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-The Project Gutenberg EBook of Le Aquile della Steppa, by Emilio Salgari
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-
-Title: Le Aquile della Steppa
-
-Author: Emilio Salgari
-
-Release Date: December 17, 2020 [EBook #64062]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE AQUILE DELLA STEPPA ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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-
- EMILIO SALGARI
-
-
- Le Aquile
- della Steppa
-
- ROMANZO
-
- illustrato da 18 disegni di A. TANGHETTI
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-
- GENOVA
- A. DONATH, Editore
- 1907
-
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-
- _Proprietà artistica e letteraria della Casa Editrice_ A. DONATH,
- _Genova, la quale, avendo adempiuto alle formalità che la
- legge prescrive, provvederà, non solo contro le
- contraffazioni, ma anche contro le imitazioni.
- Legge 19 settembre 1882 N. 1012._
-
- Rocca S. Casciano 1907. — Stab. Tip. Cappelli.
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Un supplizio spaventevole.
-
-
-— All'armi Sarti!... Eccolo!... —
-
-Un urlìo assordante fece eco a quel grido; poi un'onda di uomini si
-rovesciò attraverso le strette viuzze del villaggio fiancheggiate
-da casette d'argilla grigia, di meschino aspetto come già lo sono
-tutte quelle che abitano i turcomanni non nomadi della grande steppa
-turanica.
-
-— Fermatelo con una palla nel cranio!
-
-— Lesti, giovanotti!
-
-— Addosso a quel cane!
-
-— Fuoco! —
-
-Una voce imperiosa, che non ammetteva replica, dominò tutto quel
-baccano:
-
-— Guai a chi fa fuoco! Cento tomani[1] a chi me lo porta vivo! —
-
-Chi aveva dato quell'ordine era un bel vecchio, uno dei più belli
-che si potessero trovare nelle steppe turchestane, che doveva aver
-già varcata la sessantina, di forme piuttosto tozze e robuste con
-spalle ampie e braccia muscolose e la pelle fortemente abbronzata e
-resa ruvida dagli ardori intensi del sole e dai venti frizzanti della
-grande steppa, gli occhi neri e ancora pieni di fuoco, il naso un po'
-adunco, come il becco dei pappagalli, ed una lunga barba bianca che gli
-scendeva fino a metà del petto.
-
-Dal costume che indossava si poteva subito capire che apparteneva ad
-una casta elevata, poichè il suo ampio turbante era di seta, variegata
-ed intessuta con pagliuzze d'oro, la sua lunga zimarra di panno
-finissimo con alamari d'argento ed i suoi stivali, dalla punta assai
-rialzata, di marocchino rosso.
-
-Inoltre impugnava una vera sciabola di Damasco, una di quelle famose
-lame che si fabbricavano anticamente in quella celebre città e che
-pare fossero formate con sottilissime lamine di ferro e d'acciaio
-sovrapposte, onde renderle flessibili fino all'elsa.
-
-Al comando lanciato dal vecchio, tutti gli uomini che lo circondavano
-abbassarono i fucili e le pistole e, tratti dalle loro larghe cinture
-i _kangiarri_, quelle corte sciabole che somigliano così tanto ai
-_jatagan_ dei turchi, si gettarono nuovamente a corsa furiosa, urlando:
-
-— Addosso!
-
-— Lesti!
-
-— Non bisogna che ci fugga!
-
-— Ci sono cento _tomani_ da guadagnare! —
-
-Un uomo, che era saltato poco prima giù da un terrazzo d'una di
-quelle casupole, fuggiva dinanzi a loro, facendo sforzi prodigiosi per
-mantenere la distanza.
-
-Quantunque non fosse più giovane, balzava coll'agilità di un'antilope,
-descrivendo di quando in quando brusche curve, onde non lo si potesse
-prendere di mira e agitando disperatamente le braccia come per darsi
-maggior slancio.
-
-Era un uomo di forme grossolane, con un collo da toro, il viso angoloso
-e di tinta quasi terrea, con una lunga barba nera e gli occhi piccoli,
-leggermente obliqui, simili a quelli che hanno i ghirghisi, quegli
-irrequieti ed indomabili predoni della steppa della fame, che dove
-pongono il piede non lasciano più nemmeno crescere un filo d'erba.
-
-In una mano teneva un _jatagan_ dalla lama larga e leggermente ricurva,
-e nell'altra una specie di chitarra col manico lunghissimo e le
-corde di seta, uno di quegli istrumenti che i turchestani chiamano la
-_guzla_.
-
-L'inseguimento diventava accanitissimo. I Sarti, che all'allarme dato
-si erano precipitati nelle vie, erano una cinquantina, quasi tutti
-giovani e lesti di gambe, e gareggiavano fra di loro per guadagnarsi i
-cento tomani promessi dal vecchio: una somma grande per quegli uomini
-della steppa, che non posseggono quasi mai denaro.
-
-— Fermati, canaglia! — gridavano tutti in coro, roteando
-minacciosamente i _kangiarri_ a rischio di ferirsi fra di loro. —
-Fermati, cane d'un _mestrire_[2]! La tua _guzla_ non ti salverà! —
-
-Il suonatore raddoppiava i suoi sforzi e precipitava la corsa,
-mugolando ed ansando come una bestia feroce.
-
-Aveva il volto congestionato, gli occhi fuori dalle orbite, le sue
-tempie battevano febbrilmente, e dal suo largo petto uscivano veri
-sibili, tanta era affannosa la respirazione.
-
-Uscito dalle strette viuzze del villaggio, si dirigeva verso l'immensa
-steppa, coperta di erbe altissime, forse colla speranza di trovarvi nel
-mezzo un nascondiglio.
-
-Ad un tratto un urlo di gioia sfuggì agli inseguitori.
-
-— Tabriz! Ecco Tabriz! Ah! il furbo! —
-
-Un uomo di statura gigantesca, che montava un magnifico cavallo
-persiano dal pelo lucentissimo, era uscito da una via laterale ed era
-passato come un uragano a fianco dei corridori.
-
-Il fuggiasco, udendo il galoppo del cavallo, mandò una bestemmia e si
-fermò alzando l'_jatagan_.
-
-— Non mi avrete vivo! — urlò; — prima ucciderò un buon numero di
-voi. —
-
-Il cavaliere gli correva addosso con velocità fulminea.
-
-Il _mestvire_ fece un salto di fianco, per evitare l'urto, ma il
-cavaliere con una strappata a destra e con una stretta delle ginocchia,
-fece fare al suo destriero un volteggio fulmineo, che nessun altro
-sarebbe stato capace di fare e lo urtò così violentemente da gettarlo a
-terra.
-
-— Sei preso, mio caro! — disse il gigante.
-
-Balzò da sella e si precipitò sul fuggiasco ancora stordito da
-quell'urto violentissimo, gli strappò di mano l'_jatagan_, poi lo alzò
-in aria come fosse stato un fanciullo, gridando:
-
-— Eccolo, Giah Agha beg! È tuo, padrone! —
-
-Il _mestvire_ si dimenava disperatamente, digrignando i denti e
-tentando di colpire, coi suoi pesanti stivali ferrati, l'ercole, senza
-però riuscirvi.
-
-Gl'inseguitori in un momento circondarono i due uomini, urlando a
-squarciagola:
-
-— È preso! È preso! Strozzalo, Tabriz! Dàgli una buona stretta di mano!
-Vendica Talmà! —
-
-Il vecchio che giungeva ultimo, con un gesto imperioso, arrestò
-il gigante, il quale aveva già cominciato a stringere il collo del
-prigioniero colle sue formidabili mani.
-
-— No, Tabriz, — disse. — Deve parlare prima e dirci dove hanno portata
-Talmà. Egli è un complice, fors'anche uno dei capi di quelle maledette
-Aquile della steppa.
-
-— Non è vero, _beg_! — gridò il _mestvire_, con voce strangolata. —
-Io non sono che un povero suonatore di _guzla_ e non ho aiutato quei
-miserabili a rapire la sposa di Hossein! Lo giuro! Lo giuro!
-
-— Taci, cornacchia! — rispose il gigante, scuotendolo ruvidamente. —
-Taci, o ti rompo le costole con una buona stretta, di quelle che so
-dare io solo.
-
-— Siete miserabili! assassini! Volete la mia morte per divertirvi!
-
-— Portalo al villaggio, Tabriz, — disse il vecchio _beg_, saettando con
-uno sguardo feroce il prigioniero.
-
-Poi, volgendosi verso gli altri, chiese:
-
-— Avete del gesso nelle vostre capanne? —
-
-Udendo quelle parole il _mestvire_ diventò spaventosamente pallido, poi
-un urlo d'angoscia gli sfuggì:
-
-— Ah! No! No! Grazia!
-
-— Gettalo sul cavallo, Tabriz, — disse il vecchio, senza nemmeno
-rispondere al prigioniero, nè impietosirsi del terrore immenso che
-traspariva dai suoi occhi dilatati e dai suoi lineamenti sconvolti. E
-voi andate a raccogliere tutto il gesso e portatelo sulla piazza del
-villaggio.
-
-— Un momento, padrone, — disse il gigante. — Bisogna assicurarlo bene;
-questi rettili mordono. —
-
-Gettò a terra il disgraziato suonatore, gli posò un ginocchio sul dorso
-per tenerlo fermo, poi levatasi la fascia di grosso feltro che gli
-stringeva la lunga zimarra, gli legò strettamente le mani dietro la
-schiena.
-
-Lo sollevò e lo mise sul suo cavallo, prendendo in mano le briglie.
-
-— Siamo pronti, padrone, — disse poi al _beg_.
-
-La truppa si mise in marcia ritornando verso il villaggio, ove si erano
-radunati i vecchi, le donne ed i fanciulli.
-
-Il _mestvire_ non aperse più bocca, nè fece alcuno sforzo per liberarsi
-dai legami. Il suo pallore non era ancora scomparso dal suo viso e di
-quando in quando un forte tremito lo faceva sobbalzare, specialmente
-quando i suoi sguardi s'incontravano con quelli del vecchio _beg_.
-
-Giunti dinanzi ad una casupola, che aveva un aspetto migliore delle
-altre, Tabriz arrestò il cavallo e levò dall'arcione il prigioniero,
-mentre il _beg_ diceva agli uomini che lo accompagnavano:
-
-— Dieci di voi si mettano dinanzi alla porta colle armi cariche e gli
-altri vadano a cercare il gesso.
-
-Il supplizio di questo miserabile sarà pubblico.
-
-Ed ora lasciatemi tranquillo.
-
-— Sì, Agha _beg_, — risposero in coro coloro che avevano preso parte
-all'inseguimento.
-
-Tabriz, che teneva il prigioniero fra le braccia, con un calcio spostò
-la pietra che serviva di porta ed entrò in una camera piuttosto vasta,
-dalle pareti grigiastre, malamente illuminata da due pertugi che
-somigliavano a feritoie.
-
-Depose il prigioniero su un vecchio tappeto persiano, senza slegargli
-le mani e si sedette accanto a lui col _kangiarro_ snudato, risoluto ad
-ammazzarlo come un lupo rabbioso, al primo tentativo di rivolta.
-
-Il vecchio _beg_ stette in piedi, dardeggiando sul miserabile uno
-sguardo feroce.
-
-— Parla, — gli disse con voce minacciosa. — Dove hanno condotto Talmà?
-
-— Io non so nulla, — rispose il prigioniero. — Io sono sempre stato un
-povero suonatore di gutzla ed un narra istorie e non ho mai avuto nulla
-a che fare colle Aquile della steppa.
-
-— Tu menti, cane! — urlò il vecchio, esasperato. — Innanzi tutto non
-saresti fuggito dinanzi ai Sarti, se tu avessi avuto la coscienza
-tranquilla, e poi vi è un uomo che giura di averti veduto poco prima
-degli sponsali di mio nipote Hossein, parlare con un ghirghiso, che fu
-poi notato fra la banda delle Aquile.
-
-— Quell'uomo si è ingannato, _beg_, lo giuro sulla testa di mia moglie
-e dei miei fanciulli.
-
-— Non vuoi dunque dirmelo? — gridò il vecchio, alzando il pugno.
-
-— Non posso confessare ciò che io non so, — rispose il _mestvire_ con
-voce ferma. — Tu puoi uccidermi, farmi subire il tremendo supplizio
-del gesso, se lo vuoi; ma da me non saprai nulla, perchè io non ho mai
-fatto parte di alcuna banda di briganti.
-
-— È la tua ultima parola?
-
-— Sì, _beg_.
-
-— Sta bene: vedremo se saprai resistere. —
-
-Un forte tremito scosse il miserabile, e la sua fronte si coprì di
-goccioloni di sudore, tuttavia non aggiunse verbo.
-
-— Tabriz, — disse il vecchio, — non lasciarlo un solo istante. Io vado
-a preparargli la fossa. —
-
-Era appena uscito, quando entrò nella stanza un giovane di statura
-appena superiore alla media, dal colorito giallo pallido e di forme
-esili, con indosso un costume sfarzoso fra il georgiano ed il persiano,
-con molti ricami d'oro sulla giubba e sui larghi calzoni di seta
-bianca, ed un superbo sciallo di Kerman annodato intorno ai fianchi,
-fra le cui pieghe erano passati due _kangiarri_, coll'impugnatura di
-diaspro orientale.
-
-I suoi occhi che avevano la tinta e anche il lampo dell'acciaio, non
-possedevano quello sguardo fiero e limpido, che si osserva in quasi
-tutti i turcomanni; avevano invece qualche cosa di ambiguo, di falso,
-che metteva un certo malessere in chi doveva per qualche istante
-sostenerlo. Anche i suoi lineamenti duri, angolosi, erano molto lontani
-dall'avere quel bell'ovale che si nota nei discendenti degli antichi
-persiani; il suo naso era molto adunco, la bocca assai larga con labbra
-sottilissime, atteggiate ad un mezzo sorriso niente franco.
-
-— Tu padrone? — disse Tabriz, salutandolo con un cenno del capo.
-
-— Sono giunto in questo momento precedendo mio cugino Hossein, —
-rispose il giovane, fissando con uno sguardo inquieto il prigioniero.
-
-— Non avete trovato nulla?
-
-— Abbiamo rovinati inutilmente mezzi i nostri cavalli.
-
-— Dov'è mio zio?
-
-— È uscito poco fa, onde preparare a questo miserabile, che si ostina a
-non parlare, una tomba che lo stringerà per bene. —
-
-Un fremito fugace corse pel corpo del giovane, ed i suoi occhi
-irrequieti tornarono a posarsi sul prigioniero.
-
-— Non vuole parlare? — disse, dopo un momento di esitazione.
-
-— No, signor Abei.
-
-— Lasciami solo con quest'uomo, Tabriz. Voglio provare io a farlo
-cantare.
-
-— Guardati, padrone: questo è pericoloso e capace di tutto.
-
-— Ho due _kangiarri_ che tagliano come rasoi, non ho quindi nulla da
-temere da costui.
-
-Mettiti di guardia fuori dalla porta. Farai presto ad accorrere.
-
-— Sì, padrone, — rispose il gigante alzandosi.
-
-Appena furono soli, il giovane si curvò rapidamente sul prigioniero,
-dicendogli sottovoce:
-
-— Tu ormai sei perduto e, se anche tutto confessassi, non usciresti
-egualmente vivo dalle strette del gesso, perchè mio cugino Hossein, fra
-poco, sarà qui, e quello non ti farà grazia.
-
-— Lo so, signor Abei Dullah, — rispose il prigioniero. — Io sono uomo
-finito ormai.
-
-— Tu hai moglie e figlioli.
-
-— È vero, signore.
-
-— Io m'impegno di far giungere alla tua famiglia duemila tomani se tu
-manterrai il segreto e non pronuncerai il mio nome. D'altronde nessuno
-ti crederebbe svelando me.
-
-— Me lo giuri, signore?
-
-— Sul Corano.
-
-— Ora che so che mia moglie ed i miei figli non soffriranno la fame,
-morrò più tranquillo, — disse il _mestvire_ con rassegnazione, — e
-sopporterò da ghirghiso gli spasimi delle tremende strette.
-
-— Bada!
-
-— Non temere, signore. —
-
-Abei si rialzò e chiamò Tabriz, il quale fu pronto ad accorrere.
-
-— Quest'uomo non parlerà, — gli disse. — Lo uccideremo inutilmente
-senza cavargli dalla bocca se ha preso parte al rapimento di Talmà, e
-senza sapere il luogo ove l'hanno condotta le Aquile. Povero Hossein!
-Impazzirà dal dolore! —
-
-Grida feroci coprirono le sue ultime parole.
-
-— Il prigioniero! Il prigioniero! —
-
-Una banda d'uomini irruppe nella stanza, armati di _kangiarri_ e di
-fucili dalla canna lunghissima.
-
-— Tutto è pronto, Tabriz! — gridò uno di loro. — Il _beg_ lo aspetta.
-
-— L'ora suona, — disse il gigante, alzando il prigioniero. — Preparati
-pel gran viaggio e raccomanda la tua anima al Profeta. —
-
-Il _mestvire_ curvò il capo senza rispondere e si lasciò spingere fuori
-dalla stanza.
-
-Subito la scorta lo circondò, quantunque Tabriz lo tenesse strettamente
-per un braccio.
-
-Attraversate tre o quattro viuzze che erano ingombre di persone, di
-cavalli e di cammelli, il drappello giunse ben presto sulla piazza del
-villaggio, dove si trovava il vecchio _beg_ circondato da altri uomini
-armati, fermo sull'orlo d'una fossa profonda un metro e mezzo, e larga
-appena sessanta centimetri, sia da un verso che dall'altro.
-
-Il _mestvire_, nel vederla, impallidì, spaventosamente ed i suoi occhi,
-che erano diventati sanguigni, cercarono ansiosamente quelli di Abei
-Dullah, il nipote del _beg_. Un rapido cenno fattogli dal giovane,
-parve rasserenarlo ed infondergli un po' di coraggio.
-
-Il _beg_ gli si era appressato, chiedendogli:
-
-— Vuoi parlare?
-
-— Ti ho già detto che non so nulla. E poi, — aggiunse con amarezza,
-— anche se io ti dicessi od inventassi qualche cosa, non salverei
-egualmente la mia vita. Tuo nipote Hossein non mi risparmierebbe.
-
-— No, di certo, perchè sei tu che hai organizzato il rapimento di
-Talmà, miserabile! Ormai sei uomo morto, ma prima di comparire dinanzi
-al Profeta pel giudizio supremo, dovresti dirci dove le Aquile hanno
-nascosta la fanciulla.
-
-Le buone azioni non vengono scordate dal grande giustiziere.
-
-— Non so nulla e non mi strapperai altra parola. Vuoi la mia morte?
-Ebbene sono pronto a subirla.
-
-— Calatelo, — comandò il _beg_.
-
-Tabriz tolse al prigioniero le vesti, lasciandolo quasi nudo, gli legò
-strettamente le gambe, poi lo assicurò ad un grosso piuolo che era
-piantato profondamente nella fossa.
-
-— A voi, ora, — disse l'implacabile vecchio volgendosi verso alcuni
-uomini, che tenevano in mano sacchetti coperti di una polvere bianca,
-che altro non era che gesso.
-
-Cominciarono a vuotarli entro la fossa, coprendo a poco a poco il
-disgraziato _mestvire_, poi, quando il gesso gli giunse alle spalle, vi
-gettarono sopra parecchie secchie d'acqua.
-
-Il condannato, che fino allora aveva dimostrato un grande coraggio, non
-potè frenare un urlo d'angoscia.
-
-Lo spaventevole supplizio cominciava, spaventevole perchè è ben più
-terribile della decapitazione, dell'impiccagione e fors'anche del palo.
-Inventato dai Persiani, che si sono, in tutte le epoche, mostrati
-crudelissimi nei mezzi di dare la morte e che lo usano tuttavia in
-certe provincie, quantunque sia stato soppresso nelle grandi città ove
-vi sono consoli europei, è stato subito adottato dai turcomanni, dagli
-afgani e dai belucistani, più feroci degli stessi persiani.
-
-Il gesso, dopo bagnato, come si sa, non tarda a rapprendersi ed
-espandersi, chiudendo come entro una morsa di ferro l'oggetto che
-gli si affida. Ognuno può facilmente figurarsi quale pressione deve
-esercitare su un corpo umano che non può offrire la resistenza del
-metallo.
-
-Il sangue sotto la formidabile stretta, che aumenta di momento in
-momento, si arresta, le gambe e le braccia si immobilizzano, le costole
-cedono, il corpo si schiaccia.
-
-Il disgraziato _mestvire_ che aveva la sola testa fuori dalla massa che
-gli si serrava addosso, aveva cominciato a urlare spaventosamente. Il
-suo viso, disfatto da un terrore impossibile a descriversi, si copriva
-d'un freddo sudore.
-
-Il _beg_ assisteva impassibile all'agonia del miserabile, guardandolo
-freddamente. Anche gli altri non dimostravano alcuna compassione per le
-sofferenze atroci del povero suonatore di _guzla_. Solo Abei Dullah, il
-nipote del _beg_, di quando in quando dava in un sussulto.
-
-— Confesserai? — chiese ad un certo momento il vecchio, curvandosi sul
-moribondo.
-
-Questi gli lanciò uno sguardo carico d'odio, e non aprì le labbra.
-
-— Dell'altra acqua! — disse il _beg_.
-
-Due altri secchi furono vuotati, insieme ad un altro sacchetto di
-gesso. Il collo del _mestvire_ fu subito imprigionato ed il suo volto
-divenne paonazzo.
-
-L'asfissia cominciava.
-
-— Parlerai? — ripetè il _beg_.
-
-— Sì, — rantolò il moribondo.
-
-— Dove hanno condotto Talmà?
-
-— A... a... Samar... —
-
-Non finì la frase. Roteò gli occhi all'ingiro, aprì spaventosamente
-la bocca come per aspirare l'ultima boccata d'aria, poi la testa cadde
-all'indietro.
-
-L'asfissia lo aveva ucciso.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-La tenda del “beg„.
-
-
-La luce si era spenta sull'immensa steppa, che si estende sempre piana
-e coperta di sole erbe e che d'estate il sole bruciante dissecca e che
-i freddi invernali fanno rivivere rigogliose, dalle rive orientali del
-mar Caspio a quelle occidentali del mar d'Aral.
-
-La notte non prometteva di essere buona. Era oscurissima, senza luna e
-senza stelle, essendosi il cielo tutto coperto di vapori e piuttosto
-fredda, poichè verso l'autunno cominciano già le forti brinate su
-quelle pianure, che durante l'estate invece pare che avvampino. Un
-vento tagliente e secco, che soffiava dal Caspio, passava di quando in
-quando, con mille sussurrii, curvando le alte erbe e facendo oscillare
-l'alta tenda di Giah Agha, malgrado la grossa pietra che era stata
-appesa alla cinghia centrale, onde darle maggiore stabilità.
-
-I turcomanni, quei terribili nomadi che hanno dato sovente tanto filo
-da torcere ai russi, ai persiani, ai belucistani e anche agli afgani,
-sono già famosi nelle costruzioni delle loro tende, le quali possono
-benissimo resistere anche ai venti più impetuosi, che si scatenano
-sovente su quelle lande sterminate.
-
-Dànno ad esse una forma tutta speciale, che non ha nulla di comune
-con quelle degli arabi e tanto meno coi _wigwam_ delle pelli rosse
-dell'America del nord.
-
-Sembrano cupole, ma molto alte, e nella loro costruzione non adoperano
-che pertiche molto elastiche, piantate profondamente nel suolo, curvate
-in alto e quindi legate saldamente ad un cerchio e coperte di feltro,
-assai spesso, impenetrabile alla pioggia e di colore per lo più assai
-oscuro.
-
-Ordinariamente non hanno proporzioni molto vaste. Quella però del
-vecchio Giah Agha, era invece assai alta, ampia alla base e coperta
-d'un doppio strato di feltro.
-
-Anche l'interno indicava come quel vecchio fosse ben qualche cosa di
-più d'un semplice allevatore di cammelli o di cavalli.
-
-Il terreno, sgombrato prima dalle erbe, era coperto da un tappeto
-persiano a tinte bellissime ed a disegni svariati; all'intorno vi
-erano dei grandi cuscini di seta rossa con ricami d'argento e alti
-cofani di cedro del Libano, con armature d'acciaio; appese alle
-pertiche si vedevano delle armi degne d'un principe, come archibugi
-dalla canna lunghissima e finamente arabescata ed i calci con intarsi
-di madreperla e placche d'argento; _kangiarri_ di finissimo acciaio,
-colle impugnature adorne di turchesi, pure colla canna molto lunga con
-qualche versetto del Corano incisovi sopra.
-
-In un angolo, su bastoni, quattro bellissimi falchi, colla testa chiusa
-in un cappuccio di cuoio e le zampe trattenute da una lunga catenella
-d'argento, squittivano sommessamente ogni volta che la grossa pietra,
-sospesa alla correggia, dondolava, imprimendo alla tenda un violento
-rollìo.
-
-Giah Agha, sdraiato su un soffice cuscino, colla testa appoggiata ad
-una pertica della tenda, fumava placidamente, guardando distrattamente
-i falchi e prestando orecchio ai sussurrii del vento.
-
-Il suo _narghilè_, di vero cristallo, con dorature all'intorno, gettava
-di quando in quando, con lentezza misurata, dalla pipa sovrastante,
-nuvolette di fumo impregnate d'un acuto odor di rosa, che si
-confondevano con quelle che escivano dalle labbra del fumatore.
-
-Aveva già quasi terminato tutto il tabacco contenuto nel camino, e
-l'acqua racchiusa nel _narghilè_ cominciava a gorgogliare, quando ad
-un tratto, nel momento in cui una raffica violenta faceva oscillare con
-maggior forza la tenda, il _beg_ fece un gesto d'impazienza:
-
-— Che sia toccata qualche sventura a quel bravo Hossein? — disse. —
-E Abei Dullah? — si chiese, poi. — Dove si sarà fermata la carovana?
-Siamo alla vigilia degli sponsali e hanno le armi da pulire ed i
-cavalli da preparare per la gran corsa. —
-
-Quasi per confermare i suoi sospetti, nel medesimo istante si udì a
-rombare nella tenebrosa pianura un colpo di fucile, che si ripercosse
-lungamente entro la tenda.
-
-Il vecchio lasciò cadere la lunga cannuccia di pelle del _narghilè_ e
-si alzò a sedere, chiamando ripetutamente:
-
-— Tabriz! —
-
-Un uomo subito entrò, facendo un leggero inchino. Era un turcomanno
-d'aspetto brigantesco, di statura erculea, con una gran barba rossiccia
-ed ispida e due occhi grifagni.
-
-Indossava il costume delle basse classi: cappello villoso che aveva la
-forma d'una pina, zimarra di feltro grossolano, con una larga cintura
-di pelle, entro cui erano passati due _kangiarri_ dalle lame ricurve e
-alti stivali di pelle nera, terminanti in una punta molto rialzata.
-
-— Che cosa vuoi, _beg?_ — chiese il gigante.
-
-— Hai udito?
-
-— Sì, _beg_[3].
-
-— Che sia stato Hossein a far fuoco?
-
-— È il suo archibugio che ha sparato, padrone, — rispose Tabriz. —
-Distinguerei quel colpo fra mille.
-
-— Su chi avrà fatto fuoco? — chiese il vecchio con ansietà.
-
-— Non inquietarti, _beg_; tuo nipote è l'uomo più coraggioso che esista
-in tutta la steppa ed io dormirei tranquillo, anche se lo sapessi
-insidiato da venti uomini.
-
-— Prima di partire egli mi ha parlato delle Aquile della steppa e
-tu sai, che quando sbucano dai deserti dell'Aral, non sono mai in
-poche. —
-
-Il gigante alzò le spalle.
-
-— Hossein, se ne ride di costoro. E poi chi non conosce nella steppa
-Giah Agha? Chi oserebbe assalire i suoi nipoti? Sanno bene quei banditi
-che quantunque tu sia vecchio, hai ancora la mano lesta e che la tua
-tribù conta guerrieri valorosi.
-
-Forse che l'anno scorso non hai fatto acciecare dieci barbe bianche[4],
-che avevano guidato una partita di Aquile contro una tua carovana? La
-lezione sarà bastata, padrone.
-
-— Ascolta, Tabriz.
-
-— Non odo altro che il vento a sussurrare fra le erbe, — rispose il
-turcomanno.
-
-— Ha con sè i cani, Hossein?
-
-— Sì, _beg_.
-
-— Non li odi ad abbaiare?
-
-— Non ancora.
-
-— Eppure non sono tranquillo.
-
-— Vuoi che salga a cavallo e che vada incontro a tuo nipote?
-
-— Non vi è bisogno, mio bravo Tabriz, — disse in quel momento una voce
-sonora.
-
-— Eccomi, padre: come vedi, ritorno intero. —
-
-Un giovane era improvvisamente comparso sulla porta della tenda, che
-era rimasta sollevata.
-
-Il nuovo venuto poteva avere vent'anni. Era un bellissimo tipo che
-s'avvicinava più a quello maschio e perfetto dei vicini persiani,
-piuttosto che a quello angoloso e ruvido dei turchestani.
-
-La sua statura era alta e slanciata, ma pure vigorosissima, molto
-superiore a quella ordinaria dei turchestani e dei tartari; il suo
-viso bellissimo, con occhi molto neri, vividi, sormontati da folte
-sopracciglia, così nere che pareva fossero state tinte coll'antimonio,
-con una bella bocca che una fanciulla gli avrebbe invidiato,
-ombreggiata da due baffetti castani che terminavano in due punte
-ardite.
-
-Su quel viso si leggeva la franchezza e l'audacia; nelle sue membra si
-indovinava una forza più che comune.
-
-Se, come abbiamo detto, rassomigliava nei tratti del viso più ai
-persiani, che sono i più belli uomini dell'Asia, che ai turchestani,
-indossava pure un costume che ricordava quello dei grandi signori
-d'Ispahan o di Teheran.
-
-Invece della lunga zimarra turcomanna, indossava una giubba piuttosto
-corta, con larghi bordi dorati, aperta sul dinanzi in modo da mostrare
-la bianca camicia di seta, che ricadeva su una larga fascia di seta
-rossa; calzoni larghi, alla turca, che scendevano fino alle ginocchia;
-alti stivali con molte pieghe, di marocchino giallo, simili a quelli
-usati dagli usbechi.
-
-Sul capo, invece del turbante, portava quella specie di _kolbak_
-villoso dei tartari indipendenti, con un piccolo pennacchio.
-
-— Eri inquieto, padre? — chiese il giovane, levandosi il fucile dalla
-canna lunghissima, che teneva sospeso attraverso il dorso e togliendosi
-dalla cintola una specie di _jatagan_ un po' ricurvo, chiuso in una
-guaina di pelle rossa adorna di laminette d'oro.
-
-— Sei stato tu a far fuoco, figlio mio? — chiese il vecchio, la cui
-fronte si era subito rasserenata.
-
-— Sì, ho sparato a cinquecento metri dalla tenda, — rispose il giovane.
-
-— Contro chi?
-
-— Mi pareva di aver veduto un'ombra umana scivolare fra le erbe e,
-temendo che cercasse d'accostarsi a me per assassinarmi a tradimento,
-ho sparato per farle comprendere che io stavo in guardia, e che non era
-uomo da lasciare la mia pelle nella steppa.
-
-— L'hai ucciso?
-
-— Non lo so, ma fra poco i cani saranno qui e se è veramente
-caduto, porteranno qualche cosa dei suoi indumenti. To'! Eccoli che
-giungono! —
-
-Due cani si erano slanciati in quel momento entro la tenda, abbaiando
-festosamente intorno al giovane.
-
-Uno era una specie di levriero che i turcomanni chiamano _tazè_,
-grosso, alto, di taglia pesante, con mascelle formidabili e capace di
-lottare contro una fiera; l'altro invece era un _gurdios_, una specie
-di bassotto, cogli orecchi a punta, razza molto adatta ad ogni specie
-di caccia, soprattutto a quella della volpe, che quei cani inseguono
-con ostinazione straordinaria, per giorni e notti intere.
-
-Hossein guardò il grande levriero e s'avvide che non teneva nulla fra
-le possenti mascelle e che il muso non era lordo di sangue.
-
-— Possibile che io abbia mancato quell'uomo! — esclamò. Eppure vi sono
-ben pochi nella steppa che adoperino l'archibugio come me.
-
-— Tu devi aver fatto fuoco su un'ombra, — disse il vecchio sorridendo.
-— E poi le hai vedute tu le Aquile della steppa?
-
-— No, padre, — rispose il giovane che lo chiamava ordinariamente con
-quel dolce nome. — Uno dei nostri cammellieri mi ha detto però, che
-ieri mattina alcuni pastori lo avevano avvertito di tenere gli occhi
-bene aperti, perchè avevano veduto passare la notte innanzi, parecchi
-cavalieri sospetti.
-
-Il vecchio _beg_ scrollò le spalle, poi disse:
-
-— Nessun oserà assalire noi, nipote. Non occupiamoci che del tuo
-matrimonio.
-
-— Domani mattina devi presentarti alla tua fidanzata coi tuoi più begli
-abiti e le tue più belle armi. —
-
-Il viso del bel giovane si illuminò d'una intensa gioia.
-
-— Sospiro l'istante di rivederla e di farla mia, quella fanciulla. Sono
-tre mesi che io non la rivedo più.
-
-— L'ami intensamente?
-
-— Più della mia vita, padre. Io credo che nessuno sarà più felice di me
-in tutta la steppa.
-
-— Ed hai ragione, Hossein. Se tu sei il più bel giovane che si possa
-trovare fra l'Aral ed il Caspio, essa è la più splendida creatura che
-Allah abbia creata. —
-
-Hossein parve che seguisse cogli occhi socchiusi una visione che gli
-danzava dinanzi, poi, scuotendosi bruscamente, disse:
-
-— Tabriz, le mie armi. Voglio che siano così lucenti da abbagliare i
-dolci occhi della mia bella Talmà. —
-
-Il gigantesco turcomanno, che fino allora erasi tenuto presso
-l'apertura che funzionava da porta, guardando con una specie
-d'adorazione il giovane, s'accostò ad un grosso cofano, cerchiato di
-ferro e trasse due splendidi _kangiarri_, che avevano le impugnature
-d'argento finamente cesellate e adorne di turchesi e di smeraldi, poi
-due pistole coi calci intarsiati di placche d'oro e una sciabola di
-Damasco, sulla cui lama erano incisi tre versetti del Corano.
-
-Hossein prese un pezzo di feltro e, sedutosi su un cuscino, si mise a
-strofinare vigorosamente le lame. Il vecchio intanto aveva ripreso il
-cannello del suo _narghilè_ e si era rimesso a fumare, con lentezza
-quasi studiata, seguendo attentamente tutte le mosse del giovane, con
-visibile compiacenza.
-
-Tabriz, seduto presso la porta, fra i due cani che gli si erano
-accovacciati ai fianchi, scrutava attentamente la tenebrosa pianura
-spingendo lontano gli sguardi.
-
-Per parecchi minuti nella tenda regnò un profondo silenzio, rotto solo
-dallo scricchiolìo delle pertiche; poi il vecchio, staccando dalle
-labbra il bocchino d'ambra, disse, volgendosi verso Hossein, che era
-tutto occupato a lucidare le sue armi:
-
-— Che la carovana non ci raggiunga prima dell'alba?
-
-— Io non lo credo, padre, — rispose il giovane. — I cammelli erano
-troppo sfiniti e anche i cavalli, eccettuato quello di mio cugino, non
-si trovavano in miglior stato.
-
-— Perchè Abei non è venuto anche lui con noi? Stava meglio qui
-che accampato nella steppa. La carovana ha uomini sufficienti per
-difendersi. —
-
-Il giovane depose il _kangiarro_ che stava lucidando, si alzò in piedi
-e, guardando fisso il vecchio, gli disse:
-
-— Non ti sembra padre che da qualche tempo mio cugino abbia cambiato
-umore?
-
-— È vero, — rispose il _beg_, dopo un momento di riflessione.
-
-— Ho notato che è diventato eccessivamente freddo e molto avaro di
-parole.
-
-Forse egli pensa troppo sovente alla sua bellissima cugina. Abbia
-pazienza: appena compirà i vent'anni, gli daremo la fanciulla che ama.
-Tu sulle rive dell'Aral; lui su quelle del Caspio: io nella steppa.
-Uniremo i due mari e la gran pianura coi nostri cuori. —
-
-Hossein lo lasciò parlare, quando però ebbe finito, gli disse:
-
-— L'ama! T'inganni padre! Egli la detesta e sai il perchè? —
-
-Il vecchio _beg_ fece un gesto di stupore.
-
-— Perchè gli dissero che la figlia del Khan dei Tadjicki, non avrebbe
-accettato che la mano d'un uomo....
-
-— Continua, — disse il vecchio, vedendo il giovane fermarsi esitante.
-
-— Che si chiamasse Hossein _beg_. —
-
-— Tu!
-
-— Così si dice.
-
-— Io l'ho destinata a tuo cugino! — gridò il vecchio, aggrottando la
-fronte.
-
-— Hossein-beg non ama che la bella Talmà, — soggiunse il giovane. — Il
-suo cuore non batte che per la più bella fanciulla dei Sarti. Che cosa
-puoi temere da me, padre? Tu sai che io sono leale. —
-
-La fronte del _beg_ subito si rasserenò.
-
-— Sì, — disse, — tu sei troppo leale per ingannare tuo cugino. Siete
-cresciuti insieme, i vostri padri che caddero entrambi valorosamente
-innanzi alle falangi del Khan di Bukara, erano fratelli e avete nelle
-vostre vene il medesimo sangue.
-
-Io vi ho adottati come se foste carne della mia carne e vi amo più che
-foste miei figli, e le mie ricchezze un giorno saranno vostre, ma guai
-a voi se sorgesse una rivalità. Il vecchio _beg_, l'antico guerriero
-delle rive del Caspio, che ha fatto tremare perfino i russi, sarebbe
-inesorabile.
-
-— Sono leale, — ripetè Hossein — e non amo che te e Talmà. —
-
-In quell'istante Tabriz si alzò rapidamente, trattenendo i cani che
-mugolavano e che parevano pronti a lanciarsi nella steppa.
-
-— Che cos'hai? — chiese il _beg_ che si era subito accorto di quella
-mossa improvvisa.
-
-— È il vento che sussurra o sono veramente i dolci suoni della _guzla_,
-quelli che giungono ai miei orecchi? Chi può essere l'uomo che con una
-simile notte si diverte a provare la chitarra in mezzo alla steppa?
-
-Aveva pronunciate appena quelle parole, quando il grosso levriero mandò
-un forte latrato.
-
-— Odo anche il galoppo d'un cavallo, — disse Tabriz. — Che sia qualcuno
-della carovana? —
-
-Hossein prese, senza parlare, il suo lungo fucile che aveva deposto su
-un cofano e l'armò.
-
-— Che cosa fai? — chiese il _beg_.
-
-— Può essere un'Aquila della steppa, padre, — rispose il giovane,
-raggiungendo Tabriz, che cercava di discernere qualche cosa fra quella
-cupa tenebra.
-
-— Sì, è un cavallo, — disse il gigantesco turcomanno, — e mi pare che
-il galoppo provenga da occidente. Guarda, padrone, lo vedi? —
-
-Sulla cupa linea dell'orizzonte che un lieve bagliore prodotto da
-qualche lampo lontanissimo di quando in quando rischiarava, si scorse
-un cavaliere che giungeva a corsa sfrenata.
-
-— Chi vive? — gridò Hossein puntando il fucile.
-
-Una voce che il vento portava rispose subito:
-
-— Abei Dullah.
-
-— Mio cugino! — esclamò Hossein. — Perchè ha abbandonato la carovana
-che porta i regali di nozze per Talmà? Che le Aquile della steppa
-l'abbiano assalita? —
-
-Il cavaliere che s'avanzava velocissimo, facendo fare al suo destriero
-dei salti straordinari, per evitare le spaccature del suolo, in pochi
-momenti giunse presso la tenda, poi, da abilissimo cavallerizzo, con un
-salto fu a terra.
-
-— Buona ventura, Hossein, — disse, — mentre Tabriz arrestava il
-cavallo. — Nostro padre veglia ancora?
-
-— Non si dorme alla vigilia d'un matrimonio, — rispose Hossein. — E poi
-io devo preparare le mie armi.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Il «mestvire.»
-
-
-Il vecchio _beg_, vedendo entrare il nipote che colla sua esilità e
-coi suoi lineamenti angolosi faceva una meschina figura dinanzi a suo
-cugino Hossein, che era la forza e la bellezza personificata, si alzò
-chiedendogli con una certa ansietà:
-
-— Rechi forse qualche brutta nuova, Abei?
-
-— No, padre, — rispose il giovane, cercando di sfuggire lo sguardo
-indagatore del vecchio. — La carovana che porta i regali di nozze di
-mio cugino, non corre alcun pericolo, quantunque sia stata segnalata,
-da qualche giorno, verso il settentrione, una grossa banda di Aquile
-della steppa.
-
-— Perchè hai lasciati soli i nostri uomini? — chiese il _beg_
-severamente.
-
-— Per passare insieme a mio cugino la sua ultima notte di libertà.
-Domani egli sarà unito per sempre colla fanciulla che ama, colla bella
-Talmà, ed io non potrò più godere della sua gradita compagnia.
-
-D'altronde i nostri uomini sono abbastanza numerosi per tener lontane
-le Aquile. —
-
-Quelle parole erano state pronunciate con una simulazione così sottile,
-da sfuggire agli orecchi del _beg_ e anche a quelli d'Hossein.
-
-— Il tuo cavallo è pronto per la gran corsa? Io voglio che tu mostri ai
-Sarti come sono famosi i cavalieri delle steppe del Caspio.
-
-— Sono sette giorni che non gli dò che fieno ben secco, — rispose Abei
-Dullah. — Correrà come il vento, come le trombe di sabbia del deserto
-turanico.
-
-Tabriz, portami un _narghilè_ e del _kumis_. Voglio tenere compagnia a
-mio cugino. —
-
-Mentre il gigantesco turcomanno, che aveva legato il cavallo ad un
-piuolo piantato presso la tenda, dove se ne trovavano altri tre di
-forme splendide, recava un gran vaso contenente del latte di cammello
-fermentato e una pipa di cristallo ripiena per metà d'acqua, terminante
-in un cilindro concavo ripieno di quel fortissimo tabacco chiamato
-tumbak, Abei si era seduto dinanzi ai falchi, scuotendo le loro catene
-per svegliarli.
-
-Hossein invece aveva ripresa la sua occupazione, mentre il _beg_
-ricoricatosi sul suo largo cuscino, si era rimesso fra le labbra il
-bocchino d'ambra.
-
-Per alcuni minuti tutti rimasero silenziosi. Abei sorseggiata una
-tazza di thè, accese il suo _narghilè_ e pareva che si divertisse
-a stuzzicare i falchi; chi però l'avesse attentamente osservato,
-l'avrebbe più volte sorpreso a contrarre le labbra con un brutto
-sorriso ed a fissare insistentemente Hossein, con uno sguardo che aveva
-dei lampi cupi.
-
-Fu ancora Tabriz che ruppe il silenzio.
-
-— È una _guzla_ che suona nella steppa, — disse.
-
-Abei Dullah trasalì e smise bruscamente di fumare.
-
-— Vedi nessuno? — chiese il vecchio.
-
-— Non ancora.
-
-— Che sia qualche suonatore o qualche canta istorie del villaggio di
-Talmà? —
-
-Hossein alzò il capo.
-
-— Che sia la fidanzata che me lo manda? Tu sai, padre, che i Sarti
-usano più che presso di noi, radunare i famosi canta istorie durante i
-banchetti nuziali.
-
-Un uomo era comparso e affrettava il passo, guidato dalla luce che
-spandeva la lampada.
-
-— Che Allah vi protegga, miei buoni signori, — disse quando fu presso
-la tenda. — Lasciate che io allieti la notte del futuro sposo della
-bella Talmà, la bella fra le belle.
-
-— Avanzati, — gli disse Tabriz.
-
-— La tenda del _beg_ Giah Agha questa notte è aperta a tutti, anche
-alle Aquile della steppa, se giungono con buone intenzioni. —
-
-Il suonatore s'appressò, pizzicando le corde della sua _guzla_ e varcò
-la soglia della vasta tenda, esponendosi in piena luce.
-
-Era lo stesso uomo che doveva più tardi sopportare lo spaventevole
-supplizio inventato dalla mente infernale dei carnefici persiani.
-
-Portava sul capo un pesante berrettone di pelle d'agnello nero, in
-forma di cono tronco e indossava una lunga zimarra di panno grossolano,
-di colore oscuro, che gli scendeva fino alle grosse scarpe piatte e
-ferrate, colla suola alta.
-
-Tutto il suo armamento consisteva in una specie di _jatagan_ dalla lama
-assai larga; però da un certo rigonfiamento della zimarra si poteva
-supporre che nascondesse sotto la fascia delle altre armi e fors'anche
-delle pistole.
-
-— Da dove vieni? — gli chiese il _beg_.
-
-— Dalla casa della bella Talmà, mio signore, — rispose il suonatore con
-fare umile e curvando il suo dorso di bisonte. — Ho suonato sotto le
-sue finestre fino al tramonto del sole.
-
-— È lei che ti manda? — chiese Hossein.
-
-Il suonatore ebbe una breve esitazione e, prima di rispondere, diede,
-di sfuggita, uno sguardo ad Abei, il quale si divertiva sempre a
-stuzzicare i falchi.
-
-— No, — disse poi.
-
-— Come hai saputo che noi eravamo accampati qui?
-
-— Un pastore sarto mi avvertì ed io sono venuto per allietare la vostra
-veglia. Sono un povero uomo che deve approfittare delle buone occasioni
-per vivere e queste non toccano tutti i giorni.
-
-— Il mio servo ti darà da mangiare e da bere, — disse il _beg_ — e la
-tua borsa non se ne andrà vuota.
-
-Tabriz reca qualche cosa a quest'uomo. —
-
-Il gigante aprì un cofano e prese un piatto d'argento colmo di pezzetti
-d'agnello, tagliati a dadi, arrostiti nel grasso, ed un fiasco pieno di
-_kumis_, e mise l'uno e l'altro a fianco del suonatore, il quale si era
-seduto sul tappeto, colle gambe incrociate e stava accordando la sua
-_guzla_.
-
-— Vi voglio narrare, miei signori, — disse finalmente il suonatore,
-pizzicando dolcemente le corde di seta, — la istoria del pentolaio di
-Albonaz. L'avete mai udita?
-
-— No, — rispose il _beg_.
-
-— Allora ascoltatemi, miei signori.
-
-— Ai piedi della catena dell'Albonaz abitava, in un piccolo villaggio,
-un mollah[5] chiamato Tafilet. Un giorno andò a trovarlo un pentolaio
-che lo conosceva moltissimo, avendogli venduto sovente dei vasi.
-
-Il mollah, che era ospitalissimo, offerse al pentolaio delle more
-secche, e dei fichi, non avendo di più in casa, perchè era poverissimo;
-dopo di che i due amici sdraiatisi all'ombra d'un boschetto di
-melagrani che dominava un fiumiciattolo, si posero a fumare ed a
-discorrere.
-
-Ad un certo punto il pentolaio disse al mollah:
-
-— Nella mia casa ho una ragazza che è bella come un fiore della steppa
-e che ha raggiunto l'età da maritarsi; se io la potessi collocare
-convenientemente, mi darebbe la libertà che da lungo tempo aspetto, e
-potrei così prendere un'altra moglie, essendo morta quella che aveva
-prima.
-
-— Amico carissimo, — rispose il mollah, — io pure ho una fanciulla
-il cui viso è bello come la luna, i cui capelli sembrano oro filato e
-le sue labbra sono più rosse dei più bei fiori dei melagrani, sotto i
-quali noi fumiamo e discorriamo.
-
-Ma a che giovano a me le sue bellezze? Le spose, carissimo amico,
-valgono ben meglio delle figliuole, perchè accudiscono con maggior cura
-alle faccende di casa. —
-
-Dopo quei discorsi i due vecchi si accordarono per scambiarsi le
-loro figlie. Il pentolaio sposò quella del mollah e questi quella
-dell'amico.
-
-Disgraziatamente la figlia del pentolaio era una testolina bizzarra e,
-poco dopo il matrimonio, cominciò a fare gli occhi dolci ai giovani
-cacciatori dell'Albonaz, che frequentavano il villaggio durante i
-giorni di mercato per vendere la selvaggina della montagna.
-
-Il mollah, essendosene accorto, le tagliò il naso e la rimandò a casa
-del padre, avvertendolo che l'aveva così conciata perchè mettesse
-giudizio.
-
-Il pentolaio, vedendosi giungere la figlia così atrocemente mutilata,
-rimase molto perplesso e fece fra sè il seguente ragionamento:
-
-— Se mia figlia si mostra nel villaggio senza naso, i ragazzi e le
-donne si burleranno di me e mi chiameranno il padre della fanciulla
-senza naso. Come potrò io sopportare una simile onta? —
-
-Uccise perciò sua figlia, onde nessuno potesse deriderlo, ma poi,
-assalito dai rimorsi, si disse:
-
-— Il mollah è un gran bruto, e voglio vendicarmi di lui. —
-
-Chiamò sua moglie e gli tenne il seguente discorso:
-
-— Tuo padre ha tagliato il naso a mia figlia ed io per non venire
-deriso l'ho uccisa.
-
-Ora è necessario che anch'io mi vendichi ed a mia volta taglierò a te
-il naso e per soprappiù anche gli orecchi e ti rimanderò a casa di tuo
-padre. —
-
-Udendo quelle parole la moglie scoppiò in un dirotto pianto e chiese a
-suo marito di farle grazia per qualche giorno.
-
-— Non te la voglio negare, — rispose il pentolaio. — Aspetterò domani e
-nel frattempo affilerò meglio il mio coltello. —
-
-Erano le undici di sera ed il pentolaio che, contrariamente alla
-proibizione del Profeta beveva molto, dormiva profondamente.
-
-La moglie che non voleva perdere nè il suo naso, nè i suoi orecchi, si
-alzò dal letto senza far rumore e abbandonò la casa.
-
-La notte era fredda, burrascosa e molto oscura, ma la figlia del mollah
-sapeva dove si trovavano le tende della tribù dei Teringi, ai quali
-voleva domandare protezione. Ella non ignorava che ritornando presso
-suo padre questi l'avrebbe uccisa per evitare d'attaccare lite col
-pentolaio e che se si fosse indirizzata alle autorità del suo paese,
-queste non avrebbero preso per lei interesse alcuno e che l'avrebbero
-rimandata a suo marito con quella facilità con cui si restituirebbe ad
-un macellaio una pecora smarrita.
-
-Perciò, dopo aver attraversata una immensa steppa, senza porre tempo
-in mezzo, dopo di aver scalato montagne altissime e d'aver guadato
-fiumi rapidissimi dalle acque gelate e di essersi smarrita molte volte,
-giunse finalmente, non già presso la tribù che cercava, bensì ad un
-campo russo del mar Caspio.
-
-L'aurora spuntava e la moglie del pentolaio, figlia del mollah, era
-salva. —
-
-Qui il _mestvires_ s'interruppe per alcuni istanti pizzicando le corde
-della sua _guzla_.
-
-— E poi? — chiese Hossein, che aveva ascoltato con vivo interesse
-quell'istoria.
-
-— E poi, — disse il suonatore con un marcato accento beffardo, — sposò
-il capo di una tribù turcomanna e lasciò nelle mani del suo sposo, dopo
-tre soli mesi di matrimonio, il suo naso e le sue orecchie. —
-
-E scoppiò in una risata che fece impallidire il fiero giovane.
-
-— Che cosa vuoi concludere colla tua istoria? — chiese Hossein,
-aggrottando la fronte.
-
-— Che tutte le donne sono traditrici, — rispose il suonatore.
-
-— E lo dici a me che sto per sposare Talmà? La tua istoria nasconde un
-ammonimento o qualche cosa d'altro?
-
-— Io non lo so, mio signore, — rispose il _mestvire_ con fare umile. —
-Io narro ciò che ho imparato e nulla di più.
-
-— Racconta qualche cosa di meglio — disse il _beg_, vedendo che il
-fiero giovane stava per irritarsi maggiormente.
-
-— I _mestvire_ della nostra steppa sono più poetici nei loro racconti,
-— aggiunse poi.
-
-Il suonatore parve che si raccogliesse, invece al di sotto delle sue
-folte palpebre guardava intensamente Abei Dullah, il quale sembrava che
-non si fosse affatto interessato di quella narrazione; poi votò a metà
-il vaso contenente il _kumis_ e disse:
-
-— Ascoltate questa dunque. — Accordò la chitarra, e cominciò a cantare:
-
-— Io ho cercato la tomba della mia diletta e non ho potuto trovarla.
-Ahimè! Sospiravo dicendo: Dov'è la mia diletta?... Allora io vidi una
-rosa fra le spine: essa era sola, isolata. La interrogai col cuore
-palpitante: Sei tu la mia diletta? La rosa, in segno d'assentimento,
-trasalì ed inclinandosi dolcemente, lasciò cadere delle gocce di
-rugiada simili a lagrime.
-
-Allora un usignuolo volò sopra la mia testa e si nascose in un
-cespuglio.
-
-Indirizzandomi a lui, con voce dolce, gli chiesi:
-
-— Sei tu la mia diletta? —
-
-L'usignuolo stese le ali, colse col suo becco la rosa, e nel suo
-melodioso linguaggio, mi rispose di sì.
-
-Improvvisamente una bianca stella rischiarò col suo dolce fulgore
-me, la rosa e l'usignuolo. Interrogai la stella, magnifica nella sua
-bellezza: Sei tu la mia diletta?
-
-Ella mi rispose con un guizzo di luce che diresse verso i miei occhi.
-
-In quel momento l'aria mi accarezzò dolcemente il viso, sussurrandomi
-agli orecchi: Ecco colei che cerchi: non inquietarti per lei. Passano
-tranquillamente i giorni dal mattino alla sera, passano tranquillamente
-le notti dalla sera all'aurora. L'essere che tu hai amato si è diviso
-in tre: in un usignuolo, in una rosa ed in una stella! —
-
-Il _mestvire_ si era alzato.
-
-— La notte è oscura ed i lupi possono uscire dalle loro tane, — disse,
-— ed io domani devo trovarmi dinanzi alla casa della bella Talmà e
-dovrò suonare e cantare a lungo. Buona notte miei signori.
-
-— Perchè non ti fermi qui? — chiese il _beg_. — Non mancano nè i
-cuscini, nè i tappeti, e se vuoi bere e mangiare ne avrai finchè
-vorrai.
-
-— Preferisco tornare alla mia umile casetta, — rispose il suonatore. —
-Ho molto da pensare per scovare nella mia testa i più bei racconti che
-dovrò narrare domani dopo gli sponsali. —
-
-Il _beg_ si levò da una tasca una borsa contenente parecchie monete e
-la gettò al _mestvire_ che la prese al volo.
-
-— Buona fortuna, mio signore — disse con un leggero accento
-beffardo, guardando Hossein che si era rimesso al lavoro, strofinando
-vigorosamente la canna d'una delle sue pistole.
-
-Scambiò un rapido cenno con Abei Dullah, che stava sdraiato presso
-i falchi e dopo d'aver fatto un profondo inchino, uscì, gettandosi
-a bandoliera la _guzla_. Per alcuni istanti, fra i soffi del vento,
-si udì il suonatore a canticchiare, poi il sussurrìo delle alte erbe
-contorte dalle raffiche, coprì la sua voce.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-L'assassinio.
-
-
-La notte era così oscura che il _mestvire_, quantunque dovesse
-conoscere a menadito la steppa dei Sarti, stentava a dirigersi.
-
-Nessuna stella brillava nel cielo tenebroso ed il vento scompigliava
-incessantemente le alte erbe, curvandole fino al suolo, mentre in
-lontananza, di quando in quando, rullava sordamente il tuono senza che
-alcun lampo lo accompagnasse.
-
-— Ecco una notte propizia per le Aquile della steppa, — disse il
-suonatore, ridendo. — Piomberanno più rapide dei falchi di Abei Dullah
-sulla preda, e la bella Talmà domani non avrà più lo sposo.
-
-Abei sa condurre bene i suoi affari, ma è generoso più del Khan di
-Bukara. Povero _beg!_ La tua barba bianca vale meno di quella d'un
-giovane di vent'anni. —
-
-Alzò la testa e guardò le nuvole che passavano sospinte dalle raffiche,
-che si susseguivano sempre più frequenti.
-
-— Apriamo bene gli occhi, — disse.
-
-Si rialzò la lunga zimarra e si tolse due lunghe pistole che teneva
-nascoste sotto, passandosele nella cintura di pelle che reggeva
-l'_jatagan_, poi riprese la marcia, canticchiando fra i denti:
-
-— Uno beve il vino come berrebbe l'acqua e resta dolce come un agnello;
-un altro beve e canta come un usignuolo; un terzo beve e diventa simile
-ad un bue, s'agita e monta in furore; un quarto, beve e diventa feroce
-come una tigre e incarna l'anima del diavolo; un quinto beve e fa le
-smorfie come una scimmia; il sesto beve e non diventa felice se non si
-avvoltola nel fango come un maiale; un settimo.... —
-
-Il cantore si era bruscamente interrotto, scrutando attentamente le
-tenebre dinanzi a sè.
-
-Tese gli orecchi, curvandosi innanzi per meglio ascoltare, e fra il
-sussurrìo delle erbe raccolse un fischio.
-
-— Hadgi, — mormorò. — Poteva attendermi più lontano. Se quel
-gigantesco turcomanno mi avesse accompagnato, mi troverei ora in un
-bell'imbarazzo. —
-
-In lontananza si scorgeva la tenda del _beg_, sempre illuminata.
-Dall'apertura un'onda di luce usciva, riflettendosi, come una lunga
-striscia sulle erbe.
-
-— Nessuno si occupa di me, — disse, — fuorchè Abei Dullah, ma quello si
-guarderà bene dal tradirsi. —
-
-Accostò due dita alla bocca e mandò un lungo fischio. Un altro rispose
-a breve distanza, poi fra le alte erbe sorse, a pochi passi dal
-_mestvire_, un'ombra umana.
-
-— Aquila? — chiese il suonatore, mettendo una mano sul calcio d'una
-delle sue pistole.
-
-— Sono Hadgi, capo, — rispose l'uomo che era sorto fra le erbe.
-
-— Non credevo d'incontrarti a così breve distanza dalla tenda del
-_beg_, — disse il suonatore di _guzla_.
-
-— Era necessario che ti vedessi presto.
-
-— Perchè? — chiese il _mestvire_.
-
-— Pare che qualche Sarto si sia accorto della nostra presenza perchè la
-casa di Talmà si è chiusa, questa sera, più presto del solito e si sono
-uditi dei rumori come se barricassero le porte.
-
-— I tuoi uomini hanno commessa l'imprudenza di mostrarsi in quei
-dintorni?
-
-— No, capo, — rispose Hadgi.
-
-— Nemmeno nel villaggio dei Sarti?
-
-— Sono rimasti tutto il giorno nascosti sotto le alte erbe.
-
-— Chi può averci traditi? Eppure è necessario fare il colpo questa
-notte, finchè Hossein è lontano. Io l'ho solennemente promesso a suo
-cugino.
-
-— Noi siamo pronti.
-
-— Capirai che io non voglio perdere i cinquemila tomani che mi ha
-promessi. Nemmeno il Khan di Chiva pagherebbe tanto per una fanciulla,
-fosse la più bella del Turchestan, del Belucistan e della steppa
-ghirghisa.
-
-— E nemmeno noi desideriamo perdere la nostra parte, — disse Hadgi,
-accarezzandosi la lunga barba nera.
-
-— Sono a posto i miei uomini?
-
-— La casa di Talmà è ormai circondata a debita distanza e le Aquile
-della steppa non aspettano che il loro capo per cominciare l'attacco.
-
-Non sarà affare lungo, se Hossein non interviene. Quel giovane è più
-terribile del _beg_ e non è un pauroso come suo cugino.
-
-— Lo so meglio di te, ma egli non vedrà nulla. La tenda è lontana e
-gli spari non giungeranno fino agli orecchi di quel giovane. D'altronde
-cercheremo di non far uso delle armi da fuoco.
-
-Ti sei informato di quali forze dispone Talmà?
-
-— Non ha che otto servi ed un paio di donne.
-
-— Va bene: andiamo, Hadgi. La mezzanotte non deve essere lontana. —
-
-I due banditi si misero in cammino attraverso le alte erbe.
-
-Hadgi, che aveva forse migliori occhi del suo compagno o maggior
-istinto d'orientazione, si era messo dinanzi e s'avanzava curvo perchè
-il vento continuava a far cadere sulla steppa granelli di sabbia in
-gran numero.
-
-Le steppe turchestane, al pari delle pianure belucistane, sono famose
-per le loro piogge di sabbia. Basta che il vento s'alzi e le sabbie
-dei vicini deserti si levano ed in così grande quantità da intercettare
-talvolta perfino i raggi solari.
-
-Anche le trombe di sabbia sono molto comuni in quei paesi e non occorre
-il vento per sollevarle. Durante le giornate belle, quando non si
-sente il menomo soffio, si vedono delle grandi colonne elevarsi dal
-suolo, girare su sè stesse e sfilare maestosamente attraverso a quelle
-sconfinate pianure.
-
-Se ne vedono anzi talvolta parecchie allo stesso orizzonte, avente
-ciascuna una origine propria.
-
-Gl'indigeni, che le temono assai perchè impediscono loro, in certi
-giorni, di lasciare le tende, le chiamano _Shaitans_, ossia diavoli.
-
-Il _mestvire_ ed Hadgi continuavano la loro marcia un dietro all'altro,
-coi loro alti cappelli di lana nera, ben cacciati sulla fronte, onde
-ripararsi gli occhi da quelle ondate di sabbia, quando il primo si
-fermò bruscamente, dicendo:
-
-— Non odi nulla tu, Hadgi?
-
-— Sì, il vento che rugge attraverso le erbe, — rispose l'altro.
-
-— No; ascolta bene. Questo è il galoppo di un cavallo.
-
-Che qualche servo di Talmà sia riuscito a uscire inosservato dalla casa
-e che si rechi ad avvertire il _beg_? —
-
-Arma il tuo archibugio. Sei sicuro dei tuoi colpi?
-
-— Non sbaglio mai, capo.
-
-— Affrettati. —
-
-I due banditi si appiattarono fra le erbe, che in quel luogo erano
-alte più d'un metro e mezzo, l'uno alzando il cane del suo lunghissimo
-moschetto e l'altro armando una pistola.
-
-— A te, l'uomo; a me, il cavallo, — disse il _mestvire_.
-
-Malgrado il vento, si udiva distintamente il galoppo d'un cavallo
-slanciato a corsa sfrenata. Essendo il suolo della steppa argilloso,
-i ferri del destriero battevano forte, quantunque fosse coperto di
-vegetali.
-
-Ben presto sulla fosca linea dell'orizzonte si delineò confusamente un
-cavaliere.
-
-— Peccato non poterlo guardare in viso, prima di mandarlo all'altro
-mondo, — disse Hadgi.
-
-— Tu sei certo che nessuno dei nostri si è mosso.
-
-— Ho dato loro ordine che qualunque cosa avvenisse, non lasciassero
-i dintorni della casa e tu sai, capo, come i nostri uomini ci
-obbediscono.
-
-— Allora non preoccuparti d'altro e uccidi il cavaliere, — disse il
-_mestvires_ freddamente. — Uno più, uno meno, la nostra coscienza non
-si turberà.
-
-Prendilo di mira: ci passerà a meno di cinquanta passi.
-
-Hadgi puntò l'archibugio appoggiando il gomito sinistro sul ginocchio,
-per poter meglio tirare, mentre il _mestvire_ alzava la pistola al di
-sopra delle erbe.
-
-Il cavaliere passava appunto allora, a quaranta o cinquanta passi,
-aizzando l'animale con fischi.
-
-Due lampi illuminarono la notte, seguiti da due detonazioni che le urla
-stridenti delle raffiche subito soffocarono.
-
-Il cavaliere s'abbattè sul collo del cavallo mentre questi faceva uno
-scarto improvviso, mandando un lungo nitrito di dolore.
-
-— Toccati! — gridò il _mestvire_ con un sorriso feroce. — Le Aquile
-della steppa non sbagliano mai.
-
-Accorriamo, Hadgi. —
-
-Con sua somma sorpresa udì la voce del cavaliere a gridare:
-
-— Non abbastanza, birbanti! Balza, Kasmin! —
-
-Il cavallo aveva fatto un altro salto di fianco, poi aveva ripresa la
-sua corea sfrenata, mentre il cavaliere si teneva stretto al suo collo,
-indizio sicuro che doveva aver ricevuto qualche grave ferita.
-
-— Ci sfugge! — urlò il _mestvire_ con rabbia.
-
-— Non preoccuparti, capo, — rispose Hadgi. — Quell'uomo non giungerà
-vivo nella tenda del _beg_.
-
-La mia palla deve avergli attraversato il capo, o fracassata la colonna
-vertebrale.
-
-— Sarà vero, tuttavia avrei desiderato vederlo cadere qui. Che cosa
-fare ora?
-
-— Correre subito alla casa di Talmà e attaccarla, capo. Se tardiamo,
-perdiamo i _tomani_ di Abei Dullah.
-
-— Hai ragione: corriamo. La cosa sarà spiccia e non troveremo molta
-resistenza. —
-
-Mentre le due Aquile della steppa si slanciavano attraverso le erbe, il
-cavallo aveva continuata la sua corsa indiavolata, dirigendosi verso il
-fascio luminoso che indicava la tenda del _beg_.
-
-Ansava fortemente, sordi nitriti gli sfuggivano dalla bocca insieme a
-getti di saliva che gli lordavano il lucente pelo nero.
-
-Il cavaliere si teneva sempre stretto al collo, come se fosse ormai
-impotente a reggere le briglie ed a reggersi diritto sulla sella.
-
-Anche dalla sua bocca usciva di tratto in tratto un lungo gemito e,
-quando il cavallo rallentava un istante, si portava una mano al fianco
-destro, comprimendolo fortemente.
-
-In venti minuti il destriero superò la distanza che lo separava dalla
-tenda del _beg_, dinanzi alla quale s'arrestò stramazzando sulle
-ginocchia anteriori.
-
-Tabriz, il gigantesco turcomanno, che aveva già udito quel galoppo
-precipitoso, era prontamente accorso, afferrando fra le possenti
-braccia il cavaliere, prima che fosse sbalzato di sella.
-
-Anche Hossein che si era munito di una torcia erasi slanciato fuori.
-
-— Un uomo ferito! — esclamò.
-
-— Ed un cavallo che muore, — disse Tabriz.
-
-— Portalo subito dentro. —
-
-Il gigante varcò la soglia della tenda e depose il cavaliere su un
-largo cuscino, reggendogli il capo onde il sangue non lo soffocasse.
-
-Tutti si erano accostati; anche il vecchio _beg_, guardava con profonda
-ansietà il ferito, che sembrava fosse lì lì per spirare.
-
-Era un giovane di ventiquattro o venticinque anni, dai lineamenti
-angolosi, la pelle molto bruna, con una piccola barba rossastra ed il
-naso adunco, come il becco d'un pappagallo.
-
-Indosso aveva una lunga zimarra di panno grossolano, con una cinghia di
-cuoio giallo a cui era appeso un _kangiarro_.
-
-Da un buco aperto nel fianco destro, usciva un getto di sangue il quale
-si allargava sempre più sulla zimarra.
-
-— Questo è un Sarto, — disse Hossein, impallidendo. — Chi lo avrà
-assassinato?
-
-— Soffiagli in bocca, Tabriz, — disse il _beg_, vedendo che il ferito
-non si decideva aprire le labbra.
-
-Il gigante ubbidì e si vide subito il ferito riaprire gli occhi
-azzurrastri e fissarli su Hossein, poi la sua bocca si socchiuse
-dicendo con voce rantolosa:
-
-— Talmà... alla casa... le Aquile... della steppa... presto... —
-
-Hossein mandò un grido.
-
-— Che cosa dici tu? È in pericolo Talmà?... Parla, prima che la morte
-ti colga. —
-
-Il ferito fece col capo un segno affermativo, poi dopo d'aver fatto
-uno sforzo supremo, burbugliò con un accento così debole che parve un
-soffio:
-
-— Aquile... agguato... intorno casa... accorrete!.. —
-
-Poi si rizzò a sedere, mantenendosi per qualche istante in quella posa,
-stralunò gli occhi, ebbe un sussulto che si ripercosse in tutte le sue
-membra, quindi ricadde pesantemente sul cuscino.
-
-— Morto! — esclamò il vecchio _beg_.
-
-— Ma io lo vendicherò, — disse Hossein, i cui occhi avevano lampi
-vividi. — Le Aquile sono sbucate dalle steppe!... Ah!... Non sanno
-ancora quanto pesi il mio _kangiarro_. Tabriz! Il mio cavallo, il mio
-fucile e le mie pistole.
-
-— Dove vuoi andare, cugino? — chiese Abei.
-
-— A salvare Talmà o morire con essa, — rispose il prode guerriero con
-impeto.
-
-— Tu sei un valoroso, Hossein, — disse il _beg_, guardandolo con
-orgoglio, — e sei degno figlio di colui che con un solo gesto faceva
-tremare i predoni della steppa ghirghisa. Ma tu stai per commettere una
-imprudenza. Aspettiamo che giunga la nostra scorta, o meglio mandiamo
-Tabriz a richiamarla. In un'ora e mezzo i nostri uomini possono essere
-qui.
-
-— M'incarico io di andarla a raccogliere, — disse Abei con sottile
-sorriso ironico. — Io, al pari di te, cugino, non ho paura delle Aquile
-della steppa.
-
-— E tu, padre? — chiese Hossein. — Vorresti rimanere qui solo? —
-
-Il vecchio si era alzato col viso contratto e gli occhi fiammeggianti.
-
-— Si provino ad assalirmi entro la mia tenda quei rettili, — disse.
-
-— Va', Hossein, va' a difendere la tua bella Talmà; tu, Abei, corri a
-radunare la scorta e prendi alle spalle le Aquile della steppa e sopra
-tutto non risparmiarle.
-
-— I nostri cavalli sono pronti, partiamo, — disse in quel momento
-Tabriz, comparendo sulla soglia della tenda.
-
-— Parti, Hossein e non risparmiare i colpi di punta, — disse il
-vecchio. — Io ti seguirò col mio pensiero. —
-
-Abbracciò il valoroso giovine e lo condusse fino fuori.
-
-— In sella, padrone, — disse Tabriz, gettandosi ad armacollo due lunghi
-archibugi. — Sfonderemo le linee di quei bricconi e passeremo fra loro
-come due proiettili.
-
-Su, Agar, preparati a gareggiare col vento. —
-
-Un momento dopo Hossein ed il suo gigantesco servo scomparivano fra le
-ombre della notte.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Attraverso la steppa.
-
-
-I cavalli, che i due coraggiosi montavano, avevano preso uno slancio
-fulmineo, come se avessero davvero voluto gareggiare col vento, che
-spazzava senza posa la sterminata pianura.
-
-Erano due animali superbi, di razza persiana, meglio configurati e
-meno magri dei cavalli arabi, colla testa leggera e le gambe sottili e
-nervose.
-
-La steppa turchestana è ricchissima di cavalli, allevandone le tribù
-nomadi un grande numero; ma se sono d'una resistenza incredibile, non
-hanno lo slancio impetuoso di quelli persiani, specialmente di quelli
-che provengono dal Khorassan, che sono i più stimati, pagandosi mai
-meno di cinquanta piastre ciascuno.
-
-Dobbiamo dire però che hanno bisogno di maggiori cure di quelli
-turchestani, i quali invece nulla richiedono, usando, i loro
-proprietari, sottoporli a prove straordinarie, prima di metterli in
-vendita.
-
-Tanto Hossein, quanto Tabriz, tendevano attentamente gli orecchi,
-temendo di udire in lontananza qualche scarica che annunciasse il
-principio dell'attacco; essendo però il vento girato al sud e la casa
-della bella Talmà assai lontana, non era possibile che potessero udire
-così presto il rombo dei lunghi archibugi delle Aquile della steppa.
-
-— Giungeremo in tempo, padrone? — chiese Tabriz, quand'ebbero percorso
-qualche miglio. — I nostri cavalli vanno con uno slancio indiavolato,
-tuttavia non potremo giungere all'abitazione della tua fidanzata prima
-di un'ora, ed in un'ora si può prendere d'assalto anche un fortino.
-
-— Se hanno mandato quel povero messo, è segno che i servi di Talmà non
-si arrenderanno prima del mio arrivo, — rispose Hossein, il quale si
-sforzava di apparire calmo, quantunque veramente non lo fosse affatto.
-
-— Chi può aver spinto le Aquile della steppa fino qui?
-
-— Piombano dove sanno di fare un buon colpo e Talmà è ricca.
-
-— Mi viene però un altro sospetto, padrone.
-
-— Quale, Tabriz?
-
-— Non oso dirtelo.
-
-— Devi parlare.
-
-— Ho udito a narrare che il Khan di Samarcanda e che anche quello di
-Bukara, si sono sovente serviti delle Aquile per provvedere di belle
-fanciulle i loro _harem_. —
-
-Hossein provò un tale colpo al cuore da vacillare sulla sella.
-
-— Vuoi uccidermi, Tabriz? — disse, con voce soffocata.
-
-— Io non volevo dirtelo, signore.
-
-— Possibile che quei miserabili siano qui venuti attirati dalla
-bellezza di Talmà, piuttosto che dalla sua ricchezza?
-
-— La fama della bellezza della tua fidanzata, può essere volata molto
-lontana e può essere penetrata anche entro gli _harem_ di quei Khan.
-
-— Guai a loro! — urlò il giovane. — Per quanto siano potenti, il mio
-_kangiarro_ saprebbe raggiungerli.
-
-— La mia non è stata che una supposizione, padrone, — disse il gigante.
-
-— E nondimeno mi ha colpito profondamente il cuore, più dolorosamente
-d'un colpo di pugnale.
-
-— Possono avere di mira solamente le ricchezze della tua fidanzata,
-signore.
-
-— Vadano pure i cofani pieni d'oro e di gioielli di Talmà, ma non lei.
-L'amo così immensamente, Tabriz, che non potrai mai fartene un'idea,
-m'intendi?
-
-Se corro attraverso la steppa, mi pare di vederla fuggire dinanzi a
-me fra le alte erbe, come una visione celeste; se dormo, mi pare di
-vederla entrare silenziosamente nella tenda del _beg_ e accostarsi
-al mio capezzale e sussurrarmi parole d'amore; se inseguo una fiera
-o caccio col falco, mi pare che perfino gli animali volatili abbiano
-qualche cosa di comune con Talmà.
-
-M'intendi, Tabriz? Aizza il tuo cavallo, senza tregua, senza
-compassione. Se muore poco importa. Abbiamo cavalli in abbondanza.
-
-— Cani di predoni! — ruggì il gigante. — Ne farò un macello di quei
-ladri! È tempo che le Aquile ritornino nelle loro maledette steppe
-della Ghirghisia.
-
-— Sferza, Tabriz. —
-
-I due stalloni persiani, quantunque galoppassero da quasi una mezz'ora,
-non rallentavano, anzi pareva che aumentassero continuamente la loro
-corsa, non ostante che le sabbie trasportate dal vento, si abbattessero
-in vere trombe su di loro.
-
-Ad un tratto Tabriz mandò un grido.
-
-— Hai udito, padrone?
-
-— Che cosa?
-
-— Una scarica di fucili.
-
-— Arresta il tuo cavallo. —
-
-Il gigante, con una strappata violenta, fece fare al suo destriero un
-volteggio fulmineo, poi lo costrinse a piegarsi sui garretti, perchè il
-ventre toccò le erbe della steppa.
-
-Hossein, che era forse il più abile cavaliere della steppa, aveva
-fermato quasi di colpo il suo, a rischio di spezzargli le gambe.
-
-Le raffiche in quel momento si succedevano con estrema violenza,
-trascinando trombe di sabbia, che giravano vorticosamente attraverso
-le tenebre, spezzandosi e rovesciando sulle steppe vere cortine di
-granelli.
-
-— Ascolta attentamente, padrone, — disse Tabriz.
-
-— Non odo che i ruggiti del vento, — rispose Hossein, che si era
-curvato innanzi e che nondimeno si sentiva bagnare la fronte.
-
-I due cavalli, colla testa curva fino in mezzo alle alte erbe, pareva
-che ascoltassero anch'essi, pur soffiando rumorosamente:
-
-Ora erano fischi stridenti che terminavano in un lungo gemito, come
-d'una persona sgozzata; ora invece erano sibili prolungati, che
-morivano quasi subito come se tra le erbe si spegnessero ad un tratto;
-oppure muggiti assordanti, che parevano prodotti dal rompersi delle
-onde del mar Caspio o da quelle dell'Aral.
-
-— Odi, padrone, — chiese improvvisamente il gigante, raccogliendo le
-briglie e stringendo le ginocchia per lanciare nuovamente, a corsa
-sfrenata, il suo magnifico khorassano, che sembrava impaziente di
-riprendere lo slancio.
-
-— Sì, una scarica di archibugi, — disse Hossein, che era diventato
-pallidissimo.
-
-— Assalgono la casa di Talmà.
-
-— Partiamo!... Partiamo!... —
-
-I due cavalli persiani, sentendo allentare le briglie, ripartirono
-colla velocità d'una tromba.
-
-L'abitazione di Talmà non doveva essere lontana più di tre miglia,
-distanza che quegli impareggiabili corridori potevano superare in meno
-d'un quarto d'ora.
-
-— Prepara le pistole ed il _kangiarro_, Tabriz, — disse Hossein, che
-pareva in preda ad una terribile collera.
-
-Galoppavano colla testa curva, per non venire acciecati dalle trombe di
-sabbia che non cessavano di roteare sulle ali del vento e respiravano
-rumorosamente.
-
-Quella seconda corsa durò, sempre velocissima, un'altra mezz'ora; poi
-Hossein che tendeva sempre ansiosamente gli orecchi e che scrutava
-attentamente la tenebrosa pianura, trattenne nuovamente, quasi di
-colpo, il suo khorassano, a rischio di venire sbalzato a terra.
-
-— Attenti, Tabriz! — esclamò.
-
-— Che cos'hai, padrone? — chiese il gigante.
-
-— I lupi.
-
-— Brutto segno. Avranno le Aquile dietro di loro.
-
-— Fermiamoci un momento e vediamo. Se la casa di Talmà fosse stata già
-assalita, a quest'ora avremmo udito qualche colpo di fucile. Giungeremo
-quindi a tempo. —
-
-I banditi che infestano le steppe turchestane, hanno una maniera
-speciale e curiosissima per dare la caccia agli uomini; maniera ben
-triste, ma molto sicura perchè non lascia alcuna traccia dei delitti
-che commettono: seguono i lupi.
-
-È saputo da tutti che quelle bestie non aggrediscono che gli uomini
-isolati, o per lo meno che siano in piccoli gruppi. Appena i loro
-lugubri ululati, che il vento porta assai lontani, giungono agli
-orecchi dei predoni, questi balzano sui loro cavalli e prendendo la
-via più breve, piombano sui disgraziati viaggiatori, che vengono senza
-pietà scannati e derubati.
-
-I lupi, intimiditi da quella improvvisa comparsa di tanti cavalieri,
-non osano avanzare e s'arrestano a qualche distanza, in attesa che
-il delitto sia compiuto. Appena i banditi se ne vanno, entrano a loro
-volta in scena e la cena, soventi volte molto abbondante, non manca mai
-loro.
-
-Si afferma anzi dai turchestani, che i lupi non assaltino mai, anche se
-sono in grossissimo numero, i banditi della steppa. Si vede che hanno
-ormai capito che quelli sono i loro provveditori di carne umana, e
-perciò li rispettano; tuttavia non possiamo assicurare l'autenticità di
-questo fatto.
-
-Hossein e Tabriz si erano guardati intorno. Piccole ombre cogli occhi
-fosforescenti che sembravano di bragia, correvano con fantastica
-celerità per la pianura, spiccando grandi salti al di sopra delle alte
-erbe.
-
-— Sono ben lupi, quelli, — disse Hossein, senza manifestare alcuna
-inquietudine.
-
-— Sì, padrone, — rispose Tabriz, levando dalle fonde due pistole, armi
-forse migliori del lungo archibugio.
-
-— Non inquietiamoci per quelli, — disse il giovane. — Non mi sembrano
-in tal numero da osare un attacco, e poi i nostri khorassani hanno le
-zampe più leste delle loro.
-
-— E lo sanno, padrone; guarda come son tranquilli.
-
-— Si tratta ora di sapere se le Aquile della steppa si trovano dietro
-di noi o dinanzi.
-
-— È difficile indovinare da quale parte verranno.
-
-— Che cosa mi consigli di fare?
-
-— Riprendere lo slancio e far correre i lupi, mio signore. Finora
-non hanno cominciato ad ululare e forse i predoni sono ancora molto
-lontani.
-
-— Avanti dunque!... E teniamoci in sulle difese. —
-
-I due khorassani mandarono un lungo nitrito, alzarono gli orecchi e
-ripartirono cogli occhi scintillanti, le narici dilatate e la bella
-testa non più curva innanzi, bensì gettata indietro. I carnivori
-salutarono la partenza dei khorassani con uno spaventevole ululato, che
-si ripercosse lungamente nella tenebrosa pianura, non ostante i fischi
-ed i muggiti delle raffiche.
-
-— I maledetti ci annunciano alle Aquile, — disse Tabriz serrando le
-ginocchia e armando una delle due pistole.
-
-— Non far fuoco per ora, — disse Hossein. — I banditi potrebbero anche
-credere che i lupi diano la caccia a qualche drappello di onagri (asini
-selvaggi) o di gazzelle. —
-
-I lupi facevano sforzi prodigiosi per non perdere terreno e
-continuavano a balzare fra le erbe, ululando a tutta gola.
-
-Divisi in due file, galoppavano a destra ed a sinistra dei due
-khorassani, tenendosi ad una distanza di cinquanta o sessanta metri.
-
-Non essendo più di una trentina fra tutti, non si sentivano abbastanza
-forti per precipitarsi risolutamente all'attacco. Probabilmente
-contavano o sull'esaurimento delle forze dei cavalli, o sulla caduta
-dell'uno o dell'altro, per avventarsi.
-
-Quella corsa sfrenata durava solo da pochi minuti, quando Tabriz scorse
-sulla linea dell'orizzonte, che aveva cominciato un po' a rischiararsi,
-grandi ombre che si serravano rapidamente.
-
-— Padrone! — disse. — Le Aquile sono dinanzi a noi. Guarda quella linea
-oscura che si muove laggiù. Si preparano a chiuderci il passo.
-
-— Le Aquile! — esclamò Hossein, alzandosi sulle larghe staffe
-d'acciaio, per abbracciare maggior spazio.
-
-— Sì, padrone, non m'inganno, io. —
-
-Hossein mandò un vero ruggito:
-
-— Quei miserabili sperano di arrestare il nipote di Agha beg!...
-Passeremo attraverso le loro fila come palle di cannone!... Fuori il
-_kangiarro_, Tabriz!
-
-— L'ho già in mano, — rispose il gigante.
-
-— Le briglie fra i denti e una pistola nella ventriera.
-
-— È fatto.
-
-— A tutta corsa!... Sfonderemo la loro linea.
-
-— Non ne dubitare, signore. —
-
-Giunti a cinquanta passi, una voce chiese improvvisamente:
-
-— Chi vive? Fermatevi!...
-
-— Amici della steppa, — rispose Hossein alzando il _kangiar_.
-
-— Fermatevi!...
-
-— Sì, aspetta un momento!... Aizza, Tabriz, e piombiamo addosso a quei
-miserabili. —
-
-Un cavaliere si era staccato dalla linea e muoveva incontro a loro a
-piccolo trotto.
-
-Hossein alzò la lunga pistola che aveva nella mano sinistra, mirò
-qualche istante, poi fece fuoco.
-
-Il bandito, colpito in mezzo al petto dall'infallibile palla del
-giovane, allargò le braccia abbandonando le briglie e l'arcione e
-stramazzò pesantemente fra le erbe, mentre il suo cavallo, spaventato
-dal lampo e dalla detonazione, dopo d'aver spiccato un gran salto di
-fianco, si dava a precipitosa fuga attraverso alla steppa.
-
-— Carica, Tabriz! — urlò il giovane. — Addosso a quei cani! —
-
-I due cavalieri giunsero come un uragano sui banditi schierati su una
-lunga linea. Erano quindici o venti, bene montati e anche bene armati;
-tuttavia Hossein e Tabriz non esitarono un momento a caricarli, sapendo
-bene che nessuno avrebbe potuto arrestare lo slancio indiavolato dei
-due khorassani.
-
-— Addosso! — urlò un'ultima volta il prode figlio del _beg_, che aveva
-presa un'altra pistola.
-
-Serrarono i ginocchi sui fianchi dei cavalli e spararono
-simultaneamente due colpi, poi fecero impeto sulla fila, menando colpi
-furiosi a destra ed a sinistra coi _kangiarri_.
-
-Parve che quella carica furiosa e l'audacia dei due turchestani,
-producesse un gran panico fra quei banditi, poichè invece di stringere
-la fila e di chiudere il passo, fecero fare ai loro cavalli un salto
-di fianco, lasciando libero il varco. Lo strano si è poi che non
-pensarono, nella confusione, di far uso dei loro fucili, che pur
-tenevano fra le mani.
-
-I due cavalieri, dopo d'aver spaccata la testa ai due banditi, che si
-erano trovati a portata di mano, passarono come una tromba attraverso i
-nemici, ormai disorganizzati dal loro slancio impetuoso, continuando la
-loro rapidissima corsa attraverso le fitte erbe della pianura.
-
-— Allenta le briglie, Tabriz! — gridò Hossein, — I banditi ci daranno
-ora la caccia. —
-
-Alcune detonazioni rimbombarono alle loro spalle e tosto essi udirono i
-proiettili a fischiare non già in alto, bensì rasente le erbe.
-
-Tabriz si volse e si guardò alle spalle.
-
-Le Aquile della steppa, furiose di non aver potuto arrestare a tempo
-i due audaci cavalieri e anche smaniose di vendicare la morte dei loro
-tre compagni, si erano messi in caccia, urlando ferocemente.
-
-Come però abbiamo detto, se i cavalli turchestani hanno una resistenza
-straordinaria, non hanno la velocità e lo slancio dei cavalli persiani
-e specialmente di quelli del Khorassan, sicchè era molto difficile che
-potessero raggiungere i due fuggiaschi, quantunque le cavalcature di
-questi avessero galoppato quasi un paio d'ore.
-
-Dopo il primo slancio impetuosissimo, i cavalli turchestani erano
-infatti rimasti indietro, non ostante le frustate furiose dei loro
-cavalieri.
-
-— Non ci perderanno di vista, — disse Hossein.
-
-— Fra poco saremo alla casa di Talmà e allora.... — rispondeva Tabriz,
-quando una scarica fragorosa, echeggiata in quel momento dinanzi a
-loro, gli interruppe bruscamente la frase.
-
-Hossein mandò un grido:
-
-— Attaccano!....
-
-— Sì, la casa della tua fidanzata, signore, — aggiunse Tabriz, che era
-diventato pallido.
-
-— Ah!.... Miserabili!... — urlò Hossein.
-
-Una seconda scarica rintronò in quell'istante, più debole della prima
-ed in altra direzione.
-
-— Sono impegnate due lotte! — esclamò Tabriz. — Una al nord e l'altra
-ad oriente. Che cosa significa questo doppio attacco?
-
-— Non lo comprendi? Quei birbanti si sono divisi in due schiere: l'una
-contro la casa di Talmà e l'altra contro il villaggio dei Sarti, per
-impedire a questi di accorrere in aiuto della loro signora.
-
-Nemici alle spalle, nemici dinanzi e nemici sul fianco!.... Se non
-moriamo questa notte, camperemo cent'anni!....
-
-— Ci inseguono sempre?
-
-— Sono lontani, signore, tuttavia non pare che abbiano intenzione di
-lasciarci. Mi stupisce però una cosa.
-
-— Quale?
-
-— Che non facciano più uso dei loro fucili. Potrebbero ancora colpirci.
-
-— Vorranno prenderci vivi.
-
-— Infatti quando siamo passati attraverso a loro, hanno sparato ai
-nostri cavalli, piuttosto che su noi. Le palle rasentavano le erbe
-della steppa.
-
-— E noi approfitteremo di questa loro misteriosa magnanimità per far
-strage dei loro corpi. Ah!... Un'altra scarica!... Quei cani spingono
-l'assalto.
-
-— Spingi il tuo cavallo.
-
-— Vola come un falco.
-
-A quella seconda scarica altre erano successe subito dopo. Le Aquile
-della steppa dovevano avere trovata una forte resistenza da parte
-dei servi di Talmà e fors'anche da parte dei Sarti, che occupavano il
-villaggio.
-
-Le detonazioni risuonavano sempre più vicine.
-
-I due valorosi, curvi sulla sella, col _kangiarro_ in mano, spiavano
-ansiosamente l'orizzonte. Una estrema ansietà si era impadronita di
-entrambi e sul loro viso si leggeva una collera intensa.
-
-— Talmà, vengo! — ripeteva Hossein. — Resisti, ancora pochi minuti.
-L'uomo che ami sta per giungere. —
-
-Poi a un tratto esclamò:
-
-— Ecco la casa della mia bella fanciulla! I banditi l'assalgano. —
-
-Lampi brillavano fra le erbe e altri lampi balenavano al di sopra d'una
-massiccia costruzione giganteggiante nelle tenebre.
-
-— Padrone — disse Tabriz, — giriamo dietro la casa. Le Aquile attaccano
-di fronte e non vedo brillare alcun lampo dalla parte della cinta.
-
-— Sia pure, quantunque abbia un desiderio intenso di piombare su quelle
-canaglie e di sciabolarle.
-
-— È meglio essere prudenti, signore. Sono in troppi e non si sa mai
-dove vada a finire una palla di pistola o di moschetto.
-
-— Gira al largo, dunque. Ci prenderemo più tardi la nostra
-rivincita. —
-
-Invece di dirigersi direttamente verso la casa, vi passarono dietro,
-senza che le Aquile della steppa, troppo affaccendate a dare l'attacco,
-si fossero accorte del loro arrivo.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Talmà la bella.
-
-
-Mentre i turcomanni, popolo assolutamente nomade, vive sotto le tende,
-il sarto che forma una tribù a parte, quantunque abiti pure la grande
-steppa che si svolge fra il mar Caspio e l'Aral, vive in massicce
-costruzioni, che fino ad un certo punto possono chiamarsi case.
-
-Non essendovi foreste nel Turckestan, perchè nel corso dei secoli sono
-scomparse, avendo gli abitanti abbattuti gli alberi senza sostituirli
-con altri, il sarto non può avere legname, sicchè ricorre alla terra
-che è di natura argillosa.
-
-Ne cava una quantità sufficiente per edificare la sua casa, forma
-mattoni che lascia poi seccare al sole, non potendo in nessun modo
-cuocerli, sempre per la mancanza dell'occorrente combustibile.
-
-Quelle abitazioni, basse, massicce e colle loro pareti grigiastre,
-fanno una pessima impressione. Le camere poi sono piccolissime, col
-soffitto poco elevato e le porte così anguste, che chi le abita, per
-entrarvi, è costretto a curvarsi.
-
-Tutta la costruzione è di terra, salvo le architravi delle porte,
-formate da piccoli pezzi di legno levati con infinita fatica dagli
-_arctha_, quei giganteschi ginepri che crescono solo nelle valli
-lontane o sui pendii delle colline, o tolti dalle piante che si
-allevano, con cure infinite, nei giardini.
-
-Si capisce che quelle case che hanno i tetti formati da semplici canne,
-coperte di putrelle appena disgrossate, non possono avere lunga durata.
-Le piogge, che in quelle regioni talvolta durano parecchie settimane,
-le rovinano in modo tale, che il povero sarto sovente è costretto ad
-abbandonare la sua dimora, che lentamente si sfascia, e costruirsene
-un'altra.
-
-Solo alle famiglie ricche è concesso d'avere delle case ampie e solide,
-coi fondamenti di mattoni cotti, con porticati, cortili e terrazze
-sulla cima. Nel disegno non differiscono però molto da quelle dei
-poveri e sono del pari massicce, pesanti, piuttosto basse, forse per
-evitare un disastro, essendo quelle steppe scosse di frequente da
-terremoti formidabili.
-
-Invece di essere semplici, son doppie, ossia divise in due parti
-distinte da un cortile; una è lo _eskhiri_, che è riservato
-esclusivamente alle donne, dove possono attendere alle loro occupazioni
-e divertirsi al coperto d'ogni sguardo indiscreto; l'altra che chiamasi
-_sakkir_ e anche _birun_, è destinata agli uomini, ai loro amici ed ai
-cavalli.
-
-La casa di Talmà, non era una abitazione di poveri, essendo figlia
-d'un _beg_, sarto che aveva accumulate molte ricchezze. Aveva cortili,
-terrazze, muraglie massicce, finestre tutte interne, chiuse da
-sbarre di ferro, sicchè si poteva considerare come una vera fortezza,
-imprendibile da parte di uomini armati di sole pistole e d'archibugi.
-
-Hossein e Tabriz, come abbiamo detto, erano giunti dietro la casa,
-senza che i banditi se ne fossero accorti.
-
-Balzarono agilmente a terra prendendo i loro fucili e le pistole,
-immaginandosi che le Aquile non avrebbero tardato a circondare
-l'abitazione e s'accostarono al recinto che si estendeva dietro e dove
-si trovavano i cavalli ed i montoni della figlia del _beg_ sarto.
-
-— Lascia liberi i nostri khorassani — disse il giovane Tabriz. —
-Sapranno ritrovare la nostra tenda anche senza di noi. Non voglio che i
-banditi li vedano. —
-
-Il gigante tolse le briglie ed il morso, onde fossero maggiormente
-liberi, poi sferrò loro due poderosi calci.
-
-I due khorassani, non abituati a quel brutale trattamento,
-s'impennarono violentemente, poi partirono ventre a terra, scomparendo
-ben presto fra le tenebre.
-
-— Se ne sono andati, padrone, — disse il gigante.
-
-— Sali sulla cinta e aiutami.
-
-— Un momento, padrone. Bisognerebbe avvertire i difensori della casa,
-se no, credendoci Aquile, ci prenderanno a fucilate.
-
-— È vero, — rispose il giovane a cui batteva forte il cuore. — Come
-fare? —
-
-Hossein stava per rispondere, quando un'ombra umana comparve sul
-terrazzo sovrastante la casa.
-
-— Amici! — gridò Hossein, mentre dalla parte opposta rimbombava una
-scarica. — Sono il figlio del _beg_ Agha. Non fare fuoco. —
-
-L'uomo che aveva già puntato il fucile, avendoli oramai scorti, abbassò
-l'arma.
-
-— Getta una fune, presto, — aggiunse il giovane. — I banditi stanno per
-giungere. —
-
-L'uomo scomparve subito.
-
-— Sali sulla cinta, — continuò Hossein, volgendosi verso Tabriz. — Li
-vedo giungere. —
-
-Il gigante spiccò un salto e s'aggrappò con ambe le mani all'orlo
-superiore del muricciuolo, formato di argilla battuta; si issò
-mettendosi a cavalcioni, poi porse le mani al suo giovane padrone e lo
-innalzò colla stessa facilità, come avrebbe fatto con un fanciullo.
-
-Al di là della cinta vi erano numerosi cavalli i quali, spaventati
-dalle detonazioni che echeggiavano continuamente sulla fronte
-della casa s'inalberavano, cercando di spezzare le corregge che li
-trattenevano ai pali piantati nel suolo.
-
-Tabriz e Hossein attraversarono correndo il recinto e giunsero sotto la
-casa, nel momento in cui una corda a nodi veniva gettata dal terrazzo.
-
-— A te, padrone, — disse il gigante. — Affrettati perchè vengono.
-
-Per un momento posso tener testa a quei ladroni. —
-
-Dietro il muricciuolo, che avevano poco prima varcato, si udivano i
-banditi della steppa a schiamazzare. Anche essi si preparavano a dare
-la scalata al recinto.
-
-Hossein strinse la fune, senza perdere tempo e si issò lestamente fino
-sulla terrazza, dove un servo di Talmà lo aspettava, tenendo in mano il
-moschetto già armato.
-
-— Tu, signore! — esclamò quell'uomo. — Non ti aspettavo così presto.
-
-— Taci e preparati a far fuoco, — rispose Hossein, togliendosi dalla
-spalla il fucile.
-
-— Vi è Tabriz che deve ancora salire. —
-
-Due spari rintronarono in quel momento dietro la muraglia del recinto.
-Due banditi subito apparvero sull'orlo, per aiutare i compagni a
-salire.
-
-— Sali, Tabriz! — Gridò Hossein.
-
-Poi volgendosi verso il servo di Talmà, aggiunse:
-
-— Tira!... A me quello di destra, e a te quello di sinistra. —
-
-Due detonazioni seguirono una dietro all'altra ed i banditi, che erano
-già a cavalcioni della cinta, stramazzarono dall'altra parte.
-
-In quel momento Tabriz metteva i piedi sul terrazzo.
-
-— Va' a vedere la tua Talmà, padrone, — disse poi.
-
-Il giovane attraversò la terrazza, tenendosi curvo onde non esporsi ai
-tiri dei banditi e scese una gradinata coperta, che metteva capo ad una
-specie di veranda, dove alcuni uomini, nascosti dietro il parapetto,
-facevano fuoco.
-
-— Talmà! — gridò Hossein, vedendo fra loro biancheggiare una forma
-femminile.
-
-Un gran grido rispose:
-
-— Il mio prode fidanzato!... Siamo salvi!... Fuoco, amici, fuoco! —
-
-Poi la giovane si slanciò fuori dal gruppo, cadendo fra le braccia di
-Hossein.
-
-Talmà giustificava pienamente la rinomanza d'essere la più bella
-fanciulla della grande steppa turchestana.
-
-Quantunque non dovesse avere più di quindici anni, era quasi alta
-come Hossein, con forme bene sviluppate, come amano quei popoli, fra
-cui la magrezza nelle donne equivale a tutto ciò che può esservi di
-brutto, con grandi occhi oscuri, sormontati da bellissime sopracciglia
-dall'arcata perfetta e capelli neri come l'ala dei corvi, che teneva
-raccolti in un gran numero di trecce adorne di gruppetti di perle.
-
-Come già tutte le donne sarte, indossava una zimarra di seta verde,
-aperta sul dinanzi per lasciar vedere parte della camicia di seta
-bianca e calzoni larghi e imbottiti internamente, in modo da non
-lasciar trasparire la gamba, e calzava alti stivaletti di cuoio rosso,
-colla punta assai rialzata.
-
-Attorno alle anche, aveva uno sciallo di kachemire, dalle splendide
-tinte, annodato sul dinanzi coi due capi pendenti fino quasi a terra.
-
-Malgrado l'imminenza del pericolo, non dovesse averle lasciato tempo
-di occuparsi troppo della sua persona, aveva ai polsi dei ricchissimi e
-pesanti braccialetti d'oro e agli orecchi dei lunghi pendenti, formati
-da perle riunite con turchesi e con rubini.
-
-— Giungi a tempo, mio valoroso Hossein, — disse la fanciulla, la cui
-voce tremava. — E tuo zio? E Abei? Sei giunto colla tua scorta?
-
-— Solo con Tabriz, ma non temere, mia dolce Talmà. Fra un'ora o due i
-miei uomini saranno qui e faremo un macello delle Aquile della steppa.
-
-È tutta asserragliata la casa?
-
-— Tutte le porte sono barricate.
-
-— Di quanti uomini disponi?
-
-— Di nove: uno l'ho mandato a te. L'hai veduto?
-
-— Sì, ed è anche morto. Vieni via di qui: le palle fioccano da tutte le
-parti. Occupiamoci della difesa.
-
-— Hossein, non esporti ai loro fucili! — gridò Talmà, vedendo che stava
-per precipitarsi verso il parapetto della galleria.
-
-— Non temo — rispose il giovane, liberandosi con dolce violenza dalle
-braccia di Talmà.
-
-— Rifugiati nella tua stanza: non corriamo alcun pericolo per
-ora. —
-
-La fanciulla fece un energico gesto di diniego.
-
-— Sono la figlia d'un _beg_, — disse. — Ho anch'io nelle mie vene il
-sangue d'un guerriero.
-
-Voglio sfidare le palle di quei miserabili al tuo fianco, mio valoroso
-Hossein. —
-
-Il giovane guardò la fidanzata con orgoglio, poi disse:
-
-— Come sei la più bella fanciulla della nostra steppa, sei anche la più
-ardita. Vieni, mia dolce Talmà, noi mostreremo alle Aquile come sanno
-combattere gli uomini del Caspio e le fanciulle dell'Aral. —
-
-La prese per una mano e la trasse verso il muricciuolo dove i servi,
-inginocchiati, l'un presso l'altro, mantenevano un fuoco vivissimo
-contro i predoni, che tentavano di farsi sotto per dare la scalata alla
-casa.
-
-La lotta si era impegnata vivissima. Gli assedianti, che erano in
-grosso numero, erano sbucati dalle alte erbe, in mezzo alle quali
-si erano tenuti fino allora nascosti per non esporsi al tiro degli
-assediati e strisciavano sulla terra sgombra, spingendo innanzi a loro
-una scala lunga e massiccia.
-
-Parecchi si erano però tenuti indietro e, mezzo celati sul margine
-della steppa erbosa, sparavano sulla galleria per cercare di
-allontanare i difensori.
-
-Hossein e Talmà, riparati da uno dei massicci pilastri che reggevano
-l'orlo del terrazzo sovrastante, avevano a loro volta aperto il fuoco,
-mentre un servo, inginocchiato dietro di loro, ricaricava i fucili di
-ricambio.
-
-La fanciulla, abituata alle scorrerie dei banditi della steppa, che
-più volte avevano già assaliti i villaggi sarti, non manifestava
-alcun timore e sparava tranquillamente, orgogliosa di mostrare il suo
-coraggio al nipote del fiero _beg_.
-
-Solo, di quando in quando, volgeva la testa verso il fidanzato
-scambiando con lui un sorriso.
-
-La fucilata diventava di momento in momento più intensa. I banditi
-irritati di essere tenuti in iscacco da un così piccolo numero di
-difensori, che credevano di spazzare via con tutta facilità, si
-spingevano audacemente innanzi, quantunque molti di loro giacessero a
-terra morti o feriti.
-
-Hadgi li spingeva all'attacco, urlando ferocemente e promettendo ai
-suoi uomini le teste dei servi di Talmà. Forse fra i banditi vi era
-anche il _mestvires_, che era il vero capo di quell'accozzaglia di
-ladri, però il furfante si guardava bene dal mostrarsi.
-
-Hossein non si scoraggiava però e fucilava i più furibondi, senza mai
-mancarli una sola volta.
-
-— Che cosa fa dunque mio cugino? — si chiese ad un certo momento. — A
-quest'ora dovrebbe essere qui.
-
-— Sei inquieto per loro è vero, Hossein? — chiese la bella Talmà, che
-col viso animato da una viva collera non risparmiava i predoni. — Che
-sia accaduta qualche disgrazia al beg?
-
-— A lui, no!... Egli quantunque vecchio è troppo temuto dalle Aquile e
-nessuno oserebbe assalirlo.
-
-È per mio cugino che sono piuttosto inquieto. Non comprendo come non si
-veda ancora.
-
-— Che i banditi ci prendano prima che egli arrivi? Sono spaventata per
-te, mio Hossein. Tu lotterai fino alla fine, per cadere sotto i colpi
-di quei miserabili, — disse Talmà, con un singhiozzo.
-
-— Taci, luce dei miei occhi, — disse Hossein, quasi con rabbia. — Non
-angosciare il guerriero che combatte.
-
-Fuoco Talmà, là in mezzo a quel gruppo!... Tabriz, a me! —
-
-Il gigante, che sparava sempre sul terrazzo, non ostante il fragore
-della fucilata, aveva udito il grido del suo padrone.
-
-— Che due di voi vadano a sostituirlo, — continuò Hossein, volgendosi
-verso i servi che facevano fuoco in mezzo ad una fitta nuvola di fumo.
-
-Tabriz in quel momento comparve, tenendo in mano il suo lungo fucile
-che fumava ancora.
-
-— Che cosa vuoi, padrone? — chiese, curvandosi dietro uno dei
-pilastri per evitare le palle che sibilavano attraverso la veranda,
-conficcandosi nella parete.
-
-— Sono entrate nel recinto le Aquile? — chiese Hossein.
-
-— No, mio signore. Sono ancora a cavalcione del muricciuolo e non pare
-che abbiano fretta di spingersi sotto la casa.
-
-— Ho bisogno della tua forza.
-
-— Sono pronto a tutto.
-
-— Indietro, Talmà.
-
-— Ah!... Tu, signora! — esclamò il gigante, che non l'aveva ancora
-veduta. — Non è questo il tuo posto.
-
-— Lasciami sparare ancora un colpo, Tabriz. —
-
-Alcune grida mandate dai servi, li avvertirono che qualche cosa di
-grave stava per accadere.
-
-Hossein gettò un rapido sguardo al di sopra del parapetto.
-
-— Hanno alzata la scala! — gridò.
-
-— Lascia che salgano padrone, — disse Tabriz, rimboccandosi le ampie
-maniche e mostrando due braccia grosse, quanto quelle d'un gorilla e
-irte di enormi sporgenze. —
-
-Hossein spinse la fanciulla verso una delle stanze che avevano le porte
-sulla galleria.
-
-— Là, amica, — disse con voce alterata. — Questo è il momento terribile
-e bisogna che tu non ti trovi presso di me.
-
-Il mio cuore tremerebbe troppo per te.
-
-— No, Hossein. Se dobbiamo morire, voglio cadere al tuo fianco, mio
-prode! — gridò la fanciulla con esaltazione.
-
-— È il guerriero che comanda, non l'uomo che ama, — rispose il fiero
-nipote del terribile _beg_. — Obbedisci! —
-
-Si strappò bruscamente dalle braccia di Talmà, che lo avevano
-avvinghiato e si slanciò attraverso il fumo, levandosi dalla cintura le
-pistole.
-
-— Eccomi, Tabriz, — disse. — Salgono!
-
-— Sì e li aspetto, — rispose il gigante con voce tranquilla.
-
-Dieci o dodici banditi si erano subito inerpicati sulla scala, tenendo
-i kangiarri stretti fra i denti, mentre altri facevano un fuoco
-infernale, mandando le palle contro il soffitto della galleria.
-
-— A te, Tabriz! — gridò Hossein, dominando, colla sua voce squillante,
-i clamori assordanti dei banditi.
-
-Il gigante, che stava rannicchiato dietro al parapetto, s'alzò di
-colpo, afferrò le due estremità della scala e, facendo appello a tutte
-le sue forze, la spinse innanzi.
-
-Resa pesantissima pel numero degli assalitori i quali s'innalzavano
-rapidamente, dapprima resistette, poi si rovesciò all'indietro, cadendo
-fra le erbe della steppa.
-
-Tutti quelli che la montavano capitombolarono fra un immenso urlo di
-spavento, rompendosi chi la testa, chi le braccia, chi le gambe.
-
-— Ecco fatto, — disse Tabriz, ridendo. — Spero che quei bricconi non
-torneranno nella steppa della fame in troppo buona salute. —
-
-In quel punto si udì uno dei servi di Talmà ad urlare:
-
-— Vedo dei cavalieri che accorrono!... I Sarti! I Sarti!... —
-
-Hossein si era precipitato verso il parapetto, mentre Tabriz, che
-pareva fosse diventato improvvisamente furioso, con un colpo di spalla
-faceva crollare uno dei pilastri della veranda, a rischio di far cadere
-una parte del terrazzo sovrastante, coprendo di macerie le Aquile che
-stavano per rialzare la scala.
-
-Quattro o cinque drappelli di cavalieri giungevano a briglia sciolta,
-attraversando la steppa come un uragano. Ai primi chiarori dell'alba si
-poteva distinguere un bel vecchio dalla lunga barba bianca, cavalcare
-alla loro testa su un destriero nero come un corvo e che spiccava dei
-salti straordinari.
-
-— Mio zio! — esclamò Hossein. — Amici, Tabriz, siamo salvi. —
-
-Un grido che parve un colpo di tuono, uscì dalle labbra del vecchio.
-
-— Agha _beg_ vi uccide, miserabili!... È il terrore delle
-Aquile!... Fuoco e caricate col _kangiarro_!... Spazziamo queste
-canaglie!... —
-
-I banditi, accortisi dell'arrivo di quei drappelli che erano
-numerosissimi e ansiosi di prendere parte alla lotta, si ripiegarono
-disordinatamente verso la steppa.
-
-— In sella! — comandò Hadgi, il luogotenente del _mestvires_. —
-Riprenderemo al momento opportuno la partita. —
-
-Una tromba squillò sonoramente. Era il segnale della fuga.
-
-I banditi che si trovavano dietro la casa di Talmà e che sparavano sul
-terrazzo, udendo quel segnale, abbandonarono precipitosamente la cinta,
-raggiungendo i loro camerati che saltavano in sella, sotto il fuoco
-vivissimo degli assediati.
-
-— Al galoppo! — ordinò Hadgi — La partita è perduta. —
-
-Le Aquile allentarono le briglie e s'allontanarono in due lunghe
-file, scomparendo verso occidente, prima che il vecchio beg ed i
-suoi drappelli avessero avuto il tempo di chiudere loro la ritirata e
-d'impegnare la lotta.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-La scomparsa di Abei Dullah.
-
-
-Il vecchio _beg_, rimasto solo a guardia dell'immensa tenda, dopo la
-partenza precipitosa di Hossein e di Tabriz pel nord e di Abei Dullah
-per l'occidente trovandosi la scorta in quella direzione, aveva fatto
-subito i suoi preparativi di difesa, non essendo improbabile che
-qualche manipolo di banditi cercasse di approfittare dell'assenza dei
-due giovani e del servo, per tentare un colpo di mano.
-
-La notizia dell'imminente matrimonio di Hossein con Talmà la bella,
-doveva essersi sparsa a grande distanza nella steppa, essendo il
-vecchio beg conosciuto da tutte le tribù e, siccome i regali di nozze
-dei ricchi sono sempre costosissimi, non era difficile supporre che
-quell'attacco fosse diretto più contro quei regali, che contro i
-fidanzati, almeno così la pensava il _beg_.
-
-Giah Agha era però un tale uomo da far tremare anche da solo parecchie
-Aquile della steppa. Nella sua gioventù era stato un guerriero indomito
-e gli anni non avevano calmati ancora i suoi istinti battaglieri, nè
-scemata la fama di coraggiosissimo, che si era guadagnata.
-
-Non appena i tre cavalieri scomparvero fra le tenebre, staccò i suoi
-archibugi che erano appesi ai pali della tenda, una mezza dozzina circa
-e tutti splendidi e di lunga portata, avendoli acquistati dai persiani
-che godevano allora fama di abilissimi armaiuoli; si cacciò nella
-cintura le sue due pistole ed il _kangiarro_, che aveva l'impugnatura
-d'oro con turchesi e rubini e andò a sedersi sulla soglia della tenda,
-mettendosi accanto il _narghilè_.
-
-— Se i ladroni verranno poi a farmi visita li riceverò come si meritano
-— disse, riaccendendo la pipa, che nel frattempo si era spenta.
-
-— D'altronde la scorta non tarderà a giungere. Il cavallo di Abei nulla
-ha da invidiare per velocità e per resistenza a quello di Hossein ed al
-mio.
-
-Il mio!... Sarà meglio che lo metta al sicuro e che me lo tenga presso.
-
-Heggiaz!... —
-
-Un nitrito rispose subito alla chiamata del vecchio, poi un superbo
-cavallo sorse dall'ombra, accostandosi all'entrata della tenda e
-presentando il suo muso al padrone.
-
-Era tutto nero, col pelo lucentissimo e bardato con un lusso che
-solo un ricco _beg_ può permettersi. Le briglie e la sella avevano
-pendenti formati di zecchini e catenelle d'oro e la gualdrappa, che
-scendevagli fino al ventre per ripararlo dall'umidità della notte, era
-tutta ricamata in argento con numerosi gruppetti di perle di Barehin ai
-quattro angoli.
-
-Il _beg_ gli gettò sulle nari una boccata di fumo odoroso, che il
-cavallo, al pari dei cammelli turchestani, parve gradire, poi gli
-disse:
-
-— Coricati presso di me, mio bravo Heggiaz. Tu senti meglio di me i
-nemici, anche quando sono ancora lontani. —
-
-Il cavallo obbedì docilmente, coricandosi fra le alte erbe che
-crescevano intorno alla tenda.
-
-Il _beg_ si era rimesso a fumare colla sua solita pacatezza, seduto
-su un pesante cofano che Tabriz aveva colà collocato, onde rinforzare
-meglio le pertiche reggenti la vasta tenda.
-
-Di quando in quando s'interrompeva, per mettersi meglio in ascolto
-e per scrutare le tenebre. Non udiva che il sibilar rabbioso delle
-raffiche e dentro lo squillare inquieto dei falchi.
-
-Passò un'ora, poi un'altra ne trascorse, senza che alcun essere
-umano si mostrasse sulla steppa. Il _beg_ non fumava più colla calma
-abituale; aspirava rabbiosamente il fumo della sua pipa, facendo
-gorgogliare fortemente l'acqua profumata coll'essenza di rosa,
-racchiusa nel vaso di vetro.
-
-Cominciava ad inquietarsi.
-
-— Abei dovrebbe essere già qui colla scorta, — si ripeteva. — Che gli
-sia accaduta qualche disgrazia o che abbia incontrato qualche drappello
-di Aquile rimaste indietro? E di Hossein che cosa ne sarà? Che sia
-giunto alla casa di Talmà?
-
-Io non tremo per lui, ha Tabriz con sè che vale da solo dieci uomini e
-poi Hossein è più audace e più forte di Abei. —
-
-Ad un tratto il cavallo mandò un lungo nitrito e alzò di colpo la testa
-verso l'occidente.
-
-— Che cos'hai udito, mio bravo Heggiaz? — chiese il beg, che si era
-pure levato, lasciando cadere il cannello di cuoio rosso del _narghilè_
-e armando precipitosamente uno dei suoi sei fucili. — È Abei che torna
-colla scorta o qualche Aquila che cerca d'accostarsi? —
-
-Tese gli orecchi, curvandosi verso il suolo, mentre l'intelligente
-animale mandava un secondo nitrito e allungava maggiormente il collo
-verso l'ovest.
-
-— Deve essere Abei, — disse il _beg_, il cui udito ancora finissimo
-aveva raccolto un lontano galoppo.
-
-Dopo alcuni minuti il vecchio vide un cavallo galoppare sfrenatamente
-verso la tenda, privo del cavaliere. Mandò un grido:
-
-— Qui, Ader! —
-
-Il destriero fece, senza fermarsi, il giro della tenda, forse per
-aver tempo di frenare lo slancio, poi andò a urtare Heggiaz con tanta
-violenza da cadere sulle ginocchia.
-
-— Solo, torna solo senza Abei! — esclamò il _beg_, precipitandosi verso
-il cavallo. — Quale disgrazia è successa? È impossibile che sia caduto,
-lui che è pure un abilissimo cavaliere e Ader poi non avrebbe lasciato
-il suo padrone. —
-
-Sollevò il cavallo e lo trasse entro la tenda, sotto la lampada. Con un
-solo sguardo si avvide che quel bellissimo animale, un farsistano come
-il suo, non aveva alcuna ferita.
-
-Anche la bardatura era intatta, come quando era partito.
-
-Il vecchio fece un gesto disperato.
-
-— E non poter sapere nulla!... Abei scomparso, Hossein e Talmà in
-pericolo!... Che cosa fare?... Maledette Aquile, che il Profeta vi
-danni e che l'arsura non cessi di disseccare la vostra steppa della
-fame! —
-
-Stette un momento immobile guardando, cogli occhi dilatati da una
-collera intensa, la pianura che il vento e le sabbie spazzavano, poi
-prese una risoluzione disperata:
-
-— Andiamo a chiamare in aiuto i Sarti. —
-
-Legò il cavallo del nipote ad un palo della tenda, spense la lampada,
-onde colla sua luce non attirasse l'attenzione degli scorridori della
-steppa, abbassò il pesante tessuto di feltro che serviva da portiera,
-quindi, gettandosi sulle spalle un fucile, uscì, gridando:
-
-— Heggiaz! —
-
-Il nobile animale s'accostò al padrone. Pareva che avesse compreso che
-cosa si domandava da lui.
-
-Il vecchio, a cui l'età non aveva ancora tolta la forza, si aggrappò
-alla criniera e mettendo un piede nella larga staffa d'acciaio, montò
-in sella.
-
-— Via, mio bravo Heggiaz, e non fermarti fino al villaggio dei
-Sarti. —
-
-Il farsistano sentendo allentare le briglie, partì come un fulmine
-verso il settentrione.
-
-Il villaggio dei Sarti, che era una specie di feudo di Talmà, essendo
-stato suo padre _beg_ di una di quelle tribù sedentarie, si trovava
-più prossimo alla casa assediata dalle Aquile della steppa. In meno di
-un'ora e mezzo, con quel cavallo che poteva gareggiare con quelli di
-Hossein e di Tabriz, il vecchio contava di giungervi.
-
-Fortunatamente i banditi, sicuri di non venire disturbati, ansiosi
-soprattutto di impadronirsi della casa, avevano commesso l'imprudenza
-di non lasciare delle vedette disperse per la pianura, cosicchè il
-_beg_ potè attraversare la distanza che lo separava dai Sarti, senza
-fare alcun cattivo incontro, eccettuato qualche piccolo gruppo di lupi
-che non si provò nemmeno a dargli la caccia.
-
-Era la mezzanotte quando entrò nel villaggio. Era quello formato da
-un centinaio e mezzo di casupole molto basse, costruite con argilla
-grigia, con finestre così strette da sembrare feritoie e con porte
-basse, chiuse da una enorme pietra che si spostava dal di dentro.
-
-Un'oscurità profonda ed un silenzio perfetto regnavano nelle viuzze
-fangose e tortuose. I Sarti dormivano della grossa, non immaginandosi
-nemmeno lontanamente, che in quel momento le Aquile fossero sbucate
-dalla steppa della fame e che fossero piombate sulla casa della loro
-principessa e padrona.
-
-Il beg spinse il suo cavallo fino in mezzo ad una piazzetta che formava
-il centro del villaggio e s'arrestò dinanzi ad una casa un po' più
-vasta delle altre, sormontata da un terrazzo.
-
-Si levò un archibugio e lo scaricò in aria, mormorando:
-
-— Se non sono tutti ubbriachi, si sveglieranno. —
-
-La detonazione s'era appena spenta, che si videro degli sprazzi di luce
-attraverso le feritoie, poi s'udirono delle grida partire da diverse
-case.
-
-Un uomo era comparso sulla cima del terrazzo, armato d'un fucile e
-munito d'una torcia.
-
-— All'armi Sarti! — urlò con voce tuonante. — Le Aquile della steppa!
-
-— Taci, cornacchia! — gridò il vecchio. — Invece di strepitare a
-codesto modo scendi e raccogli tutti i tuoi uomini.
-
-— Chi sei?
-
-— Giah Agha _beg_. —
-
-L'uomo scomparve e poco dopo la pietra, che serviva di porta a quella
-casa, veniva spostata e parecchi Sarti uscivano, portando delle
-lampade, ma tenendo anche prudentemente nell'altra mano i moschetti
-armati.
-
-— Tu, signore! — esclamò una voce con stupore.
-
-— Voi dormite, mentre i banditi assalgono la casa della vostra padrona,
-— disse il _beg_. — Questo non è il momento di tenere gli occhi chiusi
-e le armi appese alla parete.
-
-— La casa della principessa attaccata! — gridarono parecchie voci.
-
-— Tacete e non perdete tempo. Radunate più combattenti che potete
-e seguitemi. Daremo a quelle maledette Aquile una terribile
-lezione. —
-
-Altri uomini accorrevano da tutte le parti armati di fucili, di
-pistole, di _cangiarri_ e di _jatagan_.
-
-Udendo che le Aquile avevano assediato la casa della loro giovane
-signora, si dispersero come uno stormo di passeri per tornare poco dopo
-coi loro cavalli di battaglia.
-
-— Quanti siete? — chiese il _beg_.
-
-— Almeno in duecento, — rispose il più anziano della truppa.
-
-— In sella e seguitemi. Giah Agha vi conduce. —
-
-La fama del vecchio guerriero era troppo nota nella steppa.
-
-I Sarti, che sono d'altronde valenti soldati, vivendo in continua
-guerra colle orde dei Kirghisi e degli Usbechi, quegli eterni
-scorridori della grande pianura turanica, in un lampo furono tutti
-a cavallo ed il plotone lasciò la piazza, mentre le loro donne ed i
-vecchi che erano pure usciti, gridavano loro dietro:
-
-— Tornate vincitori! —
-
-Ed il mullah del villaggio, salito sul suo piccolo minareto mezzo
-diroccato, urlava a squarciagola:
-
-— _Slonchay!... Dismillahir rahmnvir rahim!_ — (All'erta!... Suoni la
-mia parola in nome di Dio santo ed inesorabile).
-
-Il _beg_, si era messo alla testa dello squadrone e, siccome il suo
-cavallo era tutt'altro che stanco, lo conduceva con una velocità
-vertiginosa, temendo di giungere troppo tardi.
-
-Avevano percorso appena un paio di miglia, quando i cavalieri
-cominciarono a udire confusamente le scariche di moschetteria.
-
-— Preparate le armi! — gridò il _beg_, reggendosi sulle larghe staffe
-e levandosi dalla fascia il _kangiarro_. — Nessuna compassione per quei
-ladroni. —
-
-Continuarono la corsa sfrenata per parecchi minuti ancora, mentre le
-scariche diventavano intense e più forti.
-
-— _Kabarda! Kabarda!_...[6] — gridarono ad un tratto i cavalieri.
-
-Degli uomini fuggivano al galoppo attraverso la steppa, mentre dei
-lampi balenavano fra le erbe e più in alto, sul terrazzo e sulla
-veranda della casa di Talmà, che era ormai visibile.
-
-— _Nuher_ (scudiero), suona la carica! — gridò il _beg_.
-
-Un uomo, che lo seguiva da presso, levò da una fonda della sella
-una specie di flauto e si mise a suonare rabbiosamente, cavando
-dall'istrumento delle note stridenti, che si propagavano a grande
-distanza.
-
-I banditi che assediavano la casa, sentendosi rovinare addosso quella
-turba di cavalieri, si erano dispersi precipitosamente per raggiungere
-i loro animali nascosti fra le alte erbe.
-
-Solo otto o dieci che erano già a cavallo e che dovevano essere quelli
-che erano scappati poco prima, si radunarono per tentare di sostenere
-l'urto, ma appena si videro dinanzi il vecchio beg che caricava alla
-disperata col kangiarro alzato, volsero anche essi le spalle, senza
-nemmeno perdere tempo a scaricare qualche colpo di pistola.
-
-— Padre! — gridò Hossein, che lo riconobbe subito, cominciando le
-tenebre a diradarsi.
-
-— Dov'è Talmà? — chiese il vecchio, mentre scendeva da cavallo.
-
-— È qui presso di me.
-
-— Aprite la porta. —
-
-I Sarti in quel frattempo avevano continuata la loro corsa, smaniosi
-di vendicarsi di quei terribili predoni, che già più volte avevano
-devastate le loro terre e predate buona parte delle loro mandrie.
-
-Le lastre di pietra che barricavano le due porte della casa, (porte
-alte e non già basse, essendo quelle un distintivo delle case abitate
-da persone d'alta condizione), furono levate ed il beg entrò preceduto
-dallo scudiero.
-
-Sul pianerottolo della scala che conduceva sulla galleria, Hossein e
-Tabriz l'aspettavano.
-
-— Sia lodato Iddio ed il suo profeta, — disse il vecchio, abbracciando
-la giovane e poi il nipote. — Temevo di non poter giungere in tempo.
-Spero che le Aquile non torneranno più a guastare la vostra felicità.
-
-— Grazie dell'augurio, padre, — rispose la bella Talmà colla sua voce
-armoniosa.
-
-— Ed Abei? — chiese Hossein. — Insegue i banditi?
-
-— Io non l'ho più veduto, — rispose il _beg_. — Solo il suo cavallo è
-tornato alla tenda, senza cavaliere.
-
-— Abei scomparso! — esclamarono ad una voce Hossein e Talmà.
-
-— Io temo, figli miei, che gli sia toccata qualche sventura avanti che
-abbia potuto raggiungere la scorta.
-
-— E non andremo a cercarlo? — chiese Hossein.
-
-— Sì. Affiderò la missione di trovare Abei a Tabriz. Mi addolorerei
-troppo che egli non assistesse al matrimonio di questi ragazzi. —
-
-Tabriz, che era conosciutissimo dai Sarti, scelse venti cavalieri,
-montò Heggiaz che pareva fosse appena uscito dalla scuderia, non
-ostante la lunga corsa fatta e diede il comando di partire, mentre il
-_beg_ e Hossein gli gridavano dalla veranda:
-
-— Ritorna presto e con lui. —
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-La steppa turcomanna.
-
-
-In quell'immenso spazio che si estende fra il mar Caspio ad occidente
-ed il mar d'Aral ad oriente, toccando i confini della Persia,
-dell'Afganistan, della Duzungaria cinese e del Belucistan, vive un gran
-popolo fiero, bellicoso, che nessuno degli stati confinanti è stato mai
-capace di soggiogare.
-
-Solo i russi, dopo non lievi lotte e non pochi sacrifici, sono
-riusciti, pochi anni or sono, a frenare; ma non del tutto a dominare,
-poichè tutti i Kanati che sono compresi in quel vastissimo territorio,
-si possono considerare anche ora, quasi indipendenti.
-
-Quel grande popolo è conosciuto sotto il nome generico di turcomanni,
-quantunque racchiuda nel suo seno varie razze, che ben poco hanno
-di comune l'una coll'altra, fuorchè una sola cosa: l'istinto del
-ladroneccio.
-
-Il turchestano infatti somiglia molto al terribile tuareg, quel
-formidabile predone che ha fatto dell'immenso deserto del Sahara, il
-suo impero. Pel tuareg le sabbie del deserto, pel turcomanno la steppa:
-entrambi sono avoltoi e quali avoltoi!...
-
-Quel popolo, eternamente irrequieto, che nei secoli passati ha
-rovesciato nell'Asia Minore e nella penisola balcanica quei terribili
-turchi, che unitisi agli arabi fecero tremare per tanto tempo le più
-agguerrite nazioni bagnate dal Mediterraneo, occupa tutta la grande
-steppa non solo, ma bensì anche la valle dell'Ox, parte del Kkorossan e
-perfino una porzione del Belucistan.
-
-Il paese dove vive non è altro che una landa sterminata, che sembra
-sia stata in tempi remotissimi il fondo di qualche gigantesco
-bacino, caldissima e arida nell'estate, fredda e generalmente nevosa
-nell'inverno, bagnata solamente nella primavera e nell'autunno da
-piogge abbondanti, le quali sviluppano erbe altissime.
-
-Come nel Sahara, così nella steppa vi sono oasi dove si coltivano, con
-buon successo, granaglie di varie specie: riso, lino, cotone e frutta
-molto deliziose, specialmente nelle valli aperte dal Syr-Ceria, dal
-Kisil e dall'Oxus, i tre maggiori fiumi che scorrono attraverso la
-steppa e le cui rive sono coperte di giunchi, di canne e di alberi.
-
-Quattro razze distinte si contendono quel paese, e tutte sono più o
-meno dedite al ladroneccio, sdegnando l'agricoltura, quantunque tutte
-si occupino attivamente dell'allevamento dei cammelli, dei cavalli e
-dei montoni.
-
-Gli Usbechi, che sono i più numerosi e che formano perciò la razza
-dominante, oriundi dalle rive del Volga, che abbandonarono nel XV
-secolo, occupano la maggior parte della steppa, vivendo sotto tende.
-Piccoli, robusti, sono coraggiosissimi e perciò insofferenti d'ogni
-giogo e non si occupano d'altro che dell'allevamento dei cavalli.
-
-I turcomanni, padri degli Osmani che conquistarono col valore delle
-loro armi la Turchia Europea e le rive del mar Nero, occupano la steppa
-che si estende dalle sponde meridionali del Caspio a quelle occidentali
-dell'Aral, e questi sono i più temuti; ma accanto a loro vi sono i
-Kirghisi, popolo nomade e selvaggio, vivente esclusivamente di preda,
-sempre in lotta coi suoi vicini ai quali ruba le mandrie, i cammelli ed
-i cavalli. Questi sono i veri predoni della steppa, sono le terribili
-_Aquile_, che calano con rapidità fulminea e che con eguale rapidità
-scompariscono, lasciando dietro di loro solo delle rovine fumanti.
-
-La Russia ha conquistato il loro paese, sottoponendo volta a volta
-sotto il suo dominio la grande, la media e la piccola orda, senza però
-che sia riuscita a cambiare i loro istinti briganteschi. Ed infatti i
-Kirghisi sono rimasti quelli che erano cent'anni fa.
-
-La quarta razza che vive nella steppa turchestana è la Bukara, chiamata
-anche Tadjika ed è la più incivilita; e per sua disgrazia anche la più
-debole, sicchè deve sopportare il giogo delle altre tre. È l'unica
-che non sia nomade, preferendo vivere nella città e nei villaggi,
-dedicandosi al commercio ed all'agricoltura, ed a questa appartengono i
-Sarti che sono una frazione di essa.
-
-Ciò premesso, riprendiamo la nostra narrazione.
-
-Il drappello di Tabriz galoppava sempre, dirigendosi innanzi a
-tutto verso la tenda del _beg_ per mettere al sicuro i bagagli, che
-contenevano grandi ricchezze e preziosi gioielli, destinati a Talmà, e
-che i banditi potevano predare senza che alcuno potesse opporsi a loro.
-
-Il gigante non era troppo tranquillo, potendo darsi che le Aquile
-avessero lanciati alcuni cavalieri attraverso la steppa per sorvegliare
-il _beg_ ed i suoi due nipoti, quindi si affrettava, incitando i Sarti,
-a non risparmiare ai loro cavalli i colpi di frusta.
-
-Le tenebre si erano a poco a poco dileguate e, quantunque l'autunno
-fosse già inoltrato, il sole dardeggiava sulla steppa dei raggi ancora
-caldissimi, i quali assorbivano l'umidità del suolo trasformandola in
-leggere cortine di nebbia.
-
-Attraverso alle erbe fuggivano con velocità fantastica truppe di
-gazzelle non più grosse di caprioli, col dorso, il collo e le estremità
-delle membra coperte d'un pelame candidissimo, la testa fulva e grigia,
-armata di due corna nere e aguzze e gli occhi contornati da una fascia
-bianca che dà loro un aspetto stranissimo.
-
-Anche molte lepri scappavano quasi di sotto le gambe dei cavalli,
-non essendo quelle turchestane timide come le nostre, nulla avendo da
-temere da parte degli uomini, reputando la loro carne non meno impura
-di quella del maiale.
-
-Alle sette del mattino Tabriz, che aguzzava gli sguardi e che non aveva
-rallentata la corsa dell'instancabile Heggiaz, scopriva finalmente
-la tenda del _beg_, la quale sorgeva isolata in mezzo alla sterminata
-pianura.
-
-— Pare che le _Aquile_ l'abbiano rispettata, — disse, volgendosi verso
-il _nuker_ che gli cavalcava a fianco. — Avrebbero potuto fare un bel
-bottino che le avrebbe in parte compensate della batosta subita dinanzi
-la casa di Talmà.
-
-— Hanno troppa paura del tuo _beg_, — rispose il Sarto.
-
-— Sai chi è che comanda le Aquile?
-
-— Mi hanno detto che le guidava un turcomanno delle rive del Caspio.
-
-— Non sono Kirghise dunque quelle?
-
-— Non credo.
-
-— Avrei giurato che venivano dalla steppa della fame, — disse Tabriz.
-— Kirghise o Turcomanne sono sempre pericolose, quando spiegano le ali.
-Rallenta.
-
-— Perchè, Tabriz?
-
-— Vi possono essere banditi là dentro e prenderci con una fucilata a
-bruciapelo. —
-
-Essendo giunti ad un centinaio di passi dalla tenda, Tabriz fermò il
-proprio cavallo e lo costrinse a nitrire, pizzicandogli fortemente un
-orecchio.
-
-Un altro nitrito che usciva dalla tenda rispose subito.
-
-— È il cavallo di Abei Dullah, — disse subito il gigante. — Possiamo
-andare innanzi con tutta sicurezza. —
-
-Allentò le briglie e in pochi slanci raggiunse la tenda. Saltò a terra
-e alzò il pezzo di feltro che serviva da porta, affrettandosi a puntare
-una pistola, ma non vide che il cavallo di Abei legato ad un palo della
-tenda.
-
-— È strano! — mormorò. — Nessuna scalfittura sul cavallo di Abei;
-nemmeno le ginocchia sono lorde di fango. Questo cavallo non è caduto;
-come mai Abei Dullah è stato preso? Ecco un bel mistero che sarà forse
-difficile dilucidare. —
-
-Fece scendere da cavallo due Sarti e ordinò loro di mettersi a guardia
-della tenda, poi risalì su Heggiaz, dicendo agli altri:
-
-— Seguitemi e aprite gli occhi. —
-
-Il drappello sferzò le cavalcature e riprese la corsa. Tabriz si era
-prontamente deciso.
-
-Era sua intenzione di muovere direttamente verso l'Ungus Bett, sulle
-cui rive Abei aveva lasciata la scorta dei cammelli. Se Abei s'era
-diretto verso quel corso d'acqua, doveva trovare in quella direzione le
-sue tracce o per lo meno il suo cadavere.
-
-— State attenti se vedete delle aquile non già umane, bensì pennute, —
-disse volgendosi verso i Sarti che lo seguivano. — Se calano sulla
-steppa è segno che vi sarà un cadavere da fare a pezzi.
-
-— Che l'abbiano ucciso? — chiese il _nuker_ che aveva ripreso il posto
-al suo fianco.
-
-— Non lo credo, quantunque quel cugino d'Hossein non mi sia mai
-stato... troppo simpatico — disse Tabriz.
-
-— Vuoi dire che se fosse morto... —
-
-Il gigante fece con una mano un gesto vago, senza rispondere e aizzò
-Heggiaz.
-
-Nuvoli di _koabara_, che sono una specie di ottarde di statura piccola,
-colle piume bigio giallastre a macchiette brune, la testa adorna d'un
-ciuffetto, il collo lunghissimo, fornito sotto la gola di lunghe penne
-sottili e biancastre, con punteggiature nere ed il becco somigliante ad
-un chiodo, fuggivano lungo le rive di quei piccoli bacini.
-
-Tabriz non si degnava nemmeno di guardarle, quantunque quei grassi
-volatili avessero potuto fornire a lui e ai suoi uomini una succolenta
-e deliziosa colazione, che tutti avrebbero assai gradita. Egli seguiva
-cogli sguardi una traccia aperta fra le erbe che a qualunque altro
-occhio sarebbe sfuggita, ma non certo al suo.
-
-— L'ha aperta il cavallo di Abei questa via, — mormorava. — Si vedono
-le erbe calpestate e ripiegate dai suoi robusti zoccoli.
-
-Finirò per trovarlo. —
-
-Quella galoppata durava già da un'ora ed il gigante cominciava a
-distinguere, attraverso la nebbia che s'alzava sulla steppa, come
-un gran nastro d'argento che il sole faceva vivamente scintillare
-indicante il fiume, quando un grido echeggiò in mezzo alle erbe che
-sorgevano altissime sulle rive.
-
-— _Kabarda!... Kabarda!_... —
-
-Tabriz arrestò di colpo Heggiaz, facendolo piegare fino a terra e vide
-parecchi grossi falchi volare in truppa serrata, sfiorando colle loro
-robuste ali le erbe della steppa.
-
-— V'è qualcuno laggiù, — disse.
-
-Fece fare a Heggiaz un gran salto e si diresse verso il fiume gridando
-con voce stentorea:
-
-— Chi chiama?.
-
-— Aiuto!
-
-— Veniamo: abbiate pazienza un momento.
-
-— Aiuto!...
-
-Tabriz si lasciò sfuggire un grido.
-
-— È la voce di Abei! — esclamò. — Che io abbia avuto tanta
-fortuna? —
-
-Quel grido era partito fra mezzo un altro gruppo di canne, costeggiante
-uno stagno con le erbe circostanti che quasi interamente coprivano.
-
-Tabriz discese da cavallo, subito imitato dal _nuker_ ed entrambi si
-diressero con precauzione verso le piante acquatiche.
-
-— Sei tu signore? — chiese il gigante — aprendo le canne
-coll'archibugio.
-
-— Non m'inganno io! — esclamò la voce che aveva chiamato aiuto. — È
-Tabriz che mi parla! —
-
-Il turcomanno s'avanzò rapidamente e scoprì, in mezzo alle piante, il
-nipote del _beg_ colle gambe e le braccia legate da solide corregge.
-
-— Che cosa fai costì, mio signore? — chiese il gigante.
-
-— Vedi bene che sono legato, — rispose Abei, che pareva o fingeva di
-essere arrabbiato.
-
-— Ti hanno sorpreso le Aquile, signore?
-
-— Vuoi che mi sia legato da me?
-
-Tabriz estrasse il _kangiarro_ ed in pochi colpi recise le corregge,
-non senza notare però che i nodi erano così poco stretti da poterli
-allargare con un piccolo sforzo.
-
-— Sono sei ore che mi trovo qui — disse Abei saltando lestamente in
-piedi. — Potevi giungere ben prima.
-
-— Avevamo da difendere Talmà, signore, — disse Tabriz — e quelle
-maledette _Aquile_ ci hanno tenuto occupati fino all'alba.
-
-— L'hanno portata via?
-
-— Chi?...
-
-— La bella Talmà?
-
-— È stato un vero miracolo se non l'hanno rapita. Qualche ora di
-ritardo e prendevano d'assalto la casa. —
-
-Abei era diventato pallidissimo ed una profonda ruga si era disegnata
-sulla sua fronte.
-
-— E Hossein è là? — chiese coi denti stretti.
-
-— Col _beg_.
-
-— E chi sono codesti cavalieri che t'accompagnano?
-
-— I Sarti di Talmà. —
-
-Abei represse a stento un moto d'ira.
-
-— E le nozze? — chiese.
-
-— Questa sera, signore, verso il tramonto. Partiamo o non potrai
-prendere parte alla caccia, nè alla corsa, mentre il _beg_ conta sui
-tuoi falchi e sul tuo cavallo.
-
-La carovana si sarà già messa in viaggio ed i regali di nozze non
-mancheranno al momento opportuno.
-
-— Conducetemi un cavallo — proseguì Tabriz, volgendosi verso la scorta.
-
-Un sarto s'avanzò e balzò a terra dinanzi ad Abei dicendogli:
-
-— Lunga vita al nipote del grande _beg_. Ecco il mio cavallo
-signore. —
-
-Abei salì in sella senza parlare, mentre il Sarto montava dietro ad uno
-dei suoi compagni; poi il drappello partì al galoppo, tornando, innanzi
-a tutto, verso la tenda per smontarla e trasportarla alla casa di Talmà
-e prendere i cavalli che dovevano già essere ritornati.
-
-Abei non aveva più aperto bocca. Pareva in preda a tetri pensieri e
-punto soddisfatto di quanto era accaduto durante la notte. Di quando in
-quando la profonda ruga ricompariva sulla sua fronte e il suo viso già
-poco simpatico assumeva un aspetto bruttissimo.
-
-— Signore, — gli disse ad un certo momento Tabriz, — si direbbe che tu
-sei molto incollerito.
-
-— È vero, — rispose il nipote del _beg_. — L'ho con quelle dannate
-_Aquile_ e poi vi è un pensiero che mi turba.
-
-— Quale?
-
-— Vorrei sapere chi le ha spinte a tentare questo colpo di mano e per
-conto di chi hanno agito.
-
-— È quello che mi ero già chiesto anch'io, — rispose il gigante. — Qui
-sotto ci deve entrare la mano di qualche uomo potente.
-
-— Di un _Khan_?
-
-— Quello di Khiva o di Bukara. Eh!...
-
-— Può darsi — disse Abei. Poi ricadde nel suo mutismo, aizzando il
-piccolo e villoso cavallo datogli dal Sarto.
-
-Un'ora dopo giungevano alla tenda. I due cavalli che Tabriz e Hossein
-avevano lasciati liberi, brucavano le erbe come meglio potevano, avendo
-ancora il morso.
-
-I Sarti, aiutati dal gigante, levarono le pertiche, piegarono l'immensa
-tela di grosso feltro, caricarono tutto sui cavalli, compresi i cofani,
-poi si rimisero in marcia.
-
-Abei non si era occupato che dei suoi falchi ai quali ci teneva
-immensamente.
-
-Verso le tre del pomeriggio la carovana giungeva dinanzi alla casa
-di Talmà, che brulicava di persone accorse in gran numero da tutti i
-vicini villaggi di quella parte della steppa, per assistere alle nozze.
-
-I matrimoni che si celebrano nelle steppe turaniche, attirano sempre
-un gran numero di persone, perchè quello è un giorno di festa e di
-baldoria per tutti, anche per gli stranieri, anche pei nemici, i quali
-vengono considerati come ospiti e nulla hanno quindi da temere, almeno
-fino a che le feste durano.
-
-Quando si tratta specialmente d'un matrimonio fra persone cospicue, non
-è raro vedersi radunare delle migliaia di cavalieri giunti da villaggi
-anche lontanissimi, perchè sanno che gli sposi daranno cacce, corse di
-cavalli e soprattutto banchetti colossali, dove s'immoleranno centinaia
-di montoni e dove il latte inacidito e fermentato di cammelle scorrerà
-a fiumi.
-
-Il _beg_, i suoi nipoti e Talmà erano troppo noti nella steppa
-dei Sarti, perchè il pubblico scarseggiasse: e forti drappelli
-di cavalieri, in abito da festa, con immensi turbanti variopinti,
-o altissimi kalbak villosi, cinture piene d'armi scintillanti, e
-lunghissimi fucili gettati attraverso le spalle erano accorsi.
-
-Chi erano e da dove venivano?
-
-Nessuno avrebbe osato far loro una tale domanda perchè, secondo le
-leggi dell'ospitalità turchestana, sarebbe stata un'offesa sanguinosa.
-
-Moltissimi erano Sarti del Tackhunt, a giudicarli dalla lunga
-vestaglia, colle maniche molto larghe presso la spalla e strette
-all'estremità e tanto lunghe che basta chiudere il pugno, perchè
-ricadano e riparino le mani dal freddo e dall'umidità, quindi persone
-amiche.
-
-Ve n'erano molti altri però con giubbe invece corte, di grosso panno,
-strette da larghe fasce di cotone, lunghe sovente perfino dieci metri
-e con ampi calzoni e alti stivali gialli o rossi, a punta rialzata,
-e con certe facce barbute, d'aspetto brigantesco e poco rassicurante,
-appartenenti ad altre tribù e forse molto lontane.
-
-I servi di Talmà, aiutati dai Sarti del vicino villaggio e dalla scorta
-del _beg_, che era giunta felicemente colla carovana, avevano fatti i
-preparativi per le nozze. Immense tavole erano state disposte dinanzi
-alla casa pel banchetto notturno ed un numero infinito di caldaie erano
-state allineate sul margine della steppa, piene di pezzi di montone.
-
-Tutto il giorno i cuochi, improvvisati, non avevano fatto altro che
-scannare animali e mungere le cammelle, affinchè tutti gli ospiti
-potessero mangiare a crepapelle e bere a sazietà e poter vantare
-dovunque la ricchezza e la generosità del vecchio _beg_, di Hossein e
-della sposa.
-
-Quello però che pel momento maggiormente interessava tutta quella gente
-era la caccia col falco, che doveva aprire la festa, poichè tutti i
-turchestani sono appassionatissimi per tali divertimenti.
-
-Quattro gazzelle, animali velocissimi, più agili dei cervi e dei
-caprioli, dovevano fornire la preda ai rapaci volatili di Abei.
-
-Uno squillo di corno, lanciato dallo scudiero, avvertì che gli ospiti
-si erano disposti su due immense file sulla fronte della steppa,
-trattenendo a stento i loro piccoli, brutti, ma ardenti cavalli, che la
-caccia alla quale dovevano prendere parte anche i fidanzati, stava per
-cominciare.
-
-La porta maggiore della casa di Talmà si era aperta, e pel primo
-era comparso Abei, sfarzosamente vestito, montato sul suo bellissimo
-cavallo e tenendo sul pugno sinistro, coperto da uno spesso guanto, il
-suo falcone favorito.
-
-Subito dopo erano usciti Hossein e Talmà, seguiti dal vecchio _beg_ e
-da Tabriz.
-
-Il primo indossava uno splendido costume persiano di seta bianca, con
-grandi cordoni ed alamari d'oro e sul berrettone conico un pennacchio
-ornato di diamanti e di smeraldi; Talmà invece aveva il suo vestito da
-sposa, che risaltava vivamente sulla candida giumenta che le serviva da
-cavalcatura.
-
-Aveva i capelli divisi in due grosse trecce, che le ondeggiavano sulle
-spalle e che contornavano splendidamente il suo visino bianco-rosa,
-allungate artificiosamente con spighette formate da peli di cammello e
-intrecciate con mazzolini di bellissime perle di Bahrem.
-
-Sul capo portava una specie di tiara d'argento dorato, adorna di
-turchesi, assai alta, un vero edifizio, coperta in parte da un lungo
-velo intessuto con pagliuzze d'oro e con numerose fila di sottilissime
-catenelle e di pietre preziose, come rubini, zaffiri e smeraldi e che
-terminava al di sotto della cintura, in un ricchissimo e probabilmente
-antichissimo merletto.
-
-La sua veste era ampia, di seta rossa, diritta, priva delle maniche
-affinchè si potessero scorgere i meravigliosi braccialetti che
-le ornavano le bellissime braccia, — regali del fidanzato; — era
-stretta alle anche da una fascia pure di seta, ricamata in oro,
-di colore azzurro ed abbellita sul petto da piastrine d'argento e
-d'oro, somiglianti nella forma alle cartucce dei moderni fucili e
-che probabilmente dovevano contenere degli amuleti o dei versetti del
-Corano.
-
-Al di sotto di quella veste, che non le scendeva oltre le ginocchia,
-formando ampie e ricche pieghe, Talmà portava dei larghi calzoni alla
-turca, di seta bianca, con festoni d'oro, allacciati alle caviglie,
-un po' sopra delle scarpette di cuoio rosso splendidamente ricamate in
-argento.
-
-Il _beg_ veniva ultimo, colla sua famosa scimitarra di damasco che
-avrebbe potuto bastare a comperare le splendide armi dei suoi nipoti,
-tutto racchiuso in una severa zimarra di panno bruno, stretta da una
-fascia di pelle gialla ed il capo coperto da un immenso turbante, il
-cui pennacchio era trattenuto da uno smeraldo di valore inestimabile.
-
-Tutti in pugno tenevano i falchi, i quali squittivano incessantemente o
-starnazzavano le ali come se fossero impazienti di strappare gli occhi
-alle disgraziate gazzelle.
-
-Un urlo selvaggio, partito da mille bocche, salutò la comparsa degli
-sposi:
-
-_Uran!... Uran!..._
-
-Era quel grido formidabile dei cavalieri turchestani, che tante volte
-aveva fatto impallidire i poveri abitanti della steppa; un grido
-che somigliava all'urrah leggendario dei cosacchi, urlo di guerra ed
-insieme di entusiasmo.
-
-Da una specie di capannuccia costruita in mezzo alle alte erbe, quattro
-graziose gazzelle, catturate vive alcuni giorni innanzi, si erano
-buttate a corsa disperata attraverso la steppa; e tutta quella turba di
-cavalieri, preceduta dai fidanzati, da Abei, dal _beg_ e da Tabriz, si
-era slanciata innanzi come una tromba furiosa, devastatrice, aizzando i
-cavalli e lanciando il terribile grido di guerra.
-
-Era un uragano che passava attraverso alla steppa, peggio ancora,
-una meteora fra un fracasso assordante, un mugolìo feroce di veltri
-galoppanti sui fianchi dei cavalieri, con le lingue penzolanti e le
-code al vento.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Il colpo di testa delle Aquile.
-
-
-I turchestani non hanno, al pari dei signori e dei feudatari europei,
-rinunciato alla loro passione per la caccia col falco, perchè gli
-sconvolgimenti che hanno recato tanti danni nel medio evo, li hanno
-lasciati perfettamente tranquilli nelle loro steppe.
-
-Essi non contano nella loro istoria un Carlo V, che diede in feudo ai
-cavalieri di S. Giovanni l'isola di Malta, purchè gli passassero ogni
-anno un falcone bianco bene ammaestrato; nella loro religione non hanno
-avuto sacerdoti che si dedicassero come da noi, all'allevamento di
-quei rapaci volatili, tanto da trascurare le loro pratiche religiose;
-non hanno avuto di quei baroni inglesi che reclamavano il diritto di
-collocare i loro falchi sopra gli altari, mentre si celebravano le
-sacre funzione; non un Francesco I che aveva un falconiere maggiore,
-capo di quindici nobili e di cinquanta servi, incaricati della cure e
-dall'addestramento dei suoi trecento volatili; nè un Lodovico II che
-castigava colla pena di morte chiunque rubasse un falco, e con un anno
-ed un giorno di carcere chi sottraesse un solo uovo da un nido.
-
-Tuttavia tutti i ricchi turchestani, specialmente i _beg_, i _khan_ e
-lo _sciàh_ di Persia, hanno una passione estrema pei falchi cacciatori,
-senza raggiungere le stranezze dei nostri antichi feudatari.
-
-Nell'ammaestramento usano però i medesimi sistemi e adoperano, al par
-dei nostri antenati, il falcone di passo, eccettuato l'astore, che fa
-eccezione alla regola e che quantunque nidifichi sul posto si abitua
-facilmente.
-
-Catturato il volatile, che deve essere sempre un adulto e non già un
-piccino, per qualche tempo lo lasciano tranquillo su un pezzo di legno
-piantato nel suolo, non troppo alto, offrendo di quando in quando
-qualche piccolo uccello ucciso di fresco o qualche pezzo di montone
-ancora sanguinante. Sono però così diffidenti e così selvaggi, che per
-uno o due giorni disdegnano il cibo; ma la fame, quella tremenda fame
-che doma le tigri ed i leoni, li vince e non esitano più.
-
-Quello è il primo passo. Il falco che comincia a conoscere il suo
-fornitore, si lascia facilmente collocare sul pugno del falconiere, il
-quale lo obbliga a restarvi per un certo tempo.
-
-Ordinariamente, quegli uccelli rapaci si arrendono con molta fatica
-e cercano di gettarsi a terra; ma essendo legati, a poco a poco si
-abituano, specialmente se si ha cura di privarli del sonno e di
-trattenerli il più che sia possibile, di notte, alla luce di una
-lampada. Il falco non tarda allora a riconoscere l'uomo che lo cura e
-che gli dà da mangiare, anche se lo tiene sul pugno. È sempre questione
-di appetito.
-
-Solo allora gli si permette di fare qualche volata trattenendolo
-dapprima con una correggia non più lunga di mezzo metro, costringendolo
-però a ritornare sul pugno del falconiere.
-
-Ciò ottenuto si sostituisce una funicella di trenta o quaranta e anche
-più passi ed incomincia il secondo ammaestramento: ossia di partire al
-fischio e di ritornare al medesimo segnale.
-
-Fino dalle prime lezioni però i turcomanni e anche i persiani, hanno
-cura soprattutto di abituare i loro falchi alle grida dei cacciatori;
-ai nitriti dei cavalli ed ai latrati dei cani, onde non si spaventino
-al momento della caccia e, caso strano, vi si prestano facilmente.
-
-Quando i falchi conoscono ormai il loro falconiere e rispondono alla
-sua chiamata, tornando sollecitamente sul suo pugno, comincia il
-secondo periodo d'educazione, ossia di insegnare loro di cacciare al
-vivo come si dice.
-
-Da principio i falconieri legano per le zampe qualche uccello, che sia
-piuttosto grosso, poi lo lasciano in libertà, tenendo però sempre il
-filo in mano ed invitano il falco ad inseguirlo. Questi non si fa quasi
-mai ripetere l'ordine, parte come un fulmine, raggiunge e ghermisce
-la preda; bisogna lasciargliela divorare girandogli però intorno e
-gridando e fischiando onde si abitui a non aver paura e lasciarsi
-prendere assieme alla vittima.
-
-Un mese ordinariamente di quell'esercizio quotidiano, basta per
-addestrarlo perfettamente alla caccia libera.
-
-Allora il falco è pronto a tutto: ad inseguire e prendere i volatili,
-a cacciare le lepri e anche a misurarsi colle velocissime gazzelle,
-alle quali strappa gli occhi, tenendole quasi ferme fino all'arrivo dei
-cavalieri.
-
-La cavalcata, preceduta sempre da Abei che era un falconiere emerito,
-con Hossein che le cavalcava a fianco, continuava la sua corsa furiosa
-attraverso la steppa. La bella Talmà si reggeva molto bene in sella,
-essendo tutte le donne turchestane abilissime cavallerizze ed anche
-instancabili.
-
-Col suo lungo velo svolazzante, la sua tiara scintillante, il viso
-animato dal piacere della corsa, gli occhi vivissimi, era davvero bella
-e si poteva facilmente comprendere come avesse profondamente colpito il
-cuore di Hossein e forse di qualche altro ancora.
-
-Le gazzelle, spaventate dalle grida dei cavalieri, dal rombo assordante
-di tutte quelle centinaia di cavalli lanciati a corsa sfrenata e dai
-latrati furibondi dei veltri, fuggivano disperatamente, balzando come
-palle di gomma al di sopra delle alte erbe.
-
-Le povere bestie facevano sforzi prodigiosi per mantenere la distanza
-e vi riuscivano, almeno pel momento, quantunque i magri e agilissimi
-veltri avessero già sorpassati i cavalli.
-
-— _Uran!... Uran!..._ — urlavano sempre ferocemente i cavalieri,
-sferzando le loro cavalcature. Era una carica furibonda che passava
-sopra la steppa e che faceva volare le erbe falciate dai robusti
-zoccoli di tutti quei cavalli.
-
-— Attenti! — disse a un certo punto Abei che dirigeva sempre la caccia.
-— A te, Talmà!... Lancialo! —
-
-La fanciulla staccò la catenella d'argento, che tratteneva il volatile
-e alzò il pugno che era coperto da un grosso guanto, mentre Abei
-lanciava un fischio.
-
-Il rapace uccello allargò le ali, sbattendole tre o quattro volte, poi
-spiccò la volata, innalzandosi.
-
-Avanti gli altri! — gridò Abei, mentre liberava il suo.
-
-Quello di Hossein partì come un fulmine, quasi in linea retta, seguito
-subito da quello di Abei.
-
-I tre volatili muovevano velocissimi addosso alle povere gazzelle, che
-sembravano smarrite. Anche quello di Talmà era ridisceso e volava in
-linea quasi retta tenendosi a dieci o dodici metri dal suolo.
-
-D'un tratto i tre rapaci piombarono, con un accordo perfetto, fra le
-corna delle povere bestie, fermandole quasi di colpo e facendole cadere
-sulle ginocchia.
-
-— Bravi, miei piccini! — gridò Abei entusiasmato.
-
-Le povere bestie si dibattevano disperatamente, mandando lamenti
-dolorosi, i falchi divoravano loro ferocemente gli occhi.
-
-I veltri arrivavano in gruppo serrato, colle lingue penzolanti,
-precedendo di duecento passi i cavalieri, latrando spaventosamente.
-
-In un lampo furono addosso alle gazzelle, le quali scomparvero alla
-lettera sotto quella massa di carne.
-
-Abei, Hossein e Talmà, con un ultimo slancio furono però sopra alle
-feroci bestie, che già lavoravano di denti sulle carni dei poveri
-animali e con urla e frustate le costrinsero a lasciare le prede.
-
-Era però troppo tardi per salvarle. Giacevano l'una presso l'altra,
-strangolate, dilaniate, sanguinanti.
-
-Hossein, che era disceso di sella, tagliò un piede alla più grossa e lo
-porse galantemente a Talmà, dicendole:
-
-— Alla regina della caccia. —
-
-Poi rimontò a cavallo, gridando:
-
-— Il banchetto aspetta i nostri ospiti. —
-
-I falchi, ad un fischio di Abei, erano tornati docilmente, riprendendo
-i loro posti, sui pugni inguantati.
-
-La cavalcata si era riordinata attorno ai fidanzati, mandando
-grida formidabili, poi si era nuovamente sciolta, formando gruppi
-pittoreschi, i quali non tardarono a slanciarsi ventre a terra in
-direzione della casa di Talmà.
-
-S'avventavano, poi tornavano indietro, facendo fare ai cavalli dei
-fulminei volteggi, s'incrociavano come se fossero lì lì per impegnare
-una lotta spaventosa.
-
-Era la _fantasia_ turcomanna, meno bella forse di quella dei barberi
-dell'Africa settentrionale, ma più impetuosa.
-
-I _kangiarri_ scintillavano in aria, le pistole ed i lunghi moschetti
-tuonavano, dando l'illusione d'un vero combattimento fra due corpi di
-cavalleria nemica, mentre echeggiava l'urlo di guerra di quei terribili
-nomadi: _Uran!... Uran!..._
-
-E così, sempre volteggiando attorno ai fidanzati ed al vecchio _beg_,
-urlando e sparando, il corteo ritornò dinanzi alla casa di Talmà,
-dove i cuochi lavoravano e si agitavano dinanzi alle immense caldaie
-borbottanti e fumanti.
-
-Ognuno smonta e i cavalli vengono legati a gruppi di dieci o quindici
-intorno alle pertiche, piantate appositamente; poi tutti prendono
-d'assalto le tavole che si piegano sotto una moltitudine di tondi e di
-vasi d'argilla.
-
-Agnelli cucinati interi, vengono portati su grandi lastre di rame
-e fatti subito a pezzi e subito divorati, mentre veri torrenti di
-_khoumis_ inebbriante e fiumi di latte di cammella scorrono.
-
-Tutti vanno a gara per dimostrare la potenza dei loro ventricoli. È
-carne gratuita quella e simili baldorie non succedono di frequente e ne
-approfittano.
-
-Il _beg_ è ricchissimo, la bella Talmà ha mandrie numerose di cammelli
-e di montoni, possono quindi pagarsi il lusso di sfamare almeno una
-volta i poveri nomadi della steppa, che tribolano trecento giorni
-dell'anno su trecentosessantacinque.
-
-Mentre tutte quelle possenti mascelle triturano carne ed ossa, con un
-crescendo spaventevole e le pentole e le caldaie si vuotano a vista
-d'occhio, una banda di suonatori passa attraverso le immense tavole,
-allietando gli orecchi coi dolcissimi suoni delle _guzle_.
-
-Alla testa di quei suonatori, sbucati chi sa da dove, vi è il
-_mestvires_. Il briccone che ha già mangiato e bevuto copiosamente ad
-una tavola appartata, sembra allegro e dardeggia di quando in quando
-uno sguardo ardente sulla bella Talmà, che è seduta a fianco d'Hossein,
-sotto una specie di padiglione di stoffa rossa e gialla, adorno di
-nastri molticolori, che il vento fa svolazzare capricciosamente.
-
-Suona e canta nel medesimo tempo, guidando la sua piccola truppa,
-formata da una diecina di brutti figuri barbuti, che hanno più
-l'aspetto di briganti che di cantastorie.
-
-Mancava un'ora al tramonto, quando Talmà, Hossein ed il _beg_ si
-alzarono rientrando in casa.
-
-Era il segnale della fine del banchetto e della celebrazione del
-matrimonio. Abei era rimasto seduto alla tavola: di fronte a lui si era
-fermato il _mestvires_, fingendo di accordare la sua _guzla_.
-
-Il nipote del _beg_ ed il bandito si scambiarono un lungo sguardo, poi
-un rapido cenno, quindi il secondo s'allontanò velocemente, intanto
-che i suoi compagni, approfittando della confusione che regnava, si
-sbandavano scomparendo fra le alte erbe della steppa.
-
-I convitati, vuotata un'ultima tazza di _khumis_, si erano affrettati
-a raggiungere i loro cavalli dovendo scortare gli sposi e si erano
-disposti su due lunghissime file, una a destra e l'altra a sinistra
-della porta principale della casa.
-
-Tutto d'un tratto un grido altissimo s'alzò, perdendosi lontano lontano
-nella steppa sconfinata:
-
-— Viva gli sposi! —
-
-Talmà era ricomparsa sulla bianca cavalla, sotto un nuovo velo di seta
-trapunto in oro che copriva quasi tutta la parte posteriore del suo
-bellissimo animale.
-
-Teneva fra le braccia un agnellino dalla lana candidissima, ucciso
-pochi momenti prima e adorno di nastri di seta a varie tinte.
-
-Si fermò un momento a guardare i cavalieri, poi lanciò la sua cavalla
-a corsa sfrenata attraverso la steppa, tenendosi ben stretto al seno
-l'agnellino.
-
-Pochi momenti dopo Hossein usciva a sua volta, montando il suo
-splendido cavallo e si lanciava sulle tracce della fidanzata, seguito
-dal _beg_, da suo cugino e da Tabriz, gridando con voce stentorea:
-
-— Amici, aiutatemi a raggiungerla!... La mia stella fuggel...
-
-— Eccoci! — urlarono in coro i cavalieri, snudando i _kangiarri_, —
-_Uran!... Uran!..._ —
-
-Non era che una commedia, poichè Talmà non aveva nessuna voglia di
-fuggire al suo valoroso fidanzato: ma così doveva fare, poichè nelle
-cerimonie nuziali si deve sempre simulare il rapimento della fidanzata.
-
-Il ratto della sposa figura sempre presso tutte le tribù turcomanne e
-anche afgane e belucistane.
-
-I Sarti si limitano a dare la caccia alla sposa e strapparle l'agnello
-che porta con sè.
-
-Presso altre tribù turaniche invece, s'impegnano delle vere lotte per
-strappare la sposa dalla sua tenda.
-
-Il giorno fissato pel matrimonio il fidanzato, seguito dai suoi più
-fedeli amici armati come se dovessero andare alla guerra, si presenta
-dinanzi alla tenda della fidanzata intimando imperiosamente ai genitori
-di lei di consegnargli la sua futura sposa, se non vogliono provare la
-buona tempra delle sue armi.
-
-La giovine si trova già seduta nel mezzo della tenda, colle sue più
-belle vesti, circondata dalle sue amiche e dai suoi parenti.
-
-La prima risposta è un rifiuto netto, ma il fidanzato, spalleggiato
-dagli amici entra a forza e ripete la domanda. Seguono discussioni
-animate, poi da una parte e dall'altra vengono alle mani; talvolta
-scorre perfino del sangue, però il fidanzato finisce sempre per vincere
-ed a portarsi via la fidanzata, malgrado la resistenza che essa finge
-di opporre.
-
-I suoi amici la gettano su un tappeto, che quattro robusti garzoni
-sorreggono e fuggono, protetti dai cavalieri, i quali hanno non poco
-da fare a difendersi dai colpi di pietra e dai pugni di terra, che
-scagliano dietro a loro le amiche ed i parenti della sposa.
-
-E tutto non finisce sempre lì pel povero innamorato, perchè presso
-alcune tribù, dopo pochi giorni di luna di miele, la sposa deve fingere
-una nuova fuga, rifugiandosi presso i suoi parenti più prossimi, dove
-si ferma talvolta perfino un anno, mentre il marito prende parte ad
-arrischiate scorrerie, per poter accumulare tanto da riscattare la
-moglie, quando non rimane fra i morti sul campo di battaglia.
-
-La bella Talmà, che, come abbiamo detto, cavalcava superbamente,
-faceva galoppare la sua bianca cavalla, allontanandosi nella steppa e
-aizzandola colla voce e colla frusta dal manico cortissimo.
-
-Rideva forte e di quando in quando si volgeva a guardare l'immensa
-turba dei cavalieri che galoppava sfrenatamente sulle sue tracce,
-urlando e sparando, preceduta da Hossein, dal _beg_ e da Abei.
-
-La giovine aveva già percorsi tre o quattro chilometri, avanzandosi
-sempre nella pianura, quando la sua cavalla fece uno scarto improvviso,
-poi stramazzò pesantemente fra le erbe, sbalzandola di sella.
-
-Talmà mandò un grido, poi rimase distesa, mezza svenuta.
-
-Quasi nel medesimo istante dieci o dodici uomini, guidati da Hadgi, il
-luogotenente del _mestvires_, sorsero fra le erbe altissime, gettandosi
-su di lei.
-
-— I cavalli! — gridò il luogotenente, afferrando la fanciulla. —
-Presto!... —
-
-I banditi mandarono alcuni fischi stridenti e dodici cavalli, di forme
-vigorose, sorsero come per incanto fra le erbe, dove fino allora erano
-rimasti coricati e nascosti.
-
-Hadgi si slanciò verso il più vicino, tenendo tra le braccia Talmà che
-non era ancora tornata in sè, ed aiutato da uno dei suoi uomini, salì
-in arcione, gridando:
-
-— Via!... Lasciate la corda! —
-
-I banditi erano partiti ventre a terra dietro al luogotenente, mentre
-urla terribili s'alzavano fra i cavalieri del _beg_:
-
-— Ferma!... Ferma! —
-
-Alcuni spari rintronarono senza colpire i rapitori, i quali erano ormai
-troppo lontani.
-
-Hossein, pallido, smarrito, cacciò gli sproni nel ventre del suo
-persiano, facendogli fare dei balzi immensi.
-
-— Talmà!... Mia Talmà! — urlava con angoscia. — Miserabili!...
-Fermatevi o vi uccido tutti! —
-
-I cinque o seicento cavalieri si erano messi in caccia, sferzando
-rabbiosamente i loro cavalli, i quali ormai stanchi dalla fantasia
-fatta prima del banchetto, non potevano competere con quelli freschi e
-ben riposati dei banditi.
-
-D'improvviso, i cavalli di Hossein, del vecchio _beg_, di Abei e
-di Tabriz, che erano giunti nel medesimo luogo ove Talmà era stata
-sbalzata di sella, a loro volta stramazzarono, scaraventando a destra
-ed a sinistra i loro cavalieri.
-
-Gli altri, che giungevano in gruppo serrato, non fecero in tempo a
-frenarsi e andarono a catafascio fra una confusione indicibile.
-
-Per alcuni minuti fu un dibattersi spaventevole di uomini e di cavalli,
-fra urla, bestemmie e nitriti: gli animali, spaventati, appena in
-piedi si davano a una corsa disperata attraverso la steppa, fuggendo
-in diverse direzioni; i cavalieri, sagrando, si alzavano, tastandosi le
-costole ammaccate.
-
-Parecchi perdevano sangue dal naso, altri zoppicavano, avendo ricevuto
-dai cavalli dei calci poderosi. Grida ed imprecazioni s'incrociavano:
-
-— Canaglie!...
-
-— Banditi!...
-
-— Ci hanno giuocati!...
-
-— Hanno tese delle corde sotto le erbe!...
-
-— Furfanti!...
-
-— E scappano!...
-
-— Diamo loro la caccia!...
-
-— A cavallo! — tuonò in quel momento una voce.
-
-Era Hossein. Il bravo giovine, quantunque fosse stato scaraventato a
-dieci passi dal suo cavallo, non aveva riportata alcuna ferita essendo
-le erbe, in quel luogo, altissime e anche foltissime.
-
-Venti o trenta uomini, quasi tutti Sarti, quindi fedelissimi, che
-avevano potuto trattenere a tempo i loro cavalli, avevano risposto
-prontamente all'appello.
-
-— Eccoci, signore!...
-
-— Diamo addosso a quei banditi! — gridò Hossein, che pareva impazzito.
-— Su, in sella, avanti senza tregua!...
-
-La mia Talmà!... Bisogna che li uccida tutti!... A me, Tabriz! —
-
-Il gigante era già in piedi; ma appena montato in sella il suo persiano
-gli era caduto sotto, mandando un nitrito doloroso.
-
-— Signore, non posso! — esclamò con terrore. — Il mio povero animale si
-è spezzato le gambe anteriori.
-
-— A me, zio!... A me, Abei! — gridò Hossein. — Distruggiamo quei
-miserabili! —
-
-Il _beg_ aveva fatto un gesto disperato. Il suo cavallo al pari di
-quello di Tabriz si era rotte le gambe nella caduta.
-
-— Avanti, nipoti! — gridò poi.
-
-I venticinque o trenta cavalieri si slanciarono dietro Hossein, urlando
-ferocemente: — Ammazza!... Ammazza!. —
-
-Ma le _Aquile della steppa_ erano troppo lontane, per avere qualche
-speranza di raggiungerle.
-
-Approfittando di quel colpo maestro, dovuto a parecchie funi tese
-abilmente un po' al di sotto delle cime delle erbe, i banditi avevano
-ormai guadagnato più d'un chilometro e filavano, a corsa sfrenata,
-attraverso la steppa infinita, risalendo verso il settentrione.
-
-— Abei, — disse il _beg_, vedendo che non era ancora salito in arcione,
-— che cosa fai? —
-
-Il giovine stava per rispondere, quando alcune scariche risuonarono in
-lontananza.
-
-— Padre; — disse Abei, — assalgono i Sarti!... Andiamo a dare una
-lezione a quelle canaglie, così mio cugino non avrà nemici alle spalle.
-Sbarazziamogli la via.
-
-— Un doppio attacco, — mormorò il _beg_, mentre i suoi occhi
-avvampavano d'ira. — Ah!.. È troppo!... Bisognerà sterminare quei
-banditi!... Tabriz, un cavallo!... —
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-Hossein alla riscossa.
-
-
-I Sarti ed i loro compagni avevano finito per riprendere una parte
-dei loro cavalli, i quali, dopo una galoppata sfrenata attraverso
-la pianura, passato il panico, erano tornati in buon numero verso i
-loro padroni, sicchè non fu difficile a Tabriz di sceglierne due e di
-condurli dinanzi al _beg_.
-
-— Padrone, che cosa vuoi fare? — chiese il gigante. — I banditi sono
-ormai lontani. E questi animali sono troppo stanchi.
-
-D'altronde hanno alle calcagna Hossein e anche Abei.
-
-— È partito anche Abei?...
-
-— Sì, padrone. Eccolo laggiù che galoppa con un gruppo di Sarti.
-
-— Accorriamo! — gridò il beg, balzando in sella. — Andiamo a difendere
-le vostre famiglie, Sarti, e ricordatevi che non si deve accordare
-quartiere alle _Aquile della steppa_. —
-
-Due centinaia di cavalieri avevano risposto all'appello e si erano
-stretti intorno al vecchio ed a Tabriz.
-
-Gli altri correvano ancora dietro ai loro animali, poichè tutti non
-erano ancora tornati e non pochi erano rimasti sul luogo, trovandosi
-nell'impossibilità di seguire il _beg_, essendosi le loro cavalcature
-storpiate.
-
-— Avanti! — tuonò Giah Aghà. — Cerchiamo di prendere una terribile
-rivincita. —
-
-La truppa si era messa in corsa, preparando i moschettoni e le pistole.
-Non si dirigeva verso la casa di Talmà, non scorgendosi da quelle parti
-alcun cavaliere, bensì verso il villaggio, udendosi in quella direzione
-ancora qualche sparo.
-
-— Padrone, — disse Tabriz, che cavalcava a fianco del _beg_, — riescirà
-Hossein a raggiungere quei miserabili? —
-
-Il vecchio fece un gesto disperato:
-
-— Non mi aspettavo una simile sorpresa! Povero Hossein, povero ragazzo,
-impazzirà!... Per conto di chi hanno agito quei ladri?.... Vi è qui
-sotto un mistero che non riesco a dilucidare.
-
-— No, padrone, le _Aquile_ non hanno rapita Talmà per tenersela loro.
-Qualche Khan, o qualche Emiro deve entrarci nella partita.
-
-— È quello che sospetto anch'io — rispose il _beg_, con un sospiro. —
-Ma per quanto corrano quei banditi, noi sapremo ritrovarli, prima che
-lascino la steppa. Ah!...
-
-— Cos'hai padrone?
-
-— Hai ben guardato i rapitori?
-
-— Mi è stato impossibile. Sono stato scaraventato a terra così
-malamente, che quando mi sono rialzato i banditi erano già lontani.
-
-— Sai chi ho veduto fra di loro?
-
-— Non lo saprei padrone.
-
-— Alcuni di quei suonatori che accompagnavano il _mestvires_.
-
-— Impossibile!...
-
-— Li ho perfettamente riconosciuti
-
-— Dunque quel cane d'un cantastorie è un alleato delle _Aquile!_
-forse una loro spia! — esclamò il gigante, digrignando i denti. — Lo
-accopperò con un pugno!... Bisogna ritrovarlo a qualunque costo.
-
-— È per questo che torno più che in fretta, — disse il_ beg_.
-
-— Io l'ho veduto nel momento in cui ci preparavamo a lasciare la casa
-di Talmà, avviarsi verso il villaggio dei Sarti.
-
-— Preghi Allah di non farsi trovare!...
-
-— Mentre io pregherò di lasciarcelo catturare, — rispose il _beg_. — Se
-lo trovo non uscirà vivo dalle mie mani. Gli ho riserbato un supplizio
-che gli farà maledire il giorno in cui è venuto al mondo!... —
-
-La banda, che si era aumentata d'un altro manipolo di cavalieri, passò
-al galoppo dinanzi alla casa di Talmà, che era guardata da una dozzina
-di servi armati e proseguì la corsa velocissima verso il villaggio, che
-si distingueva vagamente in lontananza, illuminato dagli ultimi raggi
-del sole tramontante.
-
-Le detonazioni erano cessate ed una grande calma, rotta solo dal
-galoppo precipitato dei cavalieri, regnava sulla landa sterminata.
-
-Tutti aguzzavano gli sguardi, tormentando i grilletti dei loro fucili,
-impazienti di far pagare alle _Aquile_ il loro infame tradimento; ma
-nessun cavaliere appariva sulla distesa verdeggiante.
-
-I banditi, dopo d'aver fatto una dimostrazione ostile contro il
-villaggio, dovevano essersi dispersi. Ciò d'altronde non sorprendeva
-nessuno, essendo abitudine dei banditi della steppa di dividere le
-loro forze, per fare due attacchi simultanei, in modo da confondere e
-disorganizzare gli assaliti.
-
-Bastarono tre quarti d'ora ai cavalieri del _beg_ per attraversare la
-distanza che separava la casa di Talmà dal villaggio dei Sarti.
-
-I vecchi, rimasti a difesa delle donne e dei fanciulli, erano schierati
-dinanzi alle prime case e sulle terrazze, coi loro bravi moschettoni in
-mano ed i _kangiarri_ ed i _jatagan_ alla cintura.
-
-Quantunque non più giovani, erano ancora formidabili guerrieri, capaci
-di difendere lungamente le loro case.
-
-— Le _Aquile?_ — chiese il _beg_, appena fu in mezzo a loro, mentre
-Tabriz lo aiutava a scendere da cavallo.
-
-— Scomparse, signore, — rispose un vecchio dalla lunga barba bianca,
-che si era improvvisato conduttore dei suoi compagni. — Non hanno fatto
-che alcune scariche, poi si sono allontanate verso il settentrione.
-
-Sembra che non avessero alcuna intenzione di assalire il villaggio.
-
-— Conosci il _mestvires?_
-
-— Il narra-istorie che suona la _guzla?_
-
-— Sì, — rispose il _beg_.
-
-— Mezz'ora fa era ancora qui e scommetterei che si trova in qualche
-casa.
-
-— Non è partito colle _Aquile?_
-
-— No, _beg_, di questo ne sono certo.
-
-— L'avevi mai veduto, prima che si spargesse la voce del matrimonio di
-mio nipote con Talmà?
-
-— Mai, signore.
-
-— Non sai da dove sia venuto?
-
-— Sarà caduto dall'Afganistan, dal Belucistan o dalla Persia.
-
-— Hai udito, Tabriz? — chiese il _beg_.
-
-— Sì, padrone, — rispose il gigante. — Bisogna prenderlo vivo o morto.
-
-— Morto!... Vivo, Tabriz: egli sa certo molte cose e deve
-parlare. —
-
-Poi, volgendosi verso i cavalieri che gli stavano d'intorno, aggiunse:
-
-— Circondate il villaggio voi e, se il _mestvires_ cerca di fuggire,
-prendetelo, ma vivo, mi avete udito, vivo lo voglio! —
-
-I due o trecento cavalieri, che scortavano il vecchio _beg_, si
-dispersero colla rapidità del lampo, formando intorno al villaggio
-un cerchio immenso, essendosi disposti ad una notevole distanza l'uno
-dall'altro.
-
-Era impossibile che un uomo, per quanto agile e risoluto, avesse potuto
-guadagnare la steppa inosservato, senza cadere sotto i colpi dei Sarti
-e degli amici loro, accorsi a prendere parte alle feste matrimoniali di
-Hossein e della bella Talmà.
-
-Prese quelle disposizioni, il _beg_, seguito da una cinquantina
-d'uomini, fra vecchi e giovani era entrato nelle strette viuzze del
-villaggio, risoluto a scovare il birbaccione. I lettori sanno il
-resto e conoscono l'orrendo supplizio del gesso, fattogli subire
-dall'implacabile _beg_
-
- . . . . . . .
-
-Subito dopo la morte del _mestvires_, il _beg_, seguito da Tabriz e
-da Abei, si era diretto verso una delle migliori case del villaggio,
-che gli abitanti avevano messo a sua disposizione e che, quantunque in
-piccolo, rassomigliava un po' a quella di Talmà, avendo una terrazza,
-una galleria che le girava d'intorno e cortili chiusi.
-
-Doveva essere la casa di qualche signore della borgata, poichè,
-oltre le cose accennate, aveva sul dinanzi un peristilio sorretto
-da colonnette di legno, l'_aivane_, sotto il quale i Sarti usano
-mangiare e riposarsi durante le giornate caldissime; all'indietro il
-_migmankama_, ossia l'appartamento destinato alle donne, con profonde
-nicchie destinate a contenere i cofani e gli arnesi dell'economia
-domestica.
-
-Il _beg_, che sembrava di pessimo umore, era passato nella sala
-centrale, tutta crivellata di buchi, aperti nello spessore dei muri
-e con una specie di pozzo nel mezzo, pochissimo profondo, ove i Sarti
-usano deporre gli oggetti d'uso giornaliero, ossia il vaso che serve
-per preparare il the, la grossa brocca che adoperano per le abluzioni,
-che usano fare al mattino ed alla sera, qualche libro onde l'ospite, se
-è letterato, cosa piuttosto rara nella steppa, possa passare qualche
-ora ed il piatto di rame, finamente cesellato, su cui si servono il
-caffè, i pasticcini dolci, le pipe ecc. alle persone che vanno a fargli
-visita.
-
-Il _beg_ si era lasciato cadere su un tappeto di feltro, prendendosi
-la testa fra le mani, mentre Tabriz bestemmiava a mezza voce ed Abei
-giuocava distrattamente coi bottoni della sua ricchissima giacca di
-seta bianca, come se nessuna preoccupazione grave lo tormentasse.
-Pareva che la disgrazia toccata al cugino non lo avesse troppo scosso e
-tanto meno la morte del povero _mestvires_.
-
-Tabriz, vedendo che l'oscurità cominciava ad invadere la stanza, accese
-una candela di sego piantata su ad un pezzo di legno appeso alla vôlta,
-sprigionando un fumo densissimo e nauseabondo.
-
-Già il Sarto è molto economo in fatto di luce. Se è un benestante, fa
-uso di candele di sego, se è un povero lavoratore, adopera un semplice
-stoppino di cotone immerso in un pessimo olio, che dà più fumo che luce
-o semplicemente fa uso di un bracere che colloca su una tavola. È bensì
-vero che non ama vegliare molto e che alle nove si corica.
-
-— Padrone, — disse Tabriz, che tendeva gli orecchi, — non sono ancora
-di ritorno? Che li abbiano raggiunti? —
-
-Il _beg_, per la seconda volta, aveva fatto un gesto di scoraggiamento.
-
-— Non è possibile, — rispose poi, con un lungo sospiro. — Li vedremo
-giungere a mani vuote.
-
-— Che cosa faremo? Che il _mestvires_ abbia detto proprio il vero?
-
-In tal caso la persona che ha fatto rapire Talmà si troverebbe a
-Samarcanda. E chi sarà l'Emiro che ha udito a decantare la bellezza
-della fanciulla? —
-
-Il _beg_ era rimasto muto: pareva che la robusta fibra di quel vecchio
-si fosse tutta d'un colpo infranta.
-
-Tabriz, non ricevendo risposta si volse verso Abei, che stava sdraiato
-su un tappeto guardando distrattamente la fiamma della candela che il
-venticello notturno, ingolfandosi attraverso le strette feritoie che
-servivano da finestra, alzava ed abbassava.
-
-— Che cosa ne dici tu, signore? — gli chiese.
-
-— Che sarebbe necessario andare a Samarcanda, — rispose il giovane con
-un sottile sorriso. — Il momento veramente non sarebbe troppo buono,
-perchè quella città è ora occupata da stranieri.
-
-— Da chi? — chiese il _beg_ scuotendosi.
-
-— Dai russi, padre — rispose il giovine.
-
-— Chi te lo ha detto?
-
-— Un turcomanno, che stamani è venuto qui ad assistere alle feste.
-Si dice che il governatore russo del Turchestan prepari anzi una
-spedizione per punire severamente le tribù dei Bechs, che si sono
-ribellate all'Emiro di Bukara. —
-
-In quel momento un galoppo fragoroso, che si propagò rapidamente
-attraverso le strette viuzze della borgata, fece balzare vivamente in
-piedi il _beg_ e Tabriz.
-
-— Ritornano! — esclamarono entrambi.
-
-Abei era diventato un po' pallido ed una improvvisa ansietà si era
-dipinta sul suo viso.
-
-— Sono essi, padrone! — grido Tabriz, correndo verso la porta. — La
-riconducessero almeno! —
-
-Anche Abei si era rialzato e, per non tradire la sua emozione, si era
-abbassato sulla fronte il ricco turbante, tirandosi innanzi le due
-larghe fasce multicolori che gli pendevano sulle spalle.
-
-Il galoppo era cessato, ma giù nella via si udivano numerose persone
-a vociare. Domande e risposte s'incrociavano fra i cavalieri e gli
-abitanti usciti tutti nelle vie e sulle terrazze.
-
-Tabriz aveva appena aperta la porta, quando Hossein comparve, coperto
-di polvere ed il viso disfatto da un dolore così intenso, che Abei fu
-costretto, a volgere altrove gli occhi.
-
-Il vecchio _beg_ gli mosse incontro, stringendoselo al petto.
-
-— Nulla, è vero? — chiese.
-
-— Fuggiti, padre, portando con loro la mia felicità, — singhiozzò il
-giovane. — I miserabili!... che cosa aveva fatto loro Talmà?... Ah
-padre!... Mi pare che il mio cuore se ne vada a pezzi!...
-
-— Noi sapremo ritrovarla, Hossein.
-
-— Ma forse non più viva, — disse il giovane con un rauco singhiozzo. —
-Ho sete di sangue, padre!... Bisogna che uccida!...
-
-— Le uccideremo queste maledette _Aquile_, te lo prometto, Hossein,
-dovessi consumare tutta la mia fortuna.
-
-Intanto sappiamo dove i rapitori si dirigono e questo è già molto.
-
-— Sì, a Kitab.
-
-— No, t'inganni, a Samarcanda, — disse il _beg_.
-
-— Chi te lo ha detto? — gridò il giovane.
-
-— Il _mestvires_, che io ho fatto morire fra le strette del gesso poche
-ore or sono; quel miserabile era la spia delle _Aquile_.
-
-— Quel miserabile ti ha ingannato, padre.
-
-— Ma no, — disse Abei, che si era fatto innanzi e che pareva in preda
-ad una vera costernazione. — L'ha confessato prima di morire, cugino.
-
-— Ha mentito! — gridò Hossein. — È a Kitab, che hanno condotto o che
-stanno conducendo Talmà.
-
-— Chi te lo ha detto? — chiese il _beg_, stupito.
-
-— Uno di quei banditi che ferii dapprima con un colpo di fucile e che
-poi, quando mi ebbe confessato dove portavano Talmà, uccisi con un
-colpo di _kangiarro_.
-
-— Chi avrà detto il vero? Quello od il _mestvires_.
-
-— Il _mestvires_, io credo — disse Abei.
-
-— No, il bandito, — disse invece Hossein. — Era tanto spaventato
-vedendomi sopra di lui coll'arma alzata, che non credo possa aver
-mentito in quel momento. È a Kitab che noi troveremo Talmà, il mio
-cuore me lo dice.
-
-— Tabriz, — disse il _beg_, dopo un breve silenzio. — Tu sei stato in
-quella città?
-
-— Sì, padrone, — rispose il gigante. — Mia madre era una Shagrissiab,
-parente del Beg Djurà bey.
-
-— Sicchè hai delle conoscenze in Kitab.
-
-— Degli amici, padrone.
-
-— Quanto tempo ti occorre per arruolare cinquanta uomini? Tra gli
-ospiti qui venuti e che appartengono per la maggior parte a tribù
-bellicose, potrai trovare facilmente degli uomini decisi a tutto. La
-mia borsa è aperta: spendi liberamente.
-
-— Fra un'ora saranno qui. Ho veduto non pochi Ghirghisi e Shagrissiabs
-fra di loro e quella gente, per pochi tomani, giuoca la pelle, senza
-guardarsi indietro.
-
-— Va': non bisogna perder tempo.
-
-— Padre! — esclamò Hossein, mentre Tabriz usciva frettolosamente.
-
-— All'alba partirai con Abei, — disse il _beg_. — Forse giungerai
-a Kitab, contemporaneamente alle _Aquile_ e potrai impedire a quei
-miserabili di consegnare Talmà a colui che le ha incaricate di rapirla.
-
-Bisogna far presto. Da un momento all'altro i russi possono giungere.
-
-— I russi!... — ripetè Hossein.
-
-— Sì, muovono verso i Shagrissiabs, Tabriz lo ha saputo, e quei dannati
-moscoviti non tarderanno ad assediare la città.
-
-Tu devi giungere colà prima di loro. Abei ti aiuterà nella tua
-impresa. —
-
-Il giovane pallido, che si teneva nell'angolo meno illuminato della
-stanza, aveva fatto una brutta smorfia.
-
-— Hai capito, Abei? — disse il _beg_, stupito di non ricevere risposta.
-— Spero che non avrai paura di attraversare la steppa con tuo cugino.
-
-— Un simile viaggio coi russi in campagna, non sarà facile, padre, —
-rispose Abei.
-
-Un lampo terribile avvampò negli occhi del vecchio _beg_.
-
-— E che? — gridò con voce tuonante. — Avresti tu paura? Saresti un
-figlio degenere di tuo padre? Egli morì in battaglia di fronte al
-nemico e cadde da eroe.
-
-— Sono pronto a morire per la felicità di mio cugino, padre, — disse
-Abei frettolosamente. — Tu sai che io lo amo come mio fratello e che
-non ho paura dei banditi della steppa.
-
-— Perdonami, sai se io sono violento, — disse il _beg_. — È il mio
-carattere.
-
-— Fra me e te, Abei, faremo tremare le _Aquile_ — disse Hossein. — E
-se è vero che _Beg Djura bey_ ha fatto rapire da loro la mia Talmà, noi
-frugheremo le sue viscere colle punte dei nostri _kangiarri_.
-
-— Sì, cugino, — rispose Abei. — Talmà ricadrà nelle tue mani.
-
-— Andate a riposarvi onde essere pronti per domani mattina, — disse il
-_beg_. — Ho bisogno di essere solo.
-
-— È impossibile che io possa dormire, — disse Hossein, prendendosi il
-capo fra le mani, con un gesto disperato.
-
-— Triste notte di nozze!... Mi avessero almeno ucciso le _Aquile_!
-
-— E la vendetta?... Un uomo della steppa non muore invendicato, — disse
-il _beg_ con voce sorda. — Uscite, l'uomo deve essere forte prima della
-battaglia. —
-
-Poi, avvicinandosi a Hossein che pareva facesse degli sforzi prodigiosi
-per frenare le lagrime, aggiunse con voce raddolcita, ponendogli le
-mani sulle spalle:
-
-— Giuro su Allah, che chiunque possa essere l'uomo che ha fatto rapire
-Talmà, e che ha infranta la tua felicità, proverà il filo del mio
-_kangiarro_. Giah Aghà non ha mai mancato ai suoi giuramenti e ne avrai
-la prova. —
-
-Abei, udendo quelle parole, era diventato livido, poi il suo sguardo
-obliquo s'era fissato, con terribile intensità, su suo cugino.
-
-— Andate, — disse il _beg_. — Ecco Tabriz che ritorna. —
-
-I due giovani erano appena usciti, quando il gigantesco turcomanno
-comparve.
-
-— È fatto, padrone — disse.
-
-— I cavalieri?
-
-— Arruolati: venti tomani, a spedizione finita.
-
-— Chi sono?
-
-— Quasi tutti Shagrissiabs e Sarti.
-
-— Solidi?
-
-— Gente rotta alla guerra. —
-
-Il _beg_ stette un momento pensieroso, poi, accostandosi lentamente al
-gigante e battendogli famigliarmente su una spalla, gli chiese:
-
-— Che cosa ne pensi tu di Abei?
-
-— Perchè mi fai codesta domanda, padrone? — chiese il gigante con
-profonda sorpresa.
-
-— Credi tu che ami veramente Hossein?
-
-— Tu!... Padrone!...
-
-— Veglierai su Abei, — disse il _beg_ con voce imperiosa.
-
-— Su tuo nipote?...
-
-— Egli non mi pare franco, Tabriz! È un po' di tempo che io lo osservo
-e che noto in lui delle continue esitazioni.
-
-Egli è geloso di Hossein, geloso della sua lealtà, del suo coraggio,
-della sua bellezza, e forse d'altro ancora.
-
-— Padrone!...
-
-— All'alba: lo hai detto agli arruolati?
-
-— Sì, saranno qui tutti, dinanzi alla porta.
-
-— Tu conosci _Sagadska_.
-
-— Il capo degli Illiati?
-
-— Sì.
-
-— Egli potrà darti forse delle informazioni preziose. Di là devono
-passare le _Aquile_, se è vero che si recano a Kitab.
-
-— Vedrò quel capo.
-
-— Va' a coricarti: è già tardi.
-
-— Sì, padrone.
-
-— E veglia su Hossein e bada ad Abei.
-
-— Te lo prometto.
-
-— Va'! —
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-Il campo degli Illiati.
-
-
-Cominciava ad albeggiare sulla steppa. Gli uccelli s'alzavano fra le
-erbe e volteggiavano allegramente, trillando, sfuggendo velocissimi
-agli assalti fulminei dei falchi e degli sparvieri che piombavano, ad
-ali chiuse, dalle alte regioni dell'aria.
-
-Cinquanta uomini, armati di lunghissimi fucili, di pistole e di
-_kangiarri_, con immensi turbanti e lunghe zimarre di color bruno e
-montati su piccoli cavalli villosi, si erano fermati dinanzi alla porta
-della casa occupata dal _beg_, allineandosi su quattro file.
-
-Erano tutti uomini di statura piuttosto bassa, tarchiati, con spalle
-larghissime e lunghe barbe ispide e rossicce, i nasi arcuati come
-becchi di pappagalli, la pelle terrea e gli occhi da uccelli da preda.
-
-Molti erano Sarti, sudditi di Talmà; i più però appartenevano alle
-tribù nomadi dei Shagrissiabs, pastori e banditi ad un tempo, venuti
-dal Khanato di Bukara, attirati dal desiderio di divertirsi alle spalle
-dei ricchi sposi e di mostrare la loro bravura nelle corse dei cavalli,
-essendo i migliori cavalieri della steppa turanica.
-
-Gente di fegato ad ogni modo, pronta a qualsiasi sbaraglio per un po'
-di _tomani_, una moneta troppo preziosa in quelle pianure, dove l'oro è
-così raro.
-
-Il _beg_, Hossein, Abei e Tabriz, svegliati dal fracasso prodotto dai
-cavalli, erano prontamente discesi sulla via, passando rapidamente in
-rassegna la truppa.
-
-— Credo, Hossein, — disse il _beg_, — che con questi uomini potrai
-giungere senza troppi fastidi a Kitab, anche se è vero che i Russi
-marcino attraverso la steppa. Cerca di evitarli però e di non lasciarti
-cogliere entro le mura della città a menochè...
-
-— Continua, padre.
-
-— _Beg Djura bey_ non ti restituisca o ti faccia restituire Talmà. In
-tal caso ti lascio libertà di dare addosso a quegli odiati moscoviti.
-
-— Va bene, padre.
-
-— In sella, figliuol mio, e non dimenticarti che io aspetto il tuo
-ritorno con angoscia. —
-
-Gli mise una mano sul capo e lo congedò, dicendogli:
-
-— Hai la mia benedizione; Allah l'ha concessa alle mie mani. —
-
-Hossein, Abei e Tabriz salirono sui cavalli, e la truppa partì al
-trotto, fra i saluti delle donne affollate sulle terrazze e gli spari
-dei Sarti, dirigendosi verso oriente, trovandosi Kitab nel Kanato
-dell'Emiro di Bukara.
-
-Dieci minuti dopo, i cinquantatrè cavalieri galoppavano già sulla
-steppa, premurosi d'attraversare l'Amu-Darja che è, si può dire,
-l'unico fiume che attraversa quelle sterminate pianure e che serve di
-frontiera alle tribù turcomanne indipendenti.
-
-Fin dove giungevano gli sguardi non si scorgevano che erbe ed erbe.
-
-Nella steppa gli abitanti sono piuttosto rari e non s'incontrano che là
-dove scorre qualche fiumiciattolo o dove si trova qualche stagno, non
-essendovi nelle altre parti acqua sufficiente per abbeverare i cammelli
-ed i montoni, i quali formano l'unica ricchezza delle tribù turaniche.
-
-Distese immense che potrebbero nutrire mandrie sterminate, non contano
-nemmeno dieci famiglie nomadi, mentre vi potrebbero vivere comodamente
-centomila persone, perchè quel suolo è tutt'altro che ingrato.
-
-L'acqua non manca nel sottosuolo: basterebbe costruire dei pozzi
-artesiani e quelle lande, oggi inutili, potrebbero diventare il granaio
-dell'Asia.
-
-La truppa procedeva su una lunga linea, ad un trotto moderato, con
-Tabriz e Hossein alla testa. Abei invece, che pareva non amasse troppo
-la vicinanza del cugino, dopo i fatti avvenuti, era passato in coda,
-col protesto di impedire che qualche cavaliere disertasse.
-
-Hossein, in ventiquattro ore, pareva che fosse invecchiato d'un paio
-d'anni. Non era più il giovane ardente di prima, che cavalcava con
-una maestria da far invidia ai più famosi cavalieri della steppa, con
-quell'aria marziale che faceva tremare i banditi più audaci e che li
-metteva in fuga colla sua sola presenza.
-
-Una cupa disperazione s'era impadronita di lui, accasciandolo
-completamente.
-
-— Mio povero signore! — disse Tabriz, che l'osservava con profondo
-dolore. — Si direbbe che tu disperi del tuo destino.
-
-— La luce rosea che mi irradiava fino a poche ore or sono, io non
-la scorgo più, mio buon Tabriz, — rispose il giovine, soffocando un
-singhiozzo. — Mi sembra che una notte eterna mi avvolga.
-
-— Hai torto, signore. Alla tua età non si dispera mai.
-
-— L'amavo troppo.
-
-— E anche Talmà t'ama.
-
-— Come potrà resistere, povera fanciulla, lontana da me? La
-costringeranno a dimenticarmi.
-
-— Fra quattro giorni noi saremo a Kitab, signore, e tue zio è un
-_beg_ troppo noto, perchè il _Beg Djura bey_ si rifiuti di renderti
-giustizia.
-
-— E se fosse stato lui a farla rapire?
-
-— L'affare sarebbe ben diverso allora; tuttavia io non credo che il
-_Beg_ abbia ora tempo per occuparsi di Talmà, se è vero che i russi
-marciano già verso il khanato.
-
-— Potessi sapere chi è il miserabile che me l'ha rapita!
-
-— Lo scoveremo, non dubitare, padrone.
-
-Sagadska conosce tutti i banditi della steppa e può dare qualche
-preziosa informazione sulla direzione presa dalle _Aquile_.
-
-Egli tiene molti uomini sulle rive dell'Amu-Darja per la raccolta delle
-rose e quelli ci diranno se i rapitori l'hanno attraversato.
-
-Padrone, non disperiamo e cerchiamo invece di guadagnare via. —
-
-I cavalli mantenevano un galoppo abbastanza rapido, senza aver bisogno
-di essere eccitati: era d'altronde la loro andatura ordinaria, che
-potevano continuare per moltissime ore, senza nulla chiedere ai loro
-padroni prima del tramonto.
-
-A mezzodì la banda fece una breve fermata sulla rive d'uno stagno,
-ombreggiate da quattro o cinque di quegli enormi platani turchestani,
-che hanno sovente una circonferenza di settanta piedi ed il cui legname
-duro e venato, più bello e superiore di quello dei nostri noci, serve a
-fabbricare bellissimi mobili.
-
-Un paio d'ore dopo la truppa riprendeva le mosse, avanzandosi sempre
-più nel cuore della steppa. I cavalli, ben riposati e ben pasciuti,
-galoppavano con maggior slancio del mattino.
-
-Tabriz, che conosceva la steppa a menadito, avendo vissuto molti
-anni al di qua ed al di là dell'Amu-Darja, conduceva ora la carovana
-orizzontandosi col sole, non avendo i turcomanni alcuna conoscenza
-della bussola, istrumento che forse non hanno mai veduto, e che
-d'altronde non è affatto necessario a quei nomadi, avendo l'istinto
-dell'orientazione al pari dei piccioni viaggiatori.
-
-La regione, a poco a poco cominciava a diventare meno deserta. In
-lontananza, qualche gruppo di tende appariva; tende di forma conica,
-di feltro nero, perdute in mezzo alle erbe dove bande di cammelli e
-di montoni pascolavano in gran numero; poi su certi tratti sabbiosi
-qualche moschea screpolata, col suo minareto sottile, di colore bianco,
-spiccava fra tutto quel mare di verzura, indicando il luogo ove, chissà
-quante centinaia d'anni prima, una borgata e fors'anche una città
-popolosa era esistita.
-
-Quelle rovine sono frequenti in certe parti della steppa, dove i
-vicini persiani hanno lasciato tante tracce della loro antichissima
-colonizzazione. Forse quello era il vero paese della terra sacra dei
-magi di Zoroastro, del Zend-Avesta, il paese dove Saadi e Hfar hanno
-poetato ed amato e dove Leilah ha sorriso.
-
-Verso il tramonto, Tabriz, che già da qualche ora osservava
-attentamente il paese, come se cercasse qualche traccia, indicò a
-Hossein un gruppo di tende di colore oscuro, che sorgeva in una specie
-di oasi, dove crescevano rigogliose piante di melagrano, dalle frutta
-grossissime e assai stimate, _outon bokhàra_ che producono susine
-eccellenti d'inverosimile grossezza, cotogni dal tronco enorme e
-ciliegi altissimi.
-
-— Il campo dell'Emiro degli Illiati, — disse poi volgendosi verso
-Hossein, che l'interrogava cogli sguardi.
-
-— È là che abita quel Sagasdka di cui tu mi hai parlato?
-
-— Sì, signore.
-
-— È un amico di mio zio?
-
-— Un tempo hanno combattuto insieme contro i bukari ed i belucistani,
-— rispose Tabriz. — Se le _Aquile della steppa_ sono passate attraverso
-il suo territorio, ce lo dirà subito.
-
-— A quest'ora non si rammenterà più nemmeno il nome di Giah Aghà, —
-disse Abei, che aveva ripreso il suo posto in testa alla colonna. — Si
-dimenticano facilmente gli amici, nella steppa.
-
-— Al contrario, signore, — rispose Tabriz, un po' piccato. —
-Si ricordano forse più che altrove, avendone sovente bisogno per far
-fronte ai ladroni della pianura od ai soldati degli Emiri.
-
-— Vedrai che non si degnerà nemmeno di riceverci nel suo accampamento e
-che ci tratterà come pezzenti sospetti.
-
-Hanno ben altro da fare questi Illiati, che d'occuparsi delle _Aquile_
-e dei nostri affari.
-
-— Sarà come tu dici, signore, — rispose Tabriz, — io però obbedirò alle
-istruzioni datemi da tuo zio.
-
-— Mio zio crede troppo nelle amicizie, — rispose Abei, con tono ironico.
-
-Tabriz lo guardò con una certa sorpresa, aggrottando leggermente la
-fronte.
-
-Hossein, assorto nella sua tristezza, sembrava che non avesse udito
-nulla, anche perchè si era spinto più innanzi degli altri, frettoloso
-di giungere al campo degli Illiati.
-
-— Tuo zio, signore, — riprese il gigante un po' irato, — ha sempre
-saputo scegliere i suoi amici ed io, che sono più vecchio di te ne so
-qualche cosa. —
-
-Nell'accampamento degli Illiati si era manifestato in quel frattempo un
-vivissimo movimento. La numerosa truppa dei cavalieri di Hossein, bene
-armati, doveva aver messo in apprensione quei nomadi, i quali avevano
-probabilmente fatto più volte conoscenza coi banditi della steppa della
-fame, ghirghisi, bukari e shagrissiabs.
-
-I cammelli ed i montoni, che pascolavano a centinaia e centinaia per
-la pianura, venivano spinti a precipizio verso i recinti costruiti nei
-dintorni dell'accampamento, intanto che gruppi di uomini balzavano in
-sella dei loro cavalli, disponendosi sotto le piante, per tenersi al
-riparo dietro i grossi tronchi.
-
-Gli Illiati sono tribù assolutamente nomadi che si distaccano un po'
-dai turchestani vivendo esclusivamente sotto tende e cambiando luogo
-secondo le stagioni ed i bisogni dell'immenso loro gregge, che forma la
-loro principale ricchezza.
-
-Al principio della primavera scendono dalle montagne, che attraversano
-la parte meridionale del Khanato di Bukara e la Persia, e si espandono
-per la steppa turanica formando vasti accampamenti, del resto
-semplicissimi, posti di preferenza intorno ad uno stagno o sulle rive
-d'un torrente e riparati dal vento, temendo molto le cortine di sabbia.
-
-I loro usi e le loro abitudini differiscono da quelle degli altri
-turchestani, alla cui razza d'altronde non sembra veramente che
-appartengano e richiamano al pensiero gli antichi tempi dei pastori
-patriarcali.
-
-Gli uomini, che hanno tipo tartaro, più che turcomanno, sono tutti
-bellissimi, di alta statura e ben conformati; le donne godono fama di
-essere le più graziose della steppa.
-
-Tabriz, che conosceva l'indole diffidente di quei nomadi, fece fermare
-la truppa e s'avanzò in compagnia d'Hossein, verso i giardini che
-circondavano l'accampamento, tenendo l'archibugio colle bocca volta
-verso terra:
-
-— Dite al vostro _Emiro_ che i nipoti del _beg_ Giah Aghà chiedono
-ospitalità, — gridò, appena fu a portata di voce. — Sagadska non si
-rifiuterà di riceverli. —
-
-Fra gli Illiati vi fu uno scambio di parole, poi un vecchio che aveva
-una lunga barba bianca e che mancava d'un occhio, si fece innanzi e,
-mentre i suoi uomini disarmavano, rispose:
-
-— Che i nipoti del mio amico entrino nel campo: sono sotto la
-protezione delle leggi dell'ospitalità. —
-
-La truppa, non avendo ormai più nulla da temere dopo quelle parole,
-s'avanzò sotto gli alberi, mettendo piede a terra e levando le briglie
-e le selle ai cavalli, mentre Tabriz ed i nipoti del beg entravano
-sotto una vasta tenda, sulla cui soglia li attendeva il capo della
-tribù, circondato da una mezza dozzina di ragazzine.
-
-— Siete miei ospiti, — disse, invitandoli a farsi innanzi.
-
-— Sei tu Sagadska? — chiese Tabriz.
-
-— Io sono l'amico del _beg_ Giah Aghà, — rispose l'illiato. — Che i
-suoi nipoti si siedano al mio fianco.
-
-— Grazie della tua ospitalità, — gli rispose Hossein. — Noi siamo qui
-venuti perchè abbiamo bisogno da te di consigli e d'informazioni.
-
-— Dopo la cena tu avrai quello che vorrai, — rispose l'illiato.
-
-— Lascia ora che io compia i miei doveri d'ospitalità e non
-preoccuparti della tua scorta: avrà viveri e tende per riposarsi al
-coperto. —
-
-Sotto la grande cupola di feltro era già stata stesa, su un vasto
-tappeto persiano, una tovaglia, su cui due giovani pastori avevano
-collocato parecchi tondi d'argento, lusso che solo un capo tribù poteva
-permettersi.
-
-— Accomodatevi, — disse Sagadska. — Siete giunti in un buon momento,
-festeggiando oggi il dodicesimo anno della mia ultima figlia.
-
-I servi erano tornati portando vasi e tondi carichi di cibi e di
-manicaretti che esalavano profumi appetitosi e che deposero dinanzi
-agli ospiti.
-
-Tutti i popoli della steppa, quando hanno i mezzi sufficienti e ricorre
-qualche circostanza straordinaria, amano mangiare bene e la loro cucina
-non è così ordinaria come si potrebbe credere in individui che vivono
-all'aria aperta e sempre in pericolo, quantunque stupide prescrizioni
-del Corano la circoscrivano, vietando il maiale, la lepre anche e molti
-crostacei, perchè ritenuti impuri.
-
-Il loro piatto forte è sempre però il montone che si arrostisce a pezzi
-con burro e grasso od intero se è giovane, dopo d'averlo ben imbottito
-di mandorle, di datteri, d'uva secca, di bacche e di rose, di pimento
-e di spezie diverse; il secondo è il _pilat_, composto di riso bollito,
-con pezzi pure di montone. Amano però molto anche i pasticci, che sanno
-preparare non meno bene dei persiani e anche la carne bollita, che
-condiscono con varie salse assai appetitose.
-
-I cuochi del capo avevano fatto quella sera veri prodigi, servendo un
-gran numero di piatti, ai quali avevano tenuto dietro vasi pieni di
-magnifiche melogranate, grossissime, dolcissime e senza il granello
-interno, cotogni profumatissimi e poponi pesanti trenta o quaranta
-libbre, acquosi, dolci, e colla polpa rossa, bianca, gialla o
-verdognola.
-
-Servito il caffè, il capo fece portare quattro bellissime pipe, per
-metà ripiene d'acqua profumata con essenza di rosa e la ciotola carica
-di quel fortissimo tabacco chiamato _tumbak_, che è così pregiato da
-tutti i popoli turanici.
-
-— Ora ti ascolto, — disse Sagadska, quando le pipe cominciarono a
-funzionare, rivolgendosi a Hossein che aveva appena toccato cibo. —
-Leggo nei tuoi occhi una profonda tristezza, che sarebbe incompatibile
-colla tua età.
-
-Quale disgrazia può aver colpito i nipoti del mio vecchio amico Giah
-Aghà?
-
-— Mi hanno rapito ieri la fidanzata, nel momento in cui stavo per
-impalmarla.
-
-— Chi? — gridò il vecchio.
-
-— Le _Aquile della steppa_ — aggiunse Tabriz, — e siamo venuti a
-chiederti se i tuoi uomini le hanno vedute. —
-
-Il vecchio battè le mani chiamando ad alta voce:
-
-— Mursa Rabat! —
-
-Un giovane pastore, che indossava una corta zimarra di panno grossolano
-con i bordi gialli e maniche larghissime e alti stivali di pelle rossa,
-era subito entrato.
-
-— Narra ai miei ospiti chi hai incontrato stamane.
-
-— Un grosso numero di cavalieri che mi parvero ghirghisi e usbeki,
-— rispose il giovane. — E alla loro testa vi era un uomo di forme
-tarchiate che teneva fra le braccia una fanciulla...
-
-— Talmà! — esclamò Hossein.
-
-Il giovane guardò il nipote del _beg_ come per chiedergli di chi
-volesse parlare, poi, ad un cenno del suo capo, proseguì:
-
-— La fanciulla indossava un costume da sposa ed aveva sul capo la tiara
-di metallo.
-
-— Era lei! — gridarono ad una voce Tabriz e Hossein, mentre Abei si
-mordeva le labbra.
-
-— La tua fidanzata? — chiese l'Emiro degli Illiati.
-
-— Sì, la mia Talmà, — rispose Hossein, facendo un gesto disperato.
-
-— Calmati signore, — disse Tabriz, e ascoltiamo quest'uomo. Dove si
-dirigevano quei cavalieri?
-
-— Verso levante, — rispose Mursa Rabat.
-
-— Verso il fiume dunque?
-
-— Sì, mio signore.
-
-— Si dibatteva la fanciulla?
-
-— Non mi parve.
-
-— Viva lo era però.
-
-— Sì, la vidi alzare un braccio, come per minacciare il cavaliere che
-la portava.
-
-— A che ora li hai veduti?
-
-— Verso mezzodì.
-
-— Galoppavano forte?
-
-— No, filavano a piccolo trotto e mi parve che le loro cavalcature
-fossero molto stanche, perchè alcune rimanevano sovente indietro.
-
-— Ed erano molti? — chiese Hossein.
-
-— Un centocinquanta per lo meno, — rispose il giovine illiato.
-
-— Come possono essere diventati così numerosi? Quelli che mi hanno
-rapito Talmà non erano più d'una dozzina.
-
-— La cosa è facile a spiegarsi, — disse Tabriz. — Si saranno riuniti a
-quelli che hanno fatto una dimostrazione armata contro il villaggio.
-
-— Non sarà il numero che ci tratterrà dall'inseguirli, Tabriz, — disse
-il nipote del _beg_, con accento feroce.
-
-— Sai dove vanno? — chiese Sagadska.
-
-— A Kitab, — rispose Hossein.
-
-— Che cosa vanno a fare colà? Ignorano dunque che i russi hanno
-lasciato Samarcanda in buon numero, con cannoni e falconetti, per
-calmare le idee bellicose di Djura e del bey di Schar?
-
-— È dunque vero? — chiesero ad una voce Hossein ed Abei.
-
-— Sì, miei cari ospiti; una forte colonna di moscoviti, comandata dal
-colonello Miklalosvky, con molta fanteria ed alcune sotnie di cosacchi,
-muove verso le due città, coll'ordine di prenderle d'assalto e di
-restituirle, domate, all'Emiro di Bukara. Tutti ne parlano nella steppa
-orientale e le informazioni che ho ricevute devono essere esatte.
-
-— Allora noi non abbiamo tempo da perdere, signor Hossein, — disse
-Tabriz.
-
-— Sì, se volete entrare in città prima che i russi la cingano
-d'assedio, — disse l'illiato. — Sono stanchi i vostri cavalli?
-
-— Galoppano da stamane.
-
-— Ne ho trecento intorno al campo, — proseguì il capo. — Scegliete i
-migliori e partite senza indugio o giungerete troppo tardi.
-
-Per conto di chi è stata rapita la fanciulla?
-
-— Del _Beg Djura_, sospettiamo, — disse Hossein.
-
-Sagadska scosse il capo.
-
-— Uhm! — fece poi. — Lui ed il bey di Schar hanno troppe faccende che
-pesano sulle loro spalle per ora. No, sarà per qualche altro, tuttavia
-non vi sarà difficile ritrovare la ragazza. Kitab è poco popolosa e
-Schar lo è meno ancora.
-
-Volete un consiglio da amico?
-
-— Parla, — disse Hossein.
-
-— Rivolgetevi direttamente a _Beg Djura_, ditegli che sono io che vi
-mando e che se le sue cose andranno male, troverà sempre un rifugio fra
-le tribù degli Illiati.
-
-Partite, amici e varcate al più presto l'Amu-Darja al guado d'Ispas, là
-dove i miei uomini raccolgono le rose.
-
-Può darsi che da loro abbiate qualche notizia dei rapitori.
-
-Venite a scegliere i cavalli: sono di buona razza e correranno meglio
-di quelli delle Aquile. —
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-Il Traditore.
-
-
-Era mezzanotte quando la truppa, montata su cavalli freschi, quasi
-tutti di razza persiana, lasciavano l'accampamento avviandosi verso
-l'Amu-Darja.
-
-La notizia ormai pienamente confermata che un corpo russo scendeva da
-Samarcanda per cinger d'assedio Kitab, li spingeva ad affrettarsi,
-non avendo alcun desiderio di venire di buona o di cattiva voglia
-coinvolti in quella campagna, quantunque tutti, da veri turchestani,
-nutrissero un odio profondo contro quegli insaziabili conquistatori,
-che allungavano le loro poderose zampe d'orsi su tutta l'Asia centrale.
-
-Sapevano per pratica come finivano sempre quelle guerriglie ed a quali
-orrori si esponevano i disgraziati insorti contro lo strapotente e
-barbaro nemico.
-
-Non fu che allo spuntare del giorno, dopo una corsa furiosa,
-velocissima, che la truppa giunse senza aver fatto cattivi incontri
-sulla via dell'Amu-Darja, nei pressi del guado conosciuto sotto il nome
-di Ispas.
-
-L'Amu, che i turchestani chiamano anche Djicon, è il più grosso dei tre
-fiumi che solcano l'immensa steppa e che vanno ad ingrossare le acque
-del mar d'Aral.
-
-Nasce da una delle più alte vette del Bolor, nel Pamir e scorre
-dapprima sotto il nome di Pani, svolgendosi attraverso regioni
-fertilissime, percorre tutta la steppa turanica, non ricevendo che
-pochi fiumiciattoli e, come abbiamo detto, va a scaricarsi nell'Aral
-dove forma un vastissimo estuario.
-
-In quasi tutto il suo percorso le alte piante, che nella steppa non
-possono svilupparsi per la siccità che regna durante i mesi caldi,
-coprono le sue rive, producendo uno strano contrasto colle eterne
-erbe che per centinaia e centinaia di chilometri si susseguono
-ininterrottamente, con una monotonia desolante.
-
-Platani di dimensioni colossali, querce, cedri, ginepri e micgasia,
-che lanciano il loro bellissimo stelo a cinque o sei metri, crescono a
-profusione, ma le piante che soprattutto interessano gli abitanti delle
-rive sono i rosai, i quali coprono in certi punti delle estensioni
-vastissime, raggiungendo sovente un'altezza di quindici piedi.
-
-Come si sa, tutti i popoli orientali fanno un consumo enorme di acqua
-di rose. Si profumano le vesti e le barbe, bagnano, anzi inzuppano
-addirittura i fazzoletti delle persone che vanno a visitarli, ne
-mettono nell'acqua delle loro pipe e perfino nei loro pasticci dolci,
-sicchè dove quegli splendidi e profumati fiori allignano, vi è una
-ricchezza non indifferente da raccogliere.
-
-Il luogo ove i cavalieri erano giunti, era una di quelli dove appunto i
-gentili fiori crescevano a profusione.
-
-Sotto i faggi, le betulle ed i platani, che coprivano la riva del
-fiume, enormi rosai si ergevano, tutti coperti di fiori bianchi,
-carnicini, gialli, rossi, scarlatti, i quali esalavano profumi
-inebbrianti che i cavalieri aspiravano avidamente, essendo quello per
-modo di dire, il loro profumo nazionale.
-
-— Se qui ci sono tante rose, troveremo ben presto anche i raccoglitori
-del capo degli Illiati, — disse Tabriz, fermando il suo cavallo.
-
-— Aspettiamo che le tenebre si diradino ed intanto andiamo a vedere se
-il guado si trova veramente qui. —
-
-Mentre la scorta scendeva di sella, per concedere ai cavalli un po' di
-libertà ed un po' di riposo, ben meritato d'altronde dopo quella lunga
-galoppata, Tabriz, Hossein ed Abei si spinsero verso il fiume, passando
-sotto giganteschi platani che spandevano al di sotto delle loro fitte
-fronde, costantemente inumidite dalle acque, una deliziosa frescura.
-
-L'Amu-Darja scorreva dolcemente, gorgogliando fra gli ammassi di
-giunchi che avevano ormai ingombrato buona parte del suo letto,
-formando qua e là minuscoli isolotti, sopra i quali volteggiavano
-numerose coppie di uccelli acquatici.
-
-In quel luogo il fiume non era più largo di cento cinquanta metri e le
-sue acque, assai trasparenti, non avevano che qualche metro e mezzo di
-profondità, almeno fino ad un certo tratto dalla riva.
-
-— Sì, è questo il guado, — disse Tabriz.
-
-— L'hai indovinato, signore, — rispose in quel momento una voce che
-usciva da una grande macchia di rosai, accavallati confusamente gli
-uni sopra gli altri in modo da formare un colossale e meraviglioso
-cespuglio.
-
-Tabriz si era subito voltato.
-
-Un uomo, piuttosto vecchio, era sgusciato fra quell'ammasso di rose,
-tenendo in mano un cesto di vimini, di forma allungata, pieno già di
-fiori.
-
-— Sei un illiato di Sagadska? — gli chiese il gigante.
-
-— Sì, signore.
-
-— Ci manda qui il tuo capo, che ci diede ospitalità ieri sera, per
-chiederti se hai visto passare dei cavalieri.
-
-— Io ho dormito come un orso questa notte, — rispose il raccoglitore
-di rose, — ma te lo potranno dire i distillatori che non hanno spenti i
-fuochi ieri sera.
-
-Vuoi seguirmi? Non sono che a pochi passi, dietro a quel macchione di
-platani: guarda, si scorge il fumo trapelare attraverso le foglie.
-
-— Guidaci e avrai una manata di _pouls_[7].
-
-— Vieni, signore, — rispose l'illiato, tutto lieto di ricevere una
-mancia.
-
-Attraverso le fronde di quei giganteschi alberi, i tre cavalieri
-cominciavano infatti a scorgere colonne di fumo e bagliori prodotti da
-grandi fuochi brucianti sotto i lambicchi.
-
-Ben presto giunsero in mezzo ad una spianata, dove una dozzina
-d'uomini, semi-nudi, anneriti dal fumo, madidi di sudore, con lunghe
-barbe ispide, s'affaccendavano intorno a sette od otto falò, sopra i
-quali bollivano immense caldaie di rame, piene di rose.
-
-I distillatori turchestani e persiani, lavorano sul luogo ove le
-rose vengono raccolte, onde i fiori conservino tutto il loro profumo.
-Usano lambicchi affatto primitivi e caldaie della capacità di cento a
-centoventi litri.
-
-I fiori, appena portati dai raccoglitori, vengono messi
-nell'apparecchio distillatore, nella quantità di nove a dieci
-chilogrammi, ai quali aggiungono in media cinque o sei volte il loro
-peso d'acqua.
-
-Con questo sistema distillano non già l'essenza, bensì l'acqua di rose,
-la quale poi, per riuscire perfetta, ha bisogno di una nuova operazione
-o meglio d'una seconda distillazione.
-
-Dopo la seconda bollitura, si vedono apparire piccoli globuli oleosi
-d'una tinta giallo-pallida. Il liquido rimasto si pone entro bottiglie
-dal collo lunghissimo, i globuli i quali costituiscono l'essenza e che
-si radunano alla superficie del recipiente, vengono raccolti mediante
-speciali cucchiai perforati.
-
-Uno spazio di quaranta are, coperto di rosai, può dare durante le
-stagioni favorevoli, da mille ottocento a duemila chilogrammi di fiori,
-e di quegli spazi ve ne sono di più ampii sulle rive dell'Amu-Darja, —
-dai quali i distillatori possono trarre e con poca fatica da seicento a
-settecento cinquanta grammi di essenza.
-
-Considerato che ogni grammo si paga, sia nel Turchestan che in Persia,
-circa una lira, si può facilmente comprendere quanto quell'industria
-sia produttiva, specialmente per uomini che assai di rado trovano il
-modo di guadagnare denaro nelle loro steppe.
-
-Il capo dei distillatori vedendo apparire i tre cavalieri, guidati
-dal raccoglitore di rose, lasciò le caldaie, mosse loro incontro e li
-salutò cortesemente con un:
-
-— Allah vi sia propizio! —
-
-Informato su ciò che desideravano, l'illiato rispose subito:
-
-— Dei cavalieri!... Dei banditi volete dire?... Quelli che sono passati
-ieri sera, dopo il tramonto, non erano persone oneste.
-
-— Dopo il tramonto, hai detto? — chiese Hossein.
-
-— Sì, hanno guadato il fiume alla luce delle stelle.
-
-— Quanti erano?
-
-— Un centinaio e mezzo per lo meno.
-
-— Vi era una fanciulla con loro?
-
-— Sì, cavalcava una giumenta ed era avvolta in un velo bianco.
-
-— Non era fra le braccia di un uomo grosso e tarchiato?
-
-— No!...
-
-— Però ho veduto anche quello e teneva la giumenta per le briglie.
-
-— Piangeva la fanciulla?
-
-— Non ho avuto tempo di osservarla. I cavalieri hanno attraversato
-frettolosamente l'Amu-Darja, scomparendo sotto gli alberi dell'opposta
-riva.
-
-— Si sono accampati colà? — chiese Tabriz.
-
-— Non te lo potrei dire, mio signore.
-
-— Erano stanchi i loro cavalli?
-
-— Mi parvero sfiniti.
-
-— Padrone, — disse Tabriz, volgendosi verso Hossein, — partiamo senza
-indugio e guadiamo il fiume. Se i nostri animali non cadono, giungeremo
-a Kitab contemporaneamente alle Aquile.
-
-— Vorrei raggiungerle prima e sterminarle tutte, — soggiunse il
-giovane, con impeto.
-
-— Tu dimentichi, cugino, che essi sono in centocinquanta e tutti
-certamente coraggiosi, — osservò Abei, che tormentava nervosamente
-i suoi piccoli baffi, irsuti. — Ti hanno dato una prova lampante
-nell'assalto alla casa di Talmà.
-
-— Fossero anche trecento, nessuno mi tratterrebbe di assalirli.
-
-— Ben detto, signore, — disse Tabriz. — Piomberemo addosso a quei
-predoni, come la notte che i lupi ci scortavano. —
-
-I cinquanta uomini in un baleno furono in arcione, scesero la riva,
-preceduti da Tabriz ed entrarono nel fiume le cui acque, come abbiamo
-detto, in quel luogo erano piuttosto basse.
-
-La traversata dell'Amu-Darja fu compiuta senza incidenti, non essendovi
-nei corsi d'acqua del Turchestan nè coccodrilli, nè gaviali, come in
-quelli della non lontana India.
-
-La truppa si trovava sul territorio del Khan di Bukara, lo stato più
-vasto della Tartaria Indipendente. Indipendente di parola, non di
-fatto, perchè anche su quella immensa regione che comprende varii
-Kanati, l'avida zampa dell'orso moscovita vi si è appoggiata.
-
-Gli antichi scrittori arabi hanno chiamato quel territorio un paradiso
-terrestre e lo sarebbe forse, essendo fertilizzato dall'Amu-Darja e
-dai suoi affluenti, se non fosse abitato da un popolo nomade, dato al
-ladroneccio più sfacciato, stanziato solo nell'inverno nelle città e
-nei villaggi ed errante colle sue gregge nelle vaste pianure, durante
-le altre stagioni.
-
-Samarkanda, che è la città più importante, ha avuto un passato
-splendido, essendo stata scelta come capitale dal famoso conquistatore
-asiatico Timur-Lent, meglio conosciuto sotto il nome di Tamerlano.
-Aveva allora una popolazione numerosissima ed era così potente da
-poter mettere in campo da sola ben sessantamila cavalieri ed i suoi
-trafficanti si spingevano fino alla Grande Tartaria Chinese, nel cuore
-del grande continente asiatico.
-
-Oggidì, quantunque estenda ancora i suoi sobborghi nella meravigliosa
-valle del Sogd, quantunque abbia la sua accademia di scienze, traffichi
-ancora animatamente e abbia molte fabbriche, ove si tesse la seta più
-stimata dell'Asia, ha molto perduto del suo antico splendore al pari
-di Bukara, ove risiede per la maggior parte dell'anno il potentissimo e
-anche barbarissimo Khan, e che fu centro di uomini dotti e celebri non
-solo per l'Oriente, ma anche per l'Europa: vi fu il famoso Ebu-Sino, da
-noi chiamato Avicenna.
-
-Era il momento, per la banda condotta dai due nipoti del _beg_ e da
-Tabriz, di stare molto in guardia, perchè tutto il kanato, specialmente
-verso il fiume, è percorso incessantemente da orde di Usbechi e da
-Ghirghisi.
-
-Tabriz, appena messo piede sulla riva opposta dell'Amu-Darja, fece fare
-alla truppa una seconda fermata, poi accompagnato dal solo Hossein,
-fece una galoppata sotto le altissime e frequenti piante, risalendo
-verso il settentrione.
-
-— Che cosa cerchi, Tabriz? — chiese Hossein, vedendolo guardare
-attentamente la terra.
-
-— Le tracce dei banditi, — rispose il gigante. — Per di qua devono ben
-essere passati e sarei ben lieto di trovarle. —
-
-Continuarono ad avanzarsi sotto i platani e le betulle, che coprivano
-la riva, finchè un grido di trionfo sfuggi a Tabriz.
-
-— Eccole!... —
-
-Sul suolo, che era umidissimo in quel luogo, si scorgevano nettamente
-numerose impronte lasciate dagli zoccoli d'un grosso numero di cavalli.
-
-Tabriz balzò a terra per meglio osservarle, quando Hossein lo vide
-rialzarsi prontamente e staccare il lungo archibugio che pendeva dalla
-sella del suo cavallo.
-
-— Cos'hai, Tabriz? — chiese il giovine.
-
-Il gigante invece di rispondere, gli fece segno colla mano di
-star zitto, poi armò il fucile appoggiando il calcio alla spalla
-è puntandolo verso un folto cespuglio che circondava la base d'un
-enorme platano. Hossein, temendo giustamente un improvviso attacco,
-trovandosi, come abbiamo detto, in un territorio frequentato dai
-banditi delle steppe, si era affrettato ad imitarlo.
-
-— Che cos'hai veduto o udito dunque? — chiese il giovane impazientito,
-non vedendo comparire nessuno.
-
-Un gemito che uscì dal mezzo del cespuglio fu la risposta.
-
-— Vi è qualche ferito là dentro, — disse finalmente Tabriz. — Hai
-udito, signore?
-
-— Sì. —
-
-Tabriz s'avvicinò cautamente al platano e colla canna dell'archibugio
-mosse le fronde dei cespugli, dicendo:
-
-— Mostra il tuo viso, amico noi non siamo briganti. —
-
-I rami subito si mossero ed un uomo piuttosto attempato, quasi
-interamente nudo, non avendo indosso che una camicia brandellata,
-comparve.
-
-— Risparmiate la vita ai un povero uomo, — disse. — Allah ha proibito
-di uccidersi fra correligionari.
-
-— Chi sei? — Chiese il gigante, abbassando il fucile.
-
-— Un usbeko di Kitab.
-
-— Che cosa fai costì così nudo?
-
-— Sono stato assalito da una banda di briganti, derubato dei miei
-montoni che aveva qui condotti a pascolare, bastonato e per sopra
-mercato anche spogliato delle mie vesti.
-
-— Quando?
-
-— Ieri sera.
-
-— Erano _Aquile della steppa_?
-
-— Può darsi.
-
-— Avevano una fanciulla con loro?
-
-— Non l'ho veduta.
-
-— Quanti erano quei briganti?
-
-— Una ventina.
-
-— Non ve n'erano altri nel bosco?
-
-— Sì, mi pare d'aver udito dei cavalli a nitrire al di là degli alberi.
-Signore non lasciarmi qui solo, così nudo e senz'armi. Vi sono dei lupi
-e delle pantere fra queste macchie. —
-
-Tabriz interrogò Hossein collo sguardo.
-
-— Potrà servirci da guida, — rispose il giovane.
-
-— Sali dietro di me, — disse il gigante all'usbeko. — Vedremo di darti
-qualche cosa per coprirti.
-
-— Io sarò il tuo schiavo, — rispose il disgraziato, con voce gemente. —
-Oramai ho tutto perduto.
-
-— Ti vendicheremo, disse Tabriz. — Stiamo cercando appunto le
-_Aquile_. —
-
-Salì in sella e dietro di lui montò l'usbeko, profondendosi in lunghi
-ringraziamenti.
-
-Quando tornarono verso il guado, i Sarti ed i Shagrissiabs erano ancora
-in sella, pronti a riprendere la corsa.
-
-Tabriz privò qualcuno della giacca, un altro d'una coperta, onde
-coprire l'usbeko, e mentre Hossein informava Abei dell'accaduto, si
-rimisero in cammino al piccolo trotto, dietro le tracce lasciate dalle
-_Aquile_.
-
-Attraversata la zona che aveva un'estensione di poche centinaia di
-metri, la truppa ritrovò la steppa.
-
-Quantunque il Khanato di Bukara sia infinitamente più fertile del
-Turchestan occidentale, non è privo di steppe, le quali si stendono per
-centinaia di miglia. Anche là si manifesta quel singolare fenomeno che
-si osserva nei territori dei Cosacchi e dei Curdi del mar Caspio.
-
-Alla base delle montagne, le foreste cessano bruscamente per non
-ritrovarle che lungo le rive dei fiumi ed il suolo calcareo scompare
-per cedere il posto alla terra nerastra della steppa, sulla quale
-spuntano e crescono benissimo erbe e cereali, quando un po' d'acqua li
-favorisce.
-
-Tutti coloro che hanno percorso quelle pianure immense, si sono chiesti
-la soluzione di quello strano problema: perchè la steppa col suo
-manto di terra fertile, tanto più ricca, inquantochè non è mai stata
-coltivata, quindi ancora vergine, non produce alcuna pianta da fusto?
-I venti ardenti e troppo gelati che soffiano impetuosissimi su quelle
-sconfinate pianure, s'oppongono forse alla vegetazione arborescente?
-
-Forse la spiegazione dello strano fenomeno lo si deve al fatto, più
-probabilmente, che lo strato di terra fertile non è più profondo
-di trenta o quaranta centimetri e che si basa su un fondo d'argilla
-compatta, impenetrabile alle radici delle piante.
-
-Di passo in passo che la truppa s'allontanava dall'Amu-Darja,
-cominciavano ad apparire, specialmente inoltrandosi sempre più nel
-territorio bukarino, accampamenti intorno agli stagni.
-
-Gruppi di tende nere, di forma conica, si mostravano di quando in
-quando, poi lunghe carovane di cammelli e torme immense di montoni,
-dalla coda grossissima, scortati da cavalieri armati e dall'aspetto
-poco rassicurante.
-
-Erano per lo più usbechi e turchi, padri questi degli Osmani che hanno
-conquistata l'Asia Minore, l'Arabia e la Turchia europea, uomini fieri
-e bellicosi, che sono sempre in armi contro i ghirghisi ed i bukari.
-
-Tutte quelle carovane si dirigevano verso la frontiera occidentale, con
-una certa fretta che colpì Tabriz.
-
-— Si direbbe che fuggano dinanzi a qualche pericolo, — disse il
-brav'uomo a Hossein. — Vediamo di che cosa si tratta. —
-
-Spinse il cavallo verso un gruppo di turchi che scortavano un centinaio
-di cammelli e che guardavano sospettosamente la truppa d'Hossein,
-chiedendo spiegazioni.
-
-— I russi, — gli fu risposto.
-
-— Sono già intorno a Kitab?
-
-— Non ancora, ma fra poco.
-
-— Bisogna affrettarsi, — mormorò il gigante, tornando verso i suoi
-compagni. — Corriamo il pericolo di rimanere tagliati fuori dalla
-città. —
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-Kitab.
-
-
-Non ostante gli sforzi prodigiosi compiuti dai cavalli e la fretta
-dei cavalieri, la notte li sorprese a una quarantina di chilometri
-da Kitab, nei dintorni del minuscolo e ormai deserto villaggio di
-Iskander.
-
-Animali e uomini erano così sfiniti da quella marcia, che durava da
-quasi quarantotto ore, da rendere impossibile una maggiore avanzata.
-
-Hossein e Tabriz, che non volevano rovinare completamente le loro
-cavalcature, dalle quali attendevano preziosissimi servigi nell'attacco
-ai briganti della steppa, si videro quindi costretti a dare il segnale
-della fermata.
-
-D'altronde non pareva che i russi avessero già investita Kitab perchè,
-anche poco prima del tramonto, avevano incontrate immense greggi di
-montoni e lunghe file di cammelli che fuggivano verso occidente, senza
-però troppo affrettarsi, mentre invece non avevano ancora scorto nessun
-gruppo di cosacchi dell'avanguardia.
-
-Essendo state le dieci o dodici capannucce di fango secco, che
-costituivano il minuscolo villaggio, abbandonate dagli abitanti, la
-scorta senz'altro le occupò, legando i cavalli intorno ai pali che
-erano piantati dinanzi alle porte.
-
-— Ripartiremo dopo la mezzanotte, — disse Hossein a Tabriz e ad Abei. —
-Cinque o sei ore di riposo saranno bastanti per i nostri uomini e per i
-nostri cavalli. —
-
-Cenarono alla lesta, colle provviste che erano rinchiuse nei sacchetti
-di pelle appesi alle selle, poi tutti si stesero al suolo, divisi in
-gruppi e non tardarono ad addormentarsi, essendo affranti.
-
-Due uomini soli non avevano chiusi gli occhi: Abei e l'usbeko che
-Hossein e Tabriz avevano raccolto quasi nudo nella piccola foresta
-dell'Amu-Darja.
-
-Durante la corsa, quei due uomini si erano già scambiate parecchie
-occhiate e qualche rapido cenno, come se già da tempo si conoscessero e
-attendessero l'occasione propizia d'incontrarsi.
-
-Il nipote del _beg_, che doveva essere impaziente di trovarsi solo
-coll'usbeko, quando si fu ben assicurato che suo cugino e Tabriz
-dormivano profondamente, uscì silenziosamente dalla capanna e strisciò
-verso il primo gruppo di cavalli, dove si scorgeva vagamente, coricata
-fra le erbe, una forma umana.
-
-— Dormono, — disse Abei sotto voce. — Che cosa significa la tua
-presenza qui, Hadgi. —
-
-Il luogotenente del disgraziato _mestvires_ si era prontamente alzato,
-girando all'intorno uno sguardo sospettoso.
-
-— Ti aspettavo, signore, — disse poi, — per ricevere da te nuovi
-ordini. Noi non avevamo previsto l'invasione dei russi. Sai che stanno
-per assalire Kitab?
-
-— L'ho appreso lungo il viaggio, — rispose Abei.
-
-— Quella gente può guastare i tuoi affari, signore, ed è per questo
-che io ti ho aspettato sulle rive del fiume. Ero certo che Hossein ci
-avrebbe inseguiti e che sarebbe passato per quel guado, che d'altronde
-è l'unico che esista su cinquanta miglia di fiume.
-
-— Hai giuocato una carta pericolosa.
-
-— Perchè, signore? Hossein e Tabriz non mi conoscono ed ingannarli era
-cosa facilissima.
-
-Non ho fatto altro che spogliarmi e nascondere le mie vesti e le mie
-armi in mezzo ad un folto cespuglio. Come hai veduto, hanno creduto a
-quanto io ho loro narrato e non hanno avuto il menomo sospetto.
-
-— Sei un birbante intelligente, — disse Abei.
-
-— Si fa quello che si può, signore, — rispose il bandito, sorridendo.
-
-Ditemi ora dove devo condurre Talmà. Questi russi che s'avanzano
-rapidamente m'inquietano non poco.
-
-— Non hai tu qualche rifugio fra le montagne di Kasret-Sultan?
-
-— Vi sono lassù delle caverne meravigliose, signore, quantunque
-trasudino petrolio da tutte le parti.
-
-— Tu entrerai in Kitab, attraverserai la città, mettendo bene in vista
-Talmà, e alla sera te ne andrai fra le montagne. Non vi sarà alcun
-pericolo.
-
-Se anche la fanciulla griderà di essere stata rapita e che voi siete
-Aquile, nessuno se ne preoccuperà. Dirai che è una pazza che riconduci
-alla sua famiglia e poi hanno ben altro da fare quegli abitanti in
-questi momenti.
-
-— Non comprendo però lo scopo di questa gita attraverso a Kitab.
-
-— Non è necessario che tu per ora abbia maggiori spiegazioni. Quasi
-tutti i tuoi uomini mi conoscono, è vero?
-
-— La sera che tu ti sei presentato al nostro accampamento, per proporci
-il tuo affare, signore, vi erano tutti e nessuno ha scordato il tuo
-viso.
-
-— Lascerai dunque a Kitab un paio dei tuoi banditi, onde mi guidino più
-tardi al tuo rifugio.
-
-— Bada, signore, che i russi calano rapidissimi e che se t'indugi,
-correrai il pericolo di farti assediare in Kitab.
-
-— È quello che desidero, — rispose Abei.
-
-— Non ti capisco.
-
-— Non importa: a te deve solamente importare di guadagnarti la somma
-che t'ho promessa e che ti appartiene, ora che il mestvire è morto.
-
-— L'ho saputo, — disse Hadgi. — Tuo zio è stato troppo crudele, però
-devo essergli riconoscente, perchè da luogotenente sono diventato il
-capo delle _Aquile_.
-
-— Non ti lagnare dunque.
-
-— Oh no, signore, — disse il bandito.
-
-— Ora vattene. Che siano già giunti a Kitab i tuoi uomini?
-
-— Aspetteranno che li raggiunga, prima di entrare nella città.
-
-— Allora spicciati.
-
-— Addio, signore: conta sulla mia fedeltà.
-
-— E tu sui miei _tomani_ — rispose ironicamente Abei.
-
-Hadgi staccò un cavallo, gli avvolse la testa onde non nitrisse, balzò
-in sella e si slanciò attraverso la steppa, dileguandosi ben presto fra
-le tenebre.
-
-— I russi giungono in buon punto, — mormorò Abei, quando il bandito fu
-scomparso. — Baba beg, non si sarà scordato di essere stato un giorno
-salvato da mio padre e mi aiuterà.
-
-Ah!.... Tu volevi tutto per te, cugino: la bellezza e la felicità, il
-coraggio e l'ammirazione di tutte le donne della steppa!... Ed a me,
-che sono pure figlio d'un _beg_, nulla? Almeno Talmà l'avrò, dovessi
-ucciderti!... Senza quella fanciulla che io ho amata segretamente
-prima di te, che cosa sarebbe la mia vita? Voi due non conoscete ancora
-Abei! —
-
-Strisciò verso la capanna ed entrò senza far rumore, coricandosi sulla
-gualdrappa che gli serviva da tappeto.
-
-Hossein e Tabriz dormivano sempre profondamente e di nulla si erano
-accorti.
-
-Era appena passata la mezzanotte, quando i Sarti ed i Shagrissiabs si
-svegliarono; chiamandosi reciprocamente.
-
-Hossein e Tabriz, destati da quel vocìo e dai nitriti dei cavalli, si
-alzarono prontamente uscendo all'aperto.
-
-— In sella, — comandò il giovane. — All'alba entreremo in Kitab.
-
-Signore, — disse un Sarto, avvicinandoglisi, — manca il mio cavallo.
-
-— E anche l'usbeko che hai raccolto, — disse un altro.
-
-— Che vada a farsi appiccare dove vuole, — disse Tabriz. — Non
-inquietiamoci per la fuga di quel birbante. Montate e partiamo.
-
-Quello a cui manca il cavallo salga dietro a qualche compagno.
-
-Lesti od i russi giungeranno prima di noi. —
-
-In meno di un minuto i cavalli furono insellati ed imbrigliati e la
-truppa riprese le mosse, sempre guidata da Tabriz.
-
-La steppa, a poco a poco scompariva. Numerosi villaggi si mostravano,
-specialmente verso il sud, dove le terre erano solcate da affluenti
-dell'Amu-Darja; e giardini ricchi d'alberi, di prugni, d'albicocchi,
-di melogranati e anche di viti, cominciavano ad estendersi in tutte le
-direzioni.
-
-Qua e là, in mezzo alle erbe, platani, betulle, pioppi, ulivi, querce,
-cedri e anche pini, formavano gruppi pittoreschi, specialmente intorno
-agli stagni, sorgendo fra colossali cespi di rose di China, coperti di
-fiori bianchi e rossi.
-
-La banda s'affrettava. I cavalli ai quali quel breve riposo era bastato
-per rimetterli in gambe, galoppavano splendidamente, senza aver bisogno
-di venire aizzati.
-
-Ai primi albori, Tabriz indicò a Hossein il profilo della catena dei
-Kasret-Sultan-Geb, che s'innalza dietro a Kitab e poco dopo una selva
-di esili minareti dalle cupolette scintillanti.
-
-— Ci siamo, signore, — disse.
-
-Hossein provò come una scossa e si portò una mano sul cuore.
-
-— Che fra poco la riveda? — si chiese con angoscia.
-
-— Se non ci hanno ingannati e se si trova veramente laggiù, noi la
-riprenderemo alle _Aquile_, signore.
-
-Il nome che porta tuo zio è troppo noto nella steppa, perchè il nuovo
-Emiro di Kitab non lo abbia già udito risuonare ai suoi orecchi ed egli
-non si rifiuterà di aiutarci nelle nostre ricerche, specialmente se la
-nostra domanda sarà appoggiata da qualche migliaio di _tomani_, somma
-che apprezzerà assai in questi momenti.
-
-— Lo conosci tu _Djura-Bey_?
-
-— L'ho veduto più d'una volta, — rispose Tabriz.
-
-— Che uomo è?
-
-— Un ambizioso, che già più volte ha tentato di ribellarsi al suo
-padrone, l'Emiro di Bukara. Egli vorrebbe, a quanto sembra, imitare
-Yakub, l'antico luogotenente dell'Emiro, che dopo essersi fatto
-dichiarare dal popolo _Atalek gazi_, ossia difensore della fede, si
-è formato un bel regno a spese del suo signore, e dei chinesi della
-Duzungaria.
-
-Disgraziatamente avrà da fare i conti coi russi e la finirà male.
-
-— Noi non ci intrigheremo nei suoi affari.
-
-— Ehi... Chissà, cugino, — disse Abei, che cavalcava al suo fianco. —
-_Djura-Bey_ potrebbe domandare il nostro appoggio. Cinquanta uomini,
-montati come lo sono i nostri, potrebbero essergli di grande utilità in
-questo momento.
-
-— Rifiuteremo, — disse Hossein.
-
-— E lui ti dirà che te la cerchi tu, Talmà.
-
-— È certo che vorrà approfittare dell'occasione per rinforzare il
-suo piccolo esercito, — disse Tabriz. — D'altronde non mi spiacerebbe
-menare le mani sui russi.
-
-— Vedremo, — concluse Hossein.
-
-Kitab era ormai in vista e si spiegava dinanzi agli occhi dei
-cavalieri, trovandosi quella città su un'altura, al pari di Schaar, la
-sua vicina, pure ribellatasi all'autorità dell'Emiro di Bukara.
-
-Si vedevano distintamente le sue moschee dipinte in bianco, colle
-cupole dorate, i suoi ridotti, le sue mura merlate ed i suoi splendidi
-giardini, divisi in vasti quadrati e cinti da terrapieni altissimi per
-rinforzare le difese della città.
-
-Tabriz e Hossein stavano per dar l'ordine di sferzare i cavalli, quando
-in lontananza si udirono alcune scariche di moschetteria e alcuni colpi
-di cannone.
-
-— I russi! — esclamarono entrambi.
-
-— Affrettiamoci o giungeremo troppo tardi, — disse Abei, spronando
-impetuosamente il cavallo. — Vedo delle nubi di polvere verso il
-settentrione: là vi è qualche corpo di cavalleria.
-
-— Allentate le briglie: ventre a terra! — gridò Tabriz.
-
-I cinquanta cavalli, eccitati dalle grida e dai colpi di piede dei
-cavalieri, partirono a corsa sfrenata, facendo rimbombare il suolo che
-non era più coperto d'erbe. Pareva che un vero uragano passasse.
-
-I colpi di fucile si seguivano regolari, segno evidente che quelli
-che facevano fuoco erano soldati perfettamente disciplinati, che
-non sparavano a casaccio e di quando in quando vi facevano eco delle
-detonazioni secche, poderose, che sembravano prodotte da racchette o da
-falconetti, piuttosto che da veri pezzi d'artiglieria.
-
-Al di là della lunga distesa di giardini, s'alzavano di tratto in
-tratto nuvoloni di polvere, che in certi momenti offuscavano perfino
-la luce del sole. È già noto che tutto il Turchestan orientale e
-settentrionale è polverosissimo, e che basta un soffio d'aria od
-il galoppo di qualche squadrone di cavalleria per sollevare cortine
-immense d'una specie di sabbia quasi impalpabile, che ricade molto
-lentamente e che attraversa intere regioni prima di depositarsi.
-
-Certamente un vivo combattimento doveva essersi impegnato, fra i
-cavalieri del Bek di Kitab e di quelli dello Schaar ed i cosacchi che
-il colonnello russo Miklalowsky, incaricato dal governatore generale
-del Turchestan di domare i ribelli, conduceva da Samarcanda.
-
-Già le truppe di Hossein non distavano che poche centinaia di metri
-dalla torre sovrastante la porta di Ravatak, quando scorsero una nuvola
-di cavalieri scendere a galoppo sfrenato le alture, mentre sopra le
-loro teste scoppiavano delle granate.
-
-— I Shagrissiabs! — gridò Tabriz. — Pare che abbiano avuto il loro
-conto se scappano in quel modo!...
-
-Un sorriso comparve sulle labbra di Abei.
-
-— Allah mi protegge, — mormorò fra i denti. — Era quello che aspettavo.
-Chi rifiuterà il nostro soccorso? —
-
-I cavalieri del Bek di Kitab e quelli del Bek di Schaar giungevano a
-briglia sciolta, urlando ferocemente e volgendosi di quando in quando,
-per fare delle scariche, che non dovevano fare troppo danno ai russi,
-nascosti in mezzo al polverone.
-
-— Lesti, amici! — gridò Hossein. — Giungeremo prima di loro! —
-
-Con un ultimo slancio i cavalli superarono le ultime centinaia di metri
-e, varcato il ponte levatoio, irruppero sotto la porta di Ravatak,
-mentre sui ridotti della cittadella tuonavano le racchette ed i
-falconetti del _Beg Djura bey_.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIV.
-
-I fanatici del Turchestan.
-
-
-Kitab, senza avere l'importanza di Bukara, di Kiva e di Samarcanda, le
-tre città più popolose e più famose del Turchestan, e ritenute le tre
-regine della steppa, come le chiamano i turani, era nel 1875 una città
-ragguardevole, se non pei suoi commerci, per la sua popolazione e per
-le sue fortificazioni che, collegate con quelle di Schaar, la rendevano
-molto temuta.
-
-Non era veramente una rôcca, assolutamente inespugnabile per truppe
-specialmente europee, tuttavia i barbari la ritenevano talmente salda,
-da non osare assalirla, nè sfidare i suoi venti pezzi d'artiglieria che
-guarnivano, insieme ad un certo numero di falconetti, i ridotti della
-cittadella.
-
-Come tutte le città turchestane, aveva un gran numero di moschee con
-altissimi minareti, spaziosi bazar, una salda cittadella, bellissimi
-giardini; ma le sue case basse, ad un solo piano, coi loro muri
-di terra battuta, dello spessore d'un metro, coi tetti sorretti
-da travicelli e di canne impastate di creta, le davano un aspetto
-piuttosto miserabile. Solo il palazzo del bey a più piani, con
-vaste gallerie e terrazze di stile mezzo Chinese e mezzo mussulmano,
-risaltava colla sua mole maestosa, in mezzo a quel caos di casupole che
-le piogge di quando in quando sgretolavano e scioglievano.
-
-Nel momento in cui i cinquanta cavalieri irrompevano sotto la porta
-di Ravatak, slanciandosi a gran galoppo attraverso le vie con Hossein,
-Abei e Tabriz alla testa, una viva emozione regnava nella città.
-
-Uomini a cavallo ed a piedi s'incrociavano in tutte le direzioni,
-urlando ferocemente e agitando forsennatamente fucili, scimitarre,
-_jatagan_ e _kangiarri_, mentre schiere di donne e fanciulli fuggivano
-pei giardini, spingendosi innanzi, a legnate, bande di cammelli e
-greggi innumerevoli di montoni.
-
-In tutte le case echeggiavano grida e bestemmie e sulle terrazze
-rimbombavano colpi di fucile, sparati a casaccio contro un nemico
-invisibile, poichè nessun russo fino allora si era mostrato, nemmeno
-dietro alla cavalleria di _Djura-bey_, che si rifugiava in pieno
-disordine verso la città, fra un tumulto spaventevole.
-
-— Al _bazar_! — gridò Tabriz ai suoi uomini. — Andiamo a prendere
-possesso del caravanserraglio. —
-
-La truppa attraversò, sempre al galoppo, la parte meridionale della
-città, non senza aver travolto più d'un fuggiasco e si fermò su una
-vasta piazza, in parte coperta da immense tende ed ingombra di banchi
-completamente vuoti, poichè tutti i rivenditori erano scappati,
-portandosi via le loro preziose merci.
-
-Tabriz dopo d'aver dato uno sguardo all'intorno, s'avviò verso un
-massiccio fabbricato, che si ergeva in un angolo della piazza e che
-aveva parecchie porte.
-
-— Occupiamo il caravanserraglio, innanzi tutto — disse a Hossein che lo
-interrogava collo sguardo. — Aspettiamo che si ristabilisca un po' di
-calma, prima di andare a far visita a _Djura-Bey_.
-
-I russi non saranno così sciocchi di assalire la città, senza aver
-prima aperte delle brecce.
-
-— Credi che non approffittino della fuga dei cavalieri del _beg_ per
-dare subito l'assalto? — chiese il giovane.
-
-— Kitab è bene fortificata, signore, ed i russi non devono ignorarlo.
-
-Pel momento non vi è alcun pericolo.
-
-— Cugino, — disse Abei, — se non ti spiace m'incarico io di andar a
-trovare il beg di Schaar, che è l'alleato di Djura. A me non potrà
-rifiutare il suo appoggio, avendo un debito di riconoscenza da saldare
-con mio padre.
-
-— Me ne hai parlato una volta, — rispose Hossein. — Mi pare che tuo
-padre gli abbia un giorno salvata la vita.
-
-— Sì, cugino.
-
-— Se ne ricorderà ancora il beg?
-
-— Glielo rammenterò io quel prezioso favore, e vedremo se oserà
-dimenticarsi di mio padre.
-
-— Che sia tornato?
-
-— Se la sua cavalleria è rientrata, suppongo che non sarà rimasto fuori
-dalle mura ad aspettare le palle dei falconetti russi, — disse Tabriz.
-
-— Saprò io scovarlo fuori, — rispose Abei. — O nel palazzo di Djura o
-nella cittadella lo troverò.
-
-Se tardo non inquietarti, cugino. —
-
-Mentre i cavalieri entravano nel caravanserraglio, che non era altro
-che un immenso stanzone destinato a servire di ricovero alle carovane
-provenienti dalla steppa, Abei, dopo aver rifiutato una scorta salì
-lentamente verso il centro della città, dove su una piccola altura
-sorgeva la cittadella, formata da quattro ridotti e da terrapieni
-cintati e merlati.
-
-— È più probabile che lo trovi lassù, fra i suoi cannoni, — si era
-detto il nipote del _beg_ con un perfido sorriso. — Mio caro cugino, ti
-giuocherò un tiro che darà Talmà in mia mano..
-
-I miei _tomani_ voglio spenderli bene. —
-
-Quantunque al di là dei giardini non tuonassero più le racchette ed
-i falconetti dei russi e nessun pericolo pel momento minacciasse la
-città, la popolazione non si era ancora calmata.
-
-Torme di armati continuavano a percorrere le vie, come se fossero
-impazziti o come se i russi fossero già sotto le mura della città, e
-sulle terrazze si sparava sempre. Anche i cannoni della cittadella
-tuonavano, con un crescendo spaventevole, sprecando inutilmente le
-munizioni, mentre sulla cima degli esili minareti si udivano le voci
-strillanti dei _muezzin_ a gridare a squarciagola:
-
-— All'armi, figli d'Allah e credenti d'Ali e d'Hussein!... Ecco
-gl'infedeli! —
-
-Abei continuava a salire le vie tortuose che conducevano alla
-cittadella, senza preoccuparsi di tutto quel baccano. Girava invece
-continuamente gli sguardi intorno a sè, colla speranza di incontrare
-qualcuno dei banditi che Hadgi doveva aver lasciato in Kitab.
-
-Era ansioso di sapere se le _Aquile_ avevano avuto il tempo di uscire e
-di condurre, sulle montagne, Talmà.
-
-— È impossibile che non si siano accorti del nostro arrivo, —
-mormorava. — Cinquanta uomini e per di più a cavallo si notano subito.
-
-Chissà che non mi aspettino nei dintorni del caravanserraglio. —
-
-Erano le nove del mattino, quando giunse dinanzi alla cittadella, che
-era guernita di quattro ridotti in forma di mezzaluna.
-
-Su uno di quelli scorse subito un uomo piuttosto attempato, vestito
-come un principe, con grandi ricami d'oro sulla lunga casacca bianca ed
-il capo riparato da un immenso turbante di mussola verde, il colore che
-possono portare solo coloro che hanno compiuto il pellegrinaggio alla
-Mecca, e che dà a quelle persone una specie di titolo di santità.
-
-S'avvicinò ad una delle porte del ridotto; ma dovette subito fermarsi
-perchè la sentinella che vegliava, un _shagrissiabs_, di statura
-gigantesca ed immensamente barbuto, l'aveva subito preso di mira con
-una specie di trombone, minacciando di crivellarlo con una tempesta di
-pallottoloni mescolati a chiodi.
-
-— Metti da parte la tua racchetta, — gli disse Abei, con accento
-ironico. — Va' invece ad avvertire _Baba beg_ che il nipote di _beg_
-Giah Aghà e figlio di Abei Hakub, desidera vederlo. Sarà tanto di
-guadagnato per la vostra causa. —
-
-Il _shagrissiabs_, impressionato dal tono altero del giovane e anche
-dalla sua calma, chiamò alcuni compagni e trasmise loro la domanda.
-
-Un momento dopo la porta si spalancava a due battenti ed Abei entrava
-nella cittadella, scortato da quattro artiglieri, passando fra due
-altissime muraglie di mattoni, che oscillavano pericolosamente ogni
-volta che i cannoni dei ridotti tuonavano sulla cima delle scarpate.
-
-All'estremità dello stretto sentiero, che girava intorno ai bastioni,
-su una piccola spianata dove si trovavano collocate, su dei cavalletti,
-alcune racchette, lo aspettava il beg di Schaar, appoggiato sulla sua
-lunga e molto arcuata scimitarra.
-
-— È vero che tu sei il figlio di Abei Hakub? — chiese l'ex luogotenente
-dell'Emiro di Bukara, mentre il giovane scendeva da cavallo.
-
-— Forse che non somiglio a mio padre, beg? — chiese il giovane. — Mi
-hanno detto che sono il suo ritratto.
-
-— Infatti — disse il beg, — tu mi ricordi l'uomo a cui io devo la vita.
-Che vuoi da me?
-
-— Hai saldato verso mio padre il tuo debito di riconoscenza? — chiese
-Abei.
-
-Il beg lo guardò un po' inquieto, mentre faceva cenno agli artiglieri
-di allontanarsi.
-
-— Tu giungi in un brutto momento, giovanotto, — gli disse poi. —
-Abbiamo i russi alle porte della città.
-
-— Od invece in un buon momento? — disse Abei. — Io non sono qui venuto
-solo, anzi ti ho condotto cinquanta cavalieri, che forse valgono come
-duecento dei tuoi _shagrissiabs_. —
-
-Il beg lo guardò con un certo stupore, poi un sorriso illuminò il suo
-volto.
-
-— Come? — esclamò — tu vieni a chiedermi di pagarti il debito di
-riconoscenza che io devo a tuo padre e nel tempo stesso mi porti degli
-aiuti?
-
-— Sì, ma ad una condizione, beg, — disse Abei.
-
-— Quale?
-
-— Che tu mandi i miei uomini ed i loro capi dove sarà più intenso il
-fuoco dei russi.
-
-— Io non ti comprendo, giovinotto, — disse Baba, il cui stupore
-aumentava.
-
-— Tu devi riconoscenza a mio padre?
-
-— È vero: egli mi ha salvato la vita nella steppa, un giorno in cui una
-torma di ghirghisi nella piccola orda, mi aveva assalito e stava per
-opprimermi.
-
-— Rispondi prima ad una domanda che ti rivolge il figlio del tuo
-salvatore.
-
-— Parla.
-
-— Ieri dei cavalieri che giungevano dalla steppa sono entrati qui, è
-vero?
-
-— Sì, me l'hanno detto.
-
-— Avevano una fanciulla con loro?
-
-— Anche questo è vero. Pare che si trattasse di qualche matrimonio
-perchè la fanciulla indossava le vesti nuziali ed aveva sul capo una
-tiara ricchissima.
-
-— Dove si trovano ora?
-
-— Non lo so. Hanno attraversata la città a corsa sfrenata, uscendo
-dalla parte opposta.
-
-— Non si sono fermati? — chiese Abei, con uno slancio di gioia.
-
-— No.
-
-— Il tuo debito di riconoscenza è pagato, _beg_.
-
-— In qual modo?
-
-— La truppa che io ti ho condotto è guidata da mio cugino, pur lui
-nipote del _beg_ Giah Aghà: Metti i suoi uomini in prima linea,
-esponili al fuoco dei russi più che potrai e non curarti d'altro.
-
-Al resto penserò io: tu mi hai pagato.
-
-— Ecco una cosa a buon mercato, — disse il _beg_, sorridendo. — Io non
-indagherò il mistero che ti spinge a sacrificare quegli uomini.
-
-Ho bisogno di valorosi e mi varrò di loro.
-
-— Quando credi che i russi daranno l'assalto?
-
-— Non prima di domani.
-
-— Hai qualche speranza di tenere testa a loro?
-
-— Sì, se riuscirò a fanatizzare i miei cavalieri e la popolazione.
-Questa sera lancerò i _muezzin_ attraverso le vie della città e farò
-loro invocare la protezione di Alì e di Hussein, portando in giro
-la veste verde dell'uno e la spada dell'altro e le colombe bianche,
-simbolo del loro martirio.
-
-— Ho la tua parola, _beg_?
-
-— L'hai, — rispose Baba, — così se morrò nella pugna anche questo
-debito l'avrò pagato. —
-
-— Ci rivedremo al fuoco. —
-
-Abei risalì sul suo cavallo, salutò con un gesto della mano il _beg_ e
-uscì dalla cittadella, scendendo a piccolo trotto, verso la piazza del
-_bazar_.
-
-Dieci minuti dopo, ilare e sorridente, rientrava nel caravanserraglio.
-Tabriz e Hossein, che stavano preparandosi il pranzo, avendo acquistato
-alcuni montoni per loro e per la scorta, vedendolo, si affrettarono a
-muovergli incontro.
-
-— Dunque, cugino? — chiese il giovane, che era diventato pallido.
-
-— La tua Talmà è qui — rispose Abei.
-
-— Dove? — gridò Hossein.
-
-— Ecco quello che Baba _beg_ non sa ancora, tuttavia ha un sospetto e
-mi ha giurato sul Corano che ci aiuterà a ritrovarla.
-
-— Ah!...
-
-— Adagio, cugino, disse Abei. — Quello che temevo si è avverato.
-
-— Che cosa dici? — Chiese Hossein diventando livido.
-
-— Egli esige, come compenso, che noi lo aiutiamo a prestargli man forte
-contro i russi.
-
-— Se non è che per questo, noi sciaboleremo per bene quei maledetti
-moscoviti, — disse Tabriz che nutriva vecchi rancori contro gli
-occidentali. — Purchè trovi Talmà e ce la restituisca, noi faremo dei
-veri miracoli d'eroismo, è vero, signore?
-
-— E le _Aquile_? — chiese Hossein.
-
-— Sono fuggite dopo d'aver lasciato qui Talmà.
-
-— Ma a chi l'hanno lasciata? Te lo ha detto, Abei?
-
-— Non lo sa ancora.
-
-— Signore, — disse Tabriz. — Se Baba _beg_ ha giurato sul Corano, da
-buon mussulmano, manterrà la sua promessa.
-
-Per ora aiutiamolo a respingere quei dannati moscoviti. Sarebbe stato
-meglio non imbarazzarci in questa ribellione, tuttavia giacché siamo
-coinvolti anche noi, meneremo le mani meglio che potremo. Sarà sangue
-straniero che scorrerà e non già turchestano.
-
-— Pranziamo, — disse Abei. — Fra poco comincerà la processione degli
-sfregi in onore di Ali e di Hussein, che Djura bey ha ordinata per
-fanatizzare le sue truppe, e noi, come difensori della fede, dobbiamo
-prendervi parte.
-
-— E Talmà? — chiese Hossein, come se uscisse da un sogno.
-
-— Non temere, cugino. La ritroveremo e forse più presto che tu non
-creda. Da Kitab non è uscita, il _beg_ me lo ha assicurato e colui
-che ha pagato le _Aquile_ per rapirtela, pagherà colla vita la sua
-bricconata. È vero Tabriz?
-
-— M'incarico io di strozzarlo, — rispose il gigante, mostrando le sue
-mani vellose come quelle d'un orso. — Una stretta sola e crac!... Il
-collo mi rimarrà fra le dita. —
-
-Il pranzo fu tuttavia molto silenzioso; Hossein, Tabriz e anche Abei
-parevano profondamente preoccupati, specialmente quest'ultimo il quale
-non riusciva a staccare gli sguardi dalle mani, poderose e terribili,
-del gigante della steppa, che pareva lo minacciassero.
-
-Al rimbombo delle cannonate e alle urla dei _Shagrissiabs_, era
-subentrato a poco a poco un profondo silenzio. Gli abitanti ormai
-rassicurati che i russi, almeno per quel giorno, non avevano alcuna
-intenzione di assalire la città, si erano ritirati nelle case, per
-prepararsi alla processione della sera, che alcuni araldi di Djura bey
-ed i _muezzin_, dall'alto dei minareti, avevano ormai annunciata, per
-invocare sui difensori della fede la protezione di Hussein e di Hussan,
-i due santoni venerati dai turchestani e dai persiani, discendenti da
-Maometto.
-
-Il sole era appena tramontato, quando su tutti i minareti della città
-echeggiarono, nell'aria tranquilla, le voci squillanti dei muezzin.
-
-— Ecco la luna dell'Islam che sorge!.... Alla gloria d'Hussein e di
-Alì!... Mostrate, fedeli, ai nostri santi, la vostra fede! —
-
-Tabriz ed i cavalieri della scorta si erano prontamente messi a cavallo.
-
-— Mostriamo che anche noi siamo credenti, — disse Hussein. — E poi
-chissà che non incontri Talmà nella processione. —
-
-Quando uscirono, tutta la città era coperta di lumi. I bastioni della
-cittadella, i merli delle muraglie, le scarpate, i muri dei giardini,
-le terrazze, scintillavano di punti bianchi, rossi, gialli, verdi,
-azzurri, con un effetto fantastico ed insieme splendido, e attraverso
-le tortuose vie della città alta, si vedevano scendere delle vere
-fiumane di torce, che si lasciavano dietro delle nuvole di fumo e di
-scintille.
-
-Pareva che Kitab fosse in festa e che più nessun pericolo la
-minacciasse.
-
-Masse di gente s'accalcavano nella gran piazza, dove sorgeva la moschea
-dedicata ai due santoni, salmodiando con voce rauca e nasale i versetti
-del Corano, in attesa di organizzare la processione e di cominciare la
-festa del sangue.
-
-I turchestani sono i più fanatici dei turchi e, fino ad un certo punto,
-rassomigliano in ciò agli indiani. Non si gettano come questi sotto i
-carri di pietra per farsi schiacciare a centinaia e centinaia, tuttavia
-celebrano tutte le loro feste religiose con grande effusione di sangue.
-
-Un certo numero di fanatici, scelti fra i molti concorrenti, si mettono
-a capo delle processioni, armati di sciabole, di _jatagan_, di pugnali,
-di coltellacci e cinti di pesanti catene che trascinano fragorosamente
-per le vie e si tagliuzzano con una voluttà feroce e ributtante il
-viso, le braccia, il petto, invocando a squarciagola i loro santi
-protettori.
-
-Il loro orgasmo è tale che i parenti e gli amici che li accompagnano
-sono sovente costretti a strappare loro di mano le armi od a calmarli,
-onde non finiscano per scannarsi. Malgrado tale sorveglianza, dopo
-ogni processione, si contano sempre parecchi morti e quelli sono gli
-invidiati, perchè tutti sono convinti che saliranno senz'altro nel
-paradiso del profeta.
-
-Quando Abei, Hossein ed i loro cavalieri giunsero sulla vasta piazza,
-che era decorata con bandiere verdi e con tende nere su cui si
-leggevano, trapunti in oro, alcuni versetti del Corano, la processione
-si era ormai organizzata.
-
-Tre o quattrocento fanatici, coperti d'una zimarra lunghissima di tela
-bianca, onde le macchie ed i rivi di sangue spiccassero maggiormente,
-tutti armati di scimitarre affilatissime ed i fianchi cinti di grosse
-catene, che trascinavano con un fragore infernale sui ciottoli della
-via, aprivano il corteo, fiancheggiati da parenti e da amici, che
-reggevano lunghe torce fiammeggianti.
-
-Seguivano parecchi _muezzin_, i quali conducevano per le briglie tre
-cavalli bianchi, di razza araba, splendidamente bardati, con lunghe
-gualdrappe di seta trapunte in oro ed in argento e alti pennacchi sulla
-testa.
-
-Uno portava sulla sella due scimitarre a doppio taglio, con due mele
-infilzate nella punta, il frutto prediletto di Alì, l'amico e nipote
-di Maometto, trucidato dai settari di Omar, che aspiravano in sua vece
-al califfato; il secondo un bellissimo cavallo vestito di seta verde
-con ricami magnifici, che voleva raffigurare quello che indossava Alì
-il giorno del suo assassinio; il terzo invece una cesta di vimini con
-entrovi due colombe e che volevano rappresentare la strage di Hussein
-e di tutti i suoi fedeli sterminati nelle pianure di Kirbdeil, mentre
-stavano per muovere alla conquista del califfato.
-
-Venivano poi soldati, cavalieri, cittadini, muniti tutti di torce,
-pigiandosi, urtandosi, fra un frastuono spaventevole prodotto da
-migliaia e migliaia di voci che urlavano a squarciagola:
-
-— Alì — Hussein! — Proteggeteci dagli infedeli! — Sterminateli,
-fulminateli! — Allah! — Allah! —
-
-In mezzo a quella folla, stretta da tutte le parti, come impacchettati,
-si scorgevano i due Beks di Kitab e di Schaar, coi loro immensi
-turbanti verdi, montati su bianchi cavalli e seguiti da un brillante
-stato maggiore.
-
-La processione si era messa in moto a passo accelerato, poiché i
-fanatici che marciavano alla testa, per meglio esaltarsi e anche per
-raddoppiare il fracasso delle pesanti catene, si erano messi a correre,
-mandando delle urla che più nulla avevano d'umano.
-
-Le loro armi taglientissime scintillavano sinistramente alla luce
-sanguigna proiettata da quelle centinaia e centinaia di torce.
-
-D'un tratto un grido formidabile si sprigiona da quei tre o
-quattrocento petti: sembra un immenso e spaventevole ruggito:
-
-— Alì! — Hussein! —
-
-Quei furibondi cominciavano a tagliuzzarsi la fronte, le labbra, il
-naso, le spalle, le braccia, che erano nude, con una voluttà feroce! Il
-sangue zampillava copioso, macchiando e scorrendo sulle bianche zimarre
-e colando sui ciottoli.
-
-Lo spettacolo è orribile, ributtante, ma non impressiona nessuno: anzi
-tutti invidiano quei disgraziati, che si mutilano atrocemente, convinti
-di guadagnarsi, con tutto quel sangue che perdono, il sospirato
-paradiso del Profeta.
-
-Di quando in quando uomini mezzi dissanguati, stramazzano al suolo
-colla schiuma alla bocca, gli occhi schizzanti dalle orbite; subito gli
-amici od i parenti li raccolgono e li portano nelle case vicine, dove
-le donne si affrettano a lavarli, fasciarli e rinvigorirli con tazze di
-_kumis_ o con acquavite di segala.
-
-Quella corsa, poiché era diventata una vera corsa attraverso alle vie
-più spaziose della città, durava da una mezz'ora, fra un baccano sempre
-più spaventevole, quando Abei, che al pari degli altri aveva dovuto
-scendere da cavallo per non calpestare la folla, che lo stringeva
-d'ogni parte, si sentì tirare per una manica, assai vigorosamente.
-
-Tabriz e Hossein, divisi dalla scorta, erano già molto innanzi in quel
-momento.
-
-— Signore, — sussurrò una voce nell'orecchio del giovane.
-
-Abei si era voltato. Un uomo molto barbuto, che aveva il viso in parte
-nascosto da un ampio turbante, gli stava dietro, tenendolo sempre per
-la manica.
-
-— Che cosa vuoi? — gli chiese.
-
-— Lasciate passare questi imbecilli, — disse quell'uomo. — Appoggiatevi
-contro il muro e tenete ben saldo il vostro cavallo. —
-
-Poi aggiunse, spingendolo ruvidamente contro la porta d'una casa:
-
-— Hadgi...
-
-— Aspetta, — rispose Abei, mentre un lampo di gioia gli brillava negli
-occhi.
-
-La turba passò, seguendo i fanatici che non cessavano di sfregiarsi i
-corpi; poi, quando gli ultimi uomini scomparvero verso la parte bassa
-della città, dove giganteggiava un'altra moschea e si trovarono soli,
-l'uomo barbuto aiutò Abei a salire in sella, dicendogli:
-
-— Non abbiamo tempo da perdere. I russi s'avvicinano.
-
-— Sei uno degli uomini che Hadgi ha lasciato qui perché mi guidino?
-
-— Sì, signore.
-
-— Sei solo?
-
-— Ho quattro compagni che mi aspettano presso la porta di Ravatak e
-tutti ben montati.
-
-— Dov'è la fanciulla?
-
-— Al sicuro, fra le montagne di Kasret Sultan Geb.
-
-Affrettiamoci o resteremo anche noi assediati.
-
-— Andiamo, — disse Abei. — Domani i russi assaliranno Kitab, succederà
-certo un massacro, Tabriz e Hossein difficilmente sfuggiranno alla
-morte... e Talmà sarà mia. —
-
-Aveva messo il cavallo al trotto ed il bandito lo seguiva a piedi,
-correndo come un'antilope.
-
-In quindici minuti Abei ed il bandito raggiunsero i gradini che si
-estendevano dietro l'alta muraglia, poi piegarono a dritta per arrivare
-alla porta che supponevano fosse ancora aperta.
-
-Già la intravedevano, quando quattro cavalieri mossero loro incontro.
-
-— Che cosa c'è? — chiese il bandito che si era fermato.
-
-— Troppo tardi! — rispose uno dei cavalieri. — La porta è stata
-chiusa. —
-
-Quasi nel medesimo istante si udirono le sentinelle di guardia della
-scarpata e dei bastioni esterni a gridare:
-
-— All'arrmi!... I russi! —
-
-Poi un colpo di cannone rimbombò fra le tenebre, ripercuotendosi fra i
-ridotti della cittadella.
-
-Le colonne del maggior generale Abramow marciavano all'attacco della
-città ribelle.
-
-
-
-
-CAPITOLO XV.
-
-L'assalto di Kitab.
-
-
-Le popolazioni dell'Asia centrale e specialmente quelle che occupano
-quell'immensa regione, che si estende dalle rive orientali del
-mar Caspio ai confini meridionali della Duzungaria Chinese e che è
-conosciuta col nome di Tartaria Indipendente, sono di una irrequietezza
-incredibile.
-
-È raro che passi un anno senza che forti insurrezioni scoppino in
-questo od in quel Kanato, scatenate per lo più dalla sfrenata ambizione
-dei luogotenenti degli Emiri, assetati, come i loro padroni, di potere.
-
-Le pene tremende che spettano ai ribelli vinti, non spaventano quegli
-spiriti irrequieti e giuocano la loro vita, senza darsi pensiero di
-quello che toccherà loro più tardi.
-
-Dopo che Yakub, un luogotenente dell'Emiro di Bukara, ribellatosi al
-suo signore, si è formato un piccolo regno nella Duzungaria, un po' a
-spese dei tartari ed un po' alle spalle dei chinesi, diventando oggidì
-uno dei più prosperi dell'Asia centrale e anche dei più civili, molti
-hanno cercato d'imitarlo, quantunque sempre con pessima fortuna.
-
-I bey di Kitab e di Schaar, alleatisi, forti dell'appoggio loro
-promesso dalla tribù dei Shagrissiabs e della robustezza delle loro
-città, si erano a loro volta ribellati all'autorità dell'Emiro di
-Bukara, colla speranza di rendersi prima indipendenti e poi di emulare
-le gesta fortunate di Yakub.
-
-Probabilmente vi sarebbero riusciti, se la diplomazia russa, sempre
-vigilante su tutto ciò che succede nell'Asia Centrale, che ritiene come
-un futuro suo boccone, non ci avesse messo lo zampino.
-
-Quella ribellione aveva turbato i sonni tranquilli del governatore
-del Turchestan, e siccome il suo protetto, l'Emiro di Bukara, non si
-trovava in grado di calmare gli spiriti belligeri dei due _beg_, si era
-affrettato a offrirgli il suo aiuto.
-
-Subito un corpo di spedizione era stato formato colle truppe di
-guarnigione a Samarcanda, composto di nove compagnie di fanteria, di
-due sotnie di cosacchi del Don, di dodici cannoni e otto racchette, il
-tutto sotto gli ordini del maggior generale Abramow.
-
-Quelle truppe non erano certamente molte, ma potevano dar da fare agli
-indisciplinati Shagrissiabs, buoni soldati nelle imboscate e pessimi in
-una vera battaglia, malgrado l'impetuosità dei loro attacchi e le loro
-urla ferocissime.
-
-Il corpo di spedizione, divisosi in due colonne, si era messo in marcia
-senza indugio.
-
-Quella di destra era stata messa sotto gli ordini del colonnello
-Miklalowskye, quella di sinistra era stata affidata al tenente
-colonnello Schovnine e doveva spingersi verso Kitab per la via più
-breve, mentre l'altro aveva avuto l'ordine di far sosta a Diam.
-
-Trattandosi di una guerra che non poteva durare che qualche settimana,
-le truppe non avevano ricevuto che viveri per soli dieci giorni e
-le munizioni invece al completo. A Diam però, già occupato da due
-compagnie del sesto battaglione di linea del Turchestan e che doveva
-formare la riserva, il maggior generale Abramow aveva fatto ammassare
-una certa quantità di provvigioni, nel caso che la guerra dovesse
-prolungarsi oltre le previsioni.
-
-L'11 Agosto del 1875, la colonna di destra occupava, dopo una lunga e
-rapidissima marcia, il villaggio di Makrt, nel piano dei Shagrissiabs,
-senza aver sparato un colpo di fucile.
-
-Gli abitanti erano così lontani dal pensare ad una invasione russa,
-che erano stati sorpresi mentre coltivavano i loro giardini ed i loro
-campi, sicchè non avevano avuto il tempo di organizzare la menoma
-resistenza.
-
-L'indomani però la colonna si trovava alle prese con numerose bande di
-cavalieri, le quali, dopo averla lasciata passare senza attaccarla,
-fecero fuoco sui carri dei bagagli e sulla retroguardia, uccidendo e
-ferendo non pochi uomini.
-
-Due colpi di racchetta e poche fucilate erano state sufficenti a
-disperdere quegli uomini, più banditi che buoni soldati.
-
-Il 13, alle cinque pomeridiane, la colonna di Miklalowsky giungeva,
-senza combattimenti, ai giardini di Urens-Reshlak, la cinta esterna dei
-Shagrissiabs.
-
-La medesima sera faceva la sua congiunzione colla colonna guidata dal
-tenente colonnello Schovnine, la quale fino allora non aveva avuto
-l'occasione di consumare una sola cartuccia.
-
-Il 14, di buon mattino, alcune masse nemiche, comparivano
-improvvisamente sul fianco dell'accampamento e, giunte a tiro di
-fucile, aprivano un fuoco piuttosto violento quantunque male diretto,
-poi si squagliavano subito dinanzi ad alcune scariche dei cacciatori
-del Turchestan.
-
-Respinti i cavalieri di Bek-Djura bey e del _beg_ di Schaar, il
-generale Abramow, seguito dal suo stato maggiore, da una compagnia di
-linea e da venti cosacchi e appoggiato da due cavalletti di racchette,
-eseguiva una rapida ricognizione sotto le mura di Kitab, non ostante
-il fuoco del nemico, onde scegliere il punto per aprire una breccia
-d'assalto e alla sera iniziava il bombardamento della città, dopo
-d'aver disposti i suoi uomini su due colonne.
-
- . . . . . . .
-
-Abei, udendo tuonare il cannone e vedendo i soldati di Djura bey e
-del _beg_ di Schaar, accorrere in massa verso le mura, per respingere
-l'imminente attacco dei russi, non aveva potuto trattenere una
-bestemmia.
-
-Ormai si trovava chiuso nella città assediata, esposto agli orrori d'un
-assalto, con forse poche probabilità di salvare la pelle e di poter più
-tardi raggiungere i banditi ed impadronirsi di Talmà.
-
-— Siano maledetti Djura bey e quel furfante di _beg_ di Schaar! —
-esclamò coi denti stretti. — Vadano all'inferno Hussein, Alì e Maometto
-insieme! —
-
-I banditi lo avevan circondato, aspettando i suoi ordini e chiedendosi
-il motivo di quell'improvviso scatto di rabbia.
-
-— E voi, stupidi, non potevate mostrarvi prima? — gridò finalmente
-Abei, minacciandoli col pugno.
-
-— Vi abbiamo cercato dappertutto, signore, — disse colui che lo aveva
-guidato. — Saremmo stati anche noi più contenti di andarcene, prima che
-i russi ci chiudessero il passo.
-
-— Siete dei cretini! —
-
-Stette un momento come pensieroso, poi, alzando le spalle e dando una
-strappata alle briglie, mormorò:
-
-— Bah! Forse sarà meglio. Cerchiamo di spingere gli altri e di non
-esporre la mia pelle.
-
-Vedremo se torneranno vivi nella steppa! —
-
-Volse il cavallo e si diresse a piccolo trotto verso la piazza del
-_bazar_, mentre i cannoni della cittadella rombavano furiosamente,
-rispondendo alle artiglierie russe che battevano in breccia la porta di
-Ravatak e la torre sovrastante.
-
-Quando giunse al caravanserraglio, trovò Hossein e Tabriz in sella,
-pronti a prendere parte alla difesa della città coi loro cinquanta
-uomini.
-
-Un messo di Baba-beg li aveva già avvertiti che l'assalto stava per
-cominciare e che la loro presenza sulle mura era necessaria.
-
-— Ti credevamo già morto, — disse Hossein, vedendolo. — Le palle russe
-cominciano a piovere nelle vie.
-
-— Mi ero solamente smarrito, cugino, — rispose Abei, — e devo
-ringraziare gli uomini che m'accompagnano se mi hanno messo nella buona
-via, Kitab non la conosco.
-
-— Giungi in buon punto. I russi si preparano ad espugnare la città.
-
-— È alla porta di Ravatak che tenteranno l'attacco, — disse Tabriz.
-
-— Vieni, cugino, — disse Hossein, che pareva avesse dimenticato per un
-istante Talmà. — Mostriamo ai moscoviti, come sanno battersi i nomadi
-della steppa turchestana. —
-
-Ad un suo cenno i cinquanta uomini, rinforzati dai banditi di Hadgi,
-avevano lanciato i cavalli al galoppo, avviandosi verso la porta di
-Ravatak.
-
-I russi avevano cominciato l'attacco con molto vigore, sicuri di
-trionfare facilmente di quelle muraglie che non potevano offrire una
-lunga resistenza, malgrado il loro aspetto imponente, essendo costruite
-solamente con mattoni seccati al sole.
-
-Il generale Abramow aveva preso le sue misure con grande attenzione;
-approfittando dell'oscurità, aveva fatto scavare una profonda trincea
-di fronte alla porta, onde battere vigorosamente le torri della
-muraglia esteriore, armandola con cannoni e con racchette ed aveva
-fatto nascondere i suoi cacciatori dietro un piccolo burrone situato a
-sinistra, un po' avanti della batteria.
-
-I Shagrissiabs, quantunque non avessero alcun dubbio sull'esito
-finale della battaglia, erano accorsi in massa sulle muraglie merlate,
-sparando furiosamente, intanto che dalla cittadella tuonavano i pezzi
-ed i falconetti sotto la direzione del _beg_ di Schaar, tentando di
-contrabbattere le batterie russe di destra.
-
-Le palle cadevano in gran numero sulla città, sfondando facilmente le
-deboli terrazze e facendo fuggire le donne fra clamori spaventevoli, e
-provocando qua e là incendii che nessuno si curava di spegnere.
-
-Quando Hossein ed Abei giunsero alla porta di Ravatak, il
-cannoneggiamento era divenuto intensissimo.
-
-Centinaia e centinaia di Shagrissiabs, nascosti dietro le mura dei
-giardini o ammassati sulle creste delle muraglie, mantenevano un
-fuoco vivissimo quantunque poco efficace, trovandosi i cacciatori del
-Turchestan ben nascosti entro il burrone ed i pezzi al coperto dietro
-la trincea.
-
-I cinquanta uomini d'Hossein, scesi da cavallo, si erano subito
-dispersi, appiattandosi dietro i merli della muraglia ed aprendo
-anch'essi il fuoco.
-
-Hossein e Tabriz avevano preso il comando d'una batteria di falconetti,
-bocche da fuoco che conoscevano perfettamente e che sapevano maneggiare
-anche con molta abilità.
-
-Una immensa colonna di fumo s'alzava al di sopra delle altissime
-muraglie e delle torri, abbattendosi sui giardini sottostanti, rendendo
-incerto anche il tiro dei russi e un'altra giganteggiava sopra la
-cittadella dove i ventinove pezzi del _beg_ di Schaar non cessavano di
-tuonare.
-
-Disgraziatamente i Shagrissiabs, quantunque fossero tre o quattro
-volte più numerosi degli assalitori, non erano nè ben guidati, nè
-ben disciplinati, combattendo ciascuno per proprio conto, e le loro
-artiglierie, composte tutti di vecchi pezzi, non potevano recare gran
-danno.
-
-Per di più le loro muraglie non offrivano che una ben magra resistenza
-agli obici russi, sicchè, verso le sette del mattino, i pezzi istallati
-sulla torre di Ravatak erano ridotti al silenzio e una grande breccia
-era già stata aperta nella muraglia.
-
-I cacciatori del Turchestan cominciavano a uscire dal burrone,
-marciando all'assalto su due colonne.
-
-— Tabriz, — disse Hossein che non aveva cessato di far giuocare contro
-il nemico i falconetti, credo che tutto stia per finire. —
-
-I Shagrissiabs, non resisteranno dieci minuti all'ultimo attacco.
-
-— Tale è anche la mia opinione, signore, — rispose il gigante, la cui
-fronte si era rannuvolata. — Questi uomini non valgono quelli della
-steppa. Hanno troppa paura delle baionette dei moscoviti.
-
-— Come finirà quest'avventura?
-
-— Male di certo se non filiamo più che in fretta, cugino, tanto più che
-non abbiamo più nulla da fare qui, — disse una voce dietro di lui.
-
-— Che cosa vuoi tu dire, Abei? — chiese Hossein, voltandosi verso il
-cugino.
-
-— Che ho saputo or ora e per bocca di Baba-beg, che Talmà non si trova
-più qui, — rispose il nipote del _beg_.
-
-— Hai detto? — gridò Hossein.
-
-— Che i banditi l'hanno portata, prima che i russi giungessero, fra le
-montagne di Kasret-Sultan.
-
-— E quel furfante non ce lo ha detto prima?
-
-— Pare che non lo sapesse.
-
-— Invece è stato zitto per valersi dei nostri cinquanta cavalieri! —
-disse Tabriz.
-
-— Può darsi, — rispose Abei.
-
-— Che cosa fare, Tabriz? — chiese Hossein.
-
-— Mi pare che non ci rimanga che una cosa sola, signore, — rispose il
-gigante.
-
-— Di andarcene prima che i russi diano l'assalto?
-
-— Sì, mio signore. I Moscoviti non hanno, a quanto sembra, forze
-sufficenti per circondare tutta la città e penso che noi potremmo
-uscire senza troppe molestie dalla porta di Rachid.
-
-Da quella parte non odo a tuonare il cannone, ciò indica che il nemico
-non si è ancora mostrato.
-
-— È una defezione la nostra, — disse Hossein.
-
-— È buona guerra, signore, — rispose Tabriz. — Giacché il _beg_ ci ha
-giuocati, ora facciamola a lui.
-
-Se la cavi come meglio potrà. Andiamo, signore, lasciamo qui i suoi
-falconetti e finché abbiamo tempo, sgombriamo.
-
-Noi non abbiamo niente a che fare coll'Emiro di Bukara, tanto meno coi
-suoi protettori. —
-
-Poi, alzando la voce verso i suoi uomini, gridò, dominando colla
-sua voce stentorea il rombo delle artiglierie ed il crepitìo della
-moschetteria:
-
-— A cavallo, amici!... Andiamo a caricare i russi! —
-
-La confusione che regnava in quel momento sui bastioni e sulle muraglie
-di Ravatak era tale, che nessuno si poteva occupare della defezione dei
-cinquanta cavalieri.
-
-I russi spingevano l'attacco con grande vigore. I cavalieri del
-Turchestan ed i cosacchi correvano all'assalto, mandando fragorosi
-urrah e portando seco un gran numero di scale per superare le altissime
-muraglie.
-
-Le migliaia di fucili che tuonavano dietro le merlature e dietro le
-mura dei giardini, non arrestavano affatto l'assalto dei moscoviti,
-i quali muovevano addosso alle mura a passo di carica, preceduti dai
-loro trombettieri e protetti dal fuoco intensissimo dei pezzi nascosti
-dietro la trincea.
-
-Hossein e Tabriz, prevedendo l'imminente resa della città e non amando
-essere coinvolti in quella ribellione che non li interessava affatto,
-avevano lanciato i cavalli a galoppo sfrenato per raggiungere la
-muraglia opposta, prima che i russi potessero completare l'aggiramento.
-
-Tutte le vie erano ingombre di fuggiaschi. Donne e fanciulli, correvano
-all'impazzata, urlando spaventosamente, carichi degli oggetti più
-preziosi, mentre le palle delle artiglierie russe cadevano dovunque,
-provocando nuovi incendi.
-
-Sulle case della città alta, una immensa nuvolaglia nera s'alzava,
-carica di scintille, volteggiando turbinosamente e calando verso i
-giardini.
-
-Gli scoppi coprivano le urla dei fuggiaschi. Erano le polveriere della
-cittadella che saltavano, facendo diroccare le scarpate e sventrando
-i ridotti sui quali ancora tuonavano, ma con poca fortuna, i ventinove
-pezzi ed i falconetti del _beg_ di Schaar.
-
-Hossein e Tabriz, seguiti da Abei, dai cinquanta cavalieri e dai
-banditi di Hadgi, attraversarono la città, travolgendo sotto le zampe
-dei cavalli non pochi fuggiaschi e raggiunsero la porta di Rachid, che
-era guardata solamente da pochi cavalieri Shagrissiabs, non essendosi
-mostrata, in quella direzione, alcuna compagnia di russi.
-
-— Aprite! — gridò Tabriz, sfoderando il _kangiarro_. — Ordine di
-_Djura-bey_.
-
-— Che cosa vuoi fare? — chiese il comandante del drappello.
-
-— Caricare i russi alle spalle, — rispose il gigante. — Sbrigati o
-prenderanno d'assalto la torre di Ravatak. —
-
-La porta, laminata con lastre di bronzo, che non era stata barricata,
-fu spalancata ed i cavalieri passarono come un uragano sul ponte
-levatoio gettato attraverso il profondo fossato.
-
-— Preparate gli archibugi! — gridò Hossein. — Questa calma non mi
-assicura.
-
-— Vedi nulla? — chiese poi a Tabriz, che spingeva i suoi sguardi
-attraverso i folti cespugli che coprivano i margini dei burroni.
-
-— No, signore, — rispose il gigante. — Tuttavia non sono completamente
-tranquillo.
-
-Questo silenzio mi ha l'aspetto di un agguato.
-
-— Carichiamo a fondo.
-
-— Sono pronto, signore!
-
-— E passeremo come siamo passati attraverso le linee delle _Aquile_?
-
-— Non ne dubito.
-
-— Il _kangiarro_ fra i denti! Al galoppo! —
-
-Il primo burrone non era che a mille metri dall'ultimo giardino.
-I cavalieri vi giunsero sopra a corsa sfrenata, ma nel momento di
-scendere il declivio videro sorgere una selva di baionette.
-
-Era troppo tardi per arrestare i cavalli. La colonna passò di volata,
-atterrando quanti russi si trovavano sul suo passaggio, facendo
-fuoco colle pistole e maneggiando tremendamente gli affilatissimi
-_kangiarri_; trecento passi più innanzi si trovava un secondo burrone
-e fu da quello che partì una scarica così intensa e così micidiale da
-rovesciare più di metà dei cavalli.
-
-— A terra! — gridò Hossein. — Tutti dietro i cavalli!... Fuoco nel
-burrone!... Da due parti! —
-
-I Sarti ed i Shagrissiabs della scorta, quantunque in gran parte
-scavalcati, si erano gettati dietro gli animali, rispondendo con una
-scarica terribile.
-
-Abei, approfittando della confusione, aveva fatto un cenno imperioso ai
-banditi di Hadgi.
-
-— Qui, presso di me... non esponetevi... un colpo supremo... o non vi
-darò un _tomano_. —
-
-Il volto del miserabile era diventato, in quel momento, lividissimo;
-però i suoi occhi mandavano lampi cupi.
-
-Si era lasciato cadere dietro al suo cavallo, armando le sue due lunghe
-pistole. Non guardava i russi che si erano schierati sul margine dei
-due burroni e che si preparavano a fucilare i cinquanta cavalieri,
-bensì Hossein e Tabriz che stavano sdraiati dinanzi a lui, a pochi
-passi di distanza, riparati dietro i loro cavalli che avevano fatto
-coricare.
-
-— Amici! — gridò Hossein. — Aspettate che si mostrino!... Finchè a
-Kitab tuona il cannone non avremo da temere. Eccoli!... Fuoco! —
-
-Una cinquantina e più di cosacchi erano sorti sull'orlo del burrone,
-avanzandosi con precauzione in mezzo alle erbe, coi moschetti puntati.
-
-La scorta non indugiò a far fuoco, con un accordo splendido, mirando
-molto in basso.
-
-Quindici o venti moscoviti, colpiti alle gambe ed al basso ventre
-rotolarono nel burrone che stava dietro a loro, insieme a numerosi
-cavalli che si erano alzati fra i cespugli.
-
-Quella scarica disorganizzò per un momento gli assalitori, ma subito
-una mezza _sotnia_ di cosacchi sorse come per incanto fra le erbe,
-aprendo un fuoco violentissimo, appoggiato da due falconetti mascherati
-dietro un piccolo rialzo.
-
-Una dozzina di Sarti, quantunque protetti dai cavalli, stramazzarono al
-suolo, fulminati da una bordata di mitraglia.
-
-— Ah!... Tabriz! — esclamò Hossein. — Siamo presi!...
-
-— Non ci rimane che di caricare, signore, — rispose il gigante.
-
-— A fondo?
-
-— Di volata.
-
-— Da' il comando, prima che i russi ci ammazzino o ci storpino tutti i
-cavalli. —
-
-Il gigante stava per alzarsi, quando due nuove scariche rimbombarono
-dinanzi e dietro la scorta. I moscoviti avevano fatto fuoco dai due
-burroni e quella scarica fu disastrosissima per la scorta.
-
-I cavalieri erano stramazzati, più di metà, per non più rialzarsi.
-
-— A cavallo! — urlò Hossein, balzando in piedi. —
-
-In quel momento un colpo di pistola rimbombò dietro di lui... e cadde
-sul proprio cavallo.
-
-Tabriz si voltò, col kangiarro in pugno, digrignando i denti e urlando:
-
-— Tradimento!... Tradi... —
-
-Non potè finire. Un secondo sparo echeggiò a tre passi di distanza,
-confondendosi colle scariche dei russi e anche il gigante colpito al
-dorso, cadde a fianco del suo signore, mandando un vero ruggito di
-furore.
-
-Aveva veduto la mano che gli aveva cacciato in corpo quel proiettile
-foderato di rame, come usano gli uomini della steppa.
-
-Quasi nel medesimo istante una voce squillante aveva gridato:
-
-— A cavallo!... Caricate! —
-
-Abei, che stringeva ancora fra le mani le pistole fumanti, con un salto
-da tigre si era gettato sul suo farsistano, che alla voce del padrone
-erasi prontamente levato.
-
-— Caricate! — ripetè il nipote del _beg_. — Giù col _kangiarro_! —
-
-Quindici uomini, fra i quali i banditi di Hadgi, sfuggiti
-miracolosamente alle scariche dei russi, avevano risposto all'appello.
-
-Un urlo terribile, feroce, si sprigionò dai loro petti.
-
-— _Uran!... Uran!..._ —
-
-Poi quel drappello di demoni, senza curarsi di coloro che giacevano al
-suolo, contorcendosi fra gli ultimi spasimi dell'agonia, era partito
-con un impeto irrefrenabile, piombando coi kangiarri alzati fra i
-cosacchi, che occupavano il margine del burrone.
-
-Quell'attacco fu così fulmineo, che i russi, per non venire travolti,
-si gettarono alla rinfusa a destra ed a sinistra, senza nemmeno tentare
-di farvi fronte.
-
-Il drappello, preceduto da Abei, passò come un uragano, discese il
-burrone, poi lo risalì in volata e scomparve fra le alte erbe della
-steppa, salutato da un'ultima, ma troppo tardiva scarica.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVI.
-
-Il rifugio dei banditi.
-
-
-Mentre Abei, colla sua piccola scorta, galoppava verso la catena
-dei Kasret-Sultan-Geb, per raggiungere la caverna, dove si trovavano
-rifugiate le _Aquile_ della steppa, Kitab assalita sempre vigorosamente
-dalle due colonne d'assalto del colonnello Miklalovsky a poco a poco
-cadeva.
-
-Una larga breccia era già stata aperta a fianco della porta di Ravatak
-ed i cannoni della torre, tutti smontati, non potevano più far nulla.
-
-Era dunque quello il buon momento per dare il colpo supremo alle orde
-dei Shagrissiabs.
-
-Questi che si erano ammassati sulle terrazze e sulle mura, non avevano
-indugiato ad aprire un fuoco vivissimo coi loro moschettoni, non
-potendo contare che sull'appoggio di pochi falconetti e di qualche
-racchetta, ancora piazzati sui ridotti della cittadella.
-
-Malgrado quella pioggia di palle, i russi piantarono le loro scale,
-alcune sulla breccia, altre sulla muraglia e sui parapetti, montando
-lestamente all'assalto.
-
-I Shagrissiabs, che si erano radunati in buon numero sulla cresta della
-cinta, già sgomentati per la perdita della loro artiglieria, al primo
-apparire delle baionette russe, si erano dati alla fuga attraverso i
-giardini urlando a squarciagola:
-
-— Il nemico!... Il nemico!... Si salvi chi può! —
-
-Secondo le istruzioni ricevute, le due colonne d'assalto, appena
-superata la cinta, si erano subito messe in marcia verso la cittadella
-sui cui ridotti i falconetti sparavano ancora.
-
-Una frazione però aveva dato la scalata alla torre di Ravatak ed aveva
-rovesciato nel fossato i due cannoni che la difendevano.
-
-Le due colonne, dato fuoco ad alcune capanne per illuminare la via,
-avevano continuata la loro marcia, rinforzate dalla riserva che
-l'avevano in quel frattempo raggiunta.
-
-I Shagrissiabs nascosti nelle strette vie che dividevano i giardini
-racchiusi fra le due cinte, pur fuggendo, non cessavano di far fuoco.
-Anche i ridotti non erano diventati ancora muti.
-
-Il generale Abramow, frettoloso di finirla, lanciò allora all'assalto
-una terza colonna, coll'ordine d'impadronirsi della seconda cinta e di
-entrare nelle vie della città.
-
-Un quarto d'ora dopo i russi superavano anche quella muraglia senza
-aver incontrato molta resistenza, quantunque _Djura bey_ e Baba, il
-_beg_ di Schaar, disponessero ancora di circa ottomila uomini fra fanti
-e cavalieri.
-
-Le colonne, compiuta la loro riunione, s'avanzarono allora senza por
-tempo in mezzo, verso la terza cinta.
-
-Le vie strette dei giardini erano piene di Shagrissiabs fuggiaschi, coi
-quali i russi dovettero impegnare delle accanite lotte a corpo a corpo,
-e giunta la colonna ad un crocivio, fecero alto, incendiando varii
-mucchi di fieno.
-
-Appena sorto il sole, le truppe moscovite, con pochi colpi di granata,
-sfondavano le ultime difese.
-
-I Shagrissiabs s'erano riuniti nella torre vicina all'ultima breccia,
-aprendo nuovamente un fuoco intensissimo e micidiale, ciò che obbligò
-il generale Abramow a farla prender d'assalto, con non poca fatica,
-poiché gli assediati non volevano cedere.
-
-La cittadella nel frattempo era stata abbandonata dai due beg e dai
-loro artiglieri. Vistisi ormai perduti, avventarono sui russi la loro
-cavalleria e anche quel supremo sforzo non ebbe che un esito infelice.
-
-Alle otto del mattino tutta Kitab era nelle mani dei russi ed i
-Shagrissiabs facevano atto di sottomissione, esempio che fu subito
-seguito anche dalla guarnigione di Schaar.
-
-L'assalto era costato ai Shagrissiabs più di seicento morti, ma non si
-poté sapere il numero dei feriti; ai russi diciannove soli morti, fra
-cui un ufficiale e cento e due feriti, fra i quali un generale, quattro
-ufficiali superiori e tre inferiori.
-
-Furono trofei della vittoria quattro stendardi, ventinove cannoni ed un
-gran numero di falconetti e d'armi da taglio.
-
- . . . . . . .
-
-Abei intanto continuava la sua corsa, non essendo stato più inquietato
-dai russi nascosti nei burroni e che d'altronde, non possedendo ottimi
-cavalli, non avrebbero potuto dargli la caccia.
-
-I banditi di Hadgi, praticissimi della regione, si erano messi alla
-testa del drappello, il quale si componeva quasi esclusivamente
-di Sarti, ossia di amici fedelissimi di Talmà, pronti a qualunque
-sbaraglio pur di liberare la loro signora.
-
-La frontiera della Tartaria chinese, o meglio della Duzungaria, non era
-lontana.
-
-I cavalli, da due giorni ben riposati, divoravano d'altronde le miglia,
-col medesimo slancio impetuoso, senza dar segno di stanchezza.
-
-A mezzodì il drappello saliva già i primi contrafforti, che erano
-coperti da folte foreste, per la maggior parte da macchie immense
-di querce, di cedri selvatici, di pini e di ginepri sopra i quali si
-vedevano volteggiare in gran numero aquile d'Astrakan, falconi, merops
-e sparvieri.
-
-Giunto ad una certa altezza, dove si cominciava a scorgere un sentiero
-serpeggiante attraverso ad un burrone, i banditi si erano fermati,
-guardando Abei.
-
-Questi aveva subito compreso che non dovevano trovarsi lontano dal
-rifugio delle _Aquile_ e che era giunto il momento di prendere delle
-precauzioni, onde i Sarti non potessero accorgersi della sua intesa coi
-rapitori di Talmà.
-
-— Amici, — disse, alzando la voce e volgendosi verso i Sarti che
-stavano caricando i loro moschettoni, fingendosi in preda ad una
-profonda commozione, — mio cugino è caduto sotto il piombo dei russi,
-ma io ho giurato al _beg_, mio zio, di condurre a buon fine l'impresa
-che ci ha spinti lontani dalla steppa.
-
-La mia vita appartiene a Talmà, la vostra signora, ed io non tornerò al
-di là dell'Amu-Darja, senza quella povera fanciulla.
-
-Siete sempre decisi ad aiutarmi?
-
-— Siamo pronti a morire, — risposero i Sarti ad una voce.
-
-— Questi uomini, che ci hanno guidato fino qui, — riprese Abei, —
-sanno ove si sono rifugiate le _Aquile_ e dove Talmà è stata condotta.
-Accomodatevi qui e aspettate il mio ritorno.
-
-— Signore, — disse un vecchio Sarto dalla lunga barba grigia, — dove
-vai tu? Non esporre la tua vita senza che noi ti scortiamo.
-
-Il _beg_ tuo zio ti ha affidato a noi e dobbiamo proteggerti.
-
-— Non farò che una ricognizione, che giudico necessaria, — rispose
-Abei. — Siamo in numero troppo esiguo ormai per tentare un assalto
-diretto contro quei banditi e dovremo ricorrere ad una sorpresa, se
-vorremo liberare Talmà.
-
-Non inquietatevi quindi per me e aspettate senza ansie il mio
-ritorno. —
-
-I Sarti, completamente rassicurati dalle parole del nipote del _beg_,
-discesero da cavallo, accampandosi in mezzo ad una folta macchia di
-colossali platani.
-
-Allentò le briglie e riprese la salita, scortato dai banditi.
-
-Oltrepassato il burrone che si estendeva per qualche miglio,
-fiancheggiato da altissime querce, i cavalieri si trovarono
-improvvisamente dinanzi ad un gruppo di uomini barbuti, con immensi
-turbanti sul capo e armati di fucili, di pistole e di _kangiarri_, che
-diedero l'alt con voce minacciosa.
-
-— Giù le armi, — disse uno dei banditi della scorta, facendo un segno.
-— Annunciate il capo Abei Dullah, nipote del _beg_ Giah Aghà. —
-
-Gli archibugi, che erano già stati puntati, furono subito abbassati,
-gli uomini s'inchinarono profondamente ed i cavalieri continuarono a
-salire il sentiero fermandosi dinanzi ad un'alta parete rocciosa che
-mostrava alla sua base un largo crepaccio.
-
-Altri banditi erano comparsi, sorgendo fra i cespugli che coprivano
-la base della muraglia, puntando anche essi i fucili: poi scorgeudo i
-loro camerati che scortavano Abei, si erano subito messi in posizione
-d'attenti.
-
-— Andate a chiamare il capo, — disse uno della scorta, mentre Abei
-scendeva da cavallo e si gettava dietro una macchia d'astrogolli, per
-timore di venire scorto da Talmà.
-
-Pochi momenti dopo Hadgi usciva dalla caverna e raggiungeva Abei, che
-si era seduto su un masso.
-
-— Cominciavo ad inquietarmi del tuo ritardo, signore, — disse il
-bandito, facendo un goffo inchino. — Ho udito tutta la notte a rombare
-il cannone a Kitab.
-
-L'hanno presa?
-
-— Credo che ormai tutto sia finito per Djura bey, — rispose Abei. — E
-Talmà?
-
-— È nella caverna, strettamente sorvegliata. Comincia ad annoiarsi
-quella fanciulla; non fa che piangere.
-
-— M'incarico io di consolarla.
-
-— E tuo cugino, signore? Dove l'hai lasciato?
-
-— I russi l'hanno ucciso insieme a Tabriz.
-
-— Ne sei bene sicuro? Io ho più paura di quei due uomini, che di tutti
-i Shagrissiabs di _Djura bey_.
-
-— Io non ho potuto bene accertarmi se Hossein sia proprio morto, perchè
-i russi non me ne hanno lasciato il tempo. L'ho visto cadere, assieme a
-Tabriz, colpiti entrambi alle spalle...
-
-— Alle spalle! — esclamò Hadgi, guardando maliziosamente Abei. — Da
-palle di piombo o da palle rivestite di rame?
-
-— Non occuparti di ciò, — disse Abei, seccato.
-
-— E se fossero stati solamente feriti?
-
-— I russi non ischerzano colle spie: le deportano nelle steppe del Don
-o le fucilano.
-
-— Non ti comprendo, signore.
-
-— Ho fatto scivolare ieri sera, nella fascia di mio cugino, delle
-lettere compromettenti. Non sono uno sciocco io.
-
-— Anzi, un uomo meraviglioso, — disse il bandito, con sincera
-ammirazione.
-
-— Basta, lasciamo i morti e occupiamoci dei vivi. Hai preparato il
-tuo piano? Ricordati che io devo comparire come un salvatore, o tutto
-l'edificio che ho innalzato con tanta pazienza e tanta abilità, andrà a
-catafascio, insieme ai _tomani_ che devo sborsarti.
-
-— Tu hai una scorta, — rispose il bandito, dopo qualche istante di
-riflessione, — è vero?
-
-— Una quindicina d'uomini.
-
-— Io farò credere a Talmà che devo assentarmi colla maggior parte dei
-miei banditi per accorrere in aiuto di Kitab e non lascerò che una
-diecina d'uomini a guardia della caverna.
-
-Questa sera tu darai l'attacco, i miei, alle prime fucilate,
-scapperanno come lepri, per un passaggio che è noto solo a noi e ti
-prenderai la fanciulla.
-
-Che cosa vuoi di più semplice?
-
-— Sei furbo.
-
-— I tomani, ora, signore, perché noi non ci rivedremo forse mai più.
-
-Ritorno nella steppa della fame e non ripasserò, per parecchi anni di
-certo la frontiera di Bukara... —
-
-Abei si tolse dall'ampia fascia due carte e le consegnò al bandito.
-
-— Una per te, una per la famiglia del _mestvire_. Presentati a Jurtschi
-Omar, banchiere a Samarcanda e ti verrà subito versata la somma. Egli è
-già stato avvertito da parecchie settimane.
-
-— Grazie, mio signore.
-
-— Sii leale colla famiglia del povero _mestvire_.
-
-— Giuro sul Corano che non mancherò di versarle fino all'ultimo tomano.
-Addio, signore, questa sera io sarò ben lontano. —
-
-Abei lo congedò con un gesto, raggiunse il cavallo e ridiscese verso il
-campo, sempre seguito dai banditi che l'avevano fino allora scortato.
-
-I Sarti lo aspettavano, in preda ad una vivissima ansietà, colle armi
-in mano, temendo qualche improvviso attacco da parte delle _Aquile_.
-
-— Accampatevi pure, amici, — disse loro Abei, smontando. — Sono
-riuscito a scoprire il rifugio dei banditi e quello che maggiormente
-ci interessa, ho anche saputo da un pastore che quasi tutte le _Aquile_
-hanno lasciato queste montagne per accorrere in aiuto dei Shagrissiabs
-di Schaar e che solo un piccolissimo drappello veglia su Talmà.
-
-— Signore, — disse un vecchio Sarto, che pareva esercitasse una
-certa influenza sui suoi compagni, — se è vero quello che ti hanno
-raccontato, partiamo subito, invadiamo la caverna e facciamo a pezzi
-quei miserabili.
-
-— No, — rispose Abei, con voce ferma, — aspetteremo questa sera per
-sorprenderli.
-
-— Tuo zio, il_ beg_, non avrebbe esitato un solo istante. —
-
-Abei aggrottò la fronte.
-
-— Sono sì o no il capo io? — rispose poi. — Sono io che comando ora e
-non già il _beg_ mio zio.
-
-Accampatevi e lasciatemi riposare. So bene quello che faccio. —
-
-Levò al proprio cavallo le briglie e la sella, onde potesse pascolare
-liberamente; stritolò una galletta di granoturco che uno dei banditi
-gli aveva offerto e andò a sdraiarsi all'ombra d'un platano, mentre i
-superstiti della scorta, vedendolo così tranquillo s'affrettavano ad
-imitarlo, in attesa di menar poderosamente le mani contro le _Aquile_.
-
-Nessun avvenimento turbò il loro riposo. Quando il sole fu prossimo
-al tramonto, Abei, che aveva sempre dormito o forse aveva voluto farlo
-credere, si alzò e dopo d'aver insellato il cavallo disse:
-
-— Avanti, amici: il momento è giunto di riprenderci una buona
-rivincita. Pensate che la liberazione di Talmà, la vostra signora,
-dipende dal vostro valore.
-
-— Siamo pronti, signore, a dare la vita per la padrona, — rispose ad
-una voce la scorta.
-
-— Seguitemi dunque: è il nipote di Giah Aghà che vi guida, — gridò Abei
-sfoderando il _kangiarro_.
-
-— Sono cariche le vostre armi?
-
-— Sì, signore!...
-
-— Avanti, cavalieri della steppa! —
-
-Si misero a salire la montagna, seguendo un sentieruzzo che era
-fiancheggiato da folte piante, le quali nascondevano completamente
-uomini e cavalli. D'altronde l'oscurità era diventata profondissima,
-essendosi steso al di sopra delle montagne un denso velo nebbioso.
-
-Il drappello, giunto a tre o quattrocento passi dall'entrata della
-caverna, si arrestò e gli uomini saltarono a terra onde poter
-avvicinarsi inosservati e sorprendere i banditi, che forse, ritenendosi
-perfettamente sicuri fra quelle aspre montagne, non vegliavano.
-
-— Signore, — disse un Sarto, rivolgendosi ad Abei. — Attaccheremo a
-fondo o assedieremo i banditi?
-
-— È necessario prendere la caverna d'assalto, — rispose il nipote del
-_beg_. — I banditi che si sono recati a Schaar potrebbero ritornare e
-sorprendere invece noi.
-
-Seguitemi e appena saremo dinanzi al rifugio fate fuoco, e poi avanti
-coi _kangiarri_. —
-
-Si spinsero innanzi, tenendosi nascosti fra le piante e procedendo
-curvi.
-
-Abei ed i banditi che lo avevano scortato, camminavano in testa a
-tutti, non desiderando questi ultimi separarsi dai loro camerati.
-
-Erano giunti ad una trentina di metri dalla caverna, quando si udì una
-voce a gridare:
-
-— All'armi!...
-
-— Sotto, amici! — comandò Abei, slanciandosi innanzi.
-
-I Sarti, in pochi salti, superarono la distanza, fecero fuoco
-attraverso la fenditura, poi s'avventarono risolutamente innanzi coi
-_Kangiarri_ e le pistole.
-
-Nella caverna Si udirono alcuni spari, poi delle grida che pareva si
-allontanassero rapidamente.
-
-Abei stava per guidare i suoi uomini entro il rifugio, quando una voce
-che gli fece battere il cuore lo arrestò:
-
-— Non fate fuoco, amici!...
-
-— Talmà! — esclamò Abei.
-
-— Sì... sono io... cognato! — rispose la fanciulla, correndogli
-incontro.
-
-— I banditi?
-
-— Fuggiti tutti!...
-
-— Viva la nostra signora! — gridarono i Sarti, circondandola.
-
-— E Hossein? — chiese con angoscia Talmà. — Perchè non è qui?
-
-— È presso il _beg_, — rispose Abei. — Una ferita lo ha costretto a
-ritornare con Tabriz.
-
-— Lui ferito!...
-
-— È nulla, sorellina. Un semplice colpo di baionetta ad un braccio,
-datogli da un russo durante l'assalto di Kitab.
-
-Quando giungeremo nella tua steppa sarà guarito. A cavallo Talmà. Fra
-due giorni saremo alla tua casa. —
-
-Tornarono frettolosamente là dove avevano lasciati i cavalli, e pochi
-momenti dopo il drappello scendeva frettolosamente la montagna.
-
- . . . . . . .
-
-Verso il tramonto del secondo giorno Abei, che aveva preceduto la
-scorta di qualche miglio, lasciando Talmà sotto la protezione dei
-Sarti, entrava nella tenda del _beg_, che era stata alzata di fronte
-alla casa della signora della steppa.
-
-— Padre, — disse al vecchio, fingendo di asciugare due lagrime, — ti
-riconduco Talmà, che io ho strappata ai banditi; ma devo annunciarti
-che tu ormai non hai più che un figlio solo che rallegri, se lo potrà,
-la tua vecchiaia. —
-
-Giah Aghà, udendo quelle parole, si fece pallidissimo e si slanciò
-verso il nipote, afferrandolo per le braccia:
-
-— Hossein! — gridò, con un singhiozzo.
-
-— È morto assieme a Tabriz sotto le mura di Kitab. Il piombo maledetto
-dei moscoviti ha ucciso entrambi. —
-
-Il vecchio _beg_ si era tenuto per alcuni istanti ritto, cogli occhi
-sbarrati, il viso sconvolto da un dolore intenso, poi si era lasciato
-cadere su uno dei divani che circondavano la tenda, scoppiando in
-singhiozzi.
-
-— Padre, — disse Abei, — tu hai perduto un figlio, ma potrai ancora
-avere una figlia perchè Talmà è viva e salva.
-
-Se tu lo vorrai, surrogherò mio cugino e avrai una famiglia.
-
-— Sì, — mormorò il _beg_.
-
-
-
-
-PARTE SECONDA
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-I prigionieri.
-
-
-— Avanti!...
-
-— Eccoci, sergente.
-
-— Vi sarà forse qualcuno da raccogliere laggiù, fra i due burroni.
-
-Caricavano bene quei Shagrissiabs, benchè non fossero molti. Se _Djura
-bey_ avesse avuto due migliaia di cavalieri così ardimentosi, non so se
-Kitab sarebbe in nostra mano.
-
-— E troveremo anche molti dei nostri, è vero, sergente?
-
-— Ne sono caduti non pochi.
-
-Bada, Olaff, che la lanterna non si spenga. La notte si fa troppo
-oscura.
-
-— No, sergente.
-
-— Avanti dunque e guardate ove posate i piedi. —
-
-Quattro fantaccini di linea turchestana, guidati da un sergente
-cosacco, di forme vigorose, con una selva di capelli rossi che
-gli sfuggivano al di sotto del villoso cappello in forma di torre,
-s'avanzavano con precauzione fra i due burroni, dove la scorta di
-Hossein era stata quasi interamente sterminata dai russi.
-
-Il sergente ed i quattro soldati, uno dei quali portava la lanterna,
-superato il primo burrone, avevano rallentata la marcia e armati i
-fucili, potendo darsi che vi fosse qualche ferito nascosto e che li
-salutasse con qualche colpo di fuoco prima di spirare.
-
-— Non dobbiamo essere lontani, — disse il sergente. — Se le Aquile
-rapaci sono qui, i morti non mancheranno.
-
-Aprite gli occhi, ragazzi!...
-
-— Fa oscuro come in fondo alla bocca d'un cannone, — borbottò colui che
-teneva la lanterna.
-
-— Manda una benedizione alla luna perchè si mostri, tu che sei figlio
-d'un _pope_.
-
-— Preferirei di dar fuoco a tutte queste erbe.
-
-— E arrostire anche noi poco allegramente, è vero Olaff?
-
-Tu non sei un cosacco e non conosci perciò la steppa; quando brucia,
-fa paura mio caro, ed i pozzi di petrolio di Baku, farebbero una ben
-meschina figura insieme coi loro serbatoi!
-
-Ah!... Ci siamo! Uomini e cavalli! Vi è un bel gruppo di morti
-qui. —
-
-A cinquanta metri dal secondo burrone vi era una massa di cadaveri.
-Uomini e cavalli erano caduti confusamente insieme, sotto le scariche
-dei cacciatori del Turchestan, formando come una immensa catasta.
-
-— Vediamo se vi è qui in mezzo qualcuno dei nostri — disse il sergente,
-prendendo la lanterna e proiettando la luce dinanzi a sè. — Di questi
-bricconi di Shagrissiabs non ci cureremo gran che e non li disputeremo
-ai falchi ed alle aquile, ma daremo sepoltura almeno ai camerati.
-
-— E poi vi può essere qualche ferito da soccorrere, — disse Olaff.
-
-Il cosacco ed i suoi compagni si cacciarono, non senza un po' di
-ripugnanza, fra quei cadaveri, tirando a forza gli uomini che si
-trovavano sotto i cavalli.
-
-I Sarti ed i loro camerati presentavano, anche nella morte, un aspetto
-fierissimo.
-
-Tutti stringevano ancora fra le mani, rattrappite dalle ultime
-convulsioni dell'agonia, _kangiarri, jatagan_ e pistole, ed avevano i
-lineamenti alterati dalla rabbia della lotta.
-
-— Sono ben brutti, — diceva il sergente, chinandosi su ciascuno. —
-Sembrano veri briganti.
-
-— Ma non questo, sergente! — esclamò ad un tratto un soldato che si
-era precipitosamente curvato su uno dei combattenti. — Farebbe una
-splendida figura anche fra le guardie nobili del Padre bianco (lo
-Tzar).
-
-— Vediamo un po' Mikalow. —
-
-Il sergente spinse innanzi la lanterna ed un grido gli sfuggì:
-
-— Oh!... Il bel giovane!...
-
-— Sembra un principe, — disse Olaff.
-
-— E tale da innamorare qualunque fanciulla, — aggiunse un altro.
-
-— Che splendide armi! — esclamò il sergente. — Questo deve essere il
-figlio di qualche Emiro o di qualche _beg_.
-
-Peccato che l'abbiano ucciso e così giovane!...
-
-— Vediamo sergente, se è veramente morto, — disse Olaff.
-
-— Alzatelo. —
-
-Due soldati trassero il giovane di sotto ad un cavallo che in parte lo
-copriva e lo esaminarono attentamente.
-
-— Nessuna ferita dinanzi, — disse il sergente. — Voltatelo... Ah!...
-Eccolo qui un foro nel dorso, sotto la scapola sinistra... una palla di
-certo...
-
-To'!.. Vediamo... mi sembra impossibile che questa ferita abbia potuto
-causare la morte a questo giovane...
-
-Per tutti gli_ etmani_ della Kabardia!. Un fremito!... Oh ragazzi, non
-è ancora spirato! Me ne intendo io di ferite! —
-
-I quattro soldati, che avevano provata una subitanea simpatia per quel
-bel giovane, quantunque dovesse essere stato un loro nemico, lo avevano
-deposto frettolosamente sul cadavere d'un cavallo, probabilmente il suo
-a giudicarlo dalla ricchezza della gualdrappa che era ricamata in oro e
-dalla bellissima sella tutta a borchie d'argento.
-
-Il sergente gli tolse il _kangiarro_ che teneva ancora in mano, pulì la
-lama con un lembo della sua grossa casacca e gliela mise dinanzi alle
-labbra che erano semi-aperte, mormorando:
-
-— L'aria è fredda questa notte; vedremo se l'acciaio si
-appannerà. —
-
-Attese un mezzo minuto, poi fece un gesto di gioia.
-
-Sull'acciaio si era distesa lentamente come una leggerissima ombra, la
-quale aveva offuscato lo scintillìo del metallo.
-
-— Respira! — esclamò il cosacco.
-
-— Sia pure nostro nemico, eppure sarei ben lieto che questo giovane si
-potesse salvare e... —
-
-Si era bruscamente interrotto, retrocedendo vivamente. Anche i quattro
-soldati lo avevano imitato, armando rapidamente i loro fucili.
-
-Un'ombra gigantesca era sorta a pochi passi da loro, chiedendo con voce
-rauca:
-
-— Che cosa fate voi, canaglie? Siete i corvi della steppa? Giù quel
-giovane, o Tabriz vi ucciderà!...
-
-— Noi siamo russi e non già ladri, — disse il sergente, snudando la
-sciabola.
-
-Il gigante era rimasto un momento silenzioso, fissando i suoi occhi ora
-sulla lanterna ed ora sul giovane, poi un grido lacerò il suo petto.
-
-— Il mio signore!... Morto!...
-
-Morto!... Dannazione d'Allah e del miserabile che l'ha ucciso!..
-
-— Chi, Ercole? — chiese il sergente — e se tu invece t'ingannassi?
-
-— È il mio padrone! — ruggì Tabriz.
-
-— Un principe?
-
-— Il nipote di un_ beg_... di Giah Aghà!...
-
-— Me l'ero immaginato che doveva essere un pezzo grosso, ma
-rassicurati. Ercole mio, non è ancora spento e forse non se ne andrà
-nel paradiso di Alì, Hussein, Maometto e compagni.
-
-— Vive?...
-
-— Sembra. —
-
-Tabriz fece un salto innanzi, poi cadde subito sullo stesso cavallo su
-cui trovavasi Hossein.
-
-— Maledetta palla che quel traditore mi ha cacciato nel dorso — disse,
-digrignando ferocemente i denti.
-
-— Anche tu ferito?
-
-— Per me non mi preoccupo, — disse Tabriz. — Ci vuol ben altro che una
-palla.
-
-— Infatti sei più robusto d'un orso.
-
-— Sergente, — disse Olaff, — noi perdiamo tempo in chiacchiere inutili,
-mentre questo giovane ha bisogno di cure.
-
-— Hai ragione, sono uno stupido. Slacciate una coperta e portiamolo al
-campo. Penseranno i nostri medici a salvarlo.
-
-Lesti, ragazzi!... Torneremo più tardi. Tu, Ercole, puoi seguirci? Ci
-vorrebbe un elefante per portare te.
-
-— Salvate lui, il mio padrone, — disse Tabriz, con voce singhiozzante.
-
-— Io vi seguirò egualmente.
-
-È lui che voglio che viva.
-
-— Uhm! — grugnì il cosacco. — Purchè non lo fucilino più tardi, o
-l'Emiro di Bukara non lo faccia acciecare.
-
-Non è troppo tenero quel selvaggio principe coi ribelli che turbano i
-suoi sonni. —
-
-Un soldato aveva spiegata rapidamente la coperta di lana, che portava
-a tracolla ed i suoi camerati vi avevano adagiato sopra Hossein con
-infinite precauzioni.
-
-Il cosacco, prima di dare il comando di mettersi in marcia, levò al
-ferito la ricca giubba persiana, tagliò la camicia di seta, diede uno
-sguardo alla ferita prodotta, a quanto pareva, da una palla di pistola
-e vi cacciò dentro un pizzico di filaccia di lino fasciandola poi
-lestamente, quantunque il sangue si fosse oramai raggrumato impedendo
-l'uscita a quello che rimaneva nel corpo.
-
-— Là, — disse, facendo schioccare contemporaneamente la lingua e le
-dita. — Credo che un medico dell'esercito non avrebbe potuto fare di
-meglio. Oh!.... M'intendo io di ferite! —
-
-Poi, volgendosi verso Tabriz che si manteneva ritto per uh vero
-miracolo di suprema energia, gli chiese:
-
-— E per te, Ercole, che cosa posso fare? Vuoi che visiti anche la tua
-ferita?
-
-— Farai quello che vorrai, moscovita, ma più tardi, quando saremo al
-campo.
-
-— Ecco un magnifico orso, — borbottò il sergente, con vera ammirazione;
-— che pelle dura hanno questi Shagrissiabs! —
-
-Poi alzando la voce:
-
-— Lesti, all'accampamento, camerati! —
-
-I quattro soldati afferrarono i quattro lembi della coperta e guidati
-dal sergente che teneva alta la lanterna, si misero in marcia a passo
-affrettato, seguiti da Tabriz il quale pareva che fosse improvvisamente
-guarito della sua ferita.
-
-In venti minuti raggiunsero il primo burrone, poi in altri dieci si
-trovarono dinanzi ai giardini di Kitab, dove ardevano giganteschi falò,
-i quali facevano vivamente scintillare un gran numero di fasci d'armi.
-
-Molte tende, per lo più piccole, si rizzavano qua e là e molti soldati
-russi fumavano placidamente le loro immense pipe di porcellana,
-commentando a bassa voce gli avvenimenti della giornata e narrandosi
-le prodezze compiute durante l'assalto della torre di Ravatak, il solo
-luogo si può dire, ove i Shagrissiabs di _Djura bey_ e di Baba-beg
-avevano opposta un'accanita resistenza.
-
-Il sergente ed i suoi soldati, dopo d'aver risposto alla parola
-d'ordine delle sentinelle, attraversarono l'accampamento ed entrarono
-sotto una vasta tenda sulla cui cima ardeva un grosso fanale, accanto
-ad una bandiera rossa, attraversata da una grande croce bianca.
-
-Nell'interno vi era una ventina di materassi, sui quali giacevano degli
-uomini che avevano la testa fasciata di bende più o meno insanguinate:
-russi feriti dai kangiarri, dagli jatagan e dalle scimitarre dei
-Shagrissiabs, nell'attacco dei giardini di Kitab.
-
-Nel mezzo, sotto una lanterna, un capitano medico, molto barbuto, con
-un grosso sigaro in bocca, stava seduto su un tamburo leggendo qualche
-vecchio giornale.
-
-Vedendo entrare il sergente alzò il capo, senza smettere di fumare.
-
-— Che cosa mi porti, Alikoff? — chiese. — Non è ancora finita la
-raccolta dunque?
-
-— No, capitano, però quello che vi conduco non è uno dei nostri. —
-
-Il capitano aggrottò la fronte e fece un gesto come di stizza.
-
-— Un ribelle?
-
-— Sì, capitano.
-
-— Portatelo a _Djura bey_ od al suo socio, Baba beg.
-
-— Non potrebbe giungere vivo fino a loro. È un pezzo grosso che vi reco
-capitano, il figlio d'un _beg_, sembra.
-
-— Bah!.... Vediamo! —
-
-Gettò via il sigaro e s'accostò ai quattro soldati che reggevano la
-coperta su cui si trovava Hossein.
-
-— Per S. Piero e S. Paolo! — esclamò. — Che bel giovane! Dove l'hai
-pescato, Alikoff?
-
-— In mezzo ad un cumulo di cadaveri.
-
-— Non è morto?
-
-— Non ancora, capitano.
-
-— Dov'è ferito?
-
-— Al dorso.
-
-— Ferita non gloriosa se vogliamo. Fallo deporre su quel letto vuoto e
-fammi portare i ferri.
-
-— Ve n'è un altro, capitano, — disse il sergente, indicando Tabriz, che
-in quel momento entrava.
-
-Il medico squadrò il gigante con un certo stupore, poi disse, un po'
-sorridendo:
-
-— A quello basterà una buona zuppa per rimetterlo in gambe.
-
-— No, capitano, ha una palla in corpo anche lui e non delle nostre, —
-rispose il sergente.
-
-— Ed è venuto qui senza aiuto?
-
-— Da solo.
-
-— Avrebbe l'anima attaccata al corpo con chiavarde di acciaio? —
-esclamò il capitano.
-
-— Sembra, signore.
-
-— Allora può aspettare. Pensiamo prima a questo giovane che è più
-interessante di quel bufalo della steppa.
-
-Se non è morto finora non morrà nemmeno più tardi. Fallo passare in un
-altro letto. —
-
-Si avvicinò ad Hossein che era stato già deposto su un materasso e si
-curvò su di lui, aprendogli la camicia di seta bianca e appoggiando un
-orecchio sul cuore.
-
-— Batte, — disse dopo qualche istante. — Ferita grave senza dubbio;
-forse non è mortale.
-
-Cerchiamo di estrargli la palla, innanzi a tutto. —
-
-Gli tolse la ricchissima e lunghissima fascia di seta che gli stringeva
-i fianchi ed in quell'atto vide cadere a terra un piccolo plico.
-
-Lo raccolse lestamente e se lo mise in tasca, non così presto che
-Tabriz non l'avesse veduto. Il turchestano però non credette opportuno
-di fare qualche rimarco, temendo di ritardare l'estrazione del
-proiettile.
-
-Il sergente intanto aveva portato la cassetta dei ferri chirurgici,
-mentre due infermieri preparavano fasce e filamenti di lino.
-
-Il capitano dopo d'aver fatto bene accomodare il giovane sul ventre,
-si mise subito all'opera, scandagliando prima la ferita e poi
-allargandola.
-
-Agiva rapidamente, con mano sicura, da uomo pratico in fatto di ferite.
-
-Trascorse qualche minuto, lungo quanto un secolo pel povero Tabriz che
-non aveva voluto ancora coricarsi, poi il capitano ritirò dolcemente
-una specie di pinza, mostrando al sergente ed agli infermieri una palla
-rotonda, tutta coperta di sangue.
-
-— Fortunatamente la scapola l'ha fermata, — disse. — Se avesse
-continuato il suo cammino, avrebbe attraversato il polmone.
-
-— Non è una palla russa, è vero, signore? — chiese Tabriz i cui occhi
-avvampavano d'una collera terribile.
-
-Il capitano la lasciò cadere in un bacino di rame per pulirla dal
-sangue, poi la ritirò.
-
-— È rivestita di rame, — disse poi. — È una palla turchestana.
-
-Vi uccidevate fra voi, dunque?
-
-— No, signore. È stato commesso un infame delitto ed il fatto risulta
-limpidamente dalla ferita ricevuta dietro le spalle, mentre questo
-valoroso giovane non ha mai mostrato i talloni al nemico.
-
-— Bah!... Avete sempre questioni voi o... —
-
-Un sospiro che sfuggì a Hossein gl'interruppe la frase.
-
-— Buon segno, — disse il capitano.
-
-Poi, voltandosi verso Tabriz:
-
-— Ora a te, gl'infermieri s'occuperanno del giovane. —
-
-Tabriz andò a sdraiarsi su un materasso vuoto, che si trovava prossimo
-a quello del nipote del _beg_ e si spogliò, senza aver bisogno
-dell'aiuto del sergente.
-
-— Una ferita quasi identica e anche questa alla scapola, ma a sinistra
-invece che a destra, — disse il capitano medico.
-
-— L'uomo che vi ha sorpresi alle spalle, ha fatto un doppio colpo. La
-faccenda sarà più facile dell'altra.
-
-Per sfondare un simile dorso ci vuole ben altro che la palla d'una
-pistola.
-
-— Quella d'una racchetta, capitano, — aggiunse il sergente.
-
-— E forse non bastava ancora, — rispose il medico, sorridendo.
-
-L'operazione non durò più di due minuti e riuscì completamente. Tabriz
-non mandò nessun lamento, anzi nemmeno un sospiro.
-
-— Turchestana, è vero? — chiese il gigante, quando udì la palla cadere
-nel bacino.
-
-— Precisa dell'altra, — rispose il capitano.
-
-— Il miserabile! — ruggì Tabriz.
-
-— Conosci l'assassino!
-
-— Sì capitano.
-
-— Un turchestano come te.
-
-— Sì.
-
-— Un cattivo camerata.
-
-— Che un giorno ritroverò, signore e che ucciderò come fosse una belva
-feroce, quantunque nipote di un _beg_ e parente del mio signore.
-
-— Taci e pensa a guarire ora. Gli ammalati non devono parlare.
-
-— Permettimi una parola, signore.
-
-— Parla.
-
-— Rispondi della vita del mio signore? Credi che sopravviverà?
-
-— Ora che gli ho estratta la palla non corre più alcun pericolo. Fra un
-paio di giorni potrà parlare, ma bada, per ora di lasciarlo tranquillo.
-
-Resisti alla febbre che fra poco ti coglierà e non seccarmi
-altro. —
-
-Ciò detto lasciò la tenda-ospedale e passò in una più piccola, che
-s'alzava a breve distanza e che era del pari illuminata.
-
-Non conteneva che un piccolo letto da campo, un tavolino sgangherato ed
-una sedia in non migliore stato.
-
-Accese un nuovo sigaro, si sedette e poi estrasse il plico che era
-caduto mentre svolgeva la fascia di Hossein.
-
-— Può contenere dei documenti importanti pel generale, — mormorò,
-stracciando la busta di carta-pecora.
-
-Il plico non conteneva che due foglietti, ma ciò che vi era scritto
-sopra doveva essere ben grave, poichè il dottore aveva fatto un
-soprassalto e la sua fronte si era aggrottata.
-
-— Un complotto contro il maggior generale Abramow, e contro l'Emiro! —
-esclamò ad un tratto. — _Djura bey_ ha fatto bene a scappare, perché se
-fosse stato preso non so chi lo salverebbe.
-
-E quei due eran gl'incaricati di commettere l'assassinio! Non valeva la
-pena di estrarvi due palle per farvene cacciare in corpo più tardi una
-dozzina.
-
-Vedremo però come la intenderà il khan di Bukara. —
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Il tradimento d'Abei.
-
-
-Non fu che dopo tre giorni di febbre intensissima, accompagnata da
-frequenti accessi di delirio, durante i quali non faceva che invocare,
-con voce straziante, Talmà, che Hossein poté finalmente riconoscere il
-suo fedele turchestano.
-
-Lo stupore del povero giovane fu tale, nel vedersi quasi accanto,
-ancora però sdraiato, il gigante, che credette dapprima di essere
-ancora in preda al delirio.
-
-Tabriz, vedendo che lo guardava cogli occhi sbarrati, senza parlare,
-aveva indovinato subito ciò che passava attraverso il cervello di
-Hossein.
-
-— Non t'inganni, mio signore, sono proprio io, il tuo fedele servo —
-disse il gigante. — Come stai? Meglio di ieri di certo, a quanto mi
-sembra.
-
-Possiamo dire di essere scampati alla morte per un pelo di cammello.
-
-— Tabriz!.... Tu! — esclamò Hossein.
-
-— Parla sottovoce, mio signore od il capitano medico ti proibirà di
-aprire la bocca.
-
-Sei ancora troppo debole.
-
-— Che cosa è successo? Che cosa fai tu, lì? Dove siamo noi? V'è nel mio
-cervello una confusione inestricabile.
-
-— Sono accadute certe cose, mio signore, che è meglio che tu le ignori
-per ora, — rispose Tabriz con voce sorda. — Tu vuoi sapere dove siamo?
-In un ospedale da campo dei moscoviti, sotto le mura di Kitab.
-
-— E allora?....
-
-— Taci, mio signore, non nominarla. Tu non devi pensare alla fanciulla
-per ora; ti basti sapere che oramai conosco la persona che assoldò le
-_Aquile della steppa_.
-
-Le nostre due ferite mi hanno aperto gli occhi.
-
-— Che cosa vuoi dire Tabriz?
-
-— Che noi non siamo caduti sotto il piombo dei moscoviti.
-
-Un miserabile ci ha colpiti a tradimento alle spalle e quel miserabile
-era un turchestano al pari di noi.
-
-— Chi! Tu conosci il suo nome?
-
-— Sì, padrone, ma non te lo dirò fino a che non sarai perfettamente
-guarito. —
-
-Poi abbassando la voce, in modo da non poter essere udito dai feriti
-che occupavano gli altri letti e che erano tutti russi gli chiese:
-
-— Padrone, avevi dei documenti tu, nella tua fascia?
-
-— Io! Nessuno, Tabriz. —
-
-Il gigante si era fatto smorto.
-
-— Qualche altro tradimento? — si chiese poscia, aggrottando a più
-riprese la fronte e tirandosi rabbiosamente la barba.
-
-Il dottore li guardò in un certo modo che sembrava dire: vi terrò
-d'occhio.
-
-— E dunque, Tabriz? — Chiese Hossein vedendo che il gigante rimaneva
-muto.
-
-— Quando il capitano medico ti ha levata la fascia ti sono cadute delle
-carte, signore.
-
-— Non è possibile: io non ne avevo in dosso. Vado alla guerra col
-_kangiarro_ io e non munito di pezzi di carta.
-
-— Sarà come tu dici, mio signore, — disse Tabriz, vedendolo
-inquietarsi. — Mi sarò ingannato.
-
-Silenzio, signore: ecco il capitano. —
-
-Il capitano era entrato seguito da alcuni infermieri e vedendo Hossein
-col capo curvo dalla parte di Tabriz, gli aveva subito piantato addosso
-gli occhi assumendo un'aria poco benigna.
-
-— Come state, giovanotto? — gli chiese poscia, con accento ruvido.
-
-Lo dicevo che non sareste morto.
-
-— Mercè le vostre cure però e la vostra abilità, — rispose cortesemente
-Hossein. — Mio zio, il _beg_ Giah Aghà, vi sarà riconoscente, signore.
-
-— Chi lo sa! — disse il capitano, con un certo imbarazzo. — Badate che
-voi ed il vostro compagno siete in istato d'arresto.
-
-— Come prigionieri di guerra?
-
-— Ah!... Questo non lo so. Silenzio, non parlate troppo.
-
-La vostra febbre non è cessata. Occorre riposo assoluto a bocca
-chiusa. —
-
-Poi, volgendosi verso Tabriz, aggiunse:
-
-— Tu fra un paio di giorni potrai alzarti. Hai una fibra meravigliosa,
-mio caro. —
-
-Poi, senza attendere la risposta del gigante, passò oltre, visitando
-rapidamente gli altri ammalati.
-
-Era appena uscito quando due cosacchi, armati di fucile, andarono a
-collocarsi presso i due letti occupati da Hossein e da Tabriz.
-
-— Ecco le nostre guardie, — disse il gigante, che era ridiventato
-inquietissimo.
-
-— Silenzio, — disse uno dei due soldati con un tono da non ammettere
-replica. — Abbiamo l'ordine d'impedirvi di parlare.
-
-— Di parlare! — ripetè l'altro come un'eco fedele.
-
-Tabriz rispose con una specie di grugnito e si cacciò sotto le coperte
-mentre Hossein faceva altrettanto.
-
-Sei giorni trascorsero, durante i quali i due cosacchi vigilarono
-costantemente per turno sui due feriti. Tabriz era già guarito, ma
-non aveva potuto avere il permesso di mettere i piedi fuori dalla
-tenda-ospedale, nè di poter scambiare una parola col suo giovane
-padrone.
-
-La sorveglianza era diventata così stretta attorno al gigante da non
-poter fare un passo.
-
-— Capitano, — disse il sesto giorno Hossein, vedendo entrare il russo,
-— mi pare che sia tempo di lasciare il letto.
-
-La ferita si rimargina rapidamente ed il riposo non è fatto per gli
-uomini della steppa.
-
-— Fate pure — rispose il russo, voltandogli le spalle.
-
-Tabriz era accorso per aiutare il suo padrone a vestirsi, ma il
-cosacco, che lo seguiva come la sua ombra, fu lesto a fermarlo,
-dicendogli:
-
-— Siete prigioniero. —
-
-Il gigante inarcò le braccia e strinse le pugna, pronto a fulminare il
-panduro del Don. Uno sguardo imperioso di Hossein lo arrestò, prima che
-quei possenti muscoli si stendessero.
-
-— Un momento di ritardo e tu eri morto, — disse, digrignando i denti. —
-Che cosa si vuole da me?
-
-Un drappello di soldati era nel frattempo entrato. Tutti avevano
-le baionette inastate e parevano pronti a farne uso, in caso di
-resistenza.
-
-— Signore, — disse il gigante, che pareva furibondo. — Devo buttar giù
-questi imbecilli?
-
-— Non muovere un dito, — rispose Hossein, che aveva finito di vestirsi
-coll'aiuto di un infermiere. — Vediamo di che cosa ci accusano questi
-moscoviti.
-
-Un prigioniero di guerra non è un bandito della steppa. —
-
-Il sergente, che li aveva raccolti sul campo di battaglia, aveva
-assunto il comando del drappello, dicendo ai due turchestani:
-
-— Dovete seguirci: vi consiglio di rimanere tranquilli perchè ho
-l'ordine di farvi fuoco addosso, in caso di ribellione.
-
-Spero che tutto finirà bene per voi, miei poveri ragazzi!
-
-— E di che cosa ci si accusa? — disse Hossein. — Di aver cercato
-di lasciare Kitab prima che venisse presa, non desiderando noi
-immischiarci negli affari di _Diura-bey_ e di _Baba-bey_?
-
-— Ah!.... Io non lo so, signor mio. Andiamo: al maggiore non piacciono
-i ritardi. —
-
-I cosacchi presero in mezzo Tabriz e Hossein e lasciarono la
-tenda-ospedale, conducendoli in un'altra più piccola, che si trovava in
-mezzo ad un giardino, all'ombra di un platano gigantesco e dinanzi alla
-quale vegliava un soldato del 6º battaglione di linea del Turchestan.
-
-Nell'interno non vi erano che due persone sedute dinanzi a un tavolo.
-
-Uno era un maggiore russo, piuttosto attempato, con una barba rossiccia
-e già brizzolata ed il petto coperto di decorazioni.
-
-L'altro invece era un bukarino, qualche pezzo grosso dell'Emiro, a
-giudicarlo dall'ampio turbante verde che gli copriva il capo, dai
-ricami d'oro che ornavano la sua casacca e dalla ricchezza del suo
-_kangiarro_ e della sua scimitarra.
-
-Il maggiore, che stava fumando un grosso sigaro, vedendo entrare i
-due prigionieri, fissò i suoi occhi grigiastri e ancora vivissimi su
-Hossein.
-
-— Tu sei? — gli chiese, dopo alcuni istanti di silenzio.
-
-— Il nipote del _beg_ Giah Aghà, — rispose il giovane.
-
-— Lo conoscete? — chiese il magiore volgendosi verso il rappresentante
-dell'Emiro di Bukara.
-
-— Sì, Giah Aghà è uno dei più noti e de' più ricchi _beg_ della steppa
-occidentale, — rispose il buccaro. — Ha dato anzi molto filo da torcere
-al mio signore, alcuni anni sono.
-
-— Un pericoloso allora.
-
-— Lo credo.
-
-— Suo nipote non lo sarà meno dunque.
-
-— Certo.
-
-— Correte, a quanto pare, nel giudicare, — disse Hossein ironicamente.
-
-— Nega di aver combattuto contro di noi, se l'osi, — disse il maggiore.
-— Sei caduto dinanzi al battaglione che io comandava.
-
-— Non dico il contrario, — rispose Hossein, — ma mi preme dirvi,
-maggiore, che io non volevo misurarmi coi moscoviti, non essendomi mai
-interessato nè degli affari di _Djura-Beg_, nè di quelli dell'Emiro.
-
-Io fuggiva colla mia scorta onde dare battaglia ad una banda di Aquile,
-che mi avevano rapita la fidanzata.
-
-— Là!.... Là! — fece il maggiore, con un sorriso beffardo.
-
-— Non sono un ragazzo io per bere simili istorie.
-
-Una vampa d'ira salì in viso al fiero nipote del _beg_, mentre Tabriz
-faceva come una mossa per slanciarsi sui due uomini e fulminarli con
-due tremendi pugni.
-
-— Io non ho mai mentito, maggiore, — gridò Hossein. — Non sono un
-bandito, nè un predone della steppa io!.... Mio padre era un principe!
-
-— Io dico che tu sei venuto qui con un'altra missione e ne ho le prove,
-— disse il russo.
-
-— Quale missione?
-
-— Di attentare alla vita dell'Emiro di Bukara e anche a quella del
-maggiore generale Abramow, comandante in capo della spedizione.
-
-— Coloro che vi hanno detto codeste cose, hanno mentito! — gridò
-Hossein con indignazione.
-
-— E le lettere che ti abbiamo trovate indosso?
-
-— Quali lettere?
-
-— Ah l'infame! — ruggì Tabriz. — L'avevo sospettato!....
-
-— Ah!.... Vedi! — esclamò il maggiore, sogghignando. — Il tuo servo si
-è tradito e ti ha involontariamente perduto.
-
-— Che cosa volete dire, maggiore? — chiese Hossein smarrito.
-
-— Che quando il capitano medico ti fece spogliare, trovò nascoste nella
-tua fascia due lettere, le quali ti davano le istruzioni necessarie per
-compiere il doppio colpo.
-
-— È impossibile.
-
-— Non credi?
-
-— No, è impossibile.
-
-— Ebbene, guarda, — disse il maggiore aprendosi la giubba e levandosi
-da una tasca interna due fogli. — Riconosci questa calligrafia? —
-
-Hossein vi gettò sopra uno sguardo, poi indietreggiò vivamente, pallido
-come un cencio lavato, cogli occhi dilatati, mentre un grido straziante
-gli sfuggiva dalle labbra.
-
-— La calligrafia di mio cugino!.... Ah!.... Il miserabile!....
-l'infame!... È lui che mi ha colpito alle spalle per rubarmi Talmà....
-
-— Sì, mio signore, — disse Tabriz, con accento irato. — Io l'ho veduto
-a far fuoco su di noi ed ora te lo dico.
-
-È tuo cugino che ha tramato tutto.
-
-— Infame!.... Infame! — urlò Hossein.
-
-Il maggiore ed il rappresentante dell'Emiro non sembravano affatto
-commossi, nè per l'esplosione di dolore del disgraziato Hossein, nè
-dello scoppio d'ira di Tabriz.
-
-Anzi il primo sussurrò agli orecchi del secondo:
-
-— Come sono abili commedianti questi selvaggi della steppa! —
-
-Poi, volgendosi verso Hossein, che si era lasciato cadere su una sedia,
-nascondendosi il viso tra le mani, gli chiese ruvidamente:
-
-— Dunque l'hai conosciuta questa calligrafia.
-
-— Sì, è di mio cugino Abei, — rispose il giovane.
-
-— Dov'è codesto tuo cugino?
-
-— È fuggito.
-
-— Dove?
-
-— Che ne so io?
-
-— Sarà colle _Aquile_, mio signore, — disse Tabriz. — E stato lui ad
-assoldarle, non ho più alcun dubbio.
-
-— Dove si sono rifugiati quei banditi? — chiese il maggiore.
-
-— Sulle montagne, probabilmente, — rispose Tabriz.
-
-— Ed il cugino è con loro?
-
-— Lo suppongo.
-
-— Quello è stato più furbo di voi, — disse il maggiore ironicamente. —
-Penserà l'Emiro ad andarlo a trovare, se ne avrà tempo. —
-
-Stette un momento silenzioso, poi battè le mani.
-
-Il sergente ed i suoi cosacchi che si erano fermati dinanzi alla tenda,
-entrarono.
-
-— Conducete questi uomini nella cittadella, — disse loro, — doppia
-sorveglianza, — aggiunse poi.
-
-— Signore, che cosa volete fare di noi? — chiese Hossein, balzando in
-piedi.
-
-— Deciderà il rappresentante del Khan, — rispose il russo. — D'altronde
-la vostra sorte mi pare che sia oramai decisa.
-
-Voi siete due pericolosi che meritereste, per mio conto, un po' di
-Siberia, in fondo a qualche miniera.
-
-— Dunque voi non credete a quanto vi abbiamo detto?
-
-— Bah!....
-
-— Ci trattate come banditi....
-
-— No, come ribelli dell'Emiro di Bukara.
-
-— Non abbiamo preso parte alla ribellione noi!.... ve lo giuro!....
-
-— Avete fatto fuoco contro di noi e basta.
-
-— Perchè i vostri c'impedivano di andarcene. Siete miserabili che
-abusate della vostra forza.
-
-— Ehi, giovinotto, non siamo nella steppa qui, ricordatelo e pensa a
-quello che tu devi dire. Vi è del piombo nei nostri fucili.
-
-— E del buon acciaio, nei nostri _kangiarri_, — rispose fieramente
-Hossein.
-
-— E dei pugni che accoppano, nelle nostre braccia — aggiunse Tabriz.
-
-— Conduceteli via, — disse il maggiore, volgendosi verso il sergente. —
-Ne ho abbastanza di costoro.
-
-— Andiamo — disse il cosacco, spingendo fuori Hossein e Tabriz.
-
-Rimasti soli, il maggiore riaccese il sigaro che aveva lasciato
-spegnere, poi guardando il rappresentante dell'Emiro, che conservava
-un'impassibilità strabigliante, gli chiese:
-
-— Credete a quanto hanno narrato quei due prigionieri?
-
-— No, — rispose asciuttamente il buccaro.
-
-— Non credete neppure che quel giovane sia un personaggio distinto?
-Veramente mi ha l'aria di un pezzo grosso della steppa.
-
-— Può darsi che sia un nipote del _beg_ Giah Aghà.
-
-— Un uomo forte quel _beg_?
-
-— Che gode d'una grande autorità nella steppa occidentale, per
-aver purgato il suo paese dai banditi che lo infestavano e per
-aver sventato, sia coll'astuzia, sia colle armi, le mire, sia pure
-ambiziose, del mio signore, che desiderava estendere i suoi domini al
-di là dell'Amu-Darja.
-
-— Credete che quel giovane volesse proprio attentare alla vita
-dell'Emiro?
-
-— Non ho alcun dubbio; anzi aggiungerò che io sospetto appartenga alla
-setta dei babi[8].
-
-— Dei Babi? Chi sono costoro?
-
-— Fanatici che vorrebbero rovesciare tutti gli Emiri e anche lo sciah
-di Persia, e che hanno già dato molto da fare a quest'ultimo.
-
-Quei furfanti, malgrado abbiano già ricevuto delle tremende lezioni
-in Persia, a Zindjan specialmente, dove tutti i loro compagni
-furono passati a fil di spada dalle truppe di Nasser-el Din, si sono
-infiltrati anche nel nostro kanato.
-
-— Sicchè, cosa volete concludere?
-
-— Che quei due prigionieri devono essere condotti a Bukara, insieme coi
-ribelli catturati. Tale è l'ordine del mio signore.
-
-— E se non fossero due affiliati alla setta dei Babi?
-
-— Deciderà l'Emiro, — rispose il buccaro, con voce ferma.
-
-— Ricordatevi però che dopo l'interrogatorio, voi dovete riconsegnare
-a noi tutti i ribelli, e vivi.... ricordatevelo bene, vivi. L'Europa
-tiene gli occhi su di noi.
-
-— Noi non uccideremo nessun ribelle, ve lo prometto a nome dell'Emiro.
-Noi rispetteremo i trattati.
-
-— Anche quei due sono vostri, ma, Babi o no, ce li ritornerete.
-Abbiamo troppe terre disabitate intorno al Caspio, e quella gente
-non si troverà male laggiù e taglieremo nello stesso tempo le ali ai
-pretendenti come _Djura-Bey_ e _Baba Bey._
-
-Noi già non lavoriamo sempre per i begli occhi del vostro signore.
-
-Domani adunque i ribelli di Kitab saranno a vostra disposizione e
-avrete il permesso di trattenerli in Bukara per una settimana, non di
-più, m'intendete? Io parlo a nome del maggior generale Abramow e del
-governo del Turchestan.
-
-Ora potete andare. —
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Le spie di Abei.
-
-
-— Nulla?
-
-— No Karawal.
-
-— Tu vuoi guadagnare i tomani del nipote del _beg_ bevendo caffè e
-passeggiando per Kitab?
-
-— È impossibile sapere qualche cosa. Seppelliscono alla rinfusa i
-cadaveri senza badare se siano stati poveri o ricchi.
-
-— Sei uno stupido.
-
-— Allora tu sei stato più fortunato, Karawal.
-
-— Cioè più furbo e più lesto di te, Dinar.
-
-— Morti, è vero?
-
-— Vivi, vivissimi come me e te. I sospetti del nipote del _beg_ erano
-ben fondati.
-
-— Non era dunque proprio sicuro di averli uccisi?
-
-— Non si sa mai dove va a finire una palla, — sentenziò gravemente
-Karawal. — Talvolta fulmina e tal'altra invece risparmia.
-
-Fidati ora delle palle! Abei doveva colpirli col _kangiarro_, mio caro:
-l'acciaio non sbaglia come il piombo.
-
-— E concludi?
-
-— Che Hossein e Tabriz sono vivi come lo siamo noi.
-
-— Ti hanno ingannato.
-
-— Sei uno stupido, Dinar. Li ho veduti io, con questi miei due occhi
-uscire da una tenda-ospedale, in mezzo ad un gruppo di cosacchi.
-
-— Sicchè sono in mano dei russi!....
-
-— Adagio, mio caro. Ho saputo d'altro.
-
-— Che cosa?
-
-— Che domani verranno condotti a Bukara insieme coi ribelli fatti
-prigionieri a Kitab.
-
-— E noi?
-
-— Li seguiremo.
-
-— La nostra missione dovrebbe essere finita a questo punto.
-
-— Già, il nipote del _beg_ ci avrebbe promessi cinquecento _tomani_ per
-fargli solamente sapere se suo cugino e Tabriz erano veramente morti.
-Se non volevi altro impiccio dovevi seguire Hadgi nella sua ritirata ed
-accontentarti dei dieci o dodici tomani che ti avrebbe dato per tanto
-lavoro, come si sono appagati quei due imbecilli che erano in nostra
-compagnia.
-
-Karawal sa fare i propri affari.
-
-Già, io sono uno stupido, — disse Dinar.
-
-— Un cretino, anzi.
-
-— Come vuoi, non me ne offendo. Io non ho la veste d'un uomo che un
-giorno diverrà il capo d'una banda di _Aquile_.
-
-— È il mio sogno e, dovessi rinnegare Maometto, lo diverrò, — disse
-Karawal.
-
-— Dunque dicevi?
-
-— Che noi li seguiremo e che se l'Emiro li risparmia, i nostri
-_kangiarri_ ripareranno l'errore.
-
-— Con quel demonio di Tabriz!....
-
-— Un buon colpo a tradimento e anche lui cadrà.
-
-— Sei spiccio, tu.
-
-— Mi premono i _tomani_ di Abei.
-
-— E non verremo sospettati, noi?
-
-— Chi potrà avere dei sospetti su due poveri _loutis_[9] che cercano
-di guadagnare qualche cosa? Eppoi siamo abbastanza trasformati perchè
-Tabriz e Hossein possano riconoscerci. Non hanno di certo mai fatto
-attenzione a noi; erano troppo occupati durante il matrimonio e anche
-durante il banchetto.
-
-Padrone! Un'altra tazza. Abbiamo fatto una buona giornata ieri. —
-
-Questa conversazione aveva luogo in uno dei tanti _kabne-kahnè_ di
-Kitab, ossia in un piccolo caffè, dove ordinariamente si radunavano
-gli sfaccendati per sorseggiare una tazza di eccellente caffè, giuocare
-agli scacchi e alla dama, ed ascoltare le storielle dei _mestvires_ ed
-a fumare del buon _tumvak_, profumato dall'acqua di rose contenuta nei
-_nargul_....
-
-Eran due tipi di veri bricconi, quei due uomini che si facevano credere
-due mostratori di scimmie, per nascondere il loro vero essere.
-
-Uno aveva poco più di vent'anni, l'altro invece quasi il doppio, con un
-brutto ceffo quasi interamente coperto da una barba rossiccia e ispida,
-che gli nascondeva però male una terribile cicatrice, la quale gli
-attraversava tutto il volto, passandogli fra il naso e le labbra.
-
-Entrambi indossavano lunghe zimarre mezze sdruscite, portavano sul capo
-alti cappelli villosi, rassomiglianti a quelli che usano i persiani, e
-tenevano in mano fruste dal manico corto.
-
-Vuotata la seconda tazza di caffè, che era stata loro portata, Karawal,
-lo sfregiato, aveva subito ripreso a voce bassa, urtando col piede
-Dinar:
-
-— Hai capito quale è il mio piano?
-
-— Sì e no.
-
-— Come hai l'intelligenza corta, Dinar! Tu non riuscirai mai a nulla,
-figliuol mio.
-
-— Sono ancora giovane, Karawal.
-
-— Io alla tua età ero un briccone emerito, e rubavo, quasi sotto il
-naso dei pastori illiati, cammelli e cavalli, senza contare i montoni.
-
-— Spero di poter un giorno diventare anch'io così abile.
-
-— Te lo auguro di cuore. Dunque il mio piano è d'informare Abei che il
-suo colpo è andato fallito, così affretterà le nozze con Talmà.
-
-Accetterà la fanciulla?
-
-— Le donne fanno presto a rassegnarsi e anche a dimenticare. E poi
-forse che il signor Abei non è anche lui un nipote del _beg_?
-
-— E poi?
-
-— Poi seguiremo i due prigionieri e non li lasceremo, se riescono
-a sfuggire alle granfie dell'Emiro di Bukara, finchè non li avremo
-soppressi. Le buone occasioni non mancheranno ed è necessario che non
-tornino più mai nella steppa o non prenderemo un solo _tomano_.
-
-Mi hai compreso Dinar?
-
-— Perfettamente, — rispose il giovane.
-
-— Oh!.... Ecco che la tua intelligenza comincia a schiudersi; sotto di
-me farai della strada, figliuol mio.
-
-Orsù riprendiamo le nostre scimmie e andiamo a fare i nostri
-preparativi di partenza.
-
-— Ci permetteranno di seguire i prigionieri?
-
-— Non dubitare: i _loutis_ sono ben veduti da tutti. —
-
-Pagarono e uscirono, girando intorno al piccolo caffè che nella
-forma sembrava un grosso dado di pietra. Dietro, sotto una piccola
-tettoia, stavano incatenati due scimmie, quadrumani che si trovano
-sulle montagne del Chachemir e sulle pendici dell'Himalaya, alte più
-di mezzo metro, con una coda di venticinque centimetri, di corporatura
-massiccia, e ricca di pelo di color verdastro e la faccia invece di
-tinte ramigno chiare, del più singolare effetto.
-
-Sono, si può dire, le sole scimmie che sopportano benissimo il
-freddo, trovandole perfino a tremila metri d'altezza, là dove le nevi
-abbondano; sono però anche cattivissime e difficili a domarsi, non
-temendo di assalire perfino i cacciatori coi loro robustissimi denti.
-
-I due finti _loutis_, dopo d'averle in parte liberate, presero
-le catene e le trassero attraverso le vie della città, camminando
-velocemente, malgrado le proteste ringhiose dei quadrumani.
-
-La popolazione di Khitab non aveva ancora riprese le sue abitudini.
-Spaventata dalla presenza dei russi, i quali bivaccavano ancora sulla
-piazza e sulle vie principali, attorno ai falconetti, alle racchette ed
-ai fasci d'armi, si teneva ancora ben tappata nelle case, per timore
-di passare un altro brutto quarto d'ora, sicchè tutte le strade erano
-ancora deserte, quantunque il maggior generale moscovita avesse imposto
-a tutti di non disturbare alcuno.
-
-In meno di mezz'ora Karawal e Dinar attraversarono la città e si
-trovarono in mezzo ai giardini della porta d'oriente, dove i russi
-avevano radunati, sotto ampie tende, guardate da un doppio cordone
-di sentinelle, i prigionieri che dovevano essere inviati all'Emiro di
-Bukara.
-
-Scavalcarono un muro ed entrarono in un orto che era stato abbandonato
-dai suoi proprietari, accampandosi sotto un superbo melagrano.
-
-— Qui è come fossimo in casa nostra e nessuno verrà a disturbarci,
-finchè i russi non torneranno a Samarcanda, — disse Karawal al
-compagno. — E di qua noi sorveglieremo i prigionieri. —
-
-Trassero dalle loro bisacce di pelle, delle gallette di maiz e un po'
-di montone arrostito e si misero a mangiare; poi terminato il frugale
-pasto e date alle scimmie alcune melegranate, si coricarono fra le
-erbe, che crescevano sotto la pianta, accendendo i loro _cibuc_.
-
-La notte li sorprese che stavano ancora fumando.
-
-Karawal, arrampicatosi sulla muraglia, diede un lungo sguardo al
-piccolo campo russo, che si distingueva benissimo alla luce dei falò
-accesi fra tenda e tenda, cominciando le notti a essere fredde, poi
-rassicurato dalla calma che regnava, raggiunse il compagno.
-
-Si gettò accanto a Dinar che cominciava già a russare, coprendosi la
-testa con un lembo della sua lunga zimarra.
-
-Uno squillo di tromba li svegliò poco dopo i primi albori.
-
-Karawal, che già dormiva cogli orecchi ben aperti, per modo di dire, fu
-pronto a svegliare il compagno e le due scimmie.
-
-— In marcia, — disse. — Andiamo a vedere che cosa succede a
-Bukara. —
-
-Presero le scimmie, scavalcarono il muro e s'avviarono verso
-l'accampamento.
-
-Da una tenda vastissima, da quella che aveva una doppia fila di
-sentinelle, uscivano gruppi di Shagrissiabs, legati a venti a venti
-per mezzo d'una lunga catena, che passava attraverso alle loro larghe
-e solide cinture di pelle, fiancheggiati da cavalieri usbeki e bukari,
-che montavano piccoli cavalli villosi, dalle zampe robustissime.
-
-Erano i prigionieri di Kitab, i più compromessi nell'insurrezione,
-che il governatore del Turchestan aveva promessi all'Emiro, colla
-condizione di restituirglieli vivi, dopo averli interrogati per
-sapere le responsabilità che spettavano agli abitanti delle due città
-ribellatesi e colpirli di ammende indubbiamente rovinose.
-
-Fu nel quarto gruppo che Karawal e Dinar scoprirono Tabriz e Hossein,
-legati l'uno presso l'altro con una doppia catena.
-
-Il gigante pareva addirittura inferocito e lanciava sguardi terribili
-sugli usbeki e sui bukari dell'Emiro; Hossein invece sembrava
-completamente annichilito da quel nuovo colpo, che gli faceva forse
-perdere per sempre la fanciulla, così intensamente amata.
-
-— Uhm!... — fece Karawal, tirandosi la barba. — Non so come se la
-caveranno coll'Emiro.
-
-Comincio a sperare che non sarà necessario che noi si faccia uso dei
-nostri _kangiarri_.
-
-Non vorrei trovarmi al loro posto.
-
-— L'Emiro li ucciderà?
-
-— Forse non l'oserà perchè i moscoviti gli terranno gli occhi addosso;
-tuttavia ti ripeto che non vorrei trovarmi lì in mezzo.
-
-Ha dei cavatori d'occhi famosi quel caro principe.
-
-— Lo so, — disse Dinar. — L'anno scorso ho veduto acciecare una
-cinquantina di vecchi, perchè avevano assalita una carovana che gli
-apparteneva. Ti giuro che ho riportata una impressione profonda.
-
-— Ti credo. Ecco gli ultimi: mettiamoci in coda. —
-
-La carovana si era messa in moto. Si componeva di oltre trecento
-prigionieri e di duecento cavalieri bukari e usbeki, sotto la condotta
-del rappresentante dell'Emiro, quello stesso che aveva assistito, nella
-tenda del maggiore russo, all'interrogatorio di Hossein e di Tabriz.
-
-I due finti mostratori di scimmie, si erano messi dietro a tutti, senza
-che alcuno facesse loro attenzione.
-
-La colonna, girata la parte occidentale di Khitab, prese
-definitivamente la via di ponente, rasentando le ultime pendici dei
-Sarset-Sultan, onde guadagnare la così detta steppa di Karnak-Tschul,
-che divide Khitab da Bukara.
-
-Tabriz e Hossein, frammisti coi prigionieri del quarto gruppo, oppressi
-da quel colpo di fulmine che non si aspettavano, camminavano l'uno a
-fianco all'altro, sorvegliati attentamente da un manipolo di usbeki,
-che pareva avesse ricevuto l'ordine di esercitare, particolarmente su
-di loro, una speciale vigilanza.
-
-Certo, il rappresentante dell'Emiro aveva dato degli ordini a parte,
-per quei due pericolosi, come li aveva chiamati il maggiore, e dovevano
-infatti essere tali coi documenti trovati indosso a Hossein.
-
-Il gigante, che stentava a rassegnarsi, di quando in quando alzava gli
-occhi verso i cavalieri, guardandoli ferocemente e chiedendosi quanti
-pugni sarebbero stati necessarii per demolirli tutti.
-
-— Se non ci fossero gli altri, — borbottava, — non so come la
-passereste con me, canaglie! Io non avrei paura ad impegnare la lotta
-anche se sono senz'armi. —
-
-La colonna era entrata nella steppa, nell'eterna steppa che doveva
-accompagnarla fin quasi alle porte di Bukara, ma non era quella
-verdeggiante e rigogliosa dei Sarti, piena di erbe e di fiori come le
-praterie del Far-West americano.
-
-Era una landa sconfinata, senza boschi e senza campi, impregnata
-fortemente di sale, con pochissime graminacee e così dure da essere
-appena tollerate dai cammelli e senza accampamenti, perchè quei terreni
-erano incapaci di nutrire le numerose mandrie degli usbeki.
-
-Quantunque l'aria fosse tranquilla, immense cortine di polvere
-sfilavano all'orizzonte: quelle cortine che al tramontare del sole
-prendono la strana tinta d'un azzuro cupo, sì da dar l'illusione che
-all'orizzonte si estenda un mare sconfinato.
-
-Sotto i piedi dei cavalli, altra polvere s'alzava, avvolgendo l'intera
-colonna come in una leggerissima nube di fumo, ricadendo addosso ai
-prigionieri, penetrando nelle loro gole, per quanto tenessero le labbra
-strette, e nei loro occhi.
-
-— Ecco il paese dannato o meglio maledetto, — disse Tabriz, guardando a
-Hossein. — Hai mai veduto, mio signore, una steppa più arida di questa?
-Quale differenza col nostro mare di verzura! Se soffiasse la _burana_
-passeremmo indubbiamente un brutto quarto d'ora.
-
-— Che cos'è codesta _burana_? — chiese Hossein, quasi distrattamente.
-
-— Un terribile uragano di polvere, che qualche volta riesce fatale alle
-carovane.
-
-— Venga pure: quasi lo desidero. Almeno tutto sarebbe finito, Tabriz! —
-rispose il povero giovane con voce sorda.
-
-— Ah!.... Signore, tu non devi scoraggiarti; tu devi vivere per la
-vendetta.
-
-— Ormai non spero più in nulla.
-
-— Hai torto, signore.
-
-— Noi non usciremo vivi dalle mani dell'Emiro.
-
-— Io credo il contrario.
-
-— Chi ci difenderà dalla terribile accusa, ora che non possiamo contare
-più su nessuno? Mio zio ormai mi crederà morto e non interverrà per
-aiutarci.
-
-— Pur troppo questo è vero, signore, — disse Tabriz, con un sospiro. —
-Il tuo miserabile cugino gli avrà dato ad intendere che noi siamo stati
-uccisi dai russi.
-
-— Ha voluto Talmà e la mia vita! — esclamò Hossein, che ebbe uno scatto
-di furore. — La mia Talmà!.... Anche quella avrà creduto alla mia
-morte!
-
-Ah!... L'infame!... Sì, Tabriz, tu hai ragione; bisogna vivere per la
-vendetta.
-
-Guai a lui il giorno che tornerò nella steppa dei Sarti!
-
-La punizione sarà tremenda!....
-
-— Così ti voglio vedere, signore, — disse il gigante.
-
-— Purchè l'Emiro creda alla nostra lealtà e ci risparmi.
-
-— Eh signore! Non sono ancora ben certo che l'Emiro abbia il piacere di
-vederci e di far la nostra conoscenza.
-
-Non siamo ancora a Bukara ed in una settimana possono succedere di gran
-cose, — disse Tabriz, abbassando la voce.
-
-— Che cosa vuoi dire?
-
-— Le catene per un caso qualunque possono spezzarsi, i prigionieri
-trovarsi liberi, piombare sulla scorta e farla a pezzi.
-
-— Mediti un'evasione tu?
-
-— Mi basterebbe un po' di _burana_, signore. Eh! Chissà!... Quelle
-cortine che filano laggiù indicano che se qui regna la calma più
-assoluta, laggiù invece qualche po' di vento soffia.
-
-Non disperiamo, signore, te lo ripeto.
-
-— Non so quali aiuti speri da un uragano di polvere.
-
-— Tu non hai mai veduto gli uragani di polvere, perchè nella tua steppa
-non succedono. Me ne saprai dire qualche cosa se avremo la fortuna di
-vederne uno.
-
-Silenzio, signore. Mi pare che i nostri guardiani aguzzino gli orecchi,
-per sorprendere i nostri discorsi. —
-
-In lontananza, mescolate a grossi cristalli di sale, che mandavano
-bagliori acciecanti, si stendevano a perdita d'occhio, grandi dune
-di sabbia, interrotte solo da qualche magro cespuglio, che qualunque
-animale, per quanto affamato, avrebbe sdegnato.
-
-Nessuna tenda appariva in alcuna direzione. Era ben la steppa della
-fame quella, senz'acqua dolce per dissetarsi e senza gazzelle che
-potessero fornire un arrosto al povero viaggiatore.
-
-Il Sahara africano, tanto temuto dalle carovane, non deve esser
-peggiore.
-
-A mezzodì la colonna fece un primo alt presso una minuscola oasi,
-formata da un gruppetto di quercioli intristiti e da un paio di palme
-selvatiche.
-
-I prigionieri, non abituati a marciare a piedi, essendo i turchestani
-tutti cavalieri, non si reggevano più e avevano le gole arse da quella
-continua pioggia di polvere finissima, e le palpebre rosse e gonfie.
-
-Perfino Tabriz, abituato a vivere quasi sempre a cavallo, non ne poteva
-più degli altri.
-
-I soldati dell'Emiro fecero una magrissima dispensa di viveri,
-non avendo condotto con loro che una dozzina di cammelli carichi
-di provviste, poi rizzarono le loro tende da campo, lasciando i
-prigionieri ad arrostire sotto il sole ed esposti alle cortine di
-sabbia che lentamente s'avanzavano, spinte forse da una impercettibile
-brezza di tramontana.
-
-Tabriz, che aveva trascorsa una parte della sua gioventù in quella
-steppa maledetta e che sapeva qualche cosa sui movimenti di quelle
-sabbie, non si stancava di osservarle con profonda attenzione, nonchè
-di bagnarsi il dito pollice e di alzarlo più che poteva, come fanno i
-marinai per conoscere la direzione del vento.
-
-— Purchè non cambi, — disse ad un certo momento a Hossein, che si era
-sdraiato al suo fianco, immerso nelle sue tristezze.
-
-— Chi? — domandò il giovane.
-
-— La brezza, — rispose il gigante. — È la tramontana che provoca la
-_burana_.
-
-— Deboli speranze.
-
-— Eh no!... Signore!... Guarda lassù, guarda bene!... È il cielo che si
-oscura.
-
-— Una nube che passa.
-
-— No, signore, sono le cortine di sabbia che diventano più fitte.
-Soffia vento forte verso la frontiera settentrionale, Iskandù e Karakie
-devono aver ormai le vie coperte di polvere e nella steppa di Karnak
-Tschul, se vi sono delle carovane, non devono trovarsi bene.
-
-Anche i soldati dell'Emiro se ne sono accorti: li vedi? —
-
-Infatti una certa agitazione si era improvvisamente manifestata fra i
-bukari e gli usbeki.
-
-Erano usciti tutti dalle loro tende ed interrogavano ansiosamente,
-cogli occhi dilatati, l'orizzonte che a poco a poco andava oscurandosi,
-quantunque il cielo fosse sgombro da qualsiasi nube.
-
-— _Burana!... Burana!..._ — si udivano a mormorare con inquietudine.
-
-Levarono prestamente le tende e diedero il segnale della partenza.
-
-— Perchè non vi fermate qui, stupidi? — chiese Tabriz ad uno degli
-usbeki che gli passava accanto. — Qui siamo al riparo degli alberi.
-
-— Più avanti saremo al riparo delle colline, — rispose il cavaliere.
-
-— Presto, camminate più rapidamente che potete, se volete salvare la
-vita, non avendo noi tende bastanti per ripararvi tutti. —
-
-La colonna si era messa nuovamente in marcia, quasi correndo. I bukari
-e gli usbeki, che cavalcavano sui fianchi, incitavano i prigionieri a
-raddoppiare il passo, sagrando e facendo scoppiettare, le loro fruste
-con gesti minacciosi.
-
-— Avanti!... Avanti!... — gridavano tutti.
-
-Cammelli e cavalli cominciavano a dar segni d'inquietudine. I primi
-nitrivano sordamente e tremavano; i secondi allungavano più che
-potevano il collo e dondolavano nervosamente la testa.
-
-La _burana_ s'avvicinava. Il cielo cominciava ad oscurarsi e folate
-di vento, vere raffiche, cariche di polvere, giungevano una dietro
-l'altra, rendendo difficilissima la respirazione, sia agli uomini che
-agli animali.
-
-Qua e là immense trombe di sabbia si formavano come per incanto,
-s'alzavano a prodigiosa altezza e si slanciavano a corsa furiosa
-turbinando su sè stesse con mille stridori.
-
-Qualcuna, incontrando sul suo passaggio la carovana, si spezzava
-bruscamente, rovesciando addosso ai disgraziati prigionieri una tale
-massa di sabbia da seppellirli fino alle ànche.
-
-Quella corsa, che era diventata sfrenata, durò un quarto d'ora, poi il
-rappresentante dell'Emiro, che cavalcava in testa a tutti, fece suonare
-l'alt.
-
-Le colline non erano ancora visibili e la burana stava per spazzarli
-via.
-
-— Salvatevi come potete! — lo si udì a gridare fra i ruggiti del vento.
-— Tutti a terra dietro ai cavalli.
-
-— Non dubitare che ci salveremo, — disse Tabriz. — Padrone, sta' pronto
-a tutto.
-
-Fra poco saremo avvolti tra le sabbie e più nessuno vedrà il suo vicino.
-
-Non preoccuparti della catena. Al momento opportuno saprò spezzarla.
-
-— Non morremo soffocati, Tabriz? — chiese il giovane, che guardava con
-un certo timore le colonne di sabbia.
-
-— Confidiamo in Allah, — rispose il gigante. — Stammi ben vicino, e
-aspettiamo. —
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-La burana.
-
-
-La _burana_ che soffia nelle steppe turchestane si può paragonare al
-simun che sconvolge le sabbie dell'immenso deserto di Sahara, e forse
-è più pericolosa ancora, perchè sovente la _burana_ è così ardente
-da soffocare le persone, che vengono sorprese senza il riparo di una
-tenda.
-
-Ordinariamente quegli uragani si scatenano dopo le prime piogge, vere
-piogge fangose, perchè il menomo soffio di vento, solleva sempre,
-come abbiamo detto, delle immense cortine di sabbia, sicchè l'acqua
-si mescola a tutto quel polverone e lo trascina alla superficie della
-terra formando dovunque una fanghiglia alta parecchi centimetri.
-
-Il cielo si copre di nuvole gialle, il vento si scatena e tutta la
-steppa si copre di colonne di sabbia roteanti e di cortine, oscurando
-ogni cosa.
-
-La violenza di quei venti è tale da trasportare le sabbie perfino
-nell'India, dove la burana viene invece chiamata _hot-winds_ ed il
-suo calore è tale da far appassire in pochi istanti le piante e da
-spogliare gli alberi del loro fogliame.
-
-Il turchestano e anche il persiano o l'indiano possono resistere;
-l'europeo invece cade asfissiato, se non si trova ben ricoverato.
-
-Gli abitanti delle città sono anche essi costretti a prendere delle
-precauzioni, non bastando le muraglie delle loro case a difenderli dai
-soffi asfissianti del _simun_ asiatico.
-
-Tutte le aperture che servono da finestre vengono turate con
-pagliericci, formati da stuoie strettamente intrecciate e
-abbondantemente bagnate, sicchè il vento passando in mezzo a
-quell'umidità, perde una parte del suo calore, permettendo così gli
-abitanti di respirare.
-
-Nella steppa vi è anche la _burana_ fredda che soffia d'inverno, e
-anche quella non è meno pericolosa. Invece di sabbia è la neve che
-turbina e copre sovente le carovane, assiderando uomini ed animali.
-
-Come abbiamo detto, al grido del rappresentante dell'Emiro, la colonna
-si era subito fermata alzando rapidamente le tende e disponendo cavalli
-e cammelli su una doppia linea, dalla parte ove soffiava il vento,
-onde potessero servire come da trincea e scavando la sabbia in modo da
-formare, dietro le tele spiegate, delle profonde buche.
-
-Quelle precauzioni indispensabili erano state appena ultimate,
-quando la burana che marciava con velocità straordinaria, piombò
-sull'accampamento con un frastuono indiavolato.
-
-L'aria si era ottenebrata come se il sole fosse improvvisamente
-tramontato, ed in alto ed in basso si udivano ruggiti, urla e fischi
-stridenti, come se tutti i demoni dell'inferno fossero stati vomitati
-sulla steppa, e si abbandonassero ad una gazzarra strepitosa.
-
-Cortine e cortine di sabbia s'abbattevano senza posa sull'accampamento
-con un strano stridìo, accumulandosi qua e là e coprendo volta a volta
-i cavalli, i quali nitrivano dolorosamente, mentre i cammelli gridavano
-in modo lugubre, dimenando disperatamente le teste.
-
-Tabriz, tenendo per mano Hossein, si era gettato entro una buca di
-difesa, dalla parte dove il vento soffiava, da una piccola tenda che
-s'appoggiava addosso a due cammelli.
-
-Due usbeki che vi si trovavano dentro, avevano cercato dapprima di
-respingerli, gridando che i prigionieri dovevano pensare per loro conto
-a salvarsi, ma vedendo quel gigante coi pugni alzati e libero della
-catena che senza troppi sforzi aveva strappata, si erano affrettati a
-fare a loro un po' di posto.
-
-Era quello il momento in cui la _burana_ si rovesciava, spingendo
-innanzi a sè centinaia e centinaia di trombe di sabbia, che giravano
-vertiginosamente salendo verso il cielo.
-
-Tabriz accostò le labbra ad un orecchio di Hossein, sussurrandogli.
-
-— Ecco il momento: approfittiamo. —
-
-Poi, senza aggiungere altro, si alzò come per meglio accomodarsi entro
-la buca che era piuttosto stretta anche per soli quattro uomini, e,
-colla rapidità del lampo, fulminò i due soldati dell'Emiro con due
-pugni terribili, due veri colpi di mazza piombati in mezzo ai loro
-crani pelati.
-
-I disgraziati non ebbero nemmeno il tempo di mandare un grido ed erano
-piombati in fondo alla buca, raggomitolandosi su loro stessi.
-
-— Le armi, signore! — gridò il gigante, cercando di dominare colla sua
-possente voce i ruggiti della burana.
-
-Hossein si era gettato sull'usbeko più vicino, strappandogli dalla
-cintura le sue due lunghe pistole, a doppia canna ed il _kangiarro_;
-Tabriz aveva fatto altrettanto coll'altro.
-
-— Seguimi, signore, — disse il gigante, prendendo per una mano
-il nipote del _beg_. — Copriti la testa, chiudi bene la bocca e
-possibilmente anche gli occhi.
-
-Meglio morire sepolti fra le sabbie che fra i tormenti! —
-
-Si passarono le armi nelle cinture, strapparono la tela che poteva
-ancora servire loro, e lasciarono la buca, scomparendo fra le ondate
-di sabbia che il vento scaraventava sopra l'accampamento ed in tale
-copia da non permettere alle guardie di scorgere nulla a due passi di
-distanza.
-
-Il rischio a cui si esponevano i due turchestani era gravissimo,
-poichè da un istante all'altro una tromba roteante poteva investirli,
-atterrarli e seppellirli o anche assorbirli e trascinarli in alto:
-tuttavia si erano messi coraggiosamente in marcia, carponi, tentando
-di tenersi la bocca ed il naso coperti colla tenda, che il ventaccio
-cercava di strappare loro di mano.
-
-Dove si dirigevano? Non potevano saperlo, essendo diventata l'oscurità
-profondissima e continuando le cortine di sabbia a passare sopra di
-loro.
-
-Tabriz teneva sempre stretto per una mano Hossein, pel timore che
-il giovane si smarrisse fra le dune, che cambiavano ad ogni istante
-aspetto.
-
-— Coraggio, signore! — gridava di quando in quando, allorchè la raffica
-furiosa era passata.
-
-— Tura la bocca e chiudi gli occhi. —
-
-Ansanti, semi-soffocati, continuamente acciecati, ed incessantemente
-sbattuti al suolo, vagavano or qua ed or là, senza direzione alcuna,
-spinti da un solo desiderio: quello di allontanarsi dall'accampamento.
-
-Di quando in quando una tromba li investiva, coprendoli quasi
-interamente di sabbia o rotolandoli e sbattendoli attraverso le dune,
-ma il gigante, che possedeva una forza incalcolabile, non tardava a
-rialzarsi ed a sbarazzare Hossein, che da solo non avrebbe certamente
-potuto uscire da quelle tombe, pronte a rinserrarsi su di lui e per
-sempre.
-
-Per dieci o quindici minuti i due turchestani lottarono disperatamente
-contro le raffiche, procedendo a casaccio, finchè una tromba di sabbia
-li investì.
-
-Tabriz, che l'aveva scorta a tempo, aveva afferrato strettamente fra
-le possenti braccia il nipote del _beg_ e si era gettato col viso
-contro terra, colla speranza di sfuggire all'assorbimento e anche
-all'asfissia.
-
-Disgraziatamente la tromba era una delle più colossali e s'avanzava con
-tale impeto da sciogliere in un momento le dune che incontrava nella
-sua corsa vertiginosa.
-
-I due uomini, quantunque strettamente avvinti, formassero un peso
-notevole, si sentirono come sradicare dal suolo, poi trarre in alto in
-un moto circolare velocissimo.
-
-Quanto durò quella spaventevole corsa? Non lo seppero mai.
-
- . . . . . . .
-
-Quando Tabriz aprì gli occhi, la _burana_ era cessata. Solo poche
-cortine di sabbia filavano all'orizzonte, ondeggiando lentamente, ora
-allargandosi ed ora stringendosi ed il cielo era tornato limpido.
-
-Tutt'intorno a lui regnava un caos: dune di sabbia sventrate,
-monticelli mozzati, sterpi ammonticchiati alla rinfusa, strappati chi
-sa mai dove, mucchi di pietruzze, stracci provenienti forse da tende
-strappate a chissà quante diecine di miglia di distanza.
-
-Tabriz guardò il sole che era rosso come un disco di metallo
-incandescente e che era prossimo al tramonto, si tastò le costole
-tutte ammaccate, poi girò all'intorno gli occhi, ripetendo con voce
-angosciata:
-
-— E Hossein?.... E Hossein? —
-
-Quantunque provasse un vivo dolore ad una gamba, si era messo a correre
-affannosamente attraverso le dune che la grande tromba di sabbia aveva
-formate nello spezzarsi.
-
-— Padrone!.... Padrone! — gridava come un pazzo, mentre si soffregava
-gli occhi infiammati dalla sabbia.
-
-Un grido rauco gli rispose ad un tratto. Era partito da un monticello
-di sterpi e di pietruzze.
-
-— Signore! — esclamò Tabriz, scavalcandolo precipitosamente.
-
-Al di là, steso al suolo, col viso contro terra, stava un uomo con metà
-del corpo, dalla cintura ai piedi, sepolto sotto altissimo strato di
-sabbia che gl'impediva di muoversi.
-
-— Grande Allah! — urlò il gigante. — Salvo!.... Salvo!....
-
-— Ma imprigionato e tutto pesto, — rispose il giovane con voce appena
-intelligibile.
-
-— Un momento, signore.
-
-— Presto.... Tabriz.... soffoco....
-
-Il gigante, servendosi delle mani e dei piedi, rovesciò il monticello,
-o meglio lo disperse, poi, afferrando per le braccia il giovane lo
-trasse a sè, mettendolo a sedere e sbarazzandolo dalla polvere che gli
-copriva il viso.
-
-— Tabriz... una goccia d'acqua... una sola... — chiese Hossein che
-stentava a parlare. — Brucio!...
-
-— Ah signore!.... Dove trovarne qui?....
-
-— Ho le fiamme.... in gola.... mi sembra di.... morire....
-
-— Dell'acqua!... Dell'acqua! — esclamò Tabriz, girando intorno gli
-occhi. — Il mio signore muore!... Dell'acqua!.... —
-
-Sperare di trovarne fra quelle sabbie, che tutto avevano coperto
-e specialmente in quella terribile steppa della fame e della sete,
-sarebbe stata una follia. Anche se, per un caso raro, qualche rivoletto
-si fosse trovato in quel luogo, la gran tromba di sabbia l'avrebbe
-completamente coperto nello sfasciarsi.
-
-— Acqua! — ripetè Hossein. — Dammi da bere, Tabriz.
-
-— Ma sì!.... — gridò il gigante, estraendo rapidamente il kangiarro che
-aveva ancora alla cintura, fra le due pistole. — Un po' di sangue può
-per un momento egualmente dissetare. —
-
-Si rimboccò una manica, mettendo a nudo il braccio sinistro, un braccio
-grosso quanto un ramo d'albero, gonfio di muscoli, e colla punta
-dell'arma si punse una vena.
-
-— Bevi, mio signore, — disse mentre il sangue zampillava.
-
-Hossein aveva gettato la testa indietro facendo un gesto di ribrezzo e
-mormorando:
-
-— No.... Tabriz!....
-
-— Bevi, mio signore, — rispose il gigante freddamente, accostandogli il
-braccio alle labbra. — Ti salvo! —
-
-La sete del giovane doveva essere terribile, perchè accostò la bocca e
-bevette avidamente il sangue caldo che sgorgava dalla puntura.
-
-— Bevi senza paura, mio signore, — diceva il gigante sorridendo. — Il
-mio corpo ne è ben fornito. —
-
-Hossein ingoiò tre o quattro sorsi, poi si ritrasse.
-
-— Grazie, mio fedele Tabriz, — mormorò. — M'hai ridata la vita.
-
-— Ne hai abbastanza? —
-
-Hossein fece col capo un cenno affermativo, poi cadde all'indietro come
-colpito da un improvviso torpore.
-
-Il gigante si strappò un pezzo della manica, si fasciò strettamente
-la ferita, d'altronde piccolissima, gettò sul padrone uno sguardo
-soddisfatto, poi si alzò, mormorando:
-
-— Lasciamolo un po' riposare; pel momento nessun pericolo ci minaccia e
-poi fra pochi minuti le tenebre scenderanno. —
-
-Salì su un monticello di sabbia, il più alto che vi era in quel luogo e
-guardò attentamente tutto all'intorno.
-
-— Dove trovare un albero od una sorgente? — si chiese. — Sono rari in
-questa steppa maledetta, nondimeno qualche po' di verdura di quando in
-quando la si può trovare.
-
-Se potessi sapere dove ci troviamo noi!.... Siamo lontani
-dall'accampamento o vicini? Ecco il pericolo.
-
-Bah!.... Tabriz ha le gambe lunghe ed è in forza. Non fermiamoci
-qui. —
-
-Prese Hossein fra le braccia, serrandoselo ben stretto al petto, come
-se fosse un fanciullo e si mise risolutamente in marcia, dirigendosi
-verso ponente.
-
-— Sempre diritti finchè troveremo l'Amu-Darja, — mormorò.
-
-Il sole scompariva fra una gran nuvola rossa, che diventava rapidamente
-oscura e le tenebre cominciavano a calare. All'orizzonte opposto però
-un altro disco, reso grande dalla rifrazione e pure rosso, sorgeva
-lentamente: era la luna.
-
-Tabriz continuava ad avanzare, salendo e scendendo le dune sabbiose,
-cogli orecchi tesi, cogli occhi sempre in movimento. Cercava di
-raccogliere qualche lontano rumore o di scorgere qualche cavaliere.
-
-Certo i soldati dell'Emiro, passata la _burana_, dovevano aver scoperti
-i loro due camerati accoppati da quei due tremendi pugni e forse in
-quel momento stavano cercando in tutte le direzioni i fuggiaschi.
-
-Era quella la paura che aveva invaso Tabriz e che lo spingeva a
-camminare più rapidamente che era possibile, quantunque zoppicasse.
-
-Per una buona ora il gigante resistette energicamente, avanzandosi
-verso una macchia oscura che la luna illuminava, facendola scintillare
-in causa dei frammenti di sale che conteneva.
-
-Stava per raggiungerla, quando Hossein riaprì gli occhi scivolandogli
-quasi subito di fra le braccia.
-
-— Tu mi hai portato? — disse, arrossendo.
-
-— Era necessario, mio signore, — rispose Tabriz.
-
-— Che io sia diventato un fanciullo?
-
-— Non so se un altro meno solido di te avrebbe resistito a quella
-terribile volata, che ci ha fatto fare quella maledetta tromba. Puoi
-vantarti di avere le ossa ben dure, signore.
-
-— Quanto sei buono, Tabriz!
-
-— Non ho fatto altro che il dovere di buon servo affezionato, — rispose
-modestamente il gigante. — Stai meglio ora?
-
-— Sì, ma la sete mi divora sempre.
-
-— Abbi un po' di pazienza ancora. Vedo delle piante dinanzi a noi e
-spero di trovare qualche goccia d'acqua o per lo meno delle frutta che
-ci permettano di dissetarci.
-
-— Sai dove siamo noi?
-
-— È impossibile saperlo.
-
-— Lontani o vicini all'accampamento?
-
-— La nostra volata deve essere stata lunga e la tromba marciava con una
-velocità prodigiosa.
-
-Riparleremo di ciò più tardi; cerchiamo ora di raggiungere quel gruppo
-d'alberi. Puoi camminare o vuoi che ti porti ancora?
-
-Non pesi molto, per le mie braccia.
-
-— Preferisco servirmi delle mie gambe mio buon Tabriz.
-
-— Avanti allora, mio signore. Non distiamo che mezzo miglio, e forse
-meno; tieni pronte le armi.
-
-— Che cosa temi?
-
-— Nelle rade oasi della steppa della fame, si rifugiano banditi e belve
-feroci, e gli uni non sono meno pericolosi delle altre.
-
-— Andiamo, Tabriz. —
-
-Ad occidente si scorgevano gruppi di piante che occupavano una
-superficie di parecchi ettari e quasi tutte d'alto fusto; era quindi
-probabile che vi dovesse essere dell'acqua, non potendo i vegetali
-crescere in mezzo a quelle sabbie salate, se non trovano nel sottosuolo
-un po' d'umidità.
-
-I due fuggiaschi, animati dalla speranza di tuffare le loro aride
-labbra in qualche fresca sorgente, non tardarono a raggiungere quella
-specie d'oasi che sembrava, almeno apparentemente, disabitata.
-
-Fu però una disillusione, poichè quelle foreste non promettevano a
-prima vista alcun frutto. Non vi erano che dei platani semi-intristiti,
-degli _honna_, alberi che danno solo una materia colorante, usata
-dalle donne turchestane e persiane per tingersi le mani ed i piedi e
-soprattutto le unghie, delle _assa fetida_ (resina antispasmodica) e
-degli alberi d'incenso, di nessuna utilità pei due assetati.
-
-— Non siamo fortunati, — disse Tabriz, che si era fermato sul margine
-dell'oasi. — Qui non troveremo nè un fico, nè un melogranato.
-
-— E nemmeno una goccia d'acqua? — chiese Hossein, con spavento.
-
-— Non abbiamo ancora esplorato queste macchie, signore.
-
-— Impugna le pistole e andiamo avanti. —
-
-Dopo avere tesi gli orecchi, colla speranza di udire il mormorio
-di qualche ruscelletto, s'inoltrarono cautamente sotto le piante
-aprendosi il passo fra gruppi di _mikanseta levigata_, belle piante
-della famiglia dei baccari, che spuntano anche sui terreni più aridi,
-e d'astragalli, e guardando attentamente a terra, essendo di solito
-quelle oasi infestate da certi ragni, grossi come una noce e la cui
-morsicatura è talvolta mortale.
-
-Avevano attraversati già tre o quattro gruppi di alberi, quando Tabriz
-si arrestò bruscamente, armando la pistola.
-
-— Cos'hai veduto? — chiese Hossein, imitandolo.
-
-— Mi è sembrato d'aver udito un lieve mugolìo.
-
-— Dove? — chiese Hossein.
-
-— In mezzo a quel gruppo d'astragalli, — rispose Tabriz, indicando una
-fitta macchia di quelle piante.
-
-— Che vi sia nascosto qualche animale?
-
-— È probabile, signore. Le pantere non mancano nella steppa della fame.
-
-— Buon segno se ne trovassimo una qui.
-
-— Perchè signore?
-
-— Significherebbe che qui vi è dell'acqua.
-
-— È vero.
-
-— Andiamo a vedere. Siamo in due e non abbiamo paura, noi.
-
-— Specialmente quando abbiamo dei _kangiarri_, — aggiunse il gigante.
-
-Non sapendo con quale animale avevano da fare, s'avanzarono tenendosi
-dietro i tronchi degli alberi, onde avere, in caso d'improvviso
-attacco, almeno un riparo e, giunti dinanzi al gruppo d'astragalli,
-sostarono mettendosi in ascolto.
-
-— Dell'acqua! — esclamò ad un tratto Tabriz, mentre il suo viso
-diventava raggiante. — La odo a gorgogliare.
-
-— Dov'è?
-
-— Lì in mezzo. Non odi, mio signore?
-
-— Sì, mi pare.
-
-— Siamo salvi!.... Accorriamo!....
-
-— E la belva?
-
-— Fosse anche una tigre non mi farebbe paura, — disse il gigante
-snudando il _kangiarro_.
-
-Si era gettato dentro alla macchia, ma non aveva fatti cinque passi
-che incespicò in qualche cosa di molle, mentre sotto di sè udiva un
-miagolìo e si sentiva nel medesimo tempo, graffiare gli stivali.
-
-— Fermo, Hossein! — gridò.
-
-Uno scroscio di risa gli rispose; poi la voce del giovane si fece udire:
-
-— Tu schiacci dei gatti, Tabriz. Ricordati che Maometto ha proibito di
-ucciderli. —
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-L'oasi.
-
-
-Il gigante che era caduto lungo disteso, un po' piccato da quello
-scoppio di risa e da quelle parole ironiche, si era prontamente alzato
-bestemmiando e ben deciso di fare a pezzi gli animali prediletti del
-Profeta, quantunque non credesse affatto che fossero tali.
-
-— To'!.... To'! — esclamò ad un tratto, levando in aria il suo
-_kangiarro_. — Ah!.... Tu, mio signore, li chiami gatti, questi?
-
-Guardati.... La madre può essere vicina. —
-
-Due animali, non più grossi di due gatti comuni, dal pelame
-giallognolo, cosparso di macchie leggermente nerastre, giocherellavano
-in mezzo agli astragalli, senza darsi alcun pensiero dei due
-turchestani.
-
-— Tu dunque, Tabriz, avresti paura di queste due bestiuole? — chiese
-Hossein, vedendo il gigante girare intorno gli sguardi.
-
-— Due delle mie dita sono già troppo per strangolarli, — rispose
-il gigante. — È della loro madre e del loro padre che io ho paura,
-signore.
-
-— Che animali sono dunque codesti?
-
-— Oncie.
-
-Una specie di pantere, piuttosto rare a dire il vero.
-
-— Pericolose?
-
-— Non meno delle pantere, quantunque siano un po' più piccole.
-
-— Vuoi uccidere questi piccoli?
-
-— Non irritiamo i loro genitori, signore. Dissetiamoci, giacchè qui odo
-scorrere dell'acqua e poi prendiamo il largo e andiamo ad accamparci
-sul margine dell'oasi. —
-
-Con una mano levò le foglie secche che coprivano il suolo e mise allo
-scoperto un rivoletto d'acqua, che scorreva quasi interamente nascosto.
-
-— A te, padrone, mentre io ti faccio la guardia, — disse.
-
-Il giovane, che si sentiva morire di sete, si gettò a terra mettendosi
-a bere avidamente. Stava per alzarsi, quando udì Tabriz a gridare:
-
-— Le armi, padrone! —
-
-Hossein d'un balzo fu in piedi, colle pistole puntate.
-
-— Che cosa c'è? — chiese.
-
-— Sono i genitori che tornano!... Fuggiamo!... —
-
-Si slanciarono fuori dalla macchia d'astragalli, dirigendosi
-frettolosamente verso il margine dell'oasi, dove contavano, in caso di
-pericolo, di mettersi in salvo su qualche alto albero, avendone scorti
-alcuni in quella direzione.
-
-Se avessero avuto dei buoni archibugi, avrebbero indubbiamente fatto
-fronte alla belva o alle belve, non essendo improbabile che oltre alla
-femmina vi fosse anche il maschio.
-
-Non possedendo che delle vecchie pistole, di portata limitatissima e di
-scatto malsicuro, non avevano osato soffermarsi, specialmente in mezzo
-a quella folta macchia, dove potevano correre il pericolo di venire
-assaliti di sorpresa e da due parti.
-
-Giunti sotto un grosso melogranato selvatico, Tabriz e Hossein si erano
-fermati guardando attentamente sotto le piante e tendendo gli orecchi.
-
-— Che ti sia ingannato Tabriz? — disse Hossein, dopo qualche minuto di
-attesa, non vedendo comparire alcun animale sotto gli alberi.
-
-— No, signore, ho udito i cespugli a muoversi e giurerei anche di aver
-veduto, fra le foglie, a brillare due occhi ardenti.
-
-— Sono dunque così pericolosi quegli animali, per far battere in
-ritirata un uomo come te?
-
-— Valgono le pantere e...
-
-— Taci!...
-
-— Un ramo che si è spezzato, è vero?
-
-— No, un fruscìo come se qualcuno cercasse d'aprirsi il passo fra gli
-astragalli.
-
-— Saliamo su quest'albero, signore. Saremo più sicuri che a
-terra. —
-
-Il gigante prese Hossein e lo alzò lungo il tronco del melogranato fino
-al ramo più basso, a cui il giovane si aggrappò mettendosi lestamente a
-cavalcioni.
-
-Il gigante che poteva abbracciare la pianta, si mise ad arrampicarsi,
-facendo sforzi prodigiosi per far presto.
-
-Stava per toccare il ramo, quando udì Hossein a gridare:
-
-Eccoli!... Presto, Tabriz! —
-
-Due animali, che avevano la taglia delle pantere, si erano slanciati
-fuori degli astragalli con un balzo immenso, poi si erano precipitati
-verso l'albero, mandando un ruggito sommesso, d'un timbro ben diverso
-da quello del leone.
-
-In un lampo furono sotto al melogranato ed il più grosso, il maschio
-senza dubbio, con un slancio straordinario afferrò Tabriz per una
-gamba, tentando di tirarlo giù.
-
-Fortunatamente il gigante aveva gli stivali dalla pelle resistentissima
-e possedeva un sangue freddo ammirabile.
-
-Allungò lestamente una mano verso il ramo ed in due tempi vi si issò
-sopra, mentre la belva, delusa, si lasciava ricadere a terra.
-
-— Un momento di ritardo e mi tirava giù, — disse Tabriz, che si era
-messo a cavalcioni del ramo, dietro a Hossein.
-
-— Le accomoderemo ora noi perbene, mio bravo Tabriz. I tuoi stivali
-sono in buono stato?
-
-— Sono di pelle di cammello e non cedono facilmente.
-
-— Cerchiamo di fare un buon doppio colpo.
-
-— E di non mancarlo soprattutto, signore. Non abbiamo che otto palle
-fra tutti e due a nostra disposizione e dei cattivi incontri possiamo
-farne ancora.
-
-Abbiamo commessa una grave imprudenza a non prendere a quei due usbeki
-le loro munizioni! —
-
-Le due belve, mancato il primo attacco, si erano messe a girare e
-rigirare intorno alla pianta, senza osare di salire, ciò che sarebbe
-stato per loro facile, essendo gli once abilissimi arrampicatori.
-
-Erano due bellissime bestie, grosse quanto una pantera nera di Giava,
-dal pelame pallido, cosparso di grandi macchie nere, un po' irregolari,
-e di anelli rotondi un po' oscuri ed una coda lunga, somigliante a
-quella delle pantere africane.
-
-Pur girando, non staccavano i loro occhi dai due turchestani, saettando
-su di loro lampi verdastri e fosforescenti.
-
-— Che siano affamati o irritati perchè abbiamo scoperto il loro covo? —
-si chiese Hossein.
-
-— Forse l'uno e l'altro, — rispose Tabriz. — Signore, affrettiamoci a
-sbarazzarci di questi importuni.
-
-— Proviamo queste pistolacce, dunque, benchè non valgano le nostre, —
-disse Hossein.
-
-— A me il maschio che è il più grosso, e a te la femmina, — aggiunse
-poi.
-
-S'accomodarono meglio che poterono sul ramo, mirarono attentamente
-le due bestie che si erano fermate a pochi passi dall'albero, come se
-studiassero il modo di spingere vigorosamente l'assalto e fecero fuoco
-quasi contemporaneamente, scaricando due colpi ciascuno.
-
-Quando il fumo si dileguò, videro contorcersi a terra la femmina; il
-maschio invece, spaventato dalle detonazioni, scappava, spiccando salti
-di cinque o sei metri.
-
-— Che l'abbia mancato? — si chiese Hossein.
-
-— Cattiva polvere, signore, — rispose Tabriz. — Non so per quale
-miracolo sia riuscito a me di buttare a terra la femmina.
-
-— Mi spiace di non aver abbattuto il maschio.
-
-— Forse tu l'hai ferito, padrone.
-
-— Avrei desiderato vederlo cadere; più tardi può tornare.
-
-— E lo riceveremo con un'altra scarica, signore.
-
-— Allora scendiamo e teniamo d'occhio il maschio. —
-
-Hossein si penzolò dal ramo e si lasciò cadere a terra. Il gigante, che
-temeva la ricomparsa del maschio, fu pronto a imitarlo.
-
-— Ecco un bell'arrosto, — disse, guardando la femmina.
-
-— Che puzzerà di selvatico, — rispose Hossein.
-
-— Se mangiamo le gazzelle e gli onagri, possiamo piantare i denti anche
-su questa bestia, purchè il maschio non venga a protestare.
-
-— Hai un bell'appetito tu, Tabriz?
-
-— Più sete che fame, signore. Ho la gola arsa.
-
-— L'acqua non è lontana...
-
-— E i piccini, signore.
-
-— Fuori il _kangiarro_.
-
-— Sono pronto a spaccare il muso all'once, — disse il gigante,
-sfoderando l'arma. — Se viene avrà il suo conto. —
-
-Respinsero coi piedi il cadavere della belva e s'inoltrarono
-risolutamente verso la macchia d'astragalli, in mezzo alla quale
-scorreva il rivoletto d'acqua che in nessuna altra parte dell'oasi
-avevano trovato.
-
-Il maschio pareva che fosse scomparso, giacchè in mezzo al verde cupo
-del fogliame non si scorgeva il suo mantello biancastro. Tuttavia i due
-turchestani procedevano con precauzione, tenendo le pistole pronte ed
-i _kangiarri_ snudati, ben decisi a consumare le ultime quattro cariche
-in caso di pericolo.
-
-Non vedendo l'once, entrarono nella macchia e giunsero là dove i
-due piccini, abbandonati a sè stessi, stavano giuocando fra di loro,
-mordendosi a sangue.
-
-— Ecco l'arrosto, — disse Tabriz, dopo d'aver dato un rapido sguardo
-all'intorno.
-
-Due strette poderose bastarono per strozzare i due piccini.
-
-Sollevò poi colle mani le foglie che coprivano il suolo e si mise a
-bere a larghi sorsi, mentre il nipote del _beg_ vegliava.
-
-Stava per alzarsi, quando un'ombra gigantesca lo attraversò, piombando,
-con uno slancio terribile, addosso ad Hossein e atterrandolo, prima che
-avesse avuto il tempo di puntare la pistola o d'alzare il _kangiarro_.
-
-— A me, Tabriz! — Aveva urlato il giovane.
-
-— Ah!... Brutta bestia! — urlò.
-
-L'once non era che a tre passi.
-
-Tabriz, con un solo salto, superò la distanza, afferrò la bestia per
-la coda e la trasse a se con vigore sovrumano, facendole fare un mezzo
-giro.
-
-L'once, che forse non s'aspettava quell'attacco brutale, si volse
-ringhiando e mostrando i denti.
-
-Ma già Tabriz aveva abbandonata la coda per impugnare il _kangiarro_.
-
-La lama scintillò un momento in aria, poi cadde fischiando.
-
-— Ecco il tuo conto! — urlò Tabriz.
-
-La testa dell'once completamente staccata, cadde a terra.
-
-— Bel colpo! — esclamò Hossein. — Tu taglieresti la testa anche ad un
-toro.
-
-— Si fa ciò che si può, signore, — rispose il gigante, pulendo la
-lama sul corpo della belva. — Il braccio è solido; su ciò non ho alcun
-dubbio.
-
-Presero i due piccoli once e tornarono verso il margine dell'oasi, dove
-fecero raccolta di rami secchi.
-
-Tabriz, che aveva conservato l'acciarino e l'esca, accese il fuoco,
-levò la pelle ai due once e, dopo d'averli infilati in un bastone,
-li mise sui tizzoni ardenti, girandoli di quando in quando, ma anche
-brontolando:
-
-— Se avessimo almeno una pipa e del buon _tomak_! Che colazione
-squisita!... Ah!... già, ci vorrebbe anche una sorsata di _kumis_, ma
-dove trovare delle cammelle in questa maledetta steppa? È proprio la
-steppa della fame! —
-
-Mentre sorvegliava l'arrosto, Hossein, col capo appoggiato al tronco
-d'un albero, pareva si fosse immerso in profondi pensieri.
-
-Il suo sguardo fissava distrattamente la fiamma che arrostiva i due
-once. Pensava probabilmente a Talmà e all'infame tradimento di suo
-cugino.
-
-— Padrone, — disse ad un tratto Tabriz. — Il piatto forte è
-pronto. Peccato che non ci sia qualche focaccia di maiz e un po' di
-tabacco. —
-
-Levò i due gatti, come li chiamava e li mise su un mazzo di foglie di
-melogranato, spaccandoli con due colpi di _kangiarro_.
-
-— Se saranno un po' coriacei, — disse, — non sarà colpa mia.
-
-Pianta i denti, signore. Abbiamo ben diritto di mangiate anche
-noi. —
-
-I due once non tardarono a scomparire, specialmente nel ventre
-di Tabriz, poi i due fuggiaschi, sicuri di non venire disturbati,
-credendo che l'oasi non servisse di rifugio ad alcun animale feroce, si
-gettarono sotto l'ombra d'un grosso platano, cercando di dormire.
-
-Quanto durò il loro sonno?
-
-Certo non lo seppero mai.
-
-Un grugnito rauco, che non doveva promettere nulla di buono, svegliò
-ad un tratto Tabriz, il quale stava sognando la verdeggiante steppa dei
-Sarti.
-
-— Padrone!... — gridò, — ti senti male?... —
-
-Un secondo grugnito, più forte del primo e due gambe che gli
-compressero improvvisamente il petto, lo decisero ad alzarsi.
-
-Una massa oscura, indecisa, gli stava sopra, cercando di afferrarlo.
-
-— Signore! — urlò. — Gli usbeki dell'Emiro!... All'armi! —
-
-Hossein, che dormiva quasi con un solo occhio, era balzato in piedi.
-
-L'oscurità, resa più cupa dall'ombra proiettata dall'albero, era però
-così profonda che dapprima nulla distinse.
-
-— Tabriz! — gridò.
-
-— L'ho preso!...
-
-— Chi?...
-
-— Ah!... cane!... Sono abbastanza forte!...
-
-— Tabriz!...
-
-— Lo getto giù.
-
-— Chi?...
-
-— Lottare con me!... Stupido!... Ed ora ti farò a pezzi! —
-
-Un urlo feroce, che fece gelare il sangue a Hossein, echeggiò fra le
-tenebre, seguito tosto da una bestemmia.
-
-— Bestia maledetta! Mordi?..
-
-A te!... Prendi questo!... E questo ancora! Ne hai abbastanza?...
-
-— Tabriz!...
-
-— Aspetta che lo finisca, signore. Un colpo ancora? Prendi dunque,
-brutta bestia!... —
-
-Un ringhio furioso seguì quelle parole, accompagnato da una specie di
-tonfo.
-
-— È caduto! — urlò Tabriz. — Era tempo!... Che razza di bestia sarà
-questa? Voleva lottare con me!... Le costole le ho dure io e anche le
-braccia sono solide!
-
-— Che cos'hai ucciso, Tabriz? — chiese Hossein che aveva armata la
-pistola.
-
-— Non lo so davvero, signore. Accendi qualche legno, giacchè vi è
-ancora qualche brace. —
-
-Hossein prese un ramo che stava per consumarsi, frugò fra i carboni non
-ancora spenti e quando lo ebbe acceso l'alzò, sviluppando una fiamma
-abbastanza luminosa.
-
-— Tabriz, — esclamò, — questo è un orso!...
-
-— Me n'ero accorto io, — rispose il gigante. — Voleva impegnare una
-vera lotta con me!... Mi aveva afferrato così strettamente che lo
-credetti un usbeko. Il pelame lo ha tradito.
-
-— E tu credevi che quest'oasi fosse deserta!...
-
-— Pare invece, signore, che sia un serraglio.
-
-— Due once ed un orso!...
-
-— Vediamo bene, Tabriz.
-
-— Accosta il tizzone, signore. —
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Il “Loutis.„
-
-
-Non si erano ingannati: l'animale che aveva cercato di sorprenderli nel
-sonno, era veramente un orso d'una razza speciale, che non si trova
-che sul continente asiatico e specialmente fra la grande catena che,
-dipartendosi dall'India, si spinge verso l'Afganistan e la Tartaria in
-lunghe direzioni.
-
-Infatti non aveva il corpo massiccio degli orsi neri e bruni: era
-invece di forme svelte, col muso molto aguzzo, le orecchie rotonde e
-grandi, col pelame nerastro, a striature bianche sul petto e con una
-specie di criniera sul collo.
-
-Quel bestione che doveva pesar non meno di duecento chilogrammi,
-avrebbe potuto vincere facilmente un uomo, che non avesse posseduto la
-forza straordinaria di Tabriz e soffocarlo con una stretta poderosa,
-essendo tutti robustissimi e anche coraggiosissimi.
-
-Il _kangiarro_ del gigante, manovrato da quel braccio d'atleta, aveva
-aperte tre spaventose ferite sul corpo della belva, dalle quali il
-sangue usciva a torrenti.
-
-— Gli ho spaccata la spina dorsale, — disse Tabriz, che non sembrava
-affatto impressionato. — Se i bukari e gli usbeki hanno delle pessime
-pistole, sanno affilare a meraviglia i loro _kangiarri_.
-
-— Come mai questo animale, che abita ordinariamente le montagne, si
-trova qui? — chiese Hossein che lo guardava con vivo interesse.
-
-— È quello che mi domandavo anch'io — rispose Tabriz. — Deve essere
-disceso dal Kasret-Sultan, spinto forse dalla fame.
-
-— Tu le conosci queste bestie?
-
-— Ne ho cacciate parecchie durante la mia gioventù, signore.
-
-— Pericolose, è vero?
-
-— Si rivoltano contro i cacciatori e sono il terrore degli allevatori
-di cavalli, signore. Quantunque siano amanti del miele e delle frutta,
-non disprezzano la carne quando l'hanno assaggiata.
-
-Sanno però ricompensare le loro vittime.
-
-— In quale modo, Tabriz?
-
-— Procurando agli allevatori di cavalli degli arrosti squisiti. La
-carne di queste bestie vince quella dei più grassi montoni e me ne
-dirai qualche cosa fra poco. —
-
-Il gigante così parlando aveva ripreso il _kangiarro_ e con pochi colpi
-vigorosi, aveva tagliato le gambe deretane dell'animale.
-
-— Signore, scuoia questi due squisiti bocconi, mentre io preparo il
-forno. Faremo una colazione magnifica. —
-
-Servendosi sempre del _kangiarro_ scavò una buca profonda un paio di
-piedi e la riempì di rami secchi accumulando gli uni sugli altri.
-
-— Ecco un forno superbo che cucinerà perfettamente gli zamponi di quel
-gaglioffo che voleva divorarmi.
-
-È necessario ora avvolgerli nelle foglie, onde non si brucino.
-
-— M'insegni a far cucina tu?
-
-— Così Talmà non avrà da lamentarsi di te. Ah!... Stupido che sono! Non
-doveva rammentartela! —
-
-Hossein si era rialzato lentamente, pallidissimo.
-
-— Perdonami, signore, — disse il gigante.
-
-— Anzi parliamone, — disse Hossein incrociando le braccia. — Metti a
-cucinare gli zamponi prima.
-
-— È fatto, signore — rispose il gigante sbarazzando rapidamente la
-buca dai tizzoni mezzi consunti e collocando sulle ceneri calde i due
-prosciutti dell'orso.
-
-Riempì la buca di terra e vi accese sopra una bracciata di rami onde il
-calore si conservasse sotto.
-
-— Ed ora padrone? — disse.
-
-— Penso a Talmà! — rispose Hossein. — Che cosa mi consigli di fare?
-
-— Uccidere tuo cugino, signore. — È lui che ha pagato le _Aquile_, ne
-sono ormai sicuro; è lui che ha tramato tutto, è lui che ha cercato di
-assassinarci.
-
-Uccidilo senza pietà, senza misericordia!... Se non lo farai tu, giuro
-sul mio _kangiarro_, che lo farò io!... Parola di Tabriz!
-
-A te sono sfuggiti certi sospetti che avevano colpito me e tuo zio.
-
-— Il _beg_?...
-
-— Sì, anche lui si era accorto indubbiamente di qualche cosa, perchè
-prima che noi lasciassimo la steppa, mi incaricò di sorvegliare Abei.
-
-— Lui!...
-
-— Sì, lui.
-
-— Vuoi farmi impazzire, Tabriz?
-
-— No, ti apro gli occhi. D'altronde forse che non abbiamo le prove che
-egli ha tentato di assassinarci? Che per maggior sicurezza ti aveva
-messo dei documenti compromettenti nella fascia? Che cosa vuoi di più?
-Da un simile uomo si può anche aspettarsi che fosse d'accordo colle
-_Aquile_.
-
-— Tabriz, bisogna che l'uccida! — ruggì Hossein.
-
-— Sono del tuo parere, signore.
-
-— Ma di Talmà che cosa sarà successo? — gridò il povero giovane,
-prendendosi disperatamente la testa fra le mani. — È questo che io
-vorrei sapere. —
-
-Tabriz stava per aprire le labbra ed esprimere forse qualche terribile
-sospetto, poi subito le rinchiuse. Certo non osava dire quello che
-pensava riguardo la sorte di Talmà.
-
-— Dimmi qualche cosa, Tabriz, — disse Hossein.
-
-— Calmati, signore, — rispose finalmente il gigante. — Hai tu
-dimenticato tuo zio? Quell'uomo non lascerà la tua fidanzata nelle mani
-dei banditi, dovesse sacrificare metà della sua fortuna per mettere in
-armi tutti i Sarti della nostra steppa.
-
-— Ed a chi la darà poi se qualcuno spargerà la voce che io sono stato
-ucciso sotto le mura di Kitab?
-
-— Vorrà ben accertarsene prima, signore. Il _beg_ non si accontenterà
-di una semplice voce e manderà indubbiamente dei messi fedeli a Kitab
-per assumere informazioni sulla nostra sorte.
-
-E poi non siamo ora liberi noi?
-
-— Non siamo ancora usciti dalla steppa della fame, Tabriz.
-
-— Bah!... Gli usbeki ci crederanno sepolti sotto le sabbie o portati
-via da qualche tromba e non perderanno tempo a cercare i nostri
-cadaveri.
-
-Di costoro non mi preoccupo punto e sono più che certo che ora quei
-furfanti galoppano verso Bukara. —
-
-Hossein pareva che si fosse tranquillizzato. L'accesso di disperazione
-che l'aveva colpito poco prima era, se non del tutto, almeno in parte
-scomparso.
-
-— Può darsi che tu abbia ragione — disse finalmente. — Quanto credi che
-sia lontano l'Amu-Darja?
-
-— Non potremo raggiungerlo prima di otto giorni, padrone. Non possiamo
-contare che sulle nostre gambe e pur troppo noi, abituati a vivere
-quasi sempre sui cavalli, siamo pessimi camminatori.
-
-Cerchiamo di far onore al pasto se vogliamo rimetterci in forza, poi ce
-ne andremo portando con noi qualche provvista.
-
-— E dell'acqua soprattutto.
-
-— Sì, padrone.
-
-— Che non sapremo dove mettere non avendo noi nessun recipiente.
-
-— L'orso ci offrirà la sua vescica e quella ne conterrà parecchi litri.
-
-Padrone, l'arrosto deve essere cotto a puntino. Dimentica tutto e
-lavora di denti. —
-
-Colla punta del _kangiarro_ disperse i tizzoni quasi semi-spenti,
-ammucchiati sopra la buca, scavò il suolo e senza badare all'intenso
-calore che si sprigionava da quel forno primitivo, levò destramente
-l'arrosto, il quale esalava un profumo squisito.
-
-— Ecco un boccone che anche l'Emiro di Buckara ci invidierebbe, —
-mormorò il gigante.
-
-Strappò da un cespuglio alcune larghe foglie e vi depose il zampone,
-dopo averlo sbarazzato del suo involucro.
-
-— Cottura perfetta, signore, — disse. — Vedi come la pelle è
-magnificamente screpolata e arrosolata? —
-
-Tagliò l'arrosto in quattro parti e si misero tutti e due a mangiare.
-
-Avevano ingoiati però pochi bocconi, quando una voce gioviale disse
-dietro di loro:
-
-— Buona sera, signori. Non vi è nulla per un povero _loutis_ che
-muore di fame e che non ha più la sua scimmia per guadagnarsi da
-vivere? —
-
-Tabriz e Hossein, colti all'improvviso, balzarono precipitosamente in
-piedi, impugnando i _kangiarri_.
-
-L'uomo che era sbucato fra le macchie d'astragalli, fece un cenno con
-ambe le mani, come per dire:
-
-— Da un povero diavolo par mio non avete nulla da temere, signori.
-
-— To'! — esclamò Tabriz dopo d'averlo squadrato attentamente, — io ti
-ho veduto ancora.
-
-— E anch'io, signore — disse Karaval, poichè era lui.
-
-— Tu facevi parte della carovana che conduceva a Bukara i prigionieri
-fatti a Kitab, è vero?
-
-— Sì, io la seguivo per divertire colle mie scimmie quei disgraziati e
-nel medesimo tempo per guadagnare qualche cosa.
-
-— Se non m'inganno avevi un compagno.
-
-— Anche questo è vero, — rispose Karaval.
-
-— Come ti trovi ora qui? — proseguì Tabriz, guardandolo un po'
-sospettosamente. — Perchè non hai seguita la carovana?
-
-— Nel momento in cui le sabbie precipitavano sull'accampamento degli
-usbeki, mi sono sentito sollevare in aria e scaraventare non so dove.
-Una tromba mi avrà preso fra le sue spire e portato via.
-
-— Come siamo stati portati via noi, — disse Hossein.
-
-— Quando rinvenni, mi trovai solo in mezzo alle dune, colle ossa tutte
-peste. — Mi orizzontai come meglio potei e cercai di riguadagnare
-l'accampamento, ma non trovai più nè tende, nè usbeki, nè prigionieri,
-nulla.
-
-— Erano partiti tutti?
-
-— Uhm! ne dubito, mio signore, — rispose il birbante. — Io credo che
-quei poveri diavoli siano rimasti sotto la sabbia insieme coi cammelli.
-
-— Non sei però certo, — disse Tabriz.
-
-— Là dove si erano accampati non ho veduto altro che una enorme collina
-sabbiosa. Se avessi avuto qualche istrumento, per tentare qualche
-scavo, sono sicuro che sotto avrei trovato degli uomini e anche degli
-animali.
-
-— E poi? Continua.
-
-— Poi mi sono messo subito in marcia per raggiungere quest'oasi, onde
-non espormi al pericolo di morire di sete.
-
-— Dunque tu conosci questa steppa?
-
-— Vi sono nato, signore, e poi noi, conduttori di scimmie, camminiamo
-tutto il tempo della nostra vita, sicchè la Tartaria, la Persia, i
-Kanati e il Belucistan ci diventano presto famigliari.
-
-— Siedi fra noi allora e mangia — disse Hossein. — Abbiamo carne in
-abbondanza.
-
-— Lo vedo, signore, — rispose Karaval gettando uno sguardo ardente
-sull'orso che giaceva a pochi passi dal forno.
-
-Tutti e tre si rimisero a lavorare di denti senza aggiungere altra
-parola. Il birbante divorava avidamente come se non avesse mangiato
-da quarantott'ore; però, quando non si vedeva osservato, fissava
-intensamente ora il gigante ed ora il nipote del _beg_ e un fugace
-sorriso malizioso gli spuntava sulle sottili labbra.
-
-Il furfante doveva essere ben contento di aver ritrovati i fuggiaschi!
-
-Terminato il pasto, inaffiato da una lunga sorsata d'acqua, non avendo
-nemmeno il mostratore di scimmie un sorso di _kumis_, i tre uomini
-s'accordarono, prima di lasciare l'oasi, di cucinare un altro pezzo
-d'orso e di preparare un otre per non esporsi al pericolo di morire di
-sete durante il viaggio nella steppa.
-
-Quei preparativi però richiesero parecchie ore e non fu che verso il
-tramonto che i tre uomini lasciarono il rifugio, incamminandosi nella
-direzione opposta, che avrebbe dovuto tenere la carovana.
-
-Tabriz, sempre sospettoso, non aveva prestata intera fiducia alle
-affermazioni del mostratore di scimmie.
-
-La steppa sabbiosa, dopo un uragano, cambia sovente aspetto e non è
-facile riconoscere un luogo che prima era ben noto, accumulandosi le
-dune in modo straordinario e cambiando totalmente forma, altezza e
-direzione.
-
-La regione che percorrevano era tutta coperta di tepè, cioè di
-monticelli composti, più che di sabbia, di terra finissima, disposta
-a strati orizzontali pieni di avanzi di animali. Nessun essere vivente
-animava quella terribile steppa della fame, nessuna erba o cespuglio la
-rallegrava.
-
-Le lepri e le gazzelle che sono così comuni nelle altre steppe e anche
-le piccole e deliziose ottarde, mancavano assolutamente.
-
-— Che brutto paese! — esclamava Hossein che camminava a disagio su quei
-monticelli, tanto più che non era abituato a far lunghe passeggiate.
-
-— E ne avremo almeno per otto giorni, è vero, _loutis_? — rispondeva
-Tabriz che sudava copiosamente.
-
-— Sì, prima di riveder le limpide acque dell'Amu-Darja, mio signore.
-
-— Non c'inganneremo noi sulla buona direzione? — chiedeva Hossein.
-
-— Un mostratore di scimmie non si sbaglia mai. Noi vi giungeremo di
-certo, se potremo rinnovare la nostra provvista d'acqua e se le nostre
-gambe non cederanno. —
-
-Il sole era tramontato da parecchie ore e i nostri viaggiatori,
-estremamente stanchi, si decisero di fermarsi fra due alte dune,
-che formavano una specie di burroncello piuttosto profondo, dove si
-trovavano gli scheletri di alcuni cammelli e di alcuni cavalli.
-
-— Siamo in compagnia poco allegra, — disse Tabriz. — Però questi morti
-ci daranno meno fastidio dei vivi.
-
-— Se è vero che anche i vivi che ci tenevano compagnia siano morti, —
-rispose Hossein.
-
-— Speriamo che siano rimasti sepolti sotto una montagna di sabbia,
-signore. Se fossero scampati alla burana sarebbero già alle nostre
-spalle, seguendo le nostre tracce che si conservano su questi terreni
-fino a che non soffia il vento.
-
-_Loutis_, sai dove ci troviamo?
-
-— A non molte ore di marcia da un'altra oasi, — rispose Karaval. — Vi
-giungeremo prima di mezzodì.
-
-— Troveremo acqua colà?
-
-— Lo spero signore.
-
-— E anche animali?
-
-— In tutte le oasi non ne mancano.
-
-— Se siamo così vicini, sarà meglio dividere la notte in quarti di
-guardia, — disse Hossein.
-
-— È inutile signore, — rispose Karaval. — Nessuno verrà a turbare il
-nostro sonno; possiamo dormire tranquilli.
-
-Fra le dune, dove l'acqua manca, non si vede quasi mai nessuno.
-
-Ceniamo e dormiamo onde essere ben riposati per domani all'alba. —
-
-Divorarono un altro pezzo d'orso, si dissetarono parcamente, si
-scavarono una buca nella sabbia e vi si lasciarono cader dentro, dopo
-essersi messi a fianco le armi.
-
-Non erano trascorsi dieci minuti che Tabriz e Hossein dormivano della
-grossa.
-
-Non così però Karaval. Il bandito, forse più abituato alle marce a
-piedi, o meno dormiglione, aveva ancora gli occhi aperti e con un
-orecchio appoggiato sulla sabbia pareva che ascoltasse con profonda
-attenzione.
-
-Mezz'ora era già trascorsa, quando bruscamente, quantunque
-silenziosamente, si alzò.
-
-— Deve essere lui, — mormorò.
-
-— Non è tanto stupido quanto io l'avevo creduto. —
-
-Si levò in piedi, badando di non far scricchiolare le sabbie e guardò
-quasi ferocemente Tabriz e Hossein, che dormivano profondamente l'uno
-presso all'altro, tenendo una mano sui loro _kangiarri_.
-
-— Sarebbe una bella occasione e tutto sarebbe finito! — mormorò. —
-Due!... E poi con quel gigante che può reggere a parecchie palle di
-pistola meglio d'un orso!... Fin che ammazzo l'uno, l'altro mi salta
-addosso e allora, mio caro Karaval, addio ai tuoi sogni ambiziosi!...
-Non rimarrà che Hadgi, sempre Hadgi, quell'imbecille!...
-
-No, meglio essere prudenti e aver pazienza. Io non sono uno
-stupido. —
-
-Attese alcuni minuti, poi vedendo che nè Tabriz, nè Hossein si
-muovevano, scivolò lungo la duna più alta, senza produrre il menomo
-rumore.
-
-La salì carponi e giunto sulla cima si fermò, borbottando:
-
-— Non deve essere lontano; i miei orecchi non s'ingannano mai e
-percepiscono sempre i più deboli rumori. Un capo brigante deve avere
-l'udito finissimo se vuol diventare... —
-
-Si era bruscamente interrotto, armando per precauzione una pistola
-che si era levata di sotto alla lunga zimarra e che il rigonfiamento
-della lunga e altissima fascia aveva impedito a Tabriz ed a Hossein di
-scorgere.
-
-— Un futuro capo deve essere sempre prudente — disse.
-
-Un'ombra, che l'oscurità impediva di ben definire, era comparsa sulla
-cima d'un'altra duna e si era fermata, probabilmente animata dallo
-stesso spirito di diffidenza che aveva invaso il bandito.
-
-— Non mi sembra un animale, — borbottò finalmente Karaval.
-
-Accostò due dita alle labbra e mandò un lievissimo fischio, appena
-modulato. Un segnale eguale rispose subito, poi l'uomo che stava sulla
-duna opposta si lasciò scivolare sulla sabbia, toccando il fondo.
-
-Karaval l'aveva immediatamente imitato.
-
-— Non mi sono ingannato: Dinar, — disse il bandito. — Ragazzo mio, tu
-diventi un bravo brigante e più rapidamente di quello che credevo.
-
-— Ho una buona guida — rispose modestamente il giovane.
-
-— Se continui così, tu diverrai un giorno, quando avrò sotto i miei
-ordini una banda di _Aquile_, il mio luogotenente.
-
-— Sarò l'uomo più fortunato della terra.
-
-— Ah!... Anche tu sei ambizioso!... Bene, benissimo, coll'ambizione si
-può conquistare anche il mondo.
-
-— Vi ho seguiti senza difficoltà. Sono dunque loro?
-
-— Per Alì, Maometto e tutti i Santi del nostro paradiso!...
-
-— Non ho mai dubitato della tua sagacia, Karaval.
-
-— Sarai mio luogotenente, figliuol mio. Sai nulla dei Bukari?
-
-— Non li ho più riveduti.
-
-— Che siano morti davvero?
-
-— Ne ho il sospetto.
-
-— Allora abbiamo fatto bene a darcela a gambe anche noi, quando abbiamo
-veduto il nipote del _beg_ e Tabriz a scappare. È stato un grave
-rischio però.
-
-— E che cosa intendi di fare ora, Karaval? —
-
-Karaval si accarezzò la barba per qualche istante, guardando le stelle
-come se aspettasse da quelle qualche ispirazione, poi disse con voce
-grave:
-
-— È necessario ricondurli a Bukara. — Dalle mani dell'Emiro non
-usciranno vivi, di questo sono sicuro e poi noi riceveremo un altro
-compenso, così prenderemo due piccioni con una fava.
-
-— Sei un genio, Karaval. E come faremo a riconsegnarli all'Emiro?
-
-— Sull'Amu-Darja vi è un posto di usbeki e di ghirghisi, metà briganti
-e metà soldati dell'Emiro, incaricati di guardare la frontiera.
-
-Io conosco il capo che li comanda perchè un tempo era anche lui
-un'Aquila.
-
-— Continua.
-
-— Hai paura di attraversare da solo la steppa della fame?... Tu sei
-giovane e le tue gambe sono robuste ed in sei giorni potresti giungere
-al posto, fors'anche in otto, perchè si trova più al nord della
-strada carovaniera che conduce a Bukara e abboccarti con quel capo.
-Con cinquanta _tomani_ quell'uomo sarebbe capace di andare in capo al
-mondo e di affrontare qualunque pericolo. E poi lui avrà di certo una
-ricompensa dall'Emiro.
-
-— E poi?
-
-— Ritorni stupido, ragazzo? Mi pare che anche un bambino potrebbe
-ora capire ciò che poi accadrebbe. Io conduco i miei due uomini verso
-l'Amu-Darja, il capo è pronto, ci ferma e ci prende tutti e tre. Hai
-capito?
-
-— Sì, Karaval.
-
-— Una volta presi ci conduce a Bukara e il colpo è fatto.
-
-— Tu diverrai un gran capo.
-
-— Non ne dubito neppure, — rispose gravemente Karaval, lisciandosi la
-barba.
-
-— Ed il signor Abei non lo informeremo di ciò?
-
-— Ci vorrebbero quindici o venti giorni per raggiungere la steppa dei
-Sarti, e poi non abbiamo nessuno su cui contare e fidarci. Saprà tutto
-al nostro ritorno.
-
-— Dove si trova quel capo tuo amico?
-
-— A Georlu-Tochgoi: sai andarci?
-
-— Vi ho pescato coi cormorani in mia gioventù. Abbondano le _garitse_
-laggiù, quei pesci squisiti che tanto piacciono a noi uomini della
-steppa.
-
-— Figliuol mio, parti senza indugio e cerca soprattutto di arrivare a
-quel luogo e possibilmente intero.
-
-— Addio Karaval. —
-
-Il giovane _loutis_ si gettò sulle spalle una bisaccia che doveva
-contenere certamente dei viveri, si mise le pistole sopra la fascia e
-risalì la duna scomparendo, come un'ombra, dall'altra parte.
-
-— Ecco come si fanno gli affari, — disse Karaval stropicciandosi
-allegramente le mani. — Hadgi, di fronte a me, non è altro che un
-cretino.
-
-Ed ora andiamo a ritrovare i miei protettori. —
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Nella steppa della fame.
-
-
-Un po' prima dell'alba, desiderando approfittare della frescura
-mattutina, Tabriz e Hossein, guidati da Karaval, riprendevano la marcia
-attraverso all'arida ed interminabile steppa della fame.
-
-Quell'immensa pianura sembrava che fosse diventata ancor più brulla del
-giorno innanzi. Le dune di sabbia, impregnate fortemente di laminelle
-di sale, si succedevano senza interruzione, gettate là a capriccio
-dalle raffiche furiose della burana, senza un filo d'erba, senza
-nemmeno una magra gramigna.
-
-Un silenzio di morte, silenzio impressionante, regnava attorno ai tre
-uomini: non il grido d'un uccello, non il trillo d'un grillo, non il
-ronzio d'un insetto qualunque. Non per niente i turchestani l'hanno
-battezzata la steppa della fame.
-
-Quantunque la stagione fosse già avanzata, regnava ancora, fra quelle
-dune interminabili, una temperatura da forno, che metteva a dura prova
-la resistenza di Hossein e di Tabriz non troppo abituati ai climi
-ardenti, poichè la loro steppa, anche nell'estate, è relativamente
-fresca e bene ventilata.
-
-Solo Karaval procedeva con passo sicuro, infischiandosi del polverone
-che sollevavano i suoi piedi e delle ardenti carezze del sole. Si
-vedeva che il birbante era ben acclimatato e che quella terribile e
-aridissima steppa gli era molto familiare.
-
-A mezzodì i tre uomini fecero una fermata d'un paio d'ore dietro una
-duna, che essendo altissima, proiettava un po' d'ombra, poi ripresero
-la dolorosa marcia, avendo affermato il bandito che prima del tramonto
-avrebbero potuto giungere ad una seconda oasi dove vi era qualche
-probabilità di trovare dell'acqua, e fors'anche qualche capo di
-selvaggina.
-
-Infatti qualche ora dopo la scomparsa del sole, giungevano sul margine
-d'un gruppo di alberi che copriva due o tre ettari di terreno, alberi
-mezzo intristiti, è vero, ma che tuttavia promettevano un po' di
-frescura.
-
-— Che l'anima di Alì ti porti all'inferno, _loutis_, — disse Tabriz che
-non si reggeva quasi più. — Noi non abbiamo le tue gambe per compiere
-simili marce. Trecento miglia sempre in sella non ci spaventano; queste
-camminate invece ci accoppano.
-
-— Mio signore, — rispose Karaval umilmente, — nella steppa della fame
-non bisogna arrestarsi, se si vuole salvare la pelle. Guarda: il calore
-ha quasi vuotata la nostra riserva d'acqua. Fermati un giorno solo fra
-le dune e vedremo se tu uscirai vivo dalla steppa.
-
-— Mi sembra d'aver fatto la traversata dell'Asia intera.
-
-— Troveremo almeno qui dell'acqua? — chiese Hossein, che si era
-lasciato cadere, sfinito, su un tronco d'albero atterrato.
-
-— Lo spero, mio signore, — rispose Karaval. — Accampati qui, mentre io
-vado a cercarla. —
-
-Il bandito impugnò l'_jatagan_ che portava alla cintura, prese l'otre
-che era già quasi vuoto e si cacciò in mezzo alle piante, non senza
-una certa apprensione, sapendo che le oasi erano frequentate da animali
-feroci. Pur camminando monologava come era sua abitudine:
-
-— Vorrei sapere se quello stupido di Dinar è giunto qui e se si è
-fermato. Il ragazzo ha le gambe migliori delle mie, questo è vero, pure
-sarei stato ben contento di rivederlo e di dargli... —
-
-Si era interrotto bruscamente e si era fermato dietro il tronco d'un
-grosso albero che sorgeva, quasi isolato, in mezzo ad un gruppo di
-cespugli.
-
-— Mio caro Karaval, — mormorò dopo qualche istante — bada alla tua
-pelle. Non tutti i banditi della steppa della fame ti conoscono ancora
-e nemmeno tutte le bestie. Un ramo non si rompe da sè, quando la
-_burana_ non soffia, almeno così mi diceva mio padre. —
-
-Rimase immobile, cercando di confondersi col tronco, spiando
-attentamente le piante vicine, che erano pure rinserrate, alla loro
-base, da fitti cespugli; poi non udendo più nulla, riprese la marcia
-sempre guardingo e fiutando l'aria come i cani da caccia.
-
-Aveva percorsi altri venti o trenta passi, quando udì un breve tonfo,
-come se qualche corpo fosse caduto in un pozzo d'acqua.
-
-— Da bere ce n'è, — mormorò Karaval; — vorrei però sapere chi si
-disseta. Apri gli occhi, amico. —
-
-Scostò le fronde e si trovò dinanzi ad una pozza circolare, di una
-dozzina di metri di circonferenza, piena d'acqua limpidissima.
-
-La superficie avrebbe dovuto essere liscia, non soffiando alcun alito
-di vento; invece cerchi concentrici s'allargavano rompendosi, con un
-dolce sussurrìo contro le rive.
-
-— Qualcuno ha attraversato questo minuscolo stagno, — mormorò il
-bandito, che diventava sempre più preoccupato.
-
-Si guardò intorno e fece subito un salto entro la pozza, sollevando uno
-sprazzo d'acqua e affondando fino alle anche.
-
-Un animale che fino allora doveva essersi tenuto nascosto in mezzo ai
-cespugli che circondavano il microscopico stagno, con un gran salto
-si era slanciato sulla riva, cadendo nel medesimo posto poco prima
-occupato dal bandito.
-
-Un secondo di ritardo e Karaval se lo sentiva sulle spalle.
-
-L'animale, deluso dalla mossa fulminea del bandito, mandò una specie di
-belato, somigliante a quello d'una pecora.
-
-— Non sei un montone, mio caro, — disse Karaval. — So quanto
-vali e conosco le tue unghie, ma non mi lascerò prendere tanto
-facilmente. —
-
-Infatti quell'animale era non lungi dal rassomigliare ad una pecora
-o ad un montone. Aveva la testa d'un cane, piccola e allungata ed
-il corpo d'un gatto, di dimensioni grossissime, con gambe alte ed il
-pelame lungo e ispido, di colore grigio-giallognolo a macchie nere e
-brunastre.
-
-— Un ghepardo! — esclamò poi il bandito. — Brutto vicino! —
-
-Si trattava precisamente di uno di quei prossimi parenti delle pantere
-e dei leopardi, che sono così abbondanti nell'India, e che non sono
-rari nelle steppe turchestane.
-
-Quantunque per corporatura sieno inferiori ai loro prossimi parenti,
-non sono meno sanguinari, nè meno audaci, anzi sono così coraggiosi da
-lottare con vantaggio perfino contro i leopardi.
-
-Sono grandi cacciatori, essendo dotati d'uno slancio straordinario e
-d'una corsa così veloce, da raggiungere anche le gazzelle.
-
-Quantunque pericolosi, si lasciano però facilmente addomesticare e
-gl'indiani e gli arabi del Sahara se ne servono abilmente nelle cacce.
-
-Il ghepardo, irritato dal fiasco fatto, si mise a girare rapidamente
-intorno alla riva dello stagno, soffiando e sbuffando, senza però osare
-di mettere le zampe nell'acqua.
-
-Karaval quantunque non ignorasse che quegli animali mai si avventurano
-su un fiume, per quanto piccolo sia, avendo la medesima avversione
-dei gatti domestici, si era portato frettolosamente nel centro dello
-stagno, onde conservare una distanza tale da togliere al ghepardo ogni
-speranza di poterlo agguantare con un gran salto.
-
-— Pericolo non ne correrò — si disse, — e la mia pelle anche questa
-volta non verrà scucita; tuttavia mi trovo come prigioniero ora, che
-la polvere delle mie pistole non può più prendere fuoco, dopo questo
-bel tuffo. Come uscirò di qui se gli altri non accorreranno in mio
-aiuto? —
-
-Il ghepardo, sempre più furioso di non poter ghermire la preda
-continuava la sua corsa circolare a gran salti, cercando inutilmente un
-luogo abbastanza stretto che gli permettesse di spiccare un salto. Di
-quando in quando s'arrestava bruscamente, piantandosi sulle gambe ben
-tese e guardando ferocemente il bandito, poi riprendeva la sua corsa.
-
-Accortosi finalmente che sprecava le sue forze senza alcun vantaggio,
-si coricò sulla riva, dinanzi ad un folto cespuglio, ringhiando
-sordamente e sferzandosi i fianchi colla coda, come un gatto irritato.
-
-Ecco l'assedio, disse Karaval. — Questo è peggiore forse di quello di
-Kitab, perchè mi è impossibile muovermi.
-
-— Che cosa fanno il nipote del _beg_ e Tabriz? Che si siano nuovamente
-addormentati? Quelli non sono uomini da camminare su queste sabbie.
-
-Dunque signor ghepardo, che cosa facciamo? Una partita a pugni contro
-le vostre unghie vi assicuro che non l'accetterò mai. —
-
-La belva, quasi l'avesse compreso, gli soffiò contro, dimenando la
-testa e raggrinzando il naso.
-
-A un certo momento fece un salto aguzzando gli occhi.
-
-— Ha udito qualche rumore, — disse Karaval. — Che siano il nipote del
-_beg_ e Tabriz che si avvicinano? Sarebbe già tempo. —
-
-Il ghepardo continuava ad ascoltare, dando segni evidenti
-d'inquietudine. Ad un tratto spiccò un secondo salto evitando
-d'internarsi nel cespuglio, ma subito risuonarono due detonazioni, una
-a breve distanza dall'altra.
-
-Karaval lo vide ripiegarsi due volte su sè stesso, poi allungarsi senza
-fare più alcun moto.
-
-— Grazie, miei signori! — gridò il bandito attraversando velocemente lo
-stagno e salendo la riva. — Mi trovate fresco come una rosa e anche ben
-bagnato.
-
-— E con quanta paura indosso? — chiese Hossein, comparendo assieme a
-Tabriz, colle pistole ancora fumanti in mano.
-
-— Nemmeno una briciola, mio signore, ve l'assicuro, — rispose Karaval.
-— Il ghepardo non poteva assalirmi e mi trovavo come entro una rocca
-forte.
-
-— Ti aveva assediato per bene però, — disse Tabriz.
-
-— Questo è vero, signore, e la pazienza cominciava a scapparmi.
-Sospettavate che qualche brutta avventura mi fosse toccata!
-
-— Credevamo anzi di non trovare più che il tuo scheletro, — disse
-Hossein.
-
-— Tutto va bene quando le cose finiscono bene, — sentenziò gravemente
-il bandito. — Dissetatevi, miei signori; è acqua di sorgente questa e
-non ne berrete di così buona nella steppa della fame.
-
-— E berremo anche la polvere che avevi indosso, — aggiunse Tabriz.
-
-— La colpa non è mia, signore. Non potevo lasciarmi divorare come un
-pasticcio, per lasciarvi l'acqua pura.
-
-— Non siamo schifiltosi, — disse Hossein.
-
-Si dissetarono abbondantemente, tuffando avidamente le labbra
-semi-arse nella freschissima acqua, poi tutti e tre fecero ritorno
-all'improvvisato accampamento, senza più occuparsi del ghepardo che
-d'altronde non meritava gli onori d'uno spiedo, essendo la carne di
-quelle belve coriacea e di pessimo sapore.
-
-Tabriz, durante l'assenza del bandito, era riuscito a scoprire, in
-mezzo ad un cespuglio, due nidi di ottarde turchestane e non avendo
-potuto impadronirsi delle femmine, aveva fatto raccolta d'uova, due
-dozzine, che sembravano ancora fresche e che cucinate sotto la cenere,
-dovevano servire da cena.
-
-— Passeremo qui la notte, — disse Hossein. — Le marce attraverso a
-questa steppa ondulata, ammazzano anche i più forti.
-
-— Io non ho alcuna fretta, mio signore, — rispose Karaval, che pensava
-al suo compagno. — Giungere al fiume dieci giorni prima o dopo, per me
-poco importa. —
-
-Cenarono facendo onore alle uova che si divisero fraternamente; fecero
-raccolta di legna onde il fuoco non si spegnesse durante la notte, non
-essendo ben sicuri che non vi fossero altri animali feroci nascosti
-fra i cespugli dell'oasi o fra le dune di sabbia dei dintorni, e si
-coricarono, cercando però di dormire con un solo occhio.
-
-La notte passò tranquilla quantunque fossero più volte svegliati dalle
-urla d'una coppia di lupi di montagna.
-
-Il sole non era ancora sorto che già i tre uomini erano in marcia
-dovendo attraversare una notevole distanza prima di giungere all'oasi
-di Kara Kum, la sola che potesse rifornirli d'acqua e promettere
-qualche capo di selvaggina, essendo ormai finito l'arrosto d'orso.
-
-Quantunque non soffiasse alcun alito di vento, cortine di sabbia
-ondeggiavano verso ponente, ossia nella direzione che dovevano tenere i
-tre uomini, ora alzandosi ed ora abbassandosi.
-
-— Che stia per scoppiare un'altra _burana_? — chiese Hossein.
-
-— No, signore, — rispose Karaval, che guardava attentamente il cielo.
-
-— L'atmosfera è limpidissima e non scorgo alcun cirro che annunzi del
-vento.
-
-— Eppure quelle sabbie si sollevano turbinando, — disse Tabriz.
-
-— Senza vento non si alzerebbero in quel modo, — riprese Karaval, che
-si fermò per meglio osservarle.
-
-— Vi deve essere qualche grossa truppa di animali laggiù, che galoppa
-sfrenatamente, — aggiunse poi.
-
-— Delle gazzelle forse! — chiese Hossein.
-
-— No, animali più grossi, — rispose poi Karaval.
-
-— Non saranno già elefanti, — disse Tabriz. — La steppa non ne ha mai
-avuti.
-
-— Scommetterei che sono onagri.
-
-— Asini selvaggi? — chiese Hossein.
-
-— Sì, mio signore. Talvolta si mostrano anche nella steppa della fame e
-sono sempre in gran numero.
-
-Guardiamoci da loro. Quando si mettono in corsa non si arrestano
-nemmeno dinanzi ad un cannone, e so io se i loro calci sono potenti.
-
-Un giorno ne ho ricevuto uno che per poco non mi uccise.
-
-Se vi caricano gettatevi dietro le dune e lasciateli passare senza far
-fuoco.
-
-— Eppure, mangerei volentieri un arrosto d'asino, — disse Tabriz. — La
-carne di quegli animali è apprezzata perfino dagli Emiri.
-
-— E anche dallo scià di Persia, — aggiunse Hossein. Si dice che tutti i
-giorni ne abbia a tavola.
-
-— L'assaggerete un'altra volta, — concluse Karaval.
-
-Le cortine di sabbia continuavano ad alzarsi, cambiando sovente e
-molto bruscamente direzione. Pareva che gli onagri si divertissero a
-galoppare ora in un senso ed ora in un altro, senza alcuna meta fissa.
-
-È quella d'altronde la loro abitudine. Instancabili trottatori, passano
-le loro giornate a gareggiare fra di loro, non fermandosi che qualche
-minuto per mangiare qualche po' di gramigna, essendo d'una sobrietà
-estrema.
-
-— Che quegli asini si divertano a spaventarci? — chiese Tabriz,
-fermandosi. — Non vedi tu che si ostinano a sbarrarci la via?
-
-— Me ne sono accorto da un po', — rispose Karaval, che si mostrava
-inquieto.
-
-— Allora è segno che ci hanno veduto.
-
-— Certo, signore.
-
-— Che cosa facciamo dunque? — chiese Hossein.
-
-Il bandito stava per rispondere, quando fra le cortine di sabbia
-apparvero numerosi drappelli di onagri, galoppanti sfrenatamente.
-
-Per statura rassomigliavano agli asini comuni; però le loro forme
-sono più snelle, i loro orecchi un po' più corti ed il loro pelame
-grigiastro, attraversato sulla schiena da una riga nera che s'incrocia
-con altre due all'altezza della spalla.
-
-— A terra! — gridò Karaval con voce tuonante.
-
-In pochi salti raggiunsero la duna più vicina, che formava come un
-piccolo bastione d'un paio di metri d'altezza, e di qualche centinaia
-di metri e vi si gettarono dietro stendendosi l'uno accanto all'altro.
-
-Gli onagri, tre o quattrocento per lo meno, caricavano con furia
-irresistibile, varcando, con agilità stupefacente, le dune di sabbia
-che trovavano sulla loro corsa.
-
-Precedevano la truppa i maschi, poi venivano i piccini, indi le
-femmine; però vi era una forte retroguardia formata, a quanto pareva,
-dagli animali più forti.
-
-Giunti dinanzi alla duna, dietro la quale si tenevano nascosti i
-tre turchestani, che si erano scavate frettolosamente delle buche,
-s'arrestarono un momento, poi con un gran salto la varcarono,
-sollevando una immensa colonna di polvere e continuarono la loro corsa
-indiavolata.
-
-Il loro slancio era stato tale che nè Hossein, nè Tabriz, nè il bandito
-erano stati toccati da quei terribili zoccoli.
-
-— Salvi! — gridò il gigante, alzandosi prontamente con una pistola in
-mano.
-
-Ad un tratto una bestemmia gli sfuggì.
-
-Due masse giallastre avevano varcata la duna, cercando di piombare
-sulla retroguardia degli onagri.
-
-— Attento, signore! — gridò poscia.
-
-— Che cos'hai, Tabriz? — chiese Hossein allarmato.
-
-— I leoni!...
-
-— I leoni!...
-
-— Fuggite! gridò il bandito, scalando rapidamente la duna. — Lassù,
-presto! —
-
-Cinquanta passi più innanzi s'alzava un monticello di sabbia in forma
-di ridotto, alto una dozzina di metri e Karaval vi si dirigeva a corsa
-disperata per mettersi in salvo sulla cima.
-
-— Gambe, signore, — disse Tabriz, slanciandosi dietro al bandito.
-
-In un baleno attraversarono la distanza e s'arrampicarono lestamente
-sull'alta duna, levando dalla cintura i _kangiarri_.
-
-I due leoni che davano la caccia agli onagri, accortisi un po' troppo
-tardi della presenza dei tre uomini, s'erano fermati, come se fossero
-indecisi fra l'inseguimento di quei velocissimi animali e quelle prede
-umane.
-
-Di quella sosta avevano subito approfittato gli scaltri asini per
-frapporre una bella distanza. Galoppavano ormai a più di cinquanta
-metri, continuando a scavalcare le dune con una forza indiavolata.
-
-— Quei birbanti ci hanno lasciati in un fastidio, — disse Karaval.
-— I leoni non potranno più raggiungerli e cercheranno di rifarsi
-della colazione perduta colle nostre polpe. Sono maschio e femmina, e
-probabilmente a ventre vuoto.
-
-— Da dove vengono quelle bestie? Nella nostra steppa non ne ho mai
-veduto uno, — domandò Tabriz.
-
-— Dai deserti della Persia di certo, — rispose Karaval. — Ve ne sono in
-quel paese e non pochi anche.
-
-— Badate, — disse in quel momento Hossein. — S'avvicinano. —
-
-I leoni si erano accostati alla prima duna, e l'avevano superata,
-scendendo dalla parte opposta.
-
-Non erano animali grossi come quelli di Barberia, essendo quelli
-persiani di taglia più piccola; tuttavia non erano meno temibili,
-possedendo uno slancio forse più impetuoso di quelli africani e maggior
-agilità.
-
-Pareva però che non avessero molta premura di dare l'assalto alla
-seconda duna e che volessero prima rendersi un conto esatto dei mezzi
-di difesa degli assediati, poichè di quando in quando sostavano per
-guardare, manifestando anche una certa inquietudine a giudicarlo dalle
-mosse irrequiete delle loro code.
-
-— Prendiamo posizione, — disse Tabriz. — Io la fronte, voi altri
-l'altra china: sono sicuro che tenteranno l'attacco da due parti.
-
-— Se non aspetteranno la notte, — disse Karaval.
-
-— E noi dovremo rimanere qui ad arrostirci e a rosicchiarci le unghie?
-Non abbiamo nulla da mettere sotto i denti.
-
-— Ti rifarai più tardi, con una coscia di leone, Tabriz, — disse
-Hossein.
-
-— Pessima selvaggina anche quella, signore. Il ghepardo valeva di più.
-
-— Pare che i leoni tengano consiglio, — disse Hossein che non li
-perdeva di vista.
-
-Poi, volgendosi verso Karaval gli chiese:
-
-— Sono cariche le tue pistole?
-
-— Sì, signore; dubito però che la polvere prenda fuoco. Deve essere
-ancora bagnata.
-
-— Ed io non ho che una sola carica. E tu Tabriz?
-
-— Due sole, padrone.
-
-— Tre colpi sono già qualche cosa.
-
-— E poi abbiamo i _kangiarri_ e anche quelli valgono. Ah!... I signori
-leoni continuano l'esplorazione!... Non credevo che fossero così
-prudenti.
-
-— Cercano di guadagnarsi la colazione senza esporre le loro giubbe, —
-disse il bandito.
-
-Le due belve, contrariamente alla loro abitudine, dimostravano infatti
-un'eccessiva prudenza.
-
-Dopo essersi avvicinati alla collinetta, quasi strisciando sulle
-sabbie, si erano divisi per farne il giro in senso contrario, misurando
-cogli occhi l'altezza e cercando probabilmente il punto migliore per
-procedere all'attacco.
-
-Compiuta quella seconda esplorazione, si erano sdraiati l'uno presso
-l'altro, mandando due sordi ruggiti.
-
-— Ecco l'assedio, — disse il bandito. — Ieri sera il ghepardo,
-ora i leoni. Finirò per trovarmi un asilo nel ventre d'una bestia
-feroce. —
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-L'attacco dei leoni.
-
-
-Tutte le belve, a qualunque razza appartengano, non osano, anche se
-spinte dalla fame e sicure della vittoria, assalire in pieno giorno
-l'uomo, mentre invece non esitano, se si presta loro l'occasione,
-a scagliarsi su una gazzella, su un antilope e perfino contro le
-gigantesche giraffe.
-
-Si direbbe che lo sguardo umano le rende titubanti, e perciò attendono
-sempre le tenebre per agire.
-
-I due leoni, impressionati fors'anche dall'aspetto risoluto dei tre
-turchestani e dalla taglia gigantesca di Tabriz, invece di muovere
-direttamente all'attacco, si erano accovacciati aspettando la scomparsa
-del sole, per espugnare la posizione, forse colla magra speranza di
-sorprendere i difensori addormentati.
-
-— Io comincio a credere — disse Tabriz, — che quei signori abbiano lo
-stomaco meno vuoto di quello che abbiamo supposto finora e che ieri
-sera abbiano inghiottita una cena più abbondante della nostra.
-
-— Perderemo un tempo troppo prezioso, — disse Hossein, che pensava in
-quel momento a Talmà.
-
-— Dopo l'Amu-Darja noi troveremo quanti cavalli vorremo, signore, ed in
-un paio di giorni giungeremo dal _beg_.
-
-— E la troverò colà? — chiese Hossein con angoscia.
-
-— Zitto, signore, questo non è il momento nè il luogo opportuno per
-parlare di ciò.
-
-Ah!.. I leoni si permettono il lusso di schiacciare un sonnolino!...
-Se vi potessi sorprendere vi accarezzerei per bene i gropponi col mio
-_kangiarro_. —
-
-Infatti le due belve, vedendo che i tre uomini non si decidevano a
-scendere, avevano posata la testa fra le zampe anteriori, socchiudendo
-gli occhi. Non vi era però da fidarsi di quel sonno più apparente forse
-che reale. Le orecchie erano tese ben diritte, per raccogliere i più
-lievi rumori, ed i tre turchestani non ignoravano l'acutezza dell'udito
-di quei terribili animali.
-
-Nondimeno Tabriz, che cominciava ad averne abbastanza di quell'assedio
-che dovevano sostenere sotto un sole cocentissimo, a ventre vuoto e
-per di più fra il polverone che l'ultima galoppata degli asini selvaggi
-aveva sollevato e che non si era ancora disperso, credendo che i leoni
-assopiti dal calore si fossero veramente addormentati, si decise a
-tentare la discesa.
-
-— Accada quello che si vuole, vado ad attaccarli, — disse a Hossein.
-
-— Allora t'accompagno anch'io, — rispose il giovane.
-
-Voi state per commettere una pazzia, — signori, — disse Karaval. —
-
-Il birbante non diceva quelle parole per salvare le loro vite, bensì
-per la paura che venissero sbranati e di dover poi sostenere l'assedio
-da solo.
-
-— Se tu hai paura rimani, — rispose Tabriz.
-
-— Io non sono un soldato come voi. Non sono che un povero _loutis_.
-
-— Resta dunque. —
-
-Armarono le pistole e trassero i _kangiarri_, poi cominciarono a
-scendere con infinite precauzioni, onde non far franare le sabbie.
-
-Volevano accostarsi fino a tiro di pistola, non dubitando
-dell'esattezza dei loro colpi.
-
-I due leoni pareva si fossero realmente addormentati, poichè non
-accennavano ad aprire gli occhi.
-
-Avevano compiuto metà discesa, quando un ruggito, che si era propagata
-fra le dune, come un colpo di tuono, echeggiò improvvisamente.
-
-Il maschio si era alzato di scatto colla criniera irta, raccogliendosi
-prontamente su sè stesso, come se si preparasse a spiccare il salto.
-
-— In guardia, signore! — gridò Tabriz.
-
-Non aveva ancora finito che il leone si scagliava contro Hossein che si
-trovava più in basso.
-
-Il giovane s'appoggiò alla duna e sparò risolutamente, con una calma
-ammirabile, il suo ultimo colpo di pistola.
-
-Il leone, arrestato per così dire al volo, cadde da una parte,
-rotolando quasi ai piedi di Tabriz.
-
-— Prendi! — urlò allora il gigante assestandogli un poderoso colpo di
-_kangiarro_.
-
-La terribile lama squarciò netto il collo della belva, facendo
-sprizzare alto il sangue.
-
-Intanto la leonessa, svegliata dal ruggito del compagno e dal colpo di
-pistola, era pure balzata in piedi, ma ebbe un momento di esitazione, e
-quello fu la salvezza dei turchestani.
-
-Due spari rimbombarono, seguiti da un ruggito formidabile, poi,
-dileguatosi il fumo, Tabriz e Hossein scorsero la leonessa a fuggire
-attraverso la steppa, varcando a gran salti le dune.
-
-— Ehi, _loutis_ — gridò il gigante, volgendosi verso Karaval.
-
-— Hai veduto come noi, uomini della steppa turchestana, sappiamo
-ammazzare i vostri leoni?
-
-— Sparate meglio dei cosacchi del Don, voi, — si limitò a rispondere il
-bandito.
-
-— Possiamo riprendere la marcia?
-
-— Sono ai vostri ordini, signori. Abbiamo perduto già troppo tempo e
-giungeremo tardi all'oasi di Kara-Kum. —
-
-Non vedendo più la leonessa, lasciarono frettolosamente la collinetta
-e dopo d'essersi bagnate le labbra coll'acqua, contenuta nella vescica,
-si misero senz'altro in marcia affrettando il passo.
-
-Fu solamente tre ore dopo il tramonto, che giunsero all'oasi,
-completamente sfiniti e quel che era peggio, affamati.
-
-Quella macchia però essendo più vasta delle altre e ricca d'alberi e di
-cespugli, fornì loro dell'acqua ancora più fresca di quella del piccolo
-stagno del ghepardo e uova in abbondanza, essendo abitata da veri
-stormi di _houbara_.
-
-Cenarono di buon umore, accanto al pozzo e si stesero poscia presso il
-fuoco montando, uno per volta, la guardia, non essendo sicuri che non
-vi fossero delle belve.
-
-Nei giorni seguenti continuarono la terribile marcia attraverso a
-quell'interminabile steppa ed al sesto giorno scoprivano finalmente la
-zona alberata che segue l'Amu-Darja, dalla sua sorgente fino alla sua
-foce.
-
-Karaval aveva manovrato in modo da portarsi vicinissimo alla stazione
-comandata dal capo ghirghiso o usbeko che fosse, suo amico, che
-vegliava la frontiera per incarico dell'Emiro. Conoscitore profondo
-della steppa della fame, e di tutte le sue oasi, era sicurissimo di non
-essersi ingannato.
-
-— Signori, — disse fermandosi dinanzi ai primi alberi e fingendo
-una gioia immensa, — ecco la parte più difficile del nostro viaggio
-compita.
-
-Non ci rimane che di attraversare il fiume e saremo nella steppa degli
-Illiati, che confina con quella dei Sarti.
-
-— Tu sei un brav'uomo, — gli rispose Hossein, — e avrai un regalo degno
-d'un nipote d'un _beg_.
-
-— Troveremo un guado? — chiese Tabriz.
-
-— Ecco il difficile, signore, — rispose il bandito. — L'Amur qui
-deve essere larghissimo e profondissimo e senza una barca non potremo
-attraversarlo.
-
-Però, se non m'inganno, non dobbiamo essere lontani da una stazione di
-pescatori di _garitse_. Conoscete quei deliziosi pesci che somigliano
-alle trote?
-
-— Ci preme conoscere più i pescatori che i pesci, — disse Tabriz.
-
-— Volete lasciare a me l'incarico di andarli a cercare?
-
-Mancano tre ore al tramonto e le mie gambe sono ancora in ottimo stato.
-
-Qui d'altronde nulla avrete da temere, essendo queste rive quasi
-disabitate.
-
-— Tornerai con una barca? — chiese Hossein.
-
-— Ve lo prometto, signore. Continuate la marcia fino al fiume,
-accendete il fuoco e aspettatemi.
-
-— Intanto cercheremo di procurarci la cena, — disse Tabriz.
-
-— Addio, signori, contate su di me, — concluse il bandito
-allontanandosi.
-
-Mentre egli seguiva il margine della zona alberata, Tabriz e Hossein si
-erano cacciati sotto le vôlte di verzura, premurosi di giungere sulla
-riva del fiume.
-
-Una vegetazione splendida, formata però quasi esclusivamente da
-querce e da platani e da enormi cespi di rose ancora in fiore, formava
-come una fascia di qualche chilometro di estensione, non potendo le
-infiltrazioni delle acque spingersi più lontano.
-
-Che frescura deliziosa però sotto quelle ombre, specialmente per
-uomini che, da otto giorni, si arrostivano da mane a sera sotto un sole
-implacabile e che avevano sempre marciato.
-
-— Qui mi sembra di rivivere, — disse Tabriz. — Si direbbe che i pori
-della mia pelle disseccata, assorbano voluttuosamente l'umidità del
-fiume.
-
-E poi questa è l'aria della nostra steppa, signore.
-
-— Mista ad aria satura di vendetta, — aggiunse Hossein che era
-diventato tetro.
-
-— Se non l'ucciderete voi, lo finirò io, signore. L'ho giurato, e gli
-uomini della steppa sanno mantenere le loro promesse, checchè avvenga.
-
-— Mio zio non perdonerà: è implacabile come noi, lo conosco troppo
-bene. Vi è sempre però un sospetto che mi cruccia.
-
-— Quale, signore?
-
-— Che Abei mi abbia surrogato, credendomi morto.
-
-— Non parlare di ciò, ora, signore. Ecco il fiume: lasciamo l'argomento
-scottante e vediamo se possiamo guardare l'Amu-Darja senza attendere il
-ritorno del _loutis_. —
-
-Il fiume in quel luogo era largo cinquecento metri per lo meno, e le
-sue acque scorrevano rapidissime ed a quanto sembrava dovevano essere
-anche assai profonde.
-
-Per di più la riva opposta non offriva alcun approdo, essendo
-formata da altissime rocce tagliate a picco, di colore nerastro e che
-trasudavano una materia vischiosa, di colore oscuro, che scivolava
-lentamente nel fiume in forma di serpenti.
-
-— Senza una barca noi non potremo passare, — disse Tabriz. — E poi
-dovremo ancora scendere o risalire il fiume.
-
-Dinanzi a noi si trova un terreno petrolifero. Non vedi la nafta che
-cola da quelle rupi?
-
-— Aspettiamo il _loutis_, — rispose Hossein. — Sapendo di ricevere un
-premio, non mancherà di ritornare.
-
-— Vado a cercare qualche cosa da porre sotto i denti. Troverò certo
-qualche albero da frutta. —
-
-La breve gita di Tabriz, non fu troppo fortunata. Tuttavia riportò un
-po' di ribes e delle bacche, sufficienti a calmare momentaneamente la
-fame.
-
-— Ci accontenteremo di questo per ora — disse il gigante. — Il _loutis_
-sa che siamo a secco di viveri e non mancherà di portarci almeno
-qualcuno dei suoi famosi pesci. —
-
-Divorarono la frugalissima cena, accesero il fuoco per segnalare alla
-loro guida la loro presenza, poi si sedettero sulla riva, sotto una
-grossa quercia che lanciava rami giganteschi in tutte le direzioni.
-
-Entrambi erano diventati muti e non staccavano gli sguardi dalla sponda
-opposta che serviva di barriera alla loro steppa. Certo pensavano al
-_beg_, a Talmà e soprattutto ad Abei, al miserabile che per poco non li
-aveva uccisi e che era stato la causa di tutte le loro disgrazie.
-
-Le tenebre erano calate da un paio d'ore, quando Tabriz, che di quando
-in quando osservava il basso corso del fiume, scorse un certo numero di
-punti luminosi che si riflettevano vivamente nelle acque del fiume.
-
-— Quelle sono barche di pescatori, — disse alzandosi. — Il _loutis_ ce
-ne aveva promessa una e giunge invece con una flottiglia. Avrei meglio
-desiderato che fosse una sola, piuttosto di tante.
-
-— Temi qualche sorpresa, Tabriz? — chiese Hossein che pareva uscisse
-allora da un sogno.
-
-— Io non ho mai avuto rapporti coi pescatori dell'Amu-Darja, quindi non
-ti posso dire se sono galantuomini o birbanti.
-
-— Nulla potrebbero toglierci. I bukari dell'Emiro mi hanno preso
-perfino l'ultimo _tomano_.
-
-— E anche a me, signore. —
-
-I punti luminosi intanto ingrandivano a vista d'occhio e le barche
-cominciavano a delinearsi abbastanza nettamente. A bordo si scorgevano
-parecchi pescatori, che arrancavano con gran lena per vincere la forza
-della corrente.
-
-Tabriz contò sei barche, piuttosto pesanti, essendo tutte scavate nel
-tronco d'un albero, montate ognuna da cinque pescatori, quattro ai remi
-ed il quinto al timone.
-
-Dinanzi ad ognuna, all'estremità d'un lungo bastone che reggeva una
-specie di borsa, formata di filo di rame, ardevano pezzi di legno,
-cosparsi di nafta o di petrolio, onde proiettassero maggior luce.
-
-Sui bordi, Tabriz e Hossein scorsero, non senza un certo stupore, degli
-uccelli dalle gambe piuttosto lunghe, che si tenevano l'uno accanto
-all'altro e che sembravano liberi.
-
-— Sono pescatori o cacciatori? — si chiese Tabriz. — Che cosa fanno
-quei volatili? —
-
-In quel momento una voce a loro ben nota s'alzò sulla prora della prima
-scialuppa, gridando:
-
-— Eccomi, signori!... Giungo in buon punto.
-
-— Il _loutis_! — esclamarono Tabriz e Hossein.
-
-La scialuppa, con pochi colpi di remo, giunse presso il fuoco che
-ardeva sulla riva, ed il bandito balzò a terra, dicendo:
-
-— Noi siamo ospiti di questi pescatori e non avrete nulla da temere da
-parte loro. Sono brava gente.
-
-— Acconsentono a farci attraversare il fiume? — chiese Hossein.
-
-— Sì, signore, non prima di domani mattina però, essendo ora occupati
-alla pesca della _garitsa_. E poi per trovare un approdo, noi siamo
-costretti a discendere il fiume per parecchie miglia, essendo qui
-la riva opposta tagliata a picco per un lunghissimo tratto e troppo
-pericolosa.
-
-— Ce n'eravamo accorti, — disse Tabriz.
-
-— Vi è una zona petrolifera al di là delle rocce. Imbarcatevi, signori,
-e assisterete ad una pesca divertente.
-
-— A ventre vuoto?
-
-— Ho pensato a voi: vi è sotto la prora un canestro con pesci
-arrostiti e gallette di maiz, nonchè un fiasco di _kumis_ e anche delle
-pipe. —
-
-Balzarono nella barca che era la più lunga di tutte e si sedettero a
-prora, mentre i pescatori prendevano subito il largo ridiscendendo la
-corrente.
-
-— Dimmi un po', _loutis_, — disse Tabriz, che aveva subito dato
-l'assalto al canestro.
-
-— Che cosa fanno quegli uccelli che si tengono ritti sul bordo e che
-non sono legati?
-
-— Servono a pescare le _garitse_, signore. La notte è oscura e quei
-deliziosi pesci si lasceranno prendere in gran numero.
-
-— Da chi?
-
-— Da questi uccelli, signore. Sono cormorani del mar d'Aral, dei
-pescatori infaticabili, che sono stati ammaestrati per la pesca della
-_garitsa_.
-
-— Che pesci sono?
-
-— Una specie di trote e abbondano qui. —
-
-Le sei barche si erano disposte su due linee e si erano portate in
-mezzo al fiume, mentre i pescatori remavano dolcemente all'indietro,
-onde la corrente non le trasportasse troppo rapidamente.
-
-Sul mar d'Aral e sui suoi fiumi che scaricano entro esso le loro acque,
-come nei mari e nei fiumi della China e del Giappone, si fa uso dei
-cormorani, di quegli avidissimi uccelli acquatici, che noi chiamiamo
-smergli, per ottenere delle pesche abbondanti.
-
-Gli uomini della steppa si servono dei falchi per la caccia, i
-pescatori pure di volatili, e gli uni e gli altri non hanno da
-lagnarsi, perchè oltre a procurarsi un buon divertimento, si procurano,
-con quasi nessuna fatica, selvaggina terrestre ed acquatica. Si sa che
-i cormorani sono grandi distruttori di pesce e che sono anche pescatori
-abilissimi, potendo tuffarsi sott'acqua e rimanervi per qualche tempo.
-È appunto sull'avidità di quei trampolieri che i pescatori contano, ed
-in quale misura anche!...
-
-Un cormorano bene ammaestrato può mantenere comodamente una famiglia di
-pescatori, e anche procurarle una certa agiatezza. Ordinariamente però
-i pescatori non ne hanno mai meno d'una mezza dozzina, che tengono con
-cure infinite.
-
-È di notte che il cormorano lavora con maggior lena, sicchè i suoi
-padroni difficilmente se ne servono di giorno, almeno quelli delle rive
-del mar d'Aral e dei fiumi della steppa settentrionale.
-
-Aspettano di solito le notti oscurissime, perchè quelle sono le più
-propizie per la pesca e prendono il largo coi loro uccelli che stanno
-appollaiati sui due bordi della barca.
-
-Un fuoco arde sempre all'estremità d'un bastone per attirare i pesci.
-Quando questi cominciano a mostrarsi a fior d'acqua, i cormorani, ad un
-fischio del padrone si mettono animosamente al lavoro.
-
-Di solito sono i più giovani che cominciano l'attacco. In un lampo
-si tuffano, afferrano il primo pesce che guizza dinanzi a loro e lo
-portano fedelmente al padrone, fedelmente perchè non possono divorare
-la preda. Se non avessero al collo un anello di rame che stringe loro
-il gozzo, vi sarebbe da dubitare sulla loro fedeltà e probabilmente il
-padrone aspetterebbe invano la preda.
-
-Sono però così stupidi che, quantunque delusi nelle loro speranze e
-spronati un po' anche dalle loro abitudini, tornano subito in acqua
-alla caccia d'altri pesci, portandoli sempre.
-
-È vero che a pesca finita potranno fare delle scorpacciate d'interiora,
-che l'avaro padrone getta loro in abbondanza.
-
-Non è raro che un solo cormorano in una notte riesca a prendere
-quindici, venti e talvolta anche trenta chilogrammi di pesce.
-Moltiplicando per sei, ossia pel numero degli uccelli contenuti in ogni
-barca, si può comprendere quali guadagni faccia l'equipaggio che si
-compone di solito di non più di cinque persone.
-
-La flottiglia dei pescatori, che continuava a scendere il fiume, dopo
-d'aver percorso un paio di chilometri, rinnovando costantemente i
-pezzi di legno, che bruciavano entro le borse di filo di rame, aveva
-cominciato a lanciare i volatili.
-
-Quegli infaticabili pescatori lavoravano con vero accanimento. Appena
-a bordo ripartivano, tuffandosi profondamente, colla speranza mai
-esaudita, di poter finalmente saziare la loro ingordigia.
-
-Già le barche erano mezze piene, quando giunsero in un luogo ove
-l'Amu-Darja s'allargava, formando una specie di lago che era cosparso
-d'isolette boscose.
-
-— Qui faranno la grande pesca, — disse Karaval a Tabriz. — È questo il
-luogo ove le _garitse_ si radunano in maggior copia. —
-
-Le sei scialuppe continuavano ad avanzare, ma i cormorani, appena
-toccata l'acqua, s'affrettavano a ritornare a bordo rifiutandosi
-assolutamente di ritornare.
-
-Una certa agitazione si era manifestata fra i pescatori.
-
-Osservavano l'acqua, fiutavano l'aria e non osavano più avanzare.
-
-Ad un tratto un altissimo grido s'alzò fra l'equipaggio della prima
-scialuppa.
-
-— Fuggite!... La nafta. —
-
-Quasi nell'istesso tempo, l'acqua s'infiammava intorno alle
-imbarcazioni, rompendo furiosamente le tenebre che gravitavano sul
-fiume.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Fra l'acqua e il petrolio.
-
-
-Tutta la regione che si estende fra le rive del mar Caspio e quelle
-dell'Aral, altro non è che un immenso serbatoio di nafta, un serbatoio
-inesauribile che darà un giorno miliardi e miliardi a chi saprà
-sfruttarlo.
-
-Da secoli gli abitanti di quei paesi avevano già notato fenomeni
-straordinari, ma per loro assolutamente inesplicabili, come
-l'apparizione improvvisa di vampe, uscenti da rocce e da crepacci
-trasudanti una materia che altro non era che nafta.
-
-Sembra che dei bacini immensi si estendano su una superficie pure
-immensa e anche a non molta profondità, come lo hanno dimostrato i
-pozzi scavati in questi ultimi anni, specialmente nei dintorni del mar
-Nero.
-
-Tuttavia quella vasta regione è rimasta, quasi fino ai nostri giorni,
-infruttuosa, quantunque si conoscesse l'esistenza della nafta fino
-dal secolo scorso, specialmente nei dintorni di Baku, la cui città
-era tenuta come sacra dagli adoratori del fuoco in causa d'una grande
-fiamma che usciva da una roccia situata presso le rive del mar Nero.
-
-Non fu che nel 1870 che quegli immensi serbatoi attirarono l'attenzione
-degli scienziati e degli industriali, e fu con grande meraviglia che si
-constatò la loro esistenza e la loro prodigiosa ricchezza.
-
-Alcuni pozzi scavati intorno alle rive meridionali del mar Nero, fecero
-finalmente comprendere quale ricchezza si nascondeva nel sottosuolo.
-
-Ovunque i getti furono abbondanti. L'olio minerale salì alla superficie
-in così grandi quantità, specialmente dal pozzo chiamato _Droogio_,
-presso Baku, da non poterlo frenare con alcun mezzo.
-
-Fu un vero torrente di nafta verdastra, che andò a terminare in
-buona parte nel mar Caspio, mettendo in serio pericolo le navi
-che si trovavano in quei paraggi, perchè uno zolfanello gettato
-inavvertitamente in acqua, sarebbe stato sufficiente per distruggerle
-tutte.
-
-Il petrolio discese da un giorno all'altro, ad un centesimo al litro!...
-
-Non è, come abbiamo detto, solamente sulle rive del Caspio, che il
-sottosuolo nasconde serbatoi prodigiosi di nafta. Tutto il Turchestan
-settentrionale, che segue le sponde orientali del mar Caspio, fino
-a quelle meridionali dell'Aral, è una regione petrolifera che darà
-certamente un giorno altre favolose ricchezze. Perfino lungo certi
-fiumi dell'interno, le rocce trasudano nafta, ora nerastra ed ora
-verdastra e quelle segnano i buoni punti che un pozzo venga aperto ed
-il petrolio subito salirà alla superficie a riempire milioni e milioni
-di barili.
-
-Lo strano sì è poi, che quei serbatoi non si estendono solamente
-sotto la così detta terra ferma, bensì anche sotto quei mari, talvolta
-perfino sotto i letti dei fiumi.
-
-Di quando in quando, forse in causa di qualche scossa di terremoto o
-per altri motivi ancora ignorati, dai crepacci escono delle enormi
-masse di gaz di nafta, le quali formano alla superficie dell'acqua
-innumerevoli bolle.
-
-Uno zolfanello od un pezzo di stoppa accesa, gettata via dai naviganti,
-basta per provocare migliaia e migliaia di fiamme, simili a quelle dei
-becchi di gaz, ma più grosse e di forma conica.
-
-Lo spettacolo è ammirabile, tanto più che non è veramente troppo
-pericoloso pei naviganti. Guai però se invece dei gaz sale la nafta,
-come talvolta avviene!.... Allora è un mare di fuoco che si estende
-spaventosamente e disgraziate quelle navi che per mancanza di vento non
-riescono ad allontanarsi più che in fretta.
-
- . . . . . . .
-
-Al grido di terrore e d'angoscia mandato dagli uomini della prima
-scialuppa, un altro non meno alto, non meno terribile era partito dalle
-altre.
-
-La nafta bruciava!.... Era la morte e quale atroce morte, che
-minacciava i pescatori di _garitse_!...
-
-Le fiamme, sviluppatesi con rapidità incredibile, s'allargavano sulle
-acque sature d'olio minerale, mandando una luce biancastra simile a
-quella che sviluppa l'_alcool_.
-
-I cormorani, spaventati si erano alzati, spiccando il volo verso le
-isole, prima che i pescatori, fra quella confusione, avessero pensato a
-trattenerli.
-
-La fuga dei volatili aveva impressionato maggiormente i pescatori,
-credendo di vedere in quella la loro perdita.
-
-Tabriz e Hossein, non meno impressionati, erano balzati subito in
-piedi, gridando assieme a Karaval:
-
-— Ai remi!... Ai remi!... —
-
-Un momento di ritardo era la fine di tutti.
-
-Il capo della flottiglia, comprendendo che non vi era da esitare, aveva
-lanciato un comando.
-
-— Alle isole!... Coraggio! —
-
-Le sei scialuppe si erano messe in corsa. Per buona fortuna dinanzi a
-loro l'acqua non aveva ancora preso fuoco, però era necessario spegnere
-prontamente i pezzi di legno che ardevano entro le borse di filo di
-rame, onde evitare di allargare l'incendio.
-
-Mentre i rematori arrancavano disperatamente, tendendo i muscoli fino
-al punto di farli quasi scoppiare, i timonieri si erano affrettati a
-ritirare le aste rovesciando i tizzoni sui pesci, che ingombravano il
-fondo delle scialuppe.
-
-Lo spettacolo che offriva quella specie di lago formato dalle acque
-dell'Amu-Darja, diventava di momento in momento più spaventoso.
-
-Pareva che si fosse trasformato, per opera magica, in un piccolo mare
-di fuoco. Fiammate si alzavano dappertutto dietro le imbarcazioni
-fuggenti, spandendo in alto una luce intensa, quasi accecante.
-
-Le acque ribollivano con leggeri crepitii, in causa di masse
-considerevoli di gaz che salivano senza posa alla superficie assieme
-alla nafta, sviluppando nuove fiammate che sovente raggiungevano delle
-altezze di parecchi metri.
-
-Si sarebbe detto che un vulcano avvampava sotto il laghetto.
-
-I pescatori fuggivano sempre verso le isole. Avrebbero desiderato
-meglio guadagnare le rive del fiume; l'onda di fuoco però glielo
-impediva, e attraversarla sarebbe stato come andare incontro ad una
-morte certa.
-
-Per fortuna quelle terre che occupavano quasi il centro del laghetto
-non erano lontane, sicchè bastarono cinque minuti di corsa sfrenata per
-raggiungere la prima che era la maggiore.
-
-Sbarcarono in fretta, tirarono a terra le barche e si gettarono sotto
-gli alberi, sdraiandosi fra i giunchi che erano altissimi.
-
-— Bell'avventura! — disse Tabriz che si era gettato fra Hossein e
-Karaval. — Come finirà?
-
-— Bene, spero, — rispose il bandito. — Aspetteremo che la nafta si sia
-consumata e andremo a far colazione al villaggio dei pescatori con una
-dozzina o due di _garitse_.
-
-— Alla malora i tuoi pesci! — esclamò Tabriz. — Non sogni che quelli e
-per quelli per poco non ci facevi arrostire vivi!
-
-— Non è colpa mia, signore.
-
-— Se tu fossi stato la cagione, non so se avresti ancora la testa
-piantata sul tuo collo.
-
-— Non temete, — disse Karaval. — Il fuoco non durerà molto. —
-
-Pareva però che l'incendio, invece di scemare, aumentasse
-continuamente, come se dai crepacci apertisi nel letto del laghetto, la
-nafta non cessasse di risalire alla superficie.
-
-Un turbine di fuoco scendeva colla corrente, riversandosi verso il
-basso corso dell'Amu-Darja e si scorgeva, anche molto lontano, il cielo
-riflettere quei lividi bagliori. Si sarebbe detto che un lampeggiare
-continuo riempiva l'atmosfera con una luce però fissa e non già
-tremolante.
-
-L'acqua continuava a ribollire e un numero infinito di pesci saliva
-alla superficie, per bene cucinati.
-
-— Peccato non poter mettere una mano lì dentro. Ci guadagneremmo una
-cena bastante per cinquecento persone, — disse Tabriz.
-
-Hossein non rispose.
-
-Guardava con inquietudine quelle fiammate, che ormai circondavano le
-isole, facendo crepitare i canneti ed i giunchi che coprivano le rive.
-
-I pescatori non sembravano però impressionati, ora che si trovavano a
-terra. Quel fenomeno, in apparenza terribile, non doveva essere nuovo
-per loro e dovevano anche conoscerne la portata.
-
-Stesi fra le erbe, al disotto delle piante che li proteggevano dal
-calore e dal fumo, guardavano tranquillamente quelle immense fiammate,
-che la corrente travolgeva verso lo sbocco del lago.
-
-Avevano ragione di non preoccuparsi troppo, poichè, dopo tre o quattro
-ore, le fiamme cominciarono a decrescere, la luce divenne meno intensa
-e finalmente, esauritasi la _nafta_, le tenebre tornarono a piombare
-sul laghetto.
-
-— Non credevo che tutto finisse così bene, — disse Tabriz a Hossein. —
-Avevo paura di morire arrostito come un cagnolino. —
-
-Il giovane rispose con un lieve sorriso.
-
-— Padrone, — proseguì, il gigante, — non ti ho mai veduto così
-preoccupato come ora, eppure non siamo che a poche centinaia di passi
-dalla nostra steppa.
-
-— Taci, Tabriz, — rispose Hossein.
-
-— È proprio vero che non si è mai contenti in questo mondo, — brontolò
-il turchestano..
-
-Quantunque non vi fosse più alcun pericolo, i pescatori attesero l'alba
-prima di lanciare nuovamente in acqua le loro scialuppe.
-
-Si erano appena imbarcati che già i cormorani avevano ripresi i
-loro posti. Quei ghiottoni non avevano probabilmente dimenticati
-gl'intestini dei pesci, presi durante la sera e che per diritto
-spettavano a loro.
-
-Le sei scialuppe attraversarono il laghetto, le cui acque erano tornate
-fresche, imboccarono il canale meridionale e dopo qualche chilometro
-si arrestarono dinanzi ad un villaggio composto d'un centinaio di
-casupole e che era difeso da una specie di ridotto, armato d'una mezza
-dozzina di falconetti e sormontato da una bandiera verde, il vessillo
-dell'Emiro di Bukara.
-
-Scoprendola, Tabriz e Hossein si erano guardati l'un l'altro con
-apprensione.
-
-— _Loutis_, — disse il primo, rivolgendosi a Karaval con aria
-minacciosa, — dove ci hai condotti tu?
-
-— In un villaggio di pescatori, signore.
-
-— E quella bandiera?
-
-— Questi sono sudditi dell'Emiro, signore, però sono certissimo che
-non vi daranno nessun fastidio. Non facevano già parte della carovana e
-probabilmente non hanno saputo ancora nulla della presa di Kitab.
-
-Che cosa potete temere voi da loro?
-
-— E in quel ridotto non vi saranno degli usbeki?
-
-— Che importa a loro se degli uomini chiedono di attraversare
-l'Amur-Daria?
-
-— Puoi aver ragione, — disse Tabriz, un po' rassicurato dalle parole
-del bandito.
-
-Il gigante e Hossein sbarcarono colla speranza di partire subito,
-appena deposto a terra il pesce predato dai cormorani.
-
-— Venite a far colazione nella casupola d'un mio amico, — disse
-Karaval. — Prima di un'ora il pesce non sarà a terra e intanto
-assaggeremo una dozzina di _garitse_.
-
-— Se si tratta d'una sola ora, vada, — disse Tabriz.
-
-— Le emozioni di questa notte a dire il vero mi hanno aguzzato
-l'appetito. Vieni, signore. —
-
-Hossein, che sembrava sempre preoccupato, li seguì ed entrarono in una
-catapecchia che aveva le pareti di fango ed il tetto di canne palustri
-e che formava una sola stanza non troppo vasta.
-
-Un uomo, giovane assai, poichè poteva avere appena vent'anni, quasi
-avesse indovinato il desiderio dei suoi avventori, stava friggendo in
-una padella di rame, piena di grasso di cammello, dei pesci.
-
-— Padrone, — disse Karaval, scambiando col cuciniere un rapido sguardo,
-— servi qualche cosa a questi signori.
-
-— Ho delle _garitse_ pronte, — rispose il cuciniere, che non era altri
-che Dinar. — Sono già cotte a puntino e doveva servirle al comandante
-dell'Emiro.
-
-— Ne manderai degli altri più tardi — rispose Karaval. — Noi
-paghiamo. —
-
-Dinar levò i pesci, li depose su un piatto di creta e li servì ai
-tre uomini, che si erano seduti intorno ad una tavola, l'unica che si
-trovasse nella camera.
-
-— Signori, — disse Karaval, quand'ebbe mangiato un paio di pesci, —
-mentre voi terminate la colazione vado a noleggiare la scialuppa.
-
-Fra un quarto d'ora noi saremo al sicuro al di là della frontiera.
-
-— Va', — rispose Tabriz, che faceva onore ai pesci e che aveva la bocca
-piena.
-
-Anche Hossein attaccava con molto appetito i pesci e pareva che per un
-momento avesse dimenticato Talmà, il _beg_ ed anche Abei.
-
-— Signore, — disse il gigante, quando il piatto fu vuoto, — un'altra
-dozzina ci starebbe, almeno, nel mio stomaco.
-
-Quel birbone di _loutis_ aveva ragione di vantare questi eccellenti
-abitanti dell'Amu-Darja. Non ne ho mai mangiati di così delicati.
-
-— Se ti fa piacere ordina, — rispose Hossein che era ricaduto nei suoi
-pensieri. — Il _loutis_ pagherà lui per ora.
-
-Tabris si era voltato gridando:
-
-— Ehi, cuciniere, fa lavorare ancora una volta la tua padella.
-
-— Sì, quando mi avrete detto chi siete e dove andate, — rispose una
-voce che non era quella di Dinar.
-
-Tabriz si era alzato vivamente, subito imitato da Hossein.
-
-Il cuciniere era scomparso e invece, dinanzi alla porta, si trovava un
-uomo barbuto, d'aspetto poco rassicurante, che aveva nella larga fascia
-un vero arsenale fra pistole, _jatagan_ e _kangiarri_, accompagnato da
-una mezza dozzina d'usbeki, armati non meno formidabilmente di lui.
-
-— Chi sei e che cosa vuoi tu? — chiese Tabriz, afferrando
-istintivamente la pesante scranna su cui si era seduto.
-
-— Un ufficiale dell'Emiro di Bukara, — rispose l'uomo barbuto, con
-alterigia, — snudando con un gesto tragico uno dei suoi _kangiarri_.
-
-— Allora mandami il cuciniere, onde ci prepari degli altri pesci, così
-potrai assaggiarne anche tu in nostra compagnia. —
-
-L'ufficiale aggrottò la fronte e fece un gesto sdegnoso.
-
-— Io, con voi! — esclamò.
-
-— Ehi, quell'uomo, — disse Tabriz, — ora sappi che questo signore, che
-ha fatto colazione con me, è il nipote d'uno dei più famosi _beg_ della
-steppa dei Sarti. Giù il cappello!...
-
-— Voi non siete altro che banditi, ricercati dal mio signore, — rispose
-l'ufficiale. — Arrendetevi o vi faccio a pezzi... —
-
-Non potè terminare la frase. Tabriz, preso da un'impeto di furore,
-aveva alzata la sedia e gliel'aveva scaraventata addosso con tale
-impeto da farlo stramazzare al suolo più morto che vivo.
-
-Gli uomini che lo accompagnavano si erano subito gettati avanti coi
-_kangiarri_ e cogli _jatagan_ in mano, cercando d'irrompere nella
-stanza e di precipitarsi addosso ai due turchestani.
-
-Hossein che li teneva d'occhio, con una mossa fulminea aveva sollevato
-la tavola e l'aveva scaraventata attraverso la porta, sbarrando loro il
-passo.
-
-— Addosso coi _kangiarri_, Tabriz! — gridò poi.
-
-I sei usbechi, arrestati di colpo e spaventati anche dalla statura
-imponente di Tabriz, avevano dato indietro, scaricando due o tre colpi
-di pistola a casaccio.
-
-Vedendo poi roteare in alto i due kangiarri dei turchestani, ritennero
-più opportuno alzare i tacchi e scapparsene, senza occuparsi del
-disgraziato ufficiale che era rimasto svenuto dinanzi alla porta.
-
-— Siamo stati traditi! — gridò Tabriz, che pareva in preda ad un
-terribile accesso di collera. — Il _loutis_ ci ha venduti!...
-
-— Sì, il miserabile! — rispose Hossein.
-
-— Gli strapperò il cuore!
-
-— Ed io gli taglierò la testa!...
-
-— Canaglia!...
-
-— Birbante!...
-
-— Ah!... C'è l'ufficiale!
-
-— Buona presa, Tabriz!
-
-— E buon ostaggio!... Vieni con me, mio caro. —
-
-Allungò le braccia al di là della tavola, abbrancò il disgraziato per
-la giubba e lo alzò come se fosse un fantoccio.
-
-— Ecco di che rinforzare la nostra barricata, — disse. — Vedremo se gli
-usbeki oseranno fucilarlo.
-
-— Non migliorerà di molto la nostra situazione, Tabriz, — disse
-Hossein. — Come potremo resistere noi, che abbiamo le pistole scariche?
-
-— E queste, signore? — disse il gigante, levando le due a doppia canna,
-che portava alla cintura il prigioniero.
-
-— Quattro palle valgono ancora qualche cosa, quando si sanno mandare
-all'indirizzo giusto.
-
-Vengano!... Ah!.... I birbanti!...
-
-E quel cane di _loutis_ diceva che questo era un villaggio di
-pescatori!... Non morrò contento se non gli mangerò il cervello per lo
-meno. —
-
-Due dozzine di usbeki erano comparsi a breve distanza dalla casupola,
-armati non solo di pistole e di armi bianche, bensì anche di
-moschettoni.
-
-Li guidava un uomo piuttosto attempato, d'aspetto imponente, che
-portava sul capo il turbante verde, il distintivo degli uomini che
-hanno compiuto il pellegrinaggio alla Mecca e che perciò hanno il
-diritto di essere considerati come una specie di santoni.
-
-— Chi sarà quel brutto muso? — si chiese Tabriz, che lo spiava
-attraverso il vano lasciato fra la sommità della tavola e la volta
-della porta. — Non sarà il tuo turbante verde che ti salverà dalle
-palle della pistola di questo imbecille.
-
-Padrone, sei pronto? Qui si tratta di difendere la pelle e la nostra
-libertà.
-
-— Li aspetto, — rispose semplicemente Hossein, che si era inginocchiato
-dietro alla tavola.
-
-Cerchiamo di dare una buona lezione a questi furfanti. —
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-L'assedio.
-
-
-Gli usbeki che, dal primo ricevimento avuto, avevano compreso di aver
-da fare con due, pronti a qualunque sbaraglio e ben decisi a difendere
-la loro vita, giunti a cinquanta passi dalla catapecchia, si erano
-fermati per consigliarsi sul miglior mezzo di marciare all'attacco.
-
-Temendo di ricevere qualche scarica, si erano stesi al suolo, dietro
-una macchia di cespugli, forse coll'intenzione di aprire il fuoco,
-tenendosi dietro quel riparo che, se non li copriva dalle palle, per lo
-meno li nascondeva.
-
-— Uhm! — disse Tabriz, che li spiava. — Non mi sembrano molto
-coraggiosi i soldati dell'Emiro.
-
-Con due dozzine d'uomini, a quest'ora avrei dato l'assalto anche al
-ridotto.
-
-— La partita non è ancora cominciata, — rispose Hossein, che non
-condivideva l'ottimismo del gigante. — Tu hai dimenticato che sul
-ridotto vi sono dei falconetti e che questa catapecchia ha le muraglie
-di fango. —
-
-In quell'istante un colpo di fucile partì dietro il cespuglio, ed una
-palla si piantò profondamente nella tavola che serviva da barricata.
-
-Tabriz fece un salto, riparandosi dietro lo stipite della porta.
-
-— Pare che si siano finalmente decisi, — disse, sorridendo. — Sono di
-una prudenza che rasenta quella dei conigli.
-
-— Non esporti, Tabriz.
-
-— Lascerò a loro sprecare le munizioni, signore. Ci tengo anch'io a non
-farmi crivellare, almeno fino al giorno che ti avrò vendicato.
-
-— Taci! — disse Hossein con voce sorda.
-
-— Sì, è meglio lasciar parlare gli archibugi e le pistole, per
-ora. —
-
-Una scarica tenne dietro alle sue parole. Le palle si piantarono nelle
-pareti di fango e nella tavola e alcune perfino sul soffitto.
-
-— Padrone, — disse ad un tratto il gigante. — Non spaventarti se io
-griderò, anzi farai meglio ad imitarmi.
-
-— Perchè?
-
-— Lascia fare a me. La mia idea mi sembra buona. —
-
-Una seconda scarica rintronò, avvolgendo il cespuglio d'una nuvola di
-fumo.
-
-Tabriz aveva mandato un urlo, come d'un uomo colpito a morte.
-
-— Grida anche tu, padrone, — disse poi subito. — Forte!...
-Forte!... —
-
-Quantunque Hossein non riuscisse a comprendere il piano del gigante,
-aveva mandato a sua volta un lungo urlo.
-
-— Ed ora silenzio, — aveva sussurato Tabriz. — Fingiamo di essere
-morti. —
-
-Gli usbeki, che avevano udite quelle due grida, si erano prontamente
-alzati coi moschettoni ancor fumanti, guardando la casupola.
-
-Stettero qualche minuto immobili, poi, non udendo alcun rumore, nè
-vedendo ricomparire i due assediati, fecero alcuni passi innanzi,
-incoraggiati dai sagrati del capo.
-
-Gli usbeki, credendo che gli assediati fossero stati veramente uccisi
-dalla seconda scarica, si erano fatti animo e s'avanzavano, lentamente
-però, cercando di scoprire, dietro la tavola che ostruiva la porta, i
-due cadaveri.
-
-Erano tanto sicuri di trovarli morti o agonizzanti, che non avevano
-nemmeno presa la precauzione di ricaricare i loro moschettoni.
-
-— Attento, padrone, — sussurrò Tabriz che si teneva sempre nascosto
-dietro lo stipite della porta. — Salta la tavola e piomba su quei
-furfanti.
-
-— Ho il _kangiarro_ ben saldo in mano.
-
-Il capo degli usbeki, che era dinanzi a tutti e che impugnava una
-specie di scimitarra assai ricurva e dalla lama larghissima, giunto a
-quattro o cinque passi dalla porta si fermò, gridando:
-
-— Vi arrendete? —
-
-Nessuno rispose.
-
-— Sono proprio morti, — disse poi, volgendosi verso i suoi uomini. —
-Non mi aspettavo che tiraste così bene. —
-
-I ventiquattro uomini si fecero coraggiosamente innanzi per rimuovere
-la tavola, quando d'un tratto videro il gigantesco Tabriz e Hossein
-varcarla con un solo salto e piombare in mezzo a loro.
-
-— _Uran!... Uran!_... —
-
-Il terribile grido degli scorridori della steppa turchestana lanciato
-dai due assediati, fu accompagnato da due colpi di _kangiarro_ che
-fecero stramazzare a terra due usbeki colle gole squarciate.
-
-— Sotto, padrone! — urlò Tabriz, che menava disperatamente le mani.
-
-— Cacciamo questi poltroni. —
-
-Quell'attacco fulmineo e soprattutto la vista di quel colosso,
-sconcertò gli assedianti. Spararono appena qualche colpo di pistola,
-poi volsero i tacchi come lepri. Anche il loro comandante, che era
-sfuggito per un vero miracolo ad un colpo di kangiarro, vibratogli da
-Hossein, se l'era data a gambe non meno velocemente degli altri.
-
-— Credo che per ora ne abbiano abbastanza, — disse Tabriz, rifugiandosi
-prontamente entro la catapecchia. — Guardati dalle palle, signore.
-
-Ci tempesteranno di certo.
-
-— Finchè adopreranno i fucili non avremo molto da temere, — rispose
-Hossein, che si era coricato dietro la parete. — Il mio timore è che si
-servano dei falconetti che abbiamo veduto sul ridotto.
-
-— Pare che per ora non ci abbiano pensato, signore. La faccenda si
-guasterebbe troppo presto, non potendo queste muraglie resistere a
-simili tiri.
-
-— Che cosa fanno dunque quei poltroni?
-
-— Ci spiano, signore, e tengono un secondo consiglio. Pare che piaccia
-più ai bukari parlare che menare le mani.
-
-To'!... M'ingannavo: ecco che si preparano a consumare un po' di
-polvere dell'Emiro. —
-
-Sette od otto colpi di fucile vennero sparati dietro al cespuglio,
-producendo molto baccano e molto fumo, ma niente di più perchè le palle
-di quei vecchi moschettoni non riuscivano ad attraversare le muraglie
-di fango, anzi nemmeno la tavola che aveva uno spessore non comune.
-
-— Avanti!... Musica!... — disse Tabriz che pareva si divertisse
-immensamente. — Ci vuol ben altro che le vostre palle, stupidi!...
-Bisogna venirci a scovare col _kangiarro_ in pugno, miei cari,
-e... —
-
-Si era interrotto bruscamente ed aveva spiccato un salto verso la
-tavola senza prendersi alcun pensiero delle palle che continuavano a
-fioccare con un lungo mugolìo.
-
-— Tabriz, che cosa fai? — gridò Hossein.
-
-— Il miserabile!...
-
-— Chi?...
-
-— Il _loutis_.
-
-— Con gli usbeki?...
-
-— Sì, padrone.... Canaglia, si è nascosto, ma lo terrò d'occhio!... È
-necessario che l'uccida!...
-
-— Via di lì, Tabriz!...
-
-— Hai ragione, padrone. Sono uno stupido a espormi così... un po' più
-basso e la mia testa scoppiava. —
-
-Una palla aveva attraversato il suo cappello portandoglielo via dal
-capo.
-
-— Hai veduto, Tabriz? —
-
-Gli spari si succedevano senza tregua. I bukari facevano grande spreco
-di munizioni, senza ottenere alcun successo, poichè i due assediati si
-guardavano bene dal mostrarsi.
-
-La fucilata durò una buona mezz'ora, poi parve che gli assedianti si
-fossero finalmente accorti dell'inutilità dei loro tiri, poichè il
-fuoco bruscamente cessò.
-
-— Tabriz, — disse Hossein, — che vengano all'attacco?
-
-— Mi pare che non ne abbiano l'intenzione, almeno pel momento, —
-rispose il gigante, che li spiava per una fessura lasciata fra la
-tavola e lo stipite della porta.
-
-— Che ci cannoneggino?
-
-— Eh, non lo so, mio signore, tuttavia non sono molto tranquillo.
-
-— Io vorrei sapere come finirà quest'avventura.
-
-— Li vedi ancora?
-
-— No, sono tutti scomparsi, signore.
-
-— Saranno andati a far colazione.
-
-— E noi?
-
-— Cerchiamo: quel maledetto taverniere avrà qualche cosa da porci sotto
-i denti.
-
-Guarda i bukari tu, signore, mentre io frugo. —
-
-Nella stanza non vi erano che alcune casse addossate alle pareti ed
-un vecchio cofano tarlato su cui trovavasi un pagliericcio che doveva
-servire da letto al proprietario della casupola.
-
-Tabriz aprì le une e l'altro e fu tanto fortunato da trovare una mezza
-dozzina di gallette di maiz, nonchè una terrina di pesci già cucinati e
-conservati nel grasso di cammello.
-
-— E vi è anche lì in quell'angolo un fiasco di _kumis_, — disse il
-brav'uomo, fregandosi le mani. — Per un paio di giorni i viveri sono
-assicurati ed in quarant'otto ore possono succedere molte cose.
-
-Padrone, si degnano mostrarsi?
-
-— Non vedo nessuno, Tabriz, — rispose Hossein. — Si direbbe che hanno
-abbandanato il villaggio.
-
-Che se ne siano proprio andati? —
-
-Il gigante non rispose. Il giovane, non ottenendo risposta, si volse
-e vide Tabriz curvo verso una delle quattro pareti, che rimuoveva una
-tavola di quercia che era incastrata nel fango.
-
-— Che cosa cerchi? — chiese Hossein.
-
-— Dietro questa tavola vi deve essere qualche cosa, — rispose il
-gigante. — Resiste!... Eh cederà alle mie braccia!... —
-
-Con uno sforzo la strappò mettendo allo scoperto un'apertura che aveva
-non meno di un mezzo metro di circonferenza, che pareva mettesse in
-qualche caverna sotterranea o per lo meno in qualche cantina.
-
-— To'! — esclamò.
-
-— Signore, mettiti a guardia della porta: io parto in ispezione.
-
-— Per dove?
-
-— Lo saprai presto.
-
-Il gigante scivolò attraverso l'apertura e scomparve.
-
-Hossein si era subito ricollocato dietro alla tavola che serviva di
-barricata, senza però riuscire a scorgere nessun usbeko.
-
-Erano occupati gli assedianti a studiare qualche nuovo mezzo per far
-capitolare gli assediati o, disperando di riuscire nel loro intento,
-avevano preso il largo sulle loro barche? A dire il vero Hossein non
-prestava molta fede alla loro scomparsa, essendo in buon numero e
-potendo reclamare per di più l'aiuto dei pastori, pure loro sudditi
-dell'Emiro.
-
-Il giovane era a questo punto delle sue riflessioni, quando un getto
-di fumo irruppe bruscamente attraverso la porta, costringendolo a dare
-indietro.
-
-Qualcuno doveva aver gettato qualche fastello di legna accesa alla base
-della parete, coll'evidente intenzione di allontanare i due assediati.
-
-— Altro che scappati! mormorò Hossein.
-
-Un colpo di tosse gl'impedì di parlare. Un altro getto di fumo era
-entrato, proveniente dall'altra parete ed era quello così acre, così
-puzzolente, da obbligare il giovane a fare altri due passi indietro.
-
-— L'_alfek_ — esclamò. — L'erba puzzolente degli stagni amari!.. Ora ci
-affumicheranno per bene e non so se potremo resistere a lungo.
-
-— Per tutti i diavoli dell'universo! — gridò in quel momento una voce
-dietro di lui, interrotta da due colpi di tosse. Giungo in buon punto.
-
-— Tabriz!...
-
-— Eccomi, signore.
-
-— Stanno per prenderci. Il vento soffia dinanzi a noi e fra poco la
-camera sarà piena.
-
-— Non siamo presi affatto, signore. Seguimi subito, prima che
-s'accorgano della nostra fuga dobbiamo essere lontani. Ah!... Ah!...
-Che bel giuoco! —
-
-Se il gigante rideva, voleva significare che le cose non andavano così
-male come credeva Hossein.
-
-Questi senza perdere tempo in chiedere spiegazioni, si era slanciato
-dietro al fedele servo che si era nel frattempo riempito le tasche
-di gallette e anche di pesci, poco badando se si ungeva di grasso di
-cammello.
-
-— Attàccati alla mia zimarra, padrone — gridò Tabriz. — Tu non hai gli
-occhi dei gatti.
-
-— E dove mi conduci?...
-
-— Non occupartene pel momento. Corri sempre dietro di me, o quel fumo
-puzzolente ci raggiungerà e cadremo a mezza via. —
-
-Il gigante camminava in fretta, colle braccia allargate, per toccare
-le due pareti del passaggio e pareva proprio che ci vedesse, perchè non
-esitava un solo istante a spingersi innanzi.
-
-Hossein invece non riusciva a scorgere assolutamente nulla, non
-filtrando il menomo raggio di luce in quel corridoio tenebroso.
-
-Dapprima scesero, poi, dopo aver percorso un centinaio di metri,
-cominciarono a salire, senza però che l'oscurità si dileguasse.
-
-— Ci siamo, — disse ad un tratto il gigante. — Ecco l'aria fresca del
-colle che giunge.
-
-Ancora quindici o venti passi ed i falconetti lavoreranno.
-
-— I falconetti!... Sei diventato pazzo, Tabriz.
-
-— Oh! Vedrai padrone, come li prenderemo alle spalle! Voglio affogarli
-tutti nel fiume, compreso il _loutis_.
-
-Alt!... Ecco la porta! —
-
-Tabriz si era fermato di colpo.
-
-Le sue mani scorsero su una superficie metallica, poi, trovata la
-maniglia, spinse con forza.
-
-Tosto un fascio di luce illuminò il corridoio.
-
-— Una porta di ferro? chiese Hossein sottovoce.
-
-— Sì mio signore.
-
-— Dove mette?
-
-— Non saresti capace d'indovinarlo.
-
-— Non farmi perdere la pazienza.
-
-— Vieni. —
-
-Attraversarono la porta e si trovarono in una specie di magazzino che
-era ingombro di casse e di botti e che riceveva la luce da due strette
-feritoie.
-
-— Dove siamo dunque? — ripetè Hossein, impazientito.
-
-— In una polveriera. Queste botti e queste casse sono piene di
-munizioni. Me ne sono assicurato prima.
-
-— Tabriz, mi hai condotto nel ridotto che abbiamo veduto quando siamo
-sbarcati?
-
-— Sì, mio signore.
-
-— Siamo entrati nella tana dei lupi di Bukara. Non ci faranno a pezzi
-ora?...
-
-— Non lo credo. Intanto chiudiamo la porta e spranghiamola, giacchè
-vedo qui delle sbarre di ferro.
-
-È solida e non cederà facilmente ed i bukari, che ci assediavano, non
-potranno entrare nel corridoio prima di parecchie ore.
-
-— Sei certo che non ci sia nessuno nel ridotto?
-
-— Prima non ho udito alcun rumore e non ho veduto nessuno. Tutti i
-bukari devono trovarsi sulla riva del fiume in attesa di vederci uscir
-dalla taverna.
-
-Seguimi, signore. —
-
-Attraversarono il magazzino e si trovarono in una specie di scuderia,
-dove quattro bellissimi cavalli persiani stavano riempiendosi di erbe
-profumate.
-
-— Ecco, per guadare il fiume e correre attraverso la nostra steppa, —
-disse Tabriz.
-
-— E superbi, — aggiunse Hossein.
-
-— Taci, padrone.
-
-— Che cos'hai udito?
-
-— Una porta scricchiolare.
-
-— Che i bukari vengano a rifornirsi di munizioni?
-
-— Non ci mancherebbe altro! —
-
-Vedendo in un angolo un mucchio di fieno abbastanza alto da celarli
-entrambi, vi si gettarono dietro armando precipitosamente le pistole.
-
-Un passo pesante e cadenzato s'avanzava risuonando entro una specie
-di corridoio, che poteva anche essere un'opera coperta conducente al
-ridotto, avendo Tabriz scorto delle feritoie.
-
-Poco dopo un vecchio bukaro, armato d'archibugio, entrava nella
-scuderia dirigendosi verso il magazzino delle munizioni.
-
-Tabriz aveva fatto atto d'alzarsi, ma Hossein l'aveva subito
-trattenuto, sussurrandogli:
-
-— Lascialo andare: potrebbe dare l'allarme. Quando si sarà rifornito di
-palle e di polvere tornerà sulle rive del fiume.
-
-Così infatti accadde. Il bukaro uscì dal magazzino, portando due
-sacchetti che dovevano essere pieni di munizioni e se ne andò come era
-venuto, senza essersi accorto di nulla.
-
-Quando non udirono più i passi, i due turchestani balzarono in piedi
-nel medesimo tempo.
-
-— Presto, padrone — disse Tabriz.
-
-Attraversarono rapidamente l'opera coperta e sbucarono finalmente
-all'aperto, dinanzi alla batteria che era composta di quattro
-falconetti installati su un terrapieno.
-
-Nessuna sentinella vegliava. A quanto pareva, il capo, sicuro di non
-venir assalito da nessuno, aveva fatto scendere tutti i suoi uomini per
-dare l'attacco alla casupola.
-
-Tabriz fece una rapida esplorazione e trovata la porta che, dal
-sentiero fiancheggiante la collinetta, metteva nel ridotto, la chiuse
-con fragore, sbarrandola con una grossa trave.
-
-— Ed ora, padrone, rideremo, — disse il gigante.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-La sconfitta degli usbeki.
-
-
-Come abbiamo detto, quella specie di fortino, destinato a difendere i
-guadi dell'Amu-Darja, che si trovavano in quel punto della frontiera,
-sorgeva su una collinetta non più alta d'un centinaio di metri e che
-probabilmente era l'unica che sorgesse nella steppa occidentale.
-
-Non era un gran che, tuttavia si componeva d'un gruppetto di fabbricati
-costruiti con mattoni cotti al sole e uniti con fango, che si
-stringevano addosso ad un terrapieno munito di merlature e difeso da
-quattro falconetti con palle da una libbra.
-
-Tabriz e Hossein, appena chiusa la porta, erano saliti sul terrapieno
-da dove potevano dominare tutto il villaggio e anche un tratto
-dell'Amu-Darja.
-
-Di lassù scorsero subito la catapecchia del trattore, che si trovava
-isolata all'estremità meridionale del villaggio.
-
-Fastelli di legna puzzolente bruciavano dinanzi alla porta, mandando
-in aria grosse nubi di fumo nerastro e, poco distante, i bukari in
-agguato, dietro ai cespugli, coi fucili in mano, pronti a salutare gli
-assediati con una scarica e impedire la loro fuga.
-
-Erano una quarantina, tutti bene armati; ed a loro si erano aggiunti
-alcuni pescatori, forse più per curiosità che per aiutarli validamente,
-non avendo che fiocine e qualche scure.
-
-Tabriz ad un tratto fece un balzo.
-
-— Il _loutis_! — esclamò.
-
-— Dov'è?
-
-— Eccolo là che attraversa il fiume su una barca, con due cavalli.
-
-— Che fugga?
-
-— Scommetterei che quel birbante ha ricevuto il prezzo del tradimento e
-che ora si mette in salvo.
-
-— Non dobbiamo lasciarcelo scappare, Tabriz, — disse Hossein con
-impeto. — Voglio avere quell'uomo nelle mie mani.
-
-— Perché padrone?
-
-— Perchè ho il sospetto che egli sia una delle Aquile pagate da Abei.
-
-— Aspetta un momento, padrone. Gli fracasserò la barca.
-
-— Lo voglio vivo ti ho detto.
-
-— Farò il possibile. Tu tira sugli usbeki, io su quel cane e sul suo
-compagno, che mi sembra sia il taverniere. —
-
-Esaminarono i falconetti.
-
-— Carichi tutti, — disse il gigante.
-
-— Mira giusto.
-
-— E tu getta a terra più bukari che puoi. —
-
-Si curvarono sui due piccoli pezzi che formavano le due estremità della
-batteria, abbassandoli fino al punto esatto di mira, poi diedero fuoco
-alle micce, che stavano chiuse in una cassetta.
-
-— Ci sono — disse Hossein.
-
-Una fortissima detonazione scosse l'aria e il proiettile andò a cadere
-in mezzo agli usbeki facendone stramazzare due al suolo.
-
-Un momento dopo anche Tabriz faceva fuoco, spaccando la poppa della
-barca sulla quale si trovavano Karaval e Dinar.
-
-Vi fu fra i bukari un momento di stupore impossibile a descriversi, poi
-vedendo ondeggiare sul ridotto due nuvole di fumo e temendo una nuova
-scarica si dispersero in tutte le direzioni, urlando e bestemmiando.
-
-— Agli altri due padrone, — disse Tabriz. — Non lasciamo a loro il
-tempo nè di rimettersi dallo spavento, nè di radunarsi.
-
-— Non aver fretta: non sprechiamo colpi.
-
-— Vi è il magazzino che ci provvederà, signore.
-
-— La barca affonda!...
-
-— Ma troppo tardi, signore.
-
-Ecco che quei birbanti sono già a cavallo e si dirigono verso la riva.
-
-Ecco là il guado!... Ne approfitteremo. —
-
-Karaval e Dinar, vedendo la barca affondare, si erano gettati
-risolutamente in acqua costringendo i cavalli ad imitarli.
-
-Trovandosi in quel momento a poche diecine di passi dalla riva ed in
-un luogo ove l'acqua era bassa, avevano attraversata rapidamente la
-distanza, mettendosi in salvo sotto gli alberi.
-
-— Ah! Signore! — esclamò, vedendoli scomparire. — Perchè non mi hai
-permesso di ammazzarli.
-
-Hossein non ebbe il tempo di rispondergli. Urla feroci erano scoppiate
-alla base della collinetta, accompagnate da parecchi colpi di fucile.
-
-I bukari avevano compreso con chi avevano da fare, e chi erano gli
-uomini che li cannoneggiavano, e forti del numero si preparavano alla
-riscossa.
-
-— Padrone, — disse Tabriz, la cui fronte si era annuvolata, — scarica
-gli altri due pezzi, mentre io vado a far provvista di munizioni.
-
-— Porta anche dei fucili e conduci due cavalli dietro la porta, —
-rispose Hossein. — Teniamoci pronti a fuggire. —
-
-Mentre Tabriz s'allontanava correndo, il coraggioso giovane sporse il
-capo fra due merli per meglio osservare dove si trovavano i nemici.
-
-Tenendosi nascosti dietro le rocce, erano già giunti alla base del
-sentiero e si spingevano animosamente innanzi, incoraggiati dai sagrati
-tuonanti del loro capo.
-
-— Li prenderò d'infilata, — mormorò Hossein. — Si presentano in linea
-profonda e due palle faranno un bel vuoto se ben dirette. —
-
-Senza occuparsi dei colpi d'archibugio, che non potevano offenderlo,
-essendo riparato dalle grosse merlature del ridotto, mise in batteria
-i due falconetti ancora carichi, in modo che le palle infilassero il
-sentiero, e uno dopo l'altro, li scaricò!
-
-Il primo colpo portò via la testa al comandante che precedeva la
-truppa; il secondo mandò a gambe all'aria una mezza dozzina d'usbeki.
-
-Gli altri s'arrestarono un momento, come se indecisi fra il continuare
-la marcia o darsela a gambe. La morte del loro capo li decise. Volsero
-le spalle e discesero a corsa sfrenata il sentiero, dirigendosi verso
-il fiume, dove si trovavano parecchie barche ancorate sulla riva.
-
-Quando Tabriz giunse colle munizioni per le due bocche da fuoco,
-si erano già imbarcati tutti e aiutati dai pescatori scendevano,
-arrancando disperatamente l'Amu-Darja.
-
-— Giungi tardi, — gli disse Hossein. — Ormai siamo padroni del
-villaggio.
-
-— Fuggiti? — chiese il gigante.
-
-— Non si scorgono quasi più.
-
-— Che siano andati in cerca di rinforzi?
-
-— È probabile, Tabriz, e noi non saremo così sciocchi d'aspettarli.
-
-— Lo credo, padrone.
-
-— I cavalli?
-
-— Sono pronti: ho scelto i due migliori.
-
-— I fucili?
-
-— Ne ho appesi due a ciascuna sella. Non vi era da scegliere nel
-magazzino.
-
-— A cavallo prima che tornino e guadiamo subito il fiume. —
-
-Scesero di corsa lo spalto del ridotto e corsero verso la porta dietro
-la quale si trovavano i cavalli, i più belli dei quattro, che erano
-nella scuderia.
-
-Traversarono quella specie di saracinesca gettata su un profondo
-fossato, balzarono in sella e scesero di galoppo il sentiero.
-
-Il villaggio era stato completamente abbandonato. Usbeki e pescatori,
-temendo di venire mitragliati dai quattro falconetti, che si trovavano
-sul ridotto, si erano messi frettolosamente in salvo.
-
-— Se non salviamo la pelle questa volta, non la salveremo più, — disse
-Tabriz. — Alì e Maometto hanno giurato di proteggerci.
-
-— Sì, e per punire il miserabile che ha ingannato mio zio, che ha
-cercato di assassinarci e che mi ha rubato Talmà! — rispose Hossein
-con intraducibile accento d'odio. — Ecco la vendetta che comincia. La
-steppa turanica sta dinanzi a noi!.. Al guado, Tabriz!...
-
-— Questi cavalli non avranno paura dell'acqua, — rispose il gigante.
-
-I cavalli non opposero alcuna resistenza e balzarono nel fiume
-sollevando due altissime ondate. Il fondo esisteva a qualche metro al
-di sotto, sicchè i due animali poterono avanzarsi senza correre alcun
-pericolo di sprofondare.
-
-I due turchestani in meno di dieci minuti attraversarono il fiume,
-salendo la riva che in quel luogo non era molto ripida.
-
-— Sulle tracce del loutis e del suo compagno, Tabriz, — disse Hossein.
-
-— Hanno già lasciato come un varco fra queste erbe, — rispose il
-gigante. — Non faticheremo molto a seguirli.
-
-Saranno già lontani, tuttavia un'ora di vantaggio non sarà gran cosa.
-
-— Batti i fianchi dei cavalli. —
-
-Si erano appena lanciati sotto le piante, quando un colpo di fucile
-rimbombò accompagnato dal grido:
-
-— Alt!.. Siete presi!...
-
-— L'archibugio, Tabriz! — urlò Hossein.
-
-— È pronto — rispose il gigante.
-
-— Ventre a terra!
-
-— E carichiamo, — aggiunse Tabriz.
-
-Quella minaccia fortunatamente non ebbe altro seguito, sicchè i due
-turchestani, con non poca sorpresa, poterono oltrepassare indisturbati
-la zona alberata e raggiungere l'immensa steppa degli Illiati,
-confinante con quella dei Sarti.
-
-— Ecco la libertà! — gridò Tabriz.
-
-— E la vendetta, — aggiunse Hossein i cui occhi si erano accesi d'una
-terribile fiamma. — Siamo sempre sulla traccia del loutis?
-
-— Sì, padrone, non la perderò più. Ecco dove sono passati i due
-cavalli. Le erbe non si sono ancora raddrizzate.
-
-— Che gli usbechi si siano rassegnati?
-
-— Lo credo, signore. —
-
-La steppa verdeggiante, quella superba pianura che pareva un oceano di
-erbe, quasi sempre in movimento come le onde instabili, quantunque non
-ne possedesse il muggito sinistro ed impressionante, s'apriva dinanzi a
-loro.
-
-In mezzo si vedeva netto il solco aperto dai due cavalli montati
-dal _loutis_ e dal suo compagno, non avendo avuto il tempo, le erbe,
-calpestate dai robusti zoccoli dei due corridori, di rialzarsi.
-
-Il sole volgeva ormai al tramonto e si tuffava in un nimbo d'oro
-porpureo, ma la luna non doveva tardare ad alzarsi e piena di
-splendore.
-
-Sull'immensa pianura non si scorgeva nulla, affatto nulla: nè tende
-d'Illiati, nè gruppi di cammelli o di cavalli pascolanti, nè i due
-fuggiaschi. Tuttavia nè Tabriz, nè Hossein disperavano di raggiungere
-l'uomo che li aveva così vilmente traditi e che per poco non era stata
-la causa della loro morte o per lo meno della loro prigionìa.
-
-— Prima che raggiungano le rive del mar Nero o le frontiere della
-Persia, piomberemo loro addosso, — diceva Tabriz. — È impossibile che
-abbiano potuto trovare cavalli più rapidi dei nostri.
-
-— Dove credi che fuggano?
-
-— Verso la frontiera persiana piuttosto che verso il mar Nero.
-
-— In tal caso saranno costretti a passare per la steppa dei Sarti.
-
-— Certo, padrone.
-
-— Quell'uomo mi occorre, Tabriz. Sarà un testimonio prezioso.
-
-— Che io vorrei uccidere prima di tradurlo dinanzi a tuo zio.
-
-— E avresti torto.
-
-— Può darsi, signore. Eh!...
-
-— Cos'hai!
-
-— Due punti neri all'orizzonte.
-
-— I fuggiaschi?
-
-— Potrebbero essere anche lepri, signore. Il sole sparisce e la luce
-fugge rapidamente.
-
-Aspettiamo la luna. —
-
-Hossein con una strappata improvvisa arrestò il suo cavallo e guardò
-attentamente la sterminata pianura, che si estendeva a perdita di vista
-dinanzi a lui.
-
-— Sì, due punti neri — disse poi. — Lupi no, mi sembrano cavalli.
-
-— Ragione di più per affrettarci, signore. —
-
-I due cavalli, che valevano i farsistani del vecchio _beg_, ripartirono
-ventre a terra, aspirando rumorosamente l'aria.
-
-In quel momento il sole scomparve e l'oscurità piombò sulla steppa,
-dopo un brevissimo crepuscolo.
-
-— Signore, — disse Tabriz. — Rallentiamo e aspettiamo la luna. Non
-tarderà a mostrarsi.
-
-— Allora li raggiungeremo di notte.
-
-— È quello che desidererei. In qualche luogo si fermeranno, signore.
-I loro cavalli non sono già di ferro e avranno bisogno di un po' di
-riposo. —
-
-Misero i due corridori al passo, attendendo pazientemente il sorgere
-dell'astro notturno. Una pallida luce, che accompagnava quella
-delle stelle prossime all'orizzonte, annunciava già la sua imminente
-comparsa.
-
-Tabriz teneva gli occhi fissi sul sentiero aperto dai fuggiaschi,
-temendo di smarrirlo, quantunque quel solco fosse così largo e così
-marcato fra le altissime erbe, da non potersi ingannare sulla sua
-direzione.
-
-Non era trascorso un quarto d'ora, quando un grande disco, simile ad
-una lastra di rame infuocato, sorse quasi improvvisamente all'estremità
-dell'immensa pianura erbosa, proiettando per alcuni minuti, un immenso
-fascio di luce rossa che diventava rapidamente azzurrognola.
-
-— Ecco la luna che viene in nostro aiuto, — disse Tabriz. —
-
-Ci vedremo come in pieno giorno e scopriremo ben presto i fuggiaschi.
-
-Su questo mare di verzura i loro cavalli si distingueranno senza alcuna
-fatica.
-
-To', non vedo più le due macchie nere. Che si siano fermati in qualche
-luogo?
-
-— O che accorgendosi di essere seguiti abbiano forzate le loro
-cavalcature e che abbiano guadagnato su di noi qualche altro miglio?
-
-— È impossibile signore che i loro cavalli possano competere con
-questi. Devono essersi fermati in qualche luogo e ti consiglierei di
-procedere con cautela.
-
-Sono in due e noi pure siamo in due e potrebbero essere buoni
-bersaglieri, quantunque non abbia mai udito che un loutis ed un
-taverniere siano diventati di punto in bianco guerrieri.
-
-— Ti ho detto che io sospetto invece che quel falso ammaestratore di
-scimmie fosse un bandito della steppa.
-
-— Ah!... La cosa sarebbe ben diversa. Ragione di più per diventare
-prudenti.
-
-— Mettiamo allora i cavalli al trotto.
-
-— E armiamo gli archibugi, padrone. Possiamo essere costretti a
-rispondere da un momento all'altro. —
-
-Strinsero le briglie e le ginocchia, obbligando i due persiani
-a moderare il loro slancio impetuoso e si rizzarono sulle staffe
-per abbracciare maggior orizzonte. Cercavano un punto luminoso che
-indicasse l'accampamento dei due fuggiaschi.
-
-— Nulla, — continuava a brontolare Tabriz. — È un agguato che ci
-preparano. Io lo sento o meglio lo fiuto come i lupi che sentono la
-preda.
-
-Ecco il momento di stare in guardia e di sorprendere invece loro,
-giacchè il padrone vuole averli in mano vivi. —
-
-Continuarono a galoppare per una quindicina di minuti, poi Tabriz,
-che precedeva Hossein per difenderlo da qualche improvvisa scarica,
-rattenne violentemente il proprio cavallo, dicendo rapidamente:
-
-— Alt, padrone!...
-
-— Siamo giunti?
-
-— Inalbera il cavallo! —
-
-Un lampo illuminò la steppa a dieci o dodici passi dinanzi a loro,
-seguito dal rombo d'un grosso moschetto.
-
-Il cavallo di Tabriz che sotto un vigoroso colpo di tallone si era
-alzato sulle zampe deretane, cadde di quarto trascinando il cavaliere.
-
-Hossein afferrò uno dei due archibugi che gli pendevano dalla sella e
-sparò a casaccio a fior di terra.
-
-Un grido echeggiò fra le erbe.
-
-— Karaval!... Son morto!...
-
-— Ed io invece sono vivo, — urlò Tabriz, alzandosi.
-
-Da abilissimo cavaliere, nel momento in cui il suo persiano riceveva
-la scarica in mezzo al ventre, aveva allargate le gambe e abbandonate
-le staffe, sicchè era caduto molto più lontano senza rimanere sotto
-l'animale.
-
-Intanto un uomo si era alzato fra le erbe e si era dato a fuga
-precipitosa. Era Karaval.
-
-Il bandito non aveva avuto il tempo di montare a cavallo e contando
-sulla propria agilità e credendo di sfuggire meglio ai colpi dei suoi
-nemici e di nascondersi, al momento opportuno, fra le erbe, aveva
-preferito giuocare di gambe.
-
-Tabriz lo aveva però scorto e quantunque non avesse preso con sè nessun
-archibugio, si era slanciato risolutamente sulle sue tracce, contando
-sul proprio _kangiarro_.
-
-Hossein si era provato a sua volta ad inseguirlo, però non aveva
-percorsi dieci passi che si era sentito scaraventare in aria.
-
-Il suo cavallo aveva urtato in qualche ostacolo, probabilmente contro
-qualche fune tesa fra le erbe, ed era caduto sbalzando di sella il
-cavaliere.
-
-Quel capitombolo non poteva avere tristi conseguenze fra quelle masse
-erbose alte un paio di metri.
-
-Tabriz intanto continuava ad inseguire accanitamente Karaval, urlando
-senza posa:
-
-— Fermati, birbante, o ti spaccherò il cranio! È Tabriz che ti dà la
-caccia, il gigante!...
-
-Mi basta un pugno per accopparti!... —
-
-Il bandito, pazzo di terrore, continuava a scappare, sbuffando come una
-foca. Aveva le ali ai piedi e pareva che avesse ritrovata l'agilità dei
-suoi vent'anni.
-
-Tabriz però non lo lasciava e colle sue lunghe gambe e i suoi slanci di
-cavallo selvaggio guadagnava sempre più.
-
-Ad un tratto il bandito incespicò e cadde. Tabriz d'un colpo gli fu
-addosso afferrandolo pel collo e sollevandolo come un fantoccio.
-
-— Sei preso, miserabile! — urlò.
-
-— Grazia! — rantolò il miserabile che non osava più dibattersi.
-
-— Sì grazia, se parlerai. Dammi intanto il tuo kangiarro e anche il tuo
-archibugio, che vale in questo momento meno d'un bastone e aspettiamo
-il padrone.
-
-— Il signor Hossein?
-
-— Come! — urlò Tabriz stringendolo con maggior violenza, fino a fargli
-uscire la lingua d'un buon palmo. — Tu lo conosci?... Ah!... Ti sei
-tradito!... Il nipote del beg non si era ingannato.
-
-— Grazia... mi strangoli.
-
-— Non ora, — rispose il gigante, allargando il pugno.
-
-— È necessario che tu parli prima, furfante. —
-
-Gli tolse il _kangiarro_, ed il fucile lo depose dinanzi a sè,
-sull'erba, dicendogli con voce minacciosa:
-
-— Un moto, una parola e ti accoppo con un pugno, e bada che con un
-pugno io un giorno ho ammazzato un cammello. Mi hai capito?
-
-— Non sono sordo, signor Tabriz, — rispose Karaval con voce tremante.
-
-Una voce in quel momento si alzò fra le erbe!
-
-— L'hai preso? —
-
-Era Hossein che si avanzava conducendo per la briglia il proprio
-cavallo, non che i due dei banditi.
-
-— È in mia mano, signore — rispose il gigante — e non mi scapperà più,
-te l'assicuro. —
-
-Hossein legò i tre cavalli insieme, li fece coricare fra le erbe, poi
-impugnato il kangiarro si precipitò come una belva addosso a Karaval.
-Una collera terribile avvampava nei suoi occhi.
-
-— Miserabile! — urlò. — La morte causata da un colpo d'arma bianca
-sarebbe troppo dolce per te, come sarebbero pure troppo dolci le più
-atroci torture.
-
-— Grazia, signore, — balbettò Karaval che tremava come se avesse la
-febbre. — Io non ho agito per mio conto.
-
-— Che cosa vuoi dire? — chiese Hossein stupito.
-
-— Che se fosse stato in me non vi avrei tradito. D'altronde, voi, mi
-dovreste un po' di riconoscenza, perchè senza di me, voi non sareste
-mai usciti vivi dalla steppa della fame.
-
-— Questo briccone è più furbo del diavolo, — mormorò Tabriz.
-
-— Per conto di chi hai agito? — chiese Hossein che aveva alzata la
-terribile lama sulla testa del bandito. — Del capo delle Aquile?
-
-— No, signore. Dopo che Talmà fu liberata da vostro cugino Abei, io non
-l'ho più riveduto, quindi egli ignorava che voi foste ancora vivi.
-
-— Di chi dunque? —
-
-Il bandito ebbe una lunga esitazione.
-
-— Parla o ti faccio arrostire a lento fuoco.
-
-— Di vostro cugino.
-
-— D'Abei! — ruggì Hossein.
-
-— Sì, m'aveva preso ai suoi servizi onde tornassi a Kitab a cercare i
-vostri cadaveri.
-
-— Per quale motivo?
-
-— Per assicurarsi se voi, signore, eravate proprio morto.
-
-— Ah!... Canaglia!... Anche quello voleva!
-
-— Come avrebbe potuto sposare Talmà? Ci voleva qualcuno che
-testimoniasse la vostra morte.
-
-— L'infame!...
-
-— Una parola, padrone, — disse Tabriz.
-
-Poi rivolgendosi verso il bandito:
-
-— Tu sai chi è stato a colpirci a tradimento con due colpi di pistola,
-mentre noi facevamo fronte ai moscoviti.
-
-— Sì: mi hanno detto che è stato Abei.
-
-— Hai udito, signore?
-
-— Sì, — rispose Hossein coi denti stretti. — Quell'infame voleva la mia
-fidanzata e anche la mia vita.
-
-Prosegui: che ordini ti aveva dato mio cugino quando tu tornasti a
-Kitab?
-
-— Di riportare nella steppa i vostri cadaveri, se l'avessi potuto.
-
-— E se ci aveste trovati solamente feriti?
-
-— Di perdervi a qualunque costo e di consegnarvi all'Emiro, avendoti
-egli messo, nella fascia, dei documenti compromettenti.
-
-— Vedi, padrone, che io non mi ero ingannato, — disse Tabriz.
-
-Hossein stette qualche minuto silenzioso, poi volgendosi verso il
-bandito che si teneva le mani sul capo come per difenderlo da qualche
-colpo di kangiarro, gli disse:
-
-— Sarei nel mio diritto di ucciderti, invece io ti farò dono della
-vita, ad una condizione. —
-
-Tabriz fece una smorfia e scosse il capo, come se fosse poco contento
-di quelle parole.
-
-— Parla, mio signore, — disse Karaval, respirando a pieni polmoni.
-
-— Che tu deponga dinanzi al _beg_, mio zio, di quale infame missione ti
-ha incaricato mio cugino.
-
-— Sono pronto a farlo.
-
-— Tabriz, lega le braccia a quest'uomo e mettilo in sella.
-
-— Partiamo?
-
-— Subito: ho sete di vendetta.
-
-— Ecco la fine della tragedia, — mormorò il gigante.
-
-Legò poi solidamente le braccia al bandito, lo pose su uno dei tre
-cavalli e ripartirono a piccolo trotto attraverso la steppa sconfinata.
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-La giustizia del “beg„.
-
-
-Giah-Aghà, il formidabile _beg_ della steppa turchestana, seduto
-sui cuscini di seta che contornavano la sua spaziosa e ricca tenda,
-innalzata di fronte alla casa della bella Talmà, fumava silenziosamente
-il suo _narghileh_ come era sua abitudine.
-
-I servi entravano ed uscivano per portare i suoi ordini ai conduttori
-delle innumerevoli mandrie di cammelli, di montoni e di cavalli che
-pascolavano nelle ubertose steppe dei Sarti, dove l'erba cresceva
-gigante.
-
-Eppure il _beg_ quella sera non appariva tranquillo come il solito.
-Di quando in quando, come se presentisse che qualche cosa di tragico
-e di terribile dovesse accadere, s'alzava a sedere, respingendo quasi
-con rabbia il bocchino d'ambra del suo cannello e come se l'essenza di
-rose, mescolata nella bottiglia dorata, avesse perduto improvvisamente
-il suo delizioso profumo.
-
-I suoi occhi, sempre vividi e nerissimi, malgrado l'età, si fissavano
-sui quattro falchi di Abei, che squittivano sui loro bastoni in croce.
-
-Al di fuori forti raffiche si succedevano sbattendo vivamente il feltro
-grossolano della tenda, impenetrabile alla pioggia.
-
-Già due volte aveva ricaricato il caminetto del suo narghileh, quando i
-due cani di guardia mandarono un lunghissimo ululato, che aveva qualche
-cosa di lugubre.
-
-— Karon, — disse il _beg_, staccando il bocchino d'ambra e gettando in
-aria un ultimo getto di fumo, — chi si avvicina?
-
-— I nostri uomini, signore, che accampano all'aperto, nulla hanno
-avvertito; i cani avranno fiutato qualche animale, — rispose Karon.
-
-— No, — disse il _beg_. — Non urlerebbero così! E poi a quest'ora si
-sarebbero slanciati sulla steppa. Va' a vedere. —
-
-Il servo, che era una specie di maggiordomo, che aveva preso il posto
-di Tabriz, uscì dalla tenda e dopo d'aver interrogato i guardiani dei
-cammelli, dei montoni e dei cavalli, si avanzò risolutamente attraverso
-le alte erbe, quantunque fosse sicuro che i cani ed anche il _beg_ si
-fossero ingannati.
-
-Aveva percorso un tre o quattrocento passi, quando i suoi orecchi
-furono colpiti da un galoppo precipitoso, che pareva prodotto da più
-cavalli.
-
-Temendo che qualche banda di briganti fosse per irrompere
-sull'accampamento, tornò rapidamente nella tenda del _beg_,
-informandolo di quanto aveva udito.
-
-— Che sia Abei che ritorna dalla casa di Talmà? — chiese il vecchio.
-
-— Non si fa mai accompagnare, _beg_, — rispose il maggiordomo. — Egli
-non ha bisogno d'alcuna scorta e poi i cani lo conoscono troppo bene,
-per abbaiare in quel modo. —
-
-In quel momento si udirono i guardiani del bestiame a gridare:
-
-— Chi vive?... —
-
-Una voce formidabile che parve un colpo di tuono, si alzò fra le
-tenebre:
-
-— Cerchiamo il beg Giah-Aghà, nostro signore! —
-
-Pochi minuti dopo, tre cavalli neri, coperti di schiuma e montati da
-tre uomini, giungevano dinanzi alla tenda del beg, gridando:
-
-— Largo agli amici! —
-
-Giah-Aghà aveva lasciato cadere il cannello del narghileh e si era
-fatto pallidissimo, esclamando:
-
-— Che i morti ritornino o che i miei orecchi troppo vecchi si siano
-ingannati?
-
-— T'inganni, zio, solo i vivi ritornano, — rispose una voce.
-
-Un uomo è comparso sulla porta della tenda, esponendosi alla luce che
-proiettava la lampada sospesa al di sopra della pietra che teneva ferma
-l'ossatura.
-
-Il _beg_ mandò un urlò:
-
-— Hossein!
-
-— Sì, zio, sì padre, — rispose il giovane, che era pallido come uno
-spettro. — Sono io che vengo a reclamare giustizia al beg della steppa
-turchestana. —
-
-Giah-Aghà era rimasto immobile, come se fosse stato fulminato.
-
-— Hossein! — balbettò.
-
-— E ci... sono anch'io, padrone, — disse Tabriz, avanzandosi ed
-entrando nel raggio proiettato dalla lampada. — Ed anch'io non sono un
-morto! —
-
-Con uno scatto improvviso, che un giovane di vent'anni gli avrebbe
-invidiato, il _beg_ si alzò.
-
-— Hossein!... — ripetè per la terza volta. — Tabriz! Da dove venite
-voi? Da questo o dall'altro mondo?
-
-— No, padre, — rispose Hossein; — da questo mondo, poichè non siamo
-morti come ti aveva fatto credere mio cugino. Le sue palle non ci hanno
-uccisi. —
-
-Il vecchio _beg_ fece un salto innanzi, cogli occhi in fiamme, il volto
-trasfigurato.
-
-— Hossein! — gridò, — che cosa dici tu?
-
-— Dico che mio cugino ha fatto fuoco su di me e su Tabriz a tradimento,
-per ucciderci, mentre noi stavamo combattendo disperatamente contro
-i moscoviti che assalivano Kitab: dico e accuso mio cugino di aver
-assoldate le _Aquile_ della steppa per rapirmi Talmà; dico e accuso mio
-cugino di aver nascosti nella mia fascia dei documenti compromettenti,
-per farmi fucilare dai russi o dai soldati dell'Emiro e di aver cercato
-più tardi di farci assassinare una seconda volta.
-
-Padre: vendetta, vendetta! È tuo nipote che la chiede al beg della
-steppa turchestana! —
-
-Tabriz a sua volta si era fatto innanzi, dicendo con voce solenne.
-
-— Ed io confermo, padrone, tutte le accuse di tuo nipote e ti porto
-un altro testimonio, l'uomo pagato che doveva assassinarci una seconda
-volta.
-
-Karaval! Fatti innanzi! —
-
-Il bandito, che fino allora si era tenuto nell'ombra, s'avanzò verso il
-centro della tenda.
-
-— Parla tu! — gridarono ad una voce Hossein e Tabriz.
-
-— Tuttociò che ti hanno narrato questi uomini, o _beg_, è vero e lo
-giuro su Maometto e su Alì, — disse il miserabile. — Io sono stato
-assoldato da tuo nipote Abei, per assassinarli nel caso che i due colpi
-di pistola non li avessero finiti o di consegnarli all'Emiro di Bukara.
-
-Abei mi ha dato cento _tomani_, da dividerli con un mio compagno, che
-Tabriz ha ucciso nella steppa.
-
-Fa' portare qui il Corano ed io giurerò, se vuoi, sul libro
-sacro. —
-
-Un grido rauco, che rassomigliava all'urlo strozzato d'una belva in
-furore, era sfuggito dalle labbra del _beg_.
-
-— Basta, — disse. — Ho troppe prove. D'altronde dubitava. —
-
-Poi, slanciandosi verso Hossein e serrandoselo con frenesia fra le
-braccia, gli disse:
-
-— Allah sia ringraziato! Tu avrai giustizia! —
-
-Con un gesto maestoso si volse verso il maggiordomo che stava fermo
-sulla porta della tenda, dicendogli:
-
-— Recati subito alla casa di Talmà e fa' venire qui immediatamente Abei.
-
-— È inutile, signore, — rispose il maggiordomo. — Odo il galoppo del
-suo cavallo.
-
-— Hossein, Tabriz e anche tu, brigante, uscite e non entrate se non
-quando Abei sarà qui.
-
-— Una domanda, padre, — disse Hossein.
-
-— Parla.
-
-— L'ha sposata Abei?
-
-— No: non gliel'ho permesso, perchè io non ho avuto la prova della tua
-morte.
-
-— Grazie, padre.
-
-— Uscite! —
-
-Si riadagiò sul cuscino di seta, riaccese il _narghileh_, con una calma
-più apparente che reale, poi fece scorrere con una feroce voluttà la
-sua famosa scimitarra di Damasco entro la guaina di marocchino laminato
-d'oro.
-
-— La giustizia del _beg_ sarà tremenda come un colpo di tuono, —
-mormorò.
-
-Il galoppo d'un cavallo si udiva in quel momento distintamente.
-
-Un terribile sorriso comparve sulle labbra del fiero _beg_.
-
-— Eccolo! — mormorò.
-
-Il cavallo si era fermato dinanzi alla vasta tenda ed un giovane,
-vestito tutto di seta bianca, ricamata in oro, con bottoni di turchese,
-era entrato, dicendo:
-
-— Buona sera, padre. —
-
-Era Abei.
-
-Giah-Aghà piegò appena il capo e staccando dalle labbra il bocchino,
-chiese quasi con noncuranza:
-
-— Come sta Talmà?
-
-— Piange sempre, padre, — rispose il giovane, con voce irata. — Pare
-che non sia capace di dimenticare quel povero Hossein.
-
-— Forse dubiterà che sia morto, — disse il _beg_, con sottile ironia.
-
-— L'ho veduto io a cadere sotto il piombo dei moscoviti, insieme con
-Tabriz. Che cosa spera ancora?
-
-— Sei ben sicuro che siano morti? — chiese il beg con voce fremente.
-
-— Dubitereste, padre? — chiese Abei, impallidendo.
-
-— Accostati ed ascoltami. —
-
-Abei era diventato livido ed inquieto, tuttavia obbedì e si avvicinò al
-vecchio _beg_.
-
-— Voltati indietro, ora, — disse Giah Aghà.
-
-Abei guardò con ispavento il vecchio, nei cui occhi balenava una fiamma
-terribile.
-
-— Padre! — esclamò con angoscia.
-
-— Voltati! — urlò il _beg_. —
-
-Abei girò il capo e mandò un grido.
-
-Hussein, Tabriz e Karaval erano comparsi improvvisamente sulla porta
-della tenda.
-
-— Li vedi? — ruggì il _beg_.
-
-Con un rapido gesto sfoderò la scimitarra di Damasco. Un lampo brillò
-in aria ed Abei cadde colla testa quasi staccata dal busto.
-
-— Ecco la vendetta del _beg_ della steppa turchestana, — esclamo
-Giah-Aghà, con voce tuonante. — Hossein, sei vendicato. —
-
-Karaval, spaventato, si era slanciato fuori dalla tenda, fuggendo a
-tutte gambe, temendo di subire l'egual sorte. Tabriz che lo teneva già
-d'occhio gli aveva tenuto dietro.
-
-Due spari rimbombarono quasi subito, seguiti da un grido, poi il
-gigante ricomparve, tenendo in pugno due pistole ancora fumanti.
-
-— Padrone, — disse, accostandosi a Hossein, che guardava con terrore
-il cadavere d'Abei, — tu avevi promessa salva la vita al bandito, ma
-io non avevo giurato nè su Maometto, nè su Alì, e l'ho ammazzato. Dei
-traditori ve ne sono perfino troppi nella steppa.
-
-Anche il vecchio _beg_ guardava il corpo di Abei; quando l'ultimo
-fremito cessò, alzò gli occhi verso Hossein e gli disse con voce
-pacata:
-
-— Giustizia è fatta. Prendi il mio miglior cavallo e recati da Talmà
-che da tanti giorni ti piange. —
-
-Poi, volgendosi verso Tabriz, che pareva aspettasse qualche ordine:
-
-— Seppellisci nella steppa quest'uomo, — gli disse, additandogli Abei.
-— Non è mio nipote.... è un miserabile. Va'!... Portalo via!... —
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- PARTE PRIMA.
-
- Capitolo I Un supplizio spaventevole pag. 3
- » II La tenda del «beg» » 12
- » III Il «mestvire» » 22
- » IV L'assassinio » 28
- » V Attraverso la steppa » 37
- » VI Talmà la bella » 45
- » VII La scomparsa di Abei Dullah » 55
- » VIII La steppa turcomanna » 62
- » IX Il colpo di testa delle Aquile » 74
- » X Hossein alla riscossa » 85
- » XI Il campo degli Illiati » 94
- » XII Il traditore » 105
- » XIII Kitab » 115
- » XIV I fanatici del Turchestan » 121
- » XV L'assalto di Kitab » 134
- » XVI Il rifugio dei banditi » 144
-
- PARTE SECONDA.
-
- Capitolo I I prigionieri » 155
- » II Il tradimento d'Abei » 165
- » III Le spie di Abei » 173
- » IV La burana » 186
- » V L'Oasi » 196
- » VI Il Loutis » 203
- » VII Nella steppa della fame » 215
- » VIII L'attacco dei leoni » 224
- » IX Fra l'acqua e il petrolio » 235
- » X L'assedio » 245
- » XI La sconfitta degli usbeki » 253
- » XII La giustizia del «beg» » 268
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Il tomano vale 11 lire e 60 cent.
-
-[2] Suonatori ed insieme narratori di leggende turchestane.
-
-[3] Capo d'una tribù con titolo principesco.
-
-[4] Vecchi.
-
-[5] Prete mussulmano.
-
-[6] Guarda!... Guarda.
-
-[7] Monete di rame che valgono un po' più di cinque centesimi.
-
-[8] Questa setta che pretendeva di armonizzare la religione mussulmana
-colle idee moderne, era stato fondata da Mullah Alì che fu uno
-dei seguaci che uccise, nell'aprile del 1904, lo sciah di Persia
-Nasser-el-Din, con un colpo di pistola.
-
-[9] Mostratori di scimmie.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le illustrazioni della versione originale non sono state incluse in
-questo ebook.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Le Aquile della Steppa, by Emilio Salgari
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