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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: Da un carteggio inedito - -Author: Giosuè Carducci - -Editor: Antonio Messeri - -Release Date: June 8, 2020 [EBook #62339] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Distributed Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - - - - - -DA UN CARTEGGIO INEDITO DI GIOSUÈ CARDUCCI - - - [Illustrazione: ULTIMA FOTOGRAFIA DEL POETA A LIZZANO ESEGUITA - IL 24 DI OTTOBRE DEL 1906 DALLA CONTESSINA MARIANNA ZANELLI - QUARANTINI.] - - - Da un carteggio inedito - - DI - - Giosue Carducci - - - CON PREFAZIONE - DI - _ANTONIO MESSERI_ - - Tutto che io dico e scrivo in privato - non ha nè paura nè vergogna mai del - sole. - - CARDUCCI, XII, p. 404. - - - - DITTA ZANICHELLI LICINIO CAPPELLI - BOLOGNA ROCCA S. CASCIANO - _COEDITORI_ - - - - - _Proprietà artistica e letteraria della Casa editrice L. - CAPPELLI, Rocca s. Casciano, la quale, avendo adempiuto alle - formalità che la legge prescrive, provvederà, non solo contro le - contraffazioni, ma anche contro le imitazioni. Legge 19 settembre - 1882, N. 1012. Tutti i diritti di traduzione e di riproduzione, - anche parziale, sono riservati._ - - _Le copie non firmate si ritengono contraffatte._ - - Rocca s. Casciano, 1907. — Stabilimento tipografico Cappelli. - - - - - A VALFREDO CARDUCCI - - - - -PREFAZIONE - -GIOSUE CARDUCCI E LA ROMAGNA - - -Tra le moltissime lettere che Giosue Carducci scrisse alla signora -contessa Silvia Baroni Semitecolo Pasolini, parve opportuno scegliere -oggi le diciotto che vedono la luce, non pure perchè esse lumeggiano -l'anima del Poeta e gli ultimi anni della vita di Lui, sì anche perchè -ve n'ha alcuna la quale rende solenne giustizia a chi la ricevette, e -vuol riaffermato, in conspetto de' contemporanei e de' posteri, l'alto -pensiero di libertà e d'idealità insieme, onde il Carducci rifulse e -rifulgerà nei secoli. Questa pubblicazione, adunque, è un affettuoso -e puro omaggio alla memoria sacra del Poeta e dell'Amico, ed in parte -anche un doveroso adempimento della sua volontà. - -Un'inesatta, se non del tutto erronea, credenza si diffuse tra 'l -pubblico dopo che il Carducci fu colpito dal malore che lentamente -lo condusse al sepolcro, ed in ispecie dopo che ebbe lasciato -l'insegnamento; e ciò è che ben presto Egli fosse divenuto, come in -quella del corpo, così nella vita dello spirito, l'ombra di sè stesso. - -Eppure la sua mente, se anche andò a poco a poco facendosi più lenta -a rendere i concetti e a dar forma adeguata alle immagini, si mantenne -lucidissima e viva fino all'ultimo: e queste lettere, che giungono alla -vigilia della sua morte, meravigliosamente lo attestano. - -«Questa maledizione di dover dettare, o non poter scrivere se non -lentamente col lapis, mi dispera e toglie energia alle mie lettere» — -scriveva Egli al Chiarini il 24 decembre del 1901; ma bisogna dire che, -non ostante l'imperfetto corrisponder degli organi di trasmissione, -per mezzo della parola scritta o parlata, alla vita del pensiero, Egli -avesse ancora un'immensa forza ed una grande efficacia a vincer gli -ostacoli crudeli della natura. - -Mentre, avvicinandosi il verno della sua vita e dopo la folgore che gli -diè il colpo fatale, la musa del Poeta tace o rimprovera a sè stessa i -tumulti dello spirito che impedirono a Lui di godere il mondo e le sue -gioie, il fiore della poesia gli sboccia ancora quasi inconsciamente -fra le dita, quand'Egli scrive all'amica buona e soave; e i messaggi -e le notizie e i sospiri di dolore e di rimpianto ch'Ei le manda, sono -altrettante piccole squisite opere d'arte, nelle quali non sai se più -ammirare la delicata fragranza del sentimento, o la ancor ricca vena -dell'inspirazione, o lo stile sempre incisivo e gagliardo. L'anima -di Lui si versa intera, in una quasi tenerezza di accoramento, entro -queste lettere, le quali discuoprono il lato men noto, forse, del -suo cuore, che fu di leone e di fanciullo insieme. Il ribelle, che -da bambino avea combattuto a sassate le battaglie con i coetanei, -immaginando rivoluzioni e repubbliche; che nelle prime lotte della sua -vita letteraria aveva armeggiato insieme co 'l Chiarini, co 'l Gargani, -co 'l Targioni, contro i romantici ed i filologi vocabolaristi, -scagliando in faccia a loro le scapigliate insolenze della _Giunta alla -derrata_; che, fatto maturo, aveva colpiti malvagi e pusilli, papi -e tiranni, con la sferza de' terribili giambi ed epodi; quel ribelle -ebbe poi non di rado, passati gli scoppi irrefrenabili dell'ira, un -senso d'equanimità, di giustizia serena, di benigno rispetto per la -sincera fede altrui, che dal fondo dell'anima buona saliva a calmarne -la superficie tempestosa e sconvolta. Dicono che gli epistolari degli -uomini grandi nuocciano talora, più che giovare, alla lor fama; ma -non questo è il caso. Dappoichè mai la semplicità e la modestia, -sotto il velo d'una natural ritrosìa, ebbero nell'intimità forme ed -espressioni più schiette e più vere; mai, come in Lui, la grandezza -parve nascondersi, e la fierezza ceder benigna alla bontà profonda e -indulgente del cuore; mai, infine, lo sdegno delle basse cose e delle -mentite apparenze ebbe un grido più ribelle, nè voce più soave ebbe la -pietà degli errori che non guastano l'anima. - -È da aggiungere che queste lettere risvegliano molte e care e preziose -memorie su 'l Carducci in Romagna, e su le consuetudini ed amicizie -che qui ebbe forti e radicate, sopra tutto con la famiglia dei conti -Pasolini-Zanelli: periodo, questo, non breve e molto importante della -vita di Lui, che, siccome un meraviglioso tramonto, va còlto e meditato -ed inteso nelle mille sfumature dei suoi colori. - -Eppure articolisti e biografi (compreso il più autorevole, ciò è -Giuseppe Chiarini) ne tacquero, o quasi; onde non parrà inutile nè -sarà discaro ai lettori che l'affetto e la devozione mia per il Poeta, -rafforzati specialmente negli ultimi anni, mi spingano a far un po' -più nota questa parte di vita del Carducci, rimasta quasi oscura: ciò -che io considero, non pure onore altissimo, ma compimento di un dolce -dovere. - - * - * * - -I primi ricordi del Carducci in Romagna si ricollegano, credo, al -nome di Giuseppe Torquato Gargani, il _fiorentino puro_ che «morì -d'amore e d'idealismo in Faenza il 29 marzo 1862». Di lui lasciò -il Carducci stesso imperitura memoria, ritraendolo al vivo nelle -_Risorse di s. Miniato_ (_Prose_, pp. 949-50): «.... pareva una figura -etrusca scappata via da un'urna di Volterra o di Chiusi, con tutta -la persona ad angoli, ma senza pancia, e con due occhi di fuoco: io -lo avevo conosciuto a scuola di retorica, ridondante ed esondante -di guerrazziana fierezza. Poi, andato per raccomandazione di Pietro -Thouar in Romagna, e proprio in Faenza maestro nella famiglia di certi -signori (dal '53 al '56 fu appunto il Gargani precettore, a Faenza, -del conte Pierino Laderchi), vi si era convertito a un classicismo -rigidamente strocchiano.... Ma un classico, come s'intendeva allora, -doveva essere anche moderato, molto moderato, in politica; e in -questa il Gargani aveva serbato le memorie e le tradizioni del '49: -era un romantico-guerrazziano-mazziniano arrabbiato, intransigente, -antropofago». - -Nel '56, tornato a Firenze, il Gargani aveva, con enorme scandalo -della letteratura ufficiale, impersonantesi nel dittatore Fanfani, -scritta quella _dicerìa su i poeti odiernissimi_ che fu pubblicata a -spese degli _amici pedanti_, ossia del medesimo Gargani, del Carducci, -del Chiarini e di Ottaviano Targioni. Del gran putiferio che ne -nacque, e delle polemiche tra gli _amici pedanti_ e il giornale «_Il -Passatempo_», organo magno fanfaniano, narra a bastanza il Chiarini -nelle sue _Memorie della vita di Giosue Carducci_ (Firenze, Barbèra, -1907, cap. III); delle visite del Gargani, del Chiarini, del Nencioni -al Carducci, a Pietro Luperini, a Ferdinando Cristiani, allora umili -maestri nel Ginnasio di s. Miniato; delle liete baraonde rallegrate -dalle scariche di tappi saltanti; delle passeggiate notturne _tacitae -per amica silentia lunae_, a s. Miniato ed a Firenze; ricordi il -lettore la descrizione evidentissima che è nelle _Risorse di s. -Miniato_. Qui basti aggiungere che il Gargani fu di nuovo dal '56 al -'58 precettore in una casa privata, ma questa volta a Montegemoli, -presso a Volterra; che nel '59 si arruolò volontario, e istigato da -molti che poi lo rinnegarono, domandò al governo toscano la facoltà del -voto politico per le milizie, ritraendone trenta giorni di prigionia; -che, infine, nel novembre 1860 fu eletto maestro di lingua latina -nel Ginnasio di Faenza, e poi dal ministro della pubblica istruzione -nominato professore di lettere latine e greche nel Liceo della stessa -città, il 13 marzo 1861. Nel quale anno ei pubblicava per le stampe -di Pietro Conti in Faenza, in edizione di soli cento esemplari, un -libretto di versi (dieci sonetti, un idillio, due canzoni), oggi -divenuto rarissimo, e dedicato «ai dilettissimi fra gli amici prof. -Giosue Carducci, Giuseppe Chiarini, don Luigi Bolognini». Quest'ultimo -era direttore del Ginnasio; e nella casetta di lui abitava il Gargani, -dirimpetto alla chiesa ed alla piazza di s. Agostino. - -Il Carducci, che intanto avea salita la cattedra di eloquenza -nell'Università di Bologna, si compiaceva di far non di rado qualche -scappata a Faenza, a trovarvi il suo Gargani; e prendeva parte talvolta -ai lieti conversari che la sera facevansi nella tipografia Conti, dove -convenivano i letterati faentini del tempo: il cav. Giovanni Ghinassi, -di bel nome come di erudito e di elegante scrittore; don Marcello -Valgimigli, bibliotecario comunale e benemerito quanto minuzioso -ricercatore ed ordinatore di patrie memorie; il dott. Saverio Regoli -ed il prof. Giuseppe Morini, insegnanti nel Ginnasio, dotti e valorosi -entrambi; don Sante Bentini, traduttore de' bucolici greci; il canonico -Filippo Lanzoni, professore di retorica, anch'egli nel Ginnasio, che -il Carducci ammirava per la sua facoltà di comporre terzine d'un cotal -sapore dantesco. - -In quelle riunioni, alle dispute di filologia e d'arte s'intramezzavano -racconti festevoli, e versi, e scherzi, e cenette rallegrate dalle -mille bizzarrie e dalla mimica arguta del Gargani, originalissimo. - -Ahimè! L'allegria durò poco. Abbandonato dalla fidanzata, che aveva a -Firenze (e invano il Carducci vi corse a chieder ragione per lui), il -povero Gargani se ne accorò siffattamente, che nel suo corpo debole ed -infermiccio ebbe prepotere ben presto il così detto _mal sottile_, o -sia la tisi, che da un pezzo lo minacciava. Il 19 febbraio del 1862 una -lettera da Faenza annunciava al Carducci la grave malattia dell'amico; -ed egli corse al letto del Gargani, e per quasi due settimane venne ed -andò, da Bologna a Faenza e viceversa, con l'animo sollevato volta a -volta o straziato dagli alti e bassi del terribile male. Aveva allora -il Carducci, nelle linee marcate dello scuro volto, nell'acuta mobilità -degli occhi neri, nel gesto e nel portamento, tra spavaldo e spaurito, -della persona, un qualche cosa di veramente singolare; e mi narra -l'egregio e caro collega mio cav. prof. Giuseppe Morini, il quale ebbe -l'onore d'essergli amico e d'accompagnarlo a que' giorni più volte -dalla casa del Gargani alla stazione, che talora la gente si fermava a -guardare quell'omino non troppo elegantemente vestito, e dalla grande -zazzera e dalla barbetta nera arruffata. E qualcuno si spinse perfino -a dimandar poi al Morini chi mai fosse quel curioso _ebreetto_ che era -con lui. - -Il Gargani morì a ventott'anni, il 29 marzo del '62; e come tal perdita -amareggiasse il Poeta, lo dimostra un pietoso ricordo ch'Egli scrisse -dell'estinto, e pubblicò il 29 aprile, nel trigesimo della scomparsa -di lui, nel giornale fiorentino «_Le veglie letterarie_» (trovasi oggi -nella prima serie delle _Ceneri e Faville_); lo dimostrano i versi -della lirica intitolata _Congedo_, pieni di ammirazione e di rimpianto: - - «O ad ogni bene accesa - anima schiva, e tu lenta languisti - da l'acre ver consunta, e non ferita; - tua gentilezza intesa - al reo mondo non fu, chè la vestisti - di sorriso e disdegno; e sei partita»; - -lo dimostrano, infine, le commoventi parole onde, nelle _Risorse di s. -Miniato_, Egli conchiude, con un singhiozzo, la gioconda rievocazione -de' giorni felici: - -«Domani è il giorno de' morti. O amico che giaci muto e freddo nella -fossa di Romagna, a te certo non spiace ch'io rinnovelli ancora per un -poco la memoria delle nostre belle estati fiorentine!» - - * - * * - -Da quello mesto e gentile del dolore nacque e germogliò nel gran cuore -del giovine Poeta il fior dell'amore; ed Egli amò d'allora in poi la -Romagna, oltre che per le virtù e le magnanime energie che ebbe campo -di scuoprirvi e ammirarvi, anche perchè prima di tutto, come in questa -terra sapeva racchiuse le ossa dell'amico, così nell'anima romagnola -Egli sentiva ben consegnato il tesoro delle care memorie e dei -dolcissimi affetti. - -Con gli amici di Faenza mantenne rapporti cordialissimi; ed accettò, -anzi, di far parte, qual socio onorario, di quella _Società scientifica -e letteraria_ che fu fondata a Faenza il 27 di settembre 1862, -essendone promotori Giuliano Bucci, l'ing. Luigi Biffi, il dott. -Vittorio Tartagni, il dott. Saverio Regoli ed Antonio Mazzoni, e -della quale fu poi da voti unanimi chiamato all'ufficio di presidente -il botanico illustre Ludovico Caldesi, disdegnosa e fiera anima -di romagnolo. Il 28 di maggio 1865 cotesta società scientifica e -letteraria tenne una solenne accademia pe 'l centenario dantesco, -nella sala del consiglio comunale, alla quale fu presente anche il -socio Carducci; e negli _Atti dell'anno accademico 1864-65_, pubblicati -in Faenza co' tipi di Angelo Marabini nel '67, si legge come il cav. -Ghinassi, in allora presidente, disse «alcune brevi ma eleganti parole -di proemio»; e Filippo Lanzoni tenne un discorso «inteso a dimostrare -come universale fosse il fine della Divina Comedia»; e Giuseppe Morini -trattò «della bellezza meravigliosa dello stile, perchè l'Alighieri -entra innanzi a tutti gli altri poeti»; e Saverio Regoli, ragguagliando -Dante ad Omero ed a Virgilio, «il volle addimostrare a loro superiore, -sì pel fine, sì pel subbietto, sì per la poesia altissima»; e Luigi -Brussi «tolse a far aperto come Dante avversasse il dominio temporale -de' romani pontefici. Furono lette eziandio — continuano quegli -Atti — robuste ed eleganti poesie di soci onorarî, che si piacquero -tener l'invito lor fatto dalla società a prendere parte alla festa -dantesca: e ciò è tre sonetti del cav. Carducci, un carme della signora -Teodolinda Franceschi Pignocchi, e un epigramma latino del cav. Luigi -Grisostomo Ferrucci, che insieme ai componimenti in prosa furono poscia -fatti di pubblica ragione (coi tipi del Marabini) e offerti alla -città di Ravenna, nell'occasione che festeggiava essa pure l'antico -ed immortale suo ospite». I tre sonetti del Carducci sono quelli -intitolati «_Nel sesto centenario di Dante_», che si trovano, nella -raccolta delle _Poesie_ (Zanichelli, 1902, seconda edizione), a pagine -359-361. - -Qual miranda visione poetica sia in que' sonetti, ne' quali Dante, -risorto _da l'avello iscoverchiato_, rampogna fieramente l'Italia, -e la stimola a compiere la sua unità, affinchè, «_Roma libera sia da -l'adultèro_», il lettore ricorda bene; quanto cotesti versi gagliardi -ed accesi entusiasmassero gli ascoltatori in terra di Romagna, -e proprio in quell'anno che la capitale era stata trasferita da -Torino a Firenze (il che era parso una tacita rinunzia a Roma), il -lettore s'immagini. Già il Carducci avea raffreddato di molto la sua -inclinazione per la monarchia fin da quando, dopo il '60, a Lui, che -avea in cima de' suoi pensieri il compimento dell'unità nazionale, la -monarchia parve impari agli alti destini della patria, e dirimpetto -alle impazienze dei generosi sembrò peccare di forse eccessiva -prudenza. Trovatosi, adunque, naturalmente d'accordo con i così detti -partiti avanzati, il Poeta cominciava ad esser molto ammirato in -Bologna dalla gioventù romagnola, che vi affluiva per ragione di studî -o d'altro, ed era tutta, o quasi, repubblicana. - -Quando, poi, nel '68 il Carducci pubblicò il volume dei _Levia Gravia_, -e nel '71, per le stampe del Barbèra, tutte le poesie da Lui fin'allora -composte, non esclusi l'_Inno a Satana_ e i due epodi per _Monti e -Tognetti_ e pe 'l _Corazzini_, «i più non si curarono de' suoi versi — -scrive il Chiarini, p. 364 — che furono esaltati dai meno, dai radicali -e dai repubblicani, specialmente di Romagna». - -Così stringevansi sempre più i legami di sentimento e di pensiero tra -il forte poeta e la forte terra; della quale già avea incominciato (e -proseguì, può dirsi, per quasi tutta la vita) a studiare e ad ammirare -profondamente le tradizioni e la storia gloriosa. - -Qual segretario geniale dapprima, qual presidente degnissimo ed -autorevole poi, della Deputazione su gli studi di storia patria per -le Romagne, Egli seguì ed illuminò con l'alto intelletto, per lunghi -anni, l'arduo lavoro di conservazione de' monumenti, e d'indagine -riordinamento critica delle fonti èdite ed inedite; e nelle sue -evidenti relazioni su le cose operate dalla Deputazione medesima, -sono rievocati, con parola vivificatrice dell'erudizione per sè -stessa arida, gli spiriti e le forme del passato; storia politica e -civile, e della milizia, e dell'arte, e della letteratura; epigrafia, -genealogia, biografia; scavi, inscrizioni, archivi, marmi, tombe, -chiese, ruderi delle rocche, torri, palagi; tutte, insomma, le reliquie -della veneranda antichità passano dinanzi alla mente del lettore, e -con esse i più belli e cari nomi degli studiosi di Bologna e della -Romagna: Francesco Rocchi, l'archeologo savignanese del quale il -Carducci fu amicissimo, e pianse «con vere lagrime la buona e cara -immagine paterna», ed affermò che «di storia romana sapeva quanto pochi -in Italia»; Giovanni Gozzadini, «lodato espositore e commentatore -di memorie etrusche»; Gian Marcello Valgimigli, il quale «fece -meravigliare su la fecondità artistica della ingegnosissima Faenza»; -il canonico Antonio Tarlazzi, continuatore de' _Monumenti ravennati_ -del Fantuzzi; Cesare Albicini, «degno di rappresentare nell'ingegno e -l'animo i migliori tempi di Romagna»; e Luigi Tonini, illustre storico -di Rimini, e Michelangelo Gualandi, e Giovanni Casali, e Luigi ed -Enrico Frati, e Luigi Balduzzi, e Carlo Malagola, e Nerio Malvezzi, e -Corrado Ricci. - - [Illustrazione: La chiesa di Polenta dopo i primi restauri.] - - [Illustrazione: La chiesa di Polenta dopo i secondi restauri.] - -Intanto, mentr'Egli approfondiva così lo sguardo e l'anima nelle remote -fortunose vicende di questa regione, sentiva conforme alla propria -l'indole degli abitatori di essa: gente semplice di costumi, un po' -rude di modi, schietta d'animo, facile agli entusiasmi e agli sdegni, -pronta all'azione; ed assisteva co 'l cuore fortemente commosso a' -sacrifici, agli eroismi, alle glorie de' romagnoli nelle giornate del -nostro riscatto, e di poi a tutte le sacrosante lotte civili ond'essi -isfolgoravano siccome assertori pertinaci ed arditi d'ogni più alto -ideale di libertà. Si legò adunque di calda amicizia con Aurelio -Saffi, che della Romagna «fu il genio buono, la mente e la norma»; -con Vincenzo Caldesi, che «cresciuto tra le insurrezioni contro il -governo dei chierici, iniziò, propugnò, onorò sempre e da per tutto la -rigenerazione, la libertà, il nome d'Italia»; con Antonio Nardozzi, -il traduttore delle Georgiche, che «della vecchia scuola romagnola -conserva le tradizioni buone, le quali congiunge e contempera alle -novità buone»; con Gaspare Finali, da cui si compiacque poi esser -detto «romagnolo di elezione e di amore, come Vincenzo Monti era stato -per nascita»; e l'anima gli vibrava d'ammirazione intensa e sincera -per Claudio Sabbatini, di Sogliano, che, morto a Monterotondo a -ventott'anni, era già un cospiratore a diciotto; per Eugenio Valzania, -il prode colonnello garibaldino, «esempio in guerra e in pace della -costante virtù romagnola»; per Pierino Turchi, «dolcezza di angelo e -bronzea tempra di carattere»; per Alfredo Baccarini, «onore di Romagna, -ed esempio insigne dell'antica indole italiana in ciò che ha di più -nobile, forza e carattere, semplicità e modestia». - -Avvenne per tal modo ch'Egli in breve tempo allargasse la cerchia -delle sue consuetudini romagnole: ad Imola pubblicò, infatti, nel -1873 l'edizione delle _Nuove Poesie_, per le stampe di Paolo Galeati, -amicissimo suo; a Ravenna, nel giugno del 1872, lesse quelle che, -ampliate e rifuse più tardi divennero le _Conversazioni e divagazioni -heiniane_ (pubblicate poi nel volume X delle opere); a Lugo, nel 1876, -dopo avere accettata la candidatura politica, «non foss'altro pe'l -rischio della battaglia», fu eletto deputato, e il 19 di novembre, -dopo avvenuta l'elezione, tenne il memorabile discorso _Per la poesia e -per la libertà_, nel quale con vibrata eloquenza rivendicava al poeta -l'altissimo ufficio di educatore civile; a Cesena trovò amicizie e -conforti, de' quali assai meglio ci giova dire più innanzi; a Forlì -ebbe, oltre che il Saffi, ammiratori ed amici e discepoli affettuosi e -reverenti, tra i quali due sopra tutti piacemi ricordare: il compianto -Giuseppe Mazzatinti, buona tempra di erudito e gentile anima d'artista; -il marchese Alessandro Albicini, al quale il Carducci diè poi, in una -lettera del 5 luglio 1898, insigne attestato di stima, e del quale fu -spesso ospite caro e venerato negli ultimi anni di sua vita. - -Ma Faenza fu particolarmente cara al suo cuore. Dopo l'accademia -dantesca del '65, Egli vi tornò il primo di novembre del 1869, insieme -con Aurelio Saffi, ad accompagnarvi l'amico Ferdinando Cristiani che -veniva a prender possesso della cattedra di storia nel regio Liceo; -ed alla sera, in un banchetto che all'_albergo del Cannone_ (oggidì -_Vittoria_) fu offerto a Lui, al Saffi ed al Cristiani, Egli improvvisò -quasi, rapidamente scrivendola sur un foglietto di carta, e disse con -impeto la lirica _Nostri santi e nostri morti_: - - «Ai dì mesti d'autunno il prete canta - i morti in terra ed i suoi santi in ciel...». - -E la commozione si rinnovò, e le grida di ammirazione e gli applausi -scoppiarono più clamorosi che mai, quando, dopo il simposio, -raccoltisi, Lui e gli amici, al _Circolo popolare_, in via del Teatro -(oggi via Pistocchi), Egli declamò intera l'ode _Dopo Aspromonte_. -Pareva — mi narra un amico che ebbe la ventura di assistervi, il -prof. Napoleone Alberghi — pareva un vulcano in eruzione: lo sguardo -lampeggiante, la voce poderosa, il gesto largo e concitato davano quasi -l'illusione che il Poeta improvvisasse; Ei non disse, ma sospirò, urlò, -ruggì le terribili strofe; sì che alla fine, quand'ebbe lanciati, come -squilli di tromba stimolante alla battaglia, gli ultimi versi - - «Odio di Dei, Promèteo, - arridi ai figli tuoi, - solcàti ancor dal fulmine - pur l'avvenir siam noi», - -i più degli ascoltatori, balzati in piedi, piangevano. - -Nove mesi e sette giorni dopo cotesta lieta e rumorosa riunione, ossia -il 7 agosto del 1870, moriva in Firenze Vincenzo Caldesi; moriva, egli -che nel '67 a Monterotondo avea preso parte all'«ultima guerra del -popolo italiano contro i pontefici», senza il conforto di veder Roma -liberata. - - «Dormi, avvolto nel tuo mantel di gloria - dormi, Vincenzio mio; - de' subdoli e de' fiacchi oggi è l'istoria, - e dei forti l'oblio», - -cantò mestamente Giosue Carducci; ma su _la sacra tomba_ del _leon -di Romagna_ Ei non osava di gridare il nome dell'eterna città, a cui -l'eroe garibaldino avea sacrato _il nerbo de la vita_, da poi che - - «.... ancor la soma - ci grava del peccato; - impronta Italia domandava Roma, - Bisanzio essi le han dato!». - -E la memoria del povero Caldesi fu rinverdita affettuosamente più -volte, quando il Carducci, essendo Severino Ferrari professore di -lettere italiane nel regio Liceo di Faenza, e precisamente negli -anni 1886-87 e 1887-88, a Faenza ritornò, o per inspezioni al Liceo, -od anche soltanto per godersi un poco la compagnia del prediletto -discepolo. Una volta, poi, in una comitiva d'amici raunatisi a -cena all'_albergo della Corona_ (ed era presente il su detto prof. -Alberghi), ad una lunga, animatissima discussione tra il Carducci e -Severino, precedette la recitazione di non poche liriche e sonetti -carducciani, che gli altri con accortezza incominciavano, e che il -Poeta, ingenuamente abboccando all'amo, proseguiva e finiva, in uno -slancio di commosso entusiasmo. - -Di tanti ricordi, di tanta compartecipazione d'affetti e di aspirazioni -tra Lui e la Romagna, Egli lasciò testimonianza solenne ed ampia in -pagine di bronzo. A Lugo, nel precitato discorso, pronunciò le seguenti -parole, che tornano di onore grandissimo a cui furon rivolte: - -«Da che toccai queste terre, da che nelle fronti calme e pensose degli -uomini scampati alle prigioni ed alle galere del papa, nel dolore -rassegnato e glorioso delle vedove e degli orfani di quelli che caddero -intorno alle mura di Roma, di quelli che morirono per la mannaia dei -preti o per il piombo degli stranieri, ebbi ammirato la storia della -guerra da voi guerreggiata continua contro la peggior tirannia che -abbia mai contristato l'Italia; da che nella baldanza dei giovani, i -quali si versarono come torme di leoni in tutte le patrie battaglie, -io vidi splendere, con èmpito primitivo, tanto entusiasmo d'ogni alta -cosa, tanta ardenza di vita nuova; da allora il mio cuore fu sempre -con voi, o romagnoli..... Oltre che, nelle ricordanze della mia vita io -ritrovo un vincolo tutto intimo che a voi mi congiunge, un sentimento -che, non senza vanità forse, mi porta ad amare la Romagna come mia -patria seconda, come patria elettiva. Tra voi la mia facoltà poetica -si rafforzò e tentò un secondo e più largo volo. Quando sentii i -cuori della gioventù romagnola battere con simpatia d'assentimento a' -miei sensi; quando vidi ripercuotermisi raddoppiata la luce de' miei -fantasmi, io ripresi fiducia, e dissi trepidando a me stesso: Anch'io -son poeta». - -La quale ammirazione ed il quale amore per questa terra Egli a s. -Marino, nel sublime discorso per l'inaugurazione del palagio della -repubblica, dall'alto del Titano affacciandosi alla vista delle -città famose, integrò, con una elevazione civile ed estetica insieme, -nell'amore e nell'ammirazione della gran patria italiana. «Che se — -Egli disse — Rimini co'l ponte d'Augusto, Ravenna con le urne dei figli -di Teodosio ostentano le altezze e le miserie dell'impero di Roma, la -nostra venerazione ricerca più commossa nella tomba di Dante l'altare -della vita nuova d'Italia». - - * - * * - -Difficile, a chi non ebbe consuetudine di affetto e di vita co 'l -Carducci, immaginare il senso profondissimo ch'Egli avea della natura, -e quanto Ei si rendesse conto del come la gran madre si pieghi a -divenire intima, e dolce, e confortatrice agli uomini che la sanno -intendere; difficile il farsi un'idea esatta del fascino singolare che -per Lui ebbe, derivato fors'anche dalla grandezza delle memorie, questa -regione romagnola che, in bello e variato alternarsi di pianure e di -colli, si distende florida e lieta - - «tra il Po e 'l monte, la marina e 'l Reno». - -In ciò, come in altre cose, il Vate della terza Italia si ricongiunge -al _vicin suo grande_, all'Alighieri, che della Romagna, ultimo asilo -suo, visitò i luoghi e le terre, e conobbe i castelli, le città, i -fiumi, le potenti famiglie, e cantò - - «le donne e i cavalier, gli affanni e gli agi». - -Chiamatovi, adunque, dalla fama delle naturali bellezze, da' ricordi -di Dante e del Boccaccio, dal desiderio di veder la città de' -Mainardi e di Guido del Duca, il cipresso di Francesca e la culla -dei Polentani, Giosue Carducci visitò nella primavera del 1887, per -la prima volta, Bertinoro, e il castello e la chiesa di s. Donato di -Polenta. Quest'ultima era, a dir vero, in istato lagrimevole: «non che -esservi — scrive Paolo Amaducci nel proemio al suo bellissimo commento -dell'ode carducciana (Zanichelli, 1899, p. 9) — non che esservi segno -alcuno di rispetto e di cura per quanto esisteva ancora di vetusto, -tutto deperiva e minacciava ruina». Eppure il Poeta, dopo essersi -condotto a' ruderi del castello «_dove l'aquila del vecchio Guido -covava_», ed esser entrato, tutto compreso di reverenza, nel tempio -ove la tradizione voleva avesser pregato Francesca e Dante, rimase -colpito e pensoso della vaghezza de' luoghi e della testimonianza delle -glorie, che nell'anima sua si fondevano in un solo sentimento; e del -tempio con trasporto d'ammirazione esclamò: Cotesto è un vero ornamento -delle colline romagnole! In un modesto banchetto, poi, che a Lui fu -offerto sul monte Cappuccini, il cav. avv. Enrico Lorenzini, in allora -sindaco di Bertinoro, con felice parola salutò il Carducci, dicendo -che Bertinoro era lieta di non aver seguito il grido di Dante, e di -non esser ancora _fuggita via_, perchè in tal modo avea potuto rendere -omaggio al Poeta della nuova Italia. Al che sembra rispondesse il -Carducci con una cara promessa: di studiare e meditare, ciò è, quel che -aveva veduto ed ammirato. Partitosene, e incalzato da nuovi studî e da -nuove cure, non vi pensò più per allora. - -Nell'inverno di quello stesso anno 1887 il Poeta, di passaggio a -Faenza, fu desiderato a pranzo in casa dei Pasolini-Zanelli, e tenne -subito volentieri l'invito. V'era stato chiamato dal conte Giuseppe, -del quale si ricordava affettuosamente, per averlo esaminato nella -prova d'ammissione all'Università di Bologna, e dalla contessa Marina -Baroni Semitecolo, madre della contessa Silvia, ed ospite a que' -giorni della figlia e del genero; la quale, signora d'intelletto e -di aderenze cospicue, com'era stata ammiratrice ed amica di Aleardo -Aleardi, così era legata di antica conoscenza anche con Giosue -Carducci. In cotesta visita, in cui per la prima volta il Carducci -conobbe la contessa Silvia, per tutta la sera ospiti ed invitati, -seduti a tavola lietamente, parlarono d'arte e di letteratura, e sopra -tutto (non ostante l'ombrosa ritrosìa del Poeta) della musicalità -delle liriche carducciane. Così s'intrecciò, e si strinse ben presto, -il nodo di quell'amicizia vera, forte, affettuosissima, che fu tra i -Pasolini e il Carducci. Trasferitasi, poi, per qualche anno, dopo il -1890, la residenza dei Pasolini a Bologna, spesso il Carducci fu da -essi cordialmente ricevuto; ed intorno a Lui ed ai padroni di casa si -raccoglievano non pochi degli amici e scolari suoi più cari, Ludovico -Frati, Carlo Malagola, Severino Ferrari; una volta vi fu presente anche -Cesare Pascarella, che recitò la sua _Serenata_ e i sonetti di _Villa -Glori_, commovendo il Carducci. Il quale, per compiacere agli amici, -disse poi, con la vivacità e la forza consuete, i sonetti del _Ça ira_. - -Talora, dal '94 al '96, la comitiva si ritrovò a pranzo al _caffè -del Pavaglione_, presenti la contessa, il compianto Vittorio Rugarli -(professore di lettere latine e greche, ed uno dei pochissimi -conoscitori e cultori, in Italia, della lingua e letteratura persiana), -il prof. Federzoni, e una giovinetta gentile e d'ingegno, anch'essa, -come il povero Rugarli, troppo presto rapita dall'inesorabile falce -della morte all'affetto ed alla estimazione dei buoni: Corinna -Formiggini. Il padrone del caffè avea, in omaggio al Carducci, fatto -dipingere a fresco, nel soffitto, un ritratto del Poeta; ed in omaggio -a Vittorio Rugarli, da presso a cotesto ritratto, i simboli e le -memorie del Firdusi: ed in quella saletta, che pur ne' suoi adornamenti -esteriori accoglieva, adunque, espressioni d'affetto e di devozione, -ebber luogo discussioni davvero memorabili di filosofia, letteratura, -arte, storia, politica, nelle quali, pur tra i motti e le arguzie della -eletta conversazione, sfolgoravano la parola vivacissima, e l'ardenza -dell'anima, e la profondità del pensiero del Maestro. - -Da tali consuetudini derivò al Carducci l'occasione di ripensare alla -chiesa di Polenta; nella quale qualche cosa di nuovo era avvenuto, -dopo la visita carducciana dell' '87. Sul principio del sec. XVIII -avean commessa la barbarie di rabberciarla malamente, chiudendo le due -absidi laterali, mentre, da lungo tempo, era seppellita la cripta; -ed a' nostri giorni, poi, un superiore ecclesiastico pensava niente -meno che abbattere al suolo tutto l'edificio, per farne uno nuovo, -ad una sola navata. Come il bravo arciprete della chiesa, don Luigi -Zattini Brusaporci, invece, innamorato dell'antichità del picciol -tempio, che risale al secolo VIII (ed è ricordato in un documento -del 976), ricorresse allora alla protezione ed all'aiuto del cav. -Santarelli, ispettore de' monumenti e scavi per la provincia di Forlì; -come per gli sforzi di esso Santarelli, del prof. Raffaello Zampa, -del conte Cilleni-Nepis (che, nel 1890, in elegantissimo opuscolo, -edito dal Berdondini di Forlì ed illustrato di belle fotografie, -studiò felicemente quanto s'attiene alla storia dell'arte rispetto -alla chiesa) si riuscì a far eseguire i più urgenti restauri, che -s'iniziarono co'l 19 maggio del 1890; infine come il 24 decembre -del '92 la chiesa, dopo circa due anni da che non era più officiata, -potè riaprirsi al pubblico nella sua nuova, meglio nella sua antica -forma, in mezzo al popolo numeroso e festante; vegga il lettore nel -citato proemio dell'Amaducci, a pp. 9-10. E su 'l provvedere alle -spese occorrenti, nessuna parola più efficace di quella del Carducci -medesimo, nella sua nota all'ode famosa (_Poesie_, pp. 1033-34): - -«Ricordo che nella seduta 20 decembre del consiglio provinciale (di -Forlì), venuta in discussione la spesa per la chiesa polentana, -opponendo alcuno non doversi gittare il danaro del pubblico per -conservare chiese, quando il meglio sarebbe buttar giù quelle anche -in piedi, Aurelio Saffi, il nobilissimo mazziniano, che presiedeva -l'adunanza, parlò da quell'uomo culto e savio che era, e disse fra -l'altro: Quale italiano non vorrà conservata e onorata una chiesa dove -Dante pregò? Allora tutti quei repubblicani votarono la spesa per s. -Donato di Polenta. Che fu dichiarato dal governo monumento nazionale; -e cominciarono i lavori de' restauri; e vennero in aiuto alla spesa -il Ministero dell'istruzione e quello dei culti; dei benefattori, come -dicono, privati, ricordo la contessa Silvia Baroni Pasolini, il comm. -Francesco Torraca, l'arciprete Ricci di Corsecole, i parrocchiani di -Polenta, e quel buon don Zattini, che non ha poi molto grassa prebenda. -Ristaurati furono il tetto, le navate destra e centrale, l'abside -centrale, la cripta; rimane da ristaurare l'abside a destra di chi -entra, e da ricostruire il campanile». - - [Illustrazione: Lizzano — Facciata della villa.] - - [Illustrazione: Lizzano — La terrazza del Carducci.] - -Dopo quel primo periodo de' lavori, quattro lunghi anni passarono -prima che altra occasione si offrisse al «buon Zattini» di condurre -a compimento l'opera intrapresa; e l'occasione venne dall'amicizia e -dall'interessamento del conte Giuseppe, allora deputato di Cesena, e -della contessa Silvia Pasolini-Zanelli. I quali, risovvenendosi della -prima visita del Carducci a que' luoghi, a Lui si rivolsero per averlo -consigliere, cooperatore massimo, e chi sa? fors'anche rievocatore -geniale e potente delle glorie onde la chiesetta vetusta fu ed è -testimone ne' secoli. - -Un bel giorno del maggio 1897 la contessa Silvia incontrò il Poeta -nella libreria Zanichelli, e senz'altro lo invitò a salire a Lizzano, -ov'è la villa Pasolini, presso Bertinoro, e di lì a far una gita a -Polenta, per ammirare i già fatti restauri. Il Carducci, sovraccarico -allora di lavoro per la scuola e per sè, rispose asciutto _un bel no_; -poi, grado a grado ammansandosi, sorrise e disse con la sua voce tra -burbera ed affettuosa: Chi sa, chi sa! Forse, passati gli esami.... - -Alcuni dì dopo, nel retrobottega dello Zanichelli, una trentina di -amici, quasi tutti letterati e professori, si raccoglievano gaiamente -attorno al Poeta, ad un pranzetto nel quale fu bevuto del vino d'una -vigna ariostèa, in onore di messer Ludovico, buon'anima. Molti eran -venuti apposta di fuori, da Modena, da Reggio, da Scandiano; tra gli -altri v'erano Vittorio Puntoni, Augusto Righi, il Rugarli, Corrado -Ricci: unica signora, festeggiatissima e, naturalmente, in capo di -tavola, la contessa Pasolini. Ed auspice l'Ariosto, la gita a Lizzano -ed a s. Donato di Polenta fu definitivamente, in cotesto pranzo, -promessa e fissata. - - * - * * - -La «_Villa Sylvia_», dei conti Pasolini-Zanelli, siede e biancheggia -tra 'l verde, sul colle di Lizzano, in quel di Cesena: e con la sua -facciata bassa e bislunga; co' balconi dall'ampio frontone arieggiante -un sobrio barocco, e dal terrazzino di ferriate panciute; con la -torretta dalla spiovente tettoia d'embrici rossi, che sorge in un -angolo e domina la terrazza che le si apre al fianco; di tra gli ulivi -e gli alberelli e le aiuole che la circondano, sembra farsi incontro a' -visitatori, sorridente e festosa, signorile e cortese come i padroni di -casa. - -Al terreno è la veranda: le piante decorative ed i sedili rustici e i -fiori vi s'intrecciano vagamente; qualche ninfetta di creta, immobile -su 'l piedestallo, sorride ed occhieggia a' libri e a' giornali sparsi -qua e là sui tavolini, mentre il biliardo attende silenzioso, da un -canto, il secco cozzar delle palle d'avorio su la verde distesa del -suo tappeto. A sinistra è la sèrra; e attorno e da presso il parco, -ove tra' boschetti di lauro, i cipressi, i pini odoranti di resina, i -frutici spessi e intricati, si svolge il piccolo labirinto de' viottoli -ombrosi: e ne' verdi recessi qualche uccelliera tien prigione la gazza, -che stride roca e sbatte l'ale tra le inesorabili reti metalliche, o -il merlo, che piegando leggiadramente la testa a riguardare, siccome -curioso, chi passa, gira nell'orbita gialla l'occhiolino nero, lucido -ed acuto. Tutta una trama gentile di fiori vive e palpita, dietro -la villa, nel giardino, dove l'aria è impregnata di mille profumi, e -l'occhio s'allegra di mille colori, dal rosso vivace de' garofani e -de' geranii al bianco candido de' gelsomini e delle gardenie, da gli -oleandri rosacei al pallido della giunchiglia, al lilla, al violetto, -al variegato intrecciarsi di sfumature nelle viole del pensiero; -ed alla destra, da' pergolati e dalle capannuccie di caprifogli e -convolvoli si stacca un lungo viale di cipressetti nani ritondati, -dapprima, di alti pini, dipoi; il quale, rasentando per breve tratto -le rive d'un laghetto nascosto tra le fronde, discende dolcemente -pe'l declivio del colle, fino ad una rustica capanna circolare tra le -querci. - -E dalla capanna affacciandosi ad una siepe bassa sì come al parapetto -d'una terrazza, ecco aprirsi alla vista uno spettacolo meraviglioso. -Una immensa distesa di campi segnati dal verde cupo de' filari de' -pioppi, e popolati d'alberi, di borgate, di ville, di casolari, -pianeggia a perdita d'occhio fino al mare sfumante lontano, nella -linea dell'orizzonte, in una nebbia azzurrognola; e il dolce piano -sembra sfuggire alle fiorenti colline che lo rinserrano in anfiteatro -largo e superbo: a sinistra Bertinoro «alto ridente» e la Massa; a -destra Roversano ed uno sprone ricurvo di alture e di poggi che per -l'Acquarola, s. Demetrio, i Cappuccini, gira «come in una ripresa -d'ultimo ed appassionato abbracciamento» fino alla rocca di Cesena; -e questa, con le mura merlate dalle quali si protendono, non più -minacciosi, i bastioni, par che protegga ancora la città adagiantesi -mollemente a' suoi piedi, fra tanto splendore di bellezza e di luce. -Da lunge, al di là di Roversano, si disegna il profilo del monte di -Carpegna e spiccano nitide su l'azzurro le tre «penne» di s. Marino. - -In così fatto paradiso terrestre giunse, la sera del sabato 5 giugno -1897, accompagnato da Vittorio Rugarli, e ricevuto con esultanza dagli -amici suoi, Giosue Carducci. - -La gita a Polenta era fissata per il pomeriggio della successiva -domenica; e furono della comitiva, gentilmente invitati, anche il -cav. avv. Evangelisti, sindaco di Cesena, il preside del r. Liceo -prof. Vitaliano Menghini, il prof. Valfredo Carducci, fratello del -Poeta, l'avv. Nazzareno Trovanelli, amico dei Pasolini e direttore -del giornale cesenate «_Il Cittadino_». Dal qual giornale, dove -amorosamente d'allora in poi il Trovanelli andò scrivendo articoli -e note su i soggiorni del Carducci a Cesena ed a Lizzano, noi d'ora -innanzi, co'l cortese assentimento di lui, largamente spigoleremo ed -attingeremo. - -Il viaggio da Lizzano a Polenta fu fatto toccando prima Bertinoro, -dove que' magistrati del Comune, e in capo ad essi il sindaco prof. -cav. Augusto Farini, insieme con la gentile popolazione, fecero le -più oneste e liete accoglienze all'illustre visitatore e al deputato -Pasolini; il Farini, anzi, si unì agli altri, a partecipar della gita. -E le carrozze s'avviarono, or preste or lente, per la strada montana, -che svolgendosi come un nastro bianco in salite e discese e giravolte, -da un capo va a perdersi giù nella pianura, dall'altro s'insinua tra i -balzi e le piaggie d'una gentil catena di colli, tutti vestiti di vigne -e d'olivi, di boschi e di prati. «Agile e solo» si eleva sul poggio di -Conzano l'«arduo cipresso» che la leggenda popolare attraverso i secoli -ricongiunse alla nascita ed alla vita di Francesca, la figlia di Guido -da Polenta, che fu moglie infelice a Gianciotto Malatesta; e domina per -lungo tratto tutta la convalle d'intorno, riaffacciandosi insistente -a chi sale su «di colle in colle» tra i serpeggiamenti della via e lo -svariar continuo delle vedute. - -A Polenta il ricordato arciprete don Zattini e molti terrazzani erano -ad attendere il Poeta su 'l piccolo piazzale dinanzi alla chiesa; dal -quale si vedono, su la vetta d'un poggio dirimpetto alla facciata del -tempio, i ruderi del castello di Polenta: qualche grosso muro diroccato -e parte d'un torrione, su' quali sono addossate alcune squallide case -coloniche. Quando tale castello sorgesse, non si sa con precisione: è -certo soltanto che fin dal 1278 era stato assalito dai Traversari, i -competitori dei Polentani in Ravenna, e che il 17 decembre del 1296 fu -assediato e preso da' Cesenati, i quali condussero prigionieri a Cesena -più di 120 di quei terrazzani. - -La chiesa, così come si presentava a' visitatori, dopo i primi -restauri, offriva veramente largo campo all'ammirazione. L'avv. -Trovanelli, nel _Cittadino_ del 13 giugno 1897, dando conto della gita -carducciana, la descrive così: - -«È di forma basilicale, a tre navate, divise da due file di cinque -colonne e terminanti con un'abside ciascuna. Al termine però della -navata centrale s'inalza il presbiterio, a cui si accede per una scala, -mentre, al di sotto, si apre una cripta di stile consimile.... Ma -l'abside della navata destra è ancora chiusa, essendo stata guasta da -tempo per costruirvi la sagrestia, e aspetta d'esser restituita alla -condizione antica. Così manca il campanile, che fu atterrato, perchè -minacciava. Le colonne della chiesa, grosse e rotonde, a strati di -mattoni e di conci, sono coronate da capitelli che formano la parte più -importante e caratteristica dello storico monumento. Sono — scrive il -cav. Santarelli — scolpiti in pietra locale, alcuni cubiformi, altri a -dadi, con faccie smussate, variamente ornate con foglie convenzionali, -disegni geometrici, intrecci bizzarri di tenie, figure grottesche di -mostri ed animali, il tutto a rilievo molto basso e rude.... Certe -figure, piuttosto di scimiotti che d'uomini, una specie d'ippogrifo, -un orribile granchio di mare fermano specialmente l'attenzione. La -semplicità e austerità dell'ossatura della chiesa contrastano con la -goffaggine degli ornati; l'una ricorda ancora che in Italia avevano -fiorito le arti; gli altri attestano un periodo di grande oscurità e -decadenza....» - -Il qual contrasto fu argomento, della conversazione tra il Poeta e -i suoi compagni, e la contessa Pasolini specialmente. Que' capitelli -apparvero al Carducci ribellione alla purezza dell'arte greca, quasi -che il sentimento nuovo cristiano e mistico avesse voluto chieder -perdono a Dio della grandezza classica e pagana; il che lo trasse a -parlare della barbarie, ed a ricordare come, ne' primi secoli del -Cristianesimo, si raccogliessero sotto le ali della Chiesa tutti -i piccioli mortali, le anime semplici ed avvilite, lungi al fragor -delle armi e delle violenze, mentre a poco a poco si andava creando -lo spirito e il sentimento d'una nuova associazione: il Comune. Fu -ricordata anche l'ipotesi che Dante fosse stato al castello polentano -e avesse pregato nella piccola chiesa. Nessun documento lo attesta; -ma è certo che l'Alighieri fu ospite de' Polentani in Ravenna, e -probabilmente anche si recò a Forlì, presso Scarpetta degli Ordelaffi; -onde non è inverosimile che egli, così innamorato visitatore de' luoghi -e delle terre italiane, abbia cercato pace e ristoro alle sventure -sue anche aggirandosi sui colli di Bertinoro e Polenta, in conspetto -del mare. Il Carducci lodò i restauri (che erano stati fatti sotto la -direzione del prof. Faccioli) e riconobbe la necessità di completarli, -con l'aprir l'abside della navata destra, ricostruire il campanile, -prosciugare la cripta; aggiungendo che, a lavoro compiuto, un'epigrafe -latina avrebbe dovuto indicare succintamente quanto si fosse operato e -in qual tempo. E nell'albo de' visitatori, religiosamente conservato -d'allora in poi, scrisse le seguenti parole: «_6 giugno 1897. Giosue -Carducci rivide con grande piacere e soddisfazione l'antica chiesa di -Polenta restaurata_». - -Non mancò alla piacevole gita il complemento, ormai consueto, delle -istantanee fotografiche, per opera di Pierino Pasolini-Zanelli, -giovinetto bello e lieto e di forte ingegno, unico figlio ormai rimasto -(dopo la morte di Paolo e Tiberio) alla contessa Silvia ed al conte -Giuseppe; i quali, di lì a un anno, dovevano pur troppo sentirsi -crudelmente strappare di mezzo al cuore anche cotesto ultimo figliuolo -adorato. - -Su 'l tramonto, la comitiva riprese la via per Lizzano, recando seco -nell'anima i ricordi e le immagini d'un giorno pieno di pensiero e di -affetti. Scendendo da que' colli incantati, il Carducci, mentre il sole -illuminava di rossi bagliori tutto l'occidente, fu preso dalla dolce -malinconia dell'ora e dalla poesia de' luoghi, la quale evidentemente -passava e avea rispondenza nell'anima sua. A Lizzano, poi, una schietta -giocondità riprese impèro nei cuori: i gitanti furono convitati -a pranzo con signorile ed affabile cortesia, e la banda di Cesena -suonò nel giardino, e fuochi e luminarie fantastiche rallegrarono -il calar delle ombre oscure di quella dolce sera primaverile, mentre -il Carducci, divenuto quasi infantilmente lieto, accoglieva commosso -l'ammirazione un po' rozza, ma sincera ed affettuosa, di que' sonatori -e di que' popolani romagnoli. - -L'eco della indimenticabile giornata si ripercosse subito ed a lungo -in Romagna e fuori, fino a Roma, donde nel luglio di quello stesso -anno il ministero dei culti mandò spontaneamente mille lire in aiuto -delle spese per nuovi ed ultimi restauri del tempio; e il 15 di -settembre usciva nell'_Italia_ di Roma, diretta dal conte Domenico -Gnoli, quella che fu il frutto più bello ed insigne della visita -carducciana: vo' dire l'_Ode alla chiesa di Polenta_. Che il 9 ottobre -uscì poi in elegantissimo opuscolo, illustrato riccamente con fototipie -della chiesa, ed èdito dalla ditta Zanichelli. Inutile qui ricordare -le discussioni lunghe e vivaci, e le molte voci d'ammirazione, -d'assentimento, di critica cui la bellissima lirica diè luogo; -basti che da essa derivò un risveglio nuovo d'amore e per il grande -Poeta e per la «chiesetta del _suo_ canto»: onde i lavori per -l'assetto definitivo di quest'ultima, invocati dal Carducci stesso -ne' suoi versi, e confortati d'aiuti pecuniarii dal governo, dalla -regina d'Italia, da amministrazioni pubbliche (tra cui la provincia di -Forlì) e da cittadini privati, furono ripresi, con la ricostruzione -del campanile, nel settembre del 1898. Resta, ancor oggi che noi -scriviamo, da aprire la terza ed ultima abside; ed è da augurare che -un ultimo atto di buona volontà compia la bella opera d'arte e soddisfi -interamente il voto dell'immortale cantore. - -Il consiglio del Comune di Bertinoro volle poi manifestare la -riconoscenza sua al Poeta che tanta nominanza aveva aggiunta alla -città, nel cui territorio è s. Donato di Polenta; e nella seduta -plenaria del 23 marzo 1898, su proposta del consigliere ing. Giacomo -Fabbri, elesse il Carducci, con unanime consenso di voti, a cittadino -onorario. Alla comunicazione ufficiale, fattagliene con lettera del -20 aprile, il Poeta rispose il 23 dello stesso mese, dicendo d'aver -ricevuta la notizia con profondo sentimento di gratitudine, mescolata -di meraviglia e di tenerezza. «Di meraviglia — spiegò — perocchè io -non reputava mai aver fatto cosa da meritare tanto; di tenerezza, -perocchè da quando lessi il nome della vostra terra leggiadra nel poema -di Dante, la mia fantasia errò spesso intorno al colle che fu seggio -di virtù e di pregio negli antichi giorni che tutto il popolo era -cavaliere». - - * - * * - -Ma il ciclo degli avvenimenti e delle memorie carducciane attorno a -Polenta non era ancora conchiuso. Il 21 luglio di quel medesimo anno, -verso le ore sedici, un fulmine atterrava e schiantava miseramente -il solitario cipresso cui il Carducci avea dato, co' suoi versi, il -suggello della fama; onde nacque nel pensiero di molti, e specialmente -dei Pasolini-Zanelli, la gentile idea di ripiantare un giovine cipresso -nuovo, che sostituisse l'antico. Alla quale operazione si volle -presente ed auspicante il Poeta; e questi, accogliendo volentieri -l'invito, giunse a Cesena la sera del 24 ottobre, e salì subito alla -villa di Lizzano. - -La mattina seguente Egli ed i suoi ospiti, accompagnati dal marchese -Alessandro Albicini e dall'avv. Trovanelli, si condussero a Fornò -o Fornovo, tra Forlì e Forlimpopoli, ad ammirarvi uno dei più bei -monumenti quattrocenteschi che si conservino in questa regione: -la magnifica chiesa rotonda, ciò è, che edificata nel 1450 da -Pietro Bianco da Durazzo, corsaro ridottosi a penitenza, con la sua -architettura, con le porte ogivali, co'l bellissimo sepolcro del -fondatore, con gli ornati, le figure, gli affreschi, sorge qual -gentilissimo fiore dell'arte italiana tra il verde della pianura -romagnola. Tornando da quella gita, fu fatta una sosta a Forlimpopoli, -per visitarvi la Scuola Normale che v'era stata instituita sopra tutto -per l'interessamento del Carducci, e della quale era, ed è tuttavia, -direttore egregio il prof. Valfredo, fratello del Poeta. Nel cuore -di quest'ultimo rifiorivano di certo i ricordi di altre sue visite -a Forlimpopoli, avvenute nell' '87 (quando primieramente gli fu -parlato della necessità d'una scuola normale in quella cittadina dal -suo discepolo Raffaele Righi, oggi professore di storia nel Liceo di -Ravenna); nell' '89 (quando già la detta scuola era stata eretta -dal Ministero dell'istruzione, anche per le sollecitazioni di Francesco -Torraca, provveditore agli studî in Forlì); in fine nel '94, dopo il -celebre discorso di s. Marino. Gli alunni della scuola vollero ora -amorosamente stringersi attorno al visitatore illustre, acclamandolo -a lungo; e l'alunno Virgilio Benini di Meldola disse qualche parola -di commosso reverente affetto, a cui rispose il Poeta stimolando que' -futuri maestri ad educare a nobili sensi la gioventù italiana. - - [Illustrazione: Il vecchio «cipresso di Francesca».] - - [Illustrazione: A Lizzano.] - -Nel pomeriggio del 26 ottobre, finalmente, dopo esser tornati a -Polenta, ed aver veduto, con molto compiacimento, gl'iniziati lavori -del «campanil risorto», il Carducci e i suoi ospiti, circondati d'una -schiera d'amici e di popolani (v'erano il su detto marchese Albicini, -l'avv. Trovanelli, il pittore Gianfanti), salirono il colle di Conzano, -e sentirono in cuore la letizia dell'accomandare al culto ed alla -memoria de' posteri, riparando all'ingiuria della natura, il gracile -cipressetto co'l quale incominciava un ciclo di tradizioni nuove -innestate sulle tradizioni antiche. Erano ad attenderli il proprietario -della villa lì presso, conte Stefano Rusconi, l'ing. Aristide Fantini -(i quali tutto avean provveduto per la piantagione dell'alberello), e -il prof. Valfredo Carducci con le sue gentili figliuole. Nella larga -fossa, già aperta sul culmine del poggio, fu costrutta una specie -di piccola arca, entro la quale venne murato un tubetto di ferro -contenente una pergamena con le parole: «_26 ottobre 1898. Ripiantato -l'antico cipresso dell'ode a Polenta_»; sotto le quali il poeta avea -scritto di sua mano: «_Quod bonum felix faustumque sit_». E il Carducci -stesso, con la cazzuola del muratore, gittò sulle radici del cipresso -un pugno di terra. - -Da Conzano la comitiva si recò poi a Bertinoro, dove il Consiglio -comunale, solennemente congregato, intendeva ricevere con tutti -gli onori il suo nuovo concittadino di elezione. La piccola città, -arrampicata leggiadramente sulle alture del bellissimo colle, parea -tutta rallegrarsi di quella festa intima e gentile; le vie erano -affollate di gente, le bandiere sventolavano alle finestre ed a' -balconi, la banda suonava nella maggior piazza. Nella sala del -Consiglio, gremita di consiglieri e di pubblico, erano allestiti i -seggi pe'l Carducci e per chi l'accompagnava; sopra un tavolino da -presso era, mimato in bellissima pergamena, il diploma latino della -cittadinanza bertinorese al Poeta. Al quale il sindaco Farini presentò -il diploma con un discorso veramente bello nella sua sobrietà. «Le -parole dell'epigrafe — disse fra le altre cose il Farini — furono nella -antica lingua del Lazio dettate da un distinto vostro alunno, il prof. -cav. Paolo Amaducci, bertinorese, che nomino qui a cagione di onore, e -furono vergate nella pergamena e illustrate da fregi da un altro vostro -ammiratore, che ha l'anima d'artista, il prof. Agostino Severi della -Scuola Tecnica di Cesena. La cornice che inquadra la pergamena deve poi -riuscirvi più cara in causa di un pregio singolare. Il cipresso, che -voi cantaste nell'ode alla chiesa di Polenta, fu nel pomeriggio del 21 -luglio decorso colpito ed atterrato da un fulmine. Ebbene, il legno di -questa cornice è tratto da quel ceppo! Si direbbe quasi che la natura, -per unirsi alle acclamazioni del popolo, abbia detto al cipresso: Tu, -che avesti il vanto di essere cantato dal maggior poeta, hai vissuto -abbastanza! Colpito dal sacro fuoco del cielo, muori di morte gloriosa: -spogliati, e cedi le tue spoglie per onorare il poeta che ti cantò!» - -Il Carducci, profondamente commosso, rispose con una felicissima -improvvisazione; nè fu possibile a' presenti, tutti assorti -nell'ascoltare, il raccoglierne le testuali parole. Pili tardi Egli, -cedendo alle preghiere degli amici, non isdegnò di ricostruire il suo -breve discorso, che qui riportiamo dal giornale «_Il Cittadino_» del 27 -novembre 1898: - - _«Signor sindaco,_ - _signori consiglieri, cari cittadini,_ - - «Io, componendo i versi su la chiesa di Polenta, obbedii a un - segreto mio genio, il quale, ovunque la terra italiana mostra le - sue bellezze, ovunque la storia italiana parla con le sue memorie, - mi comanda di accogliere quelle memorie, di rendere quelle bellezze - con la parola ornata ed alata. Voi troppo superior premio voleste - concedere a' miei versi, e tale che mi è di massimo onore e di - tenero e cordiale compiacimento. Onore e compiacimento: perchè - Voi, o signori di Bertinoro, mostraste di saper apprezzare la - poesia nel modo più degno, quando riconosceste l'opera, quale a voi - parve che fosse, del poeta, chiamandolo a far parte della città, - conferendogli la fratellanza vostra: «Tu dicesti della patria cose - non indegne, tu sii de' nostri». — Ed è grande onore appartenere - a questa città, di cui sì belle sono le memorie nella cortesia dei - Comuni, sì nobili le traccie nelle vicende della cultura italiana, - sì raro e dignitoso il riserbo. - - «Con isquisitezza poi di pensieri voleste adornare il vostro - benefizio, commettendo che l'atto consigliare col quale mi - conferiste la vostra onorata cittadinanza mi fosse rappresentato - in sì solenne e parca forma latina, pensata da uno de' vostri, con - sì prezioso adornamento di arte nostra italiana, lavorato da altro - de' vostri: verace testimonianza che nella vostra terra gentile è - più che mai verde, insieme con l'idea del bene, il fiore dell'arte - e della parola. Grazie di tutto cuore vi siano rese: tanto più - profonda e cordiale è la mia gratitudine, o cittadini, quanto - voi con questo vostro benefizio faceste più saldo e più intimo il - vincolo di affetto che mi lega fin da' miei giovani anni a questa - gloriosa Romagna». - -Il 27 ottobre, dopo aver ammirati, nella insigne biblioteca -malatestiana di Cesena, i codici più pregevoli per antichità e per -vaghezza di miniature, e nella pinacoteca municipale i bei quadri del -Francia, del Sassoferrato, dell'Aleotti, Giosue Carducci facea ritorno -a Bologna; e lo accompagnavano la gratitudine e i voti di tanti cuori -che Egli aveva ormai a sè legati, indissolubilmente. - - * - * * - -Dalla fine del '98 in poi parve addensarsi sul capo glorioso del Poeta -e su quello degli amici suoi, una nube di dolori e di sciagure. Il -2 decembre di quell'anno moriva a Livorno, quasi a un tratto ed in -florida età, il prof. Carlo Bevilacqua, suo genero, lasciando la vedova -con cinque figli (ed è risaputo che il Carducci corse a prendere la -sua diletta Bice e i nipotini, e li collocò vicino a sè in Bologna, -provvedendo ad essi come meglio gli fu possibile); il 28 dello stesso -mese il conte Pierino Pasolini-Zanelli, colto da una strana improvvisa -malattia, cedea giovanissimo alla violenza del male, sì come fiore -reciso d'un colpo di su lo stelo, lasciando nello strazio e nel vuoto -d'una solitudine angosciosa i genitori, ormai orbati di tutti i figli -(e il Poeta ne fu profondamente percosso e addolorato); infine, la -mattina del 25 settembre 1899, Giosue Carducci medesimo veniva assalito -da quel male onde rimase impedito nel braccio e nella mano destra. - -Ma sotto le ali gelide della sventura i cuori si raccolsero e si -strinsero insieme: e cominciò così tra il Carducci e la famiglia -Pasolini il secondo periodo della loro amicizia, che il dolore comune -avea resa più malinconicamente dolce, più tenera, più intensa che mai. -E quando, nel settembre del 1901, la pietà della madre e del padre -ebbe eretto nel cimitero di Faenza al povero Pierino quello squisito -ricordo marmoreo che uscì dallo scalpello dello scultore Ierace, Giosue -Carducci dettò per l'erma funeraria le parole dolenti: «_Ci fu mostrato -soltanto perchè la vita con lui paresse un dono benigno di Dio, e fosse -poi sconsolato deserto il vivere senza_». - -Il 19 maggio del 1900 Egli e la signora Elvira, sua consorte, invitati -affettuosamente, giungevano a Lizzano; ed ivi passavano di poi circa -due mesi, in quella villa dove gli ospiti loro non osavano rimetter -piede dopo la scomparsa del figlio. Ma quasi tutti i giorni il -Poeta discendeva a Cesena, al palazzo Pasolini, per divider la vita -insieme con gli amici: e come Egli s'era assunto il còmpito pietoso -di ricondurre gl'infelicissimi genitori su 'l colle sereno dove tutto -parlava del giovinetto perduto, e di raddolcire co'l vigile cuore -l'inevitabile amarezza dei ricordi, così avvenne che un giorno Egli e -gli amici salirono a piangere insieme a Lizzano. - -D'allora in poi, quasi ogni anno il Poeta fu ospite gradito, venerato, -idolatrato dei Pasolini, nella primavera e nell'autunno, un po' a -Faenza ed a Cesena, e molto a Lizzano; dove, tra le aure balsamiche e -il profumo de' fiori del dolcissimo colle, suo conforto e sua gioia, -la fibra robusta di Lui lottò vigorosamente contro i progressi lenti -ma inesorabili dell'infermità. Durante que' soggiorni, molte gite Egli -fece in carrozza od in automobile, accompagnato sempre da qualcuno de' -suoi ospiti, visitando partitamente, può dirsi, presso che tutta la -Romagna; e sia che da Faenza si spingesse tra i poggi fiorenti della -vicina Toscana, o, lungo il duplice infinito filare de' pioppi del -canal naviglio, fin verso l'Adriatico, là dove - - «ondeggiante di canape è l'infido - piano che sfugge al curvo Reno e al Po»; - -sia che da Lizzano risalisse più volte la conica altura di Bertinoro -e il «balcon di poggi» di Polenta; sia, infine, che si conducesse -lunghesso il corso del Savio, a visitar le allegre borgate limitrofe e -l'immensa distesa del - - «. . . . . . . . dolce - pian cui sovrasta fino al mar Cesena»; - -dovunque il paesaggio romagnolo fu il sorriso amoroso e gentile della -natura a Lui, che serenamente aspettava _la grande ora_. Così trovava -pace e ristoro ne' luoghi ameni che avea legati a sè con forte vincolo -di affetto e di gratitudine; il che si compiacea affermare e ripetere -di sovente Egli stesso, attribuendo graziosamente alla Romagna i versi -della _Leggenda di Teodorico_: - - «. . . . . ed il bel verde paese - che da lui conquiso fu». - -Il popolo di questa regione, al quale il Carducci divenne quasi -familiare, sebbene non potesse comprendere in tutte le sue parti ed in -tutta la sua profondità l'opera carducciana, mostrò sempre di sentire -la grandezza di Lui, e subì il fascino del suo genio; e dovunque Ei -passasse, si manifestava spontanea l'affinità d'animo tra quel forte -etrusco e questi romagnoli impetuosi, i quali l'impeto del cuore sapean -contenere questa volta, per un senso di delicatezza che si esprime, non -di rado, dagli uomini semplici e rudi, entro i confini del più profondo -rispetto: onde non acclamazioni troppo rumorose, nè ostentazione di -festeggiamenti, sì bene accoglienze schiette e modeste, ed un muovergli -incontro quasi timidamente, un salutar reverente, un guardarlo fiso -ed a lungo non tanto per curiosità quanto per ammirazione commista di -tenerezza. - -Il 9 giugno 1900, adunque, il Poeta fu a Montiano, ove ammirò il -castello già de' Malatesta (oggi del principe Spada); l'undici -del mese stesso si recò a Savignano, ove, ricevuto dal consiglio -direttivo dell'accademia de' Filopatridi, della quale era presidente, -osservò la ricchissima biblioteca, e d'onde fu invitato dal marchese -Giuseppe di Bagno a salire fino alla sua magnifica villa; il 9 giugno -1902 si condusse al grazioso paese di Longiano, ed ossequiato dal -sindaco dott. Luigi Turchi e dalla intera giunta comunale, visitò -il castello e la biblioteca, fermando la sua attenzione specialmente -su le opere dell'umanista Fausto da Longiano; il 28 maggio 1903 andò -da Faenza a Modigliana, e quivi, accolto con molta festa dal sindaco -Enrico Fiorentini, dagli assessori del Comune, da' buoni ed ospitali -Modiglianesi, visitò la casa di don Giovanni Verità (il prete liberale -che salvò Garibaldi), e nell'albo dei documenti del risorgimento -scrisse con mano malferma: «_Tremante di commozione e di reverenza -segna presso questi sacri documenti il suo nome l'umile italiano Giosue -Carducci_»; il primo di giugno del medesimo anno fu al Borello, presso -a Cesena; nel giugno del 1904 visitò Cervia (facendo un'escursione -nella prossima pineta) e Rimini, ove ammirò di nuovo il magnifico -tempio malatestiano, trionfo dell'arte e dell'amore, esempio insuperato -dell'Umanesimo nostro; nell'autunno del 1905 si recò a Cesenatico, e -rivide Cervia, Montiano, Carpineta; infine, nella primavera del 1906, -rivide, ahimè per l'ultima volta!, Bertinoro e la sua diletta chiesa di -s. Donato di Polenta. - -Non è da credere, però, che in cotali gite consistessero le sole -occupazioni sue, nè che la villeggiatura di Lizzano fosse per Lui di -riposo continuo ed assoluto. - -Talvolta, è vero, Ei si godeva i cari ozî passeggiando, fidato al -braccio di qualcuno degli ospiti o degli amici, per i vialetti freschi -del parco, o conversava co' suoi compagni nella quiete raccolta de' -luoghi, od ascoltava silenzioso le voci misteriose della natura; -anche è vero che spesso, al primo chiarore dell'alba, dalla sua camera -passava nell'ampia e ridente terrazza ivi presso (alla quale è rimasto -il nome di _terrazza del Carducci_), e contemplava a lungo, assiso sur -una poltrona, la veduta stupenda del pian di Cesena, assistendo beato -al sempre nuovo spettacolo del sorger del sole dalle acque del mare -lontano: ma attendeva eziandio al disbrigo, come oggi si dice, della -sua corrispondenza, e persisteva tenacemente nel volersi occupare di -studî. - -Il Poeta, in cui era sempre pronto il pensiero, sempre vigile la -memoria (e ben se lo sa chi lo vide scattare ad un cenno, ad un -ricordo, ad una parola che lo commovesse), parlava ormai, specie negli -ultimi due anni, tronco e breve; ascoltava più che non dicesse: sì -che, pur nell'intimità dell'amicizia, alle conversazioni animatissime -d'una volta supplivano in gran parte le letture. Aveva i suoi autori -preferiti, de' quali sembrava non saziarsi mai, e co' quali ritornava -a dilettazioni antiche, rivivendo così dolcemente nel passato. Non -di rado, adunque, seduto sull'erba fresca de' prati o all'ombra delle -querci che circondano la capanna rustica in conspetto dell'Adriatico, -ascoltò la lettura, fattagli amorosamente dalla contessa Silvia o da -altri, di classici italiani e stranieri, o dettò lettere in risposta -alle moltissime che anche lassù a Lizzano, come sempre e dovunque, -gli pervenivano. Così, per esempio, nel giugno 1904 rilesse non pochi -libri, tra cui le opere minori di Dante, e rivide le bozze di stampa -di qualche suo volume delle _Opere_, e compiè lo studio su la _Canzone -delle tre donne_ dell'Alighieri, dedicato poi a Cesare Zanichelli per -le nozze di sua figlia Luisa; e nell'autunno del 1906, in quello che -pur troppo fu l'ultimo suo soggiorno nella campagna cesenate, volle -riudire alcune novelle del Boccaccio (quelle, sopra tutte, che, come -ser Ciapelletto e frate Cipolla, sono una specie di anticipazione -volterriana), e taluni drammi dello Shakespeare. Interrogato quali -d'essi drammi preferisse (tolgo queste notizie dal _Cittadino_ del 28 -ottobre 1906), rispose d'aver fermata la sua ammirazione segnatamente -su 'l _Re Lear_, su 'l _Macbeth_, su 'l _Giulio Cesare_; del -_Coriolano_, poi, aggiunse d'essersi sentito così preso, da giovine, -che ne tentò la traduzione in versi, giungendo fino alla metà del -secondo atto. Volle fossero riletti anche il _Mercante di Venezia_, -la _Tempesta_, l'_Enrico VIII_, tutti nella non bella, ma a bastanza -fedele traduzione del Rusconi; il _Cymbelino_, invece, fu letto nella -versione del Càrcano, de' brutti versi del quale volle rifarsi passando -poi subito all'_Agide_ di Vittorio Alfieri. - -Talvolta anche, nella più stretta e dolce familiarità, «tra stuol -d'amici intemerato e casto», Egli, così impaziente delle adulazioni -e così schivo degl'incensamenti del mondo esteriore, non isgradiva -di sentir leggere alcuna delle sue poesie o delle sue prose, che gli -facessero risuonare nell'anima l'eco di tempi, di luoghi e di battaglie -lontane. Accompagnava allora la bella armonia con i gesti del braccio e -con l'accennare dell'indice della piccola mano, a guisa di chi dirige -un'orchestra; e se i versi erano patriottici o civili, s'illuminava -quasi d'un raggio divino, e sui lineamenti del volto passavano, come -su terso specchio, i segni della commozione interna: scuoteva la -testa leonina, ravvolgeva nervosamente la mano entro l'ampia arruffata -capigliatura, lampeggiava negli occhi, mentre non di rado due grosse -lagrime gli scendevano lente giù per le gote. Così lo abbiamo visto -durante la recitazione del _Piemonte_, o del _Cadore_, o dell'epodo per -_Monti e Tognetti_, o della divina ode _Alle fonti del Clitumno_; nè -mai il sublime spettacolo si cancellerà dalla nostra mente e dal nostro -cuore! - -Uno de' conforti più efficaci fu a Lui, inoltre, durante la sua -permanenza presso gli amici, la musica. Ciò parrà inverosimile a chi -ricorda quel ch'Egli nel 1882 aveva scritto nella prefazione ai _Giambi -ed Epodi_ (_Opere_, IV, p. 157): «Quanto alla musica, io lascio sonare; -non me ne intendo; e più sonan forte, più mi piace: sono tedesco»; le -quali parole furono piuttosto una tal quale ostentazione bonaria di -ruvidezza esteriore, che non l'espressione esatta della sua attitudine -ad intendere l'arte divina dei suoni. Certo, mentre così diceva, -non mentiva a sè nè agli altri, da poi che la sincerità fu la norma -costante di tutta la vita sua: ma è un fatto che dovette parlare senza -conoscersi, senza, ciò è, sapere qual rispondenza alle voci misteriose -e profonde della musica avrebbe potuto avere l'anima sua, quand'ella vi -fosse stata predisposta ed educata. Al che molto gli giovò la compagnia -della contessa Silvia Pasolini, musicista e pianista veramente eletta; -onde a Lui avvenne come a tutti coloro che primieramente s'avviano -per i sentieri ignoti d'Euterpe: i quali, udendo in principio la -successione e la fusione dei suoni, non se ne sanno render conto, e -trovansi come disorientati e smarriti; ma quando vi abbiano assuefatto -l'orecchio ed educato lo spirito, sentono sorgere da' suoni forme -nuove di pensiero e di sentimento, le quali integrano, per così dire, -il linguaggio della parola, che è insufficente a significare tutte le -sfumature dell'anima. Non altrimenti — dice il Wagner — chi entra per -la prima volta nel bosco silente dalla tumultuosa città, è incapace -a percepirne i rumori; ma poi, raccogliendo l'orecchio, ne distingue -ognor più gradatamente i suoni più lievi. - - [Illustrazione: Giosue Carducci ripianta il cipresso sul colle - di Conzano.] - -Così il Carducci aprì l'anima alla musica, e n'ebbe dolcezza e ristoro -ineffabile; ed intese e gustò i classici e i moderni italiani e -stranieri: degl'italiani i più gloriosi, dal Pergolesi al Verdi; degli -stranieri Beethoven, Chopin e Riccardo Wagner. - -A Longiano, nella gita del 9 giugno 1902, ascoltò rapito la musica -del secondo atto del _Tristano e Isotta_, suonata al pianoforte ed -accennata egregiamente con la voce dall'avv. Achille Turchi; a Faenza, -la sera del 15 novembre 1903, in una genialissima riunione artistica -in casa Pasolini, incoraggiò molto il giovine Balilla Pratella di -Lugo, di cui fu eseguita una notevole composizione per canto, piano e -violino, su l'_Ode alla chiesa di Polenta_; a Lizzano, il 21 settembre -1904, udì cantare da Alessandro Bonci la schietta romanza italiana -«_Tre giorni son che Nina_» del Pergolesi, e tanto si compiacque di -quella interpretazione patetica e gaia insieme che, sentendo fuse così -bene l'opera del maestro e quella del cantore, esclamò: «Sembra una -voce creata apposta per questa musica!». Ed in un albo, ove il Bonci -conserva le più preziose memorie, scrisse di suo pugno: «_Lizzano, -21 sett. 1904. Udita nella voce del Bonci la risorta musica del -Pergolesi_». Infine, più volte, a Faenza ed a Lizzano, ebbe l'anima -accarezzata e placata dal vibrante violino dell'illustre prof. Federigo -Sarti (che fu maestro ed amico affettuoso di Pierino Pasolini-Zanelli), -o da quello della giovanissima artista Antonietta Chialchia, allieva -del Sarti medesimo; alla quale volle, in segno di gratitudine, regalare -un suo ritratto con le parole autografe: «_Al mattino radiante il -tramonto brumoso. G. Carducci_». - - * - * * - -Così il Poeta trascorreva, dolcemente consolato, gli ultimi suoi -giorni; ed intanto, mentre qui in Romagna a Lui salivano, nelle forme -più semplici e pudiche, le manifestazioni d'amore di tanti popolani, -a Lui pervenivano anche i saluti, gli augurî, gli omaggi del mondo -civile. Da Terni gl'insegnanti secondarî e primarî; da Caserta gli -ufficiali di finanza; da Sarzana i commemoranti il centenario della -presenza dell'Alighieri; da Scarperia i celebranti il seicentenario -della fondazione di quel castello; da Faenza i maestri elementari e i -professori e gli studenti del Liceo-Ginnasio; da Cesena gli ammiratori -offrenti in un album artistico i ricordi della biblioteca malatestiana; -da Bologna i professori delle scuole medie adunati in solenne -congresso; persino dalla lontana Repubblica Argentina gl'Italiani ivi -residenti; da ogni terra, insomma, ed in ogni giorno in cui suonasse -un'alta parola, o si elevassero i cuori verso un'idealità pura e -gentile, giungevano al Grande Spirito che ancor vigilava, sì come al -nume tutelare della patria, invocazioni e preghiere d'assentimento e -d'incoraggiamento. - -A tante espressioni di reverenza e di gratitudine, una -significantissima stava per aggiungersi il 29 giugno 1905: la visita -al Carducci, in Lizzano, della regina madre. Se non che, all'ultimo -momento, tale visita fu sospesa, a causa, si disse, del gran nubifragio -che desolò, a que' giorni, i territorî di Ferrara, Forlì e Ravenna; e -che questo novello omaggio di Margherita di Savoia al genio del Vate -non potesse avvenire, a non pochi increbbe, però che sono sicuramente -fra i maggiori meriti dei sovrani della terra quelli che essi si -abbiano acquistati verso i sovrani del pensiero. - -Ma è da ricordare che pochi dì innanzi al Carducci era giunto, -in Romagna, uno speciale pensiero del re d'Italia; il quale, a' -ringraziamenti del Poeta per la croce dell'ordine civile di Savoia, -conferitagli con decreto del primo di giugno 1905, volle a sua volta -rispondere col seguente dispaccio telegrafico: «_14 Giugno — Giosue -Carducci — Cesena. — Sono lieto di averle potuto dare un novello -segno della mia ammirazione, e molto ho gradito la cortese lettera -con la quale Ella ha voluto ringraziarmene. Vittorio Emanuele_». Tale -dispaccio giunse al Carducci inaspettatamente, mentr'Egli esaminava nel -palazzo Pasolini la copiosa raccolta de' documenti del risorgimento, -stati già del generale Andrea Ferrari, duce de' volontarî romani nel -'48-'49, e da lui consegnati al suo aiutante maggiore Pietro Pasolini, -che li conservò religiosamente. Il Poeta stava sfogliando quel migliaio -e mezzo di carte, nelle quali è l'itinerario delle legioni romane -dal febbraio del '48 fino a Vicenza, a Malghera, alla Repubblica -Romana, e dove spesso ricorrono i nomi del Durando, di Ugo Bassi, del -Manin, di Guglielmo Pepe, del Tommasèo; e nell'animo commosso gli si -rinnovellavano i giorni tragici ed epici della patria; quando la parola -del capo dello stato gli giunse quasi come la voce dell'Italia _libera -ed una_, attestante che non invano erano stati i sacrificî e gli -eroismi, le congiure e i patiboli. - -_Libera ed una_ davvero? Ahimè! Il Poeta, cui nella gioventù e -nella virilità parve che mal fosse assicurata da' governanti e da' -procaccianti alla patria una vera libertà, ebbe poi per tutta la vita -confitta nel cuore la spina del saper non compiuto l'edificio nazionale -nostro. Fu irredentista nobilissimo e fiero; ed ai vigorosi aneliti -di Trieste e di Trento verso l'Italia, rispose sempre sospirando e -fremendo, in uno slancio di sublime amore. - -Nel giugno del 1905, dovendosi inaugurare a Padova il tricolore offerto -a quel comitato della «_Dante Alighieri_» dalle donne italiane _d'oltre -confine_, fu chiesta a Lui una parola augurale. Rispose: «_Cesena, 11 -giugno. Alle gentili donne italiane di qua e di là del confine, dal -sacro spirito di Dante ferma fede, magnanima costanza, diritto, pieno -e sereno adempimento di ogni loro aspirazione buona, prega l'umile -italiano Giosue Carducci_». E da Padova gli giunse, il dì dopo, questo -telegramma: «_All'umile italiano, la cui gloria rende ogni italiano -superbo, a nome delle altre donne a me compagne nella solenne cerimonia -qui ieri celebratasi, invio caldi ringraziamenti per l'alta patriottica -parola onde volle onorarci, augurando che a lungo risuoni paterno -incitamento ad egregie cose. Ada Dolfin Boldù_». - -Di lì a pochi giorni avea luogo in Lizzano una semplice, intima, -commoventissima festa: la consegna a Giosue Carducci d'una medaglia -d'oro decretatagli da Trieste, come ricambio d'affetto a quello -intensissimo consacrato, ne' carmi del Poeta, alle terre italiane -ancora divelte dal seno della patria. Nel pomeriggio del 17 giugno -giungeva a Lizzano Giacomo Venezian, triestino e professore -nell'Università di Bologna, cui Trieste avea dato incarico di -presentare al Poeta il segno sensibile del suo omaggio; ed insieme -con lui erano il prof. Puntoni, rettore dell'Università medesima, il -sindaco di Cesena ing. Angeli, e l'avv. Trovanelli. Pochi altri intimi -di casa Pasolini, tra cui il prof. Giuseppe Morini e la contessina -Antonietta Gessi, assistettero alla cerimonia. Questa avvenne nella -veranda, e vi fu presente anche la signora Elvira Carducci, con -manifesto compiacimento. Il Venezian porse al Maestro, racchiusa in -astuccio di pelle, la medaglia d'oro, su cui è da un lato l'effigie -del Vate, e dall'altro sta Trieste, assisa su d'un rudero, mentre verso -di essa volan dal mare, in forma di gemetti e puttini, i canti di Lui. -In alto è il verso: «_Tu sol, pensando, o idëal sei vero_»; sotto è la -dedica: «_Trieste, a suggello d'antico amore_». - - [Illustrazione: Giosue Carducci sulla porta della chiesa di - Polenta.] - - [Illustrazione: Nei viali di Lizzano.] - -Il degnissimo figlio e rappresentante della cara città disse al Poeta -poche e semplici e degne cose: voler esprimere quella medaglia il -sentimento d'antica e devota devozione e d'intenso affetto di tutti i -Triestini al Poeta nazionale; avere Trieste, da prima, avuto in animo -di promuovere la solenne coronazione del Vate in Campidoglio; ma come -parve difficile il piegare la modestia di Lui a tanta solennità, e non -volendo la città deporre la speranza di onorare sè stessa onorando il -Maestro, così aver essa cercato altra forma d'omaggio coll'effigiarne -durabilmente l'immagine in una medaglia. Aggiunse il Venezian che -i promotori della manifestazione non avean voluto mettere innanzi i -loro nomi, perchè questa apparisse, quale veramente era, spontanea ed -unanime di tutto il popolo triestino; ma egli consegnava al Maestro -un documento da cui si pareva meglio il significato e il valore -della dimostrazione, e ciò è il rescritto della imperiale e reale -polizia di Trieste col quale «_si conferma il divieto di fare in una -città austriaca pubblico appello per onorare il Poeta che ne' suoi -scritti scagliò le più violenti invettive contro la persona di S. M. -l'imperatore, e glorificò l'azione d'un Oberdank_». - - [Illustrazione: La medaglia di Trieste.] - -Giosue Carducci, che fino allora avea ascoltato con un fare tra -il bonario e il commosso, alle parole del rescritto divenne acceso -in volto come se una subita vampa di fuoco gli fosse salita su dal -cuore; e scattò in piedi, Egli che pur male reggevasi ormai sulle -gambe, esclamando: «No, città austriaca, no! La più italiana delle -italiane; la fedele di Roma». Ed aggiunse: «Dite a Trieste ch'io sento -profondamente con tutta l'anima mia quello che è l'anima ed il pensiero -di lei......» Nè potè continuare; che uno scoppio di pianto gli troncò -in gola le parole. Allora tutti i presenti, fortemente scossi, e -colti da un'infallibile tenerezza improvvisa, gli si fecero attorno, -e prendendogli le mani, e accarezzandolo, e confortandolo con tronche -parole, riuscirono finalmente a calmarne lo spirito. E per isvagarlo -subito, le condussero all'aperto, a fare una passeggiata pe' viali e -nel giardino, dove E' si riebbe ben presto, diventando sereno ed ilare -ed espansivo. - -Ma quel che non avea potuto interamente esprimere a voce, volle dipoi -consegnare allo scritto; e da Lizzano, il 27 giugno, inviò al Venezian -la seguente lettera: - -«_Caro prof. Venezian, Ciò che Ella mi recò e mi disse da parte di -Trieste, supera ogni possibilità di risposta. Sappia Trieste ch'io -sento profondamente con tutta l'anima del mio pensiero quello che -è l'anima ed il pensiero della magnanima città; ed anche quando io -non sarò più, ciò che piangendo e fremendo scrissi spirerà, credo, -a mantenere nell'Italia la fede a Trieste, la fedele di Roma. Giosue -Carducci_». - -Era ben degno di questa forte terra di Romagna, dove dalla gioventù -alla vecchiezza Egli ebbe vincoli così stretti d'affetto, e dove -conchiuse, può dirsi, il suo canto; era ben degno di questa terra, la -quale dette alla libertà ed alla patria il palpito dei cuori ed il fior -delle vite, che qui si esprimesse la corrispondenza d'amorosi sensi fra -Trieste e Colui che dell'Italia risorta fu la sintesi più gagliarda e -completa. - -Oggi sulla facciata della solitaria e muta villa di Lizzano, ove tanta -gloria, tanti affetti e tanta fedeltà si accolsero, una lapide modesta, -muratavi e scoperta quasi di nascosto e senza pompe vane, ricorda -semplicemente: - -«_Qui — tra i colli sereni — nella dolcezza della amicizia — cercò -pace e ristoro alla grande anima — Giosue Carducci — dal 1897 al 1906 -— Silvia e Giuseppe Pasolini Zanelli — con memore cuore — 2 novembre -1907_». - - Faenza, novembre 1907. - - ANTONIO MESSERI. - - - - -QUESTE LETTERE, PER ADEMPIMENTO DI DOVERE, PER TESTIMONIANZA DI CARA -PROFONDA AMICIZIA. - - -I. - -MADESIMO (CHIAVENNA), 18 LUGLIO 1897. - - -I.[1] - - _Signora contessa_, - -Grazie. Ricevei ieri la fotografia, bella molto.[2] Intanto dal -Ministero di grazia e giustizia furono assegnate mille lire pe' -restauri della chiesa di Polenta. Io, presso la vetta dello Spluga, a -mille seicento su 'l livello del mare, poco posso fare. - -Certo, non cogliere timi, come l'ape d'Orazio, _circa nemus uvidique -Tiburis ripas_:[3] ma tra venti, rupi e torrenti, rapisco a volo -qualche strofe; e vedremo.[4] - -Io sto ora molto bene e non sono più zoppo. Tant'è: io non era fatto -per la cattedra e l'accademia. - -Ossequio Lei, e La prego de' miei saluti memori al conte, al figlio,[5] -all'avv. Trovanelli.[6] - - Dev.mo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla gentildonna_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI - CESENA. - - -II. - -MADESIMO (SONDRIO), 12 SETTEMBRE 1897. - - -II.[7] - - _Signora contessa_, - -Ricevo qui le fotografie polentane in grande, molto belle. Grazie. - -Credo che il 15 prossimo, alla fine, sarà pubblicata nell'_Italia_ di -Roma l'ode,[8] che sin dal giugno io aveva promesso al conte Gnoli. -Pochi giorni dopo verrà fuori l'edizione Zanichelli, con la fotografia -della chiesa, credo, e con quella del cipresso,[9] vorrei; a tutto -benefizio de' restauri. - -Impossibile mi era mandarLe una trascrizione dell'ode, che alla gran -bontà di Lei piacque desiderare: inchiostro, penne, carta impossibili. -Dimani scendo a valle; lunedì sarò a Bologna: indi a Lei verrà un -saggio mio calligrafico, che, non fo per vantarmi, sarà commendevole. -Nella calligrafia (brutto vocabolo pedantesco, ma la cosa può essere -buona) è il mio vero _bello scrivere_. - -Credo che Ella sarà con la madre Sua. La prego di riverirla per me. E -salutando il conte e Pierino, a Lei bacio la mano. - - Dev.mo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. signora_ - CONTESSA SILVIA BARONI PASOLINI - (VICENZA) BASSANO. - - -III. - -BOLOGNA, 12 GENNAIO 1898. - - -III.[10] - - _Signora contessa_, - -Meglio tardi che mai. Io sto benissimo: e col nuovo anno ho cominciato -a bere della Sua canina,[11] che va anche meglio di me. Ho scritto -oggi all'arciprete;[12] che mi mandò molte benedizioni e voci di sue -preghiere a Dio, e una damigiana di sangiovese dalle sue mani educato -presso la vetusta chiesa: bene educato da vero. Io lo assicuro che -Zanichelli, fatti i conti a giorni, gli manderà del denaro; e lo esorto -a riprendere i lavori, anche per aiuto de' poveri.[13] Intanto prego -per mezzo di Lei il signor conte a far ricerca dei disegni e progetti -presso l'Economato o al Ministero. - -Alla bella poetessa[14] non anche ho scritto: dimani l'altro. Anche -da Bertinoro alto ridente il sindaco[15] mi scrisse graziose e nobili -cose. E anche a lui risponderò. Ma il tempo mi è scarso a esser -gentile. Quanto lavoro, io che pure vorrei non far nulla, e che anelo -all'ozio sì come il cervo al fonte delle acque vive! Ozio in monti e in -colli, pensando alla salute dell'anima mia. - -La prego di salutare per me la signora *. _Salutala in mio nome e dalle -avviso_ (Dio mio, con la scusa di un verso del Tasso, mi trovo a dar -_del tu_ a Lei: Contessa, voglia perdonarmi) che io sono avverso al -ministro, il quale mi tornava a parlare di Roma, dove io non voglio -fare il professore; e non voglio fare il professore più.[16] - -Bensì a Roma verrò su' primi di febbraio; ma non andrò in casa della -sig. *; temo di essere incorso nell'ira sua. Senta un po' Lei. Signora -contessa, La riverisco devotamente, e La prego di ricordarmi al conte e -a Pierino. - - Suo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla nobile signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI BARONI - _Via Venti Settembre 35_ - ROMA. - - -IV. - -BOLOGNA, 19 GIUGNO 1902. - - -IV.[17] - - _Cara signora contessa_, - -Saluti, ossequî, ricordi affettuosi. - -EccoLe la lettera del Ierace.[18] Nel XII, _Confessioni e Battaglie_, -manifestai la mia recisa antipatia e inettitudine alla piccola -letteratura di _commissione e decorativa_.[19] Nè giova ricordare lo -scritto breve e doloroso per Pietro Pasolini. Lì fu una grande sventura -domestica che parlò nel cuore, un giovine nel fior dell'età che io -avevo trattato famigliarmente, che mi era veduto crescer bello e lieto -in conspetto....[20] - -Non feci che esprimere quello che immaginai dover essere, senza frasi, -il sentimento de' genitori. - -Qui è un monumento reale, da collocarsi in luogo storico, con -intervento di ministri, squadre etc. Non son fatto a simili scene; -ammiro e ascolto e leggo rapito; ma io non so dir _niente_. - -Ella significhi meglio che io abbia detto, e faccia sentire a Ierace -quanto mi duole il dire di no. Ma! - - Suo aff.mo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. d. contessa_ - SILVIA PASOLINI ZANELLI BARONI - FAENZA. - - -V. - -MADESIMO, 27 LUGLIO 1902. - - -V.[21] - - _Signora contessa_, - -Grazie, Ella sa di che, e quanto effuse dal cuore Le pervengono. - -Oggi compio sessantasette anni. Le bambine dello stabilimento mi hanno -presentato un magnifico mazzo di fiori alpestri. Due bambine, che a -pena sciolgono i passi, mi hanno dato dal seno delle loro madri due -mazzolini di _edelweiss_. Mi giunge dal _Giornale d'Italia_ un ricordo -di Ugo Pesci, che mi ha veramente commosso. Lo legga, signora contessa, -nel numero del ventinove giugno. - -E nella rocca medicea passi Ella giorni felici, confortata dall'arte -divina, che non ha segreti per Lei. - -La musica è una grande consolatrice, con le sue voci profonde, tenere -e possenti, che non si sa d'onde vengano. Forse è la rivelatrice della -grandezza arcana di questa nostra povera natura ed anima. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA B. PASOLINI - DOVADOLA. - - -VI. - -BOLOGNA, 8 LUGLIO 1904. - - -VI.[22] - - _Cara contessa Silvia_, - -Dall'antro di Zanichelli, molto migliore della sua fama, di quella cioè -che gli ha fatto Ella, Le scrivo per mandarLe i miei saluti e i miei -congedi. - -Io domenica, cioè doman l'altro, parto per Madesimo; e lassù spero che -le ninfe serene delle Alpi mi avvolgeranno fra i loro grandi veli. A -Lei lascio le ninfette degli Appennini, scalze, stracciate e sudanti -ad ogni passo che muovono per la sassosa via. Se non che, a quelle -ninfuccie Ella comanda e presiede come fata bianca, e come sovrana -e partecipe della multiforme armonia; e le fa apparire e atteggiarsi -come meglio Le piaccia.[23] A settembre, quando l'aere sarà ammansato, -io tornerò a Lei prima di tutto, e poi alla bellissima e dolcemente -indimenticabile Lizzano: Lizzano sola degna di non essere ricordata -con le ninfe appenniniche, sola degna di essere ricordata con desiderio -anche di sul seno austero delle ninfe alpine. - -Faccia, La prego, i miei ossequî al conte; faccia a sè stessa i miei -saluti con tutta l'effusione. - - Suo di cuore - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla nobil signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - FAENZA. - - -VII. - -VILLA ADELE, MADESIMO, 24 AGOSTO 1904. - - -VII.[24] - - _Cara contessa Silvia_, - -Questa mia lettera spera di raggiungerLa sulle rive della Brenta, -e incomincia dal mandare memori saluti e augurî di bene stare alla -contessa Marina,[25] la cui immagine mi sta scolpita nel cuore. - -Quassù abbiamo avuto purtroppo caldo, che ora è compensato da cinque -gradi di freddo e da un vento indiavolato. Questi alti e bassi senza -misura mi fanno ricordare con molto rimpianto e con grande desiderio -Lizzano, dove il cielo, la terra, l'aria ricordano la temperatura e i -bei paesaggi dell'Ariosto, e dove sono fate e ninfe, e dee vere e vive -«che adornan sempre le felici rive», e mettono in fuga con i lieti -e onesti favellari la malinconia, se ella si attenta di avvicinarsi -all'anima. - -Dunque Lizzano anche nel disordine della natura serba le notti fresche -e piene di armonia, a cui il lido marino manda il lume dei suoi fari, e -gli effluvii della sua marina? - -Ahimè, bel paese è Lizzano, e richiama i cuori e le fantasie con molti -ricordi. Io spero di rivederlo ben presto, e riprendervi, giacchè la -prima signora lo concede, i segni e poteri della mia sovranità. - -Alla qual signora mando i miei omaggi, e assentimenti alle ninfuccie e -agli Egipani. - -La saluto di mia mano. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla nobil donna_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI BARONI - BASSANO. - - -VIII. - -VILLA ADELE, MADESIMO, 20 LUGLIO 1905. - - -VIII.[26] - - _Cara contessa Silvia_, - -Oggi il cielo, la terra e quasi l'anima mia sorridono un ineffabile -sorriso[27] di primavera; e vogliono che io Le scriva. - -Ma che dirLe che risponda a quel che mi suona dentro? Nulla più di -quello che Ella sa. - -Non però che sia sempre così; ieri, e poco prima, la tempesta era nel -cuor mio. Vedevo tutto nero; e il non poter camminare come prima mi -dava la morte nel cuore. - -Oggi il mio spirito si è rialzato, e profitto del tempo benigno per -mandarLe un saluto dall'anima. - -L'Elvira[28] ed io non facciamo che pensare e parlare di Lei; e il -sorriso e lo spirito soave[29] della fata bianca è il principio e il -termine d'ogni nostro pensiero. - -InvitarLa a venir quassù sarebbe oggi un'illusione, perchè è -letteralmente tutto pieno; ma appena si potrà, io Le scriverò -fulmineamente; ed Ella verrà, perchè senza di Lei non vi è luogo bello, -ed Ella ha il potere, con la parola e co'l sorriso, di far più bello -l'aspetto delle cose. - -Dove è ora? Dovunque Ella sia, il mio cuore è con Lei. - -Mi ricordi a cui crede che il mio ricordare piaccia. A Lei credo prima -che a tutti. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. d. contessa_ - SILVIA BARONI PASOLINI - FAENZA. - - -IX. MADESIMO, 9 AGOSTO 1905. - - -IX.[30] - - _Carissima contessa_, - -Se mi sarà dato di finire questa mia avanti che annotti, essa Le verrà -sollecita annunziatrice di una mia gita (quarta o quinta) allo Splugen. - -Il cielo era una benedizione di Dio sulla natura, e la terra un -rendimento di grazie, e l'anima mia pacata nella pacifica armonia dei -versi virgiliani. - -Quanto e come soavemente mi facevano pensare quei versi, su quei monti! -Ma verso sera mutò il paesaggio e l'anima. Le basti ch'io non ho mai -chiuso un occhio la notte, e da ciò indovini lo stato dell'anima mia. -Ciò non ostante stamattina, grazie a Dio e a Virgilio, ero di nuovo -in pace con la natura e con me. Quanta pietà nelle parole dei Troiani -sbattuti dal naufragio! - - «Dî tibi, si qua pios respectant numina, si quid - Usquam justitia est, et mens sibi conscia recti, - Praemia digna ferant. Quae te tam laeta tulerunt - Saecula? qui tanti talem genuere parentes?»[31] - -Glieli ho scritti in latino, perchè Ella si avvezzi a leggerli e a -ripeterli latinamente. Nessuno ha scritto versi latini così belli come -Virgilio: un tempo pensavo che Orazio, ma ora no. - -Io La raccomando ai versi virgiliani che La accarezzino con la loro -armonia, e Le facciano dimenticare la trista dissonanza delle cose. - -E ora non ce n'entra più. È contento il Geròla della mia epistola -cretense?[32] Tanto meglio, benchè io non era competente giudice; ma mi -inspirò la pietà della gente veneta, così fida alle memorie d'Italia: e -con ciò, e con i saluti dell'Elvira[33] e con i miei saluti, La lascio -nel pensiero di Virgilio e nel mio. - - GIOSUE CARDUCCI. - -Ricorderò i ricordati da Lei allo Zanichelli; Ella mi ricordi -strettamente ed affettuosamente a Sua madre. - - _Alla nobil signora_ - LA CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -X. - -BOLOGNA, 14 OTTOBRE 1905. - - -X.[34] - - _Molto amata contessa Silvia_, - -Un gran dire della mia cera. Un miracolo: portenti. Ma intanto co'l -pretesto di rendermi la forza e l'attività d'un tempo, il dottore -Boschi[35] mi relega a due o tre giorni di letto forzato: e viene -troppo spesso a visitarmi. Io non ho cagione di lamentarmi; ma pur -troppo mi sento debole debole debole, come gli entusiasti della mia -salute pur dicono. Parliamo d'altro. - -Mi è ricapitato sott'occhio un ricordo a me carissimo: un album -della città di Faenza, con le firme dei cittadini, e con inscrizioni -significantissime. Quanti nomi a me cari di uomini animosi e valenti e -di gentili donne: che belle ore mi ricordavano! - -In capo a tutti mi salutò e mi parlò al cuore il nome Vostro, -nobilissima Silvia, «_Sylvia dulcis_». E mi destò la speranza di -vederVi presto. - - «Instar veris enim vultus ubi tuus - affulsit populo, gratior it dies - et soles melius nitent».[36] - -Addio. Ave et salve. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. d. sig.ra contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - CESENA. - - -XI. - -BOLOGNA, 19 NOVEMBRE 1905. - - -XI.[37] - - _Contessa Silvia molto amata_, - -Non posso far a meno di esser triste oggigiorno. È morto il mio vero -amico Giambattista Gandino. Fu il primo che conobbi in Bologna nel -1860.[38] Quanti anni, quanti dolori, e quanta fedeltà! Il latino e -l'amicizia, due immutabili passioni dell'animo suo. Dall'amicizia sua -non mi venne mai un turbamento; fu il re del latino puro: questa la sua -vita nel rispetto mio. Peccato che Voi non l'abbiate conosciuto! - -Ecco la mutazione per il _Vere Novo_.[39] Mutato nel verso secondo -così: «_Sorride e chiama_»;[40] il verso sesto dica così: «_E guarda -gli occhi, candida Silvia, tuoi_». Così tutto va bene; immagine, metro -e verità. - -Oggi è una giornata orribile. Il barometro si abbassa fino all'anima -e proibisce di pensare. Spero che costassù in montagna l'aria sia più -pura: qui pesa sul capo e sul cuore. Ahimè! oggi sto male. Passate i -miei saluti affettuosi alla signora Marina e al conte, e addio. - -Salve et vale. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -XII. - -BOLOGNA, 28 NOVEMBRE 1905. - - -XII.[41] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Questa volta voglio parlarVi di studî. Ho comperato due libri -nuovissimi a un tratto: la _Congiura di Catilina_, e.... indovinate?... -_Elvira_, amore di Lamartine. - -L'Elvira a me e al mio compartecipe[42] non fa la figura di bellezza -che rinnovò l'arte moderna: anzi!... Ma ciò non toglie che la poesia -da lei inspirata non sia la più bella poesia francese. Non mai quella -lingua, che par negata alla poesia, ebbe inspirazioni così di cuore -come _Le Lac_, che certo è la più bella poesia sentimentale moderna. -Non mai inspirò così profondamente un lamento così mesto e così sentito -come nel _Crucifix_. Tutto è finito: poesia, inspirazione e sentimento. -Ma ciò non impedisce che sia stato un movimento profondamente -sentito.[43] - -La _Conjuration de Catilina_ di G. Boissier è storia romana: sempre -vera, sempre nuova e sempre bella. - -E ora d'altro. Cioè del vostro piede, che deve essere affatto guarito -e padrone di sè: Voi non me ne dite abbastanza, ma io immagino che sia -così; vi sento intonata in altra guisa. - -Salutatemi la Vostra piccola amica tedesca[44] e la vostra gran madre -contessa Marina, le quali mi hanno messo in testa questa leggiadra -notizia. E Voi pregate che co' miei malanni mi seguiti sempre il buon -umore che ho oggi, il quale in gran parte, anzi tutto, mi viene da Voi. - -Grazie. Salve et vale. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -XIII. - -BOLOGNA, 29 NOVEMBRE 1905. - - -XIII.[45] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Una gentile e pia necessità (che tale parrà anche a Voi) m'impone una -impronta sollecitazione anche a Voi. - -La società scolastica che in Graz s'intitola del mio nome, mi chiede -un mio ritratto per collocarlo in luogo di onore. Fosse una solita -domanda, e de' soliti, non risponderei. Ma qui bisogna che mi rivolga -a Voi, perchè m'impetriate dal gentile artista di Cesena[46] una -copia di quella che a me pare bellissima (e so che pare anche a Voi) -fotografia. Spesa qualunque siasi, a conto mio. Vi prego di mandar qui -per la firma necessaria. Figuratevi che devo andare in mezzo a Mazzini -e a Garibaldi: ahi, quanto e immeritato onore! Fate Voi almeno che io -figuri bene: io Vi dovrò anche questo. Non Vi dico che mi perdoniate; -troppo Vi conosco: amatemi un poco di più. - - Vostro - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - A questa lettera il Carducci unì un articolo, ritagliato - dall'_Avvenire d'Italia_, giornale bolognese, intitolato - «_Traveggole socialiste intorno a Giosue Carducci_», nel quale - è detto che l'_Avanti_ riporta dall'_Asino_: ... «che il poeta - è ridotto quasi ad uno stato d'incoscienza, e che i preti - approfittano del suo stato per invaderne la casa in attesa di - confessarlo moribondo...». In margine a tale articolo il poeta - dettò le parole seguenti: - -E dire che son per riprendere i miei lavori, perchè il Boschi è -ammirato della mia salute! G. C. - - -XIV. - -BOLOGNA, 2 DECEMBRE 1905. - - -XIV.[47] - - _Signora contessa molto amata_, - -Già fin da ieri il Bacchi della Lega deve aver significato al signor -conte la indegnazione mia per quello che il giornale aveva scritto, -a proposito di cose mie, su Voi, etc.[48] E come Voi usate dire, la -_pitantana_[49] mi aveva colto sul serio; e chi sa che cosa avrei -scritto a quei cialtroni, degno di loro e dell'ira mia; se poi -uomini di senno, e voglio contare specialmente in questa categoria -il Bacchilega, non mi avessero persuaso che erano parole spese -inutilmente, e che nessuno badava a quel che era scritto in quel -giornale, e che quella turba di mascalzoni non vale il - - «. . . . . fango che mi lorda i piedi».[50] - -Vili, dire che Voi siete mossa da _uno scopo occulto di tenerezze -devote_, per un'onorificenza di Corte! Io non conosco donna superiore -a Voi nel disprezzo di simili sciocchezze. E parliamo, alla fine, -d'altro. - -Grazie di quello che farete con Casalboni;[51] grazie per me e per -gli amici d'oltre i confini; specialmente per essi, che me potrebbero -lasciare da parte. Dunque sarà una bella fotografia, che farà onore al -mio ceffo; e, fuor di scherzo, all'arte cesenatica. Grazie, grazie, -grazie. Onorate Voi quella degna Cesena, che tanto mi favorisce; -onoratela e ringraziatela. - -Voi mi dite, scrivetemi e consolatemi di Voi. Se per consolarVi vi può -piacere che io dal medico Boschi sia trovato sempre più valido, ciò Vi -consoli: quanto a me, io altrove cerco la mia consolazione, e Voi ben -lo sapete. A proposito: come va il vostro piede? Sempre meglio, non -è vero? Io e i vostri migliori amici sempre attendiamo che il conte -vi riconduca alle nostre parti, ma rispettiamo i sentimenti di vostra -madre, alla quale affettuosamente mi ricordo. - -Addio. Lasciate la _pitantana_, vocabolo che non piace punto a -Bacchilega, nè a me. Salve et vale. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -XV. - -BOLOGNA, 5 DECEMBRE 1905. - - -XV.[52] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Oggi spedisco a Graz il mio ritratto, da accompagnarsi a quello dei -veramente illustri e sacri:[53] ho scritto ai giovani che l'opera è di -artista _italiano_, Casalboni; che vien loro in dono da gentildonna -_italiana_, Silvia etc. Così il dono sarà più accetto e più gentile. -Questo voglio che sappiate subito tanto Voi, che l'artista. - -Ahimè! che brutta giornata! involuta di tenebre e di nebbia, quale da -ormai due mesi è ridotta l'anima mia. - - «Ma ci fu dunque un giorno - Su questa terra il sole? - Ci fur rose e vïole, - luce, sorriso, ardor? - - «Ma ci fu dunque un giorno - la dolce giovinezza, - la gloria e la bellezza. - Fede, virtude, amor?»[54] - -Pare che ci fossero; almeno io le ho cantate. Nel _tedio invernale_ -presente non pare davvero che ci siano. Sbaglio: sono nell'anima -vostra. - -Salve et ave. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI. - BASSANO VENETO. - - -XVI. - -BOLOGNA, 23 DECEMBRE 1905. - - -XVI.[55] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Voglio fare le mie confessioni; cioè vo' dir cose che, dopo morto, -tolgano ogni dubbio del come io pensassi e credessi. - -Cominciamo dal principio; da Dio, o da chi è tenuto Dio. - -Poco più che ragazzo cominciai un inno a Cristo, così: - - «Io non so chi tu sia, nè per che modo - Venuto se' quaggiù.....» - -applicando a Cristo i versi che Dante poneva in bocca ad Ugolino.[56] - -Uomo fatto, rincarai con parole mie proprie quel che avevo accennato di -sbieco, segnatamente nella _Chiesa gotica_: - - «O inaccessibile re degli spiriti, - tuoi templi il sole escludono. - Cruciato martire tu cruci gli uomini, - tu di tristizia l'aër contamini»;[57] - -e nelle _Fonti del Clitumno_: - - «. . . . . . . . . . un Galileo - di rosse chiome il Campidoglio ascese, - gittolle in braccio una sua croce e disse: - — Portala, e servi —».[58] - -E certo sono cose forti e indimenticabili. Confesso che mi lasciai -trasportare dal principio romano, in me ardentissimo: e fu troppo. Ma -quasi al tempo stesso soavi cose pensai e scrissi di Cristo: - - «Oh, allor che del Giordano ai freschi rivi - traea le turbe una gentil virtù etc.»[59] - -Resta che ogni qual volta fui tratto a declamare contro Cristo, fu per -odio ai preti; ogni volta che di Cristo pensai libero e sciolto, fu mio -sentimento intimo. Ciò non vuol dire ch'io rinneghi quel che ho fatto: -quel che scrissi, scrissi; e la divinità di Cristo non ammetto. Ma -certo alcune espressioni son troppo; ed io, senza adorare la divinità -di Cristo, mi inchino al gran martire umano. - -Questo voglio che si sappia, e lo scrivo a Voi, perchè capace di dirlo -apertamente. - -Vedete che m'è venuta voglia di scrivere, oggi. - - Il vostro - GIOSUE CARDUCCI. - -Pensieri della vigilia di Natale, che ho sempre avuto, e da tenerne -conto. - - G. C. - - _Alla contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - FAENZA. - - -XVII. - -BOLOGNA, 27 DECEMBRE 1905. - - -XVII.[60] - - _Signora contessa Silvia molto amata,_ - -Che bel passeggiare, arridendo il variato sole di primavera, su per -i colli dell'amenissimo Lizzano; o anche discendendo verso il piano! -Affacciandosi questa visione agli occhi e all'animo conturbati da -questa nebbia brumale, più triste è il tristissimo decembre. Torneremo -mai sui colli di Lizzano? O al bellissimo Bertinoro? Io per me dubito. - -Mi contenterei per ora, e anche per allora, di ritrovarmi nella bella -saletta di Faenza, dove mi guardano tanti visi ch'io non conosco, -e pure amo; o nel salone, dove tante cose possono essere cantate -e suonate con musica melodia. Tacendo, nel mio silenzio mi pare di -ascoltare e d'intendere. Ahimè! Inteso bene che tutto sarebbe allegrato -e fatto vivo dall'aspetto e partecipazione della signora. Voi dareste -la vita vera a quell'ignoto ch'io medito, che io sento, e che potrei -anche rappresentare. - -Questa divagazione malinconica mi fa meno uggiosa la triste nebbia. -Se Voi foste qui e parlaste, svanirebbe affatto. Ma io voglio venire a -Faenza. - -Ricordatemi il nome della signora che mi mandò il salmone; l'americana -famosa che parla e scrive così bene l'italiano.[61] Bisogna che le -risponda. - -Addio, addio; con l'anima profondamente contristata, in mezzo alla -gioia apparente, dalla morte di Severino Ferrari:[62] grande ferita nel -mio cuore! - -Addio, cara signora ed amica dolcissima. Voi mi intendete. - - Il vostro - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI. - FAENZA. - - -XVIII. - -BOLOGNA, 11 APRILE 1906. - - -XVIII.[63] - - _Signora contessa Silvia molto amata,_ - -Siete tornata a Faenza, nella dolce dimora in cui vi ho sempre vista -io. Quella dimora è sacra per me; e deve essere anche per Voi. Quante -rimembranze soavi vi rifioriscono nell'anima! Se avessi lo stile -prezioso, oh quanto vi rifiorirei! Ma l'affettuoso è stile molto -più nobile del prezioso, e con questo seguito a scrivere. Invano -Voi fareste opera di chiamarmi alla preziosità. «Io sento e dico e -rappresento il vero». Oh che bel verso! «_Quidquid conabar dicere, -versus erat_». Così avveniva al fiorito Ovidio:[64] ma l'intima -eloquenza del cuore commosso non era con lui, nè era da lui. Non vorrei -fargli torto, se per lui mi sovvenissi i Marini e l'adorato D'Annunzio. -Per quanto adorato? Perchè adorato? E come adorato? Problemi a cui -sarebbe facile rispondere, se io avessi voglia di rompermi il capo -con la poesia moderna. E già! V'è poesia moderna? E ciò che porta quel -nome, lo merita? Io più che invecchio, più penso che no. E forse è una -malinconia della vecchiaia. - -Pensateci e rispondetemi. EccoVi dato l'argomento a una bella lettera. -La quale, e tutto quello che viene da Voi, io aspetto con desiderio e -affetto infinito. - -Intanto Vi saluto. - - Vostro - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - FAENZA. - - - - -APPENDICE - - - _Quest'Appendice contiene_: - -1º _Una lettera con la quale Giuseppe Torquato Gargani accompagnava nel -1856 a don Luigi Bolognini in Faenza il dono della sua_ dicerìa: «Di -Braccio Bracci e degli altri poeti odiernissimi», _stampata a spese -degli_ «amici pedanti». _Questa lettera, inedita e gentilmente a noi -comunicata dagli eredi della famiglia Bolognini, è un'eco così viva e -sincera delle prime lotte letterarie del Carducci, alle quali abbiamo -accennato nella_ «Prefazione», _che ci è parso prezzo dell'opera non -defraudarne il lettore._ - -2º _Una commovente e preziosa notizia sui soggiorni del Carducci a -Madesimo, nell'agosto del 1904 e del 1905, inviataci con somma cortesia -dall'illustre prof. Flaminio Pellegrini, della r. Università di Genova; -al quale ci è caro di porgere pubblicamente i più vivi ringraziamenti._ - - -GIUSEPPE TORQUATO GARGANI A DON LUIGI BOLOGNINI, IN FAENZA. - - - _Mio caro Gigi,_ - -È troppo tempo che non ho tue nuove da te; fa' di scrivere come prima -potrai. Io sto benissimo, e sento la vita ora che sono in guerra con -tutti i poetini e prosatorucci di Firenze. Ti mando con questa una -mia dicerìa: hoc fonte derivata clades. È una canzonatura da cima -a fondo, che ha fatto rider me, scrivendola; e molti dotti davvero, -leggendola. La leggerai anche tu, e daraimene il parer tuo. La darai -a don Lanzoni[65] e al Minardi,[66] i quali carissimamente saluto. -Oh, se sentissi cosa dicon di me questi giornali infranciosati! -Credo d'aver fatto la bocca larghissima a riderne, e figurati che han -pubblicato ch'io sono impazzato e messo all'ospedale, e che settimana -per settimana daran le mie nuove alla gente. Perdio! l'è una critica da -fare i capelli bianchi. E per di più han citato minchionando due versi -per miei, i quali io non scrissi mai: bravi i birbanti b.....! A me -par d'essere altr'uomo, e son contento che la dicerìa abbia fatto quel -che doveva tare, e gongolo delle fiacche furie e dell'escandescenze -sguaiate di cotesti pigmei, i quali han fatto veder chiaro che li -ho arrivati nel vivo. Per le vie è un domandare: è quello l'autore -della dicerìa? e chi compate, chi gabba, chi guarda in cagnesco, chi -sogghigna, chi loda: ed io rido di tutti. Così è, mio caro Gigi; io -quietissimo e umilissimo omiciattolo ho messo sossopra la repubblica -letteraria in Toscana e fors'anche fuori. Gli amici, che a loro -spese hanno stampato il mio scritto, si sono riuniti in una specie -di accademia,[67] e faranno battaglia a corpo morto contro tutte le -romanticherie e tutti i capricci infranciosati, inglesati, intedescati: -son pochi, ma hanno fegato e lombi italianissimi. Era tanto che costoro -facevano i demagoghi: anche la pazienza ha un confine, e bisognava che -qualcuno salvasse l'antica fama del senno fiorentino messa in terra da -questi m.... L'abbiamo fatto noi; non benissimo, per manco di sapere; -ma con il calore di giovani amantissimi dalla maestosa letteratura -italiana: la volontà scusi la debolezza della natura. Tu scrivi e -seguita ad amare il tuo fratelluccio _impazzato_. Saluterai la gentile -signora contessa Pasolini[68] e il signor conte.[69] Se credi bene, -fa' leggere la dicerìa al conte Antonio[70] e al conte Francesco,[71] -a' quali ricorderai la mia servitù. Se conosci o a Faenza o a Forlì o -a Bologna qualche buon letterato, dillo, che glie la manderemo, perchè -desideriamo che giri. Ho veduto Ghinassi,[72] c'ora è in Livorno. -Ricordami ai buoni Farina,[73] scusandomi se non scrivo per essere -occupatissimo in lavori e battaglie. A settembre (se non mutan le -cose) vo con una signora maestro per sei anni a Montegemoli, presso a -Volterra.[74] Ti saluto e ti abbraccio. - - 20 luglio 1856. - - G. T. GARGANI. - - -SU 'L CARDUCCI A MADESIMO NELL'AGOSTO DEGLI ANNI 1904 E 1905. - - -A Madesimo, sullo Spluga, nel mese d'agosto del 1904 e del successivo -anno 1905, ebbi l'inesprimibile conforto di ritrovarmi a lungo col -Carducci, che mi fu maestro a Bologna dal 1887 al 1890, e che, da -allora, m'onorò sempre d'affettuosa benevolenza. - -L'amenissimo soggiorno, nel 1904, giovò sensibilmente alla stanca sua -fibra. Sui primi del mese, già ritemprato dalla breve permanenza, potè -riprendere persino le sue gite mattutine, lungo il sentiero alpestre -della Motta, tra il folto degli abeti, fino a un rustico sedile d'onde -tutto si domina il magnifico paesaggio. - -Lassù con intensa commozione lo udii recitare a memoria passi della -_Divina Commedia_, odi di Orazio: e, notevole a dirsi, la voce del -Poeta, d'ordinario sì impedita dal male, riprendeva nella recita dei -versi la franchezza, l'intonazione indimenticabile dei giorni migliori! - -In quello scorcio d'estate non solo mi dettava senza pena le sue -corrispondenze, ma rivide bozze di stampa, e con mano malferma reggeva -Egli stesso la matita, per prendere numerosi appunti leggibili quasi -solo da Lui. - -L'anno appresso, purtroppo, l'infermità aveva fatto progressi -desolanti. Brevissime passeggiate, quasi sempre malinconiche e -silenziose: agli stentati colloqui alternava lunghe letture di -Virgilio, interrotte da periodi tristi di raccoglimento interiore. Ma -il suo grande spirito, posso attestarlo con piena sicurezza, era vigile -sempre, e le ricordanze si mantenevano prodigiosamente tenaci, sia che -rievocasse con una parola scultoria uomini e cose, sia che tornasse con -freschezza mirabile a citazioni erudite, o che lo spunto d'un verso gli -richiamasse poesie proprie ed altrui. - -In presenza d'estranei, ormai, evitava quasi del tutto di parlare. -Invece proseguì a dettarmi non di rado lunghe lettere degne della -grande arte sua, senza una pausa, senza correzioni, senz'altra fatica -salvo quella di vincere la difficoltà vieppiù grave della pronunzia -malfida. - -Ricordo l'estremo saluto accorato a Giuseppe Chiarini, in una lettera -commoventissima del giorno 11 agosto 1905, pubblicata nella _Nuova -Antologia_ (1º aprile 1907, p. 390). Ricordo che si valse ancora -altra volta, come aveva già fatto nell'anno precedente, della mia -mano _discreta ed amica_ — così degnavasi di chiamarla — per mandar -novella de' suoi pensieri dolenti alla contessa Pasolini, inclita -Donna consolatrice. Ricordo.... e con un sussulto nell'anima mi veggo -d'accanto la bianca testa pensosa del Poeta, nella vasta camera tutta -luce di Villa Adele, ove Lo baciai vivo per l'ultima volta! - - FLAMINIO PELLEGRINI. - - - - -INDICE - - - PREFAZIONE. _Giosue Carducci e la Romagna_ Pag. 1 - - LETTERE DI GIOSUE CARDUCCI. - - LETTERA I Madesimo, 18 luglio 1897 » 79 - » II Madesimo, 12 settembre 1897 » 83 - » III Bologna, 12 gennaio 1898 » 87 - » IV Bologna, 19 giugno 1902 » 93 - » V Madesimo, 27 luglio 1902 » 97 - » VI Bologna, 8 luglio 1904 » 101 - » VII Madesimo, 24 agosto 1904 » 105 - » VIII Madesimo, 20 luglio 1905 » 109 - » IX Madesimo, 9 agosto 1905 » 113 - » X Bologna, 14 ottobre 1905 » 119 - » XI Bologna, 19 novembre 1905 » 123 - » XII Bologna, 28 novembre 1905 » 129 - » XIII Bologna, 29 novembre 1905 » 135 - » XIV Bologna, 2 decembre 1905 » 139 - » XV Bologna, 5 decembre 1905 » 145 - » XVI Bologna, 25 decembre 1905 » 149 - » XVII Bologna, 27 decembre 1905 » 155 - » XVIII Bologna, 11 aprile 1906 » 161 - - APPENDICE. - - Giuseppe Torquato Gargani a don Luigi Bolognini - in Faenza » 169 - Su 'l Carducci a Madesimo nell'agosto degli anni - 1904 e 1905 » 175 - - - ERRATA-CORRIGE - -A pag. 33, linea 10 — Invece di «_maggio 1907_» leggasi «maggio 1897» - - _Finito di stampare il 12 decembre 1907_ dall'editore LICINIO - CAPPELLI, previo accordo con la DITTA ZANICHELLI - di Bologna, _rilevataria del diritto di pubblicazione - dell'epistolario carducciano._ - - - - -NOTE: - - -[1] È interamente di mano del Poeta. - -[2] Trattasi della fotografia della chiesa di Polenta, fatta dal -Casalboni di Cesena. - -[3] Orazio, _Carmina_, lib. IV, ode seconda, 30-31. - -[4] Proprio allora il Poeta stava meditando e componendo la -meravigliosa ode «_Alla chiesa di Polenta_». - -[5] È il conte Pier Scipione Pasolini Zanelli, immaturamente rapito -all'affetto de' genitori e del Carducci il 28 decembre 1898. - -[6] Nazzareno Trovanelli di Cesena, «buon cittadino e buon letterato -— scrive il Carducci nelle note alle _Rime e Ritmi_, _Poesie_, p. -1034 — di cui sono notevoli parecchie traduzioni dal Tennyson e dal -Longfellow». - -[7] È interamente di mano del Poeta. - -[8] L'ode «_Alla chiesa di Polenta_». - -[9] Il _cipresso di Francesca_, che ancora non era stato colpito dal -fulmine. - -[10] È interamente di mano del Poeta. - -[11] È una specie di vino nero romagnolo. - -[12] Don Luigi Zattini Brusaporci, allora arciprete della chiesa di -Polenta, ed oggidì di quella di Bertinoro. - -[13] Sono i lavori de' secondo periodo dei restauri della storica -chiesa. - -[14] È la contessa Vittoria Aganoor-Pompily. - -[15] Augusto Farini di Ravenna, uomo d'ingegno molto e di molto cuore, -morto nel 1906. - -[16] Su le ragioni che indussero il Carducci a rifiutare la cattedra -dantesca, instituita nell'Università di Roma con legge 3 luglio -1887, ed in allora offertagli dal ministro Coppino, vedi il Chiarini, -_Memorie della vita di G. C._, pp. 170-4. Questa lettera ci rivela che -nel 1898 il ministro (Guido Baccelli) ripetè l'offerta inutilmente, e -conferma ciò che a dì 8 ottobre 1887 il Poeta avea scritto al Chiarini: -«Sono stanco, stanco, stanco di fare il professore........». - -[17] È interamente di mano del Poeta. - -[18] L'illustre scultore, prof. Francesco Ierace, autore del monumento -a Pier Scipione Pasolini Zanelli nel cimitero di Faenza, avea chiesto -al Poeta, per mezzo della signora contessa Pasolini, un'epigrafe da -porre sotto il busto di Umberto I, che dovea inaugurarsi a Pizzo di -Calabria. - -[19] Cfr. _Confessioni e Battaglie_ (serie seconda), Bologna, -Zanichelli, 1902, pp. 127 e sgg., 141 e sgg. - -[20] Vedi l'epigrafe per Pier Scipione Pasolini Zanelli, in _Prose_, p. -1475 (Bologna, Zanichelli, 1902). - -[21] Interamente autografa, e scritta a _lapis_, tranne l'indirizzo -sulla busta, ad inchiostro e di altra mano. - -[22] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, segretario -particolare ed amico affettuosamente fedele del Poeta. Le parole in -fine della lettera «_suo di cuore_» e la firma sono autografe. - -[23] Invece di «_piaccia_» aveva prima dettato la parola «_torna_», poi -cancellata. - -[24] D'altra mano da quella del Poeta, e forse del figlio -dell'albergatore. Le parole in fine della lettera «_La saluto di mia -mano_» e la firma sono autografe. - -[25] È la signora contessa Marina Baroni Semitecolo, madre della -contessa Silvia. - -[26] D'altra mano da quella del Carducci, e forse del figlio -dell'albergatore, tranne la firma, che è autografa. - -[27] L'amanuense aveva scritto: «_in un affabile sorriso_»; e il Poeta -corresse di sua mano: «_un ineffabile sorriso_». - -[28] La consorte del Poeta. - -[29] Invece di «_soave_» avea prima dettato «_benigno_», poi cancellato. - -[30] Di mano del prof. Flaminio Pellegrini, tranne la firma, che è -autografa. Vedi _Appendice_, p. 178. - -[31] _Eneide_, I, 603-606. - -[32] Allude ad una lettera da Lui scritta al dott. Giuseppe Geròla, -che gli avea inviata in omaggio una sua opera sugli scavi nell'isola di -Creta, dallo stesso Geròla sapientemente diretti. - -[33] È la consorte del Poeta. - -[34] Di mano del cav. Giulio Gnaccarini, genero del Poeta, tranne la -firma, che è autografa. - -[35] Egregio medico curante del Carducci. - -[36] Orazio, Carmina, libro IV, ode quinta, 6-8. - -[37] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[38] Il Gandino, illustre professore di lettere latine nella r. -Università di Bologna, morì il 15 novembre 1905. Narra il Chiarini -(_Memorie della vita di G. C._) che il Carducci, arrivando a Bologna -la sera del 10 novembre 1860, «trovò ad aspettarlo all'ufficio della -diligenza Emilio Teza che, nominato professore anche lui in quella -Università dal Mamiani, lo avea preceduto di qualche giorno». E col -Teza ebbe il Poeta in Bologna stretta consuetudine, prima di farsi -amico d'altri. Ciò non contraddice punto a quanto il Carducci qui -afferma, intendendosi bene che quella del Teza era amicizia anteriore -all'andata del Poeta a Bologna; dove (dice il Chiarini, p. 179) «fece -presto la conoscenza di G. B. Gandino, di Pietro Ellero e di Enrico -Panzacchi». - -[39] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 898. - -[40] Invece di «_chiama_» aveva prima dettato la parola «_canta_», poi -cancellata. - -[41] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[42] Allude al suo ottimo segretario, spesso partecipe delle letture e -degli studî del Poeta. - -[43] «Lamartine non gli andò mai giù» — scrisse, a proposito delle -letture che il Carducci faceva nella sua prima gioventù, Enrico -Nencioni nella lettera a Ferdinando Martini, intitolata _Consule -Planco_, e pubblicata nella _Domenica Letteraria_ del 30 aprile 1882. -Sembra, però, che il Carducci si ricredesse, se qui dà del Lamartine un -così lusinghiero giudizio. - -[44] È la signorina Cathie Hold, di Monaco di Baviera. - -[45] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[46] È il fotografo Augusto Casalboni, autore d'una serie di -riuscitissime, e ormai ben note, fotografie del Poeta. - -[47] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[48] Si riferisce alla ingiusta accusa fatta da certi giornali alla -signora contessa Silvia Baroni Pasolini: che, cioè, ella tentasse di -convertire il Poeta alla fede cattolica. - -[49] Vocabolo scherzoso del dialetto veneto, in senso di _collera, -sdegno_ e simili. - -[50] Monti, _Sonetto satirico_ (Padre Quirino....), verso 14.º - -[51] Vedi, a questo proposito, la lettera precedente. - -[52] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[53] Vedi, a questo proposito, le due lettere precedenti. - -[54] _Tedio invernale_, in _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 599. - -[55] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[56] «..... in quell'anno (1857) io andavo pensando o andavo dicendo -di pensare un inno a Gesù con a motto un verso e mezzo di Dante, _Io -non so chi tu sia_ etc....» (_Le risorse di s. Miniato_, in _Prose_, -Zanichelli, Bologna, 1905, pp. 947-948) - -[57] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 817. - -[58] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli), p. 804. - -[59] _Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti_, in _Poesie_ (Bologna, -Zanichelli) p. 415. - -[60] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[61] È la signorina Francesca Alexander di Boston, italiana di -sentimento, artista e scrittrice ammirabile, che dimora a Firenze. - -[62] Morì nella notte tra il 23 e il 24 decembre del 1905, nella villa -Sbertoli, casa di salute a Collegigliato presso Pistoia, ove trovavasi -in cura da circa due anni. - -[63] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne in fine la -parola «_Vostro_» e la firma, che sono autografe. - -[64] Cfr. _Tristium_, lib. IV, X, 26. - -[65] È il prof, don Filippo Lanzoni, ricordato nella «Prefazione». - -[66] È forse Giuseppe Minardi, distinto letterato, padre dei viventi -ing. Tommaso ed Alessandro. - -[67] È la compagnia degli «_amici pedanti_», composta del Carducci, del -Chiarini, del Gargani e di Ottaviano Targioni. - -[68] Pazienza Pasolini dall'Onda. - -[69] Benvenuto Pasolini dall'Onda. - -[70] Antonio Gessi. - -[71] Francesco Zauli-Naldi. - -[72] È il cav. prof. Giovanni Ghinassi, di cui si è parlato nella -Prefazione. - -[73] Sono Achille Farina, maestro di disegno, e l'avv. Ludovico, suo -figlio, ora a Londra. - -[74] Vi stette, invece, soltanto dal 1856 al '58. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a -pag. 181 (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo. - - - - - -End of Project Gutenberg's Da un carteggio inedito, by Giosuè Carducci - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO *** - -***** This file should be named 62339-0.txt or 62339-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/3/3/62339/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Distributed Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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