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-The Project Gutenberg EBook of Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle, by
-Felice Cavallotti
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-this ebook.
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-
-Title: Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle
-
-Author: Felice Cavallotti
-
-Release Date: June 12, 2020 [EBook #62384]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ALCIBIADE ***
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the
-Distributed Proofreading team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from
-images generously made available by The Internet Archive)
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- ALCIBIADE,
- LA CRITICA E IL SECOLO DI PERICLE
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- LETTERA
-
- DI
- FELICE CAVALLOTTI
-
- A
- YORICK FIGLIO DI YORICK
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- MILANO
- TIPOGRAFIA FRATELLI RECHIEDEI
- 1874
-
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- =Caro Yorick figlio di Yorick,=
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-Difendono i ministri i loro spropositi, difendono i filosofi le loro
-utopie, difendono le mamme i loro mostricini, possono ben difendere gli
-artisti i loro lavori, fossero anche aborti delle Muse.
-
-E poiché sono venuto nella idea di rispondere alle critiche da varie
-parti piovute sul mio povero _Alcibiade_; e bisognava pur trovare
-qualcuno a cui parlare per tutti — come a suocera veneranda, perchè
-le nuore pudiche della critica intendano, — ho pensato che quest'uno
-potevate benissimo essere voi.
-
-Ciò per parecchie ragioni: delle quali salto subito subito, di piè
-pari, la prima — perchè dovrei discorrere della bacchetta di direttore
-che voi tenete da tempo con diritto incontestabile nell'orchestra,
-un po' scordata, della critica giornalistica italiana. Ora qui da
-un lato sdrucciolerei ne' complimenti, e in fatto di complimenti,
-io mi dichiaro confratello degli orsi delle caverne di Berna e del
-_Pessimista_ dell'_Arte Drammatica_ di Milano; dall'altro forse nelle
-scortesie, e nel lodare il direttore non vorrei offendere i violini di
-spalla.
-
-Un'altra ragione riguarda me. — E questa lasciatemela pigliar dalla
-lunga.
-
-La vita dell'arte, come quella della politica, non è stata per me tutta
-rose. In politica ho avuto addosso i _nemici di partito_; in arte — oh
-in arte, assai di peggio: ho avuto addosso i _critici imparziali_. Voi
-non immaginate che spaventosa parola sia questa per i poveri autori.
-In arte, si sa, è valuta intesa, non ci sono, non ci possono essere
-partiti, nè simpatie od antipatie partigiane: la legge di Solone
-che voleva i cittadini partigiani per forza, pena l'infamia, nella
-repubblica delle lettere, si sa, non ha corso; qui, non si parla, non
-si scrive, non si giudica che per semplice, solo, purissimo _amore
-dell'arte_. L'amore dell'arte ha messo al mondo in un solo parto i genj
-abortiti, gli autori fischiati — e i _critici severi ma imparziali_.
-E poichè l'amore, per legge di natura, quanto più è contrastato ed
-infelice, tanto più ne' contrasti s'accende e s'inasprisce, così
-questo amor divino dell'arte rende terribili coloro a cui l'arte
-ha negato le sue carezze. Con una abnegazione feroce, resa tale dal
-loro _amor disperato_ — essi servono le caste Pimplee da cui furono
-messi alla porta. Appollajati lì sull'uscio che non possono varcare,
-se ne sono costituiti i portinaj e ne vietano agli altri o ne fanno
-pagar caro l'ingresso. Ributtati dalle vergini divine, si son fatti
-custodi inesorabili del loro onore. Controllano i doni, le primizie, le
-vivande, le offerte votive — drammi o commedie, romanzi o poemi — che
-ad esse vengono recate; non lasciano passare le indegne o nocive alla
-salute; i temerarj offerenti castigano; e siccome l'amoroso zelo li fa
-rigorosi, così nocive od indegne trovano quasi tutte; e giù botte da
-orbi ai _fedeli_ che portano la roba, mentre, frattanto, alle divine
-fanciulle per troppo amore non lasciano arrivare in tavola più niente
-— e le poverette rischiano di morir di inedia — come Sancio Panza
-governatore, quando il medico sorvegliava la sua mensa.
-
-Scherzi a parte, e fuori di metafora, oggi la critica si trova in
-Italia, fatte le debite ed onorande eccezioni, anzichè no a mal
-partito. Un certo numero di persone che non hanno potuto terminar bene
-i loro studj non sono riuscite nei tentativi dell'arte, o non sanno
-rassegnarsi all'ingiustizia di madre natura che fu loro nell'ingegno
-matrigna, si sono messe, in mancanza di meglio, a far della critica.
-Ufficio il più difficile e il più facile, secondo la maniera di
-pigliarlo: per costoro — il più facile. Non portando nell'esercizio di
-questo ufficio nessun chiaro concetto sulla missione dell'arte e sui
-suoi varj ideali, nessun criterio estetico determinato, nessun corredo
-di cognizioni sode e nessuna sapienza d'analisi, essi vi portano in
-compenso un'altra dote, che essi hanno convenuto di chiamare — la
-_imparzialità_. Infatti, essi sono imparziali in questo senso che tutte
-le scuole per loro sono uguali: tutti gli ideali si valgono: per loro
-è indifferente sia l'una piuttosto che l'altra: non si tratta di dar
-già all'arte questo o quell'altro indirizzo, di misurare alla stregua
-di questo o di quel criterio artistico il valore di un'opera d'arte:
-ne importa giusto assai a loro dell'opera d'arte! A loro importa di
-far sapere che essi ne hanno fatto la critica. Il loro _giudizio
-critico_, è questa per essi la _vera opera d'arte_, ed essi si
-figurano già e pregustano, scrivendo, la impressione che essa farà sul
-pubblico. L'autore è scomparso: chi ne sa più nulla della sua fatica
-e de' suoi studj? il problema è mostrare che qualunque siano l'autore
-e la sua opera e i suoi studj, il critico ne sa _sempre_ di più: e
-tanto più se ne sa naturalmente quanto più si trova da correggere
-e da ridire: correggere e biasimare bisogna dunque e ad ogni costo:
-e la _severità_ è di prammatica. Non si può essere indulgenti senza
-derogare e confondersi col volgo — o comparir parziali. — «_La tal
-cosa è sbagliata, la tale altra assurda; questa va male, quest'altra
-così così;_» eh? com'è presto detto! e il lettore che nel suo grosso
-criterio prima trovava la cosa passabile e credeva l'autore dovesse
-averci studiato sopra chi sa quanto, or pensa già con ammirazione
-a quel che ne sarebbe uscito se, invece di quell'asino di autore,
-quella tal cosa l'avesse scritta quella cima del critico. I meriti
-dell'artista senza i suoi sudori: fare il critico a questi patti
-dev'essere una specie di voluttà.
-
-Questa professione non va esente certo anch'essa da' suoi rischi:
-viene il giorno che il pubblico, anche col suo grosso criterio, ride
-del critico o che il critico si trova per davvero imbrogliato a dare
-il giudizio su quel tal lavoro, che sfugge affatto al suo ordine di
-cognizioni. Ci sono però anche le risorse. Si aspetta che un critico
-— _di quegli altri_ — voi per esempio — abbia aperto bocca e detta
-la sua: e allora, senza darsene l'aria, a tempo e luogo, sul motivo
-dato si eseguiscono le variazioni. Ciò non obbliga, beninteso, a saper
-la ragione delle cose che avete detto voi o a trarne i giudizj che
-ne avete tratto voi: anzi, il bello è pigliar della vostra critica
-quel tanto che basta per orientarsi, e poi concludere all'opposto.
-Io conosco dei critici che mettono sempre diligentemente da parte,
-in serbo, le appendici critiche di Yorick e dei critici francesi più
-in voga, per presentarle all'occasione ricucinate da loro: e i quali
-sarebbero maledettamente impacciati se dovessero spiegare la tale o
-tal altra cosa, la tale o tal altra parola, che hanno copiata a occhi
-chiusi, senza saperne il perchè. Ma in compenso, se vedeste, con che
-severità e con che sussiego ne fanno all'autore, come fosse roba loro,
-la girata!
-
-Un'altra risorsa per questi critici è l'apparizione di un lavoro
-storico — o in cui c'entri per qualche verso la storia. Oh un dramma
-storico! è la loro festa. Quel giorno essi salgono di cento gradini
-nella scala della riputazione e si pigliano più autorità che non ne
-abbian presa in cento critiche di altri lavori. Perchè in altri bisogna
-discorrere poco o tanto di concetti artistici, di forme artistiche, di
-poesia, di psicologia, di morale, e che so io: tutte cose che legano
-i denti: e che permettono al lettore profano di essere di un parer
-diverso: ma qui! qui è un altro affare. Qui si piglia una Enciclopedia
-o un trattato di storia: e in due tratti di penna l'autore è spacciato.
-Qui si tratta di cognizioni serie, positive, su cui non ci possono
-essere dispareri. Come si fa, quando l'autore si è occupato di quel
-tal fatto o di quel tal personaggio storico, e il critico vi sentenzia
-con tutta la gravità che quel tal fatto è accaduto all'opposto, che
-il tipo di quel personaggio è sbagliato, che quella tal circostanza
-storica importantissima è stata ignorata, che il colore storico locale
-è falsato, e lì una bella citazione di tre o quattro o cinque nomi
-di autori in fila — come si fa, dico, a non trovare che il lavoro è
-un aborto che non regge alla discussione e a non ammirare il critico
-sapiente che ha saputo farne giustizia! «— Oh! hai letto la critica
-di X intorno al lavoro di Y? — Certo! Come te lo concia per le feste
-quell'Y! — E lì non si scherza! il critico si vede che è uno che sa il
-fatto suo! — Se lo sa! Pensare che volevano farlo passare per un buon
-lavoro! — Già! già! si vede ora che roba è. Ma neh che talento quell'X!
-che erudizione! come sa scrivere! come sa la storia! — E come gli prova
-a quel povero diavolo tutti i suoi spropositi citandogli gli autori
-sulle dita! — E come conosce a menadito Aristofile, Plutone, Tucilide e
-tutti quegli altri! Scommetto che l'autore non li aveva neppure letti!
-— Ah questi sì sono critici coi fiocchi!...» — E segue il resto delle
-litanie.
-
-Ma se il povero autore strapazzato fosse lì in un angolo e provasse
-a quei signori che il critico conosce Platone, Aristofane, Tucidide e
-tutte quelle altre brave persone a un di presso come le conoscono loro
-— che non ha mai visto dei loro libri pure il cartone — e che tutta la
-scienza è stata improvvisata lì per lì dalla sera alla mattina sopra
-un articolo della Enciclopedia, quei signori giurerebbero che l'autore
-parla per dispetto. Eppure da molti, da troppi la critica non si fa che
-così.
-
-Allato a questa categoria, ve n'ha, di critici, un'altra più
-coscienziosa, ma per gli autori non meno molesta. Sono ottime persone
-— talora qualche diligente professore, il più spesso dei bravi giovani
-che han riportato il premio nelle scuole — e che _effettivamente sanno_
-qualche cosa: ma che hanno (certo con maggior diritto degli altri) il
-bisogno irresistibile di farlo sapere e di mettere in mostra tutto
-quello che sanno. Anche questi d'arte s'occupano poco: per loro il
-lavoro d'arte non è che un eccellente mezzo per isfoderare la loro
-dottrina, smerciare la loro mercanzia e metter fuori tutto il bagaglio
-delle loro cognizioni. Anche quando questa mania non si scompagna da
-una certa benevolenza, la noia per gli autori non è minore. Perchè essi
-rimproverano l'autore che nello sviluppo di quel tal periodo storico
-ha dimenticato i tali personaggi; che i tali altri li ha rappresentati
-incompletamente; che nell'orditura di quella tal scena ha trascurato
-di valersi di quelle date circostanze storiche, di quelle date teorie
-filosofiche, di quelle date risultanze della critica storica e via via.
-Essi sanno benissimo probabilmente per i primi che se l'autore avesse
-fatto entrare nel suo dramma tutta quella roba, ne sarebbe risultato
-uno zibaldone impossibile, una mole indigesta da far dormire un morto
-in piedi: essi lo sanno, ma non importa — non si tratta di farcela
-entrare quella roba, che, tanto, il lavoro è già fatto — si tratta di
-far sapere che essi sapevano in proposito tutto quel mondo di belle
-cose e che l'autore ha avuto il torto di non pensarci.
-
-Ci è poi ancora una classe di Aristarchi, anch'essi a loro modo
-coscienziosi. Questi hanno in arte degli ideali fatti, delle teorie
-fatte: e condannano irremissibilmente _a priori_ tutto quello che
-esce o si allontana da quegli ideali e da quelle teorie. Per costoro,
-la libertà dell'arte non esiste; l'arte non è ammissibile, non è
-concepibile che sotto date forme: fuor di là, tutti aborti. Questi la
-confina nel mondo puramente fantastico; quest'altro in quello della
-realtà presente, pura e nuda. L'uno pretende l'osservanza rigorosa
-delle regole aristoteliche; l'altro, che è in progresso, le sopprime,
-ma per aver il diritto di sostituirvene dell'altre altrettanto rigorose
-ed altrettanto anguste.
-
-Conosco un mio amico, ingegno egregio e critico acuto,[1] il quale in
-buona fede si crede rivoluzionario in arte, perchè pretende che ella
-debba essere nient'altro che la fotografia di quello che esiste in
-natura, e _come_ vi esiste; e che i suoi uomini non debbano portare che
-il _frac_ e le sue donne non debbano vestire che colle mode dell'ultimo
-figurino. Fantasia, poesia, idealizzazione del vero, evocazione d'altre
-età, tutte robe scolastiche da far dormire: prosa da conversazione
-ha da essere, e un po' di spirito di osservazione, per riprodurre,
-_tal quale_, quel che succede ogni dì, e un po' di raziocinio per
-coordinarlo; un problema sociale od economico da risolvere, o un
-adulterio pudico da legittimare. Shakespeare, o Byron, o Victor Hugo!
-Che arte stramba è questa vostra che cava da mondi impossibili Falstaff
-e Jago, Sardanapalo e Ruy Blas! Persone vere, a modo nostro, vogliamo,
-e vestite dei nostri panni e facciano quello che facciam noi, e parlino
-come parlano i cristiani: stramberie di cervelli malati le vostre e non
-arte: l'arte è là — nella _camera oscura_.
-
-Andate dunque a presentare a questi critici un lavoro di un genere che
-non sia quel ch'essi ammettono! Andate dunque a dir loro che sono essi
-i retrogradi, essi che dell'arte non accettano che una forma sola, che
-pretendono misurarle avaramente il tempo e lo spazio; provatevi a dir
-loro che _tutti i tempi_ e _tutti i luoghi_ sono dominio dell'arte,
-perchè tutti ponno essere dominio del _vero_; che il classicismo era
-_falso_, come il loro realismo è _falso_, perchè entrambi pretendono
-di imporre indistintamente al vero che è _universale_ le idee e il
-linguaggio di un solo paese[2] e di una sola età; che una sola forma
-l'arte respinge, ed è il brutto; che è ufficio dell'artista scovrir
-del vero le armonie più intime, afferrarne i rapporti più segreti
-e lontani, riunirne le linee _sparse_ qua e là nella natura, farle
-rivivere in creazioni che la sola riproduzione meccanica del vero in
-natura non dà; che l'osservazione fredda e sola a ciò non basta, se la
-fiamma santa dell'ideale non la scalda; che sotto tutte le forme l'arte
-vuol essere _creazione_, cioè _poesia_: che non è lecito proscrivere
-Michelangelo e i suoi arcangeli in nome di Clerici e de' suoi gatti, —
-e quei critici _rivoluzionarj_ vi rideranno per compassione sul muso!
-
-E tutti questi ancora sono brava gente. _Uomini serii_ dell'arte,
-_Brid'oison_ della critica, _Marchesi Colombi_ dell'erudizione, le loro
-sentenze sono perniciose, ma le loro intenzioni sono innocenti.
-
-Or dove lascio le eccellenti persone, che si servono della critica come
-di un emolliente per la espettorazione del catarro e di tutti i cattivi
-umori dello stomaco? Esser rosi di dentro dalla bile dell'impotenza,
-dal tarlo della vanità; cercare ogni dì in fondo all'anima una
-scintilla di estro, e non trovarvi che una goccia di fiele; ogni
-dì frugare nella mente per trovare una imagine, una idea, pescarvi
-un'insolenza o una banalità; e allora, non potendo far dell'arte,
-ricattarsene col far della politica; non potendo servire alla
-riputazione propria, aver bisogno di pigliarsela coll'altrui, servendo
-ai rancori dell'alto ed alle invidie del basso; sempre rodersi,
-sempre odiare, odiare come in politica si odia: e dopo tutto questo,
-trovarsi d'aver dinnanzi un lavoro d'arte, una penna, un po' di carta,
-un dizionario e un calamajo, — ah, per Dio, negatemi che allora non
-diventi uno sfogo salutare, non diventi una cura igienica la critica!
-Quando il critico ha ridotto in pezzi il lavoro d'arte, ha dimostrato
-che è un aborto od un plagio, coperto di irrisione l'autore e le sue
-fatiche, — egli tira il respiro più libero: egli si sente il cuore più
-leggiero, e le tempie più fresche. Ciò fa bene alla salute.
-
-E ciò permette degli sfoghi che non mancano neppure del loro lato
-estetico. Si può fingere la santa indignazione di Giovenale e darsi
-l'aria di menar lo staffile — quello di S. Ambrogio magari — per
-cacciare i profani dal tempio! si può incominciar l'opera deplorando
-il compito ingrato: — una speranza di più andata perduta per l'arte,
-l'amarezza di doverla registrare, perchè la verità va innanzi a tutto,
-e di esporsi alla taccia di partigiani, per aver avuto il coraggio di
-dir forte quello che gli altri non dicono che a bassa voce: — allora
-ogni staffilata all'autore diventa un atto di abnegazione del critico
-— a ogni brandello del lavoro, ch'ei strappa, è il suo cuor che ne
-piange, e che ne sanguina. È il console Bruto che decapita suo figlio.
-Santo, divino amore dell'arte, tu solo puoi ispirare questi sublimi
-eroismi, perchè fortemente colpisce, chi fortemente ama!
-
- *
- * *
-
-Ebbene da tre anni che il caso mi buttò nell'arena dell'arte, ho avuto
-anch'io che fare, come tutti i miei colleghi, con questi Minossi della
-critica, resi feroci dall'imparzialità, dalla giustizia e dall'amore.
-Di che sarebbe ingenuità o incomportabile superbia il lamentarmi:
-perchè a me, degli ultimi venuti nell'arringo e non certo ai primi
-posti, non ispetta lagnarmi di quel ch'è toccato anco a' maestri,
-che vi siedono da un pezzo prima di me e innanzi a me. Ma qualche
-circostanza antecedente della mia vita, affatto estranea all'arte, ha
-fatto che parecchi di quei signori si dedicassero a me con voluttà
-speciale; e che ai miei poveri pargoletti ne toccassero speciali
-tenerezze.
-
-Però fu una grata e perfino strana sorpresa per me, nel tempo che
-più mi si prodigavano quelle carezze caritatevoli, il trovare un bel
-mattino, proprio nelle file de' miei avversarj politici, lì sulle rive
-dell'Arno, un critico che acconsentiva a giudicarmi come artista, senza
-chieder prima l'ispezione delle mie fedine nè politiche, nè criminali
-(molto sporche, tra parentesi, molto sporche)[3]; un critico pieno di
-erudizione, di quella vera, ma senza saccenteria; pieno di dottrina, di
-quella soda, ma senza pedanteria; che mi criticava senza mordermi, mi
-consigliava senza annojarmi, e — fenomeno raro pei tempi — le critiche
-erano scritte in italiano così puro che pareva di Crusca, e i consigli
-avevano tanto senso comune che pareva perfino — ed era difatti —
-buon senso. Quel critico — era un moderato, e reclamava per l'arte la
-santa libertà: mi parlava de' suoi ideali con convinzione, mi dava il
-benvenuto nel suo tempio con cortesia. — Yorick, figlio di Yorick, quel
-critico eravate voi.
-
-Son passati da allora quasi tre anni; ma dovendo indirizzare la
-presente a qualcuno, ho amato di ricordarmene.
-
- *
- * *
-
-E adesso soltanto ve ne ricordate? E per questo mi scrivete le vostre
-frottole?
-
-— Oh, non adesso e non per questo solo. Quando il mio _Alcibiade_
-venne ad esporre la coda del suo cane in riva all'Arno, per consultar
-sul da farsene, io mi occupai naturalmente di sapere che cosa il
-severo Yorick, figlio di Yorick, ne pensava: e quando seppi che egli,
-quantunque _moderato_, approvava il taglio della coda, ho detto fra di
-me: _sono salvo!_ ho ripiegato diligentemente in quattro l'appendice
-della _Nazione_ e me la son messa in tasca come un talismano contro i
-malefizj dei don Basilii.
-
-Ma ahimè! l'appendice aveva anch'essa una coda, un pezzettino di
-quell'altra tagliata via: e nella coda tutta bianca c'era un piccolo
-punto nero ed io non lo avevo visto: e il punto nero era nientemeno
-(cerchiamo una frase originale) era la nuvola foriera della tempesta.
-
-Voi avevate detto tra di voi: Per il mio amico Alcibiade e per
-l'operazione del taglio, vada: ma tra amici qualche scherzo di buon
-genere è permesso; e se Alcibiade ne ha fatto uno simile al suo cane,
-io posso ben farne un altro a lui. Per aver della dottrina — non
-è necessario rinunziare a far dello spirito: e qui è il caso d'una
-facezia che farà ridere tutta la platea. Alcibiade, democratico e il
-suo compare Cavallotti strapazzano i _repubblicani_ dell'Atene antica:
-io, _monarchico_ dell'Atene moderna, li difenderò. E la _Nazione_
-sarà l'asta che impugnerò, paladino della repubblica, contro il poeta
-anticesareo, e tutta Italia saprà che il rappresentante di Corteolona
-è stato richiamato al rispetto verso l'_A. R. U._ e le altre lettere
-repubblicane dell'alfabeto, da Celestino Bianchi che è commendatore, e
-da me, che sono Yorick.
-
-«Ah che burla! ah che burla!» L'avete detto — e lo avete fatto — come
-potevate farlo voi. La difesa vostra dei poveri nepoti di Milziade e
-di Temistocle, indegnamente calunniati da un loro correligionario,
-è un modello del genere: giammai una tesi intrapresa per burletta
-fu sostenuta con più spirito e con più erudizione: l'illusione di
-quelle splendide pagine è così affascinante, così completa, che quasi
-io stesso, dimenticando per un momento i miei libri e le mie idee,
-finivo per restarci preso sul serio e giunto a quella solenne patetica
-apostrofe: — _Ateniesi d'Italia rendete omaggio alla repubblica
-caduta!_ — portai involontariamente una mano all'occhio perchè mi
-pareva di sentirvi spuntare una lagrima di pentimento. Se la lagrima
-non c'era, egli è che le mie glandule lacrimali sono molto resistenti.
-
-Ma intanto quella burla doveva avere delle conseguenze per me. Perchè
-voi non pensaste all'autorità delle vostre parole. Quello che voi
-avete scritto per ischerzo, gli altri in buona fede lo hanno copiato
-sul serio. Da che s'è saputo che Yorick, mi aveva accusato del delitto
-di offesa repubblica (constato che, prima di voi, _nessuno_ in cento
-critici ci aveva mai pensato neppure per sogno), l'accusa ha fatto
-il giro — e non c'è stato più critico che si rispettasse il quale
-non si credesse in dovere di ripeterla. Ma l'originalità dell'idea e
-l'erudizione della forma se n'erano andate: e del frizzo di buon genere
-riuscito bene non restava più che uno sproposito copiato male.
-
-«Per questa volta, grida l'uno, tocca ai monarchici mostrarsi più
-repubblicani del rappresentante di Corteolona[4].
-
-«Quella repubblica ateniese, grida l'altro, non merita lo scudiscio dai
-lacerti avvelenati. Il deputato di Corteolona avrebbe dovuto, in vista
-della repubblica avvenire, usar un po' più di cortesia verso una delle
-più grandi repubbliche del passato[5].»
-
-«Il popolo d'Atene,[6] ribatte il terzo, era forte, gagliardo, pieno
-d'amore per la patria: e il signor Cavallotti lo ha calunniato; ha
-falsato la storia e ha fatto offesa alla giustizia.» E tira via.
-
-Tutto questo si stampa e si grida sul serio in coro, da quella vostra
-facezia in poi: ah, voi certo non pensavate, scrivendola, che m'avreste
-buttato sulle braccia tutto questo stormo di pappagalli.
-
- *
- * *
-
-Ora che l'accusa (vorrei dire la calunnia) è formulata, bisogna
-bene che io me ne difenda. E per difendermene, niente di meglio che
-rimontare alla origine e rispondere a quello che l'ha messa in giro.
-
-Mi difendo, per rispetto a me, e a' miei principj; mi difendo per
-rispetto alla verità storica — la quale anch'essa è una dama che merita
-di essere rispettata.
-
-Poichè avverto qui — una volta per tutte — e prego i maligni a
-tenerselo per detto — che non è già del merito artistico dello
-_Alcibiade_ che si tratta in queste pagine mie. Quello lo abbandono
-intero al pubblico ed ai critici di tutte le specie e di tutte le
-categorie: io per il primo so benissimo d'avere scritto tutt'altro che
-un capolavoro; anzi spesse volte mi arrabbio contro di me, pensando
-alle tante e belle cose che vi avrei voluto mettere e che non ho
-saputo o potuto; perchè qui la ragion del dramma, lì la ragion poetica,
-altrove la ragione storica me lo impedivano, e alla scarsezza del mio
-ingegno non era dato di armonizzare e combinare insieme tutti quei
-criterj diversi.
-
-Sul valore intrinseco dell'_Alcibiade_, ripeto, non solo intendo
-nel senso più ampio la libertà de' giudizj del critico, competente
-o incompetente, benevolo o malevolo — ma rinunzio alla parola per
-difendermi.
-
-Io non ho a difendermi se non dalle critiche che toccano la mia
-coscienza d'artista — e un po' anche d'uomo politico. Questo è il
-mio diritto, e il critico egregio dell'_Opinione_ ha la bontà di
-riconoscerlo. Mi si accusa di aver falsata la storia: chiedo licenza
-di interrogarla. Si interpretano a rovescio i miei intendimenti: chiedo
-licenza di spiegarli.
-
- *
- * *
-
-Perchè di intendimenti, nello scrivere l'_Alcibiade_ — e nelle
-proporzioni in cui l'ho scritto — io ne ho avuto parecchi. E vada per
-il signor Roberto Stuart che mi rimprovera di non averne avuto nessuno.
-Non li avrò raggiunti: d'accordo: chi troppo vuole, nulla stringe:
-colpa mia. A me basta far sapere quali erano.
-
-Primo: Un intento _drammatico_ (non ne dispiaccia a coloro che si
-sbizzarrirono intorno a quel mio titolo di scene e vi vollero scorgere
-— troppo benevoli — una scusa e una attenuante per me). Scrivere un
-dramma — proprio, un dramma — in cui fossero — compatibilmente colle
-forze mie — i requisiti per ciò richiesti — _azione_, _passione_,
-_caratteri_ — e sopratutto verità. E in questo, caro Yorick, vi
-ringrazio d'aver indovinato il mio pensiero[7]. Perchè se non avessi
-avuto intenzione di scrivere un lavoro _drammatico_, avrei cominciato
-col non dare il lavoro alle scene. Soltanto, è una mia idea, e di
-qualcun altro, che ciò che chiamasi il _dramma_ possa svolgersi tanto
-in un ordine di fatti del mondo esterno, quanto nel fondo dell'anima
-d'un uomo. È una mia idea che dramma voglia dire _contrasto di
-passioni_, e che questo contrasto, questa lotta possa succedere tanto
-_fra_ più individui, quanto _in_ un individuo solo: anzi tanto più
-violento, quanto più angusto il campo. In un caso l'azione drammatica
-risulta da un intreccio di fatti materiali e di persone, che esige,
-perchè l'_urto_ delle passioni e dei caratteri abbia a scaturirne,
-una tal quale unità materiale esterna, rispetto al tempo e al luogo:
-nel secondo caso, l'azione drammatica risulta da un intreccio di fatti
-psicologici molteplici e contrarii dai quali appunto sviluppasi l'urto
-in causa dell'unità del personaggio.
-
-In un caso il rapporto di necessità è fra gli avvenimenti; nell'altro
-è fra le passioni del personaggio e le fasi della sua vita. Unità
-materiale l'una, unità psicologica l'altra, unità drammatiche entrambe.
-Tocca all'artista il fare che questa seconda unità sia poi veramente
-tale; che cioè non consista soltanto nella identità del personaggio
-(non ci è sugo nè costrutto nè senso drammatico a divider per
-scene la vita di un personaggio sia pure insigne, al solo scopo di
-rappresentarne la vita) ma che le fasi scelte della sua vita abbiano
-la loro _ragione_ e il loro _nesso_ in quelle date passioni, da cui
-risulti l'armonia del concetto drammatico e l'unità del contrasto.
-
-Questo ebbi di mira scrivendo l'_Alcibiade_, e scegliendo per ciò a
-preferenza il tipo di un uomo che fu appunto la sintesi più mirabile
-di quanti contrasti si sia mai divertita ad accumulare in un solo
-individuo la natura. S'io abbia raggiunto quel mio intento, ripeto
-che non so, anzi son lontano dall'affermare; soltanto so, che, di
-quelle mie idee sul dramma e su modi varj di intenderne l'unità,
-potrei appellarmi ai grandi maestri dell'arte. Chi cerca il _rapporto
-di necessità_ fra le scene del _Coriolano_? Chi lo cerca fra le scene
-del _Sardanapalo_? Eppure in pochi capolavori l'unità drammatica è
-più potente. Nel _Nerone_ del mio ottimo amico Cossa quale rapporto
-di _causalità_ materiale, quale nesso necessario di avvenimenti, quale
-ragione risultante dall'intreccio della commedia, perchè al primo atto
-debba succedere la scena della taverna, e poi nel palazzo la scena
-coll'astrologo, e poi quella del triclinio, e poi quella nella Suburra?
-Quale ragione, se tutte quelle scene stanno da sè, affatto indipendenti
-una dall'altra? oh bella, la ragione che il mio amico Cossa voleva far
-scaturire il dramma dal carattere del protagonista e chiese il nesso
-armonico fra le scene all'armonia tra le fasi del carattere. Lo chiese
-— e l'ottenne nel modo splendido che si sa. E non mi si venga a dire
-che ivi l'azione è sempre in Roma e gli atti non son separati che da
-ore o da giorni: una volta _tolto_ il _rapporto di necessità_ fra un
-avvenimento e l'altro — che la distanza che li separa sia di ore o di
-anni, di un chilometro o di mille, al dramma che ne fa? Il distacco è
-lo stesso e la questione in faccia all'arte è la stessa.
-
-Ma perchè dunque chiamar _scene_ il lavoro? L'ho chiamato _scene_
-perchè in esso l'intento drammatico era il primo, ma non il solo;
-perchè ve n'era qualcun altro a cui quel titolo s'attagliava; perchè
-non m'immaginavo che i pedanti si sarebbero fatti un'arma contro di me
-di quella parola e ne avrebbero cavate delle critiche, a cui, se io non
-l'avessi posta, non avrebbero pensato; e perchè in fine — oh bella! —
-mi è piaciuto di chiamarlo così. E sfido a provarmi che questa non sia
-una ragione che taglia la testa al toro.
-
-Ma i caratteri? e i personaggi? di questi, se permettete, parleremo
-poi: e vengo alla _seconda_ ragione del lavoro.
-
- *
- * *
-
-Una ragione storica, critica e filologica: offrire agli studiosi una
-pittura, dei quadri, delle scene della vita greca del secol d'oro,
-colta nella sua fase forse più caratteristica e culminante: in quel
-periodo cioè di transizione — della guerra peloponnesiaca — che
-conservava ancora il _riflesso_ delle grandi memorie antiche e di tutti
-gli splendori del secolo di Pericle e aveva già in sè sviluppati tutti
-i germi di corruzione, tutti i fenomeni politici che provocarono la
-caduta della repubblica d'Atene. Presentar quella vita studiata nel
-linguaggio, nelle idee, nelle leggi, nei costumi — nel linguaggio,
-sopratutto: giovandomi delle fonti classiche antiche e dei lavori
-critici più recenti. Ho detto sopratutto nel linguaggio: perchè in
-questo almeno mi pareva di poter tentare, colle mie povere forze,
-qualche cosa di utile e di non tentato ancora.
-
-La letteratura moderna, specialmente straniera, ha rievocato e ha
-ricostruito, in opere romantiche, la vita greca dell'antica età. Per
-non parlar dei viaggi di _Anacarsi_ del buon Barthelemy e dei viaggi
-di _Antenore_, i romanzi greci di Wieland nel secolo scorso, e nel
-nostro il _Caricle_ (_Bilder des griechischen Privatlebens_) di Becker
-e il _Pericle e Aspasia_ di Laudor hanno contribuito a popolarizzare,
-fra le classi meno dedite agli studj eruditi, i costumi, le leggi e le
-dottrine della Grecia del secol d'oro.
-
-Ma il linguaggio vivo — che è pur lo specchio del genio di quel
-popolo e della fisionomia di quell'epoca — sfuggiva naturalmente
-per la massima parte a questo lavoro di ricostruzione. Il linguaggio
-vivo sfugge alla forma del racconto, non può altrimenti ritrarsi e
-popolarizzarsi che per la forma viva del dialogo — la forma drammatica.
-D'altra parte, non era certo a ritrarre quel linguaggio che servivano
-i drammi e le tragedie greche del secolo scorso e più addietro — non
-aventi di greco altro che il nome — e le traduzioni che usavansi fare
-dei comici, dei tragici e degli altri autori greci, sopratutto de'
-prosatori: dove il traduttore si faceva un obbligo di coscienza di
-tradurre a senso, ossia interpretare la parola greca, la frase greca
-con un ribobolo o un proverbio di stampo tutto moderno; e credeva
-aver raggiunto il _non plus ultra_ della bravura quando era riuscito
-a travestir completamente il povero greco all'ultima moda, tanto che
-fosse bravo chi capisse che quello era un greco che parlava. Più tardi,
-è vero, all'estero e in Italia, si cominciò a tradurre i classici
-con più coscienza dell'arte e più rispetto all'autore: le licenze
-dell'abbate Cesarotti, per quanto figlie d'ingegno ardito, cominciarono
-a passare per quel che erano, per delle irriverenze belle e buone.
-E quando si ha nome Omero e Demostene si può pretendere a un poco
-di creanza. — Il buon Gozzi, ingegno greco, dava il buon esempio e
-traduceva squisitamente Luciano. Più tardi sorgeva Foscolo: più tardi
-doveva nascere Leopardi. Ma già dai principj del secolo Francesco
-Negri e il Lamberti regalavano all'Italia traduzioni mirabili di greca
-fedeltà ed eleganza: in attesa che Felice Bellotti le desse il teatro
-de' tragici. Oggi nell'_Aristofane_ del Cappellina, nel _Luciano_ di
-Settembrini, nel _Tucidide_ di Peyron, nel _Demostene_ dell'Anelli e
-dell'egregio mio collega Mariotti (più elegante ed efficace il primo,
-più fedele il secondo, attici entrambi) possiede l'Italia traduzioni
-insigni che rendono la fisionomia degli scrittori e onorano gli
-studj e la letteratura. Ruggero Bonghi andò alquanto più in là e gli
-scrupoli della fedeltà lo portarono all'esagerazione. Egli dimenticò
-che la forma del traduttore dev'essere greca, senza cessare di essere
-italiana. Le sue traduzioni platoniche rispettano perfino nella
-giacitura delle parole le membrature più minute del periodo di Platone,
-ma rompono le ossa qualche volta alla grammatica del Fornaciari. E il
-buon gusto insieme molte volte se ne va: egli è che il traduttore che
-traduce un artista dev'essere artista anche lui. Con tutto questo la
-fedeltà resta un merito notevole delle traduzioni bonghiane, reso più
-notevole dalla erudizione ampia che le accompagna. Ma le versioni del
-Negri e del Settembrini e del Mariotti e del Bonghi forse ancora non
-servono a famigliarizzare il gusto italiano colle forme della prosa
-ellenica: voi sapete, Yorick, meglio di me quanti sono che leggano
-e conoscano in Italia ai dì nostri Demostene e Luciano, Platone ed
-Alcifrone: e voi siete troppo virtuoso e pudico (migliore certo in
-questo della fama) per consigliare ai giovanetti di aspirare il profumo
-delle eleganze greche nel profumatissimo Aristofane del Cappellina.
-
-Pensai che l'arte scenica è fra tutti i fattori della coltura il più
-popolare e il più efficace: e che poteva per avventura tornare non
-inutile affatto un modesto tentativo inteso a ritrarre colle forme
-popolari del dramma una parte essenziale della greca antichità: perchè
-il linguaggio di un popolo è il prodotto della sua indole, delle sue
-tendenze, del suo genio artistico, delle sue idee — e la verità del
-linguaggio è necessaria a far vivere i fantasmi dell'età lontana nel
-mondo della realtà. Lo pensai, perchè senza credermi un pedante, senza
-correr dietro alla retorica del classicume, e con tutto il rispetto
-possibile agli scrittori della scuola realista, sono intimamente
-convinto che l'ostracismo bandito all'arte greca dai moderni innovatori
-non ha nulla di serio; perchè credo che la lingua nostra e le
-tradizioni dell'arte e del genio nostro ci rendano pur debitori di
-qualche cosa a quei poveri nonni di Atene, e che se l'influenza degli
-studj classici, senza riportarci agli sproloqui dell'Arcadia, si verrà
-armonizzando colle nuove forme dell'idioma create dai nuovi bisogni
-e dalle nuove idee, — la purezza della lingua, l'eleganza, e il buon
-gusto ci guadagneranno un tanto.
-
-Naturalmente, accennando a questo mio tentativo, accenno al lavoro
-nella forma prima in cui lo scrissi, in cui vedrà fra poco la luce
-per le stampe. Nella riduzione pel teatro, attuare il tentativo era
-impossibile fuor che in parte. Molto dovetti concedere alla ragione
-drammatica: gran numero di locuzioni greche soppressi: altre modificai
-per l'intelligenza delle scene: serbai della forma prima solo quel
-tanto che significasse l'intento letterario del lavoro. S'io abbia
-avuto torto di propormelo, o se io l'abbia in parte raggiunto, il
-lettor cortese del dramma stampato giudicherà.
-
- *
- * *
-
-_Terzo_ intento del lavoro: un intento morale. Di questo non si
-scandalizzeranno almeno coloro i quali opinano che il teatro dev'essere
-un pulpito e che ogni lavoro drammatico deve avere la sua brava
-tesi morale da risolvere. Senza ambire il vanto di moralista nè di
-predicatore, per una volta tanto la mia tesi ce l'ho messa anch'io.
-Intendiamoci: siccome io non la penso come quei signori, alla tesi già
-non sagrificai lo sviluppo dell'azione; e mi guardai bene dal processo
-dimostrativo; ma da che mi si affacciò — e un concetto morale scaturiva
-spontaneo dallo argomento — no 'l trascurai: anche perchè dava al
-dramma un altro carattere di unità.
-
-E il concetto è accennato nella comparsa appositamente fuggitiva (quasi
-staccata dal resto della scena) del misantropo Timone nel 2.º atto, che
-si lega alla catastrofe del dramma.
-
-Mentre Alcibiade inganna il popolo ed empie Atene delle sue
-dissolutezze, Timone lo maledice e preconizza in lui il flagello
-della città. Alla fine, Alcibiade il dissoluto rotto a ogni vizio, il
-demagogo intrigante, ambizioso, e corruttor della plebe, Alcibiade,
-fatto migliore dalla sventura e dall'amore[8], riscatta le colpe della
-vita coll'opere generose, coi propositi generosi degli ultimi giorni,
-con una morte da eroe. Egli è che non bisogna disperar mai della natura
-dell'uomo, la più corrotta e pervertita, finchè essa sia aperta alla
-voce di un affetto, e in lei vibri la corda — sia pure una sola — di un
-solo nobile istinto.
-
-E intorno ad Alcibiade, due altri esseri smentiscono Timone. Là in
-mezzo alle brutture che deturpano e trarranno a rovina la gloriosa
-città di Milziade, il misantropo disperato impreca l'umanità malvagia;
-alla fine, Alcibiade proscritto sogna il misantropo riconciliato
-coll'umanità[9], perchè la virtù non è scomparsa dalla terra: e delle
-due classi della società più disprezzate, sono i due esseri che soli
-restan fedeli al proscritto nella sua sventura. I nepoti di Temistocle
-e di Aristide condannano a morte i capitani vittoriosi delle Arginuse,
-pagano Alcibiade d'ingratitudine nera; una _etèra_ e un _parassito_ si
-sagrificano per lui. È la fede nell'umanità, attraverso i suoi delitti
-e le sue sventure, opposta al misantropismo e alla disperazione de'
-suoi destini.
-
- *
- * *
-
-Eccomi infine ad un ultimo intento dell'_Alcibiade_ mio: e questo si
-racchiude in una considerazione _storica e politica_, — che Socrate
-accenna fino dal principio del dramma.
-
-_La repubblica più grande e gloriosa della Grecia antica rovinò, quando
-le virtù repubblicane — che l'avevano fatta gloriosa e grande — se ne
-andarono._
-
-È il concetto che si affaccia spontaneo a chi appena scorre dello
-sguardo la storia del periodo in cui l'_Alcibiade_ si svolge.
-
-E qui, eccomi a voi, caro Yorick, eccomi da lei, signor marchese
-D'Arcais — paladini egregi della repubblica contro di me: contro di me
-repubblicano, che appunto per ciò, da un pezzo ho dato alla grandezza
-d'Atene la mia ammirazione e ho negato agli Ateniesi della decadenza le
-mie simpatie. Artista, faccio a Pericle di cappello e vado in estasi
-davanti al suo secolo: uomo politico, gli voglio male. Non amo la
-repubblica di Eucrate, di Cleone e di Iperbolo, uscita dal grembo della
-corruzione sapiente di Pericle, come non amo la repubblica francese del
-1848, uscita dal grembo della corruzione borghese della monarchia di
-luglio. L'una prepara i Trenta e la tirannide macedone; l'altra prepara
-il secondo Impero. È esatto peraltro il dire che il secondo Impero fu
-già esso medesimo la immagine più completa e più fedele del regime del
-flgliuol di Zantippo.
-
-Sì, è vero, caro Yorick, verissimo, signor marchese, senza che Ella me
-lo insegni: non solo Atene grandeggiò nella Grecia, ma se mai grandezza
-antica fu meritata e fu vera ed ebbe spiegazione nella storia, ella è
-questa di Atene. Sentinella avanzata della Grecia e dell'Europa verso
-l'Asia, là in faccia all'Egeo, la natura, il mare, il tepido cielo
-le avean segnato i destini. Era impossibile che un popolo immaginoso,
-poeta, cresciuto nel mondo fantastico e splendido della sua mitologia,
-dotato di tutta la vivacità, la svegliatezza arguta e l'attività
-irrequieta, febbrile della razza jonica — costretto a dimorare su un
-terreno sterile, angusto, montuoso, insufficiente alla vita, quasi
-sull'alto di uno scoglio: e di là, sotto il raggio ardente de' suoi
-soli, al chiarore delle sue notti tepide e serene, vedendo a sè dinanzi
-il mare — il mare che lo invitava e gli apriva le braccia immense,
-misteriose — era impossibile che quel popolo non corresse entusiasta
-all'invito. Al mare! al mare! Ivi sarà la culla della prosperità, della
-grandezza d'Atene, e della sua forte democrazia.
-
-Poichè il commercio e le ricchezze dal commercio derivanti altereranno
-man mano col tempo le condizioni economiche rispettive delle classi
-antiche; sopprimeranno le distinzioni fra di esse e promuoveranno
-l'uguaglianza nei diritti; poi le triremi, una volta che saran divenute
-il nucleo della città, reclameranno esse sole i quattro quinti dei
-cittadini e si riempiranno di popolani, consapevoli di essere la forza
-di Atene.
-
-«_Per la dominazione del mare_, attesterà Isocrate poi, _i nostri
-padri furono necessariamente costretti a calare all'odierna forma di
-democrazia»[10]._
-
-«_I poveri ed il popolo_ — scriverà Senofonte — _sono in Atene
-giustamente da più dei nobili e dei ricchi. E per questo motivo: che
-il popolo è quello che spinge le navi e procaccia potenza alla città.
-Poichè i piloti, i comiti, i capi di cinquanta, i sopraintendenti alla
-prora, i costruttori di navi sono quelli che acquistano potenza allo
-stato assai più che non i cittadini, i nobili, e gli ottimati_»[11].
-
-E la democrazia, ordinata dalla sapienza delle leggi di Solone, di
-Clistene, e di Aristide, fa grande difatti Atene al tempo delle guerre
-mediche. Poichè tutto, tutto, cospira allora a questa sua grandezza.
-
-L'antagonismo di Sparta non è ancor nato e Salamina oscura ogni vanto.
-Le navi hanno salvato la Grecia e quelle navi sono la maggior parte
-ateniesi. Un spirito magnanimo di emulazione, di disinteresse, di
-amore alla gran patria greca anima i compatrioti di Temistocle; e
-mentre a Maratona li fa combattere da soli, e a Salamina li fa accettar
-volonterosi, benchè maggiori di numero, il comando di Sparta, e a
-Platea li move a cedere il posto d'onore ai Tegeati, — concilia loro
-l'ammirazione e le simpatie di tutta la Grecia.
-
-Una costituzione squisitamente studiata sull'indole stessa del popolo,
-ne sviluppa i lati migliori, ne corregge i cattivi, ne stimola il
-valore, ne tempera mirabilmente le private e politiche virtù.
-
-Ed era bello il dirsi in quei giorni cittadino ateniese: nome che era
-lo spavento della Media, l'orgoglio della Grecia: titolo d'onore ambito
-— e indarno — dai re.
-
-Abolita la nobiltà ereditaria, fondata sulla rendita la divisione delle
-quattro classi, la dignità del cittadino s'era rialzata e rafforzata
-nel sentimento dell'uguaglianza: il cittadino trovava nel merito
-individuale, nel censo, e quindi nel lavoro che lo creava, la via per
-giungere agli alti gradi: l'esercizio dei pubblici uffizj, esteso da
-Aristide anco all'ultima classe, rappresentava ad un tempo per lui
-l'adempimento di un dovere, e l'uso di un diritto che era il più ambito
-compenso a sè medesimo.
-
-Non pagato nelle assemblee, non pagato nei tribunali, il cittadino
-ritrovava pura e completa nel suo disinteresse la coscienza della
-sua sovranità: e questa ispirava gli alti, magnanimi propositi: e
-l'emulazione nobile, severa, per il pubblico bene governava le libere
-adunanze.
-
-Indi più profondo il sentimento del dovere: indi più grande l'idea
-della patria. In essa era tutto, per essa tutto: e caro al cittadino lo
-ecclissarsi innanzi a lei. L'ambizione individuale non pensava a cercar
-le vie della tirannide. Ai valorosi e benemeriti compenso sufficiente
-una modesta iscrizione sulle Erme[12], e l'essere da uguali in virtù
-tenuti degni di primeggiar fra loro[13]. E niuno sdegnava tal gloria:
-niuno diceva: _a Salamina Temistocle, a Maratona Milziade pugnò: ma
-bensì là gli Ateniesi: qui la repubblica_[14].
-
-E in quella modestia ispirata dal senso dell'uguaglianza e del dovere
-ritempravasi la repubblicana austerità. «_Le case di que' prodi da
-noi tutti venerati sì modeste apparivano e sì temperate a popolare
-uguaglianza, che se alcuno di voi oggi vedesse quelle di Temistocle,
-di Cimone, di Aristide, di Milziade e di molti altri magnanimi, non le
-discernerebbe dalle vicine_»[15].
-
-E ritempravasi nella emulazione, più fecondo e magnanimo, il
-disinteresse: allora Aristide disponendo di tutti i tributi neppur
-d'una dramma crebbe gli averi e morto dovette fargli le esequie la
-repubblica[16]: allora il popolo, consigliato da Temistocle, rinunziava
-volonteroso alle distribuzioni dell'argento del Laurion, assegnato
-ai men ricchi cittadini: e con quell'obolo spontaneo del povero si
-costruivano le navi che dovean salvare la Grecia[17].
-
-Tenuta la corruttela delitto esecrando in tanta gara di disinteresse
-e di virtù, la legge puniva di morte e di infamia i corruttori per
-danaro del popolo e dei giudici; e i corrotti insieme; e non parea pena
-soverchia[18]: chè la austerità del costume e la pubblica coscienza la
-sanzionavano.
-
-«_Vi aveva allora, Ateniesi, ne' petti nostri quello ch'ora mancò,
-quello che trionfò dell'opulenza persiana, che serbò libera la Grecia
-e in terra, in mare indomabile. Allora chi vendeasi ai tiranni, ai
-corruttori della Grecia, tutti l'esecravano: la corruttela era orribil
-misfatto: atrocissimo il castigo: taceano le brighe e la pietà. E non
-della opportunità, non della greca concordia, non dell'odio ai barbari
-e ai tiranni niun oratore, niun duce facea mercato_»[19].
-
-Indi la virtù fatta scala agli onori e al governo della cosa
-pubblica: poichè a capo di questa stavano gli oratori che dirigeano le
-discussioni e i voti nelle popolari assemblee: e il nobile diritto di
-dar consigli alla città non bastava a conferirlo il talento — ma sì la
-vita irreprensibile. Indi sindacata la condotta privata degli oratori;
-espulsi dalla bigoncia coloro dei quali le private virtù non dessero
-garanzia delle pubbliche; i prodighi, gli scioperati, i trascurati
-verso i genitori, i tardi e i riluttanti a pigliar l'armi e i segnati
-di viltà nelle battaglie; gl'impudichi, i notati di turpi vizi, i
-dediti all'orgie e alle voluttà[20]: perchè giustamente stimavasi
-indegno di consigliare il popolo, chi i consigli non accompagnasse
-colla austerità degli esempj.
-
-Poi che l'esercizio della sovranità non era ancor fatto impiego venale,
-e di esso non si campava, e ancor non era la bazza dei tre oboli nè
-del dicastico nè dell'_ecclesiastico_, — tanto più onorato e rispettato
-il lavoro: salite in dignità le arti, i mestieri[21] (attento, sig. Z
-della _Livornese_, che in proposito ne ha dette di grosse); invigilarsi
-dagli Areopagiti di che arte ognun campasse onestamente la vita; punito
-l'ozio, la questua: notato d'infamia il recidivo[22].
-
-Santo e rispettato il lavoro, santo e rispettato il vincolo della
-famiglia: l'unione degli sposi fatta qualcosa più che semplice affar
-di interesse o accoppiamento di sessi; rafforzati coi doveri dei
-figli verso i genitori, i doveri de' genitori verso i figli; punito,
-secondo i casi, di morte, d'infamia, di altre pene, severissime sempre,
-l'adulterio — consumato o tentato, adulteri e adultere ad una — e delle
-pene medesime il concubinato[23]; e di morte i lenoni[24].
-
-Forte, virile la educazione. «_Nel buon tempo antico, quando fiorivano
-gli antichi costumi_ — scrive Aristofane — _i giovanetti affrontavano
-il verno senza mantello, benchè la neve venisse giù come farina; non
-mangiavano come oggi delicate vivande, non posavano in atteggiamenti
-svenevoli; la loro musica era maschia e marziale, i loro costumi
-decorosi e casti. Così furono educati gli uomini che pugnarono a
-Maratona._»[25]
-
-E il regno delle _etére_ non era ancora sorto. La corruzione
-ingentilita non aveva ancor pensato a far bella la prostituzione
-del nome santo dell'amicizia e a decorare del dolce nome d'_amiche_
-(ἐταίρα, _compagna_, _buona amica_) le alunne impudiche della Venere
-Volgare[26]. Demostene non iscriveva ancora: _Abbiamo le etere per
-il piacere dell'animo, le donne legittime per la procreazione della
-prole_[27]. Ristretta a poche schiave comperate all'uopo (πόρναι) e
-confinate rigorosamente ne' bordelli, la prostituzione ancora non
-rappresentava che un'istituzione di pubblica igiene[28], sotto la
-vigilanza dello stato. Il pubblico dispregio manteneva un cordone
-sanitario di isolamento intorno a quelle case, intese a prevenire
-il concubinato e a preservare dalla corruzione e dall'adulterio
-le famiglie. Siamo ancora lontani dal tempo che donne affrancate e
-libere eleggeranno spontanee la condizione lucrosa di _cortigiane_,
-usurperanno per proprio conto tutto il posto delle mogli, e rotti i
-vincoli delle famiglie faranno delle proprie case il luogo elegante di
-convegno del fiore della città.
-
-E non era ancora il tempo dei _parassiti_, nel senso novissimo
-ed ignobile della parola. Essi ancora non erano che i venerandi
-_commensali_ dei sacerdoti; eletti fra gli ottimi dei cittadini e
-soprintendenti alla scelta e alla percezione del frumento sacro[29] e
-dell'altre primizie offerte agli Dei. — La gola e l'infingardaggine non
-avevano ancora messa al mondo, sotto quel nome, un'altra generazione
-di commensali; in una città che obbligava i poveri all'onesto lavoro,
-non c'era ancor posto per quella casta di poveri scioperati e viziosi,
-che doveva più tardi divenire l'elemento caratteristico di una corrotta
-società.
-
-E non era ancora il tempo dei sofisti. Le _sapienti_ sottigliezze
-idealistiche della scuola eleatica e della megarica e dell'altre
-scuole non avean ancora sviluppato il funesto contagio della
-filosofia _eristica_; colla sua falange di ignoranti e ciarlataneschi
-cavillatori. Le ciancie vuote di senso non avevano ancora preso il
-posto dei fatti virili.
-
-Questi — e non prolungo gli esempj — i costumi, le leggi, gli uomini. I
-fatti — si chiamavano Maratona e Artemisio; Salamina e Platea; Micale e
-Menfi.
-
-In meno di otto lustri dalla cacciata dei Pisistratidi il piccolo
-popolo di montanari, di coloni e di pescatori, dimenticato là in un
-angolo di terra, sugli scogli di Sunio — è divenuto il primo fra gli
-stati della Grecia, è divenuto Atene la libera, la forte, la _pingue_,
-la gloriosa, i cui soldati portano la libertà fra i Greci dell'Asia
-e le cui triremi scorrono da padrone il mare, dal Ponte Eusino
-all'Egitto.
-
-Atene raccoglie il frutto della sua grandezza morale e la lega degli
-stati greci congregata in Delo, nel santuario della stirpe Jonica,
-conferisce ad Atene, col patto di Bisanzio, l'egemonia (477 a. E. V.).
-Ella fa giurare ai collegati i patti dell'alleanza fraterna e della
-guerra ad oltranza contro lo straniero; e duce della lega, depositaria
-del giuramento, per bocca d'Aristide, impreca con riti solenni agli
-spergiuri[30].
-
- *
- * *
-
-Ma già da quel momento comincia a verificarsi un fenomeno frequente
-nella storia degli stati. La prosperità genera l'insolenza. Atene la
-liberatrice dei Greci non tarderà a trovar troppo scarsa la gloria del
-primato morale e materiale, e a sentire il bisogno di signoreggiare la
-Grecia con ben altro impero[31].
-
-Che Sparta dovesse cominciare a rammaricarsi della nuova potenza di
-Atene e del primato perduto, era ovvio; che la superba oligarchia
-dorica si dovesse adombrare di questo imponente allargarsi della jonica
-democrazia, era naturale; ma che Atene si affrettasse a legittimare
-le gelosie della sua emula, e a fornir pretesto a' suoi reclami, è
-altrettanto incontrastabile.
-
-Già ella si vien preparando astutamente le vie del dominio, prolungando
-ad arte contro il Persiano la guerra che non ha più ragione di essere;
-ad arte stancando gli alleati, costretti a seguirvela, fin ch'essi
-non prescelgano esonerarsi, con tributo in denaro, dalla sovvenzione
-pattuita di uomini e di armi[32]. E intanto che Atene concentra
-in sè tutte le forze militari, gli imbelli alleati si van man mano
-convertendo in tributarj.
-
-Undici anni appena sono scorsi, e Nasso, stanca di una lega la quale
-più non serve oramai che alle viste particolari di Atene, domanda
-d'uscirne: essa crede che l'alleanza sia libera come nel giorno in cui
-v'è entrata. Atene non tarda a disingannarla. Assedia Nasso e la riduce
-in servitù[33]. Sciro, Caristo, Samo, gli altri alleati che seguono
-Nasso nelle sue velleità, non tardano a seguirla nella sua sorte.
-
-Però Atene non aveva aspettato fino allora a far chiari i suoi
-intendimenti. Già il suo primo atto come egemone era stato un atto di
-prepotenza diretto a togliere alla lega, ch'essa divisava di opprimere,
-il primo mezzo dell'indipendenza: il danaro; in attesa di toglierle le
-armi.
-
-Pochi anni dopo il patto federale, a dispetto dei giuramenti giurati
-e col pretesto di mettere il tesoro della lega al sicuro dai Persiani,
-essa lo trasporta da Delo nell'acropoli ateniese[34], ove non tarda a
-confonderlo col tesoro cittadino, e a servirsene, come di cosa propria,
-per i bisogni della città. Più tardi, ad aumentar viemaggiormente le
-sue risorse e le sue ricchezze e a convertire il primato in assoluta
-signoria, essa graverà di nuovi tributi le città alleate insorte e
-ricostrette all'obbedienza, si impadronirà delle loro navi, distribuirà
-fra coloni ateniesi le terre dei vinti, ridotti da proprietarj alla
-condizione di fittabili, obbligherà i nativi delle città fatte suddite
-a recarsi per le loro cause civili e criminali in Atene, — nuova bazza
-e cospicua di introiti e di guadagni per il suo erario e per i suoi
-giudici cittadini[35].
-
-Autore e consigliatore di quel primo passo al dominio che fu il
-trasporto del tesoro degli alleati in Atene — un vero furto — era stato
-un oratore giovane e già insigne: Pericle, figliuolo a Zantippo. Era il
-medesimo che ai danni di Atene stessa già macchinavane un altro: — il
-furto delle sue libertà.
-
- *
- * *
-
-Ingegno vasto ed acuto, accortamente ambizioso, studiatore profondo
-di uomini e di cose, Pericle conosceva il suo popolo e il suo tempo.
-L'ambizione smisurata ed il talento degno dell'ambizione, lo chiamavano
-in alto; la riflessione e l'esperienza glie ne spianavano la via. Al
-primo giungere agli affari, trovò, egli, di stirpe nobile, la parte
-aristocratica stretta intorno a Cimone, del quale era vano emular la
-gloria dell'armi: la democrazia, potente di numero per il cresciuto
-navilio, per i politici ordinamenti. Comprese che la democrazia
-soltanto poteva essergli sgabello a salire.
-
-Solone, Clistene, Aristide, avean dato molto al popolo, per renderlo
-sovrano di sè stesso: bisognava dargli di più, per renderlo soggetto.
-Le virtù antiche, il disinteresse antico avevano fatta e mantenuta
-libera Atene dai Pisistratidi in poi; bisognava intaccare quelle virtù
-alla radice, per intaccar l'albero della libertà. E la libertà era la
-seconda vita d'Atene; perchè Atene si acconciasse a perderla, bisognava
-darle in compenso qualcosa d'altro che ne tenesse il posto.
-
-Bisogna rendere al popolo — e ad usura — in beni e godimenti materiali,
-ciò che gli si toglie di beni morali. Bisogna che il corpo stia bene,
-perchè l'anima si contenti di poco. Antica massima del despotismo
-sapiente — in tutte le età.
-
-Cimone, figliuol di Milziade — insigne per le virtù, per la gloria
-dell'imprese, per l'appoggio della fazione aristocratica fatta
-autorevole dalla maestà dell'areopago — Cimone sbarra a Pericle la
-via del primato e del dominio. A Cimone, alla sua fazione, bisognerà
-contrapporre il basso popolo e cattivarselo nell'assemblea.
-
-Ma Cimone, ricco, era beneviso al popolo per la sua generosità: lui
-del proprio imbandir cene ai poveri, fornirli di vesti, sovvenirli
-di danaro: lui togliere da' suoi campi le siepi perchè il coglierne i
-frutti fosse libero ad ognuno[36]. Pericle, men ricco e più taccagno,
-pensa di superarlo, con minore spesa; e introduce — a gran festa della
-plebe — la mercede dei _tre oboli_ per l'intervento alle assemblee
-(μισθὸς ἐχχλεσιαστιχὸς). Cimone non dà al popolo che delle elemosine
-incerte. Pericle gli dà degli stipendi fissi. Cimone gli apre la
-propria borsa, che a lungo andare s'asciuga; Pericle, più furbo, gli
-spalanca le casse dello stato. Il popolo naturalmente non esita nella
-scelta; e Cimone è sbandito coll'ostracismo. Tucidide lo seguirà.
-
-Così l'esercizio di un grande dovere e del diritto più nobile del
-cittadino diventa un impiego; e la _sovranità popolare_ è fatta venale.
-
-Ma i cinquecento del senato son scelti anch'essi tra il popolo: è il
-senato che propone i decreti, dirige le adunanze; bisogna ingraziarsi,
-per salire, anco il senato. Pericle paga anche i senatori e assegna
-loro la mercede di una dramma per ogni seduta.
-
-Però il partito aristocratico è ancor potente nei tribunali: domina
-nell'areopago, magistrato supremo, correttor de' costumi. Anco
-ne' tribunali bisognerà contrapporgli ed ingraziarsi la plebe. Le
-attribuzioni dell'areopago saran mutilate e deferite ai giudici
-popolani (_eliasti_); e questi saran portati a seimila, e giudicheran
-tutte, quasi, le cause civili e criminali; ogni Corte di giustizia
-dell'Eliea avrà aspetto di una vera assemblea politica e giudicherà
-colle passioni di quella[37]. Perchè la somiglianza sia più completa,
-Pericle paga anche gli Eliasti: e assegna ai giudici cittadini la
-mercede di un obolo per ogni seduta in giudizio, di una dramma ai
-senatori (μισθὸς δικαστικὸς)[38]. E perchè i giudizî e gli oboli
-fiocchino, tutte le cause dei cittadini dell'altre città — alleate di
-nome — già suddite di fatto — sono avocate ai tribunali d'Atene.
-
-Così l'esercizio di un altro officio augusto della sovranità diventa un
-altro impiego: l'avidità degli oboli distacca i cittadini dal lavoro,
-e genera la manìa dei giudizii; e la _giustizia_ è fatta anch'essa
-venale.
-
-Ma gli aristocratici disciplinati da Tucidide[39] resistono, e sono
-ancora per l'ambizione di Pericle una minaccia; poi, quest'amore della
-vita pubblica, alimentato nel popolo dalle paghe, può degenerare col
-tempo in pericolo. Quando le franchigie e gli uffici della sovranità
-popolare son adoprati a stromento di dominio, bisogna che il popolo
-non se ne pigli se non quel tanto che può giovare a chi li adopra.
-Il troppo discorrere nel foro, l'applicazione troppo intensa agli
-uffici publici, agli affari publici, a lungo andare, alla tirannide
-non giovano; il popolo bisogna divagarlo. Pericle ci penserà. Si
-aumenteranno le feste, si bandiranno in teatro nuovi spettacoli;
-e siccome a teatro l'ingresso è stato fin allora gratuito, ma i
-ricchi aristocratici pagan due oboli per sedersi e il popolo sovrano
-che non paga sta in piedi, Pericle riparerà l'ingiustizia e farà
-pagare sull'erario publico due oboli ai popolani per recarsi a
-teatro (θεωρικὸν). Ma il teatro non sempre è aperto tutte le feste:
-e nell'altre i ricchi la scialano in sagrifizi e banchetti tra di
-loro: perchè il popolo non resti a bocca asciutta, Pericle a spese
-dell'erario darà lauti banchetti anche al popolo e gli farà pagare
-dallo Stato i due oboli anche in tutte l'altre feste[40]. Le feste
-in Atene son molte, il doppio che negli altri Stati: i popolani
-sono a migliaia: e la mercede festiva, che svilupperà nel popolo le
-abitudini dell'ozio e del vizio, peserà sull'erario per grosse cifre di
-talenti[41]. Verrà il giorno che Platone chiamerà la democrazia d'Atene
-convertita in _teatrocrazia_[42]; che Plutarco farà il conto _aver gli
-Ateniesi nelle Bacche, nelle Fenisse, negli Edipi, nelle Antigoni,
-nelle disgrazie di Medea, speso assai più che non nelle guerre
-sostenute per la libertà contro i barbari_[43].
-
-Ma non anticipiamo gli eventi: e sentiamo per ora il giudizio di
-Plutarco, gran lodatore di Pericle, su quelle sue mercedi:
-
-«Distribuendo denari per gli spettacoli e per le giudicature, e
-dispensando altre mancie, premj e donazioni, Pericle corruppe la
-moltitudine, dell'opera della quale servivasi contro il senato
-dell'Areopago....: onde essendo il popolo stesso malavezzato, _divenne
-per tali istituzioni scialaquatore e dissoluto, di sobrio ch'egli era e
-avvezzo a procacciarsi il sostentamento co' proprj lavori._»[44]
-
- *
- * *
-
-In tanto scialaquo di paghe che aveano rotta l'antica austerità, e
-fatto merce di ogni diritto, un solo servizio pubblico restava ancora
-gratuito: la milizia. Dai tempi più antichi il diritto di difendere
-la patria coll'armi era stato tenuto il primo e il più santo dei
-doveri del cittadino ateniese: e dalla gara in adempierlo ripeteva
-Atene le sue glorie. Servivano i cittadini delle quattro classi a
-proprie spese, fornivan del proprio, secondo il vario censo, quelli
-la trireme, quegli altri il cavallo, questi altri le armi. Ma ormai
-anco il servizio dell'armi doveva per forza seguir la sorte degli
-altri. I facili e lauti guadagni delle nuove mercedi han presto
-sviluppate le abitudini della mollezza, dell'ozio, del viver dolce:
-come costringere, ad affrontare — e a proprie spese — la vita aspra
-dei campi e delle triremi, e i rischi delle battaglie, dei cittadini
-ormai avvezzi a scialarla metà dell'anno nelle feste, spossati dai
-divertimenti, abituati a pigliar danaro d'ogni parte e come niente,
-stando beatamente seduti a chiacchierare in teatro, nel foro, nella
-eliéa? Come costringerveli? Buon Dio! sarebbe stato il modo più sicuro
-per farsi mandar da quella gente a benedire e per perdere il frutto di
-tutte le mercedi spese a guadagnarsela. Poi, che che bisogno d'armi?
-Il barbaro è vinto per sempre: e Atene primeggia fra i Greci. Pure
-un esercito ci vuole per conservar la signoria: ci vuole per tener a
-segno gli alleati indocili che cominciano a trovar l'alleanza d'Atene
-troppo pesante ed incomoda. E Pericle ha bisogno di armi per le sue
-vaste mire sulla Grecia: e la forza maggiore di Atene è nelle navi, e
-il contingente navale è dato quasi tutto dalla plebe, che bisogna aver
-devota ad ogni costo. Quindi Pericle, cassato il severo obbligo antico,
-retribuirà di stipendio anco il servizio militare: e per contentare il
-popolo e allettarlo, fisserà la paga per ogni soldato o marinajo ad una
-dramma il giorno, il doppio cioè della mercede dei giudizj e del foro.
-Questo naturalmente non basterà per ridestare l'emulazione militare di
-Salamina: ma darà in mano a Pericle un altro elemento di popolarità e
-di forza, e svilupperà più tardi la piaga, già aperta, dei mercenarj.
-
- *
- * *
-
-Così Pericle, già padrone dei voti nel foro, nei giudizj, già divenuto
-l'idolo del popolo, si vien spazzando davanti gli ultimi ostacoli
-dell'avverso partito: il capo di esso, Tucidide, colpito anch'egli
-di ostracismo, segue Cimone nell'esilio e Pericle rimane solo, senza
-emuli: Pericle, per cui la signoria di Atene non era nulla, se non
-significava in pari tempo la signoria di tutta la Grecia.
-
-Naturalmente, tutto quello scialaquo di mercedi ha dissanguato le
-casse: l'erario di Atene non vi basta più. Pericle vi supplisce, come
-abbiam visto, col tesoro degli alleati, e fa complice il popolo, per
-cui lo spende, nella propria prepotenza; in attesa di averlo complice
-in altre prepotenze e in altre ingiustizie. Gli alleati protestano,
-e Pericle persuade il popolo a non farne conto; si ribellano, e
-Pericle li vince coll'armi, li multa in tributi, ne confisca le navi,
-ne confisca le terre, impone loro condizioni di servitù. La iniqua
-ripartizione delle terre dei Greci vinti, fra i coloni ateniesi,
-diventa un nuovo titolo di Pericle in faccia alla democrazia d'Atene.
-Il giogo imposto agli antichi alleati diventa un nuovo titolo della sua
-grandezza. Atene, fatta pingue delle spoglie conquistate ai Greci dei
-quali avea giurato difendere contro il barbaro gli averi e la libertà,
-Atene seguirà Pericle più docilmente e gli obbedirà più mansueta. Si
-obbedisce più volontieri quando si comanda a qualcuno.
-
-Il tributo delle città federate — ormai tributarie — da 460 è portato
-a 600 talenti: e aumenterà ancora: finchè ai tempi della guerra del
-Peloponneso toccherà le cifra dei 1200 (sei milioni e mezzo).[45]
-
-L'aumento della marina ha vinto la concorrenza commerciale di Egina,
-di Megara, di Samo, di Corinto, e dato ad Atene anche il monopolio del
-commercio nell'Jonio e nell'Egeo. All'argento del Laurion si è aggiunto
-l'oro di Taso. La città di Cecrope gavazza nell'oro e Pericle pensa al
-modo di spenderlo. Atene «_la incoronata di viole_»[46] avrà un'altra
-corona più superba di statue, di palazzi e di monumenti.
-
-La ricchezza diventata opulenza ha rammorbidito le tempre, ingentilito
-e rammollito il costume, moltiplicati i bisogni. Le gioje pure della
-famiglia più non bastano a un popolo di gaudenti, annojato del lavoro.
-Bellezze famose convengono in Atene e i ricchi ateniesi corrono lor
-dietro. Il regno delle etère comincia e quello delle donne oneste se ne
-va. Pericle dà il buon esempio, ripudiando la moglie per una cortigiana
-di Mileto: e la casa di Pericle e di Aspasia, la gentile etèra fornita
-di tutti i doni delle Muse, diventa ad un tempo il luogo di convegno
-della società equivoca femminile e del fiore della società maschile
-di Atene. Là convengono le bellissime etère a dividere colla milesia
-l'impero della bellezza, della grazia e dello spirito: là convengono
-i più distinti Ateniesi a ricrearsi dalle brighe della vita pubblica e
-dalle noje del matrimonio. Le arti, le lettere, le scienze eleggon la
-sede in quelle adunanze geniali: e gli artisti, i poeti, i filosofi,
-vi accorrono. Si chiamano Sofocle ed Euripide, si chiamano Fidia,
-Mnesicle, Polignoto, si chiamano Anassagora: si chiamano Socrate. Il
-genio greco irraggia da quel centro sulla città, tutto investendo,
-anco il vizio, delle più splendide forme. La vita di una _coquette_ è
-la vita di Atene: e Pericle adorna, indora, abbellisce Atene come una
-_coquette_[47]. Mentre nelle Panatenee e nelle Dionisiache si recitano
-la _Fedra_ e l'_Edipo_, si ascolta la storia di Erodoto, Mnesicle
-innalza i Propilei, Ittino e Callicrate il Partenone, Corebo il tempio
-di Eleusi, Fidia modella il _Giove_ e la _Minerva_, Polignoto e Zeusi
-dipingono i Portici. Il Greco e il barbaro accorrono d'ogni parte ad
-Atene ad ammirare i nuovi miracoli dell'arte, e il popolo ateniese,
-uscendo dall'assemblea ove è stato a sentir gli oratori commensali di
-Pericle, recandosi allo Pnice e ai dicasteri a guadagnarvi i tre oboli
-largiti da Pericle, andando a teatro a papparsi i due oboli, dono della
-larghezza di Pericle, — s'arresta con orgoglio, nominando Pericle,
-innanzi ai colossali monumenti, che ricorderanno la grandezza della sua
-patria alle età più lontane, ma diventeranno anche le pietre sepolcrali
-della sua libertà.
-
-Egli deve troppo a Pericle per non lasciarsene governare e condurre
-a suo talento; a un uomo che ha fatto Atene così ricca, così grande,
-così bella, si può bene fidare ad occhi chiusi anche il deposito delle
-franchigie che l'han fatta libera e virtuosa.
-
-E Pericle governa per 40 anni la democratica Atene con tanta pienezza
-d'autorità quanta a pochi sovrani assoluti sia stata concessa mai.
-
-Sentiamo Plutarco: «Distrutta ogni fazione contraria, ei trasferì tutto
-in sè medesimo il dominio d'Atene: _tutto dipendeva da lui quanto
-dipendeva prima dagli Ateniesi_, i tributi, le spedizioni militari,
-le triremi, l'isole, il mare: _egli solo_ avea autorità e potenza
-grande dinanzi ai Greci, dinanzi ai barbari. Però non era già più
-quel desso di prima; non cedea più così facilmente alla moltitudine:
-ma tirando la briglia a quel troppo rilassato popolare governo, lo
-fece aristocratico, anzi pur quale è quello che dipende da un solo
-re.... Chiamavano i comici nuovi Pisistratidi i famigliari suoi, a
-dinotar l'eccesso del suo potere, troppo gravoso e sproporzionato
-a governo democratico. Teleclide poi dice che gli Ateniesi posero
-in di lui mano i tributi della città e le città medesime, sicchè
-potesse altre legarne, altre disciorne a suo talento, e l'autorità
-di alzar mura, di atterrar le inalzate: e insomma _le convenzioni,
-la pace, le forze, le ricchezze, la felicità loro. Nè questo già in
-circostanze che così richiedessero_, nè solo nel breve tempo che era
-in vigore l'amministrazione sua: ma primeggiò per lo spazio di ben
-quarant'anni.... e dopo l'ostracismo di Tucidide per ben quindici
-anni: _avendo ristretta in sè medesimo e renduta una sola l'autorità e
-possanza ch'era divisa in annue magistrature_.»[48]
-
- *
- * *
-
-Furono è vero, quarant'anni di un'epoca splendida, unica nella storia;
-e avete ragione, caro Yorick, di ricordarlo, la memoria di essa va
-sfidando i secoli.
-
-Che importa che in quei quarant'anni di _minorità politica_ si vada
-man mano alterando e perdendo nel popolo la dignità e l'abitudine del
-vivere libero, la coscienza di sè stesso e della sua sovranità, sicchè,
-quando alla morte di Pericle crederà di averla ripresa, si troverà
-tornato bambino e inetto a valersene, e della libertà ricuperata non
-troverà più in sè le virtù nè per usarla nè per mantenerla?
-
-Che importa che si vadan perdendo via via gli istituti, le leggi, i
-costumi severi, lo spirito di abnegazione, gli slanci magnanimi, e
-tutte le austere virtù repubblicane dei padri che avean dato ad Atene
-le pagine più belle della sua storia?
-
-Che importa che Atene vada smarrendo la coscienza della sua grande
-missione democratica e liberatrice, ond'era sorta un giorno, per libera
-elezione dello affetto reverente dei popoli, al primato morale nella
-Grecia?
-
-Che importa che in mezzo a tutti quei nuovi splendori si prepari
-sordamente la corruzione morale e politica che crescerà rapida e
-gigante dopo la morte di Pericle, quando la mano sapiente di lui,
-che ne ha gittati i germi, non sarà più là per correggerne, e
-infrenarne almeno lo sviluppo? Che quelle apparenze di prosperità
-materiale debbano un giorno comparire al giusto Socrate niente più
-di un'_enfiatura marciosa_, perchè in mezzo ad essa si sarà spento il
-senso morale del popolo, divenuto _ingiusto ed intemperante_?[49]
-
-Che importa che tutti quelli splendori, tutte quelle magnificenze siano
-il prodotto di una _tirannide odiosa_[50] sulle città greche, del loro
-danaro e delle loro spoglie[51] assai più che non delle spoglie e del
-danaro dei barbari? Che alle feste ed alle allegrezze di Atene faccian
-lugubre contrasto le stragi e le catene servili di Nasso, di Samo,
-della Eubea? Che quel fasto, quelle pompe, quei prodigi dell'arte siano
-il prezzo delle lagrime, del sangue, e dell'_odio_ (notatela la parola,
-caro Yorick, voi che mi parlate degli _amici_ di Atene) dell'_odio_,
-dico, dei Greci!
-
-Che importa, che importa!! «La nostra tirannide ci ha fatti _odiosi_
-e _gravosi_, lo sappiamo; ma è massima antica che il forte tenga
-il debole in riga: e ancora ci ringraziino se non li tiranneggiamo
-di più.»[52] L'essere al presente esosi e gravi, dirà Pericle al
-popolo, _è sorte inevitabile di quanti reputarono sè stessi degni di
-signoreggiare altrui; ma chi per alti fini si attira odio, quegli
-rettamente si consiglia. Imperocchè l'odio non contrasta a lungo;
-laddove il subitaneo splendore e la fama avvenire rimane sempre mai
-memoranda._»[53]
-
-E il popolo batte le mani, il popolo è contento. Atene serve ad un
-uomo, ma comanda a molte città. È odiata, è corrotta, ma è splendida.
-Venga pur l'odio! è dolce raccoglierlo all'ombra del Partenone.
-
- *
- * *
-
-Vero è che in quella affettazione di sicurezza celavasi alcunchè di
-forzato e Pericle in fondo non era così tranquillo sulle conseguenze
-della sua politica come ostentava di esserlo. Nel bel cielo sereno di
-quella prosperità viaggiano nuvolette annunziatrici di tempesta. Poche
-repressioni parziali e brutali non bastano a rendere più spontanea la
-soggezione della Grecia e a far accettare con maggior rassegnazione
-l'arrogante tirannia dell'antica liberatrice. Atene lo sa e lo sente.
-Ella comprende che le città greche non le stan più soggette che per
-la _prepotenza dell'armi_[54] e confessa a sè medesima che il giorno
-in cui quella prepotenza venisse meno, quelle se gli volterebbero
-contro[55]: pericolo e minaccia permanenti. Gli odii da lei soffocati
-colla forza perdurano latenti e van guadagnando sordamente intorno
-a lei di estensione e di intensità. Atene pensa con inquietudine al
-giorno che quel contagio propagandosi avrà stretto le città greche
-in una tacita lega contro di lei: perchè colla stessa facilità delle
-repressioni isolate, non le sarà dato estinguere l'incendio fatto
-generale.
-
-Ma ciò che Atene sente, Sparta, la vigile, la gelosa, l'emula Sparta,
-lo osserva. L'Olimpio Pericle è inquieto, perchè qualcuno lo sta
-spiando; perchè sente istintivamente l'occhio di Sparta posato su di
-lui: occhio in apparenza calmo, immobile, ma a cui nulla sfugge: che
-studia la situazione e calcola il momento. Sparta d'uno sguardo ha
-misurato i disegni di Atene, e le resistenze de' suoi sudditi. Quelle
-resistenze abbisognano di una mano che le aiuti a prorompere, intanto
-che sono ancor fresche e tenaci e Atene è costretta a difendersene: più
-tardi, quando Atene avrà rassodato colla forza il suo dominio, elle
-saranno rese impotenti a farsi vive. Più tardi, Atene, se è lasciata
-fare, avrà realizzato il suo sogno d'impero assoluto su tutta quanta
-la Grecia; e sarà tardi per opporsele; chè nella parte soggetta, ella
-già vien spazzando un dopo l'altro gli ultimi avanzi delle greche
-autonomie; e le triremi di Pericle van sempre più lontano; e una nuova
-conquista non aspetta l'altra; e dopo aver soggiogata la Grecia jonica,
-Atene già intende palesemente ad intaccar la Grecia dorica. Infatti
-alleata con Argo ha già distrutto Micene; ha messo la mano su Megara;
-si è impadronita d'Egina; vincitrice ad Enofiti è entrata in Tebe[56];
-ha battuto quei di Corinto e di Sicione[57]; ha preso Zante e Naupatto;
-devastate le coste di Laconia; alleatisi gli Achei. È tempo per
-Isparta, per la metropoli dorica, di muoversi — e provvedere ai casi
-proprii.
-
-E certo era naturale che Sparta fosse gelosa di Atene; ma sarebbe stata
-anche sciocca — e avrebbe smentito la sapienza del suo legislatore —
-se non avesse approfittato delle occasioni che Atene le forniva per
-ovviare al pericolo che si veniva realmente avvicinando. Le città
-greche mordono impazienti il giogo di Atene; anelano a liberarsene,
-come un tempo dai Persiani; e Sparta, oscurata da Atene nella propria
-gloria, ferita nell'amor proprio, danneggiata nella propria potenza
-fra i popoli dorici, minacciata nella propria indipendenza e libertà, —
-Sparta sarebbe rimasta inoperosa, le braccia conserte, ad attendere che
-l'emula finisse l'opera incominciata e già condotta sì innanzi?
-
-Era troppo pretendere dalla sua abnegazione.
-
-La guerra tra Corcira e Corinto e le mosse di Atene a Corcira e a
-Potidea (dove Alcibiade comincierà la sua carriera) segnano a Sparta il
-momento aspettato. Corinto ricorre a Sparta e Sparta non si fa pregare.
-La scintilla è accesa e la guerra del Pelopponneso scoppia.
-
- *
- * *
-
-Come, con che veste, con che titolo scende Sparta sul campo?
-
- «Dalla vetta de' suoi monti, spingendo lo sguardo oltre lo spesso
- cerchio degli Iloti curvi sulla gleba, lo Spartano cercava ansioso
- il tremulo orizzonte marino e pel ceruleo piano dell'Egeo indagava
- fra i gruppi delle ridenti isolette il numero ognora più grande
- degli _amici_ e degli alleati d'Atene... d'Atene la miscredente,
- la scettica[58], che osava inalberare il vessillo della libertà,
- fondare gli ordini dello Stato sul consenso dei cittadini....
- Bisognava trovare un pretesto per metter fine allo scandalo.... E
- il pretesto fu subito trovato.... Atene _durò un pezzo a schermirsi
- dalla necessità_ di impugnare le armi contro i vecchi commilitoni
- delle vittorie sui barbari, ma _provocata in mille guise_[59],
- _messa colle spalle_ al muro, obbligata a battersi o a perdere
- inonoratamente la sua preminenza, scese finalmente in campo, e
- cominciò la lotta tremenda che doveva finire così miseramente per
- lei....»[60].
-
-È bella, caro Yorick, è commovente, è poetica questa vostra narrazione
-delle origini della guerra: ma ahimè! la storia, la nuda, la prosaica
-storia, sciupa le tinte della vostra poesia e mi guasta maledettamente
-il vostro racconto.
-
-Certo l'antipatia di razza entrava per qualcosa nelle origini della
-guerra; v'entrava il contrasto degli ordinamenti politici; non tutto
-era puro nelle intenzioni della gelosa Lacedemone e l'assegnamento
-fatto sugli ajuti dello straniero basterebbe a provarlo[61]. Ma quante
-dunque doveva averne fatte Atene, perchè allo scoppiar della guerra,
-nell'opinione di tutta la Grecia, le intenzioni di Sparta apparissero
-nobili, e la sua causa diventasse la giusta!
-
-Io interrogo la storia ed essa mi dice che Sparta iniziava la guerra
-in nome dell'indipendenza dei popoli greci, in difesa delle greche
-autonomie.
-
-Interrogo la storia e mi dice che Sparta prendea le armi nel momento
-che l'ambizione di Pericle, deposta la maschera, camminava diritta
-ed ardita a far serva _tutta_ la Grecia[62]; che Sparta prendea le
-armi come protettrice della libertà greca, e accompagnata del libero
-appoggio, dal plauso e dai voti de' suoi proprj alleati e delle stesse
-città suddite di Atene.
-
-Questo schierarsi risoluto delle simpatie di tutta l'opinione nazionale
-greca dal lato di Sparta è un fatto altrettanto incontrastabile
-e riconosciuto dagli storici[63], quanto poco considerato finora,
-secondo me, nel suo valore rispetto alle origini della guerra. Noi
-vedremo più tardi nel corso di questa le città alleate di Sparta
-rimanerle generalmente fedeli, anco nella contraria fortuna dell'armi;
-e all'opposto le città tributarie di Atene ribellarsi e passare a
-Sparta non appena un qualche rovescio degli Ateniesi o qualche altra
-vicenda della guerra ne fornisca loro l'occasione[64]. Un giorno son
-quei di Eritrea e di Chio, della _fedele_ Chio, che si rivoltano; un
-altro giorno i Milesj; un altro i Rodii, gli Abideni, i Bizantini, gli
-Eubei[65]. Questo fatto, caro Yorick, che influirà sull'esito finale
-della guerra, assai più della defezion d'Alcibiade — da voi reputata
-sola causa del disastro — questo fatto mi pare valga la pena di tenerne
-conto, prima di dipingermi, come fate, la mistica, la feroce, la
-despotica Sparta che esce dal chiuso del suo covile per uccidere in
-Grecia la libertà. O come mai allora ella si trova aver tutta la Grecia
-per complice? Alla libertà i Greci di quel tempo ci tenevano pure
-qualche poco, e la loro opinione — nel giudicar da che parte stessero
-o almeno prevalessero il diritto e la giustizia — _la loro opinione_
-di interessati e competenti in causa mi sembra debba pure pesar per
-qualche cosa; magari, se lo permettete, qualche cosa più della vostra e
-della mia.
-
- *
- * *
-
-Se fosse qui il caso d'intercalare un confronto storico, (anche
-per far la parte, caro Yorick, a ciò che havvi di vero nei giudizî
-vostri) direi che la fisionomia della guerra del Peloponneso offre
-una singolare analogia con quella della guerra di liberazione che sul
-principio del nostro secolo finiva a Lipsia e a Waterloo. Napoleone I
-rappresenta ben Pericle, come la Francia democratica serva dell'uno,
-rappresenta la democratica Atene serva dell'altro: tutti e due han
-dato, l'uno alla Francia, l'altro ad Atene, la gloria e il triste
-vanto di tiranneggiar sugli altri, in compenso della perduta libertà.
-Atene trascina per forza nella guerra le città alleate tributarie
-Chio, Samo, Lesbo, ecc., come il primo impero vi trascina, legati
-per forza alla fortuna delle sue bandiere, i soldati d'Italia e
-della Confederazione del Reno. E contro Atene la colta, la gentile,
-la democratica, si leva la rozza, l'aristocratica Sparta; contro la
-Francia imperiale, la splendida erede degli Enciclopedisti dell'89, si
-levano l'aristocratica Inghilterra, la Germania feudale e patriarcale,
-la Russia semibarbara. Naturalmente la Santa Alleanza pensava e
-mirava a qualche cosa d'altro, oltre la liberazione e la fratellanza
-dei popoli iscritte nella sua bandiera; ma chi negasse che la guerra
-del 1813 non fosse per la Germania una guerra di liberazione; che
-non fosse splendido l'entusiasmo divampante dai palazzi ai tugurî
-che suscitava come un solo uomo i popoli tedeschi contro l'invasore;
-che non fosse giusta la causa santificata dagli inni e dal sangue
-di Körner, costui negherebbe la storia. Il disastro di Sicilia e il
-disastro di Russia annunziano alla Grecia serva di Atene, all'Europa
-serva della Francia, l'ora propizia della libertà. I confederati
-del Reno disertano le odiate bandiere sul campo di battaglia come i
-confederati Joni disertano da Atene. Le defezioni e le cospirazioni
-interne completano il quadro, e dentro Parigi come dentro Atene
-preconizzano e affrettano la catastrofe: qua Francesi che preparano la
-ristaurazione e cospirano con Wellington e con Blücher; là Ateniesi
-che instaurano l'oligarchia e cospirano collo Spartano; qua le trame
-di Marmont e di Fouché, là le trame di Pisandro e di Antifonte[66]:
-tristi, ignobili spettacoli entrambi, ma frutti della spossatezza
-generale, del bisogno di pace, della reazione dei tempi. E il giorno
-che le due catastrofi succederanno, che sotto i colpi della coalizione
-esterna e delle interne congiure cadranno i due imperi, alla distanza
-di ventidue secoli i popoli manderanno lo stesso respiro più libero,
-alzeranno lo stesso grido di soddisfazione e lo saluteranno egualmente
-come un giorno foriero di libertà. Verranno poi gli storici al minuto,
-abituati a veder le cose in piccolo, e, dimenticando le grandi leggi
-della storia, attribuiranno a piccoli episodii le due grandi cadute;
-qua al tradimento di Grouchy a Waterloo, là alla defezion di Alcibiade,
-al tradimento dei capitani in Egospotamos. Intanto la storia, guardando
-dall'alto, dirà che i due imperi caddero per legge fatale di eventi:
-perchè l'opinione del tempo e la congiura dei popoli stavano contro di
-loro. Vero è che i popoli saranno delusi nelle loro speranze, perchè
-all'indomani della vittoria i vincitori avran dimenticate le loro
-promesse: e la egemonia di Sparta, fatta tirannica, infierirà nella
-Grecia dopo Egospotamos, come la reazione imperverserà sull'Europa dopo
-Waterloo. Ma alla umiliazione della Francia sotto l'asta del Cosacco
-come a quella di Atene sotto la verga dei Trenta, sopravviveranno
-gli splendori del genio di entrambe; e le due grandi decadute, pure
-espiando i loro errori, conserveranno il loro posto nella storia della
-civiltà.
-
-Non è però ancora una ragione perchè la storia non sia severa e
-imparziale anche con loro, e non constati in quei loro errori la vera
-causa delle loro catastrofi.
-
- *
- * *
-
-Voi mi parlate degli _amici_ di Atene! Ma allo scoppiar della guerra,
-lo abbiam veduto, Atene non ne aveva di amici! Avea città suddite
-che la seguivano per forza, e da cui sapevasi e da cui confessavasi
-_odiata_.
-
-Mi parlate delle provocazioni di Sparta! Certo Sparta fu quella che
-mandò prima le intimazioni[67]; ma ciò riguarda il principio materiale
-della guerra[68]: e Atene non aveva aspettato fin allora per far capire
-dove miravano le sue conquiste, e far sapere ai popoli dorici la sorte
-che li aspettava. Ho già ricordato più sopra i suoi colpi di mano su
-Megara, Corinto, Egina, Tebe, Sidone, Naupatto. Sparta trae la spada
-dal fodero all'ultimo momento, quando il pericolo ai Dori sovrasta
-imminente[69] e i suoi confederati già le rimproverano altamente gli
-indugi[70].
-
- *
- * *
-
-Del resto a mostrar come Sparta rappresentasse realmente in quella
-lotta la difesa delle autonomie greche, basta uno sguardo di confronto
-alle due confederazioni avversarie. La jonica, come mostrai, non ha più
-di confederazione che il nome, ad ironia: le città greche tributarie
-si trovano in faccia ad Atene nello stato di _servitù_ (δουλεία)
-come Nasso, o di _schiavitù_ (ἀνδραποδισμὸς) come Ejone, o come
-Sciro: quelle che serve addirittura non sono, pur serbando le forme
-democratiche, obbediscono a soprastanti ateniesi (ἐπίσκοποι, φύλακες),
-dipendono da Atene pei tributi, per le leggi, pei giudizî, per le navi,
-per tutto, la seguono nelle imprese militari, senza alcun diritto nè di
-consiglio nè di voto. E Atene decreta la guerra senza pur degnarsi di
-interpellarne i confederati.
-
-Nella confederazione dorica è tutto all'opposto. I confederati, dalla
-egemone Sparta all'ultima città, conservano nella lega la loro piena
-autonomia, si governano ognuno secondo le patrie leggi. Autonomi
-i giudizi in ciascuna città; delle contese fra alleati decide non
-l'egemone, ma l'oracolo di Delfo o una città qualunque scelta arbitra
-dai contendenti. La pace, la guerra, gli altri interessi comuni,
-trattati e decisi in comune assemblea, che la egemone convoca, ma la
-cui convocazione può essere chiesta dalle città; e nell'assemblea,
-parità di voto per ogni città confederata, dalla più grande alla più
-piccola: obbligatorie le decisioni della maggioranza. Gli alleati non
-pagano a Sparta nessun tributo: ma, a guerra votata, uno dei due re
-di Sparta ha il comando supremo delle forze, e ciascun confederato
-contribuisce il suo contingente stabilito di provvigioni, di denaro,
-di soldati e di navi[71]. Naturalmente, in quella lega così stabilita
-sul piede di un'_assoluta eguaglianza_, l'unione tra i confederati era
-vieppiù cementata dalla spontaneità dell'adesione, dalla libertà del
-voto, dalle affinità di sangue e dalla somiglianza delle istituzioni,
-foggiate dal più al meno a repubblica aristocratica, secondo l'indole e
-il genio delle razze doriche.
-
-Questa la _grande tirannia_ con cui Sparta si fa innanzi a nome dei
-Greci, sullo scoppiar della guerra![72] E non vi si decide se non dopo
-che l'assemblea delle città confederate a maggioranza di voti l'ha per
-ben due volte decretata[73]; e incaricata di dar corso al decreto,
-tenta prima se mai l'apparato delle forze basti a smuovere Atene
-da' suoi disegni; reclama libera Potidea, libera Egina, revocato il
-decreto contro i Dori di Megara. E poi che Pericle risponde con ripulse
-superbe, qual'è l'_ultimatum_ della tirannica Sparta?
-
-«_Vogliono i Lacedemoni la pace: e si avrà, se lascerete che i Greci
-vivano indipendenti, e si governino colle proprie leggi._»[74].
-
-È onesto, è giusto; ma è precisamente quello che Atene non può
-accordare e non accorderà. Perchè la sua nuova grandezza, le sue
-ricchezze, il suo commercio, sono il frutto della sua tirannia, ed
-essa ormai vive _necessariamente_ di questa; perchè gli _odj_ che
-la tirannide le ha attirati, se appena la tirannide rallentasse,
-scoppierebbero[75]; perchè rendere ai Greci la libertà significherebbe
-per lei restar sola e decadere dal primato.
-
-La sua politica è netta, ed è logica; e le sue risposte sono degne
-della sua politica.
-
-— Sì, è vero, il nostro imperio è tirannico; ma or che l'abbiamo, il
-timore e l'utile ci prescrivono di tenercelo[76].
-
-Sì, è vero, la nostra tirannide è odiata: ma è massima costante che il
-forte detti la legge al debole[77].
-
-Sì, è vero, abbiam tolto ai greci alleati il diritto di reggersi
-colle leggi proprie; ma essi devono ringraziarci se _dal nostro grado
-ci abbassiam fino a loro_, e se nei litigi facciam loro l'onore di
-giudicarli colle leggi nostre![78]
-
-È vero, è verissimo, abbiam tolto loro la libertà; ma essi devono
-_esserci riconoscenti se non li privammo di maggiori beni_.[79]
-
-Così risponde Pericle; rispondono a Sparta gli inviati di Atene; di
-questa povera, innocente, virtuosa Atene, ingiustamente aggredita,
-_provocata in mille guise, messa colle spalle al muro_, che ha
-impietosite le viscere — pietose sempre — di Yorick! Risposte, nel
-cinismo, incredibili, se uno storico ateniese e contemporaneo — il più
-rispettato e il più autorevole degli storici antichi — non ce le avesse
-conservate — e se le opere non avessero fatto fede delle parole!
-
-Son questi i nuovi principj, le nuove idee di fratellanza e di
-patriottismo che la Atene di Pericle annunzia al mondo greco; questa
-è la missione di libertà, di giustizia, di uguaglianza, che la
-repubblicana Atene, l'antica liberatrice, inalbera e proclama innanzi
-alla Grecia, cinquantasette anni dopo Maratona, quarantotto anni dopo
-Salamina, quarantacinque anni dopo il patto fraterno giurato in Delo!
-
-Ah, la politica _materiale_ di Pericle ha già ben lavorate le coscienze
-ateniesi, ha già ben trasformato i rigidi repubblicani! Il carattere
-ateniese è ben mutato dal giorno che i padri, sul campo di Platea,
-offrian di cedere al Tegeati il posto d'onore, niun'altra gara
-chiedendo che di fortezza e di virtù![80]
-
-Una profonda rivoluzione morale evidentemente si è già compiuta
-all'ombra dei magnifici monumenti del secol d'oro; e alla distanza
-soltanto di mezzo secolo, un abisso separa due periodi della vita e
-della storia della stessa città. Ma l'autore di quella rivoluzione non
-arriverà in tempo a vederne tutte le conseguenze morali e materiali:
-fortunato ancora, egli non vedrà che l'alba dei giorni tristi che la
-sua mano ha preparato ad Atene, e morirà ancora in tempo per potersi
-gloriare dei giorni di splendore che le ha procacciati. Egli morirà in
-tempo per potersi illudere, dal letto di morte, sul giudizio e sulla
-severità della storia; egli, il più grande certo e relativamente il
-più onesto, fra quanti corruttori di popoli si sian mai fatti grandi,
-sagrificando all'utile il giusto. Il ricordo delle sue glorie verrà
-solo a visitarlo al capezzale: eppure forse sarà un rimorso e un
-presentimento segreto, sarà un segreto bisogno di farsi perdonare
-qualche cosa dai suoi concittadini e dai posteri, quello che morendo
-lo spingerà a reclamare, per la memoria del suo nome, fra tante glorie,
-una sola:
-
-«_Nessun Ateniese, per cagion mia, non si è mai vestito a bruno._»
-
-Parole sante. Ma la storia non le accetterà. Essa accorderà a Pericle
-il suo posto nel Panteon: ma fra i colpevoli illustri. Perchè il
-pervertimento lento, blando del senso morale, dell'anima di un popolo,
-è colpa più triste delle violenze e degli eccessi della tirannide
-brutale. Questi hanno già in sè ed affrettano da sè stessi il rimedio:
-quello lascia più lungo e più funesto il suo solco nel tempo. Atene
-sorge più balda, più forte dalla tirannide sanguinaria di Ippia: ma il
-veleno lento di Pericle la consegnerà morta al Macedone. Da Tarquinio
-v'è appello a Bruto: ma dalla corruzione del magno Cesare, si va
-diritto a Comodo e a Caracalla.
-
-Nel nostro secolo, che ha visto difendere tutte le tesi, si doveva
-veder difesa — che dico? malamente copiata in trono — anche la politica
-di Pericle. Grote, il principe degli storici della Grecia, andrà ancora
-un passo innanzi, e secondando lo spirito ardito di critica innovatrice
-che ha invaso le regioni della storia, intraprenderà la difesa anche
-dei demagoghi successori di Pericle, e prenderà sotto il suo sapiente
-patrocinio Cleone il conciapelli e i suoi illustri colleghi. Ma la
-morale resta una sola sotto tutte le forme politiche, e formula le
-sue condanne, anche dopo tutte le scoperte della critica sapiente ed
-erudita[81].
-
- *
- * *
-
-_Malamente copiata in trono_ — ho detto dianzi: e certo sarebbe uno
-studio interessante quello di chi, senza fermarsi a Cesare, nè ad
-Augusto, nè a Leone X, nè a Cosimo o Lorenzo de' Medici, nè a Luigi
-XIV, cercasse i punti di confronto tra il figliuolo di Zantippo e il
-suo infelice imitatore morto in esilio a Chislehurst. Entrambi arrivano
-al potere puntellandosi sulla democrazia. Entrambi si accattano
-popolarità, ostentando zelo per il benessere delle classi inferiori,
-e facendo al bisogno del socialismo di falsa lega. L'uno spazza via
-l'opposizione cogli ostracismi, l'altro cogli esilii e le deportazioni.
-E l'uno e l'altro fanno il popolo rassegnato alla perdita delle sue
-franchigie, adescandolo coi vantaggi materiali, e paralizzando le
-virtuose resistenze col contagio della venalità. L'uno mette a prezzo
-tutti gli uffici della sovranità popolare; l'altro apre mercato di
-impieghi, dallo stallo del senatore e del consigliere di Cassazione
-all'ultimo dei sostituti Procuratori. Là senatori a una dramma il
-giorno, qui senatori a trentamila lire l'anno. Là un'assemblea venale,
-qui un Corpo legislativo cortigiano. Là eliasti venali, qui giudici
-compiacenti e servili.
-
-E all'uno e all'altro abbisogna il lustro dell'armi. Quello assolda
-per la prima volta la milizia, e colla lue dei mercenari corrompe
-nell'esercito le tradizioni pure ed eroiche del patriottismo; questo
-satolla l'esercito di favori, di paghe e ne dissocia gli interessi e
-gli affetti dagli affetti e dagli interessi del paese.
-
-Intanto l'uno si vanta che, se dipende da lui solo, _i suoi
-concittadini ponno far conto di vivere sempre immortali_[82]. L'altro
-rimette la formula a nuovo e annunzia che l'impero è la pace.
-
-Ciò non impedisce naturalmente agli Ateniesi di morire nelle spedizioni
-lontane del Chersoneso e del Ponto Eusino, a Samo, a Tanagra, a Sidone,
-nell'Eubea; e quanto alla pace dell'impero, essa pianta i suoi ulivi
-in Crimea e in Africa, nel Messico e in Cocincina, a Gravellotte ed a
-Sedan.
-
-Ma per giungere al primato materiale anco un po' di prestigio morale,
-di influenza morale sui popoli non guasta. Qualche bella iniziativa
-pacifica od umanitaria, a tempo e luogo, è tanta polvere eccellente
-nell'occhio dei popoli. _Per alzar l'animo del popolo a pensieri
-più grandi_,[83] (intanto che lavora a farne la libertà un po' più
-piccola) Pericle invita ad un _congresso_ in _Atene_ _tutti gli Stati
-greci dell'Europa e dell'Asia_, tutte le città grandi e piccole, per
-consultare in comune sui sagrifici agli Dei, sulle cose del mare, sui
-modi di provvedere alla sicurezza della navigazione, del commercio,
-alla conservazione della pace. Ventidue secoli dopo, il Napoleonide
-trova l'idea ancora ottima; e siccome anch'egli ha bisogno di dare alla
-Francia qualche soddisfazione morale in cambio delle tante di cui l'ha
-privata, così anch'egli bandisce il suo bravo _congresso_, e invita i
-Potentati _a Parigi_ per discutere sui mezzi di assicurare ai popoli
-la pace e la prosperità. E come in _illo tempore_ gli staterelli più
-piccoli tra i Greci — i piccini sono sempre di buona pasta — così fan
-ressa ad accettare i sovranelli europei; ma Sparta capisce il latino —
-anzi il greco — di Pericle e gli manda sul più bello il suo congresso
-in fumo; la Prussia capisce il francese delle Tuileries e manda l'altro
-congresso a farsi benedire.
-
-Dai fiaschi morali però c'è sempre ricorso alle rivincite. Pericle
-si consola del fiasco del suo congresso, colla guerra sacra — la
-spedizione a Delfo — e il Napoleonide del fiasco del suo, con un'altra
-guerra sacra — il secondo intervento a Roma. Pericle va contro Delfo
-in odio di Sparta,[84] perchè questa ha la strana idea di pretendere
-che Delfo, la città santa, appartenga ai Delfiesi; Napoleone va contro
-Roma in odio di Bismark, perchè sospetta la sua zampa dietro quella
-di Garibaldi, e trova assurda la pretesa che Roma, la città santa,
-appartenga ai Romani.
-
-È vero che la pietosa Eugenia di Montijo soffia nel fuoco; la mano
-gentile di una donna dirige nelle Tuileries il mestolo della politica e
-spinge il compiacente marito a sperimentare sui volontarj le meraviglie
-dei nuovi Chassepot. Era probabilmente per non invidiar nulla ad
-Aspasia, l'antica e gentile mestatrice politica, consigliatrice
-dell'olimpico marito; ad Aspasia, _per le cui istanze e per compiacere
-alla quale_[85] Pericle anch'egli si risolve alla iniqua spedizione
-contro Samo, e va a sperimentare su quei poveri isolani che difendono
-la loro libertà, le nuove macchine guerresche di Artemone «_la novità
-delle quali recava perfino meraviglia a lui stesso_»[86]!
-
-Inique meraviglie; esperimenti infami: d'accordo. Ma intanto, di
-impresa in impresa, la gloria delle armi sorride al genio del figlio di
-Zantippo e alla fortuna del suo coronato imitatore. Atene e la Francia
-servono ad un uomo; ma il loro orgoglio nazionale è soddisfatto. Al
-di fuori la gloria delle armi e il primato fra i popoli le compensano
-entrambe della perduta libertà. Al di dentro, la prostrazione morale
-dei caratteri è nascosta sotto uno strato di prosperità materiale. I
-due despotismi camminano entrambi per le stesse vie; spargono entrambi
-sui loro passi il vizio colle sue magnificenze, perchè sia semenza di
-servi. Chiamano complici entrambi dell'opera le Muse, perchè la loro
-presenza dissimuli la scomparsa della gran Dea che se n'è andata. Atene
-e Parigi, divenute belle, magnifiche, grandiose, vedono rifiorir l'era
-degli artisti e dei letterati, delle _lorettes_ e delle _cocottes_.
-La casa di Pericle e di Aspasia ha per succursali l'Academia e i tempj
-di _Venere etéra_; i ricevimenti delle Tuileries completano le sedute
-dell'Istituto e i balli di Mabille. Si assiste alla efflorescenza delle
-menti e alla depravazione dei costumi; le arti sono in rialzo e le
-coscienze sono in ribasso.
-
-E in mezzo a tutto ciò, ad Atene come a Parigi, una irrequietudine
-vaga, incessante, prodotto di una quantità di cattivi umori che la
-tirannide ha fomentato, di cattivi istinti che essa ha accarezzato;
-un senso indefinito, profondo di malessere, il senso della mancanza
-di qualche cosa, che lascia il popolo insoddisfatto, che sveglia
-incessantemente in lui desiderî, rancori, memorie, passioni, a cui
-bisognerà pur trovare uno sfogo, perchè non diventino un pericolo.
-Atene, malcontenta fra i suoi splendori, guata il Peloponneso; la
-Francia, malata in mezzo alla sua opulenza, adocchia il Reno. Antipatie
-di razza, ad arte fomentate, aizzano le funeste cupidigie; e le due
-tirannidi, felici di aver trovato al di fuori questo potente diversivo
-ai pericoli di dentro, slanciano i due popoli a cuor leggiero sulla
-via delle grandi catastrofi e delle grandi espiazioni. E nel secolo V
-avanti l'Era volgare come nel secolo XIX il mondo assiste egualmente
-all'identico spettacolo di un popolo elegante, spiritoso, ciarliero,
-leggiero, vivacissimo; banditore un giorno di libertà agli altri,
-incapace a serbarla per sè; democratico di principj, arrogante di
-fatti; rappresentante di una civiltà splendida, raffinata, ma corrotta,
-snervante, dissolutrice della famiglia e del senso morale; di questo
-popolo che si scaglia ad un duello tremendo contro una stirpe ruvida,
-tarda, riflessiva, austera, fatta gagliarda dalla ferrea disciplina,
-dalla severità del costume, dal culto religioso della patria e della
-famiglia; più che sobria di parole, lenta, ponderata al risolvere,
-tenacissima all'opere. E perchè il riscontro sia più completo, tutte
-e due le volte è la nazione democratica che provoca alla lotta colla
-prepotenza; ed è il popolo cresciuto nella tradizione autoritaria che
-prende l'armi a difesa della sua indipendenza minacciata. L'urto è
-terribile e le vicende dei due conflitti son diverse, ma l'esito finale
-è il medesimo; perchè è forse scritto nelle leggi segrete della storia
-che agli stessi errori dei popoli presiedano gli stessi castighi. Il
-calcolo la vince sulla leggerezza; la disciplina sull'avventataggine,
-la scienza militare sulla presunzione, Lisandro su Tideo. — La
-ignoranza superba dei generali d'Atene in Egospotamo dà l'esercito
-ateniese, quasi senza colpo ferire, tutto quanto prigione in mano di
-Lisandro, e l'incapacità vanitosa dei marescialli consegna a Moltke
-gli eserciti della Francia. Lisandro entra ad Atene e Moltke a Parigi.
-La grandezza politica dell'Atene di Pericle finisce nella umiliazione
-di Lampsaco, la potenza del secondo impero nel fango di Sedan; e i due
-popoli espiano ben duramente la complicità morale coi loro padroni,
-nella provocazione della lotta spaventosa.
-
-Atene, tornata libera e datasi ai demagoghi dopo la morte di Pericle,
-avea continuato nondimeno la guerra, come la continuò la Francia
-tornata repubblicana dopo caduto Napoleone III. Ma gli uomini erano
-scomparsi, e le conseguenze della loro opera restavano; ed erano queste
-— appunto queste — che rendevano ai due popoli non iscongiurabile il
-destino.
-
- *
- * *
-
-Però Atene fu assai più tarda a subirlo, e potè lottare contro di
-esso per ben trent'anni: e perchè potentissima la sua marina, e perchè
-troppo diverse le circostanze e i metodi di guerra; e perchè in tempo
-la sovvenne il genio militare di Alcibiade: e perchè infine lo stato di
-Atene, quando Pericle morì, era ancora lungi dall'essere così fracido
-come lo stato della Francia alla caduta di Napoleone III. I germi,
-i fattori della dissoluzione sociale e morale che doveano portar lo
-stato alla rovina, Pericle pur troppo ve li avea deposti già tutti
-e alimentati da un pezzo: ma, come dissi più addietro, essi avean
-trovato lui, vivente, un correttivo nella sua moderazione, nel suo
-genio, nella sua stessa onestà relativa: era alla morte di lui che
-essi dovevano trovare il loro pieno e tristo sviluppo, invadere senza
-ritegno e corrodere dalle radici tutto quanto l'organismo politico e
-sociale dello Stato. Ciò dovette esigere qualche tempo: ma i risultati
-dovettero esserne ugualmente ben terribili, perchè nè la marina
-potentissima, nè il genio di Alcibiade non bastassero più neppur essi
-a scongiurarli, e Atene dovesse un bel giorno cader in mano del suo
-nemico come una pera fracida distaccata del ramo.
-
-E alla morte di Pericle che troviamo la demagogia ateniese, come un
-pupillo malamente educato ed uscito in mal punto di tutela, impaziente
-di rifarsi dei suoi quarant'anni di inazione perduti; tanto più avida
-di far valere, per dritto o per traverso, la sua sovranità, quanto più
-priva per il lungo disuso e per la indecorosa abdicazione di tanti
-anni, delle virtù necessarie al suo esercizio; provvista di tutti i
-mezzi, di tutti gli incentivi di corruzione che Pericle le ha posto
-in mano, senza saperli, come lui, indirizzare a qualche altezza di
-fini politici;[87] prorompente sfrenata e vanagloriosa dappertutto,
-spargente dappertutto il contagio dei vizi che la _sapienza_ di Pericle
-le ha inoculati, ma già abbastanza lontana, per distanza di tempo,
-dalle grandi tradizioni del principio del secolo, perchè il riflesso ne
-arrivi come un rimprovero sino a lei, e le imponga almeno il pudore del
-rispetto per la memoria delle antiche virtù.
-
-È in quest'epoca che si svolge il mio dramma — e le leggi austere e i
-costumi virtuosi dell'epoca solonica quanto sono già lontani, quanto
-sono lontani da lei!
-
-E l'epoca di cui abbiamo le informazioni in Aristofane, in Tucidide,
-in Platone, in Senofonte, in Isocrate, e nelle lettere di Alcifrone e
-nei _Caratteri_ di Teofrasto: di cui possiamo chieder conto allo stesso
-Demostene; perchè sebbene ei sia vissuto nel secolo dopo, _il periodo
-morale e storico è uno solo_ e medesimo: le piaghe morali che danno
-Atene in mano al Macedone sono le stesse che l'han data in mano di
-Sparta: e son già tutta roba ereditata dai contemporanei di Socrate i
-bei progressi del costume fulminati dall'eloquenza del Peanese[88].
-
-Le Assemblee del popolo — ormai cessate negli ultimi tempi di Pericle
-(da che egli non avendone omai più bisogno, avea trovato più comodo
-di farne senza) — richiamano di nuovo il popolo in folla, colla
-raddoppiata avidità de' tre oboli. — Ma la nuova tèmpra del costume
-ha reso già troppo incomode e viete le prescrizioni di Solone, che
-pretendeano escludere dal foro gl'indegni, gli oziosi, i rotti ai vizi,
-e sottoporre a sindacato la moralità degli oratori. Tanto varrebbe
-spopolar le adunanze. Anzi, al contrario, da che i vizi hanno invaso
-tutto, i peggiori, i più corrotti son quelli naturalmente che più
-gridano, più si danno attorno, più spadroneggiano nell'Assemblea. Una
-moltitudine _pigra, cianciatrice, avara, ingorda di salarj_[89], venuta
-su nell'ozio e nelle tristi abitudini dell'ozio[90], ascolta oratori,
-senza onestà e senza meriti, rotti a ogni bruttura, a ogni mercato[91],
-ladri dell'erario[92], corrotti e corruttori, dediti alle ambizioni
-più basse e all'adulazione più servile[93]. Siam lontani dal tempo che
-la legge puniva i venali, i ladri, i corruttori, d'infamia e di morte:
-oggi gli oratori in voga, i capi del popolo, i beniamini dell'Assemblea
-si chiamano Cleone che ruba a man salva i talenti dell'erario, e
-Iperbolo le cui laidezze arriveranno a disonorar l'ostracismo. Oggi non
-si tratta più per gli oratori di dar giusti e sapienti consigli per il
-bene della città; si tratta di salire in alto, mendicando suffragi per
-le piazze[94] e raggirando il popolo colle arti de' sofisti; perchè ora
-sono i sofisti — eviratori di menti e di caratteri — che da Pericle
-in poi tengono il campo, e il nuovo gusto del popolo vuol oratori
-usciti dalle loro scuole. Egli non vuol più che bei giuochi di parole e
-adulazioni ben condite. Non va più allo Pnice per sentirsi rampognare
-o far la predica da un Aristide o da un Cimone: ma per essere
-_spettatore di discorsi_[95] che siano bene declamati e gesticolati,
-o di buffonerie che lo tengano di buon umore: e ride e batte le mani
-al ciarlatano Cleone che entra già ubbriaco all'assemblea, avvisando
-il popolo ch'egli non ha tempo di parlar d'affari, e che differirà la
-seduta a un altro giorno perchè ha invitato degli amici a pranzo.
-
-La lotta di influenza tra gli oratori ridotta gara di smancerie: a chi
-più basso, adula il popolo, lo liscia di più.[96] Il resto lo fa il
-danaro. La corruzione regola i voti, crea le improvvise fortune.
-
-«Ora tutto come in mercato sta a prezzo ed è scambiato da passioni
-che già appestarono la Grecia: avara sete di mancie: riso a chi
-la confessa: perdono al convinto: e tutte l'altre necessità di
-corruzione.»[97]
-
-«Una volta i convinti di corruzione eran dannati nel capo; ora vengono
-eletti generali.»[98]
-
-Una volta s'ammiravano le case modeste di Temistocle e di Cimone: ora
-i poveri, venuti da jeri agli affari, andar in cocchio a tiro due;[99]
-«alzar case più sontuose e superbe de' pubblici edificj, comprar sì
-vaste distese di terreno, che _neppur sognando l'avrebbero potuto
-sperare_.»[100]
-
-E non il foro soltanto ma i tribunali or sono teatro a' mercati. I
-cittadini a frotte abbandonano le officine, i ginnasj, per correre
-all'Eliea, poi che la mancia del _dicastico_ è stata portata da
-un obolo a tre:[101] addio sane ed oneste abitudini del lavoro;
-la manìa dei giudizj moltiplica i processi, le condanne: la plebe,
-invasa dalla epidemia litigiosa, è tutta una vasta _confraternita
-di triobolisti_[102]. La vita del cittadino è un perpetuo conflitto
-legale: non passa dì, tranne le feste, ch'ei non sia occupato d'affari
-legali, o come giudice, come parte, o come procuratore, o come
-testimone[103]. Non vede, non pensa, non parla che di processi; «di
-notte non dorme e se chiude gli occhi un pocolino, la sua mente vola
-intorno alla clessidra dei giudizj; nel sonno sogna aver in mano il
-ciottolo dei voti, e scrive sulle porte: _Bello è il bossolo dei voti_.
-Se il gallo canta in sulla sera, grida che si è lasciato corrompere
-per isvegliarlo, e ha preso danaro dagli accusati. Dopo cena, corre al
-tribunale; sul far del giorno corre al tribunale, ci dorme appoggiato a
-una colonna, e tira dormendo lunghe righe in segno di condanna; in tal
-modo vaneggia e ha sempre la mente rivolta a quel suo giudicare[104].
-
-E la manìa dei giudizj sviluppa naturalmente la manìa delle accuse:
-fioccano le false denunzie, pullula d'ogni parte — nuova piaga del
-senso morale — la ignobile genìa dei sicofanti. Un triste, incessante,
-sospettarsi a vicenda: e più sospettar di coloro che più si tengono
-appartati dal contagio de' costumi; già si mormora di Socrate perchè
-s'astiene da' giudizi e dal foro[105]. Se altre accuse mancano affatto,
-ci son quelle di irreligione o di cospirazione, che non mancan mai.
-
-«L'accusa di _cospirar_ per la tirannide è fatta più comune della
-carne salata. Se alcuno compera triglie e lascia le sardelle, tosto
-grida colui che lì presso vende le sardelle: _sembra che costui di
-tali viveri provvedendosi, abbia in animo di farsi tiranno._ Se alcuno
-poi chiede un porro per condire le acciughe, l'erbivendola, guatandolo
-coll'occhio del porco, gli dice: _dimmi un po': tu chiedi il porro:
-vuoi forse farti tiranno?_»[106]
-
-E quel che avanza di tempo ai giudizj e alle condanne, le feste e gli
-spettacoli se lo portan via. Il _diobolo_ di Pericle fa furore, e il
-popolo è sempre più puntuale nell'esigerlo. Altro che i tempi in cui
-rinunziava ai danari del Laurion per provveder di navi la città! Ora
-in un giorno delle Dionisiache, in ecatombi di buoi per un banchetto
-popolare, l'Erario spende l'importo di intere spedizioni navali[107];
-or fra poco si bandirà pena di morte contro chi _tenterà di stornare
-per le spese militari i denari delle feste_[108]; ora fra poco
-sentiremo Demostene prorompere indignato: _Voi popolo invilito, fiacco,
-spiantato, derelitto, più non siete che schiavi: e tanto sol che vi
-snocciolino il denaro degli spettacoli o vi ingoffino di un pezzo di
-bue ne fate gran festa; così incatenandovi nella patria stessa, vi
-ammansano ad abbiettezza e servitù_: chè non sorge a grandi e generosi
-sentimenti chi infiacchisce in vili cure, e dai costumi del vivere non
-van disformi i pensieri.[109]
-
-Infatti, tra quelli ozj, tra quelle baldorie, la fortezza de' padri
-se n'è andata. La legge, sopraffatta dall'ignavia del costume, non
-colpisce più come un tempo dei rigori estremi — chè troppi dovrebbe
-colpirne — i renitenti, i disertori, i codardi, che nelle battaglie
-fuggirono, abbandonarono l'armi e le schiere[110]. Già sotto Pericle,
-come accennai, la paga di una dramma a mala pena bastava ad allettare
-i cittadini poveri all'armi; dopo Pericle, diminuita di due oboli, per
-sopperire agli scialaqui e ai vuoti dell'erario, e ridotta a quattro
-oboli soli, non basta più. In fuor di quelli che non han proprio altro
-modo di procacciarsi il vitto[111], la ripugnanza alla milizia si va
-ogni dì facendo più estesa; invano le liste di leva dei cittadini sono
-affisse alle statue degli eroi; è di forestieri, di mercenarj traci,
-tessali, cretesi ed acarnani che bisogna riempir per forza i vuoti
-delle falangi e delle triremi[112].
-
-Nè già i ricchi fan fronte al contagio: chè come i poveri ricusano il
-servizio, ed essi ricusano il denaro delle triremi[113]: alla guerra
-poi non amano andarci, perchè troppe mollezze li adescano nelle case,
-e in campo rifuggono dal trovarsi colla ciurmaglia de' mercenarj.
-Frattanto illanguidirsi ogni spirito di emulazion militare; ogni
-gara di valore; più frequenti in battaglia gli esempj di codardia,
-non puniti tutt'al più che da qualche motteggio de' comici[114];
-moltiplicarsi invece in ragione inversa, e prodigarsi a piene mani,
-e immeritati, gli onori, le ricompense serbate in antico solo a'
-fortissimi; d'altrettanto scaderne lo allettamento ed il pregio;
-incapaci ed indegni salire spesso a' primi gradi dell'armi[115]; indi
-affievolirsi la disciplina, la fiducia, e tutte le virtù che in campo
-fanno valente il soldato, e le armate salde e poderose.
-
-E intorno intorno a questo quadro di costumi publici, la brutta cornice
-de' costumi privati: una licenza, una oscenità di modi, di linguaggio,
-di usanze, così laidamente sfacciata, che Aristofane per flagellarla è
-costretto a far uso di altrettanta sfacciataggine[116]; rotti i vincoli
-della famiglia; i giovani _spendere tutto il dì per le bische e per
-le case di suonatrici di flauto_[117]; l'adulterio, il concubinato,
-sottratti ai rigori delle leggi antiche, liberamente, publicamente
-ostentati; comune usanza de' mariti il publico trescar colle etere;
-e queste — bandite da Sparta — qui cresciute di numero, di fasto, di
-importanza, occupare sole il posto serbato alla donna nella società; le
-mogli — laggiù a Sparta così influenti e rispettate — qui fatte arredi
-di casa, appartate da ogni vita sociale, confinate in fondo a' ginecei,
-a lavorar di conocchia e di cucina, e là nelle lascivie riscattarsi
-della perduta libertà[118]; lenoni, buffoni, barattieri, sofisti,
-parassiti, — non più ministri di riti sacri, ma scrocconi di mense
-profane — invadere i trivii, le piazze, le case, rallegrar l'orgie de'
-voluttuosi _Calocágati_, spargere fra il popolo la scioperataggine
-e le dissolutezze delle classi più ricche, spargere fra i ricchi la
-trivialità e le sconcezze della plebe.
-
-Questa l'epoca. I fatti, le stragi di Melo e di Scione; il bando
-di Alcibiade; la condanna dei capitani delle Arginuse; la condanna
-di Socrate. La conclusione — per il momento Egospotamo: più tardi
-Cheronea.
-
- *
- * *
-
-E poichè l'epoca era tale, e tutte le eleganze fiorite della vostra
-prosa, caro Yorick, non valgono a cambiarla — io, repubblicano, amante
-della mia fede e credente nel suo avvenire, non auguro alla repubblica
-del mio paese nè di alcun altro i _progressi morali_ di quel periodo
-della repubblica ateniese.
-
-Sono stato ingiusto io dunque, nel mio dramma, verso Atene? bugiardo in
-faccia alla storia?
-
-Ma come crederlo, quando voi per il primo siete costretto a darmi
-ragione e ridotto a non poter sostenere la vostra tesi altrimenti che
-con curiosi anacronismi, con una strana confusione di tempi e di date,
-che nessuno storico vi può menar buona, e che ancora non capisco come
-al vostro acume storico possa essere sfuggita?
-
-Come crederlo, quando voi stesso, per dar le prove della vostra
-affermazione, siete costretto a risalire ad un periodo che non ha
-nulla, _nulla_ di comune col periodo del dramma mio; e le vostre prove
-me le andate pescando in un'epoca la cui grandezza morale e le cui
-virtù formano appunto il rimprovero più eloquente alla ignavia dei
-tempi che il mio dramma dipinge?
-
-Io attacco i costumi dell'età di Alcibiade: e voi, per difenderli, che
-cosa mi rispondete? Ah, sentiamovi un po', che val la pena:
-
- «Il popolo ateniese non era poi quella peste che il signor
- Cavallotti ci dipinge.... Quale splendida epopea nel gran movimento
- nazionale che _respinse l'invasione di Dario!_ Che meravigliosa
- costanza di propositi, che slancio ardente di patriottismo nella
- cacciata di Serse, _proprio allora_ (proprio davvero? adagio
- Yorick!) che Atene _teneva in Grecia il primato_ delle armi, delle
- lettere, delle arti!... Come si battevano bene i demagoghi ateniesi
- e quante volte la salute della Grecia fu dovuta alle sanguinose
- vittorie di quella democrazia turbolenta e ciarliera!... Lo
- dicano gli eroi di Artemisio, celebrati nei versi di Pindaro quali
- fondatori della greca libertà; lo dicano i guerrieri di Salamina
- e di Platea, trionfatori della possanza persiana, dopo che le
- sorti della Grecia erano cadute con Leonida e co' suoi Trecento
- nella funesta stretta delle gole tessaliche! _Un pover'uomo
- che non sappia tutte queste bellissime cose_ deve tornarsene a
- casa singolarmente turbato nell'anima dalla lezione di storia
- sceneggiata dal sig. Cavallotti.»
-
-Ebbene, un pover'uomo _che le sappia_ tutte queste bellissime cose,
-dirà che tutto questo è magnificamente scritto, ma non è serio, perchè
-tutto questo si chiama cambiar le carte in mano! Ma chi ve li attacca
-— che Dio vi benedica! — i vostri eroi di Artemisio, di Platea e di
-Salamina? Non ho io speso fin qui tante pagine (il mio amico carissimo,
-l'editore Rechiedei, che sa il suo Cornelio a memoria, mi assicura anzi
-che sono fin troppe) non ho io speso tante pagine ad esaltarli! Certo,
-all'epoca che essi cacciavano Serse, Atene non teneva proprio un bel
-niente di tutto quel che voi dite; nè il primato dell'armi, nè quello
-delle lettere e dell'arti[119]; ma fu per loro virtù che Atene in poco
-tempo potè alzarsi al colmo della sua grandezza, e ci voleva l'ignavia
-dei degeneri nepoti per precipitamela!
-
-Ora dunque, se è di quest'epoca che mi parlate, aspettate prima
-ch'io abbia scritto un _Temistocle_, od un _Aristide_, non già un
-_Alcibiade_. Se è di quest'epoca e di quegli uomini che mi parlate,
-non solo io cavo loro di cappello insiem con voi, ma prego voi per
-il primo a rispettarli un po' di più. Perchè tutte le concessioni
-che andate facendo al mio dramma, per quella brava gente, diventano
-tante calunnie; non era, no, non era nè venale, come voi dite, nè
-_inchinevole alla gozzoviglia e ai brutali piaceri del senso_, quel
-popolo che fabbricava le sue navi coll'obolo volontario dei poveri, e
-le cui leggi — _modellate_, come voi dite benissimo, sui _costumi_ —
-punivano di pene severissime i turpi vizj e facevano santi il lavoro e
-i vincoli della famiglia![120]. E non era no all'epoca di Salamina che
-Atene vedea tra le sue mura la _ignobile vendita degli impieghi e delle
-dignità elettive al miglior offerente_[121] e vi sfido a citarmene,
-nelle fonti storiche, un esempio solo!
-
-Ma se non è quella l'epoca del dramma mio, oh allora per carità, caro
-Yorick, tralasciamo di sfondar le porte aperte! Lasciamo alle scuole di
-retorica i pregiudizî che per lungo tempo non permisero — come ben dice
-il Cappellina — di vedere dei popoli liberi dell'antichità che il lato
-grande ed eroico.
-
-Non rivanghiamo le storielle solite sulla rivoluzione francese!
-Non venite a parlarmi della clemenza dell'Atene di Alcibiade e
-successori[122]; perchè la strage dei Mitilenesi[123] e gli abitanti
-di Melo e di Scione passati a fil di spada son là per ismentirvi![124]
-Non mi parlate dell'assenza delle esecuzioni capitali; perchè i
-supplizj per il processo delle Erme, e la condanna a morte dei dieci
-generali colpevoli d'aver vinto in battaglia il nemico, e i supplizj
-della rivoluzione dei Quattrocento, e la cicuta di Prodico, e quella
-di Socrate, e quella più tardi di Focione vi potrebbero guastar
-le citazioni! Non venite a vantarmi la moralità dei magistrati e
-degli oratori _vigilata dall'Areopago_[125], perchè già da un pezzo
-questo sindacato, prescritto dalla legge solonica, l'Areopago non lo
-esercitava più[126]: da un pezzo Pericle avea messo freno all'autorità
-e alla vigilanza di quell'incomodo sorvegliatore[127] e ormai da un
-pezzo Atene vedea gli onori della bigoncia e delle cariche dischiusi a'
-libertini, ai truffatori dell'erario e ai ciarlatani!
-
-È dunque solo lo spirito militare e patriottico che nell'Atene di quei
-tempi vorreste darmi per vivo?
-
- «Quando nella funesta spedizione di Sicilia Atene ebbe perduto il
- fior de' suoi guerrieri e l'eletta de' suoi marinaj, pochi mesi
- bastarono ai cittadini della grande repubblica per armare nuove
- triremi, per radunare nuovi eserciti! Gli eleganti Ateniesi, i
- molli, i cialtroni, gli effeminati, gli oziosi, corsero tutti
- a impugnare la spada e a curvare il dorso sul remo, e questa
- forza d'animo nel momento della sventura era l'espressione del
- patriottismo di un popolo intero.»
-
-Così canta Yorick. Ma così non canta la storia. Dalla storia frattanto
-a ogni buon conto imparo che all'epoca della spedizion di Sicilia lo
-spirito militare era già così svanito, che per quella impresa, la quale
-era pur tanto popolare e solleticava tanto le speranze ateniesi, si
-dovettero adescare i cittadini al servizio alzando di nuovo il soldo
-militare ad una dramma; e ancora quell'aumento non allettò a mala
-pena che i proletarj; e di 5100 opliti che Atene potè riunire per
-quell'impresa a gran fatica, soli 1500 erano _opliti di catalogo_,
-cioè delle prime tre classi, iscritti sui ruoli; il resto si dovette
-comporre di proletarj dell'ultima classe e di mercenarj, come di
-mercenarj si dovettero in massa riempire le milizie leggiere, e le
-ciurme delle triremi.[128]
-
-Questo innanzi il disastro di Sicilia: e dopo il disastro? Ah, dopo,
-poi — state attento, caro Yorick, è l'illustre storico grecista
-italiano Amedeo Peyron, che parla citando — _terminata la spedizione
-di Sicilia, talmente crebbe la tepidezza degli Ateniesi per le armi_,
-che Isocrate così scriveva: «Noi, mentre vogliamo dominare sopra tutti,
-_ricusiam di militare, abbiamo eserciti mercenarj_, composti di uomini
-esuli, disertori, malfattori, oltraggiatori de' nostri figliuoli, che
-abbandonano noi, se altri li paghi di più. Noi che difettiamo del vitto
-quotidiano prendemmo ad alimentare codesti forestieri.» — Ed altrove:
-«_Noi talmente trascuriam le cose attinenti alla guerra, che non
-andiamo alle rassegne se non pagati._»[129].
-
-_Questo_ era, caro Yorick, lo zelo, era questo il patriottismo degli
-Ateniesi dopo la catastrofe di Siracusa. Non erano no i _molli,
-gli effeminati, gli oziosi_ Cecròpidi che dopo il disastro vestiron
-l'armi o andarono, come voi dite, a curvarsi sul remo; erano le nuove
-leve di mercenarj della Tessaglia, della Acarnania, che formavano i
-nuovi eserciti, le nuove flotte; eran forestieri di Caria, di Tracia
-e di Creta, i soldati a cui Atene confidava tra quei rovesci la sua
-salvezza!
-
- *
- * *
-
-Certo, non tutto, non proprio tutto nella città era abjezione.
-Quegli stessi eserciti di forestieri assoldati, quelle flotte di
-mercenarj improvvisate, lo furono con una prontezza di consigli e di
-provvedimenti, con una larghezza di contributi che fece onore alla
-città. Vi ebbero Ateniesi molti che in quei frangenti udirono la voce
-della patria in pericolo ed accorsero a combattere per lei.
-
-Certo, anche questo periodo di prostrazione, di dissoluzione morale,
-appare qua e là solcato, ad istanti, ad intervalli, da fuggevoli
-lampi delle antiche virtù: a dati giorni, a date ore, questo popolo
-che degenera ritrova in sè ancora qualcosa della tempra antica,
-per prendere a tempo una decisione patriottica nell'assemblea, per
-afferrare a volo una vittoria sul mare, per rialzarsi con isforzi
-d'animo tra i rovesci della fortuna.
-
-E chi non sa che il genio, la natura di nessun popolo non si
-ecclissano, non possono ecclissarsi interamente a sè medesimi in un
-giorno solo? Non v'ha nella storia nessuna epoca così corrotta che
-qualche raggio di virtù ancora non vi brilli, che qualche coraggiosa e
-generosa protesta non vi si faccia sentire: a maggior ragione in Atene,
-dove ogni pietra quasi, ogni lembo di suolo o di marina rammentava
-esempli fortissimi, tradizioni magnanime, dove passeggiavano ancora
-sotto i portici, gloriosi di canizie e di cicatrici, gli avanzi dei
-vecchi che avevano combattuto in Salamina.
-
-Noi assisteremo anche più tardi, alla vigilia della conquista macedone,
-quando quelle memorie saranno ancor più lontane, a qualcuno di questi
-sussulti del gigante antico: ma saranno sussulti galvanici, sforzi
-spasmodici di una vitalità che reca la morte nel seno. Vedremo ancora
-splendide figure, quasi meteore luminose attraversare il tempo; udremo
-fra le brutture dell'età tuonare la indignazione virtuosa di Demostene,
-come un dì calma e mesta sorridere la ironia santa di Socrate. Ma esse
-appunto varranno a _stimmatizzarle, non a redimerle_; sarà il _buon
-genio_ dell'Eliade antica, della gran madre degli _eroi_, che prima di
-spirare tra l'ignavia dei nepoti, vorrà svincolare dalla catastrofe la
-propria responsabilità e il proprio nome — e rimetterà per mano di quei
-giusti — suoi esecutori testamentarj — la sua protesta alla storia.
-
- *
- * *
-
-E questa protesta, come la storia l'ha raccolta, così tentai
-consegnarla nel dramma. Queste ultime voci mandate come un rimprovero
-da una generazione virtuosa che muore a una generazione corrotta che
-sorge, m'era parso che il poeta potesse e dovesse raccoglierle; m'eran
-parse interessanti per la morale della storia e per il contrasto della
-scena.
-
-Giacchè non è poi niente vero che sian tutti fior di mariuoli quelli
-che parlano e si muovono nel dramma mio; non è niente vero che della
-faccia dell'epoca io non abbia guardato che un _lato solo_ — il lato
-più brutto ed ignobile[130]. S'io non erro, sono due le correnti morali
-che da capo a fondo traversano il dramma, e _intorno_ ad Alcibiade
-e _dentro di lui_. Se io non erro, Socrate, che rinfaccia le virtù
-del tempo passato, Timone che impreca i vizj del presente, Lamaco ed
-Eufemo, i soldati valorosi e leali; Timandra, la cortigiana che alla
-voce del dovere e della virtù presta le lusinghe divine dell'amore,
-appartengono a una corrente morale diversa, da quella in cui si
-muovono Tessalo e Cleonimo, e Diocare ed Aminia; e al basso fra il
-popolo Cimòto, il parassita di buon cuore, segna il punto di contatto
-fra le due correnti; in alto, fra i patrizî, Alcibiade segna la
-sintesi delle due età. Infatto, nessuna figura personificò mai nella
-storia più al vivo, e con più spiccati colori, i contrasti, le lotte
-intime d'un periodo di transizione; l'influenza di Alcibiade tra i
-suoi contemporanei fu straordinaria, perchè egli era il prodotto più
-naturale, _più vero e più completo_, della sua epoca. Alcibiade è la
-risultante degli splendori di Pericle, delle glorie eroiche d'Artemisio
-e Maratona, della corruzione di Cleone e di Iperbolo. È egli la
-personificazione delle virtù che se ne vanno, e dei vizj che arrivano;
-è egli stesso il _demos_ d'Atene, del quadro di Parrasio[131]; egli il
-popolo ateniese colle qualità che lo han fatto grande e con quelle che
-lo tirano a rovina. Nel fondo della sua anima, come dintorno a lui, le
-due epoche si incontrano; e il rimprovero severo di Socrate lo disputa
-alle lascivie d'una cortigiana; il sarcasmo di Timone lo rimorde tra
-gli intrighi del foro; Cleonimo, il vigliacco lo insidia, e Làmaco
-il valoroso lo difende. La faccia di Alcibiade è metà rivolta verso i
-crepuscoli di uno splendido giorno che tramonta, metà verso l'ombre che
-sopraggiungono. Socrate scomparirà dalla scena, perchè è alla notte
-che spetta la vittoria; lui scomparso, la resistenza morale, da lui
-rappresentata nella forma più intransigente, più elevata e più pura,
-continuerà ancora, ma dovrà cercarsi più al basso altri rappresentanti
-quali il tempo lo consente, battere alla porta delle caste che la
-corruzione del tempo ha fatto sorgere.
-
-Questo concetto storico (che almeno nel dramma completo si sviluppa
-di più), questo contrasto d'idee e di colori, di ombre e di luce, la
-povera tavolozza del poeta non sarà bastata a ritrarlo: d'accordo:
-ma al poeta non par troppo il domandare che almeno si piglino le sue
-intenzioni per quel che furono, pigliando la storia per quella che è;
-che non si tiri il collo a questa, per dare lo scambio a quelle; e dove
-egli vuol fare dell'arte a modo suo, non gli si faccia fare, per forza,
-della politica a modo degli altri. Se politica ci è nell'_Alcibiade_,
-adagio un po' — caro Yorick e compagni — a sciuparmela: che non l'ho
-fatta per voi. O che strani, che cocenti amori son questi, signori
-monarchici d'Italia, che vi pigliano ad un tratto per la repubblica
-d'Atene? Certo, il vedervi divenuti così fieri repubblicani in causa
-mia, mi commove nelle viscere, mi insuperbisce e mi consola; che
-affè non vi sapevo così rossi di dentro, e richiamerò sopra il fatto
-l'attenzione del Ministero. Ma siate prudenti! Volete si dica che la
-repubblica per poter piacere a voi, bisogna prima che il vizio l'abbia
-ben bene imputridita? Volete si dica che per rendervela accettabile,
-per conciliarvi subito con lei, bisogna prima ch'ella mandi le virtù
-repubblicane a dormire; che ella metta in carcere Socrate, come
-Mazzini; che paghi a misura di carbone i vincitori delle Arginuse, come
-il vincitore di Milazzo; che dia in fatto di corruzione tutto quello
-che può dare una monarchia?
-
-Quanto a me, non credo proprio che la repubblica possa farmi il viso
-arcigno, se nei torti del suo passato raccolgo qualche insegnamento del
-suo avvenire[132].
-
- *
- * *
-
-E con questo, (permettete Yorick, ho bisogno di dir due parole, a
-questo signore, qui, dalla barba lunga, che ci ascolta) con questo,
-gentilissimo signor marchese d'Arcais, mi trovo aver risposto
-abbondantemente, se non erro, anche alle prime e capitali delle sue
-censure. Censure ch'Ella ha copiato — ormai, via, lo confessi qui a sei
-occhi, che il nasconderlo è inutile, dal bravo Yorick qui presente[133]
-— le ha copiate nella gran fretta, senza controllarle; e quindi,
-naturalmente, ha detto delle.... _facezie_: delle quali non le faccio
-torto: ma bensì della _fretta_ che gliele ha fatte dire. Con tutto il
-possibile rispetto per lei, Ella mi ammetterà, signor marchese, che
-quando un autore — sia pur mediocre — ha investigato, se non altro, con
-pazienza e cura un'epoca storica così complessa come quella d'Atene — e
-presenta al pubblico il frutto, sia pur povero, di indagini parecchie
-e di studj coscienziosi — _non è serio_ (noti bene la parola signor
-marchese), _non è serio, dopo poche ore_ dalla recita, uscir fuori come
-ha fatto lei, con dodici colonne di roba stampata, a sentenziare lì
-per lì sul valore _storico_ dell'opera, e sul complesso dei problemi
-storici che l'opera solleva: a meno di posseder già sulla materia
-degli studj estesi e delle cognizioni che evidentemente — senza farle
-torto (Ella s'intende a fondo di musica, mi dicono, e non ha obbligo
-di intendersi anche di storia greca) senza farle torto, a lei mancano,
-a cominciar dagli elementi. — Dio mi guardi dal credere, calcolando
-il tempo materiale che a me di solito occorre per raccoglier le idee
-(ma io sono molto lento, sa!) che tutto quell'ammasso di roba stampata
-nell'_Opinione_, _poche ore_ appena dopo finita la prima recita del
-dramma, che tutta quella roba fosse scritta già prima: ma se invece di
-buttar giù tante pagine di manoscritto con tanta furia, a rischio di
-storpiarsi qualche dito, Ella si fosse preso almeno un giorno di tempo
-— e avesse prima almeno data un'occhiata, non dirò alle fonti storiche,
-ma a qualche buon compendio di storia greca per le scuole — lo Smith
-per esempio — ella avrebbe potuto forse risparmiarsi qualcheduno dei
-granchi ch'Ella ha preso. Poichè Ella vede bene — tutto quanto il
-giudizio, che in mano di Yorick (l'erudizione e il brio nascondono
-molte cose — non è riuscito Yorick a farsi passare anche per botanico?)
-in mano di Yorick poteva parere un paradosso ingegnoso, ora in mano
-sua, non è proprio più che un granchio solo.
-
-Ella mi parla della grandezza dell'antica Grecia, e di Atene (grandezza
-di cui più addietro le ho anche spiegato le ragioni), e non s'accorge
-che la mi confonde insieme due o tre epoche fra di loro; poichè non è
-l'epoca della grandezza, ma della decadenza politica e morale quella
-in cui vive Alcibiade e in cui il mio dramma si svolge. Non siamo
-all'indomani delle grandi vittorie, siamo alla vigilia delle grandi
-catastrofi. Ella mi afferma che col mio dramma quella grandezza d'Atene
-non si spiegherebbe più: anzi, a chi conosce la storia, resta spiegata
-benissimo; poichè essa se ne va coll'andarsene delle virtù che l'han
-prodotta; poichè — Dio buono! — non è già la _grandezza_, ma è la
-_caduta di Atene ch'io spiego!_
-
-Ella mi afferma che la _civiltà greca_ bisogna cercarla _altrove che
-nei parassiti, nelle cortigiane, nei vaniloqui dei politicastri_.
-Sicuramente! la civiltà greca (che razza di confusioni la mi fa mai!)
-ha dato qualche cosa di assai meglio, e più in su glie n'ho mostrato
-anche il come; ma all'epoca di cui le parlo, se appena Ella vorrà farvi
-qualche studio sopra, vedrà che appunto i _parassiti_, le _cortigiane_,
-i _politicastri_ — v'aggiunga pure, se crede, i sofisti[134], i
-mercenari, gli eliasti venali e tutto il rimanente — sono prodotti
-_caratteristici_ di quella civiltà; ed è precisamente perchè i prodotti
-son diventati questi, che i vincitori ed i liberi di un secolo innanzi,
-diventeranno i vinti ed i servi del secolo dopo. E se non vuol credere
-a me, creda agli scrittori del tempo; e per pigliarne uno solo, creda
-al pittoresco Alcifrone, il qual volendo descrivere i costumi di quella
-età, non parla che di etère e di parassiti, di sofisti e di barattieri!
-
-Le figure del dramma non son però queste sole. Ella afferma che
-io dell'epoca non ho riprodotto che un lato solo, il più ignobile;
-eppure il lato più nobile, come mostrai, gli ruba almeno la metà dei
-personaggi e del posto; glie ne ruba, per ragioni d'arte, assai più di
-quello che la storia non concederebbe!
-
-Ella afferma che la corruttela del costume forma il lato _meno
-importante_ della età che io descrivo. Eppure è precisamente il
-contrario che è vero! È il nuovo ambiente morale di Atene che prepara e
-matura le sue catastrofi.
-
-Perchè giammai le grandi crisi dei popoli avvennero isolate e senza
-causa, per capricci del caso; un popolo grande jeri, non muore oggi, lì
-per lì, di morte fortuita, per una battaglia perduta, per una tegola
-cascata sulla testa. Ma all'epoca d'Alcibiade il guasto morale aveva
-invaso tutto, e la virtù era divenuta l'eccezione. Se quell'epoca
-invece corrispondesse alla idea falsa che il signor marchese se n'è
-formato — allora sì _le catastrofi di Atene e della Grecia non si
-spiegherebbero_, e la storia conterebbe un enigma di più.
-
- *
- * *
-
-A cert'altre delle sue censure (sulla questione del titolo di _scene_
-mi pare d'essermi spiegato già) permetterà, signor marchese, ch'io
-passi sopra. Ella vede bene, noi siamo un po' lontani dall'intenderci.
-Ella parte da un concetto dell'epoca sbagliato e vorrebbe che io
-adattassi il mio dramma alle sue idee storiche sbagliate. Ella
-mi richiama al rispetto della verità storica e vorrebbe che per
-accontentarla io commettessi degli anacronismi. Ma per contentar lei,
-dovrei disgustare gli intelligenti e i grecisti, come per esempio il
-chiarissimo cav. A. Franchetti dell'_Antologia Italiana_ e il signor
-Garofalo dell'_Unità Nazionale_, che pur criticandomi in parecchie
-cose, mi dichiarano, se non altro, fedele alla storia[135]. Or Ella
-certo è troppo discreto per volere ch'io esiti tra l'autorità dei
-competenti in materia e la sua.
-
-Ella mi invita a una discussione seria: ma è il _discutere con lei_ che
-è già un affar troppo serio. I suoi giudizi sono di quelli dai quali
-un povero autore non sa come difendersi, per il semplice motivo che
-sfuggono alla discussione.
-
-Quand'Ella dice «_uno scambio di madrigali non basta a richiamare alla
-mente tutta la greca poesia_» cosa vuole mai ch'io le risponda? Eh mio
-Dio, sicuro che non basta; ma la «_greca poesia_» da Omero in giù,
-messa in volumi, mi occupa una libreria: ed io credevo di avercene
-già messa, per saggio, più del bisogno, tanto più che altrove Ella
-mi accusa di non _saper fare che declamazioni_! come si fa dunque a
-contentarla!
-
-Quand'Ella dice che _poche parole di Socrate_ non bastano a riprodurre
-tutta la greca filosofia, cosa vuole che io le risponda? Certamente
-che la _greca filosofia_ di chiacchiere ne ha fatto assai di più; ma
-a mettere nell'_Alcibiade_ tutti i dialoghi di Platone tradotti da
-Ruggiero Bonghi, c'era pericolo che il pubblico mi tirasse le panche
-sulla scena.
-
-E poi, chi le dice che Socrate sia lì per quello, e ch'io abbia voluto
-riprodurre nell'_Alcibiade_ tutti i sistemi filosofici della Grecia
-antica? Sarei stato matto da legare se a questo scopo e a questi lumi
-di luna mi fossi messo a scrivere un dramma! Questo suo giudizio è
-tanto serio quanto quell'altro che io abbia preteso di _giudicare
-col furto di una torta tutta quanta la legislazion di Licurgo_! Ma le
-pare! Queste pretese io le lascio a lei, che in due tratti di penna —
-e con quegli studj che lei possiede — lì sui due piedi mi sa risolvere
-i problemi più complicati della storia! Io mi ero contentato, vede,
-trovandomi a Sparta, di buttar là qualche schizzo comico di leggi e di
-usanze spartane; certo non tutte, perchè un dramma non è un bollettino
-di leggi ed è molto strana — in bocca a lei che rimprovera il mio
-dramma di non essere abbastanza _teatrale_! — la pretesa ch'io avessi
-a farne anche un trattato enciclopedico di poesia, di filosofia, e di
-legislazione! Ma che poi delle usanze di Sparta io non abbia accennato
-che una _sola_, la legge famosa sul furto, quest'è una semplice sua
-_bugia_ — signor marchese — e niente più: di leggi e di tratti del
-costume spartano, per dare un'idea dello ambiente, io ne avrò accennate
-— vede — almeno una _trentina_: naturalmente, se Ella avesse qualche
-cognizione della materia, li avrebbe subito a volo riconosciuti: ma
-non è ancora una ragione per isputar sentenze così a tondo su cose che
-si ignorano: e poi la scena di Cinesia (che ella trova _triviale_ e il
-Fanfulla trova _mirabile_: oh diversità dei giudizi umani! facciamo il
-male in mezzo e mettiamo che non sia nè l'uno nè l'altro) la scena di
-Cinesia non è che una parte di quel quadro di costumi: e l'eforo Endio
-e il soldato Brasida ci entrano pure per qualche cosa![136]
-
-Perchè, signor marchese, — se lo lasci dire — ciò che urta i nervi
-singolarmente nelle sue critiche è il tòno. _Errare humanum est_,
-e tutti possono benissimo commettere degli errori giudicando di un
-lavoro d'arte, come io certo nello scriverne, e sarebbe strano che
-l'infallibilità fosse privilegio dei critici: ma non tutti buttan là i
-loro errori con quel sussiego con cui li butta lei. — Non tutti si dan
-l'aria, come lei, di buttar fuori degli oracoli. Dove meno Ella ne sa,
-e più Ella ingrossa la voce. Pur dovrebbe conoscere l'adagio: _ne sutor
-ultra crepidam_. Veda, per es., perfino quella storiella de' baffi!
-Ella non si contenta di dire, sia dritta o storta, la sua; ma impone
-addirittura al signor Emanuel di tagliarseli i baffi (povero Emanuel
-che ci tien tanto) — e perchè mai? Perchè io, marchese D'Arcais,
-1.º e solo — «=posso assicurarlo= _che Alcibiade non li portava_!»
-_Posso assicurarlo!_ E perchè Emanuel non si crede ancora abbastanza
-_assicurato_ e se li tiene, Ella monta in collera e accusa il signor
-Emanuel di mancarle d'obbedienza e di rispetto! Ma perchè mo' invece
-di sciupar tempo e fiato in tante _assicurazioni_, non la si piglia in
-mano un volume del Winkelmann o dell'Ennio Quirino Visconti, o non la
-va — Ella che parla di far la barba ai moderni — non la va in qualche
-museo ad istruirsi prima sul modo con cui se la facevano gli antichi?
-perchè essendo Ella in tanta intimità con Alcibiade, non è andata
-_almeno una volta_ a fargli visita al Campidoglio e al Vaticano? Come!?
-Ella impone ad Emanuel in nome di Alcibiade di _radersi i baffi_ e non
-si informa prima se il suo amico Alcibiade ne è contento? Ella abita da
-un pezzo in Roma, discorre di cose d'arte, e non visita nè il museo del
-Vaticano, nè quello del Campidoglio, e ignora che in quest'ultimo ci è
-un marmo antico di Alcibiade, e nel primo ce ne sono _tre_ — tutti co'
-baffi![137] Ma sa che è grossa — e basta per far perdere la voglia di
-credere alle sue _assicurazioni_! mi dirà che non sapeva che quei marmi
-fossero Alcibiadi, perchè non c'era sotto il nome, e quello che lo ha,
-lo ha scritto in greco, ed ella non è obbligata a capirlo: ma allora
-non si discorre di cose greche!
-
-Ed è Ella che giudica del grado maggiore o minore della erudizione mia!
-
-Ecco perchè, signor marchese, più sopra dicevo che discutere con lei
-è un guajo serio. Ella afferma, trincia, sentenzia con un tono di
-autorità, con una sicurezza che sconcerta: e, a non volerle mancare
-di rispetto, non si sa da che parte pigliarla. O dovrei occuparmi a
-ribattere la sua caritatevole insinuazione, che la buona fortuna fin
-qui arrisa all'_Alcibiade_ è dovuta a _ragioni estranee all'arte_, cioè
-alla _claque_ de' miei amici politici? O dovrei spiegarle — a lei che
-mi onora di giudizi così serii e così pii — spiegarle perchè ho riso
-tanto di quell'altra sua notizia faceta, colla quale informa da sè i
-suoi lettori, come e qualmente Ella è un critico _imparziale_, che non
-fa in arte della politica di partito? _Excusatio non petita_, ecc.
-
-Ma queste son cose che si.... ammirano e non si commentano. — Passiamo
-oltre, passiamo oltre.
-
- *
- * *
-
-Poichè la via lunga ne sospinge — ed ho ancora a difendere da parecchi
-capi d'accusa il mio povero protagonista. Il quale in vita sua ha
-viaggiato molto: ma si è trovato che nel mio dramma non ha viaggiato
-abbastanza. Uno si lamentò per non averlo visto ad Atene, nel ritorno;
-un altro voleva vederlo anche a Samo: un altro anche a Sardi, alla
-corte di Farnabazo, e così via, in questa o quest'altra circostanza
-omessa della sua vita.
-
-Rispondo: il carattere di Alcibiade è così complesso, presenta un
-tal numero di lati, che a volerli ritrarre, almeno _tutti i più
-essenziali_, — nei limiti di un dramma e della _ragion drammatica_ —
-bisognava procedere con _economia_. — Perciò, _scegliere_ tra le fasi
-della vita dell'uomo; seguir sì dal principio alla fine le passioni
-dominanti e costanti, ma nel loro mutar delle forme per certi tratti
-del carattere contentarsi di un incidente solo, di una scena sola;
-evitar le fasi, le scene in cui si ripetesse su per giù lo stesso
-lato morale; affinchè dalla varietà degradante nelle tinte principali,
-uscisse più vivo il contrasto, più completa la fisionomia.
-
-Nel caso concreto, il quadro del ritorno ad Atene, era stato
-fatto[138]; ma dovendo pur sopprimerne per la scena qualcuno, ho
-soppresso questo: Alcibiade il glorioso, il beniamino del popolo e
-maneggiatore delle sue passioni, è già comparso nell'atto secondo.
-
-A Samo poi non l'ho seguito; perchè Alcibiade, il patriota generoso che
-pensa a salvare, a dispetto degli ingrati e dei malvagi, la sua città,
-lo ritroveremo più tardi in faccia ai capitani in Egospotamo.
-
-È vero che questo mi tirerà addosso un altro guajo. Un critico sapiente
-di un foglio milanese, e il signor Roberto Stuart del _Daily News_,
-si scandalizzeranno di veder un Alcibiade che prega[139]. Neh, che
-scandalo! Questi signori critici si son fatti degli eroi a modo loro
-— tutti d'un pezzo, come nella tragedia antica — e con un orgoglio di
-fabbrica loro speciale. Uno poi di quei signori avendo sentito dire
-per combinazione[140], che c'era stato al mondo un certo signor _Ajace
-Oileo_ così fiero e superbo, ch'era morto sfidando gli Dei, voleva
-ch'io facessi fuori del mio Alcibiade un altro Ajace. Ma Alcibiade era
-un eroe più _umano_. Il suo orgoglio era altissimo — ma non orgoglio
-zotico, brutale: orgoglio d'un uomo rotto ai casi della vita, che
-ha la forza di adattarsi agli eventi per lottare contro di loro, che
-ha l'anima capace di alti sentimenti e aperta alle grandi passioni.
-La superbia insomma di tutti i grandi uomini della storia, buoni
-e cattivi, sia che si lascin battere, come il superbo Temistocle,
-pensando alla salute della patria, sia che _servano_ come il Corso
-fatale _pensando al regno_. Ed è perciò forse che Shakespeare — il
-quale del cuore umano ne sapeva un po' più di quei critici e di me
-insieme — costrinse alla preghiera fin Coriolano, che fu un uomo di una
-superbia ben più feroce e più intrattabile dell'Ateniese.
-
-Che cosa vuol dir mai non pensarla allo stesso modo! Quei signori
-critici trovano che un Alcibiade che _prega_ è un Alcibiade
-_rimpicciolito_: ed io invece gli faccio dire da Timandra: _Prega
-Alcibiade, e sarai più grande!_ Quei signori — basati sulle loro
-_profonde_ ricerche — accusano me di aver _alterato_ con quelle
-preghiere il carattere di Alcibiade; ed io — basato sui miei studi
-incompleti — affermo che questa accusa è la prova più _palmare_ che
-quei signori non solo mancano di criterio drammatico, ma non sanno nè
-dove il carattere di Alcibiade stia di casa, nè _chi_ egli sia stato. —
-E il bello è che uno di quei signori critici, con una _intuizione così
-acuta_ dei grandi caratteri storici, aveva avuto la faccia franca di
-mettersi a compilare un libro sui caratteri: per fortuna l'han fermato
-sul principio.
-
-Nel fatto concreto poi, non solo la scena ha un fondamento storico
-— prego quei critici che, vedo, non lo sanno, a legger Plutarco[141]
-ed informarsene — ma a me era parso (spiego il mio concetto soltanto
-— e potrà ben darsi che la povertà delle mie forze lo abbia tradito)
-che lì fosse uno dei lati _essenziali_ del carattere di Alcibiade,
-senza il quale la sua figura sarebbe rimasta addirittura affatto
-incompleta, e quindi non vera. — Migliorato dall'amore e dalla sventura
-il fondo dell'uomo[142], anco il suo orgoglio ha migliorato le forme;
-è una nuova faccia di questo suo orgoglio che si palesa; è un'altra
-grandezza morale — a lui nuova — che amaramente lo tenta. Alcibiade
-prega, ma, com'egli ha cura di rammentarlo ai duci, solo =perchè= _è
-per Atene ch'egli prega_; perchè sente che questo motivo è il solo
-che gli dà ancora nella sua sventura una _superiorità morale_ sui
-duci competitori; perchè Timandra è là, testimone affettuosa della
-sua eroica abnegazione. — Lo sforzo ch'egli fa sopra sè medesimo, è
-esso stesso l'elemento drammatico della scena; che se, tornate vane le
-preghiere, la fierezza antica d'Alcibiade rompe le barriere e prorompe,
-egli è che — per le nature che non son di santi — tutte le prove morali
-hanno i loro limiti.
-
-Ora, tornando a quella tal ragione dell'economia che dicevo, è
-verissimo che il mio protagonista non l'ho neppur seguito — come altri
-volevano — in Persia, tra le effeminatezze del fasto asiatico. Egli è
-che l'Alcibiade effeminato, dedito al lusso, al fasto e alle mollezze,
-era già apparso ad Atene; e se il figliuol di Clinia in Persia, per
-tornare quel d'una volta non dovette far molta fatica, — in teatro, il
-ritoccar le stesse corde avrebbe potuto produrre molta noia.
-
-E sempre per la stessa ragione — e per un'altra ancora — visto che
-la coscienza del mio protagonista era già non troppo pulita — l'ho
-alleggerita della distrazione commessa a Sparta colla moglie del re
-Agide, la bella Timea. Di che, grande scalpore del signor Garofalo
-nell'_Unità Nazionale_ e del signor Z. nella _Gazzetta Livornese_.
-L'uno, il pudico signor Z., in nome della _moralità_, che mi accusa di
-aver offeso coi discorsi di Cinesia, voleva ch'io mostrassi «_un'altra
-donna accesa di amorosa passione_» e Alcibiade occupato a soffiar la
-moglie a quel povero diavolo di re: l'altro, il dottissimo signor
-Garofalo mi assicura che per i contrasti e per il dramma quella
-seduzioncella proprio ci voleva, come le stacchette di garofano nel
-ragù. Ebbene, di _donne accese di amorosa passione_ per quella buona
-lana del figliuolo di Clinia, io credeva di averne già mostrato un
-numero sufficiente in Aspasia, in Eufrosine, in Glicera ed in Timandra;
-e del talento del mio uomo nel condur l'acqua delle donne al suo
-mulino, avendo egli già dato qualche saggio, non mi pareva necessario
-di fargli ritentar la prova, a meno di rubar a Ovidio il mestiere
-e di ridurre tutto il dramma ad un trattato teorico e pratico sulla
-materia. Invece a Sparta c'era qualche _altro lato_ del suo carattere
-_non ancora sviluppato_ e che secondo me meritava di esserlo: e siccome
-appunto pensavo a fare un _dramma_ e non delle _scene sconnesse_ — così
-mi premeva continuar l'azione di Timandra — e dopo aver visto Alcibiade
-scherzante cogli amori da burla, metterlo alle prese, nelle lotte della
-vita, con un amor vero.
-
-Sono contenti quei signori? Se no, me ne rincresce tanto: ma l'autore
-drammatico, quando mette un grand'uomo in iscena, ha qualche cos'altro
-a fare che non pigliar le situazioni della sua vita e metterle in fila
-una dietro l'altra: scimunitaggini queste dei critici da un soldo
-la dozzina. L'autor drammatico alla storia non può sagrificare il
-_dramma_; ed Ella in ispecie, signor Garofalo, che di storia ne sa — la
-storia me la insegni pure — ma il dramma me lo lasci fare a modo mio. —
-Veda: tutti mi rimproverano di aver fatto il dramma troppo lungo: lor
-signori sono i primi a farmene un torto: e poi se dovessi dar retta a
-loro, e aggiungere tutto quel che loro vogliono, dieci volumi in quarto
-non basterebbero. — Questo si chiama metter gli autori in croce, e
-prova che il criticare è una cosa, e il fare è un'altra.
-
- *
- * *
-
-Ma e allora, se ci tenevi tanto a evitar le ripetizioni, perchè quella
-scena dell'atto sesto che riproduce in parte la situazione del quarto?
-Perchè è una fase nuova e diversa del tipo di Alcibiade che volevo
-porre in luce e la cui diversità non poteva balzar fuori che dal
-confronto e dall'_analogia_ delle situazioni. Nel quarto atto Alcibiade
-a cui le calunnie e l'ingratitudine sbarrano il sentiero della gloria,
-_si vendica_; nel sesto, Alcibiade, in cui il bisogno della gloria è
-soddisfatto, attaccato dalla calunnia e dall'ingratitudine, _perdona_.
-
- «_Alcib_..... No, per i Numi! gli oboli della paga ai giudici che
- devono sentenziar di Alcibiade, non son coniati ancora.
-
- _Timandra_ (_inquieta_, _supplichevole_) Alcibiade, ricordati di
- Catania!
-
- _Alcib_. Oh rassicurati! La ingratitudine e la invidia mi ritrovano
- oggi ben più forte di allora. Allora era la fama che mi rubavano;
- oggi è di questa che mi fanno una colpa. Allora mi toglievano
- un nome: oggi non possono togliermi più che il comando.... o la
- vita anche: perchè oggi, se anche morissi, ricorderebbe il mondo
- che c'è stato un Alcibiade. Tu vedi che mi basta — e non ho più
- bisogno di una colpa per vendicarmi.»
-
- *
- * *
-
-E non bastan le accuse. Gran cosa l'amor della storia! Per amore della
-storia un critico veneto, avendo letto che Alcibiade mangiava l'_erre_
-e incespicava nel parlare, mi biasimò di non aver fatto Alcibiade anche
-balbuziente! E per amor della storia, invece, un altro critico, quel
-della _Stampa_, si lamentò che io non avessi snodato abbastanza al
-mio eroe lo scilinguagnolo! Perchè l'eloquenza politica di Alcibiade
-— secondo lui — non l'ho che abbozzata appena nel secondo atto: egli
-voleva invece dei bei discorsi alla Pasquale Stanislao Mancini: ma
-se l'aggiusti dunque con Cicerone che afferma caratteristica della
-eloquenza politica di Alcibiade la brevità concettosa spinta quasi
-fino all'oscurità[143]; se l'aggiusti col signor D'Arcais il quale mi
-rimprovera di averne, di discorsi, fatti troppi! Oh, la storia di quel
-tale che conduceva l'asino al mercato!
-
- *
- * *
-
-Cimoto, il buon Cimoto, ha diviso col suo padrone anche la sorte dei
-giudizj: a cominciar dal critico egregio del _Diritto_, che ha trovato
-da ridir sul suo mestiere. Il critico del _Diritto_ voleva trovar nel
-_parassito_ l'antica professione di questo nome[144]. Ma come già da
-un pezzo il vocabolo avesse mutato fortuna — e ai tempi di Alcibiade
-significasse un'altra casta — progenitrice rispettabile de' parassiti
-de' nostri dì — il critico egregio potrà chiarirsene leggendo il libro
-VI di Ateneo.
-
-Eccogli intanto, se vuole, la metamorfosi spiegata da un parassita in
-persona, in una commedia di Diodoro da Sinope:
-
- «La mia professione è sempre stata gloriosa ed onesta. La nostra
- città che rende grandi onori ad Ercole, fa sagrificj in tutti i
- borghi, dando a questo Dio dei parassiti, scelti fra i primissimi
- della città, per queste cerimonie sacre. In seguito di tempo,
- alcuni cittadini agiati, volendo imitare ciò che facevasi per
- Ercole, si impegnarono a prendere un numero di parassiti per
- mantenerli; ma non scelsero già persone veramente ammodo: presero
- invece adulatori sempre pronti a colmarli di elogi: di modo che se
- il padrone loro rutta sul naso dopo aver mangiato del rafano o del
- pesce stantìo, essi lo complimentano per le rose e le violette con
- cui ha pranzato. O p....... egli vicino all'uno all'altro? quegli
- gira il naso fiutando qua e là, e domanda: Dove prendi tu questo
- profumo squisito? — È così che i parassiti hanno fatto di ciò che
- era onesto e rispettato una professione ignobile qual è oggi.»[145]
-
-E' all'inclita categoria di questi parassiti del nuovo stampo che
-appartiene il _Filippo_ del _Simposio_ Senofonteo: e su questo prodotto
-caratteristico della corruzione ateniese dallo scorcio del V secolo
-in giù, chi brami saperne più in là delle storielle di Ateneo, può
-divertirsi colle _Lettere_ di Alcifrone e con parecchi degli scritti
-del Samosatense.
-
- *
- * *
-
-Ma ammessa la patente del suo mestiere, il povero Cimoto non è ancora
-fuor de' guaj. L'essere diventato da mariuolo un galantuomo non pare,
-per i tempi che corrono, una cosa lecita ed onesta. In ogni modo, il
-signor D'Arcais dell'_Opinione_ e il signor Stuart del _Daily News_,
-e un altro critico o due, non la intendono: peccato che, in fuor di
-loro, critici e publici l'hanno intesa tutti: e non è parsa strana
-a nessuno. — Infatti è impossibile che un vero birbante diventi mai
-arnese da Paradiso: com'è vero che un'indole non cattiva nel fondo, ma
-solo corrotta dall'ambiente e dalle circostanze della vita, può sperar
-sempre di aspirare un dì o l'altro al premio Monthyon. Il qual assioma
-morale non l'ho già scoperto io: credo l'abbia scritto il marchese di
-Lapalisse sopra i boccali di Montelupo.
-
- «Ma questa conversione doveva essere in qualche modo _preparata_
- da uno studio psicologico che il Cavallotti non ha fatto, e che,
- _siamo giusti, non poteva fare, senza darci un dramma anzichè delle
- scene_.»
-
-Ebbene io affermo, signor marchese, che l'idea di Cimoto di far la
-fine del quarto di agnello — idea che nè a lei nè a me (per conto
-mio) verrebbe in mente — è così stramba, così curiosa, che se la
-_conversione_ di Cimoto non fosse stata — come lei dice — _preparata_,
-avrebbe fatto scoppiar dalle risa _qualunque pubblico_ di questo mondo.
-Perchè certe _sgrammaticature_ psicologiche nessun pubblico le passa
-— laddove un critico, sia pur lei o il signor Stuart, può benissimo
-avere sbagliato, senza accorgersene, i suoi studj di psicologia. Che se
-nessun pubblico ride dell'arrosto dell'ultimo atto — bisogna che una
-ragione ci sia. Una ragione potrebbe esser questa, che il pubblico ha
-già assistito da un pezzo al risvegliarsi progressivo della coscienza
-morale in Cimoto: questa coscienza è già viva, sebben latente, sin
-dal primo atto, quando Cimoto confessa a sè medesimo con rimorso la
-disonestà dell'azione commessa: traluce nel secondo, nel terzo e nel
-quarto, quando Cimoto attacca i nemici di Alcibiade, e si affeziona
-a lui e lo segue; è venuta crescendo, ed è vivissima nel quinto, dove
-il parassita si rammarica e si impietosisce sulle disgrazie di Atene,
-ama davvero il suo padrone e pur lo rimprovera del suo tradimento,
-gli rinfaccia i caduti per colpa sua, lo richiama al sentimento del
-suo dovere, accorre giojoso ad associarsi alla vittoria riportata
-dallo affetto di Timandra. E questa coscienza è già fatta abnegazione
-affettuosa e virtù di sagrifizio nell'atto sesto, quando Cimoto,
-accortosi della disgrazia di Alcibiade che sta per fuggire, si affaccia
-a domandargli di dividere la sorte con lui nello esilio e nella
-sventura. Sicchè la progressione[146], nel settimo, non lascia ormai
-più posto che al sagrifizio, senza di che essa sarebbe stata affatto
-inutile; e il parassita vi reclama come titolo al sagrifizio quello che
-fu il suo titolo di disonore. Così l'avevano intesa tutti i publici e
-quasi tutti i critici[147]; così l'aveva intesa l'autore, quando tentò
-di rappresentare in quel carattere la influenza rigeneratrice che sulle
-piccole nature esercita il contatto delle grandi. Ma per avvertir la
-progressione, bisognava nientemeno che star a sentire il dramma: e,
-_siamo giusti_, il signor D'Arcais non aveva tempo di starlo a sentire,
-dovendo scrivere le dodici colonne dell'appendice del giorno dopo.
-
- *
- * *
-
-Socrate fu più fortunato di Cimoto: anzi gli han preso a voler tanto
-bene, che certuni gli han fatto un carico di parlar troppo poco e di
-scomparir troppo presto. È vero che nel dramma completo Socrate fa
-un'altra breve apparizione: prego però quei signori a riflettere che se
-avessi voluto farlo parlare di più, allora avrei scritto un _Socrate_
-e non un =Alcibiade=. Perchè a me la figura del grande filosofo era
-parsa una di quelle che, dove entrano, hanno diritto a pigliarsi per sè
-sole tutto il posto che trovano: e se questo non si può o non si vuol
-fare, allora le esigenze del protagonismo insegnano a non mostrarle
-che disegnate di _profilo_, nello sfondo, quasi appartate dal resto
-dell'azione, perchè non restino impicciolite dal frammischiarsi a
-questa, come figure secondarie, e di lontano conservino nella mente
-dello spettatore la grandezza ideale dei contorni. E questo m'ero messo
-in mente, volta che della figura di Socrate, in un quadro drammatico di
-Alcibiade e della sua età, non si potea far a meno: e al grande maestro
-bisognava pur fare la sua parte nelle lotte morali del carattere
-di Alcibiade, e premea chiarir da principio la posizione delle
-etére[148] rispetto al mondo intellettuale di Atene. Certo, se è libero
-all'artista di non isbozzare che un profilo, s'intende però sempre
-che il profilo ha l'obbligo di essere fedele al vero: che quello di
-Socrate il fosse, la maggior parte de' critici me ne avea dato lusinga
-fin qui: toccava a quel profondo filosofo che è il signor Stuart il
-disingannarmi!
-
-— Ecco, io avevo detto fra me; bisognerà che m'ingegni di far parlare
-Socrate colle sue idee e col suo metodo divenuto proverbiale; accennerò
-di volo il lato _poetico_ e il lato _pratico_ della sua dottrina,
-secondo la tradizione de' maggiori fra' suoi discepoli; e quanto al
-primo, qual poema più bello del _Fedro_? e quanto all'ultimo, poichè
-non posso occuparmene che _nei riguardi del dramma_, e il dramma
-è _Alcibiade_ — quale imagine più vera, più bella, più completa
-dell'azione morale del gran maestro sul suo vizioso discepolo, di
-quella che Platone ci presenta nel _Primo Alcibiade_ e nel _Convito_?
-Quale sintesi più fina di questa parte nobile, moralizzante della
-filosofia socratica, di quel breve dialogo nel III dei _Memorabili_ di
-Senofonte, che riproduce l'identico concetto del _Primo Alcibiade_ e
-mostra Socrate intento a reprimere la baldanza prosuntuosa di Carmide?
-Piglierò l'idea cardinale di que' dialoghi, me ne servirò per l'azione
-del dramma, ossia per la spedizione di Sicilia; accomoderò ai limiti
-e alle esigenze della scena le lungaggini del dialogare socratico, pur
-conservandone la fisionomia; presenterò così in iscorcio i rapporti fra
-Alcibiade e il suo maestro; e in bocca al grande vecchio, là in mezzo
-allo ambiente depravato che lo circonda, farò suonare la santa sdegnosa
-protesta della virtù. —
-
-Non l'avessi fatto! Ecco il sapiente sig. Stuart — che dei dialoghi
-platonici non ha neppure la nozione più lontana — il quale mi incolpa
-di non aver fatto entrare nel carattere di Socrate i suoi rapporti con
-Platone, col vecchio Critone, coll'ambizioso Crizio (voleva dir Crizia)
-e la condanna a morte e la cicuta — e perfino (ah questa poi non
-l'avrei mai indovinata) le sue relazioni col «matto Apollodoro» e collo
-«scettico Pirro» (voleva dire Pirrone), il quale, poveretto,.... ebbe
-la disgrazia di nascere un po' troppo tardi dopo che Socrate era già
-morto, per poterlo conoscere!
-
-Ecco qua un altro critico che conta nel dialogo di Socrate i punti
-interrogativi e mi dice che quello non è il suo metodo, perchè non
-l'ho scritto come un catechismo, tutto a domande e risposte! Ma se
-quel critico volesse ascoltar meglio, s'accorgerebbe che il dialogo
-procede precisamente tutto per interrogazioni, fino a che Socrate non
-ha costretto l'avversario a scoprirsi; e se non tutte le interrogazioni
-finiscono _materialmente_ col punto interrogativo, egli è che l'indole
-del dialogo socratico consiste in ben altro; e molte domande son fatte
-nella forma _suggestiva_, caratteristica della socratica ironia.
-
-Ma ecco appunto qui il peggio; Socrate, proseguendo quella forma
-ironica, finge di dar ragione alle risposte del suo discepolo, per
-meglio ridurlo nelle strette, ed attaccarlo poi. Ebbene, capita un
-critico che mi piglia quella finzione sul serio, e mi biasima di aver
-fatto che Socrate «_finisca col ceder così debolmente accettando ad
-occhi chiusi i progetti ambiziosi del suo discepolo!_» — Ma se ve
-lo dico io, caro Yorick, che è meglio fare il lustrascarpe che non
-l'autore drammatico!
-
- *
- * *
-
-Ed anche Glicera — (ah pallido, romantico Yorick, che Glicera stupenda,
-se vedeste, la signora Giulia Zoppetti!) anche alla povera Glicera è
-toccata la sua. Ma vi pare? Una _etera_, una _grisette_ di quei tempi,
-essere così ingenua, così sentimentale, così virtuosa, così ignorante
-di certe cose che dovrebbero sapere fin le donne oneste, e farsi menare
-a quel modo per il naso! Un critico di Trieste[149] non l'ha voluta
-mandar giù.
-
-Eppure mi facevan credere gli storici e i comici che di queste ingenue
-allieve Aspasia ne crescesse e ne istruisse parecchie in casa sua:
-eppure doveva essere tanto carina quella ragazza ricordata in Antifane:
-
- «Avea costui per vicina una giovane cittadina: appena la vide che
- la fece sua amante: cosa tanto più facile ch'ella non aveva nè
- tutori nè parenti: era una ragazza dalle inclinazioni più virtuose,
- oneste, d'aurei costumi: insomma quel che può dirsi veramente una
- _meretrice_ (ἑταίρα), diversa da altre che disonorano un nome così
- bello.»[150]
-
-Ed era una _grisette_ di buoni costumi e niente più scaltra della mia
-Glicera la bellissima Pizia di Aristeneto:
-
- «Benchè ella sia etera di condizione, pure conserva la nativa
- ingenua semplicità e l'indole irreprensibile e i costumi assai
- migliori della di lei condizione: nulla tanto mi fece innamorare di
- lei quanto la sua innocenza!»[151]
-
-E non era un portento di astuzia femminile neppur la piccola etera
-Filemazio che a' suoi galanti scriveva:
-
- «Voi credete di facilmente ingannarmi, perchè sono una fanciulla
- senza alcuna esperienza di amore, non ancora iniziata ai misteri di
- Venere; e potermi accalappiare più facilmente che non possa il lupo
- una agnellina dormente.»[152]
-
-È persuaso quell'egregio critico che c'erano a que' tempi delle _etere_
-anche più ingenue di qualche ragazza da collegio dei nostri giorni?
-
-Me ne appello a voi Yorick, ed invoco in appoggio, sulla materia, la
-vostra sapiente autorità.
-
- *
- * *
-
-Glicera mi richiama a Timandra. Imitazione di _Atte_![153] Nego. Il
-mio amico Cossa, nel suo impareggiabile _Nerone_, ha pensato, per le
-sue buone ragioni, ad una cosa, ed io ho pensato ad un'altra: perchè
-la diversità dei protagonisti riflette una luce diversa sui loro amori.
-La passione di _Atte_ è essenzialmente una passione fisica: perchè, se
-nol fosse, una donna che sente e pensa come Atte non potrebbe amar un
-uomo che pensa e sente come Nerone. La passione di Timandra si scalda
-ad altre fiamme che a quelle sole della Venere sensuale. L'amor di Atte
-e di Nerone è quello di due nature _opposte_, che non hanno niente di
-comune, nessuna corda unisona, nessun punto di contatto fra loro, unite
-da una specie di fatalità che è più forte di loro: quello di Timandra
-e di Alcibiade è l'incontro di due anime sorelle, che han molte corde
-comuni, che si sentono affini nella energia della tempra e nello
-istinto del piacere, nello amore del bello e della gloria; di due anime
-fatte per intendersi, naturalmente chiamate una verso l'altra, e che
-perciò, al loro primo incontrarsi nella vita, subito si ravvisano e si
-riconoscono. È il riconoscimento istantaneo delle anime, descritto da
-Socrate nell'Atto Primo. Atte _si impone_ a Nerone, dal quale la separa
-un'abisso morale, colla ferrea energia che all'altro manca; gli parla
-un linguaggio che l'altro non può, non deve intendere; e Nerone subisce
-riluttante il suo fascino[154]; — Timandra _si insinua_ in un carattere
-che è energico quanto il suo; tocca una dopo l'altra in lui delle corde
-di cui ella conosce e l'altro sente, suo malgrado, l'efficacia; e anche
-quando ella investe Alcibiade più irruente e più severa, l'armonia
-segreta di quelle due anime non cessa un istante solo. Degli attacchi
-di Atte, Nerone, sempre conseguente a sè, si annoja o si impaurisce;
-dinanzi agli attacchi di Timandra, Alcibiade quando va in collera si
-giustifica, e quando non vuol rispondere si commuove.
-
- *
- * *
-
-Ma io ho un bel ricorrere a Socrate; quella teoria del _riconoscimento_
-subitaneo delle anime, o, per così dire, degli innamoramenti _a colpo
-di sole_, i critici posati e flemmatici non me l'accettan per buona: e
-fra le categorie della specie non me la ammettono.
-
- «L'amore di Timandra ad Alcibiade è posticcio: non ha causa
- apparente nel dramma: viene non si sa da dove, nasce lì per lì, non
- si sa come»[155].
-
-Nego. E ho spiegato or dianzi perchè nego. Mostrare al critico poi,
-nella ragione psicologica dei due caratteri e nella ragione intima
-del dramma, la causa di quell'amore dov'è; e il perchè quell'amore,
-a differenza degli altri, l'ho fatto nascere a quel modo, e il _come_
-di quella fiamma che s'accende istantanea al primo contatto delle due
-nature — mi porterebbe a discutere col critico sopra le leggi del cuore
-umano, per sentirmi rispondere che egli non le intende a modo mio.
-Questione di gusti! risparmio la fatica e me ne appello a Stendhal e
-alla sua _Fisiologia dell'amore_. E se Stendhal non basta — oh allora
-poi — me ne appello alle donne.
-
- *
- * *
-
-Un altro critico egregio piglia la cosa in altro modo. «_O non era
-assai più naturale dare a Timandra nel primo quadro la parte commessa
-a Glicera, e farla poi ricomparire nel terzo a ricevere il premio del
-suo affetto gentile?_» E subito un terzo: _Sicuro! Sicuro! Glicera e
-Timandra non son che un duplicato_[156].
-
-Sicuro un bel niente! Perchè sono due tipi affatto diversi, messi lì
-appunto a porre in luce due faccie diverse dell'anima del protagonista.
-Perchè la innocente e ingenua Glicera, _quale mi occorreva_ nel
-primo atto, non era mai la donna che potesse esercitare la menoma
-influenza sul carattere di Alcibiade, a meno di cessar di essere
-un carattere _vero_, e di diventare il solito _angiolo del bene_,
-rubando il mestiere alla _Alice_ del _Roberto il Diavolo_; viceversa
-poi, la donna capace di esercitare un fascino e un dominio sull'animo
-del _Don Giovanni_ ateniese, _non poteva_ mai essere la vittima
-delle sue gherminelle dell'atto primo. Perchè infine, quel fascino,
-quell'influenza, è il risultato di una armonia morale fra Timandra
-ed Alcibiade, che appunto manca tra i caratteri di Alcibiade e di
-Glicera; di un'armonia che permette a Timandra di leggere subito nel
-fondo dell'anima dello eroe, di indovinarvi i più nascosti pensieri e
-impadronirvisi delle più segrete emozioni, mentre la povera Glicera
-ne sa tanto del suo seduttore, da restar presa lì subito, come un
-pesciolino all'amo, al sentimentalismo delle sue bugie.
-
- *
- * *
-
-Ora se permettete, Yorick — intanto che il signor marchese D'Arcais
-è andato a prendermi i volumi della _greca filosofia_ da incastrar
-nell'_Alcibiade_ — per ingannare il tempo finirò qui col signor Roberto
-Stuart il discorso più sopra incominciato.
-
-E non la si inquieti, signor Stuart, che sarò corto. Già veramente sul
-suo _erudito_ opuscolo intorno al mio _Alcibiade_[157] io potrei porre
-una piccola question _pregiudiziale_.
-
-Ella _opina_ che la _censura deve aver mutilato in gran parte_ il mio
-dramma; lo opina perchè l'_Alcibiade_ secondo lei «=doveva= _essere
-un mezzo per isvelare delle opinioni politiche_» e perchè le _tirate_
-che ci si _poteano_ far sopra non essendovi, è _impossibile_ — proprio
-_impossibile_ — _che la loro assenza non sia effetto delle forbici
-governative_; e dal momento che le _mie idee personali_ la censura _me
-le aveva soppresse_, non c'era più ragione di pubblicare il lavoro, ed
-anzi era meglio non farlo, perchè prova soltanto che gli _adulatori del
-popolo (ch'a son peui mi) sono i primi a conoscere i loro polli_, — e
-via via dicendo con tante altre amenità di questo stampo.
-
-Ebbene, signor Stuart, ciò ch'ella _opina_ è un'opinione storta, perchè
-la censura nel mio dramma non ci ha messo becco, e il solo taglio che
-vi si trovi è quel tale della coda che lei sa. Ma io invece _opino_
-e sostengo e mantengo, che quando in una critica d'arte _si opinano_
-di queste cose; quando si ha tanta _intuizione_ nello interpretar gli
-intenti di un autore, e intorno al dramma storico si possiedono di
-quelle idee, e non si capisce nè il come nè il perchè io non abbia
-scelto l'occasione dell'_Alcibiade_ per fare il mio manifesto ai miei
-elettori di Corteolona e Belgiojoso; quando in una critica artistica si
-dicono queste sorti di banalità, — coll'aggiunta di tutte quell'altre
-sul collare dell'_Annunziata_, e sugli zuavi pontificj e sui preti del
-Vaticano, ecc.[158] — fior di roba greca come si vede — si può essere
-senz'altro ad occhi chiusi rifiutati come giudici in cose d'arte,
-perchè ciò dimostra, non dirò l'incompetenza, ma la più completa
-(non se n'abbia male, sa!), la più fenomenale assenza del _criterio
-artistico_. E quando son queste le idee nuove ed elevate e profonde
-ch'Ella reca nel campo dell'arte, ah, per Dio, io posso ben consolarmi
-ch'Ella non abbia trovato nel mio dramma _nè un solo pensiero nuovo
-nè un solo concetto ardito_: vorrei ben vedercelo io quel concetto che
-_a lei_ potesse parer bello o parer nuovo, per conciarlo subito colle
-forbici come si deve!
-
-Ma ha Ella fatto almeno una critica storica? da quell'erudito inglese
-che Ella è, scorgendo che il mio dramma non è riuscito per mancanza di
-studî — (già noi Italiani siam molto indietro su queste cose) — Ella
-ha la bontà di venire in soccorso alla mia ignoranza e di indicarmi
-le fonti dalle quali avrei potuto ricavare qualche maggior lume per
-l'opera mia!
-
-Ella _mi informa_ che avrei potuto raccogliere le notizie dalla storia
-di Tucidide, dalle commedie di Aristofane, dai dialoghi di Platone,
-_dalla memorabilia_ — sic — (_I Memorabili_, vuol dire?) di Senofonte,
-dal _Pericle ed Aspasia di Laudor_ e dal _Caricle the Beker_[159].
-
-Ed è qui tutto? Ahimè, signor Stuart, pur troppo mi son digeriti —
-lo sa il mio stomaco — alcune altre dozzine di volumi ancora; e pur
-troppo, se la sua erudizione non va niente più in là di quei volumi,
-ho paura che Ella non abbia che una cognizione _molto_ incompleta del
-mondo greco. Ma viceversa poi ho un terribile sospetto.... che quei
-pochi libri che Ella mi indica, Ella..... non li abbia letti neppur
-quelli!
-
-Ne vuole una _prova_?
-
-Apro il suo opuscolo e ne piglio a caso una pagina; e la trovo tanto
-_bella_, tanto _saporita_, che la riferisco per paura di guastarla, e
-perchè è una pagina che, l'assicuro io, _farà epoca_ nel mondo erudito.
-
-È di Tucidide — uno di quei della sua lista — che Ella parla. Attenti
-tutti!
-
- «Noi abbiamo troppo l'abitudine di contemplare la storia a traverso
- lenti moderne. _La spedizione di Sicilia_, _per esempio_, fu un
- grand'affare per Atene. Ma il genere comune dei combattimenti,
- per il numero dei combattenti e per i _risultati ottenuti_, erano
- _molto al disotto_ di quelli annunciatici da 18 mesi a questa parte
- nella lotta dei carlisti.
-
- «Imaginarsi una cronaca non interrotta che ci narrasse come il
- sindaco e le truppe di Albano avessero marciato contro il sindaco
- e le truppe di Frascati: che una lotta importante fosse sorta e
- che _quattro_ abitanti di Albano fossero rimasti feriti ed _uno_
- prigioniero.
-
- «Un combattimento più importante gli succede. Le truppe di Tivoli
- si combattono con quelle di Subiaco, quei di Subiaco _lasciano un
- uomo_ sul campo.
-
- «_E di questo genere, senza troppo esagerare, sono i combattimenti
- narrati da Tucidide._»
-
-Ma, o... eruditissimo signor Stuart, a chi crede Ella di venire a
-contare in Italia queste fandonie?
-
-Il primo venuto che abbia letto Tucidide più in là del cartone le
-sa dire che quasi _tutti_ i combattimenti di Tucidide eguagliano
-per numero di morti (se si tratta solo di una ventina di morti e un
-centinaio di feriti, Tucidide non li tratta che da scaramuccie) i
-grossi combattimenti dei tempi nostri, e parecchi presentano tali cifre
-di rimasti sul campo, quali appena le danno le nostre battaglie!
-
-Perchè veda, Tucidide (lasci un po' adesso che la informi io) — il
-quale è l'autore di una _Storia della guerra del Peloponneso_ in otto
-libri, ed è con Senofonte il più esatto e scrupoloso degli storici
-greci — Tucidide di solito non conta che i _morti_, e quando li conta;
-e lascia a lei la cura di istituire _poi in proporzione_ (ch'è in media
-generale quella del triplo) il calcolo dei feriti.
-
-Apra dunque Tucidide e veda per es. che al combattimento di Potidea
-(I. 63) i Potideali perdono _300 morti_, e gli Ateniesi _150_, totale
-450 di _soli_ morti, senza contare i feriti; che a quello di Spartolo
-in Epitracia (II. 79), gli Ateniesi sconfitti dai Calcidesi, perdono
-430 morti oltre tutti i capitani; e i feriti Ateniesi e le perdite dei
-Calcidesi son da aggiungersi al conto; che a quello di Egitio (III.
-98) contro gli Etoli, dei soli Ateniesi sconfitti restan morti sul
-campo _centoventi opliti_ — e lo stesso Procle uno dei capitani — senza
-contare i loro alleati _dei quali molti morirono_ — e che dovettero
-essere assai di più!
-
-Alle battaglie navali sulle coste dell'Acarnania, (II. 84, 92), i
-Peloponnesj sconfitti da Formione perdono nella prima dodici navi,
-nella seconda sei con tutti gli equipaggi,[160] su cui gli Ateniesi
-fanno man bassa.
-
-A Milazzo in Sicilia (all'epoca delle prime spedizioni) in una
-scaramuccia gli Ateniesi attaccano due coorti di Messeni (III. 90) e ne
-fanno _strage_.
-
-Al combattimento di Olpe (III. 107 e seg.), i Peloponnesj ed
-Ambracioti, sconfitti dagli Ateniesi di Demostene, perdono _300_ morti;
-senza contar la strage successiva degli Ambracioti, che assaliti nelle
-gole di Idomene lasciano oltre _un migliaio_ di morti! (III. 113).
-
-Alla battaglia di Delio (ch'ella, signor Smith mi confonde con Delo!)
-_ventimila Beoti_ comandati da Pagonda combattono contro gli ottomila
-Ateniesi di Ippocrate; vi restan _morti_ dei Beoti =cinquecento=; degli
-sconfitti Ateniesi _mille_ fra cui il capitano Ippocrate, _oltre ad una
-quantità di fanti leggieri e di saccardi_ (IV. 101) dei quali il numero
-dovette _uguagliar per lo meno_ quello degli opliti: e ancora i feriti,
-come sempre, non entrano nel conto!
-
-Alla battaglia di Novara non ne son morti tanti!
-
-Al combattimento di Anfipoli _che fu_, scrive Tucidide, _non
-un'ordinata battaglia, ma un semplice scontro improvviso_, (V. 11) gli
-Ateniesi sconfitti lasciano _seicento morti_, compresovi il comandante
-Cleone; i Lacedemoni vincitori, sette morti, compresovi il fortissimo
-Brasida.
-
-Alla battaglia di Mantinea (V. 74), degli Ateniesi _muojono duecento_,
-compresi i due capitani; dei loro confederati _novecento_; dei
-Lacedemoni vincitori _trecento_. Totale _millequattrocento morti_ —
-senza il resto!
-
-Il numero circa, se non erro, dei morti nostri alla battaglia di San
-Martino!
-
-Nella fazione di Mileto, gli Argivi, sconfitti dai Milesj, perdono essi
-soli _trecento_ morti (VIII. 25)
-
-Al combattimento navale di Eretria (VIII. 95) gli Ateniesi perdono
-_ventidue_ navi, sui cui equipaggi i Lacedemoni fanno man bassa.
-
-Alla battaglia navale di Abido (VIII. 106) gli Ateniesi vincitori
-perdono quindici navi; i Peloponnesi sconfitti oltre a venti.
-
- *
- * *
-
-Quanto poi a quella _spedizion di Sicilia_, — che Ella chiama
-compassionandola un _grand'affare per que' tempi_, ma non sarebbe,
-secondo lei, ai tempi nostri, che una bazzecola da ragazzi — oh,
-vediamola un po' questa bazzecola! Atene si contenta di spedire
-in Sicilia, da principio — con Alcibiade, Nicia e Lamaco — 136
-navi rappresentanti un effettivo di 38500 uomini (tra cui 5100
-opliti), a cui tengon dietro di rinforzo — oltre 500 tra arcieri e
-cavalieri sbarcati a Catania — le 73 navi della seconda spedizione
-di Demostene ed Eurimedonte con un effettivo di 25000 uomini. Totale
-delle forze mandate da Atene a quell'impresa, _duecentonove_ navi e
-_sessantaquattromila_ uomini!
-
-A Lissa, tra le forze italiane e le austriache insieme, non credo che
-sommassero a quella cifra.
-
-E i fatti d'arme? alla fazione dell'Olimpiéo i _morti_ dei Siracusani
-son 260, degli Ateniesi 50; all'altra di Epipole, ove muor Lamaco, il
-numero di morti non è precisato, ma dovettero esser ancor di più; alla
-prima battaglia navale nel porto i Siracusani sconfitti perdono 11
-navi, gli Ateniesi 3; nelle altre battaglie navali nel gran porto, gli
-Ateniesi perdono una volta (VII. 41) sette navi (_degli uomini_ «_quali
-fatti prigioni e quali uccisi_»), un'altra volta (VII. 53) _diciotto_
-«_delle quali furono uccisi tutti gli uomini_»; il resto dei legni, in
-fuori di una sessantina, lo perdono nell'ultima funesta battaglia (VII.
-72), a cui seguono la ritirata disastrosa, gli ultimi sforzi disperati
-dell'esercito, la resa dei seimila di Demostene, la strage al varco
-dell'Asinaro e infine la resa di Nicia.
-
-A 24 mila uomini, tra morti, feriti e dispersi, sommavan già le perdite
-degli Ateniesi innanzi l'ultima battaglia nel porto; altri 40 mila ne
-costò la catastrofe, dei quali 7 mila soltanto furono fatti prigioni.
-
-Un totale (non contando i prigionieri) di circa 50 mila perduti in una
-guerra di poco più d'un anno!
-
-E quella sanguinosa del 1859 non costò alla Francia che 18 mila uomini,
-al Piemonte 6600, all'Austria 38 mila!
-
-Queste sono le fazioni di Tucidide, scoperte dal signor Stuart, dove i
-terrazzani di Subiaco o di Boffalora col sindaco alla testa, ammazzano
-un uomo in battaglia a quei di Frascati o di Abbiategrasso!
-
- *
- * *
-
-E così si studia Tucidide da' concittadini di Grote! meglio non lo si
-studia — perchè già, signor Stuart gentilissimo di qui non s'esce — è
-evidente come la luce del sole, quando splende a mezzogiorno, che Ella
-Tucidide _non lo ha letto_. Ed è lei che mi raccomanda di leggerlo!!!!
-
-E non avendo letto Tucidide, via, la sia franca, ella ne sa un po'
-troppo poco per dar giudizj critici di storia su di un dramma che
-tratta di Alcibiade e della guerra del Peloponneso. Per prender sul
-serio la sua autorità non ci voleva che il signor marchese D'Arcais,
-che di storia e letteratura greca ne sa ancora meno di lei!
-
-Avesse almeno letto quegli altri dei quali m'ha raccomandato la lettura!
-
-Ma permetterà che io vada adagio nel crederlo. — Prima di tutto, dopo
-quel primo saggio; poi perchè mi regala, in poche pagine, certi altri
-granchii e certe storpiature di parole, che sulla sua erudizione danno
-molto da pensare. Ed è chiaro, molto chiaro, che non si tratta già di
-errori di stampa; perchè una certa pratica di cose di stampa, veda,
-io la ho; e se la sintassi e la lingua del suo opuscolo non son molto
-corrette, il testo però, quale Ella lo ha scritto, appare evidentemente
-correttissimo, e di quelle parole ch'Ella poteva sapere, senza sudar
-troppe camicie, non ce n'è sbagliata neppur una.
-
-Ella mi cambia in _Leochitide_, il re spartano Leotichide (Leotychides
-o Leutychides) che soppiantò Demarato nel regno.
-
-Ella mi cambia in _Pontidea_ il nome della città di Potidea, nella
-Calcidica, dove ebbe luogo la battaglia, e dove Alcibiade fece le prime
-sue armi.
-
-Ella mi confonde _Delo_, l'isola dell'Egeo ov'era la sede e il
-santuario della Confederazione Ionica e dove non ci furon battaglie,
-col borgo di _Delio_ situato tra l'Attica e la Beozia, a due marcie
-da Atene, dove fu data la battaglia così funesta agli Ateniesi, e dove
-Alcibiade protesse infatti la vita di Socrate, come narra Platone nel
-_Lachete_.
-
-Ella mi tramuta in _Farnambazo_ il satrapo persiano _Farnabazo_ — e mi
-inventa un _Crizio_ al posto di _Crizia_ il discepolo di Socrate che fu
-più tardi uno dei trenta tiranni.
-
-Ella mi scrive che i Greci a Salamina intuonarono il gran _Peama_:
-voleva dire probabilmente il _peana_ o _peane_ (παιὰν) come chiamavasi
-il cantico militare che i Greci, particolarmente i Dori, intuonavano in
-battaglia prima di lanciarsi all'attacco.
-
-Ella mi cambia in _Eudio_ il nome dell'eforo _Endio_ col quale
-Alcibiade aveva rapporti di prossenìa.
-
-E per compiere il _bouquet_ con qualche fiore degno di lei, Ella ha
-la bontà di informarmi che Socrate sedusse — oh sentiamo un po' chi
-sedusse: «l'ambizioso Crizio, lo scapestrato Aristippo, lo _scettico
-Pirro_ e il matto _Apollodoro_»!!
-
-Vada per Crizia e per Aristippo: benchè se volessi appena guardarla
-pel sottile, per uno che mi biasima di aver ignorato di Socrate tante
-cose, mi pare che quella scelta bizzarramente erudita di quei due nomi
-soli tradisca già una nozione di Socrate un poco incerta e confusa;
-e che per uno il quale, a mostrar di saperne, ama andar tanto nei
-particolari, _e di quei pochi che sa non se ne lascia scappar neppur
-uno_, si sarebbe potuto e dovuto mostrar di saperne un po' di più. Come
-mai il signor Stuart, il quale crede di dover indicarmi le persone che
-subirono la influenza personale di Socrate, e trova perciò necessario
-di occuparsi «dello _scettico Pirro e del matto Apollodoro_» — mi
-dimentica nientemeno che Senofonte ed Antistene, il fondatore della
-scuola Cinica; ed Euclide, il fondator della Megarica, che, per sentir
-Socrate, sfidava il bando severissimo di Atene contro i Megaresi, e
-veniva da Megara in Atene la sera, travestito da donna, rifacendo alla
-mattina le dodici miglia di strada; ed Eschine di cui Socrate diceva
-ch'era il solo che _avesse appreso ad onorarlo_ — Μόνος ἡμὰς οἶδε τιμᾷν
-— e Simone, e Fedone, e Simmia e Cebete, i fedeli consolatori degli
-ultimi istanti del filosofo, e Liside, e Lamprocle e Teeteto e Glaucone
-fatti da Socrate migliori? Che diamine! Insegnarmi chi fu Socrate e
-togliere tutti questi scolari al maestro di Platone e di Critone!
-
-Ma il signor Stuart m'insegna invece che egli ammaestrò lo _scettico
-Pirro_ e il _matto Apollodoro_!
-
-Quanto ad Apollodoro, supposto che il signor Stuart non voglia parlare
-nè del comico della nuova commedia che fiorì ai tempi di Menandro,
-nè del grammatico discepolo di Aristarco che fiorì verso il primo
-secolo innanzi l'Era volgare, nè del pittor celebre che fu maestro
-di Zeusi e visse sì ai tempi di Socrate, ma non è affatto ricordato
-per rapporti con lui, a chi ha inteso d'alludere il signor Stuart? Al
-filosofo epicureo ricordato da Cicerone e Diogene Laerzio? Ma Epicuro
-che fu il suo maestro fiorì dopo Alessandro il grande, e il soprannome
-che Diogene appiccica a questo Apollodoro è quello di _illustre_,
-ἐλλόγιμος e non di _matto_. allo scultore ricordato da Plinio che fu
-detto difatti l'_insensato_ perchè spezzava le sue statue di cui non
-era contento mai? Ma neppur di questo si ricorda che Socrate abbia
-avuto che fare con lui. Ah, ora ci sono! Il signor Stuart vorrà parlare
-dell'Apollodoro falerèo, ricordato di passaggio insiem con altri nel
-_Fedone_ e nell'_Apologia_, come uno degli assistenti in lagrime
-alla morte di Socrate e dei mallevadori per lui nel suo processo;
-soprannominato appunto il _matto_, μανικὸς, da Platone nel _Convito_,
-viceversa poi soprannominato il _molle_, μαλακὸς, da Senofonte nella
-lettera a Santippe. Ma di questo Apollodoro, in fuor del nome e dei
-soprannomi, non si sa altro; nè nella storia nè nella filosofia del
-suo tempo è alcuna traccia o memoria di lui; egli non è introdotto che
-come una comparsa in quelle due o tre scarse menzioni dei dialoghi
-socratici, fra i tanti seguaci affettuosi del grande maestro! E il
-signor Stuart, che del dramma socratico mi dimentica le più grandi
-figure — mi va a pigliare le comparse! e me le cita _per antonomasia_,
-con quella prosopopea affatto priva di discernimento che è tutta
-propria degli _indotti_, quando vogliono spacciarla da eruditi!
-
-E lo scettico Pirro! Ahimè, allo _scettico Pirro_ (se il signor Stuart
-conoscesse questo signore almen di nome, lo chiamerebbe _Pirrone_,
-Πύῤῥων — in quella stessa guisa che scrive Platone, Critone, ecc., che
-son in greco desinenze identiche), allo scettico _Pirrone_ l'eliense,
-discepolo di Anassarco, il buon Socrate non ebbe mai il piacere di
-dare nè il buon giorno nè la buona notte, per la semplice ragione che
-Pirrone, come dissi già, aspettò a nascere quando Socrate moriva, anzi
-se non erro, dopo che era già morto! In ogni modo gli storici lo fanno
-fiorire verso il 370 — e quindi trentun anni circa dopo la morte di
-Socrate.
-
-Da qualunque lato dunque la si pigli la dotta citazione del signor
-Stuart, ell'è un'altra amenità da mettere nel mazzo dell'altre, e la
-quale dimostra che delle faccende di Socrate egli è tutt'altro che al
-chiaro.
-
-Eppure, il signor Stuart, perchè io non ho messo nel ritratto di
-Socrate nè il suo signor Pirro nè il suo signor Apollodoro — e perchè
-ho fatto discorrer Socrate sull'amore — il signor Stuart ignora certo
-dialogo di Platone che si intitola il Fedro — il signor Stuart mi
-accuserà che Socrate nel mio dramma è — al pari di Alcibiade — _neppure
-un'ombra deforme del vero!_
-
- *
- * *
-
-Il che — diamine! — suppone che l'_idea vera_ del carattere
-d'Alcibiade, il signor Stuart, benchè ignori Tucidide, la possieda lui!
-
-E per darmela, l'idea _vera_, l'idea _giusta_, il signor Stuart, prima
-di tutto — naturalmente — mi insegna che un Alcibiade che si abbassa a
-pregare, col suo orgoglio, è _assurdo_; poi mi informa che l'orgoglio
-di Alcibiade, se fosse vissuto ai nostri dì, sarebbe stato quello di
-aspirare «_al posto di prefetto o al gran collare dell'Annunziata!_»
-Alcibiade, a cui la gloria di Pericle era troppo poca, a cui eran poche
-la Grecia e l'Europa, Alcibiade che avria preferito non vivere anzichè
-rinunziare ad essere padrone anche dell'Asia e a spargere il suo nome e
-la sua potenza per tutto il genere umano[161] — Alcibiade al posto del
-prefetto Torre, con al collo la decorazione di Lanza e di Minghetti!
-
-Vi basta? Ebbene, se non basta, il signor Stuart, completa il ritratto
-morale di Alcibiade, e ne trova l'imagine in.... «_Mazzini!_» Povero
-Mazzini! Se fosse al mondo a sentirlo!
-
-Ciò dimostra a luce di sole che il signor Stuart ha capito
-perfettamente _chi_ era Alcibiade, e che l'arte ci guadagnerebbe un
-tanto ad avere, invece del mio «_neppur ombra deforme del vero_» un
-ritratto artistico di Alcibiade al vero e al naturale, uscito dalle
-mani del signor Stuart!
-
-Via dunque, dottissimo figlio della dotta Albione, non la si
-faccia pregare, la ce lo dia questo ritratto di Alcibiade; non dica
-modestamente, come dice nel suo opuscolo, che per farlo le manca «_la
-pazienza_»; un po' di pazienza, diamine! quando non manca che questa,
-volendo la si trova; la trovi, la trovi, per amor dell'arte, che col
-mio sgorbio — ombra deforme del vero — ho profanato!
-
- *
- * *
-
-Ora, tornando a noi, diteglielo un po' caro Yorick, diteglielo voi al
-signor Stuart, che il trovarsi _distante_, com'ei dice, _un abisso,
-quanto a politica, dall'onorevole Cavallotti_, può essere una ragione
-che spieghi alcune cose; ma non le spiega e non le scusa tutte: — e
-che le rabbiuzze di partito non le si accettano in arte per passaporto
-di corbellerie. Quelle del signor Stuart son tali che mi avrebbero
-dato diritto a dispensarmi dal rispondere, se non fosse parso mancar
-di riguardo a uno straniero, e se la sua critica, mandata in luce
-con pomposa solennità, non avesse prodotto uno scherzo d'ottica
-curioso. _Fanfulla_, che pure in arte sa il suo conto e di corbellerie
-sull'_Alcibiade_ non ne ha scritte, piglia in mano il fascicoletto
-elegante, stampato in Roma coi tipi dell'_Italie_, lo scorre a volo,
-ci vede a ogni pagina una filza di nomi greci di bellissimo effetto,
-e così giudicandolo ad occhio e croce, senza guardar tanto più in là,
-si affretta ad annunziare: _Il signor Roberto M. Stuart ha pubblicato
-un saggio critico, nel quale, dopo avere minutamente sfogliato e
-compulsato uno per uno tutti gli autori antichi e moderni, conclude per
-la condanna del lavoro del deputato di Corteolona._
-
-E subito gli altri giornali a ripetere in coro: _Il signor Stuart, nel
-suo saggio critico, dopo avere minutamente sfogliato e compulsato uno
-per uno...._ ecc. ecc. (Segue come sopra).
-
-Cosa vogliono mai dir le frasi fatte!
-
-E il signor Roberto M. Stuart, serio serio come un figlio di Albione, a
-pigliarsi quei complimenti in buona fede!
-
- *
- * *
-
-Però gli spropositi del signor Stuart — e qui sono d'accordo col
-_Fanfulla_ — se non altro son tutti suoi: un altro, il signor Z. della
-ufficiale _Gazzetta Livornese_, se li fabbrica con minor fatica.
-
-La lunga severa appendice del foglio ufficiale livornese è ricalcata
-da capo a fondo, giudizio per giudizio, periodo per periodo, frase
-per frase, su quella del signor Garofalo nell'_Unità Nazionale_: che
-sugo poi ci sia a far della critica a questo modo non so: ma il signor
-Z., prevedendo appunto l'obiezione, ci ha incastrato qua e là qualche
-coserella di suo: e dove incastra sbaglia; e dove sbaglia mi rincresce,
-perchè mi dicono che il signor Z. sia _professore_, ed io penso
-naturalmente ai suoi scolari.
-
-Il signor professore Z. — là dove incastra — mi _informa_ che la
-mia scena dei costumi di Sparta è un _anacronismo_: perchè «_quelle
-antiche costituzioni, quelle antiche costumanze essendo anteriori di
-quattro secoli a quell'epoca erano già tolte dall'uso._» Davvero?
-Allora io _informerò_ il signor professore Z. che quelle antiche
-costituzioni, quelle antiche costumanze ci vengono confermate dal
-coetaneo e condiscepolo di Alcibiade, Senofonte; che Senofonte è fra
-tutti gli scrittori greci il più autorevole nelle cose attinenti agli
-Spartani[162] fra i quali lungamente visse e coi quali lungamente
-militò; e quelle leggi ed usanze egli le registra siccome ancora
-esistenti ed in vigore a Sparta al tempo suo, nella _Repubblica di
-Lacedemone_, ch'è uno degli opuscoli della sua vecchiaia, scritto in
-conseguenza molti anni dopo che Alcibiade stesso era già morto!
-
-Cito questa ragione, che taglia la testa al toro, per farla spiccia;
-che se poi volessi essere severo, allora con rincrescimento dovrei
-trovare sconveniente e _fenomenale_ che un critico _professore_ ignori
-come la costituzione di Licurgo era appunto nel suo più bel fiore ai
-tempi e di Alcibiade e di Platone, il quale, dopo studiatala sul vivo,
-la tolse a modello ne' suoi libri politici della _Repubblica_ e delle
-_Leggi_; che un critico professore ignori la testimonianza di tutti gli
-scrittori sulla fenomenale durata delle leggi di Licurgo, delle quali
-Tucidide e Lisia parlano siccome in pienissimo vigore al loro tempo,
-già dopo finita la guerra del Peloponneso[163]; delle quali Plutarco
-ricorda come traversassero intatte ed inalterate lo spazio di _oltre
-cinque secoli_[164] da Licurgo (800 circa av. l'E. V.) in giù; anzi di
-_sette secoli_, sino all'anno 190 avanti l'E. V., secondo Livio[165]
-e secondo Cicerone[166]; anzi di _otto secoli_, se si vuol dar retta
-a Macchiavelli: «_Licurgo ordinò in modo le sue leggi a Sparta, che
-dando le parti sue ai re, agli ottimati, ed al popolo, fece uno stato
-che durò più che ottocento anni con somma laude sua e quiete di quella
-città_»[167]. — Ma fermiamoci ai cinque secoli abbondanti di Plutarco,
-che son la cifra giusta, e ce n'è d'avanzo. —
-
-E ancora, se volessi esser severo, noterei che quello sproposito
-del signor professore lo denota affatto digiuno di studj di critica
-storica; poichè se è logico e naturale che l'autore drammatico faccia
-attribuire da uno Spartano le leggi di Sparta a Licurgo, viceversa è
-strano che un _professore_ ignori come le così dette _leggi di Licurgo_
-non fossero in ultima analisi che le antiche costumanze di tutti i
-popoli dorici, assai più antiche di Licurgo stesso, delle quali egli —
-od altri per lui — non fece verosimilmente che ravvivar l'osservanza,
-riportandole al tipo primitivo, che se n'era conservato più che altrove
-fedele in Creta; che Licurgo non è in fondo se non la personificazione
-— alquanto mitica — (come lo attesta il culto tributatogli in Isparta)
-di usanze e di leggi che non potevano già essere l'opera improvvisa ed
-isolata di un uomo, ma bensì il portato del genio, dell'indole, del
-carattere della stirpe, e perciò nate può dirsi insiem con lei, fra
-i dirupi delle sedi native, a piè dell'Olimpo; che una costituzione
-infatti, la quale toccava le corde più intime della natura umana, e
-regolava a suo modo i più importanti e gelosi fra i diritti naturali
-dell'uomo, non avrebbe potuto durar rispettata, nonchè cinque secoli,
-neppure cinque anni, da tutto un popolo, se non fosse stata ingenita
-alla sua natura stessa, già fatta per così dire carne e sangue con lui
-e confondentesi colle sue origini;[168] il che spiega appunto come e
-perchè quelle leggi abbiano potuto durar tanto, e come, per istabilirne
-così cervelloticamente come fa il prof. Z. la data del principio e
-quella della fine, quelle leggi bisogna non averle affatto affatto nè
-studiate nè capite.
-
- *
- * *
-
-Altra scoperta del signor critico professor Z. che, speriamo almeno,
-non sia professore di storia greca.
-
- «Ad Atene i plebei erano possidenti e chi non possedeva poteva
- essere commerciante, agricoltore, artigiano, ma non perveniva
- giammai alla cittadinanza, al godimento dei diritti politici.»
-
-Ohibò! ohibò! Ad Atene, giusta la costituzione solonica, la quarta
-classe dei _cittadini_ abbracciava appunto i plebei _proletarj_ (θῆτες,
-_capite censi_) che o non possedevano che al disotto di 150 dramme di
-rendita annua, _o non possedevano un bel niente_ — e si guadagnavan la
-vita _col lavoro_. Ed essi _godevano dei diritti politici_ (sicuro,
-signor Z.) comuni alla loro classe e alle altre tre, esercitando il
-loro ufficio di cittadini, sia come popolo sovrano nell'assemblea, sia
-come eliasti ne' tribunali[169].
-
-Meglio ancora. Perfino gli schiavi e i _meteci_, anche non possedendo,
-potevano passare nella classe dei cittadini per benemerenze verso la
-repubblica o i loro padroni, servigi in campo o sulle triremi, ecc.,
-ecc.
-
-Via, sentiamone un'altra — sempre del signor Z:
-
- «Ad Atene erano schiavi tutti quelli che esercitavano le arti
- manuali. La repubblica non permetteva il lavoro: non riconosceva
- per cittadini quelli che erano obbligati a corrompere il corpo
- esercitando un mestiere. Chi faceva da governatore, da giudice e
- da soldato, chi costituiva la democrazia e la repubblica non era la
- moltitudine che lavorava.»
-
-Ecco: era precisamente e semplicemente tutto il rovescio.
-
-Ad Atene le leggi soloniche punivano l'ozio, e, lungi dal proibire
-il lavoro, lo _imponevano_ ai cittadini per obbligo; e un _mestiere_
-bisognava averlo; di Solone[170], scrive Plutarco ch'egli _ai mestieri
-aggiunse dignità_ (ταῖς τέχναις ἀξίωμα περιέθηκε) e gli Areopagiti
-vigilavano perchè i cittadini poveri si guadagnassero tutti la vita con
-qualche _arte manuale_.
-
-E appunto perchè i cittadini poveri, dovendo attendere a bottega al
-mestiere di cui campavano, non potevano frequentare abbastanza il
-foro, e i ricchi quindi, nemici a Pericle, vi restavano in maggioranza,
-Pericle ci rimediò chiamando i poveri coi tre oboli: ai quali un po'
-per volta essi pigliarono tanto gusto, che ai tempi di Alcibiade il
-più degli artigiani piantavano lì la mattina il loro lavoro e i loro
-arnesi, per andar a far da giudice nei tribunali. Ecco perchè, signor
-Z., nel secondo atto del mio dramma, la vede correre al foro cittadini
-falegnami, mercanti e calzolai. Ed eccole come _la moltitudine che
-lavorava_ — ma, per quegli oboli benedetti, trascurava il suo lavoro,
-— _governava proprio essa la repubblica_; laonde il buon Senofonte
-introduce Socrate a lamentarsi perchè a' suoi tempi il foro (attento
-signor Z.) appunto riboccava _di lavoratori, di calzolai, di fabbri, di
-agricoltori, di mercanti_ e simili[171]: e Platone anch'egli, sempre
-per bocca di Socrate, enumerando i cittadini che dan consigli nella
-Assemblea sulla amministrazione della città, nomina «_architetti,
-fabbri-ferraj, calzolaj, mercanti, nocchieri ecc._»[172].
-
-Ed Ella mi scrive che il foro era vietato agli artigiani! come si fa,
-ai nostri giorni, con tanti studj e tanti progressi della critica
-storica sull'antichità, a parlare ancora di storia greca a questo
-modo![173]
-
- *
- * *
-
-Quanto agli altri giudizi del signor Z., per quanto severi, Dio mi
-guardi dal pigliarmela con lui.
-
-Il signor Garofalo scrive[174], da quel buon monarchico ch'egli è, che
-«_il popolo corrotto di Atene è il popolo di tutti i tempi e di tutti
-i luoghi in una repubblica democratica_» — e il signor professor Z.
-mi ripete[175], che «_infine quel popolo così corrotto è il popolo di
-tutti i tempi, di tutti i luoghi, quando la democrazia impera, quando
-la repubblica governa._»
-
-Il signor Garofalo scrive che Timandra è fredda «_perchè manca nel
-suo carattere la causa di tanto amore e ciò che non ha causa non
-commuove_» — e il signor Z. mi ripete, che «_in Timandra manca ciò che
-più importa, la causa dell'amore e un amore che non è definito non può
-commuovere._»
-
-Il signor Garofalo scrive: «_Alcibiade così felicemente delineato
-nei primi atti, dopo non è più il medesimo: l'autore lo abbandona:
-e diventa monotono, malinconico, irresoluto, non pensa più a donne
-e piaceri_» — e il signor Z. saviamente osserva: «_Alcibiade è ben
-delineato nei primi atti: ma dopo diventa monotono, malinconico,
-irresoluto, non pensa più alle donne, i piaceri non lo esaltano più._»
-
-Il signor Garofalo mi avverte che «_il vero Alcibiade non si attristò,
-non si ammalinconì giammai_» — (oh, bella! questa poi, ammesso che
-Alcibiade fosse un uomo, non la sapevo!) — e il signor Z. egregiamente
-ribadisce: «_L'Alcibiade della storia non si contristò, non si afflisse
-giammai._»
-
-Riassumendo, il signor Garofalo sentenzia, che «_alcune parti
-dell'Alcibiade sono bellissime e perfette, ma l'opera tutta
-insieme è sbagliata_» — e il signor Z. sapientemente conclude, che
-«_nell'Alcibiade vi sono scene perfettamente riuscite, ma l'insieme del
-lavoro è sbagliato._»
-
-Evidentemente io sarei troppo ingiusto se volessi male pe' suoi giudizi
-al signor Z... poichè non è la buona volontà che gli manca, ed è chiaro
-che egli avrebbe cantato un'altr'aria, se il signor Garofalo avesse
-suonato un'altra musica.
-
- *
- * *
-
-E ho citato questo caso non per farne un torto speciale al signor Z.,
-ma solo per mettere in luce un altro lato della critica italiana ai
-nostri giorni. È rincrescevole a dirsi, ma è un fatto che i due terzi
-delle critiche che compaiono in Italia su pei giornali, quando non sono
-scritte colla sapienza storica del marchese D'Arcais, si scrivono colla
-originalità critica del signor Z.
-
- *
- * *
-
-Quanto al signor Garofalo è certo che di storia egli ne sa, ciò che mi
-consola: anzi ci tiene a saperne fin troppo, ciò che mi disturba.
-
-Per esempio egli mi avvisa e mi ammonisce «_che il mio Zamolchi colle
-sue feste religiose non è mai giunto fino al Chersoneso, perch'egli è
-il mitico legislatore dei Geti, e non dei Traci._»
-
-Che Zamolchi avesse culto fra i Geti, verissimo: però noti il signor
-Garofalo che Tucidide chiama Sitalce figlio di Tere _re dei Traci_ e
-sotto questo nome comprende tanto i Traci propriamente detti, di qua
-del monte Emo e del Rodope, quanto i Geti di là dell'Emo: e che tra
-gli uni e gli altri, e i Triballi, e i Dii e i varj popoli traci in
-generale era affinità quasi completa di carattere e di costumanze e di
-riti[176]: e per questo Giovanni Boemo Aubano, che raccolse le usanze
-dei popoli antichi, nomina Zamolchi _legislatore dei Traci_, ricorda il
-culto dei Traci per lui, e descrive come usanza di tutti i _Traci_[177]
-il famoso invio del messo sulla punta dell'aste, col celerissimo per
-l'altro mondo.
-
-Che se poi il libro di Boemo Aubano il signor Garofalo non lo ha letto,
-un grecista suo pari dovrebbe però aver letto almeno Luciano: anzi
-avrebbe l'obbligo strettissimo di saperlo a memoria: ora nel mio caso
-è Luciano in persona che avvisa ed ammonisce il signor Garofalo come
-il Dio Zamolchi sia proprio _precisamente e particolarmente il Dio
-dei Traci_ — e non d'altri![178] E l'autorità del signor Garofalo sarà
-grande quanto si vuole, ma quella di Luciano lo sarà sempre un po' di
-più.
-
-È contento, signor Garofalo? Oh bravo — non la mi secchi altro.
-
- *
- * *
-
-Perchè non la finirei proprio più, se dovessi aggiustarmela con tutti i
-critici.
-
-Uno del Veneto, non mi ricordo più quale, mi ammonì che la mia Glicera
-è troppo più ingenua e troppo meno spiritosa che nol fosse l'amante di
-Menandro. Ma l'amante gentile del gentile poeta, che vive ancor bella
-delle grazie antiche nelle pagine d'Alcifrone, ed in quelle di Wieland,
-non poteva essere la Glicera mia, perchè Alcibiade visse un secolo
-prima di Menandro.
-
-Un altro, triestino, mi rimproverò di non aver messo Pindaro nel
-dramma. Ma non potevo metterlo, perchè Alcibiade visse un secolo dopo
-di Pindaro!
-
-Un altro, veneziano, scrive che gli Ateniesi tenevano le adunanze
-del popolo nel Partenone. Ma il Partenone era il tempio di Minerva
-sull'Acropoli, e le adunanze del popolo si tenevano invece nel Teatro
-di Bacco o nello _Pnice_!
-
-Un altro, ferrarese,[179] parlando della mia Aspasia, la chiama la
-_famosa reggitrice del Cinosarge_. Ma il Cinosarge era un ginnasio
-fuori la porta Diomea, consacrato ad Ercole e riserbato ai poveri, ai
-figli dei liberti e ai bastardelli: e la splendida moglie di Pericle
-non ci avea che fare. Anzi — a rendere il granchio più ameno — invece
-dalla poetica e poco virtuosa società della Milesia e delle sue vaghe
-alunne, ci bazzicava proprio in quel luogo della gente virtuosissima,
-che facea scappar la poesia lontano mille miglia: nientemeno che
-Antistene, l'austero filosofo, che nel Cinosarge aperse la scuola de'
-suoi cinici, le cui sucide persone sapevano ben d'altri profumi che non
-delle essenze e degli unguenti delle elegantissime etere.
-
-Poi lo stesso critico scrive che Socrate «è quello che a _Delio salvò
-la vita ad Alcibiade_.» La cosa è all'opposto. Fu Alcibiade che a Delio
-la salvava a Socrate.
-
-Poi nota sapientemente che il grammatico del terzo atto è Aristarco:
-se fosse, lo avrei chiamato col suo nome. Potrà darsi che sia della
-famiglia; ma in ogni caso è un dei nonni: perchè Aristarco non venne al
-mondo che quasi tre secoli dopo!
-
-Poi nota....
-
- *
- * *
-
-Noti quel che vuole, è tempo che mi fermi. Perchè questa lettera
-comincia ad esser lunga, minaccia già di passare il peso di tariffa dei
-20 centesimi, e non vorrei, caro Yorick, farvi pagare la sopratassa:
-e per quello che intendevo di provare, credo di averne detto quanto
-basta.
-
-Certo una cosa non riuscirò a provar mai: che il mio dramma sia
-un capolavoro, o giù di lì. Pur troppo ce ne vuole. E il papà
-dell'_Alcibiade_ è il primo a non trovarsi, in fondo, del tutto
-contento del suo figliolo. Parecchie altre idee su questo lavoro
-mi frullavano pel capo, allorchè, orditone il disegno, mi posi a
-scriverlo, cominciando dall'ultimo quadro; e alle quali, giunto
-alla fine del lavoro, al primo quadro, mi trovai di non aver potuto
-dar corpo. Il piano _geometrico_ preventivo del lavoro, e la cura,
-probabilmente eccessiva in opera d'arte, di certe corrispondenze
-simmetriche deve averci prodotto dei guasti. S'intende poi che le
-mie stortatine di collo alla storia o alla cronologia, qua e là, di
-soppiatto, col pretesto dell'arte, me le son permesse, e il bello è
-che sono _precisamente quelle_ di cui i critici sapienti non si sono
-accorti.
-
-Potrebbe anche darsi che quei critici medesimi che presi uno per
-uno han detto delle corbellerie storico-critiche, presi poi tutti in
-blocco, avessero ragione nell'insieme: _censores mali viri, censura
-autem bona bestia_. E infine se mi mettessi a farla io, la critica
-all'_Alcibiade_ e a rivedergli le buccie, avrei da scriverne per una
-lettera assai più lunga di questa: ma non son così matto nè così
-ingenuo per farlo, visto che son tante le anime pie che sarebbero
-pronte a prendermi in parola.
-
-Una cosa però credo di aver provato: che la critica in Italia,
-fatte le debite ed onorande eccezioni[180], è ancora per la maggior
-parte un po' lontana da quel grado di serietà e di competenza che
-le è necessaria per adempiere la sua missione. Deficienza di studi,
-incoerenza, confusione od assenza di criterj artistici; mancanza di
-idee nette sullo indirizzo dell'arte, sull'ufficio del critico; culto
-pedantesco delle frasi fatte, delle idee fatte, dei pregiudizi fatti;
-preoccupazione grande di mostrare quel che vale il critico e pochissima
-di cercare quel che val l'autore; precipitazione, leggerezza,
-superficialità molta nei giudizi, prosunzione molta nelle forme —
-queste ed altre, per non parlare dei moventi meno nobili, sono le cause
-che tengono la critica fra noi ad un livello ben inferiore a quello di
-altri paesi.
-
-Eppure — parlo qui come artista in un interesse generale — bisogna
-che tutto questo cambii, se vogliamo davvero che l'arte progredisca.
-La vita della critica è troppo indissolubilmente legata a quella
-dell'arte: ed oggi che il teatro italiano, per parlar di questo solo,
-àuspici Ferrari e Cossa e Marenco e Torelli e Castelnuovo e tanti
-altri, accenna ad un progresso serio e incontestabile, è necessario
-assolutamente che la critica si decida a far lo stesso. È impossibile
-che l'uno cammini, e l'altra rimanga indietro stazionaria: perchè guai
-per la critica, se l'arte comincia ad abituarsi all'idea di poter
-camminare senza di lei. Guai alla critica, a questo _trainard_, se
-l'arte, strada facendo, sul più bello si voltasse indietro per farsi
-dare il braccio da lei, e non trovandosi più al fianco la compagna,
-s'accorgesse che è già da un pezzo ch'ella cammina da sè. Ella
-finirebbe per ricordarsi che Omero scriveva l'_Iliade_ ed Aristarco non
-era nato ancora.
-
-Quel giorno la missione della critica sarebbe finita e non sarebbe,
-no, l'arte che ci avrebbe guadagnato. Perchè se è vero che la critica
-per il genio non esiste e non ha mai esistito, se è vero che egli ha
-sempre fatto e farà sempre senza di lei, a modo suo, di genj in arte
-non ne sorgono ogni anno, in ogni paese, a ogni canto di via: da Omero
-ad Eschilo, da Eschilo a Dante, da Dante a Shakespeare, quattro nomi in
-ventiquattro secoli.
-
-Il secolo nostro non ne ha visti che due: Byron e Victor Hugo.
-
-Ma poche gigantesche apparizioni, isolate nel tempo e nello spazio,
-non sono l'arte esse sole: dell'arte quelli sono i grandi legislatori,
-in nome della natura umana della quale hanno ascoltato le voci più
-ignorate e profonde, in nome della _verità_ che si è loro palesata sul
-Sinai, nelle sue linee più segrete. Le loro leggi, le loro tradizioni,
-forme divine dello eterno ideale, la critica le ha raccolte; se ne è
-fatta depositaria, custode: e bene sta. Ella si è assunto l'obbligo di
-rammentarle costantemente a coloro che alla ricerca di quello ideale si
-vanno affannando, con desiderio intenso, ma fatto amaro e periglioso
-dalla scarsezza delle forze. Perchè anche costoro, a mente calma, le
-conoscono quelle leggi, al par di lei; ma la tensione della mente, la
-fatica del viaggio, la trepidanza del non riuscire, soventi loro le fan
-perdere di vista. Corrono, corrono innanzi, e tra l'ansia e la fretta,
-non vedono le lapidi miliarie lasciate dai grandi maestri sulla via,
-e non s'accorgono che tardi d'aver sbagliato strada. Essa, la critica,
-appunto perchè non è assorta nè distratta dalla fatica affannosa della
-ricerca, dalla tensione dello sforzo creativo, dalla trepidanza del
-rischio, essa ha la mente più tranquilla e più serena per vedere i
-pericoli del viaggio, accorgersi dei sassi e dei fossati della strada,
-avvertire l'artista quando sbaglia direzione e fuorvia. Essa può
-gridargli: «Ferma! di lì si va a casa della _Femme de Claude_! Guarda i
-segnavia: lì è scritto _Sardanapalo_: qui _Cesare_: e lì _Amleto_: per
-di lì è passato Shakespeare: di là Byron: e il Conte Ricciardi per di
-qui.»
-
-A questo patto, in questo modo, amica, consigliera, compagna fedele
-dell'arte, la critica può aiutarla, sorreggerla, serbarla al culto
-delle grandi tradizioni, preservarla dalle corse sfrenate, salvarla
-dalle grandi cadute.
-
-Ma bisogna che la critica faccia questo: se non vuol diventare inutile
-e dannosa. E per farlo, bisogna che il critico studj quanto l'artista:
-che le facoltà riflessive dell'uno lavorino anch'elle quanto le facoltà
-imaginative dell'altro.
-
-Le leggi dell'arte, sola stregua del giudizio critico, non si imparano,
-la finezza del senso critico non si improvvisa nè in un giorno nè in
-due: e _fin dove_ le ricerche dell'arte vanno, bisogna che la critica
-abbia _tanto di studj_ da potervela seguire.
-
-Altrimenti succederà quel che ho detto: che l'arte andrà innanzi da
-sè, a proprio rischio e pericolo. — Per poco che la critica continui
-di questo passo a lavorare da sè al proprio discredito, a mettere
-ogni dì in luce la propria insufficienza, a far ridere delle proprie
-corbellerie, — noi assisteremo nell'arte ad un fatto del quale vediamo
-prodursi già i sintomi: la insurrezione degli autori contro la critica.
-Il brillante ingegno di Ferdinando Martini dimostrava, dì sono, la tesi
-discutibile che il teatro non ha migliorato nessuno; qualcheduno potrà
-essere tentato di affrontare un'altra tesi più facile, e di chiedere
-quali sono gli autori, che la critica, da alcuni anni a questa parte,
-fatta com'è ora, ha migliorato. Sarebbe più facile dimostrare i danni
-ch'ella ha prodotti, arrogandosi (salvo sempre le eccezioni onorande)
-funzioni che non le spettano, e non rendendosi conto della gravità
-de' suoi doveri. Perchè una censura leggiera, ingiusta, assurda, o può
-uccidere da' primi passi, coll'amarezza dello sconforto, una vocazione;
-o se l'artista vi ha già fatto il callo, può produrre nel suo animo —
-_poetæ irritabile genus_ — una reazione dannosa: e dal ridere oggi di
-uno sproposito, all'abituarsi a ridere domani di un biasimo giusto, il
-passo è breve.
-
-Una volta cacciata, a furia di corbellerie critiche, in testa
-all'autore l'idea, che, dando ai critici ascolto, egli non farà nulla
-di buono, e dirà degli spropositi da far rabbrividire, egli si metterà
-in guardia contro que' signori; l'amor proprio naturale non domanderà
-di meglio che di secondarlo in quella sua disposizione; ed egli finirà
-per involgere tutta la critica in un giudizio solo, e non farà più
-distinzione tra le censure ridicole e le assennate, per riserbarsi il
-diritto di infischiarsi egualmente di tutte. Il danno verrà poi: chè
-il suo esempio troverà subito imitatori in tutti i poveri di spirito,
-i quali non chiedon di meglio che d'essere convinti del proprio genio
-e della propria infallibilità: ed ogni più infelice scrittorello si
-terrà autorizzato a vilipendere ogni censura più equa: e la rivolta
-cominciata dalle coscienze artistiche contro la prosunzione, finirà
-nella rivolta della prosunzione contro il senso comune.
-
-Se non è a questo che si vuol venire, pensiamoci: e dopo aver detto in
-Italia a noi medesimi anni sono: _facciamo il teatro_, — io domando se
-non sia tempo di aggiungere: _facciamo la critica_.
-
-Lo domando a voi, caro Yorick, che avete autorità di rispondermi: e se
-le mie parole avessero soltanto efficacia di richiamar l'attenzione su
-questo che parmi un problema ormai grave per l'avvenire dell'arte, non
-sarà stata inutile del tutto la mia fatica.
-
- *
- * *
-
-Quanto a' miei moderni fratelli di fede, ai quali ve n'andaste oratore
-sì facondo, a sporgere contro di me la querela dei fratelli del tempo
-antico, — non io certo m'aspettavo siffatto ambasciatore: poichè ci
-siete, compite l'opera e portate loro la mia risposta.
-
-È proprio delle cause che non hanno un _domani_, riporre ogni risorsa
-negli errori e nelle colpe degli avversarj. Matteo Visconti, profugo,
-aspetta in Verona che _gli errori dei Torriani siano maggiori dei
-suoi_. Le cause che hanno un avvenire hanno anche un compito più
-alto innanzi a sè: pensare a meritarselo. Triste, infeconda pausa,
-sarebbe quella imposta, per poco, dagli eventi alle speranze della
-democrazia, se questa non ne approfittasse per raccogliersi in sè, e
-domandare a sè medesima le cagioni che tante volte han reso vane le sue
-vittorie. Nè ella mostrerebbe fiducia alcuna dei proprj destini, nè
-ella meriterebbe le vittorie materiali che l'aspettano un giorno, se
-non affermasse fin d'ora sui proprj nemici questa grande superiorità
-morale: del confessare a sè stessa i proprj errori. Domandiamo il
-perchè di tanti disinganni; il perchè la democrazia tante volte sia
-stata fatta zimbello di coloro ch'essa aveva innalzato sugli scudi.
-Domandiamci s'ella ha sempre risposto alle grandi voci solitarie,
-che la chiamavano sulla via del dovere; se molti santi appelli non
-siano caduti inascoltati tra l'infiacchimento morale delle tempre e
-l'indifferentismo utilitario dell'età.
-
-Chiediamoci s'ella abbia sempre vegliato alla severità del costume
-e della disciplina sotto le onorate bandiere; s'ella non abbia mai
-prestato troppo facile orecchio ai troppo facili adulatori, annoiata
-de' suoi vecchi austeri brontoloni; s'ella sia stata sempre rigorosa
-nel chiedere a coloro a cui accordava l'onore di parlare in di lei
-nome, il santo connubio voluto dal greco legislatore antico tra le
-private e le pubbliche virtù. Di quante diserzioni, di quante apostasie
-publiche — preparate dall'ozio o dai facili costumi privati — ella si
-sia a torto meravigliata; di quante intestine discordie sue, di quante
-ingiuste accuse a' suoi migliori, ella abbia reso più forti i suoi
-nemici; di quanta parte di pregiudizî, di prevenzioni ingiuste contro
-di lei, ella stessa abbia fornito involontaria e inconsapevole le
-cause. Quante propizie occasioni, per pigrizia per conflitti fraterni,
-ella si sia lasciato sfuggire; quanta parte della forza apparente de'
-suoi avversarj sia il frutto di improvvide colpevoli abdicazioni alla
-sua propria influenza ed ai diritti suoi. Cerchiamo al passato ed al
-presente le lezioni del futuro: e perchè la Spagna, addormentatasi alla
-rivoluzione di settembre nelle braccia di pochi ambiziosi, camuffati
-da repubblicani, oggi si risveglia nelle braccia del Carlismo: e perchè
-in Francia la democrazia sopraffatta da un ambiente morale pervertito,
-ammalata nell'organismo sociale, sconta sì caramente la pena di essersi
-data tanti anni in balìa di un Pericle rimodernato.
-
-E se mai l'arte ci riconduce nelle regioni lontane della storia,
-non abbiam paura di chiedere alla storia come cadde la prima e più
-illustre delle repubbliche ch'ella ricordi: non sagrifichiamo all'arte
-la verità: perchè anco l'arte la chiamano repubblica e la verità è
-repubblicana.
-
- *
- * *
-
-Addio Yorick.
-
- _Milano 13-25 Luglio 1874._
-
- FELICE CAVALLOTTI.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Che sia il _Pessimista_?
-
-[2] E come son curiosi certi critici realisti quando si arrabbiano e
-danno dell'asino al pubblico italiano, perchè non sempre apprezza e non
-sempre intende sui teatri nostri le pitture di certi fatti e fenomeni
-sociali della società parigina, rispondenti a un'ideale dell'arte così
-vasto da non poter essere inteso fuor della cerchia di Parigi!
-
-[3] Rivolgersi per informazioni in Milano a S. E. il procurator
-generale Robecchi, e in Roma a S. E. il ministro Vigliani, lettore
-assiduo delle mie _Poesie_ e autore della nuova teoria dei _subjettivi_
-o degli _objettivi_.
-
-[4] _Opinione_ 22 giugno.
-
-[5] _Popolo Romano_ 21 giugno.
-
-[6] _Gazzetta Livornese_ (ufficiale) del 15 giugno.
-
-[7] «Le _Scene greche_ sono un dramma bell'e buono.» Yorick, appendice
-sull'_Alcibiade_ nella _Nazione_.
-
-«Che parlano alcuni di scene che non forman dramma! queste scene
-sono la vita colle sue lotte, e vita e lotte son dramma.» C. Romussi,
-appendice sull'_Alcibiade_ nel _Secolo_.
-
-[8] Ch'io non abbia avuto gran torto di fare Alcibiade migliore
-in fondo che non sia di moda nella opinione volgare il ritenerlo;
-che parecchie delle sue colpe fossero colpe più del tempo e delle
-circostanze, che non dell'indole; che l'amore della città nativa
-potesse alla fine in lui più delle vicende e dell'ingiustizia degli
-uomini lo attestano tre delle pagine più belle della sua vita — Atene
-salvata a Samo — la gita al campo di Egospotamos — e l'ultima in Persia
-ove morì; lo attestano, per tacer di Plutarco, le pagine di Platone
-e quelle di Tucidide, lo storico più severo, più coscienzioso e più
-imparziale dell'antichità.
-
-[9] _Alc._ «... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan
-lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed era la voce
-di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la terra, —
-guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via mi maledì.
-Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto non era più
-d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore. _Timone_, io
-venivo gridandogli, _ringrazia gli Dei che smentirono i tuoi auguri!
-Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto il
-salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione
-esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è amore._ — Ed io
-correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone già era scomparso....
-il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc. _Alcibiade_, Quadro ultimo,
-scena 2.ª
-
-[10] Isocrate, _Panaten._ 44.
-
-[11] Senofonte, _Repub. Aten._ I.
-
-[12] Demostene, _Adv. Leptinem_.
-
-[13] Demost. _Contr. Aristocrat._
-
-[14] Demost. _Contr. Aristocr._ — _Syntax_.
-
-[15] Demost. _Syntax_.
-
-[16] Demost. _Contr. Aristocr._
-
-[17] Plutarco in _Temistocle_.
-
-[18] Isocr. _De pace_. — Demost. _Contr. Mid._ — id., _Adv. Leptinem_.
-Meursius, _Them. Att._ I. 8.
-
-[19] Demost. _Philipp._ III.
-
-[20] Eschine, _Contr. Timarco_ — _Din. contr. Demostene_. — Demost.
-_Contr. Androz._ — Siriano, _Comm. in Hermog._ — Diog. Laerz. _Solone_
-I.
-
-[21] Plutarco, in _Solone_.
-
-[22] Diog. Laert. _Solone_. — Plutarco, _Solone_. — Polluce, lib. VIII.
-6. — Demost. «_in Eubulid._» — Meurs. _Them Att._ II. 18.
-
-[23] Plutarco, _Solone_. — Ermogene, _Part. Stat._ — Siriano,
-_Comment._ — Demostene, _C. Neera_. — Marco Vittorino in _Cicer.
-Rhet._ lib. II. — Lisia, _Sull'uccisione di Eratostene_. — Curio
-Fortunaziano, _Rhet. Schol._ lib. I. — Massimo Tirio, _Dissert._ II. —
-Sopater, _Divis. Quaest._ — Meursius, _Them. Att._ I. 4. 5. Era tra la
-pena agli adulteri anco la ραφανίδωσις, _la pena del rafano_. — (Vedi
-Alcifr. _Lett._ III. 62). Ma la spiegazione di questa è un po'.... dirò
-così.... delicata: caro Yorick la lascio a voi.
-
-[24] Eschin. _C. Timarc._
-
-[25] Aristof. _Nubi_.
-
-[26] Vedi Ateneo, _Deipnos_. XIII. 571.
-
-[27] Demost. _C. Neera_.
-
-[28] «O Solone, tu fosti veramente il benefattore del genere umano:
-perchè tu per il primo pensasti a una cosa assai vantaggiosa al popolo
-e alla pubblica salute. Tu considerasti la nostra città piena di
-giovani dal temperamento bollente e che sarebbero quindi trascorsi ad
-eccessi punibili. Perciò tu comperasti delle donne e le hai poste in
-luoghi ove provviste di quanto è a lor necessario, divengono comuni
-a quanti le bramano. Eccole nude; perchè non ti ingannino, ispeziona
-ben tutto. La porta è aperta: paga un obolo ed entra: qui non si farà
-la ritrosa. Qua subito, se vuoi, e nel modo che vuoi.» — Filemone ne'
-_Delfi_ in Ateneo XIII, 569.
-
-[29] Οἱ δ' ἐπὶ τῆν τοῦ ἱεροῦ σὶτου ἐκλογὴν αἱρούμενοι — Aten. VI. 235.
-— Ed era scritto nella legge del re: «Il re avrà cura che si creino
-i magistrati: e dalle varie borgate sian scelti a norma delle leggi,
-i parassiti: i quali dai magazzeni di grano della rispettiva classe
-e tribù scelgano ciascuno un sestiere di orzo, affinchè gli Ateniesi
-se ne cibino secondo il patrio rito.» E altrove: «Che il sacerdote
-coi parassiti faccia i sacrificj d'ogni mese. Chi rifiuterà d'essere
-parassito sarà tradotto ai tribunali.» E altrove, sotto le offerte
-votive a Pallene: «I magistrati e i parassiti, cinto il capo di corona
-d'oro offersero questi doni.» — Aten., l. c. — Polluce VI. 7. — Meurs.
-_Them. Att._ II. 35.
-
-Vede l'egregio critico del _Diritto_ che la origine della parola la
-so anch'io al par di lui. Soltanto, egli non sa che ai tempi del mio
-dramma la parola significava un'altra cosa.
-
-[30] Plutarc. _Arist._ 24. 25. — Tucidid. VI. 76.
-
-[31] Plutarc. _Arist._ 25.
-
-[32] Tucidid. I. 99. — Plutarc. _Cimone_ 11.
-
-[33] Tucidid. I. 98 (anno 466 a. E. V.).
-
-[34] Plutarc. _Arist._ 25. — Diod. Sic XII. 38. 40. — Giustino,
-_Histor._ III. 6. — Andocide, _Della Pace._ — La contribuzione federale
-annua che gli alleati portavano in Delo era di 460 talenti (circa 2
-milioni e mezzo di franchi). E al tempo che il tesoro fu trasportato in
-Atene, la somma accumulata doveva già ammontare a 2000 talenti (da 11
-milioni di franchi): somma per i tempi cospicua.
-
-[35] Tucidid. I, 19. 114. III, 3. 50. — Plutarco in _Pericle_. —
-Peyron, _Egemonia_.
-
-[36] Plutarco in _Cimone_ e in _Pericle_.
-
-[37] Fenomeno caratteristico di tutte le tirannidi e di tutti i
-governi moralmente viziati, dalle età più antiche ai nostri dì, è la
-intrusione della politica nelle sfere della giustizia. E i dicasteri
-popolani della Eliea funzionanti al tempo di Pericle erano appunto
-vere assemblee politiche: poichè quello che gli eliasti prestavano,
-nell'assumere le loro funzioni di giudici, era un effettivo _giuramento
-politico_, come lo attesta la formula che ce ne fu conservata da
-Demostene, — _C. Timocr._
-
-[38] Aristot. _Polit._ II. 9 3. — Aristof. _Nubi_, v. 861.
-
-[39] Plutarc. in _Pericle_.
-
-[40] Schol. in _Demost._ Olint. I. — Plutarco, in _Pericle_. — Peyron.
-_La politica e l'amministrazione di Pericle_.
-
-[41] Senofonte, Rep. Athen. III. 8.
-
-[42] Platone, _Gorgia_.
-
-[43] Plutarco, _Guerra o pace_. 5.
-
-[44] Plutarco, in _Pericle_, 9.
-
-[45] Boeckh, _Echon. polit. des Athen._ III. 19.
-
-[46] Aristofane, _Acarnesi_.
-
-[47] ὥσπερ ἀλαζόνα γυναῖκα. — Plutarco in _Pericle_, 12.
-
-[48] Plutarco, in Pericle, _passim_. — Cfr. Tucidide, II. 65.
-
-[49] Socrate nel _Gorgia_ di Platone: «_Tu invitato a nominare abili
-politici citasti Cimone e Pericle, perchè apprestarono agli Ateniesi
-quanto bramar potessero le loro cupidigie, e renderono, come suol
-dirsi, grande la città. Ma non t'avvedi che la grandezza della città
-procurata da tali politici riuscì ad essere un'enfiatura marciosa,
-imperocchè empierono la città di porti, di cantieri, di mura, di
-tributi, senta curarsi della temperanza e della giustizia?_»
-
-[50] Tale la chiamavano i Greci; (Tucid. I. 122, 124) tale la
-confessavano ingenuamente e senza tanti complimenti gli stessi
-Ateniesi, Pericle per il primo. «_Sappiam benissimo_ — dichiaravan
-gli inviati Ateniesi a Sparta — _di esserci fatti odiosi e gravosi ai
-nostri confederati: ma è massima vecchia che il potente tenga il debole
-in riga._ (Tucid. I. 76). _Il nostro imperio_, dice schietto Pericle
-agli Ateniesi, _ci ha fatto al presente esosi e gravi: ma non possiam
-più rinunciarvi, senza esporci al pericolo degli odi che esso ci
-attirò. Il nostro imperio è omai come una tirannide: ma se l'occuparlo
-è ingiustizia, il rinunziarvi è pericolosissimo._» Tucid. II. 63, 64.
-E lo stesso demagogo Cleone: «_Il vostro imperio sui confederati,
-o Ateniesi, è una tirannide: voi comandate a gente ritrosa, che
-vi ubbidisce, per la prepotenza delle vostre forze, non già per
-affezione._» Tucid. III. 37.
-
-E Isocrate nell'_Areopagitica_ si lamenta a più riprese dell'_odio_ in
-cui Atene è venuta a tutti i Greci.
-
-[51] Nei mille talenti che ai tempi di Pericle formavano l'entrata
-complessiva di Atene, le entrate esterne (cioè il tributo imposto ai
-confederati greci) figuravano per 600 talenti; e soltanto per gli altri
-400 le entrate interne della città. Più tardi, ai tempi di Alcibiade,
-nell'anno decimo della guerra del Peloponneso, quando le entrate
-complessive delle città furono di 2000 talenti (11 milioni di franchi
-circa) il tributo dei confederati ci entrava per 1200. — Tucidid. II.
-13. — Plutarco, _Aristide_, 24. — Eschin. _De falsa legat._ — Aristof.
-_Vespe_, v. 657 — Boeckh, Echon. _Polit. des Athen._ III. 19.
-
-[52] Tucid. I. 76. 77.
-
-[53] Tucidid. II. 64.
-
-[54] Tucidid. III. 37.
-
-[55] Tucid. I. 75; II. 63; III. 37.
-
-[56] 456 a. l'E. V.
-
-[57] 454 a. l'E. V.
-
-[58] Che processava Eschilo, condannava Diagora, bandirà più tardi
-Alcibiade per aver violato e profanato i misteri; che condannava
-Protagora per aver dubitato degli Iddii, processava Anassagora per
-averne negato l'esistenza, farà bere a Prodico la cicuta per aver loro
-mancato di rispetto: e più tardi per lo stesso motivo farà a Socrate lo
-stesso scherzo.
-
-[59] Povera innocentina!
-
-[60] Appendice di Yorick sull'_Alcibiade_, nella _Nazione_, 26 aprile
-1874.
-
-[61] Discorso del re Archidamo, Tucid. I. 82.
-
-[62] Ambizione che non muore con Pericle, ma che ancora ad Alcibiade
-sorriderà. Tucid. VI. 91.
-
-[63] «Generalmente gli animi assai più propendevano per Lacedemone,
-siccome quelli che promettevano di liberare la Grecia; epperò tutti e
-privati e città procacciavano a poter loro di sovvenirli col consiglio
-e coll'opera, cotanta era l'_indegnazione_ contro agli Ateniesi; _chi
-voleva sottrarsi alla loro signoria, e chi temeva di soggiacervi_. Con
-tal animo e con tali preparativi si movevano alla guerra.» Tucid. II.
-8.
-
-[64] Vedi in Tucid. VIII. 2. le disposizioni e le speranze degli
-alleati di Atene alla notizia del disastro degli Ateniesi in Sicilia.
-
-[65] Tucid. VIII. 14. 17. 44. 62. 80. 95.
-
-[66] Tucidid. VIII. 90.
-
-[67] Plutarco in _Pericle_, 45. 46. — Tucidid. I. 126. 139.
-
-[68] Far dipendere la guerra dalle intimazioni spartane per il decreto
-di Megara, sarebbe come dire che fu, non il Piemonte nè il popolo
-italiano, ma bensì l'Austria che _volle_ la guerra del 59, perchè fu
-essa che, allorquando la guerra divenne inevitabile mandò per la prima
-a Torino, alla vigilia dello scoppio, l'intimazione del disarmo.
-
-[69] Tucidid. I. 118.
-
-[70] Tucidid. I. 69-71.
-
-[71] Tucidid. I. 23. 40. 119. 125. 141; II. 10; III. 16, V. 17. 30. 77.
-79.
-
-[72] Dico allo _scoppiar della guerra_, perchè è verissimo che, a
-guerra vinta e finita, l'orgoglio della vittoria porterà anche Sparta
-a mutar di costume: e in mano di Lisandro e più tardi di Agesilao, la
-egemonia lacedemone finirà col diventare assoluta e tirannica al par di
-quella d'Atene.
-
-[73] Tucidid. I. 87. 119. 125. — Fu tenuta l'assemblea definitiva
-nell'autunno del 432.
-
-[74] Tucidid. I. 139. 140.
-
-[75] Tucidid. II. 63.
-
-[76] Tucid. I. 76.
-
-[77] Tucid. I. 75. 76. 77.
-
-[78] Tucid. I. 77.
-
-[79] Tucid. I. 77.
-
-[80] Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno
-ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico
-repubblicano Anelli, nella _Prefazione_ a Demostene: «Gli Ateniesi che
-da virtù si levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì
-valido sostegno, mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando
-il potare ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli
-alleati e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze,
-lamenti, guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella
-guerra peloponnesiaca, che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto,
-di corruzione, di avvilimento e dispotismo. Così questa guerra _non
-agitata da spirito di libertà e generosa difesa_, divenne macello di
-cittadini, carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a
-bassezza e ad obbedienza dell'emula Sparta.»
-
-L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico
-austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick
-rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «_tutte le simpatie delle
-anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto
-pel vero e pel giusto._»
-
-[81] Un nuovo storico, ammiratore di Pericle, il signor Henry Houssaye,
-autore di una storia recentissima di _Alcibiade e della repubblica
-ateniese_, (Paris, Didier, 1874) abbastanza esatta nei fatti, ma
-piuttosto superficiale nello spirito di indagine e nello studio delle
-cause, — dopo aver difeso la massima parte degli atti di Pericle e
-della sua politica e riferite le ultime parole di Pericle morente,
-è tuttavia costretto a concludere: «En parlant ainsi, l'agonisant
-ne cherchait-il pas à étouffer ses remords d'avoir pris Athènes des
-mains de Cimon et d'Aristide puissante et prospère, et de la laisser,
-malgré l'éclat éphémère qu'il avait fait rayonner sur elle, avec des
-possessions menacées, un territoire envahi, les habitants décimés par
-la guerre et la peste? A cet instant suprême, Périclès ne regretta-t-il
-pas douloureusement d'avoir entraîné les Athéniens à cette guerre,
-qui allait peut-être tourner à la chute de la cité, à la division
-des forces de la Hellade, et au futur asservissement de toute la race
-grecque?»
-
-Il signor Houssaye dimentica e non vede il più; dimentica che
-Pericle lasciava dietro di sè qualcosa di peggio. Aveva raccolto
-Atene virtuosa, di spiriti gagliardi e generosi, disinteressata,
-patriottica, e la lasciava avviata a gran passi sulla via dell'egoismo,
-dell'ingiustizia, dell'effeminatezza e della corruzione.
-
-[82] Plutarco, in Pericle.
-
-[83] Plutarco, in _Pericle_.
-
-[84] Tucid. I. 112.
-
-[85] Plutarco, in _Pericle_.
-
-[86] Plutarco, in _Pericle_.
-
-[87] Su questo proposito l'illustre Müller: «Die Demokratie (in Athen)
-blühte, so lange grosse Männer durch eine imposante Persönlichkeit
-sie zu lenken verstanden; sie sank, als, _durch schmählichen Lohn
-angelockt_, der gierige und müssige Pöbel sich überall' vordrängte.» K.
-O. Müller, _Die Dorier_ III. 1.
-
-[88] Ai dì nostri, non potendo distruggere questo fatto della
-testimonianza concorde di tutti gli scrittori antichi contro Atene,
-si è trovato il modo di disfarsene, mettendoli tutti a fascio in
-quarantena, sotto l'accusa di _aristocratici_ e di _partigiani_. E
-lo spediente ha sedotto anche Yorick. Il vero è, che, quando s'è ben
-fatta tutta la parte imaginabile alle licenze e alle esagerazioni
-della commedia, ai voli dell'eloquenza e allo spirito di partito di
-alcuni degli scrittori — ne resta ancora _assai più del bisogno_ per
-poter cavare un criterio storico _giusto ed esatto_ da quella unanimità
-schiacciante di deposizioni — da Aristofane a Tucidide, da Platone a
-Senofonte — fatta più grave dalla onestà degli uni, dalla gravità e
-dall'autorità degli altri — e quel ch'è più, dalla concordanza dei
-fatti storici. Quando _tutta_ l'antichità, con tutte le sue voci
-più autorevoli, depone contro la _moralità politica_ dell'Atene di
-Pericle e successori, e ne dà le ragioni, il farne l'apologia è
-un po' difficile. Sopra Aristofane e i comici in particolare, la
-cui testimonianza è la più attaccata di tutte, sono notevoli le
-considerazioni dal Cappellina:
-
-«Certo i comici, egli dice, per l'indole stessa dell'arte che
-professano, sono proclivi all'esagerazione; ma è pur vero che
-l'attualità de' fatti di cui parlavano e l'importanza de' personaggi
-che ponevano sulla scena, erano un gran freno che loro impediva
-di travisare il vero soverchiamente, onde sotto la caricatura e
-l'esagerazione resta un fondo di verità e una base reale: tanto più che
-molti de' comici, e specialmente Aristofane, apparteneano alla classe
-de' liberali conservatori, meno degli altri proclivi agli eccessi, ed
-avevano un giusto concetto della grandezza dell'arte, nè avrebbero
-mai voluto deturparla colla calunnia e la palese ingiustizia. Il
-che tanto più si deve credere, quando le asserzioni del poeta, come
-avviene delle più importanti di Aristofane, hanno una _sicura conferma_
-nell'autorità di altri gravissimi scrittori, intesi non alle finzioni
-della filosofia, ma alla severità della storia, della politica e delle
-filosofiche discipline.» — Cappellina, _Prefaz. ad Aristofane_.
-
-[89] Platone, _Gorgia_. — Isocr. _Areop._ — Tucid. III. 38.
-
-[90] Plutarco, _Pericle_ 9, 11.
-
-[91] Demost. _Filipp._ III.
-
-[92] Aristof. _Cavalieri_, _Acarnesi_, _Vespe_, ecc. ecc.
-
-[93] Demost. _Cose del Chersoneso._ — Aristof. _Cavalieri_.
-
-[94] Demost. _Distribuzione del danaro_.
-
-[95] Tucidid. III. 38.
-
-[96] «_I vostri oratori vi inebbriano di tante lodi che ne' parlamenti
-vi gustano solo le adulazioni e la repubblica lasciate alle sue
-estreme miserie._» Demost. _Cose del Cherson._ — Ma già assai prima di
-Demostene, Aristofane avea scritto la mordacissima pittoresca scena
-delle adulazioni al vecchio _Demo_ tra il cuojajo e il salsicciajo
-nella commedia i _Cavalieri_. Cfr. la parabasi degli _Acarnesi_.
-
-[97] Demost. _Filipp._ III. — Cfr Isocr. _Areopag._
-
-[98] Isocrate, _Della pace_.
-
-[99] Aristof. Tesmof., _Caval._
-
-[100] Demost. _Distribuzione del denaro_.
-
-[101] Schömann, _De Comitiis Atheniensium_.
-
-[102] φράτορας τριβόλου, Aristof. _Vespe_.
-
-[103] Wieland, _Aristippo_. I. 6. — Aristofane nella _Pace_ dice agli
-Ateniesi: «_Null'altro fate che risolver liti._» — E «_città piena di
-liti e di accuse_» è chiamata Atene da Isocrate, nell'_Areopagitica_. —
-In Luciano, Menippo riconosce dal cielo gli Ateniesi perchè occupati a
-giudicare, ὁ Ἀθηναῖος ἐδικάζετο. Luc. _Icaromenippo_.
-
-[104] È il comico ritratto del vecchio eliasta Fitocleone nelle Vespe
-di Aristofane.
-
-[105] Platone, _Apologia_.
-
-[106] Aristof. _Vespe_.
-
-[107] Demost. _Filipp._ I. — Isocr. _Areopag._
-
-[108] Ulpiano, in Demost. _Olint._ I.
-
-[109] Demost. _Olint._ III.
-
-[110] Aristotile, _Ethic. Nicom._ V. 1. Marcellino, Siriano, Sopatro,
-in _Hermog._ — Problem. Rhetor. XL. — Meursius. _Them-Att._ I. 9.
-
-[111] Isocr. _Panatenaico_.
-
-[112] Isocrate, _Sociale_, 16 — _Areopag._ 38.
-
-[113] Aristof. _Rane_.
-
-[114] Vedi in Aristof. nelle _Nubi_, nei _Cavalieri_, nella _Pace_,
-ecc., i frequenti frizzi contro Cleonimo, che fuggì in battaglia,
-gettando lo scudo.
-
-[115] Nella guerra del Peloponneso, se ne togli il genio militare
-di prim'ordine di Alcibiade, e qualche abile capitano come Nicia,
-Demostene, Frinico — l'inferiorità assoluta degli altri duci Ateniesi
-nella condotta della guerra, di fronte alla valentia dei generali
-Spartani come Lisandro, Brasida, Archidamo, Agide, Gilippo, Assioco,
-Mindaro, Callicratida, ecc., rivelossi evidente.
-
-[116] Paolo Ferrari, nella sua splendida risposta a Ferdinando Martini,
-_Sulla morale in teatro_. — _Rivista Italiana_ di Milano (fascicolo di
-luglio).
-
-[117] Isocr. _Areopag._
-
-[118] Aristof. _Tesmoforie_. — In fatto, la donna di famiglia
-non compare quasi affatto nel quadro che gli scrittori antichi ci
-presentano dell'Atene di questa età. Platone, Senofonte, Alcifrone, i
-comici non ci parlano di donne che non siano cortigiane. In Aristofane
-quando non sono cortigiane in iscena, son donne che delle cortigiane
-usurpano i modi, il parlare, le scostumate licenze.
-
-[119] Gli anacronismi, caro Yorick, son come le ciliege: uno tira
-l'altro. Al tempo della battaglia di Salamina badate che il primato
-era di Sparta, e appunto per questo fu Sparta che a Salamina comandò:
-gli Ateniesi non diventano egemoni che 3 anni dopo, pel trattato di
-Bisanzio. Quanto al primato delle lettere e delle arti, anche questo,
-fu _solo parecchi anni dopo_, sotto Pericle, che Atene lo conquistò.
-— Nei tempi precedenti, il genio jonico non si era manifestato che
-tra le colonie dell'Asia, ed ivi, dopo le splendide epopee del ciclo
-omerico, era venuto quasi spegnendosi, come esaurito dalla sua stessa
-precoce fecondità; nè prima d'allora, nè poi, fino a Pericle, sul suolo
-della madre patria, produsse nulla che potesse reggere il confronto
-colle mirabili creazioni del genio eolico e dorico. _Eolii_ Esiodo,
-Terpandro, Arione, Saffo, Corinna, Erinna, Alceo; Dorici Alcmano,
-Stesicoro, Teognide, Pindaro; _Jonici_, è vero, Anacreonte, Archiloco,
-Simonide, ma di Teo, e di Paro e di Ceo. Ed è a Sparta fra i Dori
-che Archiloco fiorisce; è a Sparta che fioriscono Taleta, Ferecide,
-Anassimandro: Tirteo stesso, il solo nome che Atene potesse rivendicare
-in quella età, appartiene anch'esso ai Dori; perchè sebbene ateniese
-(lo Hölbe ed il prof. Lami si permettono di negare anche questo) tra i
-Dori visse, e in dialetto dorico poetò. Egualmente nell'architettura,
-gli stati dorici di Sicione, di Egina, di Corinto, contendono agli
-jonici il vanto. E precisamente _fino alle guerre persiane_, come
-osservano bene il Müller e il Bulwer, non è già Atene, ma la ruvida
-Sparta che occupa per fama il _primato_ fra i Greci, come cultrice
-delle arti, e degli studj severi e geniali: ed è Sparta il punto
-di convegno dei poeti più illustri, dei musici e dei filosofi di
-quell'età. — Il genio d'Atene frattanto raccoglievasi in sè stesso,
-aspettando la sua ora.
-
-[120] Meursius, _Themis att._, l. c.
-
-[121] Appendice citata di Yorick.
-
-[122] «_La democrazia d'Atene_, così calunniata e vilipesa, seppe
-combattere Sparta e il gran re, senza scannare nelle prigioni le
-fanciulle e i vecchi sospetti d'_incivismo_, e senza opporre al terrore
-dell'invasione straniera il terrore della mannaja patriottica.» Yorick,
-appendice citata.
-
-[123] Vinti quei di Mitilene, gli Ateniesi per consiglio di Cleone,
-decisero di passarli tutti a fil di spada come poi fecero dei Melii.
-Persuasi poi da Eucrate, contromandarono l'ordine e si contentarono di
-accoppare tutti quelli ch'eran stati mandati prigioni in Atene «_poco
-più di mille_!» — Tucid. II. 50. — E questo passò nella storia come
-esempio proverbiale di clemenza!
-
-[124] Tucid. V. 32. 116.
-
-[125] «L'areopago, vigile custode delle leggi e difensore della
-costituzione dello Stato, teneva gli occhi aperti sulla condotta
-pubblica e privata di chi metteva le mani nelle faccende del paese.»
-Yorick, appendice citata.
-
-[126] Isocrate lo attesta categoricamente; vedi l'_Areopagitica_.
-
-[127] Plutarco in _Pericle_.
-
-[128] Tucid. VI. 43.
-
-[129] Peyron, _Polit. e amministr. di Pericle_, 9. — Isocr. _Sociale_.
-16. _Areopag._ 38.
-
-[130] Appendice del signor D'Arcais nell'_Opinione_ del 23 giugno.
-
-[131] «_Pinxit — Parrhasius — et Demon Atheniensium argumento quoque
-ingenioso; volebat namque varium, iracundum, injustum, incostantem,
-eundem exorabilem, clementem, misericordem excelsum, gloriosum,
-humilem, ferocem, fugacem, et omnia pariter ostendere_» — Plinio.
-_Hist. Nat._ lib. XXXV. c. 10.
-
-[132] Nelle parole di Socrate nell'atto primo, intese a preparare le
-scene dell'atto secondo, cercai riassumere appunto questo concetto
-storico del dramma:
-
- «_Socr._ Guarda alla repubblica cadente, da che le virtù della
- repubblica se ne andarono! Guarda le discordie de' cittadini, le
- leggi scadute da che Pericle governò; i rotti e molli costumi
- che generano l'ignavia nelle tende e sulle navi; l'ingordigia
- de' salarj, le industrie rovinate dalle ciancie del foro e
- della Eliea, dai mercenarj e dalle feste; le campagne desolate
- dall'asta Spartana. Tu che agogni ad essere eroe, comincia
- ad essere cittadino! Tu che vuoi vincere il mondo, comincia a
- vincere te stesso.»
-
-[133] Ecco il _corpo del reato_ sorpreso indosso al signor marchese,
-cioè il suo giudizio critico copiato dall'appendice di Yorick:
-
-«Yorick a Firenze ha _dimostrato_ che il signor Cavallotti
-nell'_Alcibiade_ aveva calunniato la repubblica. E tale è veramente
-l'impressione che si riceve da questo lavoro, il quale pare a prima
-giunta una sfuriata del Cavallotti contro i suoi amici politici
-dell'antica Grecia. Per questa volta spetta ai giornali monarchici il
-mostrarsi più repubblicani dell'onor. deputato di Corteolona. E invero
-nè la grandezza dell'antica Grecia si _spiegherebbe, nè in ispecie
-quella di Atene_, e il potente impulso da esse recato alla civiltà di
-que' tempi, se le _scene greche_ di cui fummo spettatori fossero lo
-specchio fedele di quella società che a traverso i secoli risplende
-ancora di tanta luce. _Bisogna cercare la società greca altrove che nei
-parassiti nelle cortigiane, e nei vaniloqui dei politicastri._ Questo
-valga a _dimostrare_ (!) che il signor Cavallotti, il quale aveva un
-vastissimo soggetto per le mani, non ne ha visto e riprodotto che un
-aspetto solo, e _il meno importante_.»
-
-Tanti periodi — tante.... facezie storiche!
-
-[134] Nel dramma completo per le stampe, vi sono anche questi.
-
-[135] Così, per es. il signor Garofalo nell'appendice dell'_Unità
-Nazionale_ 3 giugno 1874: «L'imagine ridente di Atene che il
-chiarissimo _Yorick_ si è formata (e che — aggiungo io — il chiarissimo
-D'Arcais ha copiata) è combattuta dai fatti, consacrati in quelle
-storie a cui egli nega una piena fede. — In quanto a storia sono col
-Cavallotti e credo che la sua descrizione della società ateniese sia
-giusta e vera. Facendo un dramma storico egli ha seguito la storia, e
-di essa ha nudrita la sua imaginazione. E chi abbia letto Tucidide o
-Senofonte non dirà ch'egli abbia caricato le tinte, mostrandoci gli
-intrighi delle elezioni, la facilità della seduzione collo sfoggio
-dello spirito, dell'ingegno e anche della bizzarria, la corruzione dei
-parassiti, ecc.»
-
-[136] Per dare una semplice idea della _serietà critica_ del signor
-marchese, cito un saggio delle sue parole:
-
-«Il signor Cavallotti col furto di una torta fa la critica delle
-istituzioni di un popolo. Allo stesso modo che gli Ateniesi del signor
-Cavallotti non ci spiegherebbero la grandezza d'Atene, così pure i
-suoi Spartani torrebbero fede alla fortuna di Sparta. A questi giudizi
-leggieri ed ingiusti è pur forza contrapporre una protesta.»
-
-Chi legge queste parole senza conoscere il dramma, non potendo supporre
-che il signor D'Arcais lavori di fantasia, crederà che io abbia messo
-in iscena una quantità di Spartani tutti ladri e furfanti. Ebbene
-di Spartani nell'atto di Sparta non ce ne sono che _tre_ soli: e di
-questi tre, _due_ sono appunto introdotti a rappresentare la virtù
-del carattere spartano, e a _dar ragione della fortuna di Sparta_:
-l'eforo Endio nella austerità dell'amor proprio nazionale e nel senso
-severo del retto che gli fa disprezzare il tradimento di Alcibiade; il
-soldato Brasida nella semplicità dell'eroismo disinteressato, nel culto
-magnanimo del dovere, nello affetto alla patria e alla famiglia: tutti
-e due nella sobrietà laconica delle parole annunziante la fortezza
-dell'opere.
-
-E il signor marchese D'Arcais protesta in nome di Sparta, accusandomi
-di calunnia e parla — lui!!! — di _leggerezza_ e _ingiustizia_ di
-giudizj!!
-
-[137] Dei tre marmi d'Alcibiade nel Vaticano — che son tra le
-pochissime effigie a noi pervenute del grande Ateniese — uno, (corr.
-Chiaramonti, N. 44) è stato riprodotto dall'Houssaye nella sua
-_Histoire d'Alcibiade_; l'altro, (Sala delle Muse, N. 510) dall'Ennio
-Quirino Visconti (_Icon. Gr._ I. tav. XVI. 1 e 2.) Il primo rappresenta
-Alcibiade giovane sui 25 anni; ha barba appena nascente e baffi;
-l'altro, che fu scavato sul monte Celio, è Alcibiade adulto; il profilo
-è meno bello, la barba corta, arricciata, e i baffi più grossi. Il
-Visconti lo ritiene una copia del busto che l'imperatore Adriano fece
-porre a Melissa in Frigia sulla tomba di Alcibiade. Il terzo marmo,
-ch'è una statua intera, e il busto del Campidoglio somigliano agli
-altri due.
-
-L'Ennio Quirino Visconti reca alla tav. XVI n.º 3, un'altra testa di
-Alcibiade, copiata da una pietra antica del gabinetto di Fulvio Orsino,
-riprodotta da Faber: è Alcibiade giovane e bello: baffi staccati dalla
-barba nascente, cappelli arricciati. — Una sesta effigie infine si
-trova nel Museo di Napoli: è Alcibiade adulto; baffi e barba cresciuta:
-e questa almeno avrebbe dovuto conoscerla quel sapiente critico
-napoletano di un foglio milanese, che anche lui si era fitto in mente
-di voler far radere i baffi ad Alcibiade!
-
-[138] Giovanni Emanuel, — splendida natura di artista, a cui l'autore
-dell'_Alcibiade_ deve assai — ha rappresentato anche questo quadro al
-Corea di Roma.
-
-[139] Non parlo dell'Alcibiade che s'inginocchia, perchè questa è una
-fantasia dei critici sullodati, alla quale l'autore non ha mai pensato.
-
-[140] Dico questo perchè la citazione mi par sospetta, e avverto a
-ogni buon conto il critico del _Corriere di Milano_ — il quale non par
-forte nè in grammatica greca, nè in nomi greci — che il suo eroe non
-si chiamava _Ajace Oileo_, in quella guisa che Achille non si chiamava
-_Achille Peleo_: Oileo era il nome del padre: e il figlio Ajace di
-Oileo ossia Oiliade, (Ὀιλιάδης) anche lui, come il Peliade Achille, di
-gamba buona: Ὀιλῆος ταχὺς Αἴας. — A pedante, pedante e mezzo.
-
-[141] In _Lisandro_ e in _Alcibiade_. Cfr. Cornelio Nipote.
-
-[142] Vedi la nota a pag. 22.
-
-[143] «_Subtiles_, _acuti_, _breves_» chiama Cicerone, come oratori,
-Pericle, Alcibiade, e Tucidide, per distinguerne la eloquenza da quella
-più copiosa e prolissa di Crizia, Teramene e Lisia; _De Orat._ II. 22.
-Altrove egli pone insieme Alcibiade con Crizia e Teramene, e chiama
-questi tre «_crebri sententiis, compressione rerum breves et ob eam
-caussam interdum subobscuri_.» Cic. _Brutus_, 7.
-
-[144] Vedi sopra la nota a pag. 31.
-
-[145] Athen. _D. ipnos._ VI. 239 d.
-
-[146] Che nel dramma completo si sviluppa e procede per un numero anche
-maggiore di gradazioni.
-
-[147] Taluno fra essi, come il critico egregio del giornale ufficiale
-la _Provincia_ di Pisa, notò per lo appunto una per una tutte le
-gradazioni successive del carattere di Cimoto.
-
-[148] _Etére_ e non _eterie_, come veggo che da moltissimi, anche
-de' miei critici, erroneamente si scrive: poichè ἑταίρα è il nome
-greco equivalente di _amica_. L'eteria (ἑταιρία, ἑταιρεία), avverto i
-critici, vuol dire invece tutt'altra cosa, e puzza di politica: poichè
-con questo nome si chiamavano ad Atene quelle che noi oggi chiamiamo —
-Domine ajutami — .... le _consorterie_.
-
-[149] _Corriere di Trieste_, marzo 1874.
-
-[150] Antifane, presso Aten. XIII. 572.
-
-[151] Aristen. _Lett._ I. 12.
-
-[152] Aristen. _Lett._ I. 14.
-
-[153] _Gazzetta_ ufficiale _Ferrarese_ e _Corriere di Milano_.
-
-[154]
-
- «Tu Atte mi sei
- in ogni giorno più odïosa....
- ..... Ma non farne grave conto.
- Benchè odiosa eserciti dominio
- Sulla mia volontà.»
- Cossa, _Nerone_, Atto II.
-
-[155] _Unità Nazionale_ di Napoli.
-
-[156] _Gazzetta Ufficiale di Sassari_, appendice del signor Delogu. —
-_Arte e Scienza_ di Roma, del mio amico Tito Zanardelli.
-
-[157] A _proposito dell'Alcibiade_ di F. Cavallotti, saggio critico di
-Roberto M. Stuart, corrispondente da Roma del _Daily-News_. Pubblicato
-in Roma coi tipi dell'_Italie_. Lire una.
-
-[158] Vedi il succitato opuscolo, pag. 15-pag. 18.
-
-[159] O perchè mo, a differenza degli altri, proprio soltanto per il
-Becker, che è un tedesco, la mi mette il genitivo in inglese! Per far
-credere forse che i _Bilder des Griechischen Privatlebens von W. A.
-Becker_ colle appendici di Hermann, siano opera di un inglese? O perchè
-avendone solo sentito parlare, senza averlo letto, Ella stessa lo crede
-davvero un libro inglese?
-
-[160] Una trireme — ch'era la nave da guerra greca — di solito contava,
-giusta i computi del Boeckh, _duecento_ uomini: e cioè 10 soldati di
-fanteria di marina (ἐπιβάται), 40 soldati di fanteria greve (opliti):
-gli altri 150 fra i rematori dei tre ordini (traniti, zigiti, talamj) e
-marinai e ufficiali addetti al servizio della nave.
-
-[161] Καὶ εἰ αὖ σοι εἴποι ὃ αὐτὸς οὗτος θεὸς, ὅτι Αὐτοῦ σε δεῖ
-δυναστεύειν ἐν τῇ Εὐρώπῃ, διαβῆναι δ' εἰς τὴν Ἀσίαν οὐκ ἐξέσται σοι,
-οὐδ' ἐπιθέσθαι τοῖς ἐκεῖ πράγμασιν — οὐκ ἂν αὖ μοι δοκεῖς ἐθέλειν οὐδ'
-ἐπὶ τούτοις μόνοις ζῆν, εἰ μὴ ἐμπλήσεις τοῦ σοῦ ὀνόματος καὶ τῆς σῆς
-δυνάμεως πάντας ἀνθρώπους. — Platone. Primo Alcib. II.
-
-[162] Anche il dottissimo Müller, per il quale la _Repubblica di
-Lacedemone_ forma, autorità, chiama Senofonte «_der beste Kenner
-dorischer Sitten_». — Dorier, II. 291.
-
-[163] «_Al fine di questa guerra_ (del Peloponneso) _Lacedemone conta
-un po' più di quattrocento anni dacchè_ =si regge= _cogli stessi ordini
-politici_» Tucid. I. 18. — Tucidide scriveva queste linee dopo il suo
-ritorno dall'esilio in Atene, epoca in cui pubblicò la prima parte
-della sua storia, e cioè intorno al 403 av. l'E. V., circa un dieci
-anni dopo l'epoca assegnata alla mia scena di Sparta! — Cfr. Lisia,
-_Olimpico_, 7.
-
-[164] Plutarco, _Licurgo_, 4.
-
-[165] Liv. 33. 34.
-
-[166] Cic. _Pro Flacco_, 26.
-
-[167] Macchiavelli, _Discorsi_ I. 2.
-
-[168] «_Sparta's Gesetzordnung als die wahrhaft Dorische angesehen,
-und deren Ursprung mit dem des Volkes überhaupt für identisch gehalten
-wurde_». — C. O. Müller, _Dorier_, II. 11. Perciò Ellanico, il più
-antico degli scrittori delle cose di Sparta, potè attribuire, senza
-anacronismo, ai primissimi due re di Sparta, del tempo del ritorno
-degli Eraclidi (80 anni dopo l'assedio di Troja) _tutte quante_ le
-leggi che furono poi note sotto il nome di leggi di Licurgo, vissuto
-secoli dopo. Questo punto critico storico fu del resto diffusamente
-trattato col solito acume dal Müller nella sua classica opera, e
-in parte adombrato dal Peyron, nella monografia sulla _Politica di
-Licurgo_.
-
-[169] Vedi Plutarco, _Solone_. — Senof. _Repub. Ateniese_. — E le opere
-speciali di Hüllmann, e di Schömann sulla Costituzione di Atene.
-
-[170] Vedi Plutarco e Diogene Laerzio in _Solone_.
-
-[171] Senof. _Memorab._ III. 7.
-
-[172] Plat., _Protagora_, X.
-
-[173] Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione
-inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici,
-e le leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per
-la necessità dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza
-stessa della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai
-cittadini le arti meccaniche: «_tutto quel ch'era d'arte meccanica
-volevano i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini,
-ma de' servi_» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non
-aveva letto nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere
-quell'episodio narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente
-la diversità delle due legislazioni ateniese e spartana a questo
-riguardo. Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in
-un giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino
-perchè non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva in
-_ozio_, era stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne
-ritornava dalla condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo
-accompagnavano — egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo
-«_ch'era stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero._»
-— Plutarco, in _Licurgo_ e negli _Apoftemmi_. — E son molti anche nei
-tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!
-
-[174] App. dell'_Unità Nazionale_, 3 giugno 1874.
-
-[175] App. dell'ufficiale _Gazzetta Livornese_, 15 giugno 1874.
-
-[176] Habent autem (Thraces) multa nomina singularum regionum singula,
-moribus tamen ac opinionibus consimilibus imbuti, praeter Getas et
-Trausos et qui supra Crestonas incolunt. — J. Boemus Aubanus, _Mores,
-leges omnium gentium_, lib. III.
-
-[177] J. Boem. Aub. _Ibid._
-
-[178] «Bene, o Timocle, mi fai ricordare delle diverse credenze dei
-popoli; v'è una confusione grande ed ogni gente ha sua credenza e
-culto. Gli Sciti adorano la Scimitarra, i _Traci Zamolchi, un fuggitivo
-di Samo che si riparò fra di essi_, i Frigi la luna, gli Etiopi il
-giorno, gli Assirj una colomba, ecc.» — Luciano, _Giove tragedo_.
-
-[179] R. Ghirlanda, nella _Scena_ di Venezia e nella ufficiale
-_Gazzetta Ferrarese_.
-
-[180] A proposito di eccezioni, per quel che personalmente mi concerne,
-mancherei a un debito di giustizia se non ricordassi tra coloro che
-scrissero con dottrina e competenza di studj e acume artistico sul
-dramma mio, con più o meno severità o con più o meno indulgenza,: il
-cav. Augusto Franchetti dell'_Antologia Italiana_, l'avv. Forlani,
-direttore della _Gazzetta di Trieste_ e autore di un bel lavoro sulla
-_Legislazione attica_, Felice Uda nella _Lombardia_, Carlo Romussi
-nel _Secolo_, Carlo Angelini nell'_Indicatore_ di Livorno, il signor
-Augusto Boccardi nell'_Arte_ di Trieste, il prof. Lazzarini nella
-_Provincia_ di Udine e qualch'altro egregio di cui mi sfugge con
-dispiacere il nome.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Alcibiade, la critica e il secolo di
-Pericle, by Felice Cavallotti
-
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-The Project Gutenberg EBook of Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle, by
-Felice Cavallotti
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-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-
-
-
-Title: Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle
-
-Author: Felice Cavallotti
-
-Release Date: June 12, 2020 [EBook #62384]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ALCIBIADE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the
-Distributed Proofreading team at DP-test Italia,
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-ALCIBIADE,<br />
-LA CRITICA E IL SECOLO DI PERICLE
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-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-ALCIBIADE,
-<span class="smaller">LA CRITICA E IL SECOLO DI PERICLE</span>
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-
-<p>
-LETTERA
-</p>
-
-<p class="pad1 x-small">
-DI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-FELICE CAVALLOTTI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-small">
-A
-</p>
-
-<p class="pad1">
-YORICK FIGLIO DI YORICK
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="g large">MILANO</span><br />
-<span class="small">TIPOGRAFIA FRATELLI RECHIEDEI</span><br />
-1874
-</p>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<h2 class="hidden">
-Caro Yorick figlio di Yorick
-</h2>
-
-<p class="indl large">
-<b>Caro Yorick figlio di Yorick,</b>
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-Difendono i ministri i loro spropositi, difendono i
-filosofi le loro utopie, difendono le mamme i loro mostricini,
-possono ben difendere gli artisti i loro lavori,
-fossero anche aborti delle Muse.
-</p>
-
-<p>
-E poiché sono venuto nella idea di rispondere alle
-critiche da varie parti piovute sul mio povero <i>Alcibiade</i>;
-e bisognava pur trovare qualcuno a cui parlare
-per tutti — come a suocera veneranda, perchè le nuore
-pudiche della critica intendano, — ho pensato che
-quest'uno potevate benissimo essere voi.
-</p>
-
-<p>
-Ciò per parecchie ragioni: delle quali salto subito
-subito, di piè pari, la prima — perchè dovrei discorrere
-della bacchetta di direttore che voi tenete da
-tempo con diritto incontestabile nell'orchestra, un po'
-scordata, della critica giornalistica italiana. Ora qui
-da un lato sdrucciolerei ne' complimenti, e in fatto
-di complimenti, io mi dichiaro confratello degli orsi
-delle caverne di Berna e del <i>Pessimista</i> dell'<i>Arte Drammatica</i>
-di Milano; dall'altro forse nelle scortesie, e
-nel lodare il direttore non vorrei offendere i violini
-di spalla.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un'altra ragione riguarda me. — E questa lasciatemela
-pigliar dalla lunga.
-</p>
-
-<p>
-La vita dell'arte, come quella della politica, non è
-stata per me tutta rose. In politica ho avuto addosso
-i <i>nemici di partito</i>; in arte — oh in arte, assai di peggio:
-ho avuto addosso i <i>critici imparziali</i>. Voi non
-immaginate che spaventosa parola sia questa per i
-poveri autori. In arte, si sa, è valuta intesa, non ci
-sono, non ci possono essere partiti, nè simpatie od
-antipatie partigiane: la legge di Solone che voleva i
-cittadini partigiani per forza, pena l'infamia, nella repubblica
-delle lettere, si sa, non ha corso; qui, non
-si parla, non si scrive, non si giudica che per semplice,
-solo, purissimo <i>amore dell'arte</i>. L'amore dell'arte
-ha messo al mondo in un solo parto i genj abortiti,
-gli autori fischiati — e i <i>critici severi ma imparziali</i>.
-E poichè l'amore, per legge di natura, quanto più è
-contrastato ed infelice, tanto più ne' contrasti s'accende
-e s'inasprisce, così questo amor divino dell'arte rende
-terribili coloro a cui l'arte ha negato le sue carezze. Con
-una abnegazione feroce, resa tale dal loro <i>amor disperato</i>
-— essi servono le caste Pimplee da cui furono messi
-alla porta. Appollajati lì sull'uscio che non possono
-varcare, se ne sono costituiti i portinaj e ne vietano
-agli altri o ne fanno pagar caro l'ingresso. Ributtati
-dalle vergini divine, si son fatti custodi inesorabili
-del loro onore. Controllano i doni, le primizie, le vivande,
-le offerte votive — drammi o commedie, romanzi
-o poemi — che ad esse vengono recate; non lasciano
-passare le indegne o nocive alla salute; i temerarj
-offerenti castigano; e siccome l'amoroso zelo li fa rigorosi,
-così nocive od indegne trovano quasi tutte; e
-giù botte da orbi ai <i>fedeli</i> che portano la roba, mentre,
-frattanto, alle divine fanciulle per troppo amore
-non lasciano arrivare in tavola più niente — e le
-poverette rischiano di morir di inedia — come Sancio
-Panza governatore, quando il medico sorvegliava la
-sua mensa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<p>
-Scherzi a parte, e fuori di metafora, oggi la critica
-si trova in Italia, fatte le debite ed onorande eccezioni,
-anzichè no a mal partito. Un certo numero di
-persone che non hanno potuto terminar bene i loro
-studj non sono riuscite nei tentativi dell'arte, o non
-sanno rassegnarsi all'ingiustizia di madre natura che
-fu loro nell'ingegno matrigna, si sono messe, in mancanza
-di meglio, a far della critica. Ufficio il più difficile
-e il più facile, secondo la maniera di pigliarlo:
-per costoro — il più facile. Non portando nell'esercizio
-di questo ufficio nessun chiaro concetto sulla missione
-dell'arte e sui suoi varj ideali, nessun criterio estetico
-determinato, nessun corredo di cognizioni sode e nessuna
-sapienza d'analisi, essi vi portano in compenso
-un'altra dote, che essi hanno convenuto di chiamare
-— la <i>imparzialità</i>. Infatti, essi sono imparziali in questo
-senso che tutte le scuole per loro sono uguali:
-tutti gli ideali si valgono: per loro è indifferente sia
-l'una piuttosto che l'altra: non si tratta di dar già
-all'arte questo o quell'altro indirizzo, di misurare alla
-stregua di questo o di quel criterio artistico il valore
-di un'opera d'arte: ne importa giusto assai a loro dell'opera
-d'arte! A loro importa di far sapere che essi
-ne hanno fatto la critica. Il loro <i>giudizio critico</i>, è
-questa per essi la <i>vera opera d'arte</i>, ed essi si figurano
-già e pregustano, scrivendo, la impressione che essa farà
-sul pubblico. L'autore è scomparso: chi ne sa più
-nulla della sua fatica e de' suoi studj? il problema è
-mostrare che qualunque siano l'autore e la sua opera
-e i suoi studj, il critico ne sa <i>sempre</i> di più: e tanto
-più se ne sa naturalmente quanto più si trova da correggere
-e da ridire: correggere e biasimare bisogna
-dunque e ad ogni costo: e la <i>severità</i> è di prammatica.
-Non si può essere indulgenti senza derogare e confondersi
-col volgo — o comparir parziali. — «<i>La tal
-cosa è sbagliata, la tale altra assurda; questa va male,
-quest'altra così così;</i>» eh? com'è presto detto! e il
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-lettore che nel suo grosso criterio prima trovava la
-cosa passabile e credeva l'autore dovesse averci studiato
-sopra chi sa quanto, or pensa già con ammirazione
-a quel che ne sarebbe uscito se, invece di quell'asino
-di autore, quella tal cosa l'avesse scritta quella
-cima del critico. I meriti dell'artista senza i suoi sudori:
-fare il critico a questi patti dev'essere una specie
-di voluttà.
-</p>
-
-<p>
-Questa professione non va esente certo anch'essa
-da' suoi rischi: viene il giorno che il pubblico, anche
-col suo grosso criterio, ride del critico o che il critico
-si trova per davvero imbrogliato a dare il giudizio su
-quel tal lavoro, che sfugge affatto al suo ordine di
-cognizioni. Ci sono però anche le risorse. Si aspetta
-che un critico — <i>di quegli altri</i> — voi per esempio —
-abbia aperto bocca e detta la sua: e allora, senza
-darsene l'aria, a tempo e luogo, sul motivo dato si eseguiscono
-le variazioni. Ciò non obbliga, beninteso, a saper
-la ragione delle cose che avete detto voi o a trarne
-i giudizj che ne avete tratto voi: anzi, il bello è pigliar
-della vostra critica quel tanto che basta per orientarsi,
-e poi concludere all'opposto. Io conosco dei critici
-che mettono sempre diligentemente da parte, in
-serbo, le appendici critiche di Yorick e dei critici francesi
-più in voga, per presentarle all'occasione ricucinate
-da loro: e i quali sarebbero maledettamente impacciati
-se dovessero spiegare la tale o tal altra cosa, la
-tale o tal altra parola, che hanno copiata a occhi
-chiusi, senza saperne il perchè. Ma in compenso, se vedeste,
-con che severità e con che sussiego ne fanno
-all'autore, come fosse roba loro, la girata!
-</p>
-
-<p>
-Un'altra risorsa per questi critici è l'apparizione di
-un lavoro storico — o in cui c'entri per qualche verso
-la storia. Oh un dramma storico! è la loro festa. Quel
-giorno essi salgono di cento gradini nella scala della
-riputazione e si pigliano più autorità che non ne abbian
-presa in cento critiche di altri lavori. Perchè in
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-altri bisogna discorrere poco o tanto di concetti artistici,
-di forme artistiche, di poesia, di psicologia, di
-morale, e che so io: tutte cose che legano i denti: e
-che permettono al lettore profano di essere di un parer
-diverso: ma qui! qui è un altro affare. Qui si piglia
-una Enciclopedia o un trattato di storia: e in due
-tratti di penna l'autore è spacciato. Qui si tratta di
-cognizioni serie, positive, su cui non ci possono essere
-dispareri. Come si fa, quando l'autore si è occupato di
-quel tal fatto o di quel tal personaggio storico, e il
-critico vi sentenzia con tutta la gravità che quel tal
-fatto è accaduto all'opposto, che il tipo di quel personaggio
-è sbagliato, che quella tal circostanza storica
-importantissima è stata ignorata, che il colore storico
-locale è falsato, e lì una bella citazione di tre o
-quattro o cinque nomi di autori in fila — come si fa,
-dico, a non trovare che il lavoro è un aborto che non
-regge alla discussione e a non ammirare il critico sapiente
-che ha saputo farne giustizia! «— Oh! hai letto
-la critica di X intorno al lavoro di Y? — Certo! Come
-te lo concia per le feste quell'Y! — E lì non si scherza!
-il critico si vede che è uno che sa il fatto suo! —
-Se lo sa! Pensare che volevano farlo passare per un
-buon lavoro! — Già! già! si vede ora che roba è.
-Ma neh che talento quell'X! che erudizione! come sa
-scrivere! come sa la storia! — E come gli prova a
-quel povero diavolo tutti i suoi spropositi citandogli
-gli autori sulle dita! — E come conosce a menadito
-Aristofile, Plutone, Tucilide e tutti quegli altri! Scommetto
-che l'autore non li aveva neppure letti! — Ah
-questi sì sono critici coi fiocchi!...» — E segue il resto
-delle litanie.
-</p>
-
-<p>
-Ma se il povero autore strapazzato fosse lì in un
-angolo e provasse a quei signori che il critico conosce
-Platone, Aristofane, Tucidide e tutte quelle altre
-brave persone a un di presso come le conoscono loro
-— che non ha mai visto dei loro libri pure il cartone
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-— e che tutta la scienza è stata improvvisata lì per
-lì dalla sera alla mattina sopra un articolo della Enciclopedia,
-quei signori giurerebbero che l'autore parla
-per dispetto. Eppure da molti, da troppi la critica
-non si fa che così.
-</p>
-
-<p>
-Allato a questa categoria, ve n'ha, di critici, un'altra
-più coscienziosa, ma per gli autori non meno molesta.
-Sono ottime persone — talora qualche diligente professore,
-il più spesso dei bravi giovani che han riportato
-il premio nelle scuole — e che <i>effettivamente
-sanno</i> qualche cosa: ma che hanno (certo con maggior
-diritto degli altri) il bisogno irresistibile di farlo
-sapere e di mettere in mostra tutto quello che sanno.
-Anche questi d'arte s'occupano poco: per loro il lavoro
-d'arte non è che un eccellente mezzo per isfoderare
-la loro dottrina, smerciare la loro mercanzia
-e metter fuori tutto il bagaglio delle loro cognizioni.
-Anche quando questa mania non si scompagna da una
-certa benevolenza, la noia per gli autori non è minore.
-Perchè essi rimproverano l'autore che nello sviluppo
-di quel tal periodo storico ha dimenticato i tali personaggi;
-che i tali altri li ha rappresentati incompletamente;
-che nell'orditura di quella tal scena ha trascurato
-di valersi di quelle date circostanze storiche,
-di quelle date teorie filosofiche, di quelle date risultanze
-della critica storica e via via. Essi sanno benissimo
-probabilmente per i primi che se l'autore
-avesse fatto entrare nel suo dramma tutta quella roba,
-ne sarebbe risultato uno zibaldone impossibile, una
-mole indigesta da far dormire un morto in piedi: essi
-lo sanno, ma non importa — non si tratta di farcela
-entrare quella roba, che, tanto, il lavoro è già fatto —
-si tratta di far sapere che essi sapevano in proposito
-tutto quel mondo di belle cose e che l'autore ha avuto
-il torto di non pensarci.
-</p>
-
-<p>
-Ci è poi ancora una classe di Aristarchi, anch'essi
-a loro modo coscienziosi. Questi hanno in arte degli
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-ideali fatti, delle teorie fatte: e condannano irremissibilmente
-<i>a priori</i> tutto quello che esce o si allontana
-da quegli ideali e da quelle teorie. Per costoro,
-la libertà dell'arte non esiste; l'arte non è ammissibile,
-non è concepibile che sotto date forme: fuor di
-là, tutti aborti. Questi la confina nel mondo puramente
-fantastico; quest'altro in quello della realtà presente,
-pura e nuda. L'uno pretende l'osservanza rigorosa
-delle regole aristoteliche; l'altro, che è in progresso,
-le sopprime, ma per aver il diritto di sostituirvene
-dell'altre altrettanto rigorose ed altrettanto anguste.
-</p>
-
-<p>
-Conosco un mio amico, ingegno egregio e critico
-acuto,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> il quale in buona fede si crede rivoluzionario in
-arte, perchè pretende che ella debba essere nient'altro
-che la fotografia di quello che esiste in natura, e
-<i>come</i> vi esiste; e che i suoi uomini non debbano portare
-che il <i>frac</i> e le sue donne non debbano vestire che
-colle mode dell'ultimo figurino. Fantasia, poesia, idealizzazione
-del vero, evocazione d'altre età, tutte robe
-scolastiche da far dormire: prosa da conversazione ha
-da essere, e un po' di spirito di osservazione, per riprodurre,
-<i>tal quale</i>, quel che succede ogni dì, e un po'
-di raziocinio per coordinarlo; un problema sociale od
-economico da risolvere, o un adulterio pudico da legittimare.
-Shakespeare, o Byron, o Victor Hugo! Che
-arte stramba è questa vostra che cava da mondi impossibili
-Falstaff e Jago, Sardanapalo e Ruy Blas! Persone
-vere, a modo nostro, vogliamo, e vestite dei
-nostri panni e facciano quello che facciam noi, e parlino
-come parlano i cristiani: stramberie di cervelli
-malati le vostre e non arte: l'arte è là — nella <i>camera
-oscura</i>.
-</p>
-
-<p>
-Andate dunque a presentare a questi critici un lavoro
-di un genere che non sia quel ch'essi ammettono!
-Andate dunque a dir loro che sono essi i retrogradi,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-essi che dell'arte non accettano che una forma
-sola, che pretendono misurarle avaramente il tempo
-e lo spazio; provatevi a dir loro che <i>tutti i tempi</i> e
-<i>tutti i luoghi</i> sono dominio dell'arte, perchè tutti ponno
-essere dominio del <i>vero</i>; che il classicismo era <i>falso</i>,
-come il loro realismo è <i>falso</i>, perchè entrambi pretendono
-di imporre indistintamente al vero che è <i>universale</i>
-le idee e il linguaggio di un solo paese<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>
-e di una sola età; che una sola forma l'arte respinge,
-ed è il brutto; che è ufficio dell'artista scovrir del
-vero le armonie più intime, afferrarne i rapporti più
-segreti e lontani, riunirne le linee <i>sparse</i> qua e là nella
-natura, farle rivivere in creazioni che la sola riproduzione
-meccanica del vero in natura non dà; che
-l'osservazione fredda e sola a ciò non basta, se la
-fiamma santa dell'ideale non la scalda; che sotto tutte
-le forme l'arte vuol essere <i>creazione</i>, cioè <i>poesia</i>: che
-non è lecito proscrivere Michelangelo e i suoi arcangeli
-in nome di Clerici e de' suoi gatti, — e quei critici
-<i>rivoluzionarj</i> vi rideranno per compassione sul
-muso!
-</p>
-
-<p>
-E tutti questi ancora sono brava gente. <i>Uomini serii</i>
-dell'arte, <i>Brid'oison</i> della critica, <i>Marchesi Colombi</i> dell'erudizione,
-le loro sentenze sono perniciose, ma le
-loro intenzioni sono innocenti.
-</p>
-
-<p>
-Or dove lascio le eccellenti persone, che si servono
-della critica come di un emolliente per la espettorazione
-del catarro e di tutti i cattivi umori dello stomaco?
-Esser rosi di dentro dalla bile dell'impotenza,
-dal tarlo della vanità; cercare ogni dì in fondo all'anima
-una scintilla di estro, e non trovarvi che una
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-goccia di fiele; ogni dì frugare nella mente per trovare
-una imagine, una idea, pescarvi un'insolenza o
-una banalità; e allora, non potendo far dell'arte, ricattarsene
-col far della politica; non potendo servire
-alla riputazione propria, aver bisogno di pigliarsela
-coll'altrui, servendo ai rancori dell'alto ed alle invidie
-del basso; sempre rodersi, sempre odiare, odiare come
-in politica si odia: e dopo tutto questo, trovarsi d'aver
-dinnanzi un lavoro d'arte, una penna, un po' di
-carta, un dizionario e un calamajo, — ah, per Dio,
-negatemi che allora non diventi uno sfogo salutare,
-non diventi una cura igienica la critica! Quando il
-critico ha ridotto in pezzi il lavoro d'arte, ha dimostrato
-che è un aborto od un plagio, coperto di irrisione
-l'autore e le sue fatiche, — egli tira il respiro
-più libero: egli si sente il cuore più leggiero, e le
-tempie più fresche. Ciò fa bene alla salute.
-</p>
-
-<p>
-E ciò permette degli sfoghi che non mancano neppure
-del loro lato estetico. Si può fingere la santa
-indignazione di Giovenale e darsi l'aria di menar lo
-staffile — quello di S. Ambrogio magari — per cacciare
-i profani dal tempio! si può incominciar l'opera
-deplorando il compito ingrato: — una speranza di più
-andata perduta per l'arte, l'amarezza di doverla registrare,
-perchè la verità va innanzi a tutto, e di
-esporsi alla taccia di partigiani, per aver avuto il coraggio
-di dir forte quello che gli altri non dicono che a
-bassa voce: — allora ogni staffilata all'autore diventa
-un atto di abnegazione del critico — a ogni brandello
-del lavoro, ch'ei strappa, è il suo cuor che ne piange,
-e che ne sanguina. È il console Bruto che decapita
-suo figlio. Santo, divino amore dell'arte, tu solo puoi
-ispirare questi sublimi eroismi, perchè fortemente
-colpisce, chi fortemente ama!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ebbene da tre anni che il caso mi buttò nell'arena
-dell'arte, ho avuto anch'io che fare, come tutti i
-miei colleghi, con questi Minossi della critica, resi feroci
-dall'imparzialità, dalla giustizia e dall'amore. Di
-che sarebbe ingenuità o incomportabile superbia il lamentarmi:
-perchè a me, degli ultimi venuti nell'arringo
-e non certo ai primi posti, non ispetta lagnarmi
-di quel ch'è toccato anco a' maestri, che vi siedono da
-un pezzo prima di me e innanzi a me. Ma qualche
-circostanza antecedente della mia vita, affatto estranea
-all'arte, ha fatto che parecchi di quei signori si dedicassero
-a me con voluttà speciale; e che ai miei poveri
-pargoletti ne toccassero speciali tenerezze.
-</p>
-
-<p>
-Però fu una grata e perfino strana sorpresa per me,
-nel tempo che più mi si prodigavano quelle carezze
-caritatevoli, il trovare un bel mattino, proprio nelle file
-de' miei avversarj politici, lì sulle rive dell'Arno, un
-critico che acconsentiva a giudicarmi come artista,
-senza chieder prima l'ispezione delle mie fedine nè politiche,
-nè criminali (molto sporche, tra parentesi, molto
-sporche)<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>; un critico pieno di erudizione, di quella
-vera, ma senza saccenteria; pieno di dottrina, di quella
-soda, ma senza pedanteria; che mi criticava senza mordermi,
-mi consigliava senza annojarmi, e — fenomeno
-raro pei tempi — le critiche erano scritte in italiano
-così puro che pareva di Crusca, e i consigli avevano
-tanto senso comune che pareva perfino — ed era difatti
-— buon senso. Quel critico — era un moderato,
-e reclamava per l'arte la santa libertà: mi parlava
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-de' suoi ideali con convinzione, mi dava il benvenuto
-nel suo tempio con cortesia. — Yorick, figlio di Yorick,
-quel critico eravate voi.
-</p>
-
-<p>
-Son passati da allora quasi tre anni; ma dovendo
-indirizzare la presente a qualcuno, ho amato di ricordarmene.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E adesso soltanto ve ne ricordate? E per questo mi
-scrivete le vostre frottole?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, non adesso e non per questo solo. Quando il
-mio <i>Alcibiade</i> venne ad esporre la coda del suo cane
-in riva all'Arno, per consultar sul da farsene, io mi
-occupai naturalmente di sapere che cosa il severo Yorick,
-figlio di Yorick, ne pensava: e quando seppi che
-egli, quantunque <i>moderato</i>, approvava il taglio della
-coda, ho detto fra di me: <i>sono salvo!</i> ho ripiegato diligentemente
-in quattro l'appendice della <i>Nazione</i> e me
-la son messa in tasca come un talismano contro i malefizj
-dei don Basilii.
-</p>
-
-<p>
-Ma ahimè! l'appendice aveva anch'essa una coda, un
-pezzettino di quell'altra tagliata via: e nella coda tutta
-bianca c'era un piccolo punto nero ed io non lo avevo
-visto: e il punto nero era nientemeno (cerchiamo una
-frase originale) era la nuvola foriera della tempesta.
-</p>
-
-<p>
-Voi avevate detto tra di voi: Per il mio amico
-Alcibiade e per l'operazione del taglio, vada: ma tra
-amici qualche scherzo di buon genere è permesso; e
-se Alcibiade ne ha fatto uno simile al suo cane, io
-posso ben farne un altro a lui. Per aver della dottrina
-— non è necessario rinunziare a far dello spirito: e
-qui è il caso d'una facezia che farà ridere tutta la
-platea. Alcibiade, democratico e il suo compare Cavallotti
-strapazzano i <i>repubblicani</i> dell'Atene antica:
-io, <i>monarchico</i> dell'Atene moderna, li difenderò. E la
-<i>Nazione</i> sarà l'asta che impugnerò, paladino della repubblica,
-contro il poeta anticesareo, e tutta Italia saprà
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-che il rappresentante di Corteolona è stato richiamato
-al rispetto verso l'<i>A. R. U.</i> e le altre lettere
-repubblicane dell'alfabeto, da Celestino Bianchi che è
-commendatore, e da me, che sono Yorick.
-</p>
-
-<p>
-«Ah che burla! ah che burla!» L'avete detto —
-e lo avete fatto — come potevate farlo voi. La difesa
-vostra dei poveri nepoti di Milziade e di Temistocle,
-indegnamente calunniati da un loro correligionario, è
-un modello del genere: giammai una tesi intrapresa
-per burletta fu sostenuta con più spirito e con più erudizione:
-l'illusione di quelle splendide pagine è così
-affascinante, così completa, che quasi io stesso, dimenticando
-per un momento i miei libri e le mie idee,
-finivo per restarci preso sul serio e giunto a quella
-solenne patetica apostrofe: — <i>Ateniesi d'Italia rendete
-omaggio alla repubblica caduta!</i> — portai involontariamente
-una mano all'occhio perchè mi pareva di sentirvi
-spuntare una lagrima di pentimento. Se la lagrima non
-c'era, egli è che le mie glandule lacrimali sono molto
-resistenti.
-</p>
-
-<p>
-Ma intanto quella burla doveva avere delle conseguenze
-per me. Perchè voi non pensaste all'autorità
-delle vostre parole. Quello che voi avete scritto per
-ischerzo, gli altri in buona fede lo hanno copiato sul
-serio. Da che s'è saputo che Yorick, mi aveva accusato
-del delitto di offesa repubblica (constato che, prima
-di voi, <i>nessuno</i> in cento critici ci aveva mai pensato
-neppure per sogno), l'accusa ha fatto il giro — e non
-c'è stato più critico che si rispettasse il quale non si
-credesse in dovere di ripeterla. Ma l'originalità dell'idea
-e l'erudizione della forma se n'erano andate:
-e del frizzo di buon genere riuscito bene non restava
-più che uno sproposito copiato male.
-</p>
-
-<p>
-«Per questa volta, grida l'uno, tocca ai monarchici
-mostrarsi più repubblicani del rappresentante di Corteolona<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Quella repubblica ateniese, grida l'altro, non merita
-lo scudiscio dai lacerti avvelenati. Il deputato di
-Corteolona avrebbe dovuto, in vista della repubblica
-avvenire, usar un po' più di cortesia verso una delle
-più grandi repubbliche del passato<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-«Il popolo d'Atene,<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> ribatte il terzo, era forte,
-gagliardo, pieno d'amore per la patria: e il signor Cavallotti
-lo ha calunniato; ha falsato la storia e ha
-fatto offesa alla giustizia.» E tira via.
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo si stampa e si grida sul serio in coro,
-da quella vostra facezia in poi: ah, voi certo non
-pensavate, scrivendola, che m'avreste buttato sulle
-braccia tutto questo stormo di pappagalli.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ora che l'accusa (vorrei dire la calunnia) è formulata,
-bisogna bene che io me ne difenda. E per difendermene,
-niente di meglio che rimontare alla origine
-e rispondere a quello che l'ha messa in giro.
-</p>
-
-<p>
-Mi difendo, per rispetto a me, e a' miei principj;
-mi difendo per rispetto alla verità storica — la quale
-anch'essa è una dama che merita di essere rispettata.
-</p>
-
-<p>
-Poichè avverto qui — una volta per tutte — e prego
-i maligni a tenerselo per detto — che non è già del
-merito artistico dello <i>Alcibiade</i> che si tratta in queste
-pagine mie. Quello lo abbandono intero al pubblico ed
-ai critici di tutte le specie e di tutte le categorie: io
-per il primo so benissimo d'avere scritto tutt'altro che
-un capolavoro; anzi spesse volte mi arrabbio contro
-di me, pensando alle tante e belle cose che vi avrei
-voluto mettere e che non ho saputo o potuto; perchè
-qui la ragion del dramma, lì la ragion poetica, altrove
-la ragione storica me lo impedivano, e alla scarsezza
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-del mio ingegno non era dato di armonizzare e
-combinare insieme tutti quei criterj diversi.
-</p>
-
-<p>
-Sul valore intrinseco dell'<i>Alcibiade</i>, ripeto, non
-solo intendo nel senso più ampio la libertà de' giudizj
-del critico, competente o incompetente, benevolo o
-malevolo — ma rinunzio alla parola per difendermi.
-</p>
-
-<p>
-Io non ho a difendermi se non dalle critiche che
-toccano la mia coscienza d'artista — e un po' anche
-d'uomo politico. Questo è il mio diritto, e il critico
-egregio dell'<i>Opinione</i> ha la bontà di riconoscerlo. Mi
-si accusa di aver falsata la storia: chiedo licenza
-di interrogarla. Si interpretano a rovescio i miei intendimenti:
-chiedo licenza di spiegarli.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Perchè di intendimenti, nello scrivere l'<i>Alcibiade</i> —
-e nelle proporzioni in cui l'ho scritto — io ne ho
-avuto parecchi. E vada per il signor Roberto Stuart
-che mi rimprovera di non averne avuto nessuno. Non
-li avrò raggiunti: d'accordo: chi troppo vuole, nulla
-stringe: colpa mia. A me basta far sapere quali erano.
-</p>
-
-<p>
-Primo: Un intento <i>drammatico</i> (non ne dispiaccia
-a coloro che si sbizzarrirono intorno a quel mio titolo
-di scene e vi vollero scorgere — troppo benevoli —
-una scusa e una attenuante per me). Scrivere un
-dramma — proprio, un dramma — in cui fossero —
-compatibilmente colle forze mie — i requisiti per ciò
-richiesti — <i>azione</i>, <i>passione</i>, <i>caratteri</i> — e sopratutto
-verità. E in questo, caro Yorick, vi ringrazio d'aver
-indovinato il mio pensiero<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. Perchè se non avessi
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-avuto intenzione di scrivere un lavoro <i>drammatico</i>,
-avrei cominciato col non dare il lavoro alle scene.
-Soltanto, è una mia idea, e di qualcun altro, che
-ciò che chiamasi il <i>dramma</i> possa svolgersi tanto in
-un ordine di fatti del mondo esterno, quanto nel
-fondo dell'anima d'un uomo. È una mia idea che
-dramma voglia dire <i>contrasto di passioni</i>, e che questo
-contrasto, questa lotta possa succedere tanto <i>fra</i> più
-individui, quanto <i>in</i> un individuo solo: anzi tanto più
-violento, quanto più angusto il campo. In un caso
-l'azione drammatica risulta da un intreccio di fatti
-materiali e di persone, che esige, perchè l'<i>urto</i> delle
-passioni e dei caratteri abbia a scaturirne, una tal
-quale unità materiale esterna, rispetto al tempo e
-al luogo: nel secondo caso, l'azione drammatica risulta
-da un intreccio di fatti psicologici molteplici e
-contrarii dai quali appunto sviluppasi l'urto in causa
-dell'unità del personaggio.
-</p>
-
-<p>
-In un caso il rapporto di necessità è fra gli avvenimenti;
-nell'altro è fra le passioni del personaggio e
-le fasi della sua vita. Unità materiale l'una, unità psicologica
-l'altra, unità drammatiche entrambe. Tocca
-all'artista il fare che questa seconda unità sia poi veramente
-tale; che cioè non consista soltanto nella identità
-del personaggio (non ci è sugo nè costrutto nè
-senso drammatico a divider per scene la vita di un
-personaggio sia pure insigne, al solo scopo di rappresentarne
-la vita) ma che le fasi scelte della sua vita
-abbiano la loro <i>ragione</i> e il loro <i>nesso</i> in quelle date
-passioni, da cui risulti l'armonia del concetto drammatico
-e l'unità del contrasto.
-</p>
-
-<p>
-Questo ebbi di mira scrivendo l'<i>Alcibiade</i>, e scegliendo
-per ciò a preferenza il tipo di un uomo che
-fu appunto la sintesi più mirabile di quanti contrasti
-si sia mai divertita ad accumulare in un solo individuo
-la natura. S'io abbia raggiunto quel mio intento,
-ripeto che non so, anzi son lontano dall'affermare;
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-soltanto so, che, di quelle mie idee sul dramma e su
-modi varj di intenderne l'unità, potrei appellarmi ai
-grandi maestri dell'arte. Chi cerca il <i>rapporto di necessità</i>
-fra le scene del <i>Coriolano</i>? Chi lo cerca fra le
-scene del <i>Sardanapalo</i>? Eppure in pochi capolavori
-l'unità drammatica è più potente. Nel <i>Nerone</i> del mio
-ottimo amico Cossa quale rapporto di <i>causalità</i> materiale,
-quale nesso necessario di avvenimenti, quale ragione
-risultante dall'intreccio della commedia, perchè
-al primo atto debba succedere la scena della taverna,
-e poi nel palazzo la scena coll'astrologo, e poi quella
-del triclinio, e poi quella nella Suburra? Quale ragione,
-se tutte quelle scene stanno da sè, affatto indipendenti
-una dall'altra? oh bella, la ragione che il
-mio amico Cossa voleva far scaturire il dramma dal
-carattere del protagonista e chiese il nesso armonico fra
-le scene all'armonia tra le fasi del carattere. Lo chiese
-— e l'ottenne nel modo splendido che si sa. E non mi
-si venga a dire che ivi l'azione è sempre in Roma e
-gli atti non son separati che da ore o da giorni: una
-volta <i>tolto</i> il <i>rapporto di necessità</i> fra un avvenimento
-e l'altro — che la distanza che li separa sia di ore o di
-anni, di un chilometro o di mille, al dramma che ne
-fa? Il distacco è lo stesso e la questione in faccia all'arte
-è la stessa.
-</p>
-
-<p>
-Ma perchè dunque chiamar <i>scene</i> il lavoro? L'ho
-chiamato <i>scene</i> perchè in esso l'intento drammatico
-era il primo, ma non il solo; perchè ve n'era qualcun
-altro a cui quel titolo s'attagliava; perchè non m'immaginavo
-che i pedanti si sarebbero fatti un'arma
-contro di me di quella parola e ne avrebbero cavate
-delle critiche, a cui, se io non l'avessi posta, non avrebbero
-pensato; e perchè in fine — oh bella! — mi è
-piaciuto di chiamarlo così. E sfido a provarmi che
-questa non sia una ragione che taglia la testa al toro.
-</p>
-
-<p>
-Ma i caratteri? e i personaggi? di questi, se permettete,
-parleremo poi: e vengo alla <i>seconda</i> ragione
-del lavoro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Una ragione storica, critica e filologica: offrire agli
-studiosi una pittura, dei quadri, delle scene della
-vita greca del secol d'oro, colta nella sua fase forse
-più caratteristica e culminante: in quel periodo cioè
-di transizione — della guerra peloponnesiaca — che
-conservava ancora il <i>riflesso</i> delle grandi memorie antiche
-e di tutti gli splendori del secolo di Pericle e
-aveva già in sè sviluppati tutti i germi di corruzione,
-tutti i fenomeni politici che provocarono la caduta
-della repubblica d'Atene. Presentar quella vita studiata
-nel linguaggio, nelle idee, nelle leggi, nei costumi —
-nel linguaggio, sopratutto: giovandomi delle fonti classiche
-antiche e dei lavori critici più recenti. Ho detto
-sopratutto nel linguaggio: perchè in questo almeno mi
-pareva di poter tentare, colle mie povere forze, qualche
-cosa di utile e di non tentato ancora.
-</p>
-
-<p>
-La letteratura moderna, specialmente straniera, ha
-rievocato e ha ricostruito, in opere romantiche, la
-vita greca dell'antica età. Per non parlar dei viaggi di
-<i>Anacarsi</i> del buon Barthelemy e dei viaggi di <i>Antenore</i>,
-i romanzi greci di Wieland nel secolo scorso, e
-nel nostro il <i>Caricle</i> (<i>Bilder des griechischen Privatlebens</i>)
-di Becker e il <i>Pericle e Aspasia</i> di Laudor hanno
-contribuito a popolarizzare, fra le classi meno dedite agli
-studj eruditi, i costumi, le leggi e le dottrine della
-Grecia del secol d'oro.
-</p>
-
-<p>
-Ma il linguaggio vivo — che è pur lo specchio del
-genio di quel popolo e della fisionomia di quell'epoca
-— sfuggiva naturalmente per la massima parte
-a questo lavoro di ricostruzione. Il linguaggio vivo
-sfugge alla forma del racconto, non può altrimenti ritrarsi
-e popolarizzarsi che per la forma viva del dialogo
-— la forma drammatica. D'altra parte, non era
-certo a ritrarre quel linguaggio che servivano i drammi
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-e le tragedie greche del secolo scorso e più addietro
-— non aventi di greco altro che il nome — e le traduzioni
-che usavansi fare dei comici, dei tragici e degli
-altri autori greci, sopratutto de' prosatori: dove il traduttore
-si faceva un obbligo di coscienza di tradurre a
-senso, ossia interpretare la parola greca, la frase greca
-con un ribobolo o un proverbio di stampo tutto moderno;
-e credeva aver raggiunto il <i>non plus ultra</i> della bravura
-quando era riuscito a travestir completamente il
-povero greco all'ultima moda, tanto che fosse bravo
-chi capisse che quello era un greco che parlava. Più
-tardi, è vero, all'estero e in Italia, si cominciò a tradurre
-i classici con più coscienza dell'arte e più rispetto
-all'autore: le licenze dell'abbate Cesarotti, per
-quanto figlie d'ingegno ardito, cominciarono a passare
-per quel che erano, per delle irriverenze belle e buone.
-E quando si ha nome Omero e Demostene si può pretendere
-a un poco di creanza. — Il buon Gozzi, ingegno
-greco, dava il buon esempio e traduceva squisitamente
-Luciano. Più tardi sorgeva Foscolo: più tardi
-doveva nascere Leopardi. Ma già dai principj del secolo
-Francesco Negri e il Lamberti regalavano all'Italia traduzioni
-mirabili di greca fedeltà ed eleganza: in attesa
-che Felice Bellotti le desse il teatro de' tragici. Oggi nell'<i>Aristofane</i>
-del Cappellina, nel <i>Luciano</i> di Settembrini,
-nel <i>Tucidide</i> di Peyron, nel <i>Demostene</i> dell'Anelli e
-dell'egregio mio collega Mariotti (più elegante ed
-efficace il primo, più fedele il secondo, attici entrambi)
-possiede l'Italia traduzioni insigni che rendono la
-fisionomia degli scrittori e onorano gli studj e la letteratura.
-Ruggero Bonghi andò alquanto più in là e
-gli scrupoli della fedeltà lo portarono all'esagerazione.
-Egli dimenticò che la forma del traduttore dev'essere
-greca, senza cessare di essere italiana. Le sue traduzioni
-platoniche rispettano perfino nella giacitura delle
-parole le membrature più minute del periodo di Platone,
-ma rompono le ossa qualche volta alla grammatica
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-del Fornaciari. E il buon gusto insieme molte
-volte se ne va: egli è che il traduttore che traduce
-un artista dev'essere artista anche lui. Con tutto
-questo la fedeltà resta un merito notevole delle traduzioni
-bonghiane, reso più notevole dalla erudizione
-ampia che le accompagna. Ma le versioni del Negri e
-del Settembrini e del Mariotti e del Bonghi forse ancora
-non servono a famigliarizzare il gusto italiano
-colle forme della prosa ellenica: voi sapete, Yorick,
-meglio di me quanti sono che leggano e conoscano
-in Italia ai dì nostri Demostene e Luciano, Platone
-ed Alcifrone: e voi siete troppo virtuoso e pudico (migliore
-certo in questo della fama) per consigliare ai
-giovanetti di aspirare il profumo delle eleganze greche
-nel profumatissimo Aristofane del Cappellina.
-</p>
-
-<p>
-Pensai che l'arte scenica è fra tutti i fattori della
-coltura il più popolare e il più efficace: e che poteva
-per avventura tornare non inutile affatto un modesto
-tentativo inteso a ritrarre colle forme popolari del
-dramma una parte essenziale della greca antichità:
-perchè il linguaggio di un popolo è il prodotto della sua
-indole, delle sue tendenze, del suo genio artistico,
-delle sue idee — e la verità del linguaggio è necessaria
-a far vivere i fantasmi dell'età lontana nel mondo
-della realtà. Lo pensai, perchè senza credermi un pedante,
-senza correr dietro alla retorica del classicume,
-e con tutto il rispetto possibile agli scrittori della
-scuola realista, sono intimamente convinto che l'ostracismo
-bandito all'arte greca dai moderni innovatori
-non ha nulla di serio; perchè credo che la lingua
-nostra e le tradizioni dell'arte e del genio nostro ci
-rendano pur debitori di qualche cosa a quei poveri
-nonni di Atene, e che se l'influenza degli studj classici,
-senza riportarci agli sproloqui dell'Arcadia, si
-verrà armonizzando colle nuove forme dell'idioma
-create dai nuovi bisogni e dalle nuove idee, — la
-purezza della lingua, l'eleganza, e il buon gusto ci
-guadagneranno un tanto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-</p>
-
-<p>
-Naturalmente, accennando a questo mio tentativo,
-accenno al lavoro nella forma prima in cui lo scrissi,
-in cui vedrà fra poco la luce per le stampe. Nella riduzione
-pel teatro, attuare il tentativo era impossibile
-fuor che in parte. Molto dovetti concedere alla ragione
-drammatica: gran numero di locuzioni greche soppressi:
-altre modificai per l'intelligenza delle scene:
-serbai della forma prima solo quel tanto che significasse
-l'intento letterario del lavoro. S'io abbia avuto
-torto di propormelo, o se io l'abbia in parte raggiunto,
-il lettor cortese del dramma stampato giudicherà.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-<i>Terzo</i> intento del lavoro: un intento morale. Di
-questo non si scandalizzeranno almeno coloro i quali
-opinano che il teatro dev'essere un pulpito e che ogni
-lavoro drammatico deve avere la sua brava tesi morale
-da risolvere. Senza ambire il vanto di moralista
-nè di predicatore, per una volta tanto la mia tesi ce
-l'ho messa anch'io. Intendiamoci: siccome io non la
-penso come quei signori, alla tesi già non sagrificai
-lo sviluppo dell'azione; e mi guardai bene dal processo
-dimostrativo; ma da che mi si affacciò — e un
-concetto morale scaturiva spontaneo dallo argomento —
-no 'l trascurai: anche perchè dava al dramma un altro
-carattere di unità.
-</p>
-
-<p>
-E il concetto è accennato nella comparsa appositamente
-fuggitiva (quasi staccata dal resto della scena)
-del misantropo Timone nel 2.º atto, che si lega alla
-catastrofe del dramma.
-</p>
-
-<p>
-Mentre Alcibiade inganna il popolo ed empie Atene
-delle sue dissolutezze, Timone lo maledice e preconizza
-in lui il flagello della città. Alla fine, Alcibiade il dissoluto
-rotto a ogni vizio, il demagogo intrigante, ambizioso,
-e corruttor della plebe, Alcibiade, fatto migliore
-dalla sventura e dall'amore<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, riscatta le colpe della vita
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-coll'opere generose, coi propositi generosi degli ultimi
-giorni, con una morte da eroe. Egli è che non bisogna
-disperar mai della natura dell'uomo, la più corrotta
-e pervertita, finchè essa sia aperta alla voce di un affetto,
-e in lei vibri la corda — sia pure una sola —
-di un solo nobile istinto.
-</p>
-
-<p>
-E intorno ad Alcibiade, due altri esseri smentiscono
-Timone. Là in mezzo alle brutture che deturpano e
-trarranno a rovina la gloriosa città di Milziade, il misantropo
-disperato impreca l'umanità malvagia; alla
-fine, Alcibiade proscritto sogna il misantropo riconciliato
-coll'umanità<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, perchè la virtù non è scomparsa
-dalla terra: e delle due classi della società più disprezzate,
-sono i due esseri che soli restan fedeli al
-proscritto nella sua sventura. I nepoti di Temistocle
-e di Aristide condannano a morte i capitani vittoriosi
-delle Arginuse, pagano Alcibiade d'ingratitudine nera;
-una <i>etèra</i> e un <i>parassito</i> si sagrificano per lui. È la
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-fede nell'umanità, attraverso i suoi delitti e le sue
-sventure, opposta al misantropismo e alla disperazione
-de' suoi destini.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Eccomi infine ad un ultimo intento dell'<i>Alcibiade</i>
-mio: e questo si racchiude in una considerazione <i>storica
-e politica</i>, — che Socrate accenna fino dal principio
-del dramma.
-</p>
-
-<p>
-<i>La repubblica più grande e gloriosa della Grecia
-antica rovinò, quando le virtù repubblicane — che l'avevano
-fatta gloriosa e grande — se ne andarono.</i>
-</p>
-
-<p>
-È il concetto che si affaccia spontaneo a chi appena
-scorre dello sguardo la storia del periodo in cui l'<i>Alcibiade</i>
-si svolge.
-</p>
-
-<p>
-E qui, eccomi a voi, caro Yorick, eccomi da lei, signor
-marchese D'Arcais — paladini egregi della repubblica
-contro di me: contro di me repubblicano, che
-appunto per ciò, da un pezzo ho dato alla grandezza
-d'Atene la mia ammirazione e ho negato agli Ateniesi
-della decadenza le mie simpatie. Artista, faccio a Pericle
-di cappello e vado in estasi davanti al suo secolo:
-uomo politico, gli voglio male. Non amo la repubblica
-di Eucrate, di Cleone e di Iperbolo, uscita
-dal grembo della corruzione sapiente di Pericle, come
-non amo la repubblica francese del 1848, uscita dal
-grembo della corruzione borghese della monarchia di
-luglio. L'una prepara i Trenta e la tirannide macedone;
-l'altra prepara il secondo Impero. È esatto
-peraltro il dire che il secondo Impero fu già esso
-medesimo la immagine più completa e più fedele del
-regime del flgliuol di Zantippo.
-</p>
-
-<p>
-Sì, è vero, caro Yorick, verissimo, signor marchese,
-senza che Ella me lo insegni: non solo Atene grandeggiò
-nella Grecia, ma se mai grandezza antica fu
-meritata e fu vera ed ebbe spiegazione nella storia,
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-ella è questa di Atene. Sentinella avanzata della Grecia
-e dell'Europa verso l'Asia, là in faccia all'Egeo, la
-natura, il mare, il tepido cielo le avean segnato
-i destini. Era impossibile che un popolo immaginoso,
-poeta, cresciuto nel mondo fantastico e splendido della
-sua mitologia, dotato di tutta la vivacità, la svegliatezza
-arguta e l'attività irrequieta, febbrile della razza
-jonica — costretto a dimorare su un terreno sterile,
-angusto, montuoso, insufficiente alla vita, quasi sull'alto
-di uno scoglio: e di là, sotto il raggio ardente de' suoi
-soli, al chiarore delle sue notti tepide e serene, vedendo
-a sè dinanzi il mare — il mare che lo invitava
-e gli apriva le braccia immense, misteriose — era
-impossibile che quel popolo non corresse entusiasta
-all'invito. Al mare! al mare! Ivi sarà la culla della
-prosperità, della grandezza d'Atene, e della sua forte
-democrazia.
-</p>
-
-<p>
-Poichè il commercio e le ricchezze dal commercio
-derivanti altereranno man mano col tempo le condizioni
-economiche rispettive delle classi antiche; sopprimeranno
-le distinzioni fra di esse e promuoveranno
-l'uguaglianza nei diritti; poi le triremi, una volta che
-saran divenute il nucleo della città, reclameranno
-esse sole i quattro quinti dei cittadini e si riempiranno
-di popolani, consapevoli di essere la forza di
-Atene.
-</p>
-
-<p>
-«<i>Per la dominazione del mare</i>, attesterà Isocrate
-poi, <i>i nostri padri furono necessariamente costretti a
-calare all'odierna forma di democrazia»<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>.</i>
-</p>
-
-<p>
-«<i>I poveri ed il popolo</i> — scriverà Senofonte — <i>sono
-in Atene giustamente da più dei nobili e dei ricchi. E
-per questo motivo: che il popolo è quello che spinge le
-navi e procaccia potenza alla città. Poichè i piloti, i
-comiti, i capi di cinquanta, i sopraintendenti alla prora,
-i costruttori di navi sono quelli che acquistano potenza
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-allo stato assai più che non i cittadini, i nobili, e gli
-ottimati</i>»<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E la democrazia, ordinata dalla sapienza delle leggi
-di Solone, di Clistene, e di Aristide, fa grande difatti
-Atene al tempo delle guerre mediche. Poichè tutto,
-tutto, cospira allora a questa sua grandezza.
-</p>
-
-<p>
-L'antagonismo di Sparta non è ancor nato e Salamina
-oscura ogni vanto. Le navi hanno salvato la
-Grecia e quelle navi sono la maggior parte ateniesi.
-Un spirito magnanimo di emulazione, di disinteresse,
-di amore alla gran patria greca anima i compatrioti
-di Temistocle; e mentre a Maratona li fa combattere
-da soli, e a Salamina li fa accettar volonterosi, benchè
-maggiori di numero, il comando di Sparta, e a Platea
-li move a cedere il posto d'onore ai Tegeati, — concilia
-loro l'ammirazione e le simpatie di tutta la
-Grecia.
-</p>
-
-<p>
-Una costituzione squisitamente studiata sull'indole
-stessa del popolo, ne sviluppa i lati migliori, ne corregge
-i cattivi, ne stimola il valore, ne tempera mirabilmente
-le private e politiche virtù.
-</p>
-
-<p>
-Ed era bello il dirsi in quei giorni cittadino ateniese:
-nome che era lo spavento della Media, l'orgoglio
-della Grecia: titolo d'onore ambito — e indarno —
-dai re.
-</p>
-
-<p>
-Abolita la nobiltà ereditaria, fondata sulla rendita
-la divisione delle quattro classi, la dignità del cittadino
-s'era rialzata e rafforzata nel sentimento dell'uguaglianza:
-il cittadino trovava nel merito individuale,
-nel censo, e quindi nel lavoro che lo creava,
-la via per giungere agli alti gradi: l'esercizio dei pubblici
-uffizj, esteso da Aristide anco all'ultima classe,
-rappresentava ad un tempo per lui l'adempimento di
-un dovere, e l'uso di un diritto che era il più ambito
-compenso a sè medesimo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non pagato nelle assemblee, non pagato nei tribunali,
-il cittadino ritrovava pura e completa nel suo
-disinteresse la coscienza della sua sovranità: e questa
-ispirava gli alti, magnanimi propositi: e l'emulazione
-nobile, severa, per il pubblico bene governava le libere
-adunanze.
-</p>
-
-<p>
-Indi più profondo il sentimento del dovere: indi
-più grande l'idea della patria. In essa era tutto, per
-essa tutto: e caro al cittadino lo ecclissarsi innanzi
-a lei. L'ambizione individuale non pensava a cercar
-le vie della tirannide. Ai valorosi e benemeriti compenso
-sufficiente una modesta iscrizione sulle Erme<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>,
-e l'essere da uguali in virtù tenuti degni di primeggiar
-fra loro<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. E niuno sdegnava tal gloria: niuno diceva:
-<i>a Salamina Temistocle, a Maratona Milziade
-pugnò: ma bensì là gli Ateniesi: qui la repubblica</i><a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E in quella modestia ispirata dal senso dell'uguaglianza
-e del dovere ritempravasi la repubblicana
-austerità. «<i>Le case di que' prodi da noi tutti venerati
-sì modeste apparivano e sì temperate a popolare uguaglianza,
-che se alcuno di voi oggi vedesse quelle di Temistocle,
-di Cimone, di Aristide, di Milziade e di molti
-altri magnanimi, non le discernerebbe dalle vicine</i>»<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E ritempravasi nella emulazione, più fecondo e magnanimo,
-il disinteresse: allora Aristide disponendo di
-tutti i tributi neppur d'una dramma crebbe gli averi
-e morto dovette fargli le esequie la repubblica<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>:
-allora il popolo, consigliato da Temistocle, rinunziava
-volonteroso alle distribuzioni dell'argento del Laurion,
-assegnato ai men ricchi cittadini: e con quell'obolo
-spontaneo del povero si costruivano le navi che dovean
-salvare la Grecia<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tenuta la corruttela delitto esecrando in tanta gara
-di disinteresse e di virtù, la legge puniva di morte e
-di infamia i corruttori per danaro del popolo e dei
-giudici; e i corrotti insieme; e non parea pena soverchia<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>:
-chè la austerità del costume e la pubblica
-coscienza la sanzionavano.
-</p>
-
-<p>
-«<i>Vi aveva allora, Ateniesi, ne' petti nostri quello ch'ora
-mancò, quello che trionfò dell'opulenza persiana, che serbò
-libera la Grecia e in terra, in mare indomabile. Allora
-chi vendeasi ai tiranni, ai corruttori della Grecia, tutti
-l'esecravano: la corruttela era orribil misfatto: atrocissimo
-il castigo: taceano le brighe e la pietà. E non della
-opportunità, non della greca concordia, non dell'odio ai
-barbari e ai tiranni niun oratore, niun duce facea mercato</i>»<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Indi la virtù fatta scala agli onori e al governo
-della cosa pubblica: poichè a capo di questa stavano
-gli oratori che dirigeano le discussioni e i voti nelle
-popolari assemblee: e il nobile diritto di dar consigli
-alla città non bastava a conferirlo il talento — ma
-sì la vita irreprensibile. Indi sindacata la condotta
-privata degli oratori; espulsi dalla bigoncia coloro
-dei quali le private virtù non dessero garanzia delle
-pubbliche; i prodighi, gli scioperati, i trascurati verso
-i genitori, i tardi e i riluttanti a pigliar l'armi e
-i segnati di viltà nelle battaglie; gl'impudichi, i notati
-di turpi vizi, i dediti all'orgie e alle voluttà<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>:
-perchè giustamente stimavasi indegno di consigliare il
-popolo, chi i consigli non accompagnasse colla austerità
-degli esempj.
-</p>
-
-<p>
-Poi che l'esercizio della sovranità non era ancor
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-fatto impiego venale, e di esso non si campava, e ancor
-non era la bazza dei tre oboli nè del dicastico nè
-dell'<i>ecclesiastico</i>, — tanto più onorato e rispettato il
-lavoro: salite in dignità le arti, i mestieri<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> (attento,
-sig. Z della <i>Livornese</i>, che in proposito ne ha
-dette di grosse); invigilarsi dagli Areopagiti di che
-arte ognun campasse onestamente la vita; punito l'ozio,
-la questua: notato d'infamia il recidivo<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Santo e rispettato il lavoro, santo e rispettato il
-vincolo della famiglia: l'unione degli sposi fatta qualcosa
-più che semplice affar di interesse o accoppiamento
-di sessi; rafforzati coi doveri dei figli verso i
-genitori, i doveri de' genitori verso i figli; punito, secondo
-i casi, di morte, d'infamia, di altre pene, severissime
-sempre, l'adulterio — consumato o tentato,
-adulteri e adultere ad una — e delle pene medesime
-il concubinato<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>; e di morte i lenoni<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Forte, virile la educazione. «<i>Nel buon tempo antico,
-quando fiorivano gli antichi costumi</i> — scrive Aristofane
-— <i>i giovanetti affrontavano il verno senza mantello,
-benchè la neve venisse giù come farina; non mangiavano
-come oggi delicate vivande, non posavano in
-atteggiamenti svenevoli; la loro musica era maschia e
-marziale, i loro costumi decorosi e casti. Così furono
-educati gli uomini che pugnarono a Maratona.</i>»<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<p>
-E il regno delle <i>etére</i> non era ancora sorto. La corruzione
-ingentilita non aveva ancor pensato a far
-bella la prostituzione del nome santo dell'amicizia e
-a decorare del dolce nome d'<i>amiche</i> (ἐταίρα, <i>compagna</i>,
-<i>buona amica</i>) le alunne impudiche della Venere Volgare<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>.
-Demostene non iscriveva ancora: <i>Abbiamo
-le etere per il piacere dell'animo, le donne legittime per
-la procreazione della prole</i><a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. Ristretta a poche schiave
-comperate all'uopo (πόρναι) e confinate rigorosamente
-ne' bordelli, la prostituzione ancora non rappresentava
-che un'istituzione di pubblica igiene<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, sotto la vigilanza
-dello stato. Il pubblico dispregio manteneva
-un cordone sanitario di isolamento intorno a quelle
-case, intese a prevenire il concubinato e a preservare
-dalla corruzione e dall'adulterio le famiglie. Siamo
-ancora lontani dal tempo che donne affrancate e libere
-eleggeranno spontanee la condizione lucrosa di
-<i>cortigiane</i>, usurperanno per proprio conto tutto il posto
-delle mogli, e rotti i vincoli delle famiglie faranno
-delle proprie case il luogo elegante di convegno del
-fiore della città.
-</p>
-
-<p>
-E non era ancora il tempo dei <i>parassiti</i>, nel senso
-novissimo ed ignobile della parola. Essi ancora non
-erano che i venerandi <i>commensali</i> dei sacerdoti; eletti
-fra gli ottimi dei cittadini e soprintendenti alla scelta
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-e alla percezione del frumento sacro<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> e dell'altre
-primizie offerte agli Dei. — La gola e l'infingardaggine
-non avevano ancora messa al mondo, sotto quel nome,
-un'altra generazione di commensali; in una città che
-obbligava i poveri all'onesto lavoro, non c'era ancor
-posto per quella casta di poveri scioperati e viziosi,
-che doveva più tardi divenire l'elemento caratteristico
-di una corrotta società.
-</p>
-
-<p>
-E non era ancora il tempo dei sofisti. Le <i>sapienti</i>
-sottigliezze idealistiche della scuola eleatica e della
-megarica e dell'altre scuole non avean ancora sviluppato
-il funesto contagio della filosofia <i>eristica</i>; colla
-sua falange di ignoranti e ciarlataneschi cavillatori.
-Le ciancie vuote di senso non avevano ancora preso
-il posto dei fatti virili.
-</p>
-
-<p>
-Questi — e non prolungo gli esempj — i costumi,
-le leggi, gli uomini. I fatti — si chiamavano Maratona
-e Artemisio; Salamina e Platea; Micale e Menfi.
-</p>
-
-<p>
-In meno di otto lustri dalla cacciata dei Pisistratidi
-il piccolo popolo di montanari, di coloni e di pescatori,
-dimenticato là in un angolo di terra, sugli scogli
-di Sunio — è divenuto il primo fra gli stati della Grecia,
-è divenuto Atene la libera, la forte, la <i>pingue</i>, la
-gloriosa, i cui soldati portano la libertà fra i Greci
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-dell'Asia e le cui triremi scorrono da padrone il mare,
-dal Ponte Eusino all'Egitto.
-</p>
-
-<p>
-Atene raccoglie il frutto della sua grandezza morale
-e la lega degli stati greci congregata in Delo, nel santuario
-della stirpe Jonica, conferisce ad Atene, col
-patto di Bisanzio, l'egemonia (477 a. E. V.). Ella fa
-giurare ai collegati i patti dell'alleanza fraterna e della
-guerra ad oltranza contro lo straniero; e duce della
-lega, depositaria del giuramento, per bocca d'Aristide,
-impreca con riti solenni agli spergiuri<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma già da quel momento comincia a verificarsi un
-fenomeno frequente nella storia degli stati. La prosperità
-genera l'insolenza. Atene la liberatrice dei
-Greci non tarderà a trovar troppo scarsa la gloria del
-primato morale e materiale, e a sentire il bisogno di
-signoreggiare la Grecia con ben altro impero<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Che Sparta dovesse cominciare a rammaricarsi della
-nuova potenza di Atene e del primato perduto, era
-ovvio; che la superba oligarchia dorica si dovesse
-adombrare di questo imponente allargarsi della jonica
-democrazia, era naturale; ma che Atene si affrettasse
-a legittimare le gelosie della sua emula, e a fornir
-pretesto a' suoi reclami, è altrettanto incontrastabile.
-</p>
-
-<p>
-Già ella si vien preparando astutamente le vie del
-dominio, prolungando ad arte contro il Persiano la
-guerra che non ha più ragione di essere; ad arte stancando
-gli alleati, costretti a seguirvela, fin ch'essi non
-prescelgano esonerarsi, con tributo in denaro, dalla
-sovvenzione pattuita di uomini e di armi<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. E intanto
-che Atene concentra in sè tutte le forze militari,
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-gli imbelli alleati si van man mano convertendo in tributarj.
-</p>
-
-<p>
-Undici anni appena sono scorsi, e Nasso, stanca di
-una lega la quale più non serve oramai che alle viste
-particolari di Atene, domanda d'uscirne: essa crede
-che l'alleanza sia libera come nel giorno in cui v'è
-entrata. Atene non tarda a disingannarla. Assedia
-Nasso e la riduce in servitù<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. Sciro, Caristo, Samo,
-gli altri alleati che seguono Nasso nelle sue velleità,
-non tardano a seguirla nella sua sorte.
-</p>
-
-<p>
-Però Atene non aveva aspettato fino allora a far
-chiari i suoi intendimenti. Già il suo primo atto come
-egemone era stato un atto di prepotenza diretto a togliere
-alla lega, ch'essa divisava di opprimere, il primo
-mezzo dell'indipendenza: il danaro; in attesa di toglierle
-le armi.
-</p>
-
-<p>
-Pochi anni dopo il patto federale, a dispetto dei giuramenti
-giurati e col pretesto di mettere il tesoro della
-lega al sicuro dai Persiani, essa lo trasporta da Delo
-nell'acropoli ateniese<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>, ove non tarda a confonderlo
-col tesoro cittadino, e a servirsene, come di cosa propria,
-per i bisogni della città. Più tardi, ad aumentar
-viemaggiormente le sue risorse e le sue ricchezze e a
-convertire il primato in assoluta signoria, essa graverà
-di nuovi tributi le città alleate insorte e ricostrette all'obbedienza,
-si impadronirà delle loro navi, distribuirà
-fra coloni ateniesi le terre dei vinti, ridotti da
-proprietarj alla condizione di fittabili, obbligherà i nativi
-delle città fatte suddite a recarsi per le loro cause
-civili e criminali in Atene, — nuova bazza e cospicua
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-di introiti e di guadagni per il suo erario e per i suoi
-giudici cittadini<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Autore e consigliatore di quel primo passo al dominio
-che fu il trasporto del tesoro degli alleati in
-Atene — un vero furto — era stato un oratore giovane
-e già insigne: Pericle, figliuolo a Zantippo. Era
-il medesimo che ai danni di Atene stessa già macchinavane
-un altro: — il furto delle sue libertà.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ingegno vasto ed acuto, accortamente ambizioso,
-studiatore profondo di uomini e di cose, Pericle conosceva
-il suo popolo e il suo tempo. L'ambizione
-smisurata ed il talento degno dell'ambizione, lo chiamavano
-in alto; la riflessione e l'esperienza glie ne
-spianavano la via. Al primo giungere agli affari, trovò,
-egli, di stirpe nobile, la parte aristocratica stretta intorno
-a Cimone, del quale era vano emular la gloria
-dell'armi: la democrazia, potente di numero per il
-cresciuto navilio, per i politici ordinamenti. Comprese
-che la democrazia soltanto poteva essergli sgabello a
-salire.
-</p>
-
-<p>
-Solone, Clistene, Aristide, avean dato molto al popolo,
-per renderlo sovrano di sè stesso: bisognava
-dargli di più, per renderlo soggetto. Le virtù antiche,
-il disinteresse antico avevano fatta e mantenuta libera
-Atene dai Pisistratidi in poi; bisognava intaccare
-quelle virtù alla radice, per intaccar l'albero della
-libertà. E la libertà era la seconda vita d'Atene; perchè
-Atene si acconciasse a perderla, bisognava darle
-in compenso qualcosa d'altro che ne tenesse il posto.
-</p>
-
-<p>
-Bisogna rendere al popolo — e ad usura — in beni
-e godimenti materiali, ciò che gli si toglie di beni morali.
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-Bisogna che il corpo stia bene, perchè l'anima si
-contenti di poco. Antica massima del despotismo sapiente
-— in tutte le età.
-</p>
-
-<p>
-Cimone, figliuol di Milziade — insigne per le virtù,
-per la gloria dell'imprese, per l'appoggio della fazione
-aristocratica fatta autorevole dalla maestà dell'areopago
-— Cimone sbarra a Pericle la via del primato
-e del dominio. A Cimone, alla sua fazione, bisognerà
-contrapporre il basso popolo e cattivarselo nell'assemblea.
-</p>
-
-<p>
-Ma Cimone, ricco, era beneviso al popolo per la sua
-generosità: lui del proprio imbandir cene ai poveri,
-fornirli di vesti, sovvenirli di danaro: lui togliere
-da' suoi campi le siepi perchè il coglierne i frutti
-fosse libero ad ognuno<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. Pericle, men ricco e più
-taccagno, pensa di superarlo, con minore spesa; e
-introduce — a gran festa della plebe — la mercede
-dei <i>tre oboli</i> per l'intervento alle assemblee (μισθὸς ἐχχλεσιαστιχὸς).
-Cimone non dà al popolo che delle elemosine
-incerte. Pericle gli dà degli stipendi fissi. Cimone
-gli apre la propria borsa, che a lungo andare
-s'asciuga; Pericle, più furbo, gli spalanca le casse dello
-stato. Il popolo naturalmente non esita nella scelta;
-e Cimone è sbandito coll'ostracismo. Tucidide lo seguirà.
-</p>
-
-<p>
-Così l'esercizio di un grande dovere e del diritto più
-nobile del cittadino diventa un impiego; e la <i>sovranità
-popolare</i> è fatta venale.
-</p>
-
-<p>
-Ma i cinquecento del senato son scelti anch'essi tra
-il popolo: è il senato che propone i decreti, dirige
-le adunanze; bisogna ingraziarsi, per salire, anco il
-senato. Pericle paga anche i senatori e assegna loro
-la mercede di una dramma per ogni seduta.
-</p>
-
-<p>
-Però il partito aristocratico è ancor potente nei
-tribunali: domina nell'areopago, magistrato supremo,
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-correttor de' costumi. Anco ne' tribunali bisognerà contrapporgli
-ed ingraziarsi la plebe. Le attribuzioni dell'areopago
-saran mutilate e deferite ai giudici popolani
-(<i>eliasti</i>); e questi saran portati a seimila, e giudicheran
-tutte, quasi, le cause civili e criminali; ogni Corte
-di giustizia dell'Eliea avrà aspetto di una vera assemblea
-politica e giudicherà colle passioni di quella<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>.
-Perchè la somiglianza sia più completa, Pericle paga
-anche gli Eliasti: e assegna ai giudici cittadini la mercede
-di un obolo per ogni seduta in giudizio, di una
-dramma ai senatori (μισθὸς δικαστικὸς)<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. E perchè i
-giudizî e gli oboli fiocchino, tutte le cause dei cittadini
-dell'altre città — alleate di nome — già suddite
-di fatto — sono avocate ai tribunali d'Atene.
-</p>
-
-<p>
-Così l'esercizio di un altro officio augusto della sovranità
-diventa un altro impiego: l'avidità degli oboli
-distacca i cittadini dal lavoro, e genera la manìa dei
-giudizii; e la <i>giustizia</i> è fatta anch'essa venale.
-</p>
-
-<p>
-Ma gli aristocratici disciplinati da Tucidide<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> resistono,
-e sono ancora per l'ambizione di Pericle una
-minaccia; poi, quest'amore della vita pubblica, alimentato
-nel popolo dalle paghe, può degenerare col tempo
-in pericolo. Quando le franchigie e gli uffici della sovranità
-popolare son adoprati a stromento di dominio,
-bisogna che il popolo non se ne pigli se non quel tanto
-che può giovare a chi li adopra. Il troppo discorrere
-nel foro, l'applicazione troppo intensa agli uffici publici,
-agli affari publici, a lungo andare, alla tirannide
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-non giovano; il popolo bisogna divagarlo. Pericle
-ci penserà. Si aumenteranno le feste, si bandiranno
-in teatro nuovi spettacoli; e siccome a teatro l'ingresso
-è stato fin allora gratuito, ma i ricchi aristocratici
-pagan due oboli per sedersi e il popolo sovrano
-che non paga sta in piedi, Pericle riparerà l'ingiustizia
-e farà pagare sull'erario publico due oboli ai popolani
-per recarsi a teatro (θεωρικὸν). Ma il teatro non
-sempre è aperto tutte le feste: e nell'altre i ricchi la
-scialano in sagrifizi e banchetti tra di loro: perchè il
-popolo non resti a bocca asciutta, Pericle a spese dell'erario
-darà lauti banchetti anche al popolo e gli farà
-pagare dallo Stato i due oboli anche in tutte l'altre
-feste<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. Le feste in Atene son molte, il doppio che
-negli altri Stati: i popolani sono a migliaia: e la mercede
-festiva, che svilupperà nel popolo le abitudini
-dell'ozio e del vizio, peserà sull'erario per grosse cifre
-di talenti<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. Verrà il giorno che Platone chiamerà la
-democrazia d'Atene convertita in <i>teatrocrazia</i><a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>; che
-Plutarco farà il conto <i>aver gli Ateniesi nelle Bacche,
-nelle Fenisse, negli Edipi, nelle Antigoni, nelle disgrazie
-di Medea, speso assai più che non nelle guerre sostenute
-per la libertà contro i barbari</i><a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma non anticipiamo gli eventi: e sentiamo per ora
-il giudizio di Plutarco, gran lodatore di Pericle, su
-quelle sue mercedi:
-</p>
-
-<p>
-«Distribuendo denari per gli spettacoli e per le giudicature,
-e dispensando altre mancie, premj e donazioni,
-Pericle corruppe la moltitudine, dell'opera della quale
-servivasi contro il senato dell'Areopago....: onde essendo
-il popolo stesso malavezzato, <i>divenne per tali istituzioni
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-scialaquatore e dissoluto, di sobrio ch'egli era e
-avvezzo a procacciarsi il sostentamento co' proprj lavori.</i>»<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-In tanto scialaquo di paghe che aveano rotta l'antica
-austerità, e fatto merce di ogni diritto, un solo
-servizio pubblico restava ancora gratuito: la milizia.
-Dai tempi più antichi il diritto di difendere la patria
-coll'armi era stato tenuto il primo e il più santo dei
-doveri del cittadino ateniese: e dalla gara in adempierlo
-ripeteva Atene le sue glorie. Servivano i cittadini
-delle quattro classi a proprie spese, fornivan del
-proprio, secondo il vario censo, quelli la trireme, quegli
-altri il cavallo, questi altri le armi. Ma ormai anco il
-servizio dell'armi doveva per forza seguir la sorte degli
-altri. I facili e lauti guadagni delle nuove mercedi han
-presto sviluppate le abitudini della mollezza, dell'ozio,
-del viver dolce: come costringere, ad affrontare — e a
-proprie spese — la vita aspra dei campi e delle triremi,
-e i rischi delle battaglie, dei cittadini ormai avvezzi a
-scialarla metà dell'anno nelle feste, spossati dai divertimenti,
-abituati a pigliar danaro d'ogni parte e come
-niente, stando beatamente seduti a chiacchierare in
-teatro, nel foro, nella eliéa? Come costringerveli?
-Buon Dio! sarebbe stato il modo più sicuro per farsi
-mandar da quella gente a benedire e per perdere il frutto
-di tutte le mercedi spese a guadagnarsela. Poi, che
-che bisogno d'armi? Il barbaro è vinto per sempre: e
-Atene primeggia fra i Greci. Pure un esercito ci vuole
-per conservar la signoria: ci vuole per tener a segno
-gli alleati indocili che cominciano a trovar l'alleanza
-d'Atene troppo pesante ed incomoda. E Pericle ha bisogno
-di armi per le sue vaste mire sulla Grecia: e la
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-forza maggiore di Atene è nelle navi, e il contingente
-navale è dato quasi tutto dalla plebe, che bisogna aver
-devota ad ogni costo. Quindi Pericle, cassato il severo
-obbligo antico, retribuirà di stipendio anco il servizio
-militare: e per contentare il popolo e allettarlo, fisserà
-la paga per ogni soldato o marinajo ad una dramma
-il giorno, il doppio cioè della mercede dei giudizj
-e del foro. Questo naturalmente non basterà per ridestare
-l'emulazione militare di Salamina: ma darà in
-mano a Pericle un altro elemento di popolarità e di
-forza, e svilupperà più tardi la piaga, già aperta, dei
-mercenarj.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Così Pericle, già padrone dei voti nel foro, nei
-giudizj, già divenuto l'idolo del popolo, si vien spazzando
-davanti gli ultimi ostacoli dell'avverso partito:
-il capo di esso, Tucidide, colpito anch'egli di ostracismo,
-segue Cimone nell'esilio e Pericle rimane solo, senza
-emuli: Pericle, per cui la signoria di Atene non era
-nulla, se non significava in pari tempo la signoria di
-tutta la Grecia.
-</p>
-
-<p>
-Naturalmente, tutto quello scialaquo di mercedi ha
-dissanguato le casse: l'erario di Atene non vi basta
-più. Pericle vi supplisce, come abbiam visto, col tesoro
-degli alleati, e fa complice il popolo, per cui lo spende,
-nella propria prepotenza; in attesa di averlo complice
-in altre prepotenze e in altre ingiustizie. Gli alleati
-protestano, e Pericle persuade il popolo a non farne
-conto; si ribellano, e Pericle li vince coll'armi, li multa
-in tributi, ne confisca le navi, ne confisca le terre, impone
-loro condizioni di servitù. La iniqua ripartizione
-delle terre dei Greci vinti, fra i coloni ateniesi, diventa
-un nuovo titolo di Pericle in faccia alla democrazia
-d'Atene. Il giogo imposto agli antichi alleati
-diventa un nuovo titolo della sua grandezza. Atene,
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-fatta pingue delle spoglie conquistate ai Greci dei quali
-avea giurato difendere contro il barbaro gli averi e la
-libertà, Atene seguirà Pericle più docilmente e gli obbedirà
-più mansueta. Si obbedisce più volontieri quando
-si comanda a qualcuno.
-</p>
-
-<p>
-Il tributo delle città federate — ormai tributarie —
-da 460 è portato a 600 talenti: e aumenterà ancora:
-finchè ai tempi della guerra del Peloponneso toccherà
-le cifra dei 1200 (sei milioni e mezzo).<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>
-</p>
-
-<p>
-L'aumento della marina ha vinto la concorrenza
-commerciale di Egina, di Megara, di Samo, di Corinto,
-e dato ad Atene anche il monopolio del commercio
-nell'Jonio e nell'Egeo. All'argento del Laurion si è
-aggiunto l'oro di Taso. La città di Cecrope gavazza
-nell'oro e Pericle pensa al modo di spenderlo. Atene
-«<i>la incoronata di viole</i>»<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> avrà un'altra corona più
-superba di statue, di palazzi e di monumenti.
-</p>
-
-<p>
-La ricchezza diventata opulenza ha rammorbidito le
-tempre, ingentilito e rammollito il costume, moltiplicati
-i bisogni. Le gioje pure della famiglia più non
-bastano a un popolo di gaudenti, annojato del lavoro.
-Bellezze famose convengono in Atene e i ricchi ateniesi
-corrono lor dietro. Il regno delle etère comincia
-e quello delle donne oneste se ne va. Pericle dà il buon
-esempio, ripudiando la moglie per una cortigiana di
-Mileto: e la casa di Pericle e di Aspasia, la gentile
-etèra fornita di tutti i doni delle Muse, diventa ad un
-tempo il luogo di convegno della società equivoca femminile
-e del fiore della società maschile di Atene. Là
-convengono le bellissime etère a dividere colla milesia
-l'impero della bellezza, della grazia e dello spirito: là
-convengono i più distinti Ateniesi a ricrearsi dalle brighe
-della vita pubblica e dalle noje del matrimonio. Le
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-arti, le lettere, le scienze eleggon la sede in quelle adunanze
-geniali: e gli artisti, i poeti, i filosofi, vi accorrono.
-Si chiamano Sofocle ed Euripide, si chiamano Fidia,
-Mnesicle, Polignoto, si chiamano Anassagora: si chiamano
-Socrate. Il genio greco irraggia da quel centro
-sulla città, tutto investendo, anco il vizio, delle più
-splendide forme. La vita di una <i>coquette</i> è la vita di
-Atene: e Pericle adorna, indora, abbellisce Atene come
-una <i>coquette</i><a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. Mentre nelle Panatenee e nelle Dionisiache
-si recitano la <i>Fedra</i> e l'<i>Edipo</i>, si ascolta la
-storia di Erodoto, Mnesicle innalza i Propilei, Ittino
-e Callicrate il Partenone, Corebo il tempio di Eleusi,
-Fidia modella il <i>Giove</i> e la <i>Minerva</i>, Polignoto e Zeusi
-dipingono i Portici. Il Greco e il barbaro accorrono
-d'ogni parte ad Atene ad ammirare i nuovi miracoli
-dell'arte, e il popolo ateniese, uscendo dall'assemblea
-ove è stato a sentir gli oratori commensali di Pericle,
-recandosi allo Pnice e ai dicasteri a guadagnarvi i tre
-oboli largiti da Pericle, andando a teatro a papparsi i
-due oboli, dono della larghezza di Pericle, — s'arresta
-con orgoglio, nominando Pericle, innanzi ai colossali
-monumenti, che ricorderanno la grandezza della sua
-patria alle età più lontane, ma diventeranno anche le
-pietre sepolcrali della sua libertà.
-</p>
-
-<p>
-Egli deve troppo a Pericle per non lasciarsene governare
-e condurre a suo talento; a un uomo che ha
-fatto Atene così ricca, così grande, così bella, si può
-bene fidare ad occhi chiusi anche il deposito delle
-franchigie che l'han fatta libera e virtuosa.
-</p>
-
-<p>
-E Pericle governa per 40 anni la democratica Atene
-con tanta pienezza d'autorità quanta a pochi sovrani
-assoluti sia stata concessa mai.
-</p>
-
-<p>
-Sentiamo Plutarco: «Distrutta ogni fazione contraria,
-ei trasferì tutto in sè medesimo il dominio
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-d'Atene: <i>tutto dipendeva da lui quanto dipendeva
-prima dagli Ateniesi</i>, i tributi, le spedizioni militari,
-le triremi, l'isole, il mare: <i>egli solo</i> avea autorità e
-potenza grande dinanzi ai Greci, dinanzi ai barbari.
-Però non era già più quel desso di prima; non cedea
-più così facilmente alla moltitudine: ma tirando
-la briglia a quel troppo rilassato popolare governo,
-lo fece aristocratico, anzi pur quale è quello che
-dipende da un solo re.... Chiamavano i comici
-nuovi Pisistratidi i famigliari suoi, a dinotar l'eccesso
-del suo potere, troppo gravoso e sproporzionato
-a governo democratico. Teleclide poi dice che
-gli Ateniesi posero in di lui mano i tributi della
-città e le città medesime, sicchè potesse altre legarne,
-altre disciorne a suo talento, e l'autorità di alzar
-mura, di atterrar le inalzate: e insomma <i>le convenzioni,
-la pace, le forze, le ricchezze, la felicità loro.
-Nè questo già in circostanze che così richiedessero</i>, nè
-solo nel breve tempo che era in vigore l'amministrazione
-sua: ma primeggiò per lo spazio di ben quarant'anni....
-e dopo l'ostracismo di Tucidide per
-ben quindici anni: <i>avendo ristretta in sè medesimo e
-renduta una sola l'autorità e possanza ch'era divisa
-in annue magistrature</i>.»<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Furono è vero, quarant'anni di un'epoca splendida,
-unica nella storia; e avete ragione, caro Yorick, di
-ricordarlo, la memoria di essa va sfidando i secoli.
-</p>
-
-<p>
-Che importa che in quei quarant'anni di <i>minorità
-politica</i> si vada man mano alterando e perdendo nel
-popolo la dignità e l'abitudine del vivere libero, la
-coscienza di sè stesso e della sua sovranità, sicchè,
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-quando alla morte di Pericle crederà di averla ripresa,
-si troverà tornato bambino e inetto a valersene, e della
-libertà ricuperata non troverà più in sè le virtù nè per
-usarla nè per mantenerla?
-</p>
-
-<p>
-Che importa che si vadan perdendo via via gli istituti,
-le leggi, i costumi severi, lo spirito di abnegazione,
-gli slanci magnanimi, e tutte le austere virtù
-repubblicane dei padri che avean dato ad Atene le pagine
-più belle della sua storia?
-</p>
-
-<p>
-Che importa che Atene vada smarrendo la coscienza
-della sua grande missione democratica e liberatrice,
-ond'era sorta un giorno, per libera elezione dello affetto
-reverente dei popoli, al primato morale nella
-Grecia?
-</p>
-
-<p>
-Che importa che in mezzo a tutti quei nuovi splendori
-si prepari sordamente la corruzione morale e politica
-che crescerà rapida e gigante dopo la morte di
-Pericle, quando la mano sapiente di lui, che ne ha gittati
-i germi, non sarà più là per correggerne, e infrenarne
-almeno lo sviluppo? Che quelle apparenze
-di prosperità materiale debbano un giorno comparire
-al giusto Socrate niente più di un'<i>enfiatura marciosa</i>,
-perchè in mezzo ad essa si sarà spento il senso
-morale del popolo, divenuto <i>ingiusto ed intemperante</i>?<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>
-</p>
-
-<p>
-Che importa che tutti quelli splendori, tutte quelle
-magnificenze siano il prodotto di una <i>tirannide odiosa</i><a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-sulle città greche, del loro danaro e delle loro spoglie<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>
-assai più che non delle spoglie e del danaro
-dei barbari? Che alle feste ed alle allegrezze di Atene
-faccian lugubre contrasto le stragi e le catene servili
-di Nasso, di Samo, della Eubea? Che quel fasto, quelle
-pompe, quei prodigi dell'arte siano il prezzo delle lagrime,
-del sangue, e dell'<i>odio</i> (notatela la parola, caro
-Yorick, voi che mi parlate degli <i>amici</i> di Atene) dell'<i>odio</i>,
-dico, dei Greci!
-</p>
-
-<p>
-Che importa, che importa!! «La nostra tirannide
-ci ha fatti <i>odiosi</i> e <i>gravosi</i>, lo sappiamo; ma è massima
-antica che il forte tenga il debole in riga: e ancora
-ci ringraziino se non li tiranneggiamo di più.»<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>
-L'essere al presente esosi e gravi, dirà Pericle al popolo,
-<i>è sorte inevitabile di quanti reputarono sè stessi
-degni di signoreggiare altrui; ma chi per alti fini si
-attira odio, quegli rettamente si consiglia. Imperocchè
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-l'odio non contrasta a lungo; laddove il subitaneo splendore
-e la fama avvenire rimane sempre mai memoranda.</i>»<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>
-</p>
-
-<p>
-E il popolo batte le mani, il popolo è contento. Atene
-serve ad un uomo, ma comanda a molte città. È odiata,
-è corrotta, ma è splendida. Venga pur l'odio! è dolce
-raccoglierlo all'ombra del Partenone.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Vero è che in quella affettazione di sicurezza celavasi
-alcunchè di forzato e Pericle in fondo non era così
-tranquillo sulle conseguenze della sua politica come
-ostentava di esserlo. Nel bel cielo sereno di quella prosperità
-viaggiano nuvolette annunziatrici di tempesta.
-Poche repressioni parziali e brutali non bastano a rendere
-più spontanea la soggezione della Grecia e a far
-accettare con maggior rassegnazione l'arrogante tirannia
-dell'antica liberatrice. Atene lo sa e lo sente.
-Ella comprende che le città greche non le stan più soggette
-che per la <i>prepotenza dell'armi</i><a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> e confessa a sè
-medesima che il giorno in cui quella prepotenza venisse
-meno, quelle se gli volterebbero contro<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>: pericolo e
-minaccia permanenti. Gli odii da lei soffocati colla forza
-perdurano latenti e van guadagnando sordamente intorno
-a lei di estensione e di intensità. Atene pensa con inquietudine
-al giorno che quel contagio propagandosi
-avrà stretto le città greche in una tacita lega contro
-di lei: perchè colla stessa facilità delle repressioni
-isolate, non le sarà dato estinguere l'incendio fatto
-generale.
-</p>
-
-<p>
-Ma ciò che Atene sente, Sparta, la vigile, la gelosa,
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-l'emula Sparta, lo osserva. L'Olimpio Pericle è inquieto,
-perchè qualcuno lo sta spiando; perchè sente istintivamente
-l'occhio di Sparta posato su di lui: occhio in
-apparenza calmo, immobile, ma a cui nulla sfugge:
-che studia la situazione e calcola il momento. Sparta
-d'uno sguardo ha misurato i disegni di Atene, e le
-resistenze de' suoi sudditi. Quelle resistenze abbisognano
-di una mano che le aiuti a prorompere, intanto
-che sono ancor fresche e tenaci e Atene è costretta
-a difendersene: più tardi, quando Atene avrà
-rassodato colla forza il suo dominio, elle saranno
-rese impotenti a farsi vive. Più tardi, Atene, se
-è lasciata fare, avrà realizzato il suo sogno d'impero
-assoluto su tutta quanta la Grecia; e sarà tardi per
-opporsele; chè nella parte soggetta, ella già vien spazzando
-un dopo l'altro gli ultimi avanzi delle greche
-autonomie; e le triremi di Pericle van sempre più lontano;
-e una nuova conquista non aspetta l'altra; e dopo
-aver soggiogata la Grecia jonica, Atene già intende
-palesemente ad intaccar la Grecia dorica. Infatti alleata
-con Argo ha già distrutto Micene; ha messo la
-mano su Megara; si è impadronita d'Egina; vincitrice
-ad Enofiti è entrata in Tebe<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>; ha battuto quei di
-Corinto e di Sicione<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>; ha preso Zante e Naupatto;
-devastate le coste di Laconia; alleatisi gli Achei. È
-tempo per Isparta, per la metropoli dorica, di muoversi
-— e provvedere ai casi proprii.
-</p>
-
-<p>
-E certo era naturale che Sparta fosse gelosa di Atene;
-ma sarebbe stata anche sciocca — e avrebbe smentito
-la sapienza del suo legislatore — se non avesse approfittato
-delle occasioni che Atene le forniva per ovviare
-al pericolo che si veniva realmente avvicinando.
-Le città greche mordono impazienti il giogo di Atene;
-anelano a liberarsene, come un tempo dai Persiani;
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-e Sparta, oscurata da Atene nella propria gloria, ferita
-nell'amor proprio, danneggiata nella propria potenza
-fra i popoli dorici, minacciata nella propria indipendenza
-e libertà, — Sparta sarebbe rimasta inoperosa,
-le braccia conserte, ad attendere che l'emula
-finisse l'opera incominciata e già condotta sì innanzi?
-</p>
-
-<p>
-Era troppo pretendere dalla sua abnegazione.
-</p>
-
-<p>
-La guerra tra Corcira e Corinto e le mosse di Atene
-a Corcira e a Potidea (dove Alcibiade comincierà la
-sua carriera) segnano a Sparta il momento aspettato.
-Corinto ricorre a Sparta e Sparta non si fa pregare.
-La scintilla è accesa e la guerra del Pelopponneso
-scoppia.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Come, con che veste, con che titolo scende Sparta
-sul campo?
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Dalla vetta de' suoi monti, spingendo lo sguardo oltre lo
-spesso cerchio degli Iloti curvi sulla gleba, lo Spartano cercava
-ansioso il tremulo orizzonte marino e pel ceruleo piano
-dell'Egeo indagava fra i gruppi delle ridenti isolette il numero
-ognora più grande degli <i>amici</i> e degli alleati d'Atene... d'Atene
-la miscredente, la scettica<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, che osava inalberare il vessillo
-della libertà, fondare gli ordini dello Stato sul consenso
-dei cittadini.... Bisognava trovare un pretesto per metter fine
-allo scandalo.... E il pretesto fu subito trovato.... Atene
-<i>durò un pezzo a schermirsi dalla necessità</i> di impugnare le
-armi contro i vecchi commilitoni delle vittorie sui barbari, ma
-<i>provocata in mille guise</i><a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>, <i>messa colle spalle</i> al muro, obbligata
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-a battersi o a perdere inonoratamente la sua preminenza,
-scese finalmente in campo, e cominciò la lotta tremenda
-che doveva finire così miseramente per lei....»<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-È bella, caro Yorick, è commovente, è poetica questa
-vostra narrazione delle origini della guerra: ma
-ahimè! la storia, la nuda, la prosaica storia, sciupa
-le tinte della vostra poesia e mi guasta maledettamente
-il vostro racconto.
-</p>
-
-<p>
-Certo l'antipatia di razza entrava per qualcosa nelle
-origini della guerra; v'entrava il contrasto degli ordinamenti
-politici; non tutto era puro nelle intenzioni
-della gelosa Lacedemone e l'assegnamento fatto
-sugli ajuti dello straniero basterebbe a provarlo<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>.
-Ma quante dunque doveva averne fatte Atene, perchè
-allo scoppiar della guerra, nell'opinione di tutta la
-Grecia, le intenzioni di Sparta apparissero nobili, e
-la sua causa diventasse la giusta!
-</p>
-
-<p>
-Io interrogo la storia ed essa mi dice che Sparta
-iniziava la guerra in nome dell'indipendenza dei popoli
-greci, in difesa delle greche autonomie.
-</p>
-
-<p>
-Interrogo la storia e mi dice che Sparta prendea le
-armi nel momento che l'ambizione di Pericle, deposta
-la maschera, camminava diritta ed ardita a far serva
-<i>tutta</i> la Grecia<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>; che Sparta prendea le armi come
-protettrice della libertà greca, e accompagnata del
-libero appoggio, dal plauso e dai voti de' suoi proprj
-alleati e delle stesse città suddite di Atene.
-</p>
-
-<p>
-Questo schierarsi risoluto delle simpatie di tutta
-l'opinione nazionale greca dal lato di Sparta è un
-fatto altrettanto incontrastabile e riconosciuto dagli
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-storici<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>, quanto poco considerato finora, secondo me,
-nel suo valore rispetto alle origini della guerra. Noi
-vedremo più tardi nel corso di questa le città alleate
-di Sparta rimanerle generalmente fedeli, anco nella
-contraria fortuna dell'armi; e all'opposto le città
-tributarie di Atene ribellarsi e passare a Sparta non
-appena un qualche rovescio degli Ateniesi o qualche
-altra vicenda della guerra ne fornisca loro l'occasione<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>.
-Un giorno son quei di Eritrea e di Chio, della
-<i>fedele</i> Chio, che si rivoltano; un altro giorno i Milesj;
-un altro i Rodii, gli Abideni, i Bizantini, gli Eubei<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>.
-Questo fatto, caro Yorick, che influirà sull'esito
-finale della guerra, assai più della defezion d'Alcibiade
-— da voi reputata sola causa del disastro — questo
-fatto mi pare valga la pena di tenerne conto, prima
-di dipingermi, come fate, la mistica, la feroce, la despotica
-Sparta che esce dal chiuso del suo covile per
-uccidere in Grecia la libertà. O come mai allora ella
-si trova aver tutta la Grecia per complice? Alla libertà
-i Greci di quel tempo ci tenevano pure qualche
-poco, e la loro opinione — nel giudicar da che parte
-stessero o almeno prevalessero il diritto e la giustizia
-— <i>la loro opinione</i> di interessati e competenti in causa
-mi sembra debba pure pesar per qualche cosa; magari,
-se lo permettete, qualche cosa più della vostra
-e della mia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Se fosse qui il caso d'intercalare un confronto storico,
-(anche per far la parte, caro Yorick, a ciò che
-havvi di vero nei giudizî vostri) direi che la fisionomia
-della guerra del Peloponneso offre una singolare analogia
-con quella della guerra di liberazione che sul
-principio del nostro secolo finiva a Lipsia e a Waterloo.
-Napoleone I rappresenta ben Pericle, come la
-Francia democratica serva dell'uno, rappresenta la
-democratica Atene serva dell'altro: tutti e due han
-dato, l'uno alla Francia, l'altro ad Atene, la gloria
-e il triste vanto di tiranneggiar sugli altri, in compenso
-della perduta libertà. Atene trascina per forza
-nella guerra le città alleate tributarie Chio, Samo,
-Lesbo, ecc., come il primo impero vi trascina, legati
-per forza alla fortuna delle sue bandiere, i soldati
-d'Italia e della Confederazione del Reno. E contro
-Atene la colta, la gentile, la democratica, si leva la
-rozza, l'aristocratica Sparta; contro la Francia imperiale,
-la splendida erede degli Enciclopedisti dell'89,
-si levano l'aristocratica Inghilterra, la Germania feudale
-e patriarcale, la Russia semibarbara. Naturalmente la
-Santa Alleanza pensava e mirava a qualche cosa d'altro,
-oltre la liberazione e la fratellanza dei popoli
-iscritte nella sua bandiera; ma chi negasse che la
-guerra del 1813 non fosse per la Germania una guerra
-di liberazione; che non fosse splendido l'entusiasmo
-divampante dai palazzi ai tugurî che suscitava come
-un solo uomo i popoli tedeschi contro l'invasore; che
-non fosse giusta la causa santificata dagli inni e dal
-sangue di Körner, costui negherebbe la storia. Il disastro
-di Sicilia e il disastro di Russia annunziano
-alla Grecia serva di Atene, all'Europa serva della Francia,
-l'ora propizia della libertà. I confederati del Reno
-disertano le odiate bandiere sul campo di battaglia come
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-i confederati Joni disertano da Atene. Le defezioni e le
-cospirazioni interne completano il quadro, e dentro Parigi
-come dentro Atene preconizzano e affrettano la catastrofe:
-qua Francesi che preparano la ristaurazione
-e cospirano con Wellington e con Blücher; là Ateniesi
-che instaurano l'oligarchia e cospirano collo
-Spartano; qua le trame di Marmont e di Fouché, là
-le trame di Pisandro e di Antifonte<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>: tristi, ignobili
-spettacoli entrambi, ma frutti della spossatezza generale,
-del bisogno di pace, della reazione dei tempi. E il giorno
-che le due catastrofi succederanno, che sotto i colpi
-della coalizione esterna e delle interne congiure cadranno
-i due imperi, alla distanza di ventidue secoli
-i popoli manderanno lo stesso respiro più libero, alzeranno
-lo stesso grido di soddisfazione e lo saluteranno
-egualmente come un giorno foriero di libertà. Verranno
-poi gli storici al minuto, abituati a veder le
-cose in piccolo, e, dimenticando le grandi leggi della
-storia, attribuiranno a piccoli episodii le due grandi
-cadute; qua al tradimento di Grouchy a Waterloo, là
-alla defezion di Alcibiade, al tradimento dei capitani
-in Egospotamos. Intanto la storia, guardando dall'alto,
-dirà che i due imperi caddero per legge fatale di eventi:
-perchè l'opinione del tempo e la congiura dei popoli
-stavano contro di loro. Vero è che i popoli saranno
-delusi nelle loro speranze, perchè all'indomani della
-vittoria i vincitori avran dimenticate le loro promesse:
-e la egemonia di Sparta, fatta tirannica, infierirà nella
-Grecia dopo Egospotamos, come la reazione imperverserà
-sull'Europa dopo Waterloo. Ma alla umiliazione
-della Francia sotto l'asta del Cosacco come a quella di
-Atene sotto la verga dei Trenta, sopravviveranno gli
-splendori del genio di entrambe; e le due grandi decadute,
-pure espiando i loro errori, conserveranno il
-loro posto nella storia della civiltà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non è però ancora una ragione perchè la storia non
-sia severa e imparziale anche con loro, e non constati
-in quei loro errori la vera causa delle loro catastrofi.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Voi mi parlate degli <i>amici</i> di Atene! Ma allo scoppiar
-della guerra, lo abbiam veduto, Atene non ne aveva
-di amici! Avea città suddite che la seguivano per forza,
-e da cui sapevasi e da cui confessavasi <i>odiata</i>.
-</p>
-
-<p>
-Mi parlate delle provocazioni di Sparta! Certo Sparta
-fu quella che mandò prima le intimazioni<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>; ma ciò
-riguarda il principio materiale della guerra<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>: e Atene
-non aveva aspettato fin allora per far capire dove miravano
-le sue conquiste, e far sapere ai popoli dorici
-la sorte che li aspettava. Ho già ricordato più sopra
-i suoi colpi di mano su Megara, Corinto, Egina, Tebe,
-Sidone, Naupatto. Sparta trae la spada dal fodero all'ultimo
-momento, quando il pericolo ai Dori sovrasta
-imminente<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> e i suoi confederati già le rimproverano
-altamente gli indugi<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Del resto a mostrar come Sparta rappresentasse
-realmente in quella lotta la difesa delle autonomie
-greche, basta uno sguardo di confronto alle due confederazioni
-avversarie. La jonica, come mostrai, non
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-ha più di confederazione che il nome, ad ironia: le
-città greche tributarie si trovano in faccia ad Atene
-nello stato di <i>servitù</i> (δουλεία) come Nasso, o di <i>schiavitù</i>
-(ἀνδραποδισμὸς) come Ejone, o come Sciro: quelle
-che serve addirittura non sono, pur serbando le forme
-democratiche, obbediscono a soprastanti ateniesi (ἐπίσκοποι,
-φύλακες), dipendono da Atene pei tributi, per le
-leggi, pei giudizî, per le navi, per tutto, la seguono
-nelle imprese militari, senza alcun diritto nè di consiglio
-nè di voto. E Atene decreta la guerra senza pur
-degnarsi di interpellarne i confederati.
-</p>
-
-<p>
-Nella confederazione dorica è tutto all'opposto. I
-confederati, dalla egemone Sparta all'ultima città, conservano
-nella lega la loro piena autonomia, si governano
-ognuno secondo le patrie leggi. Autonomi i giudizi in
-ciascuna città; delle contese fra alleati decide non
-l'egemone, ma l'oracolo di Delfo o una città qualunque
-scelta arbitra dai contendenti. La pace, la
-guerra, gli altri interessi comuni, trattati e decisi in
-comune assemblea, che la egemone convoca, ma la cui
-convocazione può essere chiesta dalle città; e nell'assemblea,
-parità di voto per ogni città confederata, dalla
-più grande alla più piccola: obbligatorie le decisioni
-della maggioranza. Gli alleati non pagano a Sparta nessun
-tributo: ma, a guerra votata, uno dei due re di Sparta
-ha il comando supremo delle forze, e ciascun confederato
-contribuisce il suo contingente stabilito di provvigioni,
-di denaro, di soldati e di navi<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>. Naturalmente, in
-quella lega così stabilita sul piede di un'<i>assoluta
-eguaglianza</i>, l'unione tra i confederati era vieppiù cementata
-dalla spontaneità dell'adesione, dalla libertà
-del voto, dalle affinità di sangue e dalla somiglianza
-delle istituzioni, foggiate dal più al meno a repubblica
-aristocratica, secondo l'indole e il genio delle
-razze doriche.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-Questa la <i>grande tirannia</i> con cui Sparta si fa innanzi
-a nome dei Greci, sullo scoppiar della guerra!<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>
-E non vi si decide se non dopo che l'assemblea delle
-città confederate a maggioranza di voti l'ha per ben
-due volte decretata<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>; e incaricata di dar corso al
-decreto, tenta prima se mai l'apparato delle forze basti
-a smuovere Atene da' suoi disegni; reclama libera Potidea,
-libera Egina, revocato il decreto contro i Dori
-di Megara. E poi che Pericle risponde con ripulse superbe,
-qual'è l'<i>ultimatum</i> della tirannica Sparta?
-</p>
-
-<p>
-«<i>Vogliono i Lacedemoni la pace: e si avrà, se lascerete
-che i Greci vivano indipendenti, e si governino
-colle proprie leggi.</i>»<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.
-</p>
-
-<p>
-È onesto, è giusto; ma è precisamente quello che
-Atene non può accordare e non accorderà. Perchè la
-sua nuova grandezza, le sue ricchezze, il suo commercio,
-sono il frutto della sua tirannia, ed essa ormai
-vive <i>necessariamente</i> di questa; perchè gli <i>odj</i> che
-la tirannide le ha attirati, se appena la tirannide rallentasse,
-scoppierebbero<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>; perchè rendere ai Greci
-la libertà significherebbe per lei restar sola e decadere
-dal primato.
-</p>
-
-<p>
-La sua politica è netta, ed è logica; e le sue risposte
-sono degne della sua politica.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, è vero, il nostro imperio è tirannico; ma or
-che l'abbiamo, il timore e l'utile ci prescrivono di
-tenercelo<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sì, è vero, la nostra tirannide è odiata: ma è massima
-costante che il forte detti la legge al debole<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Sì, è vero, abbiam tolto ai greci alleati il diritto di
-reggersi colle leggi proprie; ma essi devono ringraziarci
-se <i>dal nostro grado ci abbassiam fino a loro</i>, e
-se nei litigi facciam loro l'onore di giudicarli colle
-leggi nostre!<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>
-</p>
-
-<p>
-È vero, è verissimo, abbiam tolto loro la libertà;
-ma essi devono <i>esserci riconoscenti se non li privammo
-di maggiori beni</i>.<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>
-</p>
-
-<p>
-Così risponde Pericle; rispondono a Sparta gli inviati
-di Atene; di questa povera, innocente, virtuosa
-Atene, ingiustamente aggredita, <i>provocata in mille guise,
-messa colle spalle al muro</i>, che ha impietosite le viscere
-— pietose sempre — di Yorick! Risposte, nel
-cinismo, incredibili, se uno storico ateniese e contemporaneo
-— il più rispettato e il più autorevole degli
-storici antichi — non ce le avesse conservate — e se
-le opere non avessero fatto fede delle parole!
-</p>
-
-<p>
-Son questi i nuovi principj, le nuove idee di fratellanza
-e di patriottismo che la Atene di Pericle annunzia
-al mondo greco; questa è la missione di libertà,
-di giustizia, di uguaglianza, che la repubblicana
-Atene, l'antica liberatrice, inalbera e proclama innanzi
-alla Grecia, cinquantasette anni dopo Maratona, quarantotto
-anni dopo Salamina, quarantacinque anni
-dopo il patto fraterno giurato in Delo!
-</p>
-
-<p>
-Ah, la politica <i>materiale</i> di Pericle ha già ben lavorate
-le coscienze ateniesi, ha già ben trasformato i
-rigidi repubblicani! Il carattere ateniese è ben mutato
-dal giorno che i padri, sul campo di Platea, offrian
-di cedere al Tegeati il posto d'onore, niun'altra gara
-chiedendo che di fortezza e di virtù!<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-</p>
-
-<p>
-Una profonda rivoluzione morale evidentemente si è
-già compiuta all'ombra dei magnifici monumenti del secol
-d'oro; e alla distanza soltanto di mezzo secolo, un
-abisso separa due periodi della vita e della storia della
-stessa città. Ma l'autore di quella rivoluzione non arriverà
-in tempo a vederne tutte le conseguenze morali
-e materiali: fortunato ancora, egli non vedrà che l'alba
-dei giorni tristi che la sua mano ha preparato ad Atene,
-e morirà ancora in tempo per potersi gloriare dei giorni
-di splendore che le ha procacciati. Egli morirà in tempo
-per potersi illudere, dal letto di morte, sul giudizio e
-sulla severità della storia; egli, il più grande certo e
-relativamente il più onesto, fra quanti corruttori di
-popoli si sian mai fatti grandi, sagrificando all'utile
-il giusto. Il ricordo delle sue glorie verrà solo a visitarlo
-al capezzale: eppure forse sarà un rimorso e
-un presentimento segreto, sarà un segreto bisogno di
-farsi perdonare qualche cosa dai suoi concittadini e
-dai posteri, quello che morendo lo spingerà a reclamare,
-per la memoria del suo nome, fra tante glorie,
-una sola:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<p>
-«<i>Nessun Ateniese, per cagion mia, non si è mai vestito
-a bruno.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Parole sante. Ma la storia non le accetterà. Essa
-accorderà a Pericle il suo posto nel Panteon: ma fra
-i colpevoli illustri. Perchè il pervertimento lento, blando
-del senso morale, dell'anima di un popolo, è colpa più
-triste delle violenze e degli eccessi della tirannide brutale.
-Questi hanno già in sè ed affrettano da sè stessi
-il rimedio: quello lascia più lungo e più funesto il
-suo solco nel tempo. Atene sorge più balda, più forte
-dalla tirannide sanguinaria di Ippia: ma il veleno
-lento di Pericle la consegnerà morta al Macedone. Da
-Tarquinio v'è appello a Bruto: ma dalla corruzione
-del magno Cesare, si va diritto a Comodo e a Caracalla.
-</p>
-
-<p>
-Nel nostro secolo, che ha visto difendere tutte le
-tesi, si doveva veder difesa — che dico? malamente
-copiata in trono — anche la politica di Pericle. Grote,
-il principe degli storici della Grecia, andrà ancora un
-passo innanzi, e secondando lo spirito ardito di critica
-innovatrice che ha invaso le regioni della storia,
-intraprenderà la difesa anche dei demagoghi successori
-di Pericle, e prenderà sotto il suo sapiente patrocinio
-Cleone il conciapelli e i suoi illustri colleghi.
-Ma la morale resta una sola sotto tutte le forme politiche,
-e formula le sue condanne, anche dopo tutte
-le scoperte della critica sapiente ed erudita<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-<i>Malamente copiata in trono</i> — ho detto dianzi: e
-certo sarebbe uno studio interessante quello di chi,
-senza fermarsi a Cesare, nè ad Augusto, nè a Leone X,
-nè a Cosimo o Lorenzo de' Medici, nè a Luigi XIV,
-cercasse i punti di confronto tra il figliuolo di Zantippo
-e il suo infelice imitatore morto in esilio a Chislehurst.
-Entrambi arrivano al potere puntellandosi sulla
-democrazia. Entrambi si accattano popolarità, ostentando
-zelo per il benessere delle classi inferiori, e
-facendo al bisogno del socialismo di falsa lega. L'uno
-spazza via l'opposizione cogli ostracismi, l'altro cogli
-esilii e le deportazioni. E l'uno e l'altro fanno il popolo
-rassegnato alla perdita delle sue franchigie, adescandolo
-coi vantaggi materiali, e paralizzando le virtuose
-resistenze col contagio della venalità. L'uno mette a
-prezzo tutti gli uffici della sovranità popolare; l'altro
-apre mercato di impieghi, dallo stallo del senatore e
-del consigliere di Cassazione all'ultimo dei sostituti
-Procuratori. Là senatori a una dramma il giorno, qui
-senatori a trentamila lire l'anno. Là un'assemblea
-venale, qui un Corpo legislativo cortigiano. Là eliasti
-venali, qui giudici compiacenti e servili.
-</p>
-
-<p>
-E all'uno e all'altro abbisogna il lustro dell'armi.
-Quello assolda per la prima volta la milizia, e colla
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-lue dei mercenari corrompe nell'esercito le tradizioni
-pure ed eroiche del patriottismo; questo satolla l'esercito
-di favori, di paghe e ne dissocia gli interessi
-e gli affetti dagli affetti e dagli interessi del paese.
-</p>
-
-<p>
-Intanto l'uno si vanta che, se dipende da lui solo,
-<i>i suoi concittadini ponno far conto di vivere sempre immortali</i><a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>.
-L'altro rimette la formula a nuovo e annunzia
-che l'impero è la pace.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non impedisce naturalmente agli Ateniesi di
-morire nelle spedizioni lontane del Chersoneso e del
-Ponto Eusino, a Samo, a Tanagra, a Sidone, nell'Eubea;
-e quanto alla pace dell'impero, essa pianta i suoi
-ulivi in Crimea e in Africa, nel Messico e in Cocincina,
-a Gravellotte ed a Sedan.
-</p>
-
-<p>
-Ma per giungere al primato materiale anco un po'
-di prestigio morale, di influenza morale sui popoli non
-guasta. Qualche bella iniziativa pacifica od umanitaria,
-a tempo e luogo, è tanta polvere eccellente nell'occhio
-dei popoli. <i>Per alzar l'animo del popolo a pensieri più
-grandi</i>,<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> (intanto che lavora a farne la libertà un po'
-più piccola) Pericle invita ad un <i>congresso</i> in <i>Atene</i>
-<i>tutti gli Stati greci dell'Europa e dell'Asia</i>, tutte le città
-grandi e piccole, per consultare in comune sui sagrifici
-agli Dei, sulle cose del mare, sui modi di provvedere
-alla sicurezza della navigazione, del commercio, alla
-conservazione della pace. Ventidue secoli dopo, il Napoleonide
-trova l'idea ancora ottima; e siccome anch'egli
-ha bisogno di dare alla Francia qualche soddisfazione
-morale in cambio delle tante di cui l'ha
-privata, così anch'egli bandisce il suo bravo <i>congresso</i>,
-e invita i Potentati <i>a Parigi</i> per discutere sui mezzi
-di assicurare ai popoli la pace e la prosperità. E come
-in <i>illo tempore</i> gli staterelli più piccoli tra i Greci —
-i piccini sono sempre di buona pasta — così fan ressa
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-ad accettare i sovranelli europei; ma Sparta capisce
-il latino — anzi il greco — di Pericle e gli manda
-sul più bello il suo congresso in fumo; la Prussia
-capisce il francese delle Tuileries e manda l'altro
-congresso a farsi benedire.
-</p>
-
-<p>
-Dai fiaschi morali però c'è sempre ricorso alle rivincite.
-Pericle si consola del fiasco del suo congresso,
-colla guerra sacra — la spedizione a Delfo — e il
-Napoleonide del fiasco del suo, con un'altra guerra
-sacra — il secondo intervento a Roma. Pericle va contro
-Delfo in odio di Sparta,<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> perchè questa ha la
-strana idea di pretendere che Delfo, la città santa,
-appartenga ai Delfiesi; Napoleone va contro Roma in
-odio di Bismark, perchè sospetta la sua zampa dietro
-quella di Garibaldi, e trova assurda la pretesa che
-Roma, la città santa, appartenga ai Romani.
-</p>
-
-<p>
-È vero che la pietosa Eugenia di Montijo soffia nel
-fuoco; la mano gentile di una donna dirige nelle Tuileries
-il mestolo della politica e spinge il compiacente
-marito a sperimentare sui volontarj le meraviglie dei
-nuovi Chassepot. Era probabilmente per non invidiar
-nulla ad Aspasia, l'antica e gentile mestatrice politica,
-consigliatrice dell'olimpico marito; ad Aspasia,
-<i>per le cui istanze e per compiacere alla quale</i><a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> Pericle
-anch'egli si risolve alla iniqua spedizione contro
-Samo, e va a sperimentare su quei poveri isolani che
-difendono la loro libertà, le nuove macchine guerresche
-di Artemone «<i>la novità delle quali recava perfino
-meraviglia a lui stesso</i>»<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>!
-</p>
-
-<p>
-Inique meraviglie; esperimenti infami: d'accordo.
-Ma intanto, di impresa in impresa, la gloria delle armi
-sorride al genio del figlio di Zantippo e alla fortuna
-del suo coronato imitatore. Atene e la Francia
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-servono ad un uomo; ma il loro orgoglio nazionale
-è soddisfatto. Al di fuori la gloria delle armi e il
-primato fra i popoli le compensano entrambe della
-perduta libertà. Al di dentro, la prostrazione morale
-dei caratteri è nascosta sotto uno strato di prosperità
-materiale. I due despotismi camminano entrambi
-per le stesse vie; spargono entrambi sui loro passi
-il vizio colle sue magnificenze, perchè sia semenza
-di servi. Chiamano complici entrambi dell'opera le
-Muse, perchè la loro presenza dissimuli la scomparsa
-della gran Dea che se n'è andata. Atene e Parigi, divenute
-belle, magnifiche, grandiose, vedono rifiorir
-l'era degli artisti e dei letterati, delle <i>lorettes</i> e delle
-<i>cocottes</i>. La casa di Pericle e di Aspasia ha per succursali
-l'Academia e i tempj di <i>Venere etéra</i>; i ricevimenti
-delle Tuileries completano le sedute dell'Istituto
-e i balli di Mabille. Si assiste alla efflorescenza
-delle menti e alla depravazione dei costumi; le arti
-sono in rialzo e le coscienze sono in ribasso.
-</p>
-
-<p>
-E in mezzo a tutto ciò, ad Atene come a Parigi,
-una irrequietudine vaga, incessante, prodotto di una
-quantità di cattivi umori che la tirannide ha fomentato,
-di cattivi istinti che essa ha accarezzato; un
-senso indefinito, profondo di malessere, il senso della
-mancanza di qualche cosa, che lascia il popolo insoddisfatto,
-che sveglia incessantemente in lui desiderî,
-rancori, memorie, passioni, a cui bisognerà pur trovare
-uno sfogo, perchè non diventino un pericolo.
-Atene, malcontenta fra i suoi splendori, guata il Peloponneso;
-la Francia, malata in mezzo alla sua opulenza,
-adocchia il Reno. Antipatie di razza, ad arte
-fomentate, aizzano le funeste cupidigie; e le due tirannidi,
-felici di aver trovato al di fuori questo potente
-diversivo ai pericoli di dentro, slanciano i due popoli
-a cuor leggiero sulla via delle grandi catastrofi e delle
-grandi espiazioni. E nel secolo V avanti l'Era volgare
-come nel secolo XIX il mondo assiste egualmente all'identico
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-spettacolo di un popolo elegante, spiritoso,
-ciarliero, leggiero, vivacissimo; banditore un giorno
-di libertà agli altri, incapace a serbarla per sè; democratico
-di principj, arrogante di fatti; rappresentante
-di una civiltà splendida, raffinata, ma corrotta,
-snervante, dissolutrice della famiglia e del senso morale;
-di questo popolo che si scaglia ad un duello
-tremendo contro una stirpe ruvida, tarda, riflessiva,
-austera, fatta gagliarda dalla ferrea disciplina, dalla severità
-del costume, dal culto religioso della patria e
-della famiglia; più che sobria di parole, lenta, ponderata
-al risolvere, tenacissima all'opere. E perchè il
-riscontro sia più completo, tutte e due le volte è la
-nazione democratica che provoca alla lotta colla prepotenza;
-ed è il popolo cresciuto nella tradizione autoritaria
-che prende l'armi a difesa della sua indipendenza
-minacciata. L'urto è terribile e le vicende
-dei due conflitti son diverse, ma l'esito finale è il
-medesimo; perchè è forse scritto nelle leggi segrete
-della storia che agli stessi errori dei popoli presiedano
-gli stessi castighi. Il calcolo la vince sulla leggerezza;
-la disciplina sull'avventataggine, la scienza
-militare sulla presunzione, Lisandro su Tideo. — La
-ignoranza superba dei generali d'Atene in Egospotamo
-dà l'esercito ateniese, quasi senza colpo ferire, tutto
-quanto prigione in mano di Lisandro, e l'incapacità
-vanitosa dei marescialli consegna a Moltke gli eserciti
-della Francia. Lisandro entra ad Atene e Moltke
-a Parigi. La grandezza politica dell'Atene di Pericle
-finisce nella umiliazione di Lampsaco, la potenza del
-secondo impero nel fango di Sedan; e i due popoli
-espiano ben duramente la complicità morale coi loro
-padroni, nella provocazione della lotta spaventosa.
-</p>
-
-<p>
-Atene, tornata libera e datasi ai demagoghi dopo la
-morte di Pericle, avea continuato nondimeno la guerra,
-come la continuò la Francia tornata repubblicana dopo
-caduto Napoleone III. Ma gli uomini erano scomparsi,
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-e le conseguenze della loro opera restavano; ed erano
-queste — appunto queste — che rendevano ai due popoli
-non iscongiurabile il destino.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Però Atene fu assai più tarda a subirlo, e potè
-lottare contro di esso per ben trent'anni: e perchè
-potentissima la sua marina, e perchè troppo diverse
-le circostanze e i metodi di guerra; e perchè in
-tempo la sovvenne il genio militare di Alcibiade: e
-perchè infine lo stato di Atene, quando Pericle morì,
-era ancora lungi dall'essere così fracido come lo stato
-della Francia alla caduta di Napoleone III. I germi,
-i fattori della dissoluzione sociale e morale che doveano
-portar lo stato alla rovina, Pericle pur troppo ve
-li avea deposti già tutti e alimentati da un pezzo: ma,
-come dissi più addietro, essi avean trovato lui, vivente,
-un correttivo nella sua moderazione, nel suo genio,
-nella sua stessa onestà relativa: era alla morte di lui
-che essi dovevano trovare il loro pieno e tristo sviluppo,
-invadere senza ritegno e corrodere dalle radici
-tutto quanto l'organismo politico e sociale dello Stato.
-Ciò dovette esigere qualche tempo: ma i risultati dovettero
-esserne ugualmente ben terribili, perchè nè la
-marina potentissima, nè il genio di Alcibiade non
-bastassero più neppur essi a scongiurarli, e Atene
-dovesse un bel giorno cader in mano del suo nemico
-come una pera fracida distaccata del ramo.
-</p>
-
-<p>
-E alla morte di Pericle che troviamo la demagogia
-ateniese, come un pupillo malamente educato ed uscito
-in mal punto di tutela, impaziente di rifarsi dei suoi
-quarant'anni di inazione perduti; tanto più avida di
-far valere, per dritto o per traverso, la sua sovranità,
-quanto più priva per il lungo disuso e per la indecorosa
-abdicazione di tanti anni, delle virtù necessarie
-al suo esercizio; provvista di tutti i mezzi, di tutti
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-gli incentivi di corruzione che Pericle le ha posto
-in mano, senza saperli, come lui, indirizzare a qualche
-altezza di fini politici;<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> prorompente sfrenata e
-vanagloriosa dappertutto, spargente dappertutto il contagio
-dei vizi che la <i>sapienza</i> di Pericle le ha inoculati,
-ma già abbastanza lontana, per distanza di tempo,
-dalle grandi tradizioni del principio del secolo, perchè
-il riflesso ne arrivi come un rimprovero sino a
-lei, e le imponga almeno il pudore del rispetto per
-la memoria delle antiche virtù.
-</p>
-
-<p>
-È in quest'epoca che si svolge il mio dramma — e
-le leggi austere e i costumi virtuosi dell'epoca solonica
-quanto sono già lontani, quanto sono lontani
-da lei!
-</p>
-
-<p>
-E l'epoca di cui abbiamo le informazioni in Aristofane,
-in Tucidide, in Platone, in Senofonte, in Isocrate,
-e nelle lettere di Alcifrone e nei <i>Caratteri</i> di Teofrasto:
-di cui possiamo chieder conto allo stesso Demostene;
-perchè sebbene ei sia vissuto nel secolo dopo, <i>il periodo
-morale e storico è uno solo</i> e medesimo: le piaghe morali
-che danno Atene in mano al Macedone sono le
-stesse che l'han data in mano di Sparta: e son già
-tutta roba ereditata dai contemporanei di Socrate i
-bei progressi del costume fulminati dall'eloquenza del
-Peanese<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le Assemblee del popolo — ormai cessate negli ultimi
-tempi di Pericle (da che egli non avendone omai
-più bisogno, avea trovato più comodo di farne senza)
-— richiamano di nuovo il popolo in folla, colla raddoppiata
-avidità de' tre oboli. — Ma la nuova tèmpra
-del costume ha reso già troppo incomode e viete le
-prescrizioni di Solone, che pretendeano escludere dal
-foro gl'indegni, gli oziosi, i rotti ai vizi, e sottoporre
-a sindacato la moralità degli oratori. Tanto varrebbe
-spopolar le adunanze. Anzi, al contrario, da che i
-vizi hanno invaso tutto, i peggiori, i più corrotti
-son quelli naturalmente che più gridano, più si danno
-attorno, più spadroneggiano nell'Assemblea. Una moltitudine
-<i>pigra, cianciatrice, avara, ingorda di salarj</i><a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>,
-venuta su nell'ozio e nelle tristi abitudini dell'ozio<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-ascolta oratori, senza onestà e senza meriti, rotti a
-ogni bruttura, a ogni mercato<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>, ladri dell'erario<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>,
-corrotti e corruttori, dediti alle ambizioni più basse
-e all'adulazione più servile<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. Siam lontani dal tempo
-che la legge puniva i venali, i ladri, i corruttori, d'infamia
-e di morte: oggi gli oratori in voga, i capi del
-popolo, i beniamini dell'Assemblea si chiamano Cleone
-che ruba a man salva i talenti dell'erario, e Iperbolo
-le cui laidezze arriveranno a disonorar l'ostracismo.
-Oggi non si tratta più per gli oratori di dar giusti e
-sapienti consigli per il bene della città; si tratta di
-salire in alto, mendicando suffragi per le piazze<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>
-e raggirando il popolo colle arti de' sofisti; perchè
-ora sono i sofisti — eviratori di menti e di caratteri —
-che da Pericle in poi tengono il campo, e il nuovo
-gusto del popolo vuol oratori usciti dalle loro scuole.
-Egli non vuol più che bei giuochi di parole e adulazioni
-ben condite. Non va più allo Pnice per sentirsi
-rampognare o far la predica da un Aristide o da
-un Cimone: ma per essere <i>spettatore di discorsi</i><a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>
-che siano bene declamati e gesticolati, o di buffonerie
-che lo tengano di buon umore: e ride e batte le mani
-al ciarlatano Cleone che entra già ubbriaco all'assemblea,
-avvisando il popolo ch'egli non ha tempo di
-parlar d'affari, e che differirà la seduta a un altro
-giorno perchè ha invitato degli amici a pranzo.
-</p>
-
-<p>
-La lotta di influenza tra gli oratori ridotta gara di
-smancerie: a chi più basso, adula il popolo, lo liscia
-di più.<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> Il resto lo fa il danaro. La corruzione regola
-i voti, crea le improvvise fortune.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Ora tutto come in mercato sta a prezzo ed è scambiato
-da passioni che già appestarono la Grecia: avara
-sete di mancie: riso a chi la confessa: perdono al convinto:
-e tutte l'altre necessità di corruzione.»<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>
-</p>
-
-<p>
-«Una volta i convinti di corruzione eran dannati
-nel capo; ora vengono eletti generali.»<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>
-</p>
-
-<p>
-Una volta s'ammiravano le case modeste di Temistocle
-e di Cimone: ora i poveri, venuti da jeri
-agli affari, andar in cocchio a tiro due;<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> «alzar
-case più sontuose e superbe de' pubblici edificj, comprar
-sì vaste distese di terreno, che <i>neppur sognando
-l'avrebbero potuto sperare</i>.»<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>
-</p>
-
-<p>
-E non il foro soltanto ma i tribunali or sono teatro
-a' mercati. I cittadini a frotte abbandonano le officine,
-i ginnasj, per correre all'Eliea, poi che la mancia
-del <i>dicastico</i> è stata portata da un obolo a tre:<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>
-addio sane ed oneste abitudini del lavoro; la manìa
-dei giudizj moltiplica i processi, le condanne: la plebe,
-invasa dalla epidemia litigiosa, è tutta una vasta <i>confraternita
-di triobolisti</i><a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. La vita del cittadino è un
-perpetuo conflitto legale: non passa dì, tranne le feste,
-ch'ei non sia occupato d'affari legali, o come giudice,
-come parte, o come procuratore, o come testimone<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>.
-Non vede, non pensa, non parla che di
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-processi; «di notte non dorme e se chiude gli occhi
-un pocolino, la sua mente vola intorno alla clessidra
-dei giudizj; nel sonno sogna aver in mano il ciottolo
-dei voti, e scrive sulle porte: <i>Bello è il bossolo dei
-voti</i>. Se il gallo canta in sulla sera, grida che si è
-lasciato corrompere per isvegliarlo, e ha preso danaro
-dagli accusati. Dopo cena, corre al tribunale; sul far
-del giorno corre al tribunale, ci dorme appoggiato a
-una colonna, e tira dormendo lunghe righe in segno
-di condanna; in tal modo vaneggia e ha sempre la
-mente rivolta a quel suo giudicare<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
-</p>
-
-<p>
-E la manìa dei giudizj sviluppa naturalmente la
-manìa delle accuse: fioccano le false denunzie, pullula
-d'ogni parte — nuova piaga del senso morale — la
-ignobile genìa dei sicofanti. Un triste, incessante, sospettarsi
-a vicenda: e più sospettar di coloro che più
-si tengono appartati dal contagio de' costumi; già si
-mormora di Socrate perchè s'astiene da' giudizi e dal
-foro<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. Se altre accuse mancano affatto, ci son quelle
-di irreligione o di cospirazione, che non mancan mai.
-</p>
-
-<p>
-«L'accusa di <i>cospirar</i> per la tirannide è fatta più
-comune della carne salata. Se alcuno compera triglie
-e lascia le sardelle, tosto grida colui che lì presso
-vende le sardelle: <i>sembra che costui di tali viveri provvedendosi,
-abbia in animo di farsi tiranno.</i> Se alcuno
-poi chiede un porro per condire le acciughe, l'erbivendola,
-guatandolo coll'occhio del porco, gli dice:
-<i>dimmi un po': tu chiedi il porro: vuoi forse farti tiranno?</i>»<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>
-</p>
-
-<p>
-E quel che avanza di tempo ai giudizj e alle condanne,
-le feste e gli spettacoli se lo portan via. Il
-<i>diobolo</i> di Pericle fa furore, e il popolo è sempre più
-puntuale nell'esigerlo. Altro che i tempi in cui rinunziava
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-ai danari del Laurion per provveder di navi la
-città! Ora in un giorno delle Dionisiache, in ecatombi
-di buoi per un banchetto popolare, l'Erario spende
-l'importo di intere spedizioni navali<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>; or fra poco
-si bandirà pena di morte contro chi <i>tenterà di stornare
-per le spese militari i denari delle feste</i><a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>; ora
-fra poco sentiremo Demostene prorompere indignato:
-<i>Voi popolo invilito, fiacco, spiantato, derelitto, più non
-siete che schiavi: e tanto sol che vi snocciolino il denaro
-degli spettacoli o vi ingoffino di un pezzo di bue ne fate
-gran festa; così incatenandovi nella patria stessa, vi
-ammansano ad abbiettezza e servitù</i>: chè non sorge a
-grandi e generosi sentimenti chi infiacchisce in vili
-cure, e dai costumi del vivere non van disformi i pensieri.<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>
-</p>
-
-<p>
-Infatti, tra quelli ozj, tra quelle baldorie, la fortezza
-de' padri se n'è andata. La legge, sopraffatta dall'ignavia
-del costume, non colpisce più come un tempo dei rigori
-estremi — chè troppi dovrebbe colpirne — i renitenti,
-i disertori, i codardi, che nelle battaglie fuggirono,
-abbandonarono l'armi e le schiere<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>. Già
-sotto Pericle, come accennai, la paga di una dramma
-a mala pena bastava ad allettare i cittadini poveri
-all'armi; dopo Pericle, diminuita di due oboli, per sopperire
-agli scialaqui e ai vuoti dell'erario, e ridotta
-a quattro oboli soli, non basta più. In fuor di quelli
-che non han proprio altro modo di procacciarsi il
-vitto<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>, la ripugnanza alla milizia si va ogni dì facendo
-più estesa; invano le liste di leva dei cittadini
-sono affisse alle statue degli eroi; è di forestieri, di
-mercenarj traci, tessali, cretesi ed acarnani che bisogna
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-riempir per forza i vuoti delle falangi e delle
-triremi<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nè già i ricchi fan fronte al contagio: chè come i
-poveri ricusano il servizio, ed essi ricusano il denaro
-delle triremi<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>: alla guerra poi non amano
-andarci, perchè troppe mollezze li adescano nelle case,
-e in campo rifuggono dal trovarsi colla ciurmaglia de'
-mercenarj. Frattanto illanguidirsi ogni spirito di emulazion
-militare; ogni gara di valore; più frequenti in
-battaglia gli esempj di codardia, non puniti tutt'al
-più che da qualche motteggio de' comici<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>; moltiplicarsi
-invece in ragione inversa, e prodigarsi a piene
-mani, e immeritati, gli onori, le ricompense serbate in
-antico solo a' fortissimi; d'altrettanto scaderne lo allettamento
-ed il pregio; incapaci ed indegni salire
-spesso a' primi gradi dell'armi<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>; indi affievolirsi la
-disciplina, la fiducia, e tutte le virtù che in campo
-fanno valente il soldato, e le armate salde e poderose.
-</p>
-
-<p>
-E intorno intorno a questo quadro di costumi publici,
-la brutta cornice de' costumi privati: una licenza,
-una oscenità di modi, di linguaggio, di usanze,
-così laidamente sfacciata, che Aristofane per flagellarla
-è costretto a far uso di altrettanta sfacciataggine<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>;
-rotti i vincoli della famiglia; i giovani <i>spendere tutto
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-il dì per le bische e per le case di suonatrici di flauto</i><a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>;
-l'adulterio, il concubinato, sottratti ai rigori delle
-leggi antiche, liberamente, publicamente ostentati;
-comune usanza de' mariti il publico trescar colle etere;
-e queste — bandite da Sparta — qui cresciute di numero,
-di fasto, di importanza, occupare sole il posto
-serbato alla donna nella società; le mogli — laggiù a
-Sparta così influenti e rispettate — qui fatte arredi
-di casa, appartate da ogni vita sociale, confinate in
-fondo a' ginecei, a lavorar di conocchia e di cucina,
-e là nelle lascivie riscattarsi della perduta libertà<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>;
-lenoni, buffoni, barattieri, sofisti, parassiti, — non più
-ministri di riti sacri, ma scrocconi di mense profane
-— invadere i trivii, le piazze, le case, rallegrar l'orgie
-de' voluttuosi <i>Calocágati</i>, spargere fra il popolo la scioperataggine
-e le dissolutezze delle classi più ricche,
-spargere fra i ricchi la trivialità e le sconcezze della
-plebe.
-</p>
-
-<p>
-Questa l'epoca. I fatti, le stragi di Melo e di Scione;
-il bando di Alcibiade; la condanna dei capitani delle
-Arginuse; la condanna di Socrate. La conclusione —
-per il momento Egospotamo: più tardi Cheronea.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E poichè l'epoca era tale, e tutte le eleganze fiorite
-della vostra prosa, caro Yorick, non valgono a
-cambiarla — io, repubblicano, amante della mia fede
-e credente nel suo avvenire, non auguro alla repubblica
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-del mio paese nè di alcun altro i <i>progressi
-morali</i> di quel periodo della repubblica ateniese.
-</p>
-
-<p>
-Sono stato ingiusto io dunque, nel mio dramma,
-verso Atene? bugiardo in faccia alla storia?
-</p>
-
-<p>
-Ma come crederlo, quando voi per il primo siete costretto
-a darmi ragione e ridotto a non poter sostenere
-la vostra tesi altrimenti che con curiosi anacronismi,
-con una strana confusione di tempi e di date,
-che nessuno storico vi può menar buona, e che ancora
-non capisco come al vostro acume storico possa
-essere sfuggita?
-</p>
-
-<p>
-Come crederlo, quando voi stesso, per dar le prove
-della vostra affermazione, siete costretto a risalire ad
-un periodo che non ha nulla, <i>nulla</i> di comune col periodo
-del dramma mio; e le vostre prove me le andate
-pescando in un'epoca la cui grandezza morale e
-le cui virtù formano appunto il rimprovero più eloquente
-alla ignavia dei tempi che il mio dramma dipinge?
-</p>
-
-<p>
-Io attacco i costumi dell'età di Alcibiade: e voi, per
-difenderli, che cosa mi rispondete? Ah, sentiamovi un
-po', che val la pena:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Il popolo ateniese non era poi quella peste che il signor
-Cavallotti ci dipinge.... Quale splendida epopea nel gran
-movimento nazionale che <i>respinse l'invasione di Dario!</i> Che
-meravigliosa costanza di propositi, che slancio ardente di patriottismo
-nella cacciata di Serse, <i>proprio allora</i> (proprio davvero?
-adagio Yorick!) che Atene <i>teneva in Grecia il primato</i>
-delle armi, delle lettere, delle arti!... Come si battevano bene
-i demagoghi ateniesi e quante volte la salute della Grecia fu
-dovuta alle sanguinose vittorie di quella democrazia turbolenta e
-ciarliera!... Lo dicano gli eroi di Artemisio, celebrati nei
-versi di Pindaro quali fondatori della greca libertà; lo dicano
-i guerrieri di Salamina e di Platea, trionfatori della possanza
-persiana, dopo che le sorti della Grecia erano cadute con Leonida
-e co' suoi Trecento nella funesta stretta delle gole tessaliche!
-<i>Un pover'uomo che non sappia tutte queste bellissime
-cose</i> deve tornarsene a casa singolarmente turbato nell'anima
-dalla lezione di storia sceneggiata dal sig. Cavallotti.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, un pover'uomo <i>che le sappia</i> tutte queste
-bellissime cose, dirà che tutto questo è magnificamente
-scritto, ma non è serio, perchè tutto questo si chiama
-cambiar le carte in mano! Ma chi ve li attacca — che
-Dio vi benedica! — i vostri eroi di Artemisio, di
-Platea e di Salamina? Non ho io speso fin qui tante
-pagine (il mio amico carissimo, l'editore Rechiedei,
-che sa il suo Cornelio a memoria, mi assicura anzi
-che sono fin troppe) non ho io speso tante pagine ad
-esaltarli! Certo, all'epoca che essi cacciavano Serse,
-Atene non teneva proprio un bel niente di tutto quel
-che voi dite; nè il primato dell'armi, nè quello delle
-lettere e dell'arti<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>; ma fu per loro virtù che Atene
-in poco tempo potè alzarsi al colmo della sua grandezza,
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-e ci voleva l'ignavia dei degeneri nepoti per
-precipitamela!
-</p>
-
-<p>
-Ora dunque, se è di quest'epoca che mi parlate,
-aspettate prima ch'io abbia scritto un <i>Temistocle</i>, od
-un <i>Aristide</i>, non già un <i>Alcibiade</i>. Se è di quest'epoca
-e di quegli uomini che mi parlate, non solo io cavo
-loro di cappello insiem con voi, ma prego voi per il
-primo a rispettarli un po' di più. Perchè tutte le concessioni
-che andate facendo al mio dramma, per quella
-brava gente, diventano tante calunnie; non era, no,
-non era nè venale, come voi dite, nè <i>inchinevole alla
-gozzoviglia e ai brutali piaceri del senso</i>, quel popolo
-che fabbricava le sue navi coll'obolo volontario dei
-poveri, e le cui leggi — <i>modellate</i>, come voi dite benissimo,
-sui <i>costumi</i> — punivano di pene severissime
-i turpi vizj e facevano santi il lavoro e i vincoli della
-famiglia!<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. E non era no all'epoca di Salamina che
-Atene vedea tra le sue mura la <i>ignobile vendita degli
-impieghi e delle dignità elettive al miglior offerente</i><a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>
-e vi sfido a citarmene, nelle fonti storiche, un esempio
-solo!
-</p>
-
-<p>
-Ma se non è quella l'epoca del dramma mio, oh
-allora per carità, caro Yorick, tralasciamo di sfondar
-le porte aperte! Lasciamo alle scuole di retorica i
-pregiudizî che per lungo tempo non permisero — come
-ben dice il Cappellina — di vedere dei popoli liberi
-dell'antichità che il lato grande ed eroico.
-</p>
-
-<p>
-Non rivanghiamo le storielle solite sulla rivoluzione
-francese! Non venite a parlarmi della clemenza
-dell'Atene di Alcibiade e successori<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>; perchè la
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-strage dei Mitilenesi<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> e gli abitanti di Melo e di
-Scione passati a fil di spada son là per ismentirvi!<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>
-Non mi parlate dell'assenza delle esecuzioni capitali;
-perchè i supplizj per il processo delle Erme, e la condanna
-a morte dei dieci generali colpevoli d'aver vinto
-in battaglia il nemico, e i supplizj della rivoluzione
-dei Quattrocento, e la cicuta di Prodico, e quella di
-Socrate, e quella più tardi di Focione vi potrebbero
-guastar le citazioni! Non venite a vantarmi la moralità
-dei magistrati e degli oratori <i>vigilata dall'Areopago</i><a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>,
-perchè già da un pezzo questo sindacato, prescritto
-dalla legge solonica, l'Areopago non lo esercitava
-più<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>: da un pezzo Pericle avea messo freno
-all'autorità e alla vigilanza di quell'incomodo sorvegliatore<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>
-e ormai da un pezzo Atene vedea gli onori
-della bigoncia e delle cariche dischiusi a' libertini, ai
-truffatori dell'erario e ai ciarlatani!
-</p>
-
-<p>
-È dunque solo lo spirito militare e patriottico che
-nell'Atene di quei tempi vorreste darmi per vivo?
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Quando nella funesta spedizione di Sicilia Atene ebbe
-perduto il fior de' suoi guerrieri e l'eletta de' suoi marinaj,
-pochi mesi bastarono ai cittadini della grande repubblica per
-armare nuove triremi, per radunare nuovi eserciti! Gli eleganti
-Ateniesi, i molli, i cialtroni, gli effeminati, gli oziosi, corsero
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-tutti a impugnare la spada e a curvare il dorso sul remo, e
-questa forza d'animo nel momento della sventura era l'espressione
-del patriottismo di un popolo intero.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Così canta Yorick. Ma così non canta la storia. Dalla
-storia frattanto a ogni buon conto imparo che all'epoca
-della spedizion di Sicilia lo spirito militare era
-già così svanito, che per quella impresa, la quale era
-pur tanto popolare e solleticava tanto le speranze ateniesi,
-si dovettero adescare i cittadini al servizio alzando
-di nuovo il soldo militare ad una dramma; e
-ancora quell'aumento non allettò a mala pena che i
-proletarj; e di 5100 opliti che Atene potè riunire per
-quell'impresa a gran fatica, soli 1500 erano <i>opliti di
-catalogo</i>, cioè delle prime tre classi, iscritti sui ruoli;
-il resto si dovette comporre di proletarj dell'ultima
-classe e di mercenarj, come di mercenarj si dovettero
-in massa riempire le milizie leggiere, e le ciurme delle
-triremi.<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>
-</p>
-
-<p>
-Questo innanzi il disastro di Sicilia: e dopo il disastro?
-Ah, dopo, poi — state attento, caro Yorick, è
-l'illustre storico grecista italiano Amedeo Peyron, che
-parla citando — <i>terminata la spedizione di Sicilia, talmente
-crebbe la tepidezza degli Ateniesi per le armi</i>, che
-Isocrate così scriveva: «Noi, mentre vogliamo dominare
-sopra tutti, <i>ricusiam di militare, abbiamo eserciti
-mercenarj</i>, composti di uomini esuli, disertori, malfattori,
-oltraggiatori de' nostri figliuoli, che abbandonano
-noi, se altri li paghi di più. Noi che difettiamo del
-vitto quotidiano prendemmo ad alimentare codesti forestieri.»
-— Ed altrove: «<i>Noi talmente trascuriam le
-cose attinenti alla guerra, che non andiamo alle rassegne
-se non pagati.</i>»<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Questo</i> era, caro Yorick, lo zelo, era questo il patriottismo
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-degli Ateniesi dopo la catastrofe di Siracusa.
-Non erano no i <i>molli, gli effeminati, gli oziosi</i> Cecròpidi
-che dopo il disastro vestiron l'armi o andarono, come
-voi dite, a curvarsi sul remo; erano le nuove leve di
-mercenarj della Tessaglia, della Acarnania, che formavano
-i nuovi eserciti, le nuove flotte; eran forestieri
-di Caria, di Tracia e di Creta, i soldati a cui
-Atene confidava tra quei rovesci la sua salvezza!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Certo, non tutto, non proprio tutto nella città era
-abjezione. Quegli stessi eserciti di forestieri assoldati,
-quelle flotte di mercenarj improvvisate, lo furono con
-una prontezza di consigli e di provvedimenti, con una
-larghezza di contributi che fece onore alla città. Vi ebbero
-Ateniesi molti che in quei frangenti udirono la
-voce della patria in pericolo ed accorsero a combattere
-per lei.
-</p>
-
-<p>
-Certo, anche questo periodo di prostrazione, di dissoluzione
-morale, appare qua e là solcato, ad istanti,
-ad intervalli, da fuggevoli lampi delle antiche virtù: a
-dati giorni, a date ore, questo popolo che degenera ritrova
-in sè ancora qualcosa della tempra antica, per
-prendere a tempo una decisione patriottica nell'assemblea,
-per afferrare a volo una vittoria sul mare,
-per rialzarsi con isforzi d'animo tra i rovesci della
-fortuna.
-</p>
-
-<p>
-E chi non sa che il genio, la natura di nessun popolo
-non si ecclissano, non possono ecclissarsi interamente
-a sè medesimi in un giorno solo? Non v'ha
-nella storia nessuna epoca così corrotta che qualche
-raggio di virtù ancora non vi brilli, che qualche coraggiosa
-e generosa protesta non vi si faccia sentire:
-a maggior ragione in Atene, dove ogni pietra quasi,
-ogni lembo di suolo o di marina rammentava esempli
-fortissimi, tradizioni magnanime, dove passeggiavano
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-ancora sotto i portici, gloriosi di canizie e di cicatrici,
-gli avanzi dei vecchi che avevano combattuto in Salamina.
-</p>
-
-<p>
-Noi assisteremo anche più tardi, alla vigilia della conquista
-macedone, quando quelle memorie saranno ancor
-più lontane, a qualcuno di questi sussulti del gigante
-antico: ma saranno sussulti galvanici, sforzi spasmodici
-di una vitalità che reca la morte nel seno. Vedremo
-ancora splendide figure, quasi meteore luminose
-attraversare il tempo; udremo fra le brutture dell'età
-tuonare la indignazione virtuosa di Demostene, come
-un dì calma e mesta sorridere la ironia santa di
-Socrate. Ma esse appunto varranno a <i>stimmatizzarle,
-non a redimerle</i>; sarà il <i>buon genio</i> dell'Eliade antica,
-della gran madre degli <i>eroi</i>, che prima di spirare tra
-l'ignavia dei nepoti, vorrà svincolare dalla catastrofe
-la propria responsabilità e il proprio nome — e rimetterà
-per mano di quei giusti — suoi esecutori testamentarj
-— la sua protesta alla storia.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E questa protesta, come la storia l'ha raccolta, così
-tentai consegnarla nel dramma. Queste ultime voci
-mandate come un rimprovero da una generazione virtuosa
-che muore a una generazione corrotta che sorge,
-m'era parso che il poeta potesse e dovesse raccoglierle;
-m'eran parse interessanti per la morale della storia
-e per il contrasto della scena.
-</p>
-
-<p>
-Giacchè non è poi niente vero che sian tutti fior di
-mariuoli quelli che parlano e si muovono nel dramma
-mio; non è niente vero che della faccia dell'epoca io
-non abbia guardato che un <i>lato solo</i> — il lato più
-brutto ed ignobile<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. S'io non erro, sono due le
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-correnti morali che da capo a fondo traversano il
-dramma, e <i>intorno</i> ad Alcibiade e <i>dentro di lui</i>. Se
-io non erro, Socrate, che rinfaccia le virtù del tempo
-passato, Timone che impreca i vizj del presente, Lamaco
-ed Eufemo, i soldati valorosi e leali; Timandra,
-la cortigiana che alla voce del dovere e della virtù
-presta le lusinghe divine dell'amore, appartengono a
-una corrente morale diversa, da quella in cui si muovono
-Tessalo e Cleonimo, e Diocare ed Aminia; e al
-basso fra il popolo Cimòto, il parassita di buon cuore,
-segna il punto di contatto fra le due correnti; in alto,
-fra i patrizî, Alcibiade segna la sintesi delle due età.
-Infatto, nessuna figura personificò mai nella storia più
-al vivo, e con più spiccati colori, i contrasti, le lotte
-intime d'un periodo di transizione; l'influenza di Alcibiade
-tra i suoi contemporanei fu straordinaria, perchè
-egli era il prodotto più naturale, <i>più vero e più
-completo</i>, della sua epoca. Alcibiade è la risultante degli
-splendori di Pericle, delle glorie eroiche d'Artemisio
-e Maratona, della corruzione di Cleone e di Iperbolo.
-È egli la personificazione delle virtù che se ne vanno,
-e dei vizj che arrivano; è egli stesso il <i>demos</i> d'Atene,
-del quadro di Parrasio<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>; egli il popolo ateniese
-colle qualità che lo han fatto grande e con quelle
-che lo tirano a rovina. Nel fondo della sua anima,
-come dintorno a lui, le due epoche si incontrano; e il
-rimprovero severo di Socrate lo disputa alle lascivie
-d'una cortigiana; il sarcasmo di Timone lo rimorde
-tra gli intrighi del foro; Cleonimo, il vigliacco lo insidia,
-e Làmaco il valoroso lo difende. La faccia di
-Alcibiade è metà rivolta verso i crepuscoli di uno
-splendido giorno che tramonta, metà verso l'ombre
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-che sopraggiungono. Socrate scomparirà dalla scena,
-perchè è alla notte che spetta la vittoria; lui scomparso,
-la resistenza morale, da lui rappresentata nella
-forma più intransigente, più elevata e più pura, continuerà
-ancora, ma dovrà cercarsi più al basso altri
-rappresentanti quali il tempo lo consente, battere alla
-porta delle caste che la corruzione del tempo ha fatto
-sorgere.
-</p>
-
-<p>
-Questo concetto storico (che almeno nel dramma
-completo si sviluppa di più), questo contrasto d'idee e
-di colori, di ombre e di luce, la povera tavolozza del
-poeta non sarà bastata a ritrarlo: d'accordo: ma al
-poeta non par troppo il domandare che almeno si piglino
-le sue intenzioni per quel che furono, pigliando
-la storia per quella che è; che non si tiri il collo a
-questa, per dare lo scambio a quelle; e dove egli vuol
-fare dell'arte a modo suo, non gli si faccia fare, per
-forza, della politica a modo degli altri. Se politica ci
-è nell'<i>Alcibiade</i>, adagio un po' — caro Yorick e compagni
-— a sciuparmela: che non l'ho fatta per voi. O
-che strani, che cocenti amori son questi, signori monarchici
-d'Italia, che vi pigliano ad un tratto per la repubblica
-d'Atene? Certo, il vedervi divenuti così fieri
-repubblicani in causa mia, mi commove nelle viscere,
-mi insuperbisce e mi consola; che affè non vi sapevo
-così rossi di dentro, e richiamerò sopra il fatto l'attenzione
-del Ministero. Ma siate prudenti! Volete si
-dica che la repubblica per poter piacere a voi, bisogna
-prima che il vizio l'abbia ben bene imputridita? Volete
-si dica che per rendervela accettabile, per conciliarvi
-subito con lei, bisogna prima ch'ella mandi le
-virtù repubblicane a dormire; che ella metta in carcere
-Socrate, come Mazzini; che paghi a misura di
-carbone i vincitori delle Arginuse, come il vincitore di
-Milazzo; che dia in fatto di corruzione tutto quello
-che può dare una monarchia?
-</p>
-
-<p>
-Quanto a me, non credo proprio che la repubblica
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-possa farmi il viso arcigno, se nei torti del suo passato
-raccolgo qualche insegnamento del suo avvenire<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E con questo, (permettete Yorick, ho bisogno di dir
-due parole, a questo signore, qui, dalla barba lunga,
-che ci ascolta) con questo, gentilissimo signor marchese
-d'Arcais, mi trovo aver risposto abbondantemente,
-se non erro, anche alle prime e capitali delle
-sue censure. Censure ch'Ella ha copiato — ormai, via,
-lo confessi qui a sei occhi, che il nasconderlo è inutile,
-dal bravo Yorick qui presente<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> — le ha copiate
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-nella gran fretta, senza controllarle; e quindi, naturalmente,
-ha detto delle.... <i>facezie</i>: delle quali non le
-faccio torto: ma bensì della <i>fretta</i> che gliele ha fatte dire.
-Con tutto il possibile rispetto per lei, Ella mi ammetterà,
-signor marchese, che quando un autore — sia pur
-mediocre — ha investigato, se non altro, con pazienza e
-cura un'epoca storica così complessa come quella d'Atene
-— e presenta al pubblico il frutto, sia pur povero,
-di indagini parecchie e di studj coscienziosi — <i>non
-è serio</i> (noti bene la parola signor marchese), <i>non è serio,
-dopo poche ore</i> dalla recita, uscir fuori come ha fatto
-lei, con dodici colonne di roba stampata, a sentenziare
-lì per lì sul valore <i>storico</i> dell'opera, e sul complesso
-dei problemi storici che l'opera solleva: a meno di
-posseder già sulla materia degli studj estesi e delle cognizioni
-che evidentemente — senza farle torto (Ella
-s'intende a fondo di musica, mi dicono, e non ha obbligo
-di intendersi anche di storia greca) senza farle torto,
-a lei mancano, a cominciar dagli elementi. — Dio mi
-guardi dal credere, calcolando il tempo materiale che
-a me di solito occorre per raccoglier le idee (ma io
-sono molto lento, sa!) che tutto quell'ammasso di
-roba stampata nell'<i>Opinione</i>, <i>poche ore</i> appena dopo finita
-la prima recita del dramma, che tutta quella roba
-fosse scritta già prima: ma se invece di buttar giù
-tante pagine di manoscritto con tanta furia, a rischio
-di storpiarsi qualche dito, Ella si fosse preso almeno
-un giorno di tempo — e avesse prima almeno data
-un'occhiata, non dirò alle fonti storiche, ma a qualche
-buon compendio di storia greca per le scuole — lo
-Smith per esempio — ella avrebbe potuto forse risparmiarsi
-qualcheduno dei granchi ch'Ella ha preso. Poichè
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-Ella vede bene — tutto quanto il giudizio, che in
-mano di Yorick (l'erudizione e il brio nascondono molte
-cose — non è riuscito Yorick a farsi passare anche
-per botanico?) in mano di Yorick poteva parere un
-paradosso ingegnoso, ora in mano sua, non è proprio
-più che un granchio solo.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi parla della grandezza dell'antica Grecia, e
-di Atene (grandezza di cui più addietro le ho anche
-spiegato le ragioni), e non s'accorge che la mi confonde
-insieme due o tre epoche fra di loro; poichè
-non è l'epoca della grandezza, ma della decadenza politica
-e morale quella in cui vive Alcibiade e in cui il
-mio dramma si svolge. Non siamo all'indomani delle
-grandi vittorie, siamo alla vigilia delle grandi catastrofi.
-Ella mi afferma che col mio dramma quella
-grandezza d'Atene non si spiegherebbe più: anzi, a
-chi conosce la storia, resta spiegata benissimo; poichè
-essa se ne va coll'andarsene delle virtù che l'han prodotta;
-poichè — Dio buono! — non è già la <i>grandezza</i>,
-ma è la <i>caduta di Atene ch'io spiego!</i>
-</p>
-
-<p>
-Ella mi afferma che la <i>civiltà greca</i> bisogna cercarla
-<i>altrove che nei parassiti, nelle cortigiane, nei vaniloqui
-dei politicastri</i>. Sicuramente! la civiltà greca (che razza
-di confusioni la mi fa mai!) ha dato qualche cosa di
-assai meglio, e più in su glie n'ho mostrato anche il
-come; ma all'epoca di cui le parlo, se appena Ella
-vorrà farvi qualche studio sopra, vedrà che appunto
-i <i>parassiti</i>, le <i>cortigiane</i>, i <i>politicastri</i> — v'aggiunga
-pure, se crede, i sofisti<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>, i mercenari, gli eliasti
-venali e tutto il rimanente — sono prodotti <i>caratteristici</i>
-di quella civiltà; ed è precisamente perchè i
-prodotti son diventati questi, che i vincitori ed i liberi
-di un secolo innanzi, diventeranno i vinti ed i servi
-del secolo dopo. E se non vuol credere a me, creda
-agli scrittori del tempo; e per pigliarne uno solo,
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-creda al pittoresco Alcifrone, il qual volendo descrivere
-i costumi di quella età, non parla che di etère e di parassiti,
-di sofisti e di barattieri!
-</p>
-
-<p>
-Le figure del dramma non son però queste sole. Ella
-afferma che io dell'epoca non ho riprodotto che un lato
-solo, il più ignobile; eppure il lato più nobile, come
-mostrai, gli ruba almeno la metà dei personaggi e del
-posto; glie ne ruba, per ragioni d'arte, assai più di
-quello che la storia non concederebbe!
-</p>
-
-<p>
-Ella afferma che la corruttela del costume forma il
-lato <i>meno importante</i> della età che io descrivo. Eppure
-è precisamente il contrario che è vero! È il nuovo
-ambiente morale di Atene che prepara e matura le sue
-catastrofi.
-</p>
-
-<p>
-Perchè giammai le grandi crisi dei popoli avvennero
-isolate e senza causa, per capricci del caso; un popolo
-grande jeri, non muore oggi, lì per lì, di morte fortuita,
-per una battaglia perduta, per una tegola cascata
-sulla testa. Ma all'epoca d'Alcibiade il guasto
-morale aveva invaso tutto, e la virtù era divenuta
-l'eccezione. Se quell'epoca invece corrispondesse alla
-idea falsa che il signor marchese se n'è formato —
-allora sì <i>le catastrofi di Atene e della Grecia non si
-spiegherebbero</i>, e la storia conterebbe un enigma di più.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-A cert'altre delle sue censure (sulla questione del
-titolo di <i>scene</i> mi pare d'essermi spiegato già) permetterà,
-signor marchese, ch'io passi sopra. Ella vede
-bene, noi siamo un po' lontani dall'intenderci. Ella
-parte da un concetto dell'epoca sbagliato e vorrebbe
-che io adattassi il mio dramma alle sue idee storiche
-sbagliate. Ella mi richiama al rispetto della verità
-storica e vorrebbe che per accontentarla io commettessi
-degli anacronismi. Ma per contentar lei, dovrei
-disgustare gli intelligenti e i grecisti, come per esempio
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-il chiarissimo cav. A. Franchetti dell'<i>Antologia Italiana</i>
-e il signor Garofalo dell'<i>Unità Nazionale</i>, che pur criticandomi
-in parecchie cose, mi dichiarano, se non altro,
-fedele alla storia<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>. Or Ella certo è troppo discreto
-per volere ch'io esiti tra l'autorità dei competenti in
-materia e la sua.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi invita a una discussione seria: ma è il <i>discutere
-con lei</i> che è già un affar troppo serio. I suoi
-giudizi sono di quelli dai quali un povero autore non
-sa come difendersi, per il semplice motivo che sfuggono
-alla discussione.
-</p>
-
-<p>
-Quand'Ella dice «<i>uno scambio di madrigali non basta
-a richiamare alla mente tutta la greca poesia</i>» cosa
-vuole mai ch'io le risponda? Eh mio Dio, sicuro che
-non basta; ma la «<i>greca poesia</i>» da Omero in giù,
-messa in volumi, mi occupa una libreria: ed io credevo
-di avercene già messa, per saggio, più del bisogno,
-tanto più che altrove Ella mi accusa di non <i>saper
-fare che declamazioni</i>! come si fa dunque a contentarla!
-</p>
-
-<p>
-Quand'Ella dice che <i>poche parole di Socrate</i> non bastano
-a riprodurre tutta la greca filosofia, cosa vuole
-che io le risponda? Certamente che la <i>greca filosofia</i>
-di chiacchiere ne ha fatto assai di più; ma a mettere
-nell'<i>Alcibiade</i> tutti i dialoghi di Platone tradotti da Ruggiero
-Bonghi, c'era pericolo che il pubblico mi tirasse
-le panche sulla scena.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-</p>
-
-<p>
-E poi, chi le dice che Socrate sia lì per quello, e
-ch'io abbia voluto riprodurre nell'<i>Alcibiade</i> tutti i sistemi
-filosofici della Grecia antica? Sarei stato matto
-da legare se a questo scopo e a questi lumi di luna
-mi fossi messo a scrivere un dramma! Questo suo giudizio
-è tanto serio quanto quell'altro che io abbia preteso
-di <i>giudicare col furto di una torta tutta quanta la
-legislazion di Licurgo</i>! Ma le pare! Queste pretese io
-le lascio a lei, che in due tratti di penna — e con
-quegli studj che lei possiede — lì sui due piedi mi sa
-risolvere i problemi più complicati della storia! Io
-mi ero contentato, vede, trovandomi a Sparta, di buttar
-là qualche schizzo comico di leggi e di usanze
-spartane; certo non tutte, perchè un dramma non è
-un bollettino di leggi ed è molto strana — in bocca
-a lei che rimprovera il mio dramma di non essere abbastanza
-<i>teatrale</i>! — la pretesa ch'io avessi a farne
-anche un trattato enciclopedico di poesia, di filosofia,
-e di legislazione! Ma che poi delle usanze di Sparta
-io non abbia accennato che una <i>sola</i>, la legge famosa
-sul furto, quest'è una semplice sua <i>bugia</i> — signor
-marchese — e niente più: di leggi e di tratti del costume
-spartano, per dare un'idea dello ambiente, io
-ne avrò accennate — vede — almeno una <i>trentina</i>:
-naturalmente, se Ella avesse qualche cognizione della
-materia, li avrebbe subito a volo riconosciuti: ma non
-è ancora una ragione per isputar sentenze così a tondo
-su cose che si ignorano: e poi la scena di Cinesia
-(che ella trova <i>triviale</i> e il Fanfulla trova <i>mirabile</i>:
-oh diversità dei giudizi umani! facciamo il male in
-mezzo e mettiamo che non sia nè l'uno nè l'altro) la
-scena di Cinesia non è che una parte di quel quadro
-di costumi: e l'eforo Endio e il soldato Brasida ci
-entrano pure per qualche cosa!<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<p>
-Perchè, signor marchese, — se lo lasci dire — ciò
-che urta i nervi singolarmente nelle sue critiche è il
-tòno. <i>Errare humanum est</i>, e tutti possono benissimo
-commettere degli errori giudicando di un lavoro d'arte,
-come io certo nello scriverne, e sarebbe strano che
-l'infallibilità fosse privilegio dei critici: ma non tutti
-buttan là i loro errori con quel sussiego con cui li
-butta lei. — Non tutti si dan l'aria, come lei, di buttar
-fuori degli oracoli. Dove meno Ella ne sa, e più
-Ella ingrossa la voce. Pur dovrebbe conoscere l'adagio:
-<i>ne sutor ultra crepidam</i>. Veda, per es., perfino quella
-storiella de' baffi! Ella non si contenta di dire, sia
-dritta o storta, la sua; ma impone addirittura al signor
-Emanuel di tagliarseli i baffi (povero Emanuel
-che ci tien tanto) — e perchè mai? Perchè io, marchese
-D'Arcais, 1.º e solo — «<b>posso assicurarlo</b>
-<i>che Alcibiade non li portava</i>!» <i>Posso assicurarlo!</i> E perchè
-Emanuel non si crede ancora abbastanza <i>assicurato</i>
-e se li tiene, Ella monta in collera e accusa il
-signor Emanuel di mancarle d'obbedienza e di rispetto!
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-Ma perchè mo' invece di sciupar tempo e fiato in tante
-<i>assicurazioni</i>, non la si piglia in mano un volume del
-Winkelmann o dell'Ennio Quirino Visconti, o non la
-va — Ella che parla di far la barba ai moderni — non
-la va in qualche museo ad istruirsi prima sul modo
-con cui se la facevano gli antichi? perchè essendo
-Ella in tanta intimità con Alcibiade, non è andata
-<i>almeno una volta</i> a fargli visita al Campidoglio e al
-Vaticano? Come!? Ella impone ad Emanuel in nome
-di Alcibiade di <i>radersi i baffi</i> e non si informa prima
-se il suo amico Alcibiade ne è contento? Ella abita
-da un pezzo in Roma, discorre di cose d'arte, e non
-visita nè il museo del Vaticano, nè quello del Campidoglio,
-e ignora che in quest'ultimo ci è un marmo
-antico di Alcibiade, e nel primo ce ne sono <i>tre</i> — tutti
-co' baffi!<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> Ma sa che è grossa — e basta per far perdere
-la voglia di credere alle sue <i>assicurazioni</i>! mi
-dirà che non sapeva che quei marmi fossero Alcibiadi,
-perchè non c'era sotto il nome, e quello che lo ha, lo
-ha scritto in greco, ed ella non è obbligata a capirlo:
-ma allora non si discorre di cose greche!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ed è Ella che giudica del grado maggiore o minore
-della erudizione mia!
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè, signor marchese, più sopra dicevo che
-discutere con lei è un guajo serio. Ella afferma, trincia,
-sentenzia con un tono di autorità, con una sicurezza
-che sconcerta: e, a non volerle mancare di rispetto,
-non si sa da che parte pigliarla. O dovrei occuparmi
-a ribattere la sua caritatevole insinuazione,
-che la buona fortuna fin qui arrisa all'<i>Alcibiade</i> è dovuta
-a <i>ragioni estranee all'arte</i>, cioè alla <i>claque</i> de'
-miei amici politici? O dovrei spiegarle — a lei che mi
-onora di giudizi così serii e così pii — spiegarle perchè
-ho riso tanto di quell'altra sua notizia faceta, colla
-quale informa da sè i suoi lettori, come e qualmente
-Ella è un critico <i>imparziale</i>, che non fa in arte della
-politica di partito? <i>Excusatio non petita</i>, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Ma queste son cose che si.... ammirano e non si
-commentano. — Passiamo oltre, passiamo oltre.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Poichè la via lunga ne sospinge — ed ho ancora a
-difendere da parecchi capi d'accusa il mio povero protagonista.
-Il quale in vita sua ha viaggiato molto: ma
-si è trovato che nel mio dramma non ha viaggiato
-abbastanza. Uno si lamentò per non averlo visto ad
-Atene, nel ritorno; un altro voleva vederlo anche a
-Samo: un altro anche a Sardi, alla corte di Farnabazo,
-e così via, in questa o quest'altra circostanza omessa
-della sua vita.
-</p>
-
-<p>
-Rispondo: il carattere di Alcibiade è così complesso,
-presenta un tal numero di lati, che a volerli ritrarre,
-almeno <i>tutti i più essenziali</i>, — nei limiti di un dramma
-e della <i>ragion drammatica</i> — bisognava procedere con
-<i>economia</i>. — Perciò, <i>scegliere</i> tra le fasi della vita
-dell'uomo; seguir sì dal principio alla fine le passioni
-dominanti e costanti, ma nel loro mutar delle forme
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-per certi tratti del carattere contentarsi di un incidente
-solo, di una scena sola; evitar le fasi, le scene
-in cui si ripetesse su per giù lo stesso lato morale;
-affinchè dalla varietà degradante nelle tinte principali,
-uscisse più vivo il contrasto, più completa la fisionomia.
-</p>
-
-<p>
-Nel caso concreto, il quadro del ritorno ad Atene, era
-stato fatto<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>; ma dovendo pur sopprimerne per la scena
-qualcuno, ho soppresso questo: Alcibiade il glorioso,
-il beniamino del popolo e maneggiatore delle sue passioni,
-è già comparso nell'atto secondo.
-</p>
-
-<p>
-A Samo poi non l'ho seguito; perchè Alcibiade, il patriota
-generoso che pensa a salvare, a dispetto degli
-ingrati e dei malvagi, la sua città, lo ritroveremo più
-tardi in faccia ai capitani in Egospotamo.
-</p>
-
-<p>
-È vero che questo mi tirerà addosso un altro guajo.
-Un critico sapiente di un foglio milanese, e il signor
-Roberto Stuart del <i>Daily News</i>, si scandalizzeranno di
-veder un Alcibiade che prega<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. Neh, che scandalo!
-Questi signori critici si son fatti degli eroi a modo
-loro — tutti d'un pezzo, come nella tragedia antica —
-e con un orgoglio di fabbrica loro speciale. Uno poi
-di quei signori avendo sentito dire per combinazione<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>,
-che c'era stato al mondo un certo signor
-<i>Ajace Oileo</i> così fiero e superbo, ch'era morto sfidando
-gli Dei, voleva ch'io facessi fuori del mio Alcibiade
-un altro Ajace. Ma Alcibiade era un eroe più <i>umano</i>.
-Il suo orgoglio era altissimo — ma non orgoglio zotico,
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-brutale: orgoglio d'un uomo rotto ai casi della vita,
-che ha la forza di adattarsi agli eventi per lottare
-contro di loro, che ha l'anima capace di alti sentimenti
-e aperta alle grandi passioni. La superbia insomma
-di tutti i grandi uomini della storia, buoni e
-cattivi, sia che si lascin battere, come il superbo Temistocle,
-pensando alla salute della patria, sia che
-<i>servano</i> come il Corso fatale <i>pensando al regno</i>. Ed è
-perciò forse che Shakespeare — il quale del cuore
-umano ne sapeva un po' più di quei critici e di me
-insieme — costrinse alla preghiera fin Coriolano, che
-fu un uomo di una superbia ben più feroce e più intrattabile
-dell'Ateniese.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa vuol dir mai non pensarla allo stesso
-modo! Quei signori critici trovano che un Alcibiade
-che <i>prega</i> è un Alcibiade <i>rimpicciolito</i>: ed io invece
-gli faccio dire da Timandra: <i>Prega Alcibiade, e sarai
-più grande!</i> Quei signori — basati sulle loro <i>profonde</i>
-ricerche — accusano me di aver <i>alterato</i> con
-quelle preghiere il carattere di Alcibiade; ed io — basato
-sui miei studi incompleti — affermo che questa
-accusa è la prova più <i>palmare</i> che quei signori non
-solo mancano di criterio drammatico, ma non sanno
-nè dove il carattere di Alcibiade stia di casa, nè <i>chi</i>
-egli sia stato. — E il bello è che uno di quei signori
-critici, con una <i>intuizione così acuta</i> dei grandi caratteri
-storici, aveva avuto la faccia franca di mettersi a compilare
-un libro sui caratteri: per fortuna l'han fermato
-sul principio.
-</p>
-
-<p>
-Nel fatto concreto poi, non solo la scena ha un fondamento
-storico — prego quei critici che, vedo, non
-lo sanno, a legger Plutarco<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> ed informarsene — ma
-a me era parso (spiego il mio concetto soltanto — e
-potrà ben darsi che la povertà delle mie forze lo abbia
-tradito) che lì fosse uno dei lati <i>essenziali</i> del carattere
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-di Alcibiade, senza il quale la sua figura sarebbe
-rimasta addirittura affatto incompleta, e quindi non
-vera. — Migliorato dall'amore e dalla sventura il
-fondo dell'uomo<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>, anco il suo orgoglio ha migliorato
-le forme; è una nuova faccia di questo suo orgoglio
-che si palesa; è un'altra grandezza morale — a
-lui nuova — che amaramente lo tenta. Alcibiade prega,
-ma, com'egli ha cura di rammentarlo ai duci,
-solo <b>perchè</b> <i>è per Atene ch'egli prega</i>; perchè sente
-che questo motivo è il solo che gli dà ancora nella
-sua sventura una <i>superiorità morale</i> sui duci competitori;
-perchè Timandra è là, testimone affettuosa
-della sua eroica abnegazione. — Lo sforzo ch'egli fa
-sopra sè medesimo, è esso stesso l'elemento drammatico
-della scena; che se, tornate vane le preghiere, la
-fierezza antica d'Alcibiade rompe le barriere e prorompe,
-egli è che — per le nature che non son di
-santi — tutte le prove morali hanno i loro limiti.
-</p>
-
-<p>
-Ora, tornando a quella tal ragione dell'economia che
-dicevo, è verissimo che il mio protagonista non l'ho
-neppur seguito — come altri volevano — in Persia, tra
-le effeminatezze del fasto asiatico. Egli è che l'Alcibiade
-effeminato, dedito al lusso, al fasto e alle mollezze, era
-già apparso ad Atene; e se il figliuol di Clinia in Persia,
-per tornare quel d'una volta non dovette far molta
-fatica, — in teatro, il ritoccar le stesse corde avrebbe
-potuto produrre molta noia.
-</p>
-
-<p>
-E sempre per la stessa ragione — e per un'altra ancora
-— visto che la coscienza del mio protagonista
-era già non troppo pulita — l'ho alleggerita della distrazione
-commessa a Sparta colla moglie del re Agide,
-la bella Timea. Di che, grande scalpore del signor Garofalo
-nell'<i>Unità Nazionale</i> e del signor Z. nella <i>Gazzetta
-Livornese</i>. L'uno, il pudico signor Z., in nome
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-della <i>moralità</i>, che mi accusa di aver offeso coi discorsi
-di Cinesia, voleva ch'io mostrassi «<i>un'altra
-donna accesa di amorosa passione</i>» e Alcibiade occupato
-a soffiar la moglie a quel povero diavolo di re:
-l'altro, il dottissimo signor Garofalo mi assicura che
-per i contrasti e per il dramma quella seduzioncella
-proprio ci voleva, come le stacchette di garofano nel
-ragù. Ebbene, di <i>donne accese di amorosa passione</i> per
-quella buona lana del figliuolo di Clinia, io credeva
-di averne già mostrato un numero sufficiente in Aspasia,
-in Eufrosine, in Glicera ed in Timandra; e del talento
-del mio uomo nel condur l'acqua delle donne
-al suo mulino, avendo egli già dato qualche saggio,
-non mi pareva necessario di fargli ritentar la prova,
-a meno di rubar a Ovidio il mestiere e di ridurre tutto
-il dramma ad un trattato teorico e pratico sulla materia.
-Invece a Sparta c'era qualche <i>altro lato</i> del suo
-carattere <i>non ancora sviluppato</i> e che secondo me meritava
-di esserlo: e siccome appunto pensavo a fare
-un <i>dramma</i> e non delle <i>scene sconnesse</i> — così mi premeva
-continuar l'azione di Timandra — e dopo aver
-visto Alcibiade scherzante cogli amori da burla, metterlo
-alle prese, nelle lotte della vita, con un amor vero.
-</p>
-
-<p>
-Sono contenti quei signori? Se no, me ne rincresce
-tanto: ma l'autore drammatico, quando mette un grand'uomo
-in iscena, ha qualche cos'altro a fare che non
-pigliar le situazioni della sua vita e metterle in fila
-una dietro l'altra: scimunitaggini queste dei critici da
-un soldo la dozzina. L'autor drammatico alla storia
-non può sagrificare il <i>dramma</i>; ed Ella in ispecie, signor
-Garofalo, che di storia ne sa — la storia me la
-insegni pure — ma il dramma me lo lasci fare a modo
-mio. — Veda: tutti mi rimproverano di aver fatto il
-dramma troppo lungo: lor signori sono i primi a farmene
-un torto: e poi se dovessi dar retta a loro, e aggiungere
-tutto quel che loro vogliono, dieci volumi in
-quarto non basterebbero. — Questo si chiama metter
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-gli autori in croce, e prova che il criticare è una cosa,
-e il fare è un'altra.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma e allora, se ci tenevi tanto a evitar le ripetizioni,
-perchè quella scena dell'atto sesto che riproduce
-in parte la situazione del quarto? Perchè
-è una fase nuova e diversa del tipo di Alcibiade che
-volevo porre in luce e la cui diversità non poteva
-balzar fuori che dal confronto e dall'<i>analogia</i> delle
-situazioni. Nel quarto atto Alcibiade a cui le calunnie
-e l'ingratitudine sbarrano il sentiero della gloria, <i>si
-vendica</i>; nel sesto, Alcibiade, in cui il bisogno della
-gloria è soddisfatto, attaccato dalla calunnia e dall'ingratitudine,
-<i>perdona</i>.
-</p>
-
-<div class="blockdr">
-<p>
-«<i>Alcib</i>..... No, per i Numi! gli oboli della paga ai giudici
-che devono sentenziar di Alcibiade, non son coniati ancora.
-</p>
-
-<p>
-<i>Timandra</i> (<i>inquieta</i>, <i>supplichevole</i>) Alcibiade, ricordati di Catania!
-</p>
-
-<p>
-<i>Alcib</i>. Oh rassicurati! La ingratitudine e la invidia mi ritrovano
-oggi ben più forte di allora. Allora era la fama che
-mi rubavano; oggi è di questa che mi fanno una colpa.
-Allora mi toglievano un nome: oggi non possono togliermi
-più che il comando.... o la vita anche: perchè oggi, se anche
-morissi, ricorderebbe il mondo che c'è stato un Alcibiade.
-Tu vedi che mi basta — e non ho più bisogno di
-una colpa per vendicarmi.»
-</p>
-</div>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E non bastan le accuse. Gran cosa l'amor della storia!
-Per amore della storia un critico veneto, avendo
-letto che Alcibiade mangiava l'<i>erre</i> e incespicava nel
-parlare, mi biasimò di non aver fatto Alcibiade anche
-balbuziente! E per amor della storia, invece, un altro
-critico, quel della <i>Stampa</i>, si lamentò che io non avessi
-snodato abbastanza al mio eroe lo scilinguagnolo! Perchè
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-l'eloquenza politica di Alcibiade — secondo lui —
-non l'ho che abbozzata appena nel secondo atto: egli
-voleva invece dei bei discorsi alla Pasquale Stanislao
-Mancini: ma se l'aggiusti dunque con Cicerone che
-afferma caratteristica della eloquenza politica di Alcibiade
-la brevità concettosa spinta quasi fino all'oscurità<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>;
-se l'aggiusti col signor D'Arcais il quale
-mi rimprovera di averne, di discorsi, fatti troppi! Oh,
-la storia di quel tale che conduceva l'asino al mercato!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Cimoto, il buon Cimoto, ha diviso col suo padrone
-anche la sorte dei giudizj: a cominciar dal critico
-egregio del <i>Diritto</i>, che ha trovato da ridir sul suo
-mestiere. Il critico del <i>Diritto</i> voleva trovar nel <i>parassito</i>
-l'antica professione di questo nome<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Ma
-come già da un pezzo il vocabolo avesse mutato fortuna
-— e ai tempi di Alcibiade significasse un'altra
-casta — progenitrice rispettabile de' parassiti de' nostri
-dì — il critico egregio potrà chiarirsene leggendo
-il libro VI di Ateneo.
-</p>
-
-<p>
-Eccogli intanto, se vuole, la metamorfosi spiegata
-da un parassita in persona, in una commedia di Diodoro
-da Sinope:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«La mia professione è sempre stata gloriosa ed onesta. La
-nostra città che rende grandi onori ad Ercole, fa sagrificj in
-tutti i borghi, dando a questo Dio dei parassiti, scelti fra i
-primissimi della città, per queste cerimonie sacre. In seguito
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-di tempo, alcuni cittadini agiati, volendo imitare ciò che facevasi
-per Ercole, si impegnarono a prendere un numero di parassiti
-per mantenerli; ma non scelsero già persone veramente
-ammodo: presero invece adulatori sempre pronti a colmarli di
-elogi: di modo che se il padrone loro rutta sul naso dopo aver
-mangiato del rafano o del pesce stantìo, essi lo complimentano
-per le rose e le violette con cui ha pranzato. O p....... egli vicino
-all'uno all'altro? quegli gira il naso fiutando qua e là,
-e domanda: Dove prendi tu questo profumo squisito? — È così
-che i parassiti hanno fatto di ciò che era onesto e rispettato
-una professione ignobile qual è oggi.»<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-E' all'inclita categoria di questi parassiti del nuovo
-stampo che appartiene il <i>Filippo</i> del <i>Simposio</i> Senofonteo:
-e su questo prodotto caratteristico della corruzione
-ateniese dallo scorcio del V secolo in giù, chi brami
-saperne più in là delle storielle di Ateneo, può divertirsi
-colle <i>Lettere</i> di Alcifrone e con parecchi degli
-scritti del Samosatense.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma ammessa la patente del suo mestiere, il povero
-Cimoto non è ancora fuor de' guaj. L'essere diventato
-da mariuolo un galantuomo non pare, per i tempi che
-corrono, una cosa lecita ed onesta. In ogni modo, il
-signor D'Arcais dell'<i>Opinione</i> e il signor Stuart del
-<i>Daily News</i>, e un altro critico o due, non la intendono:
-peccato che, in fuor di loro, critici e publici l'hanno
-intesa tutti: e non è parsa strana a nessuno. — Infatti
-è impossibile che un vero birbante diventi mai
-arnese da Paradiso: com'è vero che un'indole non cattiva
-nel fondo, ma solo corrotta dall'ambiente e dalle
-circostanze della vita, può sperar sempre di aspirare
-un dì o l'altro al premio Monthyon. Il qual assioma
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-morale non l'ho già scoperto io: credo l'abbia scritto
-il marchese di Lapalisse sopra i boccali di Montelupo.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Ma questa conversione doveva essere in qualche modo <i>preparata</i>
-da uno studio psicologico che il Cavallotti non ha fatto,
-e che, <i>siamo giusti, non poteva fare, senza darci un dramma
-anzichè delle scene</i>.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ebbene io affermo, signor marchese, che l'idea di
-Cimoto di far la fine del quarto di agnello — idea che
-nè a lei nè a me (per conto mio) verrebbe in mente
-— è così stramba, così curiosa, che se la <i>conversione</i>
-di Cimoto non fosse stata — come lei dice — <i>preparata</i>,
-avrebbe fatto scoppiar dalle risa <i>qualunque pubblico</i>
-di questo mondo. Perchè certe <i>sgrammaticature</i>
-psicologiche nessun pubblico le passa — laddove un
-critico, sia pur lei o il signor Stuart, può benissimo
-avere sbagliato, senza accorgersene, i suoi studj di psicologia.
-Che se nessun pubblico ride dell'arrosto dell'ultimo
-atto — bisogna che una ragione ci sia. Una
-ragione potrebbe esser questa, che il pubblico ha già
-assistito da un pezzo al risvegliarsi progressivo della
-coscienza morale in Cimoto: questa coscienza è già
-viva, sebben latente, sin dal primo atto, quando Cimoto
-confessa a sè medesimo con rimorso la disonestà dell'azione
-commessa: traluce nel secondo, nel terzo e
-nel quarto, quando Cimoto attacca i nemici di Alcibiade,
-e si affeziona a lui e lo segue; è venuta crescendo,
-ed è vivissima nel quinto, dove il parassita si
-rammarica e si impietosisce sulle disgrazie di Atene,
-ama davvero il suo padrone e pur lo rimprovera del
-suo tradimento, gli rinfaccia i caduti per colpa sua,
-lo richiama al sentimento del suo dovere, accorre giojoso
-ad associarsi alla vittoria riportata dallo affetto
-di Timandra. E questa coscienza è già fatta abnegazione
-affettuosa e virtù di sagrifizio nell'atto sesto,
-quando Cimoto, accortosi della disgrazia di Alcibiade
-che sta per fuggire, si affaccia a domandargli di dividere
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-la sorte con lui nello esilio e nella sventura. Sicchè la
-progressione<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>, nel settimo, non lascia ormai più posto
-che al sagrifizio, senza di che essa sarebbe stata
-affatto inutile; e il parassita vi reclama come titolo
-al sagrifizio quello che fu il suo titolo di disonore.
-Così l'avevano intesa tutti i publici e quasi tutti i
-critici<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>; così l'aveva intesa l'autore, quando tentò
-di rappresentare in quel carattere la influenza rigeneratrice
-che sulle piccole nature esercita il contatto
-delle grandi. Ma per avvertir la progressione, bisognava
-nientemeno che star a sentire il dramma: e,
-<i>siamo giusti</i>, il signor D'Arcais non aveva tempo di
-starlo a sentire, dovendo scrivere le dodici colonne
-dell'appendice del giorno dopo.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Socrate fu più fortunato di Cimoto: anzi gli han
-preso a voler tanto bene, che certuni gli han fatto un
-carico di parlar troppo poco e di scomparir troppo
-presto. È vero che nel dramma completo Socrate fa
-un'altra breve apparizione: prego però quei signori a
-riflettere che se avessi voluto farlo parlare di più, allora
-avrei scritto un <i>Socrate</i> e non un <b>Alcibiade</b>. Perchè
-a me la figura del grande filosofo era parsa una di
-quelle che, dove entrano, hanno diritto a pigliarsi per
-sè sole tutto il posto che trovano: e se questo non si
-può o non si vuol fare, allora le esigenze del protagonismo
-insegnano a non mostrarle che disegnate di
-<i>profilo</i>, nello sfondo, quasi appartate dal resto dell'azione,
-perchè non restino impicciolite dal frammischiarsi
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-a questa, come figure secondarie, e di lontano
-conservino nella mente dello spettatore la grandezza
-ideale dei contorni. E questo m'ero messo in mente,
-volta che della figura di Socrate, in un quadro drammatico
-di Alcibiade e della sua età, non si potea far
-a meno: e al grande maestro bisognava pur fare la sua
-parte nelle lotte morali del carattere di Alcibiade, e
-premea chiarir da principio la posizione delle etére<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>
-rispetto al mondo intellettuale di Atene. Certo, se è
-libero all'artista di non isbozzare che un profilo, s'intende
-però sempre che il profilo ha l'obbligo di essere
-fedele al vero: che quello di Socrate il fosse, la maggior
-parte de' critici me ne avea dato lusinga fin qui:
-toccava a quel profondo filosofo che è il signor Stuart
-il disingannarmi!
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, io avevo detto fra me; bisognerà che m'ingegni
-di far parlare Socrate colle sue idee e col suo
-metodo divenuto proverbiale; accennerò di volo il lato
-<i>poetico</i> e il lato <i>pratico</i> della sua dottrina, secondo
-la tradizione de' maggiori fra' suoi discepoli; e quanto
-al primo, qual poema più bello del <i>Fedro</i>? e quanto
-all'ultimo, poichè non posso occuparmene che <i>nei riguardi
-del dramma</i>, e il dramma è <i>Alcibiade</i> — quale
-imagine più vera, più bella, più completa dell'azione
-morale del gran maestro sul suo vizioso discepolo, di
-quella che Platone ci presenta nel <i>Primo Alcibiade</i> e nel
-<i>Convito</i>? Quale sintesi più fina di questa parte nobile,
-moralizzante della filosofia socratica, di quel breve
-dialogo nel III dei <i>Memorabili</i> di Senofonte, che riproduce
-l'identico concetto del <i>Primo Alcibiade</i> e mostra
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-Socrate intento a reprimere la baldanza prosuntuosa
-di Carmide? Piglierò l'idea cardinale di
-que' dialoghi, me ne servirò per l'azione del dramma,
-ossia per la spedizione di Sicilia; accomoderò ai limiti
-e alle esigenze della scena le lungaggini del dialogare
-socratico, pur conservandone la fisionomia;
-presenterò così in iscorcio i rapporti fra Alcibiade e
-il suo maestro; e in bocca al grande vecchio, là in
-mezzo allo ambiente depravato che lo circonda, farò
-suonare la santa sdegnosa protesta della virtù. —
-</p>
-
-<p>
-Non l'avessi fatto! Ecco il sapiente sig. Stuart — che
-dei dialoghi platonici non ha neppure la nozione più
-lontana — il quale mi incolpa di non aver fatto entrare
-nel carattere di Socrate i suoi rapporti con Platone,
-col vecchio Critone, coll'ambizioso Crizio (voleva
-dir Crizia) e la condanna a morte e la cicuta —
-e perfino (ah questa poi non l'avrei mai indovinata)
-le sue relazioni col «matto Apollodoro» e collo «scettico
-Pirro» (voleva dire Pirrone), il quale, poveretto,....
-ebbe la disgrazia di nascere un po' troppo
-tardi dopo che Socrate era già morto, per poterlo conoscere!
-</p>
-
-<p>
-Ecco qua un altro critico che conta nel dialogo di
-Socrate i punti interrogativi e mi dice che quello non
-è il suo metodo, perchè non l'ho scritto come un catechismo,
-tutto a domande e risposte! Ma se quel
-critico volesse ascoltar meglio, s'accorgerebbe che il
-dialogo procede precisamente tutto per interrogazioni,
-fino a che Socrate non ha costretto l'avversario a
-scoprirsi; e se non tutte le interrogazioni finiscono
-<i>materialmente</i> col punto interrogativo, egli è che l'indole
-del dialogo socratico consiste in ben altro; e
-molte domande son fatte nella forma <i>suggestiva</i>, caratteristica
-della socratica ironia.
-</p>
-
-<p>
-Ma ecco appunto qui il peggio; Socrate, proseguendo
-quella forma ironica, finge di dar ragione alle risposte
-del suo discepolo, per meglio ridurlo nelle strette,
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-ed attaccarlo poi. Ebbene, capita un critico che mi
-piglia quella finzione sul serio, e mi biasima di aver
-fatto che Socrate «<i>finisca col ceder così debolmente
-accettando ad occhi chiusi i progetti ambiziosi del suo
-discepolo!</i>» — Ma se ve lo dico io, caro Yorick, che
-è meglio fare il lustrascarpe che non l'autore drammatico!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ed anche Glicera — (ah pallido, romantico Yorick,
-che Glicera stupenda, se vedeste, la signora Giulia
-Zoppetti!) anche alla povera Glicera è toccata la sua.
-Ma vi pare? Una <i>etera</i>, una <i>grisette</i> di quei tempi, essere
-così ingenua, così sentimentale, così virtuosa,
-così ignorante di certe cose che dovrebbero sapere fin
-le donne oneste, e farsi menare a quel modo per il
-naso! Un critico di Trieste<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> non l'ha voluta mandar
-giù.
-</p>
-
-<p>
-Eppure mi facevan credere gli storici e i comici che
-di queste ingenue allieve Aspasia ne crescesse e ne
-istruisse parecchie in casa sua: eppure doveva essere
-tanto carina quella ragazza ricordata in Antifane:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Avea costui per vicina una giovane cittadina: appena la
-vide che la fece sua amante: cosa tanto più facile ch'ella non
-aveva nè tutori nè parenti: era una ragazza dalle inclinazioni
-più virtuose, oneste, d'aurei costumi: insomma quel che può
-dirsi veramente una <i>meretrice</i> (ἑταίρα), diversa da altre che
-disonorano un nome così bello.»<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ed era una <i>grisette</i> di buoni costumi e niente più
-scaltra della mia Glicera la bellissima Pizia di Aristeneto:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Benchè ella sia etera di condizione, pure conserva la nativa
-ingenua semplicità e l'indole irreprensibile e i costumi
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-assai migliori della di lei condizione: nulla tanto mi fece innamorare
-di lei quanto la sua innocenza!»<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-E non era un portento di astuzia femminile neppur
-la piccola etera Filemazio che a' suoi galanti scriveva:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Voi credete di facilmente ingannarmi, perchè sono una
-fanciulla senza alcuna esperienza di amore, non ancora iniziata
-ai misteri di Venere; e potermi accalappiare più facilmente
-che non possa il lupo una agnellina dormente.»<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-È persuaso quell'egregio critico che c'erano a que'
-tempi delle <i>etere</i> anche più ingenue di qualche ragazza
-da collegio dei nostri giorni?
-</p>
-
-<p>
-Me ne appello a voi Yorick, ed invoco in appoggio,
-sulla materia, la vostra sapiente autorità.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Glicera mi richiama a Timandra. Imitazione di <i>Atte</i>!<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>
-Nego. Il mio amico Cossa, nel suo impareggiabile
-<i>Nerone</i>, ha pensato, per le sue buone ragioni, ad
-una cosa, ed io ho pensato ad un'altra: perchè la diversità
-dei protagonisti riflette una luce diversa sui loro
-amori. La passione di <i>Atte</i> è essenzialmente una passione
-fisica: perchè, se nol fosse, una donna che sente e
-pensa come Atte non potrebbe amar un uomo che pensa
-e sente come Nerone. La passione di Timandra si
-scalda ad altre fiamme che a quelle sole della Venere
-sensuale. L'amor di Atte e di Nerone è quello di due
-nature <i>opposte</i>, che non hanno niente di comune, nessuna
-corda unisona, nessun punto di contatto fra
-loro, unite da una specie di fatalità che è più forte
-di loro: quello di Timandra e di Alcibiade è l'incontro
-di due anime sorelle, che han molte corde comuni,
-che si sentono affini nella energia della tempra e nello
-istinto del piacere, nello amore del bello e della gloria;
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-di due anime fatte per intendersi, naturalmente chiamate
-una verso l'altra, e che perciò, al loro primo incontrarsi
-nella vita, subito si ravvisano e si riconoscono.
-È il riconoscimento istantaneo delle anime,
-descritto da Socrate nell'Atto Primo. Atte <i>si impone</i>
-a Nerone, dal quale la separa un'abisso morale, colla
-ferrea energia che all'altro manca; gli parla un linguaggio
-che l'altro non può, non deve intendere; e
-Nerone subisce riluttante il suo fascino<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>; — Timandra
-<i>si insinua</i> in un carattere che è energico
-quanto il suo; tocca una dopo l'altra in lui delle
-corde di cui ella conosce e l'altro sente, suo malgrado,
-l'efficacia; e anche quando ella investe Alcibiade più
-irruente e più severa, l'armonia segreta di quelle
-due anime non cessa un istante solo. Degli attacchi
-di Atte, Nerone, sempre conseguente a sè, si annoja o
-si impaurisce; dinanzi agli attacchi di Timandra, Alcibiade
-quando va in collera si giustifica, e quando
-non vuol rispondere si commuove.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma io ho un bel ricorrere a Socrate; quella teoria
-del <i>riconoscimento</i> subitaneo delle anime, o, per così dire,
-degli innamoramenti <i>a colpo di sole</i>, i critici posati e
-flemmatici non me l'accettan per buona: e fra le categorie
-della specie non me la ammettono.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«L'amore di Timandra ad Alcibiade è posticcio: non ha
-causa apparente nel dramma: viene non si sa da dove, nasce
-lì per lì, non si sa come»<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nego. E ho spiegato or dianzi perchè nego. Mostrare
-al critico poi, nella ragione psicologica dei due caratteri
-e nella ragione intima del dramma, la causa di
-quell'amore dov'è; e il perchè quell'amore, a differenza
-degli altri, l'ho fatto nascere a quel modo, e il <i>come</i> di
-quella fiamma che s'accende istantanea al primo contatto
-delle due nature — mi porterebbe a discutere
-col critico sopra le leggi del cuore umano, per sentirmi
-rispondere che egli non le intende a modo mio. Questione
-di gusti! risparmio la fatica e me ne appello a
-Stendhal e alla sua <i>Fisiologia dell'amore</i>. E se Stendhal
-non basta — oh allora poi — me ne appello alle
-donne.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Un altro critico egregio piglia la cosa in altro modo.
-«<i>O non era assai più naturale dare a Timandra nel
-primo quadro la parte commessa a Glicera, e farla poi
-ricomparire nel terzo a ricevere il premio del suo affetto
-gentile?</i>» E subito un terzo: <i>Sicuro! Sicuro! Glicera
-e Timandra non son che un duplicato</i><a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Sicuro un bel niente! Perchè sono due tipi affatto
-diversi, messi lì appunto a porre in luce due faccie
-diverse dell'anima del protagonista. Perchè la innocente
-e ingenua Glicera, <i>quale mi occorreva</i> nel primo
-atto, non era mai la donna che potesse esercitare la
-menoma influenza sul carattere di Alcibiade, a meno
-di cessar di essere un carattere <i>vero</i>, e di diventare il
-solito <i>angiolo del bene</i>, rubando il mestiere alla <i>Alice</i>
-del <i>Roberto il Diavolo</i>; viceversa poi, la donna capace
-di esercitare un fascino e un dominio sull'animo del
-<i>Don Giovanni</i> ateniese, <i>non poteva</i> mai essere la vittima
-delle sue gherminelle dell'atto primo. Perchè infine,
-quel fascino, quell'influenza, è il risultato di una
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-armonia morale fra Timandra ed Alcibiade, che appunto
-manca tra i caratteri di Alcibiade e di Glicera; di
-un'armonia che permette a Timandra di leggere subito
-nel fondo dell'anima dello eroe, di indovinarvi i più nascosti
-pensieri e impadronirvisi delle più segrete emozioni,
-mentre la povera Glicera ne sa tanto del suo
-seduttore, da restar presa lì subito, come un pesciolino
-all'amo, al sentimentalismo delle sue bugie.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ora se permettete, Yorick — intanto che il signor
-marchese D'Arcais è andato a prendermi i volumi della
-<i>greca filosofia</i> da incastrar nell'<i>Alcibiade</i> — per ingannare
-il tempo finirò qui col signor Roberto Stuart
-il discorso più sopra incominciato.
-</p>
-
-<p>
-E non la si inquieti, signor Stuart, che sarò corto.
-Già veramente sul suo <i>erudito</i> opuscolo intorno al mio
-<i>Alcibiade</i><a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a> io potrei porre una piccola question <i>pregiudiziale</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ella <i>opina</i> che la <i>censura deve aver mutilato in gran
-parte</i> il mio dramma; lo opina perchè l'<i>Alcibiade</i> secondo
-lei «<b>doveva</b> <i>essere un mezzo per isvelare delle
-opinioni politiche</i>» e perchè le <i>tirate</i> che ci si <i>poteano</i> far
-sopra non essendovi, è <i>impossibile</i> — proprio <i>impossibile</i>
-— <i>che la loro assenza non sia effetto delle forbici governative</i>;
-e dal momento che le <i>mie idee personali</i> la
-censura <i>me le aveva soppresse</i>, non c'era più ragione
-di pubblicare il lavoro, ed anzi era meglio non farlo,
-perchè prova soltanto che gli <i>adulatori del popolo (ch'a
-son peui mi) sono i primi a conoscere i loro polli</i>, — e
-via via dicendo con tante altre amenità di questo
-stampo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, signor Stuart, ciò ch'ella <i>opina</i> è un'opinione
-storta, perchè la censura nel mio dramma non
-ci ha messo becco, e il solo taglio che vi si trovi è
-quel tale della coda che lei sa. Ma io invece <i>opino</i>
-e sostengo e mantengo, che quando in una critica
-d'arte <i>si opinano</i> di queste cose; quando si ha tanta
-<i>intuizione</i> nello interpretar gli intenti di un autore, e
-intorno al dramma storico si possiedono di quelle idee,
-e non si capisce nè il come nè il perchè io non abbia
-scelto l'occasione dell'<i>Alcibiade</i> per fare il mio manifesto
-ai miei elettori di Corteolona e Belgiojoso; quando
-in una critica artistica si dicono queste sorti di banalità,
-— coll'aggiunta di tutte quell'altre sul collare
-dell'<i>Annunziata</i>, e sugli zuavi pontificj e sui preti del
-Vaticano, ecc.<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> — fior di roba greca come si vede — si
-può essere senz'altro ad occhi chiusi rifiutati come
-giudici in cose d'arte, perchè ciò dimostra, non dirò
-l'incompetenza, ma la più completa (non se n'abbia
-male, sa!), la più fenomenale assenza del <i>criterio artistico</i>.
-E quando son queste le idee nuove ed elevate
-e profonde ch'Ella reca nel campo dell'arte, ah, per
-Dio, io posso ben consolarmi ch'Ella non abbia trovato
-nel mio dramma <i>nè un solo pensiero nuovo nè un solo
-concetto ardito</i>: vorrei ben vedercelo io quel concetto
-che <i>a lei</i> potesse parer bello o parer nuovo, per conciarlo
-subito colle forbici come si deve!
-</p>
-
-<p>
-Ma ha Ella fatto almeno una critica storica? da
-quell'erudito inglese che Ella è, scorgendo che il mio
-dramma non è riuscito per mancanza di studî — (già
-noi Italiani siam molto indietro su queste cose) — Ella
-ha la bontà di venire in soccorso alla mia ignoranza
-e di indicarmi le fonti dalle quali avrei potuto ricavare
-qualche maggior lume per l'opera mia!
-</p>
-
-<p>
-Ella <i>mi informa</i> che avrei potuto raccogliere le notizie
-dalla storia di Tucidide, dalle commedie di Aristofane,
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-dai dialoghi di Platone, <i>dalla memorabilia</i> —
-sic — (<i>I Memorabili</i>, vuol dire?) di Senofonte, dal <i>Pericle
-ed Aspasia di Laudor</i> e dal <i>Caricle the Beker</i><a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ed è qui tutto? Ahimè, signor Stuart, pur troppo
-mi son digeriti — lo sa il mio stomaco — alcune altre
-dozzine di volumi ancora; e pur troppo, se la sua
-erudizione non va niente più in là di quei volumi, ho
-paura che Ella non abbia che una cognizione <i>molto</i>
-incompleta del mondo greco. Ma viceversa poi ho un
-terribile sospetto.... che quei pochi libri che Ella mi
-indica, Ella..... non li abbia letti neppur quelli!
-</p>
-
-<p>
-Ne vuole una <i>prova</i>?
-</p>
-
-<p>
-Apro il suo opuscolo e ne piglio a caso una pagina;
-e la trovo tanto <i>bella</i>, tanto <i>saporita</i>, che la riferisco
-per paura di guastarla, e perchè è una pagina che, l'assicuro
-io, <i>farà epoca</i> nel mondo erudito.
-</p>
-
-<p>
-È di Tucidide — uno di quei della sua lista — che
-Ella parla. Attenti tutti!
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Noi abbiamo troppo l'abitudine di contemplare la storia
-a traverso lenti moderne. <i>La spedizione di Sicilia</i>, <i>per esempio</i>,
-fu un grand'affare per Atene. Ma il genere comune dei combattimenti,
-per il numero dei combattenti e per i <i>risultati ottenuti</i>,
-erano <i>molto al disotto</i> di quelli annunciatici da 18 mesi
-a questa parte nella lotta dei carlisti.
-</p>
-
-<p>
-«Imaginarsi una cronaca non interrotta che ci narrasse
-come il sindaco e le truppe di Albano avessero marciato contro
-il sindaco e le truppe di Frascati: che una lotta importante
-fosse sorta e che <i>quattro</i> abitanti di Albano fossero rimasti
-feriti ed <i>uno</i> prigioniero.
-</p>
-
-<p>
-«Un combattimento più importante gli succede. Le truppe
-di Tivoli si combattono con quelle di Subiaco, quei di Subiaco
-<i>lasciano un uomo</i> sul campo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p>
-«<i>E di questo genere, senza troppo esagerare, sono i combattimenti
-narrati da Tucidide.</i>»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma, o... eruditissimo signor Stuart, a chi crede Ella
-di venire a contare in Italia queste fandonie?
-</p>
-
-<p>
-Il primo venuto che abbia letto Tucidide più in là
-del cartone le sa dire che quasi <i>tutti</i> i combattimenti
-di Tucidide eguagliano per numero di morti (se si
-tratta solo di una ventina di morti e un centinaio di
-feriti, Tucidide non li tratta che da scaramuccie) i grossi
-combattimenti dei tempi nostri, e parecchi presentano
-tali cifre di rimasti sul campo, quali appena le danno
-le nostre battaglie!
-</p>
-
-<p>
-Perchè veda, Tucidide (lasci un po' adesso che la informi
-io) — il quale è l'autore di una <i>Storia della guerra
-del Peloponneso</i> in otto libri, ed è con Senofonte il più
-esatto e scrupoloso degli storici greci — Tucidide
-di solito non conta che i <i>morti</i>, e quando li conta;
-e lascia a lei la cura di istituire <i>poi in proporzione</i> (ch'è
-in media generale quella del triplo) il calcolo dei feriti.
-</p>
-
-<p>
-Apra dunque Tucidide e veda per es. che al combattimento
-di Potidea (I. 63) i Potideali perdono <i>300 morti</i>, e
-gli Ateniesi <i>150</i>, totale 450 di <i>soli</i> morti, senza contare
-i feriti; che a quello di Spartolo in Epitracia (II. 79),
-gli Ateniesi sconfitti dai Calcidesi, perdono 430 morti
-oltre tutti i capitani; e i feriti Ateniesi e le perdite
-dei Calcidesi son da aggiungersi al conto; che a quello
-di Egitio (III. 98) contro gli Etoli, dei soli Ateniesi
-sconfitti restan morti sul campo <i>centoventi opliti</i> — e
-lo stesso Procle uno dei capitani — senza contare i
-loro alleati <i>dei quali molti morirono</i> — e che dovettero
-essere assai di più!
-</p>
-
-<p>
-Alle battaglie navali sulle coste dell'Acarnania, (II.
-84, 92), i Peloponnesj sconfitti da Formione perdono
-nella prima dodici navi, nella seconda sei con tutti
-gli equipaggi,<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> su cui gli Ateniesi fanno man bassa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<p>
-A Milazzo in Sicilia (all'epoca delle prime spedizioni)
-in una scaramuccia gli Ateniesi attaccano due
-coorti di Messeni (III. 90) e ne fanno <i>strage</i>.
-</p>
-
-<p>
-Al combattimento di Olpe (III. 107 e seg.), i Peloponnesj
-ed Ambracioti, sconfitti dagli Ateniesi di Demostene,
-perdono <i>300</i> morti; senza contar la strage
-successiva degli Ambracioti, che assaliti nelle gole di
-Idomene lasciano oltre <i>un migliaio</i> di morti! (III. 113).
-</p>
-
-<p>
-Alla battaglia di Delio (ch'ella, signor Smith mi confonde
-con Delo!) <i>ventimila Beoti</i> comandati da Pagonda
-combattono contro gli ottomila Ateniesi di Ippocrate;
-vi restan <i>morti</i> dei Beoti <b>cinquecento</b>; degli sconfitti
-Ateniesi <i>mille</i> fra cui il capitano Ippocrate, <i>oltre ad
-una quantità di fanti leggieri e di saccardi</i> (IV. 101) dei
-quali il numero dovette <i>uguagliar per lo meno</i> quello
-degli opliti: e ancora i feriti, come sempre, non entrano
-nel conto!
-</p>
-
-<p>
-Alla battaglia di Novara non ne son morti tanti!
-</p>
-
-<p>
-Al combattimento di Anfipoli <i>che fu</i>, scrive Tucidide,
-<i>non un'ordinata battaglia, ma un semplice scontro improvviso</i>,
-(V. 11) gli Ateniesi sconfitti lasciano <i>seicento
-morti</i>, compresovi il comandante Cleone; i Lacedemoni
-vincitori, sette morti, compresovi il fortissimo Brasida.
-</p>
-
-<p>
-Alla battaglia di Mantinea (V. 74), degli Ateniesi
-<i>muojono duecento</i>, compresi i due capitani; dei loro
-confederati <i>novecento</i>; dei Lacedemoni vincitori <i>trecento</i>.
-Totale <i>millequattrocento morti</i> — senza il resto!
-</p>
-
-<p>
-Il numero circa, se non erro, dei morti nostri alla
-battaglia di San Martino!
-</p>
-
-<p>
-Nella fazione di Mileto, gli Argivi, sconfitti dai Milesj,
-perdono essi soli <i>trecento</i> morti (VIII. 25)
-</p>
-
-<p>
-Al combattimento navale di Eretria (VIII. 95) gli
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-Ateniesi perdono <i>ventidue</i> navi, sui cui equipaggi i Lacedemoni
-fanno man bassa.
-</p>
-
-<p>
-Alla battaglia navale di Abido (VIII. 106) gli Ateniesi
-vincitori perdono quindici navi; i Peloponnesi
-sconfitti oltre a venti.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quanto poi a quella <i>spedizion di Sicilia</i>, — che Ella
-chiama compassionandola un <i>grand'affare per que' tempi</i>,
-ma non sarebbe, secondo lei, ai tempi nostri, che una
-bazzecola da ragazzi — oh, vediamola un po' questa
-bazzecola! Atene si contenta di spedire in Sicilia, da
-principio — con Alcibiade, Nicia e Lamaco — 136 navi
-rappresentanti un effettivo di 38500 uomini (tra cui
-5100 opliti), a cui tengon dietro di rinforzo — oltre
-500 tra arcieri e cavalieri sbarcati a Catania — le
-73 navi della seconda spedizione di Demostene ed Eurimedonte
-con un effettivo di 25000 uomini. Totale delle
-forze mandate da Atene a quell'impresa, <i>duecentonove</i>
-navi e <i>sessantaquattromila</i> uomini!
-</p>
-
-<p>
-A Lissa, tra le forze italiane e le austriache insieme,
-non credo che sommassero a quella cifra.
-</p>
-
-<p>
-E i fatti d'arme? alla fazione dell'Olimpiéo i <i>morti</i>
-dei Siracusani son 260, degli Ateniesi 50; all'altra di
-Epipole, ove muor Lamaco, il numero di morti non è
-precisato, ma dovettero esser ancor di più; alla prima
-battaglia navale nel porto i Siracusani sconfitti perdono
-11 navi, gli Ateniesi 3; nelle altre battaglie navali
-nel gran porto, gli Ateniesi perdono una volta
-(VII. 41) sette navi (<i>degli uomini</i> «<i>quali fatti prigioni
-e quali uccisi</i>»), un'altra volta (VII. 53) <i>diciotto</i> «<i>delle
-quali furono uccisi tutti gli uomini</i>»; il resto dei legni,
-in fuori di una sessantina, lo perdono nell'ultima funesta
-battaglia (VII. 72), a cui seguono la ritirata disastrosa,
-gli ultimi sforzi disperati dell'esercito, la resa
-dei seimila di Demostene, la strage al varco dell'Asinaro
-e infine la resa di Nicia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-</p>
-
-<p>
-A 24 mila uomini, tra morti, feriti e dispersi, sommavan
-già le perdite degli Ateniesi innanzi l'ultima
-battaglia nel porto; altri 40 mila ne costò la catastrofe,
-dei quali 7 mila soltanto furono fatti prigioni.
-</p>
-
-<p>
-Un totale (non contando i prigionieri) di circa 50
-mila perduti in una guerra di poco più d'un anno!
-</p>
-
-<p>
-E quella sanguinosa del 1859 non costò alla Francia
-che 18 mila uomini, al Piemonte 6600, all'Austria
-38 mila!
-</p>
-
-<p>
-Queste sono le fazioni di Tucidide, scoperte dal signor
-Stuart, dove i terrazzani di Subiaco o di Boffalora
-col sindaco alla testa, ammazzano un uomo in battaglia
-a quei di Frascati o di Abbiategrasso!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E così si studia Tucidide da' concittadini di Grote!
-meglio non lo si studia — perchè già, signor Stuart
-gentilissimo di qui non s'esce — è evidente come la
-luce del sole, quando splende a mezzogiorno, che Ella
-Tucidide <i>non lo ha letto</i>. Ed è lei che mi raccomanda
-di leggerlo!!!!
-</p>
-
-<p>
-E non avendo letto Tucidide, via, la sia franca, ella
-ne sa un po' troppo poco per dar giudizj critici di storia
-su di un dramma che tratta di Alcibiade e della guerra
-del Peloponneso. Per prender sul serio la sua autorità
-non ci voleva che il signor marchese D'Arcais, che
-di storia e letteratura greca ne sa ancora meno di lei!
-</p>
-
-<p>
-Avesse almeno letto quegli altri dei quali m'ha raccomandato
-la lettura!
-</p>
-
-<p>
-Ma permetterà che io vada adagio nel crederlo. —
-Prima di tutto, dopo quel primo saggio; poi perchè
-mi regala, in poche pagine, certi altri granchii e certe
-storpiature di parole, che sulla sua erudizione danno
-molto da pensare. Ed è chiaro, molto chiaro, che non
-si tratta già di errori di stampa; perchè una certa pratica
-di cose di stampa, veda, io la ho; e se la sintassi
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-e la lingua del suo opuscolo non son molto corrette,
-il testo però, quale Ella lo ha scritto, appare evidentemente
-correttissimo, e di quelle parole ch'Ella poteva
-sapere, senza sudar troppe camicie, non ce n'è sbagliata
-neppur una.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi cambia in <i>Leochitide</i>, il re spartano Leotichide
-(Leotychides o Leutychides) che soppiantò Demarato
-nel regno.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi cambia in <i>Pontidea</i> il nome della città di
-Potidea, nella Calcidica, dove ebbe luogo la battaglia,
-e dove Alcibiade fece le prime sue armi.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi confonde <i>Delo</i>, l'isola dell'Egeo ov'era la
-sede e il santuario della Confederazione Ionica e dove
-non ci furon battaglie, col borgo di <i>Delio</i> situato tra
-l'Attica e la Beozia, a due marcie da Atene, dove fu
-data la battaglia così funesta agli Ateniesi, e dove
-Alcibiade protesse infatti la vita di Socrate, come narra
-Platone nel <i>Lachete</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi tramuta in <i>Farnambazo</i> il satrapo persiano
-<i>Farnabazo</i> — e mi inventa un <i>Crizio</i> al posto di <i>Crizia</i>
-il discepolo di Socrate che fu più tardi uno dei trenta
-tiranni.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi scrive che i Greci a Salamina intuonarono
-il gran <i>Peama</i>: voleva dire probabilmente il <i>peana</i> o
-<i>peane</i> (παιὰν) come chiamavasi il cantico militare che
-i Greci, particolarmente i Dori, intuonavano in battaglia
-prima di lanciarsi all'attacco.
-</p>
-
-<p>
-Ella mi cambia in <i>Eudio</i> il nome dell'eforo <i>Endio</i>
-col quale Alcibiade aveva rapporti di prossenìa.
-</p>
-
-<p>
-E per compiere il <i>bouquet</i> con qualche fiore degno
-di lei, Ella ha la bontà di informarmi che Socrate sedusse
-— oh sentiamo un po' chi sedusse: «l'ambizioso
-Crizio, lo scapestrato Aristippo, lo <i>scettico Pirro</i>
-e il matto <i>Apollodoro</i>»!!
-</p>
-
-<p>
-Vada per Crizia e per Aristippo: benchè se volessi
-appena guardarla pel sottile, per uno che mi biasima
-di aver ignorato di Socrate tante cose, mi pare che
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-quella scelta bizzarramente erudita di quei due nomi
-soli tradisca già una nozione di Socrate un poco incerta
-e confusa; e che per uno il quale, a mostrar di saperne,
-ama andar tanto nei particolari, <i>e di quei pochi che
-sa non se ne lascia scappar neppur uno</i>, si sarebbe
-potuto e dovuto mostrar di saperne un po' di più. Come
-mai il signor Stuart, il quale crede di dover indicarmi
-le persone che subirono la influenza personale di Socrate,
-e trova perciò necessario di occuparsi «dello
-<i>scettico Pirro e del matto Apollodoro</i>» — mi dimentica
-nientemeno che Senofonte ed Antistene, il fondatore
-della scuola Cinica; ed Euclide, il fondator della Megarica,
-che, per sentir Socrate, sfidava il bando severissimo
-di Atene contro i Megaresi, e veniva da Megara
-in Atene la sera, travestito da donna, rifacendo
-alla mattina le dodici miglia di strada; ed Eschine di
-cui Socrate diceva ch'era il solo che <i>avesse appreso
-ad onorarlo</i> — Μόνος ἡμὰς οἶδε τιμᾷν — e Simone, e
-Fedone, e Simmia e Cebete, i fedeli consolatori degli
-ultimi istanti del filosofo, e Liside, e Lamprocle e Teeteto
-e Glaucone fatti da Socrate migliori? Che diamine!
-Insegnarmi chi fu Socrate e togliere tutti questi scolari
-al maestro di Platone e di Critone!
-</p>
-
-<p>
-Ma il signor Stuart m'insegna invece che egli ammaestrò
-lo <i>scettico Pirro</i> e il <i>matto Apollodoro</i>!
-</p>
-
-<p>
-Quanto ad Apollodoro, supposto che il signor
-Stuart non voglia parlare nè del comico della nuova
-commedia che fiorì ai tempi di Menandro, nè del grammatico
-discepolo di Aristarco che fiorì verso il primo
-secolo innanzi l'Era volgare, nè del pittor celebre che
-fu maestro di Zeusi e visse sì ai tempi di Socrate, ma
-non è affatto ricordato per rapporti con lui, a chi ha
-inteso d'alludere il signor Stuart? Al filosofo epicureo
-ricordato da Cicerone e Diogene Laerzio? Ma
-Epicuro che fu il suo maestro fiorì dopo Alessandro
-il grande, e il soprannome che Diogene appiccica a
-questo Apollodoro è quello di <i>illustre</i>, ἐλλόγιμος e non
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-di <i>matto</i>. allo scultore ricordato da Plinio che fu
-detto difatti l'<i>insensato</i> perchè spezzava le sue statue
-di cui non era contento mai? Ma neppur di questo si
-ricorda che Socrate abbia avuto che fare con lui. Ah,
-ora ci sono! Il signor Stuart vorrà parlare dell'Apollodoro
-falerèo, ricordato di passaggio insiem con altri
-nel <i>Fedone</i> e nell'<i>Apologia</i>, come uno degli assistenti
-in lagrime alla morte di Socrate e dei mallevadori
-per lui nel suo processo; soprannominato appunto il
-<i>matto</i>, μανικὸς, da Platone nel <i>Convito</i>, viceversa poi
-soprannominato il <i>molle</i>, μαλακὸς, da Senofonte nella lettera
-a Santippe. Ma di questo Apollodoro, in fuor del
-nome e dei soprannomi, non si sa altro; nè nella storia
-nè nella filosofia del suo tempo è alcuna traccia o memoria
-di lui; egli non è introdotto che come una comparsa
-in quelle due o tre scarse menzioni dei dialoghi socratici,
-fra i tanti seguaci affettuosi del grande maestro! E il
-signor Stuart, che del dramma socratico mi dimentica
-le più grandi figure — mi va a pigliare le comparse!
-e me le cita <i>per antonomasia</i>, con quella prosopopea
-affatto priva di discernimento che è tutta propria degli
-<i>indotti</i>, quando vogliono spacciarla da eruditi!
-</p>
-
-<p>
-E lo scettico Pirro! Ahimè, allo <i>scettico Pirro</i> (se
-il signor Stuart conoscesse questo signore almen di
-nome, lo chiamerebbe <i>Pirrone</i>, Πύῤῥων — in quella
-stessa guisa che scrive Platone, Critone, ecc., che son
-in greco desinenze identiche), allo scettico <i>Pirrone</i> l'eliense,
-discepolo di Anassarco, il buon Socrate non ebbe
-mai il piacere di dare nè il buon giorno nè la buona
-notte, per la semplice ragione che Pirrone, come dissi
-già, aspettò a nascere quando Socrate moriva, anzi se
-non erro, dopo che era già morto! In ogni modo gli
-storici lo fanno fiorire verso il 370 — e quindi trentun
-anni circa dopo la morte di Socrate.
-</p>
-
-<p>
-Da qualunque lato dunque la si pigli la dotta citazione
-del signor Stuart, ell'è un'altra amenità da mettere
-nel mazzo dell'altre, e la quale dimostra che delle faccende
-di Socrate egli è tutt'altro che al chiaro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-Eppure, il signor Stuart, perchè io non ho messo nel
-ritratto di Socrate nè il suo signor Pirro nè il suo
-signor Apollodoro — e perchè ho fatto discorrer Socrate
-sull'amore — il signor Stuart ignora certo dialogo di
-Platone che si intitola il Fedro — il signor Stuart mi
-accuserà che Socrate nel mio dramma è — al pari di
-Alcibiade — <i>neppure un'ombra deforme del vero!</i>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Il che — diamine! — suppone che l'<i>idea vera</i> del carattere
-d'Alcibiade, il signor Stuart, benchè ignori Tucidide,
-la possieda lui!
-</p>
-
-<p>
-E per darmela, l'idea <i>vera</i>, l'idea <i>giusta</i>, il signor
-Stuart, prima di tutto — naturalmente — mi insegna
-che un Alcibiade che si abbassa a pregare, col suo
-orgoglio, è <i>assurdo</i>; poi mi informa che l'orgoglio di
-Alcibiade, se fosse vissuto ai nostri dì, sarebbe stato
-quello di aspirare «<i>al posto di prefetto o al gran collare
-dell'Annunziata!</i>» Alcibiade, a cui la gloria di Pericle
-era troppo poca, a cui eran poche la Grecia e l'Europa,
-Alcibiade che avria preferito non vivere anzichè
-rinunziare ad essere padrone anche dell'Asia e a spargere
-il suo nome e la sua potenza per tutto il genere
-umano<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a> — Alcibiade al posto del prefetto Torre,
-con al collo la decorazione di Lanza e di Minghetti!
-</p>
-
-<p>
-Vi basta? Ebbene, se non basta, il signor Stuart, completa
-il ritratto morale di Alcibiade, e ne trova l'imagine
-in.... «<i>Mazzini!</i>» Povero Mazzini! Se fosse al
-mondo a sentirlo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ciò dimostra a luce di sole che il signor Stuart ha
-capito perfettamente <i>chi</i> era Alcibiade, e che l'arte
-ci guadagnerebbe un tanto ad avere, invece del mio
-«<i>neppur ombra deforme del vero</i>» un ritratto artistico
-di Alcibiade al vero e al naturale, uscito dalle mani
-del signor Stuart!
-</p>
-
-<p>
-Via dunque, dottissimo figlio della dotta Albione,
-non la si faccia pregare, la ce lo dia questo ritratto
-di Alcibiade; non dica modestamente, come dice nel
-suo opuscolo, che per farlo le manca «<i>la pazienza</i>»;
-un po' di pazienza, diamine! quando non manca che
-questa, volendo la si trova; la trovi, la trovi, per
-amor dell'arte, che col mio sgorbio — ombra deforme
-del vero — ho profanato!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ora, tornando a noi, diteglielo un po' caro Yorick,
-diteglielo voi al signor Stuart, che il trovarsi <i>distante</i>,
-com'ei dice, <i>un abisso, quanto a politica, dall'onorevole
-Cavallotti</i>, può essere una ragione che spieghi alcune
-cose; ma non le spiega e non le scusa tutte: — e che
-le rabbiuzze di partito non le si accettano in arte per
-passaporto di corbellerie. Quelle del signor Stuart son
-tali che mi avrebbero dato diritto a dispensarmi dal
-rispondere, se non fosse parso mancar di riguardo a
-uno straniero, e se la sua critica, mandata in luce
-con pomposa solennità, non avesse prodotto uno scherzo
-d'ottica curioso. <i>Fanfulla</i>, che pure in arte sa il suo
-conto e di corbellerie sull'<i>Alcibiade</i> non ne ha scritte,
-piglia in mano il fascicoletto elegante, stampato in
-Roma coi tipi dell'<i>Italie</i>, lo scorre a volo, ci vede a
-ogni pagina una filza di nomi greci di bellissimo effetto,
-e così giudicandolo ad occhio e croce, senza guardar
-tanto più in là, si affretta ad annunziare: <i>Il signor
-Roberto M. Stuart ha pubblicato un saggio critico,
-nel quale, dopo avere minutamente sfogliato e compulsato
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-uno per uno tutti gli autori antichi e moderni, conclude
-per la condanna del lavoro del deputato di Corteolona.</i>
-</p>
-
-<p>
-E subito gli altri giornali a ripetere in coro: <i>Il signor
-Stuart, nel suo saggio critico, dopo avere minutamente
-sfogliato e compulsato uno per uno....</i> ecc. ecc.
-(Segue come sopra).
-</p>
-
-<p>
-Cosa vogliono mai dir le frasi fatte!
-</p>
-
-<p>
-E il signor Roberto M. Stuart, serio serio come un
-figlio di Albione, a pigliarsi quei complimenti in buona
-fede!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Però gli spropositi del signor Stuart — e qui sono
-d'accordo col <i>Fanfulla</i> — se non altro son tutti suoi:
-un altro, il signor Z. della ufficiale <i>Gazzetta Livornese</i>,
-se li fabbrica con minor fatica.
-</p>
-
-<p>
-La lunga severa appendice del foglio ufficiale livornese
-è ricalcata da capo a fondo, giudizio per giudizio,
-periodo per periodo, frase per frase, su quella del signor
-Garofalo nell'<i>Unità Nazionale</i>: che sugo poi ci sia a
-far della critica a questo modo non so: ma il signor Z.,
-prevedendo appunto l'obiezione, ci ha incastrato qua
-e là qualche coserella di suo: e dove incastra sbaglia;
-e dove sbaglia mi rincresce, perchè mi dicono che il
-signor Z. sia <i>professore</i>, ed io penso naturalmente ai
-suoi scolari.
-</p>
-
-<p>
-Il signor professore Z. — là dove incastra — mi
-<i>informa</i> che la mia scena dei costumi di Sparta è un
-<i>anacronismo</i>: perchè «<i>quelle antiche costituzioni, quelle
-antiche costumanze essendo anteriori di quattro secoli a
-quell'epoca erano già tolte dall'uso.</i>» Davvero? Allora
-io <i>informerò</i> il signor professore Z. che quelle antiche
-costituzioni, quelle antiche costumanze ci vengono
-confermate dal coetaneo e condiscepolo di Alcibiade, Senofonte;
-che Senofonte è fra tutti gli scrittori greci il
-più autorevole nelle cose attinenti agli Spartani<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a> fra i
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-quali lungamente visse e coi quali lungamente militò; e
-quelle leggi ed usanze egli le registra siccome ancora
-esistenti ed in vigore a Sparta al tempo suo, nella
-<i>Repubblica di Lacedemone</i>, ch'è uno degli opuscoli della
-sua vecchiaia, scritto in conseguenza molti anni dopo
-che Alcibiade stesso era già morto!
-</p>
-
-<p>
-Cito questa ragione, che taglia la testa al toro, per
-farla spiccia; che se poi volessi essere severo, allora
-con rincrescimento dovrei trovare sconveniente e <i>fenomenale</i>
-che un critico <i>professore</i> ignori come la costituzione
-di Licurgo era appunto nel suo più bel fiore
-ai tempi e di Alcibiade e di Platone, il quale, dopo
-studiatala sul vivo, la tolse a modello ne' suoi libri
-politici della <i>Repubblica</i> e delle <i>Leggi</i>; che un
-critico professore ignori la testimonianza di tutti gli
-scrittori sulla fenomenale durata delle leggi di Licurgo,
-delle quali Tucidide e Lisia parlano siccome in pienissimo
-vigore al loro tempo, già dopo finita la guerra
-del Peloponneso<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>; delle quali Plutarco ricorda come
-traversassero intatte ed inalterate lo spazio di <i>oltre
-cinque secoli</i><a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a> da Licurgo (800 circa av. l'E. V.) in
-giù; anzi di <i>sette secoli</i>, sino all'anno 190 avanti l'E. V.,
-secondo Livio<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> e secondo Cicerone<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>; anzi di <i>otto
-secoli</i>, se si vuol dar retta a Macchiavelli: «<i>Licurgo
-ordinò in modo le sue leggi a Sparta, che dando le parti
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-sue ai re, agli ottimati, ed al popolo, fece uno stato che
-durò più che ottocento anni con somma laude sua e
-quiete di quella città</i>»<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. — Ma fermiamoci ai cinque
-secoli abbondanti di Plutarco, che son la cifra giusta,
-e ce n'è d'avanzo. —
-</p>
-
-<p>
-E ancora, se volessi esser severo, noterei che quello
-sproposito del signor professore lo denota affatto digiuno
-di studj di critica storica; poichè se è logico e
-naturale che l'autore drammatico faccia attribuire da
-uno Spartano le leggi di Sparta a Licurgo, viceversa
-è strano che un <i>professore</i> ignori come le così dette
-<i>leggi di Licurgo</i> non fossero in ultima analisi che le
-antiche costumanze di tutti i popoli dorici, assai più
-antiche di Licurgo stesso, delle quali egli — od altri per
-lui — non fece verosimilmente che ravvivar l'osservanza,
-riportandole al tipo primitivo, che se n'era conservato
-più che altrove fedele in Creta; che Licurgo non
-è in fondo se non la personificazione — alquanto mitica
-— (come lo attesta il culto tributatogli in Isparta) di
-usanze e di leggi che non potevano già essere l'opera
-improvvisa ed isolata di un uomo, ma bensì il portato
-del genio, dell'indole, del carattere della stirpe, e perciò
-nate può dirsi insiem con lei, fra i dirupi delle
-sedi native, a piè dell'Olimpo; che una costituzione
-infatti, la quale toccava le corde più intime della natura
-umana, e regolava a suo modo i più importanti e
-gelosi fra i diritti naturali dell'uomo, non avrebbe potuto
-durar rispettata, nonchè cinque secoli, neppure
-cinque anni, da tutto un popolo, se non fosse stata
-ingenita alla sua natura stessa, già fatta per così dire
-carne e sangue con lui e confondentesi colle sue origini;<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>
-il che spiega appunto come e perchè quelle
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-leggi abbiano potuto durar tanto, e come, per istabilirne
-così cervelloticamente come fa il prof. Z. la data
-del principio e quella della fine, quelle leggi bisogna
-non averle affatto affatto nè studiate nè capite.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Altra scoperta del signor critico professor Z. che,
-speriamo almeno, non sia professore di storia greca.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Ad Atene i plebei erano possidenti e chi non possedeva
-poteva essere commerciante, agricoltore, artigiano, ma non
-perveniva giammai alla cittadinanza, al godimento dei diritti
-politici.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ohibò! ohibò! Ad Atene, giusta la costituzione solonica,
-la quarta classe dei <i>cittadini</i> abbracciava appunto
-i plebei <i>proletarj</i> (θῆτες, <i>capite censi</i>) che o non
-possedevano che al disotto di 150 dramme di rendita
-annua, <i>o non possedevano un bel niente</i> — e si guadagnavan
-la vita <i>col lavoro</i>. Ed essi <i>godevano dei diritti
-politici</i> (sicuro, signor Z.) comuni alla loro classe e alle
-altre tre, esercitando il loro ufficio di cittadini, sia
-come popolo sovrano nell'assemblea, sia come eliasti
-ne' tribunali<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Meglio ancora. Perfino gli schiavi e i <i>meteci</i>, anche
-non possedendo, potevano passare nella classe dei cittadini
-per benemerenze verso la repubblica o i loro
-padroni, servigi in campo o sulle triremi, ecc., ecc.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<p>
-Via, sentiamone un'altra — sempre del signor Z:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Ad Atene erano schiavi tutti quelli che esercitavano le arti
-manuali. La repubblica non permetteva il lavoro: non riconosceva
-per cittadini quelli che erano obbligati a corrompere il
-corpo esercitando un mestiere. Chi faceva da governatore, da
-giudice e da soldato, chi costituiva la democrazia e la repubblica
-non era la moltitudine che lavorava.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ecco: era precisamente e semplicemente tutto il rovescio.
-</p>
-
-<p>
-Ad Atene le leggi soloniche punivano l'ozio, e, lungi
-dal proibire il lavoro, lo <i>imponevano</i> ai cittadini per
-obbligo; e un <i>mestiere</i> bisognava averlo; di Solone<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>,
-scrive Plutarco ch'egli <i>ai mestieri aggiunse dignità</i>
-(ταῖς τέχναις ἀξίωμα περιέθηκε) e gli Areopagiti vigilavano
-perchè i cittadini poveri si guadagnassero tutti
-la vita con qualche <i>arte manuale</i>.
-</p>
-
-<p>
-E appunto perchè i cittadini poveri, dovendo attendere
-a bottega al mestiere di cui campavano, non potevano
-frequentare abbastanza il foro, e i ricchi quindi,
-nemici a Pericle, vi restavano in maggioranza, Pericle
-ci rimediò chiamando i poveri coi tre oboli: ai
-quali un po' per volta essi pigliarono tanto gusto, che
-ai tempi di Alcibiade il più degli artigiani piantavano
-lì la mattina il loro lavoro e i loro arnesi, per andar
-a far da giudice nei tribunali. Ecco perchè, signor Z.,
-nel secondo atto del mio dramma, la vede correre al
-foro cittadini falegnami, mercanti e calzolai. Ed eccole
-come <i>la moltitudine che lavorava</i> — ma, per quegli
-oboli benedetti, trascurava il suo lavoro, — <i>governava
-proprio essa la repubblica</i>; laonde il buon Senofonte
-introduce Socrate a lamentarsi perchè a' suoi tempi il
-foro (attento signor Z.) appunto riboccava <i>di lavoratori,
-di calzolai, di fabbri, di agricoltori, di mercanti</i> e
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-simili<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>: e Platone anch'egli, sempre per bocca di
-Socrate, enumerando i cittadini che dan consigli nella
-Assemblea sulla amministrazione della città, nomina
-«<i>architetti, fabbri-ferraj, calzolaj, mercanti, nocchieri
-ecc.</i>»<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ed Ella mi scrive che il foro era vietato agli artigiani!
-come si fa, ai nostri giorni, con tanti studj
-e tanti progressi della critica storica sull'antichità, a
-parlare ancora di storia greca a questo modo!<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quanto agli altri giudizi del signor Z., per quanto
-severi, Dio mi guardi dal pigliarmela con lui.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Garofalo scrive<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>, da quel buon monarchico
-ch'egli è, che «<i>il popolo corrotto di Atene è il
-popolo di tutti i tempi e di tutti i luoghi in una repubblica
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-democratica</i>» — e il signor professor Z. mi ripete<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>,
-che «<i>infine quel popolo così corrotto è il popolo
-di tutti i tempi, di tutti i luoghi, quando la democrazia
-impera, quando la repubblica governa.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Il signor Garofalo scrive che Timandra è fredda
-«<i>perchè manca nel suo carattere la causa di tanto amore
-e ciò che non ha causa non commuove</i>» — e il signor
-Z. mi ripete, che «<i>in Timandra manca ciò che più importa,
-la causa dell'amore e un amore che non è definito
-non può commuovere.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Il signor Garofalo scrive: «<i>Alcibiade così felicemente
-delineato nei primi atti, dopo non è più il medesimo:
-l'autore lo abbandona: e diventa monotono, malinconico,
-irresoluto, non pensa più a donne e piaceri</i>» — e il signor
-Z. saviamente osserva: «<i>Alcibiade è ben delineato
-nei primi atti: ma dopo diventa monotono, malinconico,
-irresoluto, non pensa più alle donne, i piaceri non lo
-esaltano più.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Il signor Garofalo mi avverte che «<i>il vero Alcibiade
-non si attristò, non si ammalinconì giammai</i>» — (oh,
-bella! questa poi, ammesso che Alcibiade fosse un uomo,
-non la sapevo!) — e il signor Z. egregiamente ribadisce:
-«<i>L'Alcibiade della storia non si contristò, non
-si afflisse giammai.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Riassumendo, il signor Garofalo sentenzia, che «<i>alcune
-parti dell'Alcibiade sono bellissime e perfette, ma
-l'opera tutta insieme è sbagliata</i>» — e il signor Z. sapientemente
-conclude, che «<i>nell'Alcibiade vi sono scene
-perfettamente riuscite, ma l'insieme del lavoro è sbagliato.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Evidentemente io sarei troppo ingiusto se volessi
-male pe' suoi giudizi al signor Z... poichè non è la
-buona volontà che gli manca, ed è chiaro che egli
-avrebbe cantato un'altr'aria, se il signor Garofalo
-avesse suonato un'altra musica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E ho citato questo caso non per farne un torto speciale
-al signor Z., ma solo per mettere in luce un altro
-lato della critica italiana ai nostri giorni. È rincrescevole
-a dirsi, ma è un fatto che i due terzi delle
-critiche che compaiono in Italia su pei giornali, quando
-non sono scritte colla sapienza storica del marchese
-D'Arcais, si scrivono colla originalità critica del signor
-Z.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quanto al signor Garofalo è certo che di storia egli
-ne sa, ciò che mi consola: anzi ci tiene a saperne fin
-troppo, ciò che mi disturba.
-</p>
-
-<p>
-Per esempio egli mi avvisa e mi ammonisce «<i>che
-il mio Zamolchi colle sue feste religiose non è mai giunto
-fino al Chersoneso, perch'egli è il mitico legislatore dei
-Geti, e non dei Traci.</i>»
-</p>
-
-<p>
-Che Zamolchi avesse culto fra i Geti, verissimo:
-però noti il signor Garofalo che Tucidide chiama Sitalce
-figlio di Tere <i>re dei Traci</i> e sotto questo nome
-comprende tanto i Traci propriamente detti, di qua del
-monte Emo e del Rodope, quanto i Geti di là dell'Emo:
-e che tra gli uni e gli altri, e i Triballi, e i Dii e i
-varj popoli traci in generale era affinità quasi completa
-di carattere e di costumanze e di riti<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>: e per
-questo Giovanni Boemo Aubano, che raccolse le usanze
-dei popoli antichi, nomina Zamolchi <i>legislatore dei
-Traci</i>, ricorda il culto dei Traci per lui, e descrive
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-come usanza di tutti i <i>Traci</i><a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a> il famoso invio del
-messo sulla punta dell'aste, col celerissimo per l'altro
-mondo.
-</p>
-
-<p>
-Che se poi il libro di Boemo Aubano il signor Garofalo
-non lo ha letto, un grecista suo pari dovrebbe
-però aver letto almeno Luciano: anzi avrebbe l'obbligo
-strettissimo di saperlo a memoria: ora nel mio
-caso è Luciano in persona che avvisa ed ammonisce
-il signor Garofalo come il Dio Zamolchi sia proprio
-<i>precisamente e particolarmente il Dio dei Traci</i> — e non
-d'altri!<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> E l'autorità del signor Garofalo sarà grande
-quanto si vuole, ma quella di Luciano lo sarà sempre
-un po' di più.
-</p>
-
-<p>
-È contento, signor Garofalo? Oh bravo — non la
-mi secchi altro.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Perchè non la finirei proprio più, se dovessi aggiustarmela
-con tutti i critici.
-</p>
-
-<p>
-Uno del Veneto, non mi ricordo più quale, mi ammonì
-che la mia Glicera è troppo più ingenua e troppo meno
-spiritosa che nol fosse l'amante di Menandro. Ma l'amante
-gentile del gentile poeta, che vive ancor bella
-delle grazie antiche nelle pagine d'Alcifrone, ed in
-quelle di Wieland, non poteva essere la Glicera mia,
-perchè Alcibiade visse un secolo prima di Menandro.
-</p>
-
-<p>
-Un altro, triestino, mi rimproverò di non aver messo
-Pindaro nel dramma. Ma non potevo metterlo, perchè
-Alcibiade visse un secolo dopo di Pindaro!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un altro, veneziano, scrive che gli Ateniesi tenevano
-le adunanze del popolo nel Partenone. Ma il Partenone
-era il tempio di Minerva sull'Acropoli, e le
-adunanze del popolo si tenevano invece nel Teatro
-di Bacco o nello <i>Pnice</i>!
-</p>
-
-<p>
-Un altro, ferrarese,<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a> parlando della mia Aspasia,
-la chiama la <i>famosa reggitrice del Cinosarge</i>. Ma il
-Cinosarge era un ginnasio fuori la porta Diomea, consacrato
-ad Ercole e riserbato ai poveri, ai figli dei liberti
-e ai bastardelli: e la splendida moglie di Pericle
-non ci avea che fare. Anzi — a rendere il granchio
-più ameno — invece dalla poetica e poco virtuosa società
-della Milesia e delle sue vaghe alunne, ci bazzicava
-proprio in quel luogo della gente virtuosissima,
-che facea scappar la poesia lontano mille miglia: nientemeno
-che Antistene, l'austero filosofo, che nel Cinosarge
-aperse la scuola de' suoi cinici, le cui sucide persone
-sapevano ben d'altri profumi che non delle essenze
-e degli unguenti delle elegantissime etere.
-</p>
-
-<p>
-Poi lo stesso critico scrive che Socrate «è quello
-che a <i>Delio salvò la vita ad Alcibiade</i>.» La cosa è all'opposto.
-Fu Alcibiade che a Delio la salvava a Socrate.
-</p>
-
-<p>
-Poi nota sapientemente che il grammatico del terzo
-atto è Aristarco: se fosse, lo avrei chiamato col suo
-nome. Potrà darsi che sia della famiglia; ma in ogni
-caso è un dei nonni: perchè Aristarco non venne al
-mondo che quasi tre secoli dopo!
-</p>
-
-<p>
-Poi nota....
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Noti quel che vuole, è tempo che mi fermi. Perchè
-questa lettera comincia ad esser lunga, minaccia già
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-di passare il peso di tariffa dei 20 centesimi, e non
-vorrei, caro Yorick, farvi pagare la sopratassa: e per
-quello che intendevo di provare, credo di averne detto
-quanto basta.
-</p>
-
-<p>
-Certo una cosa non riuscirò a provar mai: che il
-mio dramma sia un capolavoro, o giù di lì. Pur troppo
-ce ne vuole. E il papà dell'<i>Alcibiade</i> è il primo a non
-trovarsi, in fondo, del tutto contento del suo figliolo.
-Parecchie altre idee su questo lavoro mi frullavano pel
-capo, allorchè, orditone il disegno, mi posi a scriverlo,
-cominciando dall'ultimo quadro; e alle quali, giunto
-alla fine del lavoro, al primo quadro, mi trovai di non
-aver potuto dar corpo. Il piano <i>geometrico</i> preventivo
-del lavoro, e la cura, probabilmente eccessiva in opera
-d'arte, di certe corrispondenze simmetriche deve averci
-prodotto dei guasti. S'intende poi che le mie stortatine
-di collo alla storia o alla cronologia, qua e là, di
-soppiatto, col pretesto dell'arte, me le son permesse,
-e il bello è che sono <i>precisamente quelle</i> di cui i critici
-sapienti non si sono accorti.
-</p>
-
-<p>
-Potrebbe anche darsi che quei critici medesimi che
-presi uno per uno han detto delle corbellerie storico-critiche,
-presi poi tutti in blocco, avessero ragione nell'insieme:
-<i>censores mali viri, censura autem bona bestia</i>.
-E infine se mi mettessi a farla io, la critica all'<i>Alcibiade</i>
-e a rivedergli le buccie, avrei da scriverne per
-una lettera assai più lunga di questa: ma non son
-così matto nè così ingenuo per farlo, visto che son
-tante le anime pie che sarebbero pronte a prendermi
-in parola.
-</p>
-
-<p>
-Una cosa però credo di aver provato: che la critica
-in Italia, fatte le debite ed onorande eccezioni<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>, è
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-ancora per la maggior parte un po' lontana da quel
-grado di serietà e di competenza che le è necessaria
-per adempiere la sua missione. Deficienza di studi, incoerenza,
-confusione od assenza di criterj artistici;
-mancanza di idee nette sullo indirizzo dell'arte, sull'ufficio
-del critico; culto pedantesco delle frasi fatte,
-delle idee fatte, dei pregiudizi fatti; preoccupazione
-grande di mostrare quel che vale il critico e pochissima
-di cercare quel che val l'autore; precipitazione,
-leggerezza, superficialità molta nei giudizi, prosunzione
-molta nelle forme — queste ed altre, per non parlare
-dei moventi meno nobili, sono le cause che tengono
-la critica fra noi ad un livello ben inferiore a quello
-di altri paesi.
-</p>
-
-<p>
-Eppure — parlo qui come artista in un interesse
-generale — bisogna che tutto questo cambii, se vogliamo
-davvero che l'arte progredisca. La vita della
-critica è troppo indissolubilmente legata a quella dell'arte:
-ed oggi che il teatro italiano, per parlar di
-questo solo, àuspici Ferrari e Cossa e Marenco e Torelli
-e Castelnuovo e tanti altri, accenna ad un progresso
-serio e incontestabile, è necessario assolutamente
-che la critica si decida a far lo stesso. È impossibile
-che l'uno cammini, e l'altra rimanga indietro
-stazionaria: perchè guai per la critica, se l'arte comincia
-ad abituarsi all'idea di poter camminare senza di
-lei. Guai alla critica, a questo <i>trainard</i>, se l'arte, strada
-facendo, sul più bello si voltasse indietro per farsi
-dare il braccio da lei, e non trovandosi più al fianco
-la compagna, s'accorgesse che è già da un pezzo ch'ella
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-cammina da sè. Ella finirebbe per ricordarsi che Omero
-scriveva l'<i>Iliade</i> ed Aristarco non era nato ancora.
-</p>
-
-<p>
-Quel giorno la missione della critica sarebbe finita
-e non sarebbe, no, l'arte che ci avrebbe guadagnato.
-Perchè se è vero che la critica per il genio non esiste e
-non ha mai esistito, se è vero che egli ha sempre fatto
-e farà sempre senza di lei, a modo suo, di genj in
-arte non ne sorgono ogni anno, in ogni paese, a ogni
-canto di via: da Omero ad Eschilo, da Eschilo a Dante,
-da Dante a Shakespeare, quattro nomi in ventiquattro
-secoli.
-</p>
-
-<p>
-Il secolo nostro non ne ha visti che due: Byron e
-Victor Hugo.
-</p>
-
-<p>
-Ma poche gigantesche apparizioni, isolate nel tempo
-e nello spazio, non sono l'arte esse sole: dell'arte
-quelli sono i grandi legislatori, in nome della natura
-umana della quale hanno ascoltato le voci più ignorate
-e profonde, in nome della <i>verità</i> che si è loro palesata
-sul Sinai, nelle sue linee più segrete. Le loro
-leggi, le loro tradizioni, forme divine dello eterno
-ideale, la critica le ha raccolte; se ne è fatta depositaria,
-custode: e bene sta. Ella si è assunto l'obbligo
-di rammentarle costantemente a coloro che alla ricerca
-di quello ideale si vanno affannando, con desiderio
-intenso, ma fatto amaro e periglioso dalla scarsezza
-delle forze. Perchè anche costoro, a mente calma,
-le conoscono quelle leggi, al par di lei; ma la
-tensione della mente, la fatica del viaggio, la trepidanza
-del non riuscire, soventi loro le fan perdere
-di vista. Corrono, corrono innanzi, e tra l'ansia e la
-fretta, non vedono le lapidi miliarie lasciate dai grandi
-maestri sulla via, e non s'accorgono che tardi d'aver
-sbagliato strada. Essa, la critica, appunto perchè non
-è assorta nè distratta dalla fatica affannosa della ricerca,
-dalla tensione dello sforzo creativo, dalla trepidanza
-del rischio, essa ha la mente più tranquilla
-e più serena per vedere i pericoli del viaggio, accorgersi
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-dei sassi e dei fossati della strada, avvertire
-l'artista quando sbaglia direzione e fuorvia. Essa può
-gridargli: «Ferma! di lì si va a casa della <i>Femme
-de Claude</i>! Guarda i segnavia: lì è scritto <i>Sardanapalo</i>:
-qui <i>Cesare</i>: e lì <i>Amleto</i>: per di lì è passato
-Shakespeare: di là Byron: e il Conte Ricciardi per
-di qui.»
-</p>
-
-<p>
-A questo patto, in questo modo, amica, consigliera,
-compagna fedele dell'arte, la critica può aiutarla, sorreggerla,
-serbarla al culto delle grandi tradizioni, preservarla
-dalle corse sfrenate, salvarla dalle grandi
-cadute.
-</p>
-
-<p>
-Ma bisogna che la critica faccia questo: se non vuol
-diventare inutile e dannosa. E per farlo, bisogna che
-il critico studj quanto l'artista: che le facoltà riflessive
-dell'uno lavorino anch'elle quanto le facoltà imaginative
-dell'altro.
-</p>
-
-<p>
-Le leggi dell'arte, sola stregua del giudizio critico,
-non si imparano, la finezza del senso critico non si improvvisa
-nè in un giorno nè in due: e <i>fin dove</i> le
-ricerche dell'arte vanno, bisogna che la critica abbia
-<i>tanto di studj</i> da potervela seguire.
-</p>
-
-<p>
-Altrimenti succederà quel che ho detto: che l'arte
-andrà innanzi da sè, a proprio rischio e pericolo. —
-Per poco che la critica continui di questo passo a
-lavorare da sè al proprio discredito, a mettere ogni dì
-in luce la propria insufficienza, a far ridere delle proprie
-corbellerie, — noi assisteremo nell'arte ad un fatto
-del quale vediamo prodursi già i sintomi: la insurrezione
-degli autori contro la critica. Il brillante ingegno
-di Ferdinando Martini dimostrava, dì sono, la
-tesi discutibile che il teatro non ha migliorato nessuno;
-qualcheduno potrà essere tentato di affrontare
-un'altra tesi più facile, e di chiedere quali sono gli
-autori, che la critica, da alcuni anni a questa parte,
-fatta com'è ora, ha migliorato. Sarebbe più facile dimostrare
-i danni ch'ella ha prodotti, arrogandosi (salvo
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-sempre le eccezioni onorande) funzioni che non le spettano,
-e non rendendosi conto della gravità de' suoi
-doveri. Perchè una censura leggiera, ingiusta, assurda,
-o può uccidere da' primi passi, coll'amarezza dello
-sconforto, una vocazione; o se l'artista vi ha già fatto
-il callo, può produrre nel suo animo — <i>poetæ irritabile
-genus</i> — una reazione dannosa: e dal ridere oggi
-di uno sproposito, all'abituarsi a ridere domani di
-un biasimo giusto, il passo è breve.
-</p>
-
-<p>
-Una volta cacciata, a furia di corbellerie critiche,
-in testa all'autore l'idea, che, dando ai critici ascolto,
-egli non farà nulla di buono, e dirà degli spropositi
-da far rabbrividire, egli si metterà in guardia contro
-que' signori; l'amor proprio naturale non domanderà
-di meglio che di secondarlo in quella sua disposizione;
-ed egli finirà per involgere tutta la critica in un giudizio
-solo, e non farà più distinzione tra le censure
-ridicole e le assennate, per riserbarsi il diritto di infischiarsi
-egualmente di tutte. Il danno verrà poi: chè
-il suo esempio troverà subito imitatori in tutti i poveri
-di spirito, i quali non chiedon di meglio che d'essere
-convinti del proprio genio e della propria infallibilità:
-ed ogni più infelice scrittorello si terrà autorizzato
-a vilipendere ogni censura più equa: e la
-rivolta cominciata dalle coscienze artistiche contro la
-prosunzione, finirà nella rivolta della prosunzione
-contro il senso comune.
-</p>
-
-<p>
-Se non è a questo che si vuol venire, pensiamoci:
-e dopo aver detto in Italia a noi medesimi anni sono:
-<i>facciamo il teatro</i>, — io domando se non sia tempo di
-aggiungere: <i>facciamo la critica</i>.
-</p>
-
-<p>
-Lo domando a voi, caro Yorick, che avete autorità
-di rispondermi: e se le mie parole avessero soltanto
-efficacia di richiamar l'attenzione su questo che parmi
-un problema ormai grave per l'avvenire dell'arte, non
-sarà stata inutile del tutto la mia fatica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quanto a' miei moderni fratelli di fede, ai quali ve
-n'andaste oratore sì facondo, a sporgere contro di me
-la querela dei fratelli del tempo antico, — non io certo
-m'aspettavo siffatto ambasciatore: poichè ci siete, compite
-l'opera e portate loro la mia risposta.
-</p>
-
-<p>
-È proprio delle cause che non hanno un <i>domani</i>,
-riporre ogni risorsa negli errori e nelle colpe degli
-avversarj. Matteo Visconti, profugo, aspetta in Verona
-che <i>gli errori dei Torriani siano maggiori dei suoi</i>.
-Le cause che hanno un avvenire hanno anche un
-compito più alto innanzi a sè: pensare a meritarselo.
-Triste, infeconda pausa, sarebbe quella imposta, per
-poco, dagli eventi alle speranze della democrazia, se
-questa non ne approfittasse per raccogliersi in sè, e
-domandare a sè medesima le cagioni che tante volte
-han reso vane le sue vittorie. Nè ella mostrerebbe
-fiducia alcuna dei proprj destini, nè ella meriterebbe
-le vittorie materiali che l'aspettano un giorno, se non
-affermasse fin d'ora sui proprj nemici questa grande
-superiorità morale: del confessare a sè stessa i proprj
-errori. Domandiamo il perchè di tanti disinganni;
-il perchè la democrazia tante volte sia stata fatta zimbello
-di coloro ch'essa aveva innalzato sugli scudi.
-Domandiamci s'ella ha sempre risposto alle grandi
-voci solitarie, che la chiamavano sulla via del dovere;
-se molti santi appelli non siano caduti inascoltati
-tra l'infiacchimento morale delle tempre e l'indifferentismo
-utilitario dell'età.
-</p>
-
-<p>
-Chiediamoci s'ella abbia sempre vegliato alla severità
-del costume e della disciplina sotto le onorate
-bandiere; s'ella non abbia mai prestato troppo facile
-orecchio ai troppo facili adulatori, annoiata de' suoi
-vecchi austeri brontoloni; s'ella sia stata sempre rigorosa
-nel chiedere a coloro a cui accordava l'onore
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-di parlare in di lei nome, il santo connubio voluto
-dal greco legislatore antico tra le private e le pubbliche
-virtù. Di quante diserzioni, di quante apostasie
-publiche — preparate dall'ozio o dai facili costumi privati
-— ella si sia a torto meravigliata; di quante intestine
-discordie sue, di quante ingiuste accuse a' suoi
-migliori, ella abbia reso più forti i suoi nemici; di
-quanta parte di pregiudizî, di prevenzioni ingiuste
-contro di lei, ella stessa abbia fornito involontaria e
-inconsapevole le cause. Quante propizie occasioni, per
-pigrizia per conflitti fraterni, ella si sia lasciato
-sfuggire; quanta parte della forza apparente de' suoi
-avversarj sia il frutto di improvvide colpevoli abdicazioni
-alla sua propria influenza ed ai diritti suoi.
-Cerchiamo al passato ed al presente le lezioni del
-futuro: e perchè la Spagna, addormentatasi alla rivoluzione
-di settembre nelle braccia di pochi ambiziosi,
-camuffati da repubblicani, oggi si risveglia nelle braccia
-del Carlismo: e perchè in Francia la democrazia sopraffatta
-da un ambiente morale pervertito, ammalata
-nell'organismo sociale, sconta sì caramente la pena
-di essersi data tanti anni in balìa di un Pericle rimodernato.
-</p>
-
-<p>
-E se mai l'arte ci riconduce nelle regioni lontane
-della storia, non abbiam paura di chiedere alla storia
-come cadde la prima e più illustre delle repubbliche
-ch'ella ricordi: non sagrifichiamo all'arte la verità:
-perchè anco l'arte la chiamano repubblica e la verità
-è repubblicana.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Addio Yorick.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Milano 13-25 Luglio 1874.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-FELICE CAVALLOTTI.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che sia il <i>Pessimista</i>?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E come son curiosi certi critici realisti quando si arrabbiano e
-danno dell'asino al pubblico italiano, perchè non sempre apprezza e
-non sempre intende sui teatri nostri le pitture di certi fatti e fenomeni
-sociali della società parigina, rispondenti a un'ideale dell'arte così
-vasto da non poter essere inteso fuor della cerchia di Parigi!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Rivolgersi per informazioni in Milano a S. E. il procurator generale
-Robecchi, e in Roma a S. E. il ministro Vigliani, lettore assiduo
-delle mie <i>Poesie</i> e autore della nuova teoria dei <i>subjettivi</i> o degli
-<i>objettivi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Opinione</i> 22 giugno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Popolo Romano</i> 21 giugno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gazzetta Livornese</i> (ufficiale) del 15 giugno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Le <i>Scene greche</i> sono un dramma bell'e buono.» Yorick,
-appendice sull'<i>Alcibiade</i> nella <i>Nazione</i>.
-</p>
-
-<p>
-«Che parlano alcuni di scene che non forman dramma! queste
-scene sono la vita colle sue lotte, e vita e lotte son dramma.» C. Romussi,
-appendice sull'<i>Alcibiade</i> nel <i>Secolo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ch'io non abbia avuto gran torto di fare Alcibiade migliore
-in fondo che non sia di moda nella opinione volgare il ritenerlo; che
-parecchie delle sue colpe fossero colpe più del tempo e delle circostanze,
-che non dell'indole; che l'amore della città nativa potesse alla
-fine in lui più delle vicende e dell'ingiustizia degli uomini lo attestano
-tre delle pagine più belle della sua vita — Atene salvata a Samo —
-la gita al campo di Egospotamos — e l'ultima in Persia ove morì;
-lo attestano, per tacer di Plutarco, le pagine di Platone e quelle di
-Tucidide, lo storico più severo, più coscienzioso e più imparziale
-dell'antichità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Alc.</i> «... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan
-lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed
-era la voce di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la
-terra, — guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via
-mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto
-non era più d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore.
-<i>Timone</i>, io venivo gridandogli, <i>ringrazia gli Dei che smentirono i
-tuoi auguri! Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto
-il salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione
-esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è
-amore.</i> — Ed io correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone
-già era scomparso.... il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc.
-<i>Alcibiade</i>, Quadro ultimo, scena 2.ª</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isocrate, <i>Panaten.</i> 44.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Senofonte, <i>Repub. Aten.</i> I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demostene, <i>Adv. Leptinem</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Contr. Aristocrat.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Contr. Aristocr.</i> — <i>Syntax</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Syntax</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Contr. Aristocr.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco in <i>Temistocle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isocr. <i>De pace</i>. — Demost. <i>Contr. Mid.</i> — id., <i>Adv. Leptinem</i>.
-Meursius, <i>Them. Att.</i> I. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Philipp.</i> III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eschine, <i>Contr. Timarco</i> — <i>Din. contr. Demostene</i>. — Demost.
-<i>Contr. Androz.</i> — Siriano, <i>Comm. in Hermog.</i> — Diog. Laerz.
-<i>Solone</i> I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, in <i>Solone</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Diog. Laert. <i>Solone</i>. — Plutarco, <i>Solone</i>. — Polluce, lib. VIII. 6.
-— Demost. «<i>in Eubulid.</i>» — Meurs. <i>Them Att.</i> II. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, <i>Solone</i>. — Ermogene, <i>Part. Stat.</i> — Siriano, <i>Comment.</i>
-— Demostene, <i>C. Neera</i>. — Marco Vittorino in <i>Cicer. Rhet.</i> lib. II. —
-Lisia, <i>Sull'uccisione di Eratostene</i>. — Curio Fortunaziano, <i>Rhet. Schol.</i>
-lib. I. — Massimo Tirio, <i>Dissert.</i> II. — Sopater, <i>Divis. Quaest.</i> —
-Meursius, <i>Them. Att.</i> I. 4. 5. Era tra la pena agli adulteri anco la
-ραφανίδωσις, <i>la pena del rafano</i>. — (Vedi Alcifr. <i>Lett.</i> III. 62). Ma la
-spiegazione di questa è un po'.... dirò così.... delicata: caro Yorick
-la lascio a voi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eschin. <i>C. Timarc.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristof. <i>Nubi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi Ateneo, <i>Deipnos</i>. XIII. 571.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>C. Neera</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«O Solone, tu fosti veramente il benefattore del genere umano:
-perchè tu per il primo pensasti a una cosa assai vantaggiosa al popolo
-e alla pubblica salute. Tu considerasti la nostra città piena di
-giovani dal temperamento bollente e che sarebbero quindi trascorsi
-ad eccessi punibili. Perciò tu comperasti delle donne e le hai poste
-in luoghi ove provviste di quanto è a lor necessario, divengono comuni
-a quanti le bramano. Eccole nude; perchè non ti ingannino,
-ispeziona ben tutto. La porta è aperta: paga un obolo ed entra: qui
-non si farà la ritrosa. Qua subito, se vuoi, e nel modo che vuoi.» —
-Filemone ne' <i>Delfi</i> in Ateneo XIII, 569.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Οἱ δ' ἐπὶ τῆν τοῦ ἱεροῦ σὶτου ἐκλογὴν αἱρούμενοι — Aten.
-VI. 235. — Ed era scritto nella legge del re: «Il re avrà cura che
-si creino i magistrati: e dalle varie borgate sian scelti a norma delle
-leggi, i parassiti: i quali dai magazzeni di grano della rispettiva classe
-e tribù scelgano ciascuno un sestiere di orzo, affinchè gli Ateniesi se
-ne cibino secondo il patrio rito.» E altrove: «Che il sacerdote coi
-parassiti faccia i sacrificj d'ogni mese. Chi rifiuterà d'essere parassito
-sarà tradotto ai tribunali.» E altrove, sotto le offerte votive a Pallene:
-«I magistrati e i parassiti, cinto il capo di corona d'oro offersero
-questi doni.» — Aten., l. c. — Polluce VI. 7. — Meurs. <i>Them.
-Att.</i> II. 35.
-</p>
-
-<p>
-Vede l'egregio critico del <i>Diritto</i> che la origine della parola la so
-anch'io al par di lui. Soltanto, egli non sa che ai tempi del mio dramma
-la parola significava un'altra cosa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarc. <i>Arist.</i> 24. 25. — Tucidid. VI. 76.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarc. <i>Arist.</i> 25.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I. 99. — Plutarc. <i>Cimone</i> 11.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I. 98 (anno 466 a. E. V.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarc. <i>Arist.</i> 25. — Diod. Sic XII. 38. 40. — Giustino, <i>Histor.</i>
-III. 6. — Andocide, <i>Della Pace.</i> — La contribuzione federale annua
-che gli alleati portavano in Delo era di 460 talenti (circa 2 milioni
-e mezzo di franchi). E al tempo che il tesoro fu trasportato in
-Atene, la somma accumulata doveva già ammontare a 2000 talenti (da
-11 milioni di franchi): somma per i tempi cospicua.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I, 19. 114. III, 3. 50. — Plutarco in <i>Pericle</i>. — Peyron,
-<i>Egemonia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco in <i>Cimone</i> e in <i>Pericle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fenomeno caratteristico di tutte le tirannidi e di tutti i governi
-moralmente viziati, dalle età più antiche ai nostri dì, è la intrusione
-della politica nelle sfere della giustizia. E i dicasteri popolani della Eliea
-funzionanti al tempo di Pericle erano appunto vere assemblee politiche:
-poichè quello che gli eliasti prestavano, nell'assumere le loro
-funzioni di giudici, era un effettivo <i>giuramento politico</i>, come lo attesta
-la formula che ce ne fu conservata da Demostene, — <i>C. Timocr.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristot. <i>Polit.</i> II. 9 3. — Aristof. <i>Nubi</i>, v. 861.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarc. in <i>Pericle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Schol. in <i>Demost.</i> Olint. I. — Plutarco, in <i>Pericle</i>. — Peyron.
-<i>La politica e l'amministrazione di Pericle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Senofonte, Rep. Athen. III. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Platone, <i>Gorgia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, <i>Guerra o pace</i>. 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, in <i>Pericle</i>, 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Boeckh, <i>Echon. polit. des Athen.</i> III. 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristofane, <i>Acarnesi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>ὥσπερ ἀλαζόνα γυναῖκα. — Plutarco in <i>Pericle</i>, 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, in Pericle, <i>passim</i>. — Cfr. Tucidide, II. 65.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Socrate nel <i>Gorgia</i> di Platone: «<i>Tu invitato a nominare abili
-politici citasti Cimone e Pericle, perchè apprestarono agli Ateniesi
-quanto bramar potessero le loro cupidigie, e renderono, come suol
-dirsi, grande la città. Ma non t'avvedi che la grandezza della città
-procurata da tali politici riuscì ad essere un'enfiatura marciosa,
-imperocchè empierono la città di porti, di cantieri, di mura, di tributi,
-senta curarsi della temperanza e della giustizia?</i>»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tale la chiamavano i Greci; (Tucid. I. 122, 124) tale la confessavano
-ingenuamente e senza tanti complimenti gli stessi Ateniesi, Pericle
-per il primo. «<i>Sappiam benissimo</i> — dichiaravan gli inviati
-Ateniesi a Sparta — <i>di esserci fatti odiosi e gravosi ai nostri confederati:
-ma è massima vecchia che il potente tenga il debole in riga.</i>
-(Tucid. I. 76). <i>Il nostro imperio</i>, dice schietto Pericle agli Ateniesi,
-<i>ci ha fatto al presente esosi e gravi: ma non possiam più rinunciarvi,
-senza esporci al pericolo degli odi che esso ci attirò. Il nostro
-imperio è omai come una tirannide: ma se l'occuparlo è ingiustizia,
-il rinunziarvi è pericolosissimo.</i>» Tucid. II. 63, 64. E lo stesso demagogo
-Cleone: «<i>Il vostro imperio sui confederati, o Ateniesi, è una
-tirannide: voi comandate a gente ritrosa, che vi ubbidisce, per la
-prepotenza delle vostre forze, non già per affezione.</i>» Tucid. III. 37.
-</p>
-
-<p>
-E Isocrate nell'<i>Areopagitica</i> si lamenta a più riprese dell'<i>odio</i> in
-cui Atene è venuta a tutti i Greci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nei mille talenti che ai tempi di Pericle formavano l'entrata
-complessiva di Atene, le entrate esterne (cioè il tributo imposto ai
-confederati greci) figuravano per 600 talenti; e soltanto per gli altri
-400 le entrate interne della città. Più tardi, ai tempi di Alcibiade,
-nell'anno decimo della guerra del Peloponneso, quando le entrate
-complessive delle città furono di 2000 talenti (11 milioni di franchi
-circa) il tributo dei confederati ci entrava per 1200. — Tucidid. II. 13.
-— Plutarco, <i>Aristide</i>, 24. — Eschin. <i>De falsa legat.</i> — Aristof. <i>Vespe</i>,
-v. 657 — Boeckh, Echon. <i>Polit. des Athen.</i> III. 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. I. 76. 77.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. II. 64.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. III. 37.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. I. 75; II. 63; III. 37.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>456 a. l'E. V.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>454 a. l'E. V.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che processava Eschilo, condannava Diagora, bandirà più tardi
-Alcibiade per aver violato e profanato i misteri; che condannava Protagora
-per aver dubitato degli Iddii, processava Anassagora per averne
-negato l'esistenza, farà bere a Prodico la cicuta per aver loro mancato
-di rispetto: e più tardi per lo stesso motivo farà a Socrate lo
-stesso scherzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Povera innocentina!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Appendice di Yorick sull'<i>Alcibiade</i>, nella <i>Nazione</i>, 26 aprile 1874.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Discorso del re Archidamo, Tucid. I. 82.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ambizione che non muore con Pericle, ma che ancora ad Alcibiade
-sorriderà. Tucid. VI. 91.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Generalmente gli animi assai più propendevano per Lacedemone,
-siccome quelli che promettevano di liberare la Grecia; epperò
-tutti e privati e città procacciavano a poter loro di sovvenirli col consiglio
-e coll'opera, cotanta era l'<i>indegnazione</i> contro agli Ateniesi;
-<i>chi voleva sottrarsi alla loro signoria, e chi temeva di soggiacervi</i>.
-Con tal animo e con tali preparativi si movevano alla guerra.» Tucid.
-II. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi in Tucid. VIII. 2. le disposizioni e le speranze degli alleati
-di Atene alla notizia del disastro degli Ateniesi in Sicilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. VIII. 14. 17. 44. 62. 80. 95.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. VIII. 90.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco in <i>Pericle</i>, 45. 46. — Tucidid. I. 126. 139.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Far dipendere la guerra dalle intimazioni spartane per il decreto
-di Megara, sarebbe come dire che fu, non il Piemonte nè il popolo
-italiano, ma bensì l'Austria che <i>volle</i> la guerra del 59, perchè fu essa
-che, allorquando la guerra divenne inevitabile mandò per la prima a
-Torino, alla vigilia dello scoppio, l'intimazione del disarmo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I. 118.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I. 69-71.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I. 23. 40. 119. 125. 141; II. 10; III. 16, V. 17. 30. 77. 79.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dico allo <i>scoppiar della guerra</i>, perchè è verissimo che, a guerra
-vinta e finita, l'orgoglio della vittoria porterà anche Sparta a mutar
-di costume: e in mano di Lisandro e più tardi di Agesilao, la egemonia
-lacedemone finirà col diventare assoluta e tirannica al par di
-quella d'Atene.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I. 87. 119. 125. — Fu tenuta l'assemblea definitiva nell'autunno
-del 432.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. I. 139. 140.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. II. 63.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. I. 76.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. I. 75. 76. 77.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. I. 77.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. I. 77.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico repubblicano
-Anelli, nella <i>Prefazione</i> a Demostene: «Gli Ateniesi che da virtù si
-levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì valido sostegno,
-mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando il potare
-ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli alleati
-e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze, lamenti,
-guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella guerra peloponnesiaca,
-che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto, di corruzione,
-di avvilimento e dispotismo. Così questa guerra <i>non agitata
-da spirito di libertà e generosa difesa</i>, divenne macello di cittadini,
-carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a bassezza e
-ad obbedienza dell'emula Sparta.»
-</p>
-
-<p>
-L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico
-austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick
-rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «<i>tutte le simpatie delle
-anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto pel
-vero e pel giusto.</i>»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un nuovo storico, ammiratore di Pericle, il signor Henry Houssaye,
-autore di una storia recentissima di <i>Alcibiade e della repubblica
-ateniese</i>, (Paris, Didier, 1874) abbastanza esatta nei fatti, ma piuttosto
-superficiale nello spirito di indagine e nello studio delle cause, — dopo
-aver difeso la massima parte degli atti di Pericle e della sua politica
-e riferite le ultime parole di Pericle morente, è tuttavia costretto a
-concludere: «En parlant ainsi, l'agonisant ne cherchait-il pas à étouffer
-ses remords d'avoir pris Athènes des mains de Cimon et d'Aristide
-puissante et prospère, et de la laisser, malgré l'éclat éphémère qu'il
-avait fait rayonner sur elle, avec des possessions menacées, un territoire envahi, les habitants décimés par la guerre et la peste? A cet
-instant suprême, Périclès ne regretta-t-il pas douloureusement d'avoir
-entraîné les Athéniens à cette guerre, qui allait peut-être tourner à
-la chute de la cité, à la division des forces de la Hellade, et au futur
-asservissement de toute la race grecque?»
-</p>
-
-<p>
-Il signor Houssaye dimentica e non vede il più; dimentica che Pericle
-lasciava dietro di sè qualcosa di peggio. Aveva raccolto Atene
-virtuosa, di spiriti gagliardi e generosi, disinteressata, patriottica, e
-la lasciava avviata a gran passi sulla via dell'egoismo, dell'ingiustizia,
-dell'effeminatezza e della corruzione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, in Pericle.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, in <i>Pericle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. I. 112.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, in <i>Pericle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, in <i>Pericle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su questo proposito l'illustre Müller: «Die Demokratie (in Athen)
-blühte, so lange grosse Männer durch eine imposante Persönlichkeit
-sie zu lenken verstanden; sie sank, als, <i>durch schmählichen Lohn angelockt</i>,
-der gierige und müssige Pöbel sich überall' vordrängte.» K. O.
-Müller, <i>Die Dorier</i> III. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ai dì nostri, non potendo distruggere questo fatto della testimonianza
-concorde di tutti gli scrittori antichi contro Atene, si è trovato
-il modo di disfarsene, mettendoli tutti a fascio in quarantena, sotto
-l'accusa di <i>aristocratici</i> e di <i>partigiani</i>. E lo spediente ha sedotto
-anche Yorick. Il vero è, che, quando s'è ben fatta tutta la parte imaginabile
-alle licenze e alle esagerazioni della commedia, ai voli dell'eloquenza
-e allo spirito di partito di alcuni degli scrittori — ne resta
-ancora <i>assai più del bisogno</i> per poter cavare un criterio storico <i>giusto ed esatto</i> da quella unanimità schiacciante di deposizioni — da
-Aristofane a Tucidide, da Platone a Senofonte — fatta più grave dalla
-onestà degli uni, dalla gravità e dall'autorità degli altri — e quel ch'è
-più, dalla concordanza dei fatti storici. Quando <i>tutta</i> l'antichità, con
-tutte le sue voci più autorevoli, depone contro la <i>moralità politica</i>
-dell'Atene di Pericle e successori, e ne dà le ragioni, il farne l'apologia
-è un po' difficile. Sopra Aristofane e i comici in particolare, la
-cui testimonianza è la più attaccata di tutte, sono notevoli le considerazioni
-dal Cappellina:
-</p>
-
-<p>
-«Certo i comici, egli dice, per l'indole stessa dell'arte che professano,
-sono proclivi all'esagerazione; ma è pur vero che l'attualità de' fatti
-di cui parlavano e l'importanza de' personaggi che ponevano sulla
-scena, erano un gran freno che loro impediva di travisare il vero soverchiamente,
-onde sotto la caricatura e l'esagerazione resta un fondo
-di verità e una base reale: tanto più che molti de' comici, e specialmente
-Aristofane, apparteneano alla classe de' liberali conservatori,
-meno degli altri proclivi agli eccessi, ed avevano un giusto concetto
-della grandezza dell'arte, nè avrebbero mai voluto deturparla colla
-calunnia e la palese ingiustizia. Il che tanto più si deve credere,
-quando le asserzioni del poeta, come avviene delle più importanti di
-Aristofane, hanno una <i>sicura conferma</i> nell'autorità di altri gravissimi
-scrittori, intesi non alle finzioni della filosofia, ma alla severità
-della storia, della politica e delle filosofiche discipline.» — Cappellina,
-<i>Prefaz. ad Aristofane</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Platone, <i>Gorgia</i>. — Isocr. <i>Areop.</i> — Tucid. III. 38.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, <i>Pericle</i> 9, 11.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Filipp.</i> III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristof. <i>Cavalieri</i>, <i>Acarnesi</i>, <i>Vespe</i>, ecc. ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Cose del Chersoneso.</i> — Aristof. <i>Cavalieri</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Distribuzione del danaro</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucidid. III. 38.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>I vostri oratori vi inebbriano di tante lodi che ne' parlamenti
-vi gustano solo le adulazioni e la repubblica lasciate alle sue estreme
-miserie.</i>» Demost. <i>Cose del Cherson.</i> — Ma già assai prima di Demostene,
-Aristofane avea scritto la mordacissima pittoresca scena delle
-adulazioni al vecchio <i>Demo</i> tra il cuojajo e il salsicciajo nella commedia
-i <i>Cavalieri</i>. Cfr. la parabasi degli <i>Acarnesi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Filipp.</i> III. — Cfr Isocr. <i>Areopag.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isocrate, <i>Della pace</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristof. Tesmof., <i>Caval.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Distribuzione del denaro</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Schömann, <i>De Comitiis Atheniensium</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>φράτορας τριβόλου, Aristof. <i>Vespe</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Wieland, <i>Aristippo</i>. I. 6. — Aristofane nella <i>Pace</i> dice agli Ateniesi:
-«<i>Null'altro fate che risolver liti.</i>» — E «<i>città piena di liti
-e di accuse</i>» è chiamata Atene da Isocrate, nell'<i>Areopagitica</i>. — In
-Luciano, Menippo riconosce dal cielo gli Ateniesi perchè occupati a
-giudicare, ὁ Ἀθηναῖος ἐδικάζετο. Luc. <i>Icaromenippo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È il comico ritratto del vecchio eliasta Fitocleone nelle Vespe
-di Aristofane.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Platone, <i>Apologia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristof. <i>Vespe</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Filipp.</i> I. — Isocr. <i>Areopag.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ulpiano, in Demost. <i>Olint.</i> I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Demost. <i>Olint.</i> III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristotile, <i>Ethic. Nicom.</i> V. 1. Marcellino, Siriano, Sopatro, in
-<i>Hermog.</i> — Problem. Rhetor. XL. — Meursius. <i>Them-Att.</i> I. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isocr. <i>Panatenaico</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isocrate, <i>Sociale</i>, 16 — <i>Areopag.</i> 38.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristof. <i>Rane</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi in Aristof. nelle <i>Nubi</i>, nei <i>Cavalieri</i>, nella <i>Pace</i>, ecc., i
-frequenti frizzi contro Cleonimo, che fuggì in battaglia, gettando lo
-scudo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella guerra del Peloponneso, se ne togli il genio militare di
-prim'ordine di Alcibiade, e qualche abile capitano come Nicia, Demostene,
-Frinico — l'inferiorità assoluta degli altri duci Ateniesi
-nella condotta della guerra, di fronte alla valentia dei generali Spartani
-come Lisandro, Brasida, Archidamo, Agide, Gilippo, Assioco,
-Mindaro, Callicratida, ecc., rivelossi evidente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paolo Ferrari, nella sua splendida risposta a Ferdinando Martini,
-<i>Sulla morale in teatro</i>. — <i>Rivista Italiana</i> di Milano (fascicolo
-di luglio).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isocr. <i>Areopag.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristof. <i>Tesmoforie</i>. — In fatto, la donna di famiglia non compare
-quasi affatto nel quadro che gli scrittori antichi ci presentano
-dell'Atene di questa età. Platone, Senofonte, Alcifrone, i comici
-non ci parlano di donne che non siano cortigiane. In Aristofane
-quando non sono cortigiane in iscena, son donne che delle cortigiane
-usurpano i modi, il parlare, le scostumate licenze.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli anacronismi, caro Yorick, son come le ciliege: uno tira l'altro.
-Al tempo della battaglia di Salamina badate che il primato era di
-Sparta, e appunto per questo fu Sparta che a Salamina comandò: gli
-Ateniesi non diventano egemoni che 3 anni dopo, pel trattato di Bisanzio.
-Quanto al primato delle lettere e delle arti, anche questo, fu
-<i>solo parecchi anni dopo</i>, sotto Pericle, che Atene lo conquistò. —
-Nei tempi precedenti, il genio jonico non si era manifestato che
-tra le colonie dell'Asia, ed ivi, dopo le splendide epopee del ciclo
-omerico, era venuto quasi spegnendosi, come esaurito dalla sua stessa
-precoce fecondità; nè prima d'allora, nè poi, fino a Pericle, sul suolo
-della madre patria, produsse nulla che potesse reggere il confronto
-colle mirabili creazioni del genio eolico e dorico. <i>Eolii</i> Esiodo, Terpandro,
-Arione, Saffo, Corinna, Erinna, Alceo; Dorici Alcmano, Stesicoro,
-Teognide, Pindaro; <i>Jonici</i>, è vero, Anacreonte, Archiloco, Simonide,
-ma di Teo, e di Paro e di Ceo. Ed è a Sparta fra i Dori che
-Archiloco fiorisce; è a Sparta che fioriscono Taleta, Ferecide, Anassimandro:
-Tirteo stesso, il solo nome che Atene potesse rivendicare
-in quella età, appartiene anch'esso ai Dori; perchè sebbene ateniese
-(lo Hölbe ed il prof. Lami si permettono di negare anche questo)
-tra i Dori visse, e in dialetto dorico poetò. Egualmente nell'architettura,
-gli stati dorici di Sicione, di Egina, di Corinto, contendono agli
-jonici il vanto. E precisamente <i>fino alle guerre persiane</i>, come osservano
-bene il Müller e il Bulwer, non è già Atene, ma la ruvida
-Sparta che occupa per fama il <i>primato</i> fra i Greci, come cultrice delle
-arti, e degli studj severi e geniali: ed è Sparta il punto di convegno
-dei poeti più illustri, dei musici e dei filosofi di quell'età. — Il genio
-d'Atene frattanto raccoglievasi in sè stesso, aspettando la sua ora.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Meursius, <i>Themis att.</i>, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Appendice citata di Yorick.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>La democrazia d'Atene</i>, così calunniata e vilipesa, seppe combattere
-Sparta e il gran re, senza scannare nelle prigioni le fanciulle
-e i vecchi sospetti d'<i>incivismo</i>, e senza opporre al terrore dell'invasione
-straniera il terrore della mannaja patriottica.» Yorick, appendice
-citata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vinti quei di Mitilene, gli Ateniesi per consiglio di Cleone, decisero
-di passarli tutti a fil di spada come poi fecero dei Melii. Persuasi
-poi da Eucrate, contromandarono l'ordine e si contentarono di
-accoppare tutti quelli ch'eran stati mandati prigioni in Atene «<i>poco
-più di mille</i>!» — Tucid. II. 50. — E questo passò nella storia come
-esempio proverbiale di clemenza!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. V. 32. 116.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«L'areopago, vigile custode delle leggi e difensore della costituzione
-dello Stato, teneva gli occhi aperti sulla condotta pubblica e
-privata di chi metteva le mani nelle faccende del paese.» Yorick, appendice
-citata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isocrate lo attesta categoricamente; vedi l'<i>Areopagitica</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco in <i>Pericle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tucid. VI. 43.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Peyron, <i>Polit. e amministr. di Pericle</i>, 9. — Isocr. <i>Sociale</i>. 16.
-<i>Areopag.</i> 38.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Appendice del signor D'Arcais nell'<i>Opinione</i> del 23 giugno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Pinxit — Parrhasius — et Demon Atheniensium argumento quoque
-ingenioso; volebat namque varium, iracundum, injustum, incostantem,
-eundem exorabilem, clementem, misericordem excelsum,
-gloriosum, humilem, ferocem, fugacem, et omnia pariter ostendere</i>»
-— Plinio. <i>Hist. Nat.</i> lib. XXXV. c. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nelle parole di Socrate nell'atto primo, intese a preparare le
-scene dell'atto secondo, cercai riassumere appunto questo concetto
-storico del dramma:
-</p>
-
-<div class="blockdr">
-<p>
-«<i>Socr.</i> Guarda alla repubblica cadente, da che le virtù della repubblica
-se ne andarono! Guarda le discordie de' cittadini, le leggi scadute
-da che Pericle governò; i rotti e molli costumi che generano l'ignavia
-nelle tende e sulle navi; l'ingordigia de' salarj, le industrie
-rovinate dalle ciancie del foro e della Eliea, dai mercenarj e dalle
-feste; le campagne desolate dall'asta Spartana. Tu che agogni ad
-essere eroe, comincia ad essere cittadino! Tu che vuoi vincere il
-mondo, comincia a vincere te stesso.»
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ecco il <i>corpo del reato</i> sorpreso indosso al signor marchese, cioè
-il suo giudizio critico copiato dall'appendice di Yorick:
-</p>
-
-<p>
-«Yorick a Firenze ha <i>dimostrato</i> che il signor Cavallotti nell'<i>Alcibiade</i>
-aveva calunniato la repubblica. E tale è veramente l'impressione
-che si riceve da questo lavoro, il quale pare a prima giunta
-una sfuriata del Cavallotti contro i suoi amici politici dell'antica
-Grecia. Per questa volta spetta ai giornali monarchici il mostrarsi
-più repubblicani dell'onor. deputato di Corteolona. E invero nè la
-grandezza dell'antica Grecia si <i>spiegherebbe, nè in ispecie quella di
-Atene</i>, e il potente impulso da esse recato alla civiltà di que' tempi,
-se le <i>scene greche</i> di cui fummo spettatori fossero lo specchio fedele
-di quella società che a traverso i secoli risplende ancora di tanta
-luce. <i>Bisogna cercare la società greca altrove che nei parassiti
-nelle cortigiane, e nei vaniloqui dei politicastri.</i> Questo valga a <i>dimostrare</i> (!) che il signor Cavallotti, il quale aveva un vastissimo
-soggetto per le mani, non ne ha visto e riprodotto che un aspetto
-solo, e <i>il meno importante</i>.»
-</p>
-
-<p>
-Tanti periodi — tante.... facezie storiche!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel dramma completo per le stampe, vi sono anche questi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così, per es. il signor Garofalo nell'appendice dell'<i>Unità Nazionale</i>
-3 giugno 1874: «L'imagine ridente di Atene che il chiarissimo
-<i>Yorick</i> si è formata (e che — aggiungo io — il chiarissimo D'Arcais
-ha copiata) è combattuta dai fatti, consacrati in quelle storie a
-cui egli nega una piena fede. — In quanto a storia sono col Cavallotti
-e credo che la sua descrizione della società ateniese sia giusta e
-vera. Facendo un dramma storico egli ha seguito la storia, e di essa
-ha nudrita la sua imaginazione. E chi abbia letto Tucidide o Senofonte
-non dirà ch'egli abbia caricato le tinte, mostrandoci gli intrighi
-delle elezioni, la facilità della seduzione collo sfoggio dello spirito, dell'ingegno
-e anche della bizzarria, la corruzione dei parassiti, ecc.»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per dare una semplice idea della <i>serietà critica</i> del signor marchese, cito un saggio delle sue parole:
-</p>
-
-<p>
-«Il signor Cavallotti col furto di una torta fa la critica delle istituzioni
-di un popolo. Allo stesso modo che gli Ateniesi del signor
-Cavallotti non ci spiegherebbero la grandezza d'Atene, così pure i
-suoi Spartani torrebbero fede alla fortuna di Sparta. A questi giudizi
-leggieri ed ingiusti è pur forza contrapporre una protesta.»
-</p>
-
-<p>
-Chi legge queste parole senza conoscere il dramma, non potendo supporre
-che il signor D'Arcais lavori di fantasia, crederà che io abbia messo
-in iscena una quantità di Spartani tutti ladri e furfanti. Ebbene di
-Spartani nell'atto di Sparta non ce ne sono che <i>tre</i> soli: e di questi
-tre, <i>due</i> sono appunto introdotti a rappresentare la virtù del carattere
-spartano, e a <i>dar ragione della fortuna di Sparta</i>: l'eforo Endio
-nella austerità dell'amor proprio nazionale e nel senso severo del retto
-che gli fa disprezzare il tradimento di Alcibiade; il soldato Brasida
-nella semplicità dell'eroismo disinteressato, nel culto magnanimo del
-dovere, nello affetto alla patria e alla famiglia: tutti e due nella sobrietà
-laconica delle parole annunziante la fortezza dell'opere.
-</p>
-
-<p>
-E il signor marchese D'Arcais protesta in nome di Sparta, accusandomi
-di calunnia e parla — lui!!! — di <i>leggerezza</i> e <i>ingiustizia</i>
-di giudizj!!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dei tre marmi d'Alcibiade nel Vaticano — che son tra le pochissime
-effigie a noi pervenute del grande Ateniese — uno, (corr.
-Chiaramonti, N. 44) è stato riprodotto dall'Houssaye nella sua <i>Histoire
-d'Alcibiade</i>; l'altro, (Sala delle Muse, N. 510) dall'Ennio Quirino Visconti
-(<i>Icon. Gr.</i> I. tav. XVI. 1 e 2.) Il primo rappresenta Alcibiade
-giovane sui 25 anni; ha barba appena nascente e baffi; l'altro, che fu
-scavato sul monte Celio, è Alcibiade adulto; il profilo è meno bello,
-la barba corta, arricciata, e i baffi più grossi. Il Visconti lo ritiene una
-copia del busto che l'imperatore Adriano fece porre a Melissa in Frigia
-sulla tomba di Alcibiade. Il terzo marmo, ch'è una statua intera,
-e il busto del Campidoglio somigliano agli altri due.
-</p>
-
-<p>
-L'Ennio Quirino Visconti reca alla tav. XVI n.º 3, un'altra testa di
-Alcibiade, copiata da una pietra antica del gabinetto di Fulvio Orsino,
-riprodotta da Faber: è Alcibiade giovane e bello: baffi staccati dalla
-barba nascente, cappelli arricciati. — Una sesta effigie infine si trova
-nel Museo di Napoli: è Alcibiade adulto; baffi e barba cresciuta: e
-questa almeno avrebbe dovuto conoscerla quel sapiente critico napoletano
-di un foglio milanese, che anche lui si era fitto in mente di
-voler far radere i baffi ad Alcibiade!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giovanni Emanuel, — splendida natura di artista, a cui l'autore
-dell'<i>Alcibiade</i> deve assai — ha rappresentato anche questo quadro al
-Corea di Roma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non parlo dell'Alcibiade che s'inginocchia, perchè questa è una
-fantasia dei critici sullodati, alla quale l'autore non ha mai pensato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dico questo perchè la citazione mi par sospetta, e avverto a
-ogni buon conto il critico del <i>Corriere di Milano</i> — il quale non par
-forte nè in grammatica greca, nè in nomi greci — che il suo eroe non
-si chiamava <i>Ajace Oileo</i>, in quella guisa che Achille non si chiamava
-<i>Achille Peleo</i>: Oileo era il nome del padre: e il figlio Ajace di Oileo
-ossia Oiliade, (Ὀιλιάδης) anche lui, come il Peliade Achille, di gamba
-buona: Ὀιλῆος ταχὺς Αἴας. — A pedante, pedante e mezzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In <i>Lisandro</i> e in <i>Alcibiade</i>. Cfr. Cornelio Nipote.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi la nota a pag. 22.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Subtiles</i>, <i>acuti</i>, <i>breves</i>» chiama Cicerone, come oratori, Pericle,
-Alcibiade, e Tucidide, per distinguerne la eloquenza da quella più
-copiosa e prolissa di Crizia, Teramene e Lisia; <i>De Orat.</i> II. 22. Altrove
-egli pone insieme Alcibiade con Crizia e Teramene, e chiama
-questi tre «<i>crebri sententiis, compressione rerum breves et ob eam
-caussam interdum subobscuri</i>.» Cic. <i>Brutus</i>, 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi sopra la nota a pag. 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Athen. <i>D. ipnos.</i> VI. 239 d.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che nel dramma completo si sviluppa e procede per un numero
-anche maggiore di gradazioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Taluno fra essi, come il critico egregio del giornale ufficiale la
-<i>Provincia</i> di Pisa, notò per lo appunto una per una tutte le gradazioni
-successive del carattere di Cimoto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Etére</i> e non <i>eterie</i>, come veggo che da moltissimi, anche de' miei
-critici, erroneamente si scrive: poichè ἑταίρα è il nome greco equivalente
-di <i>amica</i>. L'eteria (ἑταιρία, ἑταιρεία), avverto i critici, vuol
-dire invece tutt'altra cosa, e puzza di politica: poichè con questo
-nome si chiamavano ad Atene quelle che noi oggi chiamiamo — Domine
-ajutami — .... le <i>consorterie</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Corriere di Trieste</i>, marzo 1874.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Antifane, presso Aten. XIII. 572.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristen. <i>Lett.</i> I. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aristen. <i>Lett.</i> I. 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gazzetta</i> ufficiale <i>Ferrarese</i> e <i>Corriere di Milano</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem">
-<p>«Tu Atte mi sei</p>
-<p>in ogni giorno più odïosa....</p>
-<p>..... Ma non farne grave conto.</p>
-<p>Benchè odiosa eserciti dominio</p>
-<p>Sulla mia volontà.»</p>
-<p class="i4"> Cossa, <i>Nerone</i>, Atto II.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Unità Nazionale</i> di Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gazzetta Ufficiale di Sassari</i>, appendice del signor Delogu. —
-<i>Arte e Scienza</i> di Roma, del mio amico Tito Zanardelli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A <i>proposito dell'Alcibiade</i> di F. Cavallotti, saggio critico di
-Roberto M. Stuart, corrispondente da Roma del <i>Daily-News</i>. Pubblicato
-in Roma coi tipi dell'<i>Italie</i>. Lire una.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi il succitato opuscolo, pag. 15-pag. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span>O perchè mo, a differenza degli altri, proprio soltanto per il
-Becker, che è un tedesco, la mi mette il genitivo in inglese! Per far
-credere forse che i <i>Bilder des Griechischen Privatlebens von W. A. Becker</i>
-colle appendici di Hermann, siano opera di un inglese? O perchè
-avendone solo sentito parlare, senza averlo letto, Ella stessa lo crede
-davvero un libro inglese?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una trireme — ch'era la nave da guerra greca — di solito contava, giusta i computi del Boeckh, <i>duecento</i> uomini: e cioè 10 soldati
-di fanteria di marina (ἐπιβάται), 40 soldati di fanteria greve (opliti):
-gli altri 150 fra i rematori dei tre ordini (traniti, zigiti, talamj) e marinai
-e ufficiali addetti al servizio della nave.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Καὶ εἰ αὖ σοι εἴποι ὃ αὐτὸς οὗτος θεὸς, ὅτι Αὐτοῦ σε δεῖ
-δυναστεύειν ἐν τῇ Εὐρώπῃ, διαβῆναι δ' εἰς τὴν Ἀσίαν οὐκ ἐξέσται
-σοι, οὐδ' ἐπιθέσθαι τοῖς ἐκεῖ πράγμασιν — οὐκ ἂν αὖ μοι δοκεῖς
-ἐθέλειν οὐδ' ἐπὶ τούτοις μόνοις ζῆν, εἰ μὴ ἐμπλήσεις τοῦ σοῦ
-ὀνόματος καὶ τῆς σῆς δυνάμεως πάντας ἀνθρώπους. — Platone.
-Primo Alcib. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche il dottissimo Müller, per il quale la <i>Repubblica di Lacedemone</i> forma, autorità, chiama Senofonte «<i>der beste Kenner dorischer
-Sitten</i>». — Dorier, II. 291.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Al fine di questa guerra</i> (del Peloponneso) <i>Lacedemone conta
-un po' più di quattrocento anni dacchè</i> <b>si regge</b> <i>cogli stessi ordini
-politici</i>» Tucid. I. 18. — Tucidide scriveva queste linee dopo il suo
-ritorno dall'esilio in Atene, epoca in cui pubblicò la prima parte
-della sua storia, e cioè intorno al 403 av. l'E. V., circa un dieci anni
-dopo l'epoca assegnata alla mia scena di Sparta! — Cfr. Lisia, <i>Olimpico</i>,
-7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plutarco, <i>Licurgo</i>, 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Liv. 33. 34.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cic. <i>Pro Flacco</i>, 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Macchiavelli, <i>Discorsi</i> I. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«<i>Sparta's Gesetzordnung als die wahrhaft Dorische angesehen,
-und deren Ursprung mit dem des Volkes überhaupt für identisch gehalten
-wurde</i>». — C. O. Müller, <i>Dorier</i>, II. 11. Perciò Ellanico, il più
-antico degli scrittori delle cose di Sparta, potè attribuire, senza anacronismo,
-ai primissimi due re di Sparta, del tempo del ritorno
-degli Eraclidi (80 anni dopo l'assedio di Troja) <i>tutte quante</i> le leggi
-che furono poi note sotto il nome di leggi di Licurgo, vissuto secoli
-dopo. Questo punto critico storico fu del resto diffusamente trattato
-col solito acume dal Müller nella sua classica opera, e in parte adombrato
-dal Peyron, nella monografia sulla <i>Politica di Licurgo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi Plutarco, <i>Solone</i>. — Senof. <i>Repub. Ateniese</i>. — E le opere
-speciali di Hüllmann, e di Schömann sulla Costituzione di Atene.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi Plutarco e Diogene Laerzio in <i>Solone</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Senof. <i>Memorab.</i> III. 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Plat., <i>Protagora</i>, X.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione
-inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici, e le
-leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per la necessità
-dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza stessa
-della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai cittadini
-le arti meccaniche: «<i>tutto quel ch'era d'arte meccanica volevano
-i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini, ma de'
-servi</i>» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non aveva letto
-nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere quell'episodio
-narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente la diversità
-delle due legislazioni ateniese e spartana a questo riguardo.
-Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in un
-giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino perchè
-non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva in <i>ozio</i>, era
-stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne ritornava dalla
-condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo accompagnavano
-— egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo «<i>ch'era
-stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero.</i>» —
-Plutarco, in <i>Licurgo</i> e negli <i>Apoftemmi</i>. — E son molti anche nei
-tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span>App. dell'<i>Unità Nazionale</i>, 3 giugno 1874.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>App. dell'ufficiale <i>Gazzetta Livornese</i>, 15 giugno 1874.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Habent autem (Thraces) multa nomina singularum regionum singula,
-moribus tamen ac opinionibus consimilibus imbuti, praeter Getas
-et Trausos et qui supra Crestonas incolunt. — J. Boemus Aubanus,
-<i>Mores, leges omnium gentium</i>, lib. III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span>J. Boem. Aub. <i>Ibid.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Bene, o Timocle, mi fai ricordare delle diverse credenze dei
-popoli; v'è una confusione grande ed ogni gente ha sua credenza e
-culto. Gli Sciti adorano la Scimitarra, i <i>Traci Zamolchi, un fuggitivo
-di Samo che si riparò fra di essi</i>, i Frigi la luna, gli Etiopi il
-giorno, gli Assirj una colomba, ecc.» — Luciano, <i>Giove tragedo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span>R. Ghirlanda, nella <i>Scena</i> di Venezia e nella ufficiale <i>Gazzetta
-Ferrarese</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A proposito di eccezioni, per quel che personalmente mi concerne,
-mancherei a un debito di giustizia se non ricordassi tra coloro
-che scrissero con dottrina e competenza di studj e acume artistico sul
-dramma mio, con più o meno severità o con più o meno indulgenza,: il cav. Augusto Franchetti dell'<i>Antologia Italiana</i>, l'avv. Forlani,
-direttore della <i>Gazzetta di Trieste</i> e autore di un bel lavoro sulla
-<i>Legislazione attica</i>, Felice Uda nella <i>Lombardia</i>, Carlo Romussi nel
-<i>Secolo</i>, Carlo Angelini nell'<i>Indicatore</i> di Livorno, il signor Augusto
-Boccardi nell'<i>Arte</i> di Trieste, il prof. Lazzarini nella <i>Provincia</i> di Udine
-e qualch'altro egregio di cui mi sfugge con dispiacere il nome.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Alcibiade, la critica e il secolo di
-Pericle, by Felice Cavallotti
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ALCIBIADE ***
-
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