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-The Project Gutenberg EBook of Da un carteggio inedito, by Giosuè Carducci
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: Da un carteggio inedito
-
-Author: Giosuè Carducci
-
-Editor: Antonio Messeri
-
-Release Date: June 8, 2020 [EBook #62339]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the
-Distributed Proofreading team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from
-images generously made available by The Internet Archive)
-
-
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-
-
-DA UN CARTEGGIO INEDITO DI GIOSUÈ CARDUCCI
-
-
- [Illustrazione: ULTIMA FOTOGRAFIA DEL POETA A LIZZANO ESEGUITA
- IL 24 DI OTTOBRE DEL 1906 DALLA CONTESSINA MARIANNA ZANELLI
- QUARANTINI.]
-
-
- Da un carteggio inedito
-
- DI
-
- Giosue Carducci
-
-
- CON PREFAZIONE
- DI
- _ANTONIO MESSERI_
-
- Tutto che io dico e scrivo in privato
- non ha nè paura nè vergogna mai del
- sole.
-
- CARDUCCI, XII, p. 404.
-
-
-
- DITTA ZANICHELLI LICINIO CAPPELLI
- BOLOGNA ROCCA S. CASCIANO
- _COEDITORI_
-
-
-
-
- _Proprietà artistica e letteraria della Casa editrice L.
- CAPPELLI, Rocca s. Casciano, la quale, avendo adempiuto alle
- formalità che la legge prescrive, provvederà, non solo contro le
- contraffazioni, ma anche contro le imitazioni. Legge 19 settembre
- 1882, N. 1012. Tutti i diritti di traduzione e di riproduzione,
- anche parziale, sono riservati._
-
- _Le copie non firmate si ritengono contraffatte._
-
- Rocca s. Casciano, 1907. — Stabilimento tipografico Cappelli.
-
-
-
-
- A VALFREDO CARDUCCI
-
-
-
-
-PREFAZIONE
-
-GIOSUE CARDUCCI E LA ROMAGNA
-
-
-Tra le moltissime lettere che Giosue Carducci scrisse alla signora
-contessa Silvia Baroni Semitecolo Pasolini, parve opportuno scegliere
-oggi le diciotto che vedono la luce, non pure perchè esse lumeggiano
-l'anima del Poeta e gli ultimi anni della vita di Lui, sì anche perchè
-ve n'ha alcuna la quale rende solenne giustizia a chi la ricevette, e
-vuol riaffermato, in conspetto de' contemporanei e de' posteri, l'alto
-pensiero di libertà e d'idealità insieme, onde il Carducci rifulse e
-rifulgerà nei secoli. Questa pubblicazione, adunque, è un affettuoso
-e puro omaggio alla memoria sacra del Poeta e dell'Amico, ed in parte
-anche un doveroso adempimento della sua volontà.
-
-Un'inesatta, se non del tutto erronea, credenza si diffuse tra 'l
-pubblico dopo che il Carducci fu colpito dal malore che lentamente
-lo condusse al sepolcro, ed in ispecie dopo che ebbe lasciato
-l'insegnamento; e ciò è che ben presto Egli fosse divenuto, come in
-quella del corpo, così nella vita dello spirito, l'ombra di sè stesso.
-
-Eppure la sua mente, se anche andò a poco a poco facendosi più lenta
-a rendere i concetti e a dar forma adeguata alle immagini, si mantenne
-lucidissima e viva fino all'ultimo: e queste lettere, che giungono alla
-vigilia della sua morte, meravigliosamente lo attestano.
-
-«Questa maledizione di dover dettare, o non poter scrivere se non
-lentamente col lapis, mi dispera e toglie energia alle mie lettere» —
-scriveva Egli al Chiarini il 24 decembre del 1901; ma bisogna dire che,
-non ostante l'imperfetto corrisponder degli organi di trasmissione,
-per mezzo della parola scritta o parlata, alla vita del pensiero, Egli
-avesse ancora un'immensa forza ed una grande efficacia a vincer gli
-ostacoli crudeli della natura.
-
-Mentre, avvicinandosi il verno della sua vita e dopo la folgore che gli
-diè il colpo fatale, la musa del Poeta tace o rimprovera a sè stessa i
-tumulti dello spirito che impedirono a Lui di godere il mondo e le sue
-gioie, il fiore della poesia gli sboccia ancora quasi inconsciamente
-fra le dita, quand'Egli scrive all'amica buona e soave; e i messaggi
-e le notizie e i sospiri di dolore e di rimpianto ch'Ei le manda, sono
-altrettante piccole squisite opere d'arte, nelle quali non sai se più
-ammirare la delicata fragranza del sentimento, o la ancor ricca vena
-dell'inspirazione, o lo stile sempre incisivo e gagliardo. L'anima
-di Lui si versa intera, in una quasi tenerezza di accoramento, entro
-queste lettere, le quali discuoprono il lato men noto, forse, del
-suo cuore, che fu di leone e di fanciullo insieme. Il ribelle, che
-da bambino avea combattuto a sassate le battaglie con i coetanei,
-immaginando rivoluzioni e repubbliche; che nelle prime lotte della sua
-vita letteraria aveva armeggiato insieme co 'l Chiarini, co 'l Gargani,
-co 'l Targioni, contro i romantici ed i filologi vocabolaristi,
-scagliando in faccia a loro le scapigliate insolenze della _Giunta alla
-derrata_; che, fatto maturo, aveva colpiti malvagi e pusilli, papi
-e tiranni, con la sferza de' terribili giambi ed epodi; quel ribelle
-ebbe poi non di rado, passati gli scoppi irrefrenabili dell'ira, un
-senso d'equanimità, di giustizia serena, di benigno rispetto per la
-sincera fede altrui, che dal fondo dell'anima buona saliva a calmarne
-la superficie tempestosa e sconvolta. Dicono che gli epistolari degli
-uomini grandi nuocciano talora, più che giovare, alla lor fama; ma
-non questo è il caso. Dappoichè mai la semplicità e la modestia,
-sotto il velo d'una natural ritrosìa, ebbero nell'intimità forme ed
-espressioni più schiette e più vere; mai, come in Lui, la grandezza
-parve nascondersi, e la fierezza ceder benigna alla bontà profonda e
-indulgente del cuore; mai, infine, lo sdegno delle basse cose e delle
-mentite apparenze ebbe un grido più ribelle, nè voce più soave ebbe la
-pietà degli errori che non guastano l'anima.
-
-È da aggiungere che queste lettere risvegliano molte e care e preziose
-memorie su 'l Carducci in Romagna, e su le consuetudini ed amicizie
-che qui ebbe forti e radicate, sopra tutto con la famiglia dei conti
-Pasolini-Zanelli: periodo, questo, non breve e molto importante della
-vita di Lui, che, siccome un meraviglioso tramonto, va còlto e meditato
-ed inteso nelle mille sfumature dei suoi colori.
-
-Eppure articolisti e biografi (compreso il più autorevole, ciò è
-Giuseppe Chiarini) ne tacquero, o quasi; onde non parrà inutile nè
-sarà discaro ai lettori che l'affetto e la devozione mia per il Poeta,
-rafforzati specialmente negli ultimi anni, mi spingano a far un po'
-più nota questa parte di vita del Carducci, rimasta quasi oscura: ciò
-che io considero, non pure onore altissimo, ma compimento di un dolce
-dovere.
-
- *
- * *
-
-I primi ricordi del Carducci in Romagna si ricollegano, credo, al
-nome di Giuseppe Torquato Gargani, il _fiorentino puro_ che «morì
-d'amore e d'idealismo in Faenza il 29 marzo 1862». Di lui lasciò
-il Carducci stesso imperitura memoria, ritraendolo al vivo nelle
-_Risorse di s. Miniato_ (_Prose_, pp. 949-50): «.... pareva una figura
-etrusca scappata via da un'urna di Volterra o di Chiusi, con tutta
-la persona ad angoli, ma senza pancia, e con due occhi di fuoco: io
-lo avevo conosciuto a scuola di retorica, ridondante ed esondante
-di guerrazziana fierezza. Poi, andato per raccomandazione di Pietro
-Thouar in Romagna, e proprio in Faenza maestro nella famiglia di certi
-signori (dal '53 al '56 fu appunto il Gargani precettore, a Faenza,
-del conte Pierino Laderchi), vi si era convertito a un classicismo
-rigidamente strocchiano.... Ma un classico, come s'intendeva allora,
-doveva essere anche moderato, molto moderato, in politica; e in
-questa il Gargani aveva serbato le memorie e le tradizioni del '49:
-era un romantico-guerrazziano-mazziniano arrabbiato, intransigente,
-antropofago».
-
-Nel '56, tornato a Firenze, il Gargani aveva, con enorme scandalo
-della letteratura ufficiale, impersonantesi nel dittatore Fanfani,
-scritta quella _dicerìa su i poeti odiernissimi_ che fu pubblicata a
-spese degli _amici pedanti_, ossia del medesimo Gargani, del Carducci,
-del Chiarini e di Ottaviano Targioni. Del gran putiferio che ne
-nacque, e delle polemiche tra gli _amici pedanti_ e il giornale «_Il
-Passatempo_», organo magno fanfaniano, narra a bastanza il Chiarini
-nelle sue _Memorie della vita di Giosue Carducci_ (Firenze, Barbèra,
-1907, cap. III); delle visite del Gargani, del Chiarini, del Nencioni
-al Carducci, a Pietro Luperini, a Ferdinando Cristiani, allora umili
-maestri nel Ginnasio di s. Miniato; delle liete baraonde rallegrate
-dalle scariche di tappi saltanti; delle passeggiate notturne _tacitae
-per amica silentia lunae_, a s. Miniato ed a Firenze; ricordi il
-lettore la descrizione evidentissima che è nelle _Risorse di s.
-Miniato_. Qui basti aggiungere che il Gargani fu di nuovo dal '56 al
-'58 precettore in una casa privata, ma questa volta a Montegemoli,
-presso a Volterra; che nel '59 si arruolò volontario, e istigato da
-molti che poi lo rinnegarono, domandò al governo toscano la facoltà del
-voto politico per le milizie, ritraendone trenta giorni di prigionia;
-che, infine, nel novembre 1860 fu eletto maestro di lingua latina
-nel Ginnasio di Faenza, e poi dal ministro della pubblica istruzione
-nominato professore di lettere latine e greche nel Liceo della stessa
-città, il 13 marzo 1861. Nel quale anno ei pubblicava per le stampe
-di Pietro Conti in Faenza, in edizione di soli cento esemplari, un
-libretto di versi (dieci sonetti, un idillio, due canzoni), oggi
-divenuto rarissimo, e dedicato «ai dilettissimi fra gli amici prof.
-Giosue Carducci, Giuseppe Chiarini, don Luigi Bolognini». Quest'ultimo
-era direttore del Ginnasio; e nella casetta di lui abitava il Gargani,
-dirimpetto alla chiesa ed alla piazza di s. Agostino.
-
-Il Carducci, che intanto avea salita la cattedra di eloquenza
-nell'Università di Bologna, si compiaceva di far non di rado qualche
-scappata a Faenza, a trovarvi il suo Gargani; e prendeva parte talvolta
-ai lieti conversari che la sera facevansi nella tipografia Conti, dove
-convenivano i letterati faentini del tempo: il cav. Giovanni Ghinassi,
-di bel nome come di erudito e di elegante scrittore; don Marcello
-Valgimigli, bibliotecario comunale e benemerito quanto minuzioso
-ricercatore ed ordinatore di patrie memorie; il dott. Saverio Regoli
-ed il prof. Giuseppe Morini, insegnanti nel Ginnasio, dotti e valorosi
-entrambi; don Sante Bentini, traduttore de' bucolici greci; il canonico
-Filippo Lanzoni, professore di retorica, anch'egli nel Ginnasio, che
-il Carducci ammirava per la sua facoltà di comporre terzine d'un cotal
-sapore dantesco.
-
-In quelle riunioni, alle dispute di filologia e d'arte s'intramezzavano
-racconti festevoli, e versi, e scherzi, e cenette rallegrate dalle
-mille bizzarrie e dalla mimica arguta del Gargani, originalissimo.
-
-Ahimè! L'allegria durò poco. Abbandonato dalla fidanzata, che aveva a
-Firenze (e invano il Carducci vi corse a chieder ragione per lui), il
-povero Gargani se ne accorò siffattamente, che nel suo corpo debole ed
-infermiccio ebbe prepotere ben presto il così detto _mal sottile_, o
-sia la tisi, che da un pezzo lo minacciava. Il 19 febbraio del 1862 una
-lettera da Faenza annunciava al Carducci la grave malattia dell'amico;
-ed egli corse al letto del Gargani, e per quasi due settimane venne ed
-andò, da Bologna a Faenza e viceversa, con l'animo sollevato volta a
-volta o straziato dagli alti e bassi del terribile male. Aveva allora
-il Carducci, nelle linee marcate dello scuro volto, nell'acuta mobilità
-degli occhi neri, nel gesto e nel portamento, tra spavaldo e spaurito,
-della persona, un qualche cosa di veramente singolare; e mi narra
-l'egregio e caro collega mio cav. prof. Giuseppe Morini, il quale ebbe
-l'onore d'essergli amico e d'accompagnarlo a que' giorni più volte
-dalla casa del Gargani alla stazione, che talora la gente si fermava a
-guardare quell'omino non troppo elegantemente vestito, e dalla grande
-zazzera e dalla barbetta nera arruffata. E qualcuno si spinse perfino
-a dimandar poi al Morini chi mai fosse quel curioso _ebreetto_ che era
-con lui.
-
-Il Gargani morì a ventott'anni, il 29 marzo del '62; e come tal perdita
-amareggiasse il Poeta, lo dimostra un pietoso ricordo ch'Egli scrisse
-dell'estinto, e pubblicò il 29 aprile, nel trigesimo della scomparsa
-di lui, nel giornale fiorentino «_Le veglie letterarie_» (trovasi oggi
-nella prima serie delle _Ceneri e Faville_); lo dimostrano i versi
-della lirica intitolata _Congedo_, pieni di ammirazione e di rimpianto:
-
- «O ad ogni bene accesa
- anima schiva, e tu lenta languisti
- da l'acre ver consunta, e non ferita;
- tua gentilezza intesa
- al reo mondo non fu, chè la vestisti
- di sorriso e disdegno; e sei partita»;
-
-lo dimostrano, infine, le commoventi parole onde, nelle _Risorse di s.
-Miniato_, Egli conchiude, con un singhiozzo, la gioconda rievocazione
-de' giorni felici:
-
-«Domani è il giorno de' morti. O amico che giaci muto e freddo nella
-fossa di Romagna, a te certo non spiace ch'io rinnovelli ancora per un
-poco la memoria delle nostre belle estati fiorentine!»
-
- *
- * *
-
-Da quello mesto e gentile del dolore nacque e germogliò nel gran cuore
-del giovine Poeta il fior dell'amore; ed Egli amò d'allora in poi la
-Romagna, oltre che per le virtù e le magnanime energie che ebbe campo
-di scuoprirvi e ammirarvi, anche perchè prima di tutto, come in questa
-terra sapeva racchiuse le ossa dell'amico, così nell'anima romagnola
-Egli sentiva ben consegnato il tesoro delle care memorie e dei
-dolcissimi affetti.
-
-Con gli amici di Faenza mantenne rapporti cordialissimi; ed accettò,
-anzi, di far parte, qual socio onorario, di quella _Società scientifica
-e letteraria_ che fu fondata a Faenza il 27 di settembre 1862,
-essendone promotori Giuliano Bucci, l'ing. Luigi Biffi, il dott.
-Vittorio Tartagni, il dott. Saverio Regoli ed Antonio Mazzoni, e
-della quale fu poi da voti unanimi chiamato all'ufficio di presidente
-il botanico illustre Ludovico Caldesi, disdegnosa e fiera anima
-di romagnolo. Il 28 di maggio 1865 cotesta società scientifica e
-letteraria tenne una solenne accademia pe 'l centenario dantesco,
-nella sala del consiglio comunale, alla quale fu presente anche il
-socio Carducci; e negli _Atti dell'anno accademico 1864-65_, pubblicati
-in Faenza co' tipi di Angelo Marabini nel '67, si legge come il cav.
-Ghinassi, in allora presidente, disse «alcune brevi ma eleganti parole
-di proemio»; e Filippo Lanzoni tenne un discorso «inteso a dimostrare
-come universale fosse il fine della Divina Comedia»; e Giuseppe Morini
-trattò «della bellezza meravigliosa dello stile, perchè l'Alighieri
-entra innanzi a tutti gli altri poeti»; e Saverio Regoli, ragguagliando
-Dante ad Omero ed a Virgilio, «il volle addimostrare a loro superiore,
-sì pel fine, sì pel subbietto, sì per la poesia altissima»; e Luigi
-Brussi «tolse a far aperto come Dante avversasse il dominio temporale
-de' romani pontefici. Furono lette eziandio — continuano quegli
-Atti — robuste ed eleganti poesie di soci onorarî, che si piacquero
-tener l'invito lor fatto dalla società a prendere parte alla festa
-dantesca: e ciò è tre sonetti del cav. Carducci, un carme della signora
-Teodolinda Franceschi Pignocchi, e un epigramma latino del cav. Luigi
-Grisostomo Ferrucci, che insieme ai componimenti in prosa furono poscia
-fatti di pubblica ragione (coi tipi del Marabini) e offerti alla
-città di Ravenna, nell'occasione che festeggiava essa pure l'antico
-ed immortale suo ospite». I tre sonetti del Carducci sono quelli
-intitolati «_Nel sesto centenario di Dante_», che si trovano, nella
-raccolta delle _Poesie_ (Zanichelli, 1902, seconda edizione), a pagine
-359-361.
-
-Qual miranda visione poetica sia in que' sonetti, ne' quali Dante,
-risorto _da l'avello iscoverchiato_, rampogna fieramente l'Italia,
-e la stimola a compiere la sua unità, affinchè, «_Roma libera sia da
-l'adultèro_», il lettore ricorda bene; quanto cotesti versi gagliardi
-ed accesi entusiasmassero gli ascoltatori in terra di Romagna,
-e proprio in quell'anno che la capitale era stata trasferita da
-Torino a Firenze (il che era parso una tacita rinunzia a Roma), il
-lettore s'immagini. Già il Carducci avea raffreddato di molto la sua
-inclinazione per la monarchia fin da quando, dopo il '60, a Lui, che
-avea in cima de' suoi pensieri il compimento dell'unità nazionale, la
-monarchia parve impari agli alti destini della patria, e dirimpetto
-alle impazienze dei generosi sembrò peccare di forse eccessiva
-prudenza. Trovatosi, adunque, naturalmente d'accordo con i così detti
-partiti avanzati, il Poeta cominciava ad esser molto ammirato in
-Bologna dalla gioventù romagnola, che vi affluiva per ragione di studî
-o d'altro, ed era tutta, o quasi, repubblicana.
-
-Quando, poi, nel '68 il Carducci pubblicò il volume dei _Levia Gravia_,
-e nel '71, per le stampe del Barbèra, tutte le poesie da Lui fin'allora
-composte, non esclusi l'_Inno a Satana_ e i due epodi per _Monti e
-Tognetti_ e pe 'l _Corazzini_, «i più non si curarono de' suoi versi —
-scrive il Chiarini, p. 364 — che furono esaltati dai meno, dai radicali
-e dai repubblicani, specialmente di Romagna».
-
-Così stringevansi sempre più i legami di sentimento e di pensiero tra
-il forte poeta e la forte terra; della quale già avea incominciato (e
-proseguì, può dirsi, per quasi tutta la vita) a studiare e ad ammirare
-profondamente le tradizioni e la storia gloriosa.
-
-Qual segretario geniale dapprima, qual presidente degnissimo ed
-autorevole poi, della Deputazione su gli studi di storia patria per
-le Romagne, Egli seguì ed illuminò con l'alto intelletto, per lunghi
-anni, l'arduo lavoro di conservazione de' monumenti, e d'indagine
-riordinamento critica delle fonti èdite ed inedite; e nelle sue
-evidenti relazioni su le cose operate dalla Deputazione medesima,
-sono rievocati, con parola vivificatrice dell'erudizione per sè
-stessa arida, gli spiriti e le forme del passato; storia politica e
-civile, e della milizia, e dell'arte, e della letteratura; epigrafia,
-genealogia, biografia; scavi, inscrizioni, archivi, marmi, tombe,
-chiese, ruderi delle rocche, torri, palagi; tutte, insomma, le reliquie
-della veneranda antichità passano dinanzi alla mente del lettore, e
-con esse i più belli e cari nomi degli studiosi di Bologna e della
-Romagna: Francesco Rocchi, l'archeologo savignanese del quale il
-Carducci fu amicissimo, e pianse «con vere lagrime la buona e cara
-immagine paterna», ed affermò che «di storia romana sapeva quanto pochi
-in Italia»; Giovanni Gozzadini, «lodato espositore e commentatore
-di memorie etrusche»; Gian Marcello Valgimigli, il quale «fece
-meravigliare su la fecondità artistica della ingegnosissima Faenza»;
-il canonico Antonio Tarlazzi, continuatore de' _Monumenti ravennati_
-del Fantuzzi; Cesare Albicini, «degno di rappresentare nell'ingegno e
-l'animo i migliori tempi di Romagna»; e Luigi Tonini, illustre storico
-di Rimini, e Michelangelo Gualandi, e Giovanni Casali, e Luigi ed
-Enrico Frati, e Luigi Balduzzi, e Carlo Malagola, e Nerio Malvezzi, e
-Corrado Ricci.
-
- [Illustrazione: La chiesa di Polenta dopo i primi restauri.]
-
- [Illustrazione: La chiesa di Polenta dopo i secondi restauri.]
-
-Intanto, mentr'Egli approfondiva così lo sguardo e l'anima nelle remote
-fortunose vicende di questa regione, sentiva conforme alla propria
-l'indole degli abitatori di essa: gente semplice di costumi, un po'
-rude di modi, schietta d'animo, facile agli entusiasmi e agli sdegni,
-pronta all'azione; ed assisteva co 'l cuore fortemente commosso a'
-sacrifici, agli eroismi, alle glorie de' romagnoli nelle giornate del
-nostro riscatto, e di poi a tutte le sacrosante lotte civili ond'essi
-isfolgoravano siccome assertori pertinaci ed arditi d'ogni più alto
-ideale di libertà. Si legò adunque di calda amicizia con Aurelio
-Saffi, che della Romagna «fu il genio buono, la mente e la norma»;
-con Vincenzo Caldesi, che «cresciuto tra le insurrezioni contro il
-governo dei chierici, iniziò, propugnò, onorò sempre e da per tutto la
-rigenerazione, la libertà, il nome d'Italia»; con Antonio Nardozzi,
-il traduttore delle Georgiche, che «della vecchia scuola romagnola
-conserva le tradizioni buone, le quali congiunge e contempera alle
-novità buone»; con Gaspare Finali, da cui si compiacque poi esser
-detto «romagnolo di elezione e di amore, come Vincenzo Monti era stato
-per nascita»; e l'anima gli vibrava d'ammirazione intensa e sincera
-per Claudio Sabbatini, di Sogliano, che, morto a Monterotondo a
-ventott'anni, era già un cospiratore a diciotto; per Eugenio Valzania,
-il prode colonnello garibaldino, «esempio in guerra e in pace della
-costante virtù romagnola»; per Pierino Turchi, «dolcezza di angelo e
-bronzea tempra di carattere»; per Alfredo Baccarini, «onore di Romagna,
-ed esempio insigne dell'antica indole italiana in ciò che ha di più
-nobile, forza e carattere, semplicità e modestia».
-
-Avvenne per tal modo ch'Egli in breve tempo allargasse la cerchia
-delle sue consuetudini romagnole: ad Imola pubblicò, infatti, nel
-1873 l'edizione delle _Nuove Poesie_, per le stampe di Paolo Galeati,
-amicissimo suo; a Ravenna, nel giugno del 1872, lesse quelle che,
-ampliate e rifuse più tardi divennero le _Conversazioni e divagazioni
-heiniane_ (pubblicate poi nel volume X delle opere); a Lugo, nel 1876,
-dopo avere accettata la candidatura politica, «non foss'altro pe'l
-rischio della battaglia», fu eletto deputato, e il 19 di novembre,
-dopo avvenuta l'elezione, tenne il memorabile discorso _Per la poesia e
-per la libertà_, nel quale con vibrata eloquenza rivendicava al poeta
-l'altissimo ufficio di educatore civile; a Cesena trovò amicizie e
-conforti, de' quali assai meglio ci giova dire più innanzi; a Forlì
-ebbe, oltre che il Saffi, ammiratori ed amici e discepoli affettuosi e
-reverenti, tra i quali due sopra tutti piacemi ricordare: il compianto
-Giuseppe Mazzatinti, buona tempra di erudito e gentile anima d'artista;
-il marchese Alessandro Albicini, al quale il Carducci diè poi, in una
-lettera del 5 luglio 1898, insigne attestato di stima, e del quale fu
-spesso ospite caro e venerato negli ultimi anni di sua vita.
-
-Ma Faenza fu particolarmente cara al suo cuore. Dopo l'accademia
-dantesca del '65, Egli vi tornò il primo di novembre del 1869, insieme
-con Aurelio Saffi, ad accompagnarvi l'amico Ferdinando Cristiani che
-veniva a prender possesso della cattedra di storia nel regio Liceo;
-ed alla sera, in un banchetto che all'_albergo del Cannone_ (oggidì
-_Vittoria_) fu offerto a Lui, al Saffi ed al Cristiani, Egli improvvisò
-quasi, rapidamente scrivendola sur un foglietto di carta, e disse con
-impeto la lirica _Nostri santi e nostri morti_:
-
- «Ai dì mesti d'autunno il prete canta
- i morti in terra ed i suoi santi in ciel...».
-
-E la commozione si rinnovò, e le grida di ammirazione e gli applausi
-scoppiarono più clamorosi che mai, quando, dopo il simposio,
-raccoltisi, Lui e gli amici, al _Circolo popolare_, in via del Teatro
-(oggi via Pistocchi), Egli declamò intera l'ode _Dopo Aspromonte_.
-Pareva — mi narra un amico che ebbe la ventura di assistervi, il
-prof. Napoleone Alberghi — pareva un vulcano in eruzione: lo sguardo
-lampeggiante, la voce poderosa, il gesto largo e concitato davano quasi
-l'illusione che il Poeta improvvisasse; Ei non disse, ma sospirò, urlò,
-ruggì le terribili strofe; sì che alla fine, quand'ebbe lanciati, come
-squilli di tromba stimolante alla battaglia, gli ultimi versi
-
- «Odio di Dei, Promèteo,
- arridi ai figli tuoi,
- solcàti ancor dal fulmine
- pur l'avvenir siam noi»,
-
-i più degli ascoltatori, balzati in piedi, piangevano.
-
-Nove mesi e sette giorni dopo cotesta lieta e rumorosa riunione, ossia
-il 7 agosto del 1870, moriva in Firenze Vincenzo Caldesi; moriva, egli
-che nel '67 a Monterotondo avea preso parte all'«ultima guerra del
-popolo italiano contro i pontefici», senza il conforto di veder Roma
-liberata.
-
- «Dormi, avvolto nel tuo mantel di gloria
- dormi, Vincenzio mio;
- de' subdoli e de' fiacchi oggi è l'istoria,
- e dei forti l'oblio»,
-
-cantò mestamente Giosue Carducci; ma su _la sacra tomba_ del _leon
-di Romagna_ Ei non osava di gridare il nome dell'eterna città, a cui
-l'eroe garibaldino avea sacrato _il nerbo de la vita_, da poi che
-
- «.... ancor la soma
- ci grava del peccato;
- impronta Italia domandava Roma,
- Bisanzio essi le han dato!».
-
-E la memoria del povero Caldesi fu rinverdita affettuosamente più
-volte, quando il Carducci, essendo Severino Ferrari professore di
-lettere italiane nel regio Liceo di Faenza, e precisamente negli
-anni 1886-87 e 1887-88, a Faenza ritornò, o per inspezioni al Liceo,
-od anche soltanto per godersi un poco la compagnia del prediletto
-discepolo. Una volta, poi, in una comitiva d'amici raunatisi a
-cena all'_albergo della Corona_ (ed era presente il su detto prof.
-Alberghi), ad una lunga, animatissima discussione tra il Carducci e
-Severino, precedette la recitazione di non poche liriche e sonetti
-carducciani, che gli altri con accortezza incominciavano, e che il
-Poeta, ingenuamente abboccando all'amo, proseguiva e finiva, in uno
-slancio di commosso entusiasmo.
-
-Di tanti ricordi, di tanta compartecipazione d'affetti e di aspirazioni
-tra Lui e la Romagna, Egli lasciò testimonianza solenne ed ampia in
-pagine di bronzo. A Lugo, nel precitato discorso, pronunciò le seguenti
-parole, che tornano di onore grandissimo a cui furon rivolte:
-
-«Da che toccai queste terre, da che nelle fronti calme e pensose degli
-uomini scampati alle prigioni ed alle galere del papa, nel dolore
-rassegnato e glorioso delle vedove e degli orfani di quelli che caddero
-intorno alle mura di Roma, di quelli che morirono per la mannaia dei
-preti o per il piombo degli stranieri, ebbi ammirato la storia della
-guerra da voi guerreggiata continua contro la peggior tirannia che
-abbia mai contristato l'Italia; da che nella baldanza dei giovani, i
-quali si versarono come torme di leoni in tutte le patrie battaglie,
-io vidi splendere, con èmpito primitivo, tanto entusiasmo d'ogni alta
-cosa, tanta ardenza di vita nuova; da allora il mio cuore fu sempre
-con voi, o romagnoli..... Oltre che, nelle ricordanze della mia vita io
-ritrovo un vincolo tutto intimo che a voi mi congiunge, un sentimento
-che, non senza vanità forse, mi porta ad amare la Romagna come mia
-patria seconda, come patria elettiva. Tra voi la mia facoltà poetica
-si rafforzò e tentò un secondo e più largo volo. Quando sentii i
-cuori della gioventù romagnola battere con simpatia d'assentimento a'
-miei sensi; quando vidi ripercuotermisi raddoppiata la luce de' miei
-fantasmi, io ripresi fiducia, e dissi trepidando a me stesso: Anch'io
-son poeta».
-
-La quale ammirazione ed il quale amore per questa terra Egli a s.
-Marino, nel sublime discorso per l'inaugurazione del palagio della
-repubblica, dall'alto del Titano affacciandosi alla vista delle
-città famose, integrò, con una elevazione civile ed estetica insieme,
-nell'amore e nell'ammirazione della gran patria italiana. «Che se —
-Egli disse — Rimini co'l ponte d'Augusto, Ravenna con le urne dei figli
-di Teodosio ostentano le altezze e le miserie dell'impero di Roma, la
-nostra venerazione ricerca più commossa nella tomba di Dante l'altare
-della vita nuova d'Italia».
-
- *
- * *
-
-Difficile, a chi non ebbe consuetudine di affetto e di vita co 'l
-Carducci, immaginare il senso profondissimo ch'Egli avea della natura,
-e quanto Ei si rendesse conto del come la gran madre si pieghi a
-divenire intima, e dolce, e confortatrice agli uomini che la sanno
-intendere; difficile il farsi un'idea esatta del fascino singolare che
-per Lui ebbe, derivato fors'anche dalla grandezza delle memorie, questa
-regione romagnola che, in bello e variato alternarsi di pianure e di
-colli, si distende florida e lieta
-
- «tra il Po e 'l monte, la marina e 'l Reno».
-
-In ciò, come in altre cose, il Vate della terza Italia si ricongiunge
-al _vicin suo grande_, all'Alighieri, che della Romagna, ultimo asilo
-suo, visitò i luoghi e le terre, e conobbe i castelli, le città, i
-fiumi, le potenti famiglie, e cantò
-
- «le donne e i cavalier, gli affanni e gli agi».
-
-Chiamatovi, adunque, dalla fama delle naturali bellezze, da' ricordi
-di Dante e del Boccaccio, dal desiderio di veder la città de'
-Mainardi e di Guido del Duca, il cipresso di Francesca e la culla
-dei Polentani, Giosue Carducci visitò nella primavera del 1887, per
-la prima volta, Bertinoro, e il castello e la chiesa di s. Donato di
-Polenta. Quest'ultima era, a dir vero, in istato lagrimevole: «non che
-esservi — scrive Paolo Amaducci nel proemio al suo bellissimo commento
-dell'ode carducciana (Zanichelli, 1899, p. 9) — non che esservi segno
-alcuno di rispetto e di cura per quanto esisteva ancora di vetusto,
-tutto deperiva e minacciava ruina». Eppure il Poeta, dopo essersi
-condotto a' ruderi del castello «_dove l'aquila del vecchio Guido
-covava_», ed esser entrato, tutto compreso di reverenza, nel tempio
-ove la tradizione voleva avesser pregato Francesca e Dante, rimase
-colpito e pensoso della vaghezza de' luoghi e della testimonianza delle
-glorie, che nell'anima sua si fondevano in un solo sentimento; e del
-tempio con trasporto d'ammirazione esclamò: Cotesto è un vero ornamento
-delle colline romagnole! In un modesto banchetto, poi, che a Lui fu
-offerto sul monte Cappuccini, il cav. avv. Enrico Lorenzini, in allora
-sindaco di Bertinoro, con felice parola salutò il Carducci, dicendo
-che Bertinoro era lieta di non aver seguito il grido di Dante, e di
-non esser ancora _fuggita via_, perchè in tal modo avea potuto rendere
-omaggio al Poeta della nuova Italia. Al che sembra rispondesse il
-Carducci con una cara promessa: di studiare e meditare, ciò è, quel che
-aveva veduto ed ammirato. Partitosene, e incalzato da nuovi studî e da
-nuove cure, non vi pensò più per allora.
-
-Nell'inverno di quello stesso anno 1887 il Poeta, di passaggio a
-Faenza, fu desiderato a pranzo in casa dei Pasolini-Zanelli, e tenne
-subito volentieri l'invito. V'era stato chiamato dal conte Giuseppe,
-del quale si ricordava affettuosamente, per averlo esaminato nella
-prova d'ammissione all'Università di Bologna, e dalla contessa Marina
-Baroni Semitecolo, madre della contessa Silvia, ed ospite a que'
-giorni della figlia e del genero; la quale, signora d'intelletto e
-di aderenze cospicue, com'era stata ammiratrice ed amica di Aleardo
-Aleardi, così era legata di antica conoscenza anche con Giosue
-Carducci. In cotesta visita, in cui per la prima volta il Carducci
-conobbe la contessa Silvia, per tutta la sera ospiti ed invitati,
-seduti a tavola lietamente, parlarono d'arte e di letteratura, e sopra
-tutto (non ostante l'ombrosa ritrosìa del Poeta) della musicalità
-delle liriche carducciane. Così s'intrecciò, e si strinse ben presto,
-il nodo di quell'amicizia vera, forte, affettuosissima, che fu tra i
-Pasolini e il Carducci. Trasferitasi, poi, per qualche anno, dopo il
-1890, la residenza dei Pasolini a Bologna, spesso il Carducci fu da
-essi cordialmente ricevuto; ed intorno a Lui ed ai padroni di casa si
-raccoglievano non pochi degli amici e scolari suoi più cari, Ludovico
-Frati, Carlo Malagola, Severino Ferrari; una volta vi fu presente anche
-Cesare Pascarella, che recitò la sua _Serenata_ e i sonetti di _Villa
-Glori_, commovendo il Carducci. Il quale, per compiacere agli amici,
-disse poi, con la vivacità e la forza consuete, i sonetti del _Ça ira_.
-
-Talora, dal '94 al '96, la comitiva si ritrovò a pranzo al _caffè
-del Pavaglione_, presenti la contessa, il compianto Vittorio Rugarli
-(professore di lettere latine e greche, ed uno dei pochissimi
-conoscitori e cultori, in Italia, della lingua e letteratura persiana),
-il prof. Federzoni, e una giovinetta gentile e d'ingegno, anch'essa,
-come il povero Rugarli, troppo presto rapita dall'inesorabile falce
-della morte all'affetto ed alla estimazione dei buoni: Corinna
-Formiggini. Il padrone del caffè avea, in omaggio al Carducci, fatto
-dipingere a fresco, nel soffitto, un ritratto del Poeta; ed in omaggio
-a Vittorio Rugarli, da presso a cotesto ritratto, i simboli e le
-memorie del Firdusi: ed in quella saletta, che pur ne' suoi adornamenti
-esteriori accoglieva, adunque, espressioni d'affetto e di devozione,
-ebber luogo discussioni davvero memorabili di filosofia, letteratura,
-arte, storia, politica, nelle quali, pur tra i motti e le arguzie della
-eletta conversazione, sfolgoravano la parola vivacissima, e l'ardenza
-dell'anima, e la profondità del pensiero del Maestro.
-
-Da tali consuetudini derivò al Carducci l'occasione di ripensare alla
-chiesa di Polenta; nella quale qualche cosa di nuovo era avvenuto,
-dopo la visita carducciana dell' '87. Sul principio del sec. XVIII
-avean commessa la barbarie di rabberciarla malamente, chiudendo le due
-absidi laterali, mentre, da lungo tempo, era seppellita la cripta;
-ed a' nostri giorni, poi, un superiore ecclesiastico pensava niente
-meno che abbattere al suolo tutto l'edificio, per farne uno nuovo,
-ad una sola navata. Come il bravo arciprete della chiesa, don Luigi
-Zattini Brusaporci, invece, innamorato dell'antichità del picciol
-tempio, che risale al secolo VIII (ed è ricordato in un documento
-del 976), ricorresse allora alla protezione ed all'aiuto del cav.
-Santarelli, ispettore de' monumenti e scavi per la provincia di Forlì;
-come per gli sforzi di esso Santarelli, del prof. Raffaello Zampa,
-del conte Cilleni-Nepis (che, nel 1890, in elegantissimo opuscolo,
-edito dal Berdondini di Forlì ed illustrato di belle fotografie,
-studiò felicemente quanto s'attiene alla storia dell'arte rispetto
-alla chiesa) si riuscì a far eseguire i più urgenti restauri, che
-s'iniziarono co'l 19 maggio del 1890; infine come il 24 decembre
-del '92 la chiesa, dopo circa due anni da che non era più officiata,
-potè riaprirsi al pubblico nella sua nuova, meglio nella sua antica
-forma, in mezzo al popolo numeroso e festante; vegga il lettore nel
-citato proemio dell'Amaducci, a pp. 9-10. E su 'l provvedere alle
-spese occorrenti, nessuna parola più efficace di quella del Carducci
-medesimo, nella sua nota all'ode famosa (_Poesie_, pp. 1033-34):
-
-«Ricordo che nella seduta 20 decembre del consiglio provinciale (di
-Forlì), venuta in discussione la spesa per la chiesa polentana,
-opponendo alcuno non doversi gittare il danaro del pubblico per
-conservare chiese, quando il meglio sarebbe buttar giù quelle anche
-in piedi, Aurelio Saffi, il nobilissimo mazziniano, che presiedeva
-l'adunanza, parlò da quell'uomo culto e savio che era, e disse fra
-l'altro: Quale italiano non vorrà conservata e onorata una chiesa dove
-Dante pregò? Allora tutti quei repubblicani votarono la spesa per s.
-Donato di Polenta. Che fu dichiarato dal governo monumento nazionale;
-e cominciarono i lavori de' restauri; e vennero in aiuto alla spesa
-il Ministero dell'istruzione e quello dei culti; dei benefattori, come
-dicono, privati, ricordo la contessa Silvia Baroni Pasolini, il comm.
-Francesco Torraca, l'arciprete Ricci di Corsecole, i parrocchiani di
-Polenta, e quel buon don Zattini, che non ha poi molto grassa prebenda.
-Ristaurati furono il tetto, le navate destra e centrale, l'abside
-centrale, la cripta; rimane da ristaurare l'abside a destra di chi
-entra, e da ricostruire il campanile».
-
- [Illustrazione: Lizzano — Facciata della villa.]
-
- [Illustrazione: Lizzano — La terrazza del Carducci.]
-
-Dopo quel primo periodo de' lavori, quattro lunghi anni passarono
-prima che altra occasione si offrisse al «buon Zattini» di condurre
-a compimento l'opera intrapresa; e l'occasione venne dall'amicizia e
-dall'interessamento del conte Giuseppe, allora deputato di Cesena, e
-della contessa Silvia Pasolini-Zanelli. I quali, risovvenendosi della
-prima visita del Carducci a que' luoghi, a Lui si rivolsero per averlo
-consigliere, cooperatore massimo, e chi sa? fors'anche rievocatore
-geniale e potente delle glorie onde la chiesetta vetusta fu ed è
-testimone ne' secoli.
-
-Un bel giorno del maggio 1897 la contessa Silvia incontrò il Poeta
-nella libreria Zanichelli, e senz'altro lo invitò a salire a Lizzano,
-ov'è la villa Pasolini, presso Bertinoro, e di lì a far una gita a
-Polenta, per ammirare i già fatti restauri. Il Carducci, sovraccarico
-allora di lavoro per la scuola e per sè, rispose asciutto _un bel no_;
-poi, grado a grado ammansandosi, sorrise e disse con la sua voce tra
-burbera ed affettuosa: Chi sa, chi sa! Forse, passati gli esami....
-
-Alcuni dì dopo, nel retrobottega dello Zanichelli, una trentina di
-amici, quasi tutti letterati e professori, si raccoglievano gaiamente
-attorno al Poeta, ad un pranzetto nel quale fu bevuto del vino d'una
-vigna ariostèa, in onore di messer Ludovico, buon'anima. Molti eran
-venuti apposta di fuori, da Modena, da Reggio, da Scandiano; tra gli
-altri v'erano Vittorio Puntoni, Augusto Righi, il Rugarli, Corrado
-Ricci: unica signora, festeggiatissima e, naturalmente, in capo di
-tavola, la contessa Pasolini. Ed auspice l'Ariosto, la gita a Lizzano
-ed a s. Donato di Polenta fu definitivamente, in cotesto pranzo,
-promessa e fissata.
-
- *
- * *
-
-La «_Villa Sylvia_», dei conti Pasolini-Zanelli, siede e biancheggia
-tra 'l verde, sul colle di Lizzano, in quel di Cesena: e con la sua
-facciata bassa e bislunga; co' balconi dall'ampio frontone arieggiante
-un sobrio barocco, e dal terrazzino di ferriate panciute; con la
-torretta dalla spiovente tettoia d'embrici rossi, che sorge in un
-angolo e domina la terrazza che le si apre al fianco; di tra gli ulivi
-e gli alberelli e le aiuole che la circondano, sembra farsi incontro a'
-visitatori, sorridente e festosa, signorile e cortese come i padroni di
-casa.
-
-Al terreno è la veranda: le piante decorative ed i sedili rustici e i
-fiori vi s'intrecciano vagamente; qualche ninfetta di creta, immobile
-su 'l piedestallo, sorride ed occhieggia a' libri e a' giornali sparsi
-qua e là sui tavolini, mentre il biliardo attende silenzioso, da un
-canto, il secco cozzar delle palle d'avorio su la verde distesa del
-suo tappeto. A sinistra è la sèrra; e attorno e da presso il parco,
-ove tra' boschetti di lauro, i cipressi, i pini odoranti di resina, i
-frutici spessi e intricati, si svolge il piccolo labirinto de' viottoli
-ombrosi: e ne' verdi recessi qualche uccelliera tien prigione la gazza,
-che stride roca e sbatte l'ale tra le inesorabili reti metalliche, o
-il merlo, che piegando leggiadramente la testa a riguardare, siccome
-curioso, chi passa, gira nell'orbita gialla l'occhiolino nero, lucido
-ed acuto. Tutta una trama gentile di fiori vive e palpita, dietro
-la villa, nel giardino, dove l'aria è impregnata di mille profumi, e
-l'occhio s'allegra di mille colori, dal rosso vivace de' garofani e
-de' geranii al bianco candido de' gelsomini e delle gardenie, da gli
-oleandri rosacei al pallido della giunchiglia, al lilla, al violetto,
-al variegato intrecciarsi di sfumature nelle viole del pensiero;
-ed alla destra, da' pergolati e dalle capannuccie di caprifogli e
-convolvoli si stacca un lungo viale di cipressetti nani ritondati,
-dapprima, di alti pini, dipoi; il quale, rasentando per breve tratto
-le rive d'un laghetto nascosto tra le fronde, discende dolcemente
-pe'l declivio del colle, fino ad una rustica capanna circolare tra le
-querci.
-
-E dalla capanna affacciandosi ad una siepe bassa sì come al parapetto
-d'una terrazza, ecco aprirsi alla vista uno spettacolo meraviglioso.
-Una immensa distesa di campi segnati dal verde cupo de' filari de'
-pioppi, e popolati d'alberi, di borgate, di ville, di casolari,
-pianeggia a perdita d'occhio fino al mare sfumante lontano, nella
-linea dell'orizzonte, in una nebbia azzurrognola; e il dolce piano
-sembra sfuggire alle fiorenti colline che lo rinserrano in anfiteatro
-largo e superbo: a sinistra Bertinoro «alto ridente» e la Massa; a
-destra Roversano ed uno sprone ricurvo di alture e di poggi che per
-l'Acquarola, s. Demetrio, i Cappuccini, gira «come in una ripresa
-d'ultimo ed appassionato abbracciamento» fino alla rocca di Cesena;
-e questa, con le mura merlate dalle quali si protendono, non più
-minacciosi, i bastioni, par che protegga ancora la città adagiantesi
-mollemente a' suoi piedi, fra tanto splendore di bellezza e di luce.
-Da lunge, al di là di Roversano, si disegna il profilo del monte di
-Carpegna e spiccano nitide su l'azzurro le tre «penne» di s. Marino.
-
-In così fatto paradiso terrestre giunse, la sera del sabato 5 giugno
-1897, accompagnato da Vittorio Rugarli, e ricevuto con esultanza dagli
-amici suoi, Giosue Carducci.
-
-La gita a Polenta era fissata per il pomeriggio della successiva
-domenica; e furono della comitiva, gentilmente invitati, anche il
-cav. avv. Evangelisti, sindaco di Cesena, il preside del r. Liceo
-prof. Vitaliano Menghini, il prof. Valfredo Carducci, fratello del
-Poeta, l'avv. Nazzareno Trovanelli, amico dei Pasolini e direttore
-del giornale cesenate «_Il Cittadino_». Dal qual giornale, dove
-amorosamente d'allora in poi il Trovanelli andò scrivendo articoli
-e note su i soggiorni del Carducci a Cesena ed a Lizzano, noi d'ora
-innanzi, co'l cortese assentimento di lui, largamente spigoleremo ed
-attingeremo.
-
-Il viaggio da Lizzano a Polenta fu fatto toccando prima Bertinoro,
-dove que' magistrati del Comune, e in capo ad essi il sindaco prof.
-cav. Augusto Farini, insieme con la gentile popolazione, fecero le
-più oneste e liete accoglienze all'illustre visitatore e al deputato
-Pasolini; il Farini, anzi, si unì agli altri, a partecipar della gita.
-E le carrozze s'avviarono, or preste or lente, per la strada montana,
-che svolgendosi come un nastro bianco in salite e discese e giravolte,
-da un capo va a perdersi giù nella pianura, dall'altro s'insinua tra i
-balzi e le piaggie d'una gentil catena di colli, tutti vestiti di vigne
-e d'olivi, di boschi e di prati. «Agile e solo» si eleva sul poggio di
-Conzano l'«arduo cipresso» che la leggenda popolare attraverso i secoli
-ricongiunse alla nascita ed alla vita di Francesca, la figlia di Guido
-da Polenta, che fu moglie infelice a Gianciotto Malatesta; e domina per
-lungo tratto tutta la convalle d'intorno, riaffacciandosi insistente
-a chi sale su «di colle in colle» tra i serpeggiamenti della via e lo
-svariar continuo delle vedute.
-
-A Polenta il ricordato arciprete don Zattini e molti terrazzani erano
-ad attendere il Poeta su 'l piccolo piazzale dinanzi alla chiesa; dal
-quale si vedono, su la vetta d'un poggio dirimpetto alla facciata del
-tempio, i ruderi del castello di Polenta: qualche grosso muro diroccato
-e parte d'un torrione, su' quali sono addossate alcune squallide case
-coloniche. Quando tale castello sorgesse, non si sa con precisione: è
-certo soltanto che fin dal 1278 era stato assalito dai Traversari, i
-competitori dei Polentani in Ravenna, e che il 17 decembre del 1296 fu
-assediato e preso da' Cesenati, i quali condussero prigionieri a Cesena
-più di 120 di quei terrazzani.
-
-La chiesa, così come si presentava a' visitatori, dopo i primi
-restauri, offriva veramente largo campo all'ammirazione. L'avv.
-Trovanelli, nel _Cittadino_ del 13 giugno 1897, dando conto della gita
-carducciana, la descrive così:
-
-«È di forma basilicale, a tre navate, divise da due file di cinque
-colonne e terminanti con un'abside ciascuna. Al termine però della
-navata centrale s'inalza il presbiterio, a cui si accede per una scala,
-mentre, al di sotto, si apre una cripta di stile consimile.... Ma
-l'abside della navata destra è ancora chiusa, essendo stata guasta da
-tempo per costruirvi la sagrestia, e aspetta d'esser restituita alla
-condizione antica. Così manca il campanile, che fu atterrato, perchè
-minacciava. Le colonne della chiesa, grosse e rotonde, a strati di
-mattoni e di conci, sono coronate da capitelli che formano la parte più
-importante e caratteristica dello storico monumento. Sono — scrive il
-cav. Santarelli — scolpiti in pietra locale, alcuni cubiformi, altri a
-dadi, con faccie smussate, variamente ornate con foglie convenzionali,
-disegni geometrici, intrecci bizzarri di tenie, figure grottesche di
-mostri ed animali, il tutto a rilievo molto basso e rude.... Certe
-figure, piuttosto di scimiotti che d'uomini, una specie d'ippogrifo,
-un orribile granchio di mare fermano specialmente l'attenzione. La
-semplicità e austerità dell'ossatura della chiesa contrastano con la
-goffaggine degli ornati; l'una ricorda ancora che in Italia avevano
-fiorito le arti; gli altri attestano un periodo di grande oscurità e
-decadenza....»
-
-Il qual contrasto fu argomento, della conversazione tra il Poeta e
-i suoi compagni, e la contessa Pasolini specialmente. Que' capitelli
-apparvero al Carducci ribellione alla purezza dell'arte greca, quasi
-che il sentimento nuovo cristiano e mistico avesse voluto chieder
-perdono a Dio della grandezza classica e pagana; il che lo trasse a
-parlare della barbarie, ed a ricordare come, ne' primi secoli del
-Cristianesimo, si raccogliessero sotto le ali della Chiesa tutti
-i piccioli mortali, le anime semplici ed avvilite, lungi al fragor
-delle armi e delle violenze, mentre a poco a poco si andava creando
-lo spirito e il sentimento d'una nuova associazione: il Comune. Fu
-ricordata anche l'ipotesi che Dante fosse stato al castello polentano
-e avesse pregato nella piccola chiesa. Nessun documento lo attesta;
-ma è certo che l'Alighieri fu ospite de' Polentani in Ravenna, e
-probabilmente anche si recò a Forlì, presso Scarpetta degli Ordelaffi;
-onde non è inverosimile che egli, così innamorato visitatore de' luoghi
-e delle terre italiane, abbia cercato pace e ristoro alle sventure
-sue anche aggirandosi sui colli di Bertinoro e Polenta, in conspetto
-del mare. Il Carducci lodò i restauri (che erano stati fatti sotto la
-direzione del prof. Faccioli) e riconobbe la necessità di completarli,
-con l'aprir l'abside della navata destra, ricostruire il campanile,
-prosciugare la cripta; aggiungendo che, a lavoro compiuto, un'epigrafe
-latina avrebbe dovuto indicare succintamente quanto si fosse operato e
-in qual tempo. E nell'albo de' visitatori, religiosamente conservato
-d'allora in poi, scrisse le seguenti parole: «_6 giugno 1897. Giosue
-Carducci rivide con grande piacere e soddisfazione l'antica chiesa di
-Polenta restaurata_».
-
-Non mancò alla piacevole gita il complemento, ormai consueto, delle
-istantanee fotografiche, per opera di Pierino Pasolini-Zanelli,
-giovinetto bello e lieto e di forte ingegno, unico figlio ormai rimasto
-(dopo la morte di Paolo e Tiberio) alla contessa Silvia ed al conte
-Giuseppe; i quali, di lì a un anno, dovevano pur troppo sentirsi
-crudelmente strappare di mezzo al cuore anche cotesto ultimo figliuolo
-adorato.
-
-Su 'l tramonto, la comitiva riprese la via per Lizzano, recando seco
-nell'anima i ricordi e le immagini d'un giorno pieno di pensiero e di
-affetti. Scendendo da que' colli incantati, il Carducci, mentre il sole
-illuminava di rossi bagliori tutto l'occidente, fu preso dalla dolce
-malinconia dell'ora e dalla poesia de' luoghi, la quale evidentemente
-passava e avea rispondenza nell'anima sua. A Lizzano, poi, una schietta
-giocondità riprese impèro nei cuori: i gitanti furono convitati
-a pranzo con signorile ed affabile cortesia, e la banda di Cesena
-suonò nel giardino, e fuochi e luminarie fantastiche rallegrarono
-il calar delle ombre oscure di quella dolce sera primaverile, mentre
-il Carducci, divenuto quasi infantilmente lieto, accoglieva commosso
-l'ammirazione un po' rozza, ma sincera ed affettuosa, di que' sonatori
-e di que' popolani romagnoli.
-
-L'eco della indimenticabile giornata si ripercosse subito ed a lungo
-in Romagna e fuori, fino a Roma, donde nel luglio di quello stesso
-anno il ministero dei culti mandò spontaneamente mille lire in aiuto
-delle spese per nuovi ed ultimi restauri del tempio; e il 15 di
-settembre usciva nell'_Italia_ di Roma, diretta dal conte Domenico
-Gnoli, quella che fu il frutto più bello ed insigne della visita
-carducciana: vo' dire l'_Ode alla chiesa di Polenta_. Che il 9 ottobre
-uscì poi in elegantissimo opuscolo, illustrato riccamente con fototipie
-della chiesa, ed èdito dalla ditta Zanichelli. Inutile qui ricordare
-le discussioni lunghe e vivaci, e le molte voci d'ammirazione,
-d'assentimento, di critica cui la bellissima lirica diè luogo;
-basti che da essa derivò un risveglio nuovo d'amore e per il grande
-Poeta e per la «chiesetta del _suo_ canto»: onde i lavori per
-l'assetto definitivo di quest'ultima, invocati dal Carducci stesso
-ne' suoi versi, e confortati d'aiuti pecuniarii dal governo, dalla
-regina d'Italia, da amministrazioni pubbliche (tra cui la provincia di
-Forlì) e da cittadini privati, furono ripresi, con la ricostruzione
-del campanile, nel settembre del 1898. Resta, ancor oggi che noi
-scriviamo, da aprire la terza ed ultima abside; ed è da augurare che
-un ultimo atto di buona volontà compia la bella opera d'arte e soddisfi
-interamente il voto dell'immortale cantore.
-
-Il consiglio del Comune di Bertinoro volle poi manifestare la
-riconoscenza sua al Poeta che tanta nominanza aveva aggiunta alla
-città, nel cui territorio è s. Donato di Polenta; e nella seduta
-plenaria del 23 marzo 1898, su proposta del consigliere ing. Giacomo
-Fabbri, elesse il Carducci, con unanime consenso di voti, a cittadino
-onorario. Alla comunicazione ufficiale, fattagliene con lettera del
-20 aprile, il Poeta rispose il 23 dello stesso mese, dicendo d'aver
-ricevuta la notizia con profondo sentimento di gratitudine, mescolata
-di meraviglia e di tenerezza. «Di meraviglia — spiegò — perocchè io
-non reputava mai aver fatto cosa da meritare tanto; di tenerezza,
-perocchè da quando lessi il nome della vostra terra leggiadra nel poema
-di Dante, la mia fantasia errò spesso intorno al colle che fu seggio
-di virtù e di pregio negli antichi giorni che tutto il popolo era
-cavaliere».
-
- *
- * *
-
-Ma il ciclo degli avvenimenti e delle memorie carducciane attorno a
-Polenta non era ancora conchiuso. Il 21 luglio di quel medesimo anno,
-verso le ore sedici, un fulmine atterrava e schiantava miseramente
-il solitario cipresso cui il Carducci avea dato, co' suoi versi, il
-suggello della fama; onde nacque nel pensiero di molti, e specialmente
-dei Pasolini-Zanelli, la gentile idea di ripiantare un giovine cipresso
-nuovo, che sostituisse l'antico. Alla quale operazione si volle
-presente ed auspicante il Poeta; e questi, accogliendo volentieri
-l'invito, giunse a Cesena la sera del 24 ottobre, e salì subito alla
-villa di Lizzano.
-
-La mattina seguente Egli ed i suoi ospiti, accompagnati dal marchese
-Alessandro Albicini e dall'avv. Trovanelli, si condussero a Fornò
-o Fornovo, tra Forlì e Forlimpopoli, ad ammirarvi uno dei più bei
-monumenti quattrocenteschi che si conservino in questa regione:
-la magnifica chiesa rotonda, ciò è, che edificata nel 1450 da
-Pietro Bianco da Durazzo, corsaro ridottosi a penitenza, con la sua
-architettura, con le porte ogivali, co'l bellissimo sepolcro del
-fondatore, con gli ornati, le figure, gli affreschi, sorge qual
-gentilissimo fiore dell'arte italiana tra il verde della pianura
-romagnola. Tornando da quella gita, fu fatta una sosta a Forlimpopoli,
-per visitarvi la Scuola Normale che v'era stata instituita sopra tutto
-per l'interessamento del Carducci, e della quale era, ed è tuttavia,
-direttore egregio il prof. Valfredo, fratello del Poeta. Nel cuore
-di quest'ultimo rifiorivano di certo i ricordi di altre sue visite
-a Forlimpopoli, avvenute nell' '87 (quando primieramente gli fu
-parlato della necessità d'una scuola normale in quella cittadina dal
-suo discepolo Raffaele Righi, oggi professore di storia nel Liceo di
-Ravenna); nell' '89 (quando già la detta scuola era stata eretta
-dal Ministero dell'istruzione, anche per le sollecitazioni di Francesco
-Torraca, provveditore agli studî in Forlì); in fine nel '94, dopo il
-celebre discorso di s. Marino. Gli alunni della scuola vollero ora
-amorosamente stringersi attorno al visitatore illustre, acclamandolo
-a lungo; e l'alunno Virgilio Benini di Meldola disse qualche parola
-di commosso reverente affetto, a cui rispose il Poeta stimolando que'
-futuri maestri ad educare a nobili sensi la gioventù italiana.
-
- [Illustrazione: Il vecchio «cipresso di Francesca».]
-
- [Illustrazione: A Lizzano.]
-
-Nel pomeriggio del 26 ottobre, finalmente, dopo esser tornati a
-Polenta, ed aver veduto, con molto compiacimento, gl'iniziati lavori
-del «campanil risorto», il Carducci e i suoi ospiti, circondati d'una
-schiera d'amici e di popolani (v'erano il su detto marchese Albicini,
-l'avv. Trovanelli, il pittore Gianfanti), salirono il colle di Conzano,
-e sentirono in cuore la letizia dell'accomandare al culto ed alla
-memoria de' posteri, riparando all'ingiuria della natura, il gracile
-cipressetto co'l quale incominciava un ciclo di tradizioni nuove
-innestate sulle tradizioni antiche. Erano ad attenderli il proprietario
-della villa lì presso, conte Stefano Rusconi, l'ing. Aristide Fantini
-(i quali tutto avean provveduto per la piantagione dell'alberello), e
-il prof. Valfredo Carducci con le sue gentili figliuole. Nella larga
-fossa, già aperta sul culmine del poggio, fu costrutta una specie
-di piccola arca, entro la quale venne murato un tubetto di ferro
-contenente una pergamena con le parole: «_26 ottobre 1898. Ripiantato
-l'antico cipresso dell'ode a Polenta_»; sotto le quali il poeta avea
-scritto di sua mano: «_Quod bonum felix faustumque sit_». E il Carducci
-stesso, con la cazzuola del muratore, gittò sulle radici del cipresso
-un pugno di terra.
-
-Da Conzano la comitiva si recò poi a Bertinoro, dove il Consiglio
-comunale, solennemente congregato, intendeva ricevere con tutti
-gli onori il suo nuovo concittadino di elezione. La piccola città,
-arrampicata leggiadramente sulle alture del bellissimo colle, parea
-tutta rallegrarsi di quella festa intima e gentile; le vie erano
-affollate di gente, le bandiere sventolavano alle finestre ed a'
-balconi, la banda suonava nella maggior piazza. Nella sala del
-Consiglio, gremita di consiglieri e di pubblico, erano allestiti i
-seggi pe'l Carducci e per chi l'accompagnava; sopra un tavolino da
-presso era, mimato in bellissima pergamena, il diploma latino della
-cittadinanza bertinorese al Poeta. Al quale il sindaco Farini presentò
-il diploma con un discorso veramente bello nella sua sobrietà. «Le
-parole dell'epigrafe — disse fra le altre cose il Farini — furono nella
-antica lingua del Lazio dettate da un distinto vostro alunno, il prof.
-cav. Paolo Amaducci, bertinorese, che nomino qui a cagione di onore, e
-furono vergate nella pergamena e illustrate da fregi da un altro vostro
-ammiratore, che ha l'anima d'artista, il prof. Agostino Severi della
-Scuola Tecnica di Cesena. La cornice che inquadra la pergamena deve poi
-riuscirvi più cara in causa di un pregio singolare. Il cipresso, che
-voi cantaste nell'ode alla chiesa di Polenta, fu nel pomeriggio del 21
-luglio decorso colpito ed atterrato da un fulmine. Ebbene, il legno di
-questa cornice è tratto da quel ceppo! Si direbbe quasi che la natura,
-per unirsi alle acclamazioni del popolo, abbia detto al cipresso: Tu,
-che avesti il vanto di essere cantato dal maggior poeta, hai vissuto
-abbastanza! Colpito dal sacro fuoco del cielo, muori di morte gloriosa:
-spogliati, e cedi le tue spoglie per onorare il poeta che ti cantò!»
-
-Il Carducci, profondamente commosso, rispose con una felicissima
-improvvisazione; nè fu possibile a' presenti, tutti assorti
-nell'ascoltare, il raccoglierne le testuali parole. Pili tardi Egli,
-cedendo alle preghiere degli amici, non isdegnò di ricostruire il suo
-breve discorso, che qui riportiamo dal giornale «_Il Cittadino_» del 27
-novembre 1898:
-
- _«Signor sindaco,_
- _signori consiglieri, cari cittadini,_
-
- «Io, componendo i versi su la chiesa di Polenta, obbedii a un
- segreto mio genio, il quale, ovunque la terra italiana mostra le
- sue bellezze, ovunque la storia italiana parla con le sue memorie,
- mi comanda di accogliere quelle memorie, di rendere quelle bellezze
- con la parola ornata ed alata. Voi troppo superior premio voleste
- concedere a' miei versi, e tale che mi è di massimo onore e di
- tenero e cordiale compiacimento. Onore e compiacimento: perchè
- Voi, o signori di Bertinoro, mostraste di saper apprezzare la
- poesia nel modo più degno, quando riconosceste l'opera, quale a voi
- parve che fosse, del poeta, chiamandolo a far parte della città,
- conferendogli la fratellanza vostra: «Tu dicesti della patria cose
- non indegne, tu sii de' nostri». — Ed è grande onore appartenere
- a questa città, di cui sì belle sono le memorie nella cortesia dei
- Comuni, sì nobili le traccie nelle vicende della cultura italiana,
- sì raro e dignitoso il riserbo.
-
- «Con isquisitezza poi di pensieri voleste adornare il vostro
- benefizio, commettendo che l'atto consigliare col quale mi
- conferiste la vostra onorata cittadinanza mi fosse rappresentato
- in sì solenne e parca forma latina, pensata da uno de' vostri, con
- sì prezioso adornamento di arte nostra italiana, lavorato da altro
- de' vostri: verace testimonianza che nella vostra terra gentile è
- più che mai verde, insieme con l'idea del bene, il fiore dell'arte
- e della parola. Grazie di tutto cuore vi siano rese: tanto più
- profonda e cordiale è la mia gratitudine, o cittadini, quanto
- voi con questo vostro benefizio faceste più saldo e più intimo il
- vincolo di affetto che mi lega fin da' miei giovani anni a questa
- gloriosa Romagna».
-
-Il 27 ottobre, dopo aver ammirati, nella insigne biblioteca
-malatestiana di Cesena, i codici più pregevoli per antichità e per
-vaghezza di miniature, e nella pinacoteca municipale i bei quadri del
-Francia, del Sassoferrato, dell'Aleotti, Giosue Carducci facea ritorno
-a Bologna; e lo accompagnavano la gratitudine e i voti di tanti cuori
-che Egli aveva ormai a sè legati, indissolubilmente.
-
- *
- * *
-
-Dalla fine del '98 in poi parve addensarsi sul capo glorioso del Poeta
-e su quello degli amici suoi, una nube di dolori e di sciagure. Il
-2 decembre di quell'anno moriva a Livorno, quasi a un tratto ed in
-florida età, il prof. Carlo Bevilacqua, suo genero, lasciando la vedova
-con cinque figli (ed è risaputo che il Carducci corse a prendere la
-sua diletta Bice e i nipotini, e li collocò vicino a sè in Bologna,
-provvedendo ad essi come meglio gli fu possibile); il 28 dello stesso
-mese il conte Pierino Pasolini-Zanelli, colto da una strana improvvisa
-malattia, cedea giovanissimo alla violenza del male, sì come fiore
-reciso d'un colpo di su lo stelo, lasciando nello strazio e nel vuoto
-d'una solitudine angosciosa i genitori, ormai orbati di tutti i figli
-(e il Poeta ne fu profondamente percosso e addolorato); infine, la
-mattina del 25 settembre 1899, Giosue Carducci medesimo veniva assalito
-da quel male onde rimase impedito nel braccio e nella mano destra.
-
-Ma sotto le ali gelide della sventura i cuori si raccolsero e si
-strinsero insieme: e cominciò così tra il Carducci e la famiglia
-Pasolini il secondo periodo della loro amicizia, che il dolore comune
-avea resa più malinconicamente dolce, più tenera, più intensa che mai.
-E quando, nel settembre del 1901, la pietà della madre e del padre
-ebbe eretto nel cimitero di Faenza al povero Pierino quello squisito
-ricordo marmoreo che uscì dallo scalpello dello scultore Ierace, Giosue
-Carducci dettò per l'erma funeraria le parole dolenti: «_Ci fu mostrato
-soltanto perchè la vita con lui paresse un dono benigno di Dio, e fosse
-poi sconsolato deserto il vivere senza_».
-
-Il 19 maggio del 1900 Egli e la signora Elvira, sua consorte, invitati
-affettuosamente, giungevano a Lizzano; ed ivi passavano di poi circa
-due mesi, in quella villa dove gli ospiti loro non osavano rimetter
-piede dopo la scomparsa del figlio. Ma quasi tutti i giorni il
-Poeta discendeva a Cesena, al palazzo Pasolini, per divider la vita
-insieme con gli amici: e come Egli s'era assunto il còmpito pietoso
-di ricondurre gl'infelicissimi genitori su 'l colle sereno dove tutto
-parlava del giovinetto perduto, e di raddolcire co'l vigile cuore
-l'inevitabile amarezza dei ricordi, così avvenne che un giorno Egli e
-gli amici salirono a piangere insieme a Lizzano.
-
-D'allora in poi, quasi ogni anno il Poeta fu ospite gradito, venerato,
-idolatrato dei Pasolini, nella primavera e nell'autunno, un po' a
-Faenza ed a Cesena, e molto a Lizzano; dove, tra le aure balsamiche e
-il profumo de' fiori del dolcissimo colle, suo conforto e sua gioia,
-la fibra robusta di Lui lottò vigorosamente contro i progressi lenti
-ma inesorabili dell'infermità. Durante que' soggiorni, molte gite Egli
-fece in carrozza od in automobile, accompagnato sempre da qualcuno de'
-suoi ospiti, visitando partitamente, può dirsi, presso che tutta la
-Romagna; e sia che da Faenza si spingesse tra i poggi fiorenti della
-vicina Toscana, o, lungo il duplice infinito filare de' pioppi del
-canal naviglio, fin verso l'Adriatico, là dove
-
- «ondeggiante di canape è l'infido
- piano che sfugge al curvo Reno e al Po»;
-
-sia che da Lizzano risalisse più volte la conica altura di Bertinoro
-e il «balcon di poggi» di Polenta; sia, infine, che si conducesse
-lunghesso il corso del Savio, a visitar le allegre borgate limitrofe e
-l'immensa distesa del
-
- «. . . . . . . . dolce
- pian cui sovrasta fino al mar Cesena»;
-
-dovunque il paesaggio romagnolo fu il sorriso amoroso e gentile della
-natura a Lui, che serenamente aspettava _la grande ora_. Così trovava
-pace e ristoro ne' luoghi ameni che avea legati a sè con forte vincolo
-di affetto e di gratitudine; il che si compiacea affermare e ripetere
-di sovente Egli stesso, attribuendo graziosamente alla Romagna i versi
-della _Leggenda di Teodorico_:
-
- «. . . . . ed il bel verde paese
- che da lui conquiso fu».
-
-Il popolo di questa regione, al quale il Carducci divenne quasi
-familiare, sebbene non potesse comprendere in tutte le sue parti ed in
-tutta la sua profondità l'opera carducciana, mostrò sempre di sentire
-la grandezza di Lui, e subì il fascino del suo genio; e dovunque Ei
-passasse, si manifestava spontanea l'affinità d'animo tra quel forte
-etrusco e questi romagnoli impetuosi, i quali l'impeto del cuore sapean
-contenere questa volta, per un senso di delicatezza che si esprime, non
-di rado, dagli uomini semplici e rudi, entro i confini del più profondo
-rispetto: onde non acclamazioni troppo rumorose, nè ostentazione di
-festeggiamenti, sì bene accoglienze schiette e modeste, ed un muovergli
-incontro quasi timidamente, un salutar reverente, un guardarlo fiso
-ed a lungo non tanto per curiosità quanto per ammirazione commista di
-tenerezza.
-
-Il 9 giugno 1900, adunque, il Poeta fu a Montiano, ove ammirò il
-castello già de' Malatesta (oggi del principe Spada); l'undici
-del mese stesso si recò a Savignano, ove, ricevuto dal consiglio
-direttivo dell'accademia de' Filopatridi, della quale era presidente,
-osservò la ricchissima biblioteca, e d'onde fu invitato dal marchese
-Giuseppe di Bagno a salire fino alla sua magnifica villa; il 9 giugno
-1902 si condusse al grazioso paese di Longiano, ed ossequiato dal
-sindaco dott. Luigi Turchi e dalla intera giunta comunale, visitò
-il castello e la biblioteca, fermando la sua attenzione specialmente
-su le opere dell'umanista Fausto da Longiano; il 28 maggio 1903 andò
-da Faenza a Modigliana, e quivi, accolto con molta festa dal sindaco
-Enrico Fiorentini, dagli assessori del Comune, da' buoni ed ospitali
-Modiglianesi, visitò la casa di don Giovanni Verità (il prete liberale
-che salvò Garibaldi), e nell'albo dei documenti del risorgimento
-scrisse con mano malferma: «_Tremante di commozione e di reverenza
-segna presso questi sacri documenti il suo nome l'umile italiano Giosue
-Carducci_»; il primo di giugno del medesimo anno fu al Borello, presso
-a Cesena; nel giugno del 1904 visitò Cervia (facendo un'escursione
-nella prossima pineta) e Rimini, ove ammirò di nuovo il magnifico
-tempio malatestiano, trionfo dell'arte e dell'amore, esempio insuperato
-dell'Umanesimo nostro; nell'autunno del 1905 si recò a Cesenatico, e
-rivide Cervia, Montiano, Carpineta; infine, nella primavera del 1906,
-rivide, ahimè per l'ultima volta!, Bertinoro e la sua diletta chiesa di
-s. Donato di Polenta.
-
-Non è da credere, però, che in cotali gite consistessero le sole
-occupazioni sue, nè che la villeggiatura di Lizzano fosse per Lui di
-riposo continuo ed assoluto.
-
-Talvolta, è vero, Ei si godeva i cari ozî passeggiando, fidato al
-braccio di qualcuno degli ospiti o degli amici, per i vialetti freschi
-del parco, o conversava co' suoi compagni nella quiete raccolta de'
-luoghi, od ascoltava silenzioso le voci misteriose della natura;
-anche è vero che spesso, al primo chiarore dell'alba, dalla sua camera
-passava nell'ampia e ridente terrazza ivi presso (alla quale è rimasto
-il nome di _terrazza del Carducci_), e contemplava a lungo, assiso sur
-una poltrona, la veduta stupenda del pian di Cesena, assistendo beato
-al sempre nuovo spettacolo del sorger del sole dalle acque del mare
-lontano: ma attendeva eziandio al disbrigo, come oggi si dice, della
-sua corrispondenza, e persisteva tenacemente nel volersi occupare di
-studî.
-
-Il Poeta, in cui era sempre pronto il pensiero, sempre vigile la
-memoria (e ben se lo sa chi lo vide scattare ad un cenno, ad un
-ricordo, ad una parola che lo commovesse), parlava ormai, specie negli
-ultimi due anni, tronco e breve; ascoltava più che non dicesse: sì
-che, pur nell'intimità dell'amicizia, alle conversazioni animatissime
-d'una volta supplivano in gran parte le letture. Aveva i suoi autori
-preferiti, de' quali sembrava non saziarsi mai, e co' quali ritornava
-a dilettazioni antiche, rivivendo così dolcemente nel passato. Non
-di rado, adunque, seduto sull'erba fresca de' prati o all'ombra delle
-querci che circondano la capanna rustica in conspetto dell'Adriatico,
-ascoltò la lettura, fattagli amorosamente dalla contessa Silvia o da
-altri, di classici italiani e stranieri, o dettò lettere in risposta
-alle moltissime che anche lassù a Lizzano, come sempre e dovunque,
-gli pervenivano. Così, per esempio, nel giugno 1904 rilesse non pochi
-libri, tra cui le opere minori di Dante, e rivide le bozze di stampa
-di qualche suo volume delle _Opere_, e compiè lo studio su la _Canzone
-delle tre donne_ dell'Alighieri, dedicato poi a Cesare Zanichelli per
-le nozze di sua figlia Luisa; e nell'autunno del 1906, in quello che
-pur troppo fu l'ultimo suo soggiorno nella campagna cesenate, volle
-riudire alcune novelle del Boccaccio (quelle, sopra tutte, che, come
-ser Ciapelletto e frate Cipolla, sono una specie di anticipazione
-volterriana), e taluni drammi dello Shakespeare. Interrogato quali
-d'essi drammi preferisse (tolgo queste notizie dal _Cittadino_ del 28
-ottobre 1906), rispose d'aver fermata la sua ammirazione segnatamente
-su 'l _Re Lear_, su 'l _Macbeth_, su 'l _Giulio Cesare_; del
-_Coriolano_, poi, aggiunse d'essersi sentito così preso, da giovine,
-che ne tentò la traduzione in versi, giungendo fino alla metà del
-secondo atto. Volle fossero riletti anche il _Mercante di Venezia_,
-la _Tempesta_, l'_Enrico VIII_, tutti nella non bella, ma a bastanza
-fedele traduzione del Rusconi; il _Cymbelino_, invece, fu letto nella
-versione del Càrcano, de' brutti versi del quale volle rifarsi passando
-poi subito all'_Agide_ di Vittorio Alfieri.
-
-Talvolta anche, nella più stretta e dolce familiarità, «tra stuol
-d'amici intemerato e casto», Egli, così impaziente delle adulazioni
-e così schivo degl'incensamenti del mondo esteriore, non isgradiva
-di sentir leggere alcuna delle sue poesie o delle sue prose, che gli
-facessero risuonare nell'anima l'eco di tempi, di luoghi e di battaglie
-lontane. Accompagnava allora la bella armonia con i gesti del braccio e
-con l'accennare dell'indice della piccola mano, a guisa di chi dirige
-un'orchestra; e se i versi erano patriottici o civili, s'illuminava
-quasi d'un raggio divino, e sui lineamenti del volto passavano, come
-su terso specchio, i segni della commozione interna: scuoteva la
-testa leonina, ravvolgeva nervosamente la mano entro l'ampia arruffata
-capigliatura, lampeggiava negli occhi, mentre non di rado due grosse
-lagrime gli scendevano lente giù per le gote. Così lo abbiamo visto
-durante la recitazione del _Piemonte_, o del _Cadore_, o dell'epodo per
-_Monti e Tognetti_, o della divina ode _Alle fonti del Clitumno_; nè
-mai il sublime spettacolo si cancellerà dalla nostra mente e dal nostro
-cuore!
-
-Uno de' conforti più efficaci fu a Lui, inoltre, durante la sua
-permanenza presso gli amici, la musica. Ciò parrà inverosimile a chi
-ricorda quel ch'Egli nel 1882 aveva scritto nella prefazione ai _Giambi
-ed Epodi_ (_Opere_, IV, p. 157): «Quanto alla musica, io lascio sonare;
-non me ne intendo; e più sonan forte, più mi piace: sono tedesco»; le
-quali parole furono piuttosto una tal quale ostentazione bonaria di
-ruvidezza esteriore, che non l'espressione esatta della sua attitudine
-ad intendere l'arte divina dei suoni. Certo, mentre così diceva,
-non mentiva a sè nè agli altri, da poi che la sincerità fu la norma
-costante di tutta la vita sua: ma è un fatto che dovette parlare senza
-conoscersi, senza, ciò è, sapere qual rispondenza alle voci misteriose
-e profonde della musica avrebbe potuto avere l'anima sua, quand'ella vi
-fosse stata predisposta ed educata. Al che molto gli giovò la compagnia
-della contessa Silvia Pasolini, musicista e pianista veramente eletta;
-onde a Lui avvenne come a tutti coloro che primieramente s'avviano
-per i sentieri ignoti d'Euterpe: i quali, udendo in principio la
-successione e la fusione dei suoni, non se ne sanno render conto, e
-trovansi come disorientati e smarriti; ma quando vi abbiano assuefatto
-l'orecchio ed educato lo spirito, sentono sorgere da' suoni forme
-nuove di pensiero e di sentimento, le quali integrano, per così dire,
-il linguaggio della parola, che è insufficente a significare tutte le
-sfumature dell'anima. Non altrimenti — dice il Wagner — chi entra per
-la prima volta nel bosco silente dalla tumultuosa città, è incapace
-a percepirne i rumori; ma poi, raccogliendo l'orecchio, ne distingue
-ognor più gradatamente i suoni più lievi.
-
- [Illustrazione: Giosue Carducci ripianta il cipresso sul colle
- di Conzano.]
-
-Così il Carducci aprì l'anima alla musica, e n'ebbe dolcezza e ristoro
-ineffabile; ed intese e gustò i classici e i moderni italiani e
-stranieri: degl'italiani i più gloriosi, dal Pergolesi al Verdi; degli
-stranieri Beethoven, Chopin e Riccardo Wagner.
-
-A Longiano, nella gita del 9 giugno 1902, ascoltò rapito la musica
-del secondo atto del _Tristano e Isotta_, suonata al pianoforte ed
-accennata egregiamente con la voce dall'avv. Achille Turchi; a Faenza,
-la sera del 15 novembre 1903, in una genialissima riunione artistica
-in casa Pasolini, incoraggiò molto il giovine Balilla Pratella di
-Lugo, di cui fu eseguita una notevole composizione per canto, piano e
-violino, su l'_Ode alla chiesa di Polenta_; a Lizzano, il 21 settembre
-1904, udì cantare da Alessandro Bonci la schietta romanza italiana
-«_Tre giorni son che Nina_» del Pergolesi, e tanto si compiacque di
-quella interpretazione patetica e gaia insieme che, sentendo fuse così
-bene l'opera del maestro e quella del cantore, esclamò: «Sembra una
-voce creata apposta per questa musica!». Ed in un albo, ove il Bonci
-conserva le più preziose memorie, scrisse di suo pugno: «_Lizzano,
-21 sett. 1904. Udita nella voce del Bonci la risorta musica del
-Pergolesi_». Infine, più volte, a Faenza ed a Lizzano, ebbe l'anima
-accarezzata e placata dal vibrante violino dell'illustre prof. Federigo
-Sarti (che fu maestro ed amico affettuoso di Pierino Pasolini-Zanelli),
-o da quello della giovanissima artista Antonietta Chialchia, allieva
-del Sarti medesimo; alla quale volle, in segno di gratitudine, regalare
-un suo ritratto con le parole autografe: «_Al mattino radiante il
-tramonto brumoso. G. Carducci_».
-
- *
- * *
-
-Così il Poeta trascorreva, dolcemente consolato, gli ultimi suoi
-giorni; ed intanto, mentre qui in Romagna a Lui salivano, nelle forme
-più semplici e pudiche, le manifestazioni d'amore di tanti popolani,
-a Lui pervenivano anche i saluti, gli augurî, gli omaggi del mondo
-civile. Da Terni gl'insegnanti secondarî e primarî; da Caserta gli
-ufficiali di finanza; da Sarzana i commemoranti il centenario della
-presenza dell'Alighieri; da Scarperia i celebranti il seicentenario
-della fondazione di quel castello; da Faenza i maestri elementari e i
-professori e gli studenti del Liceo-Ginnasio; da Cesena gli ammiratori
-offrenti in un album artistico i ricordi della biblioteca malatestiana;
-da Bologna i professori delle scuole medie adunati in solenne
-congresso; persino dalla lontana Repubblica Argentina gl'Italiani ivi
-residenti; da ogni terra, insomma, ed in ogni giorno in cui suonasse
-un'alta parola, o si elevassero i cuori verso un'idealità pura e
-gentile, giungevano al Grande Spirito che ancor vigilava, sì come al
-nume tutelare della patria, invocazioni e preghiere d'assentimento e
-d'incoraggiamento.
-
-A tante espressioni di reverenza e di gratitudine, una
-significantissima stava per aggiungersi il 29 giugno 1905: la visita
-al Carducci, in Lizzano, della regina madre. Se non che, all'ultimo
-momento, tale visita fu sospesa, a causa, si disse, del gran nubifragio
-che desolò, a que' giorni, i territorî di Ferrara, Forlì e Ravenna; e
-che questo novello omaggio di Margherita di Savoia al genio del Vate
-non potesse avvenire, a non pochi increbbe, però che sono sicuramente
-fra i maggiori meriti dei sovrani della terra quelli che essi si
-abbiano acquistati verso i sovrani del pensiero.
-
-Ma è da ricordare che pochi dì innanzi al Carducci era giunto,
-in Romagna, uno speciale pensiero del re d'Italia; il quale, a'
-ringraziamenti del Poeta per la croce dell'ordine civile di Savoia,
-conferitagli con decreto del primo di giugno 1905, volle a sua volta
-rispondere col seguente dispaccio telegrafico: «_14 Giugno — Giosue
-Carducci — Cesena. — Sono lieto di averle potuto dare un novello
-segno della mia ammirazione, e molto ho gradito la cortese lettera
-con la quale Ella ha voluto ringraziarmene. Vittorio Emanuele_». Tale
-dispaccio giunse al Carducci inaspettatamente, mentr'Egli esaminava nel
-palazzo Pasolini la copiosa raccolta de' documenti del risorgimento,
-stati già del generale Andrea Ferrari, duce de' volontarî romani nel
-'48-'49, e da lui consegnati al suo aiutante maggiore Pietro Pasolini,
-che li conservò religiosamente. Il Poeta stava sfogliando quel migliaio
-e mezzo di carte, nelle quali è l'itinerario delle legioni romane
-dal febbraio del '48 fino a Vicenza, a Malghera, alla Repubblica
-Romana, e dove spesso ricorrono i nomi del Durando, di Ugo Bassi, del
-Manin, di Guglielmo Pepe, del Tommasèo; e nell'animo commosso gli si
-rinnovellavano i giorni tragici ed epici della patria; quando la parola
-del capo dello stato gli giunse quasi come la voce dell'Italia _libera
-ed una_, attestante che non invano erano stati i sacrificî e gli
-eroismi, le congiure e i patiboli.
-
-_Libera ed una_ davvero? Ahimè! Il Poeta, cui nella gioventù e
-nella virilità parve che mal fosse assicurata da' governanti e da'
-procaccianti alla patria una vera libertà, ebbe poi per tutta la vita
-confitta nel cuore la spina del saper non compiuto l'edificio nazionale
-nostro. Fu irredentista nobilissimo e fiero; ed ai vigorosi aneliti
-di Trieste e di Trento verso l'Italia, rispose sempre sospirando e
-fremendo, in uno slancio di sublime amore.
-
-Nel giugno del 1905, dovendosi inaugurare a Padova il tricolore offerto
-a quel comitato della «_Dante Alighieri_» dalle donne italiane _d'oltre
-confine_, fu chiesta a Lui una parola augurale. Rispose: «_Cesena, 11
-giugno. Alle gentili donne italiane di qua e di là del confine, dal
-sacro spirito di Dante ferma fede, magnanima costanza, diritto, pieno
-e sereno adempimento di ogni loro aspirazione buona, prega l'umile
-italiano Giosue Carducci_». E da Padova gli giunse, il dì dopo, questo
-telegramma: «_All'umile italiano, la cui gloria rende ogni italiano
-superbo, a nome delle altre donne a me compagne nella solenne cerimonia
-qui ieri celebratasi, invio caldi ringraziamenti per l'alta patriottica
-parola onde volle onorarci, augurando che a lungo risuoni paterno
-incitamento ad egregie cose. Ada Dolfin Boldù_».
-
-Di lì a pochi giorni avea luogo in Lizzano una semplice, intima,
-commoventissima festa: la consegna a Giosue Carducci d'una medaglia
-d'oro decretatagli da Trieste, come ricambio d'affetto a quello
-intensissimo consacrato, ne' carmi del Poeta, alle terre italiane
-ancora divelte dal seno della patria. Nel pomeriggio del 17 giugno
-giungeva a Lizzano Giacomo Venezian, triestino e professore
-nell'Università di Bologna, cui Trieste avea dato incarico di
-presentare al Poeta il segno sensibile del suo omaggio; ed insieme
-con lui erano il prof. Puntoni, rettore dell'Università medesima, il
-sindaco di Cesena ing. Angeli, e l'avv. Trovanelli. Pochi altri intimi
-di casa Pasolini, tra cui il prof. Giuseppe Morini e la contessina
-Antonietta Gessi, assistettero alla cerimonia. Questa avvenne nella
-veranda, e vi fu presente anche la signora Elvira Carducci, con
-manifesto compiacimento. Il Venezian porse al Maestro, racchiusa in
-astuccio di pelle, la medaglia d'oro, su cui è da un lato l'effigie
-del Vate, e dall'altro sta Trieste, assisa su d'un rudero, mentre verso
-di essa volan dal mare, in forma di gemetti e puttini, i canti di Lui.
-In alto è il verso: «_Tu sol, pensando, o idëal sei vero_»; sotto è la
-dedica: «_Trieste, a suggello d'antico amore_».
-
- [Illustrazione: Giosue Carducci sulla porta della chiesa di
- Polenta.]
-
- [Illustrazione: Nei viali di Lizzano.]
-
-Il degnissimo figlio e rappresentante della cara città disse al Poeta
-poche e semplici e degne cose: voler esprimere quella medaglia il
-sentimento d'antica e devota devozione e d'intenso affetto di tutti i
-Triestini al Poeta nazionale; avere Trieste, da prima, avuto in animo
-di promuovere la solenne coronazione del Vate in Campidoglio; ma come
-parve difficile il piegare la modestia di Lui a tanta solennità, e non
-volendo la città deporre la speranza di onorare sè stessa onorando il
-Maestro, così aver essa cercato altra forma d'omaggio coll'effigiarne
-durabilmente l'immagine in una medaglia. Aggiunse il Venezian che
-i promotori della manifestazione non avean voluto mettere innanzi i
-loro nomi, perchè questa apparisse, quale veramente era, spontanea ed
-unanime di tutto il popolo triestino; ma egli consegnava al Maestro
-un documento da cui si pareva meglio il significato e il valore
-della dimostrazione, e ciò è il rescritto della imperiale e reale
-polizia di Trieste col quale «_si conferma il divieto di fare in una
-città austriaca pubblico appello per onorare il Poeta che ne' suoi
-scritti scagliò le più violenti invettive contro la persona di S. M.
-l'imperatore, e glorificò l'azione d'un Oberdank_».
-
- [Illustrazione: La medaglia di Trieste.]
-
-Giosue Carducci, che fino allora avea ascoltato con un fare tra
-il bonario e il commosso, alle parole del rescritto divenne acceso
-in volto come se una subita vampa di fuoco gli fosse salita su dal
-cuore; e scattò in piedi, Egli che pur male reggevasi ormai sulle
-gambe, esclamando: «No, città austriaca, no! La più italiana delle
-italiane; la fedele di Roma». Ed aggiunse: «Dite a Trieste ch'io sento
-profondamente con tutta l'anima mia quello che è l'anima ed il pensiero
-di lei......» Nè potè continuare; che uno scoppio di pianto gli troncò
-in gola le parole. Allora tutti i presenti, fortemente scossi, e
-colti da un'infallibile tenerezza improvvisa, gli si fecero attorno,
-e prendendogli le mani, e accarezzandolo, e confortandolo con tronche
-parole, riuscirono finalmente a calmarne lo spirito. E per isvagarlo
-subito, le condussero all'aperto, a fare una passeggiata pe' viali e
-nel giardino, dove E' si riebbe ben presto, diventando sereno ed ilare
-ed espansivo.
-
-Ma quel che non avea potuto interamente esprimere a voce, volle dipoi
-consegnare allo scritto; e da Lizzano, il 27 giugno, inviò al Venezian
-la seguente lettera:
-
-«_Caro prof. Venezian, Ciò che Ella mi recò e mi disse da parte di
-Trieste, supera ogni possibilità di risposta. Sappia Trieste ch'io
-sento profondamente con tutta l'anima del mio pensiero quello che
-è l'anima ed il pensiero della magnanima città; ed anche quando io
-non sarò più, ciò che piangendo e fremendo scrissi spirerà, credo,
-a mantenere nell'Italia la fede a Trieste, la fedele di Roma. Giosue
-Carducci_».
-
-Era ben degno di questa forte terra di Romagna, dove dalla gioventù
-alla vecchiezza Egli ebbe vincoli così stretti d'affetto, e dove
-conchiuse, può dirsi, il suo canto; era ben degno di questa terra, la
-quale dette alla libertà ed alla patria il palpito dei cuori ed il fior
-delle vite, che qui si esprimesse la corrispondenza d'amorosi sensi fra
-Trieste e Colui che dell'Italia risorta fu la sintesi più gagliarda e
-completa.
-
-Oggi sulla facciata della solitaria e muta villa di Lizzano, ove tanta
-gloria, tanti affetti e tanta fedeltà si accolsero, una lapide modesta,
-muratavi e scoperta quasi di nascosto e senza pompe vane, ricorda
-semplicemente:
-
-«_Qui — tra i colli sereni — nella dolcezza della amicizia — cercò
-pace e ristoro alla grande anima — Giosue Carducci — dal 1897 al 1906
-— Silvia e Giuseppe Pasolini Zanelli — con memore cuore — 2 novembre
-1907_».
-
- Faenza, novembre 1907.
-
- ANTONIO MESSERI.
-
-
-
-
-QUESTE LETTERE, PER ADEMPIMENTO DI DOVERE, PER TESTIMONIANZA DI CARA
-PROFONDA AMICIZIA.
-
-
-I.
-
-MADESIMO (CHIAVENNA), 18 LUGLIO 1897.
-
-
-I.[1]
-
- _Signora contessa_,
-
-Grazie. Ricevei ieri la fotografia, bella molto.[2] Intanto dal
-Ministero di grazia e giustizia furono assegnate mille lire pe'
-restauri della chiesa di Polenta. Io, presso la vetta dello Spluga, a
-mille seicento su 'l livello del mare, poco posso fare.
-
-Certo, non cogliere timi, come l'ape d'Orazio, _circa nemus uvidique
-Tiburis ripas_:[3] ma tra venti, rupi e torrenti, rapisco a volo
-qualche strofe; e vedremo.[4]
-
-Io sto ora molto bene e non sono più zoppo. Tant'è: io non era fatto
-per la cattedra e l'accademia.
-
-Ossequio Lei, e La prego de' miei saluti memori al conte, al figlio,[5]
-all'avv. Trovanelli.[6]
-
- Dev.mo
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla gentildonna_
- CONTESSA SILVIA PASOLINI
- CESENA.
-
-
-II.
-
-MADESIMO (SONDRIO), 12 SETTEMBRE 1897.
-
-
-II.[7]
-
- _Signora contessa_,
-
-Ricevo qui le fotografie polentane in grande, molto belle. Grazie.
-
-Credo che il 15 prossimo, alla fine, sarà pubblicata nell'_Italia_ di
-Roma l'ode,[8] che sin dal giugno io aveva promesso al conte Gnoli.
-Pochi giorni dopo verrà fuori l'edizione Zanichelli, con la fotografia
-della chiesa, credo, e con quella del cipresso,[9] vorrei; a tutto
-benefizio de' restauri.
-
-Impossibile mi era mandarLe una trascrizione dell'ode, che alla gran
-bontà di Lei piacque desiderare: inchiostro, penne, carta impossibili.
-Dimani scendo a valle; lunedì sarò a Bologna: indi a Lei verrà un
-saggio mio calligrafico, che, non fo per vantarmi, sarà commendevole.
-Nella calligrafia (brutto vocabolo pedantesco, ma la cosa può essere
-buona) è il mio vero _bello scrivere_.
-
-Credo che Ella sarà con la madre Sua. La prego di riverirla per me. E
-salutando il conte e Pierino, a Lei bacio la mano.
-
- Dev.mo
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla n. signora_
- CONTESSA SILVIA BARONI PASOLINI
- (VICENZA) BASSANO.
-
-
-III.
-
-BOLOGNA, 12 GENNAIO 1898.
-
-
-III.[10]
-
- _Signora contessa_,
-
-Meglio tardi che mai. Io sto benissimo: e col nuovo anno ho cominciato
-a bere della Sua canina,[11] che va anche meglio di me. Ho scritto
-oggi all'arciprete;[12] che mi mandò molte benedizioni e voci di sue
-preghiere a Dio, e una damigiana di sangiovese dalle sue mani educato
-presso la vetusta chiesa: bene educato da vero. Io lo assicuro che
-Zanichelli, fatti i conti a giorni, gli manderà del denaro; e lo esorto
-a riprendere i lavori, anche per aiuto de' poveri.[13] Intanto prego
-per mezzo di Lei il signor conte a far ricerca dei disegni e progetti
-presso l'Economato o al Ministero.
-
-Alla bella poetessa[14] non anche ho scritto: dimani l'altro. Anche
-da Bertinoro alto ridente il sindaco[15] mi scrisse graziose e nobili
-cose. E anche a lui risponderò. Ma il tempo mi è scarso a esser
-gentile. Quanto lavoro, io che pure vorrei non far nulla, e che anelo
-all'ozio sì come il cervo al fonte delle acque vive! Ozio in monti e in
-colli, pensando alla salute dell'anima mia.
-
-La prego di salutare per me la signora *. _Salutala in mio nome e dalle
-avviso_ (Dio mio, con la scusa di un verso del Tasso, mi trovo a dar
-_del tu_ a Lei: Contessa, voglia perdonarmi) che io sono avverso al
-ministro, il quale mi tornava a parlare di Roma, dove io non voglio
-fare il professore; e non voglio fare il professore più.[16]
-
-Bensì a Roma verrò su' primi di febbraio; ma non andrò in casa della
-sig. *; temo di essere incorso nell'ira sua. Senta un po' Lei. Signora
-contessa, La riverisco devotamente, e La prego di ricordarmi al conte e
-a Pierino.
-
- Suo
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla nobile signora_
- CONTESSA SILVIA PASOLINI BARONI
- _Via Venti Settembre 35_
- ROMA.
-
-
-IV.
-
-BOLOGNA, 19 GIUGNO 1902.
-
-
-IV.[17]
-
- _Cara signora contessa_,
-
-Saluti, ossequî, ricordi affettuosi.
-
-EccoLe la lettera del Ierace.[18] Nel XII, _Confessioni e Battaglie_,
-manifestai la mia recisa antipatia e inettitudine alla piccola
-letteratura di _commissione e decorativa_.[19] Nè giova ricordare lo
-scritto breve e doloroso per Pietro Pasolini. Lì fu una grande sventura
-domestica che parlò nel cuore, un giovine nel fior dell'età che io
-avevo trattato famigliarmente, che mi era veduto crescer bello e lieto
-in conspetto....[20]
-
-Non feci che esprimere quello che immaginai dover essere, senza frasi,
-il sentimento de' genitori.
-
-Qui è un monumento reale, da collocarsi in luogo storico, con
-intervento di ministri, squadre etc. Non son fatto a simili scene;
-ammiro e ascolto e leggo rapito; ma io non so dir _niente_.
-
-Ella significhi meglio che io abbia detto, e faccia sentire a Ierace
-quanto mi duole il dire di no. Ma!
-
- Suo aff.mo
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla n. d. contessa_
- SILVIA PASOLINI ZANELLI BARONI
- FAENZA.
-
-
-V.
-
-MADESIMO, 27 LUGLIO 1902.
-
-
-V.[21]
-
- _Signora contessa_,
-
-Grazie, Ella sa di che, e quanto effuse dal cuore Le pervengono.
-
-Oggi compio sessantasette anni. Le bambine dello stabilimento mi hanno
-presentato un magnifico mazzo di fiori alpestri. Due bambine, che a
-pena sciolgono i passi, mi hanno dato dal seno delle loro madri due
-mazzolini di _edelweiss_. Mi giunge dal _Giornale d'Italia_ un ricordo
-di Ugo Pesci, che mi ha veramente commosso. Lo legga, signora contessa,
-nel numero del ventinove giugno.
-
-E nella rocca medicea passi Ella giorni felici, confortata dall'arte
-divina, che non ha segreti per Lei.
-
-La musica è una grande consolatrice, con le sue voci profonde, tenere
-e possenti, che non si sa d'onde vengano. Forse è la rivelatrice della
-grandezza arcana di questa nostra povera natura ed anima.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla signora contessa_
- SILVIA B. PASOLINI
- DOVADOLA.
-
-
-VI.
-
-BOLOGNA, 8 LUGLIO 1904.
-
-
-VI.[22]
-
- _Cara contessa Silvia_,
-
-Dall'antro di Zanichelli, molto migliore della sua fama, di quella cioè
-che gli ha fatto Ella, Le scrivo per mandarLe i miei saluti e i miei
-congedi.
-
-Io domenica, cioè doman l'altro, parto per Madesimo; e lassù spero che
-le ninfe serene delle Alpi mi avvolgeranno fra i loro grandi veli. A
-Lei lascio le ninfette degli Appennini, scalze, stracciate e sudanti
-ad ogni passo che muovono per la sassosa via. Se non che, a quelle
-ninfuccie Ella comanda e presiede come fata bianca, e come sovrana
-e partecipe della multiforme armonia; e le fa apparire e atteggiarsi
-come meglio Le piaccia.[23] A settembre, quando l'aere sarà ammansato,
-io tornerò a Lei prima di tutto, e poi alla bellissima e dolcemente
-indimenticabile Lizzano: Lizzano sola degna di non essere ricordata
-con le ninfe appenniniche, sola degna di essere ricordata con desiderio
-anche di sul seno austero delle ninfe alpine.
-
-Faccia, La prego, i miei ossequî al conte; faccia a sè stessa i miei
-saluti con tutta l'effusione.
-
- Suo di cuore
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla nobil signora_
- CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- FAENZA.
-
-
-VII.
-
-VILLA ADELE, MADESIMO, 24 AGOSTO 1904.
-
-
-VII.[24]
-
- _Cara contessa Silvia_,
-
-Questa mia lettera spera di raggiungerLa sulle rive della Brenta,
-e incomincia dal mandare memori saluti e augurî di bene stare alla
-contessa Marina,[25] la cui immagine mi sta scolpita nel cuore.
-
-Quassù abbiamo avuto purtroppo caldo, che ora è compensato da cinque
-gradi di freddo e da un vento indiavolato. Questi alti e bassi senza
-misura mi fanno ricordare con molto rimpianto e con grande desiderio
-Lizzano, dove il cielo, la terra, l'aria ricordano la temperatura e i
-bei paesaggi dell'Ariosto, e dove sono fate e ninfe, e dee vere e vive
-«che adornan sempre le felici rive», e mettono in fuga con i lieti
-e onesti favellari la malinconia, se ella si attenta di avvicinarsi
-all'anima.
-
-Dunque Lizzano anche nel disordine della natura serba le notti fresche
-e piene di armonia, a cui il lido marino manda il lume dei suoi fari, e
-gli effluvii della sua marina?
-
-Ahimè, bel paese è Lizzano, e richiama i cuori e le fantasie con molti
-ricordi. Io spero di rivederlo ben presto, e riprendervi, giacchè la
-prima signora lo concede, i segni e poteri della mia sovranità.
-
-Alla qual signora mando i miei omaggi, e assentimenti alle ninfuccie e
-agli Egipani.
-
-La saluto di mia mano.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla nobil donna_
- CONTESSA SILVIA PASOLINI BARONI
- BASSANO.
-
-
-VIII.
-
-VILLA ADELE, MADESIMO, 20 LUGLIO 1905.
-
-
-VIII.[26]
-
- _Cara contessa Silvia_,
-
-Oggi il cielo, la terra e quasi l'anima mia sorridono un ineffabile
-sorriso[27] di primavera; e vogliono che io Le scriva.
-
-Ma che dirLe che risponda a quel che mi suona dentro? Nulla più di
-quello che Ella sa.
-
-Non però che sia sempre così; ieri, e poco prima, la tempesta era nel
-cuor mio. Vedevo tutto nero; e il non poter camminare come prima mi
-dava la morte nel cuore.
-
-Oggi il mio spirito si è rialzato, e profitto del tempo benigno per
-mandarLe un saluto dall'anima.
-
-L'Elvira[28] ed io non facciamo che pensare e parlare di Lei; e il
-sorriso e lo spirito soave[29] della fata bianca è il principio e il
-termine d'ogni nostro pensiero.
-
-InvitarLa a venir quassù sarebbe oggi un'illusione, perchè è
-letteralmente tutto pieno; ma appena si potrà, io Le scriverò
-fulmineamente; ed Ella verrà, perchè senza di Lei non vi è luogo bello,
-ed Ella ha il potere, con la parola e co'l sorriso, di far più bello
-l'aspetto delle cose.
-
-Dove è ora? Dovunque Ella sia, il mio cuore è con Lei.
-
-Mi ricordi a cui crede che il mio ricordare piaccia. A Lei credo prima
-che a tutti.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla n. d. contessa_
- SILVIA BARONI PASOLINI
- FAENZA.
-
-
-IX. MADESIMO, 9 AGOSTO 1905.
-
-
-IX.[30]
-
- _Carissima contessa_,
-
-Se mi sarà dato di finire questa mia avanti che annotti, essa Le verrà
-sollecita annunziatrice di una mia gita (quarta o quinta) allo Splugen.
-
-Il cielo era una benedizione di Dio sulla natura, e la terra un
-rendimento di grazie, e l'anima mia pacata nella pacifica armonia dei
-versi virgiliani.
-
-Quanto e come soavemente mi facevano pensare quei versi, su quei monti!
-Ma verso sera mutò il paesaggio e l'anima. Le basti ch'io non ho mai
-chiuso un occhio la notte, e da ciò indovini lo stato dell'anima mia.
-Ciò non ostante stamattina, grazie a Dio e a Virgilio, ero di nuovo
-in pace con la natura e con me. Quanta pietà nelle parole dei Troiani
-sbattuti dal naufragio!
-
- «Dî tibi, si qua pios respectant numina, si quid
- Usquam justitia est, et mens sibi conscia recti,
- Praemia digna ferant. Quae te tam laeta tulerunt
- Saecula? qui tanti talem genuere parentes?»[31]
-
-Glieli ho scritti in latino, perchè Ella si avvezzi a leggerli e a
-ripeterli latinamente. Nessuno ha scritto versi latini così belli come
-Virgilio: un tempo pensavo che Orazio, ma ora no.
-
-Io La raccomando ai versi virgiliani che La accarezzino con la loro
-armonia, e Le facciano dimenticare la trista dissonanza delle cose.
-
-E ora non ce n'entra più. È contento il Geròla della mia epistola
-cretense?[32] Tanto meglio, benchè io non era competente giudice; ma mi
-inspirò la pietà della gente veneta, così fida alle memorie d'Italia: e
-con ciò, e con i saluti dell'Elvira[33] e con i miei saluti, La lascio
-nel pensiero di Virgilio e nel mio.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
-Ricorderò i ricordati da Lei allo Zanichelli; Ella mi ricordi
-strettamente ed affettuosamente a Sua madre.
-
- _Alla nobil signora_
- LA CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- BASSANO VENETO.
-
-
-X.
-
-BOLOGNA, 14 OTTOBRE 1905.
-
-
-X.[34]
-
- _Molto amata contessa Silvia_,
-
-Un gran dire della mia cera. Un miracolo: portenti. Ma intanto co'l
-pretesto di rendermi la forza e l'attività d'un tempo, il dottore
-Boschi[35] mi relega a due o tre giorni di letto forzato: e viene
-troppo spesso a visitarmi. Io non ho cagione di lamentarmi; ma pur
-troppo mi sento debole debole debole, come gli entusiasti della mia
-salute pur dicono. Parliamo d'altro.
-
-Mi è ricapitato sott'occhio un ricordo a me carissimo: un album
-della città di Faenza, con le firme dei cittadini, e con inscrizioni
-significantissime. Quanti nomi a me cari di uomini animosi e valenti e
-di gentili donne: che belle ore mi ricordavano!
-
-In capo a tutti mi salutò e mi parlò al cuore il nome Vostro,
-nobilissima Silvia, «_Sylvia dulcis_». E mi destò la speranza di
-vederVi presto.
-
- «Instar veris enim vultus ubi tuus
- affulsit populo, gratior it dies
- et soles melius nitent».[36]
-
-Addio. Ave et salve.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla n. d. sig.ra contessa_
- SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- CESENA.
-
-
-XI.
-
-BOLOGNA, 19 NOVEMBRE 1905.
-
-
-XI.[37]
-
- _Contessa Silvia molto amata_,
-
-Non posso far a meno di esser triste oggigiorno. È morto il mio vero
-amico Giambattista Gandino. Fu il primo che conobbi in Bologna nel
-1860.[38] Quanti anni, quanti dolori, e quanta fedeltà! Il latino e
-l'amicizia, due immutabili passioni dell'animo suo. Dall'amicizia sua
-non mi venne mai un turbamento; fu il re del latino puro: questa la sua
-vita nel rispetto mio. Peccato che Voi non l'abbiate conosciuto!
-
-Ecco la mutazione per il _Vere Novo_.[39] Mutato nel verso secondo
-così: «_Sorride e chiama_»;[40] il verso sesto dica così: «_E guarda
-gli occhi, candida Silvia, tuoi_». Così tutto va bene; immagine, metro
-e verità.
-
-Oggi è una giornata orribile. Il barometro si abbassa fino all'anima
-e proibisce di pensare. Spero che costassù in montagna l'aria sia più
-pura: qui pesa sul capo e sul cuore. Ahimè! oggi sto male. Passate i
-miei saluti affettuosi alla signora Marina e al conte, e addio.
-
-Salve et vale.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla signora_
- CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- BASSANO VENETO.
-
-
-XII.
-
-BOLOGNA, 28 NOVEMBRE 1905.
-
-
-XII.[41]
-
- _Signora contessa Silvia molto amata_,
-
-Questa volta voglio parlarVi di studî. Ho comperato due libri
-nuovissimi a un tratto: la _Congiura di Catilina_, e.... indovinate?...
-_Elvira_, amore di Lamartine.
-
-L'Elvira a me e al mio compartecipe[42] non fa la figura di bellezza
-che rinnovò l'arte moderna: anzi!... Ma ciò non toglie che la poesia
-da lei inspirata non sia la più bella poesia francese. Non mai quella
-lingua, che par negata alla poesia, ebbe inspirazioni così di cuore
-come _Le Lac_, che certo è la più bella poesia sentimentale moderna.
-Non mai inspirò così profondamente un lamento così mesto e così sentito
-come nel _Crucifix_. Tutto è finito: poesia, inspirazione e sentimento.
-Ma ciò non impedisce che sia stato un movimento profondamente
-sentito.[43]
-
-La _Conjuration de Catilina_ di G. Boissier è storia romana: sempre
-vera, sempre nuova e sempre bella.
-
-E ora d'altro. Cioè del vostro piede, che deve essere affatto guarito
-e padrone di sè: Voi non me ne dite abbastanza, ma io immagino che sia
-così; vi sento intonata in altra guisa.
-
-Salutatemi la Vostra piccola amica tedesca[44] e la vostra gran madre
-contessa Marina, le quali mi hanno messo in testa questa leggiadra
-notizia. E Voi pregate che co' miei malanni mi seguiti sempre il buon
-umore che ho oggi, il quale in gran parte, anzi tutto, mi viene da Voi.
-
-Grazie. Salve et vale.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla signora_
- CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- BASSANO VENETO.
-
-
-XIII.
-
-BOLOGNA, 29 NOVEMBRE 1905.
-
-
-XIII.[45]
-
- _Signora contessa Silvia molto amata_,
-
-Una gentile e pia necessità (che tale parrà anche a Voi) m'impone una
-impronta sollecitazione anche a Voi.
-
-La società scolastica che in Graz s'intitola del mio nome, mi chiede
-un mio ritratto per collocarlo in luogo di onore. Fosse una solita
-domanda, e de' soliti, non risponderei. Ma qui bisogna che mi rivolga
-a Voi, perchè m'impetriate dal gentile artista di Cesena[46] una
-copia di quella che a me pare bellissima (e so che pare anche a Voi)
-fotografia. Spesa qualunque siasi, a conto mio. Vi prego di mandar qui
-per la firma necessaria. Figuratevi che devo andare in mezzo a Mazzini
-e a Garibaldi: ahi, quanto e immeritato onore! Fate Voi almeno che io
-figuri bene: io Vi dovrò anche questo. Non Vi dico che mi perdoniate;
-troppo Vi conosco: amatemi un poco di più.
-
- Vostro
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla signora_
- CONTESSA SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- BASSANO VENETO.
-
- A questa lettera il Carducci unì un articolo, ritagliato
- dall'_Avvenire d'Italia_, giornale bolognese, intitolato
- «_Traveggole socialiste intorno a Giosue Carducci_», nel quale
- è detto che l'_Avanti_ riporta dall'_Asino_: ... «che il poeta
- è ridotto quasi ad uno stato d'incoscienza, e che i preti
- approfittano del suo stato per invaderne la casa in attesa di
- confessarlo moribondo...». In margine a tale articolo il poeta
- dettò le parole seguenti:
-
-E dire che son per riprendere i miei lavori, perchè il Boschi è
-ammirato della mia salute! G. C.
-
-
-XIV.
-
-BOLOGNA, 2 DECEMBRE 1905.
-
-
-XIV.[47]
-
- _Signora contessa molto amata_,
-
-Già fin da ieri il Bacchi della Lega deve aver significato al signor
-conte la indegnazione mia per quello che il giornale aveva scritto,
-a proposito di cose mie, su Voi, etc.[48] E come Voi usate dire, la
-_pitantana_[49] mi aveva colto sul serio; e chi sa che cosa avrei
-scritto a quei cialtroni, degno di loro e dell'ira mia; se poi
-uomini di senno, e voglio contare specialmente in questa categoria
-il Bacchilega, non mi avessero persuaso che erano parole spese
-inutilmente, e che nessuno badava a quel che era scritto in quel
-giornale, e che quella turba di mascalzoni non vale il
-
- «. . . . . fango che mi lorda i piedi».[50]
-
-Vili, dire che Voi siete mossa da _uno scopo occulto di tenerezze
-devote_, per un'onorificenza di Corte! Io non conosco donna superiore
-a Voi nel disprezzo di simili sciocchezze. E parliamo, alla fine,
-d'altro.
-
-Grazie di quello che farete con Casalboni;[51] grazie per me e per
-gli amici d'oltre i confini; specialmente per essi, che me potrebbero
-lasciare da parte. Dunque sarà una bella fotografia, che farà onore al
-mio ceffo; e, fuor di scherzo, all'arte cesenatica. Grazie, grazie,
-grazie. Onorate Voi quella degna Cesena, che tanto mi favorisce;
-onoratela e ringraziatela.
-
-Voi mi dite, scrivetemi e consolatemi di Voi. Se per consolarVi vi può
-piacere che io dal medico Boschi sia trovato sempre più valido, ciò Vi
-consoli: quanto a me, io altrove cerco la mia consolazione, e Voi ben
-lo sapete. A proposito: come va il vostro piede? Sempre meglio, non
-è vero? Io e i vostri migliori amici sempre attendiamo che il conte
-vi riconduca alle nostre parti, ma rispettiamo i sentimenti di vostra
-madre, alla quale affettuosamente mi ricordo.
-
-Addio. Lasciate la _pitantana_, vocabolo che non piace punto a
-Bacchilega, nè a me. Salve et vale.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla signora contessa_
- SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- BASSANO VENETO.
-
-
-XV.
-
-BOLOGNA, 5 DECEMBRE 1905.
-
-
-XV.[52]
-
- _Signora contessa Silvia molto amata_,
-
-Oggi spedisco a Graz il mio ritratto, da accompagnarsi a quello dei
-veramente illustri e sacri:[53] ho scritto ai giovani che l'opera è di
-artista _italiano_, Casalboni; che vien loro in dono da gentildonna
-_italiana_, Silvia etc. Così il dono sarà più accetto e più gentile.
-Questo voglio che sappiate subito tanto Voi, che l'artista.
-
-Ahimè! che brutta giornata! involuta di tenebre e di nebbia, quale da
-ormai due mesi è ridotta l'anima mia.
-
- «Ma ci fu dunque un giorno
- Su questa terra il sole?
- Ci fur rose e vïole,
- luce, sorriso, ardor?
-
- «Ma ci fu dunque un giorno
- la dolce giovinezza,
- la gloria e la bellezza.
- Fede, virtude, amor?»[54]
-
-Pare che ci fossero; almeno io le ho cantate. Nel _tedio invernale_
-presente non pare davvero che ci siano. Sbaglio: sono nell'anima
-vostra.
-
-Salve et ave.
-
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla contessa_
- SILVIA PASOLINI-ZANELLI.
- BASSANO VENETO.
-
-
-XVI.
-
-BOLOGNA, 23 DECEMBRE 1905.
-
-
-XVI.[55]
-
- _Signora contessa Silvia molto amata_,
-
-Voglio fare le mie confessioni; cioè vo' dir cose che, dopo morto,
-tolgano ogni dubbio del come io pensassi e credessi.
-
-Cominciamo dal principio; da Dio, o da chi è tenuto Dio.
-
-Poco più che ragazzo cominciai un inno a Cristo, così:
-
- «Io non so chi tu sia, nè per che modo
- Venuto se' quaggiù.....»
-
-applicando a Cristo i versi che Dante poneva in bocca ad Ugolino.[56]
-
-Uomo fatto, rincarai con parole mie proprie quel che avevo accennato di
-sbieco, segnatamente nella _Chiesa gotica_:
-
- «O inaccessibile re degli spiriti,
- tuoi templi il sole escludono.
- Cruciato martire tu cruci gli uomini,
- tu di tristizia l'aër contamini»;[57]
-
-e nelle _Fonti del Clitumno_:
-
- «. . . . . . . . . . un Galileo
- di rosse chiome il Campidoglio ascese,
- gittolle in braccio una sua croce e disse:
- — Portala, e servi —».[58]
-
-E certo sono cose forti e indimenticabili. Confesso che mi lasciai
-trasportare dal principio romano, in me ardentissimo: e fu troppo. Ma
-quasi al tempo stesso soavi cose pensai e scrissi di Cristo:
-
- «Oh, allor che del Giordano ai freschi rivi
- traea le turbe una gentil virtù etc.»[59]
-
-Resta che ogni qual volta fui tratto a declamare contro Cristo, fu per
-odio ai preti; ogni volta che di Cristo pensai libero e sciolto, fu mio
-sentimento intimo. Ciò non vuol dire ch'io rinneghi quel che ho fatto:
-quel che scrissi, scrissi; e la divinità di Cristo non ammetto. Ma
-certo alcune espressioni son troppo; ed io, senza adorare la divinità
-di Cristo, mi inchino al gran martire umano.
-
-Questo voglio che si sappia, e lo scrivo a Voi, perchè capace di dirlo
-apertamente.
-
-Vedete che m'è venuta voglia di scrivere, oggi.
-
- Il vostro
- GIOSUE CARDUCCI.
-
-Pensieri della vigilia di Natale, che ho sempre avuto, e da tenerne
-conto.
-
- G. C.
-
- _Alla contessa_
- SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- FAENZA.
-
-
-XVII.
-
-BOLOGNA, 27 DECEMBRE 1905.
-
-
-XVII.[60]
-
- _Signora contessa Silvia molto amata,_
-
-Che bel passeggiare, arridendo il variato sole di primavera, su per
-i colli dell'amenissimo Lizzano; o anche discendendo verso il piano!
-Affacciandosi questa visione agli occhi e all'animo conturbati da
-questa nebbia brumale, più triste è il tristissimo decembre. Torneremo
-mai sui colli di Lizzano? O al bellissimo Bertinoro? Io per me dubito.
-
-Mi contenterei per ora, e anche per allora, di ritrovarmi nella bella
-saletta di Faenza, dove mi guardano tanti visi ch'io non conosco,
-e pure amo; o nel salone, dove tante cose possono essere cantate
-e suonate con musica melodia. Tacendo, nel mio silenzio mi pare di
-ascoltare e d'intendere. Ahimè! Inteso bene che tutto sarebbe allegrato
-e fatto vivo dall'aspetto e partecipazione della signora. Voi dareste
-la vita vera a quell'ignoto ch'io medito, che io sento, e che potrei
-anche rappresentare.
-
-Questa divagazione malinconica mi fa meno uggiosa la triste nebbia.
-Se Voi foste qui e parlaste, svanirebbe affatto. Ma io voglio venire a
-Faenza.
-
-Ricordatemi il nome della signora che mi mandò il salmone; l'americana
-famosa che parla e scrive così bene l'italiano.[61] Bisogna che le
-risponda.
-
-Addio, addio; con l'anima profondamente contristata, in mezzo alla
-gioia apparente, dalla morte di Severino Ferrari:[62] grande ferita nel
-mio cuore!
-
-Addio, cara signora ed amica dolcissima. Voi mi intendete.
-
- Il vostro
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla signora contessa_
- SILVIA PASOLINI-ZANELLI.
- FAENZA.
-
-
-XVIII.
-
-BOLOGNA, 11 APRILE 1906.
-
-
-XVIII.[63]
-
- _Signora contessa Silvia molto amata,_
-
-Siete tornata a Faenza, nella dolce dimora in cui vi ho sempre vista
-io. Quella dimora è sacra per me; e deve essere anche per Voi. Quante
-rimembranze soavi vi rifioriscono nell'anima! Se avessi lo stile
-prezioso, oh quanto vi rifiorirei! Ma l'affettuoso è stile molto
-più nobile del prezioso, e con questo seguito a scrivere. Invano
-Voi fareste opera di chiamarmi alla preziosità. «Io sento e dico e
-rappresento il vero». Oh che bel verso! «_Quidquid conabar dicere,
-versus erat_». Così avveniva al fiorito Ovidio:[64] ma l'intima
-eloquenza del cuore commosso non era con lui, nè era da lui. Non vorrei
-fargli torto, se per lui mi sovvenissi i Marini e l'adorato D'Annunzio.
-Per quanto adorato? Perchè adorato? E come adorato? Problemi a cui
-sarebbe facile rispondere, se io avessi voglia di rompermi il capo
-con la poesia moderna. E già! V'è poesia moderna? E ciò che porta quel
-nome, lo merita? Io più che invecchio, più penso che no. E forse è una
-malinconia della vecchiaia.
-
-Pensateci e rispondetemi. EccoVi dato l'argomento a una bella lettera.
-La quale, e tutto quello che viene da Voi, io aspetto con desiderio e
-affetto infinito.
-
-Intanto Vi saluto.
-
- Vostro
- GIOSUE CARDUCCI.
-
- _Alla signora contessa_
- SILVIA PASOLINI-ZANELLI
- FAENZA.
-
-
-
-
-APPENDICE
-
-
- _Quest'Appendice contiene_:
-
-1º _Una lettera con la quale Giuseppe Torquato Gargani accompagnava nel
-1856 a don Luigi Bolognini in Faenza il dono della sua_ dicerìa: «Di
-Braccio Bracci e degli altri poeti odiernissimi», _stampata a spese
-degli_ «amici pedanti». _Questa lettera, inedita e gentilmente a noi
-comunicata dagli eredi della famiglia Bolognini, è un'eco così viva e
-sincera delle prime lotte letterarie del Carducci, alle quali abbiamo
-accennato nella_ «Prefazione», _che ci è parso prezzo dell'opera non
-defraudarne il lettore._
-
-2º _Una commovente e preziosa notizia sui soggiorni del Carducci a
-Madesimo, nell'agosto del 1904 e del 1905, inviataci con somma cortesia
-dall'illustre prof. Flaminio Pellegrini, della r. Università di Genova;
-al quale ci è caro di porgere pubblicamente i più vivi ringraziamenti._
-
-
-GIUSEPPE TORQUATO GARGANI A DON LUIGI BOLOGNINI, IN FAENZA.
-
-
- _Mio caro Gigi,_
-
-È troppo tempo che non ho tue nuove da te; fa' di scrivere come prima
-potrai. Io sto benissimo, e sento la vita ora che sono in guerra con
-tutti i poetini e prosatorucci di Firenze. Ti mando con questa una
-mia dicerìa: hoc fonte derivata clades. È una canzonatura da cima
-a fondo, che ha fatto rider me, scrivendola; e molti dotti davvero,
-leggendola. La leggerai anche tu, e daraimene il parer tuo. La darai
-a don Lanzoni[65] e al Minardi,[66] i quali carissimamente saluto.
-Oh, se sentissi cosa dicon di me questi giornali infranciosati!
-Credo d'aver fatto la bocca larghissima a riderne, e figurati che han
-pubblicato ch'io sono impazzato e messo all'ospedale, e che settimana
-per settimana daran le mie nuove alla gente. Perdio! l'è una critica da
-fare i capelli bianchi. E per di più han citato minchionando due versi
-per miei, i quali io non scrissi mai: bravi i birbanti b.....! A me
-par d'essere altr'uomo, e son contento che la dicerìa abbia fatto quel
-che doveva tare, e gongolo delle fiacche furie e dell'escandescenze
-sguaiate di cotesti pigmei, i quali han fatto veder chiaro che li
-ho arrivati nel vivo. Per le vie è un domandare: è quello l'autore
-della dicerìa? e chi compate, chi gabba, chi guarda in cagnesco, chi
-sogghigna, chi loda: ed io rido di tutti. Così è, mio caro Gigi; io
-quietissimo e umilissimo omiciattolo ho messo sossopra la repubblica
-letteraria in Toscana e fors'anche fuori. Gli amici, che a loro
-spese hanno stampato il mio scritto, si sono riuniti in una specie
-di accademia,[67] e faranno battaglia a corpo morto contro tutte le
-romanticherie e tutti i capricci infranciosati, inglesati, intedescati:
-son pochi, ma hanno fegato e lombi italianissimi. Era tanto che costoro
-facevano i demagoghi: anche la pazienza ha un confine, e bisognava che
-qualcuno salvasse l'antica fama del senno fiorentino messa in terra da
-questi m.... L'abbiamo fatto noi; non benissimo, per manco di sapere;
-ma con il calore di giovani amantissimi dalla maestosa letteratura
-italiana: la volontà scusi la debolezza della natura. Tu scrivi e
-seguita ad amare il tuo fratelluccio _impazzato_. Saluterai la gentile
-signora contessa Pasolini[68] e il signor conte.[69] Se credi bene,
-fa' leggere la dicerìa al conte Antonio[70] e al conte Francesco,[71]
-a' quali ricorderai la mia servitù. Se conosci o a Faenza o a Forlì o
-a Bologna qualche buon letterato, dillo, che glie la manderemo, perchè
-desideriamo che giri. Ho veduto Ghinassi,[72] c'ora è in Livorno.
-Ricordami ai buoni Farina,[73] scusandomi se non scrivo per essere
-occupatissimo in lavori e battaglie. A settembre (se non mutan le
-cose) vo con una signora maestro per sei anni a Montegemoli, presso a
-Volterra.[74] Ti saluto e ti abbraccio.
-
- 20 luglio 1856.
-
- G. T. GARGANI.
-
-
-SU 'L CARDUCCI A MADESIMO NELL'AGOSTO DEGLI ANNI 1904 E 1905.
-
-
-A Madesimo, sullo Spluga, nel mese d'agosto del 1904 e del successivo
-anno 1905, ebbi l'inesprimibile conforto di ritrovarmi a lungo col
-Carducci, che mi fu maestro a Bologna dal 1887 al 1890, e che, da
-allora, m'onorò sempre d'affettuosa benevolenza.
-
-L'amenissimo soggiorno, nel 1904, giovò sensibilmente alla stanca sua
-fibra. Sui primi del mese, già ritemprato dalla breve permanenza, potè
-riprendere persino le sue gite mattutine, lungo il sentiero alpestre
-della Motta, tra il folto degli abeti, fino a un rustico sedile d'onde
-tutto si domina il magnifico paesaggio.
-
-Lassù con intensa commozione lo udii recitare a memoria passi della
-_Divina Commedia_, odi di Orazio: e, notevole a dirsi, la voce del
-Poeta, d'ordinario sì impedita dal male, riprendeva nella recita dei
-versi la franchezza, l'intonazione indimenticabile dei giorni migliori!
-
-In quello scorcio d'estate non solo mi dettava senza pena le sue
-corrispondenze, ma rivide bozze di stampa, e con mano malferma reggeva
-Egli stesso la matita, per prendere numerosi appunti leggibili quasi
-solo da Lui.
-
-L'anno appresso, purtroppo, l'infermità aveva fatto progressi
-desolanti. Brevissime passeggiate, quasi sempre malinconiche e
-silenziose: agli stentati colloqui alternava lunghe letture di
-Virgilio, interrotte da periodi tristi di raccoglimento interiore. Ma
-il suo grande spirito, posso attestarlo con piena sicurezza, era vigile
-sempre, e le ricordanze si mantenevano prodigiosamente tenaci, sia che
-rievocasse con una parola scultoria uomini e cose, sia che tornasse con
-freschezza mirabile a citazioni erudite, o che lo spunto d'un verso gli
-richiamasse poesie proprie ed altrui.
-
-In presenza d'estranei, ormai, evitava quasi del tutto di parlare.
-Invece proseguì a dettarmi non di rado lunghe lettere degne della
-grande arte sua, senza una pausa, senza correzioni, senz'altra fatica
-salvo quella di vincere la difficoltà vieppiù grave della pronunzia
-malfida.
-
-Ricordo l'estremo saluto accorato a Giuseppe Chiarini, in una lettera
-commoventissima del giorno 11 agosto 1905, pubblicata nella _Nuova
-Antologia_ (1º aprile 1907, p. 390). Ricordo che si valse ancora
-altra volta, come aveva già fatto nell'anno precedente, della mia
-mano _discreta ed amica_ — così degnavasi di chiamarla — per mandar
-novella de' suoi pensieri dolenti alla contessa Pasolini, inclita
-Donna consolatrice. Ricordo.... e con un sussulto nell'anima mi veggo
-d'accanto la bianca testa pensosa del Poeta, nella vasta camera tutta
-luce di Villa Adele, ove Lo baciai vivo per l'ultima volta!
-
- FLAMINIO PELLEGRINI.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- PREFAZIONE. _Giosue Carducci e la Romagna_ Pag. 1
-
- LETTERE DI GIOSUE CARDUCCI.
-
- LETTERA I Madesimo, 18 luglio 1897 » 79
- » II Madesimo, 12 settembre 1897 » 83
- » III Bologna, 12 gennaio 1898 » 87
- » IV Bologna, 19 giugno 1902 » 93
- » V Madesimo, 27 luglio 1902 » 97
- » VI Bologna, 8 luglio 1904 » 101
- » VII Madesimo, 24 agosto 1904 » 105
- » VIII Madesimo, 20 luglio 1905 » 109
- » IX Madesimo, 9 agosto 1905 » 113
- » X Bologna, 14 ottobre 1905 » 119
- » XI Bologna, 19 novembre 1905 » 123
- » XII Bologna, 28 novembre 1905 » 129
- » XIII Bologna, 29 novembre 1905 » 135
- » XIV Bologna, 2 decembre 1905 » 139
- » XV Bologna, 5 decembre 1905 » 145
- » XVI Bologna, 25 decembre 1905 » 149
- » XVII Bologna, 27 decembre 1905 » 155
- » XVIII Bologna, 11 aprile 1906 » 161
-
- APPENDICE.
-
- Giuseppe Torquato Gargani a don Luigi Bolognini
- in Faenza » 169
- Su 'l Carducci a Madesimo nell'agosto degli anni
- 1904 e 1905 » 175
-
-
- ERRATA-CORRIGE
-
-A pag. 33, linea 10 — Invece di «_maggio 1907_» leggasi «maggio 1897»
-
- _Finito di stampare il 12 decembre 1907_ dall'editore LICINIO
- CAPPELLI, previo accordo con la DITTA ZANICHELLI
- di Bologna, _rilevataria del diritto di pubblicazione
- dell'epistolario carducciano._
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] È interamente di mano del Poeta.
-
-[2] Trattasi della fotografia della chiesa di Polenta, fatta dal
-Casalboni di Cesena.
-
-[3] Orazio, _Carmina_, lib. IV, ode seconda, 30-31.
-
-[4] Proprio allora il Poeta stava meditando e componendo la
-meravigliosa ode «_Alla chiesa di Polenta_».
-
-[5] È il conte Pier Scipione Pasolini Zanelli, immaturamente rapito
-all'affetto de' genitori e del Carducci il 28 decembre 1898.
-
-[6] Nazzareno Trovanelli di Cesena, «buon cittadino e buon letterato
-— scrive il Carducci nelle note alle _Rime e Ritmi_, _Poesie_, p.
-1034 — di cui sono notevoli parecchie traduzioni dal Tennyson e dal
-Longfellow».
-
-[7] È interamente di mano del Poeta.
-
-[8] L'ode «_Alla chiesa di Polenta_».
-
-[9] Il _cipresso di Francesca_, che ancora non era stato colpito dal
-fulmine.
-
-[10] È interamente di mano del Poeta.
-
-[11] È una specie di vino nero romagnolo.
-
-[12] Don Luigi Zattini Brusaporci, allora arciprete della chiesa di
-Polenta, ed oggidì di quella di Bertinoro.
-
-[13] Sono i lavori de' secondo periodo dei restauri della storica
-chiesa.
-
-[14] È la contessa Vittoria Aganoor-Pompily.
-
-[15] Augusto Farini di Ravenna, uomo d'ingegno molto e di molto cuore,
-morto nel 1906.
-
-[16] Su le ragioni che indussero il Carducci a rifiutare la cattedra
-dantesca, instituita nell'Università di Roma con legge 3 luglio
-1887, ed in allora offertagli dal ministro Coppino, vedi il Chiarini,
-_Memorie della vita di G. C._, pp. 170-4. Questa lettera ci rivela che
-nel 1898 il ministro (Guido Baccelli) ripetè l'offerta inutilmente, e
-conferma ciò che a dì 8 ottobre 1887 il Poeta avea scritto al Chiarini:
-«Sono stanco, stanco, stanco di fare il professore........».
-
-[17] È interamente di mano del Poeta.
-
-[18] L'illustre scultore, prof. Francesco Ierace, autore del monumento
-a Pier Scipione Pasolini Zanelli nel cimitero di Faenza, avea chiesto
-al Poeta, per mezzo della signora contessa Pasolini, un'epigrafe da
-porre sotto il busto di Umberto I, che dovea inaugurarsi a Pizzo di
-Calabria.
-
-[19] Cfr. _Confessioni e Battaglie_ (serie seconda), Bologna,
-Zanichelli, 1902, pp. 127 e sgg., 141 e sgg.
-
-[20] Vedi l'epigrafe per Pier Scipione Pasolini Zanelli, in _Prose_, p.
-1475 (Bologna, Zanichelli, 1902).
-
-[21] Interamente autografa, e scritta a _lapis_, tranne l'indirizzo
-sulla busta, ad inchiostro e di altra mano.
-
-[22] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, segretario
-particolare ed amico affettuosamente fedele del Poeta. Le parole in
-fine della lettera «_suo di cuore_» e la firma sono autografe.
-
-[23] Invece di «_piaccia_» aveva prima dettato la parola «_torna_», poi
-cancellata.
-
-[24] D'altra mano da quella del Poeta, e forse del figlio
-dell'albergatore. Le parole in fine della lettera «_La saluto di mia
-mano_» e la firma sono autografe.
-
-[25] È la signora contessa Marina Baroni Semitecolo, madre della
-contessa Silvia.
-
-[26] D'altra mano da quella del Carducci, e forse del figlio
-dell'albergatore, tranne la firma, che è autografa.
-
-[27] L'amanuense aveva scritto: «_in un affabile sorriso_»; e il Poeta
-corresse di sua mano: «_un ineffabile sorriso_».
-
-[28] La consorte del Poeta.
-
-[29] Invece di «_soave_» avea prima dettato «_benigno_», poi cancellato.
-
-[30] Di mano del prof. Flaminio Pellegrini, tranne la firma, che è
-autografa. Vedi _Appendice_, p. 178.
-
-[31] _Eneide_, I, 603-606.
-
-[32] Allude ad una lettera da Lui scritta al dott. Giuseppe Geròla,
-che gli avea inviata in omaggio una sua opera sugli scavi nell'isola di
-Creta, dallo stesso Geròla sapientemente diretti.
-
-[33] È la consorte del Poeta.
-
-[34] Di mano del cav. Giulio Gnaccarini, genero del Poeta, tranne la
-firma, che è autografa.
-
-[35] Egregio medico curante del Carducci.
-
-[36] Orazio, Carmina, libro IV, ode quinta, 6-8.
-
-[37] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che
-è autografa.
-
-[38] Il Gandino, illustre professore di lettere latine nella r.
-Università di Bologna, morì il 15 novembre 1905. Narra il Chiarini
-(_Memorie della vita di G. C._) che il Carducci, arrivando a Bologna
-la sera del 10 novembre 1860, «trovò ad aspettarlo all'ufficio della
-diligenza Emilio Teza che, nominato professore anche lui in quella
-Università dal Mamiani, lo avea preceduto di qualche giorno». E col
-Teza ebbe il Poeta in Bologna stretta consuetudine, prima di farsi
-amico d'altri. Ciò non contraddice punto a quanto il Carducci qui
-afferma, intendendosi bene che quella del Teza era amicizia anteriore
-all'andata del Poeta a Bologna; dove (dice il Chiarini, p. 179) «fece
-presto la conoscenza di G. B. Gandino, di Pietro Ellero e di Enrico
-Panzacchi».
-
-[39] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 898.
-
-[40] Invece di «_chiama_» aveva prima dettato la parola «_canta_», poi
-cancellata.
-
-[41] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che
-è autografa.
-
-[42] Allude al suo ottimo segretario, spesso partecipe delle letture e
-degli studî del Poeta.
-
-[43] «Lamartine non gli andò mai giù» — scrisse, a proposito delle
-letture che il Carducci faceva nella sua prima gioventù, Enrico
-Nencioni nella lettera a Ferdinando Martini, intitolata _Consule
-Planco_, e pubblicata nella _Domenica Letteraria_ del 30 aprile 1882.
-Sembra, però, che il Carducci si ricredesse, se qui dà del Lamartine un
-così lusinghiero giudizio.
-
-[44] È la signorina Cathie Hold, di Monaco di Baviera.
-
-[45] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che
-è autografa.
-
-[46] È il fotografo Augusto Casalboni, autore d'una serie di
-riuscitissime, e ormai ben note, fotografie del Poeta.
-
-[47] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che
-è autografa.
-
-[48] Si riferisce alla ingiusta accusa fatta da certi giornali alla
-signora contessa Silvia Baroni Pasolini: che, cioè, ella tentasse di
-convertire il Poeta alla fede cattolica.
-
-[49] Vocabolo scherzoso del dialetto veneto, in senso di _collera,
-sdegno_ e simili.
-
-[50] Monti, _Sonetto satirico_ (Padre Quirino....), verso 14.º
-
-[51] Vedi, a questo proposito, la lettera precedente.
-
-[52] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che
-è autografa.
-
-[53] Vedi, a questo proposito, le due lettere precedenti.
-
-[54] _Tedio invernale_, in _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 599.
-
-[55] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che
-è autografa.
-
-[56] «..... in quell'anno (1857) io andavo pensando o andavo dicendo
-di pensare un inno a Gesù con a motto un verso e mezzo di Dante, _Io
-non so chi tu sia_ etc....» (_Le risorse di s. Miniato_, in _Prose_,
-Zanichelli, Bologna, 1905, pp. 947-948)
-
-[57] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli) p. 817.
-
-[58] _Poesie_ (Bologna, Zanichelli), p. 804.
-
-[59] _Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti_, in _Poesie_ (Bologna,
-Zanichelli) p. 415.
-
-[60] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che
-è autografa.
-
-[61] È la signorina Francesca Alexander di Boston, italiana di
-sentimento, artista e scrittrice ammirabile, che dimora a Firenze.
-
-[62] Morì nella notte tra il 23 e il 24 decembre del 1905, nella villa
-Sbertoli, casa di salute a Collegigliato presso Pistoia, ove trovavasi
-in cura da circa due anni.
-
-[63] Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne in fine la
-parola «_Vostro_» e la firma, che sono autografe.
-
-[64] Cfr. _Tristium_, lib. IV, X, 26.
-
-[65] È il prof, don Filippo Lanzoni, ricordato nella «Prefazione».
-
-[66] È forse Giuseppe Minardi, distinto letterato, padre dei viventi
-ing. Tommaso ed Alessandro.
-
-[67] È la compagnia degli «_amici pedanti_», composta del Carducci, del
-Chiarini, del Gargani e di Ottaviano Targioni.
-
-[68] Pazienza Pasolini dall'Onda.
-
-[69] Benvenuto Pasolini dall'Onda.
-
-[70] Antonio Gessi.
-
-[71] Francesco Zauli-Naldi.
-
-[72] È il cav. prof. Giovanni Ghinassi, di cui si è parlato nella
-Prefazione.
-
-[73] Sono Achille Farina, maestro di disegno, e l'avv. Ludovico, suo
-figlio, ora a Londra.
-
-[74] Vi stette, invece, soltanto dal 1856 al '58.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a
-pag. 181 (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo.
-
-
-
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-
-End of Project Gutenberg's Da un carteggio inedito, by Giosuè Carducci
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- </style>
- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Da un carteggio inedito, by Giosuè Carducci
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: Da un carteggio inedito
-
-Author: Giosuè Carducci
-
-Editor: Antonio Messeri
-
-Release Date: June 8, 2020 [EBook #62339]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the
-Distributed Proofreading team at DP-test Italia,
-http://dp-test.dm.unipi.it (This file was produced from
-images generously made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-DA UN CARTEGGIO INEDITO<br />
-DI<br />
-GIOSUÈ CARDUCCI
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-ritratto"></a>
- <img src="images/ill-ritratto.jpg" alt="" />
-<p class="caption">ULTIMA FOTOGRAFIA DEL POETA A LIZZANO
-ESEGUITA IL 24 DI OTTOBRE DEL 1906 DALLA CONTESSINA MARIANNA ZANELLI QUARANTINI.</p>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="title">
-<div class="titlepage">
-<p class="xx-large">
-Da un carteggio inedito
-</p>
-
-<p class="pad2">
-DI
-</p>
-
-<p class="pad1 main-t">
-Giosue Carducci
-</p>
-
-<p class="pad2">
-CON PREFAZIONE<br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="large"><i>ANTONIO MESSERI</i></span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="blocktitle">
-<p>
-Tutto che io dico e scrivo in privato
-non ha nè paura nè vergogna mai
-del sole.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Carducci</span>, XII, p. 404.
-</p>
-</div>
-
-<table class="front" summary="">
- <tr>
- <td>DITTA ZANICHELLI</td> <td>LICINIO CAPPELLI</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>BOLOGNA</td> <td>ROCCA S. CASCIANO</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2"><i>COEDITORI</i></td>
- </tr>
-</table>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p class="blockquote">
-<i>Proprietà artistica e letteraria della Casa editrice <span class="smcap">L. Cappelli</span>,
-Rocca s. Casciano, la quale, avendo adempiuto alle formalità
-che la legge prescrive, provvederà, non solo contro le
-contraffazioni, ma anche contro le imitazioni. Legge 19 settembre
-1882, N. 1012. Tutti i diritti di traduzione e di riproduzione,
-anche parziale, sono riservati.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Le copie non firmate si ritengono contraffatte.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-Rocca s. Casciano, 1907. — Stabilimento tipografico Cappelli.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="dedica">
-<p>
-A VALFREDO CARDUCCI
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="prefazione">PREFAZIONE
-<span class="smaller">GIOSUE CARDUCCI E LA ROMAGNA</span></h2>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Tra le moltissime lettere che Giosue
-Carducci scrisse alla signora
-contessa Silvia Baroni Semitecolo
-Pasolini, parve opportuno scegliere
-oggi le diciotto che vedono la luce, non
-pure perchè esse lumeggiano l'anima del
-Poeta e gli ultimi anni della vita di Lui,
-sì anche perchè ve n'ha alcuna la quale
-rende solenne giustizia a chi la ricevette,
-e vuol riaffermato, in conspetto de' contemporanei
-e de' posteri, l'alto pensiero di libertà
-e d'idealità insieme, onde il Carducci
-rifulse e rifulgerà nei secoli. Questa pubblicazione,
-adunque, è un affettuoso e puro
-omaggio alla memoria sacra del Poeta e
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-dell'Amico, ed in parte anche un doveroso
-adempimento della sua volontà.
-</p>
-
-<p>
-Un'inesatta, se non del tutto erronea,
-credenza si diffuse tra 'l pubblico dopo che
-il Carducci fu colpito dal malore che lentamente
-lo condusse al sepolcro, ed in
-ispecie dopo che ebbe lasciato l'insegnamento;
-e ciò è che ben presto Egli fosse
-divenuto, come in quella del corpo, così
-nella vita dello spirito, l'ombra di sè stesso.
-</p>
-
-<p>
-Eppure la sua mente, se anche andò a
-poco a poco facendosi più lenta a rendere
-i concetti e a dar forma adeguata alle immagini,
-si mantenne lucidissima e viva fino
-all'ultimo: e queste lettere, che giungono
-alla vigilia della sua morte, meravigliosamente
-lo attestano.
-</p>
-
-<p>
-«Questa maledizione di dover dettare,
-o non poter scrivere se non lentamente
-col lapis, mi dispera e toglie energia alle
-mie lettere» — scriveva Egli al Chiarini
-il 24 decembre del 1901; ma bisogna
-dire che, non ostante l'imperfetto
-corrisponder degli organi di trasmissione,
-per mezzo della parola scritta o parlata,
-alla vita del pensiero, Egli avesse ancora
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-un'immensa forza ed una grande efficacia
-a vincer gli ostacoli crudeli della natura.
-</p>
-
-<p>
-Mentre, avvicinandosi il verno della sua
-vita e dopo la folgore che gli diè il colpo
-fatale, la musa del Poeta tace o rimprovera
-a sè stessa i tumulti dello spirito che
-impedirono a Lui di godere il mondo e le sue
-gioie, il fiore della poesia gli sboccia ancora
-quasi inconsciamente fra le dita, quand'Egli
-scrive all'amica buona e soave; e i
-messaggi e le notizie e i sospiri di dolore
-e di rimpianto ch'Ei le manda, sono altrettante
-piccole squisite opere d'arte, nelle
-quali non sai se più ammirare la delicata
-fragranza del sentimento, o la ancor ricca
-vena dell'inspirazione, o lo stile sempre
-incisivo e gagliardo. L'anima di Lui si
-versa intera, in una quasi tenerezza di accoramento,
-entro queste lettere, le quali
-discuoprono il lato men noto, forse, del
-suo cuore, che fu di leone e di fanciullo
-insieme. Il ribelle, che da bambino avea
-combattuto a sassate le battaglie con i coetanei,
-immaginando rivoluzioni e repubbliche;
-che nelle prime lotte della sua vita
-letteraria aveva armeggiato insieme co 'l
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-Chiarini, co 'l Gargani, co 'l Targioni,
-contro i romantici ed i filologi vocabolaristi,
-scagliando in faccia a loro le scapigliate
-insolenze della <i>Giunta alla derrata</i>;
-che, fatto maturo, aveva colpiti malvagi e
-pusilli, papi e tiranni, con la sferza de'
-terribili giambi ed epodi; quel ribelle ebbe
-poi non di rado, passati gli scoppi irrefrenabili
-dell'ira, un senso d'equanimità, di
-giustizia serena, di benigno rispetto per
-la sincera fede altrui, che dal fondo dell'anima
-buona saliva a calmarne la superficie
-tempestosa e sconvolta. Dicono che
-gli epistolari degli uomini grandi nuocciano
-talora, più che giovare, alla lor fama;
-ma non questo è il caso. Dappoichè mai la
-semplicità e la modestia, sotto il velo d'una
-natural ritrosìa, ebbero nell'intimità forme
-ed espressioni più schiette e più vere; mai,
-come in Lui, la grandezza parve nascondersi,
-e la fierezza ceder benigna alla bontà
-profonda e indulgente del cuore; mai, infine,
-lo sdegno delle basse cose e delle
-mentite apparenze ebbe un grido più ribelle,
-nè voce più soave ebbe la pietà degli
-errori che non guastano l'anima.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<p>
-È da aggiungere che queste lettere risvegliano
-molte e care e preziose memorie
-su 'l Carducci in Romagna, e su le consuetudini
-ed amicizie che qui ebbe forti e
-radicate, sopra tutto con la famiglia dei
-conti Pasolini-Zanelli: periodo, questo, non
-breve e molto importante della vita di Lui,
-che, siccome un meraviglioso tramonto, va
-còlto e meditato ed inteso nelle mille sfumature
-dei suoi colori.
-</p>
-
-<p>
-Eppure articolisti e biografi (compreso
-il più autorevole, ciò è Giuseppe Chiarini)
-ne tacquero, o quasi; onde non parrà inutile
-nè sarà discaro ai lettori che l'affetto
-e la devozione mia per il Poeta, rafforzati
-specialmente negli ultimi anni, mi spingano
-a far un po' più nota questa parte
-di vita del Carducci, rimasta quasi oscura:
-ciò che io considero, non pure onore altissimo,
-ma compimento di un dolce dovere.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-I primi ricordi del Carducci in Romagna
-si ricollegano, credo, al nome di Giuseppe
-Torquato Gargani, il <i>fiorentino puro</i>
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-che «morì d'amore e d'idealismo in Faenza
-il 29 marzo 1862». Di lui lasciò il
-Carducci stesso imperitura memoria, ritraendolo
-al vivo nelle <i>Risorse di s. Miniato</i>
-(<i>Prose</i>, pp. 949-50): «.... pareva una figura
-etrusca scappata via da un'urna di Volterra
-o di Chiusi, con tutta la persona
-ad angoli, ma senza pancia, e con due
-occhi di fuoco: io lo avevo conosciuto a
-scuola di retorica, ridondante ed esondante
-di guerrazziana fierezza. Poi, andato
-per raccomandazione di Pietro Thouar
-in Romagna, e proprio in Faenza maestro
-nella famiglia di certi signori (dal
-'53 al '56 fu appunto il Gargani precettore,
-a Faenza, del conte Pierino Laderchi),
-vi si era convertito a un classicismo
-rigidamente strocchiano.... Ma un
-classico, come s'intendeva allora, doveva
-essere anche moderato, molto moderato, in
-politica; e in questa il Gargani aveva serbato
-le memorie e le tradizioni del '49:
-era un romantico-guerrazziano-mazziniano
-arrabbiato, intransigente, antropofago».
-</p>
-
-<p>
-Nel '56, tornato a Firenze, il Gargani
-aveva, con enorme scandalo della letteratura
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-ufficiale, impersonantesi nel dittatore Fanfani,
-scritta quella <i>dicerìa su i poeti odiernissimi</i>
-che fu pubblicata a spese degli
-<i>amici pedanti</i>, ossia del medesimo Gargani,
-del Carducci, del Chiarini e di Ottaviano
-Targioni. Del gran putiferio che ne nacque,
-e delle polemiche tra gli <i>amici pedanti</i>
-e il giornale «<i>Il Passatempo</i>»,
-organo magno fanfaniano, narra a bastanza
-il Chiarini nelle sue <i>Memorie della vita di
-Giosue Carducci</i> (Firenze, Barbèra, 1907,
-cap. III); delle visite del Gargani, del
-Chiarini, del Nencioni al Carducci, a Pietro
-Luperini, a Ferdinando Cristiani, allora
-umili maestri nel Ginnasio di s. Miniato;
-delle liete baraonde rallegrate dalle
-scariche di tappi saltanti; delle passeggiate
-notturne <i>tacitae per amica silentia lunae</i>, a
-s. Miniato ed a Firenze; ricordi il lettore la
-descrizione evidentissima che è nelle <i>Risorse
-di s. Miniato</i>. Qui basti aggiungere che il
-Gargani fu di nuovo dal '56 al '58 precettore
-in una casa privata, ma questa volta a
-Montegemoli, presso a Volterra; che nel '59 si
-arruolò volontario, e istigato da molti che poi
-lo rinnegarono, domandò al governo toscano
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-la facoltà del voto politico per le milizie,
-ritraendone trenta giorni di prigionia; che,
-infine, nel novembre 1860 fu eletto maestro
-di lingua latina nel Ginnasio di Faenza,
-e poi dal ministro della pubblica istruzione
-nominato professore di lettere latine
-e greche nel Liceo della stessa città, il
-13 marzo 1861. Nel quale anno ei pubblicava
-per le stampe di Pietro Conti in
-Faenza, in edizione di soli cento esemplari,
-un libretto di versi (dieci sonetti, un idillio,
-due canzoni), oggi divenuto rarissimo,
-e dedicato «ai dilettissimi fra gli amici
-prof. Giosue Carducci, Giuseppe Chiarini,
-don Luigi Bolognini». Quest'ultimo
-era direttore del Ginnasio; e nella casetta
-di lui abitava il Gargani, dirimpetto alla
-chiesa ed alla piazza di s. Agostino.
-</p>
-
-<p>
-Il Carducci, che intanto avea salita la
-cattedra di eloquenza nell'Università di
-Bologna, si compiaceva di far non di rado
-qualche scappata a Faenza, a trovarvi il
-suo Gargani; e prendeva parte talvolta ai
-lieti conversari che la sera facevansi nella
-tipografia Conti, dove convenivano i letterati
-faentini del tempo: il cav. Giovanni
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-Ghinassi, di bel nome come di erudito e
-di elegante scrittore; don Marcello Valgimigli,
-bibliotecario comunale e benemerito
-quanto minuzioso ricercatore ed ordinatore
-di patrie memorie; il dott. Saverio Regoli
-ed il prof. Giuseppe Morini, insegnanti
-nel Ginnasio, dotti e valorosi entrambi;
-don Sante Bentini, traduttore de' bucolici
-greci; il canonico Filippo Lanzoni, professore
-di retorica, anch'egli nel Ginnasio, che
-il Carducci ammirava per la sua facoltà di
-comporre terzine d'un cotal sapore dantesco.
-</p>
-
-<p>
-In quelle riunioni, alle dispute di filologia
-e d'arte s'intramezzavano racconti festevoli,
-e versi, e scherzi, e cenette rallegrate
-dalle mille bizzarrie e dalla mimica
-arguta del Gargani, originalissimo.
-</p>
-
-<p>
-Ahimè! L'allegria durò poco. Abbandonato
-dalla fidanzata, che aveva a Firenze
-(e invano il Carducci vi corse a chieder
-ragione per lui), il povero Gargani se ne
-accorò siffattamente, che nel suo corpo debole
-ed infermiccio ebbe prepotere ben presto
-il così detto <i>mal sottile</i>, o sia la tisi,
-che da un pezzo lo minacciava. Il 19 febbraio
-del 1862 una lettera da Faenza annunciava
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-al Carducci la grave malattia dell'amico;
-ed egli corse al letto del Gargani,
-e per quasi due settimane venne ed andò,
-da Bologna a Faenza e viceversa, con l'animo
-sollevato volta a volta o straziato dagli
-alti e bassi del terribile male. Aveva
-allora il Carducci, nelle linee marcate dello
-scuro volto, nell'acuta mobilità degli occhi
-neri, nel gesto e nel portamento, tra spavaldo
-e spaurito, della persona, un qualche
-cosa di veramente singolare; e mi narra
-l'egregio e caro collega mio cav. prof. Giuseppe
-Morini, il quale ebbe l'onore d'essergli
-amico e d'accompagnarlo a que' giorni
-più volte dalla casa del Gargani alla stazione,
-che talora la gente si fermava a
-guardare quell'omino non troppo elegantemente
-vestito, e dalla grande zazzera e
-dalla barbetta nera arruffata. E qualcuno
-si spinse perfino a dimandar poi al Morini
-chi mai fosse quel curioso <i>ebreetto</i> che era
-con lui.
-</p>
-
-<p>
-Il Gargani morì a ventott'anni, il 29
-marzo del '62; e come tal perdita amareggiasse
-il Poeta, lo dimostra un pietoso
-ricordo ch'Egli scrisse dell'estinto, e pubblicò
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-il 29 aprile, nel trigesimo della scomparsa
-di lui, nel giornale fiorentino «<i>Le
-veglie letterarie</i>» (trovasi oggi nella prima
-serie delle <i>Ceneri e Faville</i>); lo dimostrano
-i versi della lirica intitolata <i>Congedo</i>, pieni
-di ammirazione e di rimpianto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«O ad ogni bene accesa</p>
-<p class="i01">anima schiva, e tu lenta languisti</p>
-<p class="i01">da l'acre ver consunta, e non ferita;</p>
-<p class="i01">tua gentilezza intesa</p>
-<p class="i01">al reo mondo non fu, chè la vestisti</p>
-<p class="i01">di sorriso e disdegno; e sei partita»;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-lo dimostrano, infine, le commoventi parole
-onde, nelle <i>Risorse di s. Miniato</i>, Egli conchiude,
-con un singhiozzo, la gioconda rievocazione
-de' giorni felici:
-</p>
-
-<p>
-«Domani è il giorno de' morti. O amico
-che giaci muto e freddo nella fossa di Romagna,
-a te certo non spiace ch'io rinnovelli
-ancora per un poco la memoria delle
-nostre belle estati fiorentine!»
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Da quello mesto e gentile del dolore
-nacque e germogliò nel gran cuore del giovine
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-Poeta il fior dell'amore; ed Egli amò
-d'allora in poi la Romagna, oltre che per
-le virtù e le magnanime energie che ebbe
-campo di scuoprirvi e ammirarvi, anche perchè
-prima di tutto, come in questa terra
-sapeva racchiuse le ossa dell'amico, così
-nell'anima romagnola Egli sentiva ben consegnato
-il tesoro delle care memorie e dei
-dolcissimi affetti.
-</p>
-
-<p>
-Con gli amici di Faenza mantenne rapporti
-cordialissimi; ed accettò, anzi, di far
-parte, qual socio onorario, di quella <i>Società
-scientifica e letteraria</i> che fu fondata
-a Faenza il 27 di settembre 1862, essendone
-promotori Giuliano Bucci, l'ing. Luigi
-Biffi, il dott. Vittorio Tartagni, il dott. Saverio
-Regoli ed Antonio Mazzoni, e della
-quale fu poi da voti unanimi chiamato all'ufficio
-di presidente il botanico illustre
-Ludovico Caldesi, disdegnosa e fiera anima
-di romagnolo. Il 28 di maggio 1865 cotesta
-società scientifica e letteraria tenne una
-solenne accademia pe 'l centenario dantesco,
-nella sala del consiglio comunale, alla quale
-fu presente anche il socio Carducci; e negli
-<i>Atti dell'anno accademico 1864-65</i>, pubblicati
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-in Faenza co' tipi di Angelo Marabini
-nel '67, si legge come il cav. Ghinassi,
-in allora presidente, disse «alcune
-brevi ma eleganti parole di proemio»; e
-Filippo Lanzoni tenne un discorso «inteso
-a dimostrare come universale fosse il fine
-della Divina Comedia»; e Giuseppe Morini
-trattò «della bellezza meravigliosa dello
-stile, perchè l'Alighieri entra innanzi a
-tutti gli altri poeti»; e Saverio Regoli,
-ragguagliando Dante ad Omero ed a Virgilio,
-«il volle addimostrare a loro superiore,
-sì pel fine, sì pel subbietto, sì per
-la poesia altissima»; e Luigi Brussi «tolse
-a far aperto come Dante avversasse il dominio
-temporale de' romani pontefici. Furono
-lette eziandio — continuano quegli
-Atti — robuste ed eleganti poesie di soci
-onorarî, che si piacquero tener l'invito
-lor fatto dalla società a prendere parte
-alla festa dantesca: e ciò è tre sonetti del
-cav. Carducci, un carme della signora Teodolinda
-Franceschi Pignocchi, e un epigramma
-latino del cav. Luigi Grisostomo
-Ferrucci, che insieme ai componimenti in
-prosa furono poscia fatti di pubblica ragione
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-(coi tipi del Marabini) e offerti alla
-città di Ravenna, nell'occasione che festeggiava
-essa pure l'antico ed immortale
-suo ospite». I tre sonetti del Carducci
-sono quelli intitolati «<i>Nel sesto centenario
-di Dante</i>», che si trovano, nella raccolta
-delle <i>Poesie</i> (Zanichelli, 1902, seconda edizione),
-a pagine 359-361.
-</p>
-
-<p>
-Qual miranda visione poetica sia in que'
-sonetti, ne' quali Dante, risorto <i>da l'avello
-iscoverchiato</i>, rampogna fieramente l'Italia,
-e la stimola a compiere la sua unità, affinchè,
-«<i>Roma libera sia da l'adultèro</i>», il
-lettore ricorda bene; quanto cotesti versi gagliardi
-ed accesi entusiasmassero gli ascoltatori
-in terra di Romagna, e proprio in
-quell'anno che la capitale era stata trasferita
-da Torino a Firenze (il che era parso
-una tacita rinunzia a Roma), il lettore s'immagini.
-Già il Carducci avea raffreddato di
-molto la sua inclinazione per la monarchia
-fin da quando, dopo il '60, a Lui, che avea
-in cima de' suoi pensieri il compimento
-dell'unità nazionale, la monarchia parve impari
-agli alti destini della patria, e dirimpetto
-alle impazienze dei generosi sembrò
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-peccare di forse eccessiva prudenza. Trovatosi,
-adunque, naturalmente d'accordo con
-i così detti partiti avanzati, il Poeta cominciava
-ad esser molto ammirato in Bologna
-dalla gioventù romagnola, che vi affluiva
-per ragione di studî o d'altro, ed era tutta,
-o quasi, repubblicana.
-</p>
-
-<p>
-Quando, poi, nel '68 il Carducci pubblicò
-il volume dei <i>Levia Gravia</i>, e nel
-'71, per le stampe del Barbèra, tutte le
-poesie da Lui fin'allora composte, non esclusi
-l'<i>Inno a Satana</i> e i due epodi per <i>Monti
-e Tognetti</i> e pe 'l <i>Corazzini</i>, «i più non si
-curarono de' suoi versi — scrive il Chiarini,
-p. 364 — che furono esaltati dai
-meno, dai radicali e dai repubblicani, specialmente
-di Romagna».
-</p>
-
-<p>
-Così stringevansi sempre più i legami
-di sentimento e di pensiero tra il forte poeta
-e la forte terra; della quale già avea incominciato
-(e proseguì, può dirsi, per quasi
-tutta la vita) a studiare e ad ammirare profondamente
-le tradizioni e la storia gloriosa.
-</p>
-
-<p>
-Qual segretario geniale dapprima, qual
-presidente degnissimo ed autorevole poi,
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-della Deputazione su gli studi di storia patria
-per le Romagne, Egli seguì ed illuminò
-con l'alto intelletto, per lunghi anni, l'arduo
-lavoro di conservazione de' monumenti,
-e d'indagine riordinamento critica delle
-fonti èdite ed inedite; e nelle sue evidenti
-relazioni su le cose operate dalla Deputazione
-medesima, sono rievocati, con parola
-vivificatrice dell'erudizione per sè stessa
-arida, gli spiriti e le forme del passato; storia
-politica e civile, e della milizia, e dell'arte,
-e della letteratura; epigrafia, genealogia,
-biografia; scavi, inscrizioni, archivi,
-marmi, tombe, chiese, ruderi delle rocche,
-torri, palagi; tutte, insomma, le reliquie
-della veneranda antichità passano dinanzi
-alla mente del lettore, e con esse i più belli
-e cari nomi degli studiosi di Bologna e
-della Romagna: Francesco Rocchi, l'archeologo
-savignanese del quale il Carducci fu
-amicissimo, e pianse «con vere lagrime la
-buona e cara immagine paterna», ed affermò
-che «di storia romana sapeva quanto
-pochi in Italia»; Giovanni Gozzadini,
-«lodato espositore e commentatore di memorie
-etrusche»; Gian Marcello Valgimigli,
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-il quale «fece meravigliare su la
-fecondità artistica della ingegnosissima Faenza»;
-il canonico Antonio Tarlazzi, continuatore
-de' <i>Monumenti ravennati</i> del Fantuzzi;
-Cesare Albicini, «degno di rappresentare
-nell'ingegno e l'animo i migliori
-tempi di Romagna»; e Luigi Tonini,
-illustre storico di Rimini, e Michelangelo
-Gualandi, e Giovanni Casali, e Luigi
-ed Enrico Frati, e Luigi Balduzzi, e Carlo
-Malagola, e Nerio Malvezzi, e Corrado Ricci.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-016a"></a>
- <img src="images/ill-016a.jpg" alt="" />
-<p class="caption">La chiesa di Polenta dopo i primi restauri.</p>
-</div>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-016b"></a>
- <img src="images/ill-016b.jpg" alt="" />
-<p class="caption">La chiesa di Polenta dopo i secondi restauri.</p>
-</div>
-
-<p>
-Intanto, mentr'Egli approfondiva così lo
-sguardo e l'anima nelle remote fortunose
-vicende di questa regione, sentiva conforme
-alla propria l'indole degli abitatori di essa:
-gente semplice di costumi, un po' rude di
-modi, schietta d'animo, facile agli entusiasmi
-e agli sdegni, pronta all'azione; ed
-assisteva co 'l cuore fortemente commosso
-a' sacrifici, agli eroismi, alle glorie de'
-romagnoli nelle giornate del nostro riscatto,
-e di poi a tutte le sacrosante lotte civili
-ond'essi isfolgoravano siccome assertori pertinaci
-ed arditi d'ogni più alto ideale di
-libertà. Si legò adunque di calda amicizia
-con Aurelio Saffi, che della Romagna «fu
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-il genio buono, la mente e la norma»;
-con Vincenzo Caldesi, che «cresciuto tra
-le insurrezioni contro il governo dei chierici,
-iniziò, propugnò, onorò sempre e da
-per tutto la rigenerazione, la libertà, il nome
-d'Italia»; con Antonio Nardozzi, il
-traduttore delle Georgiche, che «della vecchia
-scuola romagnola conserva le tradizioni
-buone, le quali congiunge e contempera
-alle novità buone»; con Gaspare Finali,
-da cui si compiacque poi esser detto «romagnolo
-di elezione e di amore, come
-Vincenzo Monti era stato per nascita»;
-e l'anima gli vibrava d'ammirazione intensa
-e sincera per Claudio Sabbatini, di Sogliano,
-che, morto a Monterotondo a ventott'anni,
-era già un cospiratore a diciotto;
-per Eugenio Valzania, il prode colonnello
-garibaldino, «esempio in guerra e in
-pace della costante virtù romagnola»; per
-Pierino Turchi, «dolcezza di angelo e bronzea
-tempra di carattere»; per Alfredo Baccarini,
-«onore di Romagna, ed esempio
-insigne dell'antica indole italiana in ciò che
-ha di più nobile, forza e carattere, semplicità
-e modestia».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-</p>
-
-<p>
-Avvenne per tal modo ch'Egli in breve
-tempo allargasse la cerchia delle sue consuetudini
-romagnole: ad Imola pubblicò,
-infatti, nel 1873 l'edizione delle <i>Nuove
-Poesie</i>, per le stampe di Paolo Galeati,
-amicissimo suo; a Ravenna, nel giugno del
-1872, lesse quelle che, ampliate e rifuse
-più tardi divennero le <i>Conversazioni e divagazioni
-heiniane</i> (pubblicate poi nel volume
-X delle opere); a Lugo, nel 1876,
-dopo avere accettata la candidatura politica,
-«non foss'altro pe'l rischio della battaglia»,
-fu eletto deputato, e il 19 di novembre,
-dopo avvenuta l'elezione, tenne il
-memorabile discorso <i>Per la poesia e per
-la libertà</i>, nel quale con vibrata eloquenza
-rivendicava al poeta l'altissimo ufficio di
-educatore civile; a Cesena trovò amicizie
-e conforti, de' quali assai meglio ci giova
-dire più innanzi; a Forlì ebbe, oltre che
-il Saffi, ammiratori ed amici e discepoli affettuosi
-e reverenti, tra i quali due sopra
-tutti piacemi ricordare: il compianto Giuseppe
-Mazzatinti, buona tempra di erudito
-e gentile anima d'artista; il marchese Alessandro
-Albicini, al quale il Carducci diè poi,
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-in una lettera del 5 luglio 1898, insigne
-attestato di stima, e del quale fu spesso
-ospite caro e venerato negli ultimi anni di
-sua vita.
-</p>
-
-<p>
-Ma Faenza fu particolarmente cara al
-suo cuore. Dopo l'accademia dantesca del
-'65, Egli vi tornò il primo di novembre
-del 1869, insieme con Aurelio Saffi, ad
-accompagnarvi l'amico Ferdinando Cristiani
-che veniva a prender possesso della cattedra
-di storia nel regio Liceo; ed alla sera,
-in un banchetto che all'<i>albergo del Cannone</i>
-(oggidì <i>Vittoria</i>) fu offerto a Lui, al
-Saffi ed al Cristiani, Egli improvvisò quasi,
-rapidamente scrivendola sur un foglietto
-di carta, e disse con impeto la lirica <i>Nostri
-santi e nostri morti</i>:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Ai dì mesti d'autunno il prete canta</p>
-<p class="i01">i morti in terra ed i suoi santi in ciel...».</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E la commozione si rinnovò, e le grida
-di ammirazione e gli applausi scoppiarono
-più clamorosi che mai, quando, dopo il simposio,
-raccoltisi, Lui e gli amici, al <i>Circolo
-popolare</i>, in via del Teatro (oggi via Pistocchi),
-Egli declamò intera l'ode <i>Dopo
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-Aspromonte</i>. Pareva — mi narra un amico
-che ebbe la ventura di assistervi, il prof.
-Napoleone Alberghi — pareva un vulcano
-in eruzione: lo sguardo lampeggiante, la
-voce poderosa, il gesto largo e concitato
-davano quasi l'illusione che il Poeta improvvisasse;
-Ei non disse, ma sospirò, urlò,
-ruggì le terribili strofe; sì che alla fine,
-quand'ebbe lanciati, come squilli di tromba
-stimolante alla battaglia, gli ultimi versi
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Odio di Dei, Promèteo,</p>
-<p class="i01">arridi ai figli tuoi,</p>
-<p class="i01">solcàti ancor dal fulmine</p>
-<p class="i01">pur l'avvenir siam noi»,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-i più degli ascoltatori, balzati in piedi,
-piangevano.
-</p>
-
-<p>
-Nove mesi e sette giorni dopo cotesta
-lieta e rumorosa riunione, ossia il 7 agosto
-del 1870, moriva in Firenze Vincenzo
-Caldesi; moriva, egli che nel '67 a Monterotondo
-avea preso parte all'«ultima guerra
-del popolo italiano contro i pontefici»,
-senza il conforto di veder Roma liberata.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Dormi, avvolto nel tuo mantel di gloria</p>
-<p class="i01">dormi, Vincenzio mio;</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span></p>
-<p class="i01">de' subdoli e de' fiacchi oggi è l'istoria,</p>
-<p class="i01">e dei forti l'oblio»,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-cantò mestamente Giosue Carducci; ma su
-<i>la sacra tomba</i> del <i>leon di Romagna</i> Ei
-non osava di gridare il nome dell'eterna
-città, a cui l'eroe garibaldino avea sacrato
-<i>il nerbo de la vita</i>, da poi che
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«.... ancor la soma</p>
-<p class="i01">ci grava del peccato;</p>
-<p class="i01">impronta Italia domandava Roma,</p>
-<p class="i01">Bisanzio essi le han dato!».</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E la memoria del povero Caldesi fu rinverdita
-affettuosamente più volte, quando
-il Carducci, essendo Severino Ferrari professore
-di lettere italiane nel regio Liceo di
-Faenza, e precisamente negli anni 1886-87
-e 1887-88, a Faenza ritornò, o per inspezioni
-al Liceo, od anche soltanto per godersi un
-poco la compagnia del prediletto discepolo.
-Una volta, poi, in una comitiva d'amici
-raunatisi a cena all'<i>albergo della Corona</i>
-(ed era presente il su detto prof. Alberghi),
-ad una lunga, animatissima discussione tra
-il Carducci e Severino, precedette la recitazione
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-di non poche liriche e sonetti carducciani,
-che gli altri con accortezza incominciavano,
-e che il Poeta, ingenuamente
-abboccando all'amo, proseguiva e finiva, in
-uno slancio di commosso entusiasmo.
-</p>
-
-<p>
-Di tanti ricordi, di tanta compartecipazione
-d'affetti e di aspirazioni tra Lui e la
-Romagna, Egli lasciò testimonianza solenne
-ed ampia in pagine di bronzo. A Lugo,
-nel precitato discorso, pronunciò le seguenti
-parole, che tornano di onore grandissimo
-a cui furon rivolte:
-</p>
-
-<p>
-«Da che toccai queste terre, da che nelle
-fronti calme e pensose degli uomini scampati
-alle prigioni ed alle galere del papa,
-nel dolore rassegnato e glorioso delle vedove
-e degli orfani di quelli che caddero
-intorno alle mura di Roma, di quelli che
-morirono per la mannaia dei preti o per il
-piombo degli stranieri, ebbi ammirato la
-storia della guerra da voi guerreggiata continua
-contro la peggior tirannia che abbia
-mai contristato l'Italia; da che nella baldanza
-dei giovani, i quali si versarono come
-torme di leoni in tutte le patrie battaglie,
-io vidi splendere, con èmpito primitivo, tanto
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-entusiasmo d'ogni alta cosa, tanta ardenza
-di vita nuova; da allora il mio cuore
-fu sempre con voi, o romagnoli..... Oltre
-che, nelle ricordanze della mia vita io ritrovo
-un vincolo tutto intimo che a voi mi
-congiunge, un sentimento che, non senza
-vanità forse, mi porta ad amare la Romagna
-come mia patria seconda, come patria elettiva.
-Tra voi la mia facoltà poetica si rafforzò
-e tentò un secondo e più largo volo.
-Quando sentii i cuori della gioventù romagnola
-battere con simpatia d'assentimento
-a' miei sensi; quando vidi ripercuotermisi
-raddoppiata la luce de' miei fantasmi, io
-ripresi fiducia, e dissi trepidando a me stesso:
-Anch'io son poeta».
-</p>
-
-<p>
-La quale ammirazione ed il quale amore
-per questa terra Egli a s. Marino, nel sublime
-discorso per l'inaugurazione del palagio
-della repubblica, dall'alto del Titano
-affacciandosi alla vista delle città famose,
-integrò, con una elevazione civile ed estetica
-insieme, nell'amore e nell'ammirazione
-della gran patria italiana. «Che se — Egli
-disse — Rimini co'l ponte d'Augusto,
-Ravenna con le urne dei figli di Teodosio
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-ostentano le altezze e le miserie dell'impero
-di Roma, la nostra venerazione ricerca
-più commossa nella tomba di Dante l'altare
-della vita nuova d'Italia».
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Difficile, a chi non ebbe consuetudine
-di affetto e di vita co 'l Carducci, immaginare
-il senso profondissimo ch'Egli avea
-della natura, e quanto Ei si rendesse conto
-del come la gran madre si pieghi a divenire
-intima, e dolce, e confortatrice agli
-uomini che la sanno intendere; difficile il
-farsi un'idea esatta del fascino singolare
-che per Lui ebbe, derivato fors'anche dalla
-grandezza delle memorie, questa regione
-romagnola che, in bello e variato alternarsi
-di pianure e di colli, si distende florida e
-lieta
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«tra il Po e 'l monte, la marina e 'l Reno».</p>
-</div></div>
-
-<p>
-In ciò, come in altre cose, il Vate della
-terza Italia si ricongiunge al <i>vicin suo grande</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-all'Alighieri, che della Romagna, ultimo
-asilo suo, visitò i luoghi e le terre, e conobbe
-i castelli, le città, i fiumi, le potenti
-famiglie, e cantò
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«le donne e i cavalier, gli affanni e gli agi».</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Chiamatovi, adunque, dalla fama delle
-naturali bellezze, da' ricordi di Dante e del
-Boccaccio, dal desiderio di veder la città
-de' Mainardi e di Guido del Duca, il cipresso
-di Francesca e la culla dei Polentani,
-Giosue Carducci visitò nella primavera del
-1887, per la prima volta, Bertinoro, e il
-castello e la chiesa di s. Donato di Polenta.
-Quest'ultima era, a dir vero, in istato lagrimevole:
-«non che esservi — scrive
-Paolo Amaducci nel proemio al suo bellissimo
-commento dell'ode carducciana (Zanichelli,
-1899, p. 9) — non che esservi
-segno alcuno di rispetto e di cura per
-quanto esisteva ancora di vetusto, tutto
-deperiva e minacciava ruina». Eppure il
-Poeta, dopo essersi condotto a' ruderi del
-castello «<i>dove l'aquila del vecchio Guido
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-covava</i>», ed esser entrato, tutto compreso
-di reverenza, nel tempio ove la tradizione
-voleva avesser pregato Francesca
-e Dante, rimase colpito e pensoso della vaghezza
-de' luoghi e della testimonianza delle
-glorie, che nell'anima sua si fondevano in
-un solo sentimento; e del tempio con trasporto
-d'ammirazione esclamò: Cotesto è
-un vero ornamento delle colline romagnole!
-In un modesto banchetto, poi, che a Lui
-fu offerto sul monte Cappuccini, il cav. avv.
-Enrico Lorenzini, in allora sindaco di Bertinoro,
-con felice parola salutò il Carducci,
-dicendo che Bertinoro era lieta di non aver
-seguito il grido di Dante, e di non esser
-ancora <i>fuggita via</i>, perchè in tal modo
-avea potuto rendere omaggio al Poeta della
-nuova Italia. Al che sembra rispondesse il
-Carducci con una cara promessa: di studiare
-e meditare, ciò è, quel che aveva veduto
-ed ammirato. Partitosene, e incalzato
-da nuovi studî e da nuove cure, non vi
-pensò più per allora.
-</p>
-
-<p>
-Nell'inverno di quello stesso anno 1887
-il Poeta, di passaggio a Faenza, fu desiderato
-a pranzo in casa dei Pasolini-Zanelli,
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-e tenne subito volentieri l'invito.
-V'era stato chiamato dal conte Giuseppe,
-del quale si ricordava affettuosamente, per
-averlo esaminato nella prova d'ammissione
-all'Università di Bologna, e dalla contessa
-Marina Baroni Semitecolo, madre della
-contessa Silvia, ed ospite a que' giorni
-della figlia e del genero; la quale, signora
-d'intelletto e di aderenze cospicue, com'era
-stata ammiratrice ed amica di Aleardo Aleardi,
-così era legata di antica conoscenza
-anche con Giosue Carducci. In cotesta visita,
-in cui per la prima volta il Carducci
-conobbe la contessa Silvia, per tutta la sera
-ospiti ed invitati, seduti a tavola lietamente,
-parlarono d'arte e di letteratura, e sopra
-tutto (non ostante l'ombrosa ritrosìa del Poeta)
-della musicalità delle liriche carducciane.
-Così s'intrecciò, e si strinse ben presto, il
-nodo di quell'amicizia vera, forte, affettuosissima,
-che fu tra i Pasolini e il Carducci.
-Trasferitasi, poi, per qualche anno, dopo
-il 1890, la residenza dei Pasolini a Bologna,
-spesso il Carducci fu da essi cordialmente
-ricevuto; ed intorno a Lui ed ai padroni
-di casa si raccoglievano non pochi degli
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-amici e scolari suoi più cari, Ludovico
-Frati, Carlo Malagola, Severino Ferrari;
-una volta vi fu presente anche Cesare Pascarella,
-che recitò la sua <i>Serenata</i> e i sonetti
-di <i>Villa Glori</i>, commovendo il Carducci.
-Il quale, per compiacere agli amici,
-disse poi, con la vivacità e la forza consuete,
-i sonetti del <i>Ça ira</i>.
-</p>
-
-<p>
-Talora, dal '94 al '96, la comitiva si ritrovò
-a pranzo al <i>caffè del Pavaglione</i>,
-presenti la contessa, il compianto Vittorio
-Rugarli (professore di lettere latine e greche,
-ed uno dei pochissimi conoscitori e
-cultori, in Italia, della lingua e letteratura
-persiana), il prof. Federzoni, e una giovinetta
-gentile e d'ingegno, anch'essa, come
-il povero Rugarli, troppo presto rapita dall'inesorabile
-falce della morte all'affetto ed
-alla estimazione dei buoni: Corinna Formiggini.
-Il padrone del caffè avea, in omaggio
-al Carducci, fatto dipingere a fresco,
-nel soffitto, un ritratto del Poeta; ed
-in omaggio a Vittorio Rugarli, da presso
-a cotesto ritratto, i simboli e le memorie
-del Firdusi: ed in quella saletta, che pur ne'
-suoi adornamenti esteriori accoglieva, adunque,
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-espressioni d'affetto e di devozione,
-ebber luogo discussioni davvero memorabili
-di filosofia, letteratura, arte, storia, politica,
-nelle quali, pur tra i motti e le arguzie
-della eletta conversazione, sfolgoravano la
-parola vivacissima, e l'ardenza dell'anima, e
-la profondità del pensiero del Maestro.
-</p>
-
-<p>
-Da tali consuetudini derivò al Carducci
-l'occasione di ripensare alla chiesa di Polenta;
-nella quale qualche cosa di nuovo
-era avvenuto, dopo la visita carducciana
-dell'&nbsp;'87. Sul principio del sec. XVIII avean
-commessa la barbarie di rabberciarla malamente,
-chiudendo le due absidi laterali,
-mentre, da lungo tempo, era seppellita la
-cripta; ed a' nostri giorni, poi, un superiore
-ecclesiastico pensava niente meno che
-abbattere al suolo tutto l'edificio, per farne
-uno nuovo, ad una sola navata. Come il
-bravo arciprete della chiesa, don Luigi
-Zattini Brusaporci, invece, innamorato dell'antichità
-del picciol tempio, che risale al
-secolo VIII (ed è ricordato in un documento
-del 976), ricorresse allora alla protezione
-ed all'aiuto del cav. Santarelli, ispettore
-de' monumenti e scavi per la provincia
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-di Forlì; come per gli sforzi di esso Santarelli,
-del prof. Raffaello Zampa, del conte
-Cilleni-Nepis (che, nel 1890, in elegantissimo
-opuscolo, edito dal Berdondini di Forlì
-ed illustrato di belle fotografie, studiò felicemente
-quanto s'attiene alla storia dell'arte
-rispetto alla chiesa) si riuscì a far
-eseguire i più urgenti restauri, che s'iniziarono
-co'l 19 maggio del 1890; infine
-come il 24 decembre del '92 la chiesa,
-dopo circa due anni da che non era più
-officiata, potè riaprirsi al pubblico nella sua
-nuova, meglio nella sua antica forma,
-in mezzo al popolo numeroso e festante;
-vegga il lettore nel citato proemio dell'Amaducci,
-a pp. 9-10. E su 'l provvedere
-alle spese occorrenti, nessuna parola
-più efficace di quella del Carducci
-medesimo, nella sua nota all'ode famosa
-(<i>Poesie</i>, pp. 1033-34):
-</p>
-
-<p>
-«Ricordo che nella seduta 20 decembre
-del consiglio provinciale (di Forlì), venuta
-in discussione la spesa per la chiesa polentana,
-opponendo alcuno non doversi gittare
-il danaro del pubblico per conservare chiese,
-quando il meglio sarebbe buttar giù
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-quelle anche in piedi, Aurelio Saffi, il nobilissimo
-mazziniano, che presiedeva l'adunanza,
-parlò da quell'uomo culto e savio
-che era, e disse fra l'altro: Quale italiano
-non vorrà conservata e onorata una chiesa
-dove Dante pregò? Allora tutti quei repubblicani
-votarono la spesa per s. Donato
-di Polenta. Che fu dichiarato dal governo
-monumento nazionale; e cominciarono
-i lavori de' restauri; e vennero in
-aiuto alla spesa il Ministero dell'istruzione
-e quello dei culti; dei benefattori, come
-dicono, privati, ricordo la contessa Silvia
-Baroni Pasolini, il comm. Francesco Torraca,
-l'arciprete Ricci di Corsecole, i parrocchiani
-di Polenta, e quel buon don Zattini,
-che non ha poi molto grassa prebenda.
-Ristaurati furono il tetto, le navate destra
-e centrale, l'abside centrale, la cripta;
-rimane da ristaurare l'abside a destra di
-chi entra, e da ricostruire il campanile».
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-032a"></a>
- <img src="images/ill-032a.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Lizzano — Facciata della villa.</p>
-</div>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-032b"></a>
- <img src="images/ill-032b.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Lizzano — La terrazza del Carducci.</p>
-</div>
-
-<p>
-Dopo quel primo periodo de' lavori,
-quattro lunghi anni passarono prima che
-altra occasione si offrisse al «buon Zattini»
-di condurre a compimento l'opera intrapresa;
-e l'occasione venne dall'amicizia
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-e dall'interessamento del conte Giuseppe,
-allora deputato di Cesena, e della contessa
-Silvia Pasolini-Zanelli. I quali, risovvenendosi
-della prima visita del Carducci a que'
-luoghi, a Lui si rivolsero per averlo consigliere,
-cooperatore massimo, e chi sa?
-fors'anche rievocatore geniale e potente
-delle glorie onde la chiesetta vetusta fu ed
-è testimone ne' secoli.
-</p>
-
-<p>
-Un bel giorno del maggio 1897 la contessa
-Silvia incontrò il Poeta nella libreria
-Zanichelli, e senz'altro lo invitò a salire a
-Lizzano, ov'è la villa Pasolini, presso Bertinoro,
-e di lì a far una gita a Polenta,
-per ammirare i già fatti restauri. Il Carducci,
-sovraccarico allora di lavoro per la
-scuola e per sè, rispose asciutto <i>un bel no</i>;
-poi, grado a grado ammansandosi, sorrise
-e disse con la sua voce tra burbera ed affettuosa:
-Chi sa, chi sa! Forse, passati gli
-esami....
-</p>
-
-<p>
-Alcuni dì dopo, nel retrobottega dello
-Zanichelli, una trentina di amici, quasi tutti
-letterati e professori, si raccoglievano gaiamente
-attorno al Poeta, ad un pranzetto
-nel quale fu bevuto del vino d'una vigna ariostèa,
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-in onore di messer Ludovico, buon'anima.
-Molti eran venuti apposta di fuori,
-da Modena, da Reggio, da Scandiano; tra
-gli altri v'erano Vittorio Puntoni, Augusto
-Righi, il Rugarli, Corrado Ricci: unica
-signora, festeggiatissima e, naturalmente,
-in capo di tavola, la contessa Pasolini. Ed
-auspice l'Ariosto, la gita a Lizzano ed a
-s. Donato di Polenta fu definitivamente, in
-cotesto pranzo, promessa e fissata.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La «<i>Villa Sylvia</i>», dei conti Pasolini-Zanelli,
-siede e biancheggia tra 'l verde,
-sul colle di Lizzano, in quel di Cesena: e
-con la sua facciata bassa e bislunga; co'
-balconi dall'ampio frontone arieggiante un
-sobrio barocco, e dal terrazzino di ferriate
-panciute; con la torretta dalla spiovente
-tettoia d'embrici rossi, che sorge in un angolo
-e domina la terrazza che le si apre al
-fianco; di tra gli ulivi e gli alberelli e le
-aiuole che la circondano, sembra farsi incontro
-a' visitatori, sorridente e festosa, signorile
-e cortese come i padroni di casa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p>
-Al terreno è la veranda: le piante decorative
-ed i sedili rustici e i fiori vi
-s'intrecciano vagamente; qualche ninfetta
-di creta, immobile su 'l piedestallo,
-sorride ed occhieggia a' libri e a' giornali
-sparsi qua e là sui tavolini, mentre il biliardo
-attende silenzioso, da un canto, il
-secco cozzar delle palle d'avorio su la verde
-distesa del suo tappeto. A sinistra è
-la sèrra; e attorno e da presso il parco,
-ove tra' boschetti di lauro, i cipressi, i pini
-odoranti di resina, i frutici spessi e intricati,
-si svolge il piccolo labirinto de' viottoli
-ombrosi: e ne' verdi recessi qualche uccelliera
-tien prigione la gazza, che stride
-roca e sbatte l'ale tra le inesorabili reti
-metalliche, o il merlo, che piegando leggiadramente
-la testa a riguardare, siccome
-curioso, chi passa, gira nell'orbita gialla
-l'occhiolino nero, lucido ed acuto. Tutta
-una trama gentile di fiori vive e palpita,
-dietro la villa, nel giardino, dove
-l'aria è impregnata di mille profumi, e l'occhio
-s'allegra di mille colori, dal rosso vivace
-de' garofani e de' geranii al bianco
-candido de' gelsomini e delle gardenie, da
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-gli oleandri rosacei al pallido della giunchiglia,
-al lilla, al violetto, al variegato intrecciarsi
-di sfumature nelle viole del pensiero;
-ed alla destra, da' pergolati e dalle
-capannuccie di caprifogli e convolvoli si
-stacca un lungo viale di cipressetti nani ritondati,
-dapprima, di alti pini, dipoi; il
-quale, rasentando per breve tratto le rive
-d'un laghetto nascosto tra le fronde, discende
-dolcemente pe'l declivio del colle, fino
-ad una rustica capanna circolare tra le querci.
-</p>
-
-<p>
-E dalla capanna affacciandosi ad una siepe
-bassa sì come al parapetto d'una terrazza,
-ecco aprirsi alla vista uno spettacolo meraviglioso.
-Una immensa distesa di campi segnati
-dal verde cupo de' filari de' pioppi, e popolati
-d'alberi, di borgate, di ville, di casolari,
-pianeggia a perdita d'occhio fino al mare
-sfumante lontano, nella linea dell'orizzonte,
-in una nebbia azzurrognola; e il dolce
-piano sembra sfuggire alle fiorenti colline
-che lo rinserrano in anfiteatro largo e superbo:
-a sinistra Bertinoro «alto ridente»
-e la Massa; a destra Roversano ed uno
-sprone ricurvo di alture e di poggi che per
-l'Acquarola, s. Demetrio, i Cappuccini, gira
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-«come in una ripresa d'ultimo ed appassionato
-abbracciamento» fino alla rocca di
-Cesena; e questa, con le mura merlate dalle
-quali si protendono, non più minacciosi, i
-bastioni, par che protegga ancora la città
-adagiantesi mollemente a' suoi piedi, fra
-tanto splendore di bellezza e di luce. Da
-lunge, al di là di Roversano, si disegna il
-profilo del monte di Carpegna e spiccano
-nitide su l'azzurro le tre «penne» di s.
-Marino.
-</p>
-
-<p>
-In così fatto paradiso terrestre giunse,
-la sera del sabato 5 giugno 1897, accompagnato
-da Vittorio Rugarli, e ricevuto con
-esultanza dagli amici suoi, Giosue Carducci.
-</p>
-
-<p>
-La gita a Polenta era fissata per il pomeriggio
-della successiva domenica; e furono
-della comitiva, gentilmente invitati,
-anche il cav. avv. Evangelisti, sindaco di
-Cesena, il preside del r. Liceo prof. Vitaliano
-Menghini, il prof. Valfredo Carducci,
-fratello del Poeta, l'avv. Nazzareno
-Trovanelli, amico dei Pasolini e direttore
-del giornale cesenate «<i>Il Cittadino</i>».
-Dal qual giornale, dove amorosamente
-d'allora in poi il Trovanelli andò scrivendo
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-articoli e note su i soggiorni del Carducci
-a Cesena ed a Lizzano, noi d'ora innanzi,
-co'l cortese assentimento di lui, largamente
-spigoleremo ed attingeremo.
-</p>
-
-<p>
-Il viaggio da Lizzano a Polenta fu fatto
-toccando prima Bertinoro, dove que' magistrati
-del Comune, e in capo ad essi il sindaco
-prof. cav. Augusto Farini, insieme con
-la gentile popolazione, fecero le più oneste
-e liete accoglienze all'illustre visitatore
-e al deputato Pasolini; il Farini, anzi, si
-unì agli altri, a partecipar della gita. E
-le carrozze s'avviarono, or preste or lente,
-per la strada montana, che svolgendosi
-come un nastro bianco in salite e discese
-e giravolte, da un capo va a perdersi giù
-nella pianura, dall'altro s'insinua tra i balzi
-e le piaggie d'una gentil catena di colli,
-tutti vestiti di vigne e d'olivi, di boschi
-e di prati. «Agile e solo» si eleva sul
-poggio di Conzano l'«arduo cipresso»
-che la leggenda popolare attraverso i secoli
-ricongiunse alla nascita ed alla vita
-di Francesca, la figlia di Guido da Polenta,
-che fu moglie infelice a Gianciotto
-Malatesta; e domina per lungo tratto tutta
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-la convalle d'intorno, riaffacciandosi insistente
-a chi sale su «di colle in colle» tra
-i serpeggiamenti della via e lo svariar continuo
-delle vedute.
-</p>
-
-<p>
-A Polenta il ricordato arciprete don
-Zattini e molti terrazzani erano ad attendere
-il Poeta su 'l piccolo piazzale dinanzi
-alla chiesa; dal quale si vedono, su la vetta
-d'un poggio dirimpetto alla facciata del tempio,
-i ruderi del castello di Polenta: qualche
-grosso muro diroccato e parte d'un torrione,
-su' quali sono addossate alcune squallide
-case coloniche. Quando tale castello
-sorgesse, non si sa con precisione: è certo
-soltanto che fin dal 1278 era stato assalito
-dai Traversari, i competitori dei Polentani
-in Ravenna, e che il 17 decembre del 1296
-fu assediato e preso da' Cesenati, i quali
-condussero prigionieri a Cesena più di 120
-di quei terrazzani.
-</p>
-
-<p>
-La chiesa, così come si presentava a'
-visitatori, dopo i primi restauri, offriva veramente
-largo campo all'ammirazione. L'avv.
-Trovanelli, nel <i>Cittadino</i> del 13 giugno
-1897, dando conto della gita carducciana,
-la descrive così:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-</p>
-
-<p>
-«È di forma basilicale, a tre navate,
-divise da due file di cinque colonne e terminanti
-con un'abside ciascuna. Al termine
-però della navata centrale s'inalza il presbiterio,
-a cui si accede per una scala, mentre,
-al di sotto, si apre una cripta di stile
-consimile.... Ma l'abside della navata destra
-è ancora chiusa, essendo stata guasta
-da tempo per costruirvi la sagrestia, e aspetta
-d'esser restituita alla condizione antica. Così
-manca il campanile, che fu atterrato, perchè
-minacciava. Le colonne della chiesa,
-grosse e rotonde, a strati di mattoni e di
-conci, sono coronate da capitelli che formano
-la parte più importante e caratteristica
-dello storico monumento. Sono — scrive
-il cav. Santarelli — scolpiti in pietra
-locale, alcuni cubiformi, altri a dadi, con
-faccie smussate, variamente ornate con foglie
-convenzionali, disegni geometrici, intrecci
-bizzarri di tenie, figure grottesche di
-mostri ed animali, il tutto a rilievo molto
-basso e rude.... Certe figure, piuttosto di
-scimiotti che d'uomini, una specie d'ippogrifo,
-un orribile granchio di mare fermano
-specialmente l'attenzione. La semplicità e
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-austerità dell'ossatura della chiesa contrastano
-con la goffaggine degli ornati; l'una
-ricorda ancora che in Italia avevano fiorito
-le arti; gli altri attestano un periodo di
-grande oscurità e decadenza....»
-</p>
-
-<p>
-Il qual contrasto fu argomento, della
-conversazione tra il Poeta e i suoi compagni,
-e la contessa Pasolini specialmente.
-Que' capitelli apparvero al Carducci ribellione
-alla purezza dell'arte greca, quasi
-che il sentimento nuovo cristiano e mistico
-avesse voluto chieder perdono a Dio della
-grandezza classica e pagana; il che lo trasse
-a parlare della barbarie, ed a ricordare
-come, ne' primi secoli del Cristianesimo,
-si raccogliessero sotto le ali della Chiesa
-tutti i piccioli mortali, le anime semplici
-ed avvilite, lungi al fragor delle armi e
-delle violenze, mentre a poco a poco si
-andava creando lo spirito e il sentimento
-d'una nuova associazione: il Comune. Fu
-ricordata anche l'ipotesi che Dante fosse
-stato al castello polentano e avesse pregato
-nella piccola chiesa. Nessun documento lo
-attesta; ma è certo che l'Alighieri fu ospite
-de' Polentani in Ravenna, e probabilmente
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-anche si recò a Forlì, presso Scarpetta
-degli Ordelaffi; onde non è inverosimile
-che egli, così innamorato visitatore de' luoghi
-e delle terre italiane, abbia cercato
-pace e ristoro alle sventure sue anche aggirandosi
-sui colli di Bertinoro e Polenta,
-in conspetto del mare. Il Carducci lodò i
-restauri (che erano stati fatti sotto la direzione
-del prof. Faccioli) e riconobbe la
-necessità di completarli, con l'aprir l'abside
-della navata destra, ricostruire il campanile,
-prosciugare la cripta; aggiungendo
-che, a lavoro compiuto, un'epigrafe latina
-avrebbe dovuto indicare succintamente
-quanto si fosse operato e in qual tempo.
-E nell'albo de' visitatori, religiosamente
-conservato d'allora in poi, scrisse le seguenti
-parole: «<i>6 giugno 1897. Giosue
-Carducci rivide con grande piacere e soddisfazione
-l'antica chiesa di Polenta restaurata</i>».
-</p>
-
-<p>
-Non mancò alla piacevole gita il complemento,
-ormai consueto, delle istantanee
-fotografiche, per opera di Pierino Pasolini-Zanelli,
-giovinetto bello e lieto e di forte
-ingegno, unico figlio ormai rimasto (dopo
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-la morte di Paolo e Tiberio) alla contessa
-Silvia ed al conte Giuseppe; i quali, di lì
-a un anno, dovevano pur troppo sentirsi
-crudelmente strappare di mezzo al cuore
-anche cotesto ultimo figliuolo adorato.
-</p>
-
-<p>
-Su 'l tramonto, la comitiva riprese la
-via per Lizzano, recando seco nell'anima
-i ricordi e le immagini d'un giorno pieno
-di pensiero e di affetti. Scendendo da que'
-colli incantati, il Carducci, mentre il sole
-illuminava di rossi bagliori tutto l'occidente,
-fu preso dalla dolce malinconia dell'ora e
-dalla poesia de' luoghi, la quale evidentemente
-passava e avea rispondenza nell'anima
-sua. A Lizzano, poi, una schietta
-giocondità riprese impèro nei cuori: i gitanti
-furono convitati a pranzo con signorile
-ed affabile cortesia, e la banda di Cesena
-suonò nel giardino, e fuochi e luminarie
-fantastiche rallegrarono il calar delle
-ombre oscure di quella dolce sera primaverile,
-mentre il Carducci, divenuto quasi
-infantilmente lieto, accoglieva commosso
-l'ammirazione un po' rozza, ma sincera ed
-affettuosa, di que' sonatori e di que' popolani
-romagnoli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'eco della indimenticabile giornata si
-ripercosse subito ed a lungo in Romagna
-e fuori, fino a Roma, donde nel luglio di
-quello stesso anno il ministero dei culti
-mandò spontaneamente mille lire in aiuto
-delle spese per nuovi ed ultimi restauri
-del tempio; e il 15 di settembre usciva
-nell'<i>Italia</i> di Roma, diretta dal conte Domenico
-Gnoli, quella che fu il frutto più
-bello ed insigne della visita carducciana:
-vo' dire l'<i>Ode alla chiesa di Polenta</i>. Che
-il 9 ottobre uscì poi in elegantissimo opuscolo,
-illustrato riccamente con fototipie
-della chiesa, ed èdito dalla ditta Zanichelli.
-Inutile qui ricordare le discussioni lunghe
-e vivaci, e le molte voci d'ammirazione,
-d'assentimento, di critica cui la bellissima
-lirica diè luogo; basti che da essa derivò
-un risveglio nuovo d'amore e per il grande
-Poeta e per la «<i>chiesetta del <span class="upright">suo</span> canto</i>»:
-onde i lavori per l'assetto definitivo di quest'ultima,
-invocati dal Carducci stesso ne'
-suoi versi, e confortati d'aiuti pecuniarii
-dal governo, dalla regina d'Italia, da amministrazioni
-pubbliche (tra cui la provincia
-di Forlì) e da cittadini privati, furono ripresi,
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-con la ricostruzione del campanile,
-nel settembre del 1898. Resta, ancor oggi
-che noi scriviamo, da aprire la terza ed
-ultima abside; ed è da augurare che un
-ultimo atto di buona volontà compia la
-bella opera d'arte e soddisfi interamente
-il voto dell'immortale cantore.
-</p>
-
-<p>
-Il consiglio del Comune di Bertinoro volle
-poi manifestare la riconoscenza sua al Poeta
-che tanta nominanza aveva aggiunta alla
-città, nel cui territorio è s. Donato di Polenta;
-e nella seduta plenaria del 23 marzo
-1898, su proposta del consigliere ing. Giacomo
-Fabbri, elesse il Carducci, con unanime
-consenso di voti, a cittadino onorario.
-Alla comunicazione ufficiale, fattagliene
-con lettera del 20 aprile, il Poeta rispose
-il 23 dello stesso mese, dicendo d'aver ricevuta
-la notizia con profondo sentimento
-di gratitudine, mescolata di meraviglia e
-di tenerezza. «Di meraviglia — spiegò
-— perocchè io non reputava mai aver fatto
-cosa da meritare tanto; di tenerezza, perocchè
-da quando lessi il nome della vostra
-terra leggiadra nel poema di Dante, la mia
-fantasia errò spesso intorno al colle che
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-fu seggio di virtù e di pregio negli antichi
-giorni che tutto il popolo era cavaliere».
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma il ciclo degli avvenimenti e delle
-memorie carducciane attorno a Polenta non
-era ancora conchiuso. Il 21 luglio di quel
-medesimo anno, verso le ore sedici, un
-fulmine atterrava e schiantava miseramente
-il solitario cipresso cui il Carducci avea
-dato, co' suoi versi, il suggello della fama;
-onde nacque nel pensiero di molti, e specialmente
-dei Pasolini-Zanelli, la gentile
-idea di ripiantare un giovine cipresso nuovo,
-che sostituisse l'antico. Alla quale operazione
-si volle presente ed auspicante il
-Poeta; e questi, accogliendo volentieri l'invito,
-giunse a Cesena la sera del 24 ottobre,
-e salì subito alla villa di Lizzano.
-</p>
-
-<p>
-La mattina seguente Egli ed i suoi ospiti,
-accompagnati dal marchese Alessandro Albicini
-e dall'avv. Trovanelli, si condussero
-a Fornò o Fornovo, tra Forlì e Forlimpopoli,
-ad ammirarvi uno dei più bei monumenti
-quattrocenteschi che si conservino
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-in questa regione: la magnifica chiesa rotonda,
-ciò è, che edificata nel 1450 da
-Pietro Bianco da Durazzo, corsaro ridottosi
-a penitenza, con la sua architettura, con
-le porte ogivali, co'l bellissimo sepolcro del
-fondatore, con gli ornati, le figure, gli affreschi,
-sorge qual gentilissimo fiore dell'arte
-italiana tra il verde della pianura
-romagnola. Tornando da quella gita, fu fatta
-una sosta a Forlimpopoli, per visitarvi la
-Scuola Normale che v'era stata instituita
-sopra tutto per l'interessamento del Carducci,
-e della quale era, ed è tuttavia, direttore
-egregio il prof. Valfredo, fratello del
-Poeta. Nel cuore di quest'ultimo rifiorivano
-di certo i ricordi di altre sue visite a Forlimpopoli,
-avvenute nell'&nbsp;'87 (quando primieramente
-gli fu parlato della necessità
-d'una scuola normale in quella cittadina
-dal suo discepolo Raffaele Righi, oggi
-professore di storia nel Liceo di Ravenna);
-nell'&nbsp;'89 (quando già la detta scuola era stata
-eretta dal Ministero dell'istruzione, anche
-per le sollecitazioni di Francesco Torraca,
-provveditore agli studî in Forlì); in fine
-nel '94, dopo il celebre discorso di s. Marino.
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-Gli alunni della scuola vollero ora
-amorosamente stringersi attorno al visitatore
-illustre, acclamandolo a lungo; e
-l'alunno Virgilio Benini di Meldola disse
-qualche parola di commosso reverente affetto,
-a cui rispose il Poeta stimolando
-que' futuri maestri ad educare a nobili
-sensi la gioventù italiana.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-048a"></a>
- <img src="images/ill-048a.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Il vecchio «cipresso di Francesca».</p>
-</div>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-048b"></a>
- <img src="images/ill-048b.jpg" alt="" />
-<p class="caption">A Lizzano.</p>
-</div>
-
-<p>
-Nel pomeriggio del 26 ottobre, finalmente,
-dopo esser tornati a Polenta, ed
-aver veduto, con molto compiacimento, gl'iniziati
-lavori del «campanil risorto», il
-Carducci e i suoi ospiti, circondati d'una
-schiera d'amici e di popolani (v'erano il
-su detto marchese Albicini, l'avv. Trovanelli,
-il pittore Gianfanti), salirono il colle
-di Conzano, e sentirono in cuore la letizia
-dell'accomandare al culto ed alla memoria
-de' posteri, riparando all'ingiuria della natura,
-il gracile cipressetto co'l quale incominciava
-un ciclo di tradizioni nuove innestate
-sulle tradizioni antiche. Erano ad
-attenderli il proprietario della villa lì presso,
-conte Stefano Rusconi, l'ing. Aristide
-Fantini (i quali tutto avean provveduto per
-la piantagione dell'alberello), e il prof. Valfredo
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-Carducci con le sue gentili figliuole.
-Nella larga fossa, già aperta sul culmine
-del poggio, fu costrutta una specie di piccola
-arca, entro la quale venne murato un
-tubetto di ferro contenente una pergamena
-con le parole: «<i>26 ottobre 1898. Ripiantato
-l'antico cipresso dell'ode a Polenta</i>»;
-sotto le quali il poeta avea scritto di sua
-mano: «<i>Quod bonum felix faustumque
-sit</i>». E il Carducci stesso, con la cazzuola
-del muratore, gittò sulle radici del cipresso
-un pugno di terra.
-</p>
-
-<p>
-Da Conzano la comitiva si recò poi a
-Bertinoro, dove il Consiglio comunale, solennemente
-congregato, intendeva ricevere
-con tutti gli onori il suo nuovo concittadino
-di elezione. La piccola città, arrampicata
-leggiadramente sulle alture del bellissimo
-colle, parea tutta rallegrarsi di
-quella festa intima e gentile; le vie erano
-affollate di gente, le bandiere sventolavano
-alle finestre ed a' balconi, la banda suonava
-nella maggior piazza. Nella sala del
-Consiglio, gremita di consiglieri e di pubblico,
-erano allestiti i seggi pe'l Carducci
-e per chi l'accompagnava; sopra un tavolino
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-da presso era, mimato in bellissima
-pergamena, il diploma latino della cittadinanza
-bertinorese al Poeta. Al quale il
-sindaco Farini presentò il diploma con
-un discorso veramente bello nella sua sobrietà.
-«Le parole dell'epigrafe — disse
-fra le altre cose il Farini — furono nella
-antica lingua del Lazio dettate da un
-distinto vostro alunno, il prof. cav. Paolo
-Amaducci, bertinorese, che nomino qui a
-cagione di onore, e furono vergate nella
-pergamena e illustrate da fregi da un
-altro vostro ammiratore, che ha l'anima
-d'artista, il prof. Agostino Severi della
-Scuola Tecnica di Cesena. La cornice che
-inquadra la pergamena deve poi riuscirvi
-più cara in causa di un pregio singolare.
-Il cipresso, che voi cantaste nell'ode alla
-chiesa di Polenta, fu nel pomeriggio del
-21 luglio decorso colpito ed atterrato da un
-fulmine. Ebbene, il legno di questa cornice
-è tratto da quel ceppo! Si direbbe quasi
-che la natura, per unirsi alle acclamazioni
-del popolo, abbia detto al cipresso: Tu, che
-avesti il vanto di essere cantato dal maggior
-poeta, hai vissuto abbastanza! Colpito
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-dal sacro fuoco del cielo, muori di morte
-gloriosa: spogliati, e cedi le tue spoglie
-per onorare il poeta che ti cantò!»
-</p>
-
-<p>
-Il Carducci, profondamente commosso,
-rispose con una felicissima improvvisazione;
-nè fu possibile a' presenti, tutti assorti
-nell'ascoltare, il raccoglierne le testuali parole.
-Pili tardi Egli, cedendo alle preghiere
-degli amici, non isdegnò di ricostruire il suo
-breve discorso, che qui riportiamo dal giornale
-«<i>Il Cittadino</i>» del 27 novembre 1898:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indl">
-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<i>«Signor sindaco,</i><br />
-<i>signori consiglieri, cari cittadini,</i>
-</p>
-
-<p>
-«Io, componendo i versi su la chiesa
-di Polenta, obbedii a un segreto mio genio,
-il quale, ovunque la terra italiana mostra
-le sue bellezze, ovunque la storia italiana
-parla con le sue memorie, mi comanda
-di accogliere quelle memorie, di rendere
-quelle bellezze con la parola ornata ed alata.
-Voi troppo superior premio voleste concedere
-a' miei versi, e tale che mi è di
-massimo onore e di tenero e cordiale compiacimento.
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-Onore e compiacimento: perchè
-Voi, o signori di Bertinoro, mostraste
-di saper apprezzare la poesia nel modo più
-degno, quando riconosceste l'opera, quale a
-voi parve che fosse, del poeta, chiamandolo
-a far parte della città, conferendogli la
-fratellanza vostra: «Tu dicesti della patria
-cose non indegne, tu sii de' nostri». —
-Ed è grande onore appartenere a questa
-città, di cui sì belle sono le memorie nella
-cortesia dei Comuni, sì nobili le traccie
-nelle vicende della cultura italiana, sì raro
-e dignitoso il riserbo.
-</p>
-
-<p>
-«Con isquisitezza poi di pensieri voleste
-adornare il vostro benefizio, commettendo
-che l'atto consigliare col quale mi conferiste
-la vostra onorata cittadinanza mi fosse
-rappresentato in sì solenne e parca forma
-latina, pensata da uno de' vostri, con sì prezioso
-adornamento di arte nostra italiana,
-lavorato da altro de' vostri: verace testimonianza
-che nella vostra terra gentile è più
-che mai verde, insieme con l'idea del bene,
-il fiore dell'arte e della parola. Grazie di
-tutto cuore vi siano rese: tanto più profonda
-e cordiale è la mia gratitudine, o cittadini,
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-quanto voi con questo vostro benefizio faceste
-più saldo e più intimo il vincolo di
-affetto che mi lega fin da' miei giovani anni
-a questa gloriosa Romagna».
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Il 27 ottobre, dopo aver ammirati, nella
-insigne biblioteca malatestiana di Cesena,
-i codici più pregevoli per antichità e per
-vaghezza di miniature, e nella pinacoteca
-municipale i bei quadri del Francia, del
-Sassoferrato, dell'Aleotti, Giosue Carducci
-facea ritorno a Bologna; e lo accompagnavano
-la gratitudine e i voti di tanti cuori
-che Egli aveva ormai a sè legati, indissolubilmente.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Dalla fine del '98 in poi parve addensarsi
-sul capo glorioso del Poeta e su quello
-degli amici suoi, una nube di dolori e
-di sciagure. Il 2 decembre di quell'anno
-moriva a Livorno, quasi a un tratto ed in
-florida età, il prof. Carlo Bevilacqua, suo
-genero, lasciando la vedova con cinque
-figli (ed è risaputo che il Carducci corse
-a prendere la sua diletta Bice e i nipotini,
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-e li collocò vicino a sè in Bologna, provvedendo
-ad essi come meglio gli fu possibile);
-il 28 dello stesso mese il conte
-Pierino Pasolini-Zanelli, colto da una strana
-improvvisa malattia, cedea giovanissimo
-alla violenza del male, sì come fiore reciso
-d'un colpo di su lo stelo, lasciando nello
-strazio e nel vuoto d'una solitudine angosciosa
-i genitori, ormai orbati di tutti i
-figli (e il Poeta ne fu profondamente percosso
-e addolorato); infine, la mattina del
-25 settembre 1899, Giosue Carducci medesimo
-veniva assalito da quel male onde
-rimase impedito nel braccio e nella mano
-destra.
-</p>
-
-<p>
-Ma sotto le ali gelide della sventura i
-cuori si raccolsero e si strinsero insieme: e
-cominciò così tra il Carducci e la famiglia
-Pasolini il secondo periodo della loro amicizia,
-che il dolore comune avea resa più
-malinconicamente dolce, più tenera, più
-intensa che mai. E quando, nel settembre
-del 1901, la pietà della madre e del padre
-ebbe eretto nel cimitero di Faenza al povero
-Pierino quello squisito ricordo marmoreo
-che uscì dallo scalpello dello scultore
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-Ierace, Giosue Carducci dettò per l'erma
-funeraria le parole dolenti: «<i>Ci fu mostrato
-soltanto perchè la vita con lui paresse
-un dono benigno di Dio, e fosse poi
-sconsolato deserto il vivere senza</i>».
-</p>
-
-<p>
-Il 19 maggio del 1900 Egli e la signora
-Elvira, sua consorte, invitati affettuosamente,
-giungevano a Lizzano; ed ivi passavano di
-poi circa due mesi, in quella villa dove gli
-ospiti loro non osavano rimetter piede dopo
-la scomparsa del figlio. Ma quasi tutti i
-giorni il Poeta discendeva a Cesena, al
-palazzo Pasolini, per divider la vita insieme
-con gli amici: e come Egli s'era assunto
-il còmpito pietoso di ricondurre gl'infelicissimi
-genitori su 'l colle sereno dove tutto
-parlava del giovinetto perduto, e di raddolcire
-co'l vigile cuore l'inevitabile amarezza
-dei ricordi, così avvenne che un giorno
-Egli e gli amici salirono a piangere insieme
-a Lizzano.
-</p>
-
-<p>
-D'allora in poi, quasi ogni anno il Poeta
-fu ospite gradito, venerato, idolatrato dei
-Pasolini, nella primavera e nell'autunno,
-un po' a Faenza ed a Cesena, e molto a
-Lizzano; dove, tra le aure balsamiche e
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-il profumo de' fiori del dolcissimo colle,
-suo conforto e sua gioia, la fibra robusta
-di Lui lottò vigorosamente contro i progressi
-lenti ma inesorabili dell'infermità.
-Durante que' soggiorni, molte gite Egli fece
-in carrozza od in automobile, accompagnato
-sempre da qualcuno de' suoi ospiti, visitando
-partitamente, può dirsi, presso che
-tutta la Romagna; e sia che da Faenza
-si spingesse tra i poggi fiorenti della vicina
-Toscana, o, lungo il duplice infinito filare
-de' pioppi del canal naviglio, fin verso l'Adriatico,
-là dove
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«ondeggiante di canape è l'infido</p>
-<p class="i01">piano che sfugge al curvo Reno e al Po»;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-sia che da Lizzano risalisse più volte la
-conica altura di Bertinoro e il «balcon
-di poggi» di Polenta; sia, infine, che si
-conducesse lunghesso il corso del Savio, a
-visitar le allegre borgate limitrofe e l'immensa
-distesa del
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i06"> «<span class="dotted">. . . . . . . .</span> dolce</p>
-<p class="i01">pian cui sovrasta fino al mar Cesena»;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<p>
-dovunque il paesaggio romagnolo fu il
-sorriso amoroso e gentile della natura a
-Lui, che serenamente aspettava <i>la grande
-ora</i>. Così trovava pace e ristoro ne' luoghi
-ameni che avea legati a sè con forte vincolo
-di affetto e di gratitudine; il che si compiacea
-affermare e ripetere di sovente Egli
-stesso, attribuendo graziosamente alla Romagna
-i versi della <i>Leggenda di Teodorico</i>:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«<span class="dotted">. . . . .</span> ed il bel verde paese</p>
-<p class="i01">che da lui conquiso fu».</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il popolo di questa regione, al quale
-il Carducci divenne quasi familiare, sebbene
-non potesse comprendere in tutte le sue
-parti ed in tutta la sua profondità l'opera
-carducciana, mostrò sempre di sentire la
-grandezza di Lui, e subì il fascino del suo
-genio; e dovunque Ei passasse, si manifestava
-spontanea l'affinità d'animo tra quel
-forte etrusco e questi romagnoli impetuosi,
-i quali l'impeto del cuore sapean contenere
-questa volta, per un senso di delicatezza
-che si esprime, non di rado, dagli uomini
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-semplici e rudi, entro i confini del più
-profondo rispetto: onde non acclamazioni
-troppo rumorose, nè ostentazione di festeggiamenti,
-sì bene accoglienze schiette e
-modeste, ed un muovergli incontro quasi
-timidamente, un salutar reverente, un guardarlo
-fiso ed a lungo non tanto per curiosità
-quanto per ammirazione commista di
-tenerezza.
-</p>
-
-<p>
-Il 9 giugno 1900, adunque, il Poeta
-fu a Montiano, ove ammirò il castello già
-de' Malatesta (oggi del principe Spada);
-l'undici del mese stesso si recò a Savignano,
-ove, ricevuto dal consiglio direttivo dell'accademia
-de' Filopatridi, della quale era
-presidente, osservò la ricchissima biblioteca,
-e d'onde fu invitato dal marchese Giuseppe
-di Bagno a salire fino alla sua magnifica
-villa; il 9 giugno 1902 si condusse al
-grazioso paese di Longiano, ed ossequiato
-dal sindaco dott. Luigi Turchi e dalla
-intera giunta comunale, visitò il castello
-e la biblioteca, fermando la sua attenzione
-specialmente su le opere dell'umanista Fausto
-da Longiano; il 28 maggio 1903 andò
-da Faenza a Modigliana, e quivi, accolto
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-con molta festa dal sindaco Enrico Fiorentini,
-dagli assessori del Comune, da'
-buoni ed ospitali Modiglianesi, visitò la
-casa di don Giovanni Verità (il prete liberale che
-salvò Garibaldi), e nell'albo dei documenti
-del risorgimento scrisse con mano
-malferma: «<i>Tremante di commozione e di
-reverenza segna presso questi sacri documenti
-il suo nome l'umile italiano Giosue
-Carducci</i>»; il primo di giugno del medesimo
-anno fu al Borello, presso a Cesena;
-nel giugno del 1904 visitò Cervia (facendo
-un'escursione nella prossima pineta) e Rimini,
-ove ammirò di nuovo il magnifico
-tempio malatestiano, trionfo dell'arte e dell'amore,
-esempio insuperato dell'Umanesimo
-nostro; nell'autunno del 1905 si recò a
-Cesenatico, e rivide Cervia, Montiano, Carpineta;
-infine, nella primavera del 1906,
-rivide, ahimè per l'ultima volta!, Bertinoro
-e la sua diletta chiesa di s. Donato di
-Polenta.
-</p>
-
-<p>
-Non è da credere, però, che in cotali
-gite consistessero le sole occupazioni sue,
-nè che la villeggiatura di Lizzano fosse
-per Lui di riposo continuo ed assoluto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<p>
-Talvolta, è vero, Ei si godeva i cari
-ozî passeggiando, fidato al braccio di qualcuno
-degli ospiti o degli amici, per i
-vialetti freschi del parco, o conversava co'
-suoi compagni nella quiete raccolta de'
-luoghi, od ascoltava silenzioso le voci misteriose
-della natura; anche è vero che
-spesso, al primo chiarore dell'alba, dalla
-sua camera passava nell'ampia e ridente
-terrazza ivi presso (alla quale è rimasto il
-nome di <i>terrazza del Carducci</i>), e contemplava
-a lungo, assiso sur una poltrona, la veduta
-stupenda del pian di Cesena, assistendo
-beato al sempre nuovo spettacolo del sorger
-del sole dalle acque del mare lontano:
-ma attendeva eziandio al disbrigo, come
-oggi si dice, della sua corrispondenza, e
-persisteva tenacemente nel volersi occupare
-di studî.
-</p>
-
-<p>
-Il Poeta, in cui era sempre pronto il
-pensiero, sempre vigile la memoria (e ben
-se lo sa chi lo vide scattare ad un cenno,
-ad un ricordo, ad una parola che lo commovesse),
-parlava ormai, specie negli ultimi
-due anni, tronco e breve; ascoltava più
-che non dicesse: sì che, pur nell'intimità
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-dell'amicizia, alle conversazioni animatissime
-d'una volta supplivano in gran parte
-le letture. Aveva i suoi autori preferiti, de'
-quali sembrava non saziarsi mai, e co' quali
-ritornava a dilettazioni antiche, rivivendo
-così dolcemente nel passato. Non di rado,
-adunque, seduto sull'erba fresca de' prati
-o all'ombra delle querci che circondano la
-capanna rustica in conspetto dell'Adriatico,
-ascoltò la lettura, fattagli amorosamente
-dalla contessa Silvia o da altri, di classici
-italiani e stranieri, o dettò lettere in risposta
-alle moltissime che anche lassù a Lizzano,
-come sempre e dovunque, gli pervenivano.
-Così, per esempio, nel giugno 1904
-rilesse non pochi libri, tra cui le opere
-minori di Dante, e rivide le bozze di stampa
-di qualche suo volume delle <i>Opere</i>, e compiè
-lo studio su la <i>Canzone delle tre donne</i>
-dell'Alighieri, dedicato poi a Cesare Zanichelli
-per le nozze di sua figlia Luisa; e
-nell'autunno del 1906, in quello che pur
-troppo fu l'ultimo suo soggiorno nella campagna
-cesenate, volle riudire alcune novelle
-del Boccaccio (quelle, sopra tutte,
-che, come ser Ciapelletto e frate Cipolla,
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-sono una specie di anticipazione volterriana),
-e taluni drammi dello Shakespeare.
-Interrogato quali d'essi drammi preferisse
-(tolgo queste notizie dal <i>Cittadino</i> del
-28 ottobre 1906), rispose d'aver fermata
-la sua ammirazione segnatamente su 'l
-<i>Re Lear</i>, su 'l <i>Macbeth</i>, su 'l <i>Giulio Cesare</i>;
-del <i>Coriolano</i>, poi, aggiunse d'essersi
-sentito così preso, da giovine, che ne
-tentò la traduzione in versi, giungendo
-fino alla metà del secondo atto. Volle fossero
-riletti anche il <i>Mercante di Venezia</i>,
-la <i>Tempesta</i>, l'<i>Enrico VIII</i>, tutti nella
-non bella, ma a bastanza fedele traduzione
-del Rusconi; il <i>Cymbelino</i>, invece, fu letto
-nella versione del Càrcano, de' brutti versi
-del quale volle rifarsi passando poi subito
-all'<i>Agide</i> di Vittorio Alfieri.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta anche, nella più stretta e dolce
-familiarità, «tra stuol d'amici intemerato
-e casto», Egli, così impaziente delle adulazioni
-e così schivo degl'incensamenti del
-mondo esteriore, non isgradiva di sentir
-leggere alcuna delle sue poesie o delle sue
-prose, che gli facessero risuonare nell'anima
-l'eco di tempi, di luoghi e di battaglie
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-lontane. Accompagnava allora la bella
-armonia con i gesti del braccio e con l'accennare
-dell'indice della piccola mano, a
-guisa di chi dirige un'orchestra; e se i
-versi erano patriottici o civili, s'illuminava
-quasi d'un raggio divino, e sui lineamenti
-del volto passavano, come su terso specchio,
-i segni della commozione interna:
-scuoteva la testa leonina, ravvolgeva nervosamente
-la mano entro l'ampia arruffata
-capigliatura, lampeggiava negli occhi, mentre
-non di rado due grosse lagrime gli
-scendevano lente giù per le gote. Così lo
-abbiamo visto durante la recitazione del
-<i>Piemonte</i>, o del <i>Cadore</i>, o dell'epodo per
-<i>Monti e Tognetti</i>, o della divina ode <i>Alle
-fonti del Clitumno</i>; nè mai il sublime spettacolo
-si cancellerà dalla nostra mente e
-dal nostro cuore!
-</p>
-
-<p>
-Uno de' conforti più efficaci fu a Lui,
-inoltre, durante la sua permanenza presso
-gli amici, la musica. Ciò parrà inverosimile
-a chi ricorda quel ch'Egli nel 1882
-aveva scritto nella prefazione ai <i>Giambi ed
-Epodi</i> (<i>Opere</i>, IV, p. 157): «Quanto alla
-musica, io lascio sonare; non me ne intendo;
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-e più sonan forte, più mi piace:
-sono tedesco»; le quali parole furono piuttosto
-una tal quale ostentazione bonaria
-di ruvidezza esteriore, che non l'espressione
-esatta della sua attitudine ad intendere
-l'arte divina dei suoni. Certo, mentre
-così diceva, non mentiva a sè nè agli altri,
-da poi che la sincerità fu la norma costante
-di tutta la vita sua: ma è un fatto
-che dovette parlare senza conoscersi, senza,
-ciò è, sapere qual rispondenza alle voci
-misteriose e profonde della musica avrebbe
-potuto avere l'anima sua, quand'ella vi fosse
-stata predisposta ed educata. Al che molto
-gli giovò la compagnia della contessa Silvia
-Pasolini, musicista e pianista veramente
-eletta; onde a Lui avvenne come a tutti
-coloro che primieramente s'avviano per i
-sentieri ignoti d'Euterpe: i quali, udendo
-in principio la successione e la fusione dei
-suoni, non se ne sanno render conto, e
-trovansi come disorientati e smarriti; ma
-quando vi abbiano assuefatto l'orecchio ed
-educato lo spirito, sentono sorgere da'
-suoni forme nuove di pensiero e di sentimento,
-le quali integrano, per così dire,
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-il linguaggio della parola, che è insufficente
-a significare tutte le sfumature dell'anima.
-Non altrimenti — dice il Wagner
-— chi entra per la prima volta nel bosco
-silente dalla tumultuosa città, è incapace
-a percepirne i rumori; ma poi, raccogliendo
-l'orecchio, ne distingue ognor più gradatamente
-i suoni più lievi.
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-064"></a>
- <img src="images/ill-064.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Giosue Carducci ripianta il cipresso sul colle di Conzano.</p>
-</div>
-
-<p>
-Così il Carducci aprì l'anima alla musica,
-e n'ebbe dolcezza e ristoro ineffabile;
-ed intese e gustò i classici e i moderni italiani
-e stranieri: degl'italiani i più gloriosi,
-dal Pergolesi al Verdi; degli stranieri Beethoven,
-Chopin e Riccardo Wagner.
-</p>
-
-<p>
-A Longiano, nella gita del 9 giugno
-1902, ascoltò rapito la musica del secondo
-atto del <i>Tristano e Isotta</i>, suonata al pianoforte
-ed accennata egregiamente con la
-voce dall'avv. Achille Turchi; a Faenza,
-la sera del 15 novembre 1903, in una genialissima
-riunione artistica in casa Pasolini,
-incoraggiò molto il giovine Balilla
-Pratella di Lugo, di cui fu eseguita una notevole
-composizione per canto, piano e violino,
-su l'<i>Ode alla chiesa di Polenta</i>; a Lizzano,
-il 21 settembre 1904, udì cantare da Alessandro
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-Bonci la schietta romanza italiana
-«<i>Tre giorni son che Nina</i>» del Pergolesi,
-e tanto si compiacque di quella interpretazione
-patetica e gaia insieme che, sentendo
-fuse così bene l'opera del maestro e
-quella del cantore, esclamò: «Sembra una
-voce creata apposta per questa musica!».
-Ed in un albo, ove il Bonci conserva le
-più preziose memorie, scrisse di suo pugno:
-«<i>Lizzano, 21 sett. 1904. Udita nella
-voce del Bonci la risorta musica del Pergolesi</i>».
-Infine, più volte, a Faenza ed a
-Lizzano, ebbe l'anima accarezzata e placata
-dal vibrante violino dell'illustre prof. Federigo
-Sarti (che fu maestro ed amico affettuoso
-di Pierino Pasolini-Zanelli), o da
-quello della giovanissima artista Antonietta
-Chialchia, allieva del Sarti medesimo; alla
-quale volle, in segno di gratitudine, regalare
-un suo ritratto con le parole autografe:
-«<i>Al mattino radiante il tramonto brumoso.
-G. Carducci</i>».
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Così il Poeta trascorreva, dolcemente
-consolato, gli ultimi suoi giorni; ed intanto,
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-mentre qui in Romagna a Lui salivano,
-nelle forme più semplici e pudiche, le manifestazioni
-d'amore di tanti popolani, a
-Lui pervenivano anche i saluti, gli augurî,
-gli omaggi del mondo civile. Da Terni
-gl'insegnanti secondarî e primarî; da Caserta
-gli ufficiali di finanza; da Sarzana
-i commemoranti il centenario della presenza
-dell'Alighieri; da Scarperia i celebranti il
-seicentenario della fondazione di quel castello;
-da Faenza i maestri elementari e
-i professori e gli studenti del Liceo-Ginnasio;
-da Cesena gli ammiratori offrenti
-in un album artistico i ricordi della biblioteca
-malatestiana; da Bologna i professori
-delle scuole medie adunati in solenne
-congresso; persino dalla lontana Repubblica
-Argentina gl'Italiani ivi residenti;
-da ogni terra, insomma, ed in ogni
-giorno in cui suonasse un'alta parola, o
-si elevassero i cuori verso un'idealità pura
-e gentile, giungevano al Grande Spirito
-che ancor vigilava, sì come al nume
-tutelare della patria, invocazioni e preghiere
-d'assentimento e d'incoraggiamento.
-</p>
-
-<p>
-A tante espressioni di reverenza e di
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-gratitudine, una significantissima stava per
-aggiungersi il 29 giugno 1905: la visita
-al Carducci, in Lizzano, della regina madre.
-Se non che, all'ultimo momento, tale visita
-fu sospesa, a causa, si disse, del gran
-nubifragio che desolò, a que' giorni, i
-territorî di Ferrara, Forlì e Ravenna; e
-che questo novello omaggio di Margherita
-di Savoia al genio del Vate non potesse
-avvenire, a non pochi increbbe, però che
-sono sicuramente fra i maggiori meriti dei
-sovrani della terra quelli che essi si abbiano
-acquistati verso i sovrani del pensiero.
-</p>
-
-<p>
-Ma è da ricordare che pochi dì innanzi
-al Carducci era giunto, in Romagna,
-uno speciale pensiero del re d'Italia; il
-quale, a' ringraziamenti del Poeta per la
-croce dell'ordine civile di Savoia, conferitagli
-con decreto del primo di giugno 1905,
-volle a sua volta rispondere col seguente
-dispaccio telegrafico: «<i>14 Giugno — Giosue
-Carducci — Cesena. — Sono lieto di averle potuto
-dare un novello segno della mia ammirazione,
-e molto ho gradito la cortese lettera
-con la quale Ella ha voluto ringraziarmene.
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-Vittorio Emanuele</i>». Tale dispaccio giunse
-al Carducci inaspettatamente, mentr'Egli
-esaminava nel palazzo Pasolini la copiosa
-raccolta de' documenti del risorgimento,
-stati già del generale Andrea Ferrari, duce
-de' volontarî romani nel '48-'49, e da lui
-consegnati al suo aiutante maggiore Pietro
-Pasolini, che li conservò religiosamente. Il
-Poeta stava sfogliando quel migliaio e
-mezzo di carte, nelle quali è l'itinerario
-delle legioni romane dal febbraio del '48
-fino a Vicenza, a Malghera, alla Repubblica
-Romana, e dove spesso ricorrono i
-nomi del Durando, di Ugo Bassi, del Manin,
-di Guglielmo Pepe, del Tommasèo;
-e nell'animo commosso gli si rinnovellavano
-i giorni tragici ed epici della patria;
-quando la parola del capo dello stato gli
-giunse quasi come la voce dell'Italia <i>libera
-ed una</i>, attestante che non invano erano
-stati i sacrificî e gli eroismi, le congiure
-e i patiboli.
-</p>
-
-<p>
-<i>Libera ed una</i> davvero? Ahimè! Il Poeta,
-cui nella gioventù e nella virilità parve
-che mal fosse assicurata da' governanti e
-da' procaccianti alla patria una vera libertà,
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-ebbe poi per tutta la vita confitta nel
-cuore la spina del saper non compiuto l'edificio
-nazionale nostro. Fu irredentista nobilissimo
-e fiero; ed ai vigorosi aneliti di
-Trieste e di Trento verso l'Italia, rispose
-sempre sospirando e fremendo, in uno slancio
-di sublime amore.
-</p>
-
-<p>
-Nel giugno del 1905, dovendosi inaugurare
-a Padova il tricolore offerto a quel
-comitato della «<i>Dante Alighieri</i>» dalle
-donne italiane <i>d'oltre confine</i>, fu chiesta a
-Lui una parola augurale. Rispose: «<i>Cesena,
-11 giugno. Alle gentili donne italiane di qua
-e di là del confine, dal sacro spirito di Dante
-ferma fede, magnanima costanza, diritto,
-pieno e sereno adempimento di ogni loro
-aspirazione buona, prega l'umile italiano
-Giosue Carducci</i>». E da Padova gli giunse,
-il dì dopo, questo telegramma: «<i>All'umile
-italiano, la cui gloria rende ogni italiano
-superbo, a nome delle altre donne a me
-compagne nella solenne cerimonia qui ieri
-celebratasi, invio caldi ringraziamenti per
-l'alta patriottica parola onde volle onorarci,
-augurando che a lungo risuoni paterno
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-incitamento ad egregie cose. Ada
-Dolfin Boldù</i>».
-</p>
-
-<p>
-Di lì a pochi giorni avea luogo in Lizzano
-una semplice, intima, commoventissima
-festa: la consegna a Giosue Carducci
-d'una medaglia d'oro decretatagli da Trieste,
-come ricambio d'affetto a quello intensissimo
-consacrato, ne' carmi del Poeta,
-alle terre italiane ancora divelte dal seno
-della patria. Nel pomeriggio del 17 giugno
-giungeva a Lizzano Giacomo Venezian,
-triestino e professore nell'Università di Bologna,
-cui Trieste avea dato incarico di
-presentare al Poeta il segno sensibile del
-suo omaggio; ed insieme con lui erano il
-prof. Puntoni, rettore dell'Università medesima,
-il sindaco di Cesena ing. Angeli,
-e l'avv. Trovanelli. Pochi altri intimi di
-casa Pasolini, tra cui il prof. Giuseppe
-Morini e la contessina Antonietta Gessi,
-assistettero alla cerimonia. Questa avvenne
-nella veranda, e vi fu presente anche la
-signora Elvira Carducci, con manifesto
-compiacimento. Il Venezian porse al Maestro,
-racchiusa in astuccio di pelle, la medaglia
-d'oro, su cui è da un lato l'effigie
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-del Vate, e dall'altro sta Trieste, assisa su
-d'un rudero, mentre verso di essa volan
-dal mare, in forma di gemetti e puttini,
-i canti di Lui. In alto è il verso: «<i>Tu
-sol, pensando, o idëal sei vero</i>»; sotto è
-la dedica: «<i>Trieste, a suggello d'antico
-amore</i>».
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-072a"></a>
- <img src="images/ill-072a.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Giosue Carducci sulla porta della chiesa di Polenta.</p>
-</div>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-072b"></a>
- <img src="images/ill-072b.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Nei viali di Lizzano.</p>
-</div>
-
-<p>
-Il degnissimo figlio e rappresentante
-della cara città disse al Poeta poche e
-semplici e degne cose: voler esprimere
-quella medaglia il sentimento d'antica e
-devota devozione e d'intenso affetto di tutti
-i Triestini al Poeta nazionale; avere Trieste,
-da prima, avuto in animo di promuovere
-la solenne coronazione del Vate in
-Campidoglio; ma come parve difficile il
-piegare la modestia di Lui a tanta solennità,
-e non volendo la città deporre la
-speranza di onorare sè stessa onorando il
-Maestro, così aver essa cercato altra forma
-d'omaggio coll'effigiarne durabilmente l'immagine
-in una medaglia. Aggiunse il Venezian
-che i promotori della manifestazione
-non avean voluto mettere innanzi i loro nomi,
-perchè questa apparisse, quale veramente
-era, spontanea ed unanime di tutto il popolo
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-triestino; ma egli consegnava al Maestro
-un documento da cui si pareva meglio
-il significato e il valore della dimostrazione,
-e ciò è il rescritto della imperiale e reale
-polizia di Trieste col quale «<i>si conferma
-il divieto di fare in una città austriaca
-pubblico appello per onorare il Poeta che
-ne' suoi scritti scagliò le più violenti invettive
-contro la persona di S. M. l'imperatore,
-e glorificò l'azione d'un Oberdank</i>».
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="fill-072c"></a>
- <img src="images/ill-072c.jpg" alt="" />
-<p class="caption">La medaglia di Trieste.</p>
-</div>
-
-<p>
-Giosue Carducci, che fino allora avea
-ascoltato con un fare tra il bonario e il
-commosso, alle parole del rescritto divenne
-acceso in volto come se una subita vampa
-di fuoco gli fosse salita su dal cuore; e
-scattò in piedi, Egli che pur male reggevasi
-ormai sulle gambe, esclamando: «No,
-città austriaca, no! La più italiana delle
-italiane; la fedele di Roma». Ed aggiunse:
-«Dite a Trieste ch'io sento profondamente
-con tutta l'anima mia quello che è l'anima
-ed il pensiero di lei......» Nè potè continuare;
-che uno scoppio di pianto gli troncò
-in gola le parole. Allora tutti i presenti,
-fortemente scossi, e colti da un'infallibile
-tenerezza improvvisa, gli si fecero attorno,
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-e prendendogli le mani, e accarezzandolo,
-e confortandolo con tronche parole, riuscirono
-finalmente a calmarne lo spirito. E per
-isvagarlo subito, le condussero all'aperto, a
-fare una passeggiata pe' viali e nel giardino,
-dove E' si riebbe ben presto, diventando
-sereno ed ilare ed espansivo.
-</p>
-
-<p>
-Ma quel che non avea potuto interamente
-esprimere a voce, volle dipoi consegnare
-allo scritto; e da Lizzano, il 27 giugno,
-inviò al Venezian la seguente lettera:
-</p>
-
-<p>
-«<i>Caro prof. Venezian, Ciò che Ella mi
-recò e mi disse da parte di Trieste, supera
-ogni possibilità di risposta. Sappia Trieste
-ch'io sento profondamente con tutta l'anima
-del mio pensiero quello che è l'anima
-ed il pensiero della magnanima città; ed
-anche quando io non sarò più, ciò che
-piangendo e fremendo scrissi spirerà, credo,
-a mantenere nell'Italia la fede a Trieste,
-la fedele di Roma. Giosue Carducci</i>».
-</p>
-
-<p>
-Era ben degno di questa forte terra di
-Romagna, dove dalla gioventù alla vecchiezza
-Egli ebbe vincoli così stretti d'affetto,
-e dove conchiuse, può dirsi, il suo
-canto; era ben degno di questa terra, la
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-quale dette alla libertà ed alla patria il palpito
-dei cuori ed il fior delle vite, che qui
-si esprimesse la corrispondenza d'amorosi
-sensi fra Trieste e Colui che dell'Italia
-risorta fu la sintesi più gagliarda e completa.
-</p>
-
-<p>
-Oggi sulla facciata della solitaria e muta
-villa di Lizzano, ove tanta gloria, tanti affetti
-e tanta fedeltà si accolsero, una lapide
-modesta, muratavi e scoperta quasi di
-nascosto e senza pompe vane, ricorda semplicemente:
-</p>
-
-<p>
-«<i>Qui — tra i colli sereni — nella dolcezza
-della amicizia — cercò pace e ristoro
-alla grande anima — Giosue Carducci —
-dal 1897 al 1906 — Silvia e Giuseppe Pasolini
-Zanelli — con memore cuore — 2 novembre
-1907</i>».
-</p>
-
-<p class="indl">
-Faenza, novembre 1907.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Antonio Messeri.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-</p>
-
-<h2 id="lettere">QUESTE LETTERE, PER ADEMPIMENTO DI<br />
-DOVERE, PER TESTIMONIANZA DI CARA<br />
-PROFONDA AMICIZIA.</h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett1">I.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Madesimo (Chiavenna), 18 luglio 1897.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-</p>
-
-<h3>I.<a class="tagtitle" id="tag1" href="#note1">[1]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa</i>,
-</p>
-
-<p>
-Grazie. Ricevei ieri la fotografia, bella
-molto.<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> Intanto dal Ministero di grazia e
-giustizia furono assegnate mille lire pe'
-restauri della chiesa di Polenta. Io, presso
-la vetta dello Spluga, a mille seicento su 'l
-livello del mare, poco posso fare.
-</p>
-
-<p>
-Certo, non cogliere timi, come l'ape
-d'Orazio, <i>circa nemus uvidique Tiburis ripas</i>:<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>
-ma tra venti, rupi e torrenti, rapisco
-a volo qualche strofe; e vedremo.<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p>
-Io sto ora molto bene e non sono più
-zoppo. Tant'è: io non era fatto per la cattedra
-e l'accademia.
-</p>
-
-<p>
-Ossequio Lei, e La prego de' miei saluti
-memori al conte, al figlio,<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> all'avv.
-Trovanelli.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>
-</p>
-
-<p class="indr">
-Dev.mo
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla gentildonna</i></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap">Contessa SILVIA PASOLINI</span></p>
-<p class="i11"> <span class="smcap">Cesena.</span></p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett2">II.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Madesimo (Sondrio), 12 settembre 1897.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-</p>
-
-<h3>II.<a class="tagtitle" id="tag7" href="#note7">[7]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa</i>,
-</p>
-
-<p>
-Ricevo qui le fotografie polentane in
-grande, molto belle. Grazie.
-</p>
-
-<p>
-Credo che il 15 prossimo, alla fine, sarà
-pubblicata nell'<i>Italia</i> di Roma l'ode,<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> che
-sin dal giugno io aveva promesso al conte
-Gnoli. Pochi giorni dopo verrà fuori l'edizione
-Zanichelli, con la fotografia della
-chiesa, credo, e con quella del cipresso,<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>
-vorrei; a tutto benefizio de' restauri.
-</p>
-
-<p>
-Impossibile mi era mandarLe una trascrizione
-dell'ode, che alla gran bontà di
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-Lei piacque desiderare: inchiostro, penne,
-carta impossibili. Dimani scendo a valle;
-lunedì sarò a Bologna: indi a Lei verrà
-un saggio mio calligrafico, che, non fo per
-vantarmi, sarà commendevole. Nella calligrafia
-(brutto vocabolo pedantesco, ma la
-cosa può essere buona) è il mio vero <i>bello
-scrivere</i>.
-</p>
-
-<p>
-Credo che Ella sarà con la madre Sua.
-La prego di riverirla per me. E salutando
-il conte e Pierino, a Lei bacio la mano.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Dev.mo
-<span class="smcap">Giosue Carducci</span>.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla n. signora</i></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap">Contessa</span> SILVIA BARONI PASOLINI</p>
-<p class="i01">(<span class="smcap">Vicenza</span>) <span class="smcap spaced8">Bassano</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett3">III.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 12 gennaio 1898.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-</p>
-
-<h3>III.<a class="tagtitle" id="tag10" href="#note10">[10]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa</i>,
-</p>
-
-<p>
-Meglio tardi che mai. Io sto benissimo:
-e col nuovo anno ho cominciato a bere
-della Sua canina,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> che va anche meglio
-di me. Ho scritto oggi all'arciprete;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> che
-mi mandò molte benedizioni e voci di sue
-preghiere a Dio, e una damigiana di sangiovese
-dalle sue mani educato presso la
-vetusta chiesa: bene educato da vero. Io
-lo assicuro che Zanichelli, fatti i conti a
-giorni, gli manderà del denaro; e lo esorto
-a riprendere i lavori, anche per aiuto de'
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-poveri.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> Intanto prego per mezzo di Lei
-il signor conte a far ricerca dei disegni e
-progetti presso l'Economato o al Ministero.
-</p>
-
-<p>
-Alla bella poetessa<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> non anche ho scritto:
-dimani l'altro. Anche da Bertinoro alto
-ridente il sindaco<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> mi scrisse graziose e
-nobili cose. E anche a lui risponderò. Ma
-il tempo mi è scarso a esser gentile. Quanto
-lavoro, io che pure vorrei non far nulla,
-e che anelo all'ozio sì come il cervo al
-fonte delle acque vive! Ozio in monti e in
-colli, pensando alla salute dell'anima mia.
-</p>
-
-<p>
-La prego di salutare per me la signora
-*. <i>Salutala in mio nome e dalle avviso</i>
-(Dio mio, con la scusa di un verso
-del Tasso, mi trovo a dar <i>del tu</i> a Lei:
-Contessa, voglia perdonarmi) che io sono
-avverso al ministro, il quale mi tornava
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-a parlare di Roma, dove io non voglio
-fare il professore; e non voglio fare il professore
-più.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>
-</p>
-
-<p>
-Bensì a Roma verrò su' primi di febbraio;
-ma non andrò in casa della sig. *;
-temo di essere incorso nell'ira sua. Senta
-un po' Lei. Signora contessa, La riverisco
-devotamente, e La prego di ricordarmi al
-conte e a Pierino.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Suo
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla nobile signora</i></p>
-<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI BARONI</p>
-<p class="i02"> <i>Via Venti Settembre 35</i></p>
-<p class="i13"> <span class="smcap">Roma.</span></p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett4">IV.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 19 giugno 1902.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<h3>IV.<a class="tagtitle" id="tag17" href="#note17">[17]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Cara signora contessa</i>,
-</p>
-
-<p>
-Saluti, ossequî, ricordi affettuosi.
-</p>
-
-<p>
-EccoLe la lettera del Ierace.<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> Nel XII,
-<i>Confessioni e Battaglie</i>, manifestai la mia
-recisa antipatia e inettitudine alla piccola
-letteratura di <i>commissione e decorativa</i>.<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>
-Nè giova ricordare lo scritto breve e doloroso
-per Pietro Pasolini. Lì fu una grande
-sventura domestica che parlò nel cuore, un
-giovine nel fior dell'età che io avevo trattato
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-famigliarmente, che mi era veduto
-crescer bello e lieto in conspetto....<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>
-</p>
-
-<p>
-Non feci che esprimere quello che immaginai
-dover essere, senza frasi, il sentimento
-de' genitori.
-</p>
-
-<p>
-Qui è un monumento reale, da collocarsi
-in luogo storico, con intervento di
-ministri, squadre etc. Non son fatto a simili
-scene; ammiro e ascolto e leggo rapito;
-ma io non so dir <i>niente</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ella significhi meglio che io abbia detto,
-e faccia sentire a Ierace quanto mi duole
-il dire di no. Ma!
-</p>
-
-<p class="indr">
-Suo aff.mo
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla n. d. contessa</i></p>
-<p class="i01">SILVIA PASOLINI ZANELLI BARONI</p>
-<p class="i10"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett5">V.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Madesimo, 27 luglio 1902.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<h3>V.<a class="tagtitle" id="tag21" href="#note21">[21]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa</i>,
-</p>
-
-<p>
-Grazie, Ella sa di che, e quanto effuse
-dal cuore Le pervengono.
-</p>
-
-<p>
-Oggi compio sessantasette anni. Le bambine
-dello stabilimento mi hanno presentato
-un magnifico mazzo di fiori alpestri. Due
-bambine, che a pena sciolgono i passi, mi
-hanno dato dal seno delle loro madri due
-mazzolini di <i>edelweiss</i>. Mi giunge dal <i>Giornale
-d'Italia</i> un ricordo di Ugo Pesci, che
-mi ha veramente commosso. Lo legga, signora
-contessa, nel numero del ventinove
-giugno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-</p>
-
-<p>
-E nella rocca medicea passi Ella giorni
-felici, confortata dall'arte divina, che non
-ha segreti per Lei.
-</p>
-
-<p>
-La musica è una grande consolatrice,
-con le sue voci profonde, tenere e possenti,
-che non si sa d'onde vengano. Forse è la
-rivelatrice della grandezza arcana di questa
-nostra povera natura ed anima.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA B. PASOLINI</p>
-<p class="i07"> <span class="smcap">Dovadola</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett6">VI.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 8 luglio 1904.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-</p>
-
-<h3>VI.<a class="tagtitle" id="tag22" href="#note22">[22]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Cara contessa Silvia</i>,
-</p>
-
-<p>
-Dall'antro di Zanichelli, molto migliore
-della sua fama, di quella cioè che gli ha
-fatto Ella, Le scrivo per mandarLe i miei
-saluti e i miei congedi.
-</p>
-
-<p>
-Io domenica, cioè doman l'altro, parto
-per Madesimo; e lassù spero che le ninfe
-serene delle Alpi mi avvolgeranno fra i
-loro grandi veli. A Lei lascio le ninfette
-degli Appennini, scalze, stracciate e sudanti
-ad ogni passo che muovono per la
-sassosa via. Se non che, a quelle ninfuccie
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-Ella comanda e presiede come fata
-bianca, e come sovrana e partecipe della
-multiforme armonia; e le fa apparire e
-atteggiarsi come meglio Le piaccia.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> A
-settembre, quando l'aere sarà ammansato,
-io tornerò a Lei prima di tutto, e
-poi alla bellissima e dolcemente indimenticabile
-Lizzano: Lizzano sola degna di non
-essere ricordata con le ninfe appenniniche,
-sola degna di essere ricordata con desiderio
-anche di sul seno austero delle ninfe
-alpine.
-</p>
-
-<p>
-Faccia, La prego, i miei ossequî al
-conte; faccia a sè stessa i miei saluti con
-tutta l'effusione.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Suo di cuore<br />
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla nobil signora</i></p>
-<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i14"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett7">VII.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Villa Adele, Madesimo, 24 agosto 1904.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<h3>VII.<a class="tagtitle" id="tag24" href="#note24">[24]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Cara contessa Silvia</i>,
-</p>
-
-<p>
-Questa mia lettera spera di raggiungerLa
-sulle rive della Brenta, e incomincia dal
-mandare memori saluti e augurî di bene
-stare alla contessa Marina,<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> la cui immagine
-mi sta scolpita nel cuore.
-</p>
-
-<p>
-Quassù abbiamo avuto purtroppo caldo,
-che ora è compensato da cinque gradi di
-freddo e da un vento indiavolato. Questi
-alti e bassi senza misura mi fanno ricordare
-con molto rimpianto e con grande
-desiderio Lizzano, dove il cielo, la terra,
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-l'aria ricordano la temperatura e i bei paesaggi
-dell'Ariosto, e dove sono fate e ninfe,
-e dee vere e vive «che adornan sempre
-le felici rive», e mettono in fuga con i
-lieti e onesti favellari la malinconia, se ella
-si attenta di avvicinarsi all'anima.
-</p>
-
-<p>
-Dunque Lizzano anche nel disordine
-della natura serba le notti fresche e piene
-di armonia, a cui il lido marino manda
-il lume dei suoi fari, e gli effluvii della
-sua marina?
-</p>
-
-<p>
-Ahimè, bel paese è Lizzano, e richiama
-i cuori e le fantasie con molti ricordi. Io
-spero di rivederlo ben presto, e riprendervi,
-giacchè la prima signora lo concede, i segni
-e poteri della mia sovranità.
-</p>
-
-<p>
-Alla qual signora mando i miei omaggi,
-e assentimenti alle ninfuccie e agli Egipani.
-</p>
-
-<p>
-La saluto di mia mano.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla nobil donna</i></p>
-<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI BARONI</p>
-<p class="i13"> <span class="smcap">Bassano</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett8">VIII.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Villa Adele, Madesimo, 20 luglio 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-</p>
-
-<h3>VIII.<a class="tagtitle" id="tag26" href="#note26">[26]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Cara contessa Silvia</i>,
-</p>
-
-<p>
-Oggi il cielo, la terra e quasi l'anima
-mia sorridono un ineffabile sorriso<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> di primavera;
-e vogliono che io Le scriva.
-</p>
-
-<p>
-Ma che dirLe che risponda a quel che
-mi suona dentro? Nulla più di quello che
-Ella sa.
-</p>
-
-<p>
-Non però che sia sempre così; ieri, e
-poco prima, la tempesta era nel cuor mio.
-Vedevo tutto nero; e il non poter camminare
-come prima mi dava la morte nel
-cuore.
-</p>
-
-<p>
-Oggi il mio spirito si è rialzato, e profitto
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-del tempo benigno per mandarLe un
-saluto dall'anima.
-</p>
-
-<p>
-L'Elvira<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> ed io non facciamo che pensare
-e parlare di Lei; e il sorriso e lo
-spirito soave<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> della fata bianca è il principio
-e il termine d'ogni nostro pensiero.
-</p>
-
-<p>
-InvitarLa a venir quassù sarebbe oggi
-un'illusione, perchè è letteralmente tutto
-pieno; ma appena si potrà, io Le scriverò
-fulmineamente; ed Ella verrà, perchè senza
-di Lei non vi è luogo bello, ed Ella
-ha il potere, con la parola e co'l sorriso,
-di far più bello l'aspetto delle cose.
-</p>
-
-<p>
-Dove è ora? Dovunque Ella sia, il mio
-cuore è con Lei.
-</p>
-
-<p>
-Mi ricordi a cui crede che il mio ricordare
-piaccia. A Lei credo prima che a tutti.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla n. d. contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA BARONI PASOLINI</p>
-<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett9">IX.
-<span class="smcap">Madesimo, 9 agosto 1905.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<h3>IX.<a class="tagtitle" id="tag30" href="#note30">[30]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Carissima contessa</i>,
-</p>
-
-<p>
-Se mi sarà dato di finire questa mia
-avanti che annotti, essa Le verrà sollecita
-annunziatrice di una mia gita (quarta o
-quinta) allo Splugen.
-</p>
-
-<p>
-Il cielo era una benedizione di Dio sulla
-natura, e la terra un rendimento di grazie,
-e l'anima mia pacata nella pacifica armonia
-dei versi virgiliani.
-</p>
-
-<p>
-Quanto e come soavemente mi facevano
-pensare quei versi, su quei monti! Ma
-verso sera mutò il paesaggio e l'anima. Le
-basti ch'io non ho mai chiuso un occhio
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-la notte, e da ciò indovini lo stato dell'anima
-mia. Ciò non ostante stamattina,
-grazie a Dio e a Virgilio, ero di nuovo
-in pace con la natura e con me. Quanta
-pietà nelle parole dei Troiani sbattuti dal
-naufragio!
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Dî tibi, si qua pios respectant numina, si quid</p>
-<p class="i01">Usquam justitia est, et mens sibi conscia recti,</p>
-<p class="i01">Praemia digna ferant. Quae te tam laeta tulerunt</p>
-<p class="i01">Saecula? qui tanti talem genuere parentes?»<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Glieli ho scritti in latino, perchè Ella
-si avvezzi a leggerli e a ripeterli latinamente.
-Nessuno ha scritto versi latini così
-belli come Virgilio: un tempo pensavo che
-Orazio, ma ora no.
-</p>
-
-<p>
-Io La raccomando ai versi virgiliani che
-La accarezzino con la loro armonia, e Le
-facciano dimenticare la trista dissonanza
-delle cose.
-</p>
-
-<p>
-E ora non ce n'entra più. È contento
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-il Geròla della mia epistola cretense?<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>
-Tanto meglio, benchè io non era competente
-giudice; ma mi inspirò la pietà della
-gente veneta, così fida alle memorie d'Italia:
-e con ciò, e con i saluti dell'Elvira<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>
-e con i miei saluti, La lascio nel
-pensiero di Virgilio e nel mio.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<p>
-Ricorderò i ricordati da Lei allo Zanichelli;
-Ella mi ricordi strettamente ed affettuosamente
-a Sua madre.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla nobil signora</i></p>
-<p class="i01"><span class="smcap">La contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i12"> <span class="smcap">Bassano Veneto.</span></p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett10">X.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 14 ottobre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<h3>X.<a class="tagtitle" id="tag34" href="#note34">[34]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Molto amata contessa Silvia</i>,
-</p>
-
-<p>
-Un gran dire della mia cera. Un miracolo:
-portenti. Ma intanto co'l pretesto
-di rendermi la forza e l'attività d'un tempo,
-il dottore Boschi<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> mi relega a due o tre
-giorni di letto forzato: e viene troppo
-spesso a visitarmi. Io non ho cagione di
-lamentarmi; ma pur troppo mi sento debole
-debole debole, come gli entusiasti
-della mia salute pur dicono. Parliamo d'altro.
-</p>
-
-<p>
-Mi è ricapitato sott'occhio un ricordo
-a me carissimo: un album della città di
-Faenza, con le firme dei cittadini, e con
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-inscrizioni significantissime. Quanti nomi a
-me cari di uomini animosi e valenti e di
-gentili donne: che belle ore mi ricordavano!
-</p>
-
-<p>
-In capo a tutti mi salutò e mi parlò
-al cuore il nome Vostro, nobilissima Silvia,
-«<i>Sylvia dulcis</i>». E mi destò la speranza
-di vederVi presto.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Instar veris enim vultus ubi tuus</p>
-<p class="i01">affulsit populo, gratior it dies</p>
-<p class="i01">et soles melius nitent».<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Addio. Ave et salve.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla n. d. sig.ra contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i09"> <span class="smcap">Cesena</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett11">XI.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 19 novembre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<h3>XI.<a class="tagtitle" id="tag37" href="#note37">[37]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Contessa Silvia molto amata</i>,
-</p>
-
-<p>
-Non posso far a meno di esser triste
-oggigiorno. È morto il mio vero amico
-Giambattista Gandino. Fu il primo che conobbi
-in Bologna nel 1860.<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> Quanti anni,
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-quanti dolori, e quanta fedeltà! Il latino
-e l'amicizia, due immutabili passioni dell'animo
-suo. Dall'amicizia sua non mi venne
-mai un turbamento; fu il re del latino
-puro: questa la sua vita nel rispetto
-mio. Peccato che Voi non l'abbiate conosciuto!
-</p>
-
-<p>
-Ecco la mutazione per il <i>Vere Novo</i>.<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>
-Mutato nel verso secondo così: «<i>Sorride e
-chiama</i>»;<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> il verso sesto dica così: «<i>E
-guarda gli occhi, candida Silvia, tuoi</i>».
-Così tutto va bene; immagine, metro e
-verità.
-</p>
-
-<p>
-Oggi è una giornata orribile. Il barometro
-si abbassa fino all'anima e proibisce
-di pensare. Spero che costassù in montagna
-l'aria sia più pura: qui pesa sul capo e
-sul cuore. Ahimè! oggi sto male. Passate
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-i miei saluti affettuosi alla signora Marina
-e al conte, e addio.
-</p>
-
-<p>
-Salve et vale.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla signora</i></p>
-<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i11"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett12">XII.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 28 novembre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<h3>XII.<a class="tagtitle" id="tag41" href="#note41">[41]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>,
-</p>
-
-<p>
-Questa volta voglio parlarVi di studî.
-Ho comperato due libri nuovissimi a un
-tratto: la <i>Congiura di Catilina</i>, e.... indovinate?...
-<i>Elvira</i>, amore di Lamartine.
-</p>
-
-<p>
-L'Elvira a me e al mio compartecipe<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> non
-fa la figura di bellezza che rinnovò l'arte
-moderna: anzi!... Ma ciò non toglie che
-la poesia da lei inspirata non sia la più
-bella poesia francese. Non mai quella lingua,
-che par negata alla poesia, ebbe inspirazioni
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-così di cuore come <i>Le Lac</i>, che
-certo è la più bella poesia sentimentale
-moderna. Non mai inspirò così profondamente
-un lamento così mesto e così sentito
-come nel <i>Crucifix</i>. Tutto è finito:
-poesia, inspirazione e sentimento. Ma ciò
-non impedisce che sia stato un movimento
-profondamente sentito.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>
-</p>
-
-<p>
-La <i>Conjuration de Catilina</i> di G. Boissier
-è storia romana: sempre vera, sempre
-nuova e sempre bella.
-</p>
-
-<p>
-E ora d'altro. Cioè del vostro piede,
-che deve essere affatto guarito e padrone
-di sè: Voi non me ne dite abbastanza, ma
-io immagino che sia così; vi sento intonata
-in altra guisa.
-</p>
-
-<p>
-Salutatemi la Vostra piccola amica tedesca<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>
-e la vostra gran madre contessa
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-Marina, le quali mi hanno messo in testa
-questa leggiadra notizia. E Voi pregate che
-co' miei malanni mi seguiti sempre il buon
-umore che ho oggi, il quale in gran parte,
-anzi tutto, mi viene da Voi.
-</p>
-
-<p>
-Grazie. Salve et vale.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla signora</i></p>
-<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i11"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett13">XIII.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 29 novembre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<h3>XIII.<a class="tagtitle" id="tag45" href="#note45">[45]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>,
-</p>
-
-<p>
-Una gentile e pia necessità (che tale
-parrà anche a Voi) m'impone una impronta
-sollecitazione anche a Voi.
-</p>
-
-<p>
-La società scolastica che in Graz s'intitola
-del mio nome, mi chiede un mio ritratto
-per collocarlo in luogo di onore.
-Fosse una solita domanda, e de' soliti,
-non risponderei. Ma qui bisogna che mi
-rivolga a Voi, perchè m'impetriate dal gentile
-artista di Cesena<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> una copia di quella
-che a me pare bellissima (e so che pare
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-anche a Voi) fotografia. Spesa qualunque
-siasi, a conto mio. Vi prego di mandar qui
-per la firma necessaria. Figuratevi che devo
-andare in mezzo a Mazzini e a Garibaldi:
-ahi, quanto e immeritato onore! Fate Voi
-almeno che io figuri bene: io Vi dovrò anche
-questo. Non Vi dico che mi perdoniate;
-troppo Vi conosco: amatemi un poco di più.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Vostro<br />
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Alla signora</i></p>
-<p class="i01"><span class="smcap">Contessa</span> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i11"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-A questa lettera il Carducci unì un articolo, ritagliato dall'<i>Avvenire
-d'Italia</i>, giornale bolognese, intitolato «<i>Traveggole
-socialiste intorno a Giosue Carducci</i>», nel quale è detto
-che l'<i>Avanti</i> riporta dall'<i>Asino</i>: ... «che il poeta è ridotto quasi
-ad uno stato d'incoscienza, e che i preti approfittano del
-suo stato per invaderne la casa in attesa di confessarlo moribondo...».
-In margine a tale articolo il poeta dettò le parole
-seguenti:
-</p>
-</div>
-
-<p>
-E dire che son per riprendere i miei
-lavori, perchè il Boschi è ammirato della
-mia salute! G. C.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett14">XIV.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 2 decembre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<h3>XIV.<a class="tagtitle" id="tag47" href="#note47">[47]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa molto amata</i>,
-</p>
-
-<p>
-Già fin da ieri il Bacchi della Lega deve
-aver significato al signor conte la indegnazione
-mia per quello che il giornale
-aveva scritto, a proposito di cose mie, su
-Voi, etc.<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> E come Voi usate dire, la
-<i>pitantana</i><a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> mi aveva colto sul serio; e chi
-sa che cosa avrei scritto a quei cialtroni,
-degno di loro e dell'ira mia; se poi uomini
-di senno, e voglio contare specialmente
-in questa categoria il Bacchilega,
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-non mi avessero persuaso che erano parole
-spese inutilmente, e che nessuno badava
-a quel che era scritto in quel giornale, e
-che quella turba di mascalzoni non vale il
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«<span class="dotted">. . . . .</span> fango che mi lorda i piedi».<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Vili, dire che Voi siete mossa da <i>uno
-scopo occulto di tenerezze devote</i>, per un'onorificenza
-di Corte! Io non conosco donna
-superiore a Voi nel disprezzo di simili
-sciocchezze. E parliamo, alla fine, d'altro.
-</p>
-
-<p>
-Grazie di quello che farete con Casalboni;<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>
-grazie per me e per gli amici d'oltre
-i confini; specialmente per essi, che
-me potrebbero lasciare da parte. Dunque
-sarà una bella fotografia, che farà onore
-al mio ceffo; e, fuor di scherzo, all'arte
-cesenatica. Grazie, grazie, grazie. Onorate
-Voi quella degna Cesena, che tanto mi
-favorisce; onoratela e ringraziatela.
-</p>
-
-<p>
-Voi mi dite, scrivetemi e consolatemi di
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-Voi. Se per consolarVi vi può piacere che
-io dal medico Boschi sia trovato sempre più
-valido, ciò Vi consoli: quanto a me, io altrove
-cerco la mia consolazione, e Voi ben lo
-sapete. A proposito: come va il vostro piede?
-Sempre meglio, non è vero? Io e i vostri
-migliori amici sempre attendiamo che il
-conte vi riconduca alle nostre parti, ma
-rispettiamo i sentimenti di vostra madre,
-alla quale affettuosamente mi ricordo.
-</p>
-
-<p>
-Addio. Lasciate la <i>pitantana</i>, vocabolo
-che non piace punto a Bacchilega, nè a
-me. Salve et vale.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i07"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett15">XV.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 5 decembre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<h3>XV.<a class="tagtitle" id="tag52" href="#note52">[52]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>,
-</p>
-
-<p>
-Oggi spedisco a Graz il mio ritratto,
-da accompagnarsi a quello dei veramente
-illustri e sacri:<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> ho scritto ai giovani che
-l'opera è di artista <i>italiano</i>, Casalboni; che
-vien loro in dono da gentildonna <i>italiana</i>,
-Silvia etc. Così il dono sarà più accetto e
-più gentile. Questo voglio che sappiate subito
-tanto Voi, che l'artista.
-</p>
-
-<p>
-Ahimè! che brutta giornata! involuta
-di tenebre e di nebbia, quale da ormai
-due mesi è ridotta l'anima mia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Ma ci fu dunque un giorno</p>
-<p class="i01">Su questa terra il sole?</p>
-<p class="i01">Ci fur rose e vïole,</p>
-<p class="i01">luce, sorriso, ardor?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">«Ma ci fu dunque un giorno</p>
-<p class="i01">la dolce giovinezza,</p>
-<p class="i01">la gloria e la bellezza.</p>
-<p class="i01">Fede, virtude, amor?»<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Pare che ci fossero; almeno io le ho
-cantate. Nel <i>tedio invernale</i> presente non
-pare davvero che ci siano. Sbaglio: sono
-nell'anima vostra.
-</p>
-
-<p>
-Salve et ave.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI.</p>
-<p class="i07"> <span class="smcap">Bassano Veneto</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett16">XVI.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 23 decembre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-</p>
-
-<h3>XVI.<a class="tagtitle" id="tag55" href="#note55">[55]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa Silvia molto amata</i>,
-</p>
-
-<p>
-Voglio fare le mie confessioni; cioè vo'
-dir cose che, dopo morto, tolgano ogni
-dubbio del come io pensassi e credessi.
-</p>
-
-<p>
-Cominciamo dal principio; da Dio, o
-da chi è tenuto Dio.
-</p>
-
-<p>
-Poco più che ragazzo cominciai un inno
-a Cristo, così:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Io non so chi tu sia, nè per che modo</p>
-<p class="i01">Venuto se' quaggiù.....»</p>
-</div></div>
-
-<p>
-applicando a Cristo i versi che Dante poneva
-in bocca ad Ugolino.<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-</p>
-
-<p>
-Uomo fatto, rincarai con parole mie
-proprie quel che avevo accennato di sbieco,
-segnatamente nella <i>Chiesa gotica</i>:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«O inaccessibile re degli spiriti,</p>
-<p class="i01">tuoi templi il sole escludono.</p>
-<p class="i01">Cruciato martire tu cruci gli uomini,</p>
-<p class="i01">tu di tristizia l'aër contamini»;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-e nelle <i>Fonti del Clitumno</i>:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> «<span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> un Galileo</p>
-<p class="i01">di rosse chiome il Campidoglio ascese,</p>
-<p class="i01">gittolle in braccio una sua croce e disse:</p>
-<p class="i01">— Portala, e servi —».<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-E certo sono cose forti e indimenticabili.
-Confesso che mi lasciai trasportare
-dal principio romano, in me ardentissimo:
-e fu troppo. Ma quasi al tempo stesso soavi
-cose pensai e scrissi di Cristo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Oh, allor che del Giordano ai freschi rivi</p>
-<p class="i01">traea le turbe una gentil virtù etc.»<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<p>
-Resta che ogni qual volta fui tratto a
-declamare contro Cristo, fu per odio ai
-preti; ogni volta che di Cristo pensai libero
-e sciolto, fu mio sentimento intimo.
-Ciò non vuol dire ch'io rinneghi quel che
-ho fatto: quel che scrissi, scrissi; e la divinità
-di Cristo non ammetto. Ma certo
-alcune espressioni son troppo; ed io, senza
-adorare la divinità di Cristo, mi inchino
-al gran martire umano.
-</p>
-
-<p>
-Questo voglio che si sappia, e lo scrivo
-a Voi, perchè capace di dirlo apertamente.
-</p>
-
-<p>
-Vedete che m'è venuta voglia di scrivere,
-oggi.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Il vostro<br />
-<span class="smcap">Giosue Carducci.</span>
-</p>
-
-<p>
-Pensieri della vigilia di Natale, che ho
-sempre avuto, e da tenerne conto.
-</p>
-
-<p class="indr">
-G. C.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza.</span></p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett17">XVII.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 27 decembre 1905.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-</p>
-
-<h3>XVII.<a class="tagtitle" id="tag60" href="#note60">[60]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa Silvia molto amata,</i>
-</p>
-
-<p>
-Che bel passeggiare, arridendo il variato
-sole di primavera, su per i colli dell'amenissimo
-Lizzano; o anche discendendo
-verso il piano! Affacciandosi questa visione
-agli occhi e all'animo conturbati da questa
-nebbia brumale, più triste è il tristissimo
-decembre. Torneremo mai sui colli di Lizzano?
-O al bellissimo Bertinoro? Io per
-me dubito.
-</p>
-
-<p>
-Mi contenterei per ora, e anche per allora,
-di ritrovarmi nella bella saletta di
-Faenza, dove mi guardano tanti visi ch'io
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-non conosco, e pure amo; o nel salone,
-dove tante cose possono essere cantate e
-suonate con musica melodia. Tacendo, nel
-mio silenzio mi pare di ascoltare e d'intendere.
-Ahimè! Inteso bene che tutto sarebbe
-allegrato e fatto vivo dall'aspetto e
-partecipazione della signora. Voi dareste
-la vita vera a quell'ignoto ch'io medito,
-che io sento, e che potrei anche rappresentare.
-</p>
-
-<p>
-Questa divagazione malinconica mi fa
-meno uggiosa la triste nebbia. Se Voi foste
-qui e parlaste, svanirebbe affatto. Ma io
-voglio venire a Faenza.
-</p>
-
-<p>
-Ricordatemi il nome della signora che
-mi mandò il salmone; l'americana famosa
-che parla e scrive così bene l'italiano.<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> Bisogna
-che le risponda.
-</p>
-
-<p>
-Addio, addio; con l'anima profondamente
-contristata, in mezzo alla gioia apparente,
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-dalla morte di Severino Ferrari:<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>
-grande ferita nel mio cuore!
-</p>
-
-<p>
-Addio, cara signora ed amica dolcissima.
-Voi mi intendete.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Il vostro<br />
-<span class="smcap">Giosue Carducci</span>.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI.</p>
-<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<h3 id="lett18">XVIII.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Bologna, 11 aprile 1906.</span></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<h3>XVIII.<a class="tagtitle" id="tag63" href="#note63">[63]</a></h3>
-
-<p class="indl">
-<i>Signora contessa Silvia molto amata,</i>
-</p>
-
-<p>
-Siete tornata a Faenza, nella dolce dimora
-in cui vi ho sempre vista io. Quella
-dimora è sacra per me; e deve essere anche
-per Voi. Quante rimembranze soavi vi rifioriscono
-nell'anima! Se avessi lo stile
-prezioso, oh quanto vi rifiorirei! Ma l'affettuoso
-è stile molto più nobile del prezioso,
-e con questo seguito a scrivere. Invano
-Voi fareste opera di chiamarmi alla
-preziosità. «Io sento e dico e rappresento
-il vero». Oh che bel verso! «<i>Quidquid
-conabar dicere, versus erat</i>». Così avveniva
-al fiorito Ovidio:<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> ma l'intima eloquenza
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-del cuore commosso non era con lui, nè
-era da lui. Non vorrei fargli torto, se per
-lui mi sovvenissi i Marini e l'adorato D'Annunzio.
-Per quanto adorato? Perchè adorato?
-E come adorato? Problemi a cui
-sarebbe facile rispondere, se io avessi voglia
-di rompermi il capo con la poesia
-moderna. E già! V'è poesia moderna? E
-ciò che porta quel nome, lo merita? Io
-più che invecchio, più penso che no. E
-forse è una malinconia della vecchiaia.
-</p>
-
-<p>
-Pensateci e rispondetemi. EccoVi dato
-l'argomento a una bella lettera. La quale,
-e tutto quello che viene da Voi, io aspetto
-con desiderio e affetto infinito.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Vi saluto.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Vostro<br />
-<span class="smcap">Giosue Carducci</span>.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Alla signora contessa</i></p>
-<p class="i02"> SILVIA PASOLINI-ZANELLI</p>
-<p class="i08"> <span class="smcap">Faenza</span>.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<h2 id="appendice">APPENDICE</h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Quest'Appendice contiene</i>:
-</p>
-
-<p>
-1º <i>Una lettera con la quale Giuseppe Torquato
-Gargani accompagnava nel 1856 a don Luigi Bolognini
-in Faenza il dono della sua</i> dicerìa: «Di
-Braccio Bracci e degli altri poeti odiernissimi»,
-<i>stampata a spese degli</i> «amici pedanti». <i>Questa
-lettera, inedita e gentilmente a noi comunicata dagli
-eredi della famiglia Bolognini, è un'eco così viva e
-sincera delle prime lotte letterarie del Carducci, alle
-quali abbiamo accennato nella</i> «Prefazione», <i>che ci
-è parso prezzo dell'opera non defraudarne il lettore.</i>
-</p>
-
-<p>
-2º <i>Una commovente e preziosa notizia sui soggiorni
-del Carducci a Madesimo, nell'agosto del 1904
-e del 1905, inviataci con somma cortesia dall'illustre
-prof. Flaminio Pellegrini, della r. Università di Genova;
-al quale ci è caro di porgere pubblicamente i
-più vivi ringraziamenti.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<h3 id="gargani">GIUSEPPE TORQUATO GARGANI<br />
-A DON LUIGI BOLOGNINI, IN FAENZA.</h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Mio caro Gigi,</i>
-</p>
-
-<p>
-È troppo tempo che non ho tue nuove da te;
-fa' di scrivere come prima potrai. Io sto benissimo,
-e sento la vita ora che sono in guerra con tutti i
-poetini e prosatorucci di Firenze. Ti mando con
-questa una mia dicerìa: hoc fonte derivata clades.
-È una canzonatura da cima a fondo, che ha fatto
-rider me, scrivendola; e molti dotti davvero, leggendola.
-La leggerai anche tu, e daraimene il parer
-tuo. La darai a don Lanzoni<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> e al Minardi,<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>
-i quali carissimamente saluto. Oh, se sentissi cosa
-dicon di me questi giornali infranciosati! Credo
-d'aver fatto la bocca larghissima a riderne, e figurati
-che han pubblicato ch'io sono impazzato e
-messo all'ospedale, e che settimana per settimana
-daran le mie nuove alla gente. Perdio! l'è una
-critica da fare i capelli bianchi. E per di più han
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-citato minchionando due versi per miei, i quali io
-non scrissi mai: bravi i birbanti b.....! A me par
-d'essere altr'uomo, e son contento che la dicerìa
-abbia fatto quel che doveva tare, e gongolo delle
-fiacche furie e dell'escandescenze sguaiate di cotesti
-pigmei, i quali han fatto veder chiaro che li ho
-arrivati nel vivo. Per le vie è un domandare: è
-quello l'autore della dicerìa? e chi compate, chi
-gabba, chi guarda in cagnesco, chi sogghigna, chi
-loda: ed io rido di tutti. Così è, mio caro Gigi;
-io quietissimo e umilissimo omiciattolo ho messo
-sossopra la repubblica letteraria in Toscana e fors'anche
-fuori. Gli amici, che a loro spese hanno
-stampato il mio scritto, si sono riuniti in una
-specie di accademia,<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> e faranno battaglia a corpo
-morto contro tutte le romanticherie e tutti i capricci
-infranciosati, inglesati, intedescati: son pochi,
-ma hanno fegato e lombi italianissimi. Era tanto
-che costoro facevano i demagoghi: anche la pazienza
-ha un confine, e bisognava che qualcuno
-salvasse l'antica fama del senno fiorentino messa
-in terra da questi m.... L'abbiamo fatto noi; non
-benissimo, per manco di sapere; ma con il calore
-di giovani amantissimi dalla maestosa letteratura
-italiana: la volontà scusi la debolezza della natura.
-Tu scrivi e seguita ad amare il tuo fratelluccio
-<i>impazzato</i>. Saluterai la gentile signora contessa
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-Pasolini<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> e il signor conte.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> Se credi bene, fa'
-leggere la dicerìa al conte Antonio<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> e al conte
-Francesco,<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> a' quali ricorderai la mia servitù.
-Se conosci o a Faenza o a Forlì o a Bologna
-qualche buon letterato, dillo, che glie la manderemo,
-perchè desideriamo che giri. Ho veduto
-Ghinassi,<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> c'ora è in Livorno. Ricordami ai buoni
-Farina,<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> scusandomi se non scrivo per essere occupatissimo
-in lavori e battaglie. A settembre (se
-non mutan le cose) vo con una signora maestro
-per sei anni a Montegemoli, presso a Volterra.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>
-Ti saluto e ti abbraccio.
-</p>
-
-<p class="indl">
-20 luglio 1856.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">G. T. Gargani.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-</p>
-
-<h3 id="madesimo">SU 'L CARDUCCI A MADESIMO<br /> NELL'AGOSTO
-DEGLI ANNI 1904 <span class="smcap lowercase">E</span> 1905.</h3>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-</p>
-
-<p>
-A Madesimo, sullo Spluga, nel mese d'agosto
-del 1904 e del successivo anno 1905, ebbi l'inesprimibile
-conforto di ritrovarmi a lungo col Carducci,
-che mi fu maestro a Bologna dal 1887
-al 1890, e che, da allora, m'onorò sempre d'affettuosa
-benevolenza.
-</p>
-
-<p>
-L'amenissimo soggiorno, nel 1904, giovò sensibilmente
-alla stanca sua fibra. Sui primi del
-mese, già ritemprato dalla breve permanenza, potè
-riprendere persino le sue gite mattutine, lungo il
-sentiero alpestre della Motta, tra il folto degli
-abeti, fino a un rustico sedile d'onde tutto si domina
-il magnifico paesaggio.
-</p>
-
-<p>
-Lassù con intensa commozione lo udii recitare
-a memoria passi della <i>Divina Commedia</i>, odi di
-Orazio: e, notevole a dirsi, la voce del Poeta,
-d'ordinario sì impedita dal male, riprendeva nella
-recita dei versi la franchezza, l'intonazione indimenticabile
-dei giorni migliori!
-</p>
-
-<p>
-In quello scorcio d'estate non solo mi dettava
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-senza pena le sue corrispondenze, ma rivide bozze
-di stampa, e con mano malferma reggeva Egli stesso
-la matita, per prendere numerosi appunti leggibili
-quasi solo da Lui.
-</p>
-
-<p>
-L'anno appresso, purtroppo, l'infermità aveva
-fatto progressi desolanti. Brevissime passeggiate,
-quasi sempre malinconiche e silenziose: agli stentati
-colloqui alternava lunghe letture di Virgilio,
-interrotte da periodi tristi di raccoglimento interiore.
-Ma il suo grande spirito, posso attestarlo
-con piena sicurezza, era vigile sempre, e le ricordanze
-si mantenevano prodigiosamente tenaci, sia
-che rievocasse con una parola scultoria uomini e
-cose, sia che tornasse con freschezza mirabile a citazioni
-erudite, o che lo spunto d'un verso gli richiamasse
-poesie proprie ed altrui.
-</p>
-
-<p>
-In presenza d'estranei, ormai, evitava quasi del
-tutto di parlare. Invece proseguì a dettarmi non
-di rado lunghe lettere degne della grande arte sua,
-senza una pausa, senza correzioni, senz'altra fatica
-salvo quella di vincere la difficoltà vieppiù grave
-della pronunzia malfida.
-</p>
-
-<p>
-Ricordo l'estremo saluto accorato a Giuseppe
-Chiarini, in una lettera commoventissima del giorno
-11 agosto 1905, pubblicata nella <i>Nuova Antologia</i>
-(1º aprile 1907, p. 390). Ricordo che si valse ancora
-altra volta, come aveva già fatto nell'anno
-precedente, della mia mano <i>discreta ed amica</i> —
-così degnavasi di chiamarla — per mandar novella
-de' suoi pensieri dolenti alla contessa Pasolini,
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-inclita Donna consolatrice. Ricordo.... e con
-un sussulto nell'anima mi veggo d'accanto la bianca
-testa pensosa del Poeta, nella vasta camera tutta
-luce di Villa Adele, ove Lo baciai vivo per l'ultima
-volta!
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Flaminio Pellegrini.</span>
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="3"><span class="smcap">Prefazione</span>. <i>Giosue Carducci e la Romagna</i></td> <td class="pag"><a href="#prefazione">Pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="4" class="center"><span class="smcap"><a href="#lettere">Lettere</a> di Giosue Carducci.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center"><span class="smcap">Lettera</span></td> <td>I</td> <td>Madesimo, 18 luglio 1897</td> <td class="pag"><a href="#lett1">79</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>II</td> <td>Madesimo, 12 settembre 1897</td> <td class="pag"><a href="#lett2">83</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>III</td> <td>Bologna, 12 gennaio 1898</td> <td class="pag"><a href="#lett3">87</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>IV</td> <td>Bologna, 19 giugno 1902</td> <td class="pag"><a href="#lett4">93</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>V</td> <td>Madesimo, 27 luglio 1902</td> <td class="pag"><a href="#lett5">97</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>VI</td> <td>Bologna, 8 luglio 1904</td> <td class="pag"><a href="#lett6">101</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>VII</td> <td>Madesimo, 24 agosto 1904</td> <td class="pag"><a href="#lett7">105</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>VIII</td> <td>Madesimo, 20 luglio 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett8">109</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>IX</td> <td>Madesimo, 9 agosto 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett9">113</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>X</td> <td>Bologna, 14 ottobre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett10">119</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XI</td> <td>Bologna, 19 novembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett11">123</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XII</td> <td>Bologna, 28 novembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett12">129</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XIII</td> <td>Bologna, 29 novembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett13">135</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XIV</td> <td>Bologna, 2 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett14">139</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XV</td> <td>Bologna, 5 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett15">145</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XVI</td> <td>Bologna, 25 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett16">149</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XVII</td> <td>Bologna, 27 decembre 1905</td> <td class="pag"><a href="#lett17">155</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td>XVIII</td> <td>Bologna, 11 aprile 1906</td> <td class="pag"><a href="#lett18">161</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="4" class="center"><a href="#appendice"><span class="smcap">Appendice.</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3">Giuseppe Torquato Gargani a don Luigi Bolognini in Faenza</td> <td class="pag"><a href="#gargani">169</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3">Su 'l Carducci a Madesimo nell'agosto degli anni 1904 e 1905</td> <td class="pag"><a href="#madesimo">175</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<p class="pad2 title">
-<a id="errata">ERRATA-CORRIGE</a>
-</p>
-
-<p class="center">
-A pag. 33, linea 10 — Invece di «<i>maggio 1907</i>» leggasi «maggio 1897»
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-</p>
-
-<p class="marg center">
-<i>Finito di stampare il 12 decembre 1907</i> dall'editore <span class="smcap">Licinio
-Cappelli</span>, previo accordo con la <span class="smcap">Ditta Zanichelli</span>
-di Bologna, <i>rilevataria del diritto di pubblicazione
-dell'epistolario carducciano.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È interamente di mano del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Trattasi della fotografia della chiesa di Polenta, fatta
-dal Casalboni di Cesena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Orazio, <i>Carmina</i>, lib. IV, ode seconda, 30-31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Proprio allora il Poeta stava meditando e componendo
-la meravigliosa ode «<i>Alla chiesa di Polenta</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È il conte Pier Scipione Pasolini Zanelli, immaturamente
-rapito all'affetto de' genitori e del Carducci il 28 decembre
-1898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nazzareno Trovanelli di Cesena, «buon cittadino e buon
-letterato — scrive il Carducci nelle note alle <i>Rime e Ritmi</i>,
-<i>Poesie</i>, p. 1034 — di cui sono notevoli parecchie traduzioni
-dal Tennyson e dal Longfellow».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È interamente di mano del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'ode «<i>Alla chiesa di Polenta</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>cipresso di Francesca</i>, che ancora non era stato colpito
-dal fulmine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È interamente di mano del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È una specie di vino nero romagnolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Don Luigi Zattini Brusaporci, allora arciprete della chiesa
-di Polenta, ed oggidì di quella di Bertinoro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono i lavori de' secondo periodo dei restauri della storica
-chiesa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È la contessa Vittoria Aganoor-Pompily.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Augusto Farini di Ravenna, uomo d'ingegno molto e di
-molto cuore, morto nel 1906.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su le ragioni che indussero il Carducci a rifiutare la
-cattedra dantesca, instituita nell'Università di Roma con legge
-3 luglio 1887, ed in allora offertagli dal ministro Coppino,
-vedi il Chiarini, <i>Memorie della vita di G. C.</i>, pp. 170-4. Questa
-lettera ci rivela che nel 1898 il ministro (Guido Baccelli)
-ripetè l'offerta inutilmente, e conferma ciò che a dì 8 ottobre
-1887 il Poeta avea scritto al Chiarini: «Sono stanco, stanco,
-stanco di fare il professore........».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È interamente di mano del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'illustre scultore, prof. Francesco Ierace, autore del
-monumento a Pier Scipione Pasolini Zanelli nel cimitero di
-Faenza, avea chiesto al Poeta, per mezzo della signora contessa
-Pasolini, un'epigrafe da porre sotto il busto di Umberto
-I, che dovea inaugurarsi a Pizzo di Calabria.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <i>Confessioni e Battaglie</i> (serie seconda), Bologna,
-Zanichelli, 1902, pp. 127 e sgg., 141 e sgg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi l'epigrafe per Pier Scipione Pasolini Zanelli, in
-<i>Prose</i>, p. 1475 (Bologna, Zanichelli, 1902).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Interamente autografa, e scritta a <i>lapis</i>, tranne l'indirizzo
-sulla busta, ad inchiostro e di altra mano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, segretario
-particolare ed amico affettuosamente fedele del Poeta. Le
-parole in fine della lettera «<i>suo di cuore</i>» e la firma sono
-autografe.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Invece di «<i>piaccia</i>» aveva prima dettato la parola
-«<i>torna</i>», poi cancellata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>D'altra mano da quella del Poeta, e forse del figlio
-dell'albergatore. Le parole in fine della lettera «<i>La saluto di
-mia mano</i>» e la firma sono autografe.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È la signora contessa Marina Baroni Semitecolo, madre
-della contessa Silvia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>D'altra mano da quella del Carducci, e forse del figlio
-dell'albergatore, tranne la firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'amanuense aveva scritto: «<i>in un affabile sorriso</i>»; e il
-Poeta corresse di sua mano: «<i>un ineffabile sorriso</i>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La consorte del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Invece di «<i>soave</i>» avea prima dettato «<i>benigno</i>», poi cancellato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del prof. Flaminio Pellegrini, tranne la firma, che
-è autografa. Vedi <i>Appendice</i>, p. 178.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Eneide</i>, I, 603-606.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allude ad una lettera da Lui scritta al dott. Giuseppe
-Geròla, che gli avea inviata in omaggio una sua opera sugli
-scavi nell'isola di Creta, dallo stesso Geròla sapientemente
-diretti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È la consorte del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del cav. Giulio Gnaccarini, genero del Poeta,
-tranne la firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egregio medico curante del Carducci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Orazio, Carmina, libro IV, ode quinta, 6-8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne
-la firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Gandino, illustre professore di lettere latine nella r.
-Università di Bologna, morì il 15 novembre 1905. Narra il
-Chiarini (<i>Memorie della vita di G. C.</i>) che il Carducci, arrivando
-a Bologna la sera del 10 novembre 1860, «trovò ad
-aspettarlo all'ufficio della diligenza Emilio Teza che, nominato
-professore anche lui in quella Università dal Mamiani,
-lo avea preceduto di qualche giorno». E col Teza
-ebbe il Poeta in Bologna stretta consuetudine, prima di farsi
-amico d'altri. Ciò non contraddice punto a quanto il Carducci
-qui afferma, intendendosi bene che quella del Teza era
-amicizia anteriore all'andata del Poeta a Bologna; dove (dice
-il Chiarini, p. 179) «fece presto la conoscenza di G. B. Gandino,
-di Pietro Ellero e di Enrico Panzacchi».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli) p. 898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Invece di «<i>chiama</i>» aveva prima dettato la parola
-«<i>canta</i>», poi cancellata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne
-la firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allude al suo ottimo segretario, spesso partecipe delle
-letture e degli studî del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Lamartine non gli andò mai giù» — scrisse, a proposito
-delle letture che il Carducci faceva nella sua prima
-gioventù, Enrico Nencioni nella lettera a Ferdinando Martini,
-intitolata <i>Consule Planco</i>, e pubblicata nella <i>Domenica Letteraria</i>
-del 30 aprile 1882. Sembra, però, che il Carducci si ricredesse,
-se qui dà del Lamartine un così lusinghiero giudizio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È la signorina Cathie Hold, di Monaco di Baviera.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la
-firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È il fotografo Augusto Casalboni, autore d'una serie di
-riuscitissime, e ormai ben note, fotografie del Poeta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne
-la firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si riferisce alla ingiusta accusa fatta da certi giornali
-alla signora contessa Silvia Baroni Pasolini: che, cioè, ella
-tentasse di convertire il Poeta alla fede cattolica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vocabolo scherzoso del dialetto veneto, in senso di <i>collera,
-sdegno</i> e simili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Monti, <i>Sonetto satirico</i> (Padre Quirino....), verso 14.º</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi, a questo proposito, la lettera precedente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la
-firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi, a questo proposito, le due lettere precedenti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Tedio invernale</i>, in <i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli) p. 599.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne
-la firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«..... in quell'anno (1857) io andavo pensando o andavo
-dicendo di pensare un inno a Gesù con a motto un verso
-e mezzo di Dante, <i>Io non so chi tu sia</i> etc....» (<i>Le risorse di
-s. Miniato</i>, in <i>Prose</i>, Zanichelli, Bologna, 1905, pp. 947-948)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli) p. 817.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie</i> (Bologna, Zanichelli), p. 804.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti</i>, in <i>Poesie</i> (Bologna,
-Zanichelli) p. 415.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la
-firma, che è autografa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È la signorina Francesca Alexander di Boston, italiana
-di sentimento, artista e scrittrice ammirabile, che dimora a
-Firenze.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Morì nella notte tra il 23 e il 24 decembre del 1905,
-nella villa Sbertoli, casa di salute a Collegigliato presso Pistoia,
-ove trovavasi in cura da circa due anni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne
-in fine la parola «<i>Vostro</i>» e la firma, che sono autografe.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <i>Tristium</i>, lib. IV, <span class="smcap lowercase">X</span>, 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È il prof, don Filippo Lanzoni, ricordato nella «Prefazione».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È forse Giuseppe Minardi, distinto letterato, padre dei
-viventi ing. Tommaso ed Alessandro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È la compagnia degli «<i>amici pedanti</i>», composta del
-Carducci, del Chiarini, del Gargani e di Ottaviano Targioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pazienza Pasolini dall'Onda.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benvenuto Pasolini dall'Onda.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Antonio Gessi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Francesco Zauli-Naldi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È il cav. prof. Giovanni Ghinassi, di cui si è parlato
-nella Prefazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono Achille Farina, maestro di disegno, e l'avv. Ludovico,
-suo figlio, ora a Londra.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vi stette, invece, soltanto dal 1856 al '58.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. <a href="#errata">181</a> (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Da un carteggio inedito, by Giosuè Carducci
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DA UN CARTEGGIO INEDITO ***
-
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
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-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
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-
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