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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: Da un carteggio inedito - -Author: Giosuè Carducci - -Editor: Antonio Messeri - -Release Date: June 8, 2020 [EBook #62339] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Distributed Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - - - - - -DA UN CARTEGGIO INEDITO DI GIOSUÈ CARDUCCI - - - [Illustrazione: ULTIMA FOTOGRAFIA DEL POETA A LIZZANO ESEGUITA - IL 24 DI OTTOBRE DEL 1906 DALLA CONTESSINA MARIANNA ZANELLI - QUARANTINI.] - - - Da un carteggio inedito - - DI - - Giosue Carducci - - - CON PREFAZIONE - DI - _ANTONIO MESSERI_ - - Tutto che io dico e scrivo in privato - non ha nè paura nè vergogna mai del - sole. - - CARDUCCI, XII, p. 404. - - - - DITTA ZANICHELLI LICINIO CAPPELLI - BOLOGNA ROCCA S. CASCIANO - _COEDITORI_ - - - - - _Proprietà artistica e letteraria della Casa editrice L. - CAPPELLI, Rocca s. Casciano, la quale, avendo adempiuto alle - formalità che la legge prescrive, provvederà, non solo contro le - contraffazioni, ma anche contro le imitazioni. Legge 19 settembre - 1882, N. 1012. Tutti i diritti di traduzione e di riproduzione, - anche parziale, sono riservati._ - - _Le copie non firmate si ritengono contraffatte._ - - Rocca s. Casciano, 1907. — Stabilimento tipografico Cappelli. - - - - - A VALFREDO CARDUCCI - - - - -PREFAZIONE - -GIOSUE CARDUCCI E LA ROMAGNA - - -Tra le moltissime lettere che Giosue Carducci scrisse alla signora -contessa Silvia Baroni Semitecolo Pasolini, parve opportuno scegliere -oggi le diciotto che vedono la luce, non pure perchè esse lumeggiano -l'anima del Poeta e gli ultimi anni della vita di Lui, sì anche perchè -ve n'ha alcuna la quale rende solenne giustizia a chi la ricevette, e -vuol riaffermato, in conspetto de' contemporanei e de' posteri, l'alto -pensiero di libertà e d'idealità insieme, onde il Carducci rifulse e -rifulgerà nei secoli. Questa pubblicazione, adunque, è un affettuoso -e puro omaggio alla memoria sacra del Poeta e dell'Amico, ed in parte -anche un doveroso adempimento della sua volontà. - -Un'inesatta, se non del tutto erronea, credenza si diffuse tra 'l -pubblico dopo che il Carducci fu colpito dal malore che lentamente -lo condusse al sepolcro, ed in ispecie dopo che ebbe lasciato -l'insegnamento; e ciò è che ben presto Egli fosse divenuto, come in -quella del corpo, così nella vita dello spirito, l'ombra di sè stesso. - -Eppure la sua mente, se anche andò a poco a poco facendosi più lenta -a rendere i concetti e a dar forma adeguata alle immagini, si mantenne -lucidissima e viva fino all'ultimo: e queste lettere, che giungono alla -vigilia della sua morte, meravigliosamente lo attestano. - -«Questa maledizione di dover dettare, o non poter scrivere se non -lentamente col lapis, mi dispera e toglie energia alle mie lettere» — -scriveva Egli al Chiarini il 24 decembre del 1901; ma bisogna dire che, -non ostante l'imperfetto corrisponder degli organi di trasmissione, -per mezzo della parola scritta o parlata, alla vita del pensiero, Egli -avesse ancora un'immensa forza ed una grande efficacia a vincer gli -ostacoli crudeli della natura. - -Mentre, avvicinandosi il verno della sua vita e dopo la folgore che gli -diè il colpo fatale, la musa del Poeta tace o rimprovera a sè stessa i -tumulti dello spirito che impedirono a Lui di godere il mondo e le sue -gioie, il fiore della poesia gli sboccia ancora quasi inconsciamente -fra le dita, quand'Egli scrive all'amica buona e soave; e i messaggi -e le notizie e i sospiri di dolore e di rimpianto ch'Ei le manda, sono -altrettante piccole squisite opere d'arte, nelle quali non sai se più -ammirare la delicata fragranza del sentimento, o la ancor ricca vena -dell'inspirazione, o lo stile sempre incisivo e gagliardo. L'anima -di Lui si versa intera, in una quasi tenerezza di accoramento, entro -queste lettere, le quali discuoprono il lato men noto, forse, del -suo cuore, che fu di leone e di fanciullo insieme. Il ribelle, che -da bambino avea combattuto a sassate le battaglie con i coetanei, -immaginando rivoluzioni e repubbliche; che nelle prime lotte della sua -vita letteraria aveva armeggiato insieme co 'l Chiarini, co 'l Gargani, -co 'l Targioni, contro i romantici ed i filologi vocabolaristi, -scagliando in faccia a loro le scapigliate insolenze della _Giunta alla -derrata_; che, fatto maturo, aveva colpiti malvagi e pusilli, papi -e tiranni, con la sferza de' terribili giambi ed epodi; quel ribelle -ebbe poi non di rado, passati gli scoppi irrefrenabili dell'ira, un -senso d'equanimità, di giustizia serena, di benigno rispetto per la -sincera fede altrui, che dal fondo dell'anima buona saliva a calmarne -la superficie tempestosa e sconvolta. Dicono che gli epistolari degli -uomini grandi nuocciano talora, più che giovare, alla lor fama; ma -non questo è il caso. Dappoichè mai la semplicità e la modestia, -sotto il velo d'una natural ritrosìa, ebbero nell'intimità forme ed -espressioni più schiette e più vere; mai, come in Lui, la grandezza -parve nascondersi, e la fierezza ceder benigna alla bontà profonda e -indulgente del cuore; mai, infine, lo sdegno delle basse cose e delle -mentite apparenze ebbe un grido più ribelle, nè voce più soave ebbe la -pietà degli errori che non guastano l'anima. - -È da aggiungere che queste lettere risvegliano molte e care e preziose -memorie su 'l Carducci in Romagna, e su le consuetudini ed amicizie -che qui ebbe forti e radicate, sopra tutto con la famiglia dei conti -Pasolini-Zanelli: periodo, questo, non breve e molto importante della -vita di Lui, che, siccome un meraviglioso tramonto, va còlto e meditato -ed inteso nelle mille sfumature dei suoi colori. - -Eppure articolisti e biografi (compreso il più autorevole, ciò è -Giuseppe Chiarini) ne tacquero, o quasi; onde non parrà inutile nè -sarà discaro ai lettori che l'affetto e la devozione mia per il Poeta, -rafforzati specialmente negli ultimi anni, mi spingano a far un po' -più nota questa parte di vita del Carducci, rimasta quasi oscura: ciò -che io considero, non pure onore altissimo, ma compimento di un dolce -dovere. - - * - * * - -I primi ricordi del Carducci in Romagna si ricollegano, credo, al -nome di Giuseppe Torquato Gargani, il _fiorentino puro_ che «morì -d'amore e d'idealismo in Faenza il 29 marzo 1862». Di lui lasciò -il Carducci stesso imperitura memoria, ritraendolo al vivo nelle -_Risorse di s. Miniato_ (_Prose_, pp. 949-50): «.... pareva una figura -etrusca scappata via da un'urna di Volterra o di Chiusi, con tutta -la persona ad angoli, ma senza pancia, e con due occhi di fuoco: io -lo avevo conosciuto a scuola di retorica, ridondante ed esondante -di guerrazziana fierezza. Poi, andato per raccomandazione di Pietro -Thouar in Romagna, e proprio in Faenza maestro nella famiglia di certi -signori (dal '53 al '56 fu appunto il Gargani precettore, a Faenza, -del conte Pierino Laderchi), vi si era convertito a un classicismo -rigidamente strocchiano.... Ma un classico, come s'intendeva allora, -doveva essere anche moderato, molto moderato, in politica; e in -questa il Gargani aveva serbato le memorie e le tradizioni del '49: -era un romantico-guerrazziano-mazziniano arrabbiato, intransigente, -antropofago». - -Nel '56, tornato a Firenze, il Gargani aveva, con enorme scandalo -della letteratura ufficiale, impersonantesi nel dittatore Fanfani, -scritta quella _dicerìa su i poeti odiernissimi_ che fu pubblicata a -spese degli _amici pedanti_, ossia del medesimo Gargani, del Carducci, -del Chiarini e di Ottaviano Targioni. Del gran putiferio che ne -nacque, e delle polemiche tra gli _amici pedanti_ e il giornale «_Il -Passatempo_», organo magno fanfaniano, narra a bastanza il Chiarini -nelle sue _Memorie della vita di Giosue Carducci_ (Firenze, Barbèra, -1907, cap. III); delle visite del Gargani, del Chiarini, del Nencioni -al Carducci, a Pietro Luperini, a Ferdinando Cristiani, allora umili -maestri nel Ginnasio di s. Miniato; delle liete baraonde rallegrate -dalle scariche di tappi saltanti; delle passeggiate notturne _tacitae -per amica silentia lunae_, a s. Miniato ed a Firenze; ricordi il -lettore la descrizione evidentissima che è nelle _Risorse di s. -Miniato_. Qui basti aggiungere che il Gargani fu di nuovo dal '56 al -'58 precettore in una casa privata, ma questa volta a Montegemoli, -presso a Volterra; che nel '59 si arruolò volontario, e istigato da -molti che poi lo rinnegarono, domandò al governo toscano la facoltà del -voto politico per le milizie, ritraendone trenta giorni di prigionia; -che, infine, nel novembre 1860 fu eletto maestro di lingua latina -nel Ginnasio di Faenza, e poi dal ministro della pubblica istruzione -nominato professore di lettere latine e greche nel Liceo della stessa -città, il 13 marzo 1861. Nel quale anno ei pubblicava per le stampe -di Pietro Conti in Faenza, in edizione di soli cento esemplari, un -libretto di versi (dieci sonetti, un idillio, due canzoni), oggi -divenuto rarissimo, e dedicato «ai dilettissimi fra gli amici prof. -Giosue Carducci, Giuseppe Chiarini, don Luigi Bolognini». Quest'ultimo -era direttore del Ginnasio; e nella casetta di lui abitava il Gargani, -dirimpetto alla chiesa ed alla piazza di s. Agostino. - -Il Carducci, che intanto avea salita la cattedra di eloquenza -nell'Università di Bologna, si compiaceva di far non di rado qualche -scappata a Faenza, a trovarvi il suo Gargani; e prendeva parte talvolta -ai lieti conversari che la sera facevansi nella tipografia Conti, dove -convenivano i letterati faentini del tempo: il cav. Giovanni Ghinassi, -di bel nome come di erudito e di elegante scrittore; don Marcello -Valgimigli, bibliotecario comunale e benemerito quanto minuzioso -ricercatore ed ordinatore di patrie memorie; il dott. Saverio Regoli -ed il prof. Giuseppe Morini, insegnanti nel Ginnasio, dotti e valorosi -entrambi; don Sante Bentini, traduttore de' bucolici greci; il canonico -Filippo Lanzoni, professore di retorica, anch'egli nel Ginnasio, che -il Carducci ammirava per la sua facoltà di comporre terzine d'un cotal -sapore dantesco. - -In quelle riunioni, alle dispute di filologia e d'arte s'intramezzavano -racconti festevoli, e versi, e scherzi, e cenette rallegrate dalle -mille bizzarrie e dalla mimica arguta del Gargani, originalissimo. - -Ahimè! L'allegria durò poco. Abbandonato dalla fidanzata, che aveva a -Firenze (e invano il Carducci vi corse a chieder ragione per lui), il -povero Gargani se ne accorò siffattamente, che nel suo corpo debole ed -infermiccio ebbe prepotere ben presto il così detto _mal sottile_, o -sia la tisi, che da un pezzo lo minacciava. Il 19 febbraio del 1862 una -lettera da Faenza annunciava al Carducci la grave malattia dell'amico; -ed egli corse al letto del Gargani, e per quasi due settimane venne ed -andò, da Bologna a Faenza e viceversa, con l'animo sollevato volta a -volta o straziato dagli alti e bassi del terribile male. Aveva allora -il Carducci, nelle linee marcate dello scuro volto, nell'acuta mobilità -degli occhi neri, nel gesto e nel portamento, tra spavaldo e spaurito, -della persona, un qualche cosa di veramente singolare; e mi narra -l'egregio e caro collega mio cav. prof. Giuseppe Morini, il quale ebbe -l'onore d'essergli amico e d'accompagnarlo a que' giorni più volte -dalla casa del Gargani alla stazione, che talora la gente si fermava a -guardare quell'omino non troppo elegantemente vestito, e dalla grande -zazzera e dalla barbetta nera arruffata. E qualcuno si spinse perfino -a dimandar poi al Morini chi mai fosse quel curioso _ebreetto_ che era -con lui. - -Il Gargani morì a ventott'anni, il 29 marzo del '62; e come tal perdita -amareggiasse il Poeta, lo dimostra un pietoso ricordo ch'Egli scrisse -dell'estinto, e pubblicò il 29 aprile, nel trigesimo della scomparsa -di lui, nel giornale fiorentino «_Le veglie letterarie_» (trovasi oggi -nella prima serie delle _Ceneri e Faville_); lo dimostrano i versi -della lirica intitolata _Congedo_, pieni di ammirazione e di rimpianto: - - «O ad ogni bene accesa - anima schiva, e tu lenta languisti - da l'acre ver consunta, e non ferita; - tua gentilezza intesa - al reo mondo non fu, chè la vestisti - di sorriso e disdegno; e sei partita»; - -lo dimostrano, infine, le commoventi parole onde, nelle _Risorse di s. -Miniato_, Egli conchiude, con un singhiozzo, la gioconda rievocazione -de' giorni felici: - -«Domani è il giorno de' morti. O amico che giaci muto e freddo nella -fossa di Romagna, a te certo non spiace ch'io rinnovelli ancora per un -poco la memoria delle nostre belle estati fiorentine!» - - * - * * - -Da quello mesto e gentile del dolore nacque e germogliò nel gran cuore -del giovine Poeta il fior dell'amore; ed Egli amò d'allora in poi la -Romagna, oltre che per le virtù e le magnanime energie che ebbe campo -di scuoprirvi e ammirarvi, anche perchè prima di tutto, come in questa -terra sapeva racchiuse le ossa dell'amico, così nell'anima romagnola -Egli sentiva ben consegnato il tesoro delle care memorie e dei -dolcissimi affetti. - -Con gli amici di Faenza mantenne rapporti cordialissimi; ed accettò, -anzi, di far parte, qual socio onorario, di quella _Società scientifica -e letteraria_ che fu fondata a Faenza il 27 di settembre 1862, -essendone promotori Giuliano Bucci, l'ing. Luigi Biffi, il dott. -Vittorio Tartagni, il dott. Saverio Regoli ed Antonio Mazzoni, e -della quale fu poi da voti unanimi chiamato all'ufficio di presidente -il botanico illustre Ludovico Caldesi, disdegnosa e fiera anima -di romagnolo. Il 28 di maggio 1865 cotesta società scientifica e -letteraria tenne una solenne accademia pe 'l centenario dantesco, -nella sala del consiglio comunale, alla quale fu presente anche il -socio Carducci; e negli _Atti dell'anno accademico 1864-65_, pubblicati -in Faenza co' tipi di Angelo Marabini nel '67, si legge come il cav. -Ghinassi, in allora presidente, disse «alcune brevi ma eleganti parole -di proemio»; e Filippo Lanzoni tenne un discorso «inteso a dimostrare -come universale fosse il fine della Divina Comedia»; e Giuseppe Morini -trattò «della bellezza meravigliosa dello stile, perchè l'Alighieri -entra innanzi a tutti gli altri poeti»; e Saverio Regoli, ragguagliando -Dante ad Omero ed a Virgilio, «il volle addimostrare a loro superiore, -sì pel fine, sì pel subbietto, sì per la poesia altissima»; e Luigi -Brussi «tolse a far aperto come Dante avversasse il dominio temporale -de' romani pontefici. Furono lette eziandio — continuano quegli -Atti — robuste ed eleganti poesie di soci onorarî, che si piacquero -tener l'invito lor fatto dalla società a prendere parte alla festa -dantesca: e ciò è tre sonetti del cav. Carducci, un carme della signora -Teodolinda Franceschi Pignocchi, e un epigramma latino del cav. Luigi -Grisostomo Ferrucci, che insieme ai componimenti in prosa furono poscia -fatti di pubblica ragione (coi tipi del Marabini) e offerti alla -città di Ravenna, nell'occasione che festeggiava essa pure l'antico -ed immortale suo ospite». I tre sonetti del Carducci sono quelli -intitolati «_Nel sesto centenario di Dante_», che si trovano, nella -raccolta delle _Poesie_ (Zanichelli, 1902, seconda edizione), a pagine -359-361. - -Qual miranda visione poetica sia in que' sonetti, ne' quali Dante, -risorto _da l'avello iscoverchiato_, rampogna fieramente l'Italia, -e la stimola a compiere la sua unità, affinchè, «_Roma libera sia da -l'adultèro_», il lettore ricorda bene; quanto cotesti versi gagliardi -ed accesi entusiasmassero gli ascoltatori in terra di Romagna, -e proprio in quell'anno che la capitale era stata trasferita da -Torino a Firenze (il che era parso una tacita rinunzia a Roma), il -lettore s'immagini. Già il Carducci avea raffreddato di molto la sua -inclinazione per la monarchia fin da quando, dopo il '60, a Lui, che -avea in cima de' suoi pensieri il compimento dell'unità nazionale, la -monarchia parve impari agli alti destini della patria, e dirimpetto -alle impazienze dei generosi sembrò peccare di forse eccessiva -prudenza. Trovatosi, adunque, naturalmente d'accordo con i così detti -partiti avanzati, il Poeta cominciava ad esser molto ammirato in -Bologna dalla gioventù romagnola, che vi affluiva per ragione di studî -o d'altro, ed era tutta, o quasi, repubblicana. - -Quando, poi, nel '68 il Carducci pubblicò il volume dei _Levia Gravia_, -e nel '71, per le stampe del Barbèra, tutte le poesie da Lui fin'allora -composte, non esclusi l'_Inno a Satana_ e i due epodi per _Monti e -Tognetti_ e pe 'l _Corazzini_, «i più non si curarono de' suoi versi — -scrive il Chiarini, p. 364 — che furono esaltati dai meno, dai radicali -e dai repubblicani, specialmente di Romagna». - -Così stringevansi sempre più i legami di sentimento e di pensiero tra -il forte poeta e la forte terra; della quale già avea incominciato (e -proseguì, può dirsi, per quasi tutta la vita) a studiare e ad ammirare -profondamente le tradizioni e la storia gloriosa. - -Qual segretario geniale dapprima, qual presidente degnissimo ed -autorevole poi, della Deputazione su gli studi di storia patria per -le Romagne, Egli seguì ed illuminò con l'alto intelletto, per lunghi -anni, l'arduo lavoro di conservazione de' monumenti, e d'indagine -riordinamento critica delle fonti èdite ed inedite; e nelle sue -evidenti relazioni su le cose operate dalla Deputazione medesima, -sono rievocati, con parola vivificatrice dell'erudizione per sè -stessa arida, gli spiriti e le forme del passato; storia politica e -civile, e della milizia, e dell'arte, e della letteratura; epigrafia, -genealogia, biografia; scavi, inscrizioni, archivi, marmi, tombe, -chiese, ruderi delle rocche, torri, palagi; tutte, insomma, le reliquie -della veneranda antichità passano dinanzi alla mente del lettore, e -con esse i più belli e cari nomi degli studiosi di Bologna e della -Romagna: Francesco Rocchi, l'archeologo savignanese del quale il -Carducci fu amicissimo, e pianse «con vere lagrime la buona e cara -immagine paterna», ed affermò che «di storia romana sapeva quanto pochi -in Italia»; Giovanni Gozzadini, «lodato espositore e commentatore -di memorie etrusche»; Gian Marcello Valgimigli, il quale «fece -meravigliare su la fecondità artistica della ingegnosissima Faenza»; -il canonico Antonio Tarlazzi, continuatore de' _Monumenti ravennati_ -del Fantuzzi; Cesare Albicini, «degno di rappresentare nell'ingegno e -l'animo i migliori tempi di Romagna»; e Luigi Tonini, illustre storico -di Rimini, e Michelangelo Gualandi, e Giovanni Casali, e Luigi ed -Enrico Frati, e Luigi Balduzzi, e Carlo Malagola, e Nerio Malvezzi, e -Corrado Ricci. - - [Illustrazione: La chiesa di Polenta dopo i primi restauri.] - - [Illustrazione: La chiesa di Polenta dopo i secondi restauri.] - -Intanto, mentr'Egli approfondiva così lo sguardo e l'anima nelle remote -fortunose vicende di questa regione, sentiva conforme alla propria -l'indole degli abitatori di essa: gente semplice di costumi, un po' -rude di modi, schietta d'animo, facile agli entusiasmi e agli sdegni, -pronta all'azione; ed assisteva co 'l cuore fortemente commosso a' -sacrifici, agli eroismi, alle glorie de' romagnoli nelle giornate del -nostro riscatto, e di poi a tutte le sacrosante lotte civili ond'essi -isfolgoravano siccome assertori pertinaci ed arditi d'ogni più alto -ideale di libertà. Si legò adunque di calda amicizia con Aurelio -Saffi, che della Romagna «fu il genio buono, la mente e la norma»; -con Vincenzo Caldesi, che «cresciuto tra le insurrezioni contro il -governo dei chierici, iniziò, propugnò, onorò sempre e da per tutto la -rigenerazione, la libertà, il nome d'Italia»; con Antonio Nardozzi, -il traduttore delle Georgiche, che «della vecchia scuola romagnola -conserva le tradizioni buone, le quali congiunge e contempera alle -novità buone»; con Gaspare Finali, da cui si compiacque poi esser -detto «romagnolo di elezione e di amore, come Vincenzo Monti era stato -per nascita»; e l'anima gli vibrava d'ammirazione intensa e sincera -per Claudio Sabbatini, di Sogliano, che, morto a Monterotondo a -ventott'anni, era già un cospiratore a diciotto; per Eugenio Valzania, -il prode colonnello garibaldino, «esempio in guerra e in pace della -costante virtù romagnola»; per Pierino Turchi, «dolcezza di angelo e -bronzea tempra di carattere»; per Alfredo Baccarini, «onore di Romagna, -ed esempio insigne dell'antica indole italiana in ciò che ha di più -nobile, forza e carattere, semplicità e modestia». - -Avvenne per tal modo ch'Egli in breve tempo allargasse la cerchia -delle sue consuetudini romagnole: ad Imola pubblicò, infatti, nel -1873 l'edizione delle _Nuove Poesie_, per le stampe di Paolo Galeati, -amicissimo suo; a Ravenna, nel giugno del 1872, lesse quelle che, -ampliate e rifuse più tardi divennero le _Conversazioni e divagazioni -heiniane_ (pubblicate poi nel volume X delle opere); a Lugo, nel 1876, -dopo avere accettata la candidatura politica, «non foss'altro pe'l -rischio della battaglia», fu eletto deputato, e il 19 di novembre, -dopo avvenuta l'elezione, tenne il memorabile discorso _Per la poesia e -per la libertà_, nel quale con vibrata eloquenza rivendicava al poeta -l'altissimo ufficio di educatore civile; a Cesena trovò amicizie e -conforti, de' quali assai meglio ci giova dire più innanzi; a Forlì -ebbe, oltre che il Saffi, ammiratori ed amici e discepoli affettuosi e -reverenti, tra i quali due sopra tutti piacemi ricordare: il compianto -Giuseppe Mazzatinti, buona tempra di erudito e gentile anima d'artista; -il marchese Alessandro Albicini, al quale il Carducci diè poi, in una -lettera del 5 luglio 1898, insigne attestato di stima, e del quale fu -spesso ospite caro e venerato negli ultimi anni di sua vita. - -Ma Faenza fu particolarmente cara al suo cuore. Dopo l'accademia -dantesca del '65, Egli vi tornò il primo di novembre del 1869, insieme -con Aurelio Saffi, ad accompagnarvi l'amico Ferdinando Cristiani che -veniva a prender possesso della cattedra di storia nel regio Liceo; -ed alla sera, in un banchetto che all'_albergo del Cannone_ (oggidì -_Vittoria_) fu offerto a Lui, al Saffi ed al Cristiani, Egli improvvisò -quasi, rapidamente scrivendola sur un foglietto di carta, e disse con -impeto la lirica _Nostri santi e nostri morti_: - - «Ai dì mesti d'autunno il prete canta - i morti in terra ed i suoi santi in ciel...». - -E la commozione si rinnovò, e le grida di ammirazione e gli applausi -scoppiarono più clamorosi che mai, quando, dopo il simposio, -raccoltisi, Lui e gli amici, al _Circolo popolare_, in via del Teatro -(oggi via Pistocchi), Egli declamò intera l'ode _Dopo Aspromonte_. -Pareva — mi narra un amico che ebbe la ventura di assistervi, il -prof. Napoleone Alberghi — pareva un vulcano in eruzione: lo sguardo -lampeggiante, la voce poderosa, il gesto largo e concitato davano quasi -l'illusione che il Poeta improvvisasse; Ei non disse, ma sospirò, urlò, -ruggì le terribili strofe; sì che alla fine, quand'ebbe lanciati, come -squilli di tromba stimolante alla battaglia, gli ultimi versi - - «Odio di Dei, Promèteo, - arridi ai figli tuoi, - solcàti ancor dal fulmine - pur l'avvenir siam noi», - -i più degli ascoltatori, balzati in piedi, piangevano. - -Nove mesi e sette giorni dopo cotesta lieta e rumorosa riunione, ossia -il 7 agosto del 1870, moriva in Firenze Vincenzo Caldesi; moriva, egli -che nel '67 a Monterotondo avea preso parte all'«ultima guerra del -popolo italiano contro i pontefici», senza il conforto di veder Roma -liberata. - - «Dormi, avvolto nel tuo mantel di gloria - dormi, Vincenzio mio; - de' subdoli e de' fiacchi oggi è l'istoria, - e dei forti l'oblio», - -cantò mestamente Giosue Carducci; ma su _la sacra tomba_ del _leon -di Romagna_ Ei non osava di gridare il nome dell'eterna città, a cui -l'eroe garibaldino avea sacrato _il nerbo de la vita_, da poi che - - «.... ancor la soma - ci grava del peccato; - impronta Italia domandava Roma, - Bisanzio essi le han dato!». - -E la memoria del povero Caldesi fu rinverdita affettuosamente più -volte, quando il Carducci, essendo Severino Ferrari professore di -lettere italiane nel regio Liceo di Faenza, e precisamente negli -anni 1886-87 e 1887-88, a Faenza ritornò, o per inspezioni al Liceo, -od anche soltanto per godersi un poco la compagnia del prediletto -discepolo. Una volta, poi, in una comitiva d'amici raunatisi a -cena all'_albergo della Corona_ (ed era presente il su detto prof. -Alberghi), ad una lunga, animatissima discussione tra il Carducci e -Severino, precedette la recitazione di non poche liriche e sonetti -carducciani, che gli altri con accortezza incominciavano, e che il -Poeta, ingenuamente abboccando all'amo, proseguiva e finiva, in uno -slancio di commosso entusiasmo. - -Di tanti ricordi, di tanta compartecipazione d'affetti e di aspirazioni -tra Lui e la Romagna, Egli lasciò testimonianza solenne ed ampia in -pagine di bronzo. A Lugo, nel precitato discorso, pronunciò le seguenti -parole, che tornano di onore grandissimo a cui furon rivolte: - -«Da che toccai queste terre, da che nelle fronti calme e pensose degli -uomini scampati alle prigioni ed alle galere del papa, nel dolore -rassegnato e glorioso delle vedove e degli orfani di quelli che caddero -intorno alle mura di Roma, di quelli che morirono per la mannaia dei -preti o per il piombo degli stranieri, ebbi ammirato la storia della -guerra da voi guerreggiata continua contro la peggior tirannia che -abbia mai contristato l'Italia; da che nella baldanza dei giovani, i -quali si versarono come torme di leoni in tutte le patrie battaglie, -io vidi splendere, con èmpito primitivo, tanto entusiasmo d'ogni alta -cosa, tanta ardenza di vita nuova; da allora il mio cuore fu sempre -con voi, o romagnoli..... Oltre che, nelle ricordanze della mia vita io -ritrovo un vincolo tutto intimo che a voi mi congiunge, un sentimento -che, non senza vanità forse, mi porta ad amare la Romagna come mia -patria seconda, come patria elettiva. Tra voi la mia facoltà poetica -si rafforzò e tentò un secondo e più largo volo. Quando sentii i -cuori della gioventù romagnola battere con simpatia d'assentimento a' -miei sensi; quando vidi ripercuotermisi raddoppiata la luce de' miei -fantasmi, io ripresi fiducia, e dissi trepidando a me stesso: Anch'io -son poeta». - -La quale ammirazione ed il quale amore per questa terra Egli a s. -Marino, nel sublime discorso per l'inaugurazione del palagio della -repubblica, dall'alto del Titano affacciandosi alla vista delle -città famose, integrò, con una elevazione civile ed estetica insieme, -nell'amore e nell'ammirazione della gran patria italiana. «Che se — -Egli disse — Rimini co'l ponte d'Augusto, Ravenna con le urne dei figli -di Teodosio ostentano le altezze e le miserie dell'impero di Roma, la -nostra venerazione ricerca più commossa nella tomba di Dante l'altare -della vita nuova d'Italia». - - * - * * - -Difficile, a chi non ebbe consuetudine di affetto e di vita co 'l -Carducci, immaginare il senso profondissimo ch'Egli avea della natura, -e quanto Ei si rendesse conto del come la gran madre si pieghi a -divenire intima, e dolce, e confortatrice agli uomini che la sanno -intendere; difficile il farsi un'idea esatta del fascino singolare che -per Lui ebbe, derivato fors'anche dalla grandezza delle memorie, questa -regione romagnola che, in bello e variato alternarsi di pianure e di -colli, si distende florida e lieta - - «tra il Po e 'l monte, la marina e 'l Reno». - -In ciò, come in altre cose, il Vate della terza Italia si ricongiunge -al _vicin suo grande_, all'Alighieri, che della Romagna, ultimo asilo -suo, visitò i luoghi e le terre, e conobbe i castelli, le città, i -fiumi, le potenti famiglie, e cantò - - «le donne e i cavalier, gli affanni e gli agi». - -Chiamatovi, adunque, dalla fama delle naturali bellezze, da' ricordi -di Dante e del Boccaccio, dal desiderio di veder la città de' -Mainardi e di Guido del Duca, il cipresso di Francesca e la culla -dei Polentani, Giosue Carducci visitò nella primavera del 1887, per -la prima volta, Bertinoro, e il castello e la chiesa di s. Donato di -Polenta. Quest'ultima era, a dir vero, in istato lagrimevole: «non che -esservi — scrive Paolo Amaducci nel proemio al suo bellissimo commento -dell'ode carducciana (Zanichelli, 1899, p. 9) — non che esservi segno -alcuno di rispetto e di cura per quanto esisteva ancora di vetusto, -tutto deperiva e minacciava ruina». Eppure il Poeta, dopo essersi -condotto a' ruderi del castello «_dove l'aquila del vecchio Guido -covava_», ed esser entrato, tutto compreso di reverenza, nel tempio -ove la tradizione voleva avesser pregato Francesca e Dante, rimase -colpito e pensoso della vaghezza de' luoghi e della testimonianza delle -glorie, che nell'anima sua si fondevano in un solo sentimento; e del -tempio con trasporto d'ammirazione esclamò: Cotesto è un vero ornamento -delle colline romagnole! In un modesto banchetto, poi, che a Lui fu -offerto sul monte Cappuccini, il cav. avv. Enrico Lorenzini, in allora -sindaco di Bertinoro, con felice parola salutò il Carducci, dicendo -che Bertinoro era lieta di non aver seguito il grido di Dante, e di -non esser ancora _fuggita via_, perchè in tal modo avea potuto rendere -omaggio al Poeta della nuova Italia. Al che sembra rispondesse il -Carducci con una cara promessa: di studiare e meditare, ciò è, quel che -aveva veduto ed ammirato. Partitosene, e incalzato da nuovi studî e da -nuove cure, non vi pensò più per allora. - -Nell'inverno di quello stesso anno 1887 il Poeta, di passaggio a -Faenza, fu desiderato a pranzo in casa dei Pasolini-Zanelli, e tenne -subito volentieri l'invito. V'era stato chiamato dal conte Giuseppe, -del quale si ricordava affettuosamente, per averlo esaminato nella -prova d'ammissione all'Università di Bologna, e dalla contessa Marina -Baroni Semitecolo, madre della contessa Silvia, ed ospite a que' -giorni della figlia e del genero; la quale, signora d'intelletto e -di aderenze cospicue, com'era stata ammiratrice ed amica di Aleardo -Aleardi, così era legata di antica conoscenza anche con Giosue -Carducci. In cotesta visita, in cui per la prima volta il Carducci -conobbe la contessa Silvia, per tutta la sera ospiti ed invitati, -seduti a tavola lietamente, parlarono d'arte e di letteratura, e sopra -tutto (non ostante l'ombrosa ritrosìa del Poeta) della musicalità -delle liriche carducciane. Così s'intrecciò, e si strinse ben presto, -il nodo di quell'amicizia vera, forte, affettuosissima, che fu tra i -Pasolini e il Carducci. Trasferitasi, poi, per qualche anno, dopo il -1890, la residenza dei Pasolini a Bologna, spesso il Carducci fu da -essi cordialmente ricevuto; ed intorno a Lui ed ai padroni di casa si -raccoglievano non pochi degli amici e scolari suoi più cari, Ludovico -Frati, Carlo Malagola, Severino Ferrari; una volta vi fu presente anche -Cesare Pascarella, che recitò la sua _Serenata_ e i sonetti di _Villa -Glori_, commovendo il Carducci. Il quale, per compiacere agli amici, -disse poi, con la vivacità e la forza consuete, i sonetti del _Ça ira_. - -Talora, dal '94 al '96, la comitiva si ritrovò a pranzo al _caffè -del Pavaglione_, presenti la contessa, il compianto Vittorio Rugarli -(professore di lettere latine e greche, ed uno dei pochissimi -conoscitori e cultori, in Italia, della lingua e letteratura persiana), -il prof. Federzoni, e una giovinetta gentile e d'ingegno, anch'essa, -come il povero Rugarli, troppo presto rapita dall'inesorabile falce -della morte all'affetto ed alla estimazione dei buoni: Corinna -Formiggini. Il padrone del caffè avea, in omaggio al Carducci, fatto -dipingere a fresco, nel soffitto, un ritratto del Poeta; ed in omaggio -a Vittorio Rugarli, da presso a cotesto ritratto, i simboli e le -memorie del Firdusi: ed in quella saletta, che pur ne' suoi adornamenti -esteriori accoglieva, adunque, espressioni d'affetto e di devozione, -ebber luogo discussioni davvero memorabili di filosofia, letteratura, -arte, storia, politica, nelle quali, pur tra i motti e le arguzie della -eletta conversazione, sfolgoravano la parola vivacissima, e l'ardenza -dell'anima, e la profondità del pensiero del Maestro. - -Da tali consuetudini derivò al Carducci l'occasione di ripensare alla -chiesa di Polenta; nella quale qualche cosa di nuovo era avvenuto, -dopo la visita carducciana dell' '87. Sul principio del sec. XVIII -avean commessa la barbarie di rabberciarla malamente, chiudendo le due -absidi laterali, mentre, da lungo tempo, era seppellita la cripta; -ed a' nostri giorni, poi, un superiore ecclesiastico pensava niente -meno che abbattere al suolo tutto l'edificio, per farne uno nuovo, -ad una sola navata. Come il bravo arciprete della chiesa, don Luigi -Zattini Brusaporci, invece, innamorato dell'antichità del picciol -tempio, che risale al secolo VIII (ed è ricordato in un documento -del 976), ricorresse allora alla protezione ed all'aiuto del cav. -Santarelli, ispettore de' monumenti e scavi per la provincia di Forlì; -come per gli sforzi di esso Santarelli, del prof. Raffaello Zampa, -del conte Cilleni-Nepis (che, nel 1890, in elegantissimo opuscolo, -edito dal Berdondini di Forlì ed illustrato di belle fotografie, -studiò felicemente quanto s'attiene alla storia dell'arte rispetto -alla chiesa) si riuscì a far eseguire i più urgenti restauri, che -s'iniziarono co'l 19 maggio del 1890; infine come il 24 decembre -del '92 la chiesa, dopo circa due anni da che non era più officiata, -potè riaprirsi al pubblico nella sua nuova, meglio nella sua antica -forma, in mezzo al popolo numeroso e festante; vegga il lettore nel -citato proemio dell'Amaducci, a pp. 9-10. E su 'l provvedere alle -spese occorrenti, nessuna parola più efficace di quella del Carducci -medesimo, nella sua nota all'ode famosa (_Poesie_, pp. 1033-34): - -«Ricordo che nella seduta 20 decembre del consiglio provinciale (di -Forlì), venuta in discussione la spesa per la chiesa polentana, -opponendo alcuno non doversi gittare il danaro del pubblico per -conservare chiese, quando il meglio sarebbe buttar giù quelle anche -in piedi, Aurelio Saffi, il nobilissimo mazziniano, che presiedeva -l'adunanza, parlò da quell'uomo culto e savio che era, e disse fra -l'altro: Quale italiano non vorrà conservata e onorata una chiesa dove -Dante pregò? Allora tutti quei repubblicani votarono la spesa per s. -Donato di Polenta. Che fu dichiarato dal governo monumento nazionale; -e cominciarono i lavori de' restauri; e vennero in aiuto alla spesa -il Ministero dell'istruzione e quello dei culti; dei benefattori, come -dicono, privati, ricordo la contessa Silvia Baroni Pasolini, il comm. -Francesco Torraca, l'arciprete Ricci di Corsecole, i parrocchiani di -Polenta, e quel buon don Zattini, che non ha poi molto grassa prebenda. -Ristaurati furono il tetto, le navate destra e centrale, l'abside -centrale, la cripta; rimane da ristaurare l'abside a destra di chi -entra, e da ricostruire il campanile». - - [Illustrazione: Lizzano — Facciata della villa.] - - [Illustrazione: Lizzano — La terrazza del Carducci.] - -Dopo quel primo periodo de' lavori, quattro lunghi anni passarono -prima che altra occasione si offrisse al «buon Zattini» di condurre -a compimento l'opera intrapresa; e l'occasione venne dall'amicizia e -dall'interessamento del conte Giuseppe, allora deputato di Cesena, e -della contessa Silvia Pasolini-Zanelli. I quali, risovvenendosi della -prima visita del Carducci a que' luoghi, a Lui si rivolsero per averlo -consigliere, cooperatore massimo, e chi sa? fors'anche rievocatore -geniale e potente delle glorie onde la chiesetta vetusta fu ed è -testimone ne' secoli. - -Un bel giorno del maggio 1897 la contessa Silvia incontrò il Poeta -nella libreria Zanichelli, e senz'altro lo invitò a salire a Lizzano, -ov'è la villa Pasolini, presso Bertinoro, e di lì a far una gita a -Polenta, per ammirare i già fatti restauri. Il Carducci, sovraccarico -allora di lavoro per la scuola e per sè, rispose asciutto _un bel no_; -poi, grado a grado ammansandosi, sorrise e disse con la sua voce tra -burbera ed affettuosa: Chi sa, chi sa! Forse, passati gli esami.... - -Alcuni dì dopo, nel retrobottega dello Zanichelli, una trentina di -amici, quasi tutti letterati e professori, si raccoglievano gaiamente -attorno al Poeta, ad un pranzetto nel quale fu bevuto del vino d'una -vigna ariostèa, in onore di messer Ludovico, buon'anima. Molti eran -venuti apposta di fuori, da Modena, da Reggio, da Scandiano; tra gli -altri v'erano Vittorio Puntoni, Augusto Righi, il Rugarli, Corrado -Ricci: unica signora, festeggiatissima e, naturalmente, in capo di -tavola, la contessa Pasolini. Ed auspice l'Ariosto, la gita a Lizzano -ed a s. Donato di Polenta fu definitivamente, in cotesto pranzo, -promessa e fissata. - - * - * * - -La «_Villa Sylvia_», dei conti Pasolini-Zanelli, siede e biancheggia -tra 'l verde, sul colle di Lizzano, in quel di Cesena: e con la sua -facciata bassa e bislunga; co' balconi dall'ampio frontone arieggiante -un sobrio barocco, e dal terrazzino di ferriate panciute; con la -torretta dalla spiovente tettoia d'embrici rossi, che sorge in un -angolo e domina la terrazza che le si apre al fianco; di tra gli ulivi -e gli alberelli e le aiuole che la circondano, sembra farsi incontro a' -visitatori, sorridente e festosa, signorile e cortese come i padroni di -casa. - -Al terreno è la veranda: le piante decorative ed i sedili rustici e i -fiori vi s'intrecciano vagamente; qualche ninfetta di creta, immobile -su 'l piedestallo, sorride ed occhieggia a' libri e a' giornali sparsi -qua e là sui tavolini, mentre il biliardo attende silenzioso, da un -canto, il secco cozzar delle palle d'avorio su la verde distesa del -suo tappeto. A sinistra è la sèrra; e attorno e da presso il parco, -ove tra' boschetti di lauro, i cipressi, i pini odoranti di resina, i -frutici spessi e intricati, si svolge il piccolo labirinto de' viottoli -ombrosi: e ne' verdi recessi qualche uccelliera tien prigione la gazza, -che stride roca e sbatte l'ale tra le inesorabili reti metalliche, o -il merlo, che piegando leggiadramente la testa a riguardare, siccome -curioso, chi passa, gira nell'orbita gialla l'occhiolino nero, lucido -ed acuto. Tutta una trama gentile di fiori vive e palpita, dietro -la villa, nel giardino, dove l'aria è impregnata di mille profumi, e -l'occhio s'allegra di mille colori, dal rosso vivace de' garofani e -de' geranii al bianco candido de' gelsomini e delle gardenie, da gli -oleandri rosacei al pallido della giunchiglia, al lilla, al violetto, -al variegato intrecciarsi di sfumature nelle viole del pensiero; -ed alla destra, da' pergolati e dalle capannuccie di caprifogli e -convolvoli si stacca un lungo viale di cipressetti nani ritondati, -dapprima, di alti pini, dipoi; il quale, rasentando per breve tratto -le rive d'un laghetto nascosto tra le fronde, discende dolcemente -pe'l declivio del colle, fino ad una rustica capanna circolare tra le -querci. - -E dalla capanna affacciandosi ad una siepe bassa sì come al parapetto -d'una terrazza, ecco aprirsi alla vista uno spettacolo meraviglioso. -Una immensa distesa di campi segnati dal verde cupo de' filari de' -pioppi, e popolati d'alberi, di borgate, di ville, di casolari, -pianeggia a perdita d'occhio fino al mare sfumante lontano, nella -linea dell'orizzonte, in una nebbia azzurrognola; e il dolce piano -sembra sfuggire alle fiorenti colline che lo rinserrano in anfiteatro -largo e superbo: a sinistra Bertinoro «alto ridente» e la Massa; a -destra Roversano ed uno sprone ricurvo di alture e di poggi che per -l'Acquarola, s. Demetrio, i Cappuccini, gira «come in una ripresa -d'ultimo ed appassionato abbracciamento» fino alla rocca di Cesena; -e questa, con le mura merlate dalle quali si protendono, non più -minacciosi, i bastioni, par che protegga ancora la città adagiantesi -mollemente a' suoi piedi, fra tanto splendore di bellezza e di luce. -Da lunge, al di là di Roversano, si disegna il profilo del monte di -Carpegna e spiccano nitide su l'azzurro le tre «penne» di s. Marino. - -In così fatto paradiso terrestre giunse, la sera del sabato 5 giugno -1897, accompagnato da Vittorio Rugarli, e ricevuto con esultanza dagli -amici suoi, Giosue Carducci. - -La gita a Polenta era fissata per il pomeriggio della successiva -domenica; e furono della comitiva, gentilmente invitati, anche il -cav. avv. Evangelisti, sindaco di Cesena, il preside del r. Liceo -prof. Vitaliano Menghini, il prof. Valfredo Carducci, fratello del -Poeta, l'avv. Nazzareno Trovanelli, amico dei Pasolini e direttore -del giornale cesenate «_Il Cittadino_». Dal qual giornale, dove -amorosamente d'allora in poi il Trovanelli andò scrivendo articoli -e note su i soggiorni del Carducci a Cesena ed a Lizzano, noi d'ora -innanzi, co'l cortese assentimento di lui, largamente spigoleremo ed -attingeremo. - -Il viaggio da Lizzano a Polenta fu fatto toccando prima Bertinoro, -dove que' magistrati del Comune, e in capo ad essi il sindaco prof. -cav. Augusto Farini, insieme con la gentile popolazione, fecero le -più oneste e liete accoglienze all'illustre visitatore e al deputato -Pasolini; il Farini, anzi, si unì agli altri, a partecipar della gita. -E le carrozze s'avviarono, or preste or lente, per la strada montana, -che svolgendosi come un nastro bianco in salite e discese e giravolte, -da un capo va a perdersi giù nella pianura, dall'altro s'insinua tra i -balzi e le piaggie d'una gentil catena di colli, tutti vestiti di vigne -e d'olivi, di boschi e di prati. «Agile e solo» si eleva sul poggio di -Conzano l'«arduo cipresso» che la leggenda popolare attraverso i secoli -ricongiunse alla nascita ed alla vita di Francesca, la figlia di Guido -da Polenta, che fu moglie infelice a Gianciotto Malatesta; e domina per -lungo tratto tutta la convalle d'intorno, riaffacciandosi insistente -a chi sale su «di colle in colle» tra i serpeggiamenti della via e lo -svariar continuo delle vedute. - -A Polenta il ricordato arciprete don Zattini e molti terrazzani erano -ad attendere il Poeta su 'l piccolo piazzale dinanzi alla chiesa; dal -quale si vedono, su la vetta d'un poggio dirimpetto alla facciata del -tempio, i ruderi del castello di Polenta: qualche grosso muro diroccato -e parte d'un torrione, su' quali sono addossate alcune squallide case -coloniche. Quando tale castello sorgesse, non si sa con precisione: è -certo soltanto che fin dal 1278 era stato assalito dai Traversari, i -competitori dei Polentani in Ravenna, e che il 17 decembre del 1296 fu -assediato e preso da' Cesenati, i quali condussero prigionieri a Cesena -più di 120 di quei terrazzani. - -La chiesa, così come si presentava a' visitatori, dopo i primi -restauri, offriva veramente largo campo all'ammirazione. L'avv. -Trovanelli, nel _Cittadino_ del 13 giugno 1897, dando conto della gita -carducciana, la descrive così: - -«È di forma basilicale, a tre navate, divise da due file di cinque -colonne e terminanti con un'abside ciascuna. Al termine però della -navata centrale s'inalza il presbiterio, a cui si accede per una scala, -mentre, al di sotto, si apre una cripta di stile consimile.... Ma -l'abside della navata destra è ancora chiusa, essendo stata guasta da -tempo per costruirvi la sagrestia, e aspetta d'esser restituita alla -condizione antica. Così manca il campanile, che fu atterrato, perchè -minacciava. Le colonne della chiesa, grosse e rotonde, a strati di -mattoni e di conci, sono coronate da capitelli che formano la parte più -importante e caratteristica dello storico monumento. Sono — scrive il -cav. Santarelli — scolpiti in pietra locale, alcuni cubiformi, altri a -dadi, con faccie smussate, variamente ornate con foglie convenzionali, -disegni geometrici, intrecci bizzarri di tenie, figure grottesche di -mostri ed animali, il tutto a rilievo molto basso e rude.... Certe -figure, piuttosto di scimiotti che d'uomini, una specie d'ippogrifo, -un orribile granchio di mare fermano specialmente l'attenzione. La -semplicità e austerità dell'ossatura della chiesa contrastano con la -goffaggine degli ornati; l'una ricorda ancora che in Italia avevano -fiorito le arti; gli altri attestano un periodo di grande oscurità e -decadenza....» - -Il qual contrasto fu argomento, della conversazione tra il Poeta e -i suoi compagni, e la contessa Pasolini specialmente. Que' capitelli -apparvero al Carducci ribellione alla purezza dell'arte greca, quasi -che il sentimento nuovo cristiano e mistico avesse voluto chieder -perdono a Dio della grandezza classica e pagana; il che lo trasse a -parlare della barbarie, ed a ricordare come, ne' primi secoli del -Cristianesimo, si raccogliessero sotto le ali della Chiesa tutti -i piccioli mortali, le anime semplici ed avvilite, lungi al fragor -delle armi e delle violenze, mentre a poco a poco si andava creando -lo spirito e il sentimento d'una nuova associazione: il Comune. Fu -ricordata anche l'ipotesi che Dante fosse stato al castello polentano -e avesse pregato nella piccola chiesa. Nessun documento lo attesta; -ma è certo che l'Alighieri fu ospite de' Polentani in Ravenna, e -probabilmente anche si recò a Forlì, presso Scarpetta degli Ordelaffi; -onde non è inverosimile che egli, così innamorato visitatore de' luoghi -e delle terre italiane, abbia cercato pace e ristoro alle sventure -sue anche aggirandosi sui colli di Bertinoro e Polenta, in conspetto -del mare. Il Carducci lodò i restauri (che erano stati fatti sotto la -direzione del prof. Faccioli) e riconobbe la necessità di completarli, -con l'aprir l'abside della navata destra, ricostruire il campanile, -prosciugare la cripta; aggiungendo che, a lavoro compiuto, un'epigrafe -latina avrebbe dovuto indicare succintamente quanto si fosse operato e -in qual tempo. E nell'albo de' visitatori, religiosamente conservato -d'allora in poi, scrisse le seguenti parole: «_6 giugno 1897. Giosue -Carducci rivide con grande piacere e soddisfazione l'antica chiesa di -Polenta restaurata_». - -Non mancò alla piacevole gita il complemento, ormai consueto, delle -istantanee fotografiche, per opera di Pierino Pasolini-Zanelli, -giovinetto bello e lieto e di forte ingegno, unico figlio ormai rimasto -(dopo la morte di Paolo e Tiberio) alla contessa Silvia ed al conte -Giuseppe; i quali, di lì a un anno, dovevano pur troppo sentirsi -crudelmente strappare di mezzo al cuore anche cotesto ultimo figliuolo -adorato. - -Su 'l tramonto, la comitiva riprese la via per Lizzano, recando seco -nell'anima i ricordi e le immagini d'un giorno pieno di pensiero e di -affetti. Scendendo da que' colli incantati, il Carducci, mentre il sole -illuminava di rossi bagliori tutto l'occidente, fu preso dalla dolce -malinconia dell'ora e dalla poesia de' luoghi, la quale evidentemente -passava e avea rispondenza nell'anima sua. A Lizzano, poi, una schietta -giocondità riprese impèro nei cuori: i gitanti furono convitati -a pranzo con signorile ed affabile cortesia, e la banda di Cesena -suonò nel giardino, e fuochi e luminarie fantastiche rallegrarono -il calar delle ombre oscure di quella dolce sera primaverile, mentre -il Carducci, divenuto quasi infantilmente lieto, accoglieva commosso -l'ammirazione un po' rozza, ma sincera ed affettuosa, di que' sonatori -e di que' popolani romagnoli. - -L'eco della indimenticabile giornata si ripercosse subito ed a lungo -in Romagna e fuori, fino a Roma, donde nel luglio di quello stesso -anno il ministero dei culti mandò spontaneamente mille lire in aiuto -delle spese per nuovi ed ultimi restauri del tempio; e il 15 di -settembre usciva nell'_Italia_ di Roma, diretta dal conte Domenico -Gnoli, quella che fu il frutto più bello ed insigne della visita -carducciana: vo' dire l'_Ode alla chiesa di Polenta_. Che il 9 ottobre -uscì poi in elegantissimo opuscolo, illustrato riccamente con fototipie -della chiesa, ed èdito dalla ditta Zanichelli. Inutile qui ricordare -le discussioni lunghe e vivaci, e le molte voci d'ammirazione, -d'assentimento, di critica cui la bellissima lirica diè luogo; -basti che da essa derivò un risveglio nuovo d'amore e per il grande -Poeta e per la «chiesetta del _suo_ canto»: onde i lavori per -l'assetto definitivo di quest'ultima, invocati dal Carducci stesso -ne' suoi versi, e confortati d'aiuti pecuniarii dal governo, dalla -regina d'Italia, da amministrazioni pubbliche (tra cui la provincia di -Forlì) e da cittadini privati, furono ripresi, con la ricostruzione -del campanile, nel settembre del 1898. Resta, ancor oggi che noi -scriviamo, da aprire la terza ed ultima abside; ed è da augurare che -un ultimo atto di buona volontà compia la bella opera d'arte e soddisfi -interamente il voto dell'immortale cantore. - -Il consiglio del Comune di Bertinoro volle poi manifestare la -riconoscenza sua al Poeta che tanta nominanza aveva aggiunta alla -città, nel cui territorio è s. Donato di Polenta; e nella seduta -plenaria del 23 marzo 1898, su proposta del consigliere ing. Giacomo -Fabbri, elesse il Carducci, con unanime consenso di voti, a cittadino -onorario. Alla comunicazione ufficiale, fattagliene con lettera del -20 aprile, il Poeta rispose il 23 dello stesso mese, dicendo d'aver -ricevuta la notizia con profondo sentimento di gratitudine, mescolata -di meraviglia e di tenerezza. «Di meraviglia — spiegò — perocchè io -non reputava mai aver fatto cosa da meritare tanto; di tenerezza, -perocchè da quando lessi il nome della vostra terra leggiadra nel poema -di Dante, la mia fantasia errò spesso intorno al colle che fu seggio -di virtù e di pregio negli antichi giorni che tutto il popolo era -cavaliere». - - * - * * - -Ma il ciclo degli avvenimenti e delle memorie carducciane attorno a -Polenta non era ancora conchiuso. Il 21 luglio di quel medesimo anno, -verso le ore sedici, un fulmine atterrava e schiantava miseramente -il solitario cipresso cui il Carducci avea dato, co' suoi versi, il -suggello della fama; onde nacque nel pensiero di molti, e specialmente -dei Pasolini-Zanelli, la gentile idea di ripiantare un giovine cipresso -nuovo, che sostituisse l'antico. Alla quale operazione si volle -presente ed auspicante il Poeta; e questi, accogliendo volentieri -l'invito, giunse a Cesena la sera del 24 ottobre, e salì subito alla -villa di Lizzano. - -La mattina seguente Egli ed i suoi ospiti, accompagnati dal marchese -Alessandro Albicini e dall'avv. Trovanelli, si condussero a Fornò -o Fornovo, tra Forlì e Forlimpopoli, ad ammirarvi uno dei più bei -monumenti quattrocenteschi che si conservino in questa regione: -la magnifica chiesa rotonda, ciò è, che edificata nel 1450 da -Pietro Bianco da Durazzo, corsaro ridottosi a penitenza, con la sua -architettura, con le porte ogivali, co'l bellissimo sepolcro del -fondatore, con gli ornati, le figure, gli affreschi, sorge qual -gentilissimo fiore dell'arte italiana tra il verde della pianura -romagnola. Tornando da quella gita, fu fatta una sosta a Forlimpopoli, -per visitarvi la Scuola Normale che v'era stata instituita sopra tutto -per l'interessamento del Carducci, e della quale era, ed è tuttavia, -direttore egregio il prof. Valfredo, fratello del Poeta. Nel cuore -di quest'ultimo rifiorivano di certo i ricordi di altre sue visite -a Forlimpopoli, avvenute nell' '87 (quando primieramente gli fu -parlato della necessità d'una scuola normale in quella cittadina dal -suo discepolo Raffaele Righi, oggi professore di storia nel Liceo di -Ravenna); nell' '89 (quando già la detta scuola era stata eretta -dal Ministero dell'istruzione, anche per le sollecitazioni di Francesco -Torraca, provveditore agli studî in Forlì); in fine nel '94, dopo il -celebre discorso di s. Marino. Gli alunni della scuola vollero ora -amorosamente stringersi attorno al visitatore illustre, acclamandolo -a lungo; e l'alunno Virgilio Benini di Meldola disse qualche parola -di commosso reverente affetto, a cui rispose il Poeta stimolando que' -futuri maestri ad educare a nobili sensi la gioventù italiana. - - [Illustrazione: Il vecchio «cipresso di Francesca».] - - [Illustrazione: A Lizzano.] - -Nel pomeriggio del 26 ottobre, finalmente, dopo esser tornati a -Polenta, ed aver veduto, con molto compiacimento, gl'iniziati lavori -del «campanil risorto», il Carducci e i suoi ospiti, circondati d'una -schiera d'amici e di popolani (v'erano il su detto marchese Albicini, -l'avv. Trovanelli, il pittore Gianfanti), salirono il colle di Conzano, -e sentirono in cuore la letizia dell'accomandare al culto ed alla -memoria de' posteri, riparando all'ingiuria della natura, il gracile -cipressetto co'l quale incominciava un ciclo di tradizioni nuove -innestate sulle tradizioni antiche. Erano ad attenderli il proprietario -della villa lì presso, conte Stefano Rusconi, l'ing. Aristide Fantini -(i quali tutto avean provveduto per la piantagione dell'alberello), e -il prof. Valfredo Carducci con le sue gentili figliuole. Nella larga -fossa, già aperta sul culmine del poggio, fu costrutta una specie -di piccola arca, entro la quale venne murato un tubetto di ferro -contenente una pergamena con le parole: «_26 ottobre 1898. Ripiantato -l'antico cipresso dell'ode a Polenta_»; sotto le quali il poeta avea -scritto di sua mano: «_Quod bonum felix faustumque sit_». E il Carducci -stesso, con la cazzuola del muratore, gittò sulle radici del cipresso -un pugno di terra. - -Da Conzano la comitiva si recò poi a Bertinoro, dove il Consiglio -comunale, solennemente congregato, intendeva ricevere con tutti -gli onori il suo nuovo concittadino di elezione. La piccola città, -arrampicata leggiadramente sulle alture del bellissimo colle, parea -tutta rallegrarsi di quella festa intima e gentile; le vie erano -affollate di gente, le bandiere sventolavano alle finestre ed a' -balconi, la banda suonava nella maggior piazza. Nella sala del -Consiglio, gremita di consiglieri e di pubblico, erano allestiti i -seggi pe'l Carducci e per chi l'accompagnava; sopra un tavolino da -presso era, mimato in bellissima pergamena, il diploma latino della -cittadinanza bertinorese al Poeta. Al quale il sindaco Farini presentò -il diploma con un discorso veramente bello nella sua sobrietà. «Le -parole dell'epigrafe — disse fra le altre cose il Farini — furono nella -antica lingua del Lazio dettate da un distinto vostro alunno, il prof. -cav. Paolo Amaducci, bertinorese, che nomino qui a cagione di onore, e -furono vergate nella pergamena e illustrate da fregi da un altro vostro -ammiratore, che ha l'anima d'artista, il prof. Agostino Severi della -Scuola Tecnica di Cesena. La cornice che inquadra la pergamena deve poi -riuscirvi più cara in causa di un pregio singolare. Il cipresso, che -voi cantaste nell'ode alla chiesa di Polenta, fu nel pomeriggio del 21 -luglio decorso colpito ed atterrato da un fulmine. Ebbene, il legno di -questa cornice è tratto da quel ceppo! Si direbbe quasi che la natura, -per unirsi alle acclamazioni del popolo, abbia detto al cipresso: Tu, -che avesti il vanto di essere cantato dal maggior poeta, hai vissuto -abbastanza! Colpito dal sacro fuoco del cielo, muori di morte gloriosa: -spogliati, e cedi le tue spoglie per onorare il poeta che ti cantò!» - -Il Carducci, profondamente commosso, rispose con una felicissima -improvvisazione; nè fu possibile a' presenti, tutti assorti -nell'ascoltare, il raccoglierne le testuali parole. Pili tardi Egli, -cedendo alle preghiere degli amici, non isdegnò di ricostruire il suo -breve discorso, che qui riportiamo dal giornale «_Il Cittadino_» del 27 -novembre 1898: - - _«Signor sindaco,_ - _signori consiglieri, cari cittadini,_ - - «Io, componendo i versi su la chiesa di Polenta, obbedii a un - segreto mio genio, il quale, ovunque la terra italiana mostra le - sue bellezze, ovunque la storia italiana parla con le sue memorie, - mi comanda di accogliere quelle memorie, di rendere quelle bellezze - con la parola ornata ed alata. Voi troppo superior premio voleste - concedere a' miei versi, e tale che mi è di massimo onore e di - tenero e cordiale compiacimento. Onore e compiacimento: perchè - Voi, o signori di Bertinoro, mostraste di saper apprezzare la - poesia nel modo più degno, quando riconosceste l'opera, quale a voi - parve che fosse, del poeta, chiamandolo a far parte della città, - conferendogli la fratellanza vostra: «Tu dicesti della patria cose - non indegne, tu sii de' nostri». — Ed è grande onore appartenere - a questa città, di cui sì belle sono le memorie nella cortesia dei - Comuni, sì nobili le traccie nelle vicende della cultura italiana, - sì raro e dignitoso il riserbo. - - «Con isquisitezza poi di pensieri voleste adornare il vostro - benefizio, commettendo che l'atto consigliare col quale mi - conferiste la vostra onorata cittadinanza mi fosse rappresentato - in sì solenne e parca forma latina, pensata da uno de' vostri, con - sì prezioso adornamento di arte nostra italiana, lavorato da altro - de' vostri: verace testimonianza che nella vostra terra gentile è - più che mai verde, insieme con l'idea del bene, il fiore dell'arte - e della parola. Grazie di tutto cuore vi siano rese: tanto più - profonda e cordiale è la mia gratitudine, o cittadini, quanto - voi con questo vostro benefizio faceste più saldo e più intimo il - vincolo di affetto che mi lega fin da' miei giovani anni a questa - gloriosa Romagna». - -Il 27 ottobre, dopo aver ammirati, nella insigne biblioteca -malatestiana di Cesena, i codici più pregevoli per antichità e per -vaghezza di miniature, e nella pinacoteca municipale i bei quadri del -Francia, del Sassoferrato, dell'Aleotti, Giosue Carducci facea ritorno -a Bologna; e lo accompagnavano la gratitudine e i voti di tanti cuori -che Egli aveva ormai a sè legati, indissolubilmente. - - * - * * - -Dalla fine del '98 in poi parve addensarsi sul capo glorioso del Poeta -e su quello degli amici suoi, una nube di dolori e di sciagure. Il -2 decembre di quell'anno moriva a Livorno, quasi a un tratto ed in -florida età, il prof. Carlo Bevilacqua, suo genero, lasciando la vedova -con cinque figli (ed è risaputo che il Carducci corse a prendere la -sua diletta Bice e i nipotini, e li collocò vicino a sè in Bologna, -provvedendo ad essi come meglio gli fu possibile); il 28 dello stesso -mese il conte Pierino Pasolini-Zanelli, colto da una strana improvvisa -malattia, cedea giovanissimo alla violenza del male, sì come fiore -reciso d'un colpo di su lo stelo, lasciando nello strazio e nel vuoto -d'una solitudine angosciosa i genitori, ormai orbati di tutti i figli -(e il Poeta ne fu profondamente percosso e addolorato); infine, la -mattina del 25 settembre 1899, Giosue Carducci medesimo veniva assalito -da quel male onde rimase impedito nel braccio e nella mano destra. - -Ma sotto le ali gelide della sventura i cuori si raccolsero e si -strinsero insieme: e cominciò così tra il Carducci e la famiglia -Pasolini il secondo periodo della loro amicizia, che il dolore comune -avea resa più malinconicamente dolce, più tenera, più intensa che mai. -E quando, nel settembre del 1901, la pietà della madre e del padre -ebbe eretto nel cimitero di Faenza al povero Pierino quello squisito -ricordo marmoreo che uscì dallo scalpello dello scultore Ierace, Giosue -Carducci dettò per l'erma funeraria le parole dolenti: «_Ci fu mostrato -soltanto perchè la vita con lui paresse un dono benigno di Dio, e fosse -poi sconsolato deserto il vivere senza_». - -Il 19 maggio del 1900 Egli e la signora Elvira, sua consorte, invitati -affettuosamente, giungevano a Lizzano; ed ivi passavano di poi circa -due mesi, in quella villa dove gli ospiti loro non osavano rimetter -piede dopo la scomparsa del figlio. Ma quasi tutti i giorni il -Poeta discendeva a Cesena, al palazzo Pasolini, per divider la vita -insieme con gli amici: e come Egli s'era assunto il còmpito pietoso -di ricondurre gl'infelicissimi genitori su 'l colle sereno dove tutto -parlava del giovinetto perduto, e di raddolcire co'l vigile cuore -l'inevitabile amarezza dei ricordi, così avvenne che un giorno Egli e -gli amici salirono a piangere insieme a Lizzano. - -D'allora in poi, quasi ogni anno il Poeta fu ospite gradito, venerato, -idolatrato dei Pasolini, nella primavera e nell'autunno, un po' a -Faenza ed a Cesena, e molto a Lizzano; dove, tra le aure balsamiche e -il profumo de' fiori del dolcissimo colle, suo conforto e sua gioia, -la fibra robusta di Lui lottò vigorosamente contro i progressi lenti -ma inesorabili dell'infermità. Durante que' soggiorni, molte gite Egli -fece in carrozza od in automobile, accompagnato sempre da qualcuno de' -suoi ospiti, visitando partitamente, può dirsi, presso che tutta la -Romagna; e sia che da Faenza si spingesse tra i poggi fiorenti della -vicina Toscana, o, lungo il duplice infinito filare de' pioppi del -canal naviglio, fin verso l'Adriatico, là dove - - «ondeggiante di canape è l'infido - piano che sfugge al curvo Reno e al Po»; - -sia che da Lizzano risalisse più volte la conica altura di Bertinoro -e il «balcon di poggi» di Polenta; sia, infine, che si conducesse -lunghesso il corso del Savio, a visitar le allegre borgate limitrofe e -l'immensa distesa del - - «. . . . . . . . dolce - pian cui sovrasta fino al mar Cesena»; - -dovunque il paesaggio romagnolo fu il sorriso amoroso e gentile della -natura a Lui, che serenamente aspettava _la grande ora_. Così trovava -pace e ristoro ne' luoghi ameni che avea legati a sè con forte vincolo -di affetto e di gratitudine; il che si compiacea affermare e ripetere -di sovente Egli stesso, attribuendo graziosamente alla Romagna i versi -della _Leggenda di Teodorico_: - - «. . . . . ed il bel verde paese - che da lui conquiso fu». - -Il popolo di questa regione, al quale il Carducci divenne quasi -familiare, sebbene non potesse comprendere in tutte le sue parti ed in -tutta la sua profondità l'opera carducciana, mostrò sempre di sentire -la grandezza di Lui, e subì il fascino del suo genio; e dovunque Ei -passasse, si manifestava spontanea l'affinità d'animo tra quel forte -etrusco e questi romagnoli impetuosi, i quali l'impeto del cuore sapean -contenere questa volta, per un senso di delicatezza che si esprime, non -di rado, dagli uomini semplici e rudi, entro i confini del più profondo -rispetto: onde non acclamazioni troppo rumorose, nè ostentazione di -festeggiamenti, sì bene accoglienze schiette e modeste, ed un muovergli -incontro quasi timidamente, un salutar reverente, un guardarlo fiso -ed a lungo non tanto per curiosità quanto per ammirazione commista di -tenerezza. - -Il 9 giugno 1900, adunque, il Poeta fu a Montiano, ove ammirò il -castello già de' Malatesta (oggi del principe Spada); l'undici -del mese stesso si recò a Savignano, ove, ricevuto dal consiglio -direttivo dell'accademia de' Filopatridi, della quale era presidente, -osservò la ricchissima biblioteca, e d'onde fu invitato dal marchese -Giuseppe di Bagno a salire fino alla sua magnifica villa; il 9 giugno -1902 si condusse al grazioso paese di Longiano, ed ossequiato dal -sindaco dott. Luigi Turchi e dalla intera giunta comunale, visitò -il castello e la biblioteca, fermando la sua attenzione specialmente -su le opere dell'umanista Fausto da Longiano; il 28 maggio 1903 andò -da Faenza a Modigliana, e quivi, accolto con molta festa dal sindaco -Enrico Fiorentini, dagli assessori del Comune, da' buoni ed ospitali -Modiglianesi, visitò la casa di don Giovanni Verità (il prete liberale -che salvò Garibaldi), e nell'albo dei documenti del risorgimento -scrisse con mano malferma: «_Tremante di commozione e di reverenza -segna presso questi sacri documenti il suo nome l'umile italiano Giosue -Carducci_»; il primo di giugno del medesimo anno fu al Borello, presso -a Cesena; nel giugno del 1904 visitò Cervia (facendo un'escursione -nella prossima pineta) e Rimini, ove ammirò di nuovo il magnifico -tempio malatestiano, trionfo dell'arte e dell'amore, esempio insuperato -dell'Umanesimo nostro; nell'autunno del 1905 si recò a Cesenatico, e -rivide Cervia, Montiano, Carpineta; infine, nella primavera del 1906, -rivide, ahimè per l'ultima volta!, Bertinoro e la sua diletta chiesa di -s. Donato di Polenta. - -Non è da credere, però, che in cotali gite consistessero le sole -occupazioni sue, nè che la villeggiatura di Lizzano fosse per Lui di -riposo continuo ed assoluto. - -Talvolta, è vero, Ei si godeva i cari ozî passeggiando, fidato al -braccio di qualcuno degli ospiti o degli amici, per i vialetti freschi -del parco, o conversava co' suoi compagni nella quiete raccolta de' -luoghi, od ascoltava silenzioso le voci misteriose della natura; -anche è vero che spesso, al primo chiarore dell'alba, dalla sua camera -passava nell'ampia e ridente terrazza ivi presso (alla quale è rimasto -il nome di _terrazza del Carducci_), e contemplava a lungo, assiso sur -una poltrona, la veduta stupenda del pian di Cesena, assistendo beato -al sempre nuovo spettacolo del sorger del sole dalle acque del mare -lontano: ma attendeva eziandio al disbrigo, come oggi si dice, della -sua corrispondenza, e persisteva tenacemente nel volersi occupare di -studî. - -Il Poeta, in cui era sempre pronto il pensiero, sempre vigile la -memoria (e ben se lo sa chi lo vide scattare ad un cenno, ad un -ricordo, ad una parola che lo commovesse), parlava ormai, specie negli -ultimi due anni, tronco e breve; ascoltava più che non dicesse: sì -che, pur nell'intimità dell'amicizia, alle conversazioni animatissime -d'una volta supplivano in gran parte le letture. Aveva i suoi autori -preferiti, de' quali sembrava non saziarsi mai, e co' quali ritornava -a dilettazioni antiche, rivivendo così dolcemente nel passato. Non -di rado, adunque, seduto sull'erba fresca de' prati o all'ombra delle -querci che circondano la capanna rustica in conspetto dell'Adriatico, -ascoltò la lettura, fattagli amorosamente dalla contessa Silvia o da -altri, di classici italiani e stranieri, o dettò lettere in risposta -alle moltissime che anche lassù a Lizzano, come sempre e dovunque, -gli pervenivano. Così, per esempio, nel giugno 1904 rilesse non pochi -libri, tra cui le opere minori di Dante, e rivide le bozze di stampa -di qualche suo volume delle _Opere_, e compiè lo studio su la _Canzone -delle tre donne_ dell'Alighieri, dedicato poi a Cesare Zanichelli per -le nozze di sua figlia Luisa; e nell'autunno del 1906, in quello che -pur troppo fu l'ultimo suo soggiorno nella campagna cesenate, volle -riudire alcune novelle del Boccaccio (quelle, sopra tutte, che, come -ser Ciapelletto e frate Cipolla, sono una specie di anticipazione -volterriana), e taluni drammi dello Shakespeare. Interrogato quali -d'essi drammi preferisse (tolgo queste notizie dal _Cittadino_ del 28 -ottobre 1906), rispose d'aver fermata la sua ammirazione segnatamente -su 'l _Re Lear_, su 'l _Macbeth_, su 'l _Giulio Cesare_; del -_Coriolano_, poi, aggiunse d'essersi sentito così preso, da giovine, -che ne tentò la traduzione in versi, giungendo fino alla metà del -secondo atto. Volle fossero riletti anche il _Mercante di Venezia_, -la _Tempesta_, l'_Enrico VIII_, tutti nella non bella, ma a bastanza -fedele traduzione del Rusconi; il _Cymbelino_, invece, fu letto nella -versione del Càrcano, de' brutti versi del quale volle rifarsi passando -poi subito all'_Agide_ di Vittorio Alfieri. - -Talvolta anche, nella più stretta e dolce familiarità, «tra stuol -d'amici intemerato e casto», Egli, così impaziente delle adulazioni -e così schivo degl'incensamenti del mondo esteriore, non isgradiva -di sentir leggere alcuna delle sue poesie o delle sue prose, che gli -facessero risuonare nell'anima l'eco di tempi, di luoghi e di battaglie -lontane. Accompagnava allora la bella armonia con i gesti del braccio e -con l'accennare dell'indice della piccola mano, a guisa di chi dirige -un'orchestra; e se i versi erano patriottici o civili, s'illuminava -quasi d'un raggio divino, e sui lineamenti del volto passavano, come -su terso specchio, i segni della commozione interna: scuoteva la -testa leonina, ravvolgeva nervosamente la mano entro l'ampia arruffata -capigliatura, lampeggiava negli occhi, mentre non di rado due grosse -lagrime gli scendevano lente giù per le gote. Così lo abbiamo visto -durante la recitazione del _Piemonte_, o del _Cadore_, o dell'epodo per -_Monti e Tognetti_, o della divina ode _Alle fonti del Clitumno_; nè -mai il sublime spettacolo si cancellerà dalla nostra mente e dal nostro -cuore! - -Uno de' conforti più efficaci fu a Lui, inoltre, durante la sua -permanenza presso gli amici, la musica. Ciò parrà inverosimile a chi -ricorda quel ch'Egli nel 1882 aveva scritto nella prefazione ai _Giambi -ed Epodi_ (_Opere_, IV, p. 157): «Quanto alla musica, io lascio sonare; -non me ne intendo; e più sonan forte, più mi piace: sono tedesco»; le -quali parole furono piuttosto una tal quale ostentazione bonaria di -ruvidezza esteriore, che non l'espressione esatta della sua attitudine -ad intendere l'arte divina dei suoni. Certo, mentre così diceva, -non mentiva a sè nè agli altri, da poi che la sincerità fu la norma -costante di tutta la vita sua: ma è un fatto che dovette parlare senza -conoscersi, senza, ciò è, sapere qual rispondenza alle voci misteriose -e profonde della musica avrebbe potuto avere l'anima sua, quand'ella vi -fosse stata predisposta ed educata. Al che molto gli giovò la compagnia -della contessa Silvia Pasolini, musicista e pianista veramente eletta; -onde a Lui avvenne come a tutti coloro che primieramente s'avviano -per i sentieri ignoti d'Euterpe: i quali, udendo in principio la -successione e la fusione dei suoni, non se ne sanno render conto, e -trovansi come disorientati e smarriti; ma quando vi abbiano assuefatto -l'orecchio ed educato lo spirito, sentono sorgere da' suoni forme -nuove di pensiero e di sentimento, le quali integrano, per così dire, -il linguaggio della parola, che è insufficente a significare tutte le -sfumature dell'anima. Non altrimenti — dice il Wagner — chi entra per -la prima volta nel bosco silente dalla tumultuosa città, è incapace -a percepirne i rumori; ma poi, raccogliendo l'orecchio, ne distingue -ognor più gradatamente i suoni più lievi. - - [Illustrazione: Giosue Carducci ripianta il cipresso sul colle - di Conzano.] - -Così il Carducci aprì l'anima alla musica, e n'ebbe dolcezza e ristoro -ineffabile; ed intese e gustò i classici e i moderni italiani e -stranieri: degl'italiani i più gloriosi, dal Pergolesi al Verdi; degli -stranieri Beethoven, Chopin e Riccardo Wagner. - -A Longiano, nella gita del 9 giugno 1902, ascoltò rapito la musica -del secondo atto del _Tristano e Isotta_, suonata al pianoforte ed -accennata egregiamente con la voce dall'avv. Achille Turchi; a Faenza, -la sera del 15 novembre 1903, in una genialissima riunione artistica -in casa Pasolini, incoraggiò molto il giovine Balilla Pratella di -Lugo, di cui fu eseguita una notevole composizione per canto, piano e -violino, su l'_Ode alla chiesa di Polenta_; a Lizzano, il 21 settembre -1904, udì cantare da Alessandro Bonci la schietta romanza italiana -«_Tre giorni son che Nina_» del Pergolesi, e tanto si compiacque di -quella interpretazione patetica e gaia insieme che, sentendo fuse così -bene l'opera del maestro e quella del cantore, esclamò: «Sembra una -voce creata apposta per questa musica!». Ed in un albo, ove il Bonci -conserva le più preziose memorie, scrisse di suo pugno: «_Lizzano, -21 sett. 1904. Udita nella voce del Bonci la risorta musica del -Pergolesi_». Infine, più volte, a Faenza ed a Lizzano, ebbe l'anima -accarezzata e placata dal vibrante violino dell'illustre prof. Federigo -Sarti (che fu maestro ed amico affettuoso di Pierino Pasolini-Zanelli), -o da quello della giovanissima artista Antonietta Chialchia, allieva -del Sarti medesimo; alla quale volle, in segno di gratitudine, regalare -un suo ritratto con le parole autografe: «_Al mattino radiante il -tramonto brumoso. G. Carducci_». - - * - * * - -Così il Poeta trascorreva, dolcemente consolato, gli ultimi suoi -giorni; ed intanto, mentre qui in Romagna a Lui salivano, nelle forme -più semplici e pudiche, le manifestazioni d'amore di tanti popolani, -a Lui pervenivano anche i saluti, gli augurî, gli omaggi del mondo -civile. Da Terni gl'insegnanti secondarî e primarî; da Caserta gli -ufficiali di finanza; da Sarzana i commemoranti il centenario della -presenza dell'Alighieri; da Scarperia i celebranti il seicentenario -della fondazione di quel castello; da Faenza i maestri elementari e i -professori e gli studenti del Liceo-Ginnasio; da Cesena gli ammiratori -offrenti in un album artistico i ricordi della biblioteca malatestiana; -da Bologna i professori delle scuole medie adunati in solenne -congresso; persino dalla lontana Repubblica Argentina gl'Italiani ivi -residenti; da ogni terra, insomma, ed in ogni giorno in cui suonasse -un'alta parola, o si elevassero i cuori verso un'idealità pura e -gentile, giungevano al Grande Spirito che ancor vigilava, sì come al -nume tutelare della patria, invocazioni e preghiere d'assentimento e -d'incoraggiamento. - -A tante espressioni di reverenza e di gratitudine, una -significantissima stava per aggiungersi il 29 giugno 1905: la visita -al Carducci, in Lizzano, della regina madre. Se non che, all'ultimo -momento, tale visita fu sospesa, a causa, si disse, del gran nubifragio -che desolò, a que' giorni, i territorî di Ferrara, Forlì e Ravenna; e -che questo novello omaggio di Margherita di Savoia al genio del Vate -non potesse avvenire, a non pochi increbbe, però che sono sicuramente -fra i maggiori meriti dei sovrani della terra quelli che essi si -abbiano acquistati verso i sovrani del pensiero. - -Ma è da ricordare che pochi dì innanzi al Carducci era giunto, -in Romagna, uno speciale pensiero del re d'Italia; il quale, a' -ringraziamenti del Poeta per la croce dell'ordine civile di Savoia, -conferitagli con decreto del primo di giugno 1905, volle a sua volta -rispondere col seguente dispaccio telegrafico: «_14 Giugno — Giosue -Carducci — Cesena. — Sono lieto di averle potuto dare un novello -segno della mia ammirazione, e molto ho gradito la cortese lettera -con la quale Ella ha voluto ringraziarmene. Vittorio Emanuele_». Tale -dispaccio giunse al Carducci inaspettatamente, mentr'Egli esaminava nel -palazzo Pasolini la copiosa raccolta de' documenti del risorgimento, -stati già del generale Andrea Ferrari, duce de' volontarî romani nel -'48-'49, e da lui consegnati al suo aiutante maggiore Pietro Pasolini, -che li conservò religiosamente. Il Poeta stava sfogliando quel migliaio -e mezzo di carte, nelle quali è l'itinerario delle legioni romane -dal febbraio del '48 fino a Vicenza, a Malghera, alla Repubblica -Romana, e dove spesso ricorrono i nomi del Durando, di Ugo Bassi, del -Manin, di Guglielmo Pepe, del Tommasèo; e nell'animo commosso gli si -rinnovellavano i giorni tragici ed epici della patria; quando la parola -del capo dello stato gli giunse quasi come la voce dell'Italia _libera -ed una_, attestante che non invano erano stati i sacrificî e gli -eroismi, le congiure e i patiboli. - -_Libera ed una_ davvero? Ahimè! Il Poeta, cui nella gioventù e -nella virilità parve che mal fosse assicurata da' governanti e da' -procaccianti alla patria una vera libertà, ebbe poi per tutta la vita -confitta nel cuore la spina del saper non compiuto l'edificio nazionale -nostro. Fu irredentista nobilissimo e fiero; ed ai vigorosi aneliti -di Trieste e di Trento verso l'Italia, rispose sempre sospirando e -fremendo, in uno slancio di sublime amore. - -Nel giugno del 1905, dovendosi inaugurare a Padova il tricolore offerto -a quel comitato della «_Dante Alighieri_» dalle donne italiane _d'oltre -confine_, fu chiesta a Lui una parola augurale. Rispose: «_Cesena, 11 -giugno. Alle gentili donne italiane di qua e di là del confine, dal -sacro spirito di Dante ferma fede, magnanima costanza, diritto, pieno -e sereno adempimento di ogni loro aspirazione buona, prega l'umile -italiano Giosue Carducci_». E da Padova gli giunse, il dì dopo, questo -telegramma: «_All'umile italiano, la cui gloria rende ogni italiano -superbo, a nome delle altre donne a me compagne nella solenne cerimonia -qui ieri celebratasi, invio caldi ringraziamenti per l'alta patriottica -parola onde volle onorarci, augurando che a lungo risuoni paterno -incitamento ad egregie cose. Ada Dolfin Boldù_». - -Di lì a pochi giorni avea luogo in Lizzano una semplice, intima, -commoventissima festa: la consegna a Giosue Carducci d'una medaglia -d'oro decretatagli da Trieste, come ricambio d'affetto a quello -intensissimo consacrato, ne' carmi del Poeta, alle terre italiane -ancora divelte dal seno della patria. Nel pomeriggio del 17 giugno -giungeva a Lizzano Giacomo Venezian, triestino e professore -nell'Università di Bologna, cui Trieste avea dato incarico di -presentare al Poeta il segno sensibile del suo omaggio; ed insieme -con lui erano il prof. Puntoni, rettore dell'Università medesima, il -sindaco di Cesena ing. Angeli, e l'avv. Trovanelli. Pochi altri intimi -di casa Pasolini, tra cui il prof. Giuseppe Morini e la contessina -Antonietta Gessi, assistettero alla cerimonia. Questa avvenne nella -veranda, e vi fu presente anche la signora Elvira Carducci, con -manifesto compiacimento. Il Venezian porse al Maestro, racchiusa in -astuccio di pelle, la medaglia d'oro, su cui è da un lato l'effigie -del Vate, e dall'altro sta Trieste, assisa su d'un rudero, mentre verso -di essa volan dal mare, in forma di gemetti e puttini, i canti di Lui. -In alto è il verso: «_Tu sol, pensando, o idëal sei vero_»; sotto è la -dedica: «_Trieste, a suggello d'antico amore_». - - [Illustrazione: Giosue Carducci sulla porta della chiesa di - Polenta.] - - [Illustrazione: Nei viali di Lizzano.] - -Il degnissimo figlio e rappresentante della cara città disse al Poeta -poche e semplici e degne cose: voler esprimere quella medaglia il -sentimento d'antica e devota devozione e d'intenso affetto di tutti i -Triestini al Poeta nazionale; avere Trieste, da prima, avuto in animo -di promuovere la solenne coronazione del Vate in Campidoglio; ma come -parve difficile il piegare la modestia di Lui a tanta solennità, e non -volendo la città deporre la speranza di onorare sè stessa onorando il -Maestro, così aver essa cercato altra forma d'omaggio coll'effigiarne -durabilmente l'immagine in una medaglia. Aggiunse il Venezian che -i promotori della manifestazione non avean voluto mettere innanzi i -loro nomi, perchè questa apparisse, quale veramente era, spontanea ed -unanime di tutto il popolo triestino; ma egli consegnava al Maestro -un documento da cui si pareva meglio il significato e il valore -della dimostrazione, e ciò è il rescritto della imperiale e reale -polizia di Trieste col quale «_si conferma il divieto di fare in una -città austriaca pubblico appello per onorare il Poeta che ne' suoi -scritti scagliò le più violenti invettive contro la persona di S. M. -l'imperatore, e glorificò l'azione d'un Oberdank_». - - [Illustrazione: La medaglia di Trieste.] - -Giosue Carducci, che fino allora avea ascoltato con un fare tra -il bonario e il commosso, alle parole del rescritto divenne acceso -in volto come se una subita vampa di fuoco gli fosse salita su dal -cuore; e scattò in piedi, Egli che pur male reggevasi ormai sulle -gambe, esclamando: «No, città austriaca, no! La più italiana delle -italiane; la fedele di Roma». Ed aggiunse: «Dite a Trieste ch'io sento -profondamente con tutta l'anima mia quello che è l'anima ed il pensiero -di lei......» Nè potè continuare; che uno scoppio di pianto gli troncò -in gola le parole. Allora tutti i presenti, fortemente scossi, e -colti da un'infallibile tenerezza improvvisa, gli si fecero attorno, -e prendendogli le mani, e accarezzandolo, e confortandolo con tronche -parole, riuscirono finalmente a calmarne lo spirito. E per isvagarlo -subito, le condussero all'aperto, a fare una passeggiata pe' viali e -nel giardino, dove E' si riebbe ben presto, diventando sereno ed ilare -ed espansivo. - -Ma quel che non avea potuto interamente esprimere a voce, volle dipoi -consegnare allo scritto; e da Lizzano, il 27 giugno, inviò al Venezian -la seguente lettera: - -«_Caro prof. Venezian, Ciò che Ella mi recò e mi disse da parte di -Trieste, supera ogni possibilità di risposta. Sappia Trieste ch'io -sento profondamente con tutta l'anima del mio pensiero quello che -è l'anima ed il pensiero della magnanima città; ed anche quando io -non sarò più, ciò che piangendo e fremendo scrissi spirerà, credo, -a mantenere nell'Italia la fede a Trieste, la fedele di Roma. Giosue -Carducci_». - -Era ben degno di questa forte terra di Romagna, dove dalla gioventù -alla vecchiezza Egli ebbe vincoli così stretti d'affetto, e dove -conchiuse, può dirsi, il suo canto; era ben degno di questa terra, la -quale dette alla libertà ed alla patria il palpito dei cuori ed il fior -delle vite, che qui si esprimesse la corrispondenza d'amorosi sensi fra -Trieste e Colui che dell'Italia risorta fu la sintesi più gagliarda e -completa. - -Oggi sulla facciata della solitaria e muta villa di Lizzano, ove tanta -gloria, tanti affetti e tanta fedeltà si accolsero, una lapide modesta, -muratavi e scoperta quasi di nascosto e senza pompe vane, ricorda -semplicemente: - -«_Qui — tra i colli sereni — nella dolcezza della amicizia — cercò -pace e ristoro alla grande anima — Giosue Carducci — dal 1897 al 1906 -— Silvia e Giuseppe Pasolini Zanelli — con memore cuore — 2 novembre -1907_». - - Faenza, novembre 1907. - - ANTONIO MESSERI. - - - - -QUESTE LETTERE, PER ADEMPIMENTO DI DOVERE, PER TESTIMONIANZA DI CARA -PROFONDA AMICIZIA. - - -I. - -MADESIMO (CHIAVENNA), 18 LUGLIO 1897. - - -I.[1] - - _Signora contessa_, - -Grazie. Ricevei ieri la fotografia, bella molto.[2] Intanto dal -Ministero di grazia e giustizia furono assegnate mille lire pe' -restauri della chiesa di Polenta. Io, presso la vetta dello Spluga, a -mille seicento su 'l livello del mare, poco posso fare. - -Certo, non cogliere timi, come l'ape d'Orazio, _circa nemus uvidique -Tiburis ripas_:[3] ma tra venti, rupi e torrenti, rapisco a volo -qualche strofe; e vedremo.[4] - -Io sto ora molto bene e non sono più zoppo. Tant'è: io non era fatto -per la cattedra e l'accademia. - -Ossequio Lei, e La prego de' miei saluti memori al conte, al figlio,[5] -all'avv. Trovanelli.[6] - - Dev.mo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla gentildonna_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI - CESENA. - - -II. - -MADESIMO (SONDRIO), 12 SETTEMBRE 1897. - - -II.[7] - - _Signora contessa_, - -Ricevo qui le fotografie polentane in grande, molto belle. Grazie. - -Credo che il 15 prossimo, alla fine, sarà pubblicata nell'_Italia_ di -Roma l'ode,[8] che sin dal giugno io aveva promesso al conte Gnoli. -Pochi giorni dopo verrà fuori l'edizione Zanichelli, con la fotografia -della chiesa, credo, e con quella del cipresso,[9] vorrei; a tutto -benefizio de' restauri. - -Impossibile mi era mandarLe una trascrizione dell'ode, che alla gran -bontà di Lei piacque desiderare: inchiostro, penne, carta impossibili. -Dimani scendo a valle; lunedì sarò a Bologna: indi a Lei verrà un -saggio mio calligrafico, che, non fo per vantarmi, sarà commendevole. -Nella calligrafia (brutto vocabolo pedantesco, ma la cosa può essere -buona) è il mio vero _bello scrivere_. - -Credo che Ella sarà con la madre Sua. La prego di riverirla per me. E -salutando il conte e Pierino, a Lei bacio la mano. - - Dev.mo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. signora_ - CONTESSA SILVIA BARONI PASOLINI - (VICENZA) BASSANO. - - -III. - -BOLOGNA, 12 GENNAIO 1898. - - -III.[10] - - _Signora contessa_, - -Meglio tardi che mai. Io sto benissimo: e col nuovo anno ho cominciato -a bere della Sua canina,[11] che va anche meglio di me. Ho scritto -oggi all'arciprete;[12] che mi mandò molte benedizioni e voci di sue -preghiere a Dio, e una damigiana di sangiovese dalle sue mani educato -presso la vetusta chiesa: bene educato da vero. Io lo assicuro che -Zanichelli, fatti i conti a giorni, gli manderà del denaro; e lo esorto -a riprendere i lavori, anche per aiuto de' poveri.[13] Intanto prego -per mezzo di Lei il signor conte a far ricerca dei disegni e progetti -presso l'Economato o al Ministero. - -Alla bella poetessa[14] non anche ho scritto: dimani l'altro. Anche -da Bertinoro alto ridente il sindaco[15] mi scrisse graziose e nobili -cose. E anche a lui risponderò. Ma il tempo mi è scarso a esser -gentile. Quanto lavoro, io che pure vorrei non far nulla, e che anelo -all'ozio sì come il cervo al fonte delle acque vive! Ozio in monti e in -colli, pensando alla salute dell'anima mia. - -La prego di salutare per me la signora *. _Salutala in mio nome e dalle -avviso_ (Dio mio, con la scusa di un verso del Tasso, mi trovo a dar -_del tu_ a Lei: Contessa, voglia perdonarmi) che io sono avverso al -ministro, il quale mi tornava a parlare di Roma, dove io non voglio -fare il professore; e non voglio fare il professore più.[16] - -Bensì a Roma verrò su' primi di febbraio; ma non andrò in casa della -sig. *; temo di essere incorso nell'ira sua. Senta un po' Lei. Signora -contessa, La riverisco devotamente, e La prego di ricordarmi al conte e -a Pierino. - - Suo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla nobile signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI BARONI - _Via Venti Settembre 35_ - ROMA. - - -IV. - -BOLOGNA, 19 GIUGNO 1902. - - -IV.[17] - - _Cara signora contessa_, - -Saluti, ossequî, ricordi affettuosi. - -EccoLe la lettera del Ierace.[18] Nel XII, _Confessioni e Battaglie_, -manifestai la mia recisa antipatia e inettitudine alla piccola -letteratura di _commissione e decorativa_.[19] Nè giova ricordare lo -scritto breve e doloroso per Pietro Pasolini. Lì fu una grande sventura -domestica che parlò nel cuore, un giovine nel fior dell'età che io -avevo trattato famigliarmente, che mi era veduto crescer bello e lieto -in conspetto....[20] - -Non feci che esprimere quello che immaginai dover essere, senza frasi, -il sentimento de' genitori. - -Qui è un monumento reale, da collocarsi in luogo storico, con -intervento di ministri, squadre etc. Non son fatto a simili scene; -ammiro e ascolto e leggo rapito; ma io non so dir _niente_. - -Ella significhi meglio che io abbia detto, e faccia sentire a Ierace -quanto mi duole il dire di no. Ma! - - Suo aff.mo - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. d. contessa_ - SILVIA PASOLINI ZANELLI BARONI - FAENZA. - - -V. - -MADESIMO, 27 LUGLIO 1902. - - -V.[21] - - _Signora contessa_, - -Grazie, Ella sa di che, e quanto effuse dal cuore Le pervengono. - -Oggi compio sessantasette anni. Le bambine dello stabilimento mi hanno -presentato un magnifico mazzo di fiori alpestri. Due bambine, che a -pena sciolgono i passi, mi hanno dato dal seno delle loro madri due -mazzolini di _edelweiss_. Mi giunge dal _Giornale d'Italia_ un ricordo -di Ugo Pesci, che mi ha veramente commosso. Lo legga, signora contessa, -nel numero del ventinove giugno. - -E nella rocca medicea passi Ella giorni felici, confortata dall'arte -divina, che non ha segreti per Lei. - -La musica è una grande consolatrice, con le sue voci profonde, tenere -e possenti, che non si sa d'onde vengano. Forse è la rivelatrice della -grandezza arcana di questa nostra povera natura ed anima. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA B. PASOLINI - DOVADOLA. - - -VI. - -BOLOGNA, 8 LUGLIO 1904. - - -VI.[22] - - _Cara contessa Silvia_, - -Dall'antro di Zanichelli, molto migliore della sua fama, di quella cioè -che gli ha fatto Ella, Le scrivo per mandarLe i miei saluti e i miei -congedi. - -Io domenica, cioè doman l'altro, parto per Madesimo; e lassù spero che -le ninfe serene delle Alpi mi avvolgeranno fra i loro grandi veli. A -Lei lascio le ninfette degli Appennini, scalze, stracciate e sudanti -ad ogni passo che muovono per la sassosa via. Se non che, a quelle -ninfuccie Ella comanda e presiede come fata bianca, e come sovrana -e partecipe della multiforme armonia; e le fa apparire e atteggiarsi -come meglio Le piaccia.[23] A settembre, quando l'aere sarà ammansato, -io tornerò a Lei prima di tutto, e poi alla bellissima e dolcemente -indimenticabile Lizzano: Lizzano sola degna di non essere ricordata -con le ninfe appenniniche, sola degna di essere ricordata con desiderio -anche di sul seno austero delle ninfe alpine. - -Faccia, La prego, i miei ossequî al conte; faccia a sè stessa i miei -saluti con tutta l'effusione. - - Suo di cuore - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla nobil signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - FAENZA. - - -VII. - -VILLA ADELE, MADESIMO, 24 AGOSTO 1904. - - -VII.[24] - - _Cara contessa Silvia_, - -Questa mia lettera spera di raggiungerLa sulle rive della Brenta, -e incomincia dal mandare memori saluti e augurî di bene stare alla -contessa Marina,[25] la cui immagine mi sta scolpita nel cuore. - -Quassù abbiamo avuto purtroppo caldo, che ora è compensato da cinque -gradi di freddo e da un vento indiavolato. Questi alti e bassi senza -misura mi fanno ricordare con molto rimpianto e con grande desiderio -Lizzano, dove il cielo, la terra, l'aria ricordano la temperatura e i -bei paesaggi dell'Ariosto, e dove sono fate e ninfe, e dee vere e vive -«che adornan sempre le felici rive», e mettono in fuga con i lieti -e onesti favellari la malinconia, se ella si attenta di avvicinarsi -all'anima. - -Dunque Lizzano anche nel disordine della natura serba le notti fresche -e piene di armonia, a cui il lido marino manda il lume dei suoi fari, e -gli effluvii della sua marina? - -Ahimè, bel paese è Lizzano, e richiama i cuori e le fantasie con molti -ricordi. Io spero di rivederlo ben presto, e riprendervi, giacchè la -prima signora lo concede, i segni e poteri della mia sovranità. - -Alla qual signora mando i miei omaggi, e assentimenti alle ninfuccie e -agli Egipani. - -La saluto di mia mano. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla nobil donna_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI BARONI - BASSANO. - - -VIII. - -VILLA ADELE, MADESIMO, 20 LUGLIO 1905. - - -VIII.[26] - - _Cara contessa Silvia_, - -Oggi il cielo, la terra e quasi l'anima mia sorridono un ineffabile -sorriso[27] di primavera; e vogliono che io Le scriva. - -Ma che dirLe che risponda a quel che mi suona dentro? Nulla più di -quello che Ella sa. - -Non però che sia sempre così; ieri, e poco prima, la tempesta era nel -cuor mio. Vedevo tutto nero; e il non poter camminare come prima mi -dava la morte nel cuore. - -Oggi il mio spirito si è rialzato, e profitto del tempo benigno per -mandarLe un saluto dall'anima. - -L'Elvira[28] ed io non facciamo che pensare e parlare di Lei; e il -sorriso e lo spirito soave[29] della fata bianca è il principio e il -termine d'ogni nostro pensiero. - -InvitarLa a venir quassù sarebbe oggi un'illusione, perchè è -letteralmente tutto pieno; ma appena si potrà, io Le scriverò -fulmineamente; ed Ella verrà, perchè senza di Lei non vi è luogo bello, -ed Ella ha il potere, con la parola e co'l sorriso, di far più bello -l'aspetto delle cose. - -Dove è ora? Dovunque Ella sia, il mio cuore è con Lei. - -Mi ricordi a cui crede che il mio ricordare piaccia. A Lei credo prima -che a tutti. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. d. contessa_ - SILVIA BARONI PASOLINI - FAENZA. - - -IX. MADESIMO, 9 AGOSTO 1905. - - -IX.[30] - - _Carissima contessa_, - -Se mi sarà dato di finire questa mia avanti che annotti, essa Le verrà -sollecita annunziatrice di una mia gita (quarta o quinta) allo Splugen. - -Il cielo era una benedizione di Dio sulla natura, e la terra un -rendimento di grazie, e l'anima mia pacata nella pacifica armonia dei -versi virgiliani. - -Quanto e come soavemente mi facevano pensare quei versi, su quei monti! -Ma verso sera mutò il paesaggio e l'anima. Le basti ch'io non ho mai -chiuso un occhio la notte, e da ciò indovini lo stato dell'anima mia. -Ciò non ostante stamattina, grazie a Dio e a Virgilio, ero di nuovo -in pace con la natura e con me. Quanta pietà nelle parole dei Troiani -sbattuti dal naufragio! - - «Dî tibi, si qua pios respectant numina, si quid - Usquam justitia est, et mens sibi conscia recti, - Praemia digna ferant. Quae te tam laeta tulerunt - Saecula? qui tanti talem genuere parentes?»[31] - -Glieli ho scritti in latino, perchè Ella si avvezzi a leggerli e a -ripeterli latinamente. Nessuno ha scritto versi latini così belli come -Virgilio: un tempo pensavo che Orazio, ma ora no. - -Io La raccomando ai versi virgiliani che La accarezzino con la loro -armonia, e Le facciano dimenticare la trista dissonanza delle cose. - -E ora non ce n'entra più. È contento il Geròla della mia epistola -cretense?[32] Tanto meglio, benchè io non era competente giudice; ma mi -inspirò la pietà della gente veneta, così fida alle memorie d'Italia: e -con ciò, e con i saluti dell'Elvira[33] e con i miei saluti, La lascio -nel pensiero di Virgilio e nel mio. - - GIOSUE CARDUCCI. - -Ricorderò i ricordati da Lei allo Zanichelli; Ella mi ricordi -strettamente ed affettuosamente a Sua madre. - - _Alla nobil signora_ - LA CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -X. - -BOLOGNA, 14 OTTOBRE 1905. - - -X.[34] - - _Molto amata contessa Silvia_, - -Un gran dire della mia cera. Un miracolo: portenti. Ma intanto co'l -pretesto di rendermi la forza e l'attività d'un tempo, il dottore -Boschi[35] mi relega a due o tre giorni di letto forzato: e viene -troppo spesso a visitarmi. Io non ho cagione di lamentarmi; ma pur -troppo mi sento debole debole debole, come gli entusiasti della mia -salute pur dicono. Parliamo d'altro. - -Mi è ricapitato sott'occhio un ricordo a me carissimo: un album -della città di Faenza, con le firme dei cittadini, e con inscrizioni -significantissime. Quanti nomi a me cari di uomini animosi e valenti e -di gentili donne: che belle ore mi ricordavano! - -In capo a tutti mi salutò e mi parlò al cuore il nome Vostro, -nobilissima Silvia, «_Sylvia dulcis_». E mi destò la speranza di -vederVi presto. - - «Instar veris enim vultus ubi tuus - affulsit populo, gratior it dies - et soles melius nitent».[36] - -Addio. Ave et salve. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla n. d. sig.ra contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - CESENA. - - -XI. - -BOLOGNA, 19 NOVEMBRE 1905. - - -XI.[37] - - _Contessa Silvia molto amata_, - -Non posso far a meno di esser triste oggigiorno. È morto il mio vero -amico Giambattista Gandino. Fu il primo che conobbi in Bologna nel -1860.[38] Quanti anni, quanti dolori, e quanta fedeltà! Il latino e -l'amicizia, due immutabili passioni dell'animo suo. Dall'amicizia sua -non mi venne mai un turbamento; fu il re del latino puro: questa la sua -vita nel rispetto mio. Peccato che Voi non l'abbiate conosciuto! - -Ecco la mutazione per il _Vere Novo_.[39] Mutato nel verso secondo -così: «_Sorride e chiama_»;[40] il verso sesto dica così: «_E guarda -gli occhi, candida Silvia, tuoi_». Così tutto va bene; immagine, metro -e verità. - -Oggi è una giornata orribile. Il barometro si abbassa fino all'anima -e proibisce di pensare. Spero che costassù in montagna l'aria sia più -pura: qui pesa sul capo e sul cuore. Ahimè! oggi sto male. Passate i -miei saluti affettuosi alla signora Marina e al conte, e addio. - -Salve et vale. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -XII. - -BOLOGNA, 28 NOVEMBRE 1905. - - -XII.[41] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Questa volta voglio parlarVi di studî. Ho comperato due libri -nuovissimi a un tratto: la _Congiura di Catilina_, e.... indovinate?... -_Elvira_, amore di Lamartine. - -L'Elvira a me e al mio compartecipe[42] non fa la figura di bellezza -che rinnovò l'arte moderna: anzi!... Ma ciò non toglie che la poesia -da lei inspirata non sia la più bella poesia francese. Non mai quella -lingua, che par negata alla poesia, ebbe inspirazioni così di cuore -come _Le Lac_, che certo è la più bella poesia sentimentale moderna. -Non mai inspirò così profondamente un lamento così mesto e così sentito -come nel _Crucifix_. Tutto è finito: poesia, inspirazione e sentimento. -Ma ciò non impedisce che sia stato un movimento profondamente -sentito.[43] - -La _Conjuration de Catilina_ di G. Boissier è storia romana: sempre -vera, sempre nuova e sempre bella. - -E ora d'altro. Cioè del vostro piede, che deve essere affatto guarito -e padrone di sè: Voi non me ne dite abbastanza, ma io immagino che sia -così; vi sento intonata in altra guisa. - -Salutatemi la Vostra piccola amica tedesca[44] e la vostra gran madre -contessa Marina, le quali mi hanno messo in testa questa leggiadra -notizia. E Voi pregate che co' miei malanni mi seguiti sempre il buon -umore che ho oggi, il quale in gran parte, anzi tutto, mi viene da Voi. - -Grazie. Salve et vale. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -XIII. - -BOLOGNA, 29 NOVEMBRE 1905. - - -XIII.[45] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Una gentile e pia necessità (che tale parrà anche a Voi) m'impone una -impronta sollecitazione anche a Voi. - -La società scolastica che in Graz s'intitola del mio nome, mi chiede -un mio ritratto per collocarlo in luogo di onore. Fosse una solita -domanda, e de' soliti, non risponderei. Ma qui bisogna che mi rivolga -a Voi, perchè m'impetriate dal gentile artista di Cesena[46] una -copia di quella che a me pare bellissima (e so che pare anche a Voi) -fotografia. Spesa qualunque siasi, a conto mio. Vi prego di mandar qui -per la firma necessaria. Figuratevi che devo andare in mezzo a Mazzini -e a Garibaldi: ahi, quanto e immeritato onore! Fate Voi almeno che io -figuri bene: io Vi dovrò anche questo. Non Vi dico che mi perdoniate; -troppo Vi conosco: amatemi un poco di più. - - Vostro - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora_ - CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - A questa lettera il Carducci unì un articolo, ritagliato - dall'_Avvenire d'Italia_, giornale bolognese, intitolato - «_Traveggole socialiste intorno a Giosue Carducci_», nel quale - è detto che l'_Avanti_ riporta dall'_Asino_: ... «che il poeta - è ridotto quasi ad uno stato d'incoscienza, e che i preti - approfittano del suo stato per invaderne la casa in attesa di - confessarlo moribondo...». In margine a tale articolo il poeta - dettò le parole seguenti: - -E dire che son per riprendere i miei lavori, perchè il Boschi è -ammirato della mia salute! G. C. - - -XIV. - -BOLOGNA, 2 DECEMBRE 1905. - - -XIV.[47] - - _Signora contessa molto amata_, - -Già fin da ieri il Bacchi della Lega deve aver significato al signor -conte la indegnazione mia per quello che il giornale aveva scritto, -a proposito di cose mie, su Voi, etc.[48] E come Voi usate dire, la -_pitantana_[49] mi aveva colto sul serio; e chi sa che cosa avrei -scritto a quei cialtroni, degno di loro e dell'ira mia; se poi -uomini di senno, e voglio contare specialmente in questa categoria -il Bacchilega, non mi avessero persuaso che erano parole spese -inutilmente, e che nessuno badava a quel che era scritto in quel -giornale, e che quella turba di mascalzoni non vale il - - «. . . . . fango che mi lorda i piedi».[50] - -Vili, dire che Voi siete mossa da _uno scopo occulto di tenerezze -devote_, per un'onorificenza di Corte! Io non conosco donna superiore -a Voi nel disprezzo di simili sciocchezze. E parliamo, alla fine, -d'altro. - -Grazie di quello che farete con Casalboni;[51] grazie per me e per -gli amici d'oltre i confini; specialmente per essi, che me potrebbero -lasciare da parte. Dunque sarà una bella fotografia, che farà onore al -mio ceffo; e, fuor di scherzo, all'arte cesenatica. Grazie, grazie, -grazie. Onorate Voi quella degna Cesena, che tanto mi favorisce; -onoratela e ringraziatela. - -Voi mi dite, scrivetemi e consolatemi di Voi. Se per consolarVi vi può -piacere che io dal medico Boschi sia trovato sempre più valido, ciò Vi -consoli: quanto a me, io altrove cerco la mia consolazione, e Voi ben -lo sapete. A proposito: come va il vostro piede? Sempre meglio, non -è vero? Io e i vostri migliori amici sempre attendiamo che il conte -vi riconduca alle nostre parti, ma rispettiamo i sentimenti di vostra -madre, alla quale affettuosamente mi ricordo. - -Addio. Lasciate la _pitantana_, vocabolo che non piace punto a -Bacchilega, nè a me. Salve et vale. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - BASSANO VENETO. - - -XV. - -BOLOGNA, 5 DECEMBRE 1905. - - -XV.[52] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Oggi spedisco a Graz il mio ritratto, da accompagnarsi a quello dei -veramente illustri e sacri:[53] ho scritto ai giovani che l'opera è di -artista _italiano_, Casalboni; che vien loro in dono da gentildonna -_italiana_, Silvia etc. Così il dono sarà più accetto e più gentile. -Questo voglio che sappiate subito tanto Voi, che l'artista. - -Ahimè! che brutta giornata! involuta di tenebre e di nebbia, quale da -ormai due mesi è ridotta l'anima mia. - - «Ma ci fu dunque un giorno - Su questa terra il sole? - Ci fur rose e vïole, - luce, sorriso, ardor? - - «Ma ci fu dunque un giorno - la dolce giovinezza, - la gloria e la bellezza. - Fede, virtude, amor?»[54] - -Pare che ci fossero; almeno io le ho cantate. Nel _tedio invernale_ -presente non pare davvero che ci siano. Sbaglio: sono nell'anima -vostra. - -Salve et ave. - - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI. - BASSANO VENETO. - - -XVI. - -BOLOGNA, 23 DECEMBRE 1905. - - -XVI.[55] - - _Signora contessa Silvia molto amata_, - -Voglio fare le mie confessioni; cioè vo' dir cose che, dopo morto, -tolgano ogni dubbio del come io pensassi e credessi. - -Cominciamo dal principio; da Dio, o da chi è tenuto Dio. - -Poco più che ragazzo cominciai un inno a Cristo, così: - - «Io non so chi tu sia, nè per che modo - Venuto se' quaggiù.....» - -applicando a Cristo i versi che Dante poneva in bocca ad Ugolino.[56] - -Uomo fatto, rincarai con parole mie proprie quel che avevo accennato di -sbieco, segnatamente nella _Chiesa gotica_: - - «O inaccessibile re degli spiriti, - tuoi templi il sole escludono. - Cruciato martire tu cruci gli uomini, - tu di tristizia l'aër contamini»;[57] - -e nelle _Fonti del Clitumno_: - - «. . . . . . . . . . un Galileo - di rosse chiome il Campidoglio ascese, - gittolle in braccio una sua croce e disse: - — Portala, e servi —».[58] - -E certo sono cose forti e indimenticabili. Confesso che mi lasciai -trasportare dal principio romano, in me ardentissimo: e fu troppo. Ma -quasi al tempo stesso soavi cose pensai e scrissi di Cristo: - - «Oh, allor che del Giordano ai freschi rivi - traea le turbe una gentil virtù etc.»[59] - -Resta che ogni qual volta fui tratto a declamare contro Cristo, fu per -odio ai preti; ogni volta che di Cristo pensai libero e sciolto, fu mio -sentimento intimo. Ciò non vuol dire ch'io rinneghi quel che ho fatto: -quel che scrissi, scrissi; e la divinità di Cristo non ammetto. Ma -certo alcune espressioni son troppo; ed io, senza adorare la divinità -di Cristo, mi inchino al gran martire umano. - -Questo voglio che si sappia, e lo scrivo a Voi, perchè capace di dirlo -apertamente. - -Vedete che m'è venuta voglia di scrivere, oggi. - - Il vostro - GIOSUE CARDUCCI. - -Pensieri della vigilia di Natale, che ho sempre avuto, e da tenerne -conto. - - G. C. - - _Alla contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - FAENZA. - - -XVII. - -BOLOGNA, 27 DECEMBRE 1905. - - -XVII.[60] - - _Signora contessa Silvia molto amata,_ - -Che bel passeggiare, arridendo il variato sole di primavera, su per -i colli dell'amenissimo Lizzano; o anche discendendo verso il piano! -Affacciandosi questa visione agli occhi e all'animo conturbati da -questa nebbia brumale, più triste è il tristissimo decembre. Torneremo -mai sui colli di Lizzano? O al bellissimo Bertinoro? Io per me dubito. - -Mi contenterei per ora, e anche per allora, di ritrovarmi nella bella -saletta di Faenza, dove mi guardano tanti visi ch'io non conosco, -e pure amo; o nel salone, dove tante cose possono essere cantate -e suonate con musica melodia. Tacendo, nel mio silenzio mi pare di -ascoltare e d'intendere. Ahimè! Inteso bene che tutto sarebbe allegrato -e fatto vivo dall'aspetto e partecipazione della signora. Voi dareste -la vita vera a quell'ignoto ch'io medito, che io sento, e che potrei -anche rappresentare. - -Questa divagazione malinconica mi fa meno uggiosa la triste nebbia. -Se Voi foste qui e parlaste, svanirebbe affatto. Ma io voglio venire a -Faenza. - -Ricordatemi il nome della signora che mi mandò il salmone; l'americana -famosa che parla e scrive così bene l'italiano.[61] Bisogna che le -risponda. - -Addio, addio; con l'anima profondamente contristata, in mezzo alla -gioia apparente, dalla morte di Severino Ferrari:[62] grande ferita nel -mio cuore! - -Addio, cara signora ed amica dolcissima. Voi mi intendete. - - Il vostro - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI. - FAENZA. - - -XVIII. - -BOLOGNA, 11 APRILE 1906. - - -XVIII.[63] - - _Signora contessa Silvia molto amata,_ - -Siete tornata a Faenza, nella dolce dimora in cui vi ho sempre vista -io. Quella dimora è sacra per me; e deve essere anche per Voi. Quante -rimembranze soavi vi rifioriscono nell'anima! Se avessi lo stile -prezioso, oh quanto vi rifiorirei! Ma l'affettuoso è stile molto -più nobile del prezioso, e con questo seguito a scrivere. Invano -Voi fareste opera di chiamarmi alla preziosità. «Io sento e dico e -rappresento il vero». Oh che bel verso! «_Quidquid conabar dicere, -versus erat_». Così avveniva al fiorito Ovidio:[64] ma l'intima -eloquenza del cuore commosso non era con lui, nè era da lui. Non vorrei -fargli torto, se per lui mi sovvenissi i Marini e l'adorato D'Annunzio. -Per quanto adorato? Perchè adorato? E come adorato? Problemi a cui -sarebbe facile rispondere, se io avessi voglia di rompermi il capo -con la poesia moderna. E già! V'è poesia moderna? E ciò che porta quel -nome, lo merita? Io più che invecchio, più penso che no. E forse è una -malinconia della vecchiaia. - -Pensateci e rispondetemi. EccoVi dato l'argomento a una bella lettera. -La quale, e tutto quello che viene da Voi, io aspetto con desiderio e -affetto infinito. - -Intanto Vi saluto. - - Vostro - GIOSUE CARDUCCI. - - _Alla signora contessa_ - SILVIA PASOLINI-ZANELLI - FAENZA. - - - - -APPENDICE - - - _Quest'Appendice contiene_: - -1º _Una lettera con la quale Giuseppe Torquato Gargani accompagnava nel -1856 a don Luigi Bolognini in Faenza il dono della sua_ dicerìa: «Di -Braccio Bracci e degli altri poeti odiernissimi», _stampata a spese -degli_ «amici pedanti». _Questa lettera, inedita e gentilmente a noi -comunicata dagli eredi della famiglia Bolognini, è un'eco così viva e -sincera delle prime lotte letterarie del Carducci, alle quali abbiamo -accennato nella_ «Prefazione», _che ci è parso prezzo dell'opera non -defraudarne il lettore._ - -2º _Una commovente e preziosa notizia sui soggiorni del Carducci a -Madesimo, nell'agosto del 1904 e del 1905, inviataci con somma cortesia -dall'illustre prof. Flaminio Pellegrini, della r. Università di Genova; -al quale ci è caro di porgere pubblicamente i più vivi ringraziamenti._ - - -GIUSEPPE TORQUATO GARGANI A DON LUIGI BOLOGNINI, IN FAENZA. - - - _Mio caro Gigi,_ - -È troppo tempo che non ho tue nuove da te; fa' di scrivere come prima -potrai. Io sto benissimo, e sento la vita ora che sono in guerra con -tutti i poetini e prosatorucci di Firenze. Ti mando con questa una -mia dicerìa: hoc fonte derivata clades. È una canzonatura da cima -a fondo, che ha fatto rider me, scrivendola; e molti dotti davvero, -leggendola. La leggerai anche tu, e daraimene il parer tuo. La darai -a don Lanzoni[65] e al Minardi,[66] i quali carissimamente saluto. -Oh, se sentissi cosa dicon di me questi giornali infranciosati! -Credo d'aver fatto la bocca larghissima a riderne, e figurati che han -pubblicato ch'io sono impazzato e messo all'ospedale, e che settimana -per settimana daran le mie nuove alla gente. Perdio! l'è una critica da -fare i capelli bianchi. E per di più han citato minchionando due versi -per miei, i quali io non scrissi mai: bravi i birbanti b.....! A me -par d'essere altr'uomo, e son contento che la dicerìa abbia fatto quel -che doveva tare, e gongolo delle fiacche furie e dell'escandescenze -sguaiate di cotesti pigmei, i quali han fatto veder chiaro che li -ho arrivati nel vivo. Per le vie è un domandare: è quello l'autore -della dicerìa? e chi compate, chi gabba, chi guarda in cagnesco, chi -sogghigna, chi loda: ed io rido di tutti. Così è, mio caro Gigi; io -quietissimo e umilissimo omiciattolo ho messo sossopra la repubblica -letteraria in Toscana e fors'anche fuori. Gli amici, che a loro -spese hanno stampato il mio scritto, si sono riuniti in una specie -di accademia,[67] e faranno battaglia a corpo morto contro tutte le -romanticherie e tutti i capricci infranciosati, inglesati, intedescati: -son pochi, ma hanno fegato e lombi italianissimi. Era tanto che costoro -facevano i demagoghi: anche la pazienza ha un confine, e bisognava che -qualcuno salvasse l'antica fama del senno fiorentino messa in terra da -questi m.... L'abbiamo fatto noi; non benissimo, per manco di sapere; -ma con il calore di giovani amantissimi dalla maestosa letteratura -italiana: la volontà scusi la debolezza della natura. Tu scrivi e -seguita ad amare il tuo fratelluccio _impazzato_. Saluterai la gentile -signora contessa Pasolini[68] e il signor conte.[69] Se credi bene, -fa' leggere la dicerìa al conte Antonio[70] e al conte Francesco,[71] -a' quali ricorderai la mia servitù. Se conosci o a Faenza o a Forlì o -a Bologna qualche buon letterato, dillo, che glie la manderemo, perchè -desideriamo che giri. Ho veduto Ghinassi,[72] c'ora è in Livorno. -Ricordami ai buoni Farina,[73] scusandomi se non scrivo per essere -occupatissimo in lavori e battaglie. A settembre (se non mutan le -cose) vo con una signora maestro per sei anni a Montegemoli, presso a -Volterra.[74] Ti saluto e ti abbraccio. - - 20 luglio 1856. - - G. T. GARGANI. - - -SU 'L CARDUCCI A MADESIMO NELL'AGOSTO DEGLI ANNI 1904 E 1905. - - -A Madesimo, sullo Spluga, nel mese d'agosto del 1904 e del successivo -anno 1905, ebbi l'inesprimibile conforto di ritrovarmi a lungo col -Carducci, che mi fu maestro a Bologna dal 1887 al 1890, e che, da -allora, m'onorò sempre d'affettuosa benevolenza. - -L'amenissimo soggiorno, nel 1904, giovò sensibilmente alla stanca sua -fibra. Sui primi del mese, già ritemprato dalla breve permanenza, potè -riprendere persino le sue gite mattutine, lungo il sentiero alpestre -della Motta, tra il folto degli abeti, fino a un rustico sedile d'onde -tutto si domina il magnifico paesaggio. - -Lassù con intensa commozione lo udii recitare a memoria passi della -_Divina Commedia_, odi di Orazio: e, notevole a dirsi, la voce del -Poeta, d'ordinario sì impedita dal male, riprendeva nella recita dei -versi la franchezza, l'intonazione indimenticabile dei giorni migliori! - -In quello scorcio d'estate non solo mi dettava senza pena le sue -corrispondenze, ma rivide bozze di stampa, e con mano malferma reggeva -Egli stesso la matita, per prendere numerosi appunti leggibili quasi -solo da Lui. - -L'anno appresso, purtroppo, l'infermità aveva fatto progressi -desolanti. Brevissime passeggiate, quasi sempre malinconiche e -silenziose: agli stentati colloqui alternava lunghe letture di -Virgilio, interrotte da periodi tristi di raccoglimento interiore. Ma -il suo grande spirito, posso attestarlo con piena sicurezza, era vigile -sempre, e le ricordanze si mantenevano prodigiosamente tenaci, sia che -rievocasse con una parola scultoria uomini e cose, sia che tornasse con -freschezza mirabile a citazioni erudite, o che lo spunto d'un verso gli -richiamasse poesie proprie ed altrui. - -In presenza d'estranei, ormai, evitava quasi del tutto di parlare. -Invece proseguì a dettarmi non di rado lunghe lettere degne della -grande arte sua, senza una pausa, senza correzioni, senz'altra fatica -salvo quella di vincere la difficoltà vieppiù grave della pronunzia -malfida. - -Ricordo l'estremo saluto accorato a Giuseppe Chiarini, in una lettera -commoventissima del giorno 11 agosto 1905, pubblicata nella _Nuova -Antologia_ (1º aprile 1907, p. 390). Ricordo che si valse ancora -altra volta, come aveva già fatto nell'anno precedente, della mia -mano _discreta ed amica_ — così degnavasi di chiamarla — per mandar -novella de' suoi pensieri dolenti alla contessa Pasolini, inclita -Donna consolatrice. Ricordo.... e con un sussulto nell'anima mi veggo -d'accanto la bianca testa pensosa del Poeta, nella vasta camera tutta -luce di Villa Adele, ove Lo baciai vivo per l'ultima volta! - - FLAMINIO PELLEGRINI. - - - - -INDICE - - - PREFAZIONE. _Giosue Carducci e la Romagna_ Pag. 1 - - LETTERE DI GIOSUE CARDUCCI. - - LETTERA I Madesimo, 18 luglio 1897 » 79 - » II Madesimo, 12 settembre 1897 » 83 - » III Bologna, 12 gennaio 1898 » 87 - » IV Bologna, 19 giugno 1902 » 93 - » V Madesimo, 27 luglio 1902 » 97 - » VI Bologna, 8 luglio 1904 » 101 - » VII Madesimo, 24 agosto 1904 » 105 - » VIII Madesimo, 20 luglio 1905 » 109 - » IX Madesimo, 9 agosto 1905 » 113 - » X Bologna, 14 ottobre 1905 » 119 - » XI Bologna, 19 novembre 1905 » 123 - » XII Bologna, 28 novembre 1905 » 129 - » XIII Bologna, 29 novembre 1905 » 135 - » XIV Bologna, 2 decembre 1905 » 139 - » XV Bologna, 5 decembre 1905 » 145 - » XVI Bologna, 25 decembre 1905 » 149 - » XVII Bologna, 27 decembre 1905 » 155 - » XVIII Bologna, 11 aprile 1906 » 161 - - APPENDICE. - - Giuseppe Torquato Gargani a don Luigi Bolognini - in Faenza » 169 - Su 'l Carducci a Madesimo nell'agosto degli anni - 1904 e 1905 » 175 - - - ERRATA-CORRIGE - -A pag. 33, linea 10 — Invece di «_maggio 1907_» leggasi «maggio 1897» - - _Finito di stampare il 12 decembre 1907_ dall'editore LICINIO - CAPPELLI, previo accordo con la DITTA ZANICHELLI - di Bologna, _rilevataria del diritto di pubblicazione - dell'epistolario carducciano._ - - - - -NOTE: - - -[1] È interamente di mano del Poeta. - -[2] Trattasi della fotografia della chiesa di Polenta, fatta dal -Casalboni di Cesena. - -[3] Orazio, _Carmina_, lib. IV, ode seconda, 30-31. - -[4] Proprio allora il Poeta stava meditando e componendo la -meravigliosa ode «_Alla chiesa di Polenta_». - -[5] È il conte Pier Scipione Pasolini Zanelli, immaturamente rapito -all'affetto de' genitori e del Carducci il 28 decembre 1898. - -[6] Nazzareno Trovanelli di Cesena, «buon cittadino e buon letterato -— scrive il Carducci nelle note alle _Rime e Ritmi_, _Poesie_, p. -1034 — di cui sono notevoli parecchie traduzioni dal Tennyson e dal -Longfellow». - -[7] È interamente di mano del Poeta. - -[8] L'ode «_Alla chiesa di Polenta_». - -[9] Il _cipresso di Francesca_, che ancora non era stato colpito dal -fulmine. - -[10] È interamente di mano del Poeta. - -[11] È una specie di vino nero romagnolo. - -[12] Don Luigi Zattini Brusaporci, allora arciprete della chiesa di -Polenta, ed oggidì di quella di Bertinoro. - -[13] Sono i lavori de' secondo periodo dei restauri della storica -chiesa. - -[14] È la contessa Vittoria Aganoor-Pompily. - -[15] Augusto Farini di Ravenna, uomo d'ingegno molto e di molto cuore, -morto nel 1906. - -[16] Su le ragioni che indussero il Carducci a rifiutare la cattedra -dantesca, instituita nell'Università di Roma con legge 3 luglio -1887, ed in allora offertagli dal ministro Coppino, vedi il Chiarini, -_Memorie della vita di G. C._, pp. 170-4. Questa lettera ci rivela che -nel 1898 il ministro (Guido Baccelli) ripetè l'offerta inutilmente, e -conferma ciò che a dì 8 ottobre 1887 il Poeta avea scritto al Chiarini: -«Sono stanco, stanco, stanco di fare il professore........». - -[17] È interamente di mano del Poeta. - -[18] L'illustre scultore, prof. Francesco Ierace, autore del monumento -a Pier Scipione Pasolini Zanelli nel cimitero di Faenza, avea chiesto -al Poeta, per mezzo della signora contessa Pasolini, un'epigrafe da -porre sotto il busto di Umberto I, che dovea inaugurarsi a Pizzo di -Calabria. - -[19] Cfr. _Confessioni e Battaglie_ (serie seconda), Bologna, -Zanichelli, 1902, pp. 127 e sgg., 141 e sgg. - -[20] Vedi l'epigrafe per Pier Scipione Pasolini Zanelli, in _Prose_, p. -1475 (Bologna, Zanichelli, 1902). - -[21] Interamente autografa, e scritta a _lapis_, tranne l'indirizzo -sulla busta, ad inchiostro e di altra mano. - -[22] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, segretario -particolare ed amico affettuosamente fedele del Poeta. Le parole in -fine della lettera «_suo di cuore_» e la firma sono autografe. - -[23] Invece di «_piaccia_» aveva prima dettato la parola «_torna_», poi -cancellata. - -[24] D'altra mano da quella del Poeta, e forse del figlio -dell'albergatore. Le parole in fine della lettera «_La saluto di mia -mano_» e la firma sono autografe. - -[25] È la signora contessa Marina Baroni Semitecolo, madre della -contessa Silvia. - -[26] D'altra mano da quella del Carducci, e forse del figlio -dell'albergatore, tranne la firma, che è autografa. - -[27] L'amanuense aveva scritto: «_in un affabile sorriso_»; e il Poeta -corresse di sua mano: «_un ineffabile sorriso_». - -[28] La consorte del Poeta. - -[29] Invece di «_soave_» avea prima dettato «_benigno_», poi cancellato. - -[30] Di mano del prof. Flaminio Pellegrini, tranne la firma, che è -autografa. Vedi _Appendice_, p. 178. - -[31] _Eneide_, I, 603-606. - -[32] Allude ad una lettera da Lui scritta al dott. Giuseppe Geròla, -che gli avea inviata in omaggio una sua opera sugli scavi nell'isola di -Creta, dallo stesso Geròla sapientemente diretti. - -[33] È la consorte del Poeta. - -[34] Di mano del cav. Giulio Gnaccarini, genero del Poeta, tranne la -firma, che è autografa. - -[35] Egregio medico curante del Carducci. - -[36] Orazio, Carmina, libro IV, ode quinta, 6-8. - -[37] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[38] Il Gandino, illustre professore di lettere latine nella r. -Università di Bologna, morì il 15 novembre 1905. Narra il Chiarini -(_Memorie della vita di G. C._) che il Carducci, arrivando a Bologna -la sera del 10 novembre 1860, «trovò ad aspettarlo all'ufficio della -diligenza Emilio Teza che, nominato professore anche lui in quella -Università dal Mamiani, lo avea preceduto di qualche giorno». E col -Teza ebbe il Poeta in Bologna stretta consuetudine, prima di farsi -amico d'altri. Ciò non contraddice punto a quanto il Carducci qui -afferma, intendendosi bene che quella del Teza era amicizia anteriore -all'andata del Poeta a Bologna; dove (dice il Chiarini, p. 179) «fece -presto la conoscenza di G. B. Gandino, di Pietro Ellero e di Enrico -Panzacchi». - -[39] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 898. - -[40] Invece di «_chiama_» aveva prima dettato la parola «_canta_», poi -cancellata. - -[41] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[42] Allude al suo ottimo segretario, spesso partecipe delle letture e -degli studî del Poeta. - -[43] «Lamartine non gli andò mai giù» — scrisse, a proposito delle -letture che il Carducci faceva nella sua prima gioventù, Enrico -Nencioni nella lettera a Ferdinando Martini, intitolata _Consule -Planco_, e pubblicata nella _Domenica Letteraria_ del 30 aprile 1882. -Sembra, però, che il Carducci si ricredesse, se qui dà del Lamartine un -così lusinghiero giudizio. - -[44] È la signorina Cathie Hold, di Monaco di Baviera. - -[45] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[46] È il fotografo Augusto Casalboni, autore d'una serie di -riuscitissime, e ormai ben note, fotografie del Poeta. - -[47] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[48] Si riferisce alla ingiusta accusa fatta da certi giornali alla -signora contessa Silvia Baroni Pasolini: che, cioè, ella tentasse di -convertire il Poeta alla fede cattolica. - -[49] Vocabolo scherzoso del dialetto veneto, in senso di _collera, -sdegno_ e simili. - -[50] Monti, _Sonetto satirico_ (Padre Quirino....), verso 14.º - -[51] Vedi, a questo proposito, la lettera precedente. - -[52] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[53] Vedi, a questo proposito, le due lettere precedenti. - -[54] _Tedio invernale_, in _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 599. - -[55] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[56] «..... in quell'anno (1857) io andavo pensando o andavo dicendo -di pensare un inno a Gesù con a motto un verso e mezzo di Dante, _Io -non so chi tu sia_ etc....» (_Le risorse di s. Miniato_, in _Prose_, -Zanichelli, Bologna, 1905, pp. 947-948) - -[57] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 817. - -[58] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli), p. 804. - -[59] _Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti_, in _Poesie_ (Bologna, -Zanichelli) p. 415. - -[60] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che -è autografa. - -[61] È la signorina Francesca Alexander di Boston, italiana di -sentimento, artista e scrittrice ammirabile, che dimora a Firenze. - -[62] Morì nella notte tra il 23 e il 24 decembre del 1905, nella villa -Sbertoli, casa di salute a Collegigliato presso Pistoia, ove trovavasi -in cura da circa due anni. - -[63] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne in fine la -parola «_Vostro_» e la firma, che sono autografe. - -[64] Cfr. _Tristium_, lib. IV, X, 26. - -[65] È il prof, don Filippo Lanzoni, ricordato nella «Prefazione». - -[66] È forse Giuseppe Minardi, distinto letterato, padre dei viventi -ing. Tommaso ed Alessandro. - -[67] È la compagnia degli «_amici pedanti_», composta del Carducci, del -Chiarini, del Gargani e di Ottaviano Targioni. - -[68] Pazienza Pasolini dall'Onda. - -[69] Benvenuto Pasolini dall'Onda. - -[70] Antonio Gessi. - -[71] Francesco Zauli-Naldi. - -[72] È il cav. prof. Giovanni Ghinassi, di cui si è parlato nella -Prefazione. - -[73] Sono Achille Farina, maestro di disegno, e l'avv. Ludovico, suo -figlio, ora a Londra. - -[74] Vi stette, invece, soltanto dal 1856 al '58. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a -pag. 181 (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo. - - - - - -End of Project Gutenberg's Da un carteggio inedito, by Giosuè Carducci - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO *** - -***** This file should be named 62339-0.txt or 62339-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/3/3/62339/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Distributed Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official -page at http://pglaf.org - -For additional contact information: - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: Da un carteggio inedito - -Author: Giosuè Carducci - -Editor: Antonio Messeri - -Release Date: June 8, 2020 [EBook #62339] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Distributed Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -DA UN CARTEGGIO INEDITO<br /> -DI<br /> -GIOSUÈ CARDUCCI -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="figcenter"><a id="fill-ritratto"></a> - <img src="images/ill-ritratto.jpg" alt="" /> -<p class="caption">ULTIMA FOTOGRAFIA DEL POETA A LIZZANO -ESEGUITA IL 24 DI OTTOBRE DEL 1906 DALLA CONTESSINA MARIANNA ZANELLI QUARANTINI.</p> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="title"> -<div class="titlepage"> -<p class="xx-large"> -Da un carteggio inedito -</p> - -<p class="pad2"> -DI -</p> - -<p class="pad1 main-t"> -Giosue Carducci -</p> - -<p class="pad2"> -CON PREFAZIONE<br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="large"><i>ANTONIO MESSERI</i></span> -</p> -</div> - -<div class="blocktitle"> -<p> -Tutto che io dico e scrivo in privato -non ha nè paura nè vergogna mai -del sole. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Carducci</span>, XII, p. 404. -</p> -</div> - -<table class="front" summary=""> - <tr> - <td>DITTA ZANICHELLI</td> <td>LICINIO CAPPELLI</td> - </tr> - <tr> - <td>BOLOGNA</td> <td>ROCCA S. CASCIANO</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="2"><i>COEDITORI</i></td> - </tr> -</table> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p class="blockquote"> -<i>Proprietà artistica e letteraria della Casa editrice <span class="smcap">L. Cappelli</span>, -Rocca s. Casciano, la quale, avendo adempiuto alle formalità -che la legge prescrive, provvederà, non solo contro le -contraffazioni, ma anche contro le imitazioni. Legge 19 settembre -1882, N. 1012. Tutti i diritti di traduzione e di riproduzione, -anche parziale, sono riservati.</i> -</p> - -<p class="center"> -<i>Le copie non firmate si ritengono contraffatte.</i> -</p> - -<p class="center"> -Rocca s. Casciano, 1907. — Stabilimento tipografico Cappelli. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="dedica"> -<p> -A VALFREDO CARDUCCI -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2 id="prefazione">PREFAZIONE -<span class="smaller">GIOSUE CARDUCCI E LA ROMAGNA</span></h2> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> -</div> - -<p> -Tra le moltissime lettere che Giosue -Carducci scrisse alla signora -contessa Silvia Baroni Semitecolo -Pasolini, parve opportuno scegliere -oggi le diciotto che vedono la luce, non -pure perchè esse lumeggiano l'anima del -Poeta e gli ultimi anni della vita di Lui, -sì anche perchè ve n'ha alcuna la quale -rende solenne giustizia a chi la ricevette, -e vuol riaffermato, in conspetto de' contemporanei -e de' posteri, l'alto pensiero di libertà -e d'idealità insieme, onde il Carducci -rifulse e rifulgerà nei secoli. Questa pubblicazione, -adunque, è un affettuoso e puro -omaggio alla memoria sacra del Poeta e -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -dell'Amico, ed in parte anche un doveroso -adempimento della sua volontà. -</p> - -<p> -Un'inesatta, se non del tutto erronea, -credenza si diffuse tra 'l pubblico dopo che -il Carducci fu colpito dal malore che lentamente -lo condusse al sepolcro, ed in -ispecie dopo che ebbe lasciato l'insegnamento; -e ciò è che ben presto Egli fosse -divenuto, come in quella del corpo, così -nella vita dello spirito, l'ombra di sè stesso. -</p> - -<p> -Eppure la sua mente, se anche andò a -poco a poco facendosi più lenta a rendere -i concetti e a dar forma adeguata alle immagini, -si mantenne lucidissima e viva fino -all'ultimo: e queste lettere, che giungono -alla vigilia della sua morte, meravigliosamente -lo attestano. -</p> - -<p> -«Questa maledizione di dover dettare, -o non poter scrivere se non lentamente -col lapis, mi dispera e toglie energia alle -mie lettere» — scriveva Egli al Chiarini -il 24 decembre del 1901; ma bisogna -dire che, non ostante l'imperfetto -corrisponder degli organi di trasmissione, -per mezzo della parola scritta o parlata, -alla vita del pensiero, Egli avesse ancora -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -un'immensa forza ed una grande efficacia -a vincer gli ostacoli crudeli della natura. -</p> - -<p> -Mentre, avvicinandosi il verno della sua -vita e dopo la folgore che gli diè il colpo -fatale, la musa del Poeta tace o rimprovera -a sè stessa i tumulti dello spirito che -impedirono a Lui di godere il mondo e le sue -gioie, il fiore della poesia gli sboccia ancora -quasi inconsciamente fra le dita, quand'Egli -scrive all'amica buona e soave; e i -messaggi e le notizie e i sospiri di dolore -e di rimpianto ch'Ei le manda, sono altrettante -piccole squisite opere d'arte, nelle -quali non sai se più ammirare la delicata -fragranza del sentimento, o la ancor ricca -vena dell'inspirazione, o lo stile sempre -incisivo e gagliardo. L'anima di Lui si -versa intera, in una quasi tenerezza di accoramento, -entro queste lettere, le quali -discuoprono il lato men noto, forse, del -suo cuore, che fu di leone e di fanciullo -insieme. Il ribelle, che da bambino avea -combattuto a sassate le battaglie con i coetanei, -immaginando rivoluzioni e repubbliche; -che nelle prime lotte della sua vita -letteraria aveva armeggiato insieme co 'l -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -Chiarini, co 'l Gargani, co 'l Targioni, -contro i romantici ed i filologi vocabolaristi, -scagliando in faccia a loro le scapigliate -insolenze della <i>Giunta alla derrata</i>; -che, fatto maturo, aveva colpiti malvagi e -pusilli, papi e tiranni, con la sferza de' -terribili giambi ed epodi; quel ribelle ebbe -poi non di rado, passati gli scoppi irrefrenabili -dell'ira, un senso d'equanimità, di -giustizia serena, di benigno rispetto per -la sincera fede altrui, che dal fondo dell'anima -buona saliva a calmarne la superficie -tempestosa e sconvolta. Dicono che -gli epistolari degli uomini grandi nuocciano -talora, più che giovare, alla lor fama; -ma non questo è il caso. Dappoichè mai la -semplicità e la modestia, sotto il velo d'una -natural ritrosìa, ebbero nell'intimità forme -ed espressioni più schiette e più vere; mai, -come in Lui, la grandezza parve nascondersi, -e la fierezza ceder benigna alla bontà -profonda e indulgente del cuore; mai, infine, -lo sdegno delle basse cose e delle -mentite apparenze ebbe un grido più ribelle, -nè voce più soave ebbe la pietà degli -errori che non guastano l'anima. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<p> -È da aggiungere che queste lettere risvegliano -molte e care e preziose memorie -su 'l Carducci in Romagna, e su le consuetudini -ed amicizie che qui ebbe forti e -radicate, sopra tutto con la famiglia dei -conti Pasolini-Zanelli: periodo, questo, non -breve e molto importante della vita di Lui, -che, siccome un meraviglioso tramonto, va -còlto e meditato ed inteso nelle mille sfumature -dei suoi colori. -</p> - -<p> -Eppure articolisti e biografi (compreso -il più autorevole, ciò è Giuseppe Chiarini) -ne tacquero, o quasi; onde non parrà inutile -nè sarà discaro ai lettori che l'affetto -e la devozione mia per il Poeta, rafforzati -specialmente negli ultimi anni, mi spingano -a far un po' più nota questa parte -di vita del Carducci, rimasta quasi oscura: -ciò che io considero, non pure onore altissimo, -ma compimento di un dolce dovere. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -I primi ricordi del Carducci in Romagna -si ricollegano, credo, al nome di Giuseppe -Torquato Gargani, il <i>fiorentino puro</i> -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -che «morì d'amore e d'idealismo in Faenza -il 29 marzo 1862». Di lui lasciò il -Carducci stesso imperitura memoria, ritraendolo -al vivo nelle <i>Risorse di s. Miniato</i> -(<i>Prose</i>, pp. 949-50): «.... pareva una figura -etrusca scappata via da un'urna di Volterra -o di Chiusi, con tutta la persona -ad angoli, ma senza pancia, e con due -occhi di fuoco: io lo avevo conosciuto a -scuola di retorica, ridondante ed esondante -di guerrazziana fierezza. Poi, andato -per raccomandazione di Pietro Thouar -in Romagna, e proprio in Faenza maestro -nella famiglia di certi signori (dal -'53 al '56 fu appunto il Gargani precettore, -a Faenza, del conte Pierino Laderchi), -vi si era convertito a un classicismo -rigidamente strocchiano.... Ma un -classico, come s'intendeva allora, doveva -essere anche moderato, molto moderato, in -politica; e in questa il Gargani aveva serbato -le memorie e le tradizioni del '49: -era un romantico-guerrazziano-mazziniano -arrabbiato, intransigente, antropofago». -</p> - -<p> -Nel '56, tornato a Firenze, il Gargani -aveva, con enorme scandalo della letteratura -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -ufficiale, impersonantesi nel dittatore Fanfani, -scritta quella <i>dicerìa su i poeti odiernissimi</i> -che fu pubblicata a spese degli -<i>amici pedanti</i>, ossia del medesimo Gargani, -del Carducci, del Chiarini e di Ottaviano -Targioni. Del gran putiferio che ne nacque, -e delle polemiche tra gli <i>amici pedanti</i> -e il giornale «<i>Il Passatempo</i>», -organo magno fanfaniano, narra a bastanza -il Chiarini nelle sue <i>Memorie della vita di -Giosue Carducci</i> (Firenze, Barbèra, 1907, -cap. III); delle visite del Gargani, del -Chiarini, del Nencioni al Carducci, a Pietro -Luperini, a Ferdinando Cristiani, allora -umili maestri nel Ginnasio di s. Miniato; -delle liete baraonde rallegrate dalle -scariche di tappi saltanti; delle passeggiate -notturne <i>tacitae per amica silentia lunae</i>, a -s. Miniato ed a Firenze; ricordi il lettore la -descrizione evidentissima che è nelle <i>Risorse -di s. Miniato</i>. Qui basti aggiungere che il -Gargani fu di nuovo dal '56 al '58 precettore -in una casa privata, ma questa volta a -Montegemoli, presso a Volterra; che nel '59 si -arruolò volontario, e istigato da molti che poi -lo rinnegarono, domandò al governo toscano -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -la facoltà del voto politico per le milizie, -ritraendone trenta giorni di prigionia; che, -infine, nel novembre 1860 fu eletto maestro -di lingua latina nel Ginnasio di Faenza, -e poi dal ministro della pubblica istruzione -nominato professore di lettere latine -e greche nel Liceo della stessa città, il -13 marzo 1861. Nel quale anno ei pubblicava -per le stampe di Pietro Conti in -Faenza, in edizione di soli cento esemplari, -un libretto di versi (dieci sonetti, un idillio, -due canzoni), oggi divenuto rarissimo, -e dedicato «ai dilettissimi fra gli amici -prof. Giosue Carducci, Giuseppe Chiarini, -don Luigi Bolognini». Quest'ultimo -era direttore del Ginnasio; e nella casetta -di lui abitava il Gargani, dirimpetto alla -chiesa ed alla piazza di s. Agostino. -</p> - -<p> -Il Carducci, che intanto avea salita la -cattedra di eloquenza nell'Università di -Bologna, si compiaceva di far non di rado -qualche scappata a Faenza, a trovarvi il -suo Gargani; e prendeva parte talvolta ai -lieti conversari che la sera facevansi nella -tipografia Conti, dove convenivano i letterati -faentini del tempo: il cav. Giovanni -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -Ghinassi, di bel nome come di erudito e -di elegante scrittore; don Marcello Valgimigli, -bibliotecario comunale e benemerito -quanto minuzioso ricercatore ed ordinatore -di patrie memorie; il dott. Saverio Regoli -ed il prof. Giuseppe Morini, insegnanti -nel Ginnasio, dotti e valorosi entrambi; -don Sante Bentini, traduttore de' bucolici -greci; il canonico Filippo Lanzoni, professore -di retorica, anch'egli nel Ginnasio, che -il Carducci ammirava per la sua facoltà di -comporre terzine d'un cotal sapore dantesco. -</p> - -<p> -In quelle riunioni, alle dispute di filologia -e d'arte s'intramezzavano racconti festevoli, -e versi, e scherzi, e cenette rallegrate -dalle mille bizzarrie e dalla mimica -arguta del Gargani, originalissimo. -</p> - -<p> -Ahimè! L'allegria durò poco. Abbandonato -dalla fidanzata, che aveva a Firenze -(e invano il Carducci vi corse a chieder -ragione per lui), il povero Gargani se ne -accorò siffattamente, che nel suo corpo debole -ed infermiccio ebbe prepotere ben presto -il così detto <i>mal sottile</i>, o sia la tisi, -che da un pezzo lo minacciava. Il 19 febbraio -del 1862 una lettera da Faenza annunciava -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -al Carducci la grave malattia dell'amico; -ed egli corse al letto del Gargani, -e per quasi due settimane venne ed andò, -da Bologna a Faenza e viceversa, con l'animo -sollevato volta a volta o straziato dagli -alti e bassi del terribile male. Aveva -allora il Carducci, nelle linee marcate dello -scuro volto, nell'acuta mobilità degli occhi -neri, nel gesto e nel portamento, tra spavaldo -e spaurito, della persona, un qualche -cosa di veramente singolare; e mi narra -l'egregio e caro collega mio cav. prof. Giuseppe -Morini, il quale ebbe l'onore d'essergli -amico e d'accompagnarlo a que' giorni -più volte dalla casa del Gargani alla stazione, -che talora la gente si fermava a -guardare quell'omino non troppo elegantemente -vestito, e dalla grande zazzera e -dalla barbetta nera arruffata. E qualcuno -si spinse perfino a dimandar poi al Morini -chi mai fosse quel curioso <i>ebreetto</i> che era -con lui. -</p> - -<p> -Il Gargani morì a ventott'anni, il 29 -marzo del '62; e come tal perdita amareggiasse -il Poeta, lo dimostra un pietoso -ricordo ch'Egli scrisse dell'estinto, e pubblicò -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -il 29 aprile, nel trigesimo della scomparsa -di lui, nel giornale fiorentino «<i>Le -veglie letterarie</i>» (trovasi oggi nella prima -serie delle <i>Ceneri e Faville</i>); lo dimostrano -i versi della lirica intitolata <i>Congedo</i>, pieni -di ammirazione e di rimpianto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«O ad ogni bene accesa</p> -<p class="i01">anima schiva, e tu lenta languisti</p> -<p class="i01">da l'acre ver consunta, e non ferita;</p> -<p class="i01">tua gentilezza intesa</p> -<p class="i01">al reo mondo non fu, chè la vestisti</p> -<p class="i01">di sorriso e disdegno; e sei partita»;</p> -</div></div> - -<p> -lo dimostrano, infine, le commoventi parole -onde, nelle <i>Risorse di s. Miniato</i>, Egli conchiude, -con un singhiozzo, la gioconda rievocazione -de' giorni felici: -</p> - -<p> -«Domani è il giorno de' morti. O amico -che giaci muto e freddo nella fossa di Romagna, -a te certo non spiace ch'io rinnovelli -ancora per un poco la memoria delle -nostre belle estati fiorentine!» -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Da quello mesto e gentile del dolore -nacque e germogliò nel gran cuore del giovine -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -Poeta il fior dell'amore; ed Egli amò -d'allora in poi la Romagna, oltre che per -le virtù e le magnanime energie che ebbe -campo di scuoprirvi e ammirarvi, anche perchè -prima di tutto, come in questa terra -sapeva racchiuse le ossa dell'amico, così -nell'anima romagnola Egli sentiva ben consegnato -il tesoro delle care memorie e dei -dolcissimi affetti. -</p> - -<p> -Con gli amici di Faenza mantenne rapporti -cordialissimi; ed accettò, anzi, di far -parte, qual socio onorario, di quella <i>Società -scientifica e letteraria</i> che fu fondata -a Faenza il 27 di settembre 1862, essendone -promotori Giuliano Bucci, l'ing. Luigi -Biffi, il dott. Vittorio Tartagni, il dott. Saverio -Regoli ed Antonio Mazzoni, e della -quale fu poi da voti unanimi chiamato all'ufficio -di presidente il botanico illustre -Ludovico Caldesi, disdegnosa e fiera anima -di romagnolo. Il 28 di maggio 1865 cotesta -società scientifica e letteraria tenne una -solenne accademia pe 'l centenario dantesco, -nella sala del consiglio comunale, alla quale -fu presente anche il socio Carducci; e negli -<i>Atti dell'anno accademico 1864-65</i>, pubblicati -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -in Faenza co' tipi di Angelo Marabini -nel '67, si legge come il cav. Ghinassi, -in allora presidente, disse «alcune -brevi ma eleganti parole di proemio»; e -Filippo Lanzoni tenne un discorso «inteso -a dimostrare come universale fosse il fine -della Divina Comedia»; e Giuseppe Morini -trattò «della bellezza meravigliosa dello -stile, perchè l'Alighieri entra innanzi a -tutti gli altri poeti»; e Saverio Regoli, -ragguagliando Dante ad Omero ed a Virgilio, -«il volle addimostrare a loro superiore, -sì pel fine, sì pel subbietto, sì per -la poesia altissima»; e Luigi Brussi «tolse -a far aperto come Dante avversasse il dominio -temporale de' romani pontefici. Furono -lette eziandio — continuano quegli -Atti — robuste ed eleganti poesie di soci -onorarî, che si piacquero tener l'invito -lor fatto dalla società a prendere parte -alla festa dantesca: e ciò è tre sonetti del -cav. Carducci, un carme della signora Teodolinda -Franceschi Pignocchi, e un epigramma -latino del cav. Luigi Grisostomo -Ferrucci, che insieme ai componimenti in -prosa furono poscia fatti di pubblica ragione -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -(coi tipi del Marabini) e offerti alla -città di Ravenna, nell'occasione che festeggiava -essa pure l'antico ed immortale -suo ospite». I tre sonetti del Carducci -sono quelli intitolati «<i>Nel sesto centenario -di Dante</i>», che si trovano, nella raccolta -delle <i>Poesie</i> (Zanichelli, 1902, seconda edizione), -a pagine 359-361. -</p> - -<p> -Qual miranda visione poetica sia in que' -sonetti, ne' quali Dante, risorto <i>da l'avello -iscoverchiato</i>, rampogna fieramente l'Italia, -e la stimola a compiere la sua unità, affinchè, -«<i>Roma libera sia da l'adultèro</i>», il -lettore ricorda bene; quanto cotesti versi gagliardi -ed accesi entusiasmassero gli ascoltatori -in terra di Romagna, e proprio in -quell'anno che la capitale era stata trasferita -da Torino a Firenze (il che era parso -una tacita rinunzia a Roma), il lettore s'immagini. -Già il Carducci avea raffreddato di -molto la sua inclinazione per la monarchia -fin da quando, dopo il '60, a Lui, che avea -in cima de' suoi pensieri il compimento -dell'unità nazionale, la monarchia parve impari -agli alti destini della patria, e dirimpetto -alle impazienze dei generosi sembrò -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -peccare di forse eccessiva prudenza. Trovatosi, -adunque, naturalmente d'accordo con -i così detti partiti avanzati, il Poeta cominciava -ad esser molto ammirato in Bologna -dalla gioventù romagnola, che vi affluiva -per ragione di studî o d'altro, ed era tutta, -o quasi, repubblicana. -</p> - -<p> -Quando, poi, nel '68 il Carducci pubblicò -il volume dei <i>Levia Gravia</i>, e nel -'71, per le stampe del Barbèra, tutte le -poesie da Lui fin'allora composte, non esclusi -l'<i>Inno a Satana</i> e i due epodi per <i>Monti -e Tognetti</i> e pe 'l <i>Corazzini</i>, «i più non si -curarono de' suoi versi — scrive il Chiarini, -p. 364 — che furono esaltati dai -meno, dai radicali e dai repubblicani, specialmente -di Romagna». -</p> - -<p> -Così stringevansi sempre più i legami -di sentimento e di pensiero tra il forte poeta -e la forte terra; della quale già avea incominciato -(e proseguì, può dirsi, per quasi -tutta la vita) a studiare e ad ammirare profondamente -le tradizioni e la storia gloriosa. -</p> - -<p> -Qual segretario geniale dapprima, qual -presidente degnissimo ed autorevole poi, -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -della Deputazione su gli studi di storia patria -per le Romagne, Egli seguì ed illuminò -con l'alto intelletto, per lunghi anni, l'arduo -lavoro di conservazione de' monumenti, -e d'indagine riordinamento critica delle -fonti èdite ed inedite; e nelle sue evidenti -relazioni su le cose operate dalla Deputazione -medesima, sono rievocati, con parola -vivificatrice dell'erudizione per sè stessa -arida, gli spiriti e le forme del passato; storia -politica e civile, e della milizia, e dell'arte, -e della letteratura; epigrafia, genealogia, -biografia; scavi, inscrizioni, archivi, -marmi, tombe, chiese, ruderi delle rocche, -torri, palagi; tutte, insomma, le reliquie -della veneranda antichità passano dinanzi -alla mente del lettore, e con esse i più belli -e cari nomi degli studiosi di Bologna e -della Romagna: Francesco Rocchi, l'archeologo -savignanese del quale il Carducci fu -amicissimo, e pianse «con vere lagrime la -buona e cara immagine paterna», ed affermò -che «di storia romana sapeva quanto -pochi in Italia»; Giovanni Gozzadini, -«lodato espositore e commentatore di memorie -etrusche»; Gian Marcello Valgimigli, -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -il quale «fece meravigliare su la -fecondità artistica della ingegnosissima Faenza»; -il canonico Antonio Tarlazzi, continuatore -de' <i>Monumenti ravennati</i> del Fantuzzi; -Cesare Albicini, «degno di rappresentare -nell'ingegno e l'animo i migliori -tempi di Romagna»; e Luigi Tonini, -illustre storico di Rimini, e Michelangelo -Gualandi, e Giovanni Casali, e Luigi -ed Enrico Frati, e Luigi Balduzzi, e Carlo -Malagola, e Nerio Malvezzi, e Corrado Ricci. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-016a"></a> - <img src="images/ill-016a.jpg" alt="" /> -<p class="caption">La chiesa di Polenta dopo i primi restauri.</p> -</div> - -<div class="figcenter"><a id="fill-016b"></a> - <img src="images/ill-016b.jpg" alt="" /> -<p class="caption">La chiesa di Polenta dopo i secondi restauri.</p> -</div> - -<p> -Intanto, mentr'Egli approfondiva così lo -sguardo e l'anima nelle remote fortunose -vicende di questa regione, sentiva conforme -alla propria l'indole degli abitatori di essa: -gente semplice di costumi, un po' rude di -modi, schietta d'animo, facile agli entusiasmi -e agli sdegni, pronta all'azione; ed -assisteva co 'l cuore fortemente commosso -a' sacrifici, agli eroismi, alle glorie de' -romagnoli nelle giornate del nostro riscatto, -e di poi a tutte le sacrosante lotte civili -ond'essi isfolgoravano siccome assertori pertinaci -ed arditi d'ogni più alto ideale di -libertà. Si legò adunque di calda amicizia -con Aurelio Saffi, che della Romagna «fu -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -il genio buono, la mente e la norma»; -con Vincenzo Caldesi, che «cresciuto tra -le insurrezioni contro il governo dei chierici, -iniziò, propugnò, onorò sempre e da -per tutto la rigenerazione, la libertà, il nome -d'Italia»; con Antonio Nardozzi, il -traduttore delle Georgiche, che «della vecchia -scuola romagnola conserva le tradizioni -buone, le quali congiunge e contempera -alle novità buone»; con Gaspare Finali, -da cui si compiacque poi esser detto «romagnolo -di elezione e di amore, come -Vincenzo Monti era stato per nascita»; -e l'anima gli vibrava d'ammirazione intensa -e sincera per Claudio Sabbatini, di Sogliano, -che, morto a Monterotondo a ventott'anni, -era già un cospiratore a diciotto; -per Eugenio Valzania, il prode colonnello -garibaldino, «esempio in guerra e in -pace della costante virtù romagnola»; per -Pierino Turchi, «dolcezza di angelo e bronzea -tempra di carattere»; per Alfredo Baccarini, -«onore di Romagna, ed esempio -insigne dell'antica indole italiana in ciò che -ha di più nobile, forza e carattere, semplicità -e modestia». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<p> -Avvenne per tal modo ch'Egli in breve -tempo allargasse la cerchia delle sue consuetudini -romagnole: ad Imola pubblicò, -infatti, nel 1873 l'edizione delle <i>Nuove -Poesie</i>, per le stampe di Paolo Galeati, -amicissimo suo; a Ravenna, nel giugno del -1872, lesse quelle che, ampliate e rifuse -più tardi divennero le <i>Conversazioni e divagazioni -heiniane</i> (pubblicate poi nel volume -X delle opere); a Lugo, nel 1876, -dopo avere accettata la candidatura politica, -«non foss'altro pe'l rischio della battaglia», -fu eletto deputato, e il 19 di novembre, -dopo avvenuta l'elezione, tenne il -memorabile discorso <i>Per la poesia e per -la libertà</i>, nel quale con vibrata eloquenza -rivendicava al poeta l'altissimo ufficio di -educatore civile; a Cesena trovò amicizie -e conforti, de' quali assai meglio ci giova -dire più innanzi; a Forlì ebbe, oltre che -il Saffi, ammiratori ed amici e discepoli affettuosi -e reverenti, tra i quali due sopra -tutti piacemi ricordare: il compianto Giuseppe -Mazzatinti, buona tempra di erudito -e gentile anima d'artista; il marchese Alessandro -Albicini, al quale il Carducci diè poi, -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -in una lettera del 5 luglio 1898, insigne -attestato di stima, e del quale fu spesso -ospite caro e venerato negli ultimi anni di -sua vita. -</p> - -<p> -Ma Faenza fu particolarmente cara al -suo cuore. Dopo l'accademia dantesca del -'65, Egli vi tornò il primo di novembre -del 1869, insieme con Aurelio Saffi, ad -accompagnarvi l'amico Ferdinando Cristiani -che veniva a prender possesso della cattedra -di storia nel regio Liceo; ed alla sera, -in un banchetto che all'<i>albergo del Cannone</i> -(oggidì <i>Vittoria</i>) fu offerto a Lui, al -Saffi ed al Cristiani, Egli improvvisò quasi, -rapidamente scrivendola sur un foglietto -di carta, e disse con impeto la lirica <i>Nostri -santi e nostri morti</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Ai dì mesti d'autunno il prete canta</p> -<p class="i01">i morti in terra ed i suoi santi in ciel...».</p> -</div></div> - -<p> -E la commozione si rinnovò, e le grida -di ammirazione e gli applausi scoppiarono -più clamorosi che mai, quando, dopo il simposio, -raccoltisi, Lui e gli amici, al <i>Circolo -popolare</i>, in via del Teatro (oggi via Pistocchi), -Egli declamò intera l'ode <i>Dopo -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -Aspromonte</i>. Pareva — mi narra un amico -che ebbe la ventura di assistervi, il prof. -Napoleone Alberghi — pareva un vulcano -in eruzione: lo sguardo lampeggiante, la -voce poderosa, il gesto largo e concitato -davano quasi l'illusione che il Poeta improvvisasse; -Ei non disse, ma sospirò, urlò, -ruggì le terribili strofe; sì che alla fine, -quand'ebbe lanciati, come squilli di tromba -stimolante alla battaglia, gli ultimi versi -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Odio di Dei, Promèteo,</p> -<p class="i01">arridi ai figli tuoi,</p> -<p class="i01">solcàti ancor dal fulmine</p> -<p class="i01">pur l'avvenir siam noi»,</p> -</div></div> - -<p> -i più degli ascoltatori, balzati in piedi, -piangevano. -</p> - -<p> -Nove mesi e sette giorni dopo cotesta -lieta e rumorosa riunione, ossia il 7 agosto -del 1870, moriva in Firenze Vincenzo -Caldesi; moriva, egli che nel '67 a Monterotondo -avea preso parte all'«ultima guerra -del popolo italiano contro i pontefici», -senza il conforto di veder Roma liberata. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Dormi, avvolto nel tuo mantel di gloria</p> -<p class="i01">dormi, Vincenzio mio;</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span></p> -<p class="i01">de' subdoli e de' fiacchi oggi è l'istoria,</p> -<p class="i01">e dei forti l'oblio»,</p> -</div></div> - -<p> -cantò mestamente Giosue Carducci; ma su -<i>la sacra tomba</i> del <i>leon di Romagna</i> Ei -non osava di gridare il nome dell'eterna -città, a cui l'eroe garibaldino avea sacrato -<i>il nerbo de la vita</i>, da poi che -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«.... ancor la soma</p> -<p class="i01">ci grava del peccato;</p> -<p class="i01">impronta Italia domandava Roma,</p> -<p class="i01">Bisanzio essi le han dato!».</p> -</div></div> - -<p> -E la memoria del povero Caldesi fu rinverdita -affettuosamente più volte, quando -il Carducci, essendo Severino Ferrari professore -di lettere italiane nel regio Liceo di -Faenza, e precisamente negli anni 1886-87 -e 1887-88, a Faenza ritornò, o per inspezioni -al Liceo, od anche soltanto per godersi un -poco la compagnia del prediletto discepolo. -Una volta, poi, in una comitiva d'amici -raunatisi a cena all'<i>albergo della Corona</i> -(ed era presente il su detto prof. Alberghi), -ad una lunga, animatissima discussione tra -il Carducci e Severino, precedette la recitazione -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -di non poche liriche e sonetti carducciani, -che gli altri con accortezza incominciavano, -e che il Poeta, ingenuamente -abboccando all'amo, proseguiva e finiva, in -uno slancio di commosso entusiasmo. -</p> - -<p> -Di tanti ricordi, di tanta compartecipazione -d'affetti e di aspirazioni tra Lui e la -Romagna, Egli lasciò testimonianza solenne -ed ampia in pagine di bronzo. A Lugo, -nel precitato discorso, pronunciò le seguenti -parole, che tornano di onore grandissimo -a cui furon rivolte: -</p> - -<p> -«Da che toccai queste terre, da che nelle -fronti calme e pensose degli uomini scampati -alle prigioni ed alle galere del papa, -nel dolore rassegnato e glorioso delle vedove -e degli orfani di quelli che caddero -intorno alle mura di Roma, di quelli che -morirono per la mannaia dei preti o per il -piombo degli stranieri, ebbi ammirato la -storia della guerra da voi guerreggiata continua -contro la peggior tirannia che abbia -mai contristato l'Italia; da che nella baldanza -dei giovani, i quali si versarono come -torme di leoni in tutte le patrie battaglie, -io vidi splendere, con èmpito primitivo, tanto -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -entusiasmo d'ogni alta cosa, tanta ardenza -di vita nuova; da allora il mio cuore -fu sempre con voi, o romagnoli..... Oltre -che, nelle ricordanze della mia vita io ritrovo -un vincolo tutto intimo che a voi mi -congiunge, un sentimento che, non senza -vanità forse, mi porta ad amare la Romagna -come mia patria seconda, come patria elettiva. -Tra voi la mia facoltà poetica si rafforzò -e tentò un secondo e più largo volo. -Quando sentii i cuori della gioventù romagnola -battere con simpatia d'assentimento -a' miei sensi; quando vidi ripercuotermisi -raddoppiata la luce de' miei fantasmi, io -ripresi fiducia, e dissi trepidando a me stesso: -Anch'io son poeta». -</p> - -<p> -La quale ammirazione ed il quale amore -per questa terra Egli a s. Marino, nel sublime -discorso per l'inaugurazione del palagio -della repubblica, dall'alto del Titano -affacciandosi alla vista delle città famose, -integrò, con una elevazione civile ed estetica -insieme, nell'amore e nell'ammirazione -della gran patria italiana. «Che se — Egli -disse — Rimini co'l ponte d'Augusto, -Ravenna con le urne dei figli di Teodosio -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -ostentano le altezze e le miserie dell'impero -di Roma, la nostra venerazione ricerca -più commossa nella tomba di Dante l'altare -della vita nuova d'Italia». -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Difficile, a chi non ebbe consuetudine -di affetto e di vita co 'l Carducci, immaginare -il senso profondissimo ch'Egli avea -della natura, e quanto Ei si rendesse conto -del come la gran madre si pieghi a divenire -intima, e dolce, e confortatrice agli -uomini che la sanno intendere; difficile il -farsi un'idea esatta del fascino singolare -che per Lui ebbe, derivato fors'anche dalla -grandezza delle memorie, questa regione -romagnola che, in bello e variato alternarsi -di pianure e di colli, si distende florida e -lieta -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«tra il Po e 'l monte, la marina e 'l Reno».</p> -</div></div> - -<p> -In ciò, come in altre cose, il Vate della -terza Italia si ricongiunge al <i>vicin suo grande</i>, -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -all'Alighieri, che della Romagna, ultimo -asilo suo, visitò i luoghi e le terre, e conobbe -i castelli, le città, i fiumi, le potenti -famiglie, e cantò -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«le donne e i cavalier, gli affanni e gli agi».</p> -</div></div> - -<p> -Chiamatovi, adunque, dalla fama delle -naturali bellezze, da' ricordi di Dante e del -Boccaccio, dal desiderio di veder la città -de' Mainardi e di Guido del Duca, il cipresso -di Francesca e la culla dei Polentani, -Giosue Carducci visitò nella primavera del -1887, per la prima volta, Bertinoro, e il -castello e la chiesa di s. Donato di Polenta. -Quest'ultima era, a dir vero, in istato lagrimevole: -«non che esservi — scrive -Paolo Amaducci nel proemio al suo bellissimo -commento dell'ode carducciana (Zanichelli, -1899, p. 9) — non che esservi -segno alcuno di rispetto e di cura per -quanto esisteva ancora di vetusto, tutto -deperiva e minacciava ruina». Eppure il -Poeta, dopo essersi condotto a' ruderi del -castello «<i>dove l'aquila del vecchio Guido -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -covava</i>», ed esser entrato, tutto compreso -di reverenza, nel tempio ove la tradizione -voleva avesser pregato Francesca -e Dante, rimase colpito e pensoso della vaghezza -de' luoghi e della testimonianza delle -glorie, che nell'anima sua si fondevano in -un solo sentimento; e del tempio con trasporto -d'ammirazione esclamò: Cotesto è -un vero ornamento delle colline romagnole! -In un modesto banchetto, poi, che a Lui -fu offerto sul monte Cappuccini, il cav. avv. -Enrico Lorenzini, in allora sindaco di Bertinoro, -con felice parola salutò il Carducci, -dicendo che Bertinoro era lieta di non aver -seguito il grido di Dante, e di non esser -ancora <i>fuggita via</i>, perchè in tal modo -avea potuto rendere omaggio al Poeta della -nuova Italia. Al che sembra rispondesse il -Carducci con una cara promessa: di studiare -e meditare, ciò è, quel che aveva veduto -ed ammirato. Partitosene, e incalzato -da nuovi studî e da nuove cure, non vi -pensò più per allora. -</p> - -<p> -Nell'inverno di quello stesso anno 1887 -il Poeta, di passaggio a Faenza, fu desiderato -a pranzo in casa dei Pasolini-Zanelli, -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -e tenne subito volentieri l'invito. -V'era stato chiamato dal conte Giuseppe, -del quale si ricordava affettuosamente, per -averlo esaminato nella prova d'ammissione -all'Università di Bologna, e dalla contessa -Marina Baroni Semitecolo, madre della -contessa Silvia, ed ospite a que' giorni -della figlia e del genero; la quale, signora -d'intelletto e di aderenze cospicue, com'era -stata ammiratrice ed amica di Aleardo Aleardi, -così era legata di antica conoscenza -anche con Giosue Carducci. In cotesta visita, -in cui per la prima volta il Carducci -conobbe la contessa Silvia, per tutta la sera -ospiti ed invitati, seduti a tavola lietamente, -parlarono d'arte e di letteratura, e sopra -tutto (non ostante l'ombrosa ritrosìa del Poeta) -della musicalità delle liriche carducciane. -Così s'intrecciò, e si strinse ben presto, il -nodo di quell'amicizia vera, forte, affettuosissima, -che fu tra i Pasolini e il Carducci. -Trasferitasi, poi, per qualche anno, dopo -il 1890, la residenza dei Pasolini a Bologna, -spesso il Carducci fu da essi cordialmente -ricevuto; ed intorno a Lui ed ai padroni -di casa si raccoglievano non pochi degli -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -amici e scolari suoi più cari, Ludovico -Frati, Carlo Malagola, Severino Ferrari; -una volta vi fu presente anche Cesare Pascarella, -che recitò la sua <i>Serenata</i> e i sonetti -di <i>Villa Glori</i>, commovendo il Carducci. -Il quale, per compiacere agli amici, -disse poi, con la vivacità e la forza consuete, -i sonetti del <i>Ça ira</i>. -</p> - -<p> -Talora, dal '94 al '96, la comitiva si ritrovò -a pranzo al <i>caffè del Pavaglione</i>, -presenti la contessa, il compianto Vittorio -Rugarli (professore di lettere latine e greche, -ed uno dei pochissimi conoscitori e -cultori, in Italia, della lingua e letteratura -persiana), il prof. Federzoni, e una giovinetta -gentile e d'ingegno, anch'essa, come -il povero Rugarli, troppo presto rapita dall'inesorabile -falce della morte all'affetto ed -alla estimazione dei buoni: Corinna Formiggini. -Il padrone del caffè avea, in omaggio -al Carducci, fatto dipingere a fresco, -nel soffitto, un ritratto del Poeta; ed -in omaggio a Vittorio Rugarli, da presso -a cotesto ritratto, i simboli e le memorie -del Firdusi: ed in quella saletta, che pur ne' -suoi adornamenti esteriori accoglieva, adunque, -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -espressioni d'affetto e di devozione, -ebber luogo discussioni davvero memorabili -di filosofia, letteratura, arte, storia, politica, -nelle quali, pur tra i motti e le arguzie -della eletta conversazione, sfolgoravano la -parola vivacissima, e l'ardenza dell'anima, e -la profondità del pensiero del Maestro. -</p> - -<p> -Da tali consuetudini derivò al Carducci -l'occasione di ripensare alla chiesa di Polenta; -nella quale qualche cosa di nuovo -era avvenuto, dopo la visita carducciana -dell' '87. Sul principio del sec. XVIII avean -commessa la barbarie di rabberciarla malamente, -chiudendo le due absidi laterali, -mentre, da lungo tempo, era seppellita la -cripta; ed a' nostri giorni, poi, un superiore -ecclesiastico pensava niente meno che -abbattere al suolo tutto l'edificio, per farne -uno nuovo, ad una sola navata. Come il -bravo arciprete della chiesa, don Luigi -Zattini Brusaporci, invece, innamorato dell'antichità -del picciol tempio, che risale al -secolo VIII (ed è ricordato in un documento -del 976), ricorresse allora alla protezione -ed all'aiuto del cav. Santarelli, ispettore -de' monumenti e scavi per la provincia -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -di Forlì; come per gli sforzi di esso Santarelli, -del prof. Raffaello Zampa, del conte -Cilleni-Nepis (che, nel 1890, in elegantissimo -opuscolo, edito dal Berdondini di Forlì -ed illustrato di belle fotografie, studiò felicemente -quanto s'attiene alla storia dell'arte -rispetto alla chiesa) si riuscì a far -eseguire i più urgenti restauri, che s'iniziarono -co'l 19 maggio del 1890; infine -come il 24 decembre del '92 la chiesa, -dopo circa due anni da che non era più -officiata, potè riaprirsi al pubblico nella sua -nuova, meglio nella sua antica forma, -in mezzo al popolo numeroso e festante; -vegga il lettore nel citato proemio dell'Amaducci, -a pp. 9-10. E su 'l provvedere -alle spese occorrenti, nessuna parola -più efficace di quella del Carducci -medesimo, nella sua nota all'ode famosa -(<i>Poesie</i>, pp. 1033-34): -</p> - -<p> -«Ricordo che nella seduta 20 decembre -del consiglio provinciale (di Forlì), venuta -in discussione la spesa per la chiesa polentana, -opponendo alcuno non doversi gittare -il danaro del pubblico per conservare chiese, -quando il meglio sarebbe buttar giù -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -quelle anche in piedi, Aurelio Saffi, il nobilissimo -mazziniano, che presiedeva l'adunanza, -parlò da quell'uomo culto e savio -che era, e disse fra l'altro: Quale italiano -non vorrà conservata e onorata una chiesa -dove Dante pregò? Allora tutti quei repubblicani -votarono la spesa per s. Donato -di Polenta. Che fu dichiarato dal governo -monumento nazionale; e cominciarono -i lavori de' restauri; e vennero in -aiuto alla spesa il Ministero dell'istruzione -e quello dei culti; dei benefattori, come -dicono, privati, ricordo la contessa Silvia -Baroni Pasolini, il comm. Francesco Torraca, -l'arciprete Ricci di Corsecole, i parrocchiani -di Polenta, e quel buon don Zattini, -che non ha poi molto grassa prebenda. -Ristaurati furono il tetto, le navate destra -e centrale, l'abside centrale, la cripta; -rimane da ristaurare l'abside a destra di -chi entra, e da ricostruire il campanile». -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-032a"></a> - <img src="images/ill-032a.jpg" alt="" /> -<p class="caption">Lizzano — Facciata della villa.</p> -</div> - -<div class="figcenter"><a id="fill-032b"></a> - <img src="images/ill-032b.jpg" alt="" /> -<p class="caption">Lizzano — La terrazza del Carducci.</p> -</div> - -<p> -Dopo quel primo periodo de' lavori, -quattro lunghi anni passarono prima che -altra occasione si offrisse al «buon Zattini» -di condurre a compimento l'opera intrapresa; -e l'occasione venne dall'amicizia -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -e dall'interessamento del conte Giuseppe, -allora deputato di Cesena, e della contessa -Silvia Pasolini-Zanelli. I quali, risovvenendosi -della prima visita del Carducci a que' -luoghi, a Lui si rivolsero per averlo consigliere, -cooperatore massimo, e chi sa? -fors'anche rievocatore geniale e potente -delle glorie onde la chiesetta vetusta fu ed -è testimone ne' secoli. -</p> - -<p> -Un bel giorno del maggio 1897 la contessa -Silvia incontrò il Poeta nella libreria -Zanichelli, e senz'altro lo invitò a salire a -Lizzano, ov'è la villa Pasolini, presso Bertinoro, -e di lì a far una gita a Polenta, -per ammirare i già fatti restauri. Il Carducci, -sovraccarico allora di lavoro per la -scuola e per sè, rispose asciutto <i>un bel no</i>; -poi, grado a grado ammansandosi, sorrise -e disse con la sua voce tra burbera ed affettuosa: -Chi sa, chi sa! Forse, passati gli -esami.... -</p> - -<p> -Alcuni dì dopo, nel retrobottega dello -Zanichelli, una trentina di amici, quasi tutti -letterati e professori, si raccoglievano gaiamente -attorno al Poeta, ad un pranzetto -nel quale fu bevuto del vino d'una vigna ariostèa, -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -in onore di messer Ludovico, buon'anima. -Molti eran venuti apposta di fuori, -da Modena, da Reggio, da Scandiano; tra -gli altri v'erano Vittorio Puntoni, Augusto -Righi, il Rugarli, Corrado Ricci: unica -signora, festeggiatissima e, naturalmente, -in capo di tavola, la contessa Pasolini. Ed -auspice l'Ariosto, la gita a Lizzano ed a -s. Donato di Polenta fu definitivamente, in -cotesto pranzo, promessa e fissata. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La «<i>Villa Sylvia</i>», dei conti Pasolini-Zanelli, -siede e biancheggia tra 'l verde, -sul colle di Lizzano, in quel di Cesena: e -con la sua facciata bassa e bislunga; co' -balconi dall'ampio frontone arieggiante un -sobrio barocco, e dal terrazzino di ferriate -panciute; con la torretta dalla spiovente -tettoia d'embrici rossi, che sorge in un angolo -e domina la terrazza che le si apre al -fianco; di tra gli ulivi e gli alberelli e le -aiuole che la circondano, sembra farsi incontro -a' visitatori, sorridente e festosa, signorile -e cortese come i padroni di casa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -Al terreno è la veranda: le piante decorative -ed i sedili rustici e i fiori vi -s'intrecciano vagamente; qualche ninfetta -di creta, immobile su 'l piedestallo, -sorride ed occhieggia a' libri e a' giornali -sparsi qua e là sui tavolini, mentre il biliardo -attende silenzioso, da un canto, il -secco cozzar delle palle d'avorio su la verde -distesa del suo tappeto. A sinistra è -la sèrra; e attorno e da presso il parco, -ove tra' boschetti di lauro, i cipressi, i pini -odoranti di resina, i frutici spessi e intricati, -si svolge il piccolo labirinto de' viottoli -ombrosi: e ne' verdi recessi qualche uccelliera -tien prigione la gazza, che stride -roca e sbatte l'ale tra le inesorabili reti -metalliche, o il merlo, che piegando leggiadramente -la testa a riguardare, siccome -curioso, chi passa, gira nell'orbita gialla -l'occhiolino nero, lucido ed acuto. Tutta -una trama gentile di fiori vive e palpita, -dietro la villa, nel giardino, dove -l'aria è impregnata di mille profumi, e l'occhio -s'allegra di mille colori, dal rosso vivace -de' garofani e de' geranii al bianco -candido de' gelsomini e delle gardenie, da -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -gli oleandri rosacei al pallido della giunchiglia, -al lilla, al violetto, al variegato intrecciarsi -di sfumature nelle viole del pensiero; -ed alla destra, da' pergolati e dalle -capannuccie di caprifogli e convolvoli si -stacca un lungo viale di cipressetti nani ritondati, -dapprima, di alti pini, dipoi; il -quale, rasentando per breve tratto le rive -d'un laghetto nascosto tra le fronde, discende -dolcemente pe'l declivio del colle, fino -ad una rustica capanna circolare tra le querci. -</p> - -<p> -E dalla capanna affacciandosi ad una siepe -bassa sì come al parapetto d'una terrazza, -ecco aprirsi alla vista uno spettacolo meraviglioso. -Una immensa distesa di campi segnati -dal verde cupo de' filari de' pioppi, e popolati -d'alberi, di borgate, di ville, di casolari, -pianeggia a perdita d'occhio fino al mare -sfumante lontano, nella linea dell'orizzonte, -in una nebbia azzurrognola; e il dolce -piano sembra sfuggire alle fiorenti colline -che lo rinserrano in anfiteatro largo e superbo: -a sinistra Bertinoro «alto ridente» -e la Massa; a destra Roversano ed uno -sprone ricurvo di alture e di poggi che per -l'Acquarola, s. Demetrio, i Cappuccini, gira -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -«come in una ripresa d'ultimo ed appassionato -abbracciamento» fino alla rocca di -Cesena; e questa, con le mura merlate dalle -quali si protendono, non più minacciosi, i -bastioni, par che protegga ancora la città -adagiantesi mollemente a' suoi piedi, fra -tanto splendore di bellezza e di luce. Da -lunge, al di là di Roversano, si disegna il -profilo del monte di Carpegna e spiccano -nitide su l'azzurro le tre «penne» di s. -Marino. -</p> - -<p> -In così fatto paradiso terrestre giunse, -la sera del sabato 5 giugno 1897, accompagnato -da Vittorio Rugarli, e ricevuto con -esultanza dagli amici suoi, Giosue Carducci. -</p> - -<p> -La gita a Polenta era fissata per il pomeriggio -della successiva domenica; e furono -della comitiva, gentilmente invitati, -anche il cav. avv. Evangelisti, sindaco di -Cesena, il preside del r. Liceo prof. Vitaliano -Menghini, il prof. Valfredo Carducci, -fratello del Poeta, l'avv. Nazzareno -Trovanelli, amico dei Pasolini e direttore -del giornale cesenate «<i>Il Cittadino</i>». -Dal qual giornale, dove amorosamente -d'allora in poi il Trovanelli andò scrivendo -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -articoli e note su i soggiorni del Carducci -a Cesena ed a Lizzano, noi d'ora innanzi, -co'l cortese assentimento di lui, largamente -spigoleremo ed attingeremo. -</p> - -<p> -Il viaggio da Lizzano a Polenta fu fatto -toccando prima Bertinoro, dove que' magistrati -del Comune, e in capo ad essi il sindaco -prof. cav. Augusto Farini, insieme con -la gentile popolazione, fecero le più oneste -e liete accoglienze all'illustre visitatore -e al deputato Pasolini; il Farini, anzi, si -unì agli altri, a partecipar della gita. E -le carrozze s'avviarono, or preste or lente, -per la strada montana, che svolgendosi -come un nastro bianco in salite e discese -e giravolte, da un capo va a perdersi giù -nella pianura, dall'altro s'insinua tra i balzi -e le piaggie d'una gentil catena di colli, -tutti vestiti di vigne e d'olivi, di boschi -e di prati. «Agile e solo» si eleva sul -poggio di Conzano l'«arduo cipresso» -che la leggenda popolare attraverso i secoli -ricongiunse alla nascita ed alla vita -di Francesca, la figlia di Guido da Polenta, -che fu moglie infelice a Gianciotto -Malatesta; e domina per lungo tratto tutta -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -la convalle d'intorno, riaffacciandosi insistente -a chi sale su «di colle in colle» tra -i serpeggiamenti della via e lo svariar continuo -delle vedute. -</p> - -<p> -A Polenta il ricordato arciprete don -Zattini e molti terrazzani erano ad attendere -il Poeta su 'l piccolo piazzale dinanzi -alla chiesa; dal quale si vedono, su la vetta -d'un poggio dirimpetto alla facciata del tempio, -i ruderi del castello di Polenta: qualche -grosso muro diroccato e parte d'un torrione, -su' quali sono addossate alcune squallide -case coloniche. Quando tale castello -sorgesse, non si sa con precisione: è certo -soltanto che fin dal 1278 era stato assalito -dai Traversari, i competitori dei Polentani -in Ravenna, e che il 17 decembre del 1296 -fu assediato e preso da' Cesenati, i quali -condussero prigionieri a Cesena più di 120 -di quei terrazzani. -</p> - -<p> -La chiesa, così come si presentava a' -visitatori, dopo i primi restauri, offriva veramente -largo campo all'ammirazione. L'avv. -Trovanelli, nel <i>Cittadino</i> del 13 giugno -1897, dando conto della gita carducciana, -la descrive così: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -</p> - -<p> -«È di forma basilicale, a tre navate, -divise da due file di cinque colonne e terminanti -con un'abside ciascuna. Al termine -però della navata centrale s'inalza il presbiterio, -a cui si accede per una scala, mentre, -al di sotto, si apre una cripta di stile -consimile.... Ma l'abside della navata destra -è ancora chiusa, essendo stata guasta -da tempo per costruirvi la sagrestia, e aspetta -d'esser restituita alla condizione antica. Così -manca il campanile, che fu atterrato, perchè -minacciava. Le colonne della chiesa, -grosse e rotonde, a strati di mattoni e di -conci, sono coronate da capitelli che formano -la parte più importante e caratteristica -dello storico monumento. Sono — scrive -il cav. Santarelli — scolpiti in pietra -locale, alcuni cubiformi, altri a dadi, con -faccie smussate, variamente ornate con foglie -convenzionali, disegni geometrici, intrecci -bizzarri di tenie, figure grottesche di -mostri ed animali, il tutto a rilievo molto -basso e rude.... Certe figure, piuttosto di -scimiotti che d'uomini, una specie d'ippogrifo, -un orribile granchio di mare fermano -specialmente l'attenzione. La semplicità e -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -austerità dell'ossatura della chiesa contrastano -con la goffaggine degli ornati; l'una -ricorda ancora che in Italia avevano fiorito -le arti; gli altri attestano un periodo di -grande oscurità e decadenza....» -</p> - -<p> -Il qual contrasto fu argomento, della -conversazione tra il Poeta e i suoi compagni, -e la contessa Pasolini specialmente. -Que' capitelli apparvero al Carducci ribellione -alla purezza dell'arte greca, quasi -che il sentimento nuovo cristiano e mistico -avesse voluto chieder perdono a Dio della -grandezza classica e pagana; il che lo trasse -a parlare della barbarie, ed a ricordare -come, ne' primi secoli del Cristianesimo, -si raccogliessero sotto le ali della Chiesa -tutti i piccioli mortali, le anime semplici -ed avvilite, lungi al fragor delle armi e -delle violenze, mentre a poco a poco si -andava creando lo spirito e il sentimento -d'una nuova associazione: il Comune. Fu -ricordata anche l'ipotesi che Dante fosse -stato al castello polentano e avesse pregato -nella piccola chiesa. Nessun documento lo -attesta; ma è certo che l'Alighieri fu ospite -de' Polentani in Ravenna, e probabilmente -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -anche si recò a Forlì, presso Scarpetta -degli Ordelaffi; onde non è inverosimile -che egli, così innamorato visitatore de' luoghi -e delle terre italiane, abbia cercato -pace e ristoro alle sventure sue anche aggirandosi -sui colli di Bertinoro e Polenta, -in conspetto del mare. Il Carducci lodò i -restauri (che erano stati fatti sotto la direzione -del prof. Faccioli) e riconobbe la -necessità di completarli, con l'aprir l'abside -della navata destra, ricostruire il campanile, -prosciugare la cripta; aggiungendo -che, a lavoro compiuto, un'epigrafe latina -avrebbe dovuto indicare succintamente -quanto si fosse operato e in qual tempo. -E nell'albo de' visitatori, religiosamente -conservato d'allora in poi, scrisse le seguenti -parole: «<i>6 giugno 1897. Giosue -Carducci rivide con grande piacere e soddisfazione -l'antica chiesa di Polenta restaurata</i>». -</p> - -<p> -Non mancò alla piacevole gita il complemento, -ormai consueto, delle istantanee -fotografiche, per opera di Pierino Pasolini-Zanelli, -giovinetto bello e lieto e di forte -ingegno, unico figlio ormai rimasto (dopo -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -la morte di Paolo e Tiberio) alla contessa -Silvia ed al conte Giuseppe; i quali, di lì -a un anno, dovevano pur troppo sentirsi -crudelmente strappare di mezzo al cuore -anche cotesto ultimo figliuolo adorato. -</p> - -<p> -Su 'l tramonto, la comitiva riprese la -via per Lizzano, recando seco nell'anima -i ricordi e le immagini d'un giorno pieno -di pensiero e di affetti. Scendendo da que' -colli incantati, il Carducci, mentre il sole -illuminava di rossi bagliori tutto l'occidente, -fu preso dalla dolce malinconia dell'ora e -dalla poesia de' luoghi, la quale evidentemente -passava e avea rispondenza nell'anima -sua. A Lizzano, poi, una schietta -giocondità riprese impèro nei cuori: i gitanti -furono convitati a pranzo con signorile -ed affabile cortesia, e la banda di Cesena -suonò nel giardino, e fuochi e luminarie -fantastiche rallegrarono il calar delle -ombre oscure di quella dolce sera primaverile, -mentre il Carducci, divenuto quasi -infantilmente lieto, accoglieva commosso -l'ammirazione un po' rozza, ma sincera ed -affettuosa, di que' sonatori e di que' popolani -romagnoli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<p> -L'eco della indimenticabile giornata si -ripercosse subito ed a lungo in Romagna -e fuori, fino a Roma, donde nel luglio di -quello stesso anno il ministero dei culti -mandò spontaneamente mille lire in aiuto -delle spese per nuovi ed ultimi restauri -del tempio; e il 15 di settembre usciva -nell'<i>Italia</i> di Roma, diretta dal conte Domenico -Gnoli, quella che fu il frutto più -bello ed insigne della visita carducciana: -vo' dire l'<i>Ode alla chiesa di Polenta</i>. Che -il 9 ottobre uscì poi in elegantissimo opuscolo, -illustrato riccamente con fototipie -della chiesa, ed èdito dalla ditta Zanichelli. -Inutile qui ricordare le discussioni lunghe -e vivaci, e le molte voci d'ammirazione, -d'assentimento, di critica cui la bellissima -lirica diè luogo; basti che da essa derivò -un risveglio nuovo d'amore e per il grande -Poeta e per la «<i>chiesetta del <span class="upright">suo</span> canto</i>»: -onde i lavori per l'assetto definitivo di quest'ultima, -invocati dal Carducci stesso ne' -suoi versi, e confortati d'aiuti pecuniarii -dal governo, dalla regina d'Italia, da amministrazioni -pubbliche (tra cui la provincia -di Forlì) e da cittadini privati, furono ripresi, -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -con la ricostruzione del campanile, -nel settembre del 1898. Resta, ancor oggi -che noi scriviamo, da aprire la terza ed -ultima abside; ed è da augurare che un -ultimo atto di buona volontà compia la -bella opera d'arte e soddisfi interamente -il voto dell'immortale cantore. -</p> - -<p> -Il consiglio del Comune di Bertinoro volle -poi manifestare la riconoscenza sua al Poeta -che tanta nominanza aveva aggiunta alla -città, nel cui territorio è s. Donato di Polenta; -e nella seduta plenaria del 23 marzo -1898, su proposta del consigliere ing. Giacomo -Fabbri, elesse il Carducci, con unanime -consenso di voti, a cittadino onorario. -Alla comunicazione ufficiale, fattagliene -con lettera del 20 aprile, il Poeta rispose -il 23 dello stesso mese, dicendo d'aver ricevuta -la notizia con profondo sentimento -di gratitudine, mescolata di meraviglia e -di tenerezza. «Di meraviglia — spiegò -— perocchè io non reputava mai aver fatto -cosa da meritare tanto; di tenerezza, perocchè -da quando lessi il nome della vostra -terra leggiadra nel poema di Dante, la mia -fantasia errò spesso intorno al colle che -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -fu seggio di virtù e di pregio negli antichi -giorni che tutto il popolo era cavaliere». -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ma il ciclo degli avvenimenti e delle -memorie carducciane attorno a Polenta non -era ancora conchiuso. Il 21 luglio di quel -medesimo anno, verso le ore sedici, un -fulmine atterrava e schiantava miseramente -il solitario cipresso cui il Carducci avea -dato, co' suoi versi, il suggello della fama; -onde nacque nel pensiero di molti, e specialmente -dei Pasolini-Zanelli, la gentile -idea di ripiantare un giovine cipresso nuovo, -che sostituisse l'antico. Alla quale operazione -si volle presente ed auspicante il -Poeta; e questi, accogliendo volentieri l'invito, -giunse a Cesena la sera del 24 ottobre, -e salì subito alla villa di Lizzano. -</p> - -<p> -La mattina seguente Egli ed i suoi ospiti, -accompagnati dal marchese Alessandro Albicini -e dall'avv. Trovanelli, si condussero -a Fornò o Fornovo, tra Forlì e Forlimpopoli, -ad ammirarvi uno dei più bei monumenti -quattrocenteschi che si conservino -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -in questa regione: la magnifica chiesa rotonda, -ciò è, che edificata nel 1450 da -Pietro Bianco da Durazzo, corsaro ridottosi -a penitenza, con la sua architettura, con -le porte ogivali, co'l bellissimo sepolcro del -fondatore, con gli ornati, le figure, gli affreschi, -sorge qual gentilissimo fiore dell'arte -italiana tra il verde della pianura -romagnola. Tornando da quella gita, fu fatta -una sosta a Forlimpopoli, per visitarvi la -Scuola Normale che v'era stata instituita -sopra tutto per l'interessamento del Carducci, -e della quale era, ed è tuttavia, direttore -egregio il prof. Valfredo, fratello del -Poeta. Nel cuore di quest'ultimo rifiorivano -di certo i ricordi di altre sue visite a Forlimpopoli, -avvenute nell' '87 (quando primieramente -gli fu parlato della necessità -d'una scuola normale in quella cittadina -dal suo discepolo Raffaele Righi, oggi -professore di storia nel Liceo di Ravenna); -nell' '89 (quando già la detta scuola era stata -eretta dal Ministero dell'istruzione, anche -per le sollecitazioni di Francesco Torraca, -provveditore agli studî in Forlì); in fine -nel '94, dopo il celebre discorso di s. Marino. -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -Gli alunni della scuola vollero ora -amorosamente stringersi attorno al visitatore -illustre, acclamandolo a lungo; e -l'alunno Virgilio Benini di Meldola disse -qualche parola di commosso reverente affetto, -a cui rispose il Poeta stimolando -que' futuri maestri ad educare a nobili -sensi la gioventù italiana. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-048a"></a> - <img src="images/ill-048a.jpg" alt="" /> -<p class="caption">Il vecchio «cipresso di Francesca».</p> -</div> - -<div class="figcenter"><a id="fill-048b"></a> - <img src="images/ill-048b.jpg" alt="" /> -<p class="caption">A Lizzano.</p> -</div> - -<p> -Nel pomeriggio del 26 ottobre, finalmente, -dopo esser tornati a Polenta, ed -aver veduto, con molto compiacimento, gl'iniziati -lavori del «campanil risorto», il -Carducci e i suoi ospiti, circondati d'una -schiera d'amici e di popolani (v'erano il -su detto marchese Albicini, l'avv. Trovanelli, -il pittore Gianfanti), salirono il colle -di Conzano, e sentirono in cuore la letizia -dell'accomandare al culto ed alla memoria -de' posteri, riparando all'ingiuria della natura, -il gracile cipressetto co'l quale incominciava -un ciclo di tradizioni nuove innestate -sulle tradizioni antiche. Erano ad -attenderli il proprietario della villa lì presso, -conte Stefano Rusconi, l'ing. Aristide -Fantini (i quali tutto avean provveduto per -la piantagione dell'alberello), e il prof. Valfredo -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -Carducci con le sue gentili figliuole. -Nella larga fossa, già aperta sul culmine -del poggio, fu costrutta una specie di piccola -arca, entro la quale venne murato un -tubetto di ferro contenente una pergamena -con le parole: «<i>26 ottobre 1898. Ripiantato -l'antico cipresso dell'ode a Polenta</i>»; -sotto le quali il poeta avea scritto di sua -mano: «<i>Quod bonum felix faustumque -sit</i>». E il Carducci stesso, con la cazzuola -del muratore, gittò sulle radici del cipresso -un pugno di terra. -</p> - -<p> -Da Conzano la comitiva si recò poi a -Bertinoro, dove il Consiglio comunale, solennemente -congregato, intendeva ricevere -con tutti gli onori il suo nuovo concittadino -di elezione. La piccola città, arrampicata -leggiadramente sulle alture del bellissimo -colle, parea tutta rallegrarsi di -quella festa intima e gentile; le vie erano -affollate di gente, le bandiere sventolavano -alle finestre ed a' balconi, la banda suonava -nella maggior piazza. Nella sala del -Consiglio, gremita di consiglieri e di pubblico, -erano allestiti i seggi pe'l Carducci -e per chi l'accompagnava; sopra un tavolino -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -da presso era, mimato in bellissima -pergamena, il diploma latino della cittadinanza -bertinorese al Poeta. Al quale il -sindaco Farini presentò il diploma con -un discorso veramente bello nella sua sobrietà. -«Le parole dell'epigrafe — disse -fra le altre cose il Farini — furono nella -antica lingua del Lazio dettate da un -distinto vostro alunno, il prof. cav. Paolo -Amaducci, bertinorese, che nomino qui a -cagione di onore, e furono vergate nella -pergamena e illustrate da fregi da un -altro vostro ammiratore, che ha l'anima -d'artista, il prof. Agostino Severi della -Scuola Tecnica di Cesena. La cornice che -inquadra la pergamena deve poi riuscirvi -più cara in causa di un pregio singolare. -Il cipresso, che voi cantaste nell'ode alla -chiesa di Polenta, fu nel pomeriggio del -21 luglio decorso colpito ed atterrato da un -fulmine. Ebbene, il legno di questa cornice -è tratto da quel ceppo! Si direbbe quasi -che la natura, per unirsi alle acclamazioni -del popolo, abbia detto al cipresso: Tu, che -avesti il vanto di essere cantato dal maggior -poeta, hai vissuto abbastanza! Colpito -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -dal sacro fuoco del cielo, muori di morte -gloriosa: spogliati, e cedi le tue spoglie -per onorare il poeta che ti cantò!» -</p> - -<p> -Il Carducci, profondamente commosso, -rispose con una felicissima improvvisazione; -nè fu possibile a' presenti, tutti assorti -nell'ascoltare, il raccoglierne le testuali parole. -Pili tardi Egli, cedendo alle preghiere -degli amici, non isdegnò di ricostruire il suo -breve discorso, che qui riportiamo dal giornale -«<i>Il Cittadino</i>» del 27 novembre 1898: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> - <i>«Signor sindaco,</i><br /> -<i>signori consiglieri, cari cittadini,</i> -</p> - -<p> -«Io, componendo i versi su la chiesa -di Polenta, obbedii a un segreto mio genio, -il quale, ovunque la terra italiana mostra -le sue bellezze, ovunque la storia italiana -parla con le sue memorie, mi comanda -di accogliere quelle memorie, di rendere -quelle bellezze con la parola ornata ed alata. -Voi troppo superior premio voleste concedere -a' miei versi, e tale che mi è di -massimo onore e di tenero e cordiale compiacimento. -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -Onore e compiacimento: perchè -Voi, o signori di Bertinoro, mostraste -di saper apprezzare la poesia nel modo più -degno, quando riconosceste l'opera, quale a -voi parve che fosse, del poeta, chiamandolo -a far parte della città, conferendogli la -fratellanza vostra: «Tu dicesti della patria -cose non indegne, tu sii de' nostri». — -Ed è grande onore appartenere a questa -città, di cui sì belle sono le memorie nella -cortesia dei Comuni, sì nobili le traccie -nelle vicende della cultura italiana, sì raro -e dignitoso il riserbo. -</p> - -<p> -«Con isquisitezza poi di pensieri voleste -adornare il vostro benefizio, commettendo -che l'atto consigliare col quale mi conferiste -la vostra onorata cittadinanza mi fosse -rappresentato in sì solenne e parca forma -latina, pensata da uno de' vostri, con sì prezioso -adornamento di arte nostra italiana, -lavorato da altro de' vostri: verace testimonianza -che nella vostra terra gentile è più -che mai verde, insieme con l'idea del bene, -il fiore dell'arte e della parola. Grazie di -tutto cuore vi siano rese: tanto più profonda -e cordiale è la mia gratitudine, o cittadini, -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -quanto voi con questo vostro benefizio faceste -più saldo e più intimo il vincolo di -affetto che mi lega fin da' miei giovani anni -a questa gloriosa Romagna». -</p> -</div> - -<p> -Il 27 ottobre, dopo aver ammirati, nella -insigne biblioteca malatestiana di Cesena, -i codici più pregevoli per antichità e per -vaghezza di miniature, e nella pinacoteca -municipale i bei quadri del Francia, del -Sassoferrato, dell'Aleotti, Giosue Carducci -facea ritorno a Bologna; e lo accompagnavano -la gratitudine e i voti di tanti cuori -che Egli aveva ormai a sè legati, indissolubilmente. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Dalla fine del '98 in poi parve addensarsi -sul capo glorioso del Poeta e su quello -degli amici suoi, una nube di dolori e -di sciagure. Il 2 decembre di quell'anno -moriva a Livorno, quasi a un tratto ed in -florida età, il prof. Carlo Bevilacqua, suo -genero, lasciando la vedova con cinque -figli (ed è risaputo che il Carducci corse -a prendere la sua diletta Bice e i nipotini, -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -e li collocò vicino a sè in Bologna, provvedendo -ad essi come meglio gli fu possibile); -il 28 dello stesso mese il conte -Pierino Pasolini-Zanelli, colto da una strana -improvvisa malattia, cedea giovanissimo -alla violenza del male, sì come fiore reciso -d'un colpo di su lo stelo, lasciando nello -strazio e nel vuoto d'una solitudine angosciosa -i genitori, ormai orbati di tutti i -figli (e il Poeta ne fu profondamente percosso -e addolorato); infine, la mattina del -25 settembre 1899, Giosue Carducci medesimo -veniva assalito da quel male onde -rimase impedito nel braccio e nella mano -destra. -</p> - -<p> -Ma sotto le ali gelide della sventura i -cuori si raccolsero e si strinsero insieme: e -cominciò così tra il Carducci e la famiglia -Pasolini il secondo periodo della loro amicizia, -che il dolore comune avea resa più -malinconicamente dolce, più tenera, più -intensa che mai. E quando, nel settembre -del 1901, la pietà della madre e del padre -ebbe eretto nel cimitero di Faenza al povero -Pierino quello squisito ricordo marmoreo -che uscì dallo scalpello dello scultore -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -Ierace, Giosue Carducci dettò per l'erma -funeraria le parole dolenti: «<i>Ci fu mostrato -soltanto perchè la vita con lui paresse -un dono benigno di Dio, e fosse poi -sconsolato deserto il vivere senza</i>». -</p> - -<p> -Il 19 maggio del 1900 Egli e la signora -Elvira, sua consorte, invitati affettuosamente, -giungevano a Lizzano; ed ivi passavano di -poi circa due mesi, in quella villa dove gli -ospiti loro non osavano rimetter piede dopo -la scomparsa del figlio. Ma quasi tutti i -giorni il Poeta discendeva a Cesena, al -palazzo Pasolini, per divider la vita insieme -con gli amici: e come Egli s'era assunto -il còmpito pietoso di ricondurre gl'infelicissimi -genitori su 'l colle sereno dove tutto -parlava del giovinetto perduto, e di raddolcire -co'l vigile cuore l'inevitabile amarezza -dei ricordi, così avvenne che un giorno -Egli e gli amici salirono a piangere insieme -a Lizzano. -</p> - -<p> -D'allora in poi, quasi ogni anno il Poeta -fu ospite gradito, venerato, idolatrato dei -Pasolini, nella primavera e nell'autunno, -un po' a Faenza ed a Cesena, e molto a -Lizzano; dove, tra le aure balsamiche e -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -il profumo de' fiori del dolcissimo colle, -suo conforto e sua gioia, la fibra robusta -di Lui lottò vigorosamente contro i progressi -lenti ma inesorabili dell'infermità. -Durante que' soggiorni, molte gite Egli fece -in carrozza od in automobile, accompagnato -sempre da qualcuno de' suoi ospiti, visitando -partitamente, può dirsi, presso che -tutta la Romagna; e sia che da Faenza -si spingesse tra i poggi fiorenti della vicina -Toscana, o, lungo il duplice infinito filare -de' pioppi del canal naviglio, fin verso l'Adriatico, -là dove -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«ondeggiante di canape è l'infido</p> -<p class="i01">piano che sfugge al curvo Reno e al Po»;</p> -</div></div> - -<p> -sia che da Lizzano risalisse più volte la -conica altura di Bertinoro e il «balcon -di poggi» di Polenta; sia, infine, che si -conducesse lunghesso il corso del Savio, a -visitar le allegre borgate limitrofe e l'immensa -distesa del -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i06"> «<span class="dotted">. . . . . . . .</span> dolce</p> -<p class="i01">pian cui sovrasta fino al mar Cesena»;</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -dovunque il paesaggio romagnolo fu il -sorriso amoroso e gentile della natura a -Lui, che serenamente aspettava <i>la grande -ora</i>. Così trovava pace e ristoro ne' luoghi -ameni che avea legati a sè con forte vincolo -di affetto e di gratitudine; il che si compiacea -affermare e ripetere di sovente Egli -stesso, attribuendo graziosamente alla Romagna -i versi della <i>Leggenda di Teodorico</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<span class="dotted">. . . . .</span> ed il bel verde paese</p> -<p class="i01">che da lui conquiso fu».</p> -</div></div> - -<p> -Il popolo di questa regione, al quale -il Carducci divenne quasi familiare, sebbene -non potesse comprendere in tutte le sue -parti ed in tutta la sua profondità l'opera -carducciana, mostrò sempre di sentire la -grandezza di Lui, e subì il fascino del suo -genio; e dovunque Ei passasse, si manifestava -spontanea l'affinità d'animo tra quel -forte etrusco e questi romagnoli impetuosi, -i quali l'impeto del cuore sapean contenere -questa volta, per un senso di delicatezza -che si esprime, non di rado, dagli uomini -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -semplici e rudi, entro i confini del più -profondo rispetto: onde non acclamazioni -troppo rumorose, nè ostentazione di festeggiamenti, -sì bene accoglienze schiette e -modeste, ed un muovergli incontro quasi -timidamente, un salutar reverente, un guardarlo -fiso ed a lungo non tanto per curiosità -quanto per ammirazione commista di -tenerezza. -</p> - -<p> -Il 9 giugno 1900, adunque, il Poeta -fu a Montiano, ove ammirò il castello già -de' Malatesta (oggi del principe Spada); -l'undici del mese stesso si recò a Savignano, -ove, ricevuto dal consiglio direttivo dell'accademia -de' Filopatridi, della quale era -presidente, osservò la ricchissima biblioteca, -e d'onde fu invitato dal marchese Giuseppe -di Bagno a salire fino alla sua magnifica -villa; il 9 giugno 1902 si condusse al -grazioso paese di Longiano, ed ossequiato -dal sindaco dott. Luigi Turchi e dalla -intera giunta comunale, visitò il castello -e la biblioteca, fermando la sua attenzione -specialmente su le opere dell'umanista Fausto -da Longiano; il 28 maggio 1903 andò -da Faenza a Modigliana, e quivi, accolto -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -con molta festa dal sindaco Enrico Fiorentini, -dagli assessori del Comune, da' -buoni ed ospitali Modiglianesi, visitò la -casa di don Giovanni Verità (il prete liberale che -salvò Garibaldi), e nell'albo dei documenti -del risorgimento scrisse con mano -malferma: «<i>Tremante di commozione e di -reverenza segna presso questi sacri documenti -il suo nome l'umile italiano Giosue -Carducci</i>»; il primo di giugno del medesimo -anno fu al Borello, presso a Cesena; -nel giugno del 1904 visitò Cervia (facendo -un'escursione nella prossima pineta) e Rimini, -ove ammirò di nuovo il magnifico -tempio malatestiano, trionfo dell'arte e dell'amore, -esempio insuperato dell'Umanesimo -nostro; nell'autunno del 1905 si recò a -Cesenatico, e rivide Cervia, Montiano, Carpineta; -infine, nella primavera del 1906, -rivide, ahimè per l'ultima volta!, Bertinoro -e la sua diletta chiesa di s. Donato di -Polenta. -</p> - -<p> -Non è da credere, però, che in cotali -gite consistessero le sole occupazioni sue, -nè che la villeggiatura di Lizzano fosse -per Lui di riposo continuo ed assoluto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -Talvolta, è vero, Ei si godeva i cari -ozî passeggiando, fidato al braccio di qualcuno -degli ospiti o degli amici, per i -vialetti freschi del parco, o conversava co' -suoi compagni nella quiete raccolta de' -luoghi, od ascoltava silenzioso le voci misteriose -della natura; anche è vero che -spesso, al primo chiarore dell'alba, dalla -sua camera passava nell'ampia e ridente -terrazza ivi presso (alla quale è rimasto il -nome di <i>terrazza del Carducci</i>), e contemplava -a lungo, assiso sur una poltrona, la veduta -stupenda del pian di Cesena, assistendo -beato al sempre nuovo spettacolo del sorger -del sole dalle acque del mare lontano: -ma attendeva eziandio al disbrigo, come -oggi si dice, della sua corrispondenza, e -persisteva tenacemente nel volersi occupare -di studî. -</p> - -<p> -Il Poeta, in cui era sempre pronto il -pensiero, sempre vigile la memoria (e ben -se lo sa chi lo vide scattare ad un cenno, -ad un ricordo, ad una parola che lo commovesse), -parlava ormai, specie negli ultimi -due anni, tronco e breve; ascoltava più -che non dicesse: sì che, pur nell'intimità -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -dell'amicizia, alle conversazioni animatissime -d'una volta supplivano in gran parte -le letture. Aveva i suoi autori preferiti, de' -quali sembrava non saziarsi mai, e co' quali -ritornava a dilettazioni antiche, rivivendo -così dolcemente nel passato. Non di rado, -adunque, seduto sull'erba fresca de' prati -o all'ombra delle querci che circondano la -capanna rustica in conspetto dell'Adriatico, -ascoltò la lettura, fattagli amorosamente -dalla contessa Silvia o da altri, di classici -italiani e stranieri, o dettò lettere in risposta -alle moltissime che anche lassù a Lizzano, -come sempre e dovunque, gli pervenivano. -Così, per esempio, nel giugno 1904 -rilesse non pochi libri, tra cui le opere -minori di Dante, e rivide le bozze di stampa -di qualche suo volume delle <i>Opere</i>, e compiè -lo studio su la <i>Canzone delle tre donne</i> -dell'Alighieri, dedicato poi a Cesare Zanichelli -per le nozze di sua figlia Luisa; e -nell'autunno del 1906, in quello che pur -troppo fu l'ultimo suo soggiorno nella campagna -cesenate, volle riudire alcune novelle -del Boccaccio (quelle, sopra tutte, -che, come ser Ciapelletto e frate Cipolla, -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -sono una specie di anticipazione volterriana), -e taluni drammi dello Shakespeare. -Interrogato quali d'essi drammi preferisse -(tolgo queste notizie dal <i>Cittadino</i> del -28 ottobre 1906), rispose d'aver fermata -la sua ammirazione segnatamente su 'l -<i>Re Lear</i>, su 'l <i>Macbeth</i>, su 'l <i>Giulio Cesare</i>; -del <i>Coriolano</i>, poi, aggiunse d'essersi -sentito così preso, da giovine, che ne -tentò la traduzione in versi, giungendo -fino alla metà del secondo atto. Volle fossero -riletti anche il <i>Mercante di Venezia</i>, -la <i>Tempesta</i>, l'<i>Enrico VIII</i>, tutti nella -non bella, ma a bastanza fedele traduzione -del Rusconi; il <i>Cymbelino</i>, invece, fu letto -nella versione del Càrcano, de' brutti versi -del quale volle rifarsi passando poi subito -all'<i>Agide</i> di Vittorio Alfieri. -</p> - -<p> -Talvolta anche, nella più stretta e dolce -familiarità, «tra stuol d'amici intemerato -e casto», Egli, così impaziente delle adulazioni -e così schivo degl'incensamenti del -mondo esteriore, non isgradiva di sentir -leggere alcuna delle sue poesie o delle sue -prose, che gli facessero risuonare nell'anima -l'eco di tempi, di luoghi e di battaglie -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -lontane. Accompagnava allora la bella -armonia con i gesti del braccio e con l'accennare -dell'indice della piccola mano, a -guisa di chi dirige un'orchestra; e se i -versi erano patriottici o civili, s'illuminava -quasi d'un raggio divino, e sui lineamenti -del volto passavano, come su terso specchio, -i segni della commozione interna: -scuoteva la testa leonina, ravvolgeva nervosamente -la mano entro l'ampia arruffata -capigliatura, lampeggiava negli occhi, mentre -non di rado due grosse lagrime gli -scendevano lente giù per le gote. Così lo -abbiamo visto durante la recitazione del -<i>Piemonte</i>, o del <i>Cadore</i>, o dell'epodo per -<i>Monti e Tognetti</i>, o della divina ode <i>Alle -fonti del Clitumno</i>; nè mai il sublime spettacolo -si cancellerà dalla nostra mente e -dal nostro cuore! -</p> - -<p> -Uno de' conforti più efficaci fu a Lui, -inoltre, durante la sua permanenza presso -gli amici, la musica. Ciò parrà inverosimile -a chi ricorda quel ch'Egli nel 1882 -aveva scritto nella prefazione ai <i>Giambi ed -Epodi</i> (<i>Opere</i>, IV, p. 157): «Quanto alla -musica, io lascio sonare; non me ne intendo; -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -e più sonan forte, più mi piace: -sono tedesco»; le quali parole furono piuttosto -una tal quale ostentazione bonaria -di ruvidezza esteriore, che non l'espressione -esatta della sua attitudine ad intendere -l'arte divina dei suoni. Certo, mentre -così diceva, non mentiva a sè nè agli altri, -da poi che la sincerità fu la norma costante -di tutta la vita sua: ma è un fatto -che dovette parlare senza conoscersi, senza, -ciò è, sapere qual rispondenza alle voci -misteriose e profonde della musica avrebbe -potuto avere l'anima sua, quand'ella vi fosse -stata predisposta ed educata. Al che molto -gli giovò la compagnia della contessa Silvia -Pasolini, musicista e pianista veramente -eletta; onde a Lui avvenne come a tutti -coloro che primieramente s'avviano per i -sentieri ignoti d'Euterpe: i quali, udendo -in principio la successione e la fusione dei -suoni, non se ne sanno render conto, e -trovansi come disorientati e smarriti; ma -quando vi abbiano assuefatto l'orecchio ed -educato lo spirito, sentono sorgere da' -suoni forme nuove di pensiero e di sentimento, -le quali integrano, per così dire, -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -il linguaggio della parola, che è insufficente -a significare tutte le sfumature dell'anima. -Non altrimenti — dice il Wagner -— chi entra per la prima volta nel bosco -silente dalla tumultuosa città, è incapace -a percepirne i rumori; ma poi, raccogliendo -l'orecchio, ne distingue ognor più gradatamente -i suoni più lievi. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-064"></a> - <img src="images/ill-064.jpg" alt="" /> -<p class="caption">Giosue Carducci ripianta il cipresso sul colle di Conzano.</p> -</div> - -<p> -Così il Carducci aprì l'anima alla musica, -e n'ebbe dolcezza e ristoro ineffabile; -ed intese e gustò i classici e i moderni italiani -e stranieri: degl'italiani i più gloriosi, -dal Pergolesi al Verdi; degli stranieri Beethoven, -Chopin e Riccardo Wagner. -</p> - -<p> -A Longiano, nella gita del 9 giugno -1902, ascoltò rapito la musica del secondo -atto del <i>Tristano e Isotta</i>, suonata al pianoforte -ed accennata egregiamente con la -voce dall'avv. Achille Turchi; a Faenza, -la sera del 15 novembre 1903, in una genialissima -riunione artistica in casa Pasolini, -incoraggiò molto il giovine Balilla -Pratella di Lugo, di cui fu eseguita una notevole -composizione per canto, piano e violino, -su l'<i>Ode alla chiesa di Polenta</i>; a Lizzano, -il 21 settembre 1904, udì cantare da Alessandro -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -Bonci la schietta romanza italiana -«<i>Tre giorni son che Nina</i>» del Pergolesi, -e tanto si compiacque di quella interpretazione -patetica e gaia insieme che, sentendo -fuse così bene l'opera del maestro e -quella del cantore, esclamò: «Sembra una -voce creata apposta per questa musica!». -Ed in un albo, ove il Bonci conserva le -più preziose memorie, scrisse di suo pugno: -«<i>Lizzano, 21 sett. 1904. Udita nella -voce del Bonci la risorta musica del Pergolesi</i>». -Infine, più volte, a Faenza ed a -Lizzano, ebbe l'anima accarezzata e placata -dal vibrante violino dell'illustre prof. Federigo -Sarti (che fu maestro ed amico affettuoso -di Pierino Pasolini-Zanelli), o da -quello della giovanissima artista Antonietta -Chialchia, allieva del Sarti medesimo; alla -quale volle, in segno di gratitudine, regalare -un suo ritratto con le parole autografe: -«<i>Al mattino radiante il tramonto brumoso. -G. Carducci</i>». -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Così il Poeta trascorreva, dolcemente -consolato, gli ultimi suoi giorni; ed intanto, -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -mentre qui in Romagna a Lui salivano, -nelle forme più semplici e pudiche, le manifestazioni -d'amore di tanti popolani, a -Lui pervenivano anche i saluti, gli augurî, -gli omaggi del mondo civile. Da Terni -gl'insegnanti secondarî e primarî; da Caserta -gli ufficiali di finanza; da Sarzana -i commemoranti il centenario della presenza -dell'Alighieri; da Scarperia i celebranti il -seicentenario della fondazione di quel castello; -da Faenza i maestri elementari e -i professori e gli studenti del Liceo-Ginnasio; -da Cesena gli ammiratori offrenti -in un album artistico i ricordi della biblioteca -malatestiana; da Bologna i professori -delle scuole medie adunati in solenne -congresso; persino dalla lontana Repubblica -Argentina gl'Italiani ivi residenti; -da ogni terra, insomma, ed in ogni -giorno in cui suonasse un'alta parola, o -si elevassero i cuori verso un'idealità pura -e gentile, giungevano al Grande Spirito -che ancor vigilava, sì come al nume -tutelare della patria, invocazioni e preghiere -d'assentimento e d'incoraggiamento. -</p> - -<p> -A tante espressioni di reverenza e di -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -gratitudine, una significantissima stava per -aggiungersi il 29 giugno 1905: la visita -al Carducci, in Lizzano, della regina madre. -Se non che, all'ultimo momento, tale visita -fu sospesa, a causa, si disse, del gran -nubifragio che desolò, a que' giorni, i -territorî di Ferrara, Forlì e Ravenna; e -che questo novello omaggio di Margherita -di Savoia al genio del Vate non potesse -avvenire, a non pochi increbbe, però che -sono sicuramente fra i maggiori meriti dei -sovrani della terra quelli che essi si abbiano -acquistati verso i sovrani del pensiero. -</p> - -<p> -Ma è da ricordare che pochi dì innanzi -al Carducci era giunto, in Romagna, -uno speciale pensiero del re d'Italia; il -quale, a' ringraziamenti del Poeta per la -croce dell'ordine civile di Savoia, conferitagli -con decreto del primo di giugno 1905, -volle a sua volta rispondere col seguente -dispaccio telegrafico: «<i>14 Giugno — Giosue -Carducci — Cesena. — Sono lieto di averle potuto -dare un novello segno della mia ammirazione, -e molto ho gradito la cortese lettera -con la quale Ella ha voluto ringraziarmene. -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -Vittorio Emanuele</i>». Tale dispaccio giunse -al Carducci inaspettatamente, mentr'Egli -esaminava nel palazzo Pasolini la copiosa -raccolta de' documenti del risorgimento, -stati già del generale Andrea Ferrari, duce -de' volontarî romani nel '48-'49, e da lui -consegnati al suo aiutante maggiore Pietro -Pasolini, che li conservò religiosamente. Il -Poeta stava sfogliando quel migliaio e -mezzo di carte, nelle quali è l'itinerario -delle legioni romane dal febbraio del '48 -fino a Vicenza, a Malghera, alla Repubblica -Romana, e dove spesso ricorrono i -nomi del Durando, di Ugo Bassi, del Manin, -di Guglielmo Pepe, del Tommasèo; -e nell'animo commosso gli si rinnovellavano -i giorni tragici ed epici della patria; -quando la parola del capo dello stato gli -giunse quasi come la voce dell'Italia <i>libera -ed una</i>, attestante che non invano erano -stati i sacrificî e gli eroismi, le congiure -e i patiboli. -</p> - -<p> -<i>Libera ed una</i> davvero? Ahimè! Il Poeta, -cui nella gioventù e nella virilità parve -che mal fosse assicurata da' governanti e -da' procaccianti alla patria una vera libertà, -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -ebbe poi per tutta la vita confitta nel -cuore la spina del saper non compiuto l'edificio -nazionale nostro. Fu irredentista nobilissimo -e fiero; ed ai vigorosi aneliti di -Trieste e di Trento verso l'Italia, rispose -sempre sospirando e fremendo, in uno slancio -di sublime amore. -</p> - -<p> -Nel giugno del 1905, dovendosi inaugurare -a Padova il tricolore offerto a quel -comitato della «<i>Dante Alighieri</i>» dalle -donne italiane <i>d'oltre confine</i>, fu chiesta a -Lui una parola augurale. Rispose: «<i>Cesena, -11 giugno. Alle gentili donne italiane di qua -e di là del confine, dal sacro spirito di Dante -ferma fede, magnanima costanza, diritto, -pieno e sereno adempimento di ogni loro -aspirazione buona, prega l'umile italiano -Giosue Carducci</i>». E da Padova gli giunse, -il dì dopo, questo telegramma: «<i>All'umile -italiano, la cui gloria rende ogni italiano -superbo, a nome delle altre donne a me -compagne nella solenne cerimonia qui ieri -celebratasi, invio caldi ringraziamenti per -l'alta patriottica parola onde volle onorarci, -augurando che a lungo risuoni paterno -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -incitamento ad egregie cose. Ada -Dolfin Boldù</i>». -</p> - -<p> -Di lì a pochi giorni avea luogo in Lizzano -una semplice, intima, commoventissima -festa: la consegna a Giosue Carducci -d'una medaglia d'oro decretatagli da Trieste, -come ricambio d'affetto a quello intensissimo -consacrato, ne' carmi del Poeta, -alle terre italiane ancora divelte dal seno -della patria. Nel pomeriggio del 17 giugno -giungeva a Lizzano Giacomo Venezian, -triestino e professore nell'Università di Bologna, -cui Trieste avea dato incarico di -presentare al Poeta il segno sensibile del -suo omaggio; ed insieme con lui erano il -prof. Puntoni, rettore dell'Università medesima, -il sindaco di Cesena ing. Angeli, -e l'avv. Trovanelli. Pochi altri intimi di -casa Pasolini, tra cui il prof. Giuseppe -Morini e la contessina Antonietta Gessi, -assistettero alla cerimonia. Questa avvenne -nella veranda, e vi fu presente anche la -signora Elvira Carducci, con manifesto -compiacimento. Il Venezian porse al Maestro, -racchiusa in astuccio di pelle, la medaglia -d'oro, su cui è da un lato l'effigie -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -del Vate, e dall'altro sta Trieste, assisa su -d'un rudero, mentre verso di essa volan -dal mare, in forma di gemetti e puttini, -i canti di Lui. In alto è il verso: «<i>Tu -sol, pensando, o idëal sei vero</i>»; sotto è -la dedica: «<i>Trieste, a suggello d'antico -amore</i>». -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-072a"></a> - <img src="images/ill-072a.jpg" alt="" /> -<p class="caption">Giosue Carducci sulla porta della chiesa di Polenta.</p> -</div> - -<div class="figcenter"><a id="fill-072b"></a> - <img src="images/ill-072b.jpg" alt="" /> -<p class="caption">Nei viali di Lizzano.</p> -</div> - -<p> -Il degnissimo figlio e rappresentante -della cara città disse al Poeta poche e -semplici e degne cose: voler esprimere -quella medaglia il sentimento d'antica e -devota devozione e d'intenso affetto di tutti -i Triestini al Poeta nazionale; avere Trieste, -da prima, avuto in animo di promuovere -la solenne coronazione del Vate in -Campidoglio; ma come parve difficile il -piegare la modestia di Lui a tanta solennità, -e non volendo la città deporre la -speranza di onorare sè stessa onorando il -Maestro, così aver essa cercato altra forma -d'omaggio coll'effigiarne durabilmente l'immagine -in una medaglia. Aggiunse il Venezian -che i promotori della manifestazione -non avean voluto mettere innanzi i loro nomi, -perchè questa apparisse, quale veramente -era, spontanea ed unanime di tutto il popolo -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -triestino; ma egli consegnava al Maestro -un documento da cui si pareva meglio -il significato e il valore della dimostrazione, -e ciò è il rescritto della imperiale e reale -polizia di Trieste col quale «<i>si conferma -il divieto di fare in una città austriaca -pubblico appello per onorare il Poeta che -ne' suoi scritti scagliò le più violenti invettive -contro la persona di S. M. l'imperatore, -e glorificò l'azione d'un Oberdank</i>». -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-072c"></a> - <img src="images/ill-072c.jpg" alt="" /> -<p class="caption">La medaglia di Trieste.</p> -</div> - -<p> -Giosue Carducci, che fino allora avea -ascoltato con un fare tra il bonario e il -commosso, alle parole del rescritto divenne -acceso in volto come se una subita vampa -di fuoco gli fosse salita su dal cuore; e -scattò in piedi, Egli che pur male reggevasi -ormai sulle gambe, esclamando: «No, -città austriaca, no! La più italiana delle -italiane; la fedele di Roma». Ed aggiunse: -«Dite a Trieste ch'io sento profondamente -con tutta l'anima mia quello che è l'anima -ed il pensiero di lei......» Nè potè continuare; -che uno scoppio di pianto gli troncò -in gola le parole. Allora tutti i presenti, -fortemente scossi, e colti da un'infallibile -tenerezza improvvisa, gli si fecero attorno, -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -e prendendogli le mani, e accarezzandolo, -e confortandolo con tronche parole, riuscirono -finalmente a calmarne lo spirito. E per -isvagarlo subito, le condussero all'aperto, a -fare una passeggiata pe' viali e nel giardino, -dove E' si riebbe ben presto, diventando -sereno ed ilare ed espansivo. -</p> - -<p> -Ma quel che non avea potuto interamente -esprimere a voce, volle dipoi consegnare -allo scritto; e da Lizzano, il 27 giugno, -inviò al Venezian la seguente lettera: -</p> - -<p> -«<i>Caro prof. Venezian, Ciò che Ella mi -recò e mi disse da parte di Trieste, supera -ogni possibilità di risposta. Sappia Trieste -ch'io sento profondamente con tutta l'anima -del mio pensiero quello che è l'anima -ed il pensiero della magnanima città; ed -anche quando io non sarò più, ciò che -piangendo e fremendo scrissi spirerà, credo, -a mantenere nell'Italia la fede a Trieste, -la fedele di Roma. Giosue Carducci</i>». -</p> - -<p> -Era ben degno di questa forte terra di -Romagna, dove dalla gioventù alla vecchiezza -Egli ebbe vincoli così stretti d'affetto, -e dove conchiuse, può dirsi, il suo -canto; era ben degno di questa terra, la -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -quale dette alla libertà ed alla patria il palpito -dei cuori ed il fior delle vite, che qui -si esprimesse la corrispondenza d'amorosi -sensi fra Trieste e Colui che dell'Italia -risorta fu la sintesi più gagliarda e completa. -</p> - -<p> -Oggi sulla facciata della solitaria e muta -villa di Lizzano, ove tanta gloria, tanti affetti -e tanta fedeltà si accolsero, una lapide -modesta, muratavi e scoperta quasi di -nascosto e senza pompe vane, ricorda semplicemente: -</p> - -<p> -«<i>Qui — tra i colli sereni — nella dolcezza -della amicizia — cercò pace e ristoro -alla grande anima — Giosue Carducci — -dal 1897 al 1906 — Silvia e Giuseppe Pasolini -Zanelli — con memore cuore — 2 novembre -1907</i>». -</p> - -<p class="indl"> -Faenza, novembre 1907. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Antonio Messeri.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -</p> - -<h2 id="lettere">QUESTE LETTERE, PER ADEMPIMENTO DI<br /> -DOVERE, PER TESTIMONIANZA DI CARA<br /> -PROFONDA AMICIZIA.</h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<h3 id="lett1">I. -<span class="smaller"><span class="smcap">Madesimo (Chiavenna), 18 luglio 1897.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -</p> - -<h3>I.<a class="tagtitle" id="tag1" href="#note1">[1]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa</i>, -</p> - -<p> -Grazie. Ricevei ieri la fotografia, bella -molto.<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> Intanto dal Ministero di grazia e -giustizia furono assegnate mille lire pe' -restauri della chiesa di Polenta. Io, presso -la vetta dello Spluga, a mille seicento su 'l -livello del mare, poco posso fare. -</p> - -<p> -Certo, non cogliere timi, come l'ape -d'Orazio, <i>circa nemus uvidique Tiburis ripas</i>:<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> -ma tra venti, rupi e torrenti, rapisco -a volo qualche strofe; e vedremo.<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -Io sto ora molto bene e non sono più -zoppo. Tant'è: io non era fatto per la cattedra -e l'accademia. -</p> - -<p> -Ossequio Lei, e La prego de' miei saluti -memori al conte, al figlio,<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> all'avv. -Trovanelli.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> -</p> - -<p class="indr"> -Dev.mo -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla gentildonna</i></p> -<p class="i02"> <span class="smcap">Contessa SILVIA PASOLINI</span></p> -<p class="i11"> <span class="smcap">Cesena.</span></p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<h3 id="lett2">II. -<span class="smaller"><span class="smcap">Madesimo (Sondrio), 12 settembre 1897.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -</p> - -<h3>II.<a class="tagtitle" id="tag7" href="#note7">[7]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa</i>, -</p> - -<p> -Ricevo qui le fotografie polentane in -grande, molto belle. Grazie. -</p> - -<p> -Credo che il 15 prossimo, alla fine, sarà -pubblicata nell'<i>Italia</i> di Roma l'ode,<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> che -sin dal giugno io aveva promesso al conte -Gnoli. Pochi giorni dopo verrà fuori l'edizione -Zanichelli, con la fotografia della -chiesa, credo, e con quella del cipresso,<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> -vorrei; a tutto benefizio de' restauri. -</p> - -<p> -Impossibile mi era mandarLe una trascrizione -dell'ode, che alla gran bontà di -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -Lei piacque desiderare: inchiostro, penne, -carta impossibili. Dimani scendo a valle; -lunedì sarò a Bologna: indi a Lei verrà -un saggio mio calligrafico, che, non fo per -vantarmi, sarà commendevole. Nella calligrafia -(brutto vocabolo pedantesco, ma la -cosa può essere buona) è il mio vero <i>bello -scrivere</i>. -</p> - -<p> -Credo che Ella sarà con la madre Sua. -La prego di riverirla per me. E salutando -il conte e Pierino, a Lei bacio la mano. -</p> - -<p class="indr"> -Dev.mo -<span class="smcap">Giosue Carducci</span>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla n. signora</i></p> -<p class="i02"> <span class="smcap">Contessa</span> SILVIA BARONI PASOLINI</p> -<p class="i01">(<span class="smcap">Vicenza</span>) <span class="smcap spaced8">Bassano</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<h3 id="lett3">III. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 12 gennaio 1898.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -</p> - -<h3>III.<a class="tagtitle" id="tag10" href="#note10">[10]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa</i>, -</p> - -<p> -Meglio tardi che mai. Io sto benissimo: -e col nuovo anno ho cominciato a bere -della Sua canina,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> che va anche meglio -di me. Ho scritto oggi all'arciprete;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> che -mi mandò molte benedizioni e voci di sue -preghiere a Dio, e una damigiana di sangiovese -dalle sue mani educato presso la -vetusta chiesa: bene educato da vero. Io -lo assicuro che Zanichelli, fatti i conti a -giorni, gli manderà del denaro; e lo esorto -a riprendere i lavori, anche per aiuto de' -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -poveri.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> Intanto prego per mezzo di Lei -il signor conte a far ricerca dei disegni e -progetti presso l'Economato o al Ministero. -</p> - -<p> -Alla bella poetessa<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> non anche ho scritto: -dimani l'altro. Anche da Bertinoro alto -ridente il sindaco<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> mi scrisse graziose e -nobili cose. E anche a lui risponderò. Ma -il tempo mi è scarso a esser gentile. Quanto -lavoro, io che pure vorrei non far nulla, -e che anelo all'ozio sì come il cervo al -fonte delle acque vive! Ozio in monti e in -colli, pensando alla salute dell'anima mia. -</p> - -<p> -La prego di salutare per me la signora -*. <i>Salutala in mio nome e dalle avviso</i> -(Dio mio, con la scusa di un verso -del Tasso, mi trovo a dar <i>del tu</i> a Lei: -Contessa, voglia perdonarmi) che io sono -avverso al ministro, il quale mi tornava -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -a parlare di Roma, dove io non voglio -fare il professore; e non voglio fare il professore -più.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> -</p> - -<p> -Bensì a Roma verrò su' primi di febbraio; -ma non andrò in casa della sig. *; -temo di essere incorso nell'ira sua. Senta -un po' Lei. Signora contessa, La riverisco -devotamente, e La prego di ricordarmi al -conte e a Pierino. -</p> - -<p class="indr"> -Suo -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla nobile signora</i></p> -<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI BARONI</p> -<p class="i02"> <i>Via Venti Settembre 35</i></p> -<p class="i13"> <span class="smcap">Roma.</span></p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<h3 id="lett4">IV. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 19 giugno 1902.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<h3>IV.<a class="tagtitle" id="tag17" href="#note17">[17]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Cara signora contessa</i>, -</p> - -<p> -Saluti, ossequî, ricordi affettuosi. -</p> - -<p> -EccoLe la lettera del Ierace.<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> Nel XII, -<i>Confessioni e Battaglie</i>, manifestai la mia -recisa antipatia e inettitudine alla piccola -letteratura di <i>commissione e decorativa</i>.<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> -Nè giova ricordare lo scritto breve e doloroso -per Pietro Pasolini. Lì fu una grande -sventura domestica che parlò nel cuore, un -giovine nel fior dell'età che io avevo trattato -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -famigliarmente, che mi era veduto -crescer bello e lieto in conspetto....<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> -</p> - -<p> -Non feci che esprimere quello che immaginai -dover essere, senza frasi, il sentimento -de' genitori. -</p> - -<p> -Qui è un monumento reale, da collocarsi -in luogo storico, con intervento di -ministri, squadre etc. Non son fatto a simili -scene; ammiro e ascolto e leggo rapito; -ma io non so dir <i>niente</i>. -</p> - -<p> -Ella significhi meglio che io abbia detto, -e faccia sentire a Ierace quanto mi duole -il dire di no. Ma! -</p> - -<p class="indr"> -Suo aff.mo -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla n. d. contessa</i></p> -<p class="i01">SILVIA PASOLINI ZANELLI BARONI</p> -<p class="i10"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<h3 id="lett5">V. -<span class="smaller"><span class="smcap">Madesimo, 27 luglio 1902.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<h3>V.<a class="tagtitle" id="tag21" href="#note21">[21]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa</i>, -</p> - -<p> -Grazie, Ella sa di che, e quanto effuse -dal cuore Le pervengono. -</p> - -<p> -Oggi compio sessantasette anni. Le bambine -dello stabilimento mi hanno presentato -un magnifico mazzo di fiori alpestri. Due -bambine, che a pena sciolgono i passi, mi -hanno dato dal seno delle loro madri due -mazzolini di <i>edelweiss</i>. Mi giunge dal <i>Giornale -d'Italia</i> un ricordo di Ugo Pesci, che -mi ha veramente commosso. Lo legga, signora -contessa, nel numero del ventinove -giugno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<p> -E nella rocca medicea passi Ella giorni -felici, confortata dall'arte divina, che non -ha segreti per Lei. -</p> - -<p> -La musica è una grande consolatrice, -con le sue voci profonde, tenere e possenti, -che non si sa d'onde vengano. Forse è la -rivelatrice della grandezza arcana di questa -nostra povera natura ed anima. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA B. PASOLINI</p> -<p class="i07"> <span class="smcap">Dovadola</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<h3 id="lett6">VI. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 8 luglio 1904.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<h3>VI.<a class="tagtitle" id="tag22" href="#note22">[22]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Cara contessa Silvia</i>, -</p> - -<p> -Dall'antro di Zanichelli, molto migliore -della sua fama, di quella cioè che gli ha -fatto Ella, Le scrivo per mandarLe i miei -saluti e i miei congedi. -</p> - -<p> -Io domenica, cioè doman l'altro, parto -per Madesimo; e lassù spero che le ninfe -serene delle Alpi mi avvolgeranno fra i -loro grandi veli. A Lei lascio le ninfette -degli Appennini, scalze, stracciate e sudanti -ad ogni passo che muovono per la -sassosa via. Se non che, a quelle ninfuccie -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -Ella comanda e presiede come fata -bianca, e come sovrana e partecipe della -multiforme armonia; e le fa apparire e -atteggiarsi come meglio Le piaccia.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> A -settembre, quando l'aere sarà ammansato, -io tornerò a Lei prima di tutto, e -poi alla bellissima e dolcemente indimenticabile -Lizzano: Lizzano sola degna di non -essere ricordata con le ninfe appenniniche, -sola degna di essere ricordata con desiderio -anche di sul seno austero delle ninfe -alpine. -</p> - -<p> -Faccia, La prego, i miei ossequî al -conte; faccia a sè stessa i miei saluti con -tutta l'effusione. -</p> - -<p class="indr"> -Suo di cuore<br /> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla nobil signora</i></p> -<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i14"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<h3 id="lett7">VII. -<span class="smaller"><span class="smcap">Villa Adele, Madesimo, 24 agosto 1904.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<h3>VII.<a class="tagtitle" id="tag24" href="#note24">[24]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Cara contessa Silvia</i>, -</p> - -<p> -Questa mia lettera spera di raggiungerLa -sulle rive della Brenta, e incomincia dal -mandare memori saluti e augurî di bene -stare alla contessa Marina,<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> la cui immagine -mi sta scolpita nel cuore. -</p> - -<p> -Quassù abbiamo avuto purtroppo caldo, -che ora è compensato da cinque gradi di -freddo e da un vento indiavolato. Questi -alti e bassi senza misura mi fanno ricordare -con molto rimpianto e con grande -desiderio Lizzano, dove il cielo, la terra, -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -l'aria ricordano la temperatura e i bei paesaggi -dell'Ariosto, e dove sono fate e ninfe, -e dee vere e vive «che adornan sempre -le felici rive», e mettono in fuga con i -lieti e onesti favellari la malinconia, se ella -si attenta di avvicinarsi all'anima. -</p> - -<p> -Dunque Lizzano anche nel disordine -della natura serba le notti fresche e piene -di armonia, a cui il lido marino manda -il lume dei suoi fari, e gli effluvii della -sua marina? -</p> - -<p> -Ahimè, bel paese è Lizzano, e richiama -i cuori e le fantasie con molti ricordi. Io -spero di rivederlo ben presto, e riprendervi, -giacchè la prima signora lo concede, i segni -e poteri della mia sovranità. -</p> - -<p> -Alla qual signora mando i miei omaggi, -e assentimenti alle ninfuccie e agli Egipani. -</p> - -<p> -La saluto di mia mano. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla nobil donna</i></p> -<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI BARONI</p> -<p class="i13"> <span class="smcap">Bassano</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<h3 id="lett8">VIII. -<span class="smaller"><span class="smcap">Villa Adele, Madesimo, 20 luglio 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -</p> - -<h3>VIII.<a class="tagtitle" id="tag26" href="#note26">[26]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Cara contessa Silvia</i>, -</p> - -<p> -Oggi il cielo, la terra e quasi l'anima -mia sorridono un ineffabile sorriso<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> di primavera; -e vogliono che io Le scriva. -</p> - -<p> -Ma che dirLe che risponda a quel che -mi suona dentro? Nulla più di quello che -Ella sa. -</p> - -<p> -Non però che sia sempre così; ieri, e -poco prima, la tempesta era nel cuor mio. -Vedevo tutto nero; e il non poter camminare -come prima mi dava la morte nel -cuore. -</p> - -<p> -Oggi il mio spirito si è rialzato, e profitto -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -del tempo benigno per mandarLe un -saluto dall'anima. -</p> - -<p> -L'Elvira<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> ed io non facciamo che pensare -e parlare di Lei; e il sorriso e lo -spirito soave<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> della fata bianca è il principio -e il termine d'ogni nostro pensiero. -</p> - -<p> -InvitarLa a venir quassù sarebbe oggi -un'illusione, perchè è letteralmente tutto -pieno; ma appena si potrà, io Le scriverò -fulmineamente; ed Ella verrà, perchè senza -di Lei non vi è luogo bello, ed Ella -ha il potere, con la parola e co'l sorriso, -di far più bello l'aspetto delle cose. -</p> - -<p> -Dove è ora? Dovunque Ella sia, il mio -cuore è con Lei. -</p> - -<p> -Mi ricordi a cui crede che il mio ricordare -piaccia. A Lei credo prima che a tutti. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla n. d. contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA BARONI PASOLINI</p> -<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<h3 id="lett9">IX. -<span class="smcap">Madesimo, 9 agosto 1905.</span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<h3>IX.<a class="tagtitle" id="tag30" href="#note30">[30]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Carissima contessa</i>, -</p> - -<p> -Se mi sarà dato di finire questa mia -avanti che annotti, essa Le verrà sollecita -annunziatrice di una mia gita (quarta o -quinta) allo Splugen. -</p> - -<p> -Il cielo era una benedizione di Dio sulla -natura, e la terra un rendimento di grazie, -e l'anima mia pacata nella pacifica armonia -dei versi virgiliani. -</p> - -<p> -Quanto e come soavemente mi facevano -pensare quei versi, su quei monti! Ma -verso sera mutò il paesaggio e l'anima. Le -basti ch'io non ho mai chiuso un occhio -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -la notte, e da ciò indovini lo stato dell'anima -mia. Ciò non ostante stamattina, -grazie a Dio e a Virgilio, ero di nuovo -in pace con la natura e con me. Quanta -pietà nelle parole dei Troiani sbattuti dal -naufragio! -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Dî tibi, si qua pios respectant numina, si quid</p> -<p class="i01">Usquam justitia est, et mens sibi conscia recti,</p> -<p class="i01">Praemia digna ferant. Quae te tam laeta tulerunt</p> -<p class="i01">Saecula? qui tanti talem genuere parentes?»<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a></p> -</div></div> - -<p> -Glieli ho scritti in latino, perchè Ella -si avvezzi a leggerli e a ripeterli latinamente. -Nessuno ha scritto versi latini così -belli come Virgilio: un tempo pensavo che -Orazio, ma ora no. -</p> - -<p> -Io La raccomando ai versi virgiliani che -La accarezzino con la loro armonia, e Le -facciano dimenticare la trista dissonanza -delle cose. -</p> - -<p> -E ora non ce n'entra più. È contento -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -il Geròla della mia epistola cretense?<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> -Tanto meglio, benchè io non era competente -giudice; ma mi inspirò la pietà della -gente veneta, così fida alle memorie d'Italia: -e con ciò, e con i saluti dell'Elvira<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> -e con i miei saluti, La lascio nel -pensiero di Virgilio e nel mio. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<p> -Ricorderò i ricordati da Lei allo Zanichelli; -Ella mi ricordi strettamente ed affettuosamente -a Sua madre. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla nobil signora</i></p> -<p class="i01"><span class="smcap">La contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i12"> <span class="smcap">Bassano Veneto.</span></p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<h3 id="lett10">X. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 14 ottobre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<h3>X.<a class="tagtitle" id="tag34" href="#note34">[34]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Molto amata contessa Silvia</i>, -</p> - -<p> -Un gran dire della mia cera. Un miracolo: -portenti. Ma intanto co'l pretesto -di rendermi la forza e l'attività d'un tempo, -il dottore Boschi<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> mi relega a due o tre -giorni di letto forzato: e viene troppo -spesso a visitarmi. Io non ho cagione di -lamentarmi; ma pur troppo mi sento debole -debole debole, come gli entusiasti -della mia salute pur dicono. Parliamo d'altro. -</p> - -<p> -Mi è ricapitato sott'occhio un ricordo -a me carissimo: un album della città di -Faenza, con le firme dei cittadini, e con -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -inscrizioni significantissime. Quanti nomi a -me cari di uomini animosi e valenti e di -gentili donne: che belle ore mi ricordavano! -</p> - -<p> -In capo a tutti mi salutò e mi parlò -al cuore il nome Vostro, nobilissima Silvia, -«<i>Sylvia dulcis</i>». E mi destò la speranza -di vederVi presto. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Instar veris enim vultus ubi tuus</p> -<p class="i01">affulsit populo, gratior it dies</p> -<p class="i01">et soles melius nitent».<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a></p> -</div></div> - -<p> -Addio. Ave et salve. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla n. d. sig.ra contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i09"> <span class="smcap">Cesena</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<h3 id="lett11">XI. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 19 novembre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<h3>XI.<a class="tagtitle" id="tag37" href="#note37">[37]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Contessa Silvia molto amata</i>, -</p> - -<p> -Non posso far a meno di esser triste -oggigiorno. È morto il mio vero amico -Giambattista Gandino. Fu il primo che conobbi -in Bologna nel 1860.<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> Quanti anni, -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -quanti dolori, e quanta fedeltà! Il latino -e l'amicizia, due immutabili passioni dell'animo -suo. Dall'amicizia sua non mi venne -mai un turbamento; fu il re del latino -puro: questa la sua vita nel rispetto -mio. Peccato che Voi non l'abbiate conosciuto! -</p> - -<p> -Ecco la mutazione per il <i>Vere Novo</i>.<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> -Mutato nel verso secondo così: «<i>Sorride e -chiama</i>»;<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> il verso sesto dica così: «<i>E -guarda gli occhi, candida Silvia, tuoi</i>». -Così tutto va bene; immagine, metro e -verità. -</p> - -<p> -Oggi è una giornata orribile. Il barometro -si abbassa fino all'anima e proibisce -di pensare. Spero che costassù in montagna -l'aria sia più pura: qui pesa sul capo e -sul cuore. Ahimè! oggi sto male. Passate -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -i miei saluti affettuosi alla signora Marina -e al conte, e addio. -</p> - -<p> -Salve et vale. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla signora</i></p> -<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i11"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<h3 id="lett12">XII. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 28 novembre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<h3>XII.<a class="tagtitle" id="tag41" href="#note41">[41]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>, -</p> - -<p> -Questa volta voglio parlarVi di studî. -Ho comperato due libri nuovissimi a un -tratto: la <i>Congiura di Catilina</i>, e.... indovinate?... -<i>Elvira</i>, amore di Lamartine. -</p> - -<p> -L'Elvira a me e al mio compartecipe<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> non -fa la figura di bellezza che rinnovò l'arte -moderna: anzi!... Ma ciò non toglie che -la poesia da lei inspirata non sia la più -bella poesia francese. Non mai quella lingua, -che par negata alla poesia, ebbe inspirazioni -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -così di cuore come <i>Le Lac</i>, che -certo è la più bella poesia sentimentale -moderna. Non mai inspirò così profondamente -un lamento così mesto e così sentito -come nel <i>Crucifix</i>. Tutto è finito: -poesia, inspirazione e sentimento. Ma ciò -non impedisce che sia stato un movimento -profondamente sentito.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> -</p> - -<p> -La <i>Conjuration de Catilina</i> di G. Boissier -è storia romana: sempre vera, sempre -nuova e sempre bella. -</p> - -<p> -E ora d'altro. Cioè del vostro piede, -che deve essere affatto guarito e padrone -di sè: Voi non me ne dite abbastanza, ma -io immagino che sia così; vi sento intonata -in altra guisa. -</p> - -<p> -Salutatemi la Vostra piccola amica tedesca<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> -e la vostra gran madre contessa -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -Marina, le quali mi hanno messo in testa -questa leggiadra notizia. E Voi pregate che -co' miei malanni mi seguiti sempre il buon -umore che ho oggi, il quale in gran parte, -anzi tutto, mi viene da Voi. -</p> - -<p> -Grazie. Salve et vale. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla signora</i></p> -<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i11"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<h3 id="lett13">XIII. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 29 novembre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<h3>XIII.<a class="tagtitle" id="tag45" href="#note45">[45]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>, -</p> - -<p> -Una gentile e pia necessità (che tale -parrà anche a Voi) m'impone una impronta -sollecitazione anche a Voi. -</p> - -<p> -La società scolastica che in Graz s'intitola -del mio nome, mi chiede un mio ritratto -per collocarlo in luogo di onore. -Fosse una solita domanda, e de' soliti, -non risponderei. Ma qui bisogna che mi -rivolga a Voi, perchè m'impetriate dal gentile -artista di Cesena<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> una copia di quella -che a me pare bellissima (e so che pare -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -anche a Voi) fotografia. Spesa qualunque -siasi, a conto mio. Vi prego di mandar qui -per la firma necessaria. Figuratevi che devo -andare in mezzo a Mazzini e a Garibaldi: -ahi, quanto e immeritato onore! Fate Voi -almeno che io figuri bene: io Vi dovrò anche -questo. Non Vi dico che mi perdoniate; -troppo Vi conosco: amatemi un poco di più. -</p> - -<p class="indr"> -Vostro<br /> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Alla signora</i></p> -<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i11"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p> -</div></div> - -<div class="blockquote"> -<p> -A questa lettera il Carducci unì un articolo, ritagliato dall'<i>Avvenire -d'Italia</i>, giornale bolognese, intitolato «<i>Traveggole -socialiste intorno a Giosue Carducci</i>», nel quale è detto -che l'<i>Avanti</i> riporta dall'<i>Asino</i>: ... «che il poeta è ridotto quasi -ad uno stato d'incoscienza, e che i preti approfittano del -suo stato per invaderne la casa in attesa di confessarlo moribondo...». -In margine a tale articolo il poeta dettò le parole -seguenti: -</p> -</div> - -<p> -E dire che son per riprendere i miei -lavori, perchè il Boschi è ammirato della -mia salute! G. C. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<h3 id="lett14">XIV. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 2 decembre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<h3>XIV.<a class="tagtitle" id="tag47" href="#note47">[47]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa molto amata</i>, -</p> - -<p> -Già fin da ieri il Bacchi della Lega deve -aver significato al signor conte la indegnazione -mia per quello che il giornale -aveva scritto, a proposito di cose mie, su -Voi, etc.<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> E come Voi usate dire, la -<i>pitantana</i><a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> mi aveva colto sul serio; e chi -sa che cosa avrei scritto a quei cialtroni, -degno di loro e dell'ira mia; se poi uomini -di senno, e voglio contare specialmente -in questa categoria il Bacchilega, -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -non mi avessero persuaso che erano parole -spese inutilmente, e che nessuno badava -a quel che era scritto in quel giornale, e -che quella turba di mascalzoni non vale il -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<span class="dotted">. . . . .</span> fango che mi lorda i piedi».<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a></p> -</div></div> - -<p> -Vili, dire che Voi siete mossa da <i>uno -scopo occulto di tenerezze devote</i>, per un'onorificenza -di Corte! Io non conosco donna -superiore a Voi nel disprezzo di simili -sciocchezze. E parliamo, alla fine, d'altro. -</p> - -<p> -Grazie di quello che farete con Casalboni;<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> -grazie per me e per gli amici d'oltre -i confini; specialmente per essi, che -me potrebbero lasciare da parte. Dunque -sarà una bella fotografia, che farà onore -al mio ceffo; e, fuor di scherzo, all'arte -cesenatica. Grazie, grazie, grazie. Onorate -Voi quella degna Cesena, che tanto mi -favorisce; onoratela e ringraziatela. -</p> - -<p> -Voi mi dite, scrivetemi e consolatemi di -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -Voi. Se per consolarVi vi può piacere che -io dal medico Boschi sia trovato sempre più -valido, ciò Vi consoli: quanto a me, io altrove -cerco la mia consolazione, e Voi ben lo -sapete. A proposito: come va il vostro piede? -Sempre meglio, non è vero? Io e i vostri -migliori amici sempre attendiamo che il -conte vi riconduca alle nostre parti, ma -rispettiamo i sentimenti di vostra madre, -alla quale affettuosamente mi ricordo. -</p> - -<p> -Addio. Lasciate la <i>pitantana</i>, vocabolo -che non piace punto a Bacchilega, nè a -me. Salve et vale. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i07"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -</p> - -<h3 id="lett15">XV. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 5 decembre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<h3>XV.<a class="tagtitle" id="tag52" href="#note52">[52]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>, -</p> - -<p> -Oggi spedisco a Graz il mio ritratto, -da accompagnarsi a quello dei veramente -illustri e sacri:<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> ho scritto ai giovani che -l'opera è di artista <i>italiano</i>, Casalboni; che -vien loro in dono da gentildonna <i>italiana</i>, -Silvia etc. Così il dono sarà più accetto e -più gentile. Questo voglio che sappiate subito -tanto Voi, che l'artista. -</p> - -<p> -Ahimè! che brutta giornata! involuta -di tenebre e di nebbia, quale da ormai -due mesi è ridotta l'anima mia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Ma ci fu dunque un giorno</p> -<p class="i01">Su questa terra il sole?</p> -<p class="i01">Ci fur rose e vïole,</p> -<p class="i01">luce, sorriso, ardor?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">«Ma ci fu dunque un giorno</p> -<p class="i01">la dolce giovinezza,</p> -<p class="i01">la gloria e la bellezza.</p> -<p class="i01">Fede, virtude, amor?»<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a></p> -</div></div> - -<p> -Pare che ci fossero; almeno io le ho -cantate. Nel <i>tedio invernale</i> presente non -pare davvero che ci siano. Sbaglio: sono -nell'anima vostra. -</p> - -<p> -Salve et ave. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI.</p> -<p class="i07"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<h3 id="lett16">XVI. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 23 decembre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -</p> - -<h3>XVI.<a class="tagtitle" id="tag55" href="#note55">[55]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>, -</p> - -<p> -Voglio fare le mie confessioni; cioè vo' -dir cose che, dopo morto, tolgano ogni -dubbio del come io pensassi e credessi. -</p> - -<p> -Cominciamo dal principio; da Dio, o -da chi è tenuto Dio. -</p> - -<p> -Poco più che ragazzo cominciai un inno -a Cristo, così: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Io non so chi tu sia, nè per che modo</p> -<p class="i01">Venuto se' quaggiù.....»</p> -</div></div> - -<p> -applicando a Cristo i versi che Dante poneva -in bocca ad Ugolino.<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -</p> - -<p> -Uomo fatto, rincarai con parole mie -proprie quel che avevo accennato di sbieco, -segnatamente nella <i>Chiesa gotica</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«O inaccessibile re degli spiriti,</p> -<p class="i01">tuoi templi il sole escludono.</p> -<p class="i01">Cruciato martire tu cruci gli uomini,</p> -<p class="i01">tu di tristizia l'aër contamini»;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a></p> -</div></div> - -<p> -e nelle <i>Fonti del Clitumno</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «<span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> un Galileo</p> -<p class="i01">di rosse chiome il Campidoglio ascese,</p> -<p class="i01">gittolle in braccio una sua croce e disse:</p> -<p class="i01">— Portala, e servi —».<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a></p> -</div></div> - -<p> -E certo sono cose forti e indimenticabili. -Confesso che mi lasciai trasportare -dal principio romano, in me ardentissimo: -e fu troppo. Ma quasi al tempo stesso soavi -cose pensai e scrissi di Cristo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Oh, allor che del Giordano ai freschi rivi</p> -<p class="i01">traea le turbe una gentil virtù etc.»<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a></p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -Resta che ogni qual volta fui tratto a -declamare contro Cristo, fu per odio ai -preti; ogni volta che di Cristo pensai libero -e sciolto, fu mio sentimento intimo. -Ciò non vuol dire ch'io rinneghi quel che -ho fatto: quel che scrissi, scrissi; e la divinità -di Cristo non ammetto. Ma certo -alcune espressioni son troppo; ed io, senza -adorare la divinità di Cristo, mi inchino -al gran martire umano. -</p> - -<p> -Questo voglio che si sappia, e lo scrivo -a Voi, perchè capace di dirlo apertamente. -</p> - -<p> -Vedete che m'è venuta voglia di scrivere, -oggi. -</p> - -<p class="indr"> -Il vostro<br /> -<span class="smcap">Giosue Carducci.</span> -</p> - -<p> -Pensieri della vigilia di Natale, che ho -sempre avuto, e da tenerne conto. -</p> - -<p class="indr"> -G. C. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza.</span></p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<h3 id="lett17">XVII. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 27 decembre 1905.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<h3>XVII.<a class="tagtitle" id="tag60" href="#note60">[60]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa Silvia molto amata,</i> -</p> - -<p> -Che bel passeggiare, arridendo il variato -sole di primavera, su per i colli dell'amenissimo -Lizzano; o anche discendendo -verso il piano! Affacciandosi questa visione -agli occhi e all'animo conturbati da questa -nebbia brumale, più triste è il tristissimo -decembre. Torneremo mai sui colli di Lizzano? -O al bellissimo Bertinoro? Io per -me dubito. -</p> - -<p> -Mi contenterei per ora, e anche per allora, -di ritrovarmi nella bella saletta di -Faenza, dove mi guardano tanti visi ch'io -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -non conosco, e pure amo; o nel salone, -dove tante cose possono essere cantate e -suonate con musica melodia. Tacendo, nel -mio silenzio mi pare di ascoltare e d'intendere. -Ahimè! Inteso bene che tutto sarebbe -allegrato e fatto vivo dall'aspetto e -partecipazione della signora. Voi dareste -la vita vera a quell'ignoto ch'io medito, -che io sento, e che potrei anche rappresentare. -</p> - -<p> -Questa divagazione malinconica mi fa -meno uggiosa la triste nebbia. Se Voi foste -qui e parlaste, svanirebbe affatto. Ma io -voglio venire a Faenza. -</p> - -<p> -Ricordatemi il nome della signora che -mi mandò il salmone; l'americana famosa -che parla e scrive così bene l'italiano.<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> Bisogna -che le risponda. -</p> - -<p> -Addio, addio; con l'anima profondamente -contristata, in mezzo alla gioia apparente, -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -dalla morte di Severino Ferrari:<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> -grande ferita nel mio cuore! -</p> - -<p> -Addio, cara signora ed amica dolcissima. -Voi mi intendete. -</p> - -<p class="indr"> -Il vostro<br /> -<span class="smcap">Giosue Carducci</span>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI.</p> -<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<h3 id="lett18">XVIII. -<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 11 aprile 1906.</span></span></h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<h3>XVIII.<a class="tagtitle" id="tag63" href="#note63">[63]</a></h3> - -<p class="indl"> -<i>Signora contessa Silvia molto amata,</i> -</p> - -<p> -Siete tornata a Faenza, nella dolce dimora -in cui vi ho sempre vista io. Quella -dimora è sacra per me; e deve essere anche -per Voi. Quante rimembranze soavi vi rifioriscono -nell'anima! Se avessi lo stile -prezioso, oh quanto vi rifiorirei! Ma l'affettuoso -è stile molto più nobile del prezioso, -e con questo seguito a scrivere. Invano -Voi fareste opera di chiamarmi alla -preziosità. «Io sento e dico e rappresento -il vero». Oh che bel verso! «<i>Quidquid -conabar dicere, versus erat</i>». Così avveniva -al fiorito Ovidio:<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> ma l'intima eloquenza -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -del cuore commosso non era con lui, nè -era da lui. Non vorrei fargli torto, se per -lui mi sovvenissi i Marini e l'adorato D'Annunzio. -Per quanto adorato? Perchè adorato? -E come adorato? Problemi a cui -sarebbe facile rispondere, se io avessi voglia -di rompermi il capo con la poesia -moderna. E già! V'è poesia moderna? E -ciò che porta quel nome, lo merita? Io -più che invecchio, più penso che no. E -forse è una malinconia della vecchiaia. -</p> - -<p> -Pensateci e rispondetemi. EccoVi dato -l'argomento a una bella lettera. La quale, -e tutto quello che viene da Voi, io aspetto -con desiderio e affetto infinito. -</p> - -<p> -Intanto Vi saluto. -</p> - -<p class="indr"> -Vostro<br /> -<span class="smcap">Giosue Carducci</span>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p> -<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p> -<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<h2 id="appendice">APPENDICE</h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -</p> - -<p class="indl"> -<i>Quest'Appendice contiene</i>: -</p> - -<p> -1º <i>Una lettera con la quale Giuseppe Torquato -Gargani accompagnava nel 1856 a don Luigi Bolognini -in Faenza il dono della sua</i> dicerìa: «Di -Braccio Bracci e degli altri poeti odiernissimi», -<i>stampata a spese degli</i> «amici pedanti». <i>Questa -lettera, inedita e gentilmente a noi comunicata dagli -eredi della famiglia Bolognini, è un'eco così viva e -sincera delle prime lotte letterarie del Carducci, alle -quali abbiamo accennato nella</i> «Prefazione», <i>che ci -è parso prezzo dell'opera non defraudarne il lettore.</i> -</p> - -<p> -2º <i>Una commovente e preziosa notizia sui soggiorni -del Carducci a Madesimo, nell'agosto del 1904 -e del 1905, inviataci con somma cortesia dall'illustre -prof. Flaminio Pellegrini, della r. Università di Genova; -al quale ci è caro di porgere pubblicamente i -più vivi ringraziamenti.</i> -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<h3 id="gargani">GIUSEPPE TORQUATO GARGANI<br /> -A DON LUIGI BOLOGNINI, IN FAENZA.</h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<p class="indl"> -<i>Mio caro Gigi,</i> -</p> - -<p> -È troppo tempo che non ho tue nuove da te; -fa' di scrivere come prima potrai. Io sto benissimo, -e sento la vita ora che sono in guerra con tutti i -poetini e prosatorucci di Firenze. Ti mando con -questa una mia dicerìa: hoc fonte derivata clades. -È una canzonatura da cima a fondo, che ha fatto -rider me, scrivendola; e molti dotti davvero, leggendola. -La leggerai anche tu, e daraimene il parer -tuo. La darai a don Lanzoni<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> e al Minardi,<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> -i quali carissimamente saluto. Oh, se sentissi cosa -dicon di me questi giornali infranciosati! Credo -d'aver fatto la bocca larghissima a riderne, e figurati -che han pubblicato ch'io sono impazzato e -messo all'ospedale, e che settimana per settimana -daran le mie nuove alla gente. Perdio! l'è una -critica da fare i capelli bianchi. E per di più han -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -citato minchionando due versi per miei, i quali io -non scrissi mai: bravi i birbanti b.....! A me par -d'essere altr'uomo, e son contento che la dicerìa -abbia fatto quel che doveva tare, e gongolo delle -fiacche furie e dell'escandescenze sguaiate di cotesti -pigmei, i quali han fatto veder chiaro che li ho -arrivati nel vivo. Per le vie è un domandare: è -quello l'autore della dicerìa? e chi compate, chi -gabba, chi guarda in cagnesco, chi sogghigna, chi -loda: ed io rido di tutti. Così è, mio caro Gigi; -io quietissimo e umilissimo omiciattolo ho messo -sossopra la repubblica letteraria in Toscana e fors'anche -fuori. Gli amici, che a loro spese hanno -stampato il mio scritto, si sono riuniti in una -specie di accademia,<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> e faranno battaglia a corpo -morto contro tutte le romanticherie e tutti i capricci -infranciosati, inglesati, intedescati: son pochi, -ma hanno fegato e lombi italianissimi. Era tanto -che costoro facevano i demagoghi: anche la pazienza -ha un confine, e bisognava che qualcuno -salvasse l'antica fama del senno fiorentino messa -in terra da questi m.... L'abbiamo fatto noi; non -benissimo, per manco di sapere; ma con il calore -di giovani amantissimi dalla maestosa letteratura -italiana: la volontà scusi la debolezza della natura. -Tu scrivi e seguita ad amare il tuo fratelluccio -<i>impazzato</i>. Saluterai la gentile signora contessa -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -Pasolini<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> e il signor conte.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> Se credi bene, fa' -leggere la dicerìa al conte Antonio<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> e al conte -Francesco,<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> a' quali ricorderai la mia servitù. -Se conosci o a Faenza o a Forlì o a Bologna -qualche buon letterato, dillo, che glie la manderemo, -perchè desideriamo che giri. Ho veduto -Ghinassi,<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> c'ora è in Livorno. Ricordami ai buoni -Farina,<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> scusandomi se non scrivo per essere occupatissimo -in lavori e battaglie. A settembre (se -non mutan le cose) vo con una signora maestro -per sei anni a Montegemoli, presso a Volterra.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> -Ti saluto e ti abbraccio. -</p> - -<p class="indl"> -20 luglio 1856. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">G. T. Gargani.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -</p> - -<h3 id="madesimo">SU 'L CARDUCCI A MADESIMO<br /> NELL'AGOSTO -DEGLI ANNI 1904 <span class="smcap lowercase">E</span> 1905.</h3> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -</p> - -<p> -A Madesimo, sullo Spluga, nel mese d'agosto -del 1904 e del successivo anno 1905, ebbi l'inesprimibile -conforto di ritrovarmi a lungo col Carducci, -che mi fu maestro a Bologna dal 1887 -al 1890, e che, da allora, m'onorò sempre d'affettuosa -benevolenza. -</p> - -<p> -L'amenissimo soggiorno, nel 1904, giovò sensibilmente -alla stanca sua fibra. Sui primi del -mese, già ritemprato dalla breve permanenza, potè -riprendere persino le sue gite mattutine, lungo il -sentiero alpestre della Motta, tra il folto degli -abeti, fino a un rustico sedile d'onde tutto si domina -il magnifico paesaggio. -</p> - -<p> -Lassù con intensa commozione lo udii recitare -a memoria passi della <i>Divina Commedia</i>, odi di -Orazio: e, notevole a dirsi, la voce del Poeta, -d'ordinario sì impedita dal male, riprendeva nella -recita dei versi la franchezza, l'intonazione indimenticabile -dei giorni migliori! -</p> - -<p> -In quello scorcio d'estate non solo mi dettava -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -senza pena le sue corrispondenze, ma rivide bozze -di stampa, e con mano malferma reggeva Egli stesso -la matita, per prendere numerosi appunti leggibili -quasi solo da Lui. -</p> - -<p> -L'anno appresso, purtroppo, l'infermità aveva -fatto progressi desolanti. Brevissime passeggiate, -quasi sempre malinconiche e silenziose: agli stentati -colloqui alternava lunghe letture di Virgilio, -interrotte da periodi tristi di raccoglimento interiore. -Ma il suo grande spirito, posso attestarlo -con piena sicurezza, era vigile sempre, e le ricordanze -si mantenevano prodigiosamente tenaci, sia -che rievocasse con una parola scultoria uomini e -cose, sia che tornasse con freschezza mirabile a citazioni -erudite, o che lo spunto d'un verso gli richiamasse -poesie proprie ed altrui. -</p> - -<p> -In presenza d'estranei, ormai, evitava quasi del -tutto di parlare. Invece proseguì a dettarmi non -di rado lunghe lettere degne della grande arte sua, -senza una pausa, senza correzioni, senz'altra fatica -salvo quella di vincere la difficoltà vieppiù grave -della pronunzia malfida. -</p> - -<p> -Ricordo l'estremo saluto accorato a Giuseppe -Chiarini, in una lettera commoventissima del giorno -11 agosto 1905, pubblicata nella <i>Nuova Antologia</i> -(1º aprile 1907, p. 390). Ricordo che si valse ancora -altra volta, come aveva già fatto nell'anno -precedente, della mia mano <i>discreta ed amica</i> — -così degnavasi di chiamarla — per mandar novella -de' suoi pensieri dolenti alla contessa Pasolini, -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -inclita Donna consolatrice. Ricordo.... e con -un sussulto nell'anima mi veggo d'accanto la bianca -testa pensosa del Poeta, nella vasta camera tutta -luce di Villa Adele, ove Lo baciai vivo per l'ultima -volta! -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Flaminio Pellegrini.</span> -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="3"><span class="smcap">Prefazione</span>. <i>Giosue Carducci e la Romagna</i></td> <td class="pag"><a href="#prefazione">Pag. 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="4" class="center"><span class="smcap"><a href="#lettere">Lettere</a> di Giosue Carducci.</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="center"><span class="smcap">Lettera</span></td> <td>I</td> <td>Madesimo, 18 luglio 1897</td> <td class="pag"><a href="#lett1">79</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>II</td> <td>Madesimo, 12 settembre 1897</td> <td class="pag"><a href="#lett2">83</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>III</td> <td>Bologna, 12 gennaio 1898</td> <td class="pag"><a href="#lett3">87</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>IV</td> <td>Bologna, 19 giugno 1902</td> <td class="pag"><a href="#lett4">93</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>V</td> <td>Madesimo, 27 luglio 1902</td> <td class="pag"><a href="#lett5">97</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>VI</td> <td>Bologna, 8 luglio 1904</td> <td class="pag"><a href="#lett6">101</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>VII</td> <td>Madesimo, 24 agosto 1904</td> <td class="pag"><a href="#lett7">105</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>VIII</td> <td>Madesimo, 20 luglio 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett8">109</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>IX</td> <td>Madesimo, 9 agosto 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett9">113</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>X</td> <td>Bologna, 14 ottobre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett10">119</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XI</td> <td>Bologna, 19 novembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett11">123</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XII</td> <td>Bologna, 28 novembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett12">129</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XIII</td> <td>Bologna, 29 novembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett13">135</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XIV</td> <td>Bologna, 2 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett14">139</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XV</td> <td>Bologna, 5 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett15">145</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XVI</td> <td>Bologna, 25 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett16">149</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XVII</td> <td>Bologna, 27 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett17">155</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td>XVIII</td> <td>Bologna, 11 aprile 1906</td> <td class="pag"><a href="#lett18">161</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="4" class="center"><a href="#appendice"><span class="smcap">Appendice.</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3">Giuseppe Torquato Gargani a don Luigi Bolognini in Faenza</td> <td class="pag"><a href="#gargani">169</a></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3">Su 'l Carducci a Madesimo nell'agosto degli anni 1904 e 1905</td> <td class="pag"><a href="#madesimo">175</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<p class="pad2 title"> -<a id="errata">ERRATA-CORRIGE</a> -</p> - -<p class="center"> -A pag. 33, linea 10 — Invece di «<i>maggio 1907</i>» leggasi «maggio 1897» -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p class="marg center"> -<i>Finito di stampare il 12 decembre 1907</i> dall'editore <span class="smcap">Licinio -Cappelli</span>, previo accordo con la <span class="smcap">Ditta Zanichelli</span> -di Bologna, <i>rilevataria del diritto di pubblicazione -dell'epistolario carducciano.</i> -</p> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>È interamente di mano del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Trattasi della fotografia della chiesa di Polenta, fatta -dal Casalboni di Cesena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Orazio, <i>Carmina</i>, lib. IV, ode seconda, 30-31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Proprio allora il Poeta stava meditando e componendo -la meravigliosa ode «<i>Alla chiesa di Polenta</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>È il conte Pier Scipione Pasolini Zanelli, immaturamente -rapito all'affetto de' genitori e del Carducci il 28 decembre -1898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Nazzareno Trovanelli di Cesena, «buon cittadino e buon -letterato — scrive il Carducci nelle note alle <i>Rime e Ritmi</i>, -<i>Poesie</i>, p. 1034 — di cui sono notevoli parecchie traduzioni -dal Tennyson e dal Longfellow».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>È interamente di mano del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>L'ode «<i>Alla chiesa di Polenta</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Il <i>cipresso di Francesca</i>, che ancora non era stato colpito -dal fulmine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>È interamente di mano del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>È una specie di vino nero romagnolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Don Luigi Zattini Brusaporci, allora arciprete della chiesa -di Polenta, ed oggidì di quella di Bertinoro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Sono i lavori de' secondo periodo dei restauri della storica -chiesa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>È la contessa Vittoria Aganoor-Pompily.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Augusto Farini di Ravenna, uomo d'ingegno molto e di -molto cuore, morto nel 1906.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Su le ragioni che indussero il Carducci a rifiutare la -cattedra dantesca, instituita nell'Università di Roma con legge -3 luglio 1887, ed in allora offertagli dal ministro Coppino, -vedi il Chiarini, <i>Memorie della vita di G. C.</i>, pp. 170-4. Questa -lettera ci rivela che nel 1898 il ministro (Guido Baccelli) -ripetè l'offerta inutilmente, e conferma ciò che a dì 8 ottobre -1887 il Poeta avea scritto al Chiarini: «Sono stanco, stanco, -stanco di fare il professore........».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>È interamente di mano del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>L'illustre scultore, prof. Francesco Ierace, autore del -monumento a Pier Scipione Pasolini Zanelli nel cimitero di -Faenza, avea chiesto al Poeta, per mezzo della signora contessa -Pasolini, un'epigrafe da porre sotto il busto di Umberto -I, che dovea inaugurarsi a Pizzo di Calabria.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Cfr. <i>Confessioni e Battaglie</i> (serie seconda), Bologna, -Zanichelli, 1902, pp. 127 e sgg., 141 e sgg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Vedi l'epigrafe per Pier Scipione Pasolini Zanelli, in -<i>Prose</i>, p. 1475 (Bologna, Zanichelli, 1902).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Interamente autografa, e scritta a <i>lapis</i>, tranne l'indirizzo -sulla busta, ad inchiostro e di altra mano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, segretario -particolare ed amico affettuosamente fedele del Poeta. Le -parole in fine della lettera «<i>suo di cuore</i>» e la firma sono -autografe.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Invece di «<i>piaccia</i>» aveva prima dettato la parola -«<i>torna</i>», poi cancellata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>D'altra mano da quella del Poeta, e forse del figlio -dell'albergatore. Le parole in fine della lettera «<i>La saluto di -mia mano</i>» e la firma sono autografe.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>È la signora contessa Marina Baroni Semitecolo, madre -della contessa Silvia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>D'altra mano da quella del Carducci, e forse del figlio -dell'albergatore, tranne la firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>L'amanuense aveva scritto: «<i>in un affabile sorriso</i>»; e il -Poeta corresse di sua mano: «<i>un ineffabile sorriso</i>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>La consorte del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Invece di «<i>soave</i>» avea prima dettato «<i>benigno</i>», poi cancellato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Di mano del prof. Flaminio Pellegrini, tranne la firma, che -è autografa. Vedi <i>Appendice</i>, p. 178.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span><i>Eneide</i>, I, 603-606.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Allude ad una lettera da Lui scritta al dott. Giuseppe -Geròla, che gli avea inviata in omaggio una sua opera sugli -scavi nell'isola di Creta, dallo stesso Geròla sapientemente -diretti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>È la consorte del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>Di mano del cav. Giulio Gnaccarini, genero del Poeta, -tranne la firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Egregio medico curante del Carducci.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>Orazio, Carmina, libro IV, ode quinta, 6-8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne -la firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Il Gandino, illustre professore di lettere latine nella r. -Università di Bologna, morì il 15 novembre 1905. Narra il -Chiarini (<i>Memorie della vita di G. C.</i>) che il Carducci, arrivando -a Bologna la sera del 10 novembre 1860, «trovò ad -aspettarlo all'ufficio della diligenza Emilio Teza che, nominato -professore anche lui in quella Università dal Mamiani, -lo avea preceduto di qualche giorno». E col Teza -ebbe il Poeta in Bologna stretta consuetudine, prima di farsi -amico d'altri. Ciò non contraddice punto a quanto il Carducci -qui afferma, intendendosi bene che quella del Teza era -amicizia anteriore all'andata del Poeta a Bologna; dove (dice -il Chiarini, p. 179) «fece presto la conoscenza di G. B. Gandino, -di Pietro Ellero e di Enrico Panzacchi».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span><i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli) p. 898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Invece di «<i>chiama</i>» aveva prima dettato la parola -«<i>canta</i>», poi cancellata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne -la firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Allude al suo ottimo segretario, spesso partecipe delle -letture e degli studî del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>«Lamartine non gli andò mai giù» — scrisse, a proposito -delle letture che il Carducci faceva nella sua prima -gioventù, Enrico Nencioni nella lettera a Ferdinando Martini, -intitolata <i>Consule Planco</i>, e pubblicata nella <i>Domenica Letteraria</i> -del 30 aprile 1882. Sembra, però, che il Carducci si ricredesse, -se qui dà del Lamartine un così lusinghiero giudizio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>È la signorina Cathie Hold, di Monaco di Baviera.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la -firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>È il fotografo Augusto Casalboni, autore d'una serie di -riuscitissime, e ormai ben note, fotografie del Poeta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne -la firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>Si riferisce alla ingiusta accusa fatta da certi giornali -alla signora contessa Silvia Baroni Pasolini: che, cioè, ella -tentasse di convertire il Poeta alla fede cattolica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>Vocabolo scherzoso del dialetto veneto, in senso di <i>collera, -sdegno</i> e simili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Monti, <i>Sonetto satirico</i> (Padre Quirino....), verso 14.º</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Vedi, a questo proposito, la lettera precedente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la -firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Vedi, a questo proposito, le due lettere precedenti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span><i>Tedio invernale</i>, in <i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli) p. 599.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne -la firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>«..... in quell'anno (1857) io andavo pensando o andavo -dicendo di pensare un inno a Gesù con a motto un verso -e mezzo di Dante, <i>Io non so chi tu sia</i> etc....» (<i>Le risorse di -s. Miniato</i>, in <i>Prose</i>, Zanichelli, Bologna, 1905, pp. 947-948)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span><i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli) p. 817.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span><i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli), p. 804.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span><i>Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti</i>, in <i>Poesie</i> (Bologna, -Zanichelli) p. 415.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la -firma, che è autografa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>È la signorina Francesca Alexander di Boston, italiana -di sentimento, artista e scrittrice ammirabile, che dimora a -Firenze.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Morì nella notte tra il 23 e il 24 decembre del 1905, -nella villa Sbertoli, casa di salute a Collegigliato presso Pistoia, -ove trovavasi in cura da circa due anni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne -in fine la parola «<i>Vostro</i>» e la firma, che sono autografe.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>Cfr. <i>Tristium</i>, lib. IV, <span class="smcap lowercase">X</span>, 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>È il prof, don Filippo Lanzoni, ricordato nella «Prefazione».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>È forse Giuseppe Minardi, distinto letterato, padre dei -viventi ing. Tommaso ed Alessandro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>È la compagnia degli «<i>amici pedanti</i>», composta del -Carducci, del Chiarini, del Gargani e di Ottaviano Targioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Pazienza Pasolini dall'Onda.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Benvenuto Pasolini dall'Onda.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Antonio Gessi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Francesco Zauli-Naldi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>È il cav. prof. Giovanni Ghinassi, di cui si è parlato -nella Prefazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Sono Achille Farina, maestro di disegno, e l'avv. Ludovico, -suo figlio, ora a Londra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Vi stette, invece, soltanto dal 1856 al '58.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. <a href="#errata">181</a> (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's Da un carteggio inedito, by Giosuè Carducci - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO *** - -***** This file should be named 62339-h.htm or 62339-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/3/3/62339/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the -Distributed Proofreading team at DP-test Italia, -http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from -images generously made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. Special rules, -set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to -copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to -protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project -Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you -charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you -do not charge anything for copies of this eBook, complying with the -rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose -such as creation of derivative works, reports, performances and -research. They may be modified and printed and given away--you may do -practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is -subject to the trademark license, especially commercial -redistribution. - - - -*** START: FULL LICENSE *** - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project -Gutenberg-tm License (available with this file or online at -http://gutenberg.org/license). - - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm -electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement -and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic -works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation" -or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project -Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the -collection are in the public domain in the United States. If an -individual work is in the public domain in the United States and you are -located in the United States, we do not claim a right to prevent you from -copying, distributing, performing, displaying or creating derivative -works based on the work as long as all references to Project Gutenberg -are removed. 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If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived -from the public domain (does not contain a notice indicating that it is -posted with permission of the copyright holder), the work can be copied -and distributed to anyone in the United States without paying any fees -or charges. If you are redistributing or providing access to a work -with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the -work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1 -through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the -Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or -1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional -terms imposed by the copyright holder. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance -with this agreement, and any volunteers associated with the production, -promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works, -harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees, -that arise directly or indirectly from any of the following which you do -or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm -work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any -Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause. - - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. -To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 -and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive -Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent -permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. -Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at -809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official -page at http://pglaf.org - -For additional contact information: - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To -SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any -particular state visit http://pglaf.org - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. -To donate, please visit: http://pglaf.org/donate - - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic -works. - -Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm -concept of a library of electronic works that could be freely shared -with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project -Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. - - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. -unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily -keep eBooks in compliance with any particular paper edition. - - -Most people start at our Web site which has the main PG search facility: - - http://www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - - -</pre> - -</body> -</html> diff --git a/old/62339-h/images/cover.jpg b/old/62339-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 25e8116..0000000 --- a/old/62339-h/images/cover.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-016a.jpg b/old/62339-h/images/ill-016a.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 18a0ecf..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-016a.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-016b.jpg b/old/62339-h/images/ill-016b.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 75dc958..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-016b.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-032a.jpg b/old/62339-h/images/ill-032a.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 59dddcc..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-032a.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-032b.jpg b/old/62339-h/images/ill-032b.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index e359901..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-032b.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-048a.jpg b/old/62339-h/images/ill-048a.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 064b978..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-048a.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-048b.jpg b/old/62339-h/images/ill-048b.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index c220016..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-048b.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-064.jpg b/old/62339-h/images/ill-064.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 5bddee6..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-064.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-072a.jpg b/old/62339-h/images/ill-072a.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 8169f3a..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-072a.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-072b.jpg b/old/62339-h/images/ill-072b.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index c4ca674..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-072b.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-072c.jpg b/old/62339-h/images/ill-072c.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index ed83ce2..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-072c.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/62339-h/images/ill-ritratto.jpg b/old/62339-h/images/ill-ritratto.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 9aa9115..0000000 --- a/old/62339-h/images/ill-ritratto.jpg +++ /dev/null |
