-la chiave dei monti, e di questa seconda schiera, Carlomagno avea
-riserbato il comando a sè stesso, col fiore de' suoi conti e paladini,
-e per più rinforzarsi dovea passar per mezzo all'alpestre paese de'
-Guasconi, forti e torosi balestrieri, che conducevano gli armenti su
-per quelle rupi. Giunto all'Ebro, avrebbe poi visto se gli conveniva di
-proseguir la conquista fino allo Stretto.
-
-Amendue le schiere o spedizioni furono simultaneamente condotte
-con l'usata vigoria di Carlomagno. L'esercito che mosse da Narbona
-componevasi di Longobardi e d'Austrasii guidati dal conte Bernardo,
-fortissimo paladino, che gran riputazione erasi acquistata nel
-passaggio dell'Alpi, e sottomessa Girona e Barcellona con tutte
-l'altre terre fino all'Ebro, per una mossa militare a cerchio, venne
-a congiungersi con Carlomagno dinanzi a Pamplona. L'assedio di questa
-piazza fu lunghissimo e fierissimo; vinta che l'ebbero i Franchi,
-vennero a campeggiar Saragozza, per aver con essa tutta la fronte
-dell'Ebro. Dopo vigorosa resistenza i Saracini chiesero i patti; si
-offrirono statichi ed omaggi al re, il cui esercito, dominatore e
-vittorioso, si traeva dietro gli alcaidi e gli altri Infedeli già
-debellati. Tutto il paese che si stende dai Pirenei all'Elbro, fu
-soggiogato, e Carlomagno l'ordinò alla forma delle marche militari
-sulle frontiere, il che val quanto dire ch'ei pose suoi conti e leudi
-nelle città a difenderle. Da questo momento i Pirenei più non servono
-omai di confine alle sue possessioni; ma ben l'Ebro diventa frontiera
-sua, e Pamplona e Saragozza sono gli antemurali della fronte sua
-militare.
-
-Ordinata ch'egli ebbe così la sua conquista, ripigliò il cammino verso
-Francia, traendosi dietro carra piene di ricchezze, e mule cariche di
-spoglie, e gli emiri saracini che seguivano il cocchio del vincitore.
-Le folte lance marciavano in massa, e la scorta di battaglia era
-sì coperta di ferro, che nessuna punta l'avrebbe potuta toccare,
-e Saracini e Guasconi sarebber del pari venuti a rompersi contro
-quelle corazze e usberghi di Sassonia, di Lombardia, d'Austrasia e
-di Neustria. Alla coda poi dell'esercito, e come schiera spartata,
-seguiva un retroguardo composto di prodi cavalieri condotti dal conte
-Orlando, valoroso guardiano delle spiaggie di Bretagna. Partitisi
-da Pamplona, procedevano tutti in gran sicurtà, per mezzo a quelle
-strette, a que' monti, a quegli scoscesi dirupi e precipizi che formano
-il varco da Francia in Ispagna, e Orlando, gli uni addosso agli altri,
-li guidava con perizia di ottimo capitano. Avevan essi ad attraversare
-il paese de' Guasconi, popolo di arditi e rozzi valligiani; i Guasconi
-e Navarresi ritraevano della durezza de' monti loro, e sapevano con
-nerboruto braccio maneggiar l'arco e la freccia, e popoli pastori
-e bellicosi com'erano, non temean punto d'affrontarsi cogli uomini
-del Nord. E non vivean forse anch'essi in mezzo alle nevi e alle
-ghiacciaie?
-
-Ora è da saper che in quel tempo i Guasconi aveano appunto per loro
-duca Lupo, nipote per figlio di quell'Unnaldo, che le carte antiche
-dicono uscito della schiatta merovingica. E' non si vuol perder
-d'occhio mai quest'odio naturale che i duchi d'Aquitania portavano
-a Carlomagno. Procedea questo dall'esser eglino i discendenti d'un
-lignaggio proscritto ed erede del trono di Clodoveo; e Carlomagno
-n'avea fatti impiccar due o tre sotto pretesto che fossero rei di
-ribellione e sedizione, ma più ancora per ispegnere i Merovei. Che
-se pur Lupo ha ottenuto le terre di Guascogna, come vassallo di
-Carlomagno, egli ha tuttavia serbato in cuore i lunghi astii di
-famiglia contro di lui, e comanda ad una robusta popolazione che ha in
-odio la razza dei Franchi; vede Lupo con ispavento questa dominazione
-degli uomini del Norte stendersi già fin sopra la Spagna; i Pirenei
-non son più confini, e benchè egli sia cristiano, ama piuttosto di
-conservare il commercio suo cogli alcaidi di Pamplona, di Saragozza,
-di Valenza che sottomettersi a Carlomagno. I Guasconi videro passare,
-senz'ardirsi di toccarle, le innumerevoli masse della cavalleria
-franca, e le lance che luccicavano in cima dei Pirenei; ma qui è
-una retroguardia sola, separata, che conduce un ricco bottino atto a
-solleticar l'ingordigia di quei poveri montanari, abitatori di caverne
-e di rupi, onde composta com'è di poche lance guidate dal conte
-Orlando e da qualch'altro paladino, vien d'improvviso assalita fra
-que' burroni, e Lupo di Guascogna si fa partecipe di questo repentino
-assalto di cristiani contro a cristiani[177]. Al passo appunto di
-Roncisvalle, dove le rocce pendono sospese sul tuo capo quasi trinciate
-dalla durindana d'Orlando, i Guasconi arrestarono il retroguardo di
-Carlomagno. In vano i paladini si difesero valorosamente, in vano
-Orlando eccheggiar fece il suono dell'eburneo suo corno per quelle
-profonde valli, in vano la poderosa sua spada ne spezzò i macigni,
-tutti que' prodi, oppressi dal numero, perirono nelle terribili gole
-de' Pirenei, e la dolorosa memoria n'è pietosamente conservata nelle
-croniche, e riempie tutto il medio evo. La rotta di Roncisvalle è
-scritta in tutti i monumenti della cavalleria; i trovatori la cantavano
-nelle corti plenarie a muover l'esercito a vendetta contro gl'Infedeli,
-perchè a questi principalmente attribuivasi il tradimento ed il macello
-della cavalleria cristiana; le matrone e le donzelle piangevano a
-quel racconto, e i cantori avean caro di ripetere in versi lugubri la
-catastrofe d'Orlando e d'Oliviero suo cugino morti a Roncisvalle[178].
-
-Da per tutto tu trovi queste tradizioni popolari; i romanzi le
-raccontano, e nelle stesse _Cronache di San Dionigi_ è inserita la
-supposta relazione di Turpino sulla morte di Orlando e dei paladini del
-gran Carlo[179]. Ma i prodi cavalieri non recitavano altrimenti, prima
-di combattere, le pie e divote esortazioni di Turpino, nè i versi che
-«Tagliaferro assai bene cantava andando di gran passo alla battaglia
-d'Hastings,» e nè tampoco le canzoni guerriere intorno a Carlomagno,
-Orlando ed i suoi vassalli che morirono a Roncisvalle; ben altri poemi
-ebbero quei tempi sulla catastrofe de' Pirenei, che oltre alla cronaca
-di Turpino, venivano per ogni dove nelle gran corti dalla cavalleria
-recitati, e ripetuti nei racconti del tempo di Filippo Augusto.
-Carlomagno, Orlando, Oliviero ed i suoi vassalli, furono pure argomento
-ad una gran canzone eroica, prediletta lettura del medio evo, che
-comincia:
-
- Carles, li reis, nostre emperiere magne, ecc.[180]
-
-La quale canzone eroica intorno ai casi di Roncisvalle è uno dei
-maggiori poemi di cavalleria che ancor ci rimangano di quei tempi
-antichi, e comechè mista di favolosi episodi, almen ci prova, insieme
-con la _Cronaca di San Dionigi_, come luttuosa era la memoria della
-disfatta di Roncisvalle; uno fu questo dei maggiori disastri della
-cristiana cavalleria, e quindi ne fu serbata la ricordanza attraverso
-dei secoli. I trovatori del secolo XIII composero una compiuta azione
-drammatica sulla morte di Carlomagno, nè dicono altrimenti che i
-Paladini di Carlomagno morirono per mano dei montanari Guasconi,
-guidati da Lupo, cristiani come loro; sarebbe stato un affligger troppo
-i fedeli, ad essi raccontar dovendosi come tanti valorosi conti, erano
-periti sotto i colpi di perfidi e traditori cattolici, onde voller
-piuttosto attribuire la morte d'Orlando ai miscredenti e Saraceni, ed
-alla fellonia di Ganellone da Maganza. Tornando poi alla storia vera
-di questo fatal disastro della cavalleria, dir si dee essere stati i
-Guasconi e Lupo duce loro, quelli che ne' Pirenei furono addosso alla
-retroguardia di Carlomagno, e questo è sì vero che le croniche stesse
-raccontano il supplizio di Lupo, che fu impiccato come fellone e sleale
-per aver tradito l'oste dei Franchi, e un diploma di Carlo il Calvo
-ricorda il nero tradimento della razza meridionale, e scaglia eterna
-maledizione su Lupo di Guascogna, il quale ben si meritò il nome di
-Lupo per la sua perfidia verso i paladini di Francia.
-
-Anche nelle valli de' Pirenei durò per lungo tempo questa dolorosa
-memoria di Roncisvalle, ed un canto dl que' montanari in lingua basca
-celebra la vittoria dei loro antenati sui guerrieri dì Carlomagno[181];
-esso è come dire l'espressione dei sentimenti e degli odii di quella
-popolazione contro gli uomini del Norte che venivano a turbare la
-pace de' Pirenei. Ivi non è alcun lamento per gli uccisi paladini, non
-compianto per Orlando, ma solo la cara memoria della vendetta contro
-que' guerrieri che abbandonarono il Reno e la Mosella per venir a
-piombare sull'Ebro. Ecco quel canto antico, selvaggio in uno e sublime.
-«Un grido sorse dal monti, e il pastore dimanda: Chi va là, chi mi
-vuole? E il cane, che appiè dormiva del suo padrone, si sveglia, ed
-empie la valle de' suoi latrati. È il sordo mormorio d'un'oste che
-si avanza, a cui rispondono i nostri dalla vetta dei monti soffiando
-nei loro corni bovini. Vengono! vengono! o che selva di lance! quante
-bandiere! o che lampi mandano le armi loro! Quanti sono! Contali bene,
-figliuolo: venti e migliaia d'altri ancora. Orsù uniamo le nerborute
-nostre braccia, strappiamo questi massi, gittiamoli dalla cima dei
-monti sui loro capi, schiacciamoli, ammazziamoli. E che vengono a far
-questi uomini del Norte nelle nostre montagne? le montagne sono fatte
-da Dio a frenare il corso degli uomini. — E i massi rotolano, il sangue
-scorre: oh quante ossa peste! oh che mare dl sangue! Fuggite, fuggite,
-voi che avete ancor lena e un cavallo!.... Fuggi, re Carlo, con le tue
-piume nere e con la rossa tua cappa; il tuo nipote, il primo de' tuoi
-prodi, il tuo caro Orlando è laggiù steso morto. Fuggono, fuggono!
-Tutto è finito; e voi, montanari tutti, forbite le vostre frecce, e
-riponetele insieme col vostro corno di bue; a notte le aquile verranno
-a divorar quelle peste carni, e tutte quell'ossa biancheggeranno in
-eterno!»
-
-Niun rincrescimento si desta in que' valligiani, chè essi punto non
-sceverano il sangue cristiano dal sangue saracino; nè trovan l'uno più
-nobile o più puro dell'altro; gli uomini del Norte son venuti a turbare
-i loro pascoli, a ingombrar le loro valli, a scuoter le loro montagne,
-ed essi fan rotolar su loro que' massi: è l'espressione d'un odio di
-cuore, e godono al pensiero di veder l'aquile alpine divorarsi quelle
-carni ancor sanguinenti, e di contemplar quelle ossa biancheggianti.
-La rotta di Roncisvalle è un monumento di gloria pe' Baschi, però
-che da loro furon distrutti gli uomini del Nord in quelle alpestri
-contrade. Nella Navarra ogni cosa è piena della memoria d'Orlando,
-e ci si vedon le cappelle espiatorie in onore dell'eroe; i massi
-spaccati da Durindana, e l'eco de' Pirenei vi ripete Orlando in quella
-guisa che le onde del Reno scorrendo gorgogliano maestose il nome di
-Carlomagno[182].
-
-Scorrete la Spagna, e le _romanze_ di Castiglia, le _scagne_
-dell'Andalusia, e le _ramble_ di Barcellona vi racconteranno pure
-le ambasce di Alda la bella, la casta moglie d'Orlando, dopo le
-gramaglie di Roncisvalle; tradizione che si ripete d'abituro in abituro
-nell'Alava ed in mezzo alle torri del Mauro, in Navarra, a Valenza, a
-Badajoz ed a Murcia, dove tuttor l'ho trovata. Eccovi ora la romanza di
-Alda la bella, tradotta dall'antica lingua castigliana: — Stava donna
-Alda, la sposa di don Orlando, in Parigi, con seco trecento dame per
-accompagnarla; tutte vestono un abito simjle, tutte calzano una simile
-calzatura, e tutte mangiano ad una mensa, tutte il medesimo pane,
-eccetto donna Alda, la maggioringa fra loro. Cento filavano oro, cento
-tessevano zendado[183], cento suonavano vari stromenti per divertir
-la loro signora; ed un giorno ch'ella erasi addormentata al suono di
-quegli stromenti, ella ebbe un sogno, un tristissimo sogno. Svegliatasi
-tutta spaventata, mandò grida sì acute che furono udite per tutta la
-città, e le sue dame le dimandarono: «Che avete, nostra signora? Chi
-vi ha fatto male? — Un sogno, donne mie, che mi dà molto da pensare.
-Mi son trovata sopra un monte altissimo, in luogo deserto, e sopra
-questo monte sì alto ho veduto un astore con l'ali spiegate, e dietro
-un'aquila che lo inseguiva con acute strida, e l'astore si ricoverò
-sotto le mie vesti, intanto che quell'aquila grossissima, cogli occhi
-accesi d'ira, sforzandosi trarlo di là sotto, gli spennacchiava le
-ali e gli dava di gran beccate». Ora la cameriera le rispose: «Vi
-spiegherò io subito questo sogno, mia signora». Ma ella cerca in vano
-di consolar la sua signora, che ha pur sempre fitto in mente quel sogno
-come un pensiero di morte. Ahimè! un altro giorno di gran mattino si
-recan lettere scritte a nero di dentro, e fuori tinte di sangue; era
-morto lo sposo di donna Alda, don Orlando era morto alla rotta di
-Roncisvalle! —
-
-Questa rotta di Roncisvalle avea dunque in ogni luogo contristato
-il popolo cristiano, e la raccontavano e recitavano in flebile suono
-a ricordar la catastrofe della cavalleria e il tragico episodio del
-regno di Carlomagno. Così ogni nazione ha la sua funebre avventura,
-la sua gran disfatta ch'essa piange come un funerale della patria; i
-suoi poeti ne sono concitati, contristati gli storici, e dopo secoli e
-secoli ancor dura la memoria di quel giorno fatale in cui caddero i più
-sublimi difensori d'una nazione già spenta!
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I POPOLI LONTANI.
-
- I duchi di razza lombarda. — Sollevazione del Friuli. — Ribellione
- dei Bavari. — Spedizione fra i Bretoni. — Lega dei duchi di
- Benevento, dei Greci e dei Bavari. — Dieta contro Tassillone duca
- di Baviera. — Guerra contro i Longobardi ed i Greci. — Spedizione
- contro gli Avari e le nazioni slave. — Guerra pannonica. —
- Conquista delle Isole Baleari, della Calabria e del paese degli
- Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di Corsica.
- — Spedizioni favolose di Carlomagno. — Mistero intorno alle sue
- grandi correrie militari.
-
-780 — 806.
-
-
-Chi scorre le cronache antiche e le tradizioni popolari, scosso
-rimane al vedere l'immensa vastità delle conquiste di Carlomagno.
-Gli annali scritti nella solitudine del monastero sono laconici, come
-esser deggiono le opere di uomini che non avendo avuta cooperazione
-nelle attive faccende della vita, le considerano tutte quante come
-avvenimenti uniformi e in un campo circoscritto; i devoti allievi
-del chiostro si contentano di citare una data, un fatto, un viaggio,
-senza entrare in alcuno di quei particolari, che rischiarar possono la
-storia circa la natura e i risultamenti d'ogni singola spedizione. Non
-trovansi dunque se non alcune semplici note, sulle corse vittoriose
-di Carlomagno, e ben si sa aver egli recato la guerra or sul Danubio,
-or sulla cima de' Pirenei, or sull'Ebro, or nella Bretagna, ma non vi
-sono ragguagli, e troppo è se nelle guerre maggiori, le canzoni eroiche
-e i racconti dei romanzi di cavalleria, vengono ad aggiunger qualche
-episodio, alla menzion generale dei fatti d'armi del re franco o
-dell'imperatore.
-
-Dallo studio, nondimanco, delle cronache, impariamo profondamente a
-conoscere ed a sentir la grandezza e la potenza di Carlomagno. Cosa
-non v'ha che comparar si possa a questo smisurato intento della sua
-vita; dappertutto tu trovi il re Carlo; egli scorre in lungo e in
-largo l'Europa, i suoi diplomi son dati da cento reggie e ville di nomi
-diversi; che s'ei preferisce d'abitar le terre della Germania, ed ama
-di trovarsi nelle scure foreste de' suoi maggiori, e alle caccie della
-Turingia e delle Ardenne, non lascia tuttavia di correr continuamente
-gli altri ampli paesi che compongono l'impero suo; nè questa irrequieta
-fattività sua mai ha posa un momento. I popoli insorgono, si sollevano,
-duchi e conti prendono l'armi, ed ecco Carlomagno reprimer con la
-forza questi conati d'independenza! Egli è sempre a cavallo agitando
-la pesante sua spada; non si dà tregua mai nè riposo nell'opera sua
-gigantesca, e la fama sua cresce a segno che alcune cronache suppongono
-conquiste e spedizioni armate, ch'ei pur mai non fece. Di questo modo
-le canzoni eroiche attribuiscono a Carlo imperatore la conquista di
-Costantinopoli ed anche una spedizione al Santo Sepolcro. Secondo
-queste poetiche tradizioni Carlomagno non portò già soltanto l'armi
-sulle rive dell'Ebro, ma sì pure alle colonne d'Ercole, e conquistò la
-Spagna in uno e la Grecia, e ruppe la doppia podestà del Califfato e
-dell'impero d'Oriente. Cosa difficile in tanta oscurità è il dividere
-in due parti le cronache vere e le false leggende che si riferiscono
-a Carlomagno, però che questo nome signoreggia il medio evo, nè cosa
-s'è fatta di qualche celebrità in quei tempi che al nome stesso non
-s'attribuisca. Alla critica dunque è forza esercitarsi in mezzo alla
-confusione dei fatti e dei tempi; ora io m'accingo a tentar di ridurre
-questi sparti annali della conquista nei termini del vero.
-
-La prima guerra speciale, escluse le tre principali spedizioni di
-Carlomagno, è rivolta contro i duchi del Friuli, che serbano una
-frazione della monarchia longobardica, distrutta dalla vittoriosa
-potenza di esso Carlomagno, essendochè le razze non cadono così tutt'a
-un tratto, e sopravvivono alla distruzione della potenza lor nazionale.
-I re longobardi aveano tre feudatari della loro monarchia, i cui
-feudi dipendevan dalla corona di ferro, ed erano i duchi del Friuli,
-di Spoleti e di Benevento, dei quali Carlomagno, poi che si fu posto
-in capo a Monza la detta corona, si contentò di ricever l'omaggio,
-credendoli oramai sottomessi all'autorità sua; e gli fu ben forza
-contentarsi di questa semplice prestazione di omaggio e di fede (che
-fu dagli statuti feudali più tardi regolata) in tempo che occupato
-nel governo di vaste terre e in continue spedizioni, non poteva tutto
-sopravvedere. Di tal modo que' duchi furon dunque di nuovo rappiccati
-alla corona di ferro: ma germogli com'erano del ceppo longobardo,
-e congiunti di Desiderio o degli Astolfi, re loro nazionali,
-impazientemente sopportavano il giogo straniero, ed a simiglianza dei
-Sassoni e degli altri popoli di fresco soggiogati, approfittavano delle
-lontane spedizioni di Carlomagno per insorgere contro di lui.
-
-Una ribellione vi fu del duca del Friuli, mossa da amor della nazione
-longobardica, che si difendea con un ultimo sforzo, contro la straniera
-oppressione. Un figlio di Desiderio erasi rifuggito a Costantinopoli,
-e per una curiosa vicenda della fortuna, questi principi di Lombardia,
-nemici naturali dei Greci, venivano ad implorare il soccorso di quegli
-imperatori a cui essi aveano tolto una parte dell'Italia. Questo figlio
-chiamavasi Adelgiso, e avea lasciato per ogni dove buona memoria di
-sè nelle città greche; d'altra parte gl'imperatori di Costantinopoli,
-miravano con occhio geloso questo rapido innalzamento del re de'
-Franchi, il quale già confinava con le loro frontiere. L'alpestre
-Friuli era sotto il dominio d'un Longobardo di nome Rodogauso,
-confederato d'Arigiso, quando quelle popolazioni tôr volendosi dal
-collo il giogo di Carlomagno, dichiaratesi independenti, si strinsero
-in lega a scuotere il vassallaggio. Ma il potente re dei Franchi ebbe
-tosto avviso di questi moti dei popoli longobardi, però che patrizio
-di Roma com'egli era, avea ivi sue corrispondenze, ed i papi lo
-avvertivano d'ogni menomo segno di sedizione; ed avendo appunto in
-que' giorni finito di reprimere i Sassoni, al primo scoppiar della
-sollevazione comparve in Italia co' suoi conti e leudi, e il duca del
-Friuli fu domato e costretto a giurar di nuovo fede ed omaggio, ed a
-dar pegni dell'intera sua soggezione.
-
-Ma non sì tosto ha compiuta questa sua spedizione, che altri moti
-sorgono altrove, nè son più soli i duchi feudali in Italia, che romper
-vogliono i vincoli onde sono costretti ai Franchi, ma il medesimo
-far vuole il duca di Baviera, di nome Tassillo o Tassillone, come le
-cronache il chiamano, non già le canzoni eroiche, dando esse invece il
-nome di Namo il Savio a quel duca. In ogni luogo dove Carlomagno non
-giungeva con la podestà de' suoi conti e leudi, egli avea stabilito
-ducati feudali che si congiungevano col gran tutto che indi formò
-l'impero. I Bavari aveano un duca militare a simiglianza dei Sassoni e
-dei Frisoni, poi che furono conquistati, ed era tributario de' Franchi
-e di Carlomagno principe loro. Tassillone, vassallo di questa corona,
-per giuramento fattone al re Pipino ed a suo figlio, era congiunto in
-parentado con la famiglia longobarda, siccome colui che avea sposata
-una figliuola di Desiderio, e per mezzo del Tirolo la Baviera univasi
-alla schiatta italiana. Se non che la ribellione del duca di Baviera fu
-sedata per interposizione dei vescovi, e il papa medesimo lo indusse a
-restar fedele; sì ch'egli venne alla dieta di Vormazia a dare ostaggi
-ed a prestar giuramento di fedeltà. La Baviera avea già in questo tempo
-parecchi vescovadi, e già sorgea maestosa sul Danubio la cattedrale
-di Ratisbona; però ch'egli è da sapere che le sacre basiliche,
-e l'instituzione delle sedi episcopali erano i segni, a que' dì,
-dell'incivilimento d'un popolo.
-
-Gli annali dicon pure che Carlomagno fece in quel torno una spedizione
-in Bretagna, in persona o per mezzo de' suoi luogotenenti. I Bretoni
-formavano, nelle Gallie, una gente quasi indomita, che abitava l'antico
-paese degli Armorici; avean essi loro particolari usi e costumi e
-lingua, che ricordava la loro celtica origine; rare eran tra loro le
-città, e solo pochi monasteri situati sulle fiumane, aveano preparato
-alla civiltà quelle selvaggie contrade. In Bretagna duravano pur
-sempre le antiche usanze, le are druidiche, l'adorazione degli alberi
-sacri, le foreste secolari; i conti erano al tutto independenti,
-ed invano l'Armorica avea giurato fede ed omaggio ai Merovingi, nè
-Pipino seppe se non a stento conservarla, con l'aiuto dei conti e dei
-governatori delle marche da lui colà stabiliti. I Bretoni di nuovo si
-riscossero, e Carlomagno, in una dieta tenuta a Vormazia, deliberossi
-ad una spedizione nell'Armorica, a proposito della quale le sterili
-cronache sol riferiscono che rapide furon le sue vittorie, e che i
-Franchi pigliarono le città, e si partiron le terre fra loro; delle
-quali spartigioni, anche i cartolari di quei tempi serbaron memoria.
-Le cronache poi non dicono se Carlomagno conducesse la guerra in
-persona; ma forse contentossi di mandarvi alcuni di quei prodi uomini,
-che simili ad Orlando di gloriosa memoria, furono duchi o conti
-della Bretagna. Domati così anche i Bretoni al pari dei Sassoni e dei
-Longobardi, diedero anch'essi ostaggi, ed i vescovi congiunser coi
-vincoli cattolici questa provincia al gran corpo ideato da Carlomagno.
-
-Tutta la vita del re passa in lontane spedizioni all'uopo di far
-riconoscere la sovranità sua. I Longobardi conservando la loro mutabil
-natura, facile alla ribellione, si sono già confederati co' Greci,
-che offeriscono di dar loro aiuto in un moto contro di Carlomagno. La
-condizione di que' popoli è mutata; pur dianzi essi aveano conquistato
-le loro città sulle spoglie dell'impero d'Oriente e compiuto il
-dominio loro sull'Adriatico a danno dei Bisantini, impossessandosi
-della greca Ravenna; ora, in vece, che i Franchi sono in Lombardia,
-gl'imperatori di Bisanzio paventano ben più questi nuovi conquistatori
-dei duchi longobardi di Benevento, dei Friuli e di Spoleti. Questi
-tre gran feudatari della corona di ferro si trovano sospesi fra due
-omaggi: o si chiariranno ubbidienti vassalli di Carlomagno, o si
-porran sotto l'impero di Bisanzio, diventando per questa via come
-guardie avanzate dei Greci. Un patto segreto intanto conchiudevasi
-fra essi e gli imperatori per mezzo del figliuolo di Desiderio: ma
-papa Adriano, il vero vigile di Carlomagno in Italia, lo fa tosto
-avvisato di questa nuova trama della razza longobarda, che sta per
-collocarsi sotto la signoria di Costantinopoli. Di qui principalmente
-ha cagione il conflitto tra la schiatta longobarda e la schiatta
-franca: da una parte la potenza di Carlomagno, sostenuta e spalleggiata
-da Roma, intanto ch'egli, con doni delle terre conquistate, allarga
-il dominio di San Pietro; dall'altra, gli antichi principi longobardi
-che chiamano i Greci in loro aiuto. E gli imperatori bisantini gli
-aiutano e sostengono, ad essi eziandio concedendo il titolo di patrizi,
-e tant'oltre vanno i trattati, che Arigiso duca di Benevento, per
-meglio acconciarsi alle usanze e consuetudini dei Greci, indossa le
-vesti succinte cariche d'oro, che dagli altri popoli distinguevano
-gli abitanti di Bisanzio, e fa prender questo stesso vestiario a' suoi
-soggetti, e si rade i capegli alla foggia dei Greci.
-
-Papa Adriano rivela pur tutti questi segreti convegni a Carlomagno, e
-gli palesa le pratiche sempre in atto fra i Beneventani e gli uffiziali
-degli imperatori di Costantinopoli. Onde Carlo scende di nuovo in
-Italia, e muove contro Benevento: or s'egli ha testè sì agevolmente
-domati i duchi di Spoleti e del Friuli, come potrà egli quest'altro
-vassallo resistere a quel grande conquistatore? Il duca invia quindi
-suo figlio Grimoaldo a Roma a chieder grazia, con profferta di tornare
-tra i ceppi del vassallaggio, e la profferta è accettata; anzi Carlo
-stesso viene a Capoa a ricever l'omaggio, e pone per sempre fra'
-suoi feudatari il duca di Benevento imponendogli un annuo tributo di
-settemila soldi d'oro. I papi, a largo guiderdone dell'affetto che
-portavano a' Franchi, ebbero in dono le città di Capoa, di Piombino e
-di Viterbo; ampliazione del patrimonio pontificio procedente da quella
-conquista.
-
-L'impero di Carlomagno confina dunque con l'Adriatico, ed ha in
-faccia la Macedonia, l'Epiro e l'Albania; la frontiera sua si stende
-all'impero greco, e sta necessariamente per entrare in comunicazione
-e fors'anco in ostilità immediata co' Bisantini e con l'armata loro
-di mare e di terra, che ancor tutto non ha perduto l'antico valore.
-Nè la guerra si fece troppo aspettare, che quegli imperatori, ultimi
-signori feudali dei principi di Benevento, mandarono navi piene di
-armi e d'armati e dare di spalla alle prove che i Longobardi tentavano
-per sottrarsi al dominio de' Carolingi. Una sorta di lega tra i
-vassalli ordinavasi contro Carlomagno: le Alpi del Tirolo separavano
-i Longobardi dai Bavari, fra i quali ci aveano pratiche, ed una
-strettissima unione di famiglia. Tassillone, il duca di questi ultimi,
-appena soggiogato, ripigliava le armi, conseguentemente alle trame ed
-ai trattati suoi co' Greci e cogli Italiani, onde Carlomagno a spegnere
-in sui primi tentativi queste sedizioni armate, convocava una dieta a
-Ingeleima, per ivi giudicar Tassillone. Il primo esempio era questo
-dell'applicazione delle leggi germaniche, col citare un duca, gran
-vassallo della corona, innanzi alla dieta convocata, dieta sovrana che
-sentenziava così sulla sorte d'un vassallo. Accusato dunque Tassillone,
-i feudatari sentenziano che egli come traditore e fellone s'è fatto reo
-di morte; se non che Carlo gli fa grazia della vita, ma spogliandolo
-de' suoi stati il costringe, insiem co' suoi figli, a vestir l'abito
-monastico. Da questa dieta, a giudicar dello scadimento d'un vassallo
-tenuta nel palazzo d'Ingeleima, deriva tutto il diritto germanico per
-la confiscazione de' feudi, ed è un precedente che fu allegato anche
-ai tempi moderni contro que' principi che s'erano separati dalla lega
-tedesca[184].
-
-Nel secondo periodo di Carlomagno viene operandosi un cambiamento
-di sistema quanto all'ordinamento feudale. Nei primi tempi del suo
-regno prevaleva la forma ereditaria; amando egli di instituir alle
-frontiere grandi vassalli che fossero guardiani e governatori delle
-marche, sovraneggiava, per mezzo loro, ricevendone l'omaggio. In questo
-secondo periodo all'incontro non vi fu più instituzione di duchi
-ereditari; ma prevalse nei capitolari, come generale ordinamento di
-governo, il sistema dei conti con dipendenza immediata, il quale viene
-dappertutto introdotto, come più adatto alla forma d'unità; l'impero
-si stende fino ai limiti più lontani, e i _missi dominici_ o inviati
-regi, magistratura mobile sì pel tempo come per il luogo, forman
-la base di quest'attiva amministrazione; nuovo reggimento che porta
-pure suoi sconci e pericoli per l'avvenire del carolingico impero.
-L'istituzione dei ducati ai confini delle terre del dominio formava
-un governo di mezzo che non era nè l'assoluta signoria di Carlomagno,
-nè l'independenza politica dei vassalli; egli era come un pendio che
-dal grande edifizio carolino estendevasi fino alle terre dei Barbari,
-i quali facevan come un'immensa rete intorno all'impero franco: a
-settentrione i Danesi e ad oriente gli Schiavoni, gli Ungheri della
-Pannonia, gli Avari e tutte quelle genti mezzo tartare che abitavano
-le lande che si stendeano dal Danubio fino al Volga. Cessato che
-fu in Baviera ed in Lombardia fino a Benevento il sistema dei duchi
-ereditari, Carlomagno trovossi in comunicazione immediata coi Danesi,
-con gli Schiavoni e cogli Ungheri, e potè con la forza dell'armi sue
-per alcun tempo respingerli; ma quei popoli si ricattarono sopra i suoi
-successori, e alla fine del nono secolo ed al principiare del decimo
-ecco romoreggiar la tempesta, ed ecco gli Scandinavi e gli Ungheri
-piombar sull'impero.
-
-Carlomagno non ha omai più a temer dei Saracini, chè ei gli ha
-debellati, cacciandoli dinanzi a sè fin al di là dall'Ebro; oltre
-di che nuove spedizioni in Catalogna o in Navarra gli assicurano su
-que' popoli il primato. I Greci anch'essi vengono per poco in aiuto
-dalla razza longobarda, e son vinti. Le antiche civiltà non minaccian
-dunque più l'edificazione d'un grande impero; ma ben egli paventar dee
-della selvaggia vigoria dei popoli che campeggiano a cavallo intorno a
-quest'impero come fossero sotto un ampio attendamento. Non sì tosto la
-rotta dei Greci ha raffermato la potenza dei Franchi in Italia, ecco
-insorger si veggono contro a Carlo gli Avari, gente degli Ungheri che
-vien presa da' Greci a' loro stipendii; i Vistli anch'essi, popolo
-slavo accampato sulle rive dell'Elba, fanno scorrerie militari fino
-alle terre degli Obotriti e della Sassonia, frontiere militari dei
-Franchi, nè la guerra ha oramai più confini. Forza è domar le razze
-barbariche, e le terre più lontane veggono spiegar gli stendardi
-di Carlomagno; le guerre di Pannonia succedono alle spedizioni di
-Sassonia, ed ecco il tempo in cui leggonsi nelle croniche i nomi degli
-Ungheri, degli Schiavoni, dei Danesi, dei Vistli. Carlomagno non pose
-limite alla sua fattura, ma l'andò continuamente ampliando con nuove
-terre per mezzo della conquista. Ben otto anni durano queste guerre
-di Pannonia contro gli Avari, ed a grande stento possiam seguirne
-le traccie attraverso all'incerta geografia del medio evo; le sono
-irruzioni sì lontane, sì vaghe, d'indole sì tartarica, da non potervi
-scoprire un intento generale, e dalle cronache appena sappiamo che il
-gran capitano dei Franchi doma gli uni dopo gli altri gli Ungheri, i
-Boemi, gli Avari, i Danesi. Or eccolo nella Dalmazia e nella Venezia,
-e a quel modo che la Boemia s'è testè soggettata alle sue leggi,
-ecco venir di presente a lui gl'inviati dei Dalmati, gente forte e
-selvaggia, che offre di pagar tributo, piuttosto che trovarsi a fronte
-in campo con un principe che spaventa col suo nome il mondo intero.
-Infatti sterminata è la fama di Carlomagno, e i Barbari ne serbano viva
-impressione, n'hanno terrore, e gli Scandinavi medesimi, costretti
-nei loro confini, non osano assaltar le frontiere del nuovo impero;
-in ogni luogo questo nome risplende, tutti a lui si sottomettono, chi
-profferisce di pagar tributo, chi di ricevere un re, chi un conte; la
-Corsica gli manda l'omaggio suo, Venezia e la Sardegna riconoscono la
-preminenza di lui: così al Nord come al Mezzogiorno tutto si prostra
-innanzi a questo formidabile nome.
-
-E quest'ampiezza di conquiste, questa immensa sovranità lasciano
-si profonde impressioni nello spirito dei popoli, che mille eroiche
-canzoni vengono ad aggiunger leggende favolose alle vittorie del re
-o dell'imperatore. Cosa difficilissima è distrigar negli annali del
-secolo ottavo questo viluppo tra le spedizioni vere e le guerre che la
-tradizion romanzesca attribuisce a Carlomagno; poichè questo principe
-colle sterminate sue corse, e co' suoi diplomi dati dall'Elba fino
-all'Ebro, ha fornito argomento di mille eroiche leggende ai cronisti,
-che il considerarono come una grandiosa espressione della conquista da
-essi fiorita di favolosi episodii[185].
-
-Ci si fa prima innanzi la spedizione di Costantinopoli. Non sì tosto
-l'impero greco si trova confinar co' Franchi, i trovatori fingono
-che Carlomagno s'è insignorito di Bisanzio; il combattere, per questo
-giganteo signore ed il vincere è una medesima cosa, ed ei non viene
-che per condurre e soggiogare i popoli. I cronisti di San Dionigi
-raccontano anch'essi la caduta di quell'impero greco pel quale sentono
-invidia insieme e disprezzo. Le quali popolari leggende, scritte
-nel secolo XIII, faceano senza fallo allusione al nuovo impero di
-Costantinopoli fondato nel durar delle crociate dai Latini, il che
-era fatto a lusingar gli avventurosi guerrieri, che piantarono i loro
-vessilli sulle rive del Bosforo. «Carlomagno ha domato i Greci, è
-signor di Bisanzio, eccolo adunque imperatore del mondo!» Tale si era
-la gloriosa tradizione che i popoli dell'età media godean di conservare
-tra loro. Gli annali di maggior gravità tuttavia non confermano che
-l'autorità di Carlomagno mai trapassasse i limiti del Danubio e della
-Dalmazia, e in Italia, Napoli e Taranto. Quanto ai greci imperatori,
-ei non ebbe con essi se non alcune pratiche per via diplomatica, per
-contese di territorii e guerre di passaggio.
-
-Soggiogata Costantinopoli, viene indi la conquista di Gerusalemme
-e della Palestina, pur dalle tradizioni attribuita a Carlomagno.
-La _Cronica di Turpino_ la racconta con la medesima semplicità che
-la espugnazione di Bisanzio, e molte canzoni eroiche furon composte
-a celebrar questa pia crociata al sepolcro di Cristo: «Carlomagno,
-insignoritosi di Gerusalemme, sbaragliò a lui d'incontro i Saracini».
-Qui un santo monaco narra una simil conquista come fosse un gran
-pellegrinaggio; colà un trovatore stimola i baroni alla guerra santa.
-Chi non riconosce in queste tradizioni del decimo secolo lo spirito
-delle crociate e quel fanatico insorgimento dei popoli? Nulla di
-grande si fa senza Carlomagno, l'eroe del medio evo; Gerusalemme scuote
-l'immaginazione di tutti, e si vuole che il magno imperatore l'abbia
-conquistata: egli s'è adunque partito in compagnia de' suoi conti e
-baroni, ed è andato oltremare, devoto pellegrino del santo Sepolcro;
-e' poichè il califfo Arun-al-Raschid, gliene ha mandate le chiavi, le
-leggende fingon ch'ei l'ha conquistato, donde la tela dei fatti e delle
-gesta di Carlomagno in Oriente; vincitore dei Greci, egli dà compimento
-alla sua grand'opera cristiana domando i Saracini. Così nulla di grande
-s'è fatto senza di lui.
-
-Tutta la Spagna fu pur sottomessa da quel potente signore; poichè a
-udir le cronache, egli ha toccato le colonne d'Ercole, vinto il popolo
-moresco di Cordova al par di quel di Palestina e di Bisanzio, e i
-trovatori che cantarono Roncisvalle, non lasciano di pure cantar la
-conquista del resto di Spagna; Carlomagno s'è bagnato nello stretto di
-Gibilterra, in quella guisa che il grande Alfredo toccò col suo piede
-le onde dell'Oceano. La Spagna fu conquistata dopo un pellegrinaggio
-a San Jacopo di Compostella, appunto come la Siria fu domata dopo un
-pellegrinaggio a Gerusalemme.
-
-Tutte queste idee si dan mano e dipendon le une dalle altre; per
-tre secoli nulla s'è fatto mai senza Carlomagno; sia che gli antichi
-cristiani discendano dalle Asturie per cacciare i Mori, sia ch'essi
-riprendan l'antica podestà loro sulla Castiglia e l'Alava, tutto
-avvien perchè Carlomagno ne avea già loro dato l'esempio; egli avea
-conquistato quelle terre prima di loro, ed egli avea già preparata la
-predicazione di Cristo in mezzo a Cordova e a Granata. Se i pellegrini
-partono per la crociata in Siria, se ne conquistano le città, se
-Gerusalemme diventa un dominio dei Francesi, ciò avvien perch'egli ne
-aperse la via con un primo pellegrinaggio. Costantinopoli cadde in mano
-dei Latini nel secolo decimoterzo; ma i Baldovini nulla fecero che già
-non fosse stato fatto prima di loro, pur sempre da questo gran colosso
-di Carlomagno; egli abbraccia tutti gli avvenimenti, tutti i regni, ed
-epiloga, a così dire, in sè stesso tutti i re fino a Filippo Augusto;
-egli assorbe con la grandezza sua la generazione. E non abbiam noi
-veduto ai tempi moderni avvenire lo stesso per la grande immagine di
-Napoleone?
-
-Ed anche sotto Filippo Augusto medesimo il dominator delle glorie è
-per sempre Carlomagno. Se ci sono corti plenarie, le furon congregate
-da lui; se ci sono corti di giustizia, il vecchio imperatore le ha
-create; i dodici pari[186] son pur essi un'instituzione di Carlomagno.
-Battaglie, grandezze, conquiste, tutto gli è attribuito, e le realità
-di quest'impero sono sì maestose che anche le favole sembrano realità!
-Una non so qual nube si ravvolge intorno a questo grand'uomo; quali
-terre furon da lui governate, qual fu la geografia dell'impero suo?
-Gravissime quistioni queste che la storia dee sciogliere.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO.
-
- Unione della Neustria e dell'Austrasia. — Le terre dell'impero.
- — I ducati tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. —
- L'Aquitania. — La Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle
- frontiere di Spagna. — Appartenenze del regno del Longobardi. —
- Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. —
- Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le frontiere del
- Nord. — I Sassoni. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. — Frontiere
- dell'impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La Grecia. — I
- Saracini. — Gli Scandinavi.
-
-800.
-
-
-Le relazioni delle croniche sui veri limiti del vasto impero
-di Carlomagno sono piene di oscurità. Le conquiste del glorioso
-principe dei Franchi sono poco men che compiute in sullo scorcio del
-secolo ottavo, e fatto già imperatore, di nulla più accresce il suo
-territorio, ma sol si fa ad ordinar l'acquistato. Il veggiamo bensì
-reprimer le sedizioni, e ristringer le catene ad alcuni ribellanti
-vassalli, ma quanto alle conquiste stabili ed effettive esse hanno un
-termine con l'ottavo secolo, al tempo in cui Carlomagno sta per vestire
-la porpora imperiale. La vita di lui dunque si divide in due parti: il
-periodo della, conquista, nel quale i Franchi traboccano sulle terre
-dei loro vicini, e il periodo dell'ordinamento, in cui il sistema viene
-ad essere regolato dai capitolari. Or prima di dar principio a questa
-seconda parte della storia carolingica parmi utile cercare i limiti
-del gran tutto effettuato da Carlomagno, e disegnar, per così dire, la
-geografia della conquista[187].
-
-Una distinzione, innanzi tratto, stabilir dobbiamo in queste
-investigazioni, ed è che tutte queste terre formanti l'impero, non
-sono rette altrimenti secondo un medesimo principio d'amministrazione;
-ci son paesi, ieri patrimonii ereditarii della schiatta franca e
-carolina, ed altri ne furono aggiunti come semplici marche e frontiere;
-poi vengono i paesi tributarii, sotto il governo di duchi obbligati
-non più che alla fede e all'omaggio, e ad alcuni mal certi censi e
-livelli. Quasi dappertutto questi appartengono alla razza nomade, ai
-popoli senza patria stabile che si premono gli uni sugli altri; il
-suolo, nella vita loro in corpo di nazione, non è che accidentale,
-e' lo scorrono senza lasciarvi tracce; le sono torme di pastori che
-trasportano i loro armenti e le loro famiglie alla rinfusa dalle rive
-del Danubio, dell'Elba o del Veser alle più ricche e colte città del
-Reno. Questo modo tennero particolarmente i Sassoni.
-
-La divisione che formava per consueto le porzioni ereditarie della
-stirpe merovingica, dell'Austrasia, cioè, e della Neustria, vien
-dileguandosi, e sparisce a poco a poco sotto la seconda stirpe, sì che
-dopo morto Carlomanno già entra in uso di dir la Francia, la Germania,
-senz'altre frazioni. Tutta la terra che si stende dalla Loira fino al
-Reno, forma quindi il centro del grande impero che Carlomagno sta per
-ordinare; e s'ei preferisce a sue residenze le antiche città del Reno:
-Colonia, Magonza, Vormazia, Francoforte, Aquisgrana, non resta però
-ch'ei pur non venga ad abitar talvolta le foreste di Compiegne, le sue
-ville dell'Oisa, della Matrona e della Senna, rimanendo l'Austrasia pur
-sempre il paese centrale, il cuor dell'impero.
-
-L'Aquitania, la più antica delle provincie soggette al dominio dei
-Franchi (poichè fu sottomessa fin dal tempo de' Merovei) soggiace a
-una trasformazione prima di confondersi nell'impero[188]. Soggetta
-com'era essa ad alcuni duchi ereditarii, non obbligati che a fede e
-tributo, passò indi sotto l'amministrazione dei conti, vale a dire
-sotto il governo amministrativo che regge l'impero: poi, più tardi,
-questa medesima Aquitania, eretta in reame, forma il patrimonio d'uno
-dei figliuoli di Carlomagno, e comprende allora tutta l'estension di
-paese che è tra la Loira e la Garonna, in un con le città di Bourges,
-Limoges e Perigueux; poi ancora, costituita già in reame, abbraccia,
-nelle sue pertinente, l'antica Settimania, la Provenza, e come feudi ad
-essa inerenti, la Guascogna e la marca de' Pirenei fino all'Ebro[189],
-che forma il confin meridionale dell'impero. Questa marca di Spagna è
-un paese alpestre, una frontiera guardata dai conti, con città munite
-di torri e di bastite romane, quali erano appunto Pamplona, Urgel,
-Saragozza e Tortosa. Nella penisola ispanica l'impero di Carlomagno
-non s'è punto esteso oltre l'Ebro; vero è che alcuni emiri o alcaidi
-si son fatti tributarii fino a Valenza ed a Murcia, e che le croniche
-riferiscono parecchi di questi ultimi esser venuti alle corti plenarie
-a prestar fede ed omaggio; ma fu una sovranità passeggera, e il
-naturale e vero confine dell'impero fu l'Ebro, nè si stese più oltre,
-nè la marca di Spagna, inerente al reame d'Aquitania, trapassò quel
-fiume, che scorre con l'acque sue dai monti della Navarra fino al
-Mediterraneo.
-
-In quella guisa che la marca di Spagna fu la militar frontiera
-dell'impero a Mezzogiorno e l'antemurale del regno d'Aquitania, così la
-Bretagna fu come la marca o frontiera occidentale della Francia[190].
-Carlomagno stabilì alla foggia dei Romani, alcuni campi militari, sotto
-il governo di conti che signoreggiavano quelle indomite popolazioni,
-antichi avanzi delle popolazioni druidiche. L'amministrazione della
-Bretagna a ben pochi cangiamenti va soggetta sotto i Carolingi, e si
-mantiene quale i re franchi la fondarono; la lingua, i costumi fanno
-dell'Armorica un corpo di nazione che vien dai re dominato e governato
-con una forma militare; e più d'una volta avviene che i diplomi, da cui
-questa provincia è indicata sotto il nome di Bretagna, indicano pure i
-nomi dei conti e governatori delle città. Un di questi conti militari
-avea la preminenza su tutti gli altri, e le leggende di Roncisvalle ci
-dicono che Orlando stesso, il gran paladino, nipote di Carlomagno, era
-governatore delle marche di Bretagna.
-
-Il regno dei Longobardi, pertinenza dell'impero dei Franchi, prova
-pur esso, intorno a questo tempo, una trasformazione, e da semplice
-tributario e vassallo ch'era in origine insieme con Astolfo e Desiderio
-re suoi, diventa una dipendenza assoluta dell'impero. Verona, Pavia,
-Milano, città sue capitali, s'inchinano alla corona di ferro in fronte
-al loro alto signore; poi la conquista accozza, l'un dopo l'altro,
-Benevento, il Friuli, Spoleti, la Puglia e la Calabria, a titolo di
-feudi dipendenti dalla medesima corona, e le terre dei Longobardi
-diventan di questo modo il reame d'Italia[191]. Il concetto romano
-domina per sempre nell'ordinamento di questo reame, e Carlomagno non
-fa che ricostituire l'antico Lazio. Sempre di buon accordo coi papi, ei
-cede loro un vasto dominio affine di assicurarsi per sempre la signoria
-morale sopra l'Italia; ei governa fino in fondo alla Calabria; e domato
-ch'egli ha il popolo dalla montagna fino al mare, dalla Puglia fino
-a Ravenna, lo confonde in un regno solo; dell'Adriatico far vuole un
-golfo sotto il suo freno insiem con la Venezia, l'Istria, la Croazia,
-la Dalmazia, paesi abitati da popolazioni erranti che si sottraggono al
-giogo dei Greci, per passar sotto la spada dei Franchi, ed eccettuata
-la nascente Venezia, poche son le città e le ricche colonie che
-avanzarono dell'imperio romano: ma monti e solitudini profonde formano
-tutta la ricchezza di quelle regioni di selvatico aspetto, chè Attila
-conquistatore le ha attraversate. Così sur un punto dell'Adriatico,
-la Calabria e la Puglia: sull'altro, la Dalmazia, e come antemurale la
-Corsica, ch'era per l'Italia quel che le Isole Baleari per la Spagna.
-Tale si è la geografia dell'impero di Carlomagno, il quale architetta
-oramai l'opera sua nell'ampia misura degli imperatori d'occidente.
-
-Per congiunger l'Italia con la Germania, Carlomagno ha sottomessi
-i Bavari che abitano fra il Danubio e l'Issel fino alle montagne
-dei Tirolo, sulle frontiere degli Alemanni[192]. Dopo il giudizio
-e l'infamia del duca Tassillone i Bavari si sono assoggettati ad
-intera ubbidienza; la Pannonia è conquistata fino ai monti Carpazii;
-la dominazione dei Franchi si stende sulle foreste bagnate dal Raab,
-e sui monti che veggon la sorgente della Vistola; l'Oder forma a
-settentrione il limite delle conquiste; le guerre contro i Boemi e gli
-Schiavoni dieron per frutto Ratisbona e Praga fino alla Varta, e poichè
-quei popoli sono erranti, Carlomagno non li dà a governare a' suoi
-conti, nè li sottopone altrimenti al reggimento dell'amministrazione
-sua regolata, ma per essi usa tuttavia il sistema dei tributi e
-dell'omaggio, il che pure avvolge in qualche confusione i limiti
-reali dell'impero suo. Ei doma piuttosto le orde che le terre, le
-popolazioni piuttosto che i monti ed i fiumi ch'esse scorrono, e su
-quegli estremi confini, ch'ei non può sempre serbare, altro non esige
-che l'omaggio e i tributi, segni del vassallaggio. Le nazioni slave
-della Boemia e della Pannonia, i Dalmati e i Croati stanno dunque
-all'ultima frontiera a simiglianza di quei Barbari che attorniavan
-l'imperio romano, o minacciavan Bisanzio; solo che Carlomagno ha man sì
-poderosa da reprimere i loro conati, e li trattiene e doma, intantochè
-gl'imperatori greci si lasciano imporre la legge, e comprano la pace
-con tributi d'oro, di seta e di gemme.
-
-All'estremità settentrionale il termine dell'impero di Carlomagno
-esser doveva, sì come pare, il ducato di Schleswick e il Baltico
-fino all'Oder, terre in cui viveano i Sassoni Osfalii e Nortalbini,
-quasi al tutto domati, nel tempo in cui l'impero d'occidente si viene
-aggruppando su larghe proporzioni. I diplomi additano resistenza di
-conti e marchesi, governatori delle marche e frontiere fino alla
-Frisia orientale, dove quelle spiagge dell'Oceano, sbattute dalla
-tempesta, aveano conservato qualcosa di selvaggio come le dune della
-Bretagna. In su quelli scogli vivea un'ardita popolazione di pirati,
-che corseggiavano i mari lontani, e le barche dei Frisoni spargevano
-per ogni dove funesti terrori[193]; onde difficilmente esercitavasi
-la regolata amministrazion dell'impero su quelle terre mal note e su
-popoli che abitavano inaccessibili dimore, genti libere, le quali,
-non che il giogo d'alcuna umana potenza, non riconosceano pur quello
-dell'oceano e de' suoi flutti. Quando un popolo è fermo sur un
-territorio, non v'è cosa più facile del determinare i confini di uno
-stato e l'indole del suo governo; ma con quelle erranti torme che si
-tramutavan continuo da un luogo all'altro, non è possibile di segnar
-con esattezza le frontiere del grand'impero; le quali non venivano
-a quei tempi altrimenti tirate con la cordella degli ingegneri, nè
-tampoco assegnate da vicendevoli trattati. Alcune torri difendeano
-le marche; il conte o governatore stanziavasi, a guisa dei Romani,
-in questa o quella città principale, e alcuni leudi coi loro armati
-ponevansi sotto alle tende, o nei forti eretti a difendere il fiume
-o il monte che separava una gente dall'altra. Le continue correrie
-allargavano gli stati del vittorioso conquistatore, e le tocche
-sconfitte all'incontro li riducevan fra limiti più stretti di prima. Tu
-detto avresti che il suolo scuotevasi e ondeggiava, come per continuo
-tremuoto, sì spesso mutava di padroni e di dominatori! Carlomagno
-fu il primo che mostrò curarsi di impor qualche regolata misura a'
-suoi Stati. Quand'egli ebbe a fondar l'impero, le sue possessioni si
-stendevano da mezzogiorno a settentrione, dall'Ebro fino al Baltico,
-sopra uno spazio di quattordici gradi, e da levante a ponente le
-frontiere sue si allargavano dall'Oceano bretone fino alla Pannonia
-ed ai monti Carpazii, per una estensione di circa venticinque gradi;
-da ultimo, a misurare orizzontalmente l'impero suo dalla Schelda
-fino alla Calabria, comprendeva esso ben diciassette gradi[194]. Di
-questo modo Carlomagno, superate altissime montagne e grandi fiumane,
-trovossi esser padrone d'un impero quasi vasto altrettanto quanto quel
-dei Romani in Occidente, se tu ne cavi la Gran Bretagna, soggetta a
-quei giorni all'ettarchia sassone, però che il dominio suo stendevasi
-sull'Italia, sulla Francia d'oggidì, sur una parte della Spagna, su
-tutta l'Alemagna, la Baviera, la Sassonia, l'Illirio, l'Austria,
-la Prussia, ed a settentrione l'Olanda e la Belgica, il che tutto
-comprende ai dì nostri una popolazione d'ottanta milioni d'abitanti,
-numero a cui certo non sommava nel secolo ottavo, ma pur le terre son
-quelle stesse, nè i confini sono punto mutati.
-
-Eginardo, segretario di Carlomagno, ci ha tramandata la descrizione
-del vastissimo impero del suo signore in queste parole: «Il regno dei
-Franchi (così egli), quale fu a lui trasmesso da Pipino, era certo
-anche innanzi ampio e forte, ma egli ebbe quasi a raddoppiarlo, tanto
-l'ampliò con le nobili conquiste sue. Esso in effetto non comprendeva
-prima di lui che la parte della Gallia situata fra il Reno, l'Oceano,
-la Loira e il mar balearico, la porzion della Germania abitata dai
-Franchi, confinata dalla Sassonia, dal Danubio, dal Reno e dalla Sala,
-che divide i Turingi dai Soravi, il paese degli Alemanni e la Baviera.
-Carlo aggiunse a tutto questo, con le memorabili sue guerre, prima
-l'Aquitania, la Guascogna, l'intiera catena de' Pirenei, e tutte le
-contrade fino all'Ebro, che nasce nella Navarra, bagna le più fertili
-pianure della Spagna, e gittasi nel mar balearico sotto le mura di
-Tortosa; poi, tutta la parte dell'Italia che dalla valle di Aosta
-fino alla Calabria inferiore, frontiera dei Greci e Beneventani, si
-stende sopra un'ampiezza di oltre a un milione di passi; poi ancora
-la Sassonia, ragguardevol parte della Germania, la quale, tenuta
-pel doppio, in larghezza, della parte di questa regione abitata dai
-Franchi, stimasi pari in lunghezza; più le due Pannonie, la Dacia
-situata sulla riva opposta del Danubio, l'Istria, la Croazia e la
-Dalmazia, salvo le città marittime, di cui lasciar gli piacque il
-possesso all'imperator di Costantinopoli, per la lega e amistà che era
-fra loro; finalmente tutte le barbare e fiere nazioni che occupano la
-parte della Germania compresa fra il Reno, la Vistola, il Danubio e
-l'Oceano; le quali, comechè parlassero press'a poco la medesima lingua,
-molto differivan tra loro negli usi e nei costumi, e furon da lui sì
-al tutto debellate che le ridusse a pagargli tributo. Le principali di
-queste nazioni erano i Veletavi, i Soravi, gli Obotriti ed i Boemi, con
-le quali gli fu forza venire alle mani; laddove accettò la sommessione
-delle altre, più numerose ancora[195]».
-
-D'ora innanzi il nuovo impero non si troverà a fronte più o in
-comunicazione se non coi Greci, coi Saraceni e gli Scandinavi. I Greci
-confinano con le terre del suo dominio per parecchie parti, che sono
-la Dalmazia, la Sicilia e la Puglia; e di mano in mano che i Franchi
-indietreggiano verso il Danubio, e' s'accostano ai Bisantini ed ai
-Barbari da cui sono accerchiati i Saracini; onde, per via dell'Ebro, il
-nuovo impero trovasi a fronte della civiltà araba, e dei regni moreschi
-di Valenza, di Murcia, di Cordova e di Siviglia. I Greci e i Saracini
-non son più da temere, finito è per gli Arabi il tempo delle conquiste,
-nè più irrompono come torrente, chè una forza maggiore gli ha frenati.
-Dopo la battaglia di Poitiers la potenza dei Mori vien meno, e forza
-non ha per impedire all'ordinamento carolingico e all'istituzione
-dell'impero di Occidente di progredire e stabilirsi, nè gli emiri
-stessi più nulla valgono ad attraversarsi al nuovo impulso dato alla
-nazion francese dalla man poderosa di Carlomagno.
-
-I Greci son ridotti a maggior impotenza ancora. E come potrebbon
-essi contrastar con la vigorosa e fresca instituzione dell'impero
-d'Occidente? Come resistere a questo ferreo colosso d'imperatore?
-A Bisanzio, l'astuzia, la destrezza, gli avanzi meravigliosi d'una
-gran civiltà; nelle corti plenarie di Carlomagno la forza prepotente
-e il rigoglio di tutte le posse esercitate dall'uso della guerra,
-dalla robustezza del corpo e dalla volontà. L'opera di Carlomagno
-non sarà quindi minacciata dai Greci nè dai Saraceni, chè gli uni,
-a malincuore sì, ma pure il riconoscono e soffrono perchè non vi ha
-modo a combatterlo, intantochè gli altri cercano di trattar con questo
-nuovo potentato che il fatalismo ad essi impone: _perchè Dio è grande e
-Maometto è il suo profeta._
-
-L'instituzione adunque del grande impero franco non è minacciata più
-se non dai Barbari al settentrione ed al mezzo dell'Europa; terribile
-sarà la riazione degli Scandinavi sotto l'impero di Lodovico il Pio e
-di Carlo il Calvo; i discendenti dei Sassoni e dei Danesi, verranno a
-ricattarsi delle conquiste franche; Carlomagno s'è mostrato sull'Elba
-e sul Baltico, e cinquant'anni appresso gli Scandinavi verranno
-a mostrarsi sulla Senna e sulla Loira; mentre, al mezzo, le razze
-tartare e slave, cacciate a punta di spada fino alle lande della
-Sarmazia, impugnata pur essi la spada, verranno sotto il nome di
-Ungheri a disertar le più belle terre della Borgogna, dell'Austrasia
-ed anche della Neustria. Al par di tutte l'opere immani della
-conquista, l'impero di Carlomagno era mal connesso, mal congegnato,
-e necessariamente richiedea la man gagliarda, la mente suprema, il
-genio in somma del gran monarca che sta per esser salutato col titolo
-d'imperator d'Occidente nella basilica di Roma. E dopo lui tutto dee
-cader in ruine!
-
-
-
-
-CAPITOLO XIV.
-
-L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.
-
- Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca loro. — Le
- discendenze o lignaggi. — Primissime canzoni eroiche. — Addizioni.
- — Incremento dei romanzi di cavalleria. — Le canzoni dei pari o
- baroni di Francia. — Originalità nazionale delle canzoni eroiche.
- — Tradizione intorno a _Guglielmo Corto naso_. — _La fanciullezza
- di Viviano_. — I _Loreni_. — I pari di Carlomagno. — L'ultima delle
- canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica sulla storia.
-
-DALL'VIII AL XIII SECOLO.
-
-
-Le canzoni eroiche dell'epopea carolingica tutte si riferiscono alle
-vittorie ed alle conquiste di Carlomagno, e ad altro non intendono che
-a celebrare ed esaltar lui solo, senza che niuno di quei poeti si dia
-cura di descrivere l'andamento delle instituzioni, o pensi tampoco al
-progresso delle leggi o alla formazione degli imperi. In quel tempo di
-guerre e battaglie un principe non mostrava la sua grandezza se non per
-le forti spadacciate che dar sapesse, ond'è che i poemi di cavalleria
-relativi a Carlomagno sono tutti consacrati intieramente alla vita
-attiva e bellicosa di lui. Il perchè ci sembra cosa essenziale
-collocarli nella parte di quest'opera dedicata al periodo della
-conquista.
-
-Chi tratto dall'amore dei tempi poetici del medio evo entra nelle
-lunghe gallerie dei manoscritti della Biblioteca reale, vede, su quelle
-ampie scansie fregiate di ricchi dipinti, antichi volumi _in folio_,
-quasi tutti coperti di _testi_ o legature a marocchino rosso, in cui
-si vedono le arme di Francia coi tre gigli d'oro accanto a quelle di
-Colbert, con la vipera aggruppata; o anche vede manoscritti guerniti
-di velluto sopra il legno, che recano talvolta i fiordalisi di Francia
-a ribocco, o i tre leopardi d'Inghilterra, o la banda rossa di Lorena
-coi tre alerioni d'argento; o ben anco la luna e la mezzaluna su fondo
-nero, di Diana di Poitiers. Se tu apri quei ricchi volumi, ci trovi
-spesso, così alla rinfusa, canzoni eroiche, e leggende, e croniche in
-versi o in prosa, che poi la pazienza degli eruditi cerne e riconosce
-con sudato lavoro. Colà entro in quei manoscritti a due colonne sono
-stipate masse di quindici o venti migliaia di versi, tutti di caratteri
-del decimoquarto e decimoquinto secolo, abbastanza bene tratteggiati
-e con le abbreviature e i segni di quell'età. Alcuni hanno lettere
-squisitamente ornate di rami d'alberi intrecciati o di fiori vermigli,
-e sopravi augelli, il falco dal lungo becco, lo sparviero della
-castellana o il timido augellino che si nasconde nel nido. Molti di
-così fatti libri hanno miniature e rappresentazioni che si riferiscono
-al secolo decimoquarto: qua tornei con aguzze spade, e padiglioni
-coperti d'arme gentilizie ed imprese, da cui pendono i gonfaloni e
-le insegne delle grandi case di Francia; colà un varletto o paggio
-inginocchiato, che presenta un messaggio al suo signore; più lontano
-una castellana in groppa della bianca sua chinea, vestita d'una lunga
-roba di colore azzurro e col capo cinto d'un di quegli alti berretti
-alla foggia di Normandia e di Caux; a tergo un monaco con la tonaca
-di bigello di San Benedetto o un santo eremita nella sua capanna; poi
-assedii e battaglie ove si vede rosseggiar il sangue come se fosse
-versato ieri. Alcune di tali miniature son d'oro, altre di carmino,
-e ci si vede il gran Carlo con la lunga sua barba, il suo scettro in
-mano, e col suo diadema in fronte sormontato dalla croce; gli stanno
-intorno i paladini ed i pari, congregati a corte plenaria per muovere
-contro i Saraceni, o per difendere il papa nostro santo padre; in un
-luogo egli sta pellegrinando per Gerusalemme, in un altro ei se ne va a
-conquistare la Spagna contro il re Marsilio.
-
-Questi ricchi manoscritti, che formano il vanto degli antiquari,
-comprendono le grandi epopee carolingiche, col nome quasi sempre
-dell'autore, il quale esser suole un trovatore o cantor di gaia
-scienza, come sono: Lamberto il Corto, Pietro di Santafiore, Giovanni
-Bodel, Guglielmo di Bapaume; o qualche cherico di Troyes, un trovator
-delle Corti d'Amore di Normandia o d'Inghilterra, Benedetto di San
-Mauro, esempigrazia, o Roberto Wace. Questi canti eroici recano quasi
-tutti titoli appetitivi:[196] Il _romanzo di Lancillotto_, o di _Girone
-il Cortese_; la _canzone di Guiteclino di Sansognia_; le imprese di
-_Guglielmo Corto Naso, Fiora_ e _Biancofiore_ e altri siffatti, tutti
-componimenti poetici che si riferiscono, qual più qual meno, ai tempi
-della cavalleria.
-
-E qual secolo nascer vide questo grande ammasso di monumenti
-dell'antica età? Venner eglino tutti spontaneamente e d'un sol tratto,
-o per una lenta e progressiva formazione, al pari d'ogni altra cosa
-prodotta in quel tempo? L'arte bisantina e longobarda si trasformò,
-nel secolo duodecimo, nelle cattedrali frastagliate, e così le prime
-_canzoni eroiche_, recitate dai Franchi nelle antiche foreste, divenner
-solo a poco a poco e progressivamente que' bei poemi di cavalleria
-che formavano il passatempo delle corti sotto i regni di San Luigi
-e di Filippo il Bello, il che val quanto dire, che quei poemi non
-appartenevano altrimenti, per sè stessi, all'età carolingia, non più
-che le cattedrali a sesto acuto appartenessero all'arte longobarda o
-bisantina.
-
-E tuttavia non è da dubitar che gli Austrasii, seguaci di Carlomagno,
-non avessero lor canti e grida di guerra, e ricordi di vittorie o di
-sconfitte; le cronache antiche ci hanno conservato alcuni informi
-versi d'una canzone che i soldati cantavano nei campi di battaglia
-sotto Lodovico il Germanico, ed Eginardo e il Monaco di San Gallo
-fanno menzion di poemi in barbarico idioma de' quali faceva diletto
-suo Carlomagno. E non era questa, d'altra parte, l'usanza delle
-nazioni boreali? E la poesia degli scaldi non era forse giunta
-sino in Germania, dove ancor duravano i canti nazionali antichi? Al
-decimo secolo recitavasi la canzone di Roncisvalle e la leggenda di
-Guglielmo Corto Naso, in lingua volgare d'_oil_ o di _oc_, che le
-grandi spedizioni e le lunghe guerre dan sempre origine a qualche canto
-poetico.
-
-Così l'età primitiva di Carlomagno non ebbe in fatto se non queste
-canzoni guerriere, e non punto poemi, chè ancor non sono se non
-tradizioni che si vengono perpetuando: il gran nome del sovrano signore
-non passa d'età in età, e quando già i Carolingi sono caduti, quando
-già regna un nuovo lignaggio, al tempo o in quel torno, di Filippo
-Augusto, questi poemi sono ricomposti per frammenti o discendenze.
-Tornato è il tempo delle grandi imprese, Filippo Augusto incomincia a
-distrigare la matassa feudale, a quel modo che Enrico II viene a suo
-tempo a ingentilir le corti plenarie degli Anglonormanni, e allora la
-generazion dei trovatori raccoglie le tradizioni, i canti antichi,
-e gli abbellisce e ricama in quella forma che la regina Matilde,
-chiusa le lunghe sere nel suo castello, tessea di mille colori le
-imprese di Guglielmo il Bastardo. Questi tre secoli, che abbracciano
-il periodo da Carlomagno a Filippo Augusto, son fecondissimi; poichè
-certamente il tempo che creò l'organo per la musica, le cattedrali per
-l'architettura, sì gran copia di canzoni eroiche per la poesia, non era
-povero d'ingegno nè d'immaginazione.
-
-I maggiori poemi intorno a Carlomagno, quali ora ci durano con loro
-discendenze e lignaggi, non furono scritti se non dopo le crociate,
-che sì grande impulso diedero alla cristianità quando Goffredo di
-Buglione andò a piantar i suoi vessilli appiè di Gerusalemme. Non è
-punto maraviglia che in quell'età, sì piena essa medesima di prodigi,
-tornasse a quelli di Carlomagno: le cronache d'altro non risonavano che
-del suo nome; la sua imagine era in tutte le corti plenarie, egli avea
-dietro a sè lasciata quella lunga traccia di gloria, che una strepitosa
-fama lascia sempre dopo di sè; l'imagine del grande imperatore era per
-tutto; e le canzoni eroiche, in prima recitate solo da qualche cantore,
-divennero grossi volumi che leggevansi nelle corti bandite in presenza
-delle dame e dei varletti[197].
-
-Questi poemi di cavalleria si dividono in più epoche, nè io adoprerò
-pei tempi antichi la prosuntuosa parola di _cicli_. Che mai direbbono
-i cantori di gaia scienza, se alzando il capo dal sepolcro, vedesser
-l'opere loro incastrate nelle inflessibili cerchie della scuola, essi
-che recitavano i bei fatti e le imprese con la viola o la ghironda
-tra mano, come il fedel Biondello di Riccardo I.... Che direbbon essi
-di quelle invariabili misure, tra cui chiuder si vogliono le semplici
-e cicalatrici lor poesie. Certo, quand'essi riceveano dalla mano dei
-baroni la pelliccia di fine armellino, o il mantelletto, o il tôcco
-ornato con piume di falco, quei semplici cantori di prodezze non
-credeano che un giorno verrebbon tenuti in conto di tutt'altri che
-nobili trovatori, chiamati dal barone e dal cavaliero a _vegghiare_
-nella sala del convito. I modesti nostri antecessori nella scienza
-dell'erudizione, i Lacurni Sainte-Palaye, nobili gemelli, che passaron
-la vita loro a studiar gli antichi costumi della patria, simboli
-dell'anima loro schietta ed affettuosa; il marchese di Paulmy, quel
-gran ricoglitore di biblioteche, il marchese di La Valliere che avea
-tutta mossa la polvere dei manoscritti; e il grande d'Aussy, e la
-Revelliere, e Freret, e Ginguené, con le loro filosofiche opinioni,
-ben maggior lume gittarono sull'antica epopea francese, già rivelataci
-dal Pasquier e dal Fauchet, che non tutti i nomenclatori dei sistemi
-e dei cicli, i quali spesso anche non han pur letto le opere dei
-tempi de' quali magistralmente ragionano. Nè a te, immenso Ducange,
-nell'ammirabil tuo _Glossario_; nè a voi, pazienti Benedettini,
-nelle vostre prefazioni alla _Storia letteraria di Francia_, nè a voi
-tampoco, modesti giovani, che sedete nella Biblioteca reale, copiando
-ad uno ad uno i versi di quelle grandi epoche, certo è mai passato
-pel capo di ordinar per _cicli_ questi semplici trovatori dei tempi
-mezzani, amici vostri e confidenti, che vi accompagnano nelle notturne
-vostre vigilie!
-
-L'epopea carolingia non appartien tutta alla stessa epoca, nè alle
-stesse idee; tre soggetti formavano il consueto racconto de' canti
-poetici, le canzoni dei pari o baroni di Francia, i romanzi della
-Tavola Ritonda, e perchè facea d'uopo mescolarvi per sempre l'antico,
-si contavano ancora le storie di Troia, di Roma e d'Alessandro il
-Grande. Ciascuna delle canzoni eroiche traeva l'origine sua da qualche
-personaggio, i poemi intorno ai baroni di Francia si riferivan tutti
-a Carlomagno, ed erano a fior d'evidenza, l'espression delle diverse
-nazioni. _Girardo di Rossiglione_, all'incontro e _Guglielmo Corto
-Naso_ erano epopee provenzali; i _Loreni_ appartengono al Nord, e i
-romanzi della _Tavola Ritonda_ all'Inghilterra ed alla Bretagna. Tutti
-narrano le grandi avventure e prodezze cavalleresche di Orlando, di
-Rinaldo e d'Uggiero il Danese, che fece tanti prodigi.
-
-Una grande quistione fu posta in campo: i trovatori del mezzodì
-precedettero essi i trovieri del nord nell'epica narrazione dei
-patrii avvenimenti? V'ebb'egli qualche influenza della letteratura
-orientale per mezzo delle crociate sui romanzi della cavalleria che
-si riferiscono a Carlomagno? Le son quistioni di parole, inutili per
-lo meno, a parer mio, perchè indissolubili; ognuno in questa sorta di
-guerre d'erudizione, si tiene il suo sistema, le sue preoccupazioni
-succhiate insiem co' suoi studi: questi, nato sul suolo della Provenza,
-sostiene appassionatamente che ogni cosa vien da' trovatori, che nulla
-s'è fatto da altri se non da loro, che in ogni luogo son le orme della
-vivace e splendida loro immaginazione, che essi soli andavan con l'arpa
-tra mano di castello in castello, essi soli possedevano la scienza
-gaia; mentre quegli che nacque nell'antica Normandia, all'ombra della
-vetusta cattedrale di Caen o di Rouen, sosterrà che tutto si dee alla
-letteratura anglonormanna; che la corte aggentilita di Enrico II diede
-l'impulso, che le più ridenti ispirazioni dei trovieri e dei trovatori
-nacquero fra le nebbie del Tamigi[198].
-
-Ed a qual pro queste contese di preminenza? Per qual ragione ogni
-popolo non avrà conservato la sua propria indole, ed ogni poesia
-la propria originalità sua! che bisogno v'ha dell'effetto d'una
-fantasia sull'altra? qual rassomiglianza ci ha egli fra i trovieri di
-Piccardia, gli Anglonormanni, i Sassoni e i trovatori della Linguadoca
-e della Provenza? Ogni nazione ha le sue poetiche tradizioni; gli
-scaldi cantavano l'Edda e l'Olimpo mitologico di Odino; i Sassoni e
-gli Alemanni recitavano i loro canti nazionali, i Nibelunghi della
-patria, e i Provenzali aveano i loro poeti a quel modo che i Normanni
-i loro trovieri. Quanto all'influenza orientale dove trovare al secolo
-decimo e all'undecimo, in Siria e nella Spagna medesima, que' fiori
-d'immaginazione, quelle arabe novelle, dove in palagi di cristallo si
-veggono il visire Yafar ed Arun-Al-Rascid, parti poetici nati in tempi
-assai posteriori?[199] A legger le croniche arabe del secolo decimo,
-ed anche le relazioni orientali intorno alle crociate, null'altro
-ci troviamo che una tal quale aridezza di forme, e un modo di narrar
-sì misero e spolpato come nelle più povere cronache dei monasteri di
-Francia. Or che avrebbero potuto levar da tali monumenti i trovieri ed
-i trovatori? Dov'è questa vantata fantasia orientale? In tutte le opere
-d'arte ci sono forme consimili, e una consonanza che vien di più alto,
-un tipo comune, ma conchiuder da questo, che la letteratura sanscrita
-e l'araba ha influito nei poemi di cavalleria, e prescriver così una
-genealogia all'immaginazione, è grossissimo errore[200].
-
-E per qual ragione lo spirito francese non avrebb'egli potuto, per
-impulso del genio nazionale, crear da sè solo questi grandi poemi
-che rimaser come testimoni dei costumi di un tempo? Siam noi forse
-una nazione che viva d'accatto? le nostre magnifiche cattedrali non
-sono forse opera nostra? E queste leggende di marmo, significanze
-delle leggende scritte, non lascian forse inferire una immaginazione
-vivace, profonda, sì da potere spontaneamente produr le opere della
-poesia carolingica? E perchè insieme con le compagnie de' muratori
-che innalzarono quegli egregi lavori di marmo, esser non vi poterono
-eziandio compagnie di poeti a celebrare i fatti gloriosi della patria?
-Tutte le cose, in una civiltà, si pongon fra loro in armonia, ed al
-tempo che l'organo mormorava nelle cattedrali, e il canto fermo risonar
-faceva i solenni inni di morte, ben esser ci potevan poeti sì ricchi di
-fantasia lor propria da celebrar le prodezze di Carlomagno.
-
-Una tra le più antiche creazioni della scuola romanzesca evidentemente
-appartiene al Mezzogiorno, ed è il poema o la canzone eroica di
-_Guglielmo Corto Naso_[201]. Guglielmo dal corto naso, o d'Orange,
-è fra gli eroi uno di quelli che i poeti della gaia scienza più
-celebrarono; come la vita sua meritava. Egli era contemporaneo di
-Carlomagno, e forse ch'ei fu quel medesimo Guglielmo d'Aquitania, che
-sotto Carlo Martello, assalì gagliardamente l'esercito dei Saracini; ed
-infatti la presente canzone lo addita come il flagello degl'Infedeli;
-egli è santo insieme e prode paladino, e abbiamo intorno a lui una
-lunga leggenda, però che la pietà al tempo della cavalleria aveva pur
-essa le sue epopee, ed accanto alla storia romanzesca veniva la divota
-leggenda, che raccontava le religiose maraviglie e i miracoli degli
-epici eroi; e l'uomo celebre trovavasi sempre così tra due grandezze,
-quella del cielo e della terra. Varie discendenze ci sono di questo
-romanzo di Guglielmo Corto Naso, che conducono da Carlo Martello
-fino a Lodovico il Pio, creato re d'Aquitania, che la generazion
-dei trovieri non lasciava così un pio paladino senza mescolar la sua
-vita in tutti gli avvenimenti di qualche rilievo onde scosse erano le
-immaginazioni. Ognuno famigliarizzavasi con la storia di quei nobili
-personaggi: le donne, i cavalieri, che ascoltavan queste canzoni,
-volevano innanzi tratto sapere la prima età di colui che aveva lasciato
-sì alto grido di sè, donde la _Fanciullezza_ di Carlomagno, d'Orlando,
-d'Uggero il danese; poi veniva l'età più operosa della vita, venivano
-i combattimenti, le gesta degli affettatori di giganti, i pellegrinaggi
-armati, e per ultimo dopo la vita focosa, il pentimento, e, come allora
-dicevano, il _monacato_ (moinage).
-
-Tutti questi racconti legavansi l'un dopo l'altro, e il capriccio del
-cantore li veniva con incessante volubilità disvariando. Quanti non
-furono i poemi su Guglielmo Corto Naso da Girardo di Rossiglione fino
-alla _Fanciullezza di Viviano_, una delle più graziose fra l'eroiche
-canzoni! Ed a che ripetere a voi la fanciullezza di un eroe, a voi,
-generazione tutta intesa a materiali interessi, e sì aliena dalle
-semplici impressioni di quel tempo? Trattasi pur sempre della trista e
-fatal rotta di Roncisvalle, che gravò per sì lunghi anni sul cuor dei
-Francesi[202]. «Guerino, fatto prigione, si vede intimata la morte fra'
-tormenti se non dà il proprio figlio in ostaggio, ond'egli manda una
-scritta a' suoi baroni, i quali si stringono a consiglio per deliberare
-se sia da mandar Viviano fanciullo, il figliuolo del prigioniero
-Guerino. Guglielmo Corto Naso è d'avviso che Viviano si sagrifichi per
-salvare il padre suo, chè non v'è albero dell'orto il quale prestar
-non debba l'ombra sua al suo padrone: ecco dunque il fanciullo che
-va a trovar la madre sua tutta in lagrime: pietosissimo abboccamento!
-— Vanne, Viviano, gli dice la madre, io spiccherò de' tuoi capegli e
-della carne delle tue unghie e delle dita, più bianca che ermellino, e
-mi porrò ogni cosa come ricordo attorno la persona. — Nè questa nobil
-madre si fa punto a stôr Viviano dal pietoso dover suo, chè troppo a
-cuore gli sta la liberazione del diletto suo sposo. Viviano, armato
-cavaliere da Guglielmo Corto Naso, il miglior uomo nato da donna,
-giura di non mai fuggire dinanzi ai Saraceni come farebbe un vile e
-malnato cavaliere. — Tremendo voto! gli dice Guglielmo, e tuttavia
-questo Guglielmo non è forse il più impetuoso dei cavalieri? Talvolta,
-soggiunge indi, la fuga è buona quando è a conservare la propria
-persona. — Partesi Viviano dopo aver ripetuto il suo voto di cavaliero,
-e lo compie bravamente, però ch'egli manda a Guglielmo Corto Naso una
-barca, in cui stanno più di cinquecento Saracini, quali con le braccia,
-quali con le gambe, quali coi nasi tronchi dal fendente della poderosa
-sua spada. I Saracini vogliono vendicarsi, e vengono senza numero appiè
-della città d'Arlephaus o di Arli, e assediano il luogo dove riposan
-le ossa cristiane. Viviano si precipita su loro, ma che può un solo
-contro cento, contro mille? Egli sta per soccombere, e già presso a
-morire richiama le memorie, della sua giovinezza, il suo zio Guglielmo
-e la nobil sua dama Gibora, che lo nutrì al suo seno. La mischia
-divien sì folta che più non si conoscon fra loro. Viviano è alle mani
-con Ordovano, uno dei re saracini, e scampato per un miracolo, ripara
-nell'antico castello a sopraccapo della città, ed ha il tempo di fare
-avvisato Guglielmo d'Orange.
-
-«Or ecco il messo entrar nell'antica città dei conti d'Orange, ove si
-veggono officine in esercizio per ogni parte; chi fa scudi o maglie
-d'acciaio, e chi selle e chi staffe. Il messaggero trova Guglielmo
-che giuoca agli scacchi, e n'ha promessa di pronto soccorso. Ahi che
-Viviano n'ha troppo bisogno! S'ode da lungi il suono del suo corno: già
-perde a fiumi il sangue, e il nobil cavaliero si muore. Mentre se gli
-fanno i funerali, i Saracini assaltano Guglielmo d'Orange, sì che il
-prod'uomo è pur costretto a fuggire sul suo buon cavallo Bucento, col
-corpo del giovin Viviano, freddo morto. Obbligato a lasciare indietro
-il prezioso suo carico, egli scappa e scappa fin dentro ad Orange, la
-sua città, dov'ei trovasi tosto assediato». Un'altra discendenza del
-gran poema segue Guglielmo fino alla tomba, essendochè, come dissi,
-l'epopea non era compiuta, se non quando la schiatta era spenta. Di
-questo modo e cantori e trovieri si appigliavano ad una sola vita, la
-presentavan sotto tutti gli aspetti dall'infanzia fino alla morte, e
-cavalieri e castellane abituavansi a tutte queste memorie e a questi
-nomi propri d'eroi. Era la cronaca delle grandi schiatte, il patrimonio
-glorioso di questo o quel castello; sapevasi com'erano nati Orlando,
-Rinaldo, Uggero il Danese; si tenea dietro ai degni figli loro, e
-nipoti, e cugini; vivean della loro vita, famigliarizzavansi con le
-loro imprese, ed ognuno vi cercava la sua genealogia, la sua origine,
-la sua discendenza e gli esempi suoi. Un prode castellano avrebbe
-descritte, come se le avesse avute dinanzi agli occhi, le arme dei
-paladini del gran Carlo, e i bisanti d'oro su fondo rosso del duca Namo
-o del traditore Ganalon di Maganza.
-
-Guglielmo dal corto naso è una tradizione meridionale, a simiglianza
-del romanzo o della leggenda di _Filomena_ e della _cronica_ di
-Turpino, di origine supremamente spagnuola. Turpino non iscrisse alla
-fin fine se non una leggenda, nè il suo racconto è altro più che la
-semplice tela d'un pellegrinaggio a Sant'Iacopo di Compostella, e non
-mica una di quelle grandi pitture delle prodezze cavalleresche: egli è,
-posto a paragon delle maggiori canzoni eroiche, quel che la leggenda
-di Guglielmo Corto Naso esser può a paragon dei romanzi che furono
-scritti sul prode conte d'Orange. I pellegrinaggi avevano a quei tempi
-vivissima efficacia sull'immaginazione altrui, e masse intiere di gente
-si moveano per correre ad un sepolcro, e questo spesso risveglia i
-vivi, e l'entusiasmo circonda le memorie di tutti coloro che consegnano
-un gran nome alla tomba.
-
-Ed oltre questa fervente pietà, altri motivi ancora ci avea che
-rendevan più frequenti e rinomati i pellegrinaggi. All'udirsi esaltare
-i miracoli d'un'arca santa, d'un pio monumento, tutti vi accorrevano,
-come se a versar gli affetti del cuore fosse proprio bisogno di andar
-in terre lontane; i pellegrini vi recavano le loro offerte d'oro,
-d'argento e di zaffiri. Il più ricco di questi sepolcri era quello di
-sant'Iacopo di Compostella, e niuno veniva a visitarlo senz'accrescer
-di qualche cosa la dovizia de' suoi tesori. Questi devoti pellegrinaggi
-servivano altresì di pretesto alle grandi imprese militari, e quando
-Carlomagno meditava qualche spedizione, facea prima un pellegrinaggio
-a questo o quel santo sepolcro. Ivi, protetto dalle immunità dei
-pellegrini, niuno poteva toccarlo; esaminava quindi sicuramente i
-luoghi, le vie romane ancora intatte, le posate, le forze che oppor
-potevansi ad una prossima irruzione, confidandosi pur così di conoscere
-più esattamente la geografia dei siti, onde poi aggregarli a' suoi
-dominii. I pellegrini erano come grandi viaggiatori che vanno a scoprir
-nuove terre; parecchi aveano già esplorato il monte di Giove e il
-monte Cenisio prima di tentare il passo alle guerre di Lombardia, e il
-pellegrinaggio dell'imperatore a Sant'Iacopo di Compostella fu senza
-più un pretesto per saper la cima dei Pirenei, e assicurasi un varco
-attraverso di quei sentieri, e fra quei mal noti burroni.
-
-Le canzoni eroiche dunque compongono un certo numero di discendenze o
-diramazioni che ne formano come alberi genealogici, ma egli è da notare
-altresì che quando celebrano il gran nome di Carlo o di Karll, elle non
-si riferiscono solo a Carlomagno, ma a tutti i Carolingi in generale.
-I trovatori mescono continuamente insieme e confondono Carlo Martello,
-Carlomagno e Carlo il Calvo o il Semplice, a quel modo che insiem
-confondono Lodovico il Pio e Luigi il Balbo, d'onde una confusione di
-nomi proprii, e quel continuo scambiar l'un per l'altro tutti questi
-rappresentanti della schiatta carolina. Le grandezze e le picciolezze
-sono accumulate sur un medesimo capo, in una medesima vita, onde avvien
-poi che Carlomagno è talvolta sì mal certo, sì prostrato a petto de'
-suoi eccelsi baroni.
-
-Queste tradizioni della cavalleria furono quasi tutte scritte al
-tempo delle guerre feudali tra il signore e i vassalli, quando la
-superba effigie di Carlomagno era già cancellata e la monarchia in
-guerra coi feudatarii maggiori. I romanzi cavallereschi rappresentano
-continuamente i baroni in atto di negare il servizio loro, o i sussidii
-che ad essi i sovrani domandano. I trovatori che andavano di castello
-in castello a sollazzar le corti e i superbi siri, lusingar doveano
-l'inclinazione di questi a resistere all'autorità regia, onde, allorchè
-parlavano di Carlomagno, nol dipigneano altrimenti come il supremo e
-potente signore, innanzi a cui tutte le volontà s'inchinavano; ma nei
-loro canti, i baroni gli tengono fronte, ed egli è costretto a far la
-guerra co' suoi vassalli. Qua egli è messo in campo contro i quattro
-figli di Amone e il castello di Montalbano; colà cacciato sull'orme
-di Doolino di Maganza, tanto ch'ei ti pare Luigi il Grosso, quand'è
-costretto a combattere i castelli che attornian Parigi, e ad assediar
-la torre di Monmorencì e di Monterì.
-
-Quanto all'epopee che si riferiscono al Mezzogiorno, altro havvi motivo
-a giustificar ivi questo svilimento di Carlomagno, ed è l'odio contro
-la razza del Nord, che evidentemente ci si vede; che, se le provincie
-meridionali conservaron qualche memoria del passaggio di Carlomagno,
-esse conservarono più ancora gli odii loro e risentimenti contro di
-lui, e in quasi tutti i romanzi di cavalleria l'invecchiato Austrasio è
-vituperato come il leone infermo della favola; il fanno marito deluso,
-principe imbecille; Malagigi lo mette in un sacco; pien di puerili
-debolezze pe' suoi bastardi e per Carlotto suo figlio prediletto,
-non ha più volere in cosa che sia, e tutti si fan giuoco di lui. Il
-Mezzogiorno parea vendicarsi così col dileggio del passar che egli
-aveva fatto colà, conquistando la razza austrasia, e quanto l'Aquitania
-erasi affezionata al pacifico governo di Lodovico il Pio, fattosi tutto
-meridionale, altrettanto conservava la mala sua preoccupazione contro
-gli uomini del Nord ed i conti che la governavano, e se la pigliava con
-Carlomagno, l'imperatore di schiatta germanica.
-
-Allato alle discendenze meridionali dell'epopee carolingiche por si
-dee la canzon de' Loreni, che essenzialmente appartiene all'epoca del
-Nord. Numeroso n'è il lignaggio, e tutto rannodasi al principal tronco
-di Lorena. I trovatori hanno a raccontar prima i fatti e le gesta del
-conte Ernigi di Metz, di Garino il Loreno e di Begon di Belino, suoi
-figli; poi di Gerberto, figlio di Garino, e della sua lunga discendenza
-che vien a finire all'epopea più moderna di Guerino di Mongrana. Il
-qual corpo di gran canzone intorno ai Loreni sembra così antico, per lo
-meno, come i canti eroici accumulati d'intorno ad Orlando, a Guglielmo
-d'Orange o a Rinaldo di Montalbano; anzi creder si può che la canzon
-dei Loreni sia di prima origine, però che il trovatore non allude
-a nulla d'antecedente, nè cita, secondo l'uso de' poeti, le antiche
-canzoni, le tradizioni o le croniche. Essa è l'epopea della Francia
-settentrionale, traslatata in appresso nel dialetto di Sciampagna, di
-Lorena, di Piccardia, di Normandia, epopea ch'ebbe un altissimo grido,
-perchè il lignaggio suo si mantien ragguardevole pel corso di ben tre
-secoli; il primo de' suoi rami è quello d'Ernigi, che nel blasone si
-dice essere lo smalto e il sostegno dei Roani, dei Monmorenci, dei
-Talleyrand e dei Ferenzac. Il manoscritto è del secolo XII, e questa
-data v'è segnata con un carattere particolare. La gente di stato
-mezzano principia quivi ad entrare in campo, che Ernigi non è uomo
-da cavalleria, ma figlio d'un semplice borghese chiamato Teoderico,
-e giovin di mestiere qual è, ha nondimeno sposata la figliuola del
-duca di Metz, con le quali nozze egli ha contratto le inclinazioni
-cavalleresche. Suo padre vuol ch'egli continui ad esercitare il
-traffico, e vada a vender le sue mercanzie alle fiere di Laguy, di
-Provins e di San Dionigi; ma egli, giovin liberale, anzichè venderle,
-davale in dono ai baroni e ai cavalieri alla foggia de' gran signori.
-L'intento di questa canzone eroica, quello si è, come chiaramente
-si vede, di stabilir la differenza che era di que' dì, tra l'ordine
-liberale de' cavalieri e la borghesia tutta lesina e povera in canna.
-La canzone d'Ernigi finisce al tempo in cui Carlo Martello è assalito
-dai Saracini, i quali il cantore confonde cogli Ungheri, e però
-comincia il romanzo di _Garino il Loreno_, che rannodasi, come detto è,
-col suo primo canto all'epoca di Carlo Martello, e finisce alla morte
-di Begon di Belino, toccantissimo episodio del romanzo. Questa massa
-sterminata di versi, che sommano a ben sessantamila, può essere con pro
-consultata a conoscere gli usi e le consuetudini della cavalleria, e
-principalmente ad apprendere e seguir le invasioni dei Goti, degli Unni
-e dei Saraceni dal settimo fino al nono secolo, lugubri avvenimenti che
-aveano lasciato profonde impressioni; esso è il racconto epico di quei
-tempi di conquista, fatto dai trovatori, entro ai castelli, a' tempi di
-Filippo Augusto e di San Luigi[203].
-
-Ora questi grandi poemi somministraron essi materia a scriver le
-cronache, o furon piuttosto le cronache quelle d'onde attinsero i
-cantori? Nel corso de' tempi, i canti recitati precedettero i gravi
-annali dei popoli; Omero cantava le sublimi sue rapsodie ben prima
-che i grandi storici della Grecia avessero raccolti i primi annali;
-havvi dunque tutta l'apparenza che i canti guerrieri, recitati dalle
-popolazioni germaniche, le _saghe_, i _Nibelunghi_ delle nazioni
-scandinave o sassoni, abbiano preceduto tutte le cronache scritte;
-i _fatti_ e le _gesta_ si narrano prima di confidarle allo scritto,
-e però le primissime canzoni eroiche esser deggiono anteriori alle
-croniche de' monasteri.
-
-Se non che quest'influenza d'una letteratura sull'altra, non è
-guari sì potente come altri crede ed afferma. La cronica veniva da
-una sorgente tutt'altra da quella del poema epico; i trovatori, che
-cantavano le grandi prodezze, appartenevano generalmente ad un ordine
-di persone che pellegrinavano pel mondo, e frequentavano i campi di
-battaglia, nè punto aveano dello spirito monacale; camminavano con gli
-eserciti, viveano sguazzando nei castelli, ed erano per così dire, la
-significazione della parte fattiva e bellicosa della società. Che cosa
-aver potean essi di comune con quei poveri cronisti, che in fondo alla
-loro cella scriveano gli avvenimenti d'ogni giorno, i disastri, il
-turbine fischiante, il tremuoto che agitava le città? Le croniche sono
-il registro delle esequie anniversarie della badia; le canzoni eroiche
-il racconto dell'allegra vita de' cavalieri; il vecchio cronista narra
-come questo o quel re, questo o quell'abate, venne a inginocchiarsi
-sull'arca del monastero; come il lupo udir fece le sue urla in mezzo al
-nevaio nella nuda foresta; come nella notte di Natale furono udite le
-mille grida di gioia de' pastori sorti a celebrar la nascita di Gesù;
-come a Pasqua di resuressi l'erba intorno era tutta verde; come il
-contagio, a guisa di cavaliere ardente, s'è mostrato per la contrada;
-come le reliquie furono insultate; il cronista raccoglie gelosamente
-tutte queste novelle e le consegna agli annali suoi. Volete ora un
-saggio del modo loro di raccontar gli avvenimenti politici, eccolo
-appunto: «Carlomagno s'è ricoverato nel nostro monastero, ed i Sassoni
-han dato il sacco agli oratorii; il tal conte fu percosso dalla man
-di Dio, per aver insultato i battisterii.» Queste si erano le grandi
-novelle pel monastero, per la badia e pei poveri cronisti.
-
-Così non è a dirsi del trovatore: se il signore tiene gran corte, ei
-te la descrive in tutto il suo sfarzo; tutto è maraviglioso nei natali
-del figliuol del barone, e la sua vita è circondata di una non so quale
-aureola fantastica. Le battaglie occupan gran parte di questi romanzi,
-nè quivi i combattimenti sono altrimenti narrati in due o tre righe,
-come nella cronaca; il trovatore ne descrive tutti i particolari, ne
-scorre tutti gli accidenti; è l'aurea leggenda in altra leggenda. Se
-mai ti avvenne di por l'occhio in questi antichi manoscritti, certo ci
-avrai notato le miniature di quelle battaglie, dove i cavalieri, con
-la lancia in resta, colla visiera calata, si mischiano, s'intrecciano,
-si confondono; il sangue scorre rosso come grana, si veggono le famose
-prodezze; un paladino affetta i nemici a centinaia. Ebbene ivi è
-appunto ripetuta l'epopea cavalleresca, ivi è il romanzo disegnato e
-dipinto, a quel modo che le mille figure della cattedrale ti ridicon le
-leggende del santo, e queste scene dipinte passano nei mille versi del
-romanzatore, con tali e sì minute particolarità, che spesso inducono
-stucchevolezza.
-
-Così, qualunque giudicio facciasi dell'epopea carolingica, s'ella
-non appartiene all'età che vide il magno imperatore, almeno essa
-tutta a lui si riferisce, vive dell'immagin sua, del suo splendore,
-è protetta dal suo nome; e soprattutto comprova la grande popolarità
-di Carlomagno. E valga il vero: ecco una dinastia scaduta, i suoi
-discendenti furon sì fiacchi, che bastò il voler de' baroni francesi
-a metter in pezzi lo scettro loro; e nondimeno, uno o due secoli
-appresso, questo nome di Carlomagno risplende per ogni dove; in tutte
-le veglie della cavalleria si rammenta l'antico imperatore dalla lunga
-barba; di lui trattano le prime epopee, e mentre la stirpe sua cade in
-dispregio, il nome del fondatore va pur sempre ingigantendo. Le son
-cose che si veggono talor nella storia, un nome splende grandissimo,
-poi si spegne e cancella per la dappocaggine o viltà della sua
-discendenza.
-
-
-
-
-CAPITOLO XV.
-
-RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN OCCIDENTE.
-
- Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo regio nella persona
- di Carlomagno. — Patriziato. — Consolato. — Istituzione dei
- regni d'Italia e d'Aquitania. — Pipino e Lodovico. — Andamento
- e progresso delle idee romane. — La porpora. — Lo scettro. — Il
- manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio del patriziato
- nella dignità imperiale. — L'impero d'occidente. — Diete militari.
- — Diete per la guerra e giudizio. — Triplice ordinamento del
- governo. — I duchi e difensori delle marche. — I conti uffiziali
- civili. — I Missi Dominici. — Natura dell'opera di Carlomagno,
- quanto alle sue conquiste.
-
-780 — 800.
-
-
-Nel progresso e incremento d'un'opera politica sempre si tratteggiano
-e rivelano dell'epoche parecchie, essendochè, per bene ardimentoso
-che un uomo sia, egli non va mai diritto al suo fine nè tutto stringe
-ad un tratto il potere, ma procede lentamente e con risguardo, per
-tema di non sollevar contro a sè l'opposizion degli spiriti, scossi,
-spaventati, inquieti della nuova grandezza d'un solo. Il medesimo
-avvien sotto Carlomagno, dal dì ch'egli accomuna il titolo regio
-con Carlomanno, fino alla esaltazion sua alla dignità imperiale,
-intervallo di lungo e penoso lavoro, che vien ad essere spiegato dagli
-intoppi della conquista. Prima che un capo si pianti alto e forte in
-una società, egli dee, con grandi servigi, meritar l'ammirazione e
-la confidenza delle moltitudini; in che curioso appunto è studiar la
-storia della sovranità nel periodo carolino.
-
-Un dei primi frutti dell'amministrazione dei Carolingi si è
-l'abolizione assoluta della prefettura del palazzo, quella sterminata
-dignità merovingica. Non se ne vede più orma, ed è facil comprendere
-che con uomini attivi quali eran Pipino e Carlomagno, la podestà dei
-maestri o prefetti palatini scemasse dell'assorbente supremità che avea
-ne' tempi della prima schiatta; ma in che modo spiegare l'assoluta sua
-sparizione? Non se ne trova più indizio veruno negli atti pubblici e
-nei diplomi, ed è come una dignità abolita[204]; i duchi d'Austrasia,
-e i prefetti del palazzo di Neustria, possessori della podestà regia,
-confuser, nel titolo loro di re, tutta la possanza e l'autorità dei
-duchi e dei prefetti; la prefettura, che i Merovingi avean tolto
-dalle forme imperiali di Bisanzio, viene assorbita nella rivoluzione
-germanica che fa trionfare i duchi dell'Austrasia; torna quindi la
-tempera degli usi antichi, e la podestà reale anch'essa ne ritrae. La
-consacrazione vien indi ad imprimere alla dignità regia un carattere
-più augusto e più santo, l'unzione dei re, solennità ebraica, è rara,
-quasi anzi un'eccezione, sotto la prima schiatta, laddove a principiar
-da Pipino, tutte le forme ecclesiastiche son chiamate a consacrare e
-affortificar l'autorità dei capi austrasii, che assumono la corona;
-Carlomagno è sagrato tre volte, prima come erede di Pipino, poi come re
-di Lombardia, e per ultimo come imperatore; così i principi carolingi
-in sè congiungono, la doppia condizion della forza che difende e del
-diritto che santifica.
-
-Carlomagno, alla sua esaltazione, esercita l'autorità regia insieme
-con Carlomanno, e di qui ha principio la podestà sua; la spartizion
-delle terre, che compongono i due reami, non è punto stabile; nè la
-Neustria è altrimenti la porzion dell'uno e l'Austrasia dell'altro, chè
-elle vanno perpetuamente confuse nei diplomi; ond'è che questo periodo
-di tempo non è segnato da capitolare, nè da statuto di legge alcuna;
-gli è un conflitto morale tra i due fratelli; vero è che Carlomanno
-non è il più forte, ma pur ei comprime l'indole usurpatrice di Carlo,
-nè il potere divien, per via della conquista e dell'ordinamento, una
-vigorosa instituzione, se non quando la monarchia tutta si concentra
-nelle mani di quest'ultimo. Nel primo periodo di questo regno,
-Carlomagno ha d'uopo di far prevalere la sua preminenza per un gran
-vampo di vittorie, e si fa a debellar le popolazioni che accerchiano
-i suoi dominii; di mano in mano ch'egli ottiene qualche trionfo, egli
-assume qualche nuovo titolo, e questi titoli son quasi tutti romani o
-bisantini.
-
-L'influenza degli usi e delle consuetudini romane e delle dignità
-della corte di Bisanzio, fu pari a quella dei capolavori d'arte della
-grand'epoca; i Barbari, abbagliati da tanto splendore, ben potevano
-rovesciare i regni, e ridur le popolazioni allo stato di servitù, ma
-pur conservavano la corona raggiante di carbonchi, e lo scettro di
-maraviglioso lavoro, e il trono tutto fregiato d'oro e di smeraldi di
-queste società distrutte, e sì oltre va questo rispetto e quest'ardore
-per le arti e per le dignità degli antichi, che spesso d'altro sigillo
-non servonsi per gli atti loro, che di quel con l'effigie degli
-imperatori romani[205]. In moltissimi de' suoi diplomi, Carlomagno
-prende il titolo di patrizio, e i papi gli scrivono come a loro
-protettor naturale. Alla quale dignità ei fu innalzato in un de'
-suoi viaggi in Italia, e in mercè dei servigi ch'egli aveva resi alla
-cattedra di san Pietro, dai capi delle famiglie senatorie che ancor
-vivevano sul monte Aventino, e conservavano le memorie dell'antica
-costituzione dei Cesari; poichè a Roma tuttor durava il mescuglio delle
-idee cristiane, con la prisca forma delle instituzioni repubblicane.
-In alcuni diplomi Carlomagno prende altresì il titolo di console, però
-che il consolato ancor vivea di nome al settimo secolo. Vero è bene
-che in questa gran dignità romana, più non vi avea nulla della gloria
-antica; ma serbavansi, a Roma, come venerande reliquie, le memorie dei
-tempi vetusti, e il popolo transteverino, i figli di quei cittadini che
-abitavano il Campo Vaccino, si ricordavan dei consoli e dei tribuni,
-ed ogni volta che qualche grand'uomo sorgea nel mondo, i Romani gli
-decretavano alcuni di quei titoli che avean fatto già la potenza
-della costituzione repubblicana. Al quale proposito notar si dee che i
-capi de' Barbari stessi riceveano riverenti, così il nome di Roma era
-grande, queste insegne di dignità d'un impero scaduto, tanto è vero che
-la memoria delle forme sempre sopravvive alla distruzione dell'opera.
-
-Carlomagno, avuto il patriziato e il consolato di Roma, agogna un'altra
-dignità; chè l'impero d'Oriente e d'Occidente era pur una di quelle
-tali ricordanze che duravano anche in mezzo alle depredazioni dei
-Barbari. L'impero d'Occidente era caduto sotto le tante irruzioni
-de' popoli conquistatori, che a guisa di fiumi aveano rotte e divise
-in cento diversi regni le terre. Or che Carlomagno ha conquistato e
-misurato lo spazio occupato già dall'impero d'Occidente, e raccolto
-sotto il dominio suo i popoli che abitavano dall'Ebro fino all'Elba,
-dalla Bretagna al Danubio, ei volge in mente di ricostruir l'opera
-degli Augusti e dei Cesari[206]. Nè credasi già che fosse papa Leone
-solo, nell'ardente sua devozione per Carlo, a intuonar nella basilica
-di Roma il _Vivat Imperator_; gran tempo è già che l'uom germanico vuol
-farsi romano, quest'è il pensier suo, il suo sogno; le razze barbariche
-vogliono anche imitar Costantinopoli, le sue pompe, le sue dignità; i
-re merovingi stessi portavan già il manto di porpora come gl'imperatori
-di Bisanzio, la corona loro era foggiata su quella degli imperatori, lo
-zaffiro e lo smeraldo vi splendeano, vi signoreggiava la croce, essi
-calzavano come quelli il coturno di porpora, e come quelli aveano il
-trono coperto di lamine d'oro. Tutta questa magnificenza par che faccia
-meglio spiccare il lustro e la forza dell'autorità loro, e il patrizio
-vuol diventare imperador dei Romani.
-
-Prima di rifabbricar quest'impero d'Occidente, antica meta
-dell'ambizion sua, Carlomagno, a simiglianza degli imperatori,
-instituir vuol nuovi re, e procacciare all'autorità sua una preminenza
-politica sulle semplici dignità regie. Egli ha conquistato terre
-sterminate, nè può tutto vedere e governare; vero è ch'egli abbraccia
-pur sempre nelle sue grandi corse i Pirenei, le Alpi, il Tirolo; ma
-nondimeno ha più caro di riseder nelle città del Reno, dove la natura
-sua, la sua educazione lo traggono; ama Colonia, Magonza, Vormazia,
-Spira e le foreste delle sette montagne; scorre talvolta le città del
-Mezzodì; Milano e Saragozza ondeggiar vide le sue bandiere, e tuttavia
-ei si riman l'uomo del Reno e della Mosa; imperatore ch'ei sia, porrà
-la sua sede in Aix, dove edificar fece una grande cappella da cui sarà
-dato un soprannome cristiano alla diletta sua città, che egli ornerà
-coi mosaici di Ravenna.
-
-Nelle ampie terre da lui fatte sue per la conquista, vi ha due popoli,
-ciascuno de' quali forma un complesso atto a costituire un reame;
-i Sassoni, i Bavari, gli Alemanni non hanno territorii stabili, e,
-anzichè comporre uno stato, sono, a così dire, attendati nelle città
-loro; e d'altra parte Carlomagno riserva a sè stesso il particolar
-governo di quei popoli germanici, chè egli è così nella sua beva,
-ed in mezzo alle sue costumanze. Colà ei può coprirsi della sua
-pelle di lontra, delle invernali sue pelliccie, ha suoi palagi e sue
-tenute, ch'ei medesimo regge con quella cura, quella vigilanza, che
-caratterizzano pur sempre l'autorità sua. I due popoli più stabili,
-che formano governi spartati, sono i Lombardi e gli Aquitani, egli
-crear può per entrambi due regni separati con istituzioni pur separate,
-e vuole investirne Lodovico e Pipino, figliuoli suoi, e farà dei re
-perch'egli anela ad una dignità più sublime, a quella d'imperatore.
-Il regno d'Italia dee dunque la sua fondazione a Carlomagno, ed è una
-trasformazione che si vuol ben determinare nella storia, però che la
-corona lombarda non ci ha oramai più nulla a che fare. La costituzione
-del regno d'Italia è un concetto romano, pontificio, instituito in più
-larghe proporzioni dell'antica monarchia lombarda di Monza; esso non
-si stende già solo dalle Alpi alla Toscana, ma tal qual fu ordinato
-da Carlomagno, comprende tutto il Milanese, la Toscana, l'Esarcato, i
-gran feudi di Benevento, del Friuli e di Spoleti, quella porzione della
-Calabria che più non trovasi sotto il dominio dei Greci, la Venezia, la
-Dalmazia, l'Istria, per modo che tutto l'Adriatico è cinto da questo
-reame d'Italia, conferito da Carlomagno al figlio suo Pipino. Al che
-aggiunger si dee, risultar, come si pare dal carteggio dei papi, che il
-patrimonio di san Pietro, avvegnachè independente e separato dal regno
-d'Italia, non per questo cessa dall'esser sotto la protezione del re,
-non già come feudo, ma come territorio diverso e ordinato, e quindi
-bisognevole del costante appoggio e della protezione d'un potentato
-militare. Infatti nelle turnazioni di Roma, e nelle rivolte delle
-legazioni, o dell'esarcato, i pontefici continuamente invocano la spada
-del signor de' Franchi e la protezione del reame d'Italia da Carlomagno
-sostituito alla corona longobarda.
-
-La costituzione del regno d'Aquitania è pur essa una creazione
-politica, contemporanea a quella della monarchia d'Italia. Il nome di
-Carlomagno ha lasciato di grandi memorie nel Mezzogiorno; le torri e i
-monumenti pubblici serban ivi le sue ricordanze, e più d'una reliquia
-dell'età carolingica porta il suo soprannome di _Magno_; e pure a lui
-non danno troppo nel genio quelle città e quelle genti meridionali;
-appena ei vi passa correndo per andar in Ispagna, nè vi soggiorna,
-ch'egli è pur sempre l'uomo del Settentrione. Egli crea dunque pel
-benamato figliuol suo Lodovico il regno d'Aquitania, e questi è il re
-vero del Mezzogiorno, da lui seminato de' suoi cartolari, delle sue
-patenti e de' suoi diplomi, e ne troviam con la data di Narbona, di
-Mompellieri, di Nimes, di Tolosa. Lodovico governa tutte le popolazioni
-che si stendono dalla Loira fino all'Ebro, nè solo gli Aquitani
-propriamente detti, ma sì pure i Navarresi, i Baschi, i Guasconi, i
-Provenzali, che formano pel regno d'Aquitania i medesimi grandi feudi e
-le medesime marche militari, che formano pel regno d'Italia Benevento,
-Spoleti e il Friuli. Lodovico non ha residenza stabile, comechè molti
-de' suoi diplomi sien dati da Tolosa, chè anzi non è badia che non
-conservi l'orma di lui ne' proprii archivii. Carlomagno, attempatosi,
-vuol riposare sull'opera sua, e allora Pipino e Lodovico, l'un fatto
-re d'Italia, l'altro d'Aquitania, fanno essi la guerra contro le
-popolazioni che fronteggiano i loro stati. Pipino guida i suoi leudi
-contra i Greci e gli Schiavoni; Lodovico ributta verso i Pirenei le
-correrie dei Saracini, spesso troppo baldanzose, però che tuttavia
-minacciano Narbona e la Settimania.
-
-Al superbo Austrasio che sta per ricevere la corona imperiale,
-convengon dunque re per luogotenenti, ond'è che re tuttora egli
-stesso, ha fatto due altri re, poi s'avvia verso Roma, dove cinger
-dee la corona imperiale. La ristaurazione dell'impero d'Occidente è
-un de' fatti principali dei tempi di mezzo; più di tre secoli erano
-scorsi da che Agustolo, l'ultimo di quegli imperadori, avea veduto
-spegnersi in sua mano l'impero; i Barbari avean messo in brani le
-sue terre a par del suo manto di porpora, e se l'eran partito in
-limbelli come la pelle del bue. Al concentramento, che i Romani recaron
-per ogni parte, era succeduta una conquista per frazioni, e mille
-diverse genti avean divorato l'impero: il tempo de' Franchi, sotto la
-signoria de' Merovingi, è il tempo appunto di maggiore smembramento
-e sfacelo; i Barbari fanno della terra a ruffa raffa. Ora quale
-smisurata modificazione recar non dovea nello spirito delle popolazioni
-germaniche questa creazione per opera d'un sol uomo: d'un impero in
-una sola mano? Fu egli, cotesto, spontaneo pensiero di Carlomagno, o
-piuttosto gli venne inspirato dagl'intimi suoi legami e dalle continue
-sue pratiche coi romani pontefici? Forse che il papato, gran principio
-d'unità, abbia voluto imprimer così della natura sua la monarchia
-francese? L'instituzione dell'impero d'Occidente fu, sì come pare,
-un'ispirazione romana di Adriano e di Leone III papi; ella è cosa
-naturale, sì, che in mente a Carlomagno sorgesse il bisogno d'una
-dominazion materiale, d'uno spirito di conquista e di preminenza; ma
-pure il rinnovamento dell'impero d'Occidente vien da papa Leone III;
-l'unità nel governo politico siccome nelle dottrine, fu l'opera di
-Roma[207].
-
-Nella città eterna erano surte popolari turbazioni e sedizioni come a'
-tempi antichi de' comizii; aveano lor bandiere, e colori differenti,
-i quartieri di Roma erano divisi dall'anarchia, e i Transteverini del
-ceffo antico, rinovellavano i disordini del Foro. Nè i greci imperatori
-erano punto netti di queste guerre civili: spogliati per forza
-dell'Italia, essi riconquistar la volean per inganno, onde prezzolavano
-il popolo della campagna e dell'antico Lazio per sollevarlo contro i
-papi, ed alla morte d'Adriano, la famiglia sua, che era di nobilissima
-stirpe romana, non volle riconoscere nè gridare per papa Leone, che
-non usciva altrimenti da famiglia patrizia. V'ebbero quindi rumori
-e sedizioni nelle piazze pubbliche; il nuovo papa fu tratto pe'
-capegli, sottoposto a indegni trattamenti, e gli annali raccontano
-che, sottrattosi miracolosamente alla furia di que' comizii, venne a
-chiedere aiuto e protezione a Carlomagno.
-
-Egli è a presumere che appunto in siffatta contingenza, il pontefice,
-a corroborar la propria autorità sua, concepisse il gran pensiero
-di ricostruir l'impero d'Occidente sotto la spada di Carlomagno. La
-qual esaltazione alla suprema dignità romana, far maggiore dovea la
-grandezza del re de' Franchi, lusingare l'ambizion sua, ornar la sua
-porpora e il suo diadema; poichè, come dissi, tutto che da Roma veniva,
-avea pe' Barbari stessi un'impronta solenne. Leone lasciò l'Italia per
-andare a trovar Carlomagno, e il cronista, conosciuto sotto il nome
-di _poeta sassone_, espose quest'abboccamento seguito fra loro nella
-città di Paderborna. Chi sa che non fosse appunto fra quelle intimità
-che il papa e il re concertassero la politica ricostruzione dell'impero
-d'Occidente?
-
-Il poeta sassone ama in quest'occasione di ricordar le tribolazioni
-del papa e i disordini di Roma. «In quella che Leone, dal suo palagio
-recavasi a piedi alla chiesa di San Lorenzo, il popolo romano,
-scagliandosi addosso di lui, l'oppressò di percosse, poi gli cavò gli
-occhi e troncò la lingua; se non che Dio gli restituì con un miracolo
-la vista e la parola[208]. Dopo di che fuggì dal carcere dove l'avean
-chiuso, e si mise in via per venire da Carlomagno a Paderborna,
-dov'egli allora trovavasi, mandando innanzi un legato a raccontargli
-i mali da lui sofferti, all'udire i quali, Carlo, rattener non potendo
-il suo sdegno, tien tosto una concione al suo popolo, per esortarlo a
-recare aiuto al pontefice. Nè sì tosto ha egli finito di parlare, che
-un lungo fremito si diffonde per l'adunata moltitudine, tutti accorrono
-all'armi, e in brevissimo tempo, ecco pronto un formidabile esercito
-a pro del pontefice. Carlo intanto scorre lento per mezzo al campo,
-protetto il capo da un elmo d'oro, il petto di splendida corazza, e
-recato in groppa da un destriero di straordinaria grossezza. Innanzi
-al campo si spiegano in folla i sacerdoti partiti in tre schiere,
-co' sacri vessilli della croce in fronte, e tutti, cherici e laici,
-aspettano impazienti il pontefice. Odesi quindi tosto ch'ei s'avanza
-in compagnia di Pipino, e Carlo allora fa formare un gran cerchio,
-divide il suo campo in forma di città, e collocando sè stesso nel
-mezzo, attende lieto l'arrivo del pontefice; egli sopravanza con l'alta
-sua statura quanti gli sono d'intorno, e domina tutto il popolo. Ma
-già il papa giunge alle prime schiere, le cui vesti, la lingua, gli
-ornamenti e l'armi diverse lo riempiono di stupore[209]; eran esse
-le schiere formate coi soldati venuti da tutte le parti del mondo.
-Carlo affrettasi tosto d'andarlo a salutare con gran riverenza, ed
-ei lo abbraccia e bacia in bocca, si stringon per mano e camminano a
-pari, framezzando di cortesi parole i loro discorsi. Tutto l'esercito
-si prostra per tre volte dinanzi al sommo pontefice; anche il
-minuto popolo per tre volte curvasi nella polvere a' piedi suoi, ed
-altrettante il papa innalza a Dio mentalmente le sue preghiere pel
-popolo stesso. Giunti il re e il papa in mezzo al cerchio, parlan fra
-loro di cose diverse; Carlo vuol sapere i mali patiti dal venerabil
-prelato, ed a grandissimo suo stupore intende com'egli ha ricuperato
-gli occhi e la lingua, strappatigli da un empio popolazzo. S'avviano
-di poi verso il tempio, dove sulla soglia i sacerdoti intuonano un
-inno di grazie in lode del Creatore; il popolo acclama, mentre passa,
-il pontefice, ed innalza la sua gran voce fino alla volta de' cieli.
-Condotto da Carlo, l'apostolo entra finalmente nel tempio, e vi celebra
-con l'usata pompa il divin sacrifizio; dopo del quale il re induce
-Leone a seguirlo nel suo palazzo, e in quella magnifica sede, con
-pareti tutte addobbate di tappezzerie dipinte e sedili tutti splendenti
-d'oro e di porpora, godono infinite e svariatissime delizie; poi
-comincia il convito, aspettando già sulle mense il falerno in vasi
-d'argento. Carlo e Leone mangiano e bevono insieme, poi, dopo il pasto,
-il pio re colma l'ospite suo di magnifici presenti, e si ritrae alle
-sue stanze, intantochè il sommo pontefice riacquista il suo campo. Tale
-si fu l'accoglimento che Carlo fece a Leone in tempo che quest'ultimo
-fuggiva dai Romani e dalla patria.
-
-«Dopo questo solenne abboccamento, Carlo passa le Alpi seguito da' suoi
-leudi e da alcune migliaia di lance; visita Milano, Ravenna, Rimini,
-Pavia, nè guari va che le bandiere sue si spiegano nella campagna
-di Roma, e ch'ei saluta da lunge le mura della città. Investito,
-com'egli è, della dignità di patrizio, i senatori, i tribuni, i comizi
-vengono ad incontrarlo, e l'accolgono con tutte le pompe dell'antica
-Roma e della Chiesa. Egli è ivi come arbitro sovrano; papa, vescovi,
-patrizii e plebe a lui ricorrono per ottener giustizia e ragione; egli
-sentenziar dee sulle sanguinose questioni che dividevano papa Leone
-ed i patrizi di Roma. Carlomagno ascende dunque il tribunale degli
-antichi pretori[210]; Leone, accusato di colpe segrete, protesta con
-solenne giuramento dell'intera innocenza sua, e la sentenza ricade
-addosso de' suoi accusatori. Il papa venne quindi esaltato e condotto
-processionalmente alle basiliche, dov'egli inginocchiossi dinanzi al re
-de' Franchi, figliuol di Pipino, protettor del triregno[211].»
-
-Le feste di Natale eran vicine, solennità della Chiesa cristiana che
-Carlomagno godea di celebrar, come la Pasqua, nei monasteri o nelle
-basiliche, e la festa del Natale era ancor più dell'altre magnifica,
-perchè a que' tempi da essa principiava l'anno, e il popolo a turbe
-correva alle chiese, chè la nascita di Cristo, la risurrezion del mondo
-apriva le porte del nuovo anno. Al tocco della campana che suonò l'ora
-dei pastori sul monte, Carlomagno recossi alla basilica di San Giovanni
-Laterano, ove celebravasi, dopo mattutino, la messa del presepio, con
-tutte le pompe del pontificato; l'altare fumava innanzi, e le croci
-greche e latine risplendevano in mezzo ai piviali e alle vesti dorate
-dei vescovi e dei diaconi. Carlomagno pregava Dio, inginocchiato
-dinanzi alle reliquie, quando il popolo, agitato come l'onda del mare,
-proruppe in acclamazioni, e mille voci si confusero per esaltare
-il gran re dei Franchi, e gridarlo imperatore. Nel santo giorno in
-cui nacque il Signore, dice Eginardo, mentre Carlo, assistendo alla
-messa, levavasi da orare dinanzi all'altare del beato Pietro apostolo,
-papa Leone gli pose in capo una corona, e tutto il popolo romano si
-fece a gridare: _Vita e vittoria a Carlo Augusto, coronato da Dio
-grande e pacifico imperatore de' Romani!_ Dopo l'elevazione fu quindi
-adorato dal pontefice, secondo la consuetudine praticata co' principi
-anticamente, e lasciato il nome di patrizio, fu chiamato imperatore ed
-augusto.
-
-Così, in quella solennità del Natale, giorno in cui nacque il Redentore
-del mondo, ristaurato fu l'impero d'Occidente. Ma il pensiero ne
-veniva di lunga mano; il patriziato altro non era che una preparazione
-all'impero, ed i papi che avean bisogno d'un protettore, d'un aiuto
-per difenderli contro gl'imperatori d'Oriente, esaltarono Carlomagno,
-contrapponendo così spada a spada, sì che Leone non aveva oramai più
-da temer i sediziosi Romani nè gl'imperatori d'Oriente, che agognavano
-pur sempre l'Italia. Una specie di patto fermossi tra gl'imperatori
-d'Occidente e i pontefici di Roma, conforme si vede nel gran mosaico
-del palazzo di Laterano, dove Leone e Carlomagno a ginocchio si pongono
-entrambi sotto la comun tutela di San Pietro[212].
-
-Carlomagno, innalzato all'impero, ricolmò de' suoi doni la Chiesa
-romana; ornò le arche benedette di pietre preziose e di sfolgoranti
-gioielli, nè gli annalisti del pontificato si scordano di enumerar
-le croci fregiate d'amatiste dal nuovo Augusto donate alle basiliche
-cristiane, e ci furon tavole d'argento e bacili o patene d'oro, ed
-un calice grandissimo destinato a distribuire al popolo il sangue di
-Cristo e una croce sterminata adorna di giacinti, belli come le viole
-di primavera. Una medaglia pur fu coniata per tramandare ai posteri
-più lontani la memoria della instituzion dell'impero d'Occidente,
-pur sempre durando tra l'altre, anche la consuetudine numismatica di
-Roma. Da una parte ci si vede il simbolo della improvvisa esaltazione
-di Carlomagno alla suprema dignità imperiale, e v'è incastrata
-l'effigie del vecchio imperatore co' suoi maschi e marziali lineamenti,
-qualificatovi per nostro signore, _Dominus noster_; dall'altra parte
-si vede la città di Roma con l'antiche sue mura e coll'iscrizione
-in caratteri maiuscoli, _Renovatio Imperii_. Ad attestar poi con
-più magnificenza lo stabilimento del nuovo impero e la preminenza
-dell'autorità sua, Carlomagno, il grande edificator di monumenti
-pubblici, fabbricar fece, in Roma, ad imitazione dei Cesari, un palazzo
-dove tenere udienza e ragione. Quind'innanzi tutto si scrive sotto
-la data dell'impero, più non si parla di Carlo imperatore, se non
-co' titoli di signore e d'augusto, e patrizii e comizii lo acclamano
-lor sovrano e lor Cesare. Com'egli ebbe dato assetto alle cose della
-nuova podestà sua, ripassò le Alpi a riveder le antiche foreste della
-Germania.
-
-Cotesto rinnovamento dell'imperio romano nei termini antichi imprime
-d'ora innanzi una gran forma d'unità all'amministrazione delle terre
-conquistate da Carlomagno. Sotto gli auspizi del suo scettro e della
-porpora imperiale, due regni son già fondati, l'Aquitania e l'Italia,
-i quali compongono, come se tu dicessi, il primo grado di quella
-gerarchia che d'ora innanzi darà forma all'impero d'Occidente: due re
-sotto lo scettro augustale, poi i popoli tributari che vivono nelle
-marche e frontiere, e i grandi feudatari, specie di vassalli lontani
-sotto l'imperial giurisdizione, come sono i duchi di Baviera, del
-Friuli e di Benevento. Questo modo d'amministrazione, che vien quindi
-ordinandosi e pigliando forme regolari, addita nel nuovo imperatore un
-alto intelletto, però che la sua gerarchia poggia sopra tre principali
-ordini di uffiziali che ricevono comandi immediati dal capo supremo
-dello Stato. I primi risiedono stabilmente in una città, e magistrati
-civili in uno e militari, traggon l'origin loro dalle forme romane,
-con titolo, quasi dappertutto, di conti (_comites_), e amministrano la
-giustizia, pigliano le armi quando n'è d'uopo a respingere il nemico
-od a procedere innanzi alla conquista, di natura tuttavia più civile
-che militare. I secondi, che governano le marche sotto il titolo di
-capi e marchesi, hanno all'incontro un mandato militare più che una
-magistratura[213]; e sono il tipo d'Orlando e d'Uggiero il Danese.
-Risiedono essi alle frontiere, in faccia alle popolazioni barbare che
-potrebber disertare l'impero, ed accampano a guisa de' centurioni e
-tribuni che comandavan le legioni sugli ultimi confini dell'impero.
-Finalmente v'ha una terza dignità di particolar istituzione dei
-Carolingi, senza nulla di permanente, nulla di stabile, ma sempre
-errante, dir vogliamo i _missi dominici_, che interpreti delle
-istruzioni imperiali, or si recano in un distretto, ora in una città,
-in sè congiungono tutti i poteri, radunano i comizii o gli eserciti,
-presiedono le istituzioni municipali o i consessi che tengono ad
-ogni tornar di stagione i magistrati delle città, gli uomini liberi,
-i possessori delle terre, tutti quelli insomma che hanno obbligo
-di servitù verso la corona. Il ministero dei _missi dominici_, come
-vedremo, sta in cima di tutti gli altri.
-
-Al tutto amministrativo è quest'ordinamento dell'impero di Carlomagno;
-re o imperator ch'egli sia, e' conserva pur sempre e mantiene le
-instituzioni inerenti ai costumi ed alle consuetudini germaniche; ci
-vorrebbe in vero una grande smania di classificare a voler trovare
-principii regolari nella congregazion delle assemblee de' campi di
-marzo o di maggio; delle quali troppo s'è magnificata l'importanza,
-quando altro non erano, aggreggiate intorno ai re carolingi, che
-consessi militari e adunanze tumultuose, che venivano chiamate
-dall'imperatore a deliberar insieme intorno a questo o quel soggetto
-da lui medesimo proposto[214]. Quando trattavasi d'una spedizione
-militare a cui muover dovessero migliaia di lancie, allora spettava ai
-leudi ed ai possessori delle terre feudali l'accorrere al campo per
-marciar sotto il gonfalone del loro signore; quand'era a conquistar
-nuove terre e a fondar una signoria, ogni leudo montava a cavallo,
-seguito dalla sua gente, il perchè siffatte assemblee, che prima
-tenevansi al principiar di marzo, furono prorogate fino al maggio; chè
-se il sole di marzo era languido, i foraggi scarseggiavano con danno
-de' cavalli, laddove in maggio i prati eran fioriti, e poteasi stare
-attendati in mezzo alla campagna. In queste adunate non si discuteva,
-ma deliberavasi per acclamazione; l'imperatore diceva: «Fedeli miei, ho
-risoluto questa o quella spedizione, in Ispagna o al di là delle Alpi,
-contro gli Unni o gli Avari» ed i leudi a gridare: «Noi ti seguiremo,
-_rex_ o _imperator!_» La spedizione era quindi tosto apparecchiata, e
-pronto il sussidio militare promesso per acclamazione nelle diete, e
-poche settimane appresso ella movea alla conquista.
-
-Quand'era a trattarsi d'un giudizio civile, perchè l'assemblea del
-mese di marzo o di maggio pronunziava pur sentenze di condanna e
-d'assoluzione, convocavasi la medesima dieta; se non che composta di
-leudi attempati, non atti più a marciar con le spedizioni militari,
-di vescovi e di cherici, e tenevasi, a tempi non certi, qua e là,
-ora in un castello, ora in un podere del patrimonio reale in mezzo
-a qualche foresta. L'accusato compariva, come vedemmo far Tassillone
-duca di Baviera, con dimessa e mesta fronte dinanzi a' suoi pari, i
-quali lo interrogavano, lo stringevano, e la dieta così composta avea
-facoltà di deporre un leudo, un conte, un duca ed anco un sovrano, e
-di confinarlo in un monastero. In mezzo a queste diete di vescovi e di
-cherici, Carlomagno dettava pure i suoi capitolari[215], grandi forme
-legislative di quei tempi, mescuglio, confuso anzichenò, di provvisioni
-civili ed ecclesiastiche, e per le quali era necessario il concorso
-della forza materiale e della forza morale. I capitolari sono come
-il ritratto dello spirito e della tendenza di quelle diete, tuttavia
-superstiti nel diritto pubblico della Germania, dove principalmente son
-da rintracciare le orme di Carlo imperatore, dove tutto si riferisce a
-questa grande stampa d'uomo. In Francia, all'incontro, non n'abbiamo
-che lievi vestigia, a segno che gli editti della terza schiatta
-non tolgono quasi più nulla dai capitolari[216]; l'epoca importante
-di Carlomagno è il passar suo dal regno diviso al regno unito, da
-quest'ultimo al patriziato, e dal patriziato all'impero. Ma fin qui
-tutto è guerra e conquista, chè l'ordinamento civile e politico solo
-avvien quando la podestà è ben ferma, e ci convien vivere prima di
-studiare e assegnare le condizioni della vita.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVI.
-
-ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.
-
- Cambiamento nello spirito delle guerre. — Termine della conquista.
- — Raffrenamenti. — Solerzia inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi
- al settentrione e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I
- Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano in campo i Danesi. —
- Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza marittima. — Punto debole
- dell'Impero di Carlomagno. — I Saracini. — Le frontiere dell'Ebro.
- — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. — Apparizion dei Mori d'Africa.
- — Flotte saracine al mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione.
- — Raffrenamento in Italia. — I popoli delle montagne e della
- Puglia. — Ricapitolazione generale e ordine cronologico delle
- guerre e delle conquiste. — Per qual cagione le non potevan durare.
- — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno sul destino
- avvenire dell'opera sua.
-
-790 — 814.
-
-
-Il principio di Carlomagno fu, come vedemmo, un patrimonio in comune, e
-quasi confuso col fratel suo Carlomanno; ma quale smisurato avanzamento
-fu quindi il suo! però che eccolo imperator di Occidente, con la
-porpora e gli onori dei Cesari e la corona d'Italia! Signor quasi
-barbaro testè di alcune tribù di Franchi, egli ha rimesso in piedi
-l'antico impero, e i Romani l'hanno gridato Augusto, a gloria e trionfo
-suo! Egli ha seguito in ciò la naturale inclinazione e tendenza dei
-suoi predecessori: le dignità dell'antica Roma allettan pur sempre
-quei popoli conquistatori; Pipino e Carlomagno furon prima patrizii;
-poi il patrizio divenne imperatore[217], in quella guisa che Augusto
-fu consolo e dittatore prima d'assumere il titolo d'_imperator_. Così
-tuttavia splendeva la memoria di quest'impero già spento; i re, a
-simiglianza di Clodoveo, chinavano la fronte dinanzi alle rimembranze
-della civiltà, ed a quel modo che lo sposo di Clotilde s'era fatto
-romano, accettando il cristianesimo, così Carlomagno faceasi romano
-accettando la porpora degli imperatori.
-
-Ma l'opera non è altrimenti compiuta; chè una dignità, per ben grande
-ch'ella sia, non vale a porger la forza materiale, quand'è a condurre
-e governar le tribù erranti; fatiche ci vogliono e continui sudori;
-ci vuole il capitanato della guerra con tutta la podestà sua, nè un
-manto, sia pur di porpora e d'oro, ci dà punto d'autorità sui nostri
-compagni di guerra. Chi è nato dall'armi dee mantenersi con l'armi,
-e ad un conquistatore non è conceduto fermarsi a mezzo. Frequente è
-il rimprovero d'ambizione a coloro che si gittano per questa via di
-rischi e di gloria; ma per essi la guerra divien necessità: i capi,
-che accomunaron con essi il pericolo, sono insofferenti del riposo
-e dell'ozio infruttifero; e dopo, una vittoria si vuol guidarli ad
-un'altra, chè una generazione non muta così a ogni poco; nata tra
-'l ferro, del ferro si piace, e più che altro è a lei necessario il
-trambusto delle battaglie. Onde Carlomagno, al par di tutti gli altri
-conquistatori, comprimer non potea quel mare in tempesta, costretto a
-soddisfar le giuste ambizioni dei guerrieri che seguito l'aveano nelle
-conquiste; egli avea fatto bollire il sangue negli umani cervelli, nè
-or lo poteva a grado suo racchetare. La necessaria condizion sua era
-quella di guerreggiare e di vincere, come fatto avean Carlo Martello e
-Pipino; tale il duro retaggio suo.
-
-E non pertanto intorno a questo tempo nuova indole pigliar sembrano le
-spedizioni militari di Carlomagno. Di terre non ha difetto, chè anzi
-ne possiede il suo bisogno per un'estensione di parecchie migliaia
-di leghe quadrate, ed a legger la geografia dell'edifizio carolino,
-si vede che le frontiere sue sono più ampie dell'impero occidentale
-d'Onorio, e si perdono e confondono in mezzo alle popolazioni
-germaniche, non mai vinte da Roma. Egli non ha dunque bisogno più
-d'ampliar questa già sterminata estensione di territorio, ma sì solo
-di tenerla nello stato d'ubbidienza e di reprimere le sue sedizioni.
-La guerra cangia quindi d'aspetto, più non si combatte per conquistare
-e aggiunger nuovi dominii agli antichi, chè l'impero è già sì vasto da
-saziar qualunque ambizione: la Francia nei termini d'oggidì, poi una
-gran parte della Germania, poi l'Italia, poi la Spagna fino all'Ebro;
-che si può desiderare di più? Ma questi territorii sono abitati da
-popoli riottosi ed indomiti, onde si vuole aver sempre l'occhio aperto
-su loro e assoggettarli all'ordine, alla gerarchia; questo si è d'ora
-innanzi l'intento gravissimo della faccenda caroliniana.
-
-Re o imperator ch'egli fosse, quasi in ogni luogo instituì conti e
-governatori delle marche e frontiere, i quali sono come capi degli
-accampamenti militari, e si alloggiano all'estremità dei confini con
-numerose bande di soldati franchi, germani, lombardi, tutti elementi
-che l'imperatore adopera nella conquista; ivi edificano borghi e
-villaggi ed alcuni hanno terre, cui fan coltivar da coloni militari,
-a imitazion di Roma, quando le legioni rizzavano città ed are in
-onore d'Augusto e di Tiberio. Cotesti conti e governatori richiedono
-un'attentissima vigilanza del padrone, ond'è che Carlomagno non ha
-un momento mai di riposo, nè può averlo, chè il sonno non è fatto
-pe' fondatori delle grandi istituzioni. Cosa veramente stupenda
-e meravigliosa, chi legge le croniche di quei tempi, è questa
-incomprensibile solerzia dell'imperatore, anche attempato; egli è
-da per tutto; i suoi capitolari son promulgati dai Pirenei fino alle
-frontiere della Frisia e della Gotlandia; pellegrino com'egli è della
-gloria, non prende sosta, e corre a tener suoi parlamenti militari
-dall'una all'altra regione; e chi badi alla difficoltà delle vie di
-comunicazione a quei tempi, avrà certo per miracolosa nella vita di
-Carlomagno quest'alacrità sua.
-
-In questi viaggi, ch'ei facea cavalcando, non andava però solo, chè
-dopo di lui venivano grosse schiere di lance, le quali seguivano
-il signor loro alla guerra e alle diete, che tener si solean quasi
-sempre in sulle frontiere, affin d'indi più prontamente scagliarsi sui
-popoli da serbare in devozione. Se non che in breve il carico suo si
-fece talmente greve, che ei si tolse ad aiuto i due suoi figliuoli,
-Lodovico[218] e Pipino: confidando all'uno le guerre d'Aquitania, le
-spedizioni in Ispagna, il raffrenare i Saracini, la parte meridionale
-dell'impero, con l'appoggio dei conti franchi da lui deputati a
-guidarlo; all'altro, le guerre di Pannonia e di Baviera, pur sempre
-con l'appoggio dei conti franchi e di Adalardo, abate di Corvia, figlio
-del conte Bernardo, datogli a guida[219]. Egli, come re e imperatore,
-serbava per sè le spedizioni di Sassonia, che, siccome pare, a lui più
-gradivano, forse perchè le vedea più difficili e più minaccevoli per
-le frontiere dell'Austrasia; e ad esse moveva in persona, insiem col
-diletto suo bastardo Carlo o Carlotto. Le fatiche non lo trattengono,
-e sia ch'ei vada cacciando nelle Ardenne, o per la Selva Nera, o
-ch'ei venga nell'inverno a riscaldar le intirizzite sue membra nei
-tepidi lavacri d'Aquisgrana, ei pensa pur sempre e dispone le sue
-forti spedizioni sulle rive dell'Elba e del Veser, spedizioni rese
-indispensabili dalle incessanti sollevazioni dei Sassoni.
-
-Agevol cosa è seguire e abbracciar, nel periodo carolingico, le
-guerre di conquista, però ch'elle sporgono fuori dal tutto. Altre
-spedizioni ci sono che si diramano a guisa di maestose fiumane, e
-son quelle di Lombardia, di Sassonia e di Spagna, delle quali si
-può vedere il principio, il mezzo ed il fine, con l'aiuto delle
-cronache; ed hanno tutte e tre un colorito sì proprio che servir
-potrebbono di argomento a grandi epopee. Altrettanto non è a dirsi
-di quelle, che chiamar si possono guerre di raffrenamenti militari,
-operate da Carlomagno su tutta la superficie del vasto impero suo; gli
-eserciti suoi più non traboccano al di fuori, ma girano per le terre
-acquistate a tener in dovere le popolazioni; nè i parlamenti son più
-convocati per iscagliarsi sulle lontane contrade fin oltre i termini
-dell'incivilimento, ma sì per serbare in obbedienza le già sottomesse.
-La storia di queste oscure guerre, appena accennata, è tal che non
-viene sotto la mano a metterla per tempo e per ordine, e tuttavia le
-cronache ne son piene, e formano episodii, qual più e qual men curioso
-nella vita del sovrano. Quei conti che vedete accampar sulle marche
-o frontiere, han per uffizio di reprimere i Sassoni, i Bretoni, i
-Saracini e i Visigoti di Spagna, i Longobardi e i Greci d'Italia; ogni
-volta che questi popoli non vogliono ubbidire, non pagano i tributi,
-o negano il servizio militare, essi conti si precipitano sul loro
-territorio, e spengono le ribellioni nel sangue.
-
-La parte epica della guerra ebbe termine con Vittichindo, e la
-conversione di questo capitano, la fede e l'omaggio da lui prestati,
-operarono un notabil cangiamento nello stato politico e militare dei
-Sassoni; essi non han più questa grande individualità intorno a cui
-raccogliersi; già ci son conti belli e stabiliti, ed i vescovi a lato
-dei conti, i primi con la forza militare, i secondi con la podestà
-coercitiva e morale; gli uni sopravveggono le tribù, gli altri le
-istruiscono e aggentiliscono. I quali due ordini sono validi sì, ma
-pur niente ancora risolvono, però che lo spirito sedizioso, inquieto
-dei Sassoni continuamente si manifesta, e le croniche il dicono ad ogni
-tratto; in prova ecco quanto leggesi negli annali contemporanei, sette
-anni e non più dopo la conversione di Vittichindo (793): «Mentre il re
-facea pensiero di terminar la guerra incominciata, ed avea deliberato
-d'invader di nuovo la Pannonia, gli venne avviso come le milizie
-condotte dal conte Teodorico, erano state sorprese e tagliate a pezzi
-dai Sassoni, vicino a Rastringen sul Veser. Saputo questo il re, ma
-dissimulando la gravità del male, rinunziò all'impresa di Pannonia
-(794). Il re deliberossi di assaltar la Sassonia con un esercito
-diviso in modo che egli stesso v'entrasse con una metà di quello per
-la parte meridionale, mentre che suo figlio Carlo[220] passando il Reno
-a Colonia, vi penetrasse con l'altra metà per la parte occidentale. Il
-qual disegno gli venne compiuto non ostante che i Sassoni, fatta fronte
-a Sinfeld, ivi aspettassero il re per combatterlo. Ma poi disperatisi
-della vittoria, che pur dianzi tenevano vanamente per sicura, si
-arresero a discrezione, e vinti senza colpo tirare, si sottomisero,
-dando statichi, e giurando solennemente fedeltà ed obbedienza. (795)
-Quantunque i Sassoni avessero, l'anno scorso, dato statichi, e prestato
-ogni sorte di giuramento ad essi imposto, il re, non dimentico della
-perfidia loro, tenne, secondo le forme, la dieta generale nel palazzo
-di Kuffenstein, a riva del Meno, oltre il Reno, rimpetto a Magonza.
-Egli entrò quindi in Sassonia con l'oste sua, e la corse quasi tutta,
-predandola; poi giunto a Bardenvig, vi rizzò il suo campo ad aspettar
-l'arrivo degli Schiavoni, a cui aveva dato ordine di venire; ma avuto
-avviso che Vilzano, re degli Obotriti, nel passar l'Elba era caduto
-negli agguati dei Sassoni a lui tesi presso quel fiume, ed era stato
-morto da essi: questa perfidia aggiunse nell'animo del re nuovo stimolo
-ad assaltar, più presto che potesse, i nemici, e nuova ira contro
-quella misleale nazione. Diede il guasto ad una gran parte del paese,
-ebbe gli statichi da lui richiesti, e ritornossene in Francia. (796)
-Il re assaltò in persona la Sassonia con l'oste dei Franchi, e dato
-il guasto ad una gran parte del paese, tornò a passar l'inverno al
-palazzo suo d'Aquisgrana. (797) Il re entrò in Sassonia per conculcar
-l'orgoglio di quel popolo infido, nè si fermò prima di aver corso tutto
-il paese, perch'egli si spinse fino agli ultimi confini, al luogo dove
-la Sassonia è bagnata dall'Oceano, tra l'Elba ed il Veser. (798) Il
-re, forte adirato conto i Sassoni, perchè aveano morto Gotscalco, uno
-de' suoi uffiziali, e parecchi altri conti, ch'ei mandava a Sigifredo
-re dei Dani, raccolse l'esercito suo nel luogo chiamato Minden[221],
-e posto il campo sulle rive del Veser, assalì i felloni che avean
-rotta la fede, e vendicando la morte de' suoi inviati, mise a ferro
-ed a fuoco tutta la parte della Sassonia che giace tra l'Elba ed il
-Veser. (799) Il re tenne il suo general parlamento a Lippenheim,
-presso il Reno; varcò questo fiume, con tutta l'oste, si condusse
-fino a Paderborna, dove pose il campo, ed ivi aspettò l'arrivo di papa
-Leone, che veniva alla sua volta. Intanto mandò suo figlio Carlo verso
-l'Elba, con una parte dell'esercito, per dare assetto a certe bisogna
-fra i Vilzi e gli Obotriti, e ricevere in fede alcuni Sassoni del
-settentrione. (803) Il re, durante la state, attese a cacciar nelle
-Ardenne, mandò un esercito in Sassonia, e fece dare il guasto a quel
-paese fino al di là dell'Elba. (804) L'imperatore passò l'inverno ad
-Aquisgrana; al ritornar della state condusse un esercito in Sassonia, e
-trasportati in Francia tutti i Sassoni che abitavano oltre l'Elba, con
-le loro donne e fanciulli, donò il paese loro agli Obotriti».
-
-Tale si era l'usanza delle nazioni conquistatrici; la terra non era
-per esse altro che una passeggera possessione, ed a somiglianza delle
-tribù tartare, non aveano mai territorio stabile: lo tenevano finchè
-avean la forza in mano, e quando un altro vincitore se ne impadroniva,
-o erano da lui ridotti in servitù, o dispersi in altri paesi, od egli
-dava la terra conquistata ad altre tribù, alla foggia degli Egizii
-o dei Sirii. Le nuove guerre sassoniche, quali ci son dalle croniche
-narrate, non hanno cosa più che somigli alle prime e potenti spedizioni
-guidate da Carlomagno; quando Vittichindo capitanava quella gran
-militare confederazione. Alla conversione di questo valoroso capo parve
-andarne in dissoluzione quella soldatesca repubblica; nè più vediam la
-massa intera dei Sassoni accorrer dalle rive dell'Elba e del Veser per
-combatter Carlomagno ed i Franchi, ma solo alcune sparse tribù venir
-l'una dopo l'altra ribellanti a combattere contro l'imperatore, come se
-si confidasser di logorarlo così e spossarlo nella canuta età sua.
-
-Questa guerra vien terminata con un partito da fiero conquistatore, il
-dispergimento delle tribù militari della Sassonia, alcune delle quali
-vanno a congiungersi coi Danesi, per indi tornar, pochi anni appresso,
-ai danni dell'impero carolingico[222], mentre le altre sono come vane
-spoglie trapiantate sullo stesso territorio dei Franchi, tanto che
-dir si può i trentatrè anni delle guerre di Carlomagno contro quelle
-popolazioni, aver avuto per risultamento l'esterminio per le armi, per
-la cattività o per la fuga dei fieri e generosi Sassoni.
-
-Nel corso delle quali guerre ha pur principio lo scontro di Carlomagno
-cogli Scandinavi, e in ispezialtà coi Danesi che abitavano la quasi
-che isola della Giutlandia, ed erano governati da un re, chiamato
-dalle cronache Sigifredo, il fido amico e aiutatore in guerra di
-Vittichindo. La Giutlandia era, siccome la Lombardia, il rifugio di
-tutti i malcontenti dell'impero, di chiunque volea sottrarsi alla man
-grifagna e ponderosa di Carlomagno, nè i Sassoni sì intrepidi furono e
-sì pronti a correre a ricorrer sulle terre dei Franchi se non perchè
-avean la spalla dietro dei Dani e di tutta la gente scandinava. Ogni
-volta che essi s'arretrano innanzi alla possa dell'imperatore, ecco
-avanzarsi come ausiliarii i Danesi, però che le terre loro sono in
-pericolo, onde i conti franchi, stanziati da Carlomagno a difender le
-marche e frontiere, vanno a rizzar loro accampamenti fin sulla terra
-scandinava. Le cronache fanno spesso anche menzione di quel Gottifredo
-che regnava sopra i Danesi, e qui pure bene sta di recar le relazioni
-di quel buon tempo antico. «(804) Gottifredo, re dei Dani, venne con
-un'armata navale e tutta la cavalleria del suo reame al luogo chiamato
-Schleswig, sui confini delle sue terre e della Sassonia, e promise di
-recarsi ad un parlamento coll'imperatore, ma impauritone dal consiglio
-de' suoi, non venne innanzi più di così, ed acconsentì per ambasciadori
-a quanto da lui si volle. L'imperatore, fermatosi vicino all'Elba,
-gli avea spedito suoi mandati affinchè restituisse i disertori. (808)
-All'entrar della primavera, avendo l'imperatore avuto avviso che
-Gottifredo, re dei Dani, era entrato con sua oste nelle terre degli
-Obotriti, inviò, con grosso nerbo di genti franche e sassoni, all'Elba,
-Carlo suo figlio, con commissione di opporsi a quello stolto re, se
-osasse trapassare i confini della Sassonia; se non che costui dimorato
-pochi giorni su quelle rive, ed assediata e presa qualche fortezza
-agli Schiavi, se ne tornò a casa con gran perdita de' suoi. (809)
-Gottifredo, re dei Dani, mandò certi mercatanti dicendo all'imperatore
-aver udito ch'egli era contro di lui adirato, per cagion dell'esercito
-da sè condotto l'anno innanzi nelle terre degli Obotriti a vendicar le
-proprie offese; però volere scusarsi dell'imputazion fattagli d'aver
-lui primo rotto i patti, e chiedere che si tenga, al di qua dell'Elba,
-e sui confini del suo regno, un congresso dei conti dell'imperatore
-e de' suoi, affinchè si ponga di reciproco accordo rimedio alle cose
-fatte. L'imperatore accolse la dimanda, e il congresso coi grandi
-della Dania fu tenuto nel luogo appellato Badenstein. Quivi furon
-recate innanzi da un parte e dall'altra molte bisogna, e l'adunanza fu
-sciolta senza nulla conchiuder di proposito. L'imperatore, avuta quindi
-a più d'un segno certezza dell'ardire e della tracotanza del re dei
-Dani, ordinò di edificare una città al di qua dell'Elba e stanziarvi
-un presidio franco; al qual uopo fatta leva di gente in Gallia ed
-in Germania, la fornì d'armi e d'altre munizioni, dando ordine che
-fosse per la via della Frisia condotta al luogo assegnato. Intanto
-Trasicone, duca degli Obotriti, veniva a tradimento ucciso nel porto di
-Revich dalla gente di Gottifredo. Determinato il luogo dove rizzar la
-città, l'imperatore diè il carico di questa bisogna al conte Egberto,
-commettendogli di passar l'Elba, ed occupar quel terreno che giace
-sulla riva della Stura, e porta il nome di Esselfeld. Egberto e i conti
-sassoni ne preser possesso verso il mezzo di marzo, e cominciarono a
-fortificarlo. (810) L'imperatore, stando in Aquisgrana, meditava una
-spedizione contro Gottifredo, quando appunto gli giunse repentinamente
-avviso, come un'armata di duecento navi, venuta dal paese dei Normanni,
-avea approdato in Frisia, e dato il guasto a tutte le isole adiacenti
-e alle terre littorali, e come poi, penetrata in terra ferma, era già
-venuta tre volte alle mani co' Frisoni, i quali avuta la peggio, erano
-stati sottoposti a tributo, e seppe di più ch'essi avean già sotto
-questo nome pagato cento libbre d'argento, e che il re Gottifredo
-era dopo tutto questo ritornato al suo paese. La qual novella irritò
-siffattamente l'imperatore, ch'egli spedì legati per tutte le parti
-a raccogliere un esercito, ed egli stesso recossi immantinente alle
-navi, e varcato il Reno al luogo chiamato Lippenheim, deliberò d'ivi
-aspettar le milizie che ancor non erano arrivate. Raccolta indi l'oste,
-si condusse, quanto più prestamente potè, sul fiume Aller, e rizzò il
-suo campo vicino al luogo dove questo si versa nel Veser, aspettando
-colà l'esito delle braverie di Gottifredo; però che costui, montato in
-superbia e tenendosi stoltamente sicuro della vittoria, vantavasi di
-voler misurarsi coll'imperatore. Ma dimoratosi quest'ultimo per alcun
-tempo nel detto luogo, ebbe avviso come la flotta che avea predata la
-Frisia, era tornata in Dania, e come il re Gottifredo era stato ucciso
-da uno de' suoi.»
-
-Questi moti dei Danesi già davan molto da pensar all'imperatore,
-il quale fin da ora si studia di frenarli all'Elba, ponendovi un
-antiguardo d'alcune migliaia di lance, e facendo sulle frontiere
-accampare i conti sassoni a lui devoti, certo così di porre un
-argine alle correrie loro. Ma con quell'occhio suo che tutto vedeva
-e abbracciava, Carlomagno ha scorto che i mezzi militari, tanto per
-l'assalto come per la difesa, vogliono essere mutati, e dando maggior
-ampiezza alla guerra territoriale, varca i monti, i fiumi e le contrade
-più lontane, e imita i Romani così nella composizione degli eserciti
-come nelle marcie e contrommarcie loro. Se non che le irruzioni dei
-Danesi vengono a mutar gli elementi della guerra, chè essi non son già
-solamente valorosi soldati sul campo di battaglia, come i Sassoni,
-ma, insiem con tutte le altre nazioni scandinave, si dan con ardore
-alle spedizioni marittime, e hanno flotte e migliaia di navigli che
-trasportano arditamente grosse schiere d'armati sulle spiaggie più
-lontane, come si vide nella conquista della Gran Bretagna.
-
-Carlomagno ben sa che quella è la parte da cui l'impero suo può esser
-ferito; egli ha sempre combattuto in istrette ordinanze sulla soda
-terra, e i suoi conti guidar sanno boschi di lance e cavalli bardati di
-ferro, ma questo non vale a fermar le spedizioni marittime. Che opporre
-a quella gente quand'ella si presenterà sulle spiaggie della Frisia e
-della Neustria?[223] No, non v'è modo a combatter contro queste flotte
-che penetreranno da tutte le parti; l'impero suo è simile ad un uomo
-tutto loricato di ferro, colto nella giuntura del cosciale, e a leone
-che indarno rugge e si dibatte quand'ha il pungolo della vespa entro le
-carni. Carlo è già troppo innanzi negli anni per creare una marineria;
-ci si prova, ma invano; quest'è il motivo onde tanto si accora sul
-destino avvenire dell'impero suo ogni volta ch'ei vede in mare il
-naviglio danese, chè ognun di noi è conscio dentro di sè delle cagioni
-che distruggeranno un dì l'opera sua.
-
-Lo stesso modo di coazione e raffrenamento copre tutta la frontiera
-dell'impero, così a ostro come a settentrione; sol Carlomagno a sè
-riserba il carico di ridurre i Sassoni e i Danesi, e muove a questa
-guerra con la sua gente più bellicosa e col caro suo figliuolo
-Carlotto, quel Carlotto sprezzato dalla baronia, e dalle canzoni
-eroiche tanto svilito, confidando nel tempo medesimo a Lodovico re
-d'Aquitania quanto è da fare nelle provincie meridionali. Nella
-spedizione ch'ebbe per termine la funesta rotta di Roncisvalle,
-Carlomagno ebbe a combattere due grandi popolazioni, l'una disgiunta
-dall'altra; prima i Saracini o Infedeli, che avean varcato i Pirenei;
-poi quell'indomita schiatta de' Guasconi, che celebrò gloriando il
-fatto di Roncisvalle. E' pare anche fuor di dubbio che la più parte
-de' Visigoti, onde componevasi la popolazione della Spagna, si fosse
-disaffezionata al dominio dei Franchi e principalmente dalla stirpe
-austrasia. Ci erano gelosie naturali e nimicizie di razza, e i Goti
-accostavansi per via di nozze ai Musulmani[224]. Lodovico trovavasi
-dunque aver questi tre popoli a fronte, quando suo padre gli confidò
-il governo e il regno dell'Aquitania, sotto la tutela dei conti e
-governatori delle marche, quasi tutti d'origine franca.
-
-Con l'unica spedizione che fece Carlomagno oltre i Pirenei, prima di
-cinger la corona imperiale, non avea portato il suo dominio più in
-di là dell'Ebro; ben è vero che i romanzi della cavalleria fingono
-la conquista feudale in lui di tutta la Spagna fino a Cadice e al
-Portogallo (_portus Galliæ_); ma essa non oltrepassò Saragozza e
-Pamplona. Su quella meridional frontiera venne quindi instituita
-una specie di reggimento feudale, pur sempre foggiato sulla forma
-romana dei campi militari; furon creati conti delle marche di Spagna
-in sull'esempio dei conti sassoni, che tener dovessero in dovere le
-popolazioni moresche, i Visigoti e i Sassoni stessi; nella quale
-occasione le conquiste di Carlo in Ispagna furon divise in due
-marche; la marca della Gotia o Settimania, che corrispondeva alla
-Catalogna d'oggidì, ed ebbe Barcellona per città capitale, e la
-marca di Guascogna, che comprendeva le città francesi della Navarra
-e dell'Aragona[225]. Indi s'erano quasi dappertutto stretti vincoli
-di vassallaggio tra gli alcaidi governatori delle città prossime alle
-frontiere e Lodovico re d'Aquitania. Il governo dei Saraceni in Ispagna
-erasi ridotto in brani, la guerra civile regnava colà in ogni luogo, i
-figli del profeta si combattevano città contro città, uomo contro uomo,
-e i conti franchi approfittar seppero di queste intestine discordie
-per procacciarsi nuovi vassalli e conquistar nuove città. Lodovico
-seppe bene sdebitarsi di questo incarico da Carlomagno addossatogli, e
-rintuzzar con vigorosa mano quelle popolazioni fino all'Ebro.
-
-L'Aquitania avea di que' giorni un sistema regolare di tenimento
-feudale e di governo, e san Benedetto d'Aniano ci avea favorita la
-civiltà. Al quale san Benedetto si dovea in ciò dar più merito che
-non gli fu dato, essendo egli stato per l'Aquitania quel che fu
-Bonifazio per la Germania. Da conte militare nell'esercito che fece
-la spedizione di Lombardia, ei s'era quindi convertito a penitenza,
-e dato a edificar per ogni dove magnifici monumenti e chiese, tutte
-splendenti d'arte lombarda e bisantina. Il governo dell'Aquitania
-potea di que' giorni servir di modello, e Lodovico ci ponea gran cura
-e più d'una volta mosse contro la Spagna per consolidare il poter
-suo e aggiunger nuove conquiste all'antiche. Lasciate le belle sue
-tenute dell'Agenese, del Saintonge e del Poitù, se ne andava egli, una
-volta fra le altre, seguito da gran moltitudine de' guerrieri suoi,
-perchè era da conquistar Barcellona, sopra di che ascoltiamo ancora
-gli antichi annali del Mezzogiorno. «(800) Il re Lodovico venne per
-la seconda fiata a Tolosa, e di qua si mosse verso Spagna. Or mentre
-ch'egli accostavasi a Barcellona, Zaddone, duca di quella città,
-riconoscendosi già vassallo suo, gli venne incontro, ma senza tuttavia
-dargli in mano la città. Il re passò oltre, e calando sopra Lerida, la
-prese e smantellò, dopo di che e d'aver guaste ed arse parecchie altre
-piazze forti, innoltrossi fino ad Uesca, le cui campagne, tutte coperte
-di messi, furon dalla man del soldato falciate, e arse e guastate;
-tutto che trovar si potè fuor della città, fu consunto dalle fiamme.
-Terminata la spedizione, tornossene all'appressar dell'inverno in
-Aquitania.»
-
-Indi a pochi anni, il re vuol di viva forza rappiccar Barcellona stessa
-all'Aquitania, necessaria essendogli questa città a compier la fronte
-dell'Ebro; e d'altra parte convien correre ad impedir l'irruzione
-minacciata dagli Arabi condotti da Acammo, i quali hanno già dato
-il guasto ai Pirenei. Re Lodovico ed i suoi consiglieri (son sempre
-parole degli annali) stimarono di dover ire a por l'assedio intorno
-a Barcellona, onde, partito l'esercito in tre schiere, ei rimase con
-la prima nel Rossiglione, mandò l'altra sotto il comando di Restagno,
-conte di Girona, ad assediar la città e ad evitar che gli assedianti
-non fossero alla sprovvista assaliti, ordinò alla terza di andar
-ad alloggiarsi dall'altra parte della città. Gli assediati intanto
-mandavano a Cordova a sollecitare gli aiuti, e il re de' Saraceni
-ponevasi tosto in via con un esercito. In questo mezzo la terza schiera
-di Lodovico, in cui combattevano Guglielmo, prima insegna e Ademaro,
-e cappate milizie, giunta a Saragozza, avuta spia che i nemici si
-avanzavano, gittossi nelle Asturie, e fece, in due repentini assalti,
-e principalmente nel secondo, gravissima strage, dopo di che, posto
-in volta il nemico, tornò a congiungersi con quelli che assediavano
-Barcellona, e stringendola tutti d'accordo, non permisero a persona
-viva d'uscire della città, la quale trovossi ridotta a tal termine,
-che gli abitanti si videro costretti di sveller dalle loro porte le
-aridissime coreggie di cuoio per farne duro e sozzo pasto; intantochè
-altri di quegli sciagurati, preferendo la morte ad una sì misera vita,
-si precipitavano dall'alto delle mura. I più ancora si confortavan
-colla vana speranza, che i Franchi verrebbero dal rigor dell'inverno
-costretti a levar l'assedio; ma questa speranza pure andò delusa per
-la prudenza e accortezza de' nostri, i quali, raccolti materiali da
-ogni parte, si diedero a rizzar tende e capanne, come deliberati a
-passar la vernata colà; onde gli abitanti, a tal vista, disperatisi di
-più lunga resistenza e ridotti agli estremi, consegnarono il principe
-loro, di nome Amur, ch'eglino aveano sostituito a Zaddone, parente suo,
-e resero la città, non altro chiedendo, che di potersi ritirar dove
-loro piacesse. Ma prima che ciò avvenisse, prevedendo i nostri che
-la città, stanca da sì lungo assedio, avrebbe per amore o per forza
-ceduto, aveano già, dopo matura deliberazione, mandato ad invitare
-il re, affinchè la caduta di tanta città, sotto gli occhi ed ordini
-suoi, gli procacciasse gloria maggiore; ed egli arresosi all'invito,
-recavasi fra l'esercito degli assediati, e vi rimaneva sei settimane,
-in capo alle quali la città davasi per patti al vincitore. Aperte
-ch'ella ebbe le porte, facevala egli occupare il primo giorno dalle
-sue guardie, ma quanto a sè, non volle entrarvi prima di aver ordinato
-le feste in rendimento di grazie al Signore, con le quali intendeva
-di consacrare al suo santo nome quella vittoria, di cui nulla più avea
-desiderato[226]. L'appresso mattina quindi, preceduto da tutto il suo
-esercito, dai sacerdoti e tutto il chiericato, entrò con solenne pompa
-nella città in mezzo ad inni festosi, e si rendè al tempio della santa
-e vittoriosa Croce, per ivi ringraziar Dio della concedutagli vittoria;
-dopo di che, lasciato in Barcellona, col conte Bera, un presidio
-composto di Goti, tornò a passar la vernata ne' suoi stati. Carlomagno,
-suo padre, intanto, udito il pericolo che sovrastavagli dal canto de'
-Saraceni, aveagli mandato Carlo suo figliuolo in aiuto; ma incontrato
-questi a Lione un corriere, che gli annunziò la presa di Barcellona,
-senz'andar più oltre, tornossene dal padre alla sua corte d'Aquisgrana.
-
-Di questo modo andavan succedendosi le spedizioni contro la Spagna,
-e la presa di Barcellona era venuta a raccender sempre più lo spirito
-bellicoso delle franche popolazioni. Ora vogliono aver Tortosa, nè son
-più guidate da Lodovico; ma i conti loro s'avanzano da sè verso l'Ebro,
-ed ecco un di quei pellegrinaggi armati che prepararono le crociate.
-Carlomagno avea comandato di sorprendere e cacciar i Mori dalla detta
-città, ma non si potè fare, e il cronista contemporaneo ingenuamente
-racconta il motivo di quest'improvviso ridestarsi delle genti
-musulmane. Mentre «Abaid (così il cronista), duca di Tortosa, difendeva
-da un lato le rive dell'Ebro, per impedire il guado ai nostri, che già
-stavan più sopra varcandolo; un Moro, entrato nell'acqua per bagnarsi,
-vide passar vicino a sè lo sterco d'un cavallo, e tosto messosi a
-nuoto (i Mori sono finissimi) coglie quanto ne trova a galla, lo fiuta,
-poi grida: «Badate, compagni, e state in sull'avviso, che questo non
-è d'asino nè d'altro animale che si pasca d'erba, ma si è sterco di
-cavallo, perchè composto d'orzo che suole essere il cibo de' cavalli e
-de' muli. E però stiamo all'erta che certo più su lungo il fiume ci si
-tende qualche agguato. — Onde tosto i Mori salgono a cavallo, e vanno
-alla scoverta, e veduti i nostri, corrono a darne avviso ad Abard, il
-quale, colto da spavento, abbandona il campo insieme con tutti i suoi,
-dandosi alla fuga, e i nostri, predato quanto trovano intorno, passan
-la notte sotto le tende dei Mori[227].»
-
-Tortosa non s'arrese prima dell'anno vegnente, nè fu sola a
-contrassegnar questo periodo di conquista in Ispagna, chè Uesca pure
-riconobbe con essa la signoria dell'imperatore, quasi a dar compimento
-all'ordine di difesa e custodia da lui posto verso l'Ebro, dove i
-conti franchi colà accampati, oltre agli antichi acquisti, ebbero così
-Barcellona, Tolosa ed Uesca.
-
-In queste spedizioni i Franchi furono fiaccamente anzichenò secondati
-dai discendenti della razza visigota, popolazione attigua della Spagna.
-In sulle prime ed al tempo della prima spedizione di Carlomagno, i
-Goti gli aiutarono, per verità, fortemente, per sottrarre sè stessi al
-giogo dei Mori; ma poi che videro i conti franchi stabiliti fermamente
-sull'Ebro, entrarono in sospetti e gelosie. Essi pure aveano i loro
-capi nazionali, rozzi cavalieri che, usciti della schiatta de' Visigoti
-e di quella prima famiglia di conquistatori, dal conte Giuliano tradita
-col chiamare i Saraceni dall'Africa, viveano nelle Asturie e nei monti
-della Navarra e della Castiglia; onde ingelositi de' Franchi padroni
-de' Pirenei, eglino non vollero più aiutarli per tema di non passar
-sotto un altro giogo. La conquista dunque di Carlomagno non si stende,
-come si vede, gran fatto al di là dell'Ebro, mal grado gli sforzi del
-figlio suo Lodovico; tre sole città a lui si sottomettono con alcuni
-emiri che tradiscono la religion del Profeta; intanto che Acammo, re di
-Cordova, riman pur sempre il dominator della Spagna.
-
-L'alpigiana razza di Guascogna serba tuttavia le radicate ripugnanze
-sue e gli astii suoi vivissimi contra gli Austrasii ed i Neustrii. Già
-veduto abbiamo per Roncisvalle quanto potessero i duchi guasconi in
-quelle inaccessibili loro dimore, e ancor ne parlano le insanguinate
-rupi della Navarra; benchè sempre col piè sul collo, pur non mai
-costoro rimangono cheti un istante sotto la dominazione di Lodovico.
-Lupo, duca loro, era morto, lasciando due figliuoli, Adalrico e
-Lupo Sancio, che diviser fra loro il ducato di Guascogna, come
-feudo dipendente da Carlomagno. Ma qual doveva essere mai la fede di
-quegli indomiti alpigiani? Imbaldanzivano alla memoria del fatto di
-Roncisvalle, e le cronache antiche pur sempre toccano dell'irosa indole
-loro e della loro inclinazione a levarsi in capo.
-
-Lodovico altro non era in Aquitania che il prefetto di Carlomagno, ed
-a così dire, il braccio meridionale del potente imperatore a tener i
-vassalli in devozione. Ecco parole ancor dell'antico cronista. «(787)
-In questo tempo, un Guascone, di nome Adalrico, avuto nelle mani, per
-inganno, Corsone duca di Tolosa, gli fece prometter, con giuramento,
-fede a lui stesso, poi lo lasciò andare. A castigar la quale insolenza,
-i re ed i grandi, col cui consiglio governavasi il reame d'Aquitania,
-convocarono una dieta generale in certo luogo della Settimania,
-chiamato la _Morte dei Goti_, innanzi cui fu citato Adalrico; ma
-egli conscio a sè della sua colpa, non ci volle venire finchè non fu
-rassicurato da reciproci ostaggi, e pel rischio ch'essi correvano, non
-gli fu fatto male alcuno, anzi largamente presentato, renduti i nostri
-statichi e riavuti i suoi, gli fu concesso d'andarsene. Re Lodovico,
-convocata una dieta generale della nazione, vi deliberò intorno alla
-presente condizion delle cose. Poi che Borgognone era morto, il contado
-di Fezenzac fu dato a Luitardo, ma i Guasconi partir non potendolo,
-si sollevarono, e uccisa col ferro una parte degli armigeri del nuovo
-conte, condannaron gli altri a morir nelle fiamme. Chiamati quindi in
-giudizio, sulle prime ricusaron d'ubbidire, ma costretti a comparire,
-soggiacquero alla pena che tant'audacia si meritava, e parecchi di
-coloro, condannati alla legge del taglione, furon fatti morire sul
-rogo. (813) Convocata una dieta generale, re Lodovico vi annunziò aver
-avuto avviso della sollevazione d'una parte della Guascogna, la quale
-volea spiccarsi da' suoi stati, a cui da lungo tempo apparteneva;
-il pubblico bene richiedere che si castigasse quello spirito di
-ribellione. Applaudirono tutti al partito del re, persuasi di non
-dover altrimenti sostenere tanta tracotanza da parte di quei sudditi,
-e aversi a troncare il male dalla radice. Raccoltosi dunque e ordinato
-l'esercito, il re mosse fino a Dax, dimandando che gli fossero dati in
-mano i motori della sollevazione, nè obbediendo essi, entrò nelle loro
-terre, e consentì ai soldati di far man bassa d'ogni cosa. Finalmente
-quando i rei si videro dato il guasto a tutti i loro averi, vennero a
-pregar perdono, e l'ottennero a prezzo di tanta ruina. Dopo di che il
-re, superato il difficil varco de' Pirenei, calò a Pamplona, ma poi,
-quando fu a ricalcar que' burroni, i Guasconi si provarono a esercitar
-la solita perfidia loro, ventura però ch'essi furono antivenuti e
-delusi dalla prudenza e destrezza dei Franchi. Un dei loro, che s'era
-troppo innoltrato, fu preso e impiccato per la gola, intantochè agli
-altri si toglievano le donne e i figliuoli. Insomma sì ben si provvide,
-che in questa volta la iniquità de' Guasconi non fu di pregiudizio
-alcuno nè al re nè alle sue genti[228]».
-
-Carlomagno dunque imponeva di questo modo anche a' Guasconi la legge
-di dispergimento che avea per sempre disfatta la nazione dei Sassoni;
-tale si era il sistema di unità politica che quel conquistatore a'
-popoli imponeva. Ciascun anno era di questo modo contrassegnato d'una
-sollevazione di quegli alpigiani, se non che Carlomagno, fermo ne'
-suoi castelli e poderi del Settentrione, se ne dava, quanto al domarli
-con l'arme, poco fastidio e lasciava fare a Lodovico re d'Aquitania,
-suo figlio. Appena ei fece in persona due corse e rapidissime nelle
-provincie meridionali, e sia che gli cuocesse in cuore la memoria di
-Roncisvalle, sia che, figlio di schiatta germanica, non si dilettasse
-alla vista delle australi campagne della Gallia, ad altre mani
-confidava il raffrenar que' popoli meridionali, e contenta va si delle
-relazioni dei _missi dominici_ e della valida soprintendenza dei conti
-franchi da esso instituiti nell'Aquitania.
-
-Senzachè, noi siamo già in tempi che i Saraceni o Mori d'Affrica o di
-Spagna mostrano di ristarsi dalle tumultuose loro irruzioni per mezzo
-a' Pirenei, nè più compaiono a torme innumerevoli, come già faceano
-sotto Carlo Martello e Pipino; anzi nè indizio pure abbiamo d'alcuna
-un po' rilevata spedizione contro i Franchi, nè di veruna di quelle
-guerre sante comandate da Maometto a' suoi ardenti settatori. Dopo la
-predicazione di Acammo nelle moschee e la rapida sua correria nella
-Settimania, noi li vediamo starsi continuamente in sulle difese, nè mai
-primi ad assalire; anzi beati per quel poco di riposo che l'attempata
-età di Carlomagno da pochi anni ad essi concede, conchiudono paci
-e tregue a dispetto di quella inesorabil sentenza di Maometto:
-«Combattete gl'Infedeli, finchè sola domini sulla terra la religione di
-Dio».
-
-Ma se i Saracini di Spagna s'accostavano per trattati a Carlomagno,
-così non faceano i Mori d'Affrica; se non che le forme della guerra
-mutavano. Già fin dall'ottavo secolo, arditissimi navigatori, costoro
-si danno, al par de' Normanni, alle spedizioni marittime, armano
-flotte, e abbiam dalle cronache antiche com'essi depredarono le isole
-Baleari, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica; tutte le coste di lor
-paventavano, e il Mediterraneo era pieno delle armate barche loro
-che giù pe' fiumi penetravano fino alle città principali, e ben lo
-seppero la Provenza, la Settimania, da que' barbari disertate, sì che
-le città loro anche più floride videro violati i monasteri, disperse
-le reliquie, spogliati gli altari, e il convento di San Vittore a
-Marsiglia, per salvarsi, fu costretto di cingersi d'alte mura a guisa
-di rocca.
-
-Di questo modo le condizioni della guerra vanno mutando. Carlomagno è
-certamente il principe più formidabil che sia nelle grandi spedizioni
-di terra, niuno può tenergli fronte quand'ei muove guidando i suoi
-leudi alla guerra; i popoli sono gli uni su gli altri incalzati e
-ributtati con rapidità quasi miracolosa; ma ecco in breve operarsi
-contr'essi la riazione; tu diresti che, al veder sorgere questo
-gigantesco edifizio, i nemici della razza austrasia ne indovinino
-quasi per istinto e preconoscano il lato debole, onde e Danesi e
-Saraceni si gittano al mare, e si danno al corseggiare, al predar la
-marina. Essi contender possono l'impero a Carlomagno e render vane le
-forze sue, quella germanica sua cavalleria, bardata di ferro, è fatta
-impotente; nulla può l'arte sua militare; le animose flotte lo sfidano
-sul Mediterraneo e sull'Oceano; a settentrione già si mostrano i Danesi
-sulle barche loro costrutte nel Baltico; a mezzodì i Saraceni di Spagna
-e d'Affrica già stanno per penetrar fino al Rodano.
-
-In Italia il tener in devozione le razze vinte è cosa più facile che
-altrove, e le conquiste son ivi più durevoli, perchè a tutto si pon
-rimedio con una spedizione militare, e il varcar le Alpi è cosa da
-nulla per quei tanto intrepidi eserciti austrasii. Pipino, re d'Italia,
-è luogotenente colà dell'imperatore, in quella guisa che Lodovico
-ha questo titolo alla frontiera de' Pirenei; nè Carlomagno per altro
-attende a questa guerra, se non perchè l'Italia si congiunge col Tirolo
-e coll'Alpi, che sono le chiavi della Germania, e padron come egli
-è della Pannonia e della Dalmazia, gli convien serbare la Lombardia
-insiem co' feudi che gli danno il dominio dell'Adriatico. Le guerre
-d'Italia divengono dunque il suo campo d'esercizio dov'ei trovasi a
-fronte non che dei Greci, degli Unni ancora, degli Avari e dei Bulgari,
-che accampano nel mezzo dell'Europa; ond'è che le sue guerre italiche
-van di conserva con le germaniche, e quando Pipino si parte dal regno
-di Lombardia a condursi per la via del Tirolo e dell'Alpi venete fino
-in Lamagna, anche l'imperatore si parte dal Reno e dal Danubio, per
-venire a congiungersi con suo figlio, e muovere di concordia contro
-le tribù erranti che vivono sotto la tenda, dal Danubio fino alla
-Bulgaria.
-
-Gli Unni e gli Ungheri sono i primi contro i quali fa impeto
-Carlomagno, che avendo essi spalleggiata la sollevazione dei Bavari,
-tanto bastò ad accender contro di loro la collera dell'implacabile
-Austrasio. Questa guerra contro le tribù erranti e questi scontri
-tra i Franchi ed i Barbari, ebbero principio di buon'ora, però che si
-legge nelle cronache: «(792) Il re si trattenne in Baviera a cagion
-della guerra cogli Unni, e rizzò sul Danubio un ponte di barche per
-giovarsene in essa, e celebrò la festa del Natale e quella di Pasqua.
-(795) Nel tempo che il re stava a campo sull'Elba, furono a lui alcuni
-inviati, venuti dalla Pannonia, l'un de' quali era un capo degli Unni,
-da' suoi chiamato Tudone, che promise di ritornare e farsi cristiano.
-Il re tornò quindi ad Aquisgrana, dove passò il suo tempo come al
-solito, e celebrò le solennità di Natale e di Pasqua. (796) Pipino
-cacciò gli Unni oltre il Tibisco, smantellò il palazzo del re loro,
-al quale palazzo gli Unni danno il nome di _ring_ e quel di _campo_
-i Longobardi, predò quasi tutte le ricchezze degli Unni; poi si rese
-ad Aquisgrana per passarvi l'inverno con suo padre, a cui offerse
-le spoglie del regno che seco avea portate. Tudone intanto, colui
-di cui detto è più sopra, serbando la sua promessa, recossi dal re e
-fu battezzato con quanti lo accompagnavano, e avuti di bei presenti,
-tornò al suo paese, giurando prima fedeltà; ma non la tenne gran tempo,
-nè gran tempo andò ch'ei fu castigato della sua fellonia. (805) Il
-cagano[229], o principe degli Unni, venne all'imperatore pe' bisogni
-de' suoi popoli, e gli domandò un luogo da abitarvi tra Sarvaro ed
-Amburgo, però che quei popoli durar più non potevano nelle loro prime
-dimore a cagion delle continue irruzioni degli Schiavi, chiamati
-Boemi. Infatti codesti Schiavi, il cui capo avea nome Lecone, correvan
-le terre degli Unni, il cagano de' quali era cristiano, e chiamavasi
-Teodoro. L'imperatore lo accolse benignamente, esaudì le sue dimande,
-lo presentò largamente e l'accomiatò. Tornato al suo popolo, poco
-tempo dopo uscì di vita, e il nuovo cagano inviò uno de' suoi grandi
-a dimandar la conferma dell'antica dignità sopra gli Unni in lui
-pervenuta; e l'imperatore fu contento, e ordinò che il cagano avesse la
-signoria di tutto il reame, secondo la consuetudine de' loro antenati».
-
-Queste guerre con le tribù erranti e questi trattati di pace con
-barbare nazioni, van seguitando per un lungo tratto di tempo sino a
-finito il regno dell'imperatore. Certo la fama di Carlomagno doveva
-esser ben grande, se da ogni parte venivan così a fargli omaggio; non
-v'era nazion barbara che non s'inchinasse al suo piede, chè il nome
-d'un conquistatore, avea per quelle selvagge nazioni ben più potente
-prestigio, che non il nome d'un legislatore o d'un supremo intelletto;
-quella che più d'ogni altra cosa sbalordisce i Barbari, si è la forza
-prepotente che mostrasi nelle battaglie, e si fa ubbidir dalla terra;
-Alessandro, Cesare, Carlomagno e Tamerlano, sono i nomi ch'elle serbano
-nella memoria, e raccontano sotto la tenda; questi nomi vivono al
-sicuro dai guasti del tempo, benchè sfigurati, come i bronzi dalla
-ruggine dell'età. Ora niun di così fatti nomi può a quel compararsi di
-Carlomagno; perchè in qual contrada non risonò egli? e qual è il paese
-che non serbi memoria di lui? qual è l'opera del nono secolo che non
-porti impresse le orme sue?
-
-
-
-
-CAPITOLO XVII.
-
-SVOLGIMENTO DELLE CONQUISTE FAVOLOSE DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO.
-
- Le due maggiori propaggini delle conquiste favolose. — Gerusalemme.
- — Sant'Jacopo di Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. —
- Relazione di Turpino. — Persecuzione de' cristiani d'Oriente.
- — Il patriarca di Costantinopoli. — Sue lettere a Carlomagno.
- — Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza per
- Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione
- delle reliquie più famose. — La santa corona e il santo chiodo. —
- Miracolo. — Il tesoro di san Dionigi. — La visione di Carlomagno
- intorno a Sant'Jacopo di Compostella. — Enumerazione delle città
- prese da Carlomagno in Ispagna. — I prodigi. — Le battaglie contro
- i Saraceni ed Agolante lor capitano. — Rassegna dei baroni che
- seguono l'Imperatore al pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni
- sconfitti. — I Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine
- di tutte le leggende favolose delle conquiste.
-
-800 — 814.
-
-
-Di mano in mano che le conquiste di Carlomagno imperatore vanno
-pigliando un andamento rapido e universale, anche le leggende
-amplificano la poesia dei loro racconti; già esse hanno accennati i
-punti del mondo, sui quali egli rimbombar fece lo strepito dell'armi
-sue, ma dappoi ch'egli ha vestito la porpora imperiale, i cronisti,
-con le loro ciarlerie, s'impadroniscono più che mai di questo nome per
-esaltarlo e portarlo sempre più a cielo. Questi racconti a fantasia
-non han più misura, e tale si è la potenza della opinione in onor
-di quell'eroe, che le cronache più autentiche raccolgon le dicerie
-favolose, come fossero verità, e sei secoli appresso non si mette pur
-dubbio che Carlomagno non abbia davvero compiuto le imprese che la
-leggenda gli attribuisce.
-
-I due episodii che la _Cronica di san Dionigi_ attende principalmente
-a svolgere, seguendo la relazione di Turpino, sono la conquista del
-Santo Sepolcro e la liberazione di Sant'Jacopo di Compostella. Le quali
-due imprese si compiono in dipendenza de' due pellegrinaggi, l'uno al
-Sepolcro di Gesù Cristo, l'altro all'arca del Santo protettore de'
-Cristiani in Ispagna. Il pensiero del pellegrinaggio collegavasi a
-que' dì con quello della conquista; prima veniva il pellegrino tutto
-solo per adorare il Santo Sepolcro, poi una banda, poi finalmente un
-esercito che invadeva il paese; tale si era il procedimento dei voti
-di pellegrinaggio, che a quella irrequieta generazione, era necessità
-di muoversi e fare; starsi ella non potea così cheta, dentro il
-chiuso delle sue mura, e avea bisogno di respirar l'aria aperta del
-paese lontano, in cima de' monti o nelle valli, alla caccia, per le
-scure foreste o in romeaggi alle regioni straniere. Queste favolose
-spedizioni ai sepolcri di Gerusalemme e di Sant'Jacopo, che troviam
-nella vita di Carlomagno, preparano due grandi fatti della storia, le
-crociate del secolo undecimo e la liberazion della Spagna, sottratta al
-giogo de' Mori.
-
-Il falso Turpino, il poeta cronista, l'arcivescovo di Reims, fu quegli
-che primo narrò le meraviglie di questa doppia conquista; nè si vuol
-credere altrimenti che questa epopea sia una creazione degli ultimi
-tempi del medio evo, chè ella si collega invece con un'epoca quasi
-contemporanea, e la troviam come una santa tradizione nei manoscritti
-del secolo decimoterzo[231], e ognuno ne può seguire le tracce anche
-al secolo undecimo. Così pure, alla quarta generazione dell'epoca
-carolingica, teneasi per cosa certa che Carlomagno avesse liberato il
-santo sepolcro di Cristo, e conseguite maravigliose vittorie contro i
-Saraceni ed i Mori. E perchè la storia non renderà ella conto di queste
-due tradizioni che si mantennero nell'età più rimote? E non formavano
-esse il diletto dei nostri padri, e il vanto delle antiche generazioni?
-Per qual ragione non racconteremo le imprese e le gesta che i nobili
-cavalieri attribuiscono al poderoso braccio ed al senno del magno
-imperatore? Le sfrondi pur la critica severa, quando chiama a sindacato
-la cronaca delle morte età; quanto a noi che andiam cercando le
-vestigia delle credenze già spente e delle passate grandezze, facciamo
-anzi di rammentare, gloriando, questi racconti degli alti baroni,
-massime se rivelin lo spirito d'un tempo: chè in tutte le età la nobil
-nostra patria ebbe le sue gloriose credenze, il suo culto alla gloria,
-i suoi simboli di grandezza e di patria devozione.
-
-Ecco dunque succedere una gran persecuzione contro la cristianità nella
-terra d'oltremare, i Saraceni penetrar nelle contrade della Siria,
-insignorirsi di Gerusalemme, e contaminare il Santo Sepolcro, sì che
-il vecchio patriarca, costretto alla fuga, viene a trovar Costantino
-imperatore di Bisanzio, e suo figlio Leone. «Con pianti e lagrime
-raccontò loro il grande strazio e la gran persecuzione che erano nella
-terra oltremare, come gl'infedeli Saraceni aveano presa la città,
-contaminato il Sepolcro e gli altri luoghi santi della città diserta,
-prese pur le castella e le città del reame, guaste le campagne, e il
-popolo, parte ucciso e parte menato schiavo, e fatto tanto vitupero a
-Nostro Signore, e tanta persecuzione al suo popolo, da non esservi cuor
-d'uomo cristiano che non debba andarne mesto e corrucciato.[232]»
-
-L'imperator Costantino medesimo non poteva non contristarsi a questa
-novella del Sepolcro contaminato; ma non poteva egli solo guerreggiare
-in Palestina, e non avea forze bastevoli ad opporsi agli Infedeli. Ora
-tutti sapevano a quei giorni che in Occidente veniva sorgendo un grande
-impero, e che la stirpe austrasia maggioreggiava mercè la potenza sua
-ed i suoi leudi; onde Costantino mandò suoi ambasciatori a Carlomagno,
-con una lettera, suggellata per lui, del patriarca Giovanni, sargente
-dei sargenti di Dio[233] in Gerusalemme; e con essa lettera un'altra
-di Costantino e di Leone, tutta in seta ricamata d'oro, da cui pendeva
-un bel suggello; la qual lettera così diceva: «Costantino e Leone,
-suo figliuolo, imperatori e re delle parti orientali, infimi fra
-tutti, ed appena degni d'essere imperatori, al famosissimo re delle
-parti d'Occidente, altissimo Carlo, potenza e signoria sempre felice.
-Dilettissimo amico Carlo il Magno, quando tu avrai vedute e lette
-queste lettere, sappi che io non ti scrivo per diffalta di cuore, nè
-di gente nata da cavalleria, però che alcune volte io ebbi vittoria
-de' pagani con manco cavalieri e gente ch'io non ho, e li cacciai
-da Gerusalemme da essi presa e ripresa due o tre fiate, e ben sei
-volte gli ho vinti e cacciati dal campo con l'aiuto del Signore, e
-presine ed uccisi ben delle migliaia. Ma che t'ho a dire? E' bisogna
-che tu sia ammonito da Dio per mezzo mio, non per li meriti miei,
-ma sì per li tuoi, a compiere questa grande impresa. Però che una
-delle passate notti, mentr'io stava pensando al modo di cacciare i
-Saracini, ebbi questa visione: In quella, dissi, ch'io stava in questo
-pensiero, e pregava Nostro Signore, che mi mandasse alcun aiuto, mi
-apparve d'improvviso innanzi al letto un damigello che mi chiamò assai
-leggiadramente per nome, e scossomi così un poco, mi disse[234]: —
-Costantino, tu hai chiesto aiuto a Nostro Signore nella tua impresa,
-ed ecco ch'egli ti comanda, per mezzo mio, di chiamare in tuo soccorso
-il Magno Carlo di Francia, difensore della Fede e della pace di Santa
-Chiesa. — E allora mi mostrò un cavaliere tutto armato d'usbergo e di
-cosciali e schinieri, con uno scudo al collo, la spada al fianco con
-elsa vermiglia, e una lancia bianca in pugno, che parea mandar fiamma
-dalla punta. Nell'altra mano aveva un elmo d'oro, e all'aspetto era
-vecchio con lunga barba. Era bellissimo di volto, grande della persona,
-avea bianco e canuto il capo, e gli occhi splendevano come stelle. Non
-è adunque da dubitare che queste cose non sieno fatte e ordinate per
-volere di Nostro Signore, ed avendo noi di certo luogo saputo qual
-uomo tu sei, e quali sono i tuoi fatti e costami, ce ne rallegriamo
-nel Signore, e gli rendiamo grazie nelle tue gesta meravigliose,
-nell'umiltà tua e nella tua pazienza. Io fermamente mi confido, che
-l'impresa avrà felice compimento pe' tuoi meriti e per l'opera tua,
-però che tu sei il difensor della pace, e la cerchi con gran fervore,
-e quando l'hai trovata, sì la conservi e mantieni con grand'amore e
-carità.
-
-«Ora, i detti ambasciatori trovarono Carlo imperatore nel suo
-palazzo, ed egli pure fu dolentissimo a questa novella dei disastri
-di Palestina, e versò largo pianto, udendo il doloroso messaggio. I
-messaggeri, questo pure si vuol sapere, venivano accolti nella badia
-di San Dionigi in Francia. L'imperatore, rotti i suggelli, fece in
-più d'un tratto per legger le lettere, chiedendogli i baroni: «Sire,
-che cosa cantar possono quelle carte?» Allora, fatto chiamare a sè
-il prudente arcivescovo Turpino, che era sapientissimo, il richiese
-d'interpretar quegli scritti, numerosissima essendo la corte dei
-baroni d'intorno a lui, però che era quasi un parlamento: «Orsù, miei
-fedeli, disse lor Carlomagno, che consiglio mi date?» ed essi ad una
-voce risposero: «Re, se tu pensi che noi siam sì stanchi e travagliati
-da non poter sostenere la fatica d'un sì gran viaggio, noi siamo qui,
-e protestiamo che, se tu, signor nostro in terra, nieghi di venir con
-essonoi, nè vuoi condurci, noi moveremo domani, al sorger del giorno,
-insiem con questi messaggeri, parendoci che nulla ci debba esser grave,
-se Dio si fa nostra guida.» Immaginate come l'imperatore fu lieto di
-simile risposta; egli fece dunque mandar grida per tutte le terre che:
-«quanti, e giovani e vecchi, marciar volessero contro i Saracini, tutti
-pigliassero le armi». E la moltitudine fu sì grande che più non si
-sapea come albergarla.
-
-«Ecco dunque Carlomagno ed i suoi baroni, che si mettono in via con
-tutta l'oste loro. Niuno raccontar potrebbe le avventure accadute per
-viaggio; attraversati boschi e monti, giunsero, cammin facendo, ad
-una selva, che trovaron tutta piena di grifoni, tigri, orsi, lioni e
-d'altre maniere di belve; e più d'una volta smarrirono la via diritta,
-nè sapevan dove andassero, o se dovessero tornare indietro, e allora il
-gran Carlo si pose a leggere nel suo salterio: «Messere Iddio, guidaci
-tu con la voce de' tuoi comandamenti». Ed a gran miracolo s'udì la voce
-di un augellino gridar tutto giubilante: «Franco, Franco, che di' tu,
-che di' tu?» E i Greci anch'essi ne rimasero maravigliati, perchè ci
-avean bene tra loro certi uccelli che cantavano _Cara Basilon Anichos_
-(salute, re invitto), ma niuno che avesse mai parlato come il detto
-augellino, che guidò l'imperatore per la via da seguire.
-
-Chi resister poteva a questa grand'oste di gente a cavallo? Gerusalemme
-fu liberata, i Saracini giacquero sul campo, e Carlomagno tornossene
-a Costantinopoli, dove rimase tre giorni colmato di presenti e d'ogni
-maniera di ricchezze: «Destrieri, palafreni, uccelli da preda, pallii
-e drappi di seta, di varii colori, e tutta la gloria delle pietre
-preziose. Carlomagno non volle niente accettare, e il medesimo i suoi
-baroni, però che essi eran venuti da pellegrini, e per liberare il
-Santo Sepolcro; quando Costantino, l'imperatore d'Oriente chiamò Carlo,
-l'imperatore di Francia, e gli parlò in questo modo: «Sire, diletto
-amico, re di Francia ed imperatore augusto, io ti prego umilmente, per
-amore e per carità, che tu e l'oste tua vogliate prendere e scegliere
-a grado vostro di queste ricchezze, che sono qui raccolte per voi
-e per le vostre genti, e molto più ci gradirebbe che le pigliaste
-tutte.» A che l'imperator Carlo rispose che nol farebbe in modo niuno,
-perchè egli e le sue genti eran venuti colà per l'acquisto delle cose
-celestiali, e non delle ricchezze terrene, ed aveano di buon cuore
-sofferte quelle fatiche e quel viaggio per meritarsi la grazia di
-Nostro Signore, e non mica la gloria di questo mondo».
-
-Questo nobil rifiuto d'ogni mercede per parte dell'imperatore e de'
-suoi baroni, non comprese tuttavia le reliquie. Le reliquie erano la
-gloria e il tesoro di tutta quella generazione; le chiese ne facean
-raccolta come di stupendi trofei; Costantinopoli ne era piena; ivi i
-reliquari erano lavorati con arte squisita e indicibil perfezione; la
-porpora v'era mista con la seta, i topazii e gli smeraldi incastonati
-nell'oro; l'arte romana erasi conservata nella sua perfezione; e
-nondimeno, a dir dei cronisti, queste non eran le ricchezze che più
-agognassero i baroni; le sacre reliquie bensì erano agli occhi loro
-più preziose di tutti questi vani ornamenti. A Carlomagno stava più
-che tutt'altro a cuore d'aver la corona di spine, che già toccò la
-fronte a Cristo; santa corona che spandeva intorno un dolce olezzo,
-come di paradiso terrestre; egli si pose in ginocchio dinanzi a quel
-reliquario, e colui che fondato aveva lo sterminato impero d'Occidente,
-si mise a pregar Dio come l'ultimo dei pellegrini, dicendo: «Io ti
-prego dunque, messere Iddio, ti prego di cuore umile e devoto, in
-cospetto della tua maestà, di concedere che io possa portare una parte
-delle tue sante pene, e di voler visibilmente mostrare a questo astante
-popolo i miracoli della tua gloriosa passione, sì ch'io possa far
-vedere al popolo d'Occidente il vero segno delle tue pene in modo che
-niun miscredente possa dubitar più che tu non abbia patito e tribolato
-corporalmente sulla santa croce sotto la spoglia della fragile nostra
-umanità!» E detta ch'egli ebbe questa preghiera, scese una dolce
-rugiada dal cielo, e le spine della corona fiorirono.
-
-«Meravigliando tutti del miracolo, e tutti gittandosi su quei fiori,
-Carlomagno affrettassi d'avvolgerli in un lembo del purpureo suo
-pallio, poi mise tutto questo nel guanto della sua mano destra (che
-guanto e che mano! ecco pur sempre l'idea del gigante!). Quanto
-magnifiche, o Dio, sono le opere tue! e tutta la schiera dei baroni,
-inginocchiatasi, rendè grazie a' Gesù Cristo. Essi stavano ancora
-orando, allorchè il vescovo Daniele recò il vero chiodo che aveva
-servito alla passione di Nostro Signore. Carlomagno partissi, portando
-le reliquie in un sacchetto di bufalo appeso al suo collo, le quali
-reliquie erano la Santa Croce, il sudario di Nostro Signore, la camicia
-di Nostra Donna ch'ella vestiva nell'ora che partorì senza doglia
-Nostro Signore, la benda con cui lo fasciò in culla, il braccio destro
-di Simeone, con cui prese nostro Signore il dì che fu offerto al tempio
-in Gerusalemme. E il fondatore del grande impero era tutto glorioso di
-portare al collo questi avanzi della morte, queste polveri, quest'ossa
-del sepolcro.
-
-«L'imperator d'Occidente pigliò dunque commiato da quel d'Oriente,
-e portando egli sempre al collo, senza mai da sè dipartirlo, il
-sacrosanto deposito, ebbe perciò, cammin facendo, il dono di far
-miracoli; toccava gli infermi e guarivano, nelle città dov'era
-moria, all'appressar dell'imperatore tosto ella cessava. La via di
-questa grande cavalcata fu lunga e per mezzo a mille pericoli, finchè
-Carlomagno giunse alla sua città d'Aquisgrana, dove da tutte le parti
-accorrevano per vedere e adorare le reliquie, nè ci vennero solo
-i vescovi, ma papa Leone ancora co' suoi cardinali, tutti attoniti
-in veder cose tanto miracolose! Quand'essi furon ivi così radunati,
-l'imperatore fece ad essi una dimanda, dicendo loro in questa forma:
-«Signori tutti, che qui siete adunati, e voi primieramente, ser papa
-di Roma, che siete capo di tutta la cristianità, e tuttissimi[236]
-voi, signori prelati, arcivescovi, vescovi, abati, io vi prego che
-mi facciate un dono». A che, rispose Turpino, l'arcivescovo di Reims,
-a nome di tutti. «Dolcissimo imperatore e sire, chiedi pure quel che
-ti piace, che noi lietamente e di buona voglia tel concederemo. — Io
-voglio, ripigliò l'imperatore, che voi scomunichiate dalla communione
-di Dio e di Santa Chiesa tutti coloro che impedissero o turbasser,
-dovunque io passi di vita, che il mio corpo sia trasportato ad
-Aquisgrana, ed ivi sepolto; però che io desidero di esser deposto qui,
-che deposto in qualunque altro luogo, onorevolmente, come si conviene
-alla sepoltura di re e imperatore». E tutti risposero al grande
-imperatore, che in mezzo alle vittorie già pensava al suo sepolcro:
-«Sire, così sia».
-
-La tomba è un pensiero che preoccupa tutti coloro che hanno a compiere
-un gran destino! Essi preparan la loro dimora, il gelido letto per
-la spoglia loro mortale; godon d'additarla dall'alto d'una peritura
-grandezza, e Carlomagno sceglie Aquisgrana per metropoli dell'impero
-suo, ed insieme per la città capitale de' suoi funerali. Ad Aquisgrana
-infatti egli istituì il primo _landitto_ o fiera, al digiuno delle
-Quattro Tempora, con perdono e indulgenza per quanti ci verrebbono, chè
-in tempo di agitazioni e turbazioni era d'uopo ricoverare il commercio
-sotto la protezione d'un pio pensiero, e le merci così stavano
-all'ombra delle reliquie.
-
-«Or come fu, soggiunge l'antico cronista che scrive impressionato
-dalle solitudini di San Dionigi e dalle tradizioni della badia, or come
-fu che le reliquie e il landitto vennero di poi trasportati sotto la
-giurisdizione del nostro monastero? Fu, dice la leggenda, che, avendo
-un imperatore, o re ch'ei fosse, bisogno di denaro, e possedendo noi
-un reliquario e alcuni altari tutti coperti d'oro, ce li chiese, e ci
-diede in cambio le reliquie e il landitto d'Aquisgrana.» Di questo
-modo già principia la gara fra Aquisgrana, la città di Carlomagno,
-e Parigi, la città dei Capeti, San Dionigi di Neustria e la gran
-basilica d'Austrasia si contendono il primato; finchè Carlomagno abita
-Aquisgrana, la preminenza è per la marmorea sua basilica; essa è il
-tesoro suo, egli ha caro di soggiornarvi, di bagnarsi in quelle tiepide
-linfe; ma poi, morto lui, i suoi successori aman d'abitare più spesso
-le selve d'intorno a Parigi, e allora San Dionigi vince il primato,
-e le sue reliquie, le sue fiere ottengono privilegi. Aquisgrana riman
-pur sempre carlinga anche dopo spariti dal mondo gli ultimi avanzi di
-questa schiatta; Parigi è la città dei Capeti, e dee il suo lustro ad
-un nuovo lignaggio di re. Ma ecco qua un'altra storia che ci racconta
-il buon arcivescovo Turpino, e forma il quarto dei libri dei fatti e
-delle gesta del forte re Carlomagno, inserito nelle _Croniche di San
-Dionigi_. «L'imperatore, compiute ch'ebbe tutte le sue conquiste,
-avea giurato dinanzi a Dio che per l'appresso avrebbe dedicato la
-vita alla Chiesa di Gesù Cristo; ed ecco che una notte, mentr'egli
-stava nella foresta di Compiegne, guardando il cielo, gli venne veduta
-una via di stelle, la quale, come gli parve, principiava dal mar di
-Frisia, e dirizzavasi tra Lamagna e Lombardia, tra Basco e Guascogna,
-e tra Spagna e Navarra, dirittamente in Gallizia, colà dove riposava,
-senza nome e memoria, il corpo di messer Sant'Jacopo. E veduto per
-parecchie notti questo sogno, cominciò a pensar fortemente in cuor
-suo, che significar potesse, e mentre stava così fra sè pensando, ecco
-apparirgli un uomo di maravigliosa bellezza, e dirgli: «Bel figliuolo,
-che fai tu?» E l'imperatore gli rispose: «E tu, sere, chi sei tu?»
-Allora il bell'uomo gli disse che era sant'Jacopo, il cui corpo stavasi
-in Gallizia, senza nessuna memoria in mano dei Saracini.
-
-«Dio ha fatto sì potente Carlomagno appunto perch'egli compier possa la
-liberazion della Spagna: quella traccia di stelle significava la nuova
-via che i pellegrini dovean seguire.[237] Carlomagno inginocchiasi, e
-fa orazione; poi, convocati i suoi baroni, come fece nella spedizione
-di Palestina, parte e s'impadronisce di Pamplona. I principi saracini
-s'inchinavano e umiliavano dinanzi a lui; le città si arrendevano, e le
-lontane gli mandavano messaggeri di pace, per modo che fece tributaria
-a sè tutta la gente di Spagna. Visitò indi con gran devozione
-la sepoltura di sant'Jacopo, mio signore, poi passò oltre, senza
-impedimento, fino al monte; piantò sua lancia nel mare, e veduto che
-non poteva andar oltre, rese grazie a Dio e a sant'Jacopo, mio signore,
-per aiuto ed assentimento de' quali era venuto[238]».
-
-Qui il cronista novera tutte le città di cui s'insignorì Carlomagno,
-da Pamplona fino a Lamego. «Nulla resister seppe alla furia delle sue
-conquiste, non pur Gibilterra. E di questo modo Carlomagno conquistò
-tutta la terra di Portogallo, di Navarra e di Catalogna. A Cadice trovò
-quell'idolo famoso in figura umana sopra una colonna larga e quadrata,
-con una chiave in mano rivolta verso il mezzogiorno, la quale cader
-dovea il giorno in cui la Spagna fosse libera dagl'infedeli.[239] Ma
-quel giorno non era sì presso ancora, però che non sì tosto Carlomagno
-avea tocca la terra di Francia, un pagano, di nome Agolante, usciva,
-guidando un potentissimo esercito, dalle terre d'Affrica, e scagliavasi
-sulla Spagna. Al quale annunzio Carlomagno ripassa i Pirenei, e vola
-in Andalusia; il Saracino non si spaventa, vuol combattere corpo
-contro corpo, e manda a chiedergli battaglia in quella guisa che più
-gli piace: venti contro venti, quaranta contro quaranta, cento contro
-cento, mille contro mille, duemila contro duemila, o uno contro uno.
-Carlo mandò cento cristiani contro cento Saracini, e questi furono
-tosto morti, poi Agolante ne mandò altri cento, che furon pur tosto
-uccisi, poi dugento contro dugento, ed anche quelli uccisi. Da ultimo
-Agolante ne mandò duemila contro altrettanti dei nostri, e parte
-furon subito morti, parte fuggirono; (così fatti eran gli usi della
-cavalleria, uomo contro uomo, corpo contro corpo), poi Agolante intimò
-la giornata, ed ella fu sanguinosissima, che ben quarantamila cristiani
-vi perirono, ed oh miracolo! le lance loro fiorirono come le palme dei
-martiri. Carlomagno stesso versò in gran pericolo di sua persona, chè
-gli fu ammazzato sotto il cavallo; ma, rosso il volto di sdegno, trasse
-Gioiosa, e precipitatosi con grand'animo addosso dei Saracini, si pose
-ad affettar pagani, e fece intorno a sè una maravigliosa uccisione.»
-
-Nè tutto è ancora finito; Carlomagno ripassa in Francia per convocare i
-baroni e cavalieri suoi, intantochè Agolante raccoglie anche esso tutti
-i vassalli suoi, Mori, Moabiti, Etiopi, Saracini, Turchi, Affricani
-e Persiani, e tanti re e principi saracini, quanti potè avere da ogni
-parte del mondo. Questi Infedeli calano sulle città cristiane, nulla
-resiste loro, e vengono fino alla città di Agen. Carlomagno non è vinto
-per questo, e adoperando l'inganno viene ad esplorar trasvestito il
-campo di Agolante; niuno lo riconosce così con lo scudo in ispalla,
-senza lancia nè mazza; ma invano ei tenta d'ingannare Agolante.
-
-Anche il re saracino viene al campo di Carlomagno per trattar della
-tregua, e qui un lungo e caloroso diverbio fra loro[240], in cui
-Carlomagno si dà a fare il convertitore; non combatte già solo, ma
-predica e con questa doppia qualità il rappresentan continuamente le
-_Croniche di San Dionigi_; egli disputa coi Maomettani, e spiega loro
-la legge e la verità di Gesù Cristo. I cronisti si deliziano in così
-fatti racconti, e que' poveri monachelli trionfano nel raccontar la
-potenza delle cerimonie cristiane e la vittoria ch'esse danno a chi
-invoca il nome di Dio; e però ci narrano: «Come i Saracini furono tutti
-sconfitti ed uccisi insieme con Agolante, tranne pochi che si salvarono
-con la fuga, e come i Francesi furono uccisi per la loro ingordigia,
-tornando di notte al campo di battaglia; come il re dei miscredenti
-combattè con Carlomagno, e fu morto insiem con la sua gente. E poi di
-coloro che morirono fuor di battaglia».
-
-Or credi tu d'aver tagliato a pezzi tutti i nemici tuoi, o valoroso
-imperatore? Oh no, ti convien vincere ancora. Agolante è oppresso,
-ma ecco qua Ferraù che giunge cogl'infedeli della Siria; Ferraù non è
-mica un uom da dozzina, egli è un gigante che piglia con la man destra
-un cavaliere e te lo getta, come un'arista, parecchie leghe lungi
-dal campo di battaglia. Sì grande era, ch'egli avea dodici cubiti
-d'altezza, un cubito la faccia, un palmo il naso, quattro cubiti le
-braccia e le coscie, e tre sommessi di lunghezza il dorso della mano.
-Chi manderemo a combattere un uomo tanto gagliardo? Qui torna in campo
-il fiero conte Orlando, che noi morir vedemmo a Roncisvalle; o che
-battaglia mai, che spadate! Ferraù si fa innanzi, solleva con una sola
-mano in collo al proprio cavallo il paladino, e se lo porta via; ma
-Orlando allora lo prende pel mento, e gli torce in modo il capo che
-ambedue cascano a terra; poi con un rovescio della sua Durindana,
-il paladino parte in due il cavallo a Ferraù, indi si afferrano e
-stringono corpo con corpo, sì che il gigante, spossato, dimanda tregua
-fino al giorno appresso. Il paladino assale indi il gigante a colpi
-di mazza, e il combattimento dura parecchi giorni. Or che vuol dire
-che la spada d'Orlando non fa se non rimbalzare su tutto il corpo di
-Ferraù? Vuol dire che il pagano è fatato, nè può esser ferito se non al
-bellico[241].
-
-Negl'intervalli di questo combattimento a tutto transito, ci son sempre
-discussioni teologiche; Carlomagno convertir volle Agolante; Orlando,
-buon teologo, vuol convincere Ferraù; a simiglianza degli eroi d'Omero,
-i combattenti sospendono i rovesci e i fendenti per discorrerla e
-ricordar le cose loro passate di famiglia e di cavalleria; ma indi
-tosto la zuffa ricomincia, la mazza di Orlando è tagliata in due
-dalla spada di Ferraù, il quale gli s'avventa sopra, ma il paladino,
-cacciatosi fra le sue gambe, afferra la spada e gliela ficca nel
-bellico, ed ecco in qual modo ebbe fine il combattimento e la guerra di
-Spagna.
-
-Tanto narran le favolose tradizioni che all'imperator Carlomagno
-dispensano una gran rinomanza, nè la storia dee altrimenti
-sdegnarle, facendo esse conoscer gli usi d'un tempo eroico. Qual è
-il conquistatore, qual è l'uom di gran ventura, che non abbia dopo
-di sè lasciato qualche cronaca favolosa, qualche leggenda ripetuta
-dai contemporanei e accolta spesso dai posteri? Noi stessi lunge non
-siamo da tempi che videro altre maraviglie; quante gloriose credenze
-non abbiamo accettate, che passano come istoriche verità? Racconti
-di battaglie, parole dell'imperatore ai soldati, combattimenti epici,
-detti di grandezza e di maestà gittati a' morienti. Accanto ai fatti
-storici degli imperi, crescono l'epopeie, nè si vuol rimbrottarne le
-nazioni, chè quest'è un atto della riconoscenza loro verso chi le
-innalza e ingrandisce. Tutte queste poesie, tutte queste cronache
-intorno a Carlomagno, che nelle parti loro ci sembran puerili, si
-collegano pur nondimeno con due grandi episodii del medio evo, la
-liberazione di Gerusalemme e la Spagna sottratta al giogo dei Mori.
-Egli vi ha ne' popoli de' nobili pensamenti e de' generosi istinti,
-e quando un nome sia venuto, quasi meteora ignita, a risplender nel
-mondo, il volgo gli attribuisce tutto il passato, il presente e bene
-spesso ancor l'avvenire.
-
-
-
-
-RICAPITOLAZIONE.
-
-PERIODO DELLA CONQUISTA.
-
-768 — 814.
-
-
-L'opera militare di Carlomagno, chi la segua dall'origine sua,
-abbraccia il più lungo periodo di guerre che mai la storia offerisca
-negli annali suoi più lontani; però che la durata sua, a principiar
-dalla spedizione d'Aquitania fino ai rintuzzamenti delle popolazioni
-slave, e alla guerra contra gli Unni e i Boemi, è di quarantasei anni.
-Le spedizioni d'Alessandro il Macedone, rapide al par d'impetuosa
-fiumana, finiscono con questa verde e superba vita che si abbevera
-nella tazza d'Alcide; la vita militare di Cesare, comprendendovi anche
-l'ordinamento delle Gallie, non si stese più in là di diciott'anni;
-Annibale e Scipione prima di lui, e tutti quegli altri nomi famosi,
-fecero guerre più o men lunghe e difficili, ma niuna si produsse così
-continua da settentrione a mezzogiorno. I Romani soli, presi come corpo
-di nazione, ebbero, nella successione delle loro conquiste, quella sì
-costante perseveranza e sì grande tenacità ch'ebbe Carlomagno.
-
-Or questa vita sì faticosa di gloria procedeva ella dall'indole
-personale di Carlomagno, dalla vigorosa natura sua, o era ella una
-necessità della sua politica, una ineluttabile fatalità dell'opera da
-lui concetta? Quest'opera, sì attiva sempre, non era tanto individuale
-quanto un legato di famiglia, e una conseguenza necessaria della sua
-condizione, però che non si vuole sceverar mai la vita da conquistatore
-di Carlomagno, dalla storia di Carlo Martello e di Pipino. E qual
-era infatti l'intento che questa nuova stirpe de' prefetti austrasii
-proponevasi? La corona. Ora un'usurpazione non compiesi altrimenti
-senza grande travaglio, nè senza gran fatica distruggesi un culto
-antico, foss'anche una superstizione; e il fatto dell'esaltazione
-de' Carolingi è, a proprio dire, una specie d'invasione della stirpe
-austrasia sul territorio della Neustria; i Merovingi, effemminati, son
-cacciati di trono da uomini vigorosi che vengon dalla sponda del Reno
-e della Mosa. La stirpe austrasia, d'alta statura, che passò la vita
-nelle provincie germaniche, viene a corsa condotta da' suoi prefetti,
-e in breve comanda nelle piagge di Neustria, domando i re imbastarditi,
-corrotti dal troppo vivere alla romana, nelle loro ville di Compiegne,
-di Palayeau, di Querzì all'Oisa e nelle badie di San Dionigi, dell'uno
-e dell'altro San Germano, o di San Martino di Tours; ed insieme coi re
-imbastarditi, doma pure i Franchi tralignati.
-
-Se non che questa dominazione si compie solo a patto di condur
-senza posa i popoli alla conquista e alla guerra; quivi comincia
-l'opera gloriosa di Carlo Martello, il quale si rende famoso per
-la maravigliosa sua vittoria di Tours o di Poitiers. Egli libera
-l'Aquitania, ributta gl'Infedeli fino al di là de' Pirenei, e questo è
-il primo dei grandi benefizi dei prefetti della stirpe austrasia. Carlo
-Martello, capo del lignaggio carolino, serba pur sempre il tipo natío,
-imperioso, selvatico, delle sponde del Reno e della Mosa; non pensa
-che a' suoi guerrieri, e sdegna qualunque mescolanza co' Neustrii.
-Prodi compagni il seguirono nella guerra sua contro i Saraceni,
-con esso lui liberarono quelle ricche provincie, or che dar loro?
-ricompense in terre e benefizi[242] ch'essi faranno appresso coltivar
-dai coloni. Carlo Martello s'impadronisce quindi senza scrupolo delle
-terre ecclesiastiche, e le riparte fra' suoi, in che si vede la fera
-potenza germanica che trionfa, senza mescolanza d'altro in quest'indole
-silvestre, in questo tipo agreste e barbaro, che si riman, soprattutto,
-guerriero.
-
-Vien Pipino, e già tempera la natura della podestà sua e del suo
-mandato; vero è ch'ei pur si rimane austrasio e serba la preminenza
-dell'armi sue sulle popolazioni che abitan le rive della Senna e
-della Loira, ma pur noi lo vediamo andare a poco a poco accostandosi
-alle consuetudini, alle idee romane ed alle usanze de' Neustri. Egli
-non è altrimenti inesorabile in guerra come Carlo Martello, le sue
-sollecitudini non son già solo per gli armigeri suoi; ma poichè gli sta
-a cuore di fondar una dinastia, vede ch'ei non sarà riconosciuto re se
-non per l'autorità del papa e della Chiesa, vede che imprimer non potrà
-sulla fronte sua il sacro carattere che sublimava innanzi agli occhi
-di tutti la schiatta de' Merovei, se non porgendo la mano ai vescovi,
-ai vescovi che imperano nelle sacre basiliche; ei sa tutto questo
-per mirabile istinto, ed opera mirando a questo fine. In che egli
-non punto abbandona la sua guerriera missione, chè egli dee, prima di
-tutto, farsi appoggio della razza d'Austrasia, cui suo padre condusse
-dai boschi della Turingia. Per essa la conquista comincia; Pipino dee
-far le sue prove; tutte le guerre che poi compier dee Carlomagno,
-son principiate da suo padre; al Mezzogiorno reprime gli Aquitani;
-varca le Alpi due volte per combattere i Longobardi, e gran frutto ivi
-ottiene da un cambiamento di lignaggio, passando la corona di ferro da
-Astolfo in Desiderio. A Pipino parimenti è dovuta la prima suggezione
-della razza sassonica; egli tragitta il Reno e il Vesero, per imporre
-tributi; egli prepara le ampie vie della conquista carolina, onde
-alla morte sua un carico smisurato da sostener lascia a Carlomagno,
-suo degno erede, perchè a questo pur corre obbligo di guidar la razza
-austrasia alla vittoria ed alla conquista.
-
-I principii di questo regno sono incerti comparativamente alle
-grandi cose che lo precedono, e non è già che Carlomagno non sia nel
-rigoglio della vita, però che quando suo padre scende nel sepolcro,
-egli ha già ventisei anni; la complession sua, quale ce la ridicon le
-_Cronache di San Dionigi_, è fortissima; poderoso il suo braccio; egli
-accompagnò suo padre in quasi tutte le guerre; giocava fanciullo col
-giavellotto e con la chiaverina, e lo portavano sovra un lungo scudo;
-egli è insomma degno figliuol di prefetto e di re. Ma quel che gli
-toglie di dar alle prime sue imprese tutto l'ardor suo di conquista
-e tutta la potenza del genio suo predace, si è la division del trono
-con Carlomanno; nell'esercizio d'un poter comune e assegnato egli non
-trovasi ad agio suo, chè gli spiriti, anche mezzanamente sublimi,
-non si attentano alle grandi imprese, se non quando e' son padroni
-assoluti del campo e dispor ne possono a grado loro; se non sien
-arbitri appieno della podestà, non sanno esercitarla e la sdegnano.
-Così avvenne a Carlomagno, finch'ei regnò di conserva con Carlomanno;
-quindi quelle sue inquiete concitazioni e quelle sue gelosie verso il
-fratello; Carlomanno si muore, e tu lo vedi allora correr con le sue
-selve di lancie raccolte nei regi dominii; vedi que' fieri Austrasii
-non riconoscere i figliuoli di Carlomanno, ed ei cacciarli in un
-chiostro, farli radere a quel modo che il padre suo rader già fece i
-Merovingi, e difilandosi diritto al suo fine, insignorirsi delle due
-corone d'Austrasia e di Neustria, congiunzion questa di forze che gli
-è indispensabile. Nè il potere è gran cosa per lui, se non quando l'ha
-tutto intero in sua mano.
-
-Non è per questo ch'ei non cominciasse l'opera sua militare nel tempo
-che Carlomanno ancor regnava in comune con lui. Gli Aquitani, mirando
-a separarsi dal dominio franco, s'erano raccolti d'intorno ai duchi
-loro, nè ciò procedea solo da antipatia di razza, e da quegli astii
-di nazione verso nazione, o tribù verso tribù che tuttavia ardevano
-in que' tempi di barbarie, ma in questa rivolta dei meridionali
-d'Aquitania ci avea pure una ragione politica, chè fedeli, come
-sempre furono, a' Merovingi, questi aveano ancora fra loro di molti
-partigiani, ed i duchi d'Aquitania medesimi, stando alle tradizioni,
-formavano un ramo collaterale del lignaggio de' Merovei. In tale stato
-di cose Carlomagno non si tien punto dal muover tosto verso le città
-del Mezzogiorno, preceduto dalla memoria dell'avolo suo Carlo Martello,
-il vincitore di Poitiers o di Tours, e in men di sei mesi mette quella
-gente a dovere. Sottomette di più i Pirenei, ordina militarmente le
-terre della Loira e della Garonna, ben sapendo non poter egli acquistar
-valida autorità sopra i guerrieri suoi, se non gratificandoli con la
-vittoria e con donativi di terre. Da ora in poi i popoli d'Aquitania
-non gli son più d'ostacolo, ma anzi d'aiuto nella nuova guerra ch'egli
-sta per intraprendere, e noi li vediamo schierati sempre sotto le sue
-bandiere.
-
-La prima guerra di Lombardia è impetuosa e rapida. Vero è che Pipino
-fu due volte a Milano ed a Ravenna, ma egli però non disfece la nazion
-longobarda, e quei re rimaser tuttavia potenti sotto la loro corona
-di ferro. Or donde avvien mai che a Carlomagno sì facil cosa riesce, e
-quasi in una sola stagion campale, l'atterrar questa medesima nazione?
-Forsechè in questa natura d'uomo era qualcosa di più fermo, di più
-imperativo, di più superbo, che in quella del padre e dell'avolo suo?
-Dicasi tutto: i tempi erano meglio apparecchiati; ci son pe' popoli
-certe età di decadimento, da cui preservar non si possono; la monarchia
-lombarda cadea già in ruina, e Carlomagno altro non fece che affrettar
-un tracollo che sarebbe avvenuto anche senza di lui[243]. Quand'ei
-varcò le Alpi, i Longobardi più non erano quella conquistatrice
-nazione, di cui Paolo Diacono ci lasciò quella fierissima pittura; non
-eran più quegli uomini gagliardi, con le negre chiome, che ondeggiando
-sulle gote, si confondevano con la lunga e folta barba loro; col viver
-nelle città d'Italia s'erano infiacchiti ed effeminati; portavano
-vesti di seta con trascico alla maniera de' Greci, a stento sostenevan
-lo scudo, e il commercio con l'impero bisantino avea tolto ad essi
-l'antico marziale aspetto loro. Senzachè, eran fra loro divisi da gare
-e gelosie; l'ubbidienza non era più intera come innanzi; i feudatari
-supremi s'erano separati dalla corona di ferro; la Puglia, Benevento,
-il Friuli non riconoscevano tutti per titoli conformi Desiderio in re
-de' Longobardi; la nazione era perduta, sparpagliata! Il travasamento
-della signoria da Astolfo in Desiderio, compiuto da Pipino, giovava
-del pari gl'interessi di Carlomagno, essendone venuto raffreddamento
-nel servigio feudale e guerre civili di città contro città. Aggiungasi
-ora a tutto questo un esercito agguerrito, che dall'alto delle Alpi
-si scaglia in mezzo a questa razza effemminata, con uomini vigorosi,
-condotti da capitani di sì universal grido, come sono Carlomagno e
-Bernardo, i quali cominciano la guerra alla gran foggia d'Annibale e
-dei Romani, e prendono i Longobardi da fianco e da fronte.
-
-Giunti poi che sono in Italia, i Franchi non usano solo i modi della
-guerra, ma tengon pur certi semi in mano di discordia, cui vanno
-spargendo con frutto; Carlomagno piantasi innanzi tratto con un
-piede su Roma, l'altro su Milano, e trova l'antica nazione italica in
-contrasto sempre co' Longobardi; i rappresentanti della quale sono i
-papi, ed ei di questi si fa spalla nel suo conflitto contro Desiderio.
-E' non si pose troppo mente che i pontefici erano a que' dì come il
-simbolo dell'antico Lazio, della patria romana[244], appresso i quali
-i Longobardi altro non erano che usurpatori e conquistatori; eglino
-volean liberarne l'Italia, e Carlomagno fu lo strumento da essi tolto
-a quest'uopo. Or questa monarchia longobardica si scioglie in una sola
-campagna, e bastano a ciò due soli assedii, quel di Pavia e l'altro di
-Verona, e questo perchè essa era effettivamente in ruina al momento
-in cui i Franchi giungevano al di là dell'Alpi, e sarebbe caduta per
-altre cagioni, anche senza Carlomagno. Ci sono tempi così predisposti,
-che gli uomini altro non sono che il braccio di quella misteriosa
-provvidenza, la quale altro non è infine se non la grande preconoscenza
-dei tempi. Ogni nazione ha i suoi periodi di grandezza e di fatalità;
-un popolo sparisce, e un altro apparisce tutto rigoglioso di forza e
-di gioventù; il nuovo edificio s'innalza sull'edificio caduto: sì vero
-è questo, che i mosaici di Ravenna servirono ad ornare la basilica
-d'Aquisgrana. E poi mirate con che facilità Carlomagno dispone di
-Desiderio; ei lo converte in un monaco, e insieme con esso disperde
-nei monasteri i capi longobardi, nè alcuno resiste al voler suo. A suo
-tempo l'antica capitale di Carlomagno, città morta e silenziosa, cedè
-pure essa la sua magnificenza e il suo splendore ad altre città oggidì
-floride e potenti
-
-Le guerre contro i Sassoni paiono anch'esse contrassegnate d'una indole
-speciale; esse non durano soltanto i trentatrè anni, che comprendono
-le spedizioni di Carlomagno in Sassonia; ma al pari della guerra
-di Lombardia, principiata già sotto Pipino, esse pure vengon solo
-a terminarsi sotto il figlio suo; e qual figlio! sì che tu diresti
-Carlomagno avere il carico di por l'ultima mano al disegno carlingo.
-Due volte il re dalla breve statura, varcò le Alpi, e Carlomagno
-viene a cinger la corona di ferro a Milano; Pipino spiegò le insegne
-sue militari sul Vesero ad impor tributi ai Sassoni, ed a Carlomagno
-tocca pur di disperdere questo popolo e farlo, per così dire, disparir
-dalla Germania. La guerra contro i Sassoni non ha nulla di ordinato,
-ella si ristringe in sulle prime a subitane irruzioni di quei popoli
-che vengono a molestar la dominazione dei Franchi sul Reno: quanti
-sudori, quante fatiche per domarli! Una delle grandi vie per giungere
-a quei fini di depressione, a cui Carlomagno costantemente mirava,
-si fu la predicazione cristiana. A Roma i Franchi ebbero il papa per
-aiutatore a conquistare la Lombardia; sul Reno e sul Veser i vescovi
-e i santi missionari apparecchian le vie alla franca dominazione. San
-Bonifacio e Levino furono strumenti di civiltà e di conquista. Quando
-Carlomagno domar vuol questo o quel popolo, instituisce vescovadi,
-fonda monasteri, spedisce operosi missionari a convertirli, e mentre
-appoggia la podestà sua sul pastorale dei vescovi, orna della croce la
-sua corona, ben sapendo egli come tutto che sarà cristiano diverrà suo,
-intantochè tutto ciò che tale non sia, rimarrà estraneo al suo impero.
-
-E' si vuol parimenti tener conto della militare attività di Carlomagno,
-che nulla v'ha di comparabile a quell'alacrità, a quelle guerre sempre
-continue che portavano i suoi paladini su tutti i punti della Sassonia.
-Bello è vedere tutta la forza dell'unità così nella guerra come
-nell'amministrazione di rincontro a quella repubblica divisa, a quelle
-sparse tribù. I Sassoni così sminuzzati, si rompono a somiglianza
-dell'ettarchia che divide l'Inghilterra, sono senza vincoli fra loro, i
-capi loro sono sparpagliati, trattano ad uno ad uno con Carlomagno. Due
-sono le cagioni che spengono i popoli, o una soverchia sovrabbondanza
-di forza che li fa lacerarsi in guerre civili (e tale era la condizion
-sociale dei Sassoni), o il morale infiacchimento di quella prima
-vigoria che assicura la vittoria, e quest'è il segno a cui giunti erano
-i Longobardi. La forza di Carlomagno al contrario è costituita dal
-congiunger ch'egli fa in sua mano l'unità e l'ognor crescente vigoria
-del potere; senza eguali, come egli è, intorno a sè, altro non ha che
-seguaci alla guerra. La resistenza di Vittichindo, avversario suo,
-veste altra forma; quest'ultimo è per avventura grande al pari di lui,
-ma non regna altrimenti su tutta la nazione dei Sassoni; gli altri capi
-che a costui stanno intorno, son pari suoi, ei congrega sì le tribù,
-ma solo per forza morale, ed esse lo acclamano come un grand'uomo di
-guerra, ma non è nè re, nè imperatore come Carlomagno, e questa è la
-ragione ond'egli alla fine è domato.
-
-Nondimeno far non possiamo di non affezionarci a questa nazion sassone,
-e in leggendo la storia, non sappiam perchè, lo sguardo nostro si volge
-malinconico verso tutti questi popoli che resistono e cadono poi dopo
-lungo conflitto. Gli annali dei vinti esercitano una misteriosa forza
-su noi; quell'avvicendamento di grandezza e di sventura ne induce a
-rifletter su noi medesimi e sui disegni della provvidenza divina; nel
-curvarsi di tutti dinanzi a un uomo, ne piace spesso contemplar la
-lunga e vigorosa resistenza di chi cade; strazio che stringe il cuore,
-come se tu vedessi palpitar le viscere d'una vittima. Questo senso
-ci mosser le guerre contro i Sassoni: e chi non applaudì alla grande
-indole di Vittichindo? tu l'ami come Arminio nella guerra dei Romani,
-e come quei capi dei Galli che resistono di città in città, armata
-mano, contro Cesare e gli antichi suoi pretoriani. Ogni secolo seco ne
-porta qualche popolo o qualche monarchia, e niuno ardisca eguagliarsi
-agli immortali, dice Omero; sentenza vera in parte, applicata così alle
-nazioni come agli uomini; tutto è soggetto alla legge inesorabile della
-morte.
-
-Le spedizioni oltre i Pirenei, così come svolgonsi per le guerre
-continue di Lodovico re d'Aquitania, sono per ciò stesso contrassegnate
-d'un'impronta men carolingica che le altre. Nella conquista della
-Lombardia, già dissi, doversi tener conto dell'antica nazione italica;
-infatti Carlomagno è ivi aiutato dall'antica popolazione soggetta
-ai Longobardi, e rappresentata o caldeggiata dai papi. Nella guerra
-contro i Saraceni di Spagna, il medesimo aiuto; i Saraceni accampavan
-su quelle terre, in quella forma che i Turchi son oggi accampati in
-Costantinopoli e in Siria, e come per gran tempo furono sul territorio
-d'Algeri. Le nazioni tartare, sempre a cavallo, non formano altro mai
-che un popolo sovrapposto ad un altro, le razze antiche vivon sotto
-le nuove; e però, siccome pare indubitato, le spedizioni di Carlomagno
-fino all'Ebro, furono assecondate dalle antiche popolazioni cristiane,
-dai Goti che occupavan le città e le campagne dalla Loira quasi fino
-alle colonne d'Ercole. Vinta che fu in qualche battaglia, come dire
-a Poitiers, la parte attiva e militare dei Saraceni, da per tutto
-svegliossi l'antica nazion de' Goti, e la spedizione di Carlomagno in
-Ispagna, fu la cagion prima della compiuta emancipazione che seguì
-pochi secoli appresso. I Franchi poterono bensì, per giro delle
-vicissitudini, esser cacciati di Spagna, chè la guerra ha sue sorti,
-e suoi sinistri il combattere; ma pur sempre si mantenne in quegli
-antichi cristiani la credenza che con poco sforzo essi avrebber potuto
-liberarsi dal dominio degl'infedeli, donde quegli assalti dei Conti di
-Castiglia, quelle improvvise irruzioni dei Goti, che calavan dai monti
-delle Asturie, per affrontarsi con la dominazione moresca.
-
-Per questo rispetto specialmente, dir per l'appunto si può che le
-spedizioni di Carlomagno favorirono l'impulso della civiltà, comechè
-in sè stesse non recassero questo nobil germe. I capi che seguivan
-l'imperatore alla guerra, nullo di culto avean che sceverar li potesse
-dalla barbarie; quei conti ch'egli ponea nelle marche militari, tutti
-germanici infino a' capegli, non erano per nulla più innanzi dei
-Sassoni, degli Alemanni e dei Saraceni, e anzichè recare la civiltà in
-certe contrade, vi gittavano, a così dire, un nuovo strato di barbarie,
-e gli Austrasii tutt'altro facean che favorire i lumi e il moto della
-civiltà nell'Aquitania e nella Lombardia. E non pertanto avevano in
-sè stessi due cause che cacciano innanzi mirabilmente il progresso
-e la grandezza dei popoli, dir vogliamo l'unità e la autorità. Anche
-dell'elemento cristiano, gran macchina di civiltà, Carlomagno erasi
-impadronito con le sue pratiche co' papi, e lo ristringeva nell'unità,
-che è la grandezza del comandare, e nell'autorità che abbatte ogni
-sorta di resistenza e di forte impulso così al bene, come al male.
-
-A ridur le molte parole in una, le conquiste di Carlomagno non possono
-altrimenti considerarsi sotto l'aspetto dell'incivilimento, che quella
-mente sua conservò pur sempre alcun che di selvatico a simiglianza
-delle foreste germaniche; l'opera sua è appunto sterminata perchè serba
-l'impronta sua barbarica; non reca civiltà, ma sì la riceve; però che
-l'impero da lui fondato, altro non è che l'effettuazione del concetto
-romano. Infatti che cosa è mai l'impero d'Occidente, se non pur sempre
-una reminiscenza della città eterna? Tutto concorre a quest'opera,
-e nelle grandi nazioni che l'accerchiano, non v'è azion veruna di
-resistenza; l'impero di Costantinopoli è una civiltà logora, che ancor
-dà lume sì, ma che niente ha più del suo primo vigore; i Saraceni
-non sono più nel periodo loro della conquista; dopo il flusso viene
-il reflusso; onde vediamo aprirsi un'ampia via dinanzi a Carlomagno,
-il quale arriva in buon punto, in un tempo, dir potrebbesi, fatto
-a disegno suo; ei raccoglie sotto il suo freno le nazioni, per così
-dire, attendate nell'Austrasia e nella Neustria; raccozza e rappicca
-i minuzzoli, e fattane unità, ei quindi la santifica con la sua
-confederazione con Roma. Benchè forte sì da potersen restare Germano,
-ei si fa Romano, ben sapendo egli che con la spada un può farsi bensì
-materialmente padrone dell'autorità, ma ch'egli conservarla non può,
-se non coll'uso e incremento della forza morale; pe' costumi suoi,
-egli appartiene pur sempre alle sue antiche foreste, e pel suo pensare
-ei vuole accostarsi a quella civiltà ch'egli scopre da lontano come
-un orizzonte di splendore e di luce; nè invano ei visitò Roma e corse
-l'Italia, chè al vestire il manto imperiale, ben sa quanta forza sta
-per dargli la croce ch'ei porta sulla sua corona.
-
-Nondimeno la guerra è pur sempre la prima delle sue affezioni, tale
-si è l'originaria natura sua, nè la dimentica; i Carlinghi non vivono
-altro che per la vittoria; si vuole raffermar le conquiste, si vuol
-ripartir le terre. Riandando la sua legislazione noi vedremo in
-breve che i capitolari di Carlomagno si riferiscono anch'essi alle
-sue guerre, che assorbiscono, a così dir, la sua vita. Curioso è
-vedere queste tre generazioni d'uomini forti da Carlo Martello fino
-a Carlomagno, tutti aver un medesimo intento e compierlo con quella
-loro stupenda fermezza! Coperto ch'egli è del manto de' Cesari, questo
-ultimo attende (tale si è il faticoso suo carico) a ritenere sotto lo
-scettro suo i popoli da lui conquistati; ma il serbarli in soggezione
-lo aggrava di maggiori fatiche e sudori che non la conquista medesima.
-A esaminare da presso le grandi spedizioni di Lombardia, di Sassonia e
-di Spagna, noi vediamo ch'elle si compiono, a dire così, nel termine
-di una stagione. Carlomagno varca le Alpi, ed eccolo pochi mesi dopo
-a Pavia; supera i Pirenei, ed eccolo a Pamplona; passa il Reno, si
-precipita in Sassonia, e spiega le sue schiere sul Veser; laddove il
-tener in freno, il reprimere i vinti, è un'opera continua, uno stento,
-una cura di tutti i giorni; egli dee portar incessantemente le armi su
-tutti i punti dell'impero, ed a terminarla trovasi costretto a fieri
-partiti, quai sono gli accampamenti dei conti sugli estremi confini, il
-dispergimento dei vinti, ed un modo di coazione sì inesorabile, ch'ei
-fa mozzare il capo a intiere masse di popolo.
-
-Nelle quali smisurate spedizioni Carlomagno non tocca se non due sole
-sconfitte: l'una in Germania, quando i suoi conti son sorpresi dai
-Sassoni e rotti in un assalto generale; l'altra a Roncisvalle, ne'
-monti dove perirono Orlando e Olivieri. È da notarsi che in queste due
-funeste rotte Carlomagno non comandava; esse accadono ai luogotenenti
-suoi e non a lui; chè nessun de' nemici osa assalirlo di fronte, nè
-tampoco resistergli; sono sventure accadute fuor della sua presenza,
-e ch'ei non potè preveder nè impedire. L'imperatore d'Occidente tal è
-per vigoria di corpo e di mente da a tutto ovviare, tutto prevedere, da
-riparar le sconfitte de' suoi luogotenenti. Perfetti sono gli elementi
-onde si compongono gli eserciti suoi, il cui ordito è germanico; egli
-ha cavalli fortissimi, armi in mano della miglior tempra, inclinato
-per istinto a vasti concetti strategici, quando pur non usi il metodo
-romano che fa servire i popoli conquistati al soggiogamento d'un altro
-popolo; ond'è che si veggono i Lombardi marciar nella guerra contro i
-Sassoni, i Bavari passar i Pirenei e militare negli eserciti franchi
-agli assedii di Pamplona e di Barcellona; al mezzogiorno egli rizza
-accampamenti di gente alemanna; al settentrione conduce Italiani, Goti,
-Cantabri: metodo questo pur sempre imitato da tutti i conquistatori. In
-fatti non vedemmo noi dieci secoli dopo, nobili petti polacchi respirar
-l'aere dell'Andalusia, e le _sierre_[245] varcate a passo di carriera
-dai cavalli pasciuti sulle rive dell'Odera e della Vistola? Riferiscon
-le cronache essersi Carlomagno servito anche d'un altro elemento
-ad assicurare le sue conquiste. Il quarto secolo, come tempo che fu
-d'irruzioni, aveva gittato come a dire uno strato di Tartari e Vandali
-sugli antichi popoli che abitavano il suolo; ora Carlomagno appunto
-compier potè sì grandi cose in sì circoscritto periodo, chiamando a sè
-ed all'emancipazione quelle antiche nazioni.
-
-Or, come avvenne che quest'opera cadesse, e in qual modo il fascio si
-sciolse quasi con la stessa rapidità con cui fu stretto? Tre regni
-si affaticarono a fondar la monarchia carlinga da Carlo Martello
-fino a Carlomagno, e questa è l'epoca sagliente: dir potrebbesi di
-rincontro che tre vite, di Lodovico il Pio, di Carlo il Calvo, e di
-Luigi il Balbo, si sono pure adoperate ad abbatterlo. Il che non tanto
-procede dall'indole personale dei principi quanto dalle circostanze, e
-principalmente dalla naturale riazione che succede dopo un periodo di
-conquiste. Nulla fare si può contro la natura delle cose; bene è vero
-che sorgono a quando a quando alcuni spiriti straordinari, i quali
-facendo forza ai costumi e alla storia dei popoli, gli accostano e
-congiungono a loro dispetto; questi siffatti uomini, eccezione della
-natura, uomini dalla man di ferro, si ridon delle nazioni, e daran le
-medesime leggi e le medesime forme di governo al settentrione e al
-mezzogiorno, e imporran gli stessi codici alla gente arsa dal sole,
-ed a quella gelata e intirizzita dai ghiacci. Finchè questa mano
-poderosa regge gli elementi sparsi, ella può comprimerli; ma fa che
-la vittoria l'abbandoni, e vedrai allora tutte queste nazioni correre
-alla loro independenza, alla loro propria natura, al loro istinto,
-alla storia loro; questo è quanto avvenne dopo la morte di Carlomagno.
-Il ripartimento fatto da Lodovico Pio, che tanto fu censurato, eragli
-imposto dalla forza degli avvenimenti; quella battaglia di Fontenoi,
-in cui si videro tre fratelli in guerra tra loro, altro non era che la
-significazione delle tre nazioni, che, arrabbiate dalla troppo lunga
-e forzata union loro, venivano a lacerarsi fra esse; sciolto era il
-fascio della conquista, ed ogni popolo tornava alla sua prima natura.
-
-La Germania sola restò dell'ordinamento carolino. La Neustria ed una
-porzione dell'Austrasia, pigliarono il nome di Francia, serbando appena
-qualche reminiscenza di Carlomagno; la qual Francia si sbrigò alla
-più presta della schiatta alemanna, per eleggersi a re i suoi conti di
-Parigi, essendochè il potere sempre più crescente di Carlo Martello,
-di Pipino e di Carlomagno, altro non fu che una nuova invasion delle
-Gallie, per parte della nazione tedesca. La stirpe alemanna fu poi
-anch'essa rimossa dalle nostre frontiere per l'esaltazione dei Capeti,
-i conti franchi di Parigi, donde avviene che ancor sopravvivono in
-Germania le instituzioni di Carlomagno, intanto che più orma non ne
-rimane sotto il terzo lignaggio nella Francia propriamente detta: quel
-che era germanico tornò germanico, quel che franco era, franco rimase.
-Poi le popolazioni barbare ributtate da Carlomagno, si precipitarono
-alla volta loro, per mettere in brani quest'impero che le avea
-inesorabilmente fatte piegar sotto la sua spada. In questo universal
-trambusto per fin la Neustria diventa un ducato dipendente dai
-Normanni, discendenti ed ausiliarii di quei Sassoni che l'imperatore
-combattè pel corso di trentatrè anni. Gran lezione di politica a tutti
-i conquistatori che fanno forza ai termini segnati da Dio medesimo:
-i limiti dei popoli sono i monti, i fiumi, i climi, i costumi; chi
-gli sprezza per innalzar un ciclopico edifizio, sel vede quasi sempre
-rovinare in capo. In tutte l'età c'è qualche torre di Babele, e i
-figliuoli degli uomini son sempre castigati dell'aver troppo ardito e
-voluto.
-
-Le inclinazioni di Carlomagno, comechè universali talvolta, rimangono
-quasi sempre germaniche; egli esercita l'autorità sua specialmente
-sull'Alemagna e sull'Italia, però che queste due estremità dell'impero
-si tengon per mano; donde avviene che le sue guerre contro gli Unni,
-gli Schiavoni, i Bavari, pigliano anch'esse un colore mezzo alemanno e
-mezzo italiano; gli eserciti suoi sono metà germanici metà lombardi;
-egli procede su due ali, come un'aquila che spieghi l'ampiezza de'
-suoi vanni; la Germania senza le Alpi e l'Italia senza il Tirolo sono
-punti mal sicuri, onde Carlomagno inflessibilmente gli unisce. Eguale
-non è la sollecitudine dell'imperatore nelle guerre meridionali. La
-spedizione oltre i Pirenei è evidentemente una riazione contro la mossa
-dei Saracini, rattenuti a Poitiers; e questa rapida corsa in Ispagna,
-è alcun po' divergente dal militar sistema di Carlomagno: egli ci va
-una volta sola, fermasi all'Ebro, e torna tosto ad Aquisgrana, e vi
-mette tanta trascuranza, ch'ei lascia la sua retroguardia disfatta a
-Roncisvalle; al di là della Loira ei non è più nel suo cerchio. Ma ben
-egli vigila sull'Italia, perchè la crede indispensabile alla sicurtà
-della Germania, e intanto ch'egli abbandona l'Aquitania e la Spagna
-a suo figlio Lodovico, segue passo per passo ogni fatto di Pipino in
-Italia, e lo seconda e spalleggia con l'armi sue.
-
-Dopo tante fatiche e tante cure Carlomagno ha il dolor di vedere come
-l'impero ch'egli credea sì forte, può mortalmente trafiggersi; esso non
-è già assalito in terra ferma, nè in sulle cime de' monti, e nè tampoco
-nelle pianure, chè nessun l'osa; ma le flotte coprono i mari, e che
-opporranno a queste i discendenti dell'imperatore? Quella gran mente è
-colta, così, alla sprovveduta; giunge una nuova forza nimica, ed egli
-non è parato alla difesa; ben s'affatica egli continuamente a munirsi,
-e ordina di accozzar navi e barche, ma egli non è nato per questo, che
-austrasio qual è, e capo di stirpe austrasia, non saprà contrastare
-coi Normanni e coi Saraceni, così arditi navigatori come sono. Ecco le
-cagioni della sua grande mestizia, dello sconforto ch'ei dà a divedere,
-e di cui si fanno interpreti Eginardo e il monaco di San Gallo: già
-fatto vecchio egli s'attrista sulla fragilità dell'opera sua, ei ben
-sa com'essa dee cadere, nè vi ha disperazione uguale a quella del
-moribondo che vede perire l'opera della sua vita. I Normanni ed i
-Sassoni moveranno ben presto verso quelle coste le agili ed intrepide
-loro flottiglie, e Parigi stessa si vedrà assediata dai Normanni.
-
-Così otto secoli da poi, un altro impero crollò per quasi le medesime
-cagioni; Napoleone aveva ideata un'opera nelle proporzioni carlinghe;
-ei pure avea le sue guardie avanzate, i suoi prefetti sull'Elba, i
-suoi duchi di Dalmazia e d'Istria, i re di Baviera, di Sassonia per
-vassalli; il suo giovine vicerè d'Italia, fido luogotenente che varcava
-i monti del Tirolo, mentre egli movea verso il Danubio. Or bene,
-questa mente poderosa, riconobbe la sua caduta dalle cagioni medesime
-che perir fecero l'opera di Carlomagno; i figli dei Sassoni e dei
-Normanni, ributtati nell'isola dei Bretoni, cacciati dal continente,
-opposero anche a lui le loro flotte, le squadre loro; signor del centro
-dell'Europa, Napoleone conservar non seppe le sue conquiste, perchè
-un altro popolo era in possesso del mare. La caduta dei Carlinghi fu
-contrassegnata dello stesso carattere; la conquista oppresse il mondo
-per guisa che ben era da aspettarsi una riazione dei vinti contro i
-tralignati vincitori.
-
-
- FINE DEL PRIMO VOLUME.
-
-
-
-
-INDICE
-
-DEL PRESENTE VOLUME.
-
-
- Lettera intorno al governo e all'amministrazione di
- Carlomagno Pag. I
-
- PERIODO DELLA CONQUISTA » 1
-
- CAPITOLO I. — LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI
- CAROLINGI. — I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed
- i Borgognoni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Nazioni
- scandinave. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I
- Provenzali — I Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. — Gli
- Schiavoni. — Il grande impero greco. — Roma e l'Italia. —
- I Saracini. — (752-768) » 3
-
- CAPITOLO II — ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ. —
- Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli
- uomini di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione
- dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. —
- Germania. — Le leggende. — Apostolato alle terre barbare. —
- I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. —
- Instituzioni municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze
- di Roma e delle Gallie. — (VII ed VIII secolo) » 14
-
- CAPITOLO III. — SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE,
- SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI —
- Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. —
- Grammatica. — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. —
- Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. —
- Arti romane, bisantine, franche, longobardiche. —
- Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi. — Gemme. —
- Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure. — Gli Ebrei nel
- medio evo. — (VII ed VIII secolo) » 28
-
- CAPITOLO IV. — LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE'
- MEROVINGI. — I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. —
- Gl'imperatori d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi
- del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei
- Bulgari. — I califfi. — I RE o CONDOTTIERI D'UOMINI appo
- i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La ettarchia. — I re
- merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di
- palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. —
- I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I
- duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria. — (628-714) » 39
-
- CAPITOLO V. — CARLO MARTELLO. — Origine e nascita di Carlo
- Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — Prefetture di
- Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime
- guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale
- d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì
- delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza
- per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. —
- Nuova Invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in
- Aquitania. — Battaglia di Tours o di Poitiers — Relazioni
- degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre
- clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo
- Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. —
- Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo
- canto dell'Epopea di _Garino il Loreno_. — (715-741) » 50
-
- CAPITOLO VI. — PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO
- E RE. — Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra
- i figli di Carlo Martello. — Guerra di famiglia. — Elezione
- d'un re merovingico. — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino
- duca dei Franchi. — Sue pratiche coi cherici. — Sue nozze
- con Berta. — Leggende e canzoni eroiche. — _Berta dal gran
- piè_. — La Berta tedesca. — Guerre d'Alemagna, di Baviera,
- di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche con Roma. — Papa
- Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — Ultime
- reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da
- san Bonifazio. — Sue guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio
- in Francia di Stefano III. — Abboccamento con Pipino. —
- Nuova incoronazione. — Calata di Pipino in Italia. —
- Spedizione contra i Longobardi. — Natura della donazione
- apostolica quanto all'esarcato. — I Longobardi si
- sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità regia
- di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee
- pubbliche. — Guerre di Sassonia e d'Aquitania. — Morte
- di Pipino. — (741-768) » 63
-
- CAPITOLO VII. — CARLOMAGNO E CARLOMANNO. — Quistione intorno
- alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. —
- Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. —
- Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua
- all'età di ventisei anni. — Sue residenze. —
- Incoronazione. — Prima guerra d'Aquitania. — Duchi di
- questa provincia. — Cagioni dell'avversione de' Carolingi
- contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle gesta
- di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche
- de' _Quattro figli d'Amone_, e d'_Ivone di Bordò_. — Ragion
- vera delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. —
- Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. —
- Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo
- dei Franchi. — (768-771) » 81
-
- CAPITOLO VIII — CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE
- CONQUISTE. — I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. —
- I compagni di Carlomagno secondo le cronache. — Bernardo. —
- Orlando. — Rinaldo. — Uggero il Danese ed altri. — La
- baronia secondo le canzoni eroiche. — Gli eroi de' poemi
- epici. — Franchi. — Borgognoni. — Aquitani. — Bretoni. —
- Austrasii e Neustri. — Ordinamento militare. — Prese
- d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il bottino. —
- Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. —
- Armature. — Cognizioni di Carlomagno. — (771-780) » 92
-
- CAPITOLO IX. — L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI. —
- Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova
- occupazione del territorio di San Pietro fatta dai
- Longobardi. — Resistenza di Roma. — Ambasceria d'Adriano
- in Francia. — Partenza dei Franchi. — Passaggio dell'Alpi —
- Assedii di Pavia e di Verona. — Carlomagno in Roma. — Sua
- esaltazione al patriziato. — La donazione di Pipino
- confermata ed ampliata. — Sommessione di Desiderio. —
- Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno
- alle leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. —
- Ridotti a soggezione l'un dopo l'altro i grandi feudi di
- Benevento, di Spoleti e del Friuli. — (772-774) » 101
-
- CAPITOLO X. — GUERRA CONTRO I SASSONI — RUINA DELLA LORO
- REPUBBLICA MILITARE. — Indole dei Franchi e dei Sassoni. —
- Cagioni delle grandi vittorie di Carlomagno. —
- Le armature. — La tattica. — La discordia. — I capi. —
- Tentasi la predicazione cristiana. — Irruzione dei
- Sassoni. — Mossa di Carlomagno oltre il Reno. — Seconda
- guerra sassonica. — Conquista. — Ostaggi. — Terza
- sollevazione. — Trattato pe' tributi e per la libertà
- della predicazione cristiana. — Quarta sollevazione. — Le
- grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento delle
- famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. —
- Capitolari sulla conquista. — Ordinamento per contadi e
- vescovadi. — Vittichindo si sottomette, e fine della
- repubblica militare. — Il popolo della Frisia e della
- Sassonia. — I Danesi ultimi vendicatori della libertà
- sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia. —
- (772-786) » 114
-
- CAPITOLO XI. — CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA
- DI RONCISVALLE. — La Spagna e i Saracini dopo la
- battaglia di Poitiers. — Corrispondenza di Pipino coi
- califfi. — Gli emiri di Catalogna, di Navarra e
- d'Arragona. — Gli antichi cristiani — Discordie civili. —
- Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno
- delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle
- milizie. — Le due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii
- di Barcellona e di Saragozza. — Ritorno dell'esercito. —
- Rotta di Roncisvalle. — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre
- suono di questa rotta. — La canzone di Roncisvalle. — Tracce
- del passaggio de' Franchi ne' Pirenei. — I corpi de'
- martiri. — La cappella. — La rupe e la spada d'Orlando. —
- Romanza spagnuola di _Aida la bella_, sposa _di don
- Orlando_. — (732-778) » 132
-
- CAPITOLO XII. — GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I
- POPOLI LONTANI. — I duchi di razza lombarda. — Sollevazione
- del Friuli. — Ribellione dei Bavari. — Spedizione fra i
- Bretoni. — Lega dei duchi di Benevento, dei Greci e dei
- Bavari. — Dieta contro Tassillone duca di Baviera. — Guerra
- contro i Longobardi ed i Greci. — Spedizione contro gli
- Avari e le nazioni slave. — Guerra pannonica. — Conquista
- delle Isole Baleari, della Calabria e del paese degli
- Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di
- Corsica. — Spedizioni favolose di Carlomagno. — Mistero
- intorno alle sue grandi correrie militari. — (780-806) » 142
-
- CAPITOLO XIII. — GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI
- CARLOMAGNO. — Unione della Neustria e nell'Austrasia. —
- Le terre dell'Impero. — I ducati tributarii. — Le marche. —
- La monarchia lombarda. — L'Aquitania. — La Settimania. —
- La Provenza. — Limiti veri alle frontiere di Spagna. —
- Appartenenze del regno dei Longobardi. — Spoleti. —
- Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. —
- Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le
- frontiere del Nord. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. —
- Frontiere dell'Impero all'Oriente. — I tre grandi
- vicinati. — La Grecia. — I Saracini. — Gli Scandinavi. —
- (800) » 152
-
- CAPITOLO XIV. — L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA. —
- Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca
- loro. — Le discendenze o lignaggi. — Primissime canzoni
- eroiche. — Addizioni — Incremento dei romanzi di
- cavalleria. — Le canzoni dei pari o baroni di Francia. —
- Originalità nazionale delle canzoni eroiche. — Tradizione
- intorno a _Guglielmo Corto naso_. — _La fanciullezza di
- Viviano_. — I _Loreni_. — I pari di Carlomagno. — L'ultima
- delle canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica
- sulla storia. — (dall'VIII al XIII secolo) » 160
-
- CAPITOLO XV. — RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN
- OCCIDENTE. — Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo
- regio nella persona di Carlomagno. — Patriziato. —
- Consolato. — Instituzione dei regni d'Italia e
- d'Aquitania. — Pipino e Lodovico. — Andamento e progresso
- delle idee romane. — La porpora. — Lo scettro. —
- Il manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio del
- patriziato nella dignità imperiale. — L'impero
- d'Occidente. — Diete militari. — Diete per la guerra e
- giudizio. — Triplice ordinamento del governo. — I duchi
- e difensori delle marche. — I conti uffiziali civili. — I
- _Missi Dominici_. — Natura dell'opera di Carlomagno, quanto
- alle sue conquiste. — (780-800) » 174
-
- CAPITOLO XVI. — ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA
- CONQUISTA CAROLINGICA. — Cambiamento nello spirito delle
- guerre. — Termine della conquista. — Raffrenamenti. —
- Solerzia inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi al
- settentrione e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I
- Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano in campo i
- Danesi. — Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza
- marittima. — Punto debole di Carlomagno. — I Saracini. —
- Le frontiere dell'Ebro — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. —
- Apparizion dei Mori d'Africa. — Flotte saracine al
- mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione. — Raffrenamento
- in Italia. — I popoli delle montagne e della Puglia. —
- Ricapitolazione generale e ordine cronologico delle guerre
- e delle conquiste. — Per qual cagione le non potevan
- durare. — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno
- sul destino avvenire dell'opera sua. — (790-814) » 187
-
- CAPITOLO XVII. — SVOLGIMENTO DELLE CONQUISTE FAVOLOSE
- DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO. — Le due maggiori propaggini
- delle conquiste favolose. — Gerusalemme. — Sant'Jacopo di
- Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. — Relazione di
- Turpino. — Persecuzione de' cristiani d'Oriente. — Il
- patriarca di Costantinopoli. — Sue lettere a Carlomagno. —
- Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza per
- Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione
- delle reliquie più famose. — La santa corona e il santo
- chiodo. — Miracolo. — Il tesoro di San Dionigi. — La visione
- di Carlomagno intorno a sant'Jacopo di Compostella. —
- Enumerazione delle città prese da Carlomagno in Ispagna. —
- I prodigi. — Le battaglie contro i Saraceni ed Agolante lor
- capitano. — Rassegna dei baroni che seguono l'imperatore al
- pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni sconfitti. — I
- Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine di tutte
- le leggende favolose delle conquiste. — (800-814) » 204
-
- RICAPITOLAZIONE. — PERIODO DELLA CONQUISTA. — (768-814) » 215
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] _Città_ è qui in significato di corpo di nazione costituito in
-ordine civile. _Il Traduttore._
-
-[2] La più ricca raccolta che v'abbia del diplomi di Carlomagno,
-è quella certamente che si trova negli archivii del regno. L'epoca
-carolingica si comprende in due grandi cartelle, e v'ha una moltitudine
-di diplomi originali col monogramma _Karolus_, le quali furono da
-me volonterosamente scartabellate, chè la polvere delle pergamene mi
-piace.
-
-[3] Ho avuto quest'anno medesimo la ventura di visitar l'una dopo
-l'altra ancor una volta Aquisgrana, Ravenna e la Badia di Montecassino.
-
-[4] Il signor Guerard.
-
-[5] Serbiamo, ad imitazione dell'autore, nella lingua originale latina,
-ogni volta che ci avvien di ripeterle, queste parole, che, voltate in
-italiano, suonerebbero: _gli inviati del padrone o del principe_. È
-famoso l'errore di quel bibliografo, che prese un trattato _de missis
-dominicis_, per un libro rituale, e ne tradusse il titolo a questo
-modo: _Delle messe domenicali_. _Il Traduttore._
-
-[6] Questi scacchi, che ora si conservano nel museo d'antichità
-della Biblioteca orientale, sono, come chiaro si vede, orientali,
-e appartengono all'arti degli Arabi del secolo IX, siccome opinò il
-signor Reinaud. Formavano essi parte dell'antico tesoro della Badia di
-San Dionigi.
-
-[7] Benedetto vivea nel secolo nono; e Agesisio, abate di Fontenelle,
-lo avea preceduto con una prima compilazione dei capitolari.
-
-[8] Nel passare quest'anno stesso per Ginevra, antica capitale dei
-Borgognoni, e residenza di santa Clotilde, mi recai a far visita ad
-un uomo riputatissimo in fatto di studii storici, vuo' dire al signor
-Sismondi, che dimorava in quei giorni nella modesta e deliziosa
-sua villa a riva del Lemano. Egli ha opinioni diverse dalle mie in
-argomento di storia, ma non pertanto nessuno a lui tributa più di me
-quella riverenza e quella venerazione che si debbono allo studio e al
-sapere: egli è come a dire il Benedettino della scuola protestante.
-Avendogli io tenuto discorso del mio pellegrinaggio carolingico, mi
-fece l'onore di comunicarmi una lettera pur dianzi da lui ricevuta,
-nella quale un giovine, che porta per eredità il nome di Napoleone,
-il richiedeva di volergli additar le fonti dove attigner potesse i
-materiali d'una _Storia di Carlomagno_. Era un nobile e bel pensiero
-in chi avea già provato le vicende della fortuna e le jatture
-dell'avversità.
-
-[9] La gran Raccolta del Pertz porta il titolo di _Monumenta Germaniæ
-historica_; il primo volume fa pubblicato in Annover nel 1826, ed il
-terzo nel 1840.
-
-[10] Di qui forse l'_arpent_ dei Francesi, che significa, per lo più,
-una misura di terra di cento pertiche. _Il Traduttore._
-
-[11] Se l'uffizio di fedel traduttore non me l'avesse impedito, io
-avrei di buon grado fatto grazia a chi legge di quest'apostrofe, che mi
-par sappia un po' troppo del falso gusto della moderna scuola francese.
-_Il Traduttore._
-
-[12] L'Aquisgranum della geografia gallico-romana è l'Aix la-Chapelle
-dei Francesi. Chiamasi _chapelle_ l'oratorio dei re a cagione della
-_cappa di san Martino. — Quemdam in capellam assumpsit, quo nomine
-Francorum reges propter cappam sancti Martini... sancta sua appellare
-solebant._ _(Monach. S. Gall.)_
-
-[13] Io mi sono industriato di por fra tanta incertezza e tanta
-instabilità di invasioni un po' d'ordine nella geografia della
-conquista barbara. Il D'Anville è sempre in ciò la miglior delle guide.
-
-[14] I due grandi viaggiatori dell'ottavo e nono secolo sono i vescovi
-san Bonifazio e sant'Anscario, la cui leggenda abbiamo nei Bollandisti.
-Se non che Anscario ebbe anche un biografo particolare in Ramberto;
-_Vita sancti Anscharii archiepiscopi Hamburgerns._ la qual si trova
-nella raccolta nazionale dl Langebeck: _Scriptor. rer. Danic._, t. I.,
-p. 429.
-
-[15] L'individualità o personalità delle leggi barbare è un degli
-argomenti più ventilati. Raffrontisi Mably, Montesquieu e l'ingegnoso
-e sistematico abate Dubos. _Etablissement de la monarchie française_,
-cap. III.
-
-[16] _Saint-Cloud._ Clodoaldo, figlio di Clodomiro, fu il fondatore
-di questa badia, che poi divenne col tempo una delle reggie più care
-agli ultimi re francesi. Non so perchè il principe dei moderni nostri
-storici, il Botta, la chiami, ogni volta che gli avvien di citarla, col
-nome di San Clodoveo. _Il Traduttore._
-
-[17] La Neustria era un cotal po' configurata alla foggia dell'antico
-reame di Parigi, sotto i figli di Clodoveo; l'Austrasia distendevasi al
-di là di Francoforte verso Virzburgo, a un di presso. Tale almeno si è
-l'opinione del D'Anville.
-
-[18] Consultisi sempre, quanto all'Aquitania, la mirabil opera del
-padre Vaissete e del padre De-Vic, benedettini. Nulla fu fatto mai che
-ad essa paragonar si possa intorno alla Gallia meridionale; le opere
-posteriori, benchè più arroganti, non si sono mai sollevate al di sopra
-della mediocrità (V. P. Vaissete _Histoire du Languedoc_).
-
-[19] Allude l'autore al vaso prezioso che un soldato di Clodoveo nella
-divisione del bottino, volle ridurre in pezzi con una mazzata anzichè
-cederlo al suo capitano. Ma poi quel soldato ebbe a pagar cara questa
-sua irriverenza, che anch'egli fu da Clodoveo ucciso in una rassegna
-con una mazzata. _Il Traduttore_.
-
-[20] Fra le ire d'un sistema sovente appassionato, molta erudizione si
-trova nell'opera del signor Raynouard intorno al _Diritto municipale_,
-stampata a Parigi nell'anno 1828. Il signor Raynouard, grande
-lavoratore, si lasciava troppo prendere da certe idee politiche dei
-tempi, e questo nella storia è male. Perchè recar le nostre passioni
-nei tempi antichi?
-
-[21] Grandi opere vennero fatte in Germania sul Sassoni; ma i testi
-son rari e le fonti; moltissime tradizioni raccolse il signor Pertz in
-quell'opera sua _Monumenta Germaniæ_: l'opera veramente nazionale della
-Germania.
-
-[22] Un discepolo di san Bonifazio, il pio Villibaldo, ne scritte la
-vita, _Vit. Bonif._, che trovasi nei Bollandisti, I. Jun. pag. 470. Il
-Serrario pubblicò pure le epistole di quel primo vescovo di Magonza,
-sotto il titolo: _Bonifac. Epistol._ Il santo soggiacque al martirio
-nel tentare la predicazione del Vangelo tra i Frisoni.
-
-[23] L'Ariosto medesimo non potè resistere a quest'amore per gli
-antichi romanzi di cavalleria, e ne fece un episodio dell'_Orlando
-Furioso_.
-
-[24] Molto s'è studiato intorno alla mitologia e ai costumi dei Danesi
-e degli Scandinavi in generale; i moderni nulla disser di meglio
-di quanto disse il Torfeo, _Histor. Norveg._ e Sasso grammatico. Il
-Langebeek _Scriptor, rer. Danic._, raccolse i testi tutti che trattano
-di quell'ampia mitologia.
-
-[25] Consultisi, intorno all'origine e ai costumi dei Longobardi, Paolo
-Varnefrido, soprannominato _Paolo Diacono: De gestis Longobard._, e
-il si raffronti col Cluverio: _Germania antiqua_, e principalmente col
-Grozio: _Prolegom. ad Hist. Goth._ Nè vuolsi lasciar da parte Procopio:
-_Goth._ lib. II. Finalmente il Muratori, maestro di noi tutti, ha di
-lunghe dissertationi intorno ai Longobardi: _Script. rer. italic._ t.
-I, pag. 405-419.
-
-[26] Quanto al gran traffico e splendor di Marsiglia, non si saprebbe
-mai leggere abbastanza il passo di Agatia, pag. 13 dell'edizion
-parigina 1660; e il capo 20 a 62 del libro IX. La _Cronaca di san
-Dionigi_ ci ha conservata la memoria della peste che scoppiò in
-sull'uscire del quarto secolo; lib. IV, cap. 19. Nei Bollandisti
-abbiamo ben mille testimonianze che provano qual ampio commercio facea
-Marsiglia con l'Egitto e la Siria. Era il luogo in cui venivano a
-imbarcarsi i pellegrini per quelle parti.
-
-[27] Ogni giorno si vanno scoprendo ad Arli nuove antichità. Essa era
-uno de' più nobili municipii romani. I viaggiatori che vengono giù pel
-Rodano, non possono far di non salutarla; l'antica città d'Arli è una
-ricca spoglia svelta d'in seno alla terra.
-
-[28] Ho misurato e confrontato le due Arene di Roma e quelle di Nimes,
-e ho trovato che queste sono più picciole sì ma meglio conservate.
-Quand'io passai l'ultima volta per Nimes, vidi che il circo maggiore
-era stato converso ad uso di scuderia, e che alcuni pezzi d'artiglieria
-ingombravano le Arene. Oh profanazione!
-
-[29] Procopio è pur sempre la migliore autorità da consultare intorno
-alle origini e ai costumi delle nazioni barbare; egli fa menzion degli
-Unni e del Goti come di pericolosi vicini γειτονουντα del Danubio.
-
-[30] I Bulgari erano senza più un ramo della gran famiglia degli Unni.
-Questa denominazione di _Bulgari_ la troviamo per la prima volta in
-Ennodio Panegyr. Theodorici: V. Il padre Sirmond, t. I. pag. 1598-1590.
-
-[31] Son essi i due autori dei grandi pellegrinaggi del Nord, ond'è che
-la vita di sant'Anscario vien consultata da tutti i dotti di Norvegia e
-di Svezia, quando studiar vogliono le antichità patrie. _V. Vita_ etc.
-
-[32] Molte torte opinioni, a parer mio, si formarono e spacciarono
-intorno alla caduta dell'Impero di Bisanzio; chè la sua condizione era
-tuttavia splendida nel settimo e nell'ottavo secolo. Veggasi intorno
-alle forme ed alla grandezza di questa nobile ruina la bell'opera di
-Costantino Πορφυρογενητος, _De cæremoniis aulæ et Ecclesiæ byzantinæ_,
-ediz. del Reiske, 1751, in-fol.
-
-[33] Gl'imperatori non negarono mai questi titoli ai re franchi;
-n'aveano troppa paura. Il proverbio bisantino diceva «Τον φράνκον φίλον
-ἔχῃς, γείτονα οὺκ, ἔχῃς».
-
-[34] Le corrispondenze diplomatiche di Carlomagno cogli imperatori di
-Bisanzio furono non poco importanti. Quanto alla proposta delle nozze
-di lui con l'imperatrice Irene, essa pare a me troppo arrischiata; ben
-credo che Adriano e Leone, papi, ci potesser pensare dassenno, come un
-mezzo ad unir le due Chiese, e ad abbattere la potenza del califfato e
-dei Saraceni. È da ricordare altresì che la pia Irene aveva ristorato
-il culto delle sacre immagini.
-
-[35] Mi piaccion gli uomini di studi speciali, quand'ei dedican la vita
-a questa o quella parte della scienza. Il dotto amico mio Reinaud, ha
-ottenuto con le sue investigazioni, di rischiarare la maggior parte
-delle quistioni della letteratura numismatica e della storia orientale.
-Dopo la morte del Sacy io lo credo il più sapiente orientalista
-ch'abbia la Francia.
-
-[36] E' mi pare che il Conde, nell'opera sua sul dominio degli Arabi in
-Ispagna tratti solo una parte della questione. Il Conde, siccome quegli
-che dedicò la vita sua allo studio dei manoscritti arabi, non vide
-se non quella. Senzachè, lo spirito volteriano del secolo decimottavo
-sforzavasi di trovar l'origine e il principio d'ogni civiltà altrove
-che nel cristianesimo, donde quelle iperboli intorno alla sapienza
-dei Cinesi e alla civiltà degli Arabi, di che tanto erano smaniosi gli
-Enciclopedisti.
-
-[37] Il padre Felibien ha molto bene trattata questa quistione nelle
-dissertazioni che egli unì alla sua _Storia di Parigi_. Il signor
-Renonard ha sparso ugualmente gran lume nei municipii, ma preoccupato,
-al solito, dal _jus romanum_: il municipio è antico al par della
-Gallia. Ora, non fa di bisogno dire che lo scoprimento della _Communs_
-al duodecimo secolo è simile all'ingegnoso trovato della lettera K
-aggiunta alla parola _Franc._ Il Secousse e il Brequigny (_Ordon. du
-Louvre_, prefazione) poco avean lasciato da dire agli altri intorno ai
-Comuni, agli altri, che approfittaron delle loro investigazioni, senza
-pur degnarsi di nominarli.
-
-[38] Quanto non è da lasciarci increscere che manchino ancora parecchie
-di siffatte metropoli alla bell'opera della _Gallia christiana!_ Ma
-I nuovi Benedettini la stanno continuando, ed io spero che questo
-nazional monumento verrà terminato. Io lo pongo a ragguaglio di quel
-dei Bollandisti, _Act. Sanct._, a cui pur mancano alcuni mesi.
-
-[39] Vedi il divieto fatto dal concilio verberiense, art. 16; _Concil.
-Gall._ t. II.
-
-[40] Ecco qui sotto alcuni dei più notabili articoli de' Concilii delle
-Gallie. Il P. Sirmond e il Fleury si studiano di scusare i vescovi, ma
-son troppo gallicani da riconoscer che l'ammiranda autorità dei papi
-fu quella sola che pose qualche unità in quella confusione, Baluze, I,
-162. _Hist._, v. 637.
-
-1. De conjugiis in tertio et quarto gradu.
-
-2. De eo qui cum uxoris suæ filia carnale commercium habuit.
-
-3. Quod relictam sacerdotis uxorem ducere non liceat
-
-4. De feminis sponte vel invito vel sine virorum consensu velatis.
-
-5. De eo cui mortem uxor cum aliis machinata est.
-
-6. De ingenuo qui ancillam duxit pro ingenua, et de ingenua quæ servo
-nupsit pro ingenuo.
-
-7. De servo qui ancillam suam concubinam habuit, et illa relicta domini
-ancillam vult ducere.
-
-8. Servus a domino libertate donatus, si postea cum ejus ancilla
-mœchatur, cogi potest ut uxorem illam habeat.
-
-9. De muliere quæ virum suum in alio pago sequi non vult.
-
-10. De filio qui com noverca moechatus est.
-
-11. De eo qui cum privigna vel cum uxoris sorore mœchatur.
-
-12. De eo qui cum duabus sororibus dormierit.
-
-13. Qui anellam volens uxorem duxit, cum ea permaneat.
-
-14. Ut ab episcopis vagis presbyteri non ordinentur.
-
-15. Presbyter degradatus potest in necessitate baptizare.
-
-16. Ne clerici arma gerant.
-
-17. De muliere qua viri impotentiam causatur.
-
-18. De eo qui cum uxoris sua consobrina mœchatur.
-
-19. De servo et ancilis, si per venditionem separentur.
-
-20. Ut chartularius qui cum ancilla fornicatur, eam libertate donatam
-uxorem habere cogatur.
-
-21. Qui uxorem telari permisit, aliam ne ducat.
-
-Baluze, I, 105. _Hist._ v. 637.
-
-1. De illo qui cum uxore fratris sui fornicatus est.
-
-2. De illo qui sponsam filii sui oppresserit.
-
-3. De eo qui filiastrum aut filiastram ante episcopum tenuerit.
-
-4. De illo qui cum filiastra, ignorante matre, fornicatus est.
-
-5. De illo qui cum duabus sororibus fornicatus est.
-
-6. Si quis propter faidam fugit.
-
-7. De incestis.
-
-8. De parricidis.
-
-9. Item de incestis.
-
-[41] _Consil. Gall._ t. II, p. 1 a 50. — Già io ho mostrato nel mio
-_Ugo Capeto_, t. III, questa grand'opera morale del papato.
-
-[42] «Noi ordiniamo, dicea papa Zaccaria a san Bonifacio, per
-l'autorità di san Pietro, che la detta Chiesa di Magonza sia metropoli
-in perpetuo, per te e tuoi successori, e abbia sotto di sè cinque
-città, e sieno Tongres, Colonia, Vormazia, Spira ed Utrecht». _Gall.
-Concil._ tom. I, p. 581.
-
-[43] Prima dell'istituzione di questa metropoli Bonifazio possedea la
-dignità di corepiscopo (τοῦ Χὼρου ὲπισκοποι, vescovo dei campi), che
-non avea nessun territorio fermo.
-
-[44] Grande specialmente è l'autorità esercitata da Zaccaria, il cui
-pontificato comincia dal dì 30 novembre 741. Quanto alla storia del
-papato sotto Gregorio VII, io lo diedi nel mio _Ugo Capeto_, t. III.
-
-[45] La fondazione dei monasteri di Sithieu, Fontenelle, Chelles,
-Corbia, seguì nel settimo secolo. San Benedetto è pur sempre il primo
-fondatore di que' monasteri dove si fa orazione e si lavora. Consultisi
-il grande e modesto Mabillon ne' suoi _Annal. ordin. sancti Benedict._
-Fo altresì grandissima stima de' suoi _Act. Sanct._; ma la raccolta dei
-Bollandisti fu più largamente ideata.
-
-[46] S'è fatto il conto che i cinque ottavi delle borgate e città
-della Francia riconoscon la loro origine dai monasteri. Il Belgio
-principalmente, dee loro le industri sue città. Liegi, la città de'
-telai, trae l'origine sua dalla traslazione delle reliquie di san
-Lamberto, tale essendovi stato il concorso dei popolo, che si edificò
-una città intorno all'arca del Santo. Questa traslazione seguì a dì
-28 d'aprile dell'anno 720. _Vita Sancti Lamberti. Nelle origini della
-città di Liegi_.
-
-[47] Questo nome davasi anticamente in Francia ad una fiera che
-tenevasi ogn'anno a San Dionigi. Nel medesimo giorno chiudevasi
-l'Università, e quindi il nome di landito anche all'onorario che gli
-studianti davano a' loro lettori. _Il Traduttore_.
-
-[48] Vita Huberti, ecc. Il Padre Roberti, che fu pur esso gran
-cacciatore, ebbe molto a parlare di sant'Uberto, in quel suo opuscolo
-che ha per titolo: _Questiones Hubertinæ._
-
-[49] V. la leggenda sulla fondazione di Monte san Michele. Sigebert,
-ecc.
-
-[50] Due volte sono passato per Fulda che giace sulla via di
-Francoforte a Lipsia: appena vi riman tuttavia qualche memoria
-dell'antica badia.
-
-[51] Le più delle carte originali de' Carolingi che si conservano negli
-archivii del regno, sono relative ai doni fatti a' monasteri di San
-Dionigi e di San Germano, vere fondazioni nazionali.
-
-[52] Io ho consumato l'ultima mia giovinezza nello studio de'
-Bollandisti, e da questa profonda ed assidua lettura mi venne l'amor
-della storia. Gli _Act. Sanct. ord. Sanct. Bened._ del Mabillon, son
-essi pure una delle più allettative letture che far possan coloro che
-voglian tener dietro alla storia.
-
-[53] Aimoino è uno de' più laboriosi biografi de' Santi, e scrisse _De
-miracul._ Egli è scrittore d'immaginazione ardente e poetica. V. il
-testo che ne diede il Bouquet, t. VII, p. 348.
-
-[54] E' non si vuol scambiare santa Genoveffa del Brabante per l'altra
-Genoveffa di Nanterre.
-
-[55] Questo Benedetto, sassone, non dee esser confuso con san Benedetto
-il fondatore. Quegli nacque nel 628, e abbiam la sua vita scritta dal
-Beda nella _The history of first Warermouth abbots_, pel Ware. Dublino,
-1604.
-
-[56] _Concil. Gall._, t. I, p. 550-580. I viaggi di sant'Anscario al
-settentrione della Scandinavia appartengono al secolo nono.
-
-[57] La vita tanto drammatica di san Bonifacio fu scritta da Villibaldo
-suo discepolo, e sassone anch'esso.
-
-[58] Mi duolo che la storia de' monasteri non venisse scritta sotto
-quest'aspetto, chè avrebbe assai meglio rischiarato il medio evo,
-che non il semplice studio delle leggi incerte e delle cronache
-generalmente troppo brevi del secolo duodecimo.
-
-[59] Il padre Sirmond ha pubblicato con gran cura la _Raccolta dei
-Concilii della Gallia_; e fra quel preziosi documenti, è da cercar,
-più che altrove, la storia delle leggi di polizia sociale dal quinto al
-settimo secolo.
-
-[60] Il concilio di Nantes è contrassegnato coll'anno 650. Fiodoardo ne
-parla nel lib. II. cap. 1, e l'abbiam tutto intero nel _Concil. Gall._,
-t. I, p. 601.
-
-[61] Nell'ottavo secolo sussistevan pur tuttavia alcune vestigia del
-culto de' Galli e de' druidi, specialmente nella Bretagna, che rimase
-per lungo tempo quasi una terra appartata.
-
-[62] Art. 17 del Concilio. Quest'andarne alla croce, allude senza
-dubbio alla prova della croce.
-
-[63] I canoni del concilio verberiense si trovano nel _Concil. Gall._,
-t. II, p. 1. Ci sono alcuni concilii che applican solo siffatte
-disposizioni a certi luoghi.
-
-[64] La perpetua confusione dei due principii della Chiesa e della
-conquista, fu la prima cagione della maggior parte degli errori in
-cui sono caduti gli autori sistematici preoccupati dalla legislazione
-delle Gallie. Il Mably altro non vide che la politica; il Montesquieu
-non fece verun caso del concilii, e sol si diè pensiero delle leggi
-barbariche. Io tengo che impossibil sia di parlar della legislazione al
-quinto e al nono secolo, senza darne una gran participazione al diritto
-canonico.
-
-[65] Immensa è nelle Gallie l'influenza del diritto romano o meglio del
-diritto bizantino, e mal fa chi troppo concede all'azion delle leggi
-barbare, le quali appena s'applicano a una parte picciolissima della
-popolazione, cioè ai conquistatori.
-
-[66] Quand'io verrò alle instituzioni barbariche, avrò bisogno di
-riabilitar la legge, specialmente l'ecclesiastica, dei Visigoti. Il
-Montesquieu la malmenò acremente tacciandola di _bacchettoneria_,
-perchè con tutto l'ingegno suo il Montesquieu pure non seppe esimersi
-dalle male preoccupazioni del secolo XVIII contro i preti.
-
-[67] La teoria della comune, nata tutt'a un tratto dalla sedizione al
-decimo secolo, è, lo torno a dire, una di quelle scoverte che dipendono
-dalle circostanze politiche momentanee. Chi la esponeva nel 1827,
-si serviva per istromento della storia come di tutt'altr'arma. Essa
-principiò a foggia di polemica nel _Censore europeo_, poi continuò per
-articoli nel _Corrier francese_. La comune, congregazione o gruppo di
-cittadini, è antica al par del municipio e della comunità, e ogni dì
-si scoprono diplomi di municipii anteriori d'assai alle sedizioni del
-servi. V. l'opera del Pardessus, _Bibliothèque_, t. I.
-
-[68] Angers, Bourges, Cavaillon, Clermont, le Mans, Meaux, Orleans,
-Paris, Saintes, Tours, Toul, Uzèz avean loro antiche ed ampie
-instituzioni municipali, prima della sollevazione dei servi nel secolo
-decimo, altri municipii si trovano in tempo ancora più antico; e il
-signor Raynouard ne recò le prove, se non che per mala ventura, con
-troppa parzialità.
-
-[69] Queste comunità di nauti, o battellieri, sono antichissime,
-e forse le più antiche d'ogni altra. Ci sono vestigia della loro
-instituzione anche a Parigi. Nautæ Parisiaci (V. _Mém. de l'Acad. des
-Inscrip._, t. I.)
-
-[70] Ho spesso raffrontato i concilii coi codici teodosiano e
-giustinianeo, principalmente negli studi speciali del Diritto, e vi ho
-trovato plagi vicendevoli, ed una evidente confusione. Questa si è pure
-l'opinione del signor di Savigny.
-
-[71] Veggansi le formole raccolte in Francia e in Germania dal Bignon,
-dal Sirmond, dal Baluze, dal Mabillon, dal Goldast, e il _Thesaurus_ di
-Schilter; le più curiose sono quelle di Marculfo.
-
-[72] La quistione de' componimenti fu a fior d'evidenza discussa dal
-Mably e dal Montesquieu.
-
-[73] Quest'autorità della corte di Costantinopoli sui Franchi è
-rilevante nella prima schiatta più che altrove; essa continua ancor
-sotto Carlomagno. Mi duole che nell'opere moderne non fosse quanto
-basta osservata.
-
-[74] Sotto questo nome di comunità, o compagnie (_corporations_,),
-s'intendon quelli che dai Romani chiamavansi collegi degli artieri
-(_collegia opificum_) che furon dall'imperator Severo instituiti per
-tutto l'Imperio romano. Eran la medesima cosa che le Arti e i Mestieri
-nella repubblica di Firenze. _Il Traduttore_.
-
-[75] Gli storici italiani non si sono ancor accordati sul nome da
-darsi a questo uffiziale; chi lo chiama governatore, chi _maestro_, e
-chi _prefetto di palazzo_; il Muratori troppo duramente ad imitazione
-del Giambullari _maggiordomo_. Noi ci siamo attenuti alla terza di
-queste denominazioni, parendoci la più acconcia per le sue classiche
-reminiscenze, a significare quei grado. _Il Traduttore_.
-
-[76] A Roma. Colà in cospetto del Coliseo, e nel Campo Vaccino, ben tu
-puoi ripeter quel versi:
-
- Fecistis patriam diversis gentibus unam,
- Urbem fecistis quod prius orbis erat.
-
-[77] Sant'Ireneo si duole, nel secondo secolo, del trovarsi necessitato
-a imparar la lingua celtica per farsi intendere. I Benedettini
-sostengono che nelle Gallie parlavasi universalmente la lingua latina.
-V. Hist. litt., t. VII, nell'Avvertimento.
-
-[78] Sparsi erano per le Gallie i manoscritti latini ed anche i papiri,
-e ogni dì vi si trovavan vestigi dei manoscritti d'Ovidio e Cicerone.
-
-[79] In Gregorio di Tours, vi sono, come chiaro si conosce, alcuni
-passi, i quali altro non sono che prette tradizioni dei canti
-narrativi. La storia del Monaco di San Gallo a' tempi carolingici, è
-forse altro che una cronaca scritta sulle canzoni narrative e sulle
-guerresche tradizioni? Il sig. Paolino Paris ha di proposito trattato
-tutte siffatte quistioni nella sua prefazione all'opera Intorno a
-_Berta dai gran piedi_.
-
-[80] I diplomi appunto attestano questa corruzione della latinità, e
-troviamo _Basileca, Pagenam, Volomus, Negutiante_.
-
-[81] Il calcolo di questi tempi è certamente la parte meglio finita
-dell'_Arte di verificar le date_ dei Benedettini
-
-[82] Fu, come vedrem più innanzi, una gran contesa che durò fin sotto
-il regno di Carlomagno, il quale introdusse alcune modificazioni al
-canto germanico, mescolandovi il canto greco e il latino.
-
-[83] Egli è da studiar Roma, cristiana, soprattutto. Ne' miei
-pellegrinaggi d'Italia, io fui più che d'altro curioso delle basiliche,
-e posso dire d'essere stato assai men preso da maraviglia al veder San
-Pietro di Roma, che le ruine delle catacombe, Santa Maria Maggiore e
-San Giovanni Laterano.
-
-[84] Io non saprei troppo mai provocar l'attenzione degli artisti
-sulle tre tombe del terzo o del quarto secolo da me visitate a San
-Massimino, in fondo alla chiesa sotterranea, in un pellegrinaggio
-a _Sainte-Baume_[87]; cosa più notabile di quant'altro vedessi al
-Vaticano.
-
-[85] Cercate il convento dei Cappuccini a Roma, e troverete questa
-reliquia dell'antica età.
-
-[86] Il sig. Raoul Rochette ha molto bene illustrata quest'epoca
-dell'arte cristiana, e dimostrati i continui plagi da essa fatti a
-quella del paganesimo nell'opera sua delle _Catacombe di Roma_, ch'io
-tradussi l'anno scorso, e fu pubblicata per le stampe del Lampato. _Il
-Traduttore._
-
-[87] Con questo nome chiamano una grotta sovra un monte della Provenza,
-in cui il popolo crede, troppo piamente, esser morta la Maddalena. _Il
-Traduttore._
-
-[88] Questa impressione provai specialmente alla vista dei dipinti
-bisantini delle chiese di Venezia e di Ravenna.
-
-[89] Di San Vittore, a Marsiglia, più altro non rimane che l'alte
-sue muraglie, le torri quadrate, e le porte guernite di ferro, che
-eran destinate a proteggerlo dai Barbari. Altri Barbari son venuti a
-distruggere la badia. Il sotterraneo ha due o tre vôlti ancora e non
-più, e la cappella della Vergine Nera (_nigra sum sed formosa_). Sotto
-alcune di queste volte, si veggono qua e là sparsi frammenti di tombe,
-che hanno qualche rassomiglianza con le catacombe di Roma.
-
-[90] La Biblioteca reale può andar superba di parecchi manoscritti
-splendidi per gran ricchezza di legatura. Appartengon essi al nono
-e decimo secolo. Nella sala destinata al manoscritti greci, v'ha uno
-stupendo San Gregorio Nazianzeno, con miniature bisantine, tradizione
-dell'arte romana recata al sommo della perfezione; esso porta il numero
-510.
-
-[91] Sant'Eligio fu orefice insieme e zecchiero di Dagoberto I, e
-nelle monete così di questo come di Clotario, si vede pur segnato
-il suo nome con l'abbreviatura Eligi. Il suo discepolo Dado o Adoeno
-(_Saint-Ouen_), gli scrisse la vita.
-
-[92] L'Accademia delle Iscrizioni premiò una delle mie _Memorie_
-Intorno allo _Stato degli Ebrei nel medio evo,_ dov'io trattai in modo
-speciale l'argomento delle usure.
-
-[93] La gabelle imposte eran queste _Salutaticum, Pontaticum,
-Ripaticum, Portulaticum, Cespitaticum_. (V. Il Ducange a ciascuna di
-queste voci).
-
-[94] I papi principalmente si mostravano avversissimi al traffico degli
-schiavi. V. _Epist. sancti Gregor. ad Brunechild._ Duchesne, t. I, p.
-902.
-
-[95] San Martino fu trasportato nel Chersoneso taurico,(Crimea) il dì
-10 marzo 655.
-
-[96] Eugenio passò di vita il dì 1.º di giugno 657.
-
-[97] Vitaliano era nativo di Segni, in Campania. A diffinire il tempo
-dell'introduzione degli organi in Italia, mi convien dire che questo
-papa ve gli usò fino dal 670.
-
-[98] Qui l'Autore non s'è ricordato che Mario fu di origine plebea, e
-che la sua discendenza si spense tutta in suo figlio poco dopo di lui.
-_Il Traduttore._
-
-[99] Fin qui l'Italia era divisa in due parti, l'una sotto il dominio
-dei Longobardi, l'altra formava l'esarcato di Ravenna.
-
-[100] Pavia a quei tempi era la più animata città della Lombardia,
-singolarmente privilegiata dai re longobardi. _Il Traduttore._
-
-[101] _See Konung_.
-
-[102]
-
- _Pars extans curis, solo diademata dispar_
- _Ordine pro rerum vocitatus Cura Palati._
- (Corippus: _De laudibus Justini_ Lib. I, pag. 136.)
-
-[103] Chi vuol chiarirsene legga l'opera di Giorgio Codino: _De
-officiis Ecclesia et aula_.
-
-[104] Non è da dimenticare che questo epiteto vien dato dagli
-storici francesi a una lunga successione di re della prima schiatta,
-che degeneri dai loro antecessori, passarono la vita a far niente
-(_fainants_). _Il Traduttore_.
-
-[105] Ho cercato di sbrogliar tutta questa istoria sì confusa, dei
-prefetti palatini, con quella del Merovei; i Benedettini stessi,
-non sono esenti da confusione; e poichè vi furon cortigiani sotto la
-seconda schiatta (i Benedettini si fecer cortigiani dalla terza), vi
-furon anche genealogie a rannodar i prefetti del palazzo col sangue
-merovingico, ed i Capeti coi prefetti del palazzo.
-
-[106] _Ad ann. 718-719._
-
-[107] V. Isidoro di Beja, p. 56, e Rodrigo Ximenes, p. 12. Il
-continuatore di Fredegario aggiunge che Eudi, ad imitazione del conte
-Giuliano, chiamò i Saracini nelle Gallie. V. Conde. _Hist._, t. I. p.
-83.
-
-[108] Epistol. Gregor. III.
-
-[109] _Chansons des gestes._ Così il testo francese. Son quelle
-canzoni o quei canti che abbiamo chiamati anche narrativi, ma che più
-propriamente si debbon chiamar eroici, perchè narran le gesta degli
-eroi di quell'età. _Il Traduttore_.
-
-[110] Il poeta qui, come si vede chiaro, non fa che ripetere i lamenti
-dei guerrieri contro i cherici.
-
-[111] Tutti sanno che Carlo Martello non morì altrimenti alla battaglia
-di Poitiers, come dice il romanziero.
-
-[112] È inutile l'avvertire che questo modo tenean que' popoli barbari
-nel sollevare altrui al grado sovrano. _Il Traduttore._
-
-[113] _Eginhard Annal., ad ann._ 748.
-
-[114] Questo campo è chiamato nella cronaca la _vigna di Rachi_, nome
-d'un re longobardo. V. _Muratori, Annali d'Italia_.
-
-[115] Questo romanzo fu, insiem con quello di _Garino_ il _Loreno_,
-pubblicato dal signor Paolino Paris ponendogli innanzi una lettera
-importantissima, indiritta al modesto e dotto magistrato il signor di
-Montmarqué[116].
-
-[116] La leggenda di _Berta dal gran piè_ è pur narrata, ma in diverso
-modo nei _Reali di Francia_ al lib. IV, cap. I e segg. dell'edizione
-che ne diede l'anno 1821 in Venezia l'illustre Bartolomeo Gamba da
-poco rapito alla gloria delle lettere italiane. Nel brano, quivi recato
-dall'autore, del romanzo francese, ho procurato, per quanto io potei,
-d'accostarmi, per amore di verità, allo stile dei tempi in cui fu
-scritto. _Il Traduttore._
-
-[117] L'intimità che era fra papa Leone e Carlomagno avea suggerito ai
-Romani il pensiero di dar loro una stirpe comune. In altre di queste
-leggende papa Leone è posto per figlio di Carlomagno.
-
-[118] Palmam qui non vuol esser altrimenti presa nel senso di mano,
-ma certo di palma del martirio, come l'hanno i santi nelle pitture
-bisantine.
-
-[119] Se si presta fede al Muratori, storico di quella esattezza
-che ognun sa, Carlomanno morì intorno a questo tempo sì, ma non già
-nella spedizione, come afferma l'autore, sibbene in un monistero a
-Vienna nel Delfinato, dove il fratello lo avea mandato ad abitare. _Il
-Traduttore._
-
-[120] Veggasi nel _Codice Carolino_ l'epistola di papa Paolo a
-Pipino con col gli accompagna alcuni cantori della Chiesa romana, ed
-un oriuolo notturno che segna le ore così di notte come di giorno.
-(_Epistol. Paul ad Pipin. — Cod. Carol_. 25-45.)
-
-[121] Questa è la prima volta ch'io trovo nelle cronache antiche
-fatta menzione della voce Borbone. Pipino preso per forza _quadam
-oppida atque castella... in quibus præcipua fuere Burbonis, Cantilla,
-Clarmontis. Eginhard. Annal._ — ad ann. 761.
-
-[122] _Croniq. de Saint-Denis_, ad ann. 768.
-
-[123] Ho fatto parecchi viaggi in Germania per cercare le orme
-di Carlomagno, nelle cui sembianze tutto è germanico. Io il credo
-originario dell'Assia o del circolo di Franconia. O Fulda! Fulda!
-perchè altro non rimane omai più che la tua cronaca!
-
-[124] Eginh. _Vita Carol._ IV.
-
-[125] Il tesoro della cattedrale d'Aquisgrana è ricchissimo. Esso fu
-trasportato a Monaco nel tempo della rivoluzione, ed indi restituito.
-
-[126] Ho letto in alcuni storici moderni italiani, non so se per amore
-di novità, o per altre ragioni, voltato questo epiteto in _Piccolo_. È
-falsare un soprannome dato a quel re, dalla nazione e dalla storia, e
-consacrato dall'uso di più secoli. Anche i Francesi hanno sostituito la
-voce _petit_ all'antiquata _bref_, ma pur serbano ancora quest'ultima,
-nel solo uso appunto di siffatto istorico soprannome. _Il Traduttore._
-
-[127] Il museo delle medaglie alla Biblioteca Reale possiede
-grossissimi pezzi d'avorio d'un giuoco di scacchi, i quali fan
-supporre una sterminata scacchiera, e braccia più sterminate ancora per
-muoverli. Essi provengono dal tesoro di San Dionigi, e furon salvi, per
-non esser d'oro, dai saccheggi della rivoluzione.
-
-[128] I capitolari e diplomi suoi son quasi tutti dati dalle ville
-regali del Reno e della Schelda.
-
-[129] In queste lettere papa Stefano usa, parlando al re, la seconda
-persona: _vos certum est accepisse; genitorem vestrum_, ec. Gregorio
-VII, Innocente III e i loro successori, men rispettosi, tornarono
-al tu, più grammaticale e più fratellevole della lingua latina. _Il
-Traduttore_.
-
-[130] _De Desiderade naîtrait une lignée leprense_; così il mio autore.
-Ma il testo latino dell'epistola: d_e cujus natione et leprosorum
-genus oriri certum est_; e di Desiderata neppur parola. Il Manzoni,
-seguendo altri cronisti, dà a questa figlia di Desiderio il nome
-d'Ermengarda, anzichè di Desiderata. Chi vuole, in pochi fogli, aver
-intera cognizione delle cose longobardiche in Italia, legga le notizie
-storiche da lui premesse alla sua tragedia dell'Adelchi, e il suo
-_discorso sopra alcuni punti della Storia Longobardica in Italia_, con
-cui il gran poeta volle meritarsi pure il titolo di grande critico. _Il
-Traduttore_.
-
-[131] E Adelchi o Adelgiso, non era figlio forse di Desiderio, e suo
-compagno nel trono? _Il Traduttore_.
-
-[132] Senza tante sottigliezze, il Manzoni nel suo citato _Discorso_,
-viene alla ragion vera di questa mutata successione, ed è _che la
-consuetudine dei Franchi, a quei tempi, era di eleggere nella famiglia
-del re morto colui che pareva il più conveniente a quell'ufficio_. _Il
-Traduttore._
-
-[133] Carlomagno nacque nel 742, e fece la guerra di Lombardia nel
-775. Nella prima sua spedizione d'Italia, Bonaparte avea 27 anni; ma la
-conquista della Lombardia fu sol compiuta dopo la battaglia di Marengo,
-ch'egli aveva appunto 31 anni.
-
-[134] Dopo la guerra d'Aquitania, nessun popolo del reame de' Franchi
-fece più resistenza a Carlomagno, salvo i Bretoni. V. _Monach.
-Saint-Gall._ t. I.
-
-[135] _Comes march. Britan._ Tali sono i titoli co' quali Orlando è
-indicato.
-
-[136] A ver dire le cronache non parlano pur d'Orlando, se non al
-proposito della catastrofe de' Pirenei.
-
-[137] Berardus, Berhard. Si vede chiaro ch'egli è dell'Austrasia.
-
-[138] _Comes, Regnald, Reginald., Reinaldus._
-
-[139] Guglielmo Naso-Corto è per avventura l'eroe, dopo Orlando, più
-nominato nelle canzoni eroiche.
-
-[140] Gerardo di Rossiglione era l'eroe dai Borgognoni, Garino e il
-fratel suo, Begone di Belino, rappresentavano le guerre intestine del
-baroni del nord.
-
-[141] Il testo dice _tenure_; che io sappia non abbiamo in italiano la
-voce equivalente quando usar non si volesse, per ragione di analogia,
-la parola _tenimento_, a significar, come qui, il feudo che altri
-teneva da un primo feudatario, verso cui era obbligato a certi tributi
-e doveri di vassallaggio. _Il Traduttore._
-
-[142] A tradurre il _suzerain_ del Francesi, ho tolto questo _capo
-signore_ dagli statuti delle _Assise di Gerusalemme_, recati da Cesare
-Cantù nei Documenti della sua _Storia Universale_. Credo debito
-mio, come Italiano, di non lasciarmi sfuggir l'occasione qui per
-ringraziarlo d'aver, senza lasciarsi spaventar di fatica nè d'altro, da
-sè solo, arricchita la sua nazione di un'opera a cui non possono se non
-invidiare le altre nazioni. _Il Traduttore._
-
-[143] Non v'è indizio che i soldati franchi avessero paghe ferme
-di nessuna maniera. Conquistavano e partivansi fra loro le terre
-conquistate; d'onde son venuti i primi doveri della feudalità.
-
-[144] Come _si fust un bastonnet_. V. Roberto Wace nel suo gran poema.
-
-[145] Nella Biblioteca reale abbiamo il più antico manoscritto che
-comprenda le miniature delle macchine d'assedio, ed è la _Conquista
-di Gerusalemme di Goffredo Buglione_. Esso appartiene al duodecimo o
-decimoterzo secolo.
-
-[146] Verona erasi già sottomessa a Carlomagno come si ha da una
-medaglia riferita dal Leblanc, nella quale si legge: _Verona dedita
-et Longobardis in fidem acceptis_, e nel rovescio: _clem. princ._
-(principe clemente).
-
-[147] Carlomagno non solo confermò la donazione di Pipino, ma l'ampliò
-pure di molte terre, come si può vedere in Anastasio Bibliotecario,
-autore contemporaneo. _Il Traduttore_.
-
-[148] L'indole di questa donazione o conferma di essa fatta da
-Carlomagno a papa Adriano fu argomento di molte e speciali discussioni.
-L'abbiamo specificata nel Codex Carolinus; ma non v'ha titolo autentico
-se non dopo Lodovico il Pio. Quando Napoleone s'impadronì di Roma,
-furon commessi alcuni particolari studii intorno alla donazione
-di Carlomagno, ma ognun sa che libertà ci fosse di scrivere sotto
-Napoleone, e il retore liberale Dannou acconsentì a fare un libro
-uffiziale e mediocre contro i papi.
-
-[149] _Tecum sicut cum Petro, tecum sicut cum Gallia_; e sul rovescio:
-_Sacr. fœd._ (V. Lebranc, _Traité des monnaies_).
-
-[150] Non so con qual fondamento l'autore affermi questo, mentre tutti
-gli storici s'accordano in riferire che quell'assedio passò senza pure
-uno scontro tra gli assedianti e gli assediati. _Il Traduttore_.
-
-[151] Anche la dedizion di Pavia è testimoniata da una medaglia, la
-quale rappresenta un re ed una regina, che inginocchiati depongono la
-corona sui piedi d'un altro re a sedere, con l'iscrizione: _Devicto
-Desiderio, et Pavia recepta_, 774.
-
-[152] Il Partouneaux, nella sua _Storia della Conquista di Lombardia_
-fatta da Carlomagno, ascrive la lunga resistenza di Pavia all'odio
-verso Carlomagno ed al valore di Unnaldo, antico duca d'Aquitania,
-spodestato dal Carolingi, che dentro v'era a comandar le armi di
-Desiderio. Di tutto questo non abbiam trovato parola nè in Muratori
-nè in alcun altro degli storici nostri. Che se pur Unnaldo era in
-Pavia, l'età sua presso alla decrepitezza nol dovea fare quell'ardente
-e tremendo nemico quale il Partouneaux lo descrive. Ci fa maraviglia
-ch'egli, il quale quasi altro non fece in tutta l'opera sua, che
-seguire, e per poco non dissi, tradurre gli storici italiani, si
-sia scostato da loro in questo fatto, a prova del quale cita la sola
-autorità dell'Anquetil, storico francese. _Il Traduttore_.
-
-[153] Qui l'autore pone una nota ad avvertir ch'ei fu a la Monza,
-com'ei dice ogni volta che gli avviene di nominarla, e vide il tesoro e
-l'arca dalla regina Teodolinda; e nota come la corona d'oro d'Agilulfo
-fu rapita da ladri nel 1804, trasportata a Parigi ed ivi fusa. Ma come
-avvien poi ch'egli chiami la città di Monza una _cella monastica_? _Il
-Traduttore_.
-
-[154] Alcuni de' nostri storici affermano che questa incoronazione
-seguisse in Monza; altri, e sono i più, ch'ella seguisse in Pavia;
-ma l'opinione più comune e probabile si è che questa cerimonia con
-la corona di ferro non si facesse in alcun luogo, e che a Carlomagno
-bastasse il suo diritto di conquista. _Il Traduttore._
-
-[155] La prima spedizione di Carlomagno contro i Sassoni è dell'anno
-772.
-
-[156] Vero è che Tacito non fa nessuna particolar menzione del Sassoni;
-ma bene son essi nominati da Tolomeo, che fiorì più di due secoli prima
-di san Girolamo. _Il Traduttore._
-
-[157] Honorius. _Notitia dignitatum imperii_.
-
-[158] _Comes littoralis Saxonici_. Anche una parte littorale della
-Gallia vien chiamata _Littus Saxonicum_.
-
-[159] Quel paese che Giornandes chiama con energica frase: _Vagina
-generis humani_.
-
-[160] Chi vuol vedere particolarmente le origini e le trasmigrazioni
-di tutti questi popoli, legga il lib. II della Storia dell'Europa del
-Giambullari. _Il Traduttore._
-
-[161] Quest'idolo rappresentavasi sotto la forma d'un uomo armato, con
-un gallo per cimiero, un orso scolpito sulla corazza, ed un leone sullo
-scudo. _Il Traduttore._
-
-[162] Sembra che il nostro autore ignori qui il dottissimo trattato _de
-Irminsula_ dal Meibomio. _Il Traduttore._
-
-[163] Deesi intendere fra i Sassoni conquistati da Carlomagno, perchè
-quanto al resto di quella nazione, sappiamo ch'essa fu convertita al
-cristianesimo alcuni secoli prima, principalmente da Felice vescovo
-loro, a cui Fortunato, scrittore del sesto secolo, indirizza questi due
-versi:
-
- «Aspra gens Saxo vivens quasi more ferino,
- Te medicante, sacram bellua reddit ovem.»
-
-_Il Traduttore_.
-
-[164] Oggidì Stadberga fra Cassel e Paderborna.
-
-[165] _Irminsul_ o _Herman-Saule_, colonna d'Ermanno o d'Arminio.
-
-[166] Abbiamo un'antica medaglia che attesta quest'avvenimento, di
-rozzo lavoro, sì, ma in cui si vede abbastanza distinto un torrente in
-faccia ad un trofeo coll'iscrizione: _Saxonibus ad torrentem devictis_.
-
-[167] Questa geografia della guerra di Sassonia è naturalmente alquanto
-guasta: pur nondimeno, chi scorre la Vesfalia, ve ne trova in ogni
-luogo tracce evidenti. Brunsber è Brunesberga, sul Veser: l'Oacro è
-l'Ocker. Le più delle spedizioni di Carlomagno facevansi per la via
-di Francoforte, che a quel tempi altro non era se non una gran tenuta
-reale sul Meno. Francoforte vien da _Francone-furt_ (passo dei Franchi)
-_Francorum dixisse vadum_, come dice un poeta antico, in commemorazione
-del passaggio di Carlomagno.
-
-[168] No, perchè quel dio druidico ed il suo culto sono assai più
-antichi d'Ermanno. _Il Traduttore._
-
-[169] Una medaglia pure fu coniata a ricordar l'avvenimento della
-conversione de' Sassoni: _Saxonibus sacro lavacro regeneratis_, 777.
-
-[170] Ed ecco di qual modo giustificar si possono tutte le violenze e
-oppressioni del conquistatori! _Il Traduttore_.
-
-[171] Vedi queste genealogia nel mio _Ugo Capeto_, t. I.
-
-[172] Pare che sotto questo nome il poeta intenda i conti e altri
-feudatari maggiori; ma non ho trovato questo titolo in alcuno de'
-nostri autori nè altrove. _Il Traduttore._
-
-[173] Formaron essi come colonie monastiche, delle quali qualche
-indizio si trova nella lettura del Bollandisti al nono e decimo secolo.
-
-[174] _Monach._ Sanct Gall., lib. II.
-
-[175] I governatori delle grandi città fra gli Arabi di Spagna erano
-insigniti del titolo di _visir_, e quelli delle minori del titolo
-di _alcaid_, donde venne _alcade_, se pur esso non derivò da _cadì_,
-giudice di pace.
-
-[176] L'autore qui pone una nota per dir che le cronache additano
-questo Almanzor sotto il titolo di _Emir Almoumenyn_. Ora questo
-titolo, che dai nostri antichi storici e romanzieri fu tradotto in
-quel di Miramolino, significa appunto Commendator de' Credenti, che si
-arrogavano i califfi ommiadi in Ispagna. _Il Traduttore._
-
-[177] Tanto è vero che fu serbata memoria di questo tradimento di
-Lupo di Guascogna, che se ne trova indizio anche nel famoso diploma
-pubblicato dai Benedettini sotto il titolo di diploma d'Alone.
-«_Omnibus pejoribus pessimus, ac perfidissimus supra omnes mortales,
-operibus et nomine Lupus, latro potius quam dux dicendus_». Poi vi si
-ricorda, benchè vagamente, la presa di Roncisvalle. P. Bouquet Gall.
-_Cristor. collect._, t. VI.
-
-[178] Nel passar da Roncisvalle, al mio ritorno dalla Spagna,
-m'informai di tutte le tradizioni cavalleresche intorno ad Orlando
-ed a' suoi prodi compagni, e trovai che ci sono ancora poche ruine
-d'una cappella, dove un tempo si vedevano alcune iscrizioni e trenta
-avelli, ma evidentemente posteriori al fatto. Vi si leggevano i nomi
-di Teoderico d'Ardennes, Rollo del Mas, Guido di Borgogna, Olivieri,
-Orlando. Poco lunge da questa cappella giace la badia di Roncisvalle.
-
-[179] Qui l'autore riporta tutta la favolosa relazione di
-quest'avvenimento, attribuita a Turpino, che noi tralasciamo, e perchè
-nessun fondamento vi può fare la storia, e perchè noi abbiamo lo stesso
-racconto in parecchi dei nostri poemi cavallereschi, e specialmente
-nel _Morgante maggiore_ di Luigi Pulci, dov'è pur narrata la fine di
-questo famoso paladino. Del resto ognun sa che l'arcivescovo Turpino
-mai non iscrisse la _Vita Caroli Magni et Rolandi_ attribuitegli. _Il
-Traduttore._
-
-[180] Molti sono i manoscritti di questa canzone sparsi per le varie
-biblioteche di Europa, e due ne possiede la Marciana di Venezia.
-Noi l'abbiamo pur tralasciata per le ragioni addotte nella nota
-antecedente. _Il Traduttore_.
-
-[181] Il canto dei montanari baschi ci spiega i _fueros_ di lacca
-circa le leve straordinarie de' pastori, perchè la legislazione e
-le consuetudini si collegan fra loro. _De appellitis ita statuimus;
-cum homines de villis vel qui stant in montanis cum suis ganatis
-(_armenti_), audierint appellitum, omnes copiant arma et demissis
-ganatis, sequantur appellitum. (Vedi Bianca, Comment. Hispania
-illustrata)._
-
-[182] A voler comporre la storia di Carlomagno è d'uopo visitare il
-Reno, l'Elba, i Pirenei, l'Ebro, per indi ritornare ad Aquisgrana, a
-Ravenna, a Pavia ed a Roncisvalle. Io per me ho salutato con istorica
-pietà grandissima tutte queste stanze del grande imperatore.
-
-[183] Il testo castigliano dice _cendal_, che significa stoffa
-sottilissima di seta, donde forse il nostro zendado, se pur non è
-più probabile ancora che l'una e l'altra parola vengano dalla comune
-origine provenzale. _Il Traduttore_.
-
-[184] Esso fu pure invocato nel 1814 al congresso di Vienna, contra il
-re di Sassonia, fedele a Napoleone.
-
-[185] Questa supposizione delle grandi conquiste di Carlomagno va sì
-oltre che nel romanzo di _Girone_ il _Cortese_ e di _Meliadus_, gli si
-fa conquistar l'Inghilterra.
-
-[186] I _pari_ riconoscono la loro origine dal sistema feudale ordinato
-dai Capeti, che chiamaron con questo nome i vassalli dipendenti
-dalla corona, i quali eran per conseguenza _pari fra loro_. V. Mably,
-_Observations sur l'histoire de France_. _Il Traduttore._
-
-[187] Non abbiamo opere speciali sui veri confini dell'Impero di
-Carlomagno. Il D'Anville è ancora il più esatto d'ogni altro. Il De
-la Bruere scrisse anch'egli una dissertazione, ma troppo arretrata e
-imperfettissima. _Parigi_, 1745.
-
-[188] L'Aquitania avea per frontiera la Bretagna e la Settimania.
-
-[189] Le città di cui più spesso parlin le croniche da questo confine
-sono Pamplona, Saragozza, Huesca, Urgel, Erda, Barcellona, Tortosa e
-Tarragona.
-
-[190] Comprendea pure la parte che più specialmente indicavasi sotto il
-nome di _marche britanniche_ tra la Loira e la Sarta, e area per limite
-la Senna.
-
-[191] Le cronache antiche additano Spoleti, Benevento, Salerno, Reggio,
-per altrettanti feudi dipendenti delle terre di Carlomagno, se non
-direttamente almeno per omaggio.
-
-[192] Il confin delle terre occupate dai Bavari parmi che allora fosse
-Ratisbona. Carlomagno avea cavato una profonda fossa appiè degli alti
-monti della Boemia: _Hic foxam duxit Carolus_. La Selva Nera facea
-parte della Turingia.
-
-[193] I più settentrionali sono i Nortalbini al di là dell'Elba; gli
-Osfalii abitano tra il Veser e l'Elba, e si trovano accennate Ferda
-e Brema; gli Angrivarii aveano per confine il fiume Ems, e i Frisii
-orientali le foci del Reno.
-
-[194] Non comprendo quivi le Isole di Corsica, di Sardegna, le
-Baleariche e la Sicilia, che furono conquistate da Carlomagno, e quasi
-tosto occupate dai Saracini.
-
-[195] Eginard: _De Vita Caroli magni_.
-
-[196] I romanzi della cavalleria sono di tre specie: la prima tratta
-delle imprese degli eroi de' Franchi; la seconda degli eroi bretoni,
-e la terza degli eroi gaulesi o di Gaula. Infinito è il numero di
-tali romanzi e in verso e in prosa che l'Italia possiede; poichè,
-come ognun sa, infiniti furon gli autori che per gran tempo corsero
-dietro smaniosi a questo genere, appunto come oggidì si corre dietro al
-genere dei romanzi storici, nè con diversa fortuna, pochissimi essendo
-nell'uno e nell'altro genere gli ottimi, pochi i buoni, e tutto il
-resto marame di servili imitatori e di guastamestieri. I primi romanzi
-nostri del genere cavalleresco sono, s'io ben m'appongo: la _Guerra
-di Troja_ di Guido Giudice, e il _Ciriffo galvaneo_, e gli ultimi la
-_Marfisa bizzarra_ di Carlo Gozzi, e il _Ricciardetto ammogliato_
-del conte Luigi Tadini, giovine di straordinario ingegno, che morì
-sotto le ruine d'un edificio crollato d'improvviso, dinanzi agli occhi
-della madre! Il Giraldi, il Pigna ed altri autori italiani, trattarono
-ampiamente questa materia, ma non potremmo additare miglior guida ai
-nostri lettori, dell'opera dottissima e accuratissima del dottor Giulio
-Ferrario, col titolo: _Storia ed analisi degli antichi romanzi di
-cavalleria, e dei poemi romanzeschi d'Italia_ ecc., Milano, 1828. _Il
-Traduttore._
-
-[197] Vedi la nostra nota appiè della pag. 161-162. _Il Traduttore_.
-
-[198] Francia, Inghilterra e Spagna si contendon da lungo tempo l'onore
-dell'invenzione del romanzi cavallereschi; lasciamole disputere, e
-l'Italia si contenti della gloria d'avere ridotto a forma quella mole
-incomposta, trattane una nuova epopea, e dato al mondo l'_Orlando
-furioso_. _Il Traduttore_.
-
-[199] A persuadersi della poca influenza esercitata dagli Arabi sul
-concetto dei maggiori poemi francesi legger si può la _Battaglia
-di Poro_ e le _Maraviglie dell'India_, che è una delle discendenze
-dell'_Infanzia d'Alessandro_.
-
-[200] L'Andres, nell'_Origine, progressi e stato attuale d'ogni
-letteratura_, attribuisce agli Arabi anche l'invenzione del poemi
-romanzeschi; ma ognun sa l'eccessiva tenerezza di quest'autore per
-quella nazione, ch'egli ha posto a maestra della moderna civiltà in
-ogni cosa. _Il Traduttore_.
-
-[201] I Bollandisti pubblicaron la vita di san Guglielmo a dì 28
-maggio, e il Mabillon l'avea già prima inserita ne' suoi _Acta SS.
-Ordin. S. Benedict_. Questo critico eccellente facea grandissima stima
-della leggenda e del suo autore.
-
-[202] Luigi Pulci, autore del _Morgante Maggiore_, da noi già
-citato, ha pure un altro poema sulla _Rotta di Roncisvalle_, ed altri
-romanzieri antichi trattaron fra noi specialmente quest'argomento; su
-di che vedi la prelodata opera del Ferrario. _Il Traduttore._
-
-[203] Nell'opera mia intorno a _Filippo Augusto_ dissi già in qual modo
-venivano, pe' castelli, recitati i poemi epici de' tempi de' Carolingi.
-
-[204] Tutto indurrebbe a credere che questa dignità era inerente alla
-famiglia carolingica. Io scartabellai, foglio per foglio, le tavole del
-diplomi del Breguigni, e i volumi del padre Bouquet e del Pertz, senza
-trovarci più menzione dei prefetti del palazzo; i nomi stessi delle
-dignità sono interamente cambiati. Dissimilissima dalla prima è la
-seconda schiatta.
-
-[205] Nel deposito degli archivi del regno ci ha pure un diploma
-originale di Carlomagno, suggellato con un antico cammeo, che
-rappresenta la figura d'un Giove de' bei tempi dell'arte.
-
-[206] Papa Adriano fu il primo a formar il pensiero della fondazione
-d'un grande impero. Adriano, l'amico e il confidente di Carlomagno era
-già morto, e lo stesso Carlomagno gli fece l'epitafio in versi, nei
-quali esalta il suo tenero amico.
-
-[207] È noto che Carlomagno era già venuto a Roma due volte per
-accordarsi co' papi. Ei vi comparve in abito quasi imperiale:
-_longa tunica et clhamyda amictus et calceamentis quoque romano more
-formatis_. Eginhard, C. 23. Era l'abito dei patrizii.
-
-[208] Questo miracolo fu solennemente discusso a Roma, che poi n'ebbe a
-giudicar l'autenticità. Precisa è a questo proposito la testimonianza
-d'Alcuino, a cui Carlomagno scrisse poco men che nel termini da
-lui riferiti. Ma Teofane, lo storico greco, vuole che i manigoldi
-rispettassero il papa. Teofane tuttavia scriveva a Costantinopoli, con
-mente assai preoccupata contro la grandezza e podestà del papi.
-
-[209] Questa descrizione, veramente poetica, forma il canto III del
-_poeta sassone_.
-
-[210] Ei sembra certo che il popolo si prosternasse dinanzi a
-Carlomagno: _More antiquorum principum_. Ei giunse in Roma, secondo il
-Muratori, a' 24 novembre 800.
-
-[211] Veggansi gli _Annali del Baronio e del Pagi_ all'anno 800. È il
-documento più accurato che consultar possa chi scrive la storia dei
-papi, chè il cardinal Baronio fu un degli uomini più eruditi d'Italia.
-
-[212] Tutti veder possono, nel palazzo di Laterano, il mosaico che
-rappresenta san Pietro in atto di porgere a Carlomagno lo stendardo
-dalle sei rose e l'_orarium_ o stola a papa Leone. I dotti non son
-d'accordo tra loro quanto al sapere se trattisi quivi del patriziato o
-del pallio imperiale. Ho udito il dotto bibliotecario della Vaticana,
-sostener che alludesi all'impero.
-
-[213] Carlomagno non è punto favorevole al governo amministrativo
-e militare dei duchi (_duces_). Questa dignità gli pareva troppo
-potente, troppo independente; feudalità era dessa, e non altrimenti
-amministrazione sommessa, ubbidiente quale egli l'intendea con la sua
-teorica dei _Missi Dominici_.
-
-[214] Lo spirito e l'indole vera di queste corti plenarie o assemblee
-del campo di maggio, vogliono cercarsi nelle canzoni eroiche. Le più
-delle dissertazioni scritte nel secolo decimottavo, sotto l'influenza
-dello spirito parlamentare, hanno troppo magnificata l'importanza di
-queste adunate. Il signor Guizot, con quello squisito giudicio suo, ben
-seppe guardarsi da siffatte esagerazioni.
-
-[215] Tale si è la solita forma dei capitolari. Troppo si è discusso
-intorno all'istituzione dei parlamenti della seconda stirpe. Il
-Montesquieu, con tutte le sue pregiudicate opinioni in questo
-proposito, è ancora il più forte di questi battagliatori.
-
-[216] Il nuovo diritto della terza stirpe ha principio dagli editti di
-Filippo Augusto, dalle Assise di Gerusalemme, e dalle istituzioni di
-san Luigi.
-
-[217] Carlomagno consumò ventott'anni a costruirsi questo potere;
-quattordici anni Augusto e non più che quattr'anni Napoleone dal
-consulato all'Impero; ma l'edifizio suo crollò pure in men di dieci
-anni.
-
-[218] Sull'esempio del Muratori e d'altri storici italiani noi
-seguiremo a chiamar Lodovico, anzichè Luigi, questo re, che poi ebbe,
-per sua gran ventura, fra noi il soprannome di _Pio_. Lodovico è anche
-più vicino all'origine teutonica del nome, che suona: _soldato famoso_.
-_Il Traduttore._
-
-[219] Notisi quest'altra somiglianza fra Carlomagno e Napoleone. Esso
-pure poneva a fianco dei re suoi fratelli, uffiziali militari e civili
-che dipendevano da lui solo.
-
-[220] Eginhard. _Annal ad ann._ 793. La _Cronica di San Dionigi_
-traduce costantemente il nome del figliuol di Carlomagno, _Karolus_, in
-quel di Carlotto, che si trova confermato in tutte le canzoni eroiche,
-le quali s'accordan tutte a rappresentar costui come un giovine
-avventato, che fu più volte tratto d'impaccio dai pari di Francia, poi
-finalmente ammazzato in una partita di scacchi da Uggero il Danese o da
-Rinaldo di Montalbano.
-
-[221] Io credo pur sempre che sia Minden e non Monden, come dice il
-signor Paris. Deesi inoltre notare che questo punto estremo dell'Elba,
-dove Carlomagno portò l'armi sue vittorioso, era pure un dei capiluoghi
-di dipartimento sotto Napoleone.
-
-[222] È fuor di dubbio che i Sassoni erano mescolati cogli Scandinavi,
-nelle lunghe correrie e piraterie di questi al nono secolo.
-
-[223] Le costiere dello Frisia furon assalite dagli Scandinavi
-nell'anno 810; la Neustria solo a' tempi di Lodovico il Pio e
-particolarmente sotto Carlo II Calvo.
-
-[224] Queste nozze miste andavano tra i Saracini e Visigoti
-moltiplicandosi; i figli poi che nascevano da quest'unione della razza
-cristiana colla saracina, chiamavansi moallad, di cui si fece mulato in
-ispagnuolo e mulatre in francese. (Mulazzo in italiano.)
-
-[225] Si vuol notare che tale a un dipresso fu l'ordinamento dato da
-Napoleone alla Catalogna, quando riunì questa provincia all'impero.
-
-[226] La presa di Barcellona seguì nell'anno 801, dopo ch'essa era
-rimasta ben novant'anni in poter de' Saraceni. Le moschee furono quindi
-purificate e convertite in chiese. Lodovico mandò a suo padre una
-parte del bottino fatto nella città in corazze, elmi ornati di cimieri,
-cavalli superbamente bardati e altre siffatte cose.
-
-[227] _Astronom. De vita Ludov. Pii._
-
-[228] _Astronom. De vita Ludovici_.
-
-[229] Si vede che le cronache hanno scritto _chagan_ per _kan_ dei
-Tartari[230].
-
-[230] Anche il Giambullari fa, nella sua _Istoria dell'Europa_,
-menzione di questi cagani: ma ivi par che sieno principi diversi dei
-_kan_. _Il Traduttore_.
-
-[231] Già più addietro abbiano notato che nessuno crede oramai più
-all'autenticità della _Cronaca di Turpino_. Aggiungeremo qui che il
-Ciampi, in una sua _dissertazione critico filologica_ intorno a questa
-cronaca, dove ha raccolto quanto fu scritto in tale proposito, inclina
-a credere ch'ella sia opera dell'undecimo secolo e forse di Goffredo,
-che fu priore del monastero di Sant'Andrea di Vienna in Delfinato nel
-1092. _Il Traduttore_.
-
-[232] Questa e l'altre citazioni originali che seguono, sono nella
-lingua antiquata francese, ed io mi sono ingegnato di tradurre senza
-spogliarle per quanto mi fu possibile, dell'antica semplicità loro. _Il
-Traduttore_.
-
-[233] È una imitazione della formola pontificia; _Servorum Dei servus_.
-
-[234] I manoscritti di San Germano riferiscono ogni frase di questa
-lettera, prima in un linguaggio immaginario, poi in latino. Ecco questo
-linguaggio col suo preambolo: _Sed sacræ Constantini imperatoris et
-epistolæ patriarchæ, una et eadem est prope sententia. Imperatoris
-autem exemplar hoc est: Ayas Anna bonac sua Caiibri milac Pholi
-Ansitan Bemuni segen Lamichel bercelin fade abraxion fatitatium. Hoc
-est: Constantini,_ ecc.[235] Vuolsi notare altresì che la lettera
-del patriarca e quella degl'imperatori, finiscono a disegno con tre o
-quattro frasi rimate, che il cronista di San Dionigi non ha tradotte.
-Ecco la fin di quella dell'imperatore: _Nil opus est ficto. — Domini
-quo visio dicto. — Ergo dicto tene fundum. — Domini præcepta secundum._
-Tu diresti che queste conclusioni in rima erano di que' giorni fatte a
-tener luogo delle nostre epistolari formole finali.
-
-[235] Così anche il nostro maggior poeta mise in bocca ai demonii e a
-Nembrote quelle parole di sua fantasia, a cui poscia la semplicità di
-tanti commentatori è andata cercando le radici e il significato nelle
-lingue forse più strane ancora di quelle che Dante al suo proposito si
-foggiava. _Il Traduttore._
-
-[236] _Trestous_ dice il testo. Tutta quest'antica lingua francese
-accostasi, più assai della moderna, all'italiana, e nell'indole delle
-voci e nell'ortografia, tanto che ne appar chiarissimamente l'origine
-comune e ad un parto delle due favelle. _Il Traduttore._
-
-[237] In alcune provincie la via lattea chiamasi ancora _la strada di
-sant'Jacopo_, tanto son forti le tradizioni carlinghe.
-
-[238] Lungo tempo s'è conservata nel tesoro del nostri re questa
-lancia, con la quale, fu detto, aver Carlomagno scandagliato il mare.
-
-[239] Che idolo era questo? Forse il falso Turpino ha confuso la guerra
-di Spagna con quella di Sassonia, però che quest'idolo accostasi a
-quello d'Irminsol.
-
-[240] Qui l'autore riporta il discorso fra Carlomagno e Agolante,
-togliendolo dall'antica cronaca; lo abbiamo lasciato a risparmiar
-noia ai nostri lettori. Meglio è legger nell'Ariosto le parlate fra
-Carlomagno e Agramante. _Il Traduttore_.
-
-[241] Si vede che l'Ariosto ha preso il suo Ferraù da Turpino; _Il buon
-Turpino_, com'egli dice. La cronaca latina il chiama _Ferracutus_.
-
-[242] Questi _benefizi_ o _fischi_, come li chiamavano, furon doni di
-terre, fin dai primi Merovei, conceduti ai leudi, per acquistarseli; ma
-non si vuol confonderli co' feudi, perchè non erano ereditarii, anzi
-neppur vitalizii, e i re li davano e ripigliavano a voglia loro, come
-si può vedere nello opera del Dubos e del Mably. _Il Traduttore._
-
-[243] Quanto alle cagioni di questo sì facil soggiogamento della
-nazione longobarda veggansi gli annali d'Italia del Muratori, all'anno
-771, dove sono tutte, meglio che qui, ponderatamente riferite. _Il
-Traduttore._
-
-[244] Questa osservazione, con perdono dell'autore, non è punto nuova,
-una anzi comunissima nella storia moderna, la quale ha cercato di
-stabilire nel papato la rappresentanza del principio popolare, che fu
-poi lungamente combattuto tra le sette dei Guelfi e del Ghibellini. _Il
-Traduttore._
-
-[245] Voce spagnuola che significa montagne. _Il Traduttore._
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 1/2 ***
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-</div>
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-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Storia di Carlomagno vol. 1/2</div>
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-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Jean Baptiste Capefigue</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Translator: Luigi Toccagni</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: February 14, 2021 [eBook #64551]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
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-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
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-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 1/2 ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-STORIA
-DI
-CARLOMAGNO
-<span class="smaller">VOLUME PRIMO</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-ritratto"></a>
- <img src="images/ill-ritratto.jpg" alt="" />
-<p class="caption">CARLOMAGNO</p>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="small">STORIA</span><br />
-<span class="xx-small">DI</span><br />
-CARLOMAGNO
-</p>
-
-<p class="pad1">
-DEL<br />
-<span class="x-large">SIGNOR CAPEFIGUE</span>
-</p>
-
-<p class="pad1">
-<span class="x-small">FATTA ITALIANA</span><br />
-<span class="xx-small">DA</span><br />
-LUIGI TOCCAGNI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-small">
-CON NOTE DELL'AUTORE E DEL TRADUTTORE
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VOLUME PRIMO
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">MILANO</span><br />
-<span class="small">PRESSO GIUSEPPE REINA LIBRAIO-EDITORE</span><br />
-1842.
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-TIP. GUGLIELMINI E REDAELLI.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_i">[i]</span>
-</p>
-
-<h2 id="lettera">LETTERA
-<span class="smaller">INTORNO AL GOVERNO E ALL'AMMINISTRAZIONE
-DI
-CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Gli annali dei popoli presentano, a rari intervalli di tempo, certi
-uomini più che tutt'altri famosi, i quali in sè, a così dire, compendiano
-la civiltà d'un secolo intero, e lasciano, al loro inabissarsi
-nei tempi, una lunghissima catena di memorie, d'instituzioni e
-di gloria. Tal fu Carlomagno. Se non che la società dell'ottavo e
-del nono secolo ancor non era foggiata alle forme generali d'una
-regolata amministrazione, ed indarno il figlio di Pipino, capo
-degli Austrasii, innalzarla volle fino alla sua propria altezza, e fondar
-un impero commisurato alla vasta sua mente, chè la società
-ricusò di camminar sì veloce, e di secondare lo smisurato intendimento
-suo.
-</p>
-
-<p>
-L'impero d'Occidente, straordinaria creazione, fuor delle consuetudini
-così dei Franchi come dei Germani, rimase non più che un
-accozzamento di popoli, posti insieme così ad un tratto dalla conquista,
-ond'è ch'esso cadde insiem con la testa possente che lo
-avea fondato. Colà dove Carlomagno avea stabilita l'unità sorse la
-<span class="pagenum" id="Page_ii">[ii]</span>
-dissoluzione: l'impero d'Occidente, nato d'un colpo, d'un colpo
-anche crollò: portentoso parto d'un sol uomo, che seco ne portò
-il segreto nel sepolcro suo d'Aquisgrana.
-</p>
-
-<p>
-L'impero di Carlomagno è come a dire un ponte sterminato e
-luminoso gittato fra due epoche barbare. Le sorti del periodo merovingico
-già erano al tutto compiute, e appena è che se ne trovi
-qualche menzione nelle leggi e negli atti de' Carolingi; ma quando
-avverrà che la storia si sollevi a una certa altezza rispetto a' tempi
-dei Merovei, ella si applicherà più che altro ad un sol punto che
-spiega e amplifica que' tempi antichi, e troverà che non vi fu cosa
-più vasta, nè più atta ad incivilire dell'opera dei vescovi dal secolo
-quinto all'ottavo. In mezzo a quelle sanguinose guerre fra i Barbari,
-che straziano il cuore, e in cui vedi il perpetuo conflitto delle orde
-selvagge che si contrastavan fra loro il bottino, in mezzo a quella
-pittura di passioni e di odii fra tribù e tribù, coll'istinto e la ferocità
-loro natia, vedi apparire i vescovi, que' grandi municipali dell'epoca
-merovingica, i quali diventan come i guardiani, i protettori
-delle città e delle popolazioni. Che mirabili storie non son quelle
-infatti di Martino di Tours, di Maclovio che incivilì la Bretagna, di
-Fortunato, dell'un santo Germano d'Auxerre e dell'altro, d'Onorato
-di Marsiglia, di Remigio di Reims, di Cesario d'Arli, di Vasto
-d'Arras, di Gregorio, pure di Tours, e di tanti altri di splendida
-memoria, che si consacrarono alla difesa della città gallica!<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> Dir
-potrebbesi giustamente che la prima razza è dominata da due grandi
-fatti cristiani: la costituzione dell'episcopato e la vasta fondazione
-di san Benedetto; e finchè non sia chi, scrivendo intorno a questa
-istoria, si ponga a considerarla da questo largo prospetto, non verrà
-mai fatto ad alcuno di comprendere e descrivere l'indole vera della
-prima schiatta. La <i>Gallia christiana</i> è la più grande spiegazione che
-aver si possa dei quattro secoli franchi.
-</p>
-
-<p>
-All'altro estremo del periodo carolingico, è il principio della
-terza schiatta, la quale non ha maggior somiglianza che la prima,
-con l'opera concetta da Carlomagno. Il decimo secolo vede l'origine
-<span class="pagenum" id="Page_iii">[iii]</span>
-della feudalità, svolgimento essa di quel sistema, che rappicca le une
-con le altre terre in una lunga gerarchia: l'allodio, il feudo sovrano,
-il feudo dipendente; onde avviene un compiuto mutamento nello
-stato delle persone e delle sostanze. Le instituzioni carolingiche non
-lasciarono dopo di sè vestigio alcuno; nuovi doveri s'impongono; i
-beneficii e, quasi direi, gli allodii e le proprietà libere si dileguano;
-la romana idea del fisco, il sistema penale dei componimenti fra le
-parti vengono meno, ed appena è che a quando a quando s'incontrino.
-Son cose dai tempi carolingi disparatissime; mille strani
-censi e livelli si stabiliscono; la servitù divien generale: tutto legasi
-e concatenasi, le città, con le pratiche d'uomo ad uomo, di
-feudo a feudo, pigliano altra sembianza, le instituzioni altro aspetto,
-talchè i capitolari stessi son caduti in piena dimenticanza.
-</p>
-
-<p>
-Qual è dunque l'epoca carolingica, quale il suo spirito, quale
-l'indole sua? L'impero di Carlomagno è l'effetto d'uno straordinario
-sforzo diretto da un genio potente. Il signor feudale austriasiaco
-toglie un poco dalle mani di tutti; egli dà ordine e centro ad
-una moltitudine d'instituzioni merovingiche, imprime al suo potere
-un carattere di energia che signoreggiar gli fa i fatti del suo
-tempo; alla guisa che sogliono tutti gli uomini di mente sovrana,
-ei toglie a tutti le loro idee, le loro istituzioni: a Roma, alla Chiesa,
-ai Merovingi, alle memorie stesse della Germania, e le accomoda
-e taglia a suo modo; e così facendo egli crea men ch'altri non crede,
-però che lo spirito della società non cangiasi così dall'oggi al
-dimani; ma la cosa in che più ei vuole essere ammirato, si è quel
-lasciar ch'egli fa, nell'immenso suo edificio, ad ogni popolo la sua
-forma, il costume suo particolare. Egli sotto la sua mano congiunge
-i Franchi della Neustria con quei dell'Austrasia, ed anzichè por la
-mano entro i prischi loro costumi, lacerar le leggi loro, sovvertir
-le antiche loro istituzioni, appena tocca con qualche modificazione
-la legge salica e la ripária, la rinvigorisce anzi co' suoi proprii
-capitolari. Non sì tosto egli ha conquistata la Lombardia, e s'è
-posta in capo la corona di ferro, eccolo confermar la legge dei
-Longobardi; lascia ai Bavari, agli Alemanni, ai Visigoti le leggi
-loro; poco o niun fastidio si prende delle private consuetudini o
-delle civili costumanze di questi o di quelli; solo egli ad essi
-<span class="pagenum" id="Page_iv">[iv]</span>
-impone le leggi generali del suo governo e della sua politica, in ciò
-imitando intieramente i Romani. Tu diresti che il potente genio
-suo ha indovinato i costumi esser la cosa a cui sono più affezionate
-le nazioni anche vinte e avvilite; si può cangiar di signoria pur
-senza avvedersene, ma la casa è tutto: lasciate stare gli Dei Lari,
-se non volete sollevare i popoli. Così fece Carlomagno nella sua
-larga costituzione, ei sottomise bensì le nazioni ad alcune forme
-particolari de' suoi capitolari, ma lasciò ad esse il pieno godimento
-dei loro diritti civili.
-</p>
-
-<p>
-Non v'ebbe mai personaggio storico, che lasciasse orme e memorie
-più profonde di quelle che lasciò Carlomagno. Nel rovistar
-le antiche croniche, tu il trovi ad ogni foglio; nelle leggende, nelle
-canzoni, nelle pergamene, entro i diplomi<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, grande qua, colà santo.
-Se tu scorri le rive del Reno, le antiche città d'Aquisgrana, di Colonia,
-di Magonza, le ampie foreste della Turingia e della Vesfalia,
-in ogni luogo trovi l'orma de' suoi passi, de' suoi monumenti,
-delle sue leggi. Tu vedi sulle pubbliche piazze la statua di quel
-grande, con la sua buona spada <i>Gioiosa</i> alla mano, e coll'imperial
-suo diadema in fronte. Se visiti le città della Lombardia, Monza,
-Pavia e Ravenna, quivi lo trovi in sembianza di re dalla corona
-di ferro; le ruine de' suoi monumenti appena si discernono dai
-rottami dell'impero romano<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>: e le pietre delle sue basiliche si
-frammischiano alle pietre dei grandi circhi eretti dai consoli e dai
-Cesari. Ai Pirenei si vanno perpetuando altre tradizioni. Carlomagno
-v'ha lasciato vestigia per ogni dove: le valli rispondono al nome
-di Roncisvalle; i mulattieri ripetono ancor quelle gesta nelle loro
-canzoni, e i lamenti di donna Alda, <i>la esposa de don Roland</i>, e gli
-inni guerrieri dei Baschi ripetono come le ossa biancheggianti degli
-uomini del Norte, son venute a rallegrar l'aquila di quegli altissimi
-gioghi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando uno s'accinge a determinare alcun po' queste tradizioni
-e ad ordinar questi fatti, egli è compreso da due caratteri
-essenziali che forman come due periodi distinti: 1.º l'epoca conquistatrice;
-2.º l'epoca ordinatrice. Carlomagno passa una buona metà
-della sua vita a conquistar terre e allargare il suo dominio; nè
-in ciò egli altro fa che ubbidire allo spirito ardimentoso ed avventuroso
-della nazione de' Franchi, ed alla propria sua bellicosa
-natura. Egli è qual furono gli antecessori suoi, Pipino d'Eristal,
-e Carlo Martello d'Austrasia; si fa guida della gente da guerra
-e conquista.
-</p>
-
-<p>
-La sua guerra di Lombardia, la rapida sua soggiogazione del
-Milanese, la sua calata in quel paese pei due passi dell'Alpi, fan supporre
-in lui un sommo accorgimento strategico, attinto senza dubbio
-questo pur dai Romani; trentatrè anni di guerra da lui governata
-contro i Sassoni bastano a dimostrar come continuo fosse il bisogno
-di stare col piè sul collo a que' popoli, e di conquistarli. L'invasione
-della Spagna, per la via della Navarra e della Catalogna fu
-il frutto di sagaci disegni, laddove il disastro di Roncisvalle venne
-da una sorpresa che niun capitano del mondo avrebbe potuto evitar
-per certo nè antivedere.
-</p>
-
-<p>
-Questo periodo adunque della conquista, ch'ebbe a durar bene
-quarantatrè anni, fu costantemente fortunato; Carlomagno ebbe a
-combattere contro quasi tutte le popolazioni dell'Europa, e dappertutto
-trionfò, e le sottomise alle sue leggi. Gli eserciti superarono
-monti altissimi, varcarono larghissime fiumane; li vedi nella
-Frisia, in Sassonia, in Pannonia, e vincer gli uni dopo gli altri i
-Longobardi, i Saraceni, i Greci. Or, da che riconosceva egli mai una
-sì costante supremità militare? In così lunga serie di guerre, ben
-facil sarebbe spiegar l'abituatezza delle vittorie, avvicendate con
-alcune sconfitte; ma quando la vittoria è continua, non si vuol egli
-attribuirne la causa a condizioni eccezionali? Carlomagno fu un
-gran capitano, questa è cosa incontrastabile: egli accoppiava una
-forza gigantea di corpo ad una infaticabile attività; i suoi disegni
-furono per lo più fortunati, e sagacemente ordinati; ma questi
-meriti sarebbero pur nondimeno stati insufficienti all'uopo, s'ei
-non avesse saputo adunar sotto la sua mano strumenti degni di
-<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
-sè, e soccorrere al natural valore dei Franchi con potentissimi
-mezzi di guerra.
-</p>
-
-<p>
-I Franchi aveano, anche sotto i Merovingi, conservato una incontrastabile
-militar preminenza, ma s'erano logorati, versando fiumi
-di sangue nelle guerre civili. Il merito di Carlomagno fu di far tacere
-quegli odii intestini, e di raccor sotto la medesima insegna
-tutte le forze di quelle diverse barbare nazioni. Onde, se ancor
-ci furono Goti e Borgognoni e Franchi, distinti per costumi e
-per leggi, più non v'ebbe che un popolo in campo; Carlomagno
-tutti gli strinse a' suoi disegni, e tutti li fece ugualmente servire
-alla sua conquista: e si affratellaron, per così dire, sotto la tenda,
-e la guerra civile fu spenta nella vittoria. Ordinator vigoroso, com'ei
-fu, delle servitù militari, ei seppe altresì cogli atti suoi, colle
-sue leggi, co' suoi capitolari, regolarle con inesorabile severità; i
-possessori dei beneficii e degli allodii dovettero irremissibilmente
-porsi in campo alla chiamata del feudatario sovrano; l'imperatore prescriveva
-le armi da guerra, i carri, il numero dei cavalli da battaglia,
-che dovevano seguirlo alla guerra; egli avea pure i suoi legionarii,
-i suoi veterani, la rigorosa sua disciplina; l'armature rassomigliavano
-anch'esse a quelle dei Romani, e l'ordinamento delle schiere
-de' suoi feudi foggiavasi sulle coorti e sulle legioni romane.
-</p>
-
-<p>
-Alle quali cagioni di superiorità, venivasi ad aggiungere l'inferiorità
-relativa delle popolazioni ch'egli avea da combattere. Gli
-effeminati Aquitani ed i Goti poterono essi mai tener fronte ai figli
-dell'antiche foreste della Germania, armati della lor chiaverina? Quand'ei
-calò addosso ai Longobardi, questi erano omai spossati, e crollante
-era già il loro impero, poche vittorie bastaron quindi a farlo
-al tutto cadere. Più vigorosa fu la difesa dei Sassoni, ma Carlomagno
-seppe con l'usata scaltrezza sua assalirli dalla parte più debole: questi
-popoli primitivi si distruggevan l'un l'altro con la guerra civile, e
-formavano come una repubblica militare, in armi sempre; or che fece
-Carlomagno? divise i capi, smembrò le tribù, e dopo trentatrè anni
-di fatica venne a capo dell'opera sua. Allorchè poi mosse in Spagna
-fino all'Ebro, altro più non ebbe incontro a sè che la snervata
-civiltà dei Saracini, chè già passato era per quei popoli il tempo
-delle conquiste e delle invasioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-</p>
-
-<p>
-In mezzo a questi atti di sovranità, una cosa sopra tutte segnalò
-Carlomagno, e fu l'ordinamento della conquista, con l'unità di cui
-volle improntar le sue leggi, le comunicazioni per ambascerie che
-egli crear seppe con Costantinopoli e colla Siria, cogli imperatori
-bisantini e coi califfi; quel gran codice di leggi ch'egli impor
-seppe, la vasta creazione dei <i>missi dominici</i>, grande e forte instituzione,
-che, col dare un voto comune alla podestà centrale,
-rendea presente in ogni luogo l'autorità dell'imperatore. Questo
-è principalmente il merito che pose Carlomagno in cima agli ordinarii
-conquistatori dei popoli; egli ordinava, disciplinava e governava
-nell'atto che aggiungea nuove terre all'impero suo: egli
-fondò, solo assunto questo in cui si faccia manifesto il genio del
-conquistatore.
-</p>
-
-<p>
-Noi possiamo valutare di netto, e senza lasciarci traviar dallo
-spirito troppo assoluto di teoria, il sistema tanto amministrativo
-quanto politico di Carlomagno. Dividesi esso in due parti principali,
-dalla troppo frequente confusione delle quali ebbero appunto
-a risultar di gravissimi errori. I capitolari comprendono il governo
-pubblico della società e l'amministrazione dei beni privati
-dell'imperatore, ed è mestieri di costantemente separar l'una
-dall'altra chi giunger voglia alla giusta valutazione dei diplomi e
-dei capitolari. L'amministrazion generale poggia innanzi tratto sul
-sistema permanente dei conti, i quali Carlomagno ebbe a trovar
-già istituiti, nè sono altrimenti un'invenzione della sua mente, ma
-sì una instituzione quasi merovingica, e più anticamente romana;
-solo il possente imperatore diè a quelli forma regolare, compiuta, e
-assegnò loro distretti meglio determinati; egli assister li fa dai proprietarii
-eletti, e questo è il concetto sassone del governo rappresentativo.
-Nulla v'ha qui di distinto, ma tutto si collega per concorrere
-al medesimo fine: il conte amministra, giudica e riscuote l'entrate
-del regio patrimonio; egli è il ministro principale intorno al
-quale s'aggruppano gli assessori, i giurati, tutti quelli che gli debbono
-dar mano nell'amministrazione e nella giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Ma instituzione effettivamente e veramente carolingica, si è
-l'ordinamento dei <i>missi dominici</i>. Un dotto d'ingegno e di sapere<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-sostiene che i <i>missi dominici</i> erano già ai tempi della prima schiatta
-da cui li tolse Carlomagno. Niuno pone in dubbio che non vi fossero
-tracce a que' tempi di questa istituzione, nè punto era nuovo
-il trovato di questa delegazione di straordinari inviati a soprintendere
-all'amministrazione; esso era anzi antico al par di Roma
-repubblicana e imperiale. E i papi non aveano anch'essi i loro legati?
-E' potè avvenir dunque che si trovasse anche sotto i Merovingi
-qualche esempio di delegati o inviati col carico d'esaminar
-l'amministrazione dei distretti; ma l'instituzione permanente e ampliata
-dai <i>missi dominici</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> appartiene unicamente a Carlomagno;
-ei solo concepì il forte pensiero di ridurre ad un sol centro la podestà
-sopravveduta dai <i>missi dominici</i>; chè ad immaginare una sì
-mirabil forma d'inspezione era bisogno d'uno sterminato impero,
-qual fu appunto quello di Carlomagno. Per solito questi commessarii
-erano due, un conte ed un vescovo; talvolta quattro ancora,
-se di maggior rilievo era il mandato. Pur valido concorso questo
-di vigilanza e di forma!
-</p>
-
-<p>
-L'amministrazione particolare dei beni o del patrimonio dell'imperatore
-non avea nulla a che far col governo generale della società,
-ma ben ci era per essa un'interna e particolare azienda; i capitolari
-fan menzione d'una serie di uffiziali d'ordine subalterno, i
-quali attendevano a reggere i vasti e ben coltivati poderi, che componevan
-le sole rendite dei Carolingi, e questi ufficiali sono ordinariamente
-chiamati col nome di <i>judices</i>; ordinati com'essi erano
-nei gradi subalterni, amministravano le ragioni fiscali del dominio,
-e giudicavano le liti fra gli uomini dell'imperatore. A quel tempo,
-nulla v'è di distinto negli uffizii; amministrare e giudicare son cose
-insiem confuse, e questa giurisdizion domestica va tant'oltre, che
-l'imperatrice medesima presiede un tribunale, il cui distretto giurisdizionale
-è tutto di pertinenza di lei, e questo tribunale sentenziar
-dee sopra certi ordini di persone.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo ci ha in cotesta carolingica costituzione alcun
-che di grandioso insieme e di misero; il pensamento è attivo ed
-operoso, si vede che Carlomagno vuol porre in uso tutti gli ordigni
-per far camminare innanzi la generazione ch'egli ha d'intorno a
-sè; si rivolge continuamente verso Roma e Bisanzio; piglia da loro
-la scienza e le arti. E dove va egli a prendere i primi elementi
-della sua letteratura? Quali son gli uomini ch'ei chiama vicino a
-sè per illuminare i popoli, e schiuder gl'intelletti? I papi gli confidano
-le decretali ed i canoni, sorgenti del morale incivilimento;
-Costantinopoli gl'invia il codice teodosiano; ai califfi egli va debitore
-dei primi orologi; agli artefici romani e lombardi degli
-organi che vengono a sposarsi con la voce dei cantori nelle cattedrali.
-Quella specie d'areopago ch'ei raccoglie a sè intorno: Alcuino,
-Teodolfo, Leidrado, Paolo, Varnefrido, non son forse tutti
-chiamati a dar forte impulso agli studi? Ei gl'incuora, egli studia
-continuamente con loro, svegliato sì di mente, e sì attivo di
-corpo, che tu lo vedi a un tratto sull'Elba, sul Reno, a' Pirenei,
-a Roma, a Saragozza, ad Aquisgrana, consumar le sue vigilie in
-far trascrivere manoscritti, e riformar la scrittura; ei fa imitare
-que' bei caratteri greci e romani, e li sostituisce alle lettere gotiche
-e sassoni; vuol che leggasi Omero e Virgilio; diffonde le Sacre
-Scritture. Tutto va sotto di lui riformandosi: il registro delle leggi,
-le formole degli atti della sua cancelleria; nulla sfugge a quel solerte
-intelletto.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo a quest'opera d'incivilimento Carlomagno non lascia
-nè per un solo istante l'indole sua germanica, e resta qual desso
-è; s'ei toglie da Roma qualche idea, pure ei sempre si piace nelle
-consuetudini della patria; passa sua vita sulle rive del Reno, della
-Mosa, nella Svevia e nella Turingia; se ne resta col tipo delle
-sue foreste, e colla selvaggia grandezza dell'origine sua. Protegge
-le lettere, ed ei si rimane poco men che illetterato; studia le leggi
-romane, e promulga barbari codici; fa quant'ei può per dispiccarsi
-dalla natura sua, ma questa continuo ritorna; simile al fiero
-corridor della selva, invano la civiltà vorrebbe mettergli un freno,
-che egli s'impenna, e spezza d'un salto tutti i nodi per tornare
-alle selvagge sue lande.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'opera di Carlomagno fu grande sì, ma non si dee darne merito
-a lui solo, chè non sarebbe giustizia; la schiatta carolingica
-ci offre una serie di menti alte e robuste. Tre uomini segnalati
-ebb'ella, che si tennero dietro l'un dopo l'altro, e furono: Carlo
-Martello, mero condottier di guerra, che nulla ordina, nulla prepara
-per l'avvenire; ha suoi soldati, e li conduce a rintuzzar la
-nemica invasione, e come tosto i Saracini son vinti nelle pianure
-di Poitiers, ei distribuisce le terre, anche ecclesiastiche, a tutti
-coloro che lo accompagnarono al campo. È cosa naturale, egli non
-pensa al dopo, nè quindi punto si cura di fondare un governo. Ben
-più accorto è Pipino; egli non ha nè le forme robuste, nè la statura
-gigantesca dell'altro; ma se quest'ultimo, violenta natura
-d'uomo, offende il clero, s'impadronisce dei beni della Chiesa,
-se la sua conquista passa come un torrente, Pipino all'incontro,
-che vuol fondare una dinastia, sente che la Chiesa è il fondamento
-di ogni ordine politico, ch'ei non può ottener la corona, se
-non amicandosi il clero, sente che per abbatter la domestica devozione
-dei Franchi pe' Merovingi gli è di bisogno far lega col
-papa, onde le pratiche sue con Roma e la protezione da lui conceduta
-ai pontefici.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno ha ben compresa una tal politica, e la va seguitando;
-re così come imperatore, non cessa egli mai di tenersi in perfetto
-accordo coi papi, e trova in buon punto due grandi pontefici fatti
-a secondarlo: Adriano, espressione del romano patriziato, e Leone
-destro politico, che concerta con Carlomagno la ricostituzione
-dell'impero d'Occidente, il quale vien eretto contro la dominazione
-greca in uno e saracina; ed è una spada che san Pietro
-mette in mano a Carlomagno, perch'ei difenda la nazione italica
-minacciata dagl'infedeli d'Africa e di Spagna e dagli imperatori
-di Bisanzio.
-</p>
-
-<p>
-Spesso s'è misurata la grandezza di Carlomagno, nè v'ha forse
-storico, il quale non abbia gittata qualche frase su questo ampio
-regno; di speciosissime sentenze si sciorinarono a caratterizzar la
-politica di quel regnante. Alcuni l'innalzarono a cielo, e per ver
-dire, chi non conosce e saluta questa mente sublime? Altri all'incontro
-lo posero intieramente in basso a profitto di Lodovico il
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-Pio, cui rappresentarono, io stimo, come il Cristo, il martire di
-quell'età; a udir costoro, l'imperator Carlomagno è poco men che
-un cerretano, un cattivo fabbricator di leggi; le sue conquiste sono
-cose da nulla, meno ancor sono i suoi capitolari, e le generazioni
-del medievo si sono ingannate nel conservar ch'esse fecero un'antica
-e grandiosa impronta di quell'imperatore.
-</p>
-
-<p>
-Io per me non ho questo coraggio di sistema; nè mi piace, dopo
-dieci secoli, costituirmi giudice meglio informato dei contemporanei;
-io preferisco, per me, venti righe di Eginardo a tutti i simbolismi
-moderni. Nella storia io amo i fatti, e gli inventario e gli ordino; e
-pongo tutta la suppellettile d'un'età innanzi ai lettori che possono
-darle il valor suo così bene come gliel do io stesso, e mi fo tenerissimo
-custode dei tesori del tempo antico, del sedile di pietra su
-cui è assiso Carlomagno, della longobardica corona di ferro, di quelle
-polverose pergamene conservate attraverso dei secoli, di que' suggelli
-di cera gialla improntati di antichi cammei e d'effigie di re e
-imperatori, col capo pressochè tutto raso, e con la barba crespa; e
-novero i rarissimi danari d'argento, e quelle colossali figure da
-scacchiere, che gli son date dalla tradizione per un presente del
-califfo Arun-al-Raschild<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. O degni e buoni canonici di Aquisgrana,
-mostratemi una volta ancora que' benedetti reliquiarii e tesori di
-Carlomagno, l'ampia sua mano, e lo smisurato suo cranio incastonato
-d'oro: fossero anche pie menzogne, io le preferirei non
-pertanto alle più belle teoriche dell'arte. Chi aver potrebbe tanta
-temerità da evocar le ossa di Carlomagno per dir loro: «O imperatore,
-tu altro non sei che un cerretano.» E tuttavia vi fu chi
-lo disse!
-</p>
-
-<p>
-Lo studio indispensabile che far si convenne per ben determinare
-il periodo carolingico quello fu di sceverarlo da quei della prima e
-della terza schiatta, però che la confusione di questi tre periodi
-era sorgente di molti errori. Io so bene che nella storia i tempi si
-seguono e si succedono; che nulla v'ha in essa mai d'interamente
-<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span>
-isolato, che il passato si confonde nel presente e il presente nell'avvenire,
-che una misteriosa catena congiunge con l'une le altre generazioni,
-ma pure, il ridico, il periodo di Carlomagno è un qual che
-di appartato. Ond'è che quando altri spiegar volle il sistema merovingico
-coi capitolari, e i capitolari con la feudalità, s'inoltrò per
-un ginepraio. Lo studio de' capitolari è da sè solo un'opera delle
-più faticose, e l'attenta disamina dell'ampia compilazione che dobbiamo
-alle cure di Benedetto, diacono di Magonza<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, ben dovette
-dar a conoscere altrui più d'un fatto importante; se non che erano
-tempi che si compilava senza metodo, senza critica, e il buon diacono
-ebbe a framezzar, copiandoli, frammenti del codice teodosiano,
-e interi titoli dei Concilii ai Capitolari. Gli eruditi anche più
-sicuri e sodi, qual, per citarne uno, sarebbe il Baluze, non poterono
-andare esenti da simil confusione, donde venne che alcune instituzioni
-romane furon prese per creazioni di Carlomagno. Certo è che
-il grande imperatore molto tolse da Roma, e avea conoscenza del
-codice teodosiano, e certo è ancora che i papi gli avean fatto dono
-delle decretali, ma pur mostrerebbe di mal conoscere la particolar
-sua legislazione chi vi comprendesse tutto che da Benedetto fu attinto
-nelle decretali e nei codici teodosiano e giustinianeo.
-</p>
-
-<p>
-I capitolari vogliono essere chiariti col riscontro delle carte antiche
-e dei diplomi, col <i>Codex carolinus</i> (codice carolino), di cui
-conservasi a Vienna il testo originale, e con alcuni sparsi avanzi
-delle leggi barbare. Questi capitolari son venuti ad uno ad uno, e
-quindi la raccolta venne compiendosi in lungo spazio di tempo, e
-si fecero nuove scoperte fino all'ultimo secolo. Aveano i Benedettini
-trovato un modo di scientifico pellegrinaggio che venne ad ampliar
-sempre più l'ampia loro raccolta; degni questuanti della scienza
-eran essi, che se ne andavan con la tonaca indosso di san Benedetto
-da biblioteca in biblioteca, a Montecassino, a Roma, nel settentrione,
-nel Belgio, a Vienna, non altro che per fare incetta degli sparsi
-frammenti dei nostri tempi storici. Il padre Martene e il padre Durand
-fraternamente si unirono nei loro pellegrinaggi in Italia e in
-Germania, e il padre Mabillon viaggiò per dieci anni a raccogliere
-<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span>
-l'<i>Analecta</i>, curiosissimi documenti che servirono di elemento ai
-nostri annali. Essi trovavano sparsi qua e là, capitolari, patenti, diplomi,
-cartolari; li ragunavano, e ne facean presente alla nostra
-Francia, alla nostra Francia cristiana allora e credente<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ed io pure amo questi viaggi di erudizione e di studio; chè le
-impressioni dei luoghi ti si scolpiscono profondamente nell'animo,
-e tutti questi fatti e queste epopee del medio evo si schierano dinanzi
-agli occhi tuoi col corteo dei secoli andati. Argomento di
-schietta gioia è per l'erudito il ritrovamento di qualche documento
-della storia nostra, e niun sa come gli batta il cuore alla vista di
-un diploma che rettifichi un fatto innanzi falsamente riferito; tutte
-sono allora ricompensate le cure sue, e talvolta dalla polvere di
-un cartolaro esce bello ed intero un sistema.
-</p>
-
-<p>
-Varii sono gli elementi che compongon quest'opera, ma la cronaca
-n'è per sempre la base: Eginardo cioè, il monaco di San Gallo,
-e le croniche di San Dionigi in Francia, tutte raccolte nel quinto
-volume dei Benedettini, che il Pertz<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, quel gran ricoglitore della
-Germania, ci diede in testi più purgati ed esatti che prima non
-erano. Di costante amor patrio diè prova questo dotto Tedesco, nel
-dedicar così la sua vita al solo assunto di cercare tutti i monumenti
-che si riferiscono agli eroi della Germania: e però che Carlomagno
-è tutto germanico anch'esso, è un Austrasio che ha caro di vivere
-sulle rive del Reno, nelle foreste delle Ardenne, nei regali poderi
-della Mosella, e nelle badie di Fulda e di San Gallo, il Pertz si diè
-<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span>
-cura di restituire alla Germania l'antico suo imperatore, sdebitandosi
-con giudiziosa perspicacia di questo carico suo.
-</p>
-
-<p>
-Troppo facil sarebbe, ed anche in generale, mal chiara l'opera
-dell'erudizione, dove avesse solo a guida le cronache, però che in
-fatti le più di esse sono foggiate alla medesima stampa, e derivando
-dalla medesima fonte monastica, hanno naturalmente sui
-fatti uno stesso concetto. Egli è uopo dunque spiegarle con documenti,
-ardirei così dir, più ufficiali. Il regno di Carlomagno
-non consta già solo d'avvenimenti interni, nè tutto si consuma in
-militari spedizioni o in atti di palazzo; chè quel gran feudatario
-germanico ebbe pratiche coi papi e cogli imperatori di Costantinopoli,
-e ci restan frammenti del suo carteggio diplomatico e lettere che
-ci posson dar ad intendere il senso esatto di moltissimi avvenimenti
-politici; e questi elementi volevan pure essere raccolti e
-ordinati. Quest'essa è l'epoca pontificia. E' sono i vescovi quelli
-che danno l'impulso all'incivilimento sotto i Merovei, e al tempo di
-Carlomagno sono Adriano e Leone papi, quelli che con essolui concorrono
-a cacciare innanzi le idee della podestà e dell'ingegno;
-quindi egli è agevole comprendere tutta l'importanza del carteggio
-pontificio, chè non trattasi già solo dei racconti d'una cronaca, o
-delle dicerie, con maggiore o minor esattezza riferite da un povero
-frate, ma sono atti usciti dai medesimi grandi operatori degli avvenimenti.
-Rare sono le lettere di Carlomagno, ma numerose all'incontro
-quelle d'Adriano, e spiegano la ragione vera della conquista
-d'Italia contro i Longobardi, e ci fan penetrar nell'interna politica
-che guidò alla creazione dell'impero d'Occidente.
-</p>
-
-<p>
-Nè questo disegno fu altrimenti effettuato da Adriano, ma sì da
-papa Leone; chè Adriano, inteso com'era particolarmente ad assicurare
-la dominazione dei Franchi in Italia, volle, innanzi tutto,
-strigarsi dei Longobardi. Ad Adriano succedette indi Leone, l'amico,
-il confidente di Carlomagno, pel quale la creazione più vasta dell'Imperio
-d'Occidente fu come un potente principio di opposizione
-contro l'impero d'Oriente. L'Italia era minacciata dai Greci e dai
-Saracini: or col porre la spada imperiale in mano a Carlomagno,
-Leone affortificava d'un possente protettore la Chiesa contro i nemici
-che la minacciavano. In progresso di tempo il concetto pontificale
-<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span>
-venne ampliandosi, e fu allora che per mezzo d'un imeneo
-fra Carlomagno ed Irene, il papato congiunger volle i due imperi,
-per cessare lo scisma, e ricondur l'unità dove innanzi altro non era
-che discordia e disordine.
-</p>
-
-<p>
-Tutti i quali ammaestramenti risultano, quanto ad Adriano, dal
-carteggio dei papi e dal codice carolino, e quanto a Leone, dagli
-archivii del Vaticano, e ci vengono inoltre da parecchi curiosi frammenti
-degli storici bisantini, e da Teofane in particolare. Io ne ho
-riportati i testi greci, però che questi fatti mi parvero sì curiosi e
-risolutivi, ch'io credetti indispensabil cosa pienamente giustificarli.
-Un'altra cosa deesi notare ancora, ed è che a questo carattere meramente
-pontificale del regno di Carlomagno, viene a mescolarsi
-l'incontrovertibile ingerenza dell'ordine di san Benedetto. Sotto i
-Merovingi tu vedi i Vescovi risplendere e operar quasi soli; sotto
-Carlomagno in vece maggioreggiano i pontefici ed i capi degli ordini
-monastici; i vescovi son posti nella seconda schiera, e tu diresti
-che se ne ricattano a danno di Lodovico il Pio. Le badie, protette
-come sono dall'imperator d'Occidente, esprimono un non so che di
-regale, un carattere di autorità e di potentato: san Dionigi, san Martino
-di Tours, san Bertino, Corbia, Fontenelle, Ferrieres, l'uno e
-l'altro san Germano di Parigi, esercitano l'autorità che mai la maggiore
-sopra la società, e questo procede dall'indole di generalità
-che van pigliando le istituzioni monastiche; l'autorità del vescovo
-avea qualcosa di locale, di circoscritto; egli era come dir la podestà
-della comune, della diocesi. Ma quest'uffizio più non bastava al concetto
-carolingico, mentre l'impero procedea verso sì alti destini,
-che già essi abbracciavano l'Occidente; ond'è che a Carlomagno fu
-forza di entrare in pratiche col papa rappresentante del mondo cattolico,
-e a quest'uopo si giovò pur degli abati, i quali corrispondendo
-direttamente coi papi, s'imbevevano del principio di universalità
-di questi ultimi, testimonio la regola di san Benedetto.
-</p>
-
-<p>
-Alle cronache si aggiungan le carte, i diplomi, documenti della
-vita privata di quella società; chè molte rivelazioni hai nel semplice
-contratto di vendita d'un bene allodiale e di quel che nella
-<i>Polyptyca</i> dell'abate Irminone vien chiamato un <i>aripennum</i><a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> di
-<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span>
-terra, nel testamento d'un militare, o nell'emancipazione d'un
-servo. A cui non piace veder la società nell'interno suo? Le cronache
-parlano di fatti generali, i diplomi vi raccontan la vita della
-famiglia fra le domestiche pareti. Vengon poscia le vite dei santi,
-le leggende, documenti preziosi intorno alla prima e alla seconda
-schiatta; nei Bollandisti tu trovi la storia dei costumi; con le vite
-di sant'Eligio e di santa Genoveffa ricompor tu puoi le costumanze
-di due secoli. Le leggende furono derise e avute in dispregio assai,
-come se tutti nosco non portassimo la nostra leggenda: leggenda
-che ci agita il cuore, che ci fa bollire il cervello, leggenda di fanciullezza
-o d'amore: e se noi più non n'abbiamo, gli è quando
-siamo troppo antichi d'età, troppo logori e rifiniti.
-</p>
-
-<p>
-Col sussidio appunto di questi particolari documenti ti riesce fattibile
-lo stabilir le condizioni delle persone e delle sostanze, quistioni
-rilevantissime dell'età media; se non che lo spirito di sistema
-s'è impadronito di queste idee, e così accadere dovea. Ai tempi
-degli usi eleganti e delle costumanze cortigianesche del secolo decimottavo,
-i Sainte-Palaye, ed i conti di Caylus attendevano ai romanzi
-di cavalleria, e altro non vedevano che i gran fendenti e le
-maravigliose prodezze. Veniva indi la scuola degli Enciclopedisti,
-dei filosofi disputanti, i quali altro non cercarono nei tempi lontani
-se non armi di scherno per combattere le credenze. Così ora,
-poichè l'epoca presente si è fatta politica, s'è voluto esaminar
-più che altro lo stato delle persone e delle instituzioni, e trovar per
-ogni dove assemblee e rappresentanze nazionali. Un tempo ad altro
-non si pensava che ai blasoni ed ai titoli di nobiltà; oggidì la borghesia,
-che governa la società, ha voluto pur essa cercare i suoi titoli,
-e frugar sin entro le instituzioni della Germania, quindi sognaron
-la storia del terzo stato, colà dove ancor non appariva indizio
-di libertà. Le sono smanie coteste che passeranno al pari di tante
-altre, e tracotanze che pur se n'andranno: la borghesia ha pur
-essa le vanità sue, e vuole anch'essa i suoi genealogisti che la servano
-nell'ubbriachezza del suo potere.
-</p>
-
-<p>
-Lo stato delle persone, e delle sostanze sotto la seconda schiatta,
-poco diversifica da quel ch'era sotto i Merovingi, chè i governi ben
-possono con rapidità mutarsi; ma gli usi della famiglia e lo stato
-<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span>
-delle proprietà van soggetti a tardi rivolgimenti. Malagevol sarebbe
-il distinguere appuntino da che sceverate fossero le differenti classi
-dei coloni e dei servi al tempo dei Merovei, quando le distinzioni
-erano piuttosto stabilite dall'origine dei popoli che dalla condizione
-degli individui: chi era Franco, chi Romano, chi Longobardo, chi
-Gallo, e la condizione risultava dal valore, dal merito pecuniario
-di ciascuno. Nè si vede che sotto Carlomagno questa condizion sociale
-siasi gran fatto mutata: la schiavitù comprende ancora una
-ragguardevol porzione della società; vi sono servi che appartengono
-al principe, servi che appartengono alle Chiese, il maggior
-numero ai conti ed ai feudi; il colono non è ancor divenuto contadino:
-le città sono riguardevoli, e ritraggono dell'origine gallica e
-romana; ancor non si veggono torri feudali sorger di villaggio in
-villaggio, e il titol di conte è un uffizio più che un onore.
-</p>
-
-<p>
-La proprietà è rimasa nelle condizioni del beneficio romano e
-germanico: qual possiede una terra libera o allodio, e quale la
-terra dell'erario o del fisco; non v'è orma di feudalità disciplinata,
-non indizio di quella gerarchia che poi costituisce il diritto pubblico
-della terza schiatta. Col sussidio dei diplomi e dei cartolari
-seguir tu puoi l'andamento della proprietà carolingica e delle regie
-tenute; ma chi cerca ivi l'origine della comune, chi fa sì
-alto salir nella storia i titoli della libertà attuale, troppo è preoccupato
-dalle idee de' nostri tempi. Lasciate ad ogni età l'indole
-sua, ad ogni cosa morta il suo sepolcro, ad ogni generazione del
-passato la sua sembianza: non v'ebbe terzo stato sotto i Carolingi
-in quella guisa medesima che non v'ebber pari nel regno
-di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-V'ha pure un altro genere di documenti, di che molto mi sono
-giovato nel comporre quest'opera, dir voglio le epopee, ovvero le
-canzoni narrative, notabili poemi che formano argomenti di nuovi
-e speciali studi. Certo non è da prestar fede intera a siffatti componimenti
-epici, i quali furono, per la maggior parte, compilati non
-più su del secolo XIII, ma pure e' ci rivelano il concetto che il
-mondo erasi formato di Carlomagno, alcune generazioni dopo di
-lui, e la grandissima impressione che questo genio avea lasciato
-ne' suoi contemporanei; chè ci sono nella storia alcuni nomi, i
-<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span>
-quali nel passare d'età in età si fanno più grandi. Quanto alle
-dette canzoni, io poco le ho discusse, contentandomi di analizzarle.
-Io mi son tenuto all'uffizio di archivista dei tempi andati e delle
-generazioni defunte, e ho raccolto le testimonianze dei sepolcri.
-</p>
-
-<p>
-Di utili studii si son fatti recentissimamente intorno ai documenti
-carolini, e oltre la raccolta del Pertz e dei Benedettini, si son pubblicati
-alcuni cartolari originali, e quello principalmente di Sithieu
-o di San Bertino; il libro dei censi della badia di San Germano,
-fu buono anch'esso a dare un giusto concetto della condizion delle
-proprietà e delle persone ai tempi dei Carolingi. Essendomi stato
-conceduto di consultar tutte queste raccolte, io ne trassi alcune
-preziose notizie, che dar potranno a quest'opera un nuovo aspetto.
-L'edizione dei testi è impresa di maggior merito assai ch'altri non
-creda, sol mi duole che lo spirito dei tempi abbia spesso framezzato
-di mondani e frivoli pensieri queste gravi raccolte, patrimonio
-un tempo dei monasteri.
-</p>
-
-<p>
-Ora fatevi tutti meco a queste investigazioni, o antichi cronisti,
-trovatori, leggendarii, cancellieri e protonotari di Carlo; sedete una
-volta ancora ai banchetti delle corti plenarie, alle diete del campo
-di maggio, bevete con le labbra vostre inaridite dalla morte una
-capace tazza di vin del Reno, e contempliamo insieme le battaglie
-della Sassonia, della Lombardia e la rotta funesta di Roncisvalle<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
-Io voglio far conoscere Carlomagno tal quale io l'ho inteso, veduto,
-toccato. Il disegno di quest'opera mi fu suggerito dal visitar ch'io
-feci in due fiate la basilica d'Aquisgrana<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>, e al calcar co' miei piedi
-la lapide spaziosa che copre il vuoto sepolcro del grande imperatore,
-mentre mi pendea sul capo l'antico doppiere di cera gialla
-offerto da Federigo Barbarossa a san Carlomagno. Io toccai con la
-mia propria mano il sedile di pietra su cui s'assise: io vedeva in
-ogni luogo il magno imperatore, e gli occhi suoi sì fiso mi guatavano
-<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span>
-ch'io n'ebbi spavento. A quel modo egli guardar doveva i
-suoi paladini, quand'ei comandava in campo. La palla ch'ei teneva
-in mano, quella era del mondo; la spada era la buona Gioiosa. In
-mezzo a quelle memorie e a quell'ombre io formai il disegno di
-quest'opera, e sto, quest'anno, compiendolo in Ravenna, la città del
-greco esarcato, la città del Longobardi. Aquisgrana ti rammenta Carlomagno
-imperatore, cinto della corona d'Occidente; Pavia e Monza
-ti rammentano il re di Lombardia cinto della corona di ferro. Di
-questo modo quel genio straordinario si mostra per ogni dove, e
-domina su tre civiltà, la franca, la germana e la lombarda.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Ravenna, a dì 25 d'agosto 1841.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p>
-
-<h2 id="conquista">PERIODO DELLA CONQUISTA.</h2>
-</div>
-
-<div class="blockint">
-<p>
-L'onnipotente Signore dei principi, arbitro dei
-regni e dei tempi, franto innanzi il maraviglioso
-colosso dai piè di ferro o di creta del
-romano impero, innalzò per mano dell'illustre
-Carlo un altro colosso, non meno maraviglioso,
-col capo d'oro: quello dell'impero
-dei Franchi.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(<i>Monach. S. Gall.</i>, lib I.)
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-STORIA DI CARLOMAGNO
-</p>
-
-<h2 id="cap1">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI CAROLINGI.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed i Borgognoni. — I Sassoni. — I
-Frisoni. — Nazioni Scandinave. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Provenzali. — I
-Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. — Gli Schiavoni. — Il
-grande impero greco. Roma e l'Italia. — I Saracini.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-752 — 768.
-</p>
-
-<p>
-Indarno tu cercheresti un territorio fermo per ciascun popolo, e
-segni bene impressi di nazione in mezzo al secolo VIII, epoca in cui la
-schiatta carolingica comincia a mostrarsi nella grandezza sua. Gli
-imperi, le province e le città, sono in continuo scompiglio per le
-invasioni e il rapido passaggio delle diverse popolazioni che si riposano
-un istante, poi si precipitano per nuove contrade, seco recando
-le costumanze loro, le loro leggi, e le tradizioni dell'antica patria.
-Non c'è ancora nè Francia, nè Alemagna, nè Inghilterra, ma ci
-son Franchi, Alemanni e Sassoni<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> che vogliono stabilir la loro signoria
-per forza di conquista: si veggon tribù che passano nei territorj,
-e non si veggono nazioni stabili. Tutto ha forma di vita errante:
-re, principi, capi, popolazioni, gli stessi cherici non hanno
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-alcuna stabilità nel governo delle chiese; se tu n'eccettui le pie famiglie
-dell'ordine di san Benedetto che coltivan la terra e son come
-legati al suolo, i vescovi, gli abati diventano come grandi viaggiatori
-che recano la predicazione evangelica col pastorale in mano e insieme
-col bordone da pellegrino<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I Franchi, siccome quelli che possedevano le più belle città dell'antica
-Gallia romana, conservarono alcune di quelle denominazioni
-con le quali i pretori ed i consoli della città eterna chiamavano pur
-dianzi le province della Gallia. Si partiron eglino in diverse potenti
-famiglie. I Franchi austrasii abitavano le colonie del Reno, famose
-nei fasti degli imperatori, dove si trovano ampie tracce delle grandi
-opere loro; da Colonia, Magonza, Treveri, sino ad Aquisgrana che
-già viene da' poeti celebrata per l'acque sue termali. E' sono accampati
-a guisa di conquistatori nelle province dalla geografia imperiale
-additate sotto il nome di <i>Germania inferior, Belgica prima et
-secunda</i>; dalle leggi loro sono governati quanti portano scudo ed
-asta, intanto ch'essi conservano quel carattere d'individualità che è il
-tipo delle conquiste barbare; sotto l'impero della civiltà romana, sì
-profondamente scolpita com'è, i Franchi lasciano ai popoli le usanze
-loro; i municipj ai Galli; ai vescovi i loro canoni; ai Romani il codice
-teodosiano ed il giustinianeo<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A lato dei Franchi austrasii, i cui estremi confini vanno, da occidente
-fino a Reims e a Chalons, si distendono i Franchi della Neustria,
-stabiliti fra la Senna, la Marna e la Loira; la città lor capitale è la
-Lutezia dei Galli (la Parigi poi delle cronache), la città dove si
-veggono le terme di Giuliano, memoria di Roma, le badie di San
-Germano d'Auxerre ed ai Prati; il pellegrinaggio di Santa Genoveffa
-al monte. I Franchi della Neustria sono padroni di San Dionigi, di
-San Clodoaldo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>, illustre pel suo fondatore di franca origine, di Melun,
-di Chartres, di Meaux, d'Evreux e di Lisieux; poi de' solinghi monasteri
-sulla Senna, sull'Orna e sull'Era, ubertose contrade. Essi
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-respinsero i Bretoni sin dentro alle selve druidiche; quei Bretoni, popolo
-misterioso di cui parla Tacito, con le sterminate loro tavole
-di pietra, e le mitologiche lor tradizioni; quei Bretoni che nelle oscure
-lor solitudini e in mezzo ai sacri boschi sagrificavano ad ignoti
-iddii<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Altri conquistatori dalla bionda capellatura si sparsero nella Borgogna.
-L'Ionna di nuovo risuonò delle grida di guerra; Sens, la
-città dei pretori; Auxerre, la città episcopale; Autun, superba degli
-archi suoi trionfali e de' suoi templi; Lione, famosa per le sue accademie
-e pe' suoi martiri; Vienna, dove vivea la civiltà romana
-in mezzo alle reliquie d'un'altra età: tutte queste metropoli, con
-Besanzone pure, e una porzione della Svizzera, erano egualmente
-soggette ad un ramo della gran famiglia franca sotto il nome di
-regno di Borgogna. Se non che fra i Borgognoni notavasi un cambiamento
-più sensibile degli originari costumi, e s'erano ammolliti
-sotto l'impressione della civiltà cristiana. Alcune tribù di Franchi
-eran pur traboccate nell'Aquitania, in mezzo alle razze del mezzodì;
-i Goti della Settimania, avean dovuto piegare il capo sotto il giogo
-de' Merovingi; i quali varcando la Loira si precipitavano sull'Aquitania
-per le città d'Angoulemme e di Perigueux; la Dordogna e la
-Garonna, che uniscon come due sorelle le acque loro, avean pure
-soggiacciuto al giogo, e i campi loro coperti di vigneti e le città
-loro fatte splendide più che altre dal sole, ubbidivano a re o a conti
-della razza conquistatrice<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ben dir potevasi che nel settimo e ottavo secolo il nome dei Franchi
-era in ogni luogo, a somiglianza della memoria dei Goti nel
-quarto e quinto secolo. Ad ognuna di queste epoche, nuove popolazioni
-accorrevano per dividersi fra loro le spoglie del vasto impero
-romano. Così quando una nazione cade in basso, altre sorgono ad
-occupare il suo luogo; quando una civiltà si estingue, un'altra viene
-a riempier questo vuoto, nè la consunzione è legge di Dio, che anzi
-dalla morte nasce la vita. I Franchi erano popoli virili che accorrevano
-per ringiovanir l'infiacchita società; i loro re e i conti loro si
-combattevano a morte l'un l'altro, e pur non ostanti queste guerre
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-civili, i Galli già vecchi e prostrati si assoggettavano al dominio
-loro. Le zuffe tra i vincitori, che si contendevano le spoglie della
-vittoria, ricordavano il vaso di Clodoveo a Soissons<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. Dell'antica forma
-romana e gallica oramai più non sopravvivevano se non le fondazioni
-tuttavia incerte della Chiesa, e pochi avanzi dei municipj; il
-cristianesimo in somma e le reminiscenze delle leggi che si veggono
-ancora durare, attraverso alle barbare costumanze, fino in mezzo alla
-schiatta carolingica<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Gli avversari più potenti dell'impero franco nell'ottavo secolo,
-furono i Sassoni, combattuti da Carlomagno per trentatrè anni della
-sua vita. E tuttavia l'origine di queste due razze non era troppo
-disparata, chè anzi negli annali dell'uno e dell'altro popolo trovar
-si potea più d'un punto di somiglianza tra loro. Essi uscivan, per
-così dir, d'una patria comune, il Reno e l'Elba: i loro occhi azzurri,
-la loro bianca carnagione, appalesavano un medesimo sangue, una medesima
-famiglia. Se non che i Sassoni s'eran serbati fedeli agli iddii
-della patria, e i Franchi aveano abbracciato la religione di Clotilde:
-questi possedevano la ricca eredità dei Romani e dei Galli,
-quelli erravano ancora in mezzo ai pascoli e alle foreste dell'antica
-Germania, nelle terre che si stendevano dall'Oder sino al Meno, da
-Osnabruc fino all'estremo confine degli Obotriti. I Sassoni conservavano
-gl'invariabili usi loro: poca lealtà nella parola, il culto a dèi
-ignoti, una mitologia che ritraeva della loro origine scandinava. Tacito
-avea dipinto le loro costumanze nella grand'opera <i>De moribus
-Germanorum</i>, essendo che la Sassonia era veramente il cuore della
-Germania. L'idolo gigantesco di Erminsul, segno all'adorazione di
-tutti que' popoli, era l'espressione morale di quel mito germanico
-di cui trovi la spiegazione nell'aspetto delle solitarie foreste, e nei
-costumi erranti dei popoli tramontani<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I Frisoni o Frisi avevano alcun che di più salvatico ancora dei
-Sassoni delle terre di mezzo; alla passion loro per le conquiste, mescolavasi
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-quella per la pirateria; l'aspetto del mare e degli spumanti suoi
-flutti, avea dato loro una certa barbara insensibilità in cospetto dei
-pericoli; amavano i naufragi e le spoglie della tempesta, e ferventi
-nel culto loro, adoravano le divinità scandinave. Invano la cristiana
-predicazione gli avea chiamati all'umanità, alla gerarchia, che anzi
-più d'un santo vescovo era perito ne' suoi religiosi pellegrinaggi in
-sulle soglie dell'indomita Frisia. Le tradizioni della cavalleria fingevano
-in que' paesi atti di spietata ferocità<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>; nella Zelanda e nella
-Frisia fu dai poemi epici posto il supplicio della giovin donzella
-esposta alle zanne d'un mostro marino, favola imitata da quella di
-Andromeda, e il paladino da cui è liberata, impreca l'ira di Dio
-sull'esecranda crudeltà dei Barbari della Frisia e dell'Olanda<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E non pertanto in mezzo a quella patria scandinava, in mezzo a
-quelle terre di ghiaccio, dalla Dania fino alla Norvegia, vivevano
-popoli già bene inoltrati nella poesia e nella storia, i quali possedeano
-forse tradizioni altrettanto calorate e colorate, quanto le leggende
-dell'Europa meridionale, però che secondo le antiche asserzioni
-ei venivan dall'Asia. Le <i>saghe</i> recitate dagli scaldi narravano le
-avventure di Odino e i fatti di guerra; Odino con l'elmetto suo dall'ondeggiante
-criniera, e col suo giavellotto d'oro, altrettanto risplendea
-quanto l'Apollo de' Greci; Torn, il dio della guerra,
-Fraja, la Venere del Nord, nella sua reggia di cristallo, co' suoi
-casti amori, parevan tolti all'Olimpo d'Omero. I gusti, le passioni
-degli Scandinavi inclinavano alle spedizioni lontane, alle imprese
-eroiche, al corseggiare su barche ch'essi lanciavano in seno ai flutti
-del Baltico e dell'Oceano; godevano di contrastar con la procella e
-con la folgore stridente; i fanciulli medesimi scherzavan col mare; le
-due razze, sassone e danese, avean più d'un punto di rassomiglianza
-tra loro; lasciavano ai Franchi le spedizioni dentro terra, ed essi scagliavansi
-qua e là sulle spiagge, e l'isola dei Bretoni già piegavasi
-sotto la signoria delle razze settentrionali<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. A voler conoscere gli usi
-e i costumi dei popoli di que' tempi, si vuol seguire attentamente i
-pellegrinaggi, le leggende dei santi, curiose reliquie che ci furon
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-dagli atti de' santi (<i>Acta Sanctorum</i>), conservate. Quei poveri pellegrini
-che se ne andavano per mezzo a terre incognite ad annunziare
-il cristianesimo, raccontano le minime particolarità di quelle estranee
-regioni, e nelle leggende sono le sole relazioni che la geografia moderna
-possa consultare a rettificar ed a compiere le incerte congetture
-della scienza.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo all'antica Italia, e sul confine quasi dei Borgognoni,
-era venuto per forza e per conquista, fondandosi lo stato d'una
-gente di stirpe germanica, la cui civiltà si foggiò poi su quella di
-Roma e della Grecia. I Longobardi (la gente di cui parliamo) che
-sono sì gran parte del primo periodo dell'età media, avevano stabilito
-l'imperio loro nelle ridenti pianure chiuse fra l'Alpi, gli
-Apennini e il Tirolo, e avevano Milano per città capitale; i capi
-loro sotto il titolo di conti o di re, si cingevan la fronte della corona
-di ferro nel monastero di Monza. Popolo solerte ed industre,
-avean essi arricchito le città romane di quei monumenti di pesante
-e solida architettura che contrassegnarono il loro passaggio per mezzo
-all'Italia; convertivano Aquileja, sull'Adriatico, in città che servir
-dovea di scala al traffico loro, e conquistavano Ferrara, Bologna
-e l'esarcato di Ravenna, sede militare e civile che i greci avean
-lasciato in Italia. Laonde per la loro postura i Longobardi si trovavano
-in perpetua nimistà coll'impero greco<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, pur dianzi padron
-dell'Italia, ed insieme coi papi che governavano Roma e le sue
-basiliche; ma quanto al dominio imperiale sull'Adriatico, essi l'aveano
-quasi del tutto atterrato, rincacciando i Greci fino agli ultimi
-confini della penisola entro i monti del reame di Taranto. Quanto ai
-papi, i Longobardi diventaron i più ardenti loro persecutori, e ancorchè
-convertiti al cristianesimo, erano in guerra col pontificato, e il vescovo
-di Ravenna contendeva il primato al vescovo di Roma. Al dominio
-dei Longobardi sol mancava la grande città dei Cesari, e la
-volevano a ogni modo per compimento dell'italica lor signoria; i re
-dalla corona di ferro agognavan dunque l'acquisto della metropoli
-dell'impero romano, e di qui ebber cagione in appresso le prime
-pratiche fra i papi e i Carolingi, i quali a combattere i Longobardi,
-chiamarono i Franchi, ed ai Barbari opposero altri Barbari più
-fermi e meno effeminati dalla civiltà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il regno dei Longobardi distendevasi fino alla Provenza con la città
-di Nizza al confine; i Provenzali, razza mista di Galli, Greci e Romani,
-occupavano il gran delta formato dal Rodano, dalla Duranza
-e dal Varo; Marsiglia era il porto a cui venivano ad approdare tutte
-le merci della Siria e del traffico orientale, le sete, le spezierie<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>.
-Marsiglia andava pur famosa nei fasti del cristianesimo, e superba
-del suo monastero di San Vittore, e della sua cattedrale (la <i>Maggiore</i>)
-che sporgeva come un promontorio sul mare. Non lungi da
-Marsiglia, retta a comune, splendeva Aix, città romana, la colonia
-di Sestio, con l'acque sue termali, emula di quell'altra Aix del regno
-d'Austrasia, città tanto cara a Carlomagno. Il Rodano e la Duranza
-confinavano la Provenza, che contender potea d'antichità con
-la metropoli d'Arli, culla del cristianesimo, a buon dritto superba
-delle sue romane reliquie, de' suoi circhi, de' suoi teatri, dove ben
-trentamila spettatori agiatamente sedevano sopr'ampi sedili, come
-nel Coliseo di Roma<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Al di là del Reno cominciava la Gotia o Settimania, che non vuol
-essere confusa coll'Aquitania, confinata dalla Garonna. Se il regno
-degli Aquitani vantavasi di Tolosa e d'Albi, la Gotia avea per città
-capitale Narbona, che diede il nome alla provincia romana, nel primo
-partimento delle Gallie, e Nimes, sorella vera di Roma, che conserva
-pur tuttavia i frammenti più intatti delle antichità sue, la sua
-Casa Quadrata e le sue Arene, quasi altrettanto spaziose quanto il
-Coliseo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. La Settimania era come il maggior vestibolo del regno
-de' Goti, e stendevasi oltre i Pirenei fino all'Ebro. In sulla cresta
-de' Pirenei occidentali abitavano i Guasconi, fieri montanari indurati
-alla fatica, popoli di pastori che non pativano l'estranie dominazioni,
-e verrà fra breve il giorno in cui costoro insorgeranno contro
-l'invasione de' Franchi, e le cronache risuoneranno per lungo
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-tempo della rotta di Roncisvalle, dove perirono i paladini di Carlo
-il Magno.
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo a occidente del reame de' Longobardi, erano i
-Provenzali, i Goti, i Visigoti e i Guasconi, intanto che a oriente
-altri popoli ancor serbavano la selvaggia vigoria de' tempi primitivi;
-eran dessi gli Schiavoni, i Croati, i Dalmati, padroni delle terre
-fra la Sala e l'Adriatico. A lato di Venezia, che sorgea come nata
-dall'acque, addobbata già delle ricchezze orientali, e non lungi dalla
-colonia di Giustino e dalla civiltà greca, vivean popoli tuttora
-nello stato primitivo, i tremendi Ungari, gli Avari e i Bulgari, dalla
-tralignata Bisanzio tanto temuti<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. I Bulgari, accampati intorno al
-Ponte Eusino, fondavano un regno ordinato; avevano lor capi o
-re<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>, e più tardi il cristianesimo apportava loro l'alta civiltà sua,
-però che non si vuol dimenticare come la predicazione de' vescovi
-fu di que' tempi l'impulso più potente a far che le nazioni avanzassero
-in quella, e v'ebbero apostoli ferventi, infaticabili, principiando
-da Bonifazio, il vescovo germanico, fino a sant'Anscario,
-il predicatore dei popoli scandinavi<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. I Bulgari mossero verso le arti
-e la coltura più rapidamente degli Ungari, selvagge popolazioni
-che vedremo nel secolo decimo venir a disertare il regno dei Franchi.
-I Bulgari si trovaron quasi sempre in commercio coll'impero
-di Costantinopoli, e ne imitarono gli usi.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo a tanto scrollo di popoli, quando tutti si precipitavano
-sulla vecchia civiltà, alcuni imperi tuttavia rimasero in piedi, ed
-esercitarono un'operosa influenza sull'epoca di Carlomagno: io
-intendo qui parlare dei Greci, dei Saracini, e della terra d'Italia,
-essendochè ivi le idee e le instituzioni medesime di Roma sopravvissero
-alle ruine del mondo antico. Chi si faccia a studiar bene addentro
-la storia bisantina, dee sentirsi commosso a quel carattere di
-grandezza che contrassegna fino anco il suo decadimento, chè certo
-v'ha qualcosa di lacrimabile nell'affralimento e nella debolezza di
-un vasto impero, incalzato da tutte le parti, e quasi affogato sotto
-le strette dei Barbari. Lo spettacolo di quegli eunuchi coperti d'oro,
-di quei Cesari fiaccati sotto la porpora nei marmorei loro palagi,
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-inspira pur qualche pietà alle più rigorose nazioni: ma chi poi riconoscer
-non può e salutare l'infinito incremento delle arti, la civiltà
-inoltrata, l'ordine maraviglioso che per ogni dove si manifestano
-in quell'impero? Bisanzio era la metropoli del sapere, della filosofia,
-del commercio e dell'industria; in ogni luogo dell'Asia Minore verso
-cui il viaggiatore volgesse i suoi passi, così a Laodicea come a Corinto,
-così nelle isole dell'Arcipelago come in terra ferma, dappertutto
-ei vedeva i tesori dell'industria d'una coltissima nazione: ippodromi,
-teatri, statue antiche<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>, sontuosi palazzi, ampie strade,
-flotte innumerevoli che scorrevano i mari, il maraviglioso trovato del
-fuoco greco, il traffico della porpora e della seta, un lusso che appalesavasi
-in tutti i monumenti. L'amministrazione dell'impero, le
-forme del suo governo erano un modello di gerarchia; ogni uffizio
-era segnato, ogni ordine chiamato a concorrere con la sua forza
-d'azione e di mente all'amministrazione delle provincie. Il Libro
-di porpora e d'oro regolava il governo e l'autorità di ciascuno;
-l'erario riboccava, tutto era opulenza: i Greci alimentavano la vigoria
-loro nelle guerre civili; l'indole loro antica era questa, furon
-essi mai altri al tempo di Sparta e d'Atene, e si corressero eglino
-mai? Si perdeano nelle sottili disputazioni intorno al cristianesimo,
-intorno alla procreazione del Padre e del Figlio, alla misteriosa
-Trinità, a quel modo che in altri tempi disputavano sopra tesi filosofiche
-negli areopaghi. Nè l'aspetto di sì potente civiltà lasciava
-però d'aver qualche azione sui Barbari del Nord, e gli annali di
-quei secoli attestano che i re dei Franchi chiedevan titoli pomposi agli
-imperatori di Costantinopoli<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>, e mandavano più d'un'ambasceria a
-sollecitar dai Cesari la porpora, il consolato, o il patriziato. L'ordinamento
-amministrativo di Bisanzio, e le forme sue di governo furono
-altresì, per più d'un rispetto, il fondamento e il principio delle prime
-instituzioni di ordine e di gerarchia che contrassegnarono il regno
-di Carlomagno<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<p>
-Accanto alla greca preminenza si vien manifestando il corso sagliente
-delle provincie moresche. I settatori di Maometto stanno per
-aver sì gran parte negli avvenimenti, ch'egli è impossibil sceverarli
-dall'istoria e dalle civiltà contemporanee. Fino al secolo ottavo il loro
-corso è tutto di conquiste: sono popoli armati che si spargono
-rapidamente dall'Asia e dall'Africa fino entro la Spagna e l'Aquitania,
-nè leggi altre han che il Corano, altra ragion che la spada. Il califfato,
-per ben forte ch'ei fosse in sè stesso, non potea servir di
-modello alla instituzione d'un ordinato impero in Occidente<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>: chè
-esso era un miscuglio di dispotismo religioso e politico: con amendue
-le spade in una man sola, e non altro. Quel poco che il califfato
-aver può di civile, esso lo debbe a Costantinopoli, ai Greci dell'Asia
-Minore ed all'India, ed ei toglie ai popoli conquistati, anzichè donar
-loro. Gli Arabi precedono nel medio evo gli Ebrei nel gran monopolio
-del sapere. I Saracini, torrente distruttore, s'uniscon nel settimo
-secolo, agli altri Barbari per trinciare il romano impero. Fu solo
-dopo lo stabilimento loro nelle città dei Goti in Ispagna, ch'essi
-esercitarono il poter dell'immaginazione e della poesia sui tempi appresso.
-Furon eglino i Saracini quei che recaron fra' Goti le arti e le
-maraviglie d'una più inoltrata civiltà? Sarebbe pur bello provare che
-i Goti, con quel vivo sentir loro, più donarono ai primi che non
-ne ricevessero<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. E che avean mai di comune con lo spirito e il progresso
-cristiano quei popoli che procedevano innanzi con la spada
-di Maometto in pugno? Vero è che alcune città della Spagna eransi
-fatte fiorenti sotto i Mori, che ivi sorsero le frastagliate moschee,
-fino al cielo salirono i minareti, ma qual ebber opera in questo le
-leggi e le arti della Grecia, di Roma e delle Gallie? I figliuoli del
-Profeta atterrarono più che non edificarono. Qual maraviglia che in tali
-città, come son Cordova o Toledo, Siviglia o Granata, sotto a quel
-sole, le orientali fantasie crear potessero monumenti maravigliosi? Ma
-le reliquie dell'arti che ancor si veggono sulle meschite, quei fiori,
-quelle frutta d'oro son tolte per la più parte dagli artefici bisantini.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p>
-E d'altra parte i Goti non avean essi pur qualche parte redato
-della civiltà romana? Tutto il mondo echeggiava del nome di Roma;
-l'autorità sua era in ogni parte quella d'uno spento ma immenso
-potere; non v'era città dell'Austrasia, della Neustria o dell'Aquitania
-che tenacemente non conservasse le vestigia di quel grande rivolgimento;
-non acquedotti solo, nè ampie vie segnate di tombe funebri,
-e come a dir <i>vie de' morti</i>, come a Pompei, ma sì pur
-costumanze, leggi, municipii che avean sopravvissuto alla distruzion
-dell'impero e al passaggio dei Barbari. Qua e là spuntavano instituzioni:
-i municipii, le compagnie degli artieri, i procuratori delle
-città, le leggi sulle annone, sulle magistrature, sui decurioni<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>; Roma
-e le Gallie avean segnato in ogni parte della profonda loro impronta
-le franche instituzioni.
-</p>
-
-<p>
-E' si vuol dunque far conto di siffatti elementi in ciò che costituisce
-l'opera di Carlomagno, il quale non si fa a creare altrimenti una
-cosa nuova, ma si serve dei fatti ch'egli ha sotto la mano, e gli organizza;
-egli lascia ad ognun la sua legge, ad ogni popolo i suoi
-costumi: la legge salica ai Franchi, ai Longobardi le loro formole, i
-codici loro ai Romani. Solo in mezzo a questo sminuzzamento egli
-pianta un principio di unità, toglie dal cristianesimo la sua forza
-morale, dai papi la loro perseveranza nei disegni, e nella costituzion
-del suo grande impero prende Roma per base e la Chiesa per modello.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span></p>
-
-<h2 id="cap2">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini di guerra. — Metropolitani
-e vescovi. — Fondazione dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le
-leggende. — Apostolato alle terre
-barbare. — I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. — Instituzioni
-municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-SETTIMO ED OTTAVO SECOLO.
-</p>
-
-<p>
-In sì violento tramutar d'invasioni e di conquiste non fu possibile
-alla Chiesa conservar quel carattere di regolata unità, di che il
-papato impresse più tardi la gran forma cattolica, e la società mostrava
-di que' tempi una mescolanza di leggi civili e di canoni ecclesiastici,
-una perpetua confusion tra gli uomini di guerra ed i cherici,
-tra i conti ed i vescovi. La Chiesa primitiva delle Gallie erasi costituita
-sugli antichi scompartimenti dell'Impero, colle sue provincie e le
-metropoli, partizioni territoriali già da Roma buttate innanzi al mondo.
-La <i>Gallia christiana</i> ripartiva le metropoli e le suffraganee in tredici
-provincie come la Gallia imperiale, e il metropolitano rappresentava
-nella costituzione spirituale il magistrato che l'imperatore deputava
-al governo di quelle provincie.<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gli stessi scompartimenti durarono anche dopo la conquista dei
-Franchi, se non che allora si manifestò la confusione degli uomini
-di guerra e dei cherici: il vescovo e l'abate brandiscon spesso anch'essi
-l'asta nelle battaglie, e si fan per le secolari foreste seguir
-da mute di cani e da' falconieri, e coperti d'impenetrabil ferro, duellano
-a morte<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>, intantochè l'uom di guerra, divenuto possessore, in
-vece, della badia o del vescovado, conduce su quelle pingui terre i
-suoi soldati, i suoi famigli e le sue concubine, distribuisce tra loro
-i poderi, l'entrate; vi son donne perfino, che ricevono a feudo vescovadi
-e badie: gli è un viluppo che i papi non sono ancor giunti a
-distrigare. Il diritto della conquista si mesce con le antiche leggi
-della Chiesa, lo spirito barbarico col cristiano, donde poi si ha spesso
-la spiegazione di quegli strani canoni che trovansi sparsi nella raccolta
-dei concilii delle Gallie; gli è un conflitto tra i grezzi e primitivi
-principii delle nazioni germaniche, e le massime di morale
-insegnate dalla Chiesa di Cristo, e vorrebbesi imporre un freno all'impeto
-dei sensi e dei loro appetiti che scoppiano a guisa di folgore.
-L'amor della donna è fra quelle conquistatrici nazioni il principio
-più operativo; perchè l'uom franco, quando la passion gli
-bolle prepotente in cuore, non potrà egli liberamente soddisfarla?
-Che gli fa d'esser congiunto a una compagna per tutta la vita? Che
-male s'ei tiene in casa concubine, o se la donna, ch'egli ama, sia parente
-sua in grado strettissimo! Quando il sangue parla, nessuno il può
-domare... Di tali costumanze sanno alcun poco i primissimi concilii
-delle Gallie, nè sempre hanno quel carattere di sublime purità, di che i
-pontefici improntar seppero appresso il sistema cattolico<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>: i canoni
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-stessi rivelano questo miscuglio delle idee clericali con le violenze
-degli uomini di guerra. Ai concilii non assistevan già solo i cherici,
-ma anche i conti ci venivano con le focose e brutali loro passioni;
-l'episcopato, d'origine, di consueto, romana, noverava nelle sue
-schiere alcuni di quest'impetuosi Franchi non rattenuti da freno veruno:
-onde non è maraviglia che in siffatte adunanze la purità dei
-canoni della Chiesa n'andasse di mezzo. Egli è permesso quindi agli
-uomini di guerra ripudiar, benchè casta, la moglie, nè la concubina
-v'è altrimenti vituperata, e vi son tollerati e spiegati i traviamenti
-della carne. Più innanzi occorrerà di tener dietro all'opera faticosa
-del papato per ricostituire il matrimonio e proteggere la santità del
-tetto domestico<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La partizion romana intanto delle metropoli, sopravviveva, già il
-dissi, a questa confusione delle leggi civili e religiose, e la podestà dell'episcopato
-attenevasi alla giurisdizione che altri esercitava sulla provincia
-ecclesiastica. In ogni città che fosse stata residenza del pretore
-o del magistrato era di pien diritto istituita la metropoli; ma quanto
-a' territorii di più recente acquisto al cristianesimo il deliberar delle
-instituzioni metropolitane era dei papi, e ne vediamo un esempio nel
-vescovado di Magonza. Convertito che quest'ampio borgo fu da san
-Bonifazio alla fede di Cristo, Zaccaria scrisse che ivi fosse stabilita
-la sedia del metropolitano<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, potendo questi di colà vigilar tutta
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-la Chiesa della Germania e san Bonifazio continuar sotto il piviale e
-la mitra episcopale la sua predicazione<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. Curioso è questo carteggio
-dei papi, dei vescovi e dei concilii; ivi Roma è oramai l'autorità che
-altri viene a consultare in tutte le quistioni di morale, e par che il
-papa, perseguitato com'è dentro alla città santa dai turbolenti patrizii,
-domini il mondo cristiano non altro che col principato della parola.
-Cotesto lavoro è un lungo conflitto, finchè la suprema autorità papale
-assume nel secolo undecimo, sotto Gregorio VII, l'universal dittatura,
-per ben dell'universa morale e dell'ordinato principio del governo<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Presso alla instituzione gerargica dei vescovi troviamo la fondazione
-dei monasteri, che tanto con l'opera contribuirono alla civiltà del
-mondo cristiano. In mezzo alle invasioni dei Barbari, le anime stanche
-del mondo e delle sue agitazioni si consacravano alla solitudine ed
-a Dio, e la maggior parte delle basiliche che noi vediamo oggidì,
-quelle ruine, quegli avanzi, ci additano la grandezza insieme e la
-sorte degli ordini monastici nelle Gallie. Il secolo settimo andò principalmente
-famoso per la fondazione di badie e di monasteri. Chi cerchi
-le origini delle città di Francia, delle grosse borgate, dei villaggi,
-troverà che la più parte riconoscon la loro fondazione dal monasterio,
-edificato in origine con meravigliosa simmetria nei luoghi più inculti.
-Dapprima innalzavano un devoto oratorio, un romitorio al deserto,
-come dice la cronaca, poi v'aggruppavano intorno alcune celle, e una
-comunità religiosa mutava questo romitorio in una famiglia nella quale
-oravano, lavoravano e digiunavano in onore di Dio e ad edificazione
-degli uomini<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Ampliate di poi queste celle, pie confraternite mutavano
-la cappelletta in basilica, e se accadeva che qualcun di quei santi abati
-morisse martire o confessore, si raccoglievan le sue relique, le gocce
-del suo sangue, le preziose sue ossa, e foggiavasi nel monastero a
-deporvele, un'area di forme bisantine con l'effigie del Santo; e da
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-tutte le parti accorreva qui gente in pellegrinaggio, però che quell'arca
-rifugio degli infermi e dei tapini avea grido di miracolosa. Ma
-se i pellegrini accorrevano, e sempre più folta si facea la turba loro,
-convenia pur provedere a ospitarli, e a quest'uopo si costruivan da
-prima alcune case di legno, alcuni modesti abituri; poi fra breve ci
-vennero a gara i mercadanti ad offrir le loro derrate e ad esercitar
-l'industria loro, in quella guisa che venivano e facevano alle fiere di
-San Dionigi; quindi le fiere e i mercati che ottenean lettere patenti
-e privilegi in nome dell'abate, e poi del conte o del re; quindi l'industria
-per tutto ivi d'intorno, sì che al fianco del monastero edificavasi
-un borgo, e il borgo poi si convertiva in città. Tale si fu l'origine
-della maggior parte fra le città della Francia, cui grato il popolo,
-dotava del nome d'un santo tutelare: celle e romitorj, arche benedette,
-fiere e borghi furon cagione ed origine della fondazion di luoghi cittadinati
-nelle Gallie, e le sconoscenti generazioni indarno si affannano
-di cancellar queste memorie, ch'elle rimangono incrostate nei
-marmi, a quel modo che scritte nelle carte antiche della patria<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Curiosa è la geografia monastica delle Gallie nel settimo secolo, però
-che addita il progresso e lo svolgimento dell'amore alla regola, dir
-potendosi che in ogni luogo dove fondasi un monastero, ivi s'inchina
-ad un più perfetto ordinamento della società. Nella Neustria,
-le badie e i monasteri vengon multiplicando, ivi lunga schiera di
-gran santi, con le loro leggende, si mostra; tutti resero smisurati beneficj
-alla civiltà di quelle contrade, pur or disertate dall'invasione
-dei Barbari. Ecco i due Germani le reliquie dei quali adoravansi nei
-monasteri edificati sulle rive della Senna: l'un d'essi san Germano, l'antico
-vescovo d'Auxerre (l'<i>Auxerese</i>, come le leggende il chiamano),
-l'altro san Germano ai Prati, nelle fiorite praterie, sulle quali sorse
-poscia l'Università; ecco santa Genoveffa al Monte, monumento alla
-memoria della vergine di Nanterre, che salvò il paese dai guasti dei
-Barbari, e preservò dalla fame Parigi. Indi a due leghe sulla Senna
-ecco san Dionigi famoso pel suo tesoro, per le sue cronache, per le
-sue fiere e pe' suoi <i>landiti</i><a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>; san Dionigi dove scriveasi la storia del
-paese per atto di religione e di patria devozione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-</p>
-
-<p>
-Pur prezioso è il catalogo dei santi nazionali della Neustria! Gervasio,
-Eligio orefice, Landry, il fondator degli ospizj, Meri o Mederico
-tutti artieri o cherici, l'arche dei quali, costrutte nelle basiliche in
-onor loro, splendevan d'oro e di gemme più che le corone dei re.
-Sant'Ovano di Rouen, san Martino di Tours e san Vandrillo di Piccardia
-aveano le ospitali lor celle; san Bertino vedeva edificare il monastero
-di Sithieu; sant'Uberto correndo i boschi, convertiva alla
-fede i selvaggi abitatori delle Ardenne, più barbari delle fiere medesime;
-sant'Uberto, diss'io, le cui reliquie sanavano i morsicati
-dagli animali arrabbiati: che non potea la fede sul morale dell'uomo!<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>
-All'estremità dell'Oceano, sur un promontorio chiamato il sepolcro
-e il pericolo del mare, quando ivi a romper venivano gli agitati
-e spumanti suoi flutti, edificavasi il monastero di San Michele<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> a
-salvamento de' marinai, mentre san Bonifazio fondava in Germania,
-sopra una pacifica riviera, la badia di Fulda dove aveasi a scriver tra
-i lavori della terra pur allora dissodata, gli annali de' carolingi<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>.
-Nella Neustria, nell'Austrasia, in Aquitania e in Germania, s'instituivano
-dappertutto monastiche instituzioni, sotto il patrocinio di santi
-nomi; le comunità religiose piantavan le viti sui colli del Reno e del
-Rodano, aravano per la prima volta le vaste pianure, introducevano
-l'ordine, il lavoro, la regola, la gerarchia, e fondavano l'ampie città
-che portano tuttora i nomi loro così nella Germania come nella Gallia<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Da queste fondazioni monastiche inspirate furono le leggende, tradizioni
-poetiche del cristianesimo, drammi colorati che miravano ad
-insegnare al mondo con l'intervenimento del cielo le verità morali, e le
-leggi dell'umanità. In tutti i tempi la riconoscenza degli uomini ai
-grandi benefizi appiccò alla storia dell'uom di mente sovrana, e al
-benefattore del genere umano, alcun che di maraviglioso: alle azioni
-vere della vita vien quindi a congiungersi la parte dorata, e si copre
-d'oro e di rubini il modesto sepolcro in cui deposte sono le sue
-reliquie. Così fa coi santi la leggenda, racconto entusiastico di quanto
-il servo e il discepolo videro o udiron della vita di colui l'ossa del
-quale riposano nell'arca preziosa; e questi maravigliosi racconti, quasi
-tutti contengono una lezione di morale; ai tumulti della guerra, alla
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-foga dei Barbari, i leggendari contrappongono le dolcezze della solitudine,
-lo spettacolo della tranquillità e della pace. Se gli uomini di
-guerra, violenti e rissosi, opprimono i servi ed i piccioli che lavoran
-la terra, le leggende raccontano come la mano del conte (del <i>graff</i>
-e dell'<i>hern</i>) s'è inaridita nel dar di piglio alla sostanza del popolo,
-o al reliquiario della Chiesa; come i prieghi e le ammonizioni d'un
-santo, arrestarono i conquistatori; il digiuno, l'astinenza, fanno ivi
-contrapposto alla cupidità degli uomini di guerra, che si divorano il
-bene del povero, e fan le corpacciate di cacciagione nei loro conviti.
-Se alcun di quei furiosi conti, caccia dal talamo nuziale la casta sua
-sposa, la leggenda narra bentosto come la morte lo ha colto in mezzo
-a' suoi carnali banchetti<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>; ivi un povero servo che s'è fatto monaco
-o eremita, esercita, per mezzo de' miracoli, maggior potere che non il
-conte e il duca, chè alle sue preci accorrono le celesti legioni, ed i diavoli
-sono gli strumenti che adoprano le leggende a far stare a segno
-il malvagio.
-</p>
-
-<p>
-Le vite dei santi sono il racconto più schietto di que' tempi, esse
-affidano i deboli, e spaventano i potenti; nei Bollandisti, più che altrove
-è da imparare il medio evo; Plutarchi della solitudine che descriveano
-con fede i miracoli onde il debole era stato salvo dalla vendetta
-del forte. Le leggende furon l'unico freno per avventura onde
-la società fu salva dalle violenze della guerra; questi miti del cristianesimo
-erano in armonia con lo stato sociale; vi furon luoghi sacri
-contro la violenta man del soldato, vi furon deboli risparmiati, vi fu
-una morale mantenuta per le vive impressioni della credenza: leggete i
-miracoli di san Germano descritti da frate Aimoino<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>; la storia di
-san Benedetto, il predicatore dell'Inghilterra; la vita di Martino da
-Tours, e vedrete che l'esempio di questi uomini pii aveva preparato
-e indirizzato le generazioni verso una via migliore. In una società
-ancor selvaggia, era pur bisogno di queste umane leggende, che nobilitasser
-la donna, proteggessero i deboli fanciulli, i servi, le città, i
-mercati e i pellegrini. E tu nobile, Genoveffa del Brabante, non eri
-tu ivi la donna perseguitata dal traditore e dal forte dalla man di
-Dio guidata e salvata dagli oltraggi dello sleal maggiordomo?<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alcune di tali leggende raccontan la vita errante dei Santi che si
-consacrano all'apostolato in terre incognite, e se la maggior parte dei
-monaci si chiudono in cella per insegnare al mondo esservi una felicità
-in cospetto di Dio e di sè stesso, e se altri pregano e digiunano
-per avvezzare il mondo alle mortificazioni, mentre gli uomini di
-guerra ingrassan di selvaggina fra gli stravizzi del convito, altri cherici
-si votano alla vita errante per bandire la parola di Dio, e appunto
-quando la società è più circondata di Barbari estranei alla civiltà e
-alla fede cristiana, vescovi pieni di fervore s'avviano ver quelle inospiti
-contrade per predicare e convertire. San Benedetto Biscopo o Bischopo<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>,
-ammaestra i popoli dell'Ettarchia sassone; Vilfredo o Bonifazio,
-sassone anch'egli, si fa apostolo della Germania, e fonda di mano
-in man ch'ei passa città e monasteri nell'Assia e nella Turingia dalle
-scure foreste<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Tutti quei paesi son coperti di barbare torme; nelle
-Ardenne pure son popoli selvaggi; vi si adoran gl'idoli del mondo
-antico, ma nulla fa dare addietro gli apostoli, nè la crudeltà de' Frisoni,
-nè l'odio efferato dei Sassoni contro le massime e le leggi del
-cristianesimo. Muovono essi per insegnare la verità senz'altro portar
-seco che alcune lettere dei papi e dei principi, e predicano per annunziare
-in ogni luogo il vero Dio, la santità del matrimonio, la vita e
-la missione di Cristo. Spesso a coronamento dell'opera loro, quegli
-apostoli patiscono il martirio, un tumulto di popolo gli sacrifica appiè
-degli idoli, e cadon sotto l'asta o la scure. Così finì san Bonifazio<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>
-sull'indomita terra dei Frisii, che gli strapparon le viscere, e
-sfragellarono il cranio contro quelle pietre insanguinate.
-</p>
-
-<p>
-Le ossa de' martiri eran quindi a gran cura raccolte e incassate nei
-reliquiarii, che le chiese chiamavano il loro <i>tesoro</i>: tesoro infatti di
-fede e di protezione pel tapino e pel debole! Quei reliquiarii chiudevano
-preziosi avanzi, e eran coperti d'oro, tempestato di pietre, di
-smeraldi, di topazii che splendevano a par della luce del giorno. Quelle
-arche eran l'oggetto dell'adorazion dei fedeli, i quali venivano a deporvi
-sopra i loro presenti; la sanna del cignale che li minacciò,
-l'azza che rimbalzò sulle teste loro; servi, popoli, Romani e Franchi
-accorrono per pregare intorno a queste reliquie ch'essi accompagnano
-in solenne processione, tra i profumi dei fiori e degli incensi. Se Dio
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-nega il ristoro della pioggia all'arse campagne, ecco aversi ricorso al
-sacro reliquiario, per ottener la benefica inaffiatura; se il morbo e la
-fame affliggono il paese, ecco un concerto di comuni preghiere d'intorno
-all'arca: essa è il tesoro e la ricchezza della chiesa; vi si depongon
-voti, e lampane, si prega e si digiuna in onor suo. Sul modello
-di siffatti reliquiari si costruiscon le cattedrali lombarde e
-bisantine del settimo secolo; ognun si gloria ed onora d'imitare in
-tutto le tombe dei Santi; le vengon trasformate in basiliche, a quel
-modo che prima le furon foggiate in argento puro o dorato, secondo
-che usava l'orafo Eligio, il possessore e l'artefice del reliquiario di san
-Martino di Tours. Un piccol frammento dell'ossa di qualche vescovo
-in venerazione fu spesso origine e cagione di que' bei monumenti del
-medio evo, pantei cristiani sparsi qua e là; ogni cattedrale ha la
-sua leggenda, ed ogni leggenda la sua cattedrale. I racconti sulla
-vita de' Santi son la più curiosa lettura che far tu possa intorno al medio
-evo; ci vedi predicata la temperanza, la castità, i digiuni, quasi
-provisioni di polizia e fame disciplinata nelle grandi fami sì frequenti
-a quei tempi; tu ci vedi esempi di moderazione. In mezzo a una società
-violentemente scossa e agitata, la vita monastica fu come un
-contrappeso posto di rincontro alla vita operosa e violenta dell'orde
-barbare; la solitudine del monastero forma riscontro alla foga errante
-delle popolazioni germaniche<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L'azione de' concilii, benchè irregolare ancora, venne in aiuto delle
-leggi politiche per l'ordine della società, e questi concilii furono nelle
-Gallie frequenti al secolo ottavo, però che grande essendovi la rilassatezza
-dei costumi, e' conveniva, per reprimerla, aver ricorso alle leggi ecclesiastiche.
-Questi atti ritraggon del mescuglio pur sempre degli uomini
-di guerra e dei cherici: una cosa v'è confusa con l'altra, nulla v'è di
-distinto, una disposizione meramente ecclesiastica, è accanto d'un atto di
-polizia sociale. Le regole del matrimonio occupano principalmente i concilii,
-chè le passioni dei sensi sono le più difficili a domare fra le
-nazioni selvagge, signoreggiate come sono da ogni cosa che venga dai
-moti del sangue, come a dir l'ira e l'incontinenza. La disciplina dei
-cherici occupa il primo luogo, chè egli è d'uopo prima introdur l'ordine
-della Chiesa per farlo poi prevalere nella società. I concilii di
-Verberia<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> e di Nantes possono aversi in conto dei due estremi del
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-sistema ecclesiastico, per tutto il durar d'un secolo, nelle Gallie. Il
-concilio di Nantes<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> antichissimo, serba una sembianza romana, nè
-ivi è trattato se non della clerical disciplina. — Deesi ascoltar la
-messa alla sua parrocchia; ogni domenica, si domanderà, dalla porta
-della chiesa, se ci sien persone in nimistà fra loro, e dovranno prima
-della messa rappacificarsi. I cherici non potranno coabitare con
-donne, nè sarà pur lecito a queste, in chiesa, accostarsi al coro. Le
-sepolture si faran sotto il portico delle chiese o nell'atrio; nessun prete
-aver possa più d'una chiesa, e la decima altro non è per essi che
-un sussidio pei poveri e pellegrini. Lecito è ripudiar la moglie per
-causa d'adulterio; il pasto del prete consiste in un pezzo di pane
-e in una tazza di vino; l'omicida è punito con quattordici anni di penitenza;
-alle donne non sia lecito ingerirsi nelle cose pubbliche, ma
-attendano ai lavori dell'ago; niuno può tramutarsi da un luogo all'altro
-senza il beneplacito del vescovo. Si facciano al più presto atterrare
-gli alberi druidici, pe' quali il popolo conservi ancor qualche
-venerazione, e si distruggan le pietre dalla superstizione degli antichi
-Galli consacrate alle divinità ignote<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>.
-</p>
-
-<p>
-All'altra estremità del periodo, il concilio verberiense ritrae de' costumi
-della nazione conquistatrice, e dir puoi che se il concilio di
-Nantes è romano quello di Verberia è franco; ond'è che men rispettata
-v'è la continenza, e si suppone possibile il caso d'un prete che
-siasi sposato con la propria nipote, e moltiplicate vi si trovan le
-cause del ripudio, e preveduti vi sono svariatissimi casi d'incesto o
-d'adulterio, come se frequenti fossero, e non vi appar niente custodita
-la castità del domestico tetto. — Se alcuna moglie si duole, così
-il concilio, che il marito non abbia mai consumato il matrimonio,
-vadano entrambi alla croce, e se vero è quanto la femina afferma,
-sieno separati, e sia libero a lei di fare il voler suo.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> — Rinnovasi ai
-cherici il divieto di portar armi, il passatempo loro più caro; si pongono
-restrizioni alla caccia, e pene per gli omicidj; gli è un codice
-di polizia sociale. Questi concilii provinciali non hanno carattere alcuno
-di universalità, sono anzi spesso al tutto speciali ad una metropoli, a
-una città, a un distretto diocesano; sol qualche volta comprendono
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-tutte le chiese delle Gallie<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. In caso alcuno essi stender non si possono
-alle leggi generali della Chiesa; son come addizioni ai capitolari,
-ai diplomi, agli atti dei consigli reali. Nel secolo ottavo si vien
-formando una mescolanza di leggi religiose. E qual differenza puoi
-tu trovar fra i concilii e i capitolari? Quelli e questi trattano egualmente
-della Chiesa, del popolo, delle leggi penali e degli editti civili;
-vi son capitolari che si frammettono della disciplina episcopale,
-e vi son concilii che si frammetton dei Conti d'un borgo, e
-degli inviati regi, per una perfetta confusione di tutti i sistemi. Invano
-tu sceverar vorresti per metodo la costituzion civile dalla ecclesiastica,
-chè elle si incastran pur sempre, e si attraversano nei medesimi
-codici<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E qual era poi questa costituzione civile nel secolo ottavo? Le società
-politiche, non provan pure per la conquista alcun compiuto e assoluto
-cambiamento; le masse son di granito, e quando già esiste una
-civiltà, il sopravvenire e stanziarsi d'una nuova generazion di conquistatori,
-non distrugge altrimenti l'antico ordine sociale, egli è come
-se tu dicessi uno strato nuovo di terra che viene a porsi sul vecchio.
-Quindi è che i Romani si stabiliron nelle Gallie con le loro larghe e
-vigorose instituzioni, e non pertanto le costumanze dei Galli rimasero,
-chè non si distruggon così a un tratto le tradizioni di un popolo, e
-i costumi sopravvivono per gran tempo anche dopo che la conquista
-si sia raffermata. Tal pure avvenne dei Franchi, nè altro che per
-ispirito di sistema creder si potè al rapido passaggio da un ordine
-sociale all'altro.
-</p>
-
-<p>
-Chi esamina da presso i documenti dell'epoca gallica, romana e
-franca, ben s'avvede che l'indole originaria conservasi delle tre nazioni
-e ne ritraggono i costumi del paro e le leggi, avendo la conquista
-lasciato sopravvivere una moltitudine di principii antichi nello
-stato delle persone, delle città e delle possessioni territoriali.
-</p>
-
-<p>
-Il primo carattere che riconoscer si dee in questi tempi, si è la
-personalità delle leggi o dei codici applicabili a ciascun popolo; qui
-ancor non è proposito di nazioni stabili, ma sol di tribù, ognuna
-delle quali conserva i suoi titoli e le sue politiche instituzioni. I Galli
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-e i Romani hanno il codice teodosiano<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>; i Franchi la <i>lex salica</i>
-o <i>ripuaria</i>; i Longobardi <i>le leges Longobardorum</i>; i Visigoti, i concilii
-de' vescovi, che tolgono dalle leggi di Roma i più dei prescrivimenti
-loro<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. Nulla v'ha di territoriale, sì che quando i Franchi e i Borgognoni
-si tramutano in altre terre, eglino il fanno seco recando il loro
-codice particolare. Onde lo stato delle persone all'ottavo secolo, vien
-regolato per mille diverse forme dalle leggi proprie a ciascun popolo:
-servi, uomini liberi, uomini di guerra, vescovi, conti, tutti hanno lor
-privilegi scritti nella loro speciale legislazione. Posa in falso chi afferma
-che i Romani o i Galli furono tutti servi o soggetti a un dominio
-esclusivo sotto la massa dei Franchi, accampatisi come conquistatori,
-sulle terre degli antichi possessori; chè vescovi, cherici e
-conti appartenevano spesso alla razza gallica e alla romana, nè questa
-civiltà s'è altrimenti cancellata, ma sì mescolata e confusa, però
-che quando un popolo è giunto sì alto, la conquista s'accompagna
-sibbene ai fatti antichi, ma non li distrugge.
-</p>
-
-<p>
-La società gallica prima dell'epoca carolingica si manifesta in tutto
-e specialmente nella costituzione dei municipii; chè la comune non
-nacque già spontaneamente nel secolo decimo come un fatto della sedizione<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>,
-nè le instituzioni municipali uscirono altrimenti dal popolo
-in un giorno di tumulto e di bollore nei servi. Tutta la Gallia romana
-era coperta di città, di comuni, coi loro privilegi e le loro curie:
-al mezzodì Arli, Aix, Carpentrasso, Marsiglia, Frejus; al settentrione
-Amiens, Auxerre, Tournai, San Quintino. In tutte le quali città
-troviamo lo stabilimento compiuto della curia e dei magistrati municipali,
-e ve n'ha un ordine intero, e la legge <i>Julia municipalia</i> ordinava
-la polizia nelle città delle Gallie<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. Roma ammetteva le comunità
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-municipali, la libera elezione dei cittadini, e i collegi dei negozianti
-e i merciai, e i <i>nautes</i> della Saona e della Duranza avean conservato
-gran riputazione nei fasti dell'Impero<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>; nè le instituzioni erano
-ponto sparite al passaggio della conquista e moltissimi municipii s'erano
-serbati in piedi attraverso dei secoli.
-</p>
-
-<p>
-Nello stabilimento dei Barbari v'ebbe per avventura più ordine che
-altri non crede. Fecesi una specie di spartizione: in un luogo i vinti
-obbligaronsi a lavorar la terra mediante tributo; altrove le parti furon
-più eguali, la civiltà romana sopravvisse, e Clodoveo, se stabilir
-volle le condizioni del suo governo, fu obbligato di accettare la religion
-dei Romani; la santa leggenda di Clotilde fu come il simbolo di questo
-passar dei Franchi ai costumi e agli usi cristiani, e Clotilde fu la
-imagine dell'antica patria, dinanzi alla quale s'inginocchiò il capo dei
-Barbari. Ond'è che in ogni luogo si trovano, sotto la prima schiatta,
-vestigia d'anteriori instituzioni. Se i Franchi salii o ripensi conservaron
-le leggi loro, i Romani ed i Galli conservaron anch'essi le loro
-prische instituzioni: le leggi imperiali quelle divennero della Chiesi e
-del clero, e i concilii ritraggono dei forti studi che i vescovi hanno
-fatto dell'<i>Instituta</i> e del codice teodosiano<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. I quali studi influiscon
-pure sulle leggi dei re Franchi, e vedesi ch'eglino hanno studiato la
-legislazione di Roma, i preamboli degli editti de' Merovei manifestando
-questa inclinazion loro verso i codici, conservatisi come tradizioni fra
-i Galli soggetti a Roma. Le formole quasi tutte son compilate con
-questo spirito<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, e i re merovingi si studian di piegar i fieri loro
-compagni ai più miti costumi dei vinti. «I Franchi, dice Agatia, hanno
-per sè accettata la maggior parte del diritto romano; si governano
-con le medesime leggi, si maritano alla stessa foggia de' Romani, hanno
-abbracciata la religione di questi, però che i Franchi son tutti cristiani
-e cattolici, hanno magistrati e vescovi nelle città loro, nè in altro
-diversano dai Romani, che nel vestire e nella favella<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quest'è un fatto che importa moltissimo notarlo, perch'esso stabilisce
-e comprova gli elementi di cui si servì Carlomagno a compier la
-sua grand'opera, nella quale non ebbe ad impiegar solo la civiltà
-franca e germanica, ma sì ancora ad invocar la forza cristiana e pontificia
-mista con le rimembranze di Roma. Le greche e bisantine instituzioni<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>
-anch'esse sovraneggiavano i Barbari, e il codice con le
-<i>basiliche</i> conservato aveano la riputazione e l'autorità loro; Galli,
-Romani, Franchi, tutti si mescolarono insieme dinanzi agli altari nella
-comunione di Cristo. I codici serviron di base ai concilii ed ai capitolari,
-e ne scorgiamo i vestigi fin entro alle formole de' conquistatori,
-i quali ebbero certe loro speciali costumanze, che in breve si
-confusero. Le curie, i municipii furono il principio de' comuni; le magistrature
-si perpetuarono sotto altri nomi, le comunità e compagnie
-delle arti<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> si mantennero in condizioni pressochè simili alle
-antiche.
-</p>
-
-<p>
-Se Galli e Romani in gran quantità si trovaron ridotti allo stato
-di coloni, i Franchi rimaser liberi e fieri, ed ecco una delle prime
-distinzioni. Più forte era l'ammenda che dovea pagar chi avesse ucciso
-un Franco o un Romano, e il vincitore fu esente d'ogni gravezza,
-nè ad altro era tenuto che a servire con la persona in caso di guerra.
-Eccetto queste distinzioni, non vi furon tra le razze conquistatrici e
-conquistate assolute ripartizioni o separazioni compiute; il trapasso
-da uno stato sociale all'altro fu quasi insensibile; i Franchi non contrassegnaron
-altro che per breve momento della tradizion germanica
-le terre soggette, e i Carolingi furon per avventura la manifestazion
-più fiera di questo spirito della conquista. La potenza dell'incivilimento
-e delle sue maraviglie è sì grande, che noi vedrem Carlomagno,
-nipote di Carlo Martello, il prefetto di palazzo<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, il Germanico
-per eccellenza, imprimer sovente gli atti suoi e le sue leggi dello spirito
-romano. Forsechè il finale intendimento di Carlomagno, suggeritogli
-dagli imperadori e dai papi, quello non fu di ricostituir l'impero di
-Occidente sulle fondamenta e sulle tradizioni di Roma?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span></p>
-
-<h2 id="cap3">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI
-E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica. — Lingua
-romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti
-romane, bisantine, franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche
-de' Santi. — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure — Gli
-Ebrei nel medio evo.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-SETTIMO ED OTTAVO SECOLO.
-</p>
-
-<p>
-Sì forte erasi stabilito nelle Gallie il dominio romano che ivi, fin
-dal quinto secolo, regnar solo si vide l'autorità della grande sua letteratura.
-Sotto il governo d'Onorio, le Gallie fiorir videro rinomate
-accademie, ed ognuna delle tredici provincie ebbe le sue scuole, i
-suoi insegnamenti foggiati sulle norme generali che Roma diede al
-mondo<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. In breve anche le accademie galliche salirono in fama. Lione,
-Arli, Sens, risonarono per gran tempo delle grammaticali disputazioni;
-la Gallia narbonese ebbe i suoi poeti ed i suoi prosatori al pari della
-lionese e della belgica, e videro i lor portici popolati da migliaia
-di scolari, che si destavano al canto del gallo, a simiglianza de' clienti
-di cui parla il Venosino. I Romani aveano ai Galli ceduti gli usi e i
-costumi loro, e l'imperator Caracalla, col dare a tutti il titolo di
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-cittadini, avea distrutte le distinzioni della conquista. I Galli aveano
-tradizioni lor proprie, e storie ed annali della patria che si conservavano
-nei templi<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Le instituzioni e le lettere druidiche venner di
-questo modo a mescersi cogli insegnamenti di Roma, e quando i Franchi
-si stabilirono alla volta loro nelle provincie soggiogate, quando
-i figli di Clodoveo allargaron dappertutto intorno il loro dominio,
-anch'essi recarono i canti dei loro antenati, e le tradizioni germaniche
-sì comuni fra i popoli settentrionali.
-</p>
-
-<p>
-Nella Gallia quindi tu trovar puoi tre letterature ad un tratto,
-l'una di rincontro all'altra, le quali tutte a vicenda si prestano lingua,
-parole, pensieri. La prima gallica unicamente, coll'impronta della
-religione e dei costumi de' Druidi; la seconda classica e romana, però
-che i conquistatori per ogni luogo spargevano la lingua e i libri loro;
-nelle città galliche divenute municipii, si studiavan Cicerone, Lucrezio,
-Virgilio, e nelle scuole di Lione, di Bordò e di Lutezia<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> leggevansi
-e recitavansi i papiri della Grecia e di Roma, a tutto che si
-aggiunser da ultimo le tradizioni franche e i canti della Germania
-che raccontavano i gloriosi fatti dei guerrieri conquistatori. Questo
-mescuglio di letterature appar nel settimo secolo e nell'ottavo; nulla
-v'è di chiaro, nulla che tenga d'un'origine sola; nei monasteri, nelle
-scuole, si commentano i Padri della Chiesa, gli autori di Grecia e di
-Roma, ed a persuaderli che il clero di que' tempi era molto innanzi
-nello studio dei classici greci e romani, ti basta lo scorrere i testi di
-Gregorio di Tours e di Fredegario, dove frequenti sono le citazioni di
-Omero e di Virgilio; qualche volta pare i filosofi dell'antichità vi son
-citati insiem co' santi Padri, e chiamati con le loro sentenze in sussidio
-della religione. I vescovi e i cherici, poco men che tutti Galli,
-addomesticati com'erano con gli studi graditi del foro romano, da sè
-sdegnosamente gittavano il nome di Barbari, ogni monastero era
-una scuola di sapienza in cui insegnavasi la grammatica, la filosofia
-e la storia. L'incivilimento, nel passar ch'esso fa sopra un popolo, vi
-lascia profonde vestigia, ond'è che i cherici de' Galli andavan superbi
-della sapienza di Roma, e i popoli de' medesimi conquistatori si addomesticavano
-cogli studi dell'antichità.
-</p>
-
-<p>
-La letteratura franca si ristringe, al pari di tulle le tradizioni primitive,
-in canti narrativi, racconti dei guerrieri e dei poeti. Egli si volea
-ben conservar la memoria degli antenati, dei gloriosi fatti d'armi
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-che aveano illustrata la conquista; quindi gli scaldi sono in ogni
-luogo, chè in ogni luogo dove sono foreste e are sacre, e popoli
-conquistatori, sono anche sempre bollenti fantasie che trasmettono ai
-posteri la memoria dell'eroiche azioni<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Nessun grande poema abbiamo
-che si colleghi a quest'epoca, ma solo brani spicciolati di opere
-più compiute. Le leggende non furono se non canti narrativi più specialmente
-monastici; gli studi giaceano confinati entro le celle; ivi
-manoscritti, pergamene, papiri venuti da Roma e da Costantinopoli; ivi
-si scrivean le cronache nazionali, ivi consacravasi la memoria del passato;
-la scienza venne dagli studi monastici. Tutte le opere di quel
-tempo danno a divedere una mescolanza d'idee romane e di germaniche;
-non v'è cosa che abbia interamente serbato il suo carattere;
-le prime orme della civiltà si confondono naturalmente e calcan fra
-loro.
-</p>
-
-<p>
-Questo tramestio accade in ispecialità nella lingua e nella grammatica.
-Niuno dubita che i Galli non avessero un idioma con le sue regole
-e i suoi principii; questa lingua celtica fu parlata su tutto il
-territorio della Gallia, dalla Somma fino al Rodano, e i Romani che
-la trovarono stabilita nelle provincie, la rispettarono come eran usi di
-fare con ogni antica instituzione dei popoli; ma pure il latino diventò
-la lingua usuale di tutte le amministrazioni, del pretore e dei
-tribunali stabiliti nella Gallia. L'idioma celtico fu lasciato al popolo,
-e il latino divenne la lingua delle genti civili, nè guari andò che a
-questi due idiomi venne anche a mescolarsi la lingua germanica parlata
-dai conquistatori; ond'è che allor si vide la medesima confusione
-che nella letteratura; v'ebbe un parlar volgare, composto di tutti gli
-idiomi; la lingua latina si corruppe, e vi si mescolaron franche desinenze,
-e vocaboli celtici. I diplomi e le croniche di quel tempo
-comprovano questa confusione, che precedette la formazione d'una
-lingua regolata<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La scrittura soggiacque alla medesima alterazione, onde i diplomi
-merovingici a stento si possono leggere, mal formati sono i caratteri
-romani e i corsivi, nè più vi si scorge orma di quella regolarità che addita
-e distingue la scrittura carolingica, nei manoscritti principalmente,
-finchè anche questa si perde in una nuova confusione ai tempi rozzi
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-e feudali. I diplomi merovingici si trovano scritti sovente sopra il
-papiro, già principia l'uso dei monogrammi, e i sigilli consistono generalmente
-in pietre antiche; i caratteri sono lunghi e male segnati,
-numerose e imbrogliate le abbreviazioni. Questa forma di scrittura
-de' tempi merovingici, tu l'incontri sulle lapidi sepolcrali, nelle iscrizioni
-del pari che nei diplomi; essa è contrassegnata d'un carattere
-suo particolare, e prova il poco progresso degli usi civili. Un picciol
-numero di diplomi è sopravvissuto alla gran distruzione del tempo,
-e si vede che all'età de' Merovei primeggiano i caratteri cubitali.
-</p>
-
-<p>
-In que' tempi d'agitazione e di conquiste, la scienza si riduce a pochi,
-primordiali elementi; il mondo antico non è gran fatto innanzi negli
-studi speciali della natura, e nella cognizion delle cause che muover
-fanno gli enti animati; niun vestigio si trova di matematica, la
-scienza del calcolo non esce dalle semplici operazioni usuali; si conta
-alla maniera dei Romani, e si misura secondo la consuetudine dei
-Galli. Gli ordinamenti ecclesiastici soli obbligano i cherici e i fedeli
-a qualche studio, a qualche astronomica cognizione; le feste mobili
-son regolate sulle vicende della luna; è mestieri saperne il corso per
-determinare le quattro Tempora, fondamento di tutti i calcoli dell'anno;
-i calendarii muovono dalle due feste di Pasqua e di Natale; si contano
-meno i giorni che le solennità; le cronache fanno perpetuamente
-menzione dell'epoche cristiane, e le riferiscono alla vita degli uomini<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>.
-«Carlomagno passò a Fulda la Pasqua, il Natale a Magonza, la Pentecoste
-a Quercy o a Compiegne». Tali son le ripetizioni delle
-cronache; pochi i calendarii regolari, tutti sono composti per istrane
-forme, e i segni dello zodiaco tolti a prestito da Roma e dalla Grecia.
-Le ore si contano con l'aiuto dei taciti oriuoli a polvere che
-divengono i misuratori del tempo. Gli studi degli astri sono reminiscenze
-quasi tutte delle scuole alessandrine, e la meccanica principalmente,
-nel progredir ch'ella fa, è piuttosto una scienza di destrezza,
-che un calcolo di sapiente geometria.
-</p>
-
-<p>
-Le arti, la musica, la pittura, l'architettura, prendon anch'esse la
-sorgente loro più pura negli studi di Roma e della Grecia. Lo studio
-solenne del canto fermo, è impresso d'un carattere germanico; se
-un concerto di voci soavi nella Chiesa romana e pontificale, produce
-maggior varietà, e dona di maggior dolcezza i sacri cantici; il canto
-fermo, grave, appartiene in essenza a un'origine franca; il falso bordone
-che sembra la voce del tuono, i punti di contrabbasso, e il fagotto
-non vennero da costumanze italiane, greche o longobardiche,
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-ma di origine franca com'ei di necessità sono, anche austeri sono
-come il grigio cielo del Nord, come le selve druidiche, come il freddo
-marmo delle cattedrali. Lungo tempo durò la contesa del canto germanico
-contro il canto romano; le cattedrali franche sostenner come
-proprietà loro il canto fermo e le antifone dei loro maggiori, e i canti
-romani ebbero assai da fare a introdursi nelle basiliche della Gallia<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L'epoche differenti dell'arti architettoniche non posson mai, nè debbono
-essere insieme confuse; i monumenti gallici, informi quasi tutti,
-ti presentan l'immagine di templi appena scalpellati, di are druidiche
-seminate qua e là in vaste pianure, in mezzo alle lande, nelle
-mobili arene. La grande scuola romana che fa mostra di sè ne' bei
-monumenti delle città di Arli, di Nimes, d'Autun e di Sens, sparisce
-nella distruzion dell'impero, e altre idee soprarrivano insiem coi conquistatori.
-Al cristianesimo ripugnan le forme dei templi dedicati
-agli Dei del mondo antico, vuole aver un concetto suo proprio, e
-crea la basilica quale ancor la vediamo in qualcuna delle primissime
-chiese di Roma<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Questa è l'età dell'arte che sorge fin dal terzo e dal
-quarto secolo, la forma bisantina, è la prima fonte di tutte le inspirazioni;
-non si vede ancor l'arco a sesto acuto cogli aguzzi suoi marmi,
-ma le son masse di colonnette stiacciate sovra basse cupole, e
-sotto vôlte inclinate.
-</p>
-
-<p>
-Pare a me che le basiliche cristiane abbian tre epoche; la prima,
-che collegasi coi tempi in cui la croce usciva delle catacombe per
-presentarsi alla luce del mondo, quando l'architettura è tutta semplice
-come la fede che lanciasi verso Dio; un edificio sol tanto o quanto ornato,
-vôlte senz'archi, facciata senza colonnette qual ci appare agli
-antichi vestigi che se ne veggono in Roma; o se pur qualche rottame
-v'è ancor di colonna, questo è perchè la basilica fu innalzata su qualche
-tempio pagano consacrato agli Dei immortali. Il secondo periodo
-appartiene all'arte bisantina: i pronai a colonnette, senz'archi a sesto
-acuto, la facciata con porte basse, il tempio semplice e nudo che va in
-breve a confondersi nello stile lombardo. Vien finalmente il terzo periodo,
-il periodo dell'arte cogli archi a sest'acuto, che non trovasi
-oltre il secolo undecimo. Ivi cominciano i frastagli, gli ornati, i campanili
-e le cupole librate in aria: fino ai Carolingi, e per tutta la lor
-dinastia non si veggono che forme romane, bisantine e lombarde.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-La basilica di prima origine ha pochi ornamenti, laddove più prodiga
-n'è la scuola bisantina. L'Occidente e l'Oriente erano divisi per
-lo scisma sul culto delle immagini; gl'Italiani dalla viva immaginazione
-e i Greci, eredi della grande scuola d'Atene, amavano le statue
-e i dipinti che ritraevano i santi ed i martiri, la Vergine dagli occhi
-soavi, il povero che soffre, il martire che si rassegna. La quistion
-delle immagini è la maggiore che mai avvenisse nella storia, quanto
-all'arte, non altro essendo ella, di fatto, che il gran conflitto fra l'entusiasmo
-degli artisti e il freddo puritanismo, a così dire, dei raziocinanti.
-Se prevaluto avessero le austere dottrine, se la Chiesa proscritto
-avesse le rappresentazioni delle immagini di Dio e de' suoi Santi,
-delle storie divote de' patimenti della vita e del trionfo dell'anima,
-noi privi saremmo dei capolavori de' secoli del Risorgimento, nè Michelangelo
-e Raffaello nati sarebbero a popolare il mondo cristiano
-delle magnifiche opere loro. Gli artisti debbono grande e viva riconoscenza
-ai cattolicismo, e principalmente alla podestà pontificia,
-in cui esso cattolicismo è sovranamente personificato; i papi prevaler
-fecero questa bella teologia scolpita e colorata nei capolavori della
-scultura e della pittura.
-</p>
-
-<p>
-Poche immagini troviamo nei primi tempi della Chiesa; sol poche
-ed informi statue degli Apostoli qua e là corcate accanto alle colonne
-della scuola greca e romana<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. Talvolta tu scorgi le vestigia dell'arte
-antica nei monumenti cristiani, e nelle rare tombe del terzo e del
-quarto secolo, quali si veggono al Vaticano, o nella chiesa di San Massimino
-in Provenza<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>; Cristo e gli Apostoli vi son figurati con ornamenti
-di pretta scuola romana<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. Si vedrà che in questi monumenti
-Cristo è rappresentato sempre in figura da giovane, dell'età di venti
-anni appena; venuto il medio evo, anche Cristo fu fatto vecchio, però
-che il tempo è infelice, e Cristo patisce come il popolo, che egli è popolo
-pure; le fattezze della Vergine soggiacciono invece ad una modificazione
-al tutto contraria; a' primi tempi essa è vecchia come una
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-madre addolorata, con le rughe e il pallore che il Rubens riprodusse
-nella sua <i>Deposizion di croce</i>; ma di mano in man che ci accostiamo
-al medio evo ella ringiovanisce, come si vede nelle miniature
-del secolo duodecimo. La scuola bisantina è più prodiga di statue,
-d'ornamenti, di arabeschi; sul marmo del battistero e in fondo al santuario
-si veggono immagini d'un azzurro e d'un rosso vivissimo; su
-que' freschi o su que' dipinti in legno, risplende il volto di Cristo
-con occhi fissi e penetranti; san Pietro, san Paolo, san Bartolomeo, sì
-spesso riprodotti nelle opere della scuola bisantina, gli fanno corteo
-nella sua predicazione, mentr'egli stende a loro le braccia. In tutte
-queste reliquie della scuola di Costantinopoli si vede chiaro il martirologio
-delle basiliche greche, e l'impronta del Basso Impero: e a
-Ravenna, a Roma, a Milano, dappertutto si veggono impresse l'orme
-dell'arte bisantina.
-</p>
-
-<p>
-Queste chiese primitive son semplici in generale, e vi si entra pel
-pronao, scoperto e circondato di basse gallerie, ove si veggono avanzi
-di statue e d'immagini; il battistero è situato sotto il portico, essendochè
-a que' giorni, prima d'entrare in chiesa, era bisogno vestir la tunica
-di neofito. Accanto del battistero sorge una cattedra di marmo, donde
-annunziare al popolo la parola di Dio. Il tempio è nudo, semplice
-nelle sue navate, e nelle sue vôlte inclinate, dietro all'altar maggiore
-si trovan quasi sempre quelle cotali figure di Cristo su fondo d'oro,
-insiem con gli apostoli che ti seguono pur tuttavia coi loro occhi fissi,
-e splendidi di potenza e di vita<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. Nelle antiche provincie delle Gallie ci
-son chiese ancora col triplice loro carattere romano, bisantino, e ad
-arco a sest'acuto; gli avanzi della badia di San Vittore a Marsiglia, ti
-danno un'immagine di ciò che era una chiesa primitiva ai tempi
-delle persecuzioni, co' suoi sotterranei e le sue catacombe che passano
-sotto le acque del porto, per congiungersi alla <i>Maggiore</i> edificata sur
-un antico tempio di Diana<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. Quasi per tutta l'estension delle Gallie
-le chiese ad archi a sesto acuto furono costrutte sulle ruine delle prime
-basiliche.
-</p>
-
-<p>
-Anche la scultura tolse il suo splendore dall'arte bisantina, e rimase
-informe fino a che non invocò ad aiuto suo le memorie di Roma
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-e della Grecia. Ebbe essa, è incontrastabile, di esperti artefici. I reliquiari,
-tesori veri delle chiese, fecer progredire innanzi l'oreficeria e
-l'arte statuaria; le arche sacre del secolo ottavo son quasi tutte ornate
-di pietre preziose. La forma loro è per lo più quella d'una cattedrale
-sostenuta dagli angioli, sorta di cariatidi cristiane, in mezzo
-a corone di smeraldi, topazii e rubini. Sur alcune di queste arche,
-splendono bassirilievi, rappresentanti soggetti storici: le vite dei Santi,
-le leggende della vita e della morte, e memorie tratte dall'antico e
-nuovo Testamento, quali esempigrazia sarebbero: Eva che coglie il
-pomo, Cristo che predica, gli Apostoli che insegnano alle turbe. Le
-pitture, o sieno per la chiesa, o sieno nel lastrico del coro o nel soffitto,
-son contrassegnate dal medesimo suggello; sono tutte dipinte su fondo
-d'oro, e fanno mostra di vivacissimi colori; le carnagioni han sembianza
-d'una maschera levata dal cadavere, d'un gesso foggiato sul morto,
-rassomigliano insomma alla carne umana sì, ma quando morta, e
-al colore dei Cristi d'osso o d'avorio, o anche alle figure di cera. Ivi
-il Padre Eterno ti guarda con occhi terribili, nell'atteggiamento in
-cui ti apparirà il dì del finale giudizio; mentre Gesù è mite come la
-parola del perdono ch'ei manda dall'alto della croce. A imitazione di
-tutta la scuola bisantina, Cristo qui non è ignudo ma vestito d'una
-lunga tunica, nella forma che il veggiamo nella cattedrale di Amiens.
-D'onde vien'ella questa sacra e curiosa immagine, e chi l'è venuta
-a riporre in una cattedrale antichissima delle Gallie?
-</p>
-
-<p>
-L'oreficeria procede verso la sua perfezione; che se gli artefici di
-quel tempo non sanno ben ritrarre le umane fattezze, e dan loro quel
-carattere di secchezza che contrassegna il nascer dell'arte, essi hanno
-all'incontro perfezionato il disegno e il colore delle cose inanimate.
-Pochi sono i manoscritti, salvo alcune bibbie o messali che precedon
-l'epoca carolingica; nella pittura e nella scrittura manifestasi l'arte
-bisantina: quella legatura che chiamavasi <i>testo</i> (<i>textum</i>), perchè fatta
-a coprire e difendere il libro, presentava bassirilievi d'avorio, di squisitissimo
-lavoro, pari a quello dei reliquiarii incastonati di gemme e
-smeraldi<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. In queste mirabili fatture dell'arte la porpora e la seta s'intrecciavano
-e mescevano i loro colori; il messale ha borchie d'oro o
-d'argento ai quattro canti; apri il manoscritto, raccolto diligentemente
-dall'amanuense, e il trovi per lo più scritto in caratteri cubitali; le
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-miniature son rade, ma quasi sempre su fondo d'oro a simiglianza dei
-dipinti delle chiese; gli arabeschi vi appaiono più ricchi e meglio ricamati.
-Ancor ci si scorgono le tradizioni dell'arte greca e romana nei
-bei modelli, e l'orefice sant'Eligio ornava il palazzo del re Dagoberto
-con una finitezza ch'ei certo avea studiata a Roma; il sepolcro
-di san Martino di Tours era un capolavoro di oreficeria<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>, che a
-que' tempi fregiavansi d'oro e d'argento le tombe, però che il sepolcro
-era il palazzo di quella pia generazione. In ogni monastero quindi
-ci aveano artefici, che s'impratichivano delle arti speciali, essendochè
-la scienza e ben anco i mestieri avevano origine ed incremento appunto
-nelle badie. I più degli artefici erano monaci e solitarii di San
-Benedetto; tutti i lavori d'intelletto venivano dalle lor mani, e questo
-spiegasi co' lunghi ozi della vita monastica: che far altro nelle
-notturne vigilie, e al gemer dei venti autunnali e invernali, se non
-pregare, meditare e lavorar per Dio e per gli uomini!
-</p>
-
-<p>
-La ricchezza degli ornamenti ecclesiastici, il lusso dei re e dei
-conti, diedero a fare al commercio. Le ampie vie aperte dal dominio
-romano in mezzo a quell'impero, che abbracciava il mondo, favorivano
-il baratto delle derrate, e sui mercati delle Gallie e dell'Italia
-si trasportavano le merci della Siria e dell'Egitto, le pellicce della Sassonia
-e della Polonia, le ferrerie della Scandinavia. Il traffico durò
-così attivo anche dopo che i Franchi ebbero occupata questa parte dell'imperio
-romano, ed anche di questo commercio tra popolo e popolo
-è da cercar le vestigia nelle <i>Vite de' Santi,</i> dove i Bollandisti descrivono
-le ricche offerte d'incenso, di mirra e delle pietre preziose, che
-venivano accumulate sull'arche dei santi nei monasteri. Le carovane
-conducean le derrate dell'India ai porti della Siria, e i mercatanti ebrei
-le sbarcavano indi a Marsiglia e sulle coste dell'Italia, poi le si trasportavano
-a dorso di mulo fino alle fiere e ai mercati della Neustria
-o dell'Austrasia, con patenti di privilegio. I re della prima progenie
-reser famosa la fiera di San Dionigi, a cui venivano Lombardi, Sassoni,
-Spagnuoli, Greci e anche Saracini: e in queste fiere facevasi baratto
-delle più svarie derrate di tutte le contrade del mondo; i mercanti vi
-accorrevano a carovane esenti di ogni gabella, del <i>telonio</i> pure e del
-<i>portico</i>, di cui parlano le antiche cronache e sicuri dai signori feudali,
-sì formidabili ai mercatanti che giravano soli. In que' grandi bazarri cristiani
-i cattolici non eran distinti dagli ebrei, ma tutti posti sotto la
-stessa immunità e guarentigia. Col principiar della fiera ogni processo
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-rimanea sospeso; il mercatante deponeva liberamente le cose destinate alla
-vendita, e ne facea spaccio a tutto agio suo; i contratti faceansi di reciproco
-accordo. Se ad alcuno facea bisogno di danaro, ecco l'ebreo ivi
-pronto a prestar ad usura, ad un interesse non punto determinato dai
-diplomi; egli non si facea quindi scrupolo alcuno di stipolare il frutto
-di due denari al soldo per settimana, e indarno gli abati assordavano
-il mondo, di vivissime querele contro questi miscredenti<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Ci si facea
-pure mercato di schiavi, quasi tutti bretoni, a dispetto dell'insorger
-di più d'un santo contro questo traffico scellerato, condannato
-dal cristianesimo. I regi diplomi dichiaravano le franchigie delle fiere,
-sorta di saturnali, in cui il guadagno era il dio: a San Dionigi, principalmente,
-il pastorale dell'abate copriva tutti gli atti dei banditi, e favoriva
-il concorso de' mercatanti ebrei, lombardi, greci e bretoni.
-</p>
-
-<p>
-I fiumi navigati dalle pesanti barche dei nanti o ballettanti, erano
-i modi di comunicazione pel commercio, e i capitolari della prima
-schiatta obbligano i possessori dei beni a riva di essi fiumi di lasciarli
-sgombri al passaggio dei cavalli sulla Loira, sulla Mosa e sulla
-Mosella. Vi si trasportavano i vini più rinomati per la bontà loro, e
-principalmente quei d'Orleans, de' poderi della prima schiatta, e i re
-attendevano a piantare strade maestre e altre ampie vie sugli avanzi
-de' monumenti romani, e l'argine di Brunechilde serba tuttor questo
-nome dalle opere intraprese sotto quella potente regina. I mercatanti,
-a que' giorni, formavano una comunità, e avevano in Parigi loro mercati
-e quartieri speciali vicino a Sant'Andrea delle Arti, che poi divenne
-il <i>parlouer aux bourgeois</i>. Ivi teneasi tutti i giorni un mercato
-dei profumi e delle stoffe più fine provegnenti dall'Asia e dalla
-Grecia, e un'antica cronaca parla dell'ardimento de' mercatanti parigini,
-i quali aveano banchi e magazzini fino in Siria, e un giorno
-essendosi scontrati con certi mercanti veneziani in una città dell'Egitto,
-eran venuti coi medesimi a gran contesa ed all'armi.
-</p>
-
-<p>
-Ragguardevoli eran le gabelle sul traffico, e i battelli andavano soggetti
-a mille tributi, che sono nei capitolari specificati: tasse di sanità,
-pedaggi dei ponti, approdo, ancoraggio, sbarco delle merci<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>,
-tutto è ivi stabilmente regolato. I mercanti erano esenti di tutte queste
-gabelle in tempo e luogo di fiera, nè ad altro tenuti che al
-pagamento de' livelli particolari alle chiese, proprietarie delle piazze e
-terreni; a San Dionigi, la badia esigeva dodici denari, nè alcuno potea
-nulla di più domandare a' mercatanti che da ogni parte accorrevano
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-sotto la franchigia della chiesa. Laonde il concorso era numerosissimo:
-i Sassoni recavano sul campo della fiera il piombo ed il ferro;
-gli ebrei gli aromi dell'Oriente, l'incenso, la mirra; i mercatanti della
-Neustria e dell'Armorica, il mele e la robbia; i Provenzali l'olio fino
-d'oliva e le derrate della Siria; i trafficanti d'Orleans, di Bordò e di
-Digione, vino, cera, sego e pece; gli audaci Schiavoni andavano fin
-dentro a' paesi nordici per indi recarne a San Dionigi i frutti delle
-loro miniere.
-</p>
-
-<p>
-Nè men ci volea di quest'operoso commercio per soddisfare a tutti i
-bisogni di quella nascente civiltà. Il lusso veniva l'un di più che l'altro
-crescendo; si profondea l'oro e l'argento nei mobili, alcuni anche
-faceansi d'oro massiccio; Dagoberto re, facea far una sedia o un trono
-a sant'Eligio, tutto, comechè grandissimo, tempestato di perle sino
-alla cima. La vita di sant'Eligio, scritta da sant'Adoeno, è una curiosissima
-nomenclatura di quanto possa l'ingegno d'un artefice pel
-progresso dell'industria. Nelle occasioni che i re tenean loro corti plenarie,
-ricchissime eran le vestimenta, e abbiamo dal medesimo sant'Adoeno
-la descrizione del vestito di sant'Eligio, quando era dall'uffizio
-suo chiamato alla corte. Avea la camicia di lino finissimo, ricamata
-d'oro agli orli; la tunica o dalmatica era di seta intessuta d'oro
-e di gemme, che mandavano intorno vivissimo splendore; avea le maniche
-coperte di diamanti e smeraldi, con braccialetti d'oro, e cintura
-simile lavorata con mirabile artificio e la borsa ricamata di pietre preziose
-e sì rilucenti, che splendevan da lungi a pari del sole.
-</p>
-
-<p>
-Cotesto lusso importava un gran giro della moneta, e però i capitolari
-cominciano già a statuir sul valore dei soldi e dei denari; gli
-ebrei, nelle cui mani era ito a finir quasi tutto il contante, lo prestavano
-a interesse grossissimo; potentissimi eran costoro sotto Dagoberto,
-nè mai forse godettero a memoria d'uomini, di più ampli
-privilegi. La moneta che era d'oro tutta e d'argento, contavasi per
-marchi, lire, soldi e denari. Noi vediamo nelle vite de' Bollandisti più
-d'un Santo affaticarsi pure per introdur nel commercio i principii di
-probità e d'onore. Predicavano essi contro la vendita degli schiavi<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>,
-contro l'usura, sì contraria alla fede cristiana, e contro le rapine
-della gente da guerra, che impedivano a' mercatanti di professare
-liberamente il loro traffico. Molto dovettero alla religione cristiana, nelle
-Gallie, le arti, il commercio, le lettere, e a ben conoscere quella società
-è bisogno studiarla nelle vite de' Santi: la cronaca non è altro
-che una copia imperfetta; ma nelle divote relazioni raccolte da' contemporanei
-ben puoi farti un giusto concetto dei costumi e degli usi del
-medio evo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p>
-
-<h2 id="cap4">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'Imperatori d'Oriente. — I re dei
-Longobardi. — I duchi del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I
-califfi. — I <i>re</i> o <i>condottieri d'uomini</i> appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La
-ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di palazzo
-della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino
-d'Eristal. — I duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-628 — 714.
-</p>
-
-<p>
-Difficilissimo sopr'ogni cosa è nella confusion che precede la civiltà
-disciplinata de' popoli, il tener dietro alla storia della podestà; che se
-ci troviamo imbrogliati sol quando è da penetrare in mezzo alle razze,
-sceverarne le origini, stabilirle dall'indole e sembianze loro, come
-potrem poi esattamente diffinire la via e il progresso della potenza sociale?
-I conflitti della forza e della violenza hanno un carattere instabile,
-che non si può cogliere, e nondimeno non v'è cosa che più di questa
-importi a spiegar l'origine e l'incremento dell'impero carolingico.
-Egli si vuol in un rapido sunto ristringere il prospetto dei poteri nella
-società al settimo ed ottavo secolo, e determinare in ispezialtà, in quai
-mani fosse confidato il reggimento degli uomini e delle idee in quei
-tempi di scotimenti e di tenebre.
-</p>
-
-<p>
-La succession de' papi a questi tempi è rapida al par della morte
-che abbatte la canuta e debil vecchiaia; Roma sempre turbolenta città,
-governata dai tralignati suoi patrizii e da' suoi scaduti comizii, straziava
-i papi, in balía ora de' Barbari, che davano il guasto all'Italia, ed or degli
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-imperadori di Costantinopoli, forse più crudeli ancor dei Barbari perchè
-più raffinati. Chi legge le vite di san Martino e di sant'Eugenio, che
-furon papi ambedue nello spazio di men che otto anni, potrà far ragione
-delle tempeste ond'era di que' dì agitata la navicella di san
-Pietro. Martino viene a forza condotto via dai greci imperatori, e cacciato
-nel Chersoneso taurico<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> dove morì di fame; Eugenio, che gli succede,
-non dura più che due anni<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>; Vitaliano; uom di fermo proposito,
-provasi a riordinar l'unità della Chiesa scomunicando i vescovi, che
-vogliono da essa spiccarsi<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>; Adeodato sostiene la dignità papale, e imparte
-agli imperatori ed ai re la benedizione apostolica con l'autorità
-di un padre sopra i figliuoli. Tutti questi pontificati durano tre
-o quattro anni appena, nel qual breve periodo i papi usano mente e
-zelo a constituir la forza della Chiesa; essi hanno a difendersi contro
-i re longobardi, contra i conti di Benevento, e contro i duchi di
-Spoleti e del Friuli, che sovraneggiano l'Italia, e a contrastar continuamente
-contro i patriarchi ed i vescovi, che disconoscer vogliono i diritti
-dell'unità cattolica. L'elezione dei papi vien fatta a Roma nelle
-antiche basiliche, e gl'imperatori di Bisanzio punto non riconoscono
-il primato dei pontefici italiani; è l'antica gelosia delle due metropoli
-del mondo, Roma e Costantinopoli, sotto altra forma. I più dei
-papi sono italiani, e difendono l'antica nazional preminenza dei Romani;
-se non che a quando a quando i cesari di Bisanzio ottengono
-di far eleggere alcun Greco al soglio pontificio, e trovano in lui maggior
-ubbidienza. Così sotto l'impression religiosa viene manifestandosi
-l'antica gelosia dei patrizii del Lazio verso i nuovi porporati cortigiani
-che vivon nella città di Costantino.
-</p>
-
-<p>
-Gregorio II, fu tra quei papi latini il più illustre. Romano di nazione,
-ed uomo di scienza, da bibliotecario e da custode ch'egli era
-delle bolle e degli archivi, fu eletto papa dal popolo, e volgendo ogni
-cura sua alla predicazione evangelica fra le nazioni barbare, empiè
-d'intrepidi missionarii la Germania. I Bollandisti ci hanno conservata
-la vita di san Corbiniano, nativo di Chatres, nelle vicinanze
-di Parigi, il quale precedè nell'apostolato in Germania san Bonifazio,
-ed ebbe il sacro suo mandato da san Gregorio papa. Corbiniano
-scorreva la Sassonia, intantochè Bonifazio convertiva la Turingia e la
-Baviera. San Gregorio fu un de' pontefici più operosi e più dotti, e
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-l'epistole sue a Carlo Martello, prefetto del palazzo, sono un modello
-della fermezza ed insiem della grandezza che aver debbe un pontefice.
-Nemico a lui violentissimo sopra tutti fu Leone l'Isaurico, quel barbaro
-soldato che seppe recarsi in mano il fren de' Greci protestandosi
-altamente iconoclasta. San Gregorio si fece a difender le immagini,
-divoto oggetto della pubblica venerazione; e Romano com'egli era,
-e tenerissimo della sua italiana patria, patir non volle che l'antico
-Lazio si sottoponesse al principato de' Greci, e i discendenti de' patrizii,
-le prische famiglie dei Paoli Emillii e dei Marii<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> conservarono
-l'indipendenza loro appiè dei circhi e dei templi, avanzi della grandezza
-romana.
-</p>
-
-<p>
-Il patriarcato fu instituzione orientale ed antichissima per le chiese di
-Costantinopoli, d'Alessandria, d'Antiochia e di Gerusalemme. I patriarchi
-nascevano in un con l'apostolato, però che i metropolitani d'Egitto e della
-Siria furon contemporanei degli apostoli. Il patriarcato d'Alessandria,
-che comprendeva l'intiero Egitto, fu fondato da san Marco, e si distese in
-breve fino agli ultimi confini dell'Abissinia. Quello d'Antiochia abbracciava
-la Siria, la Palestina e l'Arabia, e se ne attribuisce la fondazione
-a san Pietro. San Marco fu dannato al martirio in Alessandria, tra
-le sfrenatezze d'una festa di Serapide, e san Pietro lasciò Antiochia,
-per venir a morire in Roma, dove fondò il papato, quell'instituzione
-che poi dovea incivilire il medio evo. Irrepugnabile era
-l'antichità della Chiesa di Gerusalemme, il cui primo patriarca fu
-san Jacopo il Minore, d'origine israelitica. La cattedra patriarcale
-di Costantinopoli saliva essa pure al quarto secolo. Laonde tutti questi
-vescovi metropolitani potevan contendere d'antichità co' papi, in
-quella guisa che Bisanzio avea conteso con Roma; pure alla fine la
-tanta unità papale uscì vittoriosa; ma un lungo conflitto ci volle a
-sbrogliar questa anarchia nella Chiesa, finchè il genio di Gregorio
-VII, all'undecimo secolo, venne a ordinarla sotto una sola mano,
-con cui domò sicuramente la barbarie feudale.
-</p>
-
-<p>
-Durava in Costantinopoli l'impero dei cesari, ma dopo Eraclio, da
-governatore dell'Africa innalzato dai soldati all'onor della porpora,
-non v'ebbe più alcun imperatore che facesse mostra d'una tal qual
-vigoria in quel supremo comando; e in quella lunga lista di cesari
-non troviamo se non uomini sollevati dalla fortuna, e dal capriccio
-con la medesima prontezza giù precipitati dal trono. L'impero greco
-intanto resiste in mezzo alle forti e barbare invasioni dei Saracini
-governati dai califfi, dei Longobardi d'Italia e dei Bulgari, che
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-accampano quasi alle rive del Danubio. Il fuoco greco salvò l'impero, e
-fu di sostegno alla sua fiacchezza; ora un soldato di brutal forza, ora
-l'altro sorgea dal mezzo de' campi o de' circhi, e impadronivasi dello
-scettro, o, più spesso, gl'imperatori non regnavano se non per la protezione
-dei Barbari, come appunto Giustiniano II, il quale ottenne la
-corona non altrimenti che per aiuto del re dei Bulgari; più tardi un
-Armeno assunse la porpora, e le bende imperiali, e la famiglia d'Eraclio
-si trovò in preda alle persecuzioni di questi coronati avventurieri,
-che temevano i prìncipi d'antica ed imperiale origine.
-</p>
-
-<p>
-In questi annali bisantini si leggono crudeltà inaudite: ora tu vedi
-cavar gli occhi a' fanciulli su cui splendesse il diadema imperiale; or
-darli in preda alle fiere del circo o farli calpestar dai cavalli nell'ippodromo;
-finalmente, un soldato di dura tempra strinse con ferrea
-mano lo scettro di Costantino, e fu Leone III, figlio d'un operaio di
-Seleucia, che levandolo sugli scudi fu dall'esercito greco gridato imperatore.
-Uomo costui di barbari costumi, e rapace come esser sogliono
-tutti coloro che nascon dalla forza, fece guerra alle immagini
-solo per far suo profitto della spoglia de' reliquiarii, e convertir in
-moneta le statue d'oro; donde la distruzione dei capolavori della scuola
-bisantina: avea l'Isaurico tolto i costumi suoi da' Saracini che non pativano
-figure intagliate, nè statue, nè disegni di sorte alcuna. I Greci
-di fantasia sì calda nell'arti, i discendenti degli Apelli e dei Fidii,
-sdegnati agli inconclastici decreti del Barbaro, si levano qua e là a
-rumore, ed egli allora, ad imitazione del califfo Omar, fa dar le pubbliche
-biblioteche alle fiamme, migliaia di manoscritti con preziose
-pitture son ridotte in cenere! Papa Gregorio indarno gli scrive per
-indurlo ad avere in rispetto le immagini che conservano e perpetuano
-la venerazione pe' Santi, chè Leone per tutta risposta comanda di deporre
-Gregorio, il difensore dell'arti. Fu in quel tempo che Costantinopoli
-e la Grecia soggiacquero a un tremendo flagello: le città furono
-scrollate da un terribile tremuoto, che aperse in varii luoghi la
-terra, e rovesciò le mura di Costantinopoli; le lettere pastorali, ricordano
-questo castigo fulminato contro gli empi iconoclasti.
-</p>
-
-<p>
-Nemici implacabili degli imperatori di Costantinopoli erano a oriente
-i Saracini e ad occidente i Longobardi. Questi ultimi, che discendevan
-dagli Unni, ebbero lor capi o re fin dal primo loro stabilimento
-in Italia. Ancor si veggono in alcune immagini o pietre intagliate,
-l'effigie loro: raso il capo dietro la nuca essi portavano i capelli divisi
-sull'una e l'altra gota, sì che scendevano a confondersi con la
-prolissa barba, e a coprir loro il viso della negra capellatura, onde
-aveano, secondo che dice Paolo Diacono, terribile aspetto. I re e i
-grandi portavano abiti succinti, nè altra calzatura che i sandali; in
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-guerra, eran coperti fino ai ginocchi da pelli ferine. S'erano stabiliti al
-settentrione dell'Italia, e quivi attendevano a sottrarne le città al dominio
-degli imperatori d'Oriente; aveano in rispetto il re, come capo
-militare che guidava i compagni alla conquista. Il più fiero e valoroso
-di questi re fu Luitprando, Bavaro di nazione, il quale, vedendo i
-popoli d'Italia inaspriti contro Leone Isaurico per la sua persecuzione
-alle immagini, approfittando del mal contento di quelli, e del discredito
-in cui caduta era l'autorità dell'esarcato, muove contro Ravenna,
-e se ne impadronisce, insieme con tutte le altre città della Pentapoli<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A volersi fare un giusto concetto del dominio de' Longobardi in
-Italia, scorrer si vuole le triste città che fronteggiano l'Adriatico da
-Rimini sino ad Ancona, e veder le ruine di Ravenna, e la silenziosa
-Pavia<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. Miravan essi all'assoluta sovranità di tutta la penisola, e a quest'effetto
-Luitprando combatte contro gl'imperatori greci, contro gli
-esarchi, contro i papi; egli è destro in politica al par che intrepido
-capitano, ed al governo suo si riferisce la caduta della sovranità greca
-in Italia; nè gli sarebbe manco riuscito di domar materialmente il papato,
-se i Franchi non fosser venuti indi appresso in aiuto dei pontefici.
-I duchi o esarchi di Ravenna, delegati che erano dell'impero
-greco, furono stritolati dai Longobardi, a cui la sorte serbava la
-signoria delle città sull'Adriatico, fino al grande impero di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-In Italia eran pure i duchi del Friuli, che precedon d'oltre a un
-secolo la costituzione dell'impero carolingico, e i cui nomi ritraggono
-dell'origin loro germanica e dell'affinità loro co' Longobardi; sono
-una stessa famiglia, e vi si trovano gli Astolfi e gli Anselmi, tipi della
-razza longobarda. Il medesimo è da dirsi dei duchi di Spoleti che
-governavano la Toscana e l'Umbria, vassallaggi del reame de' Longobardi,
-i quali furono i primi a posar sopra solide fondamenta il sistema
-feudale. Da questo deriva pure il gran feudo di Benevento, che originariamente
-instituito dai Greci, cadde nella famiglia dei duchi del
-Friuli, per quindi confondersi nella corona di ferro che in Monza cingevano
-i re longobardi. Il Friuli, Spoleti e Benevento furono i tre maggior
-cerchi di questa corona, e in quest'origine e con questo privilegio
-di feudi imperiali durarono anche sotto i Carolingi.
-</p>
-
-<p>
-I Bulgari, di origine scitica, ebbero fin dal tempo che si stabilirono
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-sul Danubio lor principi o re, con nomi di sarmatica desinenza, se non che
-Anna Comnena, vana pur sempre delle memorie sue, parlando nel duodecimo
-secolo del fondatore di quella barbarica monarchia, gli presta
-il nome greco di <i>Mocro</i>; ma troppo evidente è nella dinastia di quei
-popoli la schiatta tartara. Tarbaglo, da cui principia la serie dei re
-Bulgari nel secolo ottavo, avendo aiutato Giustiniano II a racquistare
-Costantinopoli, gli dimandò che cosa gli avrebbe dato in ricompensa.
-«Quel che più vuoi,» gli rispose l'imperatore; e Tarbaglo allora, gittato
-in terra il suo amplissimo scudo e lo scudiscio che adoperava a stimolare
-il cavallo. «Riempi, gli disse, questo spazio di monete d'oro;»
-indi alzata la picca volle che tutto intorno fosse ripieno di seriche
-stoffe, fino alla punta, e ognun de' suoi Bulgari ebbe la man destra
-colma di monete d'oro e la sinistra di monete d'argento. Un fiero
-uomo era cotesto Tarbaglo, ed anzichè rassegnarsi ad esser vassallo
-dell'impero, volle esserne il protettore; ma pur sì fatta era la potenza
-delle arti e della civiltà, che i Barbari, benchè vittoriosi, non si
-appressavano altrimenti che rispettosi alle rive del Bosforo, e ancor
-non si ardivano di stender la mano alla splendida città di Costantino,
-tanto ancor da lontano raggiava il suo lume.
-</p>
-
-<p>
-Ma ben sorgevano maggiori nemici all'impero sulle rive asiatiche
-del Bosforo, dove il califfato, che riconosceva l'origin sua da Maometto,
-univa insieme, sotto la sua spada, la podestà civile e la religiosa.
-Aveano i successori di Maometto, nel secolo ottavo, compiuta con gloriosa
-perseveranza l'opera sua, e quel periodo ha principio col famoso
-califfato di Valido, sotto il cui regno vediam soggiogata la Galazia,
-terminata dai Musulmani la conquista dell'Affrica, ed i Berberi fuggire
-atterriti per le mobili arene del deserto. Su quegli scogli che prospettan
-di rincontro la penisola ispanica, sorge intanto un impero, sotto
-Musa governatore dell'Affrica, tremendo conquistatore che traripa da
-tutte le parti, «somigliante, come dice un poeta arabo, all'onde del
-Mediterraneo, che si precipitan come figlie nelle braccia del padre,
-per lo stretto verso l'Oceano». Tarifo discende indi in Ispagna,
-e in quindici mesi le infiacchite popolazioni dei Visigoti s'inchinano
-sotto la spada del luogotenente del Califfo. Valido fu un de' più ardenti
-settatori, ed a lui debbono le moschee di Damasco il loro splendore.
-Costui non volle saper nè di lingua nè di architettura greca,
-ma edificò suoi minareti, d'onde i Musulmani, al triplice e monotono
-grido del Moezzino, venivano invitati alla preghiera. A Valido succedè
-Solimano, il quale inaugura il suo regno, col far da un'armata
-di mille e ottocento vele assediare Costantinopoli; ma i Greci, esperti
-marinai, a somiglianza de' loro maggiori, ardono, col fuoco greco
-quelle navi, e Solimano muor di crepacuore alla trista novella. Omaro
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-e Iezzido, furono anch'essi ardenti nella fede come Valido, e la
-barbara avversion loro alle immagini, gli spinse a ordinar di distruggere
-i dipinti nelle chiese ed i bei mosaici sopra le pareti, a simiglianza
-di quanto operato aveano i Greci iconoclasti. Perdite irreparabili
-per le arti!
-</p>
-
-<p>
-Il califfato scese in basso nel secolo ottavo, e gli Ommiadi furono
-oscurati dagli Abbassidi, i quali ebbero per secondo loro califfo Abu-Giafar
-o Almanzorre. Formarono gli Ommiadi una monarchia independente
-in Affrica, prima, poscia in Ispagna dove fondarono il regno
-di Cordova. Almanzorre edificò Bagdad, la città degli aromi, delle
-rose e del pesco, di che indi le crociate regalaron l'Europa; Bagdad
-fatta residenza dei califfi, nemici eterni dell'impero greco, e per legge
-di religione, signori assolati d'ogni cosa che portasse nome musulmano;
-ma come suol sempre avvenire colà dove la conquista allarga
-il dominio suo, i luogotenenti del califfo, ambiscono l'independenza
-sovrana, quale in Affrica e quale in Ispagna. Le maggiori invasioni
-dei Saracini avvennero nel secolo ottavo, e li vediam nelle Gallie, attraverso
-de' Pirenei, nella Provenza, nel Delfinato, dappertutto; inondano
-essi città e regioni, e si mostran con l'erranti orde loro fino alla
-Loira, distruggendo monasteri, città, con tutti gli avanzi dell'antico
-incivilimento. Ma non precediamo i tempi di Carlo Martello, in cui
-essi verranno ad occupare il luogo loro nella nostra cronaca de' secoli
-andati.
-</p>
-
-<p>
-Quest'è il tempo che i popoli continuamente si muovono al settentrione
-ed al mezzogiorno del mondo; il tempo delle invasioni! Per
-ogni dove sorgono capi, a cui gli Orientali danno il nome di emiri,
-e le nazioni scandinave e i Sassoni quello di <i>heretog</i> ed <i>herskonoung</i>,
-a significar coloro che li conducono alla battaglia, chè niuno qui intender
-dee la dignità regale nel suo senso monarchico, altro in questo
-caso la parola <i>rex</i> non significando che condottier d'uomini, e
-capo di squadre vittoriose, e alcuna volta pare capitan de' pirati<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>.
-Negli annali del Nord, ogni uomo che guidi una spedizione, ha qualità
-di <i>rex</i>, di governatore, come specialmente si vede al tempo che
-i Normanni traboccarono nelle Gallie, dove un semplice capo che guidasse
-poche barche luogo i fiumi della Loira o della Senna, a saccheggiar
-le città e i monasteri avea titolo di <i>rex</i>, e ad ottenerlo gli
-bastava brandire in alto l'asta, o agitare vigorosamente la chiaverina.
-Chi studii bene addentro la storia dell'ettarchia vedrà che tra
-i Sassoni principalmente tutti questi reami altro non erano che
-scompartimenti territoriali, i quali si vennero, coll'andar del tempo,
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-trasformando in contadi. L'ottavo secolo è tempo di sminuzzamento,
-e dall'unità papale in fuori non ci ha che smembranamento di terra
-e di potere, ed eccone il perchè. A concepire alcuna idea di universalità
-è mestieri d'una certa potenza d'intelletto, d'una gran forza di
-volere, d'una tal quale vastità di mente; ora i Barbari nulla posseggon
-di tutto questo; ei posson sì applicar l'animo a grandi conquiste,
-ma poi che le abbian compiute, le trinciano in coregge come
-la pelle del bue, nè l'autorità fra loro resta intera mai sotto una
-sola mano. Tutto dividono in tribù e famiglie, patrimonio la terra, e
-quando i figli sono parecchi, lo dividono come una eredità, e tagliano
-in brandelli. Poi viene una mente sovrana, che, come Carlomagno,
-raggruppa tutti questi ritagli, e passa rapidamente, e l'opera torna
-in brani, e ricade nel caos; chè una civiltà non dura se non colle
-condizioni che a lei si addicono, e quando si vuole anticiparla,
-essa torna da sè medesima ad allogarsi nella sua vita naturale, foss'anco
-barbara: è meteora che illumina un istante per quindi ceder
-tosto il campo alle tenebre vincitrici.
-</p>
-
-<p>
-Al principiar dell'ottavo secolo, la schiatta merovingia non esiste
-oramai più che di nome: Dagoberto è l'ultimo di quei re che splenda
-di vivo lume tra i figli criniti di Meroveo. Dopo di lui nuove
-spartigioni; vi sono re d'Austrasia, di Neustria, di Borgogna o di
-Aquitania: nulla di fermo, tutto fiacco e instabile sotto i Clotarii, i
-Childerichi ed i Terigi o Teoderici, finchè questa schiatta si spegne
-interamente assorbita da una nuova dignità di cui è cosa essenziale ben
-diffinire l'origine, a stabilire le condizioni dell'esaltazione dei Carolingi.
-</p>
-
-<p>
-E' non si pose mente troppo, come pur dovevasi, a tutte le cose
-che i popoli barbari tolsero dalle instituzioni e dai formolarii di Roma
-e di Bisanzio. Una civiltà, quando fu luminosa, non cessa di gittar
-qua e là qualche raggio anche nei giorni del suo decadimento e
-precipizio, e però vediamo i re franchi, Clodoveo per primo, sollecitare
-il titol di consolo, e chieder la porpora e gli onori di Costantinopoli.
-Fra le dignità dell'impero una ce n'avea, la prima di tutte, secondo
-che dice il formolario porporato, ed era quella di gran maggiordomo
-o maestro del palazzo, il <i>curopalata</i><a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, cui era commessa la condotta
-delle milizie e il governo delle guardie imperiali; dignità di
-amplissimi poteri, e in cui stava il reggimento assoluto dell'impero.
-I maggiordomi, o, come noi diremo, i prefetti del palazzo, appo i
-Franchi non derivarono altrimenti da alcuna istituzione germanica,
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-che in mezzo a quei popoli boreali era capo chi era forte, e re chi
-sapea maneggiar da prode la chiaverina, nè v'ha cosa che lasci supporre
-in quelle antiche foreste l'instituzione di un re scioperato,
-che fu una degenerazione della podestà nelle terre conquistate. La
-dignità dunque di prefetto del palazzo fu tolta dai formolari degli
-imperatori di Bisanzio<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>, e fatta essa pure, fra i conquistatori, di
-diritto ereditario; però che i Franchi, popoli bellicosi com'erano,
-non poterono assoggettarsi al medesimo reggimento degli effeminati
-Greci; e ben poteano gli imperatori di Bisanzio chiudersi nei loro
-palagi, con gli eunuchi e con le donne loro, cerchiate d'aureo collare
-la gola, ma i Franchi erano uomini da spezzar lo scettro in
-mano ai fiacchi, e i prefetti del palazzo andavano levandosi sul trono
-dei Merovingi, in tempi che la forza e la podestà materiale creavano
-il diritto, e il confermavano. Solo ai Greci era lecito patire un principe
-effeminato; a popoli vigorosi voleasi una podestà vigorosa.
-</p>
-
-<p>
-L'origine dei maggiordomi o prefetti del palazzo discende quasi
-dal primo stabilimento dei re franchi, e li troviamo nel sesto secolo,
-chè quando Dagoberto tutto raccolse in man sua l'impero dei Franchi,
-ebbe anch'egli a sua dipendenza un prefetto del palazzo. Se
-non che, appunto perchè sotto Dagoberto il governo del re durava
-grande e forte, i prefetti del palazzo non furono se non un'imitazione
-dei grandi uffiziali domestici di cui parla il codice teodosiano e il
-giustinianeo. L'istoria di costoro, assai confusa com'è, si mesce ai
-rivolgimenti delle corti di Neustria e d'Austrasia; li vediam condurre
-i Franchi alla guerra; li vediam contender fra loro: esser uomini
-forti e animosi, portar nomi tutti d'origine germanica, come son
-quelli di Grimoaldo, d'Ebroino, di Martino o Martello, che si leggono
-nel lungo catalogo di siffatti uffiziali; dar timore alla infiacchita
-sovranità; fare e proclamare i re. La storia di costoro viene
-spesso a intrecciarsi nelle leggende dei Santi; vivono alla corte e in
-campo, e le cronache aman piuttosto di scrivere i loro annali che
-non quelli dei re scioperati<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La prima vita un po' chiara, un po' esatta che negli annali
-della prima schiatta si abbia di questi prefetti palatini si è quella di
-Pipino il Vecchio, detto anche di Landen, prefetto del Regno d'Austrasia
-sotto Dagoberto. La storia sua meglio descritta l'abbiamo in
-una leggenda, però che egli fu in onore di santo, ne fu altrimenti di
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-que' Barbari che spogliavano i monasteri, chè anzi li protesse e ricolmò
-di doni. Ebb'egli l'autorità in comune con Arnoldo vescovo di
-Metz, e con Cuniberto vescovo di Colonia. Sotto Dagoberto, re guerriero
-com'egli era, i prefetti del palazzo altro non furono che semplici
-ministri.
-</p>
-
-<p>
-Pipino il Vecchio ebbe a successor nella sua prefettura d'Austrasia
-Pipino il Grosso o d'Eristal, suo nipote di figlio, ma solo per madre:
-la progenie sua veniva dall'Austrasia, ed ei dovette il soprannome di
-Eristal ad un piccol villaggio della Belgica dov'era nato. Formavano
-gli Austrasii la parte germanica più fiera ed indomita del regno dei
-Franchi, e aveano conservato la prodezza e il vigore della prisca origine
-loro. Alla morte di Dagoberto, elessero eglino a governarli, col grado
-di duca, Pipino d'Eristal e Martino o Martello, che non vuol esser
-confuso con Carlo Martello. Amendue questi prefetti palatini portarono
-le loro armi in Neustria, dove Martino periva in battaglia, intantochè
-Ebroino, prefetto di quel regno, veniva ucciso con una mazzata,
-e Terigi o Teoderico, re di Neustria, vinto anch'esso, era forzato a
-prender Pipino per suo prefetto. Distinzione curiosa! Pipino d'Eristal,
-non è sol prefetto, ma duca e signore d'Austrasia, cioè condottiero
-d'uomini; invade la Neustria co' suoi Germani, da lui guidati alla
-guerra da vero conquistatore, s'impadronisce per forza della prefettura
-palatina, ma punto cozzar non vuole co' pregiudizi della razza de' Franchi
-neustri e borgognoni che vogliono la dignità reale ereditaria
-nella famiglia di Clodoveo, e rispetta questo principio, chè ei ben si ricorda
-come suo zio Grimoaldo, prefetto anch'ei del palazzo, avendo voluto
-innalzar per usurpazione un de' figli suoi sul trono de' Merovei, i
-popoli non vollero mai riconoscerlo. Pipino d'Eristal è un uom di fermo
-pensare, ei governa i Franchi come duca d'Austrasia e insieme come prefetto
-palatino di Borgogna e di Neustria<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, e tanto bastar gli dee. V'ha
-un momento in cui egli si attenta d'impossessarsi della dignità regale,
-di por la mano sul diadema, ma invano, chè infruttuosi riescono tutti
-questi suoi tentativi, però che i Franchi hanno, come tutti i popoli
-barbari, una certa fedeltà alla famiglia che possiede la podestà sovrana,
-e la eredità è inerente ad essa, tal come appunto ella si trova in
-Oriente nei Califfi; ed è una massima tolta dalle sacre tradizioni del
-tempio d'Israele; l'eredità contrassegna del suo sigillo le più bambinesche
-del pari che le più deboli fronti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-Molto vi fu da combattere innanzi che la schiatta carolina, tutta
-germanica com'ell'era, venisse con grado regio a piantarsi nella
-Neustria e nella Borgogna, e ancor continua il conflitto del principio
-ereditario colla forza materiale, che risiede nella famiglia dei Pipini;
-i quali già son duchi d'Austrasia, ma per diventar re dei Franchi
-hanno ancor molti servigi a prestare, e bisogno d'uno spossamento
-morale nella dinastia di Meroveo. L'usurpamento dei Carolingi fu
-come un'irruzione della schiatta germanica in mezzo ai Franchi dell'Austrasia
-e della Borgogna; i duchi germanici divennero i re di Parigi
-e dei Borgognoni; punto istorico questo che anch'esso prepara
-ed avvia la grand'opera di Carlomagno.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span></p>
-
-<h2 id="cap5">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">CARLO MARTELLO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — Prefetture
-dl Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime guerre. — Invasione
-della Neustria. — Guerra meridionale d'Aquitania. — Le forze de' Saracini
-allargansi al mezzodì delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta
-di Manuza per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova
-invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia
-di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre
-clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo Martello. — Sue
-pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni
-eroiche. — Primo canto dell'Epopea di <i>Garino il Loreno</i>.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-715 — 741.
-</p>
-
-<p>
-Pipino d'Eristal avea da poco compiuta l'occupazione della Neustria
-e dell'Aquitania, con l'aiuto delle fiere genti d'Austrasia, che ei conducea
-come capo. Gli antichi Franchi s'erano effeminati nelle città del
-mezzo e australi della Gallia; essi più non erano i guerrieri del Reno
-e della Mosa, e fatti troppo Romani, avean tralignato dagli antichi
-loro marziali costumi sotto l'influenza della più benigna civiltà dei
-vescovi, dei cherici e dei Galli. Pipino d'Eristal, come venuto dalla
-Svevia e dalla Turingia, assicurò il primato agli usi e costumi germanici,
-e come duca d'Austrasia e prefetto palatino di tutta la nazione
-dei Franchi, fece che essi accettassero a re loro tre giovani della
-schiatta di Meroveo, che furono: Clodoveo III, Childeberto III e Dagoberto
-III.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nella vita, sua benchè tanto agitata, Pipino d'Eristallo si tenea ne' suoi
-palagi più donne, invano i vescovi opponendosi a questa consuetudine
-dei prischi tempi della Germania; i re e i duchi austrasii aveano
-mogli, concubine e compagne e schiave ch'ei cambiavano e ripudiavano
-a grado loro. Due figli, Drogone e Grimoaldo, gli avea partoriti
-Pletrude, una di queste mogli, e due Alpaide, un'altra concubina
-o sposa sua, il primo de' quali ebbe nome Carlo o Karl, usato nella
-schiatta d'Austrasia; il quale allevato presso il padre, fu, da pargoletto,
-il più careggiato dal padre, perchè avea la madre bella, ed egli
-era l'ultimo. San Lamberto, vescovo di Maestricht, denunziò l'unione
-di Pipino e d'Alpaide per un adulterio e un incesto: ma la cristiana
-sua voce non ebbe ascolto, e colei continuò ad essere amata e accarezzata
-come prima, e Odone, conte austrasio, fratello della donna oltraggiata,
-trafisse d'una stoccata, dentro al medesimo santuario, il
-pio san Lamberto, e il lasciò morto sulle soglie della cattedrale. Drogone
-e Grimoaldo morirono prima di Pipino, lasciando alcuni figliuoli
-in età tenerissima ancora, che per diritto ereditario chiamar si vollero
-al governo degli Austrasii, dei Neustri e dei Borgognoni; cosa
-contro la consuetudine, però che i prefetti del palazzo dovean essere
-robusti ed atti a condur la gente d'armi; nè era possibile che una
-intrepida generazione, come i Franchi erano, patisse re senza forza
-e prefetti del palazzo fanciulli. A condurre pertanto a fine il disegno
-suo, che quello era di dar que' duchi ai Franchi sotto la tutela d'una
-donna, Pletrude fece chiuder Carlo in una delle torri di Colonia,
-come figlio d'una concubina.
-</p>
-
-<p>
-Ma Carlo non rimase colà entro a lungo imprigionato, che fuggitone
-anzi per zelo dei fedeli di Pipino d'Austrasia, i quali il riconobbero,
-assunse il titolo di duca d'Austrasia, e per tale in breve il gridarono
-i Franchi, simile com'egli era in tutto a Pipino d'Eristallo suo
-padre. Fatto di questo modo capo militare d'Austrasia, Carlo chiuse
-in un monastero la tracotante donna, che avea voluto costituirsi reggente,
-e partì i tesori fra la gente d'armi. Ecco dunque Carlo duca
-d'Austrasia; intanto i Neustri, che pur non volevano per prefetto un
-fanciullo, si eleggevano a capo Ranfredi, e questi e Carlo, uom d'armi
-l'uno; e uom d'armi l'altro, rompevan guerra fra loro. Ranfredi, con
-l'aiuto dei Frisoni, nazione in gara cogli Austrasii, assalì gagliardamente
-Carlo, a cui sulle prime toccò una sconfitta; ma indi tosto ritornò
-a battaglia e i germanici suoi Franchi fecer macello dei Neustri
-e dei Frisoni. Si trattò della pace, e Carlo diceva a Ranfredi: «Lasciami
-le terre d'Austrasia, tienti la Neustria, e sarà tregua fra noi».
-Ma Ranfredi, parlando a nome di Chilperico, un de' Merovei, volea
-tutto governare, e ricusava i patti. Ad un re dunque si volea contrapporre
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-un altro re, che tale era l'uso dei Franchi, onde Carlo prende
-anch'egli un Meroveo, facendolo re sotto il nome di Clotario, e fatto
-questo, muove co' suoi guerrieri di razza germanica, viene a giornata
-co' Neustri a Vincy e gli sbaraglia, si diffila verso Reims, trova nel
-piano le genti della Neustria congiunte con quelle dell'Aquitania,
-viene con esse a campal battaglia, e pel valore delle sue nordiche
-schiere, meno effeminate, meno use alle mollezze della vita, riporta
-un'altra luminosa vittoria<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ecco adunque Carlo signore al par di Pipino dei due reami d'Austrasia
-e di Neustria, qui come duca, colà come prefetto del palazzo.
-Muore indi Clotario, da lui fatto re, ed egli, da destro politico, profferisce
-ai due popoli di governarli, come già Pipino suo padre sotto
-la semplice autorità di prefetto, lasciando re dei Franchi Chilperico
-innalzato al trono dei Neustri. Il vinto Ranfredi accetta queste condizioni,
-diventa duca d'Angiò, rinunzia alla prefettura del palazzo,
-e Carlo governa insieme la Neustria e l'Austrasia, intento più che
-mai a difendersi contro tutti i nemici, che non son pochi, della signoria
-franca nelle Gallie. Di quivi ha principio la faticosa e militar
-sua vita per la difesa della nazione; i popoli ostili ai Franchi sono
-numerosissimi; gl'indomiti Sassoni assaltano le Gallie dalla parte
-della Belgica, e Carlo, accorsovi co' suoi, costringe i Barbari a rientrar
-nelle loro terre dell'Elba e della Frisia. Cinque volte i Sassoni tornano
-al Reno, e altrettante Carlo Martello spinge addosso di loro i Franchi
-dell'Austrasia e della Neustria. Le cronache raccontano pur le sue
-guerre d'Aquitania, e il vediamo or sull'Elba, or sulla Loira, or sul
-Reno, or sul Rodano; egli è il più perfetto prototipo che sia dei guerrieri
-franchi, razza vagabonda ch'ei sono: la vita cittadina lo annoia,
-egli non istà bene se non fra guerre e spedizioni lontane. Queste
-qualità degne d'un prefetto del palazzo, gli giovano a meglio conservar
-l'autorità sua sopra i Franchi, popolo che non abitava se non di
-mala voglia le città, come s'egli si trovasse soffocato nel cerchio delle
-mura e sotto il peso delle torri e delle rocche; egli ha bisogno delle
-antiche selve e delle spaziose campagne come i suoi maggiori.
-</p>
-
-<p>
-Ma il nome di Carlo sta per risuonare assai più famoso; le invasioni
-dei Saracini venuti d'Africa e di Spagna, minacciano il centro
-delle Gallie; non contenti di correre il Mezzodì, muovono ora contro
-il Settentrione. La razza dei Goti in Ispagna è già caduta sotto quei
-rapidi conquistatori; salvo alcuni antichi cristiani rintanati nei monti
-delle Asturie e i conti di Castiglia, i popoli ispani, ubbidiscono ai
-luogotenenti dei califfi: Cordova e Siviglia son fatte sedi degli Emiri
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-mandati dal Commandator dei credenti ad occupar le terre degl'infedeli.
-Già da quindici anni i Saracini aveano varcato i Pirenei, ed
-ahi! con quante stragi e ruine a danno de' cristiani! Che strazio legger
-nelle leggende e ne' cartolari delle badie, i guasti e disertamenti
-che patirono le città di Arli e di Nimes con quelle inesorabili bande
-sempre sul collo. Qui basiliche distrutte, colà reliquiari saccheggiati;
-le città della Linguadoca, pur dianzi sì splendide, i municipii, in
-fratellanza con Roma, in preda ora ad ogni sorta di desolazioni!
-</p>
-
-<p>
-La prima regolare invasione de' Mori nelle Gallie fu condotta da
-un emiro di nome Musa. «Il vento dell'islamismo, dice una cronaca
-araba, cominciò a soffiar contro tutti i cristiani». Il Rodano udì
-sulle sue sponde i nitriti dei cavalli d'Affrica e di Spagna, e in queste
-ardimentose spedizioni i Saracini erano aiutati dalla fiacchezza e
-dalla discordia dei cristiani, e sì pure dalla tradigione degli Ebrei,
-numerosissimi allora nelle città delle Gallie meridionali, i quali avendo
-familiare la lingua araba e la siriaca, se la intendevano co' figli dell'Oriente,
-del cui passaggio si veggono ancor vestigia a Vienna, a
-Lione, a Macone, e fino a Chalons alla Saona. Gli annali pur di Digione
-narrano i guasti di costoro nel reame di Borgogna; se non
-che talvolta le cronache, non contemporanee, confondono le invasioni
-degli Ungri, razza di Vandali, che vennero al nono e al decimo secolo,
-con quelle dei Saracini del secolo ottavo. I settatori del profeta,
-popolo di ardente immaginazione, aveano ideato un ampio disegno
-di conquista, simile a quelli che Maometto immaginar sapea nell'ambiziosa
-sua mente. Gli eserciti arabi doveano impadronirsi, a così dir,
-di carriera, come i cavalieri del deserto, del regno de' Franchi (l'Austrasia
-e la Neustria); doveano fare alto un istante sul Reno, indi
-passar per mezzo le terre dell'Alemagna, calar sull'Italia e sulla Grecia,
-sì da convertire il Mediterraneo in un lago infeudato alla razza
-del Profeta.
-</p>
-
-<p>
-Questo disegno a meraviglia concordava coi modi delle ampie conquiste
-che gli Arabi, errando, aveano già compiute in Africa e nella
-Spagna. Movendo essi dalla Siria, aveano costretto l'Egitto a sottomettersi
-al loro dominio, rincacciato i Berberi dell'Africa fin dentro
-alle ardenti sabbie del deserto, e nulla valse ad arrestar questo torrente
-devastatore. Padroni che furon dell'Africa, avevano in men di
-due anni soggettata la Spagna; i Goti ubbidivano oramai alle leggi loro,
-ed ora agognavano l'Italia e la Grecia, per prender Costantinopoli da
-tergo. Ancor durano nelle arabe geografie le tracce di questa sterminata
-mossa dei Saracini, i quali nell'irrompere con tutte le forze
-loro, congiunger sapevano in battaglia l'astuzia col valore. Alla intimazione
-della guerra sacra, tutti salivano a cavallo, però che il
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-comando del Profeta era legge pe' Musulmani; si servivan delle genti
-de' paesi conquistati per ingrossar vie più le loro masse, gli emiri,
-come ausiliari della conquista, conducevano innumerabili torme di
-Berberi affricani, che formavano l'agile ed intrepida loro cavalleria,
-e seco avevan pure gli Ebrei, prontissimi sempre nelle città meridionali
-al tradire. Se si dee prestar fede alle cronache, costoro tenean
-pratiche co' nemici de' Franchi, sol per odio contro i cristiani, cui
-avrebber voluto dare in mano ai nemici, a quella guisa che fece Giuda
-con Cristo; infatti, quasi tutte le città della Gotia furon vendute dagli
-Ebrei. Questi innumerabili eserciti de' Saracini traevano seco donne;
-fanciulli, tutto che era necessario a fondar colonie, con disegno di
-stabilirsi nel mezzo dell'Europa, e rinforzar l'islamismo con migliaia
-e migliaia di settatori. Era tempo di continuo conflitto tra razza
-e razza, tra dominio e dominio, tra credenza e credenza. La vittoria
-stava per decidere chi avrebbe occupata questa terra, quali sarebbero
-i vincitori e quali i vinti.
-</p>
-
-<p>
-Eudi, duca d'Aquitania, fu il primo dei capi di guerra ad opporsi
-alla rapida irruzione dei Saracini, ed è debito di restituirgli una
-parte della gloria che i posteri serbaron solo a Carlo Martello. I Saracini
-aveano sotto l'emiro Alsama, fatta la città di Narbona, situata
-presso il mare fra i Pirenei e l'Aquitania, principal sede del dominio
-loro, donde masse d'infedeli si spandevano nella Settimania, e venivano
-ad assediare Tolosa, sì che Eudi della razza dei Franchi, ed, al dir
-d'alcuni, uscito dai medesimi Merovei, chiamate all'armi le popolazioni
-meridionali, intanto che i Saracini stringevan d'assedio Tolosa, piombò
-sui loro alloggiamenti, li ruppe e costrinse a ritirarsi disordinatamente
-ne' Pirenei verso Narbona. L'emiro Alsama fece mostra di gran valore,
-e nel combattere andava ripetendo quel verso del Corano: «Se
-Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» ma fu atterrato da una
-forte lanciata per un de' guerrieri aquitani; e dopo di lui Abd-Alrahman,
-dalle antiche cronache, chiamato Abderamo, assunse il comando
-dei pochi avanzi di que' Saracini.
-</p>
-
-<p>
-La vittoria del conte Eudi, e ne fe' relazione al papa, fu siffattamente
-risolutiva, che da quel giorno in poi i Saracini più non si mostrano
-che in alcune isolate spedizioni, in opera piuttosto di genti
-da saccheggio che di schiere ed eserciti formati. Seguir tu puoi le
-orme loro nelle triste lamentazioni dei monasteri, pei guasti che facevano
-all'arche coperte d'oro e per le taglie che imponevano a tutte
-le badie dell'Aquitania. Indi a qualche anno Ambiza, governator
-della Spagna pel Califfo, deliberossi di varcare i Pirenei con un formidabile
-esercito tutto coperto d'armi forbite, e preceduto da un
-nugolo di Berberi. Tenne costui non tanto il modo della violenta
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-conquista, quanto quello d'impor tributi ai vinti, come già erasi fatto
-in Ispagna, onde la maggior parte delle città di Linguadoca ricomperavansi
-con danari, per saziare l'avidità d'Ambiza, il quale mandava
-monti d'oro a Siviglia e Cordova, finchè fu morto in una delle
-sue spedizioni. Alla morte di costui i Saracini tornarono ai loro saccheggi,
-poi si fe' una mescolanza di popoli, ed Eudi stesso, vincitore
-testè dei Saracini, acconsentì a una lega di popoli e di famiglie. Munuza,
-emiro pieno di tolleranza, avea nelle sue spedizioni contro l'Aquitania,
-rapita la propria figlia d'Eudi, nomata Lampegia, di maschia
-bellezza, e innamoratosi di lei, la faceva sua sposa, benchè cristiana.
-Il duca e l'emiro si congiunser così d'interessi e di famiglia, simbolo
-dell'unione sempre naturale fra le razze conquistatrici e le conquistate,
-come già era avvenuto in Ispagna fra i Saracini e i Visigoti, e nelle
-Gallie tra i Franchi e i Romani, chè un'antica società, non è mai al
-tutto neppur da violenta conquista, disfatta, ma sempre seguon transazioni
-da sè fra le razze. I ferventi Saracini e i cristiani, divoti al
-culto della chiesa<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, non ammiser questa unione dei culti e dell'anime,
-e Munuza fu riprovato, pel suo procedere, nelle meschite di Cordova
-e di Siviglia, e accusato come spergiuro, intantochè il conte Eudi,
-dall'altra parte, veniva per suo peggio scomunicato.
-</p>
-
-<p>
-In questo mezzo Abderamo fece gridar la guerra santa nelle città
-d'Africa e di Spagna, e in breve infinite torme di Saracini varcaron
-di nuovo i Pirenei, disordinatamente e confusamente, a guisa di tutte
-l'altre spedizioni in massa, seco traendo donne, fanciulli, bottino, e
-armenti, affine di stabilirsi come pastori nelle terre conquistate. Abderamo
-distrusse indi il dominio di Munuza al di là dei Pirenei, il
-tolse di seggio, come traditor della legge, e fattagli troncar la testa,
-la mandava a Damasco, intantochè Lampegia, sua giovine sposa, veniva
-posta in mano delle donzelle di Cordova, e serbata pel serraglio
-del califfo. Dall'alto dei monti i Saracini si sparsero poscia per tutta
-la Settimania; videro Arli e Bordò che s'inchinaron dinanzi ad essi;
-pigliaron indi la via della Loira, senza che nulla resister potesse all'impeto
-loro. Un conte di Poitiers, che solo ardì d'opporsi all'invasione,
-fu preso e decollato, e i topazi e smeraldi del suo tesoro
-furono, in un co' reliquiari delle sue chiese, mandati a Damasco. «Abderamo,
-dice uno storico arabo, fu come una tempesta che tutto abbatte,
-e una spada a due tagli».
-</p>
-
-<p>
-Il conte Eudi d'Aquitania, impotente a resistere a questa piena di
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-armi, venne a Carlo duca d'Austrasia, prefetto del palazzo, appo i
-Franchi che teneva la plenaria sua corte a Colonia. La Neustria era
-minacciata; dopo la Loira, sarebbe assalito l'impero dei Franchi;
-se terribil era la guerra dei Sassoni a settentrione, tale non meno era
-quella dei Saracini a mezzogiorno, onde Carlo movea intorno il grido
-d'una spedizione in Aquitania, e alla voce sua sì nota alle razze
-dell'Austrasia, tosto si raccoglievan le genti dalla robusta complessione,
-dalla ferrea armatura e dalla pesante mazza, del Danubio, dell'Elba,
-del Reno, della Senna e dell'Oceano; ed egli le conduceva,
-passando per Parigi e per Orleans, sulla Loira, però che i Saracini
-si avanzavano verso Tours, sapendo che in questa città chiudevasi
-un ricco bottino di vasi d'oro e di serici ornamenti, di che decorar
-volevano le loro moschee. Abderamo tuttavia stette alquanto fra
-due, timoroso per l'esito della battaglia alla vista del lusso che spiegavano
-le sue genti, e della mollezza e indisciplina che s'erano introdotte
-fra loro. Essi non eran più i Saracini conquistatori della
-Spagna, ma confuse masse e un tramestío di Berberi, d'Arabi, d'Ebrei,
-e tutti aveano a combattere contro gli uomini pronti e nerbuti del
-Reno e della Mosa, non già più contro i molli Aquitanti pacifici
-abitatori delle romane città di Nimes, Arli, Tolosa e Narbona.
-</p>
-
-<p>
-Qual fu il campo di battaglia in cui fu risolto il conflitto fra i
-cristiani della razza germanica, e i Saracini snervati nei serragli
-di Cordova e Siviglia, sotto il sole di Spagna? Gli Arabi lo pongono
-nelle vicinanze di Tours; i cartolari de' monasteri lo additano a Poitiers,
-in una vasta pianura non lunge dalle porte di questa città, nè si sa
-a qual credere di queste due tradizioni, se non che forse la battaglia
-cominciò a Tours, e terminò a Poitiers, a simiglianza di quegli altri
-lunghi conflitti, di cui anche la storia moderna fu spettatrice, che si
-stendono per uno spazio di più leghe, e comprendono più d'un campo
-di battaglia. I Saracini furono per impeto improvviso cacciati dai sobborghi
-di Tours, indi Carlo passò la Loira, spiegò le schiere sue, sempre
-vittoriose sulla Vienna, e Poitiers divenne ampia tomba degl'infedeli.
-Questa giornata, che seguì nel mese d'ottobre, fu notabile per la fermezza
-in essa dimostrata dalle nazioni settentrionali, che al dire
-d'Isidoro di Beja, cronista che spesso ha molto del poeta, resisterono
-ferme come muri all'impeto nemico, e stettero serrate come cerchio
-di ghiaccio. Quantunque i Saracini traessero una numerosa cavalleria
-leggera, composta d'Arabi e di Berberi, che andavano da diritta e da
-manca volteggiando, pur non fu mai ch'eglino smuover potessero i
-saldi Austrasiani. «Queste nordiche genti, prosegue Isidoro di Beja,
-combattevano gagliardamente, e la spada degli Arabi spuntavasi contro
-ai petti loro».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<p>
-La battaglia durò più giorni facendo i Saracini impeto da destra e
-da sinistra senza frutto, e le genti della razza germanica sempre
-avanzando ferme nelle loro ordinanze e senza lasciare fra esse vacuo
-veruno. Un'ardita diversione fe' risolvere la vittoria, e fu che mentre
-i Saracini respinti da Carlo Martello, vacillavano, Eudi, cogli Aquitani,
-gli assaltò di fianco, e si impadronì del campo loro e della
-tenda dell'emiro, improvviso assalto che li pose in gran confusione.
-Abderamo intanto, veduto il pericolo, avventava i suoi cavalli berberi
-sugli Aquitani, ma passato d'una freccia scagliata da man
-vigorosa cadeva spento sul campo; Carlo vede il momento decisivo,
-muove innanzi con impeto; le schiere degli infedeli sono disordinate,
-e ben tosto messe tutte a sangue e a macello. Ottenuta la
-vittoria esso Carlo si fece a distribuire il bottino fra' suoi soldati, come
-era l'uso; nè oltrepassò Poitiers, chè quelle meridionali provincie non
-eran di sua giurisdizione, ed altri nemici avea da respingere a settentrione.
-Dopo la rotta di Abderamo, fu a Carlo confermato il soprannome
-di Martello. «Però che, dice la cronaca di san Dionigi,
-come il martello pesta e rompe il ferro, l'acciaio e ogn'altra sorte di
-metalli, così egli pestava e rompeva in battaglia tutti que' nemici e
-quelle stranie nazioni». E per verità il duca de' Franchi aveva menato
-il <i>martello</i>, poichè il numero dei Saracini uccisi fu infinito, facendolo
-i cronisti cristiani ascendere a più di centomila; laddove i
-cronisti arabi, sempre fatalisti, senza maledire alla sorte loro, si contentano
-di chiamar la funerea campagna dove seguì la battaglia, col
-nome, di <i>Lastrico dei Martiri</i>.
-</p>
-
-<p>
-La razza d'Austrasia serbar seppe così il primato suo militare nella
-battaglia di Tours e di Poitiers, con poca perdita delle genti germaniche,
-sì difficile era ferirle sotto quelle loro ben temprate armadure
-di Svevia, e il nome di Carlo Martello andava alle stelle. L'indole religiosa
-di questa spedizione lo rendea popolare in tutti i paesi della
-cristianità; or duca d'Austrasia e prefetto dei Franchi qual era, non
-poteva egli aspirare alla dignità sovrana? In un campo di Marzo,
-che fu tenuto a Colonia, egli tastò quindi gli uomini d'arme che lo
-avean seguito, a vedere se il farebbero re; ma o l'antico nome dei
-Merovei avesse ancora un tal qual potere sui Franchi, o l'autorità di
-duca e di prefetto del palazzo fosse indispensabile pel servigio della
-guerra, Carlo cangiar non potè questo titolo militare nella dignità
-regia, più religiosa allora e venerata; e tuttavia vi adoperò tutti i modi,
-il miglior de' quali fu d'acquistarsi i soldati con larghe distribuzioni di
-bottino e di terre, sola paga che si avessero allora le milizie, come l'uso
-di quelle schiatte germaniche portava. Carlo aveva anche tratto i suoi
-Conti alla guerra, or che ricompense darebbe loro? Gli convenne por
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-la mano su' beni de' cherici, o, per meglio dire, porre a campo sulle
-terre ben coltivate de' vescovi e delle badie i suoi guerrieri, e partirle
-fra loro, sì che ad un vescovado fu dato questo o quel conte,
-e un fiero e biondo Austrasio ebbe questa o quella badia. Universale
-fu il lamento degli uomini da chiesa, ma più poteva la forza
-materiale, nè v'era modo a resistere a queste armate occupazioni. Molti
-dei vescovadi toccarono in sorte a' laici e fin alcune badie di femine
-caddero in mano a guerrieri di razza franca. E' non fu tuttavia, come
-alcuni supposero, un sistema generale, però che siffatte usurpazioni
-ebbero lor limiti; ma bene dovendosi rimunerar coloro che aveano
-fatta la guerra, si rimunerarono spogliando i cherici, ai quali altro
-non rimase che protestare in faccia al cielo, e invocar Dio, giusto
-vendicatore delle ingiustizie umane. Essi pertanto composero quella
-famosa leggenda del dannato, che narra i tormenti dello spogliatore
-in inferno, quasi dir volessero al popolo, ai Romani, ai Galli, ai coloni
-dedicati alla coltivazion della terra «Ecco l'uomo ingiusto che
-v'ha rapito i vostri beni, eccolo dannato nell'altra vita». Qual pegno
-di sicurtà pe' deboli e indifesi cultori! L'armato Austrasio non poter
-cacciarli dalla loro terra senza esser colto dalla mano di Dio! Le leggende
-che ripongono Carlo Martello fra' dannati, eran di questo modo
-una guarentigia per i poveri coloni, contro la prepotenza e la rapacità
-degli uomini di guerra.
-</p>
-
-<p>
-E nondimeno ancor durano alcuni diplomi di Carlo Martello, come
-prefetto del palazzo, i quali quasi tutti sono per donazioni a' monasteri
-e badie. Dota egli di parecchie terre le cattedrali, e per un
-diploma dato il giorno di Pasqua, san Dionigi, in Francia, riceve un
-campicello adiacente al monastero; per un altro suo diploma pure, l'apostolo
-della Germania, san Bonifazio, vien raccomandato ai duchi ed
-ai conti da per tutto dov'egli porterà la predicazion del Vangelo.
-Tutto questo creder lascia che tal sistema di spogliamento applicossi
-principalmente alle badie vacanti ed ai beni fiscali, che Carlo Martello
-confidava ai Franchi di cui avea bisogno in guerra ed agli uomini
-che da lui dipendevano, nascondendo suoi fini, che miravano a farsi
-re, come già tentato aveva anche il padre e predecessor suo nella prefettura
-del palazzo, Pipino d'Eristal. Dopo la gran sua vittoria sopra
-i Saracini, egli stimò poter meritarsi la corona, ma il tentativo fu
-vano ancora, però che la dignità reale a que' tempi avea un qualche
-cosa di religioso e sacerdotale, ben altramente dalla prefettura del palazzo,
-ufficio tutto d'armi e di guerra; il più forte e più fermo era
-duca e prefetto. I cherici ed il popolo facevano i re, i conti; i Franchi
-e i soldati facevano i prefetti del palazzo, e gli ultimi Merovingi, deboli
-e cattivi com'erano, furono appunto protetti dall'antedetta indole
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-religiosa della dignità regia. Carlo Martello avea inoltre offeso i vescovi
-ed i cherici in modo da non si attentare a mettersi definitivamente in
-luogo de' Merovingi, e però vi rinunziò nell'assemblea del Campo di
-Marzo; solo che i Franchi non fecero re alcuno, e fuvvi un lungo
-interregno, durante il quale Carlo Martello governò senza i Merovei
-sì, ma pure altresì senza corona.
-</p>
-
-<p>
-Duca e prefetto del palazzo com'egli era, egli ebbe pratiche, come
-tutti i Carolingi, con tre grandi potentati al di fuori: i re ed imperatori
-di Costantinopoli, il papa e i Longobardi. A Bisanzio regnava Leone
-l'Isaurico, soldato in origine, a pari di Carlo Martello; quel Leone
-odiator delle immagini, quel barbaro che faceva in pezzi le statue di
-oro dei santi nelle chiese, e i reliquiari ornati di topazi e di smeraldi.
-Scrivea costui a Carlo Martello per trarlo nell'eresia degli iconoclasti:
-<i>ponesse in pezzi le immagini</i>, gli dicea, <i>che n'avrebbe i modi a mantenere
-i suoi soldati, ed a distribuir loro in contanti l'oro che orna
-inutilmente le arche benedette</i>. Se non che Carlo non osa pur trattenersi
-in questo pensiero; usa cautamente co' Greci, ma non vuole
-inimicarsi i papi, in corrispondenza spirituale, com'ei si trova, con
-Gregorio III che regna a Roma; il pontefice intanto paventa insieme
-dei Greci, de' Longobardi e de' Saracini, e già la politica papale ha
-ricorso all'aiuto de' Carolingi. Le fantasie de' Barbari vogliono essere
-scosse con oggetti materiali, onde Gregorio invia a Carlo Martello le
-chiavi di san Pietro<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, ed i ceppi che tennero avvinto l'apostolo
-nella sua scura prigione, a simboleggiar nei ceppi la suggezion della
-Santa Sede, e nelle chiavi i modi a liberarla; e invoca a protettor della
-Chiesa romana quel fiero e prode capitano, cui dà il titolo di esarca, a
-Carlo Martello decretato dal senato e dal popolo raunati ora, nelle
-basiliche, come un giorno nel Foro; e tuttavia l'esarcato è un titolo
-greco. Il papa distrugger volendo la dominazion bisantina in Italia,
-conferisce l'esarcato al capo de' Franchi, sì lontano dalle cose d'Italia
-che non può dargli timore.
-</p>
-
-<p>
-Sì alto era salita la riputazione di Carlo Martello dopo la vittoria
-di Tours e di Poitiers, che i Longobardi stessi cercano d'averlo a confederato
-contro i Saracini, i quali già minacciano le loro mediterranee
-possessioni. «Orsù vengano i Franchi all'Adriatico, e vi troveranno
-ricche città che gli aspettano, e fertili campagne, dove pascolar possono
-liberamente migliaia di cavalli».
-</p>
-
-<p>
-Carlo Martello fu dunque il primo ad illustrare i Carolingi, e Pipino
-con Carlomagno non fecero che continuar l'opera sua co' Papi,
-co' Longobardi e co' Greci. Ei passò di vita giovine ancora, però che
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-appena era giunto all'anno cinquantesimo dell'età sua, e fu sepolto
-in terra sagrata. Vennero poi più tardi le leggende intorno alla sua
-morte ed alla sua dannazione, per esempio a frenar la violenza militare
-dei condottieri di guerra. «Carlo Martello, scriveva un secolo
-dopo l'arcivescovo di Rouen, fu dannato in eterno, perchè primo dei
-re Franchi, che ciò facesse, tolse a' cherici le terre ecclesiastiche, e
-sant'Eucario, vescovo d'Orleans, che fu rapito alla terra nel secolo
-scorso, lo vide fra' tormenti nell'inferno, e interrogato il suo angelo,
-n'ebbe in risposta, averlo Dio dannato all'eterne pene, perchè avea
-posta la mano su cose consacrate all'amor di Dio, al suo culto divino,
-ai poveri ed ai servi di Cristo. Di che essendosi sparso il grido, san
-Bonifazio e Fulrado abate di san Dionigi, visitarono il sepolcro di
-Carlo Martello, e trovarono in vece del suo corpo un dragone, e tutto
-guasto di dentro il monumento, come se fosse stato arsicciato dalle
-fiamme, e noi pure abbiam conosciuto persone, aggiunge il leggendario,
-che visser fino ai dì nostri, e renderon testimonio nei termini
-detti di quanto avean veduto e sentito». Or questo fiero simbolo del
-dragone che riempie un sepolcro vuoto è una lezione che si vuol
-dare all'ingiustizia e alla violenza altrui, quasi dicesse agli uomini
-prepotenti del Reno e della Mosa: «Non toccate i beni consacrati a
-Dio ed ai poveri, altrimenti avrete vuota la sepoltura, e un sozzo
-serpente divorerà nella fossa della morte le carni vostre».
-</p>
-
-<p>
-Carlo Martello ebbe, a somiglianza di Pipino d'Eristallo, più donne.
-Rotrude (tale si è il nome che le vien dato negli annali) gli partorì
-Carlomanno e Pipino, che furono allevati, come lui, negli accampamenti;
-da una seconda moglie di nome Sonnichilde, ebbe un terzo figliuolo
-chiamato Grifone, e secondo l'uso germanico l'eredità fu tra
-loro partita nel modo seguente: a Carlomanno toccò l'Austrasia con le
-terre del Reno e della Mosa, la Neustria a Pipino, amendue col titolo
-di duca o condottier d'uomini; Grifone, il terzo de' figli, ebbe
-alcuni contadi in mezzo agli stati de' suoi fratelli. Così finiva la
-podestà di Carlo Martello, apparecchiando la futura grandezza della
-schiatta carolina, facendola salire in altissima riputazione, e collocandola
-al di sopra dei Merovingi. I Saracini erano a que' tempi i
-nemici implacabili della razza così franca come germanica, e irrompevano
-a torme dalla Siria, dall'Africa e dalla Spagna in cerca
-di conquiste; ma Carlo Martello seppe arrestarli a Poitiers, nè i
-Franchi della Neustria e dell'Austrasia dimenticarono poscia mai
-quel servigio.
-</p>
-
-<p>
-Il nome di Carlo Martello fu indi sì famoso, che menestrelli e trovatori
-il cantarono a gara, e il vediamo nobilmente celebrato nella
-prima canzone dell'epopea cavalleresca di <i>Garino</i> il <i>Loreno</i> in cui
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-tutto è confuso come ne' canti eroici<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> del medio evo. I Saracini insiem
-co' Vandali e cogli Ungheri, tutti que' Barbari, che lasciarono
-con la conquista le malaugurate orme loro nella società, son ivi posti
-a fronte di Carlo Martello; che gl'insegue vittorioso, e muore
-sul campo di battaglia; nè vi si fa caso di date o di fatti. «O antica
-canzone, vuoi tu ascoltare, dice il trovatore, vuoi tu sapere la
-grande e meravigliosa istoria, come i Vandali vennero in questo paese,
-distrussero Reims, e assediarono Parigi?» Carlo Martello si oppose
-a queste invasioni, e marciò contro gl'infedeli in tempo che i monaci
-neri di san Benedetto pigliavano per sè terre e mulini, e la gente era
-povera e i cherici ricchi. E però esso Carlo Martello parte, e va difilato
-a trovare il papa in Lione, dov'eran più di tremila cherici e
-ventimila cavalieri, e si gitta ai piedi del santo padre, e gli dice:
-«Sere apostolo, il mio paese è invaso dal nemico, gli arcivescovi ed
-i vescovi sono uccisi, e con essi i miei cavalieri». L'apostolo piange
-a questo discorso, e si consiglia co' suoi cherici. «Voi siete ricchi, e
-ben potete donare qualcosa per la cristianità». L'arcivescovo di
-Reims e gli altri prelati, rigettano le istanze del papa, e allora il
-Loreno Ervigi si alza corrucciato in viso, e dice: «I cherici posseggon
-tutti i forni e i mulini, e' convien dunque prendere un partito
-per aver danaro<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>». — «Per san Martino, prorompe l'arcivescovo,
-che io non ci metterò un quattrino!» L'abate di Cluny risponde
-invece: «Noi siamo ricchi di buone terre; or bene ognuno ci metta
-un picciolo almeno del suo». Il papa contristato per tutto questo,
-si volge a Carlo Martello, e: «Bel figliuolo, gli dice, io concedo a
-te l'oro e l'argento che sono in man de' cherici, i palafreni, le mule,
-ed intanto anche le decime, per fin che tu abbia vinto i Saracini».
-Ed allora il Loreno Ervigi di nuovo prorompe: «E le armature dei
-cherici ancora». Carlo Martello fa indi ragunar le sue schiere, muove
-co' suoi Francesi contro i Saracini, e combatte da destra e da manca,
-come un lupo che si caccia dinanzi le agnelle. Dopo di che confondendo
-insieme i Vandali co' Saracini, la battaglia di Soissons con
-quella di Poitiers, il poeta racconta gloriosi e cavallereschi fatti dei Loreni,
-dei Franchi e dei Borgognoni; Carlo Martello imbrandisce la
-lancia, i timballi suonano, ed ivi in mezzo a quel gran macello egli è
-colto da due colpi di spiedo, l'uno al dosso e l'altro al petto; che
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-desolazione fra l'esercito di Francia! «Su corriamo ad aiutar Martello,
-il re di San Dionigi!» grida il Loreno Ervigi; ed ecco in un subito
-vendicata la morte di lui, e Marzofio, emiro dei Saracini, di gigantesca
-statura, atterrato da una lanciata. «Addosso! addosso signori,
-gridano i Francesi, che il re è morto<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>». E poscia i cavalieri fanno,
-tutti in pianto, a Carlo Martello di gran funerali.
-</p>
-
-<p>
-Questa canzone eroica su Carlo Martello non ha verun carattere di
-storica verità; tutto v'è insiem confuso, come vediam nella più parte
-dell'epopee del medio evo: i tempi, i luoghi, i nomi de' personaggi,
-i quali son fatti vivere e morire in mezzo ad avvenimenti di cui
-pure non parteciparono. E tuttavia ne risulta una grande verità storica,
-ed è che il nome di Carlo Martello ancor splendeva luminosissimo
-tre secoli appresso. Quando Garino il Loreno compose
-questa canzone, già spenta era la prosapia de' Carolingi, e regnava
-quella de' Capeti, onde non più motivi di adulazione, e pure ancor
-durava negli animi la memoria delle grandi cose operate da quella
-prosapia, e il nome di Carlo Martello fu popolare al par di quello di
-Pipino e di Carlomagno nei manieri della nobile cavalleria.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p>
-
-<h2 id="cap6">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO E RE.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra i figli di Carlo Martello. — Guerra
-di famiglia. — Elezione d'un re merovingico. — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino
-duca dei Franchi. — Sue pratiche coi cherici. — Sue nozze
-con Berta. — Leggende e canzoni eroiche. — <i>Berta dal gran piè.</i> — La Berta
-tedesca. — Guerre d'Alemagna, di Baviera, di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche
-con Roma. — Papa Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — Ultime
-reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da san Bonifazio. — Sue
-guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio in Francia di Stefano III. — Abboccamento
-con Pipino. — Nuova incoronazione. — Calata di Pipino in Italia. — Spedizione
-contra i Longobardi. — Natura della donazione apostolica quanto
-all'esarcato. — I Longobardi si sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità
-regia di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee pubbliche. — Guerre di
-Sassonia e d'Aquitania. — Morte di Pipino.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-741 — 768.
-</p>
-
-<p>
-Nella famiglia carolingica regna, del pari che in tutte le schiatte
-germaniche, la massima del dividere, come una eredità comune, il
-patrimonio regio. Carlo Martello lasciava, come dicemmo, tre figli,
-l'uno di nome Carlomanno, duca d'Austrasia, l'altro chiamato Pipino,
-prefetto di Neustria, e il terzo Grifone, erede di alcune signorie.
-Nelle quali divisioni regolate dal padre, chi si tenea pregiudicato,
-facea la guerra, chè tale era il diritto, la forza decidendo della
-eredità. Grifone uscito d'una figlia della Baviera, diede principio a
-sanguinose ostilità volendo una porzione più abbondante del paterno
-retaggio, e raccolti d'intorno a sè non pochi fedeli, assaltò Pipino
-nella sua bella porzione della Neustria, ma per suo peggio, chè respinto
-e incalzato fin dentro alla città di Laon, fu preso e chiuso
-in una torre, nell'oscura foresta delle Ardenne, in balía del fratello.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se non che Grifone giunge a fuggirsi da quella torre in abito da
-pellegrino, passa il Reno, e va a cercar rifugio tra i Sassoni, e qui
-è da sapere che tutti i duchi, i conti, i signori, scontenti della
-schiatta franca, andavano a cercar asilo in Sassonia, certi d'averlo
-per le molte ragioni di nimistà ch'ivi erano contro Carlo Martello.
-Curiosa è la vita di questo Grifone, intorno a cui, come ad uno degli
-eroi loro, si ravvolgono le leggende cavalleresche. Rifuggitosi
-da esule in Baviera, ei n'è fatto duca, e que' popoli il sollevan sullo
-scudo<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> in luogo del figlio dell'antico lor capo Odillone; cacciato, indi
-per opera di Pipino, dalla Baviera, e rotto il vassallaggio del feudo
-de' dodici contadi che gli eran dati dal fratello<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, attraversa la Germania,
-e dimanda per ogni dove soccorso, ma invano, che gli Alemanni
-non osan difenderlo, ond'egli viene a riparare in Aquitania,
-l'aprico paese dal viver giocondo, ed ivi s'invaghisce di Lionora,
-moglie di Vaifro, duca del paese, ed altresì ella piglia a ben volere
-il fuggitivo, onde il vecchio duca dà in tanto furore di gelosia, che
-lo caccia, e fa inseguire ed uccidere a tradimento nelle Alpi, mentre
-vassene a cercar fra i Longobardi un altro rifugio. Così finì un dei
-figliuoli di Carlo Martello, nè Pipino andò esente dal sospetto di
-aver aiutato Vaifro in questa vendetta.
-</p>
-
-<p>
-Nel durar di questi primi anni Carlomanno e Pipino reggono da
-padroni la nazione dei Franchi, sotto il titolo l'uno di duca d'Austrasia,
-l'altro di maestro, o prefetto del palazzo di Neustria, poichè
-Carlo Martello avea lasciato vacare il trono nella famiglia dei Merovingi,
-a provare se i Franchi si sarebbon lasciati, senza re, governare
-dai duchi e dai prefetti. Il nome ch'egli erasi acquistato, gli
-avea consentito di conservare un siffatto interregno, e un duca suo
-pari ben valea quanto un re di nascita; ma una simil ragione di riverenza
-più non reggeva pe' figli suoi Pipino e Carlomanno, giovani
-amendue, non benemeriti ancora per alcun servigio, e tali che
-in altrui non movevano nè venerazione nè tema. Laonde i signori dicevano:
-perchè non creare un principe della casa di Meroveo? Giovine
-l'uno e giovine l'altro meglio valere un re della stirpe sacrata. Fu
-quindi convocata, secondo l'antica consuetudine, nel Campo di Marzo,
-una dieta che avesse ad eleggere il re, e fu recato a questo supremo
-grado, sotto il nome di Childerico III, un fanciullo nobil
-rampollo de' Merovingi, quasi ostacolo posto dai Franchi all'ambizione
-dei prefetti del palazzo. Da quel momento in poi Carlomanno
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-e Pipino posero ogni cura a precipitar questo simulacro di re, ed
-a diffamarlo per la dappocaggine sua, per la sua viltà, tanto che alla
-fine il chiamavano, e non altrimenti, lo <i>snervato</i> e <i>l'insensato</i>. Così
-avviene al finire delle dinastie; inesorabili più che mai sono inverso
-di loro, quelle che ad esse succedono, e i popoli voglion sempre giustificare
-la violazione d'un diritto.
-</p>
-
-<p>
-Dall'esaltazione di Childerico III, Pipino e Carlomanno erano obbligati
-a cercar sostegno fra i cherici, poco tempo dopo che Carlo Martello
-avea offeso le chiese e i monasteri col metodo suo di spogliarli
-delle lor terre, e dividerle fra' suoi soldati. Ma se questi facevano i
-prefetti del palazzo, i cherici facevano i re, onde appunto perchè i
-Carolingi molto donarono ai monasteri, le cronache tanto avvilirono
-i Merovingi a profitto dei lor successori. Carlomanno intanto pigliava
-l'abito monacale, e noiato del secolo s'avviava verso Roma per
-ivi ricever l'assoluzione da papa Zaccaria, perocchè, dicevano, avea da
-rimproverarsi alcuni atti di violenza con Vaifro duca d'Aquitania, e
-ne portava il segno di maledizione. Avuta indi la tonsura, per mano
-del pontefice, ritiravasi prima sul monte di Soratte, per ivi vivere
-alla maniera de' monaci, poi nel devoto convento di Montecassino,
-dov'egli soggettavasi a' più faticosi uffizii della comunità, servendo in
-cucina, lavorando l'orto e guardando, soletto, come fu spesso veduto
-fare sul monte, gli armenti della badia. Il maggior diletto suo era d'ivi
-coltivare una vigna, che indi appresso cedette ad un altro penitente,
-il re de' Longobardi, il quale venne ugualmente a dimorar nei monastero
-di Montecassino<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. Così per quegli uomini operosi ed armigeri la pace
-del monastero succedeva alla vita agitata dei campi di battaglia, e
-dalle sfarzose corti passavano ai modesti refettorii dei cenobiti. Poichè
-Carlomanno ebbe lasciato il grado di duca d'Austrasia per vestir
-l'abito monastico, Pipino potè recarsi in mano la prefettura generale
-dei Franchi, e signoreggiar tutte quelle schiatte all'ombra del vano
-titolo di Childerico III, intantochè Dragone, figlio di Carlomanno,
-raso e confinato dovea pure abbracciar lo stesso genere di vita del
-padre suo, monaco in Montecassino, essendochè i Franchi non amavano
-i prefetti ancora in fasce, preferivano i gagliardi, e Pipino sapea
-maneggiar l'armi: era piccolo di statura sì, ma nessuno poteva
-con lui contender di forza e di vigoria.
-</p>
-
-<p>
-Intorno a questo tempo, il duca dei Franchi cercò moglie per aver
-reda, come dicon le cronache di San Dionigi, e gli annali contemporanei
-aggiungono ch'egli sposò Berta, figliuola di Cariberto, conte di
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-Laone, soprannomata <i>dal gran piè</i>, alla quale le tradizioni cavalleresche
-danno altra origine facendo della sua vita una leggenda romanzesca.
-Il <i>romanzo di Berta dal gran piè</i><a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, una delle più graziose
-composizioni del medio evo, ed un de' più ingegnosi canti de' trovatori
-racconta: «Che in sull'uscir d'aprile, nella dolce e amena stagione,
-che l'erbette spuntano, i prati rinverdiscono, e gli alboscelli <i>desiderano</i>
-d'essere fioriti, un monaco di San Dionigi aveva a lui, gentil
-trovatore, narrata la storia di Berta e di Pipino». Ora il trovatore si
-fa in gaia scienza a ripetere questa storia. «Era un re in Francia
-di gran signoraggio, per nome Carlo Martello, il quale, dopo aver
-fatto grandi prodezze in guerra et vinto gl'infedeli, morio lasciando
-duoi figliuoli, uno di nome Carlomanno che si rendè monaco in una
-badia; l'altro di nome Pipino, assai piccolo (non avea più che cinque
-piedi di statura), ma forte della persona, sì che sendo un lione
-fuggito dalla sua gabbia, e correndo come fiera arrabbiata, egli
-poco men che fanciullo, armatosi d'uno spiedo, andò a quello, e sì lo
-abbattè d'un colpo nel fianco. La madre sua, tutta lieta, basciandolo,
-«Bel figliuolo, gli disse, come hai tu avuto animo d'affrontare una
-fiera sì ridottabile;» ed egli rispuose: «Donna, mai non si dee ridottare».
-Il giovine si maritò poi in prime nozze, ma la moglie sua,
-figliuola di Gerberto o di Gerino di Malvoisin, non potè dargli erede,
-ond'egli in consiglio co' suoi baroni, dimandò loro: «Che donna
-potrei tôrre?» E allora Engherrando di Moncler, nobile barone, si
-levò e disse: «Sire, al corpo di sant'Omero, io so una figliuola
-del re d'Ungheria, che nessuna di più bella persona oltre mare, e
-chiamasi Berta la Buona». «Se ne vada in cerca,» disse Pipino. Ed
-ecco una bella cavalcata che si parte in gran pompa, e va e va fino
-in Ungheria: buona ventura a voi, illustri cavalieri. E vanno a trovare
-il re d'Ungheria e Biancofiore, la reina, mostrò loro la figliuola
-sua bianca e vermiglia. Furono apparecchiate le tavole per un grande
-convito, ed a Berta furon dati cavalli, oro ed argento, e la nobile figliuola
-prese comiato dal padre suo — Ella sen venne adunque per
-mezzo Polonia e Lamagna, e in ogni luogo parlavasi la lingua francesca,
-però che i conti e marchesi di quelle terre, tenevano Franceschi per
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-insegnarla a' loro figliuoli e figliuole, come se fossero nati a San Dionigi.
-Berta era cortese e semplice, e veniva in groppa d'un palafreno baio
-di bella razza, e di questo modo giunse ai confini di Francia, e passò
-il Reno a Sant'Erberto, cavalcando per mezzo le Ardenne sotto la protezione
-del buon duca Namo di Baviera. Il bel drappello vide l'Hainant
-e il Vermandois, e giunse lietamente a Parigi, dove le campane
-suonarono a festa, le case furono coperte di ricchissimi drappi, e le vie
-giuncate di erbe, volendo ognuno onorare la sposa menata a Pipino;
-poi furono fatte le nozze grandi e solenni, i menestrelli fecero lor
-arte, con gran suoni di ghironde, di arpe, di flauti e di trombe, e
-con balli di dame e damigelle, e così fu compiuto con gioia di tutti,
-il maritaggio». Oh pur beato il tempo che Berta filava!
-</p>
-
-<p>
-Qui comincia la tradizione tedesca, da cui forse ebbe origine e accrescimento
-l'epopea di <i>Berta dal gran piè</i>. Questa leggenda fu
-scritta in Franconia, e Pipino conserva ivi tutta l'indole sua germanica:
-e' pone sua sede nel castello di Veihen-Stephen sul monte, con
-disegno di combattere i Sassoni, e di mansuefarli sotto il dolce giogo
-del cristianesimo; ma popoli selvaggi, com'ei sono, ricalcitrano, e non
-vogliono saper di Gesù nè de' suoi santi. Pipino vedovo e solo in quella
-rocca, desidera giorno e notte una compagna, quando un re del paese
-chiamato Curlingo, gli fa profferir la figlia sua gentilissima e leggiadrissima;
-il ritratto di costei piace a Pipino sì che egli dice al suo
-maggiordomo: «Va e sappi il vero di questa principessa». Ora il discortese
-maggiordomo avea una figliuola della medesima età di colei,
-e dice fra sè: Perchè non la farò io reina in vece sua sposandola a Pipino?
-Se ne va quindi e cavalca alla corte del re Curlingo, gli chiede
-la figliuola e gli vien data. Costei ha nome Berta, ed è bella forte;
-soa madre la confida vestita in gran pompa al maggiordomo, e questo
-misleale la conduce in un oscuro bosco, dove stava aspettandolo la
-sua propria figliuola: o servo infedele, non temi tu la punizione del
-tuo misfatto? Ma non ritenuto da rispetto alcuno, e' toglie di dosso
-a Berta le sue ricche vesti, l'anello nuziale, e ne adorna la figliuola
-sua; poscia quel misleale dice a' suoi compagni: «Andate, amici, trascinate
-Berta nel luogo più segreto del bosco, trafiggetela senza pietà,
-indi recatemi la sua lingua». Ecco dunque la povera principessa in
-man de' compagni del maggiordomo. «Bei seri, ella dice, s'io debbo
-viver cattiva, lasciatemi questo cagnetto levriere, e questo cofanetto
-pieno d'oro filato e di seta acciò ch'io possa ricamar ciarpe ne' miei
-giorni di noia». Quei malvagi lasciatisi intenerire dal pianto della principessa,
-le dicono il fiero comando da essi avuto. «Noi vi lasceremo
-la vita» ma a patto che mai non ci tradirete. Ma come faremo, nobile
-damigella, per mostrare al maggiordomo, che il suo crudel comando
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-fu da noi eseguito? Allora la fidanzata donzella si trae in disparte
-a spogliarsi della gonnella sua di sotto, e della camicia di lino finissimo,
-ed essi la tingon di sangue a simiglianza della veste di Giuseppe,
-e a mostrar la lingua della infelice, tagliano al bel levriero la
-sua, sì che il povero cane non potrà più d'ora innanzi leccare i piedi
-alla nobile sua signora. Il maggiordomo ingannato indi da queste
-sanguinose mostre, vide tutto lieto la lingua, e la toccò, e fece
-le grasse risa, intanto che la figliuola sua giaceva come legittima
-mogliera con Pipino, il quale ebbe da lei un figliuolo che fu papa
-Leone III<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-«Ma, ohimè, e della povera principessa, della sposa legittima e
-fidanzata che fu? Berta gira e gira per la selva, e va e va, e s'incontra
-in un nero e lurido carbonaio; impaurita rassicurasi all'umano
-parlare di colui, sopraffatto dalla sua bellezza, e trova ricetto nella
-capanna sua; da principessa ella diviene ancella d'un mugnaio, e la
-notte lavora, e fila con l'oro filato, e la seta, che recò nel cofanetto,
-perchè Berta sa filare e filare assai bene. Oh i bei lavori che le sue
-mani san fare! e fatti, il mugnaio va a venderli ad Augusta, la città
-dei mercatanti e degli ebrei, e a poco a poco arricchisce, e la fama
-della perizia di lei nel filare, si spande lontano.
-</p>
-
-<p>
-«Ora sentite voi questo corno che suona? è Pipino che va alla
-caccia, e ha già corso cogli anelanti suoi cani tutte le foreste della
-Svevia; vien la notte, e si smarrisce insiem con l'astrologo o medico
-suo. «Noi siam due mercanti che abbiamo smarrito la via,» e' dicono
-ad un uomo tutto nero che incontrano. Costui è il carbonaio del bosco,
-ed ei li conduce al mulino dove Berta fila e fila pur sempre. Il mugnaio
-ha due figliuole, e a Pipino piace la maggiore. «O re, gli dice l'astrologo,
-tu giacerai stanotte con la tua legittima mogliera, e ne nascerà
-un potentissimo figliuolo. Pipino ottien dunque la figliuola maggiore
-del mugnaio, e l'astrologo dice: «non è cotesta,» chiama la minore,
-bella essa pure, ma non è ancor quella, onde Pipino già si adira e
-alza la mano armata del guanto di ferro, e minaccia, sì che il mugnaio
-allora fa venir la giovine Berta, che trema, piange e alla fine
-acconciasi a' voleri del re. «Di costei appunto dee nascere un forte e
-nerbuto figliuolo, essa è la casta tua mogliera». E Berta racconta la
-fellonia del maggiordomo, e quanto le avvenne nel bosco. Il re si
-parte, ma Berta si rimane in casa il mugnaio, dove indi a nove mesi,
-pone alla luce un figliuolo, che riceve il nome di Carlo, povero
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-fanciullo ignoto fino all'età di dieci anni; poi monta a cavallo, e vassene
-alla corte di re Pipino; e ivi si mostra valente come Alessandro e sapiente
-come Salomone, onde Pipino s'induce a svelargli il segreto
-della sua nascita.» Tale si è l'epopea di Berta dal gran Piè e della
-puerizia di Carlomagno; essa è un poema che tutto quanto, come
-quel di <i>Genoveffa del Brabante</i>, ha il nobile intendimento di protegger
-la debolezza e l'innocenza contro le brutali soperchierie della
-gente da guerra, e dà a divider come già grande sia il nome di Carlomagno,
-e come si pensi all'infanzia sua, facendolo nascer robusto in
-mezzo ad un bosco e nell'abituro d'un mugnaio; e l'eroiche avventure
-de' suoi primi anni, dimostrano che ogni cosa sua dee accordarsi con
-quella smisurata riputazione ond'ei domina il medio evo.
-</p>
-
-<p>
-Pochi diplomi originali ci restano di Pipino, qual prefetto del palazzo
-nel tempo di questa prima podestà sua, ma uno di essi che
-porta la data del 10 gennaio 743 conferma le immunità della chiesa
-di Metz. A dì 2 marzo dell'anno seguente ei tiene una dieta a Soissons,
-dove, approvando il concilio di Nicea, ordina ch'esso sia promulgato
-nella terra dei Franchi. Con un altro diploma concede alla badia di
-San Dionigi un dominio di alcune mense, antica possessione del fisco,
-e inoltre certe franchigie di giurisdizione in onore di San Dionigi di
-Francia il protettore e padrone dei re. Pipino è un liberalissimo donatore
-di beni alle chiese, anzi con esse li profonde, chè intenzion
-sua è di acquistarsi così i cherici irritati già da Carlo Martello suo
-padre, il quale voleva, comechè invano, esser re non altro che per
-opera de' guerrieri suoi. Ma la dignità regale ha qualcosa di più religioso,
-di più sublime, di più antico, e Pipino dovrà riconoscere la
-fondazione della nuova sua dinastia dai papi e dai cherici; ond'è ch'ei
-gli adesca a sè con moltiplici donazioni, e tien vivissimo carteggio coi
-papi. Zaccaria, che in que' giorni occupava la sedia di san Pietro,
-scrive a Pipino prefetto del palazzo, agli abati e ai baroni di Francia
-sul proposito di vari capitolari, stati decretati in un'adunanza di
-conti e di vescovi, e sapendo l'antichità della badia di San Dionigi
-e la venerazione dei Franchi per questo santo, conferma ad essa badia
-tutte le immunità, quali avute le avea da san Landrisio vescovo
-di Parigi. Il papa si frammette pure per tornare la pace tra Pipino e
-Grifone, intantochè Pipino, pur sempre protettore della detta badia,
-la ricolma di doni, e le concede il primato su tutte le comunità religiose
-del reame de' Franchi. San Dionigi e San Germano erano i
-santuarii, dove stavan deposti i reliquiari nazionali, le memorie della
-patria, le antiche sue cronache, ed a quelli volgea principalmente Pipino
-la sua venerazione.
-</p>
-
-<p>
-Nell'atto tuttavia che Pipino si travaglia d'affezionarsi il papa ed i
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-vescovi per ottener la dignità reale, ei non lascia di pensare alla
-guerra, che egli ben sa come la conquista è il retaggio della nazion
-dei Franchi, e com'eglino han continuo bisogno di terre a partirsi
-fra loro, e di ricchi dominii e feudi d'ogni specie, onde muovono le
-incessanti spedizioni di Pipino contro gli Alemanni, i Bavari, i Sassoni,
-e principalmente le sue conquiste nelle terre meridionali. Gli
-Aquitani vivon ivi sotto un bel cielo, ed hanno ricchissime possessioni,
-fertili terreni da distribuire tra i guerrieri franchi! Il nome
-di Carlo Martello suonava, dopo la battaglia di Poitiers, in tutte le
-leggende, e Pipino se ne approfittava per gittar colonie di Franchi
-in quelle contrade, e nei tre anni che precedettero l'esaltazione di lui
-alla corona, affaticossi per ridurre a vassallaggio i duchi di Baviera
-e d'Aquitania, Tassiglione e Vaifro, chè gli occorreva di recarsi in
-mano le terre del mezzogiorno e di Lamagna per poi liberalmente
-partirle fra i cherici e gli uomini di guerra, già chiaro manifestandosi
-il suo disegno di farsi re.
-</p>
-
-<p>
-Le cronache della seconda schiatta, quasi tutte scritte sotto l'autorità
-della nuova famiglia regale, denigrarono i Merovei, però che la sciagura
-non ha lodatori, e quando una podestà viene a mancare, ognun
-la opprime, così portando la trista condizione dell'umana natura. Ond'è
-che in quell'interregno da cui fu preceduta l'esaltazione di Pipino,
-non si trovano se non rade e sterili notizie intorno agli ultimi Merovingi,
-e particolarmente intorno a Childerico III, intristito germoglio
-del sangue de' Merovei. Le cronache di San Dionigi lo chiamano,
-come dicemmo più sopra, il <i>dappoco</i> e lo <i>stolto</i>, e ben si vede che
-questi annali della badia, come fossero un giornal uffiziale, copiano
-quasi parola per parola Eginardo, il fido segretario di Carlomagno. Ma
-pur si ammetterà questo fatto storico almeno, che il religioso affetto
-pel sangue di Clodoveo volle esser ben forte, se passaron quattro
-generazioni d'uomini attivissimi a principiar da Pipino il Vecchio,
-prima che compier si potesse l'usurpazione della dignità regia. Un
-secolo e mezzo ci volle a far che Pipino il Breve, conducesse a pieno
-effetto il disegno concetto dai prefetti del palazzo suoi predecessori.
-</p>
-
-<p>
-Nè gli ultimi Merovingi doveano altrimenti essere sì stolti e dappochi,
-se conservar sapevano la dignità regia incontro a sì potenti prefetti
-che aveano la forza in mano; e però solo è da credere che costoro
-adoperasser l'arte loro a ridurre al nulla quegli scettrati ed a tôr loro
-ogni modo all'operare. La mollezza è cosa dolce ed agevole; attorniavan
-di riverenza i re coronati, e i prefetti costituivansi, a dir così,
-loro spada, gli sollevavano dal carico del governo, ed è sì facile l'abbandonarsi
-all'esercizio d'una dignità che non costa nè travagli nè
-cure, e ad avvolgersi in una sì morbida porpora! Poi che Childerico
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-III fu bene infiacchito, e poi che i cherici e il papa furono al
-tutto acquietati al nuovo lignaggio, il passo fu rapido, e Pipino
-non istando più a pensarvi sopra, mandò a papa Zaccaria quella solenne
-dimanda riferita dalla <i>Cronaca di San Dionigi</i>. «Chi meritava
-più d'esser re, se colui che non avea nessuna autorità nel regno
-e solo era re di nome, o colui che governava il regno, e avea podestà
-e cura in ogni cosa». Burcardo, arcivescovo di Virzburgo, e
-Folrado, cappellan di Pipino; s'avviano a Roma per aver su questo
-la risposta da papa Zaccaria, nè ella si fece molto aspettare, il fatto
-la vinse sul diritto; la podestà effettiva sulla podestà di nome, e il papa
-ordinò che Pipino, prefetto del palazzo, fosse riconosciuto e gridato
-re dei Franchi.
-</p>
-
-<p>
-L'elezione fu tumultuosa com'esser dovea in un'adunanza del
-Campo di Marzo, e i Franchi sollevaron, secondo l'uso, Pipino in
-sullo scudo, qual capo di un nuovo lignaggio. San Bonifazio, l'uomo
-dal germanico e franco incivilimento, l'espressione mistica dell'union
-delle due razze, impartì a Pipino la prima unzione nella basilica
-di Soissons, delegato a questa pontifical cerimonia da Zaccaria,
-però che il nuovo re dei Franchi teneva la sua dignità dai cherici
-e dal papa, e or più non era solo il capo militare, il prefetto del
-palazzo dei Franchi, ma il re loro consacrato e l'unto del Signore.
-Indi Childerico fu raso e chiuso come semplice monaco in un chiostro.
-Quanti principi a que' giorni nei chiostri! Carlomanno in Montecassino;
-il re dei Longobardi in una celletta, donde lavorava la vigna
-e il giardino. Di questa maniera spariva, e quasi senza che se ne
-avesse sentore, dal mondo l'ultimo real rampollo del sangue di Clodoveo.
-Curioso è veramente, che questo passar dello scettro da una
-famiglia in l'altra avvenga quasi innosservato: le cronache stesse
-appena ne serbano memoria; certo perchè il tempo è bene apparecchiato,
-e questo travasamento avvien di cheto, e quando gli avvenimenti
-più gravi non lasciano più orma d'impressione.
-</p>
-
-<p>
-Pipino, fatto re, non lascia per questo d'essere il capo militare dei
-Franchi, nè volendo egli altro prefetto del palazzo che abbia in sua
-mano la podestà materiale, confonde le due dignità in una sola, e
-Austrasio, qual egli è d'origine, regna sui Neustri, e li governa.
-Nella qual doppia qualità sua gli convien muovere a nuove battaglie
-contro i Sassoni, popolo indomito, che nel progresso germanico
-avea respinto la predicazione evangelica, fonte della gerarchia e
-della civiltà. Pipino arrivò sino al Veser, serbando nelle sue spedizioni
-un cotal che di erratico; i Franchi predavano, si partivan tra
-loro le ricchezze, gli armenti predati, poi tornavano ai loro accampamenti
-sul Reno, e tutte le guerre aveano questo cotal carattere di
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-vagabondità. Pipino, fatto oramai re di corona, comincia nuove pratiche
-con le civiltà che indirizzavano i popoli. Morto papa Zaccaria,
-gli succede Stefano, il quale, perseguitato da Astolfo di Lombardia,
-viene a cercar rifugio in Francia, ed a chieder giustizia al capo dei
-Franchi, il solo del cui valore e della cui ponderosa mano i Longobardi
-paventino. Passò il papa le Alpi accompagnato da alcuni vescovi, e fu
-con amore accolto nel podere di Carisio (Quercy all'Oisa), dove s'eran
-raccolti ad aspettarlo principi e baroni, ai quali egli si presentò col
-capo asperso di cenere e le reni cinte di cilicio, e tutto in lagrime
-a significar le tribolazioni della Chiesa. Fu pronto Pipino a rialzarlo,
-a fargli omaggio, ed a condurlo, come suo signore e padre,
-per la briglia del cavallo; intantochè a quella stessa corte plenaria
-di Carisio, e mentre ivi ancor fumavan sull'altare gl'incensi, si vedea
-sopravvenir Carlomanno, il monaco cassinense, il proprio fratello
-di Pipino, per difender la causa d'Astolfo re dei Longobardi;
-però che egli erasi dato ai principi di questo lignaggio avversi a
-Roma. Se non che la causa del papa trionfava, e Stefano era coperto
-dalla protezione del re dei Franchi; onde anch'esso, il papa, grato
-al benefizio, ungeva Pipino ed i due suoi figli nella basilica di San
-Dionigi, sede dei martiri della nazione, essendochè quella badia era
-la Francia stessa, e l'orifiamma sua guidava quelle fiere genti alla
-battaglia, e all'invocar delle sue reliquie si vedea raggiare in fronte
-ad ognuno lo spirito della nazione. Insieme col papa penetravano
-in Francia gli studi romani, e alla consacrazione di san Dionigi s'udiron
-per la prima volta i cantici e le preci sotto la forma italiana,
-e si diè ordine al rito nelle chiese. Col porre in capo la corona a
-Pipino, Stefano confermò la dignità regale nella schiatta carolingica,
-e usando pure della podestà sua pontificia, scomunicò chiunque a lui
-ne contendesse la legittima possessione. Rimase il papa tutto l'inverno
-in Francia, dov'era stato sì bene accolto, dimenticando il bel
-cielo d'Italia e la basilica di San Giovanni Laterano pel monastero
-di San Dionigi, dove cadde infermo, e fu da quei padri con tenera
-sollecitudine curato. Ritornato indi a Roma godeva tornarsi in mente
-il lungo suo soggiorno colà e la buona ospitalità di quegli abati, e
-ne tocca nelle sue bolle e nelle sue lettere pastorali: «A quel modo,
-ivi dice il pontefice, che niuno dee vantare i proprii meriti, così
-niuno dee passar sotto silenzio, anzi ha obbligo di raccontare pubblicamente,
-ciò che Dio ha fatto per lui ad intercessione de' suoi
-santi, e non per merito già delle sue buone opere; ed è uno dei
-consigli datoci dall'angelo Tobia. Laonde dirò anch'io quanto m'avvenne
-nel monastero del santo martire Dionigi, vicin di Parigi, dove
-caddi mortalmente infermo, nel tempo che fui a trovare l'ottimo e
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-cristianissimo re Pipino, servo fedele di san Pietro, affin di sottrarmi
-alle persecuzioni del disumano e bestemmiatore Astolfo, il cui
-nome io dovrei qui tacere. Già i medici disperavano della mia guarigione,
-ed io stava orando nella chiesa del santo martire, quando
-mi apparvero dinanzi all'altare il buon pastore san Pietro, e san
-Paolo dottor delle genti, ch'io riconobbi alle loro sembianze, e alla
-destra di san Pietro il beato Dionigi, più scarno e grande di lui, con
-un bel viso e capelli bianchi, e vestito d'una bianca dalmatica, guarnita
-di nastri purpurei, e del suo manto pur esso di porpora e smaltato
-di stelle d'oro. Essi parlavano compagnevolmente fra loro, quando
-san Pietro prese a dire: — Ecco là il fratello nostro che prega la
-sua salute. — A cui san Paolo rispose: — Egli sarà in breve risanato. — Poi,
-fattosi vicino a san Dionigi, e posatagli piacevolmente
-la mano sul petto, guardò in volto san Pietro, che disse allo stesso
-Dionigi: — E sia risanato in grazia tua. — Indi tosto il beato Dionigi,
-recando la palma<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> e l'incensiere nelle mani, venne a me insieme
-col prete e col diacono che gli stavano ai fianchi, e mi disse: — La
-pace sia teco, fratello, non temere che non morrai prima di essere
-felicemente tornato alla tua sede. Orsù, levati, e sii risanato, e di' una
-messa per consacrare il presente altare in onor di Dio e de' suoi
-apostoli Pietro e Paolo. — E sì dicendo, d'intorno a sè diffondeva
-una luce da non potersi dire, ed un soave odore. Io fui presto guarito
-per la grazia di Dio, e volendo io fare quanto m'era stato
-imposto, quei che m'intorniavano dicevan ch'io era fuori di me;
-ed allora ad essi, al re Pipino ed a' suoi baroni, raccontai l'accadutomi,
-e feci il comandamento avuto».
-</p>
-
-<p>
-In questa pia leggenda papa Stefano lascia trapelar dall'animo
-il vivo suo desiderio di rivedere l'Italia, e san Dionigi gli promette
-di tornarlo a quel clima, a quel sole, a quel cielo. Eccolo
-in fatti a Roma, d'onde in una seconda lettera, indiritta ai monaci
-di San Dionigi, memore pur sempre della Francia, ad essi concede
-amplissime e ragguardevolissime immunità. «Figliuoli benedetti, assecondando
-il pio vostro desiderio, e concedendovi quanto chiedete
-dalla podestà nostra apostolica, noi vi diamo facoltà ed arbitrio sì
-a voi come a tutti i vostri successori, abati dei monasteri dei santi
-martiri Dionigi, Rustico ed Eleuterio, di edificar monasteri in qualunque
-paese di Francia vi piaccia, nei luoghi che di presente possedete,
-ed in quelli che possiate acquistare in avvenire, sia per
-compera, sia per regie concessioni, sia per donazione dei vostri
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-parenti, in somma in qualunque luogo si sia, purchè in voi pervengano
-di giusta ragione. E poichè Clodoveo, figliuolo del re Dagoberto,
-ottenne già co' suoi prieghi da Landerigo, vescovo di Parigi
-aiutato dai consigli de' suoi canonici e degli altri vescovi, che
-il vostro monastero e tutti i cherici, di qualunque ordine e' sieno,
-ch'ivi servono, sieno esenti da ogni suggezione verso di lui e successori
-suoi, noi vogliamo pure concedervi un particolar privilegio, la
-facoltà, ciò è, di avere un vescovo eletto dai vostri abati o dai fratelli
-vostri insiem congregati, e consacrato dai vescovi provinciali; il
-quale invigilar debba sui monasteri che verrete edificando, governarli
-in nostro nome, e predicare così nel convento vostro, come
-in tutti gli altri che diverranno di sua giurisdizione. Noi facciamo
-inoltre divieto ad ogni vescovo o prete d'impadronirsi per cupidigia
-d'alcuno dei monasteri da voi edificati, o d'avere, per gelosia o per
-qualsiasi altro motivo, quistioni col vescovo che voi avrete eletto e
-sagrato; e più ancora vogliamo che tutti i monasteri da voi edificati,
-a pari del vostro medesimo, da altra autorità non dipendano
-che dalla sedia apostolica. Tutto questo decretiamo per la
-podestà di Cristo nostro Signore, del beato Pietro principe degli
-Apostoli, e per la propria podestà nostra, affinchè si osservi sempre
-nel modo da noi statuito, e niun vescovo, di qualunque chiesa
-egli sia, si ardisca di venire a ministrar gli ordini sacri a preti o
-a diaconi, o di compiere nel vostro convento verun altro uffizio ecclesiastico,
-senz'esservi invitato dall'abate. A voi sarà pur libero
-di recar le vostre cause e quelle dei vostri monaci all'udienza nostra
-apostolica, e recate che ve le abbiate, e mandatici i vostri
-legati, a nessuno sia più lecito di condannarvi o pigliar possesso dei
-vostri beni. Chiunque, o re, o vescovo, o altro dei potenti del secolo,
-operi contro queste ordinazioni, sia tenuto per sacrilego, ed
-anzichè partecipar del regno di Cristo, anatema sia contro di lui,
-fino alla venuta del Signore».
-</p>
-
-<p>
-Or poichè papa Stefano si facea sì benemerito in Francia per la
-consacrazione d'un re, e pe' suoi doni e immunità alla badia dei
-martiri, era giusto che anche Pipino per gratitudine prestasse aiuto
-al papato contra le oppressioni dei Longobardi. Cavalcava quindi
-egli, all'aprirsi della stagione, conducendo un grosso esercito, e passando
-per Digione, varcava i monti, per dilassù calar nelle belle
-pianure che fan prospetto a Pavia ed a Milano. Indarno i Longobardi
-si provarono a difendere il passo dell'Alpi, chè nulla resister poteva
-ai figli dell'Austrasia. Ecco dunque Pipino scorrere i piani di Lombardia
-con sì numerose squadre di cavalli, che non si potea farne
-il conto, intantochè il nemico chiudevasi entro le mura di Pavia, la
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-città dalla corona di ferro. Astolfo, re dei Longobardi, indi si sottomise,
-e quaranta statichi furono da lui dati per pegno ch'egli adempirebbe
-i patti impostigli verso la città di Roma, e diè giuramento
-di vassallaggio. Carlomanno, fratello di Pipino, moriva in questa
-spedizione, asperso di cenere e vestito dell'abito suo monastico, senza
-poter rivedere la santa badia di Montecassino<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Due spedizioni dei
-Franchi in Lombardia vennero a questo modo in due anni effettuate,
-carissimi essendo que' bei paesi agli uomini tramontani.
-</p>
-
-<p>
-I Longobardi, incostanti e leggieri com'erano, or si sottomettevano,
-ed ora si ribellavano, finchè la morte di Astolfo, accaduta per
-esser cascato di cavallo in una caccia, venne a por termine per poco
-alle conquiste dei Franchi oltre l'Alpi.
-</p>
-
-<p>
-Nelle prime spedizioni, sotto i valorosi re loro, i Longobardi s'erano
-impadroniti della Pentapoli, di Ravenna e delle città che dipendevano
-dall'esarcato; non già come terre del dominio loro, ma
-sì come taglia della conquista svelta di mano agli imperatori bisantini;
-mentre i papi le dimandavano come dipendenze del loro aulico
-patrimonio, essendo tradizione che Costantino aveva donato al papa
-l'esarcato di Ravenna. In quei tempi di forza e di violenza, qual
-era mai possesso che potesse pienamente giustificarsi, e dove torne
-il titolo certo? Anche la sovranità temporale del papa era una tradizione
-come tutte le altre di quei giorni, ed erano tutte ammesse
-alla pari dei fatti. Laonde Pipino conformò con uno special diploma
-la donazione di quello che chiamavasi dominio o patrimonio di san
-Pietro; il qual diploma era piuttosto la sanzione del fatto d'una
-concessione anteriore, che una nuova donazione. Tutte le città dell'esarcato
-da Roma a Ravenna, e la Pentapoli, divennero il patrimonio
-dei papi, e in progresso di tempo una specie d'oasi in
-mezzo alle passioni umane. Quando i potenti e i violenti della terra
-si proscrivevan l'un l'altro, quando continua era la vicenda dei
-vincitori e dei vinti, come non doveva esser dolce il trovare una
-terra neutrale, dove i raminghi e i tapini potesser posare il capo? Or
-bene, Roma pontificia era questo grande asilo; laddove, fatta lombarda,
-franca o bisantina, avrebbe patite tutte le passioni degli uomini
-rotti e sanguinari che si diviser la dominazione del mondo. Roma,
-sotto i papi, fu un paese sicuro dai governi, in cui vennero a riparare
-i re e i principi sventurati, e i proscritti dalle opinioni; benefizio
-questo per tutte le età.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ogni volta che la nazion dei Franchi calava in Italia, gl'imperadori
-di Costantinopoli, inquieti ed ombrosi, mandavano ambascerie a
-quei valorosi capi, dinanzi a cui le Alpi si abbassavano, che ben conoscevano
-il valore degli Austrasii, degli Alemanni e l'impetuoso
-coraggio di quei prefetti del palazzo, i quali con le loro masse d'acciaio
-riduceano in pezzi le corone, e vedevano come giunti sulle terre italiche
-i Franchi, potean indi per Napoli penetrar fino in Grecia. Al
-tempo che tornato di Lombardia, Pipino tenne la sua corte plenaria,
-ei fece venire a sè gl'inviati dell'imperadore Costantino Copronimo,
-che recavano magnifici presenti, in ricche masserizie e reliquie incastonate;
-ma quello che più d'ogni altro dono stupir fece Pipino e la
-sua corte si fu uno strumento composto di ampie e lucenti canne,
-che mandava suoni maravigliosi, dai signori greci chiamato organo,
-a motivo della mirabile armonia che se ne traeva; e fu posto nella
-chiesa di Compiègne, dove' fece di poi bella melodia. I Greci non
-potendo più vincer coll'armi, studiavano di farsi grandi con le maraviglie
-d'una splendida civiltà<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>.
-</p>
-
-<p>
-«La gente del Reno e della Svevia ama il sole di vivi raggi, e
-le terre accarezzate da sì soave venticello, che tu il diresti la tepida
-onda dei bagni d'Aquisgrana». Tali sono le parole del monaco di
-San Gallo. Carlo Martello avea posto in grido, nell'Aquitania, la prodezza
-degli uomini settentrionali, e poichè Vaifro duca mostravasi
-colà cattivo vassallo e riottoso servitore, Pipino deliberossi di ridurlo
-al dovere. I re poi, e i duchi e conti passavano la vita a questo modo.
-Si tenevano ogni anno due o tre corti plenarie, convocate dal re; a
-radunarsi e parlamentare, pigliavasi il tempo delle feste solenni della
-Chiesa, come a dir Pasqua e Natale. Questi parlamenti si tenevano
-nei luoghi più vicini alle spedizioni militari, e quasi dappertutto ci
-eran case reali e dominii, che dipendevano dall'alto signore, dove
-egli teneva la sua corte. Celebrato Pasqua e Natale, partivano per la
-spedizione di Sassonia, di Lombardia o d'Aquitania. I diplomi notano
-che la vernata fu grande, «<i>ed aspra e forte, come dice la
-cronaca di san Dionigi, e che alla prima nona di maggio, suit ora
-del mezzodì, fu grande ecclisse di sole</i>».
-</p>
-
-<p>
-Re Pipino tenne corte plenaria ad Aix, per far indi una breve
-correria in Baviera; poi celebrò la Pasqua ad Orleans, disegnando di
-compiere la sua spedizione in Aquitania, e sen venne dinanzi alla
-città di Narbona, soggiogò Tolosa, tenendo lungo tutta la via
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-parlamenti di baroni e cavalieri, diede il guasto a tutto il Limosino,
-al territorio di Agen, di Perigord e d'Angouleme; poi, adiratissimo
-contra Vaifro, fece appendere a una forca parecchi de' suoi Aquitani,
-dopo di che avvicinandosi omai l'inverno tornossene alle sue terre.
-Queste guerre d'Aquitania dieder da fare a Pipino negli ultimi anni
-della sua vita, nè fu contento finchè non offerse a san Dionigi, in
-segno di trofeo, gli ornamenti e le pietre preziose, di che lo stesso
-duca Vaifro fregiavasi nelle feste solenni<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Quando i Franchi s'appressavano all'Italia, ad essi venivan le ambascerie
-di Costantinopoli, e quando Pipino conquistò l'Aquitania, a
-lui vennero inviati Saracini di Cordova e dalla Sicilia. La nazion franca
-andava così sempre più facendosi grande; il papa ricorre a Pipino,
-e in contraccambio della datagli corona, ottiene la sua protezione,
-l'aiuto della potenza sua materiale, e il dominio di san Pietro; i Longobardi
-sono domati; i Sassoni non sì tosto s'arrischiano a qualche
-spedizione sul Reno, Pipino e i Franchi li ributtano fino al
-Veser; gl'imperadori di Costantinopoli cercano istantemente la confederazione
-dei Carolingi, e mandano presenti d'oro e altri magnifici
-doni; Pipino si riman signore dell'Aquitania, nè appena egli n'ha
-preso il governo, i Saracini, a par dei Greci, dimandano di confederarsi
-con questa vigorosa e conquistatrice schiatta d'Austrasia. Da
-un mezzo secolo in qua le cose han mutato faccia: i Saracini avean
-da prima superati i Pirenei e recato i loro alloggiamenti fino a Tours;
-ora essi hanno rivarcato que' monti, ed in breve Carlomagno andrà
-a cercarli fino all'Ebro. Il regno di Pipino fu dunque un gran preludio
-a quello del glorioso suo figlio, e gliene aperse le vie; tutte
-le guerre di Carlomagno sono contrassegnate dell'indole stessa delle
-spedizioni di Pipino il Breve; egli continua l'opera sua, se non che
-in più ampie misure.
-</p>
-
-<p>
-Lo salute intanto del nuovo re, al suo ritorno dalla guerra d'Aquitania,
-era declinata agli estremi. Arrivato a Perigueux, fu ivi colto
-da dolorosissima infermità, e non pertanto si fece trasportar fino a
-Tours, però che un re di Francia dovea morir sotto gli occhi di
-san Martino e di san Dionigi, protettori della nazione, e ivi fatte sue
-orazioni all'arche di que' santi, ricuperò forze bastanti per trarsi
-fino a Parigi. «Ora sappiate che in questo secolo egli trapassò nell'ottava
-calenda d'ottobre, nell'anno decimo quinto del suo regno, e
-dell'Incarnazione settecento sessant'otto, e fu messo in sepoltura
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-nella chiesa di messer San Dionigi. Fu corcato dentro a rovescio,
-con una croce sotto il volto e la nuca verso Oriente, e dicono alcuni
-ch'ei volesse essere sepolto in questa postura, pel peccato del padre
-suo, che avea tolto le decime alle chiese<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Questo re Pipino, che voleva essere in tal forma corcato nel sepolcro,
-non consumò solo la vita in grandi battaglie, ma lasciò pure
-alcuni capitolari e diplomi, onde fu apparecchiata la più ampia legislazione
-di Carlomagno suo figlio. Stando nella regia sua villa di
-Vernone, Pipino, attende a comporre alcuni articoli intorno alla condizione
-delle persone e alla legislazione ecclesiastica, e son questi: — Ogni
-città abbia un vescovo sotto la giurisdizione del metropolitano, ed
-ogni vescovo abbia facoltà di tutto reggere nella sua diocesi. Vi sieno
-due sinodi all'anno. La costituzione de' monasteri sarà riformata.
-Nessuna badessa potrà governar due monasteri. Niuna esca dalla
-clausura, se non a ciò licenziata dal re. I monaci debbono egualmente
-dedicarsi alla solitudine, e se rompono questa regola, sieno sottoposti
-a penitenza. Il battesimo sarà amministrato pubblicamente. Il
-prete sarà soggetto al vescovo. Chi comunicherà cogli scomunicati,
-sarà colpito dalla stessa scomunica. I monaci non potranno recarsi
-neppure a Roma senza la permissione del loro vescovo. Essi dovranno,
-in convento, star sottomessi alla regola e all'abate. Il giorno
-del Signore sarà feriato, salve qualche eccezione pe' lavori della campagna.
-Ogni matrimonio sarà pubblicamente celebrato. I pellegrini
-saranno esenti dalla gabella del telonio. I giudici ascolteranno e giudicheranno,
-prima d'ogn'altra, le cause delle vedove, degli orfani e
-della Chiesa. — Da ultimo, con alcuni altri articoli, il principe regola
-i diritti del fisco e il valore delle monete.
-</p>
-
-<p>
-Indi, abbandonate le rive del Reno, le tetre Ardenne e la Mosella,
-trovasi nella foresta di Compiegne, e in una dieta di vescovi e di
-conti, ordina ancora lo stato dei Franchi, e il matrimonio principalmente,
-che a que' tempi sì difficil era mondar d'ogni impurità. — I
-coniugi parenti in quarto grado non sieno separati, bensì il matrimonio
-è nullo tra quelli in terzo grado, anche se la parentela sia di sola
-affinità e cognazione. Se una donna prenda il velo senza il consentimento
-del marito, egli abbia il diritto di riaverla se voglia. S'ella è
-libera, e sia data contro sua voglia ad un uomo, ella può lasciar
-questo, e maritarsi con un altro. Interdette le nozze con lo schiavo.
-Il vassallo può maritarsi a un'altra donna, ma in questo caso egli
-passa ad un altro signore. — Gli articoli del capitolare di Compiegne
-sono tutti relativi alla famiglia, alla moglie non casta, ed ai
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-parenti che si congiungono con nodi illegittimi. Questa corruttela dei
-costumi era la gran piaga della società; la santità e l'unità del
-matrimonio non erano a que' giorni universalmente riconosciute, e
-anzi ripugnavano a tutte quelle fiere e violente nature; dal re sino
-all'ultimo vassallo tutti si facean lecita la pluralità delle mogli, ed
-indarno i concilii e i capitolari contrastavano con questi erranti
-costumi di tutta una società.
-</p>
-
-<p>
-Fra questi capitolari ci ha un intero diploma, col sigillo di Pipino,
-in cui egli prende il titolo di re dei Francesi e d'uomo illustre, indirizzato
-ad un vescovo di nome Pietro Lullo. «Vogliamo che la santità
-vostra sappia la pietà e la misericordia che usò Dio nel presente
-anno in questa terra. Egli ci avea mandato gran tribolazione
-a cagion de' nostri peccati, ma poi dopo la tribolazione, ci concede
-una maravigliosa consolazione nell'abbondanza dei frutti della terra
-che di presente abbiamo. Ond'è debito nostro, e per questa e per
-altre nostre cagioni, di rendergli grazie della misericordia con cui si
-degnò di consolare i suoi servi. Noi vogliam dunque che ogni vescovo
-faccia celebrare un digiuno nella sua parrocchia, in onore di
-Dio che ci ha mandata quest'abbondanza, e che ognuno faccia indi
-elemosine e ristori di vitto i poveri. Tutti poi, vogliano o non vogliano,
-così comandando noi, paghin le decime. Salute in Cristo».
-</p>
-
-<p>
-Questi antichi diplomi, questi capitolari tutto ci rivelan lo spirito
-di quel tempo, e pongono in essere le inclinazioni del re e del popolo,
-della Chiesa e della società. In questa primitiva legislazione,
-nulla v'è di distinto, i diversi ordini d'idee vi si confondono e si
-attraversan fra loro; le leggi ecclesiastiche non sono sceverate dalle
-civili; il re fa capitolari per impor digiuni e levar le decime, intantochè
-i concilii si applicano a stabilire la società domestica e il
-governo politico. Invano si vorrebbe ordinare ciò che ivi è misto e
-confuso: re, vescovi, cherici ed uomini da guerra, si comunicano e
-prestano a vicenda lo spirito loro; v'ha feudalità nella chiesa e
-v'ha chiesa nella feudalità; v'eran vescovi che portavano il falco in
-pugno per la selva delle Ardenne, e v'eran uomini di guerra che portavan
-la mitra e il pastorale dell'abate in segno della loro giurisdizione. In
-mezzo a quella società, il regno di Pipino altro non è che una gran riparazione
-a profitto della Chiesa; i cherici avean serbato memoria degli
-spogliamenti ordinati da Carlo Martello, nè perdonar sapevano una
-tale violenza; gli uomini d'armi perseguitar poteano la Chiesa nel
-vigor della vita, ma i cherici gli aspettavano alla morte; quelli
-erano i giorni per loro del ricatto, e Pipino redimeva i peccati del
-padre suo. Ci rimangono diplomi e atti di donazione col sigillo
-di Pipino, qual prefetto del palazzo; altri diplomi di larghezze e
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-doni più numerosi contrassegnano il tempo in cui egli fu re. San
-Dionigi va continuamente ricevendo mense di terre e livelli; le chiese
-di Treveri, di Metz, della Lorena, sono ricolme di doni. Oltracciò
-Pipino ha cura di ampliar con costante sollecitudine gli altri beni
-ecclesiastici; onde san Dionigi vede confermarsi le sue fiere; i monasteri
-di San Martino di Tours e di San Michele hanno donazioni,
-e le chiese di Nantua e di Figeac, ottengono, per diplomi, privilegi.
-Egli testimonia in ogni luogo la sua gratitudine ai vescovi che il
-fecero re, ed ai papi che sancirono la podestà sua. E Roma pur essa
-serba gran riconoscenza per quanto Pipino fece a pro di Zaccaria e di
-Stefano, e abbiamo una curiosa epistola del popolo e del senato romano
-al re de' Franchi, in cui gli rendono grazie della libertà che
-ei ricuperò loro di man dei Longobardi, ed egli ad essi risponde:
-«di rimaner fedeli alla Chiesa di Dio e al pontefice».
-</p>
-
-<p>
-Monasteri, chiese, pontificato, tali son gli oggetti della protezione
-del nuovo re dei Franchi; i cherici l'hanno innalzato al trono, i
-cherici hanno santificato il suo regno, confermatogli il possesso della
-corona e il capo del nuovo lignaggio fa stima di loro, però che
-niuno saprà mantenersi in signoria, senz'assecondar la forza che ve
-l'abbia recato.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p>
-
-<h2 id="cap7">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">CARLOMAGNO E CARLOMANNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. — Carlomanno. — Indole
-tutta germanica di Carlomagno. — Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento
-e statura sua all'età di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima
-guerra d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni
-dell'avversione de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende
-intorno alle gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche
-de' <i>Quattro figli d'Ammone</i>, e <i>d'Ivone di Bordò</i>. — Ragion vera delle guerre
-australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta
-in Italia. — Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo
-dei Franchi.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 771.
-</p>
-
-<p>
-Pipino, sublimato al trono de' Franchi, avea diviso l'eredità sua tra
-i proprii figliuoli, a simiglianza di Carlo Martello, formando la Neustria
-e l'Austrasia pur sempre due distinte frazioni nelle conquiste dai
-Franchi compiute sotto i primi Merovei. Carlomanno, il secondogenito
-di Pipino, fu quasi del tutto ecclissato nella storia dallo splendor
-di Carlomagno, l'eroe delle croniche e dei canti epici. Questo Carlo,
-che più tardi aggiunse al suo nome l'epiteto latino e romano di
-<i>magno</i> (il grande), era sostanzialmente d'origine germanica; se
-non che per ben che si frughi in tutte le croniche e i diplomi, dir
-non si può al vero in qual luogo, in quale città egli venisse al
-mondo: tutte le città, in Germania, si attribuiscon l'onore d'avergli
-dati i natali: Aix, Liegi, Carlostat e Monaco stessa, pretendendo i
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-Bavari che il gran Carlo discenda dalla schiatta loro; in ogni luogo,
-dal Reno all'Elba, si trovano antiche immagini, e marmoree statue
-di lui, venerabili monumenti che testimoniano l'ammirazione dei
-popoli e la grandezza di quell'uomo<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. La congettura più probabile
-si è che Carlomagno nascesse nel castello d'Inghelheim, vicino a Magonza,
-chè Magonza pur essa vuole per sè l'antico imperadore; le ruine
-romane, le torri che fronteggiano il Reno, portano il suo nome, e
-fra quelle reliquie dei secoli, fra quei lembi di mura sospesi in cima
-dei monti, dove il sole indora i pampini del Joannisberg, l'eco sempre
-risponde: Carlomagno!
-</p>
-
-<p>
-Gli annali di Fulda il fanno nascere a' dì 26 di febbraio dell'anno
-742; a' dì 2 di aprile il continuatore di Fredegario; gli uni si
-contentan di dire ch'ei nacque a Natale, gli altri a Pasqua, chè richiedevasi
-una solennità cristiana a celebrar con le sue feste i natali
-d'un uomo che stampò si grandi orme nei secoli. Il Reno tutto germanico,
-la Svevia, la Franconia, la Baviera e gli antichi vescovadi
-voglion per sè i primi anni della vita di lui; nulla vi fu di neustro
-o meridionale, nell'origine sua, nelle sue forme, ma sol vi domina
-l'impronta tedesca. Non pertanto Eginardo, il diletto segretario di
-Carlo, dice ch'egli ebbe la Neustria, e Carlomanno l'Austrasia; ma il
-continuatore di Fredegario, sì esatto sempre, dà a quello l'Austrasia
-ed a questo la Neustria; e l'indole tutta germanica di Carlomagno,
-creder farebbe che questa opinione sia la più vera. E dove passa egli
-la prima sua giovinezza, e in quai luoghi dà egli i suoi diplomi?
-Nelle città del Reno, della Svevia o della Franconia, da Magonza o
-da Liegi. Del resto questa divisione di patrimonio durò brevissimo
-tempo, e dopo abbiamo una confusion perpetua di terre e di
-dominii.
-</p>
-
-<p>
-Gli annali di maggior fede nulla dicon dei fatti e delle azioni di
-Carlomagno nella sua puerizia, ed Eginardo medesimo confessa di
-non saperli<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>, chè a que' tempi le croniche dei monasteri, non trattavan
-degli uomini se non quando giunti all'età dell'operare. E come
-de' suoi primi anni, così siamo all'oscuro dell'educazion sua, la quale,
-quanto alle lettere, fu trascuratissima, da che fatto adulto, appena
-formar sapeva la cifra del suo monogramma. La guerra, ovver la
-caccia nei boschi di Turingia o delle Ardenne, formavano la sola educazione
-dei re o condottieri d'uomini alemanni. Le canzoni eroiche,
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-monumenti dell'antico spirito nazionale, con più autore s'intrattengono
-degli anni giovanili di Carlomagno, e nel decimoterzo e decimoquarto
-secolo si raccontavano le maravigliose avventure che accompagnavano
-l'apparire al mondo di questo fanciullo; il romanzo di
-<i>Berta dal gran piè</i> ci rivelò la nascita sua romanzesca e misteriosa,
-e altri romanzi narrano come il robusto giovinetto si trovò obbligato
-di lasciar la Francia per tradigione dei bastardi di Pipino, e come
-egli andò a militar sotto il re Gaiafro di Toledo, la cui figlia ebbe
-in isposa, e come dopo alcuni anni venne a riconquistar il proprio
-suo reame, di che i bastardi spodestar lo volevano.
-</p>
-
-<p>
-Or chi avrebbe saputo contendere a Carlo il retaggio degli avi suoi,
-a Carlo, significazione in atto della forza medesima? Tutti i monumenti
-ce lo rappresentano di grandissima statura, e le pitture alemanne
-son foggiate sulla stampa di una specie di gigante o di san Cristoforo.
-Nella cattedrale e sulle piazze pubbliche di Aix, a Magonza, a
-Monaco, dappertutto Carlomagno è rappresentato quasi altro Golia;
-la statura sua è di oltre sei piedi; l'aspetto più che mai bellicoso;
-gli occhi grandi, vivi, ardenti, risentiti i lineamenti del volto; tutti
-gli arnesi ch'ei toccava o trattava, son di tal peso, che tu diresti
-esser egli stato di sovrumana natura. Ma il cranio che mostrasi ad
-Alx, e fu dai canonici conservato in una custodia d'argento indorato,
-è egli veramente quel di Carlomagno? La sua straordinaria grandezza
-dimostra ch'esso appartener non potè se non a un gigante<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>.
-A que' tempi la forza del corpo molto entrava nella potenza morale
-d'un capo; onde è che Pipino, a farsi perdonar la sua picciola statura,
-e la grossa sua corpulenza ebbe bisogno di abbattere un lione
-in furore, dopo di che il soprannome di Breve<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> non fu più tolto
-per ischerno, e il re de' Franchi mostrar dovette ch'ei possedeva la
-forza e la vigoria necessaria a sostenere il comando.
-</p>
-
-<p>
-Per le canzoni eroiche intorno la puerizia di Carlomagno, egli ebbe
-dunque la forza e la vigorìa di suo padre, e la bella statura di
-Berta, la nobil figlia della Germania; sua madre gli trasmise quell'impronta
-di maschia bellezza e quella maestosa ed altera statura
-che la tradizione gli diede, ond'è che quando la cronica di san
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-Dionigi descriver vuole, sull'autorità di Turpino, la figura di Carlomagno,
-gli dà tutte le forme e tutta la possa d'un gigante. «Uomo
-era di gran corpo e statura; alto sette piedi de' suoi; avea rotondo
-il capo, gli occhi grandi e grossi e sì ardenti che quand'era
-in collera scintillavano come carbonchi; grosso e diritto il naso, ed
-alquanto elevato nel mezzo; neri i capegli, la faccia colorita ed allegra.
-Era di sì gran forza che stendeva, come niente fosse, tre ferri
-di cavallo insieme uniti, e levava in palma di mano da terra in aria
-un cavaliere armato. Con la sua spada Gioiosa ti tagliava netto un
-uomo a cavallo coperto di tutt'armi. Era ben proporzionato in tutte
-le sue membra; e il cingolo suo era lungo sei spanne, senza i lembi
-della coreggia che pendean fuor del fibbiaglio.» Tale si era la
-persona del gran Carlo. Egli e Carlomanno furono amendue incoronati
-nel medesimo giorno, l'uno a Noyon, l'altro a Soissons, e le
-acclamazioni dei Franchi confermarono il partimento che fece Pipino
-dell'eredità sua, ma esso non piacque altrimenti ai due fratelli, i
-quali non mai fermamente si accordarono intorno all'amministrazione
-delle terre loro. I cronisti passano sotto silenzio le protestazioni
-o le opposizioni che sorger poterono tra' fautori de' Merovingi,
-nè oramai più si trovano che lievissime tracce della famiglia di Clodoveo,
-così sacra com'era tra i Franchi; i cronisti, tutti dediti alla
-schiatta di Pipino, più non ne parlano, ovver gittano sol qualche parola
-in segno di dispregio ad annunziar la fine di Childerico, o d'alcun
-altro dei rampolli di questa famiglia reale; nuovi interessi sottentrano
-agli antichi, e le prime affezioni se 'n vanno.
-</p>
-
-<p>
-Intanto ecco scoppiar una guerra, che ricorda in certo modo i
-diritti de' Merovingi, ed è quella d'Aquitania. Nel mezzodì s'era infatti
-più particolarmente che altrove, conservata l'affezione pe' figli
-di Clodoveo; i primi di quei duchi aveano avuto Cariberto re di
-Tolosa e figlio di Clotario II, per antenato, nè mai s'era interrotta
-la successione, e uscito n'era quell'Eudi stesso che combattè sì valorosamente
-i Saraceni, ed a cui fu figliuolo quell'Unaldo o Unoldo,
-il quale, insiem con gli Aquitani, fece accanita guerra a Carlo Martello
-quando tentar volle d'assicurarsi la corona; guerra non di
-schiatta solo contro schiatta, ma sì ancor di dinastia contro dinastia.
-Pipino invece tenne l'arte di gittar la discordia in quella famiglia,
-e la sanguinosa istoria di Atone e d'Unaldo, rende ancor testimonio
-dei modi che tennero i Carolingi verso i Merovingi d'Aquitania, da essi
-fatti tonsurare e monacare a simiglianza del terzo Childerico. Se non
-che, alla morte di Pipino, Unaldo esce tutt'a un tratto dal suo monastero
-e rizza lo stendardo a proclamar l'independenza dell'Aquitania,
-sperando col passaggio d'un regno all'altro di far rivivere i diritti
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-d'un Merovingio ridotto allo stato monacale. La qual sedizione dovette,
-senza dubbio, esser duramente repressa da Carlo, però che assecondar
-essa poteva le pretensioni dei discendenti di Clodoveo nella
-Neustria. Egli convocò un parlamento, a cui intervennero suo fratello
-Carlomanno, i conti, i fidi leudi ed i vescovi, e fu deliberata
-la guerra, importando egualmente ai due fratelli di comprimere le
-idee che favorir potevano il ritorno e la podestà dell'antico lignaggio.
-Passaron indi entrambi uniti la Loira, ma poi entrati, lungo il
-cammino, in discordia fra loro, a cagion che niun dei due era contento
-della porzion sua di eredità, Carlomagno, che vuol maggioreggiare,
-si riman solo a guida della spedizione, e Carlomanno si ritira
-insieme co' suoi. Ecco dunque i Franchi nelle provincie del Mezzodì,
-ridurre ad obbedienza le antiche città, i municipii romani o le campagne
-soggette ai vescovi visigoti. Gli Aquitani furono vinti da questi
-leudi germanici, e da questi bene armati e bene montati Austrasiani.
-</p>
-
-<p>
-A simiglianza di Carlo Martello, Carlomagno corre l'Aquitania da
-un confine all'altro, e vien sino alla Dordogna, e la città di Fronsac
-che si vede su quelle alture, è una delle sue edificazioni, fatta a
-mantenere il dominio franco sui popoli meridionali, che quando tener
-volevasi il piè sul collo ai vinti si rizzavano castella e fortezze.
-Le città meridionali degli Aquitani godevano di maggior civiltà che
-non quelle brumali del Reno e della Mosella, e il passaggio di Carlomagno
-in Aquitania fu contrassegnato da carte e diplomi a favor
-delle chiese e dei monasteri; di colà ci venne anzi fino in Guascogna,
-terra de' Pirenei, che fu allora da lui data in feudo a un
-signore indicato sotto il nome di Lupo, uscito, dicon le croniche,
-dalla stirpe merovingica e nipote del duca legittimo, il quale si fece
-di volontà sua vassallo di Carlomagno, consegnandogli per pegno
-della sua fede il proprio zio Unaldo, ch'era venuto a cercare un
-rifugio in que' monti, e così, dicon le leggende, l'agnello fu divorato
-dal lupo.
-</p>
-
-<p>
-Più non ebbe quindi contrasto la sovranità di Carlomagno in Aquitania.
-Un romanzo quasi contemporaneo per titolo Filomena, racconta,
-con belle avventure, tutte le conquiste meridionali di Carlomagno,
-cui mescola spesso e confonde con Pipino, e massimamente
-nell'assedio di Carcassona. In questa Filomena abbiamo un miscuglio
-di realità e di finzione, chè l'immaginazion dei trovatori del
-Mezzodì avea gran campo nel racconto delle grandi gesta di Fier
-Braccio, e Carlomagno divenne l'eroe delle leggende meridionali, e
-insieme delle canzoni eroiche del Nord.
-</p>
-
-<p>
-Le guerre oltre la Loira, sono anch'esse personificate nel romanzo
-dei <i>Quattro figli d'Amone</i>, antica espressione delle avversioni tra
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-le razze del Mezzodì e quelle del Settentrione. Rinaldo di Montalbano,
-la cui storia si fece di poi tanto popolare, era figliuolo d'Amone,
-della famiglia meridionale di Dordogna. Amone viene alla corte
-di Carlomagno co' suoi quattro figli Rinaldo, Ricciardetto, Alardo e
-Guicciardo, per fargli omaggio, senza dubbio, come duchi d'Aquitania.
-Rinaldo giuocando agli scacchi<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> spacca la testa con uno scacco
-a Bertolotto nipote o bastardo di Carlomagno, onde tosto è intimata
-la guerra, e il re furibondo convoca i paladini; e Ivone, duca di
-Guascogna, prende a difendere il duca Amone, nel suo feudo della
-Dordogna; in quella forma che Lupo pigliò già per poco la difesa
-d'Unaldo. Quante meraviglie nell'assedio di Montalbano, dove la
-schiatta meridionale fece tanti prodigi! I figliuoli d'Ammone son
-tutti colà entro chiusi; trasportativi sul rilucente suo dorso dal
-nobil destriero Bajardo, e si apparecchiano alle difese, magnanimi
-e prodi come sono. L'assedio di Montalbano è lungo e notabile
-per le sue vicissitudini, da ogni parte di questo poetico racconto
-scritto dalla razza meridionale, traspar l'odio contro Carlomagno,
-uomo del Nord che viene ad imporre il suo giogo alle nobili città del
-Mezzogiorno. Il romanziero quindi lo rappresenta qual uom vendicativo,
-ridicolo, in balia al capriccio de' suoi baroni ed al dispregio
-de' figli suoi, tanto che ti par non già d'essere a' tempi della nascente
-grandezza della schiatta carolina, ma sì a quelli del decadimento
-suo e della sua ultima ruina sotto Carlo il Semplice.
-</p>
-
-<p>
-La canzone eroica intorno ad Ivone di Bordò appartien pur essa
-all'epopea delle guerre d'Aquitania e di Guascogna. La cronaca
-spesso non toccava che un motto appena, non facea che un arido e
-steril racconto di questa o quella guerra; la canzone eroica all'incontro
-raccontava tutte le geste della cavalleria, e raccoglieva mille
-tradizioni in un fascio. Il romanzatore non curasi dell'esattezza dei
-fatti o del colore degli avvenimenti; egli inventa, orna e cinge
-di leggende d'oro l'immagine di Carlomagno, il cui nome risuona
-per più secoli dopo. I cartolari delle badie si contentan di dire:
-«Re Carlo venne ad abitar le celle nostre nelle feste di Pasqua o
-di Natale, e vi celebrò le solennità della Chiesa». Le canzoni eroiche
-ci danno a conoscer la vita delle caccie, delle corti plenarie, il
-tumulto delle battaglie, l'intima condizione di quella società fuor
-delle solitarie mura dei chiostri.
-</p>
-
-<p>
-Dato termine alla guerra d'Aquitania, Carlomagno fa ritorno nelle
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-sue città dei Reno e della Svevia, dimora sua gradita; non così Parigi
-dov'egli mai non abita, e passa indi rapidamente a Compiegne.
-Le sedi a lui più care sono alcune grandi mense o tenute regali
-nelle diocesi di Giulieri, Seltz, Vormazia, Magonza; e visitar gli piace
-i fiumi della Schelda, del Reno, della Mosella e del Meno<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>, e le foreste
-delle Ardenne e delle Montagne Nere. S'ei tiene gran corte o corte
-plenaria il fa sempre nella Germania; la Neustria fu sol per poco
-porzion del retaggio suo, perpetua è la confusione del patrimonio
-ereditario tra lui e Carlomanno; nessuna esattezza nè distinzione. In
-una di tali corti plenarie fu trattato del matrimonio di Carlomagno
-con una delle figliuole di Desiderio re dei Longobardi, poichè al
-par di Carlo Martello, di Pipino, Carlomagno anch'esso non ha
-una moglie sola; sposato già ad Imiltrude, di franca origine, egli
-abita con essa i palazzi, le ville, e nondimeno Berta sua madre
-vuol dargli in moglie Desiderata, figliuola di Desiderio re de' Longobardi.
-L'unità del matrimonio ancor non è di domma fra quegli
-uomini violenti, che pigliano, a grado delle loro passioni, una o più
-compagne; e non è raro vederne tre o quattro nei palazzi de' leudi,
-argomento ai solenni rimproveri che loro indirizzano i papi, custodi
-come sono della santità e della purità dei costumi.
-</p>
-
-<p>
-In questo trattato di nozze con Desiderata certe ragioni di materiale
-interesse entravano nella gagliarda opposizione che fecero i
-papi all'imeneo di Carlomagno con una figlia di Lombardia. Vero
-è che Desiderio non erasi, ad esempio degli altri re de' Longobardi,
-chiarito inimico della santa sede, ma pur facendosi alteramente suo
-protettore, non avea lasciato d'impor certe condizioni al papato; e
-oltracciò Stefano III, che sedea sul soglio di san Pietro, con ribrezzo
-vedeva la congiunzion delle due monarchie franca e longobarda,
-in questo parentado. E chi fu il difensor di Roma, allorchè
-il papato, assalito dalle forze de' Longobardi, manifestò i suoi
-pericoli al mondo cristiano? Non altri che Pipino co' suoi leudi di
-Austrasia e di Neustria, che varcate le Alpi co' gravi loro cavalli,
-furon tosto, per ragion di conquista e per la forza dell'armi, signori
-delle città di Lombardia.
-</p>
-
-<p>
-La sovranità temporale dei papi, venia lor parimenti da Pipino, il
-quale, in contraccambio, avea da essi ricevuto il titolo di patrizio di
-Roma; ed ora, se il re franco e il re longobardo collegavansi con
-un matrimonio, il pontificato non avrebbe avuto più chi il proteggesse
-e vendicasse, e questo era ciò che profondamente affliggeva
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-Stefano III, onde quand'ei seppe l'andata di Berta a Pavia e a Ravenna,
-affrettossi di scrivere a Carlomagno: «Sappiate<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>, o gran re, che
-ella è cosa empia pigliare altra moglie, oltre quella che avete; vi sovvenga,
-eccellentissimo figliuolo, che il nostro predecessore di santa
-memoria, fece istanza col padre vostro affinch'egli non ripudiasse
-vostra madre, e che Pipino anche aderì alle istanze sue. Sarebbe invero
-cosa lacrimabile che la nobil nazione dei Franchi, si lasciasse
-corromper dalla perfida e puzzolentissima gente dei Longobardi, la
-quale non si conta pur nel numero delle nazioni, e da cui certo è esser
-nata la stirpe dei lebrosi<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>... Or qual comunione vi può essere
-tra la luce e le tenebre, tra il fedele e l'infedele? Pigliatevi, ad esempio
-degli illustrissimi e nobilissimi re della stessa vostra patria, una
-bella moglie della nobil gente dei Franchi, e pigliatela per amore,
-rinunziando a mescolare il vostro sangue con le nazioni straniere.
-Così fece l'avolo vostro, così il bisavolo, e così il padre, che mai
-non vollero menar moglie fuori del regno».
-</p>
-
-<p>
-Stefano III, manifesta continuamente le sue paure, in una sfilata
-di lettere indiritte ai grandi, a Carlomagno ed a Berta, già scesa in
-Italia, che persiste pur sempre nel suo disegno di parentado con la
-stirpe longobarda, come nodo di pace fra loro, e le pratiche sono
-già sì innoltrate che non si può tornar più addietro. Desiderio altro
-non è che un vassallo, e Carlomagno è ben contento ch'ei lo
-mostri con pubblici omaggi, e già vede in fantasia risplender sulla
-sua fronte la corona di ferro; Desiderio non ha figli maschi<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>, e
-sarà suo successore.
-</p>
-
-<p>
-Desiderata divien dunque, a dispetto del papa, la seconda moglie
-di Carlomagno, e poichè dispiacer non vuole al potentato de' Longobardi,
-di cui suo figlio ha bisogno, si fa mediatrice d'accordo tra
-Stefano III e Desiderio. I Longobardi, già s'erano, all'uso lor soldatesco,
-dalle città di Milano e Pavia precipitati sul territorio romano,
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-avevano occupata la Pentapoli, ed eran quasi alle porte di Roma.
-Stefano ha quindi ricorso a Carlomagno, perch'egli faccia rispettar la
-donazione di suo padre a Roma ed a san Pietro; e Carlomagno porge
-benigno orecchio alle preghiere di Stefano III, e fa che Desiderio,
-per mezzo di arbitri da lui mandati, debba contentarsi del regno di
-Lombardia, e rispettar la donazione di Pipino, non avendo egli ragione
-alcuna sul dominio di San Pietro. «Questo accordo assicura a
-Carlomagno la preminenza in Lombardia in uno ed in Roma; patrizio
-della città eterna e protettor dei papi, egli è altresì il signor sovrano
-del re dei Longobardi, e al primo atto di fellonia di costui potrà
-scender dall'Alpi, per fargli batter la guancia della temerità sua.
-Egli è già re dei Franchi, già alto signore dell'Aquitania, e presto
-anche l'Italia diverrà una pertinenza della sua corona.
-</p>
-
-<p>
-Da Imiltrude, sua prima moglie, avea già Carlomagno avuto un
-figliuolo per nome Pipino, quand'ebbe a menare in seconda moglie
-Desiderata, che varcò le Alpi in compagnia di Berta, e fu da essa
-condotta in una delle regie ville nella foresta delle Ardenne. Ora in
-queste ville risedevano ordinariamente i re franchi e i prefetti del
-palazzo, ed erano, come a dir, masserie ben coltivate, sparse in mezzo
-a paesi incolti, e formavano i redditi principali della corona, amministrate
-da maggiordomi secondo la forma romana e le consuetudini
-dei coloni naturali delle Gallie. Quali di siffatte masserie
-appartenevano ai monasteri, alle badie, ai vescovadi, e quali al re; i
-leudi, i conti ed i duchi ne avean pure di ragguardevolissime, ed
-ogni uom d'armi possedea la sua terra lavorata a profitto suo dai
-coloni.
-</p>
-
-<p>
-Se non che presto questa Desiderata venne grandemente a noia di
-Carlomagno, o fosse per quanto il papa gli avea detto intorno alla
-volubilità ed ai vizi della gente longobarda, o fosse per memoria del
-suo primo imeneo con Imiltrude. Che che ne sia, fatto sta che sei
-mesi dopo appena, egli già intona di volerla ripudiare, senza rispetto
-alle rimostranze di Berta, come se il sangue de' Franchi parlasse
-contro quel de' Longobardi, e l'uomo del Nord ripugnasse dal viver
-congiunto alla donna che nacque a Milano. Ei caccia dunque alla
-fine Desiderata, e quasi ad un punto si fa marito a una donzella
-della Germania di nome Ildegarda; sì che all'età di ventinove anni
-egli ha già, tra ripudiate e sposate, tre mogli, nè fa caso alcuno dell'unità
-matrimoniale. Indarno Stefano gli rinfaccia i suoi adulterii,
-che egli sostiene fermamente questa riotta contro il moral dettame del
-papato; siamo in tempi che le passioni tuttavia trionfano, e la Chiesa
-non è ancor freno sufficiente per uomini carnali che tutto si fanno
-lecito nell'ebbrietà della vita. E che importa a Carlomagno del
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-minacciar di Desiderio? Egli saprà ben farlo stare a segno. Intanto
-tutti i malcontenti vanno a cercar rifugio a Pavia od a Ravenna,
-nè sì tosto questo o quel leudo ha, per suo peggio, rizzato bandiera
-contro i Carolingi, passa le Alpi, e va a trovar il re longobardo
-per chiedergli aiuto. Or bene, la corona di ferro inchinar si dee innanzi
-alla corona del re de' Franchi, poichè fino a tanto che quest'ultimo
-ciò non ottenga, non vi sarà più nè pace nè tregua per lui;
-e' si vuol rimuovere questo pericolo con una spedizione oltre l'Alpi.
-Unaldo o Unoldo stesso, l'ultimo duca d'Aquitania, è ito a cercar un
-rifugio a Pavia, mentre Desiderata anch'essa corre a querelarsi alla
-corte dei Longobardi dell'oltraggio ch'ebbe dai Franchi e dal re loro.
-</p>
-
-<p>
-La monarchia cadde, a questi tempi, tutta nelle mani di Carlomagno
-per la morte quasi subita di Carlomanno. E' non v'ebbe mai
-nessuna intimità tra' due fratelli, nè mai fu ben determinata tra loro
-la divisione del paterno retaggio, chè anzi i diplomi stessi attestano
-una gran confusione nei termini dell'autorità loro; amendue
-regolavano in comune l'amministrazion delle terre del Reno, della
-Mosella, della Senna e della Loira, e nei tre anni ch'ebbe a regnar
-questa confusione, saper non è dato se la Neustria o l'Austrasia fosse
-piuttosto dall'un che dall'altro governata. Carlomanno passò di vita
-in una villa reale chiamata di Samoucy, nella diocesi di Laone, giovanissimo
-ancora, dicendo la Cronaca che appena avea compiuta l'età
-di ventun anno.
-</p>
-
-<p>
-Lasciava Carlomanno due figli pargoletti, ma gli succederanno essi
-nel regno? Se ancor durato avesse la legge di successione sacra già
-tra' Merovingi, i due fanciulli avrebbero, come tante altre volte si
-vide negli annali dei Franchi, ereditato in comune il paterno retaggio;
-ma i Carolingi, lignaggio nascente, non destavano ancora quella
-religiosa pietà che già i figli di Clodoveo destavano nell'antica razza
-dei Franchi, da poco uscita delle foreste; la forza gli aveva innalzati,
-nè doveano la legittima consacrazion loro ad altri che all'opera dei
-papi, all'unzione dei vescovi, e l'eredità non era ancor legge irrevocabile<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>.
-Carlomagno partecipò quindi, in una corte plenaria che
-ei tenne a Valenciennes, la morte di Carlomanno a' suoi leudi, dopo
-di che, agitando essi le loro lance, mossero, a guisa di conquistatori,
-alla volta delle Ardenne, e piantarono i loro alloggiamenti nella real
-tenuta di Carbonac, a poca distanza da Samoucy dove Carlomanno
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-era uscito di vita. All'aspetto di questa massa di gente, i conti, i
-vescovi e gli abati di quel regno, vennero a far omaggio a Carlomagno,
-e senza troppo guardare alle ragioni dei due fanciulli, inetti
-com'erano a regnare ed a condurre i leudi alla guerra, furono, siccome
-gli ultimi de' Merovei, destinati a vivere ed a morire nel chiostro,
-serbata lor la tonsura, simbolo dello spirituale servaggio; chè
-tra loro, chi più non avea lunghi e ondeggianti i capegli come la
-criniera dei nobili corsieri delle foreste germaniche, non poteva esser
-nè re nè conte mai. Gerberga, la vedova di Carlomanno, passò le
-Alpi, e venne anch'essa a cercar rifugio presso i Longobardi, temendo
-la condanna del chiostro e le persecuzioni di Carlomagno divenuto
-re di tutta la nazione dei Franchi. Eccetto alcuni pochi che
-rimasero fedeli a Carlomanno, e seguirono oltremonti la regina Gerberga,
-tutti i possessori delle terre, i conti, i vescovi e gli abati fecero
-omaggio al nuovo signore.
-</p>
-
-<p>
-Di quivi ha principio, propriamente, il regno di Carlomagno, poichè
-d'indi in poi si vengono spiegando le grandi conquiste e l'ordinamento
-politico dello stato, altro non essendovi, sino alla morte di
-Carlomanno che qualche editto sciolto e qualche diploma di donazioni
-al chericato. Così, a mo' d'esempio, un diploma di Carlomagno, dato in
-Aquisgrana agli idi di gennaio, fa una donazione al monastero di San
-Dionigi, e un degli idi di febbraio concede alla chiesa di Metz certe
-franchigie, e l'esenzione da ogni regia giurisdizione; innanzi la sua
-morte, Carlomanno conferma le immunità della chiesa di San Dionigi;
-alle calende d'aprile Carlomagno accresce i privilegi al monastero di Corvia,
-e conferma quelli tutti della badia di Sithieu, o San Bertino. Ben
-si vede che la stirpe di Pipino ha bisogno del sostegno della Chiesa
-per far confermare la sua regia dignità, e si collega co' papi, bisognosa
-com'è di quel religioso carattere, che la Chiesa solo può dare.
-Donde tanta sollecitudine per tutti gli argomenti che riguardano il
-cristianesimo e il pontificato, chè Carlomagno vuol essere il figliuol
-diletto di Roma prima d'essere imperadore romano, e amicarsi il pontificato
-perch'ei n'ha d'uopo a compiere il suo vasto disegno d'impero,
-e a quella guisa che Pipino erasi conquistato il papa per farsi
-re, così Carlomagno gli porge la mano per farsi imperatore.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span></p>
-
-<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE CONQUISTE.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — I compagni di Carlomagno secondo
-le cronache. — Bernardo. — Orlando. — Rinaldo. — Uggero il Danese ed
-altri. — La baronia secondo le canzoni eroiche. — Gli eroi de' poemi epici. — Franchi. — Borgognoni. — Aquitani. — Bretoni. — Austrasii
-e Neustri. — Ordinamento
-militare. — Prese d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il
-bottino. — Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. — Armature. — Cognizioni
-di Carlomagno.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-771 — 780.
-</p>
-
-<p>
-In questa società tutta armigera non v'è quasi spazio tra la puerizia
-di Carlomagno e le sue conquiste; non sì tosto egli si sente forte
-abbastanza, entra in lizza, non sì tosto ei possiede un po' di vigoria
-e di scienza militare, ei le pone in opera per accrescer di nuovi
-popoli il suo retaggio. E non è già senza grande studio e fatica
-ch'ei giunge a farsi conoscer degno discendente di Carlo
-Martello e di Pipino il Breve; entrambi questi capi avean principato
-col rendersi famosi per le geste loro, e Carlomagno anch'esso pagar
-dee il debito suo, e gli convien conquistare, e reprimere e ributtare
-le invasioni altrui, chè la stirpe carolingica non è ancor tanto antica
-da potere scioperarsi in ozio molle come i Merovei. Ond'è che
-appunto niun intervallo v'ha tra la puerizia di lui e la guerra contro
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-gli Aquitani, poichè egli non avea più di trentun'anno quando calò
-dalle Alpi a conquistare il regno dei Longobardi<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Se non che Carlomagno si trova avere in mano forze assai più
-ragguardevoli che non i deboli re della schiatta merovingica, i
-quali appena regnavano sopra frazioni di popoli, essendovi a' tempi
-loro re d'Austrasia e di Neustria, e altri capi che governavano l'Aquitania
-e la Borgogna, e la guerra civile struggeva la forza di quelle
-razze, che si premevano e incalzavano senza traboccare al di fuori,
-e il sangue scorreva a fiumi in quelle guerre di famiglia contro
-famiglia e schiatta reale contro schiatta reale, sì che i tempi dei
-Merovingi rinovavan l'esempio delle guerre fra tribù erranti sulla
-terra ch'elle si contendean fra loro. Carlomagno si trova in condizione
-più agiata; egli ha tutte raccolte sotto il suo freno le sparse membra
-della gran famiglia de' Franchi; Carlomanno, che avea una parte
-del retaggio, è morto anch'esso, ed egli s'è impadronito de' suoi
-dominii; non vi sono più re, nè capi fra i Neustri, i Borgognoni o gli
-Aquitani che contrastar gli possan lo scettro; ognuno che ha nome
-di Franco muove sotto le insegne sue; egli è di tutti capo, di tutti
-supremo signore, ed ei pone suoi Conti a governar que' paesi, i
-quali senz'alcuna renitenza ubbidiscono<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. Carlomagno, or ch'egli è re
-solo di tutti, ben sa che gli è d'uopo impiegar continuamente la nazion
-bellicosa ch'ei regge; se non la guidi alla conquista essa userà
-la forza sua nella guerra civile, non altramente che fece già sotto
-i Merovei; sono uomini valorosi ed ardenti, che vogliono esser
-condotti attraverso di fiumi e di monti su nuove terre, onde por
-debbe ogni studio, ogn'arte sua a scagliare i suoi compagni d'armi
-sui popoli e sui territorii vicini, però ch'ei saziar li dee di preda,
-di terre, di dominii, a evitar ch'ei si divorin fra loro.
-</p>
-
-<p>
-In opera sì difficile e lunga come questa è, Carlomagno non può
-far da sè solo, onde sotto lui ed intorno a lui s'aggroppano capi e
-conti esperti in guerra; impossibil sarebbe ad un sol uomo imprendere
-ad eseguir tante cose, ed intorno a ogni grande intelletto, vediamo
-uomini di seconda schiera, che son come la mano e il sostegno
-dell'opera sua. Ora, da due fonti attigner si dee, per chiarire le
-imprese dei conti che seguiron Carlomagno nelle lontane sue spedizioni,
-e son le cronache e le canzoni eroiche. Le prime così sterili
-come sono in sostanza, ricordano appena qualche nome proprio, e
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-Carlomagno è quel solo ch'ivi muove e si agita per le battaglie, siccome
-<i>principio e fine</i>; Eginardo non cita più che tre o quattro
-prodi che fan corteggio al suo signore, e se il monaco di San Gallo
-offre qualche più prezioso documento, si è perchè questa cronaca fu
-scritta sulle tradizioni e sulle canzoni eroiche medesime. La seconda
-delle fonti da me accennate, sono a proprio dire i grandi poemi di
-cavalleria in cui trovansi in copia nomi propri, e famiglie e baroni
-che aiutarono, tradirono o esaltarono Carlomagno; ivi il principe
-non è mai solo, ma circondato dal consiglio de' suoi leudi, de' suoi
-guerrieri: consigliasi con loro, nè mai muove alla battaglia se non
-dopo la deliberazione di tutta l'alta sua corte, e ci son famiglie
-intere che si danno alle gesta eroiche, o al tradimento. Cotesti racconti
-fanno di questo modo muovere intorno a Carlomagno una
-moltitudine di conti e di baroni che gli servono di corteo.
-</p>
-
-<p>
-Nelle cronache maggiori sono citati parecchi nomi di paladini,
-Orlando primo di tutti; esse il fanno conte, soltanto, e guardiano delle
-marche di Bretagna, e gli danno il nome di <i>Rudlando</i><a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, e dicono
-ch'egli era un uomo di gran gagliardia; a lui è commesso più volte
-di ridurre al dovere il popolo di Bretagna, e muore a Roncisvalle<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>.
-Nelle cronache si parla pure d'un conte di nome Bernardo<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>, zio di
-Carlomagno, paladino esperimentato e dotto in guerra, a cui il nipote
-affida il comando d'una parte dell'esercito che cala in Italia
-contro i Longobardi, e suo fu il consiglio di partirlo in due schiere,
-l'una da scendere pel Monte Cenisio, l'altra pel monte di Giove nel medesimo
-tempo. V'è altresì parola d'un altro paladino di nome Rinaldo
-o Regnoldo<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>; ma ei si rimane oscuro, senza niente avere che suggerir
-possa al pensiero esser egli il <i>Rinaldo</i> di <i>Montalbano</i> delle antiche
-leggende poetiche.
-</p>
-
-<p>
-Sono pur dalle cronache nominati fra i conti di Carlomagno, un
-Amberto ch'esse fanno conte di Bourges, ed a cui sostituiscono Stormino;
-un Abbone o Alboino, conte di Poitieri; un Guibaldo, conte di
-Perigueux; un Ittieri di Chiaramonte; un Bollo di Puy; un Orsone che
-piglia il governo di Tolosa, un Amone d'Albi, un Roardo di Limoges;
-i quali tutti dovevano esser uomini di grande affare, e di valentia,
-da che Carlomagno partì fra loro il governo delle Aquitanie. Finalmente
-il monaco di San Gallo ci ha conservato alcune tracce della
-vita di Uggiero il Danese, un di quei capitani nati senza dubbio fra
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-le nazioni scandinave, che vennero ad offerire il braccio loro a Carlomagno.
-A quanto ne dice il cronista di San Gallo, quest'Uggero,
-fuggitivo, ricoverossi tra i Longobardi, temendo la presenza e il
-corruccio dell'adirato suo signore.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste narrazioni delle cronache son povere di nomi propri,
-e spoglie, in generale, di grandi caratteri storici. Così non è delle
-canzoni eroiche, nelle quali anzi spiegasi tutta la pompa delle epopee
-carolingiche, e intere famiglie di baroni risplendono. Il semplice conte
-Orlando delle cronache diventa ivi quel valente paladino che scuote
-i monti e affetta i giganti saraceni, con Rinaldo di Montalbano allato
-e la famiglia del vecchio Amone nel suo castello di Dordogna,
-e con Uggero il Danese, anch'esso grande ammazzator d'Infedeli.
-Poi tu vedi comparir Guglielmo Corto naso<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>, Garino il Loreno, Lamberto
-il Corto, Gualtieri di Cambrai, e già si mostrano i Bracci di
-ferro, le Lunghe Spade, i Girardi di Rossiglione<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> e gli Amerighi
-di Narbona. I quali baroni tutti si accerchiano intorno alla gran
-figura di Carlomagno, lo servono coi loro consigli, colla forza del
-loro corpo, col valore del braccio loro, nè possono andar separati
-da questo signor sovrano, di cui formano, come a dire, l'aureola.
-</p>
-
-<p>
-L'idea dei dodici baroni che risiedono alla corte di Carlomagno,
-è, si vede chiaro, posteriore al suo regno; noi la troveremo da per
-tutto nelle canzoni eroiche, ed è un anacronismo che rinasce a ogni
-poco. Il titolo di barone altro non può quivi significare che un
-capo di quelle famiglie, o d'alcuna di quelle nazioni che si aggreggiano
-intorno al trono dei carolingi. Ci sono Borgognoni,
-Aquitani, Franchi della Neustria e dell'Austrasia; paladini che abitan
-le rive del Reno, della Loira, della Garonna, della Dordogna,
-e già regnano le antipatie di razza, e i Maganzesi non possono
-patir gli Aquitani. I Franchi sono anch'essi fra loro divisi per
-certe lievi disparità di costumi e di consuetudini, le quali trapelano
-dai canti e dai romanzi di cavalleria che ci narran le gesta dei
-paladini di Carlomagno. E quanto tempo ci volle per cancellar queste
-lievi disparità fra razza e razza, fra popolo e popolo!
-</p>
-
-<p>
-Fra gli uomini prodi e valenti, fra i paladini di Carlomagno son
-misti i traditori e felloni, e poichè ogni affetto dell'anima vuol essere
-personato, questi ultimi appartengono alla famiglia maganzese,
-al lignaggio dei Ganelloni, o alla razza guascona di Olderigi, di cui
-tanto suonano le canzoni eroiche. A quel modo che si magnificarono
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-le vittorie di Carlomagno, così scusar si vollero le sue sconfitte;
-chè quando un grande nome risplende sulla terra, i disastri che gli
-succedono, non sono mai, per opinion dei popoli, procedenti da
-cause naturali, ma sì da fellonia e tradigione. La conquista del regno
-de' Longobardi, è tanto rapida, tanto intera da non lasciar punto
-supporre che tradimento umano ci avesse luogo; in sei mesi i Franchi
-passan le Alpi, e tutto è finito; all'incontro nella guerra oltre i Pirenei,
-dove accadde la funesta rotta di Roncisvalle, le canzoni eroiche ti
-schieran da bella prima dinanzi tutta la famiglia dei paladini leali,
-di quei prodi e valenti che combatterono a fianco dell'imperatore;
-poi, dopo questa nobile schiera, vengono i felloni, coloro che vendono
-gli eserciti, e sono, come dissi, rappresentali nella persona di Ganellone.
-Il pio arcivescovo Turpino è il cantore di tutta questa epopea;
-egli si mescolava fra' combattenti, armato di mazza, poichè,
-cherico qual era, non dovea versar sangue; pugnava, orava, confessava
-vero simbolo del chericato, tal quale a noi lo additano le leggi
-di quei tempi e i capitolari.
-</p>
-
-<p>
-I compagni d'armi di Carlomagno pigliano tutti il nome di
-Pari e Baroni dell'imperatore; i poemi dei trovatori confondon
-pur sempre le date; scritti come furono nel secolo duodecimo, e
-nel decimoterzo, verso i tempi di Filippo Augusto e del suo successore,
-essi portan l'impronta delle instituzioni dei secoli in cui furon composti.
-Nè sotto Carlomagno, nè sotto alcun de' Carolingi vi ebbero mai
-pari, nè ancor nato era il baronaggio insiem col feudo dipendente<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>,
-nè ci eran pari laici, perchè ancor non v'erano nè duchi
-di Normandia, di Guienna o di Borgogna, nè conti di Sciampagna,
-di Fiandra e di Tolosa; nè tampoco ci eran pari ecclesiastici, perchè
-la gerarchia degli arcivescovi e dei vescovi non s'era punto ordinata
-nelle condizioni feudali. I trovatori, col trasportar le idee di
-un tempo in un altro, facevano, sott'altre forme, lo stesso che i miniatori
-delle immagini, i quali abbigliavano coi vestimenti del secolo
-in cui viveano essi medesimi, personaggi del Vecchio e del
-Nuovo Testamento. Laonde il titolo di barone o di pari nelle antiche
-conquiste dei Carolingi, non dee interpretarsi se non nel senso
-di compagno d'armi del capo signore<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>, nè il conte Orlando fu
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-altrimenti un pari del re, com'ebbe ad essere il duca di Normandia
-sotto san Luigi e sotto Filippo il Bello, ma un <i>graff</i> di origine
-germanica o bretona alla foggia dei Franchi di Clodoveo e dei
-Merovingi. Carlomagno raccoglieva sotto il suo freno le tribù franche
-tutte quante: Borgognoni, Neustri, Austrasii, Bretoni, Aquitani, e
-ognuna di queste razze era rappresentata da alcuni particolari eroi,
-divenuti poscia i soggetti dei poemi epici e nazionali.
-</p>
-
-<p>
-Ragguardevoli erano tutte queste forze in mano di Carlomagno;
-e quanto alle prese d'armi, facevansi esse tumultuariamente dopo
-qualche deliberazione delle corti plenarie; però che a due tempi dell'anno,
-Natale e Pasqua, il capo signore dava una specie di militar
-convegno a tutti i capi della nazione o franca o romana, conti o
-vescovi che essi fossero: a Natale deliberavano intorno alle leggi
-generali, a Pasqua concertavano le spedizioni lontane della primavera
-e la conquista di questa o quella uberifera terra, come dir la
-Sassonia, la Lombardia, la Spagna. Tutta quella generazione non
-aveva altra passion che la guerra; lo squillo della tromba saltar
-li facea come destrieri; i paladini non potevan più contenersi nelle
-lor grosse e murate torri; chi parlava lor di conquiste era il bene
-ascoltato: onde il rinomo di Carlomagno a lui tutti tirar doveva i
-capi dell'armi, i conti bramosi di nuovi dominii; anche i leudi più
-lontani accorrevano alle sue chiamate. Tutto questo facea che le forze
-sue fossero superiori di numero a quante altre gli erano opposte;
-chi seguiva le sue bandiere, chi accorreva allo squillo delle sue
-trombe era certo di guadagnar qualche terra, era certo della vittoria;
-e però a lui correvano in frotta; Carlo Martello e Pipino
-avean lasciato alto grido di sè, e il figlio loro ancor più l'innalzava.
-Fin dal principio del suo regno egli spiegava la medesima
-attività, la medesima militar sapienza dell'avolo e del padre, onde
-tutti in lui s'affidavano, ed egli guidava i vecchi commilitoni che
-avean guerreggiato sotto Pipino, e i veterani che avevan veduto Carlo
-Martello; la razza degli Austrasii mostrava d'aver conquistata una
-potentissima superiorità sa tutta la famiglia dei Franchi; essa durava
-nella sua prepotenza, e Carlomagno appariva come il simbolo di quella
-vigorosa famiglia: sì che appena egli fa la chiamata, tolti si affollano
-intorno a lui, alle sue bandiere, a' suoi pennoni, alla sua orifiamma,
-e i suoi capitani sono uomini anch'essi il cui nome suona
-lontano.
-</p>
-
-<p>
-Nè questi capitani e uomini d'armi chiedono paga di sorta alcuna,
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-chè la guerra in loro è natura: e nessuno ha bisogno di scriversi
-per aver sussidio in denari o soldi d'oro, chè tutti si forniscono
-e armano a proprie spese<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>. Il capo supremo ascende l'Alpi, e di
-colassù dice a' suoi soldati: «Ecco terre nostre! avanti!» e queste
-parole maggior animo infondono che non la speranza d'una paga o
-d'un'agiatezza regolare. Così fan sempre i Barbari, e così a loro
-imitazione i capitani venuti in tempi di eccezione e di fanatismo!
-</p>
-
-<p>
-Annunziata questa o quella spedizione, leudi e liberi compagni
-tutti accorrevano, e assentivasi a quella al suon dell'armi ed allo
-strepito dei carri. Debito era di chi possedesse alcuna terra d'accorrervi
-alla più breve, ed indi i capitolari lo imposero per obbligo
-indispensabile, e tutti coloro che possedevano alcun bene del fisco.
-Le armi eran la cura principale dei conti e dei capi militari; con
-esse ottenevano la vittoria, e però ben eran solleciti di dar loro tempra
-forte; quanto ai monumenti d'arte, pochissimi ne abbiamo che
-riferir si possano ad un'età sì remota, e le poche armature che ci durano,
-in modo autentico provate dei secoli decimo ed undecimo, sono
-in parte divorate dalla ruggine, quel dente distruttore dei secoli,
-quella vecchiarda che lacera con l'ugne sue corpi che altri creduto
-avrebbe non poter perire giammai. L'antiquario che fruga e cerca
-il vero, ammetter dee che i Franchi tolsero quasi tutte le armi loro
-dai Romani: infatti, quando una nazione barbara e conquistatrice
-accostasi ad una gran civiltà, prima di tutto e ardentemente, accetta
-di quella le armi omicide più raffinate e distruttive, e imita,
-tosto e per bisogno, i modi perfezionati di uccidere e di conquistare.
-</p>
-
-<p>
-Cotesto si fu evidentemente uno dei primi studi dei Franchi nelle
-Gallie; pigliavano la picca e il giavellotto in luogo della chiaverina
-troppo corta; allo scudo rotondo della nazion loro preferivan
-lo scudo romano, come più atto a coprire il corpo, e l'elmetto
-insiem con la visiera, perfette armature sì ben congegnate che i
-dardi non vi passavano, furon parimenti sostituite a quella specie di
-berretto di cuoio bovino, del quale i Barbari armavano il capo.
-Robusti di corpo, com'erano, accettaron pur l'uso del piastrone o
-giaco di ferro, e la lunga ed aguzza spada, sì ben temperata che
-la sua celebrità passava di generazione in generazione, e serbavasene
-la genealogia fra le tende del campo. I Longobardi e i Greci conoscevano
-anch'essi certamente queste armi formidabili, ma non
-aveano a gran pezza i corpi giganteschi dei commilitoni di Carlomagno,
-nè quella forza loro appena credibile, chè gli elmi del
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-decimo secolo pesan bene centoventicinque libbre, e a grande stento
-ora sollevar possiamo con due mani quella spada che i paladini
-maneggiavano come fosse una verga<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Portavano essi anche la mazza,
-l'arma favorita dei cherici, perchè non versava sangue; le quali
-mazze eran quasi tutte d'un tronco di cerro a nodi appuntati, e
-talvolta tutte di ferro: con questa terribil arme alla mano l'arcivescovo
-Turpino stramazzava gl'infedeli, e obbligavali a confessarsi
-ed a ricevere l'assoluzione.
-</p>
-
-<p>
-I cavalli degli eserciti di Carlomagno erano di razza migliore
-di gran lunga dell'altre d'Italia, di Spagna e d'Inghilterra, e quasi
-tutti venivano tolti dai pingui pascoli del Reno, della Baviera e della
-Germania. Grandi di corpo, di gagliardo aspetto, e' serbavano per
-gran tempo la natía loro salvatichezza, come i tori ferocissimi delle
-Ardenne; poi domati, venivan bardati di ferro, e difesi così dai dardi,
-dai giavellotti e dalla punta delle spade; la vita del paladino era
-congiunta con quella del suo destriero, così come la vita dell'Arabo
-con quella del suo corridore; tutti questi cavalli aveano lor nomi,
-a simiglianza del <i>Baiardo</i> dei quattro figli d'Amone; e quanta esser
-dovea la forza di questo cavallo, se fu detto ch'ei il portò in groppa
-tutti e quattro ad un tratto! Tutto ferro parean quelle osti a vederle,
-splendean da lungi come l'incendio o la meteora, e la terra tremava
-sotto i passi loro.
-</p>
-
-<p>
-Se non che questa forza era pur sempre indisciplinata e salvatica,
-nè i popoli che ubbidivano a Carlomagno si sarebbono punto distinti
-dai primi Franchi, se quegli eserciti non si fossero appropriata la gran
-tattica dai Romani, ed è cosa irrefragabile che esso Carlomagno fu
-costante imitatore di Roma non solo nell'ordinamento dell'impero
-suo, ma sì ancora nella condotta de' suoi eserciti; nè le sue erano avventurose
-scorribande d'un capo di guerra, nè inondazioni a guisa di
-torrente, senz'ordine, senza consiglio, senza tattica, ma in tutte e tre
-le maggiori sue guerre contra i Longobardi, contra i Saracini e
-contra i Sassoni il vedremo seguire gl'insegnamenti della scuola
-greca e romana. Nè queste spedizioni con tanta vigoria di mente
-concepite, furono tampoco una sola ispirazione del genio suo, chè
-anche assai tolse dalle tradizioni dei capitani antichi; Annibale avea
-varcato le Alpi prima di lui, e Scipione i Pirenei; le coorti aveano
-oltrepassato il Reno, le legioni guerreggiato in Pannonia e in Dalmazia,
-e Cesare insegnato i modi a compiere e a conservar le conquiste.
-</p>
-
-<p>
-Egli non è punto a dubitar che questi principii, queste tradizioni
-non giungessero fino a Carlomagno, e non l'aiutassero a svolgere i
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-pensamenti suoi militari; il vediamo tener lunghi assedii intorno a
-Ravenna ed a Pavia, dunque aver dovea le macchine sì ben da Vegezio
-descritte: l'ariete che abbatteva le mura, il corbo che le forava,
-e quelle torri volanti che quasi per incanto innalzavansi al
-ragguaglio de' più alti bastioni<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Al decimoterzo secolo già si vede
-l'arte delle macchine di guerra tutto togliere dai Romani, chè i
-Barbari stessi progrediscono naturalmente nei mezzi di distruzione,
-fanno la guerra con entusiasmo, e son per istinto fecondi in maravigliosi
-trovati. Carlomagno divide gli eserciti suoi in più corpi; ha
-una tal quale cognizione della geografia, del paese; conosce i passi
-dell'Alpi, e i luoghi deboli del regno dei Longobardi a quel modo
-che ei sa la topografia dell'Ebro e dei Pirenei. Ei non è più un capo
-barbaro, ma sì un uomo di gran mente, che pondera con sagacia,
-ed i compagni ch'egli trae seco intorno a sè, sono educati alla sua
-scuola, sono valenti soldati più disciplinati che quelli di Clodoveo
-non erano, e padrone ch'egli è di tutte queste forze, il gran capitano
-intraprender può l'opera sua militare, nè si arretra dinanzi ad alcuna
-difficoltà. Andiamo di presente a vederlo nella prima delle sue spedizioni,
-in atto di scender dalle Alpi per assalire la gagliarda nazione
-dei Longobardi; tutto fia chiaro in breve, e principalmente
-la ragion di quelle rapide conquiste, che nello spazio di quindici anni
-gli pongono in mano il più vasto impero del mondo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p>
-
-<h2 id="cap9">CAPITOLO IX.
-<span class="smaller">L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova occupazione del territorio
-di San Pietro fatta dai Longobardi. — Resistenza di Roma. — Ambascieria
-d'Adriano in Francia. — Partenza dei Franchi. — Passaggio dell'Alpi. — Assedii
-di Pavia e di Verona. — Carlomagno in Roma. — Sua esaltazione al patriziato. — La
-donazione di Pipino confermata ed ampliata. — Sommessione di
-Desiderio. — Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno alle
-leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. — Ridotti a soggezione
-l'un dopo l'altro i grandi feudi di Benevento, di Spoleti e del Friuli.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-772 — 774.
-</p>
-
-<p>
-Aveano i Longobardi cangiato di famiglia regnante alla morte di
-Astolfo, per l'esaltazione di Desiderio, il <i>Desideratus</i> delle bolle romane.
-Da semplice conte di schiatta dalmata o istriana fatto re, riconosceva
-costui l'innalzamento suo da Pipino, ed anche da Stefano
-papa, il quale avea dato fortemente di spalla alla scelta dei capi
-lombardi. Se non che tanta era, di necessità, la gara fra Roma e
-Lombardia, che Desiderio ebbe in breve calde contese con Adriano,
-succeduto a Stefano nel pontificato. Il re dei Longobardi intitolavasi,
-per via dell'esarcato, rappresentante dell'impero greco in Italia,
-rinnovellando così le gare degli imperatori contro i papi, degli
-esarchi contro i vescovi di Roma, delle basiliche greche di Ravenna,
-Verona e Milano contro il Vaticano e la Sede apostolica. Ma papa
-Adriano sosteneva con invitta fermezza i diritti e privilegi del pontificato,
-chè egli non era un papa venuto d'altronde, ma nato appiè del
-Coliseo, e nodrito, per la famiglia sua e per la sua educazione,
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-di quello spirito di patriziato che avea sopravvissuto alle grandezze
-della città eterna. Figlio com'egli era di Teodulo, duca di
-Roma e console imperiale, ereditato avea la gara politica che
-sussisteva tra la città del Tevere e la metropoli di Costantino sul
-Bosforo, onde, avendo i Longobardi per successori dei Greci, nè aderir
-volendo ad alcuna soggezione di Roma inverso Desiderio, manteneva
-in tutta la forza sua la donazione di Pipino a favor della Chiesa.
-Quel re dei Franchi, protettor della Santa Sede, più non viveva, e i
-Longobardi avevano con ansia tenuto d'occhio le prime brighe del
-regno di Carlomagno per farne lor pro ad assicurarsi la signoria
-dell'Italia, nè sì antica essendo la donazione di Pipino da tenerla
-oramai per irrevocabile, essi miravano ad annientarla all'uopo di
-ristabilire la pericolante podestà loro. Desiderio facevasi quindi ad
-invadere il patrimonio di san Pietro, senza rispetto alle immunità
-sue, e movea, senza starvi a pensar sopra, contro di Roma, con lo
-stesso vigore dei re longobardi della prima progenie. Nelle vene di
-Adriano scorrea, già dissi, sangue romano, e nudrito dell'eroiche
-ricordanze della storia di Roma, superbiva al contemplare il Coliseo,
-quelle reliquie dei templi e dei palagi, quelle sante chiese dei martiri,
-sì che all'avvicinarsi dei Longobardi, e al vederli coprir con le
-loro tende le sterili campagne di Roma non si lasciò punto atterrire,
-ma fatte armar le mura, e chiuder le porte, risolse, all'uso antico,
-di morire in mezzo ai cittadini alla guisa dei consoli.
-</p>
-
-<p>
-L'assedio di Roma continuava, per diecimila longobarde lance
-che ne stringevan le mura, quando esso papa Adriano elesse una
-deputazione di vescovi e patrizii romani, che si recassero alla corte
-plenaria di Carlomagno a chiedere l'aiuto suo contro gl'invasori del
-sacro patrimonio della Chiesa. Il figliuol di Pipino era succeduto al
-padre in tutti i titoli suoi, e fra le leggende e inscrizioni che chiamavan
-purpuree, quella pur trovavasi del patriziato di Roma, che
-era la titolar magistratura dell'eterna città; onde l'obbligo in lui di
-proteggere il papa ed il popolo che s'eran posti in una specie di
-vassallaggio verso i re franchi. Doveano gl'inviati di Adriano gittarsi
-ai piedi di Carlomagno e supplicarlo di venir a difendere la
-terra di san Pietro profanata dagli empi Longobardi. Già vedemmo
-che Stefano erasi in altri tempi calorosamente opposto alle nozze
-di Carlomagno con la figlia di Desiderio; ora costei era stata pur
-dianzi ripudiata, e il re dei Longobardi ne avea provato acerbo
-risentimento insieme co' suoi popoli, che tenevano per un oltraggio
-il ripudio d'una giovine e infelice consorte. E appresso, la corte di
-Pavia, di Milano e di Ravenna era divenuta come a dir l'asilo di
-chiunque serbasse in cuore odio pel re e per la nazione dei Franchi,
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-onde ivi riparato aveano la vedova di Carlomanno co' suoi pargoletti
-dallo zio Carlomagno spogliati della corona, ed ivi s'erano
-egualmente rifuggiti i baroni malcontenti, lo sbandeggiato duca d'Aquitania,
-e se si dee prestar fede al monaco di San Gallo, anche
-Uggero il Danese, uno dei conti franchi di maggiore fermezza, uno
-degli eroi della cavalleria, d'origine scandinava, il quale, incorso nella
-disgrazia di Carlomagno, nè sostener sapendo l'irato e potente
-splendor del suo sguardo, erasi dato alla fuga.
-</p>
-
-<p>
-Giunti gli inviati di papa Adriano a Paderborna dov'ei teneva la
-sua corte plenaria, il trovarono prontissimo a una spedizione militare
-in Italia, chè quelle transalpine pianure, quelle ridenti città troppo
-piacevano ai leudi, ai conti, ai paladini che accompagnavano i re
-franchi nelle spedizioni lontane, e già in fantasia ne vagheggiavano il
-bel sole, le ubertose campagne, in cambio delle tetre loro città in
-riva del Reno, e contemplavan da lungi l'uva spenzolar da' suoi
-pampini, e le frutta saporose, e le tepide acque dell'Adriatico e del
-Mediterraneo. La spedizione fu dunque tosto deliberata, e mentre
-papa Adriano sostenea vigorosamente l'assedio di Roma, mentre
-i Longobardi non aveano più rispetto ai monumenti cristiani che
-alle vestigia della grandezza romana, Desiderio seppe per messi la
-gran diversione che Carlomagno gli preparava dall'Alpi, con un
-esercito di Franchi, conti, leudi, con quelle pesanti armi loro e con
-quei loro fortissimi cavalli.
-</p>
-
-<p>
-I monti che dividevan le terre di Carlomagno dalla Lombardia
-non erano a quei giorni altrimenti tagliati da quelle ampie vie che
-lasciano oggidì liberissimo spazio a condurre gli eserciti; ma sol vi
-erano poche vestigia delle vie romane, chè avendo il passo tentato
-da Annibale, mostrata la necessità di congiunger le Gallie all'Italia,
-domate ch'ebbe Cesare quelle riottose popolazioni, gl'imperatori
-compier vi fecero alcune opere alla foggia romana, onde agevolare
-il libero tragitto da Milano fino al cuore dell'Alpi elvetiche. L'ardore
-indi de' pellegrinaggi al sepolcro degli Apostoli avea conservato alcuna
-di quelle vie romane, ed a poca distanza l'un dall'altro, ci si
-trovavano romitorii e monasteri, ed essendo l'ospitalità uno dei
-precetti del cristianesimo, anche l'Alpi, comechè di difficile accesso,
-sicuro passaggio porgevano ad eserciti che marciavano lentamente,
-e quasi senza fardaggio alcuno. Nè a quei giorni ci erano artiglierie;
-ogni leudo portava da sè l'armatura sua, le sue difese; tutti potevano
-lasciar andare con la briglia sul collo i loro cavalli, e di
-questo modo ogni sentiero, buono ai pedoni ed alle bestie da soma,
-bastava a quelle masse di gente che movean dalla Borgogna, dal
-Reno o dalla Baviera per far capo a Milano.
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-Il partito di calare in Italia fu preso ivi stesso a Paderborna, si
-elesse Ginevra a luogo di far massa, e le Alpi si copriron tosto di
-una infinita schiera di lance che moveano verso Milano, Pavia e Verona,
-poichè i Franchi avean fatta lor meta queste tre città principali
-del regno de' Longobardi, il tutto predisposto innanzi, così per la
-guerra come per l'occupazione, con quell'accorgimento onde chiari
-erano gli Austrasii nelle conquiste. In un consiglio che i leudi
-tennero a Ginevra, fu preso a pieni voti di varcare le Alpi, al qual
-uopo si partirono in due grandi schiere, l'una capitanata da Bernardo,
-leudo anch'esso e bastardo di Carlo Martello, uomo di grande
-statura; doveva egli attraversare il Valese, varcare il monte di
-Giove (ora San Bernardo) per occupare il passo dell'Alpi, e penetrare
-in Italia, intantochè Carlomagno, il quale avea serbato a sè il capitanato
-dell'altra schiera, la guidava pel monte Cenisio, l'usata via di
-Pipino. Così la schiera principale condotta da Bernardo far dovea una
-potente diversione nel pian di Milano, mentre Carlomagno assaliva
-di fronte il Piemonte; la qual mossa attraverso delle Alpi fu compiuta
-con ammiranda fermezza.
-</p>
-
-<p>
-All'aspetto di queste due formidabili osti Desiderio provò un certo
-terrore, pur nondimeno il figlio suo Adelgiso, o com'altri lo chiamano,
-Adelchi, raccolse un grosso di gente appiè dell'Alpi per difendere i
-passi del monte Cenisio. Quelle cime eran tutte irte di fortificazioni
-alla foggia dei Greci e dei Romani; sovr'ogni rupe erano torri difese
-da vigorosi balestrieri e da agili scorridori che si arrampicavano di
-balza in balza, sì che Carlomagno avrebbe trovato insuperabili
-impedimenti, se non fosse stato aiutato dalla diversione del conte
-Bernardo, che calando pel monte di Giove veniva ad alloggiarsi fra le
-Alpi e Pavia, per modo che, presi a tergo i Longobardi, furono costretti
-d'abbandonare i loro alloggiamenti, e Carlomagno potè venir
-ad unirsi con Bernardo nelle vicinanze del lago di Como. Adelgiso
-prese la fuga, e Desiderio, che avea posto il campo al di là di
-Milano, si vide forzato a ritirarsi precipitosamente verso Pavia, la
-città forte del regno, in cui dovea sostener poi un lungo assedio,
-intanto che ed essa e Genova venivano incontanente accerchiate da
-migliaia di lance, ed i Franchi, per ogni dove irrompendo, correvano
-il Milanese.
-</p>
-
-<p>
-Grande era già il terrore che il nome di Carlo inspirava, e il
-concetto che di lui s'eran formato i Longobardi, onde e conti e vescovi
-s'affrettavano di sottomettersi, e tutto fu soggiogato, salvo le
-dette due città di Pavia e di Verona. La prima di queste non era
-a que' giorni per anco ridotta a quella condizione, comechè di nobile
-reliquia, in cui la vediamo oggidì. Vasta e bella città vedeva
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-sorgere i grandiosi suoi monumenti di marmo alla foggia lombarda
-e romana, e le sue mura innalzarsi a ben settanta piedi romani, e
-diciassette porte aprirle l'adito alla campagna, e settantadue torri
-cignerle la fronte a guisa d'antica Sibilla. Ivi era la sede dei re
-longobardi, che se Milano le contendea quest'onore pel suo episcopato,
-per le sue corrispondenze con Bisanzio, per le basiliche sue,
-per le sue spaziose vie, e pe' suoi passeggi; che se Monza era il
-luogo dove i re cinti venivano della corona di ferro, Pavia era pur
-sempre la città militare insiem con Verona, la sorella sua dalla corazza
-d'acciaio.
-</p>
-
-<p>
-I Franchi invasori trovavan così, dopo le Alpi, forti città atte ad
-oppor dura resistenza, e il nome di Carlomagno, sì grande fra tutti,
-rimbombava entro quelle mura, ed egli apparia loro quasi uomo di
-ferro sotto il ferro. Il monaco di San Gallo ci lasciò descritti i tremendi
-approcci del potente signore sotto le mura di Pavia, nè meglio
-che quivi aver si potrebbe la prova della viva e profonda impressione
-che la sua presenza produceva. — Pochi anni prima un conte
-del regno, di nome Uggero, essendo incorso nello sdegno inesorabile
-di Carlo, erasi ricoverato appresso di Desiderio, e quando l'uno e
-l'altro seppero che il formidabil prence avanzavasi, salirono su una
-torre altissima, donde veder lo potevano da qualunque si fosse parte
-egli venisse. Videro da prima tante macchine da guerra, quante bastate
-sarebbero al bisogno degli eserciti di Dario e di Giulio Cesare,
-e Desiderio chiese ad Uggero: — Carlo è forse con questa grande
-oste? — No, rispose l'altro. Poi vedendo venire una schiera infinita
-di soldati raccolti da tutti i luoghi del nostro impero, il Longobardo
-disse ancora ad Uggero: — Carlo vien certo trionfante in mezzo a
-quella moltitudine? — Non anco, rispose Uggero, nè egli verrà sì
-tosto. — E che potremo noi fare, ripigliò Desiderio, cominciando
-già ad invilire, s'ei viene accompagnato da maggior numero ancora
-di guerrieri? — Tu lo vedrai com'è al giunger suo; rispose Uggero,
-che poi debba esser di noi non te 'l so dire. — Mentre dicevano queste
-parole, ecco apparir la schiera de' paladini, la quale non sa che
-sia riposo, alla cui vista atterrito il Longobardo, prorompe: — Per
-Dio! ecco Carlo! — Non anco, ripigliò Uggero. Poi vennero i vescovi,
-gli abati, i cherici della regia cappella ed i conti; allora Desiderio,
-più sostener non sapendo tanta luce, nè sprezzare la morte,
-si fece a dir singhiozzando: — Scendiamo e nascondiamoci nelle viscere
-della terra, lunge dal cospetto e dal furore d'un sì tremendo
-nemico. Ed Uggero, che già sapea per prova la potenza e la grandezza
-di Carlo per la lunga pratica che n'avea fatta in tempi migliori,
-disse allora tutto tremante: — Quando tu vedrai le messi
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-agitarsi per terrore nei campi, e il Po torbido e il Ticino inondar coi
-loro flutti tinti di ferro le mura della città, di' pure allora che
-Carlo viene. Nè avea finito queste parole, che incominciossi a veder
-da occidente come una scura nube sollevata da Borea, la quale
-mutò il chiarissimo giorno in paurosa oscurità. Se non che, all'accostarsi
-dell'imperatore, lo splendor delle armi facea sulle genti chiuse
-in città rilucere un giorno più tetro di qualunque più tetra notte.
-In quella apparve Carlo in persona, uomo tutto di ferro, coperto il
-capo d'un elmo di ferro, le mani armate di guanti di ferro, il
-petto di ferro e le marmoree spalle difese da una corazza di ferro,
-e la mano sinistra armata d'una lancia di ferro ch'ei reggea ritta
-in aria, poichè la destra ei la tenea sempre sull'elsa dell'invitta
-sua spada. Le coscie pure, che gli altri, per esser più spediti a montar
-a cavallo, sguernivano anche de' cuoi, egli avea tutte cinte di
-lamine di ferro.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tale si era la paurosa impressione che in tutti facea l'accostarsi
-di Carlomagno; non vedevasi che ferro; un colosso egli era che arricciar
-facea di paura chi lo vedeva. — I suoi sandali, segue il cronista,
-erano pure di ferro, di tali usandone altresì tutto l'esercito;
-ferro era lo scudo, e del colore come altresì della forza del ferro
-aveva il cavallo. Tutti coloro che lo precedevano o fiancheggiavano,
-o seguivano, insieme con tutto il grosso dell'esercito, avevano, per
-quanto ciascun poteva, di simiglianti armature; sì che il ferro correva
-le strade maestre e le campagne, e al riflesso del sole toglieva
-la vista, e spargea lo spavento per le vie della città, però che quel
-durissimo ferro era portato da gente di cuore ancor più duro.
-<i>Quanto ferro, o Dio, quanto ferro!</i> gridavano atterriti; e al vedere
-tanto ferro cedè per terrore la saldezza delle mura e della gioventù,
-e il ferro crollò la prudenza dei vecchi, di che io povero balbuziente
-e sdentato scrittore, m'ingegnai di far una viva descrizione. Uggero
-lo conobbe al primo sguardo, e disse a Desiderio: — Eccoti colui
-che cerchi sì ansiosamente. — E detto questo cadde tramortito al
-suolo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo sdegno di Carlo era dunque come la morte per chi osava sostenerne
-il vampo, e la voce sua recava il terrore negli animi, onde
-il monaco di San Gallo, a significar questa fiera immagine, altro miglior
-modo non trova che la parola <i>ferro</i>, ripetuta ben venti fiate
-in due pagine della sua cronaca, però che il povero cronista ha raccolto
-le deposizioni dei veterani che seguirono il signor loro in Italia,
-ed udite le tradizioni di que' pochi monaci lombardi che passarono
-l'Alpi, e serbarono memoria delle conquiste di Carlomagno.
-L'assedio di Pavia fu un dei periodi più memorabili della vita di
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-lui; quella città, ultimo riparo della monarchia de' Longobardi, cader
-doveva insieme con la corona di ferro. Carlomagno stringeva,
-incalzava l'assedio, e i Franchi celebravano la festa di Natale sotto
-le tende loro, intanto che le bande degli Austrasii sottomettevano le
-città e i borghi dei dintorni, e così tutta spendevasi in fazioni di
-guerra la vernata, conservando sempre i Franchi l'incontrastabile
-superiorità loro sui Longobardi, protetti questi non più omai che
-dall'alte mura di Pavia e dal valor personale di Desiderio.
-</p>
-
-<p>
-Venuta Pasqua insieme con le sue pompe, Carlo non potè più resistere
-alle vive istanze d'Adriano, che gli facea calca perchè andasse
-a passar la settimana santa a Roma sul sepolcro degli apostoli;
-la settimana santa, tempo di lutto e di penitenza per un cristiano!
-Gli annali della città di san Pietro dicono che: «A dì due di
-aprile, il sabato santo, il gran Carlo giunse alle mura di Roma», e
-assegnossi il giorno della Risurrezione pel suo solenne trionfo<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>,
-però che i Carolingi erano patrizi e protettori del pontificato, e
-Adriano volle che quest'augusta pompa fosse per sempre memorabile
-nei fasti romani. Venendo Carlomagno per la via di Toscana,
-egli mandò ad incontrarlo vescovi e patrizii, discendenza de' consoli
-e tribuni antichi, infino a Novi. Alle porte della città fu ricevuto a
-bandiere spiegate, come costumavasi co' trionfatori; legionarii armati
-all'uso antico gli portavano la lancia e la corazza, e un trionfo di
-putti imitante i bassirilievi della villa Medici, veniva dintorno al suo
-cocchio agitando palme e ramoscelli d'ulivo. Mille e mille croci altresì
-splendevano fra quelle bandiere a significar l'indole al tutto
-religiosa della cerimonia.
-</p>
-
-<p>
-Adriano aspettava Carlomagno sul primo scaglione della basilica
-di San Giovanni, donde quest'ultimo rendevasi incontanente al sepolcro
-di Pietro apostolo, non già a quel gran tempio di Leone,
-quale il vediamo oggidì, ma sì alla santa e prima basilica di pietre
-quadrate, opera della scuola bisantina e lombarda, già logorata dallo
-stropiccío de' piedi e dai baci dei pellegrini. Il papa ed il re fraternamente
-si abbracciarono, indi Carlo baciò ferventemente tutti gli scaglioni
-della basilica al canto del: «<i>Benedetto colui che viene in
-nome del Signore;</i>» poi giunti all'altare si prestavan pontefice e re
-vicendevolmente giuramento di protezione e di guarentigia. Quest'ultimo
-visitò indi co' suoi leudi tutte le chiese ridondanti di reliquari,
-e fece con gran fervore orazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore,
-chè il pellegrinaggio a que' giorni consisteva nel salutar tutte
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-le basiliche. Dopo la comunione trattossi delle pubbliche faccende, e
-Adriano rammemorò i titoli d'amore dati già da Pipino alla Chiesa
-romana, e sopra ogni altra cosa la donazione contrassegnata del suo
-monogramma, che gelosamente custodivasi negli archivii della chiesa,
-coperta d'uno splendido ricamo di seta, e guernita di borchie d'oro.
-Carlomagno la rilesse in più fiate, indi al cherico Flavio, suo protonotaro
-dettò egli stesso un nuovo atto di donazione per le medesime
-terre<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>, il quale fu più esplicito che non quel di Pipino, chè già si
-stabilivano le formole romane, ed ogni terra v'era nominatamente
-enumerata, insieme con la natura d'ogni mensa, e il suo reddito ed
-ogni città colla sua giurisdizione. Scritta di questo modo la carta
-di donazione alla Santa Sede, fu indi letta, e re Carlo, i vescovi,
-gli abati, e tutti i grandi che l'accompagnavano, vi posero il loro
-sigillo<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>; dopo di che si condussero al santo sepolcro, e tutti giurarono
-sulle reliquie dell'Apostolo di osservarle in presente e in avvenire.
-In contraccambio papa Adriano riconosceva in Carlomagno
-la qualità di patrizio e protettore di Roma, privilegio gentilizio che
-i re franchi doveano d'ora innanzi inscriver nei loro diplomi.
-</p>
-
-<p>
-Il papa donò pure, in segno d'affezione, al re i canoni scritti de'
-pontefici dall'origine della Chiesa in appresso, quasi un seguito
-delle leggi romane, e que' grandi codici servir indi doveano ai capitolari
-di Carlomagno, trasfondendosi così a poco a poco nelle istituzioni
-romane lo spirito romano. Cotesto libro de' canoni fu dal
-papa dedicato a Carlo, quale liberatore di Roma, con quarantacinque
-versi scritti di sua mano, che formano quest'acrostico o anagramma
-che dire si voglia. «All'eccellentissimo suo figlio re Carlomagno,
-Adriano papa». Poi lo chiamava difensor della Santa Chiesa, ad
-esempio di suo padre perchè, imitando i trionfi di questo, egli con
-l'aiuto di Cristo atterrate si aveva le nazioni nemiche, e seguiva il
-lume della viva fede che splendea sul suo trono, e impugnate l'armi
-sue sante avea conculcato le superbe nazioni, e restituiva gli antichi
-donativi alla Santa Madre Chiesa, e avea vinto i Longobardi e gli Unni,
-onde la sua grande prosapia sarebbe celebrata pel mondo intero.
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-«Da ultimo,» proseguiva il papa, «eccelso, nobile e splendido signore,
-egli impera sui regni; egli è venuto dopo gli apostoli, e da questo
-popolo fu accolto con acclamazioni e con inni, e papa Adriano, il
-pontefice di Cristo, gli predisse i suoi trionfi, e Pietro e Paolo lo
-avranno sotto il patrocinio loro».
-</p>
-
-<p>
-Da quel giorno si strinse intima lega fra Carlomagno ed Adriano
-mercè di continui scambievoli favori, e il patrimonio di san Pietro
-ne venne più ancora ampliato. In tutti gli atti e le relazioni di questa
-età si vuol distinguere il dominio materiale dalla giurisdizione pontificia;
-tutte le donazioni di Carlomagno, quanto al dominio materiale,
-ebbero un senso limitato, ed applicaronsi a territorii assegnati, a
-città indicate negli atti; quanto alla giurisdizione dei papi, essa
-fu universale, e il re dei Franchi riconobbe la supremità pontificia
-in tutta l'interezza sua. Una nobile e sincera amicizia si stabilì quindi
-fra il papa e Carlomagno, ed a renderne testimonio fu coniata una
-curiosissima medaglia rappresentante il re e il pontefice, col libro,
-innanzi ad amendue, del Vangelo, sopra un altare, e scolpitavi
-questa iscrizione: <i>Con te come con Pietro: con te come con la
-Gallia</i>, e sul rovescio: <i>Fede consacrata</i><a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. Era questo un trattato
-alla foggia degli antichi Romani, quando stringevan lega con
-qualche popolo; però che i pontefici, come dicemmo, aveano serbato
-le formule imperiali. Ogni volta che al papa facea mestieri
-dell'aiuto degli Austrasii e del loro signore, egli ricorreva a Carlomagno,
-e Carlomagno ricorreva pur esso a Roma per avervi le
-reliquie dell'arte, l'orma delle leggi e della civiltà; e quando
-innalzar vuole la basilica di Aix, dimanda al pontefice alcuni
-mosaici di Ravenna; Ravenna, la città greca d'Italia, la capitale
-dell'esarcato, dove anche oggidì si calpestano marmi antichi e
-colonne spezzate! Vuole la tradizione che quei medesimi tronchi
-di granito, che si veggono ad Aquisgrana, venisser da Ravenna
-la bisantina.
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo passavan le cose a Roma nella visita solenne che
-collegava Carlomagno col papa, i Franchi coi Romani, intantochè
-proseguivasi accanitamente l'assedio di Pavia. La resistenza fu ostinata,
-e Desiderio, chiuso entro le sue mura, si difendea valorosamente,
-respingendo varii assalti del nemico, mentre la fame e la
-pestilenza travagliavano la popolazione. Carlomagno, dopo parecchi
-combattimenti<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>, accerchiò la città da ogni parte fino a che, dopo
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-sette mesi d'assedio, fu costretta sottomettersi, e il re longobardo,
-asperso il capo di cenere, venne ad inginocchiarsi come un vassallo,
-nella tenda di Carlomagno, il quale l'accolse in atto d'inesorabil
-vincitore, con le fiamme in viso e negli occhi. Desiderio fu indi tonsurato
-a par degli altri re vinti, e rinchiuso nel monastero di Corbeia,
-dove fra poco il troveremo pio ed umile cenobita, sotto il nome di
-frate Desiderato, però che i più di quegli uomini ardimentosi e
-fieri finivan di questo modo la vita. Carlo insieme con Pavia ebbe
-in mano Gerberga, la vedova di Carlomanno, ed i due suoi nipoti
-che eran venuti cercare rifugio appo i Longobardi, e amendue furon
-parimenti chiusi nel chiostro; dell'un d'essi abbiamo ne' cartolari
-che fu vescovo di Nizza, per la santità sua serbato nella memoria
-de' tempi. Sottomesse che furon Pavia e Verona, più non si fece
-parola del regno di Desiderio e della sua corona di ferro; e qui si
-vuol notare che Carlomagno si guardò bene dal rinchiudere il re
-captivo nel monastero di Montecassino, chè avrebbe risvegliato in
-Italia troppe memorie.
-</p>
-
-<p>
-Il conflitto tra i Franchi e i Longobardi aveva avuto principio
-all'esaltazione al trono de' prefetti del palazzo, e già due volte i
-Carolingi aveano varcato le Alpi, quando Carlomagno venne a dar
-compimento all'opera. Il modo d'invasione e di conquista da esso
-posto in opera fu certo superiore a quel di Pipino, e ci si vede la
-tattica romana congiunta a non pochi stratagemmi e a una certa cognizione
-dei luoghi e delle vie militari. Movendo da due diversi
-punti le schiere de' Franchi si trovarono insiem congiunte agli assedii
-di Pavia e di Verona, e grande fu la fermezza spiegata da
-Desiderio; ma nulla ci aveva di nazionale appo i Longobardi,
-nessuna concordia tra i vassalli<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>; l'antico lignaggio degli Astolfi
-aveva lasciato pur sue impressioni e ricordanze, onde i Longobardi
-non sostenner tutti d'un animo la causa di Desiderio, fatta a svegliar
-gelosie tra loro; e Carlomagno ebbe ad approfittarne, chè forte
-qual era in battaglia, destro era pure a metter discordie e divisioni,
-di questo pizzicando anzichenò la politica sua; così in
-Ispagna, in Germania, in Aquitania, in Sassonia, quando bene
-aveva fiaccato, dividendolo, il nemico, gli si avventava addosso con
-l'armi, e tutto terminava con la vittoria. Nella sommessione dei
-Longobardi bisogna anche dar la parte sua all'autorità di Roma,
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-all'azione religiosa, alla politica dei papi, coi quali collegato, Carlomagno
-trovava appoggio in tutte le forze del cattolicismo, ed
-appunto a questo mutuo concorso di circostanze andò egli debitore
-del regolare ordinamento del regno d'Italia, una delle sue
-politiche creazioni. La monarchia dei Longobardi non soggiacque
-già, col cadere di Desiderio, ad un'assoluta rovina, ma sì altro
-non fece che passar sotto il dominio de' Franchi e l'alta signoria
-di Carlomagno, nè la conquista lasciò più che una certa impressione
-sui Longobardi, senza amalgamar un popolo con l'altro:
-la dazione conquistata conservò le sue leggi, i suoi costumi, i
-suoi feudi, e lieve fu la modificazione nello stato delle persone
-e degli averi, salvo la concession d'alcune grandi possessioni ai
-leudi franchi<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Dopo lo stabilimento loro in Italia, i Longobardi eransi notabilmente
-inciviliti; essi aveano lor leggi, la vicinanza di Roma e della
-Grecia gli avea spogliati della barbara loro natura, aveano belle
-città, grandiosi monumenti, erano alcun po' più innanzi dei Franchi;
-le leggi loro possono citarsi come reliquie dell'antica sapienza,
-e conservar le seppero nel governo delle persone e delle sostanze, nè
-Carlomagno altro fece che sostituire alla monarchia di Desiderio la
-propria forza sua. Come tosto quegli ebbe finito di sottomettere
-la città e saputo che l'ultimo re dei Longobardi, avuta la tonsura
-clericale, rendevasi monaco nel convento di Corbeia, venne
-a Milano, la Roma de' Longobardi, a quel modo che Ravenna era
-la Roma de' Greci, per ivi ricever le acclamazioni del popolo. Era
-uso di cinger la fronte de' suoi re col cerchio o corona di ferro
-che si conserva nel tesoro di Monza, cella monastica distante poche
-leghe da Milano<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. Carlomagno si pose in fronte, togliendola
-dall'altare su cui posava, questa corona in mezzo alle acclamazioni
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-che assordavano la basilica<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>, e da indi innanzi assunse
-il titolo di re de' Longobardi in tutti gli editti e diplomi suoi,
-e furon coniate medaglie a perpetuar la memoria degli assedii di
-Verona e di Pavia, da lui debellate; ed un'altra ad attestar la
-sua esaltazione al trono di Lombardia: l'epigrafe che d'ora innanzi
-splende ne' suoi diplomi, quella è di <i>Rex Francorum et Longobardorum</i>,
-e la <i>Scienza diplomatica</i> dei Benedettini ne conservò
-più d'uno ai futuri.
-</p>
-
-<p>
-Il regno de' Longobardi, divenuto quasi appendice della corona de'
-Franchi, avea pur esso l'alta signoria sopra certi grandi feudi che
-dipendevano, qual più qual meno, immediatamente, dalla corona di
-ferro, come Benevento, il Friuli e Spoleti, e Carlomagno pose ogni
-poter suo a tenere tutti questi feudatari in ordine e in devozione.
-Alcuni appartenevano alla famiglia di Desiderio, altri alla progenie
-degli Astolfi; ed erano bastardi o collaterali. Talun fra loro fu da
-Carlomagno cambiato, qualora renitente mostravasi a render fede ed
-omaggio per li feudi e terre da lui posseduti, nè guari andò che il
-ducato del Friuli fu dato ad un leudo di Francia; il qual modo si
-tenne ogni volta che l'Italia fu conquistata; i luogotenenti ebbero
-sempre terre e feudi dipendenti dalla corona. Anche nelle pertinenze
-del regno longobardo avvenne un cambiamento delle proprietà,
-e fu che Carlomagno rizzò torri, e pose difensori per le
-marche e confini, e lasciò che questi cotali grandi feudi si tramandassero
-per eredità.
-</p>
-
-<p>
-Fatto signore di Lombardia, Carlomagno si trovò tosto in comunicazione
-con Costantinopoli, che anche l'esarcato di Ravenna
-cadeva in sua mano, e la potenza longobarda in Italia dileguavasi
-dinanzi a quella dei Franchi, nè più quasi orma ne rimase, dominando
-già questi così sull'Adriatico, come sulla Lombardia, sì che
-i papi, con questi protettori, più non paventavano le mosse dei
-Greci, intantochè dal Friuli e da Taranto minacciavasi la Morea.
-A Roma si convenne più specialmente collegarsi con Carlomagno,
-il figliuol di Pipino, chè questa lontana signoria non gravava sui
-pontefici, e Carlomagno di molto andava debitore alla Chiesa e la
-Chiesa di molto andava debitrice a Carlomagno. Il nuovo lignaggio
-avea bisogno della forza morale che la podestà del chiericato imparte,
-onde Adriano e Carlomagno si stringevan per mano, ed ogni viaggio
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-di quest'ultimo a Roma era un nuovo legame; e quando alcun pontefice
-vedeasi cacciato dalle sollevazioni del popolo e dall'invasion
-de' nemici, veniva a riparar ne' monasteri di San Dionigi e di San
-Martino di Tours, mentre se a Carlomagno facea d'uopo di qualche
-nuova dignità od indulgenza, ei veniva in persona o scriveva a Roma.
-Dalla caduta del regno de' Longobardi principia la piena autorità
-temporale de' papi, i quali divengono, a così dire, i rappresentanti
-dell'antico spirito di Roma, de' suoi patrizi e de' suoi senatori.
-La città eterna conserva il suo Foro, i suoi rostri, ed appunto in
-mezzo a questo Foro Carlomagno vien, pochi anni dopo, a cinger la
-corona imperiale.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span></p>
-
-<h2 id="cap10">CAPITOLO X.
-<span class="smaller">GUERRA CONTRO I SASSONI. — RUINA DELLA LORO REPUBBLICA MILITARE.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Indole de' Franchi e dei Sassoni. — Cagioni delle grandi vittorie di Carlomagno. — Le
-armature. — La tattica. — La discordia. — I capi. — Tentasi la
-predicazione cristiana. — Irruzione dei Sassoni. — Mossa di Carlomagno oltre il
-Reno. — Seconda guerra sassonica. — Conquista. — Ostaggi. — Terza sollevazione. — Trattato
-pe' tributi e per la libertà della predicazione cristiana. — Quarta
-sollevazione. — Le grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento delle
-famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. — Capitolari sulla conquista. — Ordinamento
-per contadi e vescovadi. — Vittichindo si sottomette e fine della
-repubblica militare. — Il popolo della Frisia e della Sassonia. — I Danesi ultimi
-vendicatori della libertà sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-772 — 786.
-</p>
-
-<p>
-Le lunghe guerre dei Franchi contro i Sassoni non si riferiscono
-solo al regno di Carlomagno; ma al par di quelle dei Longobardi, esse
-cominciano sotto il governo di Pipino, origine e principio delle spedizioni
-de' Carolingi. Pipino ha cominciato le guerre, Carlomagno
-le termina, degno figlio com'egli è dell'uomo più valoroso per avventura
-che mai fosse nella sua <i>breve</i> ed esigua statura<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. Questa
-guerra sassonica ha da durare trentatrè anni con intervalli sì brevi
-di riposo che non si possono dir tregue, nè i Franchi cessano mai
-di stare in armi finchè non abbiano intieramente domate le tribù
-dell'Elba e del Visurgo (Veser) sì turbolente come furono nell'ottavo
-e nel nono secolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-Or quali eran dunque coteste popolazioni sassoni di cui le cronache
-continuamente ci parlano? Donde procedea tanto vigor da queste
-genti spiegato contro Carlomagno, contro quel principe che pur
-dominava il tempo suo, con la perseveranza del sovrano suo volere,
-e la potenza del valor suo? Nella mirabil opera da Tacito dedicata
-ai costumi de' Germani, il grande istorico punto non scevera i Sassoni
-dall'altra schiatta dell'antico ceppo alemanno. Queste antiche
-tribù che abitavano in sull'estreme rive dell'Elba, non erano forse
-ancora conosciute dai Romani, e confondevansi senza nome certo
-in alcuna delle grandi diramazioni della famiglia, germanica<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>. Gli
-annali di Roma fanno menzione per la prima volta de' Sassoni
-verso la metà del secolo IV, quando in mezzo a quel gran commovimento
-di popoli ed a quella vertigine che colse tutt'a un tratto le
-tribù accampate al centro ed al settentrione dell'Europa, essi Sassoni
-cominciano a mostrarsi nella universale irruzione. San Girolamo
-ne parla in una delle sue epistole dove deplora i guasti delle
-Gallie fatti dai Barbari.
-</p>
-
-<p>
-Nel tempo che l'imperatore Onorio fece far il censo delle diverse
-popolazioni dell'impero, e ordinò di comporre il libro intorno alle
-dignità del mondo romano<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>, si vede notato un conte del lido sassone<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>;
-indi, un secolo appresso, i Sassoni formano una schiera di
-quella guardia germanica onde gl'imperatori di Costantinopoli circondavano
-la loro persona<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>; e già s'eran renduti famosi per le loro
-spedizioni marittime, sì che Sidonio Apollinare ce li presenta come
-i navigatori più ardimentosi di que' tempi, e dal fondo dell'Alvernia
-il pauroso vescovo già piange i guasti che questi popoli far potranno
-sulle spiagge della Gallia e della Bretagna; nè andò guari
-che le sue predizioni furono avverate, e che la conquista dell'Inghilterra
-fatta dai Sassoni venne a dar prova di quanto potevano
-quegli arditi navigatori.
-</p>
-
-<p>
-In origine i Sassoni si mescolarono a quella massa di nazioni
-scandinave che abitano dalle foci dell'Elba e dalla quasi che isola della
-Islanda fino alla Norvegia e alla Svezia<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. Qualche secolo dopo in
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-mezzo al generale trambusto delle nazioni conquistatrici s'eran eglino
-stabiliti fin sulle sponde del Reno. E' non si vuol confondere i Sassoni
-coi Bavari e gli Alamanni che abitavano la Svevia e la Turingia fino
-al Danubio; nè cogli Unni tampoco e gli Avari, attendati in Ungheria,
-e di poi traboccati, al secolo decimo, nelle Gallie, coi quali
-non avevano nulla a che fare. I Sassoni aveano piuttosto qualche
-identità co' Normanni d'origine scandinava, donde la lega loro co'
-Danesi e Frisoni, popoli marittimi dell'Europa settentrionale, fra
-cui trovavano soccorsi ed ausiliari; vinti, riparavano nelle terre loro;
-vincitori si facevano spalla della Iolanda o Giudland e della Frisia;
-avevano costumi consimili, la mitologia loro appressavasi a quella
-dell'Edda, ed in capo a ogni rito i Sassoni ponevano l'adorazione
-che grande aveano per Irminsul, unico dio che differenziavasi dalla
-mitologia scandinava: lo adoravano sotto grandi alberi, gli sagrificavano
-vittime umane, e l'invocavano nei giorni di battaglia, a lui
-ascrivendo il dare e il tôr la vittoria<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le sole notizie giunte insino a noi intorno al culto dei Sassoni d
-vengono dai pellegrinaggi scritti dai santi vescovi, che tentarono di
-convertirli al cristianesimo<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, e ci dicon che que' Barbari innalzavano
-sopra sterminati massi i loro altari, e che sullo spazzo del tempio
-i sacerdoti trafiggevano in cuore le vittime umane. Il Dio loro apparteneva
-alla razza del gallico Teutate, torva divinità che rappresentava
-il Tempo e Saturno in mezzo a sanguinosi olocausti.
-Eresburgo era centro del culto de' Sassoni e di quella repubblica
-militare, in cui ogni uomo libero era soldato all'uso antico dei Germani.
-I pontefici loro eran potenti al pari dei druidi appo i Galli,
-e il tempio era ornato di spoglie sanguigne. Il sagrificio delle vittime
-umane era consuetudine presso le nordiche nazioni, e nei riti
-de' Galli troviamo appiè degli altari la morte dell'uomo come simbolo
-di riscatto e d'espiazione. La predicazione cristiana fu santa
-cagione che queste fatali opinioni si mutassero, e l'Agnello di Dio
-in croce venne a sbandir le viscere delle vittime e ad annunziar
-che gli olocausti eran finiti col sacrificio di Gesù Salvatore.
-</p>
-
-<p>
-La guerra più formidabile, più ostinata che Carlomagno ebbe a
-sostener nell'operosa sua vita, fu certo, e la storia il conferma, quella
-dei Sassoni, che si rinnovella ad ogni tornata di militar parlamento,
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-e scoppia ad ogni minimo accidente; i Sassoni si sottomettono, poi
-di nuovo insorgono; vengono sino al Reno, e son quasi sempre ributtati
-fino alle spiagge littorali del Baltico. Ogni volta che essi
-veggon gli eserciti di Carlomagno occupati in lontane spedizioni,
-in Italia, esempigrazia, o in Ispagna, e' corron da tutte le parti, e
-inondano le provincie del Reno ed anche della Mosella, rizzano i
-loro templi, spogliano le chiese cristiane, o atterrano le merlate
-torri da re Carlo erette nel territorio loro; accanite ostilità di vagabonde
-ed indomite popolazioni.
-</p>
-
-<p>
-Di mezzo a questa continua guerra un fatto emerge tuttavia, ed
-è la continuità de' trionfi degli eserciti franchi condotti contra i
-Sassoni da Carlomagno. Questi popoli si gittano come uno sciame
-sino alle frontiere dei Franchi, saccheggiano, guastano, via cacciano
-i conti, i vescovi, ma non sì tosto appar Carlomagno e' son vinti,
-e fuggono in faccia a lui, come se fulminati fossero dal balenare
-degli occhi suoi. Egli scorre trionfalmente il loro paese, impone
-leggi, vince battaglie, e li domina da signore quasi assoluto.
-Or donde un tale effetto? I Sassoni e i Franchi hanno a un dipresso
-la stessa origine, la stessa forza di corpo; biondi e torosi, sanguigni
-e collerici, questi due popoli uscirono entrambi dalla Germania.
-Vittichindo è un capo di guerra fiero altrettanto almeno quanto Carlomagno;
-nondimeno, il torno a dir, questi popoli della Sassonia
-sono sempre rotti e fugati innanzi alla vittoriosa razza degli Austrasii.
-Il che veniva dalla potente civiltà dai Franchi acquistata poi che si
-furono stabiliti nelle Gallie. Quivi aveano ereditate le armi e i modi
-strategici dei Romani; le legioni traevano le loro armature dalle fabbriche
-di Lione, di Say e d'Auxerre; esse erano coperte di ferro;
-ed i Franchi che veduto aveano le maraviglie operate dalla disciplina
-unita con la fermezza degli antichi signori del mondo, accettato
-avevano i loro strumenti da guerra. Apparivano quindi in
-campo coperti di corazza, di scudi, di usberghi; i leudi ed i conti
-bardavano i loro cavalli, e li faceano muovere secondo certi principii
-dell'arte militare. Se i Sassoni serbavano l'audacia, l'impeto de'
-loro antenati, aveano tuttavia il disordine delle soldatesche indisciplinate;
-vero è che eglino avventavansi a rotta, spargendo il terrore
-ne' punti più lontani, ma se si trovavano aver a fronte un esercito
-ordinato, e modi d'assalto e di difesa di studiata e ponderata
-gagliardia, erano fatti tosto inetti al resistere. Carlomagno tenne,
-a quanto si vede, con loro l'osata sua scaltra e tortuosa politica,
-la quale consisteva sempre in dividere le tribù, i capi, i popoli fra
-loro, di che nulla era più facile appo i Sassoni, repubblica errante
-che quasi contava un capo per ogni villaggio. Questa politica del re
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-dei Franchi con loro era quella stessa dei Romani quando conquistarono
-le Gallie; col seminar la discordia domò gli uni con l'opera
-degli altri.
-</p>
-
-<p>
-Fino dal principio del regno di Carlomagno, tentossi la prima
-prova di introdurre il dominio franco e cristiano fra i Sassoni. Già
-san Bonifazio avea stabilito una sedia episcopale a Magonza, centro
-cattolico, donde la predicazione potea stendersi lontano, e morto lui
-martire ne' Frisoni, un altro semplice prete, di nome Levino, lasciò,
-come Bonifazio, la sua solitudine d'Inghilterra, per andare ad
-annunziare il Vangelo ai Sassoni. Le missioni destinate a convertire
-le popolazioni scandinave partivano quasi sempre dall'Inghilterra,
-perchè intendevano la lingua di questo paese, ed i predicatori
-aveano con quelle comune l'origine. San Levino ricevette quindi l'anello
-sacro e l'imposizione delle mani dal vescovo d'Utrecht, e varcato
-il Reno venne ad annunziare la divina parola sull'Issel, dove
-battezzò neofiti, ed edificò chiese con cappelle ed oratorii, che erano
-come le prime piantagioni della conquista cristiana. Poi non sufficiente
-parendogli questa prima missione, si risolse d'andar a predicare
-all'adunanza generale dei Sassoni che teneasi sulle sponde del
-Veser, e mentre quelle ardenti e bellicose tribù stavano terminandola
-con alcuni sacrifizii al patrio Iddio, ei comparve in mezzo a
-quell'armato tumulto con una croce in mano, il libro dei Vangeli
-sul capo, e ornato de' suoi abiti sacerdotali, gridando: «Ascoltate,
-ascoltate colui che vi parla per bocca mia: non v'è altro Dio che
-il creatore del cielo e della terra, il vero Dio che ha compassione della
-vostra cecità, a voi m'invia; ricevete il battesimo, ed egli vi libererà
-da tutti i mali. Se le mie parole non vi toccano, prestate orecchio
-almeno a questi miei salutari avvisi. Non lungi da voi vive un
-re valoroso che si avanza come un rapido torrente per dare il guasto
-alle vostre terre. Badate bene; ei condurrà in ischiavitù le mogli
-e i figli vostri, una parte di voi perirà per le armi sue o per la
-fame, e a tutti vi sarà forza piegar il capo sotto il giogo di questo
-uomo possente». Queste parole, che accennavano alle conquiste di
-Carlomagno, commossero a ira siffattamente que' Sassoni, che i più
-impetuosi fra loro correvano già alle siepi vicine a strapparne pali
-per battere il pio missionario, il quale scampò quasi per miracolo di
-mano a quella tempestosa assemblea. Quando Dio fece insorgere in
-modo, si può dire, miracoloso, un capo di nome Butone, che parlò
-in questi termini: «O voi, uomini tutti di senno, non vi ricordate
-dei tanti messi venuti a noi da' Normanni e dagli Schiavoni, e da noi
-sempre accolti con onore e regalati? E perchè vorrem noi ora cacciare
-ignominiosamente il messo di Dio?» Le quali sagge e pacifiche
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-parole calmarono la torba in tempesta, e Levino potè così sparger
-tra i Sassoni i primi germi della predicazione cristiana<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il pensare ad una durevol pace co' Franchi punto non si affaceva coll'indole
-delle fiere e vagabonde tribù che occupavano le terre del Veser,
-benchè già ridotte a tributo da Pipino, a cui favore erasi dichiarata
-la vittoria in più scontri. I Sassoni vesfalici principalmente,
-che erano i più vicini alle terre di Francia, insorsero spesso a molestare
-i conti e i difensori delle marche che proteggevano le frontiere,
-e cogliendo il tempo che Carlomagno trovavasi lontano, si
-precipitavano sul Reno, ed anche oltre i limiti della Mosella, non
-senza profittar delle discordie surte fra quello e il fratel suo Carlomanno,
-per francarsi del tributo ad essi imposto da Pipino. La prima
-guerra sassonica ebbe principio all'esaltazione di Carlo al trono di
-tutta la nazione dei Franchi; perchè appunto egli trovavasi a Vormazia,
-dove erasi congregato un parlamento di leudi e conti a gridarlo
-re e riconoscerlo, quando fu dal parlamento stesso risoluta la
-guerra contro le tribù che continuamente molestavano la quiete della
-Francia orientale.
-</p>
-
-<p>
-Il poeta sassone, che tenne dietro con grande diligenza alla vita
-di Carlomagno, ci descrive la prima di queste guerre, e poichè egli
-apparteneva per patria alle nazioni del Norte, e per la stanza sua
-in mezzo ai monasteri or della Neustria ed or dell'Austrasia, conservar
-potè le impressioni e le rimembranze dell'antica terra sassone,
-lascierò che parli egli stesso di questa breve spedizione dei Franchi:
-«Re Carlo (così egli), convocato in Vormazia un congresso generale
-de' suoi signori, decretò, d'accordo con loro, di muover guerra ai Sassoni,
-però che quantunque la terra di questi popoli tocchi quella dei
-Franchi, sì che i confini non sono ancor tra loro bene distinti, quanto
-più stretta era la vicinanza loro, e tanti più erano i motivi di discordia
-tra i due paesi, da cui con vicenda continua traevasi, sulla
-vicina frontiera, la strage, l'incendio, il saccheggio. Ben altro che
-mostrarsi degni di portare il soave giogo di Cristo, i Sassoni, in
-balìa a tutta la foga della salvatica loro natura, e alla rozzezza
-delle menti loro, ancor vivevan sotto l'imperio dell'errore e del demonio.
-I Franchi, all'incontro, cristiani da lungo tempo e difensori
-ferventi della fede cattolica, dominavano sur una gran quantità
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-di popoli, col cui sussidio appunto, e soprattutto col potere di
-Dio, del quale scrupolosamente osservavano i comandamenti, si confidavano
-sottometter quella nazione. Simili alle membra di un corpo
-che fossero qua e là sparse, e non congiunte a formarlo, in vece
-d'ubbidire ad un re che solo fosse a capo del governo e della milizia,
-i Sassoni erano divisi in varii piccioli stati, e aveano quasi
-altrettanti capi quanti villaggi. Pur tuttavia le regioni da essi abitate
-partivansi in tre parti distinte, e i popoli che le occupavano, erano un
-giorno rinomati pel valor loro, ma di presente d'essi non riman più
-che il nome, ed il valor se n'è andato. Quelli della parte occidentale
-aveano loro confini presso il Reno, e chiamavansi Vesfalii; gli Osterlindi,
-Osterlingi od Ostvali abitavano il levante, infestati alla frontiera
-dai perfidi Schiavoni. Gli Angarii, finalmente, la terza popolazione dei
-Sassoni, occupano lo spazio compreso fra i due antedetti paesi, e co'
-lor meridionali confini fronteggiano le terre di Francia, intantochè
-verso settentrione il territorio loro si stende fino all'Oceano. Tali sono
-i popoli che Carlo erasi deliberato di guerreggiare, e però senza por
-tempo in mezzo, corse con tutte le forze dei Franchi a predare ed
-ardere il loro paese. Prese, cammin facendo, una rocca, da quei Barbari
-chiamata Eresburgo<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>, fortificata dalla natura e più ancora
-dall'arte, ed ivi stesso atterrato un idolo, adorato da loro sotto
-il nome d'Irminsul, che era una colonna squisitamente lavorata e
-tutta carica d'ornamenti<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>, il re pose il suo campo vicinissimo
-a questo luogo. I lunghi calori della state senza pioggie, ardevano
-le campagne; le fonti asciutte altro non contenevano che arida polvere,
-e la sete già cominciava a travagliare il campo del re, quando
-l'Altissimo, in rimunerazione d'aver distrutto quell'idolo profano,
-mostrò il poter suo, sgorgar facendo di bel meriggio, improvvisamente
-dall'arido letto d'un vicin torrente, una fonte che bastò ai
-bisogni dell'esercito<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Quest'irruzione oltre il Reno precedette la guerra contro Desiderio,
-re de' Longobardi, e la ruina di questa dinastia. Vero è che
-durante la guerra di Lombardia, le forze dei Franchi non poterono
-tutte esser adoperate contro la Sassonia, ma pure questa fu sempre
-il maggior campo delle imprese di Carlomagno, e par ch'ei se ne
-compiacesse, chè quel paese rammemorava ai Franchi la prima loro
-origine, e le due nazioni si rassomigliavano in più d'una fattezza.
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-Domati per un momento, i Sassoni ripigliarono le armi tosto che
-videro il re affaccendato oltre monti; abilissimi per istinto a coglier
-le buone occasioni, essi varcavano il Reno, e si precipitavano sopra
-i suoi confini, ogni volta che sapessero aver egli da fare altrove;
-mentre pagavano puntualmente i loro tributi, di armenti, di lane,
-di danaro quando il sapevano alla sua corte di Magonza, di Vormazia,
-di Colonia o di Aix. E di che avean eglino infatti a temere
-quand'ei trovavasi insiem co' suoi paladini al di là delle Alpi o
-de' Pirenei? Onde allora tumultuariamente correvano a vendicarsi
-in libertà e ad abbeverare i loro cavalli nelle acque del Reno.
-«Mentre il re stava in faccende in Italia,» dice il poeta cronista
-da me più sopra citato, «i Sassoni tornaron sulle frontiere dei Franchi,
-e vennero a predare un borgo chiamato Hassi, ponendolo tutto
-a ferro e fuoco, spinti a tali eccessi dalla lontananza del re e dal
-pensiero di vendicarsi così delle perdite fatte lor sostenere dai Franchi,
-e di porsi in condizione di non averne a sostenere più mai.
-S'innoltraron pure fino a Frideslar, ed ivi fecero lor potere d'appiccare
-il fuoco a una chiesa, che il martire Bonifazio, diletto
-sacerdote di Cristo, ci aveva edificata; ma vedendo riuscir vana
-ogni opera loro, furono ad un tratto colti da tanto terrore, che si
-misero a fuggir verso la patria loro, senz'essere a ciò costretti dalle
-armi nemiche, ma solo per divino potere. Intanto Carlomagno presa
-Pavia, e avute in soggezione tutte l'altre città, tornò nel paese de'
-padri suoi, conducendo seco Desiderio, e fece entrar a un medesimo
-tempo tre eserciti sulle terre dei Sassoni, empiendole di rapine, di
-sangue e di ruine; poi convocato a Carisio un congrego dei grandi
-e nobili franchi, ivi, fra le altre deliberazioni intorno alle cose
-e ai bisogni dello stato, fu preso di fare a' Sassoni guerra perpetua,
-certi oramai che con loro non potevasi aver più pace;
-onde Carlomagno deliberò di non volerli più lasciar quieti un sol
-istante, finchè abbandonato il culto degli idoli, non fossero divenuti
-cristiani; o altrimenti tutti fino all'ultimo distruggerli. O
-santa misericordia di Dio che tutti ci vuoi salvi! L'Eterno, che
-avea conosciuto come niuna cosa del mondo avrebbe potuto ammollir
-le dure cervici di costoro, a scuoter la naturale caparbietà
-loro, ed a costringerli a sottomettersi al dolce giogo di Cristo, diè
-loro per maestro e dottore il gran Carlo, il quale, domandoli
-con l'armi e con le ragioni, li fece così quasi a forza, entrar nella
-via della salute».
-</p>
-
-<p>
-Si vede qui che nell'animo del poeta s'è cancellata la natura del
-Sassone antico, e ch'ei dimentica la prima patria, rammorbidato oramai
-e devoto al pari d'un Neustro. Poi, pur sempre servendo alla
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-politica di Carlomagno, il cronista del monastero prosegue: «Quest'util
-disegno fu da fatti straordinari favoreggiato; poichè entrato
-il re nel territorio nemico, guidando il fiore della gioventù, che
-avea convocato a Duria, s'impadronì tosto d'Eresburgo e Sigisburgo,
-lasciandovi presidio, e continuò il suo cammino fin al Visurgo
-appiè del monte Brunesberga<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. Quivi raccoltasi una gran massa di
-popolo, voleva contendergli il passo: inutili sforzi! al primo scontro
-quella densa turba è sgominata, e moltissimi cadono uccisi.
-Di quivi re Carlo si conduce nel paese degli Osterlindi; Hesso, un
-de' loro principali signori, accompagnato da quasi tutto il popolo,
-prostrasi supplichevole dinanzi a lui, e consegnando gli ostaggi
-addimandati, gli giura eterna ubbidienza. Intanto quei che Carlo
-avea lasciato a Lisbacco, presso il Visurgo, vollero essere oppressi
-da un tradimento dei nemici. Era l'ora del tramonto, quando i soldati
-tornando da foraggiare, s'incontraron nei Sassoni che s'accompagnaron
-con loro chiamandoli amici, e coprendo sotto questo
-nome, l'animo di fieri nemici. Essi accomunan la fatica coi Franchi,
-gli aiutano portare i pesanti fasci d'erba onde son carichi, e
-con le loro cortesie vie più accrescono la confidenza che avevasi in
-loro. Finalmente, Franchi e Sassoni entran tutti insieme nel campo;
-ma non sì tosto i primi cominciano a chiuder gli occhi al sonno,
-i crudeli loro nemici si levan tutt'a un tratto, e fanno orribile
-scempio di quelle povere disarmate ed assonnate genti. Se non che
-alcuni de' Franchi, scosso il grave letargo, danno di piglio alle
-armi, e cominciano ad opporsi vittoriosamente al nemico che viene
-in breve cacciato dal campo. Al primo annunzio che n'ebbe il re,
-fu tale il suo affrettarsi per correr co' suoi soldati sul luogo del
-combattimento, ch'ei fu ancora in tempo di calar sui Sassoni, e di
-farne macello.»
-</p>
-
-<p>
-I Sassoni formavano dunque un accozzamento di picciole tribù
-sotto mille diversi capi, in virtù dello stesso principio e della stessa
-consuetudine che ad essi avea fatto crear l'ettarchia in Inghilterra,
-chè ogni popolo ha il suggello della sua propria natura, e la porta seco
-anche nelle sue trasmigrazioni. In mezzo a questi oscuri regoletti, un
-capo s'era innalzato di più maschia, più sublime, più vigorosa
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-tempra, e chiamavansi Vittichindo, celebre nelle cronache e nelle
-ballate del Nord. Dove nasceva egli quest'uom valente? qual era
-l'origin sua? Lo stesso avvien dì Vittichindo che di Carlomagno;
-niun sa dir la città che gli diede i natali. Il nome suo, essenzialmente
-germanico, veniva da due parole dell'antico idioma sassone
-<i>With-Kind</i> (il figliuol bianco) o a dir più proprio, il giovin
-biondo dalle belle forme. Alcune fra le leggende alemanne il fanno
-figliuolo di Vernechingo re o capo delle tribù sassoni stanziate tra
-il Reno e l'Elba, e certo al veder la grandissima autorità da
-lui esercitata nelle deliberazioni di quei popoli bellicosi egli doveva
-essere uscito da qualche grande schiatta, però che i privilegi
-di famiglia regnavano con grand'ordine appo i popoli tramontani.
-Ogni volta che Vittichindo appariva tra i Sassoni, essi
-pigliavano le armi per la patria, quasi ricordasse loro l'antico
-Ermanno, l'Arminio degli Annali di Roma, quel forte difensore
-della libertà germanica. Ermanno e Vittichindo, due nomi che suonano
-ancora ogni volta che l'Alemagna insorge per la integrità
-sua, o la sua libertà! Il dio Irminsul medesimo, quel monumento
-di cui sì spesso favellano i cronisti di Francia, altro forse non
-era che il simbolo dell'Ermanno germanico, il vincitor di Varo,
-che protegger parea con la sua memoria i gloriosi sforzi dei
-Sassoni<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le discordie e le gelosie delle tribù favorivano le imprese di
-Carlomagno contro i Sassoni; il quale com'ebbe finita la guerra
-coi Longobardi, e si fu cinto della corona di ferro, calò con maggior
-forza che mai sulle popolazioni che abitavano le rive del Veser,
-inoltrandosi i Franchi vittoriosamente sino a quelle dell'Oder. In
-questa rapida conquista ci si fa incontro un capo di nome Esso
-o Elgi, il quale capitanava i Vesfalii. Forse che a costui debban
-l'origine e il nome loro gli Essiani o Assiani, quel popolo sì
-valoroso? Questa tribù venne ad offerire ostaggi per pegno di sua
-fede a Carlo, dopo di che, dalle rive dell'Oder egli tornossene rattamente
-in Vesfalia, dove pure i popoli gli danno pegni di fede, e si
-obbligano a pagargli tributo d'armenti, di lana, e a lasciargli
-il reddito d'alcune miniere d'argento e di rame: sì che credendo,
-almen per poco, sottomessi que' popoli, se ne va, nè sì tosto
-se n'è andato, che piglian di nuovo le armi, e gli ostaggi
-più non bastano; ma vinti in una nuova invasione, corrono in
-frotta, sulle rive della Lippa a prestar omaggio al vincitore; il
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-quale rimette in piedi e fortifica il castello d'Eresburgo, posto
-a tener in dovere i Sassoni, come quel di Fronsacco a reprimere
-gli Aquitani.
-</p>
-
-<p>
-I Franchi tenevano in obbedienza ogni popolo vassallo con torri
-merlate, ond'è che tutta quella terra è ancor seminata di queste
-rovine del medio evo. Su quelle bertesche, ora coperte dal musco
-e corrose dal rovaio, sorgevano un tempo fieri e superbi uomini
-di guerra, e su quelle pietre spezzate viveva, or fa dieci secoli,
-una generazione di largo petto che si abbeverava dei vini del
-Reno e della Mosella nella tazza del convito, e in cima a quella
-torre logorata dagli anni piangea forse qualche nobil donzella di
-Svevia, sposa prima diletta, poi ripudiata dall'implacabil Barone.
-Ma il tempo ha tutto calpestato con lo struggitore suo
-piede, e ormai più non s'ode colà se non il vento che fischia
-per mezzo a quelle fenditure, come un organo toccato dalia morte
-ad animar la fantastica ronda dei conti antichi, usciti per poco
-dalle tombe loro.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver vinto i Sassoni, Carlomagno indusse i capi loro ad
-abbracciare il cristianesimo, giogo morale che afforzar doveva la sua
-sovrana signoria. Tutto inteso a vederne la fine, piantò nella vernata
-gli alloggiamenti suoi in un luogo che prese il nome di Heerstal,
-che suona campo di guerra, e ivi tenne la sua corte plenaria
-fino a primavera. Indi un editto suo reale intimato avendo una dieta
-di leudi, conti e vescovi a Paderborna, alcune tribù sassoni v'accorrono
-per rinnovare il giuramento loro di fedeltà, ma non il
-fiero Vittichindo, che fuggitosi fra i Danesi, è ito a cercare un
-rifugio nella Giutlandia, dove accampano alcune tribù alleate dei
-Sassoni; Vittichindo, l'eroe della gente veramente germanica. In
-mezzo a queste guerre del Reno, dell'Elba e del Veser, tre popolazioni
-muovono con comune accordo di resistenza contro Carlomagno,
-e sono i Sassoni, i Danesi e i Frisoni, che tutti mostrano di
-appartenere al medesimo sangue, alla medesima causa, e di mano
-in mano che egli incalza i loro avanzi gli uni sugli altri, essi popoli
-si concentrano nella Scandinavia fino alla reazione de' Normanni,
-che a vendicar poi verranno i loro maggiori sull'impero dei
-deboli successori di Carlomagno. Le leggende dicono che Vittichindo
-ebbe per moglie Geva, sorella d'un capo danese dello
-Sleswich, che nella lingua franca nomasi Sigifredo e nella danese
-Sivardo. Una parte dei Sassoni seguì il loro capo Vittichindo appo
-i Danesi, mentre l'altra venne per trattare con Carlomagno alla
-dieta di Paderborna; e dopo lunghi parlamenti, a lui questi
-si soggettarono, conservando per patto molte franchigie sotto la
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-dominazione dei Franchi. Essi serbarono, a simiglianza de' Longobardi,
-le leggi loro, le radunanze dei capi nei campi di guerra,
-e soggettati a tributo, altro non fecero che un atto di vassallaggio,
-acconsentendo insieme alla propagazione della religion cristiana in
-mezzo alle tende e città loro<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>, onde a' vescovi e preti fu libero
-lo scorrer le città e borghi per annunziarvi la verità della fede. Per
-ultimo fu conceduto che tutti que' capi delle tribù sassoni, che
-sottomettersi non volessero al trattato conchiuso con Carlomagno,
-potessero ritirarsi dove lor meglio paresse o piacesse. Tale si era
-la regola generale di quelle tribù erranti: anzichè sottoporsi al
-giogo esse fuggivano, però che il suolo per esse non costituiva
-altrimenti il domicilio, ma in ogni luogo dove piantar potessero
-la tenda ivi era la patria loro. Laonde parecchi di quei Sassoni
-andarono ad unirsi con Vittichindo in Danimarca.
-</p>
-
-<p>
-Nè appena son corsi due anni dal parlamento di Paderborna, che
-veggiam quest'ultimo sollevar di nuovo i Sassoni, e condurre i Danesi
-insiem con le tribù riparatesi nella Giudlandia; d'onde ei muove
-in gran forze, ricevuto a grandi acclamazioni dalle antiche tribù
-soggette a Carlomagno, e si avanza vittorioso fino al Reno, distruggendo
-le borgate dei Franchi ch'ei trova sul suo cammino,
-atterrando i castelli e le torri poste a vedetta, ed ardendo i segni
-militari della dominazione di Carlomagno, intento a que' giorni
-nella spedizione di Spagna. Ordinava questi in un capitolare di ributtar
-col terrore e con la forza quelle masse di gente; onde tutti
-i possessori de' terreni, le guardie dei confini ed i leudi dovean
-pigliar le armi, e questa leva de' Franchi arrestò per poco le depredazioni
-dei Sassoni sul Reno, e la mossa del vittorioso Vittichindo.
-Arriva quindi fra breve il gran Carlo medesimo, disperde
-gl'invasori, pianta di nuovo i suoi alloggiamenti nel campo di
-Heerstal, e vi passa l'inverno per quindi scagliarsi addosso a' Vesfalii.
-Nulla più resiste a questo fortissimo uomo, a questo re giganteo,
-la cui sola parola porta lo spavento per ogni dove; parecchie di
-quelle tribù corrono a dimandargli la pace, ed egli si fa consegnar
-da esse gli statichi, come era uso; ma non vuol trattar più
-spartitamente con una o più popolazioni, bensì chiede che i Sassoni
-vengano tutti ad un parlamento per trattar le condizioni della
-pace; Vittichindo, sempre irremovibile, non vuol assistere, vedendo
-l'umiliazione della sua patria, a questo congresso, e ritirasi una
-seconda volta in Danimarca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-Durante l'inverno, Carlo raccoglie tutte le sue forze ad Heerstal,
-alloggiamento suo prediletto, ed ivi, in fronte di sì grosso esercito — che
-niun resister gli potrebbe, impone senza colpo di spada ai
-Sassoni le sue leggi. L'atto che nacque dal parlamento quivi da
-lui convocato, si è quello che reca il titolo: <i>De partibus Saxoniæ</i>, costituzione
-vera della Sassonia. I vescovi che in quantità intervennero al
-detto parlamento, si fecero a predicar ivi nel campo stesso, ed i Sassoni
-ricevettero in gran folla il battesimo. Aveva il re provato il metodo
-de' tributi con lasciare independente ogni vassallaggio, ma
-essendogli male riuscito, stipulava ora che i Sassoni sarebbero quindi
-innanzi governati da conti della nazion franca; onde sottomessi così
-ad un ordinamento comune, ad essi rapita veniva l'independenza
-loro natia. Tutti ubbidir dovevano a questi conti, e chiunque manomettesse
-o ingiuriasse i delegati regi, sarebbe in pro del fisco
-spodestato delle sue terre; nè più i Sassoni tener potrebbero nè
-adunanze nè diete, se non previo il beneplacito del re e alla presenza
-di commissarii da lui disegnati.
-</p>
-
-<p>
-A quest'ordinamento di polizia militare, Carlomagno aggiunse
-alcuni articoli risguardanti specialmente il cristianesimo. Edificar
-doveansi in certi luoghi del paese de' Sassoni diverse chiese, le
-quali aveano ad esser sacre, e più sacre ancora dei templi dell'idolatria;
-chi uccidesse un prete cristiano o sagrificasse vittime umane
-alle antiche deità della patria, fosse punito di morte; e dovendo
-il battesimo esser quindi innanzi il segno dell'ubbidienza, quelli
-fra i Sassoni che si nascondessero per sottrarsi al santo lavacro della
-Chiesa, o mangiassero carni nei giorni di magro, sarebbero tenuti
-per ribelli e come tali dannati a morte. Il tornare all'antica religione
-del Norte, era pur segno di ribellione. Ogni pena tuttavia
-redimer potevasi con la penitenza ecclesiastica, però che a quei
-tempi la legge cristiana va pur sempre confusa col governo politico.
-</p>
-
-<p>
-A questo periodo della conquista e suggezione delle tribù sassoni,
-si riferisce in Germania l'instituzione degli otto vescovati di Brema,
-Verden, Minden, Alberstat, Hildesheim, Paderborna, Munster ed
-Osnabruch, sedi cristiane che divennero indi sorgente di civiltà e
-di sapere per l'Alemagna. Dalla predicazione cattolica ebbe fondamento
-la dominazione dei Carolingi in Sassonia. Al parlamento
-d'Orleim i Sassoni passarono dal sistema di vassallaggio independente
-alla costituzione per contadi e vescovadi, nè furon più
-solamente vassalli, ma una parte del gran tutto sottomesso al governo
-dei conti e dei vescovi. Così abbiam già tre periodi in questa
-storia della conquista dei Sassoni; 1.º il vassallagio per tribù; 2.º l'aderimento
-alla predicazione cristiana; 3.º la costituzione uniforme
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-per contadi e vescovadi, e la sommessione all'ordinamento amministrativo
-del re.
-</p>
-
-<p>
-Questo governo dei conti e dei vescovi riuscì, in sulle prime,
-odiosissimo ai Sassoni; i primi amministravano la giustizia, e
-governavano in nome di Carlomagno; i secondi si travagliavano
-d'ampliar l'autorità della Chiesa e di sottomettere le barbare
-nazioni ai giogo della religione, cose tutte che a distrugger miravano
-la libertà delle popolazioni germaniche. La presenza di
-Carlomagno, e il terror del suo nome potean solo conservar la dominazione
-dei Franchi colà, ed egli costretto di correr continuamente
-l'Europa, dalla Spagna all'Italia, dalle Alpi ai Pirenei,
-non potea sempre aver l'occhio sulle terre germaniche, onde i Sassoni
-più d'una volta profittaron di quest'assenza del sovrano, per ripigliare
-le armi. Eccoli dunque di nuovo sollevati, recarsi in massa
-sulle rive del Reno, e scuotere il giogo dei conti e dei vescovi.
-</p>
-
-<p>
-A grande inquietudine mosse l'animo di Carlomagno questa presa
-d'armi universale, che avvenne all'occasione dell'invocar che fecero
-i conti franchi la fedeltà dei Sassoni per respinger l'irruzione dei
-popoli slavi. Vittichindo ricomparve allora tra' suoi, e disse loro:
-«Ecco giunto il momento di vendicarvi de' vostri oppressori.» I
-Sassoni lo seguono, si raccolgono appiè d'un alto monte sul fianco
-destro dell'esercito di Carlomagno, capitanato dai tre conti maggiori
-Adalgiso, Geilone e Volrado, e quando questi arrivaron sul
-Veser, anzichè trovarvi i Sassoni in loro aiuto, li vider apparecchiati
-a scagliarsi su loro. Il conte Teoderico, accorso dal Reno, non
-esitava intanto a cominciar la guerra contro i fedifraghi Sassoni
-stessi, e la zuffa fu sanguinosa. Il gran Carlo non v'era; i Sassoni,
-pieni di astio contro i conti, diedero dentro con gran forza, ed in
-breve quasi tutti i capitani de' Franchi furono uccisi sul campo, gli
-altri messi in volta, ed i Sassoni intuonaron l'inno della vittoria di
-Vittichindo, ributtando gli oppressori fino al Reno. Carlo accorse
-indi tosto per vendicare l'affronto dell'armi sue, con fitto in mente
-il pensiero che i Sassoni non fossero altrimenti nemici da combattere,
-ma sì popoli ribelli da sterminare. Venne dunque a tener la sua
-dieta a Paderborna, e citati dinanzi al campale suo parlamento i
-principali fra i Sassoni, dimandò loro perchè avessero rotta la guerra,
-perchè ribellati si fossero contro i conti? Tutti ad una voce risposero:
-Aver ubbidito ai voleri di Vittichindo, ed egli solo esser colpevole
-di quella ribellione. — Ma non per questo il re placò l'ira
-sua, chè anzi fece proponimento di vendicare i suoi leudi trucidati
-in campo, ed i vescovi delle chiese di fresco edificate, martoriati o
-cacciati da Vittichindo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-</p>
-
-<p>
-I Sassoni aveano infranta la legge di vassallaggio, dunque eran
-ribelli: Carlomagno ordinò quindi un grande esempio, e ad imitazione
-di tutti gli altri conquistatori, non esitò punto a versar fiumi
-di sangue, onde lasciar lunghe orme di terrore e di sommessione.
-Si fece dare in mano tutti i capi e gli uomini più ardimentosi della
-nazione, e comparve in mezzo a loro, con la spada in mano, girando
-sovr'essi il corrucciato suo sguardo, a guisa di un gigante che
-scuota la sua clava sopra i vinti; poi dal suo campo di Ferden, a
-riva dell'Aller, comandò che tutti i Sassoni ribelli avessero mozzo
-il capo; le cronache ne sommano il numero a quattro mila cinquecento;
-fu una beccheria che durò tutto un giorno. Terribile rappresaglia
-dei conti e vescovi uccisi dai Sassoni, e dell'aver inseguito i
-Franchi fin sul territorio loro; ma era pur forza muover terrore in
-que' popoli, e Carlomagno si trovò costretto a colpirli con la tremenda
-sua spada<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Se non che il sangue di questi supplizii punto non valse a spegnere
-l'astio dei Sassoni, ed altre tribù pigliaron le armi, nè appena
-era domata questa, insorgeva quella; le erano popolazioni gelose,
-indipendenti, tutte situate a' confini di genti naturalmente nimiche di
-Carlomagno; i Danesi, gli Slavi, i Frisoni, istigati dai Sassoni pigliavan
-le armi al primo segnale per far causa comune co' nemici degli
-Austrasii; guerra infinita di popoli e di razze. Ma le genti di Carlo
-aveano veramente il primato militare, nè i Sassoni mai vennero a
-campal giornata se non per essere vinti e sconfitti; nessuna rilevante
-vittoria ottennero essi mai contro a Carlomagno, cui essi
-temevano come un Dio; parendo loro aver sempre addosso quella
-sua mazza ferrata.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Carlomagno, fatta sua dimora d'una delle germaniche sue
-ville, attende a soggiogar per sempre i Sassoni, riedifica la fortezza
-d'Eresburgo, e tiene in mezzo a' suoi guerrieri corte plenaria
-a Paderborna; e ad ogni tratto spedisce grosse schiere di Franchi a
-guastar ben oltre le terre de' Sassoni, ed a piantarvi accampamenti
-alla foggia de' Romani. Ma vedendo di questo modo non aver più
-fine la guerra, deliberossi di rivolgersi dirittamente allo stesso Vittichindo
-per trattare con lui a tu per tu della pace. Vittichindo ed
-Albione, i due capi di maggior grido tra i Sassoni, dimandarono
-salvocondotto, e vennero a trovar Carlomagno nella sede sua di Paderborna,
-accoltivi a grande onore, festeggiati dai conti, e catechizzati
-dai vescovi. Carlomagno profferse a Vittichindo il titolo di duca di
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-Sassonia, e gli onori della sua corte, purchè abbracciasse il cristianesimo,
-segno di soggezione appo i Sassoni, essendochè un giogo era
-per essi la religione dei Franchi, e giogo spesso odiosissimo. Vittichindo
-accettò la profferta, e con lui altri più capi di quella nazione
-ricevettero il battesimo. Grande vittoria fu questa, e il termine, a
-così dir, della salvatica indipendenza di quelle tribù. Prive del valoroso
-capo che le guidava alla guerra esse oramai più non s'avventurarono
-che a spartate sollevazioni, le quali furono anche tosto
-compresse dalla ferrea mano di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Divenuto fedel vassallo a quest'ultimo, Vittichindo lasciò al tutto
-le armi, ed andò a ricoverarsi in un monastero. Quasi tutti i più
-nobili lignaggi della Germania discender vollero da questo ceppo;
-chi non potea dirsi della schiatta di Carlomagno, gloriavasi d'aver
-Vittichindo per antenato, chè un prod'uomo ognuno il vorrebbe per
-suo progenitore. La stirpe che più ragion d'ogn'altra potea gloriarsi
-d'essere uscita da Vittichindo, quella fu di Capeto, recando
-infatti le cronache che Roberto il Forte, il poderoso conte di Parigi,
-fu pronipote del Sassone glorioso<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>; chè fra que' battagliatori v'era
-sempre, come a dire, una misteriosa catena, che univa gli uni cogli
-altri, di gloria in gloria, di forza in forza, e bello certamente era
-l'aver principio da Vittichindo. Il quale, fatto quindi piissimo, fu
-onorato per santo e nominato nelle antifone, cantico d'onore e panteone
-del medio evo. Ad esempio di lui, gli altri Sassoni convertiti,
-si danno sinceramente al cristianesimo.
-</p>
-
-<p>
-La rinomanza di Vittichindo, e la gloria della spedizione di Sassonia,
-doveano naturalmente somministrare ampio soggetto alle canzoni
-eroiche; infatti sotto il titolo della canzone di <i>Guiteclino di
-Sassonia</i>, un trovatore di nome Giovanni Bodel, nativo di Arras,
-compose in sull'entrar del secolo XIII un intero poema epico sopra
-Guiteclino ed i Sassoni, che ritrae de' tempi feudali, i più vivi e
-coloriti di quel periodo di confusione in cui i tracotanti baroni comandavano
-ai re. Eccovi lo spirito di questa canzone eroica. «I Sassoni
-minacciano l'impero de' Franchi, ci vogliono dunque aiuti, sussidii,
-modi a far la guerra, onde Carlomagno dimanda quattro denari ai suoi
-baroni <i>urepi</i> o <i>urepedi</i> (<i>hurepés</i>)<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> dell'Angiò, della Bretagna e della
-Neustria; gli Scozzesi, gl'Inglesi, gli Alemanni e i Bavari pagano questo
-tributo, e togli qua che i baroni <i>urepi</i> di Carlomagno non vogliono
-pagare, dicendo che si fa per avvilirli, che addio alle immunità
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-loro se fossero sottoposti a un tributo. Che fanno dunque i superbi
-feudatari? Pigliano il partito di chiudere quattro denari nel pennone
-d'ogni lancia, poi vengono così innanzi a Carlomagno, alla sua
-corte plenaria d'Aquisgrana, e gli dicono: «Imperatore, vien tu stesso
-a prendere, se tanto ardisci, il tributo». Qui il poeta gode di abbassar
-Carlomagno, e segue a raccontar come al sopravvenir dei
-suoi baroni, ei si fa incontro ad essi a piè nudi, senza corona in
-fronte, e rinunzia all'imposta promettendo di non mai più dimandar
-loro tributo alcuno. Ecco pertanto la libertà feudale in tutta
-l'ampiezza sua; il barone deve il suo corpo, ma non il danaro mai;
-il pagamento del denaro è solo un dovere pel villano, e per l'uomo
-di <i>podestà</i>, cioè in poter d'altrui.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno ed i suoi baroni muovono indi da Aquisgrana per
-la guerra di Sassonia, e qui mille descrizioni di combattimenti;
-un abbassar di lance, un mescolarsi di pennoni e il duca Guiteclino
-è ucciso in battaglia. Qui pure s'intrecciano gli amori di
-Berardo e d'Elisandra, di Baldovino e della regina Sibilla; le crociate
-hanno siffattamente riscaldate le fantasie, che si trovan per
-ogni dove le rimembranze di Gerusalemme. Ma ecco i fratelli di
-Guiteclino che insorgono a vendicar la sua morte, e atterrano
-Berardo e Baldovino, niuno resiste ai colpi loro, e qui un'altra
-rimembranza viene a collocarsi nella mente del poeta; quella
-dell'invasion dei Normanni e degli Ungri al secolo decimo: la
-stessa confusione, solo che vi è in ogni parte celebrato il nome
-di Vittichindo. La guerra dei Sassoni, fu la grande impresa del
-regno di Carlomagno, ed ebbe ad esser soggetto di poema come
-Roncisvalle, e come ogn'altro tema che ricordasse le grandi gesta
-militari.
-</p>
-
-<p>
-Il modo che tenne Carlomagno nel terzo periodo delle sue guerre
-sassoniche, fu più efficace che non il suo primo ordinamento del
-vassallaggio. Veduto che le popolazioni erranti non si affezionano al
-suolo, ei fa trasportar le principali famiglie sassoni nell'interno
-della Francia, e il paese loro fu dato ad altri popoli (gli Obotriti)
-a Carlomagno più ubbidienti e fedeli. Così le famiglie sassoni più
-riottose ed audaci, tramutate in Francia, ebbero in retaggio le terre
-del fisco, o furono cacciate nei monasteri e condannate alle solitudini
-del deserto; ond'è che sotto Lodovico Pio troviam di queste cotali
-famiglie nelle badie, e ardenti religiosi ed eziandio santi di origine
-sassone<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>, e cronisti e poeti che attendono a scriver gli annali
-del paese.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se la guerra sassonica fu la più crudele, la più sanguinosa che
-mai avesse a sostener Carlomagno, essa rende pur testimonio della
-grandezza e della fermezza sua, della forza e della destrezza ch'ei
-vi pose; ma era un'opera di conquista, che dovea col tempo trar
-seco la sua reazione. Avea Carlomagno rincacciate, stipate le popolazioni
-nel Nord, nella Danimarca, nel Giudland; e da chi fu rovesciato
-l'impero suo? Da quelle popolazioni medesime che vennero alla
-volta loro ad assalire i Franchi. La storia del mondo è azione e reazione;
-i conquistatori cacciano le nazioni, e queste ritornano più
-forti a spezzar trono e spada di coloro che sognaron l'impero universale
-del mondo!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p>
-
-<h2 id="cap11">CAPITOLO XI.
-<span class="smaller">CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA DI RONCISVALLE.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-La Spagna e i Saracini dopo la battaglia di Poitiers. — Corrispondenza di Pipino
-coi califfi. — Gli emiri di Catalogna, di Navarra e d'Aragona. — Gli antichi
-cristiani. — Discordie civili. — Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno
-delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle milizie — Le
-due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii di Barcellona e di Saragozza. — Ritorno
-dell'esercito. — Rotta di Roncisvalle. — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre
-suono di questa rotta. — La canzone di Roncisvalle. — Tracce del passaggio
-de' Franchi ne' Pirenei. — I corpi de' martiri. — La cappella. — La rupe
-e la spada d'Orlando — Romanza spagnuola di <i>Alda la bella</i>, sposa <i>di don Orlando</i>.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-732 — 778.
-</p>
-
-<p>
-Le spedizioni di Carlomagno furono, sin qui, in Germania e in
-Lombardia; il Reno, l'Oder, le Alpi, il Po, avean veduto le lance dei
-Franchi, folte come le messi estive agitate dai venti<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>; la corona di
-ferro dei Longobardi ornava la fronte del re dei Franchi; le terre
-d'Italia erano partite fra i suoi duchi e conti e leudi, e la Germania
-acclamava il re dalla gigantesca statura che conduceva i Franchi
-d'Austrasia e di Neustria alla conquista e al dominio della Sassonia
-e della Baviera. Già fin dal primo istante della sua esaltazione avea
-Carlomagno compiuto il soggiogamento dell'Aquitania, e la Guascogna
-ubbidiva alla grande famiglia de' suoi vassalli; a' Pirenei il nome
-suo era in grido, com'esser dovea quello del pronipote di Carlo
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-Martello, e formidate v'erano la potenza e la forza di questo coronato
-capitano, benchè ancor veduto non avessero sventolar colà le sue bandiere.
-Ma ben presto il suono del corno stava per assordar que' forri e
-quelle valli, e una spedizione già era pronta a varcar quelle alpi dirupate.
-Or qual cagione mai traeva tanta selva di lance in mezzo alle città
-della Spagna? Come avvien egli che i Saracini da conquistatori stanno
-per divenir conquistati? Qual memoria restava di quella sanguinosa
-irruzione, che Carlo Martello, l'avolo di Carlomagno, arrestava nelle
-pianure di Poitiers?
-</p>
-
-<p>
-Questa terribil giornata di Tours o di Poitiers, fu termine alle
-conquiste degl'Infedeli al di là de' Pirenei: la vittoria di Carlo Martello,
-era venuta a raccendere l'invilito coraggio de' cristiani in mezzo
-all'abbattimento generale degli animi e alle paure sparse pel durare
-d'un secolo dalle rapide e maravigliose vittorie di quei Barbari, e
-tanto bastò a mutar la condizione rispettiva dei popoli. Quella sanguinosa
-disfatta dell'islamismo diede un irresistibile impulso ai
-conti, ai duchi, alle intiere popolazioni della Gallia meridionale, e i
-cristiani quasi tutti si levarono per una poderosa crociata nella
-Guienna e Settimania. Fin dal regno di Pipino più non v'erano se
-non alcune colonie spartate di Saracini nella Provenza e nell'Aquitania,
-e quando Abd-Almalek, o Addamelecco bandì la guerra santa,
-gl'Infedeli non aveano in mano più che la sola città di Narbona.
-Tutta la potenza degli emiri s'era concentrata in Spagna, e nei
-monti durava tuttavia un'antica schiatta di cristiani, maschia popolazione,
-che s'era già liberata del giogo de' Saracini. Coperta di pelli
-ferine o d'armature fabbricate negli antri delle rupi o in qualche
-solitaria borgata, quella valorosa schiatta di Leone e di Castiglia
-scendeva di quando in quando dall'inaccessibil suo ricetto per molestare
-i Saracini delle città e delle campagne. In mezzo a quella
-lunga giogaia di monti che si stende dalle Asturie fino alla Catalogna,
-viveva una maschia e forte nidiata, che dovea coll'andar del
-tempo cacciar i Mori dalla soggiogata Spagna, e piantar sulle francate
-città lo stendardo della croce.
-</p>
-
-<p>
-Oltre di che la Spagna non era già sottomessa ad una sola signoria,
-chè non bastando ai Saracini, vincitori dei Visigoti, d'essersi
-separati dal califfato di Bagdad, e dalla podestà del Commendator dei
-credenti, intestine discordie regnavan anco nella penisola fra città e
-città, e quasi ogni provincia aveva il suo emiro<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>, e in mezzo alla
-guerra civile, gli uni invocavano il braccio dei conti cristiani e delle
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-popolazioni visigote, potenti ancora sotto il vescovo loro a Cordova o
-a Toledo; gli altri ricorrevano per aiuto agli antichi Castigliani ed
-agli Asturiani delle montagne. Già fino a' tempi del regno di Pipino
-alcune Ambascerie degli emiri di Spagna eran venute a visitare il re
-di Francia nelle sue corti plenarie, ed egli mentre dava loro udienza,
-ponevasi pure in corrispondenza coi califfi di Bagdad, ricevendone
-ricchi presenti, e mandando loro in contraccambio cani da caccia
-usi correre il cignale delle Ardenne e della Turingia. È cosa incontrastabile
-che Pipino ebbe pratiche politiche col califfo Almanzor<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>
-e che alcuni conti de' Franchi dimorarono per tre anni a Bagdad,
-donde poi toccarono, sbarcando a Marsiglia, la città del traffico.
-</p>
-
-<p>
-L'ordinamento delle provincie meridionali, qual Carlomagno ebbe a
-compierlo, piantava sulla frontiera di Spagna due grandi vassalli
-militari della corona di Francia, ed erano i duchi dei Guasconi e
-degli Aquitani, i quali Guasconi, per la loro dimora rimpetto a' Pirenei
-si trovavano continuamente in commercio coi Saraceni, così
-come i duchi loro con gli emiri, e mescolavano spesso i sangui loro;
-indarno i concilii vietavano questa comunanza di nozze, che più
-d'una fanciulla cristiana vedeasi andare sposa ad un miscredente, e
-più d'una nera saracina di Barcellona, di Cordova, di Granata o di
-Toledo pigliarsi a marito un figlio della Guascogna o dell'Aquitania.
-I Saracini aveano moschee nelle città meridionali a Narbona ed Arli,
-e i cristiani aveano chiese e fin vescovi a Siviglia; praticavan gli uni
-cogli altri pel commercio, per l'industria, per le arti; le antiche animosità
-s'eran venute cancellando, e bene spesso era più facil trovar
-nimicizie e gelosie fra emiro ed emiro, o fra conte e conte, che astii
-veri d'una credenza contro l'altra.
-</p>
-
-<p>
-I re Franchi seppero giovarsi di queste discordie per vantaggiar le
-loro spedizioni e conquiste in quel paese. Nel tempo che Carlomagno
-teneva una dieta in Paderborna attorniato da conti e vescovi, vide
-venire a lui alcuni emiri o alcaldi saracini, avvolti in larghe vesti,
-come a que' dì usavano al di là de' Pirenei, il più ricco dei quali
-chiamavasi Soleyman Ebu-Jaktan-Alarabi, o Mofras-Ebu-Alarabi, governatore,
-come dicevano, di Saragozza. Venivano questi emiri da
-lontani paesi, per prestar fede ed omaggio a Carlomagno, profferendo
-di consegnargli le chiavi di essa Saragozza e di Valenza ch'essi
-aveano in poter loro come vassali d'Adelramo. Carlomagno rimase
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-meravigliato alla vista di quegli emiri, e la superbia de' conti ne fu
-lusingata; la conquista ch'essi offrivano tale era da solleticar l'appetito
-de' Franchi, e Carlo accettò fede ed omaggio da quei Saracini.
-Laonde in quella medesima corte plenaria, Abiatar, governatore di
-Huesca e l'emiro Ebn-Alarabi, si dichiaravan vassalli della corona
-di Francia, e si obbligavano a consegnare i quattro passaggi dei
-Pirenei, di Barcellona cioè, di Puicerda, di Pamplona e di Tolosa,
-donde il suo esercito avrebbe potuto allargarsi fino alla Stretto e liberare
-i cristiani della Penisola. Oh come cangiati s'erano i tempi!
-Un secolo appena era trascorso dal dì che il conte Giuliano aveva
-aperto la Spagna alle conquiste degli Arabi, e già gli emiri davano
-in mano i Pirenei ad un esercito di Franchi! Il qual esercito trovar
-dovea spalla in una massa ragguardevole della popolazione. A primavera
-tutto sarebbe presto per una spedizione oltre i Pirenei, e
-gli emiri traditori se ne tornavano a Saragozza e a Barcellona, ivi
-attendendo l'effetto delle promesse del gran Carlo, d'ora innanzi
-loro alto signore.
-</p>
-
-<p>
-Gli apparecchi di questa guerra furono grandissimi: tutti i conti
-possessori di terre fiscali, convocati per bando reale, doveano tenersi
-pronti a marciare. Il grande accorgimento di Carlo quello era di
-calar sempre sui nemici con forze talmente formidabili, che gli avviluppava
-prima che si fossero ordinati a resistergli; così avea fatto
-contro i Longobardi, quando le sue schiere disceser dall'Alpi con
-la rapidità d'un torrente, così a forza d'uomini avea vinto i Sassoni,
-e così preparavasi a far ora nella spedizione in Ispagna, congregando
-tutta la sua gente, non solo della Neustria, dell'Austrasia e
-della Borgogna, ma sì pure chiamando i suoi vassalli di Baviera e
-di Germania, insiem coi conti della Provenza e della Settimania. I Longobardi
-appena erano soggiogati, e nondimeno una schiera dei loro
-univasi all'esercito, presto a varcare i Pirenei. A simiglianza degli
-altri grandi conquistatori, Carlomagno adoperava i popoli domati a
-domar l'altre nazioni, alla foggia dei Romani. Non sì tosto primavera
-comincia a metter le foglie ed i fiori, che già, come narrano i romanzieri,
-si vede il gran re alla sua villa di Casseneuil, nel contado
-di Agen, dove celebra la Pasqua; poi visita la Guascogna e la Settimania
-per esser sicuro che le mura son forti e salde le torri. L'esercito
-suo è diviso in due schiere, l'una delle quali, destinata ad invader
-la Catalogna pel passo di Perpignano, dovea muover da Narbona,
-proceder lunghesso il mare fino a Girona e a Barcellona e far alto all'Ebro;
-l'altra calar dai Pirenei per la via della Navarra, e precipitarsi sovra
-Pamplona, la chiave dei monti, e di questa seconda schiera, Carlomagno
-avea riserbato il comando a sè stesso, col fiore de' suoi conti e
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-paladini, e per più rinforzarsi dovea passar per mezzo all'alpestre
-paese de' Guasconi, forti e torosi balestrieri, che conducevano gli armenti
-su per quelle rupi. Giunto all'Ebro, avrebbe poi visto se gli
-conveniva di proseguir la conquista fino allo Stretto.
-</p>
-
-<p>
-Amendue le schiere o spedizioni furono simultaneamente condotte
-con l'usata vigoria di Carlomagno. L'esercito che mosse da Narbona
-componevasi di Longobardi e d'Austrasii guidati dal conte Bernardo,
-fortissimo paladino, che gran riputazione erasi acquistata nel passaggio
-dell'Alpi, e sottomessa Girona e Barcellona con tutte l'altre terre
-fino all'Ebro, per una mossa militare a cerchio, venne a congiungersi
-con Carlomagno dinanzi a Pamplona. L'assedio di questa piazza fu
-lunghissimo e fierissimo; vinta che l'ebbero i Franchi, vennero a
-campeggiar Saragozza, per aver con essa tutta la fronte dell'Ebro.
-Dopo vigorosa resistenza i Saracini chiesero i patti; si offrirono statichi
-ed omaggi al re, il cui esercito, dominatore e vittorioso, si
-traeva dietro gli alcaidi e gli altri Infedeli già debellati. Tutto il paese
-che si stende dai Pirenei all'Elbro, fu soggiogato, e Carlomagno
-l'ordinò alla forma delle marche militari sulle frontiere, il che val
-quanto dire ch'ei pose suoi conti e leudi nelle città a difenderle. Da
-questo momento i Pirenei più non servono omai di confine alle sue
-possessioni; ma ben l'Ebro diventa frontiera sua, e Pamplona e Saragozza
-sono gli antemurali della fronte sua militare.
-</p>
-
-<p>
-Ordinata ch'egli ebbe così la sua conquista, ripigliò il cammino
-verso Francia, traendosi dietro carra piene di ricchezze, e mule cariche
-di spoglie, e gli emiri saracini che seguivano il cocchio del
-vincitore. Le folte lance marciavano in massa, e la scorta di battaglia
-era sì coperta di ferro, che nessuna punta l'avrebbe potuta toccare,
-e Saracini e Guasconi sarebber del pari venuti a rompersi contro
-quelle corazze e usberghi di Sassonia, di Lombardia, d'Austrasia e di
-Neustria. Alla coda poi dell'esercito, e come schiera spartata, seguiva
-un retroguardo composto di prodi cavalieri condotti dal conte Orlando,
-valoroso guardiano delle spiaggie di Bretagna. Partitisi da Pamplona,
-procedevano tutti in gran sicurtà, per mezzo a quelle strette,
-a que' monti, a quegli scoscesi dirupi e precipizi che formano il varco
-da Francia in Ispagna, e Orlando, gli uni addosso agli altri, li
-guidava con perizia di ottimo capitano. Avevan essi ad attraversare
-il paese de' Guasconi, popolo di arditi e rozzi valligiani; i Guasconi
-e Navarresi ritraevano della durezza de' monti loro, e sapevano
-con nerboruto braccio maneggiar l'arco e la freccia, e popoli
-pastori e bellicosi com'erano, non temean punto d'affrontarsi cogli
-uomini del Nord. E non vivean forse anch'essi in mezzo alle nevi
-e alle ghiacciaie?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ora è da saper che in quel tempo i Guasconi aveano appunto
-per loro duca Lupo, nipote per figlio di quell'Unnaldo, che le carte
-antiche dicono uscito della schiatta merovingica. E' non si vuol
-perder d'occhio mai quest'odio naturale che i duchi d'Aquitania
-portavano a Carlomagno. Procedea questo dall'esser eglino i discendenti
-d'un lignaggio proscritto ed erede del trono di Clodoveo;
-e Carlomagno n'avea fatti impiccar due o tre sotto pretesto che
-fossero rei di ribellione e sedizione, ma più ancora per ispegnere i
-Merovei. Che se pur Lupo ha ottenuto le terre di Guascogna, come
-vassallo di Carlomagno, egli ha tuttavia serbato in cuore i lunghi
-astii di famiglia contro di lui, e comanda ad una robusta popolazione
-che ha in odio la razza dei Franchi; vede Lupo con ispavento
-questa dominazione degli uomini del Norte stendersi già fin sopra la
-Spagna; i Pirenei non son più confini, e benchè egli sia cristiano,
-ama piuttosto di conservare il commercio suo cogli alcaidi di Pamplona,
-di Saragozza, di Valenza che sottomettersi a Carlomagno. I
-Guasconi videro passare, senz'ardirsi di toccarle, le innumerevoli
-masse della cavalleria franca, e le lance che luccicavano in cima dei
-Pirenei; ma qui è una retroguardia sola, separata, che conduce un
-ricco bottino atto a solleticar l'ingordigia di quei poveri montanari,
-abitatori di caverne e di rupi, onde composta com'è di poche lance
-guidate dal conte Orlando e da qualch'altro paladino, vien d'improvviso
-assalita fra que' burroni, e Lupo di Guascogna si fa partecipe
-di questo repentino assalto di cristiani contro a cristiani<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. Al passo
-appunto di Roncisvalle, dove le rocce pendono sospese sul tuo
-capo quasi trinciate dalla durindana d'Orlando, i Guasconi arrestarono
-il retroguardo di Carlomagno. In vano i paladini si difesero
-valorosamente, in vano Orlando eccheggiar fece il suono dell'eburneo
-suo corno per quelle profonde valli, in vano la poderosa sua spada
-ne spezzò i macigni, tutti que' prodi, oppressi dal numero, perirono
-nelle terribili gole de' Pirenei, e la dolorosa memoria n'è pietosamente
-conservata nelle croniche, e riempie tutto il medio evo. La
-rotta di Roncisvalle è scritta in tutti i monumenti della cavalleria; i
-trovatori la cantavano nelle corti plenarie a muover l'esercito a vendetta
-contro gl'Infedeli, perchè a questi principalmente attribuivasi
-il tradimento ed il macello della cavalleria cristiana; le matrone e le
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-donzelle piangevano a quel racconto, e i cantori avean caro di ripetere
-in versi lugubri la catastrofe d'Orlando e d'Oliviero suo cugino
-morti a Roncisvalle<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Da per tutto tu trovi queste tradizioni popolari; i romanzi le raccontano,
-e nelle stesse <i>Cronache di San Dionigi</i> è inserita la supposta
-relazione di Turpino sulla morte di Orlando e dei paladini
-del gran Carlo<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Ma i prodi cavalieri non recitavano altrimenti, prima
-di combattere, le pie e divote esortazioni di Turpino, nè i versi che
-«Tagliaferro assai bene cantava andando di gran passo alla battaglia
-d'Hastings,» e nè tampoco le canzoni guerriere intorno a Carlomagno,
-Orlando ed i suoi vassalli che morirono a Roncisvalle; ben
-altri poemi ebbero quei tempi sulla catastrofe de' Pirenei, che oltre
-alla cronaca di Turpino, venivano per ogni dove nelle gran corti
-dalla cavalleria recitati, e ripetuti nei racconti del tempo di Filippo
-Augusto. Carlomagno, Orlando, Oliviero ed i suoi vassalli, furono
-pure argomento ad una gran canzone eroica, prediletta lettura del
-medio evo, che comincia:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Carles, li reis, nostre emperiere magne, ecc.<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-La quale canzone eroica intorno ai casi di Roncisvalle è uno dei
-maggiori poemi di cavalleria che ancor ci rimangano di quei tempi
-antichi, e comechè mista di favolosi episodi, almen ci prova, insieme
-con la <i>Cronaca di San Dionigi</i>, come luttuosa era la memoria della
-disfatta di Roncisvalle; uno fu questo dei maggiori disastri della cristiana
-cavalleria, e quindi ne fu serbata la ricordanza attraverso dei
-secoli. I trovatori del secolo XIII composero una compiuta azione
-drammatica sulla morte di Carlomagno, nè dicono altrimenti che i
-Paladini di Carlomagno morirono per mano dei montanari Guasconi,
-guidati da Lupo, cristiani come loro; sarebbe stato un affligger
-troppo i fedeli, ad essi raccontar dovendosi come tanti valorosi
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-conti, erano periti sotto i colpi di perfidi e traditori cattolici, onde
-voller piuttosto attribuire la morte d'Orlando ai miscredenti e Saraceni,
-ed alla fellonia di Ganellone da Maganza. Tornando poi alla
-storia vera di questo fatal disastro della cavalleria, dir si dee essere
-stati i Guasconi e Lupo duce loro, quelli che ne' Pirenei furono
-addosso alla retroguardia di Carlomagno, e questo è sì vero che le
-croniche stesse raccontano il supplizio di Lupo, che fu impiccato
-come fellone e sleale per aver tradito l'oste dei Franchi, e un diploma
-di Carlo il Calvo ricorda il nero tradimento della razza meridionale,
-e scaglia eterna maledizione su Lupo di Guascogna, il quale
-ben si meritò il nome di Lupo per la sua perfidia verso i paladini
-di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Anche nelle valli de' Pirenei durò per lungo tempo questa dolorosa
-memoria di Roncisvalle, ed un canto dl que' montanari in lingua
-basca celebra la vittoria dei loro antenati sui guerrieri dì Carlomagno<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>;
-esso è come dire l'espressione dei sentimenti e degli odii di
-quella popolazione contro gli uomini del Norte che venivano a turbare
-la pace de' Pirenei. Ivi non è alcun lamento per gli uccisi paladini,
-non compianto per Orlando, ma solo la cara memoria della
-vendetta contro que' guerrieri che abbandonarono il Reno e la Mosella
-per venir a piombare sull'Ebro. Ecco quel canto antico, selvaggio
-in uno e sublime. «Un grido sorse dal monti, e il pastore dimanda:
-Chi va là, chi mi vuole? E il cane, che appiè dormiva
-del suo padrone, si sveglia, ed empie la valle de' suoi latrati. È il
-sordo mormorio d'un'oste che si avanza, a cui rispondono i nostri
-dalla vetta dei monti soffiando nei loro corni bovini. Vengono! vengono!
-o che selva di lance! quante bandiere! o che lampi mandano
-le armi loro! Quanti sono! Contali bene, figliuolo: venti e migliaia
-d'altri ancora. Orsù uniamo le nerborute nostre braccia, strappiamo
-questi massi, gittiamoli dalla cima dei monti sui loro capi,
-schiacciamoli, ammazziamoli. E che vengono a far questi uomini del
-Norte nelle nostre montagne? le montagne sono fatte da Dio a frenare
-il corso degli uomini. — E i massi rotolano, il sangue scorre:
-oh quante ossa peste! oh che mare dl sangue! Fuggite, fuggite, voi
-che avete ancor lena e un cavallo!.... Fuggi, re Carlo, con le tue piume
-nere e con la rossa tua cappa; il tuo nipote, il primo de' tuoi
-prodi, il tuo caro Orlando è laggiù steso morto. Fuggono, fuggono!
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-Tutto è finito; e voi, montanari tutti, forbite le vostre frecce, e riponetele
-insieme col vostro corno di bue; a notte le aquile verranno
-a divorar quelle peste carni, e tutte quell'ossa biancheggeranno in
-eterno!»
-</p>
-
-<p>
-Niun rincrescimento si desta in que' valligiani, chè essi punto non
-sceverano il sangue cristiano dal sangue saracino; nè trovan l'uno più
-nobile o più puro dell'altro; gli uomini del Norte son venuti a turbare
-i loro pascoli, a ingombrar le loro valli, a scuoter le loro montagne,
-ed essi fan rotolar su loro que' massi: è l'espressione d'un
-odio di cuore, e godono al pensiero di veder l'aquile alpine divorarsi
-quelle carni ancor sanguinenti, e di contemplar quelle ossa
-biancheggianti. La rotta di Roncisvalle è un monumento di gloria
-pe' Baschi, però che da loro furon distrutti gli uomini del Nord in
-quelle alpestri contrade. Nella Navarra ogni cosa è piena della memoria
-d'Orlando, e ci si vedon le cappelle espiatorie in onore dell'eroe;
-i massi spaccati da Durindana, e l'eco de' Pirenei vi ripete
-Orlando in quella guisa che le onde del Reno scorrendo gorgogliano
-maestose il nome di Carlomagno<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Scorrete la Spagna, e le <i>romanze</i> di Castiglia, le <i>scagne</i> dell'Andalusia,
-e le <i>ramble</i> di Barcellona vi racconteranno pure le ambasce
-di Alda la bella, la casta moglie d'Orlando, dopo le gramaglie di
-Roncisvalle; tradizione che si ripete d'abituro in abituro nell'Alava
-ed in mezzo alle torri del Mauro, in Navarra, a Valenza, a Badajoz
-ed a Murcia, dove tuttor l'ho trovata. Eccovi ora la romanza di Alda
-la bella, tradotta dall'antica lingua castigliana: — Stava donna Alda,
-la sposa di don Orlando, in Parigi, con seco trecento dame per accompagnarla;
-tutte vestono un abito simjle, tutte calzano una
-simile calzatura, e tutte mangiano ad una mensa, tutte il medesimo
-pane, eccetto donna Alda, la maggioringa fra loro. Cento filavano
-oro, cento tessevano zendado<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>, cento suonavano vari stromenti
-per divertir la loro signora; ed un giorno ch'ella erasi addormentata
-al suono di quegli stromenti, ella ebbe un sogno, un tristissimo
-sogno. Svegliatasi tutta spaventata, mandò grida sì acute che furono
-udite per tutta la città, e le sue dame le dimandarono: «Che avete,
-nostra signora? Chi vi ha fatto male? — Un sogno, donne mie,
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-che mi dà molto da pensare. Mi son trovata sopra un monte altissimo,
-in luogo deserto, e sopra questo monte sì alto ho veduto
-un astore con l'ali spiegate, e dietro un'aquila che lo inseguiva
-con acute strida, e l'astore si ricoverò sotto le mie vesti, intanto
-che quell'aquila grossissima, cogli occhi accesi d'ira, sforzandosi
-trarlo di là sotto, gli spennacchiava le ali e gli dava di gran
-beccate». Ora la cameriera le rispose: «Vi spiegherò io subito questo
-sogno, mia signora». Ma ella cerca in vano di consolar la sua
-signora, che ha pur sempre fitto in mente quel sogno come un pensiero
-di morte. Ahimè! un altro giorno di gran mattino si recan lettere
-scritte a nero di dentro, e fuori tinte di sangue; era morto lo sposo
-di donna Alda, don Orlando era morto alla rotta di Roncisvalle!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Questa rotta di Roncisvalle avea dunque in ogni luogo contristato
-il popolo cristiano, e la raccontavano e recitavano in flebile suono a
-ricordar la catastrofe della cavalleria e il tragico episodio del regno
-di Carlomagno. Così ogni nazione ha la sua funebre avventura, la
-sua gran disfatta ch'essa piange come un funerale della patria; i
-suoi poeti ne sono concitati, contristati gli storici, e dopo secoli e
-secoli ancor dura la memoria di quel giorno fatale in cui caddero i
-più sublimi difensori d'una nazione già spenta!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p>
-
-<h2 id="cap12">CAPITOLO XII.
-<span class="smaller">GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I POPOLI LONTANI.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-I duchi di razza lombarda. — Sollevazione del Friuli. — Ribellione dei Bavari. — Spedizione
-fra i Bretoni. — Lega dei duchi di Benevento, dei Greci e
-dei Bavari. — Dieta contro Tassillone duca di Baviera. — Guerra contro i
-Longobardi ed i Greci. — Spedizione contro gli Avari e le nazioni slave. — Guerra
-pannonica. — Conquista delle Isole Baleari, della Calabria e del paese
-degli Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di Corsica. — Spedizioni
-favolose di Carlomagno. — Mistero intorno alle sue grandi correrie
-militari.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-780 — 806.
-</p>
-
-<p>
-Chi scorre le cronache antiche e le tradizioni popolari, scosso
-rimane al vedere l'immensa vastità delle conquiste di Carlomagno.
-Gli annali scritti nella solitudine del monastero sono laconici, come
-esser deggiono le opere di uomini che non avendo avuta cooperazione
-nelle attive faccende della vita, le considerano tutte quante
-come avvenimenti uniformi e in un campo circoscritto; i devoti
-allievi del chiostro si contentano di citare una data, un fatto, un
-viaggio, senza entrare in alcuno di quei particolari, che rischiarar
-possono la storia circa la natura e i risultamenti d'ogni singola
-spedizione. Non trovansi dunque se non alcune semplici note, sulle
-corse vittoriose di Carlomagno, e ben si sa aver egli recato la
-guerra or sul Danubio, or sulla cima de' Pirenei, or sull'Ebro,
-or nella Bretagna, ma non vi sono ragguagli, e troppo è se nelle
-guerre maggiori, le canzoni eroiche e i racconti dei romanzi di
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-cavalleria, vengono ad aggiunger qualche episodio, alla menzion
-generale dei fatti d'armi del re franco o dell'imperatore.
-</p>
-
-<p>
-Dallo studio, nondimanco, delle cronache, impariamo profondamente
-a conoscere ed a sentir la grandezza e la potenza di Carlomagno.
-Cosa non v'ha che comparar si possa a questo smisurato
-intento della sua vita; dappertutto tu trovi il re Carlo; egli scorre
-in lungo e in largo l'Europa, i suoi diplomi son dati da cento
-reggie e ville di nomi diversi; che s'ei preferisce d'abitar le terre
-della Germania, ed ama di trovarsi nelle scure foreste de' suoi maggiori,
-e alle caccie della Turingia e delle Ardenne, non lascia
-tuttavia di correr continuamente gli altri ampli paesi che compongono
-l'impero suo; nè questa irrequieta fattività sua mai ha posa
-un momento. I popoli insorgono, si sollevano, duchi e conti
-prendono l'armi, ed ecco Carlomagno reprimer con la forza questi
-conati d'independenza! Egli è sempre a cavallo agitando la pesante
-sua spada; non si dà tregua mai nè riposo nell'opera sua
-gigantesca, e la fama sua cresce a segno che alcune cronache suppongono
-conquiste e spedizioni armate, ch'ei pur mai non fece.
-Di questo modo le canzoni eroiche attribuiscono a Carlo imperatore
-la conquista di Costantinopoli ed anche una spedizione al Santo Sepolcro.
-Secondo queste poetiche tradizioni Carlomagno non portò
-già soltanto l'armi sulle rive dell'Ebro, ma sì pure alle colonne d'Ercole,
-e conquistò la Spagna in uno e la Grecia, e ruppe la doppia
-podestà del Califfato e dell'impero d'Oriente. Cosa difficile in
-tanta oscurità è il dividere in due parti le cronache vere e le false
-leggende che si riferiscono a Carlomagno, però che questo nome
-signoreggia il medio evo, nè cosa s'è fatta di qualche celebrità in
-quei tempi che al nome stesso non s'attribuisca. Alla critica dunque
-è forza esercitarsi in mezzo alla confusione dei fatti e dei tempi;
-ora io m'accingo a tentar di ridurre questi sparti annali della
-conquista nei termini del vero.
-</p>
-
-<p>
-La prima guerra speciale, escluse le tre principali spedizioni di
-Carlomagno, è rivolta contro i duchi del Friuli, che serbano una
-frazione della monarchia longobardica, distrutta dalla vittoriosa
-potenza di esso Carlomagno, essendochè le razze non cadono così
-tutt'a un tratto, e sopravvivono alla distruzione della potenza lor
-nazionale. I re longobardi aveano tre feudatari della loro monarchia,
-i cui feudi dipendevan dalla corona di ferro, ed erano i
-duchi del Friuli, di Spoleti e di Benevento, dei quali Carlomagno,
-poi che si fu posto in capo a Monza la detta corona, si contentò
-di ricever l'omaggio, credendoli oramai sottomessi all'autorità sua;
-e gli fu ben forza contentarsi di questa semplice prestazione di
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-omaggio e di fede (che fu dagli statuti feudali più tardi regolata)
-in tempo che occupato nel governo di vaste terre e in continue
-spedizioni, non poteva tutto sopravvedere. Di tal modo que' duchi
-furon dunque di nuovo rappiccati alla corona di ferro: ma germogli
-com'erano del ceppo longobardo, e congiunti di Desiderio o degli
-Astolfi, re loro nazionali, impazientemente sopportavano il giogo
-straniero, ed a simiglianza dei Sassoni e degli altri popoli di fresco
-soggiogati, approfittavano delle lontane spedizioni di Carlomagno per
-insorgere contro di lui.
-</p>
-
-<p>
-Una ribellione vi fu del duca del Friuli, mossa da amor della
-nazione longobardica, che si difendea con un ultimo sforzo, contro
-la straniera oppressione. Un figlio di Desiderio erasi rifuggito a
-Costantinopoli, e per una curiosa vicenda della fortuna, questi
-principi di Lombardia, nemici naturali dei Greci, venivano ad
-implorare il soccorso di quegli imperatori a cui essi aveano tolto
-una parte dell'Italia. Questo figlio chiamavasi Adelgiso, e avea
-lasciato per ogni dove buona memoria di sè nelle città greche;
-d'altra parte gl'imperatori di Costantinopoli, miravano con occhio
-geloso questo rapido innalzamento del re de' Franchi, il quale già
-confinava con le loro frontiere. L'alpestre Friuli era sotto il dominio
-d'un Longobardo di nome Rodogauso, confederato d'Arigiso,
-quando quelle popolazioni tôr volendosi dal collo il giogo di Carlomagno,
-dichiaratesi independenti, si strinsero in lega a scuotere
-il vassallaggio. Ma il potente re dei Franchi ebbe tosto avviso di
-questi moti dei popoli longobardi, però che patrizio di Roma
-com'egli era, avea ivi sue corrispondenze, ed i papi lo avvertivano
-d'ogni menomo segno di sedizione; ed avendo appunto in que'
-giorni finito di reprimere i Sassoni, al primo scoppiar della sollevazione
-comparve in Italia co' suoi conti e leudi, e il duca del
-Friuli fu domato e costretto a giurar di nuovo fede ed omaggio,
-ed a dar pegni dell'intera sua soggezione.
-</p>
-
-<p>
-Ma non sì tosto ha compiuta questa sua spedizione, che altri moti
-sorgono altrove, nè son più soli i duchi feudali in Italia, che
-romper vogliono i vincoli onde sono costretti ai Franchi, ma il medesimo
-far vuole il duca di Baviera, di nome Tassillo o Tassillone,
-come le cronache il chiamano, non già le canzoni eroiche,
-dando esse invece il nome di Namo il Savio a quel duca. In ogni
-luogo dove Carlomagno non giungeva con la podestà de' suoi
-conti e leudi, egli avea stabilito ducati feudali che si congiungevano
-col gran tutto che indi formò l'impero. I Bavari aveano un
-duca militare a simiglianza dei Sassoni e dei Frisoni, poi che
-furono conquistati, ed era tributario de' Franchi e di Carlomagno
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-principe loro. Tassillone, vassallo di questa corona, per giuramento
-fattone al re Pipino ed a suo figlio, era congiunto in parentado
-con la famiglia longobarda, siccome colui che avea sposata
-una figliuola di Desiderio, e per mezzo del Tirolo la Baviera
-univasi alla schiatta italiana. Se non che la ribellione del duca di
-Baviera fu sedata per interposizione dei vescovi, e il papa medesimo
-lo indusse a restar fedele; sì ch'egli venne alla dieta di Vormazia
-a dare ostaggi ed a prestar giuramento di fedeltà. La Baviera
-avea già in questo tempo parecchi vescovadi, e già sorgea
-maestosa sul Danubio la cattedrale di Ratisbona; però ch'egli è
-da sapere che le sacre basiliche, e l'instituzione delle sedi episcopali
-erano i segni, a que' dì, dell'incivilimento d'un popolo.
-</p>
-
-<p>
-Gli annali dicon pure che Carlomagno fece in quel torno una
-spedizione in Bretagna, in persona o per mezzo de' suoi luogotenenti.
-I Bretoni formavano, nelle Gallie, una gente quasi indomita,
-che abitava l'antico paese degli Armorici; avean essi loro particolari
-usi e costumi e lingua, che ricordava la loro celtica origine;
-rare eran tra loro le città, e solo pochi monasteri situati sulle
-fiumane, aveano preparato alla civiltà quelle selvaggie contrade.
-In Bretagna duravano pur sempre le antiche usanze, le are druidiche,
-l'adorazione degli alberi sacri, le foreste secolari; i conti
-erano al tutto independenti, ed invano l'Armorica avea giurato
-fede ed omaggio ai Merovingi, nè Pipino seppe se non a stento
-conservarla, con l'aiuto dei conti e dei governatori delle marche
-da lui colà stabiliti. I Bretoni di nuovo si riscossero, e Carlomagno,
-in una dieta tenuta a Vormazia, deliberossi ad una spedizione
-nell'Armorica, a proposito della quale le sterili cronache sol riferiscono
-che rapide furon le sue vittorie, e che i Franchi pigliarono
-le città, e si partiron le terre fra loro; delle quali spartigioni,
-anche i cartolari di quei tempi serbaron memoria. Le
-cronache poi non dicono se Carlomagno conducesse la guerra in
-persona; ma forse contentossi di mandarvi alcuni di quei prodi
-uomini, che simili ad Orlando di gloriosa memoria, furono duchi
-o conti della Bretagna. Domati così anche i Bretoni al pari dei
-Sassoni e dei Longobardi, diedero anch'essi ostaggi, ed i vescovi
-congiunser coi vincoli cattolici questa provincia al gran corpo ideato
-da Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la vita del re passa in lontane spedizioni all'uopo di
-far riconoscere la sovranità sua. I Longobardi conservando la
-loro mutabil natura, facile alla ribellione, si sono già confederati
-co' Greci, che offeriscono di dar loro aiuto in un moto
-contro di Carlomagno. La condizione di que' popoli è mutata;
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-pur dianzi essi aveano conquistato le loro città sulle spoglie dell'impero
-d'Oriente e compiuto il dominio loro sull'Adriatico a
-danno dei Bisantini, impossessandosi della greca Ravenna; ora,
-in vece, che i Franchi sono in Lombardia, gl'imperatori di Bisanzio
-paventano ben più questi nuovi conquistatori dei duchi longobardi
-di Benevento, dei Friuli e di Spoleti. Questi tre gran feudatari
-della corona di ferro si trovano sospesi fra due omaggi: o si
-chiariranno ubbidienti vassalli di Carlomagno, o si porran sotto
-l'impero di Bisanzio, diventando per questa via come guardie
-avanzate dei Greci. Un patto segreto intanto conchiudevasi fra
-essi e gli imperatori per mezzo del figliuolo di Desiderio: ma papa
-Adriano, il vero vigile di Carlomagno in Italia, lo fa tosto avvisato
-di questa nuova trama della razza longobarda, che sta per collocarsi
-sotto la signoria di Costantinopoli. Di qui principalmente ha
-cagione il conflitto tra la schiatta longobarda e la schiatta franca:
-da una parte la potenza di Carlomagno, sostenuta e spalleggiata
-da Roma, intanto ch'egli, con doni delle terre conquistate, allarga
-il dominio di San Pietro; dall'altra, gli antichi principi longobardi
-che chiamano i Greci in loro aiuto. E gli imperatori bisantini gli
-aiutano e sostengono, ad essi eziandio concedendo il titolo di patrizi,
-e tant'oltre vanno i trattati, che Arigiso duca di Benevento, per meglio
-acconciarsi alle usanze e consuetudini dei Greci, indossa le vesti
-succinte cariche d'oro, che dagli altri popoli distinguevano gli abitanti
-di Bisanzio, e fa prender questo stesso vestiario a' suoi soggetti,
-e si rade i capegli alla foggia dei Greci.
-</p>
-
-<p>
-Papa Adriano rivela pur tutti questi segreti convegni a Carlomagno,
-e gli palesa le pratiche sempre in atto fra i Beneventani e
-gli uffiziali degli imperatori di Costantinopoli. Onde Carlo scende
-di nuovo in Italia, e muove contro Benevento: or s'egli ha testè
-sì agevolmente domati i duchi di Spoleti e del Friuli, come potrà
-egli quest'altro vassallo resistere a quel grande conquistatore? Il
-duca invia quindi suo figlio Grimoaldo a Roma a chieder grazia,
-con profferta di tornare tra i ceppi del vassallaggio, e la profferta è
-accettata; anzi Carlo stesso viene a Capoa a ricever l'omaggio, e
-pone per sempre fra' suoi feudatari il duca di Benevento imponendogli
-un annuo tributo di settemila soldi d'oro. I papi, a largo
-guiderdone dell'affetto che portavano a' Franchi, ebbero in dono le
-città di Capoa, di Piombino e di Viterbo; ampliazione del patrimonio
-pontificio procedente da quella conquista.
-</p>
-
-<p>
-L'impero di Carlomagno confina dunque con l'Adriatico, ed ha
-in faccia la Macedonia, l'Epiro e l'Albania; la frontiera sua si stende
-all'impero greco, e sta necessariamente per entrare in comunicazione
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-e fors'anco in ostilità immediata co' Bisantini e con l'armata loro di
-mare e di terra, che ancor tutto non ha perduto l'antico valore. Nè
-la guerra si fece troppo aspettare, che quegli imperatori, ultimi signori
-feudali dei principi di Benevento, mandarono navi piene di
-armi e d'armati e dare di spalla alle prove che i Longobardi tentavano
-per sottrarsi al dominio de' Carolingi. Una sorta di lega tra i
-vassalli ordinavasi contro Carlomagno: le Alpi del Tirolo separavano
-i Longobardi dai Bavari, fra i quali ci aveano pratiche, ed una strettissima
-unione di famiglia. Tassillone, il duca di questi ultimi, appena
-soggiogato, ripigliava le armi, conseguentemente alle trame ed
-ai trattati suoi co' Greci e cogli Italiani, onde Carlomagno a spegnere
-in sui primi tentativi queste sedizioni armate, convocava una dieta
-a Ingeleima, per ivi giudicar Tassillone. Il primo esempio era questo
-dell'applicazione delle leggi germaniche, col citare un duca,
-gran vassallo della corona, innanzi alla dieta convocata, dieta sovrana
-che sentenziava così sulla sorte d'un vassallo. Accusato dunque Tassillone,
-i feudatari sentenziano che egli come traditore e fellone s'è
-fatto reo di morte; se non che Carlo gli fa grazia della vita, ma spogliandolo
-de' suoi stati il costringe, insiem co' suoi figli, a vestir
-l'abito monastico. Da questa dieta, a giudicar dello scadimento d'un
-vassallo tenuta nel palazzo d'Ingeleima, deriva tutto il diritto germanico
-per la confiscazione de' feudi, ed è un precedente che fu allegato
-anche ai tempi moderni contro que' principi che s'erano separati
-dalla lega tedesca<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nel secondo periodo di Carlomagno viene operandosi un cambiamento
-di sistema quanto all'ordinamento feudale. Nei primi tempi
-del suo regno prevaleva la forma ereditaria; amando egli di instituir
-alle frontiere grandi vassalli che fossero guardiani e governatori
-delle marche, sovraneggiava, per mezzo loro, ricevendone l'omaggio.
-In questo secondo periodo all'incontro non vi fu più instituzione di
-duchi ereditari; ma prevalse nei capitolari, come generale ordinamento
-di governo, il sistema dei conti con dipendenza immediata, il quale
-viene dappertutto introdotto, come più adatto alla forma d'unità;
-l'impero si stende fino ai limiti più lontani, e i <i>missi dominici</i> o
-inviati regi, magistratura mobile sì pel tempo come per il luogo,
-forman la base di quest'attiva amministrazione; nuovo reggimento
-che porta pure suoi sconci e pericoli per l'avvenire del carolingico
-impero. L'istituzione dei ducati ai confini delle terre del dominio
-formava un governo di mezzo che non era nè l'assoluta signoria di
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-Carlomagno, nè l'independenza politica dei vassalli; egli era come
-un pendio che dal grande edifizio carolino estendevasi fino alle
-terre dei Barbari, i quali facevan come un'immensa rete intorno all'impero
-franco: a settentrione i Danesi e ad oriente gli Schiavoni,
-gli Ungheri della Pannonia, gli Avari e tutte quelle genti mezzo
-tartare che abitavano le lande che si stendeano dal Danubio fino
-al Volga. Cessato che fu in Baviera ed in Lombardia fino a Benevento
-il sistema dei duchi ereditari, Carlomagno trovossi in comunicazione
-immediata coi Danesi, con gli Schiavoni e cogli Ungheri, e
-potè con la forza dell'armi sue per alcun tempo respingerli; ma quei
-popoli si ricattarono sopra i suoi successori, e alla fine del nono
-secolo ed al principiare del decimo ecco romoreggiar la tempesta,
-ed ecco gli Scandinavi e gli Ungheri piombar sull'impero.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno non ha omai più a temer dei Saracini, chè ei gli ha
-debellati, cacciandoli dinanzi a sè fin al di là dall'Ebro; oltre di
-che nuove spedizioni in Catalogna o in Navarra gli assicurano su
-que' popoli il primato. I Greci anch'essi vengono per poco in aiuto
-dalla razza longobarda, e son vinti. Le antiche civiltà non minaccian
-dunque più l'edificazione d'un grande impero; ma ben egli paventar
-dee della selvaggia vigoria dei popoli che campeggiano a cavallo intorno
-a quest'impero come fossero sotto un ampio attendamento.
-Non sì tosto la rotta dei Greci ha raffermato la potenza dei Franchi
-in Italia, ecco insorger si veggono contro a Carlo gli Avari, gente
-degli Ungheri che vien presa da' Greci a' loro stipendii; i Vistli
-anch'essi, popolo slavo accampato sulle rive dell'Elba, fanno scorrerie
-militari fino alle terre degli Obotriti e della Sassonia, frontiere
-militari dei Franchi, nè la guerra ha oramai più confini.
-Forza è domar le razze barbariche, e le terre più lontane veggono
-spiegar gli stendardi di Carlomagno; le guerre di Pannonia
-succedono alle spedizioni di Sassonia, ed ecco il tempo in cui
-leggonsi nelle croniche i nomi degli Ungheri, degli Schiavoni, dei
-Danesi, dei Vistli. Carlomagno non pose limite alla sua fattura, ma
-l'andò continuamente ampliando con nuove terre per mezzo della
-conquista. Ben otto anni durano queste guerre di Pannonia contro
-gli Avari, ed a grande stento possiam seguirne le traccie attraverso
-all'incerta geografia del medio evo; le sono irruzioni sì lontane,
-sì vaghe, d'indole sì tartarica, da non potervi scoprire un intento
-generale, e dalle cronache appena sappiamo che il gran capitano
-dei Franchi doma gli uni dopo gli altri gli Ungheri, i Boemi, gli
-Avari, i Danesi. Or eccolo nella Dalmazia e nella Venezia, e a quel
-modo che la Boemia s'è testè soggettata alle sue leggi, ecco venir di
-presente a lui gl'inviati dei Dalmati, gente forte e selvaggia, che
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-offre di pagar tributo, piuttosto che trovarsi a fronte in campo con
-un principe che spaventa col suo nome il mondo intero. Infatti sterminata
-è la fama di Carlomagno, e i Barbari ne serbano viva impressione,
-n'hanno terrore, e gli Scandinavi medesimi, costretti nei
-loro confini, non osano assaltar le frontiere del nuovo impero; in
-ogni luogo questo nome risplende, tutti a lui si sottomettono, chi
-profferisce di pagar tributo, chi di ricevere un re, chi un conte; la
-Corsica gli manda l'omaggio suo, Venezia e la Sardegna riconoscono
-la preminenza di lui: così al Nord come al Mezzogiorno tutto si
-prostra innanzi a questo formidabile nome.
-</p>
-
-<p>
-E quest'ampiezza di conquiste, questa immensa sovranità lasciano
-si profonde impressioni nello spirito dei popoli, che mille eroiche
-canzoni vengono ad aggiunger leggende favolose alle vittorie del re
-o dell'imperatore. Cosa difficilissima è distrigar negli annali del secolo
-ottavo questo viluppo tra le spedizioni vere e le guerre che la
-tradizion romanzesca attribuisce a Carlomagno; poichè questo principe
-colle sterminate sue corse, e co' suoi diplomi dati dall'Elba
-fino all'Ebro, ha fornito argomento di mille eroiche leggende ai
-cronisti, che il considerarono come una grandiosa espressione della
-conquista da essi fiorita di favolosi episodii<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ci si fa prima innanzi la spedizione di Costantinopoli. Non sì tosto
-l'impero greco si trova confinar co' Franchi, i trovatori fingono
-che Carlomagno s'è insignorito di Bisanzio; il combattere, per questo
-giganteo signore ed il vincere è una medesima cosa, ed ei non
-viene che per condurre e soggiogare i popoli. I cronisti di San Dionigi
-raccontano anch'essi la caduta di quell'impero greco pel quale
-sentono invidia insieme e disprezzo. Le quali popolari leggende,
-scritte nel secolo XIII, faceano senza fallo allusione al nuovo impero
-di Costantinopoli fondato nel durar delle crociate dai Latini, il che
-era fatto a lusingar gli avventurosi guerrieri, che piantarono i loro
-vessilli sulle rive del Bosforo. «Carlomagno ha domato i Greci, è
-signor di Bisanzio, eccolo adunque imperatore del mondo!» Tale
-si era la gloriosa tradizione che i popoli dell'età media godean di
-conservare tra loro. Gli annali di maggior gravità tuttavia non confermano
-che l'autorità di Carlomagno mai trapassasse i limiti del
-Danubio e della Dalmazia, e in Italia, Napoli e Taranto. Quanto ai
-greci imperatori, ei non ebbe con essi se non alcune pratiche per
-via diplomatica, per contese di territorii e guerre di passaggio.
-</p>
-
-<p>
-Soggiogata Costantinopoli, viene indi la conquista di Gerusalemme
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-e della Palestina, pur dalle tradizioni attribuita a Carlomagno. La
-<i>Cronica di Turpino</i> la racconta con la medesima semplicità che la
-espugnazione di Bisanzio, e molte canzoni eroiche furon composte
-a celebrar questa pia crociata al sepolcro di Cristo: «Carlomagno,
-insignoritosi di Gerusalemme, sbaragliò a lui d'incontro i Saracini».
-Qui un santo monaco narra una simil conquista come fosse un
-gran pellegrinaggio; colà un trovatore stimola i baroni alla guerra
-santa. Chi non riconosce in queste tradizioni del decimo secolo lo
-spirito delle crociate e quel fanatico insorgimento dei popoli? Nulla
-di grande si fa senza Carlomagno, l'eroe del medio evo; Gerusalemme
-scuote l'immaginazione di tutti, e si vuole che il magno
-imperatore l'abbia conquistata: egli s'è adunque partito in compagnia
-de' suoi conti e baroni, ed è andato oltremare, devoto pellegrino
-del santo Sepolcro; e' poichè il califfo Arun-al-Raschid, gliene ha
-mandate le chiavi, le leggende fingon ch'ei l'ha conquistato, donde
-la tela dei fatti e delle gesta di Carlomagno in Oriente; vincitore dei
-Greci, egli dà compimento alla sua grand'opera cristiana domando
-i Saracini. Così nulla di grande s'è fatto senza di lui.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la Spagna fu pur sottomessa da quel potente signore; poichè
-a udir le cronache, egli ha toccato le colonne d'Ercole, vinto il
-popolo moresco di Cordova al par di quel di Palestina e di Bisanzio,
-e i trovatori che cantarono Roncisvalle, non lasciano di pure cantar
-la conquista del resto di Spagna; Carlomagno s'è bagnato nello
-stretto di Gibilterra, in quella guisa che il grande Alfredo toccò col
-suo piede le onde dell'Oceano. La Spagna fu conquistata dopo un
-pellegrinaggio a San Jacopo di Compostella, appunto come la Siria
-fu domata dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste idee si dan mano e dipendon le une dalle altre; per
-tre secoli nulla s'è fatto mai senza Carlomagno; sia che gli antichi
-cristiani discendano dalle Asturie per cacciare i Mori, sia ch'essi riprendan
-l'antica podestà loro sulla Castiglia e l'Alava, tutto avvien
-perchè Carlomagno ne avea già loro dato l'esempio; egli avea
-conquistato quelle terre prima di loro, ed egli avea già preparata
-la predicazione di Cristo in mezzo a Cordova e a Granata. Se i pellegrini
-partono per la crociata in Siria, se ne conquistano le città, se
-Gerusalemme diventa un dominio dei Francesi, ciò avvien perch'egli
-ne aperse la via con un primo pellegrinaggio. Costantinopoli cadde
-in mano dei Latini nel secolo decimoterzo; ma i Baldovini nulla fecero
-che già non fosse stato fatto prima di loro, pur sempre da
-questo gran colosso di Carlomagno; egli abbraccia tutti gli avvenimenti,
-tutti i regni, ed epiloga, a così dire, in sè stesso tutti i re
-fino a Filippo Augusto; egli assorbe con la grandezza sua la generazione.
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-E non abbiam noi veduto ai tempi moderni avvenire lo
-stesso per la grande immagine di Napoleone?
-</p>
-
-<p>
-Ed anche sotto Filippo Augusto medesimo il dominator delle glorie
-è per sempre Carlomagno. Se ci sono corti plenarie, le furon
-congregate da lui; se ci sono corti di giustizia, il vecchio imperatore
-le ha create; i dodici pari<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> son pur essi un'instituzione di
-Carlomagno. Battaglie, grandezze, conquiste, tutto gli è attribuito, e
-le realità di quest'impero sono sì maestose che anche le favole sembrano
-realità! Una non so qual nube si ravvolge intorno a questo
-grand'uomo; quali terre furon da lui governate, qual fu la
-geografia dell'impero suo? Gravissime quistioni queste che la storia
-dee sciogliere.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span></p>
-
-<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII.
-<span class="smaller">GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Unione della Neustria e dell'Austrasia. — Le terre dell'impero. — I ducati
-tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. — L'Aquitania. — La
-Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle frontiere di Spagna. — Appartenenze
-del regno del Longobardi. — Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. — Dalmazia. — Pannonia. — Le
-marche di Bretagna. — Le
-frontiere del Nord. — I Sassoni. — I Frisoni. — I Boemi. — I
-Bavari. — Frontiere dell'impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La
-Grecia. — I Saracini. — Gli Scandinavi.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-800.
-</p>
-
-<p>
-Le relazioni delle croniche sui veri limiti del vasto impero di
-Carlomagno sono piene di oscurità. Le conquiste del glorioso principe
-dei Franchi sono poco men che compiute in sullo scorcio del
-secolo ottavo, e fatto già imperatore, di nulla più accresce il suo
-territorio, ma sol si fa ad ordinar l'acquistato. Il veggiamo bensì
-reprimer le sedizioni, e ristringer le catene ad alcuni ribellanti vassalli,
-ma quanto alle conquiste stabili ed effettive esse hanno un termine
-con l'ottavo secolo, al tempo in cui Carlomagno sta per vestire
-la porpora imperiale. La vita di lui dunque si divide in due parti:
-il periodo della, conquista, nel quale i Franchi traboccano sulle terre
-dei loro vicini, e il periodo dell'ordinamento, in cui il sistema viene
-ad essere regolato dai capitolari. Or prima di dar principio a
-questa seconda parte della storia carolingica parmi utile cercare i
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-limiti del gran tutto effettuato da Carlomagno, e disegnar, per
-così dire, la geografia della conquista<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Una distinzione, innanzi tratto, stabilir dobbiamo in queste investigazioni,
-ed è che tutte queste terre formanti l'impero, non sono
-rette altrimenti secondo un medesimo principio d'amministrazione;
-ci son paesi, ieri patrimonii ereditarii della schiatta franca e carolina,
-ed altri ne furono aggiunti come semplici marche e frontiere;
-poi vengono i paesi tributarii, sotto il governo di duchi obbligati non
-più che alla fede e all'omaggio, e ad alcuni mal certi censi e livelli.
-Quasi dappertutto questi appartengono alla razza nomade, ai popoli
-senza patria stabile che si premono gli uni sugli altri; il suolo,
-nella vita loro in corpo di nazione, non è che accidentale, e' lo
-scorrono senza lasciarvi tracce; le sono torme di pastori che trasportano
-i loro armenti e le loro famiglie alla rinfusa dalle rive del Danubio,
-dell'Elba o del Veser alle più ricche e colte città del Reno.
-Questo modo tennero particolarmente i Sassoni.
-</p>
-
-<p>
-La divisione che formava per consueto le porzioni ereditarie della
-stirpe merovingica, dell'Austrasia, cioè, e della Neustria, vien dileguandosi,
-e sparisce a poco a poco sotto la seconda stirpe, sì che
-dopo morto Carlomanno già entra in uso di dir la Francia, la Germania,
-senz'altre frazioni. Tutta la terra che si stende dalla Loira
-fino al Reno, forma quindi il centro del grande impero che Carlomagno
-sta per ordinare; e s'ei preferisce a sue residenze le antiche
-città del Reno: Colonia, Magonza, Vormazia, Francoforte,
-Aquisgrana, non resta però ch'ei pur non venga ad abitar talvolta
-le foreste di Compiegne, le sue ville dell'Oisa, della Matrona
-e della Senna, rimanendo l'Austrasia pur sempre il paese centrale,
-il cuor dell'impero.
-</p>
-
-<p>
-L'Aquitania, la più antica delle provincie soggette al dominio
-dei Franchi (poichè fu sottomessa fin dal tempo de' Merovei) soggiace
-a una trasformazione prima di confondersi nell'impero<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. Soggetta
-com'era essa ad alcuni duchi ereditarii, non obbligati che a
-fede e tributo, passò indi sotto l'amministrazione dei conti, vale
-a dire sotto il governo amministrativo che regge l'impero: poi,
-più tardi, questa medesima Aquitania, eretta in reame, forma il patrimonio
-d'uno dei figliuoli di Carlomagno, e comprende allora
-tutta l'estension di paese che è tra la Loira e la Garonna, in un
-con le città di Bourges, Limoges e Perigueux; poi ancora, costituita
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-già in reame, abbraccia, nelle sue pertinente, l'antica Settimania,
-la Provenza, e come feudi ad essa inerenti, la Guascogna e la
-marca de' Pirenei fino all'Ebro<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>, che forma il confin meridionale
-dell'impero. Questa marca di Spagna è un paese alpestre,
-una frontiera guardata dai conti, con città munite di torri e di bastite
-romane, quali erano appunto Pamplona, Urgel, Saragozza e
-Tortosa. Nella penisola ispanica l'impero di Carlomagno non s'è
-punto esteso oltre l'Ebro; vero è che alcuni emiri o alcaidi si son
-fatti tributarii fino a Valenza ed a Murcia, e che le croniche riferiscono
-parecchi di questi ultimi esser venuti alle corti plenarie a
-prestar fede ed omaggio; ma fu una sovranità passeggera, e il
-naturale e vero confine dell'impero fu l'Ebro, nè si stese più oltre,
-nè la marca di Spagna, inerente al reame d'Aquitania, trapassò
-quel fiume, che scorre con l'acque sue dai monti della Navarra fino
-al Mediterraneo.
-</p>
-
-<p>
-In quella guisa che la marca di Spagna fu la militar frontiera
-dell'impero a Mezzogiorno e l'antemurale del regno d'Aquitania,
-così la Bretagna fu come la marca o frontiera occidentale della
-Francia<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. Carlomagno stabilì alla foggia dei Romani, alcuni campi
-militari, sotto il governo di conti che signoreggiavano quelle indomite
-popolazioni, antichi avanzi delle popolazioni druidiche.
-L'amministrazione della Bretagna a ben pochi cangiamenti va soggetta
-sotto i Carolingi, e si mantiene quale i re franchi la fondarono;
-la lingua, i costumi fanno dell'Armorica un corpo di nazione
-che vien dai re dominato e governato con una forma militare; e più
-d'una volta avviene che i diplomi, da cui questa provincia è indicata
-sotto il nome di Bretagna, indicano pure i nomi dei conti
-e governatori delle città. Un di questi conti militari avea la preminenza
-su tutti gli altri, e le leggende di Roncisvalle ci dicono che
-Orlando stesso, il gran paladino, nipote di Carlomagno, era governatore
-delle marche di Bretagna.
-</p>
-
-<p>
-Il regno dei Longobardi, pertinenza dell'impero dei Franchi,
-prova pur esso, intorno a questo tempo, una trasformazione, e da
-semplice tributario e vassallo ch'era in origine insieme con Astolfo
-e Desiderio re suoi, diventa una dipendenza assoluta dell'impero.
-Verona, Pavia, Milano, città sue capitali, s'inchinano alla corona di
-ferro in fronte al loro alto signore; poi la conquista accozza, l'un
-dopo l'altro, Benevento, il Friuli, Spoleti, la Puglia e la Calabria,
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-a titolo di feudi dipendenti dalla medesima corona, e le terre
-dei Longobardi diventan di questo modo il reame d'Italia<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. Il
-concetto romano domina per sempre nell'ordinamento di questo
-reame, e Carlomagno non fa che ricostituire l'antico Lazio. Sempre
-di buon accordo coi papi, ei cede loro un vasto dominio affine di
-assicurarsi per sempre la signoria morale sopra l'Italia; ei governa
-fino in fondo alla Calabria; e domato ch'egli ha il popolo dalla
-montagna fino al mare, dalla Puglia fino a Ravenna, lo confonde
-in un regno solo; dell'Adriatico far vuole un golfo sotto il suo
-freno insiem con la Venezia, l'Istria, la Croazia, la Dalmazia, paesi
-abitati da popolazioni erranti che si sottraggono al giogo dei Greci,
-per passar sotto la spada dei Franchi, ed eccettuata la nascente Venezia,
-poche son le città e le ricche colonie che avanzarono dell'imperio
-romano: ma monti e solitudini profonde formano tutta la
-ricchezza di quelle regioni di selvatico aspetto, chè Attila conquistatore
-le ha attraversate. Così sur un punto dell'Adriatico, la
-Calabria e la Puglia: sull'altro, la Dalmazia, e come antemurale la
-Corsica, ch'era per l'Italia quel che le Isole Baleari per la Spagna.
-Tale si è la geografia dell'impero di Carlomagno, il quale architetta
-oramai l'opera sua nell'ampia misura degli imperatori d'occidente.
-</p>
-
-<p>
-Per congiunger l'Italia con la Germania, Carlomagno ha sottomessi
-i Bavari che abitano fra il Danubio e l'Issel fino alle montagne
-dei Tirolo, sulle frontiere degli Alemanni<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. Dopo il giudizio
-e l'infamia del duca Tassillone i Bavari si sono assoggettati ad
-intera ubbidienza; la Pannonia è conquistata fino ai monti Carpazii;
-la dominazione dei Franchi si stende sulle foreste bagnate dal
-Raab, e sui monti che veggon la sorgente della Vistola; l'Oder
-forma a settentrione il limite delle conquiste; le guerre contro i
-Boemi e gli Schiavoni dieron per frutto Ratisbona e Praga fino alla
-Varta, e poichè quei popoli sono erranti, Carlomagno non li dà
-a governare a' suoi conti, nè li sottopone altrimenti al reggimento
-dell'amministrazione sua regolata, ma per essi usa tuttavia il sistema
-dei tributi e dell'omaggio, il che pure avvolge in qualche
-confusione i limiti reali dell'impero suo. Ei doma piuttosto le orde
-che le terre, le popolazioni piuttosto che i monti ed i fiumi ch'esse
-scorrono, e su quegli estremi confini, ch'ei non può sempre serbare,
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-altro non esige che l'omaggio e i tributi, segni del vassallaggio.
-Le nazioni slave della Boemia e della Pannonia, i Dalmati e i
-Croati stanno dunque all'ultima frontiera a simiglianza di quei Barbari
-che attorniavan l'imperio romano, o minacciavan Bisanzio;
-solo che Carlomagno ha man sì poderosa da reprimere i loro conati,
-e li trattiene e doma, intantochè gl'imperatori greci si lasciano
-imporre la legge, e comprano la pace con tributi d'oro, di seta
-e di gemme.
-</p>
-
-<p>
-All'estremità settentrionale il termine dell'impero di Carlomagno
-esser doveva, sì come pare, il ducato di Schleswick e il Baltico fino
-all'Oder, terre in cui viveano i Sassoni Osfalii e Nortalbini, quasi
-al tutto domati, nel tempo in cui l'impero d'occidente si viene aggruppando
-su larghe proporzioni. I diplomi additano resistenza di
-conti e marchesi, governatori delle marche e frontiere fino alla Frisia
-orientale, dove quelle spiagge dell'Oceano, sbattute dalla tempesta,
-aveano conservato qualcosa di selvaggio come le dune della Bretagna.
-In su quelli scogli vivea un'ardita popolazione di pirati, che
-corseggiavano i mari lontani, e le barche dei Frisoni spargevano
-per ogni dove funesti terrori<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>; onde difficilmente esercitavasi la
-regolata amministrazion dell'impero su quelle terre mal note e su
-popoli che abitavano inaccessibili dimore, genti libere, le quali, non
-che il giogo d'alcuna umana potenza, non riconosceano pur quello
-dell'oceano e de' suoi flutti. Quando un popolo è fermo sur un
-territorio, non v'è cosa più facile del determinare i confini di uno
-stato e l'indole del suo governo; ma con quelle erranti torme che
-si tramutavan continuo da un luogo all'altro, non è possibile di
-segnar con esattezza le frontiere del grand'impero; le quali non
-venivano a quei tempi altrimenti tirate con la cordella degli ingegneri,
-nè tampoco assegnate da vicendevoli trattati. Alcune torri difendeano
-le marche; il conte o governatore stanziavasi, a guisa dei
-Romani, in questa o quella città principale, e alcuni leudi coi loro
-armati ponevansi sotto alle tende, o nei forti eretti a difendere il
-fiume o il monte che separava una gente dall'altra. Le continue
-correrie allargavano gli stati del vittorioso conquistatore, e le tocche
-sconfitte all'incontro li riducevan fra limiti più stretti di prima.
-Tu detto avresti che il suolo scuotevasi e ondeggiava, come per
-continuo tremuoto, sì spesso mutava di padroni e di dominatori!
-Carlomagno fu il primo che mostrò curarsi di impor qualche regolata
-misura a' suoi Stati. Quand'egli ebbe a fondar l'impero,
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-le sue possessioni si stendevano da mezzogiorno a settentrione, dall'Ebro
-fino al Baltico, sopra uno spazio di quattordici gradi, e da
-levante a ponente le frontiere sue si allargavano dall'Oceano bretone
-fino alla Pannonia ed ai monti Carpazii, per una estensione
-di circa venticinque gradi; da ultimo, a misurare orizzontalmente
-l'impero suo dalla Schelda fino alla Calabria, comprendeva esso ben
-diciassette gradi<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. Di questo modo Carlomagno, superate altissime
-montagne e grandi fiumane, trovossi esser padrone d'un impero
-quasi vasto altrettanto quanto quel dei Romani in Occidente, se
-tu ne cavi la Gran Bretagna, soggetta a quei giorni all'ettarchia
-sassone, però che il dominio suo stendevasi sull'Italia, sulla Francia
-d'oggidì, sur una parte della Spagna, su tutta l'Alemagna, la
-Baviera, la Sassonia, l'Illirio, l'Austria, la Prussia, ed a settentrione
-l'Olanda e la Belgica, il che tutto comprende ai dì nostri una popolazione
-d'ottanta milioni d'abitanti, numero a cui certo non
-sommava nel secolo ottavo, ma pur le terre son quelle stesse, nè i
-confini sono punto mutati.
-</p>
-
-<p>
-Eginardo, segretario di Carlomagno, ci ha tramandata la descrizione
-del vastissimo impero del suo signore in queste parole:
-«Il regno dei Franchi (così egli), quale fu a lui trasmesso da Pipino,
-era certo anche innanzi ampio e forte, ma egli ebbe quasi a
-raddoppiarlo, tanto l'ampliò con le nobili conquiste sue. Esso in
-effetto non comprendeva prima di lui che la parte della Gallia
-situata fra il Reno, l'Oceano, la Loira e il mar balearico, la porzion
-della Germania abitata dai Franchi, confinata dalla Sassonia, dal
-Danubio, dal Reno e dalla Sala, che divide i Turingi dai Soravi, il
-paese degli Alemanni e la Baviera. Carlo aggiunse a tutto questo,
-con le memorabili sue guerre, prima l'Aquitania, la Guascogna, l'intiera
-catena de' Pirenei, e tutte le contrade fino all'Ebro, che
-nasce nella Navarra, bagna le più fertili pianure della Spagna, e
-gittasi nel mar balearico sotto le mura di Tortosa; poi, tutta la
-parte dell'Italia che dalla valle di Aosta fino alla Calabria inferiore,
-frontiera dei Greci e Beneventani, si stende sopra un'ampiezza di
-oltre a un milione di passi; poi ancora la Sassonia, ragguardevol
-parte della Germania, la quale, tenuta pel doppio, in larghezza,
-della parte di questa regione abitata dai Franchi, stimasi pari in
-lunghezza; più le due Pannonie, la Dacia situata sulla riva opposta
-del Danubio, l'Istria, la Croazia e la Dalmazia, salvo le città
-marittime, di cui lasciar gli piacque il possesso all'imperator di
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-Costantinopoli, per la lega e amistà che era fra loro; finalmente tutte
-le barbare e fiere nazioni che occupano la parte della Germania
-compresa fra il Reno, la Vistola, il Danubio e l'Oceano; le quali,
-comechè parlassero press'a poco la medesima lingua, molto differivan
-tra loro negli usi e nei costumi, e furon da lui sì al tutto
-debellate che le ridusse a pagargli tributo. Le principali di queste
-nazioni erano i Veletavi, i Soravi, gli Obotriti ed i Boemi, con le
-quali gli fu forza venire alle mani; laddove accettò la sommessione
-delle altre, più numerose ancora<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>».
-</p>
-
-<p>
-D'ora innanzi il nuovo impero non si troverà a fronte più o in
-comunicazione se non coi Greci, coi Saraceni e gli Scandinavi. I
-Greci confinano con le terre del suo dominio per parecchie parti,
-che sono la Dalmazia, la Sicilia e la Puglia; e di mano in mano
-che i Franchi indietreggiano verso il Danubio, e' s'accostano ai
-Bisantini ed ai Barbari da cui sono accerchiati i Saracini; onde,
-per via dell'Ebro, il nuovo impero trovasi a fronte della civiltà
-araba, e dei regni moreschi di Valenza, di Murcia, di Cordova e
-di Siviglia. I Greci e i Saracini non son più da temere, finito è
-per gli Arabi il tempo delle conquiste, nè più irrompono come
-torrente, chè una forza maggiore gli ha frenati. Dopo la battaglia
-di Poitiers la potenza dei Mori vien meno, e forza non ha per impedire
-all'ordinamento carolingico e all'istituzione dell'impero di
-Occidente di progredire e stabilirsi, nè gli emiri stessi più nulla
-valgono ad attraversarsi al nuovo impulso dato alla nazion francese
-dalla man poderosa di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-I Greci son ridotti a maggior impotenza ancora. E come potrebbon
-essi contrastar con la vigorosa e fresca instituzione dell'impero
-d'Occidente? Come resistere a questo ferreo colosso d'imperatore?
-A Bisanzio, l'astuzia, la destrezza, gli avanzi meravigliosi d'una
-gran civiltà; nelle corti plenarie di Carlomagno la forza prepotente
-e il rigoglio di tutte le posse esercitate dall'uso della guerra,
-dalla robustezza del corpo e dalla volontà. L'opera di Carlomagno
-non sarà quindi minacciata dai Greci nè dai Saraceni, chè gli
-uni, a malincuore sì, ma pure il riconoscono e soffrono perchè
-non vi ha modo a combatterlo, intantochè gli altri cercano di trattar
-con questo nuovo potentato che il fatalismo ad essi impone:
-<i>perchè Dio è grande e Maometto è il suo profeta.</i>
-</p>
-
-<p>
-L'instituzione adunque del grande impero franco non è minacciata
-più se non dai Barbari al settentrione ed al mezzo dell'Europa;
-terribile sarà la riazione degli Scandinavi sotto l'impero di
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-Lodovico il Pio e di Carlo il Calvo; i discendenti dei Sassoni e dei
-Danesi, verranno a ricattarsi delle conquiste franche; Carlomagno
-s'è mostrato sull'Elba e sul Baltico, e cinquant'anni appresso gli
-Scandinavi verranno a mostrarsi sulla Senna e sulla Loira; mentre,
-al mezzo, le razze tartare e slave, cacciate a punta di spada fino
-alle lande della Sarmazia, impugnata pur essi la spada, verranno
-sotto il nome di Ungheri a disertar le più belle terre della Borgogna,
-dell'Austrasia ed anche della Neustria. Al par di tutte l'opere
-immani della conquista, l'impero di Carlomagno era mal connesso,
-mal congegnato, e necessariamente richiedea la man gagliarda, la
-mente suprema, il genio in somma del gran monarca che sta per
-esser salutato col titolo d'imperator d'Occidente nella basilica di
-Roma. E dopo lui tutto dee cader in ruine!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span></p>
-
-<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV.
-<span class="smaller">L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca loro. — Le discendenze
-o lignaggi. — Primissime canzoni eroiche. — Addizioni. — Incremento dei romanzi
-di cavalleria. — Le canzoni dei pari o baroni di Francia. — Originalità
-nazionale delle canzoni eroiche. — Tradizione intorno a <i>Guglielmo Corto naso</i>. — <i>La
-fanciullezza di Viviano</i>. — I <i>Loreni</i>. — I pari di Carlomagno. — L'ultima
-delle canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica sulla storia.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-DALL'VIII AL XIII SECOLO.
-</p>
-
-<p>
-Le canzoni eroiche dell'epopea carolingica tutte si riferiscono alle
-vittorie ed alle conquiste di Carlomagno, e ad altro non intendono
-che a celebrare ed esaltar lui solo, senza che niuno di quei poeti
-si dia cura di descrivere l'andamento delle instituzioni, o pensi tampoco
-al progresso delle leggi o alla formazione degli imperi. In quel
-tempo di guerre e battaglie un principe non mostrava la sua grandezza
-se non per le forti spadacciate che dar sapesse, ond'è che i
-poemi di cavalleria relativi a Carlomagno sono tutti consacrati intieramente
-alla vita attiva e bellicosa di lui. Il perchè ci sembra cosa
-essenziale collocarli nella parte di quest'opera dedicata al periodo
-della conquista.
-</p>
-
-<p>
-Chi tratto dall'amore dei tempi poetici del medio evo entra nelle
-lunghe gallerie dei manoscritti della Biblioteca reale, vede, su quelle
-ampie scansie fregiate di ricchi dipinti, antichi volumi <i>in folio</i>,
-quasi tutti coperti di <i>testi</i> o legature a marocchino rosso, in cui
-si vedono le arme di Francia coi tre gigli d'oro accanto a quelle
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-di Colbert, con la vipera aggruppata; o anche vede manoscritti
-guerniti di velluto sopra il legno, che recano talvolta i fiordalisi
-di Francia a ribocco, o i tre leopardi d'Inghilterra, o la banda
-rossa di Lorena coi tre alerioni d'argento; o ben anco la luna e
-la mezzaluna su fondo nero, di Diana di Poitiers. Se tu apri
-quei ricchi volumi, ci trovi spesso, così alla rinfusa, canzoni eroiche,
-e leggende, e croniche in versi o in prosa, che poi la pazienza
-degli eruditi cerne e riconosce con sudato lavoro. Colà entro in
-quei manoscritti a due colonne sono stipate masse di quindici o
-venti migliaia di versi, tutti di caratteri del decimoquarto e decimoquinto
-secolo, abbastanza bene tratteggiati e con le abbreviature e
-i segni di quell'età. Alcuni hanno lettere squisitamente ornate di
-rami d'alberi intrecciati o di fiori vermigli, e sopravi augelli, il
-falco dal lungo becco, lo sparviero della castellana o il timido augellino
-che si nasconde nel nido. Molti di così fatti libri hanno miniature
-e rappresentazioni che si riferiscono al secolo decimoquarto:
-qua tornei con aguzze spade, e padiglioni coperti d'arme gentilizie
-ed imprese, da cui pendono i gonfaloni e le insegne delle grandi
-case di Francia; colà un varletto o paggio inginocchiato, che presenta
-un messaggio al suo signore; più lontano una castellana in
-groppa della bianca sua chinea, vestita d'una lunga roba di colore
-azzurro e col capo cinto d'un di quegli alti berretti alla foggia
-di Normandia e di Caux; a tergo un monaco con la tonaca di bigello
-di San Benedetto o un santo eremita nella sua capanna; poi
-assedii e battaglie ove si vede rosseggiar il sangue come se fosse
-versato ieri. Alcune di tali miniature son d'oro, altre di carmino,
-e ci si vede il gran Carlo con la lunga sua barba, il suo scettro
-in mano, e col suo diadema in fronte sormontato dalla croce; gli
-stanno intorno i paladini ed i pari, congregati a corte plenaria per
-muovere contro i Saraceni, o per difendere il papa nostro santo
-padre; in un luogo egli sta pellegrinando per Gerusalemme, in un
-altro ei se ne va a conquistare la Spagna contro il re Marsilio.
-</p>
-
-<p>
-Questi ricchi manoscritti, che formano il vanto degli antiquari,
-comprendono le grandi epopee carolingiche, col nome quasi sempre
-dell'autore, il quale esser suole un trovatore o cantor di gaia
-scienza, come sono: Lamberto il Corto, Pietro di Santafiore, Giovanni
-Bodel, Guglielmo di Bapaume; o qualche cherico di Troyes,
-un trovator delle Corti d'Amore di Normandia o d'Inghilterra,
-Benedetto di San Mauro, esempigrazia, o Roberto Wace. Questi
-canti eroici recano quasi tutti titoli appetitivi:<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a> Il <i>romanzo di Lancillotto</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-o di <i>Girone il Cortese</i>; la <i>canzone di Guiteclino di Sansognia</i>;
-le imprese di <i>Guglielmo Corto Naso, Fiora</i> e <i>Biancofiore</i>
-e altri siffatti, tutti componimenti poetici che si riferiscono,
-qual più qual meno, ai tempi della cavalleria.
-</p>
-
-<p>
-E qual secolo nascer vide questo grande ammasso di monumenti
-dell'antica età? Venner eglino tutti spontaneamente e d'un sol
-tratto, o per una lenta e progressiva formazione, al pari d'ogni
-altra cosa prodotta in quel tempo? L'arte bisantina e longobarda
-si trasformò, nel secolo duodecimo, nelle cattedrali frastagliate,
-e così le prime <i>canzoni eroiche</i>, recitate dai Franchi nelle antiche
-foreste, divenner solo a poco a poco e progressivamente que' bei
-poemi di cavalleria che formavano il passatempo delle corti sotto
-i regni di San Luigi e di Filippo il Bello, il che val quanto dire,
-che quei poemi non appartenevano altrimenti, per sè stessi, all'età
-carolingia, non più che le cattedrali a sesto acuto appartenessero
-all'arte longobarda o bisantina.
-</p>
-
-<p>
-E tuttavia non è da dubitar che gli Austrasii, seguaci di Carlomagno,
-non avessero lor canti e grida di guerra, e ricordi
-di vittorie o di sconfitte; le cronache antiche ci hanno conservato
-alcuni informi versi d'una canzone che i soldati cantavano
-nei campi di battaglia sotto Lodovico il Germanico, ed Eginardo
-e il Monaco di San Gallo fanno menzion di poemi in barbarico
-idioma de' quali faceva diletto suo Carlomagno. E non era questa,
-d'altra parte, l'usanza delle nazioni boreali? E la poesia
-degli scaldi non era forse giunta sino in Germania, dove ancor duravano
-i canti nazionali antichi? Al decimo secolo recitavasi la canzone
-di Roncisvalle e la leggenda di Guglielmo Corto Naso, in
-lingua volgare d'<i>oil</i> o di <i>oc</i>, che le grandi spedizioni e le lunghe
-guerre dan sempre origine a qualche canto poetico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così l'età primitiva di Carlomagno non ebbe in fatto se non
-queste canzoni guerriere, e non punto poemi, chè ancor non sono se
-non tradizioni che si vengono perpetuando: il gran nome del sovrano
-signore non passa d'età in età, e quando già i Carolingi
-sono caduti, quando già regna un nuovo lignaggio, al tempo o in
-quel torno, di Filippo Augusto, questi poemi sono ricomposti per
-frammenti o discendenze. Tornato è il tempo delle grandi imprese,
-Filippo Augusto incomincia a distrigare la matassa feudale, a quel
-modo che Enrico II viene a suo tempo a ingentilir le corti plenarie
-degli Anglonormanni, e allora la generazion dei trovatori raccoglie
-le tradizioni, i canti antichi, e gli abbellisce e ricama in quella
-forma che la regina Matilde, chiusa le lunghe sere nel suo castello,
-tessea di mille colori le imprese di Guglielmo il Bastardo. Questi
-tre secoli, che abbracciano il periodo da Carlomagno a Filippo Augusto,
-son fecondissimi; poichè certamente il tempo che creò
-l'organo per la musica, le cattedrali per l'architettura, sì gran
-copia di canzoni eroiche per la poesia, non era povero d'ingegno
-nè d'immaginazione.
-</p>
-
-<p>
-I maggiori poemi intorno a Carlomagno, quali ora ci durano con
-loro discendenze e lignaggi, non furono scritti se non dopo le crociate,
-che sì grande impulso diedero alla cristianità quando Goffredo di
-Buglione andò a piantar i suoi vessilli appiè di Gerusalemme. Non è
-punto maraviglia che in quell'età, sì piena essa medesima di prodigi,
-tornasse a quelli di Carlomagno: le cronache d'altro non risonavano
-che del suo nome; la sua imagine era in tutte le corti plenarie,
-egli avea dietro a sè lasciata quella lunga traccia di gloria,
-che una strepitosa fama lascia sempre dopo di sè; l'imagine del
-grande imperatore era per tutto; e le canzoni eroiche, in prima recitate
-solo da qualche cantore, divennero grossi volumi che leggevansi
-nelle corti bandite in presenza delle dame e dei varletti<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Questi poemi di cavalleria si dividono in più epoche, nè io adoprerò
-pei tempi antichi la prosuntuosa parola di <i>cicli</i>. Che mai
-direbbono i cantori di gaia scienza, se alzando il capo dal sepolcro,
-vedesser l'opere loro incastrate nelle inflessibili cerchie della scuola,
-essi che recitavano i bei fatti e le imprese con la viola o la ghironda
-tra mano, come il fedel Biondello di Riccardo I.... Che
-direbbon essi di quelle invariabili misure, tra cui chiuder si vogliono
-le semplici e cicalatrici lor poesie. Certo, quand'essi riceveano dalla
-mano dei baroni la pelliccia di fine armellino, o il mantelletto, o
-il tôcco ornato con piume di falco, quei semplici cantori di prodezze
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-non credeano che un giorno verrebbon tenuti in conto di tutt'altri
-che nobili trovatori, chiamati dal barone e dal cavaliero a <i>vegghiare</i>
-nella sala del convito. I modesti nostri antecessori nella scienza dell'erudizione,
-i Lacurni Sainte-Palaye, nobili gemelli, che passaron
-la vita loro a studiar gli antichi costumi della patria, simboli
-dell'anima loro schietta ed affettuosa; il marchese di Paulmy, quel
-gran ricoglitore di biblioteche, il marchese di La Valliere che avea
-tutta mossa la polvere dei manoscritti; e il grande d'Aussy, e la
-Revelliere, e Freret, e Ginguené, con le loro filosofiche opinioni,
-ben maggior lume gittarono sull'antica epopea francese, già rivelataci
-dal Pasquier e dal Fauchet, che non tutti i nomenclatori dei sistemi
-e dei cicli, i quali spesso anche non han pur letto le opere
-dei tempi de' quali magistralmente ragionano. Nè a te, immenso
-Ducange, nell'ammirabil tuo <i>Glossario</i>; nè a voi, pazienti Benedettini,
-nelle vostre prefazioni alla <i>Storia letteraria di Francia</i>, nè
-a voi tampoco, modesti giovani, che sedete nella Biblioteca reale, copiando
-ad uno ad uno i versi di quelle grandi epoche, certo è mai
-passato pel capo di ordinar per <i>cicli</i> questi semplici trovatori dei
-tempi mezzani, amici vostri e confidenti, che vi accompagnano
-nelle notturne vostre vigilie!
-</p>
-
-<p>
-L'epopea carolingia non appartien tutta alla stessa epoca, nè alle
-stesse idee; tre soggetti formavano il consueto racconto de' canti
-poetici, le canzoni dei pari o baroni di Francia, i romanzi della
-Tavola Ritonda, e perchè facea d'uopo mescolarvi per sempre l'antico,
-si contavano ancora le storie di Troia, di Roma e d'Alessandro il
-Grande. Ciascuna delle canzoni eroiche traeva l'origine sua da qualche
-personaggio, i poemi intorno ai baroni di Francia si riferivan
-tutti a Carlomagno, ed erano a fior d'evidenza, l'espression delle
-diverse nazioni. <i>Girardo di Rossiglione</i>, all'incontro e <i>Guglielmo
-Corto Naso</i> erano epopee provenzali; i <i>Loreni</i> appartengono al
-Nord, e i romanzi della <i>Tavola Ritonda</i> all'Inghilterra ed alla
-Bretagna. Tutti narrano le grandi avventure e prodezze cavalleresche
-di Orlando, di Rinaldo e d'Uggiero il Danese, che fece tanti
-prodigi.
-</p>
-
-<p>
-Una grande quistione fu posta in campo: i trovatori del mezzodì
-precedettero essi i trovieri del nord nell'epica narrazione dei patrii
-avvenimenti? V'ebb'egli qualche influenza della letteratura orientale
-per mezzo delle crociate sui romanzi della cavalleria che si riferiscono
-a Carlomagno? Le son quistioni di parole, inutili per lo
-meno, a parer mio, perchè indissolubili; ognuno in questa sorta
-di guerre d'erudizione, si tiene il suo sistema, le sue preoccupazioni
-succhiate insiem co' suoi studi: questi, nato sul suolo della Provenza,
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-sostiene appassionatamente che ogni cosa vien da' trovatori, che
-nulla s'è fatto da altri se non da loro, che in ogni luogo son le
-orme della vivace e splendida loro immaginazione, che essi soli andavan
-con l'arpa tra mano di castello in castello, essi soli possedevano
-la scienza gaia; mentre quegli che nacque nell'antica Normandia,
-all'ombra della vetusta cattedrale di Caen o di Rouen,
-sosterrà che tutto si dee alla letteratura anglonormanna; che la corte
-aggentilita di Enrico II diede l'impulso, che le più ridenti ispirazioni
-dei trovieri e dei trovatori nacquero fra le nebbie del Tamigi<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ed a qual pro queste contese di preminenza? Per qual ragione
-ogni popolo non avrà conservato la sua propria indole, ed ogni
-poesia la propria originalità sua! che bisogno v'ha dell'effetto
-d'una fantasia sull'altra? qual rassomiglianza ci ha egli fra i trovieri
-di Piccardia, gli Anglonormanni, i Sassoni e i trovatori della
-Linguadoca e della Provenza? Ogni nazione ha le sue poetiche
-tradizioni; gli scaldi cantavano l'Edda e l'Olimpo mitologico di
-Odino; i Sassoni e gli Alemanni recitavano i loro canti nazionali, i
-Nibelunghi della patria, e i Provenzali aveano i loro poeti a quel
-modo che i Normanni i loro trovieri. Quanto all'influenza orientale
-dove trovare al secolo decimo e all'undecimo, in Siria e nella Spagna
-medesima, que' fiori d'immaginazione, quelle arabe novelle, dove
-in palagi di cristallo si veggono il visire Yafar ed Arun-Al-Rascid,
-parti poetici nati in tempi assai posteriori?<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> A legger le croniche
-arabe del secolo decimo, ed anche le relazioni orientali intorno alle
-crociate, null'altro ci troviamo che una tal quale aridezza di forme,
-e un modo di narrar sì misero e spolpato come nelle più povere
-cronache dei monasteri di Francia. Or che avrebbero potuto levar
-da tali monumenti i trovieri ed i trovatori? Dov'è questa vantata
-fantasia orientale? In tutte le opere d'arte ci sono forme consimili,
-e una consonanza che vien di più alto, un tipo comune, ma conchiuder
-da questo, che la letteratura sanscrita e l'araba ha influito nei
-poemi di cavalleria, e prescriver così una genealogia all'immaginazione,
-è grossissimo errore<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-</p>
-
-<p>
-E per qual ragione lo spirito francese non avrebb'egli potuto, per
-impulso del genio nazionale, crear da sè solo questi grandi poemi
-che rimaser come testimoni dei costumi di un tempo? Siam noi
-forse una nazione che viva d'accatto? le nostre magnifiche cattedrali
-non sono forse opera nostra? E queste leggende di marmo, significanze
-delle leggende scritte, non lascian forse inferire una immaginazione
-vivace, profonda, sì da potere spontaneamente produr le
-opere della poesia carolingica? E perchè insieme con le compagnie
-de' muratori che innalzarono quegli egregi lavori di marmo, esser non
-vi poterono eziandio compagnie di poeti a celebrare i fatti gloriosi
-della patria? Tutte le cose, in una civiltà, si pongon fra loro in armonia,
-ed al tempo che l'organo mormorava nelle cattedrali, e il
-canto fermo risonar faceva i solenni inni di morte, ben esser ci
-potevan poeti sì ricchi di fantasia lor propria da celebrar le prodezze
-di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Una tra le più antiche creazioni della scuola romanzesca evidentemente
-appartiene al Mezzogiorno, ed è il poema o la canzone
-eroica di <i>Guglielmo Corto Naso</i><a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. Guglielmo dal corto naso, o
-d'Orange, è fra gli eroi uno di quelli che i poeti della gaia scienza
-più celebrarono; come la vita sua meritava. Egli era contemporaneo
-di Carlomagno, e forse ch'ei fu quel medesimo Guglielmo d'Aquitania,
-che sotto Carlo Martello, assalì gagliardamente l'esercito dei
-Saracini; ed infatti la presente canzone lo addita come il flagello degl'Infedeli;
-egli è santo insieme e prode paladino, e abbiamo intorno
-a lui una lunga leggenda, però che la pietà al tempo della
-cavalleria aveva pur essa le sue epopee, ed accanto alla storia romanzesca
-veniva la divota leggenda, che raccontava le religiose maraviglie
-e i miracoli degli epici eroi; e l'uomo celebre trovavasi
-sempre così tra due grandezze, quella del cielo e della terra. Varie
-discendenze ci sono di questo romanzo di Guglielmo Corto Naso,
-che conducono da Carlo Martello fino a Lodovico il Pio, creato re
-d'Aquitania, che la generazion dei trovieri non lasciava così un pio
-paladino senza mescolar la sua vita in tutti gli avvenimenti di
-qualche rilievo onde scosse erano le immaginazioni. Ognuno famigliarizzavasi
-con la storia di quei nobili personaggi: le donne, i cavalieri,
-che ascoltavan queste canzoni, volevano innanzi tratto sapere
-la prima età di colui che aveva lasciato sì alto grido di sè, donde
-la <i>Fanciullezza</i> di Carlomagno, d'Orlando, d'Uggero il danese; poi
-veniva l'età più operosa della vita, venivano i combattimenti, le
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-gesta degli affettatori di giganti, i pellegrinaggi armati, e per ultimo
-dopo la vita focosa, il pentimento, e, come allora dicevano, il
-<i>monacato</i> (moinage).
-</p>
-
-<p>
-Tutti questi racconti legavansi l'un dopo l'altro, e il capriccio del
-cantore li veniva con incessante volubilità disvariando. Quanti non
-furono i poemi su Guglielmo Corto Naso da Girardo di Rossiglione
-fino alla <i>Fanciullezza di Viviano</i>, una delle più graziose fra l'eroiche
-canzoni! Ed a che ripetere a voi la fanciullezza di un eroe,
-a voi, generazione tutta intesa a materiali interessi, e sì aliena dalle
-semplici impressioni di quel tempo? Trattasi pur sempre della trista
-e fatal rotta di Roncisvalle, che gravò per sì lunghi anni sul cuor
-dei Francesi<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. «Guerino, fatto prigione, si vede intimata la morte
-fra' tormenti se non dà il proprio figlio in ostaggio, ond'egli
-manda una scritta a' suoi baroni, i quali si stringono a consiglio
-per deliberare se sia da mandar Viviano fanciullo, il figliuolo del
-prigioniero Guerino. Guglielmo Corto Naso è d'avviso che Viviano
-si sagrifichi per salvare il padre suo, chè non v'è albero dell'orto
-il quale prestar non debba l'ombra sua al suo padrone: ecco dunque
-il fanciullo che va a trovar la madre sua tutta in lagrime: pietosissimo
-abboccamento! — Vanne, Viviano, gli dice la madre, io
-spiccherò de' tuoi capegli e della carne delle tue unghie e delle
-dita, più bianca che ermellino, e mi porrò ogni cosa come ricordo
-attorno la persona. — Nè questa nobil madre si fa punto a stôr Viviano
-dal pietoso dover suo, chè troppo a cuore gli sta la liberazione
-del diletto suo sposo. Viviano, armato cavaliere da Guglielmo Corto
-Naso, il miglior uomo nato da donna, giura di non mai fuggire dinanzi
-ai Saraceni come farebbe un vile e malnato cavaliere. — Tremendo
-voto! gli dice Guglielmo, e tuttavia questo Guglielmo non è forse il più
-impetuoso dei cavalieri? Talvolta, soggiunge indi, la fuga è buona
-quando è a conservare la propria persona. — Partesi Viviano dopo
-aver ripetuto il suo voto di cavaliero, e lo compie bravamente, però
-ch'egli manda a Guglielmo Corto Naso una barca, in cui stanno più di
-cinquecento Saracini, quali con le braccia, quali con le gambe, quali
-coi nasi tronchi dal fendente della poderosa sua spada. I Saracini
-vogliono vendicarsi, e vengono senza numero appiè della città d'Arlephaus
-o di Arli, e assediano il luogo dove riposan le ossa cristiane.
-Viviano si precipita su loro, ma che può un solo contro cento, contro
-mille? Egli sta per soccombere, e già presso a morire richiama
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-le memorie, della sua giovinezza, il suo zio Guglielmo e la nobil sua
-dama Gibora, che lo nutrì al suo seno. La mischia divien sì folta
-che più non si conoscon fra loro. Viviano è alle mani con Ordovano,
-uno dei re saracini, e scampato per un miracolo, ripara nell'antico
-castello a sopraccapo della città, ed ha il tempo di fare
-avvisato Guglielmo d'Orange.
-</p>
-
-<p>
-«Or ecco il messo entrar nell'antica città dei conti d'Orange, ove si
-veggono officine in esercizio per ogni parte; chi fa scudi o maglie
-d'acciaio, e chi selle e chi staffe. Il messaggero trova Guglielmo che
-giuoca agli scacchi, e n'ha promessa di pronto soccorso. Ahi che
-Viviano n'ha troppo bisogno! S'ode da lungi il suono del suo
-corno: già perde a fiumi il sangue, e il nobil cavaliero si muore.
-Mentre se gli fanno i funerali, i Saracini assaltano Guglielmo d'Orange,
-sì che il prod'uomo è pur costretto a fuggire sul suo buon
-cavallo Bucento, col corpo del giovin Viviano, freddo morto. Obbligato
-a lasciare indietro il prezioso suo carico, egli scappa e
-scappa fin dentro ad Orange, la sua città, dov'ei trovasi tosto assediato».
-Un'altra discendenza del gran poema segue Guglielmo fino
-alla tomba, essendochè, come dissi, l'epopea non era compiuta, se
-non quando la schiatta era spenta. Di questo modo e cantori e
-trovieri si appigliavano ad una sola vita, la presentavan sotto tutti
-gli aspetti dall'infanzia fino alla morte, e cavalieri e castellane abituavansi
-a tutte queste memorie e a questi nomi propri d'eroi. Era
-la cronaca delle grandi schiatte, il patrimonio glorioso di questo o
-quel castello; sapevasi com'erano nati Orlando, Rinaldo, Uggero il
-Danese; si tenea dietro ai degni figli loro, e nipoti, e cugini; vivean
-della loro vita, famigliarizzavansi con le loro imprese, ed ognuno vi
-cercava la sua genealogia, la sua origine, la sua discendenza e gli
-esempi suoi. Un prode castellano avrebbe descritte, come se le avesse
-avute dinanzi agli occhi, le arme dei paladini del gran Carlo, e i
-bisanti d'oro su fondo rosso del duca Namo o del traditore Ganalon
-di Maganza.
-</p>
-
-<p>
-Guglielmo dal corto naso è una tradizione meridionale, a simiglianza
-del romanzo o della leggenda di <i>Filomena</i> e della <i>cronica</i>
-di Turpino, di origine supremamente spagnuola. Turpino non iscrisse
-alla fin fine se non una leggenda, nè il suo racconto è altro più
-che la semplice tela d'un pellegrinaggio a Sant'Iacopo di Compostella,
-e non mica una di quelle grandi pitture delle prodezze cavalleresche:
-egli è, posto a paragon delle maggiori canzoni eroiche, quel
-che la leggenda di Guglielmo Corto Naso esser può a paragon dei
-romanzi che furono scritti sul prode conte d'Orange. I pellegrinaggi
-avevano a quei tempi vivissima efficacia sull'immaginazione altrui,
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-e masse intiere di gente si moveano per correre ad un sepolcro, e
-questo spesso risveglia i vivi, e l'entusiasmo circonda le memorie di
-tutti coloro che consegnano un gran nome alla tomba.
-</p>
-
-<p>
-Ed oltre questa fervente pietà, altri motivi ancora ci avea che rendevan
-più frequenti e rinomati i pellegrinaggi. All'udirsi esaltare
-i miracoli d'un'arca santa, d'un pio monumento, tutti vi accorrevano,
-come se a versar gli affetti del cuore fosse proprio bisogno di
-andar in terre lontane; i pellegrini vi recavano le loro offerte d'oro,
-d'argento e di zaffiri. Il più ricco di questi sepolcri era quello di
-sant'Iacopo di Compostella, e niuno veniva a visitarlo senz'accrescer
-di qualche cosa la dovizia de' suoi tesori. Questi devoti pellegrinaggi
-servivano altresì di pretesto alle grandi imprese militari, e
-quando Carlomagno meditava qualche spedizione, facea prima un
-pellegrinaggio a questo o quel santo sepolcro. Ivi, protetto dalle immunità
-dei pellegrini, niuno poteva toccarlo; esaminava quindi sicuramente
-i luoghi, le vie romane ancora intatte, le posate, le forze
-che oppor potevansi ad una prossima irruzione, confidandosi pur
-così di conoscere più esattamente la geografia dei siti, onde poi aggregarli
-a' suoi dominii. I pellegrini erano come grandi viaggiatori
-che vanno a scoprir nuove terre; parecchi aveano già esplorato il
-monte di Giove e il monte Cenisio prima di tentare il passo alle
-guerre di Lombardia, e il pellegrinaggio dell'imperatore a Sant'Iacopo
-di Compostella fu senza più un pretesto per saper la cima dei
-Pirenei, e assicurasi un varco attraverso di quei sentieri, e fra quei
-mal noti burroni.
-</p>
-
-<p>
-Le canzoni eroiche dunque compongono un certo numero di discendenze
-o diramazioni che ne formano come alberi genealogici, ma egli
-è da notare altresì che quando celebrano il gran nome di Carlo o
-di Karll, elle non si riferiscono solo a Carlomagno, ma a tutti i Carolingi
-in generale. I trovatori mescono continuamente insieme e confondono
-Carlo Martello, Carlomagno e Carlo il Calvo o il Semplice,
-a quel modo che insiem confondono Lodovico il Pio e Luigi il Balbo,
-d'onde una confusione di nomi proprii, e quel continuo scambiar
-l'un per l'altro tutti questi rappresentanti della schiatta carolina.
-Le grandezze e le picciolezze sono accumulate sur un medesimo
-capo, in una medesima vita, onde avvien poi che Carlomagno è talvolta
-sì mal certo, sì prostrato a petto de' suoi eccelsi baroni.
-</p>
-
-<p>
-Queste tradizioni della cavalleria furono quasi tutte scritte al
-tempo delle guerre feudali tra il signore e i vassalli, quando la
-superba effigie di Carlomagno era già cancellata e la monarchia in
-guerra coi feudatarii maggiori. I romanzi cavallereschi rappresentano
-continuamente i baroni in atto di negare il servizio loro, o i
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-sussidii che ad essi i sovrani domandano. I trovatori che andavano
-di castello in castello a sollazzar le corti e i superbi siri, lusingar
-doveano l'inclinazione di questi a resistere all'autorità regia, onde,
-allorchè parlavano di Carlomagno, nol dipigneano altrimenti come
-il supremo e potente signore, innanzi a cui tutte le volontà s'inchinavano;
-ma nei loro canti, i baroni gli tengono fronte, ed egli è
-costretto a far la guerra co' suoi vassalli. Qua egli è messo in campo
-contro i quattro figli di Amone e il castello di Montalbano; colà cacciato
-sull'orme di Doolino di Maganza, tanto ch'ei ti pare Luigi il
-Grosso, quand'è costretto a combattere i castelli che attornian Parigi,
-e ad assediar la torre di Monmorencì e di Monterì.
-</p>
-
-<p>
-Quanto all'epopee che si riferiscono al Mezzogiorno, altro havvi
-motivo a giustificar ivi questo svilimento di Carlomagno, ed è l'odio
-contro la razza del Nord, che evidentemente ci si vede; che, se le
-provincie meridionali conservaron qualche memoria del passaggio di
-Carlomagno, esse conservarono più ancora gli odii loro e risentimenti
-contro di lui, e in quasi tutti i romanzi di cavalleria l'invecchiato
-Austrasio è vituperato come il leone infermo della favola;
-il fanno marito deluso, principe imbecille; Malagigi lo mette in
-un sacco; pien di puerili debolezze pe' suoi bastardi e per Carlotto
-suo figlio prediletto, non ha più volere in cosa che sia, e
-tutti si fan giuoco di lui. Il Mezzogiorno parea vendicarsi così col dileggio
-del passar che egli aveva fatto colà, conquistando la razza
-austrasia, e quanto l'Aquitania erasi affezionata al pacifico governo
-di Lodovico il Pio, fattosi tutto meridionale, altrettanto conservava
-la mala sua preoccupazione contro gli uomini del Nord ed i conti
-che la governavano, e se la pigliava con Carlomagno, l'imperatore
-di schiatta germanica.
-</p>
-
-<p>
-Allato alle discendenze meridionali dell'epopee carolingiche por
-si dee la canzon de' Loreni, che essenzialmente appartiene all'epoca
-del Nord. Numeroso n'è il lignaggio, e tutto rannodasi al principal
-tronco di Lorena. I trovatori hanno a raccontar prima i fatti
-e le gesta del conte Ernigi di Metz, di Garino il Loreno e di Begon
-di Belino, suoi figli; poi di Gerberto, figlio di Garino, e
-della sua lunga discendenza che vien a finire all'epopea più moderna
-di Guerino di Mongrana. Il qual corpo di gran canzone
-intorno ai Loreni sembra così antico, per lo meno, come i canti eroici
-accumulati d'intorno ad Orlando, a Guglielmo d'Orange o a Rinaldo
-di Montalbano; anzi creder si può che la canzon dei Loreni sia di
-prima origine, però che il trovatore non allude a nulla d'antecedente,
-nè cita, secondo l'uso de' poeti, le antiche canzoni, le tradizioni o
-le croniche. Essa è l'epopea della Francia settentrionale, traslatata
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-in appresso nel dialetto di Sciampagna, di Lorena, di Piccardia, di
-Normandia, epopea ch'ebbe un altissimo grido, perchè il lignaggio
-suo si mantien ragguardevole pel corso di ben tre secoli; il primo
-de' suoi rami è quello d'Ernigi, che nel blasone si dice essere lo
-smalto e il sostegno dei Roani, dei Monmorenci, dei Talleyrand e
-dei Ferenzac. Il manoscritto è del secolo XII, e questa data v'è
-segnata con un carattere particolare. La gente di stato mezzano principia
-quivi ad entrare in campo, che Ernigi non è uomo da cavalleria,
-ma figlio d'un semplice borghese chiamato Teoderico, e
-giovin di mestiere qual è, ha nondimeno sposata la figliuola del
-duca di Metz, con le quali nozze egli ha contratto le inclinazioni
-cavalleresche. Suo padre vuol ch'egli continui ad esercitare il traffico,
-e vada a vender le sue mercanzie alle fiere di Laguy, di Provins
-e di San Dionigi; ma egli, giovin liberale, anzichè venderle, davale
-in dono ai baroni e ai cavalieri alla foggia de' gran signori. L'intento
-di questa canzone eroica, quello si è, come chiaramente si vede,
-di stabilir la differenza che era di que' dì, tra l'ordine liberale
-de' cavalieri e la borghesia tutta lesina e povera in canna. La
-canzone d'Ernigi finisce al tempo in cui Carlo Martello è assalito
-dai Saracini, i quali il cantore confonde cogli Ungheri, e però comincia
-il romanzo di <i>Garino il Loreno</i>, che rannodasi, come detto è,
-col suo primo canto all'epoca di Carlo Martello, e finisce alla morte
-di Begon di Belino, toccantissimo episodio del romanzo. Questa
-massa sterminata di versi, che sommano a ben sessantamila, può essere
-con pro consultata a conoscere gli usi e le consuetudini della cavalleria,
-e principalmente ad apprendere e seguir le invasioni dei Goti,
-degli Unni e dei Saraceni dal settimo fino al nono secolo, lugubri
-avvenimenti che aveano lasciato profonde impressioni; esso è il racconto
-epico di quei tempi di conquista, fatto dai trovatori, entro ai
-castelli, a' tempi di Filippo Augusto e di San Luigi<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ora questi grandi poemi somministraron essi materia a scriver
-le cronache, o furon piuttosto le cronache quelle d'onde attinsero i
-cantori? Nel corso de' tempi, i canti recitati precedettero i gravi annali
-dei popoli; Omero cantava le sublimi sue rapsodie ben prima che
-i grandi storici della Grecia avessero raccolti i primi annali; havvi
-dunque tutta l'apparenza che i canti guerrieri, recitati dalle popolazioni
-germaniche, le <i>saghe</i>, i <i>Nibelunghi</i> delle nazioni scandinave
-o sassoni, abbiano preceduto tutte le cronache scritte; i <i>fatti</i>
-e le <i>gesta</i> si narrano prima di confidarle allo scritto, e però le
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-primissime canzoni eroiche esser deggiono anteriori alle croniche
-de' monasteri.
-</p>
-
-<p>
-Se non che quest'influenza d'una letteratura sull'altra, non è
-guari sì potente come altri crede ed afferma. La cronica veniva da
-una sorgente tutt'altra da quella del poema epico; i trovatori, che
-cantavano le grandi prodezze, appartenevano generalmente ad un
-ordine di persone che pellegrinavano pel mondo, e frequentavano i
-campi di battaglia, nè punto aveano dello spirito monacale; camminavano
-con gli eserciti, viveano sguazzando nei castelli, ed erano
-per così dire, la significazione della parte fattiva e bellicosa della
-società. Che cosa aver potean essi di comune con quei poveri cronisti,
-che in fondo alla loro cella scriveano gli avvenimenti d'ogni
-giorno, i disastri, il turbine fischiante, il tremuoto che agitava le
-città? Le croniche sono il registro delle esequie anniversarie della
-badia; le canzoni eroiche il racconto dell'allegra vita de' cavalieri;
-il vecchio cronista narra come questo o quel re, questo o
-quell'abate, venne a inginocchiarsi sull'arca del monastero; come il
-lupo udir fece le sue urla in mezzo al nevaio nella nuda foresta;
-come nella notte di Natale furono udite le mille grida di gioia de'
-pastori sorti a celebrar la nascita di Gesù; come a Pasqua di resuressi
-l'erba intorno era tutta verde; come il contagio, a guisa di cavaliere
-ardente, s'è mostrato per la contrada; come le reliquie furono
-insultate; il cronista raccoglie gelosamente tutte queste novelle
-e le consegna agli annali suoi. Volete ora un saggio del modo
-loro di raccontar gli avvenimenti politici, eccolo appunto: «Carlomagno
-s'è ricoverato nel nostro monastero, ed i Sassoni han
-dato il sacco agli oratorii; il tal conte fu percosso dalla man di
-Dio, per aver insultato i battisterii.» Queste si erano le grandi
-novelle pel monastero, per la badia e pei poveri cronisti.
-</p>
-
-<p>
-Così non è a dirsi del trovatore: se il signore tiene gran corte, ei
-te la descrive in tutto il suo sfarzo; tutto è maraviglioso nei natali
-del figliuol del barone, e la sua vita è circondata di una non so
-quale aureola fantastica. Le battaglie occupan gran parte di questi
-romanzi, nè quivi i combattimenti sono altrimenti narrati in due o
-tre righe, come nella cronaca; il trovatore ne descrive tutti i particolari,
-ne scorre tutti gli accidenti; è l'aurea leggenda in altra
-leggenda. Se mai ti avvenne di por l'occhio in questi antichi manoscritti,
-certo ci avrai notato le miniature di quelle battaglie, dove
-i cavalieri, con la lancia in resta, colla visiera calata, si mischiano,
-s'intrecciano, si confondono; il sangue scorre rosso come grana,
-si veggono le famose prodezze; un paladino affetta i nemici a
-centinaia. Ebbene ivi è appunto ripetuta l'epopea cavalleresca, ivi
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-è il romanzo disegnato e dipinto, a quel modo che le mille figure
-della cattedrale ti ridicon le leggende del santo, e queste scene
-dipinte passano nei mille versi del romanzatore, con tali e sì minute
-particolarità, che spesso inducono stucchevolezza.
-</p>
-
-<p>
-Così, qualunque giudicio facciasi dell'epopea carolingica, s'ella
-non appartiene all'età che vide il magno imperatore, almeno essa
-tutta a lui si riferisce, vive dell'immagin sua, del suo splendore,
-è protetta dal suo nome; e soprattutto comprova la grande popolarità
-di Carlomagno. E valga il vero: ecco una dinastia scaduta,
-i suoi discendenti furon sì fiacchi, che bastò il voler de' baroni
-francesi a metter in pezzi lo scettro loro; e nondimeno, uno o
-due secoli appresso, questo nome di Carlomagno risplende per ogni
-dove; in tutte le veglie della cavalleria si rammenta l'antico imperatore
-dalla lunga barba; di lui trattano le prime epopee, e
-mentre la stirpe sua cade in dispregio, il nome del fondatore va
-pur sempre ingigantendo. Le son cose che si veggono talor nella
-storia, un nome splende grandissimo, poi si spegne e cancella per
-la dappocaggine o viltà della sua discendenza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span></p>
-
-<h2 id="cap15">CAPITOLO XV.
-<span class="smaller">RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN OCCIDENTE.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo regio nella persona di Carlomagno. — Patriziato. — Consolato. — Istituzione
-dei regni d'Italia e d'Aquitania. — Pipino
-e Lodovico. — Andamento e progresso delle idee romane. — La porpora. — Lo
-scettro. — Il manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio
-del patriziato nella dignità imperiale. — L'impero d'occidente. — Diete militari. — Diete
-per la guerra e giudizio. — Triplice ordinamento del governo. — I
-duchi e difensori delle marche. — I conti uffiziali civili. — I Missi Dominici. — Natura
-dell'opera di Carlomagno, quanto alle sue conquiste.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-780 — 800.
-</p>
-
-<p>
-Nel progresso e incremento d'un'opera politica sempre si tratteggiano
-e rivelano dell'epoche parecchie, essendochè, per bene
-ardimentoso che un uomo sia, egli non va mai diritto al suo fine
-nè tutto stringe ad un tratto il potere, ma procede lentamente e
-con risguardo, per tema di non sollevar contro a sè l'opposizion
-degli spiriti, scossi, spaventati, inquieti della nuova grandezza
-d'un solo. Il medesimo avvien sotto Carlomagno, dal dì ch'egli
-accomuna il titolo regio con Carlomanno, fino alla esaltazion sua
-alla dignità imperiale, intervallo di lungo e penoso lavoro, che vien
-ad essere spiegato dagli intoppi della conquista. Prima che un capo
-si pianti alto e forte in una società, egli dee, con grandi servigi,
-meritar l'ammirazione e la confidenza delle moltitudini; in che
-curioso appunto è studiar la storia della sovranità nel periodo carolino.
-</p>
-
-<p>
-Un dei primi frutti dell'amministrazione dei Carolingi si è l'abolizione
-assoluta della prefettura del palazzo, quella sterminata
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-dignità merovingica. Non se ne vede più orma, ed è facil comprendere
-che con uomini attivi quali eran Pipino e Carlomagno, la podestà
-dei maestri o prefetti palatini scemasse dell'assorbente supremità
-che avea ne' tempi della prima schiatta; ma in che modo spiegare
-l'assoluta sua sparizione? Non se ne trova più indizio veruno negli
-atti pubblici e nei diplomi, ed è come una dignità abolita<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>; i
-duchi d'Austrasia, e i prefetti del palazzo di Neustria, possessori della
-podestà regia, confuser, nel titolo loro di re, tutta la possanza e
-l'autorità dei duchi e dei prefetti; la prefettura, che i Merovingi
-avean tolto dalle forme imperiali di Bisanzio, viene assorbita nella
-rivoluzione germanica che fa trionfare i duchi dell'Austrasia; torna
-quindi la tempera degli usi antichi, e la podestà reale anch'essa ne
-ritrae. La consacrazione vien indi ad imprimere alla dignità regia
-un carattere più augusto e più santo, l'unzione dei re, solennità
-ebraica, è rara, quasi anzi un'eccezione, sotto la prima schiatta, laddove
-a principiar da Pipino, tutte le forme ecclesiastiche son chiamate a
-consacrare e affortificar l'autorità dei capi austrasii, che assumono
-la corona; Carlomagno è sagrato tre volte, prima come erede di
-Pipino, poi come re di Lombardia, e per ultimo come imperatore;
-così i principi carolingi in sè congiungono, la doppia condizion
-della forza che difende e del diritto che santifica.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno, alla sua esaltazione, esercita l'autorità regia insieme
-con Carlomanno, e di qui ha principio la podestà sua; la spartizion
-delle terre, che compongono i due reami, non è punto stabile;
-nè la Neustria è altrimenti la porzion dell'uno e l'Austrasia dell'altro,
-chè elle vanno perpetuamente confuse nei diplomi; ond'è che
-questo periodo di tempo non è segnato da capitolare, nè da statuto
-di legge alcuna; gli è un conflitto morale tra i due fratelli; vero
-è che Carlomanno non è il più forte, ma pur ei comprime l'indole
-usurpatrice di Carlo, nè il potere divien, per via della conquista e
-dell'ordinamento, una vigorosa instituzione, se non quando la monarchia
-tutta si concentra nelle mani di quest'ultimo. Nel primo
-periodo di questo regno, Carlomagno ha d'uopo di far prevalere
-la sua preminenza per un gran vampo di vittorie, e si fa a debellar
-le popolazioni che accerchiano i suoi dominii; di mano in mano
-ch'egli ottiene qualche trionfo, egli assume qualche nuovo titolo, e
-questi titoli son quasi tutti romani o bisantini.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'influenza degli usi e delle consuetudini romane e delle dignità
-della corte di Bisanzio, fu pari a quella dei capolavori d'arte della
-grand'epoca; i Barbari, abbagliati da tanto splendore, ben potevano
-rovesciare i regni, e ridur le popolazioni allo stato di servitù, ma
-pur conservavano la corona raggiante di carbonchi, e lo scettro di
-maraviglioso lavoro, e il trono tutto fregiato d'oro e di smeraldi
-di queste società distrutte, e sì oltre va questo rispetto e quest'ardore
-per le arti e per le dignità degli antichi, che spesso d'altro
-sigillo non servonsi per gli atti loro, che di quel con l'effigie
-degli imperatori romani<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>. In moltissimi de' suoi diplomi, Carlomagno
-prende il titolo di patrizio, e i papi gli scrivono come a
-loro protettor naturale. Alla quale dignità ei fu innalzato in un de'
-suoi viaggi in Italia, e in mercè dei servigi ch'egli aveva resi alla
-cattedra di san Pietro, dai capi delle famiglie senatorie che ancor
-vivevano sul monte Aventino, e conservavano le memorie dell'antica
-costituzione dei Cesari; poichè a Roma tuttor durava il mescuglio
-delle idee cristiane, con la prisca forma delle instituzioni repubblicane.
-In alcuni diplomi Carlomagno prende altresì il titolo di console,
-però che il consolato ancor vivea di nome al settimo secolo.
-Vero è bene che in questa gran dignità romana, più non vi avea
-nulla della gloria antica; ma serbavansi, a Roma, come venerande
-reliquie, le memorie dei tempi vetusti, e il popolo transteverino, i
-figli di quei cittadini che abitavano il Campo Vaccino, si ricordavan
-dei consoli e dei tribuni, ed ogni volta che qualche grand'uomo
-sorgea nel mondo, i Romani gli decretavano alcuni di quei titoli
-che avean fatto già la potenza della costituzione repubblicana. Al
-quale proposito notar si dee che i capi de' Barbari stessi riceveano
-riverenti, così il nome di Roma era grande, queste insegne di dignità
-d'un impero scaduto, tanto è vero che la memoria delle forme
-sempre sopravvive alla distruzione dell'opera.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno, avuto il patriziato e il consolato di Roma, agogna
-un'altra dignità; chè l'impero d'Oriente e d'Occidente era pur
-una di quelle tali ricordanze che duravano anche in mezzo alle depredazioni
-dei Barbari. L'impero d'Occidente era caduto sotto le
-tante irruzioni de' popoli conquistatori, che a guisa di fiumi aveano
-rotte e divise in cento diversi regni le terre. Or che Carlomagno
-ha conquistato e misurato lo spazio occupato già dall'impero d'Occidente,
-e raccolto sotto il dominio suo i popoli che abitavano dall'Ebro
-fino all'Elba, dalla Bretagna al Danubio, ei volge in mente
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-di ricostruir l'opera degli Augusti e dei Cesari<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>. Nè credasi già che
-fosse papa Leone solo, nell'ardente sua devozione per Carlo, a intuonar
-nella basilica di Roma il <i>Vivat Imperator</i>; gran tempo è
-già che l'uom germanico vuol farsi romano, quest'è il pensier
-suo, il suo sogno; le razze barbariche vogliono anche imitar Costantinopoli,
-le sue pompe, le sue dignità; i re merovingi stessi portavan
-già il manto di porpora come gl'imperatori di Bisanzio, la
-corona loro era foggiata su quella degli imperatori, lo zaffiro e lo
-smeraldo vi splendeano, vi signoreggiava la croce, essi calzavano come
-quelli il coturno di porpora, e come quelli aveano il trono coperto
-di lamine d'oro. Tutta questa magnificenza par che faccia meglio
-spiccare il lustro e la forza dell'autorità loro, e il patrizio vuol diventare
-imperador dei Romani.
-</p>
-
-<p>
-Prima di rifabbricar quest'impero d'Occidente, antica meta dell'ambizion
-sua, Carlomagno, a simiglianza degli imperatori, instituir
-vuol nuovi re, e procacciare all'autorità sua una preminenza
-politica sulle semplici dignità regie. Egli ha conquistato terre sterminate,
-nè può tutto vedere e governare; vero è ch'egli abbraccia pur
-sempre nelle sue grandi corse i Pirenei, le Alpi, il Tirolo; ma nondimeno
-ha più caro di riseder nelle città del Reno, dove la natura
-sua, la sua educazione lo traggono; ama Colonia, Magonza, Vormazia,
-Spira e le foreste delle sette montagne; scorre talvolta le
-città del Mezzodì; Milano e Saragozza ondeggiar vide le sue bandiere,
-e tuttavia ei si riman l'uomo del Reno e della Mosa; imperatore
-ch'ei sia, porrà la sua sede in Aix, dove edificar fece una
-grande cappella da cui sarà dato un soprannome cristiano alla diletta
-sua città, che egli ornerà coi mosaici di Ravenna.
-</p>
-
-<p>
-Nelle ampie terre da lui fatte sue per la conquista, vi ha due popoli,
-ciascuno de' quali forma un complesso atto a costituire un
-reame; i Sassoni, i Bavari, gli Alemanni non hanno territorii stabili,
-e, anzichè comporre uno stato, sono, a così dire, attendati
-nelle città loro; e d'altra parte Carlomagno riserva a sè stesso il
-particolar governo di quei popoli germanici, chè egli è così nella
-sua beva, ed in mezzo alle sue costumanze. Colà ei può coprirsi
-della sua pelle di lontra, delle invernali sue pelliccie, ha suoi palagi
-e sue tenute, ch'ei medesimo regge con quella cura, quella vigilanza,
-che caratterizzano pur sempre l'autorità sua. I due popoli
-più stabili, che formano governi spartati, sono i Lombardi e gli
-Aquitani, egli crear può per entrambi due regni separati con istituzioni
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-pur separate, e vuole investirne Lodovico e Pipino, figliuoli
-suoi, e farà dei re perch'egli anela ad una dignità più sublime, a
-quella d'imperatore. Il regno d'Italia dee dunque la sua fondazione
-a Carlomagno, ed è una trasformazione che si vuol ben determinare
-nella storia, però che la corona lombarda non ci ha oramai più
-nulla a che fare. La costituzione del regno d'Italia è un concetto
-romano, pontificio, instituito in più larghe proporzioni dell'antica
-monarchia lombarda di Monza; esso non si stende già solo dalle
-Alpi alla Toscana, ma tal qual fu ordinato da Carlomagno, comprende
-tutto il Milanese, la Toscana, l'Esarcato, i gran feudi di
-Benevento, del Friuli e di Spoleti, quella porzione della Calabria che
-più non trovasi sotto il dominio dei Greci, la Venezia, la Dalmazia,
-l'Istria, per modo che tutto l'Adriatico è cinto da questo reame
-d'Italia, conferito da Carlomagno al figlio suo Pipino. Al che aggiunger
-si dee, risultar, come si pare dal carteggio dei papi, che
-il patrimonio di san Pietro, avvegnachè independente e separato
-dal regno d'Italia, non per questo cessa dall'esser sotto la protezione
-del re, non già come feudo, ma come territorio diverso e ordinato,
-e quindi bisognevole del costante appoggio e della protezione d'un
-potentato militare. Infatti nelle turnazioni di Roma, e nelle rivolte
-delle legazioni, o dell'esarcato, i pontefici continuamente invocano
-la spada del signor de' Franchi e la protezione del reame d'Italia
-da Carlomagno sostituito alla corona longobarda.
-</p>
-
-<p>
-La costituzione del regno d'Aquitania è pur essa una creazione
-politica, contemporanea a quella della monarchia d'Italia. Il nome
-di Carlomagno ha lasciato di grandi memorie nel Mezzogiorno; le
-torri e i monumenti pubblici serban ivi le sue ricordanze, e più
-d'una reliquia dell'età carolingica porta il suo soprannome di <i>Magno</i>;
-e pure a lui non danno troppo nel genio quelle città e quelle
-genti meridionali; appena ei vi passa correndo per andar in Ispagna,
-nè vi soggiorna, ch'egli è pur sempre l'uomo del Settentrione.
-Egli crea dunque pel benamato figliuol suo Lodovico il regno d'Aquitania,
-e questi è il re vero del Mezzogiorno, da lui seminato
-de' suoi cartolari, delle sue patenti e de' suoi diplomi, e ne troviam
-con la data di Narbona, di Mompellieri, di Nimes, di Tolosa. Lodovico
-governa tutte le popolazioni che si stendono dalla Loira fino
-all'Ebro, nè solo gli Aquitani propriamente detti, ma sì pure i Navarresi,
-i Baschi, i Guasconi, i Provenzali, che formano pel regno
-d'Aquitania i medesimi grandi feudi e le medesime marche militari,
-che formano pel regno d'Italia Benevento, Spoleti e il Friuli. Lodovico
-non ha residenza stabile, comechè molti de' suoi diplomi sien
-dati da Tolosa, chè anzi non è badia che non conservi l'orma di lui
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-ne' proprii archivii. Carlomagno, attempatosi, vuol riposare sull'opera
-sua, e allora Pipino e Lodovico, l'un fatto re d'Italia, l'altro d'Aquitania,
-fanno essi la guerra contro le popolazioni che fronteggiano i loro
-stati. Pipino guida i suoi leudi contra i Greci e gli Schiavoni; Lodovico
-ributta verso i Pirenei le correrie dei Saracini, spesso troppo
-baldanzose, però che tuttavia minacciano Narbona e la Settimania.
-</p>
-
-<p>
-Al superbo Austrasio che sta per ricevere la corona imperiale,
-convengon dunque re per luogotenenti, ond'è che re tuttora egli
-stesso, ha fatto due altri re, poi s'avvia verso Roma, dove cinger dee
-la corona imperiale. La ristaurazione dell'impero d'Occidente è un
-de' fatti principali dei tempi di mezzo; più di tre secoli erano scorsi
-da che Agustolo, l'ultimo di quegli imperadori, avea veduto spegnersi
-in sua mano l'impero; i Barbari avean messo in brani le
-sue terre a par del suo manto di porpora, e se l'eran partito in
-limbelli come la pelle del bue. Al concentramento, che i Romani recaron
-per ogni parte, era succeduta una conquista per frazioni, e
-mille diverse genti avean divorato l'impero: il tempo de' Franchi,
-sotto la signoria de' Merovingi, è il tempo appunto di maggiore
-smembramento e sfacelo; i Barbari fanno della terra a ruffa raffa. Ora
-quale smisurata modificazione recar non dovea nello spirito delle popolazioni
-germaniche questa creazione per opera d'un sol uomo:
-d'un impero in una sola mano? Fu egli, cotesto, spontaneo pensiero
-di Carlomagno, o piuttosto gli venne inspirato dagl'intimi suoi legami
-e dalle continue sue pratiche coi romani pontefici? Forse che il
-papato, gran principio d'unità, abbia voluto imprimer così della
-natura sua la monarchia francese? L'instituzione dell'impero d'Occidente
-fu, sì come pare, un'ispirazione romana di Adriano e di
-Leone III papi; ella è cosa naturale, sì, che in mente a Carlomagno
-sorgesse il bisogno d'una dominazion materiale, d'uno spirito di
-conquista e di preminenza; ma pure il rinnovamento dell'impero d'Occidente
-vien da papa Leone III; l'unità nel governo politico siccome
-nelle dottrine, fu l'opera di Roma<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nella città eterna erano surte popolari turbazioni e sedizioni come
-a' tempi antichi de' comizii; aveano lor bandiere, e colori differenti,
-i quartieri di Roma erano divisi dall'anarchia, e i Transteverini
-del ceffo antico, rinovellavano i disordini del Foro. Nè i greci imperatori
-erano punto netti di queste guerre civili: spogliati per forza
-dell'Italia, essi riconquistar la volean per inganno, onde prezzolavano
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-il popolo della campagna e dell'antico Lazio per sollevarlo
-contro i papi, ed alla morte d'Adriano, la famiglia sua, che era
-di nobilissima stirpe romana, non volle riconoscere nè gridare per
-papa Leone, che non usciva altrimenti da famiglia patrizia. V'ebbero
-quindi rumori e sedizioni nelle piazze pubbliche; il nuovo
-papa fu tratto pe' capegli, sottoposto a indegni trattamenti, e gli
-annali raccontano che, sottrattosi miracolosamente alla furia di que'
-comizii, venne a chiedere aiuto e protezione a Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Egli è a presumere che appunto in siffatta contingenza, il pontefice,
-a corroborar la propria autorità sua, concepisse il gran pensiero
-di ricostruir l'impero d'Occidente sotto la spada di Carlomagno.
-La qual esaltazione alla suprema dignità romana, far maggiore dovea
-la grandezza del re de' Franchi, lusingare l'ambizion sua, ornar la
-sua porpora e il suo diadema; poichè, come dissi, tutto che da
-Roma veniva, avea pe' Barbari stessi un'impronta solenne. Leone
-lasciò l'Italia per andare a trovar Carlomagno, e il cronista, conosciuto
-sotto il nome di <i>poeta sassone</i>, espose quest'abboccamento
-seguito fra loro nella città di Paderborna. Chi sa che non fosse appunto
-fra quelle intimità che il papa e il re concertassero la politica
-ricostruzione dell'impero d'Occidente?
-</p>
-
-<p>
-Il poeta sassone ama in quest'occasione di ricordar le tribolazioni
-del papa e i disordini di Roma. «In quella che Leone, dal suo palagio
-recavasi a piedi alla chiesa di San Lorenzo, il popolo romano,
-scagliandosi addosso di lui, l'oppressò di percosse, poi gli cavò
-gli occhi e troncò la lingua; se non che Dio gli restituì con un
-miracolo la vista e la parola<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. Dopo di che fuggì dal carcere dove
-l'avean chiuso, e si mise in via per venire da Carlomagno a Paderborna,
-dov'egli allora trovavasi, mandando innanzi un legato
-a raccontargli i mali da lui sofferti, all'udire i quali, Carlo, rattener
-non potendo il suo sdegno, tien tosto una concione al suo
-popolo, per esortarlo a recare aiuto al pontefice. Nè sì tosto ha egli
-finito di parlare, che un lungo fremito si diffonde per l'adunata
-moltitudine, tutti accorrono all'armi, e in brevissimo tempo, ecco
-pronto un formidabile esercito a pro del pontefice. Carlo intanto
-scorre lento per mezzo al campo, protetto il capo da un elmo d'oro,
-il petto di splendida corazza, e recato in groppa da un destriero
-di straordinaria grossezza. Innanzi al campo si spiegano in folla i
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-sacerdoti partiti in tre schiere, co' sacri vessilli della croce in fronte, e
-tutti, cherici e laici, aspettano impazienti il pontefice. Odesi quindi tosto
-ch'ei s'avanza in compagnia di Pipino, e Carlo allora fa formare
-un gran cerchio, divide il suo campo in forma di città, e collocando sè
-stesso nel mezzo, attende lieto l'arrivo del pontefice; egli sopravanza
-con l'alta sua statura quanti gli sono d'intorno, e domina tutto
-il popolo. Ma già il papa giunge alle prime schiere, le cui vesti,
-la lingua, gli ornamenti e l'armi diverse lo riempiono di stupore<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>;
-eran esse le schiere formate coi soldati venuti da tutte le parti del
-mondo. Carlo affrettasi tosto d'andarlo a salutare con gran riverenza,
-ed ei lo abbraccia e bacia in bocca, si stringon per mano
-e camminano a pari, framezzando di cortesi parole i loro discorsi.
-Tutto l'esercito si prostra per tre volte dinanzi al sommo pontefice;
-anche il minuto popolo per tre volte curvasi nella polvere a' piedi
-suoi, ed altrettante il papa innalza a Dio mentalmente le sue preghiere
-pel popolo stesso. Giunti il re e il papa in mezzo al cerchio, parlan
-fra loro di cose diverse; Carlo vuol sapere i mali patiti dal venerabil
-prelato, ed a grandissimo suo stupore intende com'egli ha
-ricuperato gli occhi e la lingua, strappatigli da un empio popolazzo.
-S'avviano di poi verso il tempio, dove sulla soglia i sacerdoti
-intuonano un inno di grazie in lode del Creatore; il popolo acclama,
-mentre passa, il pontefice, ed innalza la sua gran voce fino alla volta
-de' cieli. Condotto da Carlo, l'apostolo entra finalmente nel tempio,
-e vi celebra con l'usata pompa il divin sacrifizio; dopo del quale il
-re induce Leone a seguirlo nel suo palazzo, e in quella magnifica
-sede, con pareti tutte addobbate di tappezzerie dipinte e sedili tutti
-splendenti d'oro e di porpora, godono infinite e svariatissime delizie;
-poi comincia il convito, aspettando già sulle mense il falerno
-in vasi d'argento. Carlo e Leone mangiano e bevono insieme, poi,
-dopo il pasto, il pio re colma l'ospite suo di magnifici presenti,
-e si ritrae alle sue stanze, intantochè il sommo pontefice riacquista
-il suo campo. Tale si fu l'accoglimento che Carlo fece a Leone in
-tempo che quest'ultimo fuggiva dai Romani e dalla patria.
-</p>
-
-<p>
-«Dopo questo solenne abboccamento, Carlo passa le Alpi seguito
-da' suoi leudi e da alcune migliaia di lance; visita Milano, Ravenna,
-Rimini, Pavia, nè guari va che le bandiere sue si spiegano nella
-campagna di Roma, e ch'ei saluta da lunge le mura della città.
-Investito, com'egli è, della dignità di patrizio, i senatori, i tribuni,
-i comizi vengono ad incontrarlo, e l'accolgono con tutte le pompe
-dell'antica Roma e della Chiesa. Egli è ivi come arbitro sovrano;
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-papa, vescovi, patrizii e plebe a lui ricorrono per ottener giustizia
-e ragione; egli sentenziar dee sulle sanguinose questioni che dividevano
-papa Leone ed i patrizi di Roma. Carlomagno ascende dunque
-il tribunale degli antichi pretori<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>; Leone, accusato di colpe segrete,
-protesta con solenne giuramento dell'intera innocenza sua, e la sentenza
-ricade addosso de' suoi accusatori. Il papa venne quindi esaltato
-e condotto processionalmente alle basiliche, dov'egli inginocchiossi
-dinanzi al re de' Franchi, figliuol di Pipino, protettor del triregno<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Le feste di Natale eran vicine, solennità della Chiesa cristiana che
-Carlomagno godea di celebrar, come la Pasqua, nei monasteri o nelle
-basiliche, e la festa del Natale era ancor più dell'altre magnifica,
-perchè a que' tempi da essa principiava l'anno, e il popolo a turbe
-correva alle chiese, chè la nascita di Cristo, la risurrezion del mondo
-apriva le porte del nuovo anno. Al tocco della campana che suonò
-l'ora dei pastori sul monte, Carlomagno recossi alla basilica di San
-Giovanni Laterano, ove celebravasi, dopo mattutino, la messa del
-presepio, con tutte le pompe del pontificato; l'altare fumava innanzi,
-e le croci greche e latine risplendevano in mezzo ai piviali e alle
-vesti dorate dei vescovi e dei diaconi. Carlomagno pregava Dio, inginocchiato
-dinanzi alle reliquie, quando il popolo, agitato come
-l'onda del mare, proruppe in acclamazioni, e mille voci si confusero
-per esaltare il gran re dei Franchi, e gridarlo imperatore. Nel santo
-giorno in cui nacque il Signore, dice Eginardo, mentre Carlo, assistendo
-alla messa, levavasi da orare dinanzi all'altare del beato Pietro
-apostolo, papa Leone gli pose in capo una corona, e tutto il popolo
-romano si fece a gridare: <i>Vita e vittoria a Carlo Augusto, coronato
-da Dio grande e pacifico imperatore de' Romani!</i> Dopo l'elevazione
-fu quindi adorato dal pontefice, secondo la consuetudine praticata
-co' principi anticamente, e lasciato il nome di patrizio, fu chiamato
-imperatore ed augusto.
-</p>
-
-<p>
-Così, in quella solennità del Natale, giorno in cui nacque il Redentore
-del mondo, ristaurato fu l'impero d'Occidente. Ma il pensiero
-ne veniva di lunga mano; il patriziato altro non era che una
-preparazione all'impero, ed i papi che avean bisogno d'un protettore,
-d'un aiuto per difenderli contro gl'imperatori d'Oriente,
-esaltarono Carlomagno, contrapponendo così spada a spada, sì che
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-Leone non aveva oramai più da temer i sediziosi Romani nè gl'imperatori
-d'Oriente, che agognavano pur sempre l'Italia. Una specie
-di patto fermossi tra gl'imperatori d'Occidente e i pontefici di Roma,
-conforme si vede nel gran mosaico del palazzo di Laterano, dove
-Leone e Carlomagno a ginocchio si pongono entrambi sotto la comun
-tutela di San Pietro<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno, innalzato all'impero, ricolmò de' suoi doni la Chiesa
-romana; ornò le arche benedette di pietre preziose e di sfolgoranti
-gioielli, nè gli annalisti del pontificato si scordano di enumerar
-le croci fregiate d'amatiste dal nuovo Augusto donate alle basiliche
-cristiane, e ci furon tavole d'argento e bacili o patene d'oro, ed
-un calice grandissimo destinato a distribuire al popolo il sangue di
-Cristo e una croce sterminata adorna di giacinti, belli come le viole
-di primavera. Una medaglia pur fu coniata per tramandare ai posteri
-più lontani la memoria della instituzion dell'impero d'Occidente,
-pur sempre durando tra l'altre, anche la consuetudine numismatica
-di Roma. Da una parte ci si vede il simbolo della improvvisa esaltazione
-di Carlomagno alla suprema dignità imperiale, e v'è incastrata
-l'effigie del vecchio imperatore co' suoi maschi e marziali lineamenti,
-qualificatovi per nostro signore, <i>Dominus noster</i>; dall'altra parte
-si vede la città di Roma con l'antiche sue mura e coll'iscrizione in
-caratteri maiuscoli, <i>Renovatio Imperii</i>. Ad attestar poi con più magnificenza
-lo stabilimento del nuovo impero e la preminenza dell'autorità
-sua, Carlomagno, il grande edificator di monumenti pubblici, fabbricar
-fece, in Roma, ad imitazione dei Cesari, un palazzo dove tenere
-udienza e ragione. Quind'innanzi tutto si scrive sotto la data
-dell'impero, più non si parla di Carlo imperatore, se non co' titoli
-di signore e d'augusto, e patrizii e comizii lo acclamano lor sovrano
-e lor Cesare. Com'egli ebbe dato assetto alle cose della nuova
-podestà sua, ripassò le Alpi a riveder le antiche foreste della Germania.
-</p>
-
-<p>
-Cotesto rinnovamento dell'imperio romano nei termini antichi
-imprime d'ora innanzi una gran forma d'unità all'amministrazione
-delle terre conquistate da Carlomagno. Sotto gli auspizi del suo
-scettro e della porpora imperiale, due regni son già fondati, l'Aquitania
-e l'Italia, i quali compongono, come se tu dicessi, il
-primo grado di quella gerarchia che d'ora innanzi darà forma all'impero
-d'Occidente: due re sotto lo scettro augustale, poi i
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-popoli tributari che vivono nelle marche e frontiere, e i grandi feudatari,
-specie di vassalli lontani sotto l'imperial giurisdizione, come
-sono i duchi di Baviera, del Friuli e di Benevento. Questo modo d'amministrazione,
-che vien quindi ordinandosi e pigliando forme regolari,
-addita nel nuovo imperatore un alto intelletto, però che la sua gerarchia
-poggia sopra tre principali ordini di uffiziali che ricevono
-comandi immediati dal capo supremo dello Stato. I primi risiedono
-stabilmente in una città, e magistrati civili in uno e militari, traggon
-l'origin loro dalle forme romane, con titolo, quasi dappertutto, di
-conti (<i>comites</i>), e amministrano la giustizia, pigliano le armi quando
-n'è d'uopo a respingere il nemico od a procedere innanzi alla conquista,
-di natura tuttavia più civile che militare. I secondi, che
-governano le marche sotto il titolo di capi e marchesi, hanno all'incontro
-un mandato militare più che una magistratura<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>; e sono il
-tipo d'Orlando e d'Uggiero il Danese. Risiedono essi alle frontiere,
-in faccia alle popolazioni barbare che potrebber disertare l'impero,
-ed accampano a guisa de' centurioni e tribuni che comandavan le
-legioni sugli ultimi confini dell'impero. Finalmente v'ha una terza dignità
-di particolar istituzione dei Carolingi, senza nulla di permanente,
-nulla di stabile, ma sempre errante, dir vogliamo i <i>missi dominici</i>,
-che interpreti delle istruzioni imperiali, or si recano in un distretto,
-ora in una città, in sè congiungono tutti i poteri, radunano i comizii
-o gli eserciti, presiedono le istituzioni municipali o i consessi che
-tengono ad ogni tornar di stagione i magistrati delle città, gli uomini
-liberi, i possessori delle terre, tutti quelli insomma che hanno
-obbligo di servitù verso la corona. Il ministero dei <i>missi dominici</i>,
-come vedremo, sta in cima di tutti gli altri.
-</p>
-
-<p>
-Al tutto amministrativo è quest'ordinamento dell'impero di Carlomagno;
-re o imperator ch'egli sia, e' conserva pur sempre e mantiene
-le instituzioni inerenti ai costumi ed alle consuetudini germaniche;
-ci vorrebbe in vero una grande smania di classificare a voler
-trovare principii regolari nella congregazion delle assemblee de' campi
-di marzo o di maggio; delle quali troppo s'è magnificata l'importanza,
-quando altro non erano, aggreggiate intorno ai re carolingi,
-che consessi militari e adunanze tumultuose, che venivano chiamate
-dall'imperatore a deliberar insieme intorno a questo o quel soggetto
-da lui medesimo proposto<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>. Quando trattavasi d'una spedizione
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-militare a cui muover dovessero migliaia di lancie, allora
-spettava ai leudi ed ai possessori delle terre feudali l'accorrere al
-campo per marciar sotto il gonfalone del loro signore; quand'era
-a conquistar nuove terre e a fondar una signoria, ogni leudo montava
-a cavallo, seguito dalla sua gente, il perchè siffatte assemblee,
-che prima tenevansi al principiar di marzo, furono prorogate fino
-al maggio; chè se il sole di marzo era languido, i foraggi scarseggiavano
-con danno de' cavalli, laddove in maggio i prati eran
-fioriti, e poteasi stare attendati in mezzo alla campagna. In queste
-adunate non si discuteva, ma deliberavasi per acclamazione; l'imperatore
-diceva: «Fedeli miei, ho risoluto questa o quella spedizione,
-in Ispagna o al di là delle Alpi, contro gli Unni o gli Avari» ed i
-leudi a gridare: «Noi ti seguiremo, <i>rex</i> o <i>imperator!</i>» La
-spedizione era quindi tosto apparecchiata, e pronto il sussidio militare
-promesso per acclamazione nelle diete, e poche settimane appresso
-ella movea alla conquista.
-</p>
-
-<p>
-Quand'era a trattarsi d'un giudizio civile, perchè l'assemblea del
-mese di marzo o di maggio pronunziava pur sentenze di condanna
-e d'assoluzione, convocavasi la medesima dieta; se non che composta
-di leudi attempati, non atti più a marciar con le spedizioni militari,
-di vescovi e di cherici, e tenevasi, a tempi non certi, qua e là, ora
-in un castello, ora in un podere del patrimonio reale in mezzo a
-qualche foresta. L'accusato compariva, come vedemmo far Tassillone
-duca di Baviera, con dimessa e mesta fronte dinanzi a' suoi pari,
-i quali lo interrogavano, lo stringevano, e la dieta così composta
-avea facoltà di deporre un leudo, un conte, un duca ed anco un
-sovrano, e di confinarlo in un monastero. In mezzo a queste diete
-di vescovi e di cherici, Carlomagno dettava pure i suoi capitolari<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>,
-grandi forme legislative di quei tempi, mescuglio, confuso anzichenò,
-di provvisioni civili ed ecclesiastiche, e per le quali era necessario il
-concorso della forza materiale e della forza morale. I capitolari sono
-come il ritratto dello spirito e della tendenza di quelle diete, tuttavia
-superstiti nel diritto pubblico della Germania, dove principalmente
-son da rintracciare le orme di Carlo imperatore, dove tutto si riferisce
-a questa grande stampa d'uomo. In Francia, all'incontro,
-non n'abbiamo che lievi vestigia, a segno che gli editti della terza
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-schiatta non tolgono quasi più nulla dai capitolari<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>; l'epoca importante
-di Carlomagno è il passar suo dal regno diviso al regno
-unito, da quest'ultimo al patriziato, e dal patriziato all'impero.
-Ma fin qui tutto è guerra e conquista, chè l'ordinamento civile e
-politico solo avvien quando la podestà è ben ferma, e ci convien
-vivere prima di studiare e assegnare le condizioni della vita.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span></p>
-
-<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI.
-<span class="smaller">ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Cambiamento nello spirito delle guerre. — Termine della conquista. — Raffrenamenti. — Solerzia
-inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi al settentrione
-e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano
-in campo i Danesi. — Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza marittima. — Punto
-debole dell'Impero di Carlomagno. — I Saracini. — Le frontiere
-dell'Ebro. — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. — Apparizion dei Mori d'Africa. — Flotte
-saracine al mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione. — Raffrenamento
-in Italia. — I popoli delle montagne e della Puglia. — Ricapitolazione
-generale e ordine cronologico delle guerre e delle conquiste. — Per qual cagione
-le non potevan durare. — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno
-sul destino avvenire dell'opera sua.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-790 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Il principio di Carlomagno fu, come vedemmo, un patrimonio in
-comune, e quasi confuso col fratel suo Carlomanno; ma quale smisurato
-avanzamento fu quindi il suo! però che eccolo imperator di
-Occidente, con la porpora e gli onori dei Cesari e la corona d'Italia!
-Signor quasi barbaro testè di alcune tribù di Franchi, egli ha
-rimesso in piedi l'antico impero, e i Romani l'hanno gridato Augusto,
-a gloria e trionfo suo! Egli ha seguito in ciò la naturale inclinazione
-e tendenza dei suoi predecessori: le dignità dell'antica Roma allettan
-pur sempre quei popoli conquistatori; Pipino e Carlomagno
-furon prima patrizii; poi il patrizio divenne imperatore<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>, in quella
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-guisa che Augusto fu consolo e dittatore prima d'assumere il titolo
-d'<i>imperator</i>. Così tuttavia splendeva la memoria di quest'impero
-già spento; i re, a simiglianza di Clodoveo, chinavano la fronte dinanzi
-alle rimembranze della civiltà, ed a quel modo che lo sposo
-di Clotilde s'era fatto romano, accettando il cristianesimo, così Carlomagno
-faceasi romano accettando la porpora degli imperatori.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'opera non è altrimenti compiuta; chè una dignità, per ben
-grande ch'ella sia, non vale a porger la forza materiale, quand'è a
-condurre e governar le tribù erranti; fatiche ci vogliono e continui
-sudori; ci vuole il capitanato della guerra con tutta la podestà sua,
-nè un manto, sia pur di porpora e d'oro, ci dà punto d'autorità
-sui nostri compagni di guerra. Chi è nato dall'armi dee mantenersi
-con l'armi, e ad un conquistatore non è conceduto fermarsi a mezzo.
-Frequente è il rimprovero d'ambizione a coloro che si gittano
-per questa via di rischi e di gloria; ma per essi la guerra divien
-necessità: i capi, che accomunaron con essi il pericolo, sono insofferenti
-del riposo e dell'ozio infruttifero; e dopo, una vittoria si vuol
-guidarli ad un'altra, chè una generazione non muta così a ogni
-poco; nata tra 'l ferro, del ferro si piace, e più che altro è a lei
-necessario il trambusto delle battaglie. Onde Carlomagno, al par
-di tutti gli altri conquistatori, comprimer non potea quel mare in
-tempesta, costretto a soddisfar le giuste ambizioni dei guerrieri che
-seguito l'aveano nelle conquiste; egli avea fatto bollire il sangue
-negli umani cervelli, nè or lo poteva a grado suo racchetare. La necessaria
-condizion sua era quella di guerreggiare e di vincere, come
-fatto avean Carlo Martello e Pipino; tale il duro retaggio suo.
-</p>
-
-<p>
-E non pertanto intorno a questo tempo nuova indole pigliar
-sembrano le spedizioni militari di Carlomagno. Di terre non ha difetto,
-chè anzi ne possiede il suo bisogno per un'estensione di parecchie
-migliaia di leghe quadrate, ed a legger la geografia dell'edifizio
-carolino, si vede che le frontiere sue sono più ampie dell'impero
-occidentale d'Onorio, e si perdono e confondono in mezzo alle popolazioni
-germaniche, non mai vinte da Roma. Egli non ha dunque
-bisogno più d'ampliar questa già sterminata estensione di territorio,
-ma sì solo di tenerla nello stato d'ubbidienza e di reprimere le sue
-sedizioni. La guerra cangia quindi d'aspetto, più non si combatte
-per conquistare e aggiunger nuovi dominii agli antichi, chè l'impero
-è già sì vasto da saziar qualunque ambizione: la Francia nei
-termini d'oggidì, poi una gran parte della Germania, poi l'Italia,
-poi la Spagna fino all'Ebro; che si può desiderare di più? Ma
-questi territorii sono abitati da popoli riottosi ed indomiti, onde si
-vuole aver sempre l'occhio aperto su loro e assoggettarli all'ordine,
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-alla gerarchia; questo si è d'ora innanzi l'intento gravissimo della
-faccenda caroliniana.
-</p>
-
-<p>
-Re o imperator ch'egli fosse, quasi in ogni luogo instituì conti e
-governatori delle marche e frontiere, i quali sono come capi degli
-accampamenti militari, e si alloggiano all'estremità dei confini con
-numerose bande di soldati franchi, germani, lombardi, tutti elementi
-che l'imperatore adopera nella conquista; ivi edificano borghi
-e villaggi ed alcuni hanno terre, cui fan coltivar da coloni militari,
-a imitazion di Roma, quando le legioni rizzavano città ed are
-in onore d'Augusto e di Tiberio. Cotesti conti e governatori richiedono
-un'attentissima vigilanza del padrone, ond'è che Carlomagno
-non ha un momento mai di riposo, nè può averlo, chè il sonno non
-è fatto pe' fondatori delle grandi istituzioni. Cosa veramente stupenda
-e meravigliosa, chi legge le croniche di quei tempi, è questa
-incomprensibile solerzia dell'imperatore, anche attempato; egli è da
-per tutto; i suoi capitolari son promulgati dai Pirenei fino alle frontiere
-della Frisia e della Gotlandia; pellegrino com'egli è della
-gloria, non prende sosta, e corre a tener suoi parlamenti militari
-dall'una all'altra regione; e chi badi alla difficoltà delle vie di comunicazione
-a quei tempi, avrà certo per miracolosa nella vita di
-Carlomagno quest'alacrità sua.
-</p>
-
-<p>
-In questi viaggi, ch'ei facea cavalcando, non andava però solo,
-chè dopo di lui venivano grosse schiere di lance, le quali seguivano
-il signor loro alla guerra e alle diete, che tener si solean quasi sempre
-in sulle frontiere, affin d'indi più prontamente scagliarsi sui popoli
-da serbare in devozione. Se non che in breve il carico suo si fece
-talmente greve, che ei si tolse ad aiuto i due suoi figliuoli, Lodovico<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>
-e Pipino: confidando all'uno le guerre d'Aquitania, le spedizioni
-in Ispagna, il raffrenare i Saracini, la parte meridionale dell'impero,
-con l'appoggio dei conti franchi da lui deputati a
-guidarlo; all'altro, le guerre di Pannonia e di Baviera, pur sempre
-con l'appoggio dei conti franchi e di Adalardo, abate di Corvia,
-figlio del conte Bernardo, datogli a guida<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. Egli, come re
-e imperatore, serbava per sè le spedizioni di Sassonia, che, siccome
-pare, a lui più gradivano, forse perchè le vedea più difficili e
-più minaccevoli per le frontiere dell'Austrasia; e ad esse moveva in
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-persona, insiem col diletto suo bastardo Carlo o Carlotto. Le fatiche
-non lo trattengono, e sia ch'ei vada cacciando nelle Ardenne,
-o per la Selva Nera, o ch'ei venga nell'inverno a riscaldar le
-intirizzite sue membra nei tepidi lavacri d'Aquisgrana, ei pensa
-pur sempre e dispone le sue forti spedizioni sulle rive dell'Elba e
-del Veser, spedizioni rese indispensabili dalle incessanti sollevazioni
-dei Sassoni.
-</p>
-
-<p>
-Agevol cosa è seguire e abbracciar, nel periodo carolingico, le
-guerre di conquista, però ch'elle sporgono fuori dal tutto. Altre
-spedizioni ci sono che si diramano a guisa di maestose fiumane, e
-son quelle di Lombardia, di Sassonia e di Spagna, delle quali si può
-vedere il principio, il mezzo ed il fine, con l'aiuto delle cronache;
-ed hanno tutte e tre un colorito sì proprio che servir potrebbono di
-argomento a grandi epopee. Altrettanto non è a dirsi di quelle,
-che chiamar si possono guerre di raffrenamenti militari, operate da
-Carlomagno su tutta la superficie del vasto impero suo; gli eserciti
-suoi più non traboccano al di fuori, ma girano per le terre acquistate
-a tener in dovere le popolazioni; nè i parlamenti son più convocati
-per iscagliarsi sulle lontane contrade fin oltre i termini dell'incivilimento,
-ma sì per serbare in obbedienza le già sottomesse.
-La storia di queste oscure guerre, appena accennata, è tal che non
-viene sotto la mano a metterla per tempo e per ordine, e tuttavia
-le cronache ne son piene, e formano episodii, qual più e qual men
-curioso nella vita del sovrano. Quei conti che vedete accampar sulle
-marche o frontiere, han per uffizio di reprimere i Sassoni, i Bretoni,
-i Saracini e i Visigoti di Spagna, i Longobardi e i Greci d'Italia;
-ogni volta che questi popoli non vogliono ubbidire, non pagano i
-tributi, o negano il servizio militare, essi conti si precipitano sul
-loro territorio, e spengono le ribellioni nel sangue.
-</p>
-
-<p>
-La parte epica della guerra ebbe termine con Vittichindo, e la
-conversione di questo capitano, la fede e l'omaggio da lui prestati,
-operarono un notabil cangiamento nello stato politico e militare dei
-Sassoni; essi non han più questa grande individualità intorno a cui
-raccogliersi; già ci son conti belli e stabiliti, ed i vescovi a lato dei
-conti, i primi con la forza militare, i secondi con la podestà coercitiva
-e morale; gli uni sopravveggono le tribù, gli altri le istruiscono
-e aggentiliscono. I quali due ordini sono validi sì, ma pur
-niente ancora risolvono, però che lo spirito sedizioso, inquieto dei
-Sassoni continuamente si manifesta, e le croniche il dicono ad ogni
-tratto; in prova ecco quanto leggesi negli annali contemporanei,
-sette anni e non più dopo la conversione di Vittichindo (793):
-«Mentre il re facea pensiero di terminar la guerra incominciata,
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-ed avea deliberato d'invader di nuovo la Pannonia, gli venne avviso
-come le milizie condotte dal conte Teodorico, erano state sorprese
-e tagliate a pezzi dai Sassoni, vicino a Rastringen sul Veser.
-Saputo questo il re, ma dissimulando la gravità del male, rinunziò
-all'impresa di Pannonia (794). Il re deliberossi di assaltar la Sassonia
-con un esercito diviso in modo che egli stesso v'entrasse con
-una metà di quello per la parte meridionale, mentre che suo figlio
-Carlo<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> passando il Reno a Colonia, vi penetrasse con l'altra metà
-per la parte occidentale. Il qual disegno gli venne compiuto non
-ostante che i Sassoni, fatta fronte a Sinfeld, ivi aspettassero il re
-per combatterlo. Ma poi disperatisi della vittoria, che pur dianzi
-tenevano vanamente per sicura, si arresero a discrezione, e vinti
-senza colpo tirare, si sottomisero, dando statichi, e giurando solennemente
-fedeltà ed obbedienza. (795) Quantunque i Sassoni avessero,
-l'anno scorso, dato statichi, e prestato ogni sorte di giuramento
-ad essi imposto, il re, non dimentico della perfidia loro, tenne,
-secondo le forme, la dieta generale nel palazzo di Kuffenstein, a
-riva del Meno, oltre il Reno, rimpetto a Magonza. Egli entrò quindi
-in Sassonia con l'oste sua, e la corse quasi tutta, predandola; poi
-giunto a Bardenvig, vi rizzò il suo campo ad aspettar l'arrivo degli
-Schiavoni, a cui aveva dato ordine di venire; ma avuto avviso che
-Vilzano, re degli Obotriti, nel passar l'Elba era caduto negli agguati
-dei Sassoni a lui tesi presso quel fiume, ed era stato morto da essi:
-questa perfidia aggiunse nell'animo del re nuovo stimolo ad assaltar,
-più presto che potesse, i nemici, e nuova ira contro quella
-misleale nazione. Diede il guasto ad una gran parte del paese, ebbe
-gli statichi da lui richiesti, e ritornossene in Francia. (796) Il re assaltò
-in persona la Sassonia con l'oste dei Franchi, e dato il guasto
-ad una gran parte del paese, tornò a passar l'inverno al palazzo
-suo d'Aquisgrana. (797) Il re entrò in Sassonia per conculcar l'orgoglio
-di quel popolo infido, nè si fermò prima di aver corso
-tutto il paese, perch'egli si spinse fino agli ultimi confini, al
-luogo dove la Sassonia è bagnata dall'Oceano, tra l'Elba ed il Veser.
-(798) Il re, forte adirato conto i Sassoni, perchè aveano morto
-Gotscalco, uno de' suoi uffiziali, e parecchi altri conti, ch'ei mandava
-a Sigifredo re dei Dani, raccolse l'esercito suo nel luogo chiamato
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-Minden<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>, e posto il campo sulle rive del Veser, assalì i felloni
-che avean rotta la fede, e vendicando la morte de' suoi inviati, mise
-a ferro ed a fuoco tutta la parte della Sassonia che giace tra l'Elba
-ed il Veser. (799) Il re tenne il suo general parlamento a Lippenheim,
-presso il Reno; varcò questo fiume, con tutta l'oste, si condusse fino
-a Paderborna, dove pose il campo, ed ivi aspettò l'arrivo di papa
-Leone, che veniva alla sua volta. Intanto mandò suo figlio Carlo
-verso l'Elba, con una parte dell'esercito, per dare assetto a certe
-bisogna fra i Vilzi e gli Obotriti, e ricevere in fede alcuni Sassoni
-del settentrione. (803) Il re, durante la state, attese a cacciar nelle
-Ardenne, mandò un esercito in Sassonia, e fece dare il guasto a
-quel paese fino al di là dell'Elba. (804) L'imperatore passò l'inverno
-ad Aquisgrana; al ritornar della state condusse un esercito in
-Sassonia, e trasportati in Francia tutti i Sassoni che abitavano oltre
-l'Elba, con le loro donne e fanciulli, donò il paese loro agli Obotriti».
-</p>
-
-<p>
-Tale si era l'usanza delle nazioni conquistatrici; la terra non era
-per esse altro che una passeggera possessione, ed a somiglianza delle
-tribù tartare, non aveano mai territorio stabile: lo tenevano finchè
-avean la forza in mano, e quando un altro vincitore se ne impadroniva,
-o erano da lui ridotti in servitù, o dispersi in altri paesi, od
-egli dava la terra conquistata ad altre tribù, alla foggia degli Egizii
-o dei Sirii. Le nuove guerre sassoniche, quali ci son dalle croniche
-narrate, non hanno cosa più che somigli alle prime e potenti spedizioni
-guidate da Carlomagno; quando Vittichindo capitanava quella
-gran militare confederazione. Alla conversione di questo valoroso
-capo parve andarne in dissoluzione quella soldatesca repubblica; nè
-più vediam la massa intera dei Sassoni accorrer dalle rive dell'Elba
-e del Veser per combatter Carlomagno ed i Franchi, ma solo alcune
-sparse tribù venir l'una dopo l'altra ribellanti a combattere contro
-l'imperatore, come se si confidasser di logorarlo così e spossarlo
-nella canuta età sua.
-</p>
-
-<p>
-Questa guerra vien terminata con un partito da fiero conquistatore,
-il dispergimento delle tribù militari della Sassonia, alcune delle
-quali vanno a congiungersi coi Danesi, per indi tornar, pochi anni
-appresso, ai danni dell'impero carolingico<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>, mentre le altre sono
-come vane spoglie trapiantate sullo stesso territorio dei Franchi, tanto
-che dir si può i trentatrè anni delle guerre di Carlomagno contro
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-quelle popolazioni, aver avuto per risultamento l'esterminio per le
-armi, per la cattività o per la fuga dei fieri e generosi Sassoni.
-</p>
-
-<p>
-Nel corso delle quali guerre ha pur principio lo scontro di
-Carlomagno cogli Scandinavi, e in ispezialtà coi Danesi che abitavano
-la quasi che isola della Giutlandia, ed erano governati da un re,
-chiamato dalle cronache Sigifredo, il fido amico e aiutatore in guerra
-di Vittichindo. La Giutlandia era, siccome la Lombardia, il rifugio
-di tutti i malcontenti dell'impero, di chiunque volea sottrarsi alla
-man grifagna e ponderosa di Carlomagno, nè i Sassoni sì intrepidi
-furono e sì pronti a correre a ricorrer sulle terre dei Franchi se non
-perchè avean la spalla dietro dei Dani e di tutta la gente scandinava.
-Ogni volta che essi s'arretrano innanzi alla possa dell'imperatore,
-ecco avanzarsi come ausiliarii i Danesi, però che le terre loro sono
-in pericolo, onde i conti franchi, stanziati da Carlomagno a difender
-le marche e frontiere, vanno a rizzar loro accampamenti fin sulla
-terra scandinava. Le cronache fanno spesso anche menzione di quel
-Gottifredo che regnava sopra i Danesi, e qui pure bene sta di recar
-le relazioni di quel buon tempo antico. «(804) Gottifredo, re dei Dani,
-venne con un'armata navale e tutta la cavalleria del suo reame
-al luogo chiamato Schleswig, sui confini delle sue terre e della Sassonia,
-e promise di recarsi ad un parlamento coll'imperatore, ma
-impauritone dal consiglio de' suoi, non venne innanzi più di così, ed
-acconsentì per ambasciadori a quanto da lui si volle. L'imperatore,
-fermatosi vicino all'Elba, gli avea spedito suoi mandati affinchè restituisse
-i disertori. (808) All'entrar della primavera, avendo l'imperatore
-avuto avviso che Gottifredo, re dei Dani, era entrato con
-sua oste nelle terre degli Obotriti, inviò, con grosso nerbo di genti
-franche e sassoni, all'Elba, Carlo suo figlio, con commissione di
-opporsi a quello stolto re, se osasse trapassare i confini della Sassonia;
-se non che costui dimorato pochi giorni su quelle rive, ed
-assediata e presa qualche fortezza agli Schiavi, se ne tornò a casa
-con gran perdita de' suoi. (809) Gottifredo, re dei Dani, mandò
-certi mercatanti dicendo all'imperatore aver udito ch'egli era contro
-di lui adirato, per cagion dell'esercito da sè condotto l'anno innanzi
-nelle terre degli Obotriti a vendicar le proprie offese; però volere
-scusarsi dell'imputazion fattagli d'aver lui primo rotto i patti,
-e chiedere che si tenga, al di qua dell'Elba, e sui confini del suo
-regno, un congresso dei conti dell'imperatore e de' suoi, affinchè
-si ponga di reciproco accordo rimedio alle cose fatte. L'imperatore
-accolse la dimanda, e il congresso coi grandi della Dania fu tenuto nel
-luogo appellato Badenstein. Quivi furon recate innanzi da un parte e
-dall'altra molte bisogna, e l'adunanza fu sciolta senza nulla conchiuder
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-di proposito. L'imperatore, avuta quindi a più d'un segno certezza
-dell'ardire e della tracotanza del re dei Dani, ordinò di edificare
-una città al di qua dell'Elba e stanziarvi un presidio franco; al
-qual uopo fatta leva di gente in Gallia ed in Germania, la fornì
-d'armi e d'altre munizioni, dando ordine che fosse per la via della
-Frisia condotta al luogo assegnato. Intanto Trasicone, duca degli
-Obotriti, veniva a tradimento ucciso nel porto di Revich dalla gente
-di Gottifredo. Determinato il luogo dove rizzar la città, l'imperatore
-diè il carico di questa bisogna al conte Egberto, commettendogli di
-passar l'Elba, ed occupar quel terreno che giace sulla riva della Stura,
-e porta il nome di Esselfeld. Egberto e i conti sassoni ne preser
-possesso verso il mezzo di marzo, e cominciarono a fortificarlo. (810)
-L'imperatore, stando in Aquisgrana, meditava una spedizione contro
-Gottifredo, quando appunto gli giunse repentinamente avviso, come
-un'armata di duecento navi, venuta dal paese dei Normanni, avea
-approdato in Frisia, e dato il guasto a tutte le isole adiacenti e alle
-terre littorali, e come poi, penetrata in terra ferma, era già venuta
-tre volte alle mani co' Frisoni, i quali avuta la peggio, erano stati
-sottoposti a tributo, e seppe di più ch'essi avean già sotto questo
-nome pagato cento libbre d'argento, e che il re Gottifredo era dopo
-tutto questo ritornato al suo paese. La qual novella irritò siffattamente
-l'imperatore, ch'egli spedì legati per tutte le parti a raccogliere un
-esercito, ed egli stesso recossi immantinente alle navi, e varcato
-il Reno al luogo chiamato Lippenheim, deliberò d'ivi aspettar le
-milizie che ancor non erano arrivate. Raccolta indi l'oste, si condusse,
-quanto più prestamente potè, sul fiume Aller, e rizzò il suo
-campo vicino al luogo dove questo si versa nel Veser, aspettando
-colà l'esito delle braverie di Gottifredo; però che costui, montato
-in superbia e tenendosi stoltamente sicuro della vittoria, vantavasi
-di voler misurarsi coll'imperatore. Ma dimoratosi quest'ultimo per
-alcun tempo nel detto luogo, ebbe avviso come la flotta che avea
-predata la Frisia, era tornata in Dania, e come il re Gottifredo
-era stato ucciso da uno de' suoi.»
-</p>
-
-<p>
-Questi moti dei Danesi già davan molto da pensar all'imperatore,
-il quale fin da ora si studia di frenarli all'Elba, ponendovi un antiguardo
-d'alcune migliaia di lance, e facendo sulle frontiere accampare
-i conti sassoni a lui devoti, certo così di porre un argine
-alle correrie loro. Ma con quell'occhio suo che tutto vedeva e abbracciava,
-Carlomagno ha scorto che i mezzi militari, tanto per
-l'assalto come per la difesa, vogliono essere mutati, e dando maggior
-ampiezza alla guerra territoriale, varca i monti, i fiumi e le contrade
-più lontane, e imita i Romani così nella composizione degli
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-eserciti come nelle marcie e contrommarcie loro. Se non che le irruzioni
-dei Danesi vengono a mutar gli elementi della guerra, chè essi non
-son già solamente valorosi soldati sul campo di battaglia, come i
-Sassoni, ma, insiem con tutte le altre nazioni scandinave, si dan con
-ardore alle spedizioni marittime, e hanno flotte e migliaia di navigli
-che trasportano arditamente grosse schiere d'armati sulle spiaggie
-più lontane, come si vide nella conquista della Gran Bretagna.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno ben sa che quella è la parte da cui l'impero suo può
-esser ferito; egli ha sempre combattuto in istrette ordinanze sulla
-soda terra, e i suoi conti guidar sanno boschi di lance e cavalli bardati
-di ferro, ma questo non vale a fermar le spedizioni marittime. Che
-opporre a quella gente quand'ella si presenterà sulle spiaggie della
-Frisia e della Neustria?<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> No, non v'è modo a combatter contro
-queste flotte che penetreranno da tutte le parti; l'impero suo è simile
-ad un uomo tutto loricato di ferro, colto nella giuntura del
-cosciale, e a leone che indarno rugge e si dibatte quand'ha il pungolo
-della vespa entro le carni. Carlo è già troppo innanzi negli anni
-per creare una marineria; ci si prova, ma invano; quest'è il motivo
-onde tanto si accora sul destino avvenire dell'impero suo ogni volta
-ch'ei vede in mare il naviglio danese, chè ognun di noi è conscio
-dentro di sè delle cagioni che distruggeranno un dì l'opera sua.
-</p>
-
-<p>
-Lo stesso modo di coazione e raffrenamento copre tutta la frontiera
-dell'impero, così a ostro come a settentrione; sol Carlomagno
-a sè riserba il carico di ridurre i Sassoni e i Danesi, e muove
-a questa guerra con la sua gente più bellicosa e col caro suo
-figliuolo Carlotto, quel Carlotto sprezzato dalla baronia, e dalle canzoni
-eroiche tanto svilito, confidando nel tempo medesimo a Lodovico
-re d'Aquitania quanto è da fare nelle provincie meridionali.
-Nella spedizione ch'ebbe per termine la funesta rotta di Roncisvalle,
-Carlomagno ebbe a combattere due grandi popolazioni, l'una disgiunta
-dall'altra; prima i Saracini o Infedeli, che avean varcato i
-Pirenei; poi quell'indomita schiatta de' Guasconi, che celebrò gloriando
-il fatto di Roncisvalle. E' pare anche fuor di dubbio che la
-più parte de' Visigoti, onde componevasi la popolazione della Spagna,
-si fosse disaffezionata al dominio dei Franchi e principalmente dalla
-stirpe austrasia. Ci erano gelosie naturali e nimicizie di razza, e i
-Goti accostavansi per via di nozze ai Musulmani<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>. Lodovico trovavasi
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-dunque aver questi tre popoli a fronte, quando suo padre gli confidò
-il governo e il regno dell'Aquitania, sotto la tutela dei conti e governatori
-delle marche, quasi tutti d'origine franca.
-</p>
-
-<p>
-Con l'unica spedizione che fece Carlomagno oltre i Pirenei, prima di
-cinger la corona imperiale, non avea portato il suo dominio più in
-di là dell'Ebro; ben è vero che i romanzi della cavalleria fingono la
-conquista feudale in lui di tutta la Spagna fino a Cadice e al Portogallo
-(<i>portus Galliæ</i>); ma essa non oltrepassò Saragozza e Pamplona.
-Su quella meridional frontiera venne quindi instituita una
-specie di reggimento feudale, pur sempre foggiato sulla forma romana
-dei campi militari; furon creati conti delle marche di Spagna in
-sull'esempio dei conti sassoni, che tener dovessero in dovere le popolazioni
-moresche, i Visigoti e i Sassoni stessi; nella quale occasione
-le conquiste di Carlo in Ispagna furon divise in due marche;
-la marca della Gotia o Settimania, che corrispondeva alla Catalogna
-d'oggidì, ed ebbe Barcellona per città capitale, e la marca di Guascogna,
-che comprendeva le città francesi della Navarra e dell'Aragona<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>.
-Indi s'erano quasi dappertutto stretti vincoli di vassallaggio
-tra gli alcaidi governatori delle città prossime alle frontiere e Lodovico
-re d'Aquitania. Il governo dei Saraceni in Ispagna erasi ridotto
-in brani, la guerra civile regnava colà in ogni luogo, i figli del profeta
-si combattevano città contro città, uomo contro uomo, e i conti franchi
-approfittar seppero di queste intestine discordie per procacciarsi nuovi
-vassalli e conquistar nuove città. Lodovico seppe bene sdebitarsi di
-questo incarico da Carlomagno addossatogli, e rintuzzar con vigorosa
-mano quelle popolazioni fino all'Ebro.
-</p>
-
-<p>
-L'Aquitania avea di que' giorni un sistema regolare di tenimento
-feudale e di governo, e san Benedetto d'Aniano ci avea favorita la
-civiltà. Al quale san Benedetto si dovea in ciò dar più merito che
-non gli fu dato, essendo egli stato per l'Aquitania quel che fu
-Bonifazio per la Germania. Da conte militare nell'esercito che fece
-la spedizione di Lombardia, ei s'era quindi convertito a penitenza,
-e dato a edificar per ogni dove magnifici monumenti e chiese, tutte
-splendenti d'arte lombarda e bisantina. Il governo dell'Aquitania
-potea di que' giorni servir di modello, e Lodovico ci ponea gran
-cura e più d'una volta mosse contro la Spagna per consolidare il
-poter suo e aggiunger nuove conquiste all'antiche. Lasciate le belle
-sue tenute dell'Agenese, del Saintonge e del Poitù, se ne andava
-egli, una volta fra le altre, seguito da gran moltitudine de' guerrieri
-suoi, perchè era da conquistar Barcellona, sopra di che ascoltiamo
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-ancora gli antichi annali del Mezzogiorno. «(800) Il re Lodovico venne
-per la seconda fiata a Tolosa, e di qua si mosse verso Spagna. Or
-mentre ch'egli accostavasi a Barcellona, Zaddone, duca di quella
-città, riconoscendosi già vassallo suo, gli venne incontro, ma senza
-tuttavia dargli in mano la città. Il re passò oltre, e calando sopra
-Lerida, la prese e smantellò, dopo di che e d'aver guaste ed arse
-parecchie altre piazze forti, innoltrossi fino ad Uesca, le cui campagne,
-tutte coperte di messi, furon dalla man del soldato falciate, e
-arse e guastate; tutto che trovar si potè fuor della città, fu consunto
-dalle fiamme. Terminata la spedizione, tornossene all'appressar
-dell'inverno in Aquitania.»
-</p>
-
-<p>
-Indi a pochi anni, il re vuol di viva forza rappiccar Barcellona
-stessa all'Aquitania, necessaria essendogli questa città a compier la
-fronte dell'Ebro; e d'altra parte convien correre ad impedir l'irruzione
-minacciata dagli Arabi condotti da Acammo, i quali hanno
-già dato il guasto ai Pirenei. Re Lodovico ed i suoi consiglieri (son
-sempre parole degli annali) stimarono di dover ire a por l'assedio
-intorno a Barcellona, onde, partito l'esercito in tre schiere, ei rimase
-con la prima nel Rossiglione, mandò l'altra sotto il comando di Restagno,
-conte di Girona, ad assediar la città e ad evitar che gli
-assedianti non fossero alla sprovvista assaliti, ordinò alla terza di
-andar ad alloggiarsi dall'altra parte della città. Gli assediati intanto
-mandavano a Cordova a sollecitare gli aiuti, e il re de' Saraceni ponevasi
-tosto in via con un esercito. In questo mezzo la terza schiera
-di Lodovico, in cui combattevano Guglielmo, prima insegna e Ademaro,
-e cappate milizie, giunta a Saragozza, avuta spia che i nemici
-si avanzavano, gittossi nelle Asturie, e fece, in due repentini
-assalti, e principalmente nel secondo, gravissima strage, dopo di
-che, posto in volta il nemico, tornò a congiungersi con quelli che
-assediavano Barcellona, e stringendola tutti d'accordo, non permisero
-a persona viva d'uscire della città, la quale trovossi ridotta
-a tal termine, che gli abitanti si videro costretti di sveller dalle loro
-porte le aridissime coreggie di cuoio per farne duro e sozzo pasto;
-intantochè altri di quegli sciagurati, preferendo la morte ad una sì
-misera vita, si precipitavano dall'alto delle mura. I più ancora si confortavan
-colla vana speranza, che i Franchi verrebbero dal rigor
-dell'inverno costretti a levar l'assedio; ma questa speranza pure
-andò delusa per la prudenza e accortezza de' nostri, i quali, raccolti
-materiali da ogni parte, si diedero a rizzar tende e capanne,
-come deliberati a passar la vernata colà; onde gli abitanti, a tal
-vista, disperatisi di più lunga resistenza e ridotti agli estremi,
-consegnarono il principe loro, di nome Amur, ch'eglino aveano
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-sostituito a Zaddone, parente suo, e resero la città, non altro chiedendo,
-che di potersi ritirar dove loro piacesse. Ma prima che ciò avvenisse,
-prevedendo i nostri che la città, stanca da sì lungo assedio,
-avrebbe per amore o per forza ceduto, aveano già, dopo matura
-deliberazione, mandato ad invitare il re, affinchè la caduta di tanta
-città, sotto gli occhi ed ordini suoi, gli procacciasse gloria maggiore;
-ed egli arresosi all'invito, recavasi fra l'esercito degli assediati,
-e vi rimaneva sei settimane, in capo alle quali la città davasi
-per patti al vincitore. Aperte ch'ella ebbe le porte, facevala egli occupare
-il primo giorno dalle sue guardie, ma quanto a sè, non volle
-entrarvi prima di aver ordinato le feste in rendimento di grazie al
-Signore, con le quali intendeva di consacrare al suo santo nome
-quella vittoria, di cui nulla più avea desiderato<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. L'appresso mattina
-quindi, preceduto da tutto il suo esercito, dai sacerdoti e tutto
-il chiericato, entrò con solenne pompa nella città in mezzo ad inni
-festosi, e si rendè al tempio della santa e vittoriosa Croce, per ivi
-ringraziar Dio della concedutagli vittoria; dopo di che, lasciato in
-Barcellona, col conte Bera, un presidio composto di Goti, tornò a
-passar la vernata ne' suoi stati. Carlomagno, suo padre, intanto,
-udito il pericolo che sovrastavagli dal canto de' Saraceni, aveagli
-mandato Carlo suo figliuolo in aiuto; ma incontrato questi a Lione
-un corriere, che gli annunziò la presa di Barcellona, senz'andar più
-oltre, tornossene dal padre alla sua corte d'Aquisgrana.
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo andavan succedendosi le spedizioni contro la
-Spagna, e la presa di Barcellona era venuta a raccender sempre più
-lo spirito bellicoso delle franche popolazioni. Ora vogliono aver Tortosa,
-nè son più guidate da Lodovico; ma i conti loro s'avanzano da
-sè verso l'Ebro, ed ecco un di quei pellegrinaggi armati che prepararono
-le crociate. Carlomagno avea comandato di sorprendere e
-cacciar i Mori dalla detta città, ma non si potè fare, e il cronista
-contemporaneo ingenuamente racconta il motivo di quest'improvviso
-ridestarsi delle genti musulmane. Mentre «Abaid (così il cronista),
-duca di Tortosa, difendeva da un lato le rive dell'Ebro, per impedire
-il guado ai nostri, che già stavan più sopra varcandolo; un
-Moro, entrato nell'acqua per bagnarsi, vide passar vicino a sè lo
-sterco d'un cavallo, e tosto messosi a nuoto (i Mori sono finissimi)
-coglie quanto ne trova a galla, lo fiuta, poi grida: «Badate,
-compagni, e state in sull'avviso, che questo non è d'asino nè d'altro
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-animale che si pasca d'erba, ma si è sterco di cavallo, perchè
-composto d'orzo che suole essere il cibo de' cavalli e de' muli.
-E però stiamo all'erta che certo più su lungo il fiume ci si tende
-qualche agguato. — Onde tosto i Mori salgono a cavallo, e vanno alla
-scoverta, e veduti i nostri, corrono a darne avviso ad Abard, il
-quale, colto da spavento, abbandona il campo insieme con tutti i
-suoi, dandosi alla fuga, e i nostri, predato quanto trovano intorno,
-passan la notte sotto le tende dei Mori<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Tortosa non s'arrese prima dell'anno vegnente, nè fu sola a contrassegnar
-questo periodo di conquista in Ispagna, chè Uesca pure
-riconobbe con essa la signoria dell'imperatore, quasi a dar compimento
-all'ordine di difesa e custodia da lui posto verso l'Ebro,
-dove i conti franchi colà accampati, oltre agli antichi acquisti, ebbero
-così Barcellona, Tolosa ed Uesca.
-</p>
-
-<p>
-In queste spedizioni i Franchi furono fiaccamente anzichenò secondati
-dai discendenti della razza visigota, popolazione attigua della Spagna.
-In sulle prime ed al tempo della prima spedizione di Carlomagno,
-i Goti gli aiutarono, per verità, fortemente, per sottrarre sè stessi al
-giogo dei Mori; ma poi che videro i conti franchi stabiliti fermamente
-sull'Ebro, entrarono in sospetti e gelosie. Essi pure aveano
-i loro capi nazionali, rozzi cavalieri che, usciti della schiatta de' Visigoti
-e di quella prima famiglia di conquistatori, dal conte Giuliano
-tradita col chiamare i Saraceni dall'Africa, viveano nelle Asturie
-e nei monti della Navarra e della Castiglia; onde ingelositi de' Franchi
-padroni de' Pirenei, eglino non vollero più aiutarli per tema
-di non passar sotto un altro giogo. La conquista dunque di Carlomagno
-non si stende, come si vede, gran fatto al di là dell'Ebro,
-mal grado gli sforzi del figlio suo Lodovico; tre sole città a lui si
-sottomettono con alcuni emiri che tradiscono la religion del Profeta;
-intanto che Acammo, re di Cordova, riman pur sempre il dominator
-della Spagna.
-</p>
-
-<p>
-L'alpigiana razza di Guascogna serba tuttavia le radicate ripugnanze
-sue e gli astii suoi vivissimi contra gli Austrasii ed i Neustrii.
-Già veduto abbiamo per Roncisvalle quanto potessero i duchi
-guasconi in quelle inaccessibili loro dimore, e ancor ne parlano le
-insanguinate rupi della Navarra; benchè sempre col piè sul collo,
-pur non mai costoro rimangono cheti un istante sotto la dominazione
-di Lodovico. Lupo, duca loro, era morto, lasciando due figliuoli,
-Adalrico e Lupo Sancio, che diviser fra loro il ducato di
-Guascogna, come feudo dipendente da Carlomagno. Ma qual doveva
-essere mai la fede di quegli indomiti alpigiani? Imbaldanzivano alla
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-memoria del fatto di Roncisvalle, e le cronache antiche pur sempre toccano
-dell'irosa indole loro e della loro inclinazione a levarsi in capo.
-</p>
-
-<p>
-Lodovico altro non era in Aquitania che il prefetto di Carlomagno,
-ed a così dire, il braccio meridionale del potente imperatore
-a tener i vassalli in devozione. Ecco parole ancor dell'antico cronista.
-«(787) In questo tempo, un Guascone, di nome Adalrico, avuto nelle
-mani, per inganno, Corsone duca di Tolosa, gli fece prometter, con
-giuramento, fede a lui stesso, poi lo lasciò andare. A castigar la
-quale insolenza, i re ed i grandi, col cui consiglio governavasi il
-reame d'Aquitania, convocarono una dieta generale in certo luogo
-della Settimania, chiamato la <i>Morte dei Goti</i>, innanzi cui fu citato
-Adalrico; ma egli conscio a sè della sua colpa, non ci volle venire
-finchè non fu rassicurato da reciproci ostaggi, e pel rischio ch'essi
-correvano, non gli fu fatto male alcuno, anzi largamente presentato,
-renduti i nostri statichi e riavuti i suoi, gli fu concesso d'andarsene.
-Re Lodovico, convocata una dieta generale della nazione, vi
-deliberò intorno alla presente condizion delle cose. Poi che Borgognone
-era morto, il contado di Fezenzac fu dato a Luitardo, ma
-i Guasconi partir non potendolo, si sollevarono, e uccisa col ferro
-una parte degli armigeri del nuovo conte, condannaron gli altri a
-morir nelle fiamme. Chiamati quindi in giudizio, sulle prime ricusaron
-d'ubbidire, ma costretti a comparire, soggiacquero alla pena
-che tant'audacia si meritava, e parecchi di coloro, condannati alla
-legge del taglione, furon fatti morire sul rogo. (813) Convocata una
-dieta generale, re Lodovico vi annunziò aver avuto avviso della sollevazione
-d'una parte della Guascogna, la quale volea spiccarsi da'
-suoi stati, a cui da lungo tempo apparteneva; il pubblico bene richiedere
-che si castigasse quello spirito di ribellione. Applaudirono
-tutti al partito del re, persuasi di non dover altrimenti sostenere
-tanta tracotanza da parte di quei sudditi, e aversi a troncare il male
-dalla radice. Raccoltosi dunque e ordinato l'esercito, il re mosse
-fino a Dax, dimandando che gli fossero dati in mano i motori della
-sollevazione, nè obbediendo essi, entrò nelle loro terre, e consentì ai
-soldati di far man bassa d'ogni cosa. Finalmente quando i rei si
-videro dato il guasto a tutti i loro averi, vennero a pregar perdono,
-e l'ottennero a prezzo di tanta ruina. Dopo di che il re, superato
-il difficil varco de' Pirenei, calò a Pamplona, ma poi, quando fu a
-ricalcar que' burroni, i Guasconi si provarono a esercitar la solita
-perfidia loro, ventura però ch'essi furono antivenuti e delusi dalla
-prudenza e destrezza dei Franchi. Un dei loro, che s'era troppo innoltrato,
-fu preso e impiccato per la gola, intantochè agli altri
-si toglievano le donne e i figliuoli. Insomma sì ben si provvide, che
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-in questa volta la iniquità de' Guasconi non fu di pregiudizio alcuno
-nè al re nè alle sue genti<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno dunque imponeva di questo modo anche a' Guasconi
-la legge di dispergimento che avea per sempre disfatta la nazione
-dei Sassoni; tale si era il sistema di unità politica che quel conquistatore
-a' popoli imponeva. Ciascun anno era di questo modo contrassegnato
-d'una sollevazione di quegli alpigiani, se non che Carlomagno,
-fermo ne' suoi castelli e poderi del Settentrione, se ne dava,
-quanto al domarli con l'arme, poco fastidio e lasciava fare a Lodovico
-re d'Aquitania, suo figlio. Appena ei fece in persona due corse
-e rapidissime nelle provincie meridionali, e sia che gli cuocesse in
-cuore la memoria di Roncisvalle, sia che, figlio di schiatta germanica,
-non si dilettasse alla vista delle australi campagne della Gallia,
-ad altre mani confidava il raffrenar que' popoli meridionali, e contenta
-va si delle relazioni dei <i>missi dominici</i> e della valida soprintendenza
-dei conti franchi da esso instituiti nell'Aquitania.
-</p>
-
-<p>
-Senzachè, noi siamo già in tempi che i Saraceni o Mori d'Affrica
-o di Spagna mostrano di ristarsi dalle tumultuose loro irruzioni per
-mezzo a' Pirenei, nè più compaiono a torme innumerevoli, come già
-faceano sotto Carlo Martello e Pipino; anzi nè indizio pure abbiamo
-d'alcuna un po' rilevata spedizione contro i Franchi, nè di veruna
-di quelle guerre sante comandate da Maometto a' suoi ardenti settatori.
-Dopo la predicazione di Acammo nelle moschee e la rapida sua correria
-nella Settimania, noi li vediamo starsi continuamente in sulle difese,
-nè mai primi ad assalire; anzi beati per quel poco di riposo che l'attempata
-età di Carlomagno da pochi anni ad essi concede, conchiudono
-paci e tregue a dispetto di quella inesorabil sentenza di Maometto: «Combattete
-gl'Infedeli, finchè sola domini sulla terra la religione di Dio».
-</p>
-
-<p>
-Ma se i Saracini di Spagna s'accostavano per trattati a Carlomagno,
-così non faceano i Mori d'Affrica; se non che le forme della guerra
-mutavano. Già fin dall'ottavo secolo, arditissimi navigatori, costoro
-si danno, al par de' Normanni, alle spedizioni marittime, armano
-flotte, e abbiam dalle cronache antiche com'essi depredarono le isole
-Baleari, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica; tutte le coste di lor
-paventavano, e il Mediterraneo era pieno delle armate barche loro
-che giù pe' fiumi penetravano fino alle città principali, e ben lo
-seppero la Provenza, la Settimania, da que' barbari disertate, sì che
-le città loro anche più floride videro violati i monasteri, disperse le
-reliquie, spogliati gli altari, e il convento di San Vittore a Marsiglia,
-per salvarsi, fu costretto di cingersi d'alte mura a guisa di rocca.
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo le condizioni della guerra vanno mutando. Carlomagno
-è certamente il principe più formidabil che sia nelle grandi
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-spedizioni di terra, niuno può tenergli fronte quand'ei muove guidando
-i suoi leudi alla guerra; i popoli sono gli uni su gli altri
-incalzati e ributtati con rapidità quasi miracolosa; ma ecco in breve
-operarsi contr'essi la riazione; tu diresti che, al veder sorgere questo
-gigantesco edifizio, i nemici della razza austrasia ne indovinino
-quasi per istinto e preconoscano il lato debole, onde e Danesi e Saraceni
-si gittano al mare, e si danno al corseggiare, al predar la marina.
-Essi contender possono l'impero a Carlomagno e render vane
-le forze sue, quella germanica sua cavalleria, bardata di ferro, è
-fatta impotente; nulla può l'arte sua militare; le animose flotte lo
-sfidano sul Mediterraneo e sull'Oceano; a settentrione già si mostrano
-i Danesi sulle barche loro costrutte nel Baltico; a mezzodì i
-Saraceni di Spagna e d'Affrica già stanno per penetrar fino al Rodano.
-</p>
-
-<p>
-In Italia il tener in devozione le razze vinte è cosa più facile che
-altrove, e le conquiste son ivi più durevoli, perchè a tutto si pon
-rimedio con una spedizione militare, e il varcar le Alpi è cosa da
-nulla per quei tanto intrepidi eserciti austrasii. Pipino, re d'Italia,
-è luogotenente colà dell'imperatore, in quella guisa che Lodovico
-ha questo titolo alla frontiera de' Pirenei; nè Carlomagno per altro
-attende a questa guerra, se non perchè l'Italia si congiunge col Tirolo
-e coll'Alpi, che sono le chiavi della Germania, e padron come
-egli è della Pannonia e della Dalmazia, gli convien serbare la Lombardia
-insiem co' feudi che gli danno il dominio dell'Adriatico. Le
-guerre d'Italia divengono dunque il suo campo d'esercizio dov'ei
-trovasi a fronte non che dei Greci, degli Unni ancora, degli Avari
-e dei Bulgari, che accampano nel mezzo dell'Europa; ond'è che le
-sue guerre italiche van di conserva con le germaniche, e quando Pipino
-si parte dal regno di Lombardia a condursi per la via del Tirolo
-e dell'Alpi venete fino in Lamagna, anche l'imperatore si parte
-dal Reno e dal Danubio, per venire a congiungersi con suo figlio, e
-muovere di concordia contro le tribù erranti che vivono sotto la tenda,
-dal Danubio fino alla Bulgaria.
-</p>
-
-<p>
-Gli Unni e gli Ungheri sono i primi contro i quali fa impeto
-Carlomagno, che avendo essi spalleggiata la sollevazione dei Bavari,
-tanto bastò ad accender contro di loro la collera dell'implacabile
-Austrasio. Questa guerra contro le tribù erranti e questi scontri tra
-i Franchi ed i Barbari, ebbero principio di buon'ora, però che si
-legge nelle cronache: «(792) Il re si trattenne in Baviera a cagion
-della guerra cogli Unni, e rizzò sul Danubio un ponte di barche
-per giovarsene in essa, e celebrò la festa del Natale e quella di Pasqua.
-(795) Nel tempo che il re stava a campo sull'Elba, furono a
-lui alcuni inviati, venuti dalla Pannonia, l'un de' quali era un capo
-degli Unni, da' suoi chiamato Tudone, che promise di ritornare e
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-farsi cristiano. Il re tornò quindi ad Aquisgrana, dove passò il suo
-tempo come al solito, e celebrò le solennità di Natale e di Pasqua.
-(796) Pipino cacciò gli Unni oltre il Tibisco, smantellò il palazzo
-del re loro, al quale palazzo gli Unni danno il nome di <i>ring</i> e quel
-di <i>campo</i> i Longobardi, predò quasi tutte le ricchezze degli Unni;
-poi si rese ad Aquisgrana per passarvi l'inverno con suo padre, a
-cui offerse le spoglie del regno che seco avea portate. Tudone intanto,
-colui di cui detto è più sopra, serbando la sua promessa,
-recossi dal re e fu battezzato con quanti lo accompagnavano, e avuti
-di bei presenti, tornò al suo paese, giurando prima fedeltà; ma non la
-tenne gran tempo, nè gran tempo andò ch'ei fu castigato della sua
-fellonia. (805) Il cagano<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>, o principe degli Unni, venne all'imperatore
-pe' bisogni de' suoi popoli, e gli domandò un luogo da abitarvi tra
-Sarvaro ed Amburgo, però che quei popoli durar più non potevano
-nelle loro prime dimore a cagion delle continue irruzioni degli
-Schiavi, chiamati Boemi. Infatti codesti Schiavi, il cui capo avea
-nome Lecone, correvan le terre degli Unni, il cagano de' quali era
-cristiano, e chiamavasi Teodoro. L'imperatore lo accolse benignamente,
-esaudì le sue dimande, lo presentò largamente e l'accomiatò.
-Tornato al suo popolo, poco tempo dopo uscì di vita, e il nuovo
-cagano inviò uno de' suoi grandi a dimandar la conferma dell'antica
-dignità sopra gli Unni in lui pervenuta; e l'imperatore fu contento,
-e ordinò che il cagano avesse la signoria di tutto il reame,
-secondo la consuetudine de' loro antenati».
-</p>
-
-<p>
-Queste guerre con le tribù erranti e questi trattati di pace con
-barbare nazioni, van seguitando per un lungo tratto di tempo sino
-a finito il regno dell'imperatore. Certo la fama di Carlomagno doveva
-esser ben grande, se da ogni parte venivan così a fargli omaggio;
-non v'era nazion barbara che non s'inchinasse al suo piede,
-chè il nome d'un conquistatore, avea per quelle selvagge nazioni
-ben più potente prestigio, che non il nome d'un legislatore o d'un
-supremo intelletto; quella che più d'ogni altra cosa sbalordisce i
-Barbari, si è la forza prepotente che mostrasi nelle battaglie, e si fa
-ubbidir dalla terra; Alessandro, Cesare, Carlomagno e Tamerlano,
-sono i nomi ch'elle serbano nella memoria, e raccontano sotto la
-tenda; questi nomi vivono al sicuro dai guasti del tempo, benchè
-sfigurati, come i bronzi dalla ruggine dell'età. Ora niun di così fatti
-nomi può a quel compararsi di Carlomagno; perchè in qual contrada
-non risonò egli? e qual è il paese che non serbi memoria di lui?
-qual è l'opera del nono secolo che non porti impresse le orme sue?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span></p>
-
-<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII.
-<span class="smaller">SVOLGIMENTO
-DELLE CONQUISTE FAVOLOSE DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Le due maggiori propaggini delle conquiste favolose. — Gerusalemme. — Sant'Jacopo
-di Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. — Relazione di Turpino. — Persecuzione
-de' cristiani d'Oriente. — Il patriarca di Costantinopoli. — Sue
-lettere a Carlomagno. — Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza
-per Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione delle reliquie
-più famose. — La santa corona e il santo chiodo. — Miracolo. — Il tesoro
-di san Dionigi. — La visione di Carlomagno intorno a Sant'Jacopo di Compostella. — Enumerazione
-delle città prese da Carlomagno in Ispagna. — I prodigi. — Le
-battaglie contro i Saraceni ed Agolante lor capitano. — Rassegna
-dei baroni che seguono l'Imperatore al pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni
-sconfitti. — I Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine di tutte
-le leggende favolose delle conquiste.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-800 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Di mano in mano che le conquiste di Carlomagno imperatore vanno
-pigliando un andamento rapido e universale, anche le leggende amplificano
-la poesia dei loro racconti; già esse hanno accennati i
-punti del mondo, sui quali egli rimbombar fece lo strepito dell'armi
-sue, ma dappoi ch'egli ha vestito la porpora imperiale, i cronisti,
-con le loro ciarlerie, s'impadroniscono più che mai di questo nome
-per esaltarlo e portarlo sempre più a cielo. Questi racconti a fantasia
-non han più misura, e tale si è la potenza della opinione in onor
-di quell'eroe, che le cronache più autentiche raccolgon le dicerie
-favolose, come fossero verità, e sei secoli appresso non si mette pur
-dubbio che Carlomagno non abbia davvero compiuto le imprese che
-la leggenda gli attribuisce.
-</p>
-
-<p>
-I due episodii che la <i>Cronica di san Dionigi</i> attende principalmente
-a svolgere, seguendo la relazione di Turpino, sono la conquista
-del Santo Sepolcro e la liberazione di Sant'Jacopo di Compostella.
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-Le quali due imprese si compiono in dipendenza de' due pellegrinaggi,
-l'uno al Sepolcro di Gesù Cristo, l'altro all'arca del Santo protettore
-de' Cristiani in Ispagna. Il pensiero del pellegrinaggio collegavasi
-a que' dì con quello della conquista; prima veniva il pellegrino
-tutto solo per adorare il Santo Sepolcro, poi una banda, poi finalmente
-un esercito che invadeva il paese; tale si era il procedimento
-dei voti di pellegrinaggio, che a quella irrequieta generazione, era
-necessità di muoversi e fare; starsi ella non potea così cheta, dentro
-il chiuso delle sue mura, e avea bisogno di respirar l'aria aperta del
-paese lontano, in cima de' monti o nelle valli, alla caccia, per le
-scure foreste o in romeaggi alle regioni straniere. Queste favolose
-spedizioni ai sepolcri di Gerusalemme e di Sant'Jacopo, che troviam
-nella vita di Carlomagno, preparano due grandi fatti della storia,
-le crociate del secolo undecimo e la liberazion della Spagna, sottratta
-al giogo de' Mori.
-</p>
-
-<p>
-Il falso Turpino, il poeta cronista, l'arcivescovo di Reims, fu
-quegli che primo narrò le meraviglie di questa doppia conquista;
-nè si vuol credere altrimenti che questa epopea sia una creazione
-degli ultimi tempi del medio evo, chè ella si collega invece con
-un'epoca quasi contemporanea, e la troviam come una santa tradizione
-nei manoscritti del secolo decimoterzo<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>, e ognuno ne può seguire
-le tracce anche al secolo undecimo. Così pure, alla quarta generazione
-dell'epoca carolingica, teneasi per cosa certa che Carlomagno
-avesse liberato il santo sepolcro di Cristo, e conseguite maravigliose
-vittorie contro i Saraceni ed i Mori. E perchè la storia non renderà
-ella conto di queste due tradizioni che si mantennero nell'età più
-rimote? E non formavano esse il diletto dei nostri padri, e il vanto
-delle antiche generazioni? Per qual ragione non racconteremo le imprese
-e le gesta che i nobili cavalieri attribuiscono al poderoso braccio
-ed al senno del magno imperatore? Le sfrondi pur la critica severa,
-quando chiama a sindacato la cronaca delle morte età; quanto a
-noi che andiam cercando le vestigia delle credenze già spente e delle
-passate grandezze, facciamo anzi di rammentare, gloriando, questi
-racconti degli alti baroni, massime se rivelin lo spirito d'un tempo:
-chè in tutte le età la nobil nostra patria ebbe le sue gloriose credenze,
-il suo culto alla gloria, i suoi simboli di grandezza e di patria
-devozione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ecco dunque succedere una gran persecuzione contro la cristianità
-nella terra d'oltremare, i Saraceni penetrar nelle contrade della Siria,
-insignorirsi di Gerusalemme, e contaminare il Santo Sepolcro, sì che
-il vecchio patriarca, costretto alla fuga, viene a trovar Costantino imperatore
-di Bisanzio, e suo figlio Leone. «Con pianti e lagrime raccontò
-loro il grande strazio e la gran persecuzione che erano nella terra
-oltremare, come gl'infedeli Saraceni aveano presa la città, contaminato
-il Sepolcro e gli altri luoghi santi della città diserta, prese pur le
-castella e le città del reame, guaste le campagne, e il popolo, parte
-ucciso e parte menato schiavo, e fatto tanto vitupero a Nostro Signore,
-e tanta persecuzione al suo popolo, da non esservi cuor d'uomo
-cristiano che non debba andarne mesto e corrucciato.<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>»
-</p>
-
-<p>
-L'imperator Costantino medesimo non poteva non contristarsi a
-questa novella del Sepolcro contaminato; ma non poteva egli solo
-guerreggiare in Palestina, e non avea forze bastevoli ad opporsi agli
-Infedeli. Ora tutti sapevano a quei giorni che in Occidente veniva
-sorgendo un grande impero, e che la stirpe austrasia maggioreggiava
-mercè la potenza sua ed i suoi leudi; onde Costantino mandò suoi
-ambasciatori a Carlomagno, con una lettera, suggellata per lui, del
-patriarca Giovanni, sargente dei sargenti di Dio<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a> in Gerusalemme;
-e con essa lettera un'altra di Costantino e di Leone, tutta in seta ricamata
-d'oro, da cui pendeva un bel suggello; la qual lettera così
-diceva: «Costantino e Leone, suo figliuolo, imperatori e re delle
-parti orientali, infimi fra tutti, ed appena degni d'essere imperatori,
-al famosissimo re delle parti d'Occidente, altissimo Carlo, potenza e
-signoria sempre felice. Dilettissimo amico Carlo il Magno, quando tu
-avrai vedute e lette queste lettere, sappi che io non ti scrivo per diffalta
-di cuore, nè di gente nata da cavalleria, però che alcune volte io ebbi
-vittoria de' pagani con manco cavalieri e gente ch'io non ho, e li cacciai
-da Gerusalemme da essi presa e ripresa due o tre fiate, e ben sei
-volte gli ho vinti e cacciati dal campo con l'aiuto del Signore, e presine
-ed uccisi ben delle migliaia. Ma che t'ho a dire? E' bisogna che tu
-sia ammonito da Dio per mezzo mio, non per li meriti miei, ma sì per
-li tuoi, a compiere questa grande impresa. Però che una delle passate
-notti, mentr'io stava pensando al modo di cacciare i Saracini, ebbi
-questa visione: In quella, dissi, ch'io stava in questo pensiero, e
-pregava Nostro Signore, che mi mandasse alcun aiuto, mi apparve
-d'improvviso innanzi al letto un damigello che mi chiamò assai
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-leggiadramente per nome, e scossomi così un poco, mi disse<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>: — Costantino,
-tu hai chiesto aiuto a Nostro Signore nella tua impresa,
-ed ecco ch'egli ti comanda, per mezzo mio, di chiamare in
-tuo soccorso il Magno Carlo di Francia, difensore della Fede e della
-pace di Santa Chiesa. — E allora mi mostrò un cavaliere tutto armato
-d'usbergo e di cosciali e schinieri, con uno scudo al collo, la spada
-al fianco con elsa vermiglia, e una lancia bianca in pugno, che parea
-mandar fiamma dalla punta. Nell'altra mano aveva un elmo d'oro,
-e all'aspetto era vecchio con lunga barba. Era bellissimo di volto,
-grande della persona, avea bianco e canuto il capo, e gli occhi splendevano
-come stelle. Non è adunque da dubitare che queste cose non
-sieno fatte e ordinate per volere di Nostro Signore, ed avendo noi
-di certo luogo saputo qual uomo tu sei, e quali sono i tuoi fatti e
-costami, ce ne rallegriamo nel Signore, e gli rendiamo grazie nelle
-tue gesta meravigliose, nell'umiltà tua e nella tua pazienza. Io fermamente
-mi confido, che l'impresa avrà felice compimento pe' tuoi
-meriti e per l'opera tua, però che tu sei il difensor della pace, e la
-cerchi con gran fervore, e quando l'hai trovata, sì la conservi e
-mantieni con grand'amore e carità.
-</p>
-
-<p>
-«Ora, i detti ambasciatori trovarono Carlo imperatore nel suo palazzo,
-ed egli pure fu dolentissimo a questa novella dei disastri di
-Palestina, e versò largo pianto, udendo il doloroso messaggio. I messaggeri,
-questo pure si vuol sapere, venivano accolti nella badia di
-San Dionigi in Francia. L'imperatore, rotti i suggelli, fece in più d'un
-tratto per legger le lettere, chiedendogli i baroni: «Sire, che cosa
-cantar possono quelle carte?» Allora, fatto chiamare a sè il prudente
-arcivescovo Turpino, che era sapientissimo, il richiese d'interpretar
-quegli scritti, numerosissima essendo la corte dei baroni d'intorno a
-lui, però che era quasi un parlamento: «Orsù, miei fedeli, disse lor
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-Carlomagno, che consiglio mi date?» ed essi ad una voce risposero:
-«Re, se tu pensi che noi siam sì stanchi e travagliati da non
-poter sostenere la fatica d'un sì gran viaggio, noi siamo qui, e protestiamo
-che, se tu, signor nostro in terra, nieghi di venir con essonoi,
-nè vuoi condurci, noi moveremo domani, al sorger del giorno,
-insiem con questi messaggeri, parendoci che nulla ci debba esser
-grave, se Dio si fa nostra guida.» Immaginate come l'imperatore fu
-lieto di simile risposta; egli fece dunque mandar grida per tutte le
-terre che: «quanti, e giovani e vecchi, marciar volessero contro i Saracini,
-tutti pigliassero le armi». E la moltitudine fu sì grande che
-più non si sapea come albergarla.
-</p>
-
-<p>
-«Ecco dunque Carlomagno ed i suoi baroni, che si mettono in via
-con tutta l'oste loro. Niuno raccontar potrebbe le avventure accadute
-per viaggio; attraversati boschi e monti, giunsero, cammin facendo,
-ad una selva, che trovaron tutta piena di grifoni, tigri, orsi, lioni
-e d'altre maniere di belve; e più d'una volta smarrirono la via diritta,
-nè sapevan dove andassero, o se dovessero tornare indietro, e
-allora il gran Carlo si pose a leggere nel suo salterio: «Messere Iddio,
-guidaci tu con la voce de' tuoi comandamenti». Ed a gran miracolo
-s'udì la voce di un augellino gridar tutto giubilante: «Franco,
-Franco, che di' tu, che di' tu?» E i Greci anch'essi ne rimasero
-maravigliati, perchè ci avean bene tra loro certi uccelli che cantavano
-<i>Cara Basilon Anichos</i> (salute, re invitto), ma niuno che
-avesse mai parlato come il detto augellino, che guidò l'imperatore
-per la via da seguire.
-</p>
-
-<p>
-Chi resister poteva a questa grand'oste di gente a cavallo? Gerusalemme
-fu liberata, i Saracini giacquero sul campo, e Carlomagno
-tornossene a Costantinopoli, dove rimase tre giorni colmato di presenti
-e d'ogni maniera di ricchezze: «Destrieri, palafreni, uccelli
-da preda, pallii e drappi di seta, di varii colori, e tutta la gloria delle
-pietre preziose. Carlomagno non volle niente accettare, e il medesimo
-i suoi baroni, però che essi eran venuti da pellegrini, e per
-liberare il Santo Sepolcro; quando Costantino, l'imperatore d'Oriente
-chiamò Carlo, l'imperatore di Francia, e gli parlò in questo
-modo: «Sire, diletto amico, re di Francia ed imperatore augusto,
-io ti prego umilmente, per amore e per carità, che tu e l'oste tua vogliate
-prendere e scegliere a grado vostro di queste ricchezze, che sono
-qui raccolte per voi e per le vostre genti, e molto più ci gradirebbe
-che le pigliaste tutte.» A che l'imperator Carlo rispose che nol farebbe
-in modo niuno, perchè egli e le sue genti eran venuti colà
-per l'acquisto delle cose celestiali, e non delle ricchezze terrene, ed
-aveano di buon cuore sofferte quelle fatiche e quel viaggio per
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-meritarsi la grazia di Nostro Signore, e non mica la gloria di questo
-mondo».
-</p>
-
-<p>
-Questo nobil rifiuto d'ogni mercede per parte dell'imperatore e
-de' suoi baroni, non comprese tuttavia le reliquie. Le reliquie erano
-la gloria e il tesoro di tutta quella generazione; le chiese ne facean
-raccolta come di stupendi trofei; Costantinopoli ne era piena; ivi i reliquari
-erano lavorati con arte squisita e indicibil perfezione; la porpora
-v'era mista con la seta, i topazii e gli smeraldi incastonati
-nell'oro; l'arte romana erasi conservata nella sua perfezione; e
-nondimeno, a dir dei cronisti, queste non eran le ricchezze che più
-agognassero i baroni; le sacre reliquie bensì erano agli occhi loro
-più preziose di tutti questi vani ornamenti. A Carlomagno stava più
-che tutt'altro a cuore d'aver la corona di spine, che già toccò la
-fronte a Cristo; santa corona che spandeva intorno un dolce olezzo,
-come di paradiso terrestre; egli si pose in ginocchio dinanzi a quel
-reliquario, e colui che fondato aveva lo sterminato impero d'Occidente,
-si mise a pregar Dio come l'ultimo dei pellegrini, dicendo: «Io
-ti prego dunque, messere Iddio, ti prego di cuore umile e devoto, in
-cospetto della tua maestà, di concedere che io possa portare una
-parte delle tue sante pene, e di voler visibilmente mostrare a questo
-astante popolo i miracoli della tua gloriosa passione, sì ch'io possa
-far vedere al popolo d'Occidente il vero segno delle tue pene in modo
-che niun miscredente possa dubitar più che tu non abbia patito e tribolato
-corporalmente sulla santa croce sotto la spoglia della fragile
-nostra umanità!» E detta ch'egli ebbe questa preghiera, scese una
-dolce rugiada dal cielo, e le spine della corona fiorirono.
-</p>
-
-<p>
-«Meravigliando tutti del miracolo, e tutti gittandosi su quei fiori,
-Carlomagno affrettassi d'avvolgerli in un lembo del purpureo suo
-pallio, poi mise tutto questo nel guanto della sua mano destra (che
-guanto e che mano! ecco pur sempre l'idea del gigante!). Quanto
-magnifiche, o Dio, sono le opere tue! e tutta la schiera dei baroni,
-inginocchiatasi, rendè grazie a' Gesù Cristo. Essi stavano ancora
-orando, allorchè il vescovo Daniele recò il vero chiodo che aveva
-servito alla passione di Nostro Signore. Carlomagno partissi, portando
-le reliquie in un sacchetto di bufalo appeso al suo collo, le quali
-reliquie erano la Santa Croce, il sudario di Nostro Signore, la
-camicia di Nostra Donna ch'ella vestiva nell'ora che partorì senza
-doglia Nostro Signore, la benda con cui lo fasciò in culla, il braccio
-destro di Simeone, con cui prese nostro Signore il dì che fu offerto
-al tempio in Gerusalemme. E il fondatore del grande impero era
-tutto glorioso di portare al collo questi avanzi della morte, queste
-polveri, quest'ossa del sepolcro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-</p>
-
-<p>
-«L'imperator d'Occidente pigliò dunque commiato da quel d'Oriente,
-e portando egli sempre al collo, senza mai da sè dipartirlo, il sacrosanto
-deposito, ebbe perciò, cammin facendo, il dono di far miracoli;
-toccava gli infermi e guarivano, nelle città dov'era moria, all'appressar
-dell'imperatore tosto ella cessava. La via di questa grande cavalcata
-fu lunga e per mezzo a mille pericoli, finchè Carlomagno giunse
-alla sua città d'Aquisgrana, dove da tutte le parti accorrevano per
-vedere e adorare le reliquie, nè ci vennero solo i vescovi, ma
-papa Leone ancora co' suoi cardinali, tutti attoniti in veder cose
-tanto miracolose! Quand'essi furon ivi così radunati, l'imperatore
-fece ad essi una dimanda, dicendo loro in questa forma: «Signori
-tutti, che qui siete adunati, e voi primieramente, ser papa di Roma,
-che siete capo di tutta la cristianità, e tuttissimi<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> voi, signori prelati,
-arcivescovi, vescovi, abati, io vi prego che mi facciate un dono».
-A che, rispose Turpino, l'arcivescovo di Reims, a nome di tutti. «Dolcissimo
-imperatore e sire, chiedi pure quel che ti piace, che noi lietamente
-e di buona voglia tel concederemo. — Io voglio, ripigliò l'imperatore,
-che voi scomunichiate dalla communione di Dio e di Santa
-Chiesa tutti coloro che impedissero o turbasser, dovunque io passi di
-vita, che il mio corpo sia trasportato ad Aquisgrana, ed ivi sepolto;
-però che io desidero di esser deposto qui, che deposto in qualunque
-altro luogo, onorevolmente, come si conviene alla sepoltura di re
-e imperatore». E tutti risposero al grande imperatore, che in mezzo
-alle vittorie già pensava al suo sepolcro: «Sire, così sia».
-</p>
-
-<p>
-La tomba è un pensiero che preoccupa tutti coloro che hanno a
-compiere un gran destino! Essi preparan la loro dimora, il gelido
-letto per la spoglia loro mortale; godon d'additarla dall'alto d'una
-peritura grandezza, e Carlomagno sceglie Aquisgrana per metropoli
-dell'impero suo, ed insieme per la città capitale de' suoi funerali.
-Ad Aquisgrana infatti egli istituì il primo <i>landitto</i> o fiera, al digiuno
-delle Quattro Tempora, con perdono e indulgenza per quanti
-ci verrebbono, chè in tempo di agitazioni e turbazioni era d'uopo ricoverare
-il commercio sotto la protezione d'un pio pensiero, e le
-merci così stavano all'ombra delle reliquie.
-</p>
-
-<p>
-«Or come fu, soggiunge l'antico cronista che scrive impressionato
-dalle solitudini di San Dionigi e dalle tradizioni della badia, or come
-fu che le reliquie e il landitto vennero di poi trasportati sotto la giurisdizione
-del nostro monastero? Fu, dice la leggenda, che, avendo
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-un imperatore, o re ch'ei fosse, bisogno di denaro, e possedendo noi
-un reliquario e alcuni altari tutti coperti d'oro, ce li chiese, e ci
-diede in cambio le reliquie e il landitto d'Aquisgrana.» Di questo
-modo già principia la gara fra Aquisgrana, la città di Carlomagno,
-e Parigi, la città dei Capeti, San Dionigi di Neustria e la gran basilica
-d'Austrasia si contendono il primato; finchè Carlomagno abita
-Aquisgrana, la preminenza è per la marmorea sua basilica; essa è
-il tesoro suo, egli ha caro di soggiornarvi, di bagnarsi in quelle
-tiepide linfe; ma poi, morto lui, i suoi successori aman d'abitare
-più spesso le selve d'intorno a Parigi, e allora San Dionigi vince
-il primato, e le sue reliquie, le sue fiere ottengono privilegi. Aquisgrana
-riman pur sempre carlinga anche dopo spariti dal mondo gli ultimi
-avanzi di questa schiatta; Parigi è la città dei Capeti, e dee il
-suo lustro ad un nuovo lignaggio di re. Ma ecco qua un'altra storia
-che ci racconta il buon arcivescovo Turpino, e forma il quarto
-dei libri dei fatti e delle gesta del forte re Carlomagno, inserito
-nelle <i>Croniche di San Dionigi</i>. «L'imperatore, compiute ch'ebbe
-tutte le sue conquiste, avea giurato dinanzi a Dio che per l'appresso
-avrebbe dedicato la vita alla Chiesa di Gesù Cristo; ed ecco che una
-notte, mentr'egli stava nella foresta di Compiegne, guardando il cielo,
-gli venne veduta una via di stelle, la quale, come gli parve, principiava
-dal mar di Frisia, e dirizzavasi tra Lamagna e Lombardia, tra
-Basco e Guascogna, e tra Spagna e Navarra, dirittamente in Gallizia,
-colà dove riposava, senza nome e memoria, il corpo di messer Sant'Jacopo.
-E veduto per parecchie notti questo sogno, cominciò a pensar
-fortemente in cuor suo, che significar potesse, e mentre stava
-così fra sè pensando, ecco apparirgli un uomo di maravigliosa bellezza,
-e dirgli: «Bel figliuolo, che fai tu?» E l'imperatore gli
-rispose: «E tu, sere, chi sei tu?» Allora il bell'uomo gli disse che
-era sant'Jacopo, il cui corpo stavasi in Gallizia, senza nessuna memoria
-in mano dei Saracini.
-</p>
-
-<p>
-«Dio ha fatto sì potente Carlomagno appunto perch'egli compier
-possa la liberazion della Spagna: quella traccia di stelle significava
-la nuova via che i pellegrini dovean seguire.<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a> Carlomagno inginocchiasi,
-e fa orazione; poi, convocati i suoi baroni, come fece nella
-spedizione di Palestina, parte e s'impadronisce di Pamplona. I principi
-saracini s'inchinavano e umiliavano dinanzi a lui; le città si arrendevano,
-e le lontane gli mandavano messaggeri di pace, per modo
-che fece tributaria a sè tutta la gente di Spagna. Visitò indi con
-gran devozione la sepoltura di sant'Jacopo, mio signore, poi passò
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-oltre, senza impedimento, fino al monte; piantò sua lancia nel mare, e
-veduto che non poteva andar oltre, rese grazie a Dio e a sant'Jacopo,
-mio signore, per aiuto ed assentimento de' quali era venuto<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>».
-</p>
-
-<p>
-Qui il cronista novera tutte le città di cui s'insignorì Carlomagno,
-da Pamplona fino a Lamego. «Nulla resister seppe alla furia delle
-sue conquiste, non pur Gibilterra. E di questo modo Carlomagno
-conquistò tutta la terra di Portogallo, di Navarra e di Catalogna. A
-Cadice trovò quell'idolo famoso in figura umana sopra una colonna
-larga e quadrata, con una chiave in mano rivolta verso il mezzogiorno,
-la quale cader dovea il giorno in cui la Spagna fosse libera
-dagl'infedeli.<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a> Ma quel giorno non era sì presso ancora, però che non
-sì tosto Carlomagno avea tocca la terra di Francia, un pagano, di
-nome Agolante, usciva, guidando un potentissimo esercito, dalle terre
-d'Affrica, e scagliavasi sulla Spagna. Al quale annunzio Carlomagno
-ripassa i Pirenei, e vola in Andalusia; il Saracino non si spaventa,
-vuol combattere corpo contro corpo, e manda a chiedergli battaglia
-in quella guisa che più gli piace: venti contro venti, quaranta contro
-quaranta, cento contro cento, mille contro mille, duemila contro
-duemila, o uno contro uno. Carlo mandò cento cristiani contro
-cento Saracini, e questi furono tosto morti, poi Agolante ne mandò
-altri cento, che furon pur tosto uccisi, poi dugento contro dugento,
-ed anche quelli uccisi. Da ultimo Agolante ne mandò duemila contro
-altrettanti dei nostri, e parte furon subito morti, parte fuggirono;
-(così fatti eran gli usi della cavalleria, uomo contro uomo, corpo contro
-corpo), poi Agolante intimò la giornata, ed ella fu sanguinosissima,
-che ben quarantamila cristiani vi perirono, ed oh miracolo!
-le lance loro fiorirono come le palme dei martiri. Carlomagno stesso
-versò in gran pericolo di sua persona, chè gli fu ammazzato sotto il
-cavallo; ma, rosso il volto di sdegno, trasse Gioiosa, e precipitatosi
-con grand'animo addosso dei Saracini, si pose ad affettar pagani, e
-fece intorno a sè una maravigliosa uccisione.»
-</p>
-
-<p>
-Nè tutto è ancora finito; Carlomagno ripassa in Francia per convocare
-i baroni e cavalieri suoi, intantochè Agolante raccoglie anche
-esso tutti i vassalli suoi, Mori, Moabiti, Etiopi, Saracini, Turchi, Affricani
-e Persiani, e tanti re e principi saracini, quanti potè avere da
-ogni parte del mondo. Questi Infedeli calano sulle città cristiane,
-nulla resiste loro, e vengono fino alla città di Agen. Carlomagno non
-è vinto per questo, e adoperando l'inganno viene ad esplorar trasvestito
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-il campo di Agolante; niuno lo riconosce così con lo scudo in ispalla,
-senza lancia nè mazza; ma invano ei tenta d'ingannare Agolante.
-</p>
-
-<p>
-Anche il re saracino viene al campo di Carlomagno per trattar
-della tregua, e qui un lungo e caloroso diverbio fra loro<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>, in cui
-Carlomagno si dà a fare il convertitore; non combatte già solo, ma
-predica e con questa doppia qualità il rappresentan continuamente
-le <i>Croniche di San Dionigi</i>; egli disputa coi Maomettani, e spiega
-loro la legge e la verità di Gesù Cristo. I cronisti si deliziano in
-così fatti racconti, e que' poveri monachelli trionfano nel raccontar
-la potenza delle cerimonie cristiane e la vittoria ch'esse danno a chi
-invoca il nome di Dio; e però ci narrano: «Come i Saracini furono
-tutti sconfitti ed uccisi insieme con Agolante, tranne pochi che si
-salvarono con la fuga, e come i Francesi furono uccisi per la loro
-ingordigia, tornando di notte al campo di battaglia; come il re dei
-miscredenti combattè con Carlomagno, e fu morto insiem con la sua
-gente. E poi di coloro che morirono fuor di battaglia».
-</p>
-
-<p>
-Or credi tu d'aver tagliato a pezzi tutti i nemici tuoi, o valoroso
-imperatore? Oh no, ti convien vincere ancora. Agolante è oppresso,
-ma ecco qua Ferraù che giunge cogl'infedeli della Siria; Ferraù
-non è mica un uom da dozzina, egli è un gigante che piglia con
-la man destra un cavaliere e te lo getta, come un'arista, parecchie
-leghe lungi dal campo di battaglia. Sì grande era, ch'egli avea
-dodici cubiti d'altezza, un cubito la faccia, un palmo il naso, quattro
-cubiti le braccia e le coscie, e tre sommessi di lunghezza il dorso
-della mano. Chi manderemo a combattere un uomo tanto gagliardo?
-Qui torna in campo il fiero conte Orlando, che noi morir vedemmo
-a Roncisvalle; o che battaglia mai, che spadate! Ferraù si fa innanzi,
-solleva con una sola mano in collo al proprio cavallo il
-paladino, e se lo porta via; ma Orlando allora lo prende pel mento,
-e gli torce in modo il capo che ambedue cascano a terra; poi con
-un rovescio della sua Durindana, il paladino parte in due il cavallo
-a Ferraù, indi si afferrano e stringono corpo con corpo, sì che
-il gigante, spossato, dimanda tregua fino al giorno appresso. Il paladino
-assale indi il gigante a colpi di mazza, e il combattimento
-dura parecchi giorni. Or che vuol dire che la spada d'Orlando
-non fa se non rimbalzare su tutto il corpo di Ferraù? Vuol dire che
-il pagano è fatato, nè può esser ferito se non al bellico<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Negl'intervalli di questo combattimento a tutto transito, ci son
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-sempre discussioni teologiche; Carlomagno convertir volle Agolante;
-Orlando, buon teologo, vuol convincere Ferraù; a simiglianza degli
-eroi d'Omero, i combattenti sospendono i rovesci e i fendenti per
-discorrerla e ricordar le cose loro passate di famiglia e di cavalleria;
-ma indi tosto la zuffa ricomincia, la mazza di Orlando è tagliata
-in due dalla spada di Ferraù, il quale gli s'avventa sopra,
-ma il paladino, cacciatosi fra le sue gambe, afferra la spada e gliela
-ficca nel bellico, ed ecco in qual modo ebbe fine il combattimento e
-la guerra di Spagna.
-</p>
-
-<p>
-Tanto narran le favolose tradizioni che all'imperator Carlomagno
-dispensano una gran rinomanza, nè la storia dee altrimenti sdegnarle,
-facendo esse conoscer gli usi d'un tempo eroico. Qual è il conquistatore,
-qual è l'uom di gran ventura, che non abbia dopo di sè lasciato
-qualche cronaca favolosa, qualche leggenda ripetuta dai contemporanei
-e accolta spesso dai posteri? Noi stessi lunge non siamo da
-tempi che videro altre maraviglie; quante gloriose credenze non abbiamo
-accettate, che passano come istoriche verità? Racconti di battaglie,
-parole dell'imperatore ai soldati, combattimenti epici, detti
-di grandezza e di maestà gittati a' morienti. Accanto ai fatti storici
-degli imperi, crescono l'epopeie, nè si vuol rimbrottarne le
-nazioni, chè quest'è un atto della riconoscenza loro verso chi le
-innalza e ingrandisce. Tutte queste poesie, tutte queste cronache intorno
-a Carlomagno, che nelle parti loro ci sembran puerili, si collegano
-pur nondimeno con due grandi episodii del medio evo, la liberazione
-di Gerusalemme e la Spagna sottratta al giogo dei Mori.
-Egli vi ha ne' popoli de' nobili pensamenti e de' generosi istinti, e
-quando un nome sia venuto, quasi meteora ignita, a risplender nel
-mondo, il volgo gli attribuisce tutto il passato, il presente e bene
-spesso ancor l'avvenire.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span></p>
-
-<h2 id="ricapit">RICAPITOLAZIONE.
-<span class="smaller">PERIODO DELLA CONQUISTA.</span></h2>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-L'opera militare di Carlomagno, chi la segua dall'origine sua, abbraccia
-il più lungo periodo di guerre che mai la storia offerisca negli
-annali suoi più lontani; però che la durata sua, a principiar dalla spedizione
-d'Aquitania fino ai rintuzzamenti delle popolazioni slave, e
-alla guerra contra gli Unni e i Boemi, è di quarantasei anni. Le spedizioni
-d'Alessandro il Macedone, rapide al par d'impetuosa fiumana,
-finiscono con questa verde e superba vita che si abbevera nella
-tazza d'Alcide; la vita militare di Cesare, comprendendovi anche
-l'ordinamento delle Gallie, non si stese più in là di diciott'anni;
-Annibale e Scipione prima di lui, e tutti quegli altri nomi famosi,
-fecero guerre più o men lunghe e difficili, ma niuna si produsse
-così continua da settentrione a mezzogiorno. I Romani soli, presi
-come corpo di nazione, ebbero, nella successione delle loro conquiste,
-quella sì costante perseveranza e sì grande tenacità ch'ebbe
-Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Or questa vita sì faticosa di gloria procedeva ella dall'indole personale
-di Carlomagno, dalla vigorosa natura sua, o era ella una
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-necessità della sua politica, una ineluttabile fatalità dell'opera da lui
-concetta? Quest'opera, sì attiva sempre, non era tanto individuale
-quanto un legato di famiglia, e una conseguenza necessaria della sua
-condizione, però che non si vuole sceverar mai la vita da conquistatore
-di Carlomagno, dalla storia di Carlo Martello e di Pipino.
-E qual era infatti l'intento che questa nuova stirpe de' prefetti
-austrasii proponevasi? La corona. Ora un'usurpazione non compiesi
-altrimenti senza grande travaglio, nè senza gran fatica distruggesi
-un culto antico, foss'anche una superstizione; e il fatto dell'esaltazione
-de' Carolingi è, a proprio dire, una specie d'invasione della
-stirpe austrasia sul territorio della Neustria; i Merovingi, effemminati,
-son cacciati di trono da uomini vigorosi che vengon dalla sponda
-del Reno e della Mosa. La stirpe austrasia, d'alta statura, che passò
-la vita nelle provincie germaniche, viene a corsa condotta da' suoi
-prefetti, e in breve comanda nelle piagge di Neustria, domando i
-re imbastarditi, corrotti dal troppo vivere alla romana, nelle loro
-ville di Compiegne, di Palayeau, di Querzì all'Oisa e nelle badie
-di San Dionigi, dell'uno e dell'altro San Germano, o di San Martino
-di Tours; ed insieme coi re imbastarditi, doma pure i Franchi
-tralignati.
-</p>
-
-<p>
-Se non che questa dominazione si compie solo a patto di condur
-senza posa i popoli alla conquista e alla guerra; quivi comincia l'opera
-gloriosa di Carlo Martello, il quale si rende famoso per la maravigliosa
-sua vittoria di Tours o di Poitiers. Egli libera l'Aquitania,
-ributta gl'Infedeli fino al di là de' Pirenei, e questo è il primo dei
-grandi benefizi dei prefetti della stirpe austrasia. Carlo Martello, capo
-del lignaggio carolino, serba pur sempre il tipo natío, imperioso,
-selvatico, delle sponde del Reno e della Mosa; non pensa che a' suoi
-guerrieri, e sdegna qualunque mescolanza co' Neustrii. Prodi compagni
-il seguirono nella guerra sua contro i Saraceni, con esso lui
-liberarono quelle ricche provincie, or che dar loro? ricompense in
-terre e benefizi<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a> ch'essi faranno appresso coltivar dai coloni. Carlo
-Martello s'impadronisce quindi senza scrupolo delle terre ecclesiastiche,
-e le riparte fra' suoi, in che si vede la fera potenza germanica
-che trionfa, senza mescolanza d'altro in quest'indole silvestre, in
-questo tipo agreste e barbaro, che si riman, soprattutto, guerriero.
-</p>
-
-<p>
-Vien Pipino, e già tempera la natura della podestà sua e del suo
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-mandato; vero è ch'ei pur si rimane austrasio e serba la preminenza
-dell'armi sue sulle popolazioni che abitan le rive della Senna e della
-Loira, ma pur noi lo vediamo andare a poco a poco accostandosi
-alle consuetudini, alle idee romane ed alle usanze de' Neustri. Egli
-non è altrimenti inesorabile in guerra come Carlo Martello, le sue
-sollecitudini non son già solo per gli armigeri suoi; ma poichè gli
-sta a cuore di fondar una dinastia, vede ch'ei non sarà riconosciuto
-re se non per l'autorità del papa e della Chiesa, vede che imprimer
-non potrà sulla fronte sua il sacro carattere che sublimava innanzi
-agli occhi di tutti la schiatta de' Merovei, se non porgendo la mano
-ai vescovi, ai vescovi che imperano nelle sacre basiliche; ei sa tutto
-questo per mirabile istinto, ed opera mirando a questo fine. In che egli
-non punto abbandona la sua guerriera missione, chè egli dee, prima di
-tutto, farsi appoggio della razza d'Austrasia, cui suo padre condusse
-dai boschi della Turingia. Per essa la conquista comincia; Pipino
-dee far le sue prove; tutte le guerre che poi compier dee Carlomagno,
-son principiate da suo padre; al Mezzogiorno reprime gli
-Aquitani; varca le Alpi due volte per combattere i Longobardi, e gran
-frutto ivi ottiene da un cambiamento di lignaggio, passando la corona
-di ferro da Astolfo in Desiderio. A Pipino parimenti è dovuta
-la prima suggezione della razza sassonica; egli tragitta il Reno e il
-Vesero, per imporre tributi; egli prepara le ampie vie della conquista
-carolina, onde alla morte sua un carico smisurato da sostener lascia
-a Carlomagno, suo degno erede, perchè a questo pur corre obbligo di
-guidar la razza austrasia alla vittoria ed alla conquista.
-</p>
-
-<p>
-I principii di questo regno sono incerti comparativamente alle
-grandi cose che lo precedono, e non è già che Carlomagno non sia
-nel rigoglio della vita, però che quando suo padre scende nel sepolcro,
-egli ha già ventisei anni; la complession sua, quale ce la
-ridicon le <i>Cronache di San Dionigi</i>, è fortissima; poderoso il
-suo braccio; egli accompagnò suo padre in quasi tutte le guerre;
-giocava fanciullo col giavellotto e con la chiaverina, e lo portavano
-sovra un lungo scudo; egli è insomma degno figliuol di prefetto e
-di re. Ma quel che gli toglie di dar alle prime sue imprese tutto
-l'ardor suo di conquista e tutta la potenza del genio suo predace, si
-è la division del trono con Carlomanno; nell'esercizio d'un poter
-comune e assegnato egli non trovasi ad agio suo, chè gli spiriti,
-anche mezzanamente sublimi, non si attentano alle grandi imprese,
-se non quando e' son padroni assoluti del campo e dispor ne possono
-a grado loro; se non sien arbitri appieno della podestà, non sanno
-esercitarla e la sdegnano. Così avvenne a Carlomagno, finch'ei regnò
-di conserva con Carlomanno; quindi quelle sue inquiete concitazioni
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-e quelle sue gelosie verso il fratello; Carlomanno si muore, e tu lo
-vedi allora correr con le sue selve di lancie raccolte nei regi dominii;
-vedi que' fieri Austrasii non riconoscere i figliuoli di Carlomanno, ed
-ei cacciarli in un chiostro, farli radere a quel modo che il padre suo
-rader già fece i Merovingi, e difilandosi diritto al suo fine, insignorirsi
-delle due corone d'Austrasia e di Neustria, congiunzion
-questa di forze che gli è indispensabile. Nè il potere è gran cosa
-per lui, se non quando l'ha tutto intero in sua mano.
-</p>
-
-<p>
-Non è per questo ch'ei non cominciasse l'opera sua militare nel
-tempo che Carlomanno ancor regnava in comune con lui. Gli Aquitani,
-mirando a separarsi dal dominio franco, s'erano raccolti d'intorno
-ai duchi loro, nè ciò procedea solo da antipatia di razza, e da quegli
-astii di nazione verso nazione, o tribù verso tribù che tuttavia
-ardevano in que' tempi di barbarie, ma in questa rivolta dei meridionali
-d'Aquitania ci avea pure una ragione politica, chè fedeli,
-come sempre furono, a' Merovingi, questi aveano ancora fra loro
-di molti partigiani, ed i duchi d'Aquitania medesimi, stando alle
-tradizioni, formavano un ramo collaterale del lignaggio de' Merovei.
-In tale stato di cose Carlomagno non si tien punto dal muover
-tosto verso le città del Mezzogiorno, preceduto dalla memoria dell'avolo
-suo Carlo Martello, il vincitore di Poitiers o di Tours, e in
-men di sei mesi mette quella gente a dovere. Sottomette di più i
-Pirenei, ordina militarmente le terre della Loira e della Garonna,
-ben sapendo non poter egli acquistar valida autorità sopra i guerrieri
-suoi, se non gratificandoli con la vittoria e con donativi di
-terre. Da ora in poi i popoli d'Aquitania non gli son più d'ostacolo,
-ma anzi d'aiuto nella nuova guerra ch'egli sta per intraprendere, e
-noi li vediamo schierati sempre sotto le sue bandiere.
-</p>
-
-<p>
-La prima guerra di Lombardia è impetuosa e rapida. Vero è che
-Pipino fu due volte a Milano ed a Ravenna, ma egli però non disfece
-la nazion longobarda, e quei re rimaser tuttavia potenti sotto
-la loro corona di ferro. Or donde avvien mai che a Carlomagno sì
-facil cosa riesce, e quasi in una sola stagion campale, l'atterrar
-questa medesima nazione? Forsechè in questa natura d'uomo era
-qualcosa di più fermo, di più imperativo, di più superbo, che in
-quella del padre e dell'avolo suo? Dicasi tutto: i tempi erano meglio
-apparecchiati; ci son pe' popoli certe età di decadimento, da cui
-preservar non si possono; la monarchia lombarda cadea già in ruina,
-e Carlomagno altro non fece che affrettar un tracollo che sarebbe
-avvenuto anche senza di lui<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. Quand'ei varcò le Alpi, i Longobardi
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-più non erano quella conquistatrice nazione, di cui Paolo Diacono
-ci lasciò quella fierissima pittura; non eran più quegli uomini gagliardi,
-con le negre chiome, che ondeggiando sulle gote, si confondevano
-con la lunga e folta barba loro; col viver nelle città d'Italia
-s'erano infiacchiti ed effeminati; portavano vesti di seta con
-trascico alla maniera de' Greci, a stento sostenevan lo scudo, e il
-commercio con l'impero bisantino avea tolto ad essi l'antico marziale
-aspetto loro. Senzachè, eran fra loro divisi da gare e gelosie;
-l'ubbidienza non era più intera come innanzi; i feudatari supremi
-s'erano separati dalla corona di ferro; la Puglia, Benevento, il Friuli
-non riconoscevano tutti per titoli conformi Desiderio in re de' Longobardi;
-la nazione era perduta, sparpagliata! Il travasamento della
-signoria da Astolfo in Desiderio, compiuto da Pipino, giovava del
-pari gl'interessi di Carlomagno, essendone venuto raffreddamento
-nel servigio feudale e guerre civili di città contro città. Aggiungasi
-ora a tutto questo un esercito agguerrito, che dall'alto delle Alpi
-si scaglia in mezzo a questa razza effemminata, con uomini vigorosi,
-condotti da capitani di sì universal grido, come sono Carlomagno
-e Bernardo, i quali cominciano la guerra alla gran foggia
-d'Annibale e dei Romani, e prendono i Longobardi da fianco
-e da fronte.
-</p>
-
-<p>
-Giunti poi che sono in Italia, i Franchi non usano solo i modi
-della guerra, ma tengon pur certi semi in mano di discordia, cui
-vanno spargendo con frutto; Carlomagno piantasi innanzi tratto con
-un piede su Roma, l'altro su Milano, e trova l'antica nazione
-italica in contrasto sempre co' Longobardi; i rappresentanti della
-quale sono i papi, ed ei di questi si fa spalla nel suo conflitto contro
-Desiderio. E' non si pose troppo mente che i pontefici erano a
-que' dì come il simbolo dell'antico Lazio, della patria romana<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>,
-appresso i quali i Longobardi altro non erano che usurpatori e conquistatori;
-eglino volean liberarne l'Italia, e Carlomagno fu lo
-strumento da essi tolto a quest'uopo. Or questa monarchia longobardica
-si scioglie in una sola campagna, e bastano a ciò due soli
-assedii, quel di Pavia e l'altro di Verona, e questo perchè essa era
-effettivamente in ruina al momento in cui i Franchi giungevano al
-di là dell'Alpi, e sarebbe caduta per altre cagioni, anche senza Carlomagno.
-Ci sono tempi così predisposti, che gli uomini altro non
-sono che il braccio di quella misteriosa provvidenza, la quale altro non
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-è infine se non la grande preconoscenza dei tempi. Ogni nazione ha i
-suoi periodi di grandezza e di fatalità; un popolo sparisce, e un
-altro apparisce tutto rigoglioso di forza e di gioventù; il nuovo edificio
-s'innalza sull'edificio caduto: sì vero è questo, che i mosaici
-di Ravenna servirono ad ornare la basilica d'Aquisgrana. E poi
-mirate con che facilità Carlomagno dispone di Desiderio; ei lo converte
-in un monaco, e insieme con esso disperde nei monasteri i
-capi longobardi, nè alcuno resiste al voler suo. A suo tempo l'antica
-capitale di Carlomagno, città morta e silenziosa, cedè pure
-essa la sua magnificenza e il suo splendore ad altre città oggidì
-floride e potenti
-</p>
-
-<p>
-Le guerre contro i Sassoni paiono anch'esse contrassegnate d'una
-indole speciale; esse non durano soltanto i trentatrè anni, che comprendono
-le spedizioni di Carlomagno in Sassonia; ma al pari della
-guerra di Lombardia, principiata già sotto Pipino, esse pure vengon
-solo a terminarsi sotto il figlio suo; e qual figlio! sì che tu diresti
-Carlomagno avere il carico di por l'ultima mano al disegno carlingo.
-Due volte il re dalla breve statura, varcò le Alpi, e Carlomagno
-viene a cinger la corona di ferro a Milano; Pipino spiegò le insegne
-sue militari sul Vesero ad impor tributi ai Sassoni, ed a Carlomagno
-tocca pur di disperdere questo popolo e farlo, per così dire, disparir
-dalla Germania. La guerra contro i Sassoni non ha nulla
-di ordinato, ella si ristringe in sulle prime a subitane irruzioni di
-quei popoli che vengono a molestar la dominazione dei Franchi sul
-Reno: quanti sudori, quante fatiche per domarli! Una delle grandi
-vie per giungere a quei fini di depressione, a cui Carlomagno costantemente
-mirava, si fu la predicazione cristiana. A Roma i Franchi
-ebbero il papa per aiutatore a conquistare la Lombardia; sul Reno
-e sul Veser i vescovi e i santi missionari apparecchian le vie alla
-franca dominazione. San Bonifacio e Levino furono strumenti di civiltà
-e di conquista. Quando Carlomagno domar vuol questo o quel
-popolo, instituisce vescovadi, fonda monasteri, spedisce operosi missionari
-a convertirli, e mentre appoggia la podestà sua sul pastorale
-dei vescovi, orna della croce la sua corona, ben sapendo egli come
-tutto che sarà cristiano diverrà suo, intantochè tutto ciò che tale
-non sia, rimarrà estraneo al suo impero.
-</p>
-
-<p>
-E' si vuol parimenti tener conto della militare attività di Carlomagno,
-che nulla v'ha di comparabile a quell'alacrità, a quelle
-guerre sempre continue che portavano i suoi paladini su tutti i punti
-della Sassonia. Bello è vedere tutta la forza dell'unità così nella
-guerra come nell'amministrazione di rincontro a quella repubblica
-divisa, a quelle sparse tribù. I Sassoni così sminuzzati, si rompono
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-a somiglianza dell'ettarchia che divide l'Inghilterra, sono senza vincoli
-fra loro, i capi loro sono sparpagliati, trattano ad uno ad uno
-con Carlomagno. Due sono le cagioni che spengono i popoli, o una
-soverchia sovrabbondanza di forza che li fa lacerarsi in guerre civili
-(e tale era la condizion sociale dei Sassoni), o il morale infiacchimento
-di quella prima vigoria che assicura la vittoria, e quest'è
-il segno a cui giunti erano i Longobardi. La forza di Carlomagno
-al contrario è costituita dal congiunger ch'egli fa in sua mano
-l'unità e l'ognor crescente vigoria del potere; senza eguali, come egli
-è, intorno a sè, altro non ha che seguaci alla guerra. La resistenza
-di Vittichindo, avversario suo, veste altra forma; quest'ultimo è per
-avventura grande al pari di lui, ma non regna altrimenti su tutta
-la nazione dei Sassoni; gli altri capi che a costui stanno intorno,
-son pari suoi, ei congrega sì le tribù, ma solo per forza morale,
-ed esse lo acclamano come un grand'uomo di guerra, ma non è nè
-re, nè imperatore come Carlomagno, e questa è la ragione ond'egli
-alla fine è domato.
-</p>
-
-<p>
-Nondimeno far non possiamo di non affezionarci a questa nazion
-sassone, e in leggendo la storia, non sappiam perchè, lo
-sguardo nostro si volge malinconico verso tutti questi popoli che
-resistono e cadono poi dopo lungo conflitto. Gli annali dei vinti
-esercitano una misteriosa forza su noi; quell'avvicendamento di
-grandezza e di sventura ne induce a rifletter su noi medesimi e sui
-disegni della provvidenza divina; nel curvarsi di tutti dinanzi a un
-uomo, ne piace spesso contemplar la lunga e vigorosa resistenza di
-chi cade; strazio che stringe il cuore, come se tu vedessi palpitar
-le viscere d'una vittima. Questo senso ci mosser le guerre contro
-i Sassoni: e chi non applaudì alla grande indole di Vittichindo?
-tu l'ami come Arminio nella guerra dei Romani, e come quei
-capi dei Galli che resistono di città in città, armata mano, contro
-Cesare e gli antichi suoi pretoriani. Ogni secolo seco ne porta qualche
-popolo o qualche monarchia, e niuno ardisca eguagliarsi agli
-immortali, dice Omero; sentenza vera in parte, applicata così alle
-nazioni come agli uomini; tutto è soggetto alla legge inesorabile
-della morte.
-</p>
-
-<p>
-Le spedizioni oltre i Pirenei, così come svolgonsi per le guerre continue
-di Lodovico re d'Aquitania, sono per ciò stesso contrassegnate
-d'un'impronta men carolingica che le altre. Nella conquista della
-Lombardia, già dissi, doversi tener conto dell'antica nazione italica;
-infatti Carlomagno è ivi aiutato dall'antica popolazione soggetta ai
-Longobardi, e rappresentata o caldeggiata dai papi. Nella guerra
-contro i Saraceni di Spagna, il medesimo aiuto; i Saraceni accampavan
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-su quelle terre, in quella forma che i Turchi son oggi accampati
-in Costantinopoli e in Siria, e come per gran tempo furono
-sul territorio d'Algeri. Le nazioni tartare, sempre a cavallo, non
-formano altro mai che un popolo sovrapposto ad un altro, le razze
-antiche vivon sotto le nuove; e però, siccome pare indubitato, le spedizioni
-di Carlomagno fino all'Ebro, furono assecondate dalle antiche
-popolazioni cristiane, dai Goti che occupavan le città e le campagne
-dalla Loira quasi fino alle colonne d'Ercole. Vinta che fu in qualche
-battaglia, come dire a Poitiers, la parte attiva e militare dei Saraceni,
-da per tutto svegliossi l'antica nazion de' Goti, e la spedizione
-di Carlomagno in Ispagna, fu la cagion prima della compiuta
-emancipazione che seguì pochi secoli appresso. I Franchi poterono
-bensì, per giro delle vicissitudini, esser cacciati di Spagna, chè la
-guerra ha sue sorti, e suoi sinistri il combattere; ma pur sempre
-si mantenne in quegli antichi cristiani la credenza che con poco sforzo
-essi avrebber potuto liberarsi dal dominio degl'infedeli, donde quegli
-assalti dei Conti di Castiglia, quelle improvvise irruzioni dei Goti,
-che calavan dai monti delle Asturie, per affrontarsi con la dominazione
-moresca.
-</p>
-
-<p>
-Per questo rispetto specialmente, dir per l'appunto si può che le
-spedizioni di Carlomagno favorirono l'impulso della civiltà, comechè
-in sè stesse non recassero questo nobil germe. I capi che seguivan
-l'imperatore alla guerra, nullo di culto avean che sceverar li potesse
-dalla barbarie; quei conti ch'egli ponea nelle marche militari, tutti
-germanici infino a' capegli, non erano per nulla più innanzi dei Sassoni,
-degli Alemanni e dei Saraceni, e anzichè recare la civiltà in
-certe contrade, vi gittavano, a così dire, un nuovo strato di barbarie,
-e gli Austrasii tutt'altro facean che favorire i lumi e il moto
-della civiltà nell'Aquitania e nella Lombardia. E non pertanto avevano
-in sè stessi due cause che cacciano innanzi mirabilmente il
-progresso e la grandezza dei popoli, dir vogliamo l'unità e la
-autorità. Anche dell'elemento cristiano, gran macchina di civiltà,
-Carlomagno erasi impadronito con le sue pratiche co' papi, e lo ristringeva
-nell'unità, che è la grandezza del comandare, e nell'autorità
-che abbatte ogni sorta di resistenza e di forte impulso così al
-bene, come al male.
-</p>
-
-<p>
-A ridur le molte parole in una, le conquiste di Carlomagno non
-possono altrimenti considerarsi sotto l'aspetto dell'incivilimento, che
-quella mente sua conservò pur sempre alcun che di selvatico a simiglianza
-delle foreste germaniche; l'opera sua è appunto sterminata
-perchè serba l'impronta sua barbarica; non reca civiltà, ma sì la
-riceve; però che l'impero da lui fondato, altro non è che l'effettuazione
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-del concetto romano. Infatti che cosa è mai l'impero d'Occidente,
-se non pur sempre una reminiscenza della città eterna? Tutto
-concorre a quest'opera, e nelle grandi nazioni che l'accerchiano,
-non v'è azion veruna di resistenza; l'impero di Costantinopoli è una
-civiltà logora, che ancor dà lume sì, ma che niente ha più del suo
-primo vigore; i Saraceni non sono più nel periodo loro della conquista;
-dopo il flusso viene il reflusso; onde vediamo aprirsi un'ampia
-via dinanzi a Carlomagno, il quale arriva in buon punto, in
-un tempo, dir potrebbesi, fatto a disegno suo; ei raccoglie sotto il
-suo freno le nazioni, per così dire, attendate nell'Austrasia e nella
-Neustria; raccozza e rappicca i minuzzoli, e fattane unità, ei quindi
-la santifica con la sua confederazione con Roma. Benchè forte sì da
-potersen restare Germano, ei si fa Romano, ben sapendo egli che con
-la spada un può farsi bensì materialmente padrone dell'autorità, ma
-ch'egli conservarla non può, se non coll'uso e incremento della
-forza morale; pe' costumi suoi, egli appartiene pur sempre alle sue
-antiche foreste, e pel suo pensare ei vuole accostarsi a quella civiltà
-ch'egli scopre da lontano come un orizzonte di splendore e
-di luce; nè invano ei visitò Roma e corse l'Italia, chè al vestire il
-manto imperiale, ben sa quanta forza sta per dargli la croce ch'ei
-porta sulla sua corona.
-</p>
-
-<p>
-Nondimeno la guerra è pur sempre la prima delle sue affezioni,
-tale si è l'originaria natura sua, nè la dimentica; i Carlinghi non
-vivono altro che per la vittoria; si vuole raffermar le conquiste, si
-vuol ripartir le terre. Riandando la sua legislazione noi vedremo in
-breve che i capitolari di Carlomagno si riferiscono anch'essi alle sue
-guerre, che assorbiscono, a così dir, la sua vita. Curioso è vedere
-queste tre generazioni d'uomini forti da Carlo Martello fino a Carlomagno,
-tutti aver un medesimo intento e compierlo con quella loro
-stupenda fermezza! Coperto ch'egli è del manto de' Cesari, questo
-ultimo attende (tale si è il faticoso suo carico) a ritenere sotto lo
-scettro suo i popoli da lui conquistati; ma il serbarli in soggezione
-lo aggrava di maggiori fatiche e sudori che non la conquista medesima.
-A esaminare da presso le grandi spedizioni di Lombardia,
-di Sassonia e di Spagna, noi vediamo ch'elle si compiono, a dire
-così, nel termine di una stagione. Carlomagno varca le Alpi, ed eccolo
-pochi mesi dopo a Pavia; supera i Pirenei, ed eccolo a Pamplona;
-passa il Reno, si precipita in Sassonia, e spiega le sue schiere
-sul Veser; laddove il tener in freno, il reprimere i vinti, è un'opera
-continua, uno stento, una cura di tutti i giorni; egli dee portar incessantemente
-le armi su tutti i punti dell'impero, ed a terminarla
-trovasi costretto a fieri partiti, quai sono gli accampamenti dei conti
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-sugli estremi confini, il dispergimento dei vinti, ed un modo di coazione
-sì inesorabile, ch'ei fa mozzare il capo a intiere masse di
-popolo.
-</p>
-
-<p>
-Nelle quali smisurate spedizioni Carlomagno non tocca se non due
-sole sconfitte: l'una in Germania, quando i suoi conti son sorpresi
-dai Sassoni e rotti in un assalto generale; l'altra a Roncisvalle, ne'
-monti dove perirono Orlando e Olivieri. È da notarsi che in queste
-due funeste rotte Carlomagno non comandava; esse accadono ai luogotenenti
-suoi e non a lui; chè nessun de' nemici osa assalirlo di
-fronte, nè tampoco resistergli; sono sventure accadute fuor della
-sua presenza, e ch'ei non potè preveder nè impedire. L'imperatore
-d'Occidente tal è per vigoria di corpo e di mente da a tutto ovviare,
-tutto prevedere, da riparar le sconfitte de' suoi luogotenenti. Perfetti
-sono gli elementi onde si compongono gli eserciti suoi, il cui ordito
-è germanico; egli ha cavalli fortissimi, armi in mano della miglior
-tempra, inclinato per istinto a vasti concetti strategici, quando
-pur non usi il metodo romano che fa servire i popoli conquistati al
-soggiogamento d'un altro popolo; ond'è che si veggono i Lombardi
-marciar nella guerra contro i Sassoni, i Bavari passar i Pirenei e militare
-negli eserciti franchi agli assedii di Pamplona e di Barcellona; al
-mezzogiorno egli rizza accampamenti di gente alemanna; al settentrione
-conduce Italiani, Goti, Cantabri: metodo questo pur sempre
-imitato da tutti i conquistatori. In fatti non vedemmo noi dieci secoli
-dopo, nobili petti polacchi respirar l'aere dell'Andalusia, e le <i>sierre</i><a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>
-varcate a passo di carriera dai cavalli pasciuti sulle rive dell'Odera
-e della Vistola? Riferiscon le cronache essersi Carlomagno servito
-anche d'un altro elemento ad assicurare le sue conquiste. Il quarto
-secolo, come tempo che fu d'irruzioni, aveva gittato come a dire
-uno strato di Tartari e Vandali sugli antichi popoli che abitavano il
-suolo; ora Carlomagno appunto compier potè sì grandi cose in sì
-circoscritto periodo, chiamando a sè ed all'emancipazione quelle antiche
-nazioni.
-</p>
-
-<p>
-Or, come avvenne che quest'opera cadesse, e in qual modo il fascio
-si sciolse quasi con la stessa rapidità con cui fu stretto? Tre
-regni si affaticarono a fondar la monarchia carlinga da Carlo Martello
-fino a Carlomagno, e questa è l'epoca sagliente: dir potrebbesi di
-rincontro che tre vite, di Lodovico il Pio, di Carlo il Calvo, e di Luigi
-il Balbo, si sono pure adoperate ad abbatterlo. Il che non tanto procede
-dall'indole personale dei principi quanto dalle circostanze, e
-principalmente dalla naturale riazione che succede dopo un periodo
-di conquiste. Nulla fare si può contro la natura delle cose; bene è
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-vero che sorgono a quando a quando alcuni spiriti straordinari, i
-quali facendo forza ai costumi e alla storia dei popoli, gli accostano
-e congiungono a loro dispetto; questi siffatti uomini, eccezione della
-natura, uomini dalla man di ferro, si ridon delle nazioni, e daran
-le medesime leggi e le medesime forme di governo al settentrione e
-al mezzogiorno, e imporran gli stessi codici alla gente arsa dal sole,
-ed a quella gelata e intirizzita dai ghiacci. Finchè questa mano poderosa
-regge gli elementi sparsi, ella può comprimerli; ma fa che
-la vittoria l'abbandoni, e vedrai allora tutte queste nazioni correre
-alla loro independenza, alla loro propria natura, al loro istinto, alla
-storia loro; questo è quanto avvenne dopo la morte di Carlomagno.
-Il ripartimento fatto da Lodovico Pio, che tanto fu censurato,
-eragli imposto dalla forza degli avvenimenti; quella battaglia di
-Fontenoi, in cui si videro tre fratelli in guerra tra loro, altro non
-era che la significazione delle tre nazioni, che, arrabbiate dalla troppo
-lunga e forzata union loro, venivano a lacerarsi fra esse; sciolto
-era il fascio della conquista, ed ogni popolo tornava alla sua prima
-natura.
-</p>
-
-<p>
-La Germania sola restò dell'ordinamento carolino. La Neustria ed
-una porzione dell'Austrasia, pigliarono il nome di Francia, serbando
-appena qualche reminiscenza di Carlomagno; la qual Francia si sbrigò
-alla più presta della schiatta alemanna, per eleggersi a re i suoi
-conti di Parigi, essendochè il potere sempre più crescente di Carlo
-Martello, di Pipino e di Carlomagno, altro non fu che una nuova
-invasion delle Gallie, per parte della nazione tedesca. La stirpe
-alemanna fu poi anch'essa rimossa dalle nostre frontiere per l'esaltazione
-dei Capeti, i conti franchi di Parigi, donde avviene che ancor
-sopravvivono in Germania le instituzioni di Carlomagno, intanto
-che più orma non ne rimane sotto il terzo lignaggio nella Francia
-propriamente detta: quel che era germanico tornò germanico, quel
-che franco era, franco rimase. Poi le popolazioni barbare ributtate
-da Carlomagno, si precipitarono alla volta loro, per mettere in
-brani quest'impero che le avea inesorabilmente fatte piegar sotto la
-sua spada. In questo universal trambusto per fin la Neustria diventa
-un ducato dipendente dai Normanni, discendenti ed ausiliarii di quei
-Sassoni che l'imperatore combattè pel corso di trentatrè anni. Gran
-lezione di politica a tutti i conquistatori che fanno forza ai termini
-segnati da Dio medesimo: i limiti dei popoli sono i monti, i fiumi,
-i climi, i costumi; chi gli sprezza per innalzar un ciclopico edifizio,
-sel vede quasi sempre rovinare in capo. In tutte l'età c'è qualche
-torre di Babele, e i figliuoli degli uomini son sempre castigati dell'aver
-troppo ardito e voluto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le inclinazioni di Carlomagno, comechè universali talvolta, rimangono
-quasi sempre germaniche; egli esercita l'autorità sua specialmente
-sull'Alemagna e sull'Italia, però che queste due estremità
-dell'impero si tengon per mano; donde avviene che le sue guerre contro
-gli Unni, gli Schiavoni, i Bavari, pigliano anch'esse un colore
-mezzo alemanno e mezzo italiano; gli eserciti suoi sono metà germanici
-metà lombardi; egli procede su due ali, come un'aquila che
-spieghi l'ampiezza de' suoi vanni; la Germania senza le Alpi e l'Italia
-senza il Tirolo sono punti mal sicuri, onde Carlomagno inflessibilmente
-gli unisce. Eguale non è la sollecitudine dell'imperatore nelle
-guerre meridionali. La spedizione oltre i Pirenei è evidentemente una
-riazione contro la mossa dei Saracini, rattenuti a Poitiers; e questa
-rapida corsa in Ispagna, è alcun po' divergente dal militar sistema
-di Carlomagno: egli ci va una volta sola, fermasi all'Ebro, e torna
-tosto ad Aquisgrana, e vi mette tanta trascuranza, ch'ei lascia la sua
-retroguardia disfatta a Roncisvalle; al di là della Loira ei non è più
-nel suo cerchio. Ma ben egli vigila sull'Italia, perchè la crede indispensabile
-alla sicurtà della Germania, e intanto ch'egli abbandona
-l'Aquitania e la Spagna a suo figlio Lodovico, segue passo per
-passo ogni fatto di Pipino in Italia, e lo seconda e spalleggia con
-l'armi sue.
-</p>
-
-<p>
-Dopo tante fatiche e tante cure Carlomagno ha il dolor di vedere
-come l'impero ch'egli credea sì forte, può mortalmente trafiggersi;
-esso non è già assalito in terra ferma, nè in sulle cime de' monti, e
-nè tampoco nelle pianure, chè nessun l'osa; ma le flotte coprono i
-mari, e che opporranno a queste i discendenti dell'imperatore?
-Quella gran mente è colta, così, alla sprovveduta; giunge una nuova
-forza nimica, ed egli non è parato alla difesa; ben s'affatica egli
-continuamente a munirsi, e ordina di accozzar navi e barche, ma egli
-non è nato per questo, che austrasio qual è, e capo di stirpe austrasia,
-non saprà contrastare coi Normanni e coi Saraceni, così arditi
-navigatori come sono. Ecco le cagioni della sua grande mestizia,
-dello sconforto ch'ei dà a divedere, e di cui si fanno interpreti Eginardo
-e il monaco di San Gallo: già fatto vecchio egli s'attrista
-sulla fragilità dell'opera sua, ei ben sa com'essa dee cadere, nè vi
-ha disperazione uguale a quella del moribondo che vede perire l'opera
-della sua vita. I Normanni ed i Sassoni moveranno ben presto
-verso quelle coste le agili ed intrepide loro flottiglie, e Parigi stessa
-si vedrà assediata dai Normanni.
-</p>
-
-<p>
-Così otto secoli da poi, un altro impero crollò per quasi le medesime
-cagioni; Napoleone aveva ideata un'opera nelle proporzioni carlinghe;
-ei pure avea le sue guardie avanzate, i suoi prefetti sull'Elba,
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-i suoi duchi di Dalmazia e d'Istria, i re di Baviera, di Sassonia
-per vassalli; il suo giovine vicerè d'Italia, fido luogotenente che
-varcava i monti del Tirolo, mentre egli movea verso il Danubio. Or
-bene, questa mente poderosa, riconobbe la sua caduta dalle cagioni
-medesime che perir fecero l'opera di Carlomagno; i figli dei Sassoni
-e dei Normanni, ributtati nell'isola dei Bretoni, cacciati dal
-continente, opposero anche a lui le loro flotte, le squadre loro; signor
-del centro dell'Europa, Napoleone conservar non seppe le sue
-conquiste, perchè un altro popolo era in possesso del mare. La caduta
-dei Carlinghi fu contrassegnata dello stesso carattere; la conquista
-oppresse il mondo per guisa che ben era da aspettarsi una riazione
-dei vinti contro i tralignati vincitori.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL PRIMO VOLUME.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a>
-<span class="smaller">DEL PRESENTE VOLUME.</span></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td>Lettera intorno al governo e all'amministrazione di Carlomagno</td> <td class="pag"><a href="#lettera">Pag. <span class="smcap lowercase">I</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>PERIODO DELLA CONQUISTA</td> <td class="pag"><a href="#conquista">1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO I. — <span class="smcap lowercase">LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI CAROLINGI</span>. — I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed i Borgognoni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Nazioni scandinave. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Provenzali — I Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. — Gli Schiavoni. — Il grande impero greco. — Roma e l'Italia. — I Saracini. — (752-768)</td> <td class="pag"><a href="#cap1">3</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO II — <span class="smcap lowercase">ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ</span>. — Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le leggende. — Apostolato alle terre barbare. — I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. — Instituzioni municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie. — (<span class="smcap lowercase">VII</span> ed <span class="smcap lowercase">VIII</span> secolo)</td> <td class="pag"><a href="#cap2">14</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO III. — <span class="smcap lowercase">SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI</span> — Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica. — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti romane, bisantine, franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi. — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure. — Gli Ebrei nel medio evo. — (<span class="smcap lowercase">VII</span> ed <span class="smcap lowercase">VIII</span> secolo)</td> <td class="pag"><a href="#cap3">28</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO IV. — <span class="smcap lowercase">LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI</span>. — I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'imperatori d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I califfi. — I <span class="smcap lowercase">RE</span> o <span class="smcap lowercase">CONDOTTIERI D'UOMINI</span> appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria. — (628-714)</td> <td class="pag"><a href="#cap4">39</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO V. — <span class="smcap lowercase">CARLO MARTELLO</span>. — Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — <span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>Prefetture di Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova Invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo canto dell'Epopea di <i>Garino il Loreno</i>. — (715-741)</td> <td class="pag"><a href="#cap5">50</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO VI. — <span class="smcap lowercase">PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO E RE</span>. — Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra i figli di Carlo Martello. — Guerra di famiglia. — Elezione d'un re merovingico. — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino duca dei Franchi. — Sue pratiche coi cherici. — Sue nozze con Berta. — Leggende e canzoni eroiche. — <i>Berta dal gran piè</i>. — La Berta tedesca. — Guerre d'Alemagna, di Baviera, di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche con Roma. — Papa Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — Ultime reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da san Bonifazio. — Sue guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio in Francia di Stefano III. — Abboccamento con Pipino. — Nuova incoronazione. — Calata di Pipino in Italia. — Spedizione contra i Longobardi. — Natura della donazione apostolica quanto all'esarcato. — I Longobardi si sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità regia di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee pubbliche. — Guerre di Sassonia e d'Aquitania. — Morte di Pipino. — (741-768)</td> <td class="pag"><a href="#cap6">63</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO VII. — <span class="smcap lowercase">CARLOMAGNO E CARLOMANNO</span>. — Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. — Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. — Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua all'età di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima guerra d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni dell'avversione de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche de' <i>Quattro figli d'Amone</i>, e d'<i>Ivone di Bordò</i>. — Ragion vera delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. — Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo dei Franchi. — (768-771)</td> <td class="pag"><a href="#cap7">81</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO VIII — <span class="smcap lowercase">CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE CONQUISTE</span>. — I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — I compagni di Carlomagno secondo le cronache. — Bernardo. — Orlando. — Rinaldo. — Uggero il Danese ed altri. — La baronia secondo le canzoni eroiche. — Gli eroi de' poemi epici. — Franchi. — Borgognoni. — Aquitani. — Bretoni. — Austrasii e Neustri. — Ordinamento militare. — Prese d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il bottino. — Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. — Armature. — Cognizioni di Carlomagno. — (771-780)</td> <td class="pag"><a href="#cap8">92</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO IX. — <span class="smcap lowercase">L'ITALIA. — CADUTA DEL REGNO DEI LONGOBARDI</span>. — Condizioni del re Desiderio. — Papa Adriano. — Nuova occupazione del territorio di San Pietro fatta dai Longobardi. — Resistenza di Roma. — Ambasceria d'Adriano in Francia. — Partenza dei Franchi. — Passaggio dell'Alpi — Assedii di Pavia e di Verona. — Carlomagno <span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> in Roma. — Sua esaltazione al patriziato. — La donazione di Pipino confermata ed ampliata. — Sommessione di Desiderio. — Caduta del regno dei Longobardi. — Rispetto di Carlomagno alle leggi longobardiche. — Incoronazione di lui a Monza. — Ridotti a soggezione l'un dopo l'altro i grandi feudi di Benevento, di Spoleti e del Friuli. — (772-774)</td> <td class="pag"><a href="#cap9">101</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO X. — <span class="smcap lowercase">GUERRA CONTRO I SASSONI — RUINA DELLA LORO REPUBBLICA MILITARE</span>. — Indole dei Franchi e dei Sassoni. — Cagioni delle grandi vittorie di Carlomagno. — Le armature. — La tattica. — La discordia. — I capi. — Tentasi la predicazione cristiana. — Irruzione dei Sassoni. — Mossa di Carlomagno oltre il Reno. — Seconda guerra sassonica. — Conquista. — Ostaggi. — Terza sollevazione. — Trattato pe' tributi e per la libertà della predicazione cristiana. — Quarta sollevazione. — Le grandi schiatte messe a morte. — Dispergimento delle famiglie. — I Sassoni nei monasteri di Francia. — Capitolari sulla conquista. — Ordinamento per contadi e vescovadi. — Vittichindo si sottomette, e fine della repubblica militare. — Il popolo della Frisia e della Sassonia. — I Danesi ultimi vendicatori della libertà sassone. — La canzone di Guiteclino di Sassonia. — (772-786)</td> <td class="pag"><a href="#cap10">114</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XI. — <span class="smcap lowercase">CONQUISTE DI CARLOMAGNO IN ISPAGNA. — ROTTA DI RONCISVALLE</span>. — La Spagna e i Saracini dopo la battaglia di Poitiers. — Corrispondenza di Pipino coi califfi. — Gli emiri di Catalogna, di Navarra e d'Arragona. — Gli antichi cristiani — Discordie civili. — Gli emiri alla corte plenaria di Paderborna. — Carlomagno delibera di conquistare la Spagna. — Convocazione delle milizie. — Le due irruzioni per mezzo ai Pirenei. — Assedii di Barcellona e di Saragozza. — Ritorno dell'esercito. — Rotta di Roncisvalle. — I Guasconi e il duca Lupo. — Lugubre suono di questa rotta. — La canzone di Roncisvalle. — Tracce del passaggio de' Franchi ne' Pirenei. — I corpi de' martiri. — La cappella. — La rupe e la spada d'Orlando. — Romanza spagnuola di <i>Aida la bella</i>, sposa <i>di don Orlando</i>. — (732-778)</td> <td class="pag"><a href="#cap11">132</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XII. — <span class="smcap lowercase">GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I POPOLI LONTANI</span>. — I duchi di razza lombarda. — Sollevazione del Friuli. — Ribellione dei Bavari. — Spedizione fra i Bretoni. — Lega dei duchi di Benevento, dei Greci e dei Bavari. — Dieta contro Tassillone duca di Baviera. — Guerra contro i Longobardi ed i Greci. — Spedizione contro gli Avari e le nazioni slave. — Guerra pannonica. — Conquista delle Isole Baleari, della Calabria e del paese degli Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di Corsica. — Spedizioni favolose di Carlomagno. — Mistero intorno alle sue grandi correrie militari. — (780-806)</td> <td class="pag"><a href="#cap12">142</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XIII. — <span class="smcap lowercase">GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO</span>. — Unione della Neustria e nell'Austrasia. — Le terre dell'Impero. — I ducati tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. — L'Aquitania. — La Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle frontiere di Spagna. — Appartenenze del regno dei Longobardi. — Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. — Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le frontiere del Nord. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. — Frontiere dell'Impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La Grecia. — I Saracini. — Gli Scandinavi. — (800)</td> <td class="pag"><a href="#cap13">152</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XIV. — <span class="smcap lowercase">L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA</span>. — Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca loro. — Le discendenze o lignaggi. — Primissime canzoni eroiche. — Addizioni — Incremento <span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> dei romanzi di cavalleria. — Le canzoni dei pari o baroni di Francia. — Originalità nazionale delle canzoni eroiche. — Tradizione intorno a <i>Guglielmo Corto naso</i>. — <i>La fanciullezza di Viviano</i>. — I <i>Loreni</i>. — I pari di Carlomagno. — L'ultima delle canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica sulla storia. — (dall'<span class="smcap lowercase">VIII</span> al <span class="smcap lowercase">XIII</span> secolo)</td> <td class="pag"><a href="#cap14">160</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XV. — <span class="smcap lowercase">RESTAURAZIONE DELLA DIGNITÀ IMPERIALE IN OCCIDENTE</span>. — Finita la prefettura del palazzo. — Il titolo regio nella persona di Carlomagno. — Patriziato. — Consolato. — Instituzione dei regni d'Italia e d'Aquitania. — Pipino e Lodovico. — Andamento e progresso delle idee romane. — La porpora. — Lo scettro. — Il manto. — Viaggio di Carlomagno a Roma. — Cambio del patriziato nella dignità imperiale. — L'impero d'Occidente. — Diete militari. — Diete per la guerra e giudizio. — Triplice ordinamento del governo. — I duchi e difensori delle marche. — I conti uffiziali civili. — I <i>Missi Dominici</i>. — Natura dell'opera di Carlomagno, quanto alle sue conquiste. — (780-800)</td> <td class="pag"><a href="#cap15">174</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XVI. — <span class="smcap lowercase">ULTIMO PERIODO E CONSOLIDAZIONE DELLA CONQUISTA CAROLINGICA</span>. — Cambiamento nello spirito delle guerre. — Termine della conquista. — Raffrenamenti. — Solerzia inaudita di Carlomagno. — Suoi viaggi al settentrione e al mezzogiorno. — Vigilanza dei campi. — I Sassoni. — Moti loro e sedizioni. — Entrano in campo i Danesi. — Cambiamenti nei mezzi militari. — Forza marittima. — Punto debole di Carlomagno. — I Saracini. — Le frontiere dell'Ebro — Lodovico d'Aquitania in Ispagna. — Apparizion dei Mori d'Africa. — Flotte saracine al mezzogiorno, e flotte danesi al settentrione. — Raffrenamento in Italia. — I popoli delle montagne e della Puglia. — Ricapitolazione generale e ordine cronologico delle guerre e delle conquiste. — Per qual cagione le non potevan durare. — Azione e riazione. — Accoramento di Carlomagno sul destino avvenire dell'opera sua. — (790-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap16">187</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XVII. — <span class="smcap lowercase">SVOLGIMENTO DELLE CONQUISTE FAVOLOSE DELL'IMPERATORE CARLOMAGNO</span>. — Le due maggiori propaggini delle conquiste favolose. — Gerusalemme. — Sant'Jacopo di Compostella. — Spirito dei pellegrinaggi. — Relazione di Turpino. — Persecuzione de' cristiani d'Oriente. — Il patriarca di Costantinopoli. — Sue lettere a Carlomagno. — Consiglio co' baroni pel santo viaggio. — Partenza per Costantinopoli. — Liberazione di Terra Santa. — Traslazione delle reliquie più famose. — La santa corona e il santo chiodo. — Miracolo. — Il tesoro di San Dionigi. — La visione di Carlomagno intorno a sant'Jacopo di Compostella. — Enumerazione delle città prese da Carlomagno in Ispagna. — I prodigi. — Le battaglie contro i Saraceni ed Agolante lor capitano. — Rassegna dei baroni che seguono l'imperatore al pellegrinaggio. — Agolante ed i Saraceni sconfitti. — I Mori d'Affrica e Ferracuto o Ferraù. — Senso e fine di tutte le leggende favolose delle conquiste. — (800-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap17">204</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>RICAPITOLAZIONE. — <span class="smcap lowercase">PERIODO DELLA CONQUISTA</span>. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#ricapit">215</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Città</i> è qui in significato di corpo di nazione costituito in ordine civile. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La più ricca raccolta che v'abbia del diplomi di Carlomagno, è quella certamente
-che si trova negli archivii del regno. L'epoca carolingica si comprende in
-due grandi cartelle, e v'ha una moltitudine di diplomi originali col monogramma
-<i>Karolus</i>, le quali furono da me volonterosamente scartabellate, chè la polvere
-delle pergamene mi piace.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho avuto quest'anno medesimo la ventura di visitar l'una dopo l'altra ancor
-una volta Aquisgrana, Ravenna e la Badia di Montecassino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il signor Guerard.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Serbiamo, ad imitazione dell'autore, nella lingua originale latina, ogni volta che
-ci avvien di ripeterle, queste parole, che, voltate in italiano, suonerebbero: <i>gli inviati
-del padrone o del principe</i>. È famoso l'errore di quel bibliografo, che
-prese un trattato <i>de missis dominicis</i>, per un libro rituale, e ne tradusse il titolo
-a questo modo: <i>Delle messe domenicali</i>. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi scacchi, che ora si conservano nel museo d'antichità della Biblioteca
-orientale, sono, come chiaro si vede, orientali, e appartengono all'arti degli Arabi
-del secolo IX, siccome opinò il signor Reinaud. Formavano essi parte dell'antico
-tesoro della Badia di San Dionigi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benedetto vivea nel secolo nono; e Agesisio, abate di Fontenelle, lo avea preceduto
-con una prima compilazione dei capitolari.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel passare quest'anno stesso per Ginevra, antica capitale dei Borgognoni, e
-residenza di santa Clotilde, mi recai a far visita ad un uomo riputatissimo in fatto
-di studii storici, vuo' dire al signor Sismondi, che dimorava in quei giorni nella
-modesta e deliziosa sua villa a riva del Lemano. Egli ha opinioni diverse dalle mie
-in argomento di storia, ma non pertanto nessuno a lui tributa più di me quella riverenza
-e quella venerazione che si debbono allo studio e al sapere: egli è come a
-dire il Benedettino della scuola protestante. Avendogli io tenuto discorso del mio
-pellegrinaggio carolingico, mi fece l'onore di comunicarmi una lettera pur dianzi
-da lui ricevuta, nella quale un giovine, che porta per eredità il nome di Napoleone,
-il richiedeva di volergli additar le fonti dove attigner potesse i materiali d'una
-<i>Storia di Carlomagno</i>. Era un nobile e bel pensiero in chi avea già provato le vicende
-della fortuna e le jatture dell'avversità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La gran Raccolta del Pertz porta il titolo di <i>Monumenta Germaniæ historica</i>;
-il primo volume fa pubblicato in Annover nel 1826, ed il terzo nel 1840.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di qui forse l'<i>arpent</i> dei Francesi, che significa, per lo più, una misura di
-terra di cento pertiche. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se l'uffizio di fedel traduttore non me l'avesse impedito, io avrei di buon
-grado fatto grazia a chi legge di quest'apostrofe, che mi par sappia un po' troppo
-del falso gusto della moderna scuola francese. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Aquisgranum della geografia gallico-romana è l'Aix la-Chapelle dei Francesi.
-Chiamasi <i>chapelle</i> l'oratorio dei re a cagione della <i>cappa di san Martino. — Quemdam
-in capellam assumpsit, quo nomine Francorum reges propter cappam
-sancti Martini... sancta sua appellare solebant.</i> <i>(Monach. S. Gall.)</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Io mi sono industriato di por fra tanta incertezza e tanta instabilità di invasioni
-un po' d'ordine nella geografia della conquista barbara. Il D'Anville è sempre
-in ciò la miglior delle guide.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I due grandi viaggiatori dell'ottavo e nono secolo sono i vescovi san Bonifazio
-e sant'Anscario, la cui leggenda abbiamo nei Bollandisti. Se non che Anscario
-ebbe anche un biografo particolare in Ramberto; <i>Vita sancti Anscharii archiepiscopi
-Hamburgerns.</i> la qual si trova nella raccolta nazionale dl Langebeck: <i>Scriptor.
-rer. Danic.</i>, t. I., p. 429.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'individualità o personalità delle leggi barbare è un degli argomenti più ventilati.
-Raffrontisi Mably, Montesquieu e l'ingegnoso e sistematico abate Dubos. <i>Etablissement
-de la monarchie française</i>, cap. III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Saint-Cloud.</i> Clodoaldo, figlio di Clodomiro, fu il fondatore di questa badia,
-che poi divenne col tempo una delle reggie più care agli ultimi re francesi. Non
-so perchè il principe dei moderni nostri storici, il Botta, la chiami, ogni volta che
-gli avvien di citarla, col nome di San Clodoveo. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La Neustria era un cotal po' configurata alla foggia dell'antico reame di Parigi,
-sotto i figli di Clodoveo; l'Austrasia distendevasi al di là di Francoforte verso
-Virzburgo, a un di presso. Tale almeno si è l'opinione del D'Anville.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Consultisi sempre, quanto all'Aquitania, la mirabil opera del padre Vaissete
-e del padre De-Vic, benedettini. Nulla fu fatto mai che ad essa paragonar si possa
-intorno alla Gallia meridionale; le opere posteriori, benchè più arroganti, non si
-sono mai sollevate al di sopra della mediocrità (V. P. Vaissete <i>Histoire du Languedoc</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allude l'autore al vaso prezioso che un soldato di Clodoveo nella divisione del
-bottino, volle ridurre in pezzi con una mazzata anzichè cederlo al suo capitano.
-Ma poi quel soldato ebbe a pagar cara questa sua irriverenza, che anch'egli fu da
-Clodoveo ucciso in una rassegna con una mazzata. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fra le ire d'un sistema sovente appassionato, molta erudizione si trova nell'opera
-del signor Raynouard intorno al <i>Diritto municipale</i>, stampata a Parigi
-nell'anno 1828. Il signor Raynouard, grande lavoratore, si lasciava troppo prendere
-da certe idee politiche dei tempi, e questo nella storia è male. Perchè recar le nostre
-passioni nei tempi antichi?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Grandi opere vennero fatte in Germania sul Sassoni; ma i testi son rari e le
-fonti; moltissime tradizioni raccolse il signor Pertz in quell'opera sua <i>Monumenta
-Germaniæ</i>: l'opera veramente nazionale della Germania.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un discepolo di san Bonifazio, il pio Villibaldo, ne scritte la vita, <i>Vit. Bonif.</i>,
-che trovasi nei Bollandisti, I. Jun. pag. 470. Il Serrario pubblicò pure le epistole
-di quel primo vescovo di Magonza, sotto il titolo: <i>Bonifac. Epistol.</i> Il santo soggiacque
-al martirio nel tentare la predicazione del Vangelo tra i Frisoni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Ariosto medesimo non potè resistere a quest'amore per gli antichi romanzi
-di cavalleria, e ne fece un episodio dell'<i>Orlando Furioso</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Molto s'è studiato intorno alla mitologia e ai costumi dei Danesi e degli Scandinavi
-in generale; i moderni nulla disser di meglio di quanto disse il Torfeo,
-<i>Histor. Norveg.</i> e Sasso grammatico. Il Langebeek <i>Scriptor, rer. Danic.</i>, raccolse i
-testi tutti che trattano di quell'ampia mitologia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Consultisi, intorno all'origine e ai costumi dei Longobardi, Paolo Varnefrido,
-soprannominato <i>Paolo Diacono: De gestis Longobard.</i>, e il si raffronti col Cluverio:
-<i>Germania antiqua</i>, e principalmente col Grozio: <i>Prolegom. ad Hist. Goth.</i>
-Nè vuolsi lasciar da parte Procopio: <i>Goth.</i> lib. II. Finalmente il Muratori, maestro
-di noi tutti, ha di lunghe dissertationi intorno ai Longobardi: <i>Script. rer. italic.</i>
-t. I, pag. 405-419.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto al gran traffico e splendor di Marsiglia, non si saprebbe mai leggere
-abbastanza il passo di Agatia, pag. 13 dell'edizion parigina 1660; e il capo 20 a
-62 del libro IX. La <i>Cronaca di san Dionigi</i> ci ha conservata la memoria della
-peste che scoppiò in sull'uscire del quarto secolo; lib. IV, cap. 19. Nei Bollandisti
-abbiamo ben mille testimonianze che provano qual ampio commercio facea Marsiglia
-con l'Egitto e la Siria. Era il luogo in cui venivano a imbarcarsi i pellegrini
-per quelle parti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ogni giorno si vanno scoprendo ad Arli nuove antichità. Essa era uno de' più
-nobili municipii romani. I viaggiatori che vengono giù pel Rodano, non possono
-far di non salutarla; l'antica città d'Arli è una ricca spoglia svelta d'in seno
-alla terra.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho misurato e confrontato le due Arene di Roma e quelle di Nimes, e ho trovato
-che queste sono più picciole sì ma meglio conservate. Quand'io passai l'ultima
-volta per Nimes, vidi che il circo maggiore era stato converso ad uso di scuderia,
-e che alcuni pezzi d'artiglieria ingombravano le Arene. Oh profanazione!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Procopio è pur sempre la migliore autorità da consultare intorno alle origini
-e ai costumi delle nazioni barbare; egli fa menzion degli Unni e del Goti come di
-pericolosi vicini γειτονουντα del Danubio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I Bulgari erano senza più un ramo della gran famiglia degli Unni. Questa denominazione
-di <i>Bulgari</i> la troviamo per la prima volta in Ennodio Panegyr. Theodorici:
-V. Il padre Sirmond, t. I. pag. 1598-1590.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Son essi i due autori dei grandi pellegrinaggi del Nord, ond'è che la vita di
-sant'Anscario vien consultata da tutti i dotti di Norvegia e di Svezia, quando studiar
-vogliono le antichità patrie. <i>V. Vita</i> etc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Molte torte opinioni, a parer mio, si formarono e spacciarono intorno alla caduta
-dell'Impero di Bisanzio; chè la sua condizione era tuttavia splendida nel settimo
-e nell'ottavo secolo. Veggasi intorno alle forme ed alla grandezza di questa
-nobile ruina la bell'opera di Costantino Πορφυρογενητος, <i>De cæremoniis aulæ et
-Ecclesiæ byzantinæ</i>, ediz. del Reiske, 1751, in-fol.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gl'imperatori non negarono mai questi titoli ai re franchi; n'aveano troppa
-paura. Il proverbio bisantino diceva «Τον φράνκον φίλον ἔχῃς, γείτονα οὺκ, ἔχῃς».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le corrispondenze diplomatiche di Carlomagno cogli imperatori di Bisanzio
-furono non poco importanti. Quanto alla proposta delle nozze di lui con l'imperatrice
-Irene, essa pare a me troppo arrischiata; ben credo che Adriano e Leone,
-papi, ci potesser pensare dassenno, come un mezzo ad unir le due Chiese, e ad
-abbattere la potenza del califfato e dei Saraceni. È da ricordare altresì che la pia
-Irene aveva ristorato il culto delle sacre immagini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mi piaccion gli uomini di studi speciali, quand'ei dedican la vita a questa o
-quella parte della scienza. Il dotto amico mio Reinaud, ha ottenuto con le sue investigazioni,
-di rischiarare la maggior parte delle quistioni della letteratura numismatica
-e della storia orientale. Dopo la morte del Sacy io lo credo il più sapiente
-orientalista ch'abbia la Francia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E' mi pare che il Conde, nell'opera sua sul dominio degli Arabi in Ispagna
-tratti solo una parte della questione. Il Conde, siccome quegli che dedicò la vita
-sua allo studio dei manoscritti arabi, non vide se non quella. Senzachè, lo spirito
-volteriano del secolo decimottavo sforzavasi di trovar l'origine e il principio d'ogni
-civiltà altrove che nel cristianesimo, donde quelle iperboli intorno alla sapienza
-dei Cinesi e alla civiltà degli Arabi, di che tanto erano smaniosi gli Enciclopedisti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il padre Felibien ha molto bene trattata questa quistione nelle dissertazioni che
-egli unì alla sua <i>Storia di Parigi</i>. Il signor Renonard ha sparso ugualmente gran lume
-nei municipii, ma preoccupato, al solito, dal <i>jus romanum</i>: il municipio è antico
-al par della Gallia. Ora, non fa di bisogno dire che lo scoprimento della <i>Communs</i>
-al duodecimo secolo è simile all'ingegnoso trovato della lettera K aggiunta alla parola
-<i>Franc.</i> Il Secousse e il Brequigny (<i>Ordon. du Louvre</i>, prefazione) poco avean
-lasciato da dire agli altri intorno ai Comuni, agli altri, che approfittaron delle loro
-investigazioni, senza pur degnarsi di nominarli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto non è da lasciarci increscere che manchino ancora parecchie di siffatte
-metropoli alla bell'opera della <i>Gallia christiana!</i> Ma I nuovi Benedettini la stanno
-continuando, ed io spero che questo nazional monumento verrà terminato. Io lo
-pongo a ragguaglio di quel dei Bollandisti, <i>Act. Sanct.</i>, a cui pur mancano alcuni mesi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi il divieto fatto dal concilio verberiense, art. 16; <i>Concil. Gall.</i> t. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ecco qui sotto alcuni dei più notabili articoli de' Concilii delle Gallie. Il P. Sirmond
-e il Fleury si studiano di scusare i vescovi, ma son troppo gallicani da riconoscer
-che l'ammiranda autorità dei papi fu quella sola che pose qualche unità
-in quella confusione, Baluze, I, 162. <i>Hist.</i>, v. 637.
-</p>
-
-<p>
-1. De conjugiis in tertio et quarto gradu.
-</p>
-
-<p>
-2. De eo qui cum uxoris suæ filia carnale commercium habuit.
-</p>
-
-<p>
-3. Quod relictam sacerdotis uxorem ducere non liceat
-</p>
-
-<p>
-4. De feminis sponte vel invito vel sine virorum consensu velatis.
-</p>
-
-<p>
-5. De eo cui mortem uxor cum aliis machinata est.
-</p>
-
-<p>
-6. De ingenuo qui ancillam duxit pro ingenua, et de ingenua quæ servo nupsit
-pro ingenuo.
-</p>
-
-<p>
-7. De servo qui ancillam suam concubinam habuit, et illa relicta domini ancillam
-vult ducere.
-</p>
-
-<p>
-8. Servus a domino libertate donatus, si postea cum ejus ancilla mœchatur, cogi
-potest ut uxorem illam habeat.
-</p>
-
-<p>
-9. De muliere quæ virum suum in alio pago sequi non vult.
-</p>
-
-<p>
-10. De filio qui com noverca moechatus est.
-</p>
-
-<p>
-11. De eo qui cum privigna vel cum uxoris sorore mœchatur.
-</p>
-
-<p>
-12. De eo qui cum duabus sororibus dormierit.
-</p>
-
-<p>
-13. Qui anellam volens uxorem duxit, cum ea permaneat.
-</p>
-
-<p>
-14. Ut ab episcopis vagis presbyteri non ordinentur.
-</p>
-
-<p>
-15. Presbyter degradatus potest in necessitate baptizare.
-</p>
-
-<p>
-16. Ne clerici arma gerant.
-</p>
-
-<p>
-17. De muliere qua viri impotentiam causatur.
-</p>
-
-<p>
-18. De eo qui cum uxoris sua consobrina mœchatur.
-</p>
-
-<p>
-19. De servo et ancilis, si per venditionem separentur.
-</p>
-
-<p>
-20. Ut chartularius qui cum ancilla fornicatur, eam libertate donatam uxorem
-habere cogatur.
-</p>
-
-<p>
-21. Qui uxorem telari permisit, aliam ne ducat.
-</p>
-
-<p>
-Baluze, I, 105. <i>Hist.</i> v. 637.
-</p>
-
-<p>
-1. De illo qui cum uxore fratris sui fornicatus est.
-</p>
-
-<p>
-2. De illo qui sponsam filii sui oppresserit.
-</p>
-
-<p>
-3. De eo qui filiastrum aut filiastram ante episcopum tenuerit.
-</p>
-
-<p>
-4. De illo qui cum filiastra, ignorante matre, fornicatus est.
-</p>
-
-<p>
-5. De illo qui cum duabus sororibus fornicatus est.
-</p>
-
-<p>
-6. Si quis propter faidam fugit.
-</p>
-
-<p>
-7. De incestis.
-</p>
-
-<p>
-8. De parricidis.
-</p>
-
-<p>
-9. Item de incestis.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Consil. Gall.</i> t. II, p. 1 a 50. — Già io ho mostrato nel mio <i>Ugo Capeto</i>,
-t. III, questa grand'opera morale del papato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Noi ordiniamo, dicea papa Zaccaria a san Bonifacio, per l'autorità di san
-Pietro, che la detta Chiesa di Magonza sia metropoli in perpetuo, per te e tuoi successori,
-e abbia sotto di sè cinque città, e sieno Tongres, Colonia, Vormazia, Spira
-ed Utrecht». <i>Gall. Concil.</i> tom. I, p. 581.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prima dell'istituzione di questa metropoli Bonifazio possedea la dignità di corepiscopo
-(τοῦ Χὼρου ὲπισκοποι, vescovo dei campi), che non avea nessun territorio
-fermo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Grande specialmente è l'autorità esercitata da Zaccaria, il cui pontificato comincia
-dal dì 30 novembre 741. Quanto alla storia del papato sotto Gregorio VII,
-io lo diedi nel mio <i>Ugo Capeto</i>, t. III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La fondazione dei monasteri di Sithieu, Fontenelle, Chelles, Corbia, seguì nel settimo
-secolo. San Benedetto è pur sempre il primo fondatore di que' monasteri dove
-si fa orazione e si lavora. Consultisi il grande e modesto Mabillon ne' suoi <i>Annal.
-ordin. sancti Benedict.</i> Fo altresì grandissima stima de' suoi <i>Act. Sanct.</i>; ma la raccolta
-dei Bollandisti fu più largamente ideata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>S'è fatto il conto che i cinque ottavi delle borgate e città della Francia riconoscon
-la loro origine dai monasteri. Il Belgio principalmente, dee loro le industri
-sue città. Liegi, la città de' telai, trae l'origine sua dalla traslazione delle reliquie
-di san Lamberto, tale essendovi stato il concorso dei popolo, che si edificò una
-città intorno all'arca del Santo. Questa traslazione seguì a dì 28 d'aprile dell'anno
-720. <i>Vita Sancti Lamberti. Nelle origini della città di Liegi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo nome davasi anticamente in Francia ad una fiera che tenevasi ogn'anno
-a San Dionigi. Nel medesimo giorno chiudevasi l'Università, e quindi il nome di
-landito anche all'onorario che gli studianti davano a' loro lettori. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vita Huberti, ecc. Il Padre Roberti, che fu pur esso gran cacciatore, ebbe molto
-a parlare di sant'Uberto, in quel suo opuscolo che ha per titolo: <i>Questiones Hubertinæ.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. la leggenda sulla fondazione di Monte san Michele. Sigebert, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Due volte sono passato per Fulda che giace sulla via di Francoforte a Lipsia:
-appena vi riman tuttavia qualche memoria dell'antica badia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le più delle carte originali de' Carolingi che si conservano negli archivii del
-regno, sono relative ai doni fatti a' monasteri di San Dionigi e di San Germano, vere
-fondazioni nazionali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Io ho consumato l'ultima mia giovinezza nello studio de' Bollandisti, e da
-questa profonda ed assidua lettura mi venne l'amor della storia. Gli <i>Act. Sanct.
-ord. Sanct. Bened.</i> del Mabillon, son essi pure una delle più allettative letture che
-far possan coloro che voglian tener dietro alla storia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aimoino è uno de' più laboriosi biografi de' Santi, e scrisse <i>De miracul.</i> Egli
-è scrittore d'immaginazione ardente e poetica. V. il testo che ne diede il Bouquet,
-t. VII, p. 348.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E' non si vuol scambiare santa Genoveffa del Brabante per l'altra Genoveffa di
-Nanterre.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo Benedetto, sassone, non dee esser confuso con san Benedetto il fondatore.
-Quegli nacque nel 628, e abbiam la sua vita scritta dal Beda nella <i>The history
-of first Warermouth abbots</i>, pel Ware. Dublino, 1604.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Concil. Gall.</i>, t. I, p. 550-580. I viaggi di sant'Anscario al settentrione della
-Scandinavia appartengono al secolo nono.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La vita tanto drammatica di san Bonifacio fu scritta da Villibaldo suo discepolo,
-e sassone anch'esso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mi duolo che la storia de' monasteri non venisse scritta sotto quest'aspetto,
-chè avrebbe assai meglio rischiarato il medio evo, che non il semplice studio delle
-leggi incerte e delle cronache generalmente troppo brevi del secolo duodecimo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il padre Sirmond ha pubblicato con gran cura la <i>Raccolta dei Concilii della
-Gallia</i>; e fra quel preziosi documenti, è da cercar, più che altrove, la storia delle
-leggi di polizia sociale dal quinto al settimo secolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il concilio di Nantes è contrassegnato coll'anno 650. Fiodoardo ne parla nel
-lib. II. cap. 1, e l'abbiam tutto intero nel <i>Concil. Gall.</i>, t. I, p. 601.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nell'ottavo secolo sussistevan pur tuttavia alcune vestigia del culto de' Galli e
-de' druidi, specialmente nella Bretagna, che rimase per lungo tempo quasi una terra
-appartata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Art. 17 del Concilio. Quest'andarne alla croce, allude senza dubbio alla prova
-della croce.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I canoni del concilio verberiense si trovano nel <i>Concil. Gall.</i>, t. II, p. 1. Ci sono
-alcuni concilii che applican solo siffatte disposizioni a certi luoghi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La perpetua confusione dei due principii della Chiesa e della conquista, fu la
-prima cagione della maggior parte degli errori in cui sono caduti gli autori sistematici
-preoccupati dalla legislazione delle Gallie. Il Mably altro non vide che la politica;
-il Montesquieu non fece verun caso del concilii, e sol si diè pensiero delle
-leggi barbariche. Io tengo che impossibil sia di parlar della legislazione al quinto e
-al nono secolo, senza darne una gran participazione al diritto canonico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Immensa è nelle Gallie l'influenza del diritto romano o meglio del diritto bizantino,
-e mal fa chi troppo concede all'azion delle leggi barbare, le quali appena
-s'applicano a una parte picciolissima della popolazione, cioè ai conquistatori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quand'io verrò alle instituzioni barbariche, avrò bisogno di riabilitar la legge,
-specialmente l'ecclesiastica, dei Visigoti. Il Montesquieu la malmenò acremente
-tacciandola di <i>bacchettoneria</i>, perchè con tutto l'ingegno suo il Montesquieu pure
-non seppe esimersi dalle male preoccupazioni del secolo XVIII contro i preti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La teoria della comune, nata tutt'a un tratto dalla sedizione al decimo secolo,
-è, lo torno a dire, una di quelle scoverte che dipendono dalle circostanze politiche
-momentanee. Chi la esponeva nel 1827, si serviva per istromento della storia come
-di tutt'altr'arma. Essa principiò a foggia di polemica nel <i>Censore europeo</i>, poi continuò
-per articoli nel <i>Corrier francese</i>. La comune, congregazione o gruppo di cittadini,
-è antica al par del municipio e della comunità, e ogni dì si scoprono diplomi
-di municipii anteriori d'assai alle sedizioni del servi. V. l'opera del Pardessus,
-<i>Bibliothèque</i>, t. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Angers, Bourges, Cavaillon, Clermont, le Mans, Meaux, Orleans, Paris, Saintes,
-Tours, Toul, Uzèz avean loro antiche ed ampie instituzioni municipali, prima della
-sollevazione dei servi nel secolo decimo, altri municipii si trovano in tempo ancora
-più antico; e il signor Raynouard ne recò le prove, se non che per mala ventura,
-con troppa parzialità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Queste comunità di nauti, o battellieri, sono antichissime, e forse le più antiche
-d'ogni altra. Ci sono vestigia della loro instituzione anche a Parigi. Nautæ Parisiaci
-(V. <i>Mém. de l'Acad. des Inscrip.</i>, t. I.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho spesso raffrontato i concilii coi codici teodosiano e giustinianeo, principalmente
-negli studi speciali del Diritto, e vi ho trovato plagi vicendevoli, ed una
-evidente confusione. Questa si è pure l'opinione del signor di Savigny.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggansi le formole raccolte in Francia e in Germania dal Bignon, dal Sirmond,
-dal Baluze, dal Mabillon, dal Goldast, e il <i>Thesaurus</i> di Schilter; le più curiose
-sono quelle di Marculfo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La quistione de' componimenti fu a fior d'evidenza discussa dal Mably e dal
-Montesquieu.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'autorità della corte di Costantinopoli sui Franchi è rilevante nella prima
-schiatta più che altrove; essa continua ancor sotto Carlomagno. Mi duole che
-nell'opere moderne non fosse quanto basta osservata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sotto questo nome di comunità, o compagnie (<i>corporations</i>,), s'intendon quelli
-che dai Romani chiamavansi collegi degli artieri (<i>collegia opificum</i>) che furon dall'imperator
-Severo instituiti per tutto l'Imperio romano. Eran la medesima cosa
-che le Arti e i Mestieri nella repubblica di Firenze. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli storici italiani non si sono ancor accordati sul nome da darsi a questo uffiziale;
-chi lo chiama governatore, chi <i>maestro</i>, e chi <i>prefetto di palazzo</i>; il
-Muratori troppo duramente ad imitazione del Giambullari <i>maggiordomo</i>. Noi ci
-siamo attenuti alla terza di queste denominazioni, parendoci la più acconcia per
-le sue classiche reminiscenze, a significare quei grado. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Roma. Colà in cospetto del Coliseo, e nel Campo Vaccino, ben tu puoi ripeter
-quel versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Fecistis patriam diversis gentibus unam,</p>
-<p class="i01">Urbem fecistis quod prius orbis erat.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sant'Ireneo si duole, nel secondo secolo, del trovarsi necessitato a imparar la
-lingua celtica per farsi intendere. I Benedettini sostengono che nelle Gallie parlavasi
-universalmente la lingua latina. V. Hist. litt., t. VII, nell'Avvertimento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sparsi erano per le Gallie i manoscritti latini ed anche i papiri, e ogni dì vi
-si trovavan vestigi dei manoscritti d'Ovidio e Cicerone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In Gregorio di Tours, vi sono, come chiaro si conosce, alcuni passi, i quali
-altro non sono che prette tradizioni dei canti narrativi. La storia del Monaco di
-San Gallo a' tempi carolingici, è forse altro che una cronaca scritta sulle canzoni
-narrative e sulle guerresche tradizioni? Il sig. Paolino Paris ha di proposito trattato
-tutte siffatte quistioni nella sua prefazione all'opera Intorno a <i>Berta dai gran piedi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I diplomi appunto attestano questa corruzione della latinità, e troviamo <i>Basileca,
-Pagenam, Volomus, Negutiante</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il calcolo di questi tempi è certamente la parte meglio finita dell'<i>Arte di verificar
-le date</i> dei Benedettini</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fu, come vedrem più innanzi, una gran contesa che durò fin sotto il regno di
-Carlomagno, il quale introdusse alcune modificazioni al canto germanico, mescolandovi
-il canto greco e il latino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli è da studiar Roma, cristiana, soprattutto. Ne' miei pellegrinaggi d'Italia,
-io fui più che d'altro curioso delle basiliche, e posso dire d'essere stato assai men
-preso da maraviglia al veder San Pietro di Roma, che le ruine delle catacombe,
-Santa Maria Maggiore e San Giovanni Laterano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Io non saprei troppo mai provocar l'attenzione degli artisti sulle tre tombe del
-terzo o del quarto secolo da me visitate a San Massimino, in fondo alla chiesa sotterranea,
-in un pellegrinaggio a <i>Sainte-Baume</i><a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>; cosa più notabile di quant'altro
-vedessi al Vaticano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cercate il convento dei Cappuccini a Roma, e troverete questa reliquia dell'antica
-età.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il sig. Raoul Rochette ha molto bene illustrata quest'epoca dell'arte cristiana,
-e dimostrati i continui plagi da essa fatti a quella del paganesimo nell'opera sua
-delle <i>Catacombe di Roma</i>, ch'io tradussi l'anno scorso, e fu pubblicata per le stampe
-del Lampato. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Con questo nome chiamano una grotta sovra un monte della Provenza, in cui il popolo crede,
-troppo piamente, esser morta la Maddalena. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa impressione provai specialmente alla vista dei dipinti bisantini delle
-chiese di Venezia e di Ravenna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di San Vittore, a Marsiglia, più altro non rimane che l'alte sue muraglie, le
-torri quadrate, e le porte guernite di ferro, che eran destinate a proteggerlo dai Barbari.
-Altri Barbari son venuti a distruggere la badia. Il sotterraneo ha due o tre
-vôlti ancora e non più, e la cappella della Vergine Nera (<i>nigra sum sed formosa</i>).
-Sotto alcune di queste volte, si veggono qua e là sparsi frammenti di tombe, che
-hanno qualche rassomiglianza con le catacombe di Roma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La Biblioteca reale può andar superba di parecchi manoscritti splendidi per
-gran ricchezza di legatura. Appartengon essi al nono e decimo secolo. Nella sala
-destinata al manoscritti greci, v'ha uno stupendo San Gregorio Nazianzeno, con miniature
-bisantine, tradizione dell'arte romana recata al sommo della perfezione;
-esso porta il numero 510.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sant'Eligio fu orefice insieme e zecchiero di Dagoberto I, e nelle monete così
-di questo come di Clotario, si vede pur segnato il suo nome con l'abbreviatura
-Eligi. Il suo discepolo Dado o Adoeno (<i>Saint-Ouen</i>), gli scrisse la vita.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Accademia delle Iscrizioni premiò una delle mie <i>Memorie</i> Intorno allo <i>Stato
-degli Ebrei nel medio evo,</i> dov'io trattai in modo speciale l'argomento delle usure.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La gabelle imposte eran queste <i>Salutaticum, Pontaticum, Ripaticum, Portulaticum,
-Cespitaticum</i>. (V. Il Ducange a ciascuna di queste voci).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I papi principalmente si mostravano avversissimi al traffico degli schiavi. V. <i>Epist.
-sancti Gregor. ad Brunechild.</i> Duchesne, t. I, p. 902.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Martino fu trasportato nel Chersoneso taurico,(Crimea) il dì 10 marzo
-655.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eugenio passò di vita il dì 1.º di giugno 657.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vitaliano era nativo di Segni, in Campania. A diffinire il tempo dell'introduzione
-degli organi in Italia, mi convien dire che questo papa ve gli usò fino dal 670.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui l'Autore non s'è ricordato che Mario fu di origine plebea, e che la sua discendenza
-si spense tutta in suo figlio poco dopo di lui. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fin qui l'Italia era divisa in due parti, l'una sotto il dominio dei Longobardi,
-l'altra formava l'esarcato di Ravenna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pavia a quei tempi era la più animata città della Lombardia, singolarmente privilegiata
-dai re longobardi. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>See Konung</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Pars extans curis, solo diademata dispar</i></p>
-<p class="i01"><i>Ordine pro rerum vocitatus Cura Palati.</i></p>
-<p class="i05"> (Corippus: <i>De laudibus Justini</i> Lib. I, pag. 136.)</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Chi vuol chiarirsene legga l'opera di Giorgio Codino: <i>De officiis Ecclesia et aula</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non è da dimenticare che questo epiteto vien dato dagli storici francesi a una
-lunga successione di re della prima schiatta, che degeneri dai loro antecessori, passarono
-la vita a far niente (<i>fainants</i>). <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho cercato di sbrogliar tutta questa istoria sì confusa, dei prefetti palatini, con
-quella del Merovei; i Benedettini stessi, non sono esenti da confusione; e poichè
-vi furon cortigiani sotto la seconda schiatta (i Benedettini si fecer cortigiani
-dalla terza), vi furon anche genealogie a rannodar i prefetti del palazzo col sangue
-merovingico, ed i Capeti coi prefetti del palazzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ad ann. 718-719.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. Isidoro di Beja, p. 56, e Rodrigo Ximenes, p. 12. Il continuatore di Fredegario
-aggiunge che Eudi, ad imitazione del conte Giuliano, chiamò i Saracini
-nelle Gallie. V. Conde. <i>Hist.</i>, t. I. p. 83.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Epistol. Gregor. III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chansons des gestes.</i> Così il testo francese. Son quelle canzoni o quei canti
-che abbiamo chiamati anche narrativi, ma che più propriamente si debbon chiamar
-eroici, perchè narran le gesta degli eroi di quell'età. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il poeta qui, come si vede chiaro, non fa che ripetere i lamenti dei guerrieri
-contro i cherici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutti sanno che Carlo Martello non morì altrimenti alla battaglia di Poitiers,
-come dice il romanziero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È inutile l'avvertire che questo modo tenean que' popoli barbari nel sollevare
-altrui al grado sovrano. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Eginhard Annal., ad ann.</i> 748.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo campo è chiamato nella cronaca la <i>vigna di Rachi</i>, nome d'un re
-longobardo. V. <i>Muratori, Annali d'Italia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo romanzo fu, insiem con quello di <i>Garino</i> il <i>Loreno</i>, pubblicato dal
-signor Paolino Paris ponendogli innanzi una lettera importantissima, indiritta al
-modesto e dotto magistrato il signor di Montmarqué<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La leggenda di <i>Berta dal gran piè</i> è pur narrata, ma in diverso modo nei <i>Reali di Francia</i>
-al lib. IV, cap. I e segg. dell'edizione che ne diede l'anno 1821 in Venezia l'illustre Bartolomeo Gamba
-da poco rapito alla gloria delle lettere italiane. Nel brano, quivi recato dall'autore, del romanzo
-francese, ho procurato, per quanto io potei, d'accostarmi, per amore di verità, allo stile dei tempi
-in cui fu scritto. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'intimità che era fra papa Leone e Carlomagno avea suggerito ai Romani il
-pensiero di dar loro una stirpe comune. In altre di queste leggende papa Leone è
-posto per figlio di Carlomagno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Palmam qui non vuol esser altrimenti presa nel senso di mano, ma certo di
-palma del martirio, come l'hanno i santi nelle pitture bisantine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se si presta fede al Muratori, storico di quella esattezza che ognun sa, Carlomanno
-morì intorno a questo tempo sì, ma non già nella spedizione, come afferma
-l'autore, sibbene in un monistero a Vienna nel Delfinato, dove il fratello lo
-avea mandato ad abitare. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi nel <i>Codice Carolino</i> l'epistola di papa Paolo a Pipino con col gli accompagna
-alcuni cantori della Chiesa romana, ed un oriuolo notturno che segna le
-ore così di notte come di giorno. (<i>Epistol. Paul ad Pipin. — Cod. Carol</i>. 25-45.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa è la prima volta ch'io trovo nelle cronache antiche fatta menzione
-della voce Borbone. Pipino preso per forza <i>quadam oppida atque castella... in
-quibus præcipua fuere Burbonis, Cantilla, Clarmontis. Eginhard. Annal.</i> — ad
-ann. 761.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Croniq. de Saint-Denis</i>, ad ann. 768.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho fatto parecchi viaggi in Germania per cercare le orme di Carlomagno,
-nelle cui sembianze tutto è germanico. Io il credo originario dell'Assia o del circolo
-di Franconia. O Fulda! Fulda! perchè altro non rimane omai più che la tua
-cronaca!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eginh. <i>Vita Carol.</i> IV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il tesoro della cattedrale d'Aquisgrana è ricchissimo. Esso fu trasportato a
-Monaco nel tempo della rivoluzione, ed indi restituito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho letto in alcuni storici moderni italiani, non so se per amore di novità, o
-per altre ragioni, voltato questo epiteto in <i>Piccolo</i>. È falsare un soprannome
-dato a quel re, dalla nazione e dalla storia, e consacrato dall'uso di più secoli.
-Anche i Francesi hanno sostituito la voce <i>petit</i> all'antiquata <i>bref</i>, ma pur serbano
-ancora quest'ultima, nel solo uso appunto di siffatto istorico soprannome. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il museo delle medaglie alla Biblioteca Reale possiede grossissimi pezzi d'avorio
-d'un giuoco di scacchi, i quali fan supporre una sterminata scacchiera, e
-braccia più sterminate ancora per muoverli. Essi provengono dal tesoro di San Dionigi,
-e furon salvi, per non esser d'oro, dai saccheggi della rivoluzione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I capitolari e diplomi suoi son quasi tutti dati dalle ville regali del Reno e
-della Schelda.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In queste lettere papa Stefano usa, parlando al re, la seconda persona: <i>vos
-certum est accepisse; genitorem vestrum</i>, ec. Gregorio VII, Innocente III e i loro
-successori, men rispettosi, tornarono al tu, più grammaticale e più fratellevole
-della lingua latina. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De Desiderade naîtrait une lignée leprense</i>; così il mio autore. Ma il testo
-latino dell'epistola: d<i>e cujus natione et leprosorum genus oriri certum est</i>; e di
-Desiderata neppur parola. Il Manzoni, seguendo altri cronisti, dà a questa figlia
-di Desiderio il nome d'Ermengarda, anzichè di Desiderata. Chi vuole, in pochi
-fogli, aver intera cognizione delle cose longobardiche in Italia, legga le notizie
-storiche da lui premesse alla sua tragedia dell'Adelchi, e il suo <i>discorso sopra alcuni
-punti della Storia Longobardica in Italia</i>, con cui il gran poeta volle
-meritarsi pure il titolo di grande critico. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E Adelchi o Adelgiso, non era figlio forse di Desiderio, e suo compagno nel
-trono? <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Senza tante sottigliezze, il Manzoni nel suo citato <i>Discorso</i>, viene alla ragion
-vera di questa mutata successione, ed è <i>che la consuetudine dei Franchi, a quei
-tempi, era di eleggere nella famiglia del re morto colui che pareva il più conveniente
-a quell'ufficio</i>. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carlomagno nacque nel 742, e fece la guerra di Lombardia nel 775. Nella prima
-sua spedizione d'Italia, Bonaparte avea 27 anni; ma la conquista della Lombardia
-fu sol compiuta dopo la battaglia di Marengo, ch'egli aveva appunto 31 anni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dopo la guerra d'Aquitania, nessun popolo del reame de' Franchi fece più
-resistenza a Carlomagno, salvo i Bretoni. V. <i>Monach. Saint-Gall.</i> t. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Comes march. Britan.</i> Tali sono i titoli co' quali Orlando è indicato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A ver dire le cronache non parlano pur d'Orlando, se non al proposito della
-catastrofe de' Pirenei.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Berardus, Berhard. Si vede chiaro ch'egli è dell'Austrasia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Comes, Regnald, Reginald., Reinaldus.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Guglielmo Naso-Corto è per avventura l'eroe, dopo Orlando, più nominato
-nelle canzoni eroiche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gerardo di Rossiglione era l'eroe dai Borgognoni, Garino e il fratel suo, Begone
-di Belino, rappresentavano le guerre intestine del baroni del nord.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il testo dice <i>tenure</i>; che io sappia non abbiamo in italiano la voce equivalente
-quando usar non si volesse, per ragione di analogia, la parola <i>tenimento</i>, a significar,
-come qui, il feudo che altri teneva da un primo feudatario, verso cui era
-obbligato a certi tributi e doveri di vassallaggio. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A tradurre il <i>suzerain</i> del Francesi, ho tolto questo <i>capo signore</i> dagli statuti
-delle <i>Assise di Gerusalemme</i>, recati da Cesare Cantù nei Documenti della sua
-<i>Storia Universale</i>. Credo debito mio, come Italiano, di non lasciarmi sfuggir l'occasione
-qui per ringraziarlo d'aver, senza lasciarsi spaventar di fatica nè d'altro, da
-sè solo, arricchita la sua nazione di un'opera a cui non possono se non invidiare
-le altre nazioni. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non v'è indizio che i soldati franchi avessero paghe ferme di nessuna maniera.
-Conquistavano e partivansi fra loro le terre conquistate; d'onde son venuti i primi
-doveri della feudalità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come <i>si fust un bastonnet</i>. V. Roberto Wace nel suo gran poema.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella Biblioteca reale abbiamo il più antico manoscritto che comprenda le miniature
-delle macchine d'assedio, ed è la <i>Conquista di Gerusalemme di Goffredo
-Buglione</i>. Esso appartiene al duodecimo o decimoterzo secolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Verona erasi già sottomessa a Carlomagno come si ha da una medaglia riferita
-dal Leblanc, nella quale si legge: <i>Verona dedita et Longobardis in fidem acceptis</i>,
-e nel rovescio: <i>clem. princ.</i> (principe clemente).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carlomagno non solo confermò la donazione di Pipino, ma l'ampliò pure di
-molte terre, come si può vedere in Anastasio Bibliotecario, autore contemporaneo. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'indole di questa donazione o conferma di essa fatta da Carlomagno a papa
-Adriano fu argomento di molte e speciali discussioni. L'abbiamo specificata nel Codex
-Carolinus; ma non v'ha titolo autentico se non dopo Lodovico il Pio. Quando
-Napoleone s'impadronì di Roma, furon commessi alcuni particolari studii intorno
-alla donazione di Carlomagno, ma ognun sa che libertà ci fosse di scrivere sotto
-Napoleone, e il retore liberale Dannou acconsentì a fare un libro uffiziale e mediocre
-contro i papi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Tecum sicut cum Petro, tecum sicut cum Gallia</i>; e sul rovescio: <i>Sacr. fœd.</i>
-(V. Lebranc, <i>Traité des monnaies</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non so con qual fondamento l'autore affermi questo, mentre tutti gli storici
-s'accordano in riferire che quell'assedio passò senza pure uno scontro tra gli assedianti
-e gli assediati. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche la dedizion di Pavia è testimoniata da una medaglia, la quale rappresenta
-un re ed una regina, che inginocchiati depongono la corona sui piedi d'un
-altro re a sedere, con l'iscrizione: <i>Devicto Desiderio, et Pavia recepta</i>, 774.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Partouneaux, nella sua <i>Storia della Conquista di Lombardia</i> fatta da Carlomagno,
-ascrive la lunga resistenza di Pavia all'odio verso Carlomagno ed al valore
-di Unnaldo, antico duca d'Aquitania, spodestato dal Carolingi, che dentro v'era a
-comandar le armi di Desiderio. Di tutto questo non abbiam trovato parola nè in
-Muratori nè in alcun altro degli storici nostri. Che se pur Unnaldo era in Pavia,
-l'età sua presso alla decrepitezza nol dovea fare quell'ardente e tremendo nemico
-quale il Partouneaux lo descrive. Ci fa maraviglia ch'egli, il quale quasi altro
-non fece in tutta l'opera sua, che seguire, e per poco non dissi, tradurre gli storici
-italiani, si sia scostato da loro in questo fatto, a prova del quale cita la sola
-autorità dell'Anquetil, storico francese. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui l'autore pone una nota ad avvertir ch'ei fu a la Monza, com'ei dice
-ogni volta che gli avviene di nominarla, e vide il tesoro e l'arca dalla regina Teodolinda;
-e nota come la corona d'oro d'Agilulfo fu rapita da ladri nel 1804,
-trasportata a Parigi ed ivi fusa. Ma come avvien poi ch'egli chiami la città di
-Monza una <i>cella monastica</i>? <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alcuni de' nostri storici affermano che questa incoronazione seguisse in Monza;
-altri, e sono i più, ch'ella seguisse in Pavia; ma l'opinione più comune e
-probabile si è che questa cerimonia con la corona di ferro non si facesse in alcun
-luogo, e che a Carlomagno bastasse il suo diritto di conquista. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La prima spedizione di Carlomagno contro i Sassoni è dell'anno 772.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vero è che Tacito non fa nessuna particolar menzione del Sassoni; ma bene
-son essi nominati da Tolomeo, che fiorì più di due secoli prima di san Girolamo. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Honorius. <i>Notitia dignitatum imperii</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Comes littoralis Saxonici</i>. Anche una parte littorale della Gallia vien chiamata
-<i>Littus Saxonicum</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quel paese che Giornandes chiama con energica frase: <i>Vagina generis humani</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Chi vuol vedere particolarmente le origini e le trasmigrazioni di tutti questi
-popoli, legga il lib. II della Storia dell'Europa del Giambullari. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'idolo rappresentavasi sotto la forma d'un uomo armato, con un gallo per
-cimiero, un orso scolpito sulla corazza, ed un leone sullo scudo. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sembra che il nostro autore ignori qui il dottissimo trattato <i>de Irminsula</i> dal
-Meibomio. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Deesi intendere fra i Sassoni conquistati da Carlomagno, perchè quanto al
-resto di quella nazione, sappiamo ch'essa fu convertita al cristianesimo alcuni
-secoli prima, principalmente da Felice vescovo loro, a cui Fortunato, scrittore
-del sesto secolo, indirizza questi due versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Aspra gens Saxo vivens quasi more ferino,</p>
-<p class="i01">Te medicante, sacram bellua reddit ovem.»</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Oggidì Stadberga fra Cassel e Paderborna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Irminsul</i> o <i>Herman-Saule</i>, colonna d'Ermanno o d'Arminio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Abbiamo un'antica medaglia che attesta quest'avvenimento, di rozzo lavoro,
-sì, ma in cui si vede abbastanza distinto un torrente in faccia ad un trofeo coll'iscrizione:
-<i>Saxonibus ad torrentem devictis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa geografia della guerra di Sassonia è naturalmente alquanto guasta: pur
-nondimeno, chi scorre la Vesfalia, ve ne trova in ogni luogo tracce evidenti.
-Brunsber è Brunesberga, sul Veser: l'Oacro è l'Ocker. Le più delle spedizioni
-di Carlomagno facevansi per la via di Francoforte, che a quel tempi altro non
-era se non una gran tenuta reale sul Meno. Francoforte vien da <i>Francone-furt</i>
-(passo dei Franchi) <i>Francorum dixisse vadum</i>, come dice un poeta antico, in
-commemorazione del passaggio di Carlomagno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>No, perchè quel dio druidico ed il suo culto sono assai più antichi d'Ermanno. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una medaglia pure fu coniata a ricordar l'avvenimento della conversione
-de' Sassoni: <i>Saxonibus sacro lavacro regeneratis</i>, 777.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ed ecco di qual modo giustificar si possono tutte le violenze e oppressioni
-del conquistatori! <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi queste genealogia nel mio <i>Ugo Capeto</i>, t. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pare che sotto questo nome il poeta intenda i conti e altri feudatari maggiori;
-ma non ho trovato questo titolo in alcuno de' nostri autori nè altrove. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Formaron essi come colonie monastiche, delle quali qualche indizio si trova
-nella lettura del Bollandisti al nono e decimo secolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monach.</i> Sanct Gall., lib. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I governatori delle grandi città fra gli Arabi di Spagna erano insigniti del titolo
-di <i>visir</i>, e quelli delle minori del titolo di <i>alcaid</i>, donde venne <i>alcade</i>, se pur esso
-non derivò da <i>cadì</i>, giudice di pace.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'autore qui pone una nota per dir che le cronache additano questo Almanzor
-sotto il titolo di <i>Emir Almoumenyn</i>. Ora questo titolo, che dai nostri antichi storici
-e romanzieri fu tradotto in quel di Miramolino, significa appunto Commendator
-de' Credenti, che si arrogavano i califfi ommiadi in Ispagna. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tanto è vero che fu serbata memoria di questo tradimento di Lupo di Guascogna,
-che se ne trova indizio anche nel famoso diploma pubblicato dai Benedettini
-sotto il titolo di diploma d'Alone. «<i>Omnibus pejoribus pessimus, ac perfidissimus
-supra omnes mortales, operibus et nomine Lupus, latro potius quam dux
-dicendus</i>». Poi vi si ricorda, benchè vagamente, la presa di Roncisvalle. P. Bouquet
-Gall. <i>Cristor. collect.</i>, t. VI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel passar da Roncisvalle, al mio ritorno dalla Spagna, m'informai di tutte le
-tradizioni cavalleresche intorno ad Orlando ed a' suoi prodi compagni, e trovai
-che ci sono ancora poche ruine d'una cappella, dove un tempo si vedevano alcune
-iscrizioni e trenta avelli, ma evidentemente posteriori al fatto. Vi si leggevano i
-nomi di Teoderico d'Ardennes, Rollo del Mas, Guido di Borgogna, Olivieri, Orlando.
-Poco lunge da questa cappella giace la badia di Roncisvalle.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui l'autore riporta tutta la favolosa relazione di quest'avvenimento, attribuita
-a Turpino, che noi tralasciamo, e perchè nessun fondamento vi può fare la storia,
-e perchè noi abbiamo lo stesso racconto in parecchi dei nostri poemi cavallereschi,
-e specialmente nel <i>Morgante maggiore</i> di Luigi Pulci, dov'è pur narrata la
-fine di questo famoso paladino. Del resto ognun sa che l'arcivescovo Turpino mai
-non iscrisse la <i>Vita Caroli Magni et Rolandi</i> attribuitegli. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Molti sono i manoscritti di questa canzone sparsi per le varie biblioteche di
-Europa, e due ne possiede la Marciana di Venezia. Noi l'abbiamo pur tralasciata
-per le ragioni addotte nella nota antecedente. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il canto dei montanari baschi ci spiega i <i>fueros</i> di lacca circa le leve straordinarie
-de' pastori, perchè la legislazione e le consuetudini si collegan fra loro. <i>De
-appellitis ita statuimus; cum homines de villis vel qui stant in montanis cum
-suis ganatis (</i>armenti<i>), audierint appellitum, omnes copiant arma et demissis
-ganatis, sequantur appellitum. (Vedi Bianca, Comment. Hispania illustrata).</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A voler comporre la storia di Carlomagno è d'uopo visitare il Reno, l'Elba,
-i Pirenei, l'Ebro, per indi ritornare ad Aquisgrana, a Ravenna, a Pavia ed a
-Roncisvalle. Io per me ho salutato con istorica pietà grandissima tutte queste
-stanze del grande imperatore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il testo castigliano dice <i>cendal</i>, che significa stoffa sottilissima di seta, donde
-forse il nostro zendado, se pur non è più probabile ancora che l'una e l'altra parola
-vengano dalla comune origine provenzale. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Esso fu pure invocato nel 1814 al congresso di Vienna, contra il re di Sassonia,
-fedele a Napoleone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa supposizione delle grandi conquiste di Carlomagno va sì oltre che nel
-romanzo di <i>Girone</i> il <i>Cortese</i> e di <i>Meliadus</i>, gli si fa conquistar l'Inghilterra.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I <i>pari</i> riconoscono la loro origine dal sistema feudale ordinato dai Capeti, che
-chiamaron con questo nome i vassalli dipendenti dalla corona, i quali eran per
-conseguenza <i>pari fra loro</i>. V. Mably, <i>Observations sur l'histoire de France</i>. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non abbiamo opere speciali sui veri confini dell'Impero di Carlomagno. Il
-D'Anville è ancora il più esatto d'ogni altro. Il De la Bruere scrisse anch'egli una
-dissertazione, ma troppo arretrata e imperfettissima. <i>Parigi</i>, 1745.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Aquitania avea per frontiera la Bretagna e la Settimania.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le città di cui più spesso parlin le croniche da questo confine sono Pamplona,
-Saragozza, Huesca, Urgel, Erda, Barcellona, Tortosa e Tarragona.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Comprendea pure la parte che più specialmente indicavasi sotto il nome di
-<i>marche britanniche</i> tra la Loira e la Sarta, e area per limite la Senna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le cronache antiche additano Spoleti, Benevento, Salerno, Reggio, per altrettanti
-feudi dipendenti delle terre di Carlomagno, se non direttamente almeno per
-omaggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il confin delle terre occupate dai Bavari parmi che allora fosse Ratisbona.
-Carlomagno avea cavato una profonda fossa appiè degli alti monti della Boemia:
-<i>Hic foxam duxit Carolus</i>. La Selva Nera facea parte della Turingia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I più settentrionali sono i Nortalbini al di là dell'Elba; gli Osfalii abitano
-tra il Veser e l'Elba, e si trovano accennate Ferda e Brema; gli Angrivarii aveano
-per confine il fiume Ems, e i Frisii orientali le foci del Reno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non comprendo quivi le Isole di Corsica, di Sardegna, le Baleariche e la Sicilia,
-che furono conquistate da Carlomagno, e quasi tosto occupate dai Saracini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eginard: <i>De Vita Caroli magni</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I romanzi della cavalleria sono di tre specie: la prima tratta delle imprese
-degli eroi de' Franchi; la seconda degli eroi bretoni, e la terza degli eroi gaulesi
-o di Gaula. Infinito è il numero di tali romanzi e in verso e in prosa che l'Italia
-possiede; poichè, come ognun sa, infiniti furon gli autori che per gran tempo
-corsero dietro smaniosi a questo genere, appunto come oggidì si corre dietro al
-genere dei romanzi storici, nè con diversa fortuna, pochissimi essendo nell'uno
-e nell'altro genere gli ottimi, pochi i buoni, e tutto il resto marame di servili
-imitatori e di guastamestieri. I primi romanzi nostri del genere cavalleresco sono,
-s'io ben m'appongo: la <i>Guerra di Troja</i> di Guido Giudice, e il <i>Ciriffo galvaneo</i>,
-e gli ultimi la <i>Marfisa bizzarra</i> di Carlo Gozzi, e il <i>Ricciardetto ammogliato</i>
-del conte Luigi Tadini, giovine di straordinario ingegno, che morì sotto le ruine
-d'un edificio crollato d'improvviso, dinanzi agli occhi della madre! Il Giraldi, il
-Pigna ed altri autori italiani, trattarono ampiamente questa materia, ma non potremmo
-additare miglior guida ai nostri lettori, dell'opera dottissima e accuratissima
-del dottor Giulio Ferrario, col titolo: <i>Storia ed analisi degli antichi romanzi
-di cavalleria, e dei poemi romanzeschi d'Italia</i> ecc., Milano, 1828. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi la nostra nota appiè della pag. 161-162. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Francia, Inghilterra e Spagna si contendon da lungo tempo l'onore dell'invenzione
-del romanzi cavallereschi; lasciamole disputere, e l'Italia si contenti
-della gloria d'avere ridotto a forma quella mole incomposta, trattane una nuova
-epopea, e dato al mondo l'<i>Orlando furioso</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A persuadersi della poca influenza esercitata dagli Arabi sul concetto dei maggiori
-poemi francesi legger si può la <i>Battaglia di Poro</i> e le <i>Maraviglie dell'India</i>,
-che è una delle discendenze dell'<i>Infanzia d'Alessandro</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Andres, nell'<i>Origine, progressi e stato attuale d'ogni letteratura</i>, attribuisce
-agli Arabi anche l'invenzione del poemi romanzeschi; ma ognun sa l'eccessiva
-tenerezza di quest'autore per quella nazione, ch'egli ha posto a maestra
-della moderna civiltà in ogni cosa. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I Bollandisti pubblicaron la vita di san Guglielmo a dì 28 maggio, e il Mabillon
-l'avea già prima inserita ne' suoi <i>Acta SS. Ordin. S. Benedict</i>. Questo critico
-eccellente facea grandissima stima della leggenda e del suo autore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Luigi Pulci, autore del <i>Morgante Maggiore</i>, da noi già citato, ha pure un altro
-poema sulla <i>Rotta di Roncisvalle</i>, ed altri romanzieri antichi trattaron fra noi
-specialmente quest'argomento; su di che vedi la prelodata opera del Ferrario. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nell'opera mia intorno a <i>Filippo Augusto</i> dissi già in qual modo venivano,
-pe' castelli, recitati i poemi epici de' tempi de' Carolingi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutto indurrebbe a credere che questa dignità era inerente alla famiglia carolingica.
-Io scartabellai, foglio per foglio, le tavole del diplomi del Breguigni, e
-i volumi del padre Bouquet e del Pertz, senza trovarci più menzione dei prefetti
-del palazzo; i nomi stessi delle dignità sono interamente cambiati. Dissimilissima
-dalla prima è la seconda schiatta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel deposito degli archivi del regno ci ha pure un diploma originale di Carlomagno,
-suggellato con un antico cammeo, che rappresenta la figura d'un Giove
-de' bei tempi dell'arte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Papa Adriano fu il primo a formar il pensiero della fondazione d'un grande
-impero. Adriano, l'amico e il confidente di Carlomagno era già morto, e lo stesso
-Carlomagno gli fece l'epitafio in versi, nei quali esalta il suo tenero amico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È noto che Carlomagno era già venuto a Roma due volte per accordarsi co'
-papi. Ei vi comparve in abito quasi imperiale: <i>longa tunica et clhamyda amictus
-et calceamentis quoque romano more formatis</i>. Eginhard, C. 23. Era l'abito dei
-patrizii.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo miracolo fu solennemente discusso a Roma, che poi n'ebbe a giudicar
-l'autenticità. Precisa è a questo proposito la testimonianza d'Alcuino, a cui
-Carlomagno scrisse poco men che nel termini da lui riferiti. Ma Teofane, lo storico
-greco, vuole che i manigoldi rispettassero il papa. Teofane tuttavia scriveva a
-Costantinopoli, con mente assai preoccupata contro la grandezza e podestà del papi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa descrizione, veramente poetica, forma il canto III del <i>poeta sassone</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ei sembra certo che il popolo si prosternasse dinanzi a Carlomagno: <i>More
-antiquorum principum</i>. Ei giunse in Roma, secondo il Muratori, a' 24 novembre
-800.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggansi gli <i>Annali del Baronio e del Pagi</i> all'anno 800. È il documento
-più accurato che consultar possa chi scrive la storia dei papi, chè il cardinal Baronio
-fu un degli uomini più eruditi d'Italia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutti veder possono, nel palazzo di Laterano, il mosaico che rappresenta san
-Pietro in atto di porgere a Carlomagno lo stendardo dalle sei rose e l'<i>orarium</i>
-o stola a papa Leone. I dotti non son d'accordo tra loro quanto al sapere se
-trattisi quivi del patriziato o del pallio imperiale. Ho udito il dotto bibliotecario
-della Vaticana, sostener che alludesi all'impero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note213">
-<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carlomagno non è punto favorevole al governo amministrativo e militare dei
-duchi (<i>duces</i>). Questa dignità gli pareva troppo potente, troppo independente;
-feudalità era dessa, e non altrimenti amministrazione sommessa, ubbidiente quale
-egli l'intendea con la sua teorica dei <i>Missi Dominici</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note214">
-<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo spirito e l'indole vera di queste corti plenarie o assemblee del campo di
-maggio, vogliono cercarsi nelle canzoni eroiche. Le più delle dissertazioni scritte nel
-secolo decimottavo, sotto l'influenza dello spirito parlamentare, hanno troppo magnificata
-l'importanza di queste adunate. Il signor Guizot, con quello squisito
-giudicio suo, ben seppe guardarsi da siffatte esagerazioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note215">
-<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tale si è la solita forma dei capitolari. Troppo si è discusso intorno all'istituzione
-dei parlamenti della seconda stirpe. Il Montesquieu, con tutte le sue
-pregiudicate opinioni in questo proposito, è ancora il più forte di questi battagliatori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note216">
-<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il nuovo diritto della terza stirpe ha principio dagli editti di Filippo Augusto,
-dalle Assise di Gerusalemme, e dalle istituzioni di san Luigi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note217">
-<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carlomagno consumò ventott'anni a costruirsi questo potere; quattordici
-anni Augusto e non più che quattr'anni Napoleone dal consulato all'Impero; ma
-l'edifizio suo crollò pure in men di dieci anni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note218">
-<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'esempio del Muratori e d'altri storici italiani noi seguiremo a chiamar
-Lodovico, anzichè Luigi, questo re, che poi ebbe, per sua gran ventura, fra noi il
-soprannome di <i>Pio</i>. Lodovico è anche più vicino all'origine teutonica del nome,
-che suona: <i>soldato famoso</i>. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note219">
-<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Notisi quest'altra somiglianza fra Carlomagno e Napoleone. Esso pure poneva
-a fianco dei re suoi fratelli, uffiziali militari e civili che dipendevano da lui solo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note220">
-<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eginhard. <i>Annal ad ann.</i> 793. La <i>Cronica di San Dionigi</i> traduce costantemente
-il nome del figliuol di Carlomagno, <i>Karolus</i>, in quel di Carlotto, che si trova
-confermato in tutte le canzoni eroiche, le quali s'accordan tutte a rappresentar
-costui come un giovine avventato, che fu più volte tratto d'impaccio dai pari
-di Francia, poi finalmente ammazzato in una partita di scacchi da Uggero il Danese
-o da Rinaldo di Montalbano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note221">
-<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Io credo pur sempre che sia Minden e non Monden, come dice il signor Paris.
-Deesi inoltre notare che questo punto estremo dell'Elba, dove Carlomagno portò
-l'armi sue vittorioso, era pure un dei capiluoghi di dipartimento sotto Napoleone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note222">
-<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È fuor di dubbio che i Sassoni erano mescolati cogli Scandinavi, nelle lunghe
-correrie e piraterie di questi al nono secolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note223">
-<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le costiere dello Frisia furon assalite dagli Scandinavi nell'anno 810; la Neustria
-solo a' tempi di Lodovico il Pio e particolarmente sotto Carlo II Calvo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note224">
-<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Queste nozze miste andavano tra i Saracini e Visigoti moltiplicandosi; i figli
-poi che nascevano da quest'unione della razza cristiana colla saracina, chiamavansi
-moallad, di cui si fece mulato in ispagnuolo e mulatre in francese. (Mulazzo
-in italiano.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note225">
-<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si vuol notare che tale a un dipresso fu l'ordinamento dato da Napoleone
-alla Catalogna, quando riunì questa provincia all'impero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note226">
-<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La presa di Barcellona seguì nell'anno 801, dopo ch'essa era rimasta ben
-novant'anni in poter de' Saraceni. Le moschee furono quindi purificate e convertite
-in chiese. Lodovico mandò a suo padre una parte del bottino fatto nella città
-in corazze, elmi ornati di cimieri, cavalli superbamente bardati e altre siffatte
-cose.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note227">
-<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Astronom. De vita Ludov. Pii.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note228">
-<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Astronom. De vita Ludovici</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note229">
-<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si vede che le cronache hanno scritto <i>chagan</i> per <i>kan</i> dei Tartari<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note230">
-<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche il Giambullari fa, nella sua <i>Istoria dell'Europa</i>, menzione di questi cagani: ma ivi
-par che sieno principi diversi dei <i>kan</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note231">
-<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Già più addietro abbiano notato che nessuno crede oramai più all'autenticità
-della <i>Cronaca di Turpino</i>. Aggiungeremo qui che il Ciampi, in una sua <i>dissertazione
-critico filologica</i> intorno a questa cronaca, dove ha raccolto quanto fu
-scritto in tale proposito, inclina a credere ch'ella sia opera dell'undecimo secolo
-e forse di Goffredo, che fu priore del monastero di Sant'Andrea di Vienna in
-Delfinato nel 1092. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note232">
-<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa e l'altre citazioni originali che seguono, sono nella lingua antiquata
-francese, ed io mi sono ingegnato di tradurre senza spogliarle per quanto mi fu
-possibile, dell'antica semplicità loro. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note233">
-<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È una imitazione della formola pontificia; <i>Servorum Dei servus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note234">
-<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I manoscritti di San Germano riferiscono ogni frase di questa lettera, prima
-in un linguaggio immaginario, poi in latino. Ecco questo linguaggio col suo preambolo:
-<i>Sed sacræ Constantini imperatoris et epistolæ patriarchæ, una et eadem
-est prope sententia. Imperatoris autem exemplar hoc est: Ayas Anna bonac sua
-Caiibri milac Pholi Ansitan Bemuni segen Lamichel bercelin fade abraxion fatitatium.
-Hoc est: Constantini,</i> ecc.<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a> Vuolsi notare altresì che la lettera del
-patriarca e quella degl'imperatori, finiscono a disegno con tre o quattro frasi rimate,
-che il cronista di San Dionigi non ha tradotte. Ecco la fin di quella dell'imperatore:
-<i>Nil opus est ficto. — Domini quo visio dicto. — Ergo dicto tene
-fundum. — Domini præcepta secundum.</i> Tu diresti che queste conclusioni in rima
-erano di que' giorni fatte a tener luogo delle nostre epistolari formole finali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note235">
-<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così anche il nostro maggior poeta mise in bocca ai demonii e a Nembrote quelle parole
-di sua fantasia, a cui poscia la semplicità di tanti commentatori è andata cercando le radici e
-il significato nelle lingue forse più strane ancora di quelle che Dante al suo proposito si foggiava. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note236">
-<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Trestous</i> dice il testo. Tutta quest'antica lingua francese accostasi, più assai
-della moderna, all'italiana, e nell'indole delle voci e nell'ortografia, tanto che
-ne appar chiarissimamente l'origine comune e ad un parto delle due favelle. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note237">
-<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In alcune provincie la via lattea chiamasi ancora <i>la strada di sant'Jacopo</i>,
-tanto son forti le tradizioni carlinghe.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note238">
-<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lungo tempo s'è conservata nel tesoro del nostri re questa lancia, con la
-quale, fu detto, aver Carlomagno scandagliato il mare.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note239">
-<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che idolo era questo? Forse il falso Turpino ha confuso la guerra di Spagna
-con quella di Sassonia, però che quest'idolo accostasi a quello d'Irminsol.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note240">
-<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui l'autore riporta il discorso fra Carlomagno e Agolante, togliendolo dall'antica
-cronaca; lo abbiamo lasciato a risparmiar noia ai nostri lettori. Meglio
-è legger nell'Ariosto le parlate fra Carlomagno e Agramante. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note241">
-<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si vede che l'Ariosto ha preso il suo Ferraù da Turpino; <i>Il buon Turpino</i>,
-com'egli dice. La cronaca latina il chiama <i>Ferracutus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note242">
-<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi <i>benefizi</i> o <i>fischi</i>, come li chiamavano, furon doni di terre, fin dai primi
-Merovei, conceduti ai leudi, per acquistarseli; ma non si vuol confonderli co'
-feudi, perchè non erano ereditarii, anzi neppur vitalizii, e i re li davano e ripigliavano
-a voglia loro, come si può vedere nello opera del Dubos e del Mably. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note243">
-<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto alle cagioni di questo sì facil soggiogamento della nazione longobarda
-veggansi gli annali d'Italia del Muratori, all'anno 771, dove sono tutte, meglio
-che qui, ponderatamente riferite. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note244">
-<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa osservazione, con perdono dell'autore, non è punto nuova, una anzi
-comunissima nella storia moderna, la quale ha cercato di stabilire nel papato la
-rappresentanza del principio popolare, che fu poi lungamente combattuto tra le
-sette dei Guelfi e del Ghibellini. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note245">
-<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Voce spagnuola che significa montagne. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 1/2 ***</div>
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-Defect you cause.
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-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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