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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Le Aquile della Steppa - -Author: Emilio Salgari - -Release Date: December 17, 2020 [EBook #64062] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE AQUILE DELLA STEPPA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - EMILIO SALGARI - - - Le Aquile - della Steppa - - ROMANZO - - illustrato da 18 disegni di A. TANGHETTI - - - - GENOVA - A. DONATH, Editore - 1907 - - - - - _Proprietà artistica e letteraria della Casa Editrice_ A. DONATH, - _Genova, la quale, avendo adempiuto alle formalità che la - legge prescrive, provvederà, non solo contro le - contraffazioni, ma anche contro le imitazioni. - Legge 19 settembre 1882 N. 1012._ - - Rocca S. Casciano 1907. — Stab. Tip. Cappelli. - - - - -CAPITOLO I. - -Un supplizio spaventevole. - - -— All'armi Sarti!... Eccolo!... — - -Un urlìo assordante fece eco a quel grido; poi un'onda di uomini si -rovesciò attraverso le strette viuzze del villaggio fiancheggiate -da casette d'argilla grigia, di meschino aspetto come già lo sono -tutte quelle che abitano i turcomanni non nomadi della grande steppa -turanica. - -— Fermatelo con una palla nel cranio! - -— Lesti, giovanotti! - -— Addosso a quel cane! - -— Fuoco! — - -Una voce imperiosa, che non ammetteva replica, dominò tutto quel -baccano: - -— Guai a chi fa fuoco! Cento tomani[1] a chi me lo porta vivo! — - -Chi aveva dato quell'ordine era un bel vecchio, uno dei più belli -che si potessero trovare nelle steppe turchestane, che doveva aver -già varcata la sessantina, di forme piuttosto tozze e robuste con -spalle ampie e braccia muscolose e la pelle fortemente abbronzata e -resa ruvida dagli ardori intensi del sole e dai venti frizzanti della -grande steppa, gli occhi neri e ancora pieni di fuoco, il naso un po' -adunco, come il becco dei pappagalli, ed una lunga barba bianca che gli -scendeva fino a metà del petto. - -Dal costume che indossava si poteva subito capire che apparteneva ad -una casta elevata, poichè il suo ampio turbante era di seta, variegata -ed intessuta con pagliuzze d'oro, la sua lunga zimarra di panno -finissimo con alamari d'argento ed i suoi stivali, dalla punta assai -rialzata, di marocchino rosso. - -Inoltre impugnava una vera sciabola di Damasco, una di quelle famose -lame che si fabbricavano anticamente in quella celebre città e che -pare fossero formate con sottilissime lamine di ferro e d'acciaio -sovrapposte, onde renderle flessibili fino all'elsa. - -Al comando lanciato dal vecchio, tutti gli uomini che lo circondavano -abbassarono i fucili e le pistole e, tratti dalle loro larghe cinture -i _kangiarri_, quelle corte sciabole che somigliano così tanto ai -_jatagan_ dei turchi, si gettarono nuovamente a corsa furiosa, urlando: - -— Addosso! - -— Lesti! - -— Non bisogna che ci fugga! - -— Ci sono cento _tomani_ da guadagnare! — - -Un uomo, che era saltato poco prima giù da un terrazzo d'una di -quelle casupole, fuggiva dinanzi a loro, facendo sforzi prodigiosi per -mantenere la distanza. - -Quantunque non fosse più giovane, balzava coll'agilità di un'antilope, -descrivendo di quando in quando brusche curve, onde non lo si potesse -prendere di mira e agitando disperatamente le braccia come per darsi -maggior slancio. - -Era un uomo di forme grossolane, con un collo da toro, il viso angoloso -e di tinta quasi terrea, con una lunga barba nera e gli occhi piccoli, -leggermente obliqui, simili a quelli che hanno i ghirghisi, quegli -irrequieti ed indomabili predoni della steppa della fame, che dove -pongono il piede non lasciano più nemmeno crescere un filo d'erba. - -In una mano teneva un _jatagan_ dalla lama larga e leggermente ricurva, -e nell'altra una specie di chitarra col manico lunghissimo e le -corde di seta, uno di quegli istrumenti che i turchestani chiamano la -_guzla_. - -L'inseguimento diventava accanitissimo. I Sarti, che all'allarme dato -si erano precipitati nelle vie, erano una cinquantina, quasi tutti -giovani e lesti di gambe, e gareggiavano fra di loro per guadagnarsi i -cento tomani promessi dal vecchio: una somma grande per quegli uomini -della steppa, che non posseggono quasi mai denaro. - -— Fermati, canaglia! — gridavano tutti in coro, roteando -minacciosamente i _kangiarri_ a rischio di ferirsi fra di loro. — -Fermati, cane d'un _mestrire_[2]! La tua _guzla_ non ti salverà! — - -Il suonatore raddoppiava i suoi sforzi e precipitava la corsa, -mugolando ed ansando come una bestia feroce. - -Aveva il volto congestionato, gli occhi fuori dalle orbite, le sue -tempie battevano febbrilmente, e dal suo largo petto uscivano veri -sibili, tanta era affannosa la respirazione. - -Uscito dalle strette viuzze del villaggio, si dirigeva verso l'immensa -steppa, coperta di erbe altissime, forse colla speranza di trovarvi nel -mezzo un nascondiglio. - -Ad un tratto un urlo di gioia sfuggì agli inseguitori. - -— Tabriz! Ecco Tabriz! Ah! il furbo! — - -Un uomo di statura gigantesca, che montava un magnifico cavallo -persiano dal pelo lucentissimo, era uscito da una via laterale ed era -passato come un uragano a fianco dei corridori. - -Il fuggiasco, udendo il galoppo del cavallo, mandò una bestemmia e si -fermò alzando l'_jatagan_. - -— Non mi avrete vivo! — urlò; — prima ucciderò un buon numero di -voi. — - -Il cavaliere gli correva addosso con velocità fulminea. - -Il _mestvire_ fece un salto di fianco, per evitare l'urto, ma il -cavaliere con una strappata a destra e con una stretta delle ginocchia, -fece fare al suo destriero un volteggio fulmineo, che nessun altro -sarebbe stato capace di fare e lo urtò così violentemente da gettarlo a -terra. - -— Sei preso, mio caro! — disse il gigante. - -Balzò da sella e si precipitò sul fuggiasco ancora stordito da -quell'urto violentissimo, gli strappò di mano l'_jatagan_, poi lo alzò -in aria come fosse stato un fanciullo, gridando: - -— Eccolo, Giah Agha beg! È tuo, padrone! — - -Il _mestvire_ si dimenava disperatamente, digrignando i denti e -tentando di colpire, coi suoi pesanti stivali ferrati, l'ercole, senza -però riuscirvi. - -Gl'inseguitori in un momento circondarono i due uomini, urlando a -squarciagola: - -— È preso! È preso! Strozzalo, Tabriz! Dàgli una buona stretta di mano! -Vendica Talmà! — - -Il vecchio che giungeva ultimo, con un gesto imperioso, arrestò -il gigante, il quale aveva già cominciato a stringere il collo del -prigioniero colle sue formidabili mani. - -— No, Tabriz, — disse. — Deve parlare prima e dirci dove hanno portata -Talmà. Egli è un complice, fors'anche uno dei capi di quelle maledette -Aquile della steppa. - -— Non è vero, _beg_! — gridò il _mestvire_, con voce strangolata. — -Io non sono che un povero suonatore di _guzla_ e non ho aiutato quei -miserabili a rapire la sposa di Hossein! Lo giuro! Lo giuro! - -— Taci, cornacchia! — rispose il gigante, scuotendolo ruvidamente. — -Taci, o ti rompo le costole con una buona stretta, di quelle che so -dare io solo. - -— Siete miserabili! assassini! Volete la mia morte per divertirvi! - -— Portalo al villaggio, Tabriz, — disse il vecchio _beg_, saettando con -uno sguardo feroce il prigioniero. - -Poi, volgendosi verso gli altri, chiese: - -— Avete del gesso nelle vostre capanne? — - -Udendo quelle parole il _mestvire_ diventò spaventosamente pallido, poi -un urlo d'angoscia gli sfuggì: - -— Ah! No! No! Grazia! - -— Gettalo sul cavallo, Tabriz, — disse il vecchio, senza nemmeno -rispondere al prigioniero, nè impietosirsi del terrore immenso che -traspariva dai suoi occhi dilatati e dai suoi lineamenti sconvolti. E -voi andate a raccogliere tutto il gesso e portatelo sulla piazza del -villaggio. - -— Un momento, padrone, — disse il gigante. — Bisogna assicurarlo bene; -questi rettili mordono. — - -Gettò a terra il disgraziato suonatore, gli posò un ginocchio sul dorso -per tenerlo fermo, poi levatasi la fascia di grosso feltro che gli -stringeva la lunga zimarra, gli legò strettamente le mani dietro la -schiena. - -Lo sollevò e lo mise sul suo cavallo, prendendo in mano le briglie. - -— Siamo pronti, padrone, — disse poi al _beg_. - -La truppa si mise in marcia ritornando verso il villaggio, ove si erano -radunati i vecchi, le donne ed i fanciulli. - -Il _mestvire_ non aperse più bocca, nè fece alcuno sforzo per liberarsi -dai legami. Il suo pallore non era ancora scomparso dal suo viso e di -quando in quando un forte tremito lo faceva sobbalzare, specialmente -quando i suoi sguardi s'incontravano con quelli del vecchio _beg_. - -Giunti dinanzi ad una casupola, che aveva un aspetto migliore delle -altre, Tabriz arrestò il cavallo e levò dall'arcione il prigioniero, -mentre il _beg_ diceva agli uomini che lo accompagnavano: - -— Dieci di voi si mettano dinanzi alla porta colle armi cariche e gli -altri vadano a cercare il gesso. - -Il supplizio di questo miserabile sarà pubblico. - -Ed ora lasciatemi tranquillo. - -— Sì, Agha _beg_, — risposero in coro coloro che avevano preso parte -all'inseguimento. - -Tabriz, che teneva il prigioniero fra le braccia, con un calcio spostò -la pietra che serviva di porta ed entrò in una camera piuttosto vasta, -dalle pareti grigiastre, malamente illuminata da due pertugi che -somigliavano a feritoie. - -Depose il prigioniero su un vecchio tappeto persiano, senza slegargli -le mani e si sedette accanto a lui col _kangiarro_ snudato, risoluto ad -ammazzarlo come un lupo rabbioso, al primo tentativo di rivolta. - -Il vecchio _beg_ stette in piedi, dardeggiando sul miserabile uno -sguardo feroce. - -— Parla, — gli disse con voce minacciosa. — Dove hanno condotto Talmà? - -— Io non so nulla, — rispose il prigioniero. — Io sono sempre stato un -povero suonatore di gutzla ed un narra istorie e non ho mai avuto nulla -a che fare colle Aquile della steppa. - -— Tu menti, cane! — urlò il vecchio, esasperato. — Innanzi tutto non -saresti fuggito dinanzi ai Sarti, se tu avessi avuto la coscienza -tranquilla, e poi vi è un uomo che giura di averti veduto poco prima -degli sponsali di mio nipote Hossein, parlare con un ghirghiso, che fu -poi notato fra la banda delle Aquile. - -— Quell'uomo si è ingannato, _beg_, lo giuro sulla testa di mia moglie -e dei miei fanciulli. - -— Non vuoi dunque dirmelo? — gridò il vecchio, alzando il pugno. - -— Non posso confessare ciò che io non so, — rispose il _mestvire_ con -voce ferma. — Tu puoi uccidermi, farmi subire il tremendo supplizio -del gesso, se lo vuoi; ma da me non saprai nulla, perchè io non ho mai -fatto parte di alcuna banda di briganti. - -— È la tua ultima parola? - -— Sì, _beg_. - -— Sta bene: vedremo se saprai resistere. — - -Un forte tremito scosse il miserabile, e la sua fronte si coprì di -goccioloni di sudore, tuttavia non aggiunse verbo. - -— Tabriz, — disse il vecchio, — non lasciarlo un solo istante. Io vado -a preparargli la fossa. — - -Era appena uscito, quando entrò nella stanza un giovane di statura -appena superiore alla media, dal colorito giallo pallido e di forme -esili, con indosso un costume sfarzoso fra il georgiano ed il persiano, -con molti ricami d'oro sulla giubba e sui larghi calzoni di seta -bianca, ed un superbo sciallo di Kerman annodato intorno ai fianchi, -fra le cui pieghe erano passati due _kangiarri_, coll'impugnatura di -diaspro orientale. - -I suoi occhi che avevano la tinta e anche il lampo dell'acciaio, non -possedevano quello sguardo fiero e limpido, che si osserva in quasi -tutti i turcomanni; avevano invece qualche cosa di ambiguo, di falso, -che metteva un certo malessere in chi doveva per qualche istante -sostenerlo. Anche i suoi lineamenti duri, angolosi, erano molto lontani -dall'avere quel bell'ovale che si nota nei discendenti degli antichi -persiani; il suo naso era molto adunco, la bocca assai larga con labbra -sottilissime, atteggiate ad un mezzo sorriso niente franco. - -— Tu padrone? — disse Tabriz, salutandolo con un cenno del capo. - -— Sono giunto in questo momento precedendo mio cugino Hossein, — -rispose il giovane, fissando con uno sguardo inquieto il prigioniero. - -— Non avete trovato nulla? - -— Abbiamo rovinati inutilmente mezzi i nostri cavalli. - -— Dov'è mio zio? - -— È uscito poco fa, onde preparare a questo miserabile, che si ostina a -non parlare, una tomba che lo stringerà per bene. — - -Un fremito fugace corse pel corpo del giovane, ed i suoi occhi -irrequieti tornarono a posarsi sul prigioniero. - -— Non vuole parlare? — disse, dopo un momento di esitazione. - -— No, signor Abei. - -— Lasciami solo con quest'uomo, Tabriz. Voglio provare io a farlo -cantare. - -— Guardati, padrone: questo è pericoloso e capace di tutto. - -— Ho due _kangiarri_ che tagliano come rasoi, non ho quindi nulla da -temere da costui. - -Mettiti di guardia fuori dalla porta. Farai presto ad accorrere. - -— Sì, padrone, — rispose il gigante alzandosi. - -Appena furono soli, il giovane si curvò rapidamente sul prigioniero, -dicendogli sottovoce: - -— Tu ormai sei perduto e, se anche tutto confessassi, non usciresti -egualmente vivo dalle strette del gesso, perchè mio cugino Hossein, fra -poco, sarà qui, e quello non ti farà grazia. - -— Lo so, signor Abei Dullah, — rispose il prigioniero. — Io sono uomo -finito ormai. - -— Tu hai moglie e figlioli. - -— È vero, signore. - -— Io m'impegno di far giungere alla tua famiglia duemila tomani se tu -manterrai il segreto e non pronuncerai il mio nome. D'altronde nessuno -ti crederebbe svelando me. - -— Me lo giuri, signore? - -— Sul Corano. - -— Ora che so che mia moglie ed i miei figli non soffriranno la fame, -morrò più tranquillo, — disse il _mestvire_ con rassegnazione, — e -sopporterò da ghirghiso gli spasimi delle tremende strette. - -— Bada! - -— Non temere, signore. — - -Abei si rialzò e chiamò Tabriz, il quale fu pronto ad accorrere. - -— Quest'uomo non parlerà, — gli disse. — Lo uccideremo inutilmente -senza cavargli dalla bocca se ha preso parte al rapimento di Talmà, e -senza sapere il luogo ove l'hanno condotta le Aquile. Povero Hossein! -Impazzirà dal dolore! — - -Grida feroci coprirono le sue ultime parole. - -— Il prigioniero! Il prigioniero! — - -Una banda d'uomini irruppe nella stanza, armati di _kangiarri_ e di -fucili dalla canna lunghissima. - -— Tutto è pronto, Tabriz! — gridò uno di loro. — Il _beg_ lo aspetta. - -— L'ora suona, — disse il gigante, alzando il prigioniero. — Preparati -pel gran viaggio e raccomanda la tua anima al Profeta. — - -Il _mestvire_ curvò il capo senza rispondere e si lasciò spingere fuori -dalla stanza. - -Subito la scorta lo circondò, quantunque Tabriz lo tenesse strettamente -per un braccio. - -Attraversate tre o quattro viuzze che erano ingombre di persone, di -cavalli e di cammelli, il drappello giunse ben presto sulla piazza del -villaggio, dove si trovava il vecchio _beg_ circondato da altri uomini -armati, fermo sull'orlo d'una fossa profonda un metro e mezzo, e larga -appena sessanta centimetri, sia da un verso che dall'altro. - -Il _mestvire_, nel vederla, impallidì, spaventosamente ed i suoi occhi, -che erano diventati sanguigni, cercarono ansiosamente quelli di Abei -Dullah, il nipote del _beg_. Un rapido cenno fattogli dal giovane, -parve rasserenarlo ed infondergli un po' di coraggio. - -Il _beg_ gli si era appressato, chiedendogli: - -— Vuoi parlare? - -— Ti ho già detto che non so nulla. E poi, — aggiunse con amarezza, -— anche se io ti dicessi od inventassi qualche cosa, non salverei -egualmente la mia vita. Tuo nipote Hossein non mi risparmierebbe. - -— No, di certo, perchè sei tu che hai organizzato il rapimento di -Talmà, miserabile! Ormai sei uomo morto, ma prima di comparire dinanzi -al Profeta pel giudizio supremo, dovresti dirci dove le Aquile hanno -nascosta la fanciulla. - -Le buone azioni non vengono scordate dal grande giustiziere. - -— Non so nulla e non mi strapperai altra parola. Vuoi la mia morte? -Ebbene sono pronto a subirla. - -— Calatelo, — comandò il _beg_. - -Tabriz tolse al prigioniero le vesti, lasciandolo quasi nudo, gli legò -strettamente le gambe, poi lo assicurò ad un grosso piuolo che era -piantato profondamente nella fossa. - -— A voi, ora, — disse l'implacabile vecchio volgendosi verso alcuni -uomini, che tenevano in mano sacchetti coperti di una polvere bianca, -che altro non era che gesso. - -Cominciarono a vuotarli entro la fossa, coprendo a poco a poco il -disgraziato _mestvire_, poi, quando il gesso gli giunse alle spalle, vi -gettarono sopra parecchie secchie d'acqua. - -Il condannato, che fino allora aveva dimostrato un grande coraggio, non -potè frenare un urlo d'angoscia. - -Lo spaventevole supplizio cominciava, spaventevole perchè è ben più -terribile della decapitazione, dell'impiccagione e fors'anche del palo. -Inventato dai Persiani, che si sono, in tutte le epoche, mostrati -crudelissimi nei mezzi di dare la morte e che lo usano tuttavia in -certe provincie, quantunque sia stato soppresso nelle grandi città ove -vi sono consoli europei, è stato subito adottato dai turcomanni, dagli -afgani e dai belucistani, più feroci degli stessi persiani. - -Il gesso, dopo bagnato, come si sa, non tarda a rapprendersi ed -espandersi, chiudendo come entro una morsa di ferro l'oggetto che -gli si affida. Ognuno può facilmente figurarsi quale pressione deve -esercitare su un corpo umano che non può offrire la resistenza del -metallo. - -Il sangue sotto la formidabile stretta, che aumenta di momento in -momento, si arresta, le gambe e le braccia si immobilizzano, le costole -cedono, il corpo si schiaccia. - -Il disgraziato _mestvire_ che aveva la sola testa fuori dalla massa che -gli si serrava addosso, aveva cominciato a urlare spaventosamente. Il -suo viso, disfatto da un terrore impossibile a descriversi, si copriva -d'un freddo sudore. - -Il _beg_ assisteva impassibile all'agonia del miserabile, guardandolo -freddamente. Anche gli altri non dimostravano alcuna compassione per le -sofferenze atroci del povero suonatore di _guzla_. Solo Abei Dullah, il -nipote del _beg_, di quando in quando dava in un sussulto. - -— Confesserai? — chiese ad un certo momento il vecchio, curvandosi sul -moribondo. - -Questi gli lanciò uno sguardo carico d'odio, e non aprì le labbra. - -— Dell'altra acqua! — disse il _beg_. - -Due altri secchi furono vuotati, insieme ad un altro sacchetto di -gesso. Il collo del _mestvire_ fu subito imprigionato ed il suo volto -divenne paonazzo. - -L'asfissia cominciava. - -— Parlerai? — ripetè il _beg_. - -— Sì, — rantolò il moribondo. - -— Dove hanno condotto Talmà? - -— A... a... Samar... — - -Non finì la frase. Roteò gli occhi all'ingiro, aprì spaventosamente -la bocca come per aspirare l'ultima boccata d'aria, poi la testa cadde -all'indietro. - -L'asfissia lo aveva ucciso. - - - - -CAPITOLO II. - -La tenda del “beg„. - - -La luce si era spenta sull'immensa steppa, che si estende sempre piana -e coperta di sole erbe e che d'estate il sole bruciante dissecca e che -i freddi invernali fanno rivivere rigogliose, dalle rive orientali del -mar Caspio a quelle occidentali del mar d'Aral. - -La notte non prometteva di essere buona. Era oscurissima, senza luna e -senza stelle, essendosi il cielo tutto coperto di vapori e piuttosto -fredda, poichè verso l'autunno cominciano già le forti brinate su -quelle pianure, che durante l'estate invece pare che avvampino. Un -vento tagliente e secco, che soffiava dal Caspio, passava di quando in -quando, con mille sussurrii, curvando le alte erbe e facendo oscillare -l'alta tenda di Giah Agha, malgrado la grossa pietra che era stata -appesa alla cinghia centrale, onde darle maggiore stabilità. - -I turcomanni, quei terribili nomadi che hanno dato sovente tanto filo -da torcere ai russi, ai persiani, ai belucistani e anche agli afgani, -sono già famosi nelle costruzioni delle loro tende, le quali possono -benissimo resistere anche ai venti più impetuosi, che si scatenano -sovente su quelle lande sterminate. - -Dànno ad esse una forma tutta speciale, che non ha nulla di comune -con quelle degli arabi e tanto meno coi _wigwam_ delle pelli rosse -dell'America del nord. - -Sembrano cupole, ma molto alte, e nella loro costruzione non adoperano -che pertiche molto elastiche, piantate profondamente nel suolo, curvate -in alto e quindi legate saldamente ad un cerchio e coperte di feltro, -assai spesso, impenetrabile alla pioggia e di colore per lo più assai -oscuro. - -Ordinariamente non hanno proporzioni molto vaste. Quella però del -vecchio Giah Agha, era invece assai alta, ampia alla base e coperta -d'un doppio strato di feltro. - -Anche l'interno indicava come quel vecchio fosse ben qualche cosa di -più d'un semplice allevatore di cammelli o di cavalli. - -Il terreno, sgombrato prima dalle erbe, era coperto da un tappeto -persiano a tinte bellissime ed a disegni svariati; all'intorno vi -erano dei grandi cuscini di seta rossa con ricami d'argento e alti -cofani di cedro del Libano, con armature d'acciaio; appese alle -pertiche si vedevano delle armi degne d'un principe, come archibugi -dalla canna lunghissima e finamente arabescata ed i calci con intarsi -di madreperla e placche d'argento; _kangiarri_ di finissimo acciaio, -colle impugnature adorne di turchesi, pure colla canna molto lunga con -qualche versetto del Corano incisovi sopra. - -In un angolo, su bastoni, quattro bellissimi falchi, colla testa chiusa -in un cappuccio di cuoio e le zampe trattenute da una lunga catenella -d'argento, squittivano sommessamente ogni volta che la grossa pietra, -sospesa alla correggia, dondolava, imprimendo alla tenda un violento -rollìo. - -Giah Agha, sdraiato su un soffice cuscino, colla testa appoggiata ad -una pertica della tenda, fumava placidamente, guardando distrattamente -i falchi e prestando orecchio ai sussurrii del vento. - -Il suo _narghilè_, di vero cristallo, con dorature all'intorno, gettava -di quando in quando, con lentezza misurata, dalla pipa sovrastante, -nuvolette di fumo impregnate d'un acuto odor di rosa, che si -confondevano con quelle che escivano dalle labbra del fumatore. - -Aveva già quasi terminato tutto il tabacco contenuto nel camino, e -l'acqua racchiusa nel _narghilè_ cominciava a gorgogliare, quando ad -un tratto, nel momento in cui una raffica violenta faceva oscillare con -maggior forza la tenda, il _beg_ fece un gesto d'impazienza: - -— Che sia toccata qualche sventura a quel bravo Hossein? — disse. — -E Abei Dullah? — si chiese, poi. — Dove si sarà fermata la carovana? -Siamo alla vigilia degli sponsali e hanno le armi da pulire ed i -cavalli da preparare per la gran corsa. — - -Quasi per confermare i suoi sospetti, nel medesimo istante si udì a -rombare nella tenebrosa pianura un colpo di fucile, che si ripercosse -lungamente entro la tenda. - -Il vecchio lasciò cadere la lunga cannuccia di pelle del _narghilè_ e -si alzò a sedere, chiamando ripetutamente: - -— Tabriz! — - -Un uomo subito entrò, facendo un leggero inchino. Era un turcomanno -d'aspetto brigantesco, di statura erculea, con una gran barba rossiccia -ed ispida e due occhi grifagni. - -Indossava il costume delle basse classi: cappello villoso che aveva la -forma d'una pina, zimarra di feltro grossolano, con una larga cintura -di pelle, entro cui erano passati due _kangiarri_ dalle lame ricurve e -alti stivali di pelle nera, terminanti in una punta molto rialzata. - -— Che cosa vuoi, _beg?_ — chiese il gigante. - -— Hai udito? - -— Sì, _beg_[3]. - -— Che sia stato Hossein a far fuoco? - -— È il suo archibugio che ha sparato, padrone, — rispose Tabriz. — -Distinguerei quel colpo fra mille. - -— Su chi avrà fatto fuoco? — chiese il vecchio con ansietà. - -— Non inquietarti, _beg_; tuo nipote è l'uomo più coraggioso che esista -in tutta la steppa ed io dormirei tranquillo, anche se lo sapessi -insidiato da venti uomini. - -— Prima di partire egli mi ha parlato delle Aquile della steppa e -tu sai, che quando sbucano dai deserti dell'Aral, non sono mai in -poche. — - -Il gigante alzò le spalle. - -— Hossein, se ne ride di costoro. E poi chi non conosce nella steppa -Giah Agha? Chi oserebbe assalire i suoi nipoti? Sanno bene quei banditi -che quantunque tu sia vecchio, hai ancora la mano lesta e che la tua -tribù conta guerrieri valorosi. - -Forse che l'anno scorso non hai fatto acciecare dieci barbe bianche[4], -che avevano guidato una partita di Aquile contro una tua carovana? La -lezione sarà bastata, padrone. - -— Ascolta, Tabriz. - -— Non odo altro che il vento a sussurrare fra le erbe, — rispose il -turcomanno. - -— Ha con sè i cani, Hossein? - -— Sì, _beg_. - -— Non li odi ad abbaiare? - -— Non ancora. - -— Eppure non sono tranquillo. - -— Vuoi che salga a cavallo e che vada incontro a tuo nipote? - -— Non vi è bisogno, mio bravo Tabriz, — disse in quel momento una voce -sonora. - -— Eccomi, padre: come vedi, ritorno intero. — - -Un giovane era improvvisamente comparso sulla porta della tenda, che -era rimasta sollevata. - -Il nuovo venuto poteva avere vent'anni. Era un bellissimo tipo che -s'avvicinava più a quello maschio e perfetto dei vicini persiani, -piuttosto che a quello angoloso e ruvido dei turchestani. - -La sua statura era alta e slanciata, ma pure vigorosissima, molto -superiore a quella ordinaria dei turchestani e dei tartari; il suo -viso bellissimo, con occhi molto neri, vividi, sormontati da folte -sopracciglia, così nere che pareva fossero state tinte coll'antimonio, -con una bella bocca che una fanciulla gli avrebbe invidiato, -ombreggiata da due baffetti castani che terminavano in due punte -ardite. - -Su quel viso si leggeva la franchezza e l'audacia; nelle sue membra si -indovinava una forza più che comune. - -Se, come abbiamo detto, rassomigliava nei tratti del viso più ai -persiani, che sono i più belli uomini dell'Asia, che ai turchestani, -indossava pure un costume che ricordava quello dei grandi signori -d'Ispahan o di Teheran. - -Invece della lunga zimarra turcomanna, indossava una giubba piuttosto -corta, con larghi bordi dorati, aperta sul dinanzi in modo da mostrare -la bianca camicia di seta, che ricadeva su una larga fascia di seta -rossa; calzoni larghi, alla turca, che scendevano fino alle ginocchia; -alti stivali con molte pieghe, di marocchino giallo, simili a quelli -usati dagli usbechi. - -Sul capo, invece del turbante, portava quella specie di _kolbak_ -villoso dei tartari indipendenti, con un piccolo pennacchio. - -— Eri inquieto, padre? — chiese il giovane, levandosi il fucile dalla -canna lunghissima, che teneva sospeso attraverso il dorso e togliendosi -dalla cintola una specie di _jatagan_ un po' ricurvo, chiuso in una -guaina di pelle rossa adorna di laminette d'oro. - -— Sei stato tu a far fuoco, figlio mio? — chiese il vecchio, la cui -fronte si era subito rasserenata. - -— Sì, ho sparato a cinquecento metri dalla tenda, — rispose il giovane. - -— Contro chi? - -— Mi pareva di aver veduto un'ombra umana scivolare fra le erbe e, -temendo che cercasse d'accostarsi a me per assassinarmi a tradimento, -ho sparato per farle comprendere che io stavo in guardia, e che non era -uomo da lasciare la mia pelle nella steppa. - -— L'hai ucciso? - -— Non lo so, ma fra poco i cani saranno qui e se è veramente -caduto, porteranno qualche cosa dei suoi indumenti. To'! Eccoli che -giungono! — - -Due cani si erano slanciati in quel momento entro la tenda, abbaiando -festosamente intorno al giovane. - -Uno era una specie di levriero che i turcomanni chiamano _tazè_, -grosso, alto, di taglia pesante, con mascelle formidabili e capace di -lottare contro una fiera; l'altro invece era un _gurdios_, una specie -di bassotto, cogli orecchi a punta, razza molto adatta ad ogni specie -di caccia, soprattutto a quella della volpe, che quei cani inseguono -con ostinazione straordinaria, per giorni e notti intere. - -Hossein guardò il grande levriero e s'avvide che non teneva nulla fra -le possenti mascelle e che il muso non era lordo di sangue. - -— Possibile che io abbia mancato quell'uomo! — esclamò. Eppure vi sono -ben pochi nella steppa che adoperino l'archibugio come me. - -— Tu devi aver fatto fuoco su un'ombra, — disse il vecchio sorridendo. -— E poi le hai vedute tu le Aquile della steppa? - -— No, padre, — rispose il giovane che lo chiamava ordinariamente con -quel dolce nome. — Uno dei nostri cammellieri mi ha detto però, che -ieri mattina alcuni pastori lo avevano avvertito di tenere gli occhi -bene aperti, perchè avevano veduto passare la notte innanzi, parecchi -cavalieri sospetti. - -Il vecchio _beg_ scrollò le spalle, poi disse: - -— Nessun oserà assalire noi, nipote. Non occupiamoci che del tuo -matrimonio. - -— Domani mattina devi presentarti alla tua fidanzata coi tuoi più begli -abiti e le tue più belle armi. — - -Il viso del bel giovane si illuminò d'una intensa gioia. - -— Sospiro l'istante di rivederla e di farla mia, quella fanciulla. Sono -tre mesi che io non la rivedo più. - -— L'ami intensamente? - -— Più della mia vita, padre. Io credo che nessuno sarà più felice di me -in tutta la steppa. - -— Ed hai ragione, Hossein. Se tu sei il più bel giovane che si possa -trovare fra l'Aral ed il Caspio, essa è la più splendida creatura che -Allah abbia creata. — - -Hossein parve che seguisse cogli occhi socchiusi una visione che gli -danzava dinanzi, poi, scuotendosi bruscamente, disse: - -— Tabriz, le mie armi. Voglio che siano così lucenti da abbagliare i -dolci occhi della mia bella Talmà. — - -Il gigantesco turcomanno, che fino allora erasi tenuto presso -l'apertura che funzionava da porta, guardando con una specie -d'adorazione il giovane, s'accostò ad un grosso cofano, cerchiato di -ferro e trasse due splendidi _kangiarri_, che avevano le impugnature -d'argento finamente cesellate e adorne di turchesi e di smeraldi, poi -due pistole coi calci intarsiati di placche d'oro e una sciabola di -Damasco, sulla cui lama erano incisi tre versetti del Corano. - -Hossein prese un pezzo di feltro e, sedutosi su un cuscino, si mise a -strofinare vigorosamente le lame. Il vecchio intanto aveva ripreso il -cannello del suo _narghilè_ e si era rimesso a fumare, con lentezza -quasi studiata, seguendo attentamente tutte le mosse del giovane, con -visibile compiacenza. - -Tabriz, seduto presso la porta, fra i due cani che gli si erano -accovacciati ai fianchi, scrutava attentamente la tenebrosa pianura -spingendo lontano gli sguardi. - -Per parecchi minuti nella tenda regnò un profondo silenzio, rotto solo -dallo scricchiolìo delle pertiche; poi il vecchio, staccando dalle -labbra il bocchino d'ambra, disse, volgendosi verso Hossein, che era -tutto occupato a lucidare le sue armi: - -— Che la carovana non ci raggiunga prima dell'alba? - -— Io non lo credo, padre, — rispose il giovane. — I cammelli erano -troppo sfiniti e anche i cavalli, eccettuato quello di mio cugino, non -si trovavano in miglior stato. - -— Perchè Abei non è venuto anche lui con noi? Stava meglio qui -che accampato nella steppa. La carovana ha uomini sufficienti per -difendersi. — - -Il giovane depose il _kangiarro_ che stava lucidando, si alzò in piedi -e, guardando fisso il vecchio, gli disse: - -— Non ti sembra padre che da qualche tempo mio cugino abbia cambiato -umore? - -— È vero, — rispose il _beg_, dopo un momento di riflessione. - -— Ho notato che è diventato eccessivamente freddo e molto avaro di -parole. - -Forse egli pensa troppo sovente alla sua bellissima cugina. Abbia -pazienza: appena compirà i vent'anni, gli daremo la fanciulla che ama. -Tu sulle rive dell'Aral; lui su quelle del Caspio: io nella steppa. -Uniremo i due mari e la gran pianura coi nostri cuori. — - -Hossein lo lasciò parlare, quando però ebbe finito, gli disse: - -— L'ama! T'inganni padre! Egli la detesta e sai il perchè? — - -Il vecchio _beg_ fece un gesto di stupore. - -— Perchè gli dissero che la figlia del Khan dei Tadjicki, non avrebbe -accettato che la mano d'un uomo.... - -— Continua, — disse il vecchio, vedendo il giovane fermarsi esitante. - -— Che si chiamasse Hossein _beg_. — - -— Tu! - -— Così si dice. - -— Io l'ho destinata a tuo cugino! — gridò il vecchio, aggrottando la -fronte. - -— Hossein-beg non ama che la bella Talmà, — soggiunse il giovane. — Il -suo cuore non batte che per la più bella fanciulla dei Sarti. Che cosa -puoi temere da me, padre? Tu sai che io sono leale. — - -La fronte del _beg_ subito si rasserenò. - -— Sì, — disse, — tu sei troppo leale per ingannare tuo cugino. Siete -cresciuti insieme, i vostri padri che caddero entrambi valorosamente -innanzi alle falangi del Khan di Bukara, erano fratelli e avete nelle -vostre vene il medesimo sangue. - -Io vi ho adottati come se foste carne della mia carne e vi amo più che -foste miei figli, e le mie ricchezze un giorno saranno vostre, ma guai -a voi se sorgesse una rivalità. Il vecchio _beg_, l'antico guerriero -delle rive del Caspio, che ha fatto tremare perfino i russi, sarebbe -inesorabile. - -— Sono leale, — ripetè Hossein — e non amo che te e Talmà. — - -In quell'istante Tabriz si alzò rapidamente, trattenendo i cani che -mugolavano e che parevano pronti a lanciarsi nella steppa. - -— Che cos'hai? — chiese il _beg_ che si era subito accorto di quella -mossa improvvisa. - -— È il vento che sussurra o sono veramente i dolci suoni della _guzla_, -quelli che giungono ai miei orecchi? Chi può essere l'uomo che con una -simile notte si diverte a provare la chitarra in mezzo alla steppa? - -Aveva pronunciate appena quelle parole, quando il grosso levriero mandò -un forte latrato. - -— Odo anche il galoppo d'un cavallo, — disse Tabriz. — Che sia qualcuno -della carovana? — - -Hossein prese, senza parlare, il suo lungo fucile che aveva deposto su -un cofano e l'armò. - -— Che cosa fai? — chiese il _beg_. - -— Può essere un'Aquila della steppa, padre, — rispose il giovane, -raggiungendo Tabriz, che cercava di discernere qualche cosa fra quella -cupa tenebra. - -— Sì, è un cavallo, — disse il gigantesco turcomanno, — e mi pare che -il galoppo provenga da occidente. Guarda, padrone, lo vedi? — - -Sulla cupa linea dell'orizzonte che un lieve bagliore prodotto da -qualche lampo lontanissimo di quando in quando rischiarava, si scorse -un cavaliere che giungeva a corsa sfrenata. - -— Chi vive? — gridò Hossein puntando il fucile. - -Una voce che il vento portava rispose subito: - -— Abei Dullah. - -— Mio cugino! — esclamò Hossein. — Perchè ha abbandonato la carovana -che porta i regali di nozze per Talmà? Che le Aquile della steppa -l'abbiano assalita? — - -Il cavaliere che s'avanzava velocissimo, facendo fare al suo destriero -dei salti straordinari, per evitare le spaccature del suolo, in pochi -momenti giunse presso la tenda, poi, da abilissimo cavallerizzo, con un -salto fu a terra. - -— Buona ventura, Hossein, — disse, — mentre Tabriz arrestava il -cavallo. — Nostro padre veglia ancora? - -— Non si dorme alla vigilia d'un matrimonio, — rispose Hossein. — E poi -io devo preparare le mie armi. - - - - -CAPITOLO III. - -Il «mestvire.» - - -Il vecchio _beg_, vedendo entrare il nipote che colla sua esilità e -coi suoi lineamenti angolosi faceva una meschina figura dinanzi a suo -cugino Hossein, che era la forza e la bellezza personificata, si alzò -chiedendogli con una certa ansietà: - -— Rechi forse qualche brutta nuova, Abei? - -— No, padre, — rispose il giovane, cercando di sfuggire lo sguardo -indagatore del vecchio. — La carovana che porta i regali di nozze di -mio cugino, non corre alcun pericolo, quantunque sia stata segnalata, -da qualche giorno, verso il settentrione, una grossa banda di Aquile -della steppa. - -— Perchè hai lasciati soli i nostri uomini? — chiese il _beg_ -severamente. - -— Per passare insieme a mio cugino la sua ultima notte di libertà. -Domani egli sarà unito per sempre colla fanciulla che ama, colla bella -Talmà, ed io non potrò più godere della sua gradita compagnia. - -D'altronde i nostri uomini sono abbastanza numerosi per tener lontane -le Aquile. — - -Quelle parole erano state pronunciate con una simulazione così sottile, -da sfuggire agli orecchi del _beg_ e anche a quelli d'Hossein. - -— Il tuo cavallo è pronto per la gran corsa? Io voglio che tu mostri ai -Sarti come sono famosi i cavalieri delle steppe del Caspio. - -— Sono sette giorni che non gli dò che fieno ben secco, — rispose Abei -Dullah. — Correrà come il vento, come le trombe di sabbia del deserto -turanico. - -Tabriz, portami un _narghilè_ e del _kumis_. Voglio tenere compagnia a -mio cugino. — - -Mentre il gigantesco turcomanno, che aveva legato il cavallo ad un -piuolo piantato presso la tenda, dove se ne trovavano altri tre di -forme splendide, recava un gran vaso contenente del latte di cammello -fermentato e una pipa di cristallo ripiena per metà d'acqua, terminante -in un cilindro concavo ripieno di quel fortissimo tabacco chiamato -tumbak, Abei si era seduto dinanzi ai falchi, scuotendo le loro catene -per svegliarli. - -Hossein invece aveva ripresa la sua occupazione, mentre il _beg_ -ricoricatosi sul suo largo cuscino, si era rimesso fra le labbra il -bocchino d'ambra. - -Per alcuni minuti tutti rimasero silenziosi. Abei sorseggiata una -tazza di thè, accese il suo _narghilè_ e pareva che si divertisse -a stuzzicare i falchi; chi però l'avesse attentamente osservato, -l'avrebbe più volte sorpreso a contrarre le labbra con un brutto -sorriso ed a fissare insistentemente Hossein, con uno sguardo che aveva -dei lampi cupi. - -Fu ancora Tabriz che ruppe il silenzio. - -— È una _guzla_ che suona nella steppa, — disse. - -Abei Dullah trasalì e smise bruscamente di fumare. - -— Vedi nessuno? — chiese il vecchio. - -— Non ancora. - -— Che sia qualche suonatore o qualche canta istorie del villaggio di -Talmà? — - -Hossein alzò il capo. - -— Che sia la fidanzata che me lo manda? Tu sai, padre, che i Sarti -usano più che presso di noi, radunare i famosi canta istorie durante i -banchetti nuziali. - -Un uomo era comparso e affrettava il passo, guidato dalla luce che -spandeva la lampada. - -— Che Allah vi protegga, miei buoni signori, — disse quando fu presso -la tenda. — Lasciate che io allieti la notte del futuro sposo della -bella Talmà, la bella fra le belle. - -— Avanzati, — gli disse Tabriz. - -— La tenda del _beg_ Giah Agha questa notte è aperta a tutti, anche -alle Aquile della steppa, se giungono con buone intenzioni. — - -Il suonatore s'appressò, pizzicando le corde della sua _guzla_ e varcò -la soglia della vasta tenda, esponendosi in piena luce. - -Era lo stesso uomo che doveva più tardi sopportare lo spaventevole -supplizio inventato dalla mente infernale dei carnefici persiani. - -Portava sul capo un pesante berrettone di pelle d'agnello nero, in -forma di cono tronco e indossava una lunga zimarra di panno grossolano, -di colore oscuro, che gli scendeva fino alle grosse scarpe piatte e -ferrate, colla suola alta. - -Tutto il suo armamento consisteva in una specie di _jatagan_ dalla lama -assai larga; però da un certo rigonfiamento della zimarra si poteva -supporre che nascondesse sotto la fascia delle altre armi e fors'anche -delle pistole. - -— Da dove vieni? — gli chiese il _beg_. - -— Dalla casa della bella Talmà, mio signore, — rispose il suonatore con -fare umile e curvando il suo dorso di bisonte. — Ho suonato sotto le -sue finestre fino al tramonto del sole. - -— È lei che ti manda? — chiese Hossein. - -Il suonatore ebbe una breve esitazione e, prima di rispondere, diede, -di sfuggita, uno sguardo ad Abei, il quale si divertiva sempre a -stuzzicare i falchi. - -— No, — disse poi. - -— Come hai saputo che noi eravamo accampati qui? - -— Un pastore sarto mi avvertì ed io sono venuto per allietare la vostra -veglia. Sono un povero uomo che deve approfittare delle buone occasioni -per vivere e queste non toccano tutti i giorni. - -— Il mio servo ti darà da mangiare e da bere, — disse il _beg_ — e la -tua borsa non se ne andrà vuota. - -Tabriz reca qualche cosa a quest'uomo. — - -Il gigante aprì un cofano e prese un piatto d'argento colmo di pezzetti -d'agnello, tagliati a dadi, arrostiti nel grasso, ed un fiasco pieno di -_kumis_, e mise l'uno e l'altro a fianco del suonatore, il quale si era -seduto sul tappeto, colle gambe incrociate e stava accordando la sua -_guzla_. - -— Vi voglio narrare, miei signori, — disse finalmente il suonatore, -pizzicando dolcemente le corde di seta, — la istoria del pentolaio di -Albonaz. L'avete mai udita? - -— No, — rispose il _beg_. - -— Allora ascoltatemi, miei signori. - -— Ai piedi della catena dell'Albonaz abitava, in un piccolo villaggio, -un mollah[5] chiamato Tafilet. Un giorno andò a trovarlo un pentolaio -che lo conosceva moltissimo, avendogli venduto sovente dei vasi. - -Il mollah, che era ospitalissimo, offerse al pentolaio delle more -secche, e dei fichi, non avendo di più in casa, perchè era poverissimo; -dopo di che i due amici sdraiatisi all'ombra d'un boschetto di -melagrani che dominava un fiumiciattolo, si posero a fumare ed a -discorrere. - -Ad un certo punto il pentolaio disse al mollah: - -— Nella mia casa ho una ragazza che è bella come un fiore della steppa -e che ha raggiunto l'età da maritarsi; se io la potessi collocare -convenientemente, mi darebbe la libertà che da lungo tempo aspetto, e -potrei così prendere un'altra moglie, essendo morta quella che aveva -prima. - -— Amico carissimo, — rispose il mollah, — io pure ho una fanciulla -il cui viso è bello come la luna, i cui capelli sembrano oro filato e -le sue labbra sono più rosse dei più bei fiori dei melagrani, sotto i -quali noi fumiamo e discorriamo. - -Ma a che giovano a me le sue bellezze? Le spose, carissimo amico, -valgono ben meglio delle figliuole, perchè accudiscono con maggior cura -alle faccende di casa. — - -Dopo quei discorsi i due vecchi si accordarono per scambiarsi le -loro figlie. Il pentolaio sposò quella del mollah e questi quella -dell'amico. - -Disgraziatamente la figlia del pentolaio era una testolina bizzarra e, -poco dopo il matrimonio, cominciò a fare gli occhi dolci ai giovani -cacciatori dell'Albonaz, che frequentavano il villaggio durante i -giorni di mercato per vendere la selvaggina della montagna. - -Il mollah, essendosene accorto, le tagliò il naso e la rimandò a casa -del padre, avvertendolo che l'aveva così conciata perchè mettesse -giudizio. - -Il pentolaio, vedendosi giungere la figlia così atrocemente mutilata, -rimase molto perplesso e fece fra sè il seguente ragionamento: - -— Se mia figlia si mostra nel villaggio senza naso, i ragazzi e le -donne si burleranno di me e mi chiameranno il padre della fanciulla -senza naso. Come potrò io sopportare una simile onta? — - -Uccise perciò sua figlia, onde nessuno potesse deriderlo, ma poi, -assalito dai rimorsi, si disse: - -— Il mollah è un gran bruto, e voglio vendicarmi di lui. — - -Chiamò sua moglie e gli tenne il seguente discorso: - -— Tuo padre ha tagliato il naso a mia figlia ed io per non venire -deriso l'ho uccisa. - -Ora è necessario che anch'io mi vendichi ed a mia volta taglierò a te -il naso e per soprappiù anche gli orecchi e ti rimanderò a casa di tuo -padre. — - -Udendo quelle parole la moglie scoppiò in un dirotto pianto e chiese a -suo marito di farle grazia per qualche giorno. - -— Non te la voglio negare, — rispose il pentolaio. — Aspetterò domani e -nel frattempo affilerò meglio il mio coltello. — - -Erano le undici di sera ed il pentolaio che, contrariamente alla -proibizione del Profeta beveva molto, dormiva profondamente. - -La moglie che non voleva perdere nè il suo naso, nè i suoi orecchi, si -alzò dal letto senza far rumore e abbandonò la casa. - -La notte era fredda, burrascosa e molto oscura, ma la figlia del mollah -sapeva dove si trovavano le tende della tribù dei Teringi, ai quali -voleva domandare protezione. Ella non ignorava che ritornando presso -suo padre questi l'avrebbe uccisa per evitare d'attaccare lite col -pentolaio e che se si fosse indirizzata alle autorità del suo paese, -queste non avrebbero preso per lei interesse alcuno e che l'avrebbero -rimandata a suo marito con quella facilità con cui si restituirebbe ad -un macellaio una pecora smarrita. - -Perciò, dopo aver attraversata una immensa steppa, senza porre tempo -in mezzo, dopo di aver scalato montagne altissime e d'aver guadato -fiumi rapidissimi dalle acque gelate e di essersi smarrita molte volte, -giunse finalmente, non già presso la tribù che cercava, bensì ad un -campo russo del mar Caspio. - -L'aurora spuntava e la moglie del pentolaio, figlia del mollah, era -salva. — - -Qui il _mestvires_ s'interruppe per alcuni istanti pizzicando le corde -della sua _guzla_. - -— E poi? — chiese Hossein, che aveva ascoltato con vivo interesse -quell'istoria. - -— E poi, — disse il suonatore con un marcato accento beffardo, — sposò -il capo di una tribù turcomanna e lasciò nelle mani del suo sposo, dopo -tre soli mesi di matrimonio, il suo naso e le sue orecchie. — - -E scoppiò in una risata che fece impallidire il fiero giovane. - -— Che cosa vuoi concludere colla tua istoria? — chiese Hossein, -aggrottando la fronte. - -— Che tutte le donne sono traditrici, — rispose il suonatore. - -— E lo dici a me che sto per sposare Talmà? La tua istoria nasconde un -ammonimento o qualche cosa d'altro? - -— Io non lo so, mio signore, — rispose il _mestvire_ con fare umile. — -Io narro ciò che ho imparato e nulla di più. - -— Racconta qualche cosa di meglio — disse il _beg_, vedendo che il -fiero giovane stava per irritarsi maggiormente. - -— I _mestvire_ della nostra steppa sono più poetici nei loro racconti, -— aggiunse poi. - -Il suonatore parve che si raccogliesse, invece al di sotto delle sue -folte palpebre guardava intensamente Abei Dullah, il quale sembrava che -non si fosse affatto interessato di quella narrazione; poi votò a metà -il vaso contenente il _kumis_ e disse: - -— Ascoltate questa dunque. — Accordò la chitarra, e cominciò a cantare: - -— Io ho cercato la tomba della mia diletta e non ho potuto trovarla. -Ahimè! Sospiravo dicendo: Dov'è la mia diletta?... Allora io vidi una -rosa fra le spine: essa era sola, isolata. La interrogai col cuore -palpitante: Sei tu la mia diletta? La rosa, in segno d'assentimento, -trasalì ed inclinandosi dolcemente, lasciò cadere delle gocce di -rugiada simili a lagrime. - -Allora un usignuolo volò sopra la mia testa e si nascose in un -cespuglio. - -Indirizzandomi a lui, con voce dolce, gli chiesi: - -— Sei tu la mia diletta? — - -L'usignuolo stese le ali, colse col suo becco la rosa, e nel suo -melodioso linguaggio, mi rispose di sì. - -Improvvisamente una bianca stella rischiarò col suo dolce fulgore -me, la rosa e l'usignuolo. Interrogai la stella, magnifica nella sua -bellezza: Sei tu la mia diletta? - -Ella mi rispose con un guizzo di luce che diresse verso i miei occhi. - -In quel momento l'aria mi accarezzò dolcemente il viso, sussurrandomi -agli orecchi: Ecco colei che cerchi: non inquietarti per lei. Passano -tranquillamente i giorni dal mattino alla sera, passano tranquillamente -le notti dalla sera all'aurora. L'essere che tu hai amato si è diviso -in tre: in un usignuolo, in una rosa ed in una stella! — - -Il _mestvire_ si era alzato. - -— La notte è oscura ed i lupi possono uscire dalle loro tane, — disse, -— ed io domani devo trovarmi dinanzi alla casa della bella Talmà e -dovrò suonare e cantare a lungo. Buona notte miei signori. - -— Perchè non ti fermi qui? — chiese il _beg_. — Non mancano nè i -cuscini, nè i tappeti, e se vuoi bere e mangiare ne avrai finchè -vorrai. - -— Preferisco tornare alla mia umile casetta, — rispose il suonatore. — -Ho molto da pensare per scovare nella mia testa i più bei racconti che -dovrò narrare domani dopo gli sponsali. — - -Il _beg_ si levò da una tasca una borsa contenente parecchie monete e -la gettò al _mestvire_ che la prese al volo. - -— Buona fortuna, mio signore — disse con un leggero accento -beffardo, guardando Hossein che si era rimesso al lavoro, strofinando -vigorosamente la canna d'una delle sue pistole. - -Scambiò un rapido cenno con Abei Dullah, che stava sdraiato presso -i falchi e dopo d'aver fatto un profondo inchino, uscì, gettandosi -a bandoliera la _guzla_. Per alcuni istanti, fra i soffi del vento, -si udì il suonatore a canticchiare, poi il sussurrìo delle alte erbe -contorte dalle raffiche, coprì la sua voce. - - - - -CAPITOLO IV. - -L'assassinio. - - -La notte era così oscura che il _mestvire_, quantunque dovesse -conoscere a menadito la steppa dei Sarti, stentava a dirigersi. - -Nessuna stella brillava nel cielo tenebroso ed il vento scompigliava -incessantemente le alte erbe, curvandole fino al suolo, mentre in -lontananza, di quando in quando, rullava sordamente il tuono senza che -alcun lampo lo accompagnasse. - -— Ecco una notte propizia per le Aquile della steppa, — disse il -suonatore, ridendo. — Piomberanno più rapide dei falchi di Abei Dullah -sulla preda, e la bella Talmà domani non avrà più lo sposo. - -Abei sa condurre bene i suoi affari, ma è generoso più del Khan di -Bukara. Povero _beg!_ La tua barba bianca vale meno di quella d'un -giovane di vent'anni. — - -Alzò la testa e guardò le nuvole che passavano sospinte dalle raffiche, -che si susseguivano sempre più frequenti. - -— Apriamo bene gli occhi, — disse. - -Si rialzò la lunga zimarra e si tolse due lunghe pistole che teneva -nascoste sotto, passandosele nella cintura di pelle che reggeva -l'_jatagan_, poi riprese la marcia, canticchiando fra i denti: - -— Uno beve il vino come berrebbe l'acqua e resta dolce come un agnello; -un altro beve e canta come un usignuolo; un terzo beve e diventa simile -ad un bue, s'agita e monta in furore; un quarto, beve e diventa feroce -come una tigre e incarna l'anima del diavolo; un quinto beve e fa le -smorfie come una scimmia; il sesto beve e non diventa felice se non si -avvoltola nel fango come un maiale; un settimo.... — - -Il cantore si era bruscamente interrotto, scrutando attentamente le -tenebre dinanzi a sè. - -Tese gli orecchi, curvandosi innanzi per meglio ascoltare, e fra il -sussurrìo delle erbe raccolse un fischio. - -— Hadgi, — mormorò. — Poteva attendermi più lontano. Se quel -gigantesco turcomanno mi avesse accompagnato, mi troverei ora in un -bell'imbarazzo. — - -In lontananza si scorgeva la tenda del _beg_, sempre illuminata. -Dall'apertura un'onda di luce usciva, riflettendosi, come una lunga -striscia sulle erbe. - -— Nessuno si occupa di me, — disse, — fuorchè Abei Dullah, ma quello si -guarderà bene dal tradirsi. — - -Accostò due dita alla bocca e mandò un lungo fischio. Un altro rispose -a breve distanza, poi fra le alte erbe sorse, a pochi passi dal -_mestvire_, un'ombra umana. - -— Aquila? — chiese il suonatore, mettendo una mano sul calcio d'una -delle sue pistole. - -— Sono Hadgi, capo, — rispose l'uomo che era sorto fra le erbe. - -— Non credevo d'incontrarti a così breve distanza dalla tenda del -_beg_, — disse il suonatore di _guzla_. - -— Era necessario che ti vedessi presto. - -— Perchè? — chiese il _mestvire_. - -— Pare che qualche Sarto si sia accorto della nostra presenza perchè la -casa di Talmà si è chiusa, questa sera, più presto del solito e si sono -uditi dei rumori come se barricassero le porte. - -— I tuoi uomini hanno commessa l'imprudenza di mostrarsi in quei -dintorni? - -— No, capo, — rispose Hadgi. - -— Nemmeno nel villaggio dei Sarti? - -— Sono rimasti tutto il giorno nascosti sotto le alte erbe. - -— Chi può averci traditi? Eppure è necessario fare il colpo questa -notte, finchè Hossein è lontano. Io l'ho solennemente promesso a suo -cugino. - -— Noi siamo pronti. - -— Capirai che io non voglio perdere i cinquemila tomani che mi ha -promessi. Nemmeno il Khan di Chiva pagherebbe tanto per una fanciulla, -fosse la più bella del Turchestan, del Belucistan e della steppa -ghirghisa. - -— E nemmeno noi desideriamo perdere la nostra parte, — disse Hadgi, -accarezzandosi la lunga barba nera. - -— Sono a posto i miei uomini? - -— La casa di Talmà è ormai circondata a debita distanza e le Aquile -della steppa non aspettano che il loro capo per cominciare l'attacco. - -Non sarà affare lungo, se Hossein non interviene. Quel giovane è più -terribile del _beg_ e non è un pauroso come suo cugino. - -— Lo so meglio di te, ma egli non vedrà nulla. La tenda è lontana e -gli spari non giungeranno fino agli orecchi di quel giovane. D'altronde -cercheremo di non far uso delle armi da fuoco. - -Ti sei informato di quali forze dispone Talmà? - -— Non ha che otto servi ed un paio di donne. - -— Va bene: andiamo, Hadgi. La mezzanotte non deve essere lontana. — - -I due banditi si misero in cammino attraverso le alte erbe. - -Hadgi, che aveva forse migliori occhi del suo compagno o maggior -istinto d'orientazione, si era messo dinanzi e s'avanzava curvo perchè -il vento continuava a far cadere sulla steppa granelli di sabbia in -gran numero. - -Le steppe turchestane, al pari delle pianure belucistane, sono famose -per le loro piogge di sabbia. Basta che il vento s'alzi e le sabbie -dei vicini deserti si levano ed in così grande quantità da intercettare -talvolta perfino i raggi solari. - -Anche le trombe di sabbia sono molto comuni in quei paesi e non occorre -il vento per sollevarle. Durante le giornate belle, quando non si -sente il menomo soffio, si vedono delle grandi colonne elevarsi dal -suolo, girare su sè stesse e sfilare maestosamente attraverso a quelle -sconfinate pianure. - -Se ne vedono anzi talvolta parecchie allo stesso orizzonte, avente -ciascuna una origine propria. - -Gl'indigeni, che le temono assai perchè impediscono loro, in certi -giorni, di lasciare le tende, le chiamano _Shaitans_, ossia diavoli. - -Il _mestvire_ ed Hadgi continuavano la loro marcia un dietro all'altro, -coi loro alti cappelli di lana nera, ben cacciati sulla fronte, onde -ripararsi gli occhi da quelle ondate di sabbia, quando il primo si -fermò bruscamente, dicendo: - -— Non odi nulla tu, Hadgi? - -— Sì, il vento che rugge attraverso le erbe, — rispose l'altro. - -— No; ascolta bene. Questo è il galoppo di un cavallo. - -Che qualche servo di Talmà sia riuscito a uscire inosservato dalla casa -e che si rechi ad avvertire il _beg_? — - -Arma il tuo archibugio. Sei sicuro dei tuoi colpi? - -— Non sbaglio mai, capo. - -— Affrettati. — - -I due banditi si appiattarono fra le erbe, che in quel luogo erano -alte più d'un metro e mezzo, l'uno alzando il cane del suo lunghissimo -moschetto e l'altro armando una pistola. - -— A te, l'uomo; a me, il cavallo, — disse il _mestvire_. - -Malgrado il vento, si udiva distintamente il galoppo d'un cavallo -slanciato a corsa sfrenata. Essendo il suolo della steppa argilloso, -i ferri del destriero battevano forte, quantunque fosse coperto di -vegetali. - -Ben presto sulla fosca linea dell'orizzonte si delineò confusamente un -cavaliere. - -— Peccato non poterlo guardare in viso, prima di mandarlo all'altro -mondo, — disse Hadgi. - -— Tu sei certo che nessuno dei nostri si è mosso. - -— Ho dato loro ordine che qualunque cosa avvenisse, non lasciassero -i dintorni della casa e tu sai, capo, come i nostri uomini ci -obbediscono. - -— Allora non preoccuparti d'altro e uccidi il cavaliere, — disse il -_mestvires_ freddamente. — Uno più, uno meno, la nostra coscienza non -si turberà. - -Prendilo di mira: ci passerà a meno di cinquanta passi. - -Hadgi puntò l'archibugio appoggiando il gomito sinistro sul ginocchio, -per poter meglio tirare, mentre il _mestvire_ alzava la pistola al di -sopra delle erbe. - -Il cavaliere passava appunto allora, a quaranta o cinquanta passi, -aizzando l'animale con fischi. - -Due lampi illuminarono la notte, seguiti da due detonazioni che le urla -stridenti delle raffiche subito soffocarono. - -Il cavaliere s'abbattè sul collo del cavallo mentre questi faceva uno -scarto improvviso, mandando un lungo nitrito di dolore. - -— Toccati! — gridò il _mestvire_ con un sorriso feroce. — Le Aquile -della steppa non sbagliano mai. - -Accorriamo, Hadgi. — - -Con sua somma sorpresa udì la voce del cavaliere a gridare: - -— Non abbastanza, birbanti! Balza, Kasmin! — - -Il cavallo aveva fatto un altro salto di fianco, poi aveva ripresa la -sua corea sfrenata, mentre il cavaliere si teneva stretto al suo collo, -indizio sicuro che doveva aver ricevuto qualche grave ferita. - -— Ci sfugge! — urlò il _mestvire_ con rabbia. - -— Non preoccuparti, capo, — rispose Hadgi. — Quell'uomo non giungerà -vivo nella tenda del _beg_. - -La mia palla deve avergli attraversato il capo, o fracassata la colonna -vertebrale. - -— Sarà vero, tuttavia avrei desiderato vederlo cadere qui. Che cosa -fare ora? - -— Correre subito alla casa di Talmà e attaccarla, capo. Se tardiamo, -perdiamo i _tomani_ di Abei Dullah. - -— Hai ragione: corriamo. La cosa sarà spiccia e non troveremo molta -resistenza. — - -Mentre le due Aquile della steppa si slanciavano attraverso le erbe, il -cavallo aveva continuata la sua corsa indiavolata, dirigendosi verso il -fascio luminoso che indicava la tenda del _beg_. - -Ansava fortemente, sordi nitriti gli sfuggivano dalla bocca insieme a -getti di saliva che gli lordavano il lucente pelo nero. - -Il cavaliere si teneva sempre stretto al collo, come se fosse ormai -impotente a reggere le briglie ed a reggersi diritto sulla sella. - -Anche dalla sua bocca usciva di tratto in tratto un lungo gemito e, -quando il cavallo rallentava un istante, si portava una mano al fianco -destro, comprimendolo fortemente. - -In venti minuti il destriero superò la distanza che lo separava dalla -tenda del _beg_, dinanzi alla quale s'arrestò stramazzando sulle -ginocchia anteriori. - -Tabriz, il gigantesco turcomanno, che aveva già udito quel galoppo -precipitoso, era prontamente accorso, afferrando fra le possenti -braccia il cavaliere, prima che fosse sbalzato di sella. - -Anche Hossein che si era munito di una torcia erasi slanciato fuori. - -— Un uomo ferito! — esclamò. - -— Ed un cavallo che muore, — disse Tabriz. - -— Portalo subito dentro. — - -Il gigante varcò la soglia della tenda e depose il cavaliere su un -largo cuscino, reggendogli il capo onde il sangue non lo soffocasse. - -Tutti si erano accostati; anche il vecchio _beg_, guardava con profonda -ansietà il ferito, che sembrava fosse lì lì per spirare. - -Era un giovane di ventiquattro o venticinque anni, dai lineamenti -angolosi, la pelle molto bruna, con una piccola barba rossastra ed il -naso adunco, come il becco d'un pappagallo. - -Indosso aveva una lunga zimarra di panno grossolano, con una cinghia di -cuoio giallo a cui era appeso un _kangiarro_. - -Da un buco aperto nel fianco destro, usciva un getto di sangue il quale -si allargava sempre più sulla zimarra. - -— Questo è un Sarto, — disse Hossein, impallidendo. — Chi lo avrà -assassinato? - -— Soffiagli in bocca, Tabriz, — disse il _beg_, vedendo che il ferito -non si decideva aprire le labbra. - -Il gigante ubbidì e si vide subito il ferito riaprire gli occhi -azzurrastri e fissarli su Hossein, poi la sua bocca si socchiuse -dicendo con voce rantolosa: - -— Talmà... alla casa... le Aquile... della steppa... presto... — - -Hossein mandò un grido. - -— Che cosa dici tu? È in pericolo Talmà?... Parla, prima che la morte -ti colga. — - -Il ferito fece col capo un segno affermativo, poi dopo d'aver fatto -uno sforzo supremo, burbugliò con un accento così debole che parve un -soffio: - -— Aquile... agguato... intorno casa... accorrete!.. — - -Poi si rizzò a sedere, mantenendosi per qualche istante in quella posa, -stralunò gli occhi, ebbe un sussulto che si ripercosse in tutte le sue -membra, quindi ricadde pesantemente sul cuscino. - -— Morto! — esclamò il vecchio _beg_. - -— Ma io lo vendicherò, — disse Hossein, i cui occhi avevano lampi -vividi. — Le Aquile sono sbucate dalle steppe!... Ah!... Non sanno -ancora quanto pesi il mio _kangiarro_. Tabriz! Il mio cavallo, il mio -fucile e le mie pistole. - -— Dove vuoi andare, cugino? — chiese Abei. - -— A salvare Talmà o morire con essa, — rispose il prode guerriero con -impeto. - -— Tu sei un valoroso, Hossein, — disse il _beg_, guardandolo con -orgoglio, — e sei degno figlio di colui che con un solo gesto faceva -tremare i predoni della steppa ghirghisa. Ma tu stai per commettere una -imprudenza. Aspettiamo che giunga la nostra scorta, o meglio mandiamo -Tabriz a richiamarla. In un'ora e mezzo i nostri uomini possono essere -qui. - -— M'incarico io di andarla a raccogliere, — disse Abei con sottile -sorriso ironico. — Io, al pari di te, cugino, non ho paura delle Aquile -della steppa. - -— E tu, padre? — chiese Hossein. — Vorresti rimanere qui solo? — - -Il vecchio si era alzato col viso contratto e gli occhi fiammeggianti. - -— Si provino ad assalirmi entro la mia tenda quei rettili, — disse. - -— Va', Hossein, va' a difendere la tua bella Talmà; tu, Abei, corri a -radunare la scorta e prendi alle spalle le Aquile della steppa e sopra -tutto non risparmiarle. - -— I nostri cavalli sono pronti, partiamo, — disse in quel momento -Tabriz, comparendo sulla soglia della tenda. - -— Parti, Hossein e non risparmiare i colpi di punta, — disse il -vecchio. — Io ti seguirò col mio pensiero. — - -Abbracciò il valoroso giovine e lo condusse fino fuori. - -— In sella, padrone, — disse Tabriz, gettandosi ad armacollo due lunghi -archibugi. — Sfonderemo le linee di quei bricconi e passeremo fra loro -come due proiettili. - -Su, Agar, preparati a gareggiare col vento. — - -Un momento dopo Hossein ed il suo gigantesco servo scomparivano fra le -ombre della notte. - - - - -CAPITOLO V. - -Attraverso la steppa. - - -I cavalli, che i due coraggiosi montavano, avevano preso uno slancio -fulmineo, come se avessero davvero voluto gareggiare col vento, che -spazzava senza posa la sterminata pianura. - -Erano due animali superbi, di razza persiana, meglio configurati e -meno magri dei cavalli arabi, colla testa leggera e le gambe sottili e -nervose. - -La steppa turchestana è ricchissima di cavalli, allevandone le tribù -nomadi un grande numero; ma se sono d'una resistenza incredibile, non -hanno lo slancio impetuoso di quelli persiani, specialmente di quelli -che provengono dal Khorassan, che sono i più stimati, pagandosi mai -meno di cinquanta piastre ciascuno. - -Dobbiamo dire però che hanno bisogno di maggiori cure di quelli -turchestani, i quali invece nulla richiedono, usando, i loro -proprietari, sottoporli a prove straordinarie, prima di metterli in -vendita. - -Tanto Hossein, quanto Tabriz, tendevano attentamente gli orecchi, -temendo di udire in lontananza qualche scarica che annunciasse il -principio dell'attacco; essendo però il vento girato al sud e la casa -della bella Talmà assai lontana, non era possibile che potessero udire -così presto il rombo dei lunghi archibugi delle Aquile della steppa. - -— Giungeremo in tempo, padrone? — chiese Tabriz, quand'ebbero percorso -qualche miglio. — I nostri cavalli vanno con uno slancio indiavolato, -tuttavia non potremo giungere all'abitazione della tua fidanzata prima -di un'ora, ed in un'ora si può prendere d'assalto anche un fortino. - -— Se hanno mandato quel povero messo, è segno che i servi di Talmà non -si arrenderanno prima del mio arrivo, — rispose Hossein, il quale si -sforzava di apparire calmo, quantunque veramente non lo fosse affatto. - -— Chi può aver spinto le Aquile della steppa fino qui? - -— Piombano dove sanno di fare un buon colpo e Talmà è ricca. - -— Mi viene però un altro sospetto, padrone. - -— Quale, Tabriz? - -— Non oso dirtelo. - -— Devi parlare. - -— Ho udito a narrare che il Khan di Samarcanda e che anche quello di -Bukara, si sono sovente serviti delle Aquile per provvedere di belle -fanciulle i loro _harem_. — - -Hossein provò un tale colpo al cuore da vacillare sulla sella. - -— Vuoi uccidermi, Tabriz? — disse, con voce soffocata. - -— Io non volevo dirtelo, signore. - -— Possibile che quei miserabili siano qui venuti attirati dalla -bellezza di Talmà, piuttosto che dalla sua ricchezza? - -— La fama della bellezza della tua fidanzata, può essere volata molto -lontana e può essere penetrata anche entro gli _harem_ di quei Khan. - -— Guai a loro! — urlò il giovane. — Per quanto siano potenti, il mio -_kangiarro_ saprebbe raggiungerli. - -— La mia non è stata che una supposizione, padrone, — disse il gigante. - -— E nondimeno mi ha colpito profondamente il cuore, più dolorosamente -d'un colpo di pugnale. - -— Possono avere di mira solamente le ricchezze della tua fidanzata, -signore. - -— Vadano pure i cofani pieni d'oro e di gioielli di Talmà, ma non lei. -L'amo così immensamente, Tabriz, che non potrai mai fartene un'idea, -m'intendi? - -Se corro attraverso la steppa, mi pare di vederla fuggire dinanzi a -me fra le alte erbe, come una visione celeste; se dormo, mi pare di -vederla entrare silenziosamente nella tenda del _beg_ e accostarsi -al mio capezzale e sussurrarmi parole d'amore; se inseguo una fiera -o caccio col falco, mi pare che perfino gli animali volatili abbiano -qualche cosa di comune con Talmà. - -M'intendi, Tabriz? Aizza il tuo cavallo, senza tregua, senza -compassione. Se muore poco importa. Abbiamo cavalli in abbondanza. - -— Cani di predoni! — ruggì il gigante. — Ne farò un macello di quei -ladri! È tempo che le Aquile ritornino nelle loro maledette steppe -della Ghirghisia. - -— Sferza, Tabriz. — - -I due stalloni persiani, quantunque galoppassero da quasi una mezz'ora, -non rallentavano, anzi pareva che aumentassero continuamente la loro -corsa, non ostante che le sabbie trasportate dal vento, si abbattessero -in vere trombe su di loro. - -Ad un tratto Tabriz mandò un grido. - -— Hai udito, padrone? - -— Che cosa? - -— Una scarica di fucili. - -— Arresta il tuo cavallo. — - -Il gigante, con una strappata violenta, fece fare al suo destriero un -volteggio fulmineo, poi lo costrinse a piegarsi sui garretti, perchè il -ventre toccò le erbe della steppa. - -Hossein, che era forse il più abile cavaliere della steppa, aveva -fermato quasi di colpo il suo, a rischio di spezzargli le gambe. - -Le raffiche in quel momento si succedevano con estrema violenza, -trascinando trombe di sabbia, che giravano vorticosamente attraverso -le tenebre, spezzandosi e rovesciando sulle steppe vere cortine di -granelli. - -— Ascolta attentamente, padrone, — disse Tabriz. - -— Non odo che i ruggiti del vento, — rispose Hossein, che si era -curvato innanzi e che nondimeno si sentiva bagnare la fronte. - -I due cavalli, colla testa curva fino in mezzo alle alte erbe, pareva -che ascoltassero anch'essi, pur soffiando rumorosamente: - -Ora erano fischi stridenti che terminavano in un lungo gemito, come -d'una persona sgozzata; ora invece erano sibili prolungati, che -morivano quasi subito come se tra le erbe si spegnessero ad un tratto; -oppure muggiti assordanti, che parevano prodotti dal rompersi delle -onde del mar Caspio o da quelle dell'Aral. - -— Odi, padrone, — chiese improvvisamente il gigante, raccogliendo le -briglie e stringendo le ginocchia per lanciare nuovamente, a corsa -sfrenata, il suo magnifico khorassano, che sembrava impaziente di -riprendere lo slancio. - -— Sì, una scarica di archibugi, — disse Hossein, che era diventato -pallidissimo. - -— Assalgono la casa di Talmà. - -— Partiamo!... Partiamo!... — - -I due cavalli persiani, sentendo allentare le briglie, ripartirono -colla velocità d'una tromba. - -L'abitazione di Talmà non doveva essere lontana più di tre miglia, -distanza che quegli impareggiabili corridori potevano superare in meno -d'un quarto d'ora. - -— Prepara le pistole ed il _kangiarro_, Tabriz, — disse Hossein, che -pareva in preda ad una terribile collera. - -Galoppavano colla testa curva, per non venire acciecati dalle trombe di -sabbia che non cessavano di roteare sulle ali del vento e respiravano -rumorosamente. - -Quella seconda corsa durò, sempre velocissima, un'altra mezz'ora; poi -Hossein che tendeva sempre ansiosamente gli orecchi e che scrutava -attentamente la tenebrosa pianura, trattenne nuovamente, quasi di -colpo, il suo khorassano, a rischio di venire sbalzato a terra. - -— Attenti, Tabriz! — esclamò. - -— Che cos'hai, padrone? — chiese il gigante. - -— I lupi. - -— Brutto segno. Avranno le Aquile dietro di loro. - -— Fermiamoci un momento e vediamo. Se la casa di Talmà fosse stata già -assalita, a quest'ora avremmo udito qualche colpo di fucile. Giungeremo -quindi a tempo. — - -I banditi che infestano le steppe turchestane, hanno una maniera -speciale e curiosissima per dare la caccia agli uomini; maniera ben -triste, ma molto sicura perchè non lascia alcuna traccia dei delitti -che commettono: seguono i lupi. - -È saputo da tutti che quelle bestie non aggrediscono che gli uomini -isolati, o per lo meno che siano in piccoli gruppi. Appena i loro -lugubri ululati, che il vento porta assai lontani, giungono agli -orecchi dei predoni, questi balzano sui loro cavalli e prendendo la -via più breve, piombano sui disgraziati viaggiatori, che vengono senza -pietà scannati e derubati. - -I lupi, intimiditi da quella improvvisa comparsa di tanti cavalieri, -non osano avanzare e s'arrestano a qualche distanza, in attesa che -il delitto sia compiuto. Appena i banditi se ne vanno, entrano a loro -volta in scena e la cena, soventi volte molto abbondante, non manca mai -loro. - -Si afferma anzi dai turchestani, che i lupi non assaltino mai, anche se -sono in grossissimo numero, i banditi della steppa. Si vede che hanno -ormai capito che quelli sono i loro provveditori di carne umana, e -perciò li rispettano; tuttavia non possiamo assicurare l'autenticità di -questo fatto. - -Hossein e Tabriz si erano guardati intorno. Piccole ombre cogli occhi -fosforescenti che sembravano di bragia, correvano con fantastica -celerità per la pianura, spiccando grandi salti al di sopra delle alte -erbe. - -— Sono ben lupi, quelli, — disse Hossein, senza manifestare alcuna -inquietudine. - -— Sì, padrone, — rispose Tabriz, levando dalle fonde due pistole, armi -forse migliori del lungo archibugio. - -— Non inquietiamoci per quelli, — disse il giovane. — Non mi sembrano -in tal numero da osare un attacco, e poi i nostri khorassani hanno le -zampe più leste delle loro. - -— E lo sanno, padrone; guarda come son tranquilli. - -— Si tratta ora di sapere se le Aquile della steppa si trovano dietro -di noi o dinanzi. - -— È difficile indovinare da quale parte verranno. - -— Che cosa mi consigli di fare? - -— Riprendere lo slancio e far correre i lupi, mio signore. Finora -non hanno cominciato ad ululare e forse i predoni sono ancora molto -lontani. - -— Avanti dunque!... E teniamoci in sulle difese. — - -I due khorassani mandarono un lungo nitrito, alzarono gli orecchi e -ripartirono cogli occhi scintillanti, le narici dilatate e la bella -testa non più curva innanzi, bensì gettata indietro. I carnivori -salutarono la partenza dei khorassani con uno spaventevole ululato, che -si ripercosse lungamente nella tenebrosa pianura, non ostante i fischi -ed i muggiti delle raffiche. - -— I maledetti ci annunciano alle Aquile, — disse Tabriz serrando le -ginocchia e armando una delle due pistole. - -— Non far fuoco per ora, — disse Hossein. — I banditi potrebbero anche -credere che i lupi diano la caccia a qualche drappello di onagri (asini -selvaggi) o di gazzelle. — - -I lupi facevano sforzi prodigiosi per non perdere terreno e -continuavano a balzare fra le erbe, ululando a tutta gola. - -Divisi in due file, galoppavano a destra ed a sinistra dei due -khorassani, tenendosi ad una distanza di cinquanta o sessanta metri. - -Non essendo più di una trentina fra tutti, non si sentivano abbastanza -forti per precipitarsi risolutamente all'attacco. Probabilmente -contavano o sull'esaurimento delle forze dei cavalli, o sulla caduta -dell'uno o dell'altro, per avventarsi. - -Quella corsa sfrenata durava solo da pochi minuti, quando Tabriz scorse -sulla linea dell'orizzonte, che aveva cominciato un po' a rischiararsi, -grandi ombre che si serravano rapidamente. - -— Padrone! — disse. — Le Aquile sono dinanzi a noi. Guarda quella linea -oscura che si muove laggiù. Si preparano a chiuderci il passo. - -— Le Aquile! — esclamò Hossein, alzandosi sulle larghe staffe -d'acciaio, per abbracciare maggior spazio. - -— Sì, padrone, non m'inganno, io. — - -Hossein mandò un vero ruggito: - -— Quei miserabili sperano di arrestare il nipote di Agha beg!... -Passeremo attraverso le loro fila come palle di cannone!... Fuori il -_kangiarro_, Tabriz! - -— L'ho già in mano, — rispose il gigante. - -— Le briglie fra i denti e una pistola nella ventriera. - -— È fatto. - -— A tutta corsa!... Sfonderemo la loro linea. - -— Non ne dubitare, signore. — - -Giunti a cinquanta passi, una voce chiese improvvisamente: - -— Chi vive? Fermatevi!... - -— Amici della steppa, — rispose Hossein alzando il _kangiar_. - -— Fermatevi!... - -— Sì, aspetta un momento!... Aizza, Tabriz, e piombiamo addosso a quei -miserabili. — - -Un cavaliere si era staccato dalla linea e muoveva incontro a loro a -piccolo trotto. - -Hossein alzò la lunga pistola che aveva nella mano sinistra, mirò -qualche istante, poi fece fuoco. - -Il bandito, colpito in mezzo al petto dall'infallibile palla del -giovane, allargò le braccia abbandonando le briglie e l'arcione e -stramazzò pesantemente fra le erbe, mentre il suo cavallo, spaventato -dal lampo e dalla detonazione, dopo d'aver spiccato un gran salto di -fianco, si dava a precipitosa fuga attraverso alla steppa. - -— Carica, Tabriz! — urlò il giovane. — Addosso a quei cani! — - -I due cavalieri giunsero come un uragano sui banditi schierati su una -lunga linea. Erano quindici o venti, bene montati e anche bene armati; -tuttavia Hossein e Tabriz non esitarono un momento a caricarli, sapendo -bene che nessuno avrebbe potuto arrestare lo slancio indiavolato dei -due khorassani. - -— Addosso! — urlò un'ultima volta il prode figlio del _beg_, che aveva -presa un'altra pistola. - -Serrarono i ginocchi sui fianchi dei cavalli e spararono -simultaneamente due colpi, poi fecero impeto sulla fila, menando colpi -furiosi a destra ed a sinistra coi _kangiarri_. - -Parve che quella carica furiosa e l'audacia dei due turchestani, -producesse un gran panico fra quei banditi, poichè invece di stringere -la fila e di chiudere il passo, fecero fare ai loro cavalli un salto -di fianco, lasciando libero il varco. Lo strano si è poi che non -pensarono, nella confusione, di far uso dei loro fucili, che pur -tenevano fra le mani. - -I due cavalieri, dopo d'aver spaccata la testa ai due banditi, che si -erano trovati a portata di mano, passarono come una tromba attraverso i -nemici, ormai disorganizzati dal loro slancio impetuoso, continuando la -loro rapidissima corsa attraverso le fitte erbe della pianura. - -— Allenta le briglie, Tabriz! — gridò Hossein, — I banditi ci daranno -ora la caccia. — - -Alcune detonazioni rimbombarono alle loro spalle e tosto essi udirono i -proiettili a fischiare non già in alto, bensì rasente le erbe. - -Tabriz si volse e si guardò alle spalle. - -Le Aquile della steppa, furiose di non aver potuto arrestare a tempo -i due audaci cavalieri e anche smaniose di vendicare la morte dei loro -tre compagni, si erano messi in caccia, urlando ferocemente. - -Come però abbiamo detto, se i cavalli turchestani hanno una resistenza -straordinaria, non hanno la velocità e lo slancio dei cavalli persiani -e specialmente di quelli del Khorassan, sicchè era molto difficile che -potessero raggiungere i due fuggiaschi, quantunque le cavalcature di -questi avessero galoppato quasi un paio d'ore. - -Dopo il primo slancio impetuosissimo, i cavalli turchestani erano -infatti rimasti indietro, non ostante le frustate furiose dei loro -cavalieri. - -— Non ci perderanno di vista, — disse Hossein. - -— Fra poco saremo alla casa di Talmà e allora.... — rispondeva Tabriz, -quando una scarica fragorosa, echeggiata in quel momento dinanzi a -loro, gli interruppe bruscamente la frase. - -Hossein mandò un grido: - -— Attaccano!.... - -— Sì, la casa della tua fidanzata, signore, — aggiunse Tabriz, che era -diventato pallido. - -— Ah!.... Miserabili!... — urlò Hossein. - -Una seconda scarica rintronò in quell'istante, più debole della prima -ed in altra direzione. - -— Sono impegnate due lotte! — esclamò Tabriz. — Una al nord e l'altra -ad oriente. Che cosa significa questo doppio attacco? - -— Non lo comprendi? Quei birbanti si sono divisi in due schiere: l'una -contro la casa di Talmà e l'altra contro il villaggio dei Sarti, per -impedire a questi di accorrere in aiuto della loro signora. - -Nemici alle spalle, nemici dinanzi e nemici sul fianco!.... Se non -moriamo questa notte, camperemo cent'anni!.... - -— Ci inseguono sempre? - -— Sono lontani, signore, tuttavia non pare che abbiano intenzione di -lasciarci. Mi stupisce però una cosa. - -— Quale? - -— Che non facciano più uso dei loro fucili. Potrebbero ancora colpirci. - -— Vorranno prenderci vivi. - -— Infatti quando siamo passati attraverso a loro, hanno sparato ai -nostri cavalli, piuttosto che su noi. Le palle rasentavano le erbe -della steppa. - -— E noi approfitteremo di questa loro misteriosa magnanimità per far -strage dei loro corpi. Ah!... Un'altra scarica!... Quei cani spingono -l'assalto. - -— Spingi il tuo cavallo. - -— Vola come un falco. - -A quella seconda scarica altre erano successe subito dopo. Le Aquile -della steppa dovevano avere trovata una forte resistenza da parte -dei servi di Talmà e fors'anche da parte dei Sarti, che occupavano il -villaggio. - -Le detonazioni risuonavano sempre più vicine. - -I due valorosi, curvi sulla sella, col _kangiarro_ in mano, spiavano -ansiosamente l'orizzonte. Una estrema ansietà si era impadronita di -entrambi e sul loro viso si leggeva una collera intensa. - -— Talmà, vengo! — ripeteva Hossein. — Resisti, ancora pochi minuti. -L'uomo che ami sta per giungere. — - -Poi a un tratto esclamò: - -— Ecco la casa della mia bella fanciulla! I banditi l'assalgano. — - -Lampi brillavano fra le erbe e altri lampi balenavano al di sopra d'una -massiccia costruzione giganteggiante nelle tenebre. - -— Padrone — disse Tabriz, — giriamo dietro la casa. Le Aquile attaccano -di fronte e non vedo brillare alcun lampo dalla parte della cinta. - -— Sia pure, quantunque abbia un desiderio intenso di piombare su quelle -canaglie e di sciabolarle. - -— È meglio essere prudenti, signore. Sono in troppi e non si sa mai -dove vada a finire una palla di pistola o di moschetto. - -— Gira al largo, dunque. Ci prenderemo più tardi la nostra -rivincita. — - -Invece di dirigersi direttamente verso la casa, vi passarono dietro, -senza che le Aquile della steppa, troppo affaccendate a dare l'attacco, -si fossero accorte del loro arrivo. - - - - -CAPITOLO VI. - -Talmà la bella. - - -Mentre i turcomanni, popolo assolutamente nomade, vive sotto le tende, -il sarto che forma una tribù a parte, quantunque abiti pure la grande -steppa che si svolge fra il mar Caspio e l'Aral, vive in massicce -costruzioni, che fino ad un certo punto possono chiamarsi case. - -Non essendovi foreste nel Turckestan, perchè nel corso dei secoli sono -scomparse, avendo gli abitanti abbattuti gli alberi senza sostituirli -con altri, il sarto non può avere legname, sicchè ricorre alla terra -che è di natura argillosa. - -Ne cava una quantità sufficiente per edificare la sua casa, forma -mattoni che lascia poi seccare al sole, non potendo in nessun modo -cuocerli, sempre per la mancanza dell'occorrente combustibile. - -Quelle abitazioni, basse, massicce e colle loro pareti grigiastre, -fanno una pessima impressione. Le camere poi sono piccolissime, col -soffitto poco elevato e le porte così anguste, che chi le abita, per -entrarvi, è costretto a curvarsi. - -Tutta la costruzione è di terra, salvo le architravi delle porte, -formate da piccoli pezzi di legno levati con infinita fatica dagli -_arctha_, quei giganteschi ginepri che crescono solo nelle valli -lontane o sui pendii delle colline, o tolti dalle piante che si -allevano, con cure infinite, nei giardini. - -Si capisce che quelle case che hanno i tetti formati da semplici canne, -coperte di putrelle appena disgrossate, non possono avere lunga durata. -Le piogge, che in quelle regioni talvolta durano parecchie settimane, -le rovinano in modo tale, che il povero sarto sovente è costretto ad -abbandonare la sua dimora, che lentamente si sfascia, e costruirsene -un'altra. - -Solo alle famiglie ricche è concesso d'avere delle case ampie e solide, -coi fondamenti di mattoni cotti, con porticati, cortili e terrazze -sulla cima. Nel disegno non differiscono però molto da quelle dei -poveri e sono del pari massicce, pesanti, piuttosto basse, forse per -evitare un disastro, essendo quelle steppe scosse di frequente da -terremoti formidabili. - -Invece di essere semplici, son doppie, ossia divise in due parti -distinte da un cortile; una è lo _eskhiri_, che è riservato -esclusivamente alle donne, dove possono attendere alle loro occupazioni -e divertirsi al coperto d'ogni sguardo indiscreto; l'altra che chiamasi -_sakkir_ e anche _birun_, è destinata agli uomini, ai loro amici ed ai -cavalli. - -La casa di Talmà, non era una abitazione di poveri, essendo figlia -d'un _beg_, sarto che aveva accumulate molte ricchezze. Aveva cortili, -terrazze, muraglie massicce, finestre tutte interne, chiuse da -sbarre di ferro, sicchè si poteva considerare come una vera fortezza, -imprendibile da parte di uomini armati di sole pistole e d'archibugi. - -Hossein e Tabriz, come abbiamo detto, erano giunti dietro la casa, -senza che i banditi se ne fossero accorti. - -Balzarono agilmente a terra prendendo i loro fucili e le pistole, -immaginandosi che le Aquile non avrebbero tardato a circondare -l'abitazione e s'accostarono al recinto che si estendeva dietro e dove -si trovavano i cavalli ed i montoni della figlia del _beg_ sarto. - -— Lascia liberi i nostri khorassani — disse il giovane Tabriz. — -Sapranno ritrovare la nostra tenda anche senza di noi. Non voglio che i -banditi li vedano. — - -Il gigante tolse le briglie ed il morso, onde fossero maggiormente -liberi, poi sferrò loro due poderosi calci. - -I due khorassani, non abituati a quel brutale trattamento, -s'impennarono violentemente, poi partirono ventre a terra, scomparendo -ben presto fra le tenebre. - -— Se ne sono andati, padrone, — disse il gigante. - -— Sali sulla cinta e aiutami. - -— Un momento, padrone. Bisognerebbe avvertire i difensori della casa, -se no, credendoci Aquile, ci prenderanno a fucilate. - -— È vero, — rispose il giovane a cui batteva forte il cuore. — Come -fare? — - -Hossein stava per rispondere, quando un'ombra umana comparve sul -terrazzo sovrastante la casa. - -— Amici! — gridò Hossein, mentre dalla parte opposta rimbombava una -scarica. — Sono il figlio del _beg_ Agha. Non fare fuoco. — - -L'uomo che aveva già puntato il fucile, avendoli oramai scorti, abbassò -l'arma. - -— Getta una fune, presto, — aggiunse il giovane. — I banditi stanno per -giungere. — - -L'uomo scomparve subito. - -— Sali sulla cinta, — continuò Hossein, volgendosi verso Tabriz. — Li -vedo giungere. — - -Il gigante spiccò un salto e s'aggrappò con ambe le mani all'orlo -superiore del muricciuolo, formato di argilla battuta; si issò -mettendosi a cavalcioni, poi porse le mani al suo giovane padrone e lo -innalzò colla stessa facilità, come avrebbe fatto con un fanciullo. - -Al di là della cinta vi erano numerosi cavalli i quali, spaventati -dalle detonazioni che echeggiavano continuamente sulla fronte -della casa s'inalberavano, cercando di spezzare le corregge che li -trattenevano ai pali piantati nel suolo. - -Tabriz e Hossein attraversarono correndo il recinto e giunsero sotto la -casa, nel momento in cui una corda a nodi veniva gettata dal terrazzo. - -— A te, padrone, — disse il gigante. — Affrettati perchè vengono. - -Per un momento posso tener testa a quei ladroni. — - -Dietro il muricciuolo, che avevano poco prima varcato, si udivano i -banditi della steppa a schiamazzare. Anche essi si preparavano a dare -la scalata al recinto. - -Hossein strinse la fune, senza perdere tempo e si issò lestamente fino -sulla terrazza, dove un servo di Talmà lo aspettava, tenendo in mano il -moschetto già armato. - -— Tu, signore! — esclamò quell'uomo. — Non ti aspettavo così presto. - -— Taci e preparati a far fuoco, — rispose Hossein, togliendosi dalla -spalla il fucile. - -— Vi è Tabriz che deve ancora salire. — - -Due spari rintronarono in quel momento dietro la muraglia del recinto. -Due banditi subito apparvero sull'orlo, per aiutare i compagni a -salire. - -— Sali, Tabriz! — Gridò Hossein. - -Poi volgendosi verso il servo di Talmà, aggiunse: - -— Tira!... A me quello di destra, e a te quello di sinistra. — - -Due detonazioni seguirono una dietro all'altra ed i banditi, che erano -già a cavalcioni della cinta, stramazzarono dall'altra parte. - -In quel momento Tabriz metteva i piedi sul terrazzo. - -— Va' a vedere la tua Talmà, padrone, — disse poi. - -Il giovane attraversò la terrazza, tenendosi curvo onde non esporsi ai -tiri dei banditi e scese una gradinata coperta, che metteva capo ad una -specie di veranda, dove alcuni uomini, nascosti dietro il parapetto, -facevano fuoco. - -— Talmà! — gridò Hossein, vedendo fra loro biancheggiare una forma -femminile. - -Un gran grido rispose: - -— Il mio prode fidanzato!... Siamo salvi!... Fuoco, amici, fuoco! — - -Poi la giovane si slanciò fuori dal gruppo, cadendo fra le braccia di -Hossein. - -Talmà giustificava pienamente la rinomanza d'essere la più bella -fanciulla della grande steppa turchestana. - -Quantunque non dovesse avere più di quindici anni, era quasi alta -come Hossein, con forme bene sviluppate, come amano quei popoli, fra -cui la magrezza nelle donne equivale a tutto ciò che può esservi di -brutto, con grandi occhi oscuri, sormontati da bellissime sopracciglia -dall'arcata perfetta e capelli neri come l'ala dei corvi, che teneva -raccolti in un gran numero di trecce adorne di gruppetti di perle. - -Come già tutte le donne sarte, indossava una zimarra di seta verde, -aperta sul dinanzi per lasciar vedere parte della camicia di seta -bianca e calzoni larghi e imbottiti internamente, in modo da non -lasciar trasparire la gamba, e calzava alti stivaletti di cuoio rosso, -colla punta assai rialzata. - -Attorno alle anche, aveva uno sciallo di kachemire, dalle splendide -tinte, annodato sul dinanzi coi due capi pendenti fino quasi a terra. - -Malgrado l'imminenza del pericolo, non dovesse averle lasciato tempo -di occuparsi troppo della sua persona, aveva ai polsi dei ricchissimi e -pesanti braccialetti d'oro e agli orecchi dei lunghi pendenti, formati -da perle riunite con turchesi e con rubini. - -— Giungi a tempo, mio valoroso Hossein, — disse la fanciulla, la cui -voce tremava. — E tuo zio? E Abei? Sei giunto colla tua scorta? - -— Solo con Tabriz, ma non temere, mia dolce Talmà. Fra un'ora o due i -miei uomini saranno qui e faremo un macello delle Aquile della steppa. - -È tutta asserragliata la casa? - -— Tutte le porte sono barricate. - -— Di quanti uomini disponi? - -— Di nove: uno l'ho mandato a te. L'hai veduto? - -— Sì, ed è anche morto. Vieni via di qui: le palle fioccano da tutte le -parti. Occupiamoci della difesa. - -— Hossein, non esporti ai loro fucili! — gridò Talmà, vedendo che stava -per precipitarsi verso il parapetto della galleria. - -— Non temo — rispose il giovane, liberandosi con dolce violenza dalle -braccia di Talmà. - -— Rifugiati nella tua stanza: non corriamo alcun pericolo per -ora. — - -La fanciulla fece un energico gesto di diniego. - -— Sono la figlia d'un _beg_, — disse. — Ho anch'io nelle mie vene il -sangue d'un guerriero. - -Voglio sfidare le palle di quei miserabili al tuo fianco, mio valoroso -Hossein. — - -Il giovane guardò la fidanzata con orgoglio, poi disse: - -— Come sei la più bella fanciulla della nostra steppa, sei anche la più -ardita. Vieni, mia dolce Talmà, noi mostreremo alle Aquile come sanno -combattere gli uomini del Caspio e le fanciulle dell'Aral. — - -La prese per una mano e la trasse verso il muricciuolo dove i servi, -inginocchiati, l'un presso l'altro, mantenevano un fuoco vivissimo -contro i predoni, che tentavano di farsi sotto per dare la scalata alla -casa. - -La lotta si era impegnata vivissima. Gli assedianti, che erano in -grosso numero, erano sbucati dalle alte erbe, in mezzo alle quali -si erano tenuti fino allora nascosti per non esporsi al tiro degli -assediati e strisciavano sulla terra sgombra, spingendo innanzi a loro -una scala lunga e massiccia. - -Parecchi si erano però tenuti indietro e, mezzo celati sul margine -della steppa erbosa, sparavano sulla galleria per cercare di -allontanare i difensori. - -Hossein e Talmà, riparati da uno dei massicci pilastri che reggevano -l'orlo del terrazzo sovrastante, avevano a loro volta aperto il fuoco, -mentre un servo, inginocchiato dietro di loro, ricaricava i fucili di -ricambio. - -La fanciulla, abituata alle scorrerie dei banditi della steppa, che -più volte avevano già assaliti i villaggi sarti, non manifestava -alcun timore e sparava tranquillamente, orgogliosa di mostrare il suo -coraggio al nipote del fiero _beg_. - -Solo, di quando in quando, volgeva la testa verso il fidanzato -scambiando con lui un sorriso. - -La fucilata diventava di momento in momento più intensa. I banditi -irritati di essere tenuti in iscacco da un così piccolo numero di -difensori, che credevano di spazzare via con tutta facilità, si -spingevano audacemente innanzi, quantunque molti di loro giacessero a -terra morti o feriti. - -Hadgi li spingeva all'attacco, urlando ferocemente e promettendo ai -suoi uomini le teste dei servi di Talmà. Forse fra i banditi vi era -anche il _mestvires_, che era il vero capo di quell'accozzaglia di -ladri, però il furfante si guardava bene dal mostrarsi. - -Hossein non si scoraggiava però e fucilava i più furibondi, senza mai -mancarli una sola volta. - -— Che cosa fa dunque mio cugino? — si chiese ad un certo momento. — A -quest'ora dovrebbe essere qui. - -— Sei inquieto per loro è vero, Hossein? — chiese la bella Talmà, che -col viso animato da una viva collera non risparmiava i predoni. — Che -sia accaduta qualche disgrazia al beg? - -— A lui, no!... Egli quantunque vecchio è troppo temuto dalle Aquile e -nessuno oserebbe assalirlo. - -È per mio cugino che sono piuttosto inquieto. Non comprendo come non si -veda ancora. - -— Che i banditi ci prendano prima che egli arrivi? Sono spaventata per -te, mio Hossein. Tu lotterai fino alla fine, per cadere sotto i colpi -di quei miserabili, — disse Talmà, con un singhiozzo. - -— Taci, luce dei miei occhi, — disse Hossein, quasi con rabbia. — Non -angosciare il guerriero che combatte. - -Fuoco Talmà, là in mezzo a quel gruppo!... Tabriz, a me! — - -Il gigante, che sparava sempre sul terrazzo, non ostante il fragore -della fucilata, aveva udito il grido del suo padrone. - -— Che due di voi vadano a sostituirlo, — continuò Hossein, volgendosi -verso i servi che facevano fuoco in mezzo ad una fitta nuvola di fumo. - -Tabriz in quel momento comparve, tenendo in mano il suo lungo fucile -che fumava ancora. - -— Che cosa vuoi, padrone? — chiese, curvandosi dietro uno dei -pilastri per evitare le palle che sibilavano attraverso la veranda, -conficcandosi nella parete. - -— Sono entrate nel recinto le Aquile? — chiese Hossein. - -— No, mio signore. Sono ancora a cavalcione del muricciuolo e non pare -che abbiano fretta di spingersi sotto la casa. - -— Ho bisogno della tua forza. - -— Sono pronto a tutto. - -— Indietro, Talmà. - -— Ah!... Tu, signora! — esclamò il gigante, che non l'aveva ancora -veduta. — Non è questo il tuo posto. - -— Lasciami sparare ancora un colpo, Tabriz. — - -Alcune grida mandate dai servi, li avvertirono che qualche cosa di -grave stava per accadere. - -Hossein gettò un rapido sguardo al di sopra del parapetto. - -— Hanno alzata la scala! — gridò. - -— Lascia che salgano padrone, — disse Tabriz, rimboccandosi le ampie -maniche e mostrando due braccia grosse, quanto quelle d'un gorilla e -irte di enormi sporgenze. — - -Hossein spinse la fanciulla verso una delle stanze che avevano le porte -sulla galleria. - -— Là, amica, — disse con voce alterata. — Questo è il momento terribile -e bisogna che tu non ti trovi presso di me. - -Il mio cuore tremerebbe troppo per te. - -— No, Hossein. Se dobbiamo morire, voglio cadere al tuo fianco, mio -prode! — gridò la fanciulla con esaltazione. - -— È il guerriero che comanda, non l'uomo che ama, — rispose il fiero -nipote del terribile _beg_. — Obbedisci! — - -Si strappò bruscamente dalle braccia di Talmà, che lo avevano -avvinghiato e si slanciò attraverso il fumo, levandosi dalla cintura le -pistole. - -— Eccomi, Tabriz, — disse. — Salgono! - -— Sì e li aspetto, — rispose il gigante con voce tranquilla. - -Dieci o dodici banditi si erano subito inerpicati sulla scala, tenendo -i kangiarri stretti fra i denti, mentre altri facevano un fuoco -infernale, mandando le palle contro il soffitto della galleria. - -— A te, Tabriz! — gridò Hossein, dominando, colla sua voce squillante, -i clamori assordanti dei banditi. - -Il gigante, che stava rannicchiato dietro al parapetto, s'alzò di -colpo, afferrò le due estremità della scala e, facendo appello a tutte -le sue forze, la spinse innanzi. - -Resa pesantissima pel numero degli assalitori i quali s'innalzavano -rapidamente, dapprima resistette, poi si rovesciò all'indietro, cadendo -fra le erbe della steppa. - -Tutti quelli che la montavano capitombolarono fra un immenso urlo di -spavento, rompendosi chi la testa, chi le braccia, chi le gambe. - -— Ecco fatto, — disse Tabriz, ridendo. — Spero che quei bricconi non -torneranno nella steppa della fame in troppo buona salute. — - -In quel punto si udì uno dei servi di Talmà ad urlare: - -— Vedo dei cavalieri che accorrono!... I Sarti! I Sarti!... — - -Hossein si era precipitato verso il parapetto, mentre Tabriz, che -pareva fosse diventato improvvisamente furioso, con un colpo di spalla -faceva crollare uno dei pilastri della veranda, a rischio di far cadere -una parte del terrazzo sovrastante, coprendo di macerie le Aquile che -stavano per rialzare la scala. - -Quattro o cinque drappelli di cavalieri giungevano a briglia sciolta, -attraversando la steppa come un uragano. Ai primi chiarori dell'alba si -poteva distinguere un bel vecchio dalla lunga barba bianca, cavalcare -alla loro testa su un destriero nero come un corvo e che spiccava dei -salti straordinari. - -— Mio zio! — esclamò Hossein. — Amici, Tabriz, siamo salvi. — - -Un grido che parve un colpo di tuono, uscì dalle labbra del vecchio. - -— Agha _beg_ vi uccide, miserabili!... È il terrore delle -Aquile!... Fuoco e caricate col _kangiarro_!... Spazziamo queste -canaglie!... — - -I banditi, accortisi dell'arrivo di quei drappelli che erano -numerosissimi e ansiosi di prendere parte alla lotta, si ripiegarono -disordinatamente verso la steppa. - -— In sella! — comandò Hadgi, il luogotenente del _mestvires_. — -Riprenderemo al momento opportuno la partita. — - -Una tromba squillò sonoramente. Era il segnale della fuga. - -I banditi che si trovavano dietro la casa di Talmà e che sparavano sul -terrazzo, udendo quel segnale, abbandonarono precipitosamente la cinta, -raggiungendo i loro camerati che saltavano in sella, sotto il fuoco -vivissimo degli assediati. - -— Al galoppo! — ordinò Hadgi — La partita è perduta. — - -Le Aquile allentarono le briglie e s'allontanarono in due lunghe -file, scomparendo verso occidente, prima che il vecchio beg ed i -suoi drappelli avessero avuto il tempo di chiudere loro la ritirata e -d'impegnare la lotta. - - - - -CAPITOLO VII. - -La scomparsa di Abei Dullah. - - -Il vecchio _beg_, rimasto solo a guardia dell'immensa tenda, dopo la -partenza precipitosa di Hossein e di Tabriz pel nord e di Abei Dullah -per l'occidente trovandosi la scorta in quella direzione, aveva fatto -subito i suoi preparativi di difesa, non essendo improbabile che -qualche manipolo di banditi cercasse di approfittare dell'assenza dei -due giovani e del servo, per tentare un colpo di mano. - -La notizia dell'imminente matrimonio di Hossein con Talmà la bella, -doveva essersi sparsa a grande distanza nella steppa, essendo il -vecchio beg conosciuto da tutte le tribù e, siccome i regali di nozze -dei ricchi sono sempre costosissimi, non era difficile supporre che -quell'attacco fosse diretto più contro quei regali, che contro i -fidanzati, almeno così la pensava il _beg_. - -Giah Agha era però un tale uomo da far tremare anche da solo parecchie -Aquile della steppa. Nella sua gioventù era stato un guerriero indomito -e gli anni non avevano calmati ancora i suoi istinti battaglieri, nè -scemata la fama di coraggiosissimo, che si era guadagnata. - -Non appena i tre cavalieri scomparvero fra le tenebre, staccò i suoi -archibugi che erano appesi ai pali della tenda, una mezza dozzina circa -e tutti splendidi e di lunga portata, avendoli acquistati dai persiani -che godevano allora fama di abilissimi armaiuoli; si cacciò nella -cintura le sue due pistole ed il _kangiarro_, che aveva l'impugnatura -d'oro con turchesi e rubini e andò a sedersi sulla soglia della tenda, -mettendosi accanto il _narghilè_. - -— Se i ladroni verranno poi a farmi visita li riceverò come si meritano -— disse, riaccendendo la pipa, che nel frattempo si era spenta. - -— D'altronde la scorta non tarderà a giungere. Il cavallo di Abei nulla -ha da invidiare per velocità e per resistenza a quello di Hossein ed al -mio. - -Il mio!... Sarà meglio che lo metta al sicuro e che me lo tenga presso. - -Heggiaz!... — - -Un nitrito rispose subito alla chiamata del vecchio, poi un superbo -cavallo sorse dall'ombra, accostandosi all'entrata della tenda e -presentando il suo muso al padrone. - -Era tutto nero, col pelo lucentissimo e bardato con un lusso che -solo un ricco _beg_ può permettersi. Le briglie e la sella avevano -pendenti formati di zecchini e catenelle d'oro e la gualdrappa, che -scendevagli fino al ventre per ripararlo dall'umidità della notte, era -tutta ricamata in argento con numerosi gruppetti di perle di Barehin ai -quattro angoli. - -Il _beg_ gli gettò sulle nari una boccata di fumo odoroso, che il -cavallo, al pari dei cammelli turchestani, parve gradire, poi gli -disse: - -— Coricati presso di me, mio bravo Heggiaz. Tu senti meglio di me i -nemici, anche quando sono ancora lontani. — - -Il cavallo obbedì docilmente, coricandosi fra le alte erbe che -crescevano intorno alla tenda. - -Il _beg_ si era rimesso a fumare colla sua solita pacatezza, seduto -su un pesante cofano che Tabriz aveva colà collocato, onde rinforzare -meglio le pertiche reggenti la vasta tenda. - -Di quando in quando s'interrompeva, per mettersi meglio in ascolto -e per scrutare le tenebre. Non udiva che il sibilar rabbioso delle -raffiche e dentro lo squillare inquieto dei falchi. - -Passò un'ora, poi un'altra ne trascorse, senza che alcun essere -umano si mostrasse sulla steppa. Il _beg_ non fumava più colla calma -abituale; aspirava rabbiosamente il fumo della sua pipa, facendo -gorgogliare fortemente l'acqua profumata coll'essenza di rosa, -racchiusa nel vaso di vetro. - -Cominciava ad inquietarsi. - -— Abei dovrebbe essere già qui colla scorta, — si ripeteva. — Che gli -sia accaduta qualche disgrazia o che abbia incontrato qualche drappello -di Aquile rimaste indietro? E di Hossein che cosa ne sarà? Che sia -giunto alla casa di Talmà? - -Io non tremo per lui, ha Tabriz con sè che vale da solo dieci uomini e -poi Hossein è più audace e più forte di Abei. — - -Ad un tratto il cavallo mandò un lungo nitrito e alzò di colpo la testa -verso l'occidente. - -— Che cos'hai udito, mio bravo Heggiaz? — chiese il beg, che si era -pure levato, lasciando cadere il cannello di cuoio rosso del _narghilè_ -e armando precipitosamente uno dei suoi sei fucili. — È Abei che torna -colla scorta o qualche Aquila che cerca d'accostarsi? — - -Tese gli orecchi, curvandosi verso il suolo, mentre l'intelligente -animale mandava un secondo nitrito e allungava maggiormente il collo -verso l'ovest. - -— Deve essere Abei, — disse il _beg_, il cui udito ancora finissimo -aveva raccolto un lontano galoppo. - -Dopo alcuni minuti il vecchio vide un cavallo galoppare sfrenatamente -verso la tenda, privo del cavaliere. Mandò un grido: - -— Qui, Ader! — - -Il destriero fece, senza fermarsi, il giro della tenda, forse per -aver tempo di frenare lo slancio, poi andò a urtare Heggiaz con tanta -violenza da cadere sulle ginocchia. - -— Solo, torna solo senza Abei! — esclamò il _beg_, precipitandosi verso -il cavallo. — Quale disgrazia è successa? È impossibile che sia caduto, -lui che è pure un abilissimo cavaliere e Ader poi non avrebbe lasciato -il suo padrone. — - -Sollevò il cavallo e lo trasse entro la tenda, sotto la lampada. Con un -solo sguardo si avvide che quel bellissimo animale, un farsistano come -il suo, non aveva alcuna ferita. - -Anche la bardatura era intatta, come quando era partito. - -Il vecchio fece un gesto disperato. - -— E non poter sapere nulla!... Abei scomparso, Hossein e Talmà in -pericolo!... Che cosa fare?... Maledette Aquile, che il Profeta vi -danni e che l'arsura non cessi di disseccare la vostra steppa della -fame! — - -Stette un momento immobile guardando, cogli occhi dilatati da una -collera intensa, la pianura che il vento e le sabbie spazzavano, poi -prese una risoluzione disperata: - -— Andiamo a chiamare in aiuto i Sarti. — - -Legò il cavallo del nipote ad un palo della tenda, spense la lampada, -onde colla sua luce non attirasse l'attenzione degli scorridori della -steppa, abbassò il pesante tessuto di feltro che serviva da portiera, -quindi, gettandosi sulle spalle un fucile, uscì, gridando: - -— Heggiaz! — - -Il nobile animale s'accostò al padrone. Pareva che avesse compreso che -cosa si domandava da lui. - -Il vecchio, a cui l'età non aveva ancora tolta la forza, si aggrappò -alla criniera e mettendo un piede nella larga staffa d'acciaio, montò -in sella. - -— Via, mio bravo Heggiaz, e non fermarti fino al villaggio dei -Sarti. — - -Il farsistano sentendo allentare le briglie, partì come un fulmine -verso il settentrione. - -Il villaggio dei Sarti, che era una specie di feudo di Talmà, essendo -stato suo padre _beg_ di una di quelle tribù sedentarie, si trovava -più prossimo alla casa assediata dalle Aquile della steppa. In meno di -un'ora e mezzo, con quel cavallo che poteva gareggiare con quelli di -Hossein e di Tabriz, il vecchio contava di giungervi. - -Fortunatamente i banditi, sicuri di non venire disturbati, ansiosi -soprattutto di impadronirsi della casa, avevano commesso l'imprudenza -di non lasciare delle vedette disperse per la pianura, cosicchè il -_beg_ potè attraversare la distanza che lo separava dai Sarti, senza -fare alcun cattivo incontro, eccettuato qualche piccolo gruppo di lupi -che non si provò nemmeno a dargli la caccia. - -Era la mezzanotte quando entrò nel villaggio. Era quello formato da -un centinaio e mezzo di casupole molto basse, costruite con argilla -grigia, con finestre così strette da sembrare feritoie e con porte -basse, chiuse da una enorme pietra che si spostava dal di dentro. - -Un'oscurità profonda ed un silenzio perfetto regnavano nelle viuzze -fangose e tortuose. I Sarti dormivano della grossa, non immaginandosi -nemmeno lontanamente, che in quel momento le Aquile fossero sbucate -dalla steppa della fame e che fossero piombate sulla casa della loro -principessa e padrona. - -Il beg spinse il suo cavallo fino in mezzo ad una piazzetta che formava -il centro del villaggio e s'arrestò dinanzi ad una casa un po' più -vasta delle altre, sormontata da un terrazzo. - -Si levò un archibugio e lo scaricò in aria, mormorando: - -— Se non sono tutti ubbriachi, si sveglieranno. — - -La detonazione s'era appena spenta, che si videro degli sprazzi di luce -attraverso le feritoie, poi s'udirono delle grida partire da diverse -case. - -Un uomo era comparso sulla cima del terrazzo, armato d'un fucile e -munito d'una torcia. - -— All'armi Sarti! — urlò con voce tuonante. — Le Aquile della steppa! - -— Taci, cornacchia! — gridò il vecchio. — Invece di strepitare a -codesto modo scendi e raccogli tutti i tuoi uomini. - -— Chi sei? - -— Giah Agha _beg_. — - -L'uomo scomparve e poco dopo la pietra, che serviva di porta a quella -casa, veniva spostata e parecchi Sarti uscivano, portando delle -lampade, ma tenendo anche prudentemente nell'altra mano i moschetti -armati. - -— Tu, signore! — esclamò una voce con stupore. - -— Voi dormite, mentre i banditi assalgono la casa della vostra padrona, -— disse il _beg_. — Questo non è il momento di tenere gli occhi chiusi -e le armi appese alla parete. - -— La casa della principessa attaccata! — gridarono parecchie voci. - -— Tacete e non perdete tempo. Radunate più combattenti che potete -e seguitemi. Daremo a quelle maledette Aquile una terribile -lezione. — - -Altri uomini accorrevano da tutte le parti armati di fucili, di -pistole, di _cangiarri_ e di _jatagan_. - -Udendo che le Aquile avevano assediato la casa della loro giovane -signora, si dispersero come uno stormo di passeri per tornare poco dopo -coi loro cavalli di battaglia. - -— Quanti siete? — chiese il _beg_. - -— Almeno in duecento, — rispose il più anziano della truppa. - -— In sella e seguitemi. Giah Agha vi conduce. — - -La fama del vecchio guerriero era troppo nota nella steppa. - -I Sarti, che sono d'altronde valenti soldati, vivendo in continua -guerra colle orde dei Kirghisi e degli Usbechi, quegli eterni -scorridori della grande pianura turanica, in un lampo furono tutti -a cavallo ed il plotone lasciò la piazza, mentre le loro donne ed i -vecchi che erano pure usciti, gridavano loro dietro: - -— Tornate vincitori! — - -Ed il mullah del villaggio, salito sul suo piccolo minareto mezzo -diroccato, urlava a squarciagola: - -— _Slonchay!... Dismillahir rahmnvir rahim!_ — (All'erta!... Suoni la -mia parola in nome di Dio santo ed inesorabile). - -Il _beg_, si era messo alla testa dello squadrone e, siccome il suo -cavallo era tutt'altro che stanco, lo conduceva con una velocità -vertiginosa, temendo di giungere troppo tardi. - -Avevano percorso appena un paio di miglia, quando i cavalieri -cominciarono a udire confusamente le scariche di moschetteria. - -— Preparate le armi! — gridò il _beg_, reggendosi sulle larghe staffe -e levandosi dalla fascia il _kangiarro_. — Nessuna compassione per quei -ladroni. — - -Continuarono la corsa sfrenata per parecchi minuti ancora, mentre le -scariche diventavano intense e più forti. - -— _Kabarda! Kabarda!_...[6] — gridarono ad un tratto i cavalieri. - -Degli uomini fuggivano al galoppo attraverso la steppa, mentre dei -lampi balenavano fra le erbe e più in alto, sul terrazzo e sulla -veranda della casa di Talmà, che era ormai visibile. - -— _Nuher_ (scudiero), suona la carica! — gridò il _beg_. - -Un uomo, che lo seguiva da presso, levò da una fonda della sella -una specie di flauto e si mise a suonare rabbiosamente, cavando -dall'istrumento delle note stridenti, che si propagavano a grande -distanza. - -I banditi che assediavano la casa, sentendosi rovinare addosso quella -turba di cavalieri, si erano dispersi precipitosamente per raggiungere -i loro animali nascosti fra le alte erbe. - -Solo otto o dieci che erano già a cavallo e che dovevano essere quelli -che erano scappati poco prima, si radunarono per tentare di sostenere -l'urto, ma appena si videro dinanzi il vecchio beg che caricava alla -disperata col kangiarro alzato, volsero anche essi le spalle, senza -nemmeno perdere tempo a scaricare qualche colpo di pistola. - -— Padre! — gridò Hossein, che lo riconobbe subito, cominciando le -tenebre a diradarsi. - -— Dov'è Talmà? — chiese il vecchio, mentre scendeva da cavallo. - -— È qui presso di me. - -— Aprite la porta. — - -I Sarti in quel frattempo avevano continuata la loro corsa, smaniosi -di vendicarsi di quei terribili predoni, che già più volte avevano -devastate le loro terre e predate buona parte delle loro mandrie. - -Le lastre di pietra che barricavano le due porte della casa, (porte -alte e non già basse, essendo quelle un distintivo delle case abitate -da persone d'alta condizione), furono levate ed il beg entrò preceduto -dallo scudiero. - -Sul pianerottolo della scala che conduceva sulla galleria, Hossein e -Tabriz l'aspettavano. - -— Sia lodato Iddio ed il suo profeta, — disse il vecchio, abbracciando -la giovane e poi il nipote. — Temevo di non poter giungere in tempo. -Spero che le Aquile non torneranno più a guastare la vostra felicità. - -— Grazie dell'augurio, padre, — rispose la bella Talmà colla sua voce -armoniosa. - -— Ed Abei? — chiese Hossein. — Insegue i banditi? - -— Io non l'ho più veduto, — rispose il _beg_. — Solo il suo cavallo è -tornato alla tenda, senza cavaliere. - -— Abei scomparso! — esclamarono ad una voce Hossein e Talmà. - -— Io temo, figli miei, che gli sia toccata qualche sventura avanti che -abbia potuto raggiungere la scorta. - -— E non andremo a cercarlo? — chiese Hossein. - -— Sì. Affiderò la missione di trovare Abei a Tabriz. Mi addolorerei -troppo che egli non assistesse al matrimonio di questi ragazzi. — - -Tabriz, che era conosciutissimo dai Sarti, scelse venti cavalieri, -montò Heggiaz che pareva fosse appena uscito dalla scuderia, non -ostante la lunga corsa fatta e diede il comando di partire, mentre il -_beg_ e Hossein gli gridavano dalla veranda: - -— Ritorna presto e con lui. — - - - - -CAPITOLO VIII. - -La steppa turcomanna. - - -In quell'immenso spazio che si estende fra il mar Caspio ad occidente -ed il mar d'Aral ad oriente, toccando i confini della Persia, -dell'Afganistan, della Duzungaria cinese e del Belucistan, vive un gran -popolo fiero, bellicoso, che nessuno degli stati confinanti è stato mai -capace di soggiogare. - -Solo i russi, dopo non lievi lotte e non pochi sacrifici, sono -riusciti, pochi anni or sono, a frenare; ma non del tutto a dominare, -poichè tutti i Kanati che sono compresi in quel vastissimo territorio, -si possono considerare anche ora, quasi indipendenti. - -Quel grande popolo è conosciuto sotto il nome generico di turcomanni, -quantunque racchiuda nel suo seno varie razze, che ben poco hanno -di comune l'una coll'altra, fuorchè una sola cosa: l'istinto del -ladroneccio. - -Il turchestano infatti somiglia molto al terribile tuareg, quel -formidabile predone che ha fatto dell'immenso deserto del Sahara, il -suo impero. Pel tuareg le sabbie del deserto, pel turcomanno la steppa: -entrambi sono avoltoi e quali avoltoi!... - -Quel popolo, eternamente irrequieto, che nei secoli passati ha -rovesciato nell'Asia Minore e nella penisola balcanica quei terribili -turchi, che unitisi agli arabi fecero tremare per tanto tempo le più -agguerrite nazioni bagnate dal Mediterraneo, occupa tutta la grande -steppa non solo, ma bensì anche la valle dell'Ox, parte del Kkorossan e -perfino una porzione del Belucistan. - -Il paese dove vive non è altro che una landa sterminata, che sembra -sia stata in tempi remotissimi il fondo di qualche gigantesco -bacino, caldissima e arida nell'estate, fredda e generalmente nevosa -nell'inverno, bagnata solamente nella primavera e nell'autunno da -piogge abbondanti, le quali sviluppano erbe altissime. - -Come nel Sahara, così nella steppa vi sono oasi dove si coltivano, con -buon successo, granaglie di varie specie: riso, lino, cotone e frutta -molto deliziose, specialmente nelle valli aperte dal Syr-Ceria, dal -Kisil e dall'Oxus, i tre maggiori fiumi che scorrono attraverso la -steppa e le cui rive sono coperte di giunchi, di canne e di alberi. - -Quattro razze distinte si contendono quel paese, e tutte sono più o -meno dedite al ladroneccio, sdegnando l'agricoltura, quantunque tutte -si occupino attivamente dell'allevamento dei cammelli, dei cavalli e -dei montoni. - -Gli Usbechi, che sono i più numerosi e che formano perciò la razza -dominante, oriundi dalle rive del Volga, che abbandonarono nel XV -secolo, occupano la maggior parte della steppa, vivendo sotto tende. -Piccoli, robusti, sono coraggiosissimi e perciò insofferenti d'ogni -giogo e non si occupano d'altro che dell'allevamento dei cavalli. - -I turcomanni, padri degli Osmani che conquistarono col valore delle -loro armi la Turchia Europea e le rive del mar Nero, occupano la steppa -che si estende dalle sponde meridionali del Caspio a quelle occidentali -dell'Aral, e questi sono i più temuti; ma accanto a loro vi sono i -Kirghisi, popolo nomade e selvaggio, vivente esclusivamente di preda, -sempre in lotta coi suoi vicini ai quali ruba le mandrie, i cammelli ed -i cavalli. Questi sono i veri predoni della steppa, sono le terribili -_Aquile_, che calano con rapidità fulminea e che con eguale rapidità -scompariscono, lasciando dietro di loro solo delle rovine fumanti. - -La Russia ha conquistato il loro paese, sottoponendo volta a volta -sotto il suo dominio la grande, la media e la piccola orda, senza però -che sia riuscita a cambiare i loro istinti briganteschi. Ed infatti i -Kirghisi sono rimasti quelli che erano cent'anni fa. - -La quarta razza che vive nella steppa turchestana è la Bukara, chiamata -anche Tadjika ed è la più incivilita; e per sua disgrazia anche la più -debole, sicchè deve sopportare il giogo delle altre tre. È l'unica -che non sia nomade, preferendo vivere nella città e nei villaggi, -dedicandosi al commercio ed all'agricoltura, ed a questa appartengono i -Sarti che sono una frazione di essa. - -Ciò premesso, riprendiamo la nostra narrazione. - -Il drappello di Tabriz galoppava sempre, dirigendosi innanzi a -tutto verso la tenda del _beg_ per mettere al sicuro i bagagli, che -contenevano grandi ricchezze e preziosi gioielli, destinati a Talmà, e -che i banditi potevano predare senza che alcuno potesse opporsi a loro. - -Il gigante non era troppo tranquillo, potendo darsi che le Aquile -avessero lanciati alcuni cavalieri attraverso la steppa per sorvegliare -il _beg_ ed i suoi due nipoti, quindi si affrettava, incitando i Sarti, -a non risparmiare ai loro cavalli i colpi di frusta. - -Le tenebre si erano a poco a poco dileguate e, quantunque l'autunno -fosse già inoltrato, il sole dardeggiava sulla steppa dei raggi ancora -caldissimi, i quali assorbivano l'umidità del suolo trasformandola in -leggere cortine di nebbia. - -Attraverso alle erbe fuggivano con velocità fantastica truppe di -gazzelle non più grosse di caprioli, col dorso, il collo e le estremità -delle membra coperte d'un pelame candidissimo, la testa fulva e grigia, -armata di due corna nere e aguzze e gli occhi contornati da una fascia -bianca che dà loro un aspetto stranissimo. - -Anche molte lepri scappavano quasi di sotto le gambe dei cavalli, -non essendo quelle turchestane timide come le nostre, nulla avendo da -temere da parte degli uomini, reputando la loro carne non meno impura -di quella del maiale. - -Alle sette del mattino Tabriz, che aguzzava gli sguardi e che non aveva -rallentata la corsa dell'instancabile Heggiaz, scopriva finalmente -la tenda del _beg_, la quale sorgeva isolata in mezzo alla sterminata -pianura. - -— Pare che le _Aquile_ l'abbiano rispettata, — disse, volgendosi verso -il _nuker_ che gli cavalcava a fianco. — Avrebbero potuto fare un bel -bottino che le avrebbe in parte compensate della batosta subita dinanzi -la casa di Talmà. - -— Hanno troppa paura del tuo _beg_, — rispose il Sarto. - -— Sai chi è che comanda le Aquile? - -— Mi hanno detto che le guidava un turcomanno delle rive del Caspio. - -— Non sono Kirghise dunque quelle? - -— Non credo. - -— Avrei giurato che venivano dalla steppa della fame, — disse Tabriz. -— Kirghise o Turcomanne sono sempre pericolose, quando spiegano le ali. -Rallenta. - -— Perchè, Tabriz? - -— Vi possono essere banditi là dentro e prenderci con una fucilata a -bruciapelo. — - -Essendo giunti ad un centinaio di passi dalla tenda, Tabriz fermò il -proprio cavallo e lo costrinse a nitrire, pizzicandogli fortemente un -orecchio. - -Un altro nitrito che usciva dalla tenda rispose subito. - -— È il cavallo di Abei Dullah, — disse subito il gigante. — Possiamo -andare innanzi con tutta sicurezza. — - -Allentò le briglie e in pochi slanci raggiunse la tenda. Saltò a terra -e alzò il pezzo di feltro che serviva da porta, affrettandosi a puntare -una pistola, ma non vide che il cavallo di Abei legato ad un palo della -tenda. - -— È strano! — mormorò. — Nessuna scalfittura sul cavallo di Abei; -nemmeno le ginocchia sono lorde di fango. Questo cavallo non è caduto; -come mai Abei Dullah è stato preso? Ecco un bel mistero che sarà forse -difficile dilucidare. — - -Fece scendere da cavallo due Sarti e ordinò loro di mettersi a guardia -della tenda, poi risalì su Heggiaz, dicendo agli altri: - -— Seguitemi e aprite gli occhi. — - -Il drappello sferzò le cavalcature e riprese la corsa. Tabriz si era -prontamente deciso. - -Era sua intenzione di muovere direttamente verso l'Ungus Bett, sulle -cui rive Abei aveva lasciata la scorta dei cammelli. Se Abei s'era -diretto verso quel corso d'acqua, doveva trovare in quella direzione le -sue tracce o per lo meno il suo cadavere. - -— State attenti se vedete delle aquile non già umane, bensì pennute, — -disse volgendosi verso i Sarti che lo seguivano. — Se calano sulla -steppa è segno che vi sarà un cadavere da fare a pezzi. - -— Che l'abbiano ucciso? — chiese il _nuker_ che aveva ripreso il posto -al suo fianco. - -— Non lo credo, quantunque quel cugino d'Hossein non mi sia mai -stato... troppo simpatico — disse Tabriz. - -— Vuoi dire che se fosse morto... — - -Il gigante fece con una mano un gesto vago, senza rispondere e aizzò -Heggiaz. - -Nuvoli di _koabara_, che sono una specie di ottarde di statura piccola, -colle piume bigio giallastre a macchiette brune, la testa adorna d'un -ciuffetto, il collo lunghissimo, fornito sotto la gola di lunghe penne -sottili e biancastre, con punteggiature nere ed il becco somigliante ad -un chiodo, fuggivano lungo le rive di quei piccoli bacini. - -Tabriz non si degnava nemmeno di guardarle, quantunque quei grassi -volatili avessero potuto fornire a lui e ai suoi uomini una succolenta -e deliziosa colazione, che tutti avrebbero assai gradita. Egli seguiva -cogli sguardi una traccia aperta fra le erbe che a qualunque altro -occhio sarebbe sfuggita, ma non certo al suo. - -— L'ha aperta il cavallo di Abei questa via, — mormorava. — Si vedono -le erbe calpestate e ripiegate dai suoi robusti zoccoli. - -Finirò per trovarlo. — - -Quella galoppata durava già da un'ora ed il gigante cominciava a -distinguere, attraverso la nebbia che s'alzava sulla steppa, come -un gran nastro d'argento che il sole faceva vivamente scintillare -indicante il fiume, quando un grido echeggiò in mezzo alle erbe che -sorgevano altissime sulle rive. - -— _Kabarda!... Kabarda!_... — - -Tabriz arrestò di colpo Heggiaz, facendolo piegare fino a terra e vide -parecchi grossi falchi volare in truppa serrata, sfiorando colle loro -robuste ali le erbe della steppa. - -— V'è qualcuno laggiù, — disse. - -Fece fare a Heggiaz un gran salto e si diresse verso il fiume gridando -con voce stentorea: - -— Chi chiama?. - -— Aiuto! - -— Veniamo: abbiate pazienza un momento. - -— Aiuto!... - -Tabriz si lasciò sfuggire un grido. - -— È la voce di Abei! — esclamò. — Che io abbia avuto tanta -fortuna? — - -Quel grido era partito fra mezzo un altro gruppo di canne, costeggiante -uno stagno con le erbe circostanti che quasi interamente coprivano. - -Tabriz discese da cavallo, subito imitato dal _nuker_ ed entrambi si -diressero con precauzione verso le piante acquatiche. - -— Sei tu signore? — chiese il gigante — aprendo le canne -coll'archibugio. - -— Non m'inganno io! — esclamò la voce che aveva chiamato aiuto. — È -Tabriz che mi parla! — - -Il turcomanno s'avanzò rapidamente e scoprì, in mezzo alle piante, il -nipote del _beg_ colle gambe e le braccia legate da solide corregge. - -— Che cosa fai costì, mio signore? — chiese il gigante. - -— Vedi bene che sono legato, — rispose Abei, che pareva o fingeva di -essere arrabbiato. - -— Ti hanno sorpreso le Aquile, signore? - -— Vuoi che mi sia legato da me? - -Tabriz estrasse il _kangiarro_ ed in pochi colpi recise le corregge, -non senza notare però che i nodi erano così poco stretti da poterli -allargare con un piccolo sforzo. - -— Sono sei ore che mi trovo qui — disse Abei saltando lestamente in -piedi. — Potevi giungere ben prima. - -— Avevamo da difendere Talmà, signore, — disse Tabriz — e quelle -maledette _Aquile_ ci hanno tenuto occupati fino all'alba. - -— L'hanno portata via? - -— Chi?... - -— La bella Talmà? - -— È stato un vero miracolo se non l'hanno rapita. Qualche ora di -ritardo e prendevano d'assalto la casa. — - -Abei era diventato pallidissimo ed una profonda ruga si era disegnata -sulla sua fronte. - -— E Hossein è là? — chiese coi denti stretti. - -— Col _beg_. - -— E chi sono codesti cavalieri che t'accompagnano? - -— I Sarti di Talmà. — - -Abei represse a stento un moto d'ira. - -— E le nozze? — chiese. - -— Questa sera, signore, verso il tramonto. Partiamo o non potrai -prendere parte alla caccia, nè alla corsa, mentre il _beg_ conta sui -tuoi falchi e sul tuo cavallo. - -La carovana si sarà già messa in viaggio ed i regali di nozze non -mancheranno al momento opportuno. - -— Conducetemi un cavallo — proseguì Tabriz, volgendosi verso la scorta. - -Un sarto s'avanzò e balzò a terra dinanzi ad Abei dicendogli: - -— Lunga vita al nipote del grande _beg_. Ecco il mio cavallo -signore. — - -Abei salì in sella senza parlare, mentre il Sarto montava dietro ad uno -dei suoi compagni; poi il drappello partì al galoppo, tornando, innanzi -a tutto, verso la tenda per smontarla e trasportarla alla casa di Talmà -e prendere i cavalli che dovevano già essere ritornati. - -Abei non aveva più aperto bocca. Pareva in preda a tetri pensieri e -punto soddisfatto di quanto era accaduto durante la notte. Di quando in -quando la profonda ruga ricompariva sulla sua fronte e il suo viso già -poco simpatico assumeva un aspetto bruttissimo. - -— Signore, — gli disse ad un certo momento Tabriz, — si direbbe che tu -sei molto incollerito. - -— È vero, — rispose il nipote del _beg_. — L'ho con quelle dannate -_Aquile_ e poi vi è un pensiero che mi turba. - -— Quale? - -— Vorrei sapere chi le ha spinte a tentare questo colpo di mano e per -conto di chi hanno agito. - -— È quello che mi ero già chiesto anch'io, — rispose il gigante. — Qui -sotto ci deve entrare la mano di qualche uomo potente. - -— Di un _Khan_? - -— Quello di Khiva o di Bukara. Eh!... - -— Può darsi — disse Abei. Poi ricadde nel suo mutismo, aizzando il -piccolo e villoso cavallo datogli dal Sarto. - -Un'ora dopo giungevano alla tenda. I due cavalli che Tabriz e Hossein -avevano lasciati liberi, brucavano le erbe come meglio potevano, avendo -ancora il morso. - -I Sarti, aiutati dal gigante, levarono le pertiche, piegarono l'immensa -tela di grosso feltro, caricarono tutto sui cavalli, compresi i cofani, -poi si rimisero in marcia. - -Abei non si era occupato che dei suoi falchi ai quali ci teneva -immensamente. - -Verso le tre del pomeriggio la carovana giungeva dinanzi alla casa -di Talmà, che brulicava di persone accorse in gran numero da tutti i -vicini villaggi di quella parte della steppa, per assistere alle nozze. - -I matrimoni che si celebrano nelle steppe turaniche, attirano sempre -un gran numero di persone, perchè quello è un giorno di festa e di -baldoria per tutti, anche per gli stranieri, anche pei nemici, i quali -vengono considerati come ospiti e nulla hanno quindi da temere, almeno -fino a che le feste durano. - -Quando si tratta specialmente d'un matrimonio fra persone cospicue, non -è raro vedersi radunare delle migliaia di cavalieri giunti da villaggi -anche lontanissimi, perchè sanno che gli sposi daranno cacce, corse di -cavalli e soprattutto banchetti colossali, dove s'immoleranno centinaia -di montoni e dove il latte inacidito e fermentato di cammelle scorrerà -a fiumi. - -Il _beg_, i suoi nipoti e Talmà erano troppo noti nella steppa -dei Sarti, perchè il pubblico scarseggiasse: e forti drappelli -di cavalieri, in abito da festa, con immensi turbanti variopinti, -o altissimi kalbak villosi, cinture piene d'armi scintillanti, e -lunghissimi fucili gettati attraverso le spalle erano accorsi. - -Chi erano e da dove venivano? - -Nessuno avrebbe osato far loro una tale domanda perchè, secondo le -leggi dell'ospitalità turchestana, sarebbe stata un'offesa sanguinosa. - -Moltissimi erano Sarti del Tackhunt, a giudicarli dalla lunga -vestaglia, colle maniche molto larghe presso la spalla e strette -all'estremità e tanto lunghe che basta chiudere il pugno, perchè -ricadano e riparino le mani dal freddo e dall'umidità, quindi persone -amiche. - -Ve n'erano molti altri però con giubbe invece corte, di grosso panno, -strette da larghe fasce di cotone, lunghe sovente perfino dieci metri -e con ampi calzoni e alti stivali gialli o rossi, a punta rialzata, -e con certe facce barbute, d'aspetto brigantesco e poco rassicurante, -appartenenti ad altre tribù e forse molto lontane. - -I servi di Talmà, aiutati dai Sarti del vicino villaggio e dalla scorta -del _beg_, che era giunta felicemente colla carovana, avevano fatti i -preparativi per le nozze. Immense tavole erano state disposte dinanzi -alla casa pel banchetto notturno ed un numero infinito di caldaie erano -state allineate sul margine della steppa, piene di pezzi di montone. - -Tutto il giorno i cuochi, improvvisati, non avevano fatto altro che -scannare animali e mungere le cammelle, affinchè tutti gli ospiti -potessero mangiare a crepapelle e bere a sazietà e poter vantare -dovunque la ricchezza e la generosità del vecchio _beg_, di Hossein e -della sposa. - -Quello però che pel momento maggiormente interessava tutta quella gente -era la caccia col falco, che doveva aprire la festa, poichè tutti i -turchestani sono appassionatissimi per tali divertimenti. - -Quattro gazzelle, animali velocissimi, più agili dei cervi e dei -caprioli, dovevano fornire la preda ai rapaci volatili di Abei. - -Uno squillo di corno, lanciato dallo scudiero, avvertì che gli ospiti -si erano disposti su due immense file sulla fronte della steppa, -trattenendo a stento i loro piccoli, brutti, ma ardenti cavalli, che la -caccia alla quale dovevano prendere parte anche i fidanzati, stava per -cominciare. - -La porta maggiore della casa di Talmà si era aperta, e pel primo -era comparso Abei, sfarzosamente vestito, montato sul suo bellissimo -cavallo e tenendo sul pugno sinistro, coperto da uno spesso guanto, il -suo falcone favorito. - -Subito dopo erano usciti Hossein e Talmà, seguiti dal vecchio _beg_ e -da Tabriz. - -Il primo indossava uno splendido costume persiano di seta bianca, con -grandi cordoni ed alamari d'oro e sul berrettone conico un pennacchio -ornato di diamanti e di smeraldi; Talmà invece aveva il suo vestito da -sposa, che risaltava vivamente sulla candida giumenta che le serviva da -cavalcatura. - -Aveva i capelli divisi in due grosse trecce, che le ondeggiavano sulle -spalle e che contornavano splendidamente il suo visino bianco-rosa, -allungate artificiosamente con spighette formate da peli di cammello e -intrecciate con mazzolini di bellissime perle di Bahrem. - -Sul capo portava una specie di tiara d'argento dorato, adorna di -turchesi, assai alta, un vero edifizio, coperta in parte da un lungo -velo intessuto con pagliuzze d'oro e con numerose fila di sottilissime -catenelle e di pietre preziose, come rubini, zaffiri e smeraldi e che -terminava al di sotto della cintura, in un ricchissimo e probabilmente -antichissimo merletto. - -La sua veste era ampia, di seta rossa, diritta, priva delle maniche -affinchè si potessero scorgere i meravigliosi braccialetti che -le ornavano le bellissime braccia, — regali del fidanzato; — era -stretta alle anche da una fascia pure di seta, ricamata in oro, -di colore azzurro ed abbellita sul petto da piastrine d'argento e -d'oro, somiglianti nella forma alle cartucce dei moderni fucili e -che probabilmente dovevano contenere degli amuleti o dei versetti del -Corano. - -Al di sotto di quella veste, che non le scendeva oltre le ginocchia, -formando ampie e ricche pieghe, Talmà portava dei larghi calzoni alla -turca, di seta bianca, con festoni d'oro, allacciati alle caviglie, -un po' sopra delle scarpette di cuoio rosso splendidamente ricamate in -argento. - -Il _beg_ veniva ultimo, colla sua famosa scimitarra di damasco che -avrebbe potuto bastare a comperare le splendide armi dei suoi nipoti, -tutto racchiuso in una severa zimarra di panno bruno, stretta da una -fascia di pelle gialla ed il capo coperto da un immenso turbante, il -cui pennacchio era trattenuto da uno smeraldo di valore inestimabile. - -Tutti in pugno tenevano i falchi, i quali squittivano incessantemente o -starnazzavano le ali come se fossero impazienti di strappare gli occhi -alle disgraziate gazzelle. - -Un urlo selvaggio, partito da mille bocche, salutò la comparsa degli -sposi: - -_Uran!... Uran!..._ - -Era quel grido formidabile dei cavalieri turchestani, che tante volte -aveva fatto impallidire i poveri abitanti della steppa; un grido -che somigliava all'urrah leggendario dei cosacchi, urlo di guerra ed -insieme di entusiasmo. - -Da una specie di capannuccia costruita in mezzo alle alte erbe, quattro -graziose gazzelle, catturate vive alcuni giorni innanzi, si erano -buttate a corsa disperata attraverso la steppa; e tutta quella turba di -cavalieri, preceduta dai fidanzati, da Abei, dal _beg_ e da Tabriz, si -era slanciata innanzi come una tromba furiosa, devastatrice, aizzando i -cavalli e lanciando il terribile grido di guerra. - -Era un uragano che passava attraverso alla steppa, peggio ancora, -una meteora fra un fracasso assordante, un mugolìo feroce di veltri -galoppanti sui fianchi dei cavalieri, con le lingue penzolanti e le -code al vento. - - - - -CAPITOLO IX. - -Il colpo di testa delle Aquile. - - -I turchestani non hanno, al pari dei signori e dei feudatari europei, -rinunciato alla loro passione per la caccia col falco, perchè gli -sconvolgimenti che hanno recato tanti danni nel medio evo, li hanno -lasciati perfettamente tranquilli nelle loro steppe. - -Essi non contano nella loro istoria un Carlo V, che diede in feudo ai -cavalieri di S. Giovanni l'isola di Malta, purchè gli passassero ogni -anno un falcone bianco bene ammaestrato; nella loro religione non hanno -avuto sacerdoti che si dedicassero come da noi, all'allevamento di -quei rapaci volatili, tanto da trascurare le loro pratiche religiose; -non hanno avuto di quei baroni inglesi che reclamavano il diritto di -collocare i loro falchi sopra gli altari, mentre si celebravano le -sacre funzione; non un Francesco I che aveva un falconiere maggiore, -capo di quindici nobili e di cinquanta servi, incaricati della cure e -dall'addestramento dei suoi trecento volatili; nè un Lodovico II che -castigava colla pena di morte chiunque rubasse un falco, e con un anno -ed un giorno di carcere chi sottraesse un solo uovo da un nido. - -Tuttavia tutti i ricchi turchestani, specialmente i _beg_, i _khan_ e -lo _sciàh_ di Persia, hanno una passione estrema pei falchi cacciatori, -senza raggiungere le stranezze dei nostri antichi feudatari. - -Nell'ammaestramento usano però i medesimi sistemi e adoperano, al par -dei nostri antenati, il falcone di passo, eccettuato l'astore, che fa -eccezione alla regola e che quantunque nidifichi sul posto si abitua -facilmente. - -Catturato il volatile, che deve essere sempre un adulto e non già un -piccino, per qualche tempo lo lasciano tranquillo su un pezzo di legno -piantato nel suolo, non troppo alto, offrendo di quando in quando -qualche piccolo uccello ucciso di fresco o qualche pezzo di montone -ancora sanguinante. Sono però così diffidenti e così selvaggi, che per -uno o due giorni disdegnano il cibo; ma la fame, quella tremenda fame -che doma le tigri ed i leoni, li vince e non esitano più. - -Quello è il primo passo. Il falco che comincia a conoscere il suo -fornitore, si lascia facilmente collocare sul pugno del falconiere, il -quale lo obbliga a restarvi per un certo tempo. - -Ordinariamente, quegli uccelli rapaci si arrendono con molta fatica -e cercano di gettarsi a terra; ma essendo legati, a poco a poco si -abituano, specialmente se si ha cura di privarli del sonno e di -trattenerli il più che sia possibile, di notte, alla luce di una -lampada. Il falco non tarda allora a riconoscere l'uomo che lo cura e -che gli dà da mangiare, anche se lo tiene sul pugno. È sempre questione -di appetito. - -Solo allora gli si permette di fare qualche volata trattenendolo -dapprima con una correggia non più lunga di mezzo metro, costringendolo -però a ritornare sul pugno del falconiere. - -Ciò ottenuto si sostituisce una funicella di trenta o quaranta e anche -più passi ed incomincia il secondo ammaestramento: ossia di partire al -fischio e di ritornare al medesimo segnale. - -Fino dalle prime lezioni però i turcomanni e anche i persiani, hanno -cura soprattutto di abituare i loro falchi alle grida dei cacciatori; -ai nitriti dei cavalli ed ai latrati dei cani, onde non si spaventino -al momento della caccia e, caso strano, vi si prestano facilmente. - -Quando i falchi conoscono ormai il loro falconiere e rispondono alla -sua chiamata, tornando sollecitamente sul suo pugno, comincia il -secondo periodo d'educazione, ossia di insegnare loro di cacciare al -vivo come si dice. - -Da principio i falconieri legano per le zampe qualche uccello, che sia -piuttosto grosso, poi lo lasciano in libertà, tenendo però sempre il -filo in mano ed invitano il falco ad inseguirlo. Questi non si fa quasi -mai ripetere l'ordine, parte come un fulmine, raggiunge e ghermisce -la preda; bisogna lasciargliela divorare girandogli però intorno e -gridando e fischiando onde si abitui a non aver paura e lasciarsi -prendere assieme alla vittima. - -Un mese ordinariamente di quell'esercizio quotidiano, basta per -addestrarlo perfettamente alla caccia libera. - -Allora il falco è pronto a tutto: ad inseguire e prendere i volatili, -a cacciare le lepri e anche a misurarsi colle velocissime gazzelle, -alle quali strappa gli occhi, tenendole quasi ferme fino all'arrivo dei -cavalieri. - -La cavalcata, preceduta sempre da Abei che era un falconiere emerito, -con Hossein che le cavalcava a fianco, continuava la sua corsa furiosa -attraverso la steppa. La bella Talmà si reggeva molto bene in sella, -essendo tutte le donne turchestane abilissime cavallerizze ed anche -instancabili. - -Col suo lungo velo svolazzante, la sua tiara scintillante, il viso -animato dal piacere della corsa, gli occhi vivissimi, era davvero bella -e si poteva facilmente comprendere come avesse profondamente colpito il -cuore di Hossein e forse di qualche altro ancora. - -Le gazzelle, spaventate dalle grida dei cavalieri, dal rombo assordante -di tutte quelle centinaia di cavalli lanciati a corsa sfrenata e dai -latrati furibondi dei veltri, fuggivano disperatamente, balzando come -palle di gomma al di sopra delle alte erbe. - -Le povere bestie facevano sforzi prodigiosi per mantenere la distanza -e vi riuscivano, almeno pel momento, quantunque i magri e agilissimi -veltri avessero già sorpassati i cavalli. - -— _Uran!... Uran!..._ — urlavano sempre ferocemente i cavalieri, -sferzando le loro cavalcature. Era una carica furibonda che passava -sopra la steppa e che faceva volare le erbe falciate dai robusti -zoccoli di tutti quei cavalli. - -— Attenti! — disse a un certo punto Abei che dirigeva sempre la caccia. -— A te, Talmà!... Lancialo! — - -La fanciulla staccò la catenella d'argento, che tratteneva il volatile -e alzò il pugno che era coperto da un grosso guanto, mentre Abei -lanciava un fischio. - -Il rapace uccello allargò le ali, sbattendole tre o quattro volte, poi -spiccò la volata, innalzandosi. - -Avanti gli altri! — gridò Abei, mentre liberava il suo. - -Quello di Hossein partì come un fulmine, quasi in linea retta, seguito -subito da quello di Abei. - -I tre volatili muovevano velocissimi addosso alle povere gazzelle, che -sembravano smarrite. Anche quello di Talmà era ridisceso e volava in -linea quasi retta tenendosi a dieci o dodici metri dal suolo. - -D'un tratto i tre rapaci piombarono, con un accordo perfetto, fra le -corna delle povere bestie, fermandole quasi di colpo e facendole cadere -sulle ginocchia. - -— Bravi, miei piccini! — gridò Abei entusiasmato. - -Le povere bestie si dibattevano disperatamente, mandando lamenti -dolorosi, i falchi divoravano loro ferocemente gli occhi. - -I veltri arrivavano in gruppo serrato, colle lingue penzolanti, -precedendo di duecento passi i cavalieri, latrando spaventosamente. - -In un lampo furono addosso alle gazzelle, le quali scomparvero alla -lettera sotto quella massa di carne. - -Abei, Hossein e Talmà, con un ultimo slancio furono però sopra alle -feroci bestie, che già lavoravano di denti sulle carni dei poveri -animali e con urla e frustate le costrinsero a lasciare le prede. - -Era però troppo tardi per salvarle. Giacevano l'una presso l'altra, -strangolate, dilaniate, sanguinanti. - -Hossein, che era disceso di sella, tagliò un piede alla più grossa e lo -porse galantemente a Talmà, dicendole: - -— Alla regina della caccia. — - -Poi rimontò a cavallo, gridando: - -— Il banchetto aspetta i nostri ospiti. — - -I falchi, ad un fischio di Abei, erano tornati docilmente, riprendendo -i loro posti, sui pugni inguantati. - -La cavalcata si era riordinata attorno ai fidanzati, mandando -grida formidabili, poi si era nuovamente sciolta, formando gruppi -pittoreschi, i quali non tardarono a slanciarsi ventre a terra in -direzione della casa di Talmà. - -S'avventavano, poi tornavano indietro, facendo fare ai cavalli dei -fulminei volteggi, s'incrociavano come se fossero lì lì per impegnare -una lotta spaventosa. - -Era la _fantasia_ turcomanna, meno bella forse di quella dei barberi -dell'Africa settentrionale, ma più impetuosa. - -I _kangiarri_ scintillavano in aria, le pistole ed i lunghi moschetti -tuonavano, dando l'illusione d'un vero combattimento fra due corpi di -cavalleria nemica, mentre echeggiava l'urlo di guerra di quei terribili -nomadi: _Uran!... Uran!..._ - -E così, sempre volteggiando attorno ai fidanzati ed al vecchio _beg_, -urlando e sparando, il corteo ritornò dinanzi alla casa di Talmà, -dove i cuochi lavoravano e si agitavano dinanzi alle immense caldaie -borbottanti e fumanti. - -Ognuno smonta e i cavalli vengono legati a gruppi di dieci o quindici -intorno alle pertiche, piantate appositamente; poi tutti prendono -d'assalto le tavole che si piegano sotto una moltitudine di tondi e di -vasi d'argilla. - -Agnelli cucinati interi, vengono portati su grandi lastre di rame -e fatti subito a pezzi e subito divorati, mentre veri torrenti di -_khoumis_ inebbriante e fiumi di latte di cammella scorrono. - -Tutti vanno a gara per dimostrare la potenza dei loro ventricoli. È -carne gratuita quella e simili baldorie non succedono di frequente e ne -approfittano. - -Il _beg_ è ricchissimo, la bella Talmà ha mandrie numerose di cammelli -e di montoni, possono quindi pagarsi il lusso di sfamare almeno una -volta i poveri nomadi della steppa, che tribolano trecento giorni -dell'anno su trecentosessantacinque. - -Mentre tutte quelle possenti mascelle triturano carne ed ossa, con un -crescendo spaventevole e le pentole e le caldaie si vuotano a vista -d'occhio, una banda di suonatori passa attraverso le immense tavole, -allietando gli orecchi coi dolcissimi suoni delle _guzle_. - -Alla testa di quei suonatori, sbucati chi sa da dove, vi è il -_mestvires_. Il briccone che ha già mangiato e bevuto copiosamente ad -una tavola appartata, sembra allegro e dardeggia di quando in quando -uno sguardo ardente sulla bella Talmà, che è seduta a fianco d'Hossein, -sotto una specie di padiglione di stoffa rossa e gialla, adorno di -nastri molticolori, che il vento fa svolazzare capricciosamente. - -Suona e canta nel medesimo tempo, guidando la sua piccola truppa, -formata da una diecina di brutti figuri barbuti, che hanno più -l'aspetto di briganti che di cantastorie. - -Mancava un'ora al tramonto, quando Talmà, Hossein ed il _beg_ si -alzarono rientrando in casa. - -Era il segnale della fine del banchetto e della celebrazione del -matrimonio. Abei era rimasto seduto alla tavola: di fronte a lui si era -fermato il _mestvires_, fingendo di accordare la sua _guzla_. - -Il nipote del _beg_ ed il bandito si scambiarono un lungo sguardo, poi -un rapido cenno, quindi il secondo s'allontanò velocemente, intanto -che i suoi compagni, approfittando della confusione che regnava, si -sbandavano scomparendo fra le alte erbe della steppa. - -I convitati, vuotata un'ultima tazza di _khumis_, si erano affrettati -a raggiungere i loro cavalli dovendo scortare gli sposi e si erano -disposti su due lunghissime file, una a destra e l'altra a sinistra -della porta principale della casa. - -Tutto d'un tratto un grido altissimo s'alzò, perdendosi lontano lontano -nella steppa sconfinata: - -— Viva gli sposi! — - -Talmà era ricomparsa sulla bianca cavalla, sotto un nuovo velo di seta -trapunto in oro che copriva quasi tutta la parte posteriore del suo -bellissimo animale. - -Teneva fra le braccia un agnellino dalla lana candidissima, ucciso -pochi momenti prima e adorno di nastri di seta a varie tinte. - -Si fermò un momento a guardare i cavalieri, poi lanciò la sua cavalla -a corsa sfrenata attraverso la steppa, tenendosi ben stretto al seno -l'agnellino. - -Pochi momenti dopo Hossein usciva a sua volta, montando il suo -splendido cavallo e si lanciava sulle tracce della fidanzata, seguito -dal _beg_, da suo cugino e da Tabriz, gridando con voce stentorea: - -— Amici, aiutatemi a raggiungerla!... La mia stella fuggel... - -— Eccoci! — urlarono in coro i cavalieri, snudando i _kangiarri_, — -_Uran!... Uran!..._ — - -Non era che una commedia, poichè Talmà non aveva nessuna voglia di -fuggire al suo valoroso fidanzato: ma così doveva fare, poichè nelle -cerimonie nuziali si deve sempre simulare il rapimento della fidanzata. - -Il ratto della sposa figura sempre presso tutte le tribù turcomanne e -anche afgane e belucistane. - -I Sarti si limitano a dare la caccia alla sposa e strapparle l'agnello -che porta con sè. - -Presso altre tribù turaniche invece, s'impegnano delle vere lotte per -strappare la sposa dalla sua tenda. - -Il giorno fissato pel matrimonio il fidanzato, seguito dai suoi più -fedeli amici armati come se dovessero andare alla guerra, si presenta -dinanzi alla tenda della fidanzata intimando imperiosamente ai genitori -di lei di consegnargli la sua futura sposa, se non vogliono provare la -buona tempra delle sue armi. - -La giovine si trova già seduta nel mezzo della tenda, colle sue più -belle vesti, circondata dalle sue amiche e dai suoi parenti. - -La prima risposta è un rifiuto netto, ma il fidanzato, spalleggiato -dagli amici entra a forza e ripete la domanda. Seguono discussioni -animate, poi da una parte e dall'altra vengono alle mani; talvolta -scorre perfino del sangue, però il fidanzato finisce sempre per vincere -ed a portarsi via la fidanzata, malgrado la resistenza che essa finge -di opporre. - -I suoi amici la gettano su un tappeto, che quattro robusti garzoni -sorreggono e fuggono, protetti dai cavalieri, i quali hanno non poco -da fare a difendersi dai colpi di pietra e dai pugni di terra, che -scagliano dietro a loro le amiche ed i parenti della sposa. - -E tutto non finisce sempre lì pel povero innamorato, perchè presso -alcune tribù, dopo pochi giorni di luna di miele, la sposa deve fingere -una nuova fuga, rifugiandosi presso i suoi parenti più prossimi, dove -si ferma talvolta perfino un anno, mentre il marito prende parte ad -arrischiate scorrerie, per poter accumulare tanto da riscattare la -moglie, quando non rimane fra i morti sul campo di battaglia. - -La bella Talmà, che, come abbiamo detto, cavalcava superbamente, -faceva galoppare la sua bianca cavalla, allontanandosi nella steppa e -aizzandola colla voce e colla frusta dal manico cortissimo. - -Rideva forte e di quando in quando si volgeva a guardare l'immensa -turba dei cavalieri che galoppava sfrenatamente sulle sue tracce, -urlando e sparando, preceduta da Hossein, dal _beg_ e da Abei. - -La giovine aveva già percorsi tre o quattro chilometri, avanzandosi -sempre nella pianura, quando la sua cavalla fece uno scarto improvviso, -poi stramazzò pesantemente fra le erbe, sbalzandola di sella. - -Talmà mandò un grido, poi rimase distesa, mezza svenuta. - -Quasi nel medesimo istante dieci o dodici uomini, guidati da Hadgi, il -luogotenente del _mestvires_, sorsero fra le erbe altissime, gettandosi -su di lei. - -— I cavalli! — gridò il luogotenente, afferrando la fanciulla. — -Presto!... — - -I banditi mandarono alcuni fischi stridenti e dodici cavalli, di forme -vigorose, sorsero come per incanto fra le erbe, dove fino allora erano -rimasti coricati e nascosti. - -Hadgi si slanciò verso il più vicino, tenendo tra le braccia Talmà che -non era ancora tornata in sè, ed aiutato da uno dei suoi uomini, salì -in arcione, gridando: - -— Via!... Lasciate la corda! — - -I banditi erano partiti ventre a terra dietro al luogotenente, mentre -urla terribili s'alzavano fra i cavalieri del _beg_: - -— Ferma!... Ferma! — - -Alcuni spari rintronarono senza colpire i rapitori, i quali erano ormai -troppo lontani. - -Hossein, pallido, smarrito, cacciò gli sproni nel ventre del suo -persiano, facendogli fare dei balzi immensi. - -— Talmà!... Mia Talmà! — urlava con angoscia. — Miserabili!... -Fermatevi o vi uccido tutti! — - -I cinque o seicento cavalieri si erano messi in caccia, sferzando -rabbiosamente i loro cavalli, i quali ormai stanchi dalla fantasia -fatta prima del banchetto, non potevano competere con quelli freschi e -ben riposati dei banditi. - -D'improvviso, i cavalli di Hossein, del vecchio _beg_, di Abei e -di Tabriz, che erano giunti nel medesimo luogo ove Talmà era stata -sbalzata di sella, a loro volta stramazzarono, scaraventando a destra -ed a sinistra i loro cavalieri. - -Gli altri, che giungevano in gruppo serrato, non fecero in tempo a -frenarsi e andarono a catafascio fra una confusione indicibile. - -Per alcuni minuti fu un dibattersi spaventevole di uomini e di cavalli, -fra urla, bestemmie e nitriti: gli animali, spaventati, appena in -piedi si davano a una corsa disperata attraverso la steppa, fuggendo -in diverse direzioni; i cavalieri, sagrando, si alzavano, tastandosi le -costole ammaccate. - -Parecchi perdevano sangue dal naso, altri zoppicavano, avendo ricevuto -dai cavalli dei calci poderosi. Grida ed imprecazioni s'incrociavano: - -— Canaglie!... - -— Banditi!... - -— Ci hanno giuocati!... - -— Hanno tese delle corde sotto le erbe!... - -— Furfanti!... - -— E scappano!... - -— Diamo loro la caccia!... - -— A cavallo! — tuonò in quel momento una voce. - -Era Hossein. Il bravo giovine, quantunque fosse stato scaraventato a -dieci passi dal suo cavallo, non aveva riportata alcuna ferita essendo -le erbe, in quel luogo, altissime e anche foltissime. - -Venti o trenta uomini, quasi tutti Sarti, quindi fedelissimi, che -avevano potuto trattenere a tempo i loro cavalli, avevano risposto -prontamente all'appello. - -— Eccoci, signore!... - -— Diamo addosso a quei banditi! — gridò Hossein, che pareva impazzito. -— Su, in sella, avanti senza tregua!... - -La mia Talmà!... Bisogna che li uccida tutti!... A me, Tabriz! — - -Il gigante era già in piedi; ma appena montato in sella il suo persiano -gli era caduto sotto, mandando un nitrito doloroso. - -— Signore, non posso! — esclamò con terrore. — Il mio povero animale si -è spezzato le gambe anteriori. - -— A me, zio!... A me, Abei! — gridò Hossein. — Distruggiamo quei -miserabili! — - -Il _beg_ aveva fatto un gesto disperato. Il suo cavallo al pari di -quello di Tabriz si era rotte le gambe nella caduta. - -— Avanti, nipoti! — gridò poi. - -I venticinque o trenta cavalieri si slanciarono dietro Hossein, urlando -ferocemente: — Ammazza!... Ammazza!. — - -Ma le _Aquile della steppa_ erano troppo lontane, per avere qualche -speranza di raggiungerle. - -Approfittando di quel colpo maestro, dovuto a parecchie funi tese -abilmente un po' al di sotto delle cime delle erbe, i banditi avevano -ormai guadagnato più d'un chilometro e filavano, a corsa sfrenata, -attraverso la steppa infinita, risalendo verso il settentrione. - -— Abei, — disse il _beg_, vedendo che non era ancora salito in arcione, -— che cosa fai? — - -Il giovine stava per rispondere, quando alcune scariche risuonarono in -lontananza. - -— Padre; — disse Abei, — assalgono i Sarti!... Andiamo a dare una -lezione a quelle canaglie, così mio cugino non avrà nemici alle spalle. -Sbarazziamogli la via. - -— Un doppio attacco, — mormorò il _beg_, mentre i suoi occhi -avvampavano d'ira. — Ah!.. È troppo!... Bisognerà sterminare quei -banditi!... Tabriz, un cavallo!... — - - - - -CAPITOLO X. - -Hossein alla riscossa. - - -I Sarti ed i loro compagni avevano finito per riprendere una parte -dei loro cavalli, i quali, dopo una galoppata sfrenata attraverso -la pianura, passato il panico, erano tornati in buon numero verso i -loro padroni, sicchè non fu difficile a Tabriz di sceglierne due e di -condurli dinanzi al _beg_. - -— Padrone, che cosa vuoi fare? — chiese il gigante. — I banditi sono -ormai lontani. E questi animali sono troppo stanchi. - -D'altronde hanno alle calcagna Hossein e anche Abei. - -— È partito anche Abei?... - -— Sì, padrone. Eccolo laggiù che galoppa con un gruppo di Sarti. - -— Accorriamo! — gridò il beg, balzando in sella. — Andiamo a difendere -le vostre famiglie, Sarti, e ricordatevi che non si deve accordare -quartiere alle _Aquile della steppa_. — - -Due centinaia di cavalieri avevano risposto all'appello e si erano -stretti intorno al vecchio ed a Tabriz. - -Gli altri correvano ancora dietro ai loro animali, poichè tutti non -erano ancora tornati e non pochi erano rimasti sul luogo, trovandosi -nell'impossibilità di seguire il _beg_, essendosi le loro cavalcature -storpiate. - -— Avanti! — tuonò Giah Aghà. — Cerchiamo di prendere una terribile -rivincita. — - -La truppa si era messa in corsa, preparando i moschettoni e le pistole. -Non si dirigeva verso la casa di Talmà, non scorgendosi da quelle parti -alcun cavaliere, bensì verso il villaggio, udendosi in quella direzione -ancora qualche sparo. - -— Padrone, — disse Tabriz, che cavalcava a fianco del _beg_, — riescirà -Hossein a raggiungere quei miserabili? — - -Il vecchio fece un gesto disperato: - -— Non mi aspettavo una simile sorpresa! Povero Hossein, povero ragazzo, -impazzirà!... Per conto di chi hanno agito quei ladri?.... Vi è qui -sotto un mistero che non riesco a dilucidare. - -— No, padrone, le _Aquile_ non hanno rapita Talmà per tenersela loro. -Qualche Khan, o qualche Emiro deve entrarci nella partita. - -— È quello che sospetto anch'io — rispose il _beg_, con un sospiro. — -Ma per quanto corrano quei banditi, noi sapremo ritrovarli, prima che -lascino la steppa. Ah!... - -— Cos'hai padrone? - -— Hai ben guardato i rapitori? - -— Mi è stato impossibile. Sono stato scaraventato a terra così -malamente, che quando mi sono rialzato i banditi erano già lontani. - -— Sai chi ho veduto fra di loro? - -— Non lo saprei padrone. - -— Alcuni di quei suonatori che accompagnavano il _mestvires_. - -— Impossibile!... - -— Li ho perfettamente riconosciuti - -— Dunque quel cane d'un cantastorie è un alleato delle _Aquile!_ -forse una loro spia! — esclamò il gigante, digrignando i denti. — Lo -accopperò con un pugno!... Bisogna ritrovarlo a qualunque costo. - -— È per questo che torno più che in fretta, — disse il_ beg_. - -— Io l'ho veduto nel momento in cui ci preparavamo a lasciare la casa -di Talmà, avviarsi verso il villaggio dei Sarti. - -— Preghi Allah di non farsi trovare!... - -— Mentre io pregherò di lasciarcelo catturare, — rispose il _beg_. — Se -lo trovo non uscirà vivo dalle mie mani. Gli ho riserbato un supplizio -che gli farà maledire il giorno in cui è venuto al mondo!... — - -La banda, che si era aumentata d'un altro manipolo di cavalieri, passò -al galoppo dinanzi alla casa di Talmà, che era guardata da una dozzina -di servi armati e proseguì la corsa velocissima verso il villaggio, che -si distingueva vagamente in lontananza, illuminato dagli ultimi raggi -del sole tramontante. - -Le detonazioni erano cessate ed una grande calma, rotta solo dal -galoppo precipitato dei cavalieri, regnava sulla landa sterminata. - -Tutti aguzzavano gli sguardi, tormentando i grilletti dei loro fucili, -impazienti di far pagare alle _Aquile_ il loro infame tradimento; ma -nessun cavaliere appariva sulla distesa verdeggiante. - -I banditi, dopo d'aver fatto una dimostrazione ostile contro il -villaggio, dovevano essersi dispersi. Ciò d'altronde non sorprendeva -nessuno, essendo abitudine dei banditi della steppa di dividere le -loro forze, per fare due attacchi simultanei, in modo da confondere e -disorganizzare gli assaliti. - -Bastarono tre quarti d'ora ai cavalieri del _beg_ per attraversare la -distanza che separava la casa di Talmà dal villaggio dei Sarti. - -I vecchi, rimasti a difesa delle donne e dei fanciulli, erano schierati -dinanzi alle prime case e sulle terrazze, coi loro bravi moschettoni in -mano ed i _kangiarri_ ed i _jatagan_ alla cintura. - -Quantunque non più giovani, erano ancora formidabili guerrieri, capaci -di difendere lungamente le loro case. - -— Le _Aquile?_ — chiese il _beg_, appena fu in mezzo a loro, mentre -Tabriz lo aiutava a scendere da cavallo. - -— Scomparse, signore, — rispose un vecchio dalla lunga barba bianca, -che si era improvvisato conduttore dei suoi compagni. — Non hanno fatto -che alcune scariche, poi si sono allontanate verso il settentrione. - -Sembra che non avessero alcuna intenzione di assalire il villaggio. - -— Conosci il _mestvires?_ - -— Il narra-istorie che suona la _guzla?_ - -— Sì, — rispose il _beg_. - -— Mezz'ora fa era ancora qui e scommetterei che si trova in qualche -casa. - -— Non è partito colle _Aquile?_ - -— No, _beg_, di questo ne sono certo. - -— L'avevi mai veduto, prima che si spargesse la voce del matrimonio di -mio nipote con Talmà? - -— Mai, signore. - -— Non sai da dove sia venuto? - -— Sarà caduto dall'Afganistan, dal Belucistan o dalla Persia. - -— Hai udito, Tabriz? — chiese il _beg_. - -— Sì, padrone, — rispose il gigante. — Bisogna prenderlo vivo o morto. - -— Morto!... Vivo, Tabriz: egli sa certo molte cose e deve -parlare. — - -Poi, volgendosi verso i cavalieri che gli stavano d'intorno, aggiunse: - -— Circondate il villaggio voi e, se il _mestvires_ cerca di fuggire, -prendetelo, ma vivo, mi avete udito, vivo lo voglio! — - -I due o trecento cavalieri, che scortavano il vecchio _beg_, si -dispersero colla rapidità del lampo, formando intorno al villaggio -un cerchio immenso, essendosi disposti ad una notevole distanza l'uno -dall'altro. - -Era impossibile che un uomo, per quanto agile e risoluto, avesse potuto -guadagnare la steppa inosservato, senza cadere sotto i colpi dei Sarti -e degli amici loro, accorsi a prendere parte alle feste matrimoniali di -Hossein e della bella Talmà. - -Prese quelle disposizioni, il _beg_, seguito da una cinquantina -d'uomini, fra vecchi e giovani era entrato nelle strette viuzze del -villaggio, risoluto a scovare il birbaccione. I lettori sanno il -resto e conoscono l'orrendo supplizio del gesso, fattogli subire -dall'implacabile _beg_ - - . . . . . . . - -Subito dopo la morte del _mestvires_, il _beg_, seguito da Tabriz e -da Abei, si era diretto verso una delle migliori case del villaggio, -che gli abitanti avevano messo a sua disposizione e che, quantunque in -piccolo, rassomigliava un po' a quella di Talmà, avendo una terrazza, -una galleria che le girava d'intorno e cortili chiusi. - -Doveva essere la casa di qualche signore della borgata, poichè, -oltre le cose accennate, aveva sul dinanzi un peristilio sorretto -da colonnette di legno, l'_aivane_, sotto il quale i Sarti usano -mangiare e riposarsi durante le giornate caldissime; all'indietro il -_migmankama_, ossia l'appartamento destinato alle donne, con profonde -nicchie destinate a contenere i cofani e gli arnesi dell'economia -domestica. - -Il _beg_, che sembrava di pessimo umore, era passato nella sala -centrale, tutta crivellata di buchi, aperti nello spessore dei muri -e con una specie di pozzo nel mezzo, pochissimo profondo, ove i Sarti -usano deporre gli oggetti d'uso giornaliero, ossia il vaso che serve -per preparare il the, la grossa brocca che adoperano per le abluzioni, -che usano fare al mattino ed alla sera, qualche libro onde l'ospite, se -è letterato, cosa piuttosto rara nella steppa, possa passare qualche -ora ed il piatto di rame, finamente cesellato, su cui si servono il -caffè, i pasticcini dolci, le pipe ecc. alle persone che vanno a fargli -visita. - -Il _beg_ si era lasciato cadere su un tappeto di feltro, prendendosi -la testa fra le mani, mentre Tabriz bestemmiava a mezza voce ed Abei -giuocava distrattamente coi bottoni della sua ricchissima giacca di -seta bianca, come se nessuna preoccupazione grave lo tormentasse. -Pareva che la disgrazia toccata al cugino non lo avesse troppo scosso e -tanto meno la morte del povero _mestvires_. - -Tabriz, vedendo che l'oscurità cominciava ad invadere la stanza, accese -una candela di sego piantata su ad un pezzo di legno appeso alla vôlta, -sprigionando un fumo densissimo e nauseabondo. - -Già il Sarto è molto economo in fatto di luce. Se è un benestante, fa -uso di candele di sego, se è un povero lavoratore, adopera un semplice -stoppino di cotone immerso in un pessimo olio, che dà più fumo che luce -o semplicemente fa uso di un bracere che colloca su una tavola. È bensì -vero che non ama vegliare molto e che alle nove si corica. - -— Padrone, — disse Tabriz, che tendeva gli orecchi, — non sono ancora -di ritorno? Che li abbiano raggiunti? — - -Il _beg_, per la seconda volta, aveva fatto un gesto di scoraggiamento. - -— Non è possibile, — rispose poi, con un lungo sospiro. — Li vedremo -giungere a mani vuote. - -— Che cosa faremo? Che il _mestvires_ abbia detto proprio il vero? - -In tal caso la persona che ha fatto rapire Talmà si troverebbe a -Samarcanda. E chi sarà l'Emiro che ha udito a decantare la bellezza -della fanciulla? — - -Il _beg_ era rimasto muto: pareva che la robusta fibra di quel vecchio -si fosse tutta d'un colpo infranta. - -Tabriz, non ricevendo risposta si volse verso Abei, che stava sdraiato -su un tappeto guardando distrattamente la fiamma della candela che il -venticello notturno, ingolfandosi attraverso le strette feritoie che -servivano da finestra, alzava ed abbassava. - -— Che cosa ne dici tu, signore? — gli chiese. - -— Che sarebbe necessario andare a Samarcanda, — rispose il giovane con -un sottile sorriso. — Il momento veramente non sarebbe troppo buono, -perchè quella città è ora occupata da stranieri. - -— Da chi? — chiese il _beg_ scuotendosi. - -— Dai russi, padre — rispose il giovine. - -— Chi te lo ha detto? - -— Un turcomanno, che stamani è venuto qui ad assistere alle feste. -Si dice che il governatore russo del Turchestan prepari anzi una -spedizione per punire severamente le tribù dei Bechs, che si sono -ribellate all'Emiro di Bukara. — - -In quel momento un galoppo fragoroso, che si propagò rapidamente -attraverso le strette viuzze della borgata, fece balzare vivamente in -piedi il _beg_ e Tabriz. - -— Ritornano! — esclamarono entrambi. - -Abei era diventato un po' pallido ed una improvvisa ansietà si era -dipinta sul suo viso. - -— Sono essi, padrone! — grido Tabriz, correndo verso la porta. — La -riconducessero almeno! — - -Anche Abei si era rialzato e, per non tradire la sua emozione, si era -abbassato sulla fronte il ricco turbante, tirandosi innanzi le due -larghe fasce multicolori che gli pendevano sulle spalle. - -Il galoppo era cessato, ma giù nella via si udivano numerose persone -a vociare. Domande e risposte s'incrociavano fra i cavalieri e gli -abitanti usciti tutti nelle vie e sulle terrazze. - -Tabriz aveva appena aperta la porta, quando Hossein comparve, coperto -di polvere ed il viso disfatto da un dolore così intenso, che Abei fu -costretto, a volgere altrove gli occhi. - -Il vecchio _beg_ gli mosse incontro, stringendoselo al petto. - -— Nulla, è vero? — chiese. - -— Fuggiti, padre, portando con loro la mia felicità, — singhiozzò il -giovane. — I miserabili!... che cosa aveva fatto loro Talmà?... Ah -padre!... Mi pare che il mio cuore se ne vada a pezzi!... - -— Noi sapremo ritrovarla, Hossein. - -— Ma forse non più viva, — disse il giovane con un rauco singhiozzo. — -Ho sete di sangue, padre!... Bisogna che uccida!... - -— Le uccideremo queste maledette _Aquile_, te lo prometto, Hossein, -dovessi consumare tutta la mia fortuna. - -Intanto sappiamo dove i rapitori si dirigono e questo è già molto. - -— Sì, a Kitab. - -— No, t'inganni, a Samarcanda, — disse il _beg_. - -— Chi te lo ha detto? — gridò il giovane. - -— Il _mestvires_, che io ho fatto morire fra le strette del gesso poche -ore or sono; quel miserabile era la spia delle _Aquile_. - -— Quel miserabile ti ha ingannato, padre. - -— Ma no, — disse Abei, che si era fatto innanzi e che pareva in preda -ad una vera costernazione. — L'ha confessato prima di morire, cugino. - -— Ha mentito! — gridò Hossein. — È a Kitab, che hanno condotto o che -stanno conducendo Talmà. - -— Chi te lo ha detto? — chiese il _beg_, stupito. - -— Uno di quei banditi che ferii dapprima con un colpo di fucile e che -poi, quando mi ebbe confessato dove portavano Talmà, uccisi con un -colpo di _kangiarro_. - -— Chi avrà detto il vero? Quello od il _mestvires_. - -— Il _mestvires_, io credo — disse Abei. - -— No, il bandito, — disse invece Hossein. — Era tanto spaventato -vedendomi sopra di lui coll'arma alzata, che non credo possa aver -mentito in quel momento. È a Kitab che noi troveremo Talmà, il mio -cuore me lo dice. - -— Tabriz, — disse il _beg_, dopo un breve silenzio. — Tu sei stato in -quella città? - -— Sì, padrone, — rispose il gigante. — Mia madre era una Shagrissiab, -parente del Beg Djurà bey. - -— Sicchè hai delle conoscenze in Kitab. - -— Degli amici, padrone. - -— Quanto tempo ti occorre per arruolare cinquanta uomini? Tra gli -ospiti qui venuti e che appartengono per la maggior parte a tribù -bellicose, potrai trovare facilmente degli uomini decisi a tutto. La -mia borsa è aperta: spendi liberamente. - -— Fra un'ora saranno qui. Ho veduto non pochi Ghirghisi e Shagrissiabs -fra di loro e quella gente, per pochi tomani, giuoca la pelle, senza -guardarsi indietro. - -— Va': non bisogna perder tempo. - -— Padre! — esclamò Hossein, mentre Tabriz usciva frettolosamente. - -— All'alba partirai con Abei, — disse il _beg_. — Forse giungerai -a Kitab, contemporaneamente alle _Aquile_ e potrai impedire a quei -miserabili di consegnare Talmà a colui che le ha incaricate di rapirla. - -Bisogna far presto. Da un momento all'altro i russi possono giungere. - -— I russi!... — ripetè Hossein. - -— Sì, muovono verso i Shagrissiabs, Tabriz lo ha saputo, e quei dannati -moscoviti non tarderanno ad assediare la città. - -Tu devi giungere colà prima di loro. Abei ti aiuterà nella tua -impresa. — - -Il giovane pallido, che si teneva nell'angolo meno illuminato della -stanza, aveva fatto una brutta smorfia. - -— Hai capito, Abei? — disse il _beg_, stupito di non ricevere risposta. -— Spero che non avrai paura di attraversare la steppa con tuo cugino. - -— Un simile viaggio coi russi in campagna, non sarà facile, padre, — -rispose Abei. - -Un lampo terribile avvampò negli occhi del vecchio _beg_. - -— E che? — gridò con voce tuonante. — Avresti tu paura? Saresti un -figlio degenere di tuo padre? Egli morì in battaglia di fronte al -nemico e cadde da eroe. - -— Sono pronto a morire per la felicità di mio cugino, padre, — disse -Abei frettolosamente. — Tu sai che io lo amo come mio fratello e che -non ho paura dei banditi della steppa. - -— Perdonami, sai se io sono violento, — disse il _beg_. — È il mio -carattere. - -— Fra me e te, Abei, faremo tremare le _Aquile_ — disse Hossein. — E -se è vero che _Beg Djura bey_ ha fatto rapire da loro la mia Talmà, noi -frugheremo le sue viscere colle punte dei nostri _kangiarri_. - -— Sì, cugino, — rispose Abei. — Talmà ricadrà nelle tue mani. - -— Andate a riposarvi onde essere pronti per domani mattina, — disse il -_beg_. — Ho bisogno di essere solo. - -— È impossibile che io possa dormire, — disse Hossein, prendendosi il -capo fra le mani, con un gesto disperato. - -— Triste notte di nozze!... Mi avessero almeno ucciso le _Aquile_! - -— E la vendetta?... Un uomo della steppa non muore invendicato, — disse -il _beg_ con voce sorda. — Uscite, l'uomo deve essere forte prima della -battaglia. — - -Poi, avvicinandosi a Hossein che pareva facesse degli sforzi prodigiosi -per frenare le lagrime, aggiunse con voce raddolcita, ponendogli le -mani sulle spalle: - -— Giuro su Allah, che chiunque possa essere l'uomo che ha fatto rapire -Talmà, e che ha infranta la tua felicità, proverà il filo del mio -_kangiarro_. Giah Aghà non ha mai mancato ai suoi giuramenti e ne avrai -la prova. — - -Abei, udendo quelle parole, era diventato livido, poi il suo sguardo -obliquo s'era fissato, con terribile intensità, su suo cugino. - -— Andate, — disse il _beg_. — Ecco Tabriz che ritorna. — - -I due giovani erano appena usciti, quando il gigantesco turcomanno -comparve. - -— È fatto, padrone — disse. - -— I cavalieri? - -— Arruolati: venti tomani, a spedizione finita. - -— Chi sono? - -— Quasi tutti Shagrissiabs e Sarti. - -— Solidi? - -— Gente rotta alla guerra. — - -Il _beg_ stette un momento pensieroso, poi, accostandosi lentamente al -gigante e battendogli famigliarmente su una spalla, gli chiese: - -— Che cosa ne pensi tu di Abei? - -— Perchè mi fai codesta domanda, padrone? — chiese il gigante con -profonda sorpresa. - -— Credi tu che ami veramente Hossein? - -— Tu!... Padrone!... - -— Veglierai su Abei, — disse il _beg_ con voce imperiosa. - -— Su tuo nipote?... - -— Egli non mi pare franco, Tabriz! È un po' di tempo che io lo osservo -e che noto in lui delle continue esitazioni. - -Egli è geloso di Hossein, geloso della sua lealtà, del suo coraggio, -della sua bellezza, e forse d'altro ancora. - -— Padrone!... - -— All'alba: lo hai detto agli arruolati? - -— Sì, saranno qui tutti, dinanzi alla porta. - -— Tu conosci _Sagadska_. - -— Il capo degli Illiati? - -— Sì. - -— Egli potrà darti forse delle informazioni preziose. Di là devono -passare le _Aquile_, se è vero che si recano a Kitab. - -— Vedrò quel capo. - -— Va' a coricarti: è già tardi. - -— Sì, padrone. - -— E veglia su Hossein e bada ad Abei. - -— Te lo prometto. - -— Va'! — - - - - -CAPITOLO XI. - -Il campo degli Illiati. - - -Cominciava ad albeggiare sulla steppa. Gli uccelli s'alzavano fra le -erbe e volteggiavano allegramente, trillando, sfuggendo velocissimi -agli assalti fulminei dei falchi e degli sparvieri che piombavano, ad -ali chiuse, dalle alte regioni dell'aria. - -Cinquanta uomini, armati di lunghissimi fucili, di pistole e di -_kangiarri_, con immensi turbanti e lunghe zimarre di color bruno e -montati su piccoli cavalli villosi, si erano fermati dinanzi alla porta -della casa occupata dal _beg_, allineandosi su quattro file. - -Erano tutti uomini di statura piuttosto bassa, tarchiati, con spalle -larghissime e lunghe barbe ispide e rossicce, i nasi arcuati come -becchi di pappagalli, la pelle terrea e gli occhi da uccelli da preda. - -Molti erano Sarti, sudditi di Talmà; i più però appartenevano alle -tribù nomadi dei Shagrissiabs, pastori e banditi ad un tempo, venuti -dal Khanato di Bukara, attirati dal desiderio di divertirsi alle spalle -dei ricchi sposi e di mostrare la loro bravura nelle corse dei cavalli, -essendo i migliori cavalieri della steppa turanica. - -Gente di fegato ad ogni modo, pronta a qualsiasi sbaraglio per un po' -di _tomani_, una moneta troppo preziosa in quelle pianure, dove l'oro è -così raro. - -Il _beg_, Hossein, Abei e Tabriz, svegliati dal fracasso prodotto dai -cavalli, erano prontamente discesi sulla via, passando rapidamente in -rassegna la truppa. - -— Credo, Hossein, — disse il _beg_, — che con questi uomini potrai -giungere senza troppi fastidi a Kitab, anche se è vero che i Russi -marcino attraverso la steppa. Cerca di evitarli però e di non lasciarti -cogliere entro le mura della città a menochè... - -— Continua, padre. - -— _Beg Djura bey_ non ti restituisca o ti faccia restituire Talmà. In -tal caso ti lascio libertà di dare addosso a quegli odiati moscoviti. - -— Va bene, padre. - -— In sella, figliuol mio, e non dimenticarti che io aspetto il tuo -ritorno con angoscia. — - -Gli mise una mano sul capo e lo congedò, dicendogli: - -— Hai la mia benedizione; Allah l'ha concessa alle mie mani. — - -Hossein, Abei e Tabriz salirono sui cavalli, e la truppa partì al -trotto, fra i saluti delle donne affollate sulle terrazze e gli spari -dei Sarti, dirigendosi verso oriente, trovandosi Kitab nel Kanato -dell'Emiro di Bukara. - -Dieci minuti dopo, i cinquantatrè cavalieri galoppavano già sulla -steppa, premurosi d'attraversare l'Amu-Darja che è, si può dire, -l'unico fiume che attraversa quelle sterminate pianure e che serve di -frontiera alle tribù turcomanne indipendenti. - -Fin dove giungevano gli sguardi non si scorgevano che erbe ed erbe. - -Nella steppa gli abitanti sono piuttosto rari e non s'incontrano che là -dove scorre qualche fiumiciattolo o dove si trova qualche stagno, non -essendovi nelle altre parti acqua sufficiente per abbeverare i cammelli -ed i montoni, i quali formano l'unica ricchezza delle tribù turaniche. - -Distese immense che potrebbero nutrire mandrie sterminate, non contano -nemmeno dieci famiglie nomadi, mentre vi potrebbero vivere comodamente -centomila persone, perchè quel suolo è tutt'altro che ingrato. - -L'acqua non manca nel sottosuolo: basterebbe costruire dei pozzi -artesiani e quelle lande, oggi inutili, potrebbero diventare il granaio -dell'Asia. - -La truppa procedeva su una lunga linea, ad un trotto moderato, con -Tabriz e Hossein alla testa. Abei invece, che pareva non amasse troppo -la vicinanza del cugino, dopo i fatti avvenuti, era passato in coda, -col protesto di impedire che qualche cavaliere disertasse. - -Hossein, in ventiquattro ore, pareva che fosse invecchiato d'un paio -d'anni. Non era più il giovane ardente di prima, che cavalcava con -una maestria da far invidia ai più famosi cavalieri della steppa, con -quell'aria marziale che faceva tremare i banditi più audaci e che li -metteva in fuga colla sua sola presenza. - -Una cupa disperazione s'era impadronita di lui, accasciandolo -completamente. - -— Mio povero signore! — disse Tabriz, che l'osservava con profondo -dolore. — Si direbbe che tu disperi del tuo destino. - -— La luce rosea che mi irradiava fino a poche ore or sono, io non -la scorgo più, mio buon Tabriz, — rispose il giovine, soffocando un -singhiozzo. — Mi sembra che una notte eterna mi avvolga. - -— Hai torto, signore. Alla tua età non si dispera mai. - -— L'amavo troppo. - -— E anche Talmà t'ama. - -— Come potrà resistere, povera fanciulla, lontana da me? La -costringeranno a dimenticarmi. - -— Fra quattro giorni noi saremo a Kitab, signore, e tue zio è un -_beg_ troppo noto, perchè il _Beg Djura bey_ si rifiuti di renderti -giustizia. - -— E se fosse stato lui a farla rapire? - -— L'affare sarebbe ben diverso allora; tuttavia io non credo che il -_Beg_ abbia ora tempo per occuparsi di Talmà, se è vero che i russi -marciano già verso il khanato. - -— Potessi sapere chi è il miserabile che me l'ha rapita! - -— Lo scoveremo, non dubitare, padrone. - -Sagadska conosce tutti i banditi della steppa e può dare qualche -preziosa informazione sulla direzione presa dalle _Aquile_. - -Egli tiene molti uomini sulle rive dell'Amu-Darja per la raccolta delle -rose e quelli ci diranno se i rapitori l'hanno attraversato. - -Padrone, non disperiamo e cerchiamo invece di guadagnare via. — - -I cavalli mantenevano un galoppo abbastanza rapido, senza aver bisogno -di essere eccitati: era d'altronde la loro andatura ordinaria, che -potevano continuare per moltissime ore, senza nulla chiedere ai loro -padroni prima del tramonto. - -A mezzodì la banda fece una breve fermata sulla rive d'uno stagno, -ombreggiate da quattro o cinque di quegli enormi platani turchestani, -che hanno sovente una circonferenza di settanta piedi ed il cui legname -duro e venato, più bello e superiore di quello dei nostri noci, serve a -fabbricare bellissimi mobili. - -Un paio d'ore dopo la truppa riprendeva le mosse, avanzandosi sempre -più nel cuore della steppa. I cavalli, ben riposati e ben pasciuti, -galoppavano con maggior slancio del mattino. - -Tabriz, che conosceva la steppa a menadito, avendo vissuto molti -anni al di qua ed al di là dell'Amu-Darja, conduceva ora la carovana -orizzontandosi col sole, non avendo i turcomanni alcuna conoscenza -della bussola, istrumento che forse non hanno mai veduto, e che -d'altronde non è affatto necessario a quei nomadi, avendo l'istinto -dell'orientazione al pari dei piccioni viaggiatori. - -La regione, a poco a poco cominciava a diventare meno deserta. In -lontananza, qualche gruppo di tende appariva; tende di forma conica, -di feltro nero, perdute in mezzo alle erbe dove bande di cammelli e -di montoni pascolavano in gran numero; poi su certi tratti sabbiosi -qualche moschea screpolata, col suo minareto sottile, di colore bianco, -spiccava fra tutto quel mare di verzura, indicando il luogo ove, chissà -quante centinaia d'anni prima, una borgata e fors'anche una città -popolosa era esistita. - -Quelle rovine sono frequenti in certe parti della steppa, dove i -vicini persiani hanno lasciato tante tracce della loro antichissima -colonizzazione. Forse quello era il vero paese della terra sacra dei -magi di Zoroastro, del Zend-Avesta, il paese dove Saadi e Hfar hanno -poetato ed amato e dove Leilah ha sorriso. - -Verso il tramonto, Tabriz, che già da qualche ora osservava -attentamente il paese, come se cercasse qualche traccia, indicò a -Hossein un gruppo di tende di colore oscuro, che sorgeva in una specie -di oasi, dove crescevano rigogliose piante di melagrano, dalle frutta -grossissime e assai stimate, _outon bokhàra_ che producono susine -eccellenti d'inverosimile grossezza, cotogni dal tronco enorme e -ciliegi altissimi. - -— Il campo dell'Emiro degli Illiati, — disse poi volgendosi verso -Hossein, che l'interrogava cogli sguardi. - -— È là che abita quel Sagasdka di cui tu mi hai parlato? - -— Sì, signore. - -— È un amico di mio zio? - -— Un tempo hanno combattuto insieme contro i bukari ed i belucistani, -— rispose Tabriz. — Se le _Aquile della steppa_ sono passate attraverso -il suo territorio, ce lo dirà subito. - -— A quest'ora non si rammenterà più nemmeno il nome di Giah Aghà, — -disse Abei, che aveva ripreso il suo posto in testa alla colonna. — Si -dimenticano facilmente gli amici, nella steppa. - -— Al contrario, signore, — rispose Tabriz, un po' piccato. — -Si ricordano forse più che altrove, avendone sovente bisogno per far -fronte ai ladroni della pianura od ai soldati degli Emiri. - -— Vedrai che non si degnerà nemmeno di riceverci nel suo accampamento e -che ci tratterà come pezzenti sospetti. - -Hanno ben altro da fare questi Illiati, che d'occuparsi delle _Aquile_ -e dei nostri affari. - -— Sarà come tu dici, signore, — rispose Tabriz, — io però obbedirò alle -istruzioni datemi da tuo zio. - -— Mio zio crede troppo nelle amicizie, — rispose Abei, con tono ironico. - -Tabriz lo guardò con una certa sorpresa, aggrottando leggermente la -fronte. - -Hossein, assorto nella sua tristezza, sembrava che non avesse udito -nulla, anche perchè si era spinto più innanzi degli altri, frettoloso -di giungere al campo degli Illiati. - -— Tuo zio, signore, — riprese il gigante un po' irato, — ha sempre -saputo scegliere i suoi amici ed io, che sono più vecchio di te ne so -qualche cosa. — - -Nell'accampamento degli Illiati si era manifestato in quel frattempo un -vivissimo movimento. La numerosa truppa dei cavalieri di Hossein, bene -armati, doveva aver messo in apprensione quei nomadi, i quali avevano -probabilmente fatto più volte conoscenza coi banditi della steppa della -fame, ghirghisi, bukari e shagrissiabs. - -I cammelli ed i montoni, che pascolavano a centinaia e centinaia per -la pianura, venivano spinti a precipizio verso i recinti costruiti nei -dintorni dell'accampamento, intanto che gruppi di uomini balzavano in -sella dei loro cavalli, disponendosi sotto le piante, per tenersi al -riparo dietro i grossi tronchi. - -Gli Illiati sono tribù assolutamente nomadi che si distaccano un po' -dai turchestani vivendo esclusivamente sotto tende e cambiando luogo -secondo le stagioni ed i bisogni dell'immenso loro gregge, che forma la -loro principale ricchezza. - -Al principio della primavera scendono dalle montagne, che attraversano -la parte meridionale del Khanato di Bukara e la Persia, e si espandono -per la steppa turanica formando vasti accampamenti, del resto -semplicissimi, posti di preferenza intorno ad uno stagno o sulle rive -d'un torrente e riparati dal vento, temendo molto le cortine di sabbia. - -I loro usi e le loro abitudini differiscono da quelle degli altri -turchestani, alla cui razza d'altronde non sembra veramente che -appartengano e richiamano al pensiero gli antichi tempi dei pastori -patriarcali. - -Gli uomini, che hanno tipo tartaro, più che turcomanno, sono tutti -bellissimi, di alta statura e ben conformati; le donne godono fama di -essere le più graziose della steppa. - -Tabriz, che conosceva l'indole diffidente di quei nomadi, fece fermare -la truppa e s'avanzò in compagnia d'Hossein, verso i giardini che -circondavano l'accampamento, tenendo l'archibugio colle bocca volta -verso terra: - -— Dite al vostro _Emiro_ che i nipoti del _beg_ Giah Aghà chiedono -ospitalità, — gridò, appena fu a portata di voce. — Sagadska non si -rifiuterà di riceverli. — - -Fra gli Illiati vi fu uno scambio di parole, poi un vecchio che aveva -una lunga barba bianca e che mancava d'un occhio, si fece innanzi e, -mentre i suoi uomini disarmavano, rispose: - -— Che i nipoti del mio amico entrino nel campo: sono sotto la -protezione delle leggi dell'ospitalità. — - -La truppa, non avendo ormai più nulla da temere dopo quelle parole, -s'avanzò sotto gli alberi, mettendo piede a terra e levando le briglie -e le selle ai cavalli, mentre Tabriz ed i nipoti del beg entravano -sotto una vasta tenda, sulla cui soglia li attendeva il capo della -tribù, circondato da una mezza dozzina di ragazzine. - -— Siete miei ospiti, — disse, invitandoli a farsi innanzi. - -— Sei tu Sagadska? — chiese Tabriz. - -— Io sono l'amico del _beg_ Giah Aghà, — rispose l'illiato. — Che i -suoi nipoti si siedano al mio fianco. - -— Grazie della tua ospitalità, — gli rispose Hossein. — Noi siamo qui -venuti perchè abbiamo bisogno da te di consigli e d'informazioni. - -— Dopo la cena tu avrai quello che vorrai, — rispose l'illiato. - -— Lascia ora che io compia i miei doveri d'ospitalità e non -preoccuparti della tua scorta: avrà viveri e tende per riposarsi al -coperto. — - -Sotto la grande cupola di feltro era già stata stesa, su un vasto -tappeto persiano, una tovaglia, su cui due giovani pastori avevano -collocato parecchi tondi d'argento, lusso che solo un capo tribù poteva -permettersi. - -— Accomodatevi, — disse Sagadska. — Siete giunti in un buon momento, -festeggiando oggi il dodicesimo anno della mia ultima figlia. - -I servi erano tornati portando vasi e tondi carichi di cibi e di -manicaretti che esalavano profumi appetitosi e che deposero dinanzi -agli ospiti. - -Tutti i popoli della steppa, quando hanno i mezzi sufficienti e ricorre -qualche circostanza straordinaria, amano mangiare bene e la loro cucina -non è così ordinaria come si potrebbe credere in individui che vivono -all'aria aperta e sempre in pericolo, quantunque stupide prescrizioni -del Corano la circoscrivano, vietando il maiale, la lepre anche e molti -crostacei, perchè ritenuti impuri. - -Il loro piatto forte è sempre però il montone che si arrostisce a pezzi -con burro e grasso od intero se è giovane, dopo d'averlo ben imbottito -di mandorle, di datteri, d'uva secca, di bacche e di rose, di pimento -e di spezie diverse; il secondo è il _pilat_, composto di riso bollito, -con pezzi pure di montone. Amano però molto anche i pasticci, che sanno -preparare non meno bene dei persiani e anche la carne bollita, che -condiscono con varie salse assai appetitose. - -I cuochi del capo avevano fatto quella sera veri prodigi, servendo un -gran numero di piatti, ai quali avevano tenuto dietro vasi pieni di -magnifiche melogranate, grossissime, dolcissime e senza il granello -interno, cotogni profumatissimi e poponi pesanti trenta o quaranta -libbre, acquosi, dolci, e colla polpa rossa, bianca, gialla o -verdognola. - -Servito il caffè, il capo fece portare quattro bellissime pipe, per -metà ripiene d'acqua profumata con essenza di rosa e la ciotola carica -di quel fortissimo tabacco chiamato _tumbak_, che è così pregiato da -tutti i popoli turanici. - -— Ora ti ascolto, — disse Sagadska, quando le pipe cominciarono a -funzionare, rivolgendosi a Hossein che aveva appena toccato cibo. — -Leggo nei tuoi occhi una profonda tristezza, che sarebbe incompatibile -colla tua età. - -Quale disgrazia può aver colpito i nipoti del mio vecchio amico Giah -Aghà? - -— Mi hanno rapito ieri la fidanzata, nel momento in cui stavo per -impalmarla. - -— Chi? — gridò il vecchio. - -— Le _Aquile della steppa_ — aggiunse Tabriz, — e siamo venuti a -chiederti se i tuoi uomini le hanno vedute. — - -Il vecchio battè le mani chiamando ad alta voce: - -— Mursa Rabat! — - -Un giovane pastore, che indossava una corta zimarra di panno grossolano -con i bordi gialli e maniche larghissime e alti stivali di pelle rossa, -era subito entrato. - -— Narra ai miei ospiti chi hai incontrato stamane. - -— Un grosso numero di cavalieri che mi parvero ghirghisi e usbeki, -— rispose il giovane. — E alla loro testa vi era un uomo di forme -tarchiate che teneva fra le braccia una fanciulla... - -— Talmà! — esclamò Hossein. - -Il giovane guardò il nipote del _beg_ come per chiedergli di chi -volesse parlare, poi, ad un cenno del suo capo, proseguì: - -— La fanciulla indossava un costume da sposa ed aveva sul capo la tiara -di metallo. - -— Era lei! — gridarono ad una voce Tabriz e Hossein, mentre Abei si -mordeva le labbra. - -— La tua fidanzata? — chiese l'Emiro degli Illiati. - -— Sì, la mia Talmà, — rispose Hossein, facendo un gesto disperato. - -— Calmati signore, — disse Tabriz, e ascoltiamo quest'uomo. Dove si -dirigevano quei cavalieri? - -— Verso levante, — rispose Mursa Rabat. - -— Verso il fiume dunque? - -— Sì, mio signore. - -— Si dibatteva la fanciulla? - -— Non mi parve. - -— Viva lo era però. - -— Sì, la vidi alzare un braccio, come per minacciare il cavaliere che -la portava. - -— A che ora li hai veduti? - -— Verso mezzodì. - -— Galoppavano forte? - -— No, filavano a piccolo trotto e mi parve che le loro cavalcature -fossero molto stanche, perchè alcune rimanevano sovente indietro. - -— Ed erano molti? — chiese Hossein. - -— Un centocinquanta per lo meno, — rispose il giovine illiato. - -— Come possono essere diventati così numerosi? Quelli che mi hanno -rapito Talmà non erano più d'una dozzina. - -— La cosa è facile a spiegarsi, — disse Tabriz. — Si saranno riuniti a -quelli che hanno fatto una dimostrazione armata contro il villaggio. - -— Non sarà il numero che ci tratterrà dall'inseguirli, Tabriz, — disse -il nipote del _beg_, con accento feroce. - -— Sai dove vanno? — chiese Sagadska. - -— A Kitab, — rispose Hossein. - -— Che cosa vanno a fare colà? Ignorano dunque che i russi hanno -lasciato Samarcanda in buon numero, con cannoni e falconetti, per -calmare le idee bellicose di Djura e del bey di Schar? - -— È dunque vero? — chiesero ad una voce Hossein ed Abei. - -— Sì, miei cari ospiti; una forte colonna di moscoviti, comandata dal -colonello Miklalosvky, con molta fanteria ed alcune sotnie di cosacchi, -muove verso le due città, coll'ordine di prenderle d'assalto e di -restituirle, domate, all'Emiro di Bukara. Tutti ne parlano nella steppa -orientale e le informazioni che ho ricevute devono essere esatte. - -— Allora noi non abbiamo tempo da perdere, signor Hossein, — disse -Tabriz. - -— Sì, se volete entrare in città prima che i russi la cingano -d'assedio, — disse l'illiato. — Sono stanchi i vostri cavalli? - -— Galoppano da stamane. - -— Ne ho trecento intorno al campo, — proseguì il capo. — Scegliete i -migliori e partite senza indugio o giungerete troppo tardi. - -Per conto di chi è stata rapita la fanciulla? - -— Del _Beg Djura_, sospettiamo, — disse Hossein. - -Sagadska scosse il capo. - -— Uhm! — fece poi. — Lui ed il bey di Schar hanno troppe faccende che -pesano sulle loro spalle per ora. No, sarà per qualche altro, tuttavia -non vi sarà difficile ritrovare la ragazza. Kitab è poco popolosa e -Schar lo è meno ancora. - -Volete un consiglio da amico? - -— Parla, — disse Hossein. - -— Rivolgetevi direttamente a _Beg Djura_, ditegli che sono io che vi -mando e che se le sue cose andranno male, troverà sempre un rifugio fra -le tribù degli Illiati. - -Partite, amici e varcate al più presto l'Amu-Darja al guado d'Ispas, là -dove i miei uomini raccolgono le rose. - -Può darsi che da loro abbiate qualche notizia dei rapitori. - -Venite a scegliere i cavalli: sono di buona razza e correranno meglio -di quelli delle Aquile. — - - - - -CAPITOLO XII. - -Il Traditore. - - -Era mezzanotte quando la truppa, montata su cavalli freschi, quasi -tutti di razza persiana, lasciavano l'accampamento avviandosi verso -l'Amu-Darja. - -La notizia ormai pienamente confermata che un corpo russo scendeva da -Samarcanda per cinger d'assedio Kitab, li spingeva ad affrettarsi, -non avendo alcun desiderio di venire di buona o di cattiva voglia -coinvolti in quella campagna, quantunque tutti, da veri turchestani, -nutrissero un odio profondo contro quegli insaziabili conquistatori, -che allungavano le loro poderose zampe d'orsi su tutta l'Asia centrale. - -Sapevano per pratica come finivano sempre quelle guerriglie ed a quali -orrori si esponevano i disgraziati insorti contro lo strapotente e -barbaro nemico. - -Non fu che allo spuntare del giorno, dopo una corsa furiosa, -velocissima, che la truppa giunse senza aver fatto cattivi incontri -sulla via dell'Amu-Darja, nei pressi del guado conosciuto sotto il nome -di Ispas. - -L'Amu, che i turchestani chiamano anche Djicon, è il più grosso dei tre -fiumi che solcano l'immensa steppa e che vanno ad ingrossare le acque -del mar d'Aral. - -Nasce da una delle più alte vette del Bolor, nel Pamir e scorre -dapprima sotto il nome di Pani, svolgendosi attraverso regioni -fertilissime, percorre tutta la steppa turanica, non ricevendo che -pochi fiumiciattoli e, come abbiamo detto, va a scaricarsi nell'Aral -dove forma un vastissimo estuario. - -In quasi tutto il suo percorso le alte piante, che nella steppa non -possono svilupparsi per la siccità che regna durante i mesi caldi, -coprono le sue rive, producendo uno strano contrasto colle eterne -erbe che per centinaia e centinaia di chilometri si susseguono -ininterrottamente, con una monotonia desolante. - -Platani di dimensioni colossali, querce, cedri, ginepri e micgasia, -che lanciano il loro bellissimo stelo a cinque o sei metri, crescono a -profusione, ma le piante che soprattutto interessano gli abitanti delle -rive sono i rosai, i quali coprono in certi punti delle estensioni -vastissime, raggiungendo sovente un'altezza di quindici piedi. - -Come si sa, tutti i popoli orientali fanno un consumo enorme di acqua -di rose. Si profumano le vesti e le barbe, bagnano, anzi inzuppano -addirittura i fazzoletti delle persone che vanno a visitarli, ne -mettono nell'acqua delle loro pipe e perfino nei loro pasticci dolci, -sicchè dove quegli splendidi e profumati fiori allignano, vi è una -ricchezza non indifferente da raccogliere. - -Il luogo ove i cavalieri erano giunti, era una di quelli dove appunto i -gentili fiori crescevano a profusione. - -Sotto i faggi, le betulle ed i platani, che coprivano la riva del -fiume, enormi rosai si ergevano, tutti coperti di fiori bianchi, -carnicini, gialli, rossi, scarlatti, i quali esalavano profumi -inebbrianti che i cavalieri aspiravano avidamente, essendo quello per -modo di dire, il loro profumo nazionale. - -— Se qui ci sono tante rose, troveremo ben presto anche i raccoglitori -del capo degli Illiati, — disse Tabriz, fermando il suo cavallo. - -— Aspettiamo che le tenebre si diradino ed intanto andiamo a vedere se -il guado si trova veramente qui. — - -Mentre la scorta scendeva di sella, per concedere ai cavalli un po' di -libertà ed un po' di riposo, ben meritato d'altronde dopo quella lunga -galoppata, Tabriz, Hossein ed Abei si spinsero verso il fiume, passando -sotto giganteschi platani che spandevano al di sotto delle loro fitte -fronde, costantemente inumidite dalle acque, una deliziosa frescura. - -L'Amu-Darja scorreva dolcemente, gorgogliando fra gli ammassi di -giunchi che avevano ormai ingombrato buona parte del suo letto, -formando qua e là minuscoli isolotti, sopra i quali volteggiavano -numerose coppie di uccelli acquatici. - -In quel luogo il fiume non era più largo di cento cinquanta metri e le -sue acque, assai trasparenti, non avevano che qualche metro e mezzo di -profondità, almeno fino ad un certo tratto dalla riva. - -— Sì, è questo il guado, — disse Tabriz. - -— L'hai indovinato, signore, — rispose in quel momento una voce che -usciva da una grande macchia di rosai, accavallati confusamente gli -uni sopra gli altri in modo da formare un colossale e meraviglioso -cespuglio. - -Tabriz si era subito voltato. - -Un uomo, piuttosto vecchio, era sgusciato fra quell'ammasso di rose, -tenendo in mano un cesto di vimini, di forma allungata, pieno già di -fiori. - -— Sei un illiato di Sagadska? — gli chiese il gigante. - -— Sì, signore. - -— Ci manda qui il tuo capo, che ci diede ospitalità ieri sera, per -chiederti se hai visto passare dei cavalieri. - -— Io ho dormito come un orso questa notte, — rispose il raccoglitore -di rose, — ma te lo potranno dire i distillatori che non hanno spenti i -fuochi ieri sera. - -Vuoi seguirmi? Non sono che a pochi passi, dietro a quel macchione di -platani: guarda, si scorge il fumo trapelare attraverso le foglie. - -— Guidaci e avrai una manata di _pouls_[7]. - -— Vieni, signore, — rispose l'illiato, tutto lieto di ricevere una -mancia. - -Attraverso le fronde di quei giganteschi alberi, i tre cavalieri -cominciavano infatti a scorgere colonne di fumo e bagliori prodotti da -grandi fuochi brucianti sotto i lambicchi. - -Ben presto giunsero in mezzo ad una spianata, dove una dozzina -d'uomini, semi-nudi, anneriti dal fumo, madidi di sudore, con lunghe -barbe ispide, s'affaccendavano intorno a sette od otto falò, sopra i -quali bollivano immense caldaie di rame, piene di rose. - -I distillatori turchestani e persiani, lavorano sul luogo ove le -rose vengono raccolte, onde i fiori conservino tutto il loro profumo. -Usano lambicchi affatto primitivi e caldaie della capacità di cento a -centoventi litri. - -I fiori, appena portati dai raccoglitori, vengono messi -nell'apparecchio distillatore, nella quantità di nove a dieci -chilogrammi, ai quali aggiungono in media cinque o sei volte il loro -peso d'acqua. - -Con questo sistema distillano non già l'essenza, bensì l'acqua di rose, -la quale poi, per riuscire perfetta, ha bisogno di una nuova operazione -o meglio d'una seconda distillazione. - -Dopo la seconda bollitura, si vedono apparire piccoli globuli oleosi -d'una tinta giallo-pallida. Il liquido rimasto si pone entro bottiglie -dal collo lunghissimo, i globuli i quali costituiscono l'essenza e che -si radunano alla superficie del recipiente, vengono raccolti mediante -speciali cucchiai perforati. - -Uno spazio di quaranta are, coperto di rosai, può dare durante le -stagioni favorevoli, da mille ottocento a duemila chilogrammi di fiori, -e di quegli spazi ve ne sono di più ampii sulle rive dell'Amu-Darja, — -dai quali i distillatori possono trarre e con poca fatica da seicento a -settecento cinquanta grammi di essenza. - -Considerato che ogni grammo si paga, sia nel Turchestan che in Persia, -circa una lira, si può facilmente comprendere quanto quell'industria -sia produttiva, specialmente per uomini che assai di rado trovano il -modo di guadagnare denaro nelle loro steppe. - -Il capo dei distillatori vedendo apparire i tre cavalieri, guidati -dal raccoglitore di rose, lasciò le caldaie, mosse loro incontro e li -salutò cortesemente con un: - -— Allah vi sia propizio! — - -Informato su ciò che desideravano, l'illiato rispose subito: - -— Dei cavalieri!... Dei banditi volete dire?... Quelli che sono passati -ieri sera, dopo il tramonto, non erano persone oneste. - -— Dopo il tramonto, hai detto? — chiese Hossein. - -— Sì, hanno guadato il fiume alla luce delle stelle. - -— Quanti erano? - -— Un centinaio e mezzo per lo meno. - -— Vi era una fanciulla con loro? - -— Sì, cavalcava una giumenta ed era avvolta in un velo bianco. - -— Non era fra le braccia di un uomo grosso e tarchiato? - -— No!... - -— Però ho veduto anche quello e teneva la giumenta per le briglie. - -— Piangeva la fanciulla? - -— Non ho avuto tempo di osservarla. I cavalieri hanno attraversato -frettolosamente l'Amu-Darja, scomparendo sotto gli alberi dell'opposta -riva. - -— Si sono accampati colà? — chiese Tabriz. - -— Non te lo potrei dire, mio signore. - -— Erano stanchi i loro cavalli? - -— Mi parvero sfiniti. - -— Padrone, — disse Tabriz, volgendosi verso Hossein, — partiamo senza -indugio e guadiamo il fiume. Se i nostri animali non cadono, giungeremo -a Kitab contemporaneamente alle Aquile. - -— Vorrei raggiungerle prima e sterminarle tutte, — soggiunse il -giovane, con impeto. - -— Tu dimentichi, cugino, che essi sono in centocinquanta e tutti -certamente coraggiosi, — osservò Abei, che tormentava nervosamente -i suoi piccoli baffi, irsuti. — Ti hanno dato una prova lampante -nell'assalto alla casa di Talmà. - -— Fossero anche trecento, nessuno mi tratterrebbe di assalirli. - -— Ben detto, signore, — disse Tabriz. — Piomberemo addosso a quei -predoni, come la notte che i lupi ci scortavano. — - -I cinquanta uomini in un baleno furono in arcione, scesero la riva, -preceduti da Tabriz ed entrarono nel fiume le cui acque, come abbiamo -detto, in quel luogo erano piuttosto basse. - -La traversata dell'Amu-Darja fu compiuta senza incidenti, non essendovi -nei corsi d'acqua del Turchestan nè coccodrilli, nè gaviali, come in -quelli della non lontana India. - -La truppa si trovava sul territorio del Khan di Bukara, lo stato più -vasto della Tartaria Indipendente. Indipendente di parola, non di -fatto, perchè anche su quella immensa regione che comprende varii -Kanati, l'avida zampa dell'orso moscovita vi si è appoggiata. - -Gli antichi scrittori arabi hanno chiamato quel territorio un paradiso -terrestre e lo sarebbe forse, essendo fertilizzato dall'Amu-Darja e -dai suoi affluenti, se non fosse abitato da un popolo nomade, dato al -ladroneccio più sfacciato, stanziato solo nell'inverno nelle città e -nei villaggi ed errante colle sue gregge nelle vaste pianure, durante -le altre stagioni. - -Samarkanda, che è la città più importante, ha avuto un passato -splendido, essendo stata scelta come capitale dal famoso conquistatore -asiatico Timur-Lent, meglio conosciuto sotto il nome di Tamerlano. -Aveva allora una popolazione numerosissima ed era così potente da -poter mettere in campo da sola ben sessantamila cavalieri ed i suoi -trafficanti si spingevano fino alla Grande Tartaria Chinese, nel cuore -del grande continente asiatico. - -Oggidì, quantunque estenda ancora i suoi sobborghi nella meravigliosa -valle del Sogd, quantunque abbia la sua accademia di scienze, traffichi -ancora animatamente e abbia molte fabbriche, ove si tesse la seta più -stimata dell'Asia, ha molto perduto del suo antico splendore al pari -di Bukara, ove risiede per la maggior parte dell'anno il potentissimo e -anche barbarissimo Khan, e che fu centro di uomini dotti e celebri non -solo per l'Oriente, ma anche per l'Europa: vi fu il famoso Ebu-Sino, da -noi chiamato Avicenna. - -Era il momento, per la banda condotta dai due nipoti del _beg_ e da -Tabriz, di stare molto in guardia, perchè tutto il kanato, specialmente -verso il fiume, è percorso incessantemente da orde di Usbechi e da -Ghirghisi. - -Tabriz, appena messo piede sulla riva opposta dell'Amu-Darja, fece fare -alla truppa una seconda fermata, poi accompagnato dal solo Hossein, -fece una galoppata sotto le altissime e frequenti piante, risalendo -verso il settentrione. - -— Che cosa cerchi, Tabriz? — chiese Hossein, vedendolo guardare -attentamente la terra. - -— Le tracce dei banditi, — rispose il gigante. — Per di qua devono ben -essere passati e sarei ben lieto di trovarle. — - -Continuarono ad avanzarsi sotto i platani e le betulle, che coprivano -la riva, finchè un grido di trionfo sfuggi a Tabriz. - -— Eccole!... — - -Sul suolo, che era umidissimo in quel luogo, si scorgevano nettamente -numerose impronte lasciate dagli zoccoli d'un grosso numero di cavalli. - -Tabriz balzò a terra per meglio osservarle, quando Hossein lo vide -rialzarsi prontamente e staccare il lungo archibugio che pendeva dalla -sella del suo cavallo. - -— Cos'hai, Tabriz? — chiese il giovine. - -Il gigante invece di rispondere, gli fece segno colla mano di -star zitto, poi armò il fucile appoggiando il calcio alla spalla -è puntandolo verso un folto cespuglio che circondava la base d'un -enorme platano. Hossein, temendo giustamente un improvviso attacco, -trovandosi, come abbiamo detto, in un territorio frequentato dai -banditi delle steppe, si era affrettato ad imitarlo. - -— Che cos'hai veduto o udito dunque? — chiese il giovane impazientito, -non vedendo comparire nessuno. - -Un gemito che uscì dal mezzo del cespuglio fu la risposta. - -— Vi è qualche ferito là dentro, — disse finalmente Tabriz. — Hai -udito, signore? - -— Sì. — - -Tabriz s'avvicinò cautamente al platano e colla canna dell'archibugio -mosse le fronde dei cespugli, dicendo: - -— Mostra il tuo viso, amico noi non siamo briganti. — - -I rami subito si mossero ed un uomo piuttosto attempato, quasi -interamente nudo, non avendo indosso che una camicia brandellata, -comparve. - -— Risparmiate la vita ai un povero uomo, — disse. — Allah ha proibito -di uccidersi fra correligionari. - -— Chi sei? — Chiese il gigante, abbassando il fucile. - -— Un usbeko di Kitab. - -— Che cosa fai costì così nudo? - -— Sono stato assalito da una banda di briganti, derubato dei miei -montoni che aveva qui condotti a pascolare, bastonato e per sopra -mercato anche spogliato delle mie vesti. - -— Quando? - -— Ieri sera. - -— Erano _Aquile della steppa_? - -— Può darsi. - -— Avevano una fanciulla con loro? - -— Non l'ho veduta. - -— Quanti erano quei briganti? - -— Una ventina. - -— Non ve n'erano altri nel bosco? - -— Sì, mi pare d'aver udito dei cavalli a nitrire al di là degli alberi. -Signore non lasciarmi qui solo, così nudo e senz'armi. Vi sono dei lupi -e delle pantere fra queste macchie. — - -Tabriz interrogò Hossein collo sguardo. - -— Potrà servirci da guida, — rispose il giovane. - -— Sali dietro di me, — disse il gigante all'usbeko. — Vedremo di darti -qualche cosa per coprirti. - -— Io sarò il tuo schiavo, — rispose il disgraziato, con voce gemente. — -Oramai ho tutto perduto. - -— Ti vendicheremo, disse Tabriz. — Stiamo cercando appunto le -_Aquile_. — - -Salì in sella e dietro di lui montò l'usbeko, profondendosi in lunghi -ringraziamenti. - -Quando tornarono verso il guado, i Sarti ed i Shagrissiabs erano ancora -in sella, pronti a riprendere la corsa. - -Tabriz privò qualcuno della giacca, un altro d'una coperta, onde -coprire l'usbeko, e mentre Hossein informava Abei dell'accaduto, si -rimisero in cammino al piccolo trotto, dietro le tracce lasciate dalle -_Aquile_. - -Attraversata la zona che aveva un'estensione di poche centinaia di -metri, la truppa ritrovò la steppa. - -Quantunque il Khanato di Bukara sia infinitamente più fertile del -Turchestan occidentale, non è privo di steppe, le quali si stendono per -centinaia di miglia. Anche là si manifesta quel singolare fenomeno che -si osserva nei territori dei Cosacchi e dei Curdi del mar Caspio. - -Alla base delle montagne, le foreste cessano bruscamente per non -ritrovarle che lungo le rive dei fiumi ed il suolo calcareo scompare -per cedere il posto alla terra nerastra della steppa, sulla quale -spuntano e crescono benissimo erbe e cereali, quando un po' d'acqua li -favorisce. - -Tutti coloro che hanno percorso quelle pianure immense, si sono chiesti -la soluzione di quello strano problema: perchè la steppa col suo -manto di terra fertile, tanto più ricca, inquantochè non è mai stata -coltivata, quindi ancora vergine, non produce alcuna pianta da fusto? -I venti ardenti e troppo gelati che soffiano impetuosissimi su quelle -sconfinate pianure, s'oppongono forse alla vegetazione arborescente? - -Forse la spiegazione dello strano fenomeno lo si deve al fatto, più -probabilmente, che lo strato di terra fertile non è più profondo -di trenta o quaranta centimetri e che si basa su un fondo d'argilla -compatta, impenetrabile alle radici delle piante. - -Di passo in passo che la truppa s'allontanava dall'Amu-Darja, -cominciavano ad apparire, specialmente inoltrandosi sempre più nel -territorio bukarino, accampamenti intorno agli stagni. - -Gruppi di tende nere, di forma conica, si mostravano di quando in -quando, poi lunghe carovane di cammelli e torme immense di montoni, -dalla coda grossissima, scortati da cavalieri armati e dall'aspetto -poco rassicurante. - -Erano per lo più usbechi e turchi, padri questi degli Osmani che hanno -conquistata l'Asia Minore, l'Arabia e la Turchia europea, uomini fieri -e bellicosi, che sono sempre in armi contro i ghirghisi ed i bukari. - -Tutte quelle carovane si dirigevano verso la frontiera occidentale, con -una certa fretta che colpì Tabriz. - -— Si direbbe che fuggano dinanzi a qualche pericolo, — disse il -brav'uomo a Hossein. — Vediamo di che cosa si tratta. — - -Spinse il cavallo verso un gruppo di turchi che scortavano un centinaio -di cammelli e che guardavano sospettosamente la truppa d'Hossein, -chiedendo spiegazioni. - -— I russi, — gli fu risposto. - -— Sono già intorno a Kitab? - -— Non ancora, ma fra poco. - -— Bisogna affrettarsi, — mormorò il gigante, tornando verso i suoi -compagni. — Corriamo il pericolo di rimanere tagliati fuori dalla -città. — - - - - -CAPITOLO XIII. - -Kitab. - - -Non ostante gli sforzi prodigiosi compiuti dai cavalli e la fretta -dei cavalieri, la notte li sorprese a una quarantina di chilometri -da Kitab, nei dintorni del minuscolo e ormai deserto villaggio di -Iskander. - -Animali e uomini erano così sfiniti da quella marcia, che durava da -quasi quarantotto ore, da rendere impossibile una maggiore avanzata. - -Hossein e Tabriz, che non volevano rovinare completamente le loro -cavalcature, dalle quali attendevano preziosissimi servigi nell'attacco -ai briganti della steppa, si videro quindi costretti a dare il segnale -della fermata. - -D'altronde non pareva che i russi avessero già investita Kitab perchè, -anche poco prima del tramonto, avevano incontrate immense greggi di -montoni e lunghe file di cammelli che fuggivano verso occidente, senza -però troppo affrettarsi, mentre invece non avevano ancora scorto nessun -gruppo di cosacchi dell'avanguardia. - -Essendo state le dieci o dodici capannucce di fango secco, che -costituivano il minuscolo villaggio, abbandonate dagli abitanti, la -scorta senz'altro le occupò, legando i cavalli intorno ai pali che -erano piantati dinanzi alle porte. - -— Ripartiremo dopo la mezzanotte, — disse Hossein a Tabriz e ad Abei. — -Cinque o sei ore di riposo saranno bastanti per i nostri uomini e per i -nostri cavalli. — - -Cenarono alla lesta, colle provviste che erano rinchiuse nei sacchetti -di pelle appesi alle selle, poi tutti si stesero al suolo, divisi in -gruppi e non tardarono ad addormentarsi, essendo affranti. - -Due uomini soli non avevano chiusi gli occhi: Abei e l'usbeko che -Hossein e Tabriz avevano raccolto quasi nudo nella piccola foresta -dell'Amu-Darja. - -Durante la corsa, quei due uomini si erano già scambiate parecchie -occhiate e qualche rapido cenno, come se già da tempo si conoscessero e -attendessero l'occasione propizia d'incontrarsi. - -Il nipote del _beg_, che doveva essere impaziente di trovarsi solo -coll'usbeko, quando si fu ben assicurato che suo cugino e Tabriz -dormivano profondamente, uscì silenziosamente dalla capanna e strisciò -verso il primo gruppo di cavalli, dove si scorgeva vagamente, coricata -fra le erbe, una forma umana. - -— Dormono, — disse Abei sotto voce. — Che cosa significa la tua -presenza qui, Hadgi. — - -Il luogotenente del disgraziato _mestvires_ si era prontamente alzato, -girando all'intorno uno sguardo sospettoso. - -— Ti aspettavo, signore, — disse poi, — per ricevere da te nuovi -ordini. Noi non avevamo previsto l'invasione dei russi. Sai che stanno -per assalire Kitab? - -— L'ho appreso lungo il viaggio, — rispose Abei. - -— Quella gente può guastare i tuoi affari, signore, ed è per questo -che io ti ho aspettato sulle rive del fiume. Ero certo che Hossein ci -avrebbe inseguiti e che sarebbe passato per quel guado, che d'altronde -è l'unico che esista su cinquanta miglia di fiume. - -— Hai giuocato una carta pericolosa. - -— Perchè, signore? Hossein e Tabriz non mi conoscono ed ingannarli era -cosa facilissima. - -Non ho fatto altro che spogliarmi e nascondere le mie vesti e le mie -armi in mezzo ad un folto cespuglio. Come hai veduto, hanno creduto a -quanto io ho loro narrato e non hanno avuto il menomo sospetto. - -— Sei un birbante intelligente, — disse Abei. - -— Si fa quello che si può, signore, — rispose il bandito, sorridendo. - -Ditemi ora dove devo condurre Talmà. Questi russi che s'avanzano -rapidamente m'inquietano non poco. - -— Non hai tu qualche rifugio fra le montagne di Kasret-Sultan? - -— Vi sono lassù delle caverne meravigliose, signore, quantunque -trasudino petrolio da tutte le parti. - -— Tu entrerai in Kitab, attraverserai la città, mettendo bene in vista -Talmà, e alla sera te ne andrai fra le montagne. Non vi sarà alcun -pericolo. - -Se anche la fanciulla griderà di essere stata rapita e che voi siete -Aquile, nessuno se ne preoccuperà. Dirai che è una pazza che riconduci -alla sua famiglia e poi hanno ben altro da fare quegli abitanti in -questi momenti. - -— Non comprendo però lo scopo di questa gita attraverso a Kitab. - -— Non è necessario che tu per ora abbia maggiori spiegazioni. Quasi -tutti i tuoi uomini mi conoscono, è vero? - -— La sera che tu ti sei presentato al nostro accampamento, per proporci -il tuo affare, signore, vi erano tutti e nessuno ha scordato il tuo -viso. - -— Lascerai dunque a Kitab un paio dei tuoi banditi, onde mi guidino più -tardi al tuo rifugio. - -— Bada, signore, che i russi calano rapidissimi e che se t'indugi, -correrai il pericolo di farti assediare in Kitab. - -— È quello che desidero, — rispose Abei. - -— Non ti capisco. - -— Non importa: a te deve solamente importare di guadagnarti la somma -che t'ho promessa e che ti appartiene, ora che il mestvire è morto. - -— L'ho saputo, — disse Hadgi. — Tuo zio è stato troppo crudele, però -devo essergli riconoscente, perchè da luogotenente sono diventato il -capo delle _Aquile_. - -— Non ti lagnare dunque. - -— Oh no, signore, — disse il bandito. - -— Ora vattene. Che siano già giunti a Kitab i tuoi uomini? - -— Aspetteranno che li raggiunga, prima di entrare nella città. - -— Allora spicciati. - -— Addio, signore: conta sulla mia fedeltà. - -— E tu sui miei _tomani_ — rispose ironicamente Abei. - -Hadgi staccò un cavallo, gli avvolse la testa onde non nitrisse, balzò -in sella e si slanciò attraverso la steppa, dileguandosi ben presto fra -le tenebre. - -— I russi giungono in buon punto, — mormorò Abei, quando il bandito fu -scomparso. — Baba beg, non si sarà scordato di essere stato un giorno -salvato da mio padre e mi aiuterà. - -Ah!.... Tu volevi tutto per te, cugino: la bellezza e la felicità, il -coraggio e l'ammirazione di tutte le donne della steppa!... Ed a me, -che sono pure figlio d'un _beg_, nulla? Almeno Talmà l'avrò, dovessi -ucciderti!... Senza quella fanciulla che io ho amata segretamente -prima di te, che cosa sarebbe la mia vita? Voi due non conoscete ancora -Abei! — - -Strisciò verso la capanna ed entrò senza far rumore, coricandosi sulla -gualdrappa che gli serviva da tappeto. - -Hossein e Tabriz dormivano sempre profondamente e di nulla si erano -accorti. - -Era appena passata la mezzanotte, quando i Sarti ed i Shagrissiabs si -svegliarono; chiamandosi reciprocamente. - -Hossein e Tabriz, destati da quel vocìo e dai nitriti dei cavalli, si -alzarono prontamente uscendo all'aperto. - -— In sella, — comandò il giovane. — All'alba entreremo in Kitab. - -Signore, — disse un Sarto, avvicinandoglisi, — manca il mio cavallo. - -— E anche l'usbeko che hai raccolto, — disse un altro. - -— Che vada a farsi appiccare dove vuole, — disse Tabriz. — Non -inquietiamoci per la fuga di quel birbante. Montate e partiamo. - -Quello a cui manca il cavallo salga dietro a qualche compagno. - -Lesti od i russi giungeranno prima di noi. — - -In meno di un minuto i cavalli furono insellati ed imbrigliati e la -truppa riprese le mosse, sempre guidata da Tabriz. - -La steppa, a poco a poco scompariva. Numerosi villaggi si mostravano, -specialmente verso il sud, dove le terre erano solcate da affluenti -dell'Amu-Darja; e giardini ricchi d'alberi, di prugni, d'albicocchi, -di melogranati e anche di viti, cominciavano ad estendersi in tutte le -direzioni. - -Qua e là, in mezzo alle erbe, platani, betulle, pioppi, ulivi, querce, -cedri e anche pini, formavano gruppi pittoreschi, specialmente intorno -agli stagni, sorgendo fra colossali cespi di rose di China, coperti di -fiori bianchi e rossi. - -La banda s'affrettava. I cavalli ai quali quel breve riposo era bastato -per rimetterli in gambe, galoppavano splendidamente, senza aver bisogno -di venire aizzati. - -Ai primi albori, Tabriz indicò a Hossein il profilo della catena dei -Kasret-Sultan-Geb, che s'innalza dietro a Kitab e poco dopo una selva -di esili minareti dalle cupolette scintillanti. - -— Ci siamo, signore, — disse. - -Hossein provò come una scossa e si portò una mano sul cuore. - -— Che fra poco la riveda? — si chiese con angoscia. - -— Se non ci hanno ingannati e se si trova veramente laggiù, noi la -riprenderemo alle _Aquile_, signore. - -Il nome che porta tuo zio è troppo noto nella steppa, perchè il nuovo -Emiro di Kitab non lo abbia già udito risuonare ai suoi orecchi ed egli -non si rifiuterà di aiutarci nelle nostre ricerche, specialmente se la -nostra domanda sarà appoggiata da qualche migliaio di _tomani_, somma -che apprezzerà assai in questi momenti. - -— Lo conosci tu _Djura-Bey_? - -— L'ho veduto più d'una volta, — rispose Tabriz. - -— Che uomo è? - -— Un ambizioso, che già più volte ha tentato di ribellarsi al suo -padrone, l'Emiro di Bukara. Egli vorrebbe, a quanto sembra, imitare -Yakub, l'antico luogotenente dell'Emiro, che dopo essersi fatto -dichiarare dal popolo _Atalek gazi_, ossia difensore della fede, si -è formato un bel regno a spese del suo signore, e dei chinesi della -Duzungaria. - -Disgraziatamente avrà da fare i conti coi russi e la finirà male. - -— Noi non ci intrigheremo nei suoi affari. - -— Ehi... Chissà, cugino, — disse Abei, che cavalcava al suo fianco. — -_Djura-Bey_ potrebbe domandare il nostro appoggio. Cinquanta uomini, -montati come lo sono i nostri, potrebbero essergli di grande utilità in -questo momento. - -— Rifiuteremo, — disse Hossein. - -— E lui ti dirà che te la cerchi tu, Talmà. - -— È certo che vorrà approfittare dell'occasione per rinforzare il -suo piccolo esercito, — disse Tabriz. — D'altronde non mi spiacerebbe -menare le mani sui russi. - -— Vedremo, — concluse Hossein. - -Kitab era ormai in vista e si spiegava dinanzi agli occhi dei -cavalieri, trovandosi quella città su un'altura, al pari di Schaar, la -sua vicina, pure ribellatasi all'autorità dell'Emiro di Bukara. - -Si vedevano distintamente le sue moschee dipinte in bianco, colle -cupole dorate, i suoi ridotti, le sue mura merlate ed i suoi splendidi -giardini, divisi in vasti quadrati e cinti da terrapieni altissimi per -rinforzare le difese della città. - -Tabriz e Hossein stavano per dar l'ordine di sferzare i cavalli, quando -in lontananza si udirono alcune scariche di moschetteria e alcuni colpi -di cannone. - -— I russi! — esclamarono entrambi. - -— Affrettiamoci o giungeremo troppo tardi, — disse Abei, spronando -impetuosamente il cavallo. — Vedo delle nubi di polvere verso il -settentrione: là vi è qualche corpo di cavalleria. - -— Allentate le briglie: ventre a terra! — gridò Tabriz. - -I cinquanta cavalli, eccitati dalle grida e dai colpi di piede dei -cavalieri, partirono a corsa sfrenata, facendo rimbombare il suolo che -non era più coperto d'erbe. Pareva che un vero uragano passasse. - -I colpi di fucile si seguivano regolari, segno evidente che quelli -che facevano fuoco erano soldati perfettamente disciplinati, che -non sparavano a casaccio e di quando in quando vi facevano eco delle -detonazioni secche, poderose, che sembravano prodotte da racchette o da -falconetti, piuttosto che da veri pezzi d'artiglieria. - -Al di là della lunga distesa di giardini, s'alzavano di tratto in -tratto nuvoloni di polvere, che in certi momenti offuscavano perfino -la luce del sole. È già noto che tutto il Turchestan orientale e -settentrionale è polverosissimo, e che basta un soffio d'aria od -il galoppo di qualche squadrone di cavalleria per sollevare cortine -immense d'una specie di sabbia quasi impalpabile, che ricade molto -lentamente e che attraversa intere regioni prima di depositarsi. - -Certamente un vivo combattimento doveva essersi impegnato, fra i -cavalieri del Bek di Kitab e di quelli dello Schaar ed i cosacchi che -il colonnello russo Miklalowsky, incaricato dal governatore generale -del Turchestan di domare i ribelli, conduceva da Samarcanda. - -Già le truppe di Hossein non distavano che poche centinaia di metri -dalla torre sovrastante la porta di Ravatak, quando scorsero una nuvola -di cavalieri scendere a galoppo sfrenato le alture, mentre sopra le -loro teste scoppiavano delle granate. - -— I Shagrissiabs! — gridò Tabriz. — Pare che abbiano avuto il loro -conto se scappano in quel modo!... - -Un sorriso comparve sulle labbra di Abei. - -— Allah mi protegge, — mormorò fra i denti. — Era quello che aspettavo. -Chi rifiuterà il nostro soccorso? — - -I cavalieri del Bek di Kitab e quelli del Bek di Schaar giungevano a -briglia sciolta, urlando ferocemente e volgendosi di quando in quando, -per fare delle scariche, che non dovevano fare troppo danno ai russi, -nascosti in mezzo al polverone. - -— Lesti, amici! — gridò Hossein. — Giungeremo prima di loro! — - -Con un ultimo slancio i cavalli superarono le ultime centinaia di metri -e, varcato il ponte levatoio, irruppero sotto la porta di Ravatak, -mentre sui ridotti della cittadella tuonavano le racchette ed i -falconetti del _Beg Djura bey_. - - - - -CAPITOLO XIV. - -I fanatici del Turchestan. - - -Kitab, senza avere l'importanza di Bukara, di Kiva e di Samarcanda, le -tre città più popolose e più famose del Turchestan, e ritenute le tre -regine della steppa, come le chiamano i turani, era nel 1875 una città -ragguardevole, se non pei suoi commerci, per la sua popolazione e per -le sue fortificazioni che, collegate con quelle di Schaar, la rendevano -molto temuta. - -Non era veramente una rôcca, assolutamente inespugnabile per truppe -specialmente europee, tuttavia i barbari la ritenevano talmente salda, -da non osare assalirla, nè sfidare i suoi venti pezzi d'artiglieria che -guarnivano, insieme ad un certo numero di falconetti, i ridotti della -cittadella. - -Come tutte le città turchestane, aveva un gran numero di moschee con -altissimi minareti, spaziosi bazar, una salda cittadella, bellissimi -giardini; ma le sue case basse, ad un solo piano, coi loro muri -di terra battuta, dello spessore d'un metro, coi tetti sorretti -da travicelli e di canne impastate di creta, le davano un aspetto -piuttosto miserabile. Solo il palazzo del bey a più piani, con -vaste gallerie e terrazze di stile mezzo Chinese e mezzo mussulmano, -risaltava colla sua mole maestosa, in mezzo a quel caos di casupole che -le piogge di quando in quando sgretolavano e scioglievano. - -Nel momento in cui i cinquanta cavalieri irrompevano sotto la porta -di Ravatak, slanciandosi a gran galoppo attraverso le vie con Hossein, -Abei e Tabriz alla testa, una viva emozione regnava nella città. - -Uomini a cavallo ed a piedi s'incrociavano in tutte le direzioni, -urlando ferocemente e agitando forsennatamente fucili, scimitarre, -_jatagan_ e _kangiarri_, mentre schiere di donne e fanciulli fuggivano -pei giardini, spingendosi innanzi, a legnate, bande di cammelli e -greggi innumerevoli di montoni. - -In tutte le case echeggiavano grida e bestemmie e sulle terrazze -rimbombavano colpi di fucile, sparati a casaccio contro un nemico -invisibile, poichè nessun russo fino allora si era mostrato, nemmeno -dietro alla cavalleria di _Djura-bey_, che si rifugiava in pieno -disordine verso la città, fra un tumulto spaventevole. - -— Al _bazar_! — gridò Tabriz ai suoi uomini. — Andiamo a prendere -possesso del caravanserraglio. — - -La truppa attraversò, sempre al galoppo, la parte meridionale della -città, non senza aver travolto più d'un fuggiasco e si fermò su una -vasta piazza, in parte coperta da immense tende ed ingombra di banchi -completamente vuoti, poichè tutti i rivenditori erano scappati, -portandosi via le loro preziose merci. - -Tabriz dopo d'aver dato uno sguardo all'intorno, s'avviò verso un -massiccio fabbricato, che si ergeva in un angolo della piazza e che -aveva parecchie porte. - -— Occupiamo il caravanserraglio, innanzi tutto — disse a Hossein che lo -interrogava collo sguardo. — Aspettiamo che si ristabilisca un po' di -calma, prima di andare a far visita a _Djura-Bey_. - -I russi non saranno così sciocchi di assalire la città, senza aver -prima aperte delle brecce. - -— Credi che non approffittino della fuga dei cavalieri del _beg_ per -dare subito l'assalto? — chiese il giovane. - -— Kitab è bene fortificata, signore, ed i russi non devono ignorarlo. - -Pel momento non vi è alcun pericolo. - -— Cugino, — disse Abei, — se non ti spiace m'incarico io di andar a -trovare il beg di Schaar, che è l'alleato di Djura. A me non potrà -rifiutare il suo appoggio, avendo un debito di riconoscenza da saldare -con mio padre. - -— Me ne hai parlato una volta, — rispose Hossein. — Mi pare che tuo -padre gli abbia un giorno salvata la vita. - -— Sì, cugino. - -— Se ne ricorderà ancora il beg? - -— Glielo rammenterò io quel prezioso favore, e vedremo se oserà -dimenticarsi di mio padre. - -— Che sia tornato? - -— Se la sua cavalleria è rientrata, suppongo che non sarà rimasto fuori -dalle mura ad aspettare le palle dei falconetti russi, — disse Tabriz. - -— Saprò io scovarlo fuori, — rispose Abei. — O nel palazzo di Djura o -nella cittadella lo troverò. - -Se tardo non inquietarti, cugino. — - -Mentre i cavalieri entravano nel caravanserraglio, che non era altro -che un immenso stanzone destinato a servire di ricovero alle carovane -provenienti dalla steppa, Abei, dopo aver rifiutato una scorta salì -lentamente verso il centro della città, dove su una piccola altura -sorgeva la cittadella, formata da quattro ridotti e da terrapieni -cintati e merlati. - -— È più probabile che lo trovi lassù, fra i suoi cannoni, — si era -detto il nipote del _beg_ con un perfido sorriso. — Mio caro cugino, ti -giuocherò un tiro che darà Talmà in mia mano.. - -I miei _tomani_ voglio spenderli bene. — - -Quantunque al di là dei giardini non tuonassero più le racchette ed -i falconetti dei russi e nessun pericolo pel momento minacciasse la -città, la popolazione non si era ancora calmata. - -Torme di armati continuavano a percorrere le vie, come se fossero -impazziti o come se i russi fossero già sotto le mura della città, e -sulle terrazze si sparava sempre. Anche i cannoni della cittadella -tuonavano, con un crescendo spaventevole, sprecando inutilmente le -munizioni, mentre sulla cima degli esili minareti si udivano le voci -strillanti dei _muezzin_ a gridare a squarciagola: - -— All'armi, figli d'Allah e credenti d'Ali e d'Hussein!... Ecco -gl'infedeli! — - -Abei continuava a salire le vie tortuose che conducevano alla -cittadella, senza preoccuparsi di tutto quel baccano. Girava invece -continuamente gli sguardi intorno a sè, colla speranza di incontrare -qualcuno dei banditi che Hadgi doveva aver lasciato in Kitab. - -Era ansioso di sapere se le _Aquile_ avevano avuto il tempo di uscire e -di condurre, sulle montagne, Talmà. - -— È impossibile che non si siano accorti del nostro arrivo, — -mormorava. — Cinquanta uomini e per di più a cavallo si notano subito. - -Chissà che non mi aspettino nei dintorni del caravanserraglio. — - -Erano le nove del mattino, quando giunse dinanzi alla cittadella, che -era guernita di quattro ridotti in forma di mezzaluna. - -Su uno di quelli scorse subito un uomo piuttosto attempato, vestito -come un principe, con grandi ricami d'oro sulla lunga casacca bianca ed -il capo riparato da un immenso turbante di mussola verde, il colore che -possono portare solo coloro che hanno compiuto il pellegrinaggio alla -Mecca, e che dà a quelle persone una specie di titolo di santità. - -S'avvicinò ad una delle porte del ridotto; ma dovette subito fermarsi -perchè la sentinella che vegliava, un _shagrissiabs_, di statura -gigantesca ed immensamente barbuto, l'aveva subito preso di mira con -una specie di trombone, minacciando di crivellarlo con una tempesta di -pallottoloni mescolati a chiodi. - -— Metti da parte la tua racchetta, — gli disse Abei, con accento -ironico. — Va' invece ad avvertire _Baba beg_ che il nipote di _beg_ -Giah Aghà e figlio di Abei Hakub, desidera vederlo. Sarà tanto di -guadagnato per la vostra causa. — - -Il _shagrissiabs_, impressionato dal tono altero del giovane e anche -dalla sua calma, chiamò alcuni compagni e trasmise loro la domanda. - -Un momento dopo la porta si spalancava a due battenti ed Abei entrava -nella cittadella, scortato da quattro artiglieri, passando fra due -altissime muraglie di mattoni, che oscillavano pericolosamente ogni -volta che i cannoni dei ridotti tuonavano sulla cima delle scarpate. - -All'estremità dello stretto sentiero, che girava intorno ai bastioni, -su una piccola spianata dove si trovavano collocate, su dei cavalletti, -alcune racchette, lo aspettava il beg di Schaar, appoggiato sulla sua -lunga e molto arcuata scimitarra. - -— È vero che tu sei il figlio di Abei Hakub? — chiese l'ex luogotenente -dell'Emiro di Bukara, mentre il giovane scendeva da cavallo. - -— Forse che non somiglio a mio padre, beg? — chiese il giovane. — Mi -hanno detto che sono il suo ritratto. - -— Infatti — disse il beg, — tu mi ricordi l'uomo a cui io devo la vita. -Che vuoi da me? - -— Hai saldato verso mio padre il tuo debito di riconoscenza? — chiese -Abei. - -Il beg lo guardò un po' inquieto, mentre faceva cenno agli artiglieri -di allontanarsi. - -— Tu giungi in un brutto momento, giovanotto, — gli disse poi. — -Abbiamo i russi alle porte della città. - -— Od invece in un buon momento? — disse Abei. — Io non sono qui venuto -solo, anzi ti ho condotto cinquanta cavalieri, che forse valgono come -duecento dei tuoi _shagrissiabs_. — - -Il beg lo guardò con un certo stupore, poi un sorriso illuminò il suo -volto. - -— Come? — esclamò — tu vieni a chiedermi di pagarti il debito di -riconoscenza che io devo a tuo padre e nel tempo stesso mi porti degli -aiuti? - -— Sì, ma ad una condizione, beg, — disse Abei. - -— Quale? - -— Che tu mandi i miei uomini ed i loro capi dove sarà più intenso il -fuoco dei russi. - -— Io non ti comprendo, giovinotto, — disse Baba, il cui stupore -aumentava. - -— Tu devi riconoscenza a mio padre? - -— È vero: egli mi ha salvato la vita nella steppa, un giorno in cui una -torma di ghirghisi nella piccola orda, mi aveva assalito e stava per -opprimermi. - -— Rispondi prima ad una domanda che ti rivolge il figlio del tuo -salvatore. - -— Parla. - -— Ieri dei cavalieri che giungevano dalla steppa sono entrati qui, è -vero? - -— Sì, me l'hanno detto. - -— Avevano una fanciulla con loro? - -— Anche questo è vero. Pare che si trattasse di qualche matrimonio -perchè la fanciulla indossava le vesti nuziali ed aveva sul capo una -tiara ricchissima. - -— Dove si trovano ora? - -— Non lo so. Hanno attraversata la città a corsa sfrenata, uscendo -dalla parte opposta. - -— Non si sono fermati? — chiese Abei, con uno slancio di gioia. - -— No. - -— Il tuo debito di riconoscenza è pagato, _beg_. - -— In qual modo? - -— La truppa che io ti ho condotto è guidata da mio cugino, pur lui -nipote del _beg_ Giah Aghà: Metti i suoi uomini in prima linea, -esponili al fuoco dei russi più che potrai e non curarti d'altro. - -Al resto penserò io: tu mi hai pagato. - -— Ecco una cosa a buon mercato, — disse il _beg_, sorridendo. — Io non -indagherò il mistero che ti spinge a sacrificare quegli uomini. - -Ho bisogno di valorosi e mi varrò di loro. - -— Quando credi che i russi daranno l'assalto? - -— Non prima di domani. - -— Hai qualche speranza di tenere testa a loro? - -— Sì, se riuscirò a fanatizzare i miei cavalieri e la popolazione. -Questa sera lancerò i _muezzin_ attraverso le vie della città e farò -loro invocare la protezione di Alì e di Hussein, portando in giro -la veste verde dell'uno e la spada dell'altro e le colombe bianche, -simbolo del loro martirio. - -— Ho la tua parola, _beg_? - -— L'hai, — rispose Baba, — così se morrò nella pugna anche questo -debito l'avrò pagato. — - -— Ci rivedremo al fuoco. — - -Abei risalì sul suo cavallo, salutò con un gesto della mano il _beg_ e -uscì dalla cittadella, scendendo a piccolo trotto, verso la piazza del -_bazar_. - -Dieci minuti dopo, ilare e sorridente, rientrava nel caravanserraglio. -Tabriz e Hossein, che stavano preparandosi il pranzo, avendo acquistato -alcuni montoni per loro e per la scorta, vedendolo, si affrettarono a -muovergli incontro. - -— Dunque, cugino? — chiese il giovane, che era diventato pallido. - -— La tua Talmà è qui — rispose Abei. - -— Dove? — gridò Hossein. - -— Ecco quello che Baba _beg_ non sa ancora, tuttavia ha un sospetto e -mi ha giurato sul Corano che ci aiuterà a ritrovarla. - -— Ah!... - -— Adagio, cugino, disse Abei. — Quello che temevo si è avverato. - -— Che cosa dici? — Chiese Hossein diventando livido. - -— Egli esige, come compenso, che noi lo aiutiamo a prestargli man forte -contro i russi. - -— Se non è che per questo, noi sciaboleremo per bene quei maledetti -moscoviti, — disse Tabriz che nutriva vecchi rancori contro gli -occidentali. — Purchè trovi Talmà e ce la restituisca, noi faremo dei -veri miracoli d'eroismo, è vero, signore? - -— E le _Aquile_? — chiese Hossein. - -— Sono fuggite dopo d'aver lasciato qui Talmà. - -— Ma a chi l'hanno lasciata? Te lo ha detto, Abei? - -— Non lo sa ancora. - -— Signore, — disse Tabriz. — Se Baba _beg_ ha giurato sul Corano, da -buon mussulmano, manterrà la sua promessa. - -Per ora aiutiamolo a respingere quei dannati moscoviti. Sarebbe stato -meglio non imbarazzarci in questa ribellione, tuttavia giacché siamo -coinvolti anche noi, meneremo le mani meglio che potremo. Sarà sangue -straniero che scorrerà e non già turchestano. - -— Pranziamo, — disse Abei. — Fra poco comincerà la processione degli -sfregi in onore di Ali e di Hussein, che Djura bey ha ordinata per -fanatizzare le sue truppe, e noi, come difensori della fede, dobbiamo -prendervi parte. - -— E Talmà? — chiese Hossein, come se uscisse da un sogno. - -— Non temere, cugino. La ritroveremo e forse più presto che tu non -creda. Da Kitab non è uscita, il _beg_ me lo ha assicurato e colui -che ha pagato le _Aquile_ per rapirtela, pagherà colla vita la sua -bricconata. È vero Tabriz? - -— M'incarico io di strozzarlo, — rispose il gigante, mostrando le sue -mani vellose come quelle d'un orso. — Una stretta sola e crac!... Il -collo mi rimarrà fra le dita. — - -Il pranzo fu tuttavia molto silenzioso; Hossein, Tabriz e anche Abei -parevano profondamente preoccupati, specialmente quest'ultimo il quale -non riusciva a staccare gli sguardi dalle mani, poderose e terribili, -del gigante della steppa, che pareva lo minacciassero. - -Al rimbombo delle cannonate e alle urla dei _Shagrissiabs_, era -subentrato a poco a poco un profondo silenzio. Gli abitanti ormai -rassicurati che i russi, almeno per quel giorno, non avevano alcuna -intenzione di assalire la città, si erano ritirati nelle case, per -prepararsi alla processione della sera, che alcuni araldi di Djura bey -ed i _muezzin_, dall'alto dei minareti, avevano ormai annunciata, per -invocare sui difensori della fede la protezione di Hussein e di Hussan, -i due santoni venerati dai turchestani e dai persiani, discendenti da -Maometto. - -Il sole era appena tramontato, quando su tutti i minareti della città -echeggiarono, nell'aria tranquilla, le voci squillanti dei muezzin. - -— Ecco la luna dell'Islam che sorge!.... Alla gloria d'Hussein e di -Alì!... Mostrate, fedeli, ai nostri santi, la vostra fede! — - -Tabriz ed i cavalieri della scorta si erano prontamente messi a cavallo. - -— Mostriamo che anche noi siamo credenti, — disse Hussein. — E poi -chissà che non incontri Talmà nella processione. — - -Quando uscirono, tutta la città era coperta di lumi. I bastioni della -cittadella, i merli delle muraglie, le scarpate, i muri dei giardini, -le terrazze, scintillavano di punti bianchi, rossi, gialli, verdi, -azzurri, con un effetto fantastico ed insieme splendido, e attraverso -le tortuose vie della città alta, si vedevano scendere delle vere -fiumane di torce, che si lasciavano dietro delle nuvole di fumo e di -scintille. - -Pareva che Kitab fosse in festa e che più nessun pericolo la -minacciasse. - -Masse di gente s'accalcavano nella gran piazza, dove sorgeva la moschea -dedicata ai due santoni, salmodiando con voce rauca e nasale i versetti -del Corano, in attesa di organizzare la processione e di cominciare la -festa del sangue. - -I turchestani sono i più fanatici dei turchi e, fino ad un certo punto, -rassomigliano in ciò agli indiani. Non si gettano come questi sotto i -carri di pietra per farsi schiacciare a centinaia e centinaia, tuttavia -celebrano tutte le loro feste religiose con grande effusione di sangue. - -Un certo numero di fanatici, scelti fra i molti concorrenti, si mettono -a capo delle processioni, armati di sciabole, di _jatagan_, di pugnali, -di coltellacci e cinti di pesanti catene che trascinano fragorosamente -per le vie e si tagliuzzano con una voluttà feroce e ributtante il -viso, le braccia, il petto, invocando a squarciagola i loro santi -protettori. - -Il loro orgasmo è tale che i parenti e gli amici che li accompagnano -sono sovente costretti a strappare loro di mano le armi od a calmarli, -onde non finiscano per scannarsi. Malgrado tale sorveglianza, dopo -ogni processione, si contano sempre parecchi morti e quelli sono gli -invidiati, perchè tutti sono convinti che saliranno senz'altro nel -paradiso del profeta. - -Quando Abei, Hossein ed i loro cavalieri giunsero sulla vasta piazza, -che era decorata con bandiere verdi e con tende nere su cui si -leggevano, trapunti in oro, alcuni versetti del Corano, la processione -si era ormai organizzata. - -Tre o quattrocento fanatici, coperti d'una zimarra lunghissima di tela -bianca, onde le macchie ed i rivi di sangue spiccassero maggiormente, -tutti armati di scimitarre affilatissime ed i fianchi cinti di grosse -catene, che trascinavano con un fragore infernale sui ciottoli della -via, aprivano il corteo, fiancheggiati da parenti e da amici, che -reggevano lunghe torce fiammeggianti. - -Seguivano parecchi _muezzin_, i quali conducevano per le briglie tre -cavalli bianchi, di razza araba, splendidamente bardati, con lunghe -gualdrappe di seta trapunte in oro ed in argento e alti pennacchi sulla -testa. - -Uno portava sulla sella due scimitarre a doppio taglio, con due mele -infilzate nella punta, il frutto prediletto di Alì, l'amico e nipote -di Maometto, trucidato dai settari di Omar, che aspiravano in sua vece -al califfato; il secondo un bellissimo cavallo vestito di seta verde -con ricami magnifici, che voleva raffigurare quello che indossava Alì -il giorno del suo assassinio; il terzo invece una cesta di vimini con -entrovi due colombe e che volevano rappresentare la strage di Hussein -e di tutti i suoi fedeli sterminati nelle pianure di Kirbdeil, mentre -stavano per muovere alla conquista del califfato. - -Venivano poi soldati, cavalieri, cittadini, muniti tutti di torce, -pigiandosi, urtandosi, fra un frastuono spaventevole prodotto da -migliaia e migliaia di voci che urlavano a squarciagola: - -— Alì — Hussein! — Proteggeteci dagli infedeli! — Sterminateli, -fulminateli! — Allah! — Allah! — - -In mezzo a quella folla, stretta da tutte le parti, come impacchettati, -si scorgevano i due Beks di Kitab e di Schaar, coi loro immensi -turbanti verdi, montati su bianchi cavalli e seguiti da un brillante -stato maggiore. - -La processione si era messa in moto a passo accelerato, poiché i -fanatici che marciavano alla testa, per meglio esaltarsi e anche per -raddoppiare il fracasso delle pesanti catene, si erano messi a correre, -mandando delle urla che più nulla avevano d'umano. - -Le loro armi taglientissime scintillavano sinistramente alla luce -sanguigna proiettata da quelle centinaia e centinaia di torce. - -D'un tratto un grido formidabile si sprigiona da quei tre o -quattrocento petti: sembra un immenso e spaventevole ruggito: - -— Alì! — Hussein! — - -Quei furibondi cominciavano a tagliuzzarsi la fronte, le labbra, il -naso, le spalle, le braccia, che erano nude, con una voluttà feroce! Il -sangue zampillava copioso, macchiando e scorrendo sulle bianche zimarre -e colando sui ciottoli. - -Lo spettacolo è orribile, ributtante, ma non impressiona nessuno: anzi -tutti invidiano quei disgraziati, che si mutilano atrocemente, convinti -di guadagnarsi, con tutto quel sangue che perdono, il sospirato -paradiso del Profeta. - -Di quando in quando uomini mezzi dissanguati, stramazzano al suolo -colla schiuma alla bocca, gli occhi schizzanti dalle orbite; subito gli -amici od i parenti li raccolgono e li portano nelle case vicine, dove -le donne si affrettano a lavarli, fasciarli e rinvigorirli con tazze di -_kumis_ o con acquavite di segala. - -Quella corsa, poiché era diventata una vera corsa attraverso alle vie -più spaziose della città, durava da una mezz'ora, fra un baccano sempre -più spaventevole, quando Abei, che al pari degli altri aveva dovuto -scendere da cavallo per non calpestare la folla, che lo stringeva -d'ogni parte, si sentì tirare per una manica, assai vigorosamente. - -Tabriz e Hossein, divisi dalla scorta, erano già molto innanzi in quel -momento. - -— Signore, — sussurrò una voce nell'orecchio del giovane. - -Abei si era voltato. Un uomo molto barbuto, che aveva il viso in parte -nascosto da un ampio turbante, gli stava dietro, tenendolo sempre per -la manica. - -— Che cosa vuoi? — gli chiese. - -— Lasciate passare questi imbecilli, — disse quell'uomo. — Appoggiatevi -contro il muro e tenete ben saldo il vostro cavallo. — - -Poi aggiunse, spingendolo ruvidamente contro la porta d'una casa: - -— Hadgi... - -— Aspetta, — rispose Abei, mentre un lampo di gioia gli brillava negli -occhi. - -La turba passò, seguendo i fanatici che non cessavano di sfregiarsi i -corpi; poi, quando gli ultimi uomini scomparvero verso la parte bassa -della città, dove giganteggiava un'altra moschea e si trovarono soli, -l'uomo barbuto aiutò Abei a salire in sella, dicendogli: - -— Non abbiamo tempo da perdere. I russi s'avvicinano. - -— Sei uno degli uomini che Hadgi ha lasciato qui perché mi guidino? - -— Sì, signore. - -— Sei solo? - -— Ho quattro compagni che mi aspettano presso la porta di Ravatak e -tutti ben montati. - -— Dov'è la fanciulla? - -— Al sicuro, fra le montagne di Kasret Sultan Geb. - -Affrettiamoci o resteremo anche noi assediati. - -— Andiamo, — disse Abei. — Domani i russi assaliranno Kitab, succederà -certo un massacro, Tabriz e Hossein difficilmente sfuggiranno alla -morte... e Talmà sarà mia. — - -Aveva messo il cavallo al trotto ed il bandito lo seguiva a piedi, -correndo come un'antilope. - -In quindici minuti Abei ed il bandito raggiunsero i gradini che si -estendevano dietro l'alta muraglia, poi piegarono a dritta per arrivare -alla porta che supponevano fosse ancora aperta. - -Già la intravedevano, quando quattro cavalieri mossero loro incontro. - -— Che cosa c'è? — chiese il bandito che si era fermato. - -— Troppo tardi! — rispose uno dei cavalieri. — La porta è stata -chiusa. — - -Quasi nel medesimo istante si udirono le sentinelle di guardia della -scarpata e dei bastioni esterni a gridare: - -— All'arrmi!... I russi! — - -Poi un colpo di cannone rimbombò fra le tenebre, ripercuotendosi fra i -ridotti della cittadella. - -Le colonne del maggior generale Abramow marciavano all'attacco della -città ribelle. - - - - -CAPITOLO XV. - -L'assalto di Kitab. - - -Le popolazioni dell'Asia centrale e specialmente quelle che occupano -quell'immensa regione, che si estende dalle rive orientali del -mar Caspio ai confini meridionali della Duzungaria Chinese e che è -conosciuta col nome di Tartaria Indipendente, sono di una irrequietezza -incredibile. - -È raro che passi un anno senza che forti insurrezioni scoppino in -questo od in quel Kanato, scatenate per lo più dalla sfrenata ambizione -dei luogotenenti degli Emiri, assetati, come i loro padroni, di potere. - -Le pene tremende che spettano ai ribelli vinti, non spaventano quegli -spiriti irrequieti e giuocano la loro vita, senza darsi pensiero di -quello che toccherà loro più tardi. - -Dopo che Yakub, un luogotenente dell'Emiro di Bukara, ribellatosi al -suo signore, si è formato un piccolo regno nella Duzungaria, un po' a -spese dei tartari ed un po' alle spalle dei chinesi, diventando oggidì -uno dei più prosperi dell'Asia centrale e anche dei più civili, molti -hanno cercato d'imitarlo, quantunque sempre con pessima fortuna. - -I bey di Kitab e di Schaar, alleatisi, forti dell'appoggio loro -promesso dalla tribù dei Shagrissiabs e della robustezza delle loro -città, si erano a loro volta ribellati all'autorità dell'Emiro di -Bukara, colla speranza di rendersi prima indipendenti e poi di emulare -le gesta fortunate di Yakub. - -Probabilmente vi sarebbero riusciti, se la diplomazia russa, sempre -vigilante su tutto ciò che succede nell'Asia Centrale, che ritiene come -un futuro suo boccone, non ci avesse messo lo zampino. - -Quella ribellione aveva turbato i sonni tranquilli del governatore -del Turchestan, e siccome il suo protetto, l'Emiro di Bukara, non si -trovava in grado di calmare gli spiriti belligeri dei due _beg_, si era -affrettato a offrirgli il suo aiuto. - -Subito un corpo di spedizione era stato formato colle truppe di -guarnigione a Samarcanda, composto di nove compagnie di fanteria, di -due sotnie di cosacchi del Don, di dodici cannoni e otto racchette, il -tutto sotto gli ordini del maggior generale Abramow. - -Quelle truppe non erano certamente molte, ma potevano dar da fare agli -indisciplinati Shagrissiabs, buoni soldati nelle imboscate e pessimi in -una vera battaglia, malgrado l'impetuosità dei loro attacchi e le loro -urla ferocissime. - -Il corpo di spedizione, divisosi in due colonne, si era messo in marcia -senza indugio. - -Quella di destra era stata messa sotto gli ordini del colonnello -Miklalowskye, quella di sinistra era stata affidata al tenente -colonnello Schovnine e doveva spingersi verso Kitab per la via più -breve, mentre l'altro aveva avuto l'ordine di far sosta a Diam. - -Trattandosi di una guerra che non poteva durare che qualche settimana, -le truppe non avevano ricevuto che viveri per soli dieci giorni e -le munizioni invece al completo. A Diam però, già occupato da due -compagnie del sesto battaglione di linea del Turchestan e che doveva -formare la riserva, il maggior generale Abramow aveva fatto ammassare -una certa quantità di provvigioni, nel caso che la guerra dovesse -prolungarsi oltre le previsioni. - -L'11 Agosto del 1875, la colonna di destra occupava, dopo una lunga e -rapidissima marcia, il villaggio di Makrt, nel piano dei Shagrissiabs, -senza aver sparato un colpo di fucile. - -Gli abitanti erano così lontani dal pensare ad una invasione russa, -che erano stati sorpresi mentre coltivavano i loro giardini ed i loro -campi, sicchè non avevano avuto il tempo di organizzare la menoma -resistenza. - -L'indomani però la colonna si trovava alle prese con numerose bande di -cavalieri, le quali, dopo averla lasciata passare senza attaccarla, -fecero fuoco sui carri dei bagagli e sulla retroguardia, uccidendo e -ferendo non pochi uomini. - -Due colpi di racchetta e poche fucilate erano state sufficenti a -disperdere quegli uomini, più banditi che buoni soldati. - -Il 13, alle cinque pomeridiane, la colonna di Miklalowsky giungeva, -senza combattimenti, ai giardini di Urens-Reshlak, la cinta esterna dei -Shagrissiabs. - -La medesima sera faceva la sua congiunzione colla colonna guidata dal -tenente colonnello Schovnine, la quale fino allora non aveva avuto -l'occasione di consumare una sola cartuccia. - -Il 14, di buon mattino, alcune masse nemiche, comparivano -improvvisamente sul fianco dell'accampamento e, giunte a tiro di -fucile, aprivano un fuoco piuttosto violento quantunque male diretto, -poi si squagliavano subito dinanzi ad alcune scariche dei cacciatori -del Turchestan. - -Respinti i cavalieri di Bek-Djura bey e del _beg_ di Schaar, il -generale Abramow, seguito dal suo stato maggiore, da una compagnia di -linea e da venti cosacchi e appoggiato da due cavalletti di racchette, -eseguiva una rapida ricognizione sotto le mura di Kitab, non ostante -il fuoco del nemico, onde scegliere il punto per aprire una breccia -d'assalto e alla sera iniziava il bombardamento della città, dopo -d'aver disposti i suoi uomini su due colonne. - - . . . . . . . - -Abei, udendo tuonare il cannone e vedendo i soldati di Djura bey e -del _beg_ di Schaar, accorrere in massa verso le mura, per respingere -l'imminente attacco dei russi, non aveva potuto trattenere una -bestemmia. - -Ormai si trovava chiuso nella città assediata, esposto agli orrori d'un -assalto, con forse poche probabilità di salvare la pelle e di poter più -tardi raggiungere i banditi ed impadronirsi di Talmà. - -— Siano maledetti Djura bey e quel furfante di _beg_ di Schaar! — -esclamò coi denti stretti. — Vadano all'inferno Hussein, Alì e Maometto -insieme! — - -I banditi lo avevan circondato, aspettando i suoi ordini e chiedendosi -il motivo di quell'improvviso scatto di rabbia. - -— E voi, stupidi, non potevate mostrarvi prima? — gridò finalmente -Abei, minacciandoli col pugno. - -— Vi abbiamo cercato dappertutto, signore, — disse colui che lo aveva -guidato. — Saremmo stati anche noi più contenti di andarcene, prima che -i russi ci chiudessero il passo. - -— Siete dei cretini! — - -Stette un momento come pensieroso, poi, alzando le spalle e dando una -strappata alle briglie, mormorò: - -— Bah! Forse sarà meglio. Cerchiamo di spingere gli altri e di non -esporre la mia pelle. - -Vedremo se torneranno vivi nella steppa! — - -Volse il cavallo e si diresse a piccolo trotto verso la piazza del -_bazar_, mentre i cannoni della cittadella rombavano furiosamente, -rispondendo alle artiglierie russe che battevano in breccia la porta di -Ravatak e la torre sovrastante. - -Quando giunse al caravanserraglio, trovò Hossein e Tabriz in sella, -pronti a prendere parte alla difesa della città coi loro cinquanta -uomini. - -Un messo di Baba-beg li aveva già avvertiti che l'assalto stava per -cominciare e che la loro presenza sulle mura era necessaria. - -— Ti credevamo già morto, — disse Hossein, vedendolo. — Le palle russe -cominciano a piovere nelle vie. - -— Mi ero solamente smarrito, cugino, — rispose Abei, — e devo -ringraziare gli uomini che m'accompagnano se mi hanno messo nella buona -via, Kitab non la conosco. - -— Giungi in buon punto. I russi si preparano ad espugnare la città. - -— È alla porta di Ravatak che tenteranno l'attacco, — disse Tabriz. - -— Vieni, cugino, — disse Hossein, che pareva avesse dimenticato per un -istante Talmà. — Mostriamo ai moscoviti, come sanno battersi i nomadi -della steppa turchestana. — - -Ad un suo cenno i cinquanta uomini, rinforzati dai banditi di Hadgi, -avevano lanciato i cavalli al galoppo, avviandosi verso la porta di -Ravatak. - -I russi avevano cominciato l'attacco con molto vigore, sicuri di -trionfare facilmente di quelle muraglie che non potevano offrire una -lunga resistenza, malgrado il loro aspetto imponente, essendo costruite -solamente con mattoni seccati al sole. - -Il generale Abramow aveva preso le sue misure con grande attenzione; -approfittando dell'oscurità, aveva fatto scavare una profonda trincea -di fronte alla porta, onde battere vigorosamente le torri della -muraglia esteriore, armandola con cannoni e con racchette ed aveva -fatto nascondere i suoi cacciatori dietro un piccolo burrone situato a -sinistra, un po' avanti della batteria. - -I Shagrissiabs, quantunque non avessero alcun dubbio sull'esito -finale della battaglia, erano accorsi in massa sulle muraglie merlate, -sparando furiosamente, intanto che dalla cittadella tuonavano i pezzi -ed i falconetti sotto la direzione del _beg_ di Schaar, tentando di -contrabbattere le batterie russe di destra. - -Le palle cadevano in gran numero sulla città, sfondando facilmente le -deboli terrazze e facendo fuggire le donne fra clamori spaventevoli, e -provocando qua e là incendii che nessuno si curava di spegnere. - -Quando Hossein ed Abei giunsero alla porta di Ravatak, il -cannoneggiamento era divenuto intensissimo. - -Centinaia e centinaia di Shagrissiabs, nascosti dietro le mura dei -giardini o ammassati sulle creste delle muraglie, mantenevano un -fuoco vivissimo quantunque poco efficace, trovandosi i cacciatori del -Turchestan ben nascosti entro il burrone ed i pezzi al coperto dietro -la trincea. - -I cinquanta uomini d'Hossein, scesi da cavallo, si erano subito -dispersi, appiattandosi dietro i merli della muraglia ed aprendo -anch'essi il fuoco. - -Hossein e Tabriz avevano preso il comando d'una batteria di falconetti, -bocche da fuoco che conoscevano perfettamente e che sapevano maneggiare -anche con molta abilità. - -Una immensa colonna di fumo s'alzava al di sopra delle altissime -muraglie e delle torri, abbattendosi sui giardini sottostanti, rendendo -incerto anche il tiro dei russi e un'altra giganteggiava sopra la -cittadella dove i ventinove pezzi del _beg_ di Schaar non cessavano di -tuonare. - -Disgraziatamente i Shagrissiabs, quantunque fossero tre o quattro -volte più numerosi degli assalitori, non erano nè ben guidati, nè -ben disciplinati, combattendo ciascuno per proprio conto, e le loro -artiglierie, composte tutti di vecchi pezzi, non potevano recare gran -danno. - -Per di più le loro muraglie non offrivano che una ben magra resistenza -agli obici russi, sicchè, verso le sette del mattino, i pezzi istallati -sulla torre di Ravatak erano ridotti al silenzio e una grande breccia -era già stata aperta nella muraglia. - -I cacciatori del Turchestan cominciavano a uscire dal burrone, -marciando all'assalto su due colonne. - -— Tabriz, — disse Hossein che non aveva cessato di far giuocare contro -il nemico i falconetti, credo che tutto stia per finire. — - -I Shagrissiabs, non resisteranno dieci minuti all'ultimo attacco. - -— Tale è anche la mia opinione, signore, — rispose il gigante, la cui -fronte si era rannuvolata. — Questi uomini non valgono quelli della -steppa. Hanno troppa paura delle baionette dei moscoviti. - -— Come finirà quest'avventura? - -— Male di certo se non filiamo più che in fretta, cugino, tanto più che -non abbiamo più nulla da fare qui, — disse una voce dietro di lui. - -— Che cosa vuoi tu dire, Abei? — chiese Hossein, voltandosi verso il -cugino. - -— Che ho saputo or ora e per bocca di Baba-beg, che Talmà non si trova -più qui, — rispose il nipote del _beg_. - -— Hai detto? — gridò Hossein. - -— Che i banditi l'hanno portata, prima che i russi giungessero, fra le -montagne di Kasret-Sultan. - -— E quel furfante non ce lo ha detto prima? - -— Pare che non lo sapesse. - -— Invece è stato zitto per valersi dei nostri cinquanta cavalieri! — -disse Tabriz. - -— Può darsi, — rispose Abei. - -— Che cosa fare, Tabriz? — chiese Hossein. - -— Mi pare che non ci rimanga che una cosa sola, signore, — rispose il -gigante. - -— Di andarcene prima che i russi diano l'assalto? - -— Sì, mio signore. I Moscoviti non hanno, a quanto sembra, forze -sufficenti per circondare tutta la città e penso che noi potremmo -uscire senza troppe molestie dalla porta di Rachid. - -Da quella parte non odo a tuonare il cannone, ciò indica che il nemico -non si è ancora mostrato. - -— È una defezione la nostra, — disse Hossein. - -— È buona guerra, signore, — rispose Tabriz. — Giacché il _beg_ ci ha -giuocati, ora facciamola a lui. - -Se la cavi come meglio potrà. Andiamo, signore, lasciamo qui i suoi -falconetti e finché abbiamo tempo, sgombriamo. - -Noi non abbiamo niente a che fare coll'Emiro di Bukara, tanto meno coi -suoi protettori. — - -Poi, alzando la voce verso i suoi uomini, gridò, dominando colla -sua voce stentorea il rombo delle artiglierie ed il crepitìo della -moschetteria: - -— A cavallo, amici!... Andiamo a caricare i russi! — - -La confusione che regnava in quel momento sui bastioni e sulle muraglie -di Ravatak era tale, che nessuno si poteva occupare della defezione dei -cinquanta cavalieri. - -I russi spingevano l'attacco con grande vigore. I cavalieri del -Turchestan ed i cosacchi correvano all'assalto, mandando fragorosi -urrah e portando seco un gran numero di scale per superare le altissime -muraglie. - -Le migliaia di fucili che tuonavano dietro le merlature e dietro le -mura dei giardini, non arrestavano affatto l'assalto dei moscoviti, -i quali muovevano addosso alle mura a passo di carica, preceduti dai -loro trombettieri e protetti dal fuoco intensissimo dei pezzi nascosti -dietro la trincea. - -Hossein e Tabriz, prevedendo l'imminente resa della città e non amando -essere coinvolti in quella ribellione che non li interessava affatto, -avevano lanciato i cavalli a galoppo sfrenato per raggiungere la -muraglia opposta, prima che i russi potessero completare l'aggiramento. - -Tutte le vie erano ingombre di fuggiaschi. Donne e fanciulli, correvano -all'impazzata, urlando spaventosamente, carichi degli oggetti più -preziosi, mentre le palle delle artiglierie russe cadevano dovunque, -provocando nuovi incendi. - -Sulle case della città alta, una immensa nuvolaglia nera s'alzava, -carica di scintille, volteggiando turbinosamente e calando verso i -giardini. - -Gli scoppi coprivano le urla dei fuggiaschi. Erano le polveriere della -cittadella che saltavano, facendo diroccare le scarpate e sventrando -i ridotti sui quali ancora tuonavano, ma con poca fortuna, i ventinove -pezzi ed i falconetti del _beg_ di Schaar. - -Hossein e Tabriz, seguiti da Abei, dai cinquanta cavalieri e dai -banditi di Hadgi, attraversarono la città, travolgendo sotto le zampe -dei cavalli non pochi fuggiaschi e raggiunsero la porta di Rachid, che -era guardata solamente da pochi cavalieri Shagrissiabs, non essendosi -mostrata, in quella direzione, alcuna compagnia di russi. - -— Aprite! — gridò Tabriz, sfoderando il _kangiarro_. — Ordine di -_Djura-bey_. - -— Che cosa vuoi fare? — chiese il comandante del drappello. - -— Caricare i russi alle spalle, — rispose il gigante. — Sbrigati o -prenderanno d'assalto la torre di Ravatak. — - -La porta, laminata con lastre di bronzo, che non era stata barricata, -fu spalancata ed i cavalieri passarono come un uragano sul ponte -levatoio gettato attraverso il profondo fossato. - -— Preparate gli archibugi! — gridò Hossein. — Questa calma non mi -assicura. - -— Vedi nulla? — chiese poi a Tabriz, che spingeva i suoi sguardi -attraverso i folti cespugli che coprivano i margini dei burroni. - -— No, signore, — rispose il gigante. — Tuttavia non sono completamente -tranquillo. - -Questo silenzio mi ha l'aspetto di un agguato. - -— Carichiamo a fondo. - -— Sono pronto, signore! - -— E passeremo come siamo passati attraverso le linee delle _Aquile_? - -— Non ne dubito. - -— Il _kangiarro_ fra i denti! Al galoppo! — - -Il primo burrone non era che a mille metri dall'ultimo giardino. -I cavalieri vi giunsero sopra a corsa sfrenata, ma nel momento di -scendere il declivio videro sorgere una selva di baionette. - -Era troppo tardi per arrestare i cavalli. La colonna passò di volata, -atterrando quanti russi si trovavano sul suo passaggio, facendo -fuoco colle pistole e maneggiando tremendamente gli affilatissimi -_kangiarri_; trecento passi più innanzi si trovava un secondo burrone -e fu da quello che partì una scarica così intensa e così micidiale da -rovesciare più di metà dei cavalli. - -— A terra! — gridò Hossein. — Tutti dietro i cavalli!... Fuoco nel -burrone!... Da due parti! — - -I Sarti ed i Shagrissiabs della scorta, quantunque in gran parte -scavalcati, si erano gettati dietro gli animali, rispondendo con una -scarica terribile. - -Abei, approfittando della confusione, aveva fatto un cenno imperioso ai -banditi di Hadgi. - -— Qui, presso di me... non esponetevi... un colpo supremo... o non vi -darò un _tomano_. — - -Il volto del miserabile era diventato, in quel momento, lividissimo; -però i suoi occhi mandavano lampi cupi. - -Si era lasciato cadere dietro al suo cavallo, armando le sue due lunghe -pistole. Non guardava i russi che si erano schierati sul margine dei -due burroni e che si preparavano a fucilare i cinquanta cavalieri, -bensì Hossein e Tabriz che stavano sdraiati dinanzi a lui, a pochi -passi di distanza, riparati dietro i loro cavalli che avevano fatto -coricare. - -— Amici! — gridò Hossein. — Aspettate che si mostrino!... Finchè a -Kitab tuona il cannone non avremo da temere. Eccoli!... Fuoco! — - -Una cinquantina e più di cosacchi erano sorti sull'orlo del burrone, -avanzandosi con precauzione in mezzo alle erbe, coi moschetti puntati. - -La scorta non indugiò a far fuoco, con un accordo splendido, mirando -molto in basso. - -Quindici o venti moscoviti, colpiti alle gambe ed al basso ventre -rotolarono nel burrone che stava dietro a loro, insieme a numerosi -cavalli che si erano alzati fra i cespugli. - -Quella scarica disorganizzò per un momento gli assalitori, ma subito -una mezza _sotnia_ di cosacchi sorse come per incanto fra le erbe, -aprendo un fuoco violentissimo, appoggiato da due falconetti mascherati -dietro un piccolo rialzo. - -Una dozzina di Sarti, quantunque protetti dai cavalli, stramazzarono al -suolo, fulminati da una bordata di mitraglia. - -— Ah!... Tabriz! — esclamò Hossein. — Siamo presi!... - -— Non ci rimane che di caricare, signore, — rispose il gigante. - -— A fondo? - -— Di volata. - -— Da' il comando, prima che i russi ci ammazzino o ci storpino tutti i -cavalli. — - -Il gigante stava per alzarsi, quando due nuove scariche rimbombarono -dinanzi e dietro la scorta. I moscoviti avevano fatto fuoco dai due -burroni e quella scarica fu disastrosissima per la scorta. - -I cavalieri erano stramazzati, più di metà, per non più rialzarsi. - -— A cavallo! — urlò Hossein, balzando in piedi. — - -In quel momento un colpo di pistola rimbombò dietro di lui... e cadde -sul proprio cavallo. - -Tabriz si voltò, col kangiarro in pugno, digrignando i denti e urlando: - -— Tradimento!... Tradi... — - -Non potè finire. Un secondo sparo echeggiò a tre passi di distanza, -confondendosi colle scariche dei russi e anche il gigante colpito al -dorso, cadde a fianco del suo signore, mandando un vero ruggito di -furore. - -Aveva veduto la mano che gli aveva cacciato in corpo quel proiettile -foderato di rame, come usano gli uomini della steppa. - -Quasi nel medesimo istante una voce squillante aveva gridato: - -— A cavallo!... Caricate! — - -Abei, che stringeva ancora fra le mani le pistole fumanti, con un salto -da tigre si era gettato sul suo farsistano, che alla voce del padrone -erasi prontamente levato. - -— Caricate! — ripetè il nipote del _beg_. — Giù col _kangiarro_! — - -Quindici uomini, fra i quali i banditi di Hadgi, sfuggiti -miracolosamente alle scariche dei russi, avevano risposto all'appello. - -Un urlo terribile, feroce, si sprigionò dai loro petti. - -— _Uran!... Uran!..._ — - -Poi quel drappello di demoni, senza curarsi di coloro che giacevano al -suolo, contorcendosi fra gli ultimi spasimi dell'agonia, era partito -con un impeto irrefrenabile, piombando coi kangiarri alzati fra i -cosacchi, che occupavano il margine del burrone. - -Quell'attacco fu così fulmineo, che i russi, per non venire travolti, -si gettarono alla rinfusa a destra ed a sinistra, senza nemmeno tentare -di farvi fronte. - -Il drappello, preceduto da Abei, passò come un uragano, discese il -burrone, poi lo risalì in volata e scomparve fra le alte erbe della -steppa, salutato da un'ultima, ma troppo tardiva scarica. - - - - -CAPITOLO XVI. - -Il rifugio dei banditi. - - -Mentre Abei, colla sua piccola scorta, galoppava verso la catena -dei Kasret-Sultan-Geb, per raggiungere la caverna, dove si trovavano -rifugiate le _Aquile_ della steppa, Kitab assalita sempre vigorosamente -dalle due colonne d'assalto del colonnello Miklalovsky a poco a poco -cadeva. - -Una larga breccia era già stata aperta a fianco della porta di Ravatak -ed i cannoni della torre, tutti smontati, non potevano più far nulla. - -Era dunque quello il buon momento per dare il colpo supremo alle orde -dei Shagrissiabs. - -Questi che si erano ammassati sulle terrazze e sulle mura, non avevano -indugiato ad aprire un fuoco vivissimo coi loro moschettoni, non -potendo contare che sull'appoggio di pochi falconetti e di qualche -racchetta, ancora piazzati sui ridotti della cittadella. - -Malgrado quella pioggia di palle, i russi piantarono le loro scale, -alcune sulla breccia, altre sulla muraglia e sui parapetti, montando -lestamente all'assalto. - -I Shagrissiabs, che si erano radunati in buon numero sulla cresta della -cinta, già sgomentati per la perdita della loro artiglieria, al primo -apparire delle baionette russe, si erano dati alla fuga attraverso i -giardini urlando a squarciagola: - -— Il nemico!... Il nemico!... Si salvi chi può! — - -Secondo le istruzioni ricevute, le due colonne d'assalto, appena -superata la cinta, si erano subito messe in marcia verso la cittadella -sui cui ridotti i falconetti sparavano ancora. - -Una frazione però aveva dato la scalata alla torre di Ravatak ed aveva -rovesciato nel fossato i due cannoni che la difendevano. - -Le due colonne, dato fuoco ad alcune capanne per illuminare la via, -avevano continuata la loro marcia, rinforzate dalla riserva che -l'avevano in quel frattempo raggiunta. - -I Shagrissiabs nascosti nelle strette vie che dividevano i giardini -racchiusi fra le due cinte, pur fuggendo, non cessavano di far fuoco. -Anche i ridotti non erano diventati ancora muti. - -Il generale Abramow, frettoloso di finirla, lanciò allora all'assalto -una terza colonna, coll'ordine d'impadronirsi della seconda cinta e di -entrare nelle vie della città. - -Un quarto d'ora dopo i russi superavano anche quella muraglia senza -aver incontrato molta resistenza, quantunque _Djura bey_ e Baba, il -_beg_ di Schaar, disponessero ancora di circa ottomila uomini fra fanti -e cavalieri. - -Le colonne, compiuta la loro riunione, s'avanzarono allora senza por -tempo in mezzo, verso la terza cinta. - -Le vie strette dei giardini erano piene di Shagrissiabs fuggiaschi, coi -quali i russi dovettero impegnare delle accanite lotte a corpo a corpo, -e giunta la colonna ad un crocivio, fecero alto, incendiando varii -mucchi di fieno. - -Appena sorto il sole, le truppe moscovite, con pochi colpi di granata, -sfondavano le ultime difese. - -I Shagrissiabs s'erano riuniti nella torre vicina all'ultima breccia, -aprendo nuovamente un fuoco intensissimo e micidiale, ciò che obbligò -il generale Abramow a farla prender d'assalto, con non poca fatica, -poiché gli assediati non volevano cedere. - -La cittadella nel frattempo era stata abbandonata dai due beg e dai -loro artiglieri. Vistisi ormai perduti, avventarono sui russi la loro -cavalleria e anche quel supremo sforzo non ebbe che un esito infelice. - -Alle otto del mattino tutta Kitab era nelle mani dei russi ed i -Shagrissiabs facevano atto di sottomissione, esempio che fu subito -seguito anche dalla guarnigione di Schaar. - -L'assalto era costato ai Shagrissiabs più di seicento morti, ma non si -poté sapere il numero dei feriti; ai russi diciannove soli morti, fra -cui un ufficiale e cento e due feriti, fra i quali un generale, quattro -ufficiali superiori e tre inferiori. - -Furono trofei della vittoria quattro stendardi, ventinove cannoni ed un -gran numero di falconetti e d'armi da taglio. - - . . . . . . . - -Abei intanto continuava la sua corsa, non essendo stato più inquietato -dai russi nascosti nei burroni e che d'altronde, non possedendo ottimi -cavalli, non avrebbero potuto dargli la caccia. - -I banditi di Hadgi, praticissimi della regione, si erano messi alla -testa del drappello, il quale si componeva quasi esclusivamente -di Sarti, ossia di amici fedelissimi di Talmà, pronti a qualunque -sbaraglio pur di liberare la loro signora. - -La frontiera della Tartaria chinese, o meglio della Duzungaria, non era -lontana. - -I cavalli, da due giorni ben riposati, divoravano d'altronde le miglia, -col medesimo slancio impetuoso, senza dar segno di stanchezza. - -A mezzodì il drappello saliva già i primi contrafforti, che erano -coperti da folte foreste, per la maggior parte da macchie immense -di querce, di cedri selvatici, di pini e di ginepri sopra i quali si -vedevano volteggiare in gran numero aquile d'Astrakan, falconi, merops -e sparvieri. - -Giunto ad una certa altezza, dove si cominciava a scorgere un sentiero -serpeggiante attraverso ad un burrone, i banditi si erano fermati, -guardando Abei. - -Questi aveva subito compreso che non dovevano trovarsi lontano dal -rifugio delle _Aquile_ e che era giunto il momento di prendere delle -precauzioni, onde i Sarti non potessero accorgersi della sua intesa coi -rapitori di Talmà. - -— Amici, — disse, alzando la voce e volgendosi verso i Sarti che -stavano caricando i loro moschettoni, fingendosi in preda ad una -profonda commozione, — mio cugino è caduto sotto il piombo dei russi, -ma io ho giurato al _beg_, mio zio, di condurre a buon fine l'impresa -che ci ha spinti lontani dalla steppa. - -La mia vita appartiene a Talmà, la vostra signora, ed io non tornerò al -di là dell'Amu-Darja, senza quella povera fanciulla. - -Siete sempre decisi ad aiutarmi? - -— Siamo pronti a morire, — risposero i Sarti ad una voce. - -— Questi uomini, che ci hanno guidato fino qui, — riprese Abei, — -sanno ove si sono rifugiate le _Aquile_ e dove Talmà è stata condotta. -Accomodatevi qui e aspettate il mio ritorno. - -— Signore, — disse un vecchio Sarto dalla lunga barba grigia, — dove -vai tu? Non esporre la tua vita senza che noi ti scortiamo. - -Il _beg_ tuo zio ti ha affidato a noi e dobbiamo proteggerti. - -— Non farò che una ricognizione, che giudico necessaria, — rispose -Abei. — Siamo in numero troppo esiguo ormai per tentare un assalto -diretto contro quei banditi e dovremo ricorrere ad una sorpresa, se -vorremo liberare Talmà. - -Non inquietatevi quindi per me e aspettate senza ansie il mio -ritorno. — - -I Sarti, completamente rassicurati dalle parole del nipote del _beg_, -discesero da cavallo, accampandosi in mezzo ad una folta macchia di -colossali platani. - -Allentò le briglie e riprese la salita, scortato dai banditi. - -Oltrepassato il burrone che si estendeva per qualche miglio, -fiancheggiato da altissime querce, i cavalieri si trovarono -improvvisamente dinanzi ad un gruppo di uomini barbuti, con immensi -turbanti sul capo e armati di fucili, di pistole e di _kangiarri_, che -diedero l'alt con voce minacciosa. - -— Giù le armi, — disse uno dei banditi della scorta, facendo un segno. -— Annunciate il capo Abei Dullah, nipote del _beg_ Giah Aghà. — - -Gli archibugi, che erano già stati puntati, furono subito abbassati, -gli uomini s'inchinarono profondamente ed i cavalieri continuarono a -salire il sentiero fermandosi dinanzi ad un'alta parete rocciosa che -mostrava alla sua base un largo crepaccio. - -Altri banditi erano comparsi, sorgendo fra i cespugli che coprivano -la base della muraglia, puntando anche essi i fucili: poi scorgeudo i -loro camerati che scortavano Abei, si erano subito messi in posizione -d'attenti. - -— Andate a chiamare il capo, — disse uno della scorta, mentre Abei -scendeva da cavallo e si gettava dietro una macchia d'astrogolli, per -timore di venire scorto da Talmà. - -Pochi momenti dopo Hadgi usciva dalla caverna e raggiungeva Abei, che -si era seduto su un masso. - -— Cominciavo ad inquietarmi del tuo ritardo, signore, — disse il -bandito, facendo un goffo inchino. — Ho udito tutta la notte a rombare -il cannone a Kitab. - -L'hanno presa? - -— Credo che ormai tutto sia finito per Djura bey, — rispose Abei. — E -Talmà? - -— È nella caverna, strettamente sorvegliata. Comincia ad annoiarsi -quella fanciulla; non fa che piangere. - -— M'incarico io di consolarla. - -— E tuo cugino, signore? Dove l'hai lasciato? - -— I russi l'hanno ucciso insieme a Tabriz. - -— Ne sei bene sicuro? Io ho più paura di quei due uomini, che di tutti -i Shagrissiabs di _Djura bey_. - -— Io non ho potuto bene accertarmi se Hossein sia proprio morto, perchè -i russi non me ne hanno lasciato il tempo. L'ho visto cadere, assieme a -Tabriz, colpiti entrambi alle spalle... - -— Alle spalle! — esclamò Hadgi, guardando maliziosamente Abei. — Da -palle di piombo o da palle rivestite di rame? - -— Non occuparti di ciò, — disse Abei, seccato. - -— E se fossero stati solamente feriti? - -— I russi non ischerzano colle spie: le deportano nelle steppe del Don -o le fucilano. - -— Non ti comprendo, signore. - -— Ho fatto scivolare ieri sera, nella fascia di mio cugino, delle -lettere compromettenti. Non sono uno sciocco io. - -— Anzi, un uomo meraviglioso, — disse il bandito, con sincera -ammirazione. - -— Basta, lasciamo i morti e occupiamoci dei vivi. Hai preparato il -tuo piano? Ricordati che io devo comparire come un salvatore, o tutto -l'edificio che ho innalzato con tanta pazienza e tanta abilità, andrà a -catafascio, insieme ai _tomani_ che devo sborsarti. - -— Tu hai una scorta, — rispose il bandito, dopo qualche istante di -riflessione, — è vero? - -— Una quindicina d'uomini. - -— Io farò credere a Talmà che devo assentarmi colla maggior parte dei -miei banditi per accorrere in aiuto di Kitab e non lascerò che una -diecina d'uomini a guardia della caverna. - -Questa sera tu darai l'attacco, i miei, alle prime fucilate, -scapperanno come lepri, per un passaggio che è noto solo a noi e ti -prenderai la fanciulla. - -Che cosa vuoi di più semplice? - -— Sei furbo. - -— I tomani, ora, signore, perché noi non ci rivedremo forse mai più. - -Ritorno nella steppa della fame e non ripasserò, per parecchi anni di -certo la frontiera di Bukara... — - -Abei si tolse dall'ampia fascia due carte e le consegnò al bandito. - -— Una per te, una per la famiglia del _mestvire_. Presentati a Jurtschi -Omar, banchiere a Samarcanda e ti verrà subito versata la somma. Egli è -già stato avvertito da parecchie settimane. - -— Grazie, mio signore. - -— Sii leale colla famiglia del povero _mestvire_. - -— Giuro sul Corano che non mancherò di versarle fino all'ultimo tomano. -Addio, signore, questa sera io sarò ben lontano. — - -Abei lo congedò con un gesto, raggiunse il cavallo e ridiscese verso il -campo, sempre seguito dai banditi che l'avevano fino allora scortato. - -I Sarti lo aspettavano, in preda ad una vivissima ansietà, colle armi -in mano, temendo qualche improvviso attacco da parte delle _Aquile_. - -— Accampatevi pure, amici, — disse loro Abei, smontando. — Sono -riuscito a scoprire il rifugio dei banditi e quello che maggiormente -ci interessa, ho anche saputo da un pastore che quasi tutte le _Aquile_ -hanno lasciato queste montagne per accorrere in aiuto dei Shagrissiabs -di Schaar e che solo un piccolissimo drappello veglia su Talmà. - -— Signore, — disse un vecchio Sarto, che pareva esercitasse una -certa influenza sui suoi compagni, — se è vero quello che ti hanno -raccontato, partiamo subito, invadiamo la caverna e facciamo a pezzi -quei miserabili. - -— No, — rispose Abei, con voce ferma, — aspetteremo questa sera per -sorprenderli. - -— Tuo zio, il_ beg_, non avrebbe esitato un solo istante. — - -Abei aggrottò la fronte. - -— Sono sì o no il capo io? — rispose poi. — Sono io che comando ora e -non già il _beg_ mio zio. - -Accampatevi e lasciatemi riposare. So bene quello che faccio. — - -Levò al proprio cavallo le briglie e la sella, onde potesse pascolare -liberamente; stritolò una galletta di granoturco che uno dei banditi -gli aveva offerto e andò a sdraiarsi all'ombra d'un platano, mentre i -superstiti della scorta, vedendolo così tranquillo s'affrettavano ad -imitarlo, in attesa di menar poderosamente le mani contro le _Aquile_. - -Nessun avvenimento turbò il loro riposo. Quando il sole fu prossimo -al tramonto, Abei, che aveva sempre dormito o forse aveva voluto farlo -credere, si alzò e dopo d'aver insellato il cavallo disse: - -— Avanti, amici: il momento è giunto di riprenderci una buona -rivincita. Pensate che la liberazione di Talmà, la vostra signora, -dipende dal vostro valore. - -— Siamo pronti, signore, a dare la vita per la padrona, — rispose ad -una voce la scorta. - -— Seguitemi dunque: è il nipote di Giah Aghà che vi guida, — gridò Abei -sfoderando il _kangiarro_. - -— Sono cariche le vostre armi? - -— Sì, signore!... - -— Avanti, cavalieri della steppa! — - -Si misero a salire la montagna, seguendo un sentieruzzo che era -fiancheggiato da folte piante, le quali nascondevano completamente -uomini e cavalli. D'altronde l'oscurità era diventata profondissima, -essendosi steso al di sopra delle montagne un denso velo nebbioso. - -Il drappello, giunto a tre o quattrocento passi dall'entrata della -caverna, si arrestò e gli uomini saltarono a terra onde poter -avvicinarsi inosservati e sorprendere i banditi, che forse, ritenendosi -perfettamente sicuri fra quelle aspre montagne, non vegliavano. - -— Signore, — disse un Sarto, rivolgendosi ad Abei. — Attaccheremo a -fondo o assedieremo i banditi? - -— È necessario prendere la caverna d'assalto, — rispose il nipote del -_beg_. — I banditi che si sono recati a Schaar potrebbero ritornare e -sorprendere invece noi. - -Seguitemi e appena saremo dinanzi al rifugio fate fuoco, e poi avanti -coi _kangiarri_. — - -Si spinsero innanzi, tenendosi nascosti fra le piante e procedendo -curvi. - -Abei ed i banditi che lo avevano scortato, camminavano in testa a -tutti, non desiderando questi ultimi separarsi dai loro camerati. - -Erano giunti ad una trentina di metri dalla caverna, quando si udì una -voce a gridare: - -— All'armi!... - -— Sotto, amici! — comandò Abei, slanciandosi innanzi. - -I Sarti, in pochi salti, superarono la distanza, fecero fuoco -attraverso la fenditura, poi s'avventarono risolutamente innanzi coi -_Kangiarri_ e le pistole. - -Nella caverna Si udirono alcuni spari, poi delle grida che pareva si -allontanassero rapidamente. - -Abei stava per guidare i suoi uomini entro il rifugio, quando una voce -che gli fece battere il cuore lo arrestò: - -— Non fate fuoco, amici!... - -— Talmà! — esclamò Abei. - -— Sì... sono io... cognato! — rispose la fanciulla, correndogli -incontro. - -— I banditi? - -— Fuggiti tutti!... - -— Viva la nostra signora! — gridarono i Sarti, circondandola. - -— E Hossein? — chiese con angoscia Talmà. — Perchè non è qui? - -— È presso il _beg_, — rispose Abei. — Una ferita lo ha costretto a -ritornare con Tabriz. - -— Lui ferito!... - -— È nulla, sorellina. Un semplice colpo di baionetta ad un braccio, -datogli da un russo durante l'assalto di Kitab. - -Quando giungeremo nella tua steppa sarà guarito. A cavallo Talmà. Fra -due giorni saremo alla tua casa. — - -Tornarono frettolosamente là dove avevano lasciati i cavalli, e pochi -momenti dopo il drappello scendeva frettolosamente la montagna. - - . . . . . . . - -Verso il tramonto del secondo giorno Abei, che aveva preceduto la -scorta di qualche miglio, lasciando Talmà sotto la protezione dei -Sarti, entrava nella tenda del _beg_, che era stata alzata di fronte -alla casa della signora della steppa. - -— Padre, — disse al vecchio, fingendo di asciugare due lagrime, — ti -riconduco Talmà, che io ho strappata ai banditi; ma devo annunciarti -che tu ormai non hai più che un figlio solo che rallegri, se lo potrà, -la tua vecchiaia. — - -Giah Aghà, udendo quelle parole, si fece pallidissimo e si slanciò -verso il nipote, afferrandolo per le braccia: - -— Hossein! — gridò, con un singhiozzo. - -— È morto assieme a Tabriz sotto le mura di Kitab. Il piombo maledetto -dei moscoviti ha ucciso entrambi. — - -Il vecchio _beg_ si era tenuto per alcuni istanti ritto, cogli occhi -sbarrati, il viso sconvolto da un dolore intenso, poi si era lasciato -cadere su uno dei divani che circondavano la tenda, scoppiando in -singhiozzi. - -— Padre, — disse Abei, — tu hai perduto un figlio, ma potrai ancora -avere una figlia perchè Talmà è viva e salva. - -Se tu lo vorrai, surrogherò mio cugino e avrai una famiglia. - -— Sì, — mormorò il _beg_. - - - - -PARTE SECONDA - - - - -CAPITOLO I. - -I prigionieri. - - -— Avanti!... - -— Eccoci, sergente. - -— Vi sarà forse qualcuno da raccogliere laggiù, fra i due burroni. - -Caricavano bene quei Shagrissiabs, benchè non fossero molti. Se _Djura -bey_ avesse avuto due migliaia di cavalieri così ardimentosi, non so se -Kitab sarebbe in nostra mano. - -— E troveremo anche molti dei nostri, è vero, sergente? - -— Ne sono caduti non pochi. - -Bada, Olaff, che la lanterna non si spenga. La notte si fa troppo -oscura. - -— No, sergente. - -— Avanti dunque e guardate ove posate i piedi. — - -Quattro fantaccini di linea turchestana, guidati da un sergente -cosacco, di forme vigorose, con una selva di capelli rossi che -gli sfuggivano al di sotto del villoso cappello in forma di torre, -s'avanzavano con precauzione fra i due burroni, dove la scorta di -Hossein era stata quasi interamente sterminata dai russi. - -Il sergente ed i quattro soldati, uno dei quali portava la lanterna, -superato il primo burrone, avevano rallentata la marcia e armati i -fucili, potendo darsi che vi fosse qualche ferito nascosto e che li -salutasse con qualche colpo di fuoco prima di spirare. - -— Non dobbiamo essere lontani, — disse il sergente. — Se le Aquile -rapaci sono qui, i morti non mancheranno. - -Aprite gli occhi, ragazzi!... - -— Fa oscuro come in fondo alla bocca d'un cannone, — borbottò colui che -teneva la lanterna. - -— Manda una benedizione alla luna perchè si mostri, tu che sei figlio -d'un _pope_. - -— Preferirei di dar fuoco a tutte queste erbe. - -— E arrostire anche noi poco allegramente, è vero Olaff? - -Tu non sei un cosacco e non conosci perciò la steppa; quando brucia, -fa paura mio caro, ed i pozzi di petrolio di Baku, farebbero una ben -meschina figura insieme coi loro serbatoi! - -Ah!... Ci siamo! Uomini e cavalli! Vi è un bel gruppo di morti -qui. — - -A cinquanta metri dal secondo burrone vi era una massa di cadaveri. -Uomini e cavalli erano caduti confusamente insieme, sotto le scariche -dei cacciatori del Turchestan, formando come una immensa catasta. - -— Vediamo se vi è qui in mezzo qualcuno dei nostri — disse il sergente, -prendendo la lanterna e proiettando la luce dinanzi a sè. — Di questi -bricconi di Shagrissiabs non ci cureremo gran che e non li disputeremo -ai falchi ed alle aquile, ma daremo sepoltura almeno ai camerati. - -— E poi vi può essere qualche ferito da soccorrere, — disse Olaff. - -Il cosacco ed i suoi compagni si cacciarono, non senza un po' di -ripugnanza, fra quei cadaveri, tirando a forza gli uomini che si -trovavano sotto i cavalli. - -I Sarti ed i loro camerati presentavano, anche nella morte, un aspetto -fierissimo. - -Tutti stringevano ancora fra le mani, rattrappite dalle ultime -convulsioni dell'agonia, _kangiarri, jatagan_ e pistole, ed avevano i -lineamenti alterati dalla rabbia della lotta. - -— Sono ben brutti, — diceva il sergente, chinandosi su ciascuno. — -Sembrano veri briganti. - -— Ma non questo, sergente! — esclamò ad un tratto un soldato che si -era precipitosamente curvato su uno dei combattenti. — Farebbe una -splendida figura anche fra le guardie nobili del Padre bianco (lo -Tzar). - -— Vediamo un po' Mikalow. — - -Il sergente spinse innanzi la lanterna ed un grido gli sfuggì: - -— Oh!... Il bel giovane!... - -— Sembra un principe, — disse Olaff. - -— E tale da innamorare qualunque fanciulla, — aggiunse un altro. - -— Che splendide armi! — esclamò il sergente. — Questo deve essere il -figlio di qualche Emiro o di qualche _beg_. - -Peccato che l'abbiano ucciso e così giovane!... - -— Vediamo sergente, se è veramente morto, — disse Olaff. - -— Alzatelo. — - -Due soldati trassero il giovane di sotto ad un cavallo che in parte lo -copriva e lo esaminarono attentamente. - -— Nessuna ferita dinanzi, — disse il sergente. — Voltatelo... Ah!... -Eccolo qui un foro nel dorso, sotto la scapola sinistra... una palla di -certo... - -To'!.. Vediamo... mi sembra impossibile che questa ferita abbia potuto -causare la morte a questo giovane... - -Per tutti gli_ etmani_ della Kabardia!. Un fremito!... Oh ragazzi, non -è ancora spirato! Me ne intendo io di ferite! — - -I quattro soldati, che avevano provata una subitanea simpatia per quel -bel giovane, quantunque dovesse essere stato un loro nemico, lo avevano -deposto frettolosamente sul cadavere d'un cavallo, probabilmente il suo -a giudicarlo dalla ricchezza della gualdrappa che era ricamata in oro e -dalla bellissima sella tutta a borchie d'argento. - -Il sergente gli tolse il _kangiarro_ che teneva ancora in mano, pulì la -lama con un lembo della sua grossa casacca e gliela mise dinanzi alle -labbra che erano semi-aperte, mormorando: - -— L'aria è fredda questa notte; vedremo se l'acciaio si -appannerà. — - -Attese un mezzo minuto, poi fece un gesto di gioia. - -Sull'acciaio si era distesa lentamente come una leggerissima ombra, la -quale aveva offuscato lo scintillìo del metallo. - -— Respira! — esclamò il cosacco. - -— Sia pure nostro nemico, eppure sarei ben lieto che questo giovane si -potesse salvare e... — - -Si era bruscamente interrotto, retrocedendo vivamente. Anche i quattro -soldati lo avevano imitato, armando rapidamente i loro fucili. - -Un'ombra gigantesca era sorta a pochi passi da loro, chiedendo con voce -rauca: - -— Che cosa fate voi, canaglie? Siete i corvi della steppa? Giù quel -giovane, o Tabriz vi ucciderà!... - -— Noi siamo russi e non già ladri, — disse il sergente, snudando la -sciabola. - -Il gigante era rimasto un momento silenzioso, fissando i suoi occhi ora -sulla lanterna ed ora sul giovane, poi un grido lacerò il suo petto. - -— Il mio signore!... Morto!... - -Morto!... Dannazione d'Allah e del miserabile che l'ha ucciso!.. - -— Chi, Ercole? — chiese il sergente — e se tu invece t'ingannassi? - -— È il mio padrone! — ruggì Tabriz. - -— Un principe? - -— Il nipote di un_ beg_... di Giah Aghà!... - -— Me l'ero immaginato che doveva essere un pezzo grosso, ma -rassicurati. Ercole mio, non è ancora spento e forse non se ne andrà -nel paradiso di Alì, Hussein, Maometto e compagni. - -— Vive?... - -— Sembra. — - -Tabriz fece un salto innanzi, poi cadde subito sullo stesso cavallo su -cui trovavasi Hossein. - -— Maledetta palla che quel traditore mi ha cacciato nel dorso — disse, -digrignando ferocemente i denti. - -— Anche tu ferito? - -— Per me non mi preoccupo, — disse Tabriz. — Ci vuol ben altro che una -palla. - -— Infatti sei più robusto d'un orso. - -— Sergente, — disse Olaff, — noi perdiamo tempo in chiacchiere inutili, -mentre questo giovane ha bisogno di cure. - -— Hai ragione, sono uno stupido. Slacciate una coperta e portiamolo al -campo. Penseranno i nostri medici a salvarlo. - -Lesti, ragazzi!... Torneremo più tardi. Tu, Ercole, puoi seguirci? Ci -vorrebbe un elefante per portare te. - -— Salvate lui, il mio padrone, — disse Tabriz, con voce singhiozzante. - -— Io vi seguirò egualmente. - -È lui che voglio che viva. - -— Uhm! — grugnì il cosacco. — Purchè non lo fucilino più tardi, o -l'Emiro di Bukara non lo faccia acciecare. - -Non è troppo tenero quel selvaggio principe coi ribelli che turbano i -suoi sonni. — - -Un soldato aveva spiegata rapidamente la coperta di lana, che portava -a tracolla ed i suoi camerati vi avevano adagiato sopra Hossein con -infinite precauzioni. - -Il cosacco, prima di dare il comando di mettersi in marcia, levò al -ferito la ricca giubba persiana, tagliò la camicia di seta, diede uno -sguardo alla ferita prodotta, a quanto pareva, da una palla di pistola -e vi cacciò dentro un pizzico di filaccia di lino fasciandola poi -lestamente, quantunque il sangue si fosse oramai raggrumato impedendo -l'uscita a quello che rimaneva nel corpo. - -— Là, — disse, facendo schioccare contemporaneamente la lingua e le -dita. — Credo che un medico dell'esercito non avrebbe potuto fare di -meglio. Oh!.... M'intendo io di ferite! — - -Poi, volgendosi verso Tabriz che si manteneva ritto per uh vero -miracolo di suprema energia, gli chiese: - -— E per te, Ercole, che cosa posso fare? Vuoi che visiti anche la tua -ferita? - -— Farai quello che vorrai, moscovita, ma più tardi, quando saremo al -campo. - -— Ecco un magnifico orso, — borbottò il sergente, con vera ammirazione; -— che pelle dura hanno questi Shagrissiabs! — - -Poi alzando la voce: - -— Lesti, all'accampamento, camerati! — - -I quattro soldati afferrarono i quattro lembi della coperta e guidati -dal sergente che teneva alta la lanterna, si misero in marcia a passo -affrettato, seguiti da Tabriz il quale pareva che fosse improvvisamente -guarito della sua ferita. - -In venti minuti raggiunsero il primo burrone, poi in altri dieci si -trovarono dinanzi ai giardini di Kitab, dove ardevano giganteschi falò, -i quali facevano vivamente scintillare un gran numero di fasci d'armi. - -Molte tende, per lo più piccole, si rizzavano qua e là e molti soldati -russi fumavano placidamente le loro immense pipe di porcellana, -commentando a bassa voce gli avvenimenti della giornata e narrandosi -le prodezze compiute durante l'assalto della torre di Ravatak, il solo -luogo si può dire, ove i Shagrissiabs di _Djura bey_ e di Baba-beg -avevano opposta un'accanita resistenza. - -Il sergente ed i suoi soldati, dopo d'aver risposto alla parola -d'ordine delle sentinelle, attraversarono l'accampamento ed entrarono -sotto una vasta tenda sulla cui cima ardeva un grosso fanale, accanto -ad una bandiera rossa, attraversata da una grande croce bianca. - -Nell'interno vi era una ventina di materassi, sui quali giacevano degli -uomini che avevano la testa fasciata di bende più o meno insanguinate: -russi feriti dai kangiarri, dagli jatagan e dalle scimitarre dei -Shagrissiabs, nell'attacco dei giardini di Kitab. - -Nel mezzo, sotto una lanterna, un capitano medico, molto barbuto, con -un grosso sigaro in bocca, stava seduto su un tamburo leggendo qualche -vecchio giornale. - -Vedendo entrare il sergente alzò il capo, senza smettere di fumare. - -— Che cosa mi porti, Alikoff? — chiese. — Non è ancora finita la -raccolta dunque? - -— No, capitano, però quello che vi conduco non è uno dei nostri. — - -Il capitano aggrottò la fronte e fece un gesto come di stizza. - -— Un ribelle? - -— Sì, capitano. - -— Portatelo a _Djura bey_ od al suo socio, Baba beg. - -— Non potrebbe giungere vivo fino a loro. È un pezzo grosso che vi reco -capitano, il figlio d'un _beg_, sembra. - -— Bah!.... Vediamo! — - -Gettò via il sigaro e s'accostò ai quattro soldati che reggevano la -coperta su cui si trovava Hossein. - -— Per S. Piero e S. Paolo! — esclamò. — Che bel giovane! Dove l'hai -pescato, Alikoff? - -— In mezzo ad un cumulo di cadaveri. - -— Non è morto? - -— Non ancora, capitano. - -— Dov'è ferito? - -— Al dorso. - -— Ferita non gloriosa se vogliamo. Fallo deporre su quel letto vuoto e -fammi portare i ferri. - -— Ve n'è un altro, capitano, — disse il sergente, indicando Tabriz, che -in quel momento entrava. - -Il medico squadrò il gigante con un certo stupore, poi disse, un po' -sorridendo: - -— A quello basterà una buona zuppa per rimetterlo in gambe. - -— No, capitano, ha una palla in corpo anche lui e non delle nostre, — -rispose il sergente. - -— Ed è venuto qui senza aiuto? - -— Da solo. - -— Avrebbe l'anima attaccata al corpo con chiavarde di acciaio? — -esclamò il capitano. - -— Sembra, signore. - -— Allora può aspettare. Pensiamo prima a questo giovane che è più -interessante di quel bufalo della steppa. - -Se non è morto finora non morrà nemmeno più tardi. Fallo passare in un -altro letto. — - -Si avvicinò ad Hossein che era stato già deposto su un materasso e si -curvò su di lui, aprendogli la camicia di seta bianca e appoggiando un -orecchio sul cuore. - -— Batte, — disse dopo qualche istante. — Ferita grave senza dubbio; -forse non è mortale. - -Cerchiamo di estrargli la palla, innanzi a tutto. — - -Gli tolse la ricchissima e lunghissima fascia di seta che gli stringeva -i fianchi ed in quell'atto vide cadere a terra un piccolo plico. - -Lo raccolse lestamente e se lo mise in tasca, non così presto che -Tabriz non l'avesse veduto. Il turchestano però non credette opportuno -di fare qualche rimarco, temendo di ritardare l'estrazione del -proiettile. - -Il sergente intanto aveva portato la cassetta dei ferri chirurgici, -mentre due infermieri preparavano fasce e filamenti di lino. - -Il capitano dopo d'aver fatto bene accomodare il giovane sul ventre, -si mise subito all'opera, scandagliando prima la ferita e poi -allargandola. - -Agiva rapidamente, con mano sicura, da uomo pratico in fatto di ferite. - -Trascorse qualche minuto, lungo quanto un secolo pel povero Tabriz che -non aveva voluto ancora coricarsi, poi il capitano ritirò dolcemente -una specie di pinza, mostrando al sergente ed agli infermieri una palla -rotonda, tutta coperta di sangue. - -— Fortunatamente la scapola l'ha fermata, — disse. — Se avesse -continuato il suo cammino, avrebbe attraversato il polmone. - -— Non è una palla russa, è vero, signore? — chiese Tabriz i cui occhi -avvampavano d'una collera terribile. - -Il capitano la lasciò cadere in un bacino di rame per pulirla dal -sangue, poi la ritirò. - -— È rivestita di rame, — disse poi. — È una palla turchestana. - -Vi uccidevate fra voi, dunque? - -— No, signore. È stato commesso un infame delitto ed il fatto risulta -limpidamente dalla ferita ricevuta dietro le spalle, mentre questo -valoroso giovane non ha mai mostrato i talloni al nemico. - -— Bah!... Avete sempre questioni voi o... — - -Un sospiro che sfuggì a Hossein gl'interruppe la frase. - -— Buon segno, — disse il capitano. - -Poi, voltandosi verso Tabriz: - -— Ora a te, gl'infermieri s'occuperanno del giovane. — - -Tabriz andò a sdraiarsi su un materasso vuoto, che si trovava prossimo -a quello del nipote del _beg_ e si spogliò, senza aver bisogno -dell'aiuto del sergente. - -— Una ferita quasi identica e anche questa alla scapola, ma a sinistra -invece che a destra, — disse il capitano medico. - -— L'uomo che vi ha sorpresi alle spalle, ha fatto un doppio colpo. La -faccenda sarà più facile dell'altra. - -Per sfondare un simile dorso ci vuole ben altro che la palla d'una -pistola. - -— Quella d'una racchetta, capitano, — aggiunse il sergente. - -— E forse non bastava ancora, — rispose il medico, sorridendo. - -L'operazione non durò più di due minuti e riuscì completamente. Tabriz -non mandò nessun lamento, anzi nemmeno un sospiro. - -— Turchestana, è vero? — chiese il gigante, quando udì la palla cadere -nel bacino. - -— Precisa dell'altra, — rispose il capitano. - -— Il miserabile! — ruggì Tabriz. - -— Conosci l'assassino! - -— Sì capitano. - -— Un turchestano come te. - -— Sì. - -— Un cattivo camerata. - -— Che un giorno ritroverò, signore e che ucciderò come fosse una belva -feroce, quantunque nipote di un _beg_ e parente del mio signore. - -— Taci e pensa a guarire ora. Gli ammalati non devono parlare. - -— Permettimi una parola, signore. - -— Parla. - -— Rispondi della vita del mio signore? Credi che sopravviverà? - -— Ora che gli ho estratta la palla non corre più alcun pericolo. Fra un -paio di giorni potrà parlare, ma bada, per ora di lasciarlo tranquillo. - -Resisti alla febbre che fra poco ti coglierà e non seccarmi -altro. — - -Ciò detto lasciò la tenda-ospedale e passò in una più piccola, che -s'alzava a breve distanza e che era del pari illuminata. - -Non conteneva che un piccolo letto da campo, un tavolino sgangherato ed -una sedia in non migliore stato. - -Accese un nuovo sigaro, si sedette e poi estrasse il plico che era -caduto mentre svolgeva la fascia di Hossein. - -— Può contenere dei documenti importanti pel generale, — mormorò, -stracciando la busta di carta-pecora. - -Il plico non conteneva che due foglietti, ma ciò che vi era scritto -sopra doveva essere ben grave, poichè il dottore aveva fatto un -soprassalto e la sua fronte si era aggrottata. - -— Un complotto contro il maggior generale Abramow, e contro l'Emiro! — -esclamò ad un tratto. — _Djura bey_ ha fatto bene a scappare, perché se -fosse stato preso non so chi lo salverebbe. - -E quei due eran gl'incaricati di commettere l'assassinio! Non valeva la -pena di estrarvi due palle per farvene cacciare in corpo più tardi una -dozzina. - -Vedremo però come la intenderà il khan di Bukara. — - - - - -CAPITOLO II. - -Il tradimento d'Abei. - - -Non fu che dopo tre giorni di febbre intensissima, accompagnata da -frequenti accessi di delirio, durante i quali non faceva che invocare, -con voce straziante, Talmà, che Hossein poté finalmente riconoscere il -suo fedele turchestano. - -Lo stupore del povero giovane fu tale, nel vedersi quasi accanto, -ancora però sdraiato, il gigante, che credette dapprima di essere -ancora in preda al delirio. - -Tabriz, vedendo che lo guardava cogli occhi sbarrati, senza parlare, -aveva indovinato subito ciò che passava attraverso il cervello di -Hossein. - -— Non t'inganni, mio signore, sono proprio io, il tuo fedele servo — -disse il gigante. — Come stai? Meglio di ieri di certo, a quanto mi -sembra. - -Possiamo dire di essere scampati alla morte per un pelo di cammello. - -— Tabriz!.... Tu! — esclamò Hossein. - -— Parla sottovoce, mio signore od il capitano medico ti proibirà di -aprire la bocca. - -Sei ancora troppo debole. - -— Che cosa è successo? Che cosa fai tu, lì? Dove siamo noi? V'è nel mio -cervello una confusione inestricabile. - -— Sono accadute certe cose, mio signore, che è meglio che tu le ignori -per ora, — rispose Tabriz con voce sorda. — Tu vuoi sapere dove siamo? -In un ospedale da campo dei moscoviti, sotto le mura di Kitab. - -— E allora?.... - -— Taci, mio signore, non nominarla. Tu non devi pensare alla fanciulla -per ora; ti basti sapere che oramai conosco la persona che assoldò le -_Aquile della steppa_. - -Le nostre due ferite mi hanno aperto gli occhi. - -— Che cosa vuoi dire Tabriz? - -— Che noi non siamo caduti sotto il piombo dei moscoviti. - -Un miserabile ci ha colpiti a tradimento alle spalle e quel miserabile -era un turchestano al pari di noi. - -— Chi! Tu conosci il suo nome? - -— Sì, padrone, ma non te lo dirò fino a che non sarai perfettamente -guarito. — - -Poi abbassando la voce, in modo da non poter essere udito dai feriti -che occupavano gli altri letti e che erano tutti russi gli chiese: - -— Padrone, avevi dei documenti tu, nella tua fascia? - -— Io! Nessuno, Tabriz. — - -Il gigante si era fatto smorto. - -— Qualche altro tradimento? — si chiese poscia, aggrottando a più -riprese la fronte e tirandosi rabbiosamente la barba. - -Il dottore li guardò in un certo modo che sembrava dire: vi terrò -d'occhio. - -— E dunque, Tabriz? — Chiese Hossein vedendo che il gigante rimaneva -muto. - -— Quando il capitano medico ti ha levata la fascia ti sono cadute delle -carte, signore. - -— Non è possibile: io non ne avevo in dosso. Vado alla guerra col -_kangiarro_ io e non munito di pezzi di carta. - -— Sarà come tu dici, mio signore, — disse Tabriz, vedendolo -inquietarsi. — Mi sarò ingannato. - -Silenzio, signore: ecco il capitano. — - -Il capitano era entrato seguito da alcuni infermieri e vedendo Hossein -col capo curvo dalla parte di Tabriz, gli aveva subito piantato addosso -gli occhi assumendo un'aria poco benigna. - -— Come state, giovanotto? — gli chiese poscia, con accento ruvido. - -Lo dicevo che non sareste morto. - -— Mercè le vostre cure però e la vostra abilità, — rispose cortesemente -Hossein. — Mio zio, il _beg_ Giah Aghà, vi sarà riconoscente, signore. - -— Chi lo sa! — disse il capitano, con un certo imbarazzo. — Badate che -voi ed il vostro compagno siete in istato d'arresto. - -— Come prigionieri di guerra? - -— Ah!... Questo non lo so. Silenzio, non parlate troppo. - -La vostra febbre non è cessata. Occorre riposo assoluto a bocca -chiusa. — - -Poi, volgendosi verso Tabriz, aggiunse: - -— Tu fra un paio di giorni potrai alzarti. Hai una fibra meravigliosa, -mio caro. — - -Poi, senza attendere la risposta del gigante, passò oltre, visitando -rapidamente gli altri ammalati. - -Era appena uscito quando due cosacchi, armati di fucile, andarono a -collocarsi presso i due letti occupati da Hossein e da Tabriz. - -— Ecco le nostre guardie, — disse il gigante, che era ridiventato -inquietissimo. - -— Silenzio, — disse uno dei due soldati con un tono da non ammettere -replica. — Abbiamo l'ordine d'impedirvi di parlare. - -— Di parlare! — ripetè l'altro come un'eco fedele. - -Tabriz rispose con una specie di grugnito e si cacciò sotto le coperte -mentre Hossein faceva altrettanto. - -Sei giorni trascorsero, durante i quali i due cosacchi vigilarono -costantemente per turno sui due feriti. Tabriz era già guarito, ma -non aveva potuto avere il permesso di mettere i piedi fuori dalla -tenda-ospedale, nè di poter scambiare una parola col suo giovane -padrone. - -La sorveglianza era diventata così stretta attorno al gigante da non -poter fare un passo. - -— Capitano, — disse il sesto giorno Hossein, vedendo entrare il russo, -— mi pare che sia tempo di lasciare il letto. - -La ferita si rimargina rapidamente ed il riposo non è fatto per gli -uomini della steppa. - -— Fate pure — rispose il russo, voltandogli le spalle. - -Tabriz era accorso per aiutare il suo padrone a vestirsi, ma il -cosacco, che lo seguiva come la sua ombra, fu lesto a fermarlo, -dicendogli: - -— Siete prigioniero. — - -Il gigante inarcò le braccia e strinse le pugna, pronto a fulminare il -panduro del Don. Uno sguardo imperioso di Hossein lo arrestò, prima che -quei possenti muscoli si stendessero. - -— Un momento di ritardo e tu eri morto, — disse, digrignando i denti. — -Che cosa si vuole da me? - -Un drappello di soldati era nel frattempo entrato. Tutti avevano -le baionette inastate e parevano pronti a farne uso, in caso di -resistenza. - -— Signore, — disse il gigante, che pareva furibondo. — Devo buttar giù -questi imbecilli? - -— Non muovere un dito, — rispose Hossein, che aveva finito di vestirsi -coll'aiuto di un infermiere. — Vediamo di che cosa ci accusano questi -moscoviti. - -Un prigioniero di guerra non è un bandito della steppa. — - -Il sergente, che li aveva raccolti sul campo di battaglia, aveva -assunto il comando del drappello, dicendo ai due turchestani: - -— Dovete seguirci: vi consiglio di rimanere tranquilli perchè ho -l'ordine di farvi fuoco addosso, in caso di ribellione. - -Spero che tutto finirà bene per voi, miei poveri ragazzi! - -— E di che cosa ci si accusa? — disse Hossein. — Di aver cercato -di lasciare Kitab prima che venisse presa, non desiderando noi -immischiarci negli affari di _Diura-bey_ e di _Baba-bey_? - -— Ah!.... Io non lo so, signor mio. Andiamo: al maggiore non piacciono -i ritardi. — - -I cosacchi presero in mezzo Tabriz e Hossein e lasciarono la -tenda-ospedale, conducendoli in un'altra più piccola, che si trovava in -mezzo ad un giardino, all'ombra di un platano gigantesco e dinanzi alla -quale vegliava un soldato del 6º battaglione di linea del Turchestan. - -Nell'interno non vi erano che due persone sedute dinanzi a un tavolo. - -Uno era un maggiore russo, piuttosto attempato, con una barba rossiccia -e già brizzolata ed il petto coperto di decorazioni. - -L'altro invece era un bukarino, qualche pezzo grosso dell'Emiro, a -giudicarlo dall'ampio turbante verde che gli copriva il capo, dai -ricami d'oro che ornavano la sua casacca e dalla ricchezza del suo -_kangiarro_ e della sua scimitarra. - -Il maggiore, che stava fumando un grosso sigaro, vedendo entrare i -due prigionieri, fissò i suoi occhi grigiastri e ancora vivissimi su -Hossein. - -— Tu sei? — gli chiese, dopo alcuni istanti di silenzio. - -— Il nipote del _beg_ Giah Aghà, — rispose il giovane. - -— Lo conoscete? — chiese il magiore volgendosi verso il rappresentante -dell'Emiro di Bukara. - -— Sì, Giah Aghà è uno dei più noti e de' più ricchi _beg_ della steppa -occidentale, — rispose il buccaro. — Ha dato anzi molto filo da torcere -al mio signore, alcuni anni sono. - -— Un pericoloso allora. - -— Lo credo. - -— Suo nipote non lo sarà meno dunque. - -— Certo. - -— Correte, a quanto pare, nel giudicare, — disse Hossein ironicamente. - -— Nega di aver combattuto contro di noi, se l'osi, — disse il maggiore. -— Sei caduto dinanzi al battaglione che io comandava. - -— Non dico il contrario, — rispose Hossein, — ma mi preme dirvi, -maggiore, che io non volevo misurarmi coi moscoviti, non essendomi mai -interessato nè degli affari di _Djura-Beg_, nè di quelli dell'Emiro. - -Io fuggiva colla mia scorta onde dare battaglia ad una banda di Aquile, -che mi avevano rapita la fidanzata. - -— Là!.... Là! — fece il maggiore, con un sorriso beffardo. - -— Non sono un ragazzo io per bere simili istorie. - -Una vampa d'ira salì in viso al fiero nipote del _beg_, mentre Tabriz -faceva come una mossa per slanciarsi sui due uomini e fulminarli con -due tremendi pugni. - -— Io non ho mai mentito, maggiore, — gridò Hossein. — Non sono un -bandito, nè un predone della steppa io!.... Mio padre era un principe! - -— Io dico che tu sei venuto qui con un'altra missione e ne ho le prove, -— disse il russo. - -— Quale missione? - -— Di attentare alla vita dell'Emiro di Bukara e anche a quella del -maggiore generale Abramow, comandante in capo della spedizione. - -— Coloro che vi hanno detto codeste cose, hanno mentito! — gridò -Hossein con indignazione. - -— E le lettere che ti abbiamo trovate indosso? - -— Quali lettere? - -— Ah l'infame! — ruggì Tabriz. — L'avevo sospettato!.... - -— Ah!.... Vedi! — esclamò il maggiore, sogghignando. — Il tuo servo si -è tradito e ti ha involontariamente perduto. - -— Che cosa volete dire, maggiore? — chiese Hossein smarrito. - -— Che quando il capitano medico ti fece spogliare, trovò nascoste nella -tua fascia due lettere, le quali ti davano le istruzioni necessarie per -compiere il doppio colpo. - -— È impossibile. - -— Non credi? - -— No, è impossibile. - -— Ebbene, guarda, — disse il maggiore aprendosi la giubba e levandosi -da una tasca interna due fogli. — Riconosci questa calligrafia? — - -Hossein vi gettò sopra uno sguardo, poi indietreggiò vivamente, pallido -come un cencio lavato, cogli occhi dilatati, mentre un grido straziante -gli sfuggiva dalle labbra. - -— La calligrafia di mio cugino!.... Ah!.... Il miserabile!.... -l'infame!... È lui che mi ha colpito alle spalle per rubarmi Talmà.... - -— Sì, mio signore, — disse Tabriz, con accento irato. — Io l'ho veduto -a far fuoco su di noi ed ora te lo dico. - -È tuo cugino che ha tramato tutto. - -— Infame!.... Infame! — urlò Hossein. - -Il maggiore ed il rappresentante dell'Emiro non sembravano affatto -commossi, nè per l'esplosione di dolore del disgraziato Hossein, nè -dello scoppio d'ira di Tabriz. - -Anzi il primo sussurrò agli orecchi del secondo: - -— Come sono abili commedianti questi selvaggi della steppa! — - -Poi, volgendosi verso Hossein, che si era lasciato cadere su una sedia, -nascondendosi il viso tra le mani, gli chiese ruvidamente: - -— Dunque l'hai conosciuta questa calligrafia. - -— Sì, è di mio cugino Abei, — rispose il giovane. - -— Dov'è codesto tuo cugino? - -— È fuggito. - -— Dove? - -— Che ne so io? - -— Sarà colle _Aquile_, mio signore, — disse Tabriz. — E stato lui ad -assoldarle, non ho più alcun dubbio. - -— Dove si sono rifugiati quei banditi? — chiese il maggiore. - -— Sulle montagne, probabilmente, — rispose Tabriz. - -— Ed il cugino è con loro? - -— Lo suppongo. - -— Quello è stato più furbo di voi, — disse il maggiore ironicamente. — -Penserà l'Emiro ad andarlo a trovare, se ne avrà tempo. — - -Stette un momento silenzioso, poi battè le mani. - -Il sergente ed i suoi cosacchi che si erano fermati dinanzi alla tenda, -entrarono. - -— Conducete questi uomini nella cittadella, — disse loro, — doppia -sorveglianza, — aggiunse poi. - -— Signore, che cosa volete fare di noi? — chiese Hossein, balzando in -piedi. - -— Deciderà il rappresentante del Khan, — rispose il russo. — D'altronde -la vostra sorte mi pare che sia oramai decisa. - -Voi siete due pericolosi che meritereste, per mio conto, un po' di -Siberia, in fondo a qualche miniera. - -— Dunque voi non credete a quanto vi abbiamo detto? - -— Bah!.... - -— Ci trattate come banditi.... - -— No, come ribelli dell'Emiro di Bukara. - -— Non abbiamo preso parte alla ribellione noi!.... ve lo giuro!.... - -— Avete fatto fuoco contro di noi e basta. - -— Perchè i vostri c'impedivano di andarcene. Siete miserabili che -abusate della vostra forza. - -— Ehi, giovinotto, non siamo nella steppa qui, ricordatelo e pensa a -quello che tu devi dire. Vi è del piombo nei nostri fucili. - -— E del buon acciaio, nei nostri _kangiarri_, — rispose fieramente -Hossein. - -— E dei pugni che accoppano, nelle nostre braccia — aggiunse Tabriz. - -— Conduceteli via, — disse il maggiore, volgendosi verso il sergente. — -Ne ho abbastanza di costoro. - -— Andiamo — disse il cosacco, spingendo fuori Hossein e Tabriz. - -Rimasti soli, il maggiore riaccese il sigaro che aveva lasciato -spegnere, poi guardando il rappresentante dell'Emiro, che conservava -un'impassibilità strabigliante, gli chiese: - -— Credete a quanto hanno narrato quei due prigionieri? - -— No, — rispose asciuttamente il buccaro. - -— Non credete neppure che quel giovane sia un personaggio distinto? -Veramente mi ha l'aria di un pezzo grosso della steppa. - -— Può darsi che sia un nipote del _beg_ Giah Aghà. - -— Un uomo forte quel _beg_? - -— Che gode d'una grande autorità nella steppa occidentale, per -aver purgato il suo paese dai banditi che lo infestavano e per -aver sventato, sia coll'astuzia, sia colle armi, le mire, sia pure -ambiziose, del mio signore, che desiderava estendere i suoi domini al -di là dell'Amu-Darja. - -— Credete che quel giovane volesse proprio attentare alla vita -dell'Emiro? - -— Non ho alcun dubbio; anzi aggiungerò che io sospetto appartenga alla -setta dei babi[8]. - -— Dei Babi? Chi sono costoro? - -— Fanatici che vorrebbero rovesciare tutti gli Emiri e anche lo sciah -di Persia, e che hanno già dato molto da fare a quest'ultimo. - -Quei furfanti, malgrado abbiano già ricevuto delle tremende lezioni -in Persia, a Zindjan specialmente, dove tutti i loro compagni -furono passati a fil di spada dalle truppe di Nasser-el Din, si sono -infiltrati anche nel nostro kanato. - -— Sicchè, cosa volete concludere? - -— Che quei due prigionieri devono essere condotti a Bukara, insieme coi -ribelli catturati. Tale è l'ordine del mio signore. - -— E se non fossero due affiliati alla setta dei Babi? - -— Deciderà l'Emiro, — rispose il buccaro, con voce ferma. - -— Ricordatevi però che dopo l'interrogatorio, voi dovete riconsegnare -a noi tutti i ribelli, e vivi.... ricordatevelo bene, vivi. L'Europa -tiene gli occhi su di noi. - -— Noi non uccideremo nessun ribelle, ve lo prometto a nome dell'Emiro. -Noi rispetteremo i trattati. - -— Anche quei due sono vostri, ma, Babi o no, ce li ritornerete. -Abbiamo troppe terre disabitate intorno al Caspio, e quella gente -non si troverà male laggiù e taglieremo nello stesso tempo le ali ai -pretendenti come _Djura-Bey_ e _Baba Bey._ - -Noi già non lavoriamo sempre per i begli occhi del vostro signore. - -Domani adunque i ribelli di Kitab saranno a vostra disposizione e -avrete il permesso di trattenerli in Bukara per una settimana, non di -più, m'intendete? Io parlo a nome del maggior generale Abramow e del -governo del Turchestan. - -Ora potete andare. — - - - - -CAPITOLO III. - -Le spie di Abei. - - -— Nulla? - -— No Karawal. - -— Tu vuoi guadagnare i tomani del nipote del _beg_ bevendo caffè e -passeggiando per Kitab? - -— È impossibile sapere qualche cosa. Seppelliscono alla rinfusa i -cadaveri senza badare se siano stati poveri o ricchi. - -— Sei uno stupido. - -— Allora tu sei stato più fortunato, Karawal. - -— Cioè più furbo e più lesto di te, Dinar. - -— Morti, è vero? - -— Vivi, vivissimi come me e te. I sospetti del nipote del _beg_ erano -ben fondati. - -— Non era dunque proprio sicuro di averli uccisi? - -— Non si sa mai dove va a finire una palla, — sentenziò gravemente -Karawal. — Talvolta fulmina e tal'altra invece risparmia. - -Fidati ora delle palle! Abei doveva colpirli col _kangiarro_, mio caro: -l'acciaio non sbaglia come il piombo. - -— E concludi? - -— Che Hossein e Tabriz sono vivi come lo siamo noi. - -— Ti hanno ingannato. - -— Sei uno stupido, Dinar. Li ho veduti io, con questi miei due occhi -uscire da una tenda-ospedale, in mezzo ad un gruppo di cosacchi. - -— Sicchè sono in mano dei russi!.... - -— Adagio, mio caro. Ho saputo d'altro. - -— Che cosa? - -— Che domani verranno condotti a Bukara insieme coi ribelli fatti -prigionieri a Kitab. - -— E noi? - -— Li seguiremo. - -— La nostra missione dovrebbe essere finita a questo punto. - -— Già, il nipote del _beg_ ci avrebbe promessi cinquecento _tomani_ per -fargli solamente sapere se suo cugino e Tabriz erano veramente morti. -Se non volevi altro impiccio dovevi seguire Hadgi nella sua ritirata ed -accontentarti dei dieci o dodici tomani che ti avrebbe dato per tanto -lavoro, come si sono appagati quei due imbecilli che erano in nostra -compagnia. - -Karawal sa fare i propri affari. - -Già, io sono uno stupido, — disse Dinar. - -— Un cretino, anzi. - -— Come vuoi, non me ne offendo. Io non ho la veste d'un uomo che un -giorno diverrà il capo d'una banda di _Aquile_. - -— È il mio sogno e, dovessi rinnegare Maometto, lo diverrò, — disse -Karawal. - -— Dunque dicevi? - -— Che noi li seguiremo e che se l'Emiro li risparmia, i nostri -_kangiarri_ ripareranno l'errore. - -— Con quel demonio di Tabriz!.... - -— Un buon colpo a tradimento e anche lui cadrà. - -— Sei spiccio, tu. - -— Mi premono i _tomani_ di Abei. - -— E non verremo sospettati, noi? - -— Chi potrà avere dei sospetti su due poveri _loutis_[9] che cercano -di guadagnare qualche cosa? Eppoi siamo abbastanza trasformati perchè -Tabriz e Hossein possano riconoscerci. Non hanno di certo mai fatto -attenzione a noi; erano troppo occupati durante il matrimonio e anche -durante il banchetto. - -Padrone! Un'altra tazza. Abbiamo fatto una buona giornata ieri. — - -Questa conversazione aveva luogo in uno dei tanti _kabne-kahnè_ di -Kitab, ossia in un piccolo caffè, dove ordinariamente si radunavano -gli sfaccendati per sorseggiare una tazza di eccellente caffè, giuocare -agli scacchi e alla dama, ed ascoltare le storielle dei _mestvires_ ed -a fumare del buon _tumvak_, profumato dall'acqua di rose contenuta nei -_nargul_.... - -Eran due tipi di veri bricconi, quei due uomini che si facevano credere -due mostratori di scimmie, per nascondere il loro vero essere. - -Uno aveva poco più di vent'anni, l'altro invece quasi il doppio, con un -brutto ceffo quasi interamente coperto da una barba rossiccia e ispida, -che gli nascondeva però male una terribile cicatrice, la quale gli -attraversava tutto il volto, passandogli fra il naso e le labbra. - -Entrambi indossavano lunghe zimarre mezze sdruscite, portavano sul capo -alti cappelli villosi, rassomiglianti a quelli che usano i persiani, e -tenevano in mano fruste dal manico corto. - -Vuotata la seconda tazza di caffè, che era stata loro portata, Karawal, -lo sfregiato, aveva subito ripreso a voce bassa, urtando col piede -Dinar: - -— Hai capito quale è il mio piano? - -— Sì e no. - -— Come hai l'intelligenza corta, Dinar! Tu non riuscirai mai a nulla, -figliuol mio. - -— Sono ancora giovane, Karawal. - -— Io alla tua età ero un briccone emerito, e rubavo, quasi sotto il -naso dei pastori illiati, cammelli e cavalli, senza contare i montoni. - -— Spero di poter un giorno diventare anch'io così abile. - -— Te lo auguro di cuore. Dunque il mio piano è d'informare Abei che il -suo colpo è andato fallito, così affretterà le nozze con Talmà. - -Accetterà la fanciulla? - -— Le donne fanno presto a rassegnarsi e anche a dimenticare. E poi -forse che il signor Abei non è anche lui un nipote del _beg_? - -— E poi? - -— Poi seguiremo i due prigionieri e non li lasceremo, se riescono -a sfuggire alle granfie dell'Emiro di Bukara, finchè non li avremo -soppressi. Le buone occasioni non mancheranno ed è necessario che non -tornino più mai nella steppa o non prenderemo un solo _tomano_. - -Mi hai compreso Dinar? - -— Perfettamente, — rispose il giovane. - -— Oh!.... Ecco che la tua intelligenza comincia a schiudersi; sotto di -me farai della strada, figliuol mio. - -Orsù riprendiamo le nostre scimmie e andiamo a fare i nostri -preparativi di partenza. - -— Ci permetteranno di seguire i prigionieri? - -— Non dubitare: i _loutis_ sono ben veduti da tutti. — - -Pagarono e uscirono, girando intorno al piccolo caffè che nella -forma sembrava un grosso dado di pietra. Dietro, sotto una piccola -tettoia, stavano incatenati due scimmie, quadrumani che si trovano -sulle montagne del Chachemir e sulle pendici dell'Himalaya, alte più -di mezzo metro, con una coda di venticinque centimetri, di corporatura -massiccia, e ricca di pelo di color verdastro e la faccia invece di -tinte ramigno chiare, del più singolare effetto. - -Sono, si può dire, le sole scimmie che sopportano benissimo il -freddo, trovandole perfino a tremila metri d'altezza, là dove le nevi -abbondano; sono però anche cattivissime e difficili a domarsi, non -temendo di assalire perfino i cacciatori coi loro robustissimi denti. - -I due finti _loutis_, dopo d'averle in parte liberate, presero -le catene e le trassero attraverso le vie della città, camminando -velocemente, malgrado le proteste ringhiose dei quadrumani. - -La popolazione di Khitab non aveva ancora riprese le sue abitudini. -Spaventata dalla presenza dei russi, i quali bivaccavano ancora sulla -piazza e sulle vie principali, attorno ai falconetti, alle racchette ed -ai fasci d'armi, si teneva ancora ben tappata nelle case, per timore -di passare un altro brutto quarto d'ora, sicchè tutte le strade erano -ancora deserte, quantunque il maggior generale moscovita avesse imposto -a tutti di non disturbare alcuno. - -In meno di mezz'ora Karawal e Dinar attraversarono la città e si -trovarono in mezzo ai giardini della porta d'oriente, dove i russi -avevano radunati, sotto ampie tende, guardate da un doppio cordone -di sentinelle, i prigionieri che dovevano essere inviati all'Emiro di -Bukara. - -Scavalcarono un muro ed entrarono in un orto che era stato abbandonato -dai suoi proprietari, accampandosi sotto un superbo melagrano. - -— Qui è come fossimo in casa nostra e nessuno verrà a disturbarci, -finchè i russi non torneranno a Samarcanda, — disse Karawal al -compagno. — E di qua noi sorveglieremo i prigionieri. — - -Trassero dalle loro bisacce di pelle, delle gallette di maiz e un po' -di montone arrostito e si misero a mangiare; poi terminato il frugale -pasto e date alle scimmie alcune melegranate, si coricarono fra le -erbe, che crescevano sotto la pianta, accendendo i loro _cibuc_. - -La notte li sorprese che stavano ancora fumando. - -Karawal, arrampicatosi sulla muraglia, diede un lungo sguardo al -piccolo campo russo, che si distingueva benissimo alla luce dei falò -accesi fra tenda e tenda, cominciando le notti a essere fredde, poi -rassicurato dalla calma che regnava, raggiunse il compagno. - -Si gettò accanto a Dinar che cominciava già a russare, coprendosi la -testa con un lembo della sua lunga zimarra. - -Uno squillo di tromba li svegliò poco dopo i primi albori. - -Karawal, che già dormiva cogli orecchi ben aperti, per modo di dire, fu -pronto a svegliare il compagno e le due scimmie. - -— In marcia, — disse. — Andiamo a vedere che cosa succede a -Bukara. — - -Presero le scimmie, scavalcarono il muro e s'avviarono verso -l'accampamento. - -Da una tenda vastissima, da quella che aveva una doppia fila di -sentinelle, uscivano gruppi di Shagrissiabs, legati a venti a venti -per mezzo d'una lunga catena, che passava attraverso alle loro larghe -e solide cinture di pelle, fiancheggiati da cavalieri usbeki e bukari, -che montavano piccoli cavalli villosi, dalle zampe robustissime. - -Erano i prigionieri di Kitab, i più compromessi nell'insurrezione, -che il governatore del Turchestan aveva promessi all'Emiro, colla -condizione di restituirglieli vivi, dopo averli interrogati per -sapere le responsabilità che spettavano agli abitanti delle due città -ribellatesi e colpirli di ammende indubbiamente rovinose. - -Fu nel quarto gruppo che Karawal e Dinar scoprirono Tabriz e Hossein, -legati l'uno presso l'altro con una doppia catena. - -Il gigante pareva addirittura inferocito e lanciava sguardi terribili -sugli usbeki e sui bukari dell'Emiro; Hossein invece sembrava -completamente annichilito da quel nuovo colpo, che gli faceva forse -perdere per sempre la fanciulla, così intensamente amata. - -— Uhm!... — fece Karawal, tirandosi la barba. — Non so come se la -caveranno coll'Emiro. - -Comincio a sperare che non sarà necessario che noi si faccia uso dei -nostri _kangiarri_. - -Non vorrei trovarmi al loro posto. - -— L'Emiro li ucciderà? - -— Forse non l'oserà perchè i moscoviti gli terranno gli occhi addosso; -tuttavia ti ripeto che non vorrei trovarmi lì in mezzo. - -Ha dei cavatori d'occhi famosi quel caro principe. - -— Lo so, — disse Dinar. — L'anno scorso ho veduto acciecare una -cinquantina di vecchi, perchè avevano assalita una carovana che gli -apparteneva. Ti giuro che ho riportata una impressione profonda. - -— Ti credo. Ecco gli ultimi: mettiamoci in coda. — - -La carovana si era messa in moto. Si componeva di oltre trecento -prigionieri e di duecento cavalieri bukari e usbeki, sotto la condotta -del rappresentante dell'Emiro, quello stesso che aveva assistito, nella -tenda del maggiore russo, all'interrogatorio di Hossein e di Tabriz. - -I due finti mostratori di scimmie, si erano messi dietro a tutti, senza -che alcuno facesse loro attenzione. - -La colonna, girata la parte occidentale di Khitab, prese -definitivamente la via di ponente, rasentando le ultime pendici dei -Sarset-Sultan, onde guadagnare la così detta steppa di Karnak-Tschul, -che divide Khitab da Bukara. - -Tabriz e Hossein, frammisti coi prigionieri del quarto gruppo, oppressi -da quel colpo di fulmine che non si aspettavano, camminavano l'uno a -fianco all'altro, sorvegliati attentamente da un manipolo di usbeki, -che pareva avesse ricevuto l'ordine di esercitare, particolarmente su -di loro, una speciale vigilanza. - -Certo, il rappresentante dell'Emiro aveva dato degli ordini a parte, -per quei due pericolosi, come li aveva chiamati il maggiore, e dovevano -infatti essere tali coi documenti trovati indosso a Hossein. - -Il gigante, che stentava a rassegnarsi, di quando in quando alzava gli -occhi verso i cavalieri, guardandoli ferocemente e chiedendosi quanti -pugni sarebbero stati necessarii per demolirli tutti. - -— Se non ci fossero gli altri, — borbottava, — non so come la -passereste con me, canaglie! Io non avrei paura ad impegnare la lotta -anche se sono senz'armi. — - -La colonna era entrata nella steppa, nell'eterna steppa che doveva -accompagnarla fin quasi alle porte di Bukara, ma non era quella -verdeggiante e rigogliosa dei Sarti, piena di erbe e di fiori come le -praterie del Far-West americano. - -Era una landa sconfinata, senza boschi e senza campi, impregnata -fortemente di sale, con pochissime graminacee e così dure da essere -appena tollerate dai cammelli e senza accampamenti, perchè quei terreni -erano incapaci di nutrire le numerose mandrie degli usbeki. - -Quantunque l'aria fosse tranquilla, immense cortine di polvere -sfilavano all'orizzonte: quelle cortine che al tramontare del sole -prendono la strana tinta d'un azzuro cupo, sì da dar l'illusione che -all'orizzonte si estenda un mare sconfinato. - -Sotto i piedi dei cavalli, altra polvere s'alzava, avvolgendo l'intera -colonna come in una leggerissima nube di fumo, ricadendo addosso ai -prigionieri, penetrando nelle loro gole, per quanto tenessero le labbra -strette, e nei loro occhi. - -— Ecco il paese dannato o meglio maledetto, — disse Tabriz, guardando a -Hossein. — Hai mai veduto, mio signore, una steppa più arida di questa? -Quale differenza col nostro mare di verzura! Se soffiasse la _burana_ -passeremmo indubbiamente un brutto quarto d'ora. - -— Che cos'è codesta _burana_? — chiese Hossein, quasi distrattamente. - -— Un terribile uragano di polvere, che qualche volta riesce fatale alle -carovane. - -— Venga pure: quasi lo desidero. Almeno tutto sarebbe finito, Tabriz! — -rispose il povero giovane con voce sorda. - -— Ah!.... Signore, tu non devi scoraggiarti; tu devi vivere per la -vendetta. - -— Ormai non spero più in nulla. - -— Hai torto, signore. - -— Noi non usciremo vivi dalle mani dell'Emiro. - -— Io credo il contrario. - -— Chi ci difenderà dalla terribile accusa, ora che non possiamo contare -più su nessuno? Mio zio ormai mi crederà morto e non interverrà per -aiutarci. - -— Pur troppo questo è vero, signore, — disse Tabriz, con un sospiro. — -Il tuo miserabile cugino gli avrà dato ad intendere che noi siamo stati -uccisi dai russi. - -— Ha voluto Talmà e la mia vita! — esclamò Hossein, che ebbe uno scatto -di furore. — La mia Talmà!.... Anche quella avrà creduto alla mia -morte! - -Ah!... L'infame!... Sì, Tabriz, tu hai ragione; bisogna vivere per la -vendetta. - -Guai a lui il giorno che tornerò nella steppa dei Sarti! - -La punizione sarà tremenda!.... - -— Così ti voglio vedere, signore, — disse il gigante. - -— Purchè l'Emiro creda alla nostra lealtà e ci risparmi. - -— Eh signore! Non sono ancora ben certo che l'Emiro abbia il piacere di -vederci e di far la nostra conoscenza. - -Non siamo ancora a Bukara ed in una settimana possono succedere di gran -cose, — disse Tabriz, abbassando la voce. - -— Che cosa vuoi dire? - -— Le catene per un caso qualunque possono spezzarsi, i prigionieri -trovarsi liberi, piombare sulla scorta e farla a pezzi. - -— Mediti un'evasione tu? - -— Mi basterebbe un po' di _burana_, signore. Eh! Chissà!... Quelle -cortine che filano laggiù indicano che se qui regna la calma più -assoluta, laggiù invece qualche po' di vento soffia. - -Non disperiamo, signore, te lo ripeto. - -— Non so quali aiuti speri da un uragano di polvere. - -— Tu non hai mai veduto gli uragani di polvere, perchè nella tua steppa -non succedono. Me ne saprai dire qualche cosa se avremo la fortuna di -vederne uno. - -Silenzio, signore. Mi pare che i nostri guardiani aguzzino gli orecchi, -per sorprendere i nostri discorsi. — - -In lontananza, mescolate a grossi cristalli di sale, che mandavano -bagliori acciecanti, si stendevano a perdita d'occhio, grandi dune -di sabbia, interrotte solo da qualche magro cespuglio, che qualunque -animale, per quanto affamato, avrebbe sdegnato. - -Nessuna tenda appariva in alcuna direzione. Era ben la steppa della -fame quella, senz'acqua dolce per dissetarsi e senza gazzelle che -potessero fornire un arrosto al povero viaggiatore. - -Il Sahara africano, tanto temuto dalle carovane, non deve esser -peggiore. - -A mezzodì la colonna fece un primo alt presso una minuscola oasi, -formata da un gruppetto di quercioli intristiti e da un paio di palme -selvatiche. - -I prigionieri, non abituati a marciare a piedi, essendo i turchestani -tutti cavalieri, non si reggevano più e avevano le gole arse da quella -continua pioggia di polvere finissima, e le palpebre rosse e gonfie. - -Perfino Tabriz, abituato a vivere quasi sempre a cavallo, non ne poteva -più degli altri. - -I soldati dell'Emiro fecero una magrissima dispensa di viveri, -non avendo condotto con loro che una dozzina di cammelli carichi -di provviste, poi rizzarono le loro tende da campo, lasciando i -prigionieri ad arrostire sotto il sole ed esposti alle cortine di -sabbia che lentamente s'avanzavano, spinte forse da una impercettibile -brezza di tramontana. - -Tabriz, che aveva trascorsa una parte della sua gioventù in quella -steppa maledetta e che sapeva qualche cosa sui movimenti di quelle -sabbie, non si stancava di osservarle con profonda attenzione, nonchè -di bagnarsi il dito pollice e di alzarlo più che poteva, come fanno i -marinai per conoscere la direzione del vento. - -— Purchè non cambi, — disse ad un certo momento a Hossein, che si era -sdraiato al suo fianco, immerso nelle sue tristezze. - -— Chi? — domandò il giovane. - -— La brezza, — rispose il gigante. — È la tramontana che provoca la -_burana_. - -— Deboli speranze. - -— Eh no!... Signore!... Guarda lassù, guarda bene!... È il cielo che si -oscura. - -— Una nube che passa. - -— No, signore, sono le cortine di sabbia che diventano più fitte. -Soffia vento forte verso la frontiera settentrionale, Iskandù e Karakie -devono aver ormai le vie coperte di polvere e nella steppa di Karnak -Tschul, se vi sono delle carovane, non devono trovarsi bene. - -Anche i soldati dell'Emiro se ne sono accorti: li vedi? — - -Infatti una certa agitazione si era improvvisamente manifestata fra i -bukari e gli usbeki. - -Erano usciti tutti dalle loro tende ed interrogavano ansiosamente, -cogli occhi dilatati, l'orizzonte che a poco a poco andava oscurandosi, -quantunque il cielo fosse sgombro da qualsiasi nube. - -— _Burana!... Burana!..._ — si udivano a mormorare con inquietudine. - -Levarono prestamente le tende e diedero il segnale della partenza. - -— Perchè non vi fermate qui, stupidi? — chiese Tabriz ad uno degli -usbeki che gli passava accanto. — Qui siamo al riparo degli alberi. - -— Più avanti saremo al riparo delle colline, — rispose il cavaliere. - -— Presto, camminate più rapidamente che potete, se volete salvare la -vita, non avendo noi tende bastanti per ripararvi tutti. — - -La colonna si era messa nuovamente in marcia, quasi correndo. I bukari -e gli usbeki, che cavalcavano sui fianchi, incitavano i prigionieri a -raddoppiare il passo, sagrando e facendo scoppiettare, le loro fruste -con gesti minacciosi. - -— Avanti!... Avanti!... — gridavano tutti. - -Cammelli e cavalli cominciavano a dar segni d'inquietudine. I primi -nitrivano sordamente e tremavano; i secondi allungavano più che -potevano il collo e dondolavano nervosamente la testa. - -La _burana_ s'avvicinava. Il cielo cominciava ad oscurarsi e folate -di vento, vere raffiche, cariche di polvere, giungevano una dietro -l'altra, rendendo difficilissima la respirazione, sia agli uomini che -agli animali. - -Qua e là immense trombe di sabbia si formavano come per incanto, -s'alzavano a prodigiosa altezza e si slanciavano a corsa furiosa -turbinando su sè stesse con mille stridori. - -Qualcuna, incontrando sul suo passaggio la carovana, si spezzava -bruscamente, rovesciando addosso ai disgraziati prigionieri una tale -massa di sabbia da seppellirli fino alle ànche. - -Quella corsa, che era diventata sfrenata, durò un quarto d'ora, poi il -rappresentante dell'Emiro, che cavalcava in testa a tutti, fece suonare -l'alt. - -Le colline non erano ancora visibili e la burana stava per spazzarli -via. - -— Salvatevi come potete! — lo si udì a gridare fra i ruggiti del vento. -— Tutti a terra dietro ai cavalli. - -— Non dubitare che ci salveremo, — disse Tabriz. — Padrone, sta' pronto -a tutto. - -Fra poco saremo avvolti tra le sabbie e più nessuno vedrà il suo vicino. - -Non preoccuparti della catena. Al momento opportuno saprò spezzarla. - -— Non morremo soffocati, Tabriz? — chiese il giovane, che guardava con -un certo timore le colonne di sabbia. - -— Confidiamo in Allah, — rispose il gigante. — Stammi ben vicino, e -aspettiamo. — - - - - -CAPITOLO IV. - -La burana. - - -La _burana_ che soffia nelle steppe turchestane si può paragonare al -simun che sconvolge le sabbie dell'immenso deserto di Sahara, e forse -è più pericolosa ancora, perchè sovente la _burana_ è così ardente -da soffocare le persone, che vengono sorprese senza il riparo di una -tenda. - -Ordinariamente quegli uragani si scatenano dopo le prime piogge, vere -piogge fangose, perchè il menomo soffio di vento, solleva sempre, -come abbiamo detto, delle immense cortine di sabbia, sicchè l'acqua -si mescola a tutto quel polverone e lo trascina alla superficie della -terra formando dovunque una fanghiglia alta parecchi centimetri. - -Il cielo si copre di nuvole gialle, il vento si scatena e tutta la -steppa si copre di colonne di sabbia roteanti e di cortine, oscurando -ogni cosa. - -La violenza di quei venti è tale da trasportare le sabbie perfino -nell'India, dove la burana viene invece chiamata _hot-winds_ ed il -suo calore è tale da far appassire in pochi istanti le piante e da -spogliare gli alberi del loro fogliame. - -Il turchestano e anche il persiano o l'indiano possono resistere; -l'europeo invece cade asfissiato, se non si trova ben ricoverato. - -Gli abitanti delle città sono anche essi costretti a prendere delle -precauzioni, non bastando le muraglie delle loro case a difenderli dai -soffi asfissianti del _simun_ asiatico. - -Tutte le aperture che servono da finestre vengono turate con -pagliericci, formati da stuoie strettamente intrecciate e -abbondantemente bagnate, sicchè il vento passando in mezzo a -quell'umidità, perde una parte del suo calore, permettendo così gli -abitanti di respirare. - -Nella steppa vi è anche la _burana_ fredda che soffia d'inverno, e -anche quella non è meno pericolosa. Invece di sabbia è la neve che -turbina e copre sovente le carovane, assiderando uomini ed animali. - -Come abbiamo detto, al grido del rappresentante dell'Emiro, la colonna -si era subito fermata alzando rapidamente le tende e disponendo cavalli -e cammelli su una doppia linea, dalla parte ove soffiava il vento, -onde potessero servire come da trincea e scavando la sabbia in modo da -formare, dietro le tele spiegate, delle profonde buche. - -Quelle precauzioni indispensabili erano state appena ultimate, -quando la burana che marciava con velocità straordinaria, piombò -sull'accampamento con un frastuono indiavolato. - -L'aria si era ottenebrata come se il sole fosse improvvisamente -tramontato, ed in alto ed in basso si udivano ruggiti, urla e fischi -stridenti, come se tutti i demoni dell'inferno fossero stati vomitati -sulla steppa, e si abbandonassero ad una gazzarra strepitosa. - -Cortine e cortine di sabbia s'abbattevano senza posa sull'accampamento -con un strano stridìo, accumulandosi qua e là e coprendo volta a volta -i cavalli, i quali nitrivano dolorosamente, mentre i cammelli gridavano -in modo lugubre, dimenando disperatamente le teste. - -Tabriz, tenendo per mano Hossein, si era gettato entro una buca di -difesa, dalla parte dove il vento soffiava, da una piccola tenda che -s'appoggiava addosso a due cammelli. - -Due usbeki che vi si trovavano dentro, avevano cercato dapprima di -respingerli, gridando che i prigionieri dovevano pensare per loro conto -a salvarsi, ma vedendo quel gigante coi pugni alzati e libero della -catena che senza troppi sforzi aveva strappata, si erano affrettati a -fare a loro un po' di posto. - -Era quello il momento in cui la _burana_ si rovesciava, spingendo -innanzi a sè centinaia e centinaia di trombe di sabbia, che giravano -vertiginosamente salendo verso il cielo. - -Tabriz accostò le labbra ad un orecchio di Hossein, sussurrandogli. - -— Ecco il momento: approfittiamo. — - -Poi, senza aggiungere altro, si alzò come per meglio accomodarsi entro -la buca che era piuttosto stretta anche per soli quattro uomini, e, -colla rapidità del lampo, fulminò i due soldati dell'Emiro con due -pugni terribili, due veri colpi di mazza piombati in mezzo ai loro -crani pelati. - -I disgraziati non ebbero nemmeno il tempo di mandare un grido ed erano -piombati in fondo alla buca, raggomitolandosi su loro stessi. - -— Le armi, signore! — gridò il gigante, cercando di dominare colla sua -possente voce i ruggiti della burana. - -Hossein si era gettato sull'usbeko più vicino, strappandogli dalla -cintura le sue due lunghe pistole, a doppia canna ed il _kangiarro_; -Tabriz aveva fatto altrettanto coll'altro. - -— Seguimi, signore, — disse il gigante, prendendo per una mano -il nipote del _beg_. — Copriti la testa, chiudi bene la bocca e -possibilmente anche gli occhi. - -Meglio morire sepolti fra le sabbie che fra i tormenti! — - -Si passarono le armi nelle cinture, strapparono la tela che poteva -ancora servire loro, e lasciarono la buca, scomparendo fra le ondate -di sabbia che il vento scaraventava sopra l'accampamento ed in tale -copia da non permettere alle guardie di scorgere nulla a due passi di -distanza. - -Il rischio a cui si esponevano i due turchestani era gravissimo, -poichè da un istante all'altro una tromba roteante poteva investirli, -atterrarli e seppellirli o anche assorbirli e trascinarli in alto: -tuttavia si erano messi coraggiosamente in marcia, carponi, tentando -di tenersi la bocca ed il naso coperti colla tenda, che il ventaccio -cercava di strappare loro di mano. - -Dove si dirigevano? Non potevano saperlo, essendo diventata l'oscurità -profondissima e continuando le cortine di sabbia a passare sopra di -loro. - -Tabriz teneva sempre stretto per una mano Hossein, pel timore che -il giovane si smarrisse fra le dune, che cambiavano ad ogni istante -aspetto. - -— Coraggio, signore! — gridava di quando in quando, allorchè la raffica -furiosa era passata. - -— Tura la bocca e chiudi gli occhi. — - -Ansanti, semi-soffocati, continuamente acciecati, ed incessantemente -sbattuti al suolo, vagavano or qua ed or là, senza direzione alcuna, -spinti da un solo desiderio: quello di allontanarsi dall'accampamento. - -Di quando in quando una tromba li investiva, coprendoli quasi -interamente di sabbia o rotolandoli e sbattendoli attraverso le dune, -ma il gigante, che possedeva una forza incalcolabile, non tardava a -rialzarsi ed a sbarazzare Hossein, che da solo non avrebbe certamente -potuto uscire da quelle tombe, pronte a rinserrarsi su di lui e per -sempre. - -Per dieci o quindici minuti i due turchestani lottarono disperatamente -contro le raffiche, procedendo a casaccio, finchè una tromba di sabbia -li investì. - -Tabriz, che l'aveva scorta a tempo, aveva afferrato strettamente fra -le possenti braccia il nipote del _beg_ e si era gettato col viso -contro terra, colla speranza di sfuggire all'assorbimento e anche -all'asfissia. - -Disgraziatamente la tromba era una delle più colossali e s'avanzava con -tale impeto da sciogliere in un momento le dune che incontrava nella -sua corsa vertiginosa. - -I due uomini, quantunque strettamente avvinti, formassero un peso -notevole, si sentirono come sradicare dal suolo, poi trarre in alto in -un moto circolare velocissimo. - -Quanto durò quella spaventevole corsa? Non lo seppero mai. - - . . . . . . . - -Quando Tabriz aprì gli occhi, la _burana_ era cessata. Solo poche -cortine di sabbia filavano all'orizzonte, ondeggiando lentamente, ora -allargandosi ed ora stringendosi ed il cielo era tornato limpido. - -Tutt'intorno a lui regnava un caos: dune di sabbia sventrate, -monticelli mozzati, sterpi ammonticchiati alla rinfusa, strappati chi -sa mai dove, mucchi di pietruzze, stracci provenienti forse da tende -strappate a chissà quante diecine di miglia di distanza. - -Tabriz guardò il sole che era rosso come un disco di metallo -incandescente e che era prossimo al tramonto, si tastò le costole -tutte ammaccate, poi girò all'intorno gli occhi, ripetendo con voce -angosciata: - -— E Hossein?.... E Hossein? — - -Quantunque provasse un vivo dolore ad una gamba, si era messo a correre -affannosamente attraverso le dune che la grande tromba di sabbia aveva -formate nello spezzarsi. - -— Padrone!.... Padrone! — gridava come un pazzo, mentre si soffregava -gli occhi infiammati dalla sabbia. - -Un grido rauco gli rispose ad un tratto. Era partito da un monticello -di sterpi e di pietruzze. - -— Signore! — esclamò Tabriz, scavalcandolo precipitosamente. - -Al di là, steso al suolo, col viso contro terra, stava un uomo con metà -del corpo, dalla cintura ai piedi, sepolto sotto altissimo strato di -sabbia che gl'impediva di muoversi. - -— Grande Allah! — urlò il gigante. — Salvo!.... Salvo!.... - -— Ma imprigionato e tutto pesto, — rispose il giovane con voce appena -intelligibile. - -— Un momento, signore. - -— Presto.... Tabriz.... soffoco.... - -Il gigante, servendosi delle mani e dei piedi, rovesciò il monticello, -o meglio lo disperse, poi, afferrando per le braccia il giovane lo -trasse a sè, mettendolo a sedere e sbarazzandolo dalla polvere che gli -copriva il viso. - -— Tabriz... una goccia d'acqua... una sola... — chiese Hossein che -stentava a parlare. — Brucio!... - -— Ah signore!.... Dove trovarne qui?.... - -— Ho le fiamme.... in gola.... mi sembra di.... morire.... - -— Dell'acqua!... Dell'acqua! — esclamò Tabriz, girando intorno gli -occhi. — Il mio signore muore!... Dell'acqua!.... — - -Sperare di trovarne fra quelle sabbie, che tutto avevano coperto -e specialmente in quella terribile steppa della fame e della sete, -sarebbe stata una follia. Anche se, per un caso raro, qualche rivoletto -si fosse trovato in quel luogo, la gran tromba di sabbia l'avrebbe -completamente coperto nello sfasciarsi. - -— Acqua! — ripetè Hossein. — Dammi da bere, Tabriz. - -— Ma sì!.... — gridò il gigante, estraendo rapidamente il kangiarro che -aveva ancora alla cintura, fra le due pistole. — Un po' di sangue può -per un momento egualmente dissetare. — - -Si rimboccò una manica, mettendo a nudo il braccio sinistro, un braccio -grosso quanto un ramo d'albero, gonfio di muscoli, e colla punta -dell'arma si punse una vena. - -— Bevi, mio signore, — disse mentre il sangue zampillava. - -Hossein aveva gettato la testa indietro facendo un gesto di ribrezzo e -mormorando: - -— No.... Tabriz!.... - -— Bevi, mio signore, — rispose il gigante freddamente, accostandogli il -braccio alle labbra. — Ti salvo! — - -La sete del giovane doveva essere terribile, perchè accostò la bocca e -bevette avidamente il sangue caldo che sgorgava dalla puntura. - -— Bevi senza paura, mio signore, — diceva il gigante sorridendo. — Il -mio corpo ne è ben fornito. — - -Hossein ingoiò tre o quattro sorsi, poi si ritrasse. - -— Grazie, mio fedele Tabriz, — mormorò. — M'hai ridata la vita. - -— Ne hai abbastanza? — - -Hossein fece col capo un cenno affermativo, poi cadde all'indietro come -colpito da un improvviso torpore. - -Il gigante si strappò un pezzo della manica, si fasciò strettamente -la ferita, d'altronde piccolissima, gettò sul padrone uno sguardo -soddisfatto, poi si alzò, mormorando: - -— Lasciamolo un po' riposare; pel momento nessun pericolo ci minaccia e -poi fra pochi minuti le tenebre scenderanno. — - -Salì su un monticello di sabbia, il più alto che vi era in quel luogo e -guardò attentamente tutto all'intorno. - -— Dove trovare un albero od una sorgente? — si chiese. — Sono rari in -questa steppa maledetta, nondimeno qualche po' di verdura di quando in -quando la si può trovare. - -Se potessi sapere dove ci troviamo noi!.... Siamo lontani -dall'accampamento o vicini? Ecco il pericolo. - -Bah!.... Tabriz ha le gambe lunghe ed è in forza. Non fermiamoci -qui. — - -Prese Hossein fra le braccia, serrandoselo ben stretto al petto, come -se fosse un fanciullo e si mise risolutamente in marcia, dirigendosi -verso ponente. - -— Sempre diritti finchè troveremo l'Amu-Darja, — mormorò. - -Il sole scompariva fra una gran nuvola rossa, che diventava rapidamente -oscura e le tenebre cominciavano a calare. All'orizzonte opposto però -un altro disco, reso grande dalla rifrazione e pure rosso, sorgeva -lentamente: era la luna. - -Tabriz continuava ad avanzare, salendo e scendendo le dune sabbiose, -cogli orecchi tesi, cogli occhi sempre in movimento. Cercava di -raccogliere qualche lontano rumore o di scorgere qualche cavaliere. - -Certo i soldati dell'Emiro, passata la _burana_, dovevano aver scoperti -i loro due camerati accoppati da quei due tremendi pugni e forse in -quel momento stavano cercando in tutte le direzioni i fuggiaschi. - -Era quella la paura che aveva invaso Tabriz e che lo spingeva a -camminare più rapidamente che era possibile, quantunque zoppicasse. - -Per una buona ora il gigante resistette energicamente, avanzandosi -verso una macchia oscura che la luna illuminava, facendola scintillare -in causa dei frammenti di sale che conteneva. - -Stava per raggiungerla, quando Hossein riaprì gli occhi scivolandogli -quasi subito di fra le braccia. - -— Tu mi hai portato? — disse, arrossendo. - -— Era necessario, mio signore, — rispose Tabriz. - -— Che io sia diventato un fanciullo? - -— Non so se un altro meno solido di te avrebbe resistito a quella -terribile volata, che ci ha fatto fare quella maledetta tromba. Puoi -vantarti di avere le ossa ben dure, signore. - -— Quanto sei buono, Tabriz! - -— Non ho fatto altro che il dovere di buon servo affezionato, — rispose -modestamente il gigante. — Stai meglio ora? - -— Sì, ma la sete mi divora sempre. - -— Abbi un po' di pazienza ancora. Vedo delle piante dinanzi a noi e -spero di trovare qualche goccia d'acqua o per lo meno delle frutta che -ci permettano di dissetarci. - -— Sai dove siamo noi? - -— È impossibile saperlo. - -— Lontani o vicini all'accampamento? - -— La nostra volata deve essere stata lunga e la tromba marciava con una -velocità prodigiosa. - -Riparleremo di ciò più tardi; cerchiamo ora di raggiungere quel gruppo -d'alberi. Puoi camminare o vuoi che ti porti ancora? - -Non pesi molto, per le mie braccia. - -— Preferisco servirmi delle mie gambe mio buon Tabriz. - -— Avanti allora, mio signore. Non distiamo che mezzo miglio, e forse -meno; tieni pronte le armi. - -— Che cosa temi? - -— Nelle rade oasi della steppa della fame, si rifugiano banditi e belve -feroci, e gli uni non sono meno pericolosi delle altre. - -— Andiamo, Tabriz. — - -Ad occidente si scorgevano gruppi di piante che occupavano una -superficie di parecchi ettari e quasi tutte d'alto fusto; era quindi -probabile che vi dovesse essere dell'acqua, non potendo i vegetali -crescere in mezzo a quelle sabbie salate, se non trovano nel sottosuolo -un po' d'umidità. - -I due fuggiaschi, animati dalla speranza di tuffare le loro aride -labbra in qualche fresca sorgente, non tardarono a raggiungere quella -specie d'oasi che sembrava, almeno apparentemente, disabitata. - -Fu però una disillusione, poichè quelle foreste non promettevano a -prima vista alcun frutto. Non vi erano che dei platani semi-intristiti, -degli _honna_, alberi che danno solo una materia colorante, usata -dalle donne turchestane e persiane per tingersi le mani ed i piedi e -soprattutto le unghie, delle _assa fetida_ (resina antispasmodica) e -degli alberi d'incenso, di nessuna utilità pei due assetati. - -— Non siamo fortunati, — disse Tabriz, che si era fermato sul margine -dell'oasi. — Qui non troveremo nè un fico, nè un melogranato. - -— E nemmeno una goccia d'acqua? — chiese Hossein, con spavento. - -— Non abbiamo ancora esplorato queste macchie, signore. - -— Impugna le pistole e andiamo avanti. — - -Dopo avere tesi gli orecchi, colla speranza di udire il mormorio -di qualche ruscelletto, s'inoltrarono cautamente sotto le piante -aprendosi il passo fra gruppi di _mikanseta levigata_, belle piante -della famiglia dei baccari, che spuntano anche sui terreni più aridi, -e d'astragalli, e guardando attentamente a terra, essendo di solito -quelle oasi infestate da certi ragni, grossi come una noce e la cui -morsicatura è talvolta mortale. - -Avevano attraversati già tre o quattro gruppi di alberi, quando Tabriz -si arrestò bruscamente, armando la pistola. - -— Cos'hai veduto? — chiese Hossein, imitandolo. - -— Mi è sembrato d'aver udito un lieve mugolìo. - -— Dove? — chiese Hossein. - -— In mezzo a quel gruppo d'astragalli, — rispose Tabriz, indicando una -fitta macchia di quelle piante. - -— Che vi sia nascosto qualche animale? - -— È probabile, signore. Le pantere non mancano nella steppa della fame. - -— Buon segno se ne trovassimo una qui. - -— Perchè signore? - -— Significherebbe che qui vi è dell'acqua. - -— È vero. - -— Andiamo a vedere. Siamo in due e non abbiamo paura, noi. - -— Specialmente quando abbiamo dei _kangiarri_, — aggiunse il gigante. - -Non sapendo con quale animale avevano da fare, s'avanzarono tenendosi -dietro i tronchi degli alberi, onde avere, in caso d'improvviso -attacco, almeno un riparo e, giunti dinanzi al gruppo d'astragalli, -sostarono mettendosi in ascolto. - -— Dell'acqua! — esclamò ad un tratto Tabriz, mentre il suo viso -diventava raggiante. — La odo a gorgogliare. - -— Dov'è? - -— Lì in mezzo. Non odi, mio signore? - -— Sì, mi pare. - -— Siamo salvi!.... Accorriamo!.... - -— E la belva? - -— Fosse anche una tigre non mi farebbe paura, — disse il gigante -snudando il _kangiarro_. - -Si era gettato dentro alla macchia, ma non aveva fatti cinque passi -che incespicò in qualche cosa di molle, mentre sotto di sè udiva un -miagolìo e si sentiva nel medesimo tempo, graffiare gli stivali. - -— Fermo, Hossein! — gridò. - -Uno scroscio di risa gli rispose; poi la voce del giovane si fece udire: - -— Tu schiacci dei gatti, Tabriz. Ricordati che Maometto ha proibito di -ucciderli. — - - - - -CAPITOLO V. - -L'oasi. - - -Il gigante che era caduto lungo disteso, un po' piccato da quello -scoppio di risa e da quelle parole ironiche, si era prontamente alzato -bestemmiando e ben deciso di fare a pezzi gli animali prediletti del -Profeta, quantunque non credesse affatto che fossero tali. - -— To'!.... To'! — esclamò ad un tratto, levando in aria il suo -_kangiarro_. — Ah!.... Tu, mio signore, li chiami gatti, questi? - -Guardati.... La madre può essere vicina. — - -Due animali, non più grossi di due gatti comuni, dal pelame -giallognolo, cosparso di macchie leggermente nerastre, giocherellavano -in mezzo agli astragalli, senza darsi alcun pensiero dei due -turchestani. - -— Tu dunque, Tabriz, avresti paura di queste due bestiuole? — chiese -Hossein, vedendo il gigante girare intorno gli sguardi. - -— Due delle mie dita sono già troppo per strangolarli, — rispose -il gigante. — È della loro madre e del loro padre che io ho paura, -signore. - -— Che animali sono dunque codesti? - -— Oncie. - -Una specie di pantere, piuttosto rare a dire il vero. - -— Pericolose? - -— Non meno delle pantere, quantunque siano un po' più piccole. - -— Vuoi uccidere questi piccoli? - -— Non irritiamo i loro genitori, signore. Dissetiamoci, giacchè qui odo -scorrere dell'acqua e poi prendiamo il largo e andiamo ad accamparci -sul margine dell'oasi. — - -Con una mano levò le foglie secche che coprivano il suolo e mise allo -scoperto un rivoletto d'acqua, che scorreva quasi interamente nascosto. - -— A te, padrone, mentre io ti faccio la guardia, — disse. - -Il giovane, che si sentiva morire di sete, si gettò a terra mettendosi -a bere avidamente. Stava per alzarsi, quando udì Tabriz a gridare: - -— Le armi, padrone! — - -Hossein d'un balzo fu in piedi, colle pistole puntate. - -— Che cosa c'è? — chiese. - -— Sono i genitori che tornano!... Fuggiamo!... — - -Si slanciarono fuori dalla macchia d'astragalli, dirigendosi -frettolosamente verso il margine dell'oasi, dove contavano, in caso di -pericolo, di mettersi in salvo su qualche alto albero, avendone scorti -alcuni in quella direzione. - -Se avessero avuto dei buoni archibugi, avrebbero indubbiamente fatto -fronte alla belva o alle belve, non essendo improbabile che oltre alla -femmina vi fosse anche il maschio. - -Non possedendo che delle vecchie pistole, di portata limitatissima e di -scatto malsicuro, non avevano osato soffermarsi, specialmente in mezzo -a quella folta macchia, dove potevano correre il pericolo di venire -assaliti di sorpresa e da due parti. - -Giunti sotto un grosso melogranato selvatico, Tabriz e Hossein si erano -fermati guardando attentamente sotto le piante e tendendo gli orecchi. - -— Che ti sia ingannato Tabriz? — disse Hossein, dopo qualche minuto di -attesa, non vedendo comparire alcun animale sotto gli alberi. - -— No, signore, ho udito i cespugli a muoversi e giurerei anche di aver -veduto, fra le foglie, a brillare due occhi ardenti. - -— Sono dunque così pericolosi quegli animali, per far battere in -ritirata un uomo come te? - -— Valgono le pantere e... - -— Taci!... - -— Un ramo che si è spezzato, è vero? - -— No, un fruscìo come se qualcuno cercasse d'aprirsi il passo fra gli -astragalli. - -— Saliamo su quest'albero, signore. Saremo più sicuri che a -terra. — - -Il gigante prese Hossein e lo alzò lungo il tronco del melogranato fino -al ramo più basso, a cui il giovane si aggrappò mettendosi lestamente a -cavalcioni. - -Il gigante che poteva abbracciare la pianta, si mise ad arrampicarsi, -facendo sforzi prodigiosi per far presto. - -Stava per toccare il ramo, quando udì Hossein a gridare: - -Eccoli!... Presto, Tabriz! — - -Due animali, che avevano la taglia delle pantere, si erano slanciati -fuori degli astragalli con un balzo immenso, poi si erano precipitati -verso l'albero, mandando un ruggito sommesso, d'un timbro ben diverso -da quello del leone. - -In un lampo furono sotto al melogranato ed il più grosso, il maschio -senza dubbio, con un slancio straordinario afferrò Tabriz per una -gamba, tentando di tirarlo giù. - -Fortunatamente il gigante aveva gli stivali dalla pelle resistentissima -e possedeva un sangue freddo ammirabile. - -Allungò lestamente una mano verso il ramo ed in due tempi vi si issò -sopra, mentre la belva, delusa, si lasciava ricadere a terra. - -— Un momento di ritardo e mi tirava giù, — disse Tabriz, che si era -messo a cavalcioni del ramo, dietro a Hossein. - -— Le accomoderemo ora noi perbene, mio bravo Tabriz. I tuoi stivali -sono in buono stato? - -— Sono di pelle di cammello e non cedono facilmente. - -— Cerchiamo di fare un buon doppio colpo. - -— E di non mancarlo soprattutto, signore. Non abbiamo che otto palle -fra tutti e due a nostra disposizione e dei cattivi incontri possiamo -farne ancora. - -Abbiamo commessa una grave imprudenza a non prendere a quei due usbeki -le loro munizioni! — - -Le due belve, mancato il primo attacco, si erano messe a girare e -rigirare intorno alla pianta, senza osare di salire, ciò che sarebbe -stato per loro facile, essendo gli once abilissimi arrampicatori. - -Erano due bellissime bestie, grosse quanto una pantera nera di Giava, -dal pelame pallido, cosparso di grandi macchie nere, un po' irregolari, -e di anelli rotondi un po' oscuri ed una coda lunga, somigliante a -quella delle pantere africane. - -Pur girando, non staccavano i loro occhi dai due turchestani, saettando -su di loro lampi verdastri e fosforescenti. - -— Che siano affamati o irritati perchè abbiamo scoperto il loro covo? — -si chiese Hossein. - -— Forse l'uno e l'altro, — rispose Tabriz. — Signore, affrettiamoci a -sbarazzarci di questi importuni. - -— Proviamo queste pistolacce, dunque, benchè non valgano le nostre, — -disse Hossein. - -— A me il maschio che è il più grosso, e a te la femmina, — aggiunse -poi. - -S'accomodarono meglio che poterono sul ramo, mirarono attentamente -le due bestie che si erano fermate a pochi passi dall'albero, come se -studiassero il modo di spingere vigorosamente l'assalto e fecero fuoco -quasi contemporaneamente, scaricando due colpi ciascuno. - -Quando il fumo si dileguò, videro contorcersi a terra la femmina; il -maschio invece, spaventato dalle detonazioni, scappava, spiccando salti -di cinque o sei metri. - -— Che l'abbia mancato? — si chiese Hossein. - -— Cattiva polvere, signore, — rispose Tabriz. — Non so per quale -miracolo sia riuscito a me di buttare a terra la femmina. - -— Mi spiace di non aver abbattuto il maschio. - -— Forse tu l'hai ferito, padrone. - -— Avrei desiderato vederlo cadere; più tardi può tornare. - -— E lo riceveremo con un'altra scarica, signore. - -— Allora scendiamo e teniamo d'occhio il maschio. — - -Hossein si penzolò dal ramo e si lasciò cadere a terra. Il gigante, che -temeva la ricomparsa del maschio, fu pronto a imitarlo. - -— Ecco un bell'arrosto, — disse, guardando la femmina. - -— Che puzzerà di selvatico, — rispose Hossein. - -— Se mangiamo le gazzelle e gli onagri, possiamo piantare i denti anche -su questa bestia, purchè il maschio non venga a protestare. - -— Hai un bell'appetito tu, Tabriz? - -— Più sete che fame, signore. Ho la gola arsa. - -— L'acqua non è lontana... - -— E i piccini, signore. - -— Fuori il _kangiarro_. - -— Sono pronto a spaccare il muso all'once, — disse il gigante, -sfoderando l'arma. — Se viene avrà il suo conto. — - -Respinsero coi piedi il cadavere della belva e s'inoltrarono -risolutamente verso la macchia d'astragalli, in mezzo alla quale -scorreva il rivoletto d'acqua che in nessuna altra parte dell'oasi -avevano trovato. - -Il maschio pareva che fosse scomparso, giacchè in mezzo al verde cupo -del fogliame non si scorgeva il suo mantello biancastro. Tuttavia i due -turchestani procedevano con precauzione, tenendo le pistole pronte ed -i _kangiarri_ snudati, ben decisi a consumare le ultime quattro cariche -in caso di pericolo. - -Non vedendo l'once, entrarono nella macchia e giunsero là dove i -due piccini, abbandonati a sè stessi, stavano giuocando fra di loro, -mordendosi a sangue. - -— Ecco l'arrosto, — disse Tabriz, dopo d'aver dato un rapido sguardo -all'intorno. - -Due strette poderose bastarono per strozzare i due piccini. - -Sollevò poi colle mani le foglie che coprivano il suolo e si mise a -bere a larghi sorsi, mentre il nipote del _beg_ vegliava. - -Stava per alzarsi, quando un'ombra gigantesca lo attraversò, piombando, -con uno slancio terribile, addosso ad Hossein e atterrandolo, prima che -avesse avuto il tempo di puntare la pistola o d'alzare il _kangiarro_. - -— A me, Tabriz! — Aveva urlato il giovane. - -— Ah!... Brutta bestia! — urlò. - -L'once non era che a tre passi. - -Tabriz, con un solo salto, superò la distanza, afferrò la bestia per -la coda e la trasse a se con vigore sovrumano, facendole fare un mezzo -giro. - -L'once, che forse non s'aspettava quell'attacco brutale, si volse -ringhiando e mostrando i denti. - -Ma già Tabriz aveva abbandonata la coda per impugnare il _kangiarro_. - -La lama scintillò un momento in aria, poi cadde fischiando. - -— Ecco il tuo conto! — urlò Tabriz. - -La testa dell'once completamente staccata, cadde a terra. - -— Bel colpo! — esclamò Hossein. — Tu taglieresti la testa anche ad un -toro. - -— Si fa ciò che si può, signore, — rispose il gigante, pulendo la -lama sul corpo della belva. — Il braccio è solido; su ciò non ho alcun -dubbio. - -Presero i due piccoli once e tornarono verso il margine dell'oasi, dove -fecero raccolta di rami secchi. - -Tabriz, che aveva conservato l'acciarino e l'esca, accese il fuoco, -levò la pelle ai due once e, dopo d'averli infilati in un bastone, -li mise sui tizzoni ardenti, girandoli di quando in quando, ma anche -brontolando: - -— Se avessimo almeno una pipa e del buon _tomak_! Che colazione -squisita!... Ah!... già, ci vorrebbe anche una sorsata di _kumis_, ma -dove trovare delle cammelle in questa maledetta steppa? È proprio la -steppa della fame! — - -Mentre sorvegliava l'arrosto, Hossein, col capo appoggiato al tronco -d'un albero, pareva si fosse immerso in profondi pensieri. - -Il suo sguardo fissava distrattamente la fiamma che arrostiva i due -once. Pensava probabilmente a Talmà e all'infame tradimento di suo -cugino. - -— Padrone, — disse ad un tratto Tabriz. — Il piatto forte è -pronto. Peccato che non ci sia qualche focaccia di maiz e un po' di -tabacco. — - -Levò i due gatti, come li chiamava e li mise su un mazzo di foglie di -melogranato, spaccandoli con due colpi di _kangiarro_. - -— Se saranno un po' coriacei, — disse, — non sarà colpa mia. - -Pianta i denti, signore. Abbiamo ben diritto di mangiate anche -noi. — - -I due once non tardarono a scomparire, specialmente nel ventre -di Tabriz, poi i due fuggiaschi, sicuri di non venire disturbati, -credendo che l'oasi non servisse di rifugio ad alcun animale feroce, si -gettarono sotto l'ombra d'un grosso platano, cercando di dormire. - -Quanto durò il loro sonno? - -Certo non lo seppero mai. - -Un grugnito rauco, che non doveva promettere nulla di buono, svegliò -ad un tratto Tabriz, il quale stava sognando la verdeggiante steppa dei -Sarti. - -— Padrone!... — gridò, — ti senti male?... — - -Un secondo grugnito, più forte del primo e due gambe che gli -compressero improvvisamente il petto, lo decisero ad alzarsi. - -Una massa oscura, indecisa, gli stava sopra, cercando di afferrarlo. - -— Signore! — urlò. — Gli usbeki dell'Emiro!... All'armi! — - -Hossein, che dormiva quasi con un solo occhio, era balzato in piedi. - -L'oscurità, resa più cupa dall'ombra proiettata dall'albero, era però -così profonda che dapprima nulla distinse. - -— Tabriz! — gridò. - -— L'ho preso!... - -— Chi?... - -— Ah!... cane!... Sono abbastanza forte!... - -— Tabriz!... - -— Lo getto giù. - -— Chi?... - -— Lottare con me!... Stupido!... Ed ora ti farò a pezzi! — - -Un urlo feroce, che fece gelare il sangue a Hossein, echeggiò fra le -tenebre, seguito tosto da una bestemmia. - -— Bestia maledetta! Mordi?.. - -A te!... Prendi questo!... E questo ancora! Ne hai abbastanza?... - -— Tabriz!... - -— Aspetta che lo finisca, signore. Un colpo ancora? Prendi dunque, -brutta bestia!... — - -Un ringhio furioso seguì quelle parole, accompagnato da una specie di -tonfo. - -— È caduto! — urlò Tabriz. — Era tempo!... Che razza di bestia sarà -questa? Voleva lottare con me!... Le costole le ho dure io e anche le -braccia sono solide! - -— Che cos'hai ucciso, Tabriz? — chiese Hossein che aveva armata la -pistola. - -— Non lo so davvero, signore. Accendi qualche legno, giacchè vi è -ancora qualche brace. — - -Hossein prese un ramo che stava per consumarsi, frugò fra i carboni non -ancora spenti e quando lo ebbe acceso l'alzò, sviluppando una fiamma -abbastanza luminosa. - -— Tabriz, — esclamò, — questo è un orso!... - -— Me n'ero accorto io, — rispose il gigante. — Voleva impegnare una -vera lotta con me!... Mi aveva afferrato così strettamente che lo -credetti un usbeko. Il pelame lo ha tradito. - -— E tu credevi che quest'oasi fosse deserta!... - -— Pare invece, signore, che sia un serraglio. - -— Due once ed un orso!... - -— Vediamo bene, Tabriz. - -— Accosta il tizzone, signore. — - - - - -CAPITOLO VI. - -Il “Loutis.„ - - -Non si erano ingannati: l'animale che aveva cercato di sorprenderli nel -sonno, era veramente un orso d'una razza speciale, che non si trova -che sul continente asiatico e specialmente fra la grande catena che, -dipartendosi dall'India, si spinge verso l'Afganistan e la Tartaria in -lunghe direzioni. - -Infatti non aveva il corpo massiccio degli orsi neri e bruni: era -invece di forme svelte, col muso molto aguzzo, le orecchie rotonde e -grandi, col pelame nerastro, a striature bianche sul petto e con una -specie di criniera sul collo. - -Quel bestione che doveva pesar non meno di duecento chilogrammi, -avrebbe potuto vincere facilmente un uomo, che non avesse posseduto la -forza straordinaria di Tabriz e soffocarlo con una stretta poderosa, -essendo tutti robustissimi e anche coraggiosissimi. - -Il _kangiarro_ del gigante, manovrato da quel braccio d'atleta, aveva -aperte tre spaventose ferite sul corpo della belva, dalle quali il -sangue usciva a torrenti. - -— Gli ho spaccata la spina dorsale, — disse Tabriz, che non sembrava -affatto impressionato. — Se i bukari e gli usbeki hanno delle pessime -pistole, sanno affilare a meraviglia i loro _kangiarri_. - -— Come mai questo animale, che abita ordinariamente le montagne, si -trova qui? — chiese Hossein che lo guardava con vivo interesse. - -— È quello che mi domandavo anch'io — rispose Tabriz. — Deve essere -disceso dal Kasret-Sultan, spinto forse dalla fame. - -— Tu le conosci queste bestie? - -— Ne ho cacciate parecchie durante la mia gioventù, signore. - -— Pericolose, è vero? - -— Si rivoltano contro i cacciatori e sono il terrore degli allevatori -di cavalli, signore. Quantunque siano amanti del miele e delle frutta, -non disprezzano la carne quando l'hanno assaggiata. - -Sanno però ricompensare le loro vittime. - -— In quale modo, Tabriz? - -— Procurando agli allevatori di cavalli degli arrosti squisiti. La -carne di queste bestie vince quella dei più grassi montoni e me ne -dirai qualche cosa fra poco. — - -Il gigante così parlando aveva ripreso il _kangiarro_ e con pochi colpi -vigorosi, aveva tagliato le gambe deretane dell'animale. - -— Signore, scuoia questi due squisiti bocconi, mentre io preparo il -forno. Faremo una colazione magnifica. — - -Servendosi sempre del _kangiarro_ scavò una buca profonda un paio di -piedi e la riempì di rami secchi accumulando gli uni sugli altri. - -— Ecco un forno superbo che cucinerà perfettamente gli zamponi di quel -gaglioffo che voleva divorarmi. - -È necessario ora avvolgerli nelle foglie, onde non si brucino. - -— M'insegni a far cucina tu? - -— Così Talmà non avrà da lamentarsi di te. Ah!... Stupido che sono! Non -doveva rammentartela! — - -Hossein si era rialzato lentamente, pallidissimo. - -— Perdonami, signore, — disse il gigante. - -— Anzi parliamone, — disse Hossein incrociando le braccia. — Metti a -cucinare gli zamponi prima. - -— È fatto, signore — rispose il gigante sbarazzando rapidamente la -buca dai tizzoni mezzi consunti e collocando sulle ceneri calde i due -prosciutti dell'orso. - -Riempì la buca di terra e vi accese sopra una bracciata di rami onde il -calore si conservasse sotto. - -— Ed ora padrone? — disse. - -— Penso a Talmà! — rispose Hossein. — Che cosa mi consigli di fare? - -— Uccidere tuo cugino, signore. — È lui che ha pagato le _Aquile_, ne -sono ormai sicuro; è lui che ha tramato tutto, è lui che ha cercato di -assassinarci. - -Uccidilo senza pietà, senza misericordia!... Se non lo farai tu, giuro -sul mio _kangiarro_, che lo farò io!... Parola di Tabriz! - -A te sono sfuggiti certi sospetti che avevano colpito me e tuo zio. - -— Il _beg_?... - -— Sì, anche lui si era accorto indubbiamente di qualche cosa, perchè -prima che noi lasciassimo la steppa, mi incaricò di sorvegliare Abei. - -— Lui!... - -— Sì, lui. - -— Vuoi farmi impazzire, Tabriz? - -— No, ti apro gli occhi. D'altronde forse che non abbiamo le prove che -egli ha tentato di assassinarci? Che per maggior sicurezza ti aveva -messo dei documenti compromettenti nella fascia? Che cosa vuoi di più? -Da un simile uomo si può anche aspettarsi che fosse d'accordo colle -_Aquile_. - -— Tabriz, bisogna che l'uccida! — ruggì Hossein. - -— Sono del tuo parere, signore. - -— Ma di Talmà che cosa sarà successo? — gridò il povero giovane, -prendendosi disperatamente la testa fra le mani. — È questo che io -vorrei sapere. — - -Tabriz stava per aprire le labbra ed esprimere forse qualche terribile -sospetto, poi subito le rinchiuse. Certo non osava dire quello che -pensava riguardo la sorte di Talmà. - -— Dimmi qualche cosa, Tabriz, — disse Hossein. - -— Calmati, signore, — rispose finalmente il gigante. — Hai tu -dimenticato tuo zio? Quell'uomo non lascerà la tua fidanzata nelle mani -dei banditi, dovesse sacrificare metà della sua fortuna per mettere in -armi tutti i Sarti della nostra steppa. - -— Ed a chi la darà poi se qualcuno spargerà la voce che io sono stato -ucciso sotto le mura di Kitab? - -— Vorrà ben accertarsene prima, signore. Il _beg_ non si accontenterà -di una semplice voce e manderà indubbiamente dei messi fedeli a Kitab -per assumere informazioni sulla nostra sorte. - -E poi non siamo ora liberi noi? - -— Non siamo ancora usciti dalla steppa della fame, Tabriz. - -— Bah!... Gli usbeki ci crederanno sepolti sotto le sabbie o portati -via da qualche tromba e non perderanno tempo a cercare i nostri -cadaveri. - -Di costoro non mi preoccupo punto e sono più che certo che ora quei -furfanti galoppano verso Bukara. — - -Hossein pareva che si fosse tranquillizzato. L'accesso di disperazione -che l'aveva colpito poco prima era, se non del tutto, almeno in parte -scomparso. - -— Può darsi che tu abbia ragione — disse finalmente. — Quanto credi che -sia lontano l'Amu-Darja? - -— Non potremo raggiungerlo prima di otto giorni, padrone. Non possiamo -contare che sulle nostre gambe e pur troppo noi, abituati a vivere -quasi sempre sui cavalli, siamo pessimi camminatori. - -Cerchiamo di far onore al pasto se vogliamo rimetterci in forza, poi ce -ne andremo portando con noi qualche provvista. - -— E dell'acqua soprattutto. - -— Sì, padrone. - -— Che non sapremo dove mettere non avendo noi nessun recipiente. - -— L'orso ci offrirà la sua vescica e quella ne conterrà parecchi litri. - -Padrone, l'arrosto deve essere cotto a puntino. Dimentica tutto e -lavora di denti. — - -Colla punta del _kangiarro_ disperse i tizzoni quasi semi-spenti, -ammucchiati sopra la buca, scavò il suolo e senza badare all'intenso -calore che si sprigionava da quel forno primitivo, levò destramente -l'arrosto, il quale esalava un profumo squisito. - -— Ecco un boccone che anche l'Emiro di Buckara ci invidierebbe, — -mormorò il gigante. - -Strappò da un cespuglio alcune larghe foglie e vi depose il zampone, -dopo averlo sbarazzato del suo involucro. - -— Cottura perfetta, signore, — disse. — Vedi come la pelle è -magnificamente screpolata e arrosolata? — - -Tagliò l'arrosto in quattro parti e si misero tutti e due a mangiare. - -Avevano ingoiati però pochi bocconi, quando una voce gioviale disse -dietro di loro: - -— Buona sera, signori. Non vi è nulla per un povero _loutis_ che -muore di fame e che non ha più la sua scimmia per guadagnarsi da -vivere? — - -Tabriz e Hossein, colti all'improvviso, balzarono precipitosamente in -piedi, impugnando i _kangiarri_. - -L'uomo che era sbucato fra le macchie d'astragalli, fece un cenno con -ambe le mani, come per dire: - -— Da un povero diavolo par mio non avete nulla da temere, signori. - -— To'! — esclamò Tabriz dopo d'averlo squadrato attentamente, — io ti -ho veduto ancora. - -— E anch'io, signore — disse Karaval, poichè era lui. - -— Tu facevi parte della carovana che conduceva a Bukara i prigionieri -fatti a Kitab, è vero? - -— Sì, io la seguivo per divertire colle mie scimmie quei disgraziati e -nel medesimo tempo per guadagnare qualche cosa. - -— Se non m'inganno avevi un compagno. - -— Anche questo è vero, — rispose Karaval. - -— Come ti trovi ora qui? — proseguì Tabriz, guardandolo un po' -sospettosamente. — Perchè non hai seguita la carovana? - -— Nel momento in cui le sabbie precipitavano sull'accampamento degli -usbeki, mi sono sentito sollevare in aria e scaraventare non so dove. -Una tromba mi avrà preso fra le sue spire e portato via. - -— Come siamo stati portati via noi, — disse Hossein. - -— Quando rinvenni, mi trovai solo in mezzo alle dune, colle ossa tutte -peste. — Mi orizzontai come meglio potei e cercai di riguadagnare -l'accampamento, ma non trovai più nè tende, nè usbeki, nè prigionieri, -nulla. - -— Erano partiti tutti? - -— Uhm! ne dubito, mio signore, — rispose il birbante. — Io credo che -quei poveri diavoli siano rimasti sotto la sabbia insieme coi cammelli. - -— Non sei però certo, — disse Tabriz. - -— Là dove si erano accampati non ho veduto altro che una enorme collina -sabbiosa. Se avessi avuto qualche istrumento, per tentare qualche -scavo, sono sicuro che sotto avrei trovato degli uomini e anche degli -animali. - -— E poi? Continua. - -— Poi mi sono messo subito in marcia per raggiungere quest'oasi, onde -non espormi al pericolo di morire di sete. - -— Dunque tu conosci questa steppa? - -— Vi sono nato, signore, e poi noi, conduttori di scimmie, camminiamo -tutto il tempo della nostra vita, sicchè la Tartaria, la Persia, i -Kanati e il Belucistan ci diventano presto famigliari. - -— Siedi fra noi allora e mangia — disse Hossein. — Abbiamo carne in -abbondanza. - -— Lo vedo, signore, — rispose Karaval gettando uno sguardo ardente -sull'orso che giaceva a pochi passi dal forno. - -Tutti e tre si rimisero a lavorare di denti senza aggiungere altra -parola. Il birbante divorava avidamente come se non avesse mangiato -da quarantott'ore; però, quando non si vedeva osservato, fissava -intensamente ora il gigante ed ora il nipote del _beg_ e un fugace -sorriso malizioso gli spuntava sulle sottili labbra. - -Il furfante doveva essere ben contento di aver ritrovati i fuggiaschi! - -Terminato il pasto, inaffiato da una lunga sorsata d'acqua, non avendo -nemmeno il mostratore di scimmie un sorso di _kumis_, i tre uomini -s'accordarono, prima di lasciare l'oasi, di cucinare un altro pezzo -d'orso e di preparare un otre per non esporsi al pericolo di morire di -sete durante il viaggio nella steppa. - -Quei preparativi però richiesero parecchie ore e non fu che verso il -tramonto che i tre uomini lasciarono il rifugio, incamminandosi nella -direzione opposta, che avrebbe dovuto tenere la carovana. - -Tabriz, sempre sospettoso, non aveva prestata intera fiducia alle -affermazioni del mostratore di scimmie. - -La steppa sabbiosa, dopo un uragano, cambia sovente aspetto e non è -facile riconoscere un luogo che prima era ben noto, accumulandosi le -dune in modo straordinario e cambiando totalmente forma, altezza e -direzione. - -La regione che percorrevano era tutta coperta di tepè, cioè di -monticelli composti, più che di sabbia, di terra finissima, disposta -a strati orizzontali pieni di avanzi di animali. Nessun essere vivente -animava quella terribile steppa della fame, nessuna erba o cespuglio la -rallegrava. - -Le lepri e le gazzelle che sono così comuni nelle altre steppe e anche -le piccole e deliziose ottarde, mancavano assolutamente. - -— Che brutto paese! — esclamava Hossein che camminava a disagio su quei -monticelli, tanto più che non era abituato a far lunghe passeggiate. - -— E ne avremo almeno per otto giorni, è vero, _loutis_? — rispondeva -Tabriz che sudava copiosamente. - -— Sì, prima di riveder le limpide acque dell'Amu-Darja, mio signore. - -— Non c'inganneremo noi sulla buona direzione? — chiedeva Hossein. - -— Un mostratore di scimmie non si sbaglia mai. Noi vi giungeremo di -certo, se potremo rinnovare la nostra provvista d'acqua e se le nostre -gambe non cederanno. — - -Il sole era tramontato da parecchie ore e i nostri viaggiatori, -estremamente stanchi, si decisero di fermarsi fra due alte dune, -che formavano una specie di burroncello piuttosto profondo, dove si -trovavano gli scheletri di alcuni cammelli e di alcuni cavalli. - -— Siamo in compagnia poco allegra, — disse Tabriz. — Però questi morti -ci daranno meno fastidio dei vivi. - -— Se è vero che anche i vivi che ci tenevano compagnia siano morti, — -rispose Hossein. - -— Speriamo che siano rimasti sepolti sotto una montagna di sabbia, -signore. Se fossero scampati alla burana sarebbero già alle nostre -spalle, seguendo le nostre tracce che si conservano su questi terreni -fino a che non soffia il vento. - -_Loutis_, sai dove ci troviamo? - -— A non molte ore di marcia da un'altra oasi, — rispose Karaval. — Vi -giungeremo prima di mezzodì. - -— Troveremo acqua colà? - -— Lo spero signore. - -— E anche animali? - -— In tutte le oasi non ne mancano. - -— Se siamo così vicini, sarà meglio dividere la notte in quarti di -guardia, — disse Hossein. - -— È inutile signore, — rispose Karaval. — Nessuno verrà a turbare il -nostro sonno; possiamo dormire tranquilli. - -Fra le dune, dove l'acqua manca, non si vede quasi mai nessuno. - -Ceniamo e dormiamo onde essere ben riposati per domani all'alba. — - -Divorarono un altro pezzo d'orso, si dissetarono parcamente, si -scavarono una buca nella sabbia e vi si lasciarono cader dentro, dopo -essersi messi a fianco le armi. - -Non erano trascorsi dieci minuti che Tabriz e Hossein dormivano della -grossa. - -Non così però Karaval. Il bandito, forse più abituato alle marce a -piedi, o meno dormiglione, aveva ancora gli occhi aperti e con un -orecchio appoggiato sulla sabbia pareva che ascoltasse con profonda -attenzione. - -Mezz'ora era già trascorsa, quando bruscamente, quantunque -silenziosamente, si alzò. - -— Deve essere lui, — mormorò. - -— Non è tanto stupido quanto io l'avevo creduto. — - -Si levò in piedi, badando di non far scricchiolare le sabbie e guardò -quasi ferocemente Tabriz e Hossein, che dormivano profondamente l'uno -presso all'altro, tenendo una mano sui loro _kangiarri_. - -— Sarebbe una bella occasione e tutto sarebbe finito! — mormorò. — -Due!... E poi con quel gigante che può reggere a parecchie palle di -pistola meglio d'un orso!... Fin che ammazzo l'uno, l'altro mi salta -addosso e allora, mio caro Karaval, addio ai tuoi sogni ambiziosi!... -Non rimarrà che Hadgi, sempre Hadgi, quell'imbecille!... - -No, meglio essere prudenti e aver pazienza. Io non sono uno -stupido. — - -Attese alcuni minuti, poi vedendo che nè Tabriz, nè Hossein si -muovevano, scivolò lungo la duna più alta, senza produrre il menomo -rumore. - -La salì carponi e giunto sulla cima si fermò, borbottando: - -— Non deve essere lontano; i miei orecchi non s'ingannano mai e -percepiscono sempre i più deboli rumori. Un capo brigante deve avere -l'udito finissimo se vuol diventare... — - -Si era bruscamente interrotto, armando per precauzione una pistola -che si era levata di sotto alla lunga zimarra e che il rigonfiamento -della lunga e altissima fascia aveva impedito a Tabriz ed a Hossein di -scorgere. - -— Un futuro capo deve essere sempre prudente — disse. - -Un'ombra, che l'oscurità impediva di ben definire, era comparsa sulla -cima d'un'altra duna e si era fermata, probabilmente animata dallo -stesso spirito di diffidenza che aveva invaso il bandito. - -— Non mi sembra un animale, — borbottò finalmente Karaval. - -Accostò due dita alle labbra e mandò un lievissimo fischio, appena -modulato. Un segnale eguale rispose subito, poi l'uomo che stava sulla -duna opposta si lasciò scivolare sulla sabbia, toccando il fondo. - -Karaval l'aveva immediatamente imitato. - -— Non mi sono ingannato: Dinar, — disse il bandito. — Ragazzo mio, tu -diventi un bravo brigante e più rapidamente di quello che credevo. - -— Ho una buona guida — rispose modestamente il giovane. - -— Se continui così, tu diverrai un giorno, quando avrò sotto i miei -ordini una banda di _Aquile_, il mio luogotenente. - -— Sarò l'uomo più fortunato della terra. - -— Ah!... Anche tu sei ambizioso!... Bene, benissimo, coll'ambizione si -può conquistare anche il mondo. - -— Vi ho seguiti senza difficoltà. Sono dunque loro? - -— Per Alì, Maometto e tutti i Santi del nostro paradiso!... - -— Non ho mai dubitato della tua sagacia, Karaval. - -— Sarai mio luogotenente, figliuol mio. Sai nulla dei Bukari? - -— Non li ho più riveduti. - -— Che siano morti davvero? - -— Ne ho il sospetto. - -— Allora abbiamo fatto bene a darcela a gambe anche noi, quando abbiamo -veduto il nipote del _beg_ e Tabriz a scappare. È stato un grave -rischio però. - -— E che cosa intendi di fare ora, Karaval? — - -Karaval si accarezzò la barba per qualche istante, guardando le stelle -come se aspettasse da quelle qualche ispirazione, poi disse con voce -grave: - -— È necessario ricondurli a Bukara. — Dalle mani dell'Emiro non -usciranno vivi, di questo sono sicuro e poi noi riceveremo un altro -compenso, così prenderemo due piccioni con una fava. - -— Sei un genio, Karaval. E come faremo a riconsegnarli all'Emiro? - -— Sull'Amu-Darja vi è un posto di usbeki e di ghirghisi, metà briganti -e metà soldati dell'Emiro, incaricati di guardare la frontiera. - -Io conosco il capo che li comanda perchè un tempo era anche lui -un'Aquila. - -— Continua. - -— Hai paura di attraversare da solo la steppa della fame?... Tu sei -giovane e le tue gambe sono robuste ed in sei giorni potresti giungere -al posto, fors'anche in otto, perchè si trova più al nord della -strada carovaniera che conduce a Bukara e abboccarti con quel capo. -Con cinquanta _tomani_ quell'uomo sarebbe capace di andare in capo al -mondo e di affrontare qualunque pericolo. E poi lui avrà di certo una -ricompensa dall'Emiro. - -— E poi? - -— Ritorni stupido, ragazzo? Mi pare che anche un bambino potrebbe -ora capire ciò che poi accadrebbe. Io conduco i miei due uomini verso -l'Amu-Darja, il capo è pronto, ci ferma e ci prende tutti e tre. Hai -capito? - -— Sì, Karaval. - -— Una volta presi ci conduce a Bukara e il colpo è fatto. - -— Tu diverrai un gran capo. - -— Non ne dubito neppure, — rispose gravemente Karaval, lisciandosi la -barba. - -— Ed il signor Abei non lo informeremo di ciò? - -— Ci vorrebbero quindici o venti giorni per raggiungere la steppa dei -Sarti, e poi non abbiamo nessuno su cui contare e fidarci. Saprà tutto -al nostro ritorno. - -— Dove si trova quel capo tuo amico? - -— A Georlu-Tochgoi: sai andarci? - -— Vi ho pescato coi cormorani in mia gioventù. Abbondano le _garitse_ -laggiù, quei pesci squisiti che tanto piacciono a noi uomini della -steppa. - -— Figliuol mio, parti senza indugio e cerca soprattutto di arrivare a -quel luogo e possibilmente intero. - -— Addio Karaval. — - -Il giovane _loutis_ si gettò sulle spalle una bisaccia che doveva -contenere certamente dei viveri, si mise le pistole sopra la fascia e -risalì la duna scomparendo, come un'ombra, dall'altra parte. - -— Ecco come si fanno gli affari, — disse Karaval stropicciandosi -allegramente le mani. — Hadgi, di fronte a me, non è altro che un -cretino. - -Ed ora andiamo a ritrovare i miei protettori. — - - - - -CAPITOLO VII. - -Nella steppa della fame. - - -Un po' prima dell'alba, desiderando approfittare della frescura -mattutina, Tabriz e Hossein, guidati da Karaval, riprendevano la marcia -attraverso all'arida ed interminabile steppa della fame. - -Quell'immensa pianura sembrava che fosse diventata ancor più brulla del -giorno innanzi. Le dune di sabbia, impregnate fortemente di laminelle -di sale, si succedevano senza interruzione, gettate là a capriccio -dalle raffiche furiose della burana, senza un filo d'erba, senza -nemmeno una magra gramigna. - -Un silenzio di morte, silenzio impressionante, regnava attorno ai tre -uomini: non il grido d'un uccello, non il trillo d'un grillo, non il -ronzio d'un insetto qualunque. Non per niente i turchestani l'hanno -battezzata la steppa della fame. - -Quantunque la stagione fosse già avanzata, regnava ancora, fra quelle -dune interminabili, una temperatura da forno, che metteva a dura prova -la resistenza di Hossein e di Tabriz non troppo abituati ai climi -ardenti, poichè la loro steppa, anche nell'estate, è relativamente -fresca e bene ventilata. - -Solo Karaval procedeva con passo sicuro, infischiandosi del polverone -che sollevavano i suoi piedi e delle ardenti carezze del sole. Si -vedeva che il birbante era ben acclimatato e che quella terribile e -aridissima steppa gli era molto familiare. - -A mezzodì i tre uomini fecero una fermata d'un paio d'ore dietro una -duna, che essendo altissima, proiettava un po' d'ombra, poi ripresero -la dolorosa marcia, avendo affermato il bandito che prima del tramonto -avrebbero potuto giungere ad una seconda oasi dove vi era qualche -probabilità di trovare dell'acqua, e fors'anche qualche capo di -selvaggina. - -Infatti qualche ora dopo la scomparsa del sole, giungevano sul margine -d'un gruppo di alberi che copriva due o tre ettari di terreno, alberi -mezzo intristiti, è vero, ma che tuttavia promettevano un po' di -frescura. - -— Che l'anima di Alì ti porti all'inferno, _loutis_, — disse Tabriz che -non si reggeva quasi più. — Noi non abbiamo le tue gambe per compiere -simili marce. Trecento miglia sempre in sella non ci spaventano; queste -camminate invece ci accoppano. - -— Mio signore, — rispose Karaval umilmente, — nella steppa della fame -non bisogna arrestarsi, se si vuole salvare la pelle. Guarda: il calore -ha quasi vuotata la nostra riserva d'acqua. Fermati un giorno solo fra -le dune e vedremo se tu uscirai vivo dalla steppa. - -— Mi sembra d'aver fatto la traversata dell'Asia intera. - -— Troveremo almeno qui dell'acqua? — chiese Hossein, che si era -lasciato cadere, sfinito, su un tronco d'albero atterrato. - -— Lo spero, mio signore, — rispose Karaval. — Accampati qui, mentre io -vado a cercarla. — - -Il bandito impugnò l'_jatagan_ che portava alla cintura, prese l'otre -che era già quasi vuoto e si cacciò in mezzo alle piante, non senza -una certa apprensione, sapendo che le oasi erano frequentate da animali -feroci. Pur camminando monologava come era sua abitudine: - -— Vorrei sapere se quello stupido di Dinar è giunto qui e se si è -fermato. Il ragazzo ha le gambe migliori delle mie, questo è vero, pure -sarei stato ben contento di rivederlo e di dargli... — - -Si era interrotto bruscamente e si era fermato dietro il tronco d'un -grosso albero che sorgeva, quasi isolato, in mezzo ad un gruppo di -cespugli. - -— Mio caro Karaval, — mormorò dopo qualche istante — bada alla tua -pelle. Non tutti i banditi della steppa della fame ti conoscono ancora -e nemmeno tutte le bestie. Un ramo non si rompe da sè, quando la -_burana_ non soffia, almeno così mi diceva mio padre. — - -Rimase immobile, cercando di confondersi col tronco, spiando -attentamente le piante vicine, che erano pure rinserrate, alla loro -base, da fitti cespugli; poi non udendo più nulla, riprese la marcia -sempre guardingo e fiutando l'aria come i cani da caccia. - -Aveva percorsi altri venti o trenta passi, quando udì un breve tonfo, -come se qualche corpo fosse caduto in un pozzo d'acqua. - -— Da bere ce n'è, — mormorò Karaval; — vorrei però sapere chi si -disseta. Apri gli occhi, amico. — - -Scostò le fronde e si trovò dinanzi ad una pozza circolare, di una -dozzina di metri di circonferenza, piena d'acqua limpidissima. - -La superficie avrebbe dovuto essere liscia, non soffiando alcun alito -di vento; invece cerchi concentrici s'allargavano rompendosi, con un -dolce sussurrìo contro le rive. - -— Qualcuno ha attraversato questo minuscolo stagno, — mormorò il -bandito, che diventava sempre più preoccupato. - -Si guardò intorno e fece subito un salto entro la pozza, sollevando uno -sprazzo d'acqua e affondando fino alle anche. - -Un animale che fino allora doveva essersi tenuto nascosto in mezzo ai -cespugli che circondavano il microscopico stagno, con un gran salto -si era slanciato sulla riva, cadendo nel medesimo posto poco prima -occupato dal bandito. - -Un secondo di ritardo e Karaval se lo sentiva sulle spalle. - -L'animale, deluso dalla mossa fulminea del bandito, mandò una specie di -belato, somigliante a quello d'una pecora. - -— Non sei un montone, mio caro, — disse Karaval. — So quanto -vali e conosco le tue unghie, ma non mi lascerò prendere tanto -facilmente. — - -Infatti quell'animale era non lungi dal rassomigliare ad una pecora -o ad un montone. Aveva la testa d'un cane, piccola e allungata ed -il corpo d'un gatto, di dimensioni grossissime, con gambe alte ed il -pelame lungo e ispido, di colore grigio-giallognolo a macchie nere e -brunastre. - -— Un ghepardo! — esclamò poi il bandito. — Brutto vicino! — - -Si trattava precisamente di uno di quei prossimi parenti delle pantere -e dei leopardi, che sono così abbondanti nell'India, e che non sono -rari nelle steppe turchestane. - -Quantunque per corporatura sieno inferiori ai loro prossimi parenti, -non sono meno sanguinari, nè meno audaci, anzi sono così coraggiosi da -lottare con vantaggio perfino contro i leopardi. - -Sono grandi cacciatori, essendo dotati d'uno slancio straordinario e -d'una corsa così veloce, da raggiungere anche le gazzelle. - -Quantunque pericolosi, si lasciano però facilmente addomesticare e -gl'indiani e gli arabi del Sahara se ne servono abilmente nelle cacce. - -Il ghepardo, irritato dal fiasco fatto, si mise a girare rapidamente -intorno alla riva dello stagno, soffiando e sbuffando, senza però osare -di mettere le zampe nell'acqua. - -Karaval quantunque non ignorasse che quegli animali mai si avventurano -su un fiume, per quanto piccolo sia, avendo la medesima avversione -dei gatti domestici, si era portato frettolosamente nel centro dello -stagno, onde conservare una distanza tale da togliere al ghepardo ogni -speranza di poterlo agguantare con un gran salto. - -— Pericolo non ne correrò — si disse, — e la mia pelle anche questa -volta non verrà scucita; tuttavia mi trovo come prigioniero ora, che -la polvere delle mie pistole non può più prendere fuoco, dopo questo -bel tuffo. Come uscirò di qui se gli altri non accorreranno in mio -aiuto? — - -Il ghepardo, sempre più furioso di non poter ghermire la preda -continuava la sua corsa circolare a gran salti, cercando inutilmente un -luogo abbastanza stretto che gli permettesse di spiccare un salto. Di -quando in quando s'arrestava bruscamente, piantandosi sulle gambe ben -tese e guardando ferocemente il bandito, poi riprendeva la sua corsa. - -Accortosi finalmente che sprecava le sue forze senza alcun vantaggio, -si coricò sulla riva, dinanzi ad un folto cespuglio, ringhiando -sordamente e sferzandosi i fianchi colla coda, come un gatto irritato. - -Ecco l'assedio, disse Karaval. — Questo è peggiore forse di quello di -Kitab, perchè mi è impossibile muovermi. - -— Che cosa fanno il nipote del _beg_ e Tabriz? Che si siano nuovamente -addormentati? Quelli non sono uomini da camminare su queste sabbie. - -Dunque signor ghepardo, che cosa facciamo? Una partita a pugni contro -le vostre unghie vi assicuro che non l'accetterò mai. — - -La belva, quasi l'avesse compreso, gli soffiò contro, dimenando la -testa e raggrinzando il naso. - -A un certo momento fece un salto aguzzando gli occhi. - -— Ha udito qualche rumore, — disse Karaval. — Che siano il nipote del -_beg_ e Tabriz che si avvicinano? Sarebbe già tempo. — - -Il ghepardo continuava ad ascoltare, dando segni evidenti -d'inquietudine. Ad un tratto spiccò un secondo salto evitando -d'internarsi nel cespuglio, ma subito risuonarono due detonazioni, una -a breve distanza dall'altra. - -Karaval lo vide ripiegarsi due volte su sè stesso, poi allungarsi senza -fare più alcun moto. - -— Grazie, miei signori! — gridò il bandito attraversando velocemente lo -stagno e salendo la riva. — Mi trovate fresco come una rosa e anche ben -bagnato. - -— E con quanta paura indosso? — chiese Hossein, comparendo assieme a -Tabriz, colle pistole ancora fumanti in mano. - -— Nemmeno una briciola, mio signore, ve l'assicuro, — rispose Karaval. -— Il ghepardo non poteva assalirmi e mi trovavo come entro una rocca -forte. - -— Ti aveva assediato per bene però, — disse Tabriz. - -— Questo è vero, signore, e la pazienza cominciava a scapparmi. -Sospettavate che qualche brutta avventura mi fosse toccata! - -— Credevamo anzi di non trovare più che il tuo scheletro, — disse -Hossein. - -— Tutto va bene quando le cose finiscono bene, — sentenziò gravemente -il bandito. — Dissetatevi, miei signori; è acqua di sorgente questa e -non ne berrete di così buona nella steppa della fame. - -— E berremo anche la polvere che avevi indosso, — aggiunse Tabriz. - -— La colpa non è mia, signore. Non potevo lasciarmi divorare come un -pasticcio, per lasciarvi l'acqua pura. - -— Non siamo schifiltosi, — disse Hossein. - -Si dissetarono abbondantemente, tuffando avidamente le labbra -semi-arse nella freschissima acqua, poi tutti e tre fecero ritorno -all'improvvisato accampamento, senza più occuparsi del ghepardo che -d'altronde non meritava gli onori d'uno spiedo, essendo la carne di -quelle belve coriacea e di pessimo sapore. - -Tabriz, durante l'assenza del bandito, era riuscito a scoprire, in -mezzo ad un cespuglio, due nidi di ottarde turchestane e non avendo -potuto impadronirsi delle femmine, aveva fatto raccolta d'uova, due -dozzine, che sembravano ancora fresche e che cucinate sotto la cenere, -dovevano servire da cena. - -— Passeremo qui la notte, — disse Hossein. — Le marce attraverso a -questa steppa ondulata, ammazzano anche i più forti. - -— Io non ho alcuna fretta, mio signore, — rispose Karaval, che pensava -al suo compagno. — Giungere al fiume dieci giorni prima o dopo, per me -poco importa. — - -Cenarono facendo onore alle uova che si divisero fraternamente; fecero -raccolta di legna onde il fuoco non si spegnesse durante la notte, non -essendo ben sicuri che non vi fossero altri animali feroci nascosti -fra i cespugli dell'oasi o fra le dune di sabbia dei dintorni, e si -coricarono, cercando però di dormire con un solo occhio. - -La notte passò tranquilla quantunque fossero più volte svegliati dalle -urla d'una coppia di lupi di montagna. - -Il sole non era ancora sorto che già i tre uomini erano in marcia -dovendo attraversare una notevole distanza prima di giungere all'oasi -di Kara Kum, la sola che potesse rifornirli d'acqua e promettere -qualche capo di selvaggina, essendo ormai finito l'arrosto d'orso. - -Quantunque non soffiasse alcun alito di vento, cortine di sabbia -ondeggiavano verso ponente, ossia nella direzione che dovevano tenere i -tre uomini, ora alzandosi ed ora abbassandosi. - -— Che stia per scoppiare un'altra _burana_? — chiese Hossein. - -— No, signore, — rispose Karaval, che guardava attentamente il cielo. - -— L'atmosfera è limpidissima e non scorgo alcun cirro che annunzi del -vento. - -— Eppure quelle sabbie si sollevano turbinando, — disse Tabriz. - -— Senza vento non si alzerebbero in quel modo, — riprese Karaval, che -si fermò per meglio osservarle. - -— Vi deve essere qualche grossa truppa di animali laggiù, che galoppa -sfrenatamente, — aggiunse poi. - -— Delle gazzelle forse! — chiese Hossein. - -— No, animali più grossi, — rispose poi Karaval. - -— Non saranno già elefanti, — disse Tabriz. — La steppa non ne ha mai -avuti. - -— Scommetterei che sono onagri. - -— Asini selvaggi? — chiese Hossein. - -— Sì, mio signore. Talvolta si mostrano anche nella steppa della fame e -sono sempre in gran numero. - -Guardiamoci da loro. Quando si mettono in corsa non si arrestano -nemmeno dinanzi ad un cannone, e so io se i loro calci sono potenti. - -Un giorno ne ho ricevuto uno che per poco non mi uccise. - -Se vi caricano gettatevi dietro le dune e lasciateli passare senza far -fuoco. - -— Eppure, mangerei volentieri un arrosto d'asino, — disse Tabriz. — La -carne di quegli animali è apprezzata perfino dagli Emiri. - -— E anche dallo scià di Persia, — aggiunse Hossein. Si dice che tutti i -giorni ne abbia a tavola. - -— L'assaggerete un'altra volta, — concluse Karaval. - -Le cortine di sabbia continuavano ad alzarsi, cambiando sovente e -molto bruscamente direzione. Pareva che gli onagri si divertissero a -galoppare ora in un senso ed ora in un altro, senza alcuna meta fissa. - -È quella d'altronde la loro abitudine. Instancabili trottatori, passano -le loro giornate a gareggiare fra di loro, non fermandosi che qualche -minuto per mangiare qualche po' di gramigna, essendo d'una sobrietà -estrema. - -— Che quegli asini si divertano a spaventarci? — chiese Tabriz, -fermandosi. — Non vedi tu che si ostinano a sbarrarci la via? - -— Me ne sono accorto da un po', — rispose Karaval, che si mostrava -inquieto. - -— Allora è segno che ci hanno veduto. - -— Certo, signore. - -— Che cosa facciamo dunque? — chiese Hossein. - -Il bandito stava per rispondere, quando fra le cortine di sabbia -apparvero numerosi drappelli di onagri, galoppanti sfrenatamente. - -Per statura rassomigliavano agli asini comuni; però le loro forme -sono più snelle, i loro orecchi un po' più corti ed il loro pelame -grigiastro, attraversato sulla schiena da una riga nera che s'incrocia -con altre due all'altezza della spalla. - -— A terra! — gridò Karaval con voce tuonante. - -In pochi salti raggiunsero la duna più vicina, che formava come un -piccolo bastione d'un paio di metri d'altezza, e di qualche centinaia -di metri e vi si gettarono dietro stendendosi l'uno accanto all'altro. - -Gli onagri, tre o quattrocento per lo meno, caricavano con furia -irresistibile, varcando, con agilità stupefacente, le dune di sabbia -che trovavano sulla loro corsa. - -Precedevano la truppa i maschi, poi venivano i piccini, indi le -femmine; però vi era una forte retroguardia formata, a quanto pareva, -dagli animali più forti. - -Giunti dinanzi alla duna, dietro la quale si tenevano nascosti i -tre turchestani, che si erano scavate frettolosamente delle buche, -s'arrestarono un momento, poi con un gran salto la varcarono, -sollevando una immensa colonna di polvere e continuarono la loro corsa -indiavolata. - -Il loro slancio era stato tale che nè Hossein, nè Tabriz, nè il bandito -erano stati toccati da quei terribili zoccoli. - -— Salvi! — gridò il gigante, alzandosi prontamente con una pistola in -mano. - -Ad un tratto una bestemmia gli sfuggì. - -Due masse giallastre avevano varcata la duna, cercando di piombare -sulla retroguardia degli onagri. - -— Attento, signore! — gridò poscia. - -— Che cos'hai, Tabriz? — chiese Hossein allarmato. - -— I leoni!... - -— I leoni!... - -— Fuggite! gridò il bandito, scalando rapidamente la duna. — Lassù, -presto! — - -Cinquanta passi più innanzi s'alzava un monticello di sabbia in forma -di ridotto, alto una dozzina di metri e Karaval vi si dirigeva a corsa -disperata per mettersi in salvo sulla cima. - -— Gambe, signore, — disse Tabriz, slanciandosi dietro al bandito. - -In un baleno attraversarono la distanza e s'arrampicarono lestamente -sull'alta duna, levando dalla cintura i _kangiarri_. - -I due leoni che davano la caccia agli onagri, accortisi un po' troppo -tardi della presenza dei tre uomini, s'erano fermati, come se fossero -indecisi fra l'inseguimento di quei velocissimi animali e quelle prede -umane. - -Di quella sosta avevano subito approfittato gli scaltri asini per -frapporre una bella distanza. Galoppavano ormai a più di cinquanta -metri, continuando a scavalcare le dune con una forza indiavolata. - -— Quei birbanti ci hanno lasciati in un fastidio, — disse Karaval. -— I leoni non potranno più raggiungerli e cercheranno di rifarsi -della colazione perduta colle nostre polpe. Sono maschio e femmina, e -probabilmente a ventre vuoto. - -— Da dove vengono quelle bestie? Nella nostra steppa non ne ho mai -veduto uno, — domandò Tabriz. - -— Dai deserti della Persia di certo, — rispose Karaval. — Ve ne sono in -quel paese e non pochi anche. - -— Badate, — disse in quel momento Hossein. — S'avvicinano. — - -I leoni si erano accostati alla prima duna, e l'avevano superata, -scendendo dalla parte opposta. - -Non erano animali grossi come quelli di Barberia, essendo quelli -persiani di taglia più piccola; tuttavia non erano meno temibili, -possedendo uno slancio forse più impetuoso di quelli africani e maggior -agilità. - -Pareva però che non avessero molta premura di dare l'assalto alla -seconda duna e che volessero prima rendersi un conto esatto dei mezzi -di difesa degli assediati, poichè di quando in quando sostavano per -guardare, manifestando anche una certa inquietudine a giudicarlo dalle -mosse irrequiete delle loro code. - -— Prendiamo posizione, — disse Tabriz. — Io la fronte, voi altri -l'altra china: sono sicuro che tenteranno l'attacco da due parti. - -— Se non aspetteranno la notte, — disse Karaval. - -— E noi dovremo rimanere qui ad arrostirci e a rosicchiarci le unghie? -Non abbiamo nulla da mettere sotto i denti. - -— Ti rifarai più tardi, con una coscia di leone, Tabriz, — disse -Hossein. - -— Pessima selvaggina anche quella, signore. Il ghepardo valeva di più. - -— Pare che i leoni tengano consiglio, — disse Hossein che non li -perdeva di vista. - -Poi, volgendosi verso Karaval gli chiese: - -— Sono cariche le tue pistole? - -— Sì, signore; dubito però che la polvere prenda fuoco. Deve essere -ancora bagnata. - -— Ed io non ho che una sola carica. E tu Tabriz? - -— Due sole, padrone. - -— Tre colpi sono già qualche cosa. - -— E poi abbiamo i _kangiarri_ e anche quelli valgono. Ah!... I signori -leoni continuano l'esplorazione!... Non credevo che fossero così -prudenti. - -— Cercano di guadagnarsi la colazione senza esporre le loro giubbe, — -disse il bandito. - -Le due belve, contrariamente alla loro abitudine, dimostravano infatti -un'eccessiva prudenza. - -Dopo essersi avvicinati alla collinetta, quasi strisciando sulle -sabbie, si erano divisi per farne il giro in senso contrario, misurando -cogli occhi l'altezza e cercando probabilmente il punto migliore per -procedere all'attacco. - -Compiuta quella seconda esplorazione, si erano sdraiati l'uno presso -l'altro, mandando due sordi ruggiti. - -— Ecco l'assedio, — disse il bandito. — Ieri sera il ghepardo, -ora i leoni. Finirò per trovarmi un asilo nel ventre d'una bestia -feroce. — - - - - -CAPITOLO VIII. - -L'attacco dei leoni. - - -Tutte le belve, a qualunque razza appartengano, non osano, anche se -spinte dalla fame e sicure della vittoria, assalire in pieno giorno -l'uomo, mentre invece non esitano, se si presta loro l'occasione, -a scagliarsi su una gazzella, su un antilope e perfino contro le -gigantesche giraffe. - -Si direbbe che lo sguardo umano le rende titubanti, e perciò attendono -sempre le tenebre per agire. - -I due leoni, impressionati fors'anche dall'aspetto risoluto dei tre -turchestani e dalla taglia gigantesca di Tabriz, invece di muovere -direttamente all'attacco, si erano accovacciati aspettando la scomparsa -del sole, per espugnare la posizione, forse colla magra speranza di -sorprendere i difensori addormentati. - -— Io comincio a credere — disse Tabriz, — che quei signori abbiano lo -stomaco meno vuoto di quello che abbiamo supposto finora e che ieri -sera abbiano inghiottita una cena più abbondante della nostra. - -— Perderemo un tempo troppo prezioso, — disse Hossein, che pensava in -quel momento a Talmà. - -— Dopo l'Amu-Darja noi troveremo quanti cavalli vorremo, signore, ed in -un paio di giorni giungeremo dal _beg_. - -— E la troverò colà? — chiese Hossein con angoscia. - -— Zitto, signore, questo non è il momento nè il luogo opportuno per -parlare di ciò. - -Ah!.. I leoni si permettono il lusso di schiacciare un sonnolino!... -Se vi potessi sorprendere vi accarezzerei per bene i gropponi col mio -_kangiarro_. — - -Infatti le due belve, vedendo che i tre uomini non si decidevano a -scendere, avevano posata la testa fra le zampe anteriori, socchiudendo -gli occhi. Non vi era però da fidarsi di quel sonno più apparente forse -che reale. Le orecchie erano tese ben diritte, per raccogliere i più -lievi rumori, ed i tre turchestani non ignoravano l'acutezza dell'udito -di quei terribili animali. - -Nondimeno Tabriz, che cominciava ad averne abbastanza di quell'assedio -che dovevano sostenere sotto un sole cocentissimo, a ventre vuoto e -per di più fra il polverone che l'ultima galoppata degli asini selvaggi -aveva sollevato e che non si era ancora disperso, credendo che i leoni -assopiti dal calore si fossero veramente addormentati, si decise a -tentare la discesa. - -— Accada quello che si vuole, vado ad attaccarli, — disse a Hossein. - -— Allora t'accompagno anch'io, — rispose il giovane. - -Voi state per commettere una pazzia, — signori, — disse Karaval. — - -Il birbante non diceva quelle parole per salvare le loro vite, bensì -per la paura che venissero sbranati e di dover poi sostenere l'assedio -da solo. - -— Se tu hai paura rimani, — rispose Tabriz. - -— Io non sono un soldato come voi. Non sono che un povero _loutis_. - -— Resta dunque. — - -Armarono le pistole e trassero i _kangiarri_, poi cominciarono a -scendere con infinite precauzioni, onde non far franare le sabbie. - -Volevano accostarsi fino a tiro di pistola, non dubitando -dell'esattezza dei loro colpi. - -I due leoni pareva si fossero realmente addormentati, poichè non -accennavano ad aprire gli occhi. - -Avevano compiuto metà discesa, quando un ruggito, che si era propagata -fra le dune, come un colpo di tuono, echeggiò improvvisamente. - -Il maschio si era alzato di scatto colla criniera irta, raccogliendosi -prontamente su sè stesso, come se si preparasse a spiccare il salto. - -— In guardia, signore! — gridò Tabriz. - -Non aveva ancora finito che il leone si scagliava contro Hossein che si -trovava più in basso. - -Il giovane s'appoggiò alla duna e sparò risolutamente, con una calma -ammirabile, il suo ultimo colpo di pistola. - -Il leone, arrestato per così dire al volo, cadde da una parte, -rotolando quasi ai piedi di Tabriz. - -— Prendi! — urlò allora il gigante assestandogli un poderoso colpo di -_kangiarro_. - -La terribile lama squarciò netto il collo della belva, facendo -sprizzare alto il sangue. - -Intanto la leonessa, svegliata dal ruggito del compagno e dal colpo di -pistola, era pure balzata in piedi, ma ebbe un momento di esitazione, e -quello fu la salvezza dei turchestani. - -Due spari rimbombarono, seguiti da un ruggito formidabile, poi, -dileguatosi il fumo, Tabriz e Hossein scorsero la leonessa a fuggire -attraverso la steppa, varcando a gran salti le dune. - -— Ehi, _loutis_ — gridò il gigante, volgendosi verso Karaval. - -— Hai veduto come noi, uomini della steppa turchestana, sappiamo -ammazzare i vostri leoni? - -— Sparate meglio dei cosacchi del Don, voi, — si limitò a rispondere il -bandito. - -— Possiamo riprendere la marcia? - -— Sono ai vostri ordini, signori. Abbiamo perduto già troppo tempo e -giungeremo tardi all'oasi di Kara-Kum. — - -Non vedendo più la leonessa, lasciarono frettolosamente la collinetta -e dopo d'essersi bagnate le labbra coll'acqua, contenuta nella vescica, -si misero senz'altro in marcia affrettando il passo. - -Fu solamente tre ore dopo il tramonto, che giunsero all'oasi, -completamente sfiniti e quel che era peggio, affamati. - -Quella macchia però essendo più vasta delle altre e ricca d'alberi e di -cespugli, fornì loro dell'acqua ancora più fresca di quella del piccolo -stagno del ghepardo e uova in abbondanza, essendo abitata da veri -stormi di _houbara_. - -Cenarono di buon umore, accanto al pozzo e si stesero poscia presso il -fuoco montando, uno per volta, la guardia, non essendo sicuri che non -vi fossero delle belve. - -Nei giorni seguenti continuarono la terribile marcia attraverso a -quell'interminabile steppa ed al sesto giorno scoprivano finalmente la -zona alberata che segue l'Amu-Darja, dalla sua sorgente fino alla sua -foce. - -Karaval aveva manovrato in modo da portarsi vicinissimo alla stazione -comandata dal capo ghirghiso o usbeko che fosse, suo amico, che -vegliava la frontiera per incarico dell'Emiro. Conoscitore profondo -della steppa della fame, e di tutte le sue oasi, era sicurissimo di non -essersi ingannato. - -— Signori, — disse fermandosi dinanzi ai primi alberi e fingendo -una gioia immensa, — ecco la parte più difficile del nostro viaggio -compita. - -Non ci rimane che di attraversare il fiume e saremo nella steppa degli -Illiati, che confina con quella dei Sarti. - -— Tu sei un brav'uomo, — gli rispose Hossein, — e avrai un regalo degno -d'un nipote d'un _beg_. - -— Troveremo un guado? — chiese Tabriz. - -— Ecco il difficile, signore, — rispose il bandito. — L'Amur qui -deve essere larghissimo e profondissimo e senza una barca non potremo -attraversarlo. - -Però, se non m'inganno, non dobbiamo essere lontani da una stazione di -pescatori di _garitse_. Conoscete quei deliziosi pesci che somigliano -alle trote? - -— Ci preme conoscere più i pescatori che i pesci, — disse Tabriz. - -— Volete lasciare a me l'incarico di andarli a cercare? - -Mancano tre ore al tramonto e le mie gambe sono ancora in ottimo stato. - -Qui d'altronde nulla avrete da temere, essendo queste rive quasi -disabitate. - -— Tornerai con una barca? — chiese Hossein. - -— Ve lo prometto, signore. Continuate la marcia fino al fiume, -accendete il fuoco e aspettatemi. - -— Intanto cercheremo di procurarci la cena, — disse Tabriz. - -— Addio, signori, contate su di me, — concluse il bandito -allontanandosi. - -Mentre egli seguiva il margine della zona alberata, Tabriz e Hossein si -erano cacciati sotto le vôlte di verzura, premurosi di giungere sulla -riva del fiume. - -Una vegetazione splendida, formata però quasi esclusivamente da -querce e da platani e da enormi cespi di rose ancora in fiore, formava -come una fascia di qualche chilometro di estensione, non potendo le -infiltrazioni delle acque spingersi più lontano. - -Che frescura deliziosa però sotto quelle ombre, specialmente per -uomini che, da otto giorni, si arrostivano da mane a sera sotto un sole -implacabile e che avevano sempre marciato. - -— Qui mi sembra di rivivere, — disse Tabriz. — Si direbbe che i pori -della mia pelle disseccata, assorbano voluttuosamente l'umidità del -fiume. - -E poi questa è l'aria della nostra steppa, signore. - -— Mista ad aria satura di vendetta, — aggiunse Hossein che era -diventato tetro. - -— Se non l'ucciderete voi, lo finirò io, signore. L'ho giurato, e gli -uomini della steppa sanno mantenere le loro promesse, checchè avvenga. - -— Mio zio non perdonerà: è implacabile come noi, lo conosco troppo -bene. Vi è sempre però un sospetto che mi cruccia. - -— Quale, signore? - -— Che Abei mi abbia surrogato, credendomi morto. - -— Non parlare di ciò, ora, signore. Ecco il fiume: lasciamo l'argomento -scottante e vediamo se possiamo guardare l'Amu-Darja senza attendere il -ritorno del _loutis_. — - -Il fiume in quel luogo era largo cinquecento metri per lo meno, e le -sue acque scorrevano rapidissime ed a quanto sembrava dovevano essere -anche assai profonde. - -Per di più la riva opposta non offriva alcun approdo, essendo -formata da altissime rocce tagliate a picco, di colore nerastro e che -trasudavano una materia vischiosa, di colore oscuro, che scivolava -lentamente nel fiume in forma di serpenti. - -— Senza una barca noi non potremo passare, — disse Tabriz. — E poi -dovremo ancora scendere o risalire il fiume. - -Dinanzi a noi si trova un terreno petrolifero. Non vedi la nafta che -cola da quelle rupi? - -— Aspettiamo il _loutis_, — rispose Hossein. — Sapendo di ricevere un -premio, non mancherà di ritornare. - -— Vado a cercare qualche cosa da porre sotto i denti. Troverò certo -qualche albero da frutta. — - -La breve gita di Tabriz, non fu troppo fortunata. Tuttavia riportò un -po' di ribes e delle bacche, sufficienti a calmare momentaneamente la -fame. - -— Ci accontenteremo di questo per ora — disse il gigante. — Il _loutis_ -sa che siamo a secco di viveri e non mancherà di portarci almeno -qualcuno dei suoi famosi pesci. — - -Divorarono la frugalissima cena, accesero il fuoco per segnalare alla -loro guida la loro presenza, poi si sedettero sulla riva, sotto una -grossa quercia che lanciava rami giganteschi in tutte le direzioni. - -Entrambi erano diventati muti e non staccavano gli sguardi dalla sponda -opposta che serviva di barriera alla loro steppa. Certo pensavano al -_beg_, a Talmà e soprattutto ad Abei, al miserabile che per poco non li -aveva uccisi e che era stato la causa di tutte le loro disgrazie. - -Le tenebre erano calate da un paio d'ore, quando Tabriz, che di quando -in quando osservava il basso corso del fiume, scorse un certo numero di -punti luminosi che si riflettevano vivamente nelle acque del fiume. - -— Quelle sono barche di pescatori, — disse alzandosi. — Il _loutis_ ce -ne aveva promessa una e giunge invece con una flottiglia. Avrei meglio -desiderato che fosse una sola, piuttosto di tante. - -— Temi qualche sorpresa, Tabriz? — chiese Hossein che pareva uscisse -allora da un sogno. - -— Io non ho mai avuto rapporti coi pescatori dell'Amu-Darja, quindi non -ti posso dire se sono galantuomini o birbanti. - -— Nulla potrebbero toglierci. I bukari dell'Emiro mi hanno preso -perfino l'ultimo _tomano_. - -— E anche a me, signore. — - -I punti luminosi intanto ingrandivano a vista d'occhio e le barche -cominciavano a delinearsi abbastanza nettamente. A bordo si scorgevano -parecchi pescatori, che arrancavano con gran lena per vincere la forza -della corrente. - -Tabriz contò sei barche, piuttosto pesanti, essendo tutte scavate nel -tronco d'un albero, montate ognuna da cinque pescatori, quattro ai remi -ed il quinto al timone. - -Dinanzi ad ognuna, all'estremità d'un lungo bastone che reggeva una -specie di borsa, formata di filo di rame, ardevano pezzi di legno, -cosparsi di nafta o di petrolio, onde proiettassero maggior luce. - -Sui bordi, Tabriz e Hossein scorsero, non senza un certo stupore, degli -uccelli dalle gambe piuttosto lunghe, che si tenevano l'uno accanto -all'altro e che sembravano liberi. - -— Sono pescatori o cacciatori? — si chiese Tabriz. — Che cosa fanno -quei volatili? — - -In quel momento una voce a loro ben nota s'alzò sulla prora della prima -scialuppa, gridando: - -— Eccomi, signori!... Giungo in buon punto. - -— Il _loutis_! — esclamarono Tabriz e Hossein. - -La scialuppa, con pochi colpi di remo, giunse presso il fuoco che -ardeva sulla riva, ed il bandito balzò a terra, dicendo: - -— Noi siamo ospiti di questi pescatori e non avrete nulla da temere da -parte loro. Sono brava gente. - -— Acconsentono a farci attraversare il fiume? — chiese Hossein. - -— Sì, signore, non prima di domani mattina però, essendo ora occupati -alla pesca della _garitsa_. E poi per trovare un approdo, noi siamo -costretti a discendere il fiume per parecchie miglia, essendo qui -la riva opposta tagliata a picco per un lunghissimo tratto e troppo -pericolosa. - -— Ce n'eravamo accorti, — disse Tabriz. - -— Vi è una zona petrolifera al di là delle rocce. Imbarcatevi, signori, -e assisterete ad una pesca divertente. - -— A ventre vuoto? - -— Ho pensato a voi: vi è sotto la prora un canestro con pesci -arrostiti e gallette di maiz, nonchè un fiasco di _kumis_ e anche delle -pipe. — - -Balzarono nella barca che era la più lunga di tutte e si sedettero a -prora, mentre i pescatori prendevano subito il largo ridiscendendo la -corrente. - -— Dimmi un po', _loutis_, — disse Tabriz, che aveva subito dato -l'assalto al canestro. - -— Che cosa fanno quegli uccelli che si tengono ritti sul bordo e che -non sono legati? - -— Servono a pescare le _garitse_, signore. La notte è oscura e quei -deliziosi pesci si lasceranno prendere in gran numero. - -— Da chi? - -— Da questi uccelli, signore. Sono cormorani del mar d'Aral, dei -pescatori infaticabili, che sono stati ammaestrati per la pesca della -_garitsa_. - -— Che pesci sono? - -— Una specie di trote e abbondano qui. — - -Le sei barche si erano disposte su due linee e si erano portate in -mezzo al fiume, mentre i pescatori remavano dolcemente all'indietro, -onde la corrente non le trasportasse troppo rapidamente. - -Sul mar d'Aral e sui suoi fiumi che scaricano entro esso le loro acque, -come nei mari e nei fiumi della China e del Giappone, si fa uso dei -cormorani, di quegli avidissimi uccelli acquatici, che noi chiamiamo -smergli, per ottenere delle pesche abbondanti. - -Gli uomini della steppa si servono dei falchi per la caccia, i -pescatori pure di volatili, e gli uni e gli altri non hanno da -lagnarsi, perchè oltre a procurarsi un buon divertimento, si procurano, -con quasi nessuna fatica, selvaggina terrestre ed acquatica. Si sa che -i cormorani sono grandi distruttori di pesce e che sono anche pescatori -abilissimi, potendo tuffarsi sott'acqua e rimanervi per qualche tempo. -È appunto sull'avidità di quei trampolieri che i pescatori contano, ed -in quale misura anche!... - -Un cormorano bene ammaestrato può mantenere comodamente una famiglia di -pescatori, e anche procurarle una certa agiatezza. Ordinariamente però -i pescatori non ne hanno mai meno d'una mezza dozzina, che tengono con -cure infinite. - -È di notte che il cormorano lavora con maggior lena, sicchè i suoi -padroni difficilmente se ne servono di giorno, almeno quelli delle rive -del mar d'Aral e dei fiumi della steppa settentrionale. - -Aspettano di solito le notti oscurissime, perchè quelle sono le più -propizie per la pesca e prendono il largo coi loro uccelli che stanno -appollaiati sui due bordi della barca. - -Un fuoco arde sempre all'estremità d'un bastone per attirare i pesci. -Quando questi cominciano a mostrarsi a fior d'acqua, i cormorani, ad un -fischio del padrone si mettono animosamente al lavoro. - -Di solito sono i più giovani che cominciano l'attacco. In un lampo -si tuffano, afferrano il primo pesce che guizza dinanzi a loro e lo -portano fedelmente al padrone, fedelmente perchè non possono divorare -la preda. Se non avessero al collo un anello di rame che stringe loro -il gozzo, vi sarebbe da dubitare sulla loro fedeltà e probabilmente il -padrone aspetterebbe invano la preda. - -Sono però così stupidi che, quantunque delusi nelle loro speranze e -spronati un po' anche dalle loro abitudini, tornano subito in acqua -alla caccia d'altri pesci, portandoli sempre. - -È vero che a pesca finita potranno fare delle scorpacciate d'interiora, -che l'avaro padrone getta loro in abbondanza. - -Non è raro che un solo cormorano in una notte riesca a prendere -quindici, venti e talvolta anche trenta chilogrammi di pesce. -Moltiplicando per sei, ossia pel numero degli uccelli contenuti in ogni -barca, si può comprendere quali guadagni faccia l'equipaggio che si -compone di solito di non più di cinque persone. - -La flottiglia dei pescatori, che continuava a scendere il fiume, dopo -d'aver percorso un paio di chilometri, rinnovando costantemente i -pezzi di legno, che bruciavano entro le borse di filo di rame, aveva -cominciato a lanciare i volatili. - -Quegli infaticabili pescatori lavoravano con vero accanimento. Appena -a bordo ripartivano, tuffandosi profondamente, colla speranza mai -esaudita, di poter finalmente saziare la loro ingordigia. - -Già le barche erano mezze piene, quando giunsero in un luogo ove -l'Amu-Darja s'allargava, formando una specie di lago che era cosparso -d'isolette boscose. - -— Qui faranno la grande pesca, — disse Karaval a Tabriz. — È questo il -luogo ove le _garitse_ si radunano in maggior copia. — - -Le sei scialuppe continuavano ad avanzare, ma i cormorani, appena -toccata l'acqua, s'affrettavano a ritornare a bordo rifiutandosi -assolutamente di ritornare. - -Una certa agitazione si era manifestata fra i pescatori. - -Osservavano l'acqua, fiutavano l'aria e non osavano più avanzare. - -Ad un tratto un altissimo grido s'alzò fra l'equipaggio della prima -scialuppa. - -— Fuggite!... La nafta. — - -Quasi nell'istesso tempo, l'acqua s'infiammava intorno alle -imbarcazioni, rompendo furiosamente le tenebre che gravitavano sul -fiume. - - - - -CAPITOLO IX. - -Fra l'acqua e il petrolio. - - -Tutta la regione che si estende fra le rive del mar Caspio e quelle -dell'Aral, altro non è che un immenso serbatoio di nafta, un serbatoio -inesauribile che darà un giorno miliardi e miliardi a chi saprà -sfruttarlo. - -Da secoli gli abitanti di quei paesi avevano già notato fenomeni -straordinari, ma per loro assolutamente inesplicabili, come -l'apparizione improvvisa di vampe, uscenti da rocce e da crepacci -trasudanti una materia che altro non era che nafta. - -Sembra che dei bacini immensi si estendano su una superficie pure -immensa e anche a non molta profondità, come lo hanno dimostrato i -pozzi scavati in questi ultimi anni, specialmente nei dintorni del mar -Nero. - -Tuttavia quella vasta regione è rimasta, quasi fino ai nostri giorni, -infruttuosa, quantunque si conoscesse l'esistenza della nafta fino -dal secolo scorso, specialmente nei dintorni di Baku, la cui città -era tenuta come sacra dagli adoratori del fuoco in causa d'una grande -fiamma che usciva da una roccia situata presso le rive del mar Nero. - -Non fu che nel 1870 che quegli immensi serbatoi attirarono l'attenzione -degli scienziati e degli industriali, e fu con grande meraviglia che si -constatò la loro esistenza e la loro prodigiosa ricchezza. - -Alcuni pozzi scavati intorno alle rive meridionali del mar Nero, fecero -finalmente comprendere quale ricchezza si nascondeva nel sottosuolo. - -Ovunque i getti furono abbondanti. L'olio minerale salì alla superficie -in così grandi quantità, specialmente dal pozzo chiamato _Droogio_, -presso Baku, da non poterlo frenare con alcun mezzo. - -Fu un vero torrente di nafta verdastra, che andò a terminare in -buona parte nel mar Caspio, mettendo in serio pericolo le navi -che si trovavano in quei paraggi, perchè uno zolfanello gettato -inavvertitamente in acqua, sarebbe stato sufficiente per distruggerle -tutte. - -Il petrolio discese da un giorno all'altro, ad un centesimo al litro!... - -Non è, come abbiamo detto, solamente sulle rive del Caspio, che il -sottosuolo nasconde serbatoi prodigiosi di nafta. Tutto il Turchestan -settentrionale, che segue le sponde orientali del mar Caspio, fino -a quelle meridionali dell'Aral, è una regione petrolifera che darà -certamente un giorno altre favolose ricchezze. Perfino lungo certi -fiumi dell'interno, le rocce trasudano nafta, ora nerastra ed ora -verdastra e quelle segnano i buoni punti che un pozzo venga aperto ed -il petrolio subito salirà alla superficie a riempire milioni e milioni -di barili. - -Lo strano sì è poi, che quei serbatoi non si estendono solamente -sotto la così detta terra ferma, bensì anche sotto quei mari, talvolta -perfino sotto i letti dei fiumi. - -Di quando in quando, forse in causa di qualche scossa di terremoto o -per altri motivi ancora ignorati, dai crepacci escono delle enormi -masse di gaz di nafta, le quali formano alla superficie dell'acqua -innumerevoli bolle. - -Uno zolfanello od un pezzo di stoppa accesa, gettata via dai naviganti, -basta per provocare migliaia e migliaia di fiamme, simili a quelle dei -becchi di gaz, ma più grosse e di forma conica. - -Lo spettacolo è ammirabile, tanto più che non è veramente troppo -pericoloso pei naviganti. Guai però se invece dei gaz sale la nafta, -come talvolta avviene!.... Allora è un mare di fuoco che si estende -spaventosamente e disgraziate quelle navi che per mancanza di vento non -riescono ad allontanarsi più che in fretta. - - . . . . . . . - -Al grido di terrore e d'angoscia mandato dagli uomini della prima -scialuppa, un altro non meno alto, non meno terribile era partito dalle -altre. - -La nafta bruciava!.... Era la morte e quale atroce morte, che -minacciava i pescatori di _garitse_!... - -Le fiamme, sviluppatesi con rapidità incredibile, s'allargavano sulle -acque sature d'olio minerale, mandando una luce biancastra simile a -quella che sviluppa l'_alcool_. - -I cormorani, spaventati si erano alzati, spiccando il volo verso le -isole, prima che i pescatori, fra quella confusione, avessero pensato a -trattenerli. - -La fuga dei volatili aveva impressionato maggiormente i pescatori, -credendo di vedere in quella la loro perdita. - -Tabriz e Hossein, non meno impressionati, erano balzati subito in -piedi, gridando assieme a Karaval: - -— Ai remi!... Ai remi!... — - -Un momento di ritardo era la fine di tutti. - -Il capo della flottiglia, comprendendo che non vi era da esitare, aveva -lanciato un comando. - -— Alle isole!... Coraggio! — - -Le sei scialuppe si erano messe in corsa. Per buona fortuna dinanzi a -loro l'acqua non aveva ancora preso fuoco, però era necessario spegnere -prontamente i pezzi di legno che ardevano entro le borse di filo di -rame, onde evitare di allargare l'incendio. - -Mentre i rematori arrancavano disperatamente, tendendo i muscoli fino -al punto di farli quasi scoppiare, i timonieri si erano affrettati a -ritirare le aste rovesciando i tizzoni sui pesci, che ingombravano il -fondo delle scialuppe. - -Lo spettacolo che offriva quella specie di lago formato dalle acque -dell'Amu-Darja, diventava di momento in momento più spaventoso. - -Pareva che si fosse trasformato, per opera magica, in un piccolo mare -di fuoco. Fiammate si alzavano dappertutto dietro le imbarcazioni -fuggenti, spandendo in alto una luce intensa, quasi accecante. - -Le acque ribollivano con leggeri crepitii, in causa di masse -considerevoli di gaz che salivano senza posa alla superficie assieme -alla nafta, sviluppando nuove fiammate che sovente raggiungevano delle -altezze di parecchi metri. - -Si sarebbe detto che un vulcano avvampava sotto il laghetto. - -I pescatori fuggivano sempre verso le isole. Avrebbero desiderato -meglio guadagnare le rive del fiume; l'onda di fuoco però glielo -impediva, e attraversarla sarebbe stato come andare incontro ad una -morte certa. - -Per fortuna quelle terre che occupavano quasi il centro del laghetto -non erano lontane, sicchè bastarono cinque minuti di corsa sfrenata per -raggiungere la prima che era la maggiore. - -Sbarcarono in fretta, tirarono a terra le barche e si gettarono sotto -gli alberi, sdraiandosi fra i giunchi che erano altissimi. - -— Bell'avventura! — disse Tabriz che si era gettato fra Hossein e -Karaval. — Come finirà? - -— Bene, spero, — rispose il bandito. — Aspetteremo che la nafta si sia -consumata e andremo a far colazione al villaggio dei pescatori con una -dozzina o due di _garitse_. - -— Alla malora i tuoi pesci! — esclamò Tabriz. — Non sogni che quelli e -per quelli per poco non ci facevi arrostire vivi! - -— Non è colpa mia, signore. - -— Se tu fossi stato la cagione, non so se avresti ancora la testa -piantata sul tuo collo. - -— Non temete, — disse Karaval. — Il fuoco non durerà molto. — - -Pareva però che l'incendio, invece di scemare, aumentasse -continuamente, come se dai crepacci apertisi nel letto del laghetto, la -nafta non cessasse di risalire alla superficie. - -Un turbine di fuoco scendeva colla corrente, riversandosi verso il -basso corso dell'Amu-Darja e si scorgeva, anche molto lontano, il cielo -riflettere quei lividi bagliori. Si sarebbe detto che un lampeggiare -continuo riempiva l'atmosfera con una luce però fissa e non già -tremolante. - -L'acqua continuava a ribollire e un numero infinito di pesci saliva -alla superficie, per bene cucinati. - -— Peccato non poter mettere una mano lì dentro. Ci guadagneremmo una -cena bastante per cinquecento persone, — disse Tabriz. - -Hossein non rispose. - -Guardava con inquietudine quelle fiammate, che ormai circondavano le -isole, facendo crepitare i canneti ed i giunchi che coprivano le rive. - -I pescatori non sembravano però impressionati, ora che si trovavano a -terra. Quel fenomeno, in apparenza terribile, non doveva essere nuovo -per loro e dovevano anche conoscerne la portata. - -Stesi fra le erbe, al disotto delle piante che li proteggevano dal -calore e dal fumo, guardavano tranquillamente quelle immense fiammate, -che la corrente travolgeva verso lo sbocco del lago. - -Avevano ragione di non preoccuparsi troppo, poichè, dopo tre o quattro -ore, le fiamme cominciarono a decrescere, la luce divenne meno intensa -e finalmente, esauritasi la _nafta_, le tenebre tornarono a piombare -sul laghetto. - -— Non credevo che tutto finisse così bene, — disse Tabriz a Hossein. — -Avevo paura di morire arrostito come un cagnolino. — - -Il giovane rispose con un lieve sorriso. - -— Padrone, — proseguì, il gigante, — non ti ho mai veduto così -preoccupato come ora, eppure non siamo che a poche centinaia di passi -dalla nostra steppa. - -— Taci, Tabriz, — rispose Hossein. - -— È proprio vero che non si è mai contenti in questo mondo, — brontolò -il turchestano.. - -Quantunque non vi fosse più alcun pericolo, i pescatori attesero l'alba -prima di lanciare nuovamente in acqua le loro scialuppe. - -Si erano appena imbarcati che già i cormorani avevano ripresi i -loro posti. Quei ghiottoni non avevano probabilmente dimenticati -gl'intestini dei pesci, presi durante la sera e che per diritto -spettavano a loro. - -Le sei scialuppe attraversarono il laghetto, le cui acque erano tornate -fresche, imboccarono il canale meridionale e dopo qualche chilometro -si arrestarono dinanzi ad un villaggio composto d'un centinaio di -casupole e che era difeso da una specie di ridotto, armato d'una mezza -dozzina di falconetti e sormontato da una bandiera verde, il vessillo -dell'Emiro di Bukara. - -Scoprendola, Tabriz e Hossein si erano guardati l'un l'altro con -apprensione. - -— _Loutis_, — disse il primo, rivolgendosi a Karaval con aria -minacciosa, — dove ci hai condotti tu? - -— In un villaggio di pescatori, signore. - -— E quella bandiera? - -— Questi sono sudditi dell'Emiro, signore, però sono certissimo che -non vi daranno nessun fastidio. Non facevano già parte della carovana e -probabilmente non hanno saputo ancora nulla della presa di Kitab. - -Che cosa potete temere voi da loro? - -— E in quel ridotto non vi saranno degli usbeki? - -— Che importa a loro se degli uomini chiedono di attraversare -l'Amur-Daria? - -— Puoi aver ragione, — disse Tabriz, un po' rassicurato dalle parole -del bandito. - -Il gigante e Hossein sbarcarono colla speranza di partire subito, -appena deposto a terra il pesce predato dai cormorani. - -— Venite a far colazione nella casupola d'un mio amico, — disse -Karaval. — Prima di un'ora il pesce non sarà a terra e intanto -assaggeremo una dozzina di _garitse_. - -— Se si tratta d'una sola ora, vada, — disse Tabriz. - -— Le emozioni di questa notte a dire il vero mi hanno aguzzato -l'appetito. Vieni, signore. — - -Hossein, che sembrava sempre preoccupato, li seguì ed entrarono in una -catapecchia che aveva le pareti di fango ed il tetto di canne palustri -e che formava una sola stanza non troppo vasta. - -Un uomo, giovane assai, poichè poteva avere appena vent'anni, quasi -avesse indovinato il desiderio dei suoi avventori, stava friggendo in -una padella di rame, piena di grasso di cammello, dei pesci. - -— Padrone, — disse Karaval, scambiando col cuciniere un rapido sguardo, -— servi qualche cosa a questi signori. - -— Ho delle _garitse_ pronte, — rispose il cuciniere, che non era altri -che Dinar. — Sono già cotte a puntino e doveva servirle al comandante -dell'Emiro. - -— Ne manderai degli altri più tardi — rispose Karaval. — Noi -paghiamo. — - -Dinar levò i pesci, li depose su un piatto di creta e li servì ai -tre uomini, che si erano seduti intorno ad una tavola, l'unica che si -trovasse nella camera. - -— Signori, — disse Karaval, quand'ebbe mangiato un paio di pesci, — -mentre voi terminate la colazione vado a noleggiare la scialuppa. - -Fra un quarto d'ora noi saremo al sicuro al di là della frontiera. - -— Va', — rispose Tabriz, che faceva onore ai pesci e che aveva la bocca -piena. - -Anche Hossein attaccava con molto appetito i pesci e pareva che per un -momento avesse dimenticato Talmà, il _beg_ ed anche Abei. - -— Signore, — disse il gigante, quando il piatto fu vuoto, — un'altra -dozzina ci starebbe, almeno, nel mio stomaco. - -Quel birbone di _loutis_ aveva ragione di vantare questi eccellenti -abitanti dell'Amu-Darja. Non ne ho mai mangiati di così delicati. - -— Se ti fa piacere ordina, — rispose Hossein che era ricaduto nei suoi -pensieri. — Il _loutis_ pagherà lui per ora. - -Tabris si era voltato gridando: - -— Ehi, cuciniere, fa lavorare ancora una volta la tua padella. - -— Sì, quando mi avrete detto chi siete e dove andate, — rispose una -voce che non era quella di Dinar. - -Tabriz si era alzato vivamente, subito imitato da Hossein. - -Il cuciniere era scomparso e invece, dinanzi alla porta, si trovava un -uomo barbuto, d'aspetto poco rassicurante, che aveva nella larga fascia -un vero arsenale fra pistole, _jatagan_ e _kangiarri_, accompagnato da -una mezza dozzina d'usbeki, armati non meno formidabilmente di lui. - -— Chi sei e che cosa vuoi tu? — chiese Tabriz, afferrando -istintivamente la pesante scranna su cui si era seduto. - -— Un ufficiale dell'Emiro di Bukara, — rispose l'uomo barbuto, con -alterigia, — snudando con un gesto tragico uno dei suoi _kangiarri_. - -— Allora mandami il cuciniere, onde ci prepari degli altri pesci, così -potrai assaggiarne anche tu in nostra compagnia. — - -L'ufficiale aggrottò la fronte e fece un gesto sdegnoso. - -— Io, con voi! — esclamò. - -— Ehi, quell'uomo, — disse Tabriz, — ora sappi che questo signore, che -ha fatto colazione con me, è il nipote d'uno dei più famosi _beg_ della -steppa dei Sarti. Giù il cappello!... - -— Voi non siete altro che banditi, ricercati dal mio signore, — rispose -l'ufficiale. — Arrendetevi o vi faccio a pezzi... — - -Non potè terminare la frase. Tabriz, preso da un'impeto di furore, -aveva alzata la sedia e gliel'aveva scaraventata addosso con tale -impeto da farlo stramazzare al suolo più morto che vivo. - -Gli uomini che lo accompagnavano si erano subito gettati avanti coi -_kangiarri_ e cogli _jatagan_ in mano, cercando d'irrompere nella -stanza e di precipitarsi addosso ai due turchestani. - -Hossein che li teneva d'occhio, con una mossa fulminea aveva sollevato -la tavola e l'aveva scaraventata attraverso la porta, sbarrando loro il -passo. - -— Addosso coi _kangiarri_, Tabriz! — gridò poi. - -I sei usbechi, arrestati di colpo e spaventati anche dalla statura -imponente di Tabriz, avevano dato indietro, scaricando due o tre colpi -di pistola a casaccio. - -Vedendo poi roteare in alto i due kangiarri dei turchestani, ritennero -più opportuno alzare i tacchi e scapparsene, senza occuparsi del -disgraziato ufficiale che era rimasto svenuto dinanzi alla porta. - -— Siamo stati traditi! — gridò Tabriz, che pareva in preda ad un -terribile accesso di collera. — Il _loutis_ ci ha venduti!... - -— Sì, il miserabile! — rispose Hossein. - -— Gli strapperò il cuore! - -— Ed io gli taglierò la testa!... - -— Canaglia!... - -— Birbante!... - -— Ah!... C'è l'ufficiale! - -— Buona presa, Tabriz! - -— E buon ostaggio!... Vieni con me, mio caro. — - -Allungò le braccia al di là della tavola, abbrancò il disgraziato per -la giubba e lo alzò come se fosse un fantoccio. - -— Ecco di che rinforzare la nostra barricata, — disse. — Vedremo se gli -usbeki oseranno fucilarlo. - -— Non migliorerà di molto la nostra situazione, Tabriz, — disse -Hossein. — Come potremo resistere noi, che abbiamo le pistole scariche? - -— E queste, signore? — disse il gigante, levando le due a doppia canna, -che portava alla cintura il prigioniero. - -— Quattro palle valgono ancora qualche cosa, quando si sanno mandare -all'indirizzo giusto. - -Vengano!... Ah!.... I birbanti!... - -E quel cane di _loutis_ diceva che questo era un villaggio di -pescatori!... Non morrò contento se non gli mangerò il cervello per lo -meno. — - -Due dozzine di usbeki erano comparsi a breve distanza dalla casupola, -armati non solo di pistole e di armi bianche, bensì anche di -moschettoni. - -Li guidava un uomo piuttosto attempato, d'aspetto imponente, che -portava sul capo il turbante verde, il distintivo degli uomini che -hanno compiuto il pellegrinaggio alla Mecca e che perciò hanno il -diritto di essere considerati come una specie di santoni. - -— Chi sarà quel brutto muso? — si chiese Tabriz, che lo spiava -attraverso il vano lasciato fra la sommità della tavola e la volta -della porta. — Non sarà il tuo turbante verde che ti salverà dalle -palle della pistola di questo imbecille. - -Padrone, sei pronto? Qui si tratta di difendere la pelle e la nostra -libertà. - -— Li aspetto, — rispose semplicemente Hossein, che si era inginocchiato -dietro alla tavola. - -Cerchiamo di dare una buona lezione a questi furfanti. — - - - - -CAPITOLO X. - -L'assedio. - - -Gli usbeki che, dal primo ricevimento avuto, avevano compreso di aver -da fare con due, pronti a qualunque sbaraglio e ben decisi a difendere -la loro vita, giunti a cinquanta passi dalla catapecchia, si erano -fermati per consigliarsi sul miglior mezzo di marciare all'attacco. - -Temendo di ricevere qualche scarica, si erano stesi al suolo, dietro -una macchia di cespugli, forse coll'intenzione di aprire il fuoco, -tenendosi dietro quel riparo che, se non li copriva dalle palle, per lo -meno li nascondeva. - -— Uhm! — disse Tabriz, che li spiava. — Non mi sembrano molto -coraggiosi i soldati dell'Emiro. - -Con due dozzine d'uomini, a quest'ora avrei dato l'assalto anche al -ridotto. - -— La partita non è ancora cominciata, — rispose Hossein, che non -condivideva l'ottimismo del gigante. — Tu hai dimenticato che sul -ridotto vi sono dei falconetti e che questa catapecchia ha le muraglie -di fango. — - -In quell'istante un colpo di fucile partì dietro il cespuglio, ed una -palla si piantò profondamente nella tavola che serviva da barricata. - -Tabriz fece un salto, riparandosi dietro lo stipite della porta. - -— Pare che si siano finalmente decisi, — disse, sorridendo. — Sono di -una prudenza che rasenta quella dei conigli. - -— Non esporti, Tabriz. - -— Lascerò a loro sprecare le munizioni, signore. Ci tengo anch'io a non -farmi crivellare, almeno fino al giorno che ti avrò vendicato. - -— Taci! — disse Hossein con voce sorda. - -— Sì, è meglio lasciar parlare gli archibugi e le pistole, per -ora. — - -Una scarica tenne dietro alle sue parole. Le palle si piantarono nelle -pareti di fango e nella tavola e alcune perfino sul soffitto. - -— Padrone, — disse ad un tratto il gigante. — Non spaventarti se io -griderò, anzi farai meglio ad imitarmi. - -— Perchè? - -— Lascia fare a me. La mia idea mi sembra buona. — - -Una seconda scarica rintronò, avvolgendo il cespuglio d'una nuvola di -fumo. - -Tabriz aveva mandato un urlo, come d'un uomo colpito a morte. - -— Grida anche tu, padrone, — disse poi subito. — Forte!... -Forte!... — - -Quantunque Hossein non riuscisse a comprendere il piano del gigante, -aveva mandato a sua volta un lungo urlo. - -— Ed ora silenzio, — aveva sussurato Tabriz. — Fingiamo di essere -morti. — - -Gli usbeki, che avevano udite quelle due grida, si erano prontamente -alzati coi moschettoni ancor fumanti, guardando la casupola. - -Stettero qualche minuto immobili, poi, non udendo alcun rumore, nè -vedendo ricomparire i due assediati, fecero alcuni passi innanzi, -incoraggiati dai sagrati del capo. - -Gli usbeki, credendo che gli assediati fossero stati veramente uccisi -dalla seconda scarica, si erano fatti animo e s'avanzavano, lentamente -però, cercando di scoprire, dietro la tavola che ostruiva la porta, i -due cadaveri. - -Erano tanto sicuri di trovarli morti o agonizzanti, che non avevano -nemmeno presa la precauzione di ricaricare i loro moschettoni. - -— Attento, padrone, — sussurrò Tabriz che si teneva sempre nascosto -dietro lo stipite della porta. — Salta la tavola e piomba su quei -furfanti. - -— Ho il _kangiarro_ ben saldo in mano. - -Il capo degli usbeki, che era dinanzi a tutti e che impugnava una -specie di scimitarra assai ricurva e dalla lama larghissima, giunto a -quattro o cinque passi dalla porta si fermò, gridando: - -— Vi arrendete? — - -Nessuno rispose. - -— Sono proprio morti, — disse poi, volgendosi verso i suoi uomini. — -Non mi aspettavo che tiraste così bene. — - -I ventiquattro uomini si fecero coraggiosamente innanzi per rimuovere -la tavola, quando d'un tratto videro il gigantesco Tabriz e Hossein -varcarla con un solo salto e piombare in mezzo a loro. - -— _Uran!... Uran!_... — - -Il terribile grido degli scorridori della steppa turchestana lanciato -dai due assediati, fu accompagnato da due colpi di _kangiarro_ che -fecero stramazzare a terra due usbeki colle gole squarciate. - -— Sotto, padrone! — urlò Tabriz, che menava disperatamente le mani. - -— Cacciamo questi poltroni. — - -Quell'attacco fulmineo e soprattutto la vista di quel colosso, -sconcertò gli assedianti. Spararono appena qualche colpo di pistola, -poi volsero i tacchi come lepri. Anche il loro comandante, che era -sfuggito per un vero miracolo ad un colpo di kangiarro, vibratogli da -Hossein, se l'era data a gambe non meno velocemente degli altri. - -— Credo che per ora ne abbiano abbastanza, — disse Tabriz, rifugiandosi -prontamente entro la catapecchia. — Guardati dalle palle, signore. - -Ci tempesteranno di certo. - -— Finchè adopreranno i fucili non avremo molto da temere, — rispose -Hossein, che si era coricato dietro la parete. — Il mio timore è che si -servano dei falconetti che abbiamo veduto sul ridotto. - -— Pare che per ora non ci abbiano pensato, signore. La faccenda si -guasterebbe troppo presto, non potendo queste muraglie resistere a -simili tiri. - -— Che cosa fanno dunque quei poltroni? - -— Ci spiano, signore, e tengono un secondo consiglio. Pare che piaccia -più ai bukari parlare che menare le mani. - -To'!... M'ingannavo: ecco che si preparano a consumare un po' di -polvere dell'Emiro. — - -Sette od otto colpi di fucile vennero sparati dietro al cespuglio, -producendo molto baccano e molto fumo, ma niente di più perchè le palle -di quei vecchi moschettoni non riuscivano ad attraversare le muraglie -di fango, anzi nemmeno la tavola che aveva uno spessore non comune. - -— Avanti!... Musica!... — disse Tabriz che pareva si divertisse -immensamente. — Ci vuol ben altro che le vostre palle, stupidi!... -Bisogna venirci a scovare col _kangiarro_ in pugno, miei cari, -e... — - -Si era interrotto bruscamente ed aveva spiccato un salto verso la -tavola senza prendersi alcun pensiero delle palle che continuavano a -fioccare con un lungo mugolìo. - -— Tabriz, che cosa fai? — gridò Hossein. - -— Il miserabile!... - -— Chi?... - -— Il _loutis_. - -— Con gli usbeki?... - -— Sì, padrone.... Canaglia, si è nascosto, ma lo terrò d'occhio!... È -necessario che l'uccida!... - -— Via di lì, Tabriz!... - -— Hai ragione, padrone. Sono uno stupido a espormi così... un po' più -basso e la mia testa scoppiava. — - -Una palla aveva attraversato il suo cappello portandoglielo via dal -capo. - -— Hai veduto, Tabriz? — - -Gli spari si succedevano senza tregua. I bukari facevano grande spreco -di munizioni, senza ottenere alcun successo, poichè i due assediati si -guardavano bene dal mostrarsi. - -La fucilata durò una buona mezz'ora, poi parve che gli assedianti si -fossero finalmente accorti dell'inutilità dei loro tiri, poichè il -fuoco bruscamente cessò. - -— Tabriz, — disse Hossein, — che vengano all'attacco? - -— Mi pare che non ne abbiano l'intenzione, almeno pel momento, — -rispose il gigante, che li spiava per una fessura lasciata fra la -tavola e lo stipite della porta. - -— Che ci cannoneggino? - -— Eh, non lo so, mio signore, tuttavia non sono molto tranquillo. - -— Io vorrei sapere come finirà quest'avventura. - -— Li vedi ancora? - -— No, sono tutti scomparsi, signore. - -— Saranno andati a far colazione. - -— E noi? - -— Cerchiamo: quel maledetto taverniere avrà qualche cosa da porci sotto -i denti. - -Guarda i bukari tu, signore, mentre io frugo. — - -Nella stanza non vi erano che alcune casse addossate alle pareti ed -un vecchio cofano tarlato su cui trovavasi un pagliericcio che doveva -servire da letto al proprietario della casupola. - -Tabriz aprì le une e l'altro e fu tanto fortunato da trovare una mezza -dozzina di gallette di maiz, nonchè una terrina di pesci già cucinati e -conservati nel grasso di cammello. - -— E vi è anche lì in quell'angolo un fiasco di _kumis_, — disse il -brav'uomo, fregandosi le mani. — Per un paio di giorni i viveri sono -assicurati ed in quarant'otto ore possono succedere molte cose. - -Padrone, si degnano mostrarsi? - -— Non vedo nessuno, Tabriz, — rispose Hossein. — Si direbbe che hanno -abbandanato il villaggio. - -Che se ne siano proprio andati? — - -Il gigante non rispose. Il giovane, non ottenendo risposta, si volse -e vide Tabriz curvo verso una delle quattro pareti, che rimuoveva una -tavola di quercia che era incastrata nel fango. - -— Che cosa cerchi? — chiese Hossein. - -— Dietro questa tavola vi deve essere qualche cosa, — rispose il -gigante. — Resiste!... Eh cederà alle mie braccia!... — - -Con uno sforzo la strappò mettendo allo scoperto un'apertura che aveva -non meno di un mezzo metro di circonferenza, che pareva mettesse in -qualche caverna sotterranea o per lo meno in qualche cantina. - -— To'! — esclamò. - -— Signore, mettiti a guardia della porta: io parto in ispezione. - -— Per dove? - -— Lo saprai presto. - -Il gigante scivolò attraverso l'apertura e scomparve. - -Hossein si era subito ricollocato dietro alla tavola che serviva di -barricata, senza però riuscire a scorgere nessun usbeko. - -Erano occupati gli assedianti a studiare qualche nuovo mezzo per far -capitolare gli assediati o, disperando di riuscire nel loro intento, -avevano preso il largo sulle loro barche? A dire il vero Hossein non -prestava molta fede alla loro scomparsa, essendo in buon numero e -potendo reclamare per di più l'aiuto dei pastori, pure loro sudditi -dell'Emiro. - -Il giovane era a questo punto delle sue riflessioni, quando un getto -di fumo irruppe bruscamente attraverso la porta, costringendolo a dare -indietro. - -Qualcuno doveva aver gettato qualche fastello di legna accesa alla base -della parete, coll'evidente intenzione di allontanare i due assediati. - -— Altro che scappati! mormorò Hossein. - -Un colpo di tosse gl'impedì di parlare. Un altro getto di fumo era -entrato, proveniente dall'altra parete ed era quello così acre, così -puzzolente, da obbligare il giovane a fare altri due passi indietro. - -— L'_alfek_ — esclamò. — L'erba puzzolente degli stagni amari!.. Ora ci -affumicheranno per bene e non so se potremo resistere a lungo. - -— Per tutti i diavoli dell'universo! — gridò in quel momento una voce -dietro di lui, interrotta da due colpi di tosse. Giungo in buon punto. - -— Tabriz!... - -— Eccomi, signore. - -— Stanno per prenderci. Il vento soffia dinanzi a noi e fra poco la -camera sarà piena. - -— Non siamo presi affatto, signore. Seguimi subito, prima che -s'accorgano della nostra fuga dobbiamo essere lontani. Ah!... Ah!... -Che bel giuoco! — - -Se il gigante rideva, voleva significare che le cose non andavano così -male come credeva Hossein. - -Questi senza perdere tempo in chiedere spiegazioni, si era slanciato -dietro al fedele servo che si era nel frattempo riempito le tasche -di gallette e anche di pesci, poco badando se si ungeva di grasso di -cammello. - -— Attàccati alla mia zimarra, padrone — gridò Tabriz. — Tu non hai gli -occhi dei gatti. - -— E dove mi conduci?... - -— Non occupartene pel momento. Corri sempre dietro di me, o quel fumo -puzzolente ci raggiungerà e cadremo a mezza via. — - -Il gigante camminava in fretta, colle braccia allargate, per toccare -le due pareti del passaggio e pareva proprio che ci vedesse, perchè non -esitava un solo istante a spingersi innanzi. - -Hossein invece non riusciva a scorgere assolutamente nulla, non -filtrando il menomo raggio di luce in quel corridoio tenebroso. - -Dapprima scesero, poi, dopo aver percorso un centinaio di metri, -cominciarono a salire, senza però che l'oscurità si dileguasse. - -— Ci siamo, — disse ad un tratto il gigante. — Ecco l'aria fresca del -colle che giunge. - -Ancora quindici o venti passi ed i falconetti lavoreranno. - -— I falconetti!... Sei diventato pazzo, Tabriz. - -— Oh! Vedrai padrone, come li prenderemo alle spalle! Voglio affogarli -tutti nel fiume, compreso il _loutis_. - -Alt!... Ecco la porta! — - -Tabriz si era fermato di colpo. - -Le sue mani scorsero su una superficie metallica, poi, trovata la -maniglia, spinse con forza. - -Tosto un fascio di luce illuminò il corridoio. - -— Una porta di ferro? chiese Hossein sottovoce. - -— Sì mio signore. - -— Dove mette? - -— Non saresti capace d'indovinarlo. - -— Non farmi perdere la pazienza. - -— Vieni. — - -Attraversarono la porta e si trovarono in una specie di magazzino che -era ingombro di casse e di botti e che riceveva la luce da due strette -feritoie. - -— Dove siamo dunque? — ripetè Hossein, impazientito. - -— In una polveriera. Queste botti e queste casse sono piene di -munizioni. Me ne sono assicurato prima. - -— Tabriz, mi hai condotto nel ridotto che abbiamo veduto quando siamo -sbarcati? - -— Sì, mio signore. - -— Siamo entrati nella tana dei lupi di Bukara. Non ci faranno a pezzi -ora?... - -— Non lo credo. Intanto chiudiamo la porta e spranghiamola, giacchè -vedo qui delle sbarre di ferro. - -È solida e non cederà facilmente ed i bukari, che ci assediavano, non -potranno entrare nel corridoio prima di parecchie ore. - -— Sei certo che non ci sia nessuno nel ridotto? - -— Prima non ho udito alcun rumore e non ho veduto nessuno. Tutti i -bukari devono trovarsi sulla riva del fiume in attesa di vederci uscir -dalla taverna. - -Seguimi, signore. — - -Attraversarono il magazzino e si trovarono in una specie di scuderia, -dove quattro bellissimi cavalli persiani stavano riempiendosi di erbe -profumate. - -— Ecco, per guadare il fiume e correre attraverso la nostra steppa, — -disse Tabriz. - -— E superbi, — aggiunse Hossein. - -— Taci, padrone. - -— Che cos'hai udito? - -— Una porta scricchiolare. - -— Che i bukari vengano a rifornirsi di munizioni? - -— Non ci mancherebbe altro! — - -Vedendo in un angolo un mucchio di fieno abbastanza alto da celarli -entrambi, vi si gettarono dietro armando precipitosamente le pistole. - -Un passo pesante e cadenzato s'avanzava risuonando entro una specie -di corridoio, che poteva anche essere un'opera coperta conducente al -ridotto, avendo Tabriz scorto delle feritoie. - -Poco dopo un vecchio bukaro, armato d'archibugio, entrava nella -scuderia dirigendosi verso il magazzino delle munizioni. - -Tabriz aveva fatto atto d'alzarsi, ma Hossein l'aveva subito -trattenuto, sussurrandogli: - -— Lascialo andare: potrebbe dare l'allarme. Quando si sarà rifornito di -palle e di polvere tornerà sulle rive del fiume. - -Così infatti accadde. Il bukaro uscì dal magazzino, portando due -sacchetti che dovevano essere pieni di munizioni e se ne andò come era -venuto, senza essersi accorto di nulla. - -Quando non udirono più i passi, i due turchestani balzarono in piedi -nel medesimo tempo. - -— Presto, padrone — disse Tabriz. - -Attraversarono rapidamente l'opera coperta e sbucarono finalmente -all'aperto, dinanzi alla batteria che era composta di quattro -falconetti installati su un terrapieno. - -Nessuna sentinella vegliava. A quanto pareva, il capo, sicuro di non -venir assalito da nessuno, aveva fatto scendere tutti i suoi uomini per -dare l'attacco alla casupola. - -Tabriz fece una rapida esplorazione e trovata la porta che, dal -sentiero fiancheggiante la collinetta, metteva nel ridotto, la chiuse -con fragore, sbarrandola con una grossa trave. - -— Ed ora, padrone, rideremo, — disse il gigante. - - - - -CAPITOLO XI. - -La sconfitta degli usbeki. - - -Come abbiamo detto, quella specie di fortino, destinato a difendere i -guadi dell'Amu-Darja, che si trovavano in quel punto della frontiera, -sorgeva su una collinetta non più alta d'un centinaio di metri e che -probabilmente era l'unica che sorgesse nella steppa occidentale. - -Non era un gran che, tuttavia si componeva d'un gruppetto di fabbricati -costruiti con mattoni cotti al sole e uniti con fango, che si -stringevano addosso ad un terrapieno munito di merlature e difeso da -quattro falconetti con palle da una libbra. - -Tabriz e Hossein, appena chiusa la porta, erano saliti sul terrapieno -da dove potevano dominare tutto il villaggio e anche un tratto -dell'Amu-Darja. - -Di lassù scorsero subito la catapecchia del trattore, che si trovava -isolata all'estremità meridionale del villaggio. - -Fastelli di legna puzzolente bruciavano dinanzi alla porta, mandando -in aria grosse nubi di fumo nerastro e, poco distante, i bukari in -agguato, dietro ai cespugli, coi fucili in mano, pronti a salutare gli -assediati con una scarica e impedire la loro fuga. - -Erano una quarantina, tutti bene armati; ed a loro si erano aggiunti -alcuni pescatori, forse più per curiosità che per aiutarli validamente, -non avendo che fiocine e qualche scure. - -Tabriz ad un tratto fece un balzo. - -— Il _loutis_! — esclamò. - -— Dov'è? - -— Eccolo là che attraversa il fiume su una barca, con due cavalli. - -— Che fugga? - -— Scommetterei che quel birbante ha ricevuto il prezzo del tradimento e -che ora si mette in salvo. - -— Non dobbiamo lasciarcelo scappare, Tabriz, — disse Hossein con -impeto. — Voglio avere quell'uomo nelle mie mani. - -— Perché padrone? - -— Perchè ho il sospetto che egli sia una delle Aquile pagate da Abei. - -— Aspetta un momento, padrone. Gli fracasserò la barca. - -— Lo voglio vivo ti ho detto. - -— Farò il possibile. Tu tira sugli usbeki, io su quel cane e sul suo -compagno, che mi sembra sia il taverniere. — - -Esaminarono i falconetti. - -— Carichi tutti, — disse il gigante. - -— Mira giusto. - -— E tu getta a terra più bukari che puoi. — - -Si curvarono sui due piccoli pezzi che formavano le due estremità della -batteria, abbassandoli fino al punto esatto di mira, poi diedero fuoco -alle micce, che stavano chiuse in una cassetta. - -— Ci sono — disse Hossein. - -Una fortissima detonazione scosse l'aria e il proiettile andò a cadere -in mezzo agli usbeki facendone stramazzare due al suolo. - -Un momento dopo anche Tabriz faceva fuoco, spaccando la poppa della -barca sulla quale si trovavano Karaval e Dinar. - -Vi fu fra i bukari un momento di stupore impossibile a descriversi, poi -vedendo ondeggiare sul ridotto due nuvole di fumo e temendo una nuova -scarica si dispersero in tutte le direzioni, urlando e bestemmiando. - -— Agli altri due padrone, — disse Tabriz. — Non lasciamo a loro il -tempo nè di rimettersi dallo spavento, nè di radunarsi. - -— Non aver fretta: non sprechiamo colpi. - -— Vi è il magazzino che ci provvederà, signore. - -— La barca affonda!... - -— Ma troppo tardi, signore. - -Ecco che quei birbanti sono già a cavallo e si dirigono verso la riva. - -Ecco là il guado!... Ne approfitteremo. — - -Karaval e Dinar, vedendo la barca affondare, si erano gettati -risolutamente in acqua costringendo i cavalli ad imitarli. - -Trovandosi in quel momento a poche diecine di passi dalla riva ed in -un luogo ove l'acqua era bassa, avevano attraversata rapidamente la -distanza, mettendosi in salvo sotto gli alberi. - -— Ah! Signore! — esclamò, vedendoli scomparire. — Perchè non mi hai -permesso di ammazzarli. - -Hossein non ebbe il tempo di rispondergli. Urla feroci erano scoppiate -alla base della collinetta, accompagnate da parecchi colpi di fucile. - -I bukari avevano compreso con chi avevano da fare, e chi erano gli -uomini che li cannoneggiavano, e forti del numero si preparavano alla -riscossa. - -— Padrone, — disse Tabriz, la cui fronte si era annuvolata, — scarica -gli altri due pezzi, mentre io vado a far provvista di munizioni. - -— Porta anche dei fucili e conduci due cavalli dietro la porta, — -rispose Hossein. — Teniamoci pronti a fuggire. — - -Mentre Tabriz s'allontanava correndo, il coraggioso giovane sporse il -capo fra due merli per meglio osservare dove si trovavano i nemici. - -Tenendosi nascosti dietro le rocce, erano già giunti alla base del -sentiero e si spingevano animosamente innanzi, incoraggiati dai sagrati -tuonanti del loro capo. - -— Li prenderò d'infilata, — mormorò Hossein. — Si presentano in linea -profonda e due palle faranno un bel vuoto se ben dirette. — - -Senza occuparsi dei colpi d'archibugio, che non potevano offenderlo, -essendo riparato dalle grosse merlature del ridotto, mise in batteria -i due falconetti ancora carichi, in modo che le palle infilassero il -sentiero, e uno dopo l'altro, li scaricò! - -Il primo colpo portò via la testa al comandante che precedeva la -truppa; il secondo mandò a gambe all'aria una mezza dozzina d'usbeki. - -Gli altri s'arrestarono un momento, come se indecisi fra il continuare -la marcia o darsela a gambe. La morte del loro capo li decise. Volsero -le spalle e discesero a corsa sfrenata il sentiero, dirigendosi verso -il fiume, dove si trovavano parecchie barche ancorate sulla riva. - -Quando Tabriz giunse colle munizioni per le due bocche da fuoco, -si erano già imbarcati tutti e aiutati dai pescatori scendevano, -arrancando disperatamente l'Amu-Darja. - -— Giungi tardi, — gli disse Hossein. — Ormai siamo padroni del -villaggio. - -— Fuggiti? — chiese il gigante. - -— Non si scorgono quasi più. - -— Che siano andati in cerca di rinforzi? - -— È probabile, Tabriz, e noi non saremo così sciocchi d'aspettarli. - -— Lo credo, padrone. - -— I cavalli? - -— Sono pronti: ho scelto i due migliori. - -— I fucili? - -— Ne ho appesi due a ciascuna sella. Non vi era da scegliere nel -magazzino. - -— A cavallo prima che tornino e guadiamo subito il fiume. — - -Scesero di corsa lo spalto del ridotto e corsero verso la porta dietro -la quale si trovavano i cavalli, i più belli dei quattro, che erano -nella scuderia. - -Traversarono quella specie di saracinesca gettata su un profondo -fossato, balzarono in sella e scesero di galoppo il sentiero. - -Il villaggio era stato completamente abbandonato. Usbeki e pescatori, -temendo di venire mitragliati dai quattro falconetti, che si trovavano -sul ridotto, si erano messi frettolosamente in salvo. - -— Se non salviamo la pelle questa volta, non la salveremo più, — disse -Tabriz. — Alì e Maometto hanno giurato di proteggerci. - -— Sì, e per punire il miserabile che ha ingannato mio zio, che ha -cercato di assassinarci e che mi ha rubato Talmà! — rispose Hossein -con intraducibile accento d'odio. — Ecco la vendetta che comincia. La -steppa turanica sta dinanzi a noi!.. Al guado, Tabriz!... - -— Questi cavalli non avranno paura dell'acqua, — rispose il gigante. - -I cavalli non opposero alcuna resistenza e balzarono nel fiume -sollevando due altissime ondate. Il fondo esisteva a qualche metro al -di sotto, sicchè i due animali poterono avanzarsi senza correre alcun -pericolo di sprofondare. - -I due turchestani in meno di dieci minuti attraversarono il fiume, -salendo la riva che in quel luogo non era molto ripida. - -— Sulle tracce del loutis e del suo compagno, Tabriz, — disse Hossein. - -— Hanno già lasciato come un varco fra queste erbe, — rispose il -gigante. — Non faticheremo molto a seguirli. - -Saranno già lontani, tuttavia un'ora di vantaggio non sarà gran cosa. - -— Batti i fianchi dei cavalli. — - -Si erano appena lanciati sotto le piante, quando un colpo di fucile -rimbombò accompagnato dal grido: - -— Alt!.. Siete presi!... - -— L'archibugio, Tabriz! — urlò Hossein. - -— È pronto — rispose il gigante. - -— Ventre a terra! - -— E carichiamo, — aggiunse Tabriz. - -Quella minaccia fortunatamente non ebbe altro seguito, sicchè i due -turchestani, con non poca sorpresa, poterono oltrepassare indisturbati -la zona alberata e raggiungere l'immensa steppa degli Illiati, -confinante con quella dei Sarti. - -— Ecco la libertà! — gridò Tabriz. - -— E la vendetta, — aggiunse Hossein i cui occhi si erano accesi d'una -terribile fiamma. — Siamo sempre sulla traccia del loutis? - -— Sì, padrone, non la perderò più. Ecco dove sono passati i due -cavalli. Le erbe non si sono ancora raddrizzate. - -— Che gli usbechi si siano rassegnati? - -— Lo credo, signore. — - -La steppa verdeggiante, quella superba pianura che pareva un oceano di -erbe, quasi sempre in movimento come le onde instabili, quantunque non -ne possedesse il muggito sinistro ed impressionante, s'apriva dinanzi a -loro. - -In mezzo si vedeva netto il solco aperto dai due cavalli montati -dal _loutis_ e dal suo compagno, non avendo avuto il tempo, le erbe, -calpestate dai robusti zoccoli dei due corridori, di rialzarsi. - -Il sole volgeva ormai al tramonto e si tuffava in un nimbo d'oro -porpureo, ma la luna non doveva tardare ad alzarsi e piena di -splendore. - -Sull'immensa pianura non si scorgeva nulla, affatto nulla: nè tende -d'Illiati, nè gruppi di cammelli o di cavalli pascolanti, nè i due -fuggiaschi. Tuttavia nè Tabriz, nè Hossein disperavano di raggiungere -l'uomo che li aveva così vilmente traditi e che per poco non era stata -la causa della loro morte o per lo meno della loro prigionìa. - -— Prima che raggiungano le rive del mar Nero o le frontiere della -Persia, piomberemo loro addosso, — diceva Tabriz. — È impossibile che -abbiano potuto trovare cavalli più rapidi dei nostri. - -— Dove credi che fuggano? - -— Verso la frontiera persiana piuttosto che verso il mar Nero. - -— In tal caso saranno costretti a passare per la steppa dei Sarti. - -— Certo, padrone. - -— Quell'uomo mi occorre, Tabriz. Sarà un testimonio prezioso. - -— Che io vorrei uccidere prima di tradurlo dinanzi a tuo zio. - -— E avresti torto. - -— Può darsi, signore. Eh!... - -— Cos'hai! - -— Due punti neri all'orizzonte. - -— I fuggiaschi? - -— Potrebbero essere anche lepri, signore. Il sole sparisce e la luce -fugge rapidamente. - -Aspettiamo la luna. — - -Hossein con una strappata improvvisa arrestò il suo cavallo e guardò -attentamente la sterminata pianura, che si estendeva a perdita di vista -dinanzi a lui. - -— Sì, due punti neri — disse poi. — Lupi no, mi sembrano cavalli. - -— Ragione di più per affrettarci, signore. — - -I due cavalli, che valevano i farsistani del vecchio _beg_, ripartirono -ventre a terra, aspirando rumorosamente l'aria. - -In quel momento il sole scomparve e l'oscurità piombò sulla steppa, -dopo un brevissimo crepuscolo. - -— Signore, — disse Tabriz. — Rallentiamo e aspettiamo la luna. Non -tarderà a mostrarsi. - -— Allora li raggiungeremo di notte. - -— È quello che desidererei. In qualche luogo si fermeranno, signore. -I loro cavalli non sono già di ferro e avranno bisogno di un po' di -riposo. — - -Misero i due corridori al passo, attendendo pazientemente il sorgere -dell'astro notturno. Una pallida luce, che accompagnava quella -delle stelle prossime all'orizzonte, annunciava già la sua imminente -comparsa. - -Tabriz teneva gli occhi fissi sul sentiero aperto dai fuggiaschi, -temendo di smarrirlo, quantunque quel solco fosse così largo e così -marcato fra le altissime erbe, da non potersi ingannare sulla sua -direzione. - -Non era trascorso un quarto d'ora, quando un grande disco, simile ad -una lastra di rame infuocato, sorse quasi improvvisamente all'estremità -dell'immensa pianura erbosa, proiettando per alcuni minuti, un immenso -fascio di luce rossa che diventava rapidamente azzurrognola. - -— Ecco la luna che viene in nostro aiuto, — disse Tabriz. — - -Ci vedremo come in pieno giorno e scopriremo ben presto i fuggiaschi. - -Su questo mare di verzura i loro cavalli si distingueranno senza alcuna -fatica. - -To', non vedo più le due macchie nere. Che si siano fermati in qualche -luogo? - -— O che accorgendosi di essere seguiti abbiano forzate le loro -cavalcature e che abbiano guadagnato su di noi qualche altro miglio? - -— È impossibile signore che i loro cavalli possano competere con -questi. Devono essersi fermati in qualche luogo e ti consiglierei di -procedere con cautela. - -Sono in due e noi pure siamo in due e potrebbero essere buoni -bersaglieri, quantunque non abbia mai udito che un loutis ed un -taverniere siano diventati di punto in bianco guerrieri. - -— Ti ho detto che io sospetto invece che quel falso ammaestratore di -scimmie fosse un bandito della steppa. - -— Ah!... La cosa sarebbe ben diversa. Ragione di più per diventare -prudenti. - -— Mettiamo allora i cavalli al trotto. - -— E armiamo gli archibugi, padrone. Possiamo essere costretti a -rispondere da un momento all'altro. — - -Strinsero le briglie e le ginocchia, obbligando i due persiani -a moderare il loro slancio impetuoso e si rizzarono sulle staffe -per abbracciare maggior orizzonte. Cercavano un punto luminoso che -indicasse l'accampamento dei due fuggiaschi. - -— Nulla, — continuava a brontolare Tabriz. — È un agguato che ci -preparano. Io lo sento o meglio lo fiuto come i lupi che sentono la -preda. - -Ecco il momento di stare in guardia e di sorprendere invece loro, -giacchè il padrone vuole averli in mano vivi. — - -Continuarono a galoppare per una quindicina di minuti, poi Tabriz, -che precedeva Hossein per difenderlo da qualche improvvisa scarica, -rattenne violentemente il proprio cavallo, dicendo rapidamente: - -— Alt, padrone!... - -— Siamo giunti? - -— Inalbera il cavallo! — - -Un lampo illuminò la steppa a dieci o dodici passi dinanzi a loro, -seguito dal rombo d'un grosso moschetto. - -Il cavallo di Tabriz che sotto un vigoroso colpo di tallone si era -alzato sulle zampe deretane, cadde di quarto trascinando il cavaliere. - -Hossein afferrò uno dei due archibugi che gli pendevano dalla sella e -sparò a casaccio a fior di terra. - -Un grido echeggiò fra le erbe. - -— Karaval!... Son morto!... - -— Ed io invece sono vivo, — urlò Tabriz, alzandosi. - -Da abilissimo cavaliere, nel momento in cui il suo persiano riceveva -la scarica in mezzo al ventre, aveva allargate le gambe e abbandonate -le staffe, sicchè era caduto molto più lontano senza rimanere sotto -l'animale. - -Intanto un uomo si era alzato fra le erbe e si era dato a fuga -precipitosa. Era Karaval. - -Il bandito non aveva avuto il tempo di montare a cavallo e contando -sulla propria agilità e credendo di sfuggire meglio ai colpi dei suoi -nemici e di nascondersi, al momento opportuno, fra le erbe, aveva -preferito giuocare di gambe. - -Tabriz lo aveva però scorto e quantunque non avesse preso con sè nessun -archibugio, si era slanciato risolutamente sulle sue tracce, contando -sul proprio _kangiarro_. - -Hossein si era provato a sua volta ad inseguirlo, però non aveva -percorsi dieci passi che si era sentito scaraventare in aria. - -Il suo cavallo aveva urtato in qualche ostacolo, probabilmente contro -qualche fune tesa fra le erbe, ed era caduto sbalzando di sella il -cavaliere. - -Quel capitombolo non poteva avere tristi conseguenze fra quelle masse -erbose alte un paio di metri. - -Tabriz intanto continuava ad inseguire accanitamente Karaval, urlando -senza posa: - -— Fermati, birbante, o ti spaccherò il cranio! È Tabriz che ti dà la -caccia, il gigante!... - -Mi basta un pugno per accopparti!... — - -Il bandito, pazzo di terrore, continuava a scappare, sbuffando come una -foca. Aveva le ali ai piedi e pareva che avesse ritrovata l'agilità dei -suoi vent'anni. - -Tabriz però non lo lasciava e colle sue lunghe gambe e i suoi slanci di -cavallo selvaggio guadagnava sempre più. - -Ad un tratto il bandito incespicò e cadde. Tabriz d'un colpo gli fu -addosso afferrandolo pel collo e sollevandolo come un fantoccio. - -— Sei preso, miserabile! — urlò. - -— Grazia! — rantolò il miserabile che non osava più dibattersi. - -— Sì grazia, se parlerai. Dammi intanto il tuo kangiarro e anche il tuo -archibugio, che vale in questo momento meno d'un bastone e aspettiamo -il padrone. - -— Il signor Hossein? - -— Come! — urlò Tabriz stringendolo con maggior violenza, fino a fargli -uscire la lingua d'un buon palmo. — Tu lo conosci?... Ah!... Ti sei -tradito!... Il nipote del beg non si era ingannato. - -— Grazia... mi strangoli. - -— Non ora, — rispose il gigante, allargando il pugno. - -— È necessario che tu parli prima, furfante. — - -Gli tolse il _kangiarro_, ed il fucile lo depose dinanzi a sè, -sull'erba, dicendogli con voce minacciosa: - -— Un moto, una parola e ti accoppo con un pugno, e bada che con un -pugno io un giorno ho ammazzato un cammello. Mi hai capito? - -— Non sono sordo, signor Tabriz, — rispose Karaval con voce tremante. - -Una voce in quel momento si alzò fra le erbe! - -— L'hai preso? — - -Era Hossein che si avanzava conducendo per la briglia il proprio -cavallo, non che i due dei banditi. - -— È in mia mano, signore — rispose il gigante — e non mi scapperà più, -te l'assicuro. — - -Hossein legò i tre cavalli insieme, li fece coricare fra le erbe, poi -impugnato il kangiarro si precipitò come una belva addosso a Karaval. -Una collera terribile avvampava nei suoi occhi. - -— Miserabile! — urlò. — La morte causata da un colpo d'arma bianca -sarebbe troppo dolce per te, come sarebbero pure troppo dolci le più -atroci torture. - -— Grazia, signore, — balbettò Karaval che tremava come se avesse la -febbre. — Io non ho agito per mio conto. - -— Che cosa vuoi dire? — chiese Hossein stupito. - -— Che se fosse stato in me non vi avrei tradito. D'altronde, voi, mi -dovreste un po' di riconoscenza, perchè senza di me, voi non sareste -mai usciti vivi dalla steppa della fame. - -— Questo briccone è più furbo del diavolo, — mormorò Tabriz. - -— Per conto di chi hai agito? — chiese Hossein che aveva alzata la -terribile lama sulla testa del bandito. — Del capo delle Aquile? - -— No, signore. Dopo che Talmà fu liberata da vostro cugino Abei, io non -l'ho più riveduto, quindi egli ignorava che voi foste ancora vivi. - -— Di chi dunque? — - -Il bandito ebbe una lunga esitazione. - -— Parla o ti faccio arrostire a lento fuoco. - -— Di vostro cugino. - -— D'Abei! — ruggì Hossein. - -— Sì, m'aveva preso ai suoi servizi onde tornassi a Kitab a cercare i -vostri cadaveri. - -— Per quale motivo? - -— Per assicurarsi se voi, signore, eravate proprio morto. - -— Ah!... Canaglia!... Anche quello voleva! - -— Come avrebbe potuto sposare Talmà? Ci voleva qualcuno che -testimoniasse la vostra morte. - -— L'infame!... - -— Una parola, padrone, — disse Tabriz. - -Poi rivolgendosi verso il bandito: - -— Tu sai chi è stato a colpirci a tradimento con due colpi di pistola, -mentre noi facevamo fronte ai moscoviti. - -— Sì: mi hanno detto che è stato Abei. - -— Hai udito, signore? - -— Sì, — rispose Hossein coi denti stretti. — Quell'infame voleva la mia -fidanzata e anche la mia vita. - -Prosegui: che ordini ti aveva dato mio cugino quando tu tornasti a -Kitab? - -— Di riportare nella steppa i vostri cadaveri, se l'avessi potuto. - -— E se ci aveste trovati solamente feriti? - -— Di perdervi a qualunque costo e di consegnarvi all'Emiro, avendoti -egli messo, nella fascia, dei documenti compromettenti. - -— Vedi, padrone, che io non mi ero ingannato, — disse Tabriz. - -Hossein stette qualche minuto silenzioso, poi volgendosi verso il -bandito che si teneva le mani sul capo come per difenderlo da qualche -colpo di kangiarro, gli disse: - -— Sarei nel mio diritto di ucciderti, invece io ti farò dono della -vita, ad una condizione. — - -Tabriz fece una smorfia e scosse il capo, come se fosse poco contento -di quelle parole. - -— Parla, mio signore, — disse Karaval, respirando a pieni polmoni. - -— Che tu deponga dinanzi al _beg_, mio zio, di quale infame missione ti -ha incaricato mio cugino. - -— Sono pronto a farlo. - -— Tabriz, lega le braccia a quest'uomo e mettilo in sella. - -— Partiamo? - -— Subito: ho sete di vendetta. - -— Ecco la fine della tragedia, — mormorò il gigante. - -Legò poi solidamente le braccia al bandito, lo pose su uno dei tre -cavalli e ripartirono a piccolo trotto attraverso la steppa sconfinata. - - - - -CAPITOLO XII. - -La giustizia del “beg„. - - -Giah-Aghà, il formidabile _beg_ della steppa turchestana, seduto -sui cuscini di seta che contornavano la sua spaziosa e ricca tenda, -innalzata di fronte alla casa della bella Talmà, fumava silenziosamente -il suo _narghileh_ come era sua abitudine. - -I servi entravano ed uscivano per portare i suoi ordini ai conduttori -delle innumerevoli mandrie di cammelli, di montoni e di cavalli che -pascolavano nelle ubertose steppe dei Sarti, dove l'erba cresceva -gigante. - -Eppure il _beg_ quella sera non appariva tranquillo come il solito. -Di quando in quando, come se presentisse che qualche cosa di tragico -e di terribile dovesse accadere, s'alzava a sedere, respingendo quasi -con rabbia il bocchino d'ambra del suo cannello e come se l'essenza di -rose, mescolata nella bottiglia dorata, avesse perduto improvvisamente -il suo delizioso profumo. - -I suoi occhi, sempre vividi e nerissimi, malgrado l'età, si fissavano -sui quattro falchi di Abei, che squittivano sui loro bastoni in croce. - -Al di fuori forti raffiche si succedevano sbattendo vivamente il feltro -grossolano della tenda, impenetrabile alla pioggia. - -Già due volte aveva ricaricato il caminetto del suo narghileh, quando i -due cani di guardia mandarono un lunghissimo ululato, che aveva qualche -cosa di lugubre. - -— Karon, — disse il _beg_, staccando il bocchino d'ambra e gettando in -aria un ultimo getto di fumo, — chi si avvicina? - -— I nostri uomini, signore, che accampano all'aperto, nulla hanno -avvertito; i cani avranno fiutato qualche animale, — rispose Karon. - -— No, — disse il _beg_. — Non urlerebbero così! E poi a quest'ora si -sarebbero slanciati sulla steppa. Va' a vedere. — - -Il servo, che era una specie di maggiordomo, che aveva preso il posto -di Tabriz, uscì dalla tenda e dopo d'aver interrogato i guardiani dei -cammelli, dei montoni e dei cavalli, si avanzò risolutamente attraverso -le alte erbe, quantunque fosse sicuro che i cani ed anche il _beg_ si -fossero ingannati. - -Aveva percorso un tre o quattrocento passi, quando i suoi orecchi -furono colpiti da un galoppo precipitoso, che pareva prodotto da più -cavalli. - -Temendo che qualche banda di briganti fosse per irrompere -sull'accampamento, tornò rapidamente nella tenda del _beg_, -informandolo di quanto aveva udito. - -— Che sia Abei che ritorna dalla casa di Talmà? — chiese il vecchio. - -— Non si fa mai accompagnare, _beg_, — rispose il maggiordomo. — Egli -non ha bisogno d'alcuna scorta e poi i cani lo conoscono troppo bene, -per abbaiare in quel modo. — - -In quel momento si udirono i guardiani del bestiame a gridare: - -— Chi vive?... — - -Una voce formidabile che parve un colpo di tuono, si alzò fra le -tenebre: - -— Cerchiamo il beg Giah-Aghà, nostro signore! — - -Pochi minuti dopo, tre cavalli neri, coperti di schiuma e montati da -tre uomini, giungevano dinanzi alla tenda del beg, gridando: - -— Largo agli amici! — - -Giah-Aghà aveva lasciato cadere il cannello del narghileh e si era -fatto pallidissimo, esclamando: - -— Che i morti ritornino o che i miei orecchi troppo vecchi si siano -ingannati? - -— T'inganni, zio, solo i vivi ritornano, — rispose una voce. - -Un uomo è comparso sulla porta della tenda, esponendosi alla luce che -proiettava la lampada sospesa al di sopra della pietra che teneva ferma -l'ossatura. - -Il _beg_ mandò un urlò: - -— Hossein! - -— Sì, zio, sì padre, — rispose il giovane, che era pallido come uno -spettro. — Sono io che vengo a reclamare giustizia al beg della steppa -turchestana. — - -Giah-Aghà era rimasto immobile, come se fosse stato fulminato. - -— Hossein! — balbettò. - -— E ci... sono anch'io, padrone, — disse Tabriz, avanzandosi ed -entrando nel raggio proiettato dalla lampada. — Ed anch'io non sono un -morto! — - -Con uno scatto improvviso, che un giovane di vent'anni gli avrebbe -invidiato, il _beg_ si alzò. - -— Hossein!... — ripetè per la terza volta. — Tabriz! Da dove venite -voi? Da questo o dall'altro mondo? - -— No, padre, — rispose Hossein; — da questo mondo, poichè non siamo -morti come ti aveva fatto credere mio cugino. Le sue palle non ci hanno -uccisi. — - -Il vecchio _beg_ fece un salto innanzi, cogli occhi in fiamme, il volto -trasfigurato. - -— Hossein! — gridò, — che cosa dici tu? - -— Dico che mio cugino ha fatto fuoco su di me e su Tabriz a tradimento, -per ucciderci, mentre noi stavamo combattendo disperatamente contro -i moscoviti che assalivano Kitab: dico e accuso mio cugino di aver -assoldate le _Aquile_ della steppa per rapirmi Talmà; dico e accuso mio -cugino di aver nascosti nella mia fascia dei documenti compromettenti, -per farmi fucilare dai russi o dai soldati dell'Emiro e di aver cercato -più tardi di farci assassinare una seconda volta. - -Padre: vendetta, vendetta! È tuo nipote che la chiede al beg della -steppa turchestana! — - -Tabriz a sua volta si era fatto innanzi, dicendo con voce solenne. - -— Ed io confermo, padrone, tutte le accuse di tuo nipote e ti porto -un altro testimonio, l'uomo pagato che doveva assassinarci una seconda -volta. - -Karaval! Fatti innanzi! — - -Il bandito, che fino allora si era tenuto nell'ombra, s'avanzò verso il -centro della tenda. - -— Parla tu! — gridarono ad una voce Hossein e Tabriz. - -— Tuttociò che ti hanno narrato questi uomini, o _beg_, è vero e lo -giuro su Maometto e su Alì, — disse il miserabile. — Io sono stato -assoldato da tuo nipote Abei, per assassinarli nel caso che i due colpi -di pistola non li avessero finiti o di consegnarli all'Emiro di Bukara. - -Abei mi ha dato cento _tomani_, da dividerli con un mio compagno, che -Tabriz ha ucciso nella steppa. - -Fa' portare qui il Corano ed io giurerò, se vuoi, sul libro -sacro. — - -Un grido rauco, che rassomigliava all'urlo strozzato d'una belva in -furore, era sfuggito dalle labbra del _beg_. - -— Basta, — disse. — Ho troppe prove. D'altronde dubitava. — - -Poi, slanciandosi verso Hossein e serrandoselo con frenesia fra le -braccia, gli disse: - -— Allah sia ringraziato! Tu avrai giustizia! — - -Con un gesto maestoso si volse verso il maggiordomo che stava fermo -sulla porta della tenda, dicendogli: - -— Recati subito alla casa di Talmà e fa' venire qui immediatamente Abei. - -— È inutile, signore, — rispose il maggiordomo. — Odo il galoppo del -suo cavallo. - -— Hossein, Tabriz e anche tu, brigante, uscite e non entrate se non -quando Abei sarà qui. - -— Una domanda, padre, — disse Hossein. - -— Parla. - -— L'ha sposata Abei? - -— No: non gliel'ho permesso, perchè io non ho avuto la prova della tua -morte. - -— Grazie, padre. - -— Uscite! — - -Si riadagiò sul cuscino di seta, riaccese il _narghileh_, con una calma -più apparente che reale, poi fece scorrere con una feroce voluttà la -sua famosa scimitarra di Damasco entro la guaina di marocchino laminato -d'oro. - -— La giustizia del _beg_ sarà tremenda come un colpo di tuono, — -mormorò. - -Il galoppo d'un cavallo si udiva in quel momento distintamente. - -Un terribile sorriso comparve sulle labbra del fiero _beg_. - -— Eccolo! — mormorò. - -Il cavallo si era fermato dinanzi alla vasta tenda ed un giovane, -vestito tutto di seta bianca, ricamata in oro, con bottoni di turchese, -era entrato, dicendo: - -— Buona sera, padre. — - -Era Abei. - -Giah-Aghà piegò appena il capo e staccando dalle labbra il bocchino, -chiese quasi con noncuranza: - -— Come sta Talmà? - -— Piange sempre, padre, — rispose il giovane, con voce irata. — Pare -che non sia capace di dimenticare quel povero Hossein. - -— Forse dubiterà che sia morto, — disse il _beg_, con sottile ironia. - -— L'ho veduto io a cadere sotto il piombo dei moscoviti, insieme con -Tabriz. Che cosa spera ancora? - -— Sei ben sicuro che siano morti? — chiese il beg con voce fremente. - -— Dubitereste, padre? — chiese Abei, impallidendo. - -— Accostati ed ascoltami. — - -Abei era diventato livido ed inquieto, tuttavia obbedì e si avvicinò al -vecchio _beg_. - -— Voltati indietro, ora, — disse Giah Aghà. - -Abei guardò con ispavento il vecchio, nei cui occhi balenava una fiamma -terribile. - -— Padre! — esclamò con angoscia. - -— Voltati! — urlò il _beg_. — - -Abei girò il capo e mandò un grido. - -Hussein, Tabriz e Karaval erano comparsi improvvisamente sulla porta -della tenda. - -— Li vedi? — ruggì il _beg_. - -Con un rapido gesto sfoderò la scimitarra di Damasco. Un lampo brillò -in aria ed Abei cadde colla testa quasi staccata dal busto. - -— Ecco la vendetta del _beg_ della steppa turchestana, — esclamo -Giah-Aghà, con voce tuonante. — Hossein, sei vendicato. — - -Karaval, spaventato, si era slanciato fuori dalla tenda, fuggendo a -tutte gambe, temendo di subire l'egual sorte. Tabriz che lo teneva già -d'occhio gli aveva tenuto dietro. - -Due spari rimbombarono quasi subito, seguiti da un grido, poi il -gigante ricomparve, tenendo in pugno due pistole ancora fumanti. - -— Padrone, — disse, accostandosi a Hossein, che guardava con terrore -il cadavere d'Abei, — tu avevi promessa salva la vita al bandito, ma -io non avevo giurato nè su Maometto, nè su Alì, e l'ho ammazzato. Dei -traditori ve ne sono perfino troppi nella steppa. - -Anche il vecchio _beg_ guardava il corpo di Abei; quando l'ultimo -fremito cessò, alzò gli occhi verso Hossein e gli disse con voce -pacata: - -— Giustizia è fatta. Prendi il mio miglior cavallo e recati da Talmà -che da tanti giorni ti piange. — - -Poi, volgendosi verso Tabriz, che pareva aspettasse qualche ordine: - -— Seppellisci nella steppa quest'uomo, — gli disse, additandogli Abei. -— Non è mio nipote.... è un miserabile. Va'!... Portalo via!... — - - - - -INDICE - - - PARTE PRIMA. - - Capitolo I Un supplizio spaventevole pag. 3 - » II La tenda del «beg» » 12 - » III Il «mestvire» » 22 - » IV L'assassinio » 28 - » V Attraverso la steppa » 37 - » VI Talmà la bella » 45 - » VII La scomparsa di Abei Dullah » 55 - » VIII La steppa turcomanna » 62 - » IX Il colpo di testa delle Aquile » 74 - » X Hossein alla riscossa » 85 - » XI Il campo degli Illiati » 94 - » XII Il traditore » 105 - » XIII Kitab » 115 - » XIV I fanatici del Turchestan » 121 - » XV L'assalto di Kitab » 134 - » XVI Il rifugio dei banditi » 144 - - PARTE SECONDA. - - Capitolo I I prigionieri » 155 - » II Il tradimento d'Abei » 165 - » III Le spie di Abei » 173 - » IV La burana » 186 - » V L'Oasi » 196 - » VI Il Loutis » 203 - » VII Nella steppa della fame » 215 - » VIII L'attacco dei leoni » 224 - » IX Fra l'acqua e il petrolio » 235 - » X L'assedio » 245 - » XI La sconfitta degli usbeki » 253 - » XII La giustizia del «beg» » 268 - - - - -NOTE: - - -[1] Il tomano vale 11 lire e 60 cent. - -[2] Suonatori ed insieme narratori di leggende turchestane. - -[3] Capo d'una tribù con titolo principesco. - -[4] Vecchi. - -[5] Prete mussulmano. - -[6] Guarda!... Guarda. - -[7] Monete di rame che valgono un po' più di cinque centesimi. - -[8] Questa setta che pretendeva di armonizzare la religione mussulmana -colle idee moderne, era stato fondata da Mullah Alì che fu uno -dei seguaci che uccise, nell'aprile del 1904, lo sciah di Persia -Nasser-el-Din, con un colpo di pistola. - -[9] Mostratori di scimmie. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -Le illustrazioni della versione originale non sono state incluse in -questo ebook. - - - - - -End of Project Gutenberg's Le Aquile della Steppa, by Emilio Salgari - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE AQUILE DELLA STEPPA *** - -***** This file should be named 64062-0.txt or 64062-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/4/0/6/64062/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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