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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume I - -Author: Jacob Burckhardt - -Translator: Diego Valbusa - -Release Date: January 03, 2021 [eBook #64205] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni, Carlo Traverso and the Online Distributed - Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was - produced from images generously made available by The Internet - Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL -RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME I *** - - LA CIVILTÀ - DEL SECOLO - DEL RINASCIMENTO - IN ITALIA - - - SAGGIO - DI - JACOPO BURCKHARDT - - TRADOTTO SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA - DAL PROFESSORE - D. VALBUSA - con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore - - VOLUME I - - - - IN FIRENZE - G. C. SANSONI, EDITORE - 1876 - - - - - In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno. - - - - -PREFAZIONE - - -Se nella storia del movimento intellettuale dell'Europa moderna v'è -un'epoca, che a buon diritto reclami tutta l'attenzione dello storico e -del filosofo, ella è certamente quella, di cui, sotto forma italiana, -si presenta ora al pubblico una splendida e dotta illustrazione -nell'opera del signor Burckhardt. È cosa omai consentita da tutti -che il pensiero moderno, cui l'Europa va debitrice dell'attuale sua -grandezza e potenza, non è che la maturazione di un pensiero che -nacque presso di noi negli anni del Rinascimento, quando l'Italia, -prima di scadere dal rango delle nazioni, dischiuse ancora una volta -le fonti della civiltà e del sapere a tutto il mondo occidentale. Il -Rinascimento inaugurò quella battaglia fra due opposti principj, fra -la libertà e il despotismo, fra la ragione e il pregiudizio, che non -è peranco finita e che forse non finirà così presto. Le città libere -del medio-evo sono certamente degne di ammirazione e di lode; ma esse -non fecero che i primi tentativi per giungere a quel fine, cui il -Rinascimento ebbe la mira colla piena coscienza di ciò che chiedeva. -Esse domandavano delle libertà e mossero guerra ad alcuni privilegi: -gli uomini del Rinascimento vollero la libertà e si ribellarono contro -ogni privilegio. La lotta, limitata sino a quest'epoca a singole -corporazioni, divenne tutto ad un tratto generale, e dai diritti -tradizionali si volse ai diritti originarj e universali dell'umanità. -Non fu una semplice cultura quella che si ridestò, ma un mondo intero, -la società tutta, che, anelando a rigenerarsi, agli ordini esistenti -sostituì ordini nuovi, alla divisione per ischiatte contrappose -il libero ed audace arbitrio dell'individuo, alla consuetudine che -soggioga fe' subentrare la ragione che impera. Non a torto adunque fu -detto che la storia del Rinascimento è il proemio di ogni rivoluzione -moderna sì nel campo dell'azione, che in quello del pensiero, od -anche, se si vuole, il primo atto di quel gran dramma, che si svolse -successivamente nella Riforma tedesca, e nella Rivoluzione francese, e -che partorì da ultimo la civiltà attuale. - - -Questa uscì dal concorso maraviglioso delle stirpi latine da un -lato e delle germaniche dall'altro: le une vi contribuirono colla -restaurazione del paganesimo classico, le altre col ritorno al -Cristianesimo secondo i principj evangelici. Ridestando a nuova vita -le scadute divinità, i sapienti e i poeti dell'antica Grecia e di Roma, -i Latini rischiararono colla face dell'antico sapere le fitte tenebre, -nel bujo delle quali aveano prevalso la scolastica, i delirj fantastici -e la superstizione; abbellirono la vita col fascino irresistibile -delle forme, e al tempo stesso ruppero le barriere dell'antico mondo, -navigando arditi oltre le colonne d'Ercole, trovando una nuova via -alle Indie e scoprendo un mondo intero al di là dell'Atlantico. I -Germani, accettando dall'Italia i tesori dell'antica cultura, come già -una volta il Cristianesimo, non solo se ne impadronirono con quella -profondità e pienezza, che lasciavano fin d'allora presentire la loro -futura superiorità nel campo della speculazione, ma trovarono essi -stessi l'arte della stampa, che diede al pensiero ali per distendersi -e per durare eternamente, e rovesciarono o riformarono col loro spirito -filosofico due sistemi già vecchi, il tolomaico del mondo astronomico, -e il gregoriano del despotismo papale. Al tempo stesso la caduta allora -verificatasi del vecchio e crollante Impero d'oriente per opera dei -Turchi, che minacciavano l'Europa di una nuova invasione asiatica, -concorse mirabilmente a dare un indirizzo nuovo alla politica di tutti -gli Stati. Di fronte all'impotenza dei Papi, che invano credettero di -poter scongiurare il pericolo evocando le vecchie Crociate, più vivo -si fece sentire in tutti il bisogno di unirsi in più stretti rapporti -al di dentro e al di fuori, e al principio teocratico fu sostituita -la politica degli Stati autonomi, creando unità nazionali o monarchie -ereditarie e ponendo in luogo dei Concilj i congressi e l'equilibrio -politico invece dell'autorità internazionale degli Imperatori e dei -Papi. - -Tra le stirpi latine spetta in modo particolare agli Italiani la gloria -di aver nella scienza e nell'arte dischiuso nuovi ed immensi orizzonti, -ridonando all'Europa, dopo la lunga barbarie del medio-evo, tutti i -tesori dell'antico sapere. Con questo fatto essi si riconobbero ancora -una volta come i legittimi eredi della gloria e del nome latino in un -momento, in cui il loro paese, francatosi dal giogo imperiale, non -era ancora caduto nei fatali amplessi di Francia e di Spagna ed era -il più florido di tutta Europa. Che se anche l'antica cultura non potè -mai dirsi del tutto morta presso di loro, e se ne potrebbero additare -le tracce attraverso i secoli sino al tempo in cui Carlomagno rinnovò -l'Impero d'occidente ed anche più addietro, non fu tuttavia se non nel -secolo XV che essa ruppe definitivamente le dighe, che ne arrestavano -il corso, e si diffuse coll'impeto di una forza irresistibile per -tutte le fibre del corpo sociale. Un fremito di vita nuova parve -allora discorrere da un capo all'altro della penisola, e gl'Italiani, -che stavano sul punto di perdere la propria patria, non sembrarono -quasi rammaricarsene, felici di averne trovata un'altra da tanto tempo -perduta. Il genio dell'antichità, troppo grande per perire del tutto -nel Cristianesimo, riapparve quasi fenice dalle ceneri del passato: -i poeti e i filosofi dell'antica Grecia e di Roma, scossa la polvere -dei conventi, uscirono di nuovo ad insegnare l'emancipazione dello -spirito umano, gli Dei del vecchio Olimpo risuscitarono il culto della -forma e della bellezza, e gli eroi dei primi tempi si ripresentarono -all'ammirazione del mondo come i tipi più perfetti e ideali -dell'umanità. Un paganesimo neo-latino rifece e colorì la letteratura, -le arti e perfino i costumi. Quella rinnegò la sua origine popolare -e si avvolse nella toga maestosa della lingua e dello stile latino: -sorsero accademie ad imitazione di quelle di Platone e di Cicerone; si -apersero biblioteche come al tempo de' Tolomei; perfin l'educazione -famigliare fu classica, e un alito dell'antica gentilezza corse in -tutte le vene del corpo sociale, mentre al tempo stesso la scaduta -moralità giunse a tal grado di corruzione da far ricordare i tempi -dell'antica Roma imperiale. Questa grande risurrezione di morti è un -fatto unico nella storia, nè si ripeterà forse mai più, attesa l'indole -molto più larga e cosmopolitica della civiltà moderna. Ma, per quanto -essa attesti splendidamente della grandezza immortale della civiltà -antica, non sarebbe pur sempre in ultimo che una frivola mascherata, -se in fondo ad essa non vi stesse un'altra missione provvidenziale. -Il latinismo, che una volta avea conquistato il mondo per l'opera -della Chiesa, dovea padroneggiarlo di nuovo come principio di cultura -sociale. Quando l'Europa, dopo il Concilio di Costanza, sollevò un -grido di protesta contro la Chiesa già corrotta e invecchiata, cominciò -la grande opera nazionale degl'Italiani, vale a dire il compito di -abbattere lo sterile sistema della cultura scolastica col sostituirvi -lo spirito vivificatore dell'antichità, e di porre al posto del vuoto -formalismo delle scuole monastiche l'eterna sostanza del sapere antico. -La libertà dello spirito e l'emancipazione della scienza dai ceppi -del dogmatismo furono le preziose conquiste che ne derivarono: così -l'uomo fu ridonato all'umanità e sorse una civiltà nuova, nel cui -ambito ci moviamo ancora oggidì e di cui non possiamo ancora misurare -lo svolgimento progressivo e la meta. A ragione adunque questo grande -momento chiamasi quello dell'umanismo, poichè con esso comincia -veramente l'umanità moderna. - - -L'opera del signor Burckhardt mira appunto a darci un quadro quanto -più si possa completo delle condizioni del nostro paese in un'epoca -così feconda di notevoli rivolgimenti. Essa non è tanto una storia -della cultura nel vero senso di questa parola, quanto un _Saggio_, -come all'Autore piacque modestamente d'intitolarla; ma, anche sotto -un titolo così modesto, non si saprebbe dire se più si debba lodare -in essa la copia stragrande della erudizione, o la maestria artistica -con cui le parti bellamente son disposte tra loro. Egli vi si accinse -colla piena coscienza della natura, dell'estensione e delle difficoltà -proprie del carico assunto, e candidamente lo confessa sin dalle prime -linee. «I contorni ideali del quadro di una data civiltà, egli scrive, -presentano già di per sè un'importanza diversa ad ogni osservatore; e -quando poi trattisi di una civiltà che, come madre immediata, continua -ad influire sulla nostra, quasi impossibile riesce di evitare che ad -ogni tratto non si ridesti il sentimento e il giudizio subbiettivo -tanto di chi scrive, che di chi legge». Ma appunto per questo egli -procede anche estremamente cauto nelle sue conclusioni, nelle quali -anche la critica più minuziosa cercherebbe invano quel fare sentenzioso -e assoluto, che è il solito indizio di una superficialità frivola ed -ignorante. I caratteri distintivi della nazione sono messi in piena -evidenza da un paragone continuo colle condizioni analoghe d'altri -tempi e d'altri paesi, ma senza allusioni e circostanze attuali, atte -più a rivelar le tendenze dell'autore che a mettere in rilievo la -verità, scopo supremo, anzi unico della scienza. Dappertutto la stessa -cura di evitare la vuota frase filosofica con quello stesso studio, -che altri pongono a farne sfoggio in sostituzione alla frase rettorica -oggimai fuor d'uso; dappertutto il fermo proposito di tenersi nel campo -della più scrupolosa obbiettività, senza torturare i fatti per cavarne -la confessione voluta; dappertutto chiamati a giudici supremi il retto -sentimento di umanità e la ragione, giudici certo assai competenti in -questioni di fatti umani; dappertutto una esposizione omogenea, eppur -varia, limpida, vivace, senza affettazioni o contorsioni o mordacità; -dappertutto infine quella serenità, quella calma, che carpiscono la -fiducia, perchè soliti indizi di scrittore coscienzioso e profondo. - -Fu scritto che tra quest'opera ed una storia propriamente detta corra -quella medesima differenza, che si riscontra tra un quadro di figura -ed un paesaggio, dove ciò che si guadagna rispetto allo splendor della -scena, si perde poi rispetto agli eroi che vi agiscono e al movimento -drammatico. La sentenza può accogliersi come giusta, se con essa -s'intese soltanto di mettere in più viva luce la lodevole sobrietà -dell'Autore, che in tanta ricchezza di materiali non ha voluto giovarsi -se non di quelli, che più strettamente facevano al suo scopo, per -non recare soverchio ingombro turbare l'armonia dell'insieme. Egli è -un fatto che nel leggere il libro del signor Burckhardt ci par quasi -di essere trasportati nel bel mezzo di una selva incantata, dove a -nostro agio possiamo abbracciar con lo sguardo l'infinito serpeggiar -de' viali, le vedute, i prospetti, e dove qua e là fra i boschetti -vediamo, ad un suo cenno, spuntare ora la testa, ora il braccio -marmoreo di una statua, or, mezzo nascoste tra il verde, le magnifiche -forme di un gruppo, senza che per questo ne sia dato di maggiormente -avvicinarci, o che i nostri sforzi per afferrarne più intrinsecamente -le parti, restino compiutamente appagati. Ma l'apparente manchevolezza -nei particolari, voluta dall'indole stessa sintetica del lavoro, non -è difetto, e infondata affatto sarebbe l'accusa, se nella brevità -impostasi dall'Autore altri volesse scorgere una lacuna effettiva, -che, ove realmente esistesse, nessun titolo, per quanto modesto, -avrebbe potuto giustificare. Altra cosa è il lavorar sulle fonti che -si conoscono, lo studiarle e il confrontarle fra loro per accertar -fatti, precisar date e arricchire di nuovo materiale utile la grande -suppellettile storica; altro il mirare ad abbracciar in un tutto -e a mettere in più vera e piena luce i risultati acquistati alla -spicciolata e ridurli in armonia con disegno artistico, per renderli -più accetti all'universale e per distribuire i frutti del sapere -anche a coloro, cui manca l'agio o la volontà di attingere alle -fonti originali. Evidentemente il signor Burckhardt si attenne di -preferenza al secondo di questi due metodi, come quello che meglio -anche rispondeva al suo scopo, di darci un'idea chiara e compiuta -del tempo preso a trattare, anzichè di rettificare o correggere -questo o quel fatto particolare. L'opera sua non va dunque giudicata -come una semplice opera di erudizione, benchè questa non vi faccia -difetto in nessun punto dove è domandata, ma bensì come una di quelle -che, mantenendosi in una sfera più elevata, mirano innanzi tutto a -tener desto lo spirito della scienza e rammentano agli scopritori ed -investigatori solitari, che l'indagine per sè sola non basta. Come -tale essa porta realmente la vita, il movimento, il colore in un -cumulo di materiali che, senza una parola vivificante, avrebbero chi -sa per quanto ancora, continuato a rimaner lettera morta, e risponde -pienamente alle esigenze della critica più severa, perchè nel fatto dà -più di quanto in sul principio non sembri promettere, e perchè riempie -al tempo stesso, e nel miglior modo che mai si potesse desiderare, una -lacuna, che era pur sempre rimasta aperta rispetto ad uno dei periodi -più luminosi della nostra storia. - - -Assumendo l'incarico di rendere accessibile all'universale dei nostri -compatriotti un libro scritto con tanta serietà di propositi e con -sì piena coscienza della dignità e dell'alta missione della storia, -noi ci lusinghiamo di aver fatta opera, che non debba parere nè -superflua ai bisogni del nostro paese, nè discara a quanti amano -fra noi l'incremento de' buoni studi. Altri giudicherà come abbiamo -soddisfatto agli obblighi nostri di fronte al Pubblico ed all'Autore. -A noi non resta che d'invocare l'indulgenza di entrambi e di porgere -a quest'ultimo il tributo della nostra più viva riconoscenza per la -squisita cortesia, colla quale, autorizzando la nostra traduzione, -volle arricchirla di numerose aggiunte e correzioni inedite, che danno -un pregio tutto affatto speciale alla presente edizione e la pongono, -per questo riguardo, al di sopra delle stesse edizioni finora comparse -del testo tedesco. - - Mantova, 1º Dicembre 1875. - - IL TRADUTTORE. - - - - -A - -LUIGI PICCHIONI - -VENERATO MAESTRO COLLEGA ED AMICO - -L'AUTORE - - - - -PARTE PRIMA - -LO STATO COME OPERA D'ARTE - - - - -CAPITOLO I. - -Introduzione. - - Condizioni politiche d'Italia nel sec. XIII. — La Monarchia - normanna sotto Federico II. — Ezzelino da Romano. - - -Questo scritto porta il titolo di semplice _Saggio_ nel senso più -rigoroso della parola, perchè nessuno sa meglio dell'autore, ch'egli -s'è posto ad una impresa di vasta mole con mezzi e forze di gran lunga -sproporzionate. Ma, quand'anche egli potesse sino ad un certo grado -dichiararsi soddisfatto del proprio lavoro, non oserebbe tuttavia -lusingarsi di aver con ciò meritato la lode degl'intelligenti e dei -maestri. Già forse di per sè i contorni ideali del quadro di una -data civiltà presentano una importanza diversa ad ogni osservatore; e -quando poi trattisi di una civiltà che, come madre immediata, continua -ad influire sulla nostra, quasi impossibile riesce di evitare che ad -ogni tratto non si ridesti il sentimento e il giudizio subbiettivo -tanto di chi scrive, che di chi legge. Nell'ampio mare, nel quale ci -avventuriamo, le vie e le direzioni possibili sono molte; e gli stessi -studi intrapresi per questo lavoro assai facilmente potrebbero in mano -ad altri non solo ricevere uno sviluppo ed una trattazione diversa, -ma porgere occasione altresì a conclusioni del tutto contrarie. E -per vero il soggetto ha in sè tanta importanza da far desiderare di -vederlo studiato sotto tutti gli aspetti e da punti di vista i più -disparati. In mezzo a ciò noi saremo contenti, se la nostra parola -non cadrà affatto inascoltata e se questo libro sarà giudicato nel -suo insieme come un tutto organico, che può stare da sè. La più grave -difficoltà in una storia della cultura sta appunto nel dover rompere -la continuità del processo storico, scomponendolo in parti che spesso -sembrano arbitrarie, per pur giungere a darne comecchessia un'immagine. -— Alla maggior lacuna del libro pensavamo altra volta di poter supplire -con un'altra opera, che avrebbe dovuto intitolarsi: l'Arte nel secolo -del Rinascimento; ma questo proposito non ha potuto effettuarsi che in -parte.[1] - - -La lotta fra i Papi e gli Hohenstauffen finì col lasciare l'Italia in -uno stato politico essenzialmente diverso da quello degli altri paesi -occidentali. Mentre in Francia, in Ispagna, in Inghilterra il sistema -feudale era ordinato per modo che, dopo percorso lo stadio della sua -vita, dovette cadere nelle braccia della monarchia unitaria; mentre -in Germania contribuì a mantenere, almeno esteriormente, l'unità -dell'Impero, in Italia invece s'era quasi interamente sottratto ad ogni -specie di dipendenza. Gl'imperatori del secolo XIV, anche nei casi più -favorevoli, non vi furono più accolti come supremi signori feudali, ma -solamente come capi e sostegni possibili di potenze già costituite; -e dal canto suo il Papato, ricco di aderenti e di appoggi, era forte -abbastanza da impedire ogni futura unificazione del paese, ma non già -da poter fondarne una esso stesso.[2] Fra l'uno e l'altro di questi -rivali eravi una moltitudine di aggregazioni politiche — repubbliche -e principati — talune già preesistenti, altre surte da poco, la cui -esistenza non era fondata che puramente sul fatto.[3] In esse lo -spirito della moderna politica europea scorgesi per la prima volta -abbandonarsi liberamente a' suoi propri istinti, trascorrendo assai -di frequente agli eccessi del più sfrenato egoismo, conculcando ogni -diritto e soffocando il germe di ogni più sana cultura; ma dove queste -tendenze furono arrestate od almeno comecchessia controbilanciate, -quivi si ha subito qualche cosa di nuovo e di vivo nella storia, si ha -lo Stato nato dal calcolo e dalla riflessione, lo _Stato come opera -d'arte_. Questa nuova vita si manifesta tanto nelle repubbliche che -nei principati in mille modi diversi, e ne determina non solo la forma -interna, ma altresì la politica estera. — Noi ne prenderemo in esame il -tipo più completo ed esplicito negli Stati retti a forma principesca. - - -Gli Stati retti a forma principesca trovarono un modello illustre -nel regno normanno dell'Italia meridionale e della Sicilia, dopo la -trasformazione che esso aveva subìto per opera dell'imperatore Federico -II.[4] Questi, cresciuto in mezzo ai pericoli e alle insidie e in -prossimità ai Saraceni, si era abituato assai per tempo a giudicar -delle cose e a trattarle da un punto di vista affatto obbiettivo, -anticipando così il tipo dell'uomo moderno sul trono. A queste sue -qualità bisogna aggiungere altresì la profonda conoscenza ch'egli -aveva delle condizioni interne degli Stati saraceni e della loro -amministrazione, nonchè la guerra a morte sostenuta coi Papi, che -obbligò entrambi i contendenti a mettere in campo tutte le forze ed i -mezzi, di cui poteano disporre. Le ordinanze di Federico (specialmente -dal 1231 in avanti) non mirano ad altro, fuorchè alla distruzione -completa del sistema feudale e alla trasformazione del popolo in una -moltitudine indifferente, inerme e solo in estremo grado tassabile. -Egli centralizzò l'intera amministrazione giudiziaria e politica in un -modo sino a quel tempo affatto sconosciuto in Occidente. Nessun ufficio -poteva più essere conferito in virtù dell'elezione popolare, sotto pena -di veder devastato il paese, dove ciò si osasse, e ridotti gli abitanti -in condizione servile. Le imposte, basandosi sopra uno sconfinato -catasto e sulle consuetudini maomettane, venivano percette con quei -modi vessatorii e crudeli, senza dei quali, del resto, in Oriente è -impossibile estorcere un quattrino ai contribuenti. Qui insomma non -si ha più un popolo, ma una moltitudine di sudditi sottoposti a sì -rigido sindacato, che non possono nemmeno, senza speciale permesso, -nè prender moglie, nè studiare all'estero: — l'università di Napoli -infatti fu la prima a metter leggi restrittive agli studi; — quando -lo stesso Oriente, in simili materie almeno, lasciava la più ampia -libertà. E dai despoti musulmani copiò altresì Federico il sistema -di esercitare il commercio per conto proprio in tutto il mare -Mediterraneo, riserbandosi, con molto scapito de' suoi sudditi, il -monopolio di parecchi oggetti. — I califfi fatimiti colle loro tendenze -eterodosse non ancor ben manifeste erano stati (almeno sul principio) -abbastanza tolleranti colla religione dei loro sudditi: Federico al -contrario corona il suo sistema di governo con una persecuzione contro -gli eretici, che sembrerà tanto più riprovevole, quando si ammetta, -come par quasi certo, che egli in costoro abbia inteso di perseguitare -i partigiani non tanto della libertà di coscienza, quanto del libero -vivere civile. Finalmente egli si tiene sempre dappresso, quali agenti -di polizia all'interno e come nucleo dell'armata contro i nemici -esterni, quei Saraceni trapiantati dalla Sicilia a Lucera e a Nocera, -che con uguale indifferenza sono sordi ai lamenti dei sudditi e alle -scomuniche papali. — I sudditi, disavvezzi alle armi, lasciarono più -tardi, con indolente apatìa, consumarsi la rovina di Manfredi e il -trionfo dell'Angioino; ma questi alla sua volta fece suo quel sistema -di governo, e se ne giovò a' suoi scopi ulteriori. - - -Accanto all'imperatore, che mirava a centralizzare ogni cosa, sorge -un usurpatore di un genere tutto affatto particolare, Ezzelino da -Romano, vicario e genero di lui. Egli non rappresenta propriamente -nessun sistema di governo o di amministrazione, poichè tutta la sua -attività fu sprecata in guerre continue per l'assoggettamento delle -Provincie orientali dell'Italia superiore; ma, come tipo politico pei -tempi posteriori, non è meno importante del suo imperiale protettore. -Sino a questo tempo ogni conquista ed usurpazione del Medio-Evo erasi -effettuata in vista di veri o pretesi diritti di eredità ed altro, o -a danno degl'infedeli e degli scomunicati. Ora per la prima volta si -tenta la fondazione di un trono sulla strage delle moltitudini e su -altre infinite crudeltà, che è come dire, impiegando ogni sorta di -mezzi, pur di riuscire allo scopo. Nessuno dei tiranni posteriori, -non lo stesso Cesare Borgia, ha uguagliato Ezzelino nella immanità dei -delitti; ma l'esempio era dato, e la caduta di Ezzelino non ricondusse -la giustizia fra i popoli, nè fu di alcun freno agli usurpatori venuti -dopo. - -Indarno S. Tommaso d'Aquino, nato suddito di Federico, pose innanzi la -dottrina di una costituzione di governo, in cui il principe s'immagina -assistito da una Camera alta da lui nominata e da una Rappresentanza -eletta dal popolo. Simili teorie si perdevano senza eco nelle scuole, -e Federico ed Ezzelino rimasero per l'Italia le due più grandi figure -politiche del secolo XIII. La loro personalità, rappresentata sotto -un aspetto per metà, leggendario, costituisce la parte più importante -delle «Cento novelle antiche», la cui originaria redazione cade -certamente in questo secolo.[5] In esse si parla di Ezzelino con quella -specie di reverente paura, che sogliono inspirare le cose grandi, -e in breve un'intera letteratura si forma intorno alla sua persona, -dalla cronaca dei testimoni oculari alla tragedia, che ne fa quasi un -mito.[6] - -Subito dopo la caduta di entrambi pullulano numerosi, principalmente -dalle lotte partigiane dei Guelfi e dei Ghibellini, i singoli tiranni, -in generale quali capi dei Ghibellini, ma in occasioni e condizioni -così diverse, che è impossibile non riconoscere in questo fatto una -legge di suprema ed universale necessità. Quanto ai mezzi, di cui si -servono, essi non hanno bisogno che di continuare sulla via adottata -già dai partiti: l'espulsione o la distruzione degli avversari e delle -loro case. - - - - -CAPITOLO II. - -La Tirannide nel secolo XIV. - - Finanze e loro rapporti colla civiltà. — L'ideale di un - principe assoluto. — Pericoli interni ed esterni. — Giudizio - dei Fiorentini sui tiranni. — I Visconti sino al penultimo. - - -Le maggiori e minori tirannidi del secolo XIV sono una prova evidente -del come esempi consimili non andarono punto perduti. Le loro immanità -parlavano abbastanza altamente, e la storia le ha circostanziatamente -descritte; ma, come Stati destinati a sostenersi da sè e a non contare -che sopra le proprie forze, e organizzati in conformità a questo scopo, -presentano pur sempre una particolare importanza. - -Il calcolo freddo ed esatto di tutti i mezzi, di cui in allora nessun -principe fuori d'Italia aveva nemmeno un'idea, congiunto con una -potenza quasi assoluta dentro i limiti dello Stato, fece sorgere qui -uomini e forme politiche affatto speciali.[7] Il segreto principale del -regnare stava, pei tiranni più accorti, nel lasciare possibilmente le -imposte quali ognuno di essi le aveva trovate o fissate al principio -della sua signorìa. Tali erano: un'imposta fondiaria basata sopra un -catasto; determinati dazi di consumo, e gabelle pure determinate sopra -l'importazione e l'esportazione: vi si aggiungevano poi le rendite -dei dominii privati della casa regnante. Esse non oltrepassavano -mai un certo limite, tranne il caso di un notevole aumento nella -pubblica prosperità e nel commercio. Di prestiti, quali si vedevano -effettuarsi nelle comunità repubblicane, qui non si parlava neppure; -e più volentieri si ricorreva a qualche ardito colpo di mano, quando -si poteva prevedere che non avrebbe prodotto veruna scossa, come, per -esempio, la destituzione e la spogliazione, all'uso affatto orientale, -dei supremi magistrati della finanza.[8] - -Con queste rendite si cercava di provvedere a tutti i bisogni della -piccola corte, alla guardia personale del principe, ai mercenari -assoldati, alle pubbliche costruzioni, — nonchè ai buffoni ed -agli uomini d'ingegno, che formavano il seguito del regnante. -L'illegittimità, circondata da continui pericoli, isola il tiranno: -l'alleanza più onorevole ch'egli possa stringere, è quella degli uomini -superiori, senza riguardo alcuno alla loro origine. La liberalità dei -principi del nord nel secolo XIII s'era ristretta ai cavalieri, vale a -dire alla nobiltà che serviva e cantava. Non così il tiranno italiano: -sitibondo di gloria e vago di trionfi e di monumenti, egli pregia -l'ingegno come tale, e se ne giova. Col poeta e coll'erudito si sente -sopra un terreno nuovo, e quasi in possesso di una nuova legittimità. - - -Universalmente noto sotto questo rapporto è il tiranno di Verona, Can -Grande della Scala, il quale negl'illustri esuli accoglieva alla sua -corte i rappresentanti di tutta Italia. Gli scrittori se ne mostrarono -riconoscenti: Petrarca, le cui visite a questa corte trovarono un -biasimo così severo, ci dà il tipo ideale più completo di un principe -del secolo XIV.[9] Dal suo mecenate — il signore di Padova — egli -pretende molte e grandi cose, ma in modo tale da mostrare ch'egli ne -lo crede anche capace. «Tu non devi essere il padrone, ma il padre -de' tuoi sudditi e devi amarli come tuoi figli, anzi come membra del -tuo stesso corpo. Armi, guardie e soldati puoi tu adoperare contro -i nemici; — co' tuoi concittadini devi ottener tutto a forza di -benevolenza. Bene inteso, io dico i soli cittadini che amano l'ordine; -poichè chi ogni giorno va in cerca di mutamenti, è un ribelle, un -nemico dello Stato, e contro simile genìa una severa giustizia deve -aver sempre il suo corso».[10] Entrando poi ne' particolari, vi si -scorge la finzione affatto moderna dell'onnipotenza dello Stato: il -principe deve aver cura di tutto, restaurare e mantenere le chiese e -i pubblici edifizi, sorvegliare la polizia delle strade, prosciugar le -paludi, regolare la vendita del vino e dei grani, ripartire equamente -le imposte, soccorrere i poveri e gl'infermi e accordar la sua -protezione e la sua confidenza agli uomini illustri, perchè questi soli -gli assicurano un posto glorioso presso la posterità.[11] - -Ma, per quanti possano essere stati i lati luminosi e i meriti -personali di taluni fra questi principi, tuttavia il secolo XIV -riconosceva o almeno presentiva la breve durata e l'effimera -sussistenza della maggior parte delle tirannidi. Siccome istituzioni -politiche di questo genere per lor natura son destinate a mantenersi -tanto più stabilmente, quanto maggiore è l'estensione del loro -territorio, così era anche naturale che i principati più potenti -fossero sempre proclivi ad ingoiare i più deboli. Quale ecatombe di -piccoli signori non fu sacrificata in questo tempo ai soli Visconti! -— A questi pericoli esterni poi corrispondeva quasi sempre un cupo -fermento all'interno, e questo stato di cose non poteva certamente non -esercitare una sinistra influenza sull'animo del principe. L'arbitrio -male inteso e lo sfrenato egoismo da un lato, i nemici e i cospiratori -dall'altro lo trasformavano quasi inevitabilmente in tiranno nel -peggior senso della parola. Avesse egli almeno potuto fidarsi de' -suoi più prossimi congiunti! Ma dove tutto era illegittimo, non poteva -neanche parlarsi di un diritto stabile di eredità, sia riguardo alla -successione al trono, come altresì riguardo alla ripartizione dei beni, -e appunto nei momenti di maggior pericolo un risoluto cugino od uno -zio si sostituivano, nell'interesse stesso dell'intera famiglia, al -posto del legittimo erede minorenne od inetto. Anche l'esclusione o il -riconoscimento dei figli illegittimi davano occasione a liti continue. -E così accadde, che un numero ragguardevole di queste famiglie si trovò -avere nel seno non pochi di tali congiunti malcontenti e sitibondi -di vendetta; il che non di rado condusse poscia al tradimento aperto -e alle stragi domestiche. Altri, vivendo all'estero in qualità di -fuggiaschi, si chiudono in paziente aspettativa, come ad esempio -quel Visconti che, stando a pescare sul lago di Garda,[12] al messo -del suo rivale, che lo avea richiesto quando pensasse di ritornare a -Milano, seccamente rispose: «non prima che le scelleratezze del tuo -padrone abbiano superato le mie». Talvolta sono altresì i congiunti del -principe che lo sacrificano alla pubblica moralità troppo altamente -offesa, per salvare così gl'interessi della dinastia.[13] Altrove la -signoria è ancora proprietà dell'intera famiglia per modo che il capo -di essa è obbligato di sentire il parere dei membri che la compongono, -ed anche in questo caso la divisione del possesso e della potenza è -causa frequente di acerbi rancori. - - -Tutti questi fatti eccitano assai per tempo il più profondo disprezzo -negli scrittori fiorentini d'allora. Già il fasto stesso ed il lusso, -col quale i principi cercavano forse non tanto di soddisfare alla -propria vanità, quanto d'impressionare la fantasia del popolo, è -fatto segno ai loro più amari sarcasmi. Guai se un signore sorto di -fresco capita loro tra mano, come fu il caso appunto dell'intruso -Doge Agnello da Pisa (1364), che usava uscire a cavallo con uno -scettro d'oro in mano e, tornato a casa, mostravasi dalla finestra -appoggiato a guanciali e a drappi pure tessuti in oro «a quel modo -che soglionsi mostrar le reliquie de' Santi», facendosi servire in -ginocchio, quasi fosse un Papa od un Imperatore.[14] Ma più spesso -ancora questi vecchi fiorentini assumono un tuono grave e serio. Dante -intende e caratterizza egregiamente il lato ignobile e volgare della -cupidigia e dell'ambizione dei nuovi principi. «Che cosa vogliono dire -le vostre trombe, e i corni e i flauti e le tibie, se non: venite, -venite, carnefici, venite, avoltoi?».[15] Il castello della tirannide -non s'immagina che in sito eminente ed isolato, riboccante d'insidie -e di carceri, vero ricettacolo di miseria e di ribalderìe.[16] Altri -predicono sventure a chiunque s'accosti o serva il tiranno,[17] che -da ultimo trovano degno esso stesso di compassione, costretto, com'è, -ad odiare tutti i buoni e gli onesti, a non fidarsi di chicchessìa e -a leggere ad ogni momento in viso a' suoi sudditi la speranza della -sua caduta. «A quello stesso modo, scrive M. Villani, che le tirannidi -nascono, crescono e si rassodano, così nasce e cresce con loro -l'elemento segreto, che deve trarlo a rovina».[18] E tuttavia si tace -di ciò che costituiva il più spiccato contrasto tra le città libere e -i principati: Firenze infatti tendeva allora a promovere il maggiore -sviluppo possibile della individualità, mentre i tiranni non vogliono -emergere che essi stessi, con gl'immediati loro aderenti. Il sindacato -sulle persone si esercitava in modo rigorosissimo, come ne fanno prova -gli uffici allora generalizzati dei passaporti.[19] - -Lo spavento e la miseria di tali condizioni assumevano agli occhi -dei contemporanei un aspetto ancor più speciale per le superstizioni -astrologiche e per l'empietà di taluni fra quei tiranni. Quando -l'ultimo dei Carrara non fu più in grado di agguerrire le mura e le -porte di Padova spopolata dalla pestilenza e assediata dai Veneziani -(1405), gli uomini della sua guardia lo udirono spesso nel silenzio -della notte invocare il demonio, «perchè lo uccidesse!». - - -Il tipo più completo e più istruttivo di queste tirannidi del -secolo XIV si ha indubbiamente nei Visconti di Milano, dalla -morte dell'arcivescovo Giovanni (1354) in poi. In Bernabò pel -primo riscontrasi una quasi somiglianza di famiglia coi più feroci -imperatori romani:[20] l'affare di Stato più importante è la caccia -dei cinghiali del principe: chi a questo riguardo si permette il più -piccolo arbitrio, è messo a morte fra inauditi tormenti: il popolo -tremante deve nutrirgli i suoi cinquemila e più cani da caccia, sotto -la più stretta responsabilità per la loro salute. Le imposte vengono -percette nei modi più odiosi, che si possano immaginare: sette figlie -ricevono una dote di 100,000 fiorini d'oro ciascuna, e, in onta a ciò, -un enorme tesoro si trova accumulato nelle mani del principe. Alla -morte di sua moglie (1384) una notificazione «ai sudditi» intima che, -come altre volte essi parteciparono alle gioie del loro signore, così -ora devono dividere con lui il dolore, e quindi portare il lutto per -un intero anno. — Senza riscontro poi è il colpo di mano, con cui il -nipote di lui Giangaleazzo giunse ad averlo nelle sue mani (1385), -per mezzo di una di quelle trame ben riuscite, nel riferire le quali -trema il cuore anche agli storici più lontani.[21] In Giangaleazzo si -vede a gran tratti il tiranno, che aspira soltanto a cose colossali. -Egli spese non meno di 300,000 fiorini d'oro in gigantesche opere -d'arginatura, per poter divergere a suo talento il Mincio da Mantova e -il Brenta da Padova, e togliere così ogni mezzo di difesa a queste due -città,[22] e non par lungi dal vero ch'egli abbia pensato altresì ad un -prosciugamento delle lagune di Venezia. Fondò la Certosa di Pavia, «il -più maraviglioso di tutti i conventi»[23] e il Duomo di Milano, «che -in grandezza e magnificenza supera tutte le chiese della cristianità»; -e forse anche il palazzo di Pavia, cominciato da suo padre Galeazzo e -da lui condotto a compimento, era in allora la più splendida residenza -principesca, che vi fosse in Europa. In questo egli trasportò la sua -celebre biblioteca e la grande collezione di reliquie sacre, nelle -quali egli aveva una fede affatto particolare. Con tali idee sarebbe -stato strano che in politica non avesse steso la mano alle più alte -corone. Il re Venceslao lo fece duca (1395); ma egli non pensava a -meno che al regno di tutta Italia[24] o alla corona d'imperatore, -quando invece si ammalò e morì (1402). Si vuole che tutti i suoi Stati -presi insieme gli fruttassero in un anno la rendita ordinaria di un -milione e dugento mila fiorini d'oro, oltre ad altri 800,000 di sussidi -straordinari. Dopo la sua morte, il dominio, che egli con ogni sorta di -violenze avea messo insieme, andò in brani, e appena poterono essere -conservate le provincie più vecchie che lo componevano. Chi può dire -che cosa sarebbero divenuti i suoi figli Giovanni Maria (morto nel -1412) e Filippo Maria (morto nel 1447), se fossero vissuti altrove e -con altre tradizioni di famiglia? Ma, come eredi di questa casa, essi -ereditarono anche l'enorme cumulo di scelleratezze e vigliaccherie, che -vi si era venuto ingrossando di generazione in generazione. - -Anche Giovanni Maria alla sua volta va celebre pe' suoi cani, ma -non son più cani da caccia, bensì mastini ch'egli aveva addestrati a -sbranar uomini vivi, e dei quali ci furono tramandati anche i nomi, -come degli orsi dell'imperatore Valentiniano I.[25] Allorquando nel -maggio dell'anno 1409, mentre durava ancora la guerra, il popolo -affamato gridava sul suo passaggio _pace! pace!_, egli scatenò su di -esso le sue soldatesche, che scannarono duecento persone; e dopo ciò -proibì, pena la forca, di pronunciar le parole _pace_ e _guerra_, e -prescrisse perfino agli ecclesiastici di dire nella Messa _dona nobis -tranquillitatem_, in luogo di _pacem_. Da ultimo alcuni congiurati -giovaronsi destramente del momento, in cui il gran condottiere -del pazzo duca, Facino Cane, giaceva gravemente infermo a Pavia, e -assassinarono Giovanni Maria presso la chiesa di S. Gottardo a Milano; -ma il morente Facino fece giurare lo stesso giorno a' suoi ufficiali -di sostenere l'erede Filippo Maria, ed egli stesso per di più propose -che la moglie sua, Beatrice di Tenda, si sposasse, dopo la sua morte, a -quest'ultimo,[26] ciò che si verificò anche ben presto. - - -Ed in tempi come questi Cola di Rienzo s'immaginava di poter fondare -sull'entusiasmo cadente della borghesia già corrotta di Roma un nuovo -Stato, che comprendesse tutta l'Italia! In verità che, accanto a tali -principi, egli ha l'aria piuttosto di un povero illuso o di un folle. - - - - -CAPITOLO III. - -La Tirannide nel secolo XV. - - Interventi e viaggi degl'imperatori. — Loro pretensioni messe - in disparte. — Mancanza di uno stabile diritto ereditario. - Successioni illegittime. — I condottieri quali fondatori di - stati. — Loro rapporti coi propri signori. — La famiglia - Sforza. — Progetti del giovane Piccinino e sua caduta. — - Posteriori tentativi dei condottieri. - - -Nel secolo XV la tirannide mostra già un carattere affatto diverso. -Molti dei piccoli ed anche alcuni dei grandi tiranni del secolo -precedente, come i Della Scala e i Carrara, erano già caduti in -basso; i più potenti, arricchiti delle spoglie altrui, si sono -riordinati all'interno in modo affatto speciale; Napoli riceve dalla -nuova dinastia aragonese un impulso più energico e vigoroso. Ma del -tutto caratteristico per questo secolo è lo sforzo dei condottieri -per crearsi uno stato indipendente, od anche una corona, ciò che -costituisce un passo ulteriore sulla via dei fatti compiuti, un premio -elevato all'ingegno e all'audacia. I piccoli tiranni, per assicurarsi -un rifugio, si mettono ora al servizio degli stati maggiori e si fanno -lor condottieri, il che procaccia loro danaro e impunità per parecchi -misfatti, e talvolta anche ingrandimento del loro territorio. Tutti -poi, presi insieme, grandi e piccoli hanno bisogno di sforzi maggiori, -debbono procedere più circospetti e guardinghi e astenersi da crudeltà -troppo immani. In generale non potevano osare che quel tanto di male, -che fosse stato necessario per riuscire nei loro scopi; — e questo -veniva lor perdonato, almeno da chi non ne restava offeso. Della -pietà religiosa, che tornò pure di tanto vantaggio agli altri principi -legittimi d'Occidente, qui non si ha traccia veruna; tutt'al più vi -si riscontra una specie di popolarità, che però non esce dalle mura -della città che serve di residenza: i principi italiani sentono che ciò -che deve loro maggiormente giovare, è il freddo calcolo e l'ingegno. -Un carattere come quello di Carlo il Temerario, che con impeto cieco -tende a scopi destituiti affatto d'ogni pratica utilità, era un -vero enigma per essi. «Gli Svizzeri non sono che poveri contadini e -quand'anche si uccidessero tutti, sarebbe questa pur sempre una magra -soddisfazione pei magnati di Borgogna, che per avventura perissero in -tale lotta! Quand'anche il duca giungesse a posseder la Svizzera senza -contrasto alcuno, le sue rendite annue non si aumenterebbero nemmeno -di 5000 ducati» ecc.[27] Ciò che in Carlo vi era di medievale, le sue -fantasie e idealità cavalleresche, non era cosa più comprensibile da -lungo tempo in Italia. Quando poi si seppe che co' suoi ufficiali e -comandanti usava unire ai rabbuffi gli schiaffi, e tuttavia li teneva -al suo servizio, che maltrattava le proprie truppe, per punirle di una -disfatta sofferta, e da ultimo, che in presenza di tutto l'esercito -sparlava de' suoi consiglieri intimi, — allora tutti i diplomatici -del mezzodì lo diedero per ispacciato.[28] Ma da un altro lato Luigi -XI, che nella politica superò gli stessi principi d'Italia, e che -non cessava di manifestare la sua ammirazione per Francesco Sforza, -rimase loro molto al di sotto, colpa la sua volgare natura, in fatto di -civiltà e gentilezza. - - -Una strana mescolanza di bene e di male è il carattere prevalente di -questi stati italiani del secolo XV. La personalità del principe è sì -colta, ed egli si presenta sotto un aspetto talmente importante per la -sua posizione e pel compito che si propone,[29] che un giudizio su lui -dal punto di vista morale riesce oltremodo difficile. - -La base fondamentale della signoria è e rimane illegittima, e vi pesa -sopra come una maledizione, che non può cancellarsi. Le concessioni e -le investiture imperiali non valgono a mutare un tale stato di cose, -perchè il popolo non si cura di sapere, se i suoi padroni abbiano -comperato un brano di pergamena in paese straniero o da uno straniero -di passaggio per le loro terre.[30] Se gl'imperatori fossero stati -utili a qualche cosa, non avrebbero dovuto lasciar sorgere i tiranni: -quest'era il ragionamento delle moltitudini non istrutte. Sino dalla -spedizione a Roma di Carlo IV gl'imperatori non hanno che sanzionato in -Italia le tirannidi sorte senza di essi, ma non poterono guarentirle -con altro che con semplici _documenti_. La comparsa e la dimora -di Carlo in Italia non è che una delle più vergognose mascherate -politiche, che sieno state; ed ognuno può leggere in Matteo Villani[31] -in qual modo i Visconti lo menarono attorno pel loro territorio e da -ultimo lo scortarono a' confini, come egli corse da un luogo all'altro -a guisa di mercatante girovago per iscambiar con danaro al più presto -i suoi privilegi, con che meschino apparato fece il suo ingresso in -Roma, e come infine, senza nemmeno avere sfoderato la spada, se ne -tornò col sacco pieno al di là delle Alpi.[32] Almeno Sigismondo la -prima volta venne con la buona idea (1414) d'indurre papa Giovanni -XXIII a prender parte al Concilio, che egli aveva in animo di riunire; -e fu appunto in quella circostanza che, trovandosi insieme il Papa e -l'Imperatore sull'alto della torre di Cremona per godervi il prospetto -di gran parte della Lombardia, al loro ospite Gabrino Fondolo, tiranno -della città, passò pel capo il pensiero di farli precipitare al basso -ambedue. La seconda volta però anche Sigismondo comparve da vero -avventuriere, indugiandosi ben più di mezzo anno a Siena, dove era -ritenuto prigioniero qual debitore insolvente, e giungendo poscia a -stento in Roma, per farvisi incoronare. Che dovremo dir poi di Federigo -III? Le sue discese in Italia hanno l'aria di viaggi di vacanza o di -ricreazione fatti a spese di coloro, che desideravano veder confermati -con qualche brevetto imperiale i loro diritti, o di quelli che si -sentivano solleticati nella loro ambizione di poter dare pomposa -ospitalità ad un imperatore. Di quest'ultimi fu Alfonso di Napoli, -al quale l'onore della visita imperiale non costò meno di 150,000 -fiorini d'oro.[33] In Ferrara, al suo secondo ritorno da Roma (1469), -Federico stette chiuso un dì intiero in una sala di udienza, occupato a -conferir titoli e dignità (non meno di ottanta); e vi nominò cavalieri, -dottori, notari, conti di diverso grado, vale a dir conti palatini, -conti col diritto di nominar dottori (anche cinque per volta), di -legittimar bastardi, di crear notari ecc.[34] Tutto ciò era gratuito, -in apparenza; sennonchè al di lui cancelliere dovevasi un segno di -riconoscenza per la redazione dei relativi documenti, riconoscenza che -ai ferraresi parve un po' cara.[35] Che cosa pensasse il duca Borso -nel vedere il suo imperiale protettore rilasciar tali diplomi e tutta -la sua piccola corte fare incetta di titoli, la storia non lo dice. -Ma gli umanisti, che allora avevano l'ultima parola in tutto, erano -divisi in due schiere, secondochè si trovavano, o no, cointeressati in -quel traffico. Perciò, mentre gli uni[36] festeggiavano l'imperatore -con quel giubilo convenzionale che era proprio dei poeti della -Roma imperiale, il Poggio per contrario non sa più che cosa voglia -propriamente significare l'incoronazione: avvegnachè gli antichi -non coronassero che gl'imperatori vittoriosi e di niun'altra corona, -fuorchè di alloro.[37] - -Con Massimiliano I poi comincia, insieme all'intervento generale dei -popoli stranieri, una nuova politica imperiale verso l'Italia. Il -fatto con cui essa ebbe principio — l'investitura di Lodovico il Moro -coll'esclusione dell'infelice suo nipote dal trono — non era di tal -natura da poter promettere buona fortuna. Secondo la moderna teoria -degli interventi, quando due prepotenti vogliono fare in brani un -paese, anche un terzo può farsi innanzi e darvi mano; anche l'impero -adunque poteva ora pretendere la sua parte. Ma in tal caso non era più -da parlare di diritto, nè di giustizia. Quando Luigi XII era aspettato -a Genova (1502) e dal vestibolo della sala maggiore nel palazzo dei -Dogi fu tolta l'aquila imperiale per sostituirvi i gigli di Francia, -lo storico Senarega[38] chiese dappertutto che cosa propriamente -significasse quell'aquila rispettata in tante rivoluzioni, e quali -diritti l'Impero avesse su Genova? Nessuno gli seppe rispondere altro, -fuorchè l'antico ritornello, che Genova era una _camera imperii_. E -infatti nessuno in generale in Italia avrebbe saputo dare allora una -risposta decisiva su tali questioni. Soltanto quando Carlo V fu padrone -ad un tempo e dell'Impero e della Spagna, potè con le forze spagnuole -far valere le pretese imperiali; ma in fondo ciò che egli per tal -modo guadagnò, tornò a profitto, non già dell'Impero, ma bensì della -monarchia di Spagna. - - -Dalla illegittimità politica delle dinastie del secolo XV derivò alla -sua volta anche l'indifferenza rispetto alla nascita legittima che -agli stranieri, specialmente al Comines, parve tanto maravigliosa. La -si considerava quasi come una giunta sopra la derrata. Mentre nelle -famiglie principesche del nord, in quella di Borgogna, per esempio, -ai figli illegittimi non si assegnavano che determinati appannaggi, -come vescovati e simili, e mentre in Portogallo una linea spuria -non giungeva a sostenersi sul trono che mediante sforzi inauditi, -in Italia invece non v'era casa principesca, che non avesse avuto -e pazientemente tollerato nella stessa linea principale qualche -rampollo illegittimo. Gli Aragonesi di Napoli erano la linea bastarda -della casa, perchè l'Aragona propriamente detta toccò al fratello -di Alfonso I. Il grande Federigo di Urbino con ogni probabilità non -era un vero Montefeltro. Quando Pio II andò al congresso di Mantova -(1459), mossero ad incontrarlo in Ferrara otto discendenti illegittimi -della famiglia d'Este, fra i quali lo stesso regnante Borso e due -figli illegittimi del suo fratello e predecessore Leonello, ugualmente -illegittimo.[39] Inoltre quest'ultimo aveva avuto per legittima moglie -una principessa, che propriamente non era che una figlia naturale di -Alfonso I di Napoli, avuta da una africana.[40] Gl'illegittimi erano -anche di frequente ammessi alla successione, specialmente se i figli -legittimi erano minorenni quando qualche pericolo stringeva assai da -vicino; e così fu introdotta una specie di seniorato senza ulteriore -riguardo alla legittimità o illegittimità della nascita. L'opportunità -dell'individuo, il suo merito personale e la forza del suo talento -furono qui sempre più forti della legge e delle consuetudini invalse -in tutti gli altri paesi d'Occidente. Infatti erano i tempi, in cui -si vedevano i figli stessi dei Papi crearsi dei principati! Nel secolo -XVI, prevalendo l'influenza degli stranieri e della contro-riforma, che -allora incominciava, la cosa destò qualche maggiore scrupolo, e già il -Varchi trova che la successione dei figli legittimi «è comandata dalla -ragione e sin dai più remoti tempi voluta dal cielo».[41] Il cardinale -Ippolito d'Este fondava le sue pretese alla signoria di Firenze sul -fatto, che egli probabilmente derivava da un matrimonio legittimo, o -in ogni caso era figlio almeno di una madre uscita da nobile stirpe, -mentre il duca Alessandro avea avuto per madre una fantesca.[42] Ora -cominciano anche i matrimoni morganatici di affezione, che nel secolo -XV, per motivi di moralità e di politica, non avrebbero avuto alcun -senso. - - -Ma la più alta e più comunemente ammirata forma dell'illegittimità -nel secolo XV è quella del condottiere, il quale — qualunque sia -la sua origine — giunge a procacciarsi un principato. In sostanza -anche l'occupazione dell'Italia meridionale operata nel secolo XI -dai Normanni non era stata altra cosa; ma ora diversi tentativi di -questa specie cominciarono a tener la Penisola in perpetue agitazioni. -L'insediamento di un condottiero a signore di un paese poteva accadere -anche senza usurpazione, ogni qualvolta il principe che lo teneva al -suo soldo, mancando di denaro, pattuiva con lui una mercede in uomini -e terre,[43] le quali, senza di ciò, ed anche nel caso che licenziasse -la maggior parte della sua gente, gli erano necessarie per porvi al -sicuro i suoi quartieri d'inverno e le provvigioni più indispensabili. -Il primo esempio di un capo di bande provveduto in tal guisa è -Giovanni Hawkwood, che dal papa Gregorio XI ottenne Bagnacavallo e -Cotignola. Ma quando con Alberigo da Barbiano cominciarono ad apparire -sulla scena bande e condottieri italiani, parve anche più prossima -l'occasione di procurarsi qualche principato, o, se il condottiere -lo possedeva già, quella di allargarlo. Il primo grande trionfo di -questa avidità soldatesca fu festeggiato a Milano dopo la morte di -Giangaleazzo (1402): il governo de' suoi due figli (v. sopra pag. 19) -fu volto principalmente alla distruzione di questi tiranni giunti al -potere colla forza della propria spada, e dal maggiore di essi, Facino -Cane, i Visconti ereditarono non solo la vedova di lui (Beatrice di -Tenda), ma altresì un bel numero di città e 400,000 fiorini d'oro, -senza contare gli uomini d'arme del primo marito che Beatrice condusse -pure con sè.[44] Da questo tempo in poi prevalse in modo incredibile -quel rapporto affatto immorale tra i governi che stipendiavano e i -condottieri che si vendevano, che è tanto caratteristico del secolo -XV. Un vecchio aneddoto,[45] di quelli che sono veri e non veri -in ogni tempo e dovunque, lo dipinge presso a poco così: una volta -gli abitanti di una città (pare che s'intendesse Siena) avevano un -capitano, che li aveva liberati dall'oppressione straniera: ogni -giorno essi si consultavano sul modo migliore di ricompensarlo, e -trovavano che nessuna ricompensa, che fosse compatibile colle loro -forze, sarebbe stata adeguata, neanche se lo avessero creato signore -della loro città. Allora uno di essi si alzò e disse: uccidiamolo e poi -adoriamolo come nostro patrono. E così fu fatto, rinnovando il caso di -Romolo ucciso dal Senato romano. E veramente da nessuno i condottieri -avevano maggior bisogno di guardarsi, quanto dai principi o dai -governi, pei quali combattevano; poichè, se vincitori, erano riguardati -come pericolosi e fatti uccidere, come toccò a Roberto Malatesta -subito dopo la vittoria riportata per Sisto IV (1482); se vinti, si -vendicava in loro la sconfitta sofferta, come fecero i Veneziani col -Carmagnola (1432).[46] Dal punto di vista morale è un fatto degno -di molta considerazione, che i condottieri assai di frequente erano -obbligati di dare in ostaggio la propria moglie ed i figli, senza per -questo giungere a procacciarsi maggior fiducia da parte degli altri, -o sentir cresciuta la propria in questi. Avrebbero dovuto essere -eroi d'abnegazione, caratteri della tempra di Belisario, per tenersi -puri dall'odio, e solo una bontà interna a tutta prova avrebbe potuto -salvarli dal diventare malfattori perfetti. Qual maraviglia adunque -se noi li vediamo per la massima parte dispregiatori d'ogni cosa più -sacra, pieni di crudeltà e di perfidia contro chiunque, e anche al -limitare della morte indifferenti affatto alle scomuniche papali? Ma -al tempo stesso in alcuni la personalità e il talento si svilupparono -in sì alto grado da imporre a forza l'ammirazione e la riconoscenza dei -loro soldati, offrendo così nella storia il primo esempio di eserciti, -nei quali la forza impellente è senz'altro il credito personale del -duce. Una splendida prova se ne ha nella vita di Francesco Sforza,[47] -contro il quale nessun pregiudizio di classe fu mai tanto forte da -impedirgli di acquistarsi presso tutti la più grande popolarità e -di sapersene giovare a tempo opportuno: si sa infatti che più di una -volta i nemici, al solo vederlo, deposero spontaneamente le armi e lo -salutarono rispettosamente a capo scoperto, perchè ognuno riconosceva -in lui «il padre comune di tutti gli uomini d'arme». Questa famiglia -Sforza ha un altro lato interessante, ed è che di essa, più che di -qualunque altra, si possono seguire passo passo tutti i tentativi fatti -per giungere al principato.[48] Il fondamento di questa fortuna fu la -grande sua fecondità: Jacopo, il celebre padre di Francesco, non aveva -meno di venti tra fratelli e sorelle, tutti rozzamente allevati in -Cotignola, presso Faenza, al sentimento di una di quelle inestinguibili -vendette, che sono così frequenti in Romagna, contro la famiglia dei -Pasolini. Tutta la casa degli Sforza era trasformata in un arsenale e -in un corpo di guardia: la stessa madre e le figlie non respiravano che -sentimenti di vendetta e di sangue. Ancor tredicenne Jacopo si tolse di -là segretamente per recarsi innanzi tutto a Panicale presso Boldrino, -condottiere del Papa, quel medesimo, il quale anche morto continuava -a guidar le sue schiere, dandosi la parola d'ordine da una tenda tutta -circondata di bandiere, nella quale giaceva imbalsamato il suo corpo, — -sino a tanto che si trovò un successore che fosse degno di lui. Jacopo, -di mano in mano che co' suoi servigi cresceva in credito e potenza, -tirò con sè anche i suoi congiunti e per mezzo di essi si procacciò -quei vantaggi, che ad un principe procura sempre una numerosa dinastia. -Furono infatti questi congiunti che tennero insieme la sua armata -per tutto il tempo ch'egli languì prigioniero nel Castel dell'Uovo a -Napoli; e fu sua sorella che fece prigionieri colle stesse sue mani -i negoziatori di quella corte, e con questa rappresaglia lo salvò -dalla morte. Altri indizii della larghezza delle sue viste si ebbero -in questo, che Jacopo in affari pecuniari era scrupolosamente ligio -alla parola data, e con ciò si mantenne in credito, anche dopo qualche -rovescio, presso tutti i banchieri; che in qualsiasi occasione egli -prese sempre le parti del popolo contro la licenza della soldatesca; -che non trascorse mai a nessun atto di ferocia contro le città -conquistate e, più ancora, che non esitò a dare in moglie ad un altro -la celebre sua concubina Lucia (la madre di Francesco), per serbarsi -sempre libero di passare, data l'occasione, a nozze principesche. Ed in -quest'ultimo riguardo egli andò più oltre, non volendo che neanche i -suoi congiunti contraessero unioni non approvate da lui. Nel medesimo -tempo egli si tenne sempre lontano dall'empietà e dalla vita perduta -e rotta de' suoi compagni d'arme; e quando mandò pel mondo suo figlio -Francesco, lo congedò con tre avvertimenti essenzialmente pratici: «non -accostarti alla donna altrui; non battere alcuno de' tuoi e se l'hai -battuto, allontanalo più che puoi; non cavalcare nessun cavallo di -duro freno o che perda volentieri la ferratura». Ma prima d'ogni altra -cosa egli era, se non un grande capitano, almeno un grande soldato, e -poteva vantarsi di un corpo sano, robusto ed esperto in ogni genere di -esercizi; si conciliava la popolarità co' suoi modi franchi e schietti, -e possedeva una maravigliosa memoria, che gli faceva ricordare anche -dopo molti anni tutti i suoi soldati, lo stato del loro servizio, -i loro cavalli ecc. Colto non era che nella letteratura italiana; -ma nelle ore d'ozio amava erudirsi nella storia, e fece tradurre -dal latino e dal greco molti scrittori per suo uso particolare. -Francesco suo figlio, ancor più celebre di lui, volse sin da principio -chiaramente tutte le sue mire a crearsi una grande signoria, e con -splendidi fatti d'armi e con un tradimento assai destramente mascherato -giunse anche a farsi padrone della potente Milano (1447-1450). - -Il suo esempio sedusse. Enea Silvio intorno a questo tempo -scriveva:[49] «nella nostra Italia, tanto vaga di mutamenti, dove nulla -ha stabilità e non sussiste omai più nessuno dei vecchi governi, non -è difficile che anche i servi possano divenir re». Uno specialmente -che si diceva egli stesso «il figlio della fortuna», preoccupava in -allora tutte le menti del paese: Giacomo Piccinino, figlio di Niccolò. -Era una questione d'interesse vivissimo e generale quella di sapere, -se anche egli riuscirebbe a fondare, o no, un principato. Gli Stati -maggiori erano evidentemente interessati ad impedirglielo, ed anche -Francesco Sforza trovava che sarebbe stato un vantaggio per tutti, se -la serie dei condottieri divenuti sovrani si fosse terminata con lui. -Ma le truppe e i capitani spediti contro il Piccinino, specialmente -nell'occasione che egli voleva impadronirsi di Siena, trovavano invece -che il loro tornaconto stava nel sostenerlo: «se la si fa finita con -lui (dicevan essi ad una voce), noi possiam tornarcene a lavorare le -nostre terre».[50] Perciò, nel tempo stesso che lo tenevano assediato -in Orbetello, lo fornivano essi medesimi di viveri, tanto che egli -potè da ultimo uscire da quel frangente a patti onorevolissimi. Ma -nemmen per questo riuscì a sottrarsi eternamente al proprio destino. -Tutta Italia presentiva già ciò che stava per accadere quand'egli, dopo -una visita fatta allo Sforza in Milano (1465), si condusse a Napoli -a visitare il re Ferrante. In onta a tutte le garanzie e ai rapporti -ch'egli aveva nelle regioni più elevate, quest'ultimo lo fece uccidere -nel Castel Nuovo.[51] Anche i condottieri, che possedevano stati -pervenuti loro per via di eredità, non furono mai pienamente sicuri: -quando Roberto Malatesta e Federigo di Urbino morirono nel medesimo -giorno, l'uno a Roma, l'altro a Bologna (1482), avvenne che ognuno di -essi, morendo, raccomandava all'altro il suo stato.[52] Il fatto è -che contro una classe di persone, che si permetteva tutti arbitrii, -tutto sembrava permesso. Francesco Sforza ancor molto giovane s'era -sposato ad una ricca ereditiera di Calabria, Polissena Ruffa, contessa -di Montalto e n'aveva avuto anche una figlia: — una zia le avvelenò -entrambe, per appropriarsi l'eredità.[53] - - -Dalla caduta del Piccinino in avanti, la formazione di nuovi stati -creati da condottieri parve uno scandalo da non doversi assolutamente -tollerar più, e i quattro stati maggiori, Napoli, Milano, la Chiesa e -Venezia sii unirono in un sistema d'equilibrio, che doveva impedirne la -rinnovazione. Nello stato della Chiesa, che formicolava di tirannelli, -stati in parte già condottieri o che lo erano ancora, sino dal tempo -di Sisto IV i soli nepoti del Papa s'attribuirono esclusivamente il -privilegio di tentar simili imprese. Ma non appena nella politica -si manifestava una oscillazione qualunque, ecco che i condottieri -ricomparivano. Sotto il debole governo di Innocenzo VIII poco mancò -che un capitano per nome Boccalino, stato già dapprima a servizio in -Borgogna, non si desse insieme alla città di Osimo, di cui s'era fatto -padrone, in mano a' Turchi;[54] e si dovette andar più che contenti, -quando egli, per la mediazione di Lorenzo il Magnifico, s'indusse -ad accomodarsi con una somma di danaro e ad andarsene. Nell'anno -1495, quando tutto andò a scompiglio per la venuta di Carlo VIII, un -Vidovero, condottiere da Brescia, volle fare esperimento delle sue -forze:[55] egli aveva preso già dapprima la città di Cesena, uccidendo -molti della nobiltà e della borghesia, ma il castello aveva resistito -ed egli aveva dovuto ritirarsi: ora, accompagnato da alcune genti -cedutegli da un altro ribaldo suo pari, Pandolfo Malatesta da Rimini, -figlio del nominato Roberto e condottiero al soldo dei Veneziani, tolse -all'arcivescovo di Ravenna la città di Castelnuovo. I veneziani, che -temevano di peggio ed oltre a ciò erano pressati dal Papa, ingiunsero -a Pandolfo «a fine di bene» di far prigioniero, datane l'occasione, il -suo buon amico, ed egli vi si prestò, benchè «a malincuore»; poco dopo -gli sopraggiunse il comando di farlo morir per le forche. Pandolfo non -potè usargli altro riguardo, fuorchè quello di farlo strozzare dapprima -nel carcere, e di mostrarlo morto al popolo. — L'ultimo notevole -esempio di tali usurpatori è il celebre castellano di Musso, il quale, -fra gli scompigli del milanese avvenuti in seguito alla battaglia di -Pavia (1525), improvvisò la sua sovranità sul lago di Como. - - - - -CAPITOLO IV. - -Le Tirannidi minori. - - I Baglioni di Perugia. — Loro interne discordie e le nozze di - sangue dell'anno 1500. — Fine di questa famiglia. — Le case dei - Malatesta, dei Pico e dei Petrucci. - - -Delle tirannidi del secolo XV può dirsi in generale, che le maggiori -scelleratezze s'accumularono nelle più piccole di esse. Frequentissime -in famiglie, i cui membri volevano vivere tutti secondo il loro grado, -erano le questioni per causa di eredità: Bernardo Varano da Camerino -si sbarazzò coll'assassinio di due fratelli (1434), unicamente perchè -i suoi figli ne agognavano le ricchezze.[56] Se in qualche città un -tiranno si distingueva per un governo saggio, moderato, alieno dal -sangue e per la protezione accordata alla cultura, questi era di regola -un discendente di qualche grande famiglia, o almeno ne dipendeva per -ragioni politiche. Di questa specie fu, per esempio, Alessandro Sforza -principe di Pesaro,[57] fratello del grande Francesco e suocero di -Federigo da Urbino (morto nel 1473). Saggio amministratore e giusto ed -affabile regnante, costui, dopo una lunga carriera guerresca, ebbe un -regno tranquillo, durante il quale raccolse una splendida biblioteca e -passò il suo tempo in pie ed erudite conversazioni. Anche Giovanni II -dei Bentivogli di Bologna (1462-1506), la cui politica era modellata -su quella degli Estensi e degli Sforza, potrebbe essere registrato -nel numero di costoro. — Qual brutale ferocia invece non si riscontra -nelle famiglie dei Varani di Camerino, dei Malatesta di Rimini, dei -Manfredi di Faenza, e soprattutto dei Baglioni di Perugia! — Delle -vicende di questi ultimi sul finire del secolo XV noi abbiamo ampie -notizie da eccellenti fonti storiche — le cronache del Graziani e del -Matarazzo.[58] - - -I Baglioni erano una di quelle famiglie, la cui signoria non si era -mai trasformata in un vero principato, ma consisteva soltanto in una -supremazia esercitata dentro la cerchia della città e basata sulle -grandi ricchezze e sull'influenza effettiva nel conferimento delle -pubbliche dignità. Nell'interno della famiglia uno solo era riguardato -come il capo supremo di essa; ma un profondo e nascosto rancore regnava -tra i membri de' suoi rami diversi. Di fronte ad essi mantenevasi un -partito contrario, composto di nobili capitanati dagli Oddi. Intorno -al 1487 tutti erano in armi e le case dei grandi erano piene di -_bravi_: non passava giorno che non si commettesse qualche atto di -violenza: nell'occasione che dovea portarsi a seppellire uno studente -tedesco, stato quivi ucciso, due collegi si posero in armi l'un contro -l'altro, e talvolta i bravi di diverse case venivano a battaglia tra -loro sulla pubblica piazza. Indarno i commercianti e gli operai ne -movevano lamento: i governatori e i nipoti dei Papi tacevano o se ne -andavano al più presto possibile. Da ultimo gli Oddi furono costretti -ad abbandonare Perugia, e allora la città si convertì in una fortezza -assediata sotto la piena signoria dei Baglioni, ai quali anche il duomo -dovette servire di caserma. Le cospirazioni e le sorprese venivano -represse con terribili vendette: nell'anno 1491, dopo avere scannato -d'un tratto ben cento trenta congiurati introdottisi in città, e dopo -averne appeso i corpi alle mura del palazzo del comune, furono alzati -sulla pubblica piazza trentacinque altari e per tre giorni vi si fecero -celebrar messe e far processioni, per purgare e riconsacrare quel -luogo contaminato. Un nipote di Innocenzo VIII fu pugnalato di pieno -giorno sulla pubblica via; un altro di Alessandro VI, che vi era stato -spedito a metter la pace, dovette ritirarsi sotto il peso del pubblico -disprezzo. Per converso, ambedue i capi della casa dominante, Guido -e Rodolfo, ebbero frequenti colloqui colla santa e taumaturga monaca -domenicana suor Colomba da Rieti, la quale, sotto la minaccia di grandi -sventure avvenire, consigliava, ma infruttuosamente, la pace. — In -mezzo a tutto ciò il cronista non tralascia anche in questa occasione -di mettere in rilievo la devozione e la pietà dei migliori fra i -perugini. — Mentre Carlo VIII si avvicinava (1494), i Baglioni e gli -esigliati, accampatisi in Assisi e nei dintorni, condussero una guerra -di tal natura, che nella pianura interposta tutti gli edifici furono -atterrati, i campi rimasero incolti, i contadini si trasformarono in -audaci masnadieri, e non solo i cervi, ma i lupi altresì corsero a -loro agio quel terreno fatto deserto e vi trovarono gradito pascolo nei -cadaveri dei caduti, o, come allora dicevasi, nella «carne cristiana». -Quando Alessandro VI nel 1495 fuggì nell'Umbria dinanzi a Carlo -VIII, che ritornava da Napoli, trovandosi a Perugia, concepì l'idea -di sbarazzarsi per sempre dei Baglioni, e propose a Guido una festa -qualunque, un torneo o qualche cosa di simile, per averli tutti insieme -nelle sue mani; ma Guido fu pronto a rispondere che «il più bello di -tutti gli spettacoli sarebbe stato il vedere riuniti insieme tutti gli -uomini d'arme di Perugia»; e allora il Papa rinunziò al suo progetto. -Poco dopo gli espulsi tornarono a fare una nuova sorpresa, nella quale -i Baglioni non ottennero la vittoria se non in virtù del loro eroismo -personale. Fu in quella occasione che Simonetto Baglione, appena -diciottenne, tenne fronte con pochi sulla pubblica piazza a parecchie -centinaia di nemici e, caduto per più di venti ferite, si rialzò di -nuovo a combattere, sino a che accorse in suo aiuto Astorre Baglione, -il quale, alto sul suo cavallo e tutto armato di ferro dorato e con -un gran falcone sull'elmo, «si slanciò nella mischia pari al Dio Marte -nelle gesta e nell'aspetto». - -Era quello il tempo, in cui Raffaello, fanciullo allor dodicenne, -studiava alla scuola di Pietro Perugino. Forse le impressioni di quei -giorni sono riprodotte e fatte eterne nelle sue prime figure in piccolo -di S. Giorgio e di S. Michele: forse sopravvive ancora, per non morire -mai più, una reminiscenza di esse nella figura dello stesso S. Michele -fatta in grande posteriormente; e se Astorre Baglione ha per avventura -avuto in qualche cosa la sua apoteosi, non potrebbesi cercarla altrove, -fuorchè nella figura del celeste guerriero nel gran quadro di Eliodoro. - -Gli avversari parte erano periti, parte per paura si erano allontanati, -nè in seguito ebbero più la forza di tentar nuovi attacchi. Dopo -qualche tempo seguì una parziale riconciliazione e ad alcuni fu -concesso il ritorno. Ma Perugia non ridivenne per questo nè più -tranquilla nè più sicura: le discordie interne della famiglia dominante -proruppero allora in fatti ancor più spaventevoli. Contro Guido, -Rodolfo ed i loro figli Giampaolo, Simonetto, Astorre, Gismondo, -Gentile, Marcantonio ed altri sorsero uniti due pronipoti, Grifone e -Carlo Barciglia: quest'ultimo era al tempo stesso nipote del principe -Varano di Camerino e cognato di uno degli anteriori banditi, Geronimo -dalla Penna. Indarno Simonetto, che aveva sinistri presentimenti, -scongiurò suo zio a permettergli di uccidere questo Penna: Guido glielo -proibì. La cospirazione maturò improvvisamente nell'occasione delle -nozze di Astorre con Lavinia Colonna, a mezzo l'estate dell'anno 1500. -La festa cominciò e durò alcuni giorni tra sinistri indizi, il cui -aumentarsi ci vien descritto egregiamente dal Matarazzo. Il Varano, -che era presente, li ingannò tutti: a Grifone con arte diabolica fe' -balenare agli occhi la possibilità di regnar solo e lasciò credere -vera una supposta tresca di sua moglie con Giampaolo, e quando tutto fu -ordito, ad ognuno dei congiurati fu assegnata una vittima da scannare. -(I Baglioni aveano tutti abitazioni separate, la maggior parte nel -luogo, dove è l'attuale castello). Dei bravi, che erano presenti, -ognuno ebbe quindici uomini a' suoi ordini: gli altri furono posti in -vedetta. Nella notte del 15 luglio le porte furono forzate e compiuti -gli assassinii di Guido, di Astorre, di Simonetto e di Gismondo: gli -altri poterono fuggire. - -Mentre il cadavere di Astorre giaceva, con quello di Simonetto, sulla -pubblica via, gli spettatori «e specialmente gli studenti stranieri» -furono uditi paragonarlo con quello di qualche antico romano: tanto -imponente e grandioso n'era l'aspetto. In Simonetto essi trovavano -l'espressione di un'audacia spinta all'estremo, come se la morte -stessa non avesse potuto domarlo. I vincitori si recarono attorno dagli -amici della famiglia, cercando di rendersi bene accetti, ma trovarono -tutti in lagrime ed occupati a preparar la partenza per fuggire alla -campagna. Frattanto quelli dei Baglioni che erano fuggiti, raccolsero -genti al di fuori, e poi, con Giampaolo alla testa, penetrarono il -giorno seguente nella città, dove altri aderenti, anch'essi minacciati -di morte dal Barciglia, s'affrettarono ad unirsi con loro: presso S. -Ercolano Grifone cadde nelle mani di Giampaolo, che lo abbandonò a' -suoi, perchè lo scannassero; ma il Barciglia ed il Penna riuscirono a -fuggire a Camerino presso il promotore principale di quella tragedia, -e così in un momento, quasi senza perdita alcuna, Giampaolo si trovò -padrone della città. - -Atalanta, la bella e ancor giovane madre di Grifone, la quale il -giorno innanzi, insieme alla di lui moglie Zenobia e a due figli di -Giampaolo, si era ritirata in un podere e avea respinto da sè più -volte, non senza lanciargli la sua maledizione materna, il figlio -che s'affrettava a raggiungerla, accorse ora colla nuora e cercò del -figlio stesso già moribondo. Tutti fecero largo alle due donne: nessuno -voleva essere riconosciuto per l'uccisore di Grifone, per non tirarsi -addosso gli sdegni della madre. Ma s'ingannavano: ella stessa scongiurò -il figlio a perdonare a' suoi uccisori, ed egli morì ribenedetto -da lei e riconciliato con tutti. Con reverenza mista di pietà tutti -guardavano poscia alle due donne, quando con vesti ancora intrise di -sangue attraversarono la piazza. Quest'è quella Atalanta, per la quale -più tardi Raffaello dipinse la celebre sua _Deposizione_. Con quel -quadro ella depose il proprio dolore ai piedi della Regina di tutti gli -addolorati. - -Il Duomo, che avea visto la maggior parte di queste tragedie nelle -sue vicinanze, fu lavato con vino e consacrato di nuovo. Ma rimase pur -sempre in piedi l'arco trionfale eretto per le nozze con suvvi dipinte -le gesta di Astorre e colle poesie laudative di colui, che ci narrò -tutti questi avvenimenti, il buon Matarazzo. - -In seguito si formò una storia affatto leggendaria de' tempi anteriori -dei Baglioni, che non è se non un riflesso di queste atrocità. Secondo -questa leggenda, tutti i discendenti di questa casa sarebbero morti da -tempo immemorabile di morte violenta, una volta non meno di ventisette -d'un tratto; le loro case sarebbero state già anteriormente atterrate, -e coi materiali delle medesime sarebbero state selciate le vie ecc. Ma -il fatto è, che la distruzione vera e reale dei loro palazzi non ebbe -luogo che più tardi, sotto il governo di Paolo III. - -In onta a tutto questo, e' pare che essi di quando in quando abbiano -avuto anche de' buoni intendimenti, come è certo che misero un po' -d'ordine nel loro partito e che protessero i pubblici ufficiali dagli -arbitrii della nobiltà. Sennonchè la maledizione pareva inseguirli, -e scoppiò di nuovo più tardi contro di essi, a guisa d'incendio solo -apparentemente domato. Giampaolo fu con lusinghe attirato a Roma nel -1520 sotto Leone X e quivi decapitato: uno de' suoi figli, Orazio, che -tenne Perugia solo per qualche tempo e in circostanze burrascosissime, -specialmente perchè parteggiava pel duca di Urbino ugualmente -minacciato dal Papa, inferocì ancora una volta in modo atrocissimo -contro la propria famiglia, assassinando uno zio e tre cugini, tanto -che il duca stesso gli fe' dire che era tempo di farla finita.[59] -Suo fratello, Malatesta Baglione, è il duce de' fiorentini, che nel -1530 si rese tristamente immortale col suo tradimento, e il figlio di -questo, Ridolfo, è quell'ultimo della famiglia, che coll'uccisione del -Legato papale e dei pubblici ufficiali conseguì nel 1534 una breve, ma -spaventevole signoria. - - -Coi tiranni di Rimini avremo occasione d'incontrarci ancora qua e -colà. — Audacia, empietà, talento guerresco e cultura assai raffinata -raramente si riunirono in un uomo solo, come in Sigismondo Malatesta -(morto nel 1467). Ma dove i misfatti sovrabbondano, come in questa -casa, quivi finiscono anche col preponderare sopra qualsiasi altra -qualità e col trascinare il tiranno nell'abisso. Il già menzionato -Pandolfo, nipote di Sigismondo, non giunse a sostenersi se non perchè i -Veneziani non volevano, ad onta di qualsiasi delitto, veder la caduta -di nessuno dei loro condottieri; e quando i suoi sudditi, per motivi -ragionevolissimi, lo bombardarono nella sua cittadella di Rimini -(1497), e poi lo lasciarono fuggire,[60] un commissario veneziano lo -ripose nella signoria, benchè macchiato di fratricidio e di ogni sorta -di scelleratezze. In capo a tre decenni però i Malatesta trovaronsi -ridotti alla condizione di poveri banditi. L'epoca del 1527 fu, come -quella di Cesare Borgia, veramente fatale a queste piccole tirannidi, -delle quali ben poche sopravvissero, ed anche queste con assai scarsa -fortuna. — Alla Mirandola, dove regnavano i piccoli principi della -famiglia Pico, dimorava nell'anno 1533 un povero letterato, Lilio -Gregorio Giraldi, che si era quivi rifugiato dal sacco di Roma al -tetto ospitale del canuto Giovan Francesco Pico (nipote del celebre -Giovanni). I dialoghi che egli ebbe col principe intorno al monumento -sepolcrale, che questi voleva preparare a sè stesso, diedero origine ad -uno scritto,[61] che nella dedica porta la data dell'aprile di quello -stesso anno. Ma quanto è triste il poscritto! «Nell'ottobre dello -stesso anno lo sventurato principe, assalito di notte tempo, perdette -il trono e la vita per opera di un figlio di suo fratello, ed io -stesso, gittato nella più profonda miseria, potei a stento salvare la -vita fuggendo». - -Una pseudo-tirannide affatto priva di carattere proprio, come fu -quella, che Pandolfo Petrucci esercitò dal 1490 in poi nella città -di Siena, lacerata allora dalle frazioni, è appena degna di essere -ricordata. Incapace e crudele, egli regnò coll'aiuto di un professore -di diritto e di un astrologo, e sparse qua e là qualche terrore con -atti di violenza e di sangue. Suo passatempo prediletto in estate era -di rotolar massi di pietra dal monte Amiata, senza pensare dove e su -chi cadessero. A lui riuscì quello, a cui non avean potuto giungere -nemmeno i più astuti, di sottrarsi cioè alle insidie di Cesare Borgia: -tuttavia morì più tardi abbandonato e dispregiato da tutti. I suoi -figli però si sostennero ancor lungamente in una specie di mezza -signoria. - - - - -CAPITOLO V. - -Le maggiori case principesche. - - Gli Aragonesi di Napoli. — L'ultimo Visconti di Milano. — - Francesco Sforza e la sua fortuna. — Galeazzo Maria e Lodovico - il Moro. — I Gonzaga di Mantova. — Federigo da Montefeltro, - duca di Urbino. — Ultimo splendore della corte urbinate. — Gli - Estensi a Ferrara; tragedie domestiche e fiscalità. — Traffico - dei pubblici uffici, polizia e lavori pubblici. — Merito - personale. — Fedeltà della capitale. — Il direttore di polizia - Zampante. — Partecipazione dei sudditi al lutto di corte. — - Pompa della corte. — Protezione accordata alle lettere. - - -Fra le dinastie più importanti quella degli Aragonesi vuol essere -considerata a parte. L'ordinamento feudale, che qui sin dal tempo dei -Normanni si mantenne come una _signoria_ inerente al possesso fondiario -dei Baroni, vi dà già un'impronta speciale allo Stato, mentre nel resto -d'Italia, eccettuata la parte meridionale del dominio della Chiesa e -poche altre regioni, non sussiste omai più che il semplice _possesso_ -come tale, e lo Stato non permette più che diventi ereditario nessun -ufficio. Inoltre Alfonso il Magnanimo (morto nel 1488), che sin -dal 1435 divenne signore di Napoli, è di un'indole affatto diversa -da quella de' suoi veri o pretesi discendenti. Splendido in tutto, -dignitosamente affabile e quindi caro al popolo, non biasimato nemmeno, -anzi ammirato, per la tarda sua passione per Lucrezia d'Alagna, egli -non aveva che un solo difetto, quello di una grande prodigalità,[62] -ma con tutta la sequela delle inevitabili conseguenze, che sogliono -derivarne. Infedeli amministratori delle finanze furono dapprima -onnipotenti, e da ultimo vennero dal re, caduto in fallimento, -spogliati dei loro averi; una crociata fu indetta, ma al solo scopo di -poter taglieggiare anche il clero sotto questo pretesto: in occasione -di un grande terremoto avvenuto nell'Abruzzo, i superstiti dovettero -continuare a pagar l'imposta anche pei morti. In mezzo a tutto ciò -Alfonso accolse ospiti eccelsi alla sua corte con una magnificenza sino -allora inaudita, lieto di sprecare per chiunque, anche pe' suoi stessi -nemici (v. sopra p. 25). Nel rimunerar poi i lavori letterari non -conobbe misura; al Poggio regalò una volta d'un solo tratto cinquecento -monete d'oro per la traduzione latina della Ciropedia di Senofonte. - -Ferrante, che venne dopo di lui,[63] passava per suo figlio illegittimo -avuto da una dama spagnuola, ma forse discendeva da qualche Moro -bastardo di Valenza. Fosse il sangue o le congiure ordite contro la -sua vita dai Baroni, che lo rendevano cupo e feroce, fatto è che tra -i principi di quel tempo egli figura come il più terribile di tutti. -Instancabilmente operoso, riconosciuto da tutti come una delle più -forti menti politiche e alieno al tempo stesso da ogni sregolatezza, -egli volge tutte le sue forze, tra le quali anche quella di un -implacabile odio e di una profonda dissimulazione, all'annientamento -completo de' suoi nemici. Offeso in quanto può avere di più geloso un -principe, mentre i capi dei Baroni erano da un lato congiunti a lui -per parentela e dall'altro alleati di tutti i suoi nemici esterni, -egli s'abituò alle imprese le più arrischiate, come a faccende, per -così dir, quotidiane. Per procacciarsi i mezzi di sostener questa -lotta al di dentro e le guerre al di fuori, egli procedette a un di -presso con quei modi violenti, che erano stati tenuti già da Federico -II. Infatti avocò a sè il traffico dei grani e degli olii, e al tempo -stesso concentrò il commercio in generale nelle mani di un ricco -negoziante, Francesco Coppola, il quale divideva con lui gli utili e -teneva nella sua dipendenza tutti i noleggiatori: prestiti forzosi, -esecuzioni e confische, aperte simonìe e gravose contribuzioni imposte -alle corporazioni ecclesiastiche procacciavano il resto. I passatempi -di Ferrante, oltre la caccia ch'egli esercitava senza rispettar legge -alcuna, furono di due specie: di aver, cioè, presso di sè i suoi nemici -o vivi in ben custodite prigioni o morti e imbalsamati nello stesso -costume, che soleano portare da vivi.[64] Egli sogghignava ferocemente, -quando parlava a' suoi più fidati dei prigionieri: e quanto alla -sua collezione di mummie, non ne fece mai mistero alcuno. Le sue -vittime erano quasi tutti uomini, dei quali egli s'era impadronito -per tradimento, ordinariamente invitandoli al suo reale banchetto. Del -tutto infernale poi fu il contegno usato col primo ministro Antonello -Petrucci, che avea logorato la vita e la salute al suo servizio, e del -cui spavento sempre crescente Ferrante si valse per estorcerne doni, -finchè da ultimo un'apparente complicità nell'ultima cospirazione -dei Baroni gli fornì il pretesto di imprigionarlo e di farlo morire, -insieme al Coppola. Il modo con cui tutto ciò è raccontato dal -Caracciolo e dal Porzio fa ancor oggi rabbrividire. — Dei figli del -re il maggiore, Alfonso duca di Calabria, ebbe negli ultimi tempi una -specie di correggenza: dissipatore brutale e feroce, superava il padre -in franchezza, e non si peritava minimamente di far palese anche il -suo disprezzo per la religione e i suoi riti. Indarno si cercherebbero -in questi principi almeno quei tratti di coraggio e di generosità -che s'incontrano in altri tiranni d'allora; e se pur s'interessano -talqualmente dell'arte e della cultura del loro tempo, non è che per -solo lusso od apparenza. In generale gli spagnuoli venuti in Italia -sono tutti più o meno profondamente corrotti: ma gli ultimi rampolli di -questa dinastia di Mori bastardi (1494 e 1503) mostrano una perversità, -che oggimai può dirsi un vizio organico di famiglia. Ferrante muore -tra sospetti e rancori: Alfonso accusa di tradimento il proprio -fratello Federigo, l'unico della casa che non fosse uno scellerato, e -lo offende nel modo il più indegno: da ultimo, egli stesso, che pure -fino a questo momento era stato riguardato come uno de' più valenti -capitani d'Italia, fugge senza consiglio in Sicilia e abbandona in -preda ai francesi e al tradimento di tutti il proprio figlio, il minore -Ferrante. Una dinastia, che avesse regnato come questa, avrebbe dovuto -almeno far pagar cara la sua rovina, se i suoi figli e nipoti dovevano -sperare, quando che fosse, una restaurazione. Ma _jamais homme cruel ne -fut hardi_, come disse in questa occasione assai giustamente, benchè da -un solo punto di vista, Comines. - -Schiettamente italiano nel senso del secolo XV appare il principato nei -duchi di Milano, la signoria dei quali da Gian Galeazzo in poi è stata -una monarchia assoluta nel suo più completo sviluppo. Innanzi tutto -l'ultimo dei Visconti, Filippo Maria (1412-1447), è uno dei personaggi -più notevoli del tempo, e fortunatamente ne possediamo una eccellente -biografia.[65] In lui si vede con rigore pressochè matematico ciò -che la paura può fare di un uomo dotato di attitudini non comuni e -collocato in una posizione elevata. Tutta la sua politica non ha che -uno scopo, la sicurezza della sua propria persona, con questo solo -di buono, che il suo crudele egoismo non degenerò mai in furibonda -sete di sangue. Nel castello di Milano, che allora era circondato da -magnifici giardini, viali e steccati, egli se ne sta solitario, senza -uscire nemmeno una volta in molti anni a visitar la città. Le sue -escursioni si restringono a quelle città di provincia, dove egli ha -grandiosi castelli: la flottiglia che, tirata da rapidi destrieri, lo -porta qua e là pei canali da lui stesso costruiti, è disposta in modo -da prestarsi agli usi della più perfetta etichetta. Chi oltrepassava -la soglia del castello, doveva sottoporsi ad una visita rigorosissima: -là dentro poi nessuno doveva affacciarsi a qualsiasi finestra, per -timore che si facessero cenni con quei di fuori. Un sistema minuzioso -di esami era prescritto per coloro, che erano destinati a formar parte -del seguito personale del principe: indi venivano loro affidati i più -alti uffici diplomatici e privati, perchè non si faceva differenza tra -questi e quelli. — E, in mezzo a tutto ciò, quest'uomo condusse lunghe -e difficili guerre ed ebbe sempre tra mano affari politici della più -alta importanza, il che lo obbligava a spedire continuamente qua e là -uomini muniti di pieni poteri. Ma la sua sicurezza stava in ciò, che -nessuno nella sua corte si fidava degli altri, che i condottieri erano -sorvegliati da spie, e i plenipotenziari e gli ufficiali superiori -erano tenuti divisi tra loro da un sistema di discordie artificialmente -mantenute, specialmente coll'accoppiar sempre un uomo onesto con -un ribaldo. Anche nell'interno della sua coscienza Filippo Maria si -garantisce una perfetta tranquillità, adottando al tempo stesso una -doppia linea di condotta; credendo cioè all'influsso dei pianeti e ad -una cieca fatalità e inginocchiandosi tuttavia a tutti i santi del -cielo,[66] studiando gli antichi scrittori, ma dilettandosi altresì -dei romanzi francesi della cavalleria. Per ultimo egli, che non voleva -mai sentir menzionare la morte e che faceva perfino trasportar fuori -del castello, se moribondi, i suoi favoriti, perchè quell'asilo della -felicità non fosse contaminato dalla presenza di un cadavere,[67] egli -stesso affrettò volontariamente la propria fine, col farsi chiudere una -ferita e col ricusare una cavata di sangue, ed è morto con dignitosa -fermezza. - - -Il di lui genero e successore, il fortunato Francesco Sforza -(1450-1466), era forse, fra gl'italiani d'allora, l'uomo più di -qualunque altro fatto secondo l'indole del suo tempo. In nessun -altro, quanto in lui, si parve la vittoria del genio e della forza -individuale, e chi non voleva credere alla superiorità de' suoi -talenti, doveva almeno riconoscere in lui il prediletto della fortuna. -I milanesi andavano orgogliosi di avere ora un signore di tanta fama; -ed infatti nella circostanza del suo ingresso nella città la folla -del popolo acclamante gli si fece talmente d'attorno, che lo portò -a cavallo sin dentro al Duomo, senza che egli potesse smontare.[68] -Udiamo ora che cosa scrive di lui il papa Pio II colla sua solita -perspicacia: «nell'anno 1459, allorquando il duca intervenne al -congresso dei principi in Mantova, toccava oggimai il suo sessantesimo -anno (più precisamente il cinquantottesimo), ma stava a cavallo come -un giovane, alto e imponentissimo della persona, con lineamenti serii, -calmo ed affabile ne' discorsi, con contegno di vero principe, ed un -complesso di doti corporali e mentali senza pari nel nostro secolo: -— tale era l'uomo, che dalla più umile condizione seppe sollevarsi al -possesso di un trono. La moglie di lui era bella e virtuosa, i figli -graziosi come angioletti: raramente fu infermo; e in generale vide -il compimento di tutti suoi desiderii. Ciò non ostante dovette egli -subire altresì qualche contrarietà: la moglie gli uccise per gelosia -la ganza; i suoi antichi compagni d'arme ed amici, Troilo e Brunoro, lo -abbandonarono, disertando presso il re Alfonso: un altro, Ciarpollone, -dovette egli far morire sulle forche per tradimento; da parte del -fratello Alessandro gli toccò di vedersi sobbillati contro i francesi: -uno de' suoi figli cospirò contro di lui e dovette essere imprigionato; -la Marca di Ancona, da lui conquistata in una guerra, gli andò perduta -in un'altra guerra. Nessuno gode mai una felicità tanto incontrastata, -che non abbia comecchessia a lottare coll'avversità. Felice colui che -la incontra di rado!». Con questa definizione negativa della felicità -il dotto Papa si congeda dal suo lettore. Se egli avesse potuto gettare -uno sguardo nel futuro o soltanto voluto soffermarsi a considerare in -generale le conseguenze di una forma di governo affatto assoluta, non -gli sarebbe certamente sfuggita la causa vera di quella debolezza, che -stava tutta nella mancanza di buone ed elevate tradizioni famigliari. -Quei fanciulli, belli come angeli, ed oltre a ciò allevati con tante -cure e istrutti in tante discipline, soggiacquero fatti adulti, a tutte -le seduzioni del più sconfinato egoismo. Galeazzo Maria (1466-1476), -vago soltanto delle esterne apparenze, andava superbo della sua bella -mano, degli stipendi elevati che pagava, del credito finanziario -che godeva, del suo tesoro di due milioni di fiorini d'oro, degli -uomini illustri che lo circondavano, dell'armata e delle cacce che -manteneva. Egli dava inoltre facili udienze, perchè aveva la parola -facile, massimamente quando si trattava di ridurre al silenzio qualche -ambasciatore veneziano.[69] Ma in mezzo a ciò sovrabbondavano i -capricci, come quello, ad esempio, di far dipingere a figure una stanza -in una sola notte; e quel che è peggio, spaventevoli atrocità contro -coloro che più gli stavano da vicino, o insensate sregolatezze. Ma -tale contegno parve tirannico ad alcuni esaltati: essi lo uccisero e -diedero con ciò lo Stato nelle mani de' suoi fratelli, uno dei quali, -Lodovico il Moro, pretermettendo in seguito l'incarcerato nipote, -avocò a sè l'intera signorìa. A questa usurpazione si connettono -l'intervento dei Francesi e le sventure di tutta Italia. Ma il Moro -è la più perfetta figura principesca di questo tempo, e, come figlio -dell'epoca sua, bisogna accettarlo quale è. In onta alla più profonda -immoralità dei mezzi, egli mostra un'ingenuità affatto caratteristica -nell'uso che ne fa: probabilmente si sarebbe maravigliato, se qualcuno -avesse voluto fargli comprendere, che vi è una responsabilità morale -anche per questi, anzi con ogni verosimiglianza si sarebbe vantato, -come di una virtù, dell'essersi con ogni possibilità astenuto da -qualsiasi sentenza di morte. La venerazione quasi favolosa che gli -Italiani mostravano per la sua abilità politica, egli l'accettava come -un omaggio dovutogli:[70] e ancora nel 1496 si vantava che il papa -Alessandro era il suo cappellano, l'imperatore Massimiliano il suo -condottiere, Venezia il suo ciambellano, e il re di Francia il suo -corriere, che doveva andare e venire, secondochè a lui talentava.[71] -Perfino nel supremo pericolo egli fu visto calcolare con maravigliosa -freddezza (1499) tutti i possibili espedienti e far assegnamento (il -che gli torna ad onore) sulla bontà della natura umana: egli respinse -le offerte di suo fratello, il cardinale Ascanio, che proponeva -di tenersi fermo nel castello di Milano, perchè prima aveano avuto -acerbe contese fra loro: «Monsignore, non abbiatelo a male, di voi -non mi fido, quand'anche siate mio fratello»; e prepose al comando -del castello stesso (che dovea essere «il pegno del suo ritorno») un -uomo, che aveva sempre beneficato,[72] — e che però lo tradì alla sua -volta. — All'interno il Moro pose ogni cura per amministrare bene e -vantaggiosamente lo Stato, per modo che anche nell'ultimo tempo egli -contava, tanto a Milano, che a Como, sull'amore che gli si portava; -ma è vero altresì, che verso la fine del suo dominio (dal 1496 in -poi) egli aveva aggravato soverchiamente la mano sui contribuenti, -usando talvolta mezzi crudeli, come fece, per esempio, a Cremona, -dove per viste puramente precauzionali fece impiccare un ragguardevole -cittadino, che osò alzar la voce contro le nuove gravezze; ed è vero -eziandio che, da quel tempo in poi, egli nelle udienze usò tener -lontani da sè i supplicanti mediante una sbarra,[73] in guisa che -bisognava elevare il tono della voce per farsi intendere da lui. — -Alla sua corte, la più splendida d'Europa, dopochè non esisteva più -quella di Borgogna, l'immoralità trionfava nel modo il più scandaloso: -il padre prostituiva la figlia, il marito la moglie, il fratello -la sorella.[74] Ma il principe si mantenne almeno sempre attivo, e, -come figlio delle proprie azioni, si trovò sempre nella schiera di -coloro, che appunto dovevano la propria posizione alle loro qualità -personali, i dotti, i poeti, e gli artisti in genere. L'accademia da -lui fondata[75] dovea servire innanzi tutto all'uso suo particolare, -anzichè al comodo di una scolaresca da istruire; nè in generale cullava -tanto la fama degli uomini illustri che si tirava vicini, quando ne -cercava la compagnia e i servigi. Si sa che Bramante in sul principio -non ebbe che uno scarsissimo emolumento;[76] Leonardo però sino al -1496 fu stipendiato assai lautamente; — del resto qual cosa avrebbe -potuto trattenerlo a questa corte, se egli non vi fosse rimasto -spontaneamente? Il mondo gli stava aperto dinanzi, quanto forse a -nessun altro mortale di quel tempo, e se v'ha cosa che dimostri esservi -stata pur qualche qualità superiore in Lodovico, essa è certamente -questa prolungata dimora presso di lui di quel misterioso maestro. Ed -anche più tardi, se Leonardo prestò i suoi servigi ad un Cesare Borgia -e ad un Francesco I, non è improbabile che egli lo abbia fatto sol per -aver trovato in ambedue qualche cosa di straordinario e di superiore al -loro tempo. - -Dei figli del Moro, che dopo la sua caduta furono malamente allevati -da gente straniera, il maggiore, Massimiliano, non ha più alcuna -rassomiglianza col padre; ma il minore, Francesco, non era almeno -inaccessibile a qualche tratto di nobile entusiasmo. Milano, che -in questi tempi mutò tanti padroni e con tanto suo danno, cercò -almeno di guarentirsi dalle reazioni, e indusse i Francesi, che nel -1512 si ritiravano dinanzi alle armi della Lega Santa e a quelle -di Massimiliano, a rilasciarle una dichiarazione, nella quale era -detto che i Milanesi non ebbero veruna parte nella loro espulsione e -potevano quindi, senza farsi rei di fellonìa, darsi in mano ad un nuovo -conquistatore.[77] Anche sotto il rapporto politico è da notare che -l'infelice città in simili momenti di transizione era solita, al pari -di Napoli al momento della fuga degli Aragonesi, di sottostare ad un -formale saccheggio esercitatovi da bande di malfattori (talvolta anche -assai ragguardevoli). - -Due signorìe in modo speciale bene ordinate e rappresentate da -principi abilissimi sono, nella seconda metà del secolo XV, quella -dei Gonzaga in Mantova e quella dei Montefeltro in Urbino. I Gonzaga, -quanto ai rapporti di famiglia, erano abbastanza concordi fra loro, -ed era vôlto oggimai un bel tratto di tempo che presso di loro non -si erano verificati assassinii segreti, ed essi potevano, quando -qualcuno moriva, mostrarne pubblicamente il cadavere. Il marchese -Francesco Gonzaga[78] e sua moglie Isabella d'Este, per quanto anche -vi sia stato qualche dissapore tra loro, appaiono nella storia una -coppia rispettabile e concorde, che educò figli illustri e fortunati -in un tempo, in cui il loro piccolo, ma importantissimo Stato si -trovò esposto a gravissimi pericoli. Che Francesco, come principe e -condottiere, avesse dovuto seguire una politica leale ed onesta, non -era cosa, alla quale in allora potessero pretendere nè l'imperatore, -nè i re di Francia, nè Venezia; ma egli diè prova, almeno dopo la -battaglia al Taro (1495) e per quanto riguardava l'onore delle armi, -di sentimenti patriottici, e comunicò questi stessi sentimenti alla -propria consorte. Ed infatti da quel tempo in poi ella non vede -in qualsiasi manifestazione di leale eroismo, quale per esempio la -difesa di Faenza contro Cesare Borgia, che un nobile sforzo diretto a -salvare l'onore italiano. Per giudicare di lei noi non abbiamo bisogno -di ricorrere a quanto ne dissero gli artisti e gli scrittori, che -largamente ricambiarono la bella principessa della protezione loro -accordata; le sue stesse lettere ci mostrano abbastanza in lei la -donna intrepidamente ferma, cautamente circospetta ed amabile al tempo -stesso. Il Bembo, il Bandello, l'Ariosto e Bernardo Tasso mandavano -i loro lavori a questa corte, benchè piccola e impotente e spesso -anche scarsa a danari; ma, dopo lo scioglimento della vecchia corte -di Urbino (1508), non vi fu più in nessun luogo un centro di maggiore -cultura, ed anche la corte di Ferrara vi era in complesso superata, -specialmente per la maggior libertà che vi si godeva. Isabella s'intese -molto addentro nell'arte, e il catalogo della sua piccola, ma scelta -pinacoteca non può esser letto senza ammirazione da alcun vero amico -dell'arte. - - -Urbino possedeva nel grande Federigo (1444-1482), fosse egli un vero -Montefeltro o no, uno dei più illustri rappresentanti del potere -principesco. Come condottiere, egli aveva quella politica moralità, -che era propria di questo genere di persone, e di cui essi non erano -colpevoli che per metà: come principe del suo piccolo territorio, egli -seguì la politica di consumare in esso il danaro guadagnato al di fuori -e di opprimerlo il meno possibile di gravezze. Di lui e de' suoi due -successori Guidobaldo e Francesco Maria fu scritto: «eressero edifici, -promossero l'agricoltura, vissero sempre in patria e tennero al loro -soldo buona quantità di armati: il popolo li ebbe cari».[79] Ma non -solamente lo Stato, bensì anche la corte era un organismo in ogni senso -egregiamente architettato e condotto. Federigo intratteneva cinquecento -persone: le cariche di corte vi erano complete quanto in qualsiasi -delle corti dei maggiori monarchi; ma nulla vi si sprecava, tutto -aveva uno scopo, e un severissimo sindacato vegliava su tutto. Qui -non giuochi, non corruzioni, non dissipazioni, perchè la corte doveva -essere al tempo stesso una scuola di educazione militare pei figli -di altre grandi case, ai quali il duca si teneva altamente onorato -di far impartire una soda istruzione. Il palazzo ch'egli si edificò, -non era de' più splendidi, ma spirava un'aria di pieno classicismo -per la felice sua disposizione: in esso egli raccolse il suo maggior -tesoro, la celebre biblioteca. Siccome egli si sentiva perfettamente -sicuro in un paese, dove ognuno godeva de' suoi beneficii e nessuno -elemosinava, così egli usciva sempre disarmato e quasi senza seguito; -e in ciò nessun principe avrebbe potuto certamente imitarlo, sia quando -egli s'aggirava pe' suoi giardini aperti a chiunque, sia quando sedeva -ad un banchetto molto frugale in una sala del tutto aperta, facendosi -leggere qualche passo di Livio o libri ascetici in tempo di quaresima. -Dopo il pranzo egli si recava ad udire una lezione di antichità, e di -là passava al chiostro delle Clarisse, per intrattenersi al parlatorio -coll'abbadessa di cose spirituali. La sera assisteva volentieri agli -esercizii ginnastici della gioventù della sua corte nel prato di S. -Francesco, dove si ha una così splendida prospettiva, e s'interessava -grandemente perchè nelle sorprese e nelle corse essi apprendessero a -muoversi con arte perfetta. La sua costante preoccupazione era quella -di mostrarsi facile ed accessibile a tutti: visitava gli artefici, che -lavoravano per lui, nelle officine, dava udienze e sbrigava le istanze -dei singoli possibilmente il giorno stesso che gli venivano presentate. -Nessuna maraviglia quindi che la gente, quando egli passava per le vie, -s'inginocchiasse dinanzi a lui e gli gridasse dietro: «Dio ti mantenga, -signore!» Gli eruditi poi lo chiamavano senz'altro «luce d'Italia».[80] -Suo figlio Guidobaldo, dotato di grandi qualità, ma vittima di perpetue -infermità e disgrazie, potè finalmente nel 1508 affidare il suo Stato -a mani sicure, vale a dire al nipote Francesco Maria, nipote al tempo -stesso di papa Giulio II, e questi riuscì almeno a salvare il paese da -una stabile dominazione straniera. Singolare è la sicurezza, con cui -questi principi si rassegnano e fuggono, Guidobaldo dinanzi a Cesare -Borgia, Francesco Maria dinanzi alle truppe di Leone X: essi sanno che -il loro ritorno riescirà tanto più facile e desiderato, quanto meno i -sudditi avranno sofferto da una inutile resistenza. Anche Lodovico il -Moro faceva un calcolo somigliante, ma egli dimenticava i molti altri -motivi d'odio che stavano contro di lui. — La corte di Guidobaldo, come -scuola della più elevata cultura, è stata resa immortale da Baldassare -Castiglione, il quale fece rappresentare la sua egloga, il _Tirsi_, -dinanzi a quella società quasi per renderle omaggio (1506), e più -tardi (1518) collocò i dialoghi del suo _Cortegiano_ nel circolo della -coltissima duchessa (Elisabetta Gonzaga). - - -La signoria degli Estensi a Ferrara, Modena e Reggio tiene in -modo affatto speciale una via di mezzo tra l'assolutismo e la -popolarità.[81] Nell'interno del palazzo accadono fatti spaventevoli: -una principessa è decapitata insieme ad un figliastro per supposto -adulterio (1425): principi legittimi ed illegittimi fuggono dalla corte -e sono minacciati anche all'estero da assassini inviati ad inseguirli, -come accadde nel 1471: oltre a ciò, continue cospirazioni dal di fuori: -il bastardo di un bastardo vuol rapire a forza la signoria al legittimo -erede (Ercole I): più tardi (1493) si vuole che quest'ultimo abbia -avvelenato la moglie per aver saputo che ella voleva avvelenar lui, e -ciò per incarico avuto dal di lei fratello Ferrante di Napoli. L'atto -finale di questa tragedia lo si ha nella congiura di due bastardi -contro i loro fratelli, il reggente duca Alfonso e il cardinale -Ippolito (1506); congiura che, scoperta a tempo, fu punita col carcere -a vita. — Anche la fiscalità si esercita in modo amplissimo in questo -Stato, e deve esercitarvisi, sia perchè esso è il più minacciato di -tutti gli altri grandi e mediocri d'Italia, sia perchè ha bisogno in -sommo grado di agguerrirsi e fortificarsi. Vero è, che colle crescenti -gravezze avrebbe dovuto crescere in egual misura il materiale benessere -del paese, ed infatti il marchese Niccolò (molato nel 1441) espresse -più volte il desiderio che i suoi sudditi potessero dirsi più ricchi -di quelli di qualunque altro Stato. Ora, se la popolazione rapidamente -aumentata può far testimonianza di un benessere veramente raggiunto, -egli è anche un fatto importante e degno di considerazione, che ancor -nel 1497 in Ferrara (comecchè straordinariamente ampliata) non si -trovavano più case da affittare.[82] Ferrara è la prima città moderna -di Europa: qui, prima che altrove, sorsero per volere dei principi -ampie e regolari contrade: qui, col concentramento degli ufficii -e coll'attirarvi l'industria, si formò una vera capitale: ricchi -esuli da tutta l'Italia, e più specialmente da Firenze, trovarono -qui allettative bastanti per fermarvi la loro dimora e costruirvi -palazzi. Tuttavia le imposizioni indirette almeno debbono avervi -raggiunto un grado di sviluppo assai elevato e appena sopportabile. -Bensì il principe ebbe anche qui la stessa cura che ebbero altri -altrove, per esempio Galeazzo Maria Sforza a Milano, di far cioè -venire grano dall'estero in casi di grandi carestie[83] e di ripartirlo -gratuitamente, a quanto sembra; ma in tempi ordinari egli si compensava -con estesi monopolii, se non di grani, certo di molti articoli di -sussistenza, quali le carni salate, i pesci, le frutta e le civaie, -le quali ultime venivano con molta cura coltivate intorno e sulle -mura di Ferrara. Tuttavia l'entrata più considerevole era pur sempre -quella che proveniva dalla vendita dei pubblici ufficii, che si faceva -annualmente, usanza che del resto era diffusa in tutta Italia, ma della -quale non abbiamo precise informazioni se non in ciò che riguarda -la città di Ferrara. In occasione del nuovo anno 1502, per esempio, -si narra espressamente, che moltissimi comperarono i loro ufficii -_a prezzi salati_, e si citano singolarmente nomi di amministratori -di diversa specie, di esattori di gabelle, di massari, di notai, di -podestà, di giudici e perfino di capitani, vale a dire degli ufficiali -superiori del duca sparsi nella provincia. Fra questi «mangia-popoli», -come allor si chiamavano, e che realmente erano odiati dal popolo -«più che il demonio», trovasi nominato anche un Tito Strozza, che -vorremmo credere non sia stato il celebre poeta latino. — Intorno alla -medesima epoca usava ogni duca di fare un giro in persona per Ferrara, -che dicevasi _andar per ventura_, e di farsi regalare almeno dai più -abbienti. I doni non consistevano in danaro, ma ordinariamente in -prodotti naturali. - -Ora l'orgoglio del duca[84] era questo che in tutta Italia si sapesse, -che in Ferrara i soldati ricevevano esattamente il loro soldo e i -professori dell'Università il loro stipendio nel giorno della scadenza, -che le truppe non potevano in nessun caso mai aggravar la mano -arbitrariamente sulle popolazioni della città e della campagna, che -Ferrara era imprendibile e che nel castello vi era un ingente tesoro in -danaro sonante. Di una separazione delle casse non si parlava nemmeno: -il ministro di finanza era al tempo stesso ministro della casa ducale. -Le costruzioni di Borso (1430 fino al 1471), di Ercole I (sino al -1505), e di Alfonso I (sino al 1534) furono assai numerose, ma per lo -più di poco rilievo:[85] e in ciò si riconosce una casa principesca, -che, in onta al suo amore per le pompe — (Borso non si mostrava mai in -pubblico se non in abbigliamenti tessuti in oro e carico di gioielli), -— non vuol però mai lasciarsi andare a veruna spesa inconsiderata. -Si direbbe anzi che Alfonso presentisse già anticipatamente la triste -sorte, a cui sarebbero soggiaciute le sue graziose, ma piccole ville, -tanto quella di Belvedere co' suoi ombrosi giardini, quanto quella di -Montana co' suoi begli affreschi e le sue fontane zampillanti. - -Egli è innegabile che la stessa loro posizione perpetuamente minacciata -suscitò in questi principi una grande abilità personale: in una -esistenza cotanto artificiale non poteva moversi con buon successo -che un uomo di genio, che dovea provare col fatto di esser degno della -signoria che teneva. I caratteri di ciascuno hanno in generale dei lati -deboli assai pronunciati, ma pure in tutti vi era qualche cosa di ciò -che allora costituiva il tipo ideale di un principe, quale se l'erano -formato gl'Italiani. Qual regnante d'Europa, per esempio, può citarsi, -che in quel tempo abbia fatto di più di Alfonso I per darsi una vera -e soda cultura? Il suo viaggio in Francia, in Inghilterra e nei Paesi -Bassi fu un vero viaggio di erudito, e gli procacciò effettivamente -una conoscenza molto profonda del commercio e dell'industria di quei -paesi.[86] Ella è cosa veramente stolta il rimproverargli, come altri -fa, i lavori da tornitore, ai quali si dedicava nelle sue ore d'ozio, -quando si sa che a questi andava congiunta un'abilità veramente -magistrale nella fonderia dei cannoni e una liberalità superiore ad -ogni pregiudizio nel saper attirare intorno a sè i maestri in ogni -genere d'industria. — I principi d'Italia non si limitano, come i loro -contemporanei del nord, a trattare esclusivamente con una nobiltà, la -quale si crede l'unica classe degna di considerazione a questo mondo -e trascina anche il principe in questo errore: in Italia il regnante -può e deve conoscere ognuno, ed anche la nobiltà, sebbene ristretta in -una data cerchia pel privilegio della nascita, nei rapporti sociali ha -bisogno di un valore affatto personale e non di casta, come più innanzi -avremo occasione di dimostrare. - - -I sentimenti dei Ferraresi verso questa casa regnante sono il più -strano miscuglio di una tacita venerazione, di una devozione ben -calcolata e riflessa, di una fedeltà e sudditanza intese affatto nel -senso moderno: si sente che all'ammirazione personale si sostituisce -già un nuovo sentimento, quello del dovere. La città di Ferrara eresse -nel 1451 al principe Niccolò (morto nel 1441) una statua equestre in -bronzo sulla pubblica piazza: Borso non esitò punto (1454) a collocare -vicino ad essa la propria, pure in bronzo, ma seduta, ed oltre a -ciò la città gli decretò, ancor nei primordi del suo reggimento, una -«colonna trionfale di marmo». Un ferrarese, che all'estero (in Venezia) -avea sparlato pubblicamente di Borso, al suo ritorno, denunciato, fu -punito dal tribunale col bando e colla confisca dei beni, e poco mancò -che un cittadino zelante sino al fanatismo non lo uccidesse dinanzi -ai giudici: egli dovette però colla corda al collo venire dinanzi al -duca e implorarne il perdono. In generale questo principato è molto -ben provveduto di spie, e il duca stesso esamina dì per dì la lista -dei forestieri, che gli albergatori sono rigorosamente tenuti di -presentare. Di Borso si pretende che egli la esigesse innanzi tutto -per viste di ospitale liberalità,[87] non volendo lasciar partire -da Ferrara nessun ragguardevole forestiero, senza avergli reso -onoranza: ma è certo che Ercole I invece riguardava la cosa come una -semplice misura di sicurezza.[88] Anche in Bologna, sotto Giovanni -II Bentivoglio, ogni forestiero che passasse di là, doveva, entrando -in città, farsi rilasciare una cedola per poter poi uscirne.[89] — -Grandissima popolarità si procaccia il principe quando improvvisamente -priva d'ogni potere i pubblici funzionarii che ne abusano, quando, -come fece Borso, arresta di propria mano anche i suoi più intimi -consiglieri, quando destituisce vituperosamente, come fece Ercole I, -un esattore, che per lunghi anni avea succhiato il sangue del popolo: -egli è appunto allora che, in segno d'allegrezza, s'accendono fuochi -e si suonano le campane. Ma con uno di costoro Ercole lasciò andar -le cose troppo oltre, vogliamo dire col direttore di polizia o, come -allora lo si chiamava, col _capitaneo di giustizia_, Gregorio Zampante -di Lucca (perchè per ufficii di questo genere non sembrava adatto -nessuno, che fosse nativo del luogo). Dinanzi a costui tremavano -perfino i figli e i fratelli del duca: le ammende ch'egli infliggeva, -ammontavano sempre a centinaia e a migliaia di ducati, e la tortura -cominciava prima ancora del processo. Al tempo stesso però egli era -tutt'altro che inaccessibile alla corruzione, e con menzogna sapeva -procurare ai più grandi malfattori l'impunità e la grazia del duca. -Non è a dire quanto caro i sudditi avrebbero pagato l'allontanamento di -questo «nemico di Dio e degli uomini!». Ma Ercole invece l'aveva fatto -suo compare e cavaliere, e il Zampante poneva in serbo ogni anno non -meno di 2000 ducati, benchè in mezzo a questo egli continuasse a non -cibarsi d'altro che di piccioni allevati in casa, nè si arrischiasse -di uscire, se non accompagnato da un drappello di arcieri e di sgherri. -Sarebbe invero stato tempo di sbarazzarsene; e poichè non lo faceva il -duca, se ne incaricarono due studenti ed un ebreo battezzato, ch'egli -aveva mortalmente offeso, e questi lo scannarono nella stessa sua -abitazione (1496), mentre faceva la siesta, indi su cavalli tenuti -pronti percorsero tutta la città, gridando: «fuori fuori, abbiamo -ucciso il Zampante!» La truppa spedita ad inseguirli non giunse che -troppo tardi, quando essi erano già pervenuti in luogo sicuro oltre al -confine. Naturalmente piovvero d'ogni parte gli scherzi e le satire, -le une sotto forma di sonetti, le altre sotto quella di canzoni. -Ma, prescindendo da questi casi speciali, egli è affatto conforme -all'indole di questo principato, che il sovrano detti altresì a tutta -la sua corte e alla popolazione le attestazioni di stima, ch'egli vuole -accordate a coloro che lo servono utilmente. Allorchè nel 1469 morì -il consigliere intimo di Borso, Lodovico Casella, nessun ufficio e -nessuna bottega nella città, come anche nessuna scuola nell'Università, -rimase aperta nel giorno che lo si portò a seppellire, e ognuno dovette -accompagnarne la salma a S. Domenico, perchè si sapeva che vi sarebbe -andato anche il duca. Ed infatti egli — primo di casa d'Este, che -abbia seguito il cadavere di un suo suddito — se ne veniva piangendo -e vestito a bruno subito dopo la bara, e dietro di lui seguivano -immediatamente, accompagnati ciascuno con uno dei grandi della corte, -due congiunti del trapassato: e, finita la ceremonia religiosa, -alcuni nobili portarono il corpo del borghese fuori della chiesa nella -crociera del sagrato, dove fu sepolto. In generale la partecipazione -ufficiale alle gioie e ai dolori dei principi è usanza, che ha avuto il -suo principio appunto in questi Stati italiani.[90] Il fondo di questa -usanza può avere il suo lato bello in uno squisito senso di umanità, -ma la manifestazione di esso, specialmente nei poeti, è di regola -molto ambigua. Una delle poesie giovanili di Ariosto,[91] scritta per -la morte di Leonora d'Aragona, moglie di Ercole I, contiene, oltre -gli inevitabili fiori mortuari che si spargono a piene mani in tutti -i tempi, anche alcuni tratti che arieggiano lo stile moderno: «questa -morte ha percosso Ferrara di tal colpo, che essa ne serberà la memoria -per lunghi anni: la benefattrice è divenuta avvocata nel Cielo, perchè -la terra non era più degna di possederla: l'angelo della morte non -le si avvicinò colla falce insanguinata, come agli altri mortali, -ma con aria onesta e in aspetto così benigno, che ella stessa non -temette». Ma noi c'incontriamo altresì in altra e ben diversa comunanza -di sentimenti, noi troviam novellieri, ai quali nulla doveva star -tanto a cuore, quanto il favore delle case ove frequentavano (perchè -di questo favore vivevano), che ci narrano le avventure galanti di -principi ancora viventi[92] in guisa tale, che nei secoli posteriori -avrebbe sembrato toccare il colmo dell'indiscrezione, e allora pareva -un tratto ingenuo di schietta cortigianeria. Anche i poeti lirici -cantavano le facili passioni dei loro eccelsi protettori talvolta anche -legittimamente ammogliati: Angelo Poliziano, fra gli altri, quelle -di Lorenzo il Magnifico, e con tuono ancor più accentato Gioviano -Pontano quelle di Alfonso di Calabria. Le poesie in tale riguardo -scritte da quest'ultimo[93] rivelano, senza volerlo, l'animo abbietto -dell'Aragonese, il quale anche nel campo amoroso vuol essere sempre il -più fortunato, e guai a chi lo fosse più di lui! — S'intende poi da -sè che i più grandi pittori, tra i quali lo stesso Leonardo, trovano -naturalissimo di dover dipingere le belle dei loro padroni. - - -Ma i principi estensi non aspettarono la loro apoteosi dagli altri, e -se la regalarono invece da sè medesimi. Borso si fece ritrarre nel suo -palazzo di Schifanoia in una serie di quadri, che lo rappresentavano -in diversi momenti del suo governo, ed Ercole festeggiò (la prima -volta nel 1472) il giorno anniversario del suo avvenimento al trono -con una processione, che non pare fosse in nulla inferiore a quella del -_Corpusdomini_: tutte le botteghe erano chiuse come in giorno festivo: -tutti i membri della casa, anche gli illegittimi, marciavano nel centro -in ricchissimi abbigliamenti ricamati in oro. — Che ogni potere e -dignità partisse dal principe e dovesse riguardarsi come una prova di -particolare distinzione da parte sua, era cosa ormai universalmente -ammessa a questa corte sino da quando vi era stato creato l'ordine -dello _Sprone d'oro_, che non aveva nulla che fare colla Cavalleria -del Medio-Evo.[94] Ercole I, oltre allo sprone, dava anche una spada, -un mantello ricamato in oro ed una dotazione, per la quale senza -dubbio si esigeva una servitù regolare. La protezione accordata alle -lettere e alle arti, per la quale questa corte acquistò rinomanza -mondiale, si estendeva in parte all'Università, che era una delle più -complete d'Italia, ma presupponeva in parte anche un servizio a corte -e nello Stato, nè costò mai grandi sacrificii. Il Bojardo, quale ricco -gentiluomo di provincia e pubblico funzionario, entrava senza dubbio -in quest'ultima categoria: quando l'Ariosto cominciò ad essere qualche -cosa, non vi erano omai più, almeno nel loro vero significato, nè la -corte di Milano, nè quella di Firenze, e ben presto neanche quella di -Urbino, per tacere di quella di Napoli, ed egli dovette accontentarsi -di una posizione che lo metteva a fascio coi musicanti e coi buffoni -del cardinale Ippolito, sino a che Alfonso lo assunse al proprio -servizio. Diversamente andarono più tardi le cose con Torquato Tasso, -del cui possesso la corte si mostrò veramente gelosa. - - - - -CAPITOLO VI. - -Gli avversari della tirannide. - - Gli ultimi Guelfi e Ghibellini. — I cospiratori. — Gli - assassini nelle Chiese. — Influenza del tirannicidio antico. — - I Catilinari. — Opinioni dei Fiorentini sul tirannicidio. — Il - popolo ne' suoi rapporti coi cospiratori. - - -Di fronte a questa concentrata potenza principesca ogni opposizione -dentro i limiti dello Stato era impossibile. Gli elementi necessari -alla esistenza di una repubblica erano sciupati per sempre, tutto -tendeva al potere assoluto e all'uso della violenza. La nobiltà, priva -di diritti politici, anche dove aveva possessi feudali, poteva bensì -continuare a ripartir sè e i suoi bravi in guelfi e ghibellini e ad -assumere o far assumere i relativi emblemi, facendo portare in questo o -in quel modo la piuma al berretto e i guancialini ai calzoni;[95] — ma -tutti gli uomini più illuminati, quale ad esempio il Machiavelli,[96] -erano pienamente convinti che tanto a Milano, come a Napoli vi era -omai «troppa corruzione», per potervi rifare una repubblica. Abbastanza -strani sono i giudizi che s'incontrano su questi due pretesi partiti, -nei quali da lungo tempo omai non sopravvivevano che vecchie inimicizie -di famiglia tenute vive all'ombra della tirannide. Un principe -italiano, al quale Agrippa di Nettesheim[97] consigliava di disfarsene, -rispondeva ingenuamente: «le loro questioni mi rendono ogni anno sino a -12000 ducati in altrettante multe!» — E quando, per esempio, nell'anno -1500, durante il breve ritorno di Lodovico il Moro ne' suoi Stati, -i guelfi di Tortona chiamarono nella loro città una parte del vicino -esercito francese, affinchè gli aiutasse a schiacciare completamente -i ghibellini, i francesi non mancarono innanzi tutto di dare il sacco -alle case di questi ultimi, ma non risparmiarono poscia nemmeno quelle -dei guelfi, per modo che la città tutta ne rimase completamente -devastata.[98] — Anche in Romagna, dove le passioni e le vendette -duravano eterne, ambedue quei nomi aveano da lungo perduto ogni -significato politico. E non meno fatale al popolo fu il pregiudizio, -pel quale i guelfi qua e colà si tenevano come obbligati a nutrir -simpatie per la Francia e i ghibellini a parteggiar per la Spagna, -benchè quelli stessi, che cercarono trar partito da quell'errore, non -ne abbiano raccolto in ultimo vantaggio veruno. La Francia infatti, -dopo tanti interventi, finì pur sempre col dover sgombrare d'Italia, ed -ognuno può toccare con mano che cosa sia diventata la Spagna, dopo aver -soffocato l'Italia. - - -Ma torniamo ai principi del Rinascimento. Un'anima pia e timorata -avrebbe fors'anche allora concluso che, ogni potenza essendo da Dio, -anche questi principi, purchè sostenuti con sincerità e buon volere, -col tempo avrebbero dovuto divenire migliori e dimenticar la violenta -loro origine. Ma da fantasie riscaldate, da uomini appassionati -ed ardenti come richieder tanto? Essi, al pari dei cattivi medici, -stimavano guarita la malattia quando fossero giunti ad eliminarne i -sintomi, e credevano che, uccisi i tiranni, la libertà sarebbe risorta -da sè medesima. E se anche talvolta non spingevano tanto innanzi i -loro pensieri, miravano ad ogni modo o a dare libero sfogo all'odio -generale, o ad esercitare vendette private cagionate da rancori ed -offese puramente personali. - -Come la tirannide era incondizionata e sciolta da ogni freno legale, -incondizionati erano pure i mezzi usati dai suoi avversari. Sin dal -suo tempo il Boccaccio lo dice espressamente:[99] «debbo io chiamar -re o principe un usurpatore e serbargli fede come a mio signore? No! -perchè egli è nemico della cosa pubblica. Contro di lui sono bene usate -le armi, le congiure, le spie, le insidie, le astuzie: sono anzi opera -santa e necessaria. Non vi è sacrificio più accetto che il sangue di -un tiranno!» Noi non possiamo addurre qui nessun fatto particolare: -il Machiavelli, in un notissimo capitolo de' suoi _Discorsi_,[100] -ha già trattato delle congiure antiche e moderne, cominciando -dall'epoca remota dei tiranni della Grecia, e le ha giudicate colla -sua solita imparzialità secondo i diversi loro fini e il loro esito. Ci -accontenteremo dunque di due sole osservazioni, l'una sugli assassinii -eseguiti nelle chiese durante il servizio religioso, e l'altra -sull'influenza esercitata dagli esempi antichi. - - -Egli era quasi impossibile il cogliere alla sprovvista il tiranno, -sempre guardato a vista, altrove, fuorchè nelle chiese, e in queste -soltanto poi potevasi sperare di sorprendere un'intera famiglia -principesca riunita. Così quei di Fabriano[101] spensero nel 1435 la -famiglia dei Chiavelli loro tiranni durante un servizio religioso e -precisamente, secondo gli accordi presi, alle parole del Credo: _et -incarnatus est_. A Milano il duca Giovanni Maria Visconti (1412) fu -ucciso mentre entrava nella chiesa di S. Gottardo, e nel 1476 il duca -Galeazzo Maria Sforza fu pugnalato nella chiesa di S. Stefano; Lodovico -il Moro poi sfuggì una volta al pugnale dei partigiani della duchessa -Bona rimasta vedova (1484) soltanto pel fatto, che entrò nella chiesa -di S. Ambrogio per una porta diversa da quella, dove era aspettato. -Nè pare che si credesse di commettere con simili assassinj veruna -speciale empietà, poichè si sa che gli uccisori di Galeazzo non aveano -mancato, prima del fatto, d'inginocchiarsi a pregare il santo titolare -della chiesa e di ascoltarvi la prima messa. Tuttavia nella congiura -de' Pazzi contro Lorenzo e Giuliano de' Medici (1478) una delle cause, -per cui l'impresa non riuscì che in parte, fu appunto questa, che il -bandito Montesecco, impegnatosi dapprima in un convito di eseguire -l'assassinio, vi si era poi rifiutato nel Duomo di Firenze, e in -luogo di lui vi si indussero poi alcuni ecclesiastici, «che erano più -famigliari con quel sacro luogo e non ebbero quindi alcuna paura».[102] - - -Quanto all'antichità, la cui influenza sulle questioni morali e -più particolarmente sulle politiche avremo occasione di rilevare -frequentemente anche in seguito, i primi a dare l'esempio furono i -tiranni stessi, che non di rado, tanto nel concetto che s'erano formati -dello Stato, quanto nel loro modo di procedere, mostravano di non voler -espressamente seguire altro modello, fuorchè l'antico impero romano. Ed -altrettanto fecero alla loro volta i loro avversari studiandosi, sin -da quando con fredda riflessione preparavansi all'impresa, d'imitare -gli antichi nemici della tirannide. Non sarebbe facile il dimostrare -che essi nell'idea principale, vale a dire nel risolversi al fatto, -abbiano ricevuto il maggiore impulso da questi esempi, ma non è -neanche vero per questo che le allusioni continue all'antichità fossero -semplici frasi o mera faccenda di stile. Una prova notevolissima ne -abbiamo negli uccisori di Galeazzo Sforza, il Lampugnani, l'Olgiati e -il Visconti.[103] Tutti e tre avevano motivi affatto personali d'odio -contro di lui, e tuttavia la risoluzione di ucciderlo parve essere -derivata da una causa d'ordine più elevato. Un umanista e maestro di -eloquenza, Cola de' Montani, aveva infuso in un drappello di giovani -appartenenti alla nobiltà milanese un vago desiderio di gloria e -d'imprese magnanime in pro della patria, e s'era finalmente aperto -col Lampugnani e l'Olgiati intorno all'idea di restituire la libertà a -Milano. Non andò molto ch'egli cadde in sospetto, ed essendo espulso, -dovette abbandonare quei giovani in preda al loro ardente entusiasmo. -Circa dieci giorni prima del fatto convennero essi nel monastero di S. -Ambrogio e giurarono solennemente di compierlo: «poi, dice l'Olgiati, -ridottomi in un angolo remoto dinanzi all'immagine di S. Ambrogio, -levai gli occhi ad esso ed invocai il suo aiuto per noi e per tutto il -suo popolo». Il celeste patrono della città doveva dunque proteggere -l'impresa, appunto come più tardi S. Stefano, nella cui chiesa essa -ebbe il suo compimento. Dopo ciò, molti altri furono iniziati nella -congiura e tennero notturni convegni nella casa del Lampugnani, dove -si esercitavano nel ferire, adoperando le guaine dei pugnali. Il fatto -riuscì, ma il Lampugnani fu immediatamente ucciso dai seguaci del -duca e gli altri due furono presi. Il Visconti mostrò pentimento, ma -l'Olgiati, in onta a tutte le torture, sostenne che quell'uccisione -era stata gradita a Dio e diceva a sè stesso, anche quando il carnefice -gli ruppe il petto: «coraggio, Girolamo! si penserà lungamente a te: la -morte è amara, ma la gloria sarà eterna!» - -E tuttavia, per quanto elevati possano apparire gli intendimenti e i -propositi di costoro, dal modo stesso con cui la congiura fu condotta -trapela evidente un tentativo d'imitazione del più scellerato di -tutti i cospiratori, di colui che non pensò mai neanche alla libertà, -vogliamo dire di Catilina. I _Diarii sanesi_ dicono espressamente, -che i congiurati avevano studiato Sallustio, e ciò appare anche -indirettamente dalla confessione stessa dell'Olgiati.[104] Quel -terribile nome noi lo incontreremo anche altrove, ed è pur troppo vero, -che per congiure volgari, e se si prescinda dallo scopo, non v'era un -tipo più seducente di questo. - - -Presso i fiorentini, tutte le volte che essi effettivamente si -sbarazzarono o almeno tentarono sbarazzarsi de' Medici, il tirannicidio -era accolto come un'idea accetta universalmente. Dopo la fuga dei -Medici nell'anno 1494 fu tratto fuori dal loro palazzo il gruppo -in bronzo rappresentante Giuditta e il morto Oloferne, opera del -Donatello,[105] e fu posto dinanzi al palazzo della Signoria, dove -ora sta il Davide di Michelangelo, con questa iscrizione: _exemplum -salutis pubblicae cives_ posuere 1495. Ma più specialmente ora si usò -di tirare in campo l'esempio di Bruto il minore, che Dante al suo -tempo avea continuato a relegare con Cassio e Giuda Iscarioto[106] -nel più profondo abisso dell'inferno, qual traditore dell'impero. -Pietro Paolo Boscoli, la cui congiura contro Giuliano, Giovanni e -Giulio de' Medici ebbe un esito così infelice (1513), era stato egli -pure ardente entusiasta di Bruto e si sarebbe proposto di imitarlo, -se avesse trovato un Cassio; e come tale si era poi unito a lui -Agostino Capponi. I suoi ultimi discorsi tenuti nel carcere,[107] -documento importantissimo per rilevare le credenze religiose d'allora, -fanno fede dello sforzo ch'egli dovette esercitare sopra sè stesso, -per liberarsi da quelle fantasie e reminiscenze romane e morire -cristianamente. Un amico e il confessore dovettero assicurarlo che S. -Tommaso d'Aquino condanna le cospirazioni in generale, ma il confessore -più tardi confessò a quello stesso amico, che S. Tommaso fa invece -una distinzione e permette la congiura contro un tiranno, il quale si -sia imposto al popolo suo malgrado. Allorquando Lorenzino de' Medici -uccise nel 1537 il duca Alessandro e fuggì, comparve una apologia del -fatto,[108] probabilmente autentica, o per lo meno scritta per suo -incarico, nella quale egli si vanta dell'uccisione del tiranno come -di opera sommamente meritoria, paragonandosi, nel caso che Alessandro -fosse stato un Medici legittimo e quindi, benchè da lontano, suo -congiunto, con Timoleone, il fratricida per patriottismo. Altri -usarono anche in questo caso il paragone con Bruto, e sembrerebbe che -Michelangelo stesso non sia stato del tutto alieno da questa idea, -almeno se si vuol giudicare dal suo busto di Bruto esistente negli -Uffizi. Egli lo lasciò incompiuto, come quasi tutte le sue opere, ma -non certamente perchè l'uccisione di Cesare gli pesasse troppo sul -cuore, come dice il distico scrittovi sotto. - -Un radicalismo che muova dal popolo, quale si è venuto formando nei -tempi moderni di fronte alla monarchia, indarno si cercherebbe negli -Stati principeschi dell'epoca del Rinascimento. Bensì ognuno protestava -isolatamente nel suo interno contro il principato, ma cercava al tempo -medesimo di farsi una posizione tollerabile o comoda sotto lo stesso, -anzichè di assalirlo con forze riunite. Ci volevano eccessi quali -si videro a Camerino, a Fabriano ed a Rimini (pag. 44), perchè una -popolazione si decidesse a distruggere o a cacciare una casa regnante. -Inoltre si sapeva anche troppo bene, che non si avrebbe fatto altro, -fuorchè mutar padrone. La stella delle repubbliche era decisamente nel -suo tramonto. - - - - -CAPITOLO VII. - -Le Repubbliche. - - Venezia nel secolo XV. — Gli abitanti. — Lo Stato e i suoi - pericoli cagionati dalla povertà dell'aristocrazia. — Cause - della sua stabilità. — Il Consiglio dei Dieci e i processi - politici. — Rapporti verso i Condottieri. — Ottimismo della - politica estera. — Venezia quale patria della Statistica. — - Lento sviluppo della cultura. — Ascetismo ufficiale prolungato. - - -Altra volta le città italiane aveano spiegato in sommo grado quella -energia, che vale a tramutare una città in uno Stato. Non sarebbe -occorso che un passo ulteriore, vale a dire che queste città si -fossero strette tra loro in una grande confederazione, concetto, che -in Italia si vede ripullular di frequente, per quanto anche, rispetto -ai particolari, appaia rivestito ora di una forma, ora di un'altra. -Nelle lotte dei secoli XII e XIII formaronsi infatti grandi e potenti -federazioni di città, e il Sismondi crede (II, 174), che il tempo -degli ultimi armamenti della lega lombarda contro il Barbarossa (dal -1168 in poi) sarebbe stato il vero momento, in cui si sarebbe resa -possibile una federazione italiana universale. Ma le più potenti fra le -città aveano già palesato troppa fierezza e originalità di carattere, -perchè la cosa potesse effettuarsi: facendosi reciproca concorrenza -nel commercio, esse si permettevano mezzi violenti ed estremi l'una -contro dell'altra, e tenevano le vicine città minori in una ingiusta -dipendenza; il che vuol dire, che da ultimo esse credevano di poter -fare ciascuna da sè, senza aver bisogno delle altre, preparando per tal -modo il terreno a qualunque altra violenza od usurpazione. Questa non -tardò a sopraggiungere, allorquando le lotte intestine dei nobili fra -di loro, e della borghesia colla nobiltà, fecero nascere il desiderio -di un governo forte e sicuro, e le truppe assoldate già si mostravano -pronte a sostener per danaro qualsiasi causa, dopochè i precedenti -governi di parte s'erano da lungo tempo abituati a veder ineseguito il -bando generale di guerra da loro intimato.[109] La tirannide inghiottì -la libertà della maggior parte delle città; qua e colà si cercò di -sbarazzarsene, ma solo a mezzo, e per breve tempo; essa tornò sempre, -perchè le condizioni interne le erano favorevoli, e le forze che -contro-operavano, si trovavano già esauste. - -Fra le città che seppero conservare la loro indipendenza, due sono -della massima importanza per la storia dell'umanità: Firenze, la città -dei continui rimutamenti, che ci trasmise le manifestazioni di tutti -i disegni e le aspirazioni della cittadinanza e degl'individui, che -per tre secoli presero parte a quei mutamenti: Venezia, la città della -calma apparente e del silenzio politico. Esse formano fra di loro la -più forte antitesi, che si possa immaginare, ed ambedue alla loro volta -sono tali, da non poter essere paragonate con verun'altro Stato del -mondo. - - -Venezia si riconobbe essa stessa come una creazione affatto eccezionale -e misteriosa, nella quale da tempo remotissimo si sentiva l'azione -di qualche altra cosa, che non era l'ingegno umano. Intorno alla -solenne fondazione della città correva una leggenda evidentemente -mitica: nel dì 25 di marzo dell'anno 413 a mezzogiorno i profughi di -Padova gettarono la prima pietra a Rialto, per farne un asilo sacro -e inaccessibile in mezzo all'Italia corsa e lacerata dai Barbari. -Scrittori venuti più tardi attribuirono ai primi fondatori il -presentimento di tutta la grandezza futura della città: Marco Antonio -Sabellico, che cantò l'avvenimento in splendidi e facili esametri, -mette in bocca al sacerdote che fa la consacrazione, questa preghiera -a Dio: «se un giorno tenteremo qualche cosa di grande, accordaci il -tuo favore! Ora noi ci inginocchiamo dinanzi ad un povero altare, ma -se i nostri voti non andranno inesauditi, qui sorgeranno a te, o Dio, -centinaia di templi ricchi di marmo e d'oro».[110] — La città delle -isole, sul finire del secolo XV, riguardavasi ormai come il gioiello -più prezioso del mondo d'allora. Lo stesso Sabellico la descrive come -tale[111] colle sue cupole antichissime, colle sue torri acuminate, -co' suoi palagi intonacati di marmo, e colla sua pomposa grettezza -altresì, per la quale sotto tetti dorati si dava a pigione ogni più -piccolo angolo della casa. Egli ci trasporta sull'affollatissima piazza -di S. Giacometto a Rialto, dove un mondo di affari si tratta non tra -grida e schiamazzi, ma appena tra un sommesso e svariato bisbiglio, -dove siedono, lunghesso i portici che la fiancheggiano e sotto quelli -delle vie adiacenti,[112] banchieri ed orefici a centinaja, dove le -botteghe e i magazzini sono in numero strabocchevole: oltrepassando -poi il ponte, egli ci conduce al gran fondaco dei tedeschi, sotto -il cui porticato stanno le loro merci e le abitazioni, e dinanzi al -quale i vascelli si addossano gli uni agli altri nel canale: indi -più innanzi ci mostra un'intera flotta carica di vini e di olio, -e parallelle ad essa sulla riva, dove formicolano i portatori, le -officine dei mercanti; e per ultimo da Rialto sino alla piazza di S. -Marco i gabinetti de' profumieri e le trattorie. Per tal maniera egli -guida il lettore di quartiere in quartiere sin fuori ai due lazzaretti, -stabilimenti non solo utili, ma necessari, e in nessun altro luogo -portati ad un sì alto grado di sviluppo, come qui. Una cura attenta -e sollecita pel benessere personale dei sudditi era il distintivo -del governo di Venezia non solo in pace, ma anche in guerra, dove -l'assistenza che si prestava ai feriti, anche nemici, era oggetto di -ammirazione per tutti.[113] In generale non v'era stabilimento di -pubblica beneficenza, che non esistesse a Venezia e sotto la forma -la più perfetta: anche il fondo delle pensioni vi era ordinato con -regolarità sistematica, perfino in ciò che riguardava i superstiti. -La ricchezza, la sicurezza politica, la pratica del mondo avevano per -tempo vôlto il pensiero de' veneziani a queste cose. Quei cittadini -svelti, biondi, dal passo leggero e circospetto e dal discorso -sensato,[114] non differivano quasi fra loro sia nelle fogge del -vestire, sia nel contegno che tenevano in pubblico: di ornamenti (fra -i quali primeggiavano le perle) non si curavano, se non per fregiarne -il collo delle loro donne o fanciulle. In allora la prosperità generale -era veramente grande, in onta ad alcune gravi perdite cagionate dai -Turchi; ma l'energia di tutti e il pregiudizio generale d'Europa -bastarono anche più tardi a far sopravvivere Venezia anche ai colpi più -aspri della fortuna, quali la scoperta del Capo, la rovina del dominio -dei Mammelucchi in Egitto e la guerra mossale dalla Lega di Cambray. - - -Il Sabellico, che era oriundo dei dintorni di Tivoli e abituato alla -franca loquacità dei filologi d'allora, nota in un altro luogo[115] con -qualche maraviglia, che i giovani nobili, i quali andavano ad udire -le sue lezioni del mattino, non volevano a nessun patto entrare con -lui in discorsi politici: «Se io chieggo loro che cosa si pensi, si -dica e s'aspetti da questo o quel moto in Italia, tutti mi rispondono -ad una voce di non saper nulla». Ciò non ostante, e in onta alla più -severa inquisizione di Stato, più d'una cosa potè risapersi per opera -di alcuni nobili corrotti, ma bisognò pagarla a ben caro prezzo. -Nell'ultimo quarto del secolo XV s'incontrano dei traditori perfino -tra i funzionari, che coprono le più alte dignità dello Stato;[116] i -papi, i potentati italiani e perfino alcuni condottieri in condizioni -affatto mediocri e stipendiati dalla Repubblica, vi mantenevano al -loro soldo speciali spioni; anzi le cose erano andate tanto oltre, che -il Consiglio dei Dieci trovò opportuno di non comunicare al Consiglio -dei Pregadi alcune importanti notizie politiche, e si accreditò -universalmente l'opinione, che Lodovico il Moro in questo stesso -Consiglio disponesse a suo talento di un certo numero di voti. Noi non -siamo in grado di dir quanto abbiano contribuito a frenare quegli abusi -le notturne esecuzioni di taluni colpevoli e l'alto premio concesso a -chi li denunciasse (fino a sessanta ducati di pensione vitalizia); ma -certo è che una delle cause principali, la povertà di molti nobili, -non poteva esser tolta d'un tratto. Nell'anno 1492 due patrizi misero -innanzi una proposta, che lo Stato dovesse sborsare annualmente 70,000 -ducati a sollievo di quei nobili poveri, che non avessero alcun -pubblico ufficio; la cosa era sul punto di essere portata dinanzi -al gran Consiglio, dove non sarebbe stato difficile farle ottenere -una maggioranza, — quando il Consiglio dei Dieci fu ancora in tempo -di intervenire, e mandò ambedue i proponenti a confine per tutta la -loro vita a Nicosia e a Cipro.[117] Intorno a questo stesso tempo un -Soranzo fu fuori di Stato appeso alle forche come ladro sacrilego, ed -un Contarini posto in catene per furto violento: un altro della stessa -famiglia si presentò nel 1499 dinanzi alla Signoria, lamentando di -essere da molti anni senza impiego alcuno, di aver soli sedici ducati -di rendita e nove figli da mantenere, di trovarsi per di più impegnato -in debiti per sessanta ducati, di non essere in grado di esercitare -verun mestiere e di essere stato ultimamente gettato sulla pubblica -via. In presenza di tali fatti si comprende come alcuni nobili ricchi -imprendono a edificar case, per collocarvi ad abitare gratuitamente i -poveri; ed infatti tale opera figura in parecchi testamenti annoverata -tra le opere di carità.[118] - - -Ma se i nemici di Venezia su mali di questa specie fondavano per -avventura serie speranze, s'ingannavano grandemente. A prima vista si -potrebbe credere che lo slancio stesso del commercio, che anche al più -povero garantiva un ricco e sicuro guadagno sul proprio lavoro, nonchè -le colonie sparse nella parte orientale del Mediterraneo, dovessero -aver distrutto tutti gli elementi pericolosi nel campo politico. Ma -Genova non ha forse avuto, ad onta di simili vantaggi, una storia -politica delle più tempestose? Il fondamento della stabilità di Venezia -sta piuttosto in un concorso di circostanze, che non si verificarono -mai in nessun altro Stato. Inespugnabile come città, essa non si era -da tempo remotissimo occupata de' suoi rapporti con gli Stati esteri -se non dietro a' calcoli della più fredda riflessione, ignorando -quasi i parteggiamenti del resto d'Italia, e non concludendo le sue -alleanze se non per iscopi al tutto passeggeri ed al maggior prezzo -possibile. Il fondo adunque del carattere veneziano era quello di un -superbo e dispettoso isolamento, e conseguentemente di una più compatta -solidarietà all'interno, e a ciò fu spinto anche dal rancore di tutti -gli altri Stati d'Italia. Di più, nella città stessa tutti gli abitanti -eran tenuti uniti da fortissimi interessi comuni di fronte alle colonie -ed ai possessi di terra-ferma, mentre la popolazione di quest'ultima -(vale a dire delle città soggette sino a Bergamo) non poteva esercitare -atti commerciali altrove, fuorchè a Venezia. Un vantaggio fondato su -mezzi cotanto artificiali non poteva essere mantenuto che mediante una -grande tranquillità e concordia interna; — questo lo sentiva certamente -la grande maggioranza, e quindi il terreno quivi era assai disadatto -per qualsiasi cospirazione. Che se pure vi erano taluni malcontenti, -costoro furono tenuti talmente divisi tra loro per la separazione -esistente tra la borghesia e la nobiltà, che ogni ravvicinamento -diventava quasi impossibile. Ed anche nel seno della nobiltà a quelli, -che per avventura fossero pericolosi, vale a dire ai ricchi, mancava -affatto l'occasione principale di qualsiasi congiura, l'ozio, e ciò -per la moltiplicità stessa dei loro affari commerciali, pei viaggi e -per la parte continua che doveano prendere alle guerre coi Turchi, i -quali incessantemente tornavano a farsi vedere. Vero è che i comandanti -in queste li risparmiavano a tutto potere, e talvolta in modo -ingiustificabile, il che fece predire ad un Catone veneziano la caduta -della Repubblica, se avesse durato a spese della giustizia quella -stolta paura dei nobili «di farsi del male l'un l'altro».[119] Tuttavia -questo libero moto all'aria aperta diede alla nobiltà veneziana, -presa nel suo complesso, un sano indirizzo. E se talvolta l'invidia -e l'ambizione pretesero ad ogni costo una qualche soddisfazione, non -mancavano mai le vittime ufficiali condannate dall'autorità e con mezzi -legali. La lunga tortura morale, alla quale fu sottoposto sotto gli -occhi di tutta Venezia il doge Francesco Foscari (morto nel 1457), è -forse il più terribile esempio di una tale vendetta, possibile soltanto -dove prevalgono le aristocrazie. Il Consiglio dei Dieci, che aveva una -mano in tutto e possedeva un illimitato diritto di vita e di morte, -nonchè una sorveglianza sulle cose pubbliche e sul comando dell'armata, -che comprendeva nel suo seno gl'Inquisitori e che rovesciò il Foscari -come tanti altri potenti, veniva ogni anno rieletto dall'intera casta -dominante, dal gran Consiglio, ed era per ciò stesso l'organo più -immediato della stessa. Non pare che grandi intrighi avessero luogo in -queste elezioni, perchè la breve durata e la posteriore responsabilità -dell'ufficio non lo rendevano molto desiderato. Ma dinanzi a questa -e ad altre autorità indigene, per quanto il loro modo di agire fosse -tenebroso e violento, il vero veneziano non cercava già di nascondersi, -ma bensì di mettersi in vista, non solamente perchè la Repubblica -aveva le braccia lunghe e poteva, invece che su lui, vendicarsi sulla -sua famiglia, ma perchè, nella maggior parte dei casi almeno, si -procedeva secondo la norma di certi principii, piuttosto che per sete -di sangue.[120] In generale nessuno Stato ha avuto più di questo una -grandissima autorità morale sui propri sudditi, anche lontani. E se, -per esempio, fra i Pregadi stessi poteva dirsi esservi dei traditori, -non è meno vero da un altro lato che ogni veneziano, che si trovasse -all'estero, si credeva obbligato a farsi referendario o spia del -proprio governo. Dei cardinali veneziani domiciliati a Roma s'intendeva -da sè, che riferivano tutto ciò che si trattava nei concistori segreti -del Papa. Il cardinale Domenico Grimani fece rapire non lungi da Roma -(1500) i dispacci, che Ascanio Sforza inviava a suo fratello Lodovico -il Moro, e li spedì tosto a Venezia: suo padre, che allora si trovava -sotto il peso di una grave accusa, fece valere pubblicamente questo -servizio del figlio dinanzi al gran Consiglio, che era come dire, -dinanzi a tutto il mondo.[121] - - -Come Venezia si conducesse co' suoi condottieri, è stato già accennato -di sopra (pag. 30). Che se essa avesse cercato una più solida garanzia -della loro fedeltà, avrebbe potuto per avventura trovarla nel gran -numero che ne contava, pel quale, come si rendeva più difficile il -tradimento, ne diventava anche più facile la scoperta. Dando uno -sguardo ai quadri dell'armata veneziana, sorge spontanea la domanda: -come fosse possibile una azione comune con truppe messe insieme da -elementi così disparati? In quello della guerra del 1495 figurano -non meno di 15 mila cavalli, ma in tante piccole squadre:[122] il -Gonzaga di Mantova n'aveva egli solo milleducento, e Gioseffo Borgia -settecentoquaranta: a questi tenevano dietro sei condottieri con un -contingente di sei a settecento, dieci con quattrocento, dodici con -una forza di due a quattrocento, quattordici con cento in duecento, -nove con ottanta, sei con cinquanta in sessanta ecc. Sono in parte -vecchi corpi di truppe veneziane, in parte veterani condotti da nobili -veneziani di città o di campagna, ma il maggior numero dei duci si -compone di principi italiani o capitani di città o dei loro congiunti. -A questi sono da aggiungere 24,000 uomini di fanteria, sull'arrolamento -e la condotta dei quali non abbiamo veruno schiarimento, oltre ad altri -3300 uomini, che probabilmente vi rappresentano le armi speciali. -In tempo di pace le città di terra-ferma o erano prive affatto -di guarnigione o ne aveano ben poca: Venezia non si basava tanto -sull'affezione, quanto sulla prudenza de' suoi sudditi; nella guerra -contro la Lega di Cambray (1509) è noto universalmente, che essa li -sciolse da ogni obbligo di fedeltà e lasciò giungere le cose al punto, -che essi avessero agio di paragonare le piacevolezze di una occupazione -straniera col mite suo modo di governare; e siccome essi non ebbero -bisogno di staccarsi da S. Marco ricorrendo al tradimento, e quindi -non aveano in seguito da temere verun gastigo, così si verificò ciò -ch'essa prevedeva, che cioè tutti tornarono con molta premura sotto il -di lei dominio. Questa guerra era, lo diciam di passaggio, l'effetto -di un secolare grido d'allarme surto contro la smania d'ingrandimento -di Venezia. Talvolta quest'ultima commise l'errore delle persone -troppo prudenti, quella cioè di non voler supporre nessun colpo di -testa ne' suoi avversari, perchè, secondo la sua maniera di vedere, -sarebbe stato troppo folle e sconsiderato.[123] In questo ottimismo, -che forse è proprio in modo speciale delle aristocrazie, si aveva -una volta ignorato completamente gli armamenti di Maometto II per la -presa di Costantinopoli, e perfino i preparativi per la spedizione -di Carlo VIII, finchè si avverò ciò che meno si aspettava.[124] Ed -altrettanto accadde ora colla Lega di Cambray, la quale effettivamente -era contraria al vero interesse de' principali suoi fondatori, Luigi -XII e Giulio II. Ma nel Papa c'era il vecchio odio di tutta Italia -contro la Repubblica conquistatrice, in guisa che egli chiuse gli occhi -sulla venuta degli stranieri; e per quanto riguardava la politica del -cardinale d'Amboise e del suo re nei rapporti con tutta Italia, Venezia -avrebbe dovuto già da lungo tempo accorgersi delle sinistre loro -intenzioni e mettersi in guardia. I più fra gli altri presero parte -alla Lega per quell'invidia, che è bensì un salutare ritegno posto -alla potenza ed alla ricchezza, ma non cessa per questo di essere in -sè una ben deplorabile debolezza. Venezia uscì con onore, ma non senza -durevoli danni, da quella lotta. - - -Una potenza, le cui basi erano così complicate, la cui attività e i cui -interessi abbracciavano un campo sì vasto, non si potrebbe immaginare -senza una grandiosa sorveglianza su tutto l'insieme, senza un continuo -bilancio delle forze e dei pesi, degli incrementi e delle perdite. -Venezia potrebbe benissimo aspirare al vanto di essere la patria della -moderna Statistica: tutt'al più Firenze potrebbe dirsi sua emula, ma in -seconda linea, e più sotto ancora i principati italiani maggiormente -sviluppati. Lo Stato feudale del medioevo non ha che prospetti -generali dei diritti e dei possessi detti _urbariali_ del principe: -esso riguarda la produzione come qualche cosa di stazionario, ciò che -essa effettivamente è anche, sino a che si tratti unicamente della -proprietà fondiaria. Di fronte a ciò le Repubbliche, probabilmente da -tempo antichissimo, hanno riconosciuto la loro produzione, fondata -specialmente sull'industria e sul commercio, come qualche cosa di -estremamente mobile ed hanno agito conformemente a questo concetto, ma -si arrestarono — perfino nei tempi più floridi della lega anseatica -— ad un bilancio esclusivamente commerciale. Così le flotte, gli -eserciti, e tutta la potenza ed influenza politica dello Stato non -trovavano posto che tra il dare e l'avere di un libro mastro di -commercio. Soltanto negli Stati italiani trovansi per la prima volta -congiunti quelli che potrebbero dirsi effetti di una piena coscienza -politica con le esperienze desunte dallo studio dell'amministrazione -musulmana e da una pratica lunga ed attiva dell'industria agricola e -commerciale, per creare una vera statistica.[125] La monarchia assoluta -di Federico II nell'Italia meridionale (v. pag. 7) era surta unicamente -sulla concentrazione del potere allo scopo di sostenere una lotta, in -cui si trattava di essere o non essere. In Venezia per contrario gli -scopi supremi sono il godimento dei comodi della vita e dei vantaggi -della potenza, l'aumento di ciò che si è ereditato dagli antenati, -la riunione delle più lucrose industrie e l'aprimento di sempre nuovi -sfoghi al commercio. - -Gli scrittori si esprimono con molta schiettezza su tutte queste -cose.[126] Da essi noi apprendiamo che la popolazione della città -nell'anno 1422 ammontava a 190,000 anime. Forse questo modo di -calcolare non più per focolari, nè per uomini atti a portar le armi o -per tali che potessero reggersi sulle proprie gambe, e simili, ma per -anime, è molto antico in Italia, e può meglio d'ogni altro offrire -una base giusta e sicura di calcolo. Allorchè i fiorentini intorno -al medesimo tempo insistevano per una lega con Venezia a danno di -Filippo Maria Visconti, la Repubblica pel momento li rimandò, nella -persuasione evidente, e del resto confermata anche da un esatto -bilancio del commercio, che ogni guerra tra Milano e Venezia, vale a -dire tra compratori e venditori, fosse una vera follìa. E già perfino -quando il duca aumentava la sua armata, Venezia se ne accorava, perchè, -dovendo egli con ciò aumentare le imposte, il ducato se ne risentiva e -il consumo diminuiva. «Piuttosto si lascino soccombere i fiorentini, -perchè in tal caso, avvezzi come sono alla vita delle città libere, -essi emigreranno a Venezia e porteranno con sè le tessiture della lana -e della seta, come fecero gli oppressi lucchesi». Ma ancor più notevole -è il discorso del doge Mocenigo[127] tenuto dal suo letto di morte -ad alcuni senatori (1423) come quello che contiene gli elementi più -importanti di una statistica dell'intera forza e dell'avere di Venezia. -Io ignoro, se e dove esista una compiuta illustrazione di questo -difficile documento; ma come una specialità mi sia lecito di riportarne -qui alcuni dati. Dopo fatto il pagamento di quattro milioni di ducati -per un prestito di guerra, il debito dello Stato (_il monte_) ammontava -ancora a sei milioni di ducati. Il giro complessivo del commercio -(come sembra) ascendeva a dieci milioni, i quali ne fruttavano quattro -(così il testo). Su tremila navigli, trecento navi e quarantacinque -galere stavano 17 mila e rispettivamente 8 ed 11 mila marinai (più di -duecento per galera). A questi erano da aggiungere 16 mila costruttori -nell'arsenale. Le case di Venezia avevano un valore di stima di sette -milioni e fruttavano in affitti un mezzo milione.[128] Vi erano mille -nobili, che avevano una rendita da settanta a quattromila ducati annui. -— In un altro luogo la rendita ordinaria dello Stato in quello stesso -anno è calcolata un milione e centomila ducati: intorno alla metà del -secolo, per le perdite sofferte dal commercio in causa della guerra, -essa era discesa ad ottocentomila ducati.[129] - - -Se, per questo spirito di calcolo e per la sua pratica applicazione, -Venezia rappresentava completamente e prima d'ogni altro Stato un lato -importantissimo del moderno organismo politico, trovavasi per converso -in certo modo alquanto al di sotto rispetto a quella cultura, che -allora in Italia stava in cima d'ogni altra cosa. Quello che manca qui -è l'attività letteraria in generale e specialmente quell'entusiasmo -per la classica antichità, che prevaleva dovunque.[130] Bensì il -Sabellico afferma che le attitudini alla filosofia ed all'eloquenza -non erano punto minori di quelle che si scorgevano pel commercio e -per la politica, ed è anche vero che nel 1459 Giorgio da Trebisonda -fece omaggio al doge di una traduzione latina del libro di Platone -sulle Leggi, e ne fu ricompensato con una cattedra di filologia e -cencinquanta ducati annui, e più tardi dedicò alla Signoria il suo -libro sulla Rettorica.[131] Ma se si dà un'occhiata alla storia della -letteratura veneziana, che il Sansovino aggiunse al noto suo libro -su Venezia,[132] non s'incontrano per tutto il secolo XIV che sole -opere di teologia, di giurisprudenza e di medicina, ed anche nel XV -l'umanismo non vi è, in paragone all'importanza della città, se non -assai scarsamente rappresentato sino ad Ermolao Barbaro e ad Aldo -Manuzio. Anche la biblioteca che il cardinal Bessarione lasciò alla -Repubblica, a stento andò salva dalla dispersione. Per le quistioni -di erudizione si aveva e doveva bastare l'università di Padova, dove -realmente i medici e i giuristi, quali estensori di pareri politici, -aveano stipendi lautissimi. Nè maggiore operosità vi si scorge a -questo tempo per ciò che riguarda le produzioni poetiche, che pur -tanto abbondarono nei primordi del secolo XVI; e perfino lo spirito -artistico dell'epoca del Rinascimento vi appare in sulle prime come -importazione estera, e non comincia a dar frutti degni della sua -grande potenza se non sul finire del secolo XV. Ma vi hanno indizi di -tardità intellettuale ancor più caratteristici e strani. Quel medesimo -Stato, che teneva in tanta soggezione il suo clero, che si riserbava il -conferimento di tutte le dignità più importanti, e che quasi sempre si -metteva in opposizione colla Curia romana, fu schiavo di un ascetismo -ufficiale di genere tutto affatto particolare.[133] Corpi di santi -ed altre reliquie importate dalla Grecia dopo la conquista turca -pagavansi a prezzi elevatissimi e accoglievansi dal doge in solenne -processione.[134] Pel sacro Pallio inconsutile nel 1455 s'era deciso -di spendere sino a diecimila ducati, ma non si potè averlo. Questo -fanatismo non era l'opera di un popolare entusiasmo, ma proveniva da -una fredda deliberazione della più alta autorità dello Stato, che pure -senza scandolo avrebbe potuto astenersene, come in eguali circostanze -a Firenze la Signoria se ne sarebbe certamente astenuta. Non diremo -nulla, dopo ciò, della devozione delle moltitudini e della cieca loro -fede nelle indulgenze di un Alessandro VI. Ma lo Stato, che pure aveva -assorbito la Chiesa più di qualunque altro, aveva qui realmente in -sè una specie di elemento ecclesiastico, e il suo simbolo vivente, -il doge, in dodici solenni processioni (che si dicevano _andate_) -procedeva con carattere e pompa semi-sacerdotali.[135] Erano feste -fatte puramente in onore di avvenimenti politici, che coincidevano -colle grandi feste ecclesiastiche: la più splendida di esse, il celebre -sposalizio del mare, cadeva sempre nel giorno dell'Ascensione. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Ancora delle Repubbliche. - - Firenze dal secolo XIV in avanti. — Obbiettività della - coscienza politica. — Dante come politico. — Firenze qual - patria della statistica; i Villani. — La statistica dei - maggiori interessi. — Valori delle monete del secolo XV. — Le - forme costituzionali e gli storici. — Vizio fondamentale dello - Stato toscano. — Gli uomini politici. — Machiavelli e il suo - progetto di costituzione. — Genova, Siena e Lucca. - - -La più elevata coscienza politica e la maggior varietà nello sviluppo -delle forme di Stato trovavansi riunite nella storia di Firenze, la -quale in questo rispetto merita la lode di primo fra gli Stati del -mondo moderno. Qui è un popolo intero che s'occupa di ciò, che nei -principati è nell'arbitrio di una sola famiglia. La mente maravigliosa -del fiorentino, ragionatrice acuta e al tempo stesso creatrice in fatto -d'arte, muta e rimuta incessantemente le sue condizioni politiche -e sociali, e incessantemente pure le giudica e le descrive. Per tal -modo Firenze divenne la patria delle dottrine e delle teoriche, degli -esperimenti e dei subiti trapassi, ma anche insieme con Venezia la -patria della statistica, e, sola e prima di ogni altro Stato al mondo, -la patria della storia intesa nel senso moderno. Nè senza una potente -influenza vi rimasero la vicinanza dell'antica Roma e la conoscenza -de' suoi storici: infatti Giovanni Villani confessa apertamente, che il -primo impulso al suo grande lavoro gli venne dalla sua andata in quella -città in occasione del Giubileo del 1300, e che vi pose mano subito -dopo il suo ritorno in patria.[136] Ma quanti fra i 200,000 pellegrini -di quell'anno avranno avuto uguali attitudini e inclinazioni, e -tuttavia non scrissero la storia della loro città! E per vero non -tutti potevano fiduciosamente soggiungere come lui: «la nostra città -di Firenze è nel suo montare e a seguire grandi cose, siccome Roma nel -suo calare, e però mi parve convenevole di recare in un volume tutti -i fatti e cominciamenti della città e seguire per innanzi stesamente -infino che fia piacere di Dio». E con ciò Firenze ottenne da' suoi -storici non solo una testimonianza autentica del modo con cui si svolse -la sua vitalità, ma altresì una fama maggiore che qualunque altro Stato -d'Italia.[137] - - -Ma non è del nostro assunto il far qui la storia di questo memorabile -Stato, bensì soltanto di additare sommariamente la parte che questa -storia ebbe nel risvegliare nei fiorentini tanto amore alla libertà e -un senso pratico così profondo. - -Intorno all'anno 1300 Dino Compagni descrisse le lotte cittadine del -suo tempo. La condizione politica della città, i moventi più riposti -dei partiti, il carattere dei capi, tutta insomma la tela delle cause -e degli effetti prossimi e remoti vi è rappresentata in modo, che si -tocca con mano la superiorità de' suoi giudizi e delle sue narrazioni. -E la vittima più illustre di queste crisi, Dante Alighieri, qual -tipo d'uomo politico, maturato fra le contradizioni della patria -e le torture dell'esiglio! Egli ha scolpito il suo disprezzo pei -continui mutamenti e sperimenti di governo in terzine di bronzo,[138] -che rimarranno proverbiali dovunque sarà per ripetersi qualche cosa -di somigliante: egli ha indirizzato alla sua patria parole tanto -orgogliose e appassionate ad un tempo, che il cuore dei fiorentini -non potè certo non esserne scosso potentemente. Ma i suoi pensieri si -allargano a tutta Italia, anzi a tutto il mondo, e quantunque il suo -entusiasmo per l'Impero, come egli lo intendeva, non sia stato che -un errore, si dovrà tuttavia confessare pur sempre, che le fantasie -giovanili della speculazione politica, che allora era in sul nascere, -hanno in lui una sublime grandezza poetica. Egli va superbo di -essere stato il primo a mettersi per questa via,[139] guidato a mano -senza dubbio da Aristotele, ma pure alla sua maniera padrone di sè e -indipendente. Il suo imperatore ideale è un giudice supremo, giusto, -benevolo e dipendente solo da Dio, l'erede della signoria mondiale -di Roma, voluta dal diritto, dalla natura, dal senno eterno di Dio. -La conquista del mondo infatti fu legittima, perchè fu il giudizio -di Dio tra Roma e gli altri popoli, e Dio stesso ha riconosciuto il -suo impero prendendo spoglie umane sotto di esso, sottomettendosi -nella sua nascita al censo di Augusto e nella sua morte al giudizio di -Ponzio Pilato; e così via. Che se anche noi non possiamo sempre seguire -questo suo modo di argomentare, non manca però mai di commoverci la sua -passione. Nelle sue lettere[140] egli è uno dei più antichi nella serie -dei pubblicisti, forse il primo fra i laici, che abbia divulgato per -proprio conto scritti politici sotto la forma epistolare. A ciò egli -pose mano assai presto: subito dopo la morte di Beatrice egli pubblicò -un opuscolo sullo stato di Firenze, mandandolo «ai grandi della terra», -ed anche le posteriori sue lettere patenti del tempo del suo esilio -sono tutte dirette a imperatori, principi e cardinali. In queste -lettere e nel libro _Del volgare eloquio_ torna, sotto forme diverse, -il sentimento espiato con tanti dolori, che l'esule anche fuori della -propria città può trovare una nuova patria intellettuale nella lingua -e nella cultura, che da nessuno gli ponno essere tolte; sul qual punto -avremo occasione di tornar nuovamente. - - -Ai Villani, così a Giovanni che a Matteo, andiamo debitori non tanto -di profonde considerazioni politiche, quanto di giudizi schietti e -convalidati dall'esperienza, degli elementi primi della statistica -fiorentina e di notizie importanti sopra altri Stati d'allora[141]. -Il commercio e l'industria aveano anche qui dato occasione a studi -di economia politica. Sulle condizioni pecuniarie in grande nessuno -aveva altrove idee più precise, a cominciare dalla curia papale di -Avignone, l'enorme ammontare della cui cassa (25 milioni di fiorini -d'oro alla morte di Giovanni XXII) non parrebbe credibile, se non fosse -dato da fonti così autorevoli[142]. Qui soltanto, a Firenze, udiamo di -prestiti colossali, per esempio di quello del re d'Inghilterra con le -case fiorentine Bardi e Peruzzi, le quali ci perdettero un valore di -1,365,000 fiorini d'oro, (1338), danaro proprio e di soci, e tuttavia -si riebbero[143]. — Ma la cosa più importante sono le notizie di -quello stesso tempo che si riferiscono allo Stato[144], vale a dire: -le rendite (oltre a 300,000 fiorini d'oro) e le spese; la popolazione -della città (calcolata qui ancora molto imperfettamente, giusta il -consumo del pane, in bocche, fatte ascendere a 90,000), e quella dello -Stato; l'eccedenza dei nati maschi (da 300 a 500) su 5800 in 6000 -battezzati annuali del Battistero[145]; la frequenza delle scuole, in -sei delle quali da 8000 a 10,000 fanciulli imparavano a leggere, e da -1000 a 1200 a far conti; oltre a 600 scolari circa, che in quattro -scuole venivano istruiti nella grammatica (latina) e nella logica. -Segue la statistica dei conventi e delle chiese, degli spedali (con -più di 1000 letti complessivamente); il lanificio, con notizie di -sommo valore, la zecca, l'approvigionamento della città, i pubblici -ufficiali[146] e così via. Altre cose si apprendono incidentalmente, -per esempio come nell'erezione delle nuove rendite dello Stato (_il -monte_), i Francescani abbiano predicato dal pulpito in favore, -gli Agostiniani e i Domenicani contro di esse[147]; e per ultimo le -conseguenze economiche della peste nera (1348) nè furono, nè poterono -essere osservate ed esposte in nessuna parte d'Europa, come avvenne -in questa città[148]. Un fiorentino soltanto poteva lasciare scritto -come tutti si aspettassero che, per la scarsezza degli abitanti, tutti -i prezzi delle cose ribassassero, e come invece e viveri e mercedi -abbiano incarito del doppio; come il popolo in sulle prime non volesse -più lavorare, ma darsi buon tempo; come nella città non potessero più -aversi nè servi, nè fantesche se non a prezzi elevatissimi; come i -contadini non volessero più coltivare che i terreni migliori, lasciando -incolti gli altri e come gli enormi legati lasciati a favore dei poveri -apparissero dopo la peste inutili affatto, perchè i poveri o erano -morti o poveri più non erano. Per ultimo si ha perfino il saggio di una -ampia statistica dei mendicanti della città nell'occasione di un grande -legato di sei danari a ciascuno di essi lasciato da un filantropo senza -prole.[149] - -Quest'arte di valutare statisticamente le cose fu in appresso condotta -dai Fiorentini al massimo grado di perfezione, e piace ancor più -il vedere come i loro computi lascino per lo più trasparire il loro -legame e rapporto colla parte più sostanziale della storia, vale a -dire colla cultura generale e coll'arte. Una indicazione dell'anno -1422[150] tocca col medesimo tratto di penna le settantadue botteghe -di cambio intorno al Mercato nuovo, l'ammontare del giro di danaro (2 -milioni di fiorini d'oro), l'industria allora nuova dell'oro filato, le -stoffe di seta, Filippo Brunellesco che disseppellisce l'architettura -antica, e Leonardo Aretino, segretario della Repubblica, che risuscita -l'antica letteratura ed eloquenza: finalmente la generale prosperità -della città allora tranquilla e la buona fortuna d'Italia, che s'era -francata dai mercenari stranieri. La statistica di Venezia da noi più -sopra riportata (pag. 96), che si riferisce quasi al medesimo anno, -parla, invero, di possessi, guadagni e provincie molto maggiori: -Venezia da lungo tempo padroneggia il mare colle sue navi, quando -Firenze spedisce la sua prima galera ad Alessandria (1422). Ma chi -non trova le notizie fiorentine redatte con maggiore ampiezza di -vedute? Questi e somiglianti documenti trovansi per Firenze ordinati -di decennio in decennio in veri prospetti, mentre altrove nel miglior -dei casi si ha qualche isolata indicazione. Da essi impariamo a -conoscere approssimativamente gli averi e gli affari dei primi Medici, -e vediamo, p. es., come essi dal 1434 al 1471 sborsarono in elemosine, -costruzioni pubbliche ed imposte non meno di 663,755 fiorini d'oro, dei -quali il solo Cosimo oltre 400,000[151], e come Lorenzo il Magnifico -si rallegrasse che quel danaro fosse stato così bene impiegato. Dopo -il 1478 si ha poi di nuovo un prospetto assai importante, e perfetto -nel suo genere, del commercio e delle industrie della città[152], e in -esso parecchi dati che per metà od interamente versano sulla storia -dell'arte, come, per esempio, sulle stoffe d'oro e d'argento e sui -damaschi, sull'intaglio e l'intarsio, sulla scultura dei rabeschi in -marmo e pietra calcare, sui ritratti in cera, sull'oreficeria e sulla -gioielleria. E il genio innato de' Fiorentini per il computo di tutta -la vita esterna si mostra perfino nei loro libri di amministrazione -famigliare, commerciale ed agricola, che di gran lunga primeggiano su -quelli di tutti gli altri europei del secolo XV. Al qual proposito non -possiamo astenerci dal dire che felicissima fu l'idea di pubblicarne -dei brani scelti[153], non ostante che molti studi saranno ancor -necessari per desumerne risultati precisi e generali. In ogni caso, -anche in questo si dà a conoscere la città, nella quale i padri -morenti pregano per testamento la Signorìa d'imporre ai loro figli -una multa di 1000 fiorini d'oro, se non eserciteranno veruna industria -regolare.[154] - -Per la prima metà del secolo XVI poi nessuna città forse al mondo -possiede un documento simile alla splendida descrizione di Firenze -lasciata dal Varchi.[155] Come in molti altri rapporti, anche nella -statistica descrittiva qui ci viene presentato un'ultima volta un raro -modello, prima che la libertà e la grandezza di questa città discendano -nel sepolcro.[156] - -Ma accanto a questo computo dell'esistenza esterna procedeva di -pari passo quella continua pittura della vita politica, di cui più -sopra s'è fatto cenno. Firenze non solo perdura in mezzo a forme -e mutazioni di governo più frequenti che in qualsiasi altro Stato -libero d'Italia e dell'intero occidente, ma ne rende conto altresì -in modo incomparabilmente più esatto. Essa è lo specchio più fedele -dei mutevoli rapporti dei singoli individui o di intere classi verso -un tutto estremamente variabile. I quadri delle grandi demagogie -cittadine in Francia e nelle Fiandre, quali ci vengono delineati da -Froissart, i racconti delle cronache tedesche del secolo XIV hanno -invero un'importanza universalmente riconosciuta, ma quanto alla -pienezza degli argomenti e allo svolgimento razionale del corso -degli avvenimenti restano infinitamente al di sotto alle descrizioni -dei Fiorentini. Aristocrazia, tirannide, lotta delle classi medie -col proletariato, democrazia piena, mezza ed apparente, primato di -una famiglia, teocrazia (con Savonarola), e così via, sino a quelle -forme miste che prepararono l'usurpazione medicea, tutto è scritto in -modo che i più riposti moventi degli attori vengono messi in piena -luce.[157] Per ultimo il Machiavelli nelle _Istorie fiorentine_ -(sino al 1492) considera la sua città come un essere vivente, e come -individuali e volute dalle stesse leggi di natura le vicende che -accompagnarono il suo svolgimento; primo fra i moderni, che abbia -saputo sollevarsi a tanto. Non è del nostro assunto il ricercare se -ed in quali punti egli abbia fatto con ciò violenza alla storia, come -gl'intervenne nella vita di Castruccio Castracane, tipo di tiranno -da lui arbitrariamente ideato; ma se anche nelle _Storie fiorentine_ -vi fosse ad ogni linea qualche cosa da eccepire, non ne resterebbe -per questo scemato il valore sommo, inestimabile, che hanno nel -loro complesso. E i suoi contemporanei e continuatori, Jacopo Pitti, -Guicciardini, Segni, Varchi, Vettori, quale corona di nomi gloriosi! -E che storia è quella che è scritta da tali maestri! Niente meno che -il gran dramma degli ultimi decenni della repubblica fiorentina! In -questa immensa eredità di memorie sulla caduta della città più agitata -e più originale del mondo d'allora sia pure che altri non vegga se non -una congerie d'interessanti curiosità, altri si compiaccia con gioja -maligna di scorgere il naufragio di ogni idea nobile e grande, ed altri -ancora non vi ripeschi che i materiali come di una gigantesca procedura -giudiziaria; ad ogni modo essa non cesserà di rimanere l'oggetto delle -più serie considerazioni sino alla consumazione dei secoli. Il tarlo -che ad ogni istante rodeva ogni cosa, era la signorìa di Firenze su -nemici soggiogati una volta potenti, come i Pisani, che di necessità -manteneva uno stato di violenza perenne. L'unico rimedio, violento esso -pure, che solo il Savonarola, ma non senza il soccorso di circostanze -al tutto favorevoli, avrebbe potuto far accettare, sarebbe stato -lo scioglimento, fatto a tempo, della Toscana in una federazione di -città libere, pensiero che, come ritardato sogno febbrile, condusse -poi al patibolo (1548) un patriotta lucchese.[158] Da questo malanno -e dalla malaugurata simpatia guelfa de' Fiorentini per un principe -forestiero, come altresì dalla conseguente abitudine agli interventi -stranieri, provennero tutti gli altri infortuni. Ma chi, in onta a -ciò, non vorrà ammirare questo popolo, che sotto la guida del santo -suo monaco, sostenuto in un continuo entusiasmo, dà il primo esempio -in Italia della pietà verso i vinti nemici, mentre tutte le memorie -del tempo passato non gli predicano che la vendetta e la distruzione? -Bensì l'ardore che qui fonde insieme i sentimenti di patriottismo e -di entusiasmo religioso e morale, guardato dopo alcuni secoli, sembra -essersi spento assai prestamente; ma non è men vero per questo, che i -suoi migliori effetti si videro nuovamente rifulgere nel memorabile -assedio degli anni 1529-30. Furono «pazzi» senza dubbio, come il -Guicciardini allora scriveva, coloro che attirarono sopra Firenze -quella tempesta, ma egli stesso confessa che fecero cosa non creduta -possibile; e se stima che i savi avrebbero evitata quella sciagura, ciò -non significa altro se non che Firenze avrebbe dovuto ingloriosamente -e senza una parola di protesta darsi in mano a' suoi nemici. Vero è -che in tal caso essa avrebbe conservato i suoi magnifici sobborghi e -i giardini e la vita e il benessere d'innumerevoli cittadini; ma le -mancherebbe altresì una delle più grandi e più gloriose pagine della -sua storia. - - -I Fiorentini sono in parecchi pregi il modello e la primissima -espressione degl'Italiani e dei moderni europei, ma sono tali -altresì, ed in più guise, quanto ai difetti. Quando Dante a' suoi -tempi paragonava Firenze, che non cessa di correggere la propria -costituzione, con quell'inferma che sempre muta lato per sottrarsi a' -suoi dolori, egli esprimeva con questo paragone uno dei caratteri più -stabili di questa città. Il grande errore moderno che una costituzione -possa farsi e rifarsi mediante il calcolo delle forze e dei partiti -esistenti,[159] a Firenze si vede risorgere sempre in tempi di -qualche commozione, e il Machiavelli stesso non ne andò immune. Egli -è allora che si vedono farsi innanzi certi artefici di Stati, che con -un artificioso spostamento e frastagliamento del potere, con sistemi -elettorali lambiccatissimi, con magistrature di sola apparenza e -simili, vogliono fondare uno stato di cose durevole, e accontentare o -almeno illudere tutte le parti. Essi copiano in ciò con molta ingenuità -i tempi antichi e finiscono perfino col prendere a prestito da -quelli i nomi stessi delle fazioni, come per esempio, degli ottimati, -dell'aristocrazia ecc.[160] D'allora in poi il mondo s'è abituato a -queste denominazioni e ha dato ad esse un senso convenzionale europeo, -mentre dapprima tutti i nomi dei partiti erano particolari e diversi -secondo i diversi paesi, e o designavano direttamente la cosa, o -nascevano dal capriccio del caso. Ma quanto il solo nome non dà o -toglie di colorito alle cose! - - -Ma fra tutti coloro che s'immaginavano di poter costruire uno -Stato,[161] il Machiavelli è senza paragone il più grande. Egli usa -delle forze esistenti come di forze vive ed attive, le alternative che -ci pone dinanzi sono giuste e grandiose, e non cerca mai d'illudere nè -sè stesso, nè gli altri. In lui non vi è nemmen l'ombra della vanità -e della millanteria, anzi egli non scrive nemmeno pel pubblico, ma -soltanto per qualche autorità, o per principi ed amici. Il suo pericolo -non istà mai in una falsa genialità o in una falsa deduzione di idee, -ma bensì in una gagliarda fantasia, ch'egli domina a stento. La sua -obbiettività politica, non v'ha dubbio, è talvolta di una sincerità -spaventosa, ma essa è sorta in tempi di estreme miserie e pericoli, nei -quali senza di ciò gli uomini non potevano così di leggieri credere -più nè al diritto, nè alla giustizia. Nè una virtuosa indignazione -contro di essa può aspettarsi da noi, che siamo stati nel nostro secolo -spettatori di quanto hanno fatto le Potenze in un senso e nell'altro. -Il Machiavelli almeno era capace di dimenticare sè stesso per la cosa -pubblica. In generale egli è un patriota nel più stretto senso della -parola, quantunque i suoi scritti (poche parole eccettuate) sieno -privi affatto di vero entusiasmo, e quantunque i fiorentini stessi -lo abbiano da ultimo considerato come un ribaldo.[162] Ma per quanto -egli ne' suoi costumi e nei discorsi, come allora la maggior parte, -fosse corrivo e licenzioso, certo è che la salute della patria era -sempre in cima de' suoi pensieri. Il suo più completo programma per -l'ordinamento di un nuovo Stato a Firenze trovasi nel suo _Memoriale_ -da lui indirizzato a Leone X[163] e scritto dopo la morte di Lorenzo -de' Medici il giovane, duca di Urbino (morto nel 1519), al quale egli -aveva dedicato il suo libro del _Principe_. Le cose sono agli estremi -e la corruzione prevale universalmente, quindi anche i rimedi proposti -non hanno sempre un carattere di troppa moralità; ma in ogni caso -riesce interessantissimo il vedere come egli speri di sostituire ai -Medici, qual loro erede, la repubblica, e precisamente una repubblica -sorta tutta dalla borghesia. Non è possibile immaginare un edificio, -come questo, più ricco di concessioni al Papa, a' suoi aderenti, e ai -diversi interessi de' Fiorentini: si crederebbe quasi di guardar dentro -al meccanismo di un orologio. Molti altri principii, osservazioni, -confronti, viste politiche e simili per Firenze trovavansi nei -_Discorsi_, nei quali tralucono qua e là lampi di maravigliosa -bellezza. In un punto, ad esempio, egli ci dà la legge, secondo la -quale progrediscono e si sviluppano, ma non senza urti violenti, le -repubbliche, e vuole che lo Stato sia mobile e capace di cangiamenti, -perchè con questo mezzo soltanto si evitano i precipitati giudizi di -sangue e le condanne di esiglio. Per un identico motivo, vale a dire, -per evitare le violenze private e gl'interventi stranieri («peste della -libertà»), desidera di veder stabilita contro i cittadini più odiati -una procedura giudiziaria (_accusa_), in luogo della quale Firenze da -tempo remotissimo non aveva avuto che il tribunale della maldicenza. -Da vero maestro egli caratterizza le risoluzioni forzate e tardive, -che nei tempi agitati delle repubbliche ricorrono così frequentemente. -In mezzo a tutto ciò la fantasia e la miseria de' tempi lo seducono -di quando in quando a intonare apertamente le lodi del popolo, che ha -maggior tatto di qualunque principe nella scelta degli uomini e che -è più docile ai consigli, che lo salvano dalle vie dell'errore.[164] -Quanto alla signoria su tutta la Toscana, egli non dubita nemmeno -che essa spetti alla sua città, e riguarda quindi (in uno speciale -discorso) il riassoggettamento di Pisa come una questione di vita -o di morte: egli deplora che, dopo la ribellione del 1502, si abbia -lasciato sussistere Arezzo, e in generale si mostra persuaso, che le -repubbliche italiane dovrebbero potersi muovere liberamente al di fuori -e ingrandirsi, per non essere esse stesse assalite e per goder la pace -all'interno; ma Firenze ha fatto le cose sempre a rovescio, e così da -tempo antichissimo si è inimicata mortalmente con Pisa, Siena e Lucca, -mentre Pistoia «trattata fraternamente» si è sottomessa di proprio -impulso.[165] - - -Sarebbe ingiusto il voler anche solo porre a riscontro le poche altre -repubbliche, che ancora esistevano nel secolo XV, con quest'unica di -Firenze, che senza paragone fu la sede più importante del moderno -spirito italiano, anzi europeo. Siena soffriva di vizi organici -profondi, e la sua relativa prosperità nell'industria e nelle arti -non deve a questo riguardo trarci in errore. Enea Silvio dalla sua -città natale guarda con occhio appassionato[166] alle «fortunate» -città tedesche dell'Impero, dove l'esistenza non è amareggiata da -nessuna confisca degli averi e delle eredità, dove non esistono nè -fazioni, nè arbitrii.[167] — Genova non entra quasi nella cerchia -delle nostre considerazioni, poichè prima dei tempi di Andrea Doria non -ebbe pressochè parte veruna al Rinascimento, anzi gli abitanti della -Riviera passavano in tutta Italia per nemici di qualsiasi cultura.[168] -Le lotte dei partiti hanno in questa repubblica un carattere così -selvaggio e sono accompagnate da scosse così violente, che quasi non -si sa capire come, dopo tante rivoluzioni e occupazioni straniere, i -genovesi abbiano pure trovato modo di acquetarsi in uno stato di cose -almen tollerabile. Ma forse ciò dipendette dall'essere tutti quelli, -che avevano parte alla cosa pubblica, quasi senza eccezione addetti al -tempo stesso al commercio.[169] E Genova ci mostra in modo maraviglioso -sino a qual grado d'incertezza il commercio esercitato in grande e -la ricchezza possano perdurare e con quale stato interno di cose sia -conciliabile il possesso di lontane colonie. - -Lucca non ha molta importanza nel secolo XV. Dei primi decenni di -esso, nei quali la città viveva sotto la pseudo-tirannide della -famiglia Guinigi, ci è stato conservato un giudizio dello storico -lucchese Giovanni di Ser Cambio, che può riguardarsi in generale come -un documento parlante della condizione di tali famiglie regnanti nelle -repubbliche.[170] L'autore tratta del numero e della ripartizione -delle truppe mercenarie nella città e nel territorio, non che del -conferimento di tutti gli uffici a scelti aderenti della famiglia -che padroneggia; designa tutte le armi che si trovano in possesso de' -privati, e parla del disarmo delle persone sospette; in seguito passa -a dire della sorveglianza esercitata sopra i banditi, i quali sono -obbligati a rimanere nel luogo loro assegnato sotto pena di una totale -confisca dei loro beni, degli atti segreti di violenza commessi per -togliere di mezzo ribelli creduti pericolosi, dei modi con cui alcuni -commercianti emigrati furono costretti a tornare. Segue una descrizione -delle pratiche fatte per impedire possibilmente la riunione della -maggiore assemblea dei cittadini (_Consiglio generale_), sostituendovi -soltanto una Commissione composta di partigiani della casa regnante in -numero di dodici o diciotto, e toccasi della restrizione di tutte le -spese a favore dei mercenari, indispensabili per non vivere in continue -paure e pericoli, e che bisognava tenere allegri (_i soldati si faccino -amici, confidenti e savî_). Per ultimo si parla delle miserie del -tempo, dello scadimento dell'arte della seta, nonchè di tutte le altre -industrie, e della coltivazione dei vini, e si propone come rimedio un -dazio elevato sui vini forastieri e l'obbligo assoluto, da imporsi al -contado, di comperare ogni cosa in città, i soli mezzi di sussistenza -eccettuati. — Questo notevolissimo documento avrebbe bisogno anche per -noi di un commento circostanziato: qui lo citiamo soltanto come una -delle molte prove di fatto, che in Italia la riflessione politica si -svolge assai prima che in tutti i paesi del settentrione. - - - - -CAPITOLO IX. - -Politica estera degli Stati italiani. - - Invidia contro Venezia. — L'estero: simpatie per la Francia. - — Tentativo per un equilibrio. — Intervento e conquista. - — Alleanze coi Turchi. — Reazione spagnuola. — Trattazione - obbiettiva della politica. — Arte diplomatica. - - -A quel modo che la maggior parte degli Stati italiani erano all'interno -opere d'arte, vale a dire creazioni coscienti, emanate dalla -riflessione e fondate su basi rigorosamente calcolate e visibili, -artificiali dovevano essere anche i rapporti che correvano tra di loro -e con gli Stati esteri. L'essere quasi tutti fondati sopra usurpazioni -di data recente è cosa per essi sommamente pericolosa tanto nelle -relazioni esterne, quanto nel normale andamento interno. Nessuno -riconosce il suo vicino senza qualche riserva: lo stesso colpo di mano -che ha servito a fondare e rafforzare l'una signoria, può aver servito -anche per l'altra. Ma non sempre dipende dall'usurpatore che egli -possa sedere tranquillo sul trono, o no: il bisogno d'ingrandirsi e in -generale di muoversi suol essere proprio d'ogni signoria illegittima. -Per tal modo l'Italia diventa la patria di una «politica estera», che -poi a poco a poco anche in altri paesi prevale al diritto riconosciuto, -e la trattazione degli affari internazionali, completamente oggettiva -e libera da pregiudizi e da ogni ritegno morale, vi raggiunge talvolta -una perfezione, che le dà apparenza di decoro e di grandezza, mentre -l'insieme ha l'impronta di un abisso senza fondo. - -Questi intrighi, queste leghe, questi armamenti, queste corruzioni -e questi tradimenti costituiscono in complesso la storia esterna -dell'Italia d'allora. Da lungo tempo Venezia era specialmente l'oggetto -delle accuse di tutti, come se essa volesse conquistar l'intera -Penisola o a poco a poco indebolirla per modo, che uno Stato dopo -l'altro cadesse spossato nelle sue braccia.[171] Ma, guardando la -cosa un po' più addentro, si vede, che quel grido di dolore non si -solleva dal popolo, ma dalle regioni più prossime ai principi ed ai -governi, i quali quasi tutti sono gravemente odiati dai sudditi, mentre -Venezia col suo reggimento abbastanza mite si concilia le simpatie -universali.[172] Anche Firenze colle città soggette, che impazienti -rodevano il freno, di fronte a Venezia trovavasi in una posizione assai -falsa, quand'anche non si voglia tener conto della gelosia commerciale -che le inimicava entrambe, nonchè degli avanzamenti, che Venezia veniva -facendo in Romagna. Alla fine la lega di Cambray (v. pag. 94) portò -effettivamente le cose ad un punto, che Venezia ne uscì con gloria, ma -non senza danno, mentre tutta Italia avrebbe dovuto invece concorrere a -sostenerla. - - -Ma sentimenti non certo più miti nutrivano anche tutti gli altri -fra loro, ond'è che noi li veggiamo pronti, come la mala coscienza -suggerisce a ciascuno, ad ogni eccesso l'un contro l'altro. Lodovico -il Moro, gli Aragonesi di Napoli, Sisto IV (per tacere dei minori) -tengono l'Italia in uno stato di perenne agitazione, che le riesce -pericolosissimo. E si fosse almeno limitato alla sola Italia questo -perfido giuoco! Ma la natura delle cose portò con sè, che si cominciò -a guardarsi attorno per qualche ajuto ed intervento, volgendo gli occhi -specialmente ai Francesi ed ai Turchi. - -Le simpatie per la Francia si manifestano primieramente da parte delle -popolazioni. Con una ingenuità che fa rabbrividire, Firenze confessa -le sue vecchie predilezioni guelfe per la dinastia francese.[173] E -quando Carlo VIII effettivamente passò le Alpi, tutta Italia gli corse -incontro con tal giubilo, che restarono maravigliati egli stesso e le -sue genti.[174] Nella fantasia degli italiani (si rammenti per tutti il -Savonarola) era pur sempre viva l'immagine ideale di un grande e giusto -redentore del loro paese venuto dal di fuori, con questo soltanto -che non doveva essere più l'imperatore invocato da Dante, ma uno dei -Capetingi di Francia. Vero è che l'illusione doveva tosto svanire colla -di lui ritirata; ma pure quanto ci volle prima che si riconoscesse -generalmente che tanto Carlo VIII, quanto Luigi XII e Francesco I -non intesero la vera loro missione in Italia, e si lasciarono invece -guidare da moventi al tutto meschini e contrari ai loro stessi -interessi! — I principi dal canto loro cercarono di servirsi anch'essi -della Francia, ma in modo affatto diverso. Allorchè furono finite le -guerre anglo-francesi e Luigi XI stendeva d'ogni parte le sue reti, -mentre Carlo di Borgogna si cullava in progetti da romanzo, i gabinetti -italiani si fecero ad essi premurosamente incontro e l'intervento -francese doveva necessariamente prima o dopo avverarsi, anche senza le -pretensioni straniere su Napoli e su Milano, con altrettanta certezza, -quanto era quella che, per esempio, a Genova ed in Piemonte esso aveva -omai avuto luogo da tempo non breve. I veneziani l'aspettavano ancora -fin dall'anno 1462.[175] Quali angosce mortali abbia provato il duca -Galeazzo Maria di Milano durante la guerra di Borgogna, nella quale -egli, alleato apparentemente tanto di Luigi XI che di Carlo, doveva -ad ogni momento aspettarsi una sorpresa da parte di entrambi, lo si -tocca con mano dalle sue stesse corrispondenze.[176] Il sistema di un -equilibrio dei quattro Stati principali d'Italia, quale lo intendeva -Lorenzo il Magnifico, non fu in ultimo che il postulato di una mente -chiara, lucida, perseverante nel suo ottimismo, pel quale, sollevandosi -al di sopra della scellerata politica degli esperimenti, nonchè dei -pregiudizi guelfi de' fiorentini, egli si ostinava sempre a sperare -il meglio. E quando Luigi XI gli offerse un aiuto d'uomini nella -guerra contro Ferrante di Napoli e Sisto IV, si sa ch'egli disse: «io -non posso ancora anteporre il mio particolare vantaggio al pericolo -di tutta Italia; volesse Iddio, che ai re di Francia non venisse mai -in mente di sperimentare le loro forze in questo paese! Quando ciò -accada, l'Italia sarà perduta».[177] Ma per altri principi invece il -re di Francia è alternativamente un mezzo o una causa di terrore, ed -essi minacciano di chiamarlo ogni volta che in qualsiasi imbarazzo non -sanno trovare da sè un espediente. I Papi poi credevano addirittura -di poter fare a fidanza con questa stessa Francia più di qualsiasi -altro, ed Innocenzo VIII s'immaginava già di poter nel suo dispetto -ritirarsi al di là delle Alpi, per tornar poscia in Italia in qualità -di conquistatore alla testa di un'armata francese.[178] - -Tutti gli uomini serii adunque previdero la conquista straniera ancor -lungo tempo prima della discesa di Carlo VIII.[179] E quando questi, -ritirandosi, ripassò le Alpi, apparve chiaro agli occhi di tutti, che -da quel momento in avanti l'êra degl'interventi era omai cominciata. -D'allora in poi una sventura tien dietro all'altra e troppo tardi si -comprende, che la Francia e la Spagna, i due principali invasori, sono -divenute frattanto due grandi potenze moderne, che non possono omai più -star contente a semplici omaggi di forma, ma hanno bisogno di lottar -sino all'ultimo per assicurarsi un'influenza e un possesso in Italia. -Esse hanno cominciato a somigliare agli Stati italiani centralizzati, -anzi ad imitarli, ma in proporzioni ben più colossali. I progetti -di rapine o di scambi di paesi si moltiplicano per un certo tempo -all'infinito. Ma, come è noto, la prevalenza finale toccò alla Spagna, -la quale, come spada e scudo della Controriforma, tenne anche il Papato -in una lunga soggezione. Le tristi meditazioni dei filosofi d'allora in -poi non ebbero altro tema, che la mala fine di tutti coloro, che aveano -chiamati i barbari. - - -Ma nel secolo XV si entrò anche in lega aperta coi Turchi, nè ciò -parve destare alcun ribrezzo, stimandosi questo un espediente politico, -come qualunque altro. L'idea di una solidarietà degli stati cristiani -d'occidente avea già sofferto qualche scossa ancora durante il periodo -delle crociate, e Federico II parve poi averla abbandonata del tutto. -Ma il nuovo avanzarsi dei Turchi da un lato, e la profonda miseria -e lo scadimento dell'Impero greco dall'altro, avevano in seguito -risvegliato quei vecchi sentimenti (se non anche l'antico entusiasmo -religioso) in tutta l'Europa occidentale. L'Italia sola costituì anche -in questo riguardo una singolare eccezione. Infatti, per quanto grande -vi fosse lo spavento dei Turchi e per quanto serio il pericolo, non -vi fu tuttavia quasi nessuno Stato di qualche importanza, che, almeno -una qualche volta, non abbia slealmente cospirato con Maometto II e -co' suoi successori a danno di altri Stati italiani. E dove ciò non -seguì effettivamente, lo si sospettò almeno sempre reciprocamente, nè -in ciò v'era maggiore malignità di quando, per esempio, i Veneziani -incolparono l'erede del trono di Napoli, Alfonso, di aver mandato -appositi incaricati ad avvelenare le cisterne di Venezia[180]. Da un -ribaldo, quale era Sigismondo Malatesta, non poteva aspettarsi nè si -aspettava di meglio, se non che una volta o l'altra chiamasse in Italia -i Turchi[181]. Ma anche gli Aragonesi di Napoli, ai quali Maometto — -e, si pretende, ad istigazione di altri governi italiani[182] — tolse -un giorno Otranto, aizzarono in seguito il sultano Bajazet II contro -Venezia[183]. Della stessa colpa fu accusato anche Lodovico il Moro: -«il sangue dei caduti e il grido de' vecchi prigionieri venuti in -mano ai Turchi invocano da Dio su lui la vendetta», scrive l'annalista -del suo Stato. In Venezia, dove si sapeva tutto, si sapeva anche che -Giovanni Sforza, principe di Pesaro e cugino del Moro, aveva albergato -in sua casa gli ambasciatori turchi, che passavano per di là diretti a -Milano[184]. Dei Papi del secolo XV i due più rispettabili, Nicolò V -e Pio II, sono morti in profondo rammarico pei progressi dei Turchi, -anzi l'ultimo in mezzo agli apprestamenti di una crociata, che egli -stesso voleva guidare: i loro successori invece truffano il così detto -_obolo turco_ raccolto in tutta la cristianità e profanano l'indulgenza -accordata, facendone una sordida speculazione pecunaria per sè.[185] -Innocenzo VIII si presta a far da carceriere al fuggiasco principe -Zizim verso un tributo annuo pagatogli dal di lui fratello Bajazet II, -e Alessandro VI aiuta a Costantinopoli le pratiche fatte da Lodovico -il Moro per provocare un attacco dei Turchi contro Venezia (1498), -su di che questa lo minaccia della convocazione di un Concilio.[186] -Da ciò può ben vedersi che la famosa alleanza di Francesco I con -Solimano II non aveva in sè nulla di nuovo, nè di inaudito. Del resto -non mancavano neanche talune popolazioni, alle quali la signoria dei -Turchi non pareva omai più una cosa così spaventevole. E quand'anche -esse non l'avessero fatta servire che come una minaccia contro governi -eccessivamente tirannici all'interno, sarebbe pur sempre questo un -indizio, che si era già cominciato a famigliarizzarsi con questa idea. -Già ancora nel 1480 Battista Mantovano lascia chiaramente intendere, -che la maggior parte degli abitanti della costa adriatica prevedevano -qualche cosa di simile, ed Ancona anzi se ne mostrava desiderosa.[187] -Allorquando la Romagna sotto Leone X sentì più che mai il peso -dell'oppressione, un inviato di Ravenna non esitò a dire apertamente -al legato pontificio, il cardinale Giulio de' Medici: «Monsignore, -la serenissima Repubblica di Venezia non ci vuole, per non entrare in -contese colla Chiesa; ma se il Turco verrà a Ragusa, noi ci daremo a -lui»[188]. - -Di fronte all'assoggettamento omai cominciato d'Italia per opera degli -Spagnuoli è un conforto ben meschino, ma non del tutto irragionevole, -il pensare, che almeno per questo assoggettamento l'Italia andò salva -dalla barbarie, alla quale l'avrebbe ricondotta la signoria turca.[189] -Da sè sola, divisa com'era, difficilmente avrebbe potuto sottrarsi a un -tale destino. - - -Se, dopo tutto questo, qualche cosa di buono può dirsi della politica -italiana d'allora, ciò non può riferirsi che al modo positivo, -spregiudicato e pratico di trattar le questioni, che non erano -intorbidate nè da paura, nè da passione, nè da male intenzioni. Qui -non esiste più il sistema feudale nel senso inteso dai settentrionali, -co' suoi diritti dedotti paradossalmente; ma la potenza di fatto che -ognuno possiede, la possiede, di regola, per intero. Qui al seguito -del principe non si ha quella nobiltà riottosa, che altrove tien desto -nell'animo del monarca un astratto punto d'onore e tutte le strane -conseguenze che ne derivano, ma principi e consiglieri convengono -in questo, che non si deve agire che conformemente allo stato delle -cose e secondo gli scopi, che si vogliono conseguire. Contro gli -uomini, dei quali si accettano i servigi, contro gli alleati, da -qualsiasi parte essi vengano, non esiste nessun pregiudizio di casta, -che possa per avventura tenerne lontano qualcuno, e una prova anche -soverchia se ne ha nella posizione fatta ai Condottieri, dei quali -riesce perfettamente indifferente l'origine. Per ultimo i governi, in -mano di despoti illuminati, conoscono il proprio paese e quello dei -lor vicini incomparabilmente più addentro, che i loro contemporanei -d'oltr'alpe non conoscessero i loro, e calcolano la capacità di giovare -o di nuocere di amici e nemici sin nei menomi particolari, tanto nel -rispetto morale che economico: in una parola, appajono, ad onta dei più -grossolani errori, nati fatti per la politica. - - -Con uomini di questa tempra si poteva trattare, si poteva tentare la -persuasione e sperare anche di convincerli, quando si mettessero loro -dinanzi buone ragioni di fatto. Quando Alfonso il Magnanimo di Napoli -cadde prigioniero (1434) nelle mani di Filippo Maria Visconti, egli -seppe persuadere quest'ultimo che il dominio della casa d'Angiò sopra -Napoli, sostituito al suo, avrebbe reso i Francesi padroni di tutta -Italia, e il duca mutò proposito, rilasciò Alfonso senza riscatto, -e si strinse in alleanza con esso.[190] Difficilmente un principe -settentrionale avrebbe operato così, e certamente poi nessuno, che -in fatto di moralità avesse avuto gli strani principj del Visconti. -Una ferma fiducia nella potenza delle ragioni di fatto appare anche -nella celebre visita, che Lorenzo il Magnifico fece, tra lo spavento -generale dei Fiorentini, allo sleale Ferrante di Napoli, il quale -certamente risentì la tentazione non troppo benevola di ritenerlo -prigioniero.[191] - -Ma l'imprigionare un gran principe e il lasciarlo poi vivo e -libero, dopo strappatagli qualche concessione e inflittegli profonde -umiliazioni, come fece Carlo il Temerario con Luigi XI a Péronne -(1468), agli Italiani d'allora sarebbe sembrata una vera follia;[192] -per ciò Lorenzo o non si aspettava più, o si aspettava colmo di gloria. -— Del medesimo tempo è altresì un'arte di persuasione politica tutta -propria degli ambasciatori veneziani, della quale oltre le Alpi non -s'ebbe un'idea se non per mezzo degl'Italiani, e che non deve essere -giudicata dai discorsi recitati nei ricevimenti ufficiali, perchè -questi ultimi sono un prodotto rettorico delle scuole umanistiche, -e nulla più. E non mancano nemmeno tratti violenti e ingenuità -singolari,[193] a dispetto del ceremoniale, che rigorosamente è -osservato. Ma anche in questo niuno appare tanto originale, quanto -il Machiavelli nelle sue «Legazioni». Fornito di scarse istruzioni, -malamente equipaggiato, trattato sempre come un incaricato di -secondo ordine, egli tuttavia non perde mai il suo spirito elevato -di osservazione e di profonda indagine. — Da indi in poi l'Italia è e -rimane di preferenza il paese delle «Istruzioni» e delle «Relazioni» -politiche. Anche altri Stati certamente negoziano con somma abilità, -ma l'Italia soltanto ce ne ha conservato in sì gran numero le prove -documentate, che risalgono ad un tempo così lontano. Già il lungo -dispaccio intorno agli ultimi momenti della vita del torbido Ferrante -di Napoli (17 gennaio 1494), scritto di mano del Pontano e indirizzato -al gabinetto di Alessandro VI, porge la più alta idea di questo genere -di scritti politici, eppure non è stato citato che incidentalmente e -come uno dei moltissimi da lui lasciati.[194] Ma quanti di non minore -importanza e vivacità, inviati ad altri gabinetti sul finire del secolo -XV e sul cominciare del XVI, non giaceranno inediti, per tacere anche -dei posteriori! — Però dello studio dell'uomo nel rapporto sociale e -privato, che va di pari passo con lo studio delle condizioni generali -di questi italiani, ci occuperemo più innanzi in apposita trattazione. - - - - -CAPITOLO X. - -La guerra come opera d'arte. - - Le armi da fuoco. — Conoscitori e dilettanti. — Orrori - guerreschi. - - -Giunti a questo punto, diremo ora in poche parole come a questo tempo -anche la guerra abbia assunto il carattere e l'aspetto di una vera -opera d'arte. Durante il medio-evo l'educazione guerresca in tutto -l'occidente era perfetta dentro la cerchia del sistema prevalente di -difesa e d'attacco; inoltre vi furono anche in ogni tempo ingegnosi -inventori nell'arte delle fortificazioni e degli assedi; ma tanto la -strategia, quanto la tattica trovarono non pochi ostacoli al pieno -loro svolgimento nella natura stessa e nella durata del servizio -militare, nonchè nelle ambizioni della nobiltà, la quale di fronte -al nemico era capace di ostinarsi a questionare sulla preminenza del -posto e di mandar a male in tal modo colla sua indisciplina le più -importanti fazioni, come accadde in quelle di Crécy e di Maupertuis. -Presso gl'Italiani invece prevalse assai per tempo il sistema delle -truppe mercenarie affatto diversamente organizzate, ed anche la -sollecita introduzione delle armi da fuoco contribuì dal canto suo non -poco a demoralizzare in certo modo la guerra, non solamente perchè -i castelli meglio agguerriti tremavano all'urto delle bombarde, ma -perchè l'abilità dell'ingegnere, del fonditore e dell'artigliere, -sorti dalla borghesia, acquistava ogni dì più la prevalenza. Si vedeva -infatti, e non senza rincrescimento, che il valore personale — che era -tutto nelle piccole compagnie mercenarie egregiamente organizzate — -veniva a scemare non poco di pregio dinanzi a quei potenti mezzi di -distruzione che agivano sì da lontano, e non mancarono Condottieri, -che, non potendo altro, si rifiutarono almeno di ammettere il fucile da -poco inventato in Germania,[195] come fece Paolo Vitelli, il quale per -di più faceva cavar gli occhi e tagliare le mani agli schioppettieri -che gli capitavano tra mano[196], mentre poi accettava e adoperava -i cannoni come armi legittime. Ma nella generalità si lasciarono -prevalere le nuove invenzioni e si cercò di trarne il maggior profitto -possibile, per modo che gl'Italiani tanto pei mezzi d'attacco, -quanto per la costruzione delle fortezze divennero i maestri di tutta -Europa. Principi quali un Federigo da Urbino e un Alfonso di Napoli, -si procurarono tali cognizioni in questa materia da far parere quasi -un principiante in loro confronto lo stesso imperatore Massimiliano -I. In Italia, prima che altrove, si hanno una scienza ed un'arte -della guerra trattate in modo affatto sistematico e razionale, e qui -pure s'incontrano i primi esempi di guerre condotte con un intento -puramente artistico, quale poteva conciliarsi benissimo coi frequenti -mutamenti di parte o col modo di agire affatto spassionato e neutrale -dei Condottieri. Durante la guerra milanese-veneziana del 1451 e -52, combattuta tra Francesco Sforza e Jacopo Piccinino, seguiva il -quartier generale di quest'ultimo il letterato Porcellio, incaricato -dal re Alfonso di Napoli di stendere su di essa una Relazione.[197] -Questa è scritta in un latino non troppo puro, ma facile, colle -ampollosità umanistiche allora in uso, e nel complesso tende ad imitare -i commentari di Giulio Cesare, con fioriture di concioni, prodigi e -simili: e siccome da cento anni si disputava, se Scipione l'Africano il -vecchio fosse stato più grande di Annibale o Annibale di Scipione,[198] -così il Piccinino dovette rassegnarsi a fare in tutta l'opera le parti -di Scipione, come lo Sforza faceva quelle di Annibale. Ma anche sulle -truppe milanesi dovendo pur riferire qualche cosa di positivo, il -sofista non esitò di presentarsi allo Sforza, il quale lo fe' condurre -per tutte le file: egli lodò altamente ogni cosa e promise di eternare -ne' suoi scritti quanto aveva veduto.[199] Del resto, la letteratura -italiana d'allora è ricca di descrizioni guerresche e di aneddoti tanto -per uso del dotto teorico, quanto delle persone colte in generale, e -ciò forma un forte distacco dalle relazioni contemporanee redatte al -nord, dove per esempio, quella di Diebold Schilling sulla guerra di -Borgogna conserva ancora la nuda ed arida esattezza di una informe -cronaca. Fu allora che il gran dilettante di cose guerresche,[200] -il Machiavelli, scrisse la sua «Arte della guerra». Ma lo sviluppo -subbiettivo del guerriero preso individualmente trovò la sua più -compiuta espressione in quelle lotte solenni di due o più parti, che -già molto tempo prima della sfida di Barletta (1503) erano in uso.[201] -In queste il vincitore era sicuro di un genere di apoteosi, che gli -mancava al nord: quella che gli veniva dalla bocca dei poeti e degli -umanisti. Nell'esito di queste lotte non si vede più il giudizio di -Dio, ma una vittoria del valor personale, e — per gli spettatori — la -decisione di una gara assai tesa, insieme ad una soddisfazione data -alle velleità ambiziose di un esercito o della intera nazione. - -S'intende da sè che tutti questi modi di trattar le cose di guerra -da un punto di vista razionale e subbiettivo non mancavano, in date -circostanze, di far luogo anche ad orribili crudeltà, senza che ci -entrasse nemmeno l'odio politico, ma solo in vista di permettere -un saccheggio, che per avventura fosse stato promesso. Dopo la -spogliazione di Piacenza, che non durò meno di quaranta giorni e che lo -Sforza avea dovuto concedere ai suoi soldati (1447), la città per buon -tratto rimase vuota del tutto, e per ripopolarla nuovamente si dovette -usar la violenza.[202] Ma tali fatti sono ancor poco in paragone dei -mali, che l'Italia ebbe a soffrire più tardi dalle truppe straniere, -e specialmente poi da quegli Spagnuoli, nei quali forse una vena di -sangue arabo e fors'anche l'abitudine alle atrocità della Inquisizione -svegliarono il lato più perverso della natura umana. Chi impara a -conoscerli nelle nefandità commesse a Prato, a Roma ed altrove, non -sa poi qual concetto formarsi di Ferdinando il Cattolico e di Carlo -V, che, pur conoscendo l'indole di tali mostri, non si peritarono -tuttavia di lasciarli inferocire a loro talento. Il cumulo degli atti -consumatisi nei loro gabinetti, e che mano mano vengono prodotti alla -luce del giorno, potrà restare come una fonte storica della più alta -importanza; — ma nessuno negli scritti di tali principi cercherà più un -pensiero politico vivificatore. - - - - -CAPITOLO XI. - -Il Papato e i suoi pericoli. - - Posizione di fronte all'estero e all'Italia. — Torbidi a Roma - da Nicolò V in poi. — Sisto IV signore di Roma. — Progetti del - cardinale Pietro Riario. — Il nepotismo politico in Romagna. — - Cardinali di case principesche. — Innocenzo VIII e suo figlio. - — Alessandro VI come spagnuolo. — Relazioni coll'estero e - simonia. — Cesare Borgia e suoi rapporti col padre. — Suoi - ultimi progetti. — Minacciata secolarizzazione dello Stato - pontificio. — I mezzi violenti. — Gli assassinii. — Gli ultimi - anni. — Giulio II restauratore del Papato. — Elezione di Leone - X. — Suoi progetti pericolosi in politica. — Pericoli esterni - crescenti. — Adriano VI. — Clemente VII e il sacco di Roma. — - Conseguenze di esso e reazione. — Riconciliazione di Carlo V - col Papa. — Il Papato della Contro-riforma. - - -Del Papato e dello Stato pontificio, come creazioni affatto -eccezionali, noi non ci siamo occupati fin qui se non incidentalmente -affatto e solo per istabilire il carattere degli Stati italiani in -generale.[203] Allo Stato pontificio mancava quasi affatto ciò che -invece caratterizza in modo speciale gli altri Stati, vale a dire il -ben calcolato aumento e la concentrazione dei mezzi della potenza, -appunto perchè il potere spirituale aiutava dal canto suo a coprire e -a sostituire il difettoso svolgimento del temporale. Eppure per quali -solenni prove non è esso passato nel secolo XIV e nei primi anni del -XV! Quando il Papato fu trasportato nella cattività di Avignone, tutto -andò in sulle prime a soqquadro, ma la corte avignonese aveva danari, -truppe ed un grand'uomo di Stato, che al tempo stesso era un gran -capitano, lo spagnuolo Albornoz, che sottomise e tornò all'obbedienza -i ribelli. E di gran lunga ancora più grave fu il pericolo di un -definitivo sfacelo, allorchè sopraggiunse lo scisma, e coll'andar -del tempo nè il papa romano, nè quello di Avignone aveano forze e -ricchezze bastanti per sottomettere nuovamente lo Stato perduto; ma, -dopo restaurata l'unità della Chiesa, la cosa riuscì nuovamente sotto -Martino V, e riuscì una seconda volta ancora, dopochè sotto Eugenio -IV il pericolo s'era ancor rinnovato. Senonchè lo Stato della Chiesa -era, e rimase per allora, una completa anomalia fra tutti gli altri -Stati d'Italia: in Roma e nel suo territorio resistettero al potere dei -Pontefici le grandi famiglie dei Colonna, dei Savelli, degli Orsini, -degli Anguillara ed altre: nell'Umbria, nelle Marche, nelle Romagne, -se non v'era più quasi nessuna di quelle repubbliche, alle quali il -Papato s'era mostrato sì poco riconoscente pel loro attaccamento, vi -era invece una moltitudine di grandi e piccole case principesche, -l'ubbidienza e la fedeltà delle quali non volevano dire gran cosa. -Come dinastie a sè e sussistenti per forza propria, hanno tuttavia -anche esse la loro speciale importanza, e da questo punto di vista noi -trovammo più sopra (v. pag. 37, 59) conveniente di toccare almeno di -quelle che primeggiavano sulle altre. Ciò non ostante, non vogliamo -dispensarci qui da alcune brevi considerazioni sullo Stato della Chiesa -preso nel suo insieme. Esso sin dalla metà del secolo XV trovasi -esposto a nuove crisi e a nuovi pericoli, perchè lo spirito della -politica italiana cerca da diverse parti d'invadere anche la Curia e -di tirarla nelle sue vie. Ma i pericoli che vengono dal di fuori o dal -popolo, sono sempre i minori; i maggiori hanno la loro origine nelle -tendenze stesse dei Papi. - -Innanzi tutto lasciamo da parte i paesi esteri di là dalle Alpi. Se in -Italia il Papato trovavasi sotto la minaccia di pericoli gravissimi, -non era certamente quello il momento, in cui avessero potuto o -voluto prestargli un aiuto nè la Francia sotto la tirannia di Luigi -XI, nè l'Inghilterra ai primordi della guerra delle due Rose, nè la -Spagna in preda ai più grandi rivolgimenti, nè la Germania stessa -tradita nel concilio di Basilea. Anche in Italia v'era bensì un certo -numero di uomini colti ed idioti, che riguardavano come un vanto -nazionale la presenza del Papa nel paese, ma i più per soli interessi -privati, e moltissimi per una gran fede nel valore delle benedizioni -papali,[204] tra i quali quello stesso Vitellozzo Vitelli, che invocava -l'assoluzione di Alessandro VI nel momento stesso, in cui il figlio del -Papa lo faceva strozzare.[205] Ciò non ostante, tutte queste simpatie -non sarebbero bastate a salvare il Papato di fronte ad avversari -veramente risoluti, e che avessero saputo trar profitto dall'odio e dal -rancore che esistevano contro di lui. - -Ora egli fu appunto in un momento di così generale abbandono, che anche -all'interno si manifestarono i più serii pericoli. Già pel fatto stesso -del trovarsi la Chiesa imbevuta delle stesse massime che informavano -la politica degli altri principati italiani, essa doveva sentirne le -scosse più fiere: il suo proprio carattere v'arrecò poi urti affatto -particolari. - - -Per quanto riguarda, prima d'ogni altra cosa, la città di Roma, era -già da tempo invalsa la consuetudine di non dare importanza alcuna -alle sue agitazioni interne, poichè tanti Papi cacciati da tumulti -popolari erano sempre tornati, e i Romani stessi dovevano nel proprio -interesse desiderare la presenza della Curia a Roma. Ma non è men vero -per questo, che Roma di tempo in tempo non solo si mostrò proclive ad -idee più o men radicali,[206] ma nelle cospirazioni che minacciavano la -sicurezza dei Pontefici, ubbidì a mani invisibili, che la guidavano dal -di fuori. Così accadde, per esempio, nella congiura di Stefano Porcari -contro quel Papa, che per l'appunto aveva procurato a Roma i maggiori -vantaggi, Nicolò V (1453). Il Porcari mirava ad un rovesciamento della -signoria dei Papi in generale, e in ciò avea grandi complici, i quali -bensì non vengono nominati,[207] ma devono cercarsi fra i governi -italiani d'allora. Sotto lo stesso pontificato Lorenzo Valla chiudeva -la sua famosa invettiva contro la donazione di Costantino, augurando -l'immediata secolarizzazione dello Stato pontificio.[208] - -Anche la congrega di cospiratori, colla quale ebbe a lottare Pio II -(1495), non nascondeva che il suo scopo era in generale la caduta -del dominio dei preti, e il capo di essa, Tiburzio, ne riversava la -colpa sui profeti, che gli avevano promesso l'adempimento di quel -suo desiderio in quello stesso anno.[209] Parecchi grandi romani, il -principe di Taranto e il condottiero Jacopo Piccinino n'erano complici -e promotori. E se si ripensa al ricco bottino, che ad ogni momento -poteva riguardarsi come pronto nei palazzi dei maggiori prelati (i -congiurati aveano messo gli occhi specialmente sui tesori del cardinale -di Aquileja), sorprenderà piuttosto che in una città quasi sempre così -priva di sorveglianza tali tentativi non fossero invece più frequenti e -più fortunati. Non per nulla Pio II risiedeva più volentieri dovunque, -anzichè a Roma, ed anche Paolo II ebbe a provare nel 1468 un forte -spavento per una congiura, supposta o reale, di questa specie[210]. I -Pontefici dovevano o quando che sia soggiacere a tali assalti, o domare -colla forza le fazioni dei grandi, sotto la protezione dei quali simili -rapaci tentativi venivano ogni dì più aumentando. - - -E questo fu appunto il compito che si propose il terribile Sisto IV. -Egli fu il primo ad aver Roma e il suo territorio quasi compiutamente -nelle sue mani, massimamente dopo la persecuzione inflitta ai -Colonnesi, e per questo potè anche, sì negli affari della Chiesa, come -in quelli della politica italiana, procedere con tanta franchezza di -fronte alle lagnanze e perfino alle minaccie di convocare un Concilio, -che venivano dall'occidente. I mezzi necessarii li forniva una simonia, -che tutto ad un tratto cominciò ad eccedere ogni misura, e alla quale -soggiacevano tanto le nomine dei cardinali, quanto quelle dei dignitari -inferiori, nonchè le grazie o concessioni di qualsiasi specie[211]. -Sisto stesso non avea potuto ottenere la dignità papale senza ricorrere -ad un tal mezzo. - -Era naturale che una corruzione così universalmente estesa dovesse -quando che sia tirare addosso alla sedia papale disastrosissime -conseguenze; ma queste in allora sembravano ancora molto lontane. -Diversamente invece andò la cosa rispetto al nepotismo, che minacciò -perfino un momento di rovesciare dai cardini il Pontificato. Fra tutti -i nipoti, il cardinale Pietro Riario fu quegli, che in sulle prime -godeva il maggiore e quasi l'esclusivo favore di Sisto, nel tempo -stesso che del suo nome riempiva tutta l'Italia, sia pel suo lusso -smodato, sia per le voci che correvano sulla sua empietà e sulle sue -mire politiche.[212] Egli s'accordò col duca Galeazzo Maria di Milano -(1473), allo scopo che questi dovesse diventar re della Lombardia ed -aiutar poi lui con danaro e con uomini a salire sul trono papale al -suo ritorno in Roma: Sisto, a quanto sembra, glielo avrebbe ceduto -spontaneamente.[213] Questo progetto, che sarebbe riuscito ad una -secolarizzazione dello Stato pontificio mediante l'ereditarietà del -trono, fallì poi per la morte subitanea di Pietro. Il secondo nipote, -Girolamo Riario, non abbracciò lo stato ecclesiastico e non toccò -quindi il Pontificato; ma dopo di lui i nipoti dei Papi tennero in -continui scompigli l'Italia con gli sforzi che fecero per procacciarsi -un gran principato. Per lo innanzi alcuni Papi aveano tentato di -far valere la loro supremazia feudale su Napoli a favore dei loro -congiunti;[214] ma, dopochè ciò non era riuscito neanche a Calisto III, -non era il caso di più pensarvi, e Girolamo Riario, deluso anche nel -tentativo di assoggettar Firenze (e chi sa in quanti altri progetti), -dovette accontentarsi di fondare una Signoria nello Stato stesso -della Chiesa. Fino ad un certo punto la cosa poteva giustificarsi -col dire che la Romagna, co' suoi principi e tiranni sparsi per le -città, minacciava già di svincolarsi compiutamente dalla supremazia -papale, che essa in breve avrebbe potuto divenir preda degli Sforza o -dei Veneziani, se Roma non si appigliava a questo spediente. Ma chi, -in tempi simili e in tali condizioni, si sarebbe fatto mallevadore -di un'obbedienza durevole da parte di tali nipoti divenuti sovrani -o dei loro discendenti verso Papi, coi quali non avessero più alcun -vincolo di parentela? Perfino i Papi ancora viventi non erano sicuri -dei propri figli o nipoti, perchè troppo prossima era la tentazione di -cacciare il nipote di un predecessore per sostituirvi il proprio. Il -contraccolpo di questo stato di cose sul Papato stesso costituiva un -pericolo gravissimo: esso si trovava, cioè, costretto ad usar tutti i -mezzi coercitivi, anche gli spirituali, per uno scopo dei più equivoci, -al quale dovevano subordinarsi tutti gli altri della sedia papale; e se -l'intento era raggiunto con tali mezzi e fra l'odio di tutti, si creava -una dinastia, che avrebbe avuto il più grande interesse alla caduta del -Papato. - -Quando Sisto morì, Girolamo non potè sostenersi nel principato usurpato -(Imola e Forlì) se non a gran fatica e soltanto colla protezione e -l'aiuto della famiglia Sforza, dalla quale usciva sua moglie. Ora nel -Conclave successivo (1484), — nel quale fu eletto Innocenzo VIII, — si -vide un fatto, che somigliava quasi ad una nuova garanzia esterna del -Papato, vale a dire due cardinali di case regnanti, che per denaro e -dignità si lasciarono vergognosamente corrompere: Giovanni d'Aragona, -figlio del re Ferrante, ed Ascanio Sforza, fratello del Moro.[215] Così -almeno le due case di Napoli e di Milano s'interessavano, per amor del -bottino, al mantenimento della signoria papale. Anche nel Conclave -seguente, nel quale tutti i cardinali simoneggiarono, ad eccezione -di soli cinque, Ascanio si lasciò nuovamente corrompere con forti -donativi, non senza riserbarsi però la speranza di divenir Papa egli -stesso un'altra volta.[216] - -Lorenzo il Magnifico dal canto suo desiderava altresì che la casa -Medici non andasse colle mani vuote. Egli diè in moglie sua figlia -Maddalena al figlio del nuovo Papa, Franceschetto Cybo, e s'attendeva -non solo ogni specie di favori per suo figlio Giovanni (il futuro Leone -X), ma anche un sollecito innalzamento del genero.[217] Però, quanto a -quest'ultima speranza, egli pretendeva l'impossibile. Sotto Innocenzo -VIII non era il caso di veder sorgere quell'audace nepotismo, che -fondava Stati, appunto. per questo che Franceschetto era uomo di scarso -ingegno e, al pari del Papa suo padre, non era sollecito d'altro che di -godere la potenza nel modo il più grossolano, specialmente accumulando -enormi somme di danaro[218]. Tuttavia la maniera, colla quale il padre -e il figlio condussero quell'affare, alla lunga non avrebbe mancato -di riuscire ad una pericolosissima catastrofe, lo scioglimento dello -Stato. - -Se Sisto s'era arricchito colla vendita di ogni sorta di grazie e -di dignità, Innocenzo e suo figlio eressero addirittura una banca di -grazie temporali, nella quale, dietro il pagamento di tasse alquanto -elevate, poteva ottenersi l'impunità per qualsiasi assassinio e -delitto: di ogni ammenda cento cinquanta ducati ricadevano alla Camera -papale, il di più a Franceschetto. E così Roma, come era naturale, -negli ultimi anni specialmente di questo pontificato, formicolava -d'ogni parte di assassini protetti e non protetti: le fazioni, la cui -repressione era stata la prima opera di Sisto, rialzarono il capo in -modo spaventoso: ma il Papa, chiuso e ben custodito nel Vaticano, -non si preoccupava d'altro, che di porre qua e là qualche agguato, -per farvi cader dentro malfattori, che avessero mezzi di ben pagare. -Per Franceschetto la questione principale era di sapere come avesse -potuto piantar tutti con quanti più tesori poteva, nel caso che il Papa -venisse a morire. Egli si tradì una volta nell'occasione che di questa -morte, omai aspettata, corse una falsa notizia (1490); addirittura -egli voleva portare con sè tutto il danaro esistente nelle casse, e -quando quelli stessi che lo circondavano, glielo impedirono, volle -almeno che lo seguisse il principe turco Zizim, che egli riguardava -come un capitale vivente da potersi cedere per avventura a patti -vantaggiosissimi a Ferrante di Napoli.[219] Egli è sempre malagevole -il voler calcolare tutte le eventualità politiche di un'epoca omai -remota: ma qui sorge da sè la domanda: come Roma sarebbe stata in -grado di sostenersi con due o tre pontificati di questo genere? Di -fronte poi all'Europa niuna maggiore imprudenza che lasciar andare -le cose tant'oltre, che non soltanto i viaggiatori e i pellegrini, -ma un'ambasceria intera spedita da Massimiliano, re dei Romani, fu in -prossimità di Roma assalita e spogliata così completamente, che taluni -degl'inviati tornarono addietro senza nemmeno aver toccato le porte -della città! - - -Alessandro VI, uomo dotato di attitudini non comuni, salì al potere -coll'idea di goderlo nel pieno significato della parola (1492-1503): -e siccome con questa idea non poteva certamente conciliarsi uno stato -di cose, quale lo abbiamo descritto, il primo suo atto fu l'immediato -ristabilimento della pubblica sicurezza e il puntuale pagamento di -tutti gli stipendi. - -Rigorosamente parlando, noi potremmo qui pretermettere questo -Pontificato, appunto perchè non parliamo che delle diverse forme che -assunse la civiltà italiana, e i Borgia non erano italiani più di -quello che lo fosse la casa allora regnante di Napoli. Alessandro, -parlando in pubblico con Cesare, si serviva sempre della lingua -spagnuola: Lucrezia al suo ingresso in Ferrara (dove portò le mode -spagnuole) fu festeggiata da buffoni pure spagnuoli: di spagnuoli -si compose il servidorame più fidato della famiglia, nonchè le bande -famigerate di Cesare nella guerra del 1500, e pare che lo stesso suo -carnefice, don Micheletto, e il suo avvelenatore Sebastiano Pinzon -sieno stati anch'essi spagnuoli. Finalmente anche Cesare, fra le altre -sue gesta, si mostrò vero spagnuolo, quando atterrò, secondo tutte -le regole dell'arte, sei tori selvaggi in campo chiuso. La corruzione -soltanto, di cui questa famiglia sembra la personificazione vivente, -non potrebbe dirsi portata a Roma da essa, quando già, come vedemmo, vi -preesisteva e in sì larga misura. - -Di questi Borgia e delle loro gesta molto e in più modi fu scritto. Il -loro scopo immediato era l'assoggettamento completo dello Stato della -Chiesa, e lo ottennero in fatto, schiacciando tutti i piccoli signori -— più o meno impotenti vassalli della Chiesa — o annientandoli,[220] -e togliendo di mezzo in Roma le due grandi fazioni che la -padroneggiavano, gli Orsini che la pretendevano a Guelfi, i Colonnesi -che avrebbero voluto passare per Ghibellini. Ma i mezzi, di cui si fece -uso, furono così spaventevoli, che il Papato necessariamente avrebbe -dovuto andare in rovina, se un avvenimento incidentale (l'avvelenamento -contemporaneo del padre e figlio) non avesse improvvisamente mutato -la faccia delle cose. — Vero è che all'indegnazione che sorgeva dalle -coscienze di tutto l'Occidente, Alessandro non avea bisogno di badare -gran fatto: intorno a sè egli sapeva farsi temere e rispettare: i -principi stranieri si lasciavano comperare e Luigi XII specialmente -gli prestò ogni ajuto possibile; e quanto alle popolazioni, esse non -avevano nemmeno un sentore di quanto accadeva nell'Italia di mezzo. -L'unico momento veramente pericoloso, nell'approssimarsi di Carlo VIII, -passò contro ogni aspettazione felicemente, e d'altronde anche allora -non trattavasi del Papato come tale,[221] ma di una deposizione di -Alessandro per far luogo ad un Papa migliore. Il massimo e durevole e -sempre crescente pericolo pel Pontificato stava in Alessandro stesso e -più ancora in suo figlio Cesare Borgia. - -Nel padre l'ambizione, l'avidità e la depravazione erano congiunte -con un'indole energica, e con tendenze assai splendide. Tutti i -godimenti che può dar la potenza, egli volle goderli sino dal primo -giorno e in ampia misura. Nella scelta dei mezzi che doveano condurlo -al suo scopo, egli non si mostrò mai titubante: sin dalle prime tutti -seppero che egli non intendeva di rifarsi soltanto dei sacrificii -fatti per ottenere il Papato[222], ma voleva senz'altro che la -simonia dell'acquisto fosse ampiamente sorpassata dalla simonia delle -vendite. S'aggiungeva poi che Alessandro, in virtù degli ufficii di -vice-cancelliere ed altri da lui anteriormente coperti, conosceva -meglio d'ogni curiale tutti i mezzi possibili di far danaro. Nè egli -nominò mai nessun cardinale senza un deposito anticipato di somme -considerevoli. — Del resto sin dal 1494 un carmelitano, Adamo da -Genova, che a Roma aveva osato predicare contro la simonia, fu trovato -morto nel suo letto con ben venti ferite. - - -Ma quando il Papa col tempo cadde sotto il dominio del proprio figlio, -i mezzi violenti presero quel carattere veramente infernale, che -necessariamente reagisce perfin sugli scopi. Ciò che si fece nelle -lotte coi grandi di Roma e coi tiranni delle Romagne supera, in linea -di crudeltà e di perfidia, quanto di peggio commisero gli Aragonesi di -Napoli, con questo di più che le arti, con cui si tradiva, erano assai -più raffinate. Affatto spaventevole è il modo, con cui Cesare giunse -ad isolare il padre, togliendo di mezzo il fratello, il cognato ed -altri congiunti e cortigiani, non appena il favore che essi godevano -presso il Papa e la loro posizione suscitarono in lui qualche ombra -di gelosia, Alessandro fu spinto al punto di dare il suo consenso -all'uccisione del figlio suo prediletto, il duca di Gandia,[223] perchè -tremava per sè stesso dinanzi a Cesare. - -Ora quali erano i segreti disegni di quest'ultimo? Ancora negli ultimi -mesi della sua signoria, quando egli appunto aveva finito di sterminare -i condottieri a Sinigaglia ed era di fatto divenuto padrone dello -Stato della Chiesa (1503), ripetevasi abbastanza modestamente da chi -lo avvicinava, che egli non voleva sottomettere se non le fazioni e i -tiranni, e ciò solo a vantaggio della Chiesa, ritenendo per sè tutt'al -più la Romagna, e che quindi non gli sarebbe mancata la riconoscenza -anche di tutti i Papi futuri, ai quali rendeva il più grande servigio, -abbattendo gli Orsini e i Colonna.[224] Ma chi potrebbe ammettere che -questo realmente fosse l'ultimo suo pensiero? Un po' più apertamente -una volta si espresse Papa Alessandro in una conversazione avuta -coll'ambasciatore veneziano, mentre raccomandava suo figlio alla -protezione della Repubblica: «io voglio fare in modo, diss'egli, che -un giorno il Papato tocchi o a lui o alla vostra Repubblica».[225] -Veramente Cesare aggiunse, che non doveva divenir Papa, se non colui -che avesse avuto l'assenso di Venezia, e che a tal uopo i cardinali -veneziani non aveano bisogno che di star bene uniti e compatti. Nessuno -è in grado di dire, se egli con tali parole intendesse alludere a sè -medesimo; ma, in ogni caso, le espressioni del padre bastano bene a -provare quali fossero le sue idee circa l'occupazione del trono papale. -Qualche ulteriore indizio ci viene per via indiretta da Lucrezia -Borgia, potendosi presumere che certi passi delle poesie d'Ercole -Strozza non sieno che l'eco di espressioni, alle quali ella, come -duchessa di Ferrara, può benissimo essersi lasciata andare. Anche qui -innanzi tutto si parla dell'intendimento di Cesare di farsi Papa,[226] -ma in mezzo a ciò traluce altresì qualche cosa che alluderebbe ad una -sperata signoria su tutta l'Italia,[227] e sulla fine si accenna al -fatto che Cesare, qual principe secolare, macchinava cose grandissime e -per questo anche avea deposto una volta il cappello cardinalizio.[228] -Infatti non è a dubitare che Cesare, fosse eletto Papa o no dopo la -morte di Alessandro, pensava a conservare per sè ad ogni costo lo -Stato della Chiesa, e che egli, dopo tutte le scelleratezze commesse, -più facilmente poteva sperare di sostenersi come principe, che come -Papa. Nessuno più di lui sarebbe stato in grado di secolarizzare -lo Stato,[229] e nessuno più di lui avrebbe dovuto farlo, se voleva -continuare a tenerlo. Se noi non c'inganniamo affatto, questo sarebbe -il motivo principale della segreta simpatia, che il Machiavelli -manifesta per questo grande ribaldo: o Cesare, o nessuno sarebbe stato -capace di «estrarre il ferro dalla ferita», vale a dire, di annientare -il Papato, causa di tutti gl'interventi e fonte di tutte le divisioni -d'Italia. — Gl'intriganti che credevano d'indovinare le mire di Cesare, -quando gli facevano balenare agli occhi la possibilità di regnare -sulla Toscana, furono respinti sdegnosamente, a quanto sembra, da lui -medesimo.[230] - -Ma forse tutte le logiche deduzioni che si tirano da tali promesse, -riescono vane, — non tanto per una speciale genialità satanica, di cui -altri lo volle fornito, ma che in lui non v'era, come non v'era, per -esempio, nel duca di Friedland; bensì, perchè i mezzi, di cui egli si -servì, erano di quelli che in generale non si conciliano con nessuna -maniera pienamente logica di agire in grande. E nessuno può dire -se, quando l'eccesso dei mali avesse raggiunto l'ultimo limite, una -prospettiva di salute non si sarebbe nuovamente dischiusa pel Papato -anche senza quell'eventualità, che affatto casualmente pose fine alla -sua signoria. - -Quand'anche si voglia ammettere che la distruzione di tutti i piccoli -signori sparsi qua e là nello Stato della Chiesa avesse procacciato -a Cesare le simpatie universali, e quand'anche si volesse altresì -far servire di prova ai suoi grandiosi disegni la scelta schiera di -ufficiali e soldati (i migliori d'Italia, con Leonardo da Vinci alla -testa del Genio), ch'egli nel 1503 riuscì a chiamare sotto le sue -bandiere, — ci son tuttavia troppi altri fatti di brutale ferocia, che -contrastano apertamente con tali supposizioni e che rendono incerto -il nostro giudizio su lui, come fu quello dei contemporanei. Tali -sono, per esempio, le devastazioni, alle quali egli lasciò in preda lo -Stato da lui appena conquistato[231] e che pur pensava di conservare -e di governare: tali sono altresì le condizioni, a cui furono ridotte -Roma e la Curia negli ultimi anni di quel pontificato. Sia che padre e -figlio avessero preparato una vera lista di proscrizione,[232] sia che -le uccisioni sieno state comandate separatamente, certo è che i Borgia -agirono di conserva per togliere di mezzo segretamente tutti coloro, -che comecchessia fossero loro d'inciampo o dei quali essi agognassero -farsi eredi. In questi casi essi non si preoccupavano più che tanto -dei capitali e dei beni mobili delle loro vittime, quanto, e assai -più, delle loro rendite personali provenienti dagli ufficii coperti, -che il Papa era sollecito di tener lungamente vacanti per goderne i -proventi, e ch'egli poi rivendeva a nuovi aspiranti a prezzi assai -elevati. L'ambasciatore veneziano Paolo Capello nell'anno 1500 riferiva -al Senato:[233] «ogni notte si hanno a Roma quattro o cinque uccisioni -di vescovi, prelati ed altri dignitari, tanto che tutta la città trema -di essere a poco a poco uccisa dal duca (Cesare)». Questi s'aggirava -notturno per le vie accompagnato da' suoi,[234] e non tanto, a quel che -pare, per nascondere, come Tiberio, il viso divenuto deforme, quanto e -assai più per soddisfare la sua pazza sete di sangue anche su persone -del tutto a lui sconosciute. Ancor nell'anno 1499 la disperazione per -tali fatti era divenuta sì grande ed universale, che il popolo, rotto -ogni ritegno, assalì e scannò parecchi della guardia del Papa.[235] Ma -chi andava salvo dal ferro dei Borgia, non riusciva poi a sottrarsi -al loro veleno. In quei casi, nei quali sembrava necessaria una -certa discrezione, usarono essi di quella polvere candida come neve -e piacevole al gusto,[236] che non uccideva istantaneamente, ma a -poco a poco, e poteva inavvertitamente mescolarsi con ogni cibo e -con ogni bevanda. Il principe Zizim n'avea già fatto il saggio prima -di essere consegnato da Alessandro a Carlo VIII (1495), e sulla fine -della loro carriera si avvelenarono con essa il padre e il figlio, -avendo per isbaglio bevuto del vino destinato ad un ricco cardinale. Il -compendiatore ufficiale della storia dei Papi, Onofrio Panvinio,[237] -cita i nomi di tre cardinali, che Alessandro fece avvelenare (Orsini, -Ferrerio e Michiel), e tocca altresì di un quarto, che Cesare s'era -incaricato di spacciare per proprio conto (Giovanni Borgia); ma in -generale può dirsi che quasi nessun prelato alquanto ricco non morì -a Roma in quel tempo, senza che sulla sua morte non si elevassero -sospetti di questo genere. L'implacabile veleno raggiunse perfino -qualche pacifico scienziato, che avea creduto evitarlo ritirandosi in -qualche oscura città di provincia. - -Intanto intorno al Papa le cose cominciarono a non andar più così -allegramente come prima: fulmini e tempeste, che fecero crollare -pareti e stanze, lo avevano già visitato anteriormente e colmatolo -di spavento: ed ora che questi fenomeni si rinnovavano (1500), tutti -credettero che Satana stesso ci avesse parte, e la dicevano «_cosa -diabolica_».[238] La voce di questi fatti sembra abbia cominciato a -diffondersi fra i popoli nell'occasione del Giubileo dell'anno 1500 -che fu frequentatissimo;[239] e il traffico scandaloso che allora -si fece delle indulgenze, fece il resto e richiamò l'attenzione di -tutti sulle ignominie di Roma.[240] Oltre ai pellegrini che tornavano -alle loro case, si vedevano passar le Alpi strani penitenti in lunghi -abiti bianchi e tra essi alcuni incappucciati fuggiaschi dello Stato -pontificio, i quali assai probabilmente non avranno taciuto. Ma chi -potrebbe dire sino a qual punto avrebbe dovuto giungere lo scandalo e -l'indignazione di mezza Europa, prima che per Alessandro ne sorgesse -un immediato pericolo? «Egli avrebbe, dice Panvinio altrove,[241] -avvelenato anche gli altri cardinali e prelati, ch'erano in voce di -ricchi, per divenir loro erede, se, in mezzo ai grandi progetti che -macchinava pel figlio, la morte non lo avesse sorpreso». E che cosa -avrebbe fatto Cesare, se nel momento in cui morì suo padre, non si -fosse egli pure trovato infermo sul letto di morte? Qual Conclave non -sarebbe stato quello, dal quale egli, forte di tutti i mezzi, di cui -poteva disporre, fosse uscito Papa per l'elezione di un collegio di -cardinali convenientemente ridotto a furia di veleno, in un momento -in cui non c'era neanche da temere la vicinanza delle armi francesi? -La fantasia si perde in un abisso, qualora soltanto si provi a tener -dietro ad una somigliante ipotesi. - - -Invece si ebbe il Conclave, dal quale uscì Pio III, e quasi subito -dopo, quello, in cui riuscì eletto Giulio II, due elezioni, che -evidentemente accennano ad un principio di reazione, che manifestavasi -d'ogni parte. - -Per quanto anche una critica severa trovasse a ridire sui costumi -privati di Giulio II, certo è nondimeno che nei punti più sostanziali -egli fu l'uomo che salvò il Papato. Osservando attentamente l'andamento -delle cose sotto i pontificati seguiti a quello di suo zio Sisto IV, -egli aveva potuto accorgersi di quali basi e di quali appoggi avea -bisogno la potenza papale per sostenersi, e, divenuto Papa, ordinò -tosto il suo governo in piena conformità a tali viste, portando -all'attuazione de' suoi progetti tutta quell'energia di carattere, -che non si arresta dinanzi a verun ostacolo. Portato al potere -in virtù di abili maneggi, ma senza simonia alcuna, e accolto con -favore dall'opinione universale, egli fe' cessare, per prima cosa, lo -scandaloso traffico delle dignità ecclesiastiche. Anche alla sua corte -non mancarono i favoriti, e talvolta erano i meno degni, ma egli ebbe -l'inestimabile fortuna di andare immune dalla pericolosa piaga del -nepotismo. Suo fratello Giovanni della Rovere avea sposata l'erede di -Urbino sorella di Guidobaldo, l'ultimo dei Montefeltro, e da questa -unione era nato nel 1491 un figlio, Francesco Maria della Rovere, che -al tempo stesso diventava possessore legittimo del ducato di Urbino e -nipote del Papa. Ciò dispensava Giulio da qualunque obbligo di creare -uno Stato alla sua famiglia, e per questo noi lo veggiamo, in tutti gli -acquisti, che o coll'arti della diplomazia o con quelle della guerra -venne facendo, non d'altro sollecito che dell'ingrandimento dello -Stato della Chiesa, che nel fatto alla sua morte lasciò completamente -ricostituito e per di più ingrandito di Parma e di Piacenza, mentre al -suo avvenimento l'avea trovato in piena dissoluzione. Nè dipendette -nemmeno da lui che la Chiesa non abbia potuto avocare a se anche -Ferrara. Si sa altresì che i 700,000 ducati, ch'egli sempre teneva in -serbo in Castel S. Angelo, non dovevano essere in qualsiasi momento, -per ordine suo, rimessi ad altri, fuorchè al suo successore. Al pari -degli altri Papi, ereditò anch'egli dai cardinali, anzi da tutti i -prelati che morivano a Roma, e talvolta anche con mezzi dispotici,[242] -ma non per questo avvelenò, nè uccise nessuno. L'essere andato -in persona al campo non gli giovò certamente, ma fu una necessità -ineluttabile, che tanto più facilmente doveva essergli perdonata in -Italia, in quanto che quello era il tempo, in cui bisognava battere o -essere battuti e in cui il credito personale valeva più di qualsiasi -diritto legittimamente acquistato. Che se poi, ad onta del suo celebre -grido «fuori i barbari!», egli contribuì più di qualunque altro -a far sì che gli Spagnuoli mettessero salde radici in Italia, sta -di fatto altresì che ciò al Papato poteva sembrare una eventualità -indifferente affatto, anzi perfino, sotto un certo aspetto, favorevole -e vantaggiosa. E da chi altri, meglio che dalla Spagna, poteva la -Chiesa attendersi una sincera e durevole devozione,[243] nel momento -stesso in cui tutti i principi italiani non nutrivano che sentimenti -ostili verso di lei? — Ma, comunque sia, l'uomo potente ed originale, -che non poteva soffocare in sè veruno sdegno e neanche nascondere -nessun vero affetto, preso in tutto il suo insieme era l'uomo del -tempo, il _Pontefice terribile_ invocato da tutti. Egli ebbe quindi -pienamente ragione di appellarsi con coscienza relativamente tranquilla -al giudizio di un Concilio e di rispondere in tal modo vittoriosamente -al grido de' suoi avversarii, che da tutte le parti d'Europa ne -domandavano la convocazione. Un regnante di questa tempra aveva bisogno -anche d'incarnare in qualche grandioso monumento la vastità de' suoi -concepimenti: egli pensò alla ricostruzione e all'ampliamento della -chiesa di S. Pietro, e le aggiunte che vi fece il Bramante sono forse -l'espressione più sublime di una potenza, che è conscia di quanto -può e deve a sè stessa. Ma anche nelle altre arti restano le tracce -dell'alta protezione loro accordata da Giulio, nè è senza importanza -il fatto che perfino la poesia latina di quei giorni, parlando di -lui, appare infiammata di un estro, che non seppero mai ispirarle i di -lui predecessori. L'ingresso a Bologna, che si trova descritto sulla -fine dell'_Iter Julii secundi_ del cardinale Adriano da Corneto, ha -una grandiosità tutta affatto speciale, e Giovanni Antonio Flaminio -in una delle sue più belle Elegie ha cantato nel Papa il redentore -d'Italia[244]. - -Giulio aveva in una fulminea costituzione del Concilio lateranense[245] -proibito la simonia nell'elezione del Papa. Dopo la sua morte (1513) -i cardinali, mossi da un sordido istinto di avarizia, volevano -eludere quel divieto col proporre un patto generale, secondo il quale -le prebende e gli ufficii di colui che sarebbe eletto, dovessero -ripartirsi in proporzioni uguali fra loro, e si sa che il loro -intendimento sarebbe stato di eleggere per l'appunto quegli che -godeva le prebende più pingui, l'inetto Raffaello Riario.[246] Ma una -riscossa, che partiva principalmente dai membri più giovani del sacro -Collegio, mandò all'aria quel misero strattagemma e fu scelto Giovanni -de' Medici, il celebre Leone X. - - -Noi avremo frequenti occasioni d'incontrarci in questo Papa, ogni volta -che ci accadrà di discorrere dei momenti più splendidi dell'epoca del -Rinascimento: qui adunque e pel nostro scopo ci basterà di accennare, -come sotto di lui il Papato abbia corso nuovamente gravissimi pericoli -tanto al di dentro, quanto al di fuori. Fra questi non contiamo la -congiura dei cardinali Petrucci, Sauli, Riario e Corneto, perchè questa -tutt'al più, riuscendo, avrebbe cagionato un mutamento di persone e -non altro: e d'altronde a Leone fu facile sventarla colla creazione, -inaudita per vero, di trent'un nuovi cardinali in una sola volta, -la quale del resto non fece che produrre un'eccellente impressione, -perchè, in parte almeno, premiava il vero merito.[247] - -Sommamente pericolose invece furono certe vie, alle quali si lasciò -tirare Leone nei due primi anni del suo pontificato. Egli aveva infatti -intavolato pratiche molto serie per procurare il regno di Napoli a -suo fratello Giuliano e per creare a suo nipote Lorenzo un gran regno -nell'Italia settentrionale, che abbracciasse Milano, la Toscana, -Urbino, e Ferrara.[248] È evidente a chiunque che lo Stato della -Chiesa, rinserrato per tal modo da tutte parti, avrebbe dovuto finire -col diventare un appannaggio mediceo, senza che nemmeno s'avesse avuto -bisogno di secolarizzarlo. - -Il progetto trovò uno scoglio insuperabile nelle condizioni politiche -generali d'allora. Giuliano morì a tempo; tuttavia, per provvedere a -Lorenzo, Leone intraprese l'espulsione del duca Francesco Maria della -Rovere da Urbino, e con ciò si tirò addosso l'odio universale, impoverì -il tesoro, e finì poi, quando anche Lorenzo nel 1519 morì[249], col -dover dare alla Chiesa ciò che con tanta fatica aveva per altri -acquistato: così egli non ne raccolse nemmen quella gloria, che -certamente non gli sarebbe mancata, se quella cessione fosse stata -anteriore e spontanea. Anche ciò che tentò più tardi contro Alfonso -di Ferrara, e che potè realmente condurre ad effetto contro un pajo -di tiranni e Condottieri, non fu tal cosa, da cui potesse venirne -incremento alla sua reputazione. E tutto questo accadeva nel momento -stesso, in cui i monarchi d'Occidente d'anno in anno si andavano ognor -più abituando ad un colossale giuoco di politica, ch'era fatto alle -spese di questo o di quel territorio d'Italia[250]. Chi avrebbe voluto -farsi garante che essi, dopochè la loro potenza all'interno negli -ultimi decenni era immensamente cresciuta, non fossero per allargare -quando che sia le loro viste anche allo Stato della Chiesa? Leone visse -abbastanza per essere testimone di un fatto, che era come il preludio -di ciò che si verificò poi nel 1527: un pugno di fanti spagnuoli -apparve nel 1520, — di proprio impulso, a quanto sembra, — ai confini -dello Stato pontificio, unicamente allo scopo di taglieggiare il -Papa[251], ma si lasciò respingere dalle truppe di quest'ultimo. Anche -la pubblica opinione, di fronte alla corruzione della Curia e della -corte romana, s'era negli ultimi anni svegliata più imperiosa che mai, -ed uomini che vedevano nel futuro, come, per esempio, il giovane Pico -della Mirandola[252], invocavano con forza pronte riforme. Infrattanto -era comparso sulla scena Lutero. - - -Le riforme vennero sotto il pontificato di Adriano VI, (1521-1523), -ma scarse e insufficienti e ritardate di troppo, di fronte alla -foga invadente del grande movimento tedesco. Adriano non potè far -altro, fuorchè manifestare l'orrore, di cui era compreso per tutte -le piaghe che avean deturpato la Chiesa sino a quel tempo, vale a -dire la simonia, il nepotismo, la prodigalità, il malandrinaggio e la -più profonda immoralità. Nè per allora il pericolo, che minacciava -da parte del luteranismo, sembrava neanche il maggiore: un arguto -osservatore veneziano, Girolamo Negro, presente vicinissima una -spaventevole catastrofe per Roma stessa, e ne esprime il proprio dolore -apertamente[253]. - - -Sotto Clemente VII l'orizzonte di Roma si copre di gravidi vapori -somiglianti a quel plumbeo velo di nebbia sciroccale, che talvolta -vi rende così pericolosi gli ultimi mesi d'estate. Il Papa è inviso -ai vicini e ai lontani: gli uomini più gravi crollano tristamente -il capo[254], e infrattanto sulle pubbliche vie e sulle piazze -s'affacciano eremiti a presagire la rovina d'Italia, anzi del -mondo intero, e a stigmatizzare col nome di Anticristo il Papa -medesimo[255]:la fazione colonnese solleva arditamente il capo in -atto di sfida: l'indomabile cardinale Pompeo Colonna, la cui presenza -soltanto è una minaccia permanente pel Papato[256], tenta una sorpresa -su Roma (1526) nella speranza di poter, coll'aiuto di Carlo V, cingere -senz'altro la tiara, non appena Clemente fosse caduto vivo o morto -nelle sue mani. Per Roma non fu di nessun vantaggio, che quest'ultimo -abbia potuto trovare un rifugio in Castel S. Angelo; ma la sorte, alla -quale egli stesso era serbato, poteva ben dirsi peggiore della morte, -alla quale ora sfuggì. - -Con una serie di quelle menzogne, che sono sempre permesse ai forti, ma -che recano la rovina ai deboli, Clemente provocò la venuta delle truppe -austro-spagnuole comandate dal Borbone e da Frundsberg (1527). Egli è -fuor d'ogni dubbio che il gabinetto di Carlo V meditava di prendere del -Papa una fiera vendetta[257], e che l'imperatore non poteva prevedere -anticipatamente quanto oltre nel loro zelo sarebbero andate le orde che -aveva assoldate, ma non pagava. L'arrolamento pressochè gratuito non -avrebbe potuto effettuarsi in Germania, se non si avesse saputo che si -doveva marciare contro Roma. Forse si ritroveranno quando che sia le -istruzioni date in questa occasione al Borbone, e può darsi anche che -esse suonino più miti di quanto ora si possa supporre; ma la storia non -si lascerà travolgere per questo a men severi giudizii. Fu una fortuna -pel cattolico re e imperatore che nè il Papa, nè alcuno dei cardinali -sia stato ucciso dalle sue genti. Se ciò fosse accaduto, nessun sofisma -al mondo avrebbe potuto salvarlo da una gravissima responsabilità. -Ma l'uccisione di innumerevoli persone delle infime classi e la -spogliazione delle altre ottenuta colla tortura o coll'infame mercato, -che se ne fece, mostrano ad esuberanza fino a qual punto fu permesso di -spingere le atrocità nel sacco di Roma. - -Carlo V voleva, a quanto pare, far condurre il Papa, che si era -nuovamente rifugiato in Castel S. Angelo, a Napoli, dopo avergli -estorto enormi somme, e se Clemente invece riuscì a fuggire ad Orvieto, -non pare che ciò sia seguito per nessuna connivenza da parte degli -Spagnuoli[258]. Se poi Carlo abbia, almeno per un momento, pensato -alla secolarizzazione dello Stato della Chiesa (alla quale l'opinione -pubblica[259] omai era preparata), e se nel fatto egli se ne sia poi -lasciato distogliere dalle rimostranze di Enrico VIII, è un enigma, che -non potrà mai essere messo in chiaro. - -Ma se anche tali intendimenti erano in lui, non furono certo di -lunga durata; e intanto dalla desolazione stessa della città sorge -uno spirito di riforma, che promette una completa restaurazione -della Chiesa e del principato. Il primo a presentirla fu il cardinal -Sadoleto[260]: «Se col nostro dolore, egli scrive, noi diamo una dovuta -soddisfazione allo sdegno e alla giustizia di Dio, se queste terribili -punizioni ci aprono la via a migliorare le nostre leggi e i costumi, -noi forse potremo dire che la nostra sventura non fu la maggiore, che -ci potesse cogliere.... Di ciò che è di Dio, abbia cura Dio stesso; ma -noi abbiamo dinanzi a noi una via di miglioramento, dalla quale nessuna -violenza potrà farci deviare: volgiamo adunque i nostri pensieri -e le nostre azioni all'unico fine di cercare il vero splendore del -sacerdozio e la vera grandezza e potenza in Dio solo». - -E nel fatto questo terribile anno 1527 fruttò almeno questo, che la -voce degli uomini più gravi e assennati non cadde inascoltata affatto, -come tante altre volte. Roma avea troppo sofferto per poter pensare -a tornar, nemmeno sotto il pontificato di un Paolo III, l'allegra e -corrotta Roma di Leon X. - -Tosto dopo manifestossi pel Papato, fatto segno di tante umiliazioni, -una simpatia d'indole in parte politica e in parte religiosa. I -monarchi non potevano permettere che un loro uguale si arrogasse -l'ufficio di carceriere privilegiato del Papa, e nell'intento di -ridonare a quest'ultimo la sua libertà conclusero per l'appunto il -trattato di Amiens (18 agosto 1527). Con ciò essi ottennero almeno -di far ricadere sull'imperatore tutta l'odiosità dei fatti testè -commessi dalle truppe imperiali. Ma contemporaneamente all'imperatore -creavansi serii imbarazzi anche in Ispagna, dove i prelati ed i -grandi lo tempestavano di rimostranze, quante volte era lor dato -di avvicinarlo. E quando si parlò di una dimostrazione generale del -clero e della cittadinanza, che minacciavano di presentarsi a lui in -forma solenne e in abito di gramaglia, egli se ne spaventò, temendo -si rinnovassero le scene della insurrezione delle comunità poco prima -domata, e volle che a qualunque costo fosse impedita.[261] Egli non -poteva adunque, nemmen volendo, prolungare più oltre la persecuzione -contro il Papato, anzi, prescindendo anche dalla politica estera, -trovavasi imperiosamente costretto a riconciliarsi con esso al più -presto possibile, molto più che non volle mai tener conto nè in questa, -nè in altre occasioni, dello stato dell'opinione pubblica in Germania, -che per vero gli avrebbe additato un'altra via da tenere. Finalmente -non è neanche impossibile, come opinava un veneziano,[262] che la -ricordanza del sacco di Roma gli pesasse sull'anima come un rimorso, e -che appunto per questo egli abbia sollecitato quell'ammenda, che doveva -essere suggellata con lo stabile assoggettamento dei Fiorentini sotto -la tirannide de' Medici. Quasi a conferma di ciò, una figlia naturale -dell'imperatore fu data in moglie al nuovo duca Alessandro. - -In seguito Carlo, coll'idea del Concilio, tenne sempre il Papato -nella sua soggezione, e potè ad un tempo medesimo proteggerlo ed -opprimerlo. Ma il maggior pericolo, la secolarizzazione, e propriamente -quella che dovea partire dal di dentro, vale a dire dai Papi e dai -loro nipoti, era eliminato per più secoli per opera della Riforma. -Nella stessa maniera che essa sola rese possibile la spedizione -contro Roma (1527), fu anche causa che il Papato sentisse il bisogno -di essere l'espressione vivente di una potenza mondiale nel campo -delle coscienze, obbligandolo a porsi alla testa di tutti i nemici -di qualsiasi innovazione e a rialzarsi dalla sua gran caduta ad una -vita di moto e d'azione. Ed invero, la gerarchia, che negli ultimi -anni di Clemente VII e sotto i pontificati di Paolo III e di Paolo -IV e dei loro successori a poco a poco e in mezzo alla defezione -di mezza Europa si venne formando, fu una gerarchia affatto nuova e -rigenerata, la quale innanzi tutto si affrettò a togliere i maggiori -e più pericolosi scandali interni, e massimamente il nepotismo avido -di ingrandimenti,[263] e poscia, sostenuta da tutti i principi della -cattolicità e portata da un impulso religioso del tutto nuovo, fece -ogni sforzo per riacquistare quanto aveva perduto. Essa andò debitrice -di tutta questa energia a quei medesimi che l'avevano abbandonata: in -un certo senso si può dunque affermare con tutta verità, che il Papato -sotto il punto di vista morale dovette la sua salvezza a' suoi stessi -nemici. E con la spirituale si venne poi rassodando, benchè sotto -l'assidua sorveglianza spagnuola, anche la potenza temporale, tanto -da accampare in ultimo il privilegio della inviolabilità, e così le fu -possibile, allo spegnersi de' suoi vassalli (le linee legittime degli -Estensi e dei Della Rovere), costituirsi erede incontrastata dei due -ducati di Ferrara e di Urbino. Per converso senza la Riforma — se si -potesse astrarre da essa — tutto lo Stato della Chiesa sarebbe passato -da lungo tempo in mani secolaresche. - - - - -CAPITOLO XII. - -L'Italia dei patriotti. - - -Prima di chiudere, ci sia permesso un brevissimo sguardo al -contraccolpo di questo stato di cose sullo spirito della nazione in -generale. - -Nessuno durerà fatica a persuadersi che la incertezza delle condizioni -politiche, nelle quali si trovò l'Italia nel secolo XIV e nel XV, -dovesse naturalmente destare sentimenti di patriottico sdegno e di -aperta opposizione in tutti gli uomini privilegiati di attitudini -superiori. Dante e il Petrarca ancora al loro tempo parlano di -un'Italia unita,[264] alla quale devono tendere gli sforzi di tutti. -Si oppone, è vero, da taluni che questo non fu che un entusiasmo di -pochi spiriti colti, di cui la nazione intera non mostrò nemmeno -di accorgersi; ma a costoro si potrebbe domandare se a quel tempo -la nazione tedesca si sarebbe condotta diversamente, quantunque, -di nome almeno, non le mancasse l'unità ed avesse un capo visibile -e universalmente riconosciuto nell'imperatore? Le prime voci -patriottiche della letteratura tedesca (se si eccettuino pochi versi -dei menestrelli) non si odono che in bocca agli umanisti del tempo -di Massimiliano I,[265] e non sembrano che un'eco delle declamazioni -degl'Italiani. Eppure la Germania aveva avuto una nazionalità, quale -l'Italia non possedeva più sino dal tempo dei Romani. La Francia va -debitrice della coscienza della sua unità nazionale principalmente -alle lotte ch'ebbe a sostenere contro gl'Inglesi, e la Spagna per lungo -tratto di tempo fu così sorda a questo sentimento, che non fu in grado -nemmeno di aggregarsi il Portogallo, che pur le è tanto affine. Per -l'Italia l'esistenza dello Stato della Chiesa e le condizioni, nelle -quali soltanto esso poteva esistere, crearono un ostacolo permanente -alla sua unificazione, ostacolo, la cui eliminazione non parve -pressochè mai sperabile. Che se anche, in onta a ciò, qua e colà nelle -corrispondenze politiche del secolo XV si parla con qualche enfasi -della patria comune, ciò non accade, pur troppo, che per provocare -il dispetto di qualche altro Stato pure italiano.[266] I richiami -veramente serii e profondamente tristi al sentimento nazionale non -si odono di nuovo che nel secolo XVI, quando era già troppo tardi, e -Francesi e Spagnuoli avevano inondato il paese. - -Quanto al patriottismo locale o di campanile, non potrebbe dirsi -altro, se non che esso teneva il luogo di questo sentimento, ma non lo -sostituiva. - - - - -PARTE SECONDA - -LO SVOLGIMENTO DELL'INDIVIDUALITÀ - - - - -CAPITOLO I. - -Lo Stato e l'individuo. - - L'uomo del Medio-Evo. — Il risvegliarsi della personalità. — I - tiranni e i loro sudditi — L'individualismo nelle Repubbliche. - — L'esiglio e il cosmopolitismo. - - -Nell'indole delle repubbliche e dei principati, di cui fin qui s'è -tenuto discorso, sta, se non l'unica, certo la più potente causa, per -cui gl'Italiani, prima d'ogni altro popolo, si trasformarono in uomini -moderni e meritarono di esser detti i figli primogeniti della presente -Europa. - -Nel Medio-Evo i due lati della coscienza — quello che riflette in sè -il mondo esterno e quello che rende l'immagine della vita interna -dell'uomo — se ne stavano come avvolti in un velo comune, sotto al -quale o languivano in lento torpore o si movevano in un mondo di puri -sogni. Il velo era tessuto di fede, d'ignoranza infantile, di vane -illusioni: veduti attraverso di esso, il mondo e la storia apparivano -rivestiti di colori fantastici, ma l'uomo non aveva valore se non -come membro di una famiglia, di un popolo, di un partito, di una -corporazione, di cui quasi interamente viveva la vita. L'Italia è -la prima a squarciar questo velo e a considerare lo Stato e tutte le -cose terrene da un punto di vista _oggettivo_; ma al tempo stesso si -risveglia potente nell'italiano il sentimento di sè e del suo valor -personale o _soggettivo_: l'uomo si trasforma nell'_individuo_,[267] -e come tale si afferma. Così una volta il greco si era emancipato di -fronte ai Barbari, e così anche in altri tempi l'arabo si isolò dalle -altre stirpi dell'Asia. Non sarà malagevole il dimostrare come tutto -ciò non fosse che l'effetto delle condizioni politiche, in cui si -trovava il paese. - - -Già anche in epoche di molto anteriori è facile notare quà e colà -in Italia uno sviluppo della personalità indipendente, quando al -tempo stesso nei paesi al di là delle Alpi non se ne ha ancora -indizio veruno. Il celebre gruppo di ribaldi del secolo X che ci -è dipinto da Luitprando, nonchè più tardi alcuni contemporanei di -Gregorio VII e alcuni avversarii dei primi imperatori di Svevia, -presentano tipi di questo genere. Ma col finire del secolo XIII -l'Italia comincia addirittura a formicolare d'uomini indipendenti, -d'individui che fanno parte per sè stessi; l'anatema, che prima -avea pesato sull'individualità, è tolto per sempre, e a migliaja -sorgono le personalità dotate d'un carattere affatto proprio. Il -gran poema di Dante sarebbe stato impossibile in qualunque altro -paese appunto per questo, che tutto il resto d'Europa sentiva ancora -il peso di quell'anatema: per l'Italia adunque il divino poeta, -portando al suo pieno sviluppo il sentimento dell'individualità, è -diventato l'interprete più fedele e nazionale del proprio tempo. -Ma la caratteristica speciale delle singole attività nel campo -della letteratura e dell'arte sarà più innanzi oggetto di apposita -trattazione: qui ci basti di rilevar il fatto in sè stesso e come -fenomeno psicologico in generale. Esso si mostra ora apertamente in -tutta la sua pienezza: l'Italia del secolo XIV conobbe poco la falsa -modestia e l'ipocrisia in generale, perchè nessun uomo fu schivo -di emergere,[268] di essere e di apparire, quale era, diverso dagli -altri.[269] - - -I primi a mettere in piena mostra una siffatta individualità, come -vedemmo, sono i tiranni e i Condottieri,[270] e poi a poco a poco gli -uomini d'ingegno da loro protetti, ma anche in ogni occasione fatti -strumento di governo, i cancellieri, i segretari, i poeti e gli uomini -di corte. Tutti costoro imparano necessariamente a tener conto di -tutte le risorse, stabili o momentanee, che ciascuno sa trovare in -sè stesso; ed anche nel godimento della vita esteriore ricorrono a -mezzi men grossolani e di un'indole più spirituale, per circondare del -maggior prestigio possibile un periodo forse assai breve di potenza e -d'influenza. - -Ma anche i sudditi non andarono del tutto esenti dal risentire un -impulso simile. Senza tener conto di quelli che consumarono la loro -vita in congiure segrete e in tentativi di resistenza, menzioneremo -coloro, che si rassegnarono a rimaner chiusi nella vita privata, forse -come la maggior parte degli abitanti delle città nell'Impero bizantino -o negli Stati maomettani. Certamente deve essere stato più volte -assai difficile, per esempio, ai sudditi dei Visconti il mantenere la -dignità della propria casa e della loro stessa persona, e innumerevoli -sono coloro che hanno dovuto scontare con la schiavitù la fierezza di -quello, che strettamente suol dirsi carattere morale di un uomo. Ma -quanto al carattere individuale, ossia all'originalità e specialità -delle tendenze di ognuno, la cosa andava diversamente, perchè in -mezzo all'universale impotenza politica si spiegavano tanto più forti -e molteplici le diverse direzioni della vita privata. Ricchezza e -cultura, in quanto possano mostrarsi in piena luce e gareggiare fra -loro, congiunte con una libertà municipale ancora abbastanza larga, e -con una Chiesa, la quale non era, come a Costantinopoli e nel mondo -islamitico, una cosa identica con lo Stato, — tutti questi elementi -presi insieme favorivano senza dubbio la formazione di una opinione -individuale, cui l'assenza stessa delle lotte di partito forniva -agio ed opportunità a svilupparsi. Non è dunque improbabile che -l'uomo privato, indifferente alla politica e dedito tutto alle sue -occupazioni in parte professionali e in parte affatto accessorie, -si sia per la prima volta venuto formando sotto queste tirannidi del -secolo XIV. Ma sarebbe follia il pretendere di trovarne testimonianze -esplicite e documentate; i novellieri, dai quali potrebbe attendersi in -proposito almeno qualche cenno, ci parlano bensì di uomini originali e -bizzarri, ma sempre da un solo punto di vista e unicamente in relazione -al racconto, che si accingono a dare: ed, oltre a ciò, il teatro -dell'azione presso di loro è quasi sempre nelle Repubbliche. - - -Anche in queste ultime lo sviluppo del carattere individuale era -promosso al pari che nei Principati, ma in guisa affatto diversa. -Quanto più frequentemente i partiti si scambiavano fra loro la -signoria, tanto più forte gli uomini che li componevano, sentivano -la tentazione di sfruttare il potere e talvolta di abusarne. Egli -è appunto per tal modo che nella storia fiorentina[271] gli uomini -politici e i caporioni del popolo acquistano una personalità così -spiccata, che altrove non si riscontra se non in via al tutto -eccezionale in un uomo solo, in Jacopo d'Arteveldt. - -Ma gli uomini dei partiti soccombenti venivano spesso a trovarsi in -una condizione simile a quella dei sudditi dei tiranni, con questo -di più che la libertà o la signoria già gustate, e forse anche la -speranza di riacquistar l'una e l'altra, davano al loro individualismo -uno slancio più ardito. Appunto fra questi uomini condannati ad un -ozio involontario trovasi, per esempio, un Agnolo Pandolfini (morto -nel 1446), il cui trattato «Del governo della famiglia»[272]è il -primo programma di una vita privata portato al massimo suo sviluppo -coll'aiuto della educazione. Il raffronto ch'egli fa tra i doveri di un -privato e le incertezze e le molestie della vita pubblica,[273] merita -di essere riguardato, nel suo genere, come un vero monumento del suo -tempo. - - -Ma ciò che sopra ogni altra cosa ha la forza o di logorare un uomo -o di portarlo al massimo grado del suo sviluppo, è l'esiglio. «In -tutte le nostre città più popolate, scrive Gioviano Pontano,[274] noi -vediamo una moltitudine di persone, le quali spontaneamente hanno -abbandonato la loro patria; ma le virtù si ponno portare con sè -dovunque». Ed era vero: quegli uomini non erano semplici fuggiaschi -banditi dalla loro patria, ma l'avevano abbandonata di proprio impulso, -perchè le condizioni politiche ed economiche di essa erano divenute -omai insopportabili. I Fiorentini emigrati a Ferrara e i Lucchesi -rifugiatisi a Venezia costituivano delle vere colonie. - -Il cosmopolitismo, che si manifesta negli esuli più colti, è -l'individualismo portato al suo più alto grado. Dante, come abbiamo -già accennato (pag. 103), trova una nuova patria nella lingua e nella -cultura di tutta Italia, ed anzi va ancora più in là ed esclama: -«la mia patria è il mondo intero!»[275] — E quando gli fu offerto di -tornare a Firenze, ma a condizioni ignominiose, egli rispondeva: «non -posso io contemplare la luce del sole e delle stelle dovunque? Non -posso io meditare dovunque le più alte verità, senza perciò presentarmi -oscuramente, anzi vituperosamente dinanzi al mio popolo ed alla mia -città? Un pane non sarà per mancarmi in nessun luogo, nè mai».[276] Con -fiero orgoglio alzano più tardi la voce anche gli artisti, affermando -la propria libertà indipendentemente dal luogo ove si trovano. «Colui -che è ricco di cognizioni, dice il Ghiberti,[277] non è, anche fuori di -patria, straniero in nessuna parte del mondo: anche privo de' suoi beni -e abbandonato dagli amici, egli è pur sempre cittadino in qualunque -città, e può senza timore sprezzare la instabilità della fortuna». E in -modo non molto diverso anche un umanista fuggiasco scriveva: «dovunque -un dotto fissa la sua dimora, quivi ei trova tosto una patria».[278] - - - - -CAPITOLO II. - -Perfezionamento dell'individualità. - - Gli uomini multilateri. — Gli uomini universali. Leon Battista - Alberti. - - -Uno sguardo molto acuto e profondamente versato nella storia della -civiltà non durerebbe fatica a seguir passo passo nel secolo XV lo -svolgersi successivo di individualità per ogni verso perfette. Vero -è che nessuno potrebbe dir con certezza, se tali individualità sieno -giunte a quell'armonico accordo del lato interno col lato esterno della -loro vita in conseguenza di un solo atto fermo e deliberato della -loro volontà, o non anche per un fortunato concorso di favorevoli -circostanze: ma, ad ogni modo, è fuor d'ogni dubbio che molte vi -giunsero, almeno per quanto ciò è conciliabile coll'imperfezione della -natura umana. E se, per dare un esempio, è assolutamente impossibile -il fare una distinzione esatta di ciò che Lorenzo il Magnifico dovette -alla fortuna, da ciò che gli proveniva dalle proprie doti e dal proprio -carattere, nell'Ariosto invece (e specialmente nelle Satire) si ha il -caso contrario, il caso cioè di una potente individualità, nella quale -cospirano mirabilmente la dignità dell'uomo e l'orgoglio del poeta, -l'ironia e la passione, il sarcasmo e la benevolenza. - - -Ora, quando questo prepotente impulso veniva a cadere in una natura -straordinariamente gagliarda e versatile, tale da appropriarsi ad un -tempo tutti gli elementi della cultura di quell'età, s'aveva allora -l'_uomo universale_, che appartiene esclusivamente all'Italia. Uomini -di sapere enciclopedico ve ne furono per tutto il Medio-Evo in più -paesi, perchè il sapere era più ristretto e i rami dello scibile -più affini tra loro: e per la stessa ragione sino al secolo XII -s'incontrano artisti universali, perchè i problemi dell'architettura -erano relativamente semplici ed uniformi, e nella scultura e nella -pittura il concetto o la sostanza della cosa da rappresentarsi -prevaleva sulla forma. Nell'Italia del Rinascimento invece noi ci -scontriamo in singoli artisti, i quali in tutti i rami danno creazioni -affatto nuove e perfette nel loro genere, e al tempo stesso emergono -singolarmente anche come uomini. Altri sono universali e abbracciano, -oltrechè la cerchia dell'arte, anche il campo incommensurabile della -scienza con sintesi maravigliosa. - -Dante, il quale ancor vivo dagli uni era qualificato come poeta, -dagli altri come filosofo, e da altri ancora come teologo,[279] -versa in tutti i suoi scritti tal piena di prepotente individualità, -che il lettore se ne sente al tutto soggiogato, anche prescindendo -dall'importanza degli argomenti ch'egli prende a svolgere. Qual forza -di volontà non presuppone l'esecuzione così perfettamente equabile -della Divina Commedia! Ma se si guarda al suo contenuto, non vi è forse -in tutto il mondo fisico e morale un solo punto di qualche importanza, -che egli non abbia studiato ed investigato e intorno al quale la sua -opinione — spesse volte condensata in poche parole — non sia la più -autorevole di quel tempo. Anche nell'arte le sue teorie hanno la forza -di principj, e ciò è ben più dei pochi versi, ch'egli ci lasciò sugli -artisti d'allora; ma non andò molto, che egli divenne anche la fonte -delle più alte ispirazioni.[280] - -Il secolo XV è innanzi tutto e per eccellenza il secolo degli uomini -dotati di una grande versatilità. Non v'è biografia di quel tempo, che, -parlando di qualche uomo illustre, non metta in risalto, oltre alle -qualità sue principali, altre qualità secondarie stimate necessario -complemento di quelle. Il mercatante e l'uomo di Stato fiorentino sono -spesso dotti filologi: i più celebri umanisti sono chiamati ad istruire -i figli loro nella Politica e nell'Etica di Aristotile:[281] anche le -figlie ricevono una cultura superiore, e in generale egli è in questi -circoli che bisogna cercare gli inizi di una educazione privata, che -esce dal comune. Dal canto suo l'umanista viene eccitato ad allargare -quanto più può la sfera delle sue cognizioni, in quanto il suo sapere -filologico non era semplicemente, come oggidì, la conoscenza oggettiva -della classica antichità, ma un'arte che trovava applicazione continua -nella vita. Egli studia Plinio, a modo di esempio, e raccoglie un -museo di storia naturale;[282] sulla geografia degli antichi diventa -un cosmografo nel senso moderno; s'innamora degli storici antichi, -e scrive secondo quei modelli la storia de' suoi tempi; traduce le -commedie di Plauto, e ne dirige al tempo stesso la rappresentazione; -imita quanto meglio può tutti i generi della letteratura antica sino -al dialogo di Luciano, e in mezzo a tutto ciò serve lo Stato qual -cancelliere o diplomatico, e non sempre con suo proprio vantaggio. - - -Ma sopra questi uomini dotati di attitudini così molteplici emergono -alcuni veramente universali. Prima di farci a studiare partitamente le -condizioni della vita sociale e della cultura d'allora, ci sia concesso -di porre qui, sul limitare del secolo XV, l'immagine di uno di quegli -uomini strapotenti: Leon Battista Alberti. La sua biografia — che non -abbiamo se non a frammenti — parla assai poco di lui come artista e -niente affatto come architetto.[283] Or si vedrà ciò che egli è stato, -anche fatta astrazione da queste sue glorie speciali. - -In tutte le discipline che rendono bella e lodata la vita di un uomo, -Leon Battista era il primo sino dalla sua fanciullezza. Della sua -perizia in tutti gli esercizi ginnastici raccontansi cose incredibili, -come egli, per esempio, saltando a piè pari scavalcasse le persone -ritte in piedi, come una volta nel Duomo gettasse una moneta tanto -alta, che la si sentì risonare toccando la vôlta sospesa sul suo capo, -come non ci fosse cavallo indomito che sotto di lui non tremasse e -ubbidisse, e simili; — ed infatti egli voleva apparire irreprensibile -e perfetto in tre cose: nel camminare, nel cavalcare e nel parlare. -Egli apprese la musica senza maestro, eppure le sue composizioni -furono ammirate dai più competenti nell'arte. Stretto dal bisogno, -studiò per lunghi anni ambo le leggi, sino a caderne ammalato per -spossatezza: e quando a ventiquattro anni s'accorse di un indebolimento -della sua memoria nel ritenere le parole, ma si sentì ancor vigoroso -l'intelletto per penetrare nella sostanza delle cose, s'applicò alla -fisica ed alla matematica, e al tempo stesso volle rendersi esperto -in tutte le professioni possibili, interrogando artisti, eruditi, -operai d'ogni specie sui segreti e sulla pratica di ogni mestiere. A -tutto ciò aggiungeva egli una particolare perizia nel disegno e nel -modellare specialmente ritratti somigliantissimi, di pura memoria. -Particolar maraviglia destò il misterioso suo congegno a guisa di -camera ottica,[284] nel quale faceva apparire ora le stelle e la luna -a illuminare scoscese montagne, ora vasti paesaggi con ridenti colli -e seni di mare in lontananze sconfinate, con flotte che s'avanzano, o -rischiarate dallo splendore del sole e avvolte d'ombre e di vapori a -guisa di nuvole. - -In mezzo a tutto ciò era egli di una modestia singolare, e con gioja -accoglieva anche quanto gli altri facevano, appunto perchè in ogni -produzione dell'ingegno umano, che si uniformasse alle leggi del bello, -egli riconosceva come una emanazione della divinità stessa.[285] La -sua attività letteraria comincia co' suoi scritti d'arte, che segnano -un'importante evoluzione della stessa col risorgere della forma, -specialmente nell'architettura, e si estende quindi a composizioni in -prosa latina, a novelle e simili, delle quali talune furono credute -opere di scrittori antichi, a brindisi, elegie ed egloghe, e per ultimo -ad un trattato in quattro libri in lingua italiana «Sul governo della -famiglia»,[286] e ad un elogio funebre del suo cane. I suoi motti, -tanto serii che faceti, parvero abbastanza importanti da dover esser -raccolti, e se ne ha un saggio in molte serie compilate in colonne, -che possono vedersi nella biografia surriferita. Al pari di tutte le -nature veramente grandi e generose, egli non faceva mistero a nessuno -del suo sapere, come era largo con tutti de' suoi beni di fortuna e -comunicava a chiunque, purchè se ne presentasse l'occasione, le sue -più grandi invenzioni. — Che se si domandasse qual fu la fonte, da cui -scaturì tanta pienezza di vita, di forza e di attività, la risposta -sarebbe una sola: un senso profondo della natura, una facoltà pressochè -unica di compenetrarsi e quasi di identificarsi con tutto ciò che -egli vedeva e sentiva. All'aspetto di una grandiosa foresta o di campi -ondeggianti di spighe egli si sentiva commosso sino al pianto: dinanzi -ad un vecchio dai bianchi capelli, dal passo grave e dall'aspetto -dignitoso egli s'arrestava estatico, e non potea saziarsi di ammirare -quel «prodigio della natura»: anche gli animali più perfetti erano per -lui oggetto di studio e di ammirazione costante, e per ultimo più di -una volta l'incanto di un bel paesaggio bastò, se infermo, a ridonargli -la sanità.[287] Nessuna maraviglia adunque, se tutti coloro che lo -videro stretto in un rapporto così misteriosamente intimo colla natura, -gli attribuirono anche il dono della profezia. Si pretende infatti -ch'egli abbia predetto molti anni innanzi e con esattezza maravigliosa -una crisi sanguinosa avvenuta in casa d'Este, nonchè la sorte che era -riserbata a Firenze ed ai Papi, e gli si attribuiva altresì una facoltà -al tutto speciale di leggere sul viso degli uomini i loro più segreti -pensieri. S'intende da sè che una forza di volontà straordinariamente -intensa era la facoltà, che prevaleva in una personalità così perfetta -e ne manteneva le forze in costante equilibrio. Infatti, come tutti -i grandi uomini del Rinascimento, anch'egli poteva dire: «gli uomini, -purchè vogliano, riescono a tutto». - -E con tutto ciò l'Alberti, messo a riscontro con Leonardo da Vinci, -non potrebbe dirsi che uno scolaro paragonato col suo maestro. Così -avessimo l'opera del Vasari anche rispetto a lui completata da una -biografia, come l'abbiamo per l'Alberti! Ma l'immensità dell'ingegno di -Leonardo non si potrà mai che presentir da lontano. - - - - -CAPITOLO III. - -La gloria nel senso moderno. - - Idee di Dante intorno alla gloria. — Celebrità degli Umanisti; - il Petrarca. — Culto delle abitazioni. — Culto delle tombe. — - Culto degli uomini celebri dell'antichità. — Letteratura della - gloria locale; Padova. — Letteratura della gloria universale. - — La gloria dipendente dagli scrittori. — L'amor della gloria - come passione. - - -Allo sviluppo sin qui descritto dell'individuo corrisponde anche una -nuova specie di valore estrinseco, la gloria nel senso moderno[288]. - -Fuori d'Italia le singole classi vivevano appartate fra loro e chiuse -ciascuna nei loro diritti e privilegi portati dalle consuetudini -del medio-evo. La gloria poetica dei trovatori e dei menestrelli, -per esempio, non esisteva che per la classe dei cavalieri. In Italia -per contrario si ha già l'uguaglianza delle classi come conseguenza -della tirannide o della democrazia, e vi si scorge una società nuova -in formazione, che deve il suo primo impulso all'influenza delle -letterature italiana e latina, come in seguito più ampiamente sarà -dimostrato; nè certo ci voleva un terreno diverso per far vivere e -fruttificare questo nuovo elemento. S'aggiunga a ciò che la lettura -degli autori latini, che appunto allora si cominciarono a studiare con -tanto ardore, era un eccitamento continuo agli Italiani non solo per -l'insaziabile sete di gloria, onde quegli antichi appajono dominati, -ma per l'oggetto stesso che è il tema costante dei loro scritti, -il dominio universale di Roma su tutto il mondo. Egli è naturale -adunque, che da quel tempo in poi in Italia ogni uomo di forte volontà -ed operoso si trovi interamente sotto l'impulso di un nuovo movente -morale, che è ancora ignoto a tutti gli altri popoli d'occidente. - - -Anche in ciò, come in ogni altra questione importante, il primo a -manifestare il proprio sentimento fu Dante. L'alloro poetico è stata la -prima e la più alta sua aspirazione[289]; ma, anche come pubblicista -e letterato, egli non manca di notare che le sue produzioni sono del -tutto nuove, e che nella via ch'egli s'è tracciata, non solo è il -primo, ma vuole anche essere riconosciuto come tale[290]. Tuttavia -egli accenna altresì nei suoi scritti in prosa agli incomodi e alle -molestie, che sono inseparabili dall'acquisto di una gran fama: egli -sa come taluni, imparando a conoscere personalmente un uomo celebre, -ne restano mal soddisfatti, e dimostra come di ciò sia da accagionare -in parte l'infantile semplicità dei più, in parte l'invidia, e in parte -anche le imperfezioni stesse dell'uomo ammirato[291]. E più apertamente -ancora il suo poema ci attesta quanto egli fosse persuaso della nullità -della gloria, benchè al tempo stesso sia facile a vedere che il suo -cuore non se n'era ancora completamente staccato. Nel Paradiso la -sfera di Mercurio è la dimora assegnata a quei beati[292], che sulla -terra furono vaghi di gloria, e con ciò hanno offuscato in sè alquanto -«i raggi del vero amore». Egli è altresì altamente caratteristico, -che i miseri dannati nell'Inferno chieggono instantemente a Dante -che voglia rinfrescare e tener viva sulla terra la loro memoria e la -loro fama[293]; mentre gli spiriti del Purgatorio non domandano che -preghiere espiatorie[294]; anzi in un passo celebre[295] l'amor della -gloria — _lo gran disio dell'eccellenza_ — è biasimato, appunto perchè -la gloria che nasce dalle opere dell'ingegno, non è assoluta, ma -sottoposta alle condizioni diverse dei tempi, e secondo le circostanze -può venire oscurata da quella di chi sopraggiunge più tardi. - - -Dopo quel primo esempio, la schiera numerosa dei poeti filologi, che -pullulano d'ogni parte, s'impadronisce della gloria in doppio senso: -per sè, in quanto essi divengono le più rinomate celebrità d'Italia; -per gli altri, in quanto, come poeti e storici, si fanno dispensatori -della fama altrui. Emblema esterno e materiale di questa specie di -gloria è l'incoronazione de' poeti, della quale sarà parlato altrove. - -Un contemporaneo di Dante, Albertino Musatto o Mussato, incoronato a -Padova quale poeta dal Vescovo e dal Rettore dell'Università, godeva -già d'onori tali, che confinavano, si può dire, con l'apoteosi: ogni -anno il giorno di Natale venivano dottori e scolari di ambedue i -collegi dell'università in pompa solenne con trombe e, pare anche, -con fiaccole accese dinanzi alla sua abitazione, per fargli augurii -e regali[296]. Questa onorificenza durò sino a che egli cadde in -disgrazia del Carrara allora regnante (1318). - -Anche il Petrarca assaporò a pieni tratti questa nuova glorificazione -destinata dapprima soltanto agli eroi ed ai santi, benchè negli -ultimi anni confessi egli stesso, che gli riesce inutile e perfino -molesta. La sua «Lettera alla Posterità» è un conto, che un uomo -celebre, divenuto vecchio, si crede in dovere di rendere intorno -a sè stesso, per appagare la pubblica curiosità[297], e da essa -rilevasi, ch'egli ambiva assai la gloria postuma e volentieri avrebbe -rinunciato a quella, che godeva fra i contemporanei.[298] Nei suoi -«Dialoghi della felicità ed infelicità» egli fa prevalere con molti -argomenti l'opinione di quello fra' suoi interlocutori, che sostiene -la nullità della fama.[299] Ma dopo tutto ciò è anche vero, che egli -si rallegra pur sempre che il suo nome sia noto, pe' suoi scritti, al -grande autocrate di Bisanzio[300] non meno che all'imperatore Carlo -IV di Germania. E per verità la sua fama, essendo egli ancor vivo, -si estendeva già molto oltre i confini d'Italia. E quanto non dovette -egli sentirsi commosso, quando in occasione di una sua gita ad Arezzo, -sua patria, gli amici lo condussero nella casa dove era nato, e gli -annunciarono che la città avea decretato non doversi in essa permettere -un mutamento qualsiasi![301] Per lo innanzi si conservavano e si -veneravano le sole abitazioni di qualche gran santo, come per esempio, -la cella di S. Tommaso d'Aquino nel convento dei domenicani di Napoli, -e la porziuncula di S. Francesco in prossimità di Assisi: o tutt'al -più anche qualche singolo giurisperito godeva di quella celebrità -mezzo mitica, che era come la scala ad un simile onore; così il -popolo ancora sul finire del secolo XIV usava di designare un vecchio -edifizio esistente in Bagnolo, non lungi da Firenze, come lo «studio» -dell'Accorso (nato intorno al 1150), sebbene non abbia poi fatto -nulla per impedirne la distruzione.[302] Chi ne cercasse la ragione, -probabilmente la troverebbe nelle enormi ricchezze e nella grande -influenza politica procacciatasi da costoro coi lor pareri e consulti, -ricchezze e influenza, che non potevano mancare di colpire per un -tratto di tempo abbastanza lungo la fantasia popolare. - - -Al culto delle abitazioni si collega anche quello delle tombe -d'illustri personaggi;[303] anzi, quanto al Petrarca, è oggetto -di venerazione anche il luogo dov'egli morì, ed Arquà, appunto -per la memoria che ivi si conserva di lui, diviene un soggiorno di -predilezione pei Padovani, che vi innalzano eleganti edifizi[304] in -un tempo, in cui nei paesi settentrionali non si parla d'altro che di -pellegrinaggi devoti a qualche immagine o reliquia miracolosa. Le città -si tengono onorate di possedere le ossa di qualche grand'uomo o loro -propizio od anche straniero, e fa veramente meraviglia il vedere come — -lungo tempo prima che sorgesse Santa Croce — i Fiorentini, ancora nel -secolo XIV, si studiassero di convertire il loro Duomo in un Panteon. -L'Accorso, Dante, Petrarca, Boccaccio e il giurista Zanobi della Strada -dovevano, per volere della repubblica, avervi ciascuno uno splendido -monumento.[305] - -Verso la fine del secolo XV Lorenzo il Magnifico si adoperò -personalmente presso gli Spoletini, affinchè volessero cedere pel -Panteon suddetto il corpo di fra Filippo Lippi pittore, ma essi se -ne scusarono allegando la propria povertà in fatto di monumenti e -di uomini celebri, e i Fiorentini dovettero accontentarsi di porgli -soltanto un cenotafio. Altrettanto accadde rispetto a Dante, il quale, -in onta a tutte le pratiche, alle quali il Boccaccio con enfatica -eloquenza eccitava la propria città,[306] continuò a rimanere nella -sua tomba presso S. Francesco in Ravenna, «circondato da antichissimi -sepolcri d'imperatori e di santi, in compagnia ben più onorevole di -quella che tu, patria mia, potessi mai offrirgli». E la venerazione -per lui in quel tempo era andata tanto oltre, che un bizzarro spirito -potè una volta impunemente levare le fiaccole che ardevano dinanzi -all'altare del Crocifisso, e portarle alla tomba del poeta, con queste -parole: «accettale; tu ne sei più degno di Lui».[307] - - -Ma questo è il tempo in cui le città italiane onorano anche la memoria -dei loro concittadini o fondatori della più remota antichità. Napoli -non avea forse mai dimenticato la tomba ch'essa possiede di Virgilio, -perchè intorno al nome di lui s'era diffusa omai l'aureola del mito e -della leggenda. Padova era persuasa ancora nel secolo XVI di possedere -non solo le vere ossa del troiano suo fondatore Antenore, ma altresì -quelle di T. Livio.[308] «Sulmona, dice il Boccaccio[309] si lagna che -Ovidio abbia tomba inonorata e lontana nel luogo del suo esiglio; Parma -invece si rallegra, che Cassio riposi fra le sue mura». I Mantovani -coniarono nel secolo XIV una medaglia portante il busto di Virgilio, ed -eressero una statua, che doveva rappresentarne l'effigie; per malinteso -spirito di casta[310] il tutore del principe allora regnante, Carlo -Malatesta, la fece atterrare nel 1392; ma poichè la fama del poeta era -più forte di lui, fu costretto altresì a rialzarla ben tosto. Forse a -quel tempo additavasi ancora la grotta a due miglia dalla città, dove -pretendevasi che Virgilio usasse di recarsi a meditare,[311] presso a -poco come a Napoli si mostrava la così detta _scuola_ di Virgilio. Como -si appropriò ambedue i Plinii[312] e li onorò verso la fine del secolo -XV con due statue sedenti sotto due splendidi baldacchini sul lato -anteriore della sua cattedrale. - - -Anche la storia propriamente detta e la topografia (nata appena) si -propongono di non lasciar senza menzione veruna gloria indigena, mentre -le cronache dei paesi settentrionali sol raramente qua e colà accennano -all'esistenza di qualche grand'uomo in mezzo ai Papi ed imperatori, -di cui sono piene, o fra le descrizioni di terremoti e la comparsa di -qualche cometa, che non mancano mai di notare. Altrove sarà dimostrato -in qual modo dalla moderna idea della gloria abbia avuto origine l'uso -delle biografie, delle quali talune riuscirono veramente eccellenti; -qui ci basterà di mettere in evidenza il patriottismo locale del -topografo, che enumera i fasti gloriosi della propria città. - -Nel medio-evo le città erano andate orgogliose dei loro santi e dei -corpi e delle reliquie, che se ne conservavano nelle chiese.[313] Anche -il panegirista di Padova, Michele Savonarola, ne dà una lunga lista -in capo al suo libro (intorno al 1450);[314] ma poi egli passa agli -«uomini celebri, che non furono santi, e tuttavia per l'eccellenza -dell'ingegno e l'energia del carattere (_virtus_) meritarono di -essere annoverati (_adnecti_) in quella serie», precisamente come -nell'antichità l'uomo celebre si tocca dappresso coll'eroe.[315] -Questa seconda enumerazione è eminentemente caratteristica per quel -tempo. Primi vengono Antenore, fratello di Priamo, che con una schiera -di fuggiaschi troiani fondò Padova; il re Dardano, che vinse Attila -sui colli Euganei, lo inseguì ulteriormente e a Rimini lo uccise con -uno scacchiere; l'imperatore Enrico IV, che edificò il duomo; e un -re Marco, il cui capo si conserva a Monselice; — poi seguono pochi -cardinali e prelati, quali fondatori di prebende, collegi e chiese; -il celebre teologo fra Alberto, agostiniano; una schiera di filosofi -con Paolo Veneto e il celebre Pietro d'Abano alla testa; il giurista -Paolo Padovano; poi Livio, e i poeti Petrarca, Mussato e Lovato. Se si -nota qualche difetto in fatto di celebrità guerresche, l'autore se ne -consola coll'abbondanza che si riscontra nel campo scientifico e colla -maggior durata della fama basata sulle opere dell'ingegno; mentre la -gloria guerresca cessa assai spesso col cessar di chi l'ha conquistata, -o, se dura più oltre, non lo deve che alla penna dei dotti. In ogni -caso però è sempre onorifico per la città, che almeno celebri guerrieri -d'altri paesi abbiano desiderato essi stessi di essere sepolti in -Padova, quali, ad esempio, Pietro de' Rossi di Parma, Filippo Arcelli -di Piacenza e specialmente poi Gattamelata di Narni (morto nel 1442), -la cui statua equestre in bronzo, erettagli accanto alla chiesa del -Santo, lo rappresenta nell'attitudine di «Cesare trionfante». Dopo -ciò, l'autore passa in rassegna una moltitudine di giuristi, medici -e nobili, che non solo, come tanti altri, «furono onorati del nome di -cavalieri, ma seppero altresì meritarlo»; e per ultimo egli dà i nomi -anche di celebri meccanici, pittori, e compositori di musica, e chiude -la serie col citare un maestro di scherma, Michele Rosso, di cui in più -luoghi vedevasi il ritratto, come dell'uomo il più rinomato nell'arte -sua. - - -Accanto a queste locali gallerie della fama, a comporre le quali -concorrono insieme il mito, la leggenda, la rinomanza letteraria -e l'ammirazione popolare, i poeti-filologi lavorano a costruire un -Panteon universale della fama mondiale, e allestiscono collezioni -biografiche di uomini e di donne celebri, attenendosi per lo più al -sistema seguito da Cornelio Nepote, dal pseudo Svetonio, da Valerio -Massimo, da Plutarco (_mulierum virtutes_), da Geronimo (_de viris -illustribus_), e da altri. Ovvero inventano trionfi immaginari ed -assemblee olimpiche pure immaginarie, come fecero specialmente il -Petrarca nel suo _Trionfo della fama_ e il Boccaccio nella sua _Amorosa -visione_, con centinaia di nomi, dei quali per lo meno tre quarti -appartengono all'antichità e gli altri al medioevo[316]. A poco a -poco questa parte nuova e moderna vi prende un posto sempre maggiore: -gli storici s'indugiano volentieri nelle loro opere a tratteggiare il -carattere de' personaggi e ne escono collezioni biografiche di celebri -contemporanei, come quelle di Filippo Villani, Vespasiano Fiorentino, -Bartolommeo Facio[317], e, per ultimo, quelle altresì di Paolo Giovio. - -Il nord intanto, e sino a che l'Italia non cominciò ad esercitare una -certa influenza sui suoi scrittori (per esempio sul Tritemio), non -ebbe che storie di santi e isolate vite di principi e di ecclesiastici, -che evidentemente si basano ancora sulla leggenda, anzichè sulla fama, -vale a dire sulla celebrità guadagnata col merito personale. La gloria -poetica è ancor chiusa esclusivamente in alcune classi determinate, ed -anche il nome degli artisti non ci viene all'orecchio, se non in quanto -essi emergono fra gli operai o i membri di qualche corporazione. - - -Ma il poeta-filologo in Italia, come notammo, ha l'intimo e -pieno convincimento di essere egli solo l'arbitro della fama e -dell'immortalità, che dispensa o ricusa a suo talento[318]. Ancora -al suo tempo il Boccaccio si lagna di una bella da lui corteggiata, -la quale non per altro gli si mostrò ritrosa che per continuare ad -essere cantata da lui e quindi acquistar rinomanza, e la minaccia -di voler in seguito tener una via del tutto opposta, quella del -biasimo[319]. Sannazzaro in due magnifici sonetti minaccia una -vituperosa oscurità ad Alfonso di Napoli, che vilmente fuggiva dinanzi -a Carlo VIII[320]. Angelo Poliziano dà serii avvertimenti (1491) al re -Giovanni di Portogallo riguardo alle recenti scoperte fatte sulle coste -d'Africa[321], consigliandolo a pensare alla fama ed all'immortalità -e a mandargli a tal uopo a Firenze tutti i materiali relativi, onde -possano esservi ripuliti (_operiosus excolenda_); chè, in caso diverso, -gli accadrebbe come a tutti coloro le cui gesta, prive dello splendore -che ricevono dalla penna dei dotti, «giacciono dimenticate nell'immensa -congerie dei fasti della umana fragilità». E nel fatto il re (o il suo -cancelliere proclive alle idee umanistiche) acconsentì alla domanda e -promise che gli annali delle cose africane, già redatti in portoghese, -sarebbero stati inviati tradotti in italiano a Firenze, per essere -poi quivi rifatti in latino: ma non si sa se la promessa sia stata -poscia mandata ad effetto. Simili pretensioni non sono in sostanza così -prive di fondamento, come potrebbe sembrare a prima vista: la forma, -nella quale si espongono le cose (anche le più importanti) al giudizio -dei contemporanei e dei posteri, è tutt'altro che indifferente. Gli -umanisti italiani, appunto per l'eccellenza della forma e l'eleganza -del linguaggio, hanno esercitato un fascino abbastanza grande sul mondo -dei lettori occidentali, e per la stessa ragione anche i poeti italiani -sino al secolo passato hanno avuto una diffusione maggiore, che quelli -di qualunque altra nazione. Il nome di battesimo del fiorentino Americo -Vespucci divenne il nome della quarta parte del mondo solo in virtù -della relazione ch'egli scrisse sul suo viaggio, e se Paolo Giovio, -con tutta la sua superficialità ed elegante negligenza, si aspettava -l'immortalità[322] da' suoi scritti, non s'ingannava poi del tutto. - - -Ma se, accanto a tutti questi sforzi fatti in palese per assicurarsi -una fama, noi ci facciamo a studiarne più dappresso i moventi, non -senza spavento ci accorgeremo, che questi non hanno altra radice, -fuorchè una smisurata colossale ambizione, un desiderio smodato di -gloria, indipendente affatto dallo scopo e dai mezzi. Un esempio se -ne ha nella prefazione del Macchiavelli alle sue _Storie fiorentine_, -dov'egli riprende i suoi predecessori (Leonardo Aretino e il Poggio) -di essersi serbati troppo timidamente silenziosi intorno ai varii -partiti, che tennero agitata la città. «Essi s'ingannarono, scrive -egli, e mostrarono di conoscere poco l'ambizione degli uomini e il -desiderio, che egli hanno di perpetuare il nome dei loro antichi o -di loro. Nè si ricordarono che molti, non avendo avuta occasione di -acquistarsi fama con qualche opra lodevole, con cose vituperose si sono -ingegnati acquistarla. Nè considerarono come le azioni che hanno in sè -grandezza, come hanno quelle dei governi e degli Stati, comunque le -si trattino, qualunque fine abbiano, pare portino sempre agli uomini -più onore, che biasimo»[323]. Anche in altri storici gravi e assennati -vedesi dei fatti più strani e terribili assegnato il movente ad uno -sfrenato desiderio di grandezza e di gloria senz'altro. Qui dunque -non si ha soltanto una deplorevole esagerazione della comune vanità, -ma qualche cosa di veramente spaventoso e diabolico, che non lascia -più campo alla riflessione e fa dar di piglio ai mezzi più violenti, -senza preoccuparsi della riuscita, buona o cattiva che sia. Questo -è il modo, per dar qualche esempio, con cui Macchiavelli concepisce -e ci presenta il carattere di Stefano Porcari (v. pag. 143)[324], ed -altrettanto presso a poco ci dicono i documenti intorno agli uccisori -di Galeazzo Maria Sforza (pag. 77), e per ultimo anche l'assassinio del -duca Alessandro de' Medici (1537) viene dal Varchi stesso (nel libro V) -attribuito alla sete di gloria, ond'era tormentato Lorenzino (pag. 80). -Intorno al quale ancor più esplicitamente si esprime Paolo Giovio[325], -narrando che Lorenzino, messo alla gogna in Roma da un opuscolo -del Molza per la mutilazione di alcune statue antiche, meditava un -qualche gran fatto, la cui «novità» facesse dimenticare quell'onta, -e si risolvette infine di uccidere il suo congiunto e sovrano. — Sono -tratti eminentemente caratteristici di quest'epoca di forze e passioni -vivamente eccitate, ma anche oggimai giunta al grado dell'ultima -disperazione, nè più nè meno come fu quella di Filippo di Macedonia al -tempo del famoso incendio del tempio di Efeso. - - - - -CAPITOLO IV. - -Il motto e l'arguzia nel senso moderno. - - Loro attinenze coll'individualismo. — La beffa presso i - Fiorentini, la novella. — I motteggiatori e i buffoni. — I - passatempi di Leone X. — La parodia nella poesia. — Teoria - dell'arguzia. — La maldicenza e Adriano VI sua vittima. — - Pietro Aretino quale pubblicista. — Suoi rapporti coi principi - e cogli uomini celebri. — Sua religione. - - -Freno non solamente a questo furore moderno di gloria, ma in generale -all'individualismo soverchiamente sviluppato, fu lo scherno e -il dileggio manifestantisi, quanto più si poteva, sotto la forma -vittoriosa dell'arguzia del motto. Del medio-evo sappiamo che tanto fra -gli eserciti che si osteggiavano, come fra i principi e i grandi che -erano in lotta fra loro, il dileggio reciproco, che pure era vivissimo, -rivestiva sempre una forma simbolica, e simbolica era pure l'onta -suprema che s'infliggeva ai vinti. Ma, accanto a ciò, nelle questioni -teologiche il motto cominciava qua e là, sotto l'influenza dell'antica -rettorica e dell'epistolografia, a diventare un'arma, e la poesia -provenzale sviluppò poscia una specie particolare di canti satirici -e beffardi, dei quali, secondo le occasioni, vi ha un riverbero -anche nei menestrelli settentrionali, come appare dalle loro poesie -politiche[326]. - -Ma perchè il motto diventasse un elemento speciale della vita, gli -occorreva una vittima da colpire, e questa non poteva essere che -l'individuo nel suo pieno sviluppo e colla coscienza del suo valor -personale. Allora esso non si limita più alle semplici parole e agli -scritti, ma si traduce in atti, rappresenta farse e giuoca tiri, che -sotto il nome di _burle_ e di _beffe_ offrono il tema a parecchie -raccolte di novelle. - - -Nelle «Cento novelle antiche», che debbono essere state scritte ancora -sulla fine del secolo XIII, non si incontra nè il motto, che nasce dal -contrasto, nè la burla[327]; il loro scopo non è altro che di riferir -savii detti e storie e favole piene di morale in un dettato semplice -e schietto. Ma appunto questa assenza del motteggio è quella, che più -d'ogni altra cosa attesta l'antichità di quella raccolta. Imperocchè -subito dopo, col secolo XIV, troviamo Dante, che nell'espressione -dello scherno si lascia addietro per gran tratto tutti i poeti del -mondo, e che, ad esempio, meriterebbe d'esser detto il più gran -maestro del genere comico solo pel quadro veramente sublime, in cui -l'astuzia dei demoni resta vinta da quella de' barattieri[328]. Col -Petrarca[329] cominciano le raccolte di motti arguti alla maniera di -Plutarco (_apoftegmi_ ecc.). Le beffe poi, che durante quel secolo si -vennero sempre più moltiplicando in Firenze, trovansi in ispecialità -registrate nelle celebri _Novelle_ di Franco Sacchetti. Per lo più non -sono vere storie, ma risposte spiritose, che vengono date secondo le -circostanze, e confessioni di una ingenuità che fa spavento, fatte da -uomini semplici, da buffoni di corte, da furbi, da donne scostumate: -il lato comico sta nel contrasto assai risentito tra quella ingenuità, -vera e finta, con le condizioni reali e colla moralità allora in -uso: e questo contrasto non potrebbe invero dirsi maggiore. Tutti i -mezzi che l'arte può suggerire son buoni, non esclusa l'imitazione di -speciali dialetti dell'Alta Italia. Spesso in luogo della facezia si -ha la nuda e sfacciata insolenza, l'intrigo grossolano, la bestemmia, -l'oscenità: taluni scherzi di Condottieri sono assolutamente quanto -di più brutale e maligno fu mai registrato[330]. Qualche burla è -veramente comica, ma in qualche altra non ci si vede che l'intenzione -di sfoggiare in arguzie, per mettere in evidenza la propria superiorità -sugli altri e nulla più. Quante volte la beffa sia stata reciprocamente -scagliata, e quante altre le vittime abbiano cercato di guadagnarsi -gli ascoltatori con una rivincita a tempo opportuno, noi non sappiamo: -ma gli scherzi erano spesso maligni e crudeli, e la vita a Firenze -deve essere stata assai fastidiosa a quel tempo[331]. Omai il burlone -di professione è diventato un personaggio inevitabile, e ce ne devono -essere stati di classici e di gran lunga superiori ai semplici buffoni -di corte; ma fuori di Firenze mancavano loro i rivali, il pubblico -sempre nuovo e la pronta intelligenza degli ascoltatori. Per ciò alcuni -fiorentini pensarono di prodursi, in qualità di ospiti, alle diverse -corti dei tiranni di Lombardia e di Romagna[332] e vi trovarono il -loro conto, mentre in patria, dove l'arguzia era in bocca di tutti, -non facevano che magri guadagni. Il miglior tipo fra tutti costoro -è l'_uomo piacevole_, il più abbietto è il buffone e il volgare -scroccone, che assiste a tutti i matrimoni e a tutti i banchetti col -solito ritornello: «se non sono stato invitato, non è colpa mia». -Qua e colà essi ajutano a dissanguare e a spolpare qualche giovane -dissipatore[333], ma nel complesso vengono trattati col dispregio in -cui si hanno i parassiti, mentre altri motteggiatori più altamente -locati si credono uguali ai principi e riguardano le proprie arguzie -come qualche cosa di veramente superiore e sovrano. Dolcibene, che -l'imperatore Carlo IV aveva qualificato come «il re dei buffoni in -Italia», gli disse in Ferrara: «Voi vincerete il mondo, perocchè -voi state bene e col Papa e con meco; voi con la spada, il Papa coi -suggelli e io con le parole»[334]. Questo è più che uno scherzo: è un -preludio di Pietro Aretino. - -I due più celebri motteggiatori della metà del secolo XV erano -un Piovano delle vicinanze di Firenze, Arlotto, per le arguzie -più raffinate (_facezie_), e il Gonnella, buffone della corte di -Ferrara, per le buffonerie. Sarebbe pericoloso il voler istituire un -confronto tra le loro storie e quelle del parroco di Kalemberg e di -Till Eulenspiegel: queste ultime ebbero origine affatto diversa ed -hanno un carattere più generale e riescono intelligibili ad una sfera -più larga di persone, mentre Arlotto e il Gonnella sono personaggi -storici affatto locali. Ma, se il paragone una volta si accetti e si -voglia estenderlo alle «facezie» in generale di tutti i popoli non -italiani, nel complesso si troverà, che tanto presso i francesi coi -loro _fabliaux_,[335] quanto presso i tedeschi, la burla, prima d'ogni -altra cosa, ha in mira un vantaggio reale, mentre l'arguzia di Arlotto -e gli scherzi del Gonnella non hanno altro scopo che la vittoria e il -trionfo sugli avversari. (Oltre a ciò Till Eulenspiegel ha un carattere -affatto proprio e speciale, vale a dire la personificazione, per lo -più scipita, della celia contro classi o corporazioni particolari). -Il buffone di casa d'Este più d'una volta con amari motteggi o con -ingegnose vendette prese delle rivincite splendidissime.[336] - - -Le specie dell'uomo piacevole e del buffone sopravvissero lungamente -alla libertà di Firenze. Sotto il duca Cosimo fiorì il Barlacchia, e -al principio del secolo XVII ebbero fama Francesco Ruspoli e Curzio -Marignolli. È nota la predilezione affatto fiorentina di Leon X pei -motteggiatori e i burloni. Cresciuto tra le raffinatezze di una società -colta ed elegante e cultore appassionato di ogni liberale disciplina, -questo Papa si compiace tuttavia di circondar la sua mensa di buffoni -e scrocconi, tra cui due monaci e uno storpio,[337] ai quali egli nei -giorni festivi fa sentire con superbo dispregio la sua padronanza, -imbandendo loro scimmie e corvi a mangiare sotto l'apparenza di -arrosti delicatissimi. In generale Leone non intende la burla se non -a modo suo, e in quanto gli torni; ed è anche una specialità tutta -sua quella di divertirsi a fare la parodia delle due arti, che amava -sopra tutte le altre — la poesia e la musica, — provocandone egli -stesso col suo segretario, il cardinal Bibbiena, le più goffe e strane -caricature.[338] Infatti nè l'uno, nè l'altro non credettero di venir -meno al proprio decoro nel prendersi giuoco di un vecchio segretario -sino a fargli credere di essere un gran compositore di musica. Leone -poi prodigò all'improvvisatore Baraballo, di Gaeta, tante e così -smaccate adulazioni, che questi finalmente aspirò sul serio alla corona -di poeta in Campidoglio. Nel giorno anniversario dei santi Cosma e -Damiano, protettori di casa Medici, egli dovette, vestito di porpora e -incoronato di alloro, rallegrar da prima la mensa del Papa con qualche -improvvisazione, e poi, fra le risa universali, montare in groppa -ad un elefante riccamente bardato in oro, che Emmanuele il Grande di -Portogallo aveva mandato in dono: il Papa intanto stava sull'alto di -una loggia osservando attentamente col cannocchiale[339] ogni cosa. Ma -la bestia adombrò per lo strepito delle trombe e dei timpani, e per le -acclamazioni del popolo, nè fu possibile condurla al di là del ponte S. -Angelo. - - -La parodia del grandioso e del sublime, che qui ci si fa incontro sotto -la forma di una mascherata solenne, aveva in allora preso oggimai -un posto assai importante nella poesia.[340] Bensì ella dovette -cercarsi vittime ben diverse da quelle, che avea potuto colpire, ad -esempio, Aristofane, quando mise sulla scena i grandi tragici greci. -Ma quella stessa perfezione di cultura, che presso i Greci in un'epoca -determinata produsse la parodia, la fece fiorire anche qui. Già ancora -sul finire del secolo XVI trovansi nel sonetto messe in caricatura -le querele petrarchesche, esagerandone l'imitazione; anzi vi si mette -in derisione la stessa solennità della forma rinchiusa in quattordici -versi col farla servire a scipitaggini senza senso. Inoltre la Divina -Commedia era un potente incentivo alla parodia, e infatti Lorenzo il -Magnifico, imitando lo stile dell'Inferno, seppe cavarne un genere -splendidamente comico (il _Simposio_ e i _Beoni_). Luigi Pulci nel -suo «Morgante» imita evidentemente gl'improvvisatori, ed oltre a -ciò tanto il suo, come il poema del Bojardo, per questo stesso che -sfiorano appena l'argomento, sono in più luoghi una parodia almeno per -metà volontaria della poesia cavalleresca del medio-evo. Poi viene il -grande parodiatore Teofilo Folengo (che fiorì nel 1520), il quale vi -si getta con un ardimento tutto suo. Sotto il nome di Limerno Pitocco -egli scrive l'_Orlandino_, dove la Cavalleria non figura che come una -ridicola cornice barocca intorno ad un mondo di figure e d'immagini, -che si risentono della vita moderna: sotto il nome di Merlin Coccai, -egli descrive le gesta e le spedizioni del suo bizzarro cavaliere -errante, con contorni non meno risentitamente maligni, in esametri -mezzo-latini, e nella forma comicamente travestita dell'epopea classica -del suo tempo (_Opus Macaronicorum_). D'allora in poi la parodia -continuò a figurare nel Parnaso italiano, e talvolta sotto forme -veramente splendide e piene di vita. - - -Nell'epoca in cui il Rinascimento si trova a mezzo della sua carriera, -anche il motto viene studiato dal punto di vista teorico, e si -stabilisce più precisamente l'uso che si può farne nelle società più -elevate. Il primo ad occuparsene fu Gioviano Pontano,[341] il quale nel -suo scritto _De Sermone_, specialmente nel libro quarto, coll'analisi -di molti singoli motti o _facetiae_ cerca di riuscire ad un principio -generale. Come l'arguzia sia da usare tra uomini di fina creanza lo -insegna Baldassare Castiglione nel suo _Cortegiano_.[342] Naturalmente -si suppone che non si tratti principalmente d'altro che di destare -l'ilarità di terze persone col racconto di comici e graziosi motti -o storielle: il frizzo diretto è da schivare, perchè offende gli -infelici, fa troppo onore ai ribaldi, ed eccita alla vendetta i potenti -od i loro favoriti, ed anche nel raccontare l'uomo di condizione -deve serbare una giusta misura e non lasciarsi andare a troppo -goffe contraffazioni. Poi segue, quasi schema pei futuri narratori e -motteggiatori, una ricca collezione di scherzi e giuochi di parole, -disposti metodicamente in varie classi, taluni dei quali veramente -felici. Assai più severi e circospetti suonano, forse due decennj più -tardi, i precetti di Giovanni Della Casa nel suo celebre Galateo;[343] -dove, fra le altre cose, tenuto conto delle conseguenze che possono -derivarne, si vuole bandita dai motti e dalle burle qualunque idea di -superiorità o di trionfo sugli avversari. Si vede chiaro ch'egli è il -precursore di una reazione, che doveva necessariamente sopravvenire. - -Infatti l'Italia era divenuta tale scuola di maldicenza, che il mondo -d'allora in poi non ne vide altro esempio, non eccettuata neanche la -Francia del tempo di Voltaire. Non già che la tendenza a mordere e a -satireggiare sia mancata a quest'ultimo od a' suoi contemporanei; ma -dove sarebbersi potute trovare nel secolo scorso le vittime adatte, -quella schiera innumerevole d'uomini singolari, quelle celebrità d'ogni -specie, politici, ecclesiastici, scopritori, inventori, letterati, -poeti ed artisti, che senz'altro lasciavano apparire a chiunque la -propria originalità? Nei secoli XV o XVI questo esercito di grandi -esisteva; ma l'altezza a cui era arrivata la cultura, aveva educato -altresì, accanto ad essi, una spaventosa genìa di uomini di spirito -sfaccendati, di criticastri e maldicenti nati, di calunniatori, -l'invidia dei quali domandava la sua ecatombe. E a ciò s'aggiungano le -rivalità dei grandi fra loro, come le lotte tra il Filelfo, il Poggio -ed il Valla, mentre invece gli artisti di quello stesso tempo vivono -insieme in emulazione quasi del tutto pacifica, del che per vero deve -tenere il debito conto la storia dell'arte. - - -Il maggior mercato della gloria, Firenze, precorre, come dicemmo, -in questo riguardo e per un certo tempo tutte le altre città. -«Occhi acuti e male lingue» è la caratteristica, che si usa dare -de' Fiorentini[344]. Un lieve sarcasmo su tutto e su tutti sembra -essere stata l'intonazione prevalente di ciascun giorno. Machiavelli, -nell'importantissimo prologo della sua _Mandragora_, ascrive, a ragione -o a torto, la visibile depravazione morale alla maldicenza universale, -ma avverte al tempo stesso i suoi avversari che anche a lui stava bene -la lingua in bocca. Poi viene la corte papale, da lungo tempo rifugio -di tutte le lingue più mordaci e spiritose dell'epoca. Le _facetiae_ -del Poggio, dalla data, appajono tolte dal _bugiale_ degli scrivani -apostolici, e se si considera qual numero di aspiranti, di nemici e -rivali dei favoriti, di oziosi intenti a trastullare gli scostumati -prelati dovea quivi trovarsi, non sorprenderà certamente che Roma sia -divenuta la vera patria tanto della plebea pasquinata, quanto della -satira un po' più decente. Se poi vi si aggiunga il rancore generale -contro il dominio dei preti e la miseria universalmente nota del popolo -minuto, si comprenderà quanto facile fosse il trovar quivi materia -per mettere in canzone i potenti e attribuir loro ogni nefandità[345]. -Chi poteva, si schermiva, meglio che in qualsiasi modo, col disprezzo, -tanto se le accuse si basavano sul vero, quanto se erano false, o col -far pompa di un lusso, che pel suo stesso splendore abbagliava[346]. -Ma le anime più sensibili e delicate erano condannate quasi alla -disperazione, se la maldicenza riusciva ad avvolgerle nelle sue -reti[347]. A poco a poco le dicerie si facevano strada nella bocca -di tutti, ed appunto la più schietta virtù era quella che si tirava -addosso le insinuazioni le più maligne. Del grande oratore frate Egidio -da Viterbo, che Leone pe' suoi meriti innalzò al cardinalato e che -nell'eccidio del 1527 sposò risolutamente la causa del popolo[348], -il Giovio dà ad intendere che si conservasse a bello studio il pallore -ascetico del viso coll'aspirare il fumo della paglia bagnata, e simili. -In generale il Giovio in queste occasioni scrive da vero curiale[349], -vale a dire, narra dapprima le sue storielle, soggiunge tosto che -non vi crede, ma con qualche leggera scoloritura lascia da ultimo -trasparire, che pure qualche cosa di vero debbono contenere. — Ma -la vera vittima dello scherno dei romani fu il buon papa Adriano VI, -del quale parve anzi che non si sia voluto considerare altro che il -lato ridicolo. Egli si guastò sin da principio con quella mala lingua -che fu Francesco Berni, quando minacciò di far gettare nel Tevere — -non già la statua di Pasquino, come si disse[350], — ma quelli che -la facevano parlare. La vendetta fu il famoso capitolo «contro Papa -Adriano», dettato non tanto dall'odio, quanto da un profondo disprezzo -pei barbari olandesi: le minaccie più fiere toccavano ai cardinali, che -l'avevano eletto. Il Berni ed altri dipingono altresì[351] il seguito -del Papa con quel colorito di piccante menzogna, con cui il moderno -appendicista di qualche grande giornale sa far apparir bianco il nero -e dar importanza alle più frivole inezie. La biografia che Paolo Giovio -ne stese per incarico del cardinale di Tortosa, e che realmente doveva -essere un elogio, è invece un cumulo di sarcasmi e di contumelie. In -essa infatti si legge, in modo abbastanza comico, specialmente per -l'Italia d'allora, come Adriano una volta avesse insistito vivamente -presso il capitolo della cattedrale di Saragozza per avere una -mandibola di S. Lamberto; come un'altra volta i devoti spagnuoli lo -sopraccaricassero di ornamenti «per farne un Papa talquamente pulito -ed elegante»; come egli abbia impreso la tempestosa e insensata sua -spedizione da Ostia a Roma; come si sia consultato per far atterrare od -ardere la statua di Pasquino; come solesse interrompere improvvisamente -qualunque affare più importante quando gli si annunziava l'ora del -pranzo; e, per ultimo, come, dopo un regno infelice, sia morto per -aver ecceduto nell'uso della birra, e come la casa del suo medico da -buontemponi notturni sia stata subito ornata di ghirlande, tra le quali -leggevasi l'iscrizione _Liberatori patriae_ S. P. Q. R. Vero è anche -che il Giovio, nell'avocazione generale delle rendite ecclesiastiche, -perdette la sua e in compenso non ricevette che una semplice prebenda, -perchè «non era poeta», vale a dire pagano. Ma era scritto che Adriano -dovesse essere l'ultima grande vittima di questa specie. Dopo il -sacco di Roma (1527), colla maggior corruzione della vita venne anche -visibilmente mancando la maldicenza. - - -Ma quando essa era ancora in voga, era sorto, specialmente a Roma, il -più grande maldicente del tempo moderno, Pietro Aretino. Uno sguardo -a quest'uomo ci risparmierà di occuparci di altri minori della stessa -risma. - -Quella parte della sua vita che più particolarmente è conosciuta, -sono i tre ultimi decenni (1527-1556) che egli passò a Venezia, -unico asilo divenuto possibile per lui. Di là egli tenne tutte le -celebrità d'Italia in una specie di stato d'assedio; e quivi anche -affluivano i doni dei principi stranieri, che si servivano della sua -penna o la temevano. Carlo V e Francesco I gli pagavano ambedue una -pensione, perchè ognuno di essi sperava che l'Aretino avrebbe offeso -le suscettibilità dell'altro: egli adulò entrambi, ma naturalmente si -tenne più stretto a Carlo, perchè questi restò padrone d'Italia. Dopo -la spedizione di Tunisi (1535) l'adulazione si mutò addirittura in una -ridicola apoteosi, che si spiega colla speranza nudrita costantemente -dall'Aretino di diventar cardinale coll'ajuto di Carlo. Non pare -improbabile che egli godesse di una protezione speciale in qualità -di agente segreto di Spagna, appunto perchè e le sue ciarle e il suo -silenzio potevano esercitare una certa influenza sui principi minori -d'Italia e sulla pubblica opinione. Quanto al Papato, egli si dava -l'aria di disprezzarlo profondamente, sotto il pretesto di conoscerlo -da vicino; ma il vero motivo era questo, che la Curia romana non poteva -e non voleva accordargli più alcun favore[352]. Di Venezia, che gli -dava ospitalità, non parlò mai, da uomo prudente. Tutti gli altri suoi -rapporti coi grandi non possono qualificarsi che come un accattonaggio -volgare e impertinente. - -Nell'Aretino si ha il primo grande esempio dell'abuso della pubblicità -per iscopi vili e spregevoli. Gli scritti polemici, che cento anni -prima s'erano scambiati tra loro il Poggio ed i suoi avversari, non -sono certo più castigati nè quanto all'intenzione, nè quanto alla -forma: ma non essendo destinati a diffondersi per la stampa, non -mirano neanche ad avere una pubblicità troppo estesa e restano sempre -chiusi in una sfera ristretta: l'Aretino invece si giova appositamente -della stampa per fare il maggior chiasso possibile e per dare alle -sue impertinenti contumelie la più ampia pubblicità: sotto un certo -punto di vista lo si potrebbe quindi anche annoverare tra i precursori -del giornalismo moderno. Infatti era suo uso di far stampare insieme -periodicamente le sue lettere ed altri articoli, dopochè già prima -erano corsi manoscritti in moltissimi circoli[353]. - -Paragonato colle penne mordaci del secolo XVIII, l'Aretino ha il -vantaggio di non fare ostentazione di principj nè di razionalismo, nè -di filantropia, nè di qualunque altra virtù, e nemmeno di qualsiasi -scienza: tutto il suo corredo sta nel motto conosciutissimo: _Veritas -odium parit_. Per questa ragione egli non si trovò mai in posizioni -false, come, per esempio, toccò più volte a Voltaire, il quale e -dovette sconfessare il suo poema sulla _Pulcella_, e dovette tener -nascosti per tutta la sua vita parecchi altri scritti: l'Aretino -dava ad ogni cosa il suo nome, ed anche negli ultimi anni egli menava -un gran vanto de' suoi _Ragionamenti_, che ebbero una sì scandalosa -celebrità. Il suo talento letterario, la sua prosa netta e piccante, -la sua fina osservazione degli uomini e delle cose lo renderebbero -degno in ogni caso di qualche attenzione, quand'anche gli sia mancata -del tutto l'attitudine a concepire un'opera d'arte propriamente detta, -nè sia giunto a dare neanche mai un intreccio veramente drammatico di -qualsiasi commedia. Inoltre egli possedette, accanto ad una malvagità -la più grossolana e raffinata ad un tempo, una splendida disposizione -al grottesco, che in più d'un caso lo farebbe degno di stare a fianco -allo stesso Rabelais[354]. - -In simili circostanze e con tali mezzi e intendimenti egli si lancia -talvolta sulla sua preda, talvolta le gira d'attorno. L'invito ch'egli -fa a Clemente VII, perchè, invece di querelarsi, perdoni[355], mentre -il grido doloroso di Roma straziata è tanto forte da dover essere -udito anche in Castel S. Angelo, dove il Papa è rinchiuso, non è che un -amaro dileggio, il sorriso infernale di satana o la smorfia brutale di -una scimmia. Talvolta, quando perde affatto la speranza di un qualche -dono, il suo furore prorompe in un urlo selvaggio, come, per esempio, -nel Capitolo al principe di Salerno, che per un certo tempo l'aveva -stipendiato, e poscia voleva disfarsene. Per contrario sembra che il -terribile Pier Luigi Farnese, duca di Parma, non si sia mai curato -di lui. Siccome a questo principe tornava affatto indifferente che si -dicesse bene o male de' fatti suoi, non era così facile il morderlo in -guisa ch'egli se ne risentisse: l'Aretino vi si provò, qualificando -il suo contegno come quello di uno sgherro, di un mugnajo e di un -fornajo[356]. Comicamente buffo è l'Aretino ogni qualvolta assume -il tuono del querulo accattonaggio, come, per esempio, nel capitolo -a Francesco I; mentre invece parranno sempre ributtanti, ad onta di -tutta la loro vena comica, le sue lettere, e le sue poesie, dove le -minacce si alternano sempre colle più vili adulazioni. Una lettera -come quella da lui diretta nel novembre del 1545 a Michelangelo[357] -non ha forse l'eguale al mondo. In mezzo alle proteste della più -grande ammirazione (pel _Giudizio universale_), egli esce contro di -lui in invettive e minacce per la sua irreligione e scostumatezza, e -lo accusa perfino di ladroneccio (a danno degli eredi di Giulio II), -aggiungendo da ultimo in un poscritto: «vi ho voluto solamente mostrare -che se voi siete di-vino (_divino_), anch'io non sono d'acqua». Infatti -anche l'Aretino teneva molto — non si sa se per boriosa vanità o pel -gusto di parodiare ogni cosa celebre — ad esser detto il _divino_, -e realmente la personale sua celebrità crebbe a tal punto, che in -Arezzo si additava la casa dov'egli era nato, come una rarità degna -d'essere veduta[358]. D'altra parte è vero altresì, che vi furono -circostanze, nelle quali egli per mesi interi non osava varcare la -soglia di casa sua in Venezia, per non cadere nelle mani di qualche -fiorentino da lui offeso e specialmente in quelle del più giovane degli -Strozzi; nè gli mancarono colpi di pugnale e di bastone, che a guisa -di avvertimenti[359] doveano farlo stare in sull'avviso, sebbene non -abbiano avuto quelle terribili conseguenze, che il Berni gli aveva -predette in un famoso sonetto, essendo egli morto invece di apoplessia. - -Nell'adulare egli non si contiene sempre ad un modo, ed anche ciò -va notato. Con gli stranieri procede gonfio ed ampolloso[360], con -gli italiani e specialmente col duca Cosimo di Firenze muta affatto -registro. In quest'ultimo egli loda specialmente la bellezza della -persona, che in fatto il principe, ancor giovane, possedeva, al pari -d'Augusto, in grado eminente; loda il suo contegno, affatto morale, non -senza però dare un tocco incidentalmente alle speculazioni pecuniarie -della madre di Cosimo, Maria Salviati, e chiude al solito con un -piagnucoloso fervorino, nel quale chiede soccorsi, attesa la carezza -dei viveri, e simili. Ma se Cosimo gli accordò una pensione[361], -ed anche abbastanza lauta in relazione alla consueta sua parsimonia -(negli ultimi anni ammontava a centosessanta ducati annui), ciò non -accadde certamente che per uno speciale riguardo alla sua qualità di -agente segreto di Spagna. Infatti per questa sua qualità l'Aretino -avrebbe potuto, all'occorrenza, ridersi altamente del duca e al tempo -stesso minacciare l'inviato fiorentino di provocare dal duca stesso -l'immediato suo richiamo. E se anche il Medici da ultimo s'accorse di -essere stato già indovinato da Carlo V, egli non poteva ad ogni modo -essere contento che alla corte imperiale circolassero eventualmente gli -scherni e i dileggi dell'Aretino contro di lui. Di buon genere altresì -è l'adulazione da lui usata col tanto celebre marchese di Marignano, -che «qual castellano di Musso» avea cercato di crearsi una signoria. -Per ringraziarlo di cento scudi inviatigli, l'Aretino scrive: «tutte -le qualità che un principe deve avere, si trovano in voi, e questo -lo potrebbe facilmente vedere ognuno, se l'uso della violenza, che -è necessaria in tutte le cose sul loro principiare, non vi facesse -apparire ancora un po' aspro»[362]. - -Spesse volte fu messo in rilievo come una singolarità il fatto, che -l'Aretino non disse male degli uomini soltanto, ma di Dio stesso. Qual -genere di fede religiosa possa egli avere avuto, torna perfettamente -inutile il ricercarlo di fronte alle sue azioni, che parlano già da -sè, nè potrebbe dedursi nemmeno da' suoi scritti ascetici, ch'egli -compose con viste tutt'altro che religiose[363]. Ma del resto non -si saprebbe davvero trovare una ragione, per cui egli avesse dovuto -prendersela colla Divinità. Egli non fu mai un pensatore nel senso più -rigoroso della parola, nè insegnò o professò veruna speciale dottrina -filosofica: egli non poteva neanche nutrir la speranza di estorcere -da Dio, o con le adulazioni o con le minacce, un soccorso qualsiasi in -danaro; egli per ultimo non poteva nemmeno riguardarsi come offeso da -un eventuale rifiuto. Come mai un uomo simile avrebbe sprecato le sue -forze inutilmente e senza un immediato e pratico tornaconto? - -Il migliore indizio dello spirito odierno degli Italiani è appunto -questo, che un carattere come quello dell'Aretino ed un modo di agire -pari al suo sarebbero oggidì in mille guise impossibili. Ma dal punto -di vista storico quest'uomo conserverà sempre un'alta importanza. - - - - -PARTE TERZA - -IL RISORGIMENTO DELL'ANTICHITÀ - - - - -CAPITOLO I. - -Osservazioni preliminari. - - Estensione dell'idea compresa nella parola Rinascimento. — - L'Antichità nel Medio-Evo. — Suo precoce risveglio in Italia. — - Poesia latina del secolo XII. — Spirito del secolo XIV. - - -Giunti a questo punto del nostro quadro storico della civiltà, ci tocca -ora di mostrare qual parte vi ebbe l'Antichità, dal cui «Rinascimento» -l'epoca intera, con denominazione invero parziale e ristretta, -s'intitola. Le condizioni sociali fin qui descritte avrebbero, non -v'ha dubbio, bastato da sè, anche senza l'Antichità, a scuotere la -nazione e a portarla ad un certo grado di maturità, come è certo -altresì, che la maggior parte delle novità veramente sostanziali che -allora prevalsero nella vita pubblica, si sarebbero svolte anche senza -questo, pur gravissimo, avvenimento; ma tuttavia non può negarsi, -che e le une e le altre dall'influenza del mondo antico ricevettero -un colorito speciale, che si manifestò nella forma, se non nella -sostanza, delle cose, e la padroneggiò interamente. Il Rinascimento -non sarebbe stato quella suprema necessità mondiale che fu, se così -facilmente si potesse prescindere da esso. Ma ciò che noi dobbiamo -stabilire fin d'ora, come un punto essenziale, si è questo, che non -la risorta Antichità da sè sola, ma essa e il nuovo spirito italiano, -compenetrati insieme, ebbero la forza di trascinare con sè tutto il -mondo occidentale. Bensì questo spirito non sembra aver conservato -sempre, di fronte ad essa, lo stesso grado di autonomia; ma se, per -esempio, nella letteratura neo-latina esso par minimo, grandissimo -invece lo si riscontra nelle arti figurative e in parecchie altre -sfere d'attività, e così questo nesso fra due civiltà di uno stesso -popolo tanto remote fra loro, appunto perchè indipendente, appare -anche naturale e fecondo. Le altre nazioni eran libere di respingere -il grande impulso che veniva loro dall'Italia, o di appropriarselo -in parte, od anche del tutto; ma dove quest'ultima condizione ebbe a -verificarsi, dovrebbe cessare ogni lamento per la prematura decadenza -delle forme della civiltà medievale. Se queste forme avessero avuto in -sè la forza di reagire e di mantenersi, sussisterebbero ancora. E se -quegli spiriti queruli, che le rimpiangono, potessero farle rivivere -un'ora sola, se ne spaventerebbero essi medesimi e anelerebbero tosto -all'aere più puro e spirabile della vita moderna. Che poi in tali -processi di trasformazione qualche singolo e delicato fiore resti -soffocato, senza poter vivere nemmeno nella tradizione o nella poesia, -è cosa che s'intende da sè; ma si dovrebbe per questo desiderare che -la trasformazione in sè stessa non fosse accaduta? Ed essa consiste -precisamente in questo, che, accanto alla Chiesa, la quale fino a -questo tempo (ma per poco ancora) tenne unito tutto l'occidente, sorge -un nuovo elemento morale, che, diffondendosi dall'Italia, invade il -resto d'Europa e diventa come l'ambiente ordinario di tutti gli uomini -forniti di un certo grado di cultura. Il fatto per sè è impopolare, -perchè conduce necessariamente ad una separazione completa tra le -classi colte e non colte di tutta Europa; ma come rammaricarsene, -quando noi stessi siamo costretti a confessare, che questa separazione, -universalmente riconosciuta, sussiste ancora oggidì e non può esser -tolta? D'altra parte, in Italia essa è assai meno pronunciata che -altrove: tanto è vero, che il poeta più ligio ai precetti dell'arte, il -Tasso, è uno dei più popolari e corre per le mani di tutti. - - -L'Antichità greco-latina, che sino dal secolo XIV sì vivamente si -compenetrò nella vita italiana come fonte della cultura, come scopo -supremo dell'esistenza, e in parte anche come reazione pensata e -voluta contro le tendenze precedenti, avea già da lungo esercitato -qua e colà la sua influenza su tutto il medio-evo, anche fuori -d'Italia. La cultura infatti, che al suo tempo promosse e favorì -Carlomagno, era essenzialmente un Rinascimento di fronte alla barbarie -dei secoli VII e VIII, e non poteva neanche essere altra cosa. Più -tardi nell'architettura romana dei paesi settentrionali noi veggiamo -adottarsi, oltre la tendenza generale, forme affatto speciali di -carattere prettamente antico, e nei conventi farsi tesoro di molti -materiali tolti di pianta da scrittori latini, e imitarsene anche lo -stile, dietro l'esempio dato pel primo da Eginardo. - - -In Italia invece essa torna in vita in modo affatto diverso. Cessata la -barbarie, s'annunzia tosto presso il popolo italiano, per metà ancora -antico, la cognizione de' suoi tempi anteriori; esso li magnifica e -desidera riprodurli. Fuori d'Italia trattasi di trar partito in via -di erudizione e di riflessione da singoli elementi dell'Antichità: in -Italia invece si ha un vero entusiasmo per tutto ciò che è antico, -e non da parte dei dotti soltanto, ma del popolo intero, perchè vi -si scorge la rimembranza dell'antica grandezza, e perchè si ha un -allettamento a darvi opera nella facile intelligenza del latino e nella -copia di memorie e monumenti, che ancora esistono. Da questo impulso e -dal contraccolpo, che partiva dallo spirito popolare già essenzialmente -mutato, dalle istituzioni politiche germanico-longobarde, dalla -Cavalleria diffusa già in tutta Europa, nonchè dagli altri elementi -di civiltà portativi dai popoli settentrionali, dalla religione e -dalla Chiesa, sorge e si sviluppa una creazione affatto nuova, lo -spirito moderno italiano, destinato a dare l'impulso a tutto il mondo -occidentale. - - -In qual modo nelle arti figurative risorga l'elemento antico, non -appena cessa la barbarie, mostrasi chiaramente dalle costruzioni -toscane del secolo XII e dalle sculture del XIII. Ma anche nella -poesia non mancano i confronti, quando si ammetta che il maggior poeta -latino del secolo XII, anzi colui, che diede in allora l'intonazione -a tutto un genere di poesia latina, fu un italiano. Egli è appunto -quel qualunque scrittore, al quale appartengono i brani migliori dei -così detti _Carmina Burana_. Un grande attaccamento al mondo e a' -suoi piaceri, come genii tutelari dei quali sono invocate le divinità -pagane, prorompe con vena facile e abbondante da queste strofe rimate. -Chi le legge d'un tratto, difficilmente potrà crederle opera d'altri, -fuorchè d'un italiano e probabilmente d'un lombardo; ma vi sono anche -ragioni speciali per accettare una tale ipotesi[364]. Che se anche -sino ad un certo punto queste poesie latine dei _Clerici vagantes_ del -secolo XII, con tutto il corredo delle frivolezze di cui riboccano, -potrebbero dirsi piuttosto un patrimonio generale di tutta Europa, non -si potrà però mai credere che tanto la canzone _De Phyllide et Flora_, -quanto l'altra che comincia _Aestuans interius_, sieno opera di un -settentrionale, o del molle e delicato sibarita che cantò: _Dum Dianae -vitrea sero lampas oritur_. Qui c'è una riproduzione dell'antico modo -di sentire e di poetare, che salta agli occhi tanto più facilmente -accanto alla forma rimata, propria del medioevo. In più di un lavoro -di questo e dei secoli vicini s'incontrano esametri e pentametri di -una imitazione molto accurata e allusioni mitologiche e reminiscenze -antiche d'ogni specie, e tuttavia l'impressione che se ne risente, è -ben lungi dall'essere altrettanto viva e profonda. Le cronache in versi -e le altre opere di Guglielmo Pugliese mostrano anch'esse uno studio -diligente di Virgilio, di Ovidio, di Lucano, di Stazio e di Claudiano, -ma la forma antica non vi figura che come tolta a prestito, allo stesso -modo che semplicemente copiati appajono i materiali antichi nei grandi -raccoglitori del genere di Vincenzo di Beauvais o nei mitologi ed -allegoristi della tempra di Alano dalle Isole. Ma il Rinascimento non -è già una saltuaria imitazione o una compilazione fatta a frammenti, -bensì una rinascita vera, e come tale non lo si trova realmente che -nelle poesie sopra citate dell'ignoto _scolaro vagante_ del secolo XII. - - -Tuttavia il vero ed universale entusiasmo degli Italiani per -l'Antichità non comincia a manifestarsi che col secolo XIV. A ciò si -richiedeva uno sviluppo della vita cittadina, quale in Italia soltanto -e soltanto a questo tempo fu possibile, vale a dire, convivenza ed -effettiva uguaglianza della nobiltà e della borghesia, e formazione di -una grande società (v. pag. 193), che sentisse il bisogno di istruirsi -e n'avesse il tempo e i mezzi. Ma la cultura, se voleva svincolarsi -dal mondo fantastico del medio-evo, non poteva passare improvvisamente -per mezzo del solo empirismo alla cognizione del mondo fisico e -morale; essa avea bisogno di una guida, e come tale si offerse la -classica Antichità colla sua ricchezza di verità obbiettive, evidenti -in tutti i regni dello spirito. Da essa si tolsero con riconoscenza -e ammirazione le forme e la materia, e se ne costituì per un certo -tratto di tempo l'essenziale di ogni cultura[366]. Anche le condizioni -generali d'Italia favorirono un tale indirizzo: l'impero dopo la -caduta degli Hohenstaufen o aveva rinunciato all'Italia, o non aveva -avuto la forza di mantenervisi: il Papato aveva emigrato ad Avignone: -la maggior parte delle potenze esistenti si reggevano sulla violenza -e sulla illegittimità; ma lo spirito della nazione, ridestatosi alla -coscienza di sè, era vôlto alla ricerca di un ideale nuovo e durevole, -e così il sogno di un dominio d'Italia e di Roma sul mondo potè imporsi -alle menti di tutti e tentare perfino una effettuazione pratica con -Cola di Rienzo. Vero è che il modo con cui egli, specialmente nel -suo primo tribunato, intese la sua missione, non doveva riuscire ad -altro, fuorchè che ad una strana commedia; ma tuttavia pel sentimento -nazionale la ricordanza dell'antica Roma era pur sempre un punto -d'appoggio di gran valore. Tornati in possesso dell'antica loro -cultura, gl'Italiani s'accorsero ben presto di essere la nazione più -avanzata del mondo. - -Il delineare questo moto degli spiriti non in tutta la sua pienezza, ma -soltanto nei tratti suoi più salienti e visibili, e principalmente ne' -suoi primordj, è ora l'assunto di questa parte del nostro lavoro[367]. - - - - -CAPITOLO II. - -Roma, la città delle rovine. - - Dante, Petrarca, Fazio degli Uberti. — Le rovine esistenti - al tempo del Poggio. — Flavio Biondo, Nicolò V e Pio II. — - L'Antichità fuori di Roma. — Città e famiglie di derivazione - romana. — Sentimenti e pretese dei romani. — Il corpo di - Giulia. — Scavi e restauri. — Roma sotto Leone X. — Le rovine - come fonti di sentimentalismo. - - -Innanzi tutto Roma, la città delle rovine[368], gode anche -presentemente una specie di venerazione che è ben diversa da quella -del tempo in cui furono scritti i _Mirabilia Romae_ e la storia -di Guglielmo di Malmesbury. Se ora mancano i pellegrini che vadano -a cercarvi tesori e miracoli[369], vi sono sempre gli storici e i -patriotti, che vanno ad attingervi le più alte ispirazioni. In questo -senso vogliono essere intese anche le parole di Dante[370]: «le -pietre che nelle mura sue stanno, sono degne di reverenzia, e 'l suolo -dov'ella siede, è degno, oltre quello che per gli uomini è predicato -e provato». La colossale frequenza a' giubilei non lascia quasi veruna -devota ricordanza nella letteratura che ne discorre; e Giovanni Villani -non esita a dire, che il maggior frutto ch'egli ritrasse dal giubileo -dell'anno 1300, fu la sua risoluzione di scrivere la storia di Firenze, -surta in lui dalla contemplazione delle rovine di Roma (v. pag. 102). -Anche il Petrarca non sa ben dire se egli ammiri più gli avanzi di Roma -pagana o quelli di Roma cristiana: e ci narra che di frequente salì con -Giovanni Colonna sulle vôlte colossali delle terme di Diocleziano[371], -e quivi nell'aria libera e dinanzi all'ampia prospettiva che si apriva -d'intorno, immersi entrambi in profondi pensieri e l'occhio fisso sulle -rovine, ragionavano insieme non già d'affari, o di cose domestiche o -d'interessi politici, ma di storia, evocando l'uno l'antichità pagana, -l'altro la cristiana, o s'intrattenevano di filosofia o dei primi -inventori delle arti. Quante volte da quel tempo in poi sino a Gibbon -e a Niebuhr quel mondo di macerie offerse argomento alle più gravi -meditazioni! - -La stessa oscillazione di sentimenti incontrasi nel «Dittamondo» -di Fazio degli Uberti, che è la descrizione, fatta a guisa di -visione (intorno al 1360), di un finto viaggio, nel quale il poeta è -accompagnato dall'antico geografo Solino, come Dante da Virgilio. A -quel modo che essi visitano Bari per onorarvi S. Nicolò e il monte -Gargano in omaggio all'arcangelo Michele, vengono anche a Roma per -risuscitarvi la tradizione leggendaria di Araceli e di S. Maria in -Trastevere; ma la magnificenza profana di Roma antica esercita su essi -un fascino prevalente: una venerabile matrona in lacero abbigliamento -— è Roma stessa — narra loro la gloriosa sua storia e descrive -minutamente gli antichi trionfi[372]: poi li conduce attorno per la -città, addita ad essi i sette colli ed un gran numero di rovine, dalle -quali (egli le fa dire) comprender potrai, quanto fui bella! - - -Ma pur troppo questa Roma dei Papi avignonesi e scismatici non era -più, rispetto alle memorie dell'antichità, ciò che era stata alcune -generazioni prima. Una orribile devastazione, che ai più importanti -edifici ancora esistenti deve aver tolto affatto il loro carattere -speciale, fu quella che ebbe luogo nell'occasione dell'atterramento di -centoquaranta solide abitazioni di grandi romani ordinato dal senatore -Brancaleone intorno al 1258, essendo certo che la nobiltà cercava di -trincerarsi nelle rovine maggiori e meglio conservate[373]. Ciò non -ostante, restò pur sempre infinitamente più che non rimanga oggidì, -e in particolare molti avanzi devono a quel tempo aver avuto ancora -il loro rivestimento marmoreo, le loro colonne all'ingresso degli -edifici ed altri ornamenti, mentre ora di questi non sopravanza che -il nudo scheletro in pietre cotte. Ora appunto a un tale stato di -cose fanno capo i primi tentativi di una seria topografia dell'antica -città. Nella «Descrizione di Roma» del Poggio[374] per la prima volta -noi veggiamo congiunto intimamente lo studio delle rovine con quello -degli antichi scrittori e delle iscrizioni (ch'egli andò a cercare in -mezzo all'erba[375] cresciutavi sopra), dato il bando ai voli della -fantasia e diligentemente sceverate queste memorie da quelle della -Roma cristiana. Così fosse il di lui lavoro più esteso e corredato -di disegni! Egli infatti trovò molte più cose conservate che non -ottant'anni più tardi Raffaello: egli ha veduto la tomba di Cecilia -Metella, nonchè il frontale a colonne di uno dei templi situati sul -pendìo del Campidoglio, dapprima nella loro integrità e poi mezzo -distrutti, perchè sfortunatamente il marmo era sembrato ancor buono ad -essere fuso in calce: anche un imponente colonnato attiguo alla Minerva -soggiacque a poco per volta alla stessa sorte. Un cronista dell'anno -1443 afferma che queste fusioni continuavano e soggiunge indignato, che -erano: «una vera ignominia, poichè le nuove costruzioni sono meschine -e il bello di Roma sta tutto nelle rovine»[376]. I romani d'allora, -nei loro mantelli da campagnuoli e nei loro stivali, sono dipinti dai -forestieri come veri mandriani, ed infatti il bestiame pascolava sin -dentro a' Banchi: riunioni sociali non si tenevano, se non in occasione -delle visite alle chiese per lucrarvi speciali indulgenze: in tali -circostanze soltanto erano visibili anche le belle donne. - - -Negli ultimi anni di Eugenio IV (morto nel 1447) Biondo da Forlì -scrisse la sua _Roma instaurata_, servendosi omai di Frontino e degli -antichi Libri regionali, come altresì (a quanto sembra) di Anastasio. -Il suo scopo non è più la descrizione di ciò che sussiste ancora, ma -piuttosto la ricordanza delle cose perite. Coerentemente alla dedica -al Papa, il libro si consola dell'universale desolazione enumerando le -molte reliquie sacre, che Roma ancor possedeva. - -Con Niccolò V (1447-1455) sale sul trono dei Papi quel nuovo -spirito monumentale, che è una delle caratteristiche dell'epoca del -Rinascimento. Vero è che la smania ora sorta in tutti di abbellir -la città di Roma, creò da un lato un nuovo pericolo per le rovine, -ma dall'altro accrebbe anche il rispetto per esse, come titolo di -gloria della città stessa. Pio II ha un vero entusiasmo per ogni cosa -antica, e se nelle sue opere ci parla poco delle antichità di Roma in -particolare, s'interessa invece moltissimo per quelle di tutto il resto -d'Italia, e, primo fra tutti, ci dà una descrizione esatta ed estesa -degli avanzi trovati nei dintorni della grande metropoli[377]. Vero -è che, nella sua doppia qualità di ecclesiastico e di cosmografo, lo -veggiamo compreso di uguale ammirazione tanto dinanzi alle antichità -di Roma pagana, quanto dinanzi a quelle di Roma cristiana, o anche -di fronte a qualsiasi grandioso fenomeno naturale; ma chi crederà -alla sincerità delle sue parole, quando egli, per esempio, afferma -che Nola ha maggior gloria dalla memoria di S. Paolino, che non dal -combattimento eroico di Marcello? Non già che si pretenda dubitare -della sua fede nel valore delle reliquie cristiane; ma ognuno sa che -le sue tendenze e i suoi studi lo portavano di necessità a prediligere -l'investigazione della natura e dell'antichità e a interrogare la vita -delle nazioni nei monumenti, che ne rimangono. Ancor negli ultimi suoi -anni, e già divenuto Papa, benchè travagliato dalla podagra, egli si -fa lietamente portare in lettiga via per monti e valli a Tusculo, -ad Alba, a Tivoli, ad Ostia, a Falerio, ad Ocricolo, e descrive -minutamente tutto ciò che ha veduto, segue le antiche strade e gli -acquedotti romani, e cerca di determinare il territorio abitato dalle -antiche popolazioni finitime a Roma. In una escursione a Tivoli, fatta -col grande Federigo da Urbino, il tempo fugge ad entrambi in dialoghi -animatissimi sull'antichità e sull'arte della guerra degli antichi e -più particolarmente sull'impresa dei Greci contro Troja; perfino nel -suo viaggio al congresso di Mantova (1459) egli cerca, benchè indarno, -il labirinto di Chiusi, menzionato da Plinio, e visita sul Mincio la -così detta villa di Virgilio. Che un Papa simile esigesse anche dagli -Abbreviatori della Curia un latino classico nella redazione degli atti, -non farà meraviglia, quando, oltre a tutto questo, si sappia che una -volta nella guerra contro il re di Napoli amnistiò gli Arpinati perchè -compatriotti di M. T. Cicerone e di C. Mario, il nome dei quali ricorre -quivi frequentissimo anche nei registri battesimali. A lui solo, come -a vero conoscitore e sincero fautore, poteva il Biondo dedicare la sua -Roma triumphans, che è il primo grande tentativo di una esposizione -generale delle antichità romane. - - -Ma anche nel resto d'Italia a questo tempo lo studio delle antichità -romane s'era fatto più vivo che mai. Già il Boccaccio[378], parlando -delle rovine di Baja, le chiama «antiche macerie, ma pur sempre nuove -per gli uomini moderni»: d'allora in poi esse furono riguardate come -una delle più interessanti rarità dei dintorni di Napoli. Poco dopo -sorsero collezioni di antichità di ogni specie. Ciriaco d'Ancona -percorse non solo l'Italia, ma anche molti altri paesi dell'antico -Orbis terrarum, e ne riportò in grande copia iscrizioni e disegni: -interrogato perchè tanto s'adoperasse, rispondeva: per risuscitare -i morti[379]. Le storie delle singole città da tempo antichissimo -avevano accennato a rapporti veri o supposti con Roma, credendole o -direttamente fondate o almeno colonizzate da essa[380]; e da lungo -tempo altresì compiacenti compilatori di genealogie avean derivato -alcune famiglie dalle più celebri dell'antica Roma. Queste adulazioni -tornavano così gradite, che non vi si rinunciò nemmeno nella luce -della critica esordiente del secolo XV. Senza reticenza alcuna Pio II -a Viterbo disse agli oratori romani, che lo pregavano di un sollecito -ritorno[381]: «Roma è già mia patria al pari di Siena, perchè la -famiglia dei Piccolomini è da tempo immemorabile trasmigrata da Roma -a Siena, come lo prova l'uso dei nomi Enea e Silvio perpetuatosi in -essa». Probabilmente non gli sarebbe rincresciuto affatto di esser -creduto un discendente dei Giulii. Anche Paolo II — un Barbo da Venezia -— trovò lusingata la sua vanità nel veder derivata la sua famiglia, ad -onta di un'opinione contraria che la vorrebbe tedesca, dalla stirpe -degli Enobarbi romani, che con una colonia sarebbero venuti a Parma -e di là poi, in forza di lotte di partito, sarebbersi trasferiti a -Venezia[382]. Dopo ciò, non farà meraviglia che i Massimi pretendessero -discendere da Fabio Massimo, i Cornaro dai Cornelj, e parrà invece -strano che nel seguente secolo XVI il novelliere Bandello abbia cercato -di far derivare la propria famiglia da alcuni illustri Ostrogoti (I. -Nov. 23). - - -Torniamo a Roma. Gli abitanti, «che allora si gloriavano del titolo -di romani», accolsero con compiacenza i sentimenti di omaggio, -che tributava loro il resto d'Italia. Sotto Paolo II, Sisto IV ed -Alessandro VI vedremo effettuarsi splendide feste carnevalesche, -nelle quali si va a gara per rappresentare le immagini predilette -del tempo, i trionfi degli antichi imperatori romani. L'antichità -pervade tutti i sentimenti e somministra le forme, sotto le quali -si manifestano. In mezzo a tali tendenze generali accadde, che il -18 aprile dell'anno 1485 si sparse la voce essersi trovato il corpo, -maravigliosamente bello e ben conservato, di una giovane romana del -tempo antico[383]. Alcuni muratori lombardi, i quali stavano lavorando -per dissotterrare un antico monumento in un podere del convento di S. -Maria nuova, presso la via Appia, fuori della cerchia del sepolcro -di Cecilia Metella, trovarono un sarcofago di marmo, che si diceva -portar l'iscrizione: Giulia, figlia di Claudio. Questo è il fatto; ma -non si tardò a lavorarvi sopra di fantasia, e si disse che i muratori -erano immediatamente scomparsi coi tesori e colle pietre preziose -poste nel sarcofago ad ornamento del cadavere; che questo era tutto -rivestito di una essenza atta a conservarlo, ed avea tale freschezza -e flessibilità, da sembrar quello di una giovane quindicenne appena -morta; e più tardi si aggiunse, che conservava ancora i colori vitali e -gli occhi e la bocca semiaperti. Fu portata al palazzo dei Conservatori -in Campidoglio, dove accorse, per vederla, una folla infinita, e molti -altresì per ritrarla, «imperocchè essa era bella oltre quanto si possa -dire e scrivere, e se lo si dicesse o scrivesse, quelli che non la -videro, no 'l crederebbero». Ma tosto dopo, per ordine di Innocenzo -VIII, si dovette di notte tempo seppellirla in luogo segreto fuori -di porta Pinciana, e nel vestibolo del cortile de' Conservatori non -rimase che il vuoto sarcofago. Probabilmente sul viso del cadavere era -stata tirata una maschera colorata in cera o qualche cosa di simile, -che stesse in armonia con gli aurei capelli. Ciò che v'ha di singolare -in tutto questo non è il fatto in sè stesso, ma il pregiudizio -universalmente radicato che le forme corporee degli antichi, che qui -finalmente si credeva di vedere nella loro realtà, fossero più belle di -quelle dei moderni. - - -Frattanto la cognizione di fatto dell'antica Roma cresceva mediante -gli scavi: già sotto Alessandro VI si impararono a conoscere le così -dette _grottesche_, vale a dire le decorazioni delle pareti e delle -vôlte degli antichi, e si trovò a Porto d'Anzio l'Apollo del Belvedere: -sotto Giulio II seguirono le gloriose scoperte del Laocoonte, della -Venere vaticana, del Torso, della Cleopatra ed altre parecchie[384]; -anche i palazzi dei grandi e dei cardinali cominciarono a riempirsi -di statue e di frammenti antichi. Per Leone X Raffaello intraprese -quella restaurazione ideale di tutta l'antica città, di cui parla -la celebre sua lettera (o del Castiglione)[385]. In essa, dopo avere -amaramente lamentato le devastazioni, che, specialmente sotto Giulio -II, ancora duravano, egli supplica il Papa che voglia farsi protettore -dei pochi avanzi rimasti a testificare la grandezza e la potenza -di quei genii divini dell'antichità, alla cui memoria si accendono -ancora coloro, che sono capaci di sentimenti elevati e sublimi. Poi, -con senso quasi di divinazione, traccia le linee fondamentali di una -storia comparata delle arti, e per ultimo accenna all'opportunità -di quei «restauri», che poi furono nella mente di tutti, e a questo -scopo esprime il desiderio che di ogni avanzo si cerchi di dare il -piano, il contorno e lo spaccato. Come, da questo tempo in avanti, -l'archeologia, tutta intesa ad illustrare la città eterna e la sua -topografia, sia cresciuta in scienza speciale, e come l'Accademia -vitruviana si sia sentita almeno da tanto di metter fuori un programma -colossale[386], non può essere dimostrato nel presente lavoro, nel -quale dobbiamo arrestarci a Leone X, sotto il cui governo il gusto -per l'antichità si connette con tutte le altre tendenze di quel tempo -e cospira a dare un'impronta affatto caratteristica alla vita romana -d'allora. Il Vaticano echeggiava di canti e di suoni: questi suoni si -diffusero, quasi comando a godere la vita, oltre la cerchia di Roma, -non ostante che Leone non sia riuscito con ciò nè a mettere in fuga le -cure e i dolori, nè a prolungar l'esistenza[387], che gli fu tronca -da una morte immatura. La splendida immagine della Roma di Leone, -quale ci viene descritta da Paolo Giovio, resterà indimenticabile, per -quanto anche se ne conoscano i vizi e le piaghe, quali, ad esempio, il -servilismo di chi agognava a salire, la miseria segreta dei prelati -che, in onta ai loro debiti, dovevano vivere sfarzosamente[388], -la protezione male accordata a letterati mediocri, trascurando i -sommi, e finalmente l'amministrazione affatto rovinosa delle finanze -pubbliche[389]. Lo stesso Ariosto, che conosceva sì bene queste magagne -e ne parlava con amarezza, non può a meno tuttavia nella Satira sesta -di confessare quanto gradito gli sarebbe stato il soggiorno di Roma, -dove non gli sarebbe mancata la compagnia di coltissimi letterati, -che l'avrebbero accompagnato a vedere le rovine del tempo antico, -e dove avrebbe trovato consigli autorevoli pel suo poema e mezzi di -erudirsi, compulsando i preziosi tesori raccolti nella Biblioteca del -Vaticano. Questi, egli soggiunge, sarebbero i veri allettamenti che mi -attirerebbero a Roma, se dovessi risolvermi di andarvi quale inviato -della corte di Ferrara, non già la protezione medicea, alla quale da -gran tempo ho rinunciato. - - -Ma, oltre all'interesse archeologico e a sentimenti di solenne -patriottismo, le rovine ebbero anche la forza di sviluppare, in Roma e -fuori, manifestazioni di entusiasmo affatto elegiaco e sentimentale. -I primi sintomi trovansi, ancora al loro tempo, nel Petrarca e nel -Boccaccio (v. pag. 240 e 245); il Poggio (l. c.) visita di frequente -il tempio di Venere e di Roma, persuaso che sia quello di Castore e -Polluce, dove una volta soleva radunarsi il Senato, e quivi si esalta -alla memoria dei grandi oratori Crasso, Ortensio e Cicerone. In modo -affatto sentimentale si esprime più tardi Pio II, specialmente nella -descrizione di Tivoli[390], e poco dopo si ha la prima prospettiva -di rovine accompagnata da una descrizione del Polifilo[391], dove -figurano avanzi di grandiose vôlte e colonnati, circondati all'intorno -da vecchi platani, allori e cipressi, tra' quali crescono sterpi ed -erba selvatica. Nei racconti delle tradizioni religiose s'introduce -l'uso, non si sa come, di trasportare la nascita di Cristo in mezzo -alle rovine di uno splendido e grandioso palazzo[392]. Per ultimo -scorgesi la manifestazione pratica di questo medesimo sentimento -nella consuetudine invalsa di far entrare le rovine artificiali, come -requisito indispensabile, in qualsiasi grandioso giardino. - - - - -CAPITOLO III. - -Autori antichi risuscitati. - - Autori già noti fin dal secolo XIV. — Scoperte del secolo - XV. — Biblioteche, copisti e scrivani. — La stampa. — Cenno - sullo studio del greco. — Studi orientali. — Pico di fronte - all'antichità. - - -Ma infinitamente più importanti che gli avanzi dell'architettura -e dell'arte in generale, erano i monumenti della parola rimasti -dell'antichità greca e romana. Ciò è tanto vero, che in allora furono -addirittura riguardati come la fonte d'ogni sapere nel senso il più -assoluto. Le condizioni librarie di quel tempo di grandi scoperte sono -state più volte e variamente esposte: noi non possiamo aggiungere qui -che alcuni particolari men conosciuti[393]. - -Per quanto grande sembri essere stata da lungo tempo, e più -specialmente poi nel secolo XIV, l'influenza degli antichi scrittori -in Italia, si potrebbe tuttavia dire che una tale influenza dipendeva -piuttosto da una più larga diffusione delle opere già conosciute, -che non da nuove scoperte, che in quel secolo fossero state fatte. I -più comuni fra i poeti, gli storici, gli oratori e gli epistolografi -latini, insieme ad un certo numero di traduzioni latine di singole -opere di Aristotele, di Plutarco e di pochi altri greci, costituivano -in sostanza l'intero patrimonio, di cui andava ricca e deliziavasi -la generazione del Boccaccio e del Petrarca. È noto a tutti che -quest'ultimo possedeva e custodiva religiosamente un Omero greco, senza -poterlo leggere. La prima traduzione latina dell'Iliade e dell'Odissea -è dovuta al Boccaccio, che la mise insieme alla meglio coll'aiuto di un -greco oriundo di Calabria. — Soltanto col secolo XV comincia la grande -serie delle nuove scoperte, la fondazione sistematica delle biblioteche -creata colla moltiplicazione delle copie e il lavoro zelante delle -traduzioni dal greco.[394] - - -Senza l'entusiasmo di alcuni raccoglitori d'allora, che talvolta si -videro per esso ridotti alle più dure strettezze, noi non ci troveremmo -in possesso se non di una minima parte degli scrittori greci, che -giunsero sino al nostro tempo. Papa Nicolò V s'aggravò, fin da quando -era monaco, di molti debiti per comperare o far copiar codici, e -fin d'allora egli si confessava vinto dalle due grandi passioni, che -prevalsero nell'epoca del Rinascimento, i libri e le fabbriche.[395] -Divenuto Papa, mantenne la parola, stipendiando copisti per scrivere -e mandando esploratori a cercare opere antiche per ogni dove. Perotto -per la traduzione latina di Polibio ebbe cinquecento ducati, il Guarino -per quella di Strabone mille fiorini d'oro e doveva averne altri -cinquecento, se il Papa non fosse morto precocemente. Morendo, egli -lasciò ricca di cinquemila, o, secondo un altro modo di calcolare, di -novemila volumi[396] quella biblioteca, che propriamente era destinata -in origine all'uso dei soli curiali, ma che divenne l'elemento -principale della celebre Biblioteca del Vaticano: essa doveva essere -collocata nello stesso palazzo papale come il suo più bell'ornamento, a -quel modo che aveva ordinato Tolommeo Filadelfo in Alessandria. Quando -il Papa, in occasione della peste, si ritirò con tutta la sua corte a -Fabriano, vi condusse anche i suoi traduttori e compilatori, per essere -sicuro che non gli morissero. - -Il fiorentino Nicolò Niccoli,[397] uno degli eruditi che si -raccoglievano intorno a Cosimo il vecchio, diè fondo a tutto il suo -avere a furia di acquistar libri; ma quando egli non ebbe più nulla, -i Medici gli tennero aperte le loro casse per qualunque somma egli -richiedesse per tali scopi. A lui si deve il completamento di Ammiano -Marcellino e del libro _de Oratore_ di Cicerone, nonchè molte altre -scoperte, ed egli indusse Cosimo a comperare altresì il bellissimo -Plinio, che aveva già appartenuto ad un convento di Lubecca. Con una -liberalità veramente generosa egli dava a prestito i suoi libri, o -forniva ogni possibile comodo in casa sua ai lettori, intrattenendosi -con loro su quanto leggevano. La sua raccolta, che contava ottocento -volumi stimati seimila fiorini d'oro, dopo la sua morte, e per -l'interposizione di Cosimo, passò al convento di S. Marco, sotto -condizione però che fosse accessibile al pubblico. - -Dei due grandi scopritori di libri, il Guarino ed il Poggio, -l'ultimo,[398] in parte anche quale incaricato del Niccoli, fece, come -è noto, importanti scoperte nelle abbazie della Germania meridionale, -ch'ebbe occasione di visitare quando si recò al Concilio di Costanza. -Egli trovò quivi sei orazioni di Cicerone e il primo Quintiliano -completo, quello di S. Gallo, ora esistente a Zurigo, che dicesi egli -abbia copiato per intero e assai nitidamente in soli trentadue giorni. -Trovò inoltre importanti frammenti, che ajutarono a completare Silio -Italico, Manilio, Lucrezio, Valerio Flacco, Ascanio Pediano, Columella, -Celso, Aullo Gellio, Stazio e molti altri; e per ultimo, insieme a -Leonardo Aretino, fece conoscere le ultime dodici commedie di Plauto, -nonchè le Verrine di Cicerone. - -Il celebre cardinale Bessarione, venuto dalla Grecia, raccolse, con -sentimento di lodevole patriottismo[399] e non senza enormi sacrifici, -seicento codici, contenenti opere pagane e cristiane, e stava appunto -cercando un luogo sicuro dove poterli depositare, affinchè l'infelice -sua patria, se mai un giorno avesse riacquistato la sua libertà, -sapesse dove ritrovare ancora la sua perduta letteratura. La Signoria -di Venezia (v. pag. 98) si dichiarò pronta a costruire un locale -apposito, ed anche oggidì la Biblioteca di S. Marco conserva una parte -di quei tesori.[400] - -La formazione della celebre biblioteca medicea ha una storia affatto -speciale, della quale noi non possiamo occuparci qui: il raccoglitore -principale per Lorenzo il Magnifico, fu Giovanni Lascaris. Tutti sanno -che questa raccolta, dopo il saccheggio del 1494, fu a poco per volta -rifatta dalla liberalità del cardinale Giovanni de' Medici (Leone X). - -La biblioteca di Urbino (ora in Vaticano) fu[401] in modo precipuo -fondata dal grande Federigo di Montefeltro (v. pag. 60), che aveva -già cominciato a raccogliere fin da fanciullo, e più tardi teneva -costantemente a' suoi stipendj da trenta a quaranta scrivani, e che -nel corso della sua vita si calcola non vi abbia speso meno di trenta -mila ducati. Essa fu poi continuata sistematicamente e completata -specialmente coll'ajuto di Vespasiano, e ciò che questi ne riferisce -è degno di particolare attenzione, perchè ci dà l'idea più completa -di una biblioteca d'allora. Ad Urbino, per esempio, si possedevano -gl'inventari della biblioteca Vaticana, di quella di S. Marco di -Firenze, della Viscontea di Pavia e perfino di quella di Oxford, e -si trovava, con senso di vero orgoglio, che la biblioteca urbinate, -per ricchezza di testi completi di ogni singolo autore, le superava -tutte di gran lunga. Nell'insieme vi prevalevano forse ancora i libri -del medio-evo e specialmente le opere di teologia, quali, ad esempio, -quelle di S. Tommaso d'Aquino, di Alberto Magno, di S. Bonaventura -ecc.; ma la biblioteca comprendeva molti rami dello scibile, e, per -citarne uno, vi si trovavano tutte le opere che mai fu possibile di -raccogliere in fatto di medicina. Fra i _moderni_ primeggiavano i -grandi scrittori del secolo XIV, Dante e Boccaccio, ad esempio, con -tutte le loro opere; poi seguivano venticinque scelti umanisti, sempre -con tutte le loro opere latine ed italiane, come altresì colle loro -traduzioni. Fra i codici greci prevalevano grandemente i Padri della -Chiesa, ma non mancavano neanche i classici antichi, a proposito dei -quali nel catalogo incontransi i nomi di Sofocle, Pindaro e Menandro -con tutte le loro opere; — evidentemente però il codice di quest'ultimo -deve essere assai presto scomparso da Urbino,[402] essendo fuor d'ogni -dubbio che, in caso contrario, i filologi non avrebbero tardato a -pubblicarlo. - -Ma noi abbiamo anche altre informazioni sul modo, con cui si -moltiplicarono in allora i manoscritti e si vennero formando le -biblioteche. L'acquisto diretto di un manoscritto un po' antico, -che contenesse un testo raro, o il solo completo, od anche unico, -esistente, restava naturalmente un privilegio di pochi, e non entrava -nei calcoli ordinari. Fra i copisti, quelli che intendevano il greco, -tenevano il posto d'onore e si contraddistinguevano coll'appellativo -speciale di «scrittori»: il loro numero fu e rimase sempre scarso, ed -erano retribuiti assai largamente.[403] Gli altri, detti semplicemente -copisti, erano in parte scrivani, che vivevano unicamente del loro -lavoro, in parte poveri eruditi, che avevano bisogno di qualche -guadagno straordinario. Per una singolarità, i copisti di Roma al -tempo di Nicolò V erano per la massima parte tedeschi e francesi,[404] -individui probabilmente venuti a chiedere qualche grazia alla Curia -e che, obbligati a trattenersi, cercavano di guadagnarsi in tal modo -il proprio sostentamento. Ora allorquando Cosimo de' Medici volle in -tutta fretta fondare una biblioteca per la sua prediletta abbazia al -di sotto di Fiesole, chiamò a sè Vespasiano, e questi lo consigliò di -abbandonare l'idea di comperar libri posti in commercio, perchè non -avrebbe trovato ciò che desiderava, ma bensì di servirsi dell'opera -dei copisti; dietro di che Cosimo s'accordò con lui di un pagamento -a giornate, e Vespasiano stipendiò quarantacinque scrivani, che in -ventidue mesi gli fornirono duecento volumi completi.[405] La lista -delle opere da scegliere fu spedita a Cosimo da Nicolò V, che la stese -di propria mano.[406] (Naturalmente prevalevano su tutto il resto i -libri ecclesiastici e il corredo necessario pel servizio del coro). - -La forma della scrittura era quella nitida ed elegante introdottasi -in Italia sin dal secolo precedente e che piace tanto ancora oggidì, -vista nei libri di quel tempo. Papa Nicolò V, il Poggio, Giannozzo -Mannetti, Niccolò Niccoli ed altri celebri eruditi erano essi medesimi -eccellenti calligrafi, e non tolleravano se non le scritture veramente -belle. Gli altri ornamenti, anche se non vi andava unita nessuna -miniatura, portavano l'impronta del massimo buon gusto, come lo provano -specialmente i codici della Laurenziana coi loro leggerissimi fregi -lineari sul principio e alla fine. Il materiale su cui si scriveva, -se per grandi signori, era sempre la pergamena, e le legature nella -Vaticana e ad Urbino uniformemente in velluto cremisino con fermagli -d'argento. Con tanta cura di mettere in evidenza la venerazione che si -aveva pel contenuto dei libri mediante l'eleganza dei fregi esterni, -non riescirà difficile a comprendere come ai libri stampati, che -improvvisamente cominciavano ad apparir d'ogni parte, non si facesse in -sulle prime troppo buon viso. Al qual proposito basta accennare quello -che i biografi narrano di Federigo da Urbino, che cioè «si sarebbe -vergognato» di possedere nella sua biblioteca un libro stampato![407] - - -Ma gli stanchi copiatori, — non quelli che esercitavano il mestiere, ma -i molti che dovevano copiare un libro per averlo, — giubilarono della -invenzione tedesca.[408] Essa fu messa tosto a profitto in Italia per -la moltiplicazione e diffusione dei classici latini e poscia anche -dei greci, ma non con quella rapidità che avrebbe potuto aspettarsi -dall'universale entusiasmo, che esisteva per questi scrittori. Qualche -tempo dopo cominciò a designarsi più nettamente la posizione reciproca -degli autori e degli stampatori,[409] e sotto Alessandro VI sorse la -censura preventiva, perchè non era più tanto facilmente possibile di -distruggere un libro, come Cosimo aveva poco prima potuto pattuire col -Filelfo.[410] - -Come da questo tempo in avanti, in connessione con lo studio -progrediente delle lingue e dell'antichità, siasi venuta a poco a -poco formando una critica dei testi, non è del nostro assunto il -dimostrarlo, come non è nostro compito neanche di dare una storia -dell'erudizione in generale in un libro, che non mira tanto a mettere -in luce ciò che effettivamente si sapeva allora in Italia, quanto -a mostrare ciò che dell'antichità si riprodusse nella vita e nella -letteratura del secolo, di cui si parla. Tuttavia ci sia permessa -ancora una osservazione sugli studi considerati in sè stessi. - - -L'erudizione greca si concentra essenzialmente in Firenze e nel secolo -XV, nonchè nei primordj del XVI. Ciò che il Petrarca e il Boccaccio -aveano fatto al loro tempo[411] per promoverla non accenna che ad un -entusiasmo da dilettanti; d'altra parte, colla colonia dei dotti venuti -da Costantinopoli morì intorno al 1520 anche lo studio del greco,[412] -e fu una vera fortuna che alcuni settentrionali (Erasmo, gli Stefani -e Buddeo) se ne sieno frattanto impadroniti. Quella colonia avea -cominciato con Emanuele Crisolora e il suo congiunto Giovanni, nonchè -con Giorgio da Trebisonda: poi vennero, intorno all'epoca della presa -di Costantinopoli e più tardi, Giovanni Argiropulo, Teodoro Gaza, -Demetrio Calcondila (che allevò anche i propri figli Teofilo e Basilio -a valenti grecisti), Andronico Callisto, Marco Musuros e la famiglia -dei Lascaris, con molti altri. Tuttavia, dopochè l'assoggettamento -della Grecia per opera dei Turchi fu completo, non vi fu più nessun -dotto superstite, ad eccezione dei figli dei fuggiaschi e forse qualche -condiotto o cipriotto. Ora il fatto che colla morte di Leone X coincide -presso a poco anche il primo scadimento degli studi greci, si spiega -bensì col mutamento sopravvenuto nelle tendenze generali[413] e colla -sazietà relativa, che avea cominciato a manifestarsi rispetto al -contenuto sostanziale della letteratura classica, ma certamente non vi -rimase estranea neanche la scomparsa di oramai tutti i dotti venuti -dalla Grecia, già morti. Così resta che anche fra gl'Italiani gli -anni, in cui lo studio del greco massimamente fiorì, furono quelli più -prossimi al 1500, che potrebbe dirsi in questo riguardo l'anno normale; -e fu appunto allora che appresero anche a parlarlo correttamente -uomini, che un mezzo secolo più tardi non l'avevano ancora dimenticato, -quali ad esempio i papi Paolo III e Paolo IV.[414] Ma un tale fervore -non si spiega se non col presupporre rapporti con uomini veramente -venuti dalla Grecia e greci di nascita. - -Oltre Firenze, Roma e Padova ebbero quasi sempre, e Bologna, Ferrara, -Venezia, Perugia, Pavia ed altre città di quando in quando, maestri -stipendiati di greco.[415] Moltissimo poi deve questo studio al -coraggio di Aldo Manuzio, il celebre editore veneziano, che per il -primo stampò in greco i più importanti e voluminosi autori. Egli -arrischiò in quell'impresa tutto il suo avere, e fu in generale tale -tipografo, cui ben pochi anche più tardi possono essere paragonati. - - -Ma questa è l'epoca in cui, accanto ai classici, anche gli studi -orientali ebbero uno sviluppo abbastanza notevole, e noi dobbiamo qui -farne menzione almeno con una parola. Lo studio dell'ebraico e di tutto -il sapere israelitico si connette ad una polemica dogmatica, che ebbe a -sostenere Giannozzo Mannetti,[416] grande erudito e politico fiorentino -(morto nel 1459). Egli cominciò dall'educare suo figlio Agnolo allo -studio non del latino e del greco soltanto, ma anche dell'ebraico. Più -tardi ebbe l'incarico da papa Nicolò V di tradurre nuovamente tutta -la Bibbia, perchè l'indirizzo filologico del tempo consigliava ad -abbandonar la volgata.[417] Ma anche parecchi umanisti accolsero, molto -tempo prima di Reuclino, nei loro studi anche l'ebraico, e Pico della -Mirandola possedeva tutto il sapere talmudico e filosofico di un dotto -rabbino. I primi a pensare allo studio dell'arabo furono i medici, che -non si accontentavano più delle traduzioni latine alquanto invecchiate -dei grandi maestri arabi: l'occasione forse fu data dai consoli -veneziani stabiliti in oriente, che tenevano presso di sè medici -italiani. Geronimo Ramusio, medico veneziano, fece alcune traduzioni -dall'arabo e morì a Damasco. Andrea Mongajo da Belluno,[418] innamorato -di Avicenna, dimorò lungamente a Damasco per apprendervi l'arabo e -fece poi alcune correzioni al suo autore prediletto. Il governo di -Venezia istituì poscia appositamente per lui una cattedra d'arabo -all'università di Padova. - - -Ma noi dobbiamo ancora una parola a Pico, prima di passare a dir degli -effetti dell'umanismo in generale. Egli è l'unico che a voce alta e -con vero coraggio difese i diritti della scienza e della verità in -tutti i tempi, di fronte all'esclusiva preponderanza dell'antichità -greco-romana.[419] Egli ricolloca nel posto loro dovuto non solo -Averroè e gl'investigatori ebraici, ma anche gli Scolastici del -medio-evo, dai quali si fa dire: «noi vivremo eternamente, non nelle -scuole dei compilatori di sillabe, ma nella cerchia elevata dei dotti, -che non discutono più sulla madre di Andromaca o sui figli di Niobe, -ma sulle ragioni arcane e profonde di ogni cosa umana e divina: chi -si avvicinerà un poco, vedrà che anche i Barbari avevano lo spirito -(_Mercurium_) non sulla lingua, ma nel petto». Con uno stile vigoroso -e non del tutto disadorno e con una esposizione nitida e serrata egli -combatte il pedantesco purismo e l'esagerata venerazione per una forma -non naturale, ma imitata, specialmente se è congiunta con un ingiusto -esclusivismo e col sacrificio della verità sostanziale delle cose. In -lui può vedersi quale elevato indirizzo avrebbe preso la filosofia -in Italia, se la Contro-riforma non vi avesse soffocato ogni libero -slancio del pensiero. - - - - -CAPITOLO IV. - -L'umanesimo nel secolo XIV. - - Necessità del suo trionfo. — Parte presavi da Dante, Petrarca, - e Boccaccio. — Il Boccaccio primo campione dell'antichità. — - L'incoronazione dei poeti. - - -Ora chi furono coloro, che si fecero mediatori tra la venerata -antichità ed il presente, e che volevano trasfondere in questo la vita -e la cultura di quella? - -Ella è una schiera di cento figure diverse, la quale assume oggi un -aspetto, domani un altro, ma che in mezzo a ciò ha la coscienza di -essere un elemento nuovo nella vita civile, e come tale è considerata -anche dai contemporanei. Come loro precursori possono, prima di ogni -altro, riguardarsi quei _Clerici vagantes_ del secolo XII, della -poesia dei quali s'è già parlato altrove (v. pag. 234): identica -l'instabilità dell'esistenza, identico il modo di guardare, talvolta -anche troppo liberamente, la vita, identica la tendenza a dare, almeno -in sul principio, un'intonazione antica alla poesia. Ma ora, di fronte -all'intera cultura del medio-evo pur sempre chiesastica, e coltivata di -preferenza dal clero, sorge una nuova cultura, la quale precipuamente -s'attiene a ciò che sta al di là del medio-evo, in un'epoca -anteriore. I rappresentanti più attivi di essa acquistano una grande -importanza[420], perchè sanno ciò che seppero gli antichi, perchè -cercano di scrivere come scrissero gli antichi, perchè cominciano -a pensare e a sentire come pensarono e sentirono gli antichi. La -tradizione, alla quale essi si volgono, in mille punti si viene -trasformando in una vera riproduzione. - -Taluni fra i moderni lamentarono più volte che i primordî di una -cultura senza paragone più autonoma, e schiettamente italiana, quali -si manifestarono intorno al 1300 in Firenze, sieno stati più tardi -completamente soffocati dalla scuola degli umanisti[421]. Nel secolo -XIV, a detta di costoro, tutti sapevano leggere in Firenze; perfin gli -asinai cantavano per le vie i versi di Dante; i migliori manoscritti -erano quelli posseduti e copiati da artefici fiorentini; e in allora -fu anche possibile la formazione di una enciclopedia popolare, quale -il «Tesoro» di Brunetto Latini. Tutto ciò non era dovuto certamente -ad altro, fuorchè alla forte tempra di carattere che era in tutti, e -questa alla sua volta s'era venuta formando e dalla lunga esperienza -nelle cose di Stato, e dal movimento commerciale vivissimo, e dai -viaggi assai frequenti, e in generale dall'abborrimento in cui vi si -aveva la vita oziosa e indolente. Per queste doti il popolo fiorentino -era salito in tal rinomanza presso tutte le nazioni, che papa -Bonifacio VIII non esitò a chiamarlo il quinto elemento del mondo. Ora -l'umanismo, colla diffusione sempre maggiore che ebbe sino dal 1400 -in Italia, arrestò d'un tratto tutto quel moto naturale e spontaneo, -abituò a chiedere alla sola antichità la soluzione di qualunque -problema, ridusse la letteratura ad un semplice sfoggio di citazioni, -e contribuì perfino alla rovina definitiva della libertà, mentre -tutta questa erudizione non si basava che in una servile soggezione -all'autorità altrui e sacrificava ogni privilegio o prerogativa -speciale all'universalità del diritto romano, cercando e ottenendo in -tal modo il favore di tutti i tiranni. - -Tutte queste accuse ci occuperanno altrove, quando sarà il caso di -discuterne il vero valore e di bilanciare il pro' ed il contro della -questione. Qui per ora ci preme soltanto di stabilire come cosa di -fatto, che fu anzi la stessa cultura del vigoroso secolo XIV quella -che preparò necessariamente la vittoria completa dell'umanismo, e che -appunto i più grandi nel campo della letteratura italiana propriamente -detta sono stati i primi ad aprire tutte le porte all'invasione -dell'antichità nel secolo XV. - - -Prima d'ogni altro Dante. Se una serie di genii pari al suo avesse, -dopo di lui, potuto condurre sempre più innanzi la letteratura -italiana, essa, in onta a tutti gli elementi antichi che vi si -introdussero, non avrebbe mai mancato di serbare un'impronta affatto -nazionale e sua propria. Ma nè l'Italia, nè l'intero Occidente hanno -più prodotto un secondo Dante, e così egli rimase pur sempre il primo, -che condusse l'antichità al limitare della nuova cultura moderna. -Però è vero che nella Divina Commedia egli non tratta in modo uguale -il mondo antico e il mondo cristiano; ma pure li fa sempre correre -parallelli fra loro, e come il medio-evo antecedente avea messo insieme -i tipi e i contro-tipi tolti dalle storie e dalle figure dell'antico -e del nuovo Testamento, così egli appaja di regola un esempio -cristiano con uno pagano del medesimo fatto[422]. Ora non si deve -dimenticare che il mondo fantastico cristiano e la sua storia erano -noti universalmente, mentre invece l'antichità pagana era relativamente -assai poco conosciuta, possedeva quindi una maggiore attrattiva e -doveva destare una più grande curiosità nell'universale, quando non ci -fosse stato nessun Dante, che avesse potuto mantenere le cose in giusto -equilibrio. - -Il Petrarca nell'opinione dei più non vive oggidì che come un grande -poeta: presso i suoi contemporanei invece la sua fama si basava assai -più sulla sua erudizione, in quanto egli era quasi una personificazione -dell'antichità, imitava tutti i generi della poesia latina e -scriveva lettere, le quali, come trattati speciali su singoli punti -dell'antichità, ebbero in quel tempo senza manuali un valore, che -ognuno può facilmente comprendere. - -Nè la cosa andava gran fatto diversamente quanto al Boccaccio. Egli era -celebre in tutta Europa da ben duecento anni, prima che al di la delle -Alpi si sapesse qualche cosa del suo Decamerone, soltanto per le sue -opere mitografiche, geografiche e biografiche scritte in lingua latina. -Una di esse, _De Genealogia Deorum_, contiene nei libri decimoquarto -e decimoquinto una notevole appendice, nella quale egli discute la -posizione del giovane umanismo di fronte al suo secolo. Il fatto che -egli limita sempre il suo discorso alla sola «poesia», non deve per -avventura trarre altri in errore; guardando un po' più addentro alla -sostanza di quel lavoro, si scorge tosto, che il suo pensiero abbraccia -l'intero campo d'attività del poeta-filologo.[423] E sono i nemici di -questa che egli combatte più vivamente: i frivoli ignoranti che non -vivono che per la gozzoviglia e la crapula: gli schifiltosi teologi, -che riguardano come semplici follie le allusioni al monte Elicona, -alla fonte Castalia e al sacro bosco di Febo; gli avidi giuristi, -che considerano come inutile la poesia, perchè, non dà alcun guadagno -materiale: finalmente i monaci mendicanti (indicati con una perifrasi -abbastanza chiara), che si lagnano dell'indirizzo pagano e immorale -della società.[424] Dopo ciò segue la difesa esplicita, anzi l'elogio -della poesia, e in modo speciale del senso recondito ed allegorico, che -le si deve dare dovunque, e di quella oscurità, che le è necessaria -per tener lontane da essa tutte le menti ottuse degli ignoranti. Da -ultimo giustifica lo slancio che presero gli studi dell'antichità al -tempo suo, con evidente allusione alla dotta sua opera.[425] In altri -tempi, egli dice, questi studi potevano essere pericolosi, perchè le -condizioni sociali erano diverse dalle presenti, e la Chiesa primitiva -avea bisogno di difendersi contro i pagani: oggidì — per la grazia di -Gesù Cristo — la vera religione si è raffermata nelle sue basi, ogni -traccia di paganesimo è scomparsa, e la Chiesa vittoriosa è padrona del -campo: oggidì si può accostarsi all'antichità pressochè (_fere_) senza -pericolo alcuno. È lo stesso argomento, che più tardi addussero in -propria difesa gli uomini del Rinascimento. - -S'era dunque manifestato un fatto nuovo nel mondo ed era sorta una -nuova classe d'uomini a rappresentarlo. Egli è inutile il questionare -se questo fatto avrebbe dovuto arrestarsi a mezzo il corso della sua -carriera ascendente, per cedere la prevalenza all'elemento prettamente -nazionale: l'opinione di tutti in questo riguardo era una sola, che -cioè l'antichità costituiva una delle più splendide glorie della -nazione italiana. - - -Essenzialmente propria a questa prima generazione di poeti-filologi è -una ceremonia simbolica, che non cessò neanche nei secoli XV e XVI, -sebbene vi abbia perduto tutto il lato sentimentale, vogliamo dire -l'uso di incoronare i poeti con una corona d'alloro. Le origini di -questa ceremonia si perdono nelle tenebre del medioevo, nè si sa che -per essa abbia mai esistito un rito speciale: era una dimostrazione -pubblica, una testimonianza onorifica resa al merito letterario,[426] -e, appunto per questo, anche qualche cosa di essenzialmente variabile. -Dante, per esempio, sembra che la riguardasse come una specie di -consacrazione religiosa: egli voleva porsi in capo da sè la corona nel -battistero di S. Giovanni, dove egli stesso e centinaja di migliaia di -fiorentini erano stati battezzati.[427] Egli avrebbe potuto, dice il -suo biografo, in virtù della sua rinomanza ottenere l'alloro dovunque, -ma non lo voleva che in patria, e perciò morì senza riceverlo. Da -questo stesso biografo noi apprendiamo inoltre, che sino a questo -tempo un tal uso non vi fu mai in Firenze, e passava comunemente -come cosa ricevuta in eredità dai Greci e dai Romani. Le più vicine -reminiscenze infatti si rannodavano al fatto delle gare capitoline, -fondate sul modello di quelle di Grecia, tra suonatori di cetra, poeti -ed altri artisti, che, da Domiziano in poi, si celebravano ogni cinque -anni, e che sembrano essere sopravissute qualche tempo anche dopo la -caduta dell'impero d'occidente. Ora, posto il caso che uno non osasse -incoronarsi da sè, come avrebbe voluto far Dante, era naturale che si -domandasse quale avrebbe dovuto essere l'autorità, cui un tale ufficio -spettasse? Albertino Mussato (v. pag. 196) fu incoronato a Padova -dal vescovo e dal rettore dell'università; per l'incoronazione del -Petrarca erano in contesa fra loro (1341) l'università di Parigi, che -appunto allora aveva a rettore un fiorentino, e l'autorità municipale -di Roma; e dal canto suo anche l'esaminatore, che egli stesso si -era scelto, il re Roberto d'Angiò, volentieri avrebbe compito la -ceremonia di propria mano a Napoli, se il poeta, come è noto, non -avesse preferito l'incoronazione in Campidoglio di mano del senatore -di Roma. Dopo un tale esempio, il Campidoglio rimase per qualche -tempo la meta di tutte le ambizioni, e tra gli altri vi aspirò, per -esempio, un Jacopo Pizinga, illustre magistrato siciliano.[428] Ma -tosto dopo comparve in Italia Carlo IV, che si compiaceva moltissimo di -appagare la vanità degli uomini ambiziosi e di imporre alle moltitudini -spensierate con l'apparato di ceremonie grandiose e solenni. Partendo -dalla supposizione, che l'incoronazione dei poeti fosse stata una -volta un privilegio esclusivo degl'imperatori romani e che quindi -allora spettasse a lui, egli incoronò a Pisa il dotto Zanobi della -Strada,[429] a gran dispetto del Boccaccio, che a nessun patto volea -riconoscere come legittima questa _laurea pisana_ (l. c.). E per -verità si poteva anche chiedere, come quello straniero mezzo slavo e -mezzo tedesco fosse in diritto di sedere a giudice del vero merito dei -poeti italiani. Ma, ciò non ostante, l'esempio incoraggiò, ed altri -imperatori in viaggio coronarono or qua, or là qualche poeta, dietro -di che alla lor volta nel secolo XV anche i Papi ed altri principi -non vollero restarsi addietro, sino a che da ultimo non si badò più -nè al luogo, nè ad altre circostanze. A Roma, al tempo di Sisto IV, -l'accademia di Pomponio Leto distribuiva di propria autorità corone -d'alloro.[430] I Fiorentini ebbero il tatto di coronare i loro umanisti -solo dopo morti; e così furono coronati Carlo Aretino e Leonardo -Aretino, al primo dei quali Matteo Palmieri, e al secondo Giannozzo -Mannetti recitarono l'elogio funebre in presenza di tutto il popolo e -dei signori del Concilio. In tali circostanze era d'uso che l'oratore -parlasse stando ad uno dei lati della bara, sulla quale giaceva il -cadavere tutto vestito in seta.[431] Oltre a ciò, Carlo Aretino fu -onorato di un monumento (in Santa Croce), che è uno dei più belli -dell'epoca del Rinascimento. - - - - -CAPITOLO V. - -Le Università e le Scuole. - - L'umanista professore nel secolo XV. — Scuole secondarie. - — L'istruzione superiore privata; Vittorino. — Guarino in - Ferrara. — Educazione dei principi. - - -L'influenza dell'antichità sulla cultura, della quale oggimai dobbiamo -discorrere, presupponeva innanzi tutto che l'umanismo s'impadronisse -delle Università. E ciò veramente accadde, ma non in quelle proporzioni -e con quegli effetti, che altri a prima vista potrebbe credere. Le -Università d'Italia[432] per la maggior parte hanno un vero splendore -soltanto nel corso dei secoli XIII e XIV, allorquando la crescente -ricchezza domandava anche una cura maggiore della vita intellettuale -della nazione. In origine esse non avevano per lo più che tre cattedre: -una di gius canonico, una di gius civile e una di medicina: col tempo -se ne aggiunsero altre tre, quella di rettorica, quella di filosofia -e una terza di astronomia, che di regola, ma non sempre, era una -cosa identica coll'astrologia. Gli stipendi dei professori variavano -estremamente: talvolta consistevano perfino in un capitale dato per -una volta tanto. Coll'allargarsi della cultura cominciarono le gare e -le gelosie, per modo che l'una Università cercava di rubare all'altra -i più celebri maestri, e per effetto di tali circostanze vuolsi che -Bologna talvolta abbia speso per l'Università non meno della metà -delle rendite dello Stato (20,000 ducati). Gli uffici si conferivano -ordinariamente solo per un tempo determinato,[433] e perfino per -singoli semestri, in guisa che i docenti menavano vita nomade, al -pari dei comici; taluni però s'accordavano per tutta la durata della -loro vita. Talvolta dovean promettere di non insegnare in nessun'altra -Università ciò che aveano insegnato in una. Oltre a ciò v'erano anche -dei docenti liberi, senza stipendio. Delle cattedre or ora menzionate -naturalmente quella di rettorica era la più ambita dagli umanisti; ma -non dipendeva che dalla quantità delle cognizioni che uno possedeva -intorno all'antichità, ch'egli potesse aspirare anche a quelle di -giurisprudenza, di medicina, di filosofia o di astronomia. I rapporti -intrinseci delle scienze erano ancora molto mobili, al pari delle -condizioni estrinseche e materiali degli insegnanti. Oltre a ciò -non deve tacersi, che alcuni giuristi e medici godevano i maggiori -stipendi, i primi specialmente come grandi consultori dello Stato che -li pagava, per la trattazione delle sue cause e de' suoi processi. -In Padova nel secolo XV un professore di diritto fu pagato mille -ducati annui[434] e ad un celebre medico se ne volevano dare duemila -e il diritto di libera pratica, dopochè egli sino a quel momento a -Pisa era stato stipendiato con settecento fiorini d'oro.[435] Quando -il giureconsulto Bartolommeo Socini, professore a Pisa, accettò dal -governo di Venezia una cattedra a Padova e voleva partire per quella -città, la Signoria di Firenze lo fece arrestare e non volle lasciarlo -libero che dietro una cauzione di 18,000 fiorini d'oro.[436] Egli è -appunto in virtù dell'alto conto in cui si tenevano queste professioni -speciali, che si arriva a comprendere come illustri filologi abbiano -aspirato a cattedre di diritto e di medicina, mentre d'altra parte è -anche vero che chi voleva in qualsiasi materia tener pubbliche lezioni, -non poteva dispensarsi dal mescolarvi per entro una forte dose di -tintura umanistica. Dell'attività degli umanisti in altri rami avremo -occasione di parlare fra non molto. - -Tuttavia le cattedre dei filologi, come tali, benchè in singoli casi -provvedute di abbastanza lauti stipendi ed emolumenti accessori,[437] -appartengono nel complesso alla classe di quelle che erano mobili -e transitorie, in guisa che lo stesso uomo poteva prestar l'opera -sua ed essere remunerato al tempo stesso in più d'una Università. -Evidentemente si amavano i mutamenti, sperandosi sempre di udir qualche -cosa di nuovo da ogni nuovo arrivato, come d'altronde è facile a -comprendere con una scienza ancora in istadio di formazione e quindi -anche legata in gran parte al merito personale di chi la insegnava. -Non è neppur sempre detto che colui che leggeva sugli autori antichi -e li interpetrava, appartenesse effettivamente all'Università, potendo -benissimo aver bastato un semplice invito privato, quando i mutamenti -erano sì facili, e sì grande il numero dei locali disponibili (nei -conventi ecc.). In quegli stessi primi decenni del secolo XV,[438] -nei quali l'Università di Firenze toccò il colmo del suo splendore, -e in cui i cortigiani di Eugenio IV e forse anche di Martino V si -affollavano nelle aule per assistere alle gare di Carlo Aretino e del -Filelfo, esisteva non solamente una seconda Università quasi completa -presso gli Agostiniani di Santo Spirito, ma anche una considerevole -riunione presso i Camaldolesi degli Angeli, e singoli gruppi di -ragguardevoli privati, che si tassavano spontaneamente per farsi -leggere questo o quel corso di filologia o di filosofia. Lo studio -della filologia e dell'antiquaria in Roma non aveva quasi rapporto -alcuno coll'Università (la Sapienza), e si basava quasi esclusivamente -parte sopra una speciale protezione personale dei singoli Papi e -prelati, parte sugli uffici accordati nella Cancelleria papale. -Appena sotto Leone X fu posto mano ad una grandiosa riorganizzazione -della Sapienza, con ottant'otto insegnanti, tra i quali le più grandi -celebrità d'Italia anche per le scienze archeologiche; ma quel nuovo -splendore fu di assai breve durata. — Delle cattedre di greco in Italia -abbiamo già brevemente toccato (v. pag. 262). - -Insomma, per farsi un'idea generale dei modi con cui allora veniva -impartita la scienza, si dovrà, quanto più è possibile, distogliere -l'occhio da tutte le nostre attuali istituzioni accademiche. Le -conversazioni e le dispute personali, l'uso costante del latino, e -presso molti anche del greco, finalmente lo scambio frequente degli -insegnanti e la rarità dei libri davano agli studi d'allora un aspetto, -che noi non possiamo figurarci, se non astraendo in tutto dal presente. - -Scuole di latino vi erano in ogni città alquanto considerevole, e non -già soltanto come preparazione agli studi superiori, ma propriamente -perchè la cognizione della lingua latina si reputava quivi necessaria -al pari del leggere, dello scrivere e del far conti; dopo ciò seguiva -immediatamente la logica. È cosa notevole che queste scuole non -dipendevano dalla Chiesa, ma dall'autorità municipale; parecchie erano -sorte anche per la sola iniziativa privata. - -Tutto questo organismo scolastico sotto la direzione di valenti -umanisti non solo si sollevò ad un alto grado di perfezione, ma divenne -effettivamente una fonte di educazione superiore. - - -Ma all'educazione dei figli di due case principesche dell'Italia -settentrionale andarono connesse altre istituzioni, che veramente -potevano dirsi uniche nel loro genere. - -Alla corte di Giovan Francesco Gonzaga in Mantova (1407-1444) venne -chiamato l'illustre Vittorino da Feltre,[439] uno di quegli uomini -che consacrarono l'intera loro esistenza ad uno scopo, pel quale -si sentivano di dentro una vocazione affatto speciale. Egli educò -innanzi tutto i figli e le figlie del duca, ed una di queste fu da -lui condotta tant'oltre, da farne una donna veramente dotta; ma quando -la sua fama si sparse per tutta Italia e a lui affluivano da tutte le -parti i figli delle più potenti e ricche famiglie, il Gonzaga non solo -permise che Vittorino consacrasse le sue cure anche a questi, ma pare -anzi che si tenesse altamente onorato, che Mantova fosse riguardata -come la casa di educazione di tutto il mondo elegante. Qui, per la -prima volta, all'istruzione scientifica si videro associati anche i -più lodati fra gli esercizi ginnastici, come elemento indispensabile -per una educazione completa. Ma a questi figli dell'aristocrazia non -tardarono ad aggiungersi altri, nell'educazione dei quali Vittorino -pare che riconoscesse lo scopo più alto della sua missione, ed erano -i poveri dotati di singolari attitudini, che egli nutriva ed allevava -in sua casa _per l'amore di Dio_, abituando così i privilegiati della -fortuna a rispettare in questi il privilegio dell'ingegno. Il Gonzaga -gli pagava annualmente trecento fiorini d'oro, ma coperse sempre del -suo l'eccedente della spesa, che spesse volte importava altrettanto. -Egli sapeva che Vittorino non faceva per sè il più piccolo risparmio, -e senza dubbio capiva che l'educazione accordata ai giovani privi -di mezzi era la tacita condizione, alla quale quell'uomo veramente -maraviglioso si acconciava a servirlo. Il sistema della casa era -strettamente religioso, quanto in qualsiasi convento. - -Un indirizzo più accentuatamente scientifico è quello che seguì Guarino -da Verona,[440] il quale nel 1429 fu chiamato a Ferrara da Niccolò -d'Este per l'educazione del proprio figlio Lionello, e poscia, dal -1436 in avanti, quando ormai il suo allievo era fatto uomo, vi rimase -in qualità di professore di eloquenza e di ambedue le lingue classiche -presso quell'Università. Anch'egli, fin da quando istruiva Lionello, -aveva accolto in sua casa un drappello scelto di giovani poveri -di diversi paesi, che manteneva in parte ed anche del tutto a sue -spese: le ore della sera sino a notte avanzata erano quelle, che egli -consacrava a questi ultimi, ripetendo le lezioni già date. Anche qui -la religione e la morale erano rigorosamente osservate; nè certamente -dipendette dal Guarino, o da Vittorino che la maggior parte degli -umanisti del loro secolo non meritassero poi molta lode sotto questo -doppio punto di vista. Egli è quasi incomprensibile, come il Guarino, -con una attività quale era la sua, abbia tuttavia trovato il tempo -necessario per condurre a termine tante traduzioni dal greco e tanti -lavori originali, come fece. - -Oltre a quelle due corti, anche nella maggior parte delle altre -d'Italia l'educazione delle famiglie principesche venne, almeno in -parte e per alcuni anni, in mano agli umanisti, i quali con ciò fecero -un passo più addentro nella vita delle corti. Lo scriver trattati -sull'educazione degli uomini destinati a regnare era stato fin qui il -compito esclusivo dei teologi: ora fu tutto affare degli umanisti, ed -Enea Silvio, per esempio, stese per due giovani principi della casa -d'Absburgo speciali trattati sulla loro educazione ulteriore,[441] nei -quali naturalmente egli raccomanda il culto dell'umanismo nel senso, -nel quale lo intendevano gl'Italiani. Pare ch'egli prevedesse già lo -scarso frutto de' suoi precetti, poichè lo vediamo adoperarsi in ogni -maniera perchè quegli scritti avessero grande diffusione anche altrove. -Ma dei rapporti degli umanisti coi principi parleremo ora un po' più -largamente. - - - - -CAPITOLO VI. - -I fautori dell'umanismo. - - Cittadini fiorentini; il Niccoli. — Il Manetti, e i primi - Medici. — Principi: i Papi da Nicolò V in avanti. — Alfonso - di Napoli. — Federigo d'Urbino. — Gli Sforza e gli Estensi. — - Sigismondo Malatesta. - - -Innanzi tutto degni di menzione sono, specialmente a Firenze, quei -cittadini, che dello studio dell'antichità fecero lo scopo principale -della loro vita, e in parte divennero essi stessi grandi eruditi, in -parte grandi dilettanti, che aiutarono gli eruditi (cfr. a pag. 254 -e segg). Pel periodo di transizione, che comincia al principio del -secolo XV, essi hanno un'importanza grandissima, perchè pei primi -tradussero praticamente nella vita l'umanismo, come un elemento affatto -indispensabile. I principi e i Papi non se ne interessarono seriamente -se non molto più tardi. Di Nicolò Niccoli e di Giannozzo Manetti s'è -già parlato più volte e da molti. Nicolò ci vien dipinto da Vespasiano -(pag. 625) come un uomo, il quale, anche in tutto ciò che al di fuori -lo circondava, non tollerava nulla, che non avesse una certa impronta -di antichità. Di bell'aspetto, avvolto in un lungo paludamento, -affabile nei discorsi, circondato dai capolavori dell'arte antica, -lasciava di sè in tutti un'impressione singolare e maravigliosa; -amantissimo della pulitezza in ogni cosa, egli la portava allo scrupolo -nel servizio della tavola, sulla quale non figuravano che vasi e calici -antichi e lini candidissimi.[442] Il modo con cui seppe guadagnarsi -l'animo di un giovane fiorentino rotto ad ogni vizio, è troppo -singolare per non dover esser qui raccontato[443] colle parole stesse -del suo biografo: - -«Messer Piero de' Pazzi, figliuolo di messer Andrea, sendo giovane di -bellissimo aspetto e dato molto ai piaceri del mondo, alle lettere non -pensava, perchè il padre era mercadante, e, come fanno quelli che non -n'hanno notizia, non le stimava, nè pensava che il figliuolo vi desse -opera... Sendo in Firenze Nicolao Niccoli, ch'era un altro Socrate -e un altro Catone di continenza e di virtù, passando uno dì messer -Piero, senza che mai gli avesse favellato, nel passare dal palazzo -del Podestà[444] lo chiamò, vedendo uno giovane di sì bello aspetto. -Sendo Nicolao uomo di grandissima riputazione, subito venne a lui. -Venuto, come Nicolao lo vide, lo domandò di chi egli fosse figliuolo. -Risposegli, di messer Andrea de' Pazzi, Domandollo, quale era il -suo esercizio. Rispuose, come fanno i giovani: attendo a darmi buon -tempo. Nicolao gli disse: sendo tu figliuolo di chi tu sei e di buono -aspetto, egli è una vergogna che tu non ti dia a imparare le lettere -latine, che ti sarebbero uno grande ornamento; e se tu non le impari, -tu non sarai stimato nulla: passato il fiore della tua gioventù, ti -troverai senza virtù ignuna. Messer Piero, udito questo da Nicolao, -subito gustò e conobbe ch'egli diceva il vero, e sì gli disse che -volentieri vi darebbe opera, quando egli avesse uno precettore, che si -lascierebbe consigliare a lui. Nicolao gli disse che del precettore e -de' libri lasciasse pensare a lui, che lo provvederebbe d'ogni cosa. -A messer Piero parve che gli fosse venuta una grande ventura. Dettegli -Nicolao uno dottissimo uomo, che si chiamava il Pontano, peritissimo in -greco ed in latino, e ricolselo messer Piero in casa, dove lo teneva -onoratissimamente servito con uno famiglio e con salario di cento -fiorini l'anno. Lasciò andare messer Piero infinite lascivie e voluttà, -alle quali egli era volto, e dettesi in tutto alle lettere, che il dì e -la notte non attendeva ad altro, in modo che non passò molto tempo che -sendo messer Piero di prestantissimo ingegno, ed avendo uno dottissimo -precettore, cominciò a avere buonissima notizia delle lettere -latine, delle quali egli acquistò grandissimo onore e n'ebbe grande -riputazione,..... Imparò l'Eneide di Virgilio a mente, e molte orazioni -di Livio in soluta orazione, per spasso, andando a uno suo luogo che -aveva, e che si chiamava il Trebbio». - - -In senso diverso e più elevato rappresenta l'antichità Giannozzo -Manetti.[445] Mostrando ancor da fanciullo una maturità precoce, egli -avea fatto il suo alunnato nel commercio e teneva i registri di un -banchiere; ma dopo qualche tempo questo genere di vita gl'increbbe, -come vano ed effimero, ed aspirò alla scienza, per la quale soltanto -l'uomo può assicurarsi l'immortalità. E allora, primo fra tutti i -nobili fiorentini, si seppellì fra i libri e divenne, come già s'è -notato, uno dei più grandi eruditi dell'epoca sua. Ma quando lo Stato -lo adoperò al suo servizio, mandandolo a Pescia e a Pistoia in qualità -di pubblico esattore e poi di Podestà, egli tenne questi uffici in -modo da far palese a tutti l'alto concetto che egli aveva della propria -missione, ispiratogli senza dubbio dalla vastità de' suoi studi e da un -sentimento di pietà religiosa, che in lui era schietto e profondo. Egli -curò la riscossione delle imposte le più odiose decretate dallo Stato, -rinunciando ad ogni retribuzione per sè; quale preposto alla provincia, -la provvide di vettovaglie, respinse qualsiasi dono, compose le liti e -fece quanto era in poter suo per domare colla dolcezza la ferocia delle -passioni. I Pistoiesi non furono mai in grado di dire a quale dei due -partiti, in che era allora divisa la loro città, egli di preferenza -inclinasse: e, quasi a prova ch'egli aveva ugualmente a cuore la sorte -e il diritto di tutti, scrisse nelle ore d'ozio la storia di Pistoia, -che poi legata in porpora fu custodita, come preziosa reliquia, nel -palazzo del Comune. Alla sua partenza la città gli regalò una bandiera -con suvvi il proprio stemma ed uno splendido elmo d'argento. - -Per quanto riguarda gli altri dotti cittadini di Firenze di questo -tempo, noi dobbiamo riportarci a ciò che ne dice Vespasiano (che -li conosceva tutti), perchè l'ambiente nel quale egli scrive e le -circostanze per le quali egli si trova a contatto con quei personaggi, -sono spesso assai più importanti che le cose stesse, ch'egli ci narra. -Parlandone di seconda mano e colla compendiosa brevità, alla quale -qui siamo condannati, noi non faremmo che sciupare questo, che è il -pregio principale del suo libro. Non è un grande scrittore, ma conosce -addentro tutto il moto del tempo e ne sente a fondo l'importanza -morale. - -Se poi si vuol conoscere le cause per cui i Medici del secolo XV, -Cosimo il vecchio principalmente (morto nel 1464) e Lorenzo il -Magnifico (morto nel 1492), esercitarono su Firenze in particolare -e sui loro contemporanei in generale un prestigio così potente ed -irresistibile, si troverà che esse non derivavano soltanto dalla loro -superiorità politica, ma altresì, e molto più forse, dall'essersi essi -posti alla testa di tutta la cultura, che allora sorgeva. Chi al posto -di Cosimo, come mercadante e capo-parte in Firenze, ha eziandio con -sè tutta la schiera degli uomini che pensano, studiano e scrivono; chi -per casato è riguardato come il primo tra i Fiorentini, e per cultura -il più grande fra gli Italiani, non può dirsi un privato: nel fatto -egli è un vero principe. Cosimo ha poi la gloria speciale di aver -riconosciuto nella filosofia platonica[446] il più bel frutto della -filosofia antica, di aver infuso questa sua persuasione in quanti -lo circondavano e così di aver promosso, dentro la cerchia stessa -dell'umanismo, un secondo e più sublime risorgimento dell'antichità. -Il fatto ci è narrato[447] assai esattamente: tutto ebbe origine -dalla chiamata del dotto Giovanni Argiropulo e dallo zelo personale -di Cosimo negli ultimi suoi anni, in guisa che, per ciò che riguardava -il platonismo, il grande Marsilio Ficino aveva ragione di dichiararsi -il figlio spirituale di Cosimo. Sotto Piero de' Medici il Ficino -si riguardava già come il capo di una scuola; alla quale passò, -abbandonando i Peripatetici, anche il figlio di Piero e nipote di -Cosimo, Lorenzo il Magnifico: tra i più illustri fra' suoi condiscepoli -vengono menzionati Bartolommeo Valori, Donato Acciajuoli e Pier Filippo -Pandolfini. L'ispirato maestro lasciò scritto in più luoghi delle sue -opere, che Lorenzo s'era addentrato in tutte le dottrine più recondite -del platonismo e s'era dichiarato convinto non potersi quasi, senza -esso, essere nè buon cittadino, nè buon cristiano. Il celebre gruppo -di dotti, che si raccoglieva intorno a Lorenzo, viveva tutto in questa -atmosfera elevata di una filosofia idealistica ed emergeva di gran -lunga sopra tutte le altre riunioni di questa specie. Questo solo era -l'ambiente, nel quale potea trovarsi a suo agio un uomo come Pico -della Mirandola. Ma ciò che ne accresce di gran lunga la lode si è -che, accanto ad un culto così vivo per l'antichità, qui ebbe un sacro -asilo anche la poesia italiana, e di ciò il merito principale era tutto -di Lorenzo. Come uomo di Stato lo giudichi ognuno a sua posta (v. p. -111, 124): uno straniero non si arrogherà mai, se non vi è chiamato, -di giudicare qual parte spetti agli uomini, quale alla fortuna nei -destini, che ebbe a subire Firenze; ma sarà sempre somma ingiustizia il -voler accusare Lorenzo di non aver nel campo della cultura accordata -la sua protezione che ad uomini mediocri, di aver fatto fuggire dalla -propria patria Leonardo da Vinci e il matematico fra Luca Pacciolo, -di non avere in nessun modo incoraggiato il Toscanelli, il Vespucci ed -altri. Uomo universale invero egli non fu; ma fra tutti i grandi, che -giammai cercarono di promuovere e favorire l'ingegno, fu certo uno dei -più magnanimi e liberali e forse l'unico, che lo fece non per iscopi -di vanità od ambizione, ma per obbedire ad un bisogno innato dell'animo -suo. - -Vero è che anche nel nostro secolo si suol proclamare altamente -il pregio della cultura in generale e quello dell'antica in modo -particolare. Ma una devozione al tutto entusiastica, una persuasione -che questo bisogno sia il primo di tutti, non si troverà presso nessun -popolo portato a quel grado, a cui la portarono quei Fiorentini del -secolo XV e in parte anche del XVI. Le prove, benchè indirette, -abbondano e sono tali da non lasciar dubbio alcuno in proposito: -non si avrebbe si di frequente ammesso le figlie di famiglia a -partecipare agli studi, se questi non fossero stati assolutamente -considerati come il più prezioso ornamento della vita: non si sarebbe -convertito l'esiglio in un soggiorno di pace e tranquillità, come -fece Palla Strozzi; nè uomini, che del resto si permettevano ogni -eccesso, avrebbero conservato tanta calma e forza di volontà da -illustrare criticamente la storia naturale di Plinio, come fece Filippo -Strozzi.[448] Alieni dalla lode e dal biasimo, noi rendiamo loro tanto -più volentieri questa giustizia, in quanto l'assunto nostro non è che -di investigare e far conoscere lo spirito di un'epoca per ciò che esso -è veramente e quale si mostrò nelle sue più splendide manifestazioni. -Oltre Firenze, furonvi anche parecchie altre città in Italia, dove e -singoli privati e intere associazioni misero in opera tutti i mezzi -possibili per promuovere l'umanismo e per soccorrere i dotti che lo -rappresentavano. Dalle corrispondenze epistolari di quel tempo si -raccoglie una serie abbondantissima di notizie sulle persone che vi -presero parte.[449] Le tendenze ufficiali dei meglio istrutti davano -quasi sempre l'indirizzo, in un senso o nell'altro, all'entusiasmo di -tutti. - - -Ma è tempo omai di considerar l'umanismo alle corti principesche. -Degli intimi rapporti fra il tiranno e il filologo, condannati dal -paro a non contare che sopra sè stessi e sul proprio ingegno, s'è -già toccato altrove (v. p. 12,188); ma quest'ultimo, per sua stessa -confessione, preferiva le corti alle città libere anche per un'altra -ragione, vale a dire per le maggiori ricompense, che vi trovava. Al -tempo, in cui sembrava che Alfonso il Magnanimo d'Aragona potesse farsi -padrone di tutta Italia, Enea Silvio scriveva[450] ad un Sanese suo -compatriota: «se sotto la sua signoria l'Italia potesse ricuperare la -pace, io ne sarei più lieto che non se ciò accadesse per opera di un -qualsiasi governo repubblicano, poichè un animo regale è sempre più -proclive a premiare il vero merito».[451] Anche in questo riguardo -i moderni s'affrettarono un po' troppo a mettere in rilievo il lato -debole di tali rapporti, cioè la smania di circondarsi di adulatori -prezzolati, appunto come in altri tempi, invece, dalle lodi esagerate -degli umanisti si era tratto argomento per portare di questi stessi -principi un troppo favorevole giudizio. Fatta la somma del pro' e -del contro, resta pur sempre una testimonianza decisiva in favor loro -nel fatto, che essi credettero di dover collocarsi alla testa della -cultura del proprio tempo e del proprio paese, per quanto pure essa -fosse imperfetta e ristretta. In alcuni Papi poi par quasi favolosa la -tranquillità, con la quale videro svolgersi sotto i loro occhi quel -lento lavoro di trasformazione che si veniva compiendo.[452] Nicolò -V non ci scorgeva nessun pericolo per la Chiesa, perchè migliaia di -dotti le stavano a fianco, pronti a difenderla e ad aiutarla. Pio II -non si mostra invero troppo largo verso la scienza, e i poeti che -rallegrano la sua corte, sono in numero abbastanza ristretto; ma, -in compenso, egli stesso personalmente sta a capo della repubblica -letteraria e si compiace di questa gloria al tutto profana. Soltanto -sotto Paolo II cominciarono i sospetti e le diffidenze contro la -cultura umanistica dei secretari apostolici, e i suoi tre successori, -Sisto, Innocenzo ed Alessandro accettarono bensì qualche dedica e si -lasciarono esaltare dai poeti senza misura (si parla persino di una -_Borgiade_, scritta probabilmente in esametri),[453] ma ebbero in -generale ben altre preoccupazioni e cercarono appoggi più solidi, che -non fossero le servili adulazioni dei poeti-filologi. Anche Giulio -II trovò i poeti che cantarono le sue gesta, e veramente queste erano -tali da fornirne sufficiente argomento (v. p. 161 e seg.); ma non pare -ch'egli vi abbia mai posto troppo seria attenzione. A lui successe -Leone X: «dopo Romolo, Numa», dissero i poeti d'allora, che, dopo un -Pontificato tutto dedito alle armi, videro sorgerne uno tutto sacro -alle Muse. Il gusto per la bella prosa latina e pei versi ben risonanti -era una delle caratteristiche di Leone, e sta di fatto che la sua -protezione a questo riguardo portò le cose ad un punto, che i poeti -latini che lo circondavano, non rifinirono di esaltare con elegie, -odi, epigrammi e sermoni innumerevoli[454] la felicità di un'epoca, il -cui carattere principale era quello di una spensierata allegria, sì -ben dipinta dal Giovio nella vita di questo Papa. Forse nella storia -occidentale non v'è un principe che sia stato tanto glorificato, con -sì poche pagine nella sua vita veramente degne di lode. I poeti erano -ammessi alla sua presenza principalmente sull'ora del mezzogiorno, -quando avean cessato di circondarlo i citaristi;[455] ma uno dei -migliori di quella schiera[456] ci lascia intendere, che essi gli erano -sempre al fianco tanto nei giardini, quanto nello stanze più segrete -del suo palazzo, e chi avea la disgrazia di non poter giungere sino -a lui, tentava di farsi vivo nella sua memoria mediante una supplica -in forma di elegia, nella quale di solito si faceva intervenire tutto -l'Olimpo.[457] Imperocchè Leone, generoso sino alla prodigalità e -desideroso di veder sempre visi allegri, donava con tale larghezza, che -nei gretti tempi che susseguirono parve incredibile e favolosa.[458] -Della riorganizzazione da lui introdotta nel collegio della Sapienza, -s'è già parlato (v. pag. 280). Per non valutare al di sotto del vero -l'influenza esercitata da Leone sull'umanismo, bisogna tener l'occhio -libero dalle molte ciurmerie, che vi andavano frammiste, nè si deve -lasciarsi trarre in errore dall'ironia spesso troppo pronunciata (v. -pag. 214), colla quale egli discorre di queste cose: il giudizio -deve fondarsi sulle grandi eventualità morali, che possono essere -la conseguenza di un «primo impulso dato» e che veramente sfuggono -nell'insieme di una rappresentazione generale, ma si palesano poi in -singoli casi presi isolatamente. Tutta l'influenza, che, forse dal -1520 in poi, gli umanisti italiani esercitarono sul resto d'Europa, ha -pur sempre in un modo o nell'altro la sua origine nella iniziativa, -che partì da Leone. Egli è quel Papa che, concedendo il privilegio -allo stampatore delle opere di Tacito recentemente scoperte,[459] -potè dire che «i grandi autori sono una guida della vita, un conforto -nelle sventure», e che il favorire i dotti e il fare incetta di -buoni libri gli è parsa sempre opera lodevolissima, per cui anche -allora ringraziava il cielo di poter contribuire al bene dell'umanità -incoraggiando la pubblicazione di quel libro. - -Il sacco di Roma dell'anno 1527, come disperse gli artisti, fece -fuggire altresì in tutte le parti d'Italia i letterati e portò così la -fama del grande mecenate fino alle più remote estremità della Penisola. - - -Fra i principi laici del secolo XV quello che mostrò maggiore -entusiasmo per l'antichità, fu Alfonso il Magnanimo d'Aragona, re -di Napoli (v. pag. 47). Sembra che questo entusiasmo in lui fosse -veramente sincero, e che il mondo antico esistente nei monumenti e -negli scritti abbia prodotto in lui, sino dal suo arrivo in Italia, una -gagliarda impressione, che influì poi su tutto il resto della sua vita. -Con singolare leggerezza egli cedette l'inquieto suo regno d'Aragona -al fratello, per dedicarsi interamente a quello, che recentemente -aveva acquistato. Tenne a' suoi stipendi ora successivamente, ora -contemporaneamente,[460] Giorgio da Trebisonda, Crisolora il giovane, -Lorenzo Valla, Bartolommeo Facio e Antonio Panormita, facendoli suoi -storiografi: quest'ultimo doveva ogni giorno spiegar qualche passo -di Livio dinanzi al re e alla sua corte, anche duranti le spedizioni -guerresche. Tutti costoro gli costavano annualmente oltre a ventimila -fiorini d'oro; al Facio assegnò, per la sua _Historia Alphonsi_, -una pensione annua di più che cinquecento ducati, ed oltre a ciò gli -regalò mille cinquecento fiorini d'oro al termine dell'opera con queste -parole: «non intendo con ciò di pagarvi, perchè il vostro lavoro non -può esser pagato, nemmeno s'io vi regalasse una delle mie migliori -città; ma col tempo saprò trovar modo di rendervi soddisfatto». Quando -egli assunse Giannozzo Manotti a suo segretario, facendogli lautissime -condizioni, gli disse: «occorrendo, dividerò con voi il mio ultimo -pane». Egli aveva conosciuto Giannozzo, quando questi andò alla sua -corte per incarico della Signoria di Firenze a congratularsi del -matrimonio del principe Ferrante, e l'impressione che n'avea ricevuto -era stata sì grande, che, udendolo parlare, era rimasto inchiodato sul -trono «come una statua di bronzo», senza nemmeno muovere una mano «a -cacciarsi gl'insetti». Il suo ritiro prediletto sembra essere stata la -biblioteca del castello di Napoli, dove egli sedeva lunghe ore nel vano -di una finestra, prospettando il mare e ascoltando i dotti discutere, -per esempio, sulla Trinità. Infatti egli era profondamente religioso -e, insieme a Livio e a Seneca, non mancava di farsi leggere anche -la Bibbia, che sapeva quasi tutta a memoria. Chi potrebbe dire qual -sorta di venerazione egli tributasse alle supposte ossa di Livio in -Padova (v. p. 199)? Quand'egli, dopo molte preghiere, potè ottenere dai -Veneziani un avambraccio del medesimo e lo accolse con pompa solenne a -Napoli, chi sa qual contrasto di sentimenti pagani e cristiani era nel -suo petto! In una spedizione guerresca negli Abruzzi gli fu mostrata -da lontano Sulmona, patria d'Ovidio, ed egli mandò un saluto a quella -terra e ne ringraziò il genio tutelare: senza alcun dubbio egli si -compiaceva dì veder confermata col fatto la profezia del grande poeta -sulla sua fama avvenire.[461] Una volta gli piacque di mostrarsi egli -stesso in pubblico vestito all'antica, e fu appunto nel suo celebre -ingresso in Napoli dopo la conquista (1443): non lungi dal mercato -fu aperta nelle mura una breccia della larghezza di quaranta braccia; -per questa egli passò condotto in un cocchio dorato, alla guisa di un -trionfatore romano.[462] Anche la ricordanza di questo fatto è stata -eternata con uno splendido arco trionfale di marmo nel Castello nuovo. -— I suoi successori sul trono di Napoli hanno ereditato ben poco, nulla -affatto, di questo suo entusiasmo per l'antichità, come di tutte le -altre sue buone qualità in generale. - - -Senza paragone più dotto di Alfonso era Federigo di Urbino,[463] che -si tenne d'attorno minor numero di cortigiani, non dissipò mai nulla, -e, come in tutte le cose, così anche nel far rivivere l'antichità -procedette con un disegno prestabilito. Egli divide con Nicolò V il -vanto di aver fatto eseguire la maggior parte delle traduzioni dal -greco e un numero rilevante delle più importanti interpretazioni, -illustrazioni e simili. Egli spese molto, ma con saggezza, nelle -persone che adoperava. Poeti di corte non ce ne furono mai ad -Urbino; il principe stesso era il personaggio il più dotto. Veramente -l'antichità non fu che una parte della sua cultura: volendo riuscire -perfetto come uomo, come capitano e come principe, egli si studiò -di possedere molta parte del sapere d'allora in generale, e, che è -più, per iscopi pratici, mirando più alla sostanza che alla forma. -Come teologo, per esempio, egli paragonava Tommaso d'Aquino con lo -Scoto e conosceva anche gli antichi Padri della Chiesa d'oriente e -d'occidente, i primi nelle traduzioni latine. Nella filosofia sembra -che abbia lasciato interamente Platone alle predilezioni di Cosimo suo -contemporaneo; ma di Aristotile conosceva non soltanto l'Etica e la -Politica, ma anche la Fisica e molti altri scritti. Nelle altre sue -letture pare che predilegesse in modo speciale gli antichi storici, che -possedeva tutti: e questi, non i poeti, «tornava egli sempre a leggere -e a farsi leggere». - - -Anche gli Sforza sono tutti più o meno uomini dotti[464] e proteggono -gli studi, come abbiamo già avuto occasione di accennare (v. pag. 37, -53). Il duca Francesco, a quanto sembra, nell'educazione de' suoi figli -riguardava la cultura umanistica come un ornamento indispensabile, -e ciò anche per motivi politici, considerando come un vantaggio -inestimabile, che il principe potesse trattare cogli uomini più colti -da pari a pari. Lodovico il Moro, eccellente latinista egli stesso, -mostrò più tardi un vivo interessamento per ogni genere di cultura, -senza limitarsi alla sola antichità (v. pag. 56). - -Anche i principi minori cercarono procacciarsi un simil genere -di gloria, e si fa loro un gran torto se si crede che non abbiano -mantenuto i loro letterati di corte per altro fine, che per esserne -celebrati e adulati. Di un principe quale fu Borso di Ferrara (v. -pag. 46), non si può certo supporre, in onta anche alla sua vanità, -che aspettasse l'immortalità dai poeti, per quanto anche questi -abbiano voluto adularlo con una «Borseide», e simili; egli era troppo -persuaso della sua potenza, per scendere a tanto; ma la compagnia dei -dotti, il culto dell'antichità e una elegante epistolografia latina -erano cose, di cui un principe d'allora non poteva far senza. Quante -volte non ha deplorato il duca Alfonso, che pure aveva tanta cultura, -(v. pag. 63), che la sua gracilità in gioventù lo abbia costretto a -cercare distrazioni e salute unicamente nel lavoro manuale![465] Ma -chi potrebbe dire quanto quei lamenti fossero sinceri, o se egli non -li facesse, che al solo scopo di tenersi lontani tutti i letterati? -In un'anima come la sua la simulazione era abituale, nè giunsero mai a -leggervi nettamente per entro nemmeno i suoi contemporanei. - -Perfino i più piccoli fra i tiranni della Romagna sentono il bisogno -di avere uno o più umanisti alla loro corte: e in tal caso il maestro -di casa o il segretario diventano per un tempo più o meno lungo -il personaggio più importante fra tutti quelli che circondano il -principe.[466] Comunemente si passa oltre con troppo disprezzo e con -troppa precipitazione su queste particolarità, che sembrano e non sono -inezie, e si dimentica che nell'ordine morale i fatti più salienti sono -appunto quelli, che non obbediscono a nessuna regola, o consuetudine. - - -Qualche cosa di singolarmente strano deve essere stata la corte di -Rimini sotto l'audace masnadiere e condottiero Sigismondo Malatesta. -Egli aveva intorno a sè un certo numero di filologi, taluni dei quali -erano riccamente provvisti anche col possesso di qualche podere, -altri avevano almeno tanto da poter vivere ricevendo lo stipendio -di ufficiali e servendo anche in tale qualità.[467] Essi tenevano -frequenti ed acri dispute nel castello di Sigismondo (_arx sismundea_), -presente lo stesso «re», come essi lo chiamavano; naturalmente le loro -poesie latine riboccano delle sue lodi e cantano i suoi amori con la -bella Isotta, in onore della quale fu fatta la celebre ricostruzione -della chiesa di S. Francesco in Rimini, per convertirla in monumento -sepolcrale: _Divae Isottae sacrum_. E quando i filosofi muojono, son -collocati nei sarcofaghi, di cui sono piene le nicchie delle pareti -esterne della stessa chiesa: un'iscrizione indica il tempo della -morte di ciascuno e segna l'anno del regno di Sigismondo, figlio di -Pandolfo.[468] Dire oggidì che un mostro simile amava la scultura e la -compagnia dei dotti, parrebbe quasi un voler far credere l'incredibile; -pure l'uomo stesso che lo scomunicò, lo combattè e lo fe' bruciare in -effigie, Papa Pio II, scrisse di lui: «Sigismondo conosceva le storie -ed era molto innanzi nella filosofia, e sembrava nato a tutto ciò che -intraprendeva».[469] - - - - -CAPITOLO VII. - -Riproduzione dell'antichità. Epistolografia. - - La Cancelleria papale. — Apprezzamento dello stile epistolare. - - -Ma due erano gli scopi principali, per cui tanto le Repubbliche, quanto -i Principi e i Papi non credevano poter far senza degli umanisti: -la redazione delle corrispondenze epistolari, e la preparazione dei -discorsi da tenere in pubblico o nelle solenni circostanze. - -Il segretario non solo deve, quanto allo stile, essere un buon -latinista, ma anzi si crede che solo un umanista possegga le attitudini -e la cultura necessarie per essere un buon segretario. Ammessa una tale -supposizione, s'intende subito come sia avvenuto che i più illustri -scienziati del secolo XV abbiano per la massima parte consacrato in -tal modo una parte considerevole della loro vita al servizio dello -Stato. Nella scelta non si aveva riguardo alcuno nè alla patria, nè -all'origine del candidato; dei quattro grandi segretari, che servirono -la Repubblica di Firenze dal 1429 al 1465,[470] tre erano originari -della soggetta città di Arezzo, vale a dire Leonardo (Bruni), Carlo -(Marzuppini) e Benedetto Accolti: il Poggio scendeva da Terranuova, -ugualmente nel territorio fiorentino. Ma già da lungo era una -consuetudine invalsa quella di conferire ad estranei i maggiori uffici -della città. Leonardo, il Poggio e Giannozzo Manetti furono anche ad -intervalli cancellieri segreti dei Papi, e Carlo Aretino doveva egli -pur divenirlo. Biondo di Forlì e, in onta a tutte le ripugnanze, da -ultimo anche Lorenzo Valla tennero lo stesso ufficio. Da Nicolò V e -Pio II in avanti[471] il palazzo papale attira le menti più poderose -nella sua cancelleria, e ciò accade perfino sotto gli ultimi Papi del -secolo XV, tutt'altro che devoti al culto della letteratura. Nella -Storia dei Papi del Platina la vita di Paolo II non è che un atto di -vendetta dell'umanista contro l'unico Papa, che non seppe trattare -come meritavano i suoi cancellieri, quella splendida riunione di -«poeti ed oratori, che impartiva alla Curia altrettanto lustro, quanto -ne riceveva». Bisogna vederli, questi orgogliosi signori, alle prese -fra loro, quando sorge una questione di preminenza, o quando, per -esempio, gli avvocati concistoriali vogliono stare in pari rango con -loro, o, peggio ancora, si arrogano di sorpassarli![472] Tutto ad un -tratto le citazioni piovono d'ogni parte, e l'uno evoca la memoria di -Giovanni evangelista, che ebbe il privilegio di vedere anticipatamente -gli arcani del cielo, l'altro cita lo scrivano di Porsenna, che da -Muzio Scevola fu scambiato pel re stesso, un terzo nomina Mecenate, -depositario dei segreti d'Augusto, un quarto dimostra come in Germania -gli arcivescovi stessi si gloriano del titolo di cancellieri, e -simili.[473] «Gli scrittori apostolici hanno nelle loro mani i più -importanti affari del mondo; imperocchè chi, all'infuori di essi, -determina i punti della fede cattolica, combatte l'eresia, ristabilisce -la pace, compone le differenze tra i grandi monarchi? Chi, se non essi, -redige e custodisce i prospetti statistici dell'intera Cristianità? -Sono essi che destano la maraviglia nei re, nei principi e nei popoli -con tutto ciò che viene emanato dai Papi; essi stendono gli ordini e -le istruzioni pei legati; nè hanno altra dipendenza fuorchè dal Papa, -ai servigi del quale sono sempre pronti ed attivi in qualsiasi ora del -giorno e della notte». Con tutto ciò, i primi a toccare il colmo della -gloria e della potenza, furono i due celebri segretari e stilisti di -Leone X: Pietro Bembo e Jacopo Sadoleto. - - -Non tutte le cancellerie hanno una dicitura elegante; anzi la maggior -parte di esse usano uno stile assai grossolano in un latino, che non -ha alcuna purezza. Nei documenti milanesi riportati dal Corio, accanto -a forme di questo genere, emergono tanto più pel loro gusto veramente -attico un paio di lettere, che debbono essere state scritte da membri -della stessa famiglia regnante e in momenti di supremo pericolo.[474] -Ciò mostra che l'eleganza della dizione si reputava necessaria in -ogni momento della vita, ed era diventata in quei personaggi omai una -abitudine. - -È facile immaginare con quanta sollecitudine venissero studiate a -que' tempi le raccolte epistolari di Cicerone, di Plinio e d'altri. -Ancora nel secolo XV comparve una serie di manuali e formularj di -epistolari latini (come ramo accessorio dei grandi lavori grammaticali -e lessicografici), la cui moltitudine desta anche oggidì la maraviglia -nelle biblioteche. Ma quanto più gli inetti non esitavano a servirsi di -tali aiuti, tanto più gli uomini veramente capaci sentirono il bisogno -di tenersene lontani e di fare da sè, e le lettere del Poliziano, e un -po' più tardi quelle di Pietro Bembo, furono riguardate come capilavori -inarrivabili non solo di stile latino, ma di epistolografia in genere. - -Accanto a ciò si produce anche nel secolo XVI uno stile epistolare -classico italiano, nel quale di nuovo il Bembo porta il vanto su tutti. -È un modo di scrivere affatto moderno e che si scosta in tutto dalla -forma latina, ma tuttavia intrinsicamente e quanto alla sostanza si -mostra affatto impregnato delle idee dell'antichità. Queste lettere -sono scritte bensì in parte in via confidenziale, ma per lo più con la -vista di una possibile pubblicazione, e sempre poi colla supposizione -che potessero essere mostrate in causa della loro eleganza. Dal 1530 in -poi cominciano anche le collezioni stampate, parte di lettere diverse -messe là alla rinfusa, parte di corrispondenze speciali di singoli -autori, e lo stesso Bembo acquistò fama di eccellente epistolografo non -solo nella lingua latina, ma anche nell'italiana.[475] - - - - -CAPITOLO VIII. - -L'eloquenza latina. - - Indifferenza rispetto alla condizione dell'oratore. — Discorsi - solenni di materia politica o in occasioni di ricevimento. — - Orazioni funebri. — Discorsi accademici e allocuzioni militari. - — Prediche latine. — Rinnovamento dell'antica rettorica. — - Forma e contenuto; citazioni. — Concioni finte. — Scadimento - dell'eloquenza. - - -Più splendida ancora, che quella dell'epistolografo, è la posizione -dell'oratore[476] in un'epoca e presso un popolo, in cui l'ascoltare -è un piacere assai ricercato e in cui inoltre le memorie del senato -romano e de' suoi oratori signoreggiano tutte le menti. L'eloquenza -appare ora completamente emancipata dalla Chiesa, dove nel medio-evo -aveva trovato il suo rifugio: essa è oggimai un elemento necessario, -ed un ornamento di ogni uomo posto in condizione alquanto elevata. -Moltissimi momenti solenni della vita, che ora sono riempiti dalla -musica, in allora erano consacrati a lunghe concioni latine o italiane. -Noi lasciamo al lettore intera libertà di giudizio sulla maggiore -opportunità dell'uno o dell'altro di tali trattenimenti. - -La condizione dell'oratore era perfettamente indifferente; ciò -che innanzi tutto si ricercava in lui era un ingegno e una cultura -umanistica superiori ad ogni critica. Alla corte di Borso in Ferrara -il medico del duca, Girolamo da Castello, dovette far gli onori del -ricevimento con un discorso tanto all'imperatore Federico III, che al -papa Pio II.[477] Egli era d'uso altresì che laici, anche ammogliati, -potessero salire il pergamo nelle chiese e parlare di là in ogni -occasione solenne o funebre, e perfino nelle feste di alcuni santi. Ai -Padri non italiani del Concilio di Basilea parve cosa un po' strana -quando l'arcivescovo di Milano nel giorno di S. Ambrogio chiamò a -tesserne le lodi Enea Silvio, che non aveva ancora ricevuto verun -ordine sacro; ma in fine vi si adattarono e stettero ad udirlo con la -più viva attenzione.[478] - - -Diamo ora uno sguardo generale alle occasioni più importanti e più -frequenti delle pubbliche concioni. Non per nulla, innanzi tutto, si -dicono oratori gli inviati da Stato a Stato: accanto alle negoziazioni -segrete vi era sempre anche un inevitabile apparato esterno, un -discorso pubblico, recitato con pompa più che si poteva solenne.[479] -Ordinariamente uno del personale della ambasceria, spesso assai -numerosa, prendeva la parola per tutti; ma una volta accadde a Pio II, -dal quale, come profondo conoscitore, ognuno ambiva di essere sentito, -che dovette ascoltare, l'un dopo l'altro, tutti gl'inviati.[480] Poi -parlavano volentieri anche i principi, per lo più dotti e ugualmente -padroni delle eleganze latine e italiane. I figli della famiglia -Sforza furono assai per tempo abituati a tali esercizi: Galeazzo Maria, -ancor giovanissimo, recitò nel 1455 una lunga arringa dinanzi al Gran -Consiglio di Venezia,[481] e sua sorella Ippolita salutò nel 1459 al -Congresso di Mantova il papa Pio II con un forbito discorso.[482] Lo -stesso Pio II s'è preparata da sè l'alta posizione cui giunse col -fascino irresistibile della sua eloquenza, nè senza essa forse vi -sarebbe mai giunto, in onta a tutta la sua abilità diplomatica e alla -sua vasta dottrina. «Nulla infatti (dice un contemporaneo) rapiva, -quanto l'impeto della sua parola».[483] Questa fu certo la causa -principale, per cui moltissimi lo reputarono degno del Papato, ancora -prima che fosse eletto. - -Oltre a ciò, l'uso era che in ogni solenne ricevimento si recitasse -dinanzi ai principi una orazione, che di frequente durava una qualche -ora. Naturalmente ciò non accadeva se non quando il principe era noto -per particolare amore all'eloquenza, vero o finto che fosse,[484] e -quando si aveva alle mani un abile oratore, ad esempio, un letterato di -corte, un professore di università, un funzionario pubblico, un medico -od un ecclesiastico. - -Del resto si afferrava avidamente anche qualsiasi altra occasione -politica, e, secondo la fama dell'oratore, era più o meno grande il -concorso dei cultori dell'arte. Nelle nomine annuali dei pubblici -ufficiali e nell'ingresso de' nuovi vescovi un qualsiasi umanista -non dovea mancare di arringarli con un discorso o talvolta anche con -odi saffiche e con esametri;[485] e alla sua volta nessun funzionario -pubblico poteva assumere il suo ufficio senza tenere un indispensabile -discorso di circostanza, per esempio, sulla giustizia, e simili: e -fortunato colui, che meglio riusciva. In Firenze si costrinsero perfino -i Condottieri, chiunque fossero, a seguir l'uso comune, facendoli -arringare, nel momento di conferir loro il supremo comando, dal più -dotto dei segretari dello Stato in presenza di tutto il popolo.[486] -Sembra che nella Loggia dei Lanzi, l'aula solenne dove il governo -soleva presentarsi al pubblico, esistesse una tribuna apposita per gli -oratori (_rostro, ringhiera_). - - -I giorni anniversari della morte di qualche principe venivano in modo -speciale solennizzati con discorsi commemorativi. Anche l'orazione -funebre propriamente detta era quasi sempre di spettanza particolare -dell'umanista, il quale la recitava in chiesa, ma senza indossare altre -vesti che le proprie, e non soltanto sulla bara dei principi, ma anche -di pubblici funzionari o di qualsiasi personaggio ragguardevole.[487] -Altrettanto accadeva dei discorsi in occasione di sponsali e di nozze, -salvo che questi non si tenevano (a quanto sembra) nella chiesa, ma -bensì nel palazzo del Comune; quello del Filelfo per gli sponsali di -Anna Sforza con Alfonso d'Este fu tenuto nel castello di Milano. (Ma -potrebbe anche essere stato pronunciato nella cappella del Palazzo). -Anche illustri famiglie private si compiacevano di tali discorsi, come -di un lusso, che ne appagava la vanità. In tali occasioni a Ferrara si -usava, senz'altro, di pregare il Guarino[488] a voler mandare qualcuno -de' suoi scolari. La Chiesa, come tale, non interveniva nè nelle nozze, -nè nei funerali se non colle proprie ceremonie. - -Dei discorsi accademici, quelli fatti in occasione dell'insediamento -di nuovi professori, o tenuti dai professori stessi nell'apertura dei -corsi delle loro lezioni,[489] abbondavano per lo più di molte frondi -rettoriche. L'ordinaria lezione dalla cattedra s'accostava anch'essa -assai di frequente ad una orazione propriamente detta.[490] - -Quanto alle arringhe degli avvocati, esse assumevano questa o quella -forma secondo la qualità dell'uditorio, dinanzi al quale dovevano -essere pronunciate; ma anch'esse talvolta s'infioravano di ornamenti -raccolti nel campo della filosofia e dell'antiquaria. - -Un genere affatto speciale di eloquenza era quello delle allocuzioni -militari, che si tenevano sempre in lingua italiana prima o dopo la -battaglia. In queste avea fama di eccellente Federigo da Urbino,[491] -la cui parola infondeva un vero entusiasmo nelle schiere pronte per -la battaglia. Taluna di queste allocuzioni riportate dagli scrittori -di cose militari del secolo XV, per esempio dal Porcellio (v. pag. -135), può sembrar finta in parte, ma in parte si basa effettivamente su -parole, che furono pronunciate. Qualche cosa di diverso erano invece le -allocuzioni alla milizia fiorentina, organizzata sino dall'anno 1506 -principalmente per impulso del Machiavelli,[492] in occasione delle -riviste e, più tardi, nella ricorrenza di una speciale festività annua. -Esse non miravano che a tener vivo il patriottismo in generale, ed -erano pronunciate nella chiesa di ogni quartiere, dinanzi alle milizie -stesse quivi raccolte, da un cittadino armato di corazza e con una -spada in mano. - - -Finalmente la predica propriamente detta talvolta non si differenzia -nel secolo XV quasi in nulla dall'orazione, in quanto che molti -ecclesiastici s'erano messi anch'essi allo studio dell'antichità -e volevano esservi tenuti per qualche cosa. Vediamo infatti che un -oratore affatto popolare, quale fu Bernardino da Siena, venerato come -santo, si credette in dovere di non dispregiare i precetti rettorici -del celebre Guarino, quantunque non si fosse proposto di predicare che -in lingua italiana. Le esigenze, specialmente verso i predicatori della -quaresima, non erano senza dubbio in allora minori, che in qualsiasi -altro tempo; e qua e colà s'incontrava anche un uditorio, che era in -grado di star ad udire questioni di filosofia trattate dal pergamo, e -che anzi, a titolo di cultura, le pretendeva.[493] Ma qui noi parliamo -specialmente dei più illustri predicatori latini di circostanza. Più -di una volta, come s'è detto, l'occasione veniva loro rubata dai dotti -laici, ai quali di regola lasciavansi tutte le orazioni panegiriche e -funebri, i discorsi gratulatori o per nozze o per ingresso di vescovi o -per celebrazione di prime Messe, come anche le orazioni solenni nelle -feste commemorative di qualche ordine religioso.[494] Ma alla corte -papale, qualunque fosse la circostanza, i predicatori ordinariamente -nel secolo XV non erano che monaci. Sotto il pontificato di Sisto IV -Jacopo da Volterra nomina e critica severamente, dal punto di vista -dell'arte, questi oratori.[495] Fedra Inghirami, celebre per tal genere -di orazioni al tempo di Giulio II, aveva almeno ricevuto gli ordini -sacri e godeva un canonicato in S. Giovanni Laterano; ed anche altrove -contavasi già tra i prelati buon numero di latinisti eleganti. In -generale col secolo XVI cominciano a scemare, tanto in questo come in -altri riguardi, i privilegi dapprima eccessivi degli umanisti profani; -ma di ciò avremo occasione di parlare più innanzi. - - -Ora quale era propriamente l'indole e la sostanza di questi discorsi -presi nel loro insieme? Una naturale facilità a ben parlare non pare -che sia mai mancata agli italiani neanche nel medio-evo, e da tempo -antichissimo fra le sette arti liberali ce n'era anche una, che si -diceva la rettorica; ma, se si restringe il discorso al risveglio -dell'arte antica, questo merito, a quanto ne riferisce Filippo -Villani, deve ascriversi tutto ad un Bruno Casini fiorentino,[496] -che morì ancor giovane della pestilenza del 1348. Con intendimenti -affatto pratici, vale a dire, per addestrare i fiorentini a parlare -facilmente e con garbo nei Consigli e nelle pubbliche assemblee, egli -dava precetti, sulla scorta degli antichi, intorno all'invenzione, alla -declamazione, al gesto e al modo di contenersi in generale. Ma anche -senza di questa, non mancano altre testimonianze, le quali parlano -di una educazione rettorica vôlta tutta alla pratica; nulla infatti -nella vita d'allora sembrava tanto in pregio, quanto il poter con -elegante improvvisazione latina suggerire in qualsiasi circostanza una -deliberazione od un provvedimento pubblico. Lo studio sempre crescente -delle orazioni di Cicerone e de' suoi scritti teorici, di Quintiliano -e dei panegiristi imperiali, la comparsa di appositi manuali,[497] -gli aiuti che si traevano dal progredire continuo della filologia -in generale, e la grande abbondanza di materiali antichi, con cui si -poteva e doveva infiorare i propri pensieri, furono circostanze che -contribuirono non poco a dare un carattere affatto nuovo all'eloquenza. - - -Questo carattere, tuttavia, è assai differente secondo gl'individui. -Alcuni discorsi hanno l'impronta della vera eloquenza, specialmente -quelli, che non divagano dall'argomento, e tali sono, generalmente -parlando, tutti i discorsi di Pio II, che sono pervenuti sino a noi. -Dopo ciò, i prodigiosi effetti che ottenne Giannozzo Manetti,[498] -lasciano presupporre anche in lui uno di quegli oratori, dei quali v'è -scarsezza in ogni tempo. Le arringhe da lui tenute dinanzi a Nicolò V -e ai Dogi e al Consiglio di Venezia erano altrettanti avvenimenti, la -cui memoria sopravvisse per lungo tempo. Per converso, molti oratori -profittavano dell'occasione per stemperare il discorso in adulazioni -verso illustri uditori e per affastellarvi alla rinfusa un ammasso -enorme di erudizione. Come fosse possibile affaticar in tal modo -l'attenzione altrui per due o tre ore di seguito, è cosa che non si -spiega se non dal grande interessamento, che allora si nutriva per -l'antichità, e dalla imperfezione e relativa rarità dei libri, prima -della diffusione della stampa. Tali discorsi avevano però sempre -quella specie di merito, che noi abbiamo cercato di rivendicare ad -alcune lettere del Petrarca (v. pag. 270). Ma taluni andavano troppo -oltre. La maggior parte delle orazioni del Filelfo sono un labirinto -inestricabile di citazioni classiche e bibliche, innestate in una -tessera generale di luoghi comuni: in mezzo a ciò la personalità dei -grandi, che egli vuol celebrare, è giudicata sopra uno schema qualunque -(per esempio, le virtù di un cardinale), e si dura una fatica enorme -a cavarne i pochi dati preziosi per la storia, che vi stanno per -entro. Il discorso di un professore e letterato di Piacenza, fatto -pel ricevimento del duca Galeazzo Maria nell'anno 1467, comincia col -parlare di C. Giulio Cesare, passa quindi a fare uno strano miscuglio -di citazioni antiche e di allusioni ad un opera allegorica sua propria, -e conclude con ammaestramenti buoni, ma in quel caso indiscreti, al -principe stesso.[499] Per buona ventura di quest'ultimo, la sera era -già di troppo inoltrata per poterlo recitare, e l'oratore dovette -accontentarsi di presentarlo manoscritto. Anche il Filelfo comincia -un'orazione nuziale colle parole: _Quel peripatetico Aristotile_ ecc. -Altri esclamano sino dal bel principio: _Pubblio Cornelio Scipione_ -ecc., proprio come se essi e i loro uditori fossero impazienti di -avere una citazione. Col finire del secolo XV il gusto si purifica -tutto ad un tratto, specialmente per opera de' Fiorentini: d'allora in -poi si procede con molto maggiore parsimonia nelle citazioni, anche -perchè in quel frattempo s'era di molto accresciuto il numero delle -opere da consultare, nelle quali del resto chiunque avrebbe potuto -trovar pronti tutti quegli artifici, coi quali sino a questo tempo era -stato possibile di destare l'ammirazione dei principi e lo stupore dei -popoli. - -Siccome i discorsi per la maggior parte venivano preparati al tavolo, -così i manoscritti servirono immediatamente ad una ulteriore diffusione -e pubblicazione dei medesimi. Per converso, ai grandi improvvisatori -bisognava tener dietro facendo uso della stenografia.[500] — Inoltre -non tutte le orazioni che possediamo, erano destinate alla recitazione; -per esempio, il panegirico di Beroaldo il vecchio per Lodovico il Moro -è un lavoro, che non fu se non inviato per iscritto.[501] E a quel -modo che si scrivevano lettere con indirizzi immaginari per tutte le -parti del mondo, come semplici esercitazioni e formulari, od anche -come scritti d'occasione, così vi erano anche discorsi per circostanze -affatto inventate,[502] quasi altrettanti modelli per allocuzioni a -grandi dignitari, principi, vescovi e simili. - - -Anche per l'eloquenza la morte di Leone X (1521) e il sacco di -Roma (1527) segnano il termine della decadenza. Sfuggito a stento -all'eccidio della città eterna, il Giovio accenna,[503] da un punto -di vista troppo ristretto, ma tuttavia con molta verità, alle cause di -quello scadimento con queste parole: - -«Le rappresentazioni delle commedie di Plauto e di Terenzio, una volta -scuola utilissima di eleganze latine per gli illustri romani, sono -sbalzate di seggio dalle commedie italiane. Il forbito oratore non -trova più nè ricompense, nè onori, come prima. Per ciò gli avvocati -concistoriali, ad esempio, non lavorano che i proemi dei loro discorsi, -e nel resto declamano scompostamente ed a sbalzi, secondo l'impressione -del momento. Anche i discorsi di circostanza e le prediche sono in gran -decadenza. Se si ha da fare un'orazione funebre per un cardinale o per -qualsiasi altro grande personaggio, gli esecutori testamentarii non si -rivolgono al migliore oratore della città, che dovrebbero retribuire -con un centinaio di monete d'oro, ma prendono a pigione per poco o -per nulla il primo vanitoso pedante che capita loro tra le mani, il -quale non aspira ad altro, fuorchè a correre per le bocche di tutti, -sia pure per essere soltanto biasimato. Il morto, si dice, non ne sa -nulla, quand'anche salisse in cattedra una scimmia vestita a lutto e -vi intonasse un rauco piagnisteo, che finisse in un ululato sempre più -forte. Anche le prediche solenni, che si tengono in occasione delle -grandi ceremonie e feste papali, non danno più alcun vero lucro; monaci -di tutti gli ordini ne hanno avocato a sè il monopolio e predicano -nella maniera la più grossolana. Ancora pochi anni or sono una predica -di questo genere, recitata alla presenza del Papa, poteva servire di -scala ad un vescovato». - - - - -CAPITOLO IX. - -I trattatisti latini. - - -All'epistolografia e all'eloquenza degli umanisti aggiungeremo qui -anche le altre loro produzioni, che al tempo stesso sono più o meno -riproduzioni dell'antichità. - -A queste appartiene innanzi tutto il trattato sotto forma propria o di -dialogo,[504] la quale ultima è stata direttamente imitata da Cicerone. -Per essere abbastanza giusti con questo genere di componimento e per -non respingerlo anticipatamente come una vera sorgente di noja, si -devono considerare due cose. Il secolo, che usciva dal medio-evo, -avea bisogno in molte questioni d'indole morale e filosofica di -un organo intermediario tra esso e l'antichità, e quest'ufficio se -l'appropriarono ora gli scrittori di trattati e di dialoghi. Molte -cose, che in questi ci sembra luoghi comuni, erano per essi e pei loro -contemporanei un modo nuovo di guardare certi argomenti, sui quali -nessuno, dall'antichità in poi, s'era mai pronunciato, e a cui essi -non erano pervenuti senza uno sforzo lungo e faticoso. Oltre a ciò, -anche la lingua (tanto la latina, che l'italiana) maneggiata con più -libertà e larghezza che non nei racconti storici o nelle orazioni o -nelle lettere, acquistò nei trattati una maggiore padronanza di sè -e attrasse in modo speciale; tanto è vero che anche oggidì taluno -di essi, specialmente gli italiani, passano come modelli di prosa -eccellente. Parecchi di questi lavori furono già da noi menzionati, -o saranno, per l'indole delle cose che contengono; qui non dobbiamo -accennare che al genere in sè medesimo. Dalle lettere e dai trattati -del Petrarca in avanti, sin verso la fine del secolo XV, prevale -nella maggior parte di essi la tendenza ad appropriarsi i materiali -antichi, come nell'eloquenza; ma poi tutto il genere si delinea più -nettamente, specialmente nei trattati scritti in lingua italiana, e con -gli _Asolani_ del Bembo e colla _Vita sobria_ di Luigi Cornaro giunge -ad una perfezione veramente classica. A ciò senza dubbio contribuì -l'essersi frattanto tutti quei materiali antichi come depositati in -grandi raccolte speciali, oggimai stampate, e l'essersi quindi potuti -anche i trattatisti liberare una volta per sempre da quel faticoso -ingombro. - - - - -CAPITOLO X. - -La Storiografia. - - Necessità relativa del latino. — Studi sul medio-evo; il - Biondo. — Primordi della critica. — Rapporti colla storiografia - italiana. - - -Anche la Storiografia alla sua volta era inevitabile che cadesse -nelle mani degli umanisti. Questo fatto non può non essere deplorato -altamente, non appena si istituisca un paragone, sia pur rapido e -superficiale, tra le storie di questo tempo e le cronache anteriori -e specialmente quelle dei Villani così splendide, così ricche di vita -e di colorito. Chi potrebbe negare infatti che, accanto a queste, non -sembri affatto sbiadito, convenzionale e artificioso tutto ciò che fu -scritto dagli umanisti e in modo particolare dai loro immediati e più -celebri successori nella storiografia di Firenze, il Poggio e Leonardo -Aretino? E qual senso di doloroso rincrescimento non si prova, pensando -che sotto alle frasi liviane e cesariane di un Facio, di un Sabellico, -di un Foglietta, d'un Senarega, d'un Platina (_storia di Mantova_), -di un Bembo (_annali di Venezia_) e perfino di un Giovio (_storie_) -se ne va perduto ogni colorito locale e individuale e si distrugge -affatto quell'interesse, che nasce soltanto da una esposizione nitida -e chiara degli avvenimenti! La sfiducia poi cresce, quando si scorge -che si cercò di imitar Livio appunto in ciò, in cui era men degno di -imitazione, vale a dire,[505] nell'aver voluto «rivestire di forme -splendide e seducenti una nuda ed arida tradizione»; e per ultimo si -resta compiutamente disillusi, quando s'incontra la strana confessione, -che la storia debba per proprio istituto allettare, eccitare e scuotere -il lettore mediante tutti i lenocinj dello stile, — nè più, nè meno, -come se essa dovesse fungere gli uffici della poesia. In presenza -di tali fatti non si ha forse il diritto di domandare se anche il -disprezzo di ogni cosa moderna, che questi stessi umanisti talvolta -apertamente professano,[506] non abbia per avventura esercitato una -dannosa influenza sul loro modo di trattare la storia? Certo è che -il lettore involontariamente presta maggiore attenzione e fiducia ai -modesti annalisti latini e italiani, che si tennero fedeli all'antica -maniera, quali sono, ad esempio, quelli di Bologna e di Ferrara, e più -ancora ai migliori fra i cronisti propriamente detti che scrissero in -italiano, quali un Marin Sanudo, un Corio, un Infessura, che prelusero -a quella schiera gloriosa di grandi storici italiani, dai quali ebbe -tanto lustro il paese nei primi anni del secolo XV. - -E veramente la storia contemporanea acquistava senza contrasto un più -libero movimento nella lingua del paese, di quello che se costretta -nelle spire dell'artificioso periodare latino. Se poi anche al racconto -delle cose antiche, e alle questioni erudite convenisse meglio la -lingua italiana, è una questione, che per quel tempo ammette più d'una -risposta. Il latino in allora era la lingua usata dai dotti non solo -in senso internazionale, vale a dire tra francesi, inglesi, italiani, -ecc., ma anche più strettamente in senso interprovinciale, cioè tra -lombardi, veneziani, napoletani ed altri, i quali, benché nel loro modo -di scrivere italiano toscaneggiassero e non conservassero quasi più -traccia alcuna del loro dialetto, non giunsero però mai a guadagnarsi -il suffragio, in questo riguardo assai geloso, dei fiorentini. Ora, di -questo si poteva facilmente far senza quando si trattava di scrivere -una storia contemporanea locale, che trovava lettori bastanti nel luogo -stesso dov'era scritta, ma non altrettanto facilmente in una storia dei -tempi passati, per la quale si domandava un circolo molto più esteso di -lettori. In questo caso bisognava assolutamente sacrificare l'interesse -locale del popolo a quello più generale dei dotti. E infatti qual -celebrità avrebbe acquistato il Biondo da Forlì, se avesse scritto -le dotte sue opere in una lingua mezzo toscana e mezzo romagnola? -Certamente queste sarebbero cadute in dimenticanza dinanzi al disprezzo -de' fiorentini, mentre, scritte in latino, esercitarono una grandissima -influenza su tutti i dotti dell'occidente. E ciò è così vero, che tra i -fiorentini stessi nel secolo XV parecchi scrissero in latino, non tanto -perchè imbevuti di umanismo, quanto perchè aspiravano ad una più facile -diffusione delle loro opere. - -Finalmente s'incontrano anche lavori latini di storia contemporanea, -che non la cedono in nulla alle più eccellenti storie italiane. Non -appena si abbandonò la esposizione oratoria degli avvenimenti fatta -al modo di Livio, vero letto di Procuste per tanti scrittori, questi -appaiono come trasformati. Quel Platina stesso, quel Giovio, che nelle -loro grandi opere storiche si dura tanta fatica a seguire, mostransi -ad un tratto eccellenti nel trattar la forma biografica. Di Tristano -Caracciolo, delle Biografie del Facio, della Topografia veneziana del -Sabellico abbiamo già avuto occasione di parlare altrove; su altri -torneremo più tardi. - - -Le narrazioni latine riguardanti i tempi passati riferivansi innanzi -tutto e naturalmente all'antichità classica; ora, ciò che indarno -si crederebbe trovare presso questi stessi umanisti, e che pur si -trova, sono singoli lavori di una certa importanza intorno alla storia -generale del medio-evo. La prima opera di qualche rilievo in questo -riguardo è la cronaca di Matteo Palmieri, che comincia dove finisce -quella di Prospero d'Aquitania. Chi poi a caso aprisse le Decadi di -Biondo da Forlì, stupirebbe di trovarvi una storia universale _ab -inclinatione Romanorum imperii_, come in Gibbon, piena di studi fatti -sulle fonti degli autori di ogni secolo, e che nelle prime trecento -pagine in folio abbraccia la prima metà del medio-evo sino alla morte -di Federigo II. E tutto questo facevasi in Italia, mentre oltre l'Alpi -si era ancora alle note Cronache papali e imperiali e al _Fasciculus -temporum_. Qui non è del nostro assunto di mostrare criticamente di -quali scritti il Biondo si sia giovato e dove li abbia trovati tutti -riuniti; ma nella storia della moderna storiografia converrà pure che -gli sia resa quando che sia piena giustizia. Già anche per questo libro -soltanto si potrebbe dire a ragione, che lo studio dell'antichità fu -quello, che rese possibile anche lo studio dei medio-evo, abituando -per la prima volta le menti alla considerazione obbiettiva della -storia. Certamente s'aggiungeva anche il fatto che il medio-evo era -veramente passato per l'Italia d'allora, e che tanto più facile era -il riconoscerlo, in quanto si era omai fuori di esso. Veramente non -si potrebbe dire con altrettanta verità, che esso sia stato giudicato -con giustizia e molto meno con pietosa venerazione; poichè nelle arti -si insinua un ostinato pregiudizio contro ciò che viene da esso e gli -umanisti non riconoscono il principio di un'êra nuova, se non dal tempo -in cui essi poterono esclusivamente prevalere. - -«Io comincio, dice il Boccaccio,[507] a sperare ed a credere, che -Dio abbia avuto pietà del nome italiano, dopochè veggo che la sua -inesaurabile bontà mette nel petto degli Italiani anime, che somigliano -a quelle degli antichi in quanto cercano la gloria per altre vie, -che non sieno le rapine e le violenze, vale a dire sul sentiero della -poesia, che rende immortali». Ma questo modo di vedere ristretto ed -ingiusto non impediva agli uomini più altamente dotati di approfondire -l'investigazione critica in un tempo, in cui nel resto d'Europa non -se ne parlava nemmeno; e si formò pel medio-evo una critica storica -appunto per questo, che la trattazione razionale di qualsiasi argomento -doveva tornar buona agli umanisti anche per questa materia storica. Nel -secolo XV essa penetra ormai in tutte le storie delle singole città per -guisa tale, che le posteriori leggende favolose della storia primitiva -di Firenze, Venezia, Milano ecc. svaniscono, mentre le Cronache del -nord ancora per lungo tempo sono costrette a trascinarsi innanzi colle -loro narrazioni fantastiche inventate sino dal secolo XIII e prive per -la maggior parte di qualsiasi valore. - -Dell'intima attinenza della storia locale col sentimento di gloria, che -era sì profondo nel secolo XV, abbiamo già toccato più sopra, parlando -di Firenze (pag. 102 e segg.). Venezia non volle restare addietro, e, -come già subito dopo un grande trionfo di un oratore fiorentino[508] -un ambasciatore veneziano in tutta fretta eccitò il suo governo a -spedire anch'esso un proprio oratore, così ora i veneziani sentirono -il bisogno di una storia, che potesse reggere al paragone di quelle di -Leonardo Aretino e del Poggio. E fu appunto da tal bisogno che nacquero -nel secolo XV le _Decadi_ del Sabellico, e nel XVI la _Historia rerum -venetarum_ di Pietro Bembo, opere che furono scritte ambedue per -espresso incarico della Repubblica, l'ultima quale continuazione della -prima. - - -Del resto s'intende da sè che i grandi storici fiorentini del principio -del secolo XVI (v. pag. 111) sono uomini affatto diversi dai latinisti -Giovio e Bembo. Essi scrivono in italiano, non solamente perchè -non possono più gareggiare colla raffinata eleganza dei ciceroniani -d'allora, ma anche perchè vogliono, come Machiavelli, presentare sotto -una forma viva ciò che essi hanno appreso da una osservazione immediata -e personale,[509] e perchè hanno a cuore, come il Guicciardini, il -Varchi e la maggior parte degli altri, che il loro modo di guardar le -cose s'allarghi quanto più sia possibile. Perfino quando essi scrivono -per un numero ristretto d'amici, come fece Francesco Vettori, sentono -un bisogno irresistibile di dichiarare la parte che presero negli -avvenimenti, e di giustificare così il loro interessamento per gli -uomini e le cose, che vengono ricordando. - -Tuttavia in mezzo a tutto questo, e in onta al carattere proprio e -speciale della loro lingua e del loro stile, essi appaiono talmente -compenetrati dello spirito dell'antichità, che senza di essa non si -potrebbero neanche immaginare come vissuti. Non sono umanisti, ma -passarono attraverso l'umanismo, e dell'antichità serbano un'impronta -molto più spiccata, che non la maggior parte dei latinisti seguaci di -Livio: son cittadini, che scrivono pei loro concittadini, a quel modo -che facevano gli antichi. - - - - -CAPITOLO XI. - -Il latinismo prevalente in ogni ramo della cultura. - - Il latinismo nei nomi. — Il latinismo nelle cose. — - Predominio assoluto del latino. — Cicerone e i ciceroniani. — - Conversazione latina. - - -A noi non è permesso qui di seguir l'umanismo nelle altre scienze -speciali; ognuna di esse ha la sua storia particolare, nella quale gli -archeologi italiani di questo tempo, specialmente per la sostanzialità -delle cose antiche da essi scoperte,[510] segnano un momento affatto -nuovo e molto importante, da cui datano, più o meno spiccatamente, gli -ulteriori progressi di ciascuna scienza nel tempo moderno. Anche per -ciò che riguarda la filosofia, noi dobbiamo rinviare alla sua storia -speciale. L'influenza degli antichi filosofi sulla cultura italiana -appare talvolta immensa, talvolta assai limitata. Il primo caso ha -luogo specialmente quando si consideri come le idee di Aristotele, -principalmente quelle contenute nell'Etica,[511] assai per tempo -diffusa, e nella Politica, erano divenute un patrimonio comune di -tutti i dotti d'Italia, e come tutta la speculazione filosofica fosse -padroneggiata da lui.[512] Il secondo per contrario si verifica ogni -volta che si voglia tener conto della scarsa influenza dogmatica -degli antichi filosofi, e perfino degli stessi entusiasti platonici -fiorentini, sullo spirito della nazione in generale. Ciò che si scambia -comunemente per una tale influenza, non è, nel più dei casi, se non un -effetto della cultura in generale, una conseguenza delle forme sociali -di svolgimento dello spirito italiano. Parlando della religione, -avremo occasione di soggiungere qualche altra osservazione su questo -argomento. Ma nella massima parte dei casi non trattasi neppure della -cultura in generale, bensì soltanto delle manifestazioni di singole -persone o di dotte società, ed anche qui ad ogni momento si dovrebbe -fare una distinzione tra una vera assimilazione delle antiche dottrine -ed una semplice adozione portata dalla moda. Infatti per molti il culto -e l'imitazione dell'antichità non era che una moda, perfino per taluni, -che in essa avevano cognizioni molto serie e profonde. - -Del resto non sarebbe logico il dire che tutto ciò, che ha un tal quale -aspetto di affettazione nel nostro secolo, lo avesse realmente anche -a quel tempo. L'uso di nomi greci e romani, per esempio, è pur sempre -più bello e pregevole, che non quello dei nomi (specialmente femminili) -attinti ai romanzi. Dal momento che l'entusiasmo per gli eroi -dell'antichità era maggiore che non pei santi del cristianesimo, non -può parere strano, che le famiglie illustri preferissero di chiamare i -loro figli Agamennone, Achille e Tideo,[513] e che il pittore imponesse -il nome di Apelle a suo figlio e quello di Minerva a sua figlia.[514] -Nè si troverà neanche fuor di ragione che, invece di un nome di casato, -dal quale in generale non si voleva chiamarsi, si adottasse un nome -antico ben risonante ed armonioso. Quanto poi ai nomi desunti dalla -patria di taluno, e che disegnavano tutti gli abitanti di un dato -luogo, senza essere ancora diventati nomi di famiglia, vi si rinunciava -assai volentieri, specialmente ogni volta che il luogo si denominasse -da un qualche santo; così Filippo da S. Gemignano si chiamava sempre -Callimaco. Chi poi, respinto ed offeso dalla propria famiglia, seppe -conquistarsi da sè una posizione al di fuori mediante la sua dottrina, -avea ben diritto, fosse anche stato un Sanseverino, di ribattezzarsi -orgogliosamente in Giunio Pomponio Leto. Anche la pura e semplice -traduzione di un nome di lingua greca o latina (uso che fu poi adottato -quasi esclusivamente in Germania) può ben essere perdonata ad una -generazione, che parlava e scriveva in latino, e che tanto in prosa, -quanto in verso usava nomi non solo declinabili, ma di facile e dolce -pronunciazione. Biasimevole invece e ridicolo fu l'uso, introdotto più -tardi, di mutare un nome di persona o di casato solo per metà sino a -dargli una cadenza classica od anche un nuovo senso, come quando di -Giovanni si fece Gioviano o Giano; di Pietro, Pierio o Petreio; di -Antonio, Aonio; di Sannazzaro, Sincero; di Luca Grasso, Lucio Crasso, e -così via. L'Ariosto, che di queste debolezze ride così amaramente,[515] -ebbe ancor tanto di vita da vedere imposti i nomi de' suoi eroi e delle -sue eroine ad alcuni fanciulli.[516] - - -Anche l'uso di antiquare molti fatti della vita sociale, nomi di -uffici, di istituzioni, di ceremonie e simili non deve giudicarsi con -troppa severità. Sino a che si stava contenti ad un latino semplice e -facile, come forse era il caso di tutti i latinisti, che vissero tra -il tempo del Petrarca e quello di Enea Silvio, la cosa non fu tanto -frequente, ma divenne poi inevitabile quando si cominciò a volere un -latino assolutamente puro, ciceroniano. Allora le cose moderne non -poterono più nella loro totalità essere espresse nello stile antico, se -non ribattezzandole artificialmente. E allora i pedanti si compiacquero -di chiamare i consiglieri municipali col nome _patres conscripti_, -le monache con quello di _virgines vestales_, ogni santo con quello -di _divus_ o _deus_, mentre scrittori di gusto più raffinato, come -Paolo Giovio, probabilmente non ricorrevano a simili travestimenti se -non quando era impossibile il fare diversamente. Ma appunto perchè -il Giovio lo fa naturalmente e senza mettervi nessuna speciale -importanza, in lui offende meno che in altri il sentir chiamare -_senatores_ i cardinali, _princeps senatus_ il loro decano, _Dirae_ la -scomunica,[517] _Lupercalia_ il carnevale, e così via. Egli è appunto -da questo autore principalmente che può rilevarsi con quanta cautela si -debba procedere nel voler da queste semplici forme stilistiche dedurre -troppo precipitose conclusioni sull'indirizzo generale del pensiero -d'allora. - - -Non è del nostro assunto qui il tener dietro alla storia dello stile -latino considerato in sè stesso e nelle varie fasi del suo sviluppo. -Basterà dunque che sia notato come gli umanisti, per due secoli di -seguito, abbiano continuato a condursi in modo, come se la lingua -latina in generale fosse e dovesse perpetuamente restare l'unica degna -di essere scritta. Il Poggio deplora[518] che Dante abbia steso il suo -grande poema in lingua italiana, e d'altra parte è noto universalmente -che egli avea cominciato a stenderlo in latino, avendo dapprima scritto -in esametri i primi canti dell'Inferno. Tutto l'avvenire della poesia -italiana dipendette dal fatto, che egli abbandonò poscia questo suo -primo pensiero; ma anche il Petrarca s'aspettava assai maggior gloria -dalle sue poesie latine, che da' suoi sonetti e dalle sue canzoni, e -pare che la tentazione di poetare in latino fosse venuta in sulle prime -altresì all'Ariosto. Insomma una tirannide maggiore di questa non s'è -vista mai nel campo della letteratura;[519] ma, ciò non ostante, la -poesia seppe in gran parte sottrarvisi, ed oggidì noi possiam dire, -anche senza peccare di soverchio ottimismo, essere stato un bene, che -la poesia italiana abbia avuto a sua disposizione due lingue, poichè in -entrambe essa ha dato frutti diversi ed eccellenti, e precisamente tali -dal mostrar chiaramente, perchè in un luogo si sia preferita la forma -latina, in un altro la italiana. Forse può dirsi altrettanto anche -della prosa: la posizione e la fama mondiale della cultura italiana era -vincolata a questa condizione, che alcuni argomenti dovessero essere -trattati nella lingua allora universale — _urbi et orbi_, —[520] mentre -la prosa italiana ebbe i suoi migliori cultori appunto in coloro, i -quali ebbero a lottare con sè medesimi per non scrivere in latino. - -Lo scrittore, che sino dal secolo XIV passava senza contrasto come -il modello più perfetto della prosa latina, era Cicerone. Ciò non -era soltanto l'effetto di un'intima persuasione che egli fosse unico -nell'arte di scegliere le parole, di disporre i periodi e di ordinare -le varie parti di una composizione, ma discendeva anche naturalmente -dal fatto che in lui l'amabilità dell'epistolografo, la magniloquenza -dell'oratore e la nitida perspicuità del filosofo mirabilmente si -confacevano coll'indole dello spirito italiano. Già ancora al suo tempo -il Petrarca aveva riconosciuto appieno il lato debole di Cicerone come -uomo e come politico,[521] ma egli nutriva per esso troppa venerazione, -per mostrarsi lieto di una tale scoperta; e dal suo tempo in poi, -l'epistolografia in prima e in seguito tutti gli altri generi di -composizione, eccettuato soltanto il narrativo, non avean preso altro -modello, fuorchè Cicerone. Tuttavia il vero ciceronianismo, che non -si permetteva nè una frase, nè una parola che non fosse nei libri del -grande maestro, non comincia che verso la fine del secolo XV, dopochè -gli scritti grammaticali di Lorenzo Valla aveano fatto il giro di tutta -Italia, e dopochè si erano già vedute e raffrontate le testimonianze -degli storici della letteratura latina.[522] Allora soltanto si -cominciò ad esaminare colla più scrupolosa esattezza le diverse -gradazioni dello stile nella prosa degli antichi, e si finì pur sempre -colla beata persuasione che Cicerone solo fosse il modello perfetto, o, -se si voleva abbracciare in uno tutti i generi, «che l'epoca soltanto -di Cicerone meritasse il nome di immortale e quasi celeste».[523] Fu -allora che si videro un Pietro Bembo, un Pierio Valeriano e molti altri -non preoccuparsi d'altro, fuorchè di imitare un sì grande esemplare: -fu allora che s'inginocchiarono dinanzi a Cicerone anche taluni dei -più restii, che si erano formati uno stile arcaico studiando gli autori -più antichi;[524] fu allora che Longolio, dietro i consigli del Bembo, -per cinque interi anni non lesse altro scrittore che Cicerone, e poscia -fe' voto di non usare nessuna parola che non fosse stata usata da quel -sommo; e questo entusiasmo fu appunto quello che poi diede origine alle -grandi dispute letterarie, che arsero tra Erasmo e Scaligero il vecchio -e i loro seguaci. - -Imperocchè anche gli ammiratori di Cicerone non erano poi tutti così -esclusivi da riguardarlo come l'unica fonte della lingua. Ancora nel -secolo XV il Poliziano ed Ermolao Barbaro osarono di animo deliberato -tentare una forma tutta loro propria e particolare,[525] naturalmente -basandosi sopra una cognizione del latino «affatto eccezionale», e a -questa stessa meta aspirò pure colui, che ci narrò i loro tentativi. -Paolo Giovio. Egli ha pel primo e con uno sforzo indicibile espresso -in lingua latina una quantità di pensieri moderni, specialmente -in argomenti d'indole estetica, e, se non sempre vinse tutte le -difficoltà, gli si deve però assai di frequente la lode di una certa -vigoria ed eleganza. I ritratti latini, che egli ci dà dei grandi -pittori e scrittori di quel tempo,[526] contengono spesso tratti di una -finitezza perfetta accanto ad altri informi e pessimamente riusciti. -Anche Leone X, che riponeva tutta la sua gloria in questo, _ut lingua -latina nostro pontificatu dicatur facta auctior_,[527] inchinò ad -una forma di latinità abbastanza larga e niente affatto esclusiva, -come era da aspettarsi dall'indirizzo piuttosto sensuale di tutta -la sua vita; a lui bastava che tutto ciò, che dovea udire o leggere, -avesse un colorito di schietta, vivace ed elegante latinità. Infine -Cicerone non poteva servire di modello per la conversazione latina, e -sotto questo riguardo bisognava pur scegliere, accanto a lui, altri -idoli da adorare. Questa lacuna fu colmata dalle rappresentazioni -abbastanza frequenti in Roma e fuori di Roma delle commedie di -Plauto e di Terenzio, le quali agli attori offrivano un esercizio -utilissimo nel latino, come lingua di società. Ancora sotto Paolo -II il dotto cardinale di Teano (probabilmente Nicolò Fortiguerra da -Pistoia) è lodato[528] per essersi accinto alla lettura dei lavori -di Plauto allora molto imperfetti e mancanti perfino dell'elenco dei -personaggi, e per aver chiamato l'attenzione dei dotti sui tesori -di lingua che vi stanno racchiusi; e può ben darsi che da lui sia -partito il primo impulso alla rappresentazione di quelle commedie. -Più tardi la cosa stessa trovò un caldissimo fautore in Pomponio -Leto, che non disdegnò di far le parti di direttore della scena, -quando negli atrii dei palazzi dei grandi prelati le stesse commedie -venivano rappresentate.[529] L'essersi poi intorno al 1520 smesse tali -rappresentazioni parve al Giovio, come vedemmo (p. 320), una della -cause dello scadimento dell'eloquenza. - -Concludendo diremo, che il ciceronianismo nella letteratura corse le -stesse vicende che il vitruvianismo nel campo dell'arte. E in ambedue -ì casi si manifesta quella legge generale dell'epoca del Rinascimento: -che il moto nella cultura di regola precede il moto analogo nell'arte. -La distanza del tempo tra l'un fatto e l'altro potrebbe per avventura -calcolarsi di due decennii, non più, se si computa dal cardinale -Adriano da Corneto (1505?) sino ai primi vitruviani assoluti. - - - - -CAPITOLO XII. - -La nuova poesia latina. - - L'epopea tratta dalla storia antica; _l'Africa_. — Poesia - mitica. — Epopea cristiana: il Sannazzaro. — Introduzione di - elementi mitologici. — Poesia storica contemporanea. — Poesia - didattica; il Palingenio. — La lirica e i suoi limiti. — - Odi per santi. — Elegie e simili. — L'epigramma. — La poesia - maccaronica. - - -Finalmente il maggior vanto degli umanisti è la nuova poesia latina. -Noi dobbiamo toccare anche di questa, almeno per quanto essa può -esserci di aiuto a dare una caratteristica completa dell'umanismo. - -Quanto favorevole le fosse l'opinione pubblica e quanto vicina fosse la -sua definitiva vittoria, è stato già mostrato più sopra (v. pag. 237). -Ora si può anche in anticipazione andar persuasi, che la nazione più -colta e più civile del mondo d'allora non può certamente, per semplice -capriccio e quasi senza coscienza di ciò che faceva, aver rinunciato -ad una lingua quale era l'italiana. Se dunque vi rinunciò, deve esservi -stata spinta da una causa ben più forte e potente. - -Questa fu l'ammirazione per l'antichità. Come ogni schietta e sincera -ammirazione, essa produsse necessariamente l'imitazione. Questa non -manca, è vero, anche in altri tempi e presso altri popoli; ma in Italia -soltanto verificaronsi le due condizioni indispensabili per l'esistenza -e per l'ulteriore sviluppo della nuova poesia latina; vale a dire, una -favorevole disposizione di tutta la parte più colta della nazione, ed -un parziale risveglio dell'antico genio italico nei poeti stessi, quasi -eco prolungato di un'antica armonia. Ciò che di meglio nasce in tal -modo, non è più imitazione, ma creazione vera e originale. Chi nelle -arti non sa tollerare qualsiasi imitazione di forme, chi o non apprezza -l'antichità in sè stessa o la ritiene assolutamente inarrivabile e -inimitabile, chi finalmente non si sente disposto di usare nessuna -indulgenza con poeti, che più d'una volta si trovarono costretti o a -cercare da sè, o a indovinare una moltitudine di quantità sillabiche, -non si metta allo studio di questo genere di letteratura. Anche le -produzioni le più perfette non sono fatte per affrontare gli attacchi -di una critica assoluta, ma solo per procurare un'ora di sollievo al -poeta e a molte migliaia de' suoi contemporanei.[530] - -Pochissima fortuna ebbe l'epopea desunta da tradizioni o leggende -antiche. Le condizioni essenziali per una vera poesia epica non si -riscontrano nemmeno, per consenso di tutti, negli antichi epici romani, -anzi neppure nei greci, se si prescinda da Omero: come avrebbero -esse potuto trovarsi nei latinisti del Rinascimento? Ciò non ostante, -_l'Africa_ del Petrarca sembra aver trovato lettori e ammiratori in tal -numero, da lasciarsi addietro in questo riguardo qualsiasi epopea del -tempo moderno. Per verità lo scopo e il movente del poema non potevano -non destare il più vivo interesse. Il secolo XIV riconobbe assai -giustamente nella seconda guerra Punica il momento più splendido della -grandezza e potenza romana, e questo appunto fu ciò che si propose -di cantare il Petrarca. Se Silio Italico fosse stato scoperto a quel -tempo, forse egli avrebbe scelto un altro soggetto; ma non conoscendosi -ancora quell'antico, l'apoteosi di Scipione Africano il vecchio pareva -sì bel tema agli uomini del secolo XIV, che già un altro poeta, Zanobi -della Strada, s'era proposto di trattarlo e vi avea già posto mano, -quando, udendo che se ne occupava il Petrarca, per sentimento di -rispetto a questo grande se ne ritrasse.[531] Se il poema dell'Africa -avesse avuto bisogno di una giustificazione, questa le si aveva nel -fatto, che in quel tempo ed anche più tardi l'entusiasmo per Scipione -era tale, che lo si collocava al di sopra di Alessandro, di Pompeo e -di Cesare.[532] Quante fra le moderne epopee possono gloriarsi di un -soggetto pel loro tempo così popolare, così nella sostanza storicamente -vero e tuttavia rivestito di tanto prestigio mitico? Non v'ha dubbio, -del resto, che oggidì il poema per sè stesso riesce illeggibile. Perciò -che riguarda altri soggetti storici, noi dobbiamo rinviare i lettori -alle storie letterarie propriamente dette. - - -Più largo campo si offriva a chi, poetando, prendeva a trattare qualche -mito o leggenda antica, per riempire qualche lacuna lasciatavi da -altri. A ciò si accinse assai presto la poesia italiana e propriamente -per la prima volta colla _Teseide_ del Boccaccio, che è riguardata come -il suo migliore lavoro poetico. Sotto Martino V Maffeo Vegio aggiunse -un tredicesimo libro all'Eneide di Virgilio, e poscia si ha un buon -numero di tentativi minori, ad imitazione specialmente di Claudiano, -quali una _Meleagriade_, una _Esperiade_ ecc. Ma in ispecial modo -notevoli sono i miti nuovamente inventati, coi quali si popolarono le -più belle regioni d'Italia di una moltitudine di divinità, di ninfe, di -genii ed altresì di pastori, appunto perchè a quest'epoca era invalso -di accompagnar sempre l'elemento epico col bucolico. Più tardi ci si -offrirà occasione di notar nuovamente come, dal Petrarca in poi, nelle -egloghe, tanto di forma narrativa, che dialogica, la vita pastorale -sia rappresentata quasi sempre[533] in modo affatto convenzionale, -e come espressione di sentimenti e fantasie di qualsiasi specie; qui -non se ne tocca che in relazione ai nuovi miti, cui diede origine. E -questi, meglio d'ogni altra cosa, ci rivelano il doppio significato che -ebbero nell'epoca del Rinascimento le antiche divinità, le quali da un -lato rappresentano le idee generali e rendono quindi inutili le figure -allegoriche, dall'altro costituiscono un elemento affatto libero ed -indipendente di poesia, un tipo di bellezza neutrale, che può essere -innestato in ogni creazione poetica e passare per mille e sempre nuove -combinazioni. Il primo a darne arditamente l'esempio fu il Boccaccio -col suo mondo immaginario di Dei e di pastori dei dintorni di Firenze -nel _Ninfale d'Ameto_ e nel _Ninfale fiesolano_, ch'egli cantò in -poesia italiana. Ma il capolavoro in questo genere sembra essere stato -il _Sarca_ di Pietro Bembo,[534] nel quale si narrano gli amori del -dio di quel fiume colla ninfa Garda, lo splendido convito nuziale, che -ebbe luogo in una grotta del Monte Baldo, i vaticinii di Manto, figlia -di Tiresia, sulla nascita di un figlio, il Mincio, sulla fondazione -di Mantova e sulla fama avvenire di Virgilio, figlio del Mincio e -della ninfa di Andes, Maia. A questi concetti, barocchi invero, ma -propri dell'epoca, il Bembo diede una splendida cornice di versi, -che si chiudono con un apostrofe a Virgilio, che ogni miglior poeta -accetterebbe per sua. — Comunemente tutto ciò si riguarda come nulla -più che vuota declamazione e ci si passa sopra con parole di scherno: -noi non intendiamo d'intavolare polemiche a questo riguardo; diremo -soltanto: è questione di gusto, e come tale è lecito ad ognuno avere su -di essa un'opinione sua propria. - - -Accanto ai menzionati, non mancano neanche vasti poemi epici in -esametri di argomento biblico e religioso. Non è da credere che con -questi gli autori avessero sempre in mira di promovere l'incremento -della Chiesa o di procacciarsi il favore dei Papi; ma sembra invece -che tutti, grandi e piccoli, buoni e cattivi (tra questi ultimi va -certamente annoverato Battista Mantovano, autore di un poema intitolato -Parthenice), sieno stati animati da un sentimento, lodevole invero, -di servire colle dotte loro poesie latine alla religione, ciò che -era veramente in piena armonia col modo quasi pagano, che allora -prevaleva, di considerare il cattolicismo. Giraldo ne nomina un numero -ragguardevole, ma tra essi emergono di gran lunga il Vida colla sua -_Cristiade_ e il Sannazzaro co' suoi tre libri _De partu Virginis_. Il -Sannazzaro sorprende coll'onda equabile e maestosa del verso, nel quale -egli intreccia un mondo di cose cristiane e pagane, col vigore plastico -delle descrizioni, colla squisitezza perfetta del lavoro; nè certamente -egli avea motivo di temere il paragone, quando nel canto dei pastori -al presepio innestò alcuni versi della quarta egloga di Virgilio. -Innalzandosi nelle regioni dell'ideale e nel mondo degli spiriti, egli -ha qualche tratto che arieggia i sublimi ardimenti danteschi, quale -è, per esempio, il canto e la profezia del re Davidde nel Limbo de' -patriarchi, o la pittura dell'Eterno, che siede sul trono avvolto nel -suo gran manto tempestato delle figure elementari di tutti gli esseri, -in atto di parlare agli spiriti celesti. Altre volte egli non si perita -di innestare al suo soggetto l'antica mitologia, senza per questo cader -nel barocco, perchè le divinità pagane non sono per lui che come la -cornice del quadro, nè egli assegna mai ad esse veruna parte principale -nel suo poema. Chi desidera formarsi un concetto intero e adeguato -di quanto abbia potuto l'arte a quel tempo, non deve trascurar di -leggere un lavoro come questo. Il merito poi del Sannazzaro parrà tanto -maggiore anche per questo, che d'ordinario la mescolanza di elementi -pagani e cristiani stuona assai più facilmente nella poesia, che nelle -arti figurative: queste ultime infatti ponno del continuo compensar -l'occhio colla vista di qualche determinata e materiale bellezza, e in -generale non sono così schiave del contenuto sostanziale dei soggetti -che trattano, come la poesia, mentre l'immaginazione in esse s'arresta -piuttosto alla forma, nella poesia invece penetra direttamente nella -sostanza. Il buon Battista Mantovano nel suo «Calendario festivo»[535] -avea tentato un altro espediente; che era appunto quello di porre -gli Dei e i Semidei del paganesimo in pieno contrasto colla storia -sacra, come facevano i Padri della Chiesa, anzichè introdurli a far -parte della medesima. Così mentre l'angelo Gabriele scende a Nazaret -apportatore della grande novella alla Vergine, Mercurio si stacca -dal Carmelo e lo insegue sino a spiarne il saluto sul limitare della -cella benedetta; vola quindi ad informare gli Dei raccolti in solenne -radunanza e li induce col suo racconto ai propositi più feroci. Ma -anche con questo metodo egli si trova altre volte costretto[536] -a far sì che Tetide, Cerere, Eolo ed altre divinità spontaneamente -s'arrendano a riconoscere la superiorità della Vergine. - -La fama del Sannazzaro, la moltitudine de' suoi imitatori, l'omaggio -tributatogli dei più grandi dell'epoca sono circostanze, che mostrano -ad evidenza quanto egli fosse caro e necessario al suo secolo. Anche -in servigio della Chiesa egli sciolse vittoriosamente, proprio sul -cominciare della Riforma, il problema: se fosse possibile poetare -cristianamente e conservarsi ligi nel tempo stesso alle tradizioni -classiche; e tanto Leone, quanto Clemente gliene attestarono altamente -la loro riconoscenza. - - -Per ultimo fu cantata in esametri o in distici anche la storia -contemporanea, ora sotto forma narrativa, ora a guisa di panegirico, -e d'ordinario sempre in lode di qualche principe o di qualche famiglia -principesca. Così ebbero origine una _Sforziade_, una _Borseide_, una -_Borgiade_, una _Triulziade_ e simili, ma veramente nessuna raggiunse -il suo scopo, poichè se alcuni dei lodati rimasero celebri ed immortali -nella storia, non dovettero certo la loro celebrità a questa specie -di poemi, contro i quali ci fu sempre un'invincibile ed universale -avversione, anche se scritti da buoni poeti. Un effetto molto diverso -produssero invece alcuni poemetti minori, stesi senza pretensione -alcuna a guisa di episodi della vita di qualche uomo celebre, come -per esempio la descrizione delle «Cacce di Leone X» presso Palo[537] e -«il Viaggio di Giulio» di Adriano da Corneto (v. pag. 162). Splendide -descrizioni di cacce di questa specie ci lasciò pure, tra molti altri, -Ercole Strozza, ed è veramente deplorevole che i lettori moderni -ricusino di gettarvi gli occhi, disgustati da quel fondo di adulazione -che ci sta sotto e che traspare ad ogni tratto. Eppure la maestria del -lavoro e la importanza storica, talvolta non piccola, di queste poesie -assicurano ad esse una vita più lunga di quella, cui possono aspirare -parecchie poesie del nostro tempo ora abbastanza in voga. - -In generale queste composizioni sono di tanto migliori, quanto meno -contengono di elementi patetici ed ideali. Vi sono taluni poemetti -epici di celebri maestri, che, sotto un cumulo enorme di allusioni -mitologiche, producono un effetto altamente ridicolo e comico, -certamente contro la intenzione dei loro autori. Tale, per esempio, è -«l'Epicedio» di Ercole Strozza[538] per la morte di Cesare Borgia (v. -pag. 154). In esso si ode il lamento di Roma, che aveva posto tutte -le sue speranze nei papi spagnuoli Calisto III ed Alessandro VI e poi -aveva riguardato Cesare come il promesso suo liberatore, e si leggono -le gesta di quest'ultimo sino alla catastrofe dell'anno 1503. Poscia -il poeta chiede alla sua Musa, quale in quel momento fosse stato -l'alto consiglio dei Dei[539], ed Erato narra che nell'Olimpo Pallade -si era dichiarata per gli spagnuoli, Venere per gli italiani; ambedue -abbracciarono le ginocchia di Giove, ed egli, baciatele in viso, le -pacificò e protestò che non potea nulla contro il destino ordito dalle -Parche, ma che, ciò non ostante, le promesse degli Dei s'adempirebbero -per opera del fanciullo nato dall'unione delle due case Borgia ed -Este[540]; e, dopo aver narrato la storia antichissima e favolosa -di ambedue le famiglie, confessa di non poter dare a Cesare il dono -dell'immortalità, come non potè darlo una volta, in onta ad autorevoli -preghiere, nè a Memnone, nè ad Achille; conclude però col dire, quasi -a conforto del poeta, che Cesare prima di morire avrebbe fatto grande -strage, guerreggiando, de' suoi nemici. Allora Marte scende a Napoli -e prepara la guerra, ma Pallade s'affretta a Nepi e appare quivi -all'infermo Cesare sotto la forma di Alessandro VI, e, dopo averlo -ammonito a rassegnarsi e a star contento alla gloria che già circonda -il suo nome, la Dea travestita da Papa scompare «a guisa di uccello». - -Ciò non ostante, si rinuncia senza necessità ad un piacere talvolta -assai grande se si respinge a priori tutto ciò che, più meno a -proposito, contiene qualche sprazzo di mitologia, poichè anche la -poesia non poche volte ha saputo nobilitare questo elemento, al -pari della pittura e della scultura. E pei dilettanti del genere non -mancano neanche i primi saggi della parodia (v. pag. 216) tentati nella -«Maccaroneide», alla quale poi nell'arte fa degno riscontro la «Festa -degli Dei» di Giovanni Bellini. - -Talune poesie narrative in esametri sono anche semplici esercitazioni -o rifacimenti di relazioni in prosa, che il lettore probabilmente -preferirà ogni qualvolta le trovi. E da ultimo si finì, come è noto, -col mettere in versi ogni cosa, e ciò anche da parte degli umanisti -tedeschi dell'epoca della Riforma.[541] Ma si andrebbe molto errati, -se tutto questo si attribuisce soltanto ad abbondanza di ozi agiati ed -a soverchia smania di poetare. Negli Italiani almeno c'è sempre troppa -cura di ripulire e perfezionare la forma, della quale essi avevano un -senso squisito e profondo, come lo prova la moltitudine enorme che si -ha contemporaneamente di relazioni, di storie e di opuscoli in terzine. -Appunto come Nicolò da Uzzano, per produrre maggiore effetto, fuse in -questo metro non facile del verso italiano il suo manifesto per una -nuova costituzione politica, e il Machiavelli il suo prospetto della -storia contemporanea, e un terzo la vita del Savonarola, e un quarto -l'assedio di Piombino per opera di Alfonso il Magnanimo,[542] non deve -far meraviglia che altri potessero aver bisogno dell'esametro, per -incatenar meglio l'attenzione di un pubblico al tutto diverso. - -Ciò che sotto questa forma si era disposti a tollerare o ad esigere, -scorgesi con piena evidenza dalla poesia didattica. Questa nel secolo -XVI ebbe uno sviluppo straordinario e maraviglioso, e cantò in esametri -l'alchimia, il giuoco degli scacchi, l'arte della seta, l'astronomia, -la lue venerea e mille altre cose, alle quali sono da aggiungere anche -parecchi estesi poemi italiani. Oggidì è moda di condannar tali poemi -senza neanche darsi la briga di leggerli, e per verità noi stessi -non sapremmo dire sino a qual punto essi meritino effettivamente di -esser letti.[543] Ad ogni modo però egli è certo, che epoche senza -paragone superiori alla nostra per retto senso del bello, quali -appunto furono la greca (dei tempi più tardi) e la romana, nonchè -questa del Rinascimento, non credettero di poter far senza neanche di -questa forma speciale di poesia. Ma si potrebbe anche rispondere, che -non la mancanza dì gusto estetico, bensì una maggiore serietà nella -trattazione delle materie scientifiche è quella che ne tien lontana -oggidì la forma poetica; su di che non volendo ridire, noi crediamo -miglior partito lasciare ad ognuno la propria opinione. - -Una di queste opere didattiche si vede ancora oggidì qua e colà -ristampata, ed è lo _Zodiaco della vita_ di Marcello Palingenio, -segreto seguace delle dottrine protestanti in Ferrara. Alle più -sublimi questioni intorno a Dio, alla virtù, all'immortalità, l'autore -congiunge la trattazione di molti punti della vita pratica, ed è da -questo lato un'autorità non dispregevole per la storia della morale. -Nel complesso però il suo poema si distacca da tutti gli altri -congeneri dell'epoca del Rinascimento, come anche, in ordine al suo -scopo seriamente istruttivo, l'allegoria ne esclude quasi affatto la -mitologia. - - -Ma il genere, nel quale i poeti filologi s'accostarono, più che in -qualsiasi altro, all'antichità, è la lirica, e in modo speciale poi -l'elegia, e, dopo questa, altresì l'epigramma. - -Nel genere leggero Catullo esercitò un vero fascino sugli Italiani. -Più di un elegante madrigale latino, e non poche brevi invettive o -maliziosi biglietti potrebbero dirsi vere trascrizioni da lui senza -quasi mutamenti di sorta, e la morte di qualche cagnolino o pappagallo -è pianta colle stesse parole e con lo stesso ordine di pensieri, con -cui egli pianse il passero di Lesbia. Ma vi sono anche altre brevi -poesie, che, pur mantenendosi originali nel concetto, potrebbero trarre -in inganno il più esperto conoscitore, quanto alla forma, e delle quali -non si saprebbe precisar l'epoca, se il contenuto non le dimostrasse -indubbiamente lavori dei secoli XV e XVI. - -Per contrario nelle odi di metro saffico od alcaico ecc. non se ne -troverebbe forse una sola, che in un modo o nell'altro non rivelasse -come che sia la sua origine moderna. Ciò accade per lo più in causa -di una certa loquacità rettorica, che negli esemplari antichi non -s'incontra se non per la prima volta in Stazio e per una mancanza -assoluta di nerbo lirico, quale sarebbe domandato da questa specie -di poesia. In una ode qualunque potranno, è vero, incontrarsi singoli -tratti, talvolta anche due o tre strofe di seguito, di tal fattura da -crederle frammenti di qualche antico, ma l'illusione non va più in la, -e il colorito muta subito dopo. E se non muta, come per esempio nella -bella ode a Venere di Andrea Navagero, vi si riconosce tosto una copia -di qualche capolavoro antico.[544] Alcuni scrittori di odi prendono -a soggetto il culto che si presta ai santi e modellano con molto -gusto le loro invocazioni su quelle di Orazio e di Catullo di genere -somigliante. Tale è il Navagero nell'ode all'arcangelo Gabriele, e tale -in modo particolare il Sannazzaro, che nell'adottare i riti del culto -pagano va più innanzi di ogni altro. Egli celebra sopra ogni altro -il suo santo onomastico,[545] al quale aveva dedicato un tempietto -nella sua splendida villa di Posilipo, «colà dove i fiotti del mare -si confondono colle acque che sgorgano dalla rupe, e si frangono alle -mura del piccolo santuario». Per lui non v'è gioja maggiore della -festa annua di S. Nazzaro, e le frondi e i fiori, di cui in questo -giorno, più che di consueto, s'adorna il piccolo tempio, figurano -nella sua fantasia gli antichi sacrifici. Anche fuggiasco in compagnia -dell'espulso Federigo d'Aragona, sulle rive dell'Atlantico e alle foci -della Loira, egli non dimentica nel suo giorno onomastico di appendere -al suo santo, con l'angoscia nel cuore, ghirlande sempre verdi di bosso -e di quercia, e rammentando con desiderio gli anni trascorsi, nei quali -tutta la gioventù di Posilipo accorreva sulle sue navicelle a rallegrar -quella festa, fa voti pel suo ritorno.[546] - -Antiche al punto da produrre una perfetta illusione sono poi più -specialmente alcune poesie di metro elegiaco, od anche in semplici -esametri, ma che appartengono pel loro contenuto a questo genere, -passando dall'elegia in giù per tutte le possibili gradazioni sino -all'epigramma. Siccome gli umanisti si erano molto famigliarizzati -colla lettura dei poeti elegiaci romani, così si sentirono anche -incoraggiati ad imitarli preferibilmente ad ogni altro. L'elegia del -Navagero «alla Notte» ribocca d'ogni parte di reminiscenze di quegli -antichi esemplari, ma al tempo stesso ha nell'insieme un colorito che -seduce ed affascina. In generale egli si mostra innanzi tutto molto -accurato nella scelta di concetti veramente poetici,[547] e poi li -traduce, non servilmente, ma con una certa disinvoltura e maestria, -nello stile dell'Antologia, di Ovidio, di Catullo od anche delle -Egloghe di Virgilio: della mitologia fa un uso moderato, spesse volte -soltanto per ritrarre l'immagine della vita campestre in qualche -preghiera a Cerere o ad altre divinità rustiche. Un saluto alla patria, -ritornando dalla sua missione in Ispagna, non fu che cominciato; -ma ne sarebbe uscita una splendida composizione, se il resto avesse -corrisposto a questo principio: - - Salve, cura Deûm, mundi felicior ora, - Formosae Veneris dulces salvete recessus; - Ut vos post tantos animi mentisque labores - Aspicio lustroque libens, et munere vestro - Sollicitas toto depello e pectore curas! - -La forma elegiaca o quella dell'esametro diventano le forme di ogni -elevato sentimentalismo, e vi si adattano bellamente tanto il più -nobile entusiasmo patriottico (v. pag. 162 elegia a Giulio II), quanto -la pomposa apoteosi dei regnanti,[548] e quanto anche la tenera e -delicata melanconia di Tibullo. Mario Molsa, che nelle sue adulazioni -a Clemente VII ed ai Farnesi gareggia con Stazio e Marziale, in -una elegia «ai Compagni», scritta dal letto de' suoi dolori, ha dei -pensieri sulla morte che si crederebbero propri di un antico qualunque, -e tuttavia non sono tolti a prestito da nessuno esemplare classico. -Del resto, chi meglio d'ogni altro intese il vero spirito dell'elegia -romana e seppe imitarla più perfettamente fu il Sannazzaro, il quale -anche è il più copioso e svariato scrittore di questo genere di poesie. -— Di altre elegie avremo occasione di parlare altrove, secondochè ci -cadrà in acconcio pel contenuto sostanziale delle medesime. - - -Per ultimo l'epigramma latino in quei tempi ha un'importanza -grandissima, avvegnachè un pajo di linee ben fatte, scolpite sopra un -monumento o portate di bocca in bocca a provocare un sorriso, potevano -benissimo creare la riputazione di un letterato. Questa tendenza -è vecchia in Italia. Quando si sparse la voce che Guido da Polenta -voleva innalzare sulla tomba di Dante un monumento, affluirono da -tutte le parti le iscrizioni,[549] inviate «da tali che o volevano -mettersi in vista, od onorare la memoria del morto poeta o procacciarsi -il favore del da Polenta». Sul mausoleo dell'arcivescovo Giovanni -Visconti (morto nel 1354), che esiste ancora nel Duomo di Milano, -sotto trentasei esametri leggesi: «il signor Gabrio de Zamorer di -Parma, dottore in ambo le leggi, ha composto questi versi». A poco -a poco, prendendo a modelli Marziale e Catullo, si venne formando -anche una letteratura speciale dell'epigramma; e questo raggiunse il -colmo della sua gloria, quando lo si potè credere antico o copiato -da qualche antica lapide,[550] quando parve di tanto buon gusto, che -tutta Italia lo sapesse a memoria, come accadde di alcuni del Bembo. -Così quando il governo di Venezia, per l'elogio fattegli in tre distici -dal Sannazzaro, premiò quest'ultimo con un regalo di seicento ducati, -a nessuno parve questa una generosità troppo spinta, perchè tutti -stimarono l'epigramma per quello che realmente era nell'opinione dei -dotti di quel tempo, vale a dire, la formola più breve per esprimere -la gloria. Nè in allora vi fu nessuno tanto potente, che sgradisse -di vedersi onorato con tal genere di componimenti, ed anche i grandi -cercavano con molta sollecitudine, per ogni iscrizione che ponevano, -un qualche dotto consiglio, perchè gli epitaffi ridicoli correvano -anche il pericolo di essere registrati in raccolte speciali destinate -a provocare l'ilarità del pubblico. L'epigrafia[551] e l'epigrammatica -si tenevano strettamente por mano; la prima si basava sopra uno studio -accuratissimo delle antiche iscrizioni lapidarie. - -La città degli epigrammi e delle iscrizioni in modo affatto speciale -fu e rimase Roma. Non esistendo nello Stato pontificio l'ereditarietà -del trono, ognuno doveva pensare da sè al modo di perpetuare la propria -memoria: al tempo stesso poi il motto beffardo espresso in poesia -diventava un'arma potente contro i rivali. Ancora Pio II enumera con -compiacenza i distici, che il suo maggior poeta, il Campano, compose -per qualche fortunata circostanza del suo governo. Sotto i Papi -seguenti fiorì poi l'epigramma satirico, e di fronte ad Alessandro VI -ed a' suoi degenerò nella maldicenza la più scandalosa. Il Sannazzaro -componeva i suoi in una posizione relativamente sicura, ma altri -affatto in prossimità della corte ebbero ardimenti estremamente -pericolosi (v. pag. 153). Per otto distici minacciosi, che erano stati -affissi alla porta della biblioteca,[552] Alessandro fece una volta -rinforzare la guardia di ben ottocento uomini; ognuno può immaginare -come avrebbe trattato il poeta, se gli fosse riuscito di averlo. Sotto -Leone X gli epigrammi latini erano il pane quotidiano: sia che si -volesse adulare al Papa o sparlarne, sia che si mirasse a vendicarsi -di nemici noti ed ignoti o a colpir qualche vittima, e in generale -ogni qualvolta sopra un argomento di fatto o immaginario si voleva -scagliare un motto, o malignare, od esprimere un sentimento di pietà -o d'ammirazione, la forma prescelta era sempre quella dell'epigramma. -Così nell'occasione, in cui fu esposto il celebre gruppo della -Vergine con S. Anna e il bambino, che Andrea Sansovino scolpì per la -chiesa di s. Agostino, non meno di centoventi furono gli epigrammi -latini, che piovvero per la circostanza, non tanto per sentimento di -pietà religiosa, quanto por piacenteria verso il mecenate, che aveva -commesso all'artista quell'opera.[553] Egli era quel Giovanni Goritz -di Lussemburgo, referendario papale alle suppliche, il quale ogni anno -per la festa di S. Anna non solo faceva celebrare un servizio divino, -ma dava anche un grande banchetto a tutti i letterati di Roma ne' -suoi giardini situati sul pendio del colle Capitolino. In allora parve -anche che valesse la pena di passare in rassegna tutta la schiera de' -poeti, che cercavano fortuna alla corte di Leone, come fece con un -grande poema _de poetis urbanis_[554] Francesco Arsillo, uomo che non -avea bisogno di nessuna protezione da parte del Papa o di chicchessia, -e che all'occorrenza sapeva parlar francamente anche contro i propri -colleghi. — Dopo Paolo III l'epigramma decade e non sopravvive che in -qualche saggio isolato, mentre invece l'epigrafia continua a fiorire -sino al secolo XVII, in cui anch'essa muore por soverchia gonfiezza. - -Anche in Venezia questa ha una storia sua propria, alla quale possiam -tenere dietro mercè gli ajuti di Francesco Sansovino nel suo libro -«sulla Topografia veneziana». Un argomento perenne lo si aveva -nell'uso invalso di apporre un'epigrafe (_Brieve_) ad ogni ritratto di -doge collocato nella gran sala del palazzo ducale, epigrafe che non -oltrepassa mai quattro esametri, nei quali bisognava compendiare le -gesta più importanti di ciascuno.[555] Oltre a ciò, le tombe dei dogi -del secolo XIV portano laconiche iscrizioni in prosa, che accennano a -qualche fatto più clamoroso, e accanto ad esse pochi sonori esametri -o alcuni versi leonini. Nel secolo XV si comincia a curare di più lo -stile, e nel secolo XVI questo tocca alla sua ultima perfezione, dopo -la quale comincia la vana antitesi, la prosopopea, l'enfasi, il fare -sentenzioso, in una parola il falso ed il gonfio. Non è raro neanche -il caso, in cui si rasenti la satira e si cerchi di adombrare sotto -la lode diretta di un morto il biasimo indiretto di un vivo. Molto -più tardi torna a ricomparire nella primitiva sua semplicità qualche -epitaffio, ma in via puramente eccezionale. - -Anche le opere architettoniche e monumentali eran sempre disposte in -modo da poter far luogo ad iscrizioni, talvolta ripetute in più guise, -e ciò è tanto più notevole in quanto si sa che gli edifici del nord a -stento lasciano un posto conveniente per collocarvi qualche epigrafe, -e nei monumenti sepolcrali, per esempio, quest'ultima è relegata nei -punti più esposti ad essere guasti, nelle orlature. - - -Ora, col sin qui detto noi non crediamo niente affatto di avere -persuaso il lettore del valore intrinseco di questo genere di poesia -risorto presso gl'Italiani del Quattrocento. Ma non si tratta neanche -di ciò, bastando al nostro scopo di aver designato la necessità -della stessa e la posizione che le compete nella storia della cultura -italiana. Del resto già sin d'allora se n'ebbe una caricatura nella -così detta poesia maccaronica,[556] il cui capolavoro è l'_Opus -macaronicorum_ cantato da Merlin Coccai (Teofilo Folengo di Mantova). -Del contenuto sostanziale di questo poema avremo occasione di parlare -ancora qua e colà; quanto alla forma — esametri ed altri versi misti di -latino e di vocaboli italiani con desinenze latine, — il lato comico di -essa sta essenzialmente in questo, che simili mescolanze vi figurano -per entro come tanti _lapsus linguae_ e come espettorazioni di un -improvvisatore latino, che si lascia trasportare dalla foga dell'estro. -Delle imitazioni fatte in Germania, mescolando insieme il latino e il -tedesco, nessuna ha neanche l'ombra della spontaneità, che è nel lavoro -del poeta italiano. - - - - -CAPITOLO XIII. - -Caduta degli umanisti nel secolo XVI. - - Accuse contro gli umanisti e loro giusto valore. — Loro - sventure. — Il contrapposto degli umanisti. — Pomponio Leto. — - Le accademie. - - -Dopochè molte gloriose generazioni di poeti-filologi sino dal principio -del secolo XIV ebbero diffuso in Italia e nell'Europa occidentale il -culto dell'antichità, dando un indirizzo del tutto nuovo alla cultura, -all'educazione e talvolta anche alla politica, e riproducendo, secondo -le loro forze, l'antica letteratura, noi vediamo tutta questa classe -d'uomini cadere in profondo discredito, ed essere disprezzata in un -tempo, in cui non si credeva ancora di poter far senza delle loro -dottrine e del loro sapere, vale a dire, nel secolo XVI. In questo -secolo infatti si continuava a parlare, a scrivere e a poetare alla -loro maniera, ma nessuno personalmente voleva esser creduto della loro -schiera. L'opinione pubblica li accusava di due colpe principalmente: -di una sconfinata superbia e di turpi dissolutezze; alle quali -l'incipiente Contro-riforma ne aggiunse ben presto una terza, quella di -un'empia incredulità. - -Ora, innanzi tutto si domanda: vere o non vere, perchè tali accuse -non si fecero sentir prima? E se anche si fecero talqualmente sentire, -perchè in generale rimasero prive di effetto? Evidentemente perchè la -dipendenza dai letterati, rispetto alla cognizione dell'antichità, -era ancor troppo grande, e perchè essi soli n'erano i possessori, -i rappresentanti e i propagatori. Ma quando colla stampa i classici -ebbero una maggiore diffusione,[557] e cominciarono a moltiplicarsi -ricchi e copiosi manuali e repertorii ad uso di tutti, il popolo a -poco a poco si venne notevolmente scostando dagli umanisti; e quando -s'avvide che, anche soltanto in parte, poteva far senza di essi, volse -loro decisamente le spalle. E quell'improvviso rivolgimento colpì senza -distinzione alcuna i buoni e i cattivi. - -Causa prima di tali accuse furono gli umanisti stessi. Fra quanti -fondarono una società qualunque, nessuno si mostrò più alieno di -essi da quel senso di concordia, che occorre a tenerla unita, e -nessuno vi si ribellò mai più apertamente. Quando poi cominciarono -a volersi sopraffare l'un l'altro, ogni mezzo parve loro lecito, pur -di riuscire allo scopo. Con una rapidità portentosa passano essi dal -campo della discussione scientifica a quello dell'invettiva e della -maldicenza: non si accontentano di combattere il loro avversario, ma -vogliono schiacciarlo completamente. Un po' di colpa di tali eccessi -può ascriversi, se si vuole, a quelli stessi che li circondano e -alla posizione, nella quale si trovano: vedemmo infatti con quanta -violenza l'epoca, di cui essi sono i principali rappresentanti, -oscillasse incerta tra due correnti contrarie, l'amor della gloria e -la tendenza al dileggio. Oltre a ciò, anche la posizione loro nella -vita di ogni dì era per lo più tale, da metterli in grave pensiero per -la loro stessa sussistenza. E con tali disposizioni d'animo dovevano -scrivere, perorare e parlare l'uno dell'altro. Le sole opere del Poggio -contengono tal cumulo di bassezze, da provocare senz'altro una decisa -avversione per tutti; — e queste opere del Poggio sono appunto quelle -che ebbero un maggior numero di edizioni, tanto al di qua che al di -là delle Alpi. Nè si deve nemmeno con troppa facilità rallegrarsi, se -per avventura qua e là s'incontra qualche onesta figura, che sembri -esente da qualsiasi macchia; poichè, guardando un po' più addentro, -si corre pericolo di trovarsi di fronte ad altre testimonianze, che, -vere o false, sono più che sufficienti a intorbidare lo splendore di -quell'immagine. Il resto lo fecero le sconce poesie latine del Pontano -e più ancora il suo famoso dialogo _Antonius_, nel quale egli scherza -oscenamente sulla sua stessa famiglia. Il secolo XVI conosceva tutte -queste brutture ed era stanco, senz'altro, di tollerare una classe -d'uomini simili. Per maggior loro sventura poi anche il più grande -poeta dell'epoca non degnò ricordarli, se non per gettar su loro a -piene mani il disprezzo.[558] - -Ma le accuse, che si lanciarono contro essi, non erano in generale che -troppo vere. E se anche qua e colà se ne incontra taluno, che mostra -in modo positivo e innegabile di non essere sordo ai dettami della -moralità e della religione, questa eccezione non inferma punto la -regola, sussistendo di fatto che molti, e fra essi i più celebri, erano -realmente colpevoli. - -Tre cose spiegano e forse mitigano in parte la loro colpa: l'eccesso -delle lodi lor tributate, quando sedevano al colmo del carro della -fortuna; l'incertezza e la precarietà della loro vita materiale, per -cui dallo splendore piombavano ad un tratto nella miseria, secondo i -capricci dei loro mecenati o la malignità dei loro avversari; infine la -pervertitrice influenza dell'antichità. Questa corruppe la loro morale, -senza comunicare ad essi la propria, e dal punto di vista religioso -influì sinistramente, inoculando nelle loro menti idee di scetticismo -e di sensualismo, poichè non poteva inocularvi la credenza positiva -nell'antica mitologia. Ora il danno derivò appunto da questo, che essi -intesero l'antichità in modo affatto dogmatico; vale a dire, videro in -essa il prototipo di qualsiasi modo di pensare e di agire. Ma che vi -sia stato un secolo, che in modo affatto esclusivo abbia divinizzato -il mondo antico e quanto proveniva da esso, non è un fatto da doversi -ascrivere in colpa a nessuno in particolare. Esso fu una necessità -storica d'ordine superiore, e tutta la cultura dei tempi posteriori -e futuri è la conseguenza immediata di esso e della maniera affatto -esclusiva, con cui si verificò. - -La carriera degli umanisti d'ordinario era tale, che solo le tempre -più forti potevano correrla senza risentirne alcun danno. Il primo -pericolo veniva talvolta dai genitori, che di un figlio di precoce -sviluppo volevano fare un fanciullo miracoloso,[559] colla mira di -farlo entrar poscia in quella classe d'uomini, che allora erano -tutto. Ma i fanciulli miracolosi non vanno generalmente oltre ad -un dato punto, o, se vogliono progredire, no 'l possono che a furia -di sforzi faticosissimi. Inoltre la gloria e la stima, di cui erano -circondati gli umanisti, potevano diventare pei giovani stessi una -tentazione molto pericolosa: essi correvano il rischio di immaginarsi, -«per la superbia che è connaturale all'uomo, di non aver bisogno di -badar più alle cose ordinarie e comuni della vita».[560] E allora -si precipitavano ciecamente colà, dove la gloria sembrava chiamarli -attraverso la vicenda dei più violenti contrasti: ora docenti pubblici -o privati, ora segretari o consiglieri di principi; ora fatti segno -all'entusiastica ammirazione di tutti, ora derisi e vituperati; qua -negli agi e nell'abbondanza, là nelle privazioni e nella miseria, -e sempre e dovunque esposti a pericoli, a inimicizie mortali, -implacabili. Un sapere serio e profondo con tutta facilità poteva -essere soppiantato da una tintura di dottrina frivola e superficiale. -Il peggio poi si era che all'umanista era quasi affatto impossibile -l'avere una patria qualunque stabile e certa, mentre la sua stessa -condizione lo obbligava continuamente a mutar dimora o gl'impediva di -trovarsi bene un po' a lungo in qualsiasi luogo. Infatti o egli stesso -s'annojava degli altri, perchè circondato di inimicizie, o gli altri -si annojavano di lui, perchè desiderosi di novità (v. p. 281). Che -se anche un tale stato di cose ci fa, quasi senza volerlo, andar la -mente ai sofisti greci del tempo imperiale, quali furono descritti da -Filostrato, non v'ha dubbio però che il paragone non regge, poichè la -condizione di questi ultimi era senza contrasto migliore, provveduti -com'erano di maggiori agi e ricchezze o più disposti a farne senza, e -in generale men tormentati dalle esigenze di un pubblico, che vedeva in -loro dei dilettanti dell'arte oratoria, non dei dotti di professione. -L'umanista del Rinascimento invece deve essere un erudito di prima -forza e, per di più, un uomo capace di sostenere le cariche e gli -uffici più disparati. S'aggiunga a questo la vita sregolata ch'egli -conduce e l'indifferenza per qualsiasi sentimento di moralità, a cui si -viene abituando, dopochè si vede dall'opinione pubblica già condannato -_a priori_: arroge da ultimo l'orgoglio, senza cui caratteri simili -non possono esistere e che in essi è mantenuto dal bisogno, non fosse -altro, di conservarsi al di sopra del livello comune, e dal sentimento -della gloria, che si alterna continuamente con quello dell'odio e del -disprezzo. Essi sono la personificazione vivente di un soggettivismo, -che per eccesso di forze trabocca. - -Le accuse e le allusioni satiriche cominciano, come è stato già notato, -assai per tempo, appunto perchè per ogni individualità un po' spiccata, -per ogni specie di celebrità s'avea sempre pronto, qual correttivo, un -motto arguto, un sarcasmo. Oltre a ciò gli umanisti stessi fornivano -un abbondantissimo tema, al quale non s'avea che la pena di attingere. -Ancora nel secolo XV Battista Mantovano, facendo la rassegna dei sette -peccati capitali,[561] schiera gli umanisti con molti altri sotto -al primo, la superbia. Egli li descrive quali, nella loro boriosa -vanità di pretesi alunni di Apollo, incedono con aria dispettosa e con -affettata gravità, simili a stuolo di gru che scendono al pascolo, -e tanto pieni di sè medesimi, che s'arrestano perfino talvolta a -contemplare estatici la propria ombra. Ma quello che fece loro un -processo in tutte le forme, fu il secolo XVI. Oltre all'Ariosto, -ne fa testimonianza principalmente il loro storico, Giraldo, il -cui lavoro, già composto sotto Leone X, probabilmente fu ritoccato -intorno al 1540.[562] In esso sono riportati in copia strabocchevole -antichi e moderni esempi della depravazione morale e della misera -vita dei letterati, e in mezzo a ciò suonano accuse gravi e generali -contro essi. Si parla principalmente della loro irascibilità, vanità, -caparbietà e presunzione; s'incolpano di sregolatezze, di dissipazione, -di eresia e di empietà; e si fa loro rimprovero di parlar senza -convinzioni, di consigliare senza coscienza, stigmatizzandoli come -meschini compilatori di sillabe, come vilmente ingrati verso i loro -maestri, come abbiettamente servili verso i principi, che solitamente -mordono dapprima in mille guise i letterati e poi li lasciano -morire di fame. Finalmente il libro si chiude con una allusione alla -fortunata età, in cui sulla terra non v'era ancora scienza veruna. Di -tutte queste accuse una divenne ben presto la più pericolosa, quella -di eresia, e Giraldo stesso fu costretto più tardi, in occasione -della ristampa di un suo scritto giovanile affatto innocuo,[563] di -rifugiarsi sotto il manto protettore del duca Ercole II di Ferrara, -perchè omai cominciavano a prevalere quegli uomini, ai quali pareva -troppo male impiegato il tempo, che altri dedicava alla studio della -classica antichità. Ed egli, per giustificarsi, dovette fare ogni -sforzo per dimostrare che, in tempi simili, questo studio era anzi -l'unico veramente innocente, perchè vôlto ad argomenti d'indole affatto -neutrale. - - -Ma, se è dovere dello storico il cercare, accanto alle accuse, anche -quelle testimonianze, nelle quali invece prevale un sentimento di -benevolenza verso l'umanità, nessuna fonte certo potrà sembrare -paragonabile con lo scritto spesse volte citato di Pierio Valeriane -«Della infelicità dei letterati».[564] Esso fu composto sotto la triste -impressione del sacco di Roma, che, colle sventure che cagionò anche -ai letterati, all'autore sembra come l'ultima vendetta dell'avverso -destino, che da lungo tempo li perseguitava. Pierio obbedisce quì ad -un sentimento affatto naturale e giusto ad un tempo; egli non tira -in campo nessuna potenza spirituale, che abbia preso a perseguitare -in modo speciale questi uomini _per causa_ del loro genio, ma narra -senz'altro ciò che è accaduto e che bene spesso fu opera soltanto del -caso. Egli non ha in mira di scrivere una tragedia o di far discendere -i fatti da un conflitto di cause superiori, e appunto per questo si -restringe ad esporre le vicende ordinarie della vita quotidiana. -Così dal suo libro noi impariamo a conoscere taluni, che in tempi -molto agitati perdono dapprima le loro rendite, e poscia anche i -loro uffici; altri che, aspirando nello stesso tempo a più impieghi, -non ne ottengono alcuno; qua un avaro sordido ed egoista, che si -porta cucito addosso il suo tesoro, e che poi, derubato, muore di -rammarico; altrove un venale prebendato, che si consuma lentamente nel -desiderio della perduta libertà. In un punto egli rimpiange la morte -di qualcuno rapito dalla febbre o dalla pestilenza, e deplora ad un -tempo la perdita de' suoi scritti, che andarono arsi col suo letto e -colle sue vesti: in un altro ci parla della vita infelice di chi si -trascina innanzi sotto il peso dell'invidia e delle minaccie de' propri -colleghi: qua è uno sventurato, che soccombe al pugnale assassino -di un servo rapace; là è un fuggiasco in cerca di migliore fortuna, -che, sorpreso dai masnadieri, è gettato a languire nel fondo di un -carcere, perchè non può pagare il proprio riscatto. Taluno è portato -precocemente alla tomba da un segreto dolore per un torto ricevuto o -per una umiliazione subita: ad un veneziano si spezza il cuore per la -morte di un figliuoletto; fanciullo miracoloso, al quale tengon dietro -ben presto la madre e uno zio, quasi che egli dovesse trascinar con sè -tutta la sua famiglia. E non mancano neanche, e in numero rilevante, i -suicidi, per lo più fiorentini,[565] nonchè quelli che furono vittime -della vendetta di qualche tiranno. Dove, in tanta miseria, trovare -uno che sia felice? E come potrà esserlo? Forse col chiudere il cuore -ad ogni senso di pietà portanti mali? Uno degl'interlocutori del -dialogo s'incarica di rispondere a queste domande: egli è l'illustre -Gaspero Contarini, e il nome basta per farci sperare che le risposte -contengano quanto di più sensato e profondo si pensava in proposito a -quell'età. L'uomo felice egli lo trova in frate Urbano Valeriano da -Belluno, che per lunghi anni insegnò il greco a Venezia, poi visitò -la Grecia e l'Oriente, ed anche vecchio peregrinò ora in questo, ora -in quel paese, senza mai essere salito in groppa a un cavallo, senza -aver posseduto in sua vita un quattrino, rifiutando sempre qualsiasi -avanzamento ed onore, e morendo nella grave età di ottantaquattro -anni senza aver mai avuto un'ora di malattia, se si eccettui soltanto -quell'unica cagionatagli da una caduta. E che cosa lo differenziava -tanto dagli umanisti? Essi godettero una libertà d'azione mille volte -maggiore, essi ebbero una volontà loro propria, che avrebbero anche -dovuto usufruttare assai più utilmente, che non abbiano fatto: il -povero monaco invece, allevato nel chiostro sin dalla sua fanciullezza, -visse sempre a beneplacito altrui e s'abituò a non volere se non ciò, -che gli altri volevano; ma questa abitudine fu appunto quella che in -mezzo ai più grandi fastidi della vita gli mantenne quella equabilità -e quella serenità di spirito, colla quale influiva assai più sui suoi -discepoli, che non colle sue lezioni. Questi infatti si venivano ogni -dì più persuadendo, che non dipende se non da noi il far sì, che anche -nell'avversa fortuna possiam trovare qualche conforto, «In mezzo alle -privazioni e ai disagi egli era felice e voleva esserlo, perchè non -avea contratto male abitudini, perchè non era capriccioso, nè volubile, -nè incontentabile, ma sempre si mostrava soddisfatto di poco, od -anche di nulla». — A questa abnegazione, se crediamo al Contarini, non -erano estranei i più serii e profondi sentimenti di pietà religiosa; -ma, anche guardando in lui semplicemente il filosofo, egli non -ci parrà meno degno di ammirazione. — Un carattere molto affine a -questo, sebbene in condizioni affatto diverse, ci presenta quel Fabio -Calvi,[566] che fece un commento ad Ippocrate. - -In età già molto inoltrata egli viveva a Roma, cibandosi di sole erbe -«come una volta i Pitagorici», ed abitando sotto una tettoia, che ben -poco si differenziava dalla botte di Diogene. Della pensione che gli -pagava papa Leone, egli non pretendeva che lo stretto necessario per sè -e dava il resto agli altri. Non potè, come frà Urbano, rallegrarsi di -una salute costantemente florida e vigorosa, e non avrà potuto neanche, -come questi, sorridere sul suo letto di morte, poichè nel sacco di Roma -gli toccò, vecchio quasi nonagenario, di seguire a forza gli Spagnuoli, -che intendevano di farsene pagar caro il riscatto, e poco dopo morì -di fame abbandonato da tutti in un ospedale. Ma il suo nome andò salvo -dall'obblio, perchè Raffaello aveva amato e onorato quel vecchio come -un padre e un maestro, e s'era giovato de' suoi consigli in ogni -tempo. Forse questi consigli riferivansi in modo speciale a quella -restaurazione archeologica dell'antica Roma, di cui già tenemmo parola -altrove (v. pag. 249); ma fors'anche a cose d'ordine molto più elevato. -Chi potrebbe dire qual parte abbia avuto Fabio al concetto della Scuola -d'Atene e di altre importantissime composizioni di Raffaello? - - -Assai di buon grado porremmo fine a questa parte del nostro lavoro con -qualche interessante biografia, per esempio con quella di Pomponio -Leto, se possedessimo intorno a lui qualche cosa di più che una -semplice lettera di un suo discepolo, il Sabellico,[567] nella quale -Pomponio a bello studio è dipinto con colori di antichità un po' troppo -risentiti: tuttavia suppliremo a questa lacuna col riferirne almeno -qualche tratto dei più salienti. Egli discendeva illegittimamente -dalla famiglia napoletana dei Sanseverino, principi di Salerno (v. -pag. 335), ma non volle mai riconoscerli, e all'invito fattogli di -andare a vivere con essi, rispose col celebre biglietto: _Pomponius -Laetus cognatis et propinquis suis salutem. Quod petitis non potest. -Valete._ Meschinissimo nell'aspetto, con occhietti piccoli e vivaci, -vestito sempre in fogge strane e bizzarre, insegnando negli ultimi anni -del secolo XV all'Università di Roma, egli abitava alternativamente -la sua modesta casetta sul colle Esquilino o la sua villetta sul -Quirinale: quivi in mezzo alle sue anitre predilette e ad un gran -numero d'altri volatili, dei quali pure grandemente si dilettava, -attendeva alla coltivazione di un suo poderetto, seguendo rigorosamente -i precetti che trovava in Catone, in Varrone ed in Columella, e nei -giorni festivi cercava un po' di spasso nella caccia o nella pesca, -od anche nello starsene lunghe ore sdraiato all'ombra presso una -fonte e sulle rive del Tevere. Ricchezze ed agi non curò punto, nè -poco. Alieno da ogni invidia e maldicenza, non le tollerava nemmeno -in chi gli stava dappresso: ma per converso parlava con molta libertà -contro la gerarchia allor prevalente, e in generale passava anche come -libero pensatore in fatto di religione, eccettuati però gli ultimi -suoi anni. Involto nella persecuzione che Paolo II iniziò contro gli -umanisti, egli era stato dal governo di Venezia consegnato al Papa; -ma non per questo si lasciò mai piegare ad ignobili confessioni: dopo -d'allora Papi e prelati lo ebbero caro e lo sussidiarono; e quando, -nei torbidi scoppiati sotto Sisto IV, gli fu saccheggiata la casa, -i danni gli furono rifusi in sì larga misura, che eccedettero le -perdite da lui fatte. Come insegnante, era coscienzioso sino allo -scrupolo: ancor prima dello spuntare del giorno lo vedevano scendere -dall'Esquilino colla sua lanterna in mano e recarsi all'Università, -dove la sua scuola riboccava sempre di ascoltatori; e siccome parlando -in privato balbettava alquanto, così dalla cattedra declamava con lenta -circospezione, ma non senza proprietà ed eleganza. Anche i pochi suoi -scritti sono dettati con molta cura. Gli antichi testi non ebbero mai -un interprete più accurato e più sobrio di lui: anche dinanzi agli -altri venerabili avanzi dell'antichità egli si sentiva compreso di -religioso rispetto sino al punto di rimanere estatico e come fuori di -sè o di prorompere improvvisamente in un pianto dirotto. Siccome egli -era sempre pronto a lasciar da parte i propri studi, quando si trattava -di essere utile agli altri, così era anche molto amato ed aveva sempre -un gran numero di amici, e quando morì, lo stesso Alessandro VI volle -che i suoi cortigiani ne seguissero la bara, che fu portata dai più -illustri tra' suoi uditori: alle sue esequie in Aracoeli assistettero -quaranta vescovi e tutti gli ambasciatori esteri. - - -Pomponio aveva introdotto a Roma e diretto la rappresentazione di -alcune commedie antiche, specialmente di quelle di Plauto (v. pag. -342). Oltre a ciò, egli era solito di festeggiare ogni anno il giorno -della fondazione della città con una solenne adunanza, nella quale -i suoi amici e discepoli recitavano discorsi e poesie. Da queste -circostanze principalmente ebbe origine e si mantenne anche più tardi -quella, che poi fu detta l'accademia romana. Essa non era realmente -se non una libera associazione, non legata a nessun fermo statuto: -oltre alle due occasioni menzionate, si riuniva[568] ogni qualvolta -un protettore ve la invitava o quando accadeva di dover celebrare le -lodi di qualche suo membro venuto a morire (per es. il Platina). L'uso -era questo, che al mattino un prelato a ciò destinato celebrava, prima -d'ogni altra cosa, la Messa: poscia Pomponio ascendeva la tribuna a -recitarvi il suo discorso, e dopo di lui un altro a declamarvi qualche -distico. Il solito banchetto d'obbligo, accompagnato da dispute e -declamazioni, chiudeva poi qualunque festività lieta o triste, ed -anche in questo gli accademici, il Platina specialmente, s'erano -creati una grande riputazione di buongustai.[569] Altre volte singoli -ospiti rappresentavano farse sul gusto delle Atellane. Come libera -associazione e senza un programma ben definito, questa accademia si -mantenne nella sua forma primitiva sino al sacco di Roma e potè contare -fra' suoi soci un Angelo Coloccio, un Giovanni Göritz (v. pag. 360), -e molti altri. Quanto ella abbia contribuito a far progredire la vita -intellettuale della nazione, non è cosa che si possa così facilmente -stabilire, come d'ordinario non si può di nessuna associazione di -questa specie; tuttavia sta di fatto, che anche il Sadoleto ne fa -menzione, come di una delle più care e preziose ricordanze di sua -gioventù.[570] — Un numero considerevole di altre accademie sorse e -morì in diverse città, secondochè ciò era reso possibile dalla fama e -dall'importanza degli umanisti, che vi risiedevano, e dal favore che -i ricchi e i grandi vi impartivano. Una di queste fu l'accademia di -Napoli, che si venne formando intorno a Gioviano Fontano, e della quale -poi una parte emigrò a Lecce,[571] un'altra fu quella di Pordenone, che -costituiva la corte del gran condottiere Alviano, e così via. Di quella -di Lodovico il Moro e della sua speciale importanza nella corte del -principe s'è già parlato altrove (v. pag. 56). - -Intorno alla metà del secolo XVI queste associazioni sembrano aver -subito una completa e radicale trasformazione. Gli umanisti sbalzati, -anche per altre ragioni, di seggio e divenuti sospetti alla incipiente -Contro-riforma, perdono la direzione delle accademie, e la poesia -italiana anche in queste comincia ad occupare il posto della latina. -Ben presto ogni città di una tal quale importanza ha la sua accademia, -coi nomi più strani e bizzarri,[572] e con fondi propri messi insieme -mediante contributi dei soci e legati. Oltre alla recitazione di -poesie, si adotta in esse, alla maniera delle precedenti associazioni -latine, l'uso del periodico banchetto e della rappresentazione di -drammi, parte col concorso degli stessi accademici, parte sotto la -loro sorveglianza coll'opera di giovani dilettanti e ben presto anche -di attori pagati. Le sorti del teatro italiano, e più tardi anche -dell'Opera, rimasero per lungo tempo nelle mani di queste associazioni. - - - FINE DEL VOLUME PRIMO. - - - - -INDICE E SOMMARIO - -DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME PRIMO - - - PREFAZIONE DEL TRADUTTORE _Pag._ v - DEDICA DELL'AUTORE » 1 - - PARTE PRIMA. - Lo Stato come opera d'arte. - - I. — INTRODUZIONE. - Condizioni politiche d'Italia nel secolo XIII. — La - Monarchia normanna sotto Federigo II. — Ezzelino - da Romano » 5 - II. — LA TIRANNIDE NEL SECOLO XIV. - Finanze e loro rapporti colla civiltà. — L'ideale di - un principe assoluto. — Pericoli interni ed - esterni. — Giudizio dei Fiorentini sui tiranni. — I - Visconti sino al penultimo » 11 - III. — LA TIRANNIDE NEL SECOLO XV. - Interventi e viaggi degl'Imperatori. — Loro - pretensioni messe in disparte. — Mancanza di uno - stabile diritto ereditario. Successioni - illegittime. — I Condottieri quali fondatori di - Stati. — Loro rapporti coi propri Signori. — La - famiglia Sforza. — Progetti del giovane Piccinino - e sua caduta. — Posteriori tentativi dei - Condottieri » 21 - IV. — LE TIRANNIDI MINORI. - I Baglioni di Perugia. — Loro interne discordie e - le nozze di sangue dell'anno 1500. — Fine - di questa famiglia. — Le case dei Malatesta, dei - Pico e dei Petrucci » 37 - V. — LE MAGGIORI CASE PRINCIPESCHE. - Gli Aragonesi di Napoli. — L'ultimo Visconti di - Milano. — Francesco Sforza e la sua - fortuna. — Galeazzo Maria e Lodovico il Moro. — I - Gonzaga di Mantova. — Federigo da Montefeltro, - duca di Urbino. — Ultimo splendore della Corte - urbinate. — Gli Estensi di Ferrara; tragedie - domestiche e fiscalità. — Traffico dei pubblici - ufficj, polizia e lavori pubblici. — Merito - personale. — Fedeltà della capitale. — Il direttore - di polizia Zampante. — Partecipazione dei sudditi - al lutto di corte. — Pompa della corte. — Protezione - accordata alle lettere » 47 - VI. — GLI AVVERSARI DELLA TIRANNIDE. - Gli ultimi Guelfi e Ghibellini. — I cospiratori. — Gli - assassinj nelle Chiese. — Influenza del tirannicidio - antico. — I Catilinarj. — Opinione dei Fiorentini - sul tirannicidio. — Il popolo ne' suoi rapporti - coi cospiratori » 73 - VII. — LE REPUBBLICHE. - Venezia nel secolo XV. — Gli abitanti. — Lo Stato e - i suoi pericoli cagionati dalla povertà - dell'aristocrazia. — Cause della sua stabilità. — Il - Consiglio dei Dieci e i processi politici. — Rapporti - verso i Condottieri. — Ottimismo della politica - estera. — Venezia quale patria della - Statistica. — Lento sviluppo della - cultura. — Ascetismo ufficiale prolungato » 83 - VIII. — ANCORA DELLE REPUBBLICHE. - Firenze dal secolo XIV in avanti. — Obbiettività - della coscienza politica. — Dante come - politico. — Firenze qual patria della Statistica; - i Villani. — La Statistica dei maggiori - interessi. — Valori delle monete del secolo - XV. — Le forme costituzionali e gli - storici. — Vizio fondamentale dello Stato - toscano. — Gli uomini politici. — Machiavelli e - il suo progetto di costituzione. — Genova, - Siena e Lucca » 101 - IX. — POLITICA ESTERA DEGLI STATI ITALIANI. - Invidia contro Venezia. — L'estero: simpatie per - la Francia. — Tentativo per un - equilibrio. — Intervento e conquista. — Alleanza - coi Turchi. — Reazione spagnuola. — Trattazione - obbiettiva della politica. — Arte diplomatica » 121 - X. — LA GUERRA COME OPERA D'ARTE. - Le armi da fuoco. — Conoscitori e - dilettanti. — Orrori guerreschi » 133 - XI. — IL PAPATO E I SUOI PERICOLI. - Posizione di fronte all'estero e - all'Italia. — Torbidi a Roma da Nicolò V in - poi. — Sisto IV signore di Roma. — Progetti - del cardinale Pietro Riario. — Il nepotismo - politico in Romagna. — Cardinali di case - principesche. — Innocenzo VIII e suo - figlio. — Alessandro VI come spagnuolo. — Relazioni - coll'estero e simonia. — Cesare Borgia e suoi - rapporti col padre. — Suoi ultimi - progetti. — Minacciata secolarizzazione dello - Stato pontificio. — I mezzi violenti. — Gli - assassinj. — Gli ultimi anni. — Giulio II - restauratore del Papato. — Elezione di Leone - X. — Suoi progetti pericolosi in politica. — Pericoli - esterni crescenti. — Adriano VI. — Clemente VII - e il sacco di Roma. — Conseguenze di esso e - reazione. — Riconciliazione di Carlo V col - Papa. — Il Papato della Contro-riforma » 139 - XII. — L'ITALIA DE' PATRIOTTI » 173 - - PARTE SECONDA. - Lo svolgimento dell'individualità. - - I. — LO STATO E L'INDIVIDUO. - L'uomo nel Medio-Evo. — Il risvegliarsi della - personalità. — I tiranni e i loro - sudditi. — L'individualismo nelle - Repubbliche. — L'esiglio e il cosmopolitismo » 177 - II. — PERFEZIONAMENTO DELL'INDIVIDUALITÀ. - Gli uomini multilateri. — Gli uomini universali. - Leon Battista Alberti » 186 - III. — LA GLORIA NEL SENSO MODERNO. - Idee di Dante intorno alla gloria. — Celebrità - degli Umanisti; il Petrarca. — Culto delle - abitazioni. — Culto delle tombe. — Culto degli - uomini celebri dell'antichità. — Letteratura della - gloria universale. — La gloria dipendente dagli - scrittori. — L'amor della gloria come passione » 193 - IV. — IL MOTTO E L'ARGUZIA NEL SENSO MODERNO. - Loro attinenze coll'individualismo. — La beffa - presso i Fiorentini, la novella. — I motteggiatori - e i buffoni. — I passatempi di Leone X. — La - parodia nella poesia. — Teoria dell'arguzia. — La - maldicenza e Adriano VI sua vittima. — Pietro - Aretino quale pubblicista. — Suoi rapporti coi - principi e cogli uomini celebri. — Sua religione » 209 - - PARTE TERZA. - Il Risorgimento dell'antichità. - - I. — OSSERVAZIONI PRELIMINARI. - Estensione dell'idea compresa nella parola - Rinascimento. — L'Antichità nel Medio-Evo. — Suo - precoce risveglio in Italia. — Poesia - latina del secolo XII. — Spirito del secolo XIV » 231 - II. — ROMA, LA CITTÀ DELLE ROVINE. - Dante, Petrarca, Fazio degli Uberti. — Le rovine - esistenti al tempo del Poggio. — Flavio Biondo, - Nicolò V e Pio II. — L'Antichità fuori di - Roma. — Città e famiglie di derivazione - romana. — Sentimenti e pretese dei romani. — Il - corpo di Giulia. Scavi e restauri. — Roma sotto - Leone X. — Le rovine come fonti di - sentimentalismo » 239 - III. — AUTORI ANTICHI RESUSCITATI. - Autori già noti fin dal secolo XIV. — Scoperte del - secolo XV. — Biblioteche, copisti e scrivani. — La - stampa. — Cenno sullo studio del greco. — Studi - orientali. — Pico di fronte all'antichità » 253 - IV. — L'UMANISMO NEL SECOLO XIV. - Necessità del suo trionfo. — Parte presavi da - Dante, Petrarca e Boccaccio. — Il Boccaccio primo - campione dell'antichità. — L'incoronazione - dei poeti » 267 - V. — LE UNIVERSITÀ E LE SCUOLE. - L'umanista professore nel secolo XV. — Scuole - secondarie. — L'istruzione superiore privata; - Vittorino. — Guarino in Ferrara. — Educazione - dei principi » 277 - VI. — I FAUTORI DELL'UMANISMO. - Cittadini fiorentini; il Niccoli. — Il Manetti, - e i primi Medici. — Principi: i Papi da Niccolò - V in avanti. — Alfonso di Napoli. — Federigo - d'Urbino. — Gli Sforza e gli Estensi. — Sigismondo - Malatesta » 285 - VII. — RIPRODUZIONE DELL'ANTICHITÀ. EPISTOLOGRAFIA. - La Cancelleria papale. — Apprezzamento dello stile - epistolare » 303 - VIII. — L'ELOQUENZA LATINA. - Indifferenza rispetto alla condizione - dell'oratore. — Discorsi solenni di materia - politica o in occasioni di ricevimento. — Orazioni - funebri. — Discorsi accademici e allocuzioni - militari. — Prediche latine. — Rinnovamento - dell'antica rettorica. — Forma e contenuto; - citazioni. — Concioni finte. — Scadimento - dell'eloquenza » 309 - IX. — I TRATTATISTI LATINI » 323 - X. — LA STORIOGRAFIA. - Necessità relativa del latino. — Studi sul Medio-Evo; - il Biondo. — Primordi della critica. — Rapporti - colla storiografia italiana » 325 - XI. — IL LATINISMO PREVALENTE IN OGNI RAMO DELLA CULTURA. - Il latinismo nei nomi. — Il latinismo nelle - cose. — Predominio assoluto del latino. — Cicerone - e i ciceroniani. — Conversazione latina » 333 - XII. — LA NUOVA POESIA LATINA. - L'epopea tratta dalla storia antica; - l'Africa. — Poesia mitica. — Epopea cristiana; il - Sannazzaro. — Introduzione di elementi - mitologici. — Poesia storica contemporanea. — Poesia - didattica; il Palingenio. — La lirica e i suoi - limiti. — Odi per santi. — Elegie e - simili. — L'epigramma. — La poesia maccaronica » 313 - XIII. — CADUTA DEGLI UMANISTI NEL SECOLO XVI. - Accuse contro gli umanisti e loro giusto - valore. — Loro sventure. — Il contrapposto degli - umanisti. — Pomponio Leto. — Le accademie » 363 - - - - -NOTE: - - -[1] _Storia dell'Architettura_ di Francesco Kugler. (La prima metà del -volume IV, contenente l'_Architettura e la Decorazione del Rinascimento -italiano_, è dell'Autore). - -[2] Machiavelli, _Discorsi_, L. I, c. 12. - -[3] I regnanti e la loro corte chiamansi insieme _lo Stato_, e questa -parola sembra essere stata usata in seguito a significare l'esistenza -di un intero territorio. - -[4] Höfler, _Kaiser Friedrich II_, pag. 39 e segg. - -[5] _Cento Novelle antiche_, Nov. 1, 6, 20, 21, 22, 23, 29, 30, 45, 56, -83, 88, 98. - -[6] Scardeonius, _De urbis Patav. antiq._ nel _Thesaurus_ del Grevio, -VI, III, pag. 259. - -[7] Sismondi, _Hist. des Républ. italiennes_, IV, pag. 420; VIII, pag. -1 e segg. - -[8] Franco Sacchetti, _Novelle_, (61, 62). - -[9] Petrarca, _De Republ. optime administranda, ad Franc. Carraram_ -(Opp. pag. 372 e segg.). - -[10] Solo cento anni più tardi anche la principessa è detta _madre_ de' -sudditi. Cfr. l'orazione funebre di Girolamo Crivelli per Bianca Maria -Visconti, presso Muratori, XXV, col. 429. Un traslato ironico di ciò -si ha nell'appellativo di _mater Ecclesiae_ dato alla sorella di papa -Sisto IV da Jacopo da Volterra (Muratori, XXIII, col. 109). - -[11] Esprimendo incidentalmente il desiderio che fosse impedita in -Padova la circolazione degli animali suini, perchè disgustosa alla -vista e pericolosa ai cavalli, che ne adombravano. - -[12] Petrarca, _Rerum memorandar._, l. III, pag. 460. — Si allude a -Matteo I Visconti e a Guido della Torre allora regnante a Milano. - -[13] Matteo Villani, V, 81, dove parla della segreta uccisione di -Matteo II Visconti operata da' suoi fratelli. - -[14] Filippo Villani, _Istorie_, XI, 101. Anche Petrarca trova i -tiranni lindi e puliti «come altari in giorno di festa». — Il trionfo -all'uso antico di Castracane in Lucca trovasi minutamente descritto -nella sua vita scritta da Tegrimo, presso Muratori, XI, col. 1340. - -[15] _De Vulgari Eloquio_, I, c. 12... _qui non heroico more, sed -plebeo sequuntur superbiam_ ecc. - -[16] Ciò non si trova invero che in alcuni scritti del secolo XV, ma -certamente dietro fantasie anteriori: L. B. Alberti, _De re aedific._, -V, 3. — Franc. di Giorgio, _Trattato_, presso Della Valle, _Lettere -senesi_, III, 121. - -[17] Franco Sacchetti, _Nov._, 61. - -[18] Matteo Villani, VI, 1. - -[19] L'ufficio de' passaporti in Padova intorno alla metà del secolo -XIV, come anche _quelli delle bullette_, trovansi descritti da -Franco Sacchetti, _Nov._ 117. Negli ultimi dieci anni di Federico II, -quando prevaleva il più rigido controllo personale, l'istituzione de' -passaporti doveva esistere nel suo pieno sviluppo. - -[20] Corio, _Storia di Milano_, fol. 247 e segg. - -[21] Anche, per esempio, a Paolo Giovio: v. _Viri illustres, Jo. -Galeatius_. - -[22] Corio, fol. 272, 285. - -[23] Cagnola, nell'_Archiv. Stor._, III, p. 23. - -[24] Così Corio, fol. 286, e Poggio, _Hist. Florent._, IV, presso -Muratori, XX, col. 290. — Di aspirazioni all'impero parlano il Cagnola, -l. c., e un sonetto presso il Trucchi, _Poesie italiane inedite_, II, -p. 118: - - Stan le città lombarde con le chiave - In man per darle a voi... ecc. - Roma vi chiama: Cesar mio novello, - Io sono ignuda et l'anima pur vive; - Or mi coprite col vostro mantello ecc. - -[25] Corio, fol. 302 e segg. Cfr. Ammian. Marcellin. XXIX, 3. - -[26] Così Paolo Giovio: _Viri illustr., Jo. Galeatius, Philippus_. - -[27] De Gingins: _Dépêches des ambassadeurs milanais_, II, pag. 200 (N. -213). Cfr. II, 3 (N. 114) e II, 212 (N. 218). - -[28] Paul. Jovius, _Elogia_. - -[29] Questa riunione di forze e d'ingegno è quella che da Machiavelli -vien detta virtù, e ch'egli trova compatibile anche con la -scelleratezza, come per esempio nei Discorsi, I, 10, dove parla di -Settimo Severo. - -[30] Intorno a ciò veggasi Francesco Vettori, _Arch. Stor. VI, pag_. -293 e segg. _L'investitura fatta da un uomo che dimora in Germania -e che d'imperatore romano non ha che il nome, non ha la forza di -trasformare un ribaldo in vero signore di una città_. - -[31] M. Villani, IV, 38, 39, 56, 77, 78, 92; V, 1, 2, 21, 36, 54. - -[32] Fu un italiano, Fazio degli Uberti (_Dittamondo_ L. VI, cap. -5, intorno all'anno 1360) che avrebbe preteso da Carlo IV un'altra -crociata in Terra Santa. Il passo è uno dei più belli del poema ed -anche sotto altri punti di vista notevole. Il poeta viene allontanato -dal Santo Sepolcro da un burbanzoso turcomanno: - - Coi passi lunghi e con la testa bassa - Oltrepassai e dissi: ecco vergogna - Del crïstian che 'l saracin qui lassa! - Poscia al pastor (il papa) mi volsi per rampogna: - E tu ti stai, che sei Vicar di Cristo, - Co' frati tuoi a ingrassar la carogna? - Similimente dissi a quel sofisto (Carlo IV), - Che sta in Buemme a piantar vigne e fichi, - E che non cura di sì caro acquisto: - Che fai? perchè non segui i primi antichi - Cesari de' Romani, e che non siegui, - Dico, gli Otti, i Corradi e i Federichi? - E che pur tieni questo imperio in triegui? - E se non hai lo cuor d'esser Augusto, - Che no 'l rifiuti? o che non ti dilegui? ecc. - -[33] Più distesamente in Vespasiano fiorentino, pag. 54. Cfr. 150. - -[34] _Diario ferrarese_, presso Muratori, XXIV, col. 213 e segg. - -[35] _Haveria voluto scortigare la brigata_. - -[36] _Annales Estenses_, presso Murat. XX, col. 41. - -[37] Poggii, _Hist. florent. pop._ l. VII, presso Muratori, XX, col. -381. - -[38] Senarega, _De reb. Genuens._, presso Murat. XXIV, col. 575. - -[39] Sono numerati nel _Diario ferrarese_, presso Murat. XXVI, col 203. -Cfr. _Pii II Comment. II_, pag. 102. - -[40] Marin Sanudo, _Vite de' Duchi di Venezia_, presso Murat. XXII, -col. 1113. - -[41] Varchi, _Stor. fiorent._ I, p. 8. - -[42] Soriano, _Relaz. di Roma_ 1533, presso Tommaso Gar. _Relazione_, -pag. 281. - -[43] Per ciò che segue conf. Canestrini nella _Introduzione_ al tom. XV -dell'_Arch. Stor._ - -[44] Cagnola, Arch. Stor. III. pag. 28: _et (Filippo Maria) da lei -(Beatr.) ebbe molto texoro e dinari, e tutte le giente d'arme del dicto -Facino, che obedivano a lei._ - -[45] Infessura, presso Eccard, _Scriptor._ II, col. 1911. L'alternativa -che Machiavelli pone al condottiero vittorioso, veggasi nei _Discorsi_. -I, 30. - -[46] Se essi abbiano avvelenato anche l'Alviano nel 1516 e se sieno -giusti i motivi addotti per ciò, veggasi uno scritto di G. Prato -inserito nell'_Arch. Stor. III_, pag. 348. — Dal Colleoni la Repubblica -si fece nominare sua erede, e dopo la sua morte avvenuta nel 1475 -ordinò una formale confisca di tutti i suoi beni. Cfr. Malipiero, -_Annali veneti_ nell'_Arch. Stor. VII_, I, p. 224. Essa si mostrava -assai soddisfatta, quando i condottieri depositavano il loro danaro in -Venezia. _Ibid_. pag. 351. - -[47] Cagnola, nell'_Arch. Stor._ III, pag. 121 e segg. - -[48] Almeno presso Paolo Giovio nella sua _Vita magni Sfortiae (Viri -illustres)_, una delle più interessanti fra le sue biografie. - -[49] Aen. Sylvius: _De dictis et factis Alphonsi_, op. fol. 475. - -[50] Pii II _Comment._ I. p. 46. Cfr. 69. - -[51] Sismondi X, pag. 258. Corio, fol. 412, dove lo Sforza è detto -complice, perchè dalla guerresca popolarità del Piccinino temeva -pericoli pe' suoi propri figli. — _Storia Bresciana_ presso Muratori -XXI, col 902 — Come si tentò nel 1466 il gran condottiere veneziano -Colleoni, ci è raccontato da Malipiero, _Annali veneti_, nell'_Arch. -Stor._ VII, I, pag. 210. - -[52] Allegretti, _Diarii Sanesi_, presso Murat. XXIII, pag. 811. - -[53] _Orationes Philelphi_, fol. 9, nell'orazione funebre per Francesco. - -[54] Marin Sanudo, _Vite de' duchi di Venezia_, presso Murat. XXII, -col. 1241. - -[55] Malipiero, _Annali veneti_, nell'_Arch. Stor._ VII, I, pag. 407. - -[56] _Chron. Eugubinum_, presso Muratori XXI, col. 972. - -[57] Vespasiano fiorent. pag. 148. - -[58] _Arch. Stor_. XXI, parte I e II. - -[59] Varchi, _Storia fiorent_. I. pag. 242 e segg. - -[60] Malipiero, _Annali veneti, Arch. Stor. VII_, I. pag. 498. - -[61] Lil. Greg. Gyraldus, _De vario sepeliendi ritu_. — Ancor nel 1470 -era avvenuta in questa casa una catastrofe in piccolo. Cfr. _Diario -ferrarese_, presso Murat. XXIV. col. 225. - -[62] Jovian. Pontan. _De liberalitate_ e _de obedientia_, l. 4. Cfr. -Sismondi X. pag. 78 e segg. - -[63] Tristano Caracciolo: _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII. -— Jovian. Pontan. _De prudentia_, l. IV, _de magnanimitate_, l. I, _de -liberalitate, de immanitate_. — Camillo Porzio, _Congiura de' Baroni_, -passim. — Comines, _Charles VIII_, chap. 17, colla caratteristica -generale degli Aragonesi. - -[64] Paul. Jov. _Histor_. I. p. 14, nel discorso di un inviato -milanese. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 294. - -[65] Petri Candidi Decembrii _Vita Phil. Mariae Vicecomitis_, presso -Murat. XX. - -[66] Furono ordinate da lui le 14 statue marmoree di Santi nel castello -di Milano? — _Historia der Frundsberge_, fol. 27. - -[67] Ciò che lo angustiava era che _aliquando «non esse» necesse esset._ - -[68] Corio, fol. 400; — Cagnola nell'_Arch. stor._ III. p. 125. - -[69] Malipiero, _Annali veneti, Arch. Stor._ VII, I, p. 216, 221. - -[70] _Chron. venetum_, presso Murat., XXIV, col. 65. - -[71] Malipiero, _Ann. veneti_, (_Arch. Stor._, VII, I, p. 492). Cfr. -481, 561. - -[72] Il suo ultimo colloquio con lo stesso, genuino e notevole, presso -Senarega, Murat. XXIV, col. 567. - -[73] _Diario ferrarese_, presso Murat., XXIV, col. 336, 367, 369. Il -popolo credeva, che temesse pe' suoi tesori. - -[74] Corio, _fol._ 448. Gli effetti di questo stato di cose possono -vedersi nelle _Novelle_ e _Introduzioni_ del Bandello, che si -riferiscono a Milano. - -[75] Amoretti, _Memorie storiche sulla vita ecc. di Lionardo da Vinci_, -pag. 35 e segg., 83 e segg. - -[76] Vedi i di lui sonetti presso Trucchi, _Poesie inedite_. - -[77] Prato, nell'_Arch. Stor._, III, p. 298. Cfr. 302. - -[78] Nato nel 1466, fidanzato ad Isabella sedicenne nel 1480, successe -nella signoria nel 1484, si sposò nel 1490, morì nel 1519. Isabella -morì nel 1539. I loro figli erano Federigo (1519-1540), innalzato a -duca nel 1530, e il celebre Ferrante Gonzaga. Ciò che segue è tolto -dalla corrispondenza di Isabella, con appendici, _Arch. Stor. Append._, -tom. II, comunicate dal D'Arco. - -[79] Franc. Vettori, nell'_Arch. Stor., Append._, t. VI, p. 321. — -Intorno a Federigo in particolare veggasi Vespasiano fiorent. p. 132 e -segg. - -[80] Castiglione, _Cortegiano_, L. I. - -[81] Ciò che segue, specialmente dagli _Annales Estenses_ presso -Muratori, XX, e dal _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV. - -[82] _Diario ferrarese_ l. c, col. 347. - -[83] Paul. Jovius: _Vita Alphonsi ducis_ nei _Viri illustres_. - -[84] Paul. Iovius, l. c. - -[85] Borso edificò tuttavia, tra le altre costruzioni, la Certosa -di Ferrara, la quale può sempre dirsi una delle più belle Certose -dell'Italia d'allora. - -[86] In questa occasione è da menzionare anche il viaggio di Leon -X, quand'era cardinale. Cfr. Paul. Iovii _Vita Leonis X_, libr. I. -L'intendimento era meno serio e il viaggio era diretto a procurargli -una distrazione e una conoscenza generale del mondo, proprio nel senso -moderno. Ma nessuno d'oltr'alpe viaggiava allora con tali scopi. - -[87] Iovin. Pontan. _De liberalitate_. - -[88] Giraldi, _Hecatommithi_, VI, nov. I. - -[89] Vasari, XII, 166. _Vita di Michelangelo_. - -[90] Un primo esempio se ne ha in Bernabò Visconti, pag. 18. - -[91] V. _Capitolo 19_, e nelle _Opere minori_, ed. Le Monnier, volume -I pag. 425, col titolo _Elegia_ 17. Senza dubbio al poeta diciannovenne -la causa di questa morte (v. pag. 62) era ignota. - -[92] Negli _Hecatommithi_ del Giraldi trattasi di Ercole I, Alfonso I, -Ercole II nel l. I. _Nov_. 8 e nel VI, _Nov._ 1. 2. 3. 4 e 10, il tutto -essendo ancor vivi i due ultimi. — Anche nel Bandello si hanno molte -narrazioni riguardanti principi suoi contemporanei. - -[93] Fra le altre nelle _Deliciae poetar. italor._ - -[94] Già menzionato ancora nel 1367, parlando di Niccolò il Vecchio, -nel _Polistore_, presso Murat. XXIV. col. 848. - -[95] Burigozzo, nell'_Arch. Stor._ III. p. 432. - -[96] Discorsi, I, 17. - -[97] _De incert. et vanitate scientiar._ cap. 53. - -[98] Prato, nell'_Arch. Stor._ III. p. 211. - -[99] _De casibus virorum illustrium_. L. II. cap. 15. - -[100] _Discorsi_, III, 6. — Cfr. _Storie fiorent._ L. VIII. — La -descrizione delle congiure è un'occupazione prediletta degl'Italiani -sin da tempo antichissimo. Già Luitprando ce ne dà alcune, che per lo -meno sono più circostanziate di quelle di qualunque altro contemporaneo -del secolo X; nel secolo XI la liberazione di Messina dai Saraceni, -operata per mezzo del Normanno Ruggero quivi chiamato (presso Baluz. -_Miscell_. I, p. 184), offre l'occasione ad un racconto abbastanza -caratteristico di questo genere (1060); per tacere anche del colorito -drammatico, che si diede ai racconti del Vespro siciliano. La medesima -tendenza si scorge notoriamente negli storici greci. - -[101] Corio, fol. 333. Ciò che segue, ibid. fol. 305, 422 e segg. 440. - -[102] Così la citazione del Gallo, presso Sismondi XI, 93. — Il motivo -sopra addotto per l'uccisione nelle chiese viene menzionato ancora -all'epoca dei Merovingi, v. Gregor. Turon. IX, 3. - -[103] Corio, fol. 422. — Allegretto, _Diari sanesi_, presso Muratori -XXIII, col. 777. — Vedi sopra pag. 54. - -[104] Si vegga nella relazione autentica dell'Olgiati, presso Corio, -un periodo come il seguente: «_quisque nostrum magis socios potissime -et infinitos alios sollicitare, infestare, alter alteri benevolos se -facere coepit. Aliquid aliquibus parum donare; simul magis noctu edere, -vigilare, nostra omnia bona polliceri, etc._». - -[105] Vasari, III, 251. Nota alla _vita del Donatello_. - -[106] _Inferno_, XXXIV, 64. - -[107] Scritti dal testimonio auricolare Luca della Robbia, _Arch. -Stor._ I, p. 273. Cfr. Paul. Iov., _Vita Leonis X_, L. III, nei _Viri -illustres_. - -[108] Presso Roscoe, _Vita di Lorenzo de' Medici_, vol. IV, _Appendice_ -12. — Cfr. anche la Relazione, _Lettere di Principi_ (edizione Venez. -1577) III. fol. 162 e segg. - -[109] Intorno all'ultimo punto veggasi Jac. Nardi, _Vita di Ant. -Giacomini_, pag. 18. - -[110] _Genetliacon_, ne' suoi _Carmina_. — Cfr. Sansovino, _Venezia_, -fol. 203. — La più antica cronaca veneziana, presso Pertz, _Monum_. -IX, p. 5, 6, pone l'occupazione delle isole al tempo dei Longobardi, e -quella di Rialto espressamente più tardi. - -[111] _De situ venetae urbis_. - -[112] Tutta questa parte della città fu modificata poi per le nuove -costruzioni dei primi anni del secolo XVI. - -[113] Benedetto: _Charolus VIII_. presso Eccard. _Scriptores_, II, col. -1597, 1601, 1621. — Nel _Chron. venetum_, presso Murat. XXIV, col. 26, -sono enumerate le virtù politiche dei veneziani: _bontà, innocenza, -zelo di carità, pietà, misericordia_. - -[114] Molti nobili usavano di portare i capelli corti, v. _Erasmi -Colloq._ ed. Tigur, 1553, pag. 215, _miles et carthusianus_. - -[115] _Epistolae_, lib. V, fol. 28. - -[116] Malipieri, _Annali veneti_, nell'_Arch. stor._ VII, I, p. 377, -431, 481, 493, 530, II, p. 661, 668, 679. — _Chron. venetum_, presso -Murat. XXIV, col. 57. — _Diario ferrarese_, ibid. col. 240. - -[117] Malipiero, nell'_Arch. Stor_. VII, II, p. 691. — Cfr. 694, 713 e -I, 535. - -[118] Marin Sanudo, _Vite de' Duchi_, Murat. XXII, col. 1194. - -[119] _Chron. venetum_, Murat. XXIV, col. 105. - -[120] _Chron. venetum_, Murat. XXIV, col. 123 e segg., e Malipiero -l. c. VII, I, p. 175 e segg. narrano il caso significantissimo -dell'ammiraglio Antonio Grimani. - -[121] _Chron. venetum_, l. c. col. 166. - -[122] Malipiero, l. c. VII, I, p. 349; altri prospetti di questo genere -in Marin Sanudo, _Vite de' Duchi_, Murat. XXII, col. 990 (dell'anno -1426), col. 1088 (dell'anno 1440), presso Corio, fol. 435-438 (del -1483), presso Guazzo, _Historie_, fol. 151 e segg. - -[123] Guicciardini (_Ricordi_, n. 150) forse nota pel primo che il -desiderio della vendetta può in politica soffocare il sentimento del -proprio interesse. - -[124] Malipiero, l. c. VII, I, p. 328. - -[125] Ancora assai limitatamente abbozzato e tuttavia importantissimo è -un prospetto statistico di Milano, che trovasi nel _Manipulus florum_ -(presso Murat. XI, 711 e segg.) dell'anno 1288. Esso enumera le porte -delle case, la popolazione, gli uomini atti alle armi, le logge dei -nobili, le fontane, i forni, le taverne, le botteghe de' macellai, -i pescatori, il consumo del grano, i cani, gli uccelli da caccia, -i prezzi delle legne, del fieno, del vino e del sale, — ed inoltre -i notai, i medici, i maestri di scuola, i copisti, gli armaiuoli, i -maniscalchi, gli spedali di corte, i conventi, le fondazioni pie e le -corporazioni ecclesiastiche. — Un altro, forse più antico, può vedersi -nel _Liber de magnatibus Mediolani_, presso Heinr. de Hervordia, ed. -Potthast. p. 165. — Cfr. anche la statistica di Asti dell'anno 1280, -presso Ogerius Alpherius (Alfieri), _De gestis Astensium, Hist. patr. -Monumenta, Scriptorum_ t. III, col. 684 e segg. - -[126] Specialmente Marin Sanudo nelle _Vite de Duchi di Venezia_, -Murat. XXII, passim. - -[127] Presso Sanudo, l. c. col 958. Ciò che si riferisce al commercio -è riportato da Scherer, _Allgem. Geschs. des Welthandels_, I, 326, in -nota. - -[128] Sotto questa indicazione comprendonsi tutte le case e non quelle -soltanto, che appartengono al governo. Anche queste ultime però -rendevano talvolta moltissimo. Cfr. Vasari XIII, 83, _Vita di Jac. -Sansovino_. - -[129] Ciò presso il Sanudo, col. 963. Un computo di Stato del 1490 si -ha alla col. 1245. - -[130] Anzi l'avversione parrebbe essersi tramutata nel veneziano Paolo -II in vero odio, talmente che egli chiamava eretici tutti gli umanisti. -Platina, _Vita Pauli_, p. 323. - -[131] Sanudo, l. c. col. 1167. - -[132] Sansovino, _Venezia_, l. XIII. - -[133] Cfr. Heinr. de Hervordia ad a 1293 (pag, 213, ediz. Potthast). - -[134] Sanudo l. c. col. 1158, 1171, 1177. Allorquando venne dalla -Bosnia il corpo di S. Luca, vi fu questione coi benedettini di Santa -Giustina di Padova, che credevano di possederlo, e l'autorità papale -dovette decidere. Cfr. Guicciardini (_Ricordi_, n. 401). - -[135] Sansovino, _Venezia_, lib. XII. - -[136] Villani, VIII, 36. — L'anno 1300 è anche la data fissa per la -Divina Commedia. - -[137] Ciò fu già constatato da Vespasiano fiorent. intorno al 1470, v. -pag. 554. - -[138] _Purgatorio_, VI, sulla fine. - -[139] _De Monarchia_, L. I. - -[140] _Dantis Alligherii epistolae, cum notis C. Witte._ Come egli -volesse assolutamente in Italia l'imperatore ed il papa, veggasi la -lettera a pag. 35, durante il conclave di Carpentras del 1314. - -[141] Al che la statistica di un anonimo dell'anno 1339, presso il -Baluz. _Miscell._ IV, p. 117 e segg. offre un complemento desiderato. -Anche qui la stessa attività generale: _non est dives aut pauper in ea_ -(civitate), _qui de arte certa se nutrire non valeat et suos_. - -[142] Giov. Villani, XI, 20. — Cfr. Matteo Villani, IX, 93. - -[143] Queste e simili notizie presso Giov. Villani, XI, 87, XII, 54. - -[144] Giov. Villani, XI, 91 e segg. — Discostandosi da esso il -Machiavelli, _Stor. fiorent._, lib. II. - -[145] Il parroco riponeva una fava nera per ogni bambino, una bianca -per ogni bambina: in ciò consisteva tutto l'artificio statistico. - -[146] In Firenze, città fabbricata solidamente, esistevano già regolari -guardiani per gl'incendi. Ibid. XII, 35. - -[147] Matteo Villani, III, 103. - -[148] Matteo Villani, I, 2-7. Cfr. 58. — Per lo stesso tempo della -peste sta in prima linea la celebre descrizione del Boccaccio sul -principio del _Decamerone_. - -[149] Giov. Villani, X, 164. - -[150] _Ex annalibus Ceretani_, presso Fabroni, _Magni Cosmi Vita_, ad -not. 34. - -[151] _Ricordi di Lorenzo_, presso Fabroni, _Laur. Med. magnifici -Vita_, adnot. 2 e 25. — P. Jovius, _Elog. Cosmus_. - -[152] _Di Benedetto Dei_, presso Fabroni, _ibid. adnot._ 200. -L'indicazione del tempo è tolta dal Varchi, III, p. 107. — Il progetto -finanziario di un certo Lodovico Ghetti, con dati importanti, può -vedersi in Roscoe, _Vita di Lor. de' Medici_, vol. II, append. 1. - -[153] Per es. nell'_Arch. Stor._, IV. - -[154] Libri, _Hist. de sciences mathématiques_, II, 162 e segg. - -[155] Varchi, _Storie fiorentine_, III, p. 56 e segg. sulla fine del -lib. IX. Alcuni numeri evidentemente erronei possono benissimo essere -derivati da sviste di copisti o tipografiche. - -[156] Sui rapporti dei valori e della ricchezza in Italia in generale -io non posso, in mancanza di altri sussidi, dar qui che alcuni dati -sconnessi, quali li ho trovati a caso. Le evidenti esagerazioni si -lasciano da parte. Le monete d'oro, di cui parlano maggiormente i -documenti, sono: il ducato, lo zecchino, il fiorino d'oro, e lo scudo -d'oro. Il loro valore approssimativamente è lo stesso, da undici a -dodici franchi della nostra moneta. - -In Venezia, per esempio, il doge Andrea Vendramin (1476) con 170,000 -ducati passava per molto ricco (Malipiero, l. c., VII, II, p. 666). - -Intorno al 1460 il patriarca d'Aquileia, Lodovico Patavino, con 200,000 -ducati è riguardato come il più ricco fra gl'italiani (Gasp. veronens. -_Vita Pauli JI_, presso Murat., III, II, col. 1027). Altrove si hanno -dati favolosi. - -Antonio Grimani (v. pag. 91-92) pagò 30,000 ducati l'esaltazione di -suo figlio Domenico al cardinalato. In solo danaro contante gli si -attribuiscono 100,000 ducati (_Chron. venetum,_ Muratori, XXIV, col. -125). - -Intorno al grano in commercio e sul mercato di Venezia veggasi -specialmente Malipiero, l. c., VII, II, pag. 709 e segg., (Notizia del -1498). - -Nel 1522 non più Venezia, ma Genova e Roma sono le città che passano -per le più ricche d'Italia. (Cosa appena credibile, perchè attestata -da un Franc. Vettori: veggasi la di lui _Storia_, nell'_Arch. Stor._, -append. T. VI, p. 343). Bandello, parte II, nov. 34 e 42, fa menzione -del più ricco mercante genovese del suo tempo, Ansaldo Grimaldi. - -Tra il 1400 e il 1580 Francesco Sansovino calcola che il valore del -danaro sia disceso alla metà (Venezia, fol. 151 bis). - -In Lombardia si crede che il rapporto dei prezzi dei grani alla -metà del secolo XV con quelli del nostro secolo fossero come di 3 -ad 8 (_Sacco di Piacenza_, nell'_Arch. Stor._, append., tom. V; nota -dell'editore Scarabelli). - -In Ferrara, al tempo del duca Borso, vi erano ricchi che possedevano da -50 a 60,000 ducati. (_Diario ferrarese_, Murat., XXIV, col. 207, 214, -218. Si ha poi un dato favoloso alla col. 187). - -Per Firenze si hanno dati affatto eccezionali, che non conducono se non -a conclusioni approssimative. Di questo genere sono quei prestiti, che -figurano fatti da una sola o da poche case, ma che in fatto procedevano -da grandi compagnie, e tali sono altresì quelle enormi contribuzioni -imposte ai partiti che soggiacevano, come, per esempio, quelle che -dall'anno 1430 al 1453 furono pagate da settantasette famiglie per -l'ammontare di 4,875,000 fiorini d'oro (Varchi, III. p. 115 e segg.). - -L'intero avere di Giovanni de' Medici ammontava, alla di lui morte -(1428), a 179,221 fiorini d'oro, ma de' suoi due figli Cosimo e Lorenzo -l'ultimo ne lasciò egli solo, alla propria morte (1440), ben 235,137 -(Fabroni, _Laur. Medic._, adnot. 2). - -Dell'alta cifra, a cui salirono in generale i guadagni, fa -testimonianza, per esempio, il fatto che ancor nel secolo XIV le -quarantaquattro botteghe di orefici che erano sul Ponte Vecchio, -rendevano allo Stato 800 fiorini d'oro (Vasari, II, 114. _Vita di -Taddeo Gaddi_). — Il Diario di Buonaccorso Pitti (presso Delecluze, -_Florence et ses vicissitudes_, vol. II) è pieno di dati, i quali però -non provano se non in generale gli alti prezzi di tutte le cose e il -meschino valore del danaro. - -Per Roma naturalmente le rendite della Curia, che affluivano da -tutta Europa, non sono un dato attendibile, e non si può fidarsi -affatto nemmen di quelli che parlano dei tesori papali e degli averi -dei cardinali. Il noto banchiere Agostino Chigi lasciò nel 1520 -una sostanza complessiva del valore di 800,000 ducati (_Lettere -pittoriche_, I, append. 48). - -[157] Per ciò che riguarda Cosimo (1433-1465) e suo nipote Lorenzo il -Magnifico (morto nel 1492), l'autore si astiene da ogni giudizio sulla -loro politica interna. Veggasi un'accusa molto autorevole (di Gino -Capponi) nell'_Arch. Stor_., I, p. 315 e segg. — Le lodi tributate -a Lorenzo da Roscoe sembrano essere state quelle che principalmente -provocarono una reazione (Sismondi, _Histoire des républiques -italiennes_, fra molti altri). - -[158] Francesco Burlamacchi, il padre del capo dei protestanti -lucchesi, Michele Burlamacchi. Cfr. _Arch. Stor_., Append. tom. II, p. -176. — Come Milano colla sua durezza verso le città sorelle dal secolo -XI al XIII facilitò la formazione di un grande Stato dispotico, è noto -universalmente. Anche allo spegnersi della dinastia de' Visconti nel -1447, Milano nocque alla libertà dell'Italia superiore col rifiutare -ricisamente una federazione di città con parità di diritti. Cfr. Corio, -fol. 358 e segg. - -[159] Nella terza domenica dell'Avvento del 1494 il Savonarola predicò -sul modo di attuare una costituzione come segue: _le sedici compagnie -della città dovrebbero preparare un progetto, i gonfalonieri scegliere -i quattro migliori, e da questi la Signoria l'ottimo!_ — Ma le cose poi -andarono diversamente, e precisamente per l'influenza stessa del Frate. - -[160] Quest'ultima denominazione per la prima volta nel 1527, dopo la -cacciata de' Medici. Veggasi il Varchi, I, 121 ecc. - -[161] Machiavelli, _Storie fiorent_., lib. III. «_Un savio dator delle -leggi_» poteva salvar Firenze. - -[162] Varchi, _Storie fiorent_., I, p. 210. - -[163] _Discorso sopra il riformar lo Stato di Firenze_, nelle _Opere -minori_, p. 207. - -[164] La stessa opinione, senza dubbio tolta di qui, incontrasi in -Montesquieu. - -[165] Per un tempo un po' posteriore (1522?) si confronti il -giudizio spaventevolmente sincero di Guicciardini sulla condizione -e sull'inevitabile organizzazione del partito mediceo, _Lettere di -Principi_, III, fol. 124 (ediz. Venez. 1577). - -[166] _Aen. Sylvii Apologia ad Martinum Mayer_, p. 701. — In modo -simile Machiavelli, Discorsi, I, 55 e l. c. - -[167] Quanto una mezza cultura e una forza d'istruzione affatto moderna -ponno influire sulla politica, appare dai parteggiamenti del 1535. -V. Della Valle, _Lettere Sanesi_, III, p. 317. — Un certo numero di -merciai, esaltati dalla lettura di Livio e dai Discorsi di Machiavelli, -pretendono sul serio i tribuni del popolo ed altre magistrature romane -contro il mal governo dei nobili e della burocrazia. - -[168] Pierio Valeriano, _De infelicit. literator_., parlando di -Bartolommeo Della Rovere. - -[169] Senarega, _De reb. genuens_., presso Murat. XXIV, col. 548. -Sulla poca sicurezza v. specialmente alle col. 519, 525, 528, ecc. V. -il discorso molto esplicito dell'inviato all'occasione della cessione -dello Stato a Francesco Sforza, presso Cagnola, _Archivio Stor._ III, -p. 165 e segg. La figura dell'arcivescovo, doge, corsaro e (più tardi) -cardinale Paolo Fregoso si distacca notevolmente dal quadro generale -delle condizioni italiane. - -[170] Baluz. _Miscell_., ediz. Mansi, t. IV, p. 81 e segg. - -[171] Così, benchè tardi oggimai, il Varchi, _Stor. fiorent._ I, 57. - -[172] Galeazzo Maria Sforza nel 1467 dice veramente all'inviato di -Venezia il contrario, ma questa non è che una vanitosa millanteria. -Cfr. Malipiero, _Annali veneti, Arch. stor_. VII, 1, p. 216 e segg. -In ogni occasione città e villaggi si danno spontaneamente a Venezia, -benchè sieno tali, che per lo più escono dalle mani di qualche tiranno, -mentre Firenze è costretta a tener soggette colla forza le vicine -repubbliche avvezze alla libertà, come osserva Guicciardini (_Ricordi_, -n. 29). - -[173] In modo affatto speciale in una _Istruzione_ dell'anno 1452 agli -inviati spediti a Carlo VII, presso Fabroni, _Cosmus adnot_. 107. - -[174] Comines, _Charles VIII, chap. 10:_ si riguardavano i francesi -come _Santi_. — Cfr. chap. 17. — _Chron. venetum_, presso Murat. XXIV, -col. 5, 10, 14, 15. — Matarazzo, _Cron. di Perugia, Arch. stor_. XVI, -II, p. 23; per non dire di altre numerose testimonianze. - -[175] Pii II _Commentarii_, X, p. 492. - -[176] Gingins, _Dépêches des ambassadeurs milanais_ etc. I, p. 26, 153, -279, 283, 285, 327, 331, 345, 359, II, p. 29, 37, 101, 217, 306. Carlo -si espresse una volta di dare Milano al giovane duca di Orléans. - -[177] Niccolò Valori, _Vita di Lorenzo_. - -[178] Fabroni, _Laurentius magnificus, adnot_. 205 e segg. Perfino -in uno de' suoi Brevi era detto letteralmente: _flectere si nequeam -Superos, Acheronta movebo_, ma è sperabile che non intendesse alludere -ai Turchi (Villari, _Storia di Savonarola_, II, p. 48 dei Documenti). - -[179] Per es. Giov. Pontano nel suo _Caronte_. Sulla fine egli aspetta -uno Stato unitario. - -[180] Comines, _Charles, VIII, chap. 7_. — Come Alfonso cercasse in -guerra di prendere il suo avversario mediante un abboccamento, ci è -narrato da Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1073. — Egli è il -vero predecessore di Cesare Borgia. - -[181] Pii II _Commentarii_, X, p. 492. — V. una fiorita lettera -di Malatesta, nella quale egli raccomanda a Maometto II un pittore -ritrattista, Matteo Passo di Verona, e gli annuncia l'invio di un -libro sull'arte della guerra, probabilmente dell'anno 1463, presso -Baluz. _Miscell_. III, 113. — Ciò che Galeazzo Maria di Milano disse -nel 1467 ad un incaricato di Venezia, non fu che per millanteria. -Cfr. Malipiero, _Ann. veneti. Arch. stor._ VII, I, 222. — Intorno a -Boccalino vedi sopra a pag. 35. - -[182] Porzio, _Congiura de' Baroni_, l. I, p. 4. Che Lorenzo vi abbia -avuto una mano è appena credibile. - -[183] _Chron. venetum_, presso Murat. XXIV, col. 14 e 76. - -[184] Malipiero, l. c. p. 565, 568. - -[185] Trithem, _Annales Hirsaug. ad an_. 1490, tom. II, p. 535 e segg. - -[186] Malipiero, l. c. p. 161. Cfr. p. 152. — Sulla consegna di Zizim -a Carlo VIII veggasi a p. 145, dove appare chiaramente che esisteva una -corrispondenza delle più vergognose tra Alessandro e Bajazet, anche se -dovessero essere soppressi i documenti riportati da Burcardo. - -[187] Bapt. Mantuanus, _De calamitatibus temporum_, sulla fine del -secondo libro, nel canto della Nereide Dori alla flotta turca. - -[188] Tommaso Gar, _Relazioni della Corte di Roma_, I, p. 55. - -[189] Ranke, _Geschichten der romanischen und germanirchen Völker_. — -L'opinione del Michelet (_Réforme_, p. 467), che i Turchi avrebbero -finito per fondersi con gli occidentali, non mi persuade affatto. — -Forse per la prima volta la missione riserbata alla Spagna trovasi -indicata nel discorso solenne, che Fedra Inghirami nel 1510 tenne alla -presenza di Giulio II, per festeggiare la presa di Bugia operata dalla -flotta di Ferdinando il cattolico. Cfr. _Anecdota litteraria_, II, p. -149. - -[190] Fra gli altri il Corio, fol. 333. Cfr. il contegno tenuto con lo -Sforza, fol. 329. - -[191] Nic. Valori. _Vita di Lorenzo_. — Paul. Jovius, _Vita Leonis X_, -L. I: quest'ultimo certamente dietro fonti autorevoli, benchè non senza -rettorica. - -[192] Se il Comines in questa e in mille altre occasioni osserva e -giudica non meno oggettivamente di qualsiasi italiano, bisogna anche -tener conto dei rapporti ch'egli ebbe con gli Italiani, specialmente -con Angelo Catto. - -[193] Cfr. per es. Malipiero, l. c. p. 216, 221, 236, 237, 478 ec. - -[194] Presso Villari, _la Storia di G. Savonarola_, vol. II, p. XLIII -dei _Documenti_, tra i quali trovansi anche altre importanti lettere -politiche. — Altri documenti della fine del secolo XV specialmente -presso il Baluzio, _Miscellanea_, ed. Mansi, vol. I. - -[195] Pii II _Commentarii_, L. IV, p. 190 ad a. 1459. - -[196] Paul. Jovius, _Elogia_. Ciò fa ricordare Federigo di Urbino, -_che si sarebbe vergognato_ di tollerare nella sua biblioteca un libro -stampato. Cfr. Vespas. fiorent. - -[197] Porcellii _Commentaria Jac. Piccinini_ presso Murat. XX. Una -continuazione per la guerra del 1453 ibid. XXV. - -[198] Per isbaglio il Porcellio dice Scipione Emiliano, mentre intende -il vecchio Africano. - -[199] Simonetta, _Hist. Franc. Sfortiae_, presso Murat. XXI, c. 630. - -[200] Egli viene trattato anche come tale. Cfr. Bandello, _parte I_, -nov. 40. - -[201] Cfr. per es. _De obsidione Tiphernatium_ nel 2.º volume dei -_Rer. ital. scriptores ex codd. florent._, col. 690. Avvenimento molto -caratteristico dell'anno 1474. — Il duello del maresciallo Boucicault -con Galeazzo Gonzaga 1406, presso Cagnola, Arch. Stor. III, p. 25. -— Come Sisto IV onorasse i duelli delle sue guardie, è raccontato -dall'Infessura. I suoi successori emanarono Bolle contro il duello in -generale. _Sept. Decretal._ V, tit. 17. - -[202] I particolari nell'_Arch. Stor. Append. T. V._, ed in una lettera -presso Baluz. Miscell. III, p. 158, nella quale le truppe dello Sforza -sono rappresentate come una delle più terribili orde di mercenari, che -sieno mai state. - -[203] Una volta per sempre rimandiamo qui alla _Storia dei Papi_ di -Ranke (v. I), e a quella di Sugenheim _Sull'origine e lo sviluppo dello -Stato della Chiesa_. - -[204] Sull'impressione delle benedizioni di Eugenio IV in Firenze -veggasi Vespas. fiorent. 18. — Sulla maestà delle funzioni -ecclesiastiche di Niccolò V, v. Infessura (Eccard. II, col. 1883 e -segg.) e J. Manetti _Vita Nicolai V_ (Murat. III, II, col. 923). — -Sugli omaggi resi a Pio II, v. _Diario ferrarese_ (Murat XXI. col. -205), e Pii _Comment_. passim, specialmente IV, 201, 204, XI, 562. -Anche assassini di professione non osano attentare alla vita del Papa. -— Le grandi funzioni in chiesa furono trattate come cosa di molta -importanza dal vanitoso Paolo II (Platina, l. c. 321) e da Sisto IV, -che, ad onta della podagra, celebrò seduto la Messa pasquale (Jac. -Volaterranus, _Diarium_, Murat. XXIII, col. 131). In modo abbastanza -notevole il popolo fa distinzione tra la forza magica della benedizione -e l'indegnità di chi benedice: quando il Papa nel 1481 non volle dar -la benedizione nel dì dell'Ascensione, non gli mancarono maledizioni e -imprecazioni (Ibid. col. 133). - -[205] Machiavelli, _Scritti minori_, pag. 142, nel noto Discorso -sulla catastrofe di Sinigaglia. — Vero è però che gli spagnuoli e i -francesi si mostravano assai più zelanti dei soldati italiani. — Cfr. -presso Paul. Jov., _Vita Leonis X_ (L. II) la scena che precedette la -battaglia di Ravenna, nella quale l'armata spagnuola, allo scopo di -ottenere l'assoluzione, fece ressa intorno al Legato del Papa, che ne -pianse di gioia. Veggasi inoltre (presso lo stesso) ciò che fecero i -Francesi a Milano. - -[206] Invece quegli eretici della Campagna, propriamente di Poli, i -quali credevano che un Papa dovesse innanzi tutto avere a distintivo -la povertà di Cristo, potrebbero tutt'al più sospettarsi infetti -di dottrine simili a quelle dei Valdesi. Il modo, con cui vennero -imprigionati sotto Paolo II, è narrato dall'Infessura (Eccard. II, col. -1893) e dal Platina, pag. 317 ec. - -[207] L. B. Alberti: _De Porcaria conjuratione_, presso Murat. XXV, -col. 309 e segg. — Il Porcari voleva: _omnem pontificiam turbam -funditus extinguere_. L'autore conclude: _video sane, quo stent loco -res Italiae; intelligo, qui sint, quibus hic perturbata esse omnia -conducat_.... Egli li chiama _extrinsecos impulsores_, e crede che il -Porcari avrebbe trovato più tardi degli imitatori. Infatti anche le -idee del Porcari avevano una certa somiglianza con quelle di Cola di -Rienzo. - -[208] _Ut Papa tantutm vicarius Christi sit et non etiam Caesaris.... -Tunc Papa et dicetur et erit pater sanctus, pater omnium, pater -ecclesiae_ etc. - -[209] Pii II, _Commentarii_, IV, pag. 208 e segg. - -[210] Platina, _Vitae Paparum_, p. 318. - -[211] Battista Mantovano, _De calamitatibus temporum_, L. III. L'arabo -vende l'incenso, il fenicio la porpora, l'indiano l'avorio: _venalia -nobis templa, sacerdotes, altaria, sacra, coronae, ignes, thura, -preces, coelum est venale, Deusque_. - -[212] Si veggano, per es., gli _Annales Placentini_, presso Murat. XX, -col. 943. - -[213] Corio, _Storia di Milano_, fol. 416-420. Pietro aveva già -aiutato a far cadere la elezione su Sisto V. Infessura, presso -Eccard, _Scriptores_, II, col. 1895. È notevole che nel 1469 era stato -profetizzato, che dentro tre anni da Savona (patria di Sisto, eletto -nel 1471) sarebbe venuta la salute. V. la lettera colla sua data -presso Baluz. _Miscell_. III, p. 181. — Secondo il Machiavelli. _Stor. -fiorent_. L. VII i Veneziani avrebbero avvelenato il cardinale. Certo è -che i motivi non sarebbero loro mancati. - -[214] Ancora Onorio II voleva, dopo la morte di Guglielmo I (1127), -incorporare l'Apulia _come feudo devoluto a S. Pietro_. - -[215] Fabroni, _Laurentius magnif. adnot._ 130. Un referendario -scriveva di ambedue:_ hanno in ogni elezione a mettere a sacco questa -corte, e sono i maggiori ribaldi del mondo_. - -[216] Corio, fol. 450. - -[217] Un monitorio molto caratteristico veggasi in Fabroni, _Laurentius -magnif. adnot._ 217, e in estratto presso Ranke, _Die römischen -Päpste_, I, p. 45. - -[218] E fors'anche feudi napoletani, per cui Innocenzo chiamò -nuovamente gli Angioini contro il re Ferrante, che a questo riguardo -faceva il sordo. Il contegno del Papa in questo negozio, e la sua -partecipazione alla seconda congiura dei Baroni rivelano inettitudine -e disonestà ad un tempo. Del suo modo brutale di trattar colle potenze -estere veggasi a pag. 125. - -[219] Cfr. specialmente l'Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II, -passim. - -[220] Ad eccezione dei Bentivoglio di Bologna e della casa Estense di -Ferrara. Quest'ultima fu costretta ad imparentarsi: Lucrezia Borgia fu -data in moglie al principe Alfonso. - -[221] Secondo il Corio (fol. 479), Carlo pensava ad un Concilio, alla -deposizione del Papa e perfino alla sua deportazione in Francia, e -precisamente all'epoca del suo ritorno da Napoli. Secondo Benedetto -(_Charolus VIII_, presso Eccard _script_. II, col. 1584), Carlo, -offeso che il Papa e i cardinali non avessero voluto riconoscerlo nel -nuovo suo regno, avrebbe concepito ancora a Napoli l'idea _de Italiae -imperio deque pontificis statu mutando_, ma subito dopo l'avrebbe -abbandonata, accontentandosi di umiliare personalmente Alessandro. Il -Papa però si sottrasse a tempo. — I particolari da questo tempo in -avanti presso Pilorgerie, _Campagne et bulletins de la grande armée -d'Italie 1494-1495_ (Paris, 1866 8.º), dove si discorre della gravità -del pericolo, in cui si trovò più volte Alessandro (p. III, 117 ecc.). -Perfino nel suo ritorno (p. 281 e segg.) Carlo non pensava a fargli -alcun male. - -[222] Corio, fol. 550. — Malipiero, _Ann. veneti, Arch. stor._ VII, -I, p. 318. — Da quale spirito di rapacità fosse dominata la famiglia -intera scorgesi, fra molti altri, dal Malipiero, l. c. p. 585. Un -nipote viene accolto splendidamente a Venezia in qualità di legato -pontificio e vi fa gran bottino di danaro vendendo dispense: le persone -addette al suo servizio rubano, partendo, tutto ciò su cui possono -mettere le mani, anche un arazzo tessuto in oro dell'altare maggiore di -una chiesa di Murano. - -[223] Ciò presso il Panvinio (_Contin. Platinae_, p. 359): _insidiis -Caesaris fratris interfectus.... connivente.... ad scelus patre_. -Testimonianza certo autentica, contro la quale hanno poco peso le -asserzioni del Malipiero e del Matarazzo, che ne danno la colpa -a Giovanni Sforza. — Anche la commozione profonda di Alessandro -accennerebbe ad una complicità. Quando il cadavere fu estratto dal -Tevere, il Sannazzaro scrisse: - - Piscatorem hominum ne te non, Sexte, putemus, - Piscaris natum retibus, ecce, tuum. - -[224] Machiavelli, _Opere_, ediz. Milan. vol. V, p. 387, 393, 395, -nella _Legazione al duca Valentino_. - -[225] Tommaso Gar, _Relazioni della Corte di Roma_, I, p. 12 nella -_Relaz_. di P. Capello. Letteralmente è detto: _il Papa rispetta -Venezia quanto nessun altro potentato del mondo, e però desidera che -ella_ (la signoria di Venezia) _protegga il figliuolo e dice voler fare -tale ordine, che il Papato o sia suo, ovvero della Signoria nostra_. La -parola suo non può riferirsi che a Cesare. Del resto delle incertezze -cagionate dall'uso del pronome possessivo si ha un saggio nella -questione oggidì ancor viva rispetto alle parole usate dal Vasari nella -_Vita di Raffaello_: «_a Bindo Altoviti fece il ritratto suo_» ecc. - -[226] _Strottii poetae_, p. 19, nel poema sulla _Caccia_ di Ercole -Strozza, _cui triplicem fata invidere coronam._ Poi anche nell'_Elegia_ -per la morte di Cesare, p. 31 e segg.: _speraretque olim solii decora -alta paterni_. - -[227] Ibid. Giove una volta avrebbe promesso: _affore Alexandri -sobolem, quae poneret olim Italiae leges, atque aurea saecla referret_, -ecc. - -[228] Ibid: _sacrumque decus majora parantem deposuisse_. - -[229] Come è noto, egli era congiunto in matrimonio con una principessa -francese della casa di Albret, e n'ebbe una figlia: ma in qualche -modo avrebbe pur cercato di fondare una dinastia. Non si sa s'egli -abbia fatto passi per riprendere il cappello cardinalizio, quantunque -(secondo il Machiavelli, l. c. 285) dovesse calcolare sopra una -prossima morte del padre. - -[230] Machiavelli, l. c. p. 334. Dei disegni su Siena, ed eventualmente -su tutta la Toscana, esistevano, ma non erano ancora maturi: inoltre -non si poteva prescindere dall'assenso della Francia. - -[231] Machiavelli, l. c. p. 326, 351, 314. — Matarazzo, _Cronaca di -Perugia, Arch. stor. XVII_. II, p. 137 e 221: _egli voleva che i suoi -soldati si acquartierassero a loro piacere, per guisa che in tempo di -pace guadagnavano più ancora, che in tempo di guerra_. - -[232] Così Pierio Valeriano, _De infelicitate literator_., parlando di -Giovanni Regio. - -[233] Tommaso Gar, l. c. p. 11. - -[234] Paulus Jovius, _Elogia, Caesar Borgia_. — Nei _Commentarii -urbani_ di Raffaello da Volterra il libro XXII contiene una -caratteristica di Alessandro scritta al tempo di Giulio II, e tuttavia -molto circospetta. Fra le altre cose vi si dice: _Roma.... nobilis jam -carnificina facta erat_. - -[235] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 362. - -[236] Paul. Jovius, _Historiar_. II, fol. 47. - -[237] Panvinius, _Epitome pontificum_, p. 359. Il tentativo -d'avvelenamento contro il posteriore Giulio II veggasi a p. 313. — -Secondo Sismondi (XIII, 246) morì nella stessa maniera anche Lopez, -cardinale di Capua, stato già lunghi anni il confidente di tutti i -segreti: secondo Sanuto (presso Ranke, _Röm. Päpste_, I, p. 52, nota) -anche il cardinale di Verona. - -[238] Prato, _Arch. stor. III_. p. 254 — Cfr. Attilio Alessio, presso -il Baluz. _Miscell_. IV, p. 518 e segg. - -[239] Ed anche assai sfruttato dal Papa. — Cfr. _Chron. venetum_, -presso Murat. XXIV, col. 133. - -[240] Anshelm, _Berner Chronik_, III, pag. 146-156. — Trithem. _Annales -Hirsaug_. II, 579, 584, 586. - -[241] Panvin., _Cont. Platina_e, p. 341. - -[242] Da ciò la pompa dei monumenti sepolcrali posti ai prelati ancor -vivi, per togliere ai Papi almeno una parte del bottino. - -[243] In onta all'asserzione del Giovio (_Vita Alphonsi ducis_), resta -sempre incerto, se Giulio realmente abbia sperato di potere indurre -Ferdinando il Cattolico a riporre sul trono di Napoli la dinastia -aragonese, che n'era stata cacciata. - -[244] Ambedue le poesie, per es., presso il Roscoe, _Leone X_ ed. -Bossi, IV, 257 e 297. — Ma è anche vero che, quando Giulio nel luglio -del 1511 fu preso da un deliquio di molte ore e fu creduto morto, le -menti più esaltate tra le più illustri famiglie — Pompeo Colonna ed -Antonio Savelli — s'affrettarono tosto a chiamare al Campidoglio il -popolo e ad esortarlo a torsi dal collo il giogo della tirannia papale, -_a vendicarsi in libertà.... a pubblica ribellione_, come narra il -Guicciardini nel L. X. - -[245] _Septimo decretal_. l. I, t. 3, cap. 1-3. - -[246] Franc. Vettori, nell'_Arch. stor_. VI, 297. - -[247] Oltre a ciò si vuole (secondo Paul. Lang. _Chronicon Citicense_) -che abbia fruttato non meno di 500,000 fiorini d'oro: l'ordine de' -Francescani soltanto, il cui generale diventò cardinale esso pure, ne -pagò 30,000. - -[248] Franc. Vettori, l. c. p. 301.-_-Arch. stor. Appen. I_, p. 293 e -segg. — Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VI, p. 232 e segg. — Tommaso Gar, -l. c. p. 42. - -[249] Ariosto, _Satire_, VI, vs. 106: - - Tutti morrete ed è fatal che muoja - Leone appresso. . . . . . . . . . . - -[250] Una combinazione di questa specie può vedersi in un _Dispaccio_ -del card. Bibiena datato da Parigi, 1518, nelle _Lettere de' principi_ -I, 56. - -[251] Franc. Vettori, l. c. p. 333. - -[252] Presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bessi, VIII. p. 105 e segg. trovasi -una declamazione spedita nel 1517 da Pico al Pirkheimer. Egli teme che -ancor sotto Leone il male prevalga sul bene, _et in te bellum a nostrae -religionis hostibus ante audias geri, quam parari_. - -[253] _Lettere de' principi_, I, Roma, 17 marzo 1523: _questo Stato -sta per molte cagioni sulla punta di un ago, e Dio voglia che noi non -dobbiamo fuggir presto ad Avignone e agli ultimi confini dell'oceano. -Io veggo prossima dinanzi a me la caduta di questa spirituale -monarchia.... Se Dio non ci ajuta, noi siamo spacciati_. — Se Adriano -sia stato avvelenato o no, non si può ricavar con certezza da Blas -Ortiz, _Itinerar. Hadriani_ (Baluz, _Miscell. ed. Mansi_, I, p. 386 -e segg.); tutto il male sta in questo che l'opinione pubblica lo -supponeva. - -[254] Negro, l. c. in data 24 settembre e 9 novembre 1526, 11 aprile -1527. - -[255] Varchi, _Stor. fiorent._ I, 43, 46 e segg. - -[256] Paul. Jovius: _Vita Pomp. Columnae_. - -[257] Ranke: _Deutsche Geschichte_, II, 375 e segg. - -[258] Varchi, _Storie fiorent_. II, 43 e segg. - -[259] Ibid., e Ranke, _Deutsche Geschichte_ II, p. 394, nota. Si -credeva che Carlo volesse trasportare la sua residenza a Roma. - -[260] V. la sua lettera al Papa, in data di Carpentras, 1.º settembre -1527, negli _Anecd. litterar._ IV, pag. 335. - -[261] _Lettere de' principi_, I, 72. Il Castiglione al Papa, Burgos 10 -dicembre 1527. - -[262] Tommaso Gar, _Relaz. della Corte di Roma_, I, 1527. - -[263] I Farnesi poterono tentare ancora qualche cosa di simile, ma i -Caraffa non vi riuscirono. - -[264] Petrarca, _Epist. fam._ I, 3, p. 574, dove egli ringrazia Iddio -di esser italiano. Inoltre l'_Apologia contra cujusdam anonymi Galli -calumnias_, dell'anno 1367, pag. 1068 e segg. - -[265] Io intendo specialmente gli scritti di Wimpheling, Bebel ed -altri nel I vol. degli _Scriptores_ dello Scardio; ai quali sono -da aggiungere per un tempo un po' anteriore un Felice Fabri (_Hist. -Svevorum_), e per un tempo un po' posteriore un Francesco (_Germaniae -exegesis_, 1518). - -[266] Un esempio per molti: la risposta del Doge di Venezia ad un -inviato fiorentino spedito per trattare degli affari di Pisa nel 1496, -presso il Malipiero, _Ann. veneti, Arch. stor_. VII, I, p. 427. - -[267] Si notino le espressioni _uomo singolare, uomo unico_ per -esprimere i due maggiori gradi dello sviluppo individuale. - -[268] In Firenze intorno al 1390 non vi era più nessuna moda prevalente -nei vestiti per uomo, perchè ognuno amava di vestirsi a modo proprio. -Cfr. la canzone di Franco Sacchetti: _contro alle nuove foggie_, nelle -_Rime pubbl. dal Poggiali_, p. 52. - -[269] Sulla fine del secolo XVI Montaigne, fra molte altre -osservazioni, fa il seguente confronto: «_ils (les Italiens) ont plus -communement des belles femmes, et moins des laides que nous; mais -des rares et excellentes beautéz j'estime que nous allons à pair. Et -(je) en juge autant des esprits: de ceux de la commune façon ils en -ont beaucoup plus et evidemment: la brutalité y est sans comparaison -plus rare: d'âmes singulières et du plus hault estage, nous ne leur -en debvons rien_». (_Essais_, L. III, chap. 5, vol. III, p. 367 -dell'edizione di Parigi del 1816). - -[270] Ma essi non mancano di mettere in mostra anche quella delle -loro donne, come può notarsi rispetto agli Sforza e ad altre famiglie -regnanti dell'Italia settentrionale. Si confrontino nelle _Clarae -mulieres_ di Jacopo Bergomense le biografie di Giovanna Malatesta, -Paola Gonzaga, Orsina Torella, Bona Lombarda, Riccarda d'Este, e -delle più importanti donne della famiglia Sforza. Fra esse c'è più -d'una _virago_, cui non manca nemmeno l'ultimo perfezionamento della -individualità, una elevata cultura umanistica. - -[271] Franco Sacchetti nel suo _Capitolo_ (_Rime pubb. dal Poggiali)_ -pag. 56, enumera intorno al 1390 più di cento nomi di uomini -ragguardevoli dei partiti dominanti, che erano morti a sua memoria. Per -quante mediocrità possano esservi state fra essi, tuttavia l'insieme -è una testimonianza assai autorevole per comprovare il risveglio -dell'individualità. — Quanto alle «Vite» di Filippo Villani veggasi più -innanzi. - -[272] _Trattato del governo della famiglia._ È stata messa innanzi -una nuova ipotesi, secondo la quale questo scritto sarebbe opera -dell'architetto Leon Battista Alberti. Cfr. Vasari, IV, 54, nota 5, ed. -Lemonnier. — Sul Pandolfini cfr. Vespas. fiorent. p. 379. - -[273] _Trattato_, p. 65 e seg. - -[274] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II. Sessant'anni più tardi -Cardano (_De vita propria_, cap. 32) poteva chiedere amaramente: _quid -est patria, nisi consensus tyrannorum minutorum ad opprimendos imbelles -timidos, et qui plerumque sunt innoxii?_ - -[275] _De vulgari eloquio_, L. I, cap. 6. — Sulla lingua italiana -ideale, _cap. 17_. — Sulla unità spirituale dei dotti, cap. 18. — Ma -anche il grido dell'esule nel celebre passo del _Purg. VIII_, 1 e segg. -e _Parad. XXV_, 1. - -[276] _Dantis Alligherii Epistolae_, ed. Carolus Witte, p. 65. - -[277] Ghiberti, _Secondo commentario_, Cap. XV. (Vasari, ed. Lemonnier, -I, p. XXIX). - -[278] _Codri Urcei vita_, in principio delle sue opere. — Veramente -ciò confina col detto: _ubi bene, ibi patria_. — Le compiacenze -morali, indipendenti da ogni località e privilegio comune a tutti -gli Italiani più colti, alleviavano loro i dolori dell'esiglio. Del -resto il cosmopolitismo è un segno dell'epoca, nella quale si scoprono -nuovi mondi e si anela ad uscire dal vecchio. Accadde altrettanto in -Grecia dopo la guerra peloponnesiaca. Platone, a detta di Niebuhr, non -era un buon cittadino, e Senofonte ancor meno: Diogene si compiaceva -addirittura del suo cosmopolitismo e si diceva egli stesso ἄπολις, come -si legge in Laerzio. - -[279] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 16. - -[280] Gli angeli, che egli nel giorno anniversario della morte di -Beatrice disegnò sopra una tavoletta (_Vita nuova_, p. 61), potrebbero -essere stati qualche cosa di più che un semplice lavoro da dilettante. -Leonardo Aretino dice, che egli disegnava _egregiamente_ e che amava -grandemente la musica. - -[281] Per queste notizie e le seguenti veggasi specialmente Vespasiano -fiorentino, fonte importantissima per la storia della cultura -fiorentina nel secolo XV. Cfr. p. 359, 379, 401 ecc. — Poi la bella e -istruttiva _Vita Jannottii Manetti_ (nato nel 1396) presso Murat. XX. - -[282] Ciò che segue è tolto in via di esempio dalla caratteristica -di Pandolfo Collenuccio del Perticari, presso Roscoe, _Leone X_, ed. -Bossi, III, p. 197 e segg. e nelle _Opere_ del conte Perticari, Milano, -1823, v. II. - -[283] Presso Muratori XXV, col. 295 e segg., e come complemento a ciò -Vasari, IV, 52 e seg. — Universale dilettante almeno, e al tempo stesso -maestro in molte specialità fu, per esempio, Mariano Socini, se si -presta fede alla caratteristica che ne dà Enea Silvio (_Opera_, p. 622, -Epist. 112). - -[284] Cfr. Ibn Firnas. presso Hammer, _Literaturgesch. der Araber_, I, -_Introduz_. p. 51. - -[285] _Quicquid ingenio esset hominum cum quadam effectuum elegantia, -id prope divinum ducebat._ - -[286] Quest'opera perduta è quella che dai moderni è ritenuta -sostanzialmente identica col Trattato del Pandolfini (v. sopra, p. 181 -nota). - -[287] Nella sua opera _De re aedificatoria_, L. VIII, cap. 1, si trova -una definizione di ciò che potrebbe dirsi una bella via: _si modo -mare, modo montes, modo lacum fluentem fontesve, modo aridam rupem aut -planitiem, modo nemus vallemque exhibebit_. - -[288] Un autore per molti, Flavio Biondo, _Roma triumphans_, L. V, p. -117 e seg., dove sono raccolte le definizioni della gloria date dagli -antichi e dove si concede anche al cristiano di aspirarvi. — Lo scritto -di Cicerone _De gloria_, che il Petrarca possedeva, è andato perduto, -come è noto universalmente. - -[289] Paradiso, XXV, sul principio: _Se mai continga_, ecc. Cfr. -Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 49. _Vaghissimo fu d'onore e di pompa, e -per avventura più che alla sua inclita virtù non si sarebbe richiesto_. - -[290] _De vulgari eloquio_, L. I, c. I. In modo specialissimo _De -Monarchia_, L. I, c. I, dove egli vuole dar l'idea della monarchia, non -solamente per essere utile al mondo, ma anche _ut palmam tanti bravii -primus in meam gloriam adipiscar._ - -[291] _Convito_, ed. Venezia 1529, fol. 5 e 6. - -[292] _Paradiso_, VI, 112 e seg. - -[293] Per esempio: _Inferno_, VI, 89, XIII, 53, XVI, 85, XXXI, 127. - -[294] _Purgatorio_, V, 70, 37, 133, VI, 26, VIII, 71, XI, 31, XIII, 14. - -[295] _Purgatorio_, XI, 79-117. Oltre la gloria, quivi si trovano -confusamente grido, fama, rumore, nominanza, onore, tutti sinonimi -della stessa cosa. — Boccaccio poetava, com'egli confessa nella -_Lettera di Giov. Pizinga_ (_Opere volgar_i), vol. XVI, _perpetuandi -nominis desiderio_. - -[296] Scardeonius, _de urb. Patav. antiq_. (Graev, Thesaur. VI, III, -col. 260). È incerto se si debba leggere _cereis, muneribus_, o per -avventura _certis muneribus_. — L'individualità alquanto spiccata del -Mussato può riscontrarsi dalla solennità, con cui è scritta la sua -_Storia di Enrico VII_. - -[297] _Epistola de origine et vita_ ecc. al principio delle sue opere: -_Franc. Petrarca posteritati salutem_. Certi critici moderni, che -si scagliano contro la vanità del Petrarca, al suo posto avrebbero -difficilmente saputo serbare tanta bontà e sincerità d'animo, come lui. - -[298] Opera, p. 117: _De celebritate nominis importuna_. - -[299] _De remediis utriusque fortunae_, passim. - -[300] _Epist. seniles_, III, 5. Un'idea della celebrità del Petrarca ce -la dà, per esempio, Biondo Flavio (_Italia illustrata_, p. 416) cento -anni più tardi, quando ci assicura che anche un dotto non ne saprebbe -di più intorno al re Roberto il buono, se il Petrarca non l'avesse così -spesso e con tanto affetto ricordato. - -[301] _Epist. seniles_, XIII, 3, p. 918. - -[302] Filippo Villani, Vite, p. 19. - -[303] L'una cosa e l'altra trovansi indicate nell'iscrizione sepolcrale -del Boccaccio: _Nacqui in Firenze al Pozzo Toscanelli: Di fuor sepolto -a Certaldo giaccio_ ecc. — Cfr. _Opere Volgari_ di Boccaccio, vol. XVI, -p. 44. - -[304] Mich. Savonarola, _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col -1157. - -[305] La deliberazione del Consiglio di Stato del 1396 coi motivi -presso Gay, _Carteggio_, I, pag. 123. - -[306] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 39. - -[307] Franco Sacchetti, Nov. 121. - -[308] La prima nel noto sarcofago presso S. Lorenzo, la seconda nel -Palazzo della Ragione, sopra una porta. I particolari del ritrovamento -nel 1411 v. Misson, _Voyage en Italie_, vol. I. - -[309] _Vita di Dante_, l. c. Come mai dopo la battaglia di Filippi sarà -stato trasportato a Parma il corpo di Cassio? - -[310] _Nobilitatis fastu_, ed anzi _sub obtentu religionis_, dice -Pio II (_Comment. X_, p. 473). Questa nuova specie di gloria doveva -dispiacere a taluni, che erano avvezzi ad altra e di tutt'altra specie. - -[311] Cfr. Keyssler, _Neueste Reisen_, p. 1016. - -[312] Plinio il Vecchio, come è noto, è oriundo di Verona. - -[313] Questo si riscontra anche nello scritto notevolissimo: _De -laudibus Papiae_ (Murat. X) del secolo XIV: molto orgoglio municipale, -ma nessuna gloria speciale ancora. - -[314] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col 1151 e segg. - -[315] _Nam et veteres nostri tales aut divos aut aeterna memoria dignos -non immerito praedicabant. Quum virtus summa sanctitatis sit consocia -et pari emantur praetio_. - -[316] Nei _Casus virorum illustrium_ del Boccaccio solo il nono ed -ultimo libro abbracciano un tempo, che non è antico. Ugualmente ancor -più tardi nei _Commentari urbani_ di Raffaele da Volterra il solo -vigesimo primo, che è il nono dell'antropologia: il vigesimo secondo -e il vigesimo terzo parlano specialmente di Papi e imperatori. — -Nell'opera _De claris mulieribus_ dell'agostiniano Jacopo Bergomense -(intorno al 1500) prevale l'antichità e ancor più la leggenda, ma -poi seguono alcune preziose biografie di donne italiane. Presso lo -Scardeonio, (_De urb. patav. antiq._ Graev. _Thesaur_. VI, III, col. -405 e segg.) vengono nominate soltanto donne celebri padovane: prima -una leggenda del tempo delle invasioni barbariche: poi alcune scene -tragiche delle lotte dei partiti nei secoli XIII e XIV; poi alcune -ardite eroine, fondatrici di conventi, politicanti, medichesse, una -madre di molti ed illustri figli, una letterata, una contadinella, che -muore per salvare la sua innocenza, e per ultimo la bella e colta donna -del secolo XIV, per la quale ognuno scrive poesie, nonchè la poetessa e -la novellatrice. Un secolo più tardi, a tutte queste celebrità padovane -si avrebbe potuto aggiungere la professoressa. — Le celebri donne di -casa d'Este, nell'Ariosto, _Orl. fur._ XIII. - -[317] _Viri illustres_ di B. Facio, pubbl. dal Mehus, una delle opere -più importanti in questo genere, del secolo XV, che io disgraziatamente -non potei consultare. - -[318] Un poeta latino del secolo XII, che col suo canto cerca -l'elemosina di un vestito, si esprime in questo senso. V. _Carmina -Burana_, p. 76. - -[319] Boccaccio, _Opere volgari_, vol. XVI, nel sonetto 13.º: Pallido, -vinto ecc. - -[320] Fra gli altri presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, IV, p. 203. - -[321] _Angeli Politiani Epp._ L. X. - -[322] Paul. Jovius, _De romanis piscibus, Praefatio_ (1525), dove dice -che la prima Decade delle sue storie sarebbe tra breve pubblicata _non -sine aliqua spe immortalitatis_. - -[323] Cfr. a questo riguardo i Discorsi, I, 27. La tristizia può avere -la sua grandezza ed essere in alcuna parte generosa: la grandezza può -tener lontana da un fatto l'infamia: l'uomo può onorevolmente essere un -tristo, in contrapposto ad uno perfettamente buono. - -[324] _Storie fiorent._ l. VI. - -[325] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Mario Molza. - -[326] Il medio-evo è ricco di poesie così dette satiriche, ma la satira -non è ancora individuale, bensì quasi affatto generale ed astratta, -rivolta contro classi intere, corporazioni, popolazioni ecc., e quindi -anche facilmente assume un colore e un andamento didascalico. Il tipo -generale di questa tendenza si ha principalmente nella favola del -_Reineke Fuchs_, sotto tutte le forme con cui fu redatta presso i -diversi popoli d'occidente. Per la letteratura francese di questa parte -speciale veggasi l'eccellente nuova opera di Lenient: _La satire en -France au moyen-âge_. - -[327] In via eccezionale vi si trova anche un'arguzia insolente, _Nov._ -37. - -[328] _Inferno_, XXI e XXII. L'unico che potrebbe paragonarsi con -Dante, è Aristofane. - -[329] Un modesto principio nelle _Opere_, p. 421 e segg., e nel _Rerum -memorand. libri IV_. Altro saggio si ha nelle _Epp. Seniles_, X, 2, p. -868. Il giuoco di parole si risente spesso del luogo dove si ricoverò -nel medio-evo, il convento. - -[330] _Nov._ 40, 41: il condottiere è Ridolfo da Camerino. - -[331] La nota farsa di Brunellesco e del grasso legnajuolo, per quanto -sia spiritosa, merita però sempre di esser detta crudele. - -[332] Ibid, _Nov_. 49. E tuttavia, secondo la _Nov_. 67, si credeva -che un romagnuolo qualunque superasse in malizia il più malizioso -fiorentino. - -[333] Agn. Pandolfini, _Il governo della famiglia_, p. 48. - -[334] Franco Sacchetti, _Nov_. 156: _Nov_. 24. Le _facetiae_ del -Poggio, quanto alla sostanza, sono molto affini alle novelle del -Sacchetti: burle, insolenze, equivoci di uomini semplici congiunte -coll'oscenità più raffinata, poi parecchi giuochi di parole, che -rivelano il filologo. — Su L. B. Alberti cfr. a pag. 188 e segg. - -[335] Conseguentemente anche nelle novelle degli italiani, il cui -contenuto è tolto di là. - -[336] Secondo il Bandello, IV, _Nov_. 2, il Gonnella sapeva contraffare -la fisonomia e i tratti di chicchessia, e imitare tutti i dialetti -d'Italia. - -[337] Paul. Jovius, _Vita Leonis X_. - -[338] _Erat enim Bibiena mirus artifex hominibus aetate vel professione -gravibus ad insaniam impellendis_. Ciò fa venire in mente lo scherzo -che usò Cristina di Svezia co' suoi filologi. - -[339] Il cannocchiale io non l'ho tolto soltanto dal ritratto di -Raffaello, dove esso può essere interpretato piuttosto come una lente -per osservare le miniature del libro delle preghiere, ma da una notizia -del Pellicano, secondo la quale Leone osservava una processione di -monaci mediante uno _specillum_ (cfr. il Zuricher Taschenbuch del 1858, -p. 177), e dal _cristallo concavo_ menzionato dal Giovio, di cui Leone -si serviva nelle cacce. — Secondo Attilio Alessio (Baluz. Miscell. -IV, 518): _oculari ex gemina_ (_gemma_?) _utebatur, quam manu gestans, -signando aliquid videndum esset, oculis admovebat_. - -[340] Essa non manca neanche nelle arti figurative, e basta ricordare -a questo proposito la nota parodia, colla quale si mettono tre scimmie -a rappresentare il celebre gruppo del Laocoonte. Soltanto simili -fatti si limitarono d'ordinario a semplici disegni a mano, dei quali -taluni andarono anche distrutti. La caricatura è poi qualche cosa -di essenzialmente diverso: Leonardo ne' suoi grotteschi (Biblioteca -Ambrosiana) rappresenta il brutto, in quanto abbia in sè del comico, ed -innalza con ciò questo carattere comico a suo talento. - -[341] Jovian. Pontan. _De Sermone_. Egli constata una speciale -attitudine al motteggio, oltre che nei Fiorentini, anche nei Sanesi e -nei Perugini, e per cortesia vi aggiunge poi anche la corte spagnuola. - -[342] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 74 e segg. — La derivazione del -motto dal contrasto, benchè non ancora abbastanza chiaramente, nel fol. -76. - -[343] _Galateo_ del Casa, ed. Venez. 1789, p. 26 e segg. 48. - -[344] _Lettere pittoriche_, I, 71, in una lettera di Vincenzo Borghini -del 1577. — Machiavelli, _Storie fior_. l. VII dice dei giovani signori -di Firenze dopo la metà del secolo XV: _gli studi loro erano apparire -col vestire splendidi, e col parlare sagaci ed astuti, e quello che più -destramente mordeva gli altri, era più savio e da più stimato_. - -[345] Cfr. l'orazione funebre di Fedra Inghirami per Lodovico -Podacataro (1505) negli _Anecd. litt_. I, 319. — Il raccoglitore di -scandali Massaino è menzionato da Paul. Jov. _Dialogus de viris litt. -illustr_. (Tiraboschi, T. VII, parte IV, p. 1631). - -[346] Così la pensava in complesso Leone X e non a torto: per quanto -i motteggiatori, dopo la sua morte, si sieno occupati di lui, non -hanno potuto tuttavia traviare l'opinione pubblica già formatasi a suo -riguardo. - -[347] In questo caso si trovò il card. Ardicino della Porta, che nel -1491 voleva deporre la sua dignità e rifugiarsi in qualche lontano -convento. Cfr. Infessura, presso Eccard, II, col. 2000. - -[348] V. la sua orazione funebre negli _Anecd. litter_. IV, p. 315. -Nella Marca di Ancona egli mise insieme una squadra di contadini, che -fu impedita di agire soltanto dal tradimento del duca di Urbino. — I -suoi bei madrigali amorosi, presso Trucchi, _Poesie ined_. III, p. 123. - -[349] Com'egli adoprasse la lingua alla tavola di Clemente VII v. nel -Giraldi, _Hecatommithi_, VII, Nov. 5. - -[350] Tutti i pretesi consigli tenutisi per rovesciare la statua di -Pasquino, presso P. Jov. _Vita Hadriani_, furono attribuiti ad Adriano -e sono da riportare a Sisto IV. — Cfr. nelle _Lettere de' principi_ I, -la lettera del Negro in data 7 aprile 1523. Pasquino aveva nel giorno -di S. Marco una festa speciale, che il Papa proibì. - -[351] Per es. il Firenzuola, _Opere_, v. I, p. 126, nel _Discorso degli -animali_. - -[352] Al duca di Ferrara, 1 gennaio 1536: «Voi viaggerete ora da Roma -a Napoli, _ricreando la vista avvilita nel mirar le miserie pontificali -con la contemplatione delle eccellenze imperiali_» - -[353] Come egli con ciò si fosse reso terribile specialmente agli -artisti, non è qui il luogo di dimostrarlo. — Il mezzo di cui in -Germania si servì la Riforma per dar pubblicità a singole questioni -speciali, è l'opuscolo: l'Aretino invece è giornalista in questo senso, -che cioè prova un bisogno continuo di pubblicare. - -[354] Per esempio, nel _Capitolo_ all'Albicante, cattivo poeta di quel -tempo: ma sventuratamente non è possibile citare i passi relativi. - -[355] _Lettere_, ediz. Venez. 1539, fol. 12, del 31 maggio 1527. - -[356] Nel primo _Capitolo_ a Cosimo. - -[357] Gay, _Carteggio_, II, p. 332. - -[358] V. L'imprudente lettera del 1536 nelle _Lettere pittor_. I, -_Append_. 34. — Cfr. sopra pag. 198 intorno al culto reso alla casa -dove nacque il Petrarca nella stessa Arezzo. - -[359] - - L'Aretin, per Dio grazia, è vivo e sano, - Ma il mostaccio ha fregiato nobilmente, - E più colpi ha, che dita in una mano. - (Mauro, _Capitolo in lode delle bugie_). - -[360] Si vegga, per esempio, la lettera al cardinale di Lorena, -_Lettere_, ediz. Venez. 1539, in data 21 novembre 1534, come anche le -lettere a Carlo V. - -[361] Perciò che segue veggasi Gay, _Carteggio_, II, p. 335, 337, 345. - -[362] _Lettere_, ed. Venez. 1539, fol. 15, in data 16 giugno 1529. - -[363] Forse era la speranza di ottenere il cappello cardinalizio e -forse il timore dei processi dell'Inquisizione, che cominciavano e -che egli ancora nel 1535 aveva osato biasimare (v. l. c. fol. 37), -ma che dopo la riorganizzazione del Tribunale avvenuta nel 1542 -improvvisamente tornarono in vita e ridussero ognuno al silenzio. - -[364] _Carmina Burana_ nella «Biblioteca della Società letteraria di -Stuttgard», vol. XVI. — La dimora in Pavia (pag. 68, 69), le località -italiane in generale, la scena colla pastorella sotto l'ulivo (pag. -145), la vista di un pino come albero di grande ombra in un prato -(pag. 156), l'uso ripetuto della parola _bravium_ (p. 137, 144), e -più ancora la forma _Madii_ per _Maji_ (p. 141) sembrano appoggiare la -nostra ipotesi.[365] — Il chiamarsi l'autore Gualtiero non giustifica -le induzioni sulla sua origine. Comunemente si suole identificarlo -con Gualtiero de Mapes, canonico di Salisbury e cappellano dei re -d'Inghilterra verso la fine del secolo XII. Ultimamente si è creduto -di riconoscerlo in un certo Gualtiero da Lilla o da Chatillon. Veggasi -Giesebrecht, presso Wattenbach: Deutschlands Geschichtsquellem im -Mittelalter, pag. 431 e segg. - -[365] Veramente, studiando da capo a fondo questa Raccolta -singolarissima di Canti goliardici, non si saprebbe al tutto consentire -nell'opinione quì manifestata dall'illustre Autore. Il trovare in molti -di essi inserite espressioni francesi, tedesche ed inglesi li farebbe -credere piuttosto patrimonio di tutta Europa, come d'altra parte -sarebbe anche espressamente indicato da ciò che vi si legge a pag. 252, -che cioè _l'ordine dei vaganti_ accoglie in sè _uomini d'ogni nazione, -teutoni e boemi, slavi e romani_. NOTA DEL TRADUTTORE. - -[366] Come l'antichità possa servir di guida e ammaestramento in tutte -le condizioni più elevate della vita, ce lo mostra a grandi tratti Enea -Silvio (_Opp_. p. 603 nella _Epist_. 105 all'arciduca Sigismondo). - -[367] Pei particolari rimandiamo a Roscoe: _Lorenzo il Magnifico_ e -_Leon X_, nonchè a Voigt: _Enea Silvio_, e a Papencordt: _Storia della -città di Roma nel Medio-Evo_. — Chi vuol farsi un'idea dell'estensione, -che si dava agli studi degli uomini colti sul principio del secolo XVI, -consulti, prima d'ogni altro libro, i _Commentarii urbani_ di Raffaele -da Volterra. Quivi si vedrà come l'Antichità costituiva la parte più -sostanziale di ogni ramo dello scibile, dalla geografia e dalla storia -locale sino alle biografie di tutti i potenti ed illustri personaggi, -alla filosofia popolare, alla morale, alle singole scienze speciali e -perfino all'analisi dell'intero sistema aristotelico, con cui l'opera -si chiude. E per conoscere tutta l'importanza di quest'opera come fonte -per la storia della cultura, bisognerebbe confrontarla con tutte le -anteriori enciclopedie. Una trattazione circostanziata e completa di -questo tema trovasi nell'eccellente opera di Voigt: _Die Wiederbelebung -des classischen Alterthums_. - -[368] L'argomento toccato qui solo di passaggio è stato in seguito -svolto in grandi proporzioni nell'opera di Gregorovius «_Storia della -città di Roma nel Medio-Evo_», alla quale rimandiamo una volta per -sempre. - -[369] Presso Gugl. Malmesb. _Gesta regum Anglor._ L. II, § 169, -170, 203, 206 (ed. Londini, 1840, vol. I, pag. 277 e segg. pag. 354 -e segg.) sono ricordati molti sogni di cercatori di tesori, indi è -fatta menzione di Venere apparsa sotto forma di amoroso fantasma, e -finalmente si parla del ritrovamento del corpo di Pallante, figlio di -Evandro, intorno alla metà del secolo XI. — Cfr. Iac. ab Aquis, _Imago -Mundi_ (_Hist. patr. Monum. Script._ T. III, col. 1603), sull'origine -della casa Colonna con riferimento all'invenzione di tesori nascosti. -— Oltre alle storie dei tesori disseppelliti, il Malmesbury riporta -tuttavia anche l'elegia di Idelberto di Mans, vescovo di Tours, che -è uno degli esempi più singolari di entusiasmo umanistico nella prima -metà del secolo XII. - -[370] Dante, _Convito_, Tratt. IV, cap. 5. - -[371] _Epp. familiares_, VI, 2, (p. 657); altrove parla di Roma prima -di averla veduta, (ibid. II, 9, p. 600); cfr. II, 14. - -[372] _Dittamondo_, II, cap. 3. Il corteo fa risovvenire in parte le -ingenue figure dei tre Re Magi e il loro seguito. — La descrizione -della città, II, cap. 31, non è senza pregi dal lato archeologico. -— Secondo il Polistore (Murat. XXIV, col. 845) nel 1366 Nicolò ed -Ugo d'Este fecero un viaggio a Roma, _per vedere quelle magnificenze -antiche, che al presente si possono vedere in Roma_. - -[373] Citiamo di passaggio un fatto, che mostra come anche fuori -d'Italia nel medio-evo si riguardasse Roma come una cava di marmi e -di pietre: il celebre abate Suggero, che (intorno al 1140) cercava -imponenti colonne per la sua fabbrica di S. Dionigi, pensò in -sulle prime niente meno che ai monoliti di granito delle terme di -Diocleziano, ma poi mutò consiglio: V. Sugerii libellus alter, presso -Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 352. — Senza dubbio Carlomagno non aveva -avuto pretese così esorbitanti. - -[374] _Poggii Opera_ fol. 50 e segg. _Ruinarum urbis Romae descriptio_. -Intorno al 1430, vale a dire poco prima della morte di Martino V. — Le -terme di Caracalla e di Diocleziano avevano ancora il loro rivestimento -e le loro colonne. - -[375] Il Poggio, come uno dei primi raccoglitori di iscrizioni, appare -da una lettera riportata nella _Vita Pogii_, presso Muratori, XX, col. -177, e come raccoglitore di busti col. 183. - -[376] Fabroni, _Cosmus, Adnot._ 86. Da una lettera di Alberto degli -Alberti a Giovanni Medici. — Sulle condizioni di Roma sotto Martino -V veggasi il Platina, p. 277, e durante l'assenza di Eugenio IV si -consulti Vespasiano Fiorent. p. 21. - -[377] Ciò che segue, è tolto da Jo. Ant. Campanus, _Vita Pii II_, -presso Murat. III, II, col. 980 e segg. — _Pii II Commentarii_ p. 48, -72 e segg. 206, 248 e segg. 501 e altrove. - -[378] Boccaccio, _Fiammetta_, cap. 5. - -[379] Leandro Alberti, _Descriz. di tutta l'Italia_, fol. 285. — -Secondo Leonardo Aretino (Baluz. Miscell. III, p. III) Ciriaco percorse -l'Etolia, l'Acarnaia, la Beozia, il Peloponneso e vide Sparta, Argo ed -Atene. - -[380] Due esempi per molti: la favolosa storia primitiva di Milano nel -_Manipulus_, (Murat. XI, col 552) e quella di Firenze, sul principio -della Cronaca di Ricordano Malaspini e presso Giov. Villani, secondo il -quale Firenze aveva ragione di osteggiar Fiesole anti-romana e ribelle, -mentre essa nutriva sentimenti così schiettamente romani (I, 9, 38, 41, -II, 2). — Dante, _Inf_. XV, 76. - -[381] _Commentarii_, p. 206, nel libro IV. - -[382] Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col. -993. L'autore, per la pretesa parentela col Papa, non vuol essere -scortese nemmeno con Nerone: egli dice soltanto: _de quo rerum -scriptores multa ac diversa commemorant_. — Più singolare ancora parrà -che la famiglia Plato di Milano si lusingasse di discendere dal grande -Platone, e che Filelfo osasse dire ciò in un discorso per nozze e -ripeterlo poscia in un elogio del giurista Teodoro Plato, come altresì -che un Giovannantonio Plato al ritratto in rilievo del filosofo da -lui scolpito (nel cortile del palazzo Magenta in Milano) non esitasse -a porre un'iscrizione, nella quale si leggeva: _Platonem suum, a quo -originem et ingenium refert_. - -[383] Su ciò veggasi il Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1094; -e l'Infessura, presso Eccard _Scriptores_, II, col. 1951. — Matarazzo, -nell'_Arch. stor._ XVI, II, p. 180. - -[384] Già sotto Giulio II si continuò a scavare nella persuasione di -trovare altre statue. Vasari XI, p. 302, _Vita di Giov. da Udine_. - -[385] Quatremère, _Storia della vita etc. di Raffaello_, ed. Longhena, -p. 531. - -[386] _Lettere pittoriche_, II, I. Il Tolomei al Landi, 14 nov. 1542. - -[387] Egli voleva _curis animique doloribus quacumque ratione -aditum intercludere_; le allegre riunioni e la musica lo attraevano -moltissimo, e in tal modo sperava di prolungar la vita. _Leonis X vita -anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 169. - -[388] Delle satire dell'Ariosto riferisconsi a questo argomento la I -(_Perch'ho molto_ ecc.) e la IV (_Poichè, Annibale_ ecc.). - -[389] Ranke, _Die röm. Päpste_, I, 408 e segg. — _Lettere de' -principi_, I. Lettera del Negri, 1 settembre 1522.... _tutti questi -cortigiani esausti da Papa Leone e falliti_. - -[390] _Pii II Commentarii_, p. 251, nel libro V. — Cfr. anche l'elegia -di Sannazzaro _in ruinas Cumarum_, nel libro II. - -[391] Polifilo, _Hypnerotomachia_, senza numerazione di pagine. In -estratto presso Temanza, p. 12. - -[392] Mentre tutti i Padri della Chiesa e tutti i pellegrini non -parlano che di una grotta. Anche i poeti fanno senza del palazzo. Cfr. -Sannazzaro, _De partu Virginis_, L. II. - -[393] Principalmente da Vespasiano Fiorentino, nel vol. X dello -_Spicileg. romanum_ del Mai. L'autore era un librajo fiorentino e -spacciatore di copie, intorno alla metà del secolo XV e dopo. - -[394] Come è noto, si spacciarono anche delle falsificazioni, per -trarre in errore o mettere in derisione i dilettanti di antichità. -Veggansi nelle opere bibliografiche, per molti altri, gli articoli -concernenti Annio da Viterbo. - -[395] Vespas. Fior. p. 31: _Tommaso da Serezana usava dire, che dua -cose farebbe, s'egli potesse mai spendere, ch'era in libri e murare. E -l'una e l'altra fece nel suo pontificato._ — Intorno a' suoi traduttori -veggasi Aen. Sylv. _De Europa_, cap. 58, p. 459, e Papencordt, _Gesch. -der Stadt Rom_, p. 502. - -[396] Vespas. Fior. p. 48 e 658, 665. Cfr. J. Mannetti, _Vita Nicolai -V_, presso Murat. III, II, col. 925 e segg. — Se e come Calisto III -abbia in parte catalogato la raccolta, veggasi in Vespas. Fior. p. 284 -e segg., coll'avvertenza del Mai. - -[397] Vespas. Fior. p. 617 e segg. - -[398] Vespas. Fior. p. 547 e segg. - -[399] Vespas. Fior. p. 193. Cfr. Marin Sanudo, presso Murat. XXII, col. -1185 e segg. - -[400] Come l'affare sia stato trattato, veggasi presso Malipiero, _Ann. -veneti, Arch. Stor._ VII, II, p. 663, 655. - -[401] Vespas. Fior. p. 124 e segg. - -[402] Forse nella presa di Urbino effettuata dalle truppe di Cesare -Borgia? — Si mette in dubbio l'esistenza del manoscritto, ma non posso -indurmi a credere che Vespasiano abbia scambiato il semplice estratto -delle _sentenze_ di Menandro (forse un duecento versi) con _tutte le -opere_ del medesimo, specialmente in una serie di codici tanto completi -(fossero pure il Sofocle e il Pindaro quali giunsero sino a noi). E non -è neanche impossibile, che quel Menandro una volta o l'altra non torni -a rivivere. - -[403] Se Piero de' Medici, alla morte del re bibliofilo Mattia Corvino -d'Ungheria, prevede che gli amanuensi dovranno ribassare il prezzo -delle loro mercedi, poichè altrimenti non troveranno più da occuparsi -presso nessuno (e voleva dire, fuorchè presso di noi), ciò non può -intendersi che rispetto ai greci, poichè i calligrafi abbondavano ancor -molto in Italia. — Fabroni, _Laurent. Magn. Adnot._ 156. Cfr. _Adn._ -154. - -[404] Gaye, _Carteggio_, I, p. 164. Una lettera del 1455 sotto -Calisto III. Anche la celebre Bibbia miniata di Urbino è scritta da un -francese, al servizio di Vespasiano. Vegg. D'Agincourt, _la Peinture_ -tab. 78. - -[405] Vespas. Fiorent. p. 335. - -[406] Anche per le biblioteche di Urbino e di Pesaro (quella di Aless. -Sforza, v. pag. 38) il Papa usò una simile cortesia. - -[407] Vespas. Fiorent. pag. 129. - -[408] _Artes-Quis labor est fessis demptus ab articulis,_ in una -poesia di Roberto Orso, intorno al 1470, _Rerum ital. scriptor. ex -codd. florent._ T. II, col. 693. Egli si rallegra un po' prima della -sollecita diffusione, che era a sperarsi, degli autori classici. Cfr. -Libri, _Hist. de sciences mathématiques_, II, 278 e segg. — Sugli -stampatori di Roma v. Gaspar. Veron._ Vita Pauli II_, presso Murat. -III, II, col. 1046. Il primo privilegio in Venezia v. Marin Sanudo, -presso Murat. XXII, col. 1189. - -[409] Qualche cosa di simile c'era stato già al tempo dei copisti. V. -Vespas. Fiorent. p. 656 e segg. a proposito della _Cronaca del mondo_ -di Zembino da Pistoja. - -[410] Fabroni, _Laurent. Magn. Adnot._ 212. — Ciò accadde rispetto al -libello _De exilio_. - -[411] Cfr. Sismondi, VI, p. 149 e segg. - -[412] La morte successiva di questi greci è constatata da Pierio -Valeriano, _De infelicitate literator_. parlando dei Lascaris. E Paolo -Giovio sulla fine de' suoi _Elegia literaria_ dice dei tedeschi.... -_quum literae non latinae modo cum pudore nostro, sed graecae et -hebraicae in eorum terras fatali commigratione transierint._ (Intorno -al 1540). - -[413] Ranke _die Päpste_, I, 486. — Si confronti la fine di questa -parte del nostro lavoro. - -[414] Tommaso Gar, _Relazioni della corte di Roma_, I, p. 338, 379. - -[415] Giorgio da Trebisonda assunto a Venezia nel 1459 con -centocinquanta ducati a professore di rettorica, v. Malipiero, _Arch. -stor._ VII, II, p. 653. — Sulla cattedra di greco in Perugia v. _Arch. -stor._ XVI, II, p. 19 dell'Introduzione. — Per Rimini resta il dubbio -se vi si insegnasse il greco; cfr. _Anecd. litter._ II, p. 300. - -[416] Vespas. Fior. p. 48, 476, 578, 614. — Anche fra Ambrogio -Camaldolese conosceva l'ebraico. _Ibid_. p. 320. - -[417] Sisto IV, che alzò l'edifizio per la Vaticana e che l'accrebbe -con molti acquisti, sciupò anche alcuni stipendi a pagare copisti dal -latino, dal greco e dall'ebraico (_librarios_), v. Platina, _Vita Sixti -IV_, p. 332. - -[418] Pierius Valerian. _De infelicit. literat._ parlando del Mongajo. -— Intorno al Ramusio cfr. Sansovino, _Venezia_, fol. 250. - -[419] Specialmente nell'importante lettera dell'anno 1485 ad Ermolao -Barbaro, presso _Ang. Polit. epist. L. IX._ — Cfr. _Jo. Pici Oratio de -hominis dignitate_. - -[420] Come essi medesimi si giudicassero, appare da un passo del Poggio -(_De Avaritia_, fol. 2), ove è detto, che solo coloro possono dire -di essere vissuti, che scrissero dotti ed eloquenti libri latini o ne -tradussero qualcuno dal greco in latino. - -[421] Libri, _Histoire des sciences mathém._ II, 159 e segg., 258 e -seguenti. - -[422] _Purgatorio_ XVIII, dove se ne trovano esempi non dubbi: Maria -s'affretta al monte, Cesare alla Spagna; Maria è povera e Fabrizio -disinteressato: — In questa occasione è da far notare l'introduzione -cronologica delle Sibille nell'antica storia profana, quale fu tentata -nel 1360 dall'Uberti nel suo «Dittamondo». - -[423] _Poeta_ anche presso Dante (_Vita nuova_, p. 47) significa -soltanto colui che scrive versi latini, mentre per chi scrive in -italiano si usano le espressioni _rimatore, dicitore per rima_. -Coll'andar del tempo però queste espressioni e queste idee finiscono -col fondersi reciprocamente. - -[424] Anche il Petrarca al colmo della sua gloria ha dei momenti -melanconici e si lagna che la sua cattiva stella lo abbia condannato a -vivere i suoi ultimi anni in mezzo a furfanti (_extremi fures_). Nella -finta lettera a Livio, _Opera_, p. 704 e segg. - -[425] Più strettamente si tiene il Boccaccio alla poesia propriamente -detta nella sua lettera posteriore al Pizinga, nelle _Opere volgari_, -vol. XVI. Ma anche qui egli non conosce altra poesia che quella -dell'antichità, e ignora affatto i trovatori. - -[426] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 50: _la quale_ (laurea) _non -scienza accresce, ma è dell'acquistata certissimo testimonio e -ornamento._ - -[427] _Paradiso_, XXV, 1 e segg. — Boccaccio, _Vita di Dante_, p. -50: _sopra le fonti di S. Giovanni si era disposto di coronare_. Cfr. -_Paradiso_, I, 25. - -[428] La lettera di Boccaccio allo stesso, nelle _Opere volgari_, vol. -XVI: _si praestet Deus, concedente senatu Romuleo..._ - -[429] Matteo Villani V, 26. Vi fu una solenne cavalcata per la città, -nella quale i seguaci dell'imperatore, i suoi baroni, accompagnarono il -poeta. — Anche Fazio degli Uberti fu incoronato, ma non si sa dove, nè -da chi. - -[430] Jac. Volaterranus, presso Murat. XXIII, col. 185. - -[431] Vespas. Fior. p. 575, 589. — _Vita Jan. Manetti_, presso Murat. -XX, col. 543. — La celebrità di Leonardo Aretino, anche vivo, era -tale che veniva gente d'ogni paese solo per vederlo, e uno spagnuolo -si gettò in ginocchio dinanzi a lui. Vespas. p. 568. — Pel monumento -di Guarino il magistrato di Ferrara decretò nel 1461 la somma, allora -considerevole, di cento ducati. - -[432] Cfr. Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 92 e segg. -— Bologna, come è noto, era più antica; Pisa per contrario fu una -fondazione di Lorenzo il Magnifico _ad solatium veteris amissae -libertatis_, come dice Giovio, _Vita Leonis X_, L. I. — L'università di -Firenze (cfr. Gaye, _Carteggio_, I, p. 251 sino a 580 passim; Matteo -Villani I, 8; VII, 90) già esistente nel 1321, con obbligatorietà -di studi pei nativi della città, fu ripristinata dopo la pestilenza -del 1348 e dotata di duemila e cinquecento fiorini d'oro annui, ma -sonnecchiò di nuovo, e nel 1357 fu riformata una seconda volta. La -cattedra per la spiegazione della Divina Commedia, fondata dietro -domanda di molti cittadini nel 1373, fu in seguito unita per lo più a -quella di filologia e di rettorica, anche quando la tenne il Filelfo. - -[433] A questo si deve far attenzione nelle enumerazioni, come -per es. nel prospetto di professori di Pavia intorno all'anno 1400 -(Corio, _Storia di Milano_, fol. 290), dove, fra altri, figurano venti -giuristi. - -[434] Marin Sanudo, presso Murat. XXII, col. 290. - -[435] Fabroni, _Laurent. Magn. Adnot._ 52, dell'anno 1491. - -[436] Allegretto, _Diari Sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 824. - -[437] Filelfo chiamato all'Università di Pisa, recentemente fondata, -pretese per lo meno 500 fiorini d'oro. Cfr. Fabroni, _Laurent. Magn. -Adnot._ 41. - -[438] Cfr. Vespas. Fior. p. 271, 572, 580, 625. — _Vita Jan. Manetti_, -presso Murat. XX, col. 531 e segg. - -[439] Vespas. Fior. p. 640. — Non mi fu mai dato di vedere le biografie -di Guarino e di Vittorino del Rosmini. - -[440] Vespas. Fiorent. p. 646. - -[441] All'arciduca Sigismondo, Epist. 105, p. 600 e al re Ladislao -Postumo, p. 605: quest'ultima lettera è in forma di trattato: _De -liberorum educatione_. - -[442] Ecco le parole di Vespasiano: _a vederlo in tavola così antico -com'era, era una gentilezza_. - -[443] Ibid. p. 485. - -[444] Secondo Vespas. p. 271 qui v'era un convegno di dotti, dove anche -si disputava. - -[445] Veggasi la di lui vita in Murat. XX, col. 522 e segg. - -[446] Ciò che di essa si sapeva prima, non può riguardarsi che come una -cognizione puramente frammentaria. Una strana disputa ebbe luogo nel -1438 a Ferrara tra Ugo da Siena e i Greci venuti al Concilio intorno -all'antagonismo che esiste fra Aristotele e Platone. Cfr. Enea Silvio, -_De Europa_, cap. 52. (_Opera_, p. 450). - -[447] Presso Nicolò Valori, nella _Vita di Lorenzo il Magnifico_. Cfr. -Vespas. Fiorent. p. 426. — I primi protettori dell'Argiropulo furono -gli Acciajuoli. Ibid. 292: Il cardinal Bessarione e i suoi paragoni -tra Platone e Aristotele. Ibid. 223: Il Cusano come platonico. Ibid. -308: Narciso da Catalogna e le sue dispute coll'Argiropulo. Ibid. 571: -Singoli dialoghi di Platone già tradotti da Leonardo Aretino. Ibid. -298: Primi sintomi d'influenza del neoplatonismo. - -[448] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV, p. 321, dove si ha un eccellente -pittura del modo di vivere di Filippo. - -[449] Le Biografie sopra menzionate del Rosmini (intorno a Vittorino -e al Guarino), come anche la _Vita del Poggio_ dello Shepherd, debbono -contenere molte notizie su questo riguardo. - -[450] _Epist._ 39, _Opera,_ p. 526, a Mariano Socino. - -[451] Non bisogna lasciarsi trarre in errore dal fatto che, accanto -a queste lodi, sono frequenti i lamenti sulla grettezza dei Mecenati -principeschi e sull'indifferenza di alcuni principi per gli uomini -celebri. — Un esempio se ne ha in Battista Mantovano (_Eclog_. V) -ancora nel secolo XV. Era impossibile piacere a tutti. - -[452] Per ciò che riguarda la protezione accordata dai Papi alle -scienze sin verso la fine del secolo XV, dobbiamo, per amore di -brevità, rimandare alla conclusione della _Storia della città di Roma -nel medio-evo_ di Papencordt. - -[453] Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_, parlando di -Sferulo da Camerino. Il buon uomo non terminò il poema a tempo, e -si trovò il lavoro sul tavolo ancora quarant'anni dopo. Sui magri -emolumenti accordati da Sisto IV cfr. Pierio Valer. _De infelicit. -literator._, parlando di Teodoro Gaza. — Sull'esclusione degli umanisti -dal cardinalato sotto i predecessori di Leone, reggasi l'orazione -funebre di Lorenzo Grana sul card. Egidio. _Anecd. litterar._ IV, p. -307. - -[454] Il meglio nelle _Deliciae poetarum italorum_ e nelle appendici -alle diverse edizioni di Roscoe, _Leone X_. - -[455] _Pauli Jovii Elogia_, parlando di Guido Postumo. - -[456] Pierio Valeriane nella sua _Simîa_. - -[457] V. L'elegia di Giovanni Aurelio Muzio, nelle _Deliciae poetarum -ital_. - -[458] La nota storia della borsa di velluto rosso con pacchetti d'oro -di diversa grandezza, nella quale Leone metteva la mano alla cieca, -veggasi presso Giraldi, _Hecatommithi_, VI, nov. 8. E per converso -gl'improvvisatori latini di Leone venivano battuti a colpi di staffile, -qualora avessero fatto versi non eleganti e di non giusta misura. Lil. -Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_. - -[459] Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, IV, 181. - -[460] Vespas. Fior. pag. 69 e segg. Le traduzioni dal greco, che -Alfonso fece fare, p. 93. — _Vita Jan. Manetti_, presso Murat. XX, col. -541 e segg. 550 e segg. 595. — Il Panormita: _Dicta et facta Alphonsi_, -insieme alle Glosse di Enea Silvio. - -[461] Ovid. _Amores_, III, 15, vs. II. — Jovian. Pontan. _De principe_. - -[462] _Giorn. Napolet._ presso Murat. XXI, col. 1127. - -[463] Vespas. Fior. 3, 119 e seg. — _Volle avere piena notizia di ogni -cosa, così sacra come gentile._ — Cfr. sopra pag. 59 e segg. - -[464] L'ultimo dei Visconti divideva la sua ammirazione tra Livio, i -Romanzi della Cavalleria francese, Dante e il Petrarca. Gli umanisti, -che gli si presentavano colla promessa di «dargli fama», di regola -erano congedati da lui nel giro di pochi giorni. Cfr. il Decembrio, -presso Murat. XX, col. 1014. - -[465] Paul. Jov. _Vita Alphonsi ducis_. - -[466] Sul Collenuccio alla corte di Giovanni Sforza di Pesaro (figlio -di Alessandro, v. pag. 37), che poi lo ricompensò colla morte, veggasi -a pag. 188 nota 1, 3. Presso l'ultimo degli Ordelaffi di Forlì il posto -era preso da Codro Urceo. — Fra i tiranni colti va annoverato anche -Galeotto Manfredi di Faenza, ucciso nel 1488 dalla propria moglie, ed -ugualmente anche alcuni dei Bentivoglio di Bologna. - -[467] _Anecd. literar._ II, p. 305 e segg. 405. Basinio di Parma si -burla di Porcellio e di Tommaso Seneca; essi, come affamati parassiti, -dovettero nella loro vecchiaia servire ancora in qualità di soldati, -mentr'egli possedeva campi e ville. (Intorno al 1460: documento -importante, dal quale emerge, che vi erano ancora degli umanisti, come -i due ultimi nominati, i quali cercavano difendersi contro l'invasione -sempre crescente della filologia greca). - -[468] Maggiori particolari su queste tombe in Keyssler, _Neueste -Reisen_, p. 924. - -[469] _Pii II Comment._ L. II, p. 92. La parola _historiae_ qui -comprende l'intera antichità. - -[470] Fabroni, _Cosmus_, adnot. 117. — Vespas. Fior. passim. — Un -passo importante su ciò che i Fiorentini esigevano dai loro segretari, -veggasi presso Enea Silvio, _De Europa_, cap. 54 (_Opera_ pag. 454). - -[471] Cfr. pag. 293 e Papencordt, _Geschichte der Stadt Rom_, p. 512, -sul nuovo collegio degli abbreviatori fondato da Pio. - -[472] _Anecdota literar._, I, p. 119 e segg. Arringa di Iacopo da -Volterra in nome dei segretari, senza dubbio del tempo di Sisto IV. — -Le pretese umanistiche degli avvocati concistoriali si basavano sulla -loro eloquenza, come quelle dei segretari sulle loro lettere. - -[473] Enea Silvio conobbe a fondo la vera Cancelleria imperiale sotto -Federico III. Cfr. _Epp._ 23 e 105,_ Opera_, p. 516 e 607. - -[474] Corio, _Storia di Milano_, fol. 449, la lettera d'Isabella di -Aragona a suo padre Alfonso di Napoli; fol. 451, 464 due lettere del -Moro a Carlo VIII. — Con che è da confrontare la relazione, contenuta -nelle _Lettere pittoriche_, III, 86 (Sebastiano del Piombo all'Aretino) -del come Clemente VII, durante il sacco dì Roma, abbia chiamato a sè -nel Castello i suoi dotti e ad ognuno abbia dato l'incarico separato di -preparare una lettera per Carlo V. - -[475] Sulla raccolta delle lettere dell'Aretino vegg. sopra pag. 223 -e nota. — Collezioni di lettere latine erano state stampate ancora nel -secolo XV. - -[476] Si confrontino le Orazioni nelle opere di Filelfo, Sabellico, -Beroaldo ed altri e gli scritti e le biografie di Giannozzo Manetti, -Enea Silvio ecc. - -[477] _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV, col. 198, 205. - -[478] _Pii II Comment._ L. I, p. 10. - -[479] Proporzionata alla gloria di chi riusciva era la vergogna di -colui che dinanzi a sì numerose e illustri assemblee si confondeva e -perdeva la parola. Esempi di questo genere di spavento trovansi citati -in Pietro Crinito, _De honesta disciplina_, V, cap. 3. Cfr. Vespas. -Fior. p. 319, 430. - -[480] _Pii II Comment._, L. IV, p. 205. C'erano inoltre dei Romani, che -lo aspettavano a Viterbo. _Singuli per se verba facere, ne alius alio -melior videretur, cum essent eloquentia ferme pares_. — Il fatto che -il vescovo d'Arezzo non abbia potuto prendere la parola per tutte le -ambascerie mandate dagli Stati italiani al nuovo papa Alessandro VI, -è annoverato dal Guicciardini (nel principio del I libro) fra le cause -più serie, che contribuirono alle sventure d'Italia dell'anno 1494. - -[481] Riportata da Marin Sanudo, presso Murat. XXIII, col. 1160. - -[482] _Pii II Comment._, L. II, p. 107. Cfr. p. 87. — Anche un'altra -principessa, Madonna Battista da Montefeltro, maritata in Malatesta, -arringò in latino Sigismondo e Martino. Cfr. _Archivio Storico_ IV, I, -p. 452, nota. - -[483] _De expeditione in Turcas_, presso Murat. XXIII, col 68. -_Nihil enim Pii concionantis maiestate sublimius_. — Oltre la ingenua -compiacenza con cui Pio stesso descrive i propri trionfi, veggasi il -Campano, _Vita Pii II_, presso Murat. III, II, passim. - -[484] Carlo V una volta, non potendo tener dietro in Genova alla -fiorita dicitura latina di un oratore, uscì confidenzialmente col -Giovio in questa esclamazione: «Ahimè, quanto aveva ragione una volta -il mio maestro Adriano, quando mi prediceva, che sarei stato punito -della mia poca diligenza nello studio del latino!» — Paul. Jov. _Vita -Hadriani VI_. - -[485] Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_, parlando del -Collenuccio. — Filelfo, laico e ammogliato, tenne nel duomo di Como un -discorso per l'ingresso del vescovo Scarampi nell'anno 1460. - -[486] Fabroni,_ Cosmus, Adnot._ 52. - -[487] Il che però scandolezzò alquanto Jacopo da Volterra (Murat. -XXIII, col. 171) udendo il discorso commemorativo in lode del Platina. - -[488] _Anecd. literar._, I, p. 299, nell'orazione funebre di Fedra per -Lodovico Podocataro, che il Guarino sceglieva di preferenza per tali -uffici. - -[489] Di simili Prolusioni molte sono conservate nelle opere del -Sabellico, di Beroaldo il vecchio, di Codro Urceo ecc. - -[490] La fama dell'eccellente modo di porgere del Pomponazzo è -attestata da Paolo Giovio, _Elogia_. - -[491] Vespas. Fior. p. 103. Cfr. il racconto (p. 598) del come -Giannozzo Manetti venne a lui nell'accampamento. - -[492] _Arch. stor._ XV, p. 113, 121, l'introduzione di Canestrini; p. -342 e segg. due allocuzioni militari stampate; la prima, di Alamanni, è -veramente bella e degna della circostanza (1528). - -[493] Su ciò Faustino Terdoceo, nella sua satira _De triumpho -stultitiae_, lib. II. - -[494] Due casi sorprendenti di questo genere in Sabellico (_Opera_, -fol. 61-82), _De origine et auctu religionis_, discorso tenuto a Verona -dinanzi al capitolo degli Scalzi: _De sacerdotii laudibus_, altro -discorso tenuto a Venezia. — Cfr. pag. 312 nota 2. - -[495] _Jac. Volaterrani Diar. roman._ presso Murat. XXIII. passim. — -Alla col. 173 viene menzionata una notevolissima predica tenuta alla -corte, in assenza di Sisto IV: il padre Paolo Toscanella tuonò contro -il Papa, la di lui famiglia e i cardinali; Sisto quando lo seppe, ne -rise. - -[496] Filippo Villani, _Vite_, p. 33. - -[497] _Georg. Trapezunt. Rhetorica_, il primo trattato completo. — Aen. -Sylvius: _Artis rhetoricae praecepta_, nelle _Opere_, p. 992; non si -occupa a bello studio che della testura dei periodi e del nesso delle -parole; del resto è assai caratteristico per la perfetta cognizione -delle pratiche in uso. Egli cita parecchi altri trattatisti. - -[498] La di lui _Vita_, presso Murat. XX, è piena dei trionfi della sua -eloquenza. — Cfr. Vespas. Fior. 592 e segg. - -[499] _Annales Placentini_, presso Murat. XX, col. 918. - -[500] Così si faceva col Savonarola, cfr. Perrens, _Vie de Savonarole_, -I, p. 163. Ma gli stenografi non sempre erano in grado di tenergli -dietro, come accadde anche con altri focosi improvvisatori. - -[501] E non è neanche uno dei migliori. Il punto più notevole è il -fervorino della conclusione: _Esto tibi ipsi archetypon et exemplar, -teipsum imitare_ ecc. - -[502] Lettere e discorsi di questa specie scrisse Alberto da Ripalta: -veggansi gli _Annales Placentini_ scritti da lui, presso Murat. XX, -col. 914 e segg., dove quel pedante descrive la propria carriera -letteraria in modo molto istruttivo. - -[503] _Pauli Jovii Dialogus de viris litteris illustribus_, presso -Tiraboschi, tom. VII, parte IV. — Ma un decennio più tardi, sulla fine -de' suoi _Elogia literaria_, egli scrive: _Tenemus adhuc_ (dopochè -il primato della filologia era passato alla Germania) _sincerae et -constantis eloquentiae munitam arcem etc._ - -[504] Un genere speciale costituiscono naturalmente i Dialoghi -mezzo-satirici, che il Collenuccio e specialmente il Pontano imitarono -da Luciano. Il loro esempio produsse più tardi quelli di Erasmo e di -Hutten. — Pei trattati propriamente detti pare che in sul principio -abbiano servito di modello alcuni brani delle opere morali di Plutarco. - -[505] Benedictus: _Charoli VIII histor_., presso Eccard, _Scriptor II_, -col. 1577. - -[506] Pietro Crinito deplora questo disprezzo nel suo libro _De honesta -disciplina_, L. XVIII, cap. 9. Gli umanisti in ciò somigliano agli -autori della più tarda antichità, i quali ugualmente si discostavano -dal loro tempo. — Cfr. Burckhardt, _die Zeït Constantino des Grossen_, -pag. 285 e segg. - -[507] Nella lettera al Pizinga (_opere volgari_, vol. XVI). — Ancora -presso Raffaello da Volterra, L. XXI, il risveglio intellettuale -comincia col secolo XIV. Egli è quel medesimo scrittore, i cui primi -libri contengono tanti prospetti, eccellenti per quel tempo, della -storia speciale di tutti i paesi. - -[508] Come quelli, per esempio, che ottenne Giannozzo Manetti in -presenza di Nicolò V, di tutta la Curia e di un gran numero di -stranieri venuti da lontani paesi. Cfr. Vespas. Fior. p. 592, e la -_Vita Jann. Manetti_, più volte citata. - -[509] Ciò potrebbe affermarsi anche rispetto al passato, parlando del -Machiavelli. - -[510] Infatti fin d'allora si era trovato che in Omero, anche solo, -si ha la somma di tutte le arti e le scienze antiche, e che esso -è una vera enciclopedia. Cfr. _Codri Urcei opera. Sermo XIII_, la -conclusione. — Vero è però che una simile opinione s'incontra anche in -alcuni scrittori antichi. - -[511] Un cardinale sotto Paolo II fece perfino insegnare l'Etica di -Aristotele a' suoi cuochi. Cfr. Gasp. Veron. _Vita Pauli II_, presso -Murat. III, II, col. 1034. - -[512] Per lo studio di Aristotele in generale è particolarmente -istruttivo un discorso di Ermolao Barbaro. - -[513] Bursell. _Annales Bonon._, presso Murat. XXIII, col. 898. - -[514] Vasari, XI, p. 189, 257, _Vite di Sodoma e di Garofalo_. — -S'intende da sè che alcune donne scostumate di Roma s'impadronirono -dei più armonici fra i nomi antichi, come Giulia, Lucrezia, Cassandra, -Porzia, Virginia, Pentesilea ecc., coi quali noi le vediamo nominate -dall'Aretino. — Gli ebrei adottarono forse fin d'allora i nomi dei -grandi nemici di Roma di razza semitica, Amilcare, Annibale, Asdrubale -ecc., che ancor oggi s'incontrano così frequenti presso di loro a Roma. - -[515] - - Quasi che 'l nome i buon giudici inganni, - E che quel meglio t'abbia a far poeta, - Che non farà lo studio di molt'anni! - -così scrive beffardamente l'Ariosto, il quale del resto ebbe la fortuna -di ricevere un nome armonioso (_Sat. VII_, vs. 64). - -[516] O di quelli del Bojardo, che in parte sono anche i suoi. - -[517] Così i soldati dell'esercito francese del 1512 vengono _omnibus -Diris ad inferos evocati_. Del buon canonico Tizio, che prendeva la -cosa sul serio e scagliava contro le truppe straniere un'imprecazione -tolta a prestito da Macrobio, torneremo a far menzione più sotto. - -[518] _De infelicitate principum_ nelle _Opere_ di Poggio, fol. 152: -_Cujus_ (Dantis) _extat poema praeclarum, neque, si literis constaret, -ulla ex parte poetis superioribus_ (agli antichi) _postponendum_. -Secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 74), ancora a quel tempo -molti e saggi uomini agitarono la questione, perchè Dante non abbia -poetato in latino? - -[519] Chi vuol conoscere tutto il fanatismo che c'era in questo -riguardo, vegga Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_ qua e -là. - -[520] Veramente ci sono anche esercitazioni stilistiche confessate come -tali, come per esempio nelle _Orationes_ ecc. di Beroaldo il vecchio -due novelle del Boccaccio tradotte in latino, ed una canzone del -Petrarca. - -[521] Cfr. le lettere del Petrarca dal mondo di quassù ad alcune -illustri ombre. _Opera_, p. 704 e segg. Oltre a ciò, a pag. 372 nello -scritto _De republ. optime administranda_ egli dice: «_sic esse doleo, -sed sic est_». - -[522] Un'immagine buffa del purismo fanatico in Roma la dà Giov. -Pontano nel suo _Antonius_. - -[523] _Hadriani_ (Cornetani) _card. S. Chrysogoni de sermone latino -liber_. Principalmente la introduzione. — Egli trova in Cicerone e ne' -suoi contemporanei la latinità, quale essa veramente è in sè stessa. - -[524] Paul. Jov. _Elogia_ parlando di Battista Pio. - -[525] Paul. Jov. _Elogia_, parlando del Navagero. Il loro ideale -sarebbe stato: _aliquid in stylo proprium, quod peculiarem ex certa -nota mentis effigiem referret, ex naturae genio effinxisse._ — Il -Poliziano s'inquietava già, quando avea fretta, di scrivere le sue -lettere in latino. Cfr. Raph. Volat. _Comment. urban_. L. XXI. - -[526] Paul. Jov. _Dialogus de viris literis illustribus_, presso -Tiraboschi, ed. Ven. 1796, tom. VII, parte IV. Come è noto, il Giovio -voleva per un certo tratto di tempo intraprendere lo stesso grande -lavoro, che compì poi il Vasari. — In quel dialogo egli presente anche -e deplora che l'uso dello scriver latino fosse assai prossimo a cessare -del tutto. - -[527] Nel Breve del 1517 a Franc. de' Rosi, concepito dal Sadoleto, -presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi VI, p. 172. - -[528] Gasp. Veronens., Vita _Pauli II_, presso Murat. III, II. col. -1031. Oltre a ciò furono rappresentate forse le tragedie di Seneca e -alcune traduzioni latine di produzioni drammatiche greche. - -[529] In Ferrara si rappresentava Plauto per lo più rifatto in veste -italiana dal Collenuccio, da Guarino il giovane e da altri, per le cose -che esso contiene. Ma Isabella Gonzaga si permetteva di trovarle molto -noiose. — Intorno a Pomponio Leto cfr. il Sabellico, _Opera, Epist._ L. -XI. fol. 56 e segg. - -[530] Per ciò che segue veggansi le _Deliciae poetar. italor._; — Paul. -Jov. _Elogia_; — Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_; le -_Appendici_ al Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi. - -[531] Filippo Villani, _Vite_, pag. 5. - -[532] _Franc. Aleardi oratio in laudem Franc. Sfortiae_, presso Murat. -XXV, col. 384. — Nel parallello tra Scipione e Cesare il Guarino stava -per quest'ultimo, il Poggio pel primo (_Opera_, epp. fol. 125, 134 -e segg.). — Scipione e Annibale nelle miniature dell'Attavante, v, -Vasari, IV. 41. _Vita del Fiesole_. — I nomi di entrambi adoperati a -designare il Piccinino e lo Sforza, v. pag. 135. - -[533] Le splendide eccezioni, in cui la vita campestre è trattata nella -sua realtà effettiva, saranno anch'esse menzionate al luogo opportuno. - -[534] Ristampato dal Mai, _Spicilegium romanum_, vol. VIII. (Circa 500 -esametri). Pierio Valeriano continuò a cantare ulteriormente su questo -mito: veggasi il suo _Carpio_ nelle _Deliciae poetar. italor_. — Gli -affreschi del Brusasorci nel palazzo Murari a Verona rappresentano la -favola intera del Sarca. - -[535] _De sacris diebus._ - -[536] Per esempio, nell'Egloga ottava. - -[537] Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi VIII, 184: come anche una poesia di -stile somigliante XII. 130. — E molta affinità si riscontra anche nella -poesia di Angilberto della corte di Carlomagno. Cfr. Pertz, _Monum. -II_. - -[538] _Strozii poetae_, p. 31 e segg. _Caesaris Borgiae ducis -Epicedium_. - -[539] - - Pontificem addiderat, flammis lustralibus omneis - Corporis ablutum labes, Diis Juppiter ipsis etc. - -[540] È il posteriore Ercole II di Ferrara, nato il 4 aprile 1508, -probabilmente poco prima o poco dopo la composizione di questa poesia. -_Nascere magne puer matri exspectate patrique_, è detto verso la fine. - -[541] Cfr. le collezioni degli _Scriptores_ dello Scardio, del Freher -ecc. - -[542] Uzzano, v. _Arch. stor._ I, 296. — Machiavelli, _I Decennali_. -— La storia di Savonarola sotto il titolo _Cedrus Libani_ di fra -Benedetto. — _Assedio di Piombino_, presso Murat. XXV. — Come riscontro -a ciò, il _Teuerdank_ ed altre opere rimate del nord a quel tempo. - -[543] Della _Coltivazione_ di L. Alamanni cantata in versi sciolti -potrebbe affermarsi, che tutti i passi veramente poetici che -s'incontrano in essa e che possono gustarsi anche oggidì, sono tolti -direttamente o indirettamente dagli antichi. - -[544] In questo caso dall'introduzione di Lucrezio e da Orazio, Od. IV, -I. - -[545] L'uso di invocare un santo protettore anche in un'impresa -essenzialmente profana l'abbiamo già veduto (pag. 78) in una occasione -molto più seria. - -[546] - - Si satis ventos tolerasse et imbres - Ac minas fatorum hominumque fraudes, - Da, Pater, tecto salientem avito - Cernere fumum! - -[547] _Andr. Naugerii orationes duae carminaque aliquot_, Venet. -1530, in 4.º — I pochi _Carmina_ trovansi anche per la maggior parte o -completamente nelle _Deliciae poetar. italor._ - -[548] Per dare un'idea di ciò che Leone X si lasciava dire, basta citar -la preghiera di Guido Postumo Silvestri a Cristo, a Maria ed ai Santi, -affinchè volessero conservare ancor lungamente al bene dell'umanità -questo nume, poichè il cielo ne ha già abbastanza. Ristampata da -Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, v. 237. - -[549] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 36. - -[550] Il Sannazzaro si burla di uno, che lo importunava con tali -falsificazioni: _sint vera haec aliis, mï nova semper erunt_. - -[551] _Lettere de' principi_, I, 88, 91. - -[552] Malipiero, _Annali veneti, Arch. stor. VII_, I, p. 508. Sulla -fine, riferendosi al toro, come stemma dei Borgia, è detto: - - Merge, Tyber, vitulos animosas ultor in undas; - Bos cadat inferno victima magna Jovi! - -[553] Intorno a questo affare veggasi Roscoe, _Leone X_, ediz. Bossi, -VII, 211, VIII, 214 e segg. La collezione stampata, ora assai rara, di -questi _Goryciana_ dell'anno 1524 contiene soltanto le poesie latine. -Vasari vide presso gli Agostiniani anche un libro speciale, dove si -trovavano eziandio dei sonetti ecc. L'affiggere poesie era divenuta -un'usanza così generale, che si dovette isolare il gruppo mediante un -cancello, e perfino impedirne la vista. La trasformazione di Göritz -in _Corycius senex_ è tolta da un passo di Virgilio, _Georg._ IV, 127. -La trista fine di quest'uomo, dopo il sacco di Roma, veggasi in Pierio -Valeriano, _De infelicitate literat._ - -[554] Ristampato nelle appendici al Roscoe, _Leone X_, e nelle -_Deliciae_. Cfr. Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Arsillo. Inoltre, pel -gran numero degli scrittori di epigrammi veggasi Lil. Greg. Gyraldus, -l. c. Una delle penne più mordaci fu Marcantonio Casanova. — Fra i -meno conosciuti merita di esser notato Giov. Tommaso Mosconi (v. le -_Deliciae_). - -[555] Marin Sanudo, nelle _Vite dei Duchi di Venezia_ (Murat. XXII), le -riporta regolarmente. - -[556] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ (Graev. _Thesaur_, VI, III, -col. 270) nomina, come vero inventore del genere, un certo Odaxio da -Padova, intorno alla metà del secolo XV. Ma versi misti di latino e -della lingua di qualche paese se ne hanno molti anche prima e dovunque. - -[557] Non si dimentichi, che essi furono pubblicati assai per tempo -corredati degli antichi scolii e di commenti nuovi. - -[558] Ariosto, _Satira VII_ dell'anno 1581, - -[559] Di tali fanciulli se ne incontrano parecchi, ma io non posso -fornire una prova di fatto di ciò che qui ho detto. Il fanciullo -miracoloso Giulio Campagnola non è di quelli che furono portati in alto -per viste ambiziose. Cfr. Scardeonius _de Urb. Patav. antiq._ presso -Graev. _Thesaur_, VI, III, col. 276. — Il fanciullo miracoloso Cecchino -Bracci, morto a quindici anni nel 1544, v. Trucchi, _Poesie ital. -ined._ III, p. 229. — Come il padre del Cardano gli volesse _memoriam -artificialem instillare_, e come lo istruisse, ancor fanciullo, -nell'astrologia arabica, v. Cardanus, _De vita propria_, cap. 34. - -[560] Espressione di Filippo Villani, _Vite_, p. 5, in circostanza -analoga. - -[561] Bapt. Mantuani, _De calamitatibus temporum_, L. I. - -[562] Lil. Greg. Gyraldus, _Progymnasma adversus literas et literatos_. - -[563] Lil. Greg. Gyraldus: _Hercules_. La dedica è una testimonianza -parlante del primo insorgere minaccioso dell'Inquisizione. - -[564] _De infelicitate literatorum._ - -[565] In questo riguardo veggasi Dante, _Inferno XIII_. - -[566] _Coelii Calcagnini Opera_, ed. Basil, 154, pag. 101, nel libro -VII delle _Epistole_. Cfr. Pier. Valer. _De infelic. literat._ - -[567] _M. A. Sabellici Opera. Epist._ L. XI, fol. 56, ed anche la -relativa biografia negli _Elogia_ di P. Giovio. - -[568] Jac. Volaterranus, _Diar. Roman._, presso Murat. XXII, col. 161- -171-135. — _Anecd. litter._ II, p. 168 e segg. - -[569] Paul. Jov. _De romanis piscibus_, cap. 17 e 34. - -[570] _Sadoleti Epist._ 106, dell'anno 1529. - -[571] _Ant. Galatei Epist._ 10 e 12, presso il Mai, _Spicilegium -roman._ vol. VIII. - -[572] Questo ancor prima della metà del secolo. Cfr. Lil. Greg. -Gyraldus, _De poetis nostri temporis_, II. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL -RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME I *** - -***** This file should be named 64205-0.txt or 64205-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - https://www.gutenberg.org/6/4/2/0/64205/ - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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