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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: La Carrozza di tutti - -Author: Edmondo De Amicis - -Release Date: June 14, 2020 [EBook #62400] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CARROZZA DI TUTTI *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - EDMONDO DE AMICIS - - - La Carrozza di tutti - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1902 - — - =Sedicesimo Migliaio.= - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti - i paesi, compreso il Regno di Svezia e di Norvegia._ - - Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera - che non porti la firma dell'autore. - - Tip. Fratelli Treves. - - - - -LA CARROZZA DI TUTTI - - - - -CAPITOLO PRIMO. - - - Gennaio. - -Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai del -corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto, di là a via -Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signore e di signori, -che pareva si fossero dati convegno nel carrozzone, poichè dentro -e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di -saluti, d'inchini, di levate di tuba e d'auguri, come in una sala di -ricevimento. A metà di via Garibaldi vidi dentro un quadretto curioso. -Stava seduta nel mezzo una contadina tarchiata, col fazzoletto in -capo e un grosso involto di cenci sulle ginocchia; di fronte a lei -una ragazza del popolo, col capo nudo e i capelli corti, un viso -mal lavato di monella, vestita poveramente; e tutt'intorno signore e -signorine elegantissime, indorate e impennacchiate, che ad ogni aprirsi -dei battenti a vetri mandavan fuori un'ondata d'odori fini come da -una bottega di profumiere. Mi maravigliai di non aver mai badato, -in tanti anni, ad alcuno di quei contrasti sociali che pure sono -così frequenti in quei carrozzoni; nei quali soltanto, non essendovi -separazione di classi, può accadere che gente del popolo infimo si -trovi per qualche tempo a contatto con gente della signoria, con tutto -l'agio d'esaminarla, di fiutarla e di ascoltarne i discorsi. Osservai -curiosamente allora l'attenzione viva e continua con cui quella -contadina e quella ragazza esaminavano le loro vicine, dalle ciocche di -fiori dei cappelli alle cernierine dorate dei guanti, tastando quasi -con gli occhi le stoffe e le pelliccie, il portamonete dell'una, il -libretto da messa dell'altra, e il loro modo d'alzarsi e di sedere e -ogni più piccola mossa e quasi ogni piega che facesse il loro vestito; -un'attenzione insistente, seria, scrutatrice, come se avessero avuto -davanti creature piovute da un altro mondo. Da quell'osservazione uscì -come un lampo nella mia mente. Cercai, ritrovai nella memoria altri -quadretti simili a quello, e diversi, e d'un significato profondo; -mi ritornarono alla mente scene, incontri, conversazioni, piccole -avventure allegre e tristi, che non si possono dare che in quella -specie di carrozza democratica, dove tutte le classi continuamente si -toccano e si confondono; mi sfilò davanti una processione di personaggi -che conoscevo soltanto per aver fatto delle “corse„ in loro compagnia, -coi quali non avevo mai parlato che sulle piattaforme, e che formavano -per me come una famiglia a parte di compagni abituali di viaggio; e mi -suonò dentro un'esclamazione che per poco non mi sfuggì dalla bocca: — -To'.... uno studio.... un libro.... _la carrozza di tutti!_ - - * - -Il giorno stesso questa idea mi fu attraversata da un'altra. Ripassando -in rassegna i “personaggi„ che m'eran più vivi nella mente, mi fermai -sopra due, sui quali fui tentato d'architettare un romanzo. Erano -un giovine e una ragazza. Questa, che doveva abitare nel borgo San -Donato, la trovavo sul tranvai della linea del Martinetto, alla prima -corsa delle sette e mezzo, ogni volta che salivo in piazza dello -Statuto per andar verso il centro di Torino. Il giovane saliva sullo -stesso carrozzone ogni giorno, all'angolo di via Siccardi. La ragazza -sedeva quasi sempre nell'angolo a dritta, dalla parte del cocchiere; -lui, quando c'era posto, le si metteva sempre accanto o di faccia. -Eran tutti e due piccoli, male in carne, di poca salute, pareva, e -vestiti meschinamente, ma puliti; di quei poveretti la cui gioventù -non consiste in altro che nella data della nascita, e che fanno più -pietà perchè mostrano d'aver coscienza della loro miseria fisica, e di -vergognarsene. Il giovine aveva un occhio chiuso, un viso che faceva -pensare a una fanciullezza perseguitata ed esprimeva una rassegnazione -antica alla povertà, al dolore, alle umiliazioni; della ragazza avrei -detto, non so ben perchè, che era orfana da bambina e vissuta molti -anni sotto la tirannia d'una matrigna. Pallida, uno scheletrino, un -viso irregolare, con un naso a ballotta e una bazza di vecchietta: -la natura non le aveva fatto l'elemosina che di due occhi belli e -dolci: la sua gioventù, il suo sesso era tutto in quegli occhi, la -sola cosa che ella avesse al mondo per ottener qualche volta dai suoi -simili uno sguardo di simpatia. Egli poteva essere uno scrivano, un -piccolo impiegato senz'avvenire; essa maestra in un asilo, governante -o cucitrice in qualche istituto. M'aveva colpito fin dalla prima volta -la serietà, la dignità semplice e triste del loro contegno. La ragazza -scendeva sempre in piazza Castello; il giovine proseguiva per via -di Po. Quando egli saliva si salutavano con un sorriso leggerissimo; -quando ella scendeva si salutavano senza sorridere, ed egli sporgeva il -capo fuor dell'uscio per accertarsi che non cadesse; non si scambiavano -che poche parole, di rado guardandosi. E singolare: non guardavano -quasi nessuno: ufficiali brillanti, belle signore, chiunque entrasse, -non gli rivolgevano che un rapido sguardo distratto, come a un'ombra, -che non destasse in loro alcun pensiero. Si capiva bene che c'era fra -di loro qualche cosa d'irrevocabilmente determinato, non un amoretto, -ma un fidanzamento; che eran due vite legate; e si capiva pure che per -allora non avevan modo di star vicini altro che sul tranvai. - -Mi commoveva l'amore di quei due poveri esseri così maltrattati dalla -natura e dalla fortuna, così meschini e così umili, che s'erano forse -stesa la mano per pietà l'uno dell'altro. Pensavo che s'eran forse -detto, senza parlare: — O povero giovane, o povera ragazza, e chi ti -vorrà bene al mondo se non son io? Vuoi unire la tua tristezza con la -mia tristezza, la tua povertà con la mia, vuoi che soffriamo insieme -e che ci amiamo tanto da non avvederci più che la natura ha messo le -nostre anime in due corpi infelici? — E da questo pensiero mi nacque -l'idea del romanzo: l'amore, il matrimonio, molti anni di miseria -durissima, una sequela di calamità e di umiliazioni da condurli al -proponimento del suicidio; poi le leggi della natura smentite: un -amore di bambino, un fiore maraviglioso di bellezza e di robustezza, -e con esso la vita mutata; e dopo questa altre creature somiglianti, -una nidiata d'angioli, d'intelligenza pari alla bellezza, ammirazione -e invidia di tutti, una famiglia di grandi ingegni precoci, di -artisti ammirati a quindici anni e famosi a venti, la gloria, la -ricchezza, la vita come un sogno d'oro.... Ma l'idea cadde dopo pochi -giorni. Non erano più poetici, così come li vedevo, quei due poveri -giovani sconosciuti, destinati a una vita oscura e stentata, ma -confortata da un amore profondo; non era meglio ch'io non snaturassi -con l'immaginazione quel sentimento di simpatia pietosa ch'essi -m'ispiravano, accompagnata da molti pensieri quieti e buoni intorno -alla vita e alla natura umana? Perchè contraffare con l'arte quella -realtà così triste e così gentile? E buttai l'idea del romanzo nella -gran fossa comune degli aborti della fantasia. - - * - -Ritornai alla prima idea una mattina presto osservando dalla finestra -sulla piazza dello Statuto, già bianca di neve, i carrozzoni delle -tre linee che vi s'incrociano, fermi, che aspettavano l'ora della -partenza. La vista di quelle piccole case ambulanti che nella luce -crepuscolare, ravvolte dal nevischio, con quei colori ciarlataneschi -degli annunzi, offrivano l'aspetto strano e compassionevole d'un -gruppo di baracche variopinte di saltimbanchi perdute in mezzo a una -steppa, mi destò il capriccio di scendere, di ficcarmi in una e poi -in un'altra, e di girar così tutta la mattina, come un vagabondo in -cerca d'avventure. E così feci. I passeggieri salivano con le spalle -bianche, la neve pioveva fittissima contro i finestrini; di dentro si -vedevano a traverso i vetri bagnati e il velo dei fiocchi le case e la -gente così in confuso da non raccapezzare più, di tratto in tratto, in -che parte di Torino si fosse; e lo strepito dei cavalli che puntavano -lo zampe e sdrucciolavano sul ciottolato, incitati dal vocìo continuo -dei cocchieri, il frastuono di fischi, di grida, di frustate, di -scampanellate, di scalpitii, di squilli di corno che raddoppiava ai -crocicchi dove le linee si tagliano, le traversate delle vaste piazze -candide dove altre grandi macchio oscure di carrozzoni s'avvicinavano -e fuggivano, era per me quasi uno spettacolo nuovo, che mi ricordava -certi diletti acuti che dà alla fanciullezza l'inverno. Poi, quando -la neve fu più alta, le fermate improvvise, le file dei carrozzoni -aspettanti, pieni di passeggieri immobili, come larve spaurite, -l'affaccendarsi dei cocchieri e dei fattorini a ripulire e a sospingere -le ruote, tutta quell'agitazione di forme nere su quella bianchezza -quieta, sotto quella pioggia bianca, densa, continua, silenziosa, in -cui si smorzavano le voci, i sibili e gli squilli che venivan dalle -vie vicine e lontane, tutto questo mi diede il senso e l'illusione -di quegli antichi viaggi in diligenza, pieni di peripezie e di -sorprese, che i romantici rimpiangono, e mi fece riafferrare vivamente -il proposito del primo giorno. Sì, uno studio.... un libro.... _la -carrozza di tutti._ - -Fu appunto quella mattina che mi si mostrò in piena luce l'animo -di _Giors_, un cocchiere della linea Vinzaglio, col quale avevo già -parlato più volte, perchè attaccava discorso con tutti, familiarmente. -Quel maledetto tempo, che era la dannazione dei cocchieri, pareva -che accrescesse il suo buon umore abituale. Insaccato nel cappottone, -imbacuccato nella grossa cuffia di lana color cacao, piantato in un -par di scarponi da cavatore di sabbia, coi suoi enormi guanti fatti di -pezzi di cuoio, di panno e di calza, egli si pigliava il nevischio in -faccia e sguazzava nella belletta della piattaforma con un'allegria di -carnevale, salutando con grida e versi buffi i cocchieri dei tranvai -che passavano e riprendendo ogni momento a zufolare un motivo della -_Carmen: toreador attento_, che non sapeva finire. Invidiabile uomo! -L'idea della colazione bastava a farlo felice. Ogni volta che facevo -una corsa con lui ritornavo a casa con un appetito da cacciatore -alpino. Ogni giorno verso quell'ora, quando principiava a stimolarlo la -fame, egli cascava nei discorsi gastronomici, tormentando i colleghi -con le più crudeli provocazioni. — Ebbene, camerata, ci staresti a un -bel piatto di agnellotti, con un buon sugo e molto formaggio, caldi -che fumino, eh? — o sillabava a voce alta i nomi delle ghiottonerie -che vedeva di sfuggita nelle vetrine, come parlando all'aria: — -Mor-ta-della di Bologna! Sa-lame di Alessandria! — e poi dava in una -risata che scopriva i suoi forti denti bianchi, spiccanti nel sano -color bruno del viso, attraversato da due grandi baffi neri e lucenti. -Diceva d'aver quarant'anni; ma ne davan trenta le mosse vigorose, la -voce sonora, il riso fresco, la giocondità di buon ragazzo che gli -brillava negli occhi chiari e vivacissimi, sempre sorridenti. Ed era -simpatico a tutti anche per il suo buon garbo ad aiutare a scendere e a -salire vecchi, bambini, donne, malati, di qualunque condizione fossero, -senza gradazione di cortesia. - -Quella mattina mi divertì moltissimo. Salì in piazza Carlo Felice -un quidsimile d'ortolano, con un canestro al braccio, che mandava un -odore acuto di tartufi bianchi. Quell'odore eccitò subito Giors, che -tra un fischio e una schioccata di frusta, tra una girata e l'altra di -freno, prese a fare ogni specie d'allusioni facete al “frutto proibito„ -strizzando l'occhio ora a questo ora a quel passeggiere, contento, come -se quei tartufi fossero destinati alla sua tavola. — Ah che fior di -patate! Saccorotto! Roba dell'orto del diavolo! — Il municipio avrebbe -dovuto proibire di portar in giro quella razza di peste; egli n'avrebbe -sentito il puzzo nella polenta per quindici giorni. Proprio quello ci -mancava per aguzzargli l'appetito, quella mattina ch'egli si sarebbe -mangiato le posate. Tutte le disdette! Per esempio, ci aveva anche un -cavallo che si chiamava _Risotto_, che a nominarlo soltanto si sentiva -aprire un vuoto nello stomaco. - -Finì di metterlo di buon umore la comparsa d'un signore di sua -conoscenza, che lo salutò amichevolmente: — Buondì, Giors! Brutto -tempo, eh? - -— Che! — rispose Giors. — È un tempo che rinforza. - -— Cosa c'è questa mattina al _Grand Hôtel_ della Barriera di Francia? - -— Riso e paste.... con tartufi. - -Giors aveva la famiglia alla barriera di Francia, suo _capolinea_, dove -verso l'undici la moglie gli portava la colazione, ch'egli spacciava in -cinque minuti, sedendo sul montatoio del carrozzone. Il _Grand Hôtel_ -era quello. - -La breve conversazione che fece con lui quel signore, un quarantenne -sferoidale, che aveva l'aria d'un buon benestante disoccupato, mi svelò -un originale, un prodotto particolare dell'istituzione dei tranvai, -appartenente a una famiglia numerosa, di cui non c'è lettore, son -certo, che non abbia conosciuto qualche esemplare. - -Il signore adocchiò i cavalli; poi domandò: - -— Dov'è _passerotto?_ - -— È passato alla linea dei Viali —, rispose Giors. - -— E _Gabriella?_ - -— Sempre all'infermeria. - -— Già, quella è debole di nervatura alle gambe davanti; non farà -servizio per sei mesi. E Ferrari, che non lo vedo? - -— È in riserva. - -— Quando metterete in circolazione il carrozzone nuovo? - -— È in vernice. - -— Tò: anche questo ha il difetto solito: bisogna che l'Amministrazione -si decida a cambiare i freni. - -Mi bastò per riconoscere un _tranvaiofilo_. Ne conoscevo già vari. -Ogni nuovo servizio pubblico, che rappresenti un progresso cittadino, -tira a sè un certo numero di questi amatori, che prendono a cuore il -suo andamento, i suoi interessi, i suoi più minuti particolari come -se fossero azionisti della Società che lo esercita. Il mio vicino era -uno di quelli che sanno il numero esatto dei carrozzoni chiusi e delle -giardiniere della _Società Torinese_ e della _Belga_, che conoscono i -regolamenti, il profitto medio quotidiano di ciascuna linea, il nome -d'una cinquantina di fattorini, cocchieri e controllori, il nomignolo, -l'età, le buone qualità e i vizi di altrettanti cavalli, che nelle -loro corse quotidiane esaminano il materiale, interrogano gl'impiegati, -notano gl'inconvenienti, danno una mano. se occorre, a rimettere sulle -rotaie un carrozzone sviato, e fanno qualche volta delle proposte per -lettera all'Amministrazione, e parteggiano quasi tutti per l'una o per -l'altra Società, senza alcuna ragione determinata, per un sentimento -spontaneo di simpatia, che non si saprebbero spiegare. - -Ricominciò a celiare con Giors sul _Grand Hôtel_ della barriera, e a -ridere ad ogni sua risposta amena ammiccando ora all'uno ora all'altro -come per dire: — Eh, che bell'originale? Ci son io soltanto che lo -so stuzzicare. — Poi, essendo scesi parecchi, si rivolse a me solo, -abbassando la voce: — Gran buon uomo, sa. È stato soldato. Prima -d'entrar nei tranvai faceva l'imballatore. Già, è tutto un personale -eccellente quello della Belga; l'avrà osservato lei pure. Anche quello -dell'altra, non fo' per dire. Ah, non ci possiamo lamentare. Io son -stato all'estero.... e non c'è Parigi, non c'è Londra. Per quello che -è personale, badiamo bene. Non potrebbero fare una scelta migliore.... -salvo rare eccezioni. — Poi soggiunse sorridendo: — Ce n'è di tutte le -provenienze. Non troverà un altro personale di servizio pubblico che -sia passato per tanti mestieri. Anche con quelli d'una Società sola -lei può mettere insieme una pattuglia di carabinieri, di soldati di -cavalleria, di guardie di finanza; ci trova chi le fa la barba, chi -le canta l'_Aida_, chi le stampa un libro, chi le cucina un pranzo in -tutte le regole. Ci son perfino dei marinai e dei segretari comunali. -C'è un fattorino della Belga che sa mezzo Dante a memoria e parla -latino. Non è vero, Giors, che c'è un fattorino che ha fatto il Liceo? - -— E come! — rispose il cocchiere. — Ha sempre la testa nelle nuvole. -Gli caricano tutti i soldi dell'Argentina. - - * - -Quel benedetto “tranvaiofilo„ mi fece cambiar idea un'altra volta: -fui tentato di fare uno studio soltanto sugli impiegati dei tranvai. -L'argomento si prestava a rappresentare in un quadro forte la lotta -disperata degli innumerevoli cercatori di piccoli impieghi, che, -nuotando come naufraghi in tutte le direzioni, s'afferrano a tutte le -travi e a tutte le tavole, e lascian l'una per avvinghiarsi all'altra, -s'affondano e risalgono per riattaccarsi alla prima, da per tutto -respinti, sospinti, adunghiati da cento mani che cercano la salvezza -sullo stesso palmo di legno. La biografia d'una cinquantina di -cocchieri e di fattorini sarebbe stata una storia maravigliosa, e non -inutile, di famiglie fulminate e smembrate dalla sventura, dì piccoli -commercianti falliti, di piccoli proprietari rovinati, di poveri -diavoli travolti senza posa dalla caserma all'officina, dall'officina -all'anticamera, alla bottega, alla portieria, alla cantina, -all'ufficio, sbalzati sul tranvai dalla vettura, dal furgone, dalla -carretta, dal carro funebre, diversissimi fra di loro d'educazione e di -cultura, e nel modo di considerare il proprio stato, che è immutabile -e soddisfacente per gli uni, e transitorio e insopportabile per gli -altri, destinati in gran parte a nuove cadute, a nuove trasformazioni, -a nuove avventure. Ed anche mi allettava allo studio la vita strana di -costoro, che corrono la città tutto l'anno e tutto il giorno, mangiando -a scappa e fuggi come soldati alla guerra, in contatto con gente -d'ogni classe e d'ogni ceto, strisciati dalla veste profumata della -signora, urtati dal gomito brutale del briaco, costretti continuamente -a disputare, a ammonire, a comporre dissidi, spettatori e uditori -obbligati d'amori, di pettegolezzi, di discussioni, di beghe, di -ridicolaggini e di miserie infinite. E con questa nuova idea, per vari -giorni, andai interrogando fattorini e cocchieri.... - - * - -Ma proprio in quei giorni fermarono la mia attenzione altri personaggi, -che m'indussero da capo ad allargare il campo del mio libro. - -La prima fu una vecchietta della campagna solita a venire a Torino -sul tranvai che parte dalla barriera di Francia. Veniva forse da Pozzo -di Strada. La trovavo quasi sempre sulla piattaforma, con accanto un -sacco ritto, pieno di non so che, molto pesante, al vedere. Scendeva -ogni volta al crocicchio di via Venti Settembre. Giors l'apostrofava -di tratto in tratto come una conoscente: — _Bondì, mare_ —; essa -rispondeva con un cenno del capo. Non apriva mai bocca se non per -chiedere scusa ai passeggieri dell'ingombro del suo sacco, che mutava -di posto ogni momento, perchè impacciasse il meno possibile. Era una -vecchierella piccolissima, con le braccia d'una cortezza straordinaria, -vestita rozzamente, ma molto pulita, con un fazzoletto di colore sul -capo: un viso umile e buono. Soleva star ritta in un angolo, con una -spalla appoggiata alla colonnina, con la fronte bassa, con gli occhi -fissi sui piedi dei vicini, come meditando, e non solo non guardava, -ma pareva che non vedesse nessuno, e ogni tanto chiudeva gli occhi, e -stava un po' così, come se dormisse. Per via Garibaldi si faceva il -segno della croce quando il tranvai passava davanti alla chiesa di -San Dalmazzo, alla Trinità e ai Santi Martiri, o quando incontrava -una processione di _Figlie verdi_ col crocifisso. Era evidente che -aveva un pensiero fisso, un'immagine triste immobile davanti alla -mente, un dolore chiuso e grave che non cercava conforti e che nessuna -parola pietosa avrebbe potuto alleviare. Una mattina poco mancò -che un sobbalzo improvviso del carrozzone non la buttasse giù: fece -appena in tempo ad afferrarsi alla colonnina; ma non passò sul suo -viso bruno e rugoso la più leggiera espressione di spavento: non le -premeva la vita, si capiva. Che poteva esser stata la sua vita? La -ricorrevo con l'immaginazione, guardando lei: curvata al lavoro fin -da bambina, sfiorita a vent'anni, sposata per la dote d'un palmo di -terra, maltrattata, abbandonata dai figliuoli adulti, rimasta sola, -forse, dopo cinquant'anni di fatiche e di stenti, con un vecchio -ingrato e malato.... Mi destava una grande pietà. All'angolo di via -Venti Settembre scendeva, si metteva il sacco sulle spalle e, piegata -sotto il peso, pigliava verso Porta Palazzo. Vista di dietro, nella -strada, pareva una bimba, tanto era poca cosa: era veramente l'immagine -della sua vita: una cosa di nulla, china sotto un gran carico, in mezzo -a gente che la urtava e non le badava. Studiando la sua tristezza, -l'ultima volta che la vidi, vi scopersi l'espressione d'un dubbio o -d'una speranza, mi parve come un dolore che aspettasse, e che dovesse -cessare un giorno o mutarsi in disperazione.... - -L'altro “personaggio„ fu una signorina che trovavo qualche volta sul -tranvai del Martinetto, qualche volta su quello di corso Vinzaglio, -sempre sola. La prima volta che la vidi, seduta in un angolo del -carrozzone, il suo viso si disegnava di profilo sopra il vetro del -finestrino, dov'era dipinto in colore azzurro e rosso di fuoco un -annunzio figurato di pastiglie per la tosse; e pareva veramente un viso -di vergine campeggiante nell'invetriata d'una cattedrale; così puro di -linee, così casto d'espressione e d'una bianchezza così eguale e soave -che avrebbe attirato il primo sguardo fra dieci visi di monache tutte -belle. Fui anche più maravigliato quando si voltò, mostrando due grandi -occhi chiari e sereni, che si fissavano un momento ora sull'uno ora -sull'altro di quelli che la guardavano senza dare il più leggiero segno -nè di stupore, nè di compiacenza, nè di suggezione, come gli occhi -d'una creatura chiusa alle passioni umane. Aveva l'aria d'una ragazza -che non potesse arrossire per ignoranza del peccato, che non avesse più -mutato aspetto dall'età di cinque anni, e a cui mancasse la coscienza -del proprio sesso: una di quelle figure serafiche, che non ci riesce -d'immaginare intese a un'occupazione volgare, e quasi neppure alla -soddisfazione d'un bisogno fisico, come se del corpo umano non avessero -che le forme esteriori. Ebbi un disinganno, peraltro, quando la vidi -levarsi in piedi e discendere: era molto alta di statura, stretta di -spalle, un corpo di bambina allungata, così esile e leggiera, che un -ragazzo l'avrebbe potuta portar via. Tutta la sua bellezza era nel -capo, incoronato d'una stupenda capigliatura castagna: la natura le -aveva abbozzato il resto senz'amore. Vestiva molto modestamente, con -semplicità severa, come si vestirebbe una monaca costretta a smettere -per un giorno l'abito religioso. Mi destò una viva curiosità. E fin -dalla prima volta mi sorse nella mente un'immagine che non ne uscì più: -Vittoria Colonna morta, del pittore Iacovacci: chi sa perchè? Vidi lei -vestita di bianco, distesa sopra un catafalco, lunghissima, ravvolta -in un velo bianco, coronataci fiori bianchi, in mezzo a quattro grandi -ceri fiammanti, e la chiamai dentro di me: _la vergine morta_. Chi -poteva essere, così bella e così strana, e sempre così sola? Non -l'ombra d'un pensiero mi passò per la mente, che non fosse rispettoso, -poichè s'ha un bel sapere per esperienza che i visi ingannano: ci sono -dei visi su cui si giura. E mi rimase un desiderio acuto di sapere, e -feci il proposito fermo di chiedere, di scoprire in qualunque modo chi -fosse. - -Il terzo personaggio mi destò una curiosità anche maggiore. Una -mattina che nevicava, in via Garibaldi, fa fermare il tranvai un -piccolo signore sulla cinquantina, con gli occhiali e il pizzo grigio, -s'avvicina per salire sulla piattaforma davanti, e, visto me, mi lancia -un'occhiata severa e scappa sulla piattaforma di dietro. Diavolo! -Già una volta l'avevo visto fare quell'atto; ma non m'era nato alcun -sospetto: poteva essere un caso o uno sbaglio. Ma la seconda volta -non cadeva più dubbio. Ero proprio io la forza repellente. E perchè -mai? Non lo conoscevo; non ricordavo d'avergli parlato mai. È però -tanto facile il dimenticarsi d'aver offeso, anche non volendo, uno -sconosciuto, o con una lettera asciutta, o col silenzio, o con uno -sgarbo fatto per la via, che mi diedi a cercare rapidamente nella mia -memoria. Ma non vi ritrovai nè il suo viso, nè un indizio qualsiasi -della sua esistenza. Che fosse un'antipatia letteraria così violenta -da rendergli insopportabile la mia vicinanza? Ma non m'aveva l'aria -d'un cittadino che potesse patire di quella malattia: pareva d'una -professione remotissima dal mondo delle lettere, come un notaro o un -segretario d'agenzia, un padre di famiglia serio e posato. A un certo -punto, voltandomi indietro, mentre i due usci erano aperti, lo vidi -ritto sull'altra piattaforma, e incontrai il suo sguardo: egli dilatò -gli occhi, come a una sorpresa sgradevole, e voltò bruscamente il capo -dall'altra parte.... Ombre degli avi miei! Era veramente un'antipatia -d'indole acuta; era un uomo che m'avrebbe dato fuoco da due parti. -Ebbene, rimasi male; sì, alla mia tenera età! perchè son uno di quei -poveri diavoli che non sanno rassegnarsi a essere odiati. Presi nota di -quel viso nella mia memoria. L'“amico„ doveva star di casa su quella -linea, l'avrei rivisto, avrei forse scoperto il suo _perchè_, e mi si -poteva offrir il modo di levare a lui il verme dal cuore e a me l'osso -dalla gola.... - - * - -Mi si presentarono intanto altri personaggi; la cosa s'avviava bene. -Pensai che si potessero anche studiare sul tranvai gli effetti degli -avvenimenti politici; ma mi persuasi presto che, per questo riguardo, -c'era poco da cavare da un popolo dell'indole del torinese. Eran quelli -i giorni della grande ansia pubblica per la sorte della fortezza di -Makallè. Sui tranvai di Napoli avrei inteso chi sa che discussioni ed -esclamazioni; su quelli di Torino non c'era nulla da raccogliere: la -mattina leggevan tutti il _Popolo_ e la _Stampa_, in silenzio, e solo -i conoscenti barattavano qualche parola a voce bassa, per lo più dei: -— ma! — secchi e solitari, come suoni di bottiglie stappate. Conobbi -però un fattorino che s'occupava della guerra con gran passione, e -che mi diede egli solo una forte spinta a scrivere il libro. Era una -settimana sulla linea del Martinetto, un'altra su quella dei Viali: -un lanternone biondiccio, con gli occhi lustri e le guance cave, che -arieggiava lo Zanardelli. Lo chiamavano Carlin. Era acceso d'un sacro -furore per la guerra d'Africa; diceva egli stesso che fin dal principio -della campagna quello era un suo pensiero fisso, che non gli dava pace. -Tendeva l'orecchio a tutti i discorsi guerreschi dei passeggieri, -e quando sentiva biasimar la guerra o far presagi sinistri, faceva -dietro le spalle del parlatore degli atti violenti di negazione. Le -buone notizie lo inebbriavano, e allora parlava alto da sè: — Bravo -Galliano! Ah non importa: si fanno un bell'onore! Ah, la vedremo! — -E aveva il baco dello stratega: ripeteva ogni mattina che bisognava -pigliarli fra due fuochi, e faceva l'atto con le braccia. — Ma perchè -non li pigliano fra due fuochi? — Gli pareva così semplice! E non -sapeva darsi ragione del perchè non lo facessero. — Non concluderanno -niente — diceva —, fin che non li attaccheranno davanti e di dietro -non concluderanno niente; non ne tornerebbe più uno a casa di quei -maledetti negri, non uno! — Se la prendeva anche con la Francia per un -pezzo d'articolo insolente che aveva letto tradotto in un giornale; -avrebbe voluto che si “desse una lezione„ anche alla Francia. Era un -esempio maraviglioso di atavismo bellico. Le sue idee sulla politica -estera si riducevano in un solo concetto semplicissimo: — _darle_ —; -dandole, non importa a chi nè con qual fine, s'accomodava ogni cosa. -Avendo un giorno udito parlare delle stragi d'Armenia, diceva che -si doveva mandar là “in vcntiquattr'ore„ tutte le flotte: era molto -semplice anche il suo modo di risolvere la quistione d'Oriente: — -_Bombardé tutt!_ (Bombardar tutto) — e accennava con un gesto largo -tutto l'orizzonte. Ma pochi gli davan retta, perchè i blateroni, a -Torino, fanno poca presa. V'era un solo passeggiere che gli rispondeva -ogni tanto qualche monosillabo perchè lo doveva conoscere da un pezzo, -un abbonato che saliva ogni mattina alla stess'ora sui tranvai diretto -a Piazza Castello, un tipo di travet che ha del suo, grasso e severo, -e correttamente vestito; che Carlin chiamava “cavaliere„. E anche -questo era destinato ad essere uno dei miei personaggi prediletti. -Era la figura ideale del _bicchierino_ pacato e compassato. Si sedeva -ogni mattina dentro, dalla parte posteriore del carrozzone, e se -non trovava libero quell'angolo, anzichè sedersi in un'altra parte, -restava in piedi di fuori. Appena seduto, ogni volta con lo stesso atto -riposato tirava fuori dalla stessa tasca del soprabito la _Gazzetta -del Popolo_, l'apriva lentamente, e leggeva sempre per prima cosa la -cronaca cittadina, e poi il rimanente, ma senza mai tagliare il foglio, -che voltava e ripiegava con tutti i riguardi, e senza dar mai nel viso -il più leggiero segno di curiosità o di maraviglia, qualunque fossero -le notizie del giorno; finchè arrivato in Piazza Castello tirava -fuori l'orologio, ogni mattina con lo stesso gesto, e guardava l'ora -prima di scendere. Un vero _travet_ dello stampo antico, conservatosi -intatto perfettamente. E d'un amor proprio campanilista così geloso! -Una mattina, lui presente, vedendo che passava un carro sul marciapiede -per lasciar la strada al tranvai, dissi forte a un mio amico: — Già, -questa via Garibaldi è troppo stretta. — Egli alzò dalla _Gazzetta_ -il viso stupito e sgranando gli occhi verso di me, senza guardarmi in -faccia, mormorò: — Stretta Via Ga-ri-bal-di? — Poi ricominciò a leggere -con una sfumatura di sorriso ironico sulle labbra. Tutta l'anima del -vecchio Torinese s'era rivelata in quelle tre parole. Me ne innamorai, -e scrissi i suoi connotati nel mio taccuino. - - * - -Pure in quei giorni feci un'altra scoperta che mi diede un impulso -di più a colorire il mio disegno, la scoperta (non posso far di meno -di quest'espressione barbarica) dell'“erotismo tranviario„ una delle -“molte forme psicologiche di quella eccitazione sessuale„ che, secondo -il Ferrero, è cagione della minore attitudine della razza latina al -lavoro metodico, in confronto della razza anglo-sassone. Scopersi che -v'è una famiglia d'uomini di tutte le età, ma i più dell'età matura e -della classe agiata, facilmente riconoscibili, per i quali il tranvai -è un nido errante di delizie erotiche del pensiero, una specie di arem -continuamente cangiante, in cui per la via degli occhi, dell'olfatto -e dei contatti fortuiti essi si procurano mille godimenti raffinati -dell'immaginazione. Infatti, respirare come in un salottino un'aria -pregna di delicati profumi femminili, seder per mezz'ora in mezzo a -due belle signore che vi pigiano, sentirsi urtare il ginocchio dal -ginocchio o premere il piede dal piedino d'una signorina che entra o -che esce, o appoggiar la mano inguantata sulla spalla da un'altra che -perde l'equilibrio nell'atto di sedersi, e altre cosette simili, sono -piccole voluttà in nessun altro luogo così frequenti e così facili -come nella carrozza di tutti. V'è in questa famiglia una varietà -grandissima di dilettanti, da quello che cerca soltanto dei piaceri -quasi spirituali, come il _grazie_ e il sorriso della signora a cui -cede il posto o apre l'uscio o porge il fazzoletto dimenticato o -sorregge il bambino quando scende, via via, per una gradazione minuta, -fino a quello che preferisce le voluttà più sensuali della piattaforma, -dove le sere dei dì di festa, fra la calca della gente in piedi, si -trova a strofinar la barba sulla capigliatura fresca d'una ragazza -del popolo, o riceve sul petto e nel viso l'urto e l'alito d'una bella -persona buttatagli addosso da un sobbalzo del carrozzone, o può premere -col braccio un braccino imprigionato, di cui sente la morbidezza a -traverso la manica. Studiare questi vari “amorosi„, e in special modo -gli ultimi, del palcoscenico rotante, osservare le simulazioni diverse -di fredda indifferenza o di raccoglimento filosofico con cui cercano -di coprire le loro ebbrezze silenziose, e cogliere anche il contrasto -comico che c'è qualche volta tra la gravità dei loro discorsi politici -e la natura delle loro sensazioni e dei loro pensieri segreti, mi parve -una cosa nuova e allettante. E apersi una colonna per gli erotici dei -tranvai nello scartafaccio dei miei appunti. - - * - -Ebbi ancora una spinta a scrivere esperimentando quante più cose -abbracci e penetri la facoltà d'osservazione quando invece d'aspettare, -come di solito, il richiamo degli oggetti, si fa una facoltà attiva, -che interroga e cerca, acuita dalla curiosità e stimolata da uno scopo. -Non ero ancora ben fermo nel mio proposito che già, in quegli ultimi -giorni di gennaio, avevo raccolto una maggior quantità d'osservazioni -che non avessi fatto per l'addietro in molti anni; alcune delle quali, -d'ordine generico, m'avrebbero messo sulla via di farne molte altre -curiosissime. Avevo osservato, per esempio, che signori e signore, -rispetto al modo di considerare il tranvai, si dividono in due ordini: -quelli che lo hanno accolto e se ne servono volentieri, senz'alcuna -ripugnanza, anzi quasi compiacendosi della promiscuità delle classi -che v'è inevitabile, e quelli che se ne giovano perchè non possono -farne di meno, ma che, per quella ragione che lo rende ad altri -piacevole, vi ripugnano, e fanno un piccolo sacrificio d'amor proprio -ogni volta che vi salgono, e mostrano a mille segni sfuggevoli, mentre -vi stanno, di adontarsi dei contatti plebei e di non veder l'ora di -uscirne. Avevo notato, in special modo nella gente del popolo, e più -che altro nel sesso femminile, altre due grandi famiglie: quella dei -disinvolti, in cui è vivo e altero il sentimento dell'eguaglianza, che -s'accomodano e discorron forte fra i signori come in casa propria, -non vergognandosi, anzi facendo quasi ostentazione dei loro panni -poveri; e quella dei timidi, giovani e ragazze per lo più, anche -del ceto medio, che entrano impacciati e arrossendo come in casa -d'altri, umilmente cerimoniosi, e siedono tenendo gli occhi sulle -ginocchia, e aspettano per scendere che tiri un altro il campanello, -per non attirar l'attenzione sopra sè soli. Mi s'era presentata fra i -passeggieri d'ogni classe un'altra divisione notevolissima: la schiera -dei noncuranti, che non hanno alcuna curiosità dei propri simili, -che stanno là con gli occhi morti, senza guardar nè chi esce nè chi -entra, come se fossero stufi dello spettacolo della vita e non avesse -più alcun viso umano maggior significato per loro che una pietra -del lastrico, e quella degli spiriti curiosi, che giran gli occhi -continuamente da un viso all'altro, badando a ogni atto e a ogni parola -di tutti, con la vivacità evidente d'un pensiero che scruta, indovina -e commenta, come se ogni sconosciuto che entra nel carrozzone entrasse -nella vita loro e dovesse un giorno esercitare un influsso sul loro -destino.... E altre mille cose osservavo ogni giorno, maravigliandomi -di non averle prima vedute mai, come se fosse stato sempre tra me -e i miei compagni di corsa interposto un velo, che soltanto in quei -giorni si squarciasse. Quante scene mute finissime e giochi riflessi di -fisionomia e manifestazioni involontarie di pensieri e di sentimenti -intimi fra quella gente che non si conosce, che si vede e si tocca -per un momento, e non s'incontrerà forse mai più nella vita! Che -baleni guizzano sul viso della ragazza povera, ma bella e opulenta -di forme, quando siede di fronte alla signorina d'aspetto infelice e -d'abbigliamento splendido, della quale si sente gli sguardi addosso -e indovina i pensieri; quali ombre passano sul viso della signora -elegante, regina del tranvai per cinque minuti, quando n'entra un'altra -elegantissima, che svia da lei e attira a sè tutti gli sguardi e le -siede davanti vittoriosa posando i piedi sulla sua corona caduta; e -quante cose dicono gli occhi della vecchia ragazza malinconica quando -le sta di faccia una florida mamma campagnuola con un gran pezzo di -marmocchio rosato che le succhia l'anima dal seno! E che rapido e -parlante scambio di sguardi e di sorrisi segue tra i passeggieri quando -il sindaco della città, conosciuto da tutti, non trova più posto che -accanto a uno spazzino municipale con tanto di scritta sul cappello, e -quando una mondana dipinta, incipriata e petulante, riconoscibile alla -prima occhiata, si viene a seder dirimpetto a una povera monachella -che sfila il rosario col mento inchiodato sul petto, e quando un -giovinotto attillato, che ha già preso un atteggiamento galante davanti -a una bella signora, scendendo questa ad un tratto, si vede sedere -di faccia in luogo suo un vecchio donnone in rovina con un cavolo -enorme fra le braccia! E muta ogni tanto, come un quadro dissolvente, -l'aspetto generale della compagnia. Predomina per un tratto il bel -sesso signorile con un profumo misto d'essenze fini e di viole; poi -si squaglia come per accordo, e prevale il popolo minuto — operai, -erbivendolo, serve — con un odor forte di pipe spente e di cipolle; e -poco dopo si trasforma il carrozzone in una stanza della Maternità, -dove cinque o sei piccini sgambettano e gnaulano, rodono mele e -pagnotte e succhiano poppaiole e caramelle; e dieci minuti appresso -non ci son più che vecchi intabarrati, occhiali e barbacce, facce -gravi d'uomini d'affari che consultano taccuini e discuton di cifre -come in una sala d'agenzia. E in ciascuno di questi quadri mutevoli è -un succedersi continuo di macchiette che spiccano vivamente sul fondo, -ora un ufficiale in gran divisa, ora un prete che legge l'ufficio, o -una signora con un mazzo di fiori, un ubbriaco che parla da sè, un -malato che languisce, un contadino che dorme. Una piccola immagine -della società umana, infine, un piccolo mondo pieno anch'esso di pompe -e di miserie, di ravvicinamenti strani e di contrasti bizzarri, col -suo baratto perpetuo d'invidie, di disprezzi e di danari; nel quale v'è -chi scende, chi sale e chi casca, chi va fino a capo della corsa e chi -s'arresta a metà, e chi non trova posto e chi n'occupa troppo, e gli -uni lo disputano agli altri, e questi ridono, e quelli si lagnano, e -tutti hanno premura di giungere, e il veicolo che porta tutto questo — -come quell'altro — va, va, va senza posa - - per tornar sempre là donde s'è mosso. - - * - -A questo punto il libro mi si disegnò nel pensiero lucidamente: -scrivere quello che vedevo sui tranvai, giorno per giorno, per il corso -d'un anno, dipingendo le persone più notevoli che v'avrei rivedute -più sovente; rappresentare le relazioni e l'azione che esercitano -l'una sull'altra, mescolandovisi, le varie classi sociali, senza -forzare il vero ad alcun fine; ritrarre, insomma, il più fedelmente -possibile, quella varia commedia umana, sparsa e fuggente per quindici -lunghissime linee, che, intersecandosi in cento punti, costituiscono -nella circolazione generale della vita cittadina una circolazione più -rapida, e quasi una vita volante al disopra di quella della popolazione -che cammina. Ma dal concepire il disegno al cominciare risolutamente -il lavoro c'è un passo, che in più d'un caso non si fa mai. A farlo -occorre alle volte un ultimo impulso, un piccolo accidente, che è -come la fiammella che dà fuoco a una grande architettura pirotecnica -lungamente preparata. - -Questo piccolo accidente m'occorse l'ultimo giorno del gennaio, verso -il tramonto, sulla linea del Corso Vinzaglio. Il carrozzone era pieno. -Sul Corso Vittorio Emanuele salì e rimase in piedi sulla piattaforma -davanti una donna del popolo d'una trentina d'anni, vestita male, che -teneva in braccio una bellissima bambina bionda di nove o dieci mesi. -Stando lei rivolta verso i cavalli, la bambina, appoggiata alla sua -spalla, volgeva il viso indietro, verso uno dei finestrini; dietro il -quale, nell'angolo interno del carrozzone, sedeva una giovane signora, -che avevo visto altre volte su quella linea, e che per il viso, il modo -di vestire e il contegno ugualmente singolari m'aveva colpito. Era -piccolina, ma bella, con due grand'occhi scuri e sporgenti; un viso -bruno pieno di vita e improntato d'una bontà grave, calda, inquieta, -ardita, come quella d'una suora di carità sul campo di battaglia; -e avevo notato che quando parlava le veniva su di tratto in tratto -un'ondata di sangue e le si gonfiava il collo e le s'alzava il seno -con violenza come se la forza della passione le opprimesse il respiro. -Ed era vestita bene, ma senza nulla di vistoso, con una discrezione -evidentemente voluta, che appariva anche più modesta accanto -all'eleganza della bambinaia che aveva con sè; e c'era nel suo vestito -una certa trascuratezza inconsapevole, che s'accordava coi suoi capelli -un po' scomposti, non per arte, si vedeva, ma per negligenza. Teneva in -quel momento ritto sulle ginocchia un bambino d'un anno al più, vestito -con lusso, bruno come lei, con gli occhi grandi e oscuri come i suoi; -il quale stava appoggiato col viso e con le mani contro il vetro del -finestrino. - -Il bambino e la bambina si trovarono così di fronte l'uno all'altra, -quasi toccandosi col viso, non separati che dal vetro. - -Appena si videro, parve che si riconoscessero dopo essersi per -lungo tempo desiderati e cercati. Non è raro il caso fra bambini di -quell'età; ma uno così bello non l'avevo visto mai. Cominciarono -a sorridersi, poi a ridere, a scuotersi e a tender le braccia, la -bambina chinandosi, il bimbo alzandosi sulla punta dei piedi; palpavano -il vetro con le manine, volevano toccarsi, avvicinavano i visi, -cercavano di sguisciare dalle mani delle loro mamme, ed eccitati a -vicenda da quella mimica amorosa, s'agitavano e ridevano sempre più -forte, mostrandosi i sedici dentini incisivi che avevano fra tutte e -due, ansando e accendendosi nelle guance, trillando e scattando con -tal vivacità l'un verso l'altro, che prima le due madri dovettero -voltarsi e trattenerli perchè non dessero delle capate nel vetro, e poi -tutti i passeggieri ch'eran dentro si misero a guardare, sorridendo, -maravigliati di quella espansione irrefrenabile di simpatia e -d'allegrezza. - -Tutt'a un tratto la signora balzò in piedi, aperse l'uscio con una -mossa vigorosa e uscendo sulla piattaforma alzò il suo bimbo verso -la bambina, che l'aspettava con le braccia tese. Volevano baciarsi, -ma non sapevano, si misero le mani sul capo e intorno al collo, si -strofinarono il viso l'un contro l'altro, e poi s'avviticchiarono, -parendo per un momento un solo grosso bimbo con due teste, vestito per -metà da povero e per metà da signore, con una capigliatura mezza bruna -e mezza bionda.... - -— Ah che _birichinaia grama_! — esclamò Giors, dando una frustata ai -cavalli, dopo aver visto la scena. — Maledetta razza di sfaccendati, di -mangiapani a tradimento! — E voltando verso di me il viso esilarato: — -Eh, a quell'età, in pieno tranvai! E il povero Giors che fa lume! — E -diede in una risata. Ma vidi che aveva gli occhi inumiditi. - -— Il libro è fatto — pensai. - - - - -CAPITOLO SECONDO. - - - Febbraio. - -Un consiglio agli studiosi delle donne: osservino i loro diversi -modi di far fermare il tranvai, di sulla strada e di dentro, e ne -ricaveranno gran lume a giudicare del loro carattere. Alcune agitano -l'ombrellino in alto, da lontano, come un capitano di cavalleria -agita la sciabola, o gridano un _alt_ imperioso, corrugando la -fronte e tendendo il braccio come per dare un ordine perentorio a -un marito ribelle; altre muovono la mano all'altezza della spalla, -come chi chiama a sè qualcheduno, o l'alzano graziosamente con due -dita tese e col capo un po' inclinato da una parte, sorridendo, -nell'atto della scolaretta che chiede il licet alla maestra: mogline -sottomesse, parrebbe. E infinita e piena di significati psicologici -è la gamma degli _alt_ argentini e gravi, tremoli e dolci come note -di tortora o interiezioni amorose, o duri e taglienti come i _no_ -d'una virtù inespugnabile. Quelle che hanno l'_alt_ soave, per lo più, -s'affrettano a salire, chiedendo scusa del ritardo con uno sguardo -timido e sorridente; le altre, invece, se anche sono d'un bel tratto -lontane, fanno il comodo loro, non badando agli atti d'impazienza dei -passeggieri che aspettano, o mostrando un viso di regine offese. E sono -anche più diversi i modi di far fermare per discendere. Le une s'alzano -di scatto e danno una strappata alla correggia del campanello come -padrone irritate che chiamino il servitore; le altre fanno un cenno di -preghiera al fattorino perchè tiri lui, o se stanno sulla piattaforma, -premono delicatamente con l'indice la spalla del cocchiere e gli -domandano all'orecchio, come in confessione, se vuol _far il piacere_ -di fermare _un momento_. E si capisce che in molte, specialmente della -classe alta, deriva da un concetto esagerato della brutalità degli -uomini del popolo e del loro mal animo contro i signori la cortesia -eccessiva e quasi umile che usan con loro; con la quale cercano -d'ammansirli, come cagnacci ringhiosi, per timore di villanie gratuite; -ed è altrettanto palese che quelli rispondono malamente, in molti casi, -a quella cortesia soverchia, appunto perchè ne intuiscono la cagione, e -se ne adontano. - - * - -Stavo riandando queste osservazioni, fatte per l'addietro, quando salì -accanto a me sul tranvai dei Viali, vicino alla Mole Antonelliana, -un bel giovanotto di mia conoscenza, una specie di fanciullo erculeo, -sano e fresco come un fiore, figliuolo d'un ricco proprietario di case, -dilettante di pittura a ore perse, simpatico per un misto originale -d'ingenuità e d'arguzia, e compagno di chiacchiere piacevolissimo, -perchè conosceva mezza Torino. Seguitai con lui a voce alta il corso -dei miei pensieri. - -— Ah! — esclamò, — lei fa degli studi sui tranvai. E anch'io. — Aveva -fatto egli pure delle osservazioni sull'“erotismo tranviario„, ma -s'occupava d'un ordine particolare di fatti: era uno _specialista_ del -bel sesso. S'interruppe per guardare una signora seduta dentro; poi mi -domandò se mi ricordavo dove quella signora fosse salita. In piazza -Vittorio Emanuele, mi pareva. — E scusi — ridomandò — ha osservato -che abbia preso il biglietto di coincidenza? — Non l'avevo osservato. -Rimase un po' pensieroso; poi disse piano: — L'ha preso di sicuro. -È strano. Gira su tutte le linee e prende sempre la coincidenza. Ci -dev'essere un perchè: forse per sconcertare i curiosi, o per sviare -qualche spia, che sospetta d'aver alle calcagna. — Gli domandai -chi fosse. Lo sapeva; ma non lo disse. — È la signora.... delle -coincidenze — rispose sorridendo. E mi parlò della sua “specialità„. -Egli si divertiva a indagare i misteri amorosi. C'era, per esempio, -una signorina di famiglia conosciuta, che saliva sempre sul tranvai -con la sua cameriera, ma fingendo di non essere in sua compagnia, e -a un dato punto scendevano tutt'e due, e l'una pigliava da una parte, -l'altra dall'altra, come se non avessero nulla a che fare fra di loro: -c'era lì sotto un segreto, che non aveva ancora potuto scoprire. Ah i -tranvai, che agevolezze avevano portato agli amori e che tormenti alle -gelosie! Egli sapeva di mariti gelosi che proibivano assolutamente alla -moglie di salirvi; che piuttosto di salire con essa sulla piattaforma -affollata, quando dentro non c'era più posto, facevano due miglia a -piedi sulla neve, e che quando eran costretti a ficcar la loro metà -in quella calca d'uomini in piedi, vigilavano le facce circostanti con -occhi di basilisco soffrendo delle torture d'inferno. Ne aveva inteso -uno, in un salotto, chiamare l'istituzione del tranvai immorale, e -definire i carrozzoni veicoli di scandalo, case ambulanti di mala fama. -Ma d'altra parte, era un'“istituzione„ assai comoda per il servizio di -polizia coniugale. Egli conosceva una signora che cercava gli scontrini -negli abiti di suo marito per accertarsi ch'egli fosse veramente andato -dove aveva detto, e che spesso, quando egli usciva dicendo: — Vado nel -tal sobborgo — usciva essa pure, subito dopo, per pigliare un'altra -linea convergente allo stesso punto; per il che accadeva qualche volta -che in capo alle due corse, alla barriera di Nizza o di Casale, moglie -e marito si ritrovavano di fronte, lei contenta d'averlo riconosciuto -sincero, lui arrabbiato d'esser stato seguito; e ne seguìva una scena. -— La linea dove avvengono più incontri d'amanti — disse poi —, è quella -da piazza Castello alla barriera di Nizza. — Gli domandai perchè. — -Non lo so — rispose —, ma è quella. Ne riparleremo. — E mentre stava -per scendere, si rattenne per dirmi: — Guardi là, intanto, un quadretto -curioso per lei. - -Era un quadretto amenissimo, infatti; una famiglia numerosa, -raggruppata da un lato del viale, due vecchietti, tre ragazze e due -bimbi, che accennavano al cocchiere di fermare agitando tutti insieme -nella nebbia una canna, quattro ombrelli e non so quanti fazzoletti, -con le braccia in alto, con un movimento regolare e continuo, come un -gruppo di naufraghi sopra uno scoglio, che chiedessero soccorso a un -bastimento. - -— Frequenti la linea della barriera di Nizza — mi ripetè il pittore -discendendo; — ci troverà molti _documenti_. - - * - -Dovetti appunto in quei giorni frequentar quella linea per andar a -visitare un vecchio amico malato, che stava sul corso Galileo. E fu un -piacere nuovo per me, in quelle mattinate grigie d'inverno, correndo -quella lunghissima via diritta, a cui la grande stazione affumicata -della ferrovia, i camini delle officine, il via vai fitto dei carri e -la folla e la nebbia danno l'aspetto d'una via di Parigi o di Londra, -osservare nella rapida corsa come la città via via dirada, rappicinisce -e si acqueta fino alla barriera di Nizza, dove par che nelle cose e -negli uomini incominci la pace della campagna. In pochi giorni conobbi -la linea. Andando verso le dieci vedevo venir giù la _vivandiera_, -il carrozzone consolatore che porta in piazza Emanuele Filiberto -la colazione dei fattorini e dei cocchieri, il carico dei canestri -sospirati, gli uni per gli scapoli, dati dalla Cucina economica della -_Società Torinese_, gli altri portati alla Società o rimessi man mano -al conducente lungo la via e raccomandati come bambini dalle mogli e -dalle figliuole, appostate ogni giorno a quell'ora in quei dati punti, -come per un convegno amoroso. Ritornando verso mezzogiorno incontravo -il tranvai della “corsa degli impiegati„, quello che, partendo da -piazza Castello alle undici e mezzo, raccoglie lungo il tragitto -tutti i _travet_ che vanno a desinare a casa in borgo San Salvario, -sbadigliando a bocca squarciata, con la faccia lunga dalla fame e gli -occhi rotanti dall'impazienza. Ritornando invece a notte fatta, trovavo -nel carrozzone illuminato delle famigliole borghesi che andavano al -teatro, eccitate dall'avvenimento insolito come se venissero a Torino -da un'altra città, strette in conversazioni scolarescamente vivaci, -come brigate giovanili partenti per un viaggio notturno d'avventure. -E tra una corsa e l'altra, osservando i cavalli mentre aspettavo la -partenza alla barriera, cominciai a prender simpatia per quelle povere -bestie, venute la più parte dall'Ungheria, comprate alle fiere di -Lunigo, di Novara e di Padova, alcune ancora belle e vigorose, altre -con le gambe davanti già piegate e sformate dagli strapazzi, distinte -con ogni specie di strani nomi, trovati dalla fantasia degl'impiegati -intinti di lettere, — Sparta, Ovo, Falò, Rabagas, Romanziere, Ministro, -Bibi, Colonnello, Episodio, Camelia, Passerotto, Senato, — destinate -a passare un giorno dai tranvai alle _cittadine_, alle carrette, alle -macine, ai carri mortuari, ai carrozzoni dei saltimbanchi, per dare poi -all'uomo anche la carne e la pelle e le ossa, dopo aver faticato dieci -anni al suo servizio e lasciato la vita sotto la sua frusta.... - - * - -Fin dal primo giorno conobbi su quella linea un cocchiere tipico; e -do a questa parola il suo vero significato, perchè era un di quelli -che in ogni famiglia d'impiegati o d'operai par che condensino in sè -tutti i malumori, tutte le stizze, tutti gli spiriti ribelli della -famiglia. Era un traccagnotto col capo nelle spalle, con un viso -color di terra cotta, che pareva enfiato, con gli ocelli di bragia, la -barba di setole, una voce di tuono. Gli muggiva in corpo una tempesta -perpetua. Eruttava “accidenti„ smozzicati, di continuo, contro le -biciclette che passavano, contro i monelli che spaventavano le bestie, -contro i carrettieri che gl'ingombravan la via, contro chi saliva e -chi scendeva, contro i cavalli, la frusta, il campanello, il colore -del tempo. E quando non sacrava a voce, sacrava con tutti i moti della -persona, col modo di frustare, di tirar le redini, di girar la testa -e lo sguardo, di stringere il freno e di pestare i piedi; e quando -non se la pigliava apertamente con nulla o con nessuno, faceva dei -soliloqui stizzosi inintelligibili guardando in alto, come se dei -nemici visibili a lui solo lo provocassero, danzandogli davanti per -aria, o si sfogava soffiando nel suo fischietto, cacciando dei fischi -prolungati, rabbiosi, senza necessità, come se fischiasse la creazione. -Da piazza Castello alla barriera non lo vidi un momento rabbonito; -pareva che portasse dentro l'ira d'un popolo; non potevo capire come -non schiattasse. Pensai che, se aveva moglie, la povera donna doveva -aver il paradiso assicurato. Intesi che lo chiamavan _Tempesta_, e il -soprannome gli tornava a pennello. Dei passeggieri se ne lagnavano, -brontolando; ma a me fece compassione, perchè un povero diavolo che -passava la giornata a quel modo si condannava da sè al più miserando -dei supplizi che gli potesse augurare la più vendicativa delle sue -vittime; e mi pareva anche da compatirsi perchè per ogni Tempesta -cocchiere c'era bene una decina di Tempesta passeggieri, che mettevan -la pazienza dei suoi colleghi alla stessa prova a cui egli metteva la -nostra. - - * - -Apparteneva alla famiglia dei Tempesta il grosso signore coi baffi -tinti e la caramella all'occhio, che la mattina dopo fece cenno di -fermare all'angolo di piazza Carignano e di via Amedeo. Fece cenno -in modo che il cocchiere, un perticone dal naso a becco, credè -che lo facesse al tranvai di Vanchiglia sopraggiungente, e datagli -un'occhiata, tirò via. Quegli si mise a correre accanto al carrozzone, -col viso acceso, agitando la canna e gridando ira di Dio, e quando -fu sulla piattaforma, ansante, investi il cocchiere. — Che maniere -son queste? T'avevo fatto segno dì fermare; non ti faceva comodo, è -vero? Queste sono facezie da _birichin_! — Il cocchiere, risentito, si -difese; ne nacque un battibecco; venne innanzi il fattorino, un giovane -biondo, dall'aria per bene, che ebbe il torto di pigliar le parti del -compagno. L'altro imbestialì, gridò che sarebbe ricorso alla direzione. - -— Quando avrà tolto una giornata di pane alla mia famiglia, — rispose -il cocchiere, — non avrà ragione per questo. Intanto, non mi deve -trattare col _tu_. - -Il signore tinto lo guardò con stupore; parve più punto da quella -osservazione che dall'altre parole. — Conosco la regola, — disse -bruscamente — si dà del _lei_ al controllore, del _voi_ al fattorino e -del _tu_ al cocchiere. - -— È una regola rispose l'altro — che riguarda il personale, noi fra di -noi, non i passeggieri. - -— È quello che saprò dalla direzione, — ribattè il signore, tirando -fuori un taccuino per segnarvi il numero del carrozzone. - -— Faccia pure. - -— Non ho bisogno del suo permesso. - -Il fattorino s'interpose da capo con buone parole, e quegli, -borbottando, s'acquetò; ma rimase ritto sulla piattaforma -nell'atteggiamento d'un nume corrucciato. Dove m'era già apparso quel -viso? Non mi ricordavo; ma avevo visto certo molte persone che avevan -con quella un'aria di parentela, ne avevo visto in ogni paese, in mille -occasioni, leticare con camerieri d'albergo, con giovani di caffè, con -commessi di negozio, con fiaccherai e con facchini, anche più vecchi -di trent'anni di loro, dando del tu a tutti, con lo stesso piglio di -quello, e mostrando con tutti quasi un risentimento d'istinto. Era uno -di quei tanti per cui la società pare che si divida in bianchi e in -negri, e che non capiscono come in questi ci possa essere qualche cosa -di somigliante all'amor proprio; che, trattando coi negri, giudicano -naturale e logico di adoperare il Galateo dei bianchi rovesciato; che -non adoperano più il bastone, come i loro padri antichi, soltanto per -paura dei pugni, ma, per forza d'atavismo, lo alzano ancora qualche -volta, e più sovente ne parlano; e che con queste tendenze accordano -per lo più le loro idee politiche, abbracciando tutti coloro che -parlano di libertà, d'eguaglianza, di diritti degli umili con una sola -e vasta designazione: — _I baloss._ — I mascalzoni. - -L'uomo tinto discese sdegnosamente sul corso Vittorio Emanuele; il -fattorino biondo lo seguitò un tratto con gli occhi, e poi mise un -soffio. - -— Cattiva pratica, eh? — gli domandò un passeggiere. - -Quegli scrollò il capo. Lo conosceva da anni. Era una calamità di -quella linea: vi faceva due corse il giorno; non passava settimana -che non l'attaccasse con qualcuno. Una volta aveva fatto una scena -perchè il fattorino, prima di dargli il resto, aveva esaminato il suo -biglietto da una lira _con diffidenza_. Era ricorso un'altra volta alla -direzione perchè a un suo rimprovero il cocchiere aveva risposto con -un _sorriso sarcastico_. Un altro giorno aveva minacciato di ricorrere -perchè lo stracciare gli scontrini, in segno di controllo, _sulla -faccia_ dei passeggieri, invece di bucarli con le tanagliette come -fanno sulle strade ferrate, era una mancanza di rispetto. E “ricorreva„ -infatti. Alla direzione ci dovevano aver già un mucchio di lettere sue. -Tutto il “personale„ della Società lo conosceva. Lo chiamavano _tintura -Migone_ per via dei baffi. Quando saliva lui sul tranvai, si mettevan -tutti sulle difese, preparati a un assalto. Poi soggiunse: — E se fosse -il solo! - -— Ce n'è dunque molti di quella semenza? — domandò il passeggiere di -prima. - -Il fattorino lo guardò e diede una forte soffiata nel corno, che fu -insieme una risposta a lui e un segnale al tranvai del Valentino, che -sopraggiungeva. Poi commentò la suonata. Di prepotenti come quello, -pochi; ma di rompiscatole infaticabili, di stuzzichini, di brontoloni -meticolosi e noiosi che attaccavano ogni momento una bega, o per gli -scontrini troppo piccoli e di carta troppo sottile, o per i vetri che -lasciavan passar l'aria, o per le tende delle “giardiniere„ troppo -corte, o per il puzzo che mettevan nel carrozzone i cocchieri sedendovi -dentro durante le fermate, o per il tavolato fradicio, o per le panche -incomode, o per i battenti duri, ce n'era un reggimento. — Bisogna -proprio dire — esclamò — che c'è della gran gente che non ha nulla da -fare! Ah, non è la vita del Michelaccio la nostra... — Poi, accennando -davanti a sè, disse con accento di rassegnazione filosofica: — Però, -quando si vedon questi.... - -Guardai dove accennava e vidi venirci incontro un carrozzone pieno -stipato, tutto di giovani. Quelli sulla piattaforma davanti stavan -rivolti verso i cavalli, diritti, immobili, impettiti, col mento -alzato, in atteggiamenti di statue: eran tutti imberbi e pallidi, con -qualcosa di comune nell'espressione del viso, non so che di chiuso e -di triste, come se avessero tutti un solo pensiero, come una squadra -di condannati. Il carrozzone correva. Vidi dentro di sfuggita due -schiere d'altri visi immobili, eretti, con quella medesima espressione -indefinibile, quasi di raccoglimento severo, come se tutti fossero -assorti nell'audizione d'una musica grave che venisse dall'alto e -ciascuno di essi si credesse solo ad udirla. Anche la piattaforma di -dietro era affollata di quelle statue viventi, dal viso scialbo e senza -sorriso, rigide e mute, e v'eran tra quelli dei ragazzi che avevan la -stessa espressione degli adulti, come se appartenessero a una razza -non dotata che di una gioventù fisiologica, nella quale la vita dello -spirito fosse già una vecchiaia pensierosa. Passarono così rapidamente -che non ebbi il tempo di riconoscerli, e mi diede un brivido la voce -del fattorino, che disse: — Sono i ciechi dell'Istituto di via Nizza; -prendono sempre un carrozzone per loro soli, a prezzo ridotto. - - * - -Non vidi nessuna di quelle scene amorose che m'aveva preannunziato -il giovine pittore: non era buona luna; ma mi toccò su quella linea, -proprio l'ultimo giorno, una delle “migliori„ corse possibili; poichè -(lo debbono aver tutti osservato) si danno sui tranvai le corse -buone, in cui non s'hanno che incontri e impressioni gradevoli, e le -cattive, che sono una sequela di piccoli dispiaceri. La buona ventura -mi cominciò sulla linea del Martinetto, andando a piazza Castello per -pigliarvi il tranvai della barriera. Era il tocco e mezzo, una giornata -splendida. Trovai sulla piattaforma _Carlin_, il fattorino africanista, -felice della partenza del colonnello Pittaluga per Assab, donde si -diceva che sarebbe entrato nell'Harrar con un corpo di spedizione. Il -suo piano di prender gli abissini fra due fuochi stava per attuarsi; -egli ne discorreva con una guardia municipale. — Son suonati! — -esclamava — son suonati! Cani di negri! Non uno, non uno n'ha da -ritornare al suo canile! — Pareva che avesse suggerito lui l'operazione -al ministro della guerra: raggiava vittoria dagli occhi. Ma riconobbi -che la sua curiosità non si pasceva soltanto, nei giornali, di politica -guerresca, poichè, poco dopo, gl'intesi domandar spiegazioni a un -passeggiere intorno a quel “professore dell'Austria„ dotato, come -dicevano, di due occhi diabolici, che vedevano dentro alle scatole -chiuse. Capii dalla risposta che intendeva parlare dei raggi Röntgen e -m'accorsi che la spiegazione gli confondeva, invece di chiarirgli le -idee: cosa frequentissima, fra dotti e ignoranti, anche in politica. -Che un uomo avesse una vista così forte da vedere a traverso il legno, -per quanto fosse strano, lo poteva comprendere; ma la spiegazione dei -raggi elettrici fece nella sua mente un buio fitto. Rimase un po' sopra -pensiero; poi ritornò alla guerra d'Africa, nella quale, almeno, vedeva -chiaro. - -C'era sulla piattaforma posteriore il cavaliere _Bicchierino_, che non -aveva trovato dentro il suo posto solito, e nell'interno, in fondo, la -ragazza di borgo San Donato, poveretta, con una pezzuola verde sopra un -occhio. All'angolo di via Siccardi, come sempre, salì il giovane, il -suo supposto fidanzato, che la salutò col solito sorriso malinconico, -e le sedette di fronte. Il cavaliere, ritto in faccia a me, leggeva la -_Gazzetta del Popolo_: aveva certo la consuetudine di leggerla ogni -giorno anche a quell'ora, forse per riparare alle dimenticanze della -lettura mattutina, o, più probabilmente, la leggeva mezza la mattina -e mezza fra il tocco e le due. Incontrando per un momento il suo -sguardo capii che non m'aveva perdonato il mio giudizio offensivo per -la via Garibaldi. L'aria era limpidissima: per le imboccature delle -venticinque vie laterali il sole metteva altrettanti torrenti luminosi -nell'ombra severa della via lunghissima, e da una parte le grandi -Alpi bianche e azzurre, dall'altra la facciata classica del Palazzo -Madama, con tutte le vetrate fiammeggianti, formavano uno dei prospetti -più ammirabili che la natura e l'arte, fronteggiandosi, possan fare -ai due capi d'una via cittadina. Essendo salito a un certo punto il -primo segretario del Municipio, che è poeta e artista, gli dissi: — -Guardi, che bellezza è via Garibaldi! Non par di essere nello stesso -tempo a Parigi, a Napoli e ai piedi delle Alpi? — A quelle parole il -cavaliere alzò il capo dalla _Gazzetta_, diede un'occhiata alla strada -e alle Alpi, e poi una a me, rapidissima, e dignitosamente benigna, che -significava quasi il perdono. Sia ringraziato il cielo, pensai; eccomi -aperta la via alla conquista del suo cuore. — La corsa principiava -bene. - -All'angolo di via Botero un'apparizione straordinaria riscosse tutti i -passeggieri. Salì e sedette dentro una coppia matrimoniale: inglesi, -parevano; sposi, senza dubbio; ricchi, si vedeva; due dei più belli -e poderosi esemplari della razza anglo-sassone ch'io avessi veduti -mai, un atleta e un'amazzone, tutt'e due coi capelli d'oro, gli occhi -di zaffiro e le guance di rosa, due splendori di gioventù, di forza, -d'amore e di fortuna, di quelle creature che la natura sembra aver -fatte l'una per l'altra, per mostrare _quantunque ella può_, e che -lasciano per tutto dove passano un fremito d'ammirazione e d'invidia. -Tutti gli occhi si fissarono su di loro; perfino Carlin uscì in -un'esclamazione ammirativa: — Che bella _pariglia_! — Ah, quei due -poveri fidanzati malaticci di San Donato, con quei panni logorati -dalla spazzola, come parevano più poveri e più meschini vicino a quei -due grandi e splendidi fiori britannici! N'ebbi un senso di pietà -vivo, quasi doloroso, come a veder le vittime d'un atto d'ingiustizia -crudele. La ragazza, in special modo, mi colpì. Guardava la signora, -che le sedeva accanto e la sorpassava di tutto il capo, voltando il -viso in pieno, per vederla con quell'occhio solo che aveva scoperto; -la guardava come una creatura tanto al di sopra di lei che non la -potesse neanche invidiare, e quel suo occhio dilatato e fisso esprimeva -un'ammirazione così ingenua, una simpatia così buona e insieme una -così dolce e umile rassegnazione all'inferiorità propria, che in -quel momento era bellissimo, bello come una di quelle sante parole -che in certe grandi prove della vita ci rivelano a un tratto, in -un'anima, un tesoro infinito di bontà e di gentilezza. Osservai tutti -i suoi movimenti. Dopo un poco essa fissò lo sguardo, con la stessa -espressione benevola, ma meno viva, sul signore, e poi cercò quello -del suo amico, e si guardarono tutti e due per qualche momento, e parve -che si dicessero: — Come sono belli, come sono fortunati, non è vero? -Ma, vedendoli, io mi stringo ancora più fortemente a te, perchè penso -ch'essi hanno tanti altri beni ed io ho te soltanto, e che siamo fatti -l'uno per l'altro noi due pure. — Quando essa s'alzò per discendere in -piazza Castello, ed egli le tese la mano, il suo viso si colorì d'un -leggiero rossore; forse perchè pensava che i presenti facessero in quel -punto un confronto fra di loro e quegli altri due; e il suo rossore -ebbe un riflesso leggerissimo sul viso di lui. Pudore della bruttezza e -della povertà, più bello, più rispettabile di quello dell'innocenza. - -Nella piazza, fra la gente che aspettava la partenza del tranvai della -barriera, mi diede nell'occhio un ometto sbarbato di mezza età, con un -viso e un vestito di commediante povero, il quale stava osservando con -viva attenzione, e con gli occhi sorridenti, i due cavalli attaccati. -Li osservai io pure. Si accarezzavano come due fratelli amorosi: -l'uno faceva scorrere il muso sulla criniera dell'altro, ravvicinavan -le teste toccandosi con le tempie, si strofinavano, si mettevano a -vicenda la bocca accosto all'orecchio, socchiudendo gli occhi, come se -si parlassero, come se si confortassero l'un l'altro della dura vita -presente con la predizione dei lunghi sonni che avrebbero dormiti nei -loro ultimi anni davanti alle porte dei teatri e delle stazioni, sotto -la guardia dei fiaccherai sonnolenti. A un tratto l'ometto sbarbato -mi rivolse la parola, come a un conoscente, con una vocina d'uccello: -— Come si vogliono bene, eh? Effendi e Calice; quattro e cinque anni; -sono ancora ragazzi; ma male appaiati: l'uno forte, l'altro debole: non -fanno mica un buon servizio insieme. — Un “tranvaiofilo!„ Non m'occorse -altro per riconoscerlo. Soggiunse subito dopo: — Gran bella linea -questa! — Era un amatore della _Società torinese_. Riprese infatti -il discorso sulla piattaforma, quando si partì, dicendomi i profitti -quotidiani e straordinari della linea di Nizza “la regina delle linee„ -con quell'accento di compiacenza e d'alterezza con cui sogliono molti -poveri diavoli numerare e magnificare le ricchezze dei milionari -celebri e farsi quasi suonar nella mente i loro sacchetti, come se -dessero in quel modo a sè stessi l'illusione momentanea e il godimento -del possesso. - -Il tragitto da piazza Castello in là fu amenissimo. Vicino alla -piazzetta Lagrange, mentre il tranvai correva, una giovane signorina, -graziosamente vestita, che stava aspettando sul marciapiede, prese -la corsa, spiccò un salto, e piantato un piede sul montatoio, -senz'afferrarsi alla colonnina, restò un momento ritta in quell'atto, -come un acrobata che aspetti l'applauso: poi aperse l'uscio ed entrò -in mezzo all'ammirazione generale. Il mio vicino soltanto non mostrò -alcuna maraviglia. — È una maestra di ciclismo per le signore, — disse, -o meglio, gorgheggiò; — vinse anche un premio alle corse, due anni fa. -— E inteso ch'era la prima volta ch'io vedevo una signora salir sul -tranvai a quel modo: — Lo credo, — rispose, — è ben raro; a Torino non -ce n'è che quattro. - -La sicurezza con cui fece quell'affermazione, come avrebbe detto: — -Non c'è che quattro monumenti equestri, — mi stupì. Egli specificò, -contando sulla punta delle dita. — C'è questa, dunque; ce n'è una sulla -linea della Crocetta, un'ex cavallerizza del Circo Amato, che prese -marito; c'è una serva sulla linea del Valentino, mi pare.... ma quella -è una mezza matta; e una fioraia, che sta dalle parti di Porta Palazzo. - -Lo guardai con ammirazione: era un uomo prezioso per me. E continuò, -dicendo che la più straordinaria era la fioraia, perchè, sebbene -ancor giovane, era un pezzo da ottanta, un centinaio di chilogrammi -a far poco. Saliva tutti i giorni alla stess'ora, sul tranvai di -Ponte Isabella, a una cantonata di via Milano. Parecchi andavano -là apposta per vedere il salto, e quando sul carrozzone c'erano dei -giovani allegri, gridavano tutti insieme: _Hop! Hop!_ nell'atto che -essa pigliava la rincorsa, e poi: — Là! Brava! Bene! — applaudendo, e -lei, ch'era una burlona, ringraziava prima di sedersi, col gesto d'una -ballerina alla ribalta. — Ah sui tranvai, — concluse, — per chi non ha -occupazioni.... è uno spasso. - -Mentre egli parlava s'eran seduti dentro, nel mezzo, l'uno di faccia -all'altro, un vecchio frate cappuccino, piccolo e secco come una -mummia, e un sottotenente degli alpini giovanissimo, che si guardavano -a vicenda con molta attenzione, come due esseri strani l'uno per -l'altro, che avessero per la prima volta l'occasione di esaminarsi -dappresso; e questi e una bella baliona di Viù, che era seduta in -fondo, con la sua grande cuffia bianca e il grembiale rosso, imperlata -come una madonna, facevano tra l'altra gente uno spicco così vivo e -fra di loro un contrasto così forte d'aspetto e di natura, che gli -occhi di tutti i passeggeri correvano vivacemente, sorridendo, dall'uno -all'altro, come su tre personaggi di commedia che rappresentassero una -“situazione„ straordinaria. - -Stavo osservando il quadretto, quando il tranvai s'arrestò, l'ometto -sbarbato discese, e salì e sedette dentro, con un ragazzino sulle -ginocchia, una donna del popolo, dalle forme robuste e dal viso ardito. - -Il fattorino le andò a porgere due biglietti. Essa porse due soldi -soli. — Deve pagare anche il bimbo, — disse quello, con uno spiccato -accento modenese. - -— Un bimbo di questa età? — domandò bruscamente la donna. - -— Appunto perchè è di quell'età, — rispose il fattorino. — Il -regolamento non esclude che i lattanti. Il suo è lattante? - -— Cosa vuol dire? - -— Se prende il latte. - -— Sicuro che lo prende, tutte le mattine appena levato. - -— Non mi pigli in giro: voglio dire se prende il latte della mamma, — e -accennando col dito alle fonti: — il suo. - -— Oh, dico, — rispose la donna risentita, — porti rispetto! — -Tutti diedero in una risata; essa girò sui passeggieri un occhio -minaccioso.... e poi rise anch'essa, confessando così schiettamente, in -quel modo, d'aver finto di offendersi per imbrogliar la questione, che -risero tutti un'altra volta. - -La compagnia era di buon umore. All'angolo di via Baretti, salì una -grossa signora sui cinquanta, rotonda e fresca come un cavolfiore, e -tutt'ansimante, con un cappellino che pareva un cespuglio e un vaso -di fiori stretto al seno. Entrando, mentre i cavalli ripigliavan -la corsa, per andarsi a sedere al posto rimasto vuoto nel mezzo, si -voltò troppo presto, perdette l'equilibrio e cadde seduta sopra un -ginocchio dell'ufficiale, gettando uno strillo. Fu un momento solo; -ma lo spettacolo di quel donnone sfereggiante e ansante, con quel -faccione rosso, con quel cespuglio in capo e quel vaso al seno, seduta -come una bimba sulle ginocchia di quell'ufficialetto sgomentato, era -così stranamente comico che ne schiattò dal ridere la compagnia, e -poi l'ufficiale, e finì con ridere essa pure, benchè tutta confusa, -mettendosi a sedere sulla panca, con una mano sul viso. - -Ma non era finita. Arrivati in piazza San Salvario, fa cenno di -fermare una piccola signora bionda, che tiene due bimbi per mano. Il -cocchiere ferma. Quella s'avvicina alla piattaforma anteriore e porge -uno dei bimbi al fattorino che lo tira su e lo fa entrare: un bel bimbo -biondo d'un paio d'anni, sorridente, che è accolto con carezze. Subito -dopo entra il secondo, somigliantissimo al primo, vestito tal quale, -sorridente anche lui, e ricevuto a festa come l'altro. Pareva che fosse -finito; ma non s'eran visti quelli che la signora aveva dietro di sè. -Il fattorino ne tira su e ne mette dentro un terzo, una copia un po' -ingrandita dei due primi. Allora la compagnia cominciò a esilararsi, -a scherzare: — E tre! — È un collegio. — Staremo qui un'ora. — Ne -comparve un quarto: fu un coro d'esclamazioni. Comparve ancora una -ragazzina sugli otto anni: fu uno scoppio d'allegria. Salì finalmente -la signora, il ritratto miniato di tutti e cinque, rosea e serena come -loro, e al suo apparire tutti tacquero; ma al vedere che n'aveva in -corso di stampa un sesto, tutti si rallegrarono da capo, con un sorriso -di simpatia ammirativa e un mormorio rispettoso di congratulazioni; e -la gaiezza di tutta quella gente che carezzava i bimbi, e quei cinque -visetti biondi che sorridevano tutti insieme, senza saper perchè, -eccitati dal sorriso degli altri, e la giocondità amorevole di quella -mammina snella e fresca come una ragazza, felice della sua fecondità -trionfante, furono per alcuni momenti uno spettacolo delizioso. - -L'ultima la godetti io solo. V'erano sulla piattaforma due uomini sulla -quarantina, che discorrevano a voce bassa, l'uno in piemontese, l'altro -in lombardo. Questo non faceva che esclamare di tratto in tratto: — _Ah -che loder! Ah che baloss!_ —; l'altro raccontava in tuono di lagnanza -una lunga storia d'un tale, che, essendo suo socio in un affare, -aveva prima tentato di soppiantarlo, poi s'era valso del suo nome per -riscotere dei crediti comuni, e, rotta l'associazione, oltre al negare -con una faccia di bronzo le sur birbonate, aveva ancora preteso da -lui dei risarcimenti, minacciandolo d'una lite. E concluse: — Questo -ebbe la faccia di farmi, capisci: come si chiamano queste azioni? — A -questa domanda, il lombardo si levò la pipa di bocca, e con l'accento -più naturale del mondo, senza la minima pretensione apparente di dire -un'arguzia, come chi si serve d'un motto già entrato nel patrimonio -della lingua comune, rispose pacatamente, dando a me un'occhiata -distratta: — _Hin azion de comendator._ - -A un cento passi dalla barriera, mentre i cavalli galoppavano, la -maestrina di ciclismo uscì sulla piattaforma, si mise ritta sul -montatoio, col viso alto e il velo al vento, e dondolato un poco il -piede nel vuoto, discese senza una scossa, come se l'avessero posata -in terra due braccia invisibili. Fra i passeggieri che si affacciarono -ai finestrini per vederla scendere, vidi il viso del vecchio frate, -stupito, che pareva dire: — Ma che razza di donne si fanno adesso! - -E così terminò la corsa fortunata, una di quelle rare corse a traverso -al mondo, nelle quali i nostri simili non ci si presentano che in -aspetti graziosi e lepidi, dandoci quasi una passeggiera illusione che -la vita non sia che una commedia piacevole, di cui non si diverta che -chi non l'intende o chi è - - .... malventuroso, e di piaceri - o incapace o inesperto. - - * - -Ma, ahimè, che bruschi voltafaccia ci fa la fortuna anche sui tranvai! -Trovo fra le note segnato il 9, domenica, come una giornata nefasta. -Era un tempo freddo, piovigginoso, grigio, come se piovesse cenere. Il -dopo pranzo, appena salito sul tranvai del Corso Vinzaglio, accanto al -buon Giors, che la pioggia pareva mettesse di buon umore, mi seguì un -piccolo accidente di malaugurio, che dovrebbe servir di ammaestramento -ai fumatori spensierati. Addentai il regalo che m'aveva fatto un -giornalista spagnuolo passando per Torino, uno di quei principeschi -sigari di Cuba, foggiati a punta, che a noialtri poveri italiani fanno -l'effetto che fa il pan bianco a chi vive di pan di segala. Alla prima -boccata di fumo Giors si voltò, e mise un'esclamazione: — _Ah che -bel bonbon!_... E che buon puzzo! — e cominciò a aspirare i nuvoli, -mettendovi il viso dentro, e inarcando la schiena e ridendo dal gusto, -come se succhiasse egli pure. Ma non tenendo il sigaro con la mano, -per non parer mal pratico della roba fine, a un traballar che fece il -tranvai nello svoltare in Via Cernaia, il _bonbon_ mi sguizzò di bocca -come una freccia e andò a cader capofitto nella mota. — _Ah, malheur!_ -— gridò Giors, con un accento di sincero rammarico, come se fosse -saltato via dalle sue labbra; ma, guardatomi in faccia, vedendo che -avevo l'aria del corvo della favola a cui casca dal becco il formaggio, -diede in una risata di ragazzo. Si ravvide subito, però, osservando il -mio riso forzato, e disse in tono grave di compatimento: — Già.... per -fumare quei sigari lì.... è meglio prender la “cittadina„. — Ma fu egli -stesso così colpito dall'arguzia della sua sentenza che diede in un -nuovo scoppio di risa. - -— Comincia male, — pensai; — su questa linea m'ha da capitare qualche -disgrazia. - -E non tardò. Salì all'angolo del Corso Vittorio un ex professore -di ginnasio, mio antico conoscente, tutto zazzera e barba, un po' -strambo, una di quelle facce rettoriche di vecchi letterati, che -par che sian nati con gli occhiali; e mi si piantò davanti sulla -piattaforma. Io mi vidi perduto. Era un recitatore spietato dei propri -versi, che ammazzava gli amici a colpi di cetra. Questa razza crudele -è particolarmente terribile sui tranvai, dove non potete sfuggire al -supplizio e siete costretti a ricevere i colpi a bruciapelo, in piena -faccia, col naso del carnefice a contatto col vostro. Per mia disgrazia -appunto, essendo la piattaforma affollata, m'era impossibile movermi, -ero in sua balìa con le braccia e con le gambe legate. Fatta una -prefazione brevissima al suo ultimo “parto„, egli m'appuntò contro il -petto un indice lungo e nodoso, e incominciò a dire i versi, prima a -voce bassa, poi, infervorandosi, forte: — _All'uomo!_ — Non era che un -sonetto; ma steso tutto quanto in una forma interrogativa, che pareva -stata scelta apposta per metter l'uditore alla berlina. Cominciava: -_Uom, chi sei tu?_ e a ogni coppia di versi ritornava questa domanda, -alla quale il poeta, pessimista nerissimo, dava una serie di risposte -vigorose, l'una più offensiva dell'altra per il re del creato — -_Uom, chi sei tu?_ — I passeggieri discosti, che non potevano capire -ch'egli mi recitava una poesia, vedendo l'atto e non afferrando che -qualche parola, credettero che m'apostrofasse insolentemente, e si -voltarono tutti a guardare. E quegli da capo, appuntandomi il dito -contro il mento: — _Chi sei tu? Con te stesso empio e mendace._ — -L'attenzione dei passeggieri si fece più viva. — _Chi sei tu?_ — I -più vicini sorridevano; ma gli altri sporgevano il viso stupito e -inquieto, aspettandosi ch'io alzassi le mani. — _Chi sei tu?_ — E tirò -via a darmi dell'_insetto_, della _vana bolla_, della _larvata iena_, -un sacco d'ingiurie sanguinose, senza che il rossore che mi saliva -alle guance e le smorfie di tormentato ch'io gli facevo sul viso gli -destassero il più leggiero sospetto del mio stato d'animo. Il primo -verso dell'ultima terzina terminando in _stile_, presentii con un -fremito la botta finale, una patente di viltà solennissima; e tentai -di pararla coprendo la sua voce con un colpo di tosse; ma l'aguzzino -ripetè il verso. Eravamo in quel punto davanti alla stazione; io -avrei dovuto proseguire; ma, vergognandomi di restar là dopo essermi -asciugati in silenzio tanti improperi, e anche per disingannar la gente -mostrando che s'era buoni amici, discesi con lui nella piazza, dove mi -presi nel fianco destro un altro sonetto.... - -Mezz'ora dopo ritornai dov'ero sceso per prender la linea dei Viali, -salii sulla piattaforma d'un carrozzone pien di gente, e mi trovai -davanti.... Maledetta giornata! Ecco un altro caso fastidiosissimo, -non possibile che sui tranvai: trovarsi faccia a faccia, a contatto, -costretti a guardarsi e quasi a confonder gli aliti, con un antico -amico, col quale s'è rotta l'amicizia da quindici anni, e che da -quindici anni non v'ha più guardato in viso. Se è un nemico che v'odia -e che odiate, se n'esce subito: gli voltate bruscamente le spalle, o -ve le volta lui. Ma se la rottura non avvenne che per una discussione -giovanile stonata, nella quale aveste tutt'e due una parte di torto, -e di cui vi pentiste, e supponete ch'egli si sia pentito, se non solo -siete certi che l'orgoglio soltanto lo trattenne per tanto tempo dal -ritornare a voi, ma sentite che è il sentimento stesso che impedì a -voi pure di fare quel passo, quanto è penoso allora l'incontro! Per -fortuna, due passeggieri discesero dopo un momento, ed essendosi fatto -un po' di spazio, quegli potè adagio adagio, scostandosi un poco, -voltarsi dalla parte opposta, senz'aver l'aria di farmi uno sgarbo. -Ma fu quasi peggio perchè, non avendo più il suo viso davanti, ebbi -libero il pensiero, che prese la via dei ricordi. Egli era là, con la -nuca a un palmo dal mio mento; da una contrazione appena visibile della -sua guancia capii che doveva essere un po' commosso; gli vedevo per la -prima volta molti capelli grigi; mi ricordai delle allegre serate che -avevamo passate insieme, dei discorsi pieni di confidenze reciproche, -delle lunghe passeggiate fuor di porta che avevo fatto con lui; mi -ricordai del riso di buon figliuolo con cui accettava il soprannome -di _Siapure_, che gli avevamo posto, perchè nelle discussioni diceva -_sia pure_ a ogni tratto, come un intercalare; mi ricordai che in -fondo era un caro amico, un po' troppo pronto, un poco affettato, ma -d'indole affettuosa, incapace d'un'azione ignobile; mi rivenne anche -in mente che, sette o otto anni addietro, aveva perduto sua madre, -morta miseramente, d'una caduta di carrozza, e che per vari mesi dopo -l'avevo visto pallido e accasciato; pensai che sarebbe spettato a me -di coglier quell'occasione, di toccargli la spalla con la punta delle -dita, chiamandolo per nome, e di fargli, al suo voltarsi, un sorriso -che fosse un invito, una preghiera.... E mi mancò il coraggio di farlo. -E allora, vilmente, riandai col pensiero quella tal discussione, -rimasticai le sue parole offensive, attenuai cavillando le mie, -m'irrigidii nell'orgoglio, e stetti così, duro e muto, finchè egli -discese senza guardarmi, e infilò via San Massimo, sotto alla pioggia. -Ma allora rimasi male, pentito, con la coscienza d'essermi portato da -anima piccola, e d'aver meritato la chiusa dell'_Uom, chi sei tu_. — Ah -povero mondo! — pensai — Me ne riserba altre, quest'oggi, la carrozza -di tutti? - -Me ne riserbava ancor una, di fatti, e proprio sulla stessa linea, che -presi in Corso San Maurizio per tornare a casa, dopo aver visitato -gli apparecchi del carnevale in piazza Vittorio Emanuele. E anche -questo fu un caso d'appiccicamento forzato; ma d'indole comica: uno di -quei mezzi briachi espansivi che vi s'attaccano come mignatte. Era un -operaio sui cinquanta, bassotto, col cappello arrovesciato indietro -e un ciuffo di capelli grigi sulla fronte; che pareva si fosse preso -tutta la pioggia della giornata, tant'era fradicio da capo a piedi. -Stava solo sulla piattaforma, masticando un mozzicone di Virginia, con -una faccia che mostrava un gran prurito di chiacchierare. — Appena -salii, mi guardò fisso con due occhi lustri, e si rivelò meneghino -alle prime sillabe: — _Pisson d'on temp!_ — Con questo fiore di lingua -attaccò la conversazione. Aveva fatto una passeggiata fuor di porta -(si vedeva) _cont on amis_, nel quale s'era imbattuto la notte, _a la -vœuna e mezza_, dopo tanti anni che non si vedevano, un compagno d'armi -del 1866, che s'era trovato con lui a Rocca d'Anfo, _sotto Garibaldi_. -— _Hoo minga bevu tropp_ — disse, — .... _duu gott_.... — Era un po' -allegro, ne conveniva; ma questo non gli avrebbe impedito d'andar la -mattina dopo al lavoro: era lavorante in ferro. Poi disse ex abrupto: -_Vedaremm, vedaremm_, queste prossime elezioni. _Cossa el ne pensa -lu?_ — Ma, senz'aspettar la risposta, mi guardò in viso, col capo un -po' inclinato da una parte, sorridendo maliziosamente, e, appuntandomi -l'indice al petto: — _Lu el dev vess de l'oposizion!_ - -Parendomi pericoloso il fargli delle confessioni politiche, mi -contentai di sorridere. Egli picchiò il pugno nella mano in atto -di trionfo e gridò: — _Ah! el disevi mi! Mi conossi la gent da la -fisonomia._ — Egli aveva dato il suo voto allo Zavattari. — _Cossa ne -pensa lu del noster Zavattari?_ - -La mia risposta lo soddisfece. - -— _El credi mi!_ — esclamò. — _E del noster Cavallotti, sentimm on -poo...? E del noster Imbriani?_ - -Ma le mie risposte, troppo laconiche, non finivano di contentarlo. -Me ne fece dell'altre, a cui non risposi più che con cenni del capo. -Allora scrollò una spalla, dicendo: — _Hoo capii: el vœur minga -desbottonass._ — E sorrise in atto di compatimento. Poi, tutt'a un -tratto, come se gli fosse venuta su un'ondata di vino, mi fissò negli -occhi uno sguardo torvo, e voltandosi verso di me con un movimento -brusco che gli fece fare un traballone: — _Ovèi, disi.... el me -credariss forsi on confident de questura?_ - -Caspita! Bisognava rispondere. — Che cosa le passa per la testa? — -dissi con gravità. — So bene che uno che s'è battuto con Garibaldi non -può far di questi mestieri. - -— Ah! — esclamò rasserenandosi. — Ecco una parola giusta! — E provò a -ripetersi la mia risposta per gustarla meglio. — _Ben ditt!... Ah lu -l'è fin! Lu el m'ha daa una risposta che ghe fa onor!_ — E poi da capo: -— _Ch'el me disa donca_ — domandò con un sorriso sarcastico —, _cossa -el ne pensa lu de Francesco Crispi?_ - -Ma non aspettò la risposta: si voltò verso la strada e, tirando un -moccolo, mostrò il pugno all'orizzonte, come se il fantasma del suo -nemico sorgesse dietro la collina di Superga. E poi un'altra volta, con -un'ostinazione mulesca: — _Ma ch'el me disa propri quel ch'el pensa del -noster Zavattari?_ - -E continuò così, implacabile, per tutto il tragitto. Salirono altri; -speravo che s'attaccasse ad altri. Ma no, egli rimase incollato a me, -seguitando a tempestarmi di domande, ora stizzendosi del mio laconismo, -ora approvando calorosamente le mie mezze risposte, ora interrogando -e rispondendo in vece mia, e lodandomi della risposta che s'era fatta -egli stesso. Ma alla fine si dichiarò malcontento. — _L'è inutil.... -l'è inutil_ — concluse scrollando il capo, con un sogghigno amaro: — -_El se vœur propri minga desbottonà_.... — E voltatosi ancora una volta -a guardarmi prima di discendere, diede in una gran risata, e esclamò: — -_Ah! che politicon!... Ah che maggia!_ - -Discese, respirai. Ma fatti appena quattro passi, mentre era ancora -fermo il tranvai, si voltò indietro: tremai che risalisse; non -risalì. Mi ripetè soltanto con un sorriso furbesco, tendendo la mano e -tentennando sulle gambe: — _E pur.... lu el dev vess de l'oposizion!_ — -Detto questo, se n'andò. Ero libero; ma il divertimento era durato per -la bellezza di duemila e quattrocento metri. E così si chiuse per me -la nefasta giornata del 9, della quale, rientrato in casa, presi nota -con dispetto, maledicendo alla poesia tranviaria, alle amicizie rotte e -alla politica brilla, quasi infastidito del mio soggetto.... - - * - -Mi rinfrescarono l'ispirazione tutt'a un tratto le “giardiniere„ -che fecero la solita apparizione transitoria negli ultimi giorni di -carnevale. Quelle grandi carrozze leggiere e aperte da ogni lato, in -cui i passeggieri siedono gli uni dietro gli altri, tutti rivolti da -una parte, in modo che, stando ritti sul davanti, un po' di sbieco, -s'abbracciano con lo sguardo ventotto visi disposti in sette file, -come nella platea d'un teatro minuscolo, presentano un molto più largo -e più vario campo all'osservatore che i carrozzoni chiusi. Vi potei -far subito delle osservazioni nuove sulla famiglia amenissima degli -erotici, che, non potendo più giovarsi della confusione e del serra -serra, vi si mostrano più scopertamente. I più arditi, i giovani per -lo più, s'appoggiano con impostature eleganti al parapetto anteriore, -voltando le spalle ai cavalli, e passano in rassegna il bel sesso della -piccola platea volante, come usano di fare, tra un atto e l'altro, -dalle sedie chiuse. I più timidi, che sono anche gli osservatori -più profondi e i goditori più raffinati, stanno ritti in fondo, di -dove non vedono i visi, ma godono di molti altri aspetti della forma -femminile, che pare li compensino largamente di quella privazione. Di -là, in fatti, possono accarezzare con lo sguardo i colli bianchi, i -ciuffetti di capelli agitati dall'aria sulle nuche, i piccoli recessi -candidi e rosati intorno alle orecchie, i saldi nodi delle capigliature -morbide sporgenti sotto ai cappellini e le lunghe trecce cadenti sulle -schiene giovinette; e possono anche osservare a bell'agio i diversi -atti graziosi, risoluti o languidi, artificiosi o semplici, con cui le -belle persone siedono e si assettano, e misurare con gli occhi le vite -snelle e le braccia rotonde, e spingersi pure, senza farsi scorgere, -ad osservazioni più delicate sulle passeggiere dell'ultima panca, -chinando lo sguardo quasi a piombo sulle linee moventi che s'inarcano -dai colli alle cinture e sulle curve ferme che scendono dalle cinture -ai ginocchi. Si sale di rado in una giardiniera, in cui non si possa -osservare qualcuno di questi osservatori cogitabondi, che col luccichìo -delle pupille dicono chiaramente con che cosa si stia trastullando il -loro pensiero. - -Un bell'originale di questa famiglia conobbi sulla linea dei Viali il -dopopranzo della domenica grassa. Stava ritto accanto a me, in fondo -alla giardiniera. Era un signore attempatotto, rotondo e roseo, senza -un pelo di barba, con una bella capigliatura grigia ondulata che gli -scappava di sotto a un piccolo cappello a tuba: tutto vestito di nero e -impiccato in un alto solino bianchissimo. L'avrei preso per un pastore -evangelico se non avesse mandato intorno un profumo acuto d'essenza di -rose. La giardiniera era piena di signore e di signorine. I suoi occhi -celesti e vivi scorrevano senza posa su quella folla di cappellini che -offriva l'aspetto d'un'aiuola fiorita, accompagnavano per un tratto -ogni signora che scendeva, squadravano, avvolgevano, scrutavano ogni -signora che saliva, non perdevano uno solo dei movimenti che faceva -ciascuna per alzarsi, per voltarsi indietro, per aggiustarsi le vesti, -per far posto ad un'altra: pareva che egli pigliasse degli appunti -mentali. Ma non v'era ombra di sensualità nel suo sguardo: v'era -un'espressione come di compiacenza artistica, un continuo leggerissimo -sorriso di godimento puro e tranquillo dell'immaginazione. A un dato -momento vidi i suoi occhi dilatarsi fissandosi sulla spalliera mobile -dell'ultima panca, alla mia sinistra; guardai: egli aveva colto sul -fatto una crestaina, salita poco prima con un giovanotto, la quale, -tenendo le braccia ripiegate indietro sopra la cintura, e facendo -l'indiana, agitava le dita fra le mani dell'amico, ritto dietro di -lei, indianeggiante egli pure; e mi parve che quella scoperta lo -rallegrasse, gli destasse un senso di gioia benevola, come quella d'un -padre che vede scherzar la figliuola col fidanzato. Un tal colore, -se altro non era, egli dava abilmente al suo sentimento. Lo giudicai -uno di quei vecchi fortunati, sani di temperamento e di spirito, che -dal bel sesso sono ancora attratti, ma non turbati, che ammirano una -bella donna come una bella aurora, che davanti allo spettacolo della -bellezza e della grazia femminile e degli amori e delle ebbrezze della -gioventù, dignitosamente rassegnati alla parte di spettatori, non -provano che un senso di dilettazione serena, scevra d'ogni invidia e -d'ogni rimpianto. Seguitai un'altra volta il suo sguardo, che si fissò, -con un'espressione di maraviglia, all'estremità d'una delle panche del -mezzo.... e riconobbi là il profilo purissimo della “vergine morta„; -la quale subito, nella mia fantasia, si distese sopra un panno nero, -in mezzo a quattro ceri, con gli occhi chiusi e lo braccia in croce, -ravvolta in un velo bianco e coronata di fiori. - -Era anche questa volta sola, vestita con la semplicità di tutti -i giorni, con una rosa bianca sul cappellino; bianca come il suo -viso immutabilmente sereno di creatura sovrumana, che non potesse -nè arrossire, nè ridere, nè piangere, intangibile ad ogni passione -terrena. Il chiodo della curiosità mi si ficcò anche più addentro che -la prima volta. Chi poteva essere? Qualcuna delle signore vicine, -di tratto in tratto, si voltava a guardarla: pareva che non se -n'avvedesse. Ma della sua impassibilità maravigliosa diede una prova -anche maggiore. In un momento che s'era fermi, passò lentamente in -bicicletta, venendo in direzione opposta alla nostra, dal lato dov'ella -sedeva, un bel tenente dei bersaglieri, il quale la fissò, e tirò via. -Ma appena si ripartì, quegli tornò indietro e prese ad accompagnare -il tranvai, come un aiutante di campo una carrozza reale, col viso -rivolto verso la ragazza. Molti s'accorsero della manovra e si misero -a guardarli tutti e due. L'ufficiale sorrise, un po' confuso, ma non -si scostò; essa non diede il minimo segno nè di compiacenza, nè di -suggezione, nè di dispetto, come se sulla bicicletta ci fosse stato -un bambino di sei anni: osservava le ruote e il movimento alternato -dei pedali col suo sguardo tranquillo e limpido, come se studiasse -il meccanismo. Quegli ci fiancheggiò ancora per un po', continuando -a guardarla; poi fece forza, passò avanti e disparve; e lei girò sui -passeggieri che la guardavano i suoi grandi occhi d'angelo senza sesso, -nei quali non era indizio d'alcun pensiero, come se nulla avesse visto -e nessuno l'avesse guardata. Ma era veramente un miracolo d'innocenza o -d'austerità d'animo, oppure un prodigio di simulazione? Questo sospetto -mi fece riflettere. E doveva aver fatto in tutti un'impressione assai -viva poichè, quando discese all'angolo di via Gioberti, tutte le teste -dei passeggieri, come se un colpo di vento le voltasse, si girarono -a guardarla, e vidi che la sua smilza figura di bambina cresciuta -in furia, la modestia monacale del suo vestire e la sua andatura -stranamente fanciullesca accrebbero in tutti lo stupore, come in me la -curiosità. Ma chi poteva mai essere? E avrei fatto la sciocchezza di -scendere e d'andare a chiederne informazioni al portinaio della casa -dov'entrava, se la mia curiosità non fosse stata attratta in quel punto -dal viso d'un bimbo, che stava ritto sopra una delle prime panche, in -mezzo a una signora e a una governante, e che mi pareva d'aver visto -altre volte. - -Mi pareva quello a cui sua madre aveva fatto abbracciare la bambina -bionda, sul carrozzone di Giors, l'ultimo giorno di gennaio. Riconobbi -infatti la madre ai capelli un po' scomposti e al profilo ardito, -mentre si voltava a sinistra, a parlare con una persona che non vedevo. -Essendoci un posto vuoto sulla panca dietro la sua, mi ci andai a -sedere alla prima fermata, curioso di veder da vicino quella signora -originale, a cui avevo ripensato molte volte, ricordando le vampate -rosse che le salivano al viso quando s'accalorava e l'aria di suora -di carità intrepida che spirava dai suoi grossi occhi neri. Parlava -con una ragazzina povera di tredici o quattordici anni, col capo nudo, -magrissima, che pareva convalescente, e tossiva. Mi stupì la sua voce -robusta, calda, un po' velata, come di chi ha molto gridato; ma assai -di più il modo com'essa parlava a quella poverina, alla quale rivolgeva -delle domande e pareva facesse delle raccomandazioni, che il rumore -del carrozzone non mi lasciava intendere. Era un'espressione del -viso, un atteggiamento, un accento di sollecitudine e di cortesia, che -rispondevano mirabilmente a un'idea ch'io avevo in capo della maniera -da usarsi dai signori coi poveri; nella quale la benevolenza non -abbia ombra di curiosità nè di sforzo, e sia delicatamente rattenuta -la manifestazione della pietà, e questa non apparisca punto di natura -diversa da quella che noi sentiamo per i dolori dei nostri eguali, e -la familiarità non si mostri concessa per proposito, ma data per moto -spontaneo dell'animo, senza coscienza di darla. - -Eravamo a metà del corso Cairoli quando un pezzo d'uomo barbuto, -una figura di fattor di campagna arricchito, che dava le spalle alla -signora, non mostrando di sè altri connotati che due enormi orecchie -vermiglie, accese un sigaro Cavour e si mise a far fumo come un camino. - -L'aria mossa portò i nuvoli in viso alla ragazzina, che prese a tossir -forte, torcendo il capo e schermendosi con le mani. - -La signora stette un po' incerta; poi sporse il capo avanti e, con -buon garbo, pregò il fumatore di smettere, accennandogli la ragazza che -tossiva. - -Quegli voltò il suo faccione rosso, sgraditamente sorpreso, diede -un'occhiata alla signora e alla sua protetta, e continuò a fumare. - -Alla signora venne su una delle vampate solite e si gonfiò il collo -come a una cantante che prepara una nota poderosa. — Signore, — ripetè, -meno cortesemente di prima —, abbia la bontà di smettere.... per -umanità, non per cortesia. - -L'uomo scrollò una spalla e cacciò fuori un altro nuvolo. - -— Mettiti al mio posto —, disse allora risolutamente la signora alla -ragazza, scattando in piedi, e soggiunse forte: — Che screanzato! - -Quegli si voltò in tronco, con gli occhi larghi, dicendo con violenza: -— Guardi come parla! - -— Parlo come debbo! - -L'uomo s'alzò. - -— Oh s'alzi pure; sono una donna; ma non ho paura! — E ritta in faccia -all'omaccione, mentre il fattorino ed altri s'interponevano, col viso -eretto e acceso e l'occhio imperterrito, stringendo a sè con una mano -il bimbo piangente e tenendo l'altra sulla spalla della ragazzina -impaurita, la piccola e brava signora era bella da baciarla in fronte. - -Sopraffatto da un coro di voci ostili, l'uomo si rimise a sedere, -bofonchiando, senza levarsi il sigaro di bocca, ma non fumando più; -e pochi minuti appresso, arrivando il tranvai allo sbocco di via -Bonafous, la signora discese col bimbo e con la governante, dopo aver -salutato la sua protetta, e si perdette in mezzo alla folla immensa -accalcata intorno ai baracconi e alle giostre di piazza Vittorio -Emanuele, donde s'alzava un frastuono infernale di grida e di musiche -discordanti. - - * - -Per tre giorni le giardiniere furono infestate da un esercito di -_pierrots_ e di _bébés_, vestiti a centinaia d'un solo colore, come -se li avesse arruolati e mascherati la Prefettura, e ripetenti tutti, -dalla mattina alla sera, lo stesso eterno _ciao_ e _ti conosco_, -col medesimo grido in falsetto, acuto e molesto come i loro fiati -vinosi e le esalazioni della loro biancheria sospetta e della loro -pelle in sudore. Nel piccolo teatro del tranvai, con mio rammarico, -si sostituiva alla commedia piacevole di tutti i giorni il veglione -chiassoso, dove non potevo più osservare che la caricatura buffonesca -della vita. Di mala voglia, il dopo pranzo del martedì grasso, feci -una corsa da piazza Statuto alla Gran Madre di Dio. Erano giunte -dall'Africa le brutte notizie dei combattimenti di Seeta e di Alequà -coi ribelli. Intorno a me, fra i passeggieri, si commentavano i fatti, -e alle parole tristi che si scambiavano intorno alla strage, alle -sevizie usate ai feriti, alla morte dei tenenti Negretti e Caputo e -dell'ufficiale arso vivo, e ai pronostici che si facevano di altri -casi più funesti, si mescolavano le note festose delle trombette e dei -corni, gli strilli e i canti delle maschere che passavano e i lazzi e -le risa di quelle del tranvai; e in mezzo a quella baldoria mi parevano -più miserande e più terribili le immagini di quelle povere vittime -lontane della guerra maledetta. Ah, che cosa sono i lutti nazionali -quando cadono nei giorni destinati dal Calendario alla gozzoviglia e al -baccano! - -Per un tratto di strada mi stette seduto accanto un uomo maturo, il -quale non aveva altra maschera che un gran naso orizzontale, e con -quel becco di cicogna sul viso, come se lo portasse per obbligo, -leggeva con gran serietà la _Gazzetta del Popolo_; poi un operaio -alticcio e mezzo assonnito, che, dimenticando d'essersi annerita la -faccia con sughero bruciato per divertir sè ed il pubblico, discorreva -con accento lamentevole di certi suoi dispiaceri di famiglia a un -amico addormentato. A metà di via Po, una graziosa mascherina verde, -scendendo dal carrozzone mi diede un lattone sul cappello e mi disse -nell'orecchio: — Abbasso il socialismo! —; ma non me n'offesi perchè, -agli occhi e ai modi, non mi parve, per quanto riguardava la sua -persona, una troppo fiera nemica della proprietà collettiva. Al posto -di lei salì poco dopo una vecchia signora, di capelli bianchissimi, -d'aspetto dignitoso e buono, che serbava ancora i segni d'una bellezza -gentile, e sulla panca davanti un giovanotto in maschera di pulcinella, -con gli occhi accesi dalle libazioni, che stringeva un sacchetto di -confetti con due mani rudi d'operaio. Ed ebbi allora un esempio di -quanto valga la gentilezza più dello sdegno a imporre rispetto anche a -un animo volgare. Colpito da quella bella canizie signorile, il giovane -s'appoggiò alla spalliera della panca, proprio in faccia alla signora, -sorridendole con familiarità impertinente, con l'intenzione manifesta -di dirle qualche facezia grossolana. Cominciò con la formola solita: — -Ah, ti conosco.... t'ho conosciuta quand'eri giovane.... cerca un po' -di ricordarti.... — Una risposta secca avrebbe provocato un'insolenza. -La signora rispose invece dolcemente, scrollando il capo: — Tu sbagli, -povero figliuolo; quand'io ero giovane tu non eri ancora nato.... - -La pacatezza, la grazia sorridente, velata d'una certa mestizia, -e l'accento di benevolenza quasi materna con cui ella disse queste -parole, tanto diverse da quelle ch'egli s'aspettava, fecero rimanere il -giovane come interdetto. Sorrise, scotendo il capo; volle ribattere, ma -non osò, e per uscirne tuffò la mano nel sacchetto e porse alla signora -due caramelle, che essa accettò; poi si mise a sedere, e non disse più -nulla. - -Il tranvai, come un barcone scendente da un fiume in un lago, entrò -dentro alla folla enorme di piazza Vittorio Emanuele; e in mezzo -a quella moltitudine bamboleggiante attorno alle grandi giostre -scintillanti d'oro e di specchi, ai baracconi imbandierati, ai -pagliacci urlanti, ai fantocci mostruosi, dinanzi allo spettacolo -di tutta quella gente d'ogni condizione e d'ogni età che girava sui -cavalli di legno, sulle barche, sui velocipedi, sulle altalene e -accorreva agli squilli di tromba dei ciarlatani chiamanti a raccolta -l'imbecillaggine umana, la persona più seria, l'unico che paresse un -uomo, che mostrasse d'aver ancora un cervello nel cranio era il povero -cocchiere, un gobbetto di pelo rosso, che, rattenendo i cavalli, -s'affannava a fischiare, a gridare: — Attenti! — a rimovere dalle -rotaie i rimbambiti, molti dei quali gli rivolgevano delle ingiurie, -offesi dalla superiorità di giudizio ch'ei mostrava d'aver sopra di -loro. Che respiro tirò il pover'uomo quando si trovò all'aperto sul -ponte di Po, fuor del pericolo di storpiar senza colpa il suo prossimo -e della necessità d'aver cervello per mille! Tirò fuori il fazzoletto -turchino e s'asciugò la fronte grondante di sudore, e quando si arrivò -in faccia alla Gran Madre di Dio, staccati appena e riattaccati i -cavalli, afferrò il suo canestro, sedette sul predellino, e si mise -a ingozzare in furia una povera minestra fredda di riso e fagioli. -Io stetti osservandolo, aspettando che il tranvai ripartisse. Poteva -aver trentacinque anni; doveva esser un contadino, perchè portava due -cerchietti dorati alle orecchie, e all'udire il suo accento vercellese, -pensai che fosse uno di quei lavoratori delle risaie, che i loro -colleghi del tranvai chiamano burlescamente _mangiarane_, dicendo che -la vita dura del cocchiere è una delizia per essi, appetto a quella -d'inferno che menavano prima. Vedendo che l'osservavo, mi raccontò a -parole rotte, masticando, la storia della sua colazione; la quale era -in ritardo di quattr'ore, poichè quella mattina, essendo egli stato -mandato all'improvviso dalla linea dei Viali a quella del Martinetto -a supplire un assente, il canestro, che gli aveva portato sua moglie, -s'era sviato. e passando di tranvai in tranvai, aveva girato per -le linee dalle dieci alle due, prima di raggiungerlo. E il povero -gobbetto, digiuno dall'alba, mentre mangiava a precipizio, si voltava a -ogni boccone a guardar se l'altro tranvai arrivasse, già affannato dal -pensiero della folla che avrebbe dovuto riattraversare, spolmonandosi -a fischiare e a urlare, in piazza Vittorio Emanuele, in via Po, in -via Garibaldi, fino al capo opposto di Torino.... — Ah il carnevale — -esclamò — per noi altri!... Se conoscessi chi l'ha inventato! — E fece -l'atto di scaraventare il canestro in faccia a qualcuno. - -Ripartii con lui; si ruppe un'altra volta l'onda umana della gran -piazza, in mezzo a un frastuono diabolico, e anche prima d'arrivare in -via Po, il tranvai era stracarico. V'era una mescolanza di cappellini -fioriti, di chepì, di tube, di capigliature arruffate, di berrettine -rosse e di cappelli a pan di zucchero e di cappucci di maschere, -un pigia pigia di gente con l'argento vivo addosso, che lanciavano -risa e grida, come scoppi di razzi e di petardi, agli alti tranvai -che passavano; dai quali rispondevano altre bocche spalancate e -braccia fendenti l'aria, come da tanti gabbioni di matti. A ogni -tratto la giardiniera si fermava, e molti scendevano, molti salivano, -disputandosi il posto, cadendo seduti e rialzandosi, strofinandosi -a vicenda per tutti i versi e scambiandosi urtoni, complimenti e -pizzicotti, con un cicaleccio e un vocìo che assordava. In piazza -Castello mi si venne a piantar davanti, sulla piattaforma posteriore, -un mascherone colossale, insaccato in un dominaccio nero che gli -dava l'aspetto d'un fratello della Misericordia, e costui e altri due -mascherotti vinolenti, quando furono in via Garibaldi, cominciarono -a tormentare una donna, che le loro schiene mi nascondevano, -tempestandola di domande buffe, e chiamandola _mare_ e _nona_, per -canzonatura. - -— O _mare_, come ve lo siete goduto il martedì grasso? - -— Guarda che po' di sacco di confetti che ha vuotato! - -— O una giratina sulla giostra a barche l'avete data? - -— L'ho trovata io in un _Gabinetto riservato agli adulti_! - -— L'ho vista in maglia nel _Padiglione orientale_! - -Non udii alcuna risposta. Un minuto dopo, i tre buffoni saltarono giù, -e io riconobbi all'estremità dell'ultima panca la vecchietta di Pozzo -di Strada, che doveva esser salita, come sempre, all'angolo dì via -XX Settembre. Aveva il fazzoletto in capo, il suo sacco vuoto sulle -ginocchia, il suo solito atteggiamento umile e raccolto. Non mostrava -alcun risentimento delle beffe, come se non le avesse neppure intese: -guardava con lo sguardo attonito d'un bimbo le ragazze mascherate che -passavano in bicicletta, i drappelli di maschere che sfilavano accanto -al tranvai pestando i tacchi e ripetendo tutte in coro lo stesso grido -come branchi di capre, la doppia processione nera che andava e veniva -sui marciapiedi; ma pareva che non vedesse nulla. Vide però la chiesa -dei Santi Martiri, quando vi si passò davanti, e si fece il segno -della croce. Quel pensiero fisso, che già le avevo visto nel viso, -pareva che si fosse fatto più profondo e più inquieto; più sovente essa -socchiudeva gli occhi e chinava il mento sul petto e poi si riscoteva -come da un breve sogno angoscioso, e m'appariva più piccola, più -risecchita, più meschina, come se dall'ultima volta che l'avevo veduta -non avesse più dormito e fosse diventata più povera. Che cos'aveva? Non -immaginavo alcuna causa determinata del suo dolore; ma sentivo così in -confuso che la cognizione di quella causa era celata in qualche parte -della mia mente, e che quando l'avessi saputa mi sarei maravigliato -di non averla scoperta io medesimo. Si segnò di nuovo quando passammo -davanti alla chiesa di San Dalmazzo, chiuse gli occhi ancora una volta -quando si sboccò in piazza Statuto, e più su, vicino al monumento del -Fréjus, quando io discesi a destra per andare a casa, essa discese -a sinistra verso lo stradone di Rivoli. La vidi allontanarsi col suo -sacco vuoto sotto il braccio, a passi lenti e uguali, curva sotto il -suo dolore misterioso, come sotto un giogo invisibile, solitaria in -mezzo alla vasta piazza già oscura, piccola, compassionevole come -una formica smarrita. E con quel povero punto nero che si perdette -nell'orrizzonte silenzioso della campagna svanirono per me tutti gli -splendori e tutti gli strepiti del carnevale. - - * - -La ritrovai pochi giorni dopo sulla stessa linea, alla prima corsa -della mattina, e cercai subito un modo d'interrogarla, per scoprire -il suo segreto; ma mi distrasse da lei un nuovo spettacolo, un -corso d'osservazioni nuove sul singolare aspetto in cui si presenta -all'occhio del passeggiere dei tranvai la battaglia elettorale. Ferveva -già l'agitazione per quelle tanto aspettate elezioni amministrative, -che dovevan decidere finalmente della prevalenza del partito cattolico -o del partito liberale. I muri erano tappezzati di manifesti d'ogni -forma e colore che s'alzavano superbamente fino ai terrazzini e -scendevano umilmente fin sui marciapiedi, come per attaccarsi alle -gambe dei signori e per leccare le scarpe ai poveri. Su tutte le -linee si correva per lunghi tratti in mezzo a un coro visibile di -esortazioni, di promesse, di accuse, di preghiere, di minacce, fra cui -sonavano più alto, come note acute, centinaia di nomi noti ed ignoti, -aristocratici, borghesi, plebei, quasi gridati dai muri, come da una -folla, con mille diverse intonazioni allegre e solenni, imperiose -e supplichevoli; alle quali pareva che il carrozzone sfuggisse, -fischiando e scampanellando per dir di no, che non ci credeva, e -che aveva altre cure per la testa. A ogni fermata, tutte quelle voci -si facevan sentire più forti e più chiare, e poi si confondevano da -capo in un mormorìo sordo e lontano, in cui non si raccapezzava più -nè programmi nè nomi. Dentro al tranvai, peraltro, sorgevano dispute -concitate, delle quali non m'arrivava all'orecchio che qualche parola, -come _baloss_, _ciarlatan_, è tempo di finirla, la vedremo, e cose -simili; e c'eran dei signori che, senza disputare, aprivano l'uno in -faccia all'altro, in atto ostile, l'_Italia reale_ e la _Gazzetta del -Popolo_, altri che facevan pacatamente discussioni tutte aritmetiche, -in cui ritornavano a ogni tratto i cinque mila, i sette mila, i dieci -mila, come nei discorsi di guerra, e altri parecchi che, tendendo un -orecchio a quei discorsi, guardavan la fuga dei manifesti sui muri con -un sorriso canzonatorio continuo, come gente che si spassasse a un modo -dei neri, dei rossi e dei tricolori. Sugli altri tranvai che passavano, -intanto, vedevo dei giovani di mia conoscenza, che tenevan sotto il -braccio dei pacchi di stampati, con l'aria di gente affaccendata, -che corresse fin dalla prima mattina e dovesse correre fino alla -sera, stimolata a un tempo da un obbligo e da una passione: servitori -volontari e conscienti d'un'idea. E fu appunto uno di questi fattorini -apostolici che mi fece fare la prima scoperta riguardo a uno dei miei -compagni misteriosi di viaggio. - -Ero sul tranvai del Martinetto, una mattina di nebbia, accanto al -cavaliere Bicchierino, che leggeva la sua solita _Gazzetta_, in -piedi. Salì sulla piattaforma un falegname mio conoscente, con un -gran cappello alla calabrese e una giacchetta spelata di velluto color -cacao, che gli vedevo addosso da cinque o sei anni, e un grosso pacco -di stampe sotto il braccio. Era un originale curiosissimo d'indole come -d'aspetto, che, a vederlo serio, con quel barbone rossastro e ispido, -con quelle folte sopracciglia irsute e quel collo taurino, pareva -un uomo terribile, e quando rideva, il più gran bonaccione di questo -mondo, benchè avesse una voce di cannone Krupp. Era un filosofo, il -quale esprimeva tutti i suoi pensieri in forma di sentenza, e ne notava -una gran parte in un taccuino, che portava sempre con sè, spaziando di -preferenza nel campo della morale, dei costumi, della rigenerazione -della donna e dell'educazione dei fanciulli. Non un pensatore -astratto, peraltro; ma “un propagandista individuale„ appassionato, un -ragionatore infaticabile, capace di “lavorare„ un amico renitente per -un anno di seguito, tutti i giorni, con la tenacia d'un missionario; -e buon lavoratore con questo, sobrio per istinto e per proposito, -tanto da privarsi del vino e del tabacco per dare il suo obolo alla -causa e per comperare opuscoli, giornali e anche ritratti e calendari -socialisti, di cui tappezzava le pareti della sua camera. Buono e -semplice, in fondo, e arguto: canzonatore benevolo della borghesia; -rallegrato da una sua idea fissa, che era di turbare i sonni al -Prefetto, di esser vigilato continuamente dalle Autorità, delle quali -soleva parlare con un tono comicissimo di compatimento, come se ogni -giorno sventasse qualche loro trama e facesse loro qualche bel tiro; -e prendeva in fatti per ogni suo atto più innocente ogni specie di -precauzioni sopraffini e superflue, sorridendo maliziosamente nella sua -grossa barba. - -Appena salito, prese a discorrere con me, a bassa voce, ma con viva -soddisfazione, del movimento elettorale, che s'avviava bene. Gli -scappò una sola frase a voce alta: — Torino si scuote. — Il cavaliere -Bicchierino la sentì, e, alzati gli occhi dalla _Gazzetta_, lo guardò -un momento con un'espressione di grande stupore. Egli continuò a -discorrere; altri salirono. A un certo punto, guardandomi intorno, vidi -dall'altro lato della piattaforma gli occhiali e il pizzo grigio di -quel tal mio nemico misterioso, che quando mi vedeva da una parte del -tranvai saliva dall'altra. Egli guardava me e il mio conlocutore con -due occhi così dilatati e sporgenti, tirando rapidamente fra l'uno e -l'altro dei tratti di congiunzione così vigorosi, e con un'espressione -di sdegno così viva, che la verità mi si scoperse come al chiarore d'un -lampo. Era il socialista ch'egli odiava! E mi balenò nello stesso punto -un vago sospetto che fosse lui l'autore d'una lettera anonima che avevo -ricevuto il giorno dopo dell'assassinio del povero Carnot, intestata -col vocativo: — _degno amico di Caserio_.... - -Ed io che avevo fatto il disegno di conquistarlo! Indovinata la causa -dell'orrore che gli destavo, non c'era proprio da far altro che un -atto di mesta rassegnazione. Ma, insomma, il mistero era svelato; avevo -fatto nel mio piccolo mondo del tranvai la prima scoperta importante; -e poi.... chi sa mai! Intanto gli affibbiai nelle mie note il nome di -Guyot, il mangia-socialisti francese, per mio comodo. - - - - -CAPITOLO TERZO. - - - Marzo. - -Per molta gente, che esce poco di casa e che per pigrizia o per età -o per incomodi non si serve più delle gambe, il tranvai è diventato -il solo mezzo di comunicazione col mondo, l'ultimo ponte mobile che -li unisce ancora alla città in cui vivono solitari. Costoro fanno -sul tranvai le loro passeggiate igieniche di “andata e ritorno„ o “il -giro di circonvallazione„ come lo chiamano, per pigliare una boccata -d'aria; sul tranvai cercano i piaceri della conversazione, fanno nuove -conoscenze, raccolgono notizie, rivedono qualche volta gli amici, e -quando rincasano, non parlano che della gente e dei piccoli casi veduti -nelle loro corse, come se per essi non ci fosse più altra società -fuori di quella che corre dalle sette e mezzo della mattina alle dieci -della sera sulla gran rete di ferro della Società belga e della Società -torinese. Posso dire d'aver fatto parte di questa famiglia per tutto -il tempo che impiegai a mettere insieme il mio libro. Anche stando in -casa, cercavo il più sovente col pensiero le persone che solevo trovare -sui tranvai, a ogni passaggio di carrozzone sotto le mie finestre mi -balzavano davanti le loro immagini, e ogni mia curiosità, quand'uscivo, -si volgeva a chi avrei incontrato, a che sarebbe accaduto, a che avrei -scoperto quel giorno nelle mie scarrozzate. Il tranvai era diventato -per me quello che è per certi vecchi pensionati il caffè, dov'essi -vanno a interrogare l'opinione pubblica intorno agli avvenimenti del -giorno. E la mattina del due di marzo, riavutomi appena dallo sgomento -delle prime notizie d'Abba Garima, corsi al mio caffè ambulante per -osservarvi gli effetti dell'avvenimento terribile. - -Capitai nel carrozzone di Carlin, sulla linea del Martinetto. C'eran -seduti dentro sei o sette signori accigliati, tutti col giornale -in mano, che non si guardavano, come se ciascuno avesse temuto di -legger sul viso degli altri qualche notizia peggiore di quelle che -aveva lette stampate; e mostravan tutti, oltre al dolore, un'amarezza -sdegnosa, un'irritazione sorda, che mi pareva il rimorso e la vergogna -della credulità stupida, degli entusiasmi bamboleschi con cui s'erano -prestati per tanto tempo all'enorme inganno sanguinoso, dal quale -uscivan bruscamente quella mattina, come da un sogno di briachi. Tutti -tacevano: il carrozzone pareva un gabinetto di lettura d'ipocondriaci. -Il solo Carlin era agitato. Quando venne da me sulla piattaforma, con -la sua faccia zanardelliana più secca del solito, strappò lo scontrino -dal libretto con un gesto nervoso, dicendo: — Inzipiensa! Inzipiensa! -—; una parola imparata dai giornali, senza dubbio. — Cosa s'ha da dire -d'un _assortimento_ compagno? — Finalmente appariva chiara, pur troppo, -la bestialità commessa, di non aver preso il nemico tra due fuochi, -quando s'era ancora in tempo! Ma cercava di consolarsi, affermando -(di scienza propria, poichè notizie al proposito non n'erano ancora -arrivate) che le nostre artiglierie avevano fatto una strage inaudita; -e poi aveva gran fiducia nel maggior Prestinari, e aspettava miracoli -dal Baldissera, che avrebbe “spazzato tutto„. Invitto Carlin! Tutta -la sua lunga persona spolpata fremeva guerra e vendetta. Egli voleva -mandar laggiù cento mila uomini, duecento mila, quattrocento mila, e -fino all'ultimo cannone dei nostri arsenali, pur di aver con quella -canaglia di negri _l'ultima parola_. E dicendo questo continuava a -staccar gli scontrini vigorosamente, come se ad ogni strappo avesse -portato via un brandello della pelle del Negus. - -Per alcuni giorni non ebbi altro oggetto d'osservazione che lui. -Scopersi che non era soltanto un africanista ardente e un curioso della -scienza; ma un osservatore dei suoi simili. Essendo in servizio da -molti anni, conosceva su tutte le linee un gran numero di persone, di -cui sapeva a che ora e dove salivano e a che punto scendevano, e sulla -condizione e sugli affari loro, ignorando chi fossero, almanaccava -con la fantasia, osservandoli con occhio scrutatore. E si capiva che -quel continuo salire e scendere di gente conosciuta e sconosciuta e -quei mille frammenti di discorsi che raccattava lungo il giorno lo -divertivano. Un giorno me lo disse: — Se si guadagnasse un po' di -più e si faticasse un po' meno, questa _professione_ sarebbe di mio -gusto. — Era uno di quegli uomini d'immaginazione viva e curiosa, -pei quali lo spettacolo del mondo è un godimento. A ogni discorso -che sentisse, su qualunque argomento, di persone che gli paressero -colte, tendeva l'orecchio e l'arco dell'intelligenza; raccoglieva -frasi, bocconi di notizie e mezze idee; le rimasticava in silenzio, -e poi le smaltiva storpiate, impasticciate, trasformate nei modi più -strani ai colleghi e ai passeggieri di condizione umile, mostrando di -sapere assai più di quanto diceva, come un uomo che vivesse in una -sfera intellettuale superiore al proprio stato. Sempre serio, con -la fronte corrugata; soltanto quando entrava nel carrozzone qualche -donna equivoca vistosamente elegante, socchiudeva un occhio e sporgeva -le labbra in modo lepidissimo, dandosi l'aria d'un conoscitor fine e -profondo del genere. Per attaccar discorso buttava là una parola, come -un amo nell'acqua, non rivolgendosi direttamente ad alcuno, e se un -passeggiere mordeva, egli scioglieva la lingua, se no, non aggiungeva -altro, aspettando miglior occasione; oppure cercava un'entratura -nominando a bassa voce le persone che salivano. — Quello lì è il -segretario capo del municipio, quello che fa tutto: gran testa. — -Quella è la signora Valdata, la prima donna del teatro piemontese, che -sale ogni domenica a quest'ora, per andare al _Rossini_, alla recita -diurna. — Questo è il cavalier Benotti, veterano del quarantotto, che -va al caffè Londra.... col cane. - -Era questi uno dei frequentatori della linea; l'avevo visto salir molte -volte al numero 43 dì via Garibaldi; portava sempre all'occhiello -il nastrino della medaglia commemorativa. Aveva settant'otto anni, -e coglieva tutte le occasioni per far sapere la sua età, di cui -era altero. Quando saliva, si scusava della lentezza, dicendo: -— A settantott'anni non si può esser lesti.... — Quando i vicini -sorridevano dell'atto con cui afferrava a due mani la colonnina a un -sobbalzo del carrozzone, sorrideva egli pure e diceva: — Eh, non si -scherza mica; son settantotto suonati.... — Era un vecchietto pulito -e cortese, al quale un principio di rimbambimento dava un aspetto di -grande bontà; sorridente a tutti, in specie ai bambini, a cui carezzava -la guancia con la punta d'un dito, quando si trovavano col viso davanti -al suo, stando in braccio alla mamma; espansivo, bisognoso tanto di -discorrere, che qualche volta parlava da sè, scotendo il capo in atto -d'approvazione continua. Era curvo; ma si drizzava di tratto in tratto, -come se gli scattasse dentro una molla, alzando la fronte e guardando -fieramente davanti a sè, riscosso forse all'improvviso da qualche -ricordo delle antiche battaglie; per pochi momenti, però; poi ricascava -nell'atteggiamento solito, come se la molla si spezzasse, e rifaceva il -viso ilare e ossequioso. Aveva un piccolo cane che chiamava Ciuchetto, -un volpino giallognolo con la coda arricciata, il quale accompagnava -continuamente il tranvai, trottando accanto alla piattaforma e alzando -ogni momento il muso a guardarlo; ed egli guardava lui, per lunghi -tratti, sorridendogli amorevolmente, e lo cercava con occhio inquieto, -voltandosi a destra e a sinistra, ogni volta che il passaggio d'una -carrozza o d'un carro glielo nascondeva. E si capiva che quel cane -era per lui un amico, una consolazione della vita, la sola compagnia -ch'egli avesse durante le lunghe giornate in cui il cattivo tempo o -gl'incomodi dell'età lo tenevano rinchiuso in casa. Era anche un po' -sordo il vecchietto; ma tanto più cortese per questo, che acconsentiva -spesso col capo, sorridendo, a persone che non parlavano con lui, e -prolungava l'atto approvatorio anche quando non parlavano più, con -un'aria d'attenzione profonda. E fu appunto uno di questi casi, di -cui altri risero, che mi fece scrivere il suo nome, per impulso di -simpatia, nell'elenco dei miei personaggi.... - - * - -Il marzo, peraltro, non s'annunziava bene; pareva che il disastro -d'Abba Garima avesse disperso tutti i miei conoscenti; passavano i -giorni, e su nessuna delle tre linee ch'ero solito di percorrere, -anche percorrendole in ore insolite, non m'imbattevo più in alcuno di -loro, nè mi si offrivano altre persone o casi che mettesse conto di -registrare. Ahimè, mancava la materia! E mi prese un dubbio triste: -d'aver fondato il mio edifizio sopra un'illusione; che la realtà -non bastasse a sorreggerlo; che senza lavorar di mio, ossia, senza -fabbricarlo diversamente affatto da come l'avevo immaginato, non lo -avrei potuto compiere; e di giorno in giorno volgendosi il dubbio in -certezza, stavo per rinunciare un'altra volta, tristemente scoraggiato, -al mio proposito.... - -Furono quei due benedetti amanti di borgo San Donato che mi fecero -riprendere la penna. Li trovai una mattina alla prima corsa sul -tranvai del Martinetto, salendo in piazza Statuto. Era la prima volta -che vedevo la ragazza venir dal sobborgo con lui, solito di salire -all'angolo di via Siccardi. Stavan seduti l'uno accanto all'altro, -vicino all'uscio anteriore. Al primo sguardo vidi un mutamento in -tutti e due; in lei più notevole. Aveva un cappellino nuovo, un -vestito che non le avevo mai visto, e non so che di più sereno nel -viso, di più dolce negli occhi, un atteggiamento come di dignità -nuova, un'espressione vaga quasi di appagamento della coscienza. -Tutt'e due parlavan più liberamente, si sorridevano più spesso, con -un'aria di sicurezza, che per l'addietro non mostravano. Avrei dovuto -capir subito; ma non capii che dopo qualche minuto d'osservazione. -S'erano sposati. Non c'era dubbio. Guardai la mano destra di lei: -ci vidi l'anello. Ebbene.... n'ebbi un vivo piacere. Poveri ragazzi! -Eran dunque contenti. Chi sa con quante privazioni avevano raccolto a -soldo a soldo quel po' di fondo per metter su il loro quartierino in -via San Donato! Poichè era certo che stavano lì e che dovevano avere -una sola camera, con una nicchia di cucina, se pur non serviva di -cucina il caminetto. Guardandoli, vedevo quella camera al terzo piano, -mobiliata appena dello stretto necessario, con un vaso di fiori alla -finestra, con un piccolo lume a petrolio sopra un piccolo tavolo, dove -essa cuciva la sera, e lui, forse, faceva qualche lavoro straordinario -di copiatura, dopo aver cenato con un po' d'insalata; e immaginavo -la loro vita, nella quale eran contati i minuti e i centesimi, dette -ogni giorno, in quei dati momenti, quelle medesime parole, letto per -dei mesi uno stesso libro, una pagina per volta, vagheggiata per due -settimane una serata in seconda galleria al teatro Alfieri; e in quella -vita povera e oscura indovinavo un pensiero comune, l'aspettazione d'un -essere desiderato, allietata dalla speranza d'una grazia della natura, -d'un essere diverso da loro, florido e bello, che avrebbe portato fra -quelle quattro povere pareti luce, allegrezza, alterezza, coraggio. Sì, -certo, quel tenue chiarore che traspariva dal viso di quella donnina -di nulla, consapevole della propria bruttezza e rassegnata al posto -umilissimo che le aveva dato il destino nel mondo, era quella speranza, -l'intimo albore della maternità, già biancheggiante nell'anima, prima -che l'astro esistesse; il piccolo essere, forse non ancora concepito -che nel pensiero, era già amato e accarezzato; essa vedeva già la forma -indefinita, qualche cosa di bianco e di roseo, movere per la piccola -camera, agitarsi accanto a lei nel tranvai, drizzarsi sulle ginocchia -del giovane che le sedeva di fronte. Come al solito, essa s'alzò per -discendere in piazza Castello: continuava dunque a andare al lavoro. -Povera donnina! Nell'alzarsi fece un atto insolitamente vivace, e -quanta grazia si poteva mostrare in quel piccolo corpo così poco -femmineo vi si mostrò in quell'atto, che era tutto per il suo sposo, si -capiva. Quando fu a terra, aspettando che il tranvai passasse, gli fece -un saluto con la mano, sorridendo. Era la prima volta che faceva così: -un saluto di moglie a marito. Fu per me come un annunzio indiretto di -matrimonio. - - * - -E subito, il giorno dopo, come se con quei due mi si fosse aperto un -buon periodo, scopersi un'altra coppia, della quale era destinato -che mi dovessi occupare curiosamente per tutto il corso dell'anno. -Erano le quattro dopo mezzogiorno, quando salì sul tranvai della -linea Vinzaglio, in via Garibaldi, una signora sui trent'anni, -bruna e bellina, vestita con garbo, un po' timida, con due occhi -chiarissimi e un bocchino di bimba; la quale, appena seduta dentro, -in un angolo, girò sui presenti uno sguardo rapido, con una leggera -espressione d'inquietudine, che immediatamente disparve. Era una di -quelle figure di cui si suol dire al primo vederle: — Ecco una donna -onesta. — Aveva un cappellino nero guernito di mazzetti di viole, che -tornavano mirabilmente al suo visetto bianco e modesto di fanciulla. -Dopo quella prima occhiata non guardò più nessuno, e parve che si -raccogliesse nell'osservazione delle scarpette d'un bambino che teneva -sulle ginocchia una donna seduta dall'altra parte. Quando il tranvai -arrivò allo sbocco di via Roma in piazza Castello, dove s'aggruppano -i giovani eleganti per veder sfilare le passeggiatrici dei portici, -salì senza far fermare un bel capitano di fanteria, alto e snello, con -un berretto nuovo fiammante e i guanti bianchi freschissimi, entrò e -sedette dì fronte a lei. Si guardarono di sfuggita, e poi voltarono -tutt'e due il capo dalle parti opposte, l'uno verso il marciapiede di -destra, l'altra verso quello di sinistra. Che imprudenza! Se si fossero -salutati e messi a discorrere, non avrebbero forse destato alcun -sospetto. Ma quello scambio d'occhiate indifferenti e quello sguardo -rivolto intorno da tutti e due insieme come per assicurarsi che nessuno -avesse notato il loro incontro, li tradirono. E li tradì anche più un -rossore leggerissimo che salì alle guance di lei, nonostante lo sforzo -ch'ella fece per rattenerlo, accusato dal movimento del suo petto. Il -rossore svanì in un attimo; ma rimase visibile il suo turbamento, un -non saper che fare dei propri occhi, la coscienza d'essere osservata -dai passeggeri, e come un sospetto pauroso della strada, alla quale -lanciava ogni tanto, con simulata distrazione, degli sguardi furtivi, -che percorrevano un tratto dei marciapiedi. Quel convegno sul tranvai -doveva essere il primo, una concessione di compenso fatta da lei dopo -aver rifiutato un convegno altrove. Fra quattro pareti, doveva aver -detto, ma di legno e di cristallo, per ora. E chi sa per quante altre -coppie il tranvai è un'anticamera! E chi sa perchè mi si piantò nel -capo l'idea che quella signora fosse la moglie d'un impiegato delle -Poste! Forse per una vaga rassomiglianza di visi, o per qualche ricordo -nascosto nella mia mente. Il fatto è che il viso di suo marito mi si -presentò inquadrato in uno sportello delle lettere raccomandate, e mi -restò davanti in quella cornice così fermo e netto, come se ce l'avessi -veduto davvero. E n'ebbi pietà al pensare che in quel momento, forse, -a poca distanza di là, egli stava tastando con le dita una lettera, -per assicurarsi che fossero saldi i suggelli. Ah, non c'è nulla di -saldo a questo mondo, povero travet: tutto è fragile come la ceralacca -e passeggiero come una lettera. Ma pensai a un punto che non sarebbe -trascorso lungo tempo prima che la traditrice dello sportello fosse -punita, perchè gli occhi scintillanti del capitano, mobilissimi e -sorridenti come quelli d'un fanciullo, che si chinavano ogni momento -sui galloni della manica o si fissavano sul vetro del finestrino -in cui brillava il riflesso argenteo del berretto nuovo, non davano -indizio d'una grande profondità di passione. E già incominciavano per -lei i piccoli affanni dell'amor criminale. A ogni persona che saliva -sulla piattaforma, il suo sguardo correva a cercar chi fosse; ad ogni -passeggiere che entrava, il suo viso si rimbruniva, scemando in lei -la speranza di rimaner sola un minuto con lui; e ogni volta che uno -sguardo scrutatore la fissava, i suoi occhi eran costretti a rifugiarsi -tra le scarpette del bimbo che le sedeva di faccia. Ah, signora: la -camera di legno e di cristallo preserva la virtù dalla gran caduta, è -vero; ma è pure una gran camera di tortura. Intanto, i loro sguardi -s'incontravano di tratto in tratto, e dalla fiamma morente sotto le -palpebre di lei, che si abbassavano subito, si capiva che il destino -dell'uomo dello sportello era deciso. Ahimè, sì, la Società Belga -avrebbe guadagnato ancora qualche soldo da tutti e due, e poi i suoi -carrozzoni sarebbero riusciti insufficienti: si sa, per dieci centesimi -non si può dar tutto. Quando discesi in piazza Carlo Felice non -rimanevano più sul tranvai che cinque o sei persone. Mi parve che il -capitano dicesse tra sè: — Un importuno di meno, — ed io gli risposi in -cuor mio: — Due personaggi di più. - - * - -A questo punto, poco mancò ch'io non mettessi da parte tutti i miei -personaggi per dar corpo a una nuova idea che mi venne percorrendo -per la prima volta tutta la linea da piazza Emanuele Filiberto al -corso del Valentino: la descrizione di tante corse a traverso a -Torino quante sono le linee di tranvai che l'abbracciano; una _Guida_, -sì, una modestissima _Guida_, ma scritta con amor di figliuolo e di -poeta, nella quale si succedessero di volo i quartieri, i monumenti, -le memorie, le colline, le montagne, nella luce e nei colori diversi -di ogni ora e di ogni stagione, come si succedono, fuggendo, allo -sguardo di chi sta sul tranvai, portato via dai cavalli a trotto -rapidissimo. Cedo l'idea a chi la vuole. Sarebbe stata la prima la -linea del Valentino, la più serpeggiante e la più varia di tutte, -che par stata tracciata, con diversità ed armonia d'intenti ad un -tempo, da uno storico e da un artista. Si parte di mezzo ai banchi -e alle baracche pittoresche del mercato di Porta Palazzo, e dopo un -breve corso per quel grande viale Margherita, che dalla riva del Po -par che giunga ai piedi delle Alpi, s'entra nella quiete ombrosa -della via della Consolata, dove si succedono a breve distanza gli -avanzi infossati delle mura romane, la statua aerea consacrata dal -Consiglio civico del 1835 alla Vergine scongiuratrice del coléra, -e l'obelisco mortuario del Foro ecclesiastico, sorgente in mezzo a -quella malinconica piazza Savoia, che par che lo guardi in aria di -pentimento e di rimprovero. Rotta l'onda rumorosa di via Garibaldi, -si fiancheggia il vasto giardino della Cittadella, vedendo da lontano -Angelo Brofferio che arringa le balie e i bambini ruzzanti in mezzo -agli alberi e intorno alla fontana, si passa fra la statua del buon -ministro Cassinis e la testa solitaria del giornalista Borella, ed ecco -la bella via Cernaia, dove squillarono le trombe dei primi francesi -nel '59 e la grande caserma merlata del Lamarmora, e il vecchio mastio -coronato di guardiole, e il Micca di bronzo che brandisce la miccia, -e di qua e di là portici e giardini e fughe d'ippocastani e colori -ridenti di città giovanile. Svolta il carrozzone nell'ariosa e romita -piazza Venezia, riesce per via Alfieri dietro al gran cavallo morente -del duca di Genova in mezzo ai palazzi multicolori di piazza Solferino, -passa accanto al Lafarina pensieroso, corre lungo l'Arsenale fumante e -sonoro, e aperta la folla chiassosa delle scolaresche di via Oporto, -e salutato in piazza San Quintino il vecchio Paleocapa sonnecchiante -sulla sua poltrona di marmo, sbocca nell'allegra ampiezza di corso -Vittorio Emanuele. Un po' più oltre, a sinistra, Massimo d'Azeglio -disegna il suo bel capo d'artista sul gran pennacchio bianco della -fontana, dietro al quale nereggia in lontananza il piccolo pennacchio -nero di Emanuele Filiberto, e davanti, in fondo al corso, lontanissimo, -biancheggia confusamente il monumento dei morti in Crimea sul fondo -scuro delle colline di Val Salice. Si svolta ancora in via Nizza fra -il moto affrettato di gente e di carri che rumoreggia intorno alla -stazione di Porta Nuova, si svolta da capo nella piazza dove _fu -giurata_ nel '21 _la libertà d'Italia_, e per il largo viale che va -diritto al fiume si arriva finalmente dinanzi al superbo castello di -Maria Cristina, donde gli occhi e lo spirito affaticati dalla visione -di tante cose e dal passaggio di tante memorie, si riposano nella -solitudine silenziosa del parco del Valentino e sulla grande linea dei -colli ondeggiante dalla cima della Maddalena alla vetta di Superga con -una grazia lenta e leggera che par che sorrida. - - * - -Se per tornare a casa di là non avessi preso a caso la linea di Borgo -Nuovo, forse oggi ancora non saprei nulla d'uno dei personaggi più -originali e più simpatici della mia compagnia. Fu una buona ispirazione -che mi fece salire sul tranvai che parte dall'Orto botanico. Ed è -quella pure, sotto l'aspetto storico, una delle linee più belle. -Usciti dal grande viale del parco e percorso un tratto del corso -Cairoli fino a pochi passi dalla statua di Garibaldi, che, ritto sullo -scoglio, par che fissi lo sguardo sulla fiumana delle sue camicie -rosse irrompente verso di lui per la via dei Mille, si svolta in -via Giuseppe Mazzini. Quante memorie, non istoriche, mi s'affollano -alla mente passando davanti agli sbocchi di quelle vie laterali per -cui si vedevano un giorno i famosi _giardini dei ripari_, dove tanti -amori sospirarono e si preparò il fallimento di tanti esami! Certo, -ingombravano bruttamente la città quegli alti terrapieni a zig zag che -tagliavano le vie come bastioni di fortezza; ma avevo vent'anni. Ah! -fortuna che il tranvai va di volo! Ecco la porta della tomba del caffè -Perla, dove, giovinetto, andavo a sorbir timidamente un moka apocrifo -per contemplare di sott'occhio gli emigrati illustri e i giornalisti -celebri della capitale. Ecco laggiù in fondo il conte Cavour, ritto in -mezzo a piazza Carlina come un lungo fantasma bianco che si levi al -cielo da un catafalco. Ecco qua il Lamarmora a cavallo che minaccia -con la sciabola in pugno i socialisti accorrenti per piazza Bodoni -al Comizio del vicino teatro Nazionale, convertito da palestra delle -Muse in tempio malfamato dell'utopia vermiglia. Si svolta di corsa -in via Lagrange, si passa dinanzi alle case dove il Gioberti mise il -primo vagito e il conte Cavour l'ultimo sospiro, si sbocca in piazza -Carignano dove tremano ancora nell'aria, fra il palazzo del parlamento -e il teatro, le grida amorose di Adelaide Ristori e le apostrofi -tonanti d'Angelo Brofferio, e poco più in là si vede riflesso il -tranvai nelle vetrate del vecchio Cambio, la trattoria elegante dei -ministri e dei deputati della Mecca antica. Ah, come sono antico io -pure! E per liberarmi da questo pensiero mi volto a destra; ma torno -a voltarmi subito dalla parte di prima per non vedere la libreria -dell'editore di Pietro Cossa, di quel benedetto Casanova eternamente -biondo, che può esser là dietro ai vetri a mettermi invidia e dispetto -con la sua gioventù invulnerabile.... - - * - -Fu, come dissi, una buona ispirazione la mia di pigliar quella linea -perchè arrivai in tempo per l'appunto a salire in piazza Castello -sul tranvai del Martinetto, nel quale, stando sulla piattaforma di -dietro, vidi seduta in mezzo ad altre signore la mia brava incognita -dai capelli arruffati, la sfidatrice del fumatore, col suo inseparabile -bambino sulle ginocchia; e mi riuscì poco dopo, per caso, di sapere chi -fosse. Mentre, come al solito, lavoravo d'immaginazione sull'essere -suo, vidi alla cantonata di via XX Settembre, dopo più d'un mese che -non lo vedevo, quel simpaticone di pittore, che stava osservando gli -stivaletti d'una signora che passava; lo chiamai e gli feci un cenno -premuroso perchè salisse. Conosceva mezza Torino, mi poteva forse levar -la curiosità. Salì d'un salto. Gli accennai la signora. - -— Come? — mi domandò. — Lei non conosce donna Chisciotta della Mancia? - -Accortasi che parlavamo di lei, la signora ci fissò in faccia un -momento i suoi grandi occhi oscuri e sporgenti; ma con espressione di -assoluta indifferenza; si capiva che era abituata a “veder„ parlare di -sè. - -Tutta Torino la conosce, — riprese il giovane. E la nominò. Donna -Chisciotta o Chisciottina era un soprannome. Suo marito era un -ingegnere putativo, ricco proprietario di case, e lei era la sua -disperazione. — Una mezza matta — disse — cioè.... un'esaltata, diremo. -Non l'intese nominare quattro anni fa quando ci fu il processo dei -due bottegai di Borgo Nuovo, marito e moglie, che fecero morire il -loro bambino? È lei quella signora che un giorno l'andò a strappare -dalle loro mani, graffiando gli occhi a tutti e due, come una tigre, e -buscandosi un pugno che la mise a letto. Durante il dibattimento, se si -ricorda, non si parlò che di lei e della sua “deposizione„ di fuoco. -— E seguitò. Era un'anima vulcanica, una specie di Santa Francesca -d'Assisi, che si sarebbe ridotta sulla paglia a furia di beneficenza, -e perciò in lite perpetua con suo marito, che, a darle retta, avrebbe -finito con ridurre in ospizi pubblici tutte le sue case. Era conosciuta -da tutta la poveraglia di Torino, ficcata in tutti i Comitati di -soccorso, protettrice di tutti i ragazzi tormentati, di tutti i cavalli -frustati, di tutti i gatti malmenati; sempre in giro per le soffitte -dove si lasciava ingannare anche dalle più sfrontate simulazioni di -malattia e di miseria; capace, in un accesso di mattana, di levarsi il -mantello di dosso in mezzo alla strada per gettarlo sulle spalle d'una -vecchia cerinaia intirizzita o di portare in braccio a casa sua un -ragazzetto smarrito, raccattato sul marciapiede. Dopo che aveva avuto -quel maschietto s'era quetata un po'; ma era raro il giorno che non -ne facesse una delle sue. Il primo dell'anno egli l'aveva vista in un -carrozzone levar di mano al suo figliuolo una bellissima “pecorella„ -per darla a un ragazzetto povero che ci lasciava gli occhi addosso, -e discendere subito, col bambino strillante in braccio, per andarne a -comprare un'altra. Suo marito tremava ogni volta che la vedeva uscir -di casa; ma n'era innamorato perso. — Chisciottina la chiamano. E non -sarebbe mica brutta se non avesse sempre quel viso di spiritata, e si -pettinasse meglio. Un bel tipetto, non è vero, per lei che scrive sui -tranvai? Mezza socialista e mezza santa; una socialistoide, come ora -dicono. Se fosse mia moglie, le farei fare le docce. - -Mentre io guardavo donna Chisciotta egli saltò a parlare della _signora -delle coincidenze_ che aveva vista tre giorni prima, all'angolo di -corso Oporto, saltar giù dal tranvai del Valentino facendo cenno -di fermare al tranvai del Foro Boario. Ma di lei non gli era ancor -riuscito di saper nulla, e d'altra parte non s'occupava più gran che di -quelle cose. — Ora — disse — viaggio sui tranvai con un altro scopo. - -Gli domandai quale. — Cerco moglie — rispose. - -Credetti che celiasse; ma diceva sul serio. E continuò, in fatti, con -la più grande serietà: — Mio padre vuole ch'io prenda moglie. Son -tre mesi che due volte al giorno, a tavola, non fa che batter quel -chiodo. Si capisce: è solo, son figliuol unico.... Del resto, c'inclino -anch'io. Sono stufo di far questa vita imbecille. - -Restava però a sapere perchè cercasse moglie nei carrozzoni della -Belga e della Torinese. Glie lo domandai. — È una mia idea — rispose -seriamente. — C'è stato un esempio in famiglia. — E mi raccontò che -trent'anni avanti un suo zio, un po' stravagante, ma buon diavolo, -e pien di quattrini, tormentato continuamente da sua madre perchè -pigliasse moglie, un giorno, perduta la pazienza, le aveva risposto: -— Ebbene, sì; ma io non son uomo da cercare; esco di casa e sposo la -prima ragazza che trovo. — E detto fatto: aveva preso il cappello, -era sceso in istrada e aveva seguitato la prima ragazza in cui s'era -imbattuto. Era una maestrina d'asilo infantile, senza un soldo. L'aveva -sposata ed era stato fortunatissimo: aveva trovato una moglie, una -madre esemplare, che l'aveva fatto felice. — E poi — soggiunse — -come fanno gli altri? Girano per i salotti, cercano nelle famiglie. -Ebbene, e i tranvai sono salotti che corrono, e ci si trovano delle -famiglie. Oh, son ben risoluto. Non so su che linea la troverò, se in -un carrozzone chiuso o in una giardiniera.... ma questo non importa. -Sono certo di trovarla sulla rete. Il mio destino dipenderà da uno -scontrino di dieci centesimi, come da un biglietto di lotteria. Crede -lei che sarò io il primo? Chi sa quanti matrimoni si son già decisi -sul tranvai! — Qui troncò il discorso per dire: — Guardi quello là.... -Quello è uno dei suoi erotici. - -Era un bellimbusto già brizzolato e risecchito, un mezz'uomo tutto -bazza, con due baffetti a punta di spilla e un fiore all'occhiello, -che sedeva fra due giovani signore, quasi affogato in mezzo alle loro -maniche enormi come fra due piumini da letto, e si raggomitolava -per affogarvisi meglio, mostrando negli occhi socchiusi una dolce -beatitudine. — Alle volte, sa, — continuò il pittore, osservandolo -— quei sornioni lì, giocando con le mani, sotto la protezione dei -grandi mantelli delle signore, fingono di sbagliar di ginocchio. -Trovan qualche volta delle signore timide che, per non fare una scena, -mostrano di non accorgersene; altre volte incappano male e ci fanno -una figuraccia. È un gioco d'azzardo. — E soggiunse che, anni addietro, -per un certo tempo, s'era diffuso questo bel vezzo, come una specie di -prurigine epidemica; della quale avevano arrestato il corso parecchi -ceffoni memorabili, femminili e maschili, con successivo intervento di -guardie civiche. - -Mentre mi diceva questo, all'entrar del tranvai in piazza Statuto, una -signorina, salita poc'anzi e rimasta in piedi, s'era appoggiata con -una spalla allo spigolo dell'uscio davanti, col viso rivolto verso -l'interno, dove noi c'eravamo seduti. Era vestita di nero, con due -grandi penne nere di struzzo sul cappellino, e la sua persona elegante -si disegnava per metà sulle rocce del monumento del Fréjus e la sua -testa impennacchiata spiccava fortemente sulla bianchezza delle Alpi -che chiudevano il vano superiore dell'uscio. Quella figura nera e -snella incorniciata a quel modo e campeggiante in quel fondo luminoso -era bellissima. — Oh che bel quadro! — esclamò il giovane, rapito. - -— Badi, — gli dissi, accennandogli lo scontrino che teneva in mano; — -potrebbe essere lo scontrino decisivo. - -Egli scrollò il bel capo erculeo, e rispose con la sua serietà ingenua -di grande fanciullo: — No; ho in mente che non debba esser questa la -linea. - -E quando discese mi fece ancora cenno di no, con un sorriso, buttando -in aria lo scontrino. - - * - -Fu in quel torno che ebbi turbati i miei lieti studi da una -contrarietà, di breve durata, ma forte. Cominciava allora e s'andava -estendendo rapidamente l'uso degli annunzi esteriori sui carrozzoni. -Dentro, questi n'erano già invasi da un pezzo: iscrizioni e figure -dipinte sui vetri, cartellini appesi, avvisi d'ogni forma e colore -appiccicati al cielo e alle pareti, che vi facevan l'effetto d'un vocìo -discordante d'importuni, i quali v'affollassero di offerte e d'inviti, -volendo lì per lì, a ogni costo, calzarvi e vestirvi, insaponarvi e -profumarvi, farvi cambiar di casa, pigliar l'abbonamento a un giornale -e intraprendere una cura idroterapica. S'aggiungevano a questi, in -quei giorni, gli annunzi delle lunghe assi piantate dalle due parti -del tetto, tinte di tutti i colori più chiassosi, con iscrizioni -bianche e nere in caratteri cubitali, vere insegne di alberghi e di -magazzini, leggibili a cento passi lontano, moleste agli occhi come -grida sgangherate agli orecchi, stonanti nel colorito generale della -strada come stecche acute in un coro di voci sommesse. Curioso che -si fosse discusso nel Consiglio comunale se questa offesa al buon -gusto si dovesse permettere nei tranvai, dopo che s'era permessa, -e ben più grave e barbarica, sui teloni dei teatri! Per alcuni -giorni ne fui veramente furioso. A salire in un carrozzone mi pareva -d'entrare in un bazar dove dovessi contrattare anche il biglietto, e -da cui non potessi uscire che con una bracciata di pacchi. O povera -poesia! Ammirare il profilo poetico d'una bella signora spiccante -sopra un vetro che annuncia delle pillole rilassative, veder due -giovani innamorati che prendono degli atteggiamenti idillici sotto -l'insegna della razzia per i topi, fantasticare sopra una signorina -gentile che volge gli occhi in alto come se fissasse una larva amorosa -dell'immaginazione e accorgersi che legge l'annunzio ciondolante d'un -nuovo concime misto! O villano furor bottegaio che sfrutta, invade, -ricopre, traveste, bolla, mercanteggia ogni cosa! Quando vedremo gli -annunzi delle acque minerali e dei liquori ricostituenti sulla fronte -delle statue e sui drappi delle bandiere? Ma l'uomo civile è così -duttile che finisce con piegarsi a tutto. L'insolenza crescente dello -sconcio, come spesso accade, attenuò il senso sgradevole prodotto -dalla sua prima apparizione discreta. Prima mi ci rassegnai; poi ci -divenni indifferente; poi, a poco a poco, quasi mi rallegrarono tutte -quelle insegne scarlatte, gialle, celesti, volanti da ogni parte come -stendardi spiegati al vento; e mi piacquero quelle pareti mobili che -ricordan le camere in cui i pazzi attaccano ai muri tutto quanto di -colorito e di stampato casca loro nelle mani; e quei volanti gabbioni -umani che di dentro e di fuori, con parole, con colori e con disegni, -vi offrono da bere, da mangiare e da leggere, vi danno dei consigli -igienici e v'invitano a consulti medici gratuiti, e vi chiamano alle -corse, alle regate, alle gare ciclistiche, al gioco del pallone e -all'Esposizione dei quadri, mi allettarono come una viva e strana -immagine dello spirito leggiero e irrequieto d'una grande città della -fine del secolo, oppressa di faccende, affollata di capricci, smaniosa -di strepito, affamata di piaceri, tormentata d'impazienze, portata via -dalla furia di divorare il tempo e di tracannare la vita. - - * - -_Pneumatici Dunlop originali_: ecco un annunzio che non dimenticherò -più. Lo vedo ancora dipinto in caratteri bianchi su fondo rosso come -lo vidi, pochi giorni dopo il mio incontro col pittore, sul primo -carrozzone che passò la mattina per piazza Statuto; sul quale trovai il -mio buon Giors, che tentava invano la solita arietta della _Carmen_, -allegro come un uccello. E ci trovai pure, ritta dietro di lui, col -suo sacco inseparabile, la povera vecchia di Pozzo di Strada, che non -avevo più vista dall'ultimo giorno di carnevale, ancora più triste, -ancora più chiusa in sè che quel giorno. Salì con me sulla piattaforma -anteriore un giovane biondo che attaccò subito conversazione con un -altro signore attempato, commentando l'ultimo assalto dato dai dervisci -al monte Mocram. Mi ricordo sempre che c'eran dentro una vecchia -signora, una guardia daziaria e due contadine. Era una bella mattinata -limpida e fresca. L'aria viva agitava una ciocca di capelli grigi sulla -fronte china della vecchia, che, secondo l'usato, guardava i talloni -del cocchiere con gli occhi socchiusi, tenendo un braccio sull'altro, -stretti alla vita. Mi pareva ancora rimpicciolita dall'ultima volta, -tanto da capir nella bara d'un fanciullo. Non doveva pesare molto -più del suo sacco, certamente. E non dava quasi segno di vita quella -mattina; respirava appena. E pensava, pensava. Ma che covava dunque -dietro quella fronte dolorosa, che pareva portasse confitto nel mezzo -un ferro invisibile? Qual'era mai il pensiero implacabile che teneva -sempre curvato quel capo come la mano d'un aguzzino che lo premesse -alla nuca? - -Dall'assalto dei dervisci i due signori vennero a parlare del viaggio -dei Sovrani di Germania sulle coste d'Italia, e il più attempato diceva -che era “una buona cosa„ un'“attenzione„ che “rialzava il nostro -prestigio„ dopo la battaglia d'Adua. L'altro prese a parlare allora -della battaglia e cavò di tasca un foglio grande, che spiegò sotto gli -occhi del suo vicino. - -Era una fotografia colorata che rappresentava il campo di Abba-Garima: -le montagne in fondo coronate di turbe abissine e di nuvoli di fumo, -i cannoni fiammeggianti qua e là sulle alture minori, torrenti di -armati precipitanti giù dalle rocce, e sul davanti una mischia feroce, -un viluppo orribile di carri d'artiglieria, di cavalli, di feriti, di -morti, di negri e d'italiani dalle facce stravolte, lottanti a corpo a -corpo con le lance, le daghe e le rivoltelle, insanguinati e furiosi, -io mezzo a pozze e a rigagnoli di sangue. - -Sporgendo il viso verso il foglio vidi con maraviglia accanto al mio -braccio il capo della vecchia che, uscendo dalla sua immobilità di -statua, si faceva anch'essa innanzi per vedere. Il giovine signore, -cortesemente, si scansò un poco da una parte e le mise il foglio aperto -sotto gli occhi dicendole: — La battaglia d'Abba-Garima. - -Essa osservò un momento con gli occhi dilatati; poi contrasse il viso -in un modo strano, come se ridesse, richiudendo gli occhi e mostrando -le gengive sdentate. Mentre domandavo a me stesso perchè quell'orrendo -quadro la facesse ridere, essa si coperse il viso con le mani e diede -in uno scoppio di pianto che mi fece fremere. - -Tutti e tre ci voltammo verso di lei, uno pigliandola per un braccio, -l'altro per la mano, domandandole che cos'avesse. Non potè rispondere -subito. Poi disse fra due violenti singhiozzi: — Ci avevo un -figliuolo.... — e appoggiato un braccio al parapetto della piattaforma, -lasciò cascar sul braccio la testa, in atto disperato, singhiozzando -più forte. - -E fu inutile scoterla, cercar di confortarla; neppure il buon Giors -riuscì con la sua mano vigorosa, sciolta dalle redini, a farle rialzare -la fronte, che era come inchiodata al parapetto. I singhiozzi scotevano -violentemente tutto il suo povero corpo incurvato, ed era un pianto -infantile, lamentevole, che pareva non dovesse finir mai più; pareva -che ella versasse tutte le lacrime rattenute da cinque mesi, che tutta -la vita le dovesse fuggire dagli occhi; e ripeteva fra gemito e gemito -una parola rotta, sommessa e dolce, con l'accento d'una madre che parla -al bambino in culla, una parola che non comprendemmo se non dopo averla -intesa molte volte: — _Giacolin_ —; il nome del suo soldato. - -Ah, povera madre! Colpiva lei pure l'accusa di viltà che qualche -giornale lanciava in quei giorni contro le madri italiane! - -Riuscì Giors finalmente a farle rialzare il capo e a ottener qualche -risposta. Insomma, che fosse morto di certo non lo sapeva, nessuno -glie l'aveva annunziato; ma il cuore le diceva che era morto, che non -l'avrebbe rivisto mai più. - -— Ma che cuore! — le disse Giors, commosso. — Oh benedette donne! -Se non lo sapete di certo.... Sarà fra quelli che ritorneranno. Lo -troverete fra i nomi stampati. - -Ma no, il parroco le aveva letto il giornale, il suo nome non c'era.... - -— Ma che parroco! ma che giornale! Cosa volete, in quella -confusione.... Chi sa quanti ne hanno scordati.... Vedrete fra qualche -giorno.... Andiamo, _mare_, non bisogna disperarsi.... Sarà fra i -prigionieri. - -Ma la donna diede in un nuovo scoppio di pianto. Prigioniero per lei -voleva dire affamato, torturato, sepolto vivo, peggio che morto. - -— _O benedtie foumne!_ — ripetè Giors. — Aspettate un poco.... Tutti i -giorni ne tornano.... tornerà anche Giacolin.... Siete tutte compagne, -voi altre _mare_, quando vi mettete un chiodo nella testa. — Poi disse -bruscamente: — Smettete di pianger così forte, giurabbaco, che mi -spaventate le bestie! - -Nessuno di noi osava più di parlare; il giovane aveva stracciato -e buttato via il foglio; la vecchia continuava a piangere -silenziosamente, col viso nelle mani; e pareva più disperato, faceva -più compassione quel pianto in mezzo a quella via rumorosa, a tutta -quella gente affaccendata che passava senza badarci. Alla cantonata -di via Venti Settembre essa prese il sacco e discese. Giors sferzò i -cavalli e tentò il motivo della _Carmen_; ma smise subito, e passandosi -la punta del medio sull'occhio, esclamò con un sospiro: — Ah.... porca -guerra! - - * - -Per vari giorni, in tutti i carrozzoni e su tutte le linee, io vidi -l'immagine di quella povera vecchia curvata sul parapetto, col -fazzoletto sciolto e i capelli grigi scomposti, scossa da capo a -piedi dal singhiozzo violento della disperazione. E mi pareva più -tragica l'immagine in quel gran risveglio amoroso della natura che si -manifestava da ogni parte, nelle gemme degli alberi, nei bocciuoli -dei fiori, nella chiarezza del cielo e negli occhi delle ragazze. -Dalle piattaforme dei tranvai, andando per i sette bellissimi corsi -alberati che fanno cintura al centro di Torino e per i grandi viali -che corrono lungo il Po e lungo la Dora, si bevevano mille effluvi -sottili, un misto di fragranze leggerissime d'erba fresca, di terra -smossa, di campagna aperta, e si ricevevano nella fronte e nel collo -carezze morbide dell'aria, quasi mossa da invisibili ventagli odorosi, -soffi tepidi e puri, come aliti di bocche virginee, che facevan -rifiorire nell'animo, per brevi momenti, speranze rosee, ricordi lieti -dell'infanzia, simpatie spente, proponimenti giovanili di bontà, di -lavoro, di vita avventurosa e memorie lontane di care feste campestri -e di bei sogni sognati nei giorni più felici dell'età più bella. E si -mostrava questo primo influsso della primavera nei cavalli più agili, -nei cocchieri più allegri, nei fattorini più cortesi, nel modo di -salire, di scendere e di salutar della gente più lesto e più amabile, -e nella fioritura più rigogliosa e più vivace dei cappellini delle -signore a cui l'aria corrente sulle giardiniere aperte agitava sul -capo i nastri, gli steli e le penne, portando nel viso ai passeggieri -ritti in fondo delle ondate di profumi confusi di cipria, di viole e dì -giovinezza. - -Avevano in quei giorni i tranvai una bellezza nuova: c'erano in quasi -tutti, la mattina, delle ragazzine vestite di bianco, che occupavano -in alcuni delle panche intere, spiccando fra l'altra gente come gigli -e camelie nivee in mazzi di fiori e di foglie brune. Apparivano di -sfuggita nelle giardiniere dei veli candidi scendenti sui vestiti e -sui guanti bianchi, e a traverso i veli, sotto alle corone di rose -e di margherite, occhi azzurri, bocchine purpuree, visetti d'una -freschezza infantile, che facevano un contrasto graziosissimo con -gli atteggiamenti raccolti e gravi delle piccole persone, ritte sul -busto, con le mani intrecciate sulle ginocchia e le scarpette chiare -congiunte. Da una parte all'altra delle piazze e dall'una all'altra -strada si vedevano biancheggiare sui tranvai quelle farfalle gentili -annunziatrici della Pasqua, e anche più della loro bianchezza risaltava -l'idea, ch'esse esprimevano, dello sposalizio celeste e dello stato di -grazia, in quelle carrozzate d'interessi mondani e di peccati mortali. - -O carrozza di tutti, piccolo specchio del mondo, che raccogli e -ravvicini gli estremi più lontani della società e della vita, qualche -volta così gioconda e qualche volta così triste, dove si può veder mai, -fuor che in te, quello che io vidi in quei giorni? - -Due giornate di pioggia avevano fatto uscir da capo i carrozzoni -chiusi; ma il cielo si rischiarava quando, verso l'undici della mattina -dell'ultimo di marzo, salii sul tranvai della linea dei Viali, fermo -nel corso Beccaria, sul punto di partire per Porta Palazzo. C'era -seduta dentro una donna, sola, che è ancora viva adesso nella mia mente -come se l'avessi avuta sempre davanti agli occhi durante un viaggio a -traverso all'oceano. I suoi capelli radi, neri d'una tintura grossolana -e mal diffusa, facevano parer più vecchio il viso giallo e rugoso, -nel quale, sotto due archi nerissimi, dipinti da una mano frettolosa e -malferma, sonnecchiavano due occhi glauchi e torbidi e rosseggiavano -di belletto le guance flosce e una bocca amara e stanca, atteggiata -come a un sorriso abituale, che appariva forzato, e quasi morto, come -quello d'una maschera, poichè la luce dello sguardo non l'accompagnava. -Se quel viso non avesse abbastanza chiaramente parlato, avrebbero tolto -ogni dubbio un garofano rosso ch'essa portava nella treccia e una lunga -traccia di polvere di riso che da una guancia le scendeva giù fino al -collo scarnito, cinto d'un nastrino azzurro; e quel fiore appunto e -quel nastro accrescevano tristezza all'espressione di vecchiaia precoce -dei suoi lineamenti risentiti e come tesi da un sentimento sordo -di rancore che ella covasse contro ai fantasmi a cui sorrideva per -consuetudine la sua bocca cascante. Era una di quelle figure miserande -in cui, caduto il velo lucente della gioventù, appare con un'evidenza -spaventevole l'abbiezione della vita, e dietro alle quali la fantasia -vede stanze immonde di lupanari, covi fumosi di taverne e di bische -e oscurità misteriose e sinistre dove giacciono corpi di briachi e di -feriti e lampeggiano coltelli e occhi feroci di belve umane. - -Partito appena il tranvai, il fattorino entrò a porgerle il biglietto. -Essa tirò fuori con le mani un po' tremanti una borsetta di lana verde, -e ne cavò due soldi, che quegli prese, fissandola, con un barlume di -sorriso. - -Arrivato in fondo al corso Principe Eugenio, il tranvai si fermò, e -prima s'udì un mormorio di voci argentine, poi salirono con allegra -furia da una parte e dall'altra molte ragazzine vestite di bianco, -accompagnate da due che parevano maestre, e sì slanciarono dentro il -carrozzone, agitando i veli trasparenti e le gonnelle candide, come -uno sciame di colombe con l'ali aperte. Fu come un soffio di primavera, -come la luce d'un'alba improvvisa che entrò con esse fra quelle quattro -pareti, e un vago odor d'incenso, di soppressatura e di capigliature -fresche, che parve portato da un'ondata d'aria. Erano forse le alunne -d'un piccolo collegio che avevan fatto la comunione e andavano a far -colazione in campagna. Le maestre restarono sulla piattaforma; le -alunne occuparono in un momento tutti i posti, cinguettando e ridendo; -la donna tinta restò in mezzo a loro. - -E allora segui una scena indimenticabile. L'aspetto di quella donna -colpì qualcuna delle più grandicelle, che smisero di parlare e la -osservarono. Il loro silenzio fece tacere le altre, che, naturalmente, -si voltarono da quella parte dove le prime guardavano, e fissarono -anch'esse lo sguardo su quel garofano e su quel nastro, su quella -vecchiezza imbellettata e infarinata, su quella rovina d'ogni cosa, -resa più orribile da una maschera grottesca di gioventù; ed esse pure -fecero silenzio. Sul viso delle più piccole apparve un'espressione -di stupore, in alcune uno sforzo d'attenzione scrutatrice; alle più -grandi si stese sulla fronte corrugata come un'ombra di sospetto -e d'inquietudine, simile a quella che ci dà la vista d'un insetto -strano e sconosciuto. Guardai la donna, sola in mezzo a tutto quel -candore d'anime e di vesti, e vidi sul suo viso una leggiera e -istantanea contrazione dei muscoli come in una persona sorpresa in un -nascondiglio. Lanciò un'occhiata rapidissima alle due maestre, a me, -al fattorino; ma non guardò in faccia alle ragazze: guardò le loro -mani, i libri da messa e le scarpette bianche con uno sguardo velato e -fuggente; e dopo qualche momento, durando il silenzio e l'attenzione -di cui si sentiva l'oggetto, piegò lentamente il capo all'indietro, -appoggiò la nuca alla parete, e come presa tutt'a un tratto dal sonno -chiuse gli occhi, e non gli aperse più. - -Il fattorino, che la stava osservando con curiosità, comprese, e mi -ammiccò sogghignando. - -Ma io sentii una stretta di pietà che mi fece torcere lo sguardo da -quella infelice come se l'avessi vista trapassata e confitta da un -pugnale nella parete a cui s'appoggiava. - -A Porta Palazzo essa si riscosse bruscamente e, senza guardar nessuno, -discese; le ragazzine ricominciarono a discorrere e a ridere, e il -tranvai riprese la sua corsa, allegro e sonoro come una gran gabbia -d'uccelli. - - - - -CAPITOLO QUARTO. - - - Aprile. - -Libero in questo mese da ogni altro pensiero, posso dedicar maggior -tempo ai miei viaggi circolari _intra muros_, e scrivere distesamente, -giorno per giorno, le mie osservazioni. Eccone una: il tranvai, -istituzione educativa. E non è celia. Nel contatto quotidiano con -gente d'ogni ceto i superbi perdono sul tranvai un po' della loro -muffa; gli egoisti contenti odono discorsi di miserie e di dolori -che li fanno pensare; la signora che tiene un figlioletto sano fra -le braccia domanda pietosamente alla donna del popolo che cos'ha il -bambino pallido che ripiega il capo sul suo petto, e la madre dura, -che ha visto ammirata dai circostanti la floridezza e la grazia della -sua creatura, discende col cuor raddolcito dalla carezza fatta al suo -orgoglio. Ed è ancora una scuola di cortesia la carrozza di tutti -poichè, a furia di veder altri cedere il posto alla donna, finisce -con cederlo pure, quasi per istinto d'imitazione, il popolano che -non ci aveva mai pensato; e dall'esempio dei cortesi che porgon la -mano al vecchio che sale o sorreggono per il braccio la vecchia che -scende sono indotti anche i villani a far l'atto stesso, e si corregge -a poco a poco la volgarità degli atteggiamenti e delle mosse perfin -nell'uomo più volgare sotto lo sguardo dei molti occhi in cui egli vede -un'espressione di rimprovero o di disgusto, che lo ferisce nell'amor -proprio. Sì, quei cento carrozzoni che girano per la città tutto l'anno -sono cento piccole scuole ambulanti, dove le diverse classi sociali -imparano l'una dall'altra molte cose utili; per esempio, che non c'è -grande differenza fra di esse se non nella scorza; che basta a poveri -e a signori l'astrarre un po' col pensiero da questa per sentirsi -spinti gli uni verso gli altri dagli stessi impulsi che ravvicinano -fra loro gli eguali; che molti dissensi e rancori cesserebbero fra -chi è in alto e chi è in basso per il solo fatto di parlarsi e di -conoscersi a vicenda; che le avversioni sociali non nascono tanto dalla -disuguaglianza della fortuna quanto dal sospetto reciproco dell'odio -e del disprezzo, e che la cortesia è un'alta sapienza e una grande -forza benefica. Queste cose pensai stamani vedendo nel carrozzone un -grosso signore e un giovane operaio chinarsi tutti e due a un tempo -per raccogliere lo scontrino che una vecchia campagnuola aveva lasciato -cadere sotto la panca. Vent'anni fa il secondo non si sarebbe chinato, -e forse.... neppure il primo. - - * - -Una conoscenza nuova: il _marchese_. È un fattorino che, per rispetto -al galateo, sta sulla sommità della scala, di cui Tempesta occupa -l'ultimo gradino. L'ho conosciuto in questi giorni sulla linea del -Valentino, andando a trovare Angelo Mosso. L'hanno soprannominato -il _marchese_ i frequentatori della linea. È una figura di tenorino: -biondo, pallido, svelto, con gli occhi azzurri e una bocca d'occhiello, -perpetuamente sorridente sotto due baffetti d'oro arricciati. Saluta -porgendo lo scontrino, risaluta ricevendo i soldi, chiede “pardon„ -nel passarvi davanti, aiuta le signore a salire e a discendere -mettendo loro delicatamente la punta delle dita sotto il gomito, -prende sul predellino degli atteggiamenti eleganti di cavallerizzo -ritto sul cavallo, salta giù a raddrizzar l'ago alle biforcazioni e -risalta su con una grazia di ballerino, e ha un suo modo particolare, -amabilissimo, di mettere il resto nelle piccole mani inguantate, -come si mette una chicca nella palma d'un bimbo, sorridendo col capo -inclinato e fissando negli occhi della creditrice, senza varcare il -segno del rispetto, uno sguardo soave, che la costringe a fare un cenno -di ringraziamento. Appartiene alla famiglia degli erotici sentimentali. -Pare un galante padron di casa che faccia gli onori del suo salotto -a una comitiva d'invitate. Si capisce che l'aver che fare col bel -sesso signorile è una dolcezza della sua vita. Un sorriso, un segno -di compiacenza, uno sguardo di curiosità o di simpatia d'una signora -o d'una signorina gli danno una scossa così viva, che per un momento -par che gli manchi il respiro; e poi respira forte e s'arriccia i -baffetti con la mano agitata, mandando baleni dagli occhi. Dev'esser -stato ballerino al Teatro regio, o modello di pittore, o cameriere -di fiducia di qualche vecchia nobile. Perfin nel segnare i numeri -sul libretto ha un certo modo artistico di menar la matita come se -schizzasse il ritratto delle sue passeggiere. Se ha un'innamorata della -sua condizione, la povera ragazza dev'essere terribilmente gelosa al -pensare che, mentre essa è a casa o in bottega al lavoro, lui se la -scarrozza in mezzo alle gale e ai profumi del bel sesso, distribuendo -scontrini e sorrisi e accogliendo ogni soldo come un fiore, e deve con -l'immaginazione inquieta far sulla linea tutte le corse regolamentari, -sospirando il fanale bianco dell'ultima, come un segnale di -liberazione. - - * - -Sulla stessa linea del Valentino, questa mattina, nell'atto che facevo -fermare il tranvai, uscendo di casa del mio amico, rividi finalmente -la “vergine morta„ che dal febbraio non avevo più ritrovata. Sedeva -sull'ultima panca della giardiniera: bianca, serafica, impassibile -come sempre, spiccante fra le altre signore come una madonna del -Fiesolano in mezzo alle figurine d'un giornale di mode. Standole -dietro ritto sulla piattaforma potei ammirare da vicino la ricchezza -dei suoi finissimi capelli castagni, sotto la quale s'inchinava, come -sotto un peso soverchio, il suo collo bianco e delicato; così bianco -da far pensare che il bacio d'un bimbo v'avrebbe lasciato una traccia -purpurea, così delicato da parer che una leggerissima stretta delle -dita sarebbe bastata a soffocarvi la vita. Aveva sulle ginocchia non -so che di rotondo, rinvoltato in un foglio della _Stampa_, e lo teneva -fermo con una mano sottile e nivea come il suo collo; la quale non vi -doveva pesar su più di un petalo di giglio. Il suo lungo corpo leggiero -non aveva un fremito, come se per lei non fiorisse la primavera, come -se la sua natura angelica fosse insensibile al mutare delle stagioni; -nè le sue guance dalla linea purissima erano più colorite in quel -tepore d'aprile che non fossero nelle giornate rigide dell'inverno; e -non uno dei suoi capelli di seta si agitava sulle sue tempie fresche -di bambina, benchè l'aria si movesse; e quieti come i suoi capelli -erano senza dubbio anche i suoi pensieri. L'osservai per un pezzo, -e mi riprese più acuta la curiosità di saper chi fosse, poichè non -riuscivo a immaginare alcuno stato o occupazione o scopo delle sue -corse che convenisse al suo aspetto tanto dissimile da ogni altra forma -di fanciulla ch'io avessi veduta mai. E anche stamani cercavo con la -fantasia, e tutto quanto trovavo mi pareva discordante, impossibile -a conciliarsi con quel freddo candore, con quella serenità di cielo -d'inverno, con quell'apparenza di ignoranza claustrale o di sovrana -indifferenza pel mondo. Il mio pensiero non riposava che immaginandola -come m'era apparsa la prima volta, coronata di rose e ravvolta in un -velo bianco, distesa sopra un feretro, con le braccia incrociate e -un sorriso sulle labbra, rivolto a un mondo sovrumano. Ebbene, mentre -così l'immaginavo, in un momento che il tranvai, sboccando sul corso -Vittorio Emanuele, faceva un sobbalzo, l'involto ch'essa aveva sulle -ginocchia si schiuse, e la corrispondenza strana, quasi miracolosa di -quello ch'io vidi con quello che immaginavo, mi diede un brivido di -terrore. - -Era un teschio. - -Il mistero era svelato; ebbi come una visione istantanea di lei in -mezzo agli orrori d'una sala anatomica, e rimasi come trasognato; la -verità era l'ultima cosa a cui avessi mai potuto pensare. Studentessa -di medicina! - - * - -È scritto: non riuscirò mai, mai a conquistare il cuore del cavalier -“Bicchierino„. Quest'oggi gli sono caduto in disgrazia da capo. L'avevo -accanto sul tranvai, in via Garibaldi, alla solita ora della mattina. -Anche sulla giardiniera, come nel carrozzone chiuso, se non trova -libero il posto a sinistra della panca in fondo, piuttosto di sedersi -da un'altra parte, egli rimane in piedi sulla piattaforma. Avevamo in -mano tutti e due la _Gazzetta del Popolo_. Io ritardai la lettura per -ammirare la pacatezza e la precisione meccanica con la quale, dopo -letto la prima pagina, per legger l'altra senza tagliare, egli ripiegò -il foglio di mezzo e fece scorrer le dita sulla piegatura, e poi piegò -un'altra volta il foglio intero, e corresse anche la seconda piegatura -con la mano aperta e lenta, premendosi il giornale sul petto come una -cosa sacra. E mentre faceva quel lavoro, lo vedevo nel suo ufficio -fare ogni mattina quegli stessi passi contati, riporre sempre la penna -allo stesso posto, appuntare il lapis ogni tanti giorni a quell'ora, -uscire ogni giorno a quel dato minuto preciso, e pensavo che i suoi -pensieri si succedevano e si riproducevano certamente con lo stesso -ordine e la stessa lentezza, e che doveva essere un'immagine della sua -mente la sua casa assestata e lucida di buon _travet_ torinese, celibe -e tranquillo. Celibe senza dubbio, perchè era impossibile che un uomo -simile si fosse messo in casa il disordine vivente d'una moglie. E -come mai, pensando a tutto questo, io potei commettere sotto i suoi -occhi l'imprudenza imperdonabile che commisi? Per cercare una notizia -nella seconda pagina della _Gazzetta_, vi cacciai dentro la mano e -lacerai il foglio con le dita tese. Egli si voltò, come se un istinto -l'avesse avvertito dell'atto vandalico, osservò con gli occhi allargati -la dentellatura orribile che aveva fatto la mia mano nei margini, e -poi, alzato lo sguardo al disopra degli occhiali, mi fissò per qualche -momento con un'espressione indescrivibile di stupore e di riprovazione. -Compresi allora l'enormità del mio sproposito, e dissi in cuor mio: -— Son perduto; mai più, mai più mi potrò rialzare nella sua stima. — -E infatti, nella cura ostentata con cui ripiegò il giornale prima di -scendere vidi chiaramente l'intento di farmi comprendere che nessuna -relazione amichevole sarebbe mai stata possibile fra di noi due. -Ebbene, sì, egli ha ragione: ci dev'essere una differenza enorme di -temperamento, di vita e di opinioni tra chi straccia il giornale come -faccio io e chi lo ripiega come fa lui. Dimmi come tratti la _Gazzetta -del Popolo_ e ti dirò chi sei. - - * - -Ho girato tutta la sera della domenica per godermi lo spettacolo -curiosissimo degl'incontri delle giardiniere affollate. Strana è -quella visione fuggitiva di trenta facce, che paiono d'uno sciame -umano volante: facce curiose, facce esilarate, facce impassibili, facce -istupidite dalla digestione difficile d'una mangiataccia domenicale, -o brillanti d'una sbornietta discreta, o sorridenti della dolcezza -d'un riposo onesto; begli occhioni neri o celesti che vi gittano un -raggio di fuga, coppie d'amanti che conversano, vecchi coniugi che -sonnecchiano, teste bionde di bimbi, che agitano le braccia in segno -di festa verso di voi. È un momento; ma se sul tranvai che passa c'è -una signora bella o un vestito elegante o un cappellino bizzarro, non -sfugge all'occhio d'alcuna donna che stia sul vostro, e tutte le teste -femminili si voltano; e in quei rapidi incontri persone si riconoscono -di qua e di là, e si scambiano scappellate a scatto, apostrofi tronche -e saluti della mano, che ripetono a distanza, come da poppa e da prua -di due vaporini. Vedete prima trenta visi in pieno, poi trenta teste -di profilo, poi trenta nuche e trenta dorsi: la comitiva vi si presenta -sotto ogni aspetto come un gruppo statuario sopra il trespolo girante. -Incontrate delle giardiniere allegre e chiassose in cui predomina la -giovinezza e paion tutti compagni di festa; altre che par che portino -un carico di musoneria, tutte facce gravi o insonnite; qualcuna con -una guardia civica davanti e due carabinieri in fondo e qualche soldato -dai lati, che pare una carrozzata di condannati tradotti alle carceri. -E più curioso è lo spettacolo a notte fatta, quando passano di volo, -illuminati dai raggi bianchi della luce elettrica o dai raggi gialli -del gas, e variamente colorati dai lanternini dei carrozzoni, gli -uni vermigli, altri verdi, altri mezzo accesi e mezzo oscuri, visi -intontiti di briachi, visi languidi d'amanti, bambini addormentati, -teste di donnine appoggiate sulla spalla del marito, braccia maritali -strette intorno alla vita della moglie, e mani amorose intrecciate, e -bocche e orecchie che si toccano, e musi lunghi di solitari, oppressi -da una giornata di noia. Oh quante noie e delusioni, e rammarichi del -denaro sciupato, e impazienze febbrili d'innamorati, e speranze e sogni -d'amori nascenti, e presentimenti tristi d'amari diverbi coniugali -portano a casa la sera tutti quei carrozzoni! E qualche cosa d'amaro ho -portato a casa io pure. In una giardiniera che passava ho riconosciuto -il mio buon nemico _Siapure_. Era ritto anche lui sulla piattaforma -di dietro, e aveva accanto una ragazzina di otto o dieci anni, il suo -ritratto, somigliantissimo; una figliuola di cui ignoravo l'esistenza, -graziosa, con due grandi occhi neri e buoni, già un po' velati dal -sonno. Ci passammo accanto alla distanza di due passi sotto la luce -d'una lampada elettrica; i nostri sguardi s'incontrarono; avremmo avuto -tempo di stringerci la mano.... e voltammo il viso tutt'e due dalla -parte opposta. Ah vecchi bambini vergognosi! - - * - -Il tranvai, ottimo osservatorio per studiare la tirchieria. Ecco un -signore obeso che scomoda dieci persone e si fa venir le budella in -bocca per cercare un soldo caduto; ecco un facsimile di senatore, con -tanto di pelliccia in dosso, che fa una scenata perchè il fattorino gli -ha dato col resto un soldo greco; ecco un grasso provinciale che non -vuol pagare un soldo di più per l'ultima corsa perchè il suo magnifico -orologio d'oro non segna ancora le dieci precise. Era una famiglia -agiata, si vedeva, quella che è salita questa sera sul tranvai della -barriera di Casale, in piazza Solferino: marito e moglie, tre ragazze -e un bimbo sui tre anni, che teneva in mano un cannocchiale da teatro; -e il marito, che mi dava le spalle, aveva certo nei capelli tinti, -divisi a filo sulla nuca, tanto di cosmetico quanto valeva il biglietto -che s'è rifiutato di pagare per il posto del suo bimbo, disputando col -fattorino dall'imboccatura di via Santa Teresa fino a piazza San Carlo. - -— Il bimbo ha l'età.... - -— Ma su questa stessa linea, ieri l'altro, non ha pagato. - -— Non c'ero io. - -— Non sono obbligato a ricordarmene. - -— Basta ch'io glie lo dica. Non debbo mancare al regolamento perchè ci -ha mancato un altro. - -— Eh, il regolamento ve lo fate ciascuno a modo vostro. - -— Io non me lo faccio a modo mio: osservo quello della Società. - -— La Società prescrive anche di rispondere in un altro tuono. - -— Io rispondo nel tuono in cui mi parlano. - -— Siamo educati! - -— Ma tutti e due. - -Apriti cielo! Mi sarò ingannato, perchè non l'ho potuto vedere in viso; -ma dalla punta dei baffi e dall'accento con cui disse: — R_icorrerò -alla direzione_ — m'è parso quello stesso personaggio, soprannominato -Tintura Migone, che aveva fatto una scena simile sulla linea della -barriera di Nizza. Discese, voltandomi le spalle, all'angolo di via -Plana, e lo vidi andar con la famiglia al Teatro Gerbino a spendere -sessanta volte la moneta per cui aveva alzato tanta polvere. O -miseranda pitoccheria signorile, che per vanità o per piacere butta -via lo scudo da una parte e letica il soldo dall'altra con una tenacia -rabbiosa che fa avvampar dalla vergogna chi veste gli stessi panni! -O razza spregevole d'esosi, che con infinite piccole taccagnerie -spandete intorno a voi tanti semi d'ira e d'avversione, veri eccitatori -dell'odio fra le classi sociali, quando finirete di disonorarvi dieci -volte al giorno per cinque centesimi? - - * - -Mi è caro il tranvai anche perchè mi dà modo di studiare i bambini, -che per la strada mi sfuggono. Lì posso averli sotto gli occhi per un -po' di tempo e ammirarli a mio comodo, in specie sulle giardiniere, -grazie al vezzo che hanno tutti d'inginocchiarsi sulle panche, dando -le spalle ai cavalli, e di appoggiarsi alla spalliera come a una -balaustrata di terrazzino, col viso rivolto verso i passeggieri. -Faccio ogni giorno qualche conoscenza. Già due volte, tornando a -casa dal Giuoco del pallone, ho potuto ammirare così una bambina di -due anni, che padre e madre portano ogni sera verso le sei a fare il -giro dei Viali. M'è simpatica questa buona coppia, un _Taddeo_ e una -_Veneranda_ sulla quarantina, tutti e due piccoli, rotondi e floridi -come i famosi amanti del Giusti, con l'aria di gente contenta dei -propri affari. E scommetterei che quella bambina è il frutto unico -e tardivo dei loro placidi amori, venuto quando più non lo speravano -dopo averlo desiderato per molti anni, tante son le cure e le carezze -di cui l'affollano, divorandola con gli occhi, tanta è la compiacenza -con cui si sorridono a vicenda a ogni suo gesto e a ogni sua parola -e ringraziano con lo sguardo chi la guarda e le sorride. Questa sera -stava inginocchiata sulla panca in fondo e guardava me, ritto in -faccia a lei, col visetto volto in su, come avrebbe guardato la Mole -Antonelliana: un visetto rotondo di madonnina, illuminato da due begli -occhi azzurri e incorniciato in una finissima capigliatura castagna, -tagliata alla scozzese sulla fronte e ricadente sul vestitino color -di rosa. E sorrideva vagamente, guardandomi, come se si ricordasse -d'avermi già visto un'altra volta, con quella strana espressione tra di -benevolenza, di curiosità e di canzonatura, tutta propria dei bimbi, -che par che dicano: — Chi sei? Perchè mi guardi? Che vuoi da me? — e -intanto moveva le labbra e gonfiava ora una guancia ora l'altra come -se masticasse qualcosa. A un tratto si mise una mano in bocca e poi la -tese aperta verso di me per mostrarmi quello che aveva sulla palma: -un pezzetto di caramella; poi balbettò una parola che non capii, -si rimise la caramella in bocca e riprese a sorridermi, dondolando -la testina da una spalla all'altra. E io la guardavo, la guardavo, -ostinato a cercare il segreto di quel fascino divino dell'infanzia, -che, non parlando, ci dice mille cose dolcissime, confuse, lontane, -quasi sovrumane, impossibili a tradursi in parole; della potenza di -quello sguardo vago, che non penetra nell'anima nostra, ma davanti al -quale si nascondono, friggono, si disperdono tutti i pensieri tristi -ed impuri come un branco d'uccelli notturni al raggio dell'alba. E in -cuor mio le dicevo: — Guardami, guardami ancora, fa fuggir le misere -vanità, gli odî ignobili, le menzogne vili, l'egoismo, l'orgoglio; -fa fuggir ogni cosa.... — Ma un cane che correva dietro al tranvai -la distrasse dall'opera purificatrice, e non mi fu più possibile di -ricondurre la sua attenzione da quel cane sulla mia persona, nemmeno -mettendole una mano sotto il mento; benchè, per istinto amorevole, essa -appoggiasse sulla mano la guancia. Quella carezza fece voltare il padre -e la madre, sorridenti. Domandai loro che età avesse la bimba. Non si -può dir l'accento con cui mi risposero a una voce: — Ventitrè mesi. — -Non avrebbero detto con un altro accento: — Abbiamo ventitrè milioni. -— Sentii che quel numero segnava per loro la data d'una seconda vita, -che diceva da quanto tempo era discesa sulla loro casa la benedizione -e la gloria. Com'è dolce augurare sinceramente il bene ai propri -simili! Sentii una gioia vera a dir loro tra me: — Siate felici, vi sia -lasciata sempre, possa non aver mai un brivido di febbre, mai un nodo -di tosse, mai una notte agitata, mai il viso pallido neppur per un'ora! - - * - -Sullo stesso tranvai, tre sere dopo, ritrovai l'operaio lombardo del -_desbotonass_, quello che m'aveva dato del _politicon_ perchè non -m'ero voluto sbottonare sull'argomento della politica. Aveva anche -questa volta festeggiato la domenica, e lo diceva il ciuffo che gli -dondolava sulla fronte, e la cicca che gli spenzolava dalle labbra; -ma era frenato dalla moglie, una donnina secca, più attempata di lui, -seduta al suo fianco. Appena mi vide, mi piantò in faccia gli occhi -lustri: tremai che mi riconoscesse e la ricominciasse con lo Zavattari; -ma non mi riconobbe. Borbottò non so che della rivoluzione di Candia; -voleva andare a Candia; e bruscamente, alzando la voce, mi fece la -proposizione d'andar con lui. Ma lo distrasse il campanello del Viatico -che passava dall'altra parte del Corso San Maurizio. E allora ebbe un -litigio con la moglie. Quasi tutti, sul tranvai, si scopersero il capo; -egli no. Sua moglie gli disse di scoprirei: non volle. - -— Ma non rispetti nemmeno il Santissimo? — gli ripetè la donna, in -dialetto piemontese, e allungò la mano per afferrargli il cappello. -Egli si dibattè violentemente, dandomi delle spallate. — _Dagh on -taj_ — gridò — _Corpo d'on...! Mì rispetti i idej di alter, vuj che -rispetten i mè.... Mì sont per la libertaa del pensiero_.... - -Ma la donna riuscì a scoprirlo; egli strepitò: poi, ripreso il suo -cappello, per rifarsi, se la pigliò col fattorino perchè faceva fermare -il tranvai per far salire la gente. - -— Io faccio il mio dovere —, rispose quello; — non ha da salir chi -vuole? - -No, non aveva da salir chi voleva, e per questa buona ragione: — _Cosa -vœur dì tranvai? Tranvai el vœur dì marcià.... marcià semper, e se el -se ferma tutt'i moment.... l'è minga pu on tranvai, l'è una tartaruga!_ - -Voleva pagare anche due soldi di più, ma a condizione di _andar -accelerato_, e ad ogni nuova persona che saliva, ribatteva il chiodo: -— _E on alter!... Ah sanguanon! Ma l'è ona robba de rid!_ — Poi, -tutt'a un tratto, rivolgendosi a me col viso grave, disse in italiano: -— Ed è così che si fa il servizio? — Ma, dicendo questo, mi fissò da -capo, come se gli passasse per la mente un barlume di reminiscenza, e -puntatomi l'indice al viso, soggiunse: — _Lu.... me par de conossel._ - -Per quanto si sforzasse, però, non riuscì a ricordarsi della -conversazione del _desbottonass_, e volle che gli rammentassi io dove -c'eravamo incontrati. Mi guardai bene dal contentarlo. E per fortuna, -fu distratto un'altra volta da una signora che saliva. - -— _E on'altra anmò!_ — ricominciò a esclamare. — _E seguitemm -inscì_.... Ah questa sì che è una bella farsa! — - -— Ma la finisca una volta, — gli disse il fattorino. - -— Io la finisca? _Ah faccia de bogher!_ — e, levandosi in piedi, tese -il pugno verso di lui. - -Ebbi una buona ispirazione: gli misi una mano sulla spalla e gli dissi -all'orecchio: — Andiamo, un vecchio soldato di Garibaldi non deve far -di queste scene. - -Fu un effetto magico: si voltò a guardarmi, stupefatto. O come mai io -potevo sapere ch'egli era stato con Garibaldi? Ma non me lo domandò. Mi -guardò un pezzo, sorridendo; poi mi porse la mano e disse: — _E ben.... -lu el gh'ha reson._ - -Detto questo, scrollò il capo in atto di disapprovazione per sè stesso, -e ricadde pesantemente sulla panca. E quando io discesi, non se ne -accorse: dormiva. - - * - -Sono in un periodo fortunato d'incontri e d'avventure. All'uscita dello -Sferisterio, mi decisi a prendere il tranvai della linea di Vanchiglia -vedendo sulla piattaforma quel porcospino di cocchiere Tempesta, che -conobbi due mesi fa sulla linea di Nizza. La primavera non l'ha punto -raddolcito. Salendo, gli ruppi in bocca un'invettiva feroce che faceva -contro una cavalla chiamata _Balia_; dalla quale egli volse lo sguardo -sopra di me senza mutarne l'espressione, come s'io fossi un complice -della bestia. Tacque per un po', coi denti stretti; ma quando fummo in -piazza Vittorio Emanuele, essendo salita una donna che depose ai suoi -piedi un grosso cesto, egli cominciò contro il cesto una ruminazione -sorda di sacrati, che protrasse fin che si sboccò in via Principe -Amedeo; dove andò addirittura fuor dei gangheri contro una vecchietta -sorda alle sue fischiate, urlandole nella schiena: _O trombon! O -terremot! O tamburnassa!_ — con quanta vociaccia aveva in canna. Poi -ricominciò a grugnire vedendo di lontano la strada ingombra dalla -folla, che usciva dalla rappresentazione diurna del teatro Gianduia. E -forse la ragione di tutte quelle furie era nel canestrino ritto ch'era -ai suoi piedi, nel quale si raffreddava il suo magro desinare, ch'egli -aveva mangiato a mezzo alla barriera di Casale, e che gli premeva di -finire in piazza Carlo Felice. Povero Tempesta! Si capisce come la -fame, in un temperamento come il suo, dovesse fare un tristo lavoro. -Fermò davanti al teatro, infatti, dando al freno una girata furibonda, -come se lo volesse spezzare. E qui la sua violenta natura fu messa a -una prova durissima. Doveva salire con un nuvolo dì figliuoli grandi -e piccini una di quelle povere mamme piene di timori e di affanni, -per le quali una salita nel tranvai è come un imbarco per l'America. -Essendo sparsi qua e là i posti liberi, i figliuoli più grandi salirono -da varie parti, e fu una faccenda interminabile il mettere al posto i -più piccoli; e la mamma a gridare: — Dov'è Carlino? — Giulia, siediti -là. — No, Augusto, in piedi non voglio. — Carlino, vieni qua che c'è -posto. — Marietta, tienti bene alla colonnina —; e Tempesta, voltato -indietro in atteggiamento minaccioso, fremeva come un mastino alla -catena. Quando stava per sferzare i cavalli, la signora lo rattenne con -un gesto perchè uno dei figliuoli s'aveva ancora da sedere. Finalmente, -sbuffando come un bufalo, Tempesta ruttò l'_avanti_. Ma la mamma gridò: -— Un momento! È proprio questo il tranvai che va a Porta Nuova? — -Egli rispose un _questo_ con sette esse, partì, e tirando giù tutti -i santi, cominciò a flagellar la cavalla, che non andava a tempo e -faceva delle scartate, e a soffiar nel suo strumento, fra un moccolo -e l'altro, con tanta rabbia da parer che fischiasse Torino. Fischiò -il monumento di Carlo Alberto, fischiò la Posta centrale, fischiò il -palazzo dell'Accademia delle Scienze, e infilò via Lagrange con la -furia d'un guidatore di carro falcato irrompente contro il nemico. Ma -era destino che la finisse male. All'angolo di via Cavour si staccò -dal gancio l'anello del bilancino, i cavalli s'impigliarono nelle -tirelle, e s'arrestarono. Saltò giù Tempesta schizzando fiamme e, -mentre il fattorino riattaccava, prese a martellar di pugni i poveri -animali, saettando con gli occhi me e altri due che dalla piattaforma -gli gridavano di smettere, e inferocendo in special modo contro la -povera _balia_; la quale alzava ed agitava la testa, scalpitando, -tutta convulsa e tremante, ma senza mandare lamento, come una povera -donna che tace, per non chiamar gente, sotto la percossa del marito -bestiale, di cui non comprende e perdona l'insania. Indignati, stavamo -per scendere, quando accorse dalla cantonata un vecchietto in tuba, -un ometto di nulla, ma ardito e risoluto come un cavaliere antiquo, e -affrontò l'aguzzino, afferrandogli il braccio a due mani. Tempesta si -svincolò con violenza e lo trattò di _avvocato delle bestie_. Cascava -male. Era per l'appunto un avvocato delle bestie, membro della _Società -protettrice degli animali_, e se ne vantò, e tirò fuori un taccuino -per segnarci il numero della giardiniera, dicendo che sarebbe andato -in persona alla direzione. Tempesta risalì sulla piattaforma con la -faccia verde, masticando ira di Dio; ma, ripartito appena, udendo dire -dietro di sè: — _A l'a fait bin_ (Ha fatto bene) —, si voltò a guardare -il temerario con due occhi di fuoco. Chi aveva parlato era un uomo sui -quaranta, di viso serio a benevolo, che aveva l'aspetto d'un operaio -istruito. Questi sostenne serenamente la sua guardataccia, e gli disse -con pacatezza, in accento amichevole, e un po' a rilento, come chi -vuol ripetere esatta una frase letta in un libro-; — Sicuramente.... le -bestie sono i compagni di lavoro, non gli schiavi dell'uomo. - -Tempesta non rispose. - - * - -Siamo in piena primavera. I tranvai dei viali corrono per lunghi tratti -sotto le grandi chiome degli ippocastani, dei tigli e delle acacie, ed -escono al sole e si rituffano nell'ombra, come carrozze erranti in un -parco; i vetri dei finestrini e i visi dei passeggieri si velano di -riflessi verdi; i predellini delle giardiniere strisciano i cespugli -che fiancheggian la via, e passan d'intorno per aria note d'uccelli, -farfalle bianche e profumi di rami in fiore; e il buon Giors nuota e se -la gode in tutta questa freschezza, aspirando a pieni polmoni l'aria -imbalsamata, che gli scava lo stomaco. Glie lo scava così addentro, -dice lui, che a rigor di giustizia, quando viene la primavera, la -Società gli dovrebbe dar doppia paga. Povero Giors! Questa mattina, sul -corso Vinzaglio, ebbe un vero dolore. C'era un garzonetto d'osteria, -ritto accanto lui, con quattro dozzine d'agnellotti crudi posati -sopra un'assicella, ch'egli teneva col braccio arrotondato fuor della -colonnina, per non impedirgli il maneggio del freno. A un tratto, uno -scossone della giardiniera gli fece perder l'equilibrio, l'assicella -piegò, e gli agnellotti si rovesciarono sulla strada. Non si può -descrivere l'atto di desolazione che fece il buon Giors a quella -vista: non c'è per nulla quello che fa don Baldazar-Ferravilla quando -la cuoca dei suoi ospiti gli porta via di sotto il naso il piatto -prediletto. E lamentò per un chilometro la “disgrazia„ scrollando -il capo tristamente; e messo così in un corso di pensieri tristi, mi -raccontò altre “disgrazie„ consimili di cui era stato spettatore, e non -ne pareva ancora consolato. Una vecchia signora venuta dalla campagna, -scendendo male dal tranvai, era caduta sul suo panierino pieno d'ova, -e n'avea fatto un lago, da cui l'avevan tirata su in uno stato! e ova -freschissime, che mandavano una delizia d'odore.... che peccato! Un -grullo d'ortolano, un'altra volta, aveva messo sotto la panca della -giardiniera, a un'estremità, un piatto di fragole ammucchiate, che a -ogni sobbalzo cadevano a mezze dozzine per la strada, dove un branco di -monelli, correndo e facendo un baccano indiavolato, le raccattavano, -senza che lui se n'avvedesse; e quando se n'era avvisto.... certi -fragoloni come palle, che profumavano il corso, una vera grazia -di Dio: disgraziato! A una povera ragazzina, in fine, proprio nel -momento che il tranvai si fermava in piazza Statuto, in capo alla -linea, s'era rovesciata dalla piattaforma una zuppierata di minestra, -ch'essa era andata a prendere all'osteria per suo padre; e gli aveva -fatto tanta pena quella povera _morfela_, a vederla inginocchiata in -terra a raccogliere singhiozzando le pastine e i piselli, che lui -e il fattorino avevano _fatto una sottoscrizione_, essi due soli, -mettendo ciascuno dieci centesimi, perchè la _morfela_ potesse andare a -ricomprar la minestra. — Ma a me — disse poi con un sorriso trionfante -— queste cose non sono mai accadute, nemmeno quando ero alto un palmo; -l'appetito m'ha fatto sempre stare in guardia; guardi, potrei giurare -che non m'è mai cascata di mano una ciliegia! — Bravo Giors! Egli m'ha -l'aria d'un uomo che non abbia mai mangiato a sua voglia in vita sua. -La vista delle tavole di trattoria apparecchiate all'aria aperta, -questa mattina, gli dava dei brividi di voluttà. — Ah! — esclamava, -adocchiandole di passata, — con che gusto mi ci metterei a sedere! — E -si capisce come il sedersi a tavola, per lui che non ci siede mai, sia -un ideale epicuréo, uno scialo da milionari, il non plus ultra delle -raffinatezze della vita. E confessando che sarebbe disposto a mangiare -a ogni ora del giorno, ride; e dicendo che trecento volte all'anno fa i -suoi pasti sulle ginocchia, ride; e raccontando che s'è levato il pane -di bocca per salvar dalle busse una povera bimba, ride. Ah, quanto è -buono senza saperlo, e come mi fa bene il suo riso! - - * - -Una corsa memorabile, ma che vorrei dimenticare, sulla linea del -Foro Boario. Venivo di fuor di porta. Era una mattinata incantevole. -Partito appena dalla cinta, il tranvai si fermò davanti alla porta -delle carceri giudiziarie, dove salirono sei giovani, accompagnati da -due guardie di polizia, pallidi e malamente vestiti, ciascuno con un -involto di panni sotto il braccio. Erano sei prigionieri liberati che -le guardie conducevano alla questura centrale a ricevere il commiato -ammonitorio dell'autorità. Ma non occorreva che me lo dicesse il -fattorino; lo compresi, nell'atto che salirono, dal modo come girarono -lo sguardo intorno sugli alberi fioriti, sul corso inondato di sole -e sui passanti, bevendo a bocca aperta e a nari dilatate l'aria -luminosa delle libertà, che accendeva delle fiamme nei loro occhi e -faceva correre pei muscoli della loro faccia dei fremiti di piacere, -visibilissimi nonostante lo sforzo con cui cercavano di dissimulare -la rinascente ebbrezza della vita. Allo svoltar del tranvai in Corso -Vinzaglio, e poi nel Corso Oporto, a quell'aprirsi da ogni parte -di viali verdi, di fughe di palazzine e di portici, di vedute delle -Alpi e dei colli, voltarono il capo di qua e di là, con un movimento -di stupore grave, come se ad ogni svoltata crollasse un muro delle -carceri da cui non era uscita ancora tutta l'anima loro, e guardavano -curiosamente ogni passeggiere che saliva, come per molto tempo avevano -guardato ogni visitatore sconosciuto che s'affacciasse all'uscio della -loro cella. Osservavo con meraviglia che, passata la prima ebbrezza, -il loro viso s'andava già oscurando quasi dell'ombra d'un disinganno, -come se quell'ora tanto desiderata non mantenesse tutte le promesse -che aveva fatto alla loro fantasia, e li riafferrasse da lontano -la tristezza della prigione, quando, al punto di attraversare il -Corso Umberto, uno spettacolo anche più strano mi distrasse da loro: -una giardiniera dalla linea di San Secondo, tutta piena di monache -dell'ospedale Mauriziano, un mezzo monastero in carrozza, venti figure -grigie e bianche, immobili e silenziose, che passavano rapidamente -sulla curva, presentandosi tutte di profilo, con la fronte bassa e le -braccia incrociate, come tante statue della Meditazione, e svoltate -di corsa in Via Oporto, non mostrarono più che venti veli neri enfiati -dall'aria, e come fuggenti insieme a una tentazione del diavolo. - -I liberati dal carcere discesero all'angolo di via Alfieri, il -tranvai proseguì verso via Santa Teresa. Eravamo a pochi passi dal -crocicchio quando vidi lontano in via Venti Settembre un affollamento -che la ingombrava da un lato all'altro. Mi voltai per domandare al -fattorino: — Che sarà? — lo vidi pallido. Egli aveva già capito. -Il cocchiere frenò i cavalli, che andarono lentissimi. Raggiunta la -folla, ci fermammo. Alcuni ci s'avvicinarono. Il tranvai precedente -aveva schiacciato un bambino di cinque anni, un povero orfanello, che -una mendicante teneva con sè e faceva accattare. Egli era sfuggito di -mano alla donna per attraversare la strada nel punto che i cavalli -sopraggiungevano; le ruote della giardiniera gli eran passate sul -corpo; era morto nell'atto; avevan portato il cadavere sotto il portone -d'una casa vicina, che la folla chiudeva. Una moltitudine di curiosi -s'accalcava intorno al cocchiere che era saltato giù, lasciando le -redini al fattorino, che aveva proseguito la corsa. Nel mezzo della -calca, al di sopra delle teste ondeggianti, spuntavano gli elmi di -due guardie civiche e il cappello d'un carabiniere, e fra questi il -berretto gallonato del disgraziato cocchiere, rovesciato indietro, che -lasciava vedere delle ciocche di capelli grigi. Mi apparve mi momento -il suo viso, bianco e stravolto, con la bocca aperta; poi si nascose. -Parlava e gestiva; ma il mormorio della folla copriva la sua voce. -Vidi le sue mani agitarsi per aria. M'arrivò all'orecchio un: _giuro!_ -rauco, come il grido di un ferito. A un tratto, la folla s'aperse -come in due ondate violente e il cocchiere, stretto fra le guardie, si -mosse; ma, fatti tre passi, si fermò, e alzate le braccia come un prete -all'altare, girando intorno gli occhi smarriti e piangenti che non -vedevan più nulla, gridò con voce soffocata dai singhiozzi: — Giuro per -l'anima di mio padre e di mia madre, giuro che non l'ho visto! — Poi -si rimise in cammino barcollando, e la folla lo riavvolse. Il tranvai -ripartì. - -Ah, perchè non tenni gli occhi fissi sulla mano tremante con cui il -fattorino scriveva, invece di rivolgerli a terra, sulle rotaie? Non mi -sarebbe stata così orribile la vista del misero corpicino schiacciato -come mi fu quella del suo povero sangue sparso fra i ciottoli; -orribile come qualche cosa di lui che vivesse e soffrisse ancora e -implorasse soccorso dal fondo della fossa. E dovetti scendere, preso -da un ribrezzo improvviso di quel carrozzone, come d'un complice -della strage, d'una macchina sinistra, nella quale, come nell'altra, -stesse rimpiattata la morte, in agguato, per afferrare al varco -altri bimbi. Ma non mi giovò fuggire. Per tutta la strada intesi quel -grido singhiozzante: — Giuro, giuro per l'anima di mio padre e di mia -madre.... — quel grido desolato, supplichevole, solenne; nel quale ne -sonava un altro esilissimo, la voce del sangue sparso, che anch'esso -chiedeva pietà per lui, in tuono di preghiera infantile. E per vari -giorni non scrissi più, e non potei salire sopra un tranvai senza un -sentimento di repulsione, come se tutti avessero le ruote insanguinate. -Ahimè! È dunque vero che anche la vita civile, come la creazione, è una -ruota terribile, che non si può muovere senza stritolar delle ossa e -dei cuori, e che l'uomo è condannato a sparger sangue in eterno? - - * - -Maravigliosa leggerezza umana! Ma forse non è tanto leggerezza -il parlare che si fa da tutti di cose futilissime anche fra gli -avvenimenti più terribili, quanto spirito dì ribellione, bisogno -di provare la libertà del proprio spirito davanti ad ogni argomento -imposto di riflessione e di discorsi gravi. Avevano l'uno e l'altro -il giornale in mano, questa mattina, i due signori che m'eran seduti -davanti sul tranvai, e che discutevano vivacemente; avevano letto un -momento innanzi la prima notizia della battaglia di Turcuf; era da -supporsi che discutessero della vittoria per cui era liberata Cassala. -Discutevano invece sul colore del fanalino che segna l'ultima corsa del -tranvai del Martinetto. - -— Le dico che è bianco, l'ho visto cento volte. - -— Ma lei confonde con quello dell'ultima corsa di Vinzaglio. - -Dalla voce riconobbi il mio buon “tranvaiofilo„ l'amico di Giors, -benestante sferoidale e gran paladino della Società Belga. Il quale -continuò: — Il fanale dell'ultima del Martinetto è rosso. Verde tutta -la sera, rosso all'ultima corsa. - -— Verde tutta la sera, sì, — rispose l'altro, — ma all'ultima corsa, -bianco. Diamine! L'ho anche visto ieri sera. - -— È impossibile. - -— Oh cospetto! Mi vuol dare una smentita? - -— Ma è lei che la dà a me, perdoni. Andiamo, vuol fare una scommessa? -Fattorino! - -Il fattorino s'avvicinò sul predellino, e intesa la domanda, rispose -gravemente: — È bianco. - -L'altro voleva ribattere, ma il “tranvaiofilo„ trionfante, gli tagliò -la parola. — A me la vuol insegnare, che conosco tutti i colori, -anche della _Torinese_? Bianco l'ultimo di Nizza, bianco Borgonuovo, -verde San Secondo, rosso Foro Boario, bianco San Salvario, rosso -Vanchiglia.... - -Sotto quel rovescio d'erudizione tranvaiesca l'avversario chinò il -capo, e non ribatte più sillaba. - -Il tranvaiofilo stette ancora un po' pensando, poi soggiunse: — E -bianco l'ultimo dei viali. - -Fu il colpo di grazia. - -Suggellata così la sua vittoria, gittò gli occhi sul giornale che -teneva aperto sulle ginocchia, e voltatosi verso di me, col viso -spianato di chi passa da un discorso grave ad uno che ricrea lo -spirito: — Ottocento morti! — esclamò sorridendo. — Una bazzeccola! Ora -staranno quieti per un pezzo.... - - * - -Sono scampato a un pericolo grave e mi son goduto una scena curiosa. - -Appena mi riconobbe dal capo opposto della giardiniera affollata e mi -vide accanto un posto vuoto, l'uomo spietato sorrise di compiacenza -feroce, e sceso sul montatoio, afferrandosi alle colonnine, s'avanzò -verso di me come il ragno sulla tela per afferrare la sua vittima. Io -capii che era armato d'un sonetto da piantarmi nel cuore, e tremai. -Ma in quel punto saltò sulla giardiniera, proprio al mio fianco, mi -ufficiale dei bersaglieri, che occupò il posto a cui lo scellerato -mirava; e questi dovette ritornare indietro con le sue strofe nel -gozzo. Vidi che fremeva. Ma fu subito distratto egli pure da un -piccolo avvenimento comico. Salì sulla piattaforma davanti un signore, -il quale, lanciato uno sguardo all'ultima panca, vi riconobbe un -amico, forse non più visto da mesi, e dopo averlo salutato con molta -effusione, prese a discorrer a voce alta con lui, che rispose nello -stesso tono, senza darsi un pensiero al mondo dei trenta passeggieri -che li guardavano e li ascoltavano con grande stupore. Appartenevano -tutti e due a un ordine assai numeroso di originali a cui manca affatto -un sentimento che si potrebbe chiamare “il pudore sociale„ e che hanno -la facoltà singolare di far arrossire gli altri per loro. - -— Tu a Torino! E da quando? - -— Sono arrivato questa mattina. - -— E riparti? - -— Questa sera. Ho l'_andata e ritorno_. - -— Son birbonate, dovevi scrivermi. E Gabriella? - -— Benissimo. E a casa tua? - -— Tutti bene. Gustavo è andato a Genova. - -— Me lo scrisse l'avvocato. E l'affare di Troffarello? - -— Niente di nuovo; son muli. - -— Oh diavolo! — E strizzando un occhio, — Di', e a quando il Messia? - -— (Sorridendo modestamente) Di giorno in giorno.... - -C'erano delle signorine; vidi dei visi di mamme che si cominciavano -a inquietare. Come Dio volle, qualcuno discese, e i due poterono -avvicinarsi e conversare in famiglia. Ma essendosi fatto spazio accanto -a me, mi trovai di nuovo esposto al sonetto. Vidi infatti il poeta -che scendeva da capo sul predellino. — Ah no! — dissi in cuor mio, -ricordando il supplizio orribile dell'_Uom chi sei tu_; — una seconda -volta non mi torturerai — e gridato un _alt_ risoluto, che avvertì il -cocchiere e lui ad un tempo, mi salvai dai quattordici colpi di pugnale -che mi minacciava. - - * - -Gran palestra di civetteria è la carrozza di tutti, e come vi si può -studiare la potenza del “femminino eterno„! Salì sulla giardiniera, -in via Maria Vittoria, una bella ragazza, che attirò lo sguardo di -tutti: piccolina, bruna, mirabilmente tornita, con le fossette nelle -gote, con un rosaio sul cappellino: vestita con un'eleganza un po' -teatrale, ma piacente nella sua stranezza. Non avevo visto ancora -un'arte di civetteria così varia, così profonda, così diabolicamente -raffinata. Era una continuità di leggerissimi, appena percettibili -movimenti ondulatori correnti dalle spalle ai piedi, un riso come -represso e diffuso su tutta la persona, un modo di girare il capo e -gli occhi, di guardar tutti e nessuno, di provocare e di fuggir gli -sguardi, un'arte d'addentarsi le labbra, d'inarcarle e di stringerle, -di far balenare le pupille, di velarle e di riaccenderle, qualunque -cosa guardasse, come se avesse voluto sedurre anche le cose, un -misto di monelleria, di finto pudore, di sensualità, di naturalezza, -d'affettazione e d'ingenuità bambinesca, da far cadere la penna di mano -al più potente descrittore di femmine della nuova scuola. Conquistò il -tranvai di primo colpo. Tutti i passeggieri si misero ad esaminarla -con occhio denudatore. Si voltava a guardarla di tratto in tratto -anche il cocchiere, e perfino una grave guardia civica, ritta in fondo -alla giardiniera, fissava su di lei uno sguardo affatto diverso dal -solito sguardo di servizio. All'angolo di via Bogino fece fermare un -vecchio generale in uniforme, un po' floscio di gambe, accompagnato -dal suo aiutante, e nell'atto di salire la guardò così fissamente che -mise male il piede sul montatoio e si dovè afferrare alla colonnina. -A un certo momento essa s'alzò e risedette un po' a sinistra, per far -posto a una signora, e in quell'atto così semplice e rapido mise tanti -guizzi e vezzi e grazie di colomba e di gatta, che lampeggiarono, -guardandola, gli occhi di tutti, come se tutti avessero bevuto a un -punto un bicchierino di Benedectine autentica dei frati di Chambéry. -Curioso che proprio al disopra del posto ch'essa occupava pendeva da -una traversa del tetto un cartellino d'annunzi, sul quale era scritto -in grossi caratteri: _Da vendere_, e il resto non si leggeva: una -villa, probabilmente. Ma era certo una calunnia del caso, o, almeno, -c'era d'aver dei dubbi per l'eccesso medesimo di quella civetteria; -la quale poteva non essere altro che un istintivo ardentissimo amore -dell'arte. Discese in via Plana. Le donne si voltarono a guardarla -con occhio severo, gli uomini.... con un altr'occhio. Ed essa si -allontanò col suo roseto sul capo, lievemente inclinato da una parte, -con un'andatura disinvolta e graziosa, mostrandoci ancora uno spicchio -di viso sorridente, da cui traspariva la coscienza d'aver lasciato una -dozzina di frecciole confitte in petto ai suoi compagni di viaggio d'un -quarto d'ora. - - * - -Fu la vergogna stupida di mostrarmi per la strada con un pacco fra -le mani, che mi fece salir sul tranvai di porta Susa per tornare a -casa; e sul tranvai fui punito. Stavano in piedi sulla piattaforma -un giovine operaio, sua moglie e un bambino, che non avevan trovato -posto dentro al carrozzone. L'operaio faceva uno sfogo col cocchiere, -in tono aspro. Era stato ingannato da un amico, che l'aveva fatto -venir dal Vercellese, assicurandolo che a Torino c'era lavoro; ma, -venuto qui, non aveva trovato nulla; da un mese batteva inutilmente -a tutti gli usci; un suo parente benestante gli aveva rifiutato un -piccolo imprestito; non sapeva più dove dar del capo. Il cocchiere -gli consigliò di rivolgersi alla Camera del lavoro. — Ma che Camera -di lavoro! — rispose scattando. — Buffoni! Se non trovo lavoro io, -me ne troveranno loro! — E seguitò, smozzicando maledizioni fra i -denti. Il suo bambino, intanto, succhiandosi la punta dell'indice, -teneva gli occhi fissi sul mio pacco. Io l'apersi e gli porsi una -caramella, ch'egli agguantò come se la rubasse, e prese a leccarla -rispettosamente, sorridendomi. Il padre, appena se n'accorse, si voltò -a guardarmi con occhio torvo, strappò il dolce di mano al bimbo e, -prima che riuscisse ad afferrargli il braccio sua moglie, lo gettò -nella strada. Mi sentii come il freddo d'una lama nel cuore, e poi -una vampata di sdegno, un rivolgimento precipitoso d'idee recenti, -un ritorno violento d'idee antiche, tutto in un punto, come se la mia -anima si rovesciasse. Ma fu un punto solo. — Ah miserabile, — dissi a -me stesso — basta dunque questo?... — Quegli riprese a sfogarsi col -cocchiere, a voce più bassa però, e dopo qualche momento sua moglie -— una povera donnina dall'aspetto buono e triste — voltandosi quasi -furtivamente verso di me, mi diede uno sguardo timido, che voleva dire: -— È povero, è disgraziato, è irritato.... lei capisce.... — E io le -risposi con gli occhi: — Capisco. — Allora il suo viso si rischiarò -un poco e parve che dicesse: — Gli perdoni.... — E io risposi con -uno sguardo: — Ho perdonato. — Ahi mentivo. E non voglio mentire una -seconda volta: non gli ho ancor perdonato.... - - * - -Un'avventura più piacevole stamani, sulla linea del Martinetto. Stavo -sulla piattaforma di dietro con Carlin, il quale si fregava le mani, -molto soddisfatto della venuta dei famosi tre principi abissini al -collegio internazionale di Torino, ch'egli considerava quasi come una -rivincita; e andava ripetendo: — Questi tre qui, intanto, li abbiamo -nelle unghie! — Interruppe le sue espansioni un mio conoscente, che -salì all'imboccatura di via Garibaldi, un operaio lattoniere, che -aveva messo su bottega da poco, di trent'anni all'incirca, ma assai più -attempato all'aspetto, basso di statura e tarchiato, e serissimo. Era -un tipo degno di studio; un autodidattico di volontà ferrea, che aveva -frequentato l'Università in un periodo di disoccupazione, inteso quasi -unicamente a quistioni economiche e pratiche, intorno alle quali andava -raccogliendo da libri e da giornali note ed articoli che trascriveva -la notte in grossi quaderni; un socialista _sui generis_, non curante -del programma massimo, ristretto all'idea dell'organizzazione -del proletariato con lo scopo di conseguire una serie di riforme -parziali non isperabili dall'azione spontanea delle classi dirigenti; -_legalitario_, come egli stesso si chiamava, odiatore delle frasi, -disprezzatore dei capi matti, metodico in tutte le cose sue come un -impiegato, e così lucido e ordinato nelle idee e tenace nello studio -d'ogni quistione e nello sforzo di esprimersi chiaramente, che era -diventato in pochi anni uno dei parlatori più persuasivi del partito, -ammirato anche dai compagni di fede più colti. - -Salutatomi con un tocco della mano al cappello, com'era suo solito, si -mise subito a discorrere d'un opuscolo sul _Salario minimo_, che aveva -in tasca; ma restò in tronco, dopo poche parole, vedendo passare a -traverso alla strada quattro giovani ammanettati, accompagnati da due -guardie di polizia; borsaioli, a giudicar dalle facce; due dei quali -vestiti decentemente, quasi con eleganza. - -Carlin li giudicò con una delle sue frasi letterarie: — Ladri in guanti -gialli. - -Ma un passeggiere, ch'era salito sulla piattaforma in quel momento, -un uomo sui cinquant'anni, dell'aspetto d'un capomastro malandato, che -olezzava d'acquavite, espresse un altro parere. — Siamo sotto il primo -maggio, — disse — sono socialisti. — E soggiunse, ammiccando a me, con -un sorriso ironico: — _Compagni_.... Sì, adesso, sono compagni proprio! - -Gli lessi in cuore sull'atto. Avevo l'aspetto d'un signore, dovevo -odiare il socialismo; c'era nel suo scherzo l'intenzione ossequiosa di -guadagnarsi la mia simpatia dicendomi una cosa gradevole; apparteneva -alla famiglia degli striscianti. Per curiosità, l'incoraggiai con -un sorriso, e subito egli volle chiarirmi meglio che le sue opinioni -concordavano perfettamente con quelle che supponeva le mie. - -— Ah che storie!... Un uomo che ha la testa a posto, un padre di -famiglia che lavora.... non si ficca lì dentro. Il mondo è com'è. Si -ha un bel far delle riforme, ci sarà sempre chi ne ha e chi non ne ha. -Badar a lavorare: non c'è altro. - -Carlin interloquì. — Però, — disse — noialtri ci fanno lavorar -troppo.... - -— Ah quanto a questo — rispose l'altro — è un'altra quistione. — Io -pensavo che Carlin rispondesse che la quistione, invece, era proprio -quella, e che non si poteva risolvere non badando ad altro che a -lavorare. Ma mi persuasi che nella sua mente, tutta data alla politica, -l'idea dell'interesse della propria corporazione era affatto disgiunta -da ogni altra, come un lumicino solitario nelle tenebre. Infatti, -non seppe che cosa rispondere a quella risposta. E l'altro continuò, -sorridendomi con espressione lusinghevole: — Non è vero?... Bei tipi, -che vogliono rimpastare il mondo e non hanno che stramberie per la -testa.... Compagni! — E soggiunse ridendo: — Si chiamano compagni, e -son proprio compagni di pazzia! - -A queste parole credetti che il lattoniere scattasse; ma, voltandomi -a guardarlo, fui maravigliato dell'atteggiamento del suo viso, affatto -diverso da quello che m'aspettavo. Egli guardava il parlatore con una -espressione di così sincera e profonda e tranquilla commiserazione, -che nessuna parola avrebbe potuto esprimere più chiaramente il suo -sentimento. Si capiva che in quel suo eguale, chiuso all'idea e alla -passione che avevan fatto di lui un altr'uomo, egli vedeva quasi -una creatura di razza inferiore; che lo considerava, come doveva -un cristiano dei primi tempi considerare un pagano, un impasto di -ignoranza, di servilità e di stupidaggine, da non poter nemmeno movere -l'ira. Ma quegli, tutto intento a finir di conquistarmi, non badò a -lui, che credeva per me uno sconosciuto, e ripigliò: — Per me, quando -qualcuno viene a tentarmi, lo mando a farsi scrivere. Non voglio finire -come quei “compagni„ che son passati adesso. Se a loro piacciono quegli -arnesi alle mani, si servano, branco di matti: ce n'è per tutti. Non ho -forse ragione? — E sorrise da capo, aspettando i miei rallegramenti. - -Allora il lattoniere fece un colpo di scena che meditava forse da -un po'. — Ha visto — mi disse bruscamente — le dimissioni del nostro -Barbato? - -Risposi che lo sapevo e che me ne rincresceva; ma che mi parevano -rispettabili le ragioni della persistenza nel primo rifiuto, le quali -dimostravano un animo onesto, senz'ambizioni, profondamente persuaso di -poter fare opera più utile fuori del campo parlamentare. - -— È però un peccato, — rispose l'operaio, mettendo il piede sul -montatoio per discendere, — perchè è un sant'uomo; — e nell'atto di -stringermi la mano disse spiccando le sillabe: — Buon giorno, compagno. - -— Buon giorno, — risposi, e mi voltai a guardare l'altro, che aveva gli -occhi spalancati e la bocca aperta, interdetto dallo stupore, come il -villano alla vista d'un gioco di prestigio. E un bel pezzo dopo, quando -discesi, mi guardava ancora. - - * - -Ah il socialismo sul tranvai! Sarebbe curioso a trattarsi, specie -per i cattivi incontri che ci fa e i brutti quarti d'ora che ci -passa, poichè la carrozza di tutti, finora, è assai più borghese che -popolana. Questa mattina appunto mi ritrovai accanto sulla piattaforma -della giardiniera, fra piazza Castello e piazza Carlo Felice, il -mio onorevole nemico Guyot, il mangiasocialisti, il quale mi vibrava -certe puntate di sguardi, in cui era evidentissimo l'influsso del 1.º -maggio imminente. Certo egli domandava a sè stesso quali scelleratezze -io andassi macchinando per domani, pensava ch'io girassi per Torino -a soffiar negli odi di classe, e almanaccava forse che nascondessi -qualche ordigno infernale sotto la sporgenza che mi faceva il soprabito -dalla parte sinistra del petto, dove fissava gli occhi di tanto in -tanto. E perchè no? Quattro anni prima, in quel giorno stesso, non -avevano certi buoni amici fatto credere a un Consigliere comunale, -eccellente uomo, ch'io ero stato arrestato perchè scoperto in -corrispondenza epistolare col Ravachol, inducendolo per giunta a metter -la sua firma a una loro petizione per ottenermi la libertà provvisoria? -Quanto più guardava quel misterioso rigonfio del soprabito, tanto -più il Guyot si rimbruniva: la sua immaginazione più benigna doveva -essere di un pacco di proclami incendiari. Vedete un po'! Ed eran le -memorie di _Sant'Agostino_, ch'ero andato a prendere dal legatore. -Che strana cosa! pensavo. Desiderare ardentemente il bene di tutti, -sognare la pace e l'amore fra gli uomini, avere della società un nuovo -concetto, il quale, riferendo al suo ordinamento la causa dei mali che -si attribuivano prima all'egoismo dei fortunati, sopprime ogni ragione -d'odio contro di loro, sentire orrore della violenza e del sangue e -sdegno di tutte le ingiustizie e pietà di tutti i dolori, e da questo -desiderio del bene essere tormentati tanto da non godere più pace.... -e in grazia di tutto questo vedersi guardare con occhio d'avversione -come se portaste dentro tutto quanto di più tristo e di più feroce può -covare un animo malvagio!... E pensare che chi vi guarda così è forse -un uomo sensato e buono, il cui sguardo intellettuale vede in voi tutto -rovesciato e falsato per il solo fatto ch'egli passa a traverso alle -lenti di un preconcetto irragionevole, e che, pur non consentendo nelle -vostre idee, quell'uomo vi diventerebbe amico se gli poteste parlar -per un'ora, ma che non gli potrete parlar mai, e ch'egli per questo -v'odierà sempre! Che strana cosa! - -Mentre ciò pensavo il tranvai si fermò in piazza Carlo Felice per -lasciar passare un battaglione di bersaglieri, e il Guyot girò -da questi su di me uno sguardo acuto, in cui era manifesto il suo -pensiero: — Ecco chi vi terrà in riga domani! Tu li devi odiare, -costoro! - -Ah le lenti! E dire ch'io amavo quei giovani tanto più di lui; non più, -come un tempo, per quello che erano in quel periodo della loro vita, -ma in loro stessi, nelle loro famiglie, nel loro avvenire, nei loro -futuri figliuoli, d'un amor non legato ad alcun sentimento nascosto -d'interesse di classe, ma purissimo e profondo e pensieroso, tanto -che mi pareva così angusto e leggiero in confronto al nuovo l'affetto -antico! - -E così, quando il mio nemico discese e il tranvai infilò il Corso -Vittorio Emanuele, fiancheggiato da quelle due interminabili ghirlande -verdi e chiuso in fondo dalla gran mole del Rocciamelone, pensai -che non volava una volta il mio spirito, come fa ora, di là da quel -baluardo enorme, a dire a una moltitudine sconosciuta la santa parola -dell'amor fraterno e la speranza divina d'un avvenire senz'odi e senza -guerre di popoli. E confortandomi in questo pensiero, mi pareva che il -suono delle trombe soldatesche che s'affievoliva dalla parte opposta -del Corso morisse non nello spazio, ma nel tempo, come una voce del -passato. - - * - -Qui, mentre chiudo il mese d'aprile, mi si leva dinanzi uno stuolo di -fattorini e di cocchieri originalissimi, che mi domandano: — E noi? — -E hanno ragione; ogni uomo è un libro; peccato ch'io non possa dar di -loro che i titoli! Ce n'è uno che fu maestro, frate e volontario con -Garibaldi, una strana caricatura di Giove, con una gran testa bianca -riccioluta, così grave e maestoso, che par che stia sul tranvai come -sopra un carro di trionfo e dispensi gli scontrini come grazie celesti. -C'è un antico becchino, cocchiere, un capo amenissimo, di razza nana, -così buffo d'aspetto e di spirito, che fa torcer dalle risa tutti i -colleghi con piccoli gesti e con mezze parole dette sottovoce, di cui -nessun passeggiere riesce mai ad afferrare il significato. C'è un ex -cocchiere di famiglia nobile che nomina i padroni e le padrone di tutte -le carrozze stemmate che passano, con un sorriso vagamente misterioso -di familiarità e d'alterezza, come un patrizio scaduto a cui la vista -d'ogni stemma ricordasse un'amicizia o un amore de' suoi bei tempi. -Ce n'è un altro, un fattorino tetro e taciturno, che ha la bizzarra -passione di esercitarsi a scrivere in caratteri minutissimi, e che -dedica ogni momento libero a quell'esercizio, di cui fa vedere i saggi -ai passeggieri, senza parlare, dei pezzettini di carta come biglietti -di visita, segnati di zampe di mosca non leggibili da occhio umano. E -ci sono altri Carlin, divoratori di giornali e politicanti di color -vario, altri Marchesi vezzeggianti che porgono lo scontrino come un -fiore, altri Tempesta ringhiosi, che si mordon la coda dalla mattina -alla sera. E le loro donne, quale collezione! Ne ho conosciuto in capo -alle linee una varietà grande: mezze signore e cenciose, mogli canute -di giovanotti, mogli che paion le figliuole dei loro mariti, visi di -vittime rassegnate, scarmiglione ardite e appetitose che han l'aria di -approfittar malamente delle lunghe assenze coniugali, donnine alacri e -premurose, che, porgendo all'uomo affamato il canestro della colazione, -gli fanno mille raccomandazioni supplichevoli di non mangiar troppo in -furia, e stanno a vederlo mangiare spiando con occhio inquieto l'arrivo -dell'altro tranvai e contando con l'anima in pena le bocconate e i -secondi. Ah che dure e affannate esistenze ho indovinato durante quei -pasti, ed anche quante buone nature, quante modeste virtù, quante belle -e sane corrispondenze d'affetto! - -E ieri sera appunto, sulla linea dei viali, verso il tramonto, -assistetti a una scena gentile. C'era sul tranvai quasi vuoto un -fattorino dai capelli e dai baffetti bruni, un bel giovane, di viso -un po' malinconico e di belle maniere. A una fermata sul corso San -Maurizio accorse da una via laterale una donnina in capelli, graziosa, -con un bimbo in braccio; la quale salì in fretta sulla giardiniera, -dopo aver lanciato intorno uno sguardo diffidente, come se venisse -a un convegno amoroso. Il fattorino le tolse di mano il bimbo con -premura, sedette, se lo mise sulle ginocchia e prese a accarezzarlo e -a baciarlo in furia, come per saziarsene tutt'in una volta, mentre la -giovine madre, seduta al suo fianco, guardava con un'espressione di -grande dolcezza il figliuolo e lui, che ogni tratto alzava il capo per -rivolgerle un sorriso, in cui appariva ancora l'affetto caldo e quasi -la curiosità dello sposo. Essa aveva colto l'occasione del tranvai -quasi vuoto per portare al marito quella consolazione del bambino, che -gli era concessa così di rado a casa sua, e misurava con gli occhi quel -che le rimaneva di cammino da fare insieme: un troppo breve tratto! -Alla prima fermata, infatti, discese alla lesta col suo piccolo carico, -che tendeva le braccia verso il babbo; e questi, ritenendola ancora con -la mano quando era giù sulla strada, le disse: — A questa sera. - -— A che ora? — domandò essa, mentre già il tranvai si moveva, -fissandolo con uno sguardo d'amante, ma un po' triste, per il -presentimento della risposta. - -Ed egli rispose con lo stesso sguardo e con lo stesso accento: — Al -solito. - -— Alle undici? - -— Alle undici, — rispose il fattorino, scotendo il capo. - -La donnina mise un sospiro, e stette lì ferma in mezzo al Corso, -rivolta verso la carrozza che le portava via lo sposo. Ed eran così -belli quei due bei giovani che si guardavano a traverso lo spazio -crescente, tutti e due col capo un po' inclinato, egli stando voltato -indietro, essa porgendogli il bimbo da lontano, quei due poveri sposi a -cui pareva così lunga una separazione di quattro ore perchè era il loro -cuore che batteva i minuti e il loro bimbo che li voleva riunire! - - - - -CAPITOLO QUINTO. - - - Maggio. - -Una mattinata bella.... e una conversazione sciocca di benpensanti, a -proposito della data del mese, sul tranvai di Vanchiglia. Eran certo -di quelli stessi che, quando il primo maggio era tumultuoso, dicevano: -— Facciano la loro festa pacificamente, se voglion che sia rispettata! -— Diventata la festa pacifica, si facevan beffe delle riunioni -private e delle passeggiate campestri dei rinsaviti, attribuendo il -rinsavimento a cagioni ignobili. Non c'è gente più stomachevole dei -paurosi che, appena rassicurati, scherniscono e accusano di viltà chi -li ha impauriti. E ragionarono un pezzo per dimostrarsi a vicenda una -cosa di cui erano già tutti convinti: l'assurdità dell'Idea che la -festa esprime. Ma li ascoltavo quasi con piacere, pensando al tempo -in cui sarebbero parsi altrettanto strani quei ragionamenti quanto -paion tali al presente i ragionamenti opposti. Strana cosa, infatti, -degna d'una favola d'Esopo: l'onda del mare che si stupisce e s'adira -d'essere incalzata da un'altr'onda, e le grida: — Va indietro! — Ma -quel piccolo mormorio di voci ingrate si perdette ben presto in quello -grande, ch'io sentivo nella mente, d'altri innumerevoli benpensanti -come quelli, dicenti le stesse stessissime cose, percorrendo sui -tranvai altre centinaia di città, vicinissime e lontanissime, di là -dai monti e dai mari, di cento aspetti diversi, mentre si preparavano -intorno a loro, come ai loro amici ignoti di Torino, altre adunanze e -feste e passeggiate campestri, nelle quali, per la seconda volta sulla -terra, milioni d'uomini avrebbero espresso in venti lingue gli stessi -propositi e le stesse speranze che ai miei vicini parevan follia. E mi -pareva che l'aria di maggio che m'alitava in viso mi portasse un'eco -vaga di quelle voci infinite, confuse in un suono solenne e dolce, come -un sospiro del mondo, risvegliato dal sentimento della primavera. - -Eppure ero triste; con la data del mese mi ritornava in capo di -continuo il pensiero d'un edifizio, già eretto e compiuto con cinque -anni di fatiche, di cure amorose e di passione ardente; il quale un -giorno, in un momento di potente chiaroveggenza critica, avevo visto -tutt'a un tratto, come per un crollo di terremoto, spogliarsi del -suo intonaco, aprirsi dal tetto alle fondamenta e rovinare in mille -frantumi. Quella data riconduceva forzatamente il mio pensiero fra -quelle rovine, che non avrei più potuto ricomporre che con altri più -anni di duro lavoro, e dopo che mi si fosse rifatta serena la mente -per concepire un nuovo disegno; e quel ricordo d'entusiasmi vani, di -speranze deluse, di veglie perdute, e il dubbio che una prova eguale si -potesse ripetere con una fine egualmente miserevole, mi sgomentava come -l'idea d'una condanna alla tortura perpetua. - -Fui scosso all'improvviso da una voce gaia: — Primo maggio! — e, -voltandomi, mi vidi accanto sulla piattaforma un viso noto, un bel -giovane biondo, vestito a festa, con un garofano all'occhiello, -rosso come la sua bocca di vent'anni. Tutt'i miei pensieri tristi -fuggirono all'aspetto di quella gioventù sfavillante d'allegrezza. -Era un tipografo, uno dei credenti più appassionati e più sereni, di -natura affettuosa e ingenua, un bersagliere ardente del partito, il -più svelto e fervido dei galoppini elettorali, divoratore infaticabile -di scale e di strade, sempre pronto a tutti i servizi, a conciliare, -a ammansire, a metter bene; non mosso da alcuna speranza di vantaggio -proprio nè prossimo nè remoto, ma pago e contento di esser l'ultimo -soldato dell'esercito; e altero della sua fede, compreso di un così -vivo sentimento di dignità di classe da accendersi di vergogna e da -patire un vero tormento alla vista d'un operaio ubbriaco; e zelante -come un missionario, primo sempre ad accorrere a tutte le riunioni, -nelle quali la sua testa bionda brillava fra mille come una luna d'oro, -e il suo fremito e il suo riso d'assenso agli oratori si trasfondeva -nei vicini come un fluido elettrico. Era felice, quel giorno; l'idea -della passeggiata campestre pomeridiana lo eccitava; aveva già corso -non so quante linee del tranvai per andar a sollecitare dei compagni -irresoluti; sapeva quello che si sarebbe fatto nelle principali città -straniere, pregodeva il piacere del leggere le notizie del dì dopo, -diceva: — I compagni di Bruxelles, di Berlino, di Vienna, di Parigi, — -facendosi suonar quei nomi all'orecchio con un sorriso di compiacenza, -come dei nomi di amanti; e interrompeva ogni tanto il discorso per -indicarmi i garofani rossi sui tranvai che passavano, come avrebbe -indicato dei trofei di vittoria. In fine, mostrandomi il suo garofano, -mi disse che era un regalo inaspettato che gli aveva portato a letto -la mattina la sua vecchia mamma, non perchè fosse “convertita„ ah! -tutt'altro; ma per fargli una sorpresa piacevole, e che prima di -darglielo gli aveva fatto mille amorose raccomandazioni d'aver giudizio -almeno per quella giornata, povera vecchietta! come se fosse stata una -giornata di battaglia. Poi saltò giù dalla piattaforma dicendomi che -andava a comprare una mezza dozzina di _numeri unici_ da distribuire -agli amici stangati, e fattomi un saluto vivace con la mano, scappò, -lasciandomi nell'anima un raggio della sua gioventù e della sua gioia. - - * - -Ma il giorno dopo scontai la festa. Pericoloso è il tranvai per quelli -a cui tocca di tanto in tanto di “correre per le bocche„ dei loro -fratelli in Cristo. Non sospettava certo ch'io stessi ritto dietro le -sue spalle il grosso signore brizzolato che sedeva sull'ultima panca -della giardiniera di corso Vinzaglio, sulla quale ero salito con lo -scultore Costa per andare all'Esposizione triennale. Aveva fra le mani -la _Stampa_ della mattina, in cui era riassunto un discorso fatto -da me il giorno avanti all'_Associazione generale_ degli operai, e, -parlando con un vicino, mi tartassava in un modo barbaro, con voce -lenta e pacata. Ah se si potesse intendere tutto quello che dice di noi -la gente che non ci conosce, saremmo le più volte meno offesi dalle -ingiurie che stupefatti, divertiti dalla stranezza e dall'assurdità -delle favole, impossibili a immaginarsi. Anche il Costa tendeva -l'orecchio; ma senza comprendere chi fosse il tartassato. Il buon -signore spiegava al vicino il vero perchè di quella ch'egli chiamava -la mia _rivolta_ (rivoltatura di giubba, voleva forse dire): egli lo -sapeva di certa scienza. Perduto quel po' di ben di dio col crac della -Banca Tiberina, avevo brigato, per campare, il posto di bibliotecario -civico, che m'era stato rifiutato; e, ridotto al verde, invelenito, per -puro sfogo di vendetta contro il mondo ingrato, avevo fatto il salto -nefando. E presagiva dove sarei andato a finire: in un luogo dov'egli -m'avrebbe chiuso subito, se avesse potuto. Illuminato a un tratto da -una parola, il Costa mi diede di gomito, dicendo: — Senti, senti.... -sei in ballo tu.... — e intesa la chiusa, ch'era un epiteto, soggiunse -ridendo: — Beccati questa e serbala a Pasqua. — Stavo per ribattere; -ma mi balenò una speranza di rappresaglia, che mi fece tacere. La -speranza non fu delusa, in fatti. Svoltato il tranvai sul corso -Vittorio Emanuele, quando fummo vicini alla piazza, il grosso signore, -preso da un impeto improvviso di collera, tese il pugno verso l'assito -del monumento, e gridò: — E anche quest'auro! O quando sarà finita? E -bisogna essere minchioni come siamo noi.... — e taccio il resto. Allora -toccai col gomito il mio buon amico e gli dissi: — Questa mi farai il -piacere di beccarla tu e di serbarla a Natale. — Scoppiando tutti e due -in una risata, facemmo voltare l'oratore che, messo in sospetto, non -disse più nulla. Ma non occorreva che dicesse altro. Per i nostri dieci -centesimi, come osservò il Costa, ne avevamo avuto abbastanza. Regola -generale: andare a piedi il giorno dopo che s'è pronunciato un discorso -in pubblico. - - * - -I discorsi che si sentono sui tranvai, che pascolo per la fantasia! Ne -feci uno studio particolare in quei primi giorni di maggio e mi parve -di raccoglier pagine e pezzetti di pagine di mille romanzi lacerati. -Eppure in quella varietà infinita c'è anche una grande monotonia. Quei -dialoghi a bassa voce fra ragazze del popolo, nei quali ogni venti -parole, infallibilmente, come il _paese_ nei discorsi elettorali, -vien fuori la parola _chiel_ — lui — l'eterno _chiel_, il protagonista -anonimo del racconto; quei ragionamenti politici, in cui potete esser -certi sempre di sentir pronunciare come giudizio proprio il giudizio -che avete letto la mattina sul giornale che il ragionatore tien nella -mano; quei discorsi sulla pioggia, sul caldo, sul freddo e sul vento, -fatti di parole che milioni di bocche ripetono da tutti i secoli ad -ogni variazione del tempo come se fosse sempre una cosa nuova, strana, -inaspettata! Una gran parte delle conversazioni degli uomini non sono -che sbadigli dell'intelligenza sonnecchiante. Ma va a giorni. Trovo fra -gli appunti d'una sola corsa la storia interminabile del cambiamento -d'un'unghia del piede, raccontata da un operaio al cocchiere, mentre -un medico, che gli stava accanto, spiegava a un terzo in che modo -dovesse far aprir le mascelle al suo cane da caccia per cacciargli in -gola ogni mattina una cucchiaiata di sale, che l'avrebbe guarito dal -raffreddore; poi una frase colta a volo da due ufficiali che parlavan -d'un duello: — Quando uno la dà, che gl'importa degli arresti! — e una -esclamazione soffocata: — Io la strozzo con le mie mani — intesa da -un Tizio che faceva uno sfogo confidenziale con un amico, nel tempo -stesso che due signori, dall'aria di gente di teatro, maltrattavano -il maestro Leoncavallo chiamando i _Pagliacci_, con fine sarcasmo, i -_Pagliericci_, e un tale che mi stava di dietro, discorrendo con non -so chi, spacciava intorno all'Argentina, dond'era ritornato da poco, -le più grosse panzane del mondo: per esempio, che ci si pagava dieci -lire per farsi fare la barba. Poi, in quello stesso giorno, stralci di -storie di malattie, di danari prestati e non resi, di liti coi vicini -di casa, d'avventure galanti, di gite ciclistiche, e vari di quei -discorsi che per un tratto par che si riferiscano a un dato argomento, -ma che da una parola si comprende che riguardan tutt'altro, un cosa -mille miglia lontana, senza parerci men balordi per questo. E non è uno -studio inutile, perchè ci s'impara fra l'altro a proceder cauti nel far -la critica su dei frammenti. Ecco ad esempio un dialogo che intesi fra -due ragazze nella mia ultima corsa sul tranvai di via Cernaia. - -— Uno tra due.... è vergognoso. - -— Ma che! Nessuno è lì a vedere. - -— Ma ci vedono entrare insieme. - -— Che importa? Chi sa quante fanno lo stesso. — Dopo una pausa: — È un -gran piacere. - -— Sì, ci si sente meglio, dopo. - -— È già più d'un mese.... Ne ho proprio bisogno. - -— Diamine, — dissi tra me, — ci vuol della faccia. E mi sarebbe rimasto -di loro un concetto orribile se non le avessi viste, quando discesero, -entrare nello stabilimento di bagni di corso San Martino. - - * - - Maggio, bel maggio, maggio amor dei fiori - -e dei legumi, è bello anche sui tranvai che, passando la mattina dei -giorni di mercato per le piazze Emanuele Filiberto, Bodoni e Madama -Cristina, si trasformano in piccoli orti, magazzini alimentari e -dispense ambulanti, piene di colori e d'odori. Vi salgon su da ogni -parte, caricandovi le loro derrate, fantesche, bottegaie, cuochi -di alberghi, ordinanze d'ufficiali ammogliati, signore con gabbie -d'uccelli e vasi di fiori fra le mani; ed è tale qualche volta -l'ingombro degli involti e dei canestri cacciati sopra e sotto le -panche e dei grossi cavoli posati sulle ginocchia e dei cardi enormi -tenuti ritti come torce e dei polli ciondolanti dal pugno delle serve, -che non vi si può più muovere un braccio o allungare una gamba senza -urtare in qualche cosa di commestibile. Ah! com'è curioso il contrasto -fra i cuochi di case signorili che mettono superbamente in mostra le -code delle trote e dei fagiani, e i piccoli borghesi dei due sessi -che vanno a comperare per necessità economica o per raffinatezza di -buongustai, facendo un sacrifizio d'amor proprio, con la speranza di -non esser visti dai conoscenti, e dissimulando con mille piccole arti -la roba comprata! Ma la signorina bionda ha un bel pigliare degli -atteggiamenti poetici o un'aria distratta per far credere di trovarsi -là per puro caso: io vedo bene rosseggiare i ravanelli delatori sotto -il coperchio mal chiuso del suo canestrino elegante. E il vecchio -maggiore giubilato ha un bel tamburinare con le dita la sua borsa di -cuoio da viaggiatore, con la quale vuol dare ad intendere d'esser -venuto or ora dalla stazione di Lanzo: il cuoio rigonfio disegna -bellamente la forma d'un mazzetto d'asparagi, sua desiderata primizia. -E non serve che la vecchia contessa, rovinata nel recente disastro -delle banche, cerchi di nascondere con l'ombrellino stinto il pacco -che si preme con la mano destra sul petto: vedo per uno spiraglio della -carta verdeggiare la cicoria, che un tempo ella non toccava mai che con -la forchetta e che ora, arrivata a casa, tagliuzzerà con le proprie -mani, da cui sono scomparsi gli anelli. Ah povera contessa, chiudi -un po' quell'ombrellino, col quale ti pari, non dal disprezzo come -credi, ma dal rispetto e dalla simpatia delle anime gentili.... E la -giardiniera va, spandendo odori di rosmarino, di basilico, di fragole, -di pesci, di caci, di cipolle, d'un po' di tutte le cose, destinate a -mense splendide di milionari, a tavole rotonde di stranieri, a poveri -deschi di studenti, d'impiegatucci, d'operai, di malati, a luoghi e a -mangiatori tanto diversi, quanto sono i modi con cui furono guadagnati -i soldi che le pagarono, dalla fatica della schiena all'imbroglio -finanziario, dalla vendita della scienza al mercato dell'amore. -Poi, ad uno ad uno, tutti i carichi son posti giù, e il tranvai, -ripigliato l'aspetto solito, continua la sua corsa leggera e inodora, -fin che ritornerà nello stesso punto, dove ripiglierà altri colori -e odori e vanaglorie culinarie e pudori aristocratici e peccati di -gola mascherati. Tranvai stimolanti, consigliabili, sul serio, a quei -pochi malati di anoressia che possono ancor essere sotto il bel sole -d'Italia. - - * - - Maggio, bel maggio, maggio amor dei fiori... - -Mostravano di sentirne l'influsso, e come! il bel capitano di fanteria -e la supposta moglie dell'impiegato postale, che ritrovai una mattina -di maggio in un carrozzone chiuso della linea Vinzaglio. Che il loro -amore non fosse uscito ancora dalle rotaie dopo un mese e mezzo di -corse? Possibile, non credibile. Comunque fosse, era evidente che si -trovavano tutti e due in quel periodo critico, nel quale all'amore -divampante cominciano a riuscire intollerabili la tirannia del -calendario e dell'orario, la simulazione, la menzogna e tutte l'altre -astuzie e cautele del tradimento; in quel periodo in cui la passione, -accecata dalla propria fiamma e insuperbita della propria forza, -illudendosi d'aver dei diritti, ha voglia di buttar via tutti i veli, -di scuoter tutti i gioghi, di spezzar tutti i lacci, e d'attaccar -battaglia aperta col mondo e con le sue leggi. Sul viso di lei non -c'era più segno di timidezza; non si parlavano, ma si fissavano -liberamente, e guardavano gli altri con gli occhi arditi, come dicendo: -— Ah, non crediate che si voglia fingere! Quello che sospettate è la -verità, e non la frodiamo, ma la portiamo in trionfo, e ve la gettiamo -sul viso. — Benedetto amore, segno eterno d'“immensa invidia„! Avete -notato che in chi n'è spettatore v'è quasi sempre un'espressione di -gelosia velenosa? che il mondo, che quasi sempre gode a veder due che -s'odiano, par che si roda a veder due che s'amano? Fra i passeggieri -che bersagliavano la coppia d'occhiate ostili c'era un signore serio -e barbuto che, a giudicar dalla faccia, li avrebbe pugnalati. Non -potea star fermo, si tormentava i baffi e soffiava; avrebbe voluto -non guardarli e non ci riusciva; avreste detto che era lui il marito -ingannato. Riconobbi in lui un erotico, ma d'un ordine particolare: -il geloso di tutto il sesso femminile, quello a cui tutti gli amori -sembrano un furto e un'offesa fatta a lui, e al quale par che ogni -donna innamorata, vedendolo, si dovrebbe staccar dal suo amante, -dicendogli: — Scusami tanto; mi sono innamorata di te perchè non -conoscevo quel signore: ti pianto. — Come divampava quel carrozzone! -Non pareva che lo tirassero i cavalli, ma che lo spingesse avanti la -forza della passione, delle gelosie, dei cuori palpitanti e delle -immaginazioni accese che portava dentro. C'erano due signorine col -viso rosso, due vecchi che avevan tutta l'anima negli occhiali, un -giovanetto che pareva magnetizzato; perfino il fattorino pigliava i -soldi senz'esame per covar con gli occhi la bella coppia colpevole. Ed -io pensavo con pietà a quel povero impiegato delle poste, che forse in -quel momento diceva allo sportello, con voce placida: — Niente per lei! -— Ah poveretto! E per lui c'era quel po' di roba. - - * - - Maggio, bel maggio, maggio amor dei fiori... - -Lo sentiva anche il mio buon veterano di via Garibaldi la sera che lo -trovai, col suo cane inseparabile, sulla giardiniera della linea del -Valentino, diretta verso Porta Palazzo: in piedi, trionfalmente. Era -contento, si vedeva, di star bene, di respirar l'aria tepida, pregna -del profumo dei fiori d'acacia: infatti, a ogni crocicchio, girava il -capo con vivacità insolita, e guardava tutto, sorridendo alla gente, -ai monumenti, alle case in costruzione, ai tranvai che passavano, alle -strade lunghe e diritte, e alle Alpi lontane. Doveva esser per lui -una di quelle buone giornate che i vecchi ricordano poi come squarci -aperti nella loro vecchiaia, nei quali hanno rivisto da vicino e quasi -risentito di sfuggita l'età migliore. E sorrideva anche al tranvai che -lo portava, che era grazioso e allegro veramente: un giardinetto di -cappellini Arton, Vittoria e Romeo, coronati di rose e di pizzi; una -nidiata di bimbi bianchi, tutti in ammirazione della uniforme strana -d'un ufficiale Bulgaro della Scuola di guerra; due belle ragazze del -popolo, in capelli, d'un biondo abbagliante, e tre soldati del genio, -un po' eccitati dal Barbéra, che facevan rider tutti con certi commenti -comicissimi, accompagnati da risate infantili, sopra un desinare -disgraziato che avevan fatto all'osteria. Attraversare la sua Torino -in carrozza, per due soldi, con quella bella compagnia, con quel bel -tempo, doveva essere per quel vecchio celibe uno dei godimenti più -squisiti che gli restavano, qualche cosa come una brillante cavalcata -in un passeggio pubblico per un signorino di diciott'anni; e non potè -trattenersi dall'esprimermi la sua contentezza quando, nel passare -per via Siccardi, lungo il giardino della Cittadella, ci venne in viso -un'ondata di profumi dall'Esposizione dei fiori. Voltò verso di me la -faccia piena di rughe sorridenti, ed esclamò: — Che bella serata! — Poi -si rizzò un momento sul busto come per dire ai vicini, secondo il suo -solito: — Son settantotto, sapete! — Poi m'espresse il suo desiderio -di veder l'anno dopo l'“impianto„ dei tranvai elettrici e mi disse -la sua ammirazione per i “progressi maravigliosi del giorno„ come un -uomo che sentisse ancora in sè tanta vita da poterli godere per un -pezzo; e s'interruppe per chiamare il suo Ciuchetto con una nota di -voce insolitamente sonora, della quale si compiacque, come d'una prova -di vigoria di petto. E s'interruppe da capo in via Garibaldi per fare -una profonda scappellata, con una inclinazione reverente del capo. Era -passata in carrozza la principessa Letizia. E capii che quell'incontro -era per il suo cuore di buon vecchio piemontese monarchico il -coronamento felice d'una giornata d'oro. - - * - -_Maggio, bel maggio_: lo sentiva nelle vene anche il piccolo monello -che mi fu affidato.... Una corsa calamitosa. Salii a Porta Palazzo sul -tranvai, ancor fermo, della linea di Borgo San Salvario. Ero solo. Una -donna — una nonna, mi parve — mi mise accanto sulla panca un bel bimbo -bruno di circa sett'anni, dicendomi: — Scusi tanto, _monsù_; lei va a -_capolinea?_... E allora, vorrebbe esser tanto buono da tener d'occhio -questo bambino, che deve discendere da una sua zia in via Berthollet, -numero sedici? — E ringraziatomi, ripetè la raccomandazione al -fattorino, che appena le badò. Il tranvai partì. Io feci una carezza al -mio raccomandato, per rassicurarlo; ma riconobbi subito che non n'aveva -bisogno, poichè nell'atto stesso mi levò di mano la canna, dandomi del -tu, senza preamboli, e tirò a disfarmi il nodo della cravatta. - -È varia e dilettevole quella linea, che dal corso Regina Margherita -svolta in un tratto di strada ariosa e chiara, aperta da poco; poi -rientra in Torino antica, fra il duomo austero e i palazzi foschi -del Chiablese e del Seminario, dove irrompe un soffio di vita giovane -dalla Via Quattro Marzo; e, proseguendo per la via rumorosa del Venti -Settembre, passa per quella nuovissima di Pietro Micca, in mezzo a -una allegrezza chiassosa di architetture ornate, a vecchi crocicchi -in rovina, che non si riconoscon più, a fughe di colonne snelle, di -cantonate fresche, di prospetti nuovi, davanti ai quali ripassan nella -mente visioni confuse di città straniere e ricordi di case sparite -e d'amici morti e immagini di finestre e di terrazzi noti, che pare -si sian dissolti nell'aria! Bello si, ma un po' triste, perchè tutto -questo non è stato fatto per voi, e si sente di più la vecchiaia che -s'avanza vedendo la città che ringiovanisce. — Tutto questo è fatto per -te e per gli altri monelli della tua generazione — pensavo, guardando -il mio piccolo protetto sconosciuto.... - -Un vero serpente questo piccolo protetto, che non mi dava requie un -momento. Si voleva rizzare in piedi sulla panca, si sporgeva fuori del -tranvai, agitava la mia canna per aria, metteva i piedi nella schiena -ai passeggeri seduti davanti, i quali si voltavano a guardar me, -come per domandarmi se era quella e non altra l'educazione che avevo -saputo dare al mio figliuolo. Ed io fremevo; ma potevo commetter la -viltà di dire che non era mio? E non ero che al principio delle mie -tribolazioni. - -Lo scellerato, nell'ultimo tratto di via Venti Settembre, durante una -breve fermata, si mise a compitare a voce alta l'annunzio del _Cacao -Talmone_ dipinto sopra un altro tranvai pure fermo, insistendo con -malizia perfida sulle due prime sillabe, tanto che m'attirò addosso -dai vicini delle occhiate severe. — Vergogna —, gli dissi piano; ed -egli mi rispose forte: — Vergogna a te — fraternamente. Poi, sul corso -Vittorio Emanuele, essendo salito accanto a me un vecchio signore -col gozzo, egli credette opportuno di darne la notizia al pubblico, -dicendomi nell'orecchio, ma a voce spiegata: — _A l'a 'l gavass!_ — -Feroce mascalzone! Avevo il prurito alle mani; ma come si fa? dovevo -frenarmi e inghiottire il disonore di padre putativo, contentandomi -di fargli degli occhiacci, di cui si rideva: ero in sua balìa, e lo -capiva. E me ne fece ancor una in via Nizza, dove, vedendo salire una -donna incinta, esclamò con una intonazione prolungata di stupore: — -_O che pansa grossa!_ — E questa volta vidi correre per le panche un -fremito d'indignazione contro di me, e la donna stessa disse: — _Bela -educassion!_ — guardandomi in faccia. Non ci reggevo più. Fu una vera -liberazione quando potei gridar _alt_ davanti al numero sedici di via -Berthollet e rimettere il marmocchio al fattorino, dicendogli in cuor -mio: — Va, piccolo carnefice, e mi colga il malanno se accetterò ancora -la tutela d'un malfattore par tuo neanche per un tragitto di trenta -passi! - - * - -Su quella stessa linea, correndola in direzione opposta, rividi due -giorni dopo donna Chisciottina, col suo bimbo inseparabile. Me li -trovai seduti davanti sulla giardiniera, e stando voltato un po' di -fianco, con l'aria di leggere le insegne fuggenti delle botteghe, -potei sentire gran parte d'un discorso accalorato ch'essa faceva -a un'altra signora; la quale l'ascoltava sorridendo, più attratta -dall'originalità, a quanto mi parve, che dal soggetto della sua -eloquenza. Aveva i capelli un po' scomposti, come sempre, e macchiato -d'inchiostro un dito della mano con cui gestiva, come una scolaretta -arruffona; e diceva, diceva, con la sua calda voce di contralto, -sgranando gli occhioni e enfiando il collo. — Disgrazie su disgrazie, -vede. La figliuola, figliuola unica, ch'era già malaticcia, peggiorò, -e dopo quel colpo non s'è più riavuta. Io le mandai il dottor -Rizzetti. Si figuri che ogni notte sognava la disgrazia e si svegliava -spaventata, gridando. E poi la paura che le mettessero il padre in -prigione e che perdesse il posto; una tristezza da morire, s'immagini; -una ragazza senza madre, poveretta, tutto il giorno in casa sola.... -Io lo andai a raccomandare alla direzione; ma già non c'era pericolo -perchè non ci aveva avuto colpa. Lui però non è più quello di prima. -Da principio s'era dato a bere, per stordirsi, si capisce. S'è fatto -torvo, un po' strambo, con certe idee fisse, e parla più poco. Fa -compassione a sentirlo, creda, quando dice quel che prova a ripassar di -là, che rivede tutto, tutto, e gli prende il convulso ogni volta che un -bimbo attraversa la strada.... - -Ebbi un barlume, a quel punto, che il suo discorso si riferisse a -una persona e a un fatto che m'eran noti. Le parole che aggiunse me -n'accertarono. - -— No, proprio, non c'ebbe colpa. Bisogna sentirlo ripetere dieci volte, -col pianto nella gola: — Giuro per l'anima della mia povera madre che -non l'ho visto passare! — Chi dice quello a quel modo dice la verità. -Se vedesse quella povera casa! La ragazza a letto, in quello stato; lui -seduto davanti a un pezzo di polenta che non può mandar giù; e sempre -quel povero morticino in mezzo a loro due, tutto in sangue, e quel -grido, quel grido che sentono sempre! Ma ora almeno ha smesso di bere, -tante glie n'ho dette. Dicono: chi ha preso quel vizio, è inutile di -ragionarlo. Ma è perchè non ne han voglia. Ma quando io gli dissi: — -Vedete, se diventate un briacone, diranno che lo siete sempre stato, e -che è per questo appunto, per vostra colpa, che la disgrazia è seguita -— questa ragione gli fece senso. E poi gli dissi: — Non voglio! Capite? -Ve lo proibisco in nome della vostra povera moglie morta, e della -vostra figliuola malata, che m'ha posto affetto come a una mamma! — -Pover uomo, si mise a piangere e mi baciò le mani. Ah, quel che può -fare una donna, quando ha un'anima! Ma io non posso esser da per tutto -e far tutto.... - -E mentre diceva questo con quella voce calda e violenta e con quel -gesto vibrante che faceva sorridere la sua amica, s'indovinavano in -lei dei tesori d'amore ardente, la forza contro il dolore, il coraggio -contro la morte, un disprezzo profondo delle false convenienze sociali, -una semplicità virginea dell'animo e un vigore di fibra virile, e sul -suo piccolo viso bruno e irregolare appariva una bellezza fuggente, -come a bagliori, ma d'una forza di seduzione indefinibile, altera a un -tempo e dolcissima, cento volte più seducente che la bellezza composta -d'un viso bello davvero. - -— Ecco dov'è accaduta la disgrazia — disse, quando il tranvai, -attraversata la via Santa Teresa, s'inoltrò nel nuovo tratto di via -Venti Settembre, e, dette quelle parole, si strinse al petto il suo -bambino, coprendogli il capo con le mani, come per difenderlo da un -pericolo. Si riscosse un momento dopo ed esclamò vivamente, toccando -l'amica col gomito: — Eccolo là! - -Ci veniva incontro un'altra giardiniera, sulla quale riconobbi al primo -sguardo il cocchiere dai capelli grigi, che avevo visto passar fra le -guardie in mezzo alla folla, la mattina della disgrazia. Egli passò -col viso accigliato, con gli occhi fissi davanti a sè, senza veder la -signora. - -— Si volti indietro —, disse questa all'amica — e stia attenta. Vedrà -che passando in quel punto si fa il segno della croce. Dice che se lo -fa sempre dopo quel giorno. - -Tutt'e due si voltarono, mi voltai anch'io, e benchè il tranvai fosse -già distante un cinquanta passi, vidi benissimo l'atto del cocchiere, -che si segnò. - -— Ha veduto? — domandò la signora all'amica. — Ha veduto? - -E disse queste parole con un tale accento che non mi maravigliai di -vederla nello stesso tempo premersi un dito nel cavo dell'occhio come -per arrestarvi una lacrima. E compresi: era una lacrima di contentezza: -se quegli avesse continuato a bere, non avrebbe fatto quell'atto; non -beveva dunque più; essa aveva vinto! — A me balenò un altro pensiero: — -S'è forse segnato appunto perchè ha bevuto. — Ma subito mi rimproverai -di quel pensiero. — Perchè non credere al bene? Credici, poichè anche -il crederci è bene; credici tu pure. — E al vedere il bel sorriso, -quasi di compiacenza materna, che brillava negli occhi umidi della -signora, mi suonò in mente la dolce esclamazione del Fogazzaro: — Sì, è -bella l'anima umana! - - * - -Il “bel maggio„ mi fece rivedere anche il mio giovane pittore, -sull'ultimo tratto della linea di Borgo San Secondo, proprio nell'ora -della mattina in cui quel tranvai porta una raccolta tutta sua propria -di passeggieri: monache, medici, impiegati del Magistero dell'ordine -Mauriziano, e parenti e amici di malati, diretti al grande Ospedale, -con pacchi, involti di biancheria, frutti e libri fra le mani, alcuni -col viso sereno, i più tristi, tutti pensierosi. Nel punto che il -tranvai usciva dall'abitato in mezzo ai prati verdi, in faccia al -Monviso quasi svanito nell'azzurro del cielo, salì il bel giovanotto, -roseo e fresco, che pareva il mese di maggio in persona, e col piede -ancora sul montatoio mi accennò allegramente che n'aveva una curiosa da -raccontarmi. No, non della signora delle coincidenze, che era ancora -un mistero per lui, benchè credesse d'aver trovato certe tracce...; -un altra, un caso amenissimo, destinato alla rubrica della _gelosia -coniugale in tranvai_, visto da lui stesso. Si trattava d'una signora -maturotta, la quale, salita sopra una giardiniera nel corso Cairoli, -dalla parte di dietro, senz'esser vista dai passeggieri che stavan -davanti, aveva scoperto sulla prima panca la schiena di suo marito, -seduto accanto a una loro giovane amica, e stretto con questa in una -conversazione fitta e viva, accompagnata da quelle mosse del capo, -da quegli atteggiamenti adoratorii, da quella continuità e intensità -d'attenzione sorridente, che non lascian dubbi sulla natura della -relazione fra un uomo e una donna. Per veder meglio il fatto suo, la -signora s'era messa in piedi sulla piattaforma, e da quell'osservatorio -era stata un pezzo a contemplare con gli occhi dardeggianti e col viso -livido il profilo amoroso del suo coniuge, bevente le parole amate, -anzi i due profili, che parevan di due colombi che si beccassero, non -perdendo un lampo dei loro occhi, non un guizzo delle loro labbra; e -il mio amico era rimasto in osservazione di tutti e tre, aspettando -la scenetta che poi avvenne. Alla prima fermata del tranvai, vicino -al ponte di ferro, la signora era discesa come una freccia dalla -piattaforma di dietro e salita come uno spettro su quella davanti, -proprio in faccia al marito e all'amica.... Ah quel marito! Che -mutamento di frontespizio! Una vera trasformazione dei connotati, -a vista, come suol dirsi, e l'amica _idem:_ due facce di defunti; e -il colmo del comico era stato questo che, separandosi lui e lei per -istinto come un corpo spaccato in due, la moglie s'era seduta d'un -colpo in mezzo a loro, facendo una riverenza ad entrambi per salvare -le apparenze, ma con due occhi che parevan due tizzoni d'inferno.... -Ah no, il tranvai non era un nido d'amore da consigliarsi per i mariti -infedeli. - -Gli domandai, a quel proposito, a che punto fossero le sue ricerche -matrimoniali sulla rete tranviaria. Con mio stupore, lo vidi arrossire -un poco, e scrollare una spalla, come se gli avessi rammentato una -sciocchezza di cui si vergognava, e che non avrei dovuto prender sul -serio. Rimase pensieroso, però, qualche momento; e poi cambiò discorso -ad un tratto, domandandomi: — Che cosa pensa lei delle studentesse? - -Non capii la domanda. — Di quali? — domandai alla mia volta. - -Ma mi accorsi subito che m'aveva fatto quella domanda non per sentire -il mio parere, ma per dirmi il suo, e me lo disse con l'accento di -chi desidera di non esser contraddetto, con un calore e un'abbondanza -di parole insolita in lui. Mi disse che a lui quello che si diceva -della sconvenienza di mandar le ragazze ai licei e alle Università -pareva un pregiudizio ridicolo; che era stupido il parlar di pericoli -e d'influssi immorali, poichè soltanto le civette nate li correvano -e li subivano, e che anzi portavano esse appunto gli uni e le altre -fra i maschi; che le ragazze veramente oneste e serie si facevano -rispettare, non solo, ma esercitavano un influsso buono sui giovani, e -che ne poteva citar degli esempi; che la virtù vera e solida non era -quella che si fonda sull'ignoranza delle brutture umane, ma quella -che vien dall'orrore che si risente conoscendole, e che in ogni caso -il velo dell'ignoranza lo squarciavano alle ragazze le conversazioni -che udivano ogni giorno e i romanzi e il teatro e i balli e i -giornali, assai prima che arrivassero ai loro orecchi le volgarità dei -condiscepoli volgari, e che in tutti i modi.... e che insomma.... e che -quand'anche.... - -Ma vedendo che lo guardavo con maraviglia, arrossì da capo, e saltò in -un altro discorso, domandandomi se avessi più visto la _Chisciottina_. - -Gli raccontai il fatto, ed egli me ne disse un altro, che aveva saputo -da un amico un mese addietro. Un giorno, sul tranvai, avendo visto -un ragazzino del popolo che meditava sul disegno pornografico d'una -scatola di fiammiferi, la signora gli aveva comprato la scatola con -quattro soldi e l'aveva buttata sulla strada; e alcuni passeggieri -intorno essendosi messi a ridere come d'una stravaganza, lei, -indignata, gli aveva rimbeccati con un epiteto, come dire? un epiteto -non proprio da signora riguardosa, ma da donna sincera.... - -Nel dir questo, mentre il tranvai entrava nel viale di Stupinigi, -rompendo in due una festosa brigata di signori e di signore in -bicicletta, egli si dondolava sul montatoio, con un piede per aria, -pronto a discendere, e mi sorrideva; ma c'era sotto quel sorriso, su -quel bel viso roseo, come l'ombra d'un pensiero nascosto, d'un leggiero -turbamento, non momentaneo, ma consueto; un'ombra leggerissima, la -quale mi fece sospettare ch'egli avesse già incontrato sulla rete -d'una delle due Società quello a cui voleva far credere di non aver più -pensato. - - * - -E “maggio, bel maggio„ rideva pure ai miei due piccoli sposi di borgo -San Donato, che un dopo pranzo di domenica, andando al Pallone, rividi -sul tranvai pieno zeppo della barriera di Casale, seduti sulla prima -panca; lei con un cappellino guernito di fiori rossi, che pareva nuovo -fiammante, e un ombrellino lilla; lui con un cappello di paglia gialla, -fasciato d'un nastro azzurro, che doveva esser fresco di bottega. -Quello sfoggio straordinario mi fece pensare che fosse toccata loro -una piccola fortuna, una eredità di qualche biglietto da cento, o -una “gratificazione„ inaspettata al marito, più probabilmente, e che -andassero a festeggiarla con un modesto desinare in qualche modesta -trattoria fuor di porta. Che fossero in uno stato d'animo insolito -lo dimostrava il fatto che lui, sempre così timido e riserbato, -tenesse un braccio disteso sulla spalliera attorno alle spalle di -sua moglie, la quale piegava un po' il capo dalla parte sua. E nel -guardar quell'atto, ch'egli faceva, di stringersi al cuore e quasi di -difendere quella sua povera sposa, che nessuno si sarebbe mai sognato -d'insidiargli, quell'atto che pareva dire: — Vedete, questa poveretta -che a nessuno piace e che nessuno guarda è il mio amore, il mio tesoro, -la mia vita, — mi commosse questa idea: che a pigliarsi una libertà -simile egli era stato forse incoraggiato dal pensiero umile e triste -che una dimostrazione d'affetto fra due povere creature come loro non -avrebbe attirato l'attenzione d'alcuno, non sarebbe forse nemmen parsa -una dimostrazione d'amore. Ma da queste considerazioni mi stornò un -accidente strano, che non avevo mai visto sul tranvai. Disputavano da -un poco, a voce bassa, ma in tuono aspro, due coniugi sulla quarantina, -vestiti con decenza, seduti sur una delle panche di mezzo. Tutt'a un -tratto il marito mise un braccio dietro la spalliera e picchiò un pugno -nella schiena di sua moglie, sonoro come un colpo di tamburo. Tutti si -voltarono, si levò un mormorìo di sdegno; ma la moglie non rifiatando, -lisciandosi la barba il marito, immobili e tranquilli tutt'e due come -se nulla fosse stato, tacque il mormorìo, e allo sdegno succedette -nei passeggieri una stupefazione comica di quel pugno improvviso e -solitario, che aveva troncato così di netto il diverbio, con apparente -consenso della picchiata, come un segnale che fosse stato convenuto -fra la coppia per rimettersi d'accordo nei momenti critici. E non ci -fu altro. A guardar quella scena s'eran voltati tutti fuor che i due -sposi; i quali non si mossero dal loro atteggiamento fino all'arrivo -alla barriera. Qui, prima che il tranvai si fermasse, la sposa s'alzò, -e vedendola così ritta di fianco, riconobbi nella sua persona gracile -quella curva leggiera che è il primo indizio visibile d'una nuova vita -umana. Allora compresi; compresi il perchè dello sfoggio insolito e del -desinare fuor di porta e del braccio appoggiato sulla spalliera in atto -di protezione amorosa! I fiori rossi, l'ombrellino lilla, la cappellina -nuova e l'atto carezzevole erano per _lui_; per _lui_ essi andavano -a fare il rialto in campagna; per _lui_ erano il lusso e la festa. E -se non me l'avesse detto la curva, me l'avrebbe fatto pensare l'atto -di premura e di rispetto gentile con cui il giovane, disceso prima, -tese le due mani per aiutar lei a discendere, come se già scendessero -in due. Mi fermai a guardarli mentre s'allontanavano, stretti l'uno -all'altro, nel polverìo dello stradone. Poveri e buoni figliuoli! Se -avessi avuto la lanterna miracolosa di Aladino avrei trasformato la -loro trattoria in un palazzo e fatto cadere sulla loro povera mensa una -pioggia di fiori e di diamanti. - - * - -Ma il “bel maggio„ non rideva per la povera vecchietta di Pozzo -di Strada. Mi bastò uno sguardo, la mattina che la vidi ritta in -fondo al tranvai di via Garibaldi, con accanto il suo sacco solito -e gli occhi fissi nel vuoto, per capire che non aveva ancora avuto -notizie del suo _Giacolin_, ch'ella si torturava ancora il cervello -e il cuore raffigurandoselo a volta a volta prigioniero, morto, -mutilato, famelico, errante come una belva di tana in tana per la -terra misteriosa, di cui non le era nota altra cosa fuor del nome -maledetto. Erano i giorni che si faceva la questua a benefizio dei -feriti e dei prigionieri d'Africa. Dei giovani signori, con una scritta -sul cappello, salivano a raccoglier danaro sui tranvai, porgendo un -bossolo di latta. A metà di via Garibaldi salì sul nostro un giovanotto -elegante, che pareva uno studente, e passò di panca in panca, lungo -i due lati, tenendosi sul predellino. Giusto, ecco uno dei tanti -vantaggi che offre la carrozza di tutti: chi osa rifiutare un soldo -per beneficenza lì sotto gli occhi della gente? Pochi. Vidi però tra -questi pochi dei signori. Seguitai con lo sguardo il raccoglitore -fin che arrivò accanto a me sulla piattaforma. Quando egli mise il -bossolo davanti alla vecchia, questa non capì, e lo guardò con quanta -maraviglia poteva ancora manifestare il suo viso quasi pietrificato -nell'espressione d'un pensiero unico. — Per i prigionieri e i feriti -d'Africa! — disse il giovane in dialetto, spiccicando le sillabe. -A quelle parole si fece sul viso di lei come un chiarore vago di -crepuscolo, e i suoi occhi socchiusi s'apersero. Lessi in quello -sguardo il suo pensiero: dar qualche cosa era come fare atto di fede -nella sopravvivenza del suo figliuolo, era quasi un comprarsi un po' -d'illusione ch'egli potesse ancora ricevere un benefizio. Frugò in -una tasca del grembiule, tirò fuori un soldo, ma lo ripose: le pareva -poco: cavò una moneta di nichel — il suo pane d'un giorno, forse, o -il vino che la teneva ritta per due, — e con l'atto d'una divota che -fa l'offerta al santo a cui chiede una grazia, guardando il giovinotto -con un'espressione triste di simpatia e quasi di gratitudine, come se -proprio lui avesse dovuto portare al suo figliuolo il suo obolo, mise -la moneta nel bossolo, trattenendovi su un momento la mano corta e -rugosa, che tremolava; poi rifece il viso di prima, immobile e chiuso, -con lo sguardo fisso lontano sulla visione di sangue e d'orrore che da -sei mesi la torturava. Un passeggiere accanto a lei rifiutò bruscamente -l'oblazione, dicendo forte al raccoglitore: — No, perchè son certo che -ai prigionieri non ci arriva neanche un soldo! — Ah, barbaro, se anche -il sospetto orribile fosse stato verità! Ma per fortuna passava il -tranvai in quel punto davanti alla chiesa di San Dalmazzo, e la povera -vecchia, voltandosi per farsi il segno della croce, non sentì. - - * - -Ah, quante miserie, anche nel “bel maggio„ porta la carrozza di tutti! -Non ne potevo immaginare una così triste come quella che scopersi -la sera dopo in quel povero fattorino spersonito, che si chinò -cortesemente a raccogliere lo scontrino cadutomi dì mano, sull'ultimo -tranvai della linea di San Secondo, dove ero solo passeggiere. Nel -ringraziarlo, lo guardai in viso, e vedendolo pallido, con un'aria -spaurita, e parendomi che gli tremassero le mani, gli domandai se -era malato. Rispose che non era; ma che era stato; e lì per lì non -volle dir altro; ma pareva non aspettasse che una parola benevola, che -gl'inspirasse fiducia, per dir di più, per dare all'animo uno sfogo di -cui aveva bisogno. Gliela dissi: non ebbe effetto subito; insistetti, -e allora parlò; parlò con una voce accorata e tremante, nella quale -si sentiva una profonda sincerità. Mesi addietro, sopra un tranvai di -quella stessa linea, tre sconosciuti presi dal vino, irritati d'una -modesta osservazione fatta da lui per una quistione di scontrini, gli -avevan menato al capo una bastonata terribile, che l'aveva mandato per -un mese all'ospedale. Quei tre eran stati riconosciuti; la direzione -della Società aveva mosso contro di loro una causa penale, chiedendo -a vantaggio di lui un risarcimento di danni, e la causa era in corso; -ma questo appunto lo angustiava. Egli avrebbe voluto che si desistesse -dal procedimento perchè temeva una vendetta, e il suo timore, eccitato -a poco a poco dal lavorìo continuo dell'immaginazione, era diventato un -vero terrore. — Capirà — mi disse — noi siamo esposti giorno e notte. -A fare un colpo.... è un momento. E se me lo fanno? E se mi rendono -inabile al servizio? Io ho moglie e una bambina; una moglie così buona, -una bambina che mi vuol già tanto bene.... - -La sua voce si strozzò; mi fece pietà; cercai di rassicurarlo. Ma -fu inutile. Riconosceva giuste le mie ragioni, ma rispondeva: — Sono -indebolito, non son più io; che cosa vuole? Ho paura. Di giorno, tanto -va; ma quando vien sera, quando vedo accendere i lumi, mi comincia a -pigliar l'affanno, a tremare il sangue addosso.... Che cosa serve? Non -son più io, le dico, sono indebolito. Ho passato tante notti senza -dormire, ho sofferto tanti dolori alla testa, che farneticavo per -delle ore, e poi son stato un pezzo in convalescenza, a mezza paga, -e quante sere sono andato a letto digiuno per lasciar da mangiare -alla mia bambina! Eppure.... non li avevo mica offesi, una semplice -osservazione.... Io son rispettoso con tutti.... Lei potrebbe vedere: -tutti i passeggieri che mi conoscono mi salutano, mi vogliono bene.... -Ma! Così son ridotto. — E ripeteva come un ritornello doloroso, che gli -fosse confitto nel cervello: — Fin che è giorno, meno male; ma la sera, -quando vedo accendere i lumi.... - -E ciò dicendo guardava qua e là, all'imboccatura delle strade buie, -come per vedere se ci fosse gente appostata, e tornava a ripetere: — -Sono indebolito.... Ho perso molto sangue.... - -E mi fece anche più pietà poco dopo, quando lo vidi chiedere i soldi ad -alcuni passeggieri con una cortesia umile e quasi peritosa, come se in -ogni persona egli vedesse un nemico che gli bisognasse ammansire, un -difensore che gli convenisse d'assicurarsi. Povero ragazzo! E pensavo -a chi sa quanti, per il ritardo d'un secondo a far fermare il tranvai -o per una parola d'osservazione sopra un soldo sospetto, l'avrebbero -quella sera stessa trattato d'infingardo o di villano e minacciato -d'un ricorso alla direzione. Ah quante piccole inique crudeltà, -quante piccole ingiustizie spietate si commettono continuamente, senza -saperlo. - - * - -E quante ingiustizie anche di puro pensiero! Trovo notato agli ultimi -di maggio: _il briaco_, e ricordo un quadro, da cui si potrebbe cavare -una forte scena di commedia satirica: un carrozzone chiuso della linea -dei Viali, nel quale, in mezzo a una corona di signori e di signore -eleganti, siede, piegato in due come un sacco mal ripieno, un uomo -sconciamente briaco, a cui cascano i capelli grigi sulla fronte nera -di carbone e pende dalla bocca bavosa un mozzicone di pipa spenta che -gli piove cenere sulla giacchetta unta e strappata. Egli guardava -i vicini con un sorriso d'ebete, soffregandosi le ginocchia con le -mani nere e dondolando il capo da una parte, come se meditasse parole -di scherno che non poteva più dire, e negli occhi socchiusi che ora -brillavano ora si spegnevano mostrava a vicenda la coscienza triste -del suo abbrutimento e un senso di acre dispetto per il ribrezzo -che s'accorgeva di destare. Ribrezzo, infatti, e nausea e sdegno -esprimevano i visi dei passeggieri costretti a respirare il lezzo di -quell'alito e di quei cenci obbrobriosi; e fra quei visi c'era quello -d'un signore sconosciuto, che mi conosceva; il quale, fissando me dopo -aver guardato quell'uomo, mi disse chiaramente con l'espressione del -suo sorriso: — Son questi che lei vuole portar su? - -— Ebbene, sì, — gli avrei voluto rispondere. — Sono questi; questi -prima degli altri, certamente. Ah lei s'inganna se crede che -l'abbrutimento di costui sia vergognoso per lui soltanto. O come -accade che nessuno di noi non si mostra mai in quello stato se non -perchè sulla china che vi conduce siamo arrestati da cento ritegni -dell'intelligenza, della coscienza, dell'educazione, della compagnia, -che non son merito nostro, ma che furono messi in noi, o fra i quali -siam nati, e che quest'altra gente non trova intorno a sè nè in sè -stessa? E che cosa facciamo noi per mettere in loro questi ritegni? E -che mai di bello e di nobile e d'accessibile a tutti mettiamo noi fra -loro e la taverna, che li attragga e li svii? E siamo ben sicuri di non -dar loro che dei buoni esempi? - -Il mio soliloquio fu interrotto a Porta Palazzo da una comitiva -chiassosa di signori che salirono alla rinfusa sulle due piattaforme, -e che, ripartito il tranvai, continuarono a chiacchierare e a ridere -rumorosamente, apostrofandosi da una parte all'altra, per gli usci -aperti, con appellativi comici e gesti burleschi. Venivano dalla -stazione di Lanzo, erano andati a fare una ribotta in qualche paese -vicino, alla quale alludevano, scherzando su certi piatti riusciti -male; avevano il viso acceso, la voce piena e vibrante, la parola -ardita e pronta di chi ha trincato del vino generoso; eran tutti a -cavallo del confine che separa l'ebbrezza decente dall'ubbriacatura -volgare, in quello stato in cui certi oscuramenti improvvisi -dell'intelligenza e certi impedimenti istantanei dell'organo della -parola si dissimulano ancora con felice accortezza; e da certi -accenni che si ripetevano in mezzo a quel guazzabuglio di voci, si -capiva che la giornata non era finita, ch'essi vedevano davanti a -sè, all'orizzonte, un'altra serie di libazioni, il _quelque chose au -de là_ consigliato dal Brillat-Savarin per far più vivo il piacere -dei banchetti. Ed eran così riboccanti di vita e di buon umore che i -signori e le signore del tranvai li guardavano con manifesta simpatia -e ridevano dei loro gesti e dei loro motti; alcuni dei quali, un -po' liberi, provocavano delle smorfiette graziose di scandalo, ma -accompagnate da un sorriso di benigna indulgenza. - -— Eppure, — pensavo guardandoli, — hanno troppo bevuto anche questi, -che avrebbero potuto ricrearsi in tanti altri modi più degni. Se non -sono briachi affatto come l'altro non è perchè abbiano bevuto meno, ma -perchè hanno bevuto meglio. Se son più puliti di lui, è perchè fanno -un lavoro più pulito del suo. Se non cascan dal sonno come quello, -è perchè hanno meno faticato ieri e dormito di più questa notte. In -realtà, se si tien conto delle condizioni diverse, essi rappresentano -un'intemperanza non meno volgare, forse più colpevole di quella -del briaco, e certo d'esempio più pericoloso. E perchè dunque essi -sono scusati e paiono amabili, e non ci son scuse per l'altro, e il -ribrezzo che desta costui non è accompagnato almeno da un sentimento di -commiserazione? - -A un certo punto il briaco attirò l'attenzione d'uno della brigata, il -quale lo accennò agli altri, e tutti si misero a guardarlo, che già -dormiva, facendogli addosso un fuoco di fila di frizzi e di risate. -Buon Dio! Erano delle bottiglie da due lire che beffeggiavano un litro -da otto soldi. - -E anche dentro al carrozzone tutti ridevano. - -Non tutti. Una signorina bionda, giovanissima, seduta in un angolo, -restava seria e guardava quell'ubbriaco con un'espressione di tristezza -e di pietà, corrugando la fronte ad ogni scherzo degli spettatori come -per una sensazione penosa. Quanto mi parve bella! Il Parini avrebbe -rifatto per lei il suo famoso verso, le avrebbe detto: — _Tu sei giusta -ed umana!_ - - * - -Quel viso è notato con altri, fra i miei ricordi di maggio, nella -colonna delle “simpatie di tranvai„ che in quel mese furono molte, -forse per l'influsso della dolce stagione, che rischiara e addolcisce -gli animi. Simpatie di tranvai! Forse che son di natura diversa -dall'altre? No certo; ma da quelle che c'inspira la gente incontrata -per via si distinguono in questo: che c'entrano più addentro e ci -rimangon più a lungo perchè nella carrozza di tutti c'è maggior tempo -a osservare i visi e s'aggiunge spesso all'effetto di questi quello -del suono delle voci. Quanti ne ricordo, solo ch'io mi raccolga un -poco: visi veduti in pieno, di profilo, a traverso ai vetri, accesi -dai riflessi colorati dei fanaletti, incorniciati nel vano degli -usci, appoggiati alle colonnine delle giardiniere, spiccanti sul -verde degli alberi, disegnati sulle acque lucenti del Po, osservati -per pochi minuti e scomparsi forse per sempre; visi di ragazze, di -operai, di signore, di giovanetti, di vecchi, di mamme, esprimenti -una santa rassegnazione al dolore, anime benevole e serene, spiriti -forti e generosi pronti a ogni sacrifizio pel bene altrui, cuori -ardenti d'ambizioni nobili e di nobili speranze, vite oscuramente -operose e benefiche; visi, di cui il primo effetto simpatico mi fu -affermato e accresciuto da uno sguardo, da un sorriso, da una parola, -da un'espressione fugace degli occhi. Come in una cascata di ghiaia -grigia si vedono brillare dei punti luminosi come diamanti, così nella -moltitudine indifferente che vi passa davanti in quelle scarrozzate -quotidiane si vedono balenare a quando a quando, certi giorni più e -certi giorni meno, di questi aspetti umani consolanti, a cui si ripensa -con amore e che si rivedono con piacere, che non si conosceranno mai -e si ricorderanno sempre; sembianze d'amici della fantasia, che noi -salutiamo con un barlume di sorriso e che ci rendono il saluto con un -bagliore dello sguardo, immagini senza nome, raggi d'anime passanti, -argomenti personificati d'una dolce filosofia, che vi tengon vivi -nel cuore la fede nel bene e l'amore per i propri simili. Quanti -ne ricordo, in forma di medaglioni, di busti o di statue, secondo -l'atteggiamento in cui mi s'offrirono, con lo scontrino fra le labbra, -col portamonete fra le mani, col braccio teso verso il campanello, -veduti una volta sola, riveduti cento volte, intravvisti nell'incontro -di due carrozzoni, fuggenti su tutte le linee; ma tutti raggruppati -in disparte nella mia memoria come un'umanità privilegiata, come una -Torino ideale! E nei momenti di sconforto della vita e d'odio del mondo -i cari fantasmi mi s'affollano intorno, dicendomi: — E noi? E noi, -dunque? Perchè ci dimentichi? Tu sei ingiusto! — E grazie a loro mi -riconcilio col prossimo, e anche nei giorni grigi e freddi dell'inverno -risento l'alito della primavera, l'influsso del “bel maggio amor dei -fiori„ che raddolcisce il sangue e rischiara l'anima. - - * - -E il “bel maggio„ si chiuse con un caso amenissimo, degno d'un sonetto -del Belli. Immaginatevi una giardiniera domenicale, corrente alla -luce del sole sul corso Regina Margherita, affollata di signori e di -signore in ghingheri, fra cui luccicano cappelli cilindrici, fluiscono -barbe gravi, nereggiano cappelli di preti e scintilla il chepì dorato -d'un colonnello d'artiglieria: una carrozzata di borghesia silenziosa -e seria, che par che vada a una cerimonia solenne, scortata da una -guardia municipale in grande uniforme, ritta accanto al cocchiere. -Un'altra giardiniera, sul binario accanto, le viene incontro di -corsa, stipata essa pure di gente per bene, con la sua brava guardia -impalata sulla piattaforma davanti, con sette schiere di facce -dignitose di benestanti, di madri severe, di signorine composte. -Ebbene, accadde questo. Nel momento che le due giardiniere passavano -accanto l'una all'altra, un giovinotto, seduto sul davanti di quella -dov'ero io, e una ragazza, seduta sul davanti dell'altra (due amanti, -come poi si capì, che s'incontravano per caso, forse dopo una lunga -separazione forzata) si riconobbero al primo sguardo, e scattando -come due molle, con le braccia tese verso i cocchieri, lanciarono -insieme due grida di gioia frenetica: — Alt! — Ferma! — I carrozzoni -si fermarono alla distanza di dieci passi l'un dall'altro, i due -giovani si precipitarono a terra, divorarono lo spazio frapposto e si -abbracciarono furiosamente, scambiandosi quattro baci risonanti come -colpi di carabina ad aria compressa. E dall'alto delle due giardiniere, -lasciate ferme un momento dai due cocchieri stupefatti, come dall'alto -di due tribune di spettacolo, borghesi gravi, mamme severe, signorine -composte, e ministri della chiesa e ufficiali del regio esercito e -rappresentanti armati del municipio.... stettero a vedere. Curiosa -situazione! Appena i due tranvai ripartirono, un signore grasso e -maestoso, ch'era vicino a me, espresse con parole risentite il pensiero -comune, scrollando il capo dignitosamente: — Abbiamo fatto una bella -figura! — - -Eh sì, proprio, da cantori di maggio. - - - - -CAPITOLO SESTO. - - - Giugno. - -Gran cosa la carrozza di tutti! Col sopraggiungere del caldo, che fa -star molta gente a capo scoperto, mi si schiuse sul tranvai un nuovo -campo di studio: quello delle teste; poichè dove mai, come sulle -giardiniere, potete aver per un pezzo sotto gli occhi, così da vicino, -in così piena luce, e, se ci state seduti di dietro, osservabili a così -bell'agio, le teste dei vostri simili? Teste che, vedute di passata -per la strada, vi appariscono ancora in buon stato, vi mostrano qui -mille miserie. Radure, spiazzate, tentativi supremi di divise, che non -son più sentieri fra l'erba fitta, ma stradoni in rovina a traverso a -sodaglie desolate; liste di capelli ricondotti dalla nuca sull'occipite -e fino alla fronte, in forma di salici piangenti sulla tomba del -cervello; parrucche mal messe, che una brusca scappellata volta di -sbieco, rivelandovi che la testa d'un tale non è tutta roba sua; tutte -le più compassionevoli industrie senili intese a mascherare i guasti -del tempo dalle orecchie in su vi si palesano sulle giardiniere. E qui -scoprite le pennellature grossolane dei _Luca fa presto_, che lasciano -i capelli bianchi alla radice, le capigliature tinte a prezzo ridotto, -d'un nero lugubre, che danno ai visi vizzi a cui fan cornice l'aspetto -di lettere mortuarie, e le chiome e le barbe variate di molti vaghi -colori, che paiono state strofinate sopra una tavolozza. O tinti, il -tranvai è traditore, guardatevene. Che c'è di più pietoso e di più -comico insieme che il veder salire a stento, ansando, afferrandosi -alle colonnine con le mani tremanti e ricascar di peso sulla panca, -spossato dallo sforzo, un uomo con la barba e la capigliatura corvina -d'un ventenne? Oh quante vecchiaie ribelli alla natura! Quant'è rara la -gente che sa invecchiare in santa pace! E scopersi anche il segreto di -alcuni personaggi noti, miei fieri avversari, pitturatori abilissimi, -di cui nessuno sospetta l'inganno. Potrei fare più d'una vendetta -politica. Non la farò. Ma non per generosità, lo confesso. Soltanto per -rispetto dell'arte mia non denuncierò.... l'arte loro. - - * - -Intrapresi pure col principiar di giugno uno studio sui cappellini, -attratto dalla varietà infinita che se ne vede fiorire sui tranvai -in quella stagione; studio che, in fondo, si riduce anch'esso a uno -studio delle teste. E così, alla lesta, feci una prima classificazione: -cappellini amorosi, cappellini superbi, cappellini austeri, matti, -buffi, impudichi, prepotenti, innocenti. Quasi tutti hanno un -linguaggio, sincero o falso, di cui i fiori sono le parole. Ci son -grandi rose erette ed aperte, che s'offrono; mazzi di viole e di -mughetti che attirano insidiosamente gli sguardi e i desideri dentro ai -capelli in cui si rimpiattano; accoppiamenti di fiori inconciliabili, -stridenti fra di loro, che danno l'immagine di menti strane e -disordinate; fiori troppo pomposi, rosseggianti petulantemente su -teste grigie, di cui tradiscono gli ardori mal sopiti; fiori modesti e -solitari, che esprimono il sentimento d'un affetto secreto e costante. -Tutte le passioni, tutte le illusioni, tutti i capricci di tutte le -età della donna si palesano in quella finta flora, in quelle infinite -combinazioni di penne, di nastri, di pizzi, di tulle, di frecce, -di frutti, di cose sottili, diafane, ondeggianti e tremolanti, che -paiono una vegetazione vivente che abbia radice nei cervelli. E quei -cappellini fanno fantasticare, vedere, sentir mille cose: piccole -e grandi spese di contrabbando, conti adulterati _ad usum mariti_, -sospiri dolorosi d'impiegati, baruffe coniugali, musonerie, concessioni -strappate con le carezze, economie gastronomiche da anacoreti, -lunghi lavori di raffazzonatura fatti in casa da manine pazienti -e industriose, interrotti da pianti di bimbi, da scampanellate dì -creditori, da ogni sorta di cure e di piccole miserie domestiche. Ma lì -sul tranvai tutto brilla, ride e dissimula. Scendono mazzi di rose e -di pensieri, salgono mazzi di papaveri e di peonie, s'incontrano e si -confondono ramoscelli d'edera e di geranio, mazzetti di ciliegie e di -fragole, fiori di tutte le stagioni, di giardino e di campo, sbocciati -e in bocciuolo, in ghirlande, in corone, in ciuffetti, diritti, -cascanti, intricati, ammontati, agitati come i pensieri che vi passan -sotto; cappellini alla marinara, alla Rembrandt, alla Trianon, alla -Rosa Syma, alla vattelapesca, ciascuno dei quali dice qualche cosa, -e forman fra tutti come un frastuono confuso e continuo di grida, di -mormorii e di sospiri: — Cerco un marito — Cerco un amante — Ho un -amante — Ammiratemi — Rispettatemi — Sperate — Disperate — Vi supplico -— Comando io! — Sono un angelo — Sono un diavolo — Sono un'infelice — -Seguitemi — Fatevi in là — Il mondo è mio — Non son nulla; guardatene -un'altra, vi prego. - - * - -Dolci studi; ma troppo spesso interrotti da inconvenienti gravi, tutti -propri del tranvai. Alcuni di questi esperimentai io stesso in quei -primi giorni di giugno, altri imparai a temere vedendoli esperimentati -dal mio prossimo. Capitare in un carrozzone chiuso accanto a una -peccatrice così spietatamente profumata da uscirne con una spranghetta -al capo assicurata per ventiquattr'ore; trovarsi seduti in mezzo a -due amici sconosciuti che attaccano attraverso a voi una conversazione -vivacissima, incrociando sul vostro viso i loro aliti, le loro risate -e le loro asinerie; sentirsi passar sui calli tutta intera una di -quelle famiglie alla buona per cui i piedi altrui sono _res nullius_, -senz'averne neppure il leggiero conforto d'uno sbadato: _mi scusi_, -sono incerti sgradevoli. Ma è anche più sgradevole l'aver diritto -dietro alle spalle un fumatore che, spinto innanzi da un sobbalzo -della piattaforma, vi pianta nella nuca la punta d'un grosso Minghetti -infocato. Ma è ancor più doloroso lasciar la falda del soprabito nelle -mani d'una pingue bottegaia che, perdendo l'equilibrio nel discendere, -s'aggrappa a voi come a un albero sull'orlo d'un abisso. Ma c'è una -disgrazia anche peggiore di queste. Ne trovo segnata la data nei miei -appunti — _5 di giugno. Ore tre pomeridiane. Sulla giardiniera di via -Nizza. Preso alle spalle dal poeta._ — Non l'avevo visto salire: mi -sentii tutt'a un tratto la sua voce nell'orecchio: m'era seduto dietro, -la giardiniera era affollata, era impossibile sfuggirgli. Passò subito -alle vie di fatto. Era un sonetto arcipieno di _esse_, un ronzio di -zanzare intollerabile, un succedersi di sibili sottilissimi che mi -penetravano nel cervello, come se m'avesse agitato accanto al viso -un mazzo di serpentelli arrabbiati. Ai vicini che non sentivan le sue -parole doveva parere un amico offeso che mi rinfacciasse una serie di -cattive azioni, dì cui non mi potessi scolpare, o che mi raccontasse in -segreto qualche avventura sporca, che io assaporassi con raccoglimento. -Un supplizio vergognoso! Quella bocca implacabile che alla ripresa -d'ogni verso mi si avvicinava alla tempia mi metteva un brivido come la -bocca d'una pistola. _Breve e amplissimo carme!_ Chi lo disse? Quello -non era nè ampio nè breve: non finiva mai. E m'opprimeva un terrore: -— Se avesse la coda! — Non l'aveva; ma durò per la lunghezza di cinque -isolati, senza contare una variante su cui dovetti dare il mio parere. -Non fui libero che sulla piazzetta di San Salvario, dove l'aguzzino -discese, non sazio. - - * - -La mia prima corsa piacevole di giugno fu la mattina del giorno dello -Statuto, in via Garibaldi, all'ora in cui la gente s'avvia verso piazza -Castello per la rivista delle truppe: una carrozzata di cittadini quale -non si può vedere che in quel giorno e a Torino: quasi tutti vecchi -militari giubilati, coi nastri stinti delle medaglie e delle croci -agli occhielli, con le scarpe come specchi, pettinati e sbarbati bene, -benignamente ilari e alteri, con l'aria di vecchi sposi celebranti -le nozze d'oro: tutte brave persone assestate e regolate che, se lo -Statuto fosse soppresso da vent'anni, continuerebbero a festeggiarlo lo -stesso a conto proprio, per forza di consuetudine, come festeggiano il -Natale i miscredenti. C'era al posto solito il cavaliere Bicchierino, -appartenente anch'egli, non per età, ma per spirito, a quell'antica -famiglia, pulito e lustro come un dado. Come gli altri egli volgeva -degli sguardi di compiacenza sui tranvai imbandierati, sulle uniformi -sgualcite dei veterani che passavano tra la folla, sulle bandiere -sventolanti alle finestre; aveva negli occhi un lume insolito; si -vedeva che l'anima sua respirava con placida voluttà patriottica le -memorie del 48, di Torino capitale, dell'“egemonia piemontese„ e il -soffio del conte Cavour e del generale Lamarmora ancora diffuso per -l'aria. Lo tenni d'occhio per vedere se, nonostante lo stato d'animo -straordinario, si ricordasse di confrontare il suo orologio, come -faceva ogni mattina, con l'orologio elettrico dell'angolo di via -Siccardi: se ne ricordò. Poi, incontrando il mio sguardo, egli si -offuscò leggermente: si dovette rammentare del giorno ch'io avevo -fatto quel certo strazio barbarico della _Gazzetta del popolo_. Avevo -appunto il foglio in mano in quel momento e stavo per conciarlo a quel -modo; ma, accorgendomi che m'osservava, mi ritenni, per suggezione, -per non rendermegli anche più odioso. Ed ecco come il tranvai può -perfezionare l'educazione d'una persona educata. A poca distanza dalla -piazza s'intese suonar la marcia reale da una banda musicale d'operai. -A quelle note tutti quei giubilati canuti si illuminarono e si scossero -come i vecchi cavalli delle poesie agli squilli delle trombe guerriere. -E allora mi sentii sbalzato dalla fantasia a trent'anni addietro. -Quei visi, quei nastri, quelle bandiere alle finestre, quei veterani -in divisa, quel vecchio Palazzo Madama che appariva in fondo, quel -cavalier Bicchierino con la _Gazzetta del popolo_ fra le mani, tutto -quel complesso di cose viste in quella via Garibaldi al suono di quella -marcia, era così piemontese, così torinese, così “ben conservato„ che -ebbi per un momento come un senso di ringiovanimento della coscienza, -un'illusione maravigliosa, il dubbio che l'anno corrente non fosse -il 1896, l'anno di Abba Garima, ma quello dei primi entusiasmi per il -_Consorzio nazionale_, quando avevo visto dei patriotti fanatici, in -quella stessa via, bruciare le cedole del Consolidato gridando: — Viva -l'Italia. - - * - -La festa nazionale portò i forti calori e con questi un nuovo oggetto -d'osservazione sulla carrozza di tutti: un accrescimento generale -di irritabilità nelle relazioni dei passeggieri coi passeggieri, di -questi con gl'impiegati, e degl'impiegati fra di loro, una maggior -frequenza di malintesi, d'impazienze, di lagnanze e di battibecchi, -come segue fra gli uccelli in gabbia nelle giornate afose. Si vedeva -sui tranvai una agitazione quasi rabbiosa di ventagli, gente irrequieta -che si sventolava con le cappelline, coi fazzoletti e coi giornali, -senza “trovar posa„ sulle panche, facce infiammate e attonite, teste -ciondoloni sui petti: vere carrozzate di noia e di malumore. Povera -umanità! Qualche grado di più di calore e un po' di polvere per aria, -ed ecco tutti i visi mutati, violate le leggi della cortesia, ridotti -i cervelli come orologi guasti, e manifesti anche nella gente sana e -contenta i vaghi segni del contagio psichico che moltiplica le risse, -gl'impazzimenti e i suicidi! Come rimedio a questo male mi venne in -mente l'istituzione di spugnature pubbliche obbligatorie una mattina -che aspettavo la partenza del tranvai sotto le finestre di casa -mia, vedendo lavar la testa a _Faraone_ e a _Ballerina_, all'ombra -dei tigli. Uno spettacolo da far meditare, veramente. _Faraone_ -fu il primo. Il cocchiere tuffava in un secchio una grossa spugna, -gliel'appoggiava al sommo della fronte arsa e sudante, e premeva; e al -sentir quei rivoletti che le scendevano per le mascelle, sul collo e -di mezzo agli occhi giù per il muso fin dentro alle nari e alla bocca, -biforcandosi e incrociandosi come le gore della pioggia per una china, -la povera bestia alzava e scrollava il capo, corsa per ogni fibra -da un brivido di piacere, e dilatava gli occhi e pestava le zampe, -brillando tutta; mentre _Ballerina_, aspettando la sua volta, guardava, -impaziente, agitata dal presentimento di quella voluttà, che già le -balenava negli occhi e le guizzava tra pelle e pelle. Ah! che dolcezza; -e come meritata dopo tante corse al sole e nella polvere, e tante -strette violente di freno e bottate di frusta! Luccicava negli occhi di -tutti i passanti un sentimento di compiacenza buona al veder riaversi e -godere a quel modo quei poveri schiavi muti, così belli e così utili, e -condannati a un lavoro così duro e mal compensato, quando tanti altri -della famiglia loro vivono fra gli agi e le pompe, carezzati e amati -come creature umane. E il cocchiere, intanto, li apostrofava con quel -tono di familiarità un po' brutale, che si suol usare con le bestie -che ci servono, forse per un timore istintivo ch'esse comprendano e -abusino come gli uomini della troppa dolcezza: — Ah, vecchione, ci -provi gusto, eh? Ma se tiri indietro la testa, zuccone, non si fa -nulla! Ora a te, mala femmina, eccoti il fatto tuo; non ne vedevi -l'ora, non è vero? T'ho ben sentita come cantavi alla fin della corsa! -— e altre cose simili, dette con l'accento di chi parla a chi intende. -E chi sa? Chi sa fino a che punto, almeno? Che cosa ne sappiamo noi, -poveri presuntuosi che siamo? Siamo proprio ben certi di non essere in -un enorme errore? Non dice anche l'Ecclesiaste: — Chi sa che lo spirito -delle bestie scenda abbasso sotterra? — Ah quell'occhio di Faraone! -Fu quell'occhio che mi fece sentire la prima volta per un animale -quello che si sente per un bambino: il rispetto d'un grande mistero, -del dolore che non ha parola, del diritto che non ha difesa; fu -quell'occhio che mi disse più chiaramente ch'io non avessi mai pensato, -che non saremo mai molto al disopra delle bestie fin che crederemo -d'esser tanto più alti da non aver verso di loro il dovere della bontà -e della gratitudine. - - * - -Seguirono alcuni giorni monotoni, una serie di corse per i viali -bianchi, fra gli alberi velati dal polverìo, senza un accidente -notevole, senza alcuna conoscenza nuova, senza un incontro di persona -conosciuta; poi una pioggia ostinata, e tre giornate avventurose, -tre scene singolarissime, l'una sull'altra, non possibili che -sulla carrozza di tutti. Della prima fu spettatore e parte, in un -carrozzone chiuso della linea del Martinetto, Carlin; e la scena -appunto interruppe un'apologia ch'egli stava facendo del bollettino -meteorologico del Chionio, il quale aveva preannunziato la pioggia per -quel giorno; ciò che, dopo altre profezie riscontrate giuste da lui, -portava all'entusiasmo la sua ammirazione per la scienza in generale, e -per il profeta in particolare. — Ah! quell'uomo! Quell'uomo parla con -Domineddio! — andava esclamando; quando salirono ad un tempo, l'una a -destra l'altra a sinistra della piattaforma posteriore, un'erbivendola -in capelli e una signora in pompa magna, tutt'e due sulla trentina e -d'aspetto fiero e risoluto; le quali, infilando l'uscio nello stesso -punto, s'urtarono malamente ed esclamarono a una voce, guardandosi a -vicenda: — Che maniera! — Pareva che la cosa finisse li; ma, appena -furono sedute dentro, l'una di fronte all'altra, ed ebbero preso -lo scontrino, l'una sporgendo una grossa mano pavonazza, l'altra -mettendo in mostra un grosso braccialetto sul braccio inguantato, -la riattaccarono vivamente: l'erbivendola con parole grossolane, la -signora con un certo riserbo. Il diverbio, nonostante l'intromissione -diplomatica di Carlin, s'inasprì a segno che la popolana disse forte: -— O cosa crede, alla fine, perchè è una signorona? — E allora cominciò -il meglio. La “signorona„ che da principio aveva scelto le parole e -moderato la voce, a poco a poco, accalorandosi, si lasciò sfuggir le -frasi e le note del suo linguaggio abituale, che era quello tal quale -della sua avversaria. A capo d'un minuto, tutti i presenti capirono -che le due contendenti, nate e cresciute nello stesso stato sociale e -forse nello stesso sobborgo di Torino, avevano ricevuto l'educazione -medesima, e che la signoria d'una delle due doveva essere d'acquisto -recentissimo, e forse improvviso. E fu uno spasso per tutti la -maraviglia crescente che l'altra mostrava in viso man mano che vedeva -la signora tirar fuori le armi e le munizioni dallo stesso arsenale -da cui essa cavava le sue, e chiarirsi sua degna competitrice nella -scherma dello strofinacciolo e della ciabatta. Continuò a insolentirla, -ma più a rilento e con meno asprezza, scrutandola con uno sguardo -acuto e con un leggiero sorriso, quasi compiacendosi di riconoscere -e d'ammirare in lei i colpi e le parate della scuola che le era -familiare, e finì con rabbonirsi affatto quando fu ben certa di aver di -fronte, non una nemica d'un'altra classe, ma una consorella travestita -dalla fortuna; tanto che lasciò senza risposta l'ultima sua botta, e -voltatasi verso la compagnia, disse ridendo: — _A l'è na sgnora parei -d' mi!_ (È una signora come me). — Tutti risero, la “signora„ si rimise -in dignità, e Carlin osservò filosoficamente: — Eh, bisogna star sul -tranvai per vederne d'ogni sorta e imparare a conoscere il mondo; il -fattorino, vede, è il vero uomo _enciclopedico_, che non sì stupisce -più di niente sulla terra. - - * - -Ecco l'altra scena. Gli alberi del corso Vittorio Emanuele rinverditi -e lustrati da un acquazzone, una fuga di nuvoloni neri a traverso al -cielo, un tramonto infocato, le Alpi terse e come intagliate nella -porpora di quell'incendio, e una giardiniera lenta che par che vada -a servizio esclusivo di due coppie d'amanti appiccicati, l'una seduta -sulla prima panca, l'altra su quella di mezzo, con le schiene voltate -verso di me e un altro passeggiere, che mi sta ritto al fianco sulla -piattaforma di dietro. Costui m'ha l'aria d'un buono e semplice -massaro, o piccolo proprietario di campagna, di quelli che s'inurbano -ogni dieci anni, e a cui la città grande riesce sempre uno spettacolo -nuovo e sbalorditoio. E capisco che è nuovo per lui lo spettacolo -di quelle due coppie di teste di “signori„ le quali ogni tanto si -ravvicinano, si toccano e si staccano, come i bicchieri nei brindisi, -e ciondolano languidamente l'una verso l'altra come se avessero -l'osso del collo stroncato. Si vede che è un po' scandalizzato, molto -stupito e anche più dilettato; si vede dall'attenzione viva che fa a -tutti i movimenti di quei quattro ingattiti, con un sorriso curioso -e continuo, lanciando tratto tratto uno sguardo a chi passa per la -strada, come per dire: — Ma non vedete che cosa succede qua sopra! Ma -son cose dell'altro mondo! — Arrivati alla piazza del monumento, sale -accanto a noi un altro signore, lungo e arcigno, il quale, osservate le -coppie, fa un atto d'uomo seccato, brontolando: — Potrebbero prendere -una carrozza chiusa. — Ed ecco che all'uscita della piazza, salgono -e siedono proprio davanti a noi un giovane, che pare un commesso -di negozio, e una ragazza, che ha l'aria d'una sartina, e, appena -seduti, ripigliando una conversazione interrotta, si mettono a tubare -soavemente, con le punte dei nasi che quasi si toccano, e le mani -intrecciate tra fianco e fianco. E allora il signore lungo dà una -strappata collerica al campanello, e detto al fattorino: — Non è un -mestiere per me! — salta giù e se ne va via. Il fattorino non capì, ma -il campagnuolo diede in una risata grassa, saporita, giovanile, nella -quale squillava la gioia pregustata di raccontar poi nella farmacia -del villaggio il bel caso a cui aveva assistito, la sfacciataggine -maravigliosa degli amanti di quella gran Torino, di quella Babilonia, -di quella Gomorra, dove tutto è lecito e se ne vede d'ogni tinta.... -Dopo un po', le coppie furono circondate e distratte da altri -passeggieri; ma egli seguitò a tenerle d'occhio fino a piazza San -Martino, dove discese dirigendosi verso la Stazione, ancora sorridente -d'un sorriso di stupore e di malizia, che traduceva il suo pensiero: -— Ah questa Torino! Questi tranvai! Che paradiso di Maometto! E che -facce! - - * - -La terza, sulla linea di Vanchiglia. Mi rifugio in una giardiniera -per salvarmi da un'acquata improvvisa e casco proprio nel punto che -scoppia una lite, non capisco perchè, fra due giovani operai e il -cocchiere Tempesta. Il vento sbatte le tende in faccia ai passeggieri, -che si restringono nel mezzo, tutti in piedi; ma la pioggia ci viene -addosso anche fra le panche, dove le signore s'affannano a ripararsi -i vestiti, lagnandosi della Società che non mette fuori i carrozzoni -chiusi quando fa cattivo tempo. Son capitato male. Son tutti stizziti -come d'una stizza attaccaticcia, tutti con l'anima per traverso, -compresi due vecchi ufficiali pensionati che non vanno d'accordo sulle -riforme militari del Ricotti, discusse in questi giorni al Senato, -e si scambiano delle frasi che paion colpi di sciabola: — Mille e -cento ufficiali tolti dai quadri! Ma mi burla! Ma a che si riduce -la carriera? — Non è il Ricotti, è il Mocenni: ottocentoventisette -erano già radiati. — E lei mi scusa il male col peggio? — Ma io non -riconosco nè questo nè quello. — Ma come! Ma allora.... — E mentre un -mio vicino tratta di barbara l'amministrazione che non mette delle -tende da potersi agganciare alle panche per pararsi dai temporali, -e tenta inutilmente, sbuffando, di tener tesa la sua, s'accalora la -lite fra i due operai che gridano: — Pùrgati! — Va a far le docce! -— Va all'istituto antirabbico! — e Tempesta, che rivolto a loro col -viso torvo e infiammato, alterna frustate e sagratacci, scandalizzando -un vecchio signore in cilindro, seduto alle sue spalle, il quale si -volge a domandare al fattorino con voce pacata di basso: — Ma non è -pro-i-bito al personale di servizio di parlare in codesta maniera? -— Intanto la pioggia infuria, le tende ci schiaffeggiano, i malumori -s'inaspriscono, i lamenti suonano più alto, Tempesta sagra più fitto, -e la carrozza che porta quest'ira di Dio, sferzata dall'acquazzone, -flagellata dal vento, illuminata dai lampi, vola, schizzando mota da -tutte le parti, a traverso la piazza Vittorio Emanuele, dove s'incontra -con un altro tranvai portante una comitiva di giovanotti fuggiti dal -gioco del pallone, i quali, passandoci accanto, vedono e comprendono e -ci mandano in faccia una risata in coro, ultimo oltraggio.... Ma non a -me, spassato egualmente della carrozzata in festa e della carrozzata in -collera, che mi mostran le due facce del burattino umano. - - * - -Qui trovo notati a tre date successive, 14, 15 e 16, tre dei miei -personaggi, riveduti in condizioni e fra circostanze straordinarie. La -domenica del quattordici, segnata nell'_Almanacco Storico_ della Casa -Treves come giorno della rielezione del deputato Brena, sulla linea -del Valentino, il _Marchese_, il fattorino dai balletti d'oro, bello e -elegante come sempre; ma quanto diverso dal solito nel modo di trattare -con le signore! Non più sorrisi fuggitivi, non più atteggiamenti -d'ossequio amoroso, non più quell'atto di posar lo scontrino come una -chicca nella mano inguantata, fissando sulla passeggiera uno sguardo -soave. E subito non capii il perchè di quel mutamento; ma i cenni e -i frizzi di due giovanotti suoi conoscenti, seduti vicino a me, me -lo spiegarono. Quel riserbo insolito gli era imposto da un bel pezzo -di ragazza bruna, ritta sulla piattaforma della giardiniera come un -gendarme; la quale seguiva ogni suo passo ed atto con due grandi occhi -neri e severi, sopra di cui si drizzava fino a mezza fronte la ruga -distintiva del sospetto. Non riuscii a capire se fosse sua moglie o sua -amante. Intesi dire però (e si vedeva) che, conoscendo il suo pollo, -n'era gelosa, che soleva fare di tanto in tanto una di quelle corse di -vigilanza, salendo inaspettata sul tranvai come un controllore, e che -più volte, per uno sguardo o per una parola, aveva fatto una scenata al -bel fattorino, e provocato anche signore e ragazze, con un'audacia di -leonessa. Oh, cose terribili; minacce di ceffoni addirittura, e chiassi -e scandali per conseguenza. Ma egli aveva oramai un così salutare -terrore di quelle due lanterne nere che non s'arrischiava nemmen più -a sorreggere per il braccio le signore che salivano. Mentre passava -accanto a me, uno dei due giovanotti gli disse piano: — _Pietro, riga -dritt!_ — e diede in una risata: egli rispose con un sorriso forzato. -E seppi che altre mogli di fattorini venusti facevano delle corse -di sindacato come la bella bruna, comprandosi così ogni tanto dieci -centesimi di fedeltà coniugale, con vantaggio dell'amministrazione e -del servizio.... - -15 giugno. All'ora stessa che si presentava Li-Hung-Chang -all'imperatore Guglielmo, comparve davanti a me sul tranvai di via -Garibaldi il signor Guyot, coi suoi occhiali reazionari e il suo pizzo -minaccioso. Appena mi vide, salendo sulla piattaforma opposta, mi -saettò un'occhiata anche più truce dell'altre volte; e forse per il -fatto, che mi venne in mente in seguito, dell'elezione del Turati nel -quinto collegio di Milano, avvenuta il giorno avanti. Ma era destino -ch'io dovessi dar sempre a quel pover uomo delle scosse violente. -Pochi momenti dopo salì accanto a me un mio vecchio amico, procuratore -del re, proprio nel punto che egli mi figgeva addosso uno di quegli -sguardi foschi, in cui all'inquietudine e all'avversione si mescolava -il sentimento di curiosità malsana che ci spinge verso i delinquenti. -Al lampo che gli passò sul viso quando vide l'amico stringermi la mano -ed entrare con me in conversazione gioviale, capii ch'egli sapeva -chi era. Fece due occhi di polipo ed espresse con tutti i muscoli -facciali un senso di maraviglia sgradevole, come se quella familiarità -d'un magistrato con un par mio fosse un fatto scandaloso, un pubblico -incitamento a delinquere, un indizio di sfacelo sociale, qualche cosa -come il veder per la strada un carabiniere in divisa a braccetto con un -borsaiolo famoso; e capii benissimo che andava domandando a sè stesso, -con curiosità ansiosa, che cosa mai ci potessimo dire, e che se fosse -stato in quel momento ministro di grazia e giustizia avrebbe fulminato -sull'atto un decreto di destituzione. Ah, quanto deve aver sofferto! -E vedo ancora l'ultima occhiata che lanciò al mio amico scendendo, -come per dirgli: — E non si vergogna?... Faccia invece il suo dovere, -perbacco! - - * - -16. (Il giorno in cui gli Stati Uniti pagano cinquantamila lire per -i nostri “linciati„ del Colorado). _Oui, tout se paye_, come dice un -personaggio di romanzo; tutto si sconta anche quaggiù; e l'“eterna -vendetta„ coglie qualche volta il reo anche sul tranvai. Fu per me -una vera soddisfazione. Il tirannucolo rabbioso, il negriero fallito, -il perpetuo strapazzatore di fattorini e di cocchieri, il signor -Tintura-Migone, insomma, quel pezzo di superbia villana con le gote -enfiate e coi baffi irti, stava seduto in un carrozzone chiuso e -affollato della _Torinese_; e non aveva ancor finito di brontolar col -fattorino perchè non era spolverata la panca, che già cominciava a dar -segni d'impazienza contro un bel bambino di nove o dieci mesi, ritto -accanto a lui sulle ginocchia d'una donna, la quale lo voltava ora -di qua ora di là, come per farlo ammirare. Di ragione, doveva odiare -anche e bimbi, che son dei deboli; e tutti i presenti, chi l'avevan -pesato al primo sguardo, lo guardavano con manifesta antipatia. — Lo -tenga seduto! — disse a un tratto alla donna, di mala grazia. Ma l'ebbe -appena detto che saltò su indignato, vomitando fuoco e tirando fuori -il fazzoletto. Ahi, troppo tardi! E l'ira sua non ebbe eco. Non solo; -ma il contrasto fra la sua faccia fiammeggiante e il visetto sereno -e innocente di quell'amore di putto che lo guardava con gli occhi -azzurri, inconsapevole dell'avvenimento, fu così comico, che diedero -tutti in uno scoppio di risa; il quale finì di fargli perdere i lumi. -Ah sì, tutto si sconta, e infinite sono le fonti da cui la divina -Provvidenza fa “zampillar„ la giustizia. - - * - -Rieccolo, finalmente! È certo, pensai appena lo vidi, che la sua prima -parola sarà sul discorso fatto dal Jaurés alla Camera francese intorno -al lavoro dei fanciulli. E infatti il suo primo saluto, salendo sul -tranvai, fu un allegro: — L'ha letto? — detto con quella voce di basso, -che parea che uscisse da un trombone. Egli ne aveva letto un sunto in -un giornale italiano e se l'era affisso a una parete, secondo il suo -costume, nella sua bottega di falegname. Anche a mezzo giugno egli -portava il suo cappellone alla calabrese e quell'eterna giacchetta di -velluto cacao spelato; ma aveva la barba meno selvaggia del solito e -un'aria di soddisfazione, come se avesse riportato qualche vittoria -machiavellica sulla Prefettura. - -Eravamo sul corso Cairoli; la giardiniera, piena di gente, correva -all'ombra dei grandi platani, in vista delle acque del Po, solcate da -barchette variopinte di canottieri, e dal fiume e dai colli spirava una -freschezza di primavera. Tutti i passeggieri parevano di buon umore, -un bambino cantava, e i miei vicini guardavano con curiosità simpatica -quell'operaio dal collo taurino, che con quella grossa voce, con -quell'aria di gravità bonacciona, parlando un piemontese intercalato -d'italiano rude, ma corretto, faceva un minuto raffronto fra il -discorso del De Mun e quello dell'oratore socialista, flemmaticamente. -C'era fra gli ascoltatori una donna sulla quarantina, che non -aveva trovato da sedere, una bottegaia, all'apparenza, ma vestita -signorilmente, e di viso un po' pretenzioso, ma benevolo; la quale si -voltava ogni tanto a guardarlo, stupita, come se fiutasse in lui un -dotto signore travestito. - -A un certo punto il falegname s'interruppe e, alzandosi in punta di -piedi, piegò il capo da una parte e allungò il collo per leggere il -titolo d'un grosso libro che teneva sulle ginocchia, coprendolo in -parte con le mani, una signora seduta davanti a noi, sur una delle -panche più vicine. — Diavolo! — esclamò. — Un trattato d'anatomia! -— Ed era proprio lei, la vergine morta, seduta accanto a un signore -dalla capigliatura e dalla barba bianchissime e ravviate con gran -cura, dall'aspetto serio e quasi altero, come d'un vecchio colonnello, -con due occhi chiari e un naso diritto e sottile, che lo dicevano -indubbiamente suo padre. La vergine morta! Non la vedevo da due mesi, -l'avevo quasi dimenticata. Era sempre quel viso bianco e delicatissimo, -d'una purità angelica, d'una immobilità marmorea, d'una serenità di -creatura superiore alle passioni umane e intangibile da ogni sozzura -terrestre; ma alquanto smagrito e anche più niveo del consueto, e con -gli occhi come velati da un'ombra di stanchezza. Eran certo le fatiche -della preparazione agli esami; doveva forse dare in quel mese l'esame -d'anatomia. - -— Sarà una studentessa di medicina, — disse il falegname. - -— Una signorina fuor di strada, — osservò un signore accanto a me. - -— E perchè? — domandò il primo. - -— Bah! — rispose l'altro. — Non è il loro mestiere. A pensar quello che -vedono e che toccano, mi spoetizza. - -Il falegname scrollò una spalla. — Allora, anche le monache infermiere -degli ospedali.... Eppure, non spoetizzano nessuno. - -— E poi, già, non ci riescono, — ribattè il signore. — Le donne non -nascon per questo. Io non chiamerei mai una medichessa. - -— Lei no, ma la sua signora.... - -— Io non ho signore, — ripose quello ridendo. - -Allora interloquì la bottegaia: — Non la chiamerei nemmen io. - -A quell'uscita, il buon falegname, che nella quistione femminile aveva -la “specialità„ di moralista, si voltò di scatto, come punto, e capii -che le voleva sciorinare un ragionamento coi fiocchi; ma non ebbe -neppure il tempo di incominciarlo, perchè quella discese. Indispettito -di non potersi sfogare con lei, si voltò dall'altro. — Ecco — disse; — -che non ne voglian sapere neanche le signore è quello che non capisco. -Almeno non dovrebbero _ancalesse_ a dirlo (osar di dirlo). _E la -decenssa? E 'l pudour?_ Mi pigli una ragazza onesta. Può aver questo, -può aver quest'altro: è vero? Ebbene, tanti scrupoli, tante delicatezze -per tanti anni per custodirla come una madonna, ed ecco che viene un -omaccione di medico, e tutto va per aria, e guarda di qui e tocca di -là. A me pare una _saloparia_ bella e buona, se l'ho da dire come la -penso, scusi la parola. Proprio, mi pare impossibile! - -Alcuni risero in segno d'approvazione, e rise anche il contraddittore, -maravigliato di trovare un paladino del pudore sotto quel cappellaccio -e dentro a quel giacchettone, e si mise a guardarlo come un originale -di nuovo conio, che gli desse nel genio. E pareva anche disposto a -stuzzicarlo per fargli vuotar tutto il sacco. Ma l'operaio, accorto, -non ci si prestò. E poi si voltaron tutti a guardar la signorina che -discendeva con suo padre allo svolto di corso Vittorio Emanuele, e -fece senso a tutti quella sua lunghezza, la semplicità infantile di -quell'andatura, quel non so che di strano, di monacale, d'incorporeo -che era in tutta la sua figura. - -— Ebbene, — disse il falegname, con l'accento di chi trova un argomento -inaspettato in favor suo — ha l'aria d'una ragazza “come si deve!„ - -— Eppure, — rispose sorridendo il suo avversario — a pensare che adesso -va alla sala anatomica.... Che cosa vuole? A me non mi va una ragazza -che _sa_ tutto. - -— Già, se invece andasse al teatro Regio.... A loro piacciono le donne -che non _sanno_ niente e che _mostrano_ tutto; a me mi par più onesta -una donna che _sa_ tutto e che non _mostra_ niente. - -Tutti risero. — Ben ribattuto! — esclamò il signore, con evidente -sincerità, esilarato. E quando l'operaio discese, levandosi il -cappello, tutti lo guardarono con viva curiosità, e il suo avversario -espresse il pensiero comune, dicendo: — Non credo che ci sia al mondo -un altro originale compagno! - -— Eh, v'ingannate, — pensai — ne vengon su a migliaia. Fra -cinquant'anni i tranvai ne saranno pieni. E quelli che parranno matti -originali saranno gli altri.... se ce ne saranno ancora. - - * - -La mattina dopo, un divertimento delizioso, uno degli episodi più -belli di quei primi sei mesi di vita in carrozza. Il tranvai della -linea Vinzaglio correva in mezzo alle palazzine e alle ville dello -stradone di Francia, fra quelle due file sterminate di grandi olmi, -che metton capo al castello di Rivoli; il quale appariva vicinissimo, -roseo nell'aria limpida, e come sospeso sull'orizzonte. Giors sferzava -i cavalli con l'allegrezza della fame che corre al pasto dopo il -lavoro, ridendo tra sè e bevendo l'aria come un liquore, con gli occhi -larghi e fissi alla barriera, come se ci vedesse il fumo della sua -minestra, e con le nari dilatate e frementi, come se il vento glie -ne portasse l'odore. Arrivato in capo alla linea avrei dovuto tirare -avanti a piedi fino alla villa d'un mio amico, latinista illustre; -ma, disceso all'apertura della cinta, non potei a meno di fermarmi, -vedendo avvicinarsi al tranvai una donnina grassotta e bionda, con -un bimbo in braccio da una parte e il canestro in mano dall'altra, -accompagnata da due marmocchi, l'uno di cinque, l'altro di tre anni; -nei quali riconobbi alla prima occhiata gli occhi e il naso giorgiani. -Povero Giors! Doveva essere assai benvoluto, ed era certamente la -sua colazione uno spasso quotidiano del vicinato, perchè, appena la -giardiniera arrivò, mentre egli staccava e riattaccava i cavalli, gli -vennero intorno, col viso curioso e ilare, le guardie daziarie, la -rivenditrice d'erbaggi, altre tre donne e dei ragazzi, tutta la piccola -società della barriera, presso la quale egli aveva domicilio, in una -casetta fuor della cinta. Come afferrò il canestro! con l'atto d'un -padre amoroso che tende le braccia al bambino non più visto da un anno. -Sedette sul predellino della giardiniera, tirò fuori e si mise sulle -ginocchia il vaso di latta della minestra, si passò una mano sui baffi, -diede una risata in faccia agli spettatori che facevan cerchio, ed -esclamando: — Al lavoro! — incominciò. - -Subito i due figliuoli in piedi, due panciutelli di viso bruno, sani -e puliti come lui, gli si accostarono, guardandolo mangiare come fanno -i cani, che accompagnano con l'occhio il boccon del padrone dal piatto -alla gola. — Bada che hanno già mangiato, — gli disse la moglie; — non -facciamo la solita storia.... - -— Come? — domandò lui, con la bocca piena, fissandoli; — e avreste la -faccia? - -Quelli accennarono di sì, che avevano la faccia, e Giors alzò una mano -per ammollare un duplice scapaccione. Ma essi non indietreggiavano: -sapevano che non era che una spacconata paterna, che a quel baleno non -teneva mai dietro il fulmine. - -Il padre, infatti, ritirò la mano e sporse il cucchiaio, che uno dei -due imboccò. — Ma non avete vergogna? — gridò la mamma, tirandoli -indietro l'un dopo l'altro; ma il più piccolo le sgusciò di mano e si -fece avanti a riscuotere la sua cucchiaiata; e dopo di lui ricomparve -l'altro, fra le risate della platea. - -— Ma ti mangian tutto! — esclamò la donna. - -— Ma cosa vuoi? — rispose Giors. — Cosa ne posso io se non hanno fondo? -Mi mangerebbero vivo coi miei cavalli, mi mangerebbero. Doveva toccare -a me una razza di lupi compagni! No! — gridò poi risoluto — non vi do -più un grano di riso se vi vedessi crepare di fame!... Ancora questo e -poi finis. - -E intanto diluviava, dando ogni tanto un'occhiata in fondo allo -stradone, verso Torino, se comparisse l'altro tranvai; poichè eran già -passati tre dei dieci minuti regolamentari. E invano sua moglie badava -a dirgli: — Ma mangia adagio, non t'ingozzare, che c'è ancora tempo! —; -benchè il tranvai non si vedesse ancora, egli mangiava in furia. Finita -la minestra, tirò fuori la boccetta del vino, la mostrò agli astanti, -disse: — Per uso interno! — e data una gran risata, se l'attaccò -alla bocca. — Bah! — disse poi, staccandola, e osservando il calo: -— Ci vorrebbe altro! — E soggiunse, rivolgendosi a me, col suo buon -sorriso: — Non è mica andato in fondo, sa! Si è perso per le _strade -laterali_.... - -Poi mise la boccetta alla bocca dell'uno e dell'altro ragazzo, dicendo: -— A voi, malviventi! — La moglie gli afferrò il braccio; ma egli si -svincolò e li fece bere, dicendo a me: — Due spugne, sa; mi beverebbero -il sangue. - -Riposta la bottiglia, addentò il pane e attaccò un pezzo di frittata, -facendo degli elogi alla cuoca, e tra un boccone e l'altro apostrofò -la piccina che quella teneva in braccio: — E tu, _stoponëtta_? -(turaccioletta) — e ne chiese notizie, mentre porgeva dei pezzettini -di frittata agli altri due. — Non ha che venti mesi di servizio, -— disse, rivolto a me. E, masticando, mi raccontò come la bambina -non lo riconoscesse per suo padre che da poco tempo, dopo che egli -era di servizio fisso sulla linea Vinzaglio. Quando era sulle altre -linee, dovendo far colazione e desinare qua e là, essa non lo vedeva -mai, neppur la sera, perchè egli rientrava tardi, quando già era -addormentata, e neppur la mattina, perchè se n'andava prima che si -svegliasse. E per questo s'era dato lo strano caso che la bimba, già -di più d'un anno, non conoscendo ancora suo padre, un giorno ch'egli -era tornato a casa prima di sera, per essersi fatto male a una gamba, -al veder entrar da padrone un uomo che non aveva mai visto, s'era -spaventata e messa a gridare come un'aquila. E conchiuse il racconto -esclamando con una risata: — Ah! che farsa di mestiere! Facciamo persin -paura ai nostri _citt_! Ma non fa niente.... fin che la cassa è sana! -— e si picchiò un pugno sul petto. Poi, eccitato, come se avesse fatto -un lauto pranzo, alzandosi e scuotendosi dalla giubba le briciole -del pane, rispose botta per botta alle facezie delle guardie e delle -donne, che lo stuzzicavano; e infine, vedendo avvicinarsi l'altro -tranvai, baciò l'un dopo l'altro i ragazzi, dicendo: — Ciao, lupotto! -— Ciao, pancetta! —, prese in braccio la bimba e le fregò i baffi sul -viso, disse alla moglie, restituendole il carico: — Brava, _vecia_! -Una frittata _fiamenga_! — e, salito sulla piattaforma e impugnate la -frusta e le redini, sferzò i cavalli e partì, voltandosi a mandare un -altro saluto alla famiglia e un'ultima risata agli amici. - -— Che brav'uomo! — disse una donna. — Un uomo contento —, soggiunse una -guardia. — Un superuomo, — dissi tra me; ma sul serio. - - * - -A questo punto mi saltano su dalle note non so quanti personaggi -nuovi, che son costretto a respingere, come ne respinsi molti nei mesi -andati, per non arrivare alla fin dell'anno con un esercito. Ma è un -peccato, perchè conobbi fra gli altri in questo mese di giugno dei così -curiosi tipi di “tranvaiofili„ amatori e studiosi paladini fanatici -dell'istituzione! Ne conobbi di tutte e tre le classi in cui si -possono dividere: degli _inquisitori_, che si piantano sempre accanto -al cocchiere o al fattorino, per tempestarlo di domande: — Quanti -anni ha questo cavallo? Quanti cavalli avete? Quanti cocchieri siete? -Quanto costa questa carrozza? Quanto è lunga questa linea? — fin che la -vittima perde la pazienza; dei _calcolatori_, azionisti, amministratori -e cassieri in ispirito delle due Società, delle quali studiano -gl'interessi, e almanaccano le entrate e le uscite; dei _parteggianti_, -che, senz'averci un interesse al mondo, portano in palma di mano una -Società e danno addosso all'altra con un ardore da parer pagati, -attaccando con altri capi ameni del loro stampo delle dispute in -cui rischiano arditamente di farsi cappottare per i begli occhi -dell'_Anonima_ del loro cuore. Generosi cavalieri, nobili idealisti! -Poco mancò che venissero a pugni quei due campioni dell'ultima classe, -che sul tranvai della linea di Nizza, il giorno diciotto, intavolarono -una discussione sui meriti comparati della _Belga_ e della _Torinese_ -a proposito del color rosso e verde dei carrozzoni dell'una e di -quello giallo e sangue di bue dei carrozzoni dell'altra. I ferri si -riscaldarono con una rapidità inquietante. - -— E lei mi vuol confrontare i cavalli della _Belga_, tutti maremmani -bisbetici, con quelli della _Torinese_, che vengono dalla Croazia e -dall'Ungheria, più forti, più alla mano, più.... Mi faccia il piacere! - -— Eh, i cavalli non fanno la _grandezza_ d'una Società: la _Belga_ ha -trenta carrozze di più, e un personale che s'avvicina al doppio! - -— Ma le carrozze della _Torinese_ son più grandi e più comode; la -_Belga_ non ha cuscini. - -— Ah, i cuscini! Niente di meno! Cospetto! - -— Non c'è cospetto; e fa anche il servizio più _intensivo_ e paga -meglio gl'impiegati. - -— Ma ha un orario più lungo. - -— E se ne vanta! È la sola che faccia servizio fino alle undici! - -— S'accomodi; ma la _Belga_ ha le migliori linee, passa per le strade -principali. Sa che il _Martinetto_ e il _Vinzaglio_ danno dalle -settanta lire per giorno? - -— Corbellerie! In ogni caso, dà più da sola la barriera di Nizza che -quelle due messe insieme. - -— Che sproposito! - -— Non è una risposta da persona civile! - -— Non è da persona civile voler dare ad intendere delle assurdità! - -E così, agitando tutti e due il giornale della mattina che annunciava -il maremoto del Giappone con quaranta mila morti e ottomila case -distrutte, tirarono via fino al corso Vittorio Emanuele, dove si vide -un carrozzone della linea dei Viali, uscito dalle rotaie, risospinto -indietro a gran fatica dal cocchiere e dal fattorino, fra due ali di -passeggieri impazienti. E il paladino della _Torinese_, voltandosi -verso il suo avversario col viso lampeggiante, e accettandogli il -carrozzone deviato: — Vede? — gli disse, — è della _Belga_. — Poi -tacque, e assaporò il suo trionfo. O cervelli, appetto a cui il cranio -d'una formica è palazzo Pitti! come diceva Francesco Domenico. Eppure, -non è giusto, perchè vi sono anche nei cervelli e negli animi grandi -dei ripostigli oscuri in cui s'annidano di queste idee nane e di queste -passioncelle miserabili, che vengon fuori di tanto in tanto, e paion -più nane e più miserabili e fanno più compassione e più dispetto.... -appunto perchè escono dal Palazzo Pitti. - - * - -Un altr'ordine d'osservazioni feci di quei giorni sui malati in -tranvai. Ne avevo già osservati nei mesi addietro: un giovinetto -tisico, che faceva ogni giorno, forse per ricreazione, il giro intero -della linea dei Viali, sempre solo, e che guardava tutti e tutto con -lo sguardo stupito e insistente di chi, sentendosi già diviso dal -mondo, lo vede a una distanza in cui gli apparisce quasi sotto un -aspetto novo; una signora ancor giovane, pallidissima, che ad ogni -scossa del carrozzone si premeva una mano sul cuore, chiudendo gli -occhi e torcendo la bocca, come per un colpo di coltello; ed altri, -dei visi smunti e bianchi, sui quali i passeggieri fissavano lo -sguardo, troncando ogni conversazione, come per scrutarvi il mistero -della morte. Ma non mi s'era offerto mai uno spettacolo così triste -come quello che vidi la domenica di San Luigi, penultima di Giugno, -sull'imbrunire, quando sui tranvai s'accendono i lumi. In un carrozzone -chiuso, pieno di gente allegra che tornava da scampagnate e da feste, -salì con grande stento, sorretto per un braccio da un giovinetto, un -uomo sui cinquant'anni, dalla faccia smorta e disfatta; il quale, -appena messo il piede sulla piattaforma, si cacciò una mano sulle -reni, come trafitto da un gran dolore improvviso, e rovesciando il -capo indietro, si battè l'altra sulla fronte, e gridò con una voce -d'angoscia da far rabbrividire: — _Oh mi povr'omm! Mi povr'omm!_ — -Doveva esser la sua una di quelle forme terribili di malattia della -spina, accompagnate da sensazioni strane e spaventevoli, che paiono -il principio d'uno sfacelo repentino dell'organismo e quasi l'annunzio -della morte imminente. Entrò, più portato che sorretto, e cadde sopra -la panca come un sacco di cenci buttato, volgendo intorno uno sguardo -d'agonizzante, e mettendo un lamento sommesso, continuo, spaurito, -infantile, tra il gemito e il pianto, che schiantava il cuore. Fra i -passeggieri fu come se avessero gettato nel carrozzone un cadavere; -ed era orribile veramente sotto la luce fioca della fiammella che -ingialliva il suo viso chino, lasciandogli gli occhi nell'ombra, come -già spenti. In tutta quella gente spensierata si destò bruscamente -il sentimento della fragilità della vita umana, il pensiero d'una -vecchiaia martoriata e disperata, la visione delle mille infermità -miserande che ci aspettano, come mostri appiattati, sulla via degli -anni, per saltarci sulle spalle e cacciarci a furia di morsi alla -fossa. E vidi bene che fu in quasi tutti un effetto di sgomento più -che di pietà. Alcuni impallidirono; una signora s'alzò e uscì sulla -piattaforma; altri, per non vedere, torsero il viso verso la strada, e -un signore vicino a me redarguì il fattorino, dicendogli che non era -lecito, che era “un'indegnità„ il lasciar salire sul tranvai un uomo -in quello stato. Un'indegnità! Gli avrei voluto ridire che tale non -mi pareva; che se non l'avessero fatto salire, quell'infelice avrebbe -sofferto doppia tortura a strascinarsi a casa a piedi, e ch'era giusto -che la carrozza di tutti trasportasse anche i dolori, e ch'essa faceva -del bene pure per questo: che costringeva qualche volta anche i felici -a fissare in viso la disperazione e la morte, ad accogliere il grande -pensiero che fuga ogni vanità e schiaccia ogni orgoglio. Ma avrei -sciupato il mio fiato perchè proprio in quel momento, mentre passavamo -accanto al giardino di piazza dello Statuto, si sparse una maledetta -tempesta di note di flauto e di tromba da una giardiniera che veniva -giù di corsa dallo stradone di Rivoli, tutta occupata da una banda -musicale di dilettanti in cimberli, e lo spettacolo nuovo e comico -di quel carrozzone sonoro, in cui si vedevano al chiarore dei lumi le -facce rosse e enfiate di venti sonatori soffianti negli strumenti con -una furia d'energumeni, ricondusse il pensiero di tutti dalla morte -alla vita. - - * - -Conobbi anche in quel torno altri personaggi singolarissimi tra -gl'impiegati dei tranvai: un cocchiere che parlava a ogni proposito -delle sue terre, e che possedeva infatti non so dove cinque magre -“giornate„ di prato, per cui era ammirato e invidiato dai colleghi -come un latifondista americano; un fattorino che leggeva e rileggeva -continuamente da mesi e mesi un volumetto sbrindellato e sudicio del -romanzo _La mano del defunto_, diventato per lui una specie di libro -dei libri, in cui scopriva ogni giorno nuove maraviglie; e un altro -cocchiere, il più originale di tutti, un rozzo montanaro gozzuto, -il quale, manieroso con tutti gli uomini, riserbava tutto il suo -orgoglio e la sua villania per il bel sesso, che parea che odiasse a -morte; tanto che quando una signora gli toccava la spalla con la punta -dell'ombrellino perchè fermasse, si voltava indietro furioso, come -se gli avessero piantato uno spillone nelle carni. Chi sa perchè! Ci -doveva esser sotto qualche segreto di tradimento coniugale, che gli -aveva messo nell'anima l'orrore della gonnella. E una sera scopersi -finalmente, dopo un pezzo che lo cercavo, il dantista, per caso, sulla -linea della barriera di Milano. Salendo sul tranvai nel momento che -finiva un diverbio fra il fattorino e un contadino che scendeva, intesi -quello mormorare fra i denti: — .... _in costà, malvagio uccello!_ — Un -verso di Dante! — pensai —; che sia lui? — L'osservai. Era un giovine -alto e bruno, di viso piccolissimo, con due occhietti neri pieni -d'intelligenza e due baffetti arricciati di studente; sotto ai quali -guizzava il sorriso ironico, e come abituale, d'un conoscitore precoce -della vita, scettico e benevolo a un tempo. Sì, doveva esser lui. E -glie lo domandai senza preamboli: — È lei che sa Dante a memoria? — Si -mise a ridere; ma non parve maravigliato della domanda. - -— Son fandonie —, rispose ridendo; — storie che hanno messe in giro -i miei colleghi. Non ne so di più di quanto ne sanno tutti quelli che -hanno fatto la prima Liceo. E poi, anche se l'avessi saputo, l'avrei -scordato. — E mostrandomi il libretto degli scontrini, disse: — Il -mio Dante è questo adesso. — E soggiunse con un sorriso: — _Lo mio -volume._ — Gli domandai in che maniera dal Liceo fosse venuto a cascar -sui tranvai. Me lo disse con disinvoltura. Suo padre, ingegnere, morto -all'improvviso; la famiglia numerosa rimasta sul lastrico; un tentativo -di commercio fallito; un impieguccio in una Società d'Assicurazioni, -ottenuto e perduto un mese dopo, per riduzione di personale; la storia -solita. - -— E l'impiego attuale? — domandai. - -— Ahi... _Selvaggio_ —, rispose sorridendo —, _et aspro e forte_. -— E mi disse tutto, familiarmente. Era la prima volta che sentivo -giudicare il pubblico da un “signore„ ridotto in quella condizione, -donde lo poteva vedere di sotto in su: mi disposi a ascoltarlo con viva -curiosità. Ma fu assai temperato, se non nella sostanza, nella forma, -come tutti quelli a cui la disgrazia non sfibra, ma fortifica l'animo. - -Il peggio, a suo senso, non era l'orario dalle sedici alle diciott'ore, -il dover mangiare come i briganti, e la pioggia delle multe per un -ritardo, per una svista, per mille errori di nulla, quasi inevitabili. -Il peggio era il continuo contrasto, la lotta continua col pubblico, -il doversi guardare da ogni specie di piccole insidie di nemici. Cose -da non potersi immaginare. Bricconi che salgono sul tranvai, ci stanno -un bel pezzo, e poi, fingendo d'aver sbagliato linea, saltan giù senza -pagare, per far lo stesso gioco col tranvai successivo; beceri che -salgono in sei o sette, le sere di domenica, e attaccan lite apposta -fra di loro perchè nella confusione riesca a qualcuno di non pagare; -imbroglioni che tirano a appioppare al fattorino dei soldi falsi, -affermando, per esempio, d'averli avuti col resto d'una lira, magari -dopo un quarto d'ora che se li rimestano in tasca; prepotenti che -vanno sulle furie perchè il fattorino non vuol cambiare un biglietto -da dieci, gridando che non è vero che non abbia spiccioli, come se -di questi egli volesse far commercio a vantaggio proprio; birboni, -insomma, e birberie d'ogni stampo. E poi ci son quelli che hanno -perduto un oggetto sul tranvai e accusano il fattorino d'averlo -raccattato e intascato; quelli che se la pigliano con lui perchè hanno -sbagliato linea, o lo investono perchè s'è dimenticato di indicar loro -la cantonata dove volevan discendere; e quelli che, avendo fretta, -vanno in collera perchè egli non taglia col tranvai il corteo funebre -o il battaglione che passa, o perchè un cavallo cade o tutte e due -vanno lenti, come se fosse colpa sua quello che dicono, che la Società -non nutre abbastanza le bestie. — Così è — concluse celiando. — Il -fattorino, vede, è l'uomo - - Al qual si traggon d'ogni parte i pesi. - -Entravamo allora in quel largo corso Vercelli, ai due lati del quale si -aprono strade e vicoli che si perdono nei campi e s'alzano camini di -officine da ogni parte, in mezzo a case disuguali e sparse, che paion -d'un villaggio, ma che serbano ancora nell'architettura, nei colori, -nelle botteghe, in qualche cosa che sfugge alla parola l'aspetto -assestato e rigido dei quartieri centrali di Torino. Quando fummo -all'imboccatura di via Carmagnola, il fattorino m'accennò una casetta -di due piani, poco lontana, coi terrazzi tutti fioriti, e disse: — -Guardi; io stavo là, _nel tempo felice_. Il mio povero padre è morto -là, al primo piano. S'era come in campagna. Ora stiamo a un quarto -piano di via Barbaroux, in due buche, e la mattina mi tocca a fare un -par di miglia per trovarmi sul posto prima di giorno. — E soggiunse -sorridendo: — _Uomini fummo ed or sem fatti sterpi._ - -Poi riprese il discorso di prima. — No — disse — lei non si può -figurare le pretensioni e le stramberie del pubblico con cui abbiamo -da fare. — E le peggio, disse, non erano quelle della gente bassa, -dei barabba che vogliono cantare in tranvai, e che rispondono alle -preghiere con minacce, a cui convien rassegnarsi per non avere _suon di -man con elle_; dell'erbaiola che vuol caricare a ogni costo un sacco -grande come un armadio, senza un pensiero al mondo che il fattorino -si buschi una multa per cagion sua; del briacone fradicio che si vuol -sdraiare nella giardiniera come in una stalla. Più irritanti di costoro -son le persone per bene che dovrebbero essere ragionevoli: il signore, -per esempio, che pretende che il fattorino faccia alzare un tale per -far posto a sua moglie, quello che vorrebbe ch'egli facesse smetter di -fumare un tal altro che gli manda il fumo sul viso, la signora rimasta -in piedi che se la piglia con lui perchè non c'è posto, dicendogli -che _ha pagato e ha diritto di sedersi_, o anche lo minaccia di _far -rapporto_ perchè non fa tacere un signore vicino che “parla male„. - -— Il pericolo per me —, disse — è che qualche volta mi dimentico della -mia condizione e son tentato di rispondere da “signore„ come rispondevo -una volta, che sarebbe la mia rovina. Che sforzo debbo fare per -rimandar giù le parole che mi vengon su! E me ne vengono, sa! Ma...! -D'essere stati poveri è facile scordarsi; ma d'esser stati signori, -quanto è difficile! - -E continuò, dicendo che non potevo immaginare con che razza -d'accattabrighe, anche ben vestiti, s'avesse da fare sui tranvai: con -implacabili che brontolano alle spalle del fattorino o del cocchiere -per lo spazio di tre chilometri, che riattaccano il lucignolo risalendo -sul tranvai il giorno dopo, che serbano in corpo l'amaro d'un diverbio -per dei mesi, che si prendono a parole fra di loro per le cause più -futili e trascinano dei piati di maestro Adamo e Sinon Greco da borgo -San Salvario fino alla barriera di Milano, ripetendo trecento volte la -stessa frase con l'ostinazione d'un maglio di macchina a vapore. E il -primo, il primissimo torto, in ogni caso, è sempre del fattorino, sul -quale cascan tutti d'accordo. Nessuna pietà per lui, _anima prava_. -Gli accadeva qualche volta, stando in piedi da dieci ore, di sentirsi -la schiena rotta e d'avere un gran bisogno d'appoggiarsi un momento al -parapetto della piattaforma posteriore, per riaversi un poco. Ebbene, -non c'era caso che uno dei passeggieri che vi s'appoggiavano, mentre le -panche eran mezze vuote, indovinasse mai il suo bisogno e gli lasciasse -il posto per misericordia. Mai. Ogni passeggiere tratta il fattorino -come se si fosse levato da letto un'ora prima e dovesse tornare a letto -alla fin della corsa; ognuno ha l'aria di dirgli: _Omai convien che tu -così ti spoltre_.... Ah, se assaggiassero per una settimana la nostra -_piuma_ e la nostra _coltre_! - -Ma tutto questo disse con tuono piuttosto di satira che di querimonia, -e con la stessa vivacità studentesca riepilogò e concluse la sua -chiacchierata. Sì, veramente: badare a chi sale e a chi scende, e a -chi chiama da vicino e da lontano, saltar giù a raddrizzar gli aghi e a -badare ai crocicchi, strusciarsi fra i passeggieri accalcati a pescare -i soldi ritrosi, cambiare, notare, rendere i conti, rispondere a cento -domande, rabbonire i litiganti, e pregare e leticare e spolmonarsi -e beccarsi del villano e del buricco da gente bene e male educata, -continuamente con le gambe in moto, con le braccia per aria, con la -mente tesa e gli occhi all'erta e la multa sulla testa, per dodici -ore filate, sotto il sole e sotto la pioggia, col vento e con la neve, -tutti i santi giorni dell'anno, per cinquanta soldi al giorno.... è una -dura vita. — E soggiunse in ischerzo: — _Tanto è amara che poco è più -morte._ Se Dante tornasse al mondo, aggiungerebbe alle sue bolge delle -linee di tranvai e metterebbe a fare i fattorini i peccatori della -peggio specie. - -Eravamo arrivati a quella piazza solitaria della barriera, che par la -piazza d'un villaggio lontano da Torino, di là dalla quale s'allunga -nell'aperta campagna la strada di Milano, e lì, al momento di scendere, -l'arguto dantista spostato me ne disse ancor una, che mi parve la più -amena di tutte, il più curioso esempio di pretensione indiscreta, ch'io -avessi mai inteso citare, di passeggieri saccenti. Il giorno avanti, -essendo salita sul tranvai una signora tedesca ch'egli non era riuscito -a comprendere dove volesse andare, un signore pingue e dignitoso aveva -detto con tutta serietà al suo vicino: — Bella figura che ci facciamo! -La società dovrebbe prender dei fattorini che sapessero le lingue. — -Ed egli, il dantista, gli aveva risposto: — Soltanto le lingue viventi, -non è vero? Facoltativi il latino e il greco, tutt'al più. — - - * - -Per tre giorni, nulla di nuovo, fuorchè una fuga atterrita di signore -da un carrozzone chiuso, dove un matto originale, credendo di divertir -la compagnia, s'era levato di tasca e messo sopra una spalla due -topini bianchi addomesticati, che gli giravano intorno al bavero, come -una collana vivente: uno stridìo, un sottosopra, per cui accorse una -guardia civica, decorata della medaglia al valor militare (_Donne, da -voi non poco la patria aspetta!_). E poi, la domenica del ventisette, -andando e ritornando dallo Sferisterio, due incontri desiderati. Il -primo, sulla giardiniera della linea dei Viali: _Taddeo_ e _Veneranda_, -con la loro bambina. Ma quanto mutati tutti e tre! Al primo sguardo, -capii, vidi tutto: una malattia mortale della creatura adorata, una -serie di giorni e di notti orrende, la casa risonante di singhiozzi, -la mamma in ginocchio, il padre forsennato. La loro bimba era ancora -smunta e pallida, e sui loro visi mutati, sotto la gioia della -risurrezione, si vedevano ancora i segni dell'angoscia e del terrore. -Come la prima volta, mi ritrovai dietro di loro, che avevano la piccina -in mezzo, rivolta verso di me. Come si ricorda il viso di quelli -che accarezzarono i nostri bambini! Mi riconobbero, mi sorrisero, e -interrogarono con uno sguardo ansioso il mio sguardo, come dicendo: — -La trova molto cambiata, non è vero? — e mostrarono meglio, in quel -momento, i segni del grande dolore sofferto. i quali mettevan più -pietà in quelle due nature placide, che dovevano aver vissuto per tanti -anni una vita tutta tranquilla. E poi, senz'aspettar la mia risposta, -mi diedero la triste notizia: il crup, un mese di letto, la bimba -considerata perduta; e dopo la notizia, la storia, con un torrente di -parole: i primi sintomi del male, il medico, i rimedi, l'aggravarsi -della malata, le parole sue, che avevan credute le ultime in _quella -notte_, in cui la loro ragione si smarriva e il mondo crollava sotto i -loro piedi. Ah, no, è troppo terribile! Ah, chi non l'ha provato, non -lo può pensare! E poi la sosta della malattia, i primi buoni indizi, -le prime parole consolanti, e la gioia infinita; e qui un'effusione di -gratitudine per il dottore, il cavalier Boni, un cuore! un ingegno! -un angelo! L'altro, l'angelo piccolo, non lo portavan fuori che da -tre giorni; era quella la sua terza passeggiata di convalescenza. — -Comincia a riprender colore, — dissi. — Ah, sì? Comincia a riprender -colore? — E mi guardarono con riconoscenza, come se fosse la mia parola -che avesse soffuso un po' di roseo su quel piccolo viso, e con questo -era il mondo intero che si ricoloriva ai loro occhi. E la covavano con -lo sguardo, la carezzavano con le mani allargate come per afferrarla -e per proteggerla. E a questo punto seguì una scena che mi commosse. -Presentandosi il controllore a domandar gli scontrini, essi gli porsero -anche quello della bimba. Quegli osservò che, se l'avessero tenuta -sulle ginocchia, poichè non aveva ancora tre anni, avrebbero potuto -non pagare il posto. Eh, lo sapevano! E capii bene il loro pensiero. -Pigliare lo scontrino per lei come per una più grande e farle occupare -un po' di spazio era per loro come un'affermazione che facevano a -sè stessi, una volontaria e cara illusione che la sua persona fosse -qualcosa di più di quello che era, una “quantità„ meno “trascurabile„ -di quanto poteva parere. Con che dolce accento, quando discesi, mi -dissero: — A rivederla! — E a me, vedendoli allontanarsi, passarono -confusamente nel pensiero altri convalescenti che avevo visti seduti su -quelle panche, in mezzo ai loro parenti racconsolati; e quel tranvai -che dà anche al povero uscito di malattia, e alla sua famiglia, il -conforto e la gioia d'una passeggiata in carrozza, che non potrebbero -fare altrimenti, m'apparve sotto un aspetto nuovo, pietoso e benefico, -come quello d'una carrozza futura, ch'io sogno, non destinata ad altro, -e messa al servizio di tutti gli scampati dalla morte. - - * - -Uscendo dallo Sferisterio, presi sul corso Margherita la giardiniera -della linea di Vanchiglia, tutta piena di facce allegre, color di -ribotta, che venivano dalla Madonna del Pilone, l'Auteuil di Torino. -Eravamo a metà di via Vanchiglia, quando fra le sette schiere di nuche -che mi stavan davanti ne vidi una, fra le più vicine, che mi parve -di riconoscere: era d'un uomo, un operaio all'apparenza, che teneva -aperto dinanzi il giornale _Per l'idea_. Dove avevo già visto quella -larga nuca di testardo? Accanto a lui sedeva un ragazzetto, col capo -appoggiato al suo braccio, e accanto al ragazzetto una donna giovane, -che, voltandosi un momento di fianco, illuminò la mia memoria. Era -quel tale operaio venuto dal Vercellese, disoccupato e arrabbiato, e -sparlante della _Camera del lavoro_, il quale, due mesi addietro, sul -tranvai di via della Cernaia, aveva strappato di mano al suo bimbo -e buttato nella strada la caramella ch'io gli avevo regalata. Ah, -maledetto sangue! Non feci in tempo a frenare l'ondata di sdegno che -mi rivenne su, quantunque il giornale ch'egli leggeva mi dicesse che -la sua mente s'era aperta a nuove idee, come il suo vestire e quello -dei suoi mi diceva ch'egli aveva trovato lavoro, e che l'animo suo -doveva essere quindi mutato. Ma fu un'ondata sola, che ricadde subito, -sopraffatta da una viva curiosità. Vedendomi, si sarebbe egli ricordato -di quell'atto, e m'avrebbe ancora mostrato nello sguardo il sentimento -che gliel'aveva fatto compiere, o un sentimento opposto, o indifferenza -soltanto? E stetti a aspettare che scendessero. Fecero fermare in via -Lagrange e s'alzarono tutti e tre, presentandomisi di profilo, così -vicini, che, scendendo, non potevano non vedermi. Incontrai prima lo -sguardo della donna, che fissai per farmi riconoscere; e mi riconobbe -infatti, dopo un momento d'incertezza, e arrossì leggermente, chinando -gli occhi. Incontrai subito dopo lo sguardo di lui, che mi riconobbe -alla prima. Quanto è puerile e finto l'orgoglio, che fa prendere -all'offensore, per ingannare e mascherare insieme la sua coscienza, -l'atteggiamento dell'offeso! Mi diede un'occhiata torbida e discese -col viso adombrato. — Ho io dunque, — pensai, — una così odiosa faccia -di borghese egoista, sfruttatore e disprezzatore d'operai, ch'egli -non m'abbia ancora perdonato, dopo due mesi, un atto di cortesia? — -E di nuovo stava per venirmi su l'ondata di sangue.... ma il grido -di _avanti!_ del fattorino la compresse, come una parola magica: mi -ricordò l'_avanti!_ col quale un giovine signore, apostolo ardente -dell'Idea, una delle anime più generose ch'io conosca, soleva chiudere -ogni suo racconto di atti d'ingratitudine e di diffidenze ingiuriose -con cui era ripagato qualche volta dai lavoratori incolti e duri che -catechizzava. — _Avanti!_ — concludeva, e si ridava all'opera con un -coraggio d'eroe e una pazienza di santo. Sì, che cosa sono questi -risentimenti se non guaiti miserevoli di quello che ti resta dello -stupido orgoglio antico? _Avanti!_ - - * - -Sì, _avanti_: una bella chiusa di discorso, e com'è facile il dir -delle parole nobilmente severe al nostro orgoglio! Il male è che -l'orgoglio, quando gli si parla a quel modo, si rannicchia e lascia -dire, e poi, alla prima occasione, ricomincia a fare il comodaccio -suo. Delle belle parole glie ne dissi anche la sera dopo, trovandomi -sopra una giardiniera di via Roma, seduto, a tre panche di distanza, -dietro le spalle di _Siapure_, che aveva, accanto la sua ragazzina; -e furon parole al vento. La bimba stava voltata un po' di sbieco, e -mi guardava con una insistenza singolare. Certo, mi conosceva; certo, -aveva “letto„ qualche cosa. Ma non riuscivo a capire il suo sentimento -dal suo sguardo, che somigliava a quello con cui qualche volta si fissa -una persona pensando ad un'altra. Aveva inteso suo padre parlar male -di me? O gli aveva inteso esprimere con parole benevole il rammarico -della nostra amicizia spezzata? Sentivo un malessere sotto lo sguardo -pensieroso di quel giudice di dieci anni, che pareva mi frugasse -nell'anima, e che ora aveva l'aria di dirmi dolcemente: — So che a -mio padre vuoi ancora bene: perchè non gli stendi la mano? — e ora -con espressione di rimprovero: — Tu odi mio padre; perchè l'odi? — -No, bambina, — le risposi in cuor mio, — rassicurati, non l'odio; non -potrei e non lo merita; ho dei torti io pure. Sì, certo, dovrei esser -io il primo, come tu pensi, a tendergli la mano. Ma per far questo, -vedi, dovrei esser ragionevole e buono; e non son nè l'uno nè l'altro, -benchè abbia scritto qualche cosa che può farlo credere, e benchè tu -mi veda i capelli grigi. Io son pieno d'orgoglio. Ah, se tu sapessi -come questo povero orgoglio ci fa più piccini di voi! Ecco, vedo che -c'è un posto vuoto vicino a voi due: sento una voce che mi spinge a -scendere sul predellino e ad andarmi a sedere accanto a tuo padre; e -sento un'altra voce che mi dice: — Sta lì! Non ti muovere! —; la prima -è dolce e m'intenerisce; la seconda è aspra e mi sdegna; e non di meno -io cedo a questa; e me ne vergogno in faccia a te, cara bambina; ma -preferisco questa vergogna alla compiacenza profonda e gentile che -proverei facendo quello che tu vorresti, e che io pure vorrei. Andiamo, -volta il capo dall'altra parte, non mi guardar più; non merito lo -sguardo dei tuoi occhi buoni e innocenti, te lo assicuro! — Si fermò -in quel punto il tranvai e _Siapure_ si voltò a guardare dove fosse -diretta l'attenzione continuata della sua figliuola: mi vide e mi -fissò. Sarebbe stato quello il buon momento! Ma lo lasciai passare. -— Avanti! — gridò il fattorino, e il tranvai ripartì. Come mi suonò -diverso quell'_avanti_ da quello del giorno prima! Sì, avanti — voleva -dir questo — avanti sempre così, orgogliosi, meschini, spregevoli fino -alla morte. - - * - -E — avanti! — gridava _Desbotonass_ ogni volta che il tranvai si -fermava sul Corso San Maurizio, la sera della festa di San Pietro. -Aveva accanto sua moglie; doveva aver festeggiato il proprio -onomastico; era briaco fradicio. I lampioni, danzando e moltiplicandosi -ai suoi occhi, confondevano le sue idee topografiche; credendo di -essere al Valentino, si stupì di veder lì la Mole Antonelliana, che -apostrofò; scambiò l'Arena torinese con una casa di canottieri; e la -vista improvvisa del piazzale delle Benne lo riempì di maraviglia -come un'apparizione fantastica. — _Ma dovè che semm chi?_ — andava -esclamando; — _ma dovè che se va?_ — E sempre ripicchiava su quel -chiodo di non voler che il tranvai si fermasse, e gridava: Avanti! con -furore crescente. Poi s'assopì per qualche momento, e, ridestandosi, -fu preso da un impeto di tenerezza malinconica per sua moglie, e -messole un braccio dietro la schiena e il capo sulla spalla, cominciò -a confessarle i suoi torti, a dirle che era una buona, una santa -donna, ch'egli era indegno di lei, che voleva cambiar vita; e glie -lo prometteva e glie lo giurava; ma prima voleva esser perdonato. E -inutilmente essa gli rispondeva di sì, che gli perdonava, ma che si -quietasse, che non facesse scene. Ogni sua assicurazione di perdono -non faceva che dar la stura a una nuova e più larga ondata di parole -di pentimento e d'affetto, rotte da singhiozzi di pianto e di vino. -— _Ah no.... meriti minga.... no, sont minga degn.... A ona donna -come ti! La mia Mariettina! Dimm che te me perdonet! Te me 'l devet -dì ancamò una volta, ancamò cent, ancamò mila volt!_... — E di nuovo -accennava a torti propri, a virtù di lei, all'assistenza ch'essa gli -aveva fatta quand'era stato malato, al rimorso ch'egli avrebbe sempre -avuto di non essersi portato con lei da buon marito, all'amore che le -avrebbe dimostrato di lì avanti, cangiando condotta, e perseverando -sulla buona via, _fina al moment de sarà i œucc_. E in quell'eruzione -di parole briache, che mettevan disgusto, veniva pur fuori il fondo -d'una natura buona, guasta, ma non pervertita ancora, che mi faceva -pensar tristamente a quante altre nature simili il vizio aveva -pervertito affatto e andava pervertendo di continuo; e alle miserie e -ai martirii d'innumerevoli povere donne come quella, torturate e uccise -dal veleno maledetto ch'esse non bevono; e tutte quelle larve d'uomini -avvelenati e di donne infelici, che mi passavan davanti per l'aria, -rendevano triste ai miei occhi quella bella sera stellata e tepida di -fin di giugno. Triste di questo pensiero antico, misto di rimorso e -di vergogna; che non facciamo nessuno il dover nostro, che dovremmo -bandire una crociata universale, ardente e infaticabile contro il -mostro, non per mezzo di leggi e di prediche, ma disputandogli ad una -ad una le sue vittime, con amor paziente e intrepido, col consiglio, -con la preghiera, con la carità, con la comunione intellettuale, -con tutte le forze che mettiamo in opera per salvar dal suicidio un -fratello. - - - - -CAPITOLO SETTIMO. - - - Luglio. - -Calori, languori, esami: soffia il terror del _cinque_ e dello -_zero_ anche sulle giardiniere. Il tranvai è come una gazzetta vocale -viaggiante che ci tiene in giorno non solo degli avvenimenti politici, -ma delle passioni predominanti a volta a volta nello spirito pubblico. -Da una settimana, su tutte le linee, colgo a volo da passeggieri -d'ogni condizione frammenti di discorsi scolastici, espressioni di -timori e di speranze, accenni a difficoltà e a pericoli, esclamazioni -sospirose di mamme, che parlano di “preferenze„ e d'“ingiustizie„, -di “raccomandazioni„ e di “pressioni„ come se avessero i figliuoli -sotto processo. Sui tranvai che passano davanti alle scuole verso il -mezzogiorno, salgono ragazzi e giovinetti coi capelli arruffati, col -viso acceso e con le mani sporche d'inchiostro; i quali parlano con -voce eccitata e stanca di soldati che si raccontino a vicenda i casi -d'una battaglia. Si sente nella voce d'alcuni l'intenzione di farsi -ascoltare e il compiacimento altero della vita intellettuale, si vede -negli occhi loro un balenìo di speranze lontane di gloria, di alti -uffici sociali e di ricchezze conquistate con l'ingegno. Ahimè! E io -penso a quanti di loro, dopo esser passati per la trafila d'altri cento -esami, e aver tentato e abbandonato, sgomentati dalla moltitudine dei -concorrenti, molte altre vie maestre e traverse, parrà una fortuna -di potersi rifugiare in uno di quei carrozzoni, col libretto degli -scontrini in mano e il corno appeso al collo. E non vedo l'ora che -sian passati questi “giorni del terrore„ dell'istruzione pubblica, -poichè i discorsi che ascolto mi fanno pensare a migliaia di cervelli -strapazzati, di cuori trepidanti, di amari disinganni paterni, di -castighi, di scene domestiche dolorose, ed anche a suicidi miserandi -d'adolescenti; e all'udir quelle allusioni alla farraggine delle -materie d'esame, mi domando con tristezza quanto tempo passerà prima -che s'abbia il sapiente coraggio di procedere a una semplificazione -degli studi, la quale ne faccia d'un carico opprimente un nutrimento -sano e gradevole, e penso con dolore che passerà un tempo anche più -lungo prima che siano migliorate in modo le condizioni del lavoro -meccanico, che non paia più una condanna il dovervi rimanere e quasi -una degradazione il discendervi; senza di che non vi è salvezza per la -società civile, che sarà uccisa dalla pletora degli spostati infelici -e violenti. Ma mi rallegra un caso ameno, e non raro. Mi trovo sopra -una giardiniera con un arguto professore di liceo, il quale, dicendomi -che dallo strapazzo intellettuale nascerà nel venturo secolo qualche -nuova malattia, una specie di tabe scolastica, che istupidirà un'intera -generazione, tace tutt'a un tratto per tender l'orecchio verso due -signore, che salgono dietro di noi, seguitando un discorso in cui egli -ha inteso il suo nome. Ah! sono pericolosi i tranvai, in questi giorni, -per i professori! Tendo l'orecchio anch'io. — Il grande scoglio è -quello —, dice la signora più giovane, sospirando; e ripete il nome. — -L'anno scorso si sperava d'esserne liberati, poichè n'è stufo anche il -preside; ma ha delle protezioni al ministero, dicono, e restò. Basta -guardarlo in faccia. Un di quei cani! - - * - -Ma il luglio, con l'aprirsi dell'_Arena_ e del _Teatro torinese_, -posti sulla linea dei viali, mi portò un divertimento nuovo, che trovo -descritto fra gli appunti, in una pagina finita. È uno spasso per me il -percorrere quella linea la sera della domenica, all'ora che finiscono -le rappresentazioni diurne. All'imboccatura di via Vanchiglia, e poi -davanti all'Arena e al Teatro, si fanno tre infornate successive -di passeggieri che portano nel tranvai tre ordini di discorsi -disparatissimi di argomento, d'intonazione e di mimica, discordanti -all'occhio non meno stranamente che all'orecchio. La prima è tutta -d'uomini, usciti dal gioco del pallone, che continuano i commenti e le -discussioni sulle partite e sulle scommesse, ripetendo cento volte le -stesse parole: quindici, quaranta, fallo, dividendo, battuta, rimessa, -e imitando i colpi e le mosse con gesti impetuosi e esclamazioni -ammirative, in cui spira un soffio sano di forza, di lotta, d'aria viva -ed aperta. Davanti all'Arena, dove si rappresenta l'operetta, salgono -dei giovanotti col viso acceso di tutt'altra fiamma, i quali commentano -con risate e parole grasse le maglie piene, i gesti impronti e i motti -equivoci, spandendo intorno un soffio di sensualità e di licenza, che -desta nei vicini dei sorrisi lubrici e delle fantasie peccaminose. Un -po' più là vengon su dal Teatro bottegaie, crestaine, qualche volta una -famiglia intera, tutti coi lucciconi, ancora commossi dalla chiusa del -dramma, esclamando tutti insieme: — Una bella produzione! — Fa troppo -pena. — Hai visto com'è morto? — Ha fatto la fine che si meritava. — -Povera ragazza! E son cose che succedono! — e spira nei loro discorsi -lo sdegno contro il malvagio, la pietà per l'innocente oppresso, la -gioia della virtù trionfante, una commozione buona, sincera, profonda, -che fa comprendere quale grande forza, disconosciuta dai più, male -usata da molti, inettamente trascurata da municipi e da governi, sia -il teatro popolare. E da un capo all'altro della giardiniera gioco, -musica e dramma, nomi di battitori e d'attori, ritornelli, volate, -pistolotti, morte, amore, totalizzatore mi si confondono all'orecchio -in una sola conversazione strana, antitetica, burlesca e triste come -la vita: immagine della vita anche in questo: che a ciascun gruppo -pare leggiero, stupido o odioso l'argomento dei discorsi dell'altro, e -che basta l'accidente più futile, come l'apparizione d'un cappellino -stravagante o il barcollare d'un ubbriaco che passa, a far sì che -tutti si distraggono dai loro pensieri e mettan fuori in coro un _Oh_ -prolungato di stupore, che rivela il fondo fanciullesco di tutti. - - * - -Pioggie, uragani, il mondo sottosopra: un'estate degna dell'inverno -di Abba-Garima. Ma debbo ai carrozzoni chiusi d'essermi trovato in una -delle congiunture più curiose che possano occorrere a un passeggiere di -tranvai. Dopo tanto tempo ritrovai sulla linea di via Garibaldi il bel -capitano di fanteria e la moglie ipotetica dell'impiegato delle Poste -(lettere raccomandate). Alla prima occhiata mi parve che non fossero -più audaci come l'altra volta, che la passione, quetandosi un po', -avesse ridato luogo in loro alla prudenza dei primi giorni. Eran sedute -dentro con noi altre persone, fra cui ricordo un giovanotto che aveva -nella cravatta una grossa spilla di porcellana, con su scritto ad arco -in caratteri leggibilissimi: — _Cerco moglie;_ — ma questi e gli altri -discesero in Piazza Castello, e restammo noi tre soli. Vidi allora -negli occhi dei due, che sedevano l'uno di fronte all'altro, balenare -un raggio come di speranza. Senza dubbio, s'avevano da dire qualche -cosa d'importante prima di lasciarsi, come facevan sempre, come due -persone che non si conoscessero, e aspettavano che io discendessi in -via Po. Ma io dovevo fare ancora un buon tratto; oltrechè mi tratteneva -lì la curiosità inseparabile dalla mia professione. M'accorsi ch'erano -impazienti, incontrai uno sguardo di lui che mi disse chiaramente: — Se -sapesse che piacere mi farebbe a discendere! - -— Pensi un po' se non lo capisco! — gli risposi dentro di me. — Ma -debbo trattenermi per ragion di studio: lei ci ha il suo amore, io ci -ho il mio libro. - -Il tempo passava. Uno sguardo della signora mi disse: — Se ne vada -dunque una volta! — ma così apertamente, che ne fui offeso. E le -risposi con gli occhi: — No, non è codesta la maniera: me lo chieda con -più garbo e potrà essere ch'io la contenti. - -Si scambiarono un'occhiata che equivaleva a un'esclamazione a due voci: -— Che testardo importuno! — Egli tormentava con la mano la dragona -della sciabola; essa l'anello dell'ombrellino. - -Un momento dopo egli mi diede una guardata che fu un vero e proprio -spintone; ma essa corresse subito l'effetto dell'atto brutale con uno -sguardo ansioso e quasi umile, che diceva: — Lei ha capito; mi faccia -questo favore; non abbiamo più che un minuto; la supplico. - -Impietosito, feci l'atto di alzarmi; ma in quel momento sonò il -campanello e il tranvai s'arrestò: saliva una famiglia. - -E allora mi fulminarono tutti e due insieme con una tale occhiata, -che mi parve di sentirmi entrare a un punto nelle carni la punta -dell'ombrellino e la punta della sciabola, e m'affrettai a discendere, -volgendo in mente questa pagina, che mi costa un rimorso. Ma non m'ero -certamente ingannato: l'amore doveva esser già malaticcio, e mi diceva -il cuore che un giorno l'avrei visto trasportar dal tranvai, come da un -carro funebre, morto di consunzione. - - * - -Seguita un tempo matto, variato d'acquazzoni violenti, di -rasserenamenti repentini e di scrosci di pioggia rincalzanti; durante -il quale faccio una scoperta preziosa che mi apre sul tranvai un -nuovo ordine di godimenti artistici squisiti. Costretto a star sempre -dentro al carrozzone, scopro che riescono bellissimi, all'apparire -improvviso del sole, certi prospetti della città, veduti nel vano -delle due porticine che li racchiudono come in una cornice oscura, -giovando all'occhio come il far canocchiale della mano davanti a certi -particolari d'un quadro. Quante piccole maraviglie! Da via Garibaldi -immersa nell'ombra vedo un pezzo della facciata del Palazzo Madama, -con dinanzi l'alfiere marmoreo del Vela, piccolo come una figurina -di scacchiera, d'una bianchezza di neve, luminoso e vivo su quel -fondo cupo, come se splendesse di luce propria e avesse sentimento -della sua gloria. Nella via del palazzo di Città vedo inquadrato -nell'uscio, illuminato di fianco, il gruppo violento del Conte Verde -e dei Saraceni, in mezzo alle statue più lontane del principe Eugenio -e di Emanuel Filiberto: un quadretto un po' manierato e teatrale, -ma vivissimo, della vecchia Torino austera e guerriera. Vedo in via -Roma, come dentro a una finestra, l'alta figura impennacchiata del -vincitore di San Quintino, che spicca in nero sulla lontana facciata ad -arco della Stazione, trasparente e ridente come la porta monumentale -d'un giardino maraviglioso. In via Po, come pel vano di due opposte -feritoie, ammiro da una parte la Gran Madre di Dio, lumeggiata dal sole -che tramonta, spiccante sul verde fosco della collina, come un blocco -smisurato di marmo roseo, e dall'altra parte la faccia posteriore del -Castello, rude e tetra, nell'atto che n'esce e passa sul ponte una -processione di _Figlie verdi_ coi veli bianchi: un quadretto medioevale -misterioso e severo, a cui non mancano che due alabardieri corazzati -ai due lati del portone, minacciante ancora una sortita d'assediati. E -ricordo altri innumerevoli quadri alti e stretti, che presentano sfondi -lontani e vaporosi di vie diritte e lunghissime, segnati d'un tratto -nero da un camino d'officina, somigliante a un dito titanico; quadri -pieni del verde dei colli e dell'azzurro e del bianco delle Alpi, su -cui s'intaglia vigorosamente la spalla enorme d'un passeggiere ritto -sulla piattaforma; quadri semplici e profondi, d'un sol colore turchino -carico, in cui brilla uno spicchio argenteo di luna, e sopra la luna -una stella. E durante una corsa sola, cangiando il tempo, tutte queste -vedute s'annebbiano e tornano a rischiararsi, perdono e riprendono -i colori, e mentre il quadro davanti, su cui si disegna la testa del -cocchiere, si riaccende, il quadro di dietro, sul quale spicca la testa -del fattorino, si rioscura, tanto che di là par mattino e di qua sera; -e poi tutto quanto, davanti e di dietro, si confonde in un solo color -grigio, rigato dalla pioggia obliqua, dietro alla quale spariscono le -case, le colline, le Alpi, il cielo, e le due piccole porte non son più -che le cornici di due paesaggi confusi, che rappresentano l'uggia e il -malumore. - - * - -E acqua e fulmini e ira del cielo. I giubilati debbon scappare -ogni momento dai viali per rifugiarsi nei tranvai chiusi, dove, -raggomitolandosi e tossicchiando, si lagnano dello sconvolgimento delle -stagioni, del mondo mutato, dell'estate che non è più estate come al -loro buon tempo. E in loro posso esaminar gli effetti lamentevoli di -questi improvvisi mutamenti atmosferici che aggravano il peso degli -anni, sconvolgono i nervi, inacerbiscono tutti gl'incomodi, scolorano -tutt'a un tratto il mondo e la vita a innumerevoli creature umane. Vedo -delle vere carrozzate d'umor nero, tranvai che paion sale d'aspetto di -medici consulenti, con dei visi di vecchi atteggiati a quella serietà -cupa e immobile, che tradisce la mente inquieta, intenta a osservare -i movimenti irregolari della macchina interna scomposta, minacciante -qualche brutta sorpresa. Quant'è mutato anche il mio buon veterano di -via Garibaldi! Me lo trovo davanti, rincantucciato in un carrozzone -della linea di Vinzaglio, con la fronte solcata da una ruga verticale -profonda, e al mio: — Come sta? — risponde con voce rauca: — Niente, -niente bene. E come si può star bene? Non c'è più stagioni! Chi ne -capisce qualche cosa? È il mondo che va a soqquadro.... E poi, e poi, -sono settantott'anni! — Ma non dice più quel numero in tuono di vanto: -intacca a metà della parola, che par che s'allunghi e s'appesantisca -sulle sue labbra cascanti. E quanto gli resta di vita negli occhi -lo spende a cercare dal finestrino il suo Ciuchetto, che trotterella -accanto al tranvai, tutto impillaccherato, e ad ammonirlo col dito, -quando ricompare dopo uno sviamento, perchè, dice, _lui_ sa che _egli_ -vuole che cammini sempre accosto al muro, per cansare i pericoli e -perchè egli lo possa vedere. E pare che col sentimento della propria -decadenza fisica cresca in lui l'affetto per la povera bestiola, il suo -unico amico, il quale tra non molto, dopo tanti anni di fida compagnia, -egli dovrà lasciar solo nel mondo, a morire forse d'una morte atroce, -dopo molti mesi di vita randagia e famelica, esasperata da persecuzioni -crudeli. Fuggono intanto di qua e di là dal tranvai, sotto la pioggia -dirotta, gli alberi frondosi dei viali, fuggono le colonne snelle dei -nuovi portici, appaiono e dispaiono le imboccature delle grandi strade, -e sopra ogni cosa scorre a traverso ai vetri il suo sguardo velato -da un'espressione di tristezza, come se egli pensasse che è quella -una delle ultime volte che gode quello spettacolo e il suo spirito -pigliasse comiato quel giorno dalla sua cara e bella Torino. — Ah, -bella, sì, e quanto! — par ch'egli dica con quello sguardo, — bella -anche con questo tempo, bella anche così grigia e malinconica, anche -così immollata e infangata come il mio povero cane.... - - * - -Una bella giornata, finalmente, e una bella scena, un esempio -nuovissimo della potenza del femminino eterno, quale non può darsi che -sulla carrozza di tutti. Una bella ragazza bruna, esuberante di vita, -con un roseto vermiglio sul cappellino, stretta in un superbo vestito -nero luccicante di perline nere, che le modella come una maglia il -busto svelto e opulento, siede in capo a una panca della giardiniera, -tenendo una gamba sull'altra e un piedino per aria; il quale sfida -il mondo, di pieno accordo col viso, scintillante di civetteria, -e sorridente d'una larga bontà consolatrice. La giardiniera corre -sotto il sole giù per il viale Regina Margherita, dov'è costretta a -rallentare perchè è smossa la strada, e lì s'incontra con un reggimento -di fanteria che vien su in quattro file, di cui la prima a sinistra -passa rasente la pedana, dalla parte dov'è seduta la bella. Primi i -soldati della fanfara, passando con le trombe alla bocca, volgon gli -occhi a quel viso bruno che sorride sotto quel cespo di rose rosse e -a quello stivaletto giallo che segna il tempo della musica sotto quel -vestito imperlato. E dalla fanfara pare che la scintilla trapassi -lentamente per tutta la colonna. A tre, a cinque, a otto per volta, man -mano che passano, tutti i chepì si voltano, tutti gli occhi s'avvivano, -tutte le bocche si arrotondano; sul viso degli uni guizza un sorriso, -dalla bocca degli altri scocca una parola; molti si girano indietro, -parecchi perdono il passo, e chi dà di gomito al vicino, chi si sporge -un po' in fuori per veder più da presso il piedino e il roseto. A dieci -passi di distanza l'effetto della scintilla è già visibile. E via via, -ufficiali, soldati, caporali, sergenti, teste bionde del settentrione -e teste brune del mezzogiorno, visi barbuti e imberbi di piemontesi, -di napoletani, di siciliani, di sardi, per quanto la colonna è lunga, -tutti si voltano dalla stessa parte, come se sfilassero davanti a un -generale d'armata, ed esprimono con lo sguardo il pensiero medesimo, -con una regolarità preveduta, che finisce con mettere in allegria -tutti i passeggieri del tranvai, adocchianti a vicenda i soldati e la -ragazza, la quale sorride amabilmente a tutto il reggimento, come una -sovrana contenta. Oh eterno femminino! E pensare che la grande forza -dello Stato è formata da cento colonne d'uomini come quella, ciascuna -delle quali, passando davanti a quel roseto, farebbe come quella fa; -che quel visetto bruno darebbe una scossa elettrica a tutto l'esercito -nazionale, se tutto l'esercito le sfilasse accanto a quel modo! Che -cos'è mai un grande esercito visto dall'alto d'una giardiniera, quando -sporge fuor di questa lo stivaletto d'una bella ragazza! - - * - -E pioggia da capo, e vento, e tuoni: i cocchieri hanno il viso -lavato dagli acquazzoni, i cavalli grondano, i vetri sgocciolano, -le signore salgono con le vesti fradicie e con la bocca torta, e -lanciano, entrando, occhiate feroci l'una all'ombrello dell'altra. La -cortesia consueta si risente del cattivo tempo anche fra le persone -più cortesi, e pure i visi più simpatici appariscono in una luce poco -favorevole. No, non son questi i giorni da cercar moglie sui tranvai: -non ci si vedono che signorine smorte, imbronciate contro il cielo: -il mio bel pittore, se ancora non ha trovato, deve perdere il suo -tempo. E argomento dal suo viso l'una e l'altra cosa, vedendolo salire -sul carrozzone in via Madama Cristina; e più che dal viso, dall'atto -rabbioso, in lui insolito, col quale dà uno strappo all'ombrello che -non si vuol chiudere. Sul suo largo viso roseo di buon ragazzo v'è -un'ombra di malinconia anche più scura di quando lo vidi l'ultima -volta, e sotto quell'ombra un'altra, che par d'una irritazione -abituale. Gli domando se ha trovato: egli scrolla le spalle d'atleta -con un moto di dispetto fanciullesco, corretto da un sorriso forzato -di cortesia, e inveisce contro il tempo. Ma è tutt'altra, capisco, la -causa del suo malumore; lo capisco un momento dopo da una tirata rude -e sconnessa ch'egli fa contro le ragazze torinesi, con la violenza -improvvisa d'un uomo d'animo semplice, a cui manca ogni sentimento -dell'arte delle transizioni. — Anime fredde, pezzi di ghiaccio, -bambole; belle bambole, piene di tritura di legno. — C'è di mezzo -una bambola — dissi tra me, — senza dubbio. — Per loro — continuò -— tutto sta nel _bel contegno_; ma quando sotto il bel contegno non -c'è nulla.... è la virtù delle statue. Manca la materia combustibile, -questo è quanto. Angeli d'alabastro, santine di neve. Ha detto bene -l'Alfieri: _là dove Italia boreal diventa_. Figliuole di Borea. — Io -lo incoraggiai, paternamente. Che diavolo! Se non faceva breccia un -uomo come lui, un Ercole gentile, bello, artista, sul fior dell'età, -chi l'avrebbe fatta? — Ah sì, artista! Non è aria per l'arte qui; se -fossi un uomo di scienza, o se portassi le cedole appese al collo, -forse.... — E poi lo cominciava a seccare anche la città; anzi era un -pezzo che lo seccava: tutta quella geometria, tutto quel giallo, quel -girare e rigirare e parersi sempre nello stesso luogo! A giorni gli -saltava il ticchio di far le valigie e di scappare come un cassiere. -Non aveva alcuna meta determinata: gli sarebbe piaciuto di andare a -caso, di città in città, lontano, fino all'ultima punta della Sicilia. -— Guardi un po' queste case, queste strade, se non fanno pigliare in -odio l'angolo retto e l'omologia. E la gente è tal quale. Non le pare -che tutti si rassomiglino? Come no? Ma ci son centinaia di signorine -che paiono state tutte calcate l'una sull'altra, ritagliate con un solo -giro di forbici sopra un foglio piegato in cento. - -— Ah! — gli dissi ridendo — ce ne dev'esser una che è sfuggita alle -forbici.... - -Ma non mi badò, e insistette. Da qualche tempo vedeva delle carrozzate -di gente che avevan tutti un'aria di famiglia; tutti i giovani -gli parevano impiegati a _mille e due_, i vecchi, tutti sergenti -pensionati, le signorine, tutte istitutrici di collegio, tirate a filo -di regolamento.... - -— Eh, lasci andare, — gli osservai, — ci son pure delle belle -ragazze.... - -— Oh per questo sì! — E qui si tradì. — Ci son dei tipi.... delle -figure raffaellesche.... certi visi bianchi con gli occhi azzurri.... -d'una purezza, d'una grazia! Ma manca la vita, la fiamma. N'ha più una -siciliana nel dito mignolo che dieci di loro da capo a piedi.... - - Io ci volevo un core - Dentro a quel seno bianco.... - -E tacque un momento; poi riprese bruscamente: — Io, già, vedo delle -gran facce antipatiche. — E chiamò la mia attenzione sui passeggieri. -— Veda un po' che mutrie. Mi par di vedere un piccolo museo d'automi di -cera. Sarà anche un po' effetto del tempo, forse.... Insomma, mi secco. -— E dopo un po', nell'atto di scendere, soggiunse sorridendo, ma con -accento di tristezza: — Mi darei per un nichel.... - -— È preso, — pensai, — non c'è dubbio; preso da un viso bianco con gli -occhi azzurri. Oh, imbroccherò bene il tranvai dove ci saran tutti e -due.... - - * - -Fu il pittore che me l'attaccò? Fu il brutto tempo? Fu una cattiva -disposizione di salute? Per alcuni giorni soffersi anch'io del suo -male — l'uggia del prossimo — un male bisbetico, il quale s'inasprisce -in particolar modo nei tranvai, dove le facce antipatiche, che per la -strada non si vedono che di sfuggita, ci rimangono sotto gli occhi per -qualche tempo, e s'è quasi forzati a guardarle. Antipatiche, perchè? -Non può esser altro che per questo, che son per noi delle maschere di -nemici ipotetici, facce da cui argomentiamo opinioni, passioni, gusti, -consuetudini opposte alle nostre, esseri, fra i quali e noi, se ci -frequentassimo, non potrebbe correre nè affetto, nè stima, nè accordo -alcuno. Quante ne vidi in quei giorni, e quante ne ricordai! E a chi -non accade lo stesso? Son persone sconosciute con cui da anni, ogni -volta che c'incontriamo, scambiamo uno sguardo malevolo, o indifferente -ad arte, o facciamo uno sforzo per non guardarci; gente di cui lo -sguardo, la voce, la sola vicinanza ci mette in impiccio, ci dà una -molestia, un senso sgradevole come quello d'una punta di stecco fra i -denti o dei capelli tagliati nel collo; disgraziate creature, di cui -il passo, il modo di far fermare il tranvai, di salire, di sedersi, di -pagare, di metter lo scontrino sul cappello, tutto ci è spiacevole, -come se fossero stati impastati e ammaestrati per farci dispetto. -Quando ce li vediamo all'improvviso daccanto, ne risentiamo una scossa, -come per un urto, e un sentimento di suggezione ad un tempo, come se -sotto il loro sguardo si tradisse il nostro pensiero, ed essi potessero -misurare la piccolezza dell'animo nostro dal potere che hanno sopra di -noi. E quella promiscuità forzata del tranvai ce li rende più uggiosi, -come degli intrusi in casa nostra, ed è una vera liberazione quando -discendono. Quanti ce ne sono, e come ci pullulano davanti in quei -giorni di malumore! Pare che ciascuno ci perseguiti e che tutti si -siano dati l'intesa per non lasciarci pace. Non ricordo bene quanto -sia durato quel periodo; ma so che mi parve di riveder tutti quelli che -avevo intoppati in vari anni. Feci delle corse calamitose, durante le -quali cinque o sei, successivamente, mi si strofinarono addosso salendo -e scendendo, m'infradiciarono coi loro ombrelli, mi soffiarono in viso -il loro alito, mi gridarono all'orecchio degli _alt_ e dei _ferma_ -stonati, nasali, villani, melliflui, irritanti, mi fecero sentir dei -discorsi scipiti, vanitosi e pedanteschi, mi tormentarono coi loro -sguardi insistenti coi quali parevano dirmi: — Siamo saliti apposta per -te e spendiamo con piacere due soldi per farti soffrire. — Che rabbia -e che vergogna! Sì, proprio, patimenti vergognosi, antipatie ignobili, -rabbie miserabili, mosche e vermi dell'anima, che, se un atto della -volontà si potesse rassomigliare a un atto meccanico, direi che vanno -spazzati via con la scopa. - - * - -Una commozione viva di pietà mi ruppe il corso di queste giornate -maligne. In una giardiniera di via Garibaldi, su una delle prime -panche, era seduto un soldato con l'uniforme d'Africa: un piccolo -fantaccino macilento, che pareva non accorgersi d'essere guardato -da tutti, e che alle domande di cui lo tempestavano alcuni vicini -curiosi rispondeva a monosillabi, con l'accento d'una persona seccata, -guardando qua e là, come se cercasse qualcosa per aria, con lo sguardo -diffuso e fuggente, proprio degli scampati a una strage. Ebbi un -rimescolo quando, voltandomi indietro, vidi ritta dietro all'ultima -panca, col suo sacco solito, la vecchia di Pozzo di Strada, immobile, -con tutta l'anima negli occhi, fissi sull'elmetto di quel giovane con -l'espressione attonita e profonda dell'ipnotizzato, intento all'oggetto -che lo affascina. Certo, essa viveva ancora tra la disperazione e la -speranza, e la vista di quell'uniforme le risollevava nell'anima in -tutta la prima violenza la tempesta dei due opposti sentimenti che se -la contendevano. Era una povera divisa di tela come quella, che da -quattro mesi eterni essa vedeva col pensiero, lacera, sforacchiata, -insanguinata, fatta a brani e sparsa per le rocce e pei rovi del campo -di battaglia scellerato. Chi sa mai che cosa pensasse, che cosa vedesse -in quel momento nella figura di quel soldato? Che cosa le diceva mai -quello spettro del suo figliuolo, sorto improvvisamente sulla sua -strada: — Mamma, son vivo? Mamma, soccorrimi? Mamma, muoio? son morto? -addio per sempre? — Le era un conforto o uno strazio il vederlo? Non -si poteva comprendere da quel suo viso chiuso di vecchia contadina -usata a soffrire, da quel suo occhio immobile, dilatato, asciutto, che -pareva fisso in un punto solo di quella persona come in un altr'occhio -che s'affisasse in lui, fisso come se non si fosse dovuto movere -mai più se la corsa non avesse avuto più fine. E mi domandai perchè, -appena vedutolo, essa non fosse corsa a interrogarlo con quell'ingenua -illusione delle madri ignoranti che domandano allo sconosciuto reduce -dall'America notizie del figliuolo emigrato. Pensai che forse ella -aspettava che il tranvai si fermasse per andarsegli a sedere accanto; -ma il tranvai si fermò ed ella non si mosse. Fu timidezza? O la ritenne -il terrore di saper la verità? Discese, come sempre, al crocicchio di -via Venti Settembre, e appena fu sul marciapiede, si fermò, col suo -sacco in spalla, e si voltò indietro a guardare il soldato un'ultima -volta. E poi tirò via, a guadagnarsi il pane, curva sotto il suo sacco -e sotto il suo dolore. - - * - -Ripiove, e riecco la noia dei carrozzoni chiusi; ma rallegrata da -una “scena d'interno„ amenissima. V'è nel mezzo una signora secca e -elegante, già sulla “detestata soglia„ della maturità, visibilmente -stizzita dalla vicinanza d'una bella bionda giunonica di vent'anni, -che la offusca con lo splendore del suo viso e con lo sfarzo dei -suoi abiti, e a cui ella saetta delle occhiate di traverso come se -le volesse dar fuoco. In un angolo, seduto sulle ginocchia di sua -madre, un bimbo paffuto, inebbriato dal profumo d'un canestrino di -lamponi, su cui lascia gli occhi, senza punto intenerire la servotta -rosata e tutta curve che lo tien fra le mani; la quale finge di non -sentire il gomito e il ginocchio audace d'un satirello canuto, con -gli occhiali d'oro e il nastrino di cavaliere, che par che fonda al -suo contatto. — _Invidia, gola e lussuria_, — mi dice all'orecchio -quel diavolo di _Schopenhauer_, a cui nulla sfugge; un mio buon amico, -pessimista marcio, ma galantuomo, che non avrebbe alcun difetto oltre -la sua filosofia, se non fosse, nonostante questa, infiammabile come -un arabo. Il tranvai si ferma per aspettare la pancia d'un signore -che viene avanti di lontano a passo di lumaca, come se dormisse -camminando. E l'amico scatta: — Ma costui s'infischia del mondo! — e se -la piglia col fattorino: — O che dobbiamo aspettare il comodaccio di -quel pachiderma?... E avanti dunque, maledetta l'accidia! — _Accidia -ed ira_, — dico io, puntando il dito nel petto a lui, che sorride -amaro. Sale finalmente l'aspettato, s'adagia, e si riparte. Ma ecco -che, dopo pagato il biglietto, il nuovo entrato si lascia sfuggire -dal portamonete bellissimo un soldino, che rotola fra i piedi dei -passeggieri. Si china lui, si china il fattorino, si scomodano tutti, -e il soldo non si trova, ed egli s'ostina a cercare e a scomodare -il prossimo, che principia a brontolare, sudando e soffiando, col -viso acceso e turbato, come se avesse perduto un diamante. — To' — -dice allegramente lo Schopenhauer, — l'_avarizia_. — Ma la nostra -attenzione è attirata in quel punto da una vecchia signora segaligna, -entrata poc'anzi dall'altro uscio, la quale, all'atto di pagare, -s'accorge, quasi spaventata, di non avere in dosso il portamonete. -— Mi permetta di pagar per lei, _madama_, — le dice cortesemente un -signore che le sta accanto. — A chi dovrò render la moneta? — domanda -essa, con un'aria di diffidenza. — La darà a un povero, — risponde il -passeggiere. Quella sta un momento pensando.... Che sarà mai passato -per quel cervello di scarafaggio? Prende un'aria sostenuta, come se -fosse stata offesa, tira il campanello, e discende. — E _superbia_! — -esclama il mio amico ridendo. — Tutti e sette in una corsa sola! Ah, -siamo proprio maturi per un nuovo diluvio. È un mondo finito! - - * - -Sì, strano davvero un mondo in cui si fanno delle scoperte come quella -che facemmo il giorno dopo, sulla linea della barriera di Casale, io -e un mio amico emiliano, critico letterario acuto, e raccoglitore -attivissimo di “documenti umani„. Questi, nell'atto di pigliare il -biglietto, osservò e mi fece osservare la mano aristocratica del -fattorino, piccola e bianca, con le dita affusolate; alla quale -corrispondeva, più nell'espressione che nei lineamenti, il viso -pallido, contornato d'una barba castagna finissima. Subito dopo il -fattorino scambiò col controllore alcune parole in italiano, ma con un -accento emiliano spiccato, in cui il mio amico riconobbe la pronuncia -particolare della classe signorile della sua regione. Osservammo i suoi -modi: era singolarmente cortese, ma un po' impacciato, un po' timido, -come se fosse nuovo al suo ufficio; nel quale, peraltro, pareva che -mettesse molto impegno. — Qui c'è un mistero, — disse il professore, -investigatore eterno d'uomini e di cose; e appena il fattorino si fu -scostato, domandò al controllore come si chiamasse. Costui, una figura -alta di prete spretato, dalla voce e dai gesti rudi, sorrise, e gli -diede la risposta nell'orecchio. L'amico ebbe una scossa. Era un conte, -d'uno dei più illustri casati d'una città illustre, discendente, forse, -della madre d'un poeta famoso. - -Eccitati dalla curiosità, domandammo al controllore se sapesse da quali -vicende quegli fosse stato ridotto in quella condizione. Non lo sapeva; -ma conosceva l'uomo da vari mesi. Oh, un gran buon volere, una gran -forza d'animo. Da principio ei gli aveva detto: — Badi, questo mestiere -non fa per lei; vedrà che non ci può reggere. — Ma il conte gli aveva -risposto con fermezza: — Vedrà che mi ci adatterò come gli altri. — -E, infatti, aveva tenuto duro. Egli, peraltro, gli continuava a far -delle raccomandazioni, di quando in quando: che non usasse con la gente -troppe delicatezze, perchè eran mal ricambiate; che a chi trattava male -rispondesse secco, se voleva che lo rispettassero; che certi villani, -a trattarli coi guanti, s'insuperbiscono, e diventano più prepotenti. -Ma sciupava il suo fiato: quegli era malato di gentilezza incurabile, -e appunto per questo, che cos'è il mondo! i passeggieri, in generale, -trattavan peggio con lui che con gli altri. - -Mentre il controllore parlava, il fattorino girava dentro il carrozzone -e con le sue mani patrizie pigliava i due soldi da signore, da donne -del popolo, da operai; nessuno dei quali poteva immaginare per che -lungo ordine di magnanimi lombi discendesse il sangue purissimo a -quell'uomo che porgeva loro lo scontrino con tanto rispetto. Ed io -lo guardavo, e pensando ai tanti che si bruciano le cervella per un -rovescio della fortuna, sentivo una simpatia e un'ammirazione più -viva per lui, che la mala sorte sopportava con così sereno coraggio, -guadagnandosi il pane con un lavoro onesto, mostrandosi veramente -nobile d'animo quale era di sangue. - -Tornato accanto a noi, egli porse lo scontrino a una graziosa ragazza -in capelli, salita un momento prima sulla piattaforma, con un grosso -involto di panni sotto il braccio; la quale mostrò di compiacersi assai -dell'atto e del sorriso cortese con cui egli prese i suoi due soldi -e le disse grazie, inchinandosi leggermente. Il fattorino rientrò; il -professore domandò alla ragazza: — Vuol diventare contessa? - -Quella lo guardò, stupita. - -— Ma sì, — riprese l'amico; — non ha che da innamorare quel fattorino, -che è un conte. - -La ragazza diede in un gran ridere; poi, accennando col piede -il canestrino della colazione posato contro il parapetto della -piattaforma, disse: — I conti non mangiano lì dentro. - -Noi confermammo ed essa continuò a ridere; ma, cominciando a dubitare, -arrossì un poco, e si mise a guardare il giovane, che era dentro -il carrozzone, con una curiosità viva, che diventò seria a poco a -poco, come se le sorgesse dietro un sentimento di pietà. E forse per -dissimulare questo sentimento tornò a sorridere. Ma si rifece seria da -capo e, messo fuori un _mah!_ pensieroso, espresse il suo pensiero con -questo proverbio filosofico: — _Il mondo è fatto a scala_.... - - * - -Sì, uno strano mondo veramente; e scopersi appunto in quei giorni, -perdurando la pioggia, che in nessun modo se ne può veder meglio la -stranezza che di dentro al carrozzone, osservando tutto ciò che passa -di volo nel finestrino di faccia, quando si corre per una delle vie -principali. È la lanterna magica della vita pubblica, la più bizzarra -fuga delle più disparate immagini che si possano incalzare nella mente -d'un febbricitante che sogna. Ecco una gran donna seminuda, dipinta -a colori di pesca, che vi offre una bottiglia enorme d'un liquore -miracoloso, e cede il posto subito all'annunzio d'una conferenza -agraria; al quale succede una vetrina di decorazioni cavalleresche e -una vetrina di burattini, e poi il vano d'una stradetta oscura della -vecchia Torino e il cartellone della _Figlia di madama Angot_ e il -fondo nero d'una chiesa, stellato dalle candele accese dell'altar -maggiore, nel momento che un gruppo di devoti uscenti alzano la tenda -della porta. La cornice rimane immobile per pochi secondi inquadrando -una gran testa di maiale esposta nella vetrina d'un salumaio; poi -racchiude successivamente l'interno d'una bottega dove una bocca -squarciata urla una _liquidazione volontaria_, l'annuncio del Fonografo -a dieci centesimi, le _Vergini di Torino_, romanzo a dispense, e una -vetrina piena di cedole e di marenghi, nell'atto che vi specchia la -sua miseria una povera donna in cenci, con un bimbo al seno e uno -per mano. Si va di tutta corsa, e nella cornice che fugge passano con -rapidità crescente una elegante signora senza testa, col prezzo fisso -sul petto, un uomo scorticato dalla fronte ai piedi, che vi mostra -tutti gli organi dipinti, e cinquanta lire di mancia per chi ritrovi -una cagna; e poi, più a rilento, un angolo di giardino tropicale, pieno -di ananassi e di banani, e _L'assassinio della corriera di Lione_, -dramma in sette quadri, “con sparo di pistole sul palco„, e le teste -d'una ragazza e d'un giovanotto che amoreggiano al banco in fondo a -una tabaccheria. Segue un'altra breve fermata, durante la quale il -finestrino vi presenta un annunzio d'_Indulgenza plenaria_ affisso -alla porta d'una chiesa; e avanti da capo, a precipizio, l'immagine -colorita d'un biciclista che par che v'irrompa addosso, il _Pagamento -gratuito dei coupons_, la Colonia Eritrea a volo d'uccello, una gran -madonna di porcellana che guarda il cielo e un giocatore che guarda -il pallone in aria, seguìti istantaneamente da un crocchio di signori -che bevon la birra dietro un lastrone di cristallo e da un piroscafo -imbandierato che porta all'altro mondo mille affamati. L'occhio e il -pensiero riposano per un breve tratto in cui non passa che l'assito -nudo d'una casa in riparazione; e poi ricominciano a incalzarsi più -rapidi gli abiti fatti, i libri di lusso, gli specifici portentosi, -le ghiottonerie, la _Società di Cremazione_, il _Cinematografo_, -il _Sapone della Vergine_, intercalati di cento grida stampate: -— O anemici! — Tutti al Bazar! — Leggete tutti! — Incredibile! — -Inarrivabile! — Occasione unica! — che vi par di sentirvi risuonare -nell'orecchio; fin che, al momento di sboccar nella piazza, vi appare -nel finestrino, ultima visione, un piccolo cane agitantesi sull'alto -d'un carro carico e latrante furiosamente non si sa a chi o a che -cosa.... forse a quel carnevale strambo della vita, a quella confusione -matta di cose e di idee, a quella fuga ciarlatanesca di vanità, di -pompe, di promesse, di menzogne e d'insidie, che gli dà le vertigini e -gli muove la bile. - - * - -Qui trovo segnato fra gli appunti un cambiamento generale nello stato -psicologico dei tranvaioli (la bella parola non è mia: la coniò una -povera pazza che saluta ogni giorno i passeggieri del tranvai a vapore -di Pianezza da una finestra della Villa Cristina). “A una settimana -d'acquate essendo succeduto un sereno fermo e un calore torrido e -secco, succede alla musoneria, come nei primi giorni dell'estate, un -sovreccitamento nervoso, che fa le discussioni più vivaci, la mimica -più scomposta, la galanteria più ardita, e mette ogni tanto in volto -alla gente delle vampe improvvise, da parer che piglin fuoco come -covoni di paglia.„ Tra i più eccitati trovai una mattina Carlin, sopra -una giardiniera dei Viali, acceso in viso e col berretto per traverso. -Quando salii, tuonava contro l'Impero Ottomano: le notizie dei -combattimenti seguiti in Macedonia con la peggio dei Turchi l'avevano -invasato d'odio bellicoso contro i Turchi; ai quali imprecava morte e -distruzione, mostrando il pugno a quello ch'egli credeva l'Oriente. -Ma mutò a un tratto discorso, e teso il pugno proprio dalla parte -opposta alla Svizzera, inveì contro Zurigo per la cacciata degli -operai italiani, dicendo che si dovevan mandare centomila uomini, con -gli alpini alla testa, contro quei patatucchi, a snidarli da quelle -case che avevamo fatte noi, — _noi_ — diceva, picchiandosi la mano -sul petto, — _noi_, con le nostre sacrosante mani. — Poi si rasserenò -alquanto parlando della mandata del Commissario civile in Sicilia, che -per lui era un _vicerè, dispotico di far quel che voleva_. Ma anche -su questo argomento si rinfiammò subito. — Per quella gente che non -sta mai quieta, che non vuol intender ragione, non c'è altro che la -mano di ferro d'un vicerè, che possa ridurla al dovere. — E diceva -questo senz'aver la più vaga idea delle condizioni dell'isola, per un -puro sentimento atavico d'idolatria del potere, per la compiacenza che -gli dava il pensiero d'una qualsiasi forza che vincesse e comprimesse -un'altra forza, fuori d'ogni considerazione di giustizia e di diritto. -In fine, venne a una conclusione profonda: tutto il mondo andava per -traverso; c'eran miserie e guai da per tutto; di contenti non c'eran -che quelli che facevano all'amore. — _Rien que l'amour_, — disse con un -sorriso che diede alla sua faccia un'espressione affatto nuova per me. -— Avere una donnina che ci voglia bene, e _fessla bonna_, far la dolce -vita insieme, così, come quei due là, che son sempre attaccati l'uno -all'altro come due spicchi d'arancia, sempre d'amore e d'accordo, come -se li avesse maritati nostro Signore in persona.... — E la coppia che -m'accennava, sulla terza panca davanti a noi, eran proprio i piccoli -sposi di borgo San Donato, che non avevo più visti dopo quel giorno -alla barriera di Casale. - -Potei veder bene lei perchè stava seduta un po' di fianco, col viso -voltato indietro, in ammirazione di tre splendidi bambini biondi, -con le vestine bianche ricamate; il più piccolo dei quali era tenuto -sulle ginocchia da una balia in gran gala. La gestazione avanzata -aveva ridotto anche più smunto e compassionevole quel suo povero -viso a cui la natura aveva negato ogni grazia femminina e perfin la -freschezza giovanile; ma vi splendeva in quel punto la dolcezza soave -di quel primo sentimento della maternità, che in ogni bambino fa vedere -alla sposa un fratello della creatura che aspetta, e istituire dei -confronti amorosi fra quello e l'immagine che essa vagheggia; e questi -pensieri balenavano nella bontà dei suoi occhi quando essa fissava il -più piccolo di quei tre bimbi; il quale fissava lei e le sorrideva. -Certo, guardando quello, essa parlava al suo. — Tu non sarai un piccolo -signore come questo, — gli diceva forse, — la tua mamma è povera, -non ti potrà mai vestire a quel modo; ma, in compenso, sarà la tua -nutrice lei, ma non t'addormenterai mai su altro seno che sul suo, ma -avrai tante cure, tanto amore quanto ne possa avere il figliuolo d'un -principe; e se non sarai bello, se non sarai florido come questo, io -t'amerò egualmente, io t'amerò anche di più, io sarò altera e felice -lo stesso di tenerti sulle ginocchia così, di dire al mondo che sei la -mia creatura, di consacrarti tutte le mie forze e tutta l'anima mia. — -Ed era così intento e così affettuoso il suo sguardo che la balia, a un -dato punto, indovinando forse i suoi pensieri, sollevò un poco il bimbo -di sotto alle ascelle, e glielo porse; e quella, spinto il capo innanzi -vivamente, come un'assetata alla fonte, lo baciò come potè, sulla -testa, tre volte, avidamente, con gli occhi raggianti di tenerezza e di -gratitudine.... - - * - -Il caldo cresce, il sole arroventa i crani, i cervelli levano il -bollore, e i cocchieri, con gli occhi infocati e le tempie imperlate -di sudore, gesticolano nei nuvoli del polverone come oratori alla -tribuna, incitando con grida stridule di beduini i cavalli immollati -e trafelati. Sulla linea di Vanchiglia, mi trovo seduto dietro a un di -loro, che espande clamorosamente i suoi affetti con un amico ritto al -suo fianco, trinciando l'aria con la mano libera come se impartisse -una benedizione continua agli alberi e alle case. Alle prime parole -m'accorgo che non è infiammato soltanto dal caldo, ma dall'acquavite, -e appena afferrato l'argomento del suo discorso, riconosco in lui -il poveretto a cui è toccata la disgrazia del bimbo schiacciato in -via Venti Settembre. Non aveva la sbornia allegra, peraltro; non -era sovreccitata nell'anima sua che la tristezza consueta, una pietà -amara per quella sua povera figliola, sempre malata dopo quel giorno -terribile, sempre distesa là in quel fondo di letto, con gli occhi -infossati e con le mani color di cera, che s'ostinava dieci volte il -giorno a riprender l'ago e le forbici, e li lasciava ricader sulla -coltre, dicendo: — Non posso.... non posso più.... — Ma la grappa -levava l'espressione del suo dolore all'altezza della lirica. L'amico -lo confortava invano; egli rifiutava i conforti con dinieghi vigorosi -del capo, dando al freno delle girate violente. Il rumore d'una -locomotiva stradale mi coperse per qualche momento la sua voce: quando -la risentii, era cambiato il soggetto del suo discorso e cresciuto -l'ardore della sua parola. Raccontava come, tornato a casa una sera, -aveva trovato sul tavolino da notte della sua malata un mazzetto di -fiori, delle pesche, una scatola di Liebig, una bottiglia di Marsala. -Chi aveva portato quel ben di Dio? Chila — la signora! Non c'era da -domandarlo. Ma c'era dell'altro. La camera, ch'egli aveva lasciata -sottosopra, come si trovava da vari giorni, con tutte le carabattole -per aria, era ordinata, assestata di tutto punto come quando la -figliuola era _in gamba_: una cappella in un giorno di festa.... -E chi aveva fatto questo? Non mica la portinaia, che s'affacciava -all'uscio la mattina e la sera, e scappava via come per paura della -peste. Era stata anche _chila_! Era capitata là una mattina a visitar -la figliuola, e, data un'occhiata in giro, aveva detto: — Ah! io non -voglio mica che la mia malatina stia in mezzo a questo _ciadel_ di -casa di matti! A me! — E tic tac, alla svelta, senza neppur levarsi il -cappellino, aveva dato sesto a ogni cosa. — _Chila_, capisci? con le -sue proprie mani, come una _donna a poste_, seguitando a chiacchierare -e a dir facezie per tenerla allegra, come una sorella. — E al momento -d'andarsene, di sull'uscio, le aveva detto: — Di' al babbo che non -beva, ricordati! — Qui il cocchiere si lasciò scappare il ridere; poi, -rifattosi serio a un tratto, proruppe in un'esclamazione appassionata: -— Ah, non ce n'è un'altra, no, non ce n'è un'altra come quella; non -c'è, non c'è un'altra santa signora compagna! - -E poichè l'amico, sorridendo, gli faceva cenno che si quietasse, egli -s'eccitò di più, picchiando il pugno sul parapetto, come irritato -da una contraddizione: — Sì, è una santa signora, è un angelo, è -la madonna in corpo e in anima, e lo voglio gridare a tutta Torino, -capisci! - -E una nuova esortazione dell'amico spinse ancora il furore della sua -gratitudine d'un grado più in su. Bestemmiò e ricominciò: — Sì, io -mi farei ammazzare per quella donna lì, capisci; mi farei pestare, -schiacciare, bruciar vivo, mettere a pezzi.... Oh che gioia di donnina! -Oh che amore, che benedizione, che anima santa di donnina! — e si baciò -il dorso della mano e attaccò un'altra serie di moccoli adorativi. - -E quando scesi e mi voltai a guardarlo, lo vidi ancora col viso -in aria e con la bocca aperta, che apostrofava il fantasma della -_Chisciottina_, scotendo il capo a ogni parola come se scandesse il suo -laudario, e agitando la frusta da destra a sinistra come per aprire il -passaggio alla piena della sua passione. - - * - -Sì, tutti sono sovreccitati, e più che altri gli attaccalite e i -prepotenti dello stampo di _Tintura-Migone_; per i quali pare che del -caldo, della polvere, d'ogni noia dell'estate sia colpevole tutta -quella classe di persone con cui essi possono sfogare il proprio -malumore senza pericoli. C'è chi se la piglia col cocchiere perchè vi -sono trentadue gradi all'ombra, chi aspreggia il fattorino perchè il -municipio non fa inaffiar le strade abbastanza, e perfino chi pretende -dal controllore che dia ordine di accelerare la corsa perchè, andando -come si va, corpo d'un cane, non s'è ventilati un bel corno. Ma vidi -un bel caso di castigo l'ultima domenica di luglio, sul corso Regina -Margherita. Dopo aver fatto fuoco e fiamme per una bazzecola, uno -di questi neroncelli gridò scendendo: — Vado immediatamente a far -rapporto alla direzione! — La direzione è lì, — gli disse garbatamente -un operaio che m'era accanto, indicandogli la direzione della Società -Belga, proprio di faccia alla giardiniera. Quegli, che la credeva -invece chi sa dove, e non aveva alcuna intenzione d'andarvi, guardò -l'iscrizione sulla facciata, indispettito, e dopo un momento di -titubanza, comicamente contrastante con la sua risolutezza di poco -prima, voltò le spalle ai sorrisi canzonatori dei passeggieri e s'avviò -dalla parte opposta.... col viso di quel vecchio galante del _Jean -Tommeray_ che, quando la signora ch'egli corteggia fa l'atto di cedere, -prende il cappello e se ne va via dicendo: — Saprò chi m'ha fatto -questo tiro. — - -— Poteva almeno ringraziarmi dell'indicazione — osservò placidamente -l'operaio, senza sorridere. Era il lattoniere autodidattico, il -socialista “legalitario„ e ragionatore, che andava, in un sobborgo -a tenere una conferenza, stringendo sotto il braccio uno dei suoi -registri pieni di estratti di giornali e di note; e aveva accanto un -compagno tarchiato e serio come lui, un fabbro ferraio sui sessanta, -tutto grigio, suo devoto amico e ammiratore, che soleva accompagnarlo -in quelle gite, dandosi l'aria d'un segretario di gabinetto. Un -curiosissimo personaggio costui, che avevo già incontrato più volte: -entrato nel socialismo non per effetto di ragionamenti propri, ma -per fede cieca nella ragione dell'altro; la cui cultura rapidamente -acquisita e il progresso intellettuale continuo gli apparivano come -un miracolo, più efficace di qualunque argomento a dimostrargli la -giustizia della causa che aveva sposato. Il progresso del lattoniere -era continuo, infatti: bastò un breve discorso a provarmi che anche -nei due mesi da che non l'avevo più visto la sua mente s'era allargata -e arricchita, e la sua parola fatta più facile e più esatta. Rimasi -addirittura maravigliato a udirlo commentare le recenti elezioni -generali del Belgio in confronto con quelle di due anni innanzi, -spiegando la ragione del quasi assoluto annientamento del partito -liberale; giustificando l'alleanza dei socialisti coi radicali, ch'era -stata fatta dai primi senza alcuna concessione pericolosa alla loro -indipendenza avvenire; calcolando come, se non ci fosse stato il -voto plurimo, se tutti i partiti fossero scesi nella lotta ad armi -eguali, non il clericale, ma il socialista avrebbe avuto la vittoria. -Ma dall'uomo pratico ch'egli era, di questo non andava a parlare ai -suoi uditori: andava a persuaderli della necessità d'un'associazione -cooperativa, con argomenti tratti dalle loro condizioni e dai loro -bisogni particolari, ch'egli conosceva perfettamente, come conosceva -i bisogni, le condizioni d'ogni sobborgo o villaggio, industriale o -commerciante od agricolo, in cui fosse chiamato a parlare; in ciascuno -dei quali arrivava con un grande corredo di osservazioni, di notizie -e di cifre, raccolte pazientemente da pubblicazioni statistiche e -da conversazioni con gente colta, anche d'altri partiti. E mentre, -scansandosi ogni momento per lasciar salire o scender qualcuno, egli -mi esponeva la traccia della sua conferenza con quella semplicità -modesta di linguaggio e d'intonazione, che faceva il miracolo di -soffocare nei suoi eguali ogni gelosia della sua autorità e quasi -ogni invidia della sua preminenza intellettuale, io osservavo il suo -vecchio compagno, tutto intento alle sue parole; il quale guardava -lui e me, alternatamente, con un'espressione viva di compiacenza -d'amico e d'alterezza di collega, mista di non so che di paterno e -di umile insieme; tanto più commovente in quanto era visibile che -il suo cervello, intorpidito dal disuso, apertosi troppo tardi a -quella nuova luce di idee, non lo capiva che per barlume. Punto dalla -curiosità, tirai anche lui nel discorso; nel quale entrò volentieri, -con una vivacità che mi stupì; ma per uscir dall'argomento quasi -subito, con frasi indeterminate e strane, che attirarono fortemente -la mia attenzione. Riconobbi sull'atto il caso, accennato dal De -Vogüé, d'una di quelle dottrine che, seguendo la legge della caduta -delle idee, discendendo, cioè, dalla mente eletta che le concepì nella -gente semplice e inculta, si deformano, o, meglio, si contraggono e -si cristallizzano in un piccolo residuo tenace, equivalente quasi a -una forza d'istinto, nata con loro. In lui era la dottrina del Rénan, -l'_Avvenire della Scienza_, ridotta in questa sola idea semplicissima: -che grazie ai progressi indefiniti della scienza, e in particolar -modo della meccanica, l'uomo sarebbe riuscito un giorno a provvedersi -così abbondantemente e con così poca fatica quanto gli abbisogna, che -ogni miseria, ogni ingiustizia, ogni lotta sociale avrebbe avuto fine -come la tempesta al cader del vento. Per quale via fosse discesa, -per quale spiraglio entrata nella sua mente, come un raggio in una -grotta, quell'idea unica, nella quale egli aveva una fede assoluta, -immobile, invincibile, e che era il tema di tutti i suoi discorsi e la -fonte d'altri cento embrioni d'idee a cui non trovava parola, forse -non sapeva dire egli stesso. Della sua stessa idea principale io non -afferrai che la coda, quando, con una brusca transizione, egli venne -a parlare dei futuri tranvai elettrici, e movendo da questi, precorse -gli anni con la fantasia, eccitato come da una visione della città -avvenire, che ritrasse in frasi vivaci ed informi, senza badare al -sorriso di compatimento con cui il suo amico lo ascoltava. Egli vedeva -le strade corse da ogni sorta di “automobili„ fitti come i moscherini -per l'aria; i ragazzi portati a scuola, gli operai al lavoro, le donne -al mercato; tutti i pesi trasportati a volo; le distanze sparite, le -fatiche soppresse, un risparmio enorme di tempo e di forza, la vita -agile e facile in tutte le sue forme: _tutt coma la losna_, tutto come -il lampo; e faceva un gesto continuo con la mano come per indicare una -cosa che guizzi e scompaia. Ed era ancora eccitato dalla sua visione -quando scese con l'amico in piazza Vittorio Emanuele per prendere il -tranvai a vapore di Moncalieri, e di lontano mi fece ancora quell'atto: -— _coma la losna_, — che riassumeva tutta la sua dottrina e la sua -speranza.... - - * - -Qui, tra gli ultimi appunti di luglio, trovo poche righe, che mi -ricordano una serata afosa, in cui il tranvai corre sotto gli alberi -non mossi da un alito, in mezzo a passanti che si fanno vento col -cappello, mostrando al lume dei lampioni la fronte luccicante di -sudore, fra due file di case alte, dove alle finestre, ai terrazzini -e alle soffitte è affacciata gente che guarda il cielo e le montagne -lontane, col capo rovesciato indietro e con la bocca aperta, come -se gridassero: — Aria! Aria! Aria! — E: — aria! — invoco anch'io, -bevendo con avidità il po' di fresco che mi manda in viso il ventaglio -d'una signora vicina. Ma al passare lungo i quartieri popolari, dove -pullulano migliaia di bimbi scalzi, sdraiati per terra, coricati sui -marciapiedi, ammucchiati nei fossi, ravvoltolantisi tra i cocci e -la bruttura, coi visi e i colli segnati di scaglie e di gore, con le -braccia e le gambe nere fino ai gomiti e ai ginocchi, e la camicia e i -panni ridotti a un solo colore dalla polvere addensata d'una settimana, -un altro grido mi vien sulle labbra. Aria, sta bene. Ma e l'acqua? -Sta bene la refezione scolastica. Ma e la disinfezione scolastica? -E mi compiaccio a immaginare un gran carro inaffiatore che corra -sulle rotaie lungo quei fossi e quei marciapiedi schizzando zampilli -su quei mucchi brulicanti di piccole creature sudicie, o un'enorme -tinozza ambulante d'acqua tepida, dove li tuffo e li sciacquo tutti -per rimandarli ai loro giochi più vispi, più sereni e più buoni. -Quanti malanni, quanti mali umori, e chi sa anche quanti piccoli germi -d'infezione derivino all'animo da quella sporcizia! Di chi la colpa? -Sì, certo, è in parte incuria colpevole; ma è più miseria, ignoranza, -penuria di tempo, di spazio, di comodi, e mancanza di dignità e -d'amor proprio che da tutto quello deriva. E allora.... allora non -trovo a confortarmi che nella dottrina del vecchio fabbro ferraio: la -scienza, la macchina vôlte a vantaggio diretto di tutti, la produzione -moltiplicata dal perfezionamento dei processi e dal lavoro fatto -universale, e il lavoro reso da queste due cause per tutti quale non -è ora che per pochi, abbreviato e alleviato in modo che a tutti avanzi -tempo, forza e libertà da dedicare alla cura del corpo e alla cultura -dello spirito. Eh, bisogna pur giunger lì, per una via o per un'altra, -se non si vuol rinunciare alla speranza! Ma mentre dico tra me queste -cose, mi dà prima nell'occhio la mano tremante con cui il fattorino -accende il lume del tranvai, e poi il suo viso malandato e turbato, che -mi par di riconoscere. È lui, infatti; il povero fattorino che, dopo -esser stato percosso, quasi mortalmente, da passeggieri sconosciuti, -contro i quali la Società ha mosso causa, trema sempre al calar della -notte, per terrore d'una vendetta. E allora mi raffiguro la scena -selvaggia, penso a quelli sconosciuti che, non provocati, per puro -istinto di malvagità, han messo in pericolo di morte e reso malato e -infelice forse per sempre un uomo onesto e buono, e ritornando al mio -ideale della miseria e dell'ignoranza soppresse, mi domando: — E la -malvagità umana sarà soppressa mai? - -E questa domanda, a cui non oso di rispondere, mi lascia triste e -pensieroso. Ma per un minuto soltanto. Mi riviene in mente l'operaio -lattoniere, mi salta su dinanzi il buon falegname dalla giacchetta -di velluto stinto, penso a tanti altri che vengon su come loro, che -diffondono nel popolo idee e sentimenti di giustizia, di fraternità, di -pietà per i deboli, di orrore per la violenza, che lo educano alla vita -intellettuale, alla dignità di classe e alla fede nella forza dell'idea -e nel progresso della civiltà; e le mie speranze tornano ad accendersi -l'una dopo l'altra, come i lumi che fuggono lungo la via. - - - - -CAPITOLO OTTAVO. - - - Agosto. - -O novellieri antichi, ricercatori amorosi e descrittori lepidissimi -di gente “semplice, grossa e di nuovi costumi„ quali tesori avreste -raccolti nella carrozza di tutti se fosse stata inventata cinque secoli -avanti! Ci sono sposi di campagna in viaggio di nozze, che fanno tre -volte la corsa circolare dei Viali, dodici miglia a un dipresso, con -l'illusione di far sempre nuovo cammino, fin che, mordendoli la fame, -discendono, sbalorditi dall'immensità dì questa Torino che non finisce -mai; montanari solitari che, arrivati alla barriera dov'eran diretti, -salgono sur un'altra carrozza partente, credendo di continuate il -viaggio, e ritornano per un'altra via al punto da cui partirono, dove -si guardano intorno stupefatti, come gente piovuta dal cielo; e poveri -villani che, addormentatisi durante la corsa, si svegliano a un miglio -oltre il punto dove volevan discendere, furiosi contro il cocchiere, -che avrebbe dovuto svegliarli, o almeno “gridar le stazioni„ come si -fa sulle strade ferrate. Più amene, anche in questo, e più stranamente -pretensiose sono le donne. Ho qui notata una balia che, non trovando -da sedere, non vuol dare più d'un soldo, dicendo che un soldo, per -stare in piedi, è già un bel pagare, e che dovevano “attaccare un -altro vagone„; due contadine che, salendo, avvertono il cocchiere di -fermare davanti alla casa d'un _monsú Garet_ o d'un _monsú Cimussa_, -sconosciutissimi, come si direbbe: — Fermate davanti al Palazzo reale; -— e una giovane alpigiana, la quale, scendendo a Porta Palazzo con un -grosso involto, prega il fattorino di aspettare, chè tornerà subito, -appena portata la roba a una sua parente; e si risente della risata -dei passeggieri, trattandoli di maleducati. Non c'è specola migliore -del tranvai per vedere quanta ingenua ignoranza giri ancora per il -mondo e comprendere perchè sia ancora tanto facile l'arte di gabbare -il prossimo. E ci sono anche i timidi, gli affannoni, nuovi affatto -a Torino, i quali, cercando il loro tranvai agl'incrociamenti delle -linee, domandano informazioni di qua e di là ai cocchieri che passano -e, non comprendendo le risposte affrettate, inseguono un carrozzone, si -ravvedono, ne inseguono un altro, s'arrestano, salgono sopra un terzo, -che non è quello, e scendon trafelati e disperati, maledicendo a quella -confusione, a quella furia infernale di tutti e d'ogni cosa, dove un -povero galantuomo perde il tempo e la testa. O povera gente, di cui -il mondo ride, poveri naufraghi della città grande, come fate pietà a -chi sotto il vostro affanno del momento indovina il pensiero inquieto -della lite che v'ha condotti fra le _cittadine infauste mura_, o della -moglie che v'aspetta all'ospedale, o del figliuolo che visiterete alle -carceri, o del lavoro che cercherete invano, o del parente agiato, -ultima vostra speranza, che vi chiuderà l'uscio sul viso! - - * - -L'agosto cominciò lietamente con la scoperta d'un uso nuovo, a cui -non avevo mai pensato che il tranvai potesse servire. Sboccando dal -corso Valentino in via Nizza salii in fondo a una giardiniera, della -quale occupava tutte le panche, fuor che l'ultima, una comitiva -nuziale. C'eran nella prima lo sposo e la sposa, biondissima, tutta -bianca, coronata di fiori e ravvolta in un gran velo; nelle altre una -ventina di parenti e d'amici, donne grasse in abito di seta, uomini -impomatati, con la barba fatta di fresco e un fiore all'occhiello, -un vecchio con un cilindro d'altri secoli, un prete di campagna, -delle ragazze in fronzoli, dei bimbi vestiti da festa. Si capiva che -andavano al Municipio in quella forma economica non per tirchierìa, -ma per capriccio, per un gusto originale di far mostra pubblica della -loro allegria. Erano tutti allegri, infatti, come se avessero già -festeggiato la coppia di prima mattina con molte bottiglie di vermut; -le donne chiacchieranti, gli uomini sorridenti all'idea d'un pranzo -di tre ore, i vecchi ringalluzziti, le ragazze agitate. Anche il -cocchiere e il fattorino, che discorrevano con l'uno e con l'altro, -parevano presi da quell'allegria, come dai vapori d'un liquor forte. -La bianchezza della sposa velata annunziando lo spettacolo di lontano, -molti si soffermavano sui marciapiedi, uscivan donne dalle botteghe, -accorrevano ragazzi; i conducenti dei carri e i fiaccherai sorridevano, -passando, dall'alto della cassetta, e lanciavan degli scherzi: — Oh -che bella bionda! — Tanti buoni auguri! — Salute e figliuoli! — e i -cocchieri degli altri tranvai salutavano il loro collega, auriga del -settimo sacramento, strizzando gli occhi e cacciando fuori la lingua, -mentre i passeggieri si voltavano a guardare tutti insieme, ilari e -curiosi. E la comitiva, eccitata dall'ammirazione pubblica, parlava -più forte, gesticolava più vivo, rideva più alto, incitava con la voce -i cavalli, che andavan di galoppo per via Lagrange, al suon dei fischi -raddoppiati del cocchiere, facendo sventolare come una bandiera il velo -trasparente della sposa bionda, accesa ogni tanto dai raggi di sole -irrompenti dalle vie laterali, e troneggiante nella sua bianchezza come -sopra un carro di trionfo. E mi pareva davvero un carro di richiamo -mandato in giro da un'agenzia di matrimoni o da qualche Società di -propaganda coniugale, un po' carnevalesco, ma pure gentile e simpatico; -e chi sa? forse la prima forma d'un carro da nozze del duemila, quando -tutto sarà servizio pubblico, e si sposeranno con la stessa pompa le -figliuole degli uscieri e dei ministri.... - - * - -Da più giorni spirava aria di nozze su tutte le linee; nei discorsi -delle donne e delle ragazze sentivo ogni momento dei _chiel_ e dei -_chila_, pronunciati con un accento di rispetto insolito, che si -riferivano tutti a una sola coppia, come ad un Adamo e ad un'Eva, dai -quali dovesse discendere un'umanità nuova, e notizie vaghe e commenti -fantastici sopra una bellezza femminea, che nessuna aveva vista, ma per -cui pareva che tutte avessero l'animo preparato all'ammirazione. Ero -una mattina sulla giardiniera della linea di Lanzo, ritto accanto al -cocchiere e, stando voltato di fianco, vedevo un gruppo graziosissimo: -sur una delle prime panche due giovani monache, con gli occhi bassi -e le braccia strette alla cintura; dietro di loro, quattro ragazze -del popolo, col grembialino di stiratrici; più in là un fattorino del -telegrafo. In piazza Carlo Felice salirono accanto alle monache due -signore eleganti che, appena sedute, aprirono in fretta un giornale -illustrato comprato allora, e fissarono con viva attenzione la prima -pagina. Voltandomi da capo un momento dopo, vidi le quattro ragazze in -piedi, che sporgevano il viso, scintillanti di curiosità, piegando il -capo di qua e di là per vedere il giornale, ora scoperto, ora nascosto -dai cappellini delle signore. Era il ritratto della principessa -Elena del Montenegro; il primo apparso in Italia, e che tutte, certo, -vedevano per la prima volta. Il quadretto era curiosissimo. Gli sguardi -acuti e riflessivi e le labbra strette delle due signore rivelavano -un'analisi pacata e minuta, accompagnata da dubbi e da riserve di -critici meticolosi; il sorriso muto e quasi risplendente delle ragazze -esprimeva una curiosità ancor tanto forte da sospendere ogni giudizio; -le due monache sole non avevano voltato il capo, ma non riuscivano a -dissimulare il loro desiderio di vedere, e lanciavano sul giornale -delle occhiatine rapide e oblique come sopra una cosa proibita; -e anche il cocchiere torceva il busto indietro e adocchiava, e il -fattorino, ritto sulla pedana, allungava il collo, e il telegrafista -levava il viso sopra le spalle delle ragazze. A un certo punto, forse -per respirare più libero, le due signore porsero cortesemente il -giornale alle loro vicine, che l'afferrarono come una preda, frementi -di piacere, e vi si curvarono sopra con le teste aggruppate, tirandolo -di qua e di là e facendo un cicaleccio vivissimo. Il tranvai passò -davanti alla stazione di Porta Nuova, donde usciva un'onda di gente, -di omnibus d'alberghi e di carrozze, svoltò sul Corso di Genova in -faccia alla gran muraglia azzurra delle Alpi, s'inoltrò fra i begli -alberi e gli edifizi ridenti del Corso Re Umberto, e le quattro ragazze -seguitavano il loro esame, senz'alzare il capo, non più chiacchierando, -chè avevano sfogata la loro prima furia, assorte in una contemplazione -immobile e silenziosa. Si vedevano passare nei loro occhi intenti -l'ammirazione, la simpatia, il sentimento della distanza immensa che -separava da loro la persona effigiata, lo sforzo della fantasia con -cui cercavano su quel viso i segni della predestinazione gloriosa, -il pensiero del corredo mirabile, delle grandi feste, della felicità -sovrumana che l'aspettavano, l'invidia timida e reverente d'una vita -che esse immaginavano tutta splendori, trionfi, ebbrezze, a cui la loro -speranza non s'innalzava neppure nel sogno. Ed io non potevo staccar -gli occhi da loro, e al pensare che altre migliaia di ragazze come -quelle, che altri milioni di creature umane d'ogni età e d'ogni stato -erano in quei giorni altrettanto smaniose di veder quell'immagine, -e che quell'immagine d'una fanciulla illustre e gentile, sì, ma -sconosciuta fino a ieri, sarebbe stata cercata, commentata, contemplata -religiosamente così, come non fu mai quella d'alcun eroe, o uomo -di genio o benefattore immortale dell'umanità in alcun paese e in -alcun tempo, ero preso da uno stupore profondo, come davanti a un -grande mistero, come all'intuizione confusa di qualche istinto non -ancora scoperto o compreso dell'anima umana. E ancora dominato da -questo stupore tenni dietro con lo sguardo alle quattro ragazze che -s'avviavano al sobborgo solitario della Crocetta, ragionando ancora -calorosamente di quell'immagine, come se portassero via con sè la -spiegazione di quel mistero. - - * - -Due giorni dopo (ricordo ch'era il giorno della morte della _Riforma_), -essendo scoppiato il settantesimo temporale della stagione, rivennero -fuori i carrozzoni chiusi, ed io mi trovai il dopo pranzo, sulla -linea della barriera di Casale, seduto in faccia alla studentessa di -medicina, in mezzo a vari signori e signore, che l'osservavano, senza -parlare. A questi, che forse non l'avevan mai vista, essa faceva la -stessa impressione, m'accorsi, che aveva fatta a me la prima volta; -ma su quel viso bianco e fermo, d'una purezza di vergine ideale, mi -parve di veder qualche cosa d'insolito, il segno d'un pensiero nuovo e -vivo, che mutava sede, mostrandosi ora negli occhi, ora sulla fronte, -ora sulle labbra, come un'ombra guizzante sopra un'acqua limpida e -queta. I suoi grandi occhi celesti, però, si posavano come sempre -sulla gente con quella espressione vaga di chi guarda cose lontane, -alle quali non pensa, e la sua bocca, col labbro di sopra leggermente -inarcato, serbava quell'atteggiamento infantile, indefinibile, che -attesta l'ignoranza del bacio amoroso. Con una mano accarezzava il -lembo d'un nastro del cappellino che le scendeva sul petto; e vidi -che parecchi guardavano attentamente quella mano lunga, bianchissima, -quasi diafana, che pareva si sarebbe dissolta nel calore d'una stretta -d'amante; ed era quella mano che palpava le teste tronche, che tirava -via la pelle dagli arti recisi sulle tavole del laboratorio anatomico -e s'insanguinava cercando i muscoli e i nervi nella carne infetta dei -cadaveri mutilati. Eppure quell'immagine non mi destava per quella mano -alcuna ripugnanza come se nessun sozzo contatto potesse far macchia, -nessun lezzo attaccarsi alla purità virginea delle sue dita, nello -stesso modo che non poteva, a mio giudizio, entrare nell'anima sua -alcuna bruttura della vita e del mondo. Con questo pensiero osservavo -il movimento di quelle dita che parevan petali di giglio agitati dal -vento, quando, nell'ultimo tratto di via Maria Vittoria, il tranvai -s'arrestò al cenno d'una ragazza ritta sulla soglia d'un portone: una -brunetta svelta e messa bene, con un cappellino purpureo guernito di -tre impertinenti penne di gallo; la quale salì rapidamente, e sedette -nell'unico posto che rimaneva, accanto alla studentessa. Ah, che -imprudenza! Ecco un nuovo pericolo, prima ignorato, che presenta alle -peccatrici la carrozza di tutti. Se uscendo di dove usciva, quella -sventata avesse preso la strada a piedi, certo che sarebbe venuto a -molti, incontrandola, lo stesso pensiero che balenò a tutti noi al -primo vederla; ma, guardata di sfuggita da uno alla volta, essa non -si sarebbe trovata esposta, come fu in carrozza, all'osservazione -minuta d'un'adunanza d'inquisitori, in cui la comunanza visibile dello -stesso sospetto mutava il sospetto in certezza. Era una novizia, si -capiva bene, perchè si turbò sotto il primo fuoco degli sguardi che -non aveva preveduti, e cercò di larvare il suo turbamento voltandosi -verso la strada, leggendo gli annunzi, guardando il ventaglio, fingendo -di cercar qualche cosa nelle tasche. Ma invano, perchè, avendo fatto -cinque passi, ansava come se avesse fatto una corsa, e quello che non -diceva il suo respiro dicevano le pupille umide, le guancie rosse, le -labbra febbrili. E c'erano ben lì delle persone delicate che sentivano -la sconvenienza, la crudeltà dell'osservarla tutt'insieme e di -tormentarla a quel modo; ma potendo la curiosità più della convenienza, -gli sguardi insistevano, accusando il lavorìo impudico delle -immaginazioni, e insistettero a segno, che sul viso di lei succedette -alla vergogna l'irritazione, e poi un atteggiamento forzato d'audacia -e di sfida, la tentazione visibile di dirci fuor dei denti: — Ebbene, -sì! E con questo? Siete un branco d'indiscreti e d'insolenti! — e di -fare una distribuzione circolare di ceffate. La studentessa sola mostrò -di non vederla, di non accorgersi neppure che altri la guardasse, come -se nessuno fosse entrato; non una volta essa girò lo sguardo verso di -lei, non un'ombra, fuorchè quella del suo primo pensiero, passò sul suo -viso bianco ed immobile; e mai non compresi, mai non sentii quanto nel -confronto di quei due visi vicini la superiorità infinita dell'incanto -che vien dall'anima sopra la forza che tenta i sensi. Essa acquistava -dal confronto un lume maraviglioso di bellezza, di grazia e di dignità, -che la faceva parere una creatura d'una razza superiore, a cui si -sarebbe baciata la fronte, tirando indietro le mani. - - * - -Dalla morte della _Riforma_ alla cattura del _Doelwick_ passò una serie -di giornate senz'incontri di personaggi della compagnia; ma non vane, -poichè da tre casi nuovi dedussi tre precetti di condotta d'una utilità -indiscutibile per i passeggieri dei tranvai. - -Dedico il primo ai giovani. — “Quando s'è in piedi in fondo a una -giardiniera, in compagnia d'un amico, non esprimere mai il proprio -giudizio sulle bellezze posteriori d'una passeggiera seduta sur una -delle panche davanti, perchè fra i passeggieri ritti accanto a noi c'è -qualche volta qualcuno a cui la cosa può non garbare.„ — Esempio. Un -giovanotto: — Guarda che bellezza di collo che ha quella donnina, la -prima a sinistra sulla terza panca, con quei ciuffetti arricciolati -sulla nuca! Ah, che amore di collo! Ci metterei una collana di baci.... -— Un signore accanto, seccato: — È il collo di mia moglie, badi. - -L'altro precetto fa per le signore. — “Stando nel tranvai quando -s'entra in una piazza, non pigliar mai per sè una frase ammirativa -d'un passeggiere, se in quella piazza c'è un monumento.„ Esempio. Sale -una signorina in un carrozzone chiuso, in piazza Statuto, e nell'atto -che entra per l'uscio davanti, il suo cappellino intercetta la visuale -che dagli occhi d'un forestiere seduto in fondo va alla sommità del -monumento del Fréjus, e proprio nel momento che il forestiere dice al -suo compagno: — Guarda che bell'angelo! — La signorina arrossisce, il -compagno risponde: — L'ha fatto il Tabacchi, è fuso all'arsenale.... — -e la signorina.... deve arrossire da capo. - -Il terzo precetto si può rivolgere a chiunque. — “Uscendo di casa, non -pigliar mai per le minute spese, senza previo esame, un rotoletto di -soldi che trovate sul cassettone.„ — Io commisi questo sbaglio e, per -disgrazia, m'imbattei sul tranvai, dove c'era altra gente, in un gran -fattorino barbuto, dall'aspetto e dai modi d'un procuratore del re di -malumore. Mi restituì il primo doppio soldo, dicendomi: — È argentino. -— Mi restituì il secondo, con un'occhiata severa, dicendomi: — È -argentino anche questo. — Mi restituì il terzo, squadrandomi da capo -a piedi, e dicendomi: — È greco. — E il quarto era rumeno, e il quinto -era di Pio nono.... Avevo preso un rotolo di soldi fuor di corso, stati -messi in disparte per precauzione. Tutti mi guardarono; nessuno poteva -pensare ch'io avessi in tasca per puro caso quella raccolta di falsità; -arrossii come un gambero; la mia riputazione era perduta senza rimedio. -Ah se fosse stato là il mio Guyot, come avrebbe trionfato! - - * - -Povero Guyot! Egli si deve ancor ricordare della data della cattura del -_Doelwick_ perchè quel giorno passò un brutto quarto d'ora. Veramente, -fui crudele. Ma, insomma, fu lui che la volle; doveva far la strada -a piedi piuttosto di venirsi a cacciare in quel solo posto vuoto che -rimaneva sulla giardiniera fra me e un giovanotto in cacciatora, che -teneva spiegato fra le mani il _Grido del popolo_. Data una sbirciata -a me e una al giornale, si ristrinse, si fece piccolo come preso da -un freddo improvviso, per evitare il nostro contatto, e fu appunto -quell'atto provocante che scatenò i miei istinti feroci. Per vendicarmi -raddoppiai il suo tormento cavando di tasca e spiegando la _Lotta di -classe_. Lo sentii fremere come un uomo a cui siano appuntate alle -tempie due rivoltelle. Ah, fui spietato! Ma per poco. Un pensiero -più alto mi sorse nella mente. Pensai che era stolto il maravigliarsi -del lento cammino che fanno nel mondo anche le idee più grandi e più -benefiche, poichè ne avevo accanto una ragione viva così evidente. -Era un uomo che in tutta la sua vita, forse, non avrebbe mai letto nè -un giornale nè un libro socialista, mai accettato nè voluto intendere -una discussione su quella idea; che sarebbe passato a traverso a tutto -questo gran movimento sociale con gli occhi chiusi e con le orecchie -tappate per proposito, portando intatti in sè fino alla morte, come -articoli di fede, tutti i pregiudizi più calunniosi e più insensati che -contro la nuova dottrina e chi la professa aveva accolto alla prima -senza ombra d'esame; che non avrebbe mai capito e nemmeno cercato se -quella parola _lotta di classe_ potesse avere un significato affatto -diverso da quello che gli avevan dato ad intendere; che avrebbe sorriso -di pietà se gli avessero detto che quella era una verità d'ogni tempo, -una necessità storica manifesta, un fatto che è non perchè si voglia, -ma perchè dev'essere, come il corso dei fiumi al mare e l'ascensione -dei vapori al cielo, e che in virtù di quella lotta appunto egli -possedeva quei diritti di cittadino che i suoi padri non avevan -posseduti, e che quella lotta stessa egli combatteva con tutti i suoi -pensieri, con tutti i suoi sentimenti e i suoi atti da che aveva l'uso -della ragione. Povero Guyot! E che colpa ci aveva lui? Era in buona -fede; lo sentiva proprio in fondo all'anima il ribrezzo che gli fece -porgere il soldo al fattorino, sollevando il braccio con cautela per -non toccare quei due fogli esecrandi in cui pensava che si predicasse -lo sterminio e l'inferno! Perchè infierire contro chi, odiando noi, -crede sinceramente di odiare la perversione e il delitto? E questo -pensando, mosso da un senso di pietà, ripiegai il giornale e me lo misi -in tasca. Nello stesso punto il giovanotto discese, Guyot prese il suo -posto subito per iscostarsi da me, e tirò un respiro di sollievo, come -un crocifisso distaccato dalla croce. Non gli restava più accanto che -uno dei ladroni. - - * - -Dopo quella mattina, per tre giorni, trovai la carrozza di tutti sotto -l'influsso di Venere. Come accade in certe passeggiate sul lastrico, -che da quando s'esce a quando si rientra in casa ci si vede volteggiare -intorno l'amore come se al mondo non ci foss'altro, così segue qualche -volta nelle passeggiate in tranvai che per un certo tempo, ad ogni -corsa, e più volte in ogni corsa, ci batte l'ali sul viso, come per -tentare noi pure a farci _canuto spettacolo_, il monello divino, -che moltiplica i popoli e ingrullisce i ministri. La prima volta fu -su quell'ultimo tratto del corso Casale, dove, correndo all'ombra -dei grandi olmi che scendono fino alla sponda, si vede tra i fusti -allineati, come per i vani d'una selva di colonne, luccicare il Po, -sparso di barchette di pescatori e di birichini natanti. Qua e là, -sulle panche della giardiniera, eran seduti un bersagliere, un vecchio -signore arcitinto, due musicanti con le trombe fra le ginocchia, una -contadina con un coniglio fra le braccia; e nel mezzo una ragazza e -un giovanotto, che ai primi gesti riconobbi per sordomuti, stretti in -colloquio amoroso. Amoroso, fuor di dubbio: gli occhi languidi e le -guance infiammate di lei lo dicevano. Aveva l'aspetto d'una giovane -di bottega: un viso largo, ma d'espressione infantile, un sorriso -strano, come di chi sorrida soffrendo, ma simpatico; un busto forte -e ben formato. Lo spettacolo era nuovo per me e lo potei godere a -tutt'agio. Avevo osservato altre volte quella mimica misteriosa di -magnetizzatori e di cabalisti, quei gesti vaghi di chi disegni nel -vuoto o cacci farfalle o mova le dita sopra una tastiera invisibile. -Ma non avevo idea del colorito, della modulazione singolare che a quel -linguaggio aereo può dar la passione. Nei gesti di lei, in special -modo, v'era non so che di morbido e di gentile, e anche negli atti -improvvisi e più rapidi qualche cosa d'intraducibile a parole, che -pareva corrispondere alla smorzatura, ai languori della voce, alle -note argentine e quasi involontarie che sfuggono dal petto commosso -d'una ragazza parlante. La sua mano si soffermava per aria, descriveva -delle curve graziose, ricadeva sul ginocchio con un abbandono stanco -o una vivacità capricciosa, e il suo sguardo, mentre gestiva il -giovine, invece di fissarsi nel viso di lui, accompagnava i suoi -gesti, come s'egli avesse gli occhi nelle mani, con una mobilità, con -una vita, con un balenìo che rendeva tutti i moti dell'animo. Quella -conversazione di dita e di pupille m'attraeva, mi faceva pensare a -quella singolarità d'un amore che non conosce la dolcezza delle parole -susurrate nell'orecchio; che nei momenti appunto in cui la passione -cerca le espressioni più ardenti e pronuncia i nomi più soavi, non -può più dir nulla, nemmeno a modo suo; d'un amore in cui l'amplesso -tronca ogni comunicazione del pensiero e l'oscurità separa le menti, e -le dolci apostrofi di _angelo, cuor mio, anima mia_ escono dall'anima -senza musica e senza tremito e non restano nell'anima che nella forma -di due mani agitate. La mimica del giovane, intanto, s'accelerava, -come se allo scendere dal tranvai si fossero dovuti separare e a lui -premesse d'approfittar del tempo; e lei non faceva più che dei gesti -radi e lenti, quasi sempre gli stessi, come la ripetizione d'una frase -o d'una parola, accompagnata da un sorriso continuo, incerto e dolce. -Era una negazione? Una promessa? Un'espressione di dubbio? Tutti e due -erano eccitati; ma, benchè avessero addosso gli occhi di tutti, non -davano segno alcuno di timidità e di suggezione, quasi che i presenti -paressero loro gente d'un altro mondo, con la quale essi non potessero -avere alcuna relazione di sentimenti o di riguardi; non altro che -immagini, ombre, quali erano infatti; di cui nessuna parola poteva -giungere all'anima loro, come se una distanza immensa li separasse. Poi -“tacquero„ a un tempo tutti e due, ed essa si rivolse a guardare prima -la cascatella del Po, della quale non sentiva lo scroscio, poi gli -olmi della riva, dove cantavano uccelli di cui ignorava il canto, poi -le trombe dei due suonatori, che eran per lei uno strumento misterioso -come un apparecchio elettrico per un selvaggio. Quando il tranvai entrò -in piazza Vittorio Emanuele riattaccarono una conversazione affrettata, -in cui pareva ch'egli facesse a lei una calda raccomandazione, e lei -lo rassicurasse; poi, all'imboccatura di via Po, essa fece fermare, -gli strinse la mano e discese, avviandosi verso i portici; ed egli si -spinse all'estremità della panca e la seguitò con gli occhi, con un -sorriso singolare di curiosità amorosa e pietosa, fin che disparve. Il -fattorino, che stava sulla pedana accanto a lui, gli fece un cenno del -capo socchiudendo un occhio, come per dirgli: — È la tua bella, eh, -briccone? — Ma rimase stupefatto quanto me udendosi rispondere con voce -piena e con perfetta pronuncia, in accento affettuoso di compassione e -di rispetto: — _Povra fia!_ (Povera ragazza!) — Essa sola era muta. - - * - -_Amour, toujours!_ come dice la canzonetta. Fu questo un bel caso -(non raro, mi dissero) di persecuzione amorosa in tiro a due. Sul -corso Vittorio Emanuele una bella signora arresta la giardiniera con -un _alt_ imperioso, sale con impeto e siede con dispetto; e ripartiti -appena i cavalli, salta sulla piattaforma di dietro un signore, col -cappello d'alpinista e la lente all'occhio, e resta lì come un piolo, -con lo sguardo fisso sopra la bella, da cui lo separano sei panche, -aspettando che le si faccia un posto vicino. All'incrociamento dei -corsi Vittorio ed Umberto, riman vuoto un posto proprio nella panca -dietro la signora, e lui, lesto, con una faccia imperterrita, corre -per la pedana afferrandosi alle colonnine, e si va a sedere alle -spalle di lei, che lo sente, senza vederlo, e dà un guizzo come per un -pizzicotto. Non passa un minuto che si vede venire innanzi il tranvai -dei Viali. In quel momento appunto il persecutore cominciava a farsi -avanti, dondolandosi, come chi cerca un'entratura di dichiarazione; ma -ecco che la signora balza in piedi, dà uno strappo con la mano sinistra -alla correggia del campanello, e con la destra, brandendo l'ombrellino, -comanda al cocchiere dell'altro tranvai di fermare. Tutt'e due si -fermano, l'inseguita salta giù, raggiunge l'altro tranvai di corsa, -vi sale come un lampo; e l'inseguitore ostinato, giù anche lui d'un -salto, e via come una freccia, e su, sul tranvai della fuggitiva. La -scena, osservata da tutti, suscitò un vivo mormorio di commenti seri -e faceti: — Bellina! — Che sfrontatezza! — Questa è nuova. — Ma è -un'indegnità! Gli dovrebbe rompere l'ombrello sul muso! — Un signore -celione disse che ci sarebbero voluti dei carrozzoni di salvataggio, -per signore sole, circolanti per le vie principali. Ma un mio amico, -che m'era accanto, quello dei sette peccati capitali, lo Schopenhauer, -gli osservò, con un sorriso sarcastico, che sarebbe stato un “servizio -passivo„. E soggiunse che, secondo lui, c'era invece un altro servizio -speciale di tranvai chiusi, sul modello delle carrozze cellulari, il -quale avrebbe dato agli azionisti un grasso dividendo. — Carrozzoni.... -a che scopo! — domandò l'altro. Ah! lingua sacrilega. Rispose: — Allo -scopo.... opposto. - - * - -E ancora l'amore. Vedo sulla prima panca due teste giovanili così -vicine che mi si disegnano tutt'e due sulla schiena del cocchiere -come sul fondo scuro d'un quadro: l'una bionda dorata, senza -cappello; l'altra, con un grazioso cappellino da marionetta, ornato -di tre cardenie; il quale lascia scoperta una salda massa di capelli -bruni, lucidi e freschi, che pare un turbante di velluto nero. Dalla -piattaforma in fondo, dov'io sto, non posso vedere i due giovani -in viso; ma capisco dagli atti che si parlano senza dir nulla, come -fanno gli amanti in ebbrezza, non per altro che per accarezzarsi con -le parole e baciarsi con la voce, sorridendo alla gente, alle case, -agli alberi, al sole, come per ringraziare il mondo della propria -beatitudine. A un tratto la testa bionda si gira indietro, e riconosco -il mio tipografo entusiasta del 1.º maggio, che, appena vedutomi, -schizza via dalla panca e si slancia sulla pedana verso di me, mentre -la testa bruna, voltandosi curiosamente, mi mostra un adorabile -visetto di diciott'anni, tutto vermiglio di passione, nel quale par -che scintillino non due, ma dieci occhi. — Eccomi qui. Buon giorno. Che -bella giornata! Ebbene, che ne dice del Congresso di Londra? Ha veduto? -La maggioranza, insomma, ha accettato il programma socialista.... — Ma -io capii di volo che non veniva da me per gli affari dell'Inghilterra. -E infatti, dopo avermi domandato chi fossero i _Fabiani_, non stette -a sentir la risposta e m'annunziò d'un colpo il suo matrimonio. -Era sposo da un mese e sette giorni; non disse le ore. — Ah! ma non -creda — s'affrettò a soggiungere — io sarò sempre lo stesso.... è -una donnina di testa, sa. — E mi disse tutto. Era una lavorante in -maglierie, istruita, che aveva fatto i primi due anni della Scuola -professionale; s'eran conosciuti l'inverno passato al _Nazionale_, -dov'essa era andata con suo padre a sentire una conferenza sul lavoro -delle donne e dei fanciulli; la madre di lui era stata un po' incerta, -da principio, per via delle _idee_ della ragazza; ma aveva finito con -dir di sì, innamorata anche lei del visetto. Oh, egli la conosceva, -e n'era ben sicuro. Non era di quelle che fanno le socialiste per -il matrimonio, e poi, acchiappato il marito, ripiegano la bandiera, -e addio conferenze, addio oblazioni, addio riunioni. C'erano delle -idee nette e ben piantate in quella piccola testa; era una compagna -di coscienza e di cuore. Se fossero state tutte così non si sarebbero -visti tanti compagni che giravano nel manico dopo aver fatto il passo -al Municipio. E continuò a tesserne l'elogio lanciandole delle lunghe -occhiate azzurre, che la misuravano amorosamente dalle tre cardenie -del cappellino ai due piccoli tacchi neri luccicanti sotto la panca. -Poi, parendogli d'aver troncato troppo alla leggiera il primo discorso, -si rifece serio per calcolare che al Congresso i centottantacinque -delegati delle _Unioni dei mestieri_ rappresentavano su per giù -ottocentomila soci organizzati, mentre gli altri trecento delegati -inglesi non ne rappresentavano forse duecentomila.... Ma che! Io vedevo -bene che c'era un'altra _unione_ che in quel momento gli premeva assai -di più di quelle di cui discorreva, e, pietosamente, gli apersi la -via d'uscita che cercava, avvertendolo che stavano per prendergli il -posto. E in un attimo egli si ritrovò seduto accanto alla sua bella -socialista, con la quale riprese a solfeggiare il duetto interrotto, -sorridendo alla gente, alle case, agli alberi, al sole. Oh i buoni -borghesi che guardavano con simpatia quel bel ragazzo innamorato e -felice, erano ben lontani dal pensare ch'egli appartenesse a quella -setta orribile che vuole fra gli altri istituti, com'essi dicono, -quello della “_moglie in comune_„. Con che immonda gente ci mette in -promiscuità, a nostra insaputa, la carrozza di tutti! - - * - -All'influsso amoroso succedette sul tranvai un influsso maligno. Ahimè! -S'ha un bel fuggire per le strade senza toccar la terra e non guardando -da alcuna parte: la miseria, la sventura, il dolore c'inseguono, -ci raggiungono anche su quelle tavole fuggenti e ci costringono a -guardarli in viso. Fu come uno schianto di fulmine fra tutta quella -gente allegra che riempiva la giardiniera della linea Ponte Isabella. -Il povero cocchiere scherzava e rideva con un amico ritto al suo fianco -quando, arrivato in piazza Carlina, nello stringere a tutta forza -il freno per non urtare in un carro, si lasciò sfuggir di mano il -manubrio che, girando rapidissimamente, lo colpì nel costato destro e -lo gettò riverso fra le braccia dei passeggieri, bianco come un morto. -Fu creduto morto, scoppiò un grido, tutti s'alzarono, una signora -svenne, dei bimbi si misero a piangere, accorsero il fattorino e una -guardia, alcuni passeggieri discesero, e pigliandolo per le spalle e -per le gambe lo calaron giù come un cadavere e lo portarono a traverso -alla piazza verso la farmacia più vicina. Il passaggio istantaneo di -quell'uomo dall'espressione della forza e dell'allegrezza a quella -immobilità molle e cascante di tutte le membra che aveva l'apparenza -della morte, destò prima nei presenti un senso di terrore che imbiancò -tutti i visi, come se tutti comprendessero in quel punto per la prima -volta la fragilità miseranda della vita; e poi una grande pietà, che -l'accompagnò con un mormorio doloroso fin che disparve in mezzo a una -folla spintagli intorno da quella curiosità frenetica delle disgrazie, -che è uno dei segni più odiosi di quanto rimane nell'uomo civile della -barbarie antica. Uno solo dei passeggieri, un omuccio secco e grigio, -dal viso itterico, con gli occhiali affumicati, alzò la voce fra quel -mormorio di pietà, sforzandosi invano di colorire di questo sentimento -il dispetto messogli in corpo dalla scossa violenta che gli aveva -sconvolto i nervi. O povera natura umana, quando ti cade la maschera! -A sentirlo, pareva che il colpo l'avesse avuto lui. — Ci mancava -questa! — esclamò con voce acre e tremola. — Un bel momento che ci -fa passare! Benedetta gente, sempre sbadata, che rischia la vita.... -Guardate se debbono accadere di queste cose.... Un uomo rovinato! E -poi.... lo spavento dei passeggieri. Eh sì, fa pena anche a me; come -no? Ma facciano attenzione, in nome di Dio, anche per riguardo al -pubblico.... Pare che se le cerchino.... Un giorno è uno scontro, un -altro è il freno.... Ce n'è sempre una.... Non è più un servizio.... -Non è più un vivere questo.... Oh santa pazienza benedetta!... — -Sopraggiunse il controllore, e ritornò un momento dopo il fattorino; il -quale, pigliando le redini, annunciò che il cocchiere si riaveva. Tutti -respirarono, il tranvai ripartì; ma il signore dagli occhiali scuri -restò imbronciato. E si capiva perchè: il triste caso l'avrebbe forse -impietosito, invece d'irritarlo, se fosse seguito tre ore prima; ma -era l'ora del desinare, e l'appetito, per quel giorno, era perso senza -rimedio. — Ah tristo animale! — gli dissi in cuor mio. Ma queste parole -mi svegliaron dentro un'eco inaspettata; l'eco d'una voce severa che mi -domandava se c'era al mondo un uomo, il quale, riandando la sua vita, -non trovasse d'esser stato qualche volta irritato, non impietosito -dalla sventura d'un suo simile, per la stessa misera, vile, disonorante -ragione.... E quella voce mi fece abbassare la fronte. - - * - -Così è: come dalla faccia placida e azzurra del mare spuntano qua e là -teste deformi di pescicani e tentacoli orrendi di polipi, così per le -vie della città dalla lieta pace della vita ordinaria erompono a quando -a quando improvvisi la violenza, la barbarie, il delitto, la morte, a -rammentarci che sotto all'ordine e all'armonia apparente della civiltà -infuria la lotta eterna delle passioni e delle forze nemiche. È l'ora -della siesta; il tranvai va a rilento sotto il sole, per una strada -solitaria, tirato da due cavalli in sudore, che par che s'assopiscano -al suono cadenzato e pesante del proprio passo; una lavandaia -tarchiata, seduta in fondo, si appisola sopra una bracciata enorme -di biancheria che le preme il ventre; accanto a lei un giovanotto di -dubbia eleganza, inanellato e infiorato, dorme col capo ciondoloni sul -petto e la sigaretta spenta fra le labbra; tutti gli altri tacciono; il -fattorino sonnecchia; parlano soltanto due vecchietti, seduti davanti a -me, che commentano senza fine, con voce monotona, l'ultima estrazione -del lotto. A un tratto, in mezzo a quella quiete narcotica, scoppia -un grido selvaggio: — Ladro! Ladro! T'ho visto! Sei tu! Rendimi i miei -danari! — e voltandoci, vediamo il giovane della sigaretta dibattersi, -pallido, fra le braccia poderose della lavandaia che l'ha agguantato -con una mano alla strozza e cerca di cacciargli l'altra in una tasca -del soprabito, seguitando a urlargli sulla faccia: — Ladro! Ladro! -Sei tu! Rendimi i miei danari! — Il cocchiere ferma, il fattorino -accorre, altri s'interpongono, la donna è spinta in là, il giovane è -afferrato, parecchie mani lo frugano, il portamonete vien fuori.... -— Aaaaah! — grida la donna con un riso feroce di trionfo. Il ladro, -col capo scoperto e i capelli arruffati, bianco e stravolto, cessata -ogni resistenza, cerca intorno con due occhi stupidi il cappello -caduto e con un moto meccanico della mano libera si tasta la cravatta -snodata.... fin che sopraggiunge una guardia civica, che fa scender lui -e la donna, e il gruppo s'allontana dalla parte opposta al tranvai, che -riprende la corsa, mentre s'affaccia gente a tutte le porte e da tutti -i canti accorrono ragazzi. Dire che in tanti anni da che sono al mondo -non avevo mai visto acciuffare un ladro in flagrante! Quello spettacolo -mi rimescolò il sangue come se non mi si fosse mai presentato neppure -all'immaginazione. — _Baloss!_ — udii gridare intorno a me. — Brigante! -— Canaglia! — E per un tratto di strada feci eco in cuor mio a quelle -invettive; ma sempre più fiocamente, via via che la scena avvenuta mi -s'andava tramutando al pensiero in un'altra; nella quale la donna era -rappresentata dall'immagine dell'Italia e il giovane da un personaggio -coperto di nastri e di croci; ma con queste circostanze diverse: che -nella mia visione i vicini voltavano la testa dall'altra parte per non -dar noia al ladro, e i lontani s'inchinavano, e la guardia gli faceva -il saluto con la spada. - - * - -E ancora il malo influsso, ancora un incontro triste, sul tranvai della -linea Vinzaglio, in via Roma: il mio buon Giors, che non guarda più -le botteghe dei salumai, che non fischia più l'aria della _Carmen_, -che non sorride più, che ha un altro viso, ch'io non gli vidi mai, e -una voce che non riconosco. Tra una fermata e l'altra, lentamente, con -un accento triste e sempre eguale, come se parlasse a sè stesso, egli -mi discorre di sua moglie malata che “prende una cattiva piega„ e lo -tiene in affanno. Anche questa mattina essa gli disse: — Va, Giors, -va tranquillo, tutto andrà bene. — Ma egli non ne è punto persuaso e -dice di no, con un dondolio del capo continuo. Ieri il medico fece una -brutta faccia, una faccia.... che egli non avrebbe voluto vedere. — E -quando penso! — esclama, voltandosi verso di me. — Una donna che non ce -n'è un'altra. Non è il caso di vantarsi, capirà bene; ma quello che è -giusto.... Levata la mattina alle quattro, tutta la giornata al lavoro, -la sera su fino alla sant'ora, a aspettarmi con l'ago alla mano.... E -mai un capriccio, mai un soldo male speso, mai un pensiero per sè, mai, -mai un dispiacere che m'abbia dato. Ma che dispiacere! Mai una parola -che è una parola non c'è stata fra di noi.... — E dopo una pausa: — E -cosa faccio io se mi manca? - -E dopo una girata di freno: — Già, e cosa faccio io se mi manca? - -E non serve fargli animo; egli segue il corso dei suoi pensieri senza -badare alle mie parole, esclamando di tratto in tratto, con accento -di profonda pietà per sè stesso: — Ah, povero Giors! — Quello che -lo tormenta di più è di dover restar lì al freno mentre essa è là, -senz'assistenza, a rodersi l'anima perchè la casa è in disordine e -i piccini son per la strada e lui non troverà pronta la colazione. -— Eppure, come si fa a perder la giornata? Come si fa? Bisogna ben -mangiare, prima di tutto! — E ripete dopo un po', come se avesse -scoperto allora quella verità: — Già, bisogna ben mangiare. - -E poi riprende l'elogio della moglie, ricorda atti suoi di bontà, -sacrifici fatti per la famiglia. Anni sono, quando egli era senza -impiego e senza aiuti, e avevano già un bimbo di due anni, che -stentavano a nutrire, una sera, rientrando in casa con un po' di legna -che era andata a prendere alla parrocchia, la povera donna vacillò -e gli cascò quasi fra le braccia. — Cos'hai? — le domandò. Si mise a -ridere: era passata da Catlinin, una sua amica che teneva un banchetto -di liquori, e, invitata a bere, ne aveva mandato giù un sorso di -troppo. — Ah, non è vero! — disse lui; — fa sentire il fiato. — Che! -niente. — Tu hai digiunato! — E allora a lei era scappato da piangere. -Non aveva mangiato in tutto il giorno per empire il marmocchio. — Ma se -ci fu verso di farglielo dire!... No, non ce n'è un'altra compagna. Ah, -povero Giors! - -In quel punto fermò per lasciar salire un signore e rimise subito i -cavalli in moto. Ma quegli strepitò e fece rifermare: — Ma non vede, -corpo di...., che ha ancor da salire mia moglie! — Poi, guardatolo -bene in viso, soggiunse fra i denti: — La mattina almeno non dovrebbero -bere. - -E Giors, con una mitezza che mi commosse più di quanto aveva detto fino -allora, — _Ca scusa_ — rispose; — non avevo proprio visto. Eh, ho la -testa per aria. - -E ripartito che fu, disse di nuovo a mezza voce, tentennando il capo e -guardando lontano davanti a sè: — Già, e cosa faccio io se mi manca? - - * - -Poi, per vari giorni, trovai qualcuno dei miei attori quasi a ogni -corsa, come se ci fossimo dati convegno. Trovai una mattina, sulla -linea del Ponte Isabella, il fattorino _marchese_, che dedicava -tutte le sue eleganze e le sue grazie a una donna non più giovane, -ma d'aspetto signorile, profumata come uno zibetto; la quale lo -accompagnava di panca in panca con uno sguardo morente. Era una -maschera variopinta di attrice smessa, di quelle donne indiavolate, in -cui ricomincia con la quarantina una seconda gioventù più matta della -prima, e che per un traviamento dei sensi e della fantasia cercano -le avventure al di sotto della propria classe, come certi briaconi -aristocratici, giunti sul pendio del vizio, precipitano all'osteria. -Ah, malcauta! Io le previdi sul belletto la traccia delle cinque dita -di quella terribile bruna gelosa, in presenza della quale avevo visto -il signor marchese timido e contegnoso come un seminarista.... - -Rividi un altro giorno il “tranvaiofilo„, l'ardente paladino della -_Belga_.... in qual lavoro occupato! Non avevo pensato mai che la -passione per la carrozza di tutti potesse salire a un tal grado -d'ardore da far discendere il dilettante a dare una mano al cocchiere -per rimettere sulle rotaie la giardiniera fuorviata. E con che -entusiasmo spingeva, con una spalla contro il parapetto, puntando -i piedi e gonfiando il collo, nell'atteggiamento d'un prodigo -dell'inferno dantesco, fiammante nel viso e superbo di faticare per una -“santa causa....„ - -Rividi il mio persecutore sonettista, che mi si venne a sedere accanto -sull'ultima panca, con un sorriso d'aguzzino; ma questa volta mi -salvò un operaio, seduto davanti a noi, con una pipaccia orribile fra -i denti, la quale mandava in viso al poeta dei nuvoli di fumo così -pestifero che, dopo avermi tossito nell'orecchio una quartina, dovette, -soffocando e sagrando, rimangiarsi gli altri dieci versi per non -sputare i polmoni. O imprecata Regìa italica, tu fosti almeno una volta -benedetta! - -E ritrovai sulla linea di Lanzo, dopo cinque mesi, quel certo erotico -sereno dalla zazzera bianca e dagli occhi azzurrissimi, arieggiante un -pastore evangelico, ritto in fondo a una giardiniera occupata quasi -tutta dalle alunne d'un collegio, dai quattordici anni ai diciotto, -vestite di color lilla, con una mantellina minuscola di seta nera; le -quali, conversando vivacemente da panca a panca e torcendo i busti -snelli come solleticate da mani invisibili, presentavano ai suoi -occhi il profilo grazioso dei loro nasini scolareschi e dei loro petti -virginei: la sua giardiniera ideale! Oh come il suo sguardo chiaro di -erotico intellettuale scorreva agile e lieto su tutte quelle spalle -e su tutti quei colli adolescenti, come si tuffava in tutte quelle -capigliature fresche, come nuotava in quella primavera rosata! Come -si godeva i suoi dieci centesimi! Si capiva che non sarebbe disceso -per cento lire. Ma, in via Milano, lo distrasse da quello un altro -spettacolo anche più allettante. Mentre il tranvai andava di tutta -corsa, un bel pezzo di bruna sui trent'anni, senza cappellino, con -un canestro di fiori alla mano, prese l'abbrivo dal marciapiede e, -adocchiato un posto vuoto in capo a una panca, spiccò un salto.... e -_là_, ritta sulla pedana, con una mano alla colonnina e il canestro per -aria, nell'atteggiamento d'una cavallerizza che, passato il cerchio, -ricasca sulla sella e chiede l'applauso. Era la famosa fioraia di Porta -Palazzo, nota a tutti gl'impiegati del tranvai per quella sua destrezza -acrobatica. Seduta che fu, in mezzo all'ammirazione delle ragazze, -parve che l'erotico raccogliesse su di lei, in un con lo sguardo, tutti -i suoi pensieri, e stette un pezzo così, immerso in una meditazione -profonda e tranquilla, di cui sprizzava la dolcezza dagli occhi -socchiusi e dalle labbra sorridenti.... - - * - -E rividi anche il cavalier Bicchierino, miracolo! non nella solita -via Garibaldi, ma sulla linea dei Viali, più rotondo e più lustro che -mai. Doveva _fruire_ d'una breve licenza estiva e far quella corsa per -ricreazione, perchè non l'avevo visto mai in un atteggiamento di così -placido riposo, così chiaro nel viso, così palesemente libero da ogni -pensiero del “cancello„. Egli spaziava con lo sguardo sui corsi e sulle -piazze, osservava i lunghi filari d'alberi, le botti inaffiatrici che -passavano, gli operai occupati a sparger ghiaia e a piantare nuove -acacie, e dalla sua serietà abituale trapelava l'alterezza del vecchio -torinese innamorato della sua Mecca, il godimento della linea retta, -l'ammirazione della simmetria, la compiacenza per il buon andamento -dei servizi municipali, la soddisfazione di vedere tutti i passanti -che andavan verso il Po tenere la destra, e tutti quelli che venivan -su, il lato opposto, come si deve fare in mia città civile, e come non -si fa, _dioumlo pura_ (diciamolo pure) che a Torino. Ma in vicinanza -del Teatro Torinese la sua quiete fu turbata. Il fattorino esclamò; -— Ah, eccole qui quelle dello sciopero! — e vedemmo venire dal ponte -delle Benne una lunga processione di donne d'ogni età, che ingombravano -tutta la strada, levando polvere come un armento, e mandavano fino -a noi un mormorio sordo e confuso come d'un fiume rotto tra i sassi. -Erano le operaie di non so che opificio del Parco, scioperanti da due -giorni, che andavano alla Prefettura. Il cavaliere si voltò bruscamente -a guardarle, ed io vidi sul suo viso un mutamento istantaneo, -maraviglioso, come d'uno a cui si attorcano tutt'a un tratto le -viscere. Non avrei meglio compreso quello che passava nell'animo suo -se si fosse sfogato con un discorso. Compresi che quel fatto d'uno -sciopero, per sè solo, astratta ogni idea di ragione o di torto che gli -scioperanti potessero avere e di condotta pacifica o tumultuosa a cui -fossero per attenersi, urtava violentemente tutti i suoi sentimenti e -i suoi principî, offendeva in modo intollerabile tutti i suoi istinti, -gli faceva l'effetto d'un abuso enorme, d'una violazione temeraria -di tutte le leggi, d'una perturbazione criminosa dell'ordine sociale -e naturale, come se avesse visto le case e gli alberi del corso -rompere le file e ballare la tarantella. Il tranvai lasciò presto la -processione a distanza; ma egli continuò a guardarla, voltato indietro -in una positura incomoda, con una fronte così rimbrunita, con gli -occhi così dilatati e torbidi, che mi fece pietà; tanto si vedeva che -soffriva, che non poteva sopportare lo spettacolo di quell'“anomalia„ -in quel corso così diritto, fra quelle case tutte d'un'altezza, in -quella sua Torino dove tutti camminavano con quel bell'ordine per -viali così ben tenuti. Povero cavalier Bicchierino! Se la vedeva così, -non era già per cattivo cuore; il suo viso diceva che era uomo da -comprendere e da sentire le miserie umane, da dar ragione ai deboli -quando chiedevano il giusto e l'onesto. Ma occorreva che la pietà, -il sentimento della giustizia e tante altre belle cose gli entrassero -senza urtare quelle quattro idee piantate ai quattro canti della sua -mente come i quattro soldati intorno al monumento di Carlo Alberto, -ossia, che gli scioperanti scioperassero senza cessar dal lavoro, e -andassero alla Prefettura a tempo avanzato, a uno a uno, in punta di -piedi, per trecento strade diverse, con un bel foglio alla mano, in cui -tutto fosse esposto e spiegato in ben conteste frasi d'ufficio. Senza -cuore il cavalier Bicchierino! Ma per pensarlo converrebbe non sapere -che di tutti i teatri d'Italia sono i torinesi quelli in cui i drammi -commoventi strappano dalle tasche un maggior numero di pezzuole e dai -petti i _bravo_ più somiglianti a un singhiozzo! E lo vidi alla prova -in quella stessa corsa, allo svolto di via Vanchiglia, dinanzi al caso, -non raro, d'una famiglia che dava l'ultimo addio, sul predellino del -tranvai, a una persona cara, diretta alla Stazione di Porta Nuova. Era -una ragazza che partiva; il suo vecchio padre e una sorella sciancata -l'abbracciarono; la mamma le chinò il capo sul seno, piangendo -dirottamente; il fattorino e il cocchiere non osavano di lagnarsi del -ritardo; tutti le guardavano commossi. Ma il primo a prendere l'involto -della ragazza fu lui, Bicchierino, e con un atto così rispettoso, con -un viso così compassionevole, con un: — _Ca permetta!_ — così tremolo -e così buono, che lì per lì feci giuramento di non dargli mai più un -dispiacere. — No, povero Travet, ancora così mal conosciuto in Italia -anche dopo la gran commedia che t'ha dato il nome, non dirò mai più -che è stretta via Garibaldi, non taglierò mai più il _Popolo_ con le -dita, e se avrò un giorno la fortuna di conoscerti, farò uno sforzo per -parlarti il più puro piemontese che sia mai risonato sul palcoscenico -del Teatro Rossini, e non urterò alcuna delle quattro idee guardiane -del tuo cervello, anche a costo di mettere al laccio le mie.... - - * - -Peccato che non ci fosse lui.... Ma no, perchè forse, anche -commovendosi, egli avrebbe visto in quella scena un esempio di -confusione di classi, che poteva offendere nell'animo suo il sentimento -dell'ordine sociale. Ma per me fu la scena più gentile che mi -fosse occorsa mai sulla carrozza di tutti. La giardiniera s'arrestò -all'angolo di via Maria Cristina e di via Baretti, dove l'aspettava -un vecchio muratore, con la giacchetta sulle spalle, sostenuto per -un braccio da un murator giovane, che l'aiutò a salire, facendogli -qualche raccomandazione, e lo salutò, dicendogli: — In gamba! — Quello -sedette a sinistra d'una bella signorina bionda, un'adolescente precoce -dal viso di bimba, alla quale i capelli d'oro, le carni rosee, il -vestito bianco davano come uno splendore diffuso, in cui il sorriso, -ogni volta ch'ella sorrideva alla cameriera seduta alla sua destra, -pareva una luce nella luce, e rivelava il pensiero ancor fanciullesco. -L'operaio, si capiva, era stato colto da qualche male improvviso e -costretto a lasciare il lavoro: teneva ancora il cappello di sghembo -sui capelli grigi arruffati, come forse glie l'avevan messo rialzandolo -da terra; stava come accartocciato, col viso smorto e col mento sul -petto, e i suoi occhi esprimevano quel senso di tristezza scorata e -paurosa che desta ogni malore repentino in quell'età, insidiata dalla -morte. Davanti e dietro di lui c'erano signore e bambini eleganti; -sulle altre panche la solita gente varia; da ogni parte uno sventolìo -vivace di ventagli e di cappelline. A un tratto, mentre si sboccava sul -corso Vittorio, s'intese un grido. Era la signorina bionda, a cui il -muratore, preso da deliquio, aveva abbandonato il capo sulla spalla. -Il suo primo senso fu di sgomento, e scattò indietro; ma si riebbe -nell'atto stesso per sorreggere il vecchio che cadeva, e non potendo -tenerlo con le mani, lo rialzò facendo forza con tutta la persona, lo -rimise nell'atteggiamento di prima e porse la spalla al suo capo morto, -che vi ricadde su pesantemente, perdendo il cappello. Tutto questo -in un attimo. Ah, brava _tota_! Com'eran succeduti pronti sul suo bel -viso d'inglesina al terrore la risoluzione e al ribrezzo la pietà, e -com'era angelicamente bella, così, pallida dalla commozione, ma ferma -e quasi altera, con quella fronte splendida inclinata verso quella -povera testa di vecchio operaio senza vita, che s'appoggiava a lei come -a una figliuola! Il tranvai si fermò; accorsero alcuni per prendere il -malato; ma una boccetta d'essenza, ch'era passata di mano in mano, gli -aveva già fatto riaprire gli occhi e rialzare la fronte. La signorina -raccolse il cappello chiazzato di calce e glie lo rimise sul capo -con garbo, sfiorando con le sue piccole mani bianche i suoi capelli -grigi, gli riaggiustò la giacchetta sulle spalle, lo aiutò a discendere -mettendogli le palme sotto i gomiti, lo guardò mentre s'allontanava -accompagnato da due passanti, e quando il tranvai ripartì, espandendo -l'animo oppresso dalle commozioni diverse, prima sorrise ai presenti -che la guardavano, e poi ruppe in pianto. - - * - -O benedetta carrozza di tutti!... Eppure c'è chi dice corna di te e -ti vorrebbe a terra. Fu un atto d'accusa in tutte le forme, un vero -stroncamento dell'istituzione quello che fece l'ultimo giorno del mese, -in un carrozzone chiuso di via Lagrange, in cui m'aveva cacciato la -pioggia, un grosso medico panciuto e arcigno, dai capelli rossi e dagli -occhiali verdi. Egli si sfogava con un amico seduto in faccia; ma tutti -gli altri ascoltavano e se la godevano, approvando, per eccitargli -la vena. Aveva preso le mosse da un suo nipote, un giovanottone di -diciott'anni, forte come un bufalo, che non era più buono a andar da -Piazza Savoia a Piazza Venezia senza farsi tirare da due rozze. Era -una vera epidemia di pigrizia, diceva, quella che i tranvai avevano -portato nella cittadinanza. Tutti quelli che avevan dei soldi da -buttar via non camminavano più. In verità. Egli conosceva centinaia di -poltroni sani come lasche, per i quali il fare un chilometro a piedi -era diventata una delle dodici fatiche d'Ercole. — Si sfibra la razza, -positivamente; gli uni perdono le gambe, gli altri il cervello. Non -vedete i due eccessi opposti? C'è una razza di vecchi matti che per far -del moto si sciupano i polmoni e arrischian le ossa sulla bicicletta, -e un esercito di giovani che non fanno più trecento passi al giorno -coi propri piedi. È un incarognimento generale, mi scusino, è la vera -parola; e lascio stare che se si spendesse in beneficenza la metà dei -denari che si sprecano per farsi portare da una cantonata all'altra, si -darebbe del pane a migliaia d'affamati. Ma certo. I tranvai! Ma sono -un'istituzione funesta all'igiene, veicoli d'aria viziata, che hanno -soppresso la passeggiata stimolante prima del pranzo, la passeggiata -digestiva dopo cena, le camminate regolari da casa all'ufficio.... Non -vedete quanta obesità gira per Torino da dieci anni a questa parte? -Non c'è da ridere. Vi dico che cresce l'adipe in un modo spaventoso. -Si vedon delle signore di trent'anni che paion palloni, degli uomini -di quaranta che paion botti. Un incarognimento, ripeto. E chi vivrà -fra cinquant'anni vedrà passare dei carrozzoni che parranno stie piene -di galline faraone e di tacchini ingrassati per il Natale! — Tutti -ridevano. E benchè ridessi anch'io, m'inquietò nondimeno un poco il -timore di addossarmi col mio libro una parte anche minima di colpa -della futura pinguedine d'Italia. E rimasi pensieroso davanti a quella -visione comica d'un popolo di lune piene e di pancie enfiate. — Però, — -pensai, — per il popolo italiano.... c'è tempo. - - - - -CAPITOLO NONO. - - - Settembre. - -Il settembre porta sui tranvai un soffio di vita nuova. Vi comincio -a rivedere figure note di _travet_, ch'erano scomparsi, rinverditi da -un mese di licenza, signore imbrunite dai venti del mare, visi vivaci -su cui preluce la gioia del “viaggio circolare„ o della vendemmia, -e reduci dalla villeggiatura, i quali si riconoscono allo sguardo -quasi di forestieri che girano su Torino, non più veduta da un pezzo, -salutandola con un sorriso che rivela il gusto rinascente degli agi e -degli svaghi della vita cittadina, e facce esotiche di viaggiatori di -passaggio, che ad ogni crocicchio si voltano di qua e di là a guardar -la fuga delle vie sconosciute. Famiglie intere in abito di campagna, -tornanti dai bagni o dai monti per ripartire per la collina, ingombrano -le giardiniere di valigie e di scatole, tutti eccitati dal piacere del -viaggio, e spandono sulla noia dei passeggieri abituali, sonnecchianti -durante le corse obbligate per le vie polverose, un alito di frescura, -degli effluvi d'alghe e di boschi, che danno loro miraggi confusi di -ville bianche, di valli verdi e di marine azzurre. E cresce la noia -quando il tranvai riprende il suo aspetto solito per le lunghe vie -solitarie, dove non s'incontrano che pochi passanti col cappello da una -mano e il fazzoletto dall'altra, in mezzo alle lunghe file di finestre -chiuse, che par che dai vani delle persiane versino giù il silenzio -morto dei quartieri abbandonati e tenebrosi. E per i relegati nella -cinta daziaria s'aggiunge alla noia il dispetto al veder quell'eterna -collina e quell'Alpe eterna che appaiono ai capi opposti delle strade -come un invito beffardo, come una provocazione maligna. Tra questi son -io, e per giunta alla noia e al dispetto ho il rammarico di non veder -più che assai raramente, fra quel succedersi continuo di facce nuove, -che invadono la mia sala di studio ambulante, i cari attori della mia -compagnia. - - * - -I primi che rivedo, discesi freschi freschi dalla montagna col loro -idoletto, sono Taddeo e Veneranda, sulla linea solita dei viali, tutti -e due ingrassati ancora, con due facce che paiono il ritratto della -beatitudine. Sono stati venti giorni all'Ospizio di San Giovanni -d'Andorno: mi decantano il paesaggio, l'aria, l'acqua, il pane, la -cortesia della gente; ma son felici sopra tutto d'aver riportato la -bambina fiorente di salute. È, infatti, uno splendore, ed io assisto -al suo trionfo. Ritta in mezzo a loro sull'ultima panca, vestita di -rosa, coi suoi folti capelli castagni tagliati sulla fronte e sparsi -sulle spalle, coi braccini nudi segnati ai polsi di due risegoli da -lattante, essa tempesta padre e madre di domande, apostrofa i vicini, -ride e trilla agitando le manine per aria, spande tutt'intorno la luce -della sua bellezza e la musica della sua allegria. Quel visetto di -Madonna, quell'esuberanza di vita richiamano a poco a poco l'attenzione -di tutti. Si voltano prima dalla panca davanti due signorine, che le -rivolgon la parola e le carezzano i capelli; poi dalla panca più in là -si volta tutta una famiglia a guardarla e a farle dei cenni, a cui essa -risponde mandando dei baci; poi altri più distanti, ragazzi, ragazzine -e signore, attirati da quel continuo trillìo, si girano e le sorridono; -e sotto tutti quegli sguardi ammiratori, al suono di tutti quei saluti -amorevoli la piccola attrice raddoppia di vivacità, si fa più rosea e -più bella, sfavilla e trionfa come un angiolo in gloria. _Che diveniste -allor_, poveri Taddeo e Veneranda? Si danno anche nella vita dei più -oscuri di queste giornate gloriose, che rimarranno nella mente loro -fino agli ultimi anni, come raggi di sole. Un padre e una madre che -vedessero incoronare il figliolo in Campidoglio non potrebbero dar -segno d'un'ebbrezza più grande di quella che splende sulle facce -rotonde di questi due buoni pacioni, ai quali brilla una lacrima -negli occhi ed esce il fiato a stento dalle labbra tremanti, come se -la gioia li soffocasse. E fanno uno sforzo per contenersi; ma a un -certo punto la mamma non ci regge più: bisogna che si stringa al cuore -quella creatura benedetta a cui deve l'ora più bella della sua vita; e -Taddeo, per dissimulare la sua commozione, voltando verso di me il viso -raggiante sotto al velo d'un'indifferenza forzata, mi dice con voce -tremula e quasi spirante: — Pare che il tempo si sia rimesso; ma.... è -difficile.... che duri. - - * - -Il secondo che ritrovai fu il pittore, che mi saltò accanto una mattina -sopra una giardiniera di via Roma, allegro come se avesse avuto il -primo premio all'Esposizione triennale. — Già _rinurbato_? — gli -domandai. — No, — rispose, — sto ancora a Perosa; ma mi _rinurbo_ tre -volte la settimana. — Tre corse a Torino la settimana, per uno che -non aveva affari e che stava a due ore e mezzo di strada ferrata, mi -parvero molte; e raffrontando la sua nuova allegria con l'umor nero -dell'ultima volta, pensai che dovesse avere qualche forte cagione. -Gli domandai in qual modo gli fosse passata quella grande avversione -per la geometria di Torino, per le file dei cubi gialli, per le strade -tutte pari, dove gli pareva di ritrovarsi sempre alla stessa cantonata. -Mi rispose sorridendo che era passata; ma in qual modo, non disse. — -È l'antipatia per le figliole di Borea, per gli angioli d'alabastro, -per le signorine tutte ritagliate con un solo giro di forbici sopra un -foglio ripiegato in cento? — Ah! — rispose, — era un brutto periodo per -me.... Tutti ne hanno. Ma ora.... tutto è cambiato. — - -— Ha dunque rinunciato alla ricerca coniugale sui tranvai? o ha già -trovato? - -Si mise a ridere, colorandosi un poco alla sommità delle guance, -e cambiò discorso subito, affollando le parole. Aveva rinunziato -definitivamente a scoprire il mistero della signora delle coincidenze. -— Ah, è più forte di me! — disse. — Non ce la posso! — E mi raccontò -che un giorno, incaponito, aveva voluto tenerle dietro a ogni costo. -Trovatala sulla linea dei Viali, l'aveva vista scendere all'imboccatura -di via Cristina e salire sul tranvai di Ponte Isabella; ed era sceso -e salito anche lui; ma, arrivata in piazza Cavour, quella era scesa, -e aveva preso il tran vai della barriera di Casale; e lui giù e su -da capo; e lei giù per la terza volta in piazza Vittorio Emanuele, -dov'era rimasta a aspettare il tranvai di Vanchiglia; e giù lui pure ad -aspettare lo stesso tranvai a venti passi di distanza; ma all'arrivo di -questo, vedendo ch'essa lo lasciava passare, benchè ci fosse posto, per -aspettare il successivo, egli aveva finalmente desistito dall'impresa -e se n'era andato via, con la curiosità in corpo, più arrabbiata di -prima. - -Durante una di quelle corse, appunto, le aveva visto aperto fra le mani -uno di quei piccoli album da dieci centesimi, della casa di pubblicità -del Massarani, nei quali sono segnate in rosso, sul tracciato delle -strade, tutte le linee di Torino, ed essa l'andava sfogliando e -osservando pagina per pagina, come un ufficiale di Stato Maggiore che -studi la carta topografica delle grandi manovre. Chi sa che vasti piani -di strategia tranviaria, che intricate combinazioni andava escogitando, -di corse e di controcorse e di finte mosse e di giri viziosi, e chi -sa mai con che scopo, e per forviare chi, e per riuscire dove? Mistero -profondo! Era meglio non pensarci più; l'impresa era disperata. - -Ma mentre diceva questo io vedevo bene che pensava ad altro, che aveva -in cuore una contentezza a cui quel racconto serviva come il ventaglio -alle signore per nascondere certe espressioni involontarie del viso. -Tra una frase e l'altra guardava di qua e di là tutti i tranvai che -passavano vicino o lontano, aguzzando gli occhi, come se in ciascuno -ci potess'essere qualche persona ch'egli cercava; e il suo aspetto -e i suoi modi eran quelli di chi ha un pensiero bello e felice che -s'intromette in tutti i suoi pensieri, un'immagine a cui parla in -segreto anche parlando ad altri d'altre cose, e che danza tra lui e -tutti gli oggetti come i globi di fuoco che vediamo per aria dopo aver -fissato gli occhi nel sole. - -A un certo punto non mi potei più tenere e gli dissi ex abrupto: — -Andiamo, a che serve fingere? Mi dica la verità. Lei _ha trovato_, e -non mi vuol far la confidenza per timore ch'io la metta nel mio libro. - -Questa volta diede in un ridere così forzato e stonato che tenni per -certo d'aver colto nel segno. Sì, il timore soltanto di esser messo -in stampa lo tratteneva dal farmi la confessione. E continuò a dir -di no, scrollando il capo e sorridendo, e guardandosi la punta d'uno -stivaletto, come se ventilasse in cuor suo se doveva persistere a -negare o sfogar la sua voglia di dirmi tutto. — Ebbene.... — cominciò. - -Io porsi l'orecchio per ricever la confessione. - -— Ebbene.... no — disse ridendo — se fosse vero.... cioè, quando sarà -vero, lo dirò a lei prima che a ogni altro; ma.... non è ancora. - -— Il suo _non è ancora_ è una traduzione traditrice di _è già_. Non -mi può dire almeno la linea su cui l'ha veduta la prima volta? È un -indizio così vago! - -— Ebbene.... la linea del Ponte Isabella. - -— Carrozzone chiuso o giardiniera? - -— .... Carrozzone chiuso. - -Ed era tanto rimbambinito nella sua passione che, detto quello, mi -guardò con una certa diffidenza, come se io avessi già tanto in mano -da poter scoprire la persona. — Non importa, — gli dissi — le assicuro -che la scoprirò prima che lei si confessi. — E mentre scendeva, gli -domandai se fosse proprio preso sul serio. - -Egli mi mise una mano sulla spalla e la bocca all'orecchio e con -un accento di passione di cui non l'avrei mai creduto capace, così -inaspettatamente caldo e profondo che mi diede una scossa: — Ah! — -esclamò — da perderne la testa! - -E messo il piede a terra, mentre il tranvai ripartiva, si voltò da -un'altra parte per nascondermi la vergogna d'essersi tradito così, da -quel buon fanciullone ch'egli era. - - * - -E finalmente, dopo tre mesi e più, riecco una mattina donna Chisciotta, -che esce quasi di corsa dalla Stazione di Porta Susa e sale sul tranvai -della barriera di Casale, tirandosi dietro tre marmocchi e un facchino -carico di roba, tutta infiammata nel viso, con un cappellino bellicoso -messo alla diavola e un panierino alla mano, dal quale spuntano delle -ciambelle. Dove aveva preso quei tre piccoli mobili, dalla testa -rapata, vestiti tutti a un modo e puliti come specchi, ma visibilmente -di razza povera, che le stavano appiccicati e le sorridevano come a -una mamma? Che ne avesse fatta “qualcuna delle sue„ lo indovinai alla -prima; ma per capire di che specie fosse dovetti aspettare ch'essa -attaccasse conversazione con una vecchia signora, che la interrogò per -indiretto, accarezzando i bimbi, e guardando lei curiosamente. I due -maschietti, disse, s'eran rimessi bene; bastava guardarli in viso; ma -la bimba non era migliorata gran che. Le bisognava una cura lunga, e -per questo ella si sarebbe intesa con sua madre, a cui la riportava. -E si diffuse in particolari sulla malatina, fissando ogni tanto su -quel visetto pallido l'occhio inquieto e amoroso, come se volesse -colorirlo con lo sguardo. In fine, capii che erano poveri ragazzi mezzo -rachitici, di tre famiglie diverse, ch'essa aveva presi in tre soffitte -della propria casa, e portati per venti giorni in Val Sesia, nella sua -villa, dove da vari anni manteneva ogni estate, a spese proprie, una -piccola _colonia alpina_ di bimbi gracili. E poichè la vecchia signora -la lodò, dicendole dolcemente che se tutte le signore avessero fatto -altrettanto, migliaia di ragazzi poveri avrebbero riacquistato la -salute, essa respinse la lode, scrollando il capo, rattristata tutt'a -un tratto, sconfortata dal pensiero della propria impotenza, della -povertà dei suoi sforzi solitari di fronte all'immensità dei bisogni, -alla moltitudine innumerevole dei bambini malaticci che rimangono in -città nei mesi caldi a bere l'aria avvelenata di stamberghe sudicie -e oscure. E ripeteva, certo senza saperlo, il grido del Tolstoi: — -Che cosa fare? Ma! Che cosa fare? — con un accento così caldo e così -doloroso, da far comprendere che quel pensiero le soffocava in cuore -ogni soddisfazione dell'opera buona compiuta; e anche più del suo -accento lo dicevano aperto i suoi grandi occhi neri e sporgenti che, -nel fissarsi su quei tre visi, esprimevano una pietà scontenta, un -amaro rammarico che fossero così pochi, tre! tre soli, e non trenta, -e non trecento, e non trenta mila, come la sua ardente carità avrebbe -voluto. — Ma! Che cosa fare? — Fui a un punto dal risponderle: — Quello -che fai tu, intanto, o anima bella! — Ma vedete un po': questa risposta -così gentile e rispettosa, se glie l'avessi fatta davvero, anche col -_lei_, m'avrebbe valso una presa d'impertinente o di matto; tanto -le convenienze fittizie, nel commercio sociale, fanno a pugni con la -sincerità e con la poesia! Ma poichè la risposta glie la posso dar con -la stampa, _imprimatur_. - - * - -Per vari giorni non ritrovai più altri; ma in compenso, raccogliendo -dei frammenti di discorsi nei carrozzoni e nelle giardiniere, feci -la scoperta d'una nuova famiglia d'originali: gli sbeffatori della -villeggiatura e dei villeggianti: cittadini che, trovandosi bene a -Torino anche nel cuor dell'estate e preferendo il _Caffè romano_ e -le corse serali in tranvai a tutte le delizie campestri, si burlano -di tutti quegli imbecilli, i quali, per ubbìe igieniche o per -ostentazione di signoria, rinunciano a tutti i comodi della città e -si vanno a rintanare in bicicocche solitarie, anche in rasa pianura, -dove arrostiscono dal caldo e cascano a pezzi dalla noia. Giorni fa -era un grosso signore sbracato che canzonava con molt'arguzia certe -famiglie, le quali dalla villa tempestano di lettere supplichevoli gli -amici lontani perchè vadano a sbattere con una visita la malinconia -mortale delle loro giornate, e quando uno ce ne casca, lo accolgono -con tale espansione di gratitudine da moverlo a compassione della -loro esistenza. Avantieri era un impiegatuccio rinfichito che si -rallegrava della stagione pessima pensando ai villeggianti di montagna, -i quali, sorpresi dal freddo precoce, condannati alla reclusione -dalla pioggia, devono covare il fuoco come in gennaio, per giornate -eterne, sospirando amaramente Torino, rabbiosi di non aver il coraggio -di ritornarvi. E ieri sera, da un vecchietto elegante, con la bocca -tutta da una parte, intesi mettere in burletta una famiglia che, per -la vanità di farsi credere in campagna, tien tutte le persiane chiuse -e non esce che di notte, menando una vita miseranda e vergognosa di -malfattori braccati dalla polizia. Non tutti, peraltro, sentono il -bisogno feroce di condire il proprio piacere con rimmaginazione del -dispetto altrui. Trovo sul tranvai delle facce ilari di giubilati -che si godono l'estate con tutti i sensi, nuotando voluttuosamente -nel caldo addormentatore dei loro incomodi, contenti della città meno -affollata e meno rumorosa, e delle giornate lunghe che dimezzano il -tormento dell'insonnia, riavuti dal sole come le biscie. Fra questi è -il mio buon veterano, il quale, uscendo una mattina dal suo numero 43, -sale sulla giardiniera di via Garibaldi con Ciuchetto fra le braccia, -e mi rivolge la parola amichevolmente, con quell'effusione allegra e -verbosa che dà ai vecchi il sentimento insolito della piena salute. E -sta bene davvero, e sarebbe pienamente felice se il suo piccolo amico -non avesse avuto una zampa sciupata dalla ruota d'un carretto; per -cui da una settimana egli è costretto a portarlo in braccio a “prender -aria.„ Povero vecchietto! Sentendosi forte, ha fatto uno sproposito: -una gita ai laghi d'Avigliana, con biglietto d'andata e ritorno, tutto -solo, e ne è tornato soddisfatto, niente stanco. E poi è contento -dei “grandi onori„ con cui è stato ricevuto da Makonnen il Nerazzini, -_uomo di testa_, che dà a sperar bene dei negoziati, ed esprime tutta -la sua gioia di devoto monarchico per il matrimonio del principe di -Napoli, e una tenerezza paternamente ammirativa per la principessa; — -_bella persona, bella persona_. Parla di questo matrimonio come d'un -avvenimento ch'egli avesse bisogno di vedere per viver tranquilli -i suoi ultimi giorni e chiudere gli occhi in pace. — Se mi guarisse -presto questo qui! — dice poi, accarezzando il cane, che mugola dalla -gratitudine e tira a leccargli il viso. — Creda, è stato un _dispiasì -gross_. È l'ultimo amico del povero vecchio. Già, non si scherza: son -settantotto e mezzo, sa lei? Del resto, non mi lamento. Digerisco bene -da un tempo in qua, e non tutti, all'età mia, possono dire altrettanto. -Giusto, ci ho un vecchio camerata, che non sta punto bene. Vado ora a -trovarlo. Questo tranvai mi porta proprio sull'uscio. Gran comodità, -non è vero? Con queste belle giornate, in special modo. Lei scende -già? Ah no, badi; non scenda fin che sia fermo. _Si ha un bell'esser -giovani_, una disgrazia è presto accaduta. Così, grazie, e altrettanto. -Buona passeggiata. _Cerea._ — È felice! O anima umana, mal paga del -mondo, assetata dell'Infinito, e contenta di così poco! - - * - -Faccio un'altra scoperta, di natura opposta alla precedente e ristretta -al solo bel sesso: quella d'uno stato d'animo che si potrebbe definire: -la _musoneria settembrina_. Vedo sui tranvai molti visi di signore e -di signorine di cattivo umore, come tormentate da un dispetto sordo -e immobile, che traspare dagli occhi fissi e guizza sulle labbra -strette; e ne leggo la cagione nelle occhiate oblique che, al passar -vicino alle stazioni, lanciano sulle signore in abito da viaggio, a -piedi e in carrozza, che vanno dal lato della partenza, con un gran -corredo di cappelliere e di borse. Ah, esse non appartengono, no, alla -famiglia degli sbeffatori della campagna. Sono mogli e figliuole di -poveri borghesi, ai quali la professione o la borsa vietano le dolcezze -del “silenzio verde„, sono condannate e non rassegnate al domicilio -coatto cittadino, rabbiose contro Torino, e contro la schiavitù o la -pitoccheria coniugale o paterna, e contro le amiche partite, di cui -prevedono, al ritorno, gli sguardi trionfanti e le interrogazioni -compassionevoli. Come s'indovina tutto quel che mulinano quelle piccole -teste fiorite durante le lunghe corse delle giardiniere! È il mese -dei viaggi, delle gite alpestri, delle regate sui laghi, delle feste -d'addio nelle case di bagni, delle chiassose scarrozzate da villa a -villa, rallegrate d'incontri inattesi e d'ardite galanterie e di dolci -colloqui nell'ombra e d'una gioconda libertà spensierata che la città -coi suoi mille occhi aperti e la casa con le sue mille piccole cure -non consentono. Tutte queste visioni danzano davanti a quegli occhi -socchiusi che guardan lontano, al di sopra delle teste ciondolanti dei -cavalli, in fondo ai viali lunghissimi e bianchi, l'orizzonte velato -dai vapori estivi. E dietro a quelle fronti accigliate si preparano -intanto le allusioni amare, le satire coperte, le rampogne, che -ricadranno all'ora di desinare e di dormire, in suono di lamento o di -condanna, sulle spalle d'un infelicissimo, ridotto ad aver paura della -tavola e del letto come di due macchine di tortura. In verità, vedo dei -bei visetti in cui la musoneria settembrina è così dura e provocante -che, quando salgono o scendono, mi scanso con timore, come si fa con -quegli spadaccini attaccalite che cercano un pretesto per bucar la -pelle al primo venuto. E sono alle volte molte insieme, son giardiniere -cariche di rancori coniugali, di polvere da guerra domestica, nelle -quali mi piglia un malessere come a viaggiare in un treno che porti -delle sostanze esplosive. E toccano anche a me degli sguardi ostili -che dicono: — Devi essere anche tu uno di quei mariti aguzzini che -fanno spasimar la moglie in città nel mese di settembre; — e se mi par -qualche volta che uno di quegli sguardi s'addolcisca incontrando il -mio, la mia vanità è castigata subito da uno sbadiglio mal frenato, che -mi dice in faccia: — Ooooh.... non s'illuda; mi secca anche lei. - - * - -Eppure, anche sul tranvai, aiutandosi un po' con la fantasia, si può -goder la campagna. Io ci fo delle escursioni piacevolissime. Percorsi -per la prima volta tutta la linea della barriera di Lanzo, e fu per -me un vero viaggio di scoperta: l'osservatore s'ingrandisce il mondo. -Passato il ponte sulla Dora e svoltato da via Ponte Mosca sul largo -corso Emilia, si sente come il piacere dell'uscir da una folla: il -respiro, lo sguardo, il pensiero più libero, un rasserenamento dello -spirito che mette voglia di cantare. Attraversata la strada ferrata -di Lanzo, non par più di essere a Torino. La città, a poco a poco, -si traveste di gran signora in borghesuccia di campagna, spianando la -fronte e prendendo un aspetto placido e ingenuo. Le case diradate si -parano di lenzuola e di pezze di bimbi, come per il passaggio d'una -processione; le botteghe sporgon fuori le insegne di cent'anni fa; le -piazzette si congiungono con gli orti, le vie laterali si stringono in -viottole che si perdono nel verde ai campi, e si va fra lunghi muri -di cinta d'officine e di ville solitarie, fra assiti di giochi di -bocce e larghi fossi, dove corre l'acqua fino agli orli, cantando la -ninna nanna alla via che sonnecchia. Poi appaiono i primi terrazzini -di legno, con le scale di fuori, le prime aie, i primi usci a cui -è attaccata l'immagine d'un Santo da un lato e dall'altro un avviso -della Prefettura; e qua e là vacche pascolanti, bimbi arsi dal sole e -donne coi piedi scalzi; e in ogni parte una quiete, un silenzio, che -il rumor del tranvai, dov'è con me un solo passeggiere addormentato, -vi echeggia ed empie l'aria come lo strepito d'una corriera in -un villaggio deserto. E là veggo scritto sopra un usciolo chiuso: -_Teatro Gianduja_, e trovo degli annunzi in stampatello d'altri teatri -sconosciuti: _Teatro della barriera di Lanzo, Teatro Manzoni_; nel -quale si rappresenta _Kean, sublime capolavoro di Alessandro Dumas_. -O che malinconia è questa che mi salta addosso tutt'a un tratto di -venirmi a chiudere in una di quelle piccole case dormenti, pure sapendo -che ci vivrei di tristezza, anzi appunto per viverci così, per sentir -più profondamente la solitudine sul confine della città rumorosa? -Tentazioni nere di soldato imbelle della vita! Ma questi pensieri volan -via alla barriera, dove la piccola stazione della Madonna di Campagna, -il sobborgo arioso che mi s'apre di fronte, e il via vai delle guardie -daziarie, dei carrettieri e delle donne in mezzo ai carri e ai banchi -di frutta e sull'alto cavalcavia della strada ferrata, mettono una -vita, una gaiezza di movimento cittadino e di lavoro campestre, che -m'entra nell'animo. Discendo per aspettare che si riparta, m'affaccio -per curiosità all'uscio d'un carrozzone senza finestre, e là dentro, -in un gruppo di fattorini e di cocchieri pasteggianti allegramente in -mezzo alla batteria dei canestri, riconosco il giovane dantista, che -sgranocchia una frittata col tegame in mano, e che, appena vedutomi, — -Oh diamine — esclama; — come mai è venuto fin qua, ai confini del mondo -abitato! Guardi, guardi che bella sala da pranzo.... - - e come il pan per fame si manduca. - - * - -Il tranvai s'era già mosso quando lo fece fermare un operaio che veniva -dalla parte di Madonna di Campagna, barcollando e brontolando, con la -testa ciondoloni. Ci mise un bel pezzo a salire e si lasciò cascare -sulla panca come un sacco. Allora soltanto riconobbi _Desbottonass_, -che si doveva essere sborniato in qualche osteriaccia dì fuor di porta, -impolverato da capo a piedi, coi capelli sulla fronte, una cicca in -bocca e la cravatta sciolta. M'accorsi subito che in quei due mesi -caldi trascorsi dopo l'ultimo nostro incontro la briachite cronica -aveva fatto in lui dei guasti terribili. Mi fissò un momento con gli -occhi imbambolati; ma non mi riconobbe. Si capiva dal modo come girava -intorno lo sguardo irritato che aveva una gran voglia di attaccar lite. -E l'occasione era bell'e pronta. - -Quando il fattorino dantista sì presentò a domandargli: — Da due o -da tre! — egli stette un po' pensando, e poi bofonchiò: — _Mi voo a -la Crocetta_; — e senza dubbio s'era fissata quella meta lì per lì, -senza un determinato proposito, per quella smania che hanno i briachi -d'andar lontano, alla ventura, verso osterie sconosciute, per allargar -l'orizzonte della sbornia. - -— Allora, — riprese il fattorino — da tre. - -L'uomo tirò fuori lentamente un soldo dalla tasca dei calzoni e glie -lo mise nella mano; poi, dopo aver molto frugato in un'altra tasca, ne -tirò fuori un altro e lo aggiunse al primo; e punto. - -— Per la Crocetta son tre — ripetè il fattorino; — ancor uno. - -Quello scattò. — Ma che tre! _Questa l'è nœuva!_ E perchè tre?... _Mi -ne paghi duu.... Mi n'hoo semper pagaa duu_.... - -E insistendo il fattorino, egli si voltò verso un signore che aveva -accanto, e gli dimandò col viso sul viso: — _E lù, ch'el disa, quanti -ghe n'ha pagaa lù?_ - -Il signore rispose che n'aveva pagato due. - -— _Ah! el ved donca.... e perchè lù duu e mi trii? Oh questa l'è ona -bella giustizia!_ - -— Ma il signore, — gli osservò il fattorino, — va soltanto fino a -piazza Carlo Felice, e fa due soldi; lei va a capo linea, e fa tre. - -— Ma che capo linea! _Mi g'hoo minga ditt a capo linea!... Mi disi la -Crocetta.... Soo nanca coss'el sia el capo linea.... El regolament el -dis: — Duu!_ — e il resto son mangerìe. - -E seguitò un pezzo, smozzicando le parole fra i denti e la cicca, -declamando, apostrofando ora l'uno ora l'altro dei passeggieri. Non era -chiara? Chiedevano di più per intascarli; era una camorra impiantata -per spogliare il popolo; tutti parenti di Casa Mangioni. Il fattorino -tentò ancora di persuaderlo, un po' sul serio, un po' ridendo; ma dovè -smettere per andar da altri, e passandomi accanto mi disse piano: — Ha -visto che tipo? A momenti lo piglio _per la cuticagna_; non c'è altro. -— Poi ritornò da lui e ricominciò la prova. - -Ma quello non gli badava, inveiva contro un biciclista che accompagnava -da un lato la giardiniera, come un cavaliere di scorta a una carrozza, -discorrendo tranquillamente con un passeggiere suo amico, seduto -all'estremità d'una panca. Quell'accompagnamento in bicicletta, non -so perchè, pareva a _Desbottonass_ un abuso enorme, una intollerabile -mancanza di rispetto alla “compagnia„. Gridava al biciclista che se -n'andasse per i fatti suoi, che _l'era minga permess_, ch'egli non -aveva mai visto un'impertinenza simile.... Poi, tutt'a un tratto, balzò -in piedi, e appoggiandosi alla spalliera davanti come a una tribuna, -gridò ai baracconi di Porta Palazzo: — _Mi sont de l'opposizion!_ — e -ripiombò sulla panca. - -Dopo un po', il fattorino ricominciò a ragionarlo, e pareva già quasi -persuaso, quando in piazza Carlo Felice, essendo salito accanto a lui -un signore che pagò due soldi per la Crocetta, egli mise un grido di -trionfo: — _Ah! el ved donca.... quest chi el và a la Crocetta e ne -paga duu.... Ma se 'l disevi!... E mi trii, eh, fiœui de cani, e mi -trii? E perchè mi trii?_ - -— Ma il signore è salito qui, — rispose il dantista, — e lei ha già -fatto due terzi di strada. Animo, tiri fuori il soldo; vuol obbligarmi -a chiamar le guardie? — E, ripassandomi accanto, mormorò: — _O sovra -tutte mal creata plebe!_ Veda con che razza d'animali abbiamo da fare! -— mentre che l'altro continuava a barbugliare: — _La reson l'è la -reson.... el regolament l'è el regolament_.... E ben venga la forza.... -_Se se paga duu, se paga minga trii. Oh fiœu d'on todesch!_... - -Come sia andata a finire non so; l'uomo tornava a dichiarar -solennemente di appartenere all'_opposizion_ quando io discesi dalla -giardiniera, rattristato d'aver ritrovato un gran tratto più giù sulla -china dell'abbrutimento quell'operaio che doveva esser stato buono, -onesto e intelligente; turbato dal pensiero che tutti gli sforzi coi -quali si combatte il vizio orribile non ne impediscano in alcun paese -l'incremento mortale; oppresso dal dubbio che ogni lotta col mostro -debba riuscire inutile, che l'umanità sia sospinta come da una condanna -fatale ad un segno, da cui l'immaginazione rifugge atterrita.... - - * - -Son queste le linee ed è questo il mese in cui più sovente si fanno -lunghi tratti di corsa senza compagnia o con un compagno unico; nel -quale occorre spesso d'osservare l'espressione d'un sentimento curioso, -somigliante a quello che si prova in certi giardini o sale splendide -di grandi palazzi, quando vi si è soli: l'illusione fugace della -padronanza, la compiacenza immaginaria della ricchezza e del fasto. Si -vedono di questi passeggieri solitari, contenti e alteri d'esser tirati -per mezzo miglio da due cavalli che paiono correre per loro soltanto, -con un cocchiere davanti e un fattorino di dietro, che hanno l'aria -d'esser lì al loro servizio esclusivo; e si leggono sul loro viso dei -soliloqui fantastici di gran signori. Dove si potrebbe comprare per -dieci centesimi un altro così dolce diletto della fantasia? E sono -anche i tratti di strada in cui fattorini e cocchieri, liberi dal -pubblico e felici di quella breve libertà, chiacchierano, solfeggiano, -fischiano, salutano allegramente i colleghi che passano sugli altri -carrozzoni vuoti, e si lanciano a vicenda frizzi e saluti; nei quali -si manifesta quella familiarità fanciullesca che stringe tutti coloro -che hanno comuni occupazioni e noie e argomenti di riso, di lamento e -di critica, siano essi deputati o soldati o commedianti o collegiali. -Sono gli “incerti„ piacevoli, le ore di ricreazione di questi poveri -servitori di tutti; durante le quali, se gli riesce d'agguantare -qualche ascoltatore, il fattorino Carlin vuota con un gusto matto il -sacco di una intera settimana. Lo feci parlare per un pezzo in una -di queste corse solitarie, e compresi meglio che mai quale strana, -mostruosa confusione tutte quelle varie notizie di politica, di -scienza, di viaggi e di avvenimenti pubblici, ch'egli attinge giorno -per giorno dalle gazzette o dai discorsi dei passeggieri, possano -produrre nel cervello d'un uomo del popolo, in cui alla mancanza -della cultura necessaria a comprenderle e a coordinarle s'unisca un -certo ingegnaccio naturale e un'immaginazione vivace. In pochi minuti -accennò e commentò tutti i fatti principali del mese, collegandoli coi -più bizzarri ragionamenti e tirandone le più stravaganti deduzioni -che si possano immaginare. Nei terremoti dell'Islanda e di Messina, -nelle inondazioni del Ferrarese e nel ciclone di Messina egli vede -gl'indizi di qualche cosa di guasto nella macchina del mondo, i segni -coordinati d'uno sfacelo universale, che lo impensieriscono seriamente. -— Che cosa accadrà? E tutta questa gran scienza non può proprio far -nulla per prevenire quello che sta per accadere? — Poi si lancia d'un -salto nella politica con la mancanza assoluta, propria dei bambini e -degli uomini incolti, di quel pudore intellettuale che impedisce a noi -di saltar da un argomento importante ad un altro, per non mostrare -d'aver esaurito sul primo tutte le nostre idee e d'essere incapaci -d'insistere a lungo in un solo pensiero. Si è varata alla Spezia la -corazzata _Carlo Alberto_ e a Sestri l'incrociatore _Colon_, destinato -alla Spagna; dunque c'è un'alleanza della Spagna con l'Italia. Si parla -del trattato italo-tunisino: dunque una nuova triplice: l'Italia, la -Spagna e la Francia. Contro chi? E poi un altro salto. Quel Nansen che -ritorna, tanto festeggiato, a Cristiania, ha scoperto un nuovo mondo, -non è vero? Si discorre in questi giorni della scoperta dell'oro nella -Nuova Zelanda: ecco la scoperta del Nansen: un mondo pieno di tesori. -Ed ecco, forse, perchè i Sovrani russi si dirigono verso la Danimarca e -la Norvegia, che son da quelle parti: per accaparrarsi l'oro pei primi: -è chiarissima. E tirò via in questo modo, fabbricando ogni specie di -castelli informi coi materiali disparati e monchi che s'ammucchiavano -nel magazzino semioscuro della sua testa; ed io, visto che le mie -spiegazioni non facevan che accrescere il disordine dei suoi concetti, -pensavo sospirando, senza più interromperlo, che fin che le migliorate -condizioni dei lavoratori non aprano a tutti gli adulti la scuola, ci -sarà sempre nel mondo la stessa quantità d'ignoranza, o una ignoranza -idropica di idee dimezzate e confuse, nella quale è forse più difficile -d'innestare un'idea netta che nei cervelli vergini d'ogni coltura. - -Maraviglioso Carlin! Il suo cervello è in uno stato permanente di -ebullizione, e ci bolle un po' d'ogni cosa; ma son pur sempre i sogni e -i propositi di guerra quelli che gli vengon su più di frequente. Altri -seicento armeni macellati a Karput! Ma quando finirà questa storia -_infama_? — Ah giuraddio! — esclama, stringendo il pugno. — Andar là -coi nostri “colossi marini„, correre tutte le rive maledette, e bum -e bum e bum, far saltare in aria e bruciare ogni cosa fin che non -resti un brandello d'un turbante sulla faccia della terra! — E detto -questo, dà di mano al suo taccuino e segna i biglietti con un viso -risoluto come se facesse il conto dei cannoni occorrenti all'impresa; -poi, rimesso il taccuino nella borsa, si pianta sulla piattaforma -con le braccia incrociate e con gli occhi fissi all'orizzonte, -nell'atteggiamento d'un ammiraglio che spia dal ponte della corazzata -le fortezze nemiche. - - * - -E qui mi toccò un periodo (non il primo nel corso dell'anno) -somigliante a quei numeri di giornali della stagione morta, nei quali -non si trova da cima a fondo un cencio d'articoletto o di notizia, non -una riga di cronaca, non una parola che c'importi un'acca, come se la -vita del mondo, che il foglio rispecchia, fosse sospesa. Chi non ha -esperimentato sui tranvai di questi periodi morti? Per vari giorni non -ci trovate un uomo singolare, una donna bella, un bambino attraente; vi -son tutti sconosciuti i passeggieri come se la popolazione della vostra -città si fosse barattata con quella d'un'altra; tutti frontespizi -nuovi, per uno strano caso, gl'impiegati; e nè un accidente, nè un -discorso, neppure un inconveniente di servizio, nulla assolutamente che -rompa l'uniformità delle vostre corse, come se la gioventù, l'amore -e l'allegria avessero abbandonato l'“istituzione„ vecchia decrepita -oramai, e sul punto di morire alla sua volta, come gli omnibus di -antica memoria. Non vidi altro di notevole che una giardiniera, sulla -linea di San Secondo, tutta occupata da povere vecchie dell'Ospizio di -Carità, per le quali era il giorno settimanale d'uscita, vestite tutte -di grigio e curvate come da un vento che soffiasse dietro, e sopra -quella carrozzata di secoli, segnati sui visi da migliaia di rughe, -un grande annunzio arcato, in cubitali caratteri bianchi su fondo -azzurro, che diceva: — _Biblioteca romantica Sperani_. — Finalmente, -una domenica, trovai sulla linea di Madama Cristina il buon falegname -propagandista, con la sua eterna giacchetta di velluto stinto, stretto -in un vivo colloquio con un fattorino tarchiato e barbuto, dalla testa -enorme, piccolissimo di statura, che gli arrivava appena con la fronte -alle spalle. - -Al primo sguardo indovinai che lo stava catechizzando, e pensai che -fosse una sua consuetudine di valersi di quelle ore morte del servizio -per portare il verbo tra gl'impiegati del tranvai. Appena mi vide, in -fatti, mi venne accanto, e m'accertò che non m'ero ingannato: egli -faceva delle corse apposta per predicar la sua fede a fattorini e -a cocchieri, e n'avea già convertiti parecchi. Soltanto quello là, -quella specie di nano irsuto, che non rideva mai, era duro e resistente -come un masso, per motivo di quattro palmi di mota e di sabbia che -possedeva sulla riva del Tanaro, dalle parti d'Alba: una proprietà -ridicola, che spariva ogni tanto sotto l'acqua e che non gli rendeva -la croce d'un centesimo; ma che aveva piantato nel mezzo, come un -albero di bastimento naufragato, un grande faggio, da cui egli sperava -di ricavare, abbattendolo, una sessantina di lire. — È un uomo che -capisce, — mi disse — non è mica corto di comprendonio.... Seguita il -mio ragionamento: da una cooperativa di produzione, di consumo e di -mutuo soccorso a un gruppo di cooperative di corporazione, e poi a un -gruppo di gruppi, e via via, dai comuni alle province, dalle province -a tutto il paese. L'idea gli piace e si capacita. Soltanto, quando si -passa dalla proprietà industriale a quella della terra, ecco che gli -si drizza davanti l'albero, e lui ci s'attacca, e non c'è più verso di -smoverlo. — Quell'albero era per il fattorino l'ultimo e invincibile -argomento in contrario all'Idea; il fusto di quel faggio si cacciava -in mezzo ai congegni della nuova gigantesca macchina sociale, che pure -egli ammirava, e ne arrestava di punto in bianco il movimento enorme, -sconquassando ogni cosa. E mentre il falegname diceva questo, fissando -per di dietro il fattorino che s'era scostato, io capivo che col -pensiero egli non vedeva la persona, ma l'albero maledetto, il supremo -impedimento alla sua conquista, il grande nemico, e che escogitava -il modo di abbatterlo facendo un lavorìo vivace dell'immaginazione, -visibilissimo nei moti impazienti delle dita, con cui si tormentava -il barbone rossastro e stropicciava un pacco d'opuscoli che teneva -in mano. Gli domandai dove andava: mi rispose, battendo la mano -sugli opuscoli, che andava a distribuirli all'estremità di Borgo San -Salvario, dove degli amici l'aspettavano. E quell'idea gli risvegliò -tutt'a un tratto un ricordo, che gl'illuminò il viso e gli fece -dare una risata; il ricordo d'un suo trionfo, d'uno di quei tiri -fortunati ch'egli faceva alle autorità, e che erano la sua gloria. Oh, -un'avventura impagabile. La polizia aveva fatta un'apparizione nella -sua bottega, sospettando ch'egli ci tenesse un deposito d'opuscoli -proibiti. Di roba proibita egli non ci aveva nulla e nemmeno di roba -permessa, perchè i libri e i giornali non li teneva lì; e strizzò -un occhio. Il brigadiere aveva adocchiato e frugato per tutto senza -trovare il più piccolo pezzo di carta stampata. Ma proprio sulla -parete di fronte all'uscio era attaccato un gran _Calendrier de l'an -1896_, nel quale era segnato a ogni data, con una parola fiammante -di commento, un avvenimento socialistico. Il brigadiere ci aveva dato -un'occhiata e, credendolo un calendario innocuo, era passato oltre e -se n'era andato via, salutando lui con buona maniera. Ah, che farsa! -A quel ricordo lo assaliva una ilarità irresistibile, una gioia -come s'egli avesse fatto all'autorità uno di quei tiri magistrali, -superbamente buffi e temerari ad un tempo, che rimangono nella -storia delle grandi astuzie rivoluzionarie, a perpetuo ludibrio delle -tirannidi. E ne rise per un pezzo fregandosi le mani e rinsaccando -il capo nelle spalle. Poi si fece serio ad un tratto per parlarmi -del congresso femminista internazionale di Berlino, perchè era pur -sempre la questione della donna il primo dei suoi pensieri; e a questo -proposito mi fece vedere sopra un taccuino logoro certe sue sentenze -contro la pornografia, scritte con la matita, in carattere minutissimo. -In fine, quando discesi all'angolo del Corso Valentino, porgendomi la -sua grossa mano, mi disse all'orecchio, con quel suo vocione di basso: -— Ora ritorno all'albero.... Oh, ci lavorerò anche sei mesi, ma lo -butterò giù.... Glielo farò sapere. — E dalla piattaforma, quand'ero -già sulla strada, mi fece ancora, ridendo e strizzando un occhio, -l'atto di chi vibra un colpo d'accetta in un tronco. - - * - -Due giorni dopo, sulla linea di Nizza, cascai sopra Tempesta. Ecco un -soggetto che il buon falegname non convertirà mai. Era in un periodo -di furor nero contro le biciclette per via d'un caso occorsogli la -settimana addietro: d'un biciclista avventato che, volendo attraversare -il binario al sopraggiungere del tranvai, era stato urtato dal -parapetto anteriore e buttato a terra con le gambe in aria. Il danno -e il malanno eran stati tutti dalla parte sua: la macchina in pezzi, -la testa fessa e uno spavento maiuscolo, senza neanche la consolazione -di poter gridare un — _Si prutesta_ — come quel tale della banda di -Cécina, nel sonetto del Fucini. Eppure Tempesta n'avea perso i lumi, -come se avesse fatto lui il capitombolo. Da una settimana, mi disse -il fattorino, non sbolliva più. La vista d'una bicicletta gli faceva -erompere dalla gola dei fasci di saette. E quel giorno pareva che i -biciclisti si fossero dati convegno in via Nizza per tafanarlo. Egli li -vedeva spuntare in fondo alla strada a una distanza incredibile, come -i gauchos vedono i nemici all'orizzonte della pampa, ne accompagnava -la corsa con un monologo imprecatorio, li apostrofava al passaggio, -e quando qualcuno correva per un tratto accanto alla giardiniera, -squadrava con la coda dell'occhio le ruote, stringendo i denti, come se -si rodesse di non poterci dare delle pedate. Lo irritavano in special -modo i biciclisti attempati. — Passa via, _vei balotta_! — Scendi giù, -vecchio deposito! — Che il diavolo ti porti te e il tuo _ciarafi_! -— Allo sbocco di via Burdin passarono due signore, e contro queste -non imprecò; ma il sorriso sardonico con cui si voltò a guardarle -era da dipingere: valeva un libello di venti facciate. Poichè dovevo -andare dal mio amico Licia, direttore della _Torinese_, mi godetti -lo spettacolo fino alla barriera, dove ci venne incontro di fuori -porta un nuvolo di biciclette, e Tempesta, sopraffatto dai nemici, non -potendo più inveire contro ciascuno, dovette ricorrere alla maledizione -collettiva, gettata intorno a ventaglio, come semente di disgrazia. -E lì ebbi una sorpresa. Feci la conoscenza della sua famiglia: la -moglie e due ragazzi fra i cinque e gli otto anni, che l'aspettavano -col canestro della colazione. Avevo tante volte pensato alle povere -vittime condannate alla sua convivenza, che, vedendole finalmente, mi -feci a guardarle con pietosa curiosità. Ma ebbi un senso di sollievo. -Ah, erano tipi da poterci reggere. La moglie pareva sua sorella: una -tarchiatona di viso sanguigno e fiero, coi capelli per aria, con due -occhi di lottatrice, capacissima di far fronte alle sue furie, e non -soltanto a parole; i figliuoli, rassomiglianti a lui a un segno da far -ridere, due facce strane e torve da ragazzi del Dorè, due predestinati -provocatori della _Società protettrice delle bestie_, ai quali si -capiva ch'era già familiare una gran parte dei moccoli paterni. La -moglie gli porse il canestro con un gesto virile; egli lo afferrò con -un grugnito e, sedutosi sul predellino, si mise a mangiare senza far -parola, dando delle ganasciate da orso, sotto gli sguardi fissi dei -due orsacchiotti, accigliati e silenziosi. — È il solo momento della -giornata in cui si queti —, disse il fattorino, che l'osservava con me, -un po' discosto. E soggiunse sorridendo, con un certo accento benevolo: -— _Rustica progenie._ - - * - -Trovo qui fra gli appunti, sotto il titolo di _rustica progenie_, -varie osservazioni fatte in quei giorni sulla cortesia degli uomini -con le donne sulla carrozza di tutti, e in special modo sull'usanza -di cedere a queste il posto da sedere; alla quale io non credevo che -ci fossero ancora tanti ribelli, e non in una sola classe sociale. -E che amena varietà c'è anche in questa maniera di villania! Il -buon Valentino Carrera, che aveva in petto un libro su _I villani in -Italia_, avrebbe raccolto sui tranvai un tesoro di documenti. Ci sono -gl'incoscienti che, stando seduti dentro a tutto comodo, guardano -in aria d'ammirazione la bella signora ritta sulla piattaforma a due -passi da loro, senza un sospetto al mondo di premere con le natiche il -Galateo, e quelli che restan seduti per pigrizia invincibile, ma che -ne senton vergogna e sfuggon gli sguardi della postulante, fingendo -di non accorgersi della sua presenza. Ci son quelli che s'alzano per -le signore, ma non si scomodano per le donne del popolo, e quelli che -cedono il posto alle giovani e lasciano sui pioli le vecchie. E c'è -chi nella villania raggiunge il sublime: chi sta seduto proprio con -la signora ritta davanti a lui e barcollante, costretta ad afferrarsi -alle maniglie in alto per non cadere, e qualche volta con un bimbo -in braccio o.... nascosto. Ma il caso più comico e più memorando fu -quello che vidi in via Garibaldi il giorno stesso della mia corsa con -Tempesta. Era notte, pioveva a dirotto; dentro al carrozzone chiuso, -dove non c'era più posto, discorrevano con giovialità rumorosa cinque o -sei omoni dell'aspetto di grassi negozianti, che alle facce vermiglie, -luccicanti sotto il raggio della fiammella, parevano usciti da una -ribotta; e sulla piattaforma posteriore stavano in piedi due signore, a -cui il vento sbatteva la pioggia sulle spalle. Quegli allegri amiconi, -seduti vicino all'uscio, non solo le vedevano, ma lanciavan loro -ogni tanto delle occhiate di curiosità galante; ed esse, celiando, ci -facevan su dei commenti esclamativi: — Oh che cavalieri! — E pare anche -che ci canzonino! — E ci vuole una bella disinvoltura! — Ma furono -per ricredersi a un tratto vedendo uno dei cavalieri alzarsi un po' -dalla panca e tendere la mano verso la maniglia interna dell'uscio.... -Che baie! Il cavaliere gentile non fece che chiuder meglio perchè non -passasse il vento pel fessolino. E allora le due signore diedero in -uno scoppio di risa cordiale, a cui fecero eco gli altri passeggieri -ritti intorno a loro, mentre nel carrozzone ripigliava più allegro il -cicaleccio fra i faccioni rossi e luccicanti, beati di star lì dentro, -a bell'agio, al riparo dalla pioggia che immollava il bel sesso Latin -sangue gentile. - - * - -Ed ecco un'altra volta il conte, a proposito di cortesia. Il carrozzone -chiuso correva per via Cernaia, a notte fatta, sotto una pioggia -minuta. C'era in mezzo a noi, sulla piattaforma affollata, il nobile -fattorino che, allungando le mani bianche al disopra delle spalle dei -passeggieri, pigliava i soldi e porgeva i biglietti con la sua solita -garbatezza timida e premurosa di novizio zelante. Un signore con due -gran baffi a roncolo, mio conoscente di saluto, gli diede un biglietto -da una lira sbiadito. Quegli lo alzò di contro al fanalino e lo esaminò -attentamente. Il signore se n'ebbe a male e disse forte: — Bella -maniera. - -Il fattorino arrossì. — Io debbo assicurarmi, — rispose. - -— Ma che direbbe lei, — ribattè l'altro, — se io esaminassi il suo -resto in quella maniera? - -— Ma.... — rispose il fattorino timidamente — direi che è padrone di -farlo. - -— Già — replicò il signore — ciascuno intende la delicatezza a suo modo. - -Il fattorino lo guardò un momento, chinò il capo come per inghiottire -la pillola, e si scostò. - -Allora io dissi al mio conoscente che quello era un conte, un conte -autentico, e glie ne feci il nome. Credette che celiassi; gli accertai -la cosa, e allora, rimasto un po' sopra pensiero, esclamò: — Ma! Non -lo potevo immaginare. — L'accento di quella esclamazione mi colpì. -Era spontanea, esprimeva un senso di rammarico, voleva dire, insomma: -— Se l'avessi saputo, sarei stato meno duro, o non avrei detto nulla. -— Curiosa! E perchè? mi domandai. Perchè quello ch'egli credette uno -sgarbo, venendogli da un conte, che deve dare a ogni atto il suo peso, -non l'offende di più che venendogli da una persona incolta e volgare, -in cui si può supporre inconscienza della sgarbatezza? Perchè gli duole -di essere stato scortese e ingiusto soltanto perchè l'offeso è un par -suo, o di famiglia più signorile della sua? — Ma subito, interrogando -me stesso, pensai che se fosse occorso a me un caso eguale, avrei forse -fatto irriflessivamente, mosso dallo stesso sentimento ingiusto, la -stessa esclamazione illogica. — E per qual ragione? — Ma per nessuna -ragione! Quelle parole di rammarico sarebbero state in me, come in -lui, la voce improvvisa di certe idee sepolte, ma non morte, di vecchi -sentimenti ereditati, confusi, ravvolti nell'animo nostro dentro alle -idee e ai sentimenti nuovi d'eguaglianza e di giustizia, rimpiattati in -una parte di noi che noi stessi ignoriamo, e di cui restiamo stupefatti -quando per caso e per un momento ci si discopre; la voce d'una -coscienza antica, nella quale non penetra che a lampi e di rado il -nostro pensiero, ma che, se la scrutassimo a fondo, ci chiarirebbe come -non tutta la resistenza ostile che si oppone nel mondo alle nostre più -alte aspirazioni umanitarie e civili si eserciti fuori di noi medesimi, -come anche il più ardente apostolo delle nuove idee porti rannicchiato -nel cuore un nemico della propria fede.... E mi confermai in questo -pensiero osservando che il signore dai baffi a roncolo, quando il conte -ricomparve, evitò il suo sguardo. - - * - -25. _Giornata morta._ 26. _Sine linea._ 27. _Domenica. Suor Teresa, -dramma in cinque atti, rappresentazione diurna._ — Dall'Arena torinese -sgorga sul Corso San Maurizio un'onda umana, e salgono tre coppie -matrimoniali sulla giardiniera, dove non c'è più posto che per loro. -L'ultima siede davanti a me.... To'! I miei due piccoli sposi di borgo -San Donato. Ho tanto pensato e penso così spesso a loro che mi pare -strano che non mi conoscano, che non mi salutino come un amico. O -povera donnina! E che idea le è venuta, nello stato in cui si trova, -d'andare a farsi straziare il cuore dalla monaca agonizzante del -Camoletti? L'ultima scena l'ha fatta singhiozzare, il suo petto ansa -ancora, i suoi occhi sono ancora gonfi di lacrime; e la pallidezza del -suo viso dice che la commozione è stata troppo forte, che essa è andata -a un punto dallo svenire, e lo dice anche la sollecitudine ansiosa -e amorosa con cui suo marito la cova con gli occhi e la riconforta. -— La colpa è mia, — le dice, — non ti ci dovevo condurre. — Ma no, -essa lo scusa, e incolpa sè; è lei che ebbe la prima idea, e d'altra -parte, benchè abbia sofferto, non se ne pente. È la prima volta che -sento la sua voce buona, umile, un po' velata, e come stanca; la quale -forse tra un mese, forse tra pochi giorni, si farà anche più dolce e -più carezzevole per dir mille parole d'amore al capezzale della culla -che già aspetta in casa sua. Vecchio fanciullo incorreggibile! O non -ho messo tanto affetto a questi due poveri giovani sconosciuti da -pensare con inquietudine al giorno che essi sospirano, e che potrebbe -essere un giorno di sventura? La buona donnina è così poca cosa che, a -guardarla, debbo scacciar quel pensiero per non cedere al presentimento -triste di non averla a riveder mai più dopo quest'oggi. E appunto, -mentre il tranvai svolta sul corso Margherita, vedo allontanarsi giù -per il viale del Regio Parco un piccolo carro funebre nudo, seguitato -da due sole persone. Povera donnina! Il suo, forse, sarebbe seguitato -da una persona sola. Ma per uno di quei bruschi mutamenti che son -propri delle donne in quello stato, tutt'a un tratto essa s'asciuga gli -occhi e si mette a ridere; egli tira un sospiro e sorride; e il mio -presentimento svanisce. Come volentieri sporgerei il viso fra quelle -due teste e direi loro: — Non lo sapete che sono un vostro amico? Mi -volete per padrino del vostro bimbo? — Ed eccomi, vecchio fanciullo -incorreggibile, a lavorar d'immaginazione su quella traccia. — Come -continuerei? Che cosa direbbero? Che penserebbero di me? — Eppure.... -un giorno o l'altro farò quel colpo; lo prevedo. - - * - -Un altro par di teste, fra le quali non avrei voluto sporger la mia, -lo vidi due sere dopo, a notte chiusa, in una giardiniera di via -Garibaldi; una coppia in tutt'altra condizione psicologica da quella -dei miei due sposi. Quantunque, stando ritto sulla piattaforma davanti, -li vedessi in faccia a tre panche di distanza, non li riconobbi subito, -perchè l'uomo era sotto “mentite spoglie.„ Solo in un punto che mi si -presentarono tutti e due di profilo, voltandosi l'un verso l'altro per -barattare una parola, ravvisai il bel capitano, in abito borghese, -elegante come un figurino, e la moglina ipotetica dell'impiegato -delle Poste (lettere raccomandate). Ahimè! Tutto finisce. Alla prima -occhiata vidi sui loro visi l'annunzio nero della felicità defunta. -Dovevano essersi scambiati, durante la corsa, delle frasi di un -sapore “di forte agrume.„ Essa aveva l'aria afflitta e pareva ancora -agitata; il viso di lui non esprimeva che una noia compressa, la quale -cercava delle vie di fuga in rapidi sguardi lanciati a destra e a -sinistra sui caffè illuminati, sugli ufficiali “liberi„ che passavano -sui marciapiedi, sulle signore chiaro vestite che si scansavano -al passaggio della giardiniera; e lo sguardo di lei, ogni tanto, -accompagnava il suo, come per vedere dove s'andasse a posare. A un -certo punto, senza voltarsi, essa gli disse una parola, uno di quei -monosillabi, m'immagino, che sono come lo scoppio improvviso d'un lungo -soliloquio muto, ed egli le voltò un poco la spalla, rovesciando il -viso indietro e alzando gli occhi al cielo della giardiniera, come per -invocare il soccorso d'un Santo protettore. Non rifiatarono più. Ma -v'è nell'atteggiamento di certe persone sedute l'una accanto all'altra -qualche cosa d'indefinibile, da cui si capisce che i loro spiriti sono -divisi. Essi mi davano l'immagine d'un tronco spezzato in due parti, -le quali si toccano ancora, ma mostran la linea della spaccatura. Il -tranvai era stato il carro di trionfo, ed era allora il carro funebre -dei loro amori. Chi sa quante coppie consimili, quanti altri amori -morti o moribondi portavano in giro quell'altre giardiniere affollate e -illuminate, che correvano davanti, accanto e di dietro; amori che, come -quello, eran nati sulla carrozza di tutti, e ci s'eran dati i primi -ritrovi e ci avevan provato i primi terrori d'essere spiati e inseguiti -e pagato dieci centesimi le loro prime dolcezze! Chi sa quanti altri -amori avevano preso quella sera l'ultimo scontrino! Quando, uscendo -da questi pensieri, tornai a voltar lo sguardo alla panca, Marte -era volato via, e Venere, tutta sola, guardava lontano davanti a -sè, con gli occhi torbidi e fissi, che parevan dire l'ultima parola -dell'annunzio funebre apparsomi alla prima occhiata sul loro viso; — -_Una prece._ - - * - -Era quella una serata limpida e fresca, come di primavera. Non -ricordo d'aver mai goduto come in quell'ora lo spettacolo mirabile che -presenta una città grande, vista così dal tranvai, in una bella notte -d'estate. Sotto le lunghe ghirlande di lampade voltaiche sospese in -alto sul mezzo delle strade, corrono i fanali delle altre carrozze, -somiglianti a grandi occhi rossi, verdi, bianchi, azzurri di grandi -teste invisibili, che ci vengano incontro di lontano; i mille lampioni -delle piazze e dei viali, fiammeggianti da ogni parte tra il fogliame -degli alberi, danno alla città l'apparenza d'una vastità infinita, e -quella moltitudine di gente che si vede di sfuggita, affollata davanti -ai caffè, a crocchi sugli usci, a gruppi sui terrazzi, a processioni -sui marciapiedi, quei visi innumerevoli che ci passano accanto, ora -imbiancati dalla luce elettrica, ora velati dall'ombra, ora dorati -dal gas, ora neri nell'oscurità, ora mezzo accesi dai fasci di luce -che erompono dalle botteghe, paiono d'un popolo fantastico, vivente in -una vicenda continua di giorno e di notte, sotto un cielo in cui danzi -senza legge una pleiade di lune. E qua e là appaiono altri contrasti -lontani di chiarori diffusi e di oscurità fitte, di masse brune di -vegetazione, che offrono aspetto di boschi stelleggiati dai fuochi -d'un bivacco, e di ampi spazi aperti in cui s'inseguono e s'incrociano -stelle multicolori, di file di case confuse in una sola enorme muraglia -nera e di schiere di palazzi su cui par che batta la luce dell'alba. E -a fuggir così fra quei mille giochi di luce, in mezzo a quel brulichìo -di gente riposata e svagata, in quell'aria profumata dall'erbe e dai -fiori dei giardini, nella quale si succedono e si confondono note -di cantanti di caffè, suoni d'orchestre di birrerie, ritornelli di -canzonette popolari e musiche erranti di mandolini e di fisarmoniche, -sembra d'attraversare una città maravigliosa, dove rida una festa -perpetua e siano sconosciuti gli affanni, le fatiche e la miseria. Ma -si rompe l'incanto se osservate il fattorino e il cocchiere. Ah, i loro -visi stanchi, in cui gli occhi si chiudono, le loro povere gambe, ritte -dalle quattro della mattina, che irresistibilmente si piegano, e la -loro voce fioca e sonnolenta vi richiamano al pensiero la moltitudine -di tutti quegli altri che, mentre una parte degli abitanti corre ai -piaceri, posano le ossa affrante sopra un povero letto, per ridestarsi -prima dell'alba a una rude vita di lavoro e di stenti. - - * - -Era una serata, l'ultima di settembre, limpida e fresca come quella, -quando sulla giardiniera di corso Vinzaglio, salendo all'angolo di -via Cernaia, trovai un buon amico mio, cav. avv. prof., e giornalista -pieno d'arguzia, con due ragazzine; delle quali riconobbi subito la -più grande, figliola sua; la sola ch'io sapevo che avesse. Era disceso -allora alla stazione di Porta Susa, venendo da una sua villa dei -dintorni d'Ivrea a ricondurre a casa la figliuola d'un suo parente, -ch'egli aveva ospitata per una settimana. — Lei lo deve conoscere, — -mi disse. Era la figliuola di _Siapure_! Stava seduta davanti a me, -in modo che la sua treccia bruna cadente toccava quasi le mie mani -appoggiate sulla canna; si voltò in quel momento, e la riconobbi. Era -cresciuta assai nei tre mesi da che non l'avevo più vista, e dai suoi -begli occhi neri, che si fissavano nei miei, compresi che anche la -sua intelligenza doveva aver fatto un gran passo. Tirai il discorso -a un altro argomento; ma per tutta la corsa non potei più staccare il -pensiero da quella bimba; la quale, voltatasi di fianco per ascoltare -la nostra conversazione, continuava a fissarmi in viso i suoi occhi -intelligenti e buoni, come se comprendesse che, pure parlando d'altro, -io pensavo a lei e a suo padre. Mi guardava, col capo un po' inclinato -dalla mia parte, come se volesse dirmi: — Oh, tu parlerai questa -volta; tu mi dirai di salutarlo; sarò io che porterò la parola della -riconciliazione; dilla dunque una volta quella buona parola. — E anche -questa volta la buona parola mi venne alle labbra dieci volte, e dieci -volte la rattenni. Mi dicevo: — Quando il tranvai sarà all'angolo di -Corso Oporto, la dirò. — E poi: — Quando sboccherà sul Corso Vittorio -Emanuele. — E poi: — Quando saremo vicini al monumento. — Ma al buon -punto la parola restava dentro, e ne pativo, e quella treccia che ogni -tanto mi sfiorava la mano mi dava il senso della punta d'un dito che -mi stimolasse, e quegli occhi fissi pareva che mi dicessero sempre più -dolcemente: — Ma parla; non hai che da dire: — Saluta il babbo, — e -tutto sarà finito, e tornerete buoni amici come prima, perchè vi siete -sempre stimati e voluti bene. — Ah svergognato! S'era passato già il -Corso Umberto e non avevo parlato ancora; l'amico doveva scendere in -piazza Carlo Felice; non mi restavano che tre minuti, avevo sdegno -di me, e pure sentivo che non avrei fiatato. Ma da che può dipendere -il fare o non fare una buona azione! Quando fummo vicini alla piazza, -dall'orchestra all'aria aperta del Caffè Mogna mi venne all'orecchio il -motivo della sinfonia dei _Vespri_, quel motivo largo e dolce, che è -uno dei primi ch'io ritenni da ragazzo, e che sempre mi ridesta mille -ricordi della fanciullezza, le prime commozioni del teatro, mia madre -giovane affacciata al palchetto, la scena riveduta in sogno, un misto -d'immagini liete e tristi, confuse, lontane, come d'un'altra vita. O -musica benedetta, nobile amica, misteriosa e benefica ispiratrice di -bontà e di gentilezza! - -— Bambina, saluta tuo padre per me.... - -E il suo _sì_ vivo e soave mi parve una nota di quella musica. - - - - -CAPITOLO DECIMO. - - - Ottobre. - -Sulla soglia dell'ottobre trovo un controllore colosso, che è uno -dei più bei tipi ch'io abbia intoppati nell'annata. Tocca col capo il -cielo del carrozzone, con le spalle chiude gli usci e ferisce in viso -i passeggieri con le punte di due baffi enormi, che paiono due S da -cartellone d'arena. Fu carabiniere, ed è ancora; non ha fatto che mutar -divisa; presta il nuovo servizio con gli stessi modi e con lo stesso -linguaggio che usava nell'antico. Ha un aspetto terribilmente severo. -Quando si pianta in faccia a un passeggiere, par che lo voglia invitare -a _declinar le generalità_, ed esamina lo scontrino come un passaporto, -e glie lo rende fissandolo in viso, come se dicesse fra sè: — Costui -mi ha l'aria d'un pregiudicato. — Non attacca discorso, non sorride -con nessuno. Non intesi ancora che due parole sue, e furono una frase -carabinieresca: disse bruscamente a uno che stava ritto sul predellino: -— _È difeso!_ — Ho un forte sospetto che porti in tasca un par di -manette. Certo, tutte le sue idee sociali e politiche sono in armonia -col suo essere visibile. E io penso, guardandolo, al grande numero di -quegli altri cittadini che dalla forma della professione o mestiere -o stato in cui furono chiusi per caso riescono modellati moralmente -in quel dato modo come quei bimbi che si facevan crescere dentro -vasi di varia foggia quando fioriva l'industria dei mostricciattoli e -dei balocchi umani, e vedendo all'opera con la fantasia le fabbriche -innumerevoli di spiriti conservatori che la società tiene in moto, -dico che hanno da lavorar molto e bene le officine avverse per far -concorrenza efficace a una produzione così vasta, forte di tanti -privilegi e avviata così bene. Mi apparve per la prima volta questo -controllore Golia sulla linea di Vanchiglia, dove, avendogli fatto -aspettare un pezzo lo scontrino che non trovavo, me lo restituì, dopo -un serio esame, dandomi uno sguardo profondo, che pareva dire: — _Te -tegnerò d'oeucc!_ — Mentre si voltava, gli vidi dietro un orecchio -una cicatrice: forse d'una coltellata tiratagli da qualche arrestato -ribelle. Quando discese, rimase ancora un momento duro come un pilastro -in mezzo alla strada, a guardare con occhio sospettoso il tranvai -che s'allontanava, come avrebbe guardato in altri tempi una carrozza -cellulare non ben sicura.... - - * - -Dopo questo spauracchio per vari giorni non trovai che gente contenta. -L'ottobre si presentava col sorriso in fronte. Il primo fu il mio buon -Giors, sulla linea di Vinzaglio, allegro e fresco come la mattinata. -Gli domandai subito della moglie. Guarita! Guarita da un pezzo, salda -sui trampoli, _ardita_ come una sposa, e sana anche la frittura, tre -sacchetti senza fondo, una rovina quotidiana. E, sorridendo, soggiunse -in un italiano suo proprio una frase proverbiale che gli avevo inteso -dire altre volte: — _Tuto va bene, trane la gran miseria_; — e si provò -a fischiare il motivo della _Carmen_, ma senza riuscirvi. Poi mi diede -notizie della _veja_, e poichè non capivo a chi volesse alludere: -— Non si ricorda? La vecchia di Pozzo di Strada, quella del soldato -d'Africa, che si mise a piangere a veder la battaglia stampata? Matta -dalla contentezza, la povera vecchia! — Era stata nel tranvai quella -mattina: un'altra faccia; pareva risuscitata; il figliuolo era vivo; -le avevan mandato dal Ministero degli “affari della guerra„ per via -del Comando del distretto, un pezzetto di carta sporca con quattro -parole del ragazzo prigioniero, un foglio arrivato di laggiù, _da -ca' del diau_, in un gran pacco, con molte altre lettere, che aveva -raccolte e spedite quel prete mandato dal Papa. Ma proprio fuor di sè, -da parere che avesse alzato il gomito, felice da allargare il cuore -a vederla, povera anima tribolata! Portava il foglietto in seno, in -un portamonete di pelle di pecora, e l'aveva fatto vedere a lui, e -lo faceva vedere a tutti. — È venuto il foglio, va bene; ma quando -verrà il figliuolo? Chi lo sa? Quando faranno la pace? Ne sa qualche -cosa lei? Io non leggo la gazzetta perchè mi fan male agli occhi le -parole piccole.... — E diede in una risata. C'era sulla prima panca -un ostricaro con la berretta rossa e col canestro sulle ginocchia. -Egli prese a stuzzicar l'ostricaro. Roba per aguzzar l'appetito, non -è vero? E non c'era già abbastanza appetito per il mondo da portare -in giro delle diavolerie per aguzzarlo? Che gusto avevano quelle -bestie senza testa? Egli non n'aveva mai assaggiato in vita sua, e -sentiva quella mattina un maledetto prurito di farne la conoscenza. -E dicendo questo, fra una scossa di redini e l'altra, si voltava a -guardare il canestro con un'espressione così comica di curiosità e di -diffidenza, che l'ostricaro, esilarato, prese un'ostrica, l'aperse -e glie la porse. Giors la sorbì, e trattenendola in bocca come per -meditarne il sapore, domandò quanto costasse. — Un soldo e mezzo — -rispose l'altro. — _Baloss d'un lader!_ — gridò lui, trangugiandola -con una smorfia di spaventato —, e hai la faccia di far pagare quanto -un pane una porcheria compagna? — Tutti i passeggieri risero, e quel -riso lo eccitò. Eppure, sì, quell'acquolina “amaricante„ stuzzicava -la fame, ed egli avrebbe dovuto tribolare il doppio quella mattina -per arrivare all'ora della macinatura. Ma già era destino che glie -ne capitasse una ogni giorno per scavargli lo stomaco. E raccontò -quella del giorno avanti. Stava discorrendo con una guardia daziaria, -alla barriera, quando, al momento di partire, era salita una bella -contadinotta, un fior di ragazza, che n'aveva quanto tre balie, un vero -capitale, una cosa, una cosa.... insomma, una cosa magnifica. E lui, -così in celia, l'aveva presa a complimentare, maravigliandosi, però, -di vederle fare il viso verde invece di rosso. A un tratto quella gli -aveva detto nell'orecchio, presto e secco: — _Ciuto, c'a son d'tomin!_ -— (Zitto, che sono caciole). Erano caciole di Rivoli! E qui una gran -risata. Naturalmente, egli era stato zitto, non l'aveva tradita. Ma il -più bello era stato poi: che, partito il tranvai, pigliando sul serio -una sua facezia sul diritto a un compenso che gli dava la connivenza -nel frodo, la bella ragazza s'era cavato dal seno e gli aveva dato -un _tomin_, un po' ammaccato, ma fresco e di quei grassi, d'un odor -squisito di panna, ch'egli aveva aggiunto, con gran piacere, alla sua -colazione. Ah, che delizia di _tomin!_ Mai da che era al mondo egli -s'era messo nel laboratorio un boccone così saporito, gli era colato -giù fino alle polpe, gli aveva fatto montare alla testa mille grilli. E -seguitò un bel pezzo a scherzare così sui cento sapori di quel boccone, -senza mai eccedere, con una discrezione quasi istintiva d'uomo sano -di nervi e di spirito, rifuggente dalle sudicerie, spandendo intorno -la schietta allegria del suo buon appetito e del suo buon cuore e -sorridendo coi denti bianchi all'aria viva d'ottobre, che accarezzava -la sua bella faccia di galantuomo.... - - * - -Trovai un'altra anima contenta sulla linea di Vanchiglia. Bastò il -suo _cerea_ a rivelarmi l'uomo mutato. Una vera trasfigurazione. Era -il povero fattorino stato ferito da una bastonata e rimasto malato di -terror cronico. Al primo vedere la sua nuova faccia pensai che fosse -stato accomodato l'affare della querela, e glie ne domandai. Gli passò -un'ombra sulla fronte. No, non ancora; la cagione della sua contentezza -era un'altra, e, raccontandola, tornò a rischiararsi. Gli era caduta -sul capo una di quelle carte da visita della fortuna, che fanno data -nella vita dei poveri diavoli come le vittorie in quella dei generali. -Tre giorni avanti, arrivando col carrozzone vuoto alla barriera di -Casale, raccattò sotto una panca un portafogli di bulgaro rinvoltato -in un pezzo di giornale, se lo ficcò in tasca senz'aprirlo e, secondo -la regola, lo rimise nella corsa di ritorno al controllore, perchè -lo portasse alla direzione. Rivenendo verso la barriera, arrivato -in piazza Vittorio Emanuele, vede correre incontro al tranvai, col -viso spaventato, un signore grasso; il quale salta sulla piattaforma -e gli domanda con voce di moribondo: — Avete trovato...? — e al -sentirsi rispondere: — Sì, è stato trovato.... — si lascia cascar di -picchio sulla panca, con le braccia aperte e gli occhi in su, ansando -come un mantice. Atto finale: comparsa del signore alla direzione, -interrogatorio e riscontro, restituzione del portafogli, tanto per -cento secondo l'uso: cento lire al fattorino. — Cento lire, m'intende; -un biglietto rosso nuovo fiammante, coi due occhi di civetta, che -pareva stampato il giorno prima! Ah, benedetto Iddio, son venute a -tempo! — Dopo quella disgrazia che l'aveva tenuto tre mesi a mezza -paga non gli era più riuscito di riassestarsi; la famiglia menava una -vita d'angustie; si dovevan misurare il pane per pagare i debiti, e non -vedevan la fine di quel purgatorio.... — Ed ecco tutt'a un tratto.... -Ah, bisogna dire che c'è un Dio! — Splendeva una tal contentezza sul -suo viso pallido, e abitualmente spaurito, che metteva pietà; metteva -pietà il pensare che cento lire possano operare un tal rivolgimento -nell'anima d'un uomo da guarirlo anche dal terrore abituale d'essere -ammazzato. E ragionava sulla sua fortuna per gustarla meglio. Su -tante linee, si sa, tutti i giorni si trova qualche cosa: fazzoletti, -spille, chiavi, scatole di sigarette, perfin delle lettere amorose; -ma dei portamonete con migliaia di lire, bazzica, è un caso raro. E -proprio doveva toccare al figliuolo di sua madre! Si chiamava _nascer -fortunati_. E mi descrisse la scena della sera, quando, rientrando -in casa, aveva sventolato il biglietto, come una bandiera, sul viso -di sua moglie e sulla testa dei bimbi addormentati: la povera donna -s'era messa a piangere, i bimbi s'erano svegliati e buttati giù dal -letto, e poi tutti a ridere e a ballonzolare insieme da parer quattro -villeggianti della Villa Cristina. — E che sarà allora — gli domandai -— quando piglierete mille lire d'indennità a causa guadagnata? — A -quella domauda si rioscurò, e parve ripreso dalla paura solita. — No -—, rispose a voce bassa — quelle.... preferisco di non averle. — E -rimase un po' pensieroso. — Ma! — esclamò poi rianimandosi. — Se non -mi capitano altre disgrazie! — E soggiunse umilmente: — Io non faccio -del male a nessuno, non voglio male a nessuno; nessuno dovrebbe volerne -a me, non è vero? Perchè mi dovrebbero far del male? — Poi, dopo una -pausa, guardandosi intorno, disse con un accento d'inquietudine, che mi -fece pena: — Come si son già accorciate le giornate! — Non era ancora -guarito, pover'uomo. - - * - -Il terzo contento fu un personaggio nuovo, un vecchio pretino che vidi -uscire dalla stazione di Porta Susa, con la valigia e l'ombrello, e -salire sul tranvai chiuso della linea di Casale. Dal modo come girò -lo sguardo per la piazza, soffermandosi, e come lesse l'insegna del -carrozzone prima di salirvi, e come vi salì, osservando ogni cosa con -un sorriso di curiosità e di maraviglia, argomentai che non avesse -mai visto Torino o non ci fosse più stato dal tempo dei tempi. Aveva -l'aria d'un prete di montagna, un viso roseo, gli occhi chiarissimi, -un'espressione ingenua e buona, quasi infantile. Entrò come in una -casa d'amici, sorridendo a tutti, in atto di ringraziare della buona -accoglienza, e, appena seduto, mi domandò se il tranvai passava per la -piazza Vittorio Emanuele. Il tono con cui gli risposi gli fece subito -attaccar discorso familiarmente. Da trent'anni non era più stato a -Torino, era quello il primo tranvai sul quale saliva. Aveva bene inteso -parlar della cosa; ma dall'immaginare al vedere c'è un gran tratto. -Si voltava a osservare il fattorino e il cocchiere, le panche, i -vetri colorati, gli annunzi, gli altri tranvai che passavano, come un -bambino. Mi ricordò un altro prete di montagna che, anni avanti, sul -ponte di Po, m'aveva manifestato la stessa maraviglia per l'_Angelo -Brofferio_, ch'era il primo battello a vapore ch'egli vedesse. — Ma -guardiamo un po', ma guardiamo un po'.... E si fa fermare quando si -vuole, non è vero? E ogni strada ha il suo?... E va così sulle rotaie, -da per tutto, come sulla strada ferrata? — E quando il tranvai si -mosse, diede segno di viva soddisfazione. — Ma è un bell'andare, -proprio.... senza scosse.... e come si corre.... Una bella cosa, -veramente, una bella cosa. E ora si farà andare con l'elettrico, -dicono.... Sarà una maraviglia.... Ah, son cose che fa piacere di -vederle! — E sorrideva intorno ai passeggieri, come a compagni d'un -lungo viaggio, sconosciuti ancora, ma coi quali dovesse far poi -conoscenza; ringraziò come d'un regalo il fattorino che gli porse il -biglietto; stette un minuto in ammirazione del congegno del campanello, -e quando m'alzai per discendere in piazza Solferino, s'alzò egli pure, -e fattomi un cenno di riverenza col capo come a un conoscente, si -rimise a sedere, visibilmente lieto di non avere ancor da discendere, -di doversi trattenere ancora in quella “bella compagnia„ esilarata dal -sorriso gentile con cui egli rispondeva al suo sorriso canzonatorio, -credendolo un segno abituale della squisita cortesia cittadina.... - - * - -Ma anche la “bella compagnia„ in quei giorni dava ragion di ridere -alle sue spalle. Trovo notato fra gli appunti: — _Galileo Ferraris._ -— È il ricordo d'una corsa fatta con lui per un tratto del viale -Margherita. I giornali avevano pubblicato in quel torno le proposte -fatte dalla Società al Municipio per l'istituzione dei tranvai -elettrici, e spesso, tra i passeggieri, s'udivano su quell'argomento -delle uscite amenissime. Sarebbero forse state più guardinghe le -due eleganti bottegaie o modiste o quidsimile, che ci divertirono -per cinque minuti, se avessero saputo che quel bel signore bruno e -pallido, dal sorriso dolcissimo e dagli occhi socchiusi, il quale -stava leggermente chino per raccogliere, senza farsi scorgere, i loro -discorsi, era un elettricista di fama mondiale. La più giovane, con -un cappellino incoronato di magnolie, giurava che sui nuovi tranvai -elettrici non avrebbe mai messo piede, e domandata dall'altra del -perchè, rispondeva vivamente: — Ma come? _E s'a se scianca 'l fil?_ (E -se si strappa il filo?) Tutto va per aria! — Ma l'amica non si curava -di quel rischio: aveva inteso dire che il maggior pericolo era un -altro: se per inavvertenza, salendo o scendendo, si toccava la cassetta -dov'era “il deposito delle scintille„ c'era da pigliare una scossa da -cadere in terra stecchiti come per una nerbata sulla testa. Come se -la godeva il buon Ferraris, lisciando la barba nera con la sua piccola -mano femminea! Ma non era quella la più amena ch'egli avesse udita in -quei giorni. La sera innanzi, sulla linea del Martinetto, aveva inteso -un vecchietto ciaccolone fare i più neri pronostici su quei novi fili -che stavano per aggiungersi ai troppi altri già distesi fra casa e -casa; i quali, saturando l'aria di elettricità, erano cagione di tanti -sconcerti nervosi, di tante malattie bisbetiche e stravaganze d'idee e -audacie matte di partiti sovversivi, per cui il mondo andava diventando -un inferno. Che strana cosa, non è vero? In una delle città più colte -d'Italia, intorno alle maraviglie della scienza, forza e gloria d'una -civiltà di cui insuperbiscono tutti, udire presso a poco gli stessi -discorsi che s'udrebbero sulle rive del Victoria Nianza o in mezzo alle -foreste del Gran Chaco! — Basta — concluse la modista giovane — non -sanno proprio più che diavolerie inventare per accorciarci la vita. — -Delizioso! — disse il Ferraris. Quella si voltò, e al vedere quel bel -signore bruno che, pur avendo l'aria d'intendersene più di lei, pareva -che consentisse nel suo giudizio, gli fece un sorrisetto di simpatia e -di gratitudine. - - * - -È di quei giorni una pagina sui “fenomeni d'elettricità erotica„ che -posso trascrivere tal quale. “È l'avvicinarsi, che si sente nell'aria, -della stagione sentimentale, è il pensiero che sia questo l'ultimo -mese delle giardiniere, così propizie all'osservazione del bel sesso, -e l'ultimo dei leggieri e scarsi vestiti estivi, ai quali succederanno -tra poco gli alti colletti che fasciano i colli e gli ampi mantelli -che nascondon le vite, son queste od altre le cagioni, per cui noto ora -negli erotici un'intensità di sguardo, una fissità di contemplazione, -un languore di voluttà più cascante che nei giorni dei grandi calori? -Curiosissimo il tipo osservato stamani sulla linea di Madama Cristina: -un signore vestito correttamente, con gli occhiali d'oro e una barba -di sultano, d'una pallidezza e d'una serietà d'Amleto maturo; il quale, -stando ritto in fondo alla giardiniera, con una spalla appoggiata alla -colonnina, a ogni signora che salisse o scendesse da quella parte, -sporgeva in fuori il busto e il capo per conoscere da quale calzoleria -provenisse il suo stivaletto; ma con un piegamento guardingo, -percettibile appena, della persona, che io gli vedevo preparare con -un moto avanti del piede su cui doveva appoggiare, ogni volta che da -quel lato della strada suonava un _alt_ femminile. Quell'atto ripetuto -di scolaresca curiosità sessuale, fanciullescamente dissimulata, -faceva un contrasto altamente comico con la quasi tragica gravità -del suo viso barbuto, e anche più comico all'immaginare i pensieri -ch'egli doveva volgere in capo, ma di cui non un lampo appariva dietro -agli occhiali d'oro, in quegli occhi sporgenti, grigi, muti come due -palle di cristallo. Ah, se si potesse, in un solo tranvai, penetrar -con la mente dietro al velo misterioso di tanti visi gravi, freddi, -innocenti o indifferenti, che mostruoso guazzabuglio si scoprirebbe di -pensieri e d'immaginazioni, di desideri e di propositi, infinitamente -diversi da quelli che le maschere fanno supporre! Un viso eccettuato, -peraltro: quello della “vergine morta„ che salì al crocicchio del -corso Valentino, e per la quale gli occhiali d'oro si sporsero avanti -come per l'altre; un viso così bianco, così puro, così virgineo da -far giurare che non nascondesse mai neppur l'ombra d'un pensiero che -la bocca non potesse esprimere, e che non sarebbe potuto arrossire -nemmeno s'ella avesse saputo che lo sguardo di quegli occhiali vedeva -a traverso ai panni la sua nudità. Come sempre, si voltarono tutti -a guardarla; ma sul suo viso di marmo candido neanche questa volta -non tremò un muscolo, non passò un lampo, non guizzò il barlume d'un -sentimento di compiacenza. Soltanto, quando fu seduta, cosa insolita, -girò il capo a destra e a sinistra, con un movimento vivace, come -se cercasse per la via qualcheduno, da cui sospettasse d'esser -cercata....„ - - * - -Feci riguardo agli erotici, i giorni appresso, quest'altra -osservazione: che si possono ascrivere alla famiglia loro quasi tutti -quei baldanzosi, i quali, nonostante il peso degli anni e della pancia, -che li dovrebbe render prudenti, rischiano ogni momento d'andare a -letto per quaranta giorni, saltando sul tranvai mentre corre. La più -parte, in fatti, saltano per la donna. Hop! Hop! E là! Cinquant'anni -e vedete che leggerezza! È divertente studiare i diversi campioni. Per -parte d'alcuni, che la compiono con disinvoltura, la prodezza può far -colpo; ma ad altri tolgono ogni virtù di seduzione lo sguardo ansioso -che fissano sul punto di mira, gli atti scomposti della rincorsa, lo -sgomento che mostrano in viso del pericolo corso, e la pena che durano, -dopo seduti, a ricomporre la carcassa, soffiando come foche: quando -pure non cascan sulla panca malamente, aggrappandosi alla colonnina -come a una corda di salvamento, col cappello sbiecato e la parrucca -andata di traverso. Ah, vecchi peccatori impenitenti e temerari! Ma -se sul tranvai non c'è bel sesso, non c'è caso che si cimentino. E -gareggiano nobilmente tra di loro, e sono gelosi del salto più snello e -più aggraziato dei giovani. Ne fui testimonio la mattina sulla linea di -via Cernaia. Uno di questi vecchi acrobati galanti, con tanto di panama -e di sottoveste bianca, che pareva tinto col granatino, aveva fatto la -sua prova in piazza San Martino. Poco dopo, mentre s'andava di tutta -corsa, un giovanotto biondo e asciutto, vestito da damerino, saltò su -egli pure, ma da tre passi distante, e senz'afferrarsi alla colonnina: -un vero salto da maestro. Non era che il primo saggio. Passato il corso -Siccardi, saltò giù, corse a un banco, prese un giornale, raggiunse di -volo il tranvai, e vi saltò sopra come prima. Le signore si voltarono -a guardarlo. All'imboccatura di via Santa Teresa, saltò giù un'altra -volta, corse alla buca delle lettere, vi buttò dentro una cartolina, e -poi da capo una corsa, e un salto, e ritto là sulla piattaforma. S'alzò -un mormorio di stupore: non s'era mai vista una cosa simile: le signore -n'erano ammirate; fu un vero trionfo. Ma l'uomo del panama, ingelosito, -ruppe l'incanto. Si chinò un poco verso le signore dell'ultima panca e -disse abbastanza forte: — È il Tony della compagnia equestre del Balbo, -quello che salta otto cavalli. — Poi soggiunse, scrollando una spalla: -— Sfido io; è la sua professione! — e detto questo, dopo aver dondolato -un po' il piede fuori del montatoio, si lasciò andar giù sulla strada -con mollezza elegante, — vendicato. - - * - -Uno che non salta, per esempio, è il cavalier Bicchierino. Lo vidi -salire il giorno dopo sulla giardiniera di via Garibaldi, mentre -stavo sulla piattaforma in fondo con l'operaio lattoniere, vestito -dei suoi panni da lavoro, con un tubo da gas acciambellato sotto il -braccio. Posato e preciso in ogni cosa, egli fece fermare alzando e -abbassando tre volte la canna come un antico capo tamburo, non salì -che dopo aver guardato se i cavalli eran ben fermi, e non sedette -sull'ultima panca che dopo averla spolverata accuratamente col -fazzoletto. Poi, per riassestarsi addosso i panni scomposti nella -salita, scrollò un po' il capo e le spalle, come fa la gallina per -scoter le penne, e, compiuta quell'operazione, non si mosse più. Era -proprio un destino ch'io non potessi mai conquistare durevolmente -l'animo suo. Il lattoniere, con la sua serietà e lentezza solita -di pensatore, aveva avviato un discorso sulle nuove funzioni dei -municipi in Inghilterra, delle quali s'occupava da qualche tempo, -nelle ore rubate al sonno, con la diligenza che gli era propria, -ritagliando notizie da giornali e trascrivendo periodi da riviste -nel suo grosso vademecum di conferenziere. Interrottosi un istante -per osservare l'operazione d'insediamento del signore sconosciuto, -ripigliò: — Quando lo diciamo noi, pare che sian cose dell'altro mondo. -Ma il municipio di Birmingham, per esempio, quando saranno passati -i settantacinque anni per cui diede in enfiteusi agli impresari il -terreno per lo sventramento, resterà ben padrone di tutte le case -costrutte, con un reddito annuale di cento mila sterline. E questo è -bene un passo sulla strada che condurrà il municipio ad essere come il -direttore d'una grande impresa cooperativa di cui ogni cittadino sarà -azionista.... — - -Un movimento leggerissimo delle spalle del cavaliere m'avvertì ch'egli -aveva inteso le ultime parole e un'inclinazione appena visibile del suo -capo m'avvertì che stava in ascolto. - -Il lattoniere, accarezzandosi il mento con la mano nera di piombo, -continuò a citare, pacatamente, col tono d'uno che dettasse. — Un gran -numero di città inglesi avevano convertito in servizi municipali, con -piena soddisfazione del pubblico, i servizi dell'acqua potabile, del -gas, della luce elettrica, ricavandone benefizi enormi e ribassando -i prezzi. Il municipio di Glascow s'era assunto anche l'esercizio -dei tranvai, riducendo l'orario degl'impiegati, aumentando i salari -e istituendo le corse di cinque centesimi per mezzo miglio, con un -profitto molto superiore al canone che gli pagavan prima le Società -private.... — - -Tutta la disapprovazione che possono esprimere la nuca e la schiena -d'un cittadino io la vidi espressa a quelle parole dall'aspetto -posteriore del cavalier Bicchierino; il quale doveva credere esagerati -iperbolicamente i dati di fatto, se pur non credeva tutte una fantasia -quelle citazioni. - -Il lattoniere continuò, insistendo sull'esempio del municipio di -Glascow, che da qualche anno esercita con vantaggio proprio e del -pubblico anche altre funzioni di indole più privata. — Giusto, -perchè il municipio non potrebbe anche incaricarsi di far lavare la -biancheria? - -A quest'ultimo colpo, il buon cavalier Bicchierino non si potè più -contenere e si voltò a guardarci mostrandoci negli occhi arrotondati -e nella bocca aperta tutta la stupefazione che può contenere un'anima -umana. Diede uno sguardo all'oratore e un altro a me, che avevo l'aria -d'approvare, e in quello sguardo lessi la mia sentenza. Un uomo che -stava a sentire, acconsentendo, delle stravaganze così spropositate, -delle assurdità così mattamente ridicole, non poteva essere che un -insensato, meritevole della più profonda commiserazione; un uomo da -perdonargli che gli paresse stretta via Garibaldi e che tagliasse il -_Popolo_ con le dita. E dal modo come voltò le spalle e riprese il suo -atteggiamento capii che non mi restava più nessuna, nessuna speranza di -risollevarmi nella sua stima. - - * - -Feci un'altra corsa disgraziata pochi giorni appresso: il ventidue, -memorando. Era incominciata bene, peraltro. Ero occupato da qualche -tempo a far raccolta fra i passeggieri di tutte quelle espressioni: -— Io dico la verità.... diciamo la verità.... per dir la verità.... -siamo sinceri.... francamente parlando.... parliamoci schietto, ecc., -che, appunto perchè occorrono così maravigliosamente fitte sulla bocca -di tutti, sono una prova patente della quasi universale bugiarderia -degli uomini, nei quali deriva dalla coscienza di mentir quasi sempre -il sospetto di non esser creduti mai. Infervorato in questo lavoro, -ero molto contento quella sera d'avere fatto una buona collezione in -dieci minuti sulla giardiniera del _Foro Boario_, e stavo osservando -con piacere, nella conversazione di due signori, che c'è anche un modo -cortese e usatissimo di darsi a vicenda del bugiardo con le formole: -— Dice la verità?... Ma è vero proprio?... Mi dà la sua parola?... — -quando quel senso misterioso che ci annunzia la presenza d'un nemico -alle spalle mi fece voltare il viso indietro.... e riconobbi gli occhi -malevoli e il pizzo ostile di Guyot; il quale discorreva piano con un -grosso signore sonnecchiante, seduto alla sua destra. Ero ben certo -che mi avrebbe sempre odiato; ma il suo sguardo mi fece capire in -quel punto che la scena del _Grido_ e della _Lotta_ aveva invelenito -terribilmente il suo odio, e che egli covava in petto il proposito -d'una vendetta. — È la sua volta — pensai — non c'è che rassegnarsi. E -stetti aspettando, con l'orecchio all'erta. - -Il cuore non m'aveva ingannato. Non passò un minuto che l'udii parlare -con quella particolare sillabazione di chi vuol farsi sentire da -qualcuno, che non è la persona a cui parla. Aveva una curiosa voce, che -pareva uscirgli dalle narici, con un soffio di siringa vuota. Galeotto -della vendetta fu il giornale che teneva fra le mani. - -— Ha visto? — domandò al suo vicino. — Hanno sciolto la Camera di -lavoro di Livorno. - -E dopo una pausa: — Pare anche che il Codronchi, in Sicilia, si decida -a procedere con energia. Ha sciolto la federazione socialista di -Corleone. - -Il signore insonnito rispondeva con monosillabi d'approvazione. - -— Ah, quello rimetterà presto le cose al posto. Ha anche fatto -sequestrare il libro di quel Giuffrida.... - -— Scritto in prigione. - -— Scarabocchiato in prigione. - -Credevo che fosse finita. Ma l'uomo era ben provvisto di materiali da -guerra. Accennò ancora (e sentii fremere di gioia la sua voce) alla -“bella accoglienza„ fatta ai deputati socialisti francesi e agli altri -fondatori della vetreria d'Alby dagli operai di Carmaux — a fischiate. -— Ora sarò libero, — pensai. No, fu spietato. Biasimò ancora l'amnistia -per i condannati politici, che s'annunciava in quei giorni. — Sa che -comprende anche i facinorosi che son dentro per i fatti di Sicilia e -della Lunigiana.... E ci fanno un bel regalo! - -Mi prese una tentazione, e fu un punto che non vi cedessi. Volevo -voltarmi a domandargli perchè non annunciava pure, per amareggiarmi -l'anima, ch'era stato ammazzato il brigante Tiburzi nelle macchie -d'Orbetello. Ma non volli turbare la sua gioia. Ah, la sentivo! Egli -doveva sorridere infernalmente come Giacinta Pezzana nella _Maria -Stuarda_ quando grida: - - Ella si parte - Col pugnale nel cuore. Oh vendicata - Io son! Divina gioia! - -Eppure, io non avevo in cuore che un sentimento di stupore: che due -uomini, viventi nello stesso tempo e appartenenti alla stessa classe, -potessero pensare e sentire così oppostamente intorno alla più alta -delle quistioni del tempo loro, ed esser così certi tutti e due di -esser nel vero, da provar odio e pietà l'uno per l'altro, come due -creature diverse e nemiche di civiltà, di religione e di razza. Guyot -non parlò più; pensava certamente ch'io non avessi più fiato nel -corpo. Io feci il morto, per mantenerlo nell'illusione. Ma la parola -_facinorosi_, detta da lui, mi ridestò un sospetto: quella parola, me -ne ricordavo bene, ricorreva due volte in quella certa lettera anonima -che avevo ricevuto dopo l'assassinio del presidente Carnot. Che la -lettera fosse proprio sua? Mentre ventilavo quest'idea, egli discese -all'imboccatura di via dell'Arcivescovado, e s'allontanò con passo di -trionfatore, senza degnare d'un ultimo sguardo quello che restava di -me sul tranvai. Da tutta la sua persona traspariva la superba certezza -d'avermi finito. - - * - -Sulla stessa linea, partendo dalla barriera del Foro boario, all'ora -dell'uscita libera dei soldati, vidi la sera seguente un quadretto -nuovo e bellissimo: una carrozzata d'artiglieri, con una monaca nel -mezzo, di quelle addette alle prigioniere delle vicine carceri; la -quale dava l'immagine di Santa Barbara, protettrice dell'arma, scortata -da un drappello dei suoi guerrieri, che la conducessero in trionfo -a Torino. C'era al freno il protetto di donna Chisciotta. Appena -lo riconobbi, m'andai a sedere accanto a lui, per vedere se era in -bernecche. Non era, o non pareva; aveva la faccia rossa, peraltro, e -rannuvolata, come sempre. Mi diede un'occhiata, come a un viso noto -di frequentatore di tranvai, e partì. Subito dopo attaccò un moccolo -solenne. Erano state tese le catene a traverso il viale, dovendo -passare il treno di Milano: c'era qualche minuto da aspettare. Ahimè! -L'uomo non perdeva che il pelo: appena fermato il tranvai, saltò giù -e corse verso un bancuccio vicino, dove si dava il bicchierino di -“rabbiosa„. - -Il fattorino gli gridò dietro: — Guardati che c'è madama! - -A quel grido egli si fermò e girò intorno uno sguardo sospettoso. -L'altro diede una risata, e allora egli scrollò le spalle e andò a -bere. Quella _madama_ non poteva essere che donna Chisciotta, nota -ai colleghi di lui come sua protettrice, e precettrice severa e -vigilante di temperanza. Ebbene, se quel _guardati_ aveva avuto forza -d'intimidirlo, voleva dir che l'uomo non era ancora perduto affatto -sulla via della combustione spontanea. Risalì sul tranvai forbendosi la -bocca col dorso della mano, e sferzati i cavalli appena il passaggio -fu libero, principiò a dar fuori quel tanto di filosofia che s'era -messa in corpo per cinque centesimi. Cadevano le foglie secche dagli -alberi di Corso Oporto: egli si mise a dissertare sulle foglie, come -parlando ai cavalli. E una, e due, e tre, e via senza fine: erano le -annunziatrici dell'inverno. Ah, quante cose gli annunciavano: le lunghe -eterne giornate con la pioggia e col vento in faccia, le nebbie fitte -e gelate, la notte alle cinque pomeridiane, le corse interminabili -nella neve, interrotte da lunghe fermate, da cadute di cavalli, da -sviamenti, da fatiche di negri. A un tratto si rivolse a me, come a -un conoscente. E quella _povra fia_ come avrebbe passato l'inverno con -quella scellerata tosse che le schiantava l'anima? Gli dicevano che le -avrebbe giovato l'aria della riviera. Eh si! Ma l'insegna dell'albergo -dove l'avrebbero tenuta gratis, quella non glie la dicevano. Con chi -non ha _di questi_ la morte non fa cerimonie. Sono soltanto i signori -che possono pregarla d'aspettare. — E soltanto dopo questo sfogo, mi -diede la notizia che aveva una figliuola unica, la quale s'era ammalata -e non più rimessa dopo una certa disgrazia. Ma non disse che disgrazia -fosse. - -Quando il tranvai fu per attraversare il Corso Umberto, il suo sguardo -si fece fisso e il suo viso s'incupì anche di più, senza ch'io ne -capissi subito la cagione. Non la capii che quando vidi il Corso Oporto -ingombro di sciami di ragazzi che uscivano dalla Scuola municipale -di Monviso. Allora principiò per il pover'uomo una vera tortura. I -ragazzi, inseguendosi in giro e strillando, passavano e ripassavano -a traverso le rotaie, a pochi passi dai cavalli, come per giocare -col pericolo, e il disgraziato cocchiere, mutato in viso, pregava, -minacciava, sagrava invano, stringendo le briglie con le mani tremanti -e volgendo intorno gli occhi dilatati e spauriti, a cui s'alzava -davanti la visione del bambino travolto ed ucciso; e nel viso e in -tutti i movimenti della persona mostrava un contrasto violento e -doloroso tra la furia di uscir di quel passo e la ripugnanza, quasi lo -sgomento di procedere, come se oltre ai ragazzi scorrazzanti qualche -altro impedimento terribile, veduto da lui solo, gli sbarrasse la -strada. Quando finalmente si svoltò in via Venti Settembre, tirò un -lungo respiro e si asciugò il sudore della fronte. - -E per tutta la via Venti Settembre non parlò più. Stetti attento quando -si passò nel punto dov'era seguita la disgrazia; ma egli non voltò il -capo: tenne lo sguardo diritto davanti a sè, in fondo alla strada; -con la fronte così alta, però, e con un'attenzione così fissa, da -non lasciar dubbio che fosse forzata. Solo quando si sboccò sul viale -Margherita, tornò a guardare le foglie che cadevano e riprese le sue -considerazioni sull'inverno. — E una, e due, e via, a poco a poco, -l'una dopo l'altra, vengon giù tutte; gli alberi perdono i capelli. -Si sente già l'odore del giorno dei morti. Quest'inverno vuol essere -anche più tristo dell'estate. Cosa ne dice? C'è mai stata un'annata -_pì malheureusa_? Avremo una gran mortalità, certamente. Oh, per quel -che è di me!... Andarsene, è tanto di guadagnato. Ma è veder andar gli -altri.... Oh che brutto mondo! - -Ma qui, curvandosi e cacciandosi avanti tutt'a un tratto come per -gettarsi fuori del parapetto, urlò un: — Via! — sgangherato, che mi -diede un rimescolo. Un ragazzo scalzo aveva attraversato le rotaie -sfiorando il muso ai cavalli col capo. - -— Ah! questi ragazzi! — esclamò poi con voce quasi di pianto. — Questi -ragazzi mi faranno morir disperato! — e fermato il tranvai vicino al -casotto di piazza Emanuele Filiberto, sbattè le redini sul parapetto -con un atto di desolazione.... - - * - -Quelle ultime giornate del mese furono per le mie escursioni le più -piacevoli dell'annata. Era il mio punto di partenza Porta Palazzo, -donde passano o si diramano otto linee dirette ai sobborghi più -lontani, e la mia linea preferita quella del Ponte Isabella; la quale -percorsi l'ultima volta in una di quelle mattinate dolci e chiare di -fin d'ottobre, in cui si confonde col sorriso della stagione che se -ne va la malinconia di quella che viene, e si sente nell'aria come la -mestizia d'un addio. Attraversato il centro della città, e percorso -un gran tratto di quella interminabile via Cristina di cui sfugge il -fondo allo sguardo, si svolta nel viale ridente di Raffaello, e di -là si esce all'aperto, fra la fuga dei nuovi edifici universitari, ai -quali i camini altissimi dalla forma di minareti danno l'aspetto d'un -enorme falanstero orientale, e l'ultimo lembo del grande parco del -Valentino, che si ristringe lungo la riva e va a finire con un bacio -nel fiume. Qui nulla parla del passato, tutto è giovinezza e speranza, -e par che non ci giunga il rumore e il fumo della battaglia della vita. -Si attraversa una piccola città adolescente, tutta nomi di poeti e -d'artisti, dove poche case rustiche resistono ancora all'assalto dei -villini e dei palazzi, brillanti avanguardie cittadine, che da ogni -parte le incalzano e le avvolgono; si arriva allo sbocco del corso -Dante, di là dal quale sorge ancora un altro sobborgo bambino, che va -fino al corso Galileo, ultima onda di Torino, a morire fra i campi; -e si giunge sulla strada di Moncalieri, alle falde dei colli, dove il -tranvai si ferma, in mezzo alla solitudine e al silenzio. E là discesi, -ad aspettare che si ripartisse, ammirando il paesaggio vasto e sereno. -Di qua le rive serpeggianti e solitarie del Po, ristretto e imbrunito -dalle ombre dei boschetti, e la piramide del Monviso all'orizzonte, -già tutta bianca; di là le acque larghe e lucide, rispecchianti il -villaggio medioevale; più oltre, il castello rosso del Valentino; la -mole Antonelliana nel cielo; e dietro di me la collina che cominciava a -ingiallire, macchiata da un folto di pini, come una testa grigia da una -ciocca nera. Tutto era terso e fresco, e l'aria odorava di vegetazione -autunnale; ma pareva che vi corresse ancora un fremito della primavera -e vi passasse già un brivido dell'inverno. Salì sul tranvai una coppia -d'innamorati, che si tenevan per mano; di ritorno da una passeggiata -romantica, forse: rosati in viso, eccitati dalla frescura e dal moto, -luminosi d'amore. Il cocchiere solfeggiava un'arietta guardando le -Alpi. Il grande silenzio non era rotto che dal filo di quella voce e -dai picchi sonori delle lavandaie del fiume, che non si vedevano. Era -uno di quei momenti in cui ci coglie come a tradimento il pensiero -della vecchiezza, e ci rattrista. Guardavo i due amanti, e pensavo: -— Essi sono l'Aprile, ed io.... il mese corrente. — Vedevo di là dal -ponte la trattoria dell'_Olimpo_, appartata e chiusa, che mi ricordava -dei festosi banchetti giovanili, dei cari amici, delle ardenti -discussioni letterarie. Come mi pareva tutto lontano, e la casa, e gli -amici, e le idee discusse! Eppure provavo un conforto vago in quella -pace, come il sentimento d'una dolce rassegnazione, e il principio d'un -riposo infinito. E udii con rammarico il grido brusco del fattorino: -— Via! — come se mi dicesse: — Andiamo! Torniamo allo strepito della -città e alle cure della vita; torniamo a lavorare.... e a invecchiare. - - * - -Ebbi un altro momento, di quelli che non si scordano, sulla linea -della Crocetta, uno di quegli incontri inaspettati che ci lasciano -stupefatti e pensierosi come se avessero il significato recondito d'un -avvertimento del destino. Allo svolto da Piazza Carlo Felice in via -Sacchi salì sul tranvai un controllore sui cinquant'anni, piccolo e -pingue, con due enormi baffi rossicci brizzolati, che gli mascheravano -mezzo il viso; e incominciò il suo giro sulle pedane per chiedere -i biglietti. Dalla cautela con cui s'aggrappava alle colonnine e -posava i piedi per non cascare, argomentai che fosse nuovo al proprio -ufficio, al quale anche si prestava male la sua corpulenza. Quando mi -fu vicino sulla piattaforma, ancora parato ai miei occhi da due persone -interposte, gl'intesi dir forte al fattorino: — È al numero 136; — e -quella voce risvegliò qualche cosa nella mia memoria, ma così lontano -e confuso, che subito disparve, come l'ombra d'un uccello che passi. -Essendo vuota l'ultima panca, il controllore s'infilò tra questa e -quella accanto, per prendere i biglietti dei passeggieri ch'erano in -piedi. Quando fu davanti a me, mi disse, toccandosi il berretto con -una mano: — Il biglietto, signore.... — e restò con la bocca aperta -e la mano per aria, fissandomi in viso. Ci fissammo così a vicenda, -per qualche secondo, in atto interrogativo, e poi, nello stesso punto, -uscì dalla sua bocca il mio nome e il suo dalla mia. Un intimo impulso -gli fece sporgere il viso, ma si tirò indietro; io mi spinsi innanzi -e gli baciai la guancia; egli mi rese il bacio, e volle dir qualcosa; -ma non potè. Sorridemmo tutti e due, col respiro un po' oppresso. E -un'onda di memorie attraversò la mia mente in un lampo: la Scuola di -Modena, il suo lettuccio di ferro in un angolo del camerone della -quarta squadra, una discussione sull'utilità dell'“ordine sparso„ -sotto un albero del giardino ducale, il cappotto bigio chiaro ch'egli -aveva portato dal Collegio militare d'Asti, e un nostro breve incontro -per le vie di Piadena durante la guerra del 66. Da trent'anni non -c'eravamo più visti, e non avevo più avuto notizie di lui. — Ebbene?... -— Ebbene?... — Ma la conversazione s'arrestò lì; c'era gente intorno; -vidi che gli tremavan le labbra; non si poteva proseguire. Fece un -cenno con la mano, come per dirmi: — A più tardi, — e riprese il suo -giro. Controllore! Dopo trent'anni! Lui! Per che vicende era passato? -E ricordai i suoi bei disegni topografici con un tratteggio di montagna -che gl'invidiavo, il suo costante buon umore, la rassegnazione di buon -figliuolo con cui una volta era andato alla cella di rigore, estratto -a sorte per un tumulto della compagnia, al quale non aveva preso -parte. Poi, rifrugando nella mia memoria, mi parve di ricordarmi d'aver -inteso dire molti anni innanzi ch'era andato in America, dove faceva il -maestro elementare. E aspettai con impazienza che i vicini scendessero -per interrogarlo e per dirgli la buona memoria che avevo sempre serbata -di lui. Ma, tutt'a un tratto, egli discese. Dalla strada mi fece ancora -un saluto con la mano, sorridendo, ma con una leggiera espressione di -tristezza; poi voltò le spalle e s'avviò verso il Corso. Aveva ancora -quell'andatura, tal quale, con quell'atteggiamento del capo, con -quelle spalle curve, da cui scappavano le cinghie dello zaino. E lo -seguitai con gli occhi fin che potei, con un senso di stupore misto di -sgomento, pensando che un giorno solo, un caso, un punto della mia vita -avrebbe potuto far sì che un altro mio amico, in quello stesso giorno, -ritrovasse me su quel tranvai, con quel berretto gallonato sul capo, in -atto di dire a lui: — Signore, il biglietto.... — Dopo quel giorno non -lo vidi più. - - * - -A questa avventura di romanzo succedette una scena di farsaccia, -che vorrei non aver veduta, e che racconto soltanto per non lasciar -nulla da parte di quanto può accadere sulla carrozza di tutti. Ma -chi avrebbe potuto prevedere una scenata simile osservando quella -giardiniera pochi minuti avanti, quando la raggiunsi in piazza -dello Statuto? Era proprio una carrozzata di gente per bene, alla -quale disdiceva intollerabilmente un cartello sospeso al di sopra -della panca di mezzo, con su scritto in grossi caratteri: — _Letame -di cavallo. Trovasi in vendita a pressi convenientissimi presso la -Società Belga._ — Vedo ancora sulla panca in fondo un consigliere -comunale e un medico militare in divisa; più in qua un generale di -brigata pensionato, con la _Gazzetta di Torino_ fra le mani; due -maestre della Scuola Sclopis; signore, signorine, faccie rispettabili -di grossi contribuenti e d'impiegati da tremila in su. Regnavano -tra quella eletta di passeggieri la pace e il Galateo; il mormorio -discreto delle conversazioni era coperto dallo scalpitìo dei cavalli -lanciati al galoppo; nulla dava indizio dello scoppio che doveva -avvenire. All'improvviso, dando le spalle alla compagnia, sentii il -suono d'una ceffata e due grida furenti: — _Baloss!_ — e: — _Canaia!_, -e voltandomi, vidi alle prese nel mezzo due signori senza cappello, -che con una mano si tenevano afferrati a vicenda per la cravatta e -con l'altra si barattavano delle mazzate sul capo; una signora che -gridava, altre che si preparavano a svenire, uomini saliti sulle panche -per separare i lottatori, e poi un gruppo stretto intorno a questi, di -cui non m'apparivano più che le due teste scarmigliate e i due bastoni -branditi. La lotta cessò subito; ma i due nemici non s'allentarono, e -rimasero in quell'atto di rappresentanti della “situazione europea„ -ciascuno tenendo l'altro per la gola, come per dire: — Se non mi -picchi, non picchio; se ti muovi, t'accoppo. — E quella coppia così -atteggiata, su quella carrozza che correva, faceva uno strano effetto, -come d'un quadro plastico, concorrente al premio, portato in giro -sopra un carro di carnevale. Il cocchiere aveva appena fermato, che i -due campioni si allentarono e si rimisero a sedere, improvvisamente -racquetati dal pensiero del cappello volato via; e allora la corsa -ripigliò. Ma non mi riuscì neanche allora di vederli in viso perchè -restavano in piedi i loro vicini, intesi a sedare la contesa verbale -che ricominciava; nè potei capire che cosa dicessero, perchè il cicalìo -dei commentatori soverchiava la loro voce. Le notizie che arrivarono -fino a me eran contradditorie. Chi diceva che fosse nata la lite dal -fumo che l'uno dei due mandava in viso alla moglie dell'altro; chi -diceva invece d'un piede dato nelle reni alla signora per sbadataggine; -chi asseriva che non si trattasse d'un piede sbadato, ma d'una mano -investigatrice. Quello in cui tutti concordavano era che alla ceffata -maritale aveva dato la mossa decisiva un _boric_ nudo e crudo opposto -dall'altro ad un'osservazione vivace. Finalmente, quando i pacieri -sedettero, riconobbi la triade alle facce pallide e convulse e ai -due cappelli magagnati: una bella donnina col nasino all'in su, un -marito col viso bitorzoluto, e un biondo secco coi baffi sovversivi, -all'ultima moda. E fu il cocchiere, una faccia di ex carrettiere -burlone, che, rivoltando in bocca una cicca, dedusse la morale -dell'avvenimento. — S'ha un bel dire —, disse, fra due sputate nere —, -bene educati, male educati.... signori e povera gente, quando c'è di -mezzo _la fumela_, se le ammollano tutti ad un modo.... - - * - -Con quest'avventura volgare dovrei chiuder l'ottobre, se proprio la -penultima sera del mese, per andare allo Sferisterio, non avessi avuto -la buona ispirazione di salire sulla giardiniera della linea dei Viali, -nel punto dove il Corso Oddone sbocca sul Corso Margherita. Salendo, -vidi alzarsi un cappello a cencio da una testa che a tutta prima mi -riuscì nuova; ma nell'atto di sedere sulla panca davanti riconobbi un -muratore venuto tre anni addietro a casa mia per darmi dei ragguagli -intorno al lavoro dei garzoni, quando pensavo di scrivere sulle fatiche -precoci dei ragazzi; e nell'atto stesso vidi accanto a lui l'operaio -della caramella, sua moglie e il piccino, seduti anch'essi sulla stessa -panca. Vidi passar nell'occhio del marito, nel momento che si fissò nel -mio, il ricordo di quella scena: non altro che un'ombra sfuggevole, -ma che era ancora di rancor voluto, più che di rammarico, e al tempo -stesso una mal celata espressione di stupore ch'io fossi conosciuto e -salutato quasi amichevolmente dal suo compagno. Sedetti, voltando le -spalle a lui e agli altri tre, e stetti in una vaga aspettazione, non -so ben di che, inquieta, e pure piacevole, pensando che la curiosità -gli avrebbe fatto domandare all'amico chi fosse lo sconosciuto ch'egli -aveva offeso, e che una parola di quello sarebbe bastata a mutargli -in tutt'altro senso quell'antipatia cieca, ch'era nata, come tante -nascono, non dal risentimento d'un torto patito, ma dalla coscienza -amara e dispettosa d'un torto fatto. - -Appena seduto, in fatti, udii delle voci sommesse, da cui compresi che -le teste si erano avvicinate; ma durarono pochi secondi, e la brevità -del colloquio, appunto, m'accertò di quanto già l'altra volta m'aveva -fatto supporre il giornale che gli avevo visto leggere: che, soltanto -il mio viso essendogli sconosciuto, non gli sarebbe occorsa alcun'altra -notizia o spiegazione quando avesse inteso il mio nome. Seguì un -silenzio lungo, durante il quale mi parve di sentirmi entrar per la -nuca e scendermi dal cervello nel cuore i suoi pensieri. L'ascoltavo, -udivo le sue parole come se veramente le pronunciasse. E gli rispondevo -dentro di me: — Vedi che ti sei ingannato. Ah certo, fu una trafittura -al cuore che tu m'hai dato. Ma non credere, non t'ho serbato rancore. -Io ho capito. Eri senza lavoro, abbandonato, infelice; eri sdegnato -contro la società, e ti è parso uno scherno ch'essa porgesse un dolce -al tuo bambino mentre negava il pane a te, a lui e a sua madre. Pensa -se non t'ho capito e scusato! — E pensavo pure ch'egli avrebbe voluto -fare un atto, dirmi una parola che m'esprimesse il suo sentimento; ma -non immaginavo in qual modo si sarebbe potuto esprimere senza fare al -proprio orgoglio una violenza che sapevo difficile, io che in tanti -altri casi simili non ero riuscito a farla al mio. — Non farà e non -dirà nulla — pensavo — mi saluterà al momento dì scendere, e sarà -tutto. Ma basterà questo. Purchè io sia certo che ha mutato sentimento; -che importa che me lo dichiari a parole? - -Ebbene, m'ingannavo. Nel punto che si svoltava sul corso San Maurizio, -udii di nuovo un rapido bisbiglio dietro di me, poi un breve silenzio, -poi qualche cosa come un peso mutato di posto, e mentre mi domandavo -che cosa potesse essere quell'armeggio, mi sentii prima un alito -nell'orecchio, poi una piccola mano sopra la spalla, poi una bocca -infantile che strisciò la mia guancia. Ah, caro bambino! Me lo -porgevano. Era lui il messaggiero muto, il pegno palpitante della -riconciliazione. Potete immaginare come me lo presi.... - - - - -CAPITOLO UNDECIMO. - - - Novembre. - -Quanto più s'avvicinava la fine dell'anno, tanto più sovente pensavo al -giorno in cui avrei abbandonato la “carrozza di tutti„ che era da molto -tempo il mio pensiero assiduo; e presentivo che sarebbe stato triste -per me, come per il romanziere il separarsi dal mondo del suo romanzo; -con questa differenza, ch'io non mi separavo da fantasmi, ma da gente -viva. Avrei continuato a correre sui tranvai, certamente, e a vedere -i miei personaggi e scene e casi curiosi; ma con la mente occupata -da altri pensieri, non osservando più che per caso, non facendo più -gite con quel proposito, non più tendendo l'orecchio, nè cercando o -interrogando; e i miei personaggi familiari si sarebbero sbiaditi a -poco a poco ai miei occhi, per rientrare poi e finir con perdersi nella -folla. Sì, col novantasei si sarebbe chiuso un anno veramente singolare -della mia vita, e benchè ne desiderassi la fine per riacquistare la -mia libertà di spirito, pure avrei voluto insieme che si allontanasse; -e per questo moltiplicai le corse, in quell'ultimo periodo, e cercai e -osservai con più viva alacrità avvenimenti e persone, come per vivere -più intensamente e prolungare nel mio pensiero il breve tratto di -tempo che mi rimaneva. Intanto, qualche cosa essendo trapelato del mio -disegno, io cominciavo a vedermi guardato da cocchieri e da fattorini -con un'espressione insolita di curiosità, assai diversa negli uni e -negli altri secondo il concetto che s'erano formati di quello ch'io -intendessi di fare, e dello scopo del mio lavoro. Alcuni, quando li -interrogavo, mi guardavano con un'aria di stupore comico, come una -bestia rara, un bel capo matto, che stillasse sul loro conto qualche -stramberia misteriosa, inaccessibile affatto a qualsiasi sforzo -della loro immaginazione. Altri pensavano ch'io volessi dare una -gran battaglia con la _piuma_ in loro favore, e, comunque esordissi -con le mie domande, tiravano subito il discorso sul servizio duro e -sulla paga scarsa e su torti fatti a loro o ad altri, suggerendomi -proposte dì riforme _ab imis_ e argomenti di tirate tribunizie. Ma -ne trovai anche parecchi, che, sospettando in me un ferro di polizia -della _Belga_ o della _Torinese_, un furbo mariuolo che, col pretesto -di fabbricare un romanzo, tirasse a far cantare gl'impiegati per -regola e norma delle Amministrazioni, stavano in guardia, e ad ogni -mia più innocente domanda, anche lontanissima dall'argomento sospetto, -s'affrettavano a rispondere: — Ah, io non potrei dir nulla; non ho da -lagnarmi; faccio il mio dovere, son trattato bene.... cosicchè.... —; -e il cosicchè voleva dire: — Non mordo all'amo; ne peschi un altro. — -Quello che diede più vicino al segno fu Carlin; il quale, la prima sera -di novembre, sul tranvai dei Viali, mi si piantò in faccia sorridendo, -e con l'aria di chi ha scoperto in un amico l'intenzione di fargli un -tiro burlesco: — Ah, dunque, — mi disse, — lei _ci vuol metter tutti in -poesia_? - - * - -È quella una corsa che deve fare, il giorno dei Santi, chi cerca lo -spettacolo, non frequente a Torino, d'una grande moltitudine. Per il -corso Margherita, per tutte le strade che vanno dal centro alla riva -della Dora, sui ponti, sui viali del Regio Parco e per i sentieri a -traverso i prati, s'allungavano cento processioni umane dirette al -cimitero, cento torrenti e rigagnoli neri, che travolgevano nelle loro -onde lente una profusione mirabile di fiori, come se avessero spogliato -nel loro corso tutti i giardini della campagna di Torino. Il tranvai -spezzava in due, a ogni tratto, delle grandi frotte di gente, così -fitte e restìe a separarsi da parere stuoli enormi tutti di parenti -e d'amici; famiglie numerose come tribù, dal nonno curvo ai nipotini -condotti per mano, precedute dall'uomo più robusto, portante una -grande corona; file di uomini e di donne, con corone piccole fra le -mani, che facevano ala per un momento al nostro passaggio, mostrando -una varietà infinita di visi pensierosi, spensierati, tristi, sereni, -alcuni improntati d'un dolore recente, i più di indifferenza o di noia; -e in quella grande moltitudine un grande silenzio, come in un esercito -disarmato e prigioniero. Sulla giardiniera c'era un carico di corone e -di ghirlande, adagiate o tenute ritte sulle ginocchia da signore e da -donne del popolo; alcune di viole del pensiero e di rose bellissime; -e forse ci sedeva già vicino e le adocchiava il ladro mortuario che -ne avrebbe rubato il nastro la notte. O carrozza di tutti, piccolo -panorama del mondo a dieci centesimi! Stando ritto in fondo, vedevo -dentro il vano d'una gran corona di mirto e di semprevivi le teste -combaciate d'un giovane e d'una ragazza che tortoreggiavano sulla -panca davanti, e quell'idillio chiuso in quella cornice funebre mi -faceva pensare a quante altre parole d'amore si sarebbero scambiate -quel giorno, a quanti innamorati avrebbero pedinato le belle in -mezzo alle croci e alle tombe, spandendo qua e là sulle iscrizioni -dolorose la gioia degli sguardi e dei sorrisi corrisposti. Una povera -donna, seduta davanti a me, teneva fra le mani una piccola corona di -crisantemi violetti, da pochi soldi, che doveva esser destinata a un -bambino, e parlava, parlava con voce accorata, come facendo uno sfogo, -al marito duro, che non rispondeva. Ah, che pietà! Da qualche parola -capii che la corona le pareva troppo misera, indegna del suo caro -morticino, e che rinfacciava all'uomo l'avarizia crudele o il danaro -sciupato all'osteria, che le aveva tolto di comprare una corona più -bella. — _Pover cit, va!_ — diceva. — _Pover cit!_ — con un accento -di compassione e di tristezza che stringeva l'anima, e guardava e -rivolgeva la corona fra le mani con l'atto d'una bambina delusa e -umiliata del regalo lungamente desiderato, lanciando tratto tratto -delle occhiate d'invidia triste alle altre corone grandi e ricche, che -le stavano intorno. Ci son piccoli dolori che fanno più pena delle -grandi sventure. Mi dovetti voltare da un'altra parte, quando la -povera madre discese al ponte delle Benne; dovetti guardare verso il -Corso San Maurizio, che altri tranvai risalivano, pieni anch'essi di -gente e di corone, tagliando una grande processione nera riversantesi -da via Rossini in via Reggio, simile anche essa a un torrente su cui -galleggiassero tutti i fiori delle sue rive predate. - - * - -Rifeci la stessa strada il giorno dei morti; ma la gente era scarsa, -e velata da una nebbia umida, in cui le file dei lontani apparivano -come processioni d'ombre, che ritornassero dalla città al cimitero, -dopo aver reso ai parenti la visita del giorno innanzi. Pareva una -serata d'inverno. Sulla giardiniera c'eran poche persone. Tutta la -mia attenzione fu attratta da una sola. Sedeva sopra una delle ultime -panche, in mezzo a uno spazio vuoto, una signora di quarant'anni, -vestita di seta nera sbiadita, con una miseria di cappellino nero, -guernito di rose selvatiche, e una piccola corona fra le mani, di -perline nere e gialle, sulla quale erano disegnate due iniziali. Quelle -povere rose, benchè pallide e sciupate, parevano ancor fresche e d'un -rosso vivo appetto alla pallidezza cadaverica del suo viso infossato -alle guance, smunto e secco come un teschio con la pelle; nel quale -brillavano d'una fiamma febbrile due occhi dilatati e fissi, esprimenti -una stanchezza mortale, una tristezza infinita. Quella veste logora -disegnava le forme non d'un corpo, ma d'uno scheletro, e dalla pelle -delle tempie e del collo trasparivano le vene come le righe d'uno -scritto dalla carta velina. La corona diceva: — Sono afflitta; — la -veste: — Son povera; — il viso: — Son moribonda. — Pareva che portasse -quei fiori al camposanto per sè medesima. Aveva l'aspetto d'una vecchia -ragazza; era senza dubbio una signora caduta in povertà; sola al mondo, -forse. Tutt'a un tratto, le prese un accesso di tosse; con un brusco -movimento appoggiò un braccio sulla spalliera davanti, chinò il capo -sul braccio, e si mise a tossire, riscotendosi tutta a ogni schianto, -violentemente, come alle strette d'un artiglio che le frugasse le -viscere, e inarcando le spalle ossute e il busto lungo, d'una eguale -strettezza dalle spalle alla cintura, come un tronco d'alberella -incurvato, che un colpo di vento può infrangere. E tossì, tossì, -senza tregua e senza fine, in un atteggiamento d'abbandono sconsolato, -facendo dondolar le rose del cappellino e tenendo la corona in là col -braccio teso per non sciuparla; tossì d'una tosse fischiante, faticosa, -implacabile, che quando pareva sul punto di cessare ripigliava più -fitta e più aspra, come se non fosse dovuta cessare mai più, come se -fosse stata un linguaggio, un'effusione di parole confuse, il racconto -appassionato d'una lunga vita di miserie e d'angoscie, un'invocazione -ardente, ostinata, disperata della morte. I pochi passeggieri stavano -a guardarla con un'espressione mista di pietà e di ribrezzo. — Quella -lì, — disse forte il fattorino, — non farà le feste di Natale. — Bruto! -— gli dissi col cuore e con gli occhi. Un ragazzetto, voltato verso -di lei dalla panca vicina, rideva. Finalmente, quando il tranvai fu a -cento passi dal piazzale delle Benne, la disgraziata smise di tossire, -e rialzato il capo, sfinita di forze, s'assicurò subito che la corona -non si fosse guastata, palpandola qua e là con la sua mano di morta; -poi, come ricordandosi a un tratto dello spettacolo che aveva dato -di sè, girò sui vicini uno sguardo velato, umile, quasi vergognoso, -come di chi chiede scusa d'un'offesa involontaria, e alzò a stento il -braccio che pareva un osso, per far cenno di fermare. Quanto è male -giudicare il cuore della gente incolta da una parola villana! Fu il -fattorino, fu il _bruto_, che prima di lei saltò giù dalla carrozza -e con un atto di premura rispettosa e triste le porse la mano per -aiutarla a scendere. Io non avrei detto quella parola; ma non avrei -fatto quell'atto. Ah, la rettorica dei cuori gentili! - - * - -Il principio dl novembre mi portò ancora un'altra tristezza. Pochi -giorni dopo, in una mattinata piovosa e malinconica, salii in Piazza -dello Statuto sul tranvai del Martinetto, dove trovai Carlin, che -mi diresse subito la parola per espandere un suo caldo sentimento -d'ammirazione. — Ha letto, eh? Quel Kossuth! Quelli son vecchi di -polso! A quell'età, battersi in duello! Hanno un bel dire; ma non -ne nasce più.... Sacrestia! Ebbene, mi fa piacere. — Aveva letto nel -giornale la notizia del duello seguito a Pesth fra i deputati Kossuth -e Ugron per una quistione politica, e credeva che si trattasse del -padre, di cui ignorava la morte. Egli lo conosceva, il grand'uomo; glie -l'avevano indicato una volta in tranvai sulla linea della barriera di -Casale, e gli pareva miracoloso, giustamente, che quell'uomo facesse -ancora valere le sue ragioni col _saber_. Quando gli dissi che il -duellante era il figlio, e che il vecchio Kossuth era morto l'anno -prima, rimase stupefatto. Poi, essendoglisi chiarita la memoria, -per dissimulare la vergogna del granchio, voltò all'improvviso la -sua ammirazione verso il Chionio, l'autore del _Tempo che farà_, -il quale aveva predetto la pioggia appunto per quel giorno: — Un -altro grand'uomo quello, una testa che fa onore a Torino. — Intanto -s'era infilato via Garibaldi. Passato appena il canto di via delle -Scuole, il tranvai fu arrestato da un convoglio funebre: un meschino -carro di terza classe, a cui era appesa una piccola corona di edera, -preceduto da una ventina di _figlie verdi_, e seguito da un prete -e da poche altre persone, la più parte vecchi, curvi e zoppicanti -sotto gli ombrelli: una cosa misera e triste quanto si può dire, -sotto quell'acqua fitta, in quella strada rumorosa, dove nessuno si -voltava neanche a guardare, in mezzo a quei muri tappezzati d'annunzi -teatrali raggrinziti dalla pioggia. Mentre notavo che i più di quei -vecchi avevano un nastro all'occhiello, vidi davanti a loro, sotto -il carro, un piccolo cane tutto impillaccherato, che mi parea di -riconoscere.... Eh, sì, proprio, era Ciuchetto. O mio povero buon -veterano! Era lui, dunque, che portavano via! E infatti, voltatomi -a guardar la porta da cui il carro s'era mosso, lessi il numero 43, -la porta donde avevo visto uscir tante volte il caro vecchio, con la -mano in alto, per accennare al cocchiere che fermasse. Povero mio buon -veterano! L'avevo trovato l'ultima volta così contento della sua gita -ai laghi d'Avigliana e del matrimonio del principe di Napoli. E anche -quella mattina, all'ora solita, in quel luogo solito, egli aveva fatto -fermare il suo tranvai; ma non più alzando la mano, poveretto, e non -più per salire: egli era salito sopra un'altra carrozza, tutta per lui, -e diretta fuor della cinta; e il suo povero Ciuchetto, il suo ultimo -amico, lo accompagnava per l'ultima volta, rimasto solo al mondo, solo -e senza pane, com'egli aveva tristamente previsto. Ebbene, egli aveva -compiuto il suo cammino, il buon vecchio, e andava a riposare in pace; -ma quel povero cane infangato, che andava in capo al corteo come il -parente più prossimo, abbandonato e triste come un orfano, era più -compassionevole a vedere del carro che gli portava via il suo padrone. -E per un pezzo non mi potei più liberare dall'immagine di lui, che -sarebbe ritornato dal cimitero solo, verso la grande città annebbiata, -dove non aveva più tetto e non l'amava più alcuno.... - - * - -Fu il professore azzeccasonetti il mio primo incontro lieto del mese; -lieto non per suo merito, ma in grazia del caso. Mi colse in un momento -buono per lui, una sera di festa, sopra una piattaforma dov'eravamo -già in sei più del numero legale, stretti, accalcati in maniera che -non avrei potuto fare il minimo atto di difesa; ma, con mia gran -meraviglia, non m'investì subito. Era d'un umore orrendo, coi baffi -irti come penne d'istrice, furibondo contro il direttore d'un giornale -letterario che aveva rifiutato i suoi versi: un asino, un cretino che -avrebbe “cestinato„ un canto anonimo del Leopardi ed empiva le colonne -di porcherie. — Già, ha pubblicato anche delle cose sue, — mi disse -senz'ombra d'intenzione offensiva; — lei lo deve conoscere. — E mi -credevo già al sicuro, quando egli aggiunse: — Senta però come l'ho -conciato.... un sonetto che è un vero schiaffo di quattordici dita.... -— Mi vidi perso; ma fui salvato. Salì sulla piattaforma, ridendo -sonoramente, un bel fusto di ragazza rosata, scarmigliata, sfrontata, -abbondante di tutto, mezza brilla e col diavolo in corpo; la quale -mise lo scompiglio in quel serra serra e tagliò in bocca a lui il primo -verso. Tentò d'entrare nell'uscio, non potè; si cacciò avanti e disse -una facezia grassa al cocchiere; poi si rifece indietro, e poi a destra -e a sinistra; in mezzo minuto scomodò tutti e rise con tutti, rigirando -sopra sè stessa e cascando a ogni sobbalzo del tranvai ora addosso agli -uni ora agli altri, che le scoccavano in viso degli scherzi, a cui essa -ribatteva con una risata, mettendo in tutte le nari l'odore dei suoi -capelli e il calore del suo fiato. E fu un bel vedere la scintillaccia -che diè fuori da tutti quei visi barbuti e gravi, senza distinzione -d'età nè di classe. Fu come l'effetto d'una candela accesa in mezzo -a uno sciame di farfalloni assopiti. C'erano degli operai, dei padri -di famiglia in cilindro, un consigliere della Corte d'Appello con una -faccia che pareva il frontespizio del Codice, un vecchio impiegato -dell'Intendenza di finanza, e degli studenti, che poco prima si -guardavano per traverso, uggiti dal contatto reciproco, e imbronciati -gli uni contro gli altri. Ed eccoli ora, quasi riconciliati e -affratellati per incanto, mostrare tutti negli occhi il luccichìo d'un -giolito comune e scambiarsi dei sorrisi quasi amichevoli, come gente -che trinchi insieme toccando i bicchieri. Eterno femminino! E anche -il poeta, attaccato dal contagio, teneva fissi gli occhi su quella -capigliatura scomposta e insolente che di tratto in tratto sfiorava la -bazza a lui pure, e mi pareva che il velarsi improvviso del suo sguardo -accusasse ogni tanto un movimento indagatore del ginocchio; ma guizzava -a un tempo sulla sua bocca l'espressione d'un altro sentimento. Era un -sentimento di dispetto, un'umiliazione amara al pensare che poca cosa -fosse la potenza della poesia, sua consolazione e suo orgoglio, se -bastava l'apparizione d'una qualunque giovine asinella in calore, non -solo a distogliere gli altri dall'ascoltarlo, ma a scompigliare nella -sua mente stessa i “sudati carmi„ e a mutare in tutt'altro ardore il -suo fuoco sacro. Quando la ragazza, lanciato in giro un _cerea_ burlone -che mostrava la coscienza degli effetti prodotti, discese d'un salto, -egli aprì la bocca per ricominciare; ma, anch'io discendendo, non ebbe -più che il tempo di vibrarmi la prima metà del primo endecasillabo, che -mi restò confitto nella schiena come un dardo spezzato. - - * - -Il secondo che ritrovai fu Desbottonass, una sera di domenica, sul -corso Cairoli, in uno stato miserando. Egli salì a stento sulla -piattaforma, sorretto per le ascelle da sua moglie grigia e rannuvolata -come il cielo, e appena su, si aggrappò alla colonnina e resistette -ostinatamente alle istanze della povera donna, che lo voleva tirar -dentro, per timore d'una caduta. Rimase lì, afferrato con una mano al -ferro e appoggiato con l'altra al parapetto, piegato e tentennante -sulle gambe flosce, fissando stupidamente le rotaie che parevano -fuggire in direzione opposta al carrozzone, come avrebbe fissato un -acqua corrente, col capo ciondoloni sul petto. Era ancor molto dato -giù dopo l'ultima volta che l'avevo visto sulla linea della Crocetta. -Aveva il viso ingiallito e risecchito, diventato piccolo come quello -d'un bambino, rigato di grinze lunghe e simmetriche come grandi gambe -di ragno; la bocca cascante, come se non avesse più muscoli, in un -atteggiamento tra di disprezzo e di nausea, e dei moti involontari e -fitti del capo come se rispondesse continuamente di sì e di no alle -domande d'un fantasma. - -Ah, certo, egli non aveva più il capo alla politica, non si vantava -più d'appartenere all'_opposizione_! Ma più triste a vedersi era la -sua povera moglie, alla quale si leggeva in viso, sotto un resto -di sollecitudine per lui, la stanchezza di soffrire, un'ira sorda -contro il destino, e l'odio che le si era addensato in cuore contro -quell'uomo, con cui era condannata a trascinare una vita di supplizio, -come un prigioniero chiuso nella cella d'un pazzo. A un tratto, l'uomo -alzò la testa e mi fissò in viso uno sguardo di stupore profondo, come -se gli fossi cascato davanti dal cielo; uno sguardo in cui riconobbi -alla prima ch'era impossibile che mi riconoscesse. Poi mi sorrise -d'un sorriso stupido e torvo, nel quale appariva un'intenzione di -scherno provocante, e mosse le labbra come per dire un'ingiuria, che -non potè articolare. Era già a quel punto in cui il veleno accumulato -dell'alcool si volge nel briaco in odio contro tutti, in bisogno -di offendere e di ferire, anche il primo venuto, senza ragione nè -pretesto, non per altro che per placare il demonio che gli morde le -viscere. Ed io pensavo con grande pietà che quell'uomo s'era battuto -per il suo paese, che aveva ammirato ed amato caldamente uomini -politici cari a me pure, che un mio semplice accenno al suo Garibaldi -era bastato a farlo vergognare d'un atto brutale; ma che allora, per -certo, se anche fosse stato meno ubbriaco, nessuna mia parola, nessun -nome caro, nessun richiamo al suo passato di soldato avrebbe più -destato in lui alcun sentimento nobile e forse neppur più risvegliato -nel suo cervello alcuna memoria. E continuava a guardarmi fisso, -con quel sorriso beffardo sulle labbra bavose, dondolando il capo in -atto di sfida, tentando e non riuscendo a cacciar fuori l'insulto che -gli gorgogliava come il catarro d'un moribondo nella gola bruciata -dall'acquavite. All'improvviso, come se fosse stato percosso alle -gambe, si piegò e stramazzò sulla piattaforma. Sua moglie gittò un -grido e si chinò per rialzarlo, sfogando a un tempo in atroci parole -la rabbia fino allora compressa: — Ah schifoso! Ah assassino! Te lo -avevo ben detto! È questa una vita da farmi fare? Tu vuoi farmi morire, -impazzire, eh? Su, su, svegliati, levati, su, sporca bestia, su! — -Il cocchiere fermò; l'uomo fu levato di peso da lei e dal fattorino, -calato giù e deposto sulla proda del fosso; e il tranvai ripartì. Vidi -ancora per un tratto il corpo inerte, disteso come un cadavere, col -capo nudo nella polvere, e accanto a lui la donna, che continuava a -gridare col pugno teso, come se espandesse all'aria tutto l'odio del -suo sesso contro il veleno infame che gli muta la casa in inferno e gli -dà dei figli maledetti, predestinati all'ospedale e all'ergastolo. Poi -un gruppo di gente me lo nascose. E presentii che non l'avrei visto mai -più. - - * - -Un'ora d'oro, finalmente, e sotto un bel cielo di novembre, terso -e lucente come l'acciaio. Salendo all'imboccatura della strada di -Francia, trovai ritta sulla piattaforma di dietro, col suo sacco -inseparabile, la vecchia di Pozzo di Strada, non trasformata proprio -come Giors me l'aveva dipinta, ma con un viso in cui pareva si -fossero ingranditi la fronte e gli occhi e diradata la rete delle -rughe. Traspariva ancora dal suo sguardo un pensiero fisso; ma questo -pensiero era: — È vivo —; c'era ancora sulla sua fronte un'ombra di -tristezza: ma d'una tristezza in cui il figliuolo sterminatamente -lontano non le appariva più steso a terra insanguinato, ma ritto in -piedi, col braccio teso verso di lei, in atto di dirle: — Coraggio! -Un giorno forse ci rivedremo. — Essa chiudeva gli occhi a quando a -quando, e il suo viso assumeva in quei momenti l'espressione come d'un -proponimento risoluto e saldo di campare, d'un animo preparato a vivere -per molti anni sospeso dolorosamente al filo d'una sola speranza, -con l'ostinazione invitta di chi aspetta il soccorso ancor lontano, -afferrandosi a un cespo sopra l'abisso. Era il giorno quindici. Son -date che non si dimenticano. C'era accanto a me un signore, con la -schiena appoggiata al parapetto e la _Stampa_ fra le mani: un pezzo -d'uomo che teneva il posto di due, con una barba fratesca, assorto -profondamente nella lettura. Quella mattina io non avevo letto il -giornale. Dando un'occhiata al foglio, ch'egli teneva spiegato, lessi -in capo a una colonna un titolo in grandi caratteri che mi diede una -scossa: — _La pace con l'Abissinia. La restituzione dei prigionieri._ -— Poco mancò che non gli strappassi il giornale di mano. Guardai la -vecchia: essa ignorava, senza dubbio. Dissi allora nell'orecchio al -signore che quella donna aveva un figliuolo prigioniero del Negus, e -non sapeva della pace, e che se m'avesse favorito il giornale le avrei -data io la notizia. Quegli si voltò sull'atto a guardar la donna, ma -non mi diede il foglio. Era anche lui un artista del sentimento. — Oh -diavolo! — esclamò. — Ma glie la do io! — E l'apostrofò, quasi con -violenza: — O, la buona donna! La pace è fatta. Non lo sapete? Ecco -qua. C'è il dispaccio nel giornale. La notizia è arrivata stanotte; ma -la pace è conclusa fin dal ventisei d'ottobre. Vuol dire che il vostro -figliuolo è libero da venti giorni. I prigionieri si son messi in -marcia per l'Harrar appena firmato il trattato. Qui è fatto il calcolo. -Saranno all'Harrar fra un mesetto. Una ventina di giorni per arrivare a -Zeila.... S'imbarcheranno a Zeila ai primi dell'anno. Dunque!... Prima -della fin di gennaio lo avrete qui. Volete vedere il giornale? - -O che non avesse capito nulla o che lo sbalordimento sospendesse in -lei ogni altro senso, la vecchia non diede lì per lì alcun segno di -commozione; prese il giornale, fissò sul punto indicato uno sguardo -morto d'analfabeta, e poi guardò in viso il signore, corrugando la -fronte, come per preparare l'intelligenza alla spiegazione che i suoi -occhi chiedevano. - -— Oh santa pazienza! — esclamò il signore ridendo. — Eppure ho parlato -chiaro! C'è qui la notizia, per dispaccio. È fatta la pace in Africa. -Menelik, il re di quelle parti, restituisce i prigionieri. Il vostro -figliuolo è libero. Non avete un figliuolo prigioniero laggiù? Ebbene, -fra un paio di mesi sarà a Torino. - -Allora, finalmente, il suo viso si mutò, ma a grado a grado; poi, con -un moto brusco, voltandoci le spalle, essa appoggiò la fronte alla -colonnina e si mise a singhiozzare, come nascondendosi, a modo dei -bambini che piangono in un angolo. - -Il signore si mise a ridere; ma con la bocca contratta. Poi si chinò -a raccogliere il giornale che la donna aveva lasciato cadere, lo piegò -accuratamente e glie lo pose sul sacco. Poco dopo, essa staccò il viso -dalla colonnina e sorrise intorno a tutti noi, come se vedesse il mondo -cangiato; pareva ringiovanita; prese il giornale, ringraziò e domandò -al signore se sul foglio c'era tutto stampato quello che egli aveva -detto. Quegli rispose di sì. Essa s'infilò il giornale nel petto, con -riguardo. Il tranvai passava in quel momento davanti alla chiesa di San -Dalmazio: si fece il segno della croce. - -— Dunque, — le dissi, — rivedrete _Giacolin?_ - -Sorrise, e non parve punto stupita ch'io sapessi quel nome, che per lei -riempiva il mondo; ma come se in quel punto le si affollassero alla -mente ad un tratto tutti i dolori, tutti i terrori, tutte le veglie -angosciose d'un anno, s'oscurò in viso, e scrollando il capo e alzando -gli occhi al cielo esclamò con un accento di tristezza inesprimibile, -mista d'un fremito di sdegno: — _Ah, ma i l'ai tribulà tant!_ — Poi -si rischiarò da capo, e quando discese, col suo sacco stretto contro -il fianco, nell'atto che passava davanti al signore del giornale, -sorridendogli con gli occhi umidi, gli fece scorrere la mano sul -braccio in atto di carezza materna. - - * - -In quei giorni il freddo cominciava a mordere, gli ultimi villeggianti -eran tornati, Torino aveva già preso il suo aspetto invernale -d'affaccendamento gaio e frettoloso, i tranvai riboccavano, la -circolazione della vita cittadina era su tutte le linee in pieno -vigore. Un accidente usualissimo mi fece conoscere di questa vita -friggente un momento singolare, che ancora non m'era occorso. Ero sul -tranvai dei Viali, verso sera. Davanti al caffè Ligure, un grande -carro tirato da tre cavalli, carico d'un mucchio enorme di legname -da lavoro, s'era affondato nel terreno, smosso per un cambiamento -di rotaie, a traverso al passaggio dei carrozzoni; e i carrettieri -frustando e molti altri spingendo a braccia e facendo leva con spranghe -e sbarre sotto le ruote, a suon di grida e d'aneliti, non riuscivano a -smoverlo. In pochi minuti sopraggiunsero e rimasero fermi in tre file -i tranvai di tutte le linee che s'incrociano in quel punto; quelli -dei Viali, di San Salvario, di Vanchiglia, del Corso Valentino, del -ponte Isabella, come se avessero affrettato la corsa, attratti dalla -notizia del caso. Ed eran curiosi a vedersi tutti quei macchinoni -variopinti, schierati come le case ambulanti dei saltimbanchi in -una fiera, immobili gli uni dietro gli altri nella nebbia, affollati -di gente seduta e ritta, che si spingeva fuori dalle piattaforme e -dai finestrini a guardar l'impedimento lontano, trinciando l'aria -con gesti oratorii. Era un agglomeramento di gabbioni umani pieni -d'impazienza verbosa per quella sosta che ritardava convegni d'affari, -ritrovi amorosi, desinari, visite, faccende d'ogni natura, provocando -in altre cento persone lontane altre inquietudini, altre noie, altri -dispetti; una piena d'irritazione, di furia semicomica, che metteva -in mostra il lato debole della soverchia regolarità della vita -civile, in cui ogni più piccolo accidente fa l'effetto d'un disordine -grave. Un _laudator temporis acti_ avrebbe sorriso, dicendo che, in -un caso simile, i vecchi omnibus avrebbero fatto un giro e tirato -avanti, mentre il tranvai, che li aveva vinti e scacciati, rimaneva -prigioniero e impotente. Sì, sarebbe stata quella un'umiliazione dura -per il mio tranvaiofilo. E possono ben far dei progressi le macchine -locomotrici, ma l'uomo ch'esse portano resta sempre il medesimo, -puerilmente curioso e affamato di distrazioni come uno scolaro. Ad -ammirare un così comune accidente s'era da ogni parte affollata gente -sulla strada, sotto i portici, davanti agli usci, alle finestre delle -case intorno; e quando, per disperazione di rimover l'ingombro, si -staccarono i cavalli da tutti i tranvai per fare il trasbordo, sei -sciami di passeggieri accorsero di qua e di là in gran confusione, -uomini e donne d'ogni età e d'ogni classe, pigliando d'assalto le -piattaforme con grida, risa e spintoni, con la furia allegra di frotte -di collegiali, eccitati da una avventura straordinaria, che rompa -l'uniformità della loro vita quotidiana. Poi, in ogni tranvai che -partiva, si vide un gesticolare concitato della gente che commentava il -gran fatto. Avevo accanto il mio amico Schopenhauer, quello dei sette -peccati mortali. — Come l'uomo è bambino! — gli dissi, accennandogli -lo spettacolo. E lui, accennandomi i tre poveri cavalli del carro, -che i carrettieri seguitavano a frustare senza pietà, mi rispose col -suo sogghigno solito: — Bambino e belva. — Poi soggiunse con accento -di stizza: — Tu non vedi mai l'uomo che per metà. — Strano! A quelle -parole esperimentai in me un caso di doppia coscienza: l'uomo se ne -compiacque, pensando: — È tanto meglio! — lo scrittore se n'ebbe -per male. E, ahimè! la compiacenza cessò dopo un breve tratto; il -risentimento non è morto ancora.... - - * - -Ma qui, proprio alla data del 18, trovo una pagina diretta all'amico -Schopenhauer, nella quale s'oppone alla sua filosofia un argomento -di fatto, domandandogli a che serva il formulare sull'anima umana -dei giudizii, a cui, per fortuna, si è costretti a fare ogni momento -delle eccezioni. In realtà, noi diamo sull'uomo una nuova sentenza -ogni quindici giorni, e anche parecchie ogni ventiquattr'ore, e c'è da -sospettare che chi ripete sempre la stessa mentisca cinque volte su -dieci per cornaggine. L'argomento di fatto lo trovai la sera del 18 -sul tranvai di Corso Vinzaglio. Erano occupati dentro tutti i posti, -meno due: signore, signorine, due ragazze del popolo, un paino, un -vecchio paglietta che conoscevo di vista. All'angolo del Corso Vittorio -salì una donna.... che avrebbe fatto meglio a non salire. Non so -se il regolamento ponga quelle infelici creature fra quelle che non -si debbono lasciar entrare nei carrozzoni. Se sì, non fu vista dal -fattorino. Era una donna sui cinquanta, mal vestita, senza cappellino, -che si teneva con una mano davanti al viso una mezza maschera nera. Al -viso? La disgraziata non aveva più viso: le era stato divorato tutto, -tra il sommo del naso e la bocca, dal cancro, e pareva da una belva -che l'avesse dilaniata e rosa fino all'osso; e sopra la piaga orrenda, -che la maschera non nascondeva a chi la guardava di fianco, si movevano -due piccoli occhi grigi, in cui era espressa tutta l'infelicità che può -sopportare un'anima umana. Io stavo fuori: quand'essa entrò e sedette, -vidi in tutti i passeggieri un movimento d'orrore. Non la volevan -guardare, ma non potevano, e la tornavano a guardare, torcendo il capo -in là dopo ogni sguardo. Ma la resistenza fu breve. S'alzarono prima -le due signore che le stavano accanto e uscirono sulla piattaforma -a lagnarsi col fattorino che l'avesse lasciata salire; poi uscì una -terza, e le altre si raggrupparono dall'altra parte del carrozzone; -ne rimase una sola in fondo, separata dall'infelice dal solo spazio -d'un posto: una signora piccolina e bruna, con due grandi occhi neri e -i capelli un po' arruffati. E anche questa, dopo un momento, s'alzò; -ma non per fuggire: diede un'occhiata al posto da cui s'era alzata, -come se si fosse accorta che la panca non era pulita, fece un passo -a sinistra e sedette accanto alla donna. Ah, mi parve di sentire il -mio amico: egli avrebbe chiamata quella una “donchisciottata„ della -pietà, e gli sarebbe parso appioppato bene il soprannome della signora. -Eppure no; egli non avrebbe detto quella parola se avesse visto la -dignità tranquilla, la semplicità gentile, inesprimibile di quell'atto. -Sedutasi, essa non guardò punto le signore fuggite, come una vanitosa -avrebbe fatto, in aria di vanteria e di rimprovero; non rivolse punto -la parola alla disgraziata per farle comprendere l'intenzione pietosa -dell'atto suo: se ne stette lì immobile, senza parlare, non per altro -che perchè l'infelice non rimanesse sola in quel vuoto sepolcrale che -le si era fatto intorno come a un cadavere, come a una cosa immonda che -avventasse dei miasmi di morie, perchè vedesse che c'era ancora qualche -creatura umana a cui non metteva orrore, che essa non era ancora -reietta affatto dal mondo. E quella capì, perchè si voltò a guardarla, -e non un sorriso, no, perchè nè il suo viso nè l'anima sua non potevan -più sorridere, ma un baleno passò nei suoi occhi, che disse: — Ho -capito e ti ringrazio. — Eh, che m'importa che ci sia nell'umanità -tanto egoismo e tanta vigliaccheria! Uno solo di questi atti la lava ai -miei occhi da mille sozzure, una sola di quest'anime ne illumina mille, -e mi spezza l'odio nel cuore, e mi fa riaprir le braccia ai fratelli. -O buona e brava Chisciottina! E dire che soltanto dopo, ripensandovi, -compresi ch'essa aveva finto di trovar non pulito il suo posto per -togliere alla sua mossa l'apparenza d'un atto di compassione! - - * - -Varie lunghe corse in mezzo agli alberi gialli e spogliati a -mezzo, sotto il cielo grigio, dentro a una nebbia somigliante a una -sottilissima polvere diffusa, in cui volteggiano le foglie inaridite; -e nessun passeggiere di mia conoscenza; ma, in compenso, parecchie -conoscenze nuove, e nuove osservazioni sulla carrozza di tutti, come -palcoscenico dell'ambizione e vetrina della vanità. Uomini noti o -smaniosi di notorietà, donne belle e Apolli in soprabito amano tutti -il tranvai dove possono offrirsi per mezz'ora all'ammirazione di una -decina di concittadini, costretti a guardarli, anche se non vogliano, -e a portarsi via nel cervello la “negativa„ della loro effigie. Ci -sarebbe da scriver qualche pagina sull'arte di figurare in tranvai. -C'è chi, per mettersi in mostra, attraversa il carrozzone, come -un salotto, da una piattaforma all'altra; chi, fattolo fermare, lo -raggiunge a passo lento per dar tempo ai passeggieri d'ammirare la -grazia o la maestà del suo incesso; chi nell'atto di rizzarsi per -tirar la correggia del campanello cerca degli “effetti„ di slancio -e d'impostatura, come gli attori e le attrici nel saltar su dalla -poltrona per accennar la porta a un insolente. E ci son fra questi -degli originali che vanno in tranvai per mettere in mostra la loro -rassomiglianza con uomini celebri. Avevo già visto su parecchie -linee un falso Vittorio Emanuele, un facsimile del d'Azeglio, una -brutta copia del Cialdini; ma non m'era passato mai per la mente che -si potesse ostentare con compiacenza anche la rassomiglianza con un -brigante. Rinvenni il tipo una sera, rincantucciato in un carrozzone -della linea del Martinetto, sul quale c'era Carlin. Una signora era -scappata fuori e lo guardava impaurita dalla piattaforma di dietro. -Altre tre, rimaste dentro, s'erano rannicchiate nell'angolo opposto, -e l'osservavano con diffidenza. E c'era di che: una grinta da farsi -arrestare non per altro che per i connotati. Era ravvolto in un gran -mantello alla spagnola, ricacciato dietro una spalla, sotto al quale -pareva che nascondesse un trombone; aveva un largo cappello alla -calabrese calcato sopra un orecchio, e di sotto alla tesa rotava due -occhioni di gufo e metteva avanti un naso criminoso e due grossi baffi -provocatori. L'ombra del cappellaccio e il lume che lo rischiarava -dall'alto davano alla sua faccia dei rilievi accesi e delle infossature -nere di testa satanica. Girava la testa lentamente, come un automa, -e fissava gli occhi, dilatandoli, ora sull'uno, or sull'altro dei -suoi osservatori, che abbassavano tutti lo sguardo. Chi poteva essere -quell'originale? Non certo un povero diavolo perchè quanto si vedeva -del suo vestiario era fine e pulito. Le supposizioni, fra i passeggieri -della piattaforma, erano diverse. Chi pensava che fosse un evaso -dalle patrie galere, chi un brigante delle Calabrie di passaggio -per Torino; un giovanotto espresse il dubbio che potesse essere Jack -lo sventratore. — Ma a delle faccie così, — disse un vecchietto con -tutta serietà — dovrebbe esser proibito d'entrare, per regolamento! — -(Oh se si lasciassero legiferare gli spauriti, che orrenda tirannia! -E si vedrà). Tutti aspettavano che scendesse, per vederlo meglio. -Fummo soddisfatti in piazza Castello. S'alzò. Non era molto alto: la -lunghezza del busto ci aveva illusi. Quando comparve sulla piattaforma, -tutti gli fecero largo. E in quel momento un sorriso che gli guizzò -sulle labbra mi svelò il segreto. Era semplicemente un capo ameno, un -buon diavolaccio forse, che si serviva della sua figura di spauracchio -a scopo di vanità, armonizzando con la propria faccia il vestiario e -gli atteggiamenti, per il gusto strambo di spandere il terrore sui -tranvai notturni; e quei piccoli trionfi teatrali d'ogni sera eran -forse per lui l'alimento principale, se non unico, _de l'orgueil qui -nous fait vivre_, come dice lo Zola; poichè di tutte le passioni -umane è l'orgoglio quella che si pasce di cose le più disparate, -dall'eroismo al delitto. Appena fu disceso, si ripresero i commenti a -voce alta. — Dev'essere un pazzo — disse Carlin. — Una donna esclamò: -— Ma è un parente del diavolo! — E una graziosa signora, ancora un po' -spaventata, mi disse sorridendo: — È un socialista, di sicuro. - - * - -Un soggetto di quadro per Giacomo Grosso, il giorno dopo, in via -dell'Accademia Albertina: un carrozzone chiuso in cui troneggia una -signora splendida in mezzo a un gruppo di povera gente, come una -castellana che dà udienza ai suoi servi. Al contrasto che facevan con -lei i suoi compagni di corsa accresceva forza la lordura del tavolato, -imbrattato di mota e sparso di pezzetti di carta, di bucce di arancia -e di castagne, su cui si posava il suo vestito di principessa. La -guardavan tutti attentamente, in silenzio, come avrebbero guardato -un'opera d'arte in una vetrina. Non dava più di vent'anni; era bella -e bianchissima; uno di quei visi di signore torinesi, d'un carattere -mal determinato tra franco e italico, in cui nessun tratto ha una -bellezza singolare, ma tutti insieme una grazia squisita; una sposa -recente, pareva; vestita d'un panno nero ricamato, con un superbo -mantello di lontra, coronata di grandi penne di struzzo e di rose -incarnatine, e lampeggiante di diamanti ai polsi e agli orecchi. Aveva -tanto indosso quanto per ciascuno di quelli che la guardavano sarebbe -stato un capitale, un rivolgimento della sorte, un sogno luminoso -avverato. Eppure il suo viso, di un contorno ancora un poco infantile, -aveva un'aria d'ingenuità così schietta e così amabile, il leggiero -rossore che davano alle sue guance la suggezione e la compiacenza -insieme d'esser fissata a quel modo, così a lungo e da vicino, da -tutti quegli occhi, esprimeva una modestia e una semplicità d'animo -così graziosa, e pareva ella stessa così ad agio in mezzo a quella -gente, senza un pensiero al mondo che la potessero insudiciare la cesta -della vecchia erbivendola seduta accanto a lei e i piedi del bambino -tenuto sulle ginocchia dalla donna di rimpetto, che tutti la guardavano -con un'espressione manifesta di rispetto e di simpatia. E questo mi -fece dubitare se quel che si dice del lusso, che offende e irrita il -povero, non si debba attribuir piuttosto al modo vanitoso col quale -si ostenta, all'aria abituale di — Fatti in là — di chi lo sfoggia, -che non proprio al lusso per sè medesimo, che è bellezza e splendore, -di cui s'alletta anche l'occhio di chi n'è privo. Ma il quadretto era -attraente in special modo per le riflessioni diverse che si leggevano, -sotto alla simpatia e al rispetto, negli occhi di quegli ammiratori, -chiarissime per me come se le vedessi scritte sulla loro fronte. La -vecchia mostrava di fare uno studio comparato dei prezzi del velluto -e della lontra con le entrate ed uscite del suo bilancio domestico. -La madre del bimbo, che pareva la moglie d'un operaio, dall'aspetto -affaticato, la guardava più che altro nel viso, con l'aria di pensare -alla vita beata che quella signora menava, levandosi la mattina -alle dieci per oziare dolcemente tutta la giornata, senza l'ombra -d'un sopraccapo. C'era una ragazza del popolo che lasciava gli occhi -addosso agli orecchini, come affascinata, e diceva con gli occhi che -per portare un'ora al giorno quelle due stelle appese al capo avrebbe -acconsentito allegramente a campar di pan duro e di mele verdi. Un -giovine operaio la covava con uno sguardo fiso e luccicante da cui -traspariva l'immaginazione delle voluttà sovrumane che doveva dar -l'amore di quella semidea, così bianca, così fine, fasciata e coperta -di tanta roba odorosa e preziosa. E c'era in un angolo un vecchio -mal messo, dal viso di ritontito, che la osservava con un'espressione -attonita come se meditasse in lei, senza comprenderlo, il gran mistero -della legge sociale che interpone una così enorme distanza tra l'una -e l'altra creatura umana. Ma quello che la mangiava con gli occhi -più avidamente era il fattorino marchese, ritto accanto a me sulla -piattaforma. Aveva però un bell'arricciarsi i baffetti biondi con -le dita agitate e pigliar delle impostature di tenore e levarsi il -berretto per passarsi la mano sulla fronte accesa: egli non riusciva -ad attirar lo sguardo della bella signora, la quale guardava soltanto -i suoi ammiratori di dentro, a uno a uno, coi suoi begli occhi lenti -e sereni, in cui brillava il riflesso della simpatia che vedevan negli -altri. Ma che bussolotto da gioco è mai il cuore umano! All'angolo di -via Mazzini, essa fece fermare e discese; tutti, di dentro, mossi da -quella curiosità che cerca l'andatura d'una persona come un indizio -dell'animo, misero il viso ai finestrini per vederla camminare.... -Era zoppa! Ebbene, in quasi tutti quei visi passò un sorriso leggiero -di soddisfazione, anche su quello della ragazza, che esclamò: — -Che peccato! — E non era una malignità. O buon Dio! Era una piccola -consolazione di dannati. Aveva avuti tanti doni dalla natura, era tanto -più fortunata, tanto più felice di loro.... che almeno la sua felicità -avesse una tacca! Questa non pareggiava le partite, di certo; ma almeno -d'un piccolissimo che faceva parer loro meno enorme, meno umiliante la -disuguaglianza. Tutti si rimisero a sedere con questo pensiero negli -occhi, e il marchese, alzato il naso come un can da caccia, si consolò -come potè del suo insuccesso: aspirando il profumo ch'essa aveva -lasciato nel suo marchesato. - - * - -_Gli effetti d'un dramma in tranvai:_ fu uno degli ultimi e dei più -piacevoli episodi del mio novembre. La sera della domenica, ch'era -già notte, il tranvai del Martinetto s'arrestò in via Po davanti al -teatro Rossini, donde usciva la folla dopo la rappresentazione diurna -della Compagnia piemontese. Un signore mise sulla piattaforma un -piccolo spazzacamino e salì con la moglie e con due signorine. Siccome -al Rossini s'era rappresentato quel dopopranzo _Gli spazzacamini_, -il vecchio dramma risuscitato del Sabbatini, che faceva singhiozzar -Torino da quindici giorni, io pensai che il piccolo _spaciafornel_ -fosse l'attorino Eugenio Testa, protagonista minuscolo del dramma e -principalissimo distillatore del pianto pubblico, e che i suoi parenti -lo riportassero a casa così, col vestito del palcoscenico, per un -capriccio. Ma no: era uno spazzacaminuccio autentico, raccattato alla -porta del teatro, nell'impeto della commozione, da una buona famiglia -borghese ancora lacrimante, che lo portava per suo conto e piacere -al borgo San Donato, dov'egli aveva detto di star di casa col proprio -padrone. Sedutisi tutti dentro, il signor padre si mise il ragazzino -sulle ginocchia, con una certa ostentazione provocante di carità -cristiana e di tenerezza poetica, e prese a carezzarlo paternamente, -adocchiando gli altri passeggieri, mentre le sue donne lo guardavano -con gli occhi umidi, rivolgendogli molte domande. Il padre e la madre -avevan l'aspetto di due bottegai danarosi, ma d'origine povera, ai -quali le figliuole, istruite e ingentilite dalla scuola, avessero -rifatto una specie d'educazione letteraria e sentimentale: queste, -benchè pure commosse, serbavano una compostezza dignitosa; quelli -avevano l'espansione dell'affetto un po' volgaruccia; ma sincera. -Strana potenza del teatro! Essi vedevano veramente in quel bimbo il -protagonista del dramma, che corre per il palcoscenico per scansar le -pedate del padrone bestiale, il povero montanarino che è venduto nel -primo atto, martirizzato nel secondo, e restituito alla famiglia nel -terzo, dopo esser stato creduto morto d'asfissia in una gola di camino, -e riversavano sopra di lui tutta la pietà affettuosa che avevano -insaccata in galleria. Ed egli accoglieva tutte quelle tenerezze senza -mostrare sul visetto nero alcuna maraviglia, tra indifferente e triste, -come se pensasse che quella sua avventura non era che la fortuna d'un -momento, che tutta quella bontà non gli toglieva di doversi levare la -mattina dopo avanti luce per rigirar la ruota della dura vita d'ogni -giorno. Dentro, alcuni guardavano la scenetta con simpatia, altri con -un sorriso un po' canzonatorio per quella effusione di sentimento, che -pareva loro un po' teatrale, e forse non meritata. Un signore rotondo, -che era accanto a me, mi tradusse in parole quel sorriso. — Eh, son -furbacchioni che vanno apposta all'uscita del teatro per sfruttare -la commozione del pubblico e scroccar qualche soldo! — Furbacchioni! -Oh diamine! Gli avrei voluto domandare se, quando egli aveva qualche -favore da chiedere a un suo superiore, giudicava una furberia disonesta -l'andarglielo a chiedere in un momento in cui gli paresse meglio -disposto a concederglielo. Che raffinate delicatezze pretendono da chi -non mangia abbastanza i delicati ben pasciuti! Continuavano intanto -le interrogazioni e le carezze al ragazzo, e non cessarono che in -piazza dello Statuto, dove la famiglia fece fermare per discendere. -Il padre lo baciò, le signore gli passarono la mano sotto il mento -senza timore d'insudiciarsi. — _Ciao, pover cit._ — Ricordati dove -stiamo di casa. — Bada a non lasciarteli prendere. — Alludevano ai -soldi che gli avevano messi in tasca. Infatti, appena furon discesi, il -ragazzo si cacciò una mano nel petto, tirò fuori il gruzzolo e contò -quanto c'era. — Ah, vede! — disse trionfando il mio vicino, — vede -il furfantello! Sono i soldi che gli stanno a cuore, non le carezze. -— È proprio vero, — gli risposi. — Ah ingordo quattrinaio! Esoso -Shylock! Vile adoratore dell'oro! — Il curioso fu che, pur comprendendo -l'esagerazione scherzosa, egli mi credette sincero in fondo, e sorrise -di soddisfazione. Razza d'un cane! Era il rappresentante d'una legione, -lui, e credette della sua legione me pure. E quando scesi, mi disse col -tono d'un confratello: — Buona sera! — Ma a me non venne alle labbra -che il saluto pisano: — Tremoti a chi t'affetta il pane. - - * - -La stagione, intanto, benchè non fosse ancor nevicato, incrudiva, e i -tranvai correvano la mattina presto fra gli alberi e lungo le siepi -dei viali biancheggianti di brina, come in mezzo a una maravigliosa -vegetazione di filigrana, e sotto i fili del telefono e delle lampade -voltaiche tutti bianchi, somiglianti a fasci di cordoni di lana; e -cominciavano i cocchieri e i fattorini a pestare i piedi e a mandar -fumo dalla bocca, mettendo mano alle provvigioni dei sagrati invernali. -Fu una di queste mattine brinate che, strizzato dall'aria fredda di -Via Garibaldi, non potendo più reggere sulla piattaforma, mi cacciai -dentro al carrozzone, dove mi trovai davanti la studentessa di medicina -e suo padre. Essa sedeva nell'angolo vicino all'uscio, bianca come la -filigrana degli alberi e i baffi paterni; e il suo bel viso d'angelo -imperturbato, invulnerabile dalle passioni umane, sorgeva con la -grazia d'un giglio fuor dal bavero a tromba della mantellina nera -che le avvolgeva il collo. Suo padre stava seduto col busto ritto e -col petto sporgente come doveva stare a cavallo alla testa del suo -reggimento. Non si parlavano. Gli occhi grandi e dolci di lei si -volgevano qua e là, secondo il solito, guardando tutti come se non -vedessero alcuno, ed io mi potei compiacere meglio dell'altre volte -nell'immaginazione del suo corpo vestito di bianco e coronato di rose, -disteso fra quattro ceri, con le mani incrociate sul petto virgineo, -che non conobbe l'amore. Prima che s'arrivasse a metà della via, -il carrozzone era pieno dentro e affollato sulla piattaforma. Molti -la guardavano; ma, come sempre, pareva che essa non se n'avvedesse. -Tutt'a un tratto s'animò, scosse vivamente il capo, sorridendo, come -se salutasse qualcuno a traverso al vetro dell'uscio, ed io vidi una -cosa strana, inaspettata, incredibile: un'onda di porpora le coperse -il viso fino alle tempie e i suoi occhi raggiarono d'una luce nuova, -vivissima, dolcissima, che mi fece l'effetto d'un prodigio, come -se in quel momento ella si fosse trasformata da statua di marmo in -donna di carne e di sangue. Suo padre pure aveva salutato con un -sorriso e uno sguardo amichevole. Mi voltai prontamente a sinistra -per vedere a traverso al finestrino chi avesse operato il miracolo; ma -mi trovai in faccia un maledetto vetro colorato con l'annunzio della -China-Migone, che intercettava la vista: vidi soltanto per aria, di là -dall'uscio, un cappello a cilindro che salutava, e che scomparve subito -come un'ala di falco. Ah, quel cilindro non poteva essere che d'un -giovane, quel giovane non poteva essere che un amante, quell'amante -non poteva essere che un fidanzato. Gli occhi di lei, che rimasero -fissi, sfavillando, sulla persona invisibile, la porpora che si fece -men viva, ma non disparve, e la bocca semiaperta e parlante che tradiva -il palpito accelerato del cuore, mi tolsero ogni dubbio. La vergine -morta innamorata! La vergine morta sposa! Era dunque possibile? E mi -riprese una così smaniosa curiosità di sapere chi fosse _lui_, che per -poco non commisi la villania d'alzarmi per guardar fuori. Ma non potei -rattenermi a lungo, e per levarmi quel chiodo, tirai il campanello -prima del tempo. — Chiunque sia — pensai — lo debbo riconoscere agli -occhi. — Il tranvai si fermò, apersi l'uscio.... e mi trovai davanti -il pittore in tuba, con un viso fiammeggiante, che diceva tutto. Fece -un atto di forte sorpresa, arrossendo, e mi balbettò con un sorriso -d'uomo impicciato: — Le darò poi una notizia. — Ah, non occorre! — -gli risposi scendendo. — Mi darà delle spiegazioni; la notizia la so -già, e me ne rallegro. — E lo lasciai lì stupefatto. Ma non quanto -me. Era lei, dunque, la dea misteriosa; lei, la vergine morta! Chi se -lo sarebbe sognato? Eppure, lo avrei dovuto sospettare fin dal giorno -ch'egli m'aveva fatto quella curiosa difesa delle studentesse di -medicina. Ma già, era uno di quegli indizi che si riconoscono a cosa -scoperta. Era lei! Il colosso s'era innamorato d'uno spirito. E perchè -no? Un matrimonio d'antitesi. Una bella coppia, del resto. E mi durò la -maraviglia per un pezzo. La vergine morta!... Ma che vergine morta? La -visione era mutata: ancora vestita di bianco e distesa come una morta; -ma con le guancie di porpora e con le braccia aperte.... Oh, tutt'altra -cosa. Infine, non poteva accader di meglio per il mio interesse di -scrittore. E me ne tornai a casa soddisfatto. - - * - -Ma non doveva finire così lietamente il mese di novembre. Finì con un -triste incontro. Fu l'ultimo giorno appunto, il giorno dell'uccisione -della contessa Lara. L'aria era nebbiosa, gli alberi del Corso San -Maurizio tutti bianchi come d'una incrostatura di sal gemma, e il -sole senza luce nel cielo grigio, come un occhio enorme di moribondo. -Salendo sul tranvai che andava verso il Corso Margherita, vidi dentro, -a traverso al vetro dell'uscio, il viso del signor Taddeo, e gli feci -un cenno di saluto. Egli mi guardò fisso e non mi salutò. Allora -soltanto, al secondo sguardo, lo vidi così miseramente mutato, che -m'attraversò la mente un pensiero improvviso come un fulmine: — La -bambina è morta! — Sporgendo il capo un po' a destra vidi anche il viso -della signora, e lo stesso sinistro pensiero mi ribalenò: — La bambina -è morta! — Erano pallidi, d'aspetto invecchiato, improntati d'una -tristezza tragica, immobile, disperata, somigliante all'espressione -di stupore infinito che è qualche volta sul viso dei cadaveri. Il mio -primo senso fu quasi di terrore, una tentazione di discender subito per -non vederli, per non sapere. Ma mi rattenne una speranza: che qualche -altra disgrazia li avesse colpiti, non quella: la perdita d'ogni avere, -la morte del padre o della madre, uno spavento mortale per qualche -tremendo pericolo corso. La bambina poteva essere nel carrozzone, non -in mezzo a loro come le altre volte, ma alla sinistra della madre, in -un posto che dal difuori io non potevo vedere. Ma benchè non avessi -che a fare un passo a destra per veder se c'era, non ebbi il coraggio -di farlo, come se avessi temuto di vedere accanto a lei, invece della -bambina, una piccola bara. Eppure, com'era possibile? Mi ricordai -dell'ultima volta che l'avevo vista, poco tempo addietro, così bella e -vispa, ammirata da tutti, splendente di salute e d'allegrezza in mezzo -ai suoi parenti trionfanti. E questo ricordo dandomi animo, feci il -passo a destra. Ah! non vidi la piccola bara; ma fu come se l'avessi -vista: vidi un mazzo di fiori sopra un ginocchio della mamma. Dei fiori -fra le mani, con quel viso, essa non li poteva tenere che per portarli -al camposanto, e su quella fossa. Soprastetti nondimeno, sperando -ancora, con viva ansietà, per vedere se si fermavano sul piazzale -delle Benne per prender la via del cimitero. Chi sa mai? Se non si -fermavano, poteva darsi che la bambina vivesse. Furono pochi minuti -d'aspettazione; ma mi parvero così lunghi! Tenevo gli occhi fissi su di -loro, e mi batteva il cuore. Il tranvai sboccò sul piazzale e svoltò -verso il Corso Margherita.... — È viva! — pensai. Ma in quel punto il -padre s'alzò col braccio teso, e intesi un suono di campanello che -mi fece rabbrividire come un — No! — inesorabile, risposto alle mie -parole. Il tranvai si fermò: i due sventurati mi passarono davanti; il -padre mi guardò e mi riconobbe. Io non osai di salutarlo. Egli mi diede -uno sguardo torvo e mi disse con voce aspra: — È morta, sa; — la madre -passò senza guardarmi. - - - - -CAPITOLO DODICESIMO. - - - Dicembre. - -Col nuovo mese fui preso da un nuovo ardore di correre su tutte le -linee alla caccia dei personaggi e delle avventure, illuso da questa -ingenua speranza d'almanaccone superstizioso: che perchè avevo un -libro da finire m'avrebbe aiutato la fortuna, presentandomi casi e -scene singolari, adatti a dare alla _Carrozza di tutti_ una chiusa -di romanzo; e già covavo sotto a quella speranza la tentazione di far -tutto di fantasia l'ultimo capitolo, se la fortuna mi fosse fallita. -Incurabile malato di romanticismo, tormentato dal bisogno di cucinar -la natura in salsa piccante e di servirla in forme architettoniche -come i bodini nei pranzi di gala! Proprio all'ultimo mi ridava fuori -il malanno ereditario, dopo che m'ero attenuto fino allora all'intento -di ritrarre la vita libera e sparsa come me la vedevo correre intorno, -risoluto di fare un'opera informe, ma sincera. Ma l'illusione durò -pochi giorni, l'ardore di correre fu spento fin dal primo da una -di quelle solenni nevicate torinesi che fanno rientrare in petto i -propositi di vagabondaggio poetico come i nasi nei baveri e le mani -nelle tasche, e con quell'ardore pericoloso mi fuggì ogni tentazione di -chiusa romanzesca. E fu tanto meglio, credo, per il mio scartafaccio. - - * - -Nevicava fitto, a fiocchi larghi come scontrini di tranvai, la -lunghissima via Nizza era tutta coperta d'un tappeto bianco, che -smorzava il rumore dei carrozzoni nevosi, correnti sulle rotaie -invisibili, e in mezzo a tutta quella bianchezza alpina nereggiava come -un orso Tempesta, imberrettato e incappucciato, con tanto di guantoni -e di zoccoli, non mostrando del viso che il naso a pera e i baffi a -spazzola, agitati dal soffio d'un sagrato perpetuo. Se la pigliava coi -fiocchi che gli entravano in bocca, con gli spalatori che ingombravano -la strada, coi passeggieri che, salendo, gli scotevan sui piedi -l'ombrello fradicio, e dava ogni tanto una stratta furiosa alla tenda -immollata, che pareva si ritirasse per dispetto, lasciandolo scoperto -all'intemperie. - -— Brutto tempo, eh? — gli domandai con buon garbo. Mi rispose brusco: -— A me lo dice? Una bella notizia! — Ne avremo forse per un pezzo, — -soggiunsi. — Non lo so, — grugnì. - -Ah povero Tempesta! Mi ricordai d'un matto della Villa Cristina che -disegnava con la matita le varie parti del corpo che gli dolevano, -schizzando in ciascuna una bestia feroce, la quale, secondo lui, -rodendogli le carni, era causa del suo dolore; e mi domandai se -proprio egli non avesse in corpo qualche animalaccio rabbioso, se -non un serraglio intero, che lo dilaniasse. Ma già, non ce n'abbiamo -uno tutti, non fosse che un bruco o un tarlo piccolissimo che ci dà -delle giornatacce scellerate? Eppure, quanto più lo studiavo, tanto -più mi pareva che, a casa sua se non altro, non dovess'esser un -cattiv'uomo, perchè, insomma, egli sputava tanto tossico in servizio -da non comprendersi come ne potesse ancor serbare per la famiglia -dopo una giornata di dodici ore. A momenti ero tentato di battergli -una mano sulla spalla e di dirgli amorevolmente: — O me lo vorresti -dire, benedetto porcospino, da che parte si potrebbe toccarti per -non pungersi? — Ci si punse in quel momento una vecchia signora, che -avendogli detto timidamente, perchè fermasse: — faccia grazia.... — -n'ebbe per risposta una spallata, con questo complimento: — Che _faccia -grazia_!... Si dice _fermi_, si dice. — La cortesia gl'irritava i nervi -come la musica fa andar del corpo certe bestie. - -In piazza San Salvario, dove facevano la battagliola dei ragazzi, gli -passò a un palmo dal naso una palla di neve: egli girò sui combattenti -un'occhiata sterminatrice e mise un bramito di leopardo. Poi se la -pigliò con uno dei cavalli, _Livorno_, che zoppicava, chiamandolo -assassino, ladro, ciampicone da forca, e rincalzando ogni epiteto con -una frustata. Uno dei cinque passeggieri che stavano sulla piattaforma -s'arrischiò a fargli un'osservazione garbata: — Ma se zoppica, che -colpa ci ha? — Si voltò come un'istrice: — Sì signore, è un vizio, una -malizia; zoppica soltanto quand'è con me, ha da sapere! — E sbuffò. Poi -soggiunse: — Bisogna conoscer le bestie prima di parlare. — Quell'altro -rispose pacatamente: — Già, è proprio vero: prima di parlare... bisogna -conoscer le bestie. — Tutti risero. E allora seguì un miracolo: sorrise -anche Tempesta. Ma fu come un lampo sur una rupe. Subito si rioscurò, -rimenò una frustata a _Livorno_, trattandolo di boia infame e di Giuda -porco, e ricominciò a spandere per la lunghissima strada bianca il -soffio della sua rabbia implacabile. - - * - -Seguitò a venir giù neve, senza posa, così fitta da parere che se -ne potesse far delle palle cogliendola a due mani per aria, densa al -punto che i tranvai apparivano come ombre dietro al velo dei fiocchi, -e non si vedevano ancora quando già li annunziavan vicini lo scalpitìo -faticoso dei cavalli e il gridìo continuato dei cocchieri, affacciati -ai finestrini delle tende come vedette alle feritoie d'una fortezza -mobile. Ma tutta quella neve non smorzava il fuoco bellicoso di -Carlin, che trovai un dopo pranzo sulla linea di Vinzaglio, furibondo -per l'eccidio della spedizione del Cecchi, sopra tutto contro il -Ministero perchè aveva dichiarato di non aver alcun proposito di -“occupazioni militari„. Il bombardamento di Gezira e la fucilazione -dei cinque Somali, invece di quetarlo, l'aveva irritato, come farebbe -a un affamato un minuscolo antipasto di ghiottonerie stimolanti. Come -sempre, egli avrebbe voluto bruciare, sterminare, disperdere ogni cosa, -cancellare il Benadir dalla faccia dell'Africa. — Insomma — fremeva — -tutti ce le danno e noi non le rendiamo a nessuno! Figure da nasconder -la faccia nei calzoni! — E non riusciva a capacitarsene considerando -che avevamo gente a bizzeffe, milioni d'uomini senza lavoro, una -sovrabbondanza di gregge umana da dover benedire ogni occasione che -si presentasse di spedirne fuori una gran quantità, per alleggerire -l'Italia e invader “le terre dei cani„. — Cosa ne voglion fare di -tutta questa gente? Siamo in troppi. Tutti i nostri guai vengon da -questo. È il multiplicamini che ci rovina... — E della nostra eccessiva -fecondità mi addusse una prova singolare. Giusto tre giorni avanti, su -quella stessa linea, nel numero 139, una donna era stata presa dalle -doglie, e c'era mancato poco che scodellasse un “passeggiere„ lì per -lì, durante la corsa: s'era dovuto fermare il tranvai, e s'era fatto -appena in tempo a trasportarla in una portieria di via Roma: al ritorno -del tranvai l'amico era già fuori, che cantava come un gallo. — Vede -_dunque_! — Proprio, la nascita intempestiva di quel bacherozzolo, -per lui, era l'argomento Achille In favore d'una politica belligera -in Africa. — _Bombardè! Bombardè!_ — e ripetendo questo suo “delenda„ -dall'alto della piattaforma, con le braccia incrociate sul petto, -fissava lo sguardo su piazza Castello bianca di neve con l'espressione -di Napoleone primo nel _milleottocento quattordici_ del Meissonnier. Ma -che diversi pensieri si volgono qualche volta nell'interno del tranvai -e sulla piattaforma! Appunto in quel momento c'eran dentro da un lato -parecchie belle signore; nei due angoli in fondo due signori in tuba, -con la cravatta bianca, che andavano a qualche pranzo di gala; in -faccia alle signore una mezza dozzina di giovani e brillanti ufficiali -della Scuola di guerra, fra i quali un bellissimo tenente belga; e -si vedeva negli occhi di quella compagnia silenziosa la fiammella -della galanteria, si indovinava nell'aria di quel salotto ambulante -una vibrazione di piccola corte d'amore, l'incrociarsi delle simpatie -e delle attrazioni frenate dalla convenienza, un lavorìo vivo di -immaginazioni eccitate, vagheggiaci tutt'altre conquiste da quella del -Benadir, tutt'altre battaglie da quelle che il povero Carlin invocava -mostrando il pugno alla neve.... Un simbolo anche questo: la politica -che sbraita e vuol rifare il mondo, e l'amore, padron del mondo, che -le ride alle spalle. Ma non espressi questo pensiero a Carlin per non -scemargli quello che era forse il maggior conforto della sua vita. E -come se, comparendo per l'ultima volta nei miei appunti, egli dovesse -per me sparire dal mondo quella sera, gli feci, scendendo, un saluto -cordiale, ch'egli interpretò come un'approvazione generale di tutta la -sua politica del 1896, e che mi valse in risposta un buon sorriso di -ministro soddisfatto a deputato devoto. E muoia la sua politica e viva -la sua memoria.... - - * - -Continuò a nevicare, e anche io presi gusto quelle sere a cacciarmi -nei carrozzoni, attirato dall'aspetto di intimità familiare, -dall'immagine dì brigate raccolte a veglia, che offrivano i passeggieri -pigiati dentro, soddisfatti d'essere al riparo dalle intemperie e -particolarmente disposti, in quella comunione non ingrata di calorico -animale, alle conversazioni amichevoli. Trovai in una di queste -comitive fortuite, la sera della festa della Concezione, sulla linea -di via Cernaia, il sindaco di Torino, rannicchiato in un angolo, e non -riconosciuto da alcuno, fuorchè dal fattorino, che, stando fuori sulla -piattaforma, lo guardava a traverso il vetro dell'uscio, curiosamente. -Certo che l'illustre sindaco, vedendo quel povero fattorino col capo -imbacuccato in un cuffione, infradiciato dalla neve, che lo guardava -dal di fuori come il pezzente infreddolito guarda dalla strada il -signore seduto al caldo nella trattoria, era a mille miglia dal pensare -che quello fosse un conte come lui, forse di più antica famiglia -della sua, certo d'un casato più famoso nella storia d'Italia. Ma di -nessun pensiero malinconico dava indizio il viso del conte incognito, -atteggiato all'espressione consueta di serena rassegnazione: pareva che -egli si dilettasse della vivacità insolita della compagnia, composta -di piccoli borghesi e d'operai puliti, fra i quali s'incrociavano -conversazioni diverse. Parlavano dell'esposizione finanziaria del -Luzzatti, del capitale perduto del Banco di Napoli, della proposta -d'una _tassa militare_, con le frasi raccolte nei giornali della -mattina, e con quel tono misto di sfiducia amara e d'indifferenza -canzonatoria con cui in Italia si suol ragionare della cosa pubblica. -A un tratto si fece silenzio; poi un passeggiere, di cui il lume -rischiarava soltanto la parte inferiore del viso, adombrato dal naso -in su da un grande cappello, saltò fuori con la legge sugli _infortuni -del lavoro_. — Ahi! — dissi tra me — siamo al Senato —; e tenni -d'occhio il sindaco senatore. E il Senato, che aveva per la seconda -volta rinviata la legge all'Ufficio centrale, fu da quel gran cappello -e da un altro dello stesso taglio, che gli s'allargava daccanto, -conciato barbaramente. — “Quegli scatarroni mezzi morti„ — quei vecchi -reazionari della malora... — la legge sarebbe stata in vigore da un -pezzo se non fosse dovuta passare per quell'anticamera del camposanto -dove tutte le riforme in pro del popolo erano ferocemente combattute... -— e altre gentilezze su quest'andare. Deliziosa corsa per un Senatore! -Ed ecco che un terzo, facendo un salto da Roma a Torino, vien fuori -a lagnarsi del servizio di sgombero della neve, dicendo con un -vocione di contrabbasso che, per questo riguardo, si facevano le cose -meglio, ma molto meglio, non ricordo bene in quale piccolo comune del -circondario, dove egli aveva sortito i natali! Ah, questa carrozza di -tutti, che covo d'insidie per gli uomini in carica! Ma il bravo sindaco -sostenne intrepidamente la seconda come la prima scarica, fissando -con un vago sorriso filosofico un annunzio del _Cioccolatte Talmone_ -attaccato fra due finestrini. Il fallimento della Banca di Como, che -venne dopo sul tappeto, lo liberò, e mentre la nuova conversazione -s'andava accalorando, altri tranvai passavano, in cui si vedevano di -sfuggita altre comitive illuminate dall'alto, sale correnti di club -e di caffè, farmacie di villaggio ambulanti, piccole aule di Consigli -comunali, pieni di visi gravi o ilari di politicanti, di maldicenti, -di pettegoli, di sonnacchiosi, di brilli, che apparivano un momento e -sparivano nel turbinìo della neve. - - * - -Dopo la neve venne la nebbia, quella nebbia invernale di Torino, densa -e fredda, d'un sapore irritante quasi di bruciaticcio, che invade -ogni vuoto e copre la città come un immensa nuvola di cenere immobile, -quasi palpabile, e nasconde case, alberi, gente, carrozze, lampioni, -circoscrivendo in un raggio di cinque passi lo spazio visibile a ogni -persona; che intercetta come un muro grigio la vista delle piazze e dei -corsi e riempie i portici come un fumo uscente da migliaia di cantine -incendiate, e dà a ogni tratto l'illusione che quartieri interi siano -scomparsi, inghiottiti dalla terra, fra i vapori d'un cratere enorme. -Si correva come dentro a un'oscurità bianca, a traverso a una sequela -infinita di veli umidi, che il tranvai lacerava, non vedendo gli altri -carrozzoni che all'ultimo momento, come se sorgessero per incanto dal -suolo, e non altri passanti fuor che larve che scappavano spaventate -al sopraggiungere dei cavalli; e quel continuo succedersi e incrociarsi -affrettato di fischi e di squilli in quell'aria opaca dava l'idea d'una -città agitata da un grave affanno, oppressa dalla minaccia di qualche -grande pericolo misterioso. - -Stavo sulla piattaforma, pigiato da tutte le parti, in compagnia d'un -giovane poeta cubano, nuovo a Torino e a quello spettacolo, il quale -accresceva la sua naturale malinconia. Venuto per la prima volta -in Europa, e arrivato il giorno avanti dalla Francia, non si poteva -persuadere d'essere in Italia, dove s'era immaginato che anche le città -settentrionali avessero un inverno mite e sereno come quello della sua -isola nativa. Guardava intorno quasi spaurito e mi diceva di tratto in -tratto in un suo italiano transatlantico: — Ma questa è Siberia! Questo -è lo Spitzberg! E come piace a lei quest'orrore? - -— Sì — gli risposi — ho dei gusti di Eschimese. La nebbia m'eccita -l'immaginazione. Non vedo nulla, non riconosco i crocicchi, non so -molte volte in che punto mi trovi; la città mi pare ingigantita; -suppongo d'essere a Londra, a Pietroburgo o a Nuova York. Mi piace -qualche volta di sentire l'umanità senza vederla. La nebbia mi rompe -la monotonia della vita, mi dà mille sorprese e sensazioni insolite. -Questa risonanza strana, smorzata di tutti i rumori, mi alletta come -un linguaggio nuovo delle cose. Mi fa più piacere che alla luce del -sole rincontrare l'amico in questa oscurità livida, come nell'ombra -d'una foresta vergine, vedermi davanti tutt'a un tratto il viso d'una -bella donna come se m'apparisse nello squarcio d'una nube, sentir voci -conosciute di conoscenti invisibili e risa di ragazze misteriose, che -si perdon nell'aria come voci di folletti. E poi, che vuole? La sera, -in special modo, la città piena di gente e di lumi, che lavora e si -diverte, mi sembra una espressione più potente della civiltà umana -sotto questo gran mantello lugubre che la natura le getta addosso senza -riuscire a soffocarne la vita e l'allegria. - -Il cubano non pareva persuaso. Se avesse dovuto vivere in Italia, non -avrebbe piantato le tende a Torino. E mi domandò se la città mi paresse -confacente al lavoro artistico, abbastanza italiana d'aspetto da dare -all'ispirazione d'un poeta tutti gli aiuti esteriori che dovevan dare -Venezia, Napoli, Firenze, Roma; se non ci sentissi la monotonia. - -— No — risposi — non c'è monotonia nella libertà. Qui sento la mente -libera. Mi par che il pensiero si dilati spaziando nelle vaste piazze -e vada più lontano lanciandosi per le vie lunghissime, per la grande -raggiera dei viali fuggenti da tutte le parti verso la campagna. Gli -edifizi non attirano lo sguardo; ma perciò appunto non lo distraggono -dalla grandezza del tutto e dalla bellezza della natura; si ritraggono -anzi di qua e di là per lasciar maggiore spazio al volo dell'occhio -e della mente verso le Alpi e la collina. In nessun'altra città si -vede tanto verde, tanto azzurro, tanta bianchezza; in nessun'altra -ha un riso così fresco e così splendido la primavera, che qui pare un -ricominciamento del mondo. E poi, essendosi in tanti anni trasformata -la città sotto i miei occhi, vedo ed amo sempre negli aspetti nuovi gli -aspetti scomparsi, m'avvolge un nuvolo di memorie a ogni passo, sento -mille voci di persone e di cose passate che mi chiamano, ribevo dei -sorsi d'aria della gioventù della patria e della mia. Godo qui delle -bellezze che non sono che per i miei occhi perchè le illumina e le -colora un raggio che esce dal mio cuore. Vedo in fondo a ogni strada -una città d'Italia e nelle rondini che volano attorno al palazzo Madama -le mie speranze fuggite, che cantano e mi salutano ancora. - -Il giovane scrollò il capo. — E trova in armonia con la sua — domandò -ancora — anche l'indole degli abitanti? Non le riescono un po' freddi e -chiusi... un po' troppo nordici, come ho inteso dire? - -— Non li può giudicare uno straniero, e neanche un italiano d'altre -province, se non vive qui da molti anni. La benevolenza è velata, il -cuore non s'apre e non si dà tutto di primo slancio; ma tutto quello -che dobbiamo conquistare ci è poi più caro quando è nostro. La cortesia -discreta, la promessa guardinga prevengono disinganni e amarezze, e -così nel buoni si trova sempre maggior bontà che non s'aspettasse. -I loro difetti sono negativi, incavi, non punte, e per questo non -feriscono. Le possono parer duri; ma per ciò lei li può afferrare e -tenere, e non le sgusciano di mano. V'è nell'affetto che gli occhi -esprimono e la bocca tace una dignità che ne raddoppia il valore. E chi -ha dei difetti opposti a queste virtù, e n'ha coscienza, ama la gente -che glie li comprime più di quella che glieli accarezza. Per questo io -son legato alla città anche dalla gratitudine; legato da tanti vincoli -del cuore, del pensiero e del sangue, che non potrei più vivere altrove -a nessun patto, neppure a quello di diventar ricco se fossi povero, -sano se fossi infermo, e di trovar cento nuovi amici se qui non mi -restasse un amico; e sono ben certo e m'è un conforto il pensare che -morirò qui. - -Mentre dicevo quest'ultime parole, un signore, che m'era stato accanto -fino allora senza che lo vedessi nel viso, girò il capo adagio adagio -come una statua semovente, e mi fissò gli occhi negli occhi. Ah, -l'avevo conquistato finalmente! Capii a volo dal suo sguardo che la -critica di via Garibaldi e la lacerazione della _Gazzetta del popolo_ -ed anche quelle matte teorie di socialismo municipale m'erano perdonati -per sempre. Il buon Bicchierino, il “controemarginato„ signor cavaliere -Bicchierino, impiegato modello di non so qual regia amministrazione, -il più puro e più geloso di tutti i torinesi nati e da nascere, era -intenerito, era vinto, era mio. Quando discese si toccò con la mano -l'ala del cilindro, e prima di perdersi nella nebbia rivolse verso il -tranvai un leggerissimo sorriso benigno, che mi tolse l'ultimo dubbio: -avevo un amico di più. Sia ringraziata Cuba! L'avvenimento era un buon -auspicio per una lieta fine dell'anno. - - * - -Svanì la nebbia e splendette il sole, che ci parve di rivedere dopo una -notte di sette giorni. I tranvai ricominciavano a correre liberamente -per la città chiara e come ritinta di colori più vivi, dorata in ogni -parte da larghi sprazzi di luce, e fattorini e cocchieri, usciti da una -settimana di ansie e di fatiche penose, salutavano con un'allegrezza -di liberati dal carcere l'aria limpida in cui si drizzavano le Alpi -bianche nitidissime, che pareva si fossero avvicinate durante i giorni -dì cattivo tempo. A Porta Palazzo, dove aspettavo il tranvai della -barriera di Lanzo, verso l'ora della colazione, era una festa; da -tutti i carrozzoni che arrivavano da tutte le barriere saltavano giù -cocchieri e fattorini e, seduti sui montatoi, dentro al casotto dei -biglietti, sulle ceste rovesciate della verdura, facevano il loro -pasto, alternando con le bocconate fameliche apostrofi chiassose alle -erbivendole e ai colleghi arrivanti e partenti; e così incappottati -com'erano, con quei cuffioni e quei guanti enormi, in mezzo alla neve -della vasta piazza, dove qua e là ardevano dei fuochi, sarebbero parsi -una banda di cosacchi bivaccanti tra i carri della provianda durante -una fermata in mezzo alla steppa; se non avessero fatto una macchia -italianissima in quel quadretto russo i mucchi d'arance siciliane che -brillavano sui banchi in mezzo all'erba montanina e ai rami di alloro -annunciatori del Natale.... - -Salito sul mio tranvai, mi trovai daccanto sulla piattaforma il giovane -tipografo biondissimo, lo sposo novello, fresco e gaio come l'aria. -M'abbordò con Antonio Maceo, domandandomi se credevo che gl'insorti -cubani avrebbero proseguito la lotta non ostante la sua morte; ma io -m'accorsi bene che aveva qualcos'altro da dirmi, e indovinai ch'era -una lieta notizia, e ch'egli cercava un'entratura garbata per darmela. -Dopo qualche preambolo, infatti, smettendo a un tratto la serietà -politica, m'annunziò con una gioia visibilissima che forse... fra -qualche mese... se tutto andava bene... la causa socialista avrebbe -avuto un soldato di più. Restava soltanto a sapersi se sarebbe stato -un compagno o una compagna. Mi congratulai. E allora diede la stura a -un'allegrezza infantile. Fatti certi calcoli, egli s'era messo in capo -che dovesse nascere in Aprile, verso la metà, forse il giorno stesso -della nascita di Ferdinando Lassalle: data di buon augurio. In ogni -modo aveva già fissato, se era un maschio, di mettergli i tre nomi: -Ferdinando (Lassalle), Federico (Engels) e Carlo (Marx). E si diede una -fregatina alle mani. Poi tessè l'elogio della sua sposa. Oh, sempre, -sempre più contento. Forte ancora al lavoro, nonostante il suo stato, -buona e amorosa con la mamma di lui, e non punto mutata d'idee, come -tante altre, dopo il matrimonio. Era lei stessa che gli diceva: — -Ernesto, ricordati di non mancare alla riunione della tal sera.... Non -dimenticare di rinnovar l'abbonamento al giornale.... Mettiamo qualche -cosa anche noi per la _Cassa elettorale_.... — E appunto quella mattina -era lei che l'aveva sollecitato a portare i denari d'una piccola -colletta a un compagno disoccupato e malato, che abitava in borgo San -Salvario. Passavano la serata assieme a leggere dei volumi presi alla -biblioteca dell'_Associazione dei lavoratori del libro_; ma preferivano -gli opuscoli di propaganda, che compravano del proprio. Essa si -appassionava in special modo per la storia delle socialiste celebri: -Eleonora Aveling, Annie Besant, Severina. E in questi discorsi duravano -fino a tardi, fin che la mamma s'addormentava con la calza in mano. -Poi, all'improvviso, parendogli d'avermi parlato con troppa familiarità -dei fatti suoi, fece di nuovo il viso serio per domandarmi se credevo -alla voce corsa dello scioglimento prossimo di tutti i circoli -socialisti e di tutte le Camere di lavoro della Liguria; ma, vedendomi -sorridere, e insistendo io perchè mi riparlasse della sua famiglia, -che m'avrebbe fatto molto piacere, m'afferrò il braccio in segno di -gratitudine e ricominciò con maggior effusione. Sì, era felice, gli -era toccata la più buona e brava ragazza che potesse desiderare. Era -una così bella cosa andar d'accordo, essere uniti in quell'idea, avere -quella speranza comune. Qualche volta, quando sentivano insieme una -buona musica, senza bisogno di parlarsi, essi si commovevano tutti -e due fin quasi a piangere, pensando ai compagni degli altri paesi, -all'opera di tutti, all'avvenire, al loro bambino che avrebbe visto -un mondo migliore. Ed io alla mia volta, guardando quel bel giovane, -quel “nemico della famiglia„ così innamorato e felice, pensavo quanto -la famiglia lo nobilitava e gli dava forza, quanto era sano e fecondo -l'amore in lui, in quella prima giovinezza in cui il matrimonio appare -ancora alla più parte dei giovani della borghesia una cosa lontana, -una fine da farsi dopo molti anni d'amori vagabondi, dì seduzioni, -d'adulteri, un buon contratto per arrotondare il patrimonio o una buona -alleanza per affrettar la carriera; e mi confermavo nella fede che -fosse davvero un mutamento sociale benefico e santo quello per cui si -sarebbe diffuso nella gioventù un tale amore, data la famiglia a tutti -in quell'età, che ora non la vuole o non può averla per dure ragioni -d'interesse o per ignobili ragioni di convenienza. Mentre io facevo -queste riflessioni ed egli si disponeva a discendere, lo vidi mettere -alla lesta non so che cosa nella tasca d'un signore che ci stava -ritto davanti. Maravigliato, gli domandai spiegazione dell'atto. Egli -sorrise: era un opuscoletto di sesto minimo, intitolato _I calunniatori -del socialismo_, a cinque centesimi; egli soleva ficcarne così delle -copie nelle tasche dei borghesi, sui tranvai, senza farsi scorgere; -oh, non per convertirli, ci voleva altro; solamente per “chiarire le -loro idee„, per distruggere le leggende assurde che s'andavano formando -intorno al socialismo nella mente di molti, i quali finivano con -crederlo tutt'altra cosa da quello che è. — Arrivati a casa — disse — -leggono per curiosità, e forse si ricredono di qualche pregiudizio: è -sempre quel po' di guadagnato. — E mi raccontò che altri usavano quel -modo, di far entrar l'idea per la via delle tasche non potendo per la -via degli orecchi, e che n'aveva avuto il primo pensiero il falegname -di mia conoscenza, il quale seminava opuscoli in tutti i soprabiti, -senza grande spesa, essendoci su ogni centinaio il ribasso del quaranta -per cento. E accennandomi con una strizzata d'occhio il signore, -soggiunse: — Ne ho già serviti tre questa mattina, — e contento e -trionfante, come se avesse fatto tre conversioni, saltò giù in piazza -San Carlo, dove vidi allontanarsi e perdersi fra la gente la sua bella -testa bionda dorata dal sole. - - * - -Ed ecco un altro sorriso sulla fronte del mio anno morente, un'altra -pagina lieta per l'ultimo capitolo, un altro uomo felice: il giovane -pittore che mi salta accanto sulla piattaforma, in via Garibaldi, -con una stella di montagna all'occhiello e con un viso rosato, che è -un annunzio di matrimonio in sembianza umana. Prevenni la sua parola -raccontandogli come l'annunzio mi fosse stato dato il mese avanti da -un'ondata di porpora che avevo visto salire alle guance d'una bella -signorina, l'ultimo giorno che c'eravamo incontrati. S'imporporò -un poco anche lui, e gli feci le mie congratulazioni: una creatura -angelica, che avevo mille volte ammirata, pensando sempre che sarebbe -stato fortunato il cittadino d'Italia su cui ella avesse racchiuso -le sue ali. Folgorò dagli occhi; ma si mantenne serio e mi fece un -discorso molto pacato. Si, era tutto fissato per il gennaio. Egli era -contento. Buona indole, carattere sodo, giudizio, istruzione, molto -affezionata a suo padre, un ex colonnello di fanteria, decorato di due -medaglie al valore: sarebbe stata certo un'ottima madre di famiglia -e sarebbero vissuti insieme di buon accordo. Ma io capii che quella -pacatezza di psicologo ragionatore era una delle solite imposture -d'innamorato; sotto a quelle parole compassate sentivo divampar -l'anima, ed ero ben certo che se anche ella non avesse avuto la “buona -indole„ e il “carattere sodo„ e “il padre decorato„ e tutte le belle -doti d'“un'ottima madre di famiglia„ egli l'avrebbe amata furiosamente -ad un modo e chiesta e voluta a tutti i costi. — Sa che è studentessa -di medicina? — mi domandò. Finsi di non saperlo, e gli chiesi celiando -s'egli le avrebbe lasciato continuar gli studi. — Ah, neppur per sogno! -— rispose con slancio, non ricordandosi l'apologia delle studentesse -che m'aveva fatto un giorno; ed io sentii nel suo accento una vampata -di gelosia otelliana, che abbracciava nelle sue spire tutta quanta la -Facoltà medica, e tutta la studentesca insieme, e tutta la clientela -possibile, non esclusi i malati di dentizione. Mi restava la curiosità -di sapere se proprio l'avesse conosciuta sul tranvai, come mi aveva -detto, e gli domandai anche questo. Ne rise di cuore: era stato così, -veramente, sulla linea di Ponte Isabella, gli ultimi giorni di maggio. -— Non si ricorda — mi disse — del fatto raccontato dai giornali in quei -giorni, d'un carrozzone della Belga che, sboccando sul corso Valentino, -urtò e rovesciò una vettura postale, gettando a terra il cocchiere, che -si ferì gravemente? — Non mi ricordavo. Ebbene, egli s'era trovato con -lei per la prima volta su quel carrozzone, e gli aveva “fatto senso„ il -veder lei, lei sola, mentre le altre signore strillavano o svenivano, -discendere ardita e tranquilla e accorrere in soccorso del caduto e -sollevargli da terra il capo insanguinato e posarselo sulle ginocchia -per asciugargli la ferita col fazzoletto. — Ecco una ragazza di polso -e di cuore! — aveva detto. Ed era rimasto ferito anche lui, ma d'una -ferita per cui il fazzoletto non serviva. Poi... l'aveva rivista. E a -poco a poco.... Ma sorvolò alle prime manifestazioni non corrisposte, -al periodo, che doveva esser stato abbastanza lungo, quando egli -inveiva contro le ragazze torinesi, figlie di Borea, fredde come le -Alpi, calcate tutte l'una sull'altra come figurine di carta, e saltò -subito a dire della conquista immediata, fulminea ch'ella aveva fatto -di suo padre, la prima volta che gliel'aveva indicata in tranvai. — -Già, fu proprio così — concluse — sulla linea di Ponte Isabella, in -un carrozzone chiuso della Società belga, che portava il numero 125. -— E non accorgendosi ch'io ridevo a sentirgli rammentare anche il -numero, tirò fuori il portafogli, e come avrebbe fatto della reliquia -d'un santo, ne cavò fuori con riguardo e mi mostrò lo scontrino bianco -di quella corsa memorabile, ancora intatto, come se fosse del giorno -stesso. — Così — disse col suo sorriso ingenuo — se un giorno mi farà -disperare, io le mostrerò lo scontrino, e le dirò: Ah, come ho speso -male i miei dieci centesimi! — Ma l'amore, la felicità che scintillava -sul suo buon viso di fanciullone erculeo smentivano l'apparente -sincerità di quella supposizione. E ripose accuratamente nel portafogli -il suo biglietto di partenza per il paradiso terrestre. Era felice, sì, -proprio. E me lo confermò lo sguardo e l'accento involontario di pietà -col quale, per cambiar discorso, mi domandò se procedeva il mio lavoro, -come domanderebbe un milionario a un parente povero se è bene avviata -una sua lite per un'eredità di qualche centinaia di lire; felice al -punto che, nel domandarmi ancora se nel mio libro ci sarebbe stato -anche lui, mi lasciò quasi comprendere che non gli sarebbe spiaciuto di -entrarci. Ma quando discesi mi salutò con un sorriso che mostrava già -il pensiero assai lontano da me: il _buona sera_ era per me; il sorriso -era già per la signorina del numero 125. Ma io avevo un mezzo permesso -di incastrare il suo romanzetto nella mia _Carrozza_, e me n'andai -soddisfatto della mia corsa. - - * - -Un altro felice; ma non con soddisfazione mia; anzi un brutto momento -per me in un carrozzone caratteristico della vigilia di Natale, partito -da Porta Palazzo, pieno stipato di signore e di ragazzi carichi di -presepi, di Gesù bambini, di pastori, d'asini e di bovi, mezzo nascosti -fra i rami di mirto e di lauro, con giocattoli fra le braccia, scatole -di fichi sulle ginocchia e arance e melagrane nelle tasche e fra -le mani: un misto d'Arca di Noè, di boschetto e di dispensa, da cui -usciva un fremito e un trillìo confuso d'anime in festa. Davanti a -me, sulla piattaforma posteriore, c'eran due carabinieri, che davan -le spalle all'uscio; alla mia sinistra un gruppo di persone attempate -e gravi, che discorrevano amichevolmente del voto dato dalla Camera -alla lotteria per le Opere pie di Torino. Dopo aver ascoltato per -un po' i loro discorsi, tornando a guardare dentro al carrozzone, -incontrai lo sguardo di Guyot, seduto fra due presepi. Subito egli -voltò gli occhiali e il pizzo da un'altra parte, corrugando la fronte, -con l'espressione di chi torce lo sguardo da un serpente boa. Barbaro -Guyot! Non era pago della vendetta atroce di due mesi avanti; m'odiava -dunque a morte veramente; era proprio un nemico implacabile! E aspettai -che il suo sguardo si fissasse un'altra volta nel mio, risospinto -dall'odio stesso che glie lo faceva fuggire, per fargli comprendere con -uno sguardo che non m'eran rimaste nelle carni, com'egli forse credeva, -le sue frecce avvelenate, che godevo d'una buona salute ed ero ancora -in grado di far del male alla società. Ma invano. Non si voltò più. -La mia vista, pensai, è davvero per lui un supplizio insopportabile, -quando non mi debba guardare per torturarmi! E pazienza. Intanto salì -sulla piattaforma altra gente, forzando a cambiar di posto quelli che -già c'erano, e tutti insieme si rimescolarono, urtandosi e pigiandosi, -cercando ciascuno la posizione meno incomoda per tirare il respiro e -per resistere ai trabalzi. Cessato appena il serra serra, parecchi -discesero, fu un'altra volta visibile dalla piattaforma l'interno, -e quale non fu la mia maraviglia, riguardando dentro, al veder gli -occhi del mio nemico vaganti sulla mia persona con un leggero sorriso -che pareva di benevolenza! Doveva esser seguito un miracolo. Pensai -che, dopo il primo moto invincibile di repugnanza destatogli dal mio -aspetto, ripensando alla vendetta passata, egli avesse avuto un senso -di resipiscenza, un pentimento d'aver passato il segno, d'avermi -offeso troppo nel vivo, e volesse farmi capire che, se non pentito, -era appagato della rivalsa che s'era presa, e intendeva di desistere, -cominciando da quel giorno, dalle ostilità. Eppure, il suo sorriso -non diceva questo ben chiaro, era un sorriso ambiguo, c'era sotto un -barlume di compiacenza maligna. E, fissandolo, m'accorsi che il suo -sguardo sorridente oscillava su di me come un pendolo, oltrepassando -di qua e di là la mia persona. Che cos'era mai? Mi guardai a destra e a -sinistra.... Abbominevole furfante! Era seguito, - - come suole avvenir per alcun caso, - -che i due carabinieri, separati dal rimescolio dei passeggieri salenti -e scendenti, avevan dovuto spostarsi, e dopo vari giri sopra sè stessi -s'eran ritrovati l'uno alla mia sinistra, l'altro alla mia destra, ed -io stavo in mezzo a loro come un arrestato. L'iniquo Guyot si deliziava -della vista di quel quadro. Il quadro gli rappresentava l'adempimento -d'un suo desiderio, l'attuazione d'una profezia, la mia fine meritata -e inevitabile, il vero posto che spettava a me nella società. Ed io -che m'ero illuso.... Ma quello che più mi irritò non fu la sua gioia -di quel momento: fu il pensare che avrebbe portata quella gioia a casa, -descritto il quadro in famiglia, esilarato gli amici al caffè; che quel -mio ammanettamento ideale sarebbe servito in gran parte — oh, senza -dubbio! — ad abbellirgli le feste di Natale. Fui tentato di scender -subito; ma mi rattenne un altro poco il pensiero ch'egli avrebbe goduto -anche di quella fuga, dicendo: — Eh, già, si capisce, si sentiva a -disagio... — Ma poi non ci potei più reggere, tirai il campanello e -lacerai il quadro saltando giù, dopo avergli lanciato un'occhiataccia, -che deve avergli fatto dire: — Che sguardo! Ha rivelato la sua vera -natura. E adesso? Chi sa? Quella gente lì è capace di tutto.... - - * - -Ma fu questa la sola brutta avventura ch'io ebbi in quell'ultimo mese. - -La mattina di Natale, rallegrata dal sole, i tranvai riboccavano -di signore impellicciate, di bimbe con grosse bambole dai riccioli -biondi strette contro al petto, di signori che portavano a casa la -ghiottoneria supplementare per il pranzo, di bottegaie in gala e -d'operai con la barba fatta; tutte faccie serene e vivaci; con le -quali non contrastavano che quelle rannuvolate dei cocchieri e dei -fattorini, tristi o stizziti della rude giornata di lavoro che si -vedevan davanti, incominciata per loro al lume delle stelle e destinata -a finire fra chiassi e prepotenze d'ubbriachi, dopo quattro bocconi -ingozzati alla disperata. Ah, le feste solenni, per quanta gente sono -terribili! Salito in piazza Carlo Felice per andare in piazza Statuto, -mi parve di ritrovarmi sullo stesso carrozzone in cui avevo fatto -la stessa corsa il primo giorno dell'anno: era un continuo salire -e discendere di signori e di signore, uno scambio di scappellate e -d'inchini, un baratto di sorrisi e di cerimonie, come in una sala di -ricevimento. Per un tratto, da piazza San Carlo a piazza Castello, -il tranvai fu tutto signorile: tutto penne di struzzo, manicotti -di martora, luccichìo di braccialetti e di spille, di libretti da -messa e di borse di confetti, tutto eleganza, complimenti e profumi. -Quanti eran là dentro che pensavano al “fanciul celeste„ nato fra -un asino e un bue mille e ottocento novantasei anni avanti, e alle -parole ch'egli aveva dette al mondo: _quod superest date pauperibus?_ -Ahimè! Il bambino voleva dir per l'uno il principio del carnevale, per -l'altro l'apertura del Teatro Regio, per questo una festa chiassosa -in famiglia, per quello una strenna splendida; e i soli altari su cui -molti altri l'adorassero erano le lucide vetrine di bottega dinanzi -a cui correva il tranvai rapidamente, piene di capponi, d'aragoste -e di gelatine. In non uno forse di quei mille battezzati che vedevo -passare si formava il proposito di mutare, cominciando da quel giorno, -pensieri e consuetudini dell'animo, di esser buono, giusto, sincero, -umile, di amar tutti e di perdonar sempre come il maestro sublime di -cui ricorreva il dì natalizio. E studiavo appunto a uno a uno tutti -quei visi che non spiravano altro che compiacenza del lusso, vaghezza -di attirar gli sguardi e desiderio e aspettazione di piaceri mondani, -quando, in piazza Castello, salì una coppia coniugale, che, non -trovando più posto dentro, si piantò in faccia a me sulla piattaforma. -Era la supposta moglie dell'impiegato postale, la _nostra capitanessa_, -come dice il Ferravilla nel _Calzolar di donn_, stretta al braccio -d'un placido ometto di quarant'anni, suo marito senz'alcun dubbio, -che sorrideva vagamente con gli occhi socchiusi, come compiacendosi -dell'abbandono di ragazza innamorata con cui gli si lasciava andare -addosso la sua graziosa donnina. Il capitano era dimenticato! E se -quella dolcezza amorosa di lei non derivava dalla successione d'un -tenente, significava un ritorno del cuore pentito e spoetizzato della -colpa al sano affetto matrimoniale, alla modesta ma salda felicità -circoscritta dallo sportello delle lettere raccomandate. E me ne -rallegrai, anche perchè potevo così chiudere in forma edificante nel -mio libro la storia della sua avventura. Un momento essa mi guardò, -e parve che mi riconoscesse, ricordandosi forse del giorno che lei e -l'altro mi volevan mettere fuori del carrozzone. Vidi passare un'ombra -sul suo viso.... Ma che aveva a temere? Ch'io le preparassi il tiro che -le faccio per le stampe non se lo poteva sognare. Infatti, si rinfrancò -subito e si strinse più forte al marito, che questa volta chiuse gli -occhi affatto, con un sorriso più soave. _Dormi, fanciul celeste._ - - * - -Dopo il Natale passarono alcuni giorni senza ch'io vedessi più -alcuno. Pareva che i miei personaggi m'avessero già tutti abbandonato -e fossero scomparsi nella nebbia che tornava ad avvolgere la città, -umida e densa, nascondendo ogni cosa. Solo il terzultimo giorno ne -ritrovai due nel carrozzone del Martinetto, in via Garibaldi, sotto un -raggio fuggitivo di sole. Stando sulla piattaforma, un po' a sinistra -dell'uscio, vidi dentro, di profilo, la sposa del borgo San Donato, col -capo inclinato dalla parte opposta alla mia, nell'atto della Madonna -della Seggiola. Mi passò un'idea. Sporsi il capo.... Ebbene, non -credevo d'aver messo tanto affetto a quei due poveri esseri. Fu una -vera gioia quella che sentii. Essa teneva sur un braccio un bambino -in fasce. Alla sua destra, in fondo, sedeva suo marito. Ma era lei -veramente? Aveva nell'atteggiamento del capo e del busto tutta la -grazia che può dare la maternità a un corpo infelice; nel viso una -luce nuova, come la coscienza altera e forte d'essere una creatura -necessaria e sacra a un'altra creatura, e gli occhi più grandi e più -dolci, con l'intensità di sguardo di chi fissa un orizzonte, come se -in quegli altri due piccoli occhi in cui fissava i suoi ella vedesse -come per due spiragli un mondo misterioso e lontano. Era venuto dunque -l'aspettato, la grande consolazione dell'iniquità della natura e della -sorte, la cara speranza di tutti i giorni e di tutte le ore, quello -che la poneva in alto come una regina e le ingrandiva la vita come il -concetto d'un'impresa eroica! E proprio in quel punto parve ch'egli -rispondesse: — Sì, son venuto! — con una voce acuta e imperiosa, che -era segno d'un corpicino sano e gagliardo. Essa sorrise, si guardò -intorno con aria timida, interrogò con lo sguardo suo marito, e con -una mano in cui si vedeva la titubanza, arrossendo leggermente, fece -sguisciar due bottoni dagli occhielli del petto; poi, con un atto -risoluto e pudico insieme, che porgeva e nascondeva ad un tempo, appagò -la boccuccia avida, che subito tacque, per bere la vita. Allora essa -rialzò il viso rosato e trionfante. Ah santa maternità! In parola -d'onore, era bella. E il povero giovane guardava quel visetto enfiato -dallo sforzo del succhiare con un occhio fisso e amoroso, che pareva -dirgli: — Bevi, bambino; piglia da lei col latte l'anima bella, l'amor -del lavoro, la rassegnazione alla povertà, il coraggio, la dolcezza, la -forza; succhia la vita della mia sposa, e sarai buono e onesto; bevi -l'anima di tua madre, e sarai la nostra ricchezza e la nostra gloria! -— E in quell'atto li lasciai, mandando un buon augurio a tutti e due, -e uno al nuovo personaggio, che avevo amato io pure, di cui ero stato -padrino in cuor mio prima che nascesse, e che sarebbe stato un ricordo -gentile di tutta la mia vita. - - * - -Ed eccoci all'ultimo giorno, che per me fu solenne. Uscito verso -sera dalla direzione della Società Torinese e attraversata la piazza -solitaria della barriera di Nizza, salii sul carrozzone della linea di -piazza Castello, qualche minuto avanti che partisse. I lampioni della -barriera rompevano appena la nebbia fittissima, in cui si movevano -come larve fattorini, cocchieri e guardie daziarie, espandendo in risa -e in facezie l'allegria bevuta dai liquoristi vicini per festeggiare -la fin dell'anno. Mi parve di riconoscere tra quelle voci i grugniti -di Tempesta; ma li coperse subito il canto squarciato d'una brigata -di beoni, uscenti da un'osteria della piazza, di cui non appariva -che la lanterna vermiglia. Quando il carrozzone partì, io ero solo -dentro, in un angolo. Era l'ora in cui sono affollati tutti i tranvai -che vanno ai sobborghi e quasi vuoti affatto quelli che vanno dalla -cinta al centro di Torino. Avrei potuto allungarmi sui cuscini della -_Torinese_ e dormire tranquillamente; ma nonostante la stanchezza che -m'aveva lasciata una notte insonne e una giornata di corse, non mi -riuscì nemmeno d'assopirmi un po': mi distraeva la vista della strada -nebbiosa, dove la fuga dei caffè sconosciuti e delle imboccature di -strade che non riconoscevo e i larghi vani oscuri delle interruzioni -del fabbricato, nei quali indovinavo la campagna dai lumi lontani, mi -davano l'illusione d'entrare in una grande città straniera. Era quella -l'ultima mia corsa dell'anno. Al pensarci, seguiva nella mia mente, per -effetto dell'intento unico che in tutto quell'anno m'aveva guidato, -una confusione di immagini singolarissima: si legavano i ricordi di -tutte le corse, come se queste non fossero state interrotte dalle altre -mille occupazioni della mia vita, e mi pareva d'aver fatto un viaggio -continuo, a traverso alle quattro stagioni, di giorno e di notte, -scendendo da un carrozzone per salire in un altro, andando avanti e -indietro senza posa per tutte le vie, come se non avessi avuto altro -domicilio che la carrozza di tutti. E tutte le persone, le scene, -gl'incontri, gli accidenti che m'erano occorsi su quelle tavole mobili -mi si affollavano alla memoria, distinti dagli altri avvenimenti della -mia esistenza, come se questi avessero riguardato un altro me stesso, -come se per un anno fosse stata separata nella mia esistenza e nei miei -interessi l'umanità corrente sulle rotaie da quella che avevo visto e -praticato fuori delle linee dei tranvai. - -Ma, forse a cagione della solitudine e della stanchezza, e anche -del tempo uggioso, erano le persone e le scene più tristi quelle che -m'apparivano più vive. Lontano, come dentro alla nebbia, passavano -le coppie amoreggianti sulle giardiniere domenicali, gli erotici -appiccicati alle signore, le maschere del martedì grasso, le brigate -brille, le teste tinte, le passeggiere saltatrici, una confusione -bizzarra di monache e d'avventuriere, di contesse e d'erbivendole, -di balione fiorenti e di zitellone malinconiche, di magistrati, di -carabinieri e di “sovvertitori„; passavano e svanivano. Ma vicino, -immobili, e come sotto il lume del carrozzone, vedevo l'angoscia -della vecchia madre singhiozzante alla visione di Abba-Garima, la -disperazione cupa di Taddeo e Veneranda fulminati dalla morte della -loro creatura, il carro funebre del buon veterano che attraversava la -strada al tranvai, e il cadaverino sanguinoso del bimbo schiacciato, -e il finto sonno miserando della vecchia meretrice trafitta dagli -sguardi dell'innocenza coronata di fiori. Quanti dolori, quante miserie -anche in quelle poche gabbie volanti, dove pure i dolori e le miserie -maggiori non salgono! Ruppero un momento quella tristezza, passando a -braccetto, il pittore e la “vergine morta„, il tipografo biondo e la -sua compagna, e gli sposi di borgo San Donato, felici. E poi un'altra -ondata di gente dolorosa mi passò davanti: la povera donna sformata dal -cancro, la tisica schiantata dalla tosse, la mamma angosciata della -corona mortuaria troppo povera, e il fattorino percosso a sangue, e -tutti i suoi compagni intirizziti, fradici, rotti dalla stanchezza, che -mostravan negli occhi velati il tormento del sonno e il terrore della -multa, e in mezzo a loro il mio buon camerata della Scuola di Modena, -nella sua uniforme di controllore, che mi faceva un cenno triste di -saluto.... - -Mi ruppe il corso di questi pensieri una brusca fermata. Dov'eravamo? -Riconobbi vagamente piazza Nizza a traverso al velo della nebbia. -Alcune persone salirono. Il tranvai si rimise in moto e io mi rituffai -nei ricordi. - -Miserie, sventure, dolori. Ed anche quante tristizie, quante viltà, -quante vergogne! Ma qui seguiva una lotta nell'animo mio. Dietro la -faccia bestiale di Tempesta martirizzatore dei cavalli s'alzava il viso -onesto e buono di Giors, che mi diceva sorridendo: — Hai conosciuto -me solo; ma ci sono molti altri Giors, te lo assicuro. — Mi sorgeva -davanti Desbottonass, abbrutito e inferocito dall'alcool, e dietro -a lui una schiera d'altri briaconi suoi pari; ma subito si cacciava -tra me e la sua immagine l'operaio lattoniere, che mi accennava una -folla d'amici suoi, ai quali brillava sulla fronte, come a lui, una -dignità nuova, il raggio della vita intellettuale, l'ardore d'un -santo e infaticabile apostolato di civiltà, d'amor fraterno e di -pace. Mi veniva innanzi uno stuolo di signore e di signori orgogliosi, -sdegnosi del contatto del popolo e spiranti in ogni atto un disprezzo -insultatore della miseria e provocatore dell'odio; ma al momento -stesso lo stuolo s'apriva per lasciarmi vedere la dolce signorina -bionda, intenerita e altera di sorregger con la spalla la testa -grigia del vecchio muratore svenuto. Mi rivedevo di fronte il ricco -egoista ed esoso, incredulo della fame, calunniatore della povertà, -lesinatore arrabbiato del centesimo; ma m'appariva accanto a lui la -buona famiglia borghese, impietosita dal dramma, che accarezzava il -visetto nero e ficcava il gruzzolo in tasca allo spazzacamino. Mi si -rizzava in faccia la persona tronfia di Tintura Migone, il negriere -fallito, insolente con gli umili, prepotente coi deboli, aborritore -dei bambini; ma spuntava al di sopra dei suo capo il viso ardente, -copriva il suo brontolìo la santa voce di donna Chisciotta, che mi -diceva: — Ci son io, e valgo io sola un esercito di costoro! — Poi da -capo m'avvolgeva una folla di superbi, di sordidi, di depravati, di -vili, che mi schernivano e mi dicevano: — Che cosa sogni, imbecille! -Il mondo siamo noi —; e un'altra volta accorrevano donna Chisciotta e -Giors e la signorina bionda e il lattoniere e gli sposi di San Donato -e il tipografo dalla testa d'oro, e mi dicevano tutti insieme: — No, -quelli non sono il mondo come non sono il cielo le nubi nere, se anche -lo coprano intero. Spera in noi, credi in noi, confortati in noi; -noi siamo le avanguardie d'un'umanità bella; noi abbiamo l'avvenire -sulla fronte e la vittoria nel cuore; sarà nostro il regno del -mondo.... — - -Fui un'altra volta interrotto; il tranvai si fermò; riconobbi nella -nebbia l'obelisco dei ribelli del 1821: eravamo in piazza San Salvario; -salirono altri passeggieri; si ripartì. - -Allora la stanchezza mi vinse, chiusi gli occhi, mi sentii salire -il sonno al cervello, e rimasi non so quanto in uno stato come di -dormiveglia febbrile, agitato da immagini vivacissime. Vedevo a -traverso ai vetri del carrozzone la strada rischiarata da torrenti di -luce bianca, corsa da una moltitudine fitta di carrozzoni luminosi e -di enormi carri sovraccarichi, non più tratti da cavalli, di carrozze -d'ogni grandezza e d'ogni forma, mosse da una forza occulta, che -s'incrociavano e s'incalzavano rapidissimi, come nella previsione -confusa del vecchio fabbro, amico del lattoniere; e pensando al -tempo in cui le vie risonavano di schiocchi di frusta e di grida di -carrettieri e di cocchieri, mi pareva che fosse un tempo remotissimo, -del quale serbassi appena la memoria. Guardavo il tranvai che mi -portava, ampio e elegante come una sala, e la gente che lo riempiva -mi pareva anch'essa mutata. Erano diversamente vestiti; ma non più con -grandi differenze, come se i signori e i poveri si fossero ravvicinati, -quelli discendendo e questi salendo a una mediocrità decorosa; e non -vedevo più nei modi un contrasto di volgarità e di gentilezza, ma -una garbatezza uniforme, meno manierata della presente, una cortesia -dignitosa e semplice, senz'alcun indizio di ostentazione o di sforzo. E -alcune cose mi riuscivano strane e mi facevan pensare. Due passeggieri -in faccia a me discorrevano d'amministrazione comunale, e mi stupivo -che parlassero così familiarmente, vedendo che l'uno aveva le mani -delicate e bianche e l'altro due grosse mani brune di lavoratore, e -più sentendo che il primo diceva: — Quando apersi la seduta.... — e -che l'altro gli faceva in accento di rimostranza delle osservazioni -a cui egli prestava un'attenzione viva e rispettosa, come da pari a -pari; e mi sembrava d'aver visto quei due visi lungo tempo addietro, -come nei primi anni della mia infanzia. Così non mi riusciva nuovo -il viso del conduttore in bella divisa, che ogni tanto vedevo di -profilo sulla piattaforma, nell'atto d'avvertire garbatamente quei -che scendevano di badarsi dalle carrozze che passavano; e mi destava -una vaga reminiscenza l'aspetto d'un ragazzino seduto in un angolo, -con un fascio di libri sotto il braccio, lindo e sorridente; e -domandai a me stesso: — Dove ho visto costui? — vedendo un operaio -che smise di leggere il giornale e s'alzò rispettosamente per cedere -il posto a una vecchietta ben messa, che entrava salutando tutti con -un sorriso, e che mi fece anch'essa l'impressione d'una conoscenza -antica, ma dimenticata da molt'anni. Poi, a poco a poco, spuntò nella -mia memoria come un raggio, che rischiarò quei visi l'un dopo l'altro. -Nei due che parlavano degli affari del Comune riconobbi il sindaco -di Torino e il falegname propagandista, il conduttore era Tempesta -rincivilito, il ragazzo era lo spazzacamino redento, l'operaio del -giornale, Desbottonass, rigenerato, e la vecchietta ultima entrata, la -madre del soldato, rifatta. E quel contrasto fra le immagini antiche -e quella novità degli abiti, dei modi, degli sguardi, degli accenti, -che rispondeva a una mia vaga e ardente speranza del tempo passato, -quando a sperar quelle cose s'andava in carcere, mi riempiva il cuore -d'una dolcezza inesprimibile, d'una gioia che mi mandava agli occhi -le lacrime. E avevo bisogno di sfogarmi, di far festa con gli altri, -di gridare: — Non era dunque un sogno, no! Com'è bello! E come s'è -potuto credere un sogno? — e stavo per fare il mio sfogo con uno -sconosciuto mio vicino, quando questi mi prevenne afferrandomi una mano -e sciamando: — No, non era un sogno; ed è bello, sì; e come ho potuto -creder questo una follia scellerata? — Mi voltai, vidi due occhiali e -una barba a pizzo: era Guyot! - -Ma la mia esclamazione di maraviglia e il sogno con essa furono rotti -da un _alt_ vigoroso, che risonò nel tranvai, e che mi svegliò come -un pugno. Apersi gli occhi e riconobbi nella nebbia il corso Vittorio -Emanuele, dove avevo da scendere per andar a pigliare il tranvai di -corso Vinzaglio, che m'avrebbe portato in piazza Statuto. Trovai a -stento un po' di posto sulla piattaforma davanti affollata, dove -salirono ancora, all'imboccatura di via Roma, altri due; uno dei -quali rimase sul predellino, in barba al regolamento, con una gamba -spenzoloni, come un acrobata sopra un trapezio. - -Eran tutti cappottoni di buon panno, tube lustre, “risotti„ freschi, -baffi arricciati, caramelle luccicanti, tutta gente per bene, eccitata -dal pensiero allegro della cena di mezzanotte, e anche dal solo -pensiero della fin dell'anno; chi sa perchè? e ridevano di quel pigia -pigia, cacciandosi a vicenda dei nuvoli di fumo nel naso, negli orecchi -e nella nuca, e domandandosi scusa l'un con l'altro delle fiancate -e delle pestate di calli, con una familiarità da veglione. Di tratto -in tratto il tranvai si fermava per lasciar discendere o salire una -signora; e allora raddoppiava il buon umore e il chiasso, dovendo -saltar giù quattro o cinque per aprirle il passaggio, e sforzandosi -gli altri per far rientrare i petti e le pancie; non tanto però da non -sentire il contatto morbido dei mantelli e dei manicotti e i profumi -delicati delle capigliature, che facevano scintillare gli occhi e -dilatare le nari. E così si percorse il primo tratto di via Roma, -si passò accanto a Emanuele Filiberto grandeggiante nella nebbia e -s'infilò la strada tra piazza San Carlo e Piazza Castello. Qui, per -lasciar passare un grosso signore che scendeva, girai sui talloni e -mi trovai davanti, quasi a naso contro naso, nella piena luce d'una -lampada elettrica, _Siapure_; il quale aperse gli occhi e la bocca con -quella particolare espressione di brusco stupore che suol provocare -l'apparizione inaspettata d'un nemico, e che io sentii riflessa nello -stesso punto sul mio viso. Fu un momento solo, che mi bastò a dir tra -me: — Tocca a lui, poichè lo mandai a salutare dalla figliuola, — e -un impulso brutale dell'orgoglio mi fece girar di nuovo su me stesso, -voltandogli le spalle; pentito dell'atto, peraltro, avanti che fosse -compiuto. — Ah, impostore! Non era dunque sincero il saluto alla bimba -se non hai osato di ripeterlo al padre! — Ma era troppo tardi, dopo -quell'atto. — È finita, dunque, — pensai — fuggita quest'occasione, non -se ne offrirà un'altra mai più; resteremo nemici per sempre! O miseria -dell'anima mia! - -— Edmondo, — sentii dire in quel punto da quella voce, che da tanti -anni non avevo più intesa. - -E allora mi voltai di scatto, gli misi un braccio intorno al collo -e lo baciai sul viso; egli fece l'atto stesso, e mi rese il bacio. E -restammo un momento così, col respiro oppresso, senza poter parlare. -C'era lì sulla piattaforma il controllore colosso, l'ex carabiniere, -che ci lanciò un'occhiata severa, non parendogli forse regolare -una scena simile sopra un tranvai in servizio. Ma Siapure non se ne -accorse; aveva gli occhi umidi, il mio buon Siapure. Mi strinse ancora -una mano fra le sue; poi diè uno strappo alla correggia del campanello, -dovendo scendere. - -— Voglio rivederti domani, — gli dissi. - -— Verrò da te con la bimba, — rispose. - -E discese. Sentii una grande contentezza; ma fu breve, chè subito vi -succedette un sentimento amaro di commiserazione per me stesso. O Dio -buono! E c'eran voluti tanti anni per fare una cosa così semplice, così -ragionevole, così buona per tutti e due! - -Ma mi distrasse Giors, al quale mi trovai daccanto, essendo scesi -tutti gli altri in via Garibaldi. Era allegro; gli piaceva la nebbia, -che secondo non so quale sua teoria fisiologica “rinforza l'uomo„ -e lo stuzzicava la vista dei buoni bocconi esposti nelle vetrine -illuminate dei salumai. Mi parlò con molte esclamazioni ammirative d'un -tacchino in gelatina che aveva visto in via Roma. Ah, sacrista! che bel -bestione! che maraviglia! una rotondità di mappamondo di cavalla, una -bianchezza di latte dentro a quell'oro, tre chilogrammi di ben di dio, -una tentazione che non se la poteva levar dalla mente, che gli ballava -davanti agli occhi per la strada, e la bocca gli faceva acqua come -una fontana. E rideva, dicendo questo, e faceva la gobba come se quel -ben di dio l'aspettasse alla barriera di Francia, sul piccolo desco -dei lupicini; al quale nemmen quella sera, pover'uomo, non si sarebbe -potuto sedere. Ma troncò quel discorso per fare i suoi complimenti -a una giovine bambinaia che salì sulla piattaforma, con una bellezza -di bimba in braccio, d'un anno al più, bionda come il sole, colorita -come una pesca, vestita d'una cappottina azzurra elegantissima, tutta -guernita di pelo bianco sopraffino, che le faceva come una corona di -gelsomini intorno al viso incappucciato. Giors si voltò indietro per -aprir l'uscio; ma la ragazza gli accennò di no, che non s'incomodasse: -la bimba era capricciosa, non voleva star dentro ai carrozzoni; guai a -portarcela; le piaceva star sul davanti a veder correre i cavalli; non -era ancor di sei mesi, che già aveva manifestato risolutamente quella -volontà. E detto questo, rimase accanto a lui, tenendo la bimba su, -col capo all'altezza del suo, tanto accosto che quasi si toccavano. -La vicinanza di quella bimba eccitò Giors fuor di modo. Diede in una -risata enorme. — Ah, la bella _totina_! Lei vuol star fuori, vuol -stare; vuol star qui accanto a Giors; non ha mica paura dei suoi -grossi baffi da spaventapasseri. Ah, che amore di creatura! È l'amica -dei cocchieri, lei. Ecco una signorina che sa stare al mondo! — E -chinando il viso verso di lei, godeva a far scorrere la guancia sulla -guarnizione bianca e morbida del suo cappuccio, e rideva, esclamava, -la guardava negli occhi con la dolcezza d'un padre e l'allegria d'un -fanciullo. - -Non m'era mai parso tanto buono come mi parve in quel momento, mai -tanto retto e sano il suo sentimento della vita; mai non avevo compreso -così chiaramente da quali pure e profonde sorgenti di bontà innata -derivasse la sua allegrezza, il suo coraggio, la sua energia al lavoro, -l'amabile e forte serenità della sua anima onesta. - -— Ah, la mia bella _totina_! — continuò a esclamare. — Guardate che -begli occhietti azzurri e che botton di rosa d'una bocca! Che pan di -burro! Ecco una ragazza che troverà marito anche senza dote! Parola -d'onore, se non n'avessi già tre, ne vorrei aver una compagna.... - -Ed eravamo già in piazza Statuto, tutta grigia di nebbia, ch'egli -seguitava a fare le sue dichiarazioni d'amore. Lo pregai di fermare; -fermò, e mi disse con la sua voce cordiale: — Buon anno, monsù! - -— Buon anno, Giors! — gli risposi. - -Egli parve colpito dall'accento con cui gli feci quel saluto. Mi -guardò, e poi mi rispose la parola che da molto tempo ripeto sempre, -e che mi pare la più dolce e la più sapiente delle parole umane: — -Speriamo! - -Sì, mio buon Giors: speriamo! - - - FINE. - - - - -INDICE - - -CAPITOLO PRIMO - -(pag. 1 a 30). - - _Gennaio._ - - La prima idea del libro. — I due amanti di Borgo S. Donato. — - La nevicata. — Giors il cocchiere. — Il dilettante di tranvai. - — Cocchieri e fattorini. — La vecchia di Pozzo di Strada. — - La _vergine morta_. — Il mio nemico. — Il fattorino Carlin e - la politica africana. — H cavaliere Bicchierino. — Studi sui - passeggieri. — L'ultimo impulso. — I due bambini. - -CAPITOLO SECONDO - -(pag. 31 a 79). - - _Febbraio._ - - Il pittore e i gelosi. — La linea di Nizza. — Il cocchiere - Tempesta. — Lei, voi e tu. — I prepotenti. — Carlin. — Gli sposi - inglesi. — I cavalli. — Hop! hop! — Una corsa fortunata. — Il - poeta. — Siapure. — Politica brilla. — Ah! che politicon! — Le - giardiniere. — Il biciclista e la _vergine morta_. — La donnina - intrepida. — Il carnevale. — La vecchietta addolorata. Agitazione - elettorale. — Il falegname socialista. - -CAPITOLO TERZO - -(pag. 80 a 112). - - _Marzo._ - - Abba Garima. — La mente di Carlin. — Il veterano e il suo cane. — - Sposi! — Un convegno sul tranvai. — Il bel capitano. — La linea del - Valentino. — La linea di Borgo Nuovo. — Chisciottina. — Il pittore - che cerca moglie. — L'invasione della _réclame_. — Giors e la madre - del soldato. — La madre del soldato. — Prime aure di primavera. — - Le comunicande. - -CAPITOLO QUARTO - -(pag. 113 a 155). - - _Aprile._ - - _Il cocchiere marchese._ — La studentessa di medicina. — Il buon - travet. — I tranvai della domenica. — Tintura-Migone. — Taddeo e - Veneranda. — Desbottonass. — Tempesta affamato. — Tempesta punito. - — Il cuore di Giors. — I liberati dal carcere. — Una disgrazia. — - Quistione di colori. — Mancanza di pudor sociale. — La civetta. — - Caramella rifiutata. — Passaggio d'ammanettati. — Il lattoniere e - il capomastro. — Guyot. Macchiette varie. — A che ora, stasera? - -CAPITOLO QUINTO - -(pag. 156 a 193). - - _Maggio._ - - _Primo Maggio._ — Il tipografo biondo. — Una per uno. — Discorsi - intesi a frullo. — Il mercato. — Il capitano e la signora. — Il - veterano felice. — Il mio piccolo raccomandato. — La protettrice - del cocchiere. — Donna Chisciotta trionfante. — Gelosia coniugale. - — Il pittore, avvocato delle studentesse. — Il terzo aspettato. — - La questua per i prigionieri. — Il fattorino bastonato. — L'operaio - ubbriaco. — Il litro e la bottiglia. — Simpatie. — L'incontro dei - due amanti. - -CAPITOLO SESTO - -(pag. 194 a 242). - - _Giugno._ - - Le teste del prossimo. — I cappellini delle signore. — - Inconvenienti dei tranvai. — La festa dello Statuto. — I primi - calori. — La signora e l'erbivendolo. — Le tre coppie. — Una - corsa tempestosa. — L'amante del _marchese_. — Uno scandalo. — - La punizione del tiranno. — Il falegname e la studentessa. — La - colazione di Giors. — Per la _Torinese_ e per la _Belga_. — Il - malato. — Personaggi comici. — Il fattorino dantista. — La piccola - convalescente. — Avanti! — La bambina di _Siapure_. _Desbottonass_ - intenerito. - -CAPITOLO SETTIMO - -(pag. 243 a 281). - - _Luglio._ - - Gli esami. — L'uscita dai teatri. — Il terzo incomodo. — Quadretti - di Torino. — Effetti del cattivo tempo. — Eterno femminino. — Le - malinconie del pittore. — Le figlie di Borea. — Visi antipatici. - — Il reduce dall'Affrica. — I sette peccati capitali. — Il - fattorino conte. — La fuga delle botteghe e degli annunzi. — - Carlin e l'amore. — Amor materno. — Gratitudine briaca. — _Vado - alla direzione!_ — Visioni dell'avvenire. — Aria e acqua. — - Scoraggiamento e speranza. - -CAPITOLO OTTAVO - -(pag. 282 a 319). - - _Agosto._ - - Grulli ed ingenui. — Il tranvai nuziale. — Il ritratto della - principessa. — La mano della _vergine_. — Il peccato e l'innocenza. - — Precetti utili. — Fra due fuochi. — L'amore muto. — L'inseguita. - — Il tipografo sposo. — Il cocchiere ferito. — Al ladro! — La - moglie di Giors. — Vecchie conoscenze. — Bicchierino in licenza. — - Bicchierino e lo sciopero. — Il muratore svenuto. — I tranvai e la - pinguedine. - -CAPITOLO NONO - -(pag. 320 a 360). - - _Settembre._ - - I reduci dalla campagna. — Il trionfo della bimba di Taddeo. — Il - pittore innamorato. — La _colonia alpina_ di donna Chisciotta. - — Gli sbeffatori dei villeggianti. — Il veterano felice. — La - _musoneria settembrina_. — Alla barriera di Lanzo. — L'ubbriaco e - il dantista. — I passeggieri solitari. — Confusione d'idee. — Le - vecchie dell'Ospizio. — Il falegname e l'albero. — Le biciclette. - — La famiglia di Tempesta. — I ribelli al Galateo. — Fra conte e - borghese. — _Suor Teresa._ — Amore morto. — Notte estiva. — _Saluta - tuo padre._ - -CAPITOLO DECIMO - -(pag. 361 a 394). - - _Ottobre._ - - Il controllore colosso. — La povera vecchia. — Giors e le ostriche. - — Un biglietto di cento lire. — Il pretino forestiere. — Galileo - Ferraris. — Fenomeni d'elettricità erotica. — I saltatori — Il - cav. Bicchierino e il socialismo municipale. — La bugiarderia. - — La vendetta di Guyot. — Le foglie secche. — La linea del ponte - Isabella. — Pensieri d'autunno. — L'amico della scuola di Modena. — - Busse in tranvai. — L'operaio della caramella e il suo bimbo. - -CAPITOLO UNDECIMO - -(pag. 395 a 431). - - _Novembre._ - - Il giorno dei santi. — Il giorno dei morti. — Una moribonda. — - L'ultima uscita del veterano. — Il poeta umiliato. — Desbottonass, - finito! — Giacolin ritorna. — La vecchia ringiovanita. — _Bambino - e belva._ — La donna con la maschera. — L'ultima apparizione di - Chisciottina. — L'uomo spauracchio. — Una bella torinese. — Gli - effetti d'un dramma. — La _vergine morta_ fidanzata. — Il segreto - del pittore. — La bimba è morta. - -CAPITOLO DODICESIMO - -(pag. 432 a 472). - - _Dicembre._ - - Tempesta nella neve. — L'ultima sfuriata di Carlin. — _Siamo - in troppi!_ — Il sindaco incognito. — Torino nella nebbia. — I - Torinesi. — Gli sposi socialisti. — Considerazioni sul matrimonio. - — La propaganda per le tasche. — Come s'innamorò il pittore. - — Fra due carabinieri. — Il giorno di Natale. — È venuto! — - L'ultima corsa. — Una visione. — Un sogno. — Il risveglio. — La - riconciliazione. — Buon anno! - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's La Carrozza di tutti, by Edmondo De Amicis - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CARROZZA DI TUTTI *** - -***** This file should be named 62400-0.txt or 62400-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/4/0/62400/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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